ISSN 1725-258X

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

L 32

European flag  

Edizione in lingua italiana

Legislazione

49o anno
4 febbraio 2006


Sommario

 

I   Atti per i quali la pubblicazione è una condizione di applicabilità

pagina

 

 

Regolamento (CE) n. 194/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli

1

 

*

Regolamento (CE) n. 195/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, recante modifica del regolamento (CE) n. 1377/2005 in ordine al quantitativo oggetto della gara permanente per l'esportazione di orzo detenuto dall'organismo d’intervento finlandese

3

 

*

Regolamento (CE) n. 196/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, che modifica l’allegato I del regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio per tenere conto della norma europea EN ISO 14001:2004 e che abroga la decisione 97/265/CE

4

 

*

Regolamento (CE) n. 197/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, recante misure transitorie a norma del regolamento (CE) n. 1774/2002 relative alla raccolta, al trasporto, al trattamento, all’utilizzo e all'eliminazione di prodotti alimentari non più destinati al consumo umano ( 1 )

13

 

*

Regolamento (CE) n. 198/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1552/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sulla formazione professionale nelle imprese ( 1 )

15

 

*

Regolamento (CE) n. 199/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, che modifica il regolamento (CE) n. 466/2001 che definisce i tenori massimi di taluni contaminanti presenti nelle derrate alimentari per quanto riguarda le diossine e i PCB diossina-simili ( 1 )

34

 

 

Regolamento (CE) n. 200/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, che modifica i prezzi rappresentativi e gli importi dei dazi addizionali all'importazione per taluni prodotti del settore dello zucchero, fissati dal regolamento (CE) n. 1011/2005, per la campagna 2005/2006

39

 

 

Regolamento (CE) n. 201/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, che modifica le restituzioni all'esportazione dello zucchero bianco e dello zucchero greggio come tali, fissate dal regolamento (CE) n. 186/2006

41

 

 

Regolamento (CE) n. 202/2006 della Commissione, del 3 febbraio 2006, che fissa il prezzo del mercato mondiale del cotone non sgranato

43

 

*

Direttiva 2006/13/CE della Commissione, del 3 febbraio 2006, che modifica gli allegati I e II della direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle sostanze indesiderabili nell’alimentazione degli animali per quanto riguarda le diossine e i PCB diossina-simili ( 1 )

44

 

 

II   Atti per i quali la pubblicazione non è una condizione di applicabilità

 

 

Consiglio

 

*

Decisione del Consiglio, del 2 dicembre 2005, relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, del protocollo UNECE sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti

54

 

*

Decisione del Consiglio, del 23 gennaio 2006, che consente ai paesi destinatari della politica europea di vicinato ed alla Russia di beneficiare del programma per l’assistenza tecnica e lo scambio d’informazioni (TAIEX)

80

 

 

Commissione

 

*

Decisione della Commissione, del 26 novembre 2003, relativa al regime di aiuti al quale l’Italia, Regione Piemonte, intende dare esecuzione in favore della riduzione dell’inquinamento atmosferico sul suo territorio [notificata con il numero C(2003) 3520]  ( 1 )

82

 

*

Decisione della Commissione, del 1o febbraio 2006, che modifica la decisione 2005/393/CE per quanto riguarda le zone soggette a restrizioni per la febbre catarrale degli ovini in Spagna e in Portogallo [notificata con il numero C(2006) 180]  ( 1 )

91

 

*

Decisione della Commissione, del 3 febbraio 2006, che modifica la decisione 97/467/CE con riguardo all'inclusione di uno stabilimento dell’Uruguay negli elenchi provvisori di stabilimenti dei paesi terzi dai quali gli Stati membri sono autorizzati a importare carni di ratiti [notificata con il numero C(2006) 233]  ( 1 )

93

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

Gli atti i cui titoli sono stampati in caratteri chiari appartengono alla gestione corrente. Essi sono adottati nel quadro della politica agricola ed hanno generalmente una durata di validità limitata.

I titoli degli altri atti sono stampati in grassetto e preceduti da un asterisco.


I Atti per i quali la pubblicazione è una condizione di applicabilità

4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/1


REGOLAMENTO (CE) N. 194/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 3223/94 della Commissione, del 21 dicembre 1994, recante modalità di applicazione del regime di importazione degli ortofrutticoli (1), in particolare l'articolo 4, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 3223/94 prevede, in applicazione dei risultati dei negoziati commerciali multilaterali nel quadro dell'Uruguay Round, i criteri in base ai quali la Commissione fissa i valori forfettari all'importazione dai paesi terzi, per i prodotti e per i periodi precisati nell'allegato.

(2)

In applicazione di tali criteri, i valori forfettari all'importazione devono essere fissati ai livelli figuranti nell'allegato del presente regolamento,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I valori forfettari all'importazione di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 3223/94 sono fissati nella tabella riportata nell'allegato.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 4 febbraio 2006.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

J. L. DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 337 del 24.12.1994, pag. 66. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 386/2005 (GU L 62 del 9.3.2005, pag. 3).


ALLEGATO

al regolamento della Commissione, del 3 febbraio 2006, recante fissazione dei valori forfettari all'importazione ai fini della determinazione del prezzo di entrata di alcuni ortofrutticoli

(EUR/100 kg)

Codice NC

Codice paesi terzi (1)

Valore forfettario all'importazione

0702 00 00

052

89,0

204

50,3

212

103,5

624

111,0

999

88,5

0707 00 05

052

105,4

204

102,1

628

167,7

999

125,1

0709 10 00

220

66,1

999

66,1

0709 90 70

052

161,6

204

115,9

999

138,8

0805 10 20

052

45,4

204

48,8

212

45,0

220

49,4

448

47,8

624

81,8

999

53,0

0805 20 10

204

87,4

999

87,4

0805 20 30, 0805 20 50, 0805 20 70, 0805 20 90

052

57,2

204

112,0

400

87,6

464

135,7

624

71,7

662

36,9

999

83,5

0805 50 10

052

61,9

999

61,9

0808 10 80

400

125,0

404

104,7

720

82,0

999

103,9

0808 20 50

388

92,4

400

90,3

720

57,9

999

80,2


(1)  Nomenclatura dei paesi stabilita dal regolamento (CE) n. 750/2005 della Commissione (GU L 126 del 19.5.2005, pag. 12). Il codice «999» rappresenta le «altre origini».


4.2.2006   

IT

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L 32/3


REGOLAMENTO (CE) N. 195/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

recante modifica del regolamento (CE) n. 1377/2005 in ordine al quantitativo oggetto della gara permanente per l'esportazione di orzo detenuto dall'organismo d’intervento finlandese

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1784/2003 del Consiglio, del 29 settembre 2003, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei cereali (1), in particolare l'articolo 6,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CEE) n. 2131/93 della Commissione (2) fissa le procedure e le condizioni per la vendita dei cereali detenuti dagli organismi d’intervento.

(2)

Il regolamento (CE) n. 1377/2005 della Commissione (3) ha indetto una gara permanente per l'esportazione di 27 780 tonnellate di orzo detenuto dall'organismo d’intervento finlandese.

(3)

La Finlandia ha informato la Commissione che il proprio organismo d’intervento intende aumentare di 35 000 tonnellate la quantità posta in vendita per l'esportazione. Tenuto conto di tale richiesta, dei quantitativi disponibili e della situazione del mercato, è opportuno accogliere la richiesta della Finlandia.

(4)

Occorre modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 1377/2005.

(5)

Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato di gestione per i cereali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Nel regolamento (CE) n. 1377/2005, il testo dell'articolo 2 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 2

La gara verte su un quantitativo massimo di 62 780 tonnellate di orzo da esportare in tutti i paesi terzi esclusi l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Bulgaria, il Canada, la Croazia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, il Liechtenstein, il Messico, la Romania, la Serbia e Montenegro (4), gli Stati Uniti e la Svizzera.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Mariann FISCHER BOEL

Membro della Commissione


(1)  GU L 270 del 21.10.2003, pag. 78. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1154/2005 della Commissione (GU L 187 del 19.7.2005, pag. 11).

(2)  GU L 191 del 31.7.1993, pag. 76. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 749/2005 (GU L 126 del 19.5.2005, pag. 10).

(3)  GU L 219 del 24.8.2005, pag. 21.

(4)  Compreso il Kosovo, come definito nella risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite del 10 giugno 1999.»


4.2.2006   

IT

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L 32/4


REGOLAMENTO (CE) N. 196/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

che modifica l’allegato I del regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio per tenere conto della norma europea EN ISO 14001:2004 e che abroga la decisione 97/265/CE

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 761/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2001, sull’adesione volontaria delle organizzazioni a un sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) (1), in particolare l’articolo 9, paragrafo 1, lettera a), e l’articolo 15, paragrafo 2,

considerando quanto segue:

(1)

I requisiti della norma europea EN ISO 14001:1996, sezione 4, costituiscono i requisiti del sistema di gestione ambientale di cui all’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 761/2001.

(2)

La norma internazionale ISO 14001:1996 è stata modificata nel 2004 in seguito ai lavori del comitato TC 207/SC1 Sistema di gestione ambientale dell’Organizzazione internazionale di normazione (ISO), allo scopo di migliorare la compatibilità della norma ISO 14001 con la norma ISO 9001 e di chiarire il testo della norma ISO 14001 senza dover aggiungere ulteriori requisiti.

(3)

L’ISO ha successivamente emanato una nuova versione riveduta della norma europea EN ISO 14001:2004.

(4)

L’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 761/2001 deve essere modificato per tenere conto della norma internazionale ISO 14001:2004 e della norma europea EN ISO 14001:2004.

(5)

Il regolamento (CE) n. 761/2001 deve essere pertanto modificato.

(6)

Occorrono disposizioni transitorie per le organizzazioni già registrate nell’EMAS.

(7)

La decisione 97/265/CE della Commissione (2) concernente il riconoscimento della norma internazionale ISO 14001:1996 e della norma europea EN ISO: 14001:1996 deve essere abrogata.

(8)

Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato istituito a norma dell’articolo 14 del regolamento (CE) n. 761/2001,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

L’allegato I, parte A, del regolamento (CE) n. 761/2001 è sostituito dall’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

1.   Le organizzazioni che risultano iscritte nel registro EMAS alla data dell’entrata in vigore del presente regolamento rimangono nel registro EMAS, salvo verifica ai sensi del paragrafo 2.

2.   La conformità ai requisiti del regolamento (CE) n. 761/2001, modificato dal presente regolamento, è accertata in occasione della verifica successiva dell’organizzazione.

Se la verifica successiva deve essere effettuata prima del semestre successivo all’entrata in vigore del presente regolamento, la data della verifica seguente può essere rinviata di 6 mesi d’intesa con il verificatore ambientale e con l’organismo competente.

Articolo 3

La decisione 97/265/CE è abrogata.

Articolo 4

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Stavros DIMAS

Membro della Commissione


(1)  GU L 114 del 24.4.2001, pag. 1. Regolamento modificato dall’atto di adesione del 2003.

(2)  GU L 104 del 22.4.1997, pag. 37.


ALLEGATO

«ALLEGATO I

A.   REQUISITI DEL SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE

Le organizzazioni che aderiscono al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) devono conformarsi ai requisiti della norma EN ISO 14001:2004, che sono descritti nella sezione 4 della norma europea (1) e integralmente riportati di seguito.

I-A.   Requisiti del sistema di gestione ambientale

I-A.1.   Requisiti generali

L’organizzazione deve stabilire, documentare, attuare, mantenere attivo e migliorare in continuo un sistema di gestione ambientale in conformità ai requisiti della presente norma internazionale e determinare come esso soddisfi tali requisiti.

L’organizzazione deve definire e documentare il campo di applicazione del proprio sistema di gestione ambientale.

I-A.2.   Politica ambientale

L’alta direzione deve definire la politica ambientale dell’organizzazione e assicurare che, all’interno del campo di applicazione definito per il proprio sistema di gestione ambientale, essa:

a)

sia appropriata alla natura, alla dimensione e agli impatti ambientali delle proprie attività, prodotti e servizi;

b)

includa un impegno al miglioramento continuo e alla prevenzione dell’inquinamento;

c)

includa un impegno al rispetto delle prescrizioni legali applicabili e delle altre prescrizioni che l’organizzazione sottoscrive, che riguardano i propri aspetti ambientali;

d)

fornisca il quadro di riferimento per stabilire e riesaminare gli obiettivi e i traguardi ambientali;

e)

sia documentata, attuata e mantenuta attiva;

f)

sia comunicata a tutte le persone che lavorano per l’organizzazione o per conto di essa;

g)

sia disponibile al pubblico.

I-A.3.   Pianificazione

I-A.3.1.   Aspetti ambientali

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per:

a)

identificare gli aspetti ambientali delle proprie attività, prodotti e servizi che, all’interno del campo di applicazione definito per il sistema di gestione ambientale, l’organizzazione può tenere sotto controllo e quelli sui quali essa può esercitare un’influenza, tenendo conto degli sviluppi nuovi o pianificati, o di attività, prodotti e servizi nuovi o modificati;

b)

determinare quegli aspetti che hanno o possono avere impatto/i significativo/i sull’ambiente (ovvero gli aspetti ambientali significativi).

L’organizzazione deve documentare e mantenere aggiornate queste informazioni.

L’organizzazione deve assicurare che gli aspetti ambientali significativi siano tenuti in considerazione nello stabilire, attuare e mantenere attivo il proprio sistema di gestione ambientale.

I-A.3.2.   Prescrizioni legali e altre prescrizioni

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per:

a)

identificare e avere accesso alle prescrizioni legali applicabili e alle altre prescrizioni che l’organizzazione sottoscrive che riguardano i propri aspetti ambientali;

b)

determinare come tali prescrizioni si applicano ai propri aspetti ambientali.

L’organizzazione deve assicurare che tali prescrizioni legali applicabili e altre prescrizioni che l’organizzazione sottoscrive siano tenute in considerazione nello stabilire, attuare e mantenere attivo il proprio sistema di gestione ambientale.

I-A.3.3.   Obiettivi, traguardi e programma/i

L’organizzazione deve, per ogni funzione e livello pertinente, stabilire, attuare e mantenere attivi obiettivi e traguardi ambientali documentati.

Gli obiettivi e i traguardi devono essere misurabili, ove possibile, e devono essere coerenti con la politica ambientale, compresi gli impegni alla prevenzione dell’inquinamento, al rispetto delle prescrizioni legali applicabili e delle altre prescrizioni che l’organizzazione sottoscrive, al miglioramento continuo.

Quando stabilisce e riesamina i propri obiettivi e traguardi, un’organizzazione deve tenere in considerazione le prescrizioni legali e le altre prescrizioni che l’organizzazione stessa sottoscrive, e i propri aspetti ambientali significativi. Deve anche considerare le proprie opzioni tecnologiche, le proprie esigenze finanziarie, operative e commerciali, e i punti di vista delle parti interessate.

Per raggiungere i propri obiettivi e traguardi, l’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attivi uno o più programmi. Il/I programma/i deve/devono contenere:

a)

l’indicazione delle responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi per ogni funzione e livello pertinente dell’organizzazione;

b)

i mezzi ed i tempi attraverso i quali essi devono essere raggiunti.

I-A.4.   Attuazione e funzionamento

I-A.4.1.   Risorse, ruoli, responsabilità e autorità

La direzione deve assicurare la disponibilità delle risorse indispensabili per stabilire, attuare, mantenere attivo e migliorare il sistema di gestione ambientale. Esse comprendono le risorse umane e le competenze specialistiche, le infrastrutture organizzative, le tecnologie e le risorse finanziarie.

Al fine di agevolare una gestione ambientale efficace, ruoli, responsabilità e autorità devono essere definiti, documentati e comunicati.

L’alta direzione dell’organizzazione deve nominare un apposito rappresentante della direzione, o più di uno, il quale, indipendentemente da altre responsabilità, deve avere ruoli, responsabilità e autorità definiti per:

a)

assicurare che il sistema di gestione ambientale sia stabilito, attuato e mantenuto attivo in conformità ai requisiti della presente norma internazionale;

b)

riferire all’alta direzione sulle prestazioni del sistema di gestione ambientale al fine del riesame, comprese le raccomandazioni per il miglioramento.

I-A.4.2.   Competenza, formazione e consapevolezza

L’organizzazione deve assicurare che qualsiasi persona che esegua, per l’organizzazione stessa o per conto di essa, compiti che possono causare uno o più impatti ambientali significativi identificati dall’organizzazione, abbia acquisito la competenza necessaria mediante appropriata istruzione, formazione o esperienza, e deve conservarne le relative registrazioni.

L’organizzazione deve identificare le necessità formative in relazione ai propri aspetti ambientali ed al proprio sistema di gestione ambientale. Essa deve provvedere alla formazione o intraprendere altre azioni per soddisfare tali necessità, e deve conservarne le relative registrazioni.

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure affinché le persone che lavorano per l’organizzazione, o per conto di essa, siano consapevoli:

a)

dell’importanza della conformità alla politica ambientale, alle procedure e ai requisiti del sistema di gestione ambientale;

b)

degli aspetti ambientali significativi e dei relativi impatti ambientali, reali o potenziali, associati al proprio lavoro e dei benefici per l’ambiente dovuti al miglioramento delle proprie prestazioni individuali;

c)

dei propri ruoli e delle proprie responsabilità nell’ottenimento della conformità ai requisiti del sistema di gestione ambientale;

d)

delle conseguenze potenziali di scostamenti rispetto alle procedure specificate.

I-A.4.3.   Comunicazione

L’organizzazione deve, in relazione ai propri aspetti ambientali ed al proprio sistema di gestione ambientale, stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per:

a)

assicurare la comunicazione interna tra i differenti livelli e le diverse funzioni dell’organizzazione;

b)

ricevere, documentare e rispondere alle richieste pertinenti provenienti dalle parti esterne interessate.

L’organizzazione deve decidere se comunicare all’esterno riguardo ai propri aspetti ambientali significativi e deve documentare la propria decisione. Se l’organizzazione decide di comunicare all’esterno, essa deve stabilire ed attuare uno o più metodi di comunicazione esterna.

I-A.4.4.   Documentazione

La documentazione del sistema di gestione ambientale deve comprendere:

a)

la politica ambientale, gli obiettivi e i traguardi;

b)

la descrizione del campo di applicazione del sistema di gestione ambientale;

c)

la descrizione dei principali elementi del sistema di gestione ambientale e delle loro interazioni, nonché il riferimento ai documenti correlati;

d)

i documenti, comprese le registrazioni, richiesti dalla presente norma internazionale;

e)

i documenti, comprese le registrazioni, che l’organizzazione ritiene necessari per assicurare una pianificazione, un funzionamento ed un controllo efficaci dei processi relativi ai propri aspetti ambientali significativi.

I-A.4.5.   Controllo dei documenti

I documenti richiesti dal sistema di gestione ambientale e dalla presente norma internazionale devono essere tenuti sotto controllo. Le registrazioni sono documenti di tipo particolare e devono essere tenute sotto controllo in conformità ai requisiti indicati nel punto A.5.4.

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per:

a)

approvare i documenti ai fini della loro adeguatezza prima dell’emissione;

b)

riesaminare e, qualora necessario, aggiornare e riapprovare i documenti;

c)

assicurare che le modifiche e lo stato di revisione corrente dei documenti siano identificati;

d)

assicurare che le edizioni appropriate dei documenti applicabili siano disponibili in tutti i luoghi d’uso;

e)

assicurare che i documenti rimangano leggibili e facilmente identificabili;

f)

assicurare che i documenti di origine esterna, che l’organizzazione ritiene necessari per la pianificazione e il funzionamento del sistema di gestione ambientale, siano identificati e che la loro distribuzione sia tenuta sotto controllo;

g)

impedire l’uso involontario di documenti obsoleti e applicare ad essi un’adeguata identificazione se per una qualsiasi ragione vengono conservati.

I-A.4.6.   Controllo operativo

L’organizzazione deve identificare e pianificare le operazioni che sono associate agli aspetti ambientali significativi identificati, in conformità alla propria politica ambientale, ai propri obiettivi e ai propri traguardi, al fine di assicurare che siano condotte nelle condizioni specificate:

a)

stabilendo, attuando e mantenendo attive una o più procedure documentate per tenere sotto controllo situazioni in cui l’assenza di procedure documentate potrebbe portare a difformità rispetto alla politica ambientale, agli obiettivi e ai traguardi;

b)

elaborando, nella/e procedura/e, i criteri operativi;

c)

stabilendo, attuando e mantenendo attive le procedure concernenti gli aspetti ambientali significativi identificati dei beni e dei servizi utilizzati dall’organizzazione e comunicando ai fornitori, compresi gli appaltatori, le procedure e i requisiti ad essi applicabili.

I-A.4.7.   Preparazione e risposta alle emergenze

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per individuare le potenziali situazioni di emergenza e i potenziali incidenti che possono avere un impatto sull’ambiente e le modalità di risposta ad essi.

L’organizzazione deve rispondere alle situazioni di emergenza e agli incidenti reali e prevenire o mitigare gli impatti ambientali negativi ad essi associati.

L’organizzazione deve periodicamente riesaminare e, allorché necessario, revisionare le sue procedure di preparazione e risposta alle emergenze, in particolare dopo che si sono verificati incidenti o situazioni di emergenza.

L’organizzazione deve inoltre sottoporre periodicamente a prova queste procedure, ove possibile.

I-A.5.   Verifica

I-A.5.1.   Sorveglianza e misurazione

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per sorvegliare e misurare, regolarmente, le principali caratteristiche delle proprie operazioni che possono avere un impatto ambientale significativo. La/e procedura/e deve/devono comprendere la documentazione delle informazioni che consentono di sorvegliare l’andamento delle prestazioni, dei controlli operativi applicabili e della conformità agli obiettivi e ai traguardi ambientali dell’organizzazione.

L’organizzazione deve assicurare che sia utilizzata, e sottoposta a manutenzione, attrezzatura di sorveglianza e misurazione tarata o verificata e deve conservarne le relative registrazioni.

I-A.5.2.   Valutazione del rispetto delle prescrizioni

I-A.5.2.1.   Coerentemente con il proprio impegno al rispetto delle prescrizioni, l’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per la valutazione periodica del rispetto delle prescrizioni legali applicabili.

L’organizzazione deve conservare le registrazioni dei risultati delle valutazioni periodiche.

I-A.5.2.2.   L’organizzazione deve valutare il rispetto delle altre prescrizioni che essa sottoscrive. L’organizzazione, se lo desidera, può combinare tale valutazione con la valutazione del rispetto delle prescrizioni legali di cui al punto A.5.2.1 o stabilire una o più procedure separate.

L’organizzazione deve conservare le registrazioni dei risultati delle valutazioni periodiche.

I-A.5.3.   Non conformità, azioni correttive e azioni preventive

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per trattare le non conformità reali o potenziali e per intraprendere azioni correttive e azioni preventive. La/e procedura/e deve/devono definire i requisiti per:

a)

identificare e correggere le non conformità e intraprendere azioni per mitigare i relativi impatti ambientali;

b)

esaminare le non conformità, determinarne la/e causa/e e intraprendere azioni al fine di impedirne il ripetersi;

c)

valutare la necessità di azioni tese a prevenire le non conformità ed attuare le azioni appropriate identificate per impedirne il verificarsi;

d)

registrare i risultati delle azioni correttive e delle azioni preventive intraprese;

e)

riesaminare l’efficacia delle azioni correttive e delle azioni preventive intraprese. Le azioni intraprese devono essere adeguate all’importanza dei problemi e agli impatti ambientali fronteggiati.

L’organizzazione deve assicurare che alla documentazione del sistema di gestione ambientale siano apportate tutte le modifiche necessarie.

I-A.5.4.   Controllo delle registrazioni

L’organizzazione deve stabilire e mantenere attive le registrazioni necessarie a dimostrare la conformità ai requisiti del proprio sistema di gestione ambientale e della presente norma internazionale e i risultati ottenuti.

L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere attive una o più procedure per l’identificazione, l’archiviazione, la protezione, la reperibilità, la conservazione e l’eliminazione delle registrazioni.

Le registrazioni devono essere leggibili, identificabili e rintracciabili e devono restare tali.

I-A.5.5.   Audit interno

L’organizzazione deve assicurare che siano condotti audit interni del sistema di gestione ambientale a intervalli pianificati al fine di:

a)

determinare se il sistema di gestione ambientale:

è conforme a quanto è stato pianificato per la gestione ambientale, compresi i requisiti della presente norma internazionale,

è stato correttamente attuato ed è mantenuto attivo;

b)

fornire alla direzione informazioni sui risultati degli audit.

Uno o più programmi di audit devono essere pianificati, stabiliti, attuati e mantenuti attivi dall’organizzazione, tenendo in considerazione l’importanza ambientale della/e operazione/i esaminata/e e i risultati degli audit precedenti.

Devono essere stabilite, attuate e mantenute attive una o più procedure di audit che indichino:

le responsabilità e i requisiti per pianificare e condurre gli audit, per riportarne i risultati e per conservarne le relative registrazioni,

la determinazione dei criteri, del campo di applicazione, della frequenza e della metodologia degli audit.

La selezione degli auditor e la conduzione degli audit devono assicurare l’obiettività e l’imparzialità del processo di audit.

I-A.6.   Riesame della direzione

L’alta direzione deve riesaminare il sistema di gestione ambientale dell’organizzazione, ad intervalli pianificati, per assicurare che esso continui ad essere idoneo, adeguato ed efficace. I riesami devono comprendere la valutazione delle opportunità di miglioramento e la necessità di apportare modifiche al sistema di gestione ambientale, compresi politica, obiettivi e traguardi ambientali. Le registrazioni dei riesami della direzione devono essere conservate.

Gli elementi in ingresso per i riesami della direzione devono comprendere:

a)

i risultati degli audit interni e delle valutazioni sul rispetto delle prescrizioni legali e delle altre prescrizioni che l’organizzazione sottoscrive;

b)

le comunicazioni provenienti dalle parti esterne interessate, compresi i reclami;

c)

la prestazione ambientale dell’organizzazione;

d)

il grado di raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi;

e)

lo stato delle azioni correttive e preventive;

f)

lo stato di avanzamento delle azioni previste dai precedenti riesami della direzione;

g)

il cambiamento di situazioni circostanti, comprese le evoluzioni delle prescrizioni legali e delle altre prescrizioni relative ai propri aspetti ambientali;

h)

le raccomandazioni per il miglioramento.

Gli elementi in uscita dal riesame della direzione devono comprendere tutte le decisioni e le azioni relative a possibili modifiche alla politica ambientale, agli obiettivi e ai traguardi e ad altri elementi del sistema di gestione ambientale, coerentemente con l’impegno al miglioramento continuo.

ELENCO DEGLI ENTI NAZIONALI DI NORMAZIONE

BE

:

IBN/BIN (Institut belge de normalisation/Belgisch Instituut voor Normalisatie)

CZ

:

ČNI (Český normalizační institut)

DK

:

DS (Dansk Standard)

DE

:

DIN (Deutsches Institut für Normung e.V.)

EE

:

EVS (Eesti Standardikeskus)

EL

:

ELOT (Ελληνικός Οργανισμός Τυποποίησης)

ES

:

AENOR (Asociación Española de Normalización y Certificación)

FR

:

AFNOR (Association française de normalisation)

IEL

:

NSAI (National Standards Authority of Ireland)

IT

:

UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione)

CY

:

Κυπριακός Οργανισμός Προώθησης Ποιότητας

LV

:

LVS (Latvijas Standarts)

LT

:

LST (Lietuvos standartizacijos departamentas)

LU

:

SEE (Service de l’Energie de l’Etat) (Luxembourg)

HU

:

MSZT (Magyar Szabványügyi Testület)

MT

:

MSA (Awtorità Maltija dwar l-Istandards/Malta Standards Authority)

NL

:

NEN (Nederlands Normalisatie-Instituut)

AT

:

ON (Österreichisches Normungsinstitut)

PL

:

PKN (Polski Komitet Normalizacyjny)

PT

:

IPQ (Instituto Português da Qualidade)

SI

:

SIST (Slovenski inštitut za standardizacijo)

SK

:

SÚTN (Slovenský ústav technickej normalizácie)

FI

:

SFS (Suomen Standardisoimisliitto ry.)

SE

:

SIS (Swedish Standards Institute)

UK

:

BSI (British Standards Institution).»


(1)  Il testo riportato nel presente allegato è utilizzato con il consenso del CEN. Il testo integrale può essere acquistato presso gli enti nazionali di normazione il cui elenco figura nel presente allegato. È vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, del presente allegato a fini commerciali.


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/13


REGOLAMENTO (CE) N. 197/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

recante misure transitorie a norma del regolamento (CE) n. 1774/2002 relative alla raccolta, al trasporto, al trattamento, all’utilizzo e all'eliminazione di prodotti alimentari non più destinati al consumo umano

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 ottobre 2002, recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano (1), in particolare l’articolo 32, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 1774/2002 dispone una revisione completa della normativa comunitaria in tema di sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano, compresa l'introduzione di una serie di severe prescrizioni. Esso dispone altresì l'adozione di opportune misure transitorie.

(2)

Considerando il carattere rigoroso di tali prescrizioni, il regolamento (CE) n. 813/2003 della Commissione, del 12 maggio 2003, recante misure transitorie a norma del regolamento (CE) n. 1774/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio relative alla raccolta, al trasporto e all'eliminazione di prodotti alimentari non più destinati al consumo umano (2), ha concesso una deroga agli Stati membri per consentire loro di autorizzare gli operatori ad applicare fino al 31 dicembre 2005 le norme nazionali in tema di raccolta, trasporto ed eliminazione di prodotti alimentari di origine animale non più destinati al consumo umano. Gli Stati membri hanno chiesto di prolungare ulteriormente la deroga in modo da evitare di perturbare gli scambi commerciali. Risulta quindi opportuno prolungare la deroga.

(3)

La direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (3), definisce le condizioni per ottenere i permessi per le discariche e per ammettere i rifiuti nelle varie categorie di discariche. È di conseguenza opportuno applicare le misure di cui alla direttiva summenzionata qualora l’autorità competente ritenga che i prodotti alimentari non più destinati al consumo umano non costituiscono un rischio per la salute pubblica e degli animali una volta smaltiti in una discarica.

(4)

Alcuni prodotti alimentari non più destinati al consumo umano quali il pane, la pasta, i prodotti di pasticceria e simili non costituiscono un rischio vero e proprio per la salute pubblica o degli animali, sempre che non siano entrati in contatto con materie prime di origine animale quali carne cruda, prodotti della pesca crudi, uova crude e latte crudo. In casi simili è opportuno consentire all’autorità competente di autorizzare l’impiego dei prodotti alimentari non più destinati al consumo umano come materie prime per mangimi, sempre che detta autorità abbia accertato che tale pratica non costituisca un rischio per la salute pubblica o degli animali. All’autorità competente va altresì consentito di autorizzarne l’impiego per altri scopi (p. es. come materiale da concime) oppure il loro trattamento o smaltimento in altro modo, per esempio in impianti di produzione di biogas o di compostaggio non riconosciuti a norma dell’articolo 15 del regolamento (CE) n. 1774/2002.

(5)

La Commissione è invitata a chiedere il parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare sui possibili rischi insiti nel trasformare l’attuale deroga prorogata in provvedimenti di esecuzione a norma dell’articolo 6, paragrafo 2, lettera i), del regolamento (CE) n. 1774/2002.

(6)

Per prevenire rischi per la salute pubblica e degli animali, occorre mantenere adeguati sistemi di controllo negli Stati membri durante il periodo di applicazione delle misure transitorie.

(7)

Le misure previste dal presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Deroga in materia di raccolta, trasporto, trattamento, utilizzo ed eliminazione dei prodotti alimentari non più destinati al consumo umano

1.   In deroga all’articolo 6, paragrafo 2, e all’articolo 7 nonché ai capitoli da I a III e ai capitoli da V a VIII dell’allegato II del regolamento (CE) n. 1774/2002, gli Stati membri possono autorizzare la raccolta, il trasporto, il trattamento, l’utilizzo e l’eliminazione dei prodotti alimentari non più destinati al consumo umano di cui all’articolo 6, paragrafo 1, lettera f), di detto regolamento («prodotti alimentari non più destinati al consumo umano»), a norma degli articoli 2 e 3 del presente regolamento, a condizione che:

a)

non siano entrati in contatto con nessun sottoprodotto di origine animale di cui agli articoli 4 e 5 e alle lettere da a) ad e) e da g) a k) dell'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1774/2002 o con altre materie prime di origine animale;

b)

ciò non costituisca un rischio per la salute pubblica o degli animali.

2.   La deroga di cui al primo paragrafo non si applica alle materie prime di origine animale.

Articolo 2

Raccolta e trasporto

Gli Stati membri possono autorizzare la raccolta e il trasporto di prodotti alimentari non più destinati al consumo umano a condizione che la persona che li consegna o li trasporta:

a)

garantisca che i prodotti alimentari non più destinati al consumo umano vengano consegnati e trasportati in un impianto o in un altro sito autorizzato di cui all’articolo 6, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1774/2002 oppure in un impianto, in un altro sito o in una discarica di cui all’articolo 3 del presente regolamento; e

b)

tenga un registro delle partite per almeno due anni dalla data della consegna o del trasporto in modo da poterli dimostrare e, su richiesta, lo metta a disposizione dell'autorità competente.

Articolo 3

Trattamento, utilizzo ed eliminazione

Gli Stati membri possono autorizzare che i prodotti alimentari non più destinati al consumo umano:

a)

vengano eliminati come rifiuti mediante sotterramento in una discarica ammessa a norma della direttiva 1999/31/CE;

b)

vengano trattati in sistemi alternativi autorizzati a condizioni tali da minimizzare il rischio per la salute pubblica e degli animali, purché siano rispettate le seguenti condizioni:

i)

i materiali risultanti vanno avviati allo smaltimento in un impianto di incenerimento o di coincenerimento a norma della direttiva 2000/76/CE (4) oppure in una discarica a norma della direttiva 1999/31/CE; e

ii)

i materiali risultanti non vanno utilizzati come materie prime per mangimi o come fertilizzanti organici o ammendanti;

oppure

c)

vengano utilizzati nei mangimi senza subire ulteriori trattamenti o impiegati per altri scopi senza subire ulteriori trattamenti sempre che detti prodotti alimentari non più destinati al consumo umano non siano entrati in contatto con materie prime di origine animale e l'autorità competente ritenga che detto impiego non costituisca un rischio per la salute pubblica o degli animali.

Articolo 4

Misure di controllo

L’autorità competente adotta i provvedimenti necessari per controllare che gli operatori osservino il presente regolamento.

Articolo 5

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica dal 1o gennaio 2006 al 31 luglio 2007.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Markos KYPRIANOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 273 del 10.10.2002, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 416/2005 della Commissione (GU L 66 del 12.3.2005, pag. 10).

(2)  GU L 117 del 13.5.2003, pag. 22.

(3)  GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1. Direttiva modificata dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).

(4)  GU L 332 del 28.12.2000, pag. 91.


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/15


REGOLAMENTO (CE) N. 198/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1552/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche sulla formazione professionale nelle imprese

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1552/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativo alle statistiche sulla formazione professionale nelle imprese (1), in particolare l’articolo 7, paragrafo 3, l’articolo 8, paragrafo 2, l’articolo 9, paragrafo 4, l’articolo 10, paragrafo 2, e l’articolo 11, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 1552/2005 stabilisce un quadro comune per la produzione di statistiche comunitarie sulla formazione professionale nelle imprese.

(2)

Affinché detto regolamento possa essere applicato, occorre che siano adottate disposizioni che stabiliscano i requisiti relativi al campionamento e alla precisione e la numerosità campionaria necessaria perché tali requisiti possano essere soddisfatti e precisino le categorie della NACE e le classi di dimensione secondo le quali i risultati possono essere ripartiti.

(3)

La Commissione deve determinare i dati specifici da raccogliere per quanto riguarda le imprese in cui si effettua una formazione e quelle in cui non si effettua una formazione e i vari tipi di formazione professionale.

(4)

È necessario adottare disposizioni d’applicazione concernenti i requisiti di qualità per quanto riguarda i dati da raccogliere e trasmettere per le statistiche comunitarie sulla formazione professionale nelle imprese, la struttura delle relazioni sulla qualità e le misure necessarie per la valutazione o il miglioramento della qualità dei dati.

(5)

È necessario stabilire il primo anno di riferimento per il quale i dati devono essere raccolti.

(6)

È necessario adottare disposizioni riguardanti il formato tecnico appropriato e lo standard di interscambio dei dati trasmessi per via elettronica.

(7)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato del programma statistico,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il presente regolamento stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 1552/2005 relativo alle statistiche sulla formazione professionale nelle imprese.

Articolo 2

Il primo anno di riferimento per il quale i dati devono essere raccolti è l’anno di calendario 2005.

Articolo 3

Le variabili specifiche che devono essere trasmesse alla Commissione (Eurostat) sono precisate nell’allegato I.

Articolo 4

I requisiti relativi al campionamento e alla precisione, le dimensioni del campione necessarie per soddisfare tali requisiti, le categorie NACE e le classi di dimensione secondo cui i risultati possono essere ripartiti sono specificati nell’allegato II.

Articolo 5

Il controllo dei dati, la correzione degli errori, l’imputazione e la ponderazione sono compito degli Stati membri.

I principi da applicare per l’imputazione e la ponderazione delle variabili sono enunciati nell’allegato III. Ogni deroga a tali principi, esaurientemente motivata, è indicata nella relazione sulla qualità.

Articolo 6

I dati sono trasmessi alla Commissione (Eurostat) nei modi e nel formato specificati nell’allegato IV.

Articolo 7

Ogni Stato membro effettua una valutazione della qualità dei propri dati, che presenta sotto forma di relazione sulla qualità. Detta relazione è predisposta e presentata alla Commissione (Eurostat) nel formato specificato nell’allegato V.

Articolo 8

Al fine di ottenere un livello elevato di armonizzazione dei risultati dell’indagine tra i paesi, la Commissione (Eurostat), in stretta collaborazione con gli Stati membri, propone raccomandazioni e linee guida metodologiche e pratiche per l’esecuzione dell’indagine, nella forma di un «manuale dell’Unione europea».

Articolo 9

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Joaquín ALMUNIA

Membro della Commissione


(1)  GU L 255 del 30.9.2005, pag. 1.


ALLEGATO I

VARIABILI

Nota:

Il significato dei valori «base» e «chiave» della colonna «gruppo di variabili» è spiegato nell’allegato III.

Il valore «ID» significa che la variabile è una «variabile di identificazione».

Nella colonna «tipo di variabile» il valore «QL» indica una «variabile qualitativa» e «QT» una «variabile quantitativa».


Denominazione della variabile

Gruppo di variabili

Tipo di variabile

Lunghezza della variabile

Formato della variabile

Descrizione della variabile

Osservazioni

COUNTRY

ID

 

2

Car

Codice paese

Valore mancante non ammesso — Unico per paese

ENTERPR

ID

 

6

Num

ID dell’impresa

Valore mancante non ammesso — Unico per caso

WEIGHT

ID

 

10

Num

Due posizioni decimali — Utilizzare «.» come separatore dei decimali

Valore mancante non ammesso

NACE_SP

ID

 

4

Num

Piano di campionamento NACE — Categoria attività economica

Valore mancante non ammesso

SIZE_SP

ID

 

1

Num

Gruppo di dimensione del piano di campionamento

Valore mancante non ammesso

NSTRA_SP

ID

 

5

Num

Piano di campionamento — Numero di imprese nello strato definito da NACE_SP e SIZE_SP, ossia la popolazione

Valore mancante non ammesso

N_SP

ID

 

5

Num

Piano di campionamento — Numero di imprese prelevate nello strato definito da NACE_SP e SIZE_SP

Valore mancante non ammesso

SUB_SP

ID

 

1

Num

Indicatore del sottocampione, segnala se l’impresa appartiene al sottocampione

Valore mancante non ammesso

N_RESPST

ID

 

5

Num

Numero di imprese rispondenti nello strato definito da NACE_SP e SIZE_SP, ossia la popolazione

Valore mancante non ammesso

N_EMPREG

ID

 

6

Num

Numero di persone occupate secondo il registro

 

RESPONSE

ID

 

1

Num

Indicatore di risposta

Valore mancante non ammesso

PROC

ID

 

2

Num

Metodo di raccolta dei dati del record

Valore mancante non ammesso

IDLANGUA

ID

 

2

Car

Identificazione della lingua

 

IDREGION

ID

 

3

Car

Identificazione della regione a livello NUTS — 1

Valore mancante non ammesso

EXTRA1

ID

 

10

Num

Variabile ausiliaria 1

 

EXTRA2

ID

 

10

Num

Variabile ausiliaria 2

 

EXTRA3

ID

 

10

Num

Variabile ausiliaria 3

 

A1

Core

QL

4

Num

Codice NACE reale

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

A2tot04

Key

QT

6

Num

Numero totale di persone occupate al 31.12.2004

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso

A2tot05

Core

QT

6

Num

Numero totale di persone occupate al 31.12.2005

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

A2m05

 

QT

6

Num

Numero totale di uomini occupati al 31.12.2005

 

A2f05

 

QT

6

Num

Numero totale di donne occupate al 31.12.2005

 

A3a

 

QT

6

Num

Persone occupate — Meno di 25 anni

 

A3b

 

QT

6

Num

Persone occupate — Da 25 a 54 anni

 

A3c

 

QT

6

Num

Persone occupate — 55 anni e più

 

A4

Key

QT

12

Num

Numero totale di ore lavorate durante l’anno di riferimento 2005 dalle persone occupate

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In ore

A4m

 

QT

12

Num

Numero totale di ore lavorate durante l’anno di riferimento 2005 dalle persone occupate di sesso maschile

In ore

A4f

 

QT

12

Num

Numero totale di ore lavorate durante l’anno di riferimento 2005 dalle persone occupate di sesso femminile

In ore

A5

Key

QT

12

Num

Costo totale del lavoro (diretto + indiretto) delle persone occupate durante l’anno di riferimento 2005

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In euro

A6

 

QL

1

Num

Prodotti, servizi o metodi di produzione o di fornitura di prodotti e servizi che hanno conosciuto nel corso dell’anno di riferimento un miglioramento tecnologico di RILEVANTE novità

 

B1a

Core

QL

1

Num

Corsi interni di formazione professionale continua (FPC)

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B1b

Core

QL

1

Num

Corsi esterni di FPC

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B2aflag

Core

QL

1

Num

Flag — Formazione sul lavoro

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B2a

 

QT

6

Num

Partecipanti ad altre forme di FPC — Formazione sul lavoro

 

B2bflag

Core

QL

1

Num

Flag — Rotazione del posto di lavoro

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B2b

 

QT

6

Num

Partecipanti ad altre forme di FPC — Rotazione del posto di lavoro, scambi, distacchi o visite di studio

 

B2cflag

Core

QL

1

Num

Flag — Circoli di apprendimento e di qualità

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B2c

 

QT

6

Num

Partecipanti ad altre forme di FPC — Circoli di apprendimento e di qualità

 

B2dflag

Core

QL

1

Num

Flag — Autoapprendimento

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B2d

 

QT

6

Num

Partecipanti ad altre forme di FPC — Autoapprendimento

 

B2eflag

Core

QL

1

Num

Flag — Partecipazione a conferenze ecc.

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

B2e

 

QT

6

Num

Partecipanti ad altre forme di FPC — Partecipazione a conferenze ecc.

 

B3a

 

QL

1

Num

Corsi di FPC per persone occupate durante l’anno precedente (2004)

 

B3b

 

QL

1

Num

Corsi di FPC per persone occupate previsti durante l’anno prossimo (2006)

 

B4a

 

QL

1

Num

Altre forme di FPC per persone occupate durante l’anno precedente (2004)

 

B4b

 

QL

1

Num

Altre forme di FPC per persone occupate previste durante l’anno prossimo (2006)

 

C1tot

Key

QT

6

Num

Numero totale di partecipanti a corsi di FPC

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso

C1m

 

QT

6

Num

Partecipanti a corsi di FPC — Uomini

 

C1f

 

QT

6

Num

Partecipanti a corsi di FPC — Donne

 

C2a

 

QT

6

Num

Partecipanti ad attività di FPC — Meno di 25 anni

 

C2b

 

QT

6

Num

Partecipanti ad attività di FPC — Da 25 a 54 anni

 

C2c

 

QT

6

Num

Partecipanti ad attività di FPC — 55 anni e più

 

C3tot

Key

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) per corsi di FPC

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In ore

C3i

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) per corsi interni di FPC

In ore

C3e

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) per corsi esterni di FPC

In ore

C4tot

Key

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) per corsi di FPC

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In ore

C4m

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) per corsi di FPC — Uomini

In ore

C4f

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) per corsi di FPC — Donne

In ore

C5a

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Lingue, straniere (222) e materna (223)

In ore

C5b

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Vendite (341) e marketing (342)

In ore

C5c

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Contabilità (344) e finanza (343), gestione e amministrazione (345) e lavoro d’ufficio (346)

In ore

C5d

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Competenze personali/sviluppo personale (090), vita professionale (347)

In ore

C5e

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Informatica (481) e uso del computer (482)

In ore

C5f

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Ingegneria, tecniche di produzione e costruzione (5)

In ore

C5g

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Protezione dell’ambiente (850) e salute e sicurezza sul lavoro (862)

In ore

C5h

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Servizi personali (81), servizi di trasporto (84), protezione dei beni e delle persone (861) e difesa (863)

In ore

C5i

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Altri temi di formazione

In ore

C6a

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Scuole, università e altre istituzioni d’insegnamento superiore

In ore

C6b

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Istituzioni pubbliche di formazione (finanziate o orientate dal settore pubblico; ad esempio centro di educazione per adulti)

In ore

C6c

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Società private di formazione

In ore

C6d

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Società private la cui attività principale non è la formazione (fornitori di beni, società collegate)

In ore

C6e

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Associazioni di datori di lavoro, camere di commercio, associazioni di categoria

In ore

C6f

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Organizzazioni sindacali

In ore

C6g

 

QT

10

Num

Tempo di lavoro retribuito (in ore) — Altri fornitori di formazione

In ore

C7aflag

 

QL

1

Num

Flag — Spese

 

C7a

 

QT

10

Num

Costi dei corsi di FPC — Spese per corsi per i dipendenti

In euro

C7bflag

 

QL

1

Num

Flag — Spese di viaggio

 

C7b

 

QT

10

Num

Costi dei corsi di FPC — Spese di viaggio e di soggiorno

In euro

C7cflag

 

QL

1

Num

Flag — Costo del lavoro per gli istruttori

 

C7c

 

QT

10

Num

Costi dei corsi di FPC — Costo del lavoro per gli istruttori interni

In euro

C7dflag

 

QL

1

Num

Flag — Centro di formazione, materiale didattico, ecc.

 

C7d

 

QT

10

Num

Costi dei corsi di FPC — Centro di formazione o aule e materiale didattico per corsi di FPC

In euro

C7sflag

 

QL

1

Num

Flag «Solo totale parziale»

 

C7sub

Key

QT

10

Num

Totale parziale dei costi di FPC

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In euro

PAC

Key

QT

10

Num

Costo dell’assenza del personale — Da calcolare (PAC=C3tot*A5/A4)

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In euro

C8aflag

 

QL

1

Num

Flag — Contributi FPC

 

C8a

 

QT

10

Num

Contributi FPC

In euro

C8bflag

 

QL

1

Num

Flag — Entrate FPC

 

C8b

 

QT

10

Num

Entrate FPC

In euro

C7tot

Key

QT

10

Num

Costo totale FPC — Da calcolare (C7sub + C8a – C8b)

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In euro

C9a1

 

QL

1

Num

Immigrati e minoranze etniche — Occupati

 

C9a2

 

QL

1

Num

Immigrati e minoranze etniche — Corsi specifici

 

C9b1

 

QL

1

Num

Persone disabili — Occupati

 

C9b2

 

QL

1

Num

Persone disabili — Corsi specifici

 

C9c1

 

QL

1

Num

Persone senza qualifica formale — Occupati

 

C9c2

 

QL

1

Num

Persone senza qualifica formale — Corsi specifici

 

C9d1

 

QL

1

Num

Persone a rischio di licenziamento — Occupati

 

C9d2

 

QL

1

Num

Persone a rischio di licenziamento — Corsi specifici

 

C10a1

 

QL

1

Num

Persone con contratto part-time — Occupati

 

C10a2

 

QL

1

Num

Corsi di FPC destinati alle persone con contratto part-time

 

C10b1

 

QL

1

Num

Persone con contratto a termine — Occupati

 

C10b2

 

QL

1

Num

Corsi di FPC destinati alle persone con contratto a termine

 

D1

 

QL

1

Num

Centro di formazione proprio o comune

 

D2

 

QL

1

Num

Persona o unità in seno all’impresa responsabile dell’organizzazione della FPC

 

D3

 

QL

1

Num

L’impresa ricorre a un servizio di consulenza esterno

 

D4

 

QL

1

Num

L’impresa applica in modo regolare procedure formali per valutare il fabbisogno futuro di competenze dell’impresa

 

D5

 

QL

1

Num

Interviste strutturate con i propri dipendenti per stabilire le loro necessità specifiche di formazione

 

D6

 

QL

1

Num

La programmazione della FPC nell’impresa comprende un piano o programma scritto di formazione

 

D7

 

QL

1

Num

Bilancio annuale di formazione, comprendente la FPC

 

D8

 

QL

1

Num

Misura della soddisfazione delle persone che hanno seguito una formazione

 

D9

 

QL

1

Num

Al termine della formazione, verifica dell’effettivo raggiungimento degli obiettivi perseguiti

 

D10

 

QL

1

Num

Valutazione del comportamento professionale dei partecipanti e dell’evoluzione delle loro prestazioni a seguito della formazione

 

D11

 

QL

1

Num

Misura mediante indicatori dell’incidenza della formazione sulle prestazioni dell’azienda

 

D12

 

QL

1

Num

Accordi nazionali, settoriali o altri tra parti sociali che hanno influenzato i piani, le politiche e le pratiche nel campo della FPC

 

D13

 

QL

1

Num

Esistenza di una struttura formale

 

D13a

 

QL

1

Num

Ruolo della struttura formale — Fissazione di obiettivi e priorità per le attività di FPC

 

D13b

 

QL

1

Num

Ruolo della struttura formale — Determinazione dei criteri di selezione dei soggetti invitati a partecipare alla FPC

 

D13c

 

QL

1

Num

Ruolo della struttura formale — Tema dell’attività di FPC

 

D13d

 

QL

1

Num

Ruolo della struttura formale — Determinazione del bilancio relativo alla FPC

 

D13e

 

QL

1

Num

Ruolo della struttura formale — Procedura di selezione dei fornitori esterni di FPC

 

D13f

 

QL

1

Num

Ruolo della struttura formale — Valutazione dei risultati della formazione

 

D14a

 

QL

1

Num

Servizio pubblico di consulenza finalizzato a determinare i fabbisogni di formazione e/o a elaborare piani di formazione

 

D14b

 

QL

1

Num

Sovvenzioni destinate a ridurre il costo della formazione dei dipendenti

 

D14c

 

QL

1

Num

Defiscalizzazione delle spese di formazione dei dipendenti

 

D14d

 

QL

1

Num

Procedure per garantire la qualità degli istruttori (ad esempio registri nazionali, valutazione ecc.)

 

D14e

 

QL

1

Num

Norme e strutture riconosciute per le qualificazioni e la certificazione

 

D15a

 

QL

1

Num

Costo elevato dei corsi di FPC

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15b

 

QL

1

Num

Mancanza di idonei corsi di FPC sul mercato

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15c

 

QL

1

Num

Difficoltà di valutazione dei fabbisogni di FPC dell’impresa

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15d

 

QL

1

Num

Un’intensa attività di formazione è stata svolta in un anno precedente

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15e

 

QL

1

Num

Elevato carico di lavoro e limitato tempo disponibile dei dipendenti

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15f

 

QL

1

Num

Il livello attuale di formazione corrisponde alle necessità dell’impresa

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15g

 

QL

1

Num

Maggiore importanza attribuita alla FPI rispetto alla FPC

Max 3 — Non in ordine di priorità

D15h

 

QL

1

Num

Altre ragioni

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1a

 

QL

1

Num

Le qualifiche e competenze esistenti corrispondono alle necessità attuali dell’impresa

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1b

 

QL

1

Num

La strategia preferita dall’impresa è stata di assumere personale in possesso delle qualifiche e competenze necessarie

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1c

 

QL

1

Num

L’impresa ha avuto difficoltà a valutare i suoi fabbisogni di FPC

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1d

 

QL

1

Num

Assenza di idonei corsi di FPC sul mercato

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1e

 

QL

1

Num

Costo dei corsi di FPC troppo elevato per l’impresa

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1f

 

QL

1

Num

L’impresa ha preferito concentrarsi sulla FPI piuttosto che sulla FPC

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1g

 

QL

1

Num

Un investimento in FPC è stato effettuato in un anno precedente e non è stato necessario ripeterlo nel 2005

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1h

 

QL

1

Num

I dipendenti non hanno avuto tempo di partecipare ad attività di FPC

Max 3 — Non in ordine di priorità

E1i

 

QL

1

Num

Altre ragioni

Max 3 — Non in ordine di priorità

F1tot05

Core

QT

6

Num

Numero totale di partecipanti ad attività di FPI nell’impresa nel 2005

Variabile base — Valore mancante non ammesso — Imputazione non ammessa

F1m05

 

QT

6

Num

Numero totale di uomini partecipanti ad attività di FPI nell’impresa nel 2005

 

F1f05

 

QT

6

Num

Numero totale di donne partecipanti ad attività di FPI nell’impresa nel 2005

 

F2aflag

 

QL

1

Num

Flag — Costo individuale del lavoro per la FPI

 

F2a

 

QT

10

Num

Costi FPI — Costo del lavoro per le persone iscritte ad un’attività di FPI

In euro

F2bflag

 

QL

1

Num

Flag — Altri costi FPI

 

F2b

 

QT

10

Num

Costi FPI — Altri costi — Onorari, spese di viaggio, materiale didattico, costo dei centri di formazione, ecc.

In euro

F2cflag

 

QL

1

Num

Flag — Costo del lavoro per l’istruttore FPI

Variabile facoltativa

F2c

 

QT

10

Num

Costi FPI — Costo del lavoro per gli istruttori FPI

Variabile facoltativa — In euro

F3aflag

 

QL

1

Num

Flag — Contributi FPI

 

F3a

 

QT

10

Num

Contributi FPI

In euro

F3bflag

 

QL

1

Num

Flag — Entrate FPI

 

F3b

 

QT

10

Num

Entrate FPI

In euro

F2tot

Key

QT

10

Num

Totale costi FPI (F2b + F3a – F3b)

Variabile chiave — Valore mancante non ammesso — In euro


ALLEGATO II

CAMPIONE

1)

Il registro di imprese utilizzato a fini statistici di cui al regolamento (CEE) n. 2186/93 del Consiglio (1), costituisce di norma la principale fonte della base di campionamento. Da tale base è estratto un campione aleatorio stratificato di imprese, rappresentativo a livello nazionale.

2)

Il campione è stratificato per categorie NACE e classi di dimensione secondo i criteri minimi seguenti:

20 categorie NACE rev. 1.1 [C, D (15-16, 17-19, 21-22, 23-26, 27-28, 29-33, 34-35, 20 + 36-37), E, F, G (50, 51, 52), H, I (60-63, 64), J (65-66, 67), K + O];

3 classi di dimensione delle imprese, secondo il numero di persone occupate: (10-49) (50-249) (250 e più).

3)

La dimensione del campione è calcolata in modo da assicurare che il valore massimo della semilunghezza dell’intervallo di confidenza al 95 % sia di 0,2 per i parametri stimati, che sono una proporzione delle «imprese formatrici» (tenuto conto del tasso di mancata risposta nel campione) per ciascuno dei 60 elementi stratificati determinati sopra.

4)

Per determinare la dimensione del campione può essere utilizzata la seguente formula:

nh = 1/[c2 . teh + 1/Nh] / rh

dove:

nh

=

il numero di unità di campionamento nella cella di strato h

rh

=

il tasso di risposta previsto nella cella di strato h

c

=

il valore massimo della semilunghezza dell’intervallo di confidenza

teh

=

la proporzione prevista di imprese formatrici nella cella di strato h

Nh

=

il numero totale di imprese (formatrici e no) nella cella di strato h.


(1)  GU L 196 del 5.8.1993, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).


ALLEGATO III

Principi di imputazione e ponderazione dei record

I paesi adottano tutte le misure atte a ridurre le mancate risposte parziali e totali. Prima di ricorrere all’imputazione, i paesi cercano, nei limiti del possibile, di utilizzare altre fonti di dati.

Le variabili di base, per le quali non sono ammessi valori mancanti e non è consentita l’imputazione, sono le seguenti:

A1, A2tot05, B1a, B1b, B2aflag, B2bflag, B2cflag, B2dflag, B2eflag, F1tot05.

Le variabili chiave, per le quali occorre cercare con ogni mezzo di evitare i valori mancanti e per le quali è raccomandata l’imputazione, sono le seguenti:

A2tot04, A4, A5, C1tot, C3tot, C4tot, C7sub, C7tot, PAC, F2tot.

In caso di mancata risposta parziale, l’imputazione è raccomandata nei seguenti limiti generali (gli esperti degli Stati membri devono in ogni caso attenersi al loro giudizio professionale nell’applicare queste regole):

1)

quando un record contiene meno del 50 % delle variabili presentate, è di norma considerato come una mancata risposta totale;

2)

per una cella NACE/dimensione, non sono ammesse imputazioni se per più del 50 % delle imprese rispondenti la percentuale di dati mancanti è superiore al 25 % delle variabili quantitative;

3)

per una cella NACE/dimensione, l’imputazione di una variabile quantitativa non è ammessa se la proporzione di imprese rispondenti per tale variabile è inferiore al 50 %;

4)

per una cella NACE/dimensione data, l’imputazione di una variabile qualitativa non è ammessa se la proporzione di imprese rispondenti per tale variabile è inferiore all’80 %.

Le variabili quantitative e qualitative sono indicate nell’allegato I.

Ogni deroga a questi principi è esaurientemente documentata e giustificata nella relazione nazionale sulla qualità.

Gli Stati membri calcolano e trasmettono un fattore di ponderazione da applicare ad ogni record di dati, insieme a ogni variabile ausiliaria utilizzata per calcolare tale fattore. Le variabili ausiliarie devono essere registrate come variabili EXTRA1, EXTRA2, EXTRA3 secondo il caso. Il metodo adottato per determinare i fattori di ponderazione è dettagliato nella relazione sulla qualità.


ALLEGATO IV

Formato e regole di trasmissione dei file di dati

I dati sono trasmessi alla Commissione (Eurostat) in forma elettronica tramite un’applicazione software di trasmissione dati sicura (STADIUM/EDAMIS) messa a disposizione dalla Commissione (Eurostat).

I paesi trasmettono a ESTAT due serie di dati verificati:

a)

la serie di dati prima dell’imputazione, con le verifiche preliminari;

b)

la serie di dati dopo l’imputazione interamente verificata.

Le due serie di dati contengono le variabili specificate nell’allegato I.

I due file sono presentati in formato «comma separated variable» (.csv). Il primo record di ogni file contiene le «denominazioni delle variabili» indicate nell’allegato I. I record seguenti specificano i valori di tali variabili per ogni impresa rispondente.


ALLEGATO V

FORMATO DELLA RELAZIONE SULLA QUALITÀ

1.   PERTINENZA

Esecuzione dell’indagine e grado di corrispondenza delle statistiche alle necessità degli utenti attuali e potenziali.

Descrizione e classificazione degli utenti.

Necessità particolari di ciascuna categoria di utenti.

Valutazione della misura in cui tali necessità sono state soddisfatte.

2.   PRECISIONE

2.1.   Errori campionari

Descrizione del piano di campionamento e del campione realizzato.

Descrizione del calcolo delle ponderazioni definitive, compreso il modello di trattamento delle mancate risposte e le variabili ausiliarie utilizzate.

Stimatore utilizzato, ad esempio stimatore di Horvitz-Thompson.

Varianza delle stime secondo gli strati del campione.

Software di stima della varianza.

In particolare, la descrizione delle variabili ausiliarie o delle informazioni utilizzate, in modo da permettere ad Eurostat di ricalcolare le ponderazioni definitive, cosa necessaria per la stima della varianza.

In caso di analisi delle mancate risposte, descrizione delle distorsioni nel campione e nei risultati.

Tabelle da fornire (ripartite per categorie NACE e classi di dimensione secondo il piano di campionamento nazionale):

numero di imprese nella base di campionamento,

numero di imprese nel campione.

Tabelle da fornire (ripartite per categorie NACE e classi di dimensione secondo il piano di campionamento nazionale, ma con attribuzione secondo le caratteristiche osservate delle imprese):

Coefficienti di variazione (1) per le seguenti statistiche chiave:

numero totale di occupati,

numero totale di imprese che hanno realizzato attività di FPC,

rapporto tra il numero totale di imprese che hanno realizzato attività di FPC e numero totale di imprese,

numero totale di imprese che hanno organizzato corsi di FPC,

rapporto tra il numero totale di imprese che hanno organizzato corsi di FPC e numero totale di imprese,

numero totale di occupati in imprese che hanno realizzato attività di FPC,

numero totale di partecipanti a corsi di FPC,

rapporto tra il numero totale di partecipanti a corsi di FPC e il numero totale di occupati,

rapporto tra il numero totale di partecipanti a corsi di FPC e il numero totale di occupati in imprese che hanno realizzato attività di FPC,

costo totale dei corsi di FPC,

numero totale di imprese che realizzano attività di FPI,

numero totale di partecipanti ad attività di FPI,

costo totale della FPI,

rapporto tra il numero totale di imprese che realizzano attività di FPI e il numero totale di imprese.

2.2.   Errori non campionari

2.2.1.   Errori di copertura

Descrizione del registro utilizzato per il campionamento e della sua qualità generale.

Informazioni figuranti nel registro e loro frequenza d’aggiornamento.

Errori dovuti alle divergenze tra la base di campionamento e la popolazione e le sottopopolazioni oggetto di indagine (sovracopertura, sottocopertura, errori di classificazione).

Metodi utilizzati per ottenere queste informazioni.

Note relative al trattamento degli errori di classificazione.

Tabelle da fornire (ripartite per categorie NACE e classi di dimensione secondo il piano di campionamento nazionale, ma con attribuzione secondo le caratteristiche osservate delle imprese):

numero di imprese,

rapporto tra il numero di imprese per le quali gli strati osservati corrispondono agli strati di campionamento e il numero di imprese degli strati di campionamento. Indicare se si è tenuto conto delle variazioni di attività.

2.2.2.   Errori di misurazione

Se del caso, valutazione degli errori intervenuti nella fase della raccolta dei dati, dovuti ad esempio a:

Concezione del questionario (risultati dei pre-test o metodi di laboratorio, strategie d’interrogazione) — questionario da presentare in allegato.

Unità dichiarante/rispondente (reazioni dei rispondenti):

errori di memoria,

mancanza d’attenzione dei rispondenti,

effetti dell’età, dell’istruzione, ecc.,

errori di compilazione.

Sistema informativo del rispondente e uso degli archivi amministrativi (corrispondenza tra il concetto amministrativo e quello dell’indagine, ad esempio periodo di riferimento, disponibilità di dati individuali).

Modalità di raccolta dei dati (confronto di diversi metodi di raccolta dei dati).

Caratteristiche e comportamento dell’intervistatore:

caratteristiche socioeconomiche,

differenze nei modi di utilizzare il questionario,

differenze nell’assistenza prestata al rispondente,

studi o tecniche specifici concernenti la valutazione di questi errori.

Metodi utilizzati per ridurre questo tipo di errori.

Commenti dettagliati sui problemi posti dal questionario nel suo insieme o da particolari domande (commenti su tutte le variabili).

Descrizione e valutazione delle misure adottate per garantire una qualità elevata dei «partecipanti» e garantire che non siano raccolti dati su «eventi partecipanti».

2.2.3.   Errori di trattamento

Descrizione della procedura di editing dei dati.

Sistema e strumenti di trattamento utilizzati.

Errori dovuti a codifica, editing, ponderazione, tabulazione ecc.

Verifica della qualità ai livelli macro/micro.

Ripartizione delle correzioni e degli errori di edit in valori mancanti, errori e anomalie.

2.2.4.   Errori dovuti a mancate risposte

Descrizione delle misure adottate per quanto riguarda i «ricontatti».

Tasso di risposta totale e parziale.

Valutazione della mancata risposta totale.

Valutazione delle mancata risposta parziale.

Relazione completa sulle procedure d’imputazione, compresi i metodi di imputazione e/o di riponderazione.

Note metodologiche e risultati dell’analisi delle mancate risposte o di altri metodi di valutazione degli effetti delle mancate risposte.

Tabelle da fornire (ripartite per categorie NACE e classi di dimensione secondo il piano di campionamento nazionale, ma con attribuzione secondo le caratteristiche osservate delle imprese):

Tassi di risposta totale (2).

Tassi di risposta parziale (3) per le seguenti voci e per l’insieme dei rispondenti:

numero totale di ore di lavoro, per l’insieme dei rispondenti,

costo totale del lavoro, per l’insieme dei rispondenti.

Tassi di risposta parziale per le seguenti voci e per le imprese che offrono corsi di FPC:

corsi di FPC per gruppi d’età specifici, per le imprese che offrono corsi di FPC,

numero totale di partecipanti a corsi di FPC, uomini e donne, per le imprese che offrono corsi di FPC,

numero totale di ore dei corsi di FPC, uomini e donne, per le imprese che offrono corsi di FPC,

numero di ore dei corsi di FPC gestiti all’interno e all’esterno, per le imprese che offrono corsi di FPC,

costo totale dei corsi di FPC, per le imprese che offrono corsi di FPC.

Tassi di risposta parziale per le seguenti voci, per le imprese che offrono una FPI:

costo totale della FPI, per le imprese che offrono una FPI.

3.   ATTUALITÀ E PUNTUALITÀ

Tabella delle date in cui ciascuna delle seguenti fasi del progetto ha avuto inizio e si è conclusa:

raccolta dei dati,

invio dei questionari,

richiami e seguito,

interviste faccia a faccia,

controllo ed editing dei dati,

validazione e imputazione,

indagine sulle mancate risposte (se del caso),

stime,

trasmissione dei dati a Eurostat,

diffusione dei risultati nazionali.

4.   ACCESSIBILITÀ E CHIAREZZA

Risultati che sono stati o saranno comunicati alle imprese.

Piano di diffusione dei risultati.

Copia di ogni documento metodologico relativo alle statistiche fornite.

5.   COMPARABILITÀ

Ove opportuno e pertinente, i paesi esprimeranno le loro osservazioni su:

divergenze rispetto al questionario europeo,

eventuale collegamento con un’altra indagine a livello nazionale,

misura in cui l’indagine è stata realizzata utilizzando dati esistenti nei registri,

definizioni e raccomandazioni.

6.   COERENZA

Confronto delle statistiche relative allo stesso fenomeno o alla stessa variabile tratte da altre indagini o fonti.

Valutazione della coerenza con le statistiche sulla struttura delle imprese per la variabile «numero di persone occupate», in funzione delle categorie NACE e delle classi di dimensione.

Valutazione della coerenza della distribuzione per gruppo d’età delle persone occupate (A3a, A3b, A3c) con altre fonti di dati nazionali, in funzione delle categorie NACE e delle classi di dimensione (se disponibile).

Valutazione della coerenza della distribuzione per gruppo d’età dei partecipanti alla FPC (C2a, C2b, C2c) con altre fonti di dati nazionali, in funzione delle categorie NACE e delle classi di dimensione (se disponibile).

Tabelle da fornire (ripartite per categorie NACE e classi di dimensione secondo il piano di campionamento nazionale, ma con attribuzione secondo le caratteristiche osservate delle imprese):

numero di persone occupate secondo le statistiche sulla struttura delle imprese [codice 16.11.0 del regolamento (CE) n. 2700/98 della Commissione (4)],

numero di persone occupate secondo la IFPC3,

percentuale di differenza (SSI — IFPC3)/SSI,

numero di persone occupate per ogni gruppo d’età A3a, A3b ed A3c,

numero di persone occupate secondo un’altra fonte per ogni gruppo d’età,

percentuale di differenza per (A3x — altra fonte nazionale A3x)/A3x (dove x = a, b, c),

numero di partecipanti ad attività di FPC per ogni gruppo d’età C2a, C2b e C2c,

numero di partecipanti ad attività di FPC secondo un’altra fonte per ogni gruppo d’età,

percentuale di partecipanti ad attività di FPCc (C2x — altra fonte nazionale per C2x)/C2x (dove x = a, b, c).

7.   ONERE E BENEFICIO

Analisi dell’onere e del beneficio a livello nazionale, ad esempio prendendo in considerazione:

il tempo medio di risposta a ogni questionario,

domande e variabili che hanno posto problemi,

variabili che sono risultate più/meno utili per descrivere la FPC a livello nazionale,

grado di soddisfazione stimata o reale degli utenti dei dati a livello nazionale,

diversità dell’onere secondo la dimensione delle imprese,

sforzi compiuti per ridurre l’onere.


(1)  Il coefficiente di variazione è il rapporto tra la radice quadrata della varianza dello stimatore e il valore previsto. È stimato dal rapporto tra la radice quadrata della stima della varianza di campionamento e il valore stimato. La stima della varianza di campionamento deve tenere conto del piano di campionamento e delle variazioni degli strati.

(2)  Il tasso di risposta totale (per unità) è il rapporto tra il numero dei rispondenti che appartengono al campo dell’indagine e il numero dei questionari inviati alla popolazione selezionata.

(3)  Il tasso di risposta parziale (per variabile) per una variabile data è il rapporto tra il numero dei dati disponibili e il numero dei dati disponibili e mancanti (uguale al numero dei rispondenti che appartengono al campo dell’indagine).

(4)  GU L 344 del 18.12.1998, pag. 49. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1670/2003 (GU L 244 del 29.9.2003, pag. 74).


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/34


REGOLAMENTO (CE) N. 199/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

che modifica il regolamento (CE) n. 466/2001 che definisce i tenori massimi di taluni contaminanti presenti nelle derrate alimentari per quanto riguarda le diossine e i PCB diossina-simili

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CEE) n. 315/93 del Consiglio, dell’8 febbraio 1993, che stabilisce procedure comunitarie relative ai contaminanti nei prodotti alimentari (1), in particolare l’articolo 2, paragrafo 3,

considerando quanto segue:

(1)

Il regolamento (CE) n. 466/2001 della Commissione (2) definisce i tenori (livelli) massimi di taluni contaminanti presenti nelle derrate alimentari.

(2)

Il termine «diossine» di cui al presente regolamento indica un gruppo di 75 congeneri di policlorodibenzodiossine (PCDD) e 135 congeneri di policlorodibenzofurani (PCDF), 17 dei quali suscitano preoccupazioni tossicologiche. I policlorobifenili (PCB) costituiscono un gruppo di 209 congeneri diversi, che possono essere suddivisi in due gruppi in base alle loro proprietà tossicologiche: un piccolo numero presenta proprietà tossicologiche simili alle diossine e pertanto è spesso denominato «PCB diossina-simili». La maggior parte non presenta una tossicità affine a quella delle diossine, ma ha un diverso profilo tossicologico.

(3)

Ciascun congenere delle diossine o dei PCB diossina-simili presenta un diverso livello di tossicità. Per poter sommare la tossicità dei diversi congeneri, è stato introdotto il concetto di fattori di tossicità equivalente (TEF), in modo da agevolare la valutazione del rischio e il controllo legislativo. Ciò significa che i risultati analitici relativi a tutte le diossine e a tutti i PCB diossina-simili che suscitano preoccupazioni tossicologiche vengono espressi mediante un’unità quantificabile, ovvero in «tossicità equivalente di TCDD» (TEQ).

(4)

Il 30 maggio 2001, il comitato scientifico dell’alimentazione umana (SCF) ha adottato un parere sulla valutazione di rischio delle diossine e dei PCB diossina-simili nei prodotti alimentari, aggiornando il proprio parere del 22 novembre 2000, in base alle nuove informazioni scientifiche resesi disponibili nel frattempo (3). L’SCF ha fissato una dose settimanale tollerabile (TWI — Tolerable Weekly Intake) per le diossine e i PCB diossina-simili pari a 14 pg OMS-TEQ/kg peso corporeo. Le stime concernenti l’esposizione indicano che una notevole proporzione della popolazione comunitaria assume con l’alimentazione una dose superiore a quella tollerabile. Alcuni gruppi di popolazione in alcuni paesi potrebbero essere esposti ad un rischio più elevato a causa di particolari abitudini alimentari.

(5)

Da un punto di vista tossicologico, ogni livello fissato dovrebbe essere applicato sia alle diossine, sia ai PCB diossina-simili, ma nel 2001 si sono stabiliti livelli massimi solo per le diossine e non per i PCB diossina-simili, a causa dei dati molto limitati disponibili all’epoca sulla prevalenza dei PCB diossina-simili. Nel frattempo però si sono resi disponibili più dati sulla presenza dei PCB diossina-simili.

(6)

In conformità del regolamento (CE) n. 466/2001, la Commissione doveva riesaminare le disposizioni relative alle diossine alla luce dei nuovi dati sulla presenza di diossine e PCB diossina-simili, in particolare al fine di includere i PCB diossina-simili nei livelli da stabilire.

(7)

Tutti gli operatori della catena alimentare umana e animale devono continuare ad adoperarsi al massimo e a fare quanto necessario per limitare la presenza di diossine e PCB nei mangimi e nei prodotti alimentari. Il regolamento (CE) n. 466/2001 stabilisce pertanto che i livelli massimi applicabili siano nuovamente riesaminati entro il 31 dicembre 2006, al fine di ridurre significativamente i livelli massimi ed eventualmente fissare livelli massimi per altri prodotti alimentari. Visto il tempo necessario per ottenere dati di monitoraggio sufficienti a determinare tali livelli significativamente più bassi, occorre posticipare la data suddetta.

(8)

È proposto di fissare livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili espressi in equivalenti di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), utilizzando gli OMS-TEF, poiché questo è l’approccio più appropriato dal punto di vista tossicologico. Al fine di garantire un passaggio agevole, per un periodo di transizione dovrebbero continuare ad applicarsi i livelli attuali per le diossine oltre ai livelli nuovi fissati per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili. Gli alimenti di cui alla parte 5 dell’allegato I devono essere conformi, per tale periodo, ai livelli massimi per le diossine e ai livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili. Entro il 31 dicembre 2008 si vedrà se rinunciare al livello massimo separato per le diossine.

(9)

È estremamente importante che i risultati analitici siano riferiti e interpretati in modo uniforme per assicurare un’attuazione armonizzata in tutta la Comunità. La direttiva 2002/69/CE della Commissione, del 26 luglio 2002, che stabilisce i metodi di campionamento e d’analisi per il controllo ufficiale di diossine e la determinazione di PCB diossina-simili nei prodotti alimentari (4), stabilisce che la partita non è conforme al livello massimo fissato se il risultato analitico, confermato da una doppia analisi e calcolato come valore medio di almeno due determinazioni distinte, supera quasi certamente il livello massimo, tenuto conto dell’approssimazione della misurazione. Per la stima dell’incertezza ampliata si possono applicare diverse procedure (5).

(10)

Per incoraggiare un approccio proattivo alla riduzione delle diossine e dei PCB diossina-simili presenti negli alimenti e nei mangimi, la Commissione ha fissato livelli d’azione con la raccomandazione 2002/201/CE, del 4 marzo 2002, relativa alla riduzione della presenza di diossine, furani e PCB nei mangimi e negli alimenti (6). Tali livelli d’azione costituiscono uno strumento che consente alle autorità competenti e agli operatori di mettere in luce quei casi relativamente ai quali è opportuno individuare una fonte di contaminazione e adottare misure per ridurla o eliminarla. Poiché le fonti di diossine e PCB diossina-simili sono diverse, è opportuno determinare livelli d’azione separati per le diossine da una parte e i PCB diossina-simili dall’altra. Occorre pertanto modificare la raccomandazione 2002/201/CE.

(11)

Sono state concesse deroghe alla Finlandia e alla Svezia per quanto riguarda la commercializzazione di pesce originario della regione baltica e destinato al consumo sul territorio nazionale con livelli di diossina superiori a quelli di cui al punto 5.2 della parte 5 dell’allegato I del regolamento (CE) n. 466/2001. Detti Stati membri hanno adempiuto alle condizioni che prevedevano che i consumatori fossero debitamente informati sulle raccomandazioni alimentari. Ogni anno essi hanno comunicato alla Commissione i risultati del loro monitoraggio dei livelli di diossine nel pesce della regione baltica e hanno riferito in merito alle misure adottate per ridurre l’esposizione umana alle diossine nella regione baltica.

(12)

In base ai risultati del monitoraggio dei livelli di diossine e PCB diossina-simili effettuato dalla Finlandia e dalla Svezia, il periodo di transizione durante il quale si applicano le deroghe concesse a tali Stati membri dovrebbe essere esteso, ma tali deroghe dovrebbero essere limitate ad alcune specie ittiche. Le suddette deroghe si applicano ai livelli massimi previsti per le diossine e a quelli previsti per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili di cui al punto 5.2 della parte 5 dell’allegato I del regolamento (CE) n. 466/2001.

(13)

Per garantire la tutela dei consumatori, è importante e necessario ridurre l’esposizione dell’uomo alle diossine e ai PCB diossina-simili derivante dal consumo alimentare. Poiché la contaminazione dei prodotti alimentari è direttamente connessa con la contaminazione dei mangimi, occorre adottare un approccio integrato, al fine di ridurre l’incidenza della diossina e dei PCB diossina-simili lungo l’intera catena alimentare, ovvero dalle materie prime per mangimi fino agli esseri umani passando per gli animali da produzione alimentare. Per ridurre attivamente le diossine e i PCB diossina-simili nei mangimi e nei prodotti alimentari, si segue un approccio proattivo, di conseguenza i livelli massimi applicabili dovrebbero essere riesaminati entro un periodo di tempo stabilito allo scopo di fissare livelli più bassi. Entro il 31 dicembre 2008, pertanto, si vedrà se ridurre in modo significativo i livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili.

(14)

Gli operatori devono compiere sforzi per aumentare la propria capacità di rimuovere effettivamente le diossine, i furani e i PCB diossina-simili dall’olio di organismi marini. Il livello significativamente più basso cui pensare entro il 31 dicembre 2008 dovrebbe essere basato sulle possibilità tecniche della procedura di decontaminazione più efficace.

(15)

Per quanto riguarda la fissazione dei livelli massimi per altri prodotti alimentari entro il 31 dicembre 2008, dovrebbe essere riservata un’attenzione particolare alla necessità di fissare livelli massimi più bassi specifici per le diossine e i PCB diossina-simili negli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia, alla luce dei dati sul monitoraggio raccolti attraverso i programmi del 2005, 2006 e 2007 relativi al monitoraggio delle diossine e dei PCB diossina-simili negli alimenti per lattanti e bambini nella prima infanzia.

(16)

Il regolamento (CE) n. 466/2001 dovrebbe pertanto essere modificato.

(17)

Le misure di cui al presente regolamento sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 466/2001 è modificato come segue.

1)

L’articolo 1 è modificato come segue:

a)

Il paragrafo 1 bis è sostituito dal seguente:

«1 bis.   In deroga al paragrafo 1, la Finlandia e la Svezia sono autorizzate, per un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2011, a immettere sul mercato nazionale salmone (Salmo salar), aringhe (Clupea harengus), lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis), trote (Salmo trutta), salmerino (Salvelinus spp.) e uova di coregone bianco (Coregonus albula) provenienti dalla regione baltica, destinati al consumo nel loro territorio, con livelli di diossina e/o livelli della somma di diossine e PCB diossina-simili superiori a quelli stabiliti al punto 5.2 della parte 5 dell’allegato I, a condizione che ci sia un sistema che assicuri che i consumatori siano pienamente informati sulle raccomandazioni alimentari riguardo alle restrizioni al consumo di queste specie ittiche della regione baltica da parte di gruppi di popolazione identificati come vulnerabili per evitare rischi potenziali per la salute.

La Finlandia e la Svezia comunicano alla Commissione, entro il 31 marzo di ogni anno, i risultati del loro monitoraggio dei tenori di diossine e PCB diossina-simili nel pesce della regione baltica dell’anno precedente e riferiscono sulle misure adottate per ridurre l’esposizione umana alle diossine e ai PCB diossina-simili presenti nel pesce della regione baltica. La Finlandia e la Svezia continuano ad applicare le misure necessarie per garantire che il pesce e i prodotti ittici non conformi al punto 5.2 della parte 5 dell’allegato I non siano commercializzati in altri Stati membri».

b)

Il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:

«2.   I livelli massimi di cui all’allegato I si applicano alla parte commestibile degli alimenti in questione, salvo disposizioni contrarie nell’allegato stesso.»

2)

L’articolo 4 bis è sostituito dal seguente:

«Articolo 4 bis

In relazione alle diossine e alla somma di PCB diossina-simili nei prodotti di cui alla parte 5 dell’allegato I, è vietato:

a)

miscelare prodotti che rispettino i livelli massimi con prodotti in cui tali livelli massimi siano superati;

b)

utilizzare prodotti che non rispettino i livelli massimi quali ingredienti per la fabbricazione di altri prodotti alimentari.»

3)

All’articolo 5, il paragrafo 3 è soppresso.

4)

L’allegato I è modificato conformemente all’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 4 novembre 2006.

Per quanto riguarda i livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili, il presente regolamento non si applica ai prodotti immessi sul mercato prima del 4 novembre 2006 in conformità delle disposizioni applicabili. L’onere della prova della data di immissione sul mercato di tali prodotti incombe all’operatore commerciale del settore alimentare.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Markos KYPRIANOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 37 del 13.2.1993, pag. 1. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1882/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 284 del 31.10.2003, pag. 1).

(2)  GU L 77 del 16.3.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1822/2005 (GU L 293 del 9.11.2005, pag. 11).

(3)  Parere del comitato scientifico dell’alimentazione umana sulla valutazione di rischio delle diossine e dei PCB diossina-simili nei prodotti alimentari, adottato il 30 maggio 2001 — Aggiornamento basato sulle nuove informazioni scientifiche resesi disponibili dopo l’adozione del parere del comitato in data 22 novembre 2000 (http://europa.eu.int/comm/food/fs/sc/scf/out90_en.pdf).

(4)  GU L 209 del 6.8.2002, pag. 5. Direttiva modificata dalla direttiva 2004/44/CE (GU L 113 del 20.4.2004, pag. 17).

(5)  Informazioni sulle varie procedure per la stima dell’incertezza ampliata e sul valore dell’incertezza della misurazione si rinvia alla relazione Report on the relationship between analytical results, measurement uncertainty, recovery factors and the provisions of EU food and feed legislation — http://europa.eu.int/comm/food/food/chemicalsafety/contaminants/report-sampling_analysis_2004_en.pdf

(6)  GU L 67 del 9.3.2002, pag. 69.


ALLEGATO

La parte 5 dell’allegato I del regolamento (CE) n. 466/2001 è sostituita dal seguente testo:

«Parte 5.   Diossine — somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF), espressi in equivalenti di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) utilizzando gli OMS-TEF (fattori di tossicità equivalente, 1997), e somma di diossine e PCB diossina-simili [somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF) e policlorobifenili (PCB)], espressi in equivalenti di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) utilizzando gli OMS-TEF [fattori di tossicità equivalente, 1997 (1))

Prodotto alimentare

Livelli massimi

Somma di diossine e furani (OMS-PCDD/F-TEQ) (2)

Livelli massimi

Somma di diossine, furani e PCB diossina-simili (OMS-PCDD/F-PCB-TEQ) (2)

Metodi di campionamento e criteri di rendimento per i metodi di analisi

5.1.1.

Carni e prodotti a base di carne (3)

 

 

Direttiva 2002/69/CE (5)

di ruminanti (bovini, ovini)

3,0 pg/g grasso (4)

4,5 pg/g grasso (4)

di pollame e selvaggina d’allevamento

2,0 pg/g grasso (4)

4,0 pg/g grasso (4)

di suini

1,0 pg/g grasso (4)

1,5 pg/g grasso (4)

5.1.2.

Fegato e prodotti derivati da animali terrestri

6,0 pg/g grasso (4)

12,0 pg/g grasso (4)

5.2.

Muscolo di pesce e prodotti della pesca e loro derivati ad eccezione dell’anguilla (6), (7)

4,0 pg/g peso fresco

8,0 pg/g peso fresco

Direttiva 2002/69/CE (5)

Muscolo di anguilla (Anguilla anguilla) e prodotti derivati

4,0 pg/g peso fresco

12,0 pg/g peso fresco

5.3.

Latte (8) e prodotti lattiero-caseari, compreso il grasso butirrico

3,0 pg/g grasso (4)

6,0 pg/g grasso (4)

Direttiva 2002/69/CE (5)

5.4.

Uova di gallina e ovoprodotti (9)

3,0 pg/g grasso (4)

6,0 pg/g grasso (4)

Direttiva 2002/69/CE (5)

5.5.

Oli e grassi

 

 

Direttiva 2002/69/CE (5)

Grasso animale

 

 

– –

di ruminanti

3,0 pg/g grasso

4,5 pg/g grasso

– –

di pollame e selvaggina d’allevamento

2,0 pg/g grasso

4,0 pg/g grasso

– –

di suini

1,0 pg/g grasso

1,5 pg/g grasso

– –

miscele di grassi animali

2,0 pg/g grasso

3,0 pg/g grasso

Oli e grassi vegetali

0,75 pg/g grasso

1,5 pg/g grasso

olio di organismi marini (olio estratto dal corpo del pesce, dal suo fegato e oli di altri organismi marini destinati al consumo umano)

2,0 pg/g grasso

10,0 pg/g grasso


(1)  OMS TEF per la valutazione dei rischi per l’uomo in base alle conclusioni della riunione dell’Organizzazione mondiale della sanità tenutasi a Stoccolma il 15-18 giugno 1997 [Van den Berg et al., (1998) Toxic Equivalency Factors (TEFs) for PCBs, PCDDs, PCDFs for Humans and for Wildlife. Environmental Health Perspectives, 106(12), 775].

Image

(2)  Concentrazioni upper bound: le concentrazioni upper bound vengono calcolate ipotizzando che tutti i valori dei vari congeneri inferiori al limite di determinazione siano pari al limite di determinazione.

(3)  Carne di bovini, ovini, suini, pollame e selvaggina d’allevamento come da allegato I del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 139 del 30.4.2004; rettifica nella GU L 226 del 25.6.2004, pag. 22), escluse però le frattaglie commestibili di cui a tale allegato.

(4)  I livelli massimi non sono applicabili a prodotti alimentari con un livello di grasso < 1 %.

(5)  GU L 209 del 6.8.2002, pag. 5. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2004/44/CE (GU L 113 del 20.4.2004, pag. 17).

(6)  Muscolo di pesce e prodotti della pesca secondo quanto definito alle categorie a), b), c), e) ed f) dell’elenco che figura all’articolo 1 del regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio (GU L 17 del 21.1.2000, pag. 22. Regolamento modificato dall’atto di adesione del 2003). Il livello massimo si applica ai crostacei, escluse le carni scure del granchio e le carni della testa e del torace di aragosta e di analoghi grossi crostacei (Nephropidae e Palinuridae), nonché ai cefalopodi senza visceri.

(7)  Se il pesce è destinato ad essere consumato intero, il livello massimo si applica all’intero pesce.

(8)  Latte [latte crudo, latte per la produzione di prodotti a base di latte e latte trattato termicamente di cui all’allegato I del regolamento (CE) n. 853/2004].

(9)  Uova di gallina e ovoprodotti di cui all’allegato I del regolamento (CE) n. 853/2004.»


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/39


REGOLAMENTO (CE) N. 200/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

che modifica i prezzi rappresentativi e gli importi dei dazi addizionali all'importazione per taluni prodotti del settore dello zucchero, fissati dal regolamento (CE) n. 1011/2005, per la campagna 2005/2006

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1260/2001 del Consiglio, del 19 giugno 2001, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (1),

visto il regolamento (CE) n. 1423/95 della Commissione, del 23 giugno 1995, che stabilisce le modalità di applicazione per l'importazione dei prodotti del settore dello zucchero diversi dai melassi (2), in particolare l'articolo 1, paragrafo 2, secondo comma, seconda frase, e l'articolo 3, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

Gli importi dei prezzi rappresentativi e dei dazi addizionali applicabili all'importazione di zucchero bianco, di zucchero greggio e di alcuni sciroppi per la campagna 2005/2006 sono stati fissati dal regolamento (CE) n. 1011/2005 della Commissione (3). Questi prezzi e dazi sono stati modificati da ultimo dal regolamento (CE) n. 159/2006 della Commissione (4).

(2)

I dati di cui dispone attualmente la Commissione inducono a modificare i suddetti importi, conformemente alle regole e alle modalità previste dal regolamento (CE) n. 1423/95,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

I prezzi rappresentativi e i dazi addizionali applicabili all'importazione dei prodotti di cui all'articolo 1, del regolamento (CE) n. 1423/95, fissati dal regolamento (CE) n. 1011/2005 per la campagna 2005/2006, sono modificati e figurano all’allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 4 febbraio 2006.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

J. L. DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 178 del 30.6.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 39/2004 della Commissione (GU L 6 del 10.1.2004, pag. 16).

(2)  GU L 141 del 24.6.1995, pag. 16. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 624/98 (GU L 85 del 20.3.1998, pag. 5).

(3)  GU L 170 dell'1.7.2005, pag. 35.

(4)  GU L 25 del 28.1.2006, pag. 19.


ALLEGATO

Importi modificati dei prezzi rappresentativi e dei dazi addizionali all'importazione di zucchero bianco, di zucchero greggio e dei prodotti del codice NC 1702 90 99 applicabili dal 4 febbraio 2006

(EUR)

Codice NC

Prezzi rappresentativi per 100 kg netti di prodotto

Dazio addizionale per 100 kg netti di prodotto

1701 11 10 (1)

38,81

0,00

1701 11 90 (1)

38,81

3,26

1701 12 10 (1)

38,81

0,00

1701 12 90 (1)

38,81

2,96

1701 91 00 (2)

37,27

6,60

1701 99 10 (2)

37,27

3,16

1701 99 90 (2)

37,27

3,16

1702 90 99 (3)

0,37

0,30


(1)  Fissazione per la qualità tipo definita all'allegato I, punto II, del regolamento (CE) n. 1260/2001 del Consiglio (GU L 178 del 30.6.2001, pag. 1).

(2)  Fissazione per la qualità tipo definita all'allegato I, punto I, del regolamento (CE) n. 1260/2001.

(3)  Fissazione per 1 % di tenore in saccarosio.


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/41


REGOLAMENTO (CE) N. 201/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

che modifica le restituzioni all'esportazione dello zucchero bianco e dello zucchero greggio come tali, fissate dal regolamento (CE) n. 186/2006

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il regolamento (CE) n. 1260/2001 del Consiglio, del 19 giugno 2001, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero (1), in particolare l'articolo 27, paragrafo 5, terzo comma,

considerando quanto segue:

(1)

Le restituzioni applicabili all'esportazione dello zucchero bianco e dello zucchero greggio come tali sono state fissate dal regolamento (CE) n. 186/2006 della Commissione (2)

(2)

Poiché i dati di cui la Commissione dispone attualmente differiscono da quelli esistenti al momento dell’adozione del regolamento (CE) n. 186/2006, è opportuno modificare tali restituzioni,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Le restituzioni all'esportazione dei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (CE) n. 1260/2001, come tali e non denaturati, fissate dal regolamento (CE) n. 186/2006 sono modificate e figurano nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 4 febbraio 2006.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Mariann FISCHER BOEL

Membro della Commissione


(1)  GU L 178 del 30.6.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 39/2004 della Commissione (GU L 6 del 10.1.2004, pag. 16).

(2)  GU L 31 del 3.2.2006, pag. 7.


ALLEGATO

IMPORTI MODIFICATI DELLE RESTITUZIONI ALL'ESPORTAZIONE DELLO ZUCCHERO BIANCO E DELLO ZUCCHERO GREGGIO COME TALI, APPLICABILI A PARTIRE DAL 4 FEBBRAIO 2006 (1)

Codice prodotto

Destinazione

Unità di misura

Importo delle restituzioni

1701 11 90 9100

S00

EUR/100 kg

26,02 (2)

1701 11 90 9910

S00

EUR/100 kg

24,27 (2)

1701 12 90 9100

S00

EUR/100 kg

26,02 (2)

1701 12 90 9910

S00

EUR/100 kg

24,27 (2)

1701 91 00 9000

S00

EUR/1 % di saccarosio × 100 kg prodotto netto

0,2829

1701 99 10 9100

S00

EUR/100 kg

28,29

1701 99 10 9910

S00

EUR/100 kg

26,39

1701 99 10 9950

S00

EUR/100 kg

26,39

1701 99 90 9100

S00

EUR/1 % di saccarosio × 100 kg prodotto netto

0,2829

NB: I codici dei prodotti e i codici delle destinazioni della serie «A», sono definiti nel regolamento (CEE) n. 3846/87 della Commissione (GU L 366 del 24.12.1987, pag. 1), modificato.

I codici numerici delle destinazioni sono definiti nel regolamento (CE) n. 2081/2003 della Commissione (GU L 313 del 28.11.2003, pag. 11).

Le altre destinazioni sono definite nel seguente modo:

S00

:

tutte le destinazioni (paesi terzi, altri territori, approvvigionamento e destinazioni assimilate ad un'esportazione fuori dalla Comunità), ad esclusione dell'Albania, della Croazia, della Bosnia-Erzegovina, della Serbia e Montenegro (Compreso il Kosovo, quale definito nella risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999) e dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, tranne che per lo zucchero incorporato nei prodotti di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), del regolamento (CE) n. 2201/96 del Consiglio (GU L 297 del 21.11.1996, pag. 29).


(1)  I tassi indicati nel presente allegato non si applicano a partire dal 1o febbraio 2005 ai sensi della decisione 2005/45/CE del Consiglio, del 22 dicembre 2004, relativa alla conclusione e all'applicazione provvisoria dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera che modifica l'accordo tra la Comunità economica europea e la Confederazione svizzera del 22 luglio 1972 per quanto riguarda le disposizioni applicabili ai prodotti agricoli trasformati (GU L 23 del 26.1.2005, pag. 17).

(2)  Il presente importo è applicabile allo zucchero greggio che ha un rendimento del 92 %. Se il rendimento dello zucchero greggio esportato differisce dal 92 %, l'importo della restituzione applicabile è calcolato in conformità delle disposizioni dell'articolo 28, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1260/2001.


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/43


REGOLAMENTO (CE) N. 202/2006 DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

che fissa il prezzo del mercato mondiale del cotone non sgranato

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

visto il protocollo n. 4 concernente il cotone, allegato all'atto di adesione della Grecia, modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 1050/2001 del Consiglio (1),

visto il regolamento (CE) n. 1051/2001 del Consiglio, del 22 maggio 2001, relativo all'aiuto alla produzione di cotone (2), in particolare l'articolo 4,

considerando quanto segue:

(1)

A norma dell'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1051/2001, si procede periodicamente alla fissazione del prezzo del mercato mondiale del cotone non sgranato in base al prezzo del mercato mondiale constatato per il cotone sgranato, tenendo conto del rapporto storico riscontrabile tra il prezzo preso in considerazione per il cotone sgranato e quello calcolato per il cotone non sgranato. Tale rapporto storico è stato fissato all'articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1591/2001 della Commissione, del 2 agosto 2001, recante modalità di applicazione del regime di aiuti per il cotone (3). Qualora non sia possibile stabilire il prezzo del mercato mondiale secondo tali modalità, tale prezzo viene stabilito in base all'ultimo prezzo fissato.

(2)

A norma dell'articolo 5 del regolamento (CE) n. 1051/2001, il prezzo del mercato mondiale del cotone sgranato è fissato per un prodotto rispondente a determinate caratteristiche e tenendo conto delle offerte e delle quotazioni che, tra quelle considerate rappresentative della tendenza reale del mercato, appaiano le più favorevoli. Per fissare il prezzo suddetto si calcola una media delle offerte e delle quotazioni rilevate in una o più borse europee rappresentative per un prodotto reso cif a un porto della Comunità, in provenienza dai vari paesi fornitori considerati più rappresentativi per il commercio internazionale. Tuttavia sono previsti degli adattamenti a tali criteri per la determinazione del prezzo del mercato mondiale del cotone sgranato, per tener conto delle differenze giustificate dalla qualità del prodotto consegnato o dalla natura delle offerte e delle quotazioni. Tali adattamenti sono fissati all'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1591/2001.

(3)

L'applicazione dei criteri sopra descritti induce a fissare il prezzo mondiale del cotone non sgranato al livello indicato nel presente regolamento,

HA ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il prezzo del mercato mondiale del cotone non sgranato, di cui all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1051/2001, è fissato a 24,357 EUR/100 kg.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il 4 febbraio 2006.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

J. L. DEMARTY

Direttore generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale


(1)  GU L 148 dell'1.6.2001, pag. 1.

(2)  GU L 148 dell'1.6.2001, pag. 3.

(3)  GU L 210 del 3.8.2001, pag. 10. Regolamento modificato dal regolamento (CE) n. 1486/2002 (GU L 223 del 20.8.2002, pag. 3).


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/44


DIRETTIVA 2006/13/CE DELLA COMMISSIONE

del 3 febbraio 2006

che modifica gli allegati I e II della direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle sostanze indesiderabili nell’alimentazione degli animali per quanto riguarda le diossine e i PCB diossina-simili

(Testo rilevante ai fini del SEE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la direttiva 2002/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 maggio 2002, relativa alle sostanze indesiderabili nell’alimentazione degli animali (1), in particolare l’articolo 8, paragrafo 1,

considerando quanto segue:

(1)

La direttiva 2002/32/CE vieta la messa in circolazione e l’uso di prodotti destinati ai mangimi che contengono livelli di sostanze indesiderabili superiori ai livelli massimi di cui all’allegato I della direttiva stessa.

(2)

Il termine «diossine» di cui alla presente direttiva indica un gruppo di 75 congeneri di policlorodibenzodiossine (PCDD) e 135 congeneri di policlorodibenzofurani (PCDF), 17 dei quali suscitano preoccupazioni tossicologiche. I policlorobifenili (PCB) costituiscono un gruppo di 209 congeneri diversi, che possono essere suddivisi in due gruppi in base alle loro proprietà tossicologiche: 12 congeneri presentano proprietà tossicologiche analoghe a quelle delle diossine e per questo sono spesso denominati «PCB diossina-simili». Gli altri PCB non presentano una tossicità affine a quella delle diossine, ma hanno un altro profilo tossicologico.

(3)

Ciascun congenere delle diossine o dei PCB diossina-simili presenta un diverso livello di tossicità. Per poter sommare la tossicità dei diversi congeneri, è stato introdotto il concetto di fattori di tossicità equivalente (TEF), in modo da agevolare la valutazione del rischio e il controllo legislativo. Ciò significa che i risultati analitici relativi a ciascuno dei 17 singoli congeneri di diossine e ai 12 congeneri di PCB diossina-simili vengono espressi mediante un’unità quantificabile, ovvero in «concentrazione di tossicità equivalente di TCDD» (TEQ).

(4)

Il 30 maggio 2001, il comitato scientifico dell’alimentazione umana (SCF) ha adottato un parere sulla valutazione di rischio delle diossine e dei PCB diossina-simili nei prodotti alimentari, aggiornando il proprio parere del 22 novembre 2000, in base alle nuove informazioni scientifiche resesi disponibili nel frattempo (2). L’SCF ha fissato una dose settimanale tollerabile (TWI — Tolerable Weekly Intake) per le diossine e i PCB diossina-simili pari a 14 pg OMS-TEQ/kg peso corporeo. Le stime concernenti l’esposizione indicano che una notevole proporzione della popolazione comunitaria assume con l’alimentazione una dose superiore a quella tollerabile. Alcuni gruppi di popolazione in alcuni paesi potrebbero essere esposti a un rischio più elevato a causa di particolari abitudini alimentari.

(5)

Più del 90 % dell’esposizione umana alla diossina e ai PCB diossina-simili deriva dagli alimenti. Ai prodotti alimentari di origine animale è riconducibile l’80 % circa dell’esposizione complessiva. La concentrazione di diossina e PCB diossina-simili presente negli animali è dovuta principalmente ai mangimi. Per tale motivo i mangimi, e in certi casi il terreno, suscitano preoccupazione in quanto fonti potenziali di diossine e PCB diossina-simili.

(6)

Il comitato scientifico per l’alimentazione animale (SCAN) è stato invitato a fornire un parere sulle fonti di contaminazione dei mangimi dovuta alle diossine e ai PCB, compresi i PCB diossina-simili, sull’esposizione degli animali destinati alla produzione di alimenti alle diossine e ai PCB, sul passaggio di tali composti negli alimenti di origine animale e sull’impatto che le diossine e i PCB presenti nei mangimi hanno sulla salute animale. Lo SCAN ha adottato un parere il 6 novembre 2000. Esso ha individuato nelle farine di pesce e nell’olio di pesce i materiali componenti dei mangimi più pesantemente contaminati. I grassi animali costituiscono il secondo materiale più contaminato. Tutti gli altri materiali componenti di mangimi di origine animale e vegetale presentano livelli relativamente bassi di contaminazione da diossina. I foraggi presentano un’ampia gamma di contaminazione da diossina a seconda della località, del grado di contaminazione a causa del terreno e dell’esposizione a fonti di inquinamento atmosferico. Lo SCAN ha raccomandato, tra l’altro, di prestare particolare attenzione a ridurre l’impatto dei materiali per mangimi più gravemente contaminati sulla contaminazione alimentare complessiva.

(7)

Anche se da un punto di vista tossicologico il livello massimo dovrebbe essere applicato sia alle diossine sia ai PCB diossina-simili, si sono stabiliti livelli massimi solo per le diossine e non per i PCB diossina-simili, a causa dei dati molto limitati disponibili all’epoca sulla prevalenza dei PCB diossina-simili. Nel frattempo però si sono resi disponibili più dati sulla presenza dei PCB diossina-simili.

(8)

In conformità della direttiva 2002/32/CE, la Commissione doveva riesaminare le disposizioni relative alle diossine per la prima volta entro il 2004, alla luce dei nuovi dati sulla presenza di diossine e PCB diossina-simili, in particolare al fine di includere i PCB diossina-simili nei livelli da stabilire.

(9)

Tutti gli operatori della catena alimentare umana e animale devono continuare ad adoperarsi al massimo e a fare quanto necessario per limitare la presenza di diossine e PCB nei mangimi e nei prodotti alimentari. La direttiva 2002/32/CE stabilisce pertanto che i livelli massimi applicabili siano nuovamente riesaminati entro il 31 dicembre 2006, al fine di ridurre significativamente i livelli massimi. Visto il tempo necessario per ottenere dati di monitoraggio sufficienti a determinare tali livelli significativamente più bassi, occorre posticipare la data suddetta.

(10)

Si propone di fissare livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili espressi in equivalenti di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), utilizzando gli OMS-TEF, poiché questo è l’approccio più appropriato dal punto di vista tossicologico. Al fine di garantire un passaggio agevole, per un periodo di transizione dovrebbero continuare ad applicarsi i livelli attuali per le diossine oltre ai livelli nuovi fissati per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili. Il livello massimo separato per le diossine (PCDD/F) rimane applicabile per un periodo di transizione. I prodotti destinati ai mangimi per animali di cui al punto 27 bis devono essere conformi, per tale periodo, ai livelli massimi per le diossine e ai livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili. Entro il 31 dicembre 2008 si vedrà se rinunciare al livello massimo separato per le diossine.

(11)

È estremamente importante che i risultati analitici siano riferiti e interpretati in modo uniforme per assicurare un’attuazione armonizzata in tutta la Comunità. La direttiva 2002/70/CE della Commissione, del 26 luglio 2002, che stabilisce i requisiti per la determinazione dei livelli di diossine e PCB diossina-simili nei mangimi (3), prevede che una partita non è conforme al livello massimo fissato se il risultato analitico, confermato da una doppia analisi e calcolato come valore medio di almeno due determinazioni distinte, supera quasi certamente il livello massimo, tenuto conto dell’approssimazione della misurazione. Per la stima dell’incertezza ampliata della misurazione, si possono applicare diverse procedure (4).

(12)

Nell’ambito di applicazione della direttiva 2002/32/CE rientra la possibilità di stabilire livelli massimi per le sostanze indesiderabili negli additivi per mangimi. Poiché sono stati trovati alti livelli di diossina negli oligoelementi, occorre stabilire un livello massimo per le diossine e la somma di diossine e PCB diossina-simili per tutti gli additivi appartenenti al gruppo funzionale dei composti di oligoelementi, inoltre i livelli massimi dovrebbero essere estesi a tutti gli additivi appartenenti al gruppo funzionale dei leganti e degli antiagglomeranti, nonché alle premiscele.

(13)

Per incoraggiare un approccio proattivo alla riduzione delle diossine e dei PCB diossina-simili presenti negli alimenti e nei mangimi, la Commissione ha fissato livelli d’azione con la raccomandazione 2002/201/CE, del 4 marzo 2002, relativa alla riduzione della presenza di diossine, furani e PCB nei mangimi e negli alimenti (5). Tali livelli d’azione costituiscono uno strumento che consente alle autorità competenti e agli operatori di mettere in luce quei casi relativamente ai quali è opportuno individuare una fonte di contaminazione e adottare misure per ridurla o eliminarla. Poiché le fonti di diossine e PCB diossina-simili sono diverse, è opportuno determinare livelli d’azione separati per le diossine da una parte e i PCB diossina-simili dall’altra.

(14)

La direttiva 2002/32/CE prevede la possibilità di fissare livelli d’azione. I livelli d’azione pertanto dovrebbero essere trasferiti dalla raccomandazione 2002/201/CE all’allegato II della direttiva 2002/32/CE.

(15)

Per garantire la tutela dei consumatori, è importante e necessario ridurre l’esposizione dell’uomo alle diossine e ai PCB diossina-simili derivante dal consumo alimentare. Poiché la contaminazione dei prodotti alimentari è direttamente connessa con la contaminazione dei mangimi, occorre adottare un approccio integrato, al fine di ridurre l’incidenza della diossina e dei PCB diossina-simili lungo l’intera catena alimentare, ovvero dai prodotti destinati ai mangimi per animali fino agli esseri umani passando per gli animali da produzione alimentare. Per ridurre attivamente le diossine e i PCB diossina-simili nei mangimi e nei prodotti alimentari, si segue un approccio proattivo, di conseguenza i livelli massimi applicabili dovrebbero essere riesaminati entro un periodo di tempo stabilito allo scopo di fissare livelli più bassi. Entro il 31 dicembre 2008, pertanto, si vedrà se ridurre in modo significativo i livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili.

(16)

Gli operatori devono compiere sforzi per aumentare la propria capacità di decontaminazione e rimuovere effettivamente le diossine e i PCB diossina-simili dall’olio di pesce. Gli operatori devono compiere sforzi maggiori per investigare le diverse possibilità di rimuovere le diossine e i PCB diossina-simili dalle farine di pesce e dagli idrolisati proteici di pesce. Una volta che la tecnologia di decontaminazione sarà disponibile per le farine di pesce e gli idrolisati proteici di pesce, gli operatori dovranno fare sforzi per garantire una capacità di decontaminazione sufficiente. Per l’olio di pesce, le farine di pesce e gli idrolisati proteici di pesce, il livello significativamente più basso per la somma di diossine e PCB diossina-simili cui pensare entro il 31 dicembre 2008 dovrebbe essere basato sulle possibilità tecniche della procedura di decontaminazione più efficace ed economicamente sostenibile. Per quanto riguarda i mangimi per pesci, questo livello significativamente più basso dovrà essere determinato in base alle possibilità tecniche della procedura di decontaminazione più efficace ed economicamente sostenibile dell’olio di pesce e delle farine di pesce.

(17)

La procedura di estrazione utilizzata per l’analisi delle diossine e dei PCB diossina-simili ha una profonda influenza sul risultato analitico, in particolare per quanto riguarda i prodotti destinati ai mangimi di origine minerale, per cui è opportuno determinare, prima della data di applicazione, la procedura di estrazione da utilizzare per l’analisi delle diossine e dei PCB diossina-simili.

(18)

Occorre pertanto modificare la direttiva 2002/32/CE.

(19)

Le misure di cui alla presente direttiva sono conformi al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali,

HA ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Gli allegati I e II della direttiva 2002/32/CE sono modificati conformemente all’allegato della presente direttiva.

Articolo 2

1.   Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 4 novembre 2006. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni nonché una tavola di concordanza tra queste ultime e la presente direttiva.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.   Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 3 febbraio 2006.

Per la Commissione

Markos KYPRIANOU

Membro della Commissione


(1)  GU L 140 del 30.5.2002, pag. 10. Direttiva modificata da ultimo dalla direttiva 2005/87/CE (GU L 318 del 6.12.2005, pag. 19).

(2)  Parere del comitato scientifico dell’alimentazione umana sulla valutazione di rischio delle diossine e dei PCB diossina-simili nei prodotti alimentari, adottato il 30 maggio 2001 — Aggiornamento basato sulle nuove informazioni scientifiche resesi disponibili dopo l’adozione del parere del comitato in data 22 novembre 2000 (http://europa.eu.int/comm/food/fs/sc/scf/out90_en.pdf).

(3)  GU L 209 del 6.8.2002, pag. 15. Direttiva modificata dalla direttiva 2005/7/CE (GU L 27 del 29.1.2005, pag. 41).

(4)  Informazioni sulle varie procedure per la stima dell’incertezza ampliata e sul valore dell’incertezza della misurazione si rinvia alla relazione Report on the relationship between analytical results, measurement uncertainty, recovery factors and the provisions of EU food and feed legislation — http://europa.eu.int/comm/food/food/chemicalsafety/contaminants/report-sampling_analysis_2004_en.pdf

(5)  GU L 67 del 9.3.2002, pag. 69.


ALLEGATO

a)

Il punto 27 dell’allegato I della direttiva 2002/32/CE è sostituito dal seguente:

Sostanze indesiderabili

Prodotti destinati all’alimentazione degli animali

Contenuto massimo relativo a mangimi con un tasso di umidità del 12 %

(1)

(2)

(3)

«27 bis.

Diossine — somma di policlorodibenzo-para-diossine PCDD) e policlorodibenzofurani PCDF), espressi in equivalente di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità OMS), utilizzando gli OMS-TEF [fattori di tossicità equivalente, 1997 (1)]

a)

Componenti di mangimi di origine vegetale esclusi oli vegetali e sottoprodotti

0,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

b)

Oli di origine vegetale e loro sottoprodotti

0,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

c)

Materie prime per mangimi di origine minerale

1,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

d)

Grasso animale compresi i grassi del latte e delle uova

2,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

e)

Altri prodotti di animali terrestri compresi il latte ed i prodotti lattiero-caseari, nonché le uova e gli ovoprodotti

0,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

f)

Olio di pesce

6,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

g)

Pesce, altri animali acquatici, loro prodotti e sottoprodotti, ad eccezione dell’olio di pesce e degli idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso (4)

1,25 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

h)

Idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso

2,25 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

i)

Gli additivi argilla caolinitica, solfato di calcio diidrato, vermiculite, natrolite-fonolite, alluminati di calcio sintetici e clinoptilolite di origine sedimentaria appartenenti al gruppo funzionale degli agenti leganti e antiagglomeranti

0,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

j)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale dei composti di oligoelementi

1,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

k)

Premiscele

1,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

l)

Mangimi composti, ad eccezione dei mangimi per animali da pelliccia, per animali da compagnia e per pesci

0,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

m)

Mangimi per pesci.

Mangimi per animali da compagnia

2,25 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (2)  (3)

27 ter.

Somma di diossine e PCB diossina-simili — somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF) e policlorobifenili (PCB), espressi in equivalente di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), utilizzando gli OMS-TEF [fattori di tossicità equivalente, 1997 (1)]

a)

Componenti di mangimi di origine vegetale esclusi oli vegetali e sottoprodotti

1,25 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

b)

Oli di origine vegetale e loro sottoprodotti

1,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

c)

Materie prime per mangimi di origine minerale

1,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

d)

Grasso animale compresi i grassi del latte e delle uova

3,0 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

e)

Altri prodotti di animali terrestri compresi il latte ed i prodotti lattiero-caseari, nonché le uova e gli ovoprodotti

1,25 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

f)

Olio di pesce

24,0 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

g)

Pesce, altri animali acquatici, loro prodotti e sottoprodotti, ad eccezione dell’olio di pesce e degli idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso (4)

4,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

h)

Idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso

11,0 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

i)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale degli agenti leganti e antiagglomeranti

1,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

j)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale dei composti di oligoelementi

1,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

k)

Premiscele

1,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

l)

Mangimi composti, ad eccezione dei mangimi per animali da pelliccia, per animali da compagnia e per pesci

1,5 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

m)

Mangimi per pesci.

Mangimi per animali da compagnia

7,0 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg (2)

b)

L’allegato II della direttiva 2002/32/CE è sostituito dal seguente:

«Sostanze indesiderabili

Prodotti destinati all’alimentazione degli animali

Soglia d’azione relativa a mangimi con un tasso di umidità del 12 %

Osservazioni e informazioni aggiuntive (ad es. natura delle indagini da effettuare)

(1)

(2)

(3)

(4)

1.

Diossine — somma di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD) e policlorodibenzofurani (PCDF), espressi in equivalente di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), utilizzando gli OMS-TEF [fattori di equivalenza tossica, 1997 (5)]

a)

Componenti di mangimi di origine vegetale esclusi oli vegetali e sottoprodotti

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

b)

Oli di origine vegetale e loro sottoprodotti

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

c)

Materie prime per mangimi di origine minerale

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

d)

Grasso animale compresi i grassi del latte e delle uova

1,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

e)

Altri prodotti di animali terrestri compresi il latte ed i prodotti lattiero-caseari, nonché le uova e gli ovoprodotti

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

f)

Olio di pesce

5,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

g)

Pesce, altri animali acquatici, loro prodotti e sottoprodotti, ad eccezione dell’olio di pesce e degli idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso

1,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

h)

Idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso

1,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

i)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale degli agenti leganti e antiagglomeranti

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

j)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale dei composti di oligoelementi

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

k)

Premiscele

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

l)

Mangimi composti, ad eccezione dei mangimi per animali da pelliccia, per animali da compagnia e per pesci

0,5 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

m)

Mangimi per pesci.

Mangimi per animali da compagnia

1,75 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

2.

PCB diossina-simili — somma di policlorobifenili (PCB), espressi in equivalente di tossicità dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), utilizzando gli OMS-TEF [fattori di equivalenza tossica, 1997 (5)]

a)

Componenti di mangimi di origine vegetale esclusi oli vegetali e sottoprodotti

0,35 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

b)

Oli di origine vegetale e loro sottoprodotti

0,5 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

c)

Materie prime per mangimi di origine minerale

0,35 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

d)

Grasso animale compresi i grassi del latte e delle uova

0,75 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

e)

Altri prodotti di animali terrestri compresi il latte ed i prodotti lattiero-caseari, nonché le uova e gli ovoprodotti

0,35 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

f)

Olio di pesce

14,0 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

g)

Pesce, altri animali acquatici, loro prodotti e sottoprodotti, ad eccezione dell’olio di pesce e degli idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso

2,5 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

h)

Idrolisati proteici di pesce contenenti oltre il 20 % di grasso

7,0 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittich,e ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.

i)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale degli agenti leganti e antiagglomeranti

0,5 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

j)

Additivi appartenenti al gruppo funzionale dei composti di oligoelementi

0,35 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

k)

Premiscele

0,35 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

l)

Mangimi composti, ad eccezione dei mangimi per animali da pelliccia, per animali da compagnia e per pesci

0,5 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

Individuazione della fonte di contaminazione. Una volta individuata la fonte, si adottano misure appropriate, ove possibile, per ridurla o eliminarla.

m)

Mangimi per pesci.

Mangimi per animali da compagnia

3,5 ng OMS-PCB-TEQ/kg (6)  (7)

In molti casi potrebbe non essere necessario svolgere un’indagine sulla fonte di contaminazione, poiché il livello di fondo in alcune zone è vicino o superiore al livello d’azione. Tuttavia, nei casi in cui il livello d’azione è superato, tutte le informazioni (periodo di campionamento, origine geografica, specie ittiche, ecc.) vanno registrate in vista di future misure volte a gestire la presenza di diossine e composti diossina-simili in questi materiali destinati all’alimentazione degli animali.


(1)  OMS-TEF per la valutazione dei rischi per l’uomo in base alle conclusioni della riunione dell’Organizzazione mondiale della sanità tenutasi a Stoccolma il 15-18 giugno 1997 [Van den Berg et al., 1998) Toxic Equivalency Factors (TEFs) for PCBs, PCDDs, PCDFs for Humans and for Wildlife. Environmental Health Perspectives, 106(12), 775].

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(2)  Concentrazioni upper bound; le concentrazioni upper bound vengono calcolate ipotizzando che tutti i valori dei vari congeneri inferiori al limite di determinazione siano pari al limite di determinazione.

(3)  Il livello massimo separato per le diossine (PCDD/F) rimane applicabile per un periodo di transizione. I prodotti destinati ai mangimi per animali di cui al punto 27 bis devono essere conformi, per tale periodo, ai livelli massimi per le diossine e ai livelli massimi per la somma delle diossine e dei PCB diossina-simili.

(4)  Il pesce fresco consegnato direttamente e utilizzato senza trattamento intermedio per la produzione di mangimi destinati agli animali da pelliccia non è soggetto a limiti massimi, mentre livelli massimi di 4,0 ng OMS-PCDD/F-TEQ/kg di prodotto e 8,0 ng OMS-PCDD/F-PCB-TEQ/kg di prodotto sono applicabili al pesce fresco destinato ad essere direttamente somministrato ad animali da compagnia e ad animali da zoo e da circo. I prodotti, proteine animali trasformate ottenute a partire da questi animali (animali da pelliccia, animali da compagnia, animali da zoo e da circo) non possono entrare nella catena alimentare e ne è vietata la somministrazione agli animali da allevamento tenuti, ingrassati o allevati per la produzione di alimenti.»

(5)  OMS-TEF per la valutazione dei rischi per l’uomo in base alle conclusioni della riunione dell’Organizzazione mondiale della sanità tenutasi a Stoccolma il 15-18 giugno 1997 [Van den Berg et al., (1998) Toxic Equivalency Factors (TEFs) for PCBs, PCDDs, PCDFs for Humans and for Wildlife. Environmental Health Perspectives, 106(12), 775].

Image

(6)  Concentrazioni upper bound; le concentrazioni upper bound vengono calcolate ipotizzando che tutti i valori dei vari congeneri inferiori al limite di determinazione siano pari al limite di determinazione.

(7)  La Commissione rivedrà questi livelli d’azione entro il 31 dicembre 2008 contemporaneamente al riesame dei livelli massimi per la somma di diossine e PCB diossina-simili.»


II Atti per i quali la pubblicazione non è una condizione di applicabilità

Consiglio

4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/54


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 2 dicembre 2005

relativa alla conclusione, a nome della Comunità europea, del protocollo UNECE sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti

(2006/61/CE)

IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 175, paragrafo 1, in combinato disposto con l'articolo 300, paragrafo 2, primo comma, prima frase, l'articolo 300, paragrafo 3, primo comma, e l'articolo 300, paragrafo 4,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Parlamento europeo (1),

considerando quanto segue:

(1)

Il protocollo UNECE sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (di seguito «protocollo») mira a migliorare l'accesso del pubblico alle informazioni, in sintonia con la convenzione UNECE sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (di seguito «convenzione di Aarhus»).

(2)

La Comunità ha firmato la convenzione di Aarhus il 25 giugno 1998 e l'ha approvata con decisione 2005/370/CE (2).

(3)

La Comunità ha firmato il protocollo il 21 maggio 2003.

(4)

Il protocollo è aperto alla ratifica, all'accettazione o all'approvazione degli Stati firmatari e delle organizzazioni regionali d’integrazione economica.

(5)

In base al protocollo, le organizzazioni regionali d’integrazione economica devono dichiarare, nel rispettivo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, il proprio ambito di competenza nelle materie disciplinate dal protocollo.

(6)

Il regolamento (CE) n. 166/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 gennaio 2006, relativo all'istituzione di un registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (3), ha inserito nel diritto comunitario le disposizioni del protocollo.

(7)

L'articolo 20 del protocollo stabilisce una procedura semplificata e accelerata per la modifica dei suoi allegati.

(8)

È pertanto opportuno approvare il protocollo a nome della Comunità,

DECIDE:

Articolo 1

È approvato a nome della Comunità il protocollo UNECE sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti.

Il testo del protocollo è accluso alla presente decisione come allegato A.

Articolo 2

Il presidente del Consiglio è autorizzato a designare la (le) persona (persone) abilitata (abilitate) a depositare lo strumento di approvazione presso il segretario generale delle Nazioni Unite, a norma dell'articolo 25 del protocollo.

Articolo 3

Il presidente del Consiglio è autorizzato a designare la (le) persona (persone) abilitata (abilitate) a depositare, a nome della Comunità, la dichiarazione di competenza riportata nell'allegato B della presente decisione, a norma dell'articolo 26, paragrafo 4, del protocollo.

Articolo 4

1.   Per quanto riguarda le questioni di competenza della Comunità, la Commissione è autorizzata ad approvare, a nome della Comunità, ogni eventuale emendamento degli allegati del protocollo a norma dell'articolo 20.

2.   Nello svolgere tale compito, la Commissione è assistita da un comitato speciale designato dal Consiglio.

3.   L'autorizzazione di cui al paragrafo 1 è limitata agli emendamenti che siano coerenti con la pertinente normativa comunitaria relativa all'istituzione di un registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e che non comportino modifiche della normativa comunitaria pertinente.

4.   In caso di mancato recepimento di un emendamento degli allegati del protocollo nella pertinente normativa comunitaria entro dodici mesi dalla data di trasmissione da parte del depositario, la Commissione fornisce per iscritto al depositario una notifica di non accettazione per detto emendamento a norma dell'articolo 20, paragrafo 8, del protocollo prima della scadenza del termine di dodici mesi. Una volta recepito l'emendamento, la Commissione provvede a ritirare immediatamente la notifica.

Articolo 5

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, addì 2 dicembre 2005.

Per il Consiglio

La presidente

M. BECKETT


(1)  Parere espresso il 30 maggio 2005 (non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale).

(2)  GU L 124 del 17.5.2005, pag. 1.

(3)  GU L 33 del 4.2.2006, pag. 1.


ALLEGATO A

PROTOCOLLO SUI REGISTRI DELLE EMISSIONI E DEI TRASFERIMENTI DI SOSTANZE INQUINANTI

Le parti del presente protocollo,

Rammentando l'articolo 5, paragrafo 9, e l'articolo 10, paragrafo 2, della convenzione del 1998 sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale («convenzione di Aarhus»),

Riconoscendo che i registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti rappresentano un meccanismo importante per accrescere la responsabilità delle imprese, ridurre l'inquinamento e promuovere lo sviluppo sostenibile, come affermato nella dichiarazione di Lucca adottata nella prima riunione delle parti della convenzione di Aarhus,

Visto il principio 10 della dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo del 1992,

Visti inoltre i principi e gli impegni concordati nel 1992 alla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, in particolare le disposizioni del capitolo 19 di Agenda 21,

Prendendo atto del programma per l'ulteriore attuazione di Agenda 21, adottato nel 1997 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sua diciannovesima sessione straordinaria, che chiede tra l'altro l'aumento delle capacità e delle risorse nazionali per la raccolta, l'elaborazione e la diffusione delle informazioni onde facilitare l'accesso del pubblico alle informazioni sulle tematiche ambientali di rilevanza mondiale mediante strumenti adeguati,

Visto il piano di attuazione del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002, che promuove l'elaborazione di informazioni coerenti ed integrate sulle sostanze chimiche, ad esempio tramite registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti,

Tenendo conto dell'attività del Forum intergovernativo sulla sicurezza delle sostanze chimiche, in particolare la dichiarazione di Bahia del 2000 sulla sicurezza delle sostanze chimiche, le priorità d'intervento dopo il 2000 e il piano d'azione per la creazione di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e la realizzazione di inventari delle emissioni,

Tenendo inoltre conto delle attività intraprese nel quadro del Programma interorganizzazioni per la corretta gestione delle sostanze chimiche,

Tenendo conto altresì dell'attività dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in particolare la raccomandazione del Consiglio di tale organizzazione in merito alla realizzazione di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, in cui il Consiglio invita i paesi membri a istituire e rendere accessibili al pubblico registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti delle sostanze inquinanti,

Desiderose di creare un meccanismo che contribuisca a permettere ad ogni individuo delle generazioni presenti e future di vivere in un ambiente adeguato alla sua salute e al suo benessere garantendo l'elaborazione di sistemi di informazione ambientale accessibili al pubblico,

Desiderose altresì di garantire che l'elaborazione di siffatti sistemi tenga conto di principi che concorrono allo sviluppo sostenibile, quali l'approccio precauzionale sancito nel principio 15 della dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo,

Riconoscendo il collegamento tra sistemi adeguati di informazione ambientale e l'esercizio dei diritti sanciti dalla convenzione di Aarhus,

Constatando la necessità di cooperare con altre iniziative internazionali in materia di sostanze inquinanti e rifiuti, tra cui la convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti del 2001 e la convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento del 1989,

Riconoscendo che gli obiettivi di un'impostazione integrata volta a ridurre al minimo l'inquinamento e la quantità di rifiuti prodotti dagli impianti industriali e da altre fonti sono il raggiungimento di un livello elevato di tutela dell'ambiente nel suo insieme, il progresso in direzione di uno sviluppo sostenibile e senza rischi per l'ambiente e la protezione della salute delle generazioni presenti e future,

Convinte che i registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti siano uno strumento efficace sotto il profilo dei costi per promuovere il miglioramento delle prestazioni ambientali, consentire al pubblico di accedere alle informazioni sulle sostanze inquinanti emesse e trasferite all'interno delle diverse comunità e da una comunità all'altra e per consentire ai governi di seguire le evoluzioni in atto, dimostrare i progressi compiuti nella riduzione dell'inquinamento, controllare l'attuazione di determinati accordi internazionali, definire le priorità e valutare i progressi realizzati attraverso le politiche e i programmi in materia ambientale,

Ritenendo che i registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti possano produrre benefici tangibili per il settore industriale migliorando la gestione delle sostanze inquinanti,

Osservando le possibilità esistenti di utilizzare i dati dei registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, unitamente alle pertinenti informazioni sanitarie, ambientali, demografiche, economiche o di altro tipo per comprendere meglio i potenziali problemi, individuare i «punti critici», adottare misure preventive e di attenuazione e definire le priorità di gestione ambientale,

Riconoscendo l'importanza di tutelare la privacy delle persone fisiche identificate o identificabili nel trattamento delle informazioni contenute nei registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti secondo quanto disposto dalle norme internazionali applicabili in materia di tutela dei dati,

Riconoscendo inoltre l'importanza dell'istituzione di sistemi nazionali di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti compatibili a livello internazionale per accrescere la comparabilità dei dati,

Osservando che molti Stati membri della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite, la Comunità europea e le parti dell'Accordo nordamericano di libero scambio si adoperano per raccogliere da varie fonti dati relativi alle emissioni e ai trasferimenti di sostanze inquinanti e rendere accessibili al pubblico le informazioni in questione e riconoscendo in particolare la lunga e preziosa esperienza di alcuni paesi in questo campo,

Tenendo conto delle diverse impostazioni adottate per i registri delle emissioni già istituiti e dell'esigenza di evitare doppioni e riconoscendo pertanto che è necessaria una certa flessibilità,

Sollecitando la graduale realizzazione di registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti,

Sollecitando inoltre l'istituzione di collegamenti tra i registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e i sistemi informativi riguardanti altre emissioni di interesse pubblico,

HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:

Articolo 1

Scopo

Il presente protocollo ha lo scopo di migliorare l'accesso del pubblico alle informazioni attraverso l'istituzione su scala nazionale di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (pollutant release and transfer registers — PRTR) coerenti e integrati nel rispetto delle disposizioni del presente protocollo, in grado di agevolare la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in campo ambientale e di contribuire a prevenire e ridurre l'inquinamento dell'ambiente.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente protocollo:

1)

per «parte» si intende, salvo diversa indicazione, uno Stato o un'organizzazione regionale d'integrazione economica di cui all'articolo 24 che abbia convenuto di essere vincolato/a dal presente protocollo e per il/la quale il protocollo sia in vigore;

2)

per «convenzione» si intende la convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale, conclusa ad Aarhus (Danimarca) il 25 giugno 1998;

3)

per «pubblico» si intende una o più persone fisiche o giuridiche e, ai sensi della legislazione o prassi nazionale, le associazioni, organizzazioni o gruppi costituiti da tali persone;

4)

per «impianto» si intende una o più installazioni sullo stesso sito o su siti attigui, appartenenti o gestite dalla stessa persona fisica o giuridica;

5)

per «autorità competente» si intendono le autorità nazionali o qualsiasi altro organismo competente designato da una delle parti per gestire un sistema nazionale di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti;

6)

per «sostanza inquinante» si intende qualsiasi sostanza o gruppo di sostanze potenzialmente nocive per l'ambiente o la salute umana a causa delle loro proprietà e della loro introduzione nell'ambiente;

7)

per «emissione» si intende qualsiasi introduzione di sostanze inquinanti nell'ambiente in seguito a qualsiasi attività umana, volontaria o involontaria, abituale o straordinaria, compresi il versamento, l'emissione, lo scarico, l'iniezione e lo smaltimento, o attraverso reti fognarie non attrezzate per il trattamento finale delle acque reflue;

8)

per «trasferimento fuori sito» si intende lo spostamento oltre i confini dell'impianto di sostanze inquinanti o rifiuti destinati allo smaltimento o al recupero e di sostanze inquinanti contenute in acque reflue destinate al trattamento;

9)

per «fonti diffuse» si intendono le numerose fonti disperse o di dimensioni ridotte che possono emettere sostanze inquinanti nel suolo, nell'atmosfera o nell'acqua, il cui impatto combinato su tali comparti può essere significativo e per le quali non è pratico raccogliere relazioni per ciascuna fonte separata;

10)

l'aggettivo «nazionale», usato con riferimento agli obblighi imposti dal presente protocollo alle parti che sono organizzazioni regionali d'integrazione economica, si intende riferito alla regione in questione salvo diversa indicazione;

11)

per «rifiuti» si intendono sostanze od oggetti:

a)

smaltiti o recuperati;

b)

destinati allo smaltimento o al recupero; oppure

c)

da smaltire o da recuperare ai sensi delle leggi nazionali;

12)

per «rifiuti pericolosi» si intendono i rifiuti definiti pericolosi ai sensi delle leggi nazionali;

13)

per «altri rifiuti» si intendono i rifiuti diversi da quelli pericolosi;

14)

per «acque reflue» si intendono le acque usate contenenti sostanze od oggetti disciplinate dalle leggi nazionali.

Articolo 3

Disposizioni generali

1.   Ciascuna parte adotta i necessari provvedimenti legislativi, regolamentari e di altra natura e le pertinenti misure di esecuzione al fine di attuare il presente protocollo.

2.   Le disposizioni del presente protocollo non pregiudicano il diritto delle parti di mantenere o istituire un registro delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti più ampio o più accessibile al pubblico di quanto imposto dal presente protocollo.

3.   Ciascuna parte adotta le misure atte a garantire che il pubblico e i dipendenti di un impianto che denuncino ad autorità pubbliche una violazione della normativa nazionale di attuazione del presente protocollo da parte di un impianto non siano danneggiati, perseguitati o molestati dai responsabili dell'impianto o dalle autorità pubbliche per avere denunciato la violazione.

4.   Nell'attuare il presente protocollo, ciascuna parte segue l'approccio precauzionale sancito nel principio 15 della dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo del 1992.

5.   Per limitare la duplicazione delle relazioni, i sistemi di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti possono essere integrati, nella misura del possibile, con fonti d'informazione esistenti, quali meccanismi di notificazione coperti da licenza o autorizzazione di esercizio.

6.   Le parti si sforzano di raggiungere una convergenza tra i registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti.

Articolo 4

Elementi fondamentali di un sistema di registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti

Ai sensi del presente protocollo, ciascuna parte istituisce e mantiene un registro nazionale delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti accessibile al pubblico che:

a)

distingue per impianto i dati relativi alle fonti puntuali;

b)

consente di presentare i dati relativi alle fonti diffuse;

c)

presenta i dati in funzione della sostanza inquinante o dei rifiuti, a seconda dei casi;

d)

tiene conto separatamente delle emissioni nell'atmosfera, nel suolo e nell'acqua;

e)

comprende informazioni sui trasferimenti;

f)

si basa su relazioni periodiche obbligatorie;

g)

contiene dati standardizzati e aggiornati, prevede un numero ridotto di soglie di notifica standardizzate ed eventualmente disposizioni circoscritte a tutela della riservatezza;

h)

è coerente e concepito in modo da permettere una consultazione agevole e l'accesso da parte del pubblico, anche in forma elettronica;

i)

permette la partecipazione del pubblico alla sua elaborazione e modifica;

j)

è costituito da una banca dati strutturata e informatizzata o da diverse banche dati tra loro collegate e gestite dall'autorità competente.

Articolo 5

Concezione e struttura

1.   Ciascuna parte garantisce che i dati conservati nel registro di cui all'articolo 4 siano presentati sia in forma aggregata che in forma disaggregata per consentire di cercare e individuare le emissioni e i trasferimenti in base agli elementi seguenti:

a)

impianto e ubicazione geografica di quest'ultimo;

b)

attività;

c)

proprietario o gestore e, se del caso, impresa;

d)

sostanza inquinante o rifiuti, a seconda dei casi;

e)

ciascuno dei comparti ambientali in cui la sostanza inquinante è emessa;

f)

come indicato all'articolo 7, paragrafo 5, la destinazione del trasferimento e, se del caso, l'operazione di smaltimento o di recupero per i rifiuti.

2.   Ciascuna parte garantisce inoltre che i dati possano essere cercati e individuati in base alle fonti diffuse contemplate nel registro.

3.   Ciascuna parte predispone il proprio registro tenendo conto della possibilità di un ampliamento futuro e garantendo che siano accessibili al pubblico i dati relativi ad almeno i dieci anni di riferimento precedenti.

4.   Il registro è predisposto in modo da consentirne la consultazione più agevole possibile da parte del pubblico con mezzi elettronici quale Internet. In condizioni operative normali, esso deve mettere a disposizione le informazioni in maniera continua e immediata con mezzi elettronici.

5.   Ciascuna parte dovrebbe inserire nel proprio registro collegamenti con le proprie banche dati esistenti e accessibili al pubblico su temi connessi alla tutela dell'ambiente.

6.   Ciascuna parte inserisce nel proprio registro collegamenti con i registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti delle altre parti del protocollo e, ove possibile, con quelli di altri paesi.

Articolo 6

Contenuto del registro

1.   Ciascuna parte garantisce che il proprio registro comprenda le informazioni riguardanti:

a)

l'emissione di sostanze inquinanti da comunicare ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2;

b)

i trasferimenti fuori sito da comunicare ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 2;

c)

l'emissione di sostanze inquinanti da fonti diffuse di cui all'articolo 7, paragrafo 4;

2.   Dopo aver valutato l'esperienza acquisita nella messa a punto dei registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e nell'attuazione del presente protocollo e tenendo conto degli sviluppi pertinenti a livello internazionale, la riunione delle parti riesamina le esigenze relative alla comunicazione dei dati ai sensi del presente protocollo e prende in considerazione gli aspetti seguenti in vista di un suo ulteriore sviluppo:

a)

revisione delle attività di cui all'allegato I;

b)

revisione delle sostanze inquinanti di cui all'allegato II;

c)

revisione delle soglie di cui agli allegati I e II;

d)

inserimento di altri aspetti pertinenti quali le informazioni sui trasferimenti in situ, lo stoccaggio, l'indicazione degli obblighi di comunicazione per le fonti diffuse e l'elaborazione di criteri per l'inserimento delle sostanze inquinanti nei registri ai sensi del presente protocollo.

Articolo 7

Obblighi di comunicazione

1.   Ciascuna parte:

a)

impone al proprietario o al gestore di ciascun impianto soggetto alla sua giurisdizione che intraprende una o più delle attività di cui all'allegato I superando la relativa soglia di capacità di cui all'allegato 1, colonna 1, e:

i)

emette qualsiasi sostanza inquinante indicata nell'allegato II in quantità superiori alle relative soglie di cui all'allegato II, colonna 1;

ii)

procede al trasferimento fuori sito di qualsiasi sostanza inquinante di cui all'allegato II in quantità superiori alla relativa soglia di cui all'allegato II, colonna 2, laddove la parte abbia optato per la presentazione dei dati in funzione della sostanza inquinante oggetto del trasferimento ai sensi del paragrafo 5, lettera d);

iii)

procede al trasferimento fuori sito di rifiuti pericolosi per oltre 2 tonnellate l'anno o di altri rifiuti per oltre 2 000 tonnellate l'anno, laddove la parte abbia optato per la presentazione dei dati in funzione dei rifiuti oggetto del trasferimento ai sensi del paragrafo 5, lettera d); oppure

iv)

procede al trasferimento fuori sito, in acque reflue destinate al trattamento, di qualsiasi sostanza inquinante indicata nell'allegato II in quantità superiori alla relativa soglia di cui all'allegato II, colonna 1b;

di assolvere l'obbligo imposto a tale proprietario o gestore ai sensi del paragrafo 2; oppure

b)

impone al proprietario o al gestore di ciascun impianto soggetto alla sua giurisdizione che intraprende una o più delle attività di cui all'allegato I raggiungendo o superando la soglia di dipendenti di cui all'allegato I, colonna 2, producendo, lavorando o utilizzando qualsiasi sostanza inquinante di cui all'allegato II in quantità superiori alla relativa soglia di cui all'allegato II, colonna 3, di assolvere l'obbligo imposto a tale proprietario o gestore ai sensi del paragrafo 2.

2.   Ciascuna parte impone al proprietario o al gestore di un impianto di cui al paragrafo 1 di presentare le informazioni di cui ai paragrafi 5 e 6 come prescritto nei paragrafi medesimi in relazione alle sostanze inquinanti e ai rifiuti per i quali è avvenuto il superamento delle soglie.

3.   Per conseguire lo scopo del presente protocollo una parte può stabilire, in relazione a una particolare sostanza inquinante, di applicare una soglia di emissione oppure una soglia di produzione, lavorazione o utilizzo, purché ciò aumenti le pertinenti informazioni disponibili nel proprio registro riguardo alle emissioni o ai trasferimenti.

4.   Ciascuna parte garantisce che la propria autorità competente raccolga o incarica uno o più organismi competenti o autorità pubbliche di raccogliere le informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti da fonti diffuse di cui ai paragrafi 7 e 8 per includerle nel proprio registro.

5.   Ciascuna parte impone ai proprietari o ai gestori degli impianti soggetti all'obbligo di comunicazione delle informazioni di cui al paragrafo 2 di compilare e presentare alla propria autorità competente le seguenti informazioni suddivise per impianto:

a)

nome, indirizzo, ubicazione e attività dell'impianto cui si riferiscono le informazioni ed inoltre nome del proprietario o gestore e, se del caso, dell'impresa;

b)

nome e numero di identificazione di ciascuna sostanza inquinante per la quale sussiste l'obbligo di comunicazione ai sensi del paragrafo 2;

c)

quantità di ciascuna sostanza inquinante per la quale sussiste l'obbligo di comunicazione ai sensi del paragrafo 2 emessa nell'ambiente dall'impianto nell'anno di riferimento, sia in forma aggregata sia specificando se l'emissione è avvenuta nell'atmosfera, nell'acqua o nel suolo, anche per iniezione nel sottosuolo;

d)

e a seconda dei casi:

i)

quantità di ciascuna sostanza inquinante per la quale sussiste l'obbligo di comunicazione ai sensi del paragrafo 2 trasferita fuori sito nell'anno di riferimento, con indicazione separata delle quantità trasferite a fini di smaltimento e di recupero, nonché nome e indirizzo dell'impianto che riceve le sostanze inquinanti trasferite; oppure

ii)

quantità di rifiuti per i quali sussiste l'obbligo di comunicazione ai sensi del paragrafo 2 trasferiti fuori sito nell'anno di riferimento, con indicazione separata dei rifiuti pericolosi e degli altri rifiuti, delle operazioni di recupero e di smaltimento (verrà indicato rispettivamente con la lettera «R» o «D» se si tratta di rifiuti destinati al recupero o allo smaltimento ai sensi dell'allegato III) e, in relazione ai movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi, nome e indirizzo del soggetto responsabile dell'impianto di smaltimento o di recupero dei rifiuti e sito effettivo di smaltimento o di recupero che riceve i rifiuti trasferiti;

e)

quantità di ciascuna sostanza inquinante presente nelle acque reflue per la quale sussiste l'obbligo di comunicazione ai sensi del paragrafo 2 trasferita fuori sito nell'anno di riferimento; e

f)

tipo di metodologia utilizzata per ricavare le informazioni di cui alle lettere da c) ad e) ai sensi dell'articolo 9, paragrafo 2, precisando se le informazioni sono frutto di misurazioni, calcoli o stime.

6.   Le informazioni di cui al paragrafo 5, lettere da c) ad e), comprendono le informazioni sulle emissioni e i trasferimenti risultanti da attività abituali e da circostanze straordinarie.

7.   Ciascuna parte presenta nel proprio registro, con adeguata disaggregazione spaziale, le informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti da fonti diffuse per le quali la parte ritiene che le autorità competenti stiano raccogliendo dati che è possibile inserire. Laddove ritenga che dati siffatti non esistano, la parte adotta provvedimenti per avviare, in base alle priorità nazionali, la comunicazione di dati relativi alle sostanze inquinanti prodotte da una o più fonti diffuse.

8.   Nelle informazioni di cui al paragrafo 7 sono comprese indicazioni sul tipo di metodologia utilizzata per ricavare le informazioni medesime.

Articolo 8

Periodo di notificazione

1.   Ciascuna parte garantisce che le informazioni da inserire nel suo registro siano disponibili al pubblico, compilate e presentate nel registro per anno civile. L'anno di riferimento è l'anno civile cui si riferiscono le informazioni. Per ciascuna parte, il primo anno di riferimento è l'anno civile successivo all'entrata in vigore del protocollo per la parte medesima. La comunicazione delle informazioni di cui all'articolo 7 ha frequenza annua. Il secondo anno di riferimento, tuttavia, può essere il secondo anno civile successivo al primo anno di riferimento.

2.   Ciascuna parte che non è un'organizzazione regionale d'integrazione economica garantisce che l'inserimento delle informazioni nel proprio registro avvenga entro quindici mesi dalla fine di ogni anno di riferimento. Le informazioni relative al primo anno di riferimento, tuttavia, sono inserite nel registro entro due anni dalla fine dell'anno di riferimento.

3.   Ciascuna parte che è un'organizzazione regionale d'integrazione economica garantisce che l'inserimento nel proprio registro delle informazioni relative a un dato anno di riferimento avvenga entro sei mesi dal termine stabilito per le parti che non sono organizzazioni regionali d'integrazione economica.

Articolo 9

Raccolta e registrazione dei dati

1.   Ciascuna parte impone ai proprietari o ai gestori degli impianti soggetti agli obblighi di comunicazione di cui all'articolo 7 di raccogliere i dati necessari per determinare, ai sensi del paragrafo 2 e con frequenza adeguata, le emissioni e i trasferimenti fuori sito effettuati dall'impianto soggetti agli obblighi di comunicazione di cui all'articolo 7 e di mantenere a disposizione delle autorità competenti, per i cinque anni successivi alla fine dell'anno di riferimento in questione, la documentazione contenente i dati dai quali sono state ricavate le informazioni contenute nei registri. Tale documentazione contiene anche una descrizione della metodologia utilizzata per la raccolta dei dati.

2.   Ciascuna parte impone ai proprietari o ai gestori degli impianti soggetti agli obblighi di comunicazione di cui all'articolo 7 di utilizzare le migliori informazioni disponibili, tra cui ad esempio dati di monitoraggio, fattori di emissione, equazioni di bilancio di massa, monitoraggio indiretto ed altri calcoli, valutazioni ingegneristiche ed altri metodi. Ove opportuno, ciò va fatto seguendo metodologie riconosciute a livello internazionale.

Articolo 10

Valutazione qualitativa

1.   Ciascuna parte impone ai proprietari o ai gestori degli impianti soggetti agli obblighi di comunicazione di cui all'articolo 7, paragrafo 1, di garantire la qualità delle informazioni comunicate.

2.   Ciascuna parte garantisce che i dati contenuti nel proprio registro siano sottoposti a valutazione qualitativa dall'autorità competente, in particolare sotto il profilo della completezza, della coerenza e della credibilità, tenendo conto delle linee direttrici eventualmente elaborate dalla riunione delle parti.

Articolo 11

Accesso del pubblico alle informazioni

1.   Ciascuna parte garantisce l'accesso del pubblico alle informazioni contenute nel proprio registro delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti senza prescrivere l'obbligo di far valere un interesse e ai sensi del presente protocollo, provvedendo anzitutto affinché il proprio registro sia direttamente consultabile per via elettronica attraverso le reti di telecomunicazione pubbliche.

2.   Laddove non sia possibile al pubblico consultare le informazioni contenute nel suo registro in maniera agevole e diretta con mezzi elettronici, ciascuna parte garantisce che la propria autorità competente fornisca su richiesta le informazioni in questione con qualsiasi altro mezzo efficace, il più rapidamente possibile e comunque entro un mese dalla presentazione della richiesta.

3.   Fatto salvo il paragrafo 4, ciascuna parte garantisce l'accesso gratuito alle informazioni contenute nel suo registro.

4.   Ciascuna parte può consentire alla propria autorità competente di chiedere un corrispettivo in denaro per la riproduzione e l'invio postale delle informazioni specifiche di cui al paragrafo 2, ma tale corrispettivo non supera un importo ragionevole.

5.   Laddove non sia possibile al pubblico consultare le informazioni contenute nel suo registro in maniera agevole e diretta con mezzi elettronici, ciascuna parte facilita l'accesso elettronico al proprio registro in luoghi accessibili al pubblico, ad esempio biblioteche pubbliche, uffici degli enti locali o altri luoghi adatti.

Articolo 12

Riservatezza

1.   Ciascuna parte può autorizzare l'autorità competente a mantenere riservate le informazioni contenute nel registro qualora la divulgazione di tali informazioni possa pregiudicare:

a)

le relazioni internazionali, la difesa nazionale o la sicurezza pubblica;

b)

lo svolgimento di procedimenti giudiziari, la possibilità per qualsiasi persona di avere un processo equo o la possibilità per l'autorità pubblica di svolgere indagini di carattere penale o disciplinare;

c)

la riservatezza delle informazioni commerciali e industriali, qualora essa sia tutelata dalla legge a salvaguardia di legittimi interessi economici;

d)

i diritti di proprietà intellettuale; oppure

e)

la riservatezza dei dati e/o dei fascicoli personali riguardanti le persone fisiche se queste non hanno acconsentito a divulgare le suddette informazioni al pubblico, qualora tale riservatezza sia tutelata dal diritto nazionale.

I suddetti motivi di riservatezza devono essere interpretati in modo restrittivo, tenendo conto dell'interesse pubblico tutelato dalla divulgazione delle informazioni nonché del fatto che le informazioni stesse attengano o meno alle emissioni nell'ambiente.

2.   Nel quadro del paragrafo 1, lettera c), viene presa in considerazione la divulgazione, secondo le norme dell'ordinamento nazionale, di qualsiasi informazione sulle emissioni utile alla tutela dell'ambiente.

3.   Ogniqualvolta siano mantenute riservate informazioni ai sensi del paragrafo 1, il registro indica che tipo d'informazione è stato omesso, ad esempio fornendo, se possibile, informazioni generiche sulla composizione chimica delle sostanze, nonché il motivo dell'omissione.

Articolo 13

Partecipazione del pubblico alla realizzazione dei registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti

1.   Ciascuna parte garantisce adeguate opportunità di partecipazione del pubblico alla realizzazione del proprio registro nazionale delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti nel quadro dell'ordinamento nazionale.

2.   Ai fini del paragrafo 1, ciascuna parte offre al pubblico la possibilità di accedere gratuitamente alle informazioni sulle misure proposte per la realizzazione del proprio registro nazionale delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti nonché di presentare commenti, informazioni, analisi o pareri pertinenti ai fini del processo decisionale; l'autorità competente tiene in debita considerazione tale contributo del pubblico.

3.   Ciascuna parte garantisce che, quando sia stata adottata la decisione di istituire o modificare in maniera significativa il proprio registro, siano rese tempestivamente disponibili al pubblico informazioni riguardanti la decisione e le considerazioni su cui essa si fonda.

Articolo 14

Accesso alla giustizia

1.   Nell'ambito della propria legislazione nazionale, ciascuna parte provvede affinché chiunque ritenga che la propria richiesta di informazioni formulata ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, sia stata ignorata, immotivatamente respinta in tutto o in parte, non abbia ricevuto una risposta adeguata o comunque non sia stata trattata in modo conforme alle disposizioni di tale paragrafo, possa ricorrere dinanzi all'autorità giudiziaria o ad altro organo indipendente e imparziale istituito dalla legge.

2.   Le disposizioni del paragrafo 1 lasciano impregiudicati i diritti e gli obblighi delle parti previsti dai trattati relativi all'oggetto del presente articolo applicabili tra esse.

Articolo 15

Sviluppo delle capacità

1.   Ciascuna parte promuove la sensibilizzazione del pubblico riguardo al proprio registro delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti e garantisce la disponibilità di assistenza e indicazioni utili per la consultazione del registro e per la comprensione e l'utilizzo delle informazioni in esso contenute.

2.   Ciascuna parte dovrebbe provvedere a rafforzare adeguatamente le capacità degli organismi e autorità competenti e fornire loro orientamenti utili ai fini dello svolgimento dei compiti previsti dal presente protocollo.

Articolo 16

Cooperazione internazionale

1.   Le parti cooperano e si prestano reciproca assistenza nelle forme opportune:

a)

nell'ambito di iniziative internazionali a sostegno degli obiettivi del presente protocollo;

b)

previo consenso tra le parti interessate, nell'attuazione dei sistemi nazionali previsti dal presente protocollo;

c)

condividendo informazioni ai sensi del presente protocollo sulle emissioni e i trasferimenti di sostanze inquinanti in zone di frontiera;

d)

condividendo informazioni ai sensi del presente protocollo sui trasferimenti di sostanze inquinanti tra le parti.

2.   Le parti incoraggiano la cooperazione reciproca e con le organizzazioni internazionali pertinenti al fine di promuovere:

a)

la sensibilizzazione del pubblico a livello internazionale;

b)

il trasferimento di tecnologie;

c)

la fornitura di assistenza tecnica alle parti che sono paesi in via di sviluppo e alle parti le cui economie attraversano una fase di transizione in relazione alle questioni oggetto del presente protocollo.

Articolo 17

Riunione delle parti

1.   È istituita una riunione delle parti. La sua prima sessione ha luogo entro due anni dall'entrata in vigore del presente protocollo. Successivamente, le sessioni ordinarie della riunione delle parti si tengono subito prima, parallelamente o subito dopo le riunioni ordinarie delle parti della convenzione, salvo diversa decisione delle parti del presente protocollo. La riunione delle parti convoca una sessione straordinaria se lo decide nel corso di una sessione ordinaria oppure su richiesta scritta di qualsiasi parte purché, entro sei mesi dalla data in cui il segretario esecutivo della Commissione economica per l'Europa ne abbia dato comunicazione a tutte le parti, la richiesta ottenga il sostegno di almeno un terzo delle parti.

2.   La riunione delle parti segue in maniera costante l'attuazione e l'evoluzione del presente protocollo mediante relazioni periodiche delle parti. A tal fine essa:

a)

esamina l'istituzione dei registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti, promuovendone il potenziamento e la convergenza graduali;

b)

definisce linee direttrici volte ad agevolare la comunicazione dei dati ad opera delle parti tenendo conto, al riguardo, dell'esigenza di evitare doppioni;

c)

elabora un programma di lavoro;

d)

esamina e, ove opportuno, adotta provvedimenti atti a rafforzare la cooperazione internazionale ai sensi dell'articolo 16;

e)

istituisce gli organi ausiliari che ritiene necessari;

f)

esamina e adotta le proposte di modifica del presente protocollo e dei suoi allegati che ritiene necessarie per perseguire gli scopi del presente protocollo, ai sensi dell'articolo 20;

g)

nella sua prima sessione, esamina e adotta consensualmente il proprio regolamento interno e quello dei suoi organi ausiliari, tenendo conto dei regolamenti interni adottati dalla riunione delle parti della convenzione;

h)

valuta l'opportunità di definire consensualmente disposizioni finanziarie e meccanismi di assistenza tecnica per facilitare l'attuazione del presente protocollo;

i)

sollecita, ove opportuno, la collaborazione di altri organismi internazionali competenti onde conseguire gli obiettivi del presente protocollo;

j)

valuta e adotta qualsiasi ulteriore iniziativa necessaria a favorire il conseguimento degli obiettivi del presente protocollo, ad esempio l'adozione di linee direttrici e di raccomandazioni atte a promuoverne l'attuazione.

3.   La riunione delle parti agevola lo scambio di informazioni sull'esperienza acquisita nella comunicazione dei dati relativi ai trasferimenti in funzione della sostanza inquinante e dei rifiuti ed esamina tale esperienza per approfondire la possibilità di far convergere le due impostazioni, tenendo conto dell'interesse del pubblico a disporre delle informazioni ai sensi dell'articolo 1 nonché dell'efficacia complessiva dei registri nazionali delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti.

4.   Le Nazioni Unite, le loro agenzie specializzate e l'Agenzia internazionale dell'energia atomica nonché gli Stati o le organizzazioni regionali d'integrazione economica che, in forza dell'articolo 24, siano ammesse a firmare il presente protocollo senza tuttavia esserne parti, nonché le organizzazioni intergovernative competenti nei campi cui si riferisce il presente protocollo, sono ammessi a partecipare come osservatori alle sessioni della riunione delle parti. L'ammissione e la partecipazione degli osservatori sono disciplinate dal regolamento interno adottato dalla riunione delle parti.

5.   Qualsiasi organizzazione non governativa che abbia competenza nei settori cui si riferisce il presente protocollo ed abbia espresso al segretario esecutivo della Commissione economica per l'Europa il desiderio di essere rappresentata in una sessione della riunione delle parti, viene ammessa a parteciparvi in qualità di osservatrice salvo vi si opponga un terzo delle parti presenti alla sessione. L'ammissione e la partecipazione degli osservatori sono disciplinate dal regolamento interno adottato dalla riunione delle parti.

Articolo 18

Diritto di voto

1.   Fatto salvo il paragrafo 2, ciascuna parte del presente protocollo dispone di un voto.

2.   Per l'esercizio del diritto di voto nelle materie di loro competenza, le organizzazioni regionali d'integrazione economica dispongono di un numero di voti pari al numero dei loro Stati membri che sono parti del presente protocollo. Tali organizzazioni non esercitano il diritto di voto se i rispettivi Stati membri esercitano il proprio e viceversa.

Articolo 19

Allegati

Gli allegati del presente protocollo sono parte integrante di esso e, salvo espressa disposizione contraria, ogni riferimento al presente protocollo costituisce anche un riferimento agli allegati.

Articolo 20

Emendamenti

1.   Qualsiasi parte può proporre emendamenti al presente protocollo.

2.   Le proposte di emendamento del presente protocollo sono valutate durante una sessione della riunione delle parti.

3.   Qualsiasi proposta di emendamento del presente protocollo è comunicata per iscritto al segretariato, che la trasmette a tutte le parti, agli altri Stati e organizzazioni regionali d'integrazione economica che abbiano convenuto di essere vincolati dal presente protocollo e per i quali il protocollo non sia ancora entrato in vigore e ai firmatari almeno sei mesi prima della sessione durante la quale sarà presentata per l'adozione.

4.   Le parti compiono tutti gli sforzi possibili per raggiungere un accordo per consenso sulle proposte di emendamento del presente protocollo. Qualora nonostante tutti gli sforzi compiuti non sia possibile raggiungere il consenso, come ultimo ricorso l'emendamento è adottato a maggioranza di tre quarti delle parti presenti alla sessione e votanti.

5.   Ai fini del presente articolo, per «parti presenti e votanti» s'intendono le parti presenti che esprimano un voto favorevole o contrario.

6.   Il segretariato comunica qualsiasi emendamento del presente protocollo adottato a norma del paragrafo 4 al depositario, che lo trasmette a tutte le parti, agli altri Stati e organizzazioni regionali d'integrazione economica che abbiano convenuto di essere vincolati dal presente protocollo e per i quali il protocollo non sia ancora entrato in vigore e ai firmatari.

7.   Ogni emendamento che non riguardi un allegato entra in vigore, per le parti che lo hanno ratificato, accettato o approvato, il novantesimo giorno successivo alla data in cui il depositario ha ricevuto gli strumenti di ratifica, accettazione o approvazione di almeno tre quarti delle parti che erano tali al momento dell'adozione dell'emendamento. In seguito, per qualsiasi altra parte, l'emendamento entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data in cui detta parte ha depositato il proprio strumento di ratifica, accettazione o approvazione dell'emendamento.

8.   Qualora una parte non accetti un emendamento riguardante un allegato, essa ne informa per iscritto il depositario entro dodici mesi dalla data di trasmissione dell'emendamento da parte del depositario medesimo. Quest'ultimo informa immediatamente tutte le parti di tutte le notifiche ricevute. Le parti possono ritirare in qualsiasi momento una precedente notifica di non accettazione, e in tal caso l'emendamento dell'allegato entra in vigore per la parte interessata.

9.   Allo scadere di dodici mesi dalla data di trasmissione da parte del depositario ai sensi del paragrafo 6, l'emendamento di un allegato entra in vigore per le parti che non hanno presentato una notifica al depositario ai sensi del paragrafo 8, a condizione che in quel momento non più di un terzo delle parti che erano tali al momento dell'adozione dell'emendamento abbia presentato una notifica relativa ad esso.

10.   Se un emendamento di un allegato è collegato direttamente a un emendamento del presente protocollo, il nuovo emendamento entra in vigore soltanto al momento dell'entrata in vigore dell'emendamento del protocollo.

Articolo 21

Segretariato

Il segretario esecutivo della Commissione economica per l'Europa svolge le seguenti funzioni di segretariato per il presente protocollo:

a)

preparazione e assistenza in relazione alle sessioni della riunione delle parti;

b)

trasmissione alle parti delle relazioni e delle altre informazioni ricevute a norma del presente protocollo;

c)

comunicazione delle attività del segretariato alla riunione delle parti;

d)

qualsiasi altra funzione determinata dalla riunione delle parti sulla base delle risorse disponibili.

Articolo 22

Controllo dell'osservanza del protocollo

Nella sua prima sessione, la riunione delle parti stabilisce per consenso procedure di cooperazione e meccanismi istituzionali di natura extragiudiziale, non contenziosa e consultiva volti a valutare e promuovere l'osservanza delle disposizioni del presente protocollo e ad affrontare i casi di mancata osservanza. Nello stabilire tali procedure e meccanismi, la riunione delle parti esamina tra l'altro l'opportunità di accettare informazioni trasmesse dal pubblico su questioni connesse al presente protocollo.

Articolo 23

Risoluzione delle controversie

1.   Qualora sull'interpretazione o sull'applicazione del presente protocollo sorga una controversia fra due o più parti, queste cercano di risolverla attraverso negoziati o attraverso qualsiasi altro mezzo pacifico di risoluzione delle controversie da esse ritenuto opportuno.

2.   All'atto della firma, ratifica, accettazione, approvazione o adesione al presente protocollo, o in qualsiasi momento successivo, uno Stato può dichiarare per iscritto al depositario di riconoscere come obbligatorio, per ogni controversia non risolta a norma del paragrafo 1, uno o entrambi i seguenti mezzi di risoluzione delle controversie nei confronti delle parti che accettino lo stesso obbligo:

a)

il deferimento della controversia alla Corte internazionale di giustizia;

b)

la procedura di arbitrato definita nell'allegato IV.

Le organizzazioni regionali d’integrazione economica possono rendere una dichiarazione di effetto equivalente con riferimento all'arbitrato, secondo le procedure di cui alla lettera b).

3.   Se le parti della controversia hanno accettato entrambi i mezzi di risoluzione indicati nel paragrafo 2, la controversia viene deferita unicamente alla Corte internazionale di giustizia, salvo che le parti non decidano diversamente.

Articolo 24

Firma

Il presente protocollo è aperto alla firma a Kiev (Ucraina) dal 21 al 23 maggio 2003 in occasione della quinta conferenza ministeriale «Ambiente per l'Europa» e successivamente presso la sede delle Nazioni Unite a New York fino al 31 dicembre 2003 e può essere sottoscritto da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni regionali d’integrazione economica costituite da Stati sovrani membri delle Nazioni Unite alle quali gli Stati membri abbiano trasferito le proprie competenze nelle materie disciplinate dal presente protocollo, inclusa la competenza a concludere trattati su tali materie.

Articolo 25

Depositario

Il segretario generale delle Nazioni Unite svolge le funzioni di depositario del presente protocollo.

Articolo 26

Ratifica, accettazione, approvazione e adesione

1.   Il presente protocollo è soggetto a ratifica, accettazione o approvazione degli Stati e delle organizzazioni regionali d’integrazione economica di cui all'articolo 24 da cui è stato sottoscritto.

2.   Il presente protocollo è aperto all'adesione degli Stati e delle organizzazioni regionali d’integrazione economica di cui all'articolo 24 a decorrere dal 1o gennaio 2004.

3.   Qualsiasi organizzazione regionale d’integrazione economica di cui all'articolo 24 che diventi parte del presente protocollo senza che alcuno dei suoi Stati membri ne sia parte è soggetta a tutti gli obblighi imposti dal protocollo stesso. Qualora uno o più Stati membri di tale organizzazione siano parti del presente protocollo, l'organizzazione e i suoi Stati membri stabiliscono le rispettive responsabilità ai fini dell'adempimento degli obblighi imposti dal protocollo stesso. In tal caso, l'organizzazione e gli Stati membri non possono esercitare contemporaneamente i diritti previsti dal presente protocollo.

4.   Nel proprio strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, ciascuna organizzazione regionale d’integrazione economica di cui all'articolo 24 dichiara il proprio ambito di competenza nelle materie disciplinate dal presente protocollo. Dette organizzazioni informano inoltre il depositario di ogni modifica sostanziale del proprio ambito di competenza.

Articolo 27

Entrata in vigore

1.   Il presente protocollo entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data del deposito del sedicesimo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.

2.   Ai fini del paragrafo 1, gli strumenti depositati dalle organizzazioni regionali d’integrazione economica non sono computati in aggiunta a quelli depositati dai rispettivi Stati membri.

3.   Per ogni Stato od organizzazione regionale d’integrazione economica che ratifichi, accetti o approvi il presente protocollo o vi aderisca dopo il deposito del sedicesimo strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione, il protocollo entra in vigore il novantesimo giorno successivo alla data del deposito dello strumento di ratifica, accettazione, approvazione o adesione da parte di tale Stato od organizzazione.

Articolo 28

Riserve

Non sono ammesse riserve al presente protocollo.

Articolo 29

Denuncia

Trascorsi tre anni dall'entrata in vigore del presente protocollo nei propri confronti, ciascuna parte può in qualsiasi momento denunciare il protocollo mediante notifica scritta al depositario. La denuncia ha effetto a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla sua ricezione presso il depositario.

Articolo 30

Testi facenti fede

L'originale del presente protocollo, i cui testi in lingua francese, inglese e russa fanno ugualmente fede, è depositato presso il segretario generale delle Nazioni Unite.

IN FEDE DI CHE, i sottoscritti, a tal fine debitamente autorizzati, hanno firmato il presente protocollo.

FATTO a Kiev il ventuno maggio duemilatre.

ALLEGATO I

ATTIVITÀ

N.

Attività

Soglia di capacità

(colonna 1)

Soglia di dipendenti

(colonna 2)

1.

Settore energetico

a)

Raffinerie di petrolio e di gas

*

10 dipendenti

b)

Impianti di gassificazione e liquefazione

*

c)

Centrali termiche ed altri impianti di combustione

Potenza termica di 50 megawatt (MW)

d)

Cokerie

*

e)

Frantoi rotatori per il carbone

Capacità di 1 tonnellata l'ora

f)

Impianti per la produzione di prodotti a base di carbone e di combustibili solidi non fumogeni

*

2.

Produzione e trasformazione dei metalli

a)

Impianti di arrostimento o sinterizzazione di minerali metallici compresi i minerali solforati

*

10 dipendenti

b)

Impianti per la produzione di ghisa o acciaio (fusione primaria o secondaria), compresa la colata continua

Capacità di 2,5 tonnellate l'ora

c)

Impianti per la trasformazione dei metalli ferrosi mediante:

 

i)

laminazione a caldo

Capacità di 20 tonnellate di acciaio grezzo l'ora

ii)

forgiatura con magli

Energia di 50 chilojoule per maglio e potenza calorifica superiore a 20 MW

iii)

applicazione di strati protettivi di metallo fuso

Capacità di trattamento di 2 tonnellate di acciaio grezzo l'ora

d)

Fonderie di metalli ferrosi

Capacità di produzione di 20 tonnellate al giorno

e)

Impianti:

 

i)

per la produzione di metalli grezzi non ferrosi da minerali, concentrati o materie prime secondarie mediante processi metallurgici, chimici o elettrolitici

*

ii)

per la fusione, comprese le leghe, di metalli non ferrosi, inclusi i prodotti di recupero (affinazione, formatura in fonderia, ecc.)

Capacità di fusione di 4 tonnellate al giorno per il piombo e il cadmio o di 20 tonnellate al giorno per tutti gli altri metalli

10 dipendenti

f)

Impianti per il trattamento superficiale di metalli e materie plastiche mediante processi elettrolitici o chimici

Volume delle vasche di trattamento pari a 30 m3

3.

Industria mineraria

a)

Coltivazione sotterranea e operazioni connesse

*

10 dipendenti

b)

Coltivazione a cielo aperto

Sito di 25 ettari di superficie

c)

Impianti per la produzione di:

 

i)

clinker (cemento) in forni rotativi

Capacità di produzione di 500 tonnellate al giorno

ii)

calce viva in forni rotativi

Capacità di produzione superiore a 50 tonnellate al giorno

iii)

clinker (cemento) o calce viva in altri forni

Capacità di produzione di 50 tonnellate al giorno

d)

Impianti per la produzione di amianto e la fabbricazione di prodotti a base di amianto

*

e)

Impianti per la fabbricazione del vetro, comprese le fibre di vetro

Capacità di fusione di 20 tonnellate al giorno

f)

Impianti per la fusione di sostanze minerali, compresa la produzione di fibre minerali

Capacità di fusione di 20 tonnellate al giorno

g)

Impianti per la fabbricazione di prodotti ceramici mediante cottura, in particolare tegole, mattoni, mattoni refrattari, piastrelle, gres, porcellane

Capacità di produzione di 75 tonnellate al giorno o capacità del forno pari a 4 m3 e densità di carica per forno di 300 kg/m3

4.

Industria chimica

a)

Impianti chimici per la produzione su scala industriale di prodotti chimici organici di base quali:

i)

idrocarburi semplici (lineari o ciclici, saturi o insaturi, alifatici o aromatici)

ii)

idrocarburi ossigenati, quali alcoli, aldeidi, chetoni, acidi carbossilici, esteri, acetati, eteri, perossidi, resine epossidiche

iii)

idrocarburi solforati

iv)

idrocarburi azotati, quali ammine, amidi, composti nitrosi, nitrati o nitrici, nitrili, cianati, isocianati

v)

idrocarburi fosforosi

vi)

idrocarburi alogenati

vii)

composti organometallici

viii)

materie plastiche di base (polimeri, fibre sintetiche, fibre a base di cellulosa)

ix)

gomme sintetiche

x)

coloranti e pigmenti

xi)

tensioattivi e surfattanti

*

10 dipendenti

b)

Impianti chimici per la produzione su scala industriale di prodotti chimici inorganici di base quali:

i)

gas, quali ammoniaca, cloro o cloruro di idrogeno, fluoro o fluoruro di idrogeno, ossidi di carbonio, composti dello zolfo, ossidi di azoto, idrogeno, biossido di zolfo, cloruro di carbonile

ii)

acidi, quali acido cromico, acido fluoridrico, acido fosforico, acido nitrico, acido cloridrico, acido solforico, oleum, acidi solforosi

iii)

basi, quali idrossido di ammonio, idrossido di potassio, idrossido di sodio

iv)

sali, quali cloruro di ammonio, clorato di potassio, carbonato di potassio, carbonato di sodio, perborato, nitrato di argento

v)

metalloidi, ossidi metallici o altri composti inorganici, quali carburo di calcio, silicio, carburo di silicio

*

c)

Impianti chimici per la produzione su scala industriale di fertilizzanti a base di fosforo, azoto o potassio (fertilizzanti semplici o composti)

*

d)

Impianti chimici per la produzione su scala industriale di prodotti fitosanitari di base e di biocidi

*

e)

Impianti che utilizzano un processo chimico o biologico per la fabbricazione su scala industriale di prodotti farmaceutici di base

*

f)

Impianti per la fabbricazione su scala industriale di esplosivi e prodotti pirotecnici

*

10 dipendenti

5.

Gestione dei rifiuti e delle acque reflue

a)

Impianti di incenerimento, pirolisi, recupero, trattamento chimico o discarica di rifiuti pericolosi

Ricezione di 10 tonnellate al giorno

10 dipendenti

b)

Impianti di incenerimento dei rifiuti urbani

Capacità di 3 tonnellate l'ora

c)

Impianti per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi

Capacità di 50 tonnellate al giorno

d)

Discariche (escluse le discariche di rifiuti inerti)

Ricezione di 10 tonnellate al giorno o capacità totale di 25 000 tonnellate

e)

Impianti per lo smaltimento o il recupero di carcasse e di residui di animali

Capacità di trattamento di 10 tonnellate al giorno

f)

Impianti di trattamento delle acque reflue urbane

Capacità di 100 000 abitanti equivalenti

g)

Impianti a gestione indipendente per il trattamento delle acque reflue industriali risultanti da una o più delle attività del presente allegato

Capacità di 10 000 m3 al giorno

6.

Produzione e lavorazione della carta e del legno

a)

Impianti industriali per la fabbricazione di pasta per carta a partire da legno o altre materie fibrose

*

10 dipendenti

b)

Impianti industriali per la fabbricazione di carta e cartone e altri prodotti primari del legno (come truciolati, pannelli di fibre e compensati)

Capacità di produzione di 20 tonnellate al giorno

c)

Impianti industriali per la conservazione del legno e dei prodotti del legno mediante sostanze chimiche

Capacità di produzione di 50 m3 al giorno

7.

Allevamento intensivo e acquacoltura

a)

Impianti per l'allevamento intensivo di pollame o suini

i)

40 000 posti per il pollame

ii)

2 000 posti per i suini da produzione (di oltre 30 kg)

iii)

750 posti per le scrofe

10 dipendenti

b)

Acquacoltura intensiva

1 000 tonnellate di pesci e molluschi l'anno

10 dipendenti

8.

Prodotti animali e vegetali del settore alimentare e delle bevande

a)

Macelli

Capacità di produzione di carcasse di 50 tonnellate al giorno

10 dipendenti

b)

Trattamento e trasformazione destinati alla fabbricazione di prodotti alimentari e bevande a partire da:

 

i)

materie prime animali (diverse dal latte)

Capacità di produzione di prodotti finiti di 75 tonnellate al giorno

ii)

materie prime vegetali

Capacità di produzione di prodotti finiti di 300 tonnellate al giorno (valore medio su base trimestrale)

c)

Trattamento e trasformazione del latte

Capacità di ricezione di 200 tonnellate di latte al giorno (valore medio su base annuale)

9.

Altre attività

a)

Impianti di pretrattamento (operazioni di lavaggio, imbianchimento, mercerizzazione) o tintura di fibre o tessili

Capacità di trattamento di 10 tonnellate al giorno

10 dipendenti

b)

Impianti per la concia delle pelli

Capacità di trattamento di 12 tonnellate di prodotti finiti al giorno

c)

Impianti per il trattamento di superficie di materie, oggetti o prodotti mediante solventi organici, in particolare per apprettare, stampare, spalmare, sgrassare, impermeabilizzare, incollare, verniciare, pulire o impregnare

Capacità di consumo di solvente di 150 kg l'ora o 200 tonnellate l'anno

d)

Impianti per la fabbricazione di carbonio (carbone duro) o grafite artificiale mediante incenerimento o grafitizzazione

*

e)

Impianti per la costruzione e la verniciatura o la sverniciatura delle navi

Capacità di lavorare su navi di 100 m di lunghezza

Note esplicative:

La colonna 1 contiene le soglie di capacità di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera a).

L'asterisco (*) indica che non esiste una soglia di capacità (tutti gli impianti sono soggetti agli obblighi di comunicazione).

La colonna 2 contiene la soglia di dipendenti di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera b).

Per «10 dipendenti» si intende l'equivalente di 10 dipendenti a tempo pieno.

ALLEGATO II

SOSTANZE INQUINANTI

N.

Numero CAS

Sostanza inquinante

Soglia di emissione

(colonna 1)

Soglia di trasferimento fuori sito delle sostanze inquinanti

(colonna 2)

Soglia di produzione, lavorazione o utilizzo

(colonna 3)

nell'aria

(colonna 1 a)

nell'acqua

(colonna 1 b)

al suolo

(colonna 1 c)

kg/anno

kg/anno

kg/anno

kg/anno

kg/anno

1

74-82-8

Metano (CH4)

100 000

-

-

-

*

2

630-08-0

Monossido di carbonio (CO)

500 000

-

-

-

*

3

124-38-9

Biossido di carbonio (CO2)

100 milioni

-

-

-

*

4

 

Idrofluorocarburi (HFC)

100

-

-

-

*

5

10024-97-2

Ossido di azoto (N2O)

10 000

-

-

-

*

6

7664-41-7

Ammoniaca (NH3)

10 000

-

-

-

10 000

7

 

Composti organici volatili diversi dal metano (COVNM)

100 000

-

-

-

*

8

 

Ossidi di azoto (NOx/NO2)

100 000

-

-

-

*

9

 

Perfluorocarburi (PFC)

100

-

-

-

*

10

2551-62-4

Esafluoruro di zolfo (SF6)

50

-

-

-

*

11

 

Ossidi di zolfo (SOx/SO2)

150 000

-

-

-

*

12

 

Totale azoto

-

50 000

50 000

10 000

10 000

13

 

Totale fosforo

-

5 000

5 000

10 000

10 000

14

 

Idroclorofluorocarburi (HCFC)

1

-

-

100

10 000

15

 

Clorofluorocarburi (CFC)

1

-

-

100

10 000

16

 

Halon

1

-

-

100

10 000

17

7440-38-2

Arsenico e composti (espressi come As)

20

5

5

50

50

18

7440-43-9

Cadmio e composti (espressi come Cd)

10

5

5

5

5

19

7440-47-3

Cromo e composti (espressi come Cr)

100

50

50

200

10 000

20

7440-50-8

Rame e composti (espressi come Cu)

100

50

50

500

10 000

21

7439-97-6

Mercurio e composti (espressi come Hg)

10

1

1

5

5

22

7440-02-0

Nichel e composti (espressi come Ni)

50

20

20

500

10 000

23

7439-92-1

Piombo e composti (espressi come Pb)

200

20

20

50

50

24

7440-66-6

Zinco e composti (espressi come Zn)

200

100

100

1 000

10 000

25

15972-60-8

Alacloro

-

1

1

5

10 000

26

309-00-2

Aldrin

1

1

1

1

1

27

1912-24-9

Atrazina

-

1

1

5

10 000

28

57-74-9

Clordano

1

1

1

1

1

29

143-50-0

Clordecone

1

1

1

1

1

30

470-90-6

Clorfenvinfos

-

1

1

5

10 000

31

85535-84-8

Cloroalcani, C10-C13

-

1

1

10

10 000

32

2921-88-2

Clorpirifos

-

1

1

5

10 000

33

50-29-3

DDT

1

1

1

1

1

34

107-06-2

1,2-dicloroetano (EDC)

1 000

10

10

100

10 000

35

75-09-2

Diclorometano (DCM)

1 000

10

10

100

10 000

36

60-57-1

Dieldrin

1

1

1

1

1

37

330-54-1

Diuron

-

1

1

5

10 000

38

115-29-7

Endosulfan

-

1

1

5

10 000

39

72-20-8

Endrin

1

1

1

1

1

40

 

Composti organici alogenati (espressi come AOX)

-

1 000

1 000

1 000

10 000

41

76-44-8

Eptacloro

1

1

1

1

1

42

118-74-1

Esaclorobenzene (HCB)

10

1

1

1

5

43

87-68-3

Esaclorobutadiene (HCBD)

-

1

1

5

10 000

44

608-73-1

1,2,3,4,5,6-esaclorocicloesano (HCH)

10

1

1

1

10

45

58-89-9

Lindano

1

1

1

1

1

46

2385-85-5

Mirex

1

1

1

1

1

47

 

PCDD + PCDF (diossine + furani) (espressi come TEQ)

0,001

0,001

0,001

0,001

0,001

48

608-93-5

Pentaclorobenzene

1

1

1

5

50

49

87-86-5

Pentaclorofenolo (PCP)

10

1

1

5

10 000

50

1336-36-3

Bifenili policlorurati (PCB)

0,1

0,1

0,1

1

50

51

122-34-9

Simazina

-

1

1

5

10 000

52

127-18-4

Tetracloroetilene (PER)

2 000

-

-

1 000

10 000

53

56-23-5

Tetraclorometano (TCM)

100

-

-

1 000

10 000

54

12002-48-1

Triclorobenzeni (TCB)

10

-

-

1 000

10 000

55

71-55-6

1,1,1-tricloroetano

100

-

-

1 000

10 000

56

79-34-5

1,1,2,2-tetracloroetano

50

-

-

1 000

10 000

57

79-01-6

Tricloroetilene

2 000

-

-

1 000

10 000

58

67-66-3

Triclorometano

500

-

-

1 000

10 000

59

8001-35-2

Toxafene

1

1

1

1

1

60

75-01-4

Cloruro di vinile

1 000

10

10

100

10 000

61

120-12-7

Antracene

50

1

1

50

50

62

71-43-2

Benzene

1 000

200 (espresso come BTEX) (1)

200 (espresso come BTEX) (1)

2 000 (espresso come BTEX) (1)

10 000

63

 

Eteri di difenile polibromurati (PBDE)

-

1

1

5

10 000

64

 

Etossilati di nonilfenolo (NP/NPE) e sostanze connesse

-

1

1

5

10 000

65

100-41-4

Etilbenzene

-

200 (espresso come BTEX) (1)

200 (espresso come BTEX) (1)

2 000 (espresso come BTEX) (1)

10 000

66

75-21-8

Ossido di etilene

1 000

10

10

100

10 000

67

34123-59-6

Isoproturon

-

1

1

5

10 000

68

91-20-3

Naftalene

100

10

10

100

10 000

69

 

Composti organostannici (espressi come Sn totale)

-

50

50

50

10 000

70

117-81-7

Ftalato di bis(2-etilesile) (DEHP)

10

1

1

100

10 000

71

108-95-2

Fenoli (espressi come C totale)

-

20

20

200

10 000

72

 

Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) (2)

50

5

5

50

50

73

108-88-3

Toluene

-

200 (espresso come BTEX) (1)

200 (espresso come BTEX) (1)

2 000 (espresso come BTEX) (1)

10 000

74

 

Tributilstagno e composti

-

1

1

5

10 000

75

 

Trifenilstagno e composti

-

1

1

5

10 000

76

 

Carbonio organico totale (TOC) (espresso come C totale o COD/3)

-

50 000

-

-

**

77

1582-09-8

Trifluralina

-

1

1

5

10 000

78

1330-20-7

Xileni

-

200 (espressi come BTEX) (1)

200 (espressi come BTEX) (1)

2 000 (espressi come BTEX) (1)

10 000

79

 

Cloruri (espressi come Cl totale)

-

2 milioni

2 milioni

2 milioni

10 000 (3)

80

 

Cloro e composti inorganici (espressi come HCl)

10 000

-

-

-

10 000

81

1332-21-4

Amianto

1

1

1

10

10 000

82

 

Cianuri (espressi come CN totale)

-

50

50

500

10 000

83

 

Fluoruri (espressi come F totale)

-

2 000

2 000

10 000

10 000 (3)

84

 

Fluoro e composti inorganici (espressi come HF)

5 000

-

-

-

10 000

85

74-90-8

Acido cianidrico (HCN)

200

-

-

-

10 000

86

 

Particolato (PM10)

50 000

-

-

-

*

Per «numero CAS» della sostanza inquinante si intende l'identificatore del Chemical Abstracts Service.

La colonna 1 contiene le soglie di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera a), punti i) e iv). Se viene superata la soglia stabilita per uno dei tre comparti (aria, acqua o suolo), le parti che hanno optato per un sistema di presentazione dei dati ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, lettera a), hanno l'obbligo di comunicare le informazioni relative alle emissioni o, per le sostanze inquinanti immesse nelle acque reflue destinate al trattamento, i trasferimenti nell'ambiente relativi a quel comparto effettuati dall'impianto in questione.

La colonna 2 contiene le soglie di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera a), punto ii). Se viene superata la soglia indicata in tale colonna per una determinata sostanza inquinante, le parti che hanno optato per un sistema di presentazione dei dati ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, lettera a), punto ii), hanno l'obbligo di comunicare le informazioni relative ai trasferimenti fuori sito di tale sostanza effettuati dall'impianto in questione.

La colonna 3 contiene le soglie di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettera b). Se viene superata la soglia indicata in tale colonna per una determinata sostanza inquinante, le parti che hanno optato per un sistema di presentazione dei dati ai sensi dell'articolo 7, paragrafo 1, lettera b), hanno l'obbligo di comunicare le informazioni relative alle emissioni e ai trasferimenti fuori sito di tale sostanza effettuati dall'impianto in questione.

Il trattino (-) indica che il parametro in questione non fa scattare automaticamente gli obblighi di comunicazione dei dati.

L'asterisco (*) indica che, per la sostanza in questione, occorre fare riferimento alla soglia di emissione riportata nella colonna 1a invece che a una soglia di produzione, lavorazione o utilizzo.

Il doppio asterisco (**) indica che, per la sostanza in questione, occorre fare riferimento alla soglia di emissione riportata nella colonna 1b invece che a una soglia di produzione, lavorazione o utilizzo.

ALLEGATO III

PARTE A

OPERAZIONI DI SMALTIMENTO («D»)

Deposito sul o nel suolo (ad esempio in discarica)

Trattamento in ambiente terrestre (ad esempio biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli)

Iniezioni in profondità (ad esempio iniezione di rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o in faglie geologiche naturali)

Lagunaggio (ad esempio scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune)

Messa in discarica specialmente allestita (ad esempio sistemazione in alveoli stagni separati, ricoperti e isolati gli uni dagli altri e dall'ambiente)

Scarico dei rifiuti solidi nell'ambiente idrico eccetto l'immersione

Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino

Trattamento biologico, non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nella presente parte

Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti elencati nella presente parte (ad esempio evaporazione, essiccazione, calcinazione, neutralizzazione, precipitazione)

Incenerimento a terra

Incenerimento in mare

Deposito permanente (ad esempio sistemazione di contenitori in una miniera)

Raggruppamento prima di una delle operazioni elencate nella presente parte

Ricondizionamento prima di una delle operazioni elencate nella presente parte

Deposito prima di una delle operazioni indicate nella presente parte.

PARTE B

OPERAZIONI DI RECUPERO («R»)

Utilizzo come combustibile (senza incenerimento diretto) o come altro mezzo per produrre energia

Rigenerazione/recupero dei solventi

Riciclaggio/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi

Riciclaggio/recupero dei metalli e dei composti metallici

Riciclaggio/recupero di altre sostanze inorganiche

Rigenerazione degli acidi o delle basi

Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti

Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori

Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli

Spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura o dell'ecologia

Uso di materiali residui ottenuti con una delle operazioni di recupero già indicate nella presente parte

Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni di recupero già indicate nella presente parte

Accumulo di materiale da sottoporre a una delle operazioni indicate nella presente parte.

ALLEGATO IV

ARBITRATO

1.

Qualora una controversia venga sottoposta ad arbitrato in forza dell'articolo 23, paragrafo 2, del presente protocollo, la parte o le parti notifica(no) la materia del contendere attraverso i canali diplomatici alla o alle controparti e al segretariato, indicando in particolare gli articoli del presente protocollo di cui è controversa l'interpretazione o l'applicazione. Il segretariato trasmette le informazioni ricevute a tutte le parti del presente protocollo.

2.

Il tribunale arbitrale si compone di tre membri. Le due parti della controversia nominano ciascuna un arbitro; i due arbitri così nominati designano di comune accordo un terzo arbitro che assume le funzioni di presidente. Questi non deve essere cittadino di alcuna delle parti della controversia, né risiedere nel territorio di una di esse, né essere al servizio di una di esse, né essersi già occupato della questione a qualsiasi titolo.

3.

Se il presidente del tribunale arbitrale non è stato designato entro due mesi dalla nomina del secondo arbitro, il segretario esecutivo della Commissione economica per l'Europa, su richiesta di una parte della controversia, designa il presidente entro un ulteriore termine di due mesi.

4.

Se una parte della controversia non procede alla nomina di un arbitro entro due mesi dalla notifica di cui al paragrafo 1, l'altra parte informa al riguardo il segretario esecutivo della Commissione economica per l'Europa, che designa il presidente del tribunale arbitrale entro un ulteriore termine di due mesi. Non appena designato, il presidente chiede alla parte che non ha nominato l'arbitro di provvedere alla nomina entro due mesi. Decorso inutilmente tale termine, il presidente ne informa il segretario esecutivo della Commissione economica per l'Europa che procede alla nomina entro un ulteriore termine di due mesi.

5.

Il tribunale decide a norma del diritto internazionale e delle disposizioni del presente protocollo.

6.

Ogni tribunale istituito ai sensi del presente allegato stabilisce il proprio regolamento interno.

7.

Le decisioni del tribunale, tanto sulle questioni di procedura quanto su quelle di merito, sono prese a maggioranza dei membri.

8.

Il tribunale prende qualsiasi provvedimento opportuno per l'accertamento dei fatti.

9.

Le parti della controversia agevolano l'attività del tribunale arbitrale ed in particolare, con tutti i mezzi a loro disposizione:

a)

forniscono al tribunale tutti i documenti, i servizi e le informazioni utili;

b)

se necessario, mettono il tribunale in condizione di citare testimoni o periti e di raccogliere le loro deposizioni.

10.

Le parti e gli arbitri tutelano il segreto di tutte le informazioni riservate acquisite durante il procedimento arbitrale.

11.

Il tribunale può, su richiesta di una delle parti, raccomandare l'adozione di misure provvisorie di salvaguardia.

12.

Se una delle parti della controversia non compare dinanzi al tribunale o rinuncia a difendere la propria causa, l'altra parte può chiedere al collegio di continuare il procedimento e di emettere la decisione finale. L'assenza o la rinuncia di una parte a difendere la propria causa non osta allo svolgimento del procedimento. Prima di pronunciare la decisione finale, il tribunale arbitrale deve accertarsi che la domanda sia fondata in fatto e in diritto.

13.

Il tribunale arbitrale può conoscere e decidere delle domande riconvenzionali direttamente connesse all'oggetto della controversia.

14.

Salvo che il tribunale arbitrale decida altrimenti in considerazione delle particolari circostanze del caso, le spese del tribunale, compresa la remunerazione dei suoi membri, sono sostenute dalle parti in eguale misura. Il tribunale tiene un registro delle proprie spese e fornisce alle parti un rendiconto conclusivo.

15.

Ogni parte del presente protocollo che abbia, riguardo all'oggetto della controversia, un interesse giuridicamente rilevante e che possa subire gli effetti di una decisione sul caso, può intervenire nel procedimento previo consenso del tribunale.

16.

Il tribunale arbitrale pronuncia la decisione entro cinque mesi dalla sua costituzione salvo che ritenga necessaria una proroga per un termine non superiore a cinque mesi.

17.

La decisione del tribunale arbitrale deve essere motivata. Essa è definitiva e vincolante per tutte le parti della controversia. La decisione viene comunicata dal tribunale arbitrale alle parti e al segretariato. Il segretariato trasmette le informazioni ricevute a tutte le parti del presente protocollo.

18.

Qualsiasi controversia tra le parti in merito all'interpretazione o all'esecuzione della decisione finale può essere sottoposta da una di esse al tribunale arbitrale che l'ha emessa, o, se questo non può essere investito della questione, ad un altro tribunale costituito a tal fine nello stesso modo del primo.


(1)  Occorre comunicare i dati relativi alle singole sostanze inquinanti se viene superata la soglia per i BTEX (parametro globale che fa riferimento a benzene, toluene, etilbenzene e xilene).

(2)  Per quanto riguarda gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), vanno misurati il benzo(a)pirene (50-32-8), il benzo(b)fluorantene (205-99-2), il benzo(k)fluorantene (207-08-9) e l'indeno(1,2,3-cd)pirene (193-39-5) (ai sensi del protocollo sugli inquinanti organici persistenti alla convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza).

(3)  Espressi come composti inorganici.


ALLEGATO B

Dichiarazione della Comunità europea a norma dell'articolo 26, paragrafo 4, del protocollo UNECE sui registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti

La Comunità europea dichiara la propria competenza, in virtù del trattato che istituisce la Comunità europea e, in particolare, dell'articolo 175, paragrafo 1, a stipulare e ad adempiere agli obblighi derivanti da accordi internazionali che contribuiscano a perseguire i seguenti obiettivi:

salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente,

protezione della salute umana,

utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali,

promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell'ambiente a livello regionale o mondiale.

I registri delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti sono uno strumento adeguato per promuovere il miglioramento delle prestazioni ambientali, per consentire al pubblico di accedere alle informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti e per permettere alle autorità competenti di seguire le evoluzioni in atto, dimostrando i progressi compiuti nella riduzione dell'inquinamento, concorrendo al controllo dell'adempimento degli obblighi e valutando i progressi realizzati, contribuendo in tal modo al conseguimento dei suddetti obiettivi.

La Comunità europea dichiara inoltre di avere già adottato la normativa vincolante per i suoi Stati membri, che prevede gli aspetti disciplinati dal presente protocollo e presenterà e, se necessario, aggiornerà un elenco di detta normativa a norma dell'articolo 26, paragrafo 4, del protocollo.

La Comunità europea è responsabile dell'adempimento degli obblighi derivanti dal protocollo previsti dalla normativa comunitaria in vigore.

L'esercizio della competenza comunitaria è soggetto, per la sua stessa natura, a continua evoluzione.


4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/80


DECISIONE DEL CONSIGLIO

del 23 gennaio 2006

che consente ai paesi destinatari della politica europea di vicinato ed alla Russia di beneficiare del programma per l’assistenza tecnica e lo scambio d’informazioni (TAIEX)

(2006/62/CE)

IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l’articolo 181 A, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Parlamento europeo (1),

considerando quanto segue:

(1)

Nel campo degli aiuti di preadesione, la gestione centralizzata indiretta si è rivelata negli anni passati uno strumento valido, specie riguardo alle attività dell’Ufficio per l’assistenza tecnica e lo scambio d’informazioni (TAIEX).

(2)

Come indicato nel documento di strategia adottato dalla Commissione nel maggio 2004, la politica europea di vicinato (PEV) intende condividere i vantaggi dell’allargamento dell’Unione europea del 2004 con i paesi limitrofi e avvalersi di alcuni degli strumenti utilizzati e dell’esperienza acquisita durante il processo di allargamento per avvicinare all’UE i paesi partner, al fine di ottenere una graduale integrazione economica e una maggiore cooperazione politica. I paesi interessati dalla politica europea di vicinato dovrebbero pertanto poter beneficiare del programma TAIEX.

(3)

In occasione del 15o vertice UE-Russia, tenutosi il 10 maggio 2005, le due parti hanno adottato alcune tabelle di marcia per la creazione di quattro spazi comuni tra l’UE e la Russia, che fissano obiettivi analoghi a quelli della PEV, vale a dire intensificare la cooperazione e perseguire la convergenza normativa e il ravvicinamento legislativo verso standard più elevati.

(4)

La Russia potrà beneficiare dei finanziamenti che verranno messi a disposizione dal futuro strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI).

(5)

L’articolo 54, paragrafo 2, del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (2) (di seguito «il regolamento finanziario»), autorizza l’esecuzione del bilancio comunitario in modo centralizzato indiretto e ne stabilisce le condizioni specifiche, purché l’atto di base del programma preveda tale possibilità.

(6)

Occorre armonizzare l’assistenza fornita dal programma TAIEX. È pertanto necessario che la presente decisione segua lo stesso approccio del regolamento (CEE) n. 3906/89 del Consiglio, del 18 dicembre 1989, relativo all’aiuto economico a favore dei paesi dell’Europa centrale e orientale (PHARE) (3), del regolamento (CE) n. 2666/2000 del Consiglio, del 5 dicembre 2000, relativo all’assistenza all’Albania, alla Bosnia-Erzegovina, alla Croazia, alla Repubblica federale di Jugoslavia e all’ex Repubblica iugoslava di Macedonia (CARDS) (4), e del regolamento (CE) n. 2500/2001 del Consiglio, del 17 dicembre 2001, relativo all’assistenza finanziaria preadesione per la Turchia (5).

(7)

Parte delle azioni previste dal regolamento (CE, Euratom) n. 99/2000 del Consiglio, del 29 dicembre 1999, relativo alla prestazione di assistenza agli Stati partner dell’Europa orientale e dell’Asia centrale (6), rientrano nel campo d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Tali parti non sono prese in considerazione dalla presente decisione,

DECIDE:

Articolo 1

La presente decisione intende consentire ai paesi destinatari della politica europea di vicinato e partenariato (ENPI) ed alla Russia, specie quelli che hanno avviato un piano d’azione o delle tabelle di marcia, di beneficiare dell’aiuto prestato dal TAIEX, il quale fornirà un’assistenza tecnica mirata per aiutare i paesi partner a capire ed elaborare la legislazione connessa ai piani d’azione, nonché ad attuarla e farla rispettare.

Articolo 2

Ai fini dell’attuazione del regolamento (CE) n. 1488/96 del Consiglio, del 23 luglio 1996, relativo a misure d’accompagnamento finanziarie e tecniche (MEDA) a sostegno della riforma delle strutture economiche e sociali nel quadro del partenariato euromediterraneo (7), e del regolamento (CE, Euratom) n. 99/2000, la Commissione può, ai sensi dell’articolo 54, paragrafo 2, del regolamento finanziario, decidere di affidare funzioni implicanti l’esercizio di potestà pubbliche e in particolare funzioni d’esecuzione di bilancio derivanti dalla presente decisione, all’organismo che mette in atto il programma TAIEX a norma del regolamento (CEE) n. 3906/1989, del regolamento (CE) n. 2666/2000 e del regolamento (CE) n. 2500/2001.

Articolo 3

La presente decisione non si applica alle azioni attuate nel quadro del regolamento (CE, Euratom) n. 99/2000 che rientrano nell’ambito del trattato Euratom.

Articolo 4

Le attività autorizzate dalla presente decisione sono finanziate dalla linea di bilancio 19 06 01 «Assistenza agli Stati partner dell’Europa orientale e dell’Asia centrale» e dalla connessa linea di bilancio 19 01 04 07 per le spese amministrative, nonché dalla linea di bilancio 19 08 02 01 «MEDA (misure di accompagnamento alle riforme delle strutture economiche e sociali dei paesi terzi mediterranei)» e della connessa linea di bilancio 19 01 04 06 per le spese amministrative.

Fatto a Bruxelles, addì 23 gennaio 2006.

Per il Consiglio

Il presidente

J. PRÖLL


(1)  Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.

(2)  GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(3)  GU L 375 del 23.12.1989, pag. 11. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2257/2004 (GU L 389 del 30.12.2004, pag. 1).

(4)  GU L 306 del 7.12.2000, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2112/2005 (GU L 344 del 27.12.2005, pag. 23).

(5)  GU L 342 del 27.12.2001, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2112/2005.

(6)  GU L 12 del 18.1.2000, pag. 1.

(7)  GU L 189 del 30.7.1996, pag. 1. Regolamento modificato da ultimo dal regolamento (CE) n. 2112/2005.


Commissione

4.2.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 32/82


DECISIONE DELLA COMMISSIONE

del 26 novembre 2003

relativa al regime di aiuti al quale l’Italia, Regione Piemonte, intende dare esecuzione in favore della riduzione dell’inquinamento atmosferico sul suo territorio

[notificata con il numero C(2003) 3520]

(Il testo in lingua italiana è il solo facente fede)

(Testo rilevante ai fini del SEE)

(2006/63/CE)

LA COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 88, paragrafo 2, primo comma,

visto l'accordo sullo Spazio economico europeo, in particolare l'articolo 62, paragrafo 1, lettera a),

visto il regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio, del 22 marzo 1999, recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE (1),

dopo aver invitato gli interessati a presentare osservazioni conformemente a detto articolo,

considerando quanto segue:

1.   PROCEDIMENTO

(1)

Con lettere in data 16 dicembre 2002, registrata dalla Commissione il 18 dicembre 2002 (A/39321) e 20 dicembre 2002, registrata il 31 dicembre 2002 (A/39483), le autorità italiane hanno notificato, ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3 del trattato CE, un regime di aiuti della Regione Piemonte concernente l'estensione dell rete di distribuzione per la vendita di gas naturale per autotrazione.

(2)

Con lettera D/50722 del 3 febbraio 2003 la Commissione ha chiesto informazioni supplementari sul regime di aiuti notificato.

(3)

Il 25 marzo 2003, le autorità italiane hanno trasmesso informazioni integrative con lettera A/32278, registrata il 28 marzo 2003.

(4)

Con lettera SG(2003) D/229965 in data 28 maggio 2003, la Commissione ha informato l’Italia che aveva deciso di avviare la procedura di cui all’articolo 88, paragrafo 2 del trattato CE nei riguardi della misura proposta.

(5)

La decisione della Commissione di avviare il procedimento è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea  (2). La Commissione ha invitato le parti interessate a presentare le loro osservazioni entro il termine prescritto (un mese), ai sensi del regolamento (CE) n. 659/1999.

(6)

La Commissione ha ricevuto osservazioni di terzi in data 29 agosto 2003 (Bundesverband der deutschen Gas- und Wasserwirtschaft e V., BGW, Germania), 1.9.2003 (Bundesministerium der Finanzen, Germania), 2 settembre 2003 (OMV Erdgas, Austria).

(7)

La risposta ufficiale dell’Italia — dopo che le autorità italiane avevano chiesto, il 10 luglio 2003 ed il 5 agosto 2003, due proroghe del termine impartito per la risposta, concesse dalla Commissione il 7 agosto 2003 — è stata presentata con lettera del 10 ottobre 2003 (A/37006).

2.   DESCRIZIONE DETTAGLIATA DEL REGIME

2.1.   Base giuridica e oggetto del regime

(8)

L'aiuto notificato si fonda sulle disposizioni di cui ai seguenti atti normativi:

A.

Legislazione principale

Delibera della Giunta Regionale (DGR) n. 67-7675 dell’11 novembre 2002«Progetto per il potenziamento della rete di vendita del metano per autotrazione. Trasferimento ai Comuni di fondi per il finanziamento di imprese che intendano realizzare impianti di distribuzione di metano per autotrazione. Definizione dei tempi per la presentazione dei dossier di candidatura e dei criteri per la loro valutazione».

B.

Legislazione secondaria

Legge 9 dicembre 1998 n. 426 «Nuovi interventi in campo ambientale»,

D.M. 22 dicembre 2000«Individuazione della Rete nazionale dei gasdotti ai sensi dell’art. 9 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164»,

D.M. 17 luglio 1998 n. 256 «Regolamento recante norme sulle agevolazioni per gli autoveicoli alimentati a metano o a gas di petrolio liquefatto (GPL)»,

D.M. 28 maggio 1999«Concessione di mutui agli enti locali, da parte della Cassa depositi e prestiti, per il finanziamento degli interventi in campo ambientale, previsti dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426»,

D.M. 5 aprile 2001«Contributi diretti ai cittadini per l’acquisto di veicoli elettrici, a metano e GPL e per l’installazione di impianti a metano e GPL»,

DGR n. 13-7622 «Diffusione dell’utilizzo di metano e di GPL nonché di altre motorizzazioni innovative a basso impatto ambientale nelle flotte pubbliche di servizio di pubblica utilità. Definizione dei criteri di ripartizione e di trasferimento dei fondi alle Province»,