ISSN 1977-0944

Gazzetta ufficiale

dell’Unione europea

C 176

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Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

61° anno
23 maggio 2018


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Comitato delle regioni

 

127a sessione plenaria del CdR, 31.1.2018 – 1.2.2018

2018/C 176/01

Risoluzione del Comitato europeo delle regioni — Analisi annuale della crescita della Commissione europea per il 2018

1

2018/C 176/02

Risoluzione del Comitato europeo delle regioni — Modificare il regolamento recante disposizioni comuni in materia di fondi SIE per sostenere le riforme strutturali

5

2018/C 176/03

Risoluzione del Comitato europeo delle regioni in merito alla proposta, presentata dalla Commissione, di decisione del Consiglio sulla constatazione dell’esistenza di un evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto da parte della Repubblica di Polonia

8

 

PARERI

 

Comitato delle regioni

 

127a sessione plenaria del CdR, 31.1.2018 – 1.2.2018

2018/C 176/04

Parere del Comitato europeo delle regioni — Il futuro del programma COSME dopo il 2020: la prospettiva regionale e locale

10

2018/C 176/05

Parere del Comitato europeo delle regioni — Verso una completa attuazione di una strategia europea rinnovata per le regioni ultraperiferiche

15

2018/C 176/06

Parere del Comitato europeo delle regioni — Erasmus per i rappresentanti eletti a livello locale e regionale

21

2018/C 176/07

Parere del Comitato europeo delle regioni — Promuovere la coesistenza con specie conflittuali nel quadro delle direttive UE sulla tutela della natura

25

2018/C 176/08

Parere del Comitato europeo delle regioni — Revisione intermedia della strategia per il mercato unico digitale

29

2018/C 176/09

Parere del Comitato europeo delle regioni — Documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE

34

2018/C 176/10

Parere del Comitato europeo delle regioni — Gli investimenti territoriali integrati: una sfida per la politica di coesione dell'UE dopo il 2020

40


 

III   Atti preparatori

 

COMITATO DELLE REGIONI

 

127a sessione plenaria del CdR, 31.1.2018 – 1.2.2018

2018/C 176/11

Parere del Comitato europeo delle regioni — Iniziativa per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu nel Mediterraneo occidentale

46

2018/C 176/12

Parere del Comitato europeo delle regioni — Conclusioni e raccomandazioni finali del gruppo ad alto livello sulla semplificazione per il periodo successivo al 2020

51

2018/C 176/13

Parere del Comitato europeo delle regioni — L'Europa in movimento: gli aspetti lavorativi del trasporto stradale

57

2018/C 176/14

Parere del Comitato europeo delle regioni — L’Europa in movimento: promuovere soluzioni di mobilità senza interruzioni

66


IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Comitato delle regioni

127a sessione plenaria del CdR, 31.1.2018 – 1.2.2018

23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/1


Risoluzione del Comitato europeo delle regioni — Analisi annuale della crescita della Commissione europea per il 2018

(2018/C 176/01)

Presentata dai gruppi politici PPE, PSE, ALDE, AE ed ECR

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI (CdR)

visti la comunicazione della Commissione europea sull’Analisi annuale della crescita 2018 (1) e l’avvio del semestre europeo 2018;

vista la propria risoluzione dell’11 ottobre 2017 dal titolo Il semestre europeo 2017 e la prospettiva dell’analisi annuale della crescita 2018;

vista la Risoluzione del Parlamento europeo del 26 ottobre 2017 sulle politiche economiche della zona euro  (2);

1.

è del parere che, malgrado una relativa ripresa dell’economia dell’Unione europea da una prospettiva macroeconomica, non vi possa ancora essere spazio per il compiacimento, dal momento che i tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, sono pur sempre troppo elevati in molte regioni d’Europa e i numerosi anni consecutivi di investimenti insufficienti gravano pesantemente sulla competitività e la coesione dell’UE;

2.

concorda con l’analisi della Commissione secondo cui la scarsa competitività e la mancanza di coesione dell’UE, come pure le fragilità all’interno del settore bancario, impongano di porre rimedio alle carenze strutturali dell’Unione economica e monetaria (UEM) prima che scoppi una nuova crisi, come viene sottolineato nel parere del CdR sul Documento di riflessione sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria entro il 2025  (3);

3.

si compiace dell’importanza che l’Analisi annuale della crescita 2018 attribuisce al pilastro europeo dei diritti sociali;

4.

approva il forte accento che l’Analisi pone sulla crescita a lungo termine, e si rammarica pertanto che il documento della Commissione non metta in sintonia l’orientamento di breve periodo con gli obiettivi a lungo termine dell’UE volti a conseguire una crescita e un’occupazione sostenibili. Le raccomandazioni specifiche per paese dovrebbero tenere conto in misura maggiore degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile;

5.

deplora il fatto che l’Analisi annuale della crescita non menzioni il ruolo degli enti locali e regionali nel settore degli investimenti; ricorda che tali enti sono responsabili di oltre la metà degli investimenti pubblici nell’UE; esorta gli Stati membri ad eliminare gli ostacoli che impediscono la realizzazione di investimenti sia privati che pubblici a livello locale e regionale; si rammarica che l’Analisi 2018 non prosegua l’esame degli ostacoli che si frappongono agli investimenti sulla scia di quello avviato nell’analisi annuale della crescita per il 2016;

6.

è convinto che per far aumentare l’efficacia del semestre europeo e rafforzarne la titolarità sul campo, un coinvolgimento strutturato degli enti locali e regionali in qualità di partner nel semestre europeo, in funzione dell’effettiva ripartizione dei poteri e delle competenze tra i vari livelli di governo negli Stati membri dell’UE, sia una condizione indispensabile. Il CdR, pertanto, torna a chiedere l’introduzione di un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali nel semestre europeo (4) e invita la Commissione ad adoperarsi attivamente per promuovere l’adozione di un codice di questo tipo; raccomanda inoltre di includere nella prossima Analisi annuale della crescita un capitolo a parte sulla situazione delle regioni, esaminando anche il ruolo degli enti locali e regionali, e chiede agli Stati membri di fare altrettanto nei loro programmi nazionali di riforma;

7.

raccomanda agli Stati membri di coinvolgere direttamente gli enti regionali nei loro programmi nazionali di riforma, come pure nel processo del semestre europeo, senza dimenticare che le regioni non possono essere penalizzate per il mancato rispetto degli obiettivi imputabile solo allo Stato;

8.

ritiene che le raccomandazioni specifiche per paese debbano dedicare una maggiore attenzione alle questioni attinenti al cambiamento demografico, poiché quest’ultimo sta diventando un parametro sempre più importante della coesione territoriale e sociale;

9.

sottolinea che i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) sono — e dovrebbero rimanere — lo strumento principale di cui dispone l’UE per conseguire gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale sanciti dal trattato; la programmazione richiesta dei programmi operativi si è affermata come strumento indispensabile per valutare la situazione economica delle regioni e le loro esigenze di riforma;

10.

si oppone altresì all’idea di subordinare la politica di coesione al processo del «semestre europeo», dal momento che tale politica ha una propria legittimità sancita dai Trattati europei. Inoltre, se l’intenzione è quella di rendere il collegamento più efficace includendo la politica di coesione nei programmi nazionali di riforma, questi ultimi devono, a partire dal livello europeo, essere ridefiniti in modo da mantenere la dimensione territoriale e l’approccio decentrato basato sul partenariato (5);

11.

segnala che, oltre all’esigenza di rafforzare le capacità amministrative, è necessario intraprendere un’effettiva semplificazione della legislazione relativa al FEIS, la quale influisce negativamente sulle suddette capacità e sui livelli di efficienza e di efficacia delle strutture di risorse umane destinate alla gestione di tale fondo;

12.

esprime un giudizio positivo sui risultati sinora raggiunti dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) per quanto riguarda l’entità degli investimenti attivati; continua tuttavia a constatare con preoccupazione che il FEIS si contraddistingue per un’addizionalità incerta e una distribuzione geografica squilibrata; sottolinea che, come dimostrato da un recente studio commissionato dallo stesso CdR (6), la mancanza di capacità amministrativa, la scarsità di fondi da destinare ad investimenti a lungo termine e normative inutilmente gravose rappresentano tuttora degli ostacoli all’utilizzo del FEIS da parte degli enti locali e regionali;

13.

prende atto della proposta della Commissione di creare un’iniziativa specifica, con la partecipazione della Banca europea per gli investimenti (BEI), anche attraverso la consulenza del Polo europeo di consulenza sugli investimenti, per le regioni ultraperiferiche al fine di migliorare il loro accesso al Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS);

14.

ricorda di aver appoggiato le iniziative dirette a un’ulteriore liberalizzazione degli scambi, ma afferma con forza che qualsiasi nuova iniziativa in questo ambito deve essere obbligatoriamente preceduta da valutazioni d’impatto che servano ad individuare e quantificare fin dalla fase iniziale gli eventuali impatti asimmetrici sulle regioni europee, per consentire di porvi tempestivamente rimedio con l’adozione di politiche pubbliche. Chiede inoltre che gli strumenti di difesa commerciale dell’UE siano trasformati in meccanismi capaci di far fronte in modo rapido ed efficace alle pratiche commerciali sleali;

15.

concorda con la Commissione che il futuro dell’industria europea dipende dalla sua capacità di investire in una produzione di qualità e nelle nuove tecnologie, oltre che di raccogliere le sfide e sfruttare le opportunità della digitalizzazione e della decarbonizzazione, e che occorre rivolgere particolare attenzione agli investimenti nel potenziamento tecnologico delle PMI e nella specializzazione dei lavoratori; invita la Commissione a servirsi della sua comunicazione sulla strategia di politica industriale come base per l’elaborazione di una visione più ambiziosa e globale dell’industria europea, con un orizzonte temporale a medio termine e una dimensione territoriale forte, tenendo conto del ruolo centrale che svolgono gli ecosistemi regionali nella modernizzazione industriale;

16.

fa presente che, perché siano compatibili con il principio di sussidiarietà che impone di apportare un valore aggiunto europeo in termini di competitività, le riforme strutturali esaminate dall’Analisi dovrebbero essere incentrate su ambiti d’intervento che siano rilevanti per l’UE nel quadro delle sue competenze;

17.

sottolinea l’importanza di sostenere le regioni e le città nei loro sforzi per consolidare e interconnettere i loro ecosistemi imprenditoriali al fine di aiutare le PMI ad integrarsi meglio nelle catene del valore transregionali, europee e globali; approva pertanto l’obiettivo della Commissione di favorire l’accesso transfrontaliero e la collaborazione tra PMI lungo la catena del valore; ciò risulta particolarmente necessario nelle regioni caratterizzate da svantaggi territoriali permanenti che ostacolano l’accesso delle imprese ai mercati internazionali;

18.

insiste sull’importanza di un contesto amministrativo e normativo propizio alle attività imprenditoriali, in modo che sia più semplice per le imprese, e in particolare quelle in rapida espansione (scale-up), accedere al finanziamento e raccogliere fondi a livello transfrontaliero, e al fine di sfruttare appieno il potenziale del mercato europeo del capitale di rischio;

19.

sottolinea che la mancanza di capacità amministrative di numerose pubbliche amministrazioni a livello locale e regionale costituisce un ostacolo all’attuazione di riforme strutturali e alla realizzazione degli investimenti a lungo termine necessari a rimediare alla carenza di investimenti; ribadisce che la Commissione dovrebbe pubblicare un documento strategico unico di coordinamento di tutte le fonti di assistenza tecnica finanziata dall’UE per lo sviluppo di capacità, compreso il Programma di sostegno alle riforme strutturali;

20.

formula ancora una volta la richiesta di escludere gli investimenti effettuati dagli enti locali e regionali nel quadro dei fondi SIE in tutti i paesi dell’UE dai calcoli per stabilire i valori massimi del disavanzo e del debito fissati dal Patto di stabilità e crescita; è contrario a imporre condizionalità di tipo macroeconomico, poiché questo significherebbe sanzionare le regioni e città per scelte politiche su cui non possono esercitare alcun controllo;

21.

sostiene la necessità di garantire finanze pubbliche sane e la riduzione degli elevati livelli del debito pubblico nell’interesse delle generazioni future; sottolinea che si dovrebbe migliorare la composizione della spesa pubblica, conformemente ai principi dell’OCSE in materia di investimenti pubblici efficaci a tutti i livelli di governo; è impegnato a dare il proprio contributo per monitorare l’applicazione di tali regole; invita la Commissione europea ad agire per promuovere il decentramento di bilancio in tutta l’UE, una misura che, in base ai dati disponibili, migliorerebbe l’efficacia della spesa pubblica (7);

22.

condivide il giudizio secondo cui occorre utilizzare efficacemente le risorse disponibili a livello dell’UE, ossia i fondi strutturali e di investimento della politica di coesione, ma ritiene necessario migliorare il funzionamento del quadro di valutazione dei risultati e porre rimedio alla sua eccessiva rigidità;

23.

fa presente che gran parte delle gare per appalti pubblici è indetta dagli enti locali e regionali, e sottolinea che gli sforzi diretti a migliorare le capacità amministrative nel pacchetto di proposte sugli appalti pubblici (8) dovrebbero essere destinati specificamente a questi enti;

24.

fa osservare come, nel rispondere al recente sondaggio congiunto OCSE-CdR sulle sfide in materia di finanziamento, gestione e regolamentazione poste agli investimenti infrastrutturali realizzati dalle città e le regioni dell’UE (9), il 66 % degli intervistati abbia dichiarato di ravvisare degli ostacoli nella complessità delle direttive UE sugli appalti pubblici, e il 61 % di considerare come ostacoli i potenziali costi e dispendio di tempo legati al contenzioso giudiziario in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti;

25.

esorta gli Stati membri ad adottare misure per ridurre la distorsione a favore del debito nella tassazione e per contrastare la pianificazione fiscale aggressiva; sottolinea l’estrema importanza dei lavori in corso per l’introduzione di una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (Common Consolidated Corporate Tax Base — CCCTB), di misure antiabuso giuridicamente vincolanti e di una maggiore trasparenza fiscale; accoglie con favore gli sforzi della Commissione per mettere a punto delle norme che consentano di tassare gli utili generati dalle società multinazionali attraverso l’economia digitale;

26.

si compiace che nell’Analisi 2018 la Commissione inviti a rivolgere una maggiore attenzione alla composizione e all’efficienza della spesa pubblica destinata alla difesa, e sottolinea che tale spesa dovrebbe contribuire a superare l’attuale frammentazione dell’industria della difesa dell’UE, anche incoraggiando la razionalizzazione e la cooperazione transfrontaliera tra le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni;

27.

osserva che il 76 % delle raccomandazioni specifiche per paese per il 2017 riguarda riforme strutturali che possono avere un impatto territoriale differenziato e che, alla luce dell’attuale ripartizione delle competenze tra i vari livelli di governo, possono essere affrontate soltanto in partenariato con gli enti locali e regionali;

28.

plaude all’affermazione dell’Analisi 2018 secondo cui istituzioni pubbliche più forti ed efficienti sono essenziali per costruire strutture economiche resilienti che promuovano gli investimenti e la crescita, e si compiace che nel documento la Commissione riconosca che le riforme strutturali dovrebbero tener conto degli effetti distributivi sulle regioni;

29.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione europea, al Parlamento europeo, alla presidenza bulgara del Consiglio dell’UE e al presidente del Consiglio europeo.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  COM(2017) 690 final.

(2)  http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2017-0418+0+DOC+XML+V0//IT.

(3)  Adottato il 30 novembre 2017, relatore: Christophe Rouillon (FR/PSE).

(4)  Cfr. il parere del CdR sul tema Migliorare la governance del semestre europeo: un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali.

(5)  Cfr. il parere del CdR sul tema Il futuro della politica di coesione dopo il 2020 — Per una politica europea di coesione forte ed efficace dopo il 2020 del 12 maggio 2017.

(6)  http://cor.europa.eu/en/documentation/studies/Documents/Implementation-EFSI/implementation_EFSI_pdf.pdf.

(7)  Cfr. anche la relazione dell’OCSE Fiscal Federalism 2016 — Making Decentralisation Work («Federalismo fiscale 2016 — Per un decentramento ben funzionante).

(8)  COM(2017) 572.

(9)  In corso di pubblicazione.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/5


Risoluzione del Comitato europeo delle regioni — Modificare il regolamento recante disposizioni comuni in materia di fondi SIE per sostenere le riforme strutturali

(2018/C 176/02)

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI (CdR)

vista la proposta di regolamento della Commissione europea che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 recante disposizioni comuni, del 6 dicembre 2017 (1);

visti:

i)

il parere del CdR in merito alla proposta di regolamento generale della Commissione sui fondi del quadro strategico comune, del 4 maggio 2012, nel quale sottolinea che le autonomie territoriali non possono essere penalizzate a causa del non rispetto, da parte di alcuni Stati membri, degli impegni in materia di governance economica, in particolare per quanto riguarda il deficit pubblico nazionale;

ii)

il parere del CdR sul programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020, dell’8 aprile 2016, nel quale si oppone all’assoggettamento della politica di coesione all’esercizio del semestre europeo, nella misura in cui tale politica dispone di una propria legittimità sancita dai Trattati europei;

iii)

il parere del CdR sul futuro della politica di coesione dopo il 2020 — Per una politica europea di coesione forte ed efficace dopo il 2020, del 12 maggio 2017, sul quale si fonda la #CohesionAlliance e nel quale il Comitato sottolinea che l’integrazione della politica di coesione nei programmi nazionali di riforma deve essere rimodellata a partire dal livello UE, in modo da mantenere la dimensione territoriale e l’approccio orientato al partenariato e al decentramento;

iv)

il parere del CdR sul tema Migliorare la governance del semestre europeo: un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali, dell’11 maggio 2017, nel quale chiede un coinvolgimento strutturato degli enti locali e regionali in qualità di partner nel semestre europeo, alla luce dell’attuale ripartizione dei poteri e delle competenze tra i vari livelli di governo negli Stati membri dell’UE, al fine di aumentare l’efficacia del semestre europeo e rafforzarne la titolarità sul campo;

v)

il parere del CdR in merito al documento di riflessione sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria entro il 2025, del 1o dicembre 2017, nel quale esprime il suo appoggio a una strategia di convergenza che integri le politiche europee già esistenti al fine di rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale;

1.

fa notare che la promozione della coesione economica, sociale e territoriale è un obiettivo di tutte le politiche dell’UE (articolo 3 del trattato UE) e, al tempo stesso, una politica vera e propria sancita dal trattato (articoli da 174 a 177);

2.

pone in evidenza che la politica di coesione, come stabilito nel trattato dell’UE, non implica l’obbligo di finanziare le riforme strutturali generali negli Stati membri;

3.

sottolinea che, al fine di rispettare il principio di sussidiarietà, è necessario definire la nozione e la portata delle «riforme strutturali» che sono ammissibili al sostegno finanziario europeo. Il CdR rileva l’importanza di procedere in questo senso sulla base di un’analisi del valore aggiunto europeo, in quanto l’articolo 2-bis del regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, a cui l’attuale proposta fa riferimento, fornisce una definizione impropriamente ampia della nozione di «riforme strutturali»;

4.

respinge la motivazione addotta in relazione al rispetto del principio di sussidiarietà, dal momento che l’obiettivo della politica di coesione, attuata dai fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE), di cui il regolamento recante disposizioni comuni definisce il quadro giuridico generale, non è quello di sostenere le riforme strutturali negli Stati membri, bensì quello di ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite;

5.

osserva con preoccupazione che la proposta di far rientrare il sostegno alle riforme strutturali nella gestione diretta e di non fissare dei requisiti di cofinanziamento per questa voce di spesa suggerisce una rinazionalizzazione della politica di coesione attraverso la violazione dei principi di cofinanziamento e di gestione concorrente su cui essa si fonda. Tali principi sono fondamentali per promuovere la titolarità, far applicare una buona governance e massimizzare l’effetto leva della politica di coesione;

6.

sottolinea che il principio della governance multilivello, che è giuridicamente sancito dall’articolo 5 del regolamento recante disposizioni comuni, richiede un’azione coordinata, in particolare tra i diversi livelli di governance, realizzata conformemente ai principi di sussidiarietà e proporzionalità, anche mediante la cooperazione operativa istituzionalizzata, in relazione alla preparazione e all’attuazione dell’accordo di partenariato e dei programmi. L’impiego delle risorse dei fondi SIE per finanziare le riforme nazionali richiederebbe pertanto un’azione coordinata tra i diversi livelli di governo, il che non è previsto nella proposta della Commissione;

7.

osserva con preoccupazione che la creazione di un «sistema di denaro in cambio di riforme», come quello attualmente proposto, sarebbe in contrasto con i principi di partenariato e di governance multilivello e non favorirebbe l’assunzione di titolarità locale e regionale in relazione alle riforme strutturali di rilievo per l’UE, dato che la maggior parte di queste richiede il coinvolgimento delle amministrazioni locali e regionali;

8.

ravvisa una contraddizione tra l’impiego delle risorse dei fondi SIE per finanziare le «riforme strutturali generali» negli Stati membri e l’obbligo della concentrazione tematica definito nell’articolo 18 del regolamento recante disposizioni comuni;

9.

esprime preoccupazione per il fatto che la Commissione presenta una modifica del regolamento recante disposizioni comuni in cui propone di utilizzare la riserva di efficacia dell’attuazione dei fondi SIE per finanziare uno strumento di realizzazione delle riforme che non è ancora stato proposto e del quale non sono ancora stati definiti i dettagli;

10.

sottolinea che lo scopo della riserva di efficacia dell’attuazione dei fondi SIE, di cui agli articoli da 20 a 22 del regolamento recante disposizioni comuni, è quello di sostenere soltanto i programmi e le priorità che hanno conseguito i propri target intermedi e di fornire incentivi per una gestione e attuazione efficaci. È preoccupato per il fatto che la riduzione proposta di questi incentivi potrebbe scoraggiare le regioni e le autorità di gestione, e pertanto non condivide la proposta della Commissione di utilizzare parti di tale riserva di efficacia — sia pure su base volontaria — per altri scopi. Se la proposta della Commissione verrà adottata dal Consiglio e dal Parlamento, la sua attuazione su base volontaria deve essere definita con chiarezza, onde lasciare alle regioni e ai comuni la possibilità di modificare l’attuale configurazione dei programmi dei fondi SIE;

11.

ritiene che le clausole di adesione e di partecipazione volontaria a un programma dell’UE non possano essere utilizzate come argomentazione per affermare che la proposta non ha alcuna rilevanza ai fini della sussidiarietà fintantoché si tratta di finanziamenti UE volti a realizzare gli obiettivi stabiliti nei Trattati che sono rilevanti per tutti gli Stati membri dell’Unione. Infatti, qualunque finanziamento dell’UE deve essere concesso nell’ottica di obiettivi stabiliti nei Trattati e deve avere una base giuridica direttamente connessa agli obiettivi che è volto a realizzare;

12.

esprime preoccupazione per il fatto che una modifica del regolamento recante disposizioni comuni in questa fase di attuazione del periodo di programmazione in corso, effettuata prima della verifica di efficacia dell’attuazione prevista per il 2019 (articolo 21), può dar luogo a incertezza giuridica e a ulteriori ritardi nella realizzazione dei programmi attuali finanziati dai fondi SIE;

13.

è altresì preoccupato per il calendario del nuovo strumento di realizzazione, in quanto i risultati della «fase pilota» non potranno essere tenuti in considerazione nella proposta della Commissione sul nuovo quadro finanziario pluriennale che deve essere presentata nel maggio 2018. Se la fase pilota deve ancora essere proposta e adottata dai legislatori e il suo avvio è previsto nel 2018, sarà estremamente difficile raccogliere elementi sulla sua efficienza e risultati prima del maggio 2018. Qualsiasi proposta di uno strumento di realizzazione delle riforme per il periodo successivo al 2020 non sarebbe quindi basata su esperienze precedenti;

14.

rileva che il principio di utilizzare i fondi SIE per finanziare riforme strutturali non collegate agli obiettivi della politica di coesione è già stato introdotto dal programma di sostegno alle riforme strutturali, mentre la dotazione finanziaria di tale programma viene detratta dall’assistenza tecnica del FESR, e gli Stati membri sono autorizzati a prendere ulteriori contributi dalle risorse per l’assistenza tecnica dei programmi operativi. Sottolinea che questo precedente preoccupante viene ora rafforzato dal pacchetto sull’UEM, con implicazioni che mettono in discussione i principi di fondo della politica di coesione;

15.

respinge pertanto la proposta della Commissione di modificare il regolamento recante disposizioni comuni al fine di utilizzare la riserva di efficacia per sostenere le riforme strutturali negli Stati membri. Il CdR è pronto a fare pieno uso della sua prerogativa di impugnare l’atto legislativo dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, ai sensi dell’articolo 8 del protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

16.

per il QFP e il periodo di programmazione post 2020, il Comitato è disposto a discutere nel dettaglio dei legami tra la politica di coesione, le riforme strutturali di rilievo per l’UE e il semestre europeo. Questi collegamenti dovrebbero rientrare in una strategia globale dell’UE in materia di governance economica, sociale e sostenibile che faccia seguito alla strategia Europa 2020. Il CdR ritiene che il pieno coinvolgimento degli enti locali e regionali in tutte le fasi di tale strategia sia un requisito essenziale, come previsto nel codice di condotta proposto dal Comitato;

17.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione europea, al Parlamento europeo, alla presidenza bulgara del Consiglio dell’UE e al presidente del Consiglio europeo.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  COM(2017) 826 final.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/8


Risoluzione del Comitato europeo delle regioni in merito alla proposta, presentata dalla Commissione, di decisione del Consiglio sulla constatazione dell’esistenza di un evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto da parte della Repubblica di Polonia

(2018/C 176/03)

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI,

vista la proposta della Commissione al Consiglio del 20 dicembre 2017, di adottare una decisione a norma dell’articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull’Unione europea;

vista la propria risoluzione del 23 marzo 2017 sullo Stato di diritto nell’UE da un punto di vista locale e regionale;

visto il proprio parere del 12 febbraio 2015 sul tema Gli enti locali e regionali nella protezione multilivello dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali nell’Unione europea;

vista la risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2017 sulla situazione dello Stato di diritto e della democrazia in Polonia;

visto il parere adottato dalla commissione di Venezia nella sua assemblea plenaria dell’8 e 9 dicembre 2017 in merito al progetto di legge di modifica della legge sul Consiglio nazionale della magistratura, al progetto di legge di modifica della legge sulla Corte suprema, proposti dal presidente della Polonia, e alla legge sull’organizzazione dei tribunali ordinari;

1.

ribadisce il proprio attaccamento all’insieme comune di valori fondamentali sui quali è fondata l’Unione europea, che comprendono il rispetto della democrazia e dello Stato di diritto, come sancito dall’articolo 2 del trattato sull’Unione europea (TUE), dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU);

2.

ritiene che questi valori costituiscano la base della fiducia reciproca tra gli Stati membri, tra questi ultimi e le istituzioni dell’UE, e tra tutti i livelli di governo;

3.

sottolinea che la maggior parte dei principi alla base dello Stato di diritto — legalità, rispetto dei diritti fondamentali, uguaglianza dinanzi alla legge, libertà di espressione e libertà di riunione, trasparenza, rendicontabilità, separazione dei poteri, processo democratico e pluralista di emanazione delle leggi, certezza del diritto, divieto di atti arbitrari da parte del potere esecutivo, indipendenza e imparzialità della magistratura e tutela giurisdizionale effettiva — rivestono rilevanza diretta e immediata per il funzionamento degli enti locali e regionali e costituiscono i presupposti di una loro partecipazione attiva al processo di integrazione europea;

4.

sostiene, pertanto, la proposta della Commissione al Consiglio, del 20 dicembre 2017, di adottare una decisione ai sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull’Unione europea, sulla base della valutazione secondo cui esiste un chiaro rischio di grave violazione dello Stato di diritto in Polonia;

5.

si attende che il governo polacco e la Commissione avviino entro il 20 marzo 2018 un dialogo costruttivo sulle modalità per affrontare la situazione, in particolare al fine di evitare ricadute dannose sul processo decisionale dell’UE, anche per quanto riguarda le proposte che saranno presentate dalla Commissione per il periodo di programmazione successivo al 2020;

6.

respinge ogni condizionalità politica ex post, che implicherebbe che gli enti locali e regionali potrebbero essere tenuti in ostaggio di politiche perseguite dai governi nazionali, tali da provocare una sospensione dei finanziamenti dell’UE alle città e alle regioni. La politica di coesione non può essere soggetta a condizionalità a livello europeo, il cui rispetto non dipende in alcun modo dagli enti locali e regionali e dagli altri beneficiari. Tuttavia richiama l’attenzione sulle disposizioni già contenute negli accordi di partenariato, che consentono la sospensione dei finanziamenti in caso di violazione dello Stato di diritto da parte degli enti locali e regionali. Esprime preoccupazione riguardo la conformità al principio di proporzionalità di eventuali condizionalità politiche riguardanti l’accesso ai finanziamenti dell’UE da parte delle città e delle regioni;

7.

sottolinea inoltre che una procedura di infrazione contro uno Stato membro dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea può portare quest’ultima a comminare ammende al governo centrale di tale Stato membro;

8.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione europea, al Parlamento europeo, alla presidenza bulgara del Consiglio dell’UE e al presidente del Consiglio europeo.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


PARERI

Comitato delle regioni

127a sessione plenaria del CdR, 31.1.2018 – 1.2.2018

23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/10


Parere del Comitato europeo delle regioni — Il futuro del programma COSME dopo il 2020: la prospettiva regionale e locale

(2018/C 176/04)

Relatore:

Robert Sorin Negoiţă (RO/PSE), presidente della circoscrizione 3 di Bucarest

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

1.

invita la Commissione europea ad assicurare, per il periodo successivo al 2020, un quadro di sostegno stabile e prevedibile per le PMI creando un programma rinnovato e rafforzato che sostituisca il programma per la competitività delle imprese e le PMI (COSME) e tenga conto delle esigenze dei diversi tipi di PMI nei diversi territori dell’UE;

2.

sottolinea la mancanza di consapevolezza, sia tra le imprese che tra gli intermediari finanziari in molti territori dell’UE, riguardo agli strumenti finanziari disponibili nel quadro del programma COSME; propone pertanto di rafforzare le azioni informative e divulgative sugli strumenti disponibili, rivolte a tutte le realtà territoriali dell’UE;

3.

evidenzia la necessità di destinare risorse sufficienti per agevolare l’accesso ai finanziamenti da parte della gamma più ampia possibile di piccole imprese presenti in territori differenti; è del parere che la promozione di partenariati pubblico-privati tra gli intermediari finanziari e gli attori regionali e locali per l’attuazione congiunta di strumenti finanziari mirati, che completerebbero gli attuali strumenti di garanzia e finanziamento con capitale di rischio, potrebbe contribuire al conseguimento dell’obiettivo a lungo termine di generare una crescita e un’occupazione sostenibili;

4.

esprime compiacimento per l’iniziativa EEN (rete Enterprise Europe) e ne caldeggia con convinzione la prosecuzione, l’estensione e il potenziamento nel quadro del programma che sostituirà il COSME; sottolinea che la rete EEN manca di copertura e visibilità, soprattutto in certi paesi, in talune regioni rurali e remote, nonché nelle zone meno densamente popolate; propone pertanto che la rete dei punti di contatto EEN venga estesa per assicurare la più ampia copertura territoriale possibile;

5.

suggerisce di attribuire la priorità, nel quadro del programma che sostituirà il COSME, ad obiettivi quali la promozione dell’imprenditorialità in tutti i settori e in diversi tipi di territorio (comprese le regioni in ritardo di sviluppo, le regioni periferiche e le aree suburbane) e il rafforzamento degli ecosistemi imprenditoriali regionali attraverso il sostegno alla mappatura di tali ecosistemi e il collegamento tra le regioni più avanzate e quelle ancora in ritardo;

6.

ritiene che nel prossimo periodo di programmazione si dovranno migliorare la trasparenza e le sinergie tra i diversi strumenti dell’UE a sostegno delle PMI; invita pertanto la Commissione europea a definire con precisione la funzione e la portata di ogni strumento a sostegno delle PMI e degli imprenditori, allo scopo di evitare la creazione di strutture parallele, e ad assicurare che i beneficiari e gli intermediari finanziari possano accedere facilmente alle informazioni relative all’intera gamma di strumenti a disposizione;

7.

ritiene opportuno prendere in considerazione risorse supplementari per il programma COSME (1), considerando che la domanda stimata per lo strumento di garanzia dei prestiti (LGF) del programma è di proporzioni tali che anche l’aumento degli stanziamenti per questo strumento (previsto nel quadro del FEIS 2.0) potrebbe rivelarsi insufficiente;

8.

ritiene che la comunicazione della Commissione sull’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato concessi sotto forma di garanzie debba essere riveduta. L’attuale livello di tassazione minima stabilito dalla comunicazione è effettivamente abbastanza elevato a paragone degli attuali tassi d’interesse per i prestiti;

9.

propone che gli strumenti finanziari che offrono una protezione parziale contro il rischio di credito nell’ambito dell’LGF del programma COSME forniscano fino all’80 % di protezione. In mancanza di questa garanzia, le PMI non porterebbero avanti molti dei loro progetti, e si verrebbe a creare una situazione di investimento subottimale. Le garanzie sono concepite per fornire una soluzione che corrisponda ai modelli aziendali delle PMI, permettendo loro di realizzare una crescita sostenibile nel lungo termine;

10.

ritiene necessario chiarire che il finanziamento a titolo del programma COSME può essere combinato con altri fondi dell’UE;

11.

osserva che la soglia fissata a 150 000 EUR, che è l’ammontare di credito oltre il quale occorre verificare se l’impresa considerata sia ammissibile a un finanziamento a titolo del programma Orizzonte 2020, dovrebbe essere portata a 500 000 EUR. Allo stesso tempo, il termine minimo di un anno per la scadenza del credito andrebbe ridotto, mentre il termine massimo dovrebbe essere superiore a 10 anni;

12.

riconosce che, per quanto concerne gli imprenditori attivi in settori in crescita che sono alla ricerca di capitale di rischio, ma intendono mantenere il controllo della propria impresa, è stato evidenziato che gli investitori informali (i cosiddetti business angel) non possono rappresentare una soluzione;

13.

considera che il sostegno offerto dal COSME, per il tramite del Fondo europeo per gli investimenti (FEI), agli intermediari finanziari privati potrebbe essere integrato con il sostegno fornito dai fondi regionali di investimento finanziario che potrebbero essere gestiti da organismi territoriali, oppure dalle agenzie per lo sviluppo regionale. Varie regioni potrebbero unire le loro forze allo scopo di creare fondi d’investimento a finalità generale;

14.

è dell’avviso che, per sostenere l’ambiente imprenditoriale, sia necessario coordinare in modo efficiente i programmi locali, regionali, nazionali ed europei destinati alle imprese, nonché assicurare l’uniformità delle regolamentazioni sull’ambiente imprenditoriale applicate negli Stati membri;

15.

ritiene che vada riservata un’attenzione maggiore alle iniziative attuate dagli enti locali e regionali per stimolare l’imprenditorialità e la creazione di PMI, e che occorra adottare misure per rafforzare il ruolo svolto dagli enti locali e regionali nel sostenere il contesto imprenditoriale e nello sviluppare i partenariati tra il settore pubblico e quello privato.

Sostegno per le PMI e gli imprenditori dopo il 2020

16.

sottolinea che le PMI, le imprese in fase di avviamento (start-up) e quelle in espansione (scale-up) rappresentano i motori principali dell’Europa non solo per generare crescita e posti di lavoro, ma anche per creare un’occupazione stabile a livello locale, rafforzando in tal modo il tessuto sociale ed economico dei loro territori;

17.

sottolinea la necessità di rafforzare gli ecosistemi imprenditoriali europei attraverso l’offerta di sostegno mirato alle PMI e alle imprese in fase di avviamento o espansione, nel quadro di una politica europea a favore delle PMI che sia coerente, efficiente e pensata in funzione dei risultati;

18.

mette in risalto l’esigenza di completare questo quadro di sostegno con un meccanismo che assicuri l’integrazione dei principi della governance multilivello e multipartecipativa nella politica dell’UE a favore delle PMI; rinnova pertanto il proprio invito, formulato nel parere sul tema Regolamentazione intelligente per le PMI  (2), a prevedere la partecipazione ufficiale e sistematica di rappresentanti regionali e locali delle PMI all’apposita rete (SME Envoys network), che funge da principale strumento di governance della politica dell’UE a favore delle PMI.

Accesso ai finanziamenti

19.

mette in evidenza che la parte più consistente della dotazione di bilancio del programma COSME è destinata a facilitare l’accesso delle PMI ai finanziamenti; ritiene che il futuro programma a sostegno delle PMI debba continuare a perseguire l’obiettivo prioritario di colmare il deficit di finanziamento di queste imprese;

20.

chiede, tuttavia, di prestare particolare attenzione al fine di assicurare che il programma successivo al COSME possa far fronte al fabbisogno di finanziamenti da parte dell’intero ventaglio di PMI attive nei diversi territori dell’UE, comprese le PMI tradizionali, gli imprenditori individuali e le microimprese, nonché le imprese in fase di avviamento o espansione in rapida crescita;

21.

ritiene che il programma successivo al COSME debba tener conto dell’attuale contesto post-crisi, in cui la creazione di posti di lavoro va ancora a rilento rispetto alla ripresa del PIL, e debba badare in particolare a sostenere la creazione di occupazione nelle PMI e nelle microimprese;

22.

evidenzia la necessità di destinare risorse sufficienti ad agevolare l’accesso ai finanziamenti da parte della gamma più ampia possibile di imprese presenti in territori diversi (comprese le PMI tradizionali, le microimprese, le cooperative e le imprese dell’economia sociale) durante le diverse fasi di sviluppo imprenditoriale;

23.

sottolinea che molti imprenditori potenziali non dispongono delle necessarie informazioni e delle basilari competenze imprenditoriali che sono indispensabili per costituire una società; propone di aiutare questi imprenditori potenziali mediante offerte di sostegno in una fase precoce che forniscano una formazione mirata su misura prima dell’avvio della loro attività;

24.

rinnova la propria proposta, formulata nel parere sul tema Regolamentazione intelligente per le PMI  (3), di creare un sistema europeo «Take one» per incoraggiare l’assunzione di un primo dipendente da parte di un’impresa individuale o di una microimpresa mediante incentivi finanziari e norme flessibili, che potrebbe essere finanziato attraverso il programma COSME;

25.

rileva che l’LGF è tuttora essenziale per aiutare le PMI ad accedere ai finanziamenti; chiede che lo strumento di garanzia nel quadro del programma successivo al COSME sia dotato di risorse adeguate per far fronte al fabbisogno di finanziamento delle PMI; ritiene che tale strumento non debba prevedere restrizioni, ma rimanere disponibile per diversi tipi di impresa; è dell’avviso che il rafforzamento degli istituti di garanzia e il loro inserimento nelle catene creditizie possa contribuire a facilitare l’accesso delle PMI ai finanziamenti; propone pertanto di associare gli istituti di garanzia alla concezione e attuazione di strumenti di garanzia nel quadro del programma che sostituirà il COSME;

26.

sottolinea che il ricorso al venture capital e ad altre forme di finanziamento con capitale di rischio è perlopiù diffuso nelle grandi aree urbane e metropolitane; evidenzia inoltre che il numero limitato di intermediari finanziari che operano attualmente nel quadro dello Strumento di capitale proprio per la crescita (EFG) del COSME e la loro ristretta focalizzazione settoriale possono costituire un ostacolo che impedisce alle imprese in fase di avviamento e crescita di accedere ai finanziamenti previsti nel quadro dell’EFG;

27.

propone pertanto di esaminare in che modo l’attuale approccio, modellato esclusivamente in funzione della domanda, potrebbe essere integrato con uno strumento di capitale di rischio, basato sulla gestione condivisa delle risorse, che eventualmente coinvolga gli enti regionali e locali, le agenzie di sviluppo e le banche nel quadro del programma che sostituirà il COSME, allo scopo di assicurare un maggiore equilibrio nella disponibilità di capitale di rischio in tutti i territori dell’UE;

28.

ritiene che le forme alternative di finanziamento — come il finanziamento e investimento collettivo (crowd-funding e crowd-investing) e il prestito tra pari (peer-lending) — possano rivelarsi strumenti utili per migliorare l’accesso al credito e sostenere le imprese innovative; raccomanda che il programma successivo al COSME crei un quadro di riferimento chiaro per l’applicazione degli strumenti finanziari tramite finanziamenti alternativi;

29.

propone la costituzione di un gruppo di esperti in materia di finanziamenti alternativi, tra cui gli addetti ai lavori del livello regionale e locale, che offra spunti e orientamenti per creare tale quadro di riferimento e per assicurare che vengano affrontate le diverse esigenze degli imprenditori e delle imprese in fase di avviamento o espansione che sono attive nei differenti ecosistemi imprenditoriali a livello regionale e locale.

Accesso ai mercati

30.

è dell’avviso che le azioni su scala UE a sostegno dell’internazionalizzazione delle PMI europee possano e debbano apportare un valore aggiunto reale alle PMI europee che desiderino espandersi a livello transfrontaliero; sottolinea che tali azioni devono essere complementari alle iniziative esistenti a livello locale, regionale e nazionale, per evitare sovrapposizioni e creare un corpus di misure organico e coerente;

31.

a tale riguardo esprime compiacimento per l’iniziativa EEN (rete Enterprise Europe), che è cofinanziata nel quadro del programma COSME e offre alle PMI europee servizi di consulenza non solo in vista di un’espansione sia all’interno dell’UE che al di là delle sue frontiere, ma anche in materia di sviluppo e agevolazione delle innovazioni, compreso l’accesso ai finanziamenti; ne caldeggia pertanto con convinzione la prosecuzione, l’estensione e il potenziamento nel quadro del programma che sostituirà l’attuale COSME, anche in previsione dell’uscita del Regno Unito dall’UE;

32.

mette in risalto la forte dimensione locale e regionale dei punti di contatto della rete EEN, che sono perlopiù costituiti da agenzie per lo sviluppo regionale, l’imprenditoria e l’innovazione, da camere di commercio e industria regionali, nonché da cluster e università, tutti profondamente radicati nella realtà locale e a stretto contatto con le PMI locali;

33.

sottolinea che gli enti locali e regionali hanno un importante ruolo da svolgere nell’aiutare le proprie PMI a far fronte alla concorrenza, ad accedere ai mercati esteri e a trovare nuovi partner d’affari sia all’interno dell’UE che in paesi terzi;

34.

evidenzia che il programma successivo al COSME dovrebbe assicurare che la rete EEN continui ad essere fortemente legata agli ecosistemi imprenditoriali locali e regionali, e che venga instaurata una stretta collaborazione con le parti interessate a livello territoriale, compresi gli enti locali e regionali.

Incoraggiamento dell’imprenditorialità

35.

esprime compiacimento per la concezione e i risultati del programma Erasmus per giovani imprenditori, finanziato nel quadro dell’attuale programma COSME, e ne raccomanda la prosecuzione nel quadro del programma successivo;

36.

propone di affiancare ai consulenti per le imprese in espansione, previsti dall’Iniziativa Start-up e scale-up nel quadro dei servizi di consulenza forniti dalla EEN, una rete di promotori regionali e locali per questo tipo di imprese, che potrebbe anche costituire il punto di partenza per partenariati interregionali tra imprese in espansione che offrano servizi di incontro tra imprese e favoriscano la cooperazione interregionale e gli investimenti transfrontalieri;

37.

invita a rafforzare l’offerta di servizi di consulenza e di informazioni da parte della rete EEN per quel che concerne l’accesso agli appalti pubblici transfrontalieri e le opportunità di trasferimento transfrontaliero delle imprese;

38.

sottolinea la necessità di garantire un sostegno sufficiente alle PMI nel prossimo quadro finanziario pluriennale dopo il 2020, rafforzando la complementarità ed evitando le sovrapposizioni tra i diversi strumenti di finanziamento per le PMI che sono messi a disposizione dalla Commissione e dal gruppo BEI.

Il programma COSME nel contesto degli altri programmi dell’UE

39.

sottolinea che le risorse finanziarie attualmente assegnate al programma COSME, pari a meno dello 0,3 % del bilancio dell’UE, non tengono conto del ruolo fondamentale svolto dalle PMI e dagli imprenditori nel generare crescita e occupazione; riconosce tuttavia che anche altri programmi dell’UE dispongono di linee di finanziamento per sostenere l’accesso delle PMI al credito;

40.

vista la consistente dotazione finanziaria assegnata per sostenere le PMI nel quadro dell’attuale obiettivo tematico 3 dei fondi SIE (Competitività delle PMI), afferma che è essenziale un coordinamento tra il programma successivo al COSME e tali fondi. Nell’interesse di un migliore coordinamento tra questi strumenti, raccomanda pertanto di costituire un gruppo direttivo per le PMI che coinvolga i pertinenti servizi della Commissione e il CdR nella sua veste di rappresentante istituzionale degli enti locali e regionali a livello europeo;

41.

propone di introdurre sportelli unici che forniscano informazioni e permettano l’accesso a tutti i pertinenti strumenti dell’UE che sono disponibili nel quadro dei vari fondi e programmi rivolti alle PMI e agli imprenditori; ritiene che la rete EEN, se estesa e potenziata, possa assolvere questa funzione sul campo;

42.

invita la Commissione sia a semplificare l’accesso agli strumenti finanziari offerti dai singoli programmi che a combinare il sostegno fornito dal COSME, o dal programma che lo sostituirà, con le risorse provenienti da altri fondi e programmi; ribadisce la propria preoccupazione, già espressa nel parere sul tema Regolamentazione intelligente per le PMI  (4), per le strozzature dovute a requisiti incoerenti e a definizioni contraddittorie nelle diverse politiche settoriali dell’UE.

Bruxelles, 31 gennaio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  Cfr., per esempio, Ewa Chomicz: EU budget post-Brexit — Confronting reality, exploring viable solutions (Il bilancio dell’UE dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE — Confrontarsi con la realtà: esplorare le soluzioni praticabili), Bruxelles, Centro di politica europea, marzo 2017, pagg. 5-6 e 25-26 (versione online); Jörg Haas ed Eulalia Rubio, Brexit and the EU Budget: Threat or Opportunity? (La Brexit e il bilancio dell’UE: rischio od opportunità?), Berlino, Istituto Delors, gennaio 2017, pagg. 8-18.

(2)  Parere del CdR (ECON-VI/020) sul tema Regolamentazione intelligente per le PMI (relatore: Christian Buchmann, AT/PPE), punto 8.

(3)  Parere del CdR (ECON-VI/020) sul tema Regolamentazione intelligente per le PMI (relatore: Christian Buchmann, AT/PPE), punto 48.

(4)  Parere del CdR (ECON-VI/020) sul tema Regolamentazione intelligente per le PMI (relatore: Christian Buchmann, AT/PPE), punto 14.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/15


Parere del Comitato europeo delle regioni — Verso una completa attuazione di una strategia europea rinnovata per le regioni ultraperiferiche

(2018/C 176/05)

Relatore:

Fernando Clavijo Batlle (ES/ALDE), presidente del governo delle Isole Canarie

Documento di riferimento:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca europea per gli investimenti — Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell’UE

COM(2017) 623 final

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

1.

ricorda che le regioni ultraperiferiche (RUP), costituite da otto isole e arcipelaghi distribuiti nei Caraibi, nell’Oceano Indiano e nell’Oceano Atlantico, nonché da un territorio isolato nella regione amazzonica, comprendono sei enti territoriali francesi d’oltremare (Guyana francese, Guadalupa, Martinica, Mayotte, Riunione, Saint-Martin), due regioni autonome del Portogallo (Azzorre e Madera) e una regione autonoma della Spagna (Isole Canarie), che condividono i vincoli specifici di cui all’articolo 349 TFUE, la cui persistenza e il cui cumulo ostacolano il loro sviluppo economico e sociale;

2.

riconosce l’eccezionale ricchezza dei loro ecosistemi, il loro grande potenziale per lo sviluppo delle energie rinnovabili e le attività di ricerca marina e marittima, ambientale, aerospaziale, astronomica, vulcanologica, oceanografica, agricola, di turismo sostenibile e il loro ricco patrimonio culturale;

3.

sottolinea che, malgrado le sfide cui sono poste di fronte, queste regioni, che sono le ultime frontiere dell’Europa, presentano opportunità in termini sia di sviluppo imprenditoriale — in settori come l’economia blu, verde, bianca e d’argento (silver economy) — che di transizione verso un’economia circolare, e tutti questi settori racchiudono un grande potenziale per la crescita e l’aumento dell’occupazione;

4.

accoglie con favore il rinnovato impegno dell’UE nei confronti delle sue RUP e riconosce gli sforzi che la Commissione ha compiuto per prendere in esame le proposte delle RUP nel suo memorandum congiunto su un nuovo slancio nell’attuazione dell’articolo 349 TFUE; osserva che tale sostegno, particolarmente importante in un momento delicato per l’UE, ribadisce l’adesione delle istituzioni europee a un migliore adeguamento in funzione della realtà delle RUP;

5.

ricorda che la nuova comunicazione sulle RUP si inserisce nella riflessione dell’UE sul loro futuro e nella progettazione del prossimo periodo di programmazione, ed è stata redatta alla luce della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del dicembre 2015 che ha chiarito in modo definitivo la portata dell’articolo 349 TFUE come base giuridica autonoma e sufficiente per le regioni ultraperiferiche;

6.

ritiene che la nuova comunicazione debba permettere di affrontare la sfida di un’applicazione sistematica dell’articolo 349 TFUE, conciliando tre obiettivi in un unico orientamento: pari opportunità, competitività e proiezione esterna. Si tratta di tre dimensioni inseparabili che devono diventare gli indicatori di ogni politica pubblica ambiziosa a favore delle RUP, dotata di strumenti per garantire l’uguaglianza dei diritti dei loro cittadini;

7.

deplora che la nuova comunicazione non affronti temi fondamentali per le regioni ultraperiferiche, per esempio l’impatto della politica di coesione e i concreti adeguamenti per quanto riguarda le tematiche sociali e occupazionali, la politica dei trasporti o il futuro degli specifici regimi fiscali e doganali delle RUP, che sono essenziali per il loro sviluppo;

8.

esprime compiacimento per l’adozione di un approccio basato esplicitamente sul principio di sussidiarietà, anche se deplora sia la confusione tra i vari livelli di potere interessati che la mancata conoscenza delle azioni attualmente svolte da ciascun livello;

9.

si compiace che la Commissione abbia deciso di rafforzare il suo partenariato con le RUP affinché queste possano sviluppare al massimo il loro potenziale e trarre pienamente vantaggio dall’adesione all’UE, tenendo conto delle loro preoccupazioni e posizioni mediante un dialogo permanente; ritiene che un partenariato più forte tra le RUP, gli Stati membri di appartenenza, le istituzioni europee, la BEI e gli operatori del settore privato costituisca una dimensione essenziale in tale processo. In quest’ottica, osserva che i forum semestrali sulle regioni ultraperiferiche hanno dimostrato la loro efficacia al momento di dar voce a tutti gli attori interessati, ed è quindi essenziale mantenere tali forum;

10.

richiama l’attenzione sulla necessità ricorrente di condurre studi sull’impatto ex ante delle proposte legislative per le RUP al fine di elaborare adeguate misure; auspica che, con questo nuovo slancio, tale riconoscimento si concretizzi in maniera efficace;

11.

prende atto, analogamente, della risoluzione del Parlamento europeo del luglio 2017 sulla promozione della coesione e dello sviluppo nelle regioni ultraperiferiche dell’UE: applicazione dell’articolo 349 TFUE, nonché dei contributi dei tre Stati di appartenenza.

Le RUP in prima linea nelle sfide dell’Europa

12.

Rinnova il proprio invito a rafforzare la dimensione sociale dell’UE e auspica che il pilastro europeo dei diritti sociali tratti i problemi che le RUP devono affrontare e che prendono la forma di tassi di disoccupazione tra i più elevati dell’UE (in particolare tra i giovani), aumento delle disuguaglianze e alti indicatori di esclusione sociale. Questi problemi testimoniano le difficoltà che le RUP incontrano in materia di occupazione e che generano un diffuso malcontento sociale, come dimostrato dalle proteste avvenute nella Guyana francese;

13.

constata che la crisi ha avuto considerevoli effetti negativi sulle RUP, che sono state tra le zone più colpite dell’UE per via delle loro caratteristiche strutturali, vale a dire, la fragilità economica, gli alti tassi di disoccupazione e una grande percentuale di popolazione attiva poco qualificata;

14.

deplora che, nonostante abbia integrato un asse sociale nella sua strategia del 2012, la Commissione non ne abbia sviluppato il contenuto attraverso proposte di adattamento o azioni concrete in funzione delle specificità delle RUP, al fine di concedere loro un trattamento particolare nell’ambito dei programmi europei;

15.

apprezza che la Commissione si impegni a valutare se sia giustificato uno stanziamento specifico a favore delle RUP nell’ambito dell’FSE; rileva che la loro unicità, riconosciuta all’articolo 349 del TFUE, avalla ampiamente detto stanziamento; sostiene pertanto la richiesta del Parlamento e delle RUP di inserire tale stanziamento nella prossima proposta di regolamento dell’FSE;

16.

si compiace dello spirito d’iniziativa delle RUP che hanno creato una loro rete per l’occupazione («Red RUP de Empleo»), il cui obiettivo è l’elaborazione di proposte e progetti destinati a ovviare alla carenza di azione europea in quest’ambito;

17.

concorda sul fatto che, nonostante i progressi nel corso degli anni, le RUP continuano a far fronte a gravi sfide, acuite dai cambiamenti climatici, dalla globalizzazione e dalle crisi cicliche dell’economia globale, e sostiene la Commissione nel considerare che esiste una chiara necessità di migliorare gli sforzi affinché tali regioni possano approfittare pienamente dei vantaggi offerti dalla loro appartenenza all’UE;

18.

esorta a tenere conto delle ripercussioni che la futura uscita del Regno Unito dall’UE avrà a livello regionale nel quadro della libera circolazione di persone, merci e servizi, poiché tale evento avrà una notevole incidenza sulle regioni, in particolare sulle RUP, per il fatto che queste presentano forti interconnessioni con il Regno Unito e hanno un livello elevato di cooperazione con i territori ad esso associati, in settori come il turismo o le produzioni tradizionali;

19.

osserva che alcune RUP hanno registrato e continuano a registrare un’intensa immigrazione irregolare, in particolare di minori non accompagnati, che sollevano seri problemi di gestione;

20.

ricorda che le regioni ultraperiferiche costituiscono le frontiere esterne dell’Europa nelle rispettive zone, e osserva che le differenze di sviluppo rispetto ai paesi vicini favoriscono i flussi migratori;

21.

ricorda che le RUP possiedono un insieme di caratteristiche che le rende particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. Esse sono particolarmente esposte a fenomeni naturali, che sono diventati più frequenti ed estremi, come chiaramente esemplificato dalle devastanti conseguenze del passaggio dell’uragano Irma attraverso le RUP dei Caraibi, in particolare Saint-Martin;

22.

accoglie con favore le proposte della Commissione di rafforzare la dimensione relativa alle RUP nello strumento finanziario per l’ambiente (LIFE) e di elaborare una valutazione sull’applicazione del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE) in queste regioni, e auspica che tale valutazione prenda in considerazione le difficoltà di accesso a detto fondo.

Le RUP: un’opportunità per l’Europa. Laboratorio di prova di progetti innovativi

23.

Afferma che l’economia blu presenta un grande potenziale per la crescita e l’occupazione nell’UE, in particolare per le RUP, poiché queste rafforzano la dimensione marittima europea e sono fondamentali nella governance internazionale degli oceani;

24.

si compiace che la nuova comunicazione riconosca che le energie rinnovabili, in particolare quelle marine, abbiano tuttora un grado di sviluppo insufficiente e chiede di prestare il sostegno necessario al loro rafforzamento, considerando che le RUP possono legittimamente assumere un ruolo guida;

25.

plaude all’invito rivolto agli Stati membri affinché tengano conto delle specificità delle RUP nelle loro legislazioni nazionali onde favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica;

26.

sostiene l’iniziativa dell’UE sulle energie pulite per le isole ed esorta le RUP, i cui sistemi elettrici sono totalmente isolati, ad assumere un ruolo attivo in tale iniziativa attraverso la loro rete per l’energia («Red RUP de Energía»);

27.

invita, in questo contesto, la Commissione a proporre un nuovo strumento specifico, destinato a compensare i costi supplementari legati alla produzione e allo stoccaggio di energie pulite;

28.

rileva che le RUP dispongono di una biodiversità eccezionale, che rappresenta circa l’80 % della biodiversità europea, e fanno parte delle 34 aree considerate essenziali per l’equilibrio ecologico del pianeta;

29.

plaude all’impegno delle RUP nei confronti dell’economia circolare e ricorda che per la transizione verso la stessa sono necessari importanti investimenti, segnatamente per la sensibilizzazione della popolazione, e infrastrutture e le attività di ricerca e innovazione;

30.

accoglie con soddisfazione sia l’annuncio di proporre, nel quadro del programma LIFE 2018-2020, un capitolo dedicato alla gestione dei rifiuti nelle RUP che il sostegno alla trasformazione di queste regioni in laboratori di prova per i progetti pilota dell’economia circolare, nonché l’intenzione di introdurre disposizioni volte ad agevolare le spedizioni di rifiuti verso i paesi vicini per il relativo trattamento;

31.

ricorda alla Commissione la necessità di adattare gli attuali criteri di selezione del programma LIFE+ alle realtà delle RUP nel prossimo periodo di programmazione;

32.

prende atto dell’intenzione della Commissione di fornire aiuti per la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile dei servizi ecosistemici e l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso un futuro programma specificamente applicabile a tutte le RUP; raccomanda di consentire il finanziamento di progetti in tutte le RUP e una gestione diretta della Commissione in partenariato con le regioni.

Sostenere le pari opportunità: una solidarietà europea con strumenti appositi

33.

Ritiene che gli adeguamenti economici e sociali intrapresi dalle RUP debbano poter continuare a fare assegnamento sulla solidarietà finanziaria dell’Unione europea e, a tale scopo, andranno previsti nel quadro della nuova strategia europea per il periodo successivo al 2020;

34.

ricorda che il gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) può essere uno strumento adeguato per la promozione delle opportunità e delle attività di cooperazione delle regioni più remote come le RUP;

35.

sostiene l’iniziativa di agevolare l’accesso delle RUP al FEIS attraverso un punto di accesso unico al polo europeo di consulenza sugli investimenti della BEI;

36.

esorta la Commissione ad assicurare la coerenza nella sua concezione degli aiuti di Stato per le RUP, e a considerare le loro specificità in tutti gli orientamenti, in stretto legame con le altre politiche europee;

37.

ritiene che il variegato patrimonio culturale delle RUP e le loro industrie culturali e creative possano avere un considerevole impatto economico in termini di occupazione e che possiedano un grande potenziale di sviluppo, condizionato dai costi supplementari legati alla loro condizione ultraperiferica che limitano la circolazione di opere e artisti; chiede alla Commissione che il prossimo programma a favore della cultura comprenda un obiettivo in materia di mobilità a livello europeo con misure specifiche per le RUP;

38.

apprezza il fatto che le RUP beneficino dell’importo massimo di aiuti destinato alla mobilità nei programmi di istruzione e formazione, e ne ritiene opportuno il mantenimento in futuro; si compiace inoltre della possibilità di estenderlo ai paesi terzi;

39.

considera un passo avanti sia la creazione di uno strumento che tenga sotto osservazione i progressi compiuti dalle RUP verso la loro progressiva integrazione nel mercato unico che l’annuncio secondo cui le nuove strategie del programma COSME prenderanno in considerazione le necessità specifiche delle imprese delle RUP per sostenerne l’internazionalizzazione.

Sostenere una crescita maggiore: le politiche di competitività al servizio dei progetti regionali

40.

Sottolinea che l’agricoltura costituisce un settore vitale per l’economia, l’ambiente, l’assetto territoriale e l’occupazione delle RUP, come riconosciuto dall’UE che ha stabilito un trattamento specifico attraverso il regime POSEI e ha previsto deroghe concrete nella PAC di cui chiede il mantenimento;

41.

ritiene che la crescente liberalizzazione del mercato agricolo europeo e internazionale di prodotti identici a quelli delle RUP stia minando progressivamente la loro competitività; ritiene quindi necessario, anche alla luce di altri motivi strutturali, prevedere un aumento della dotazione finanziaria del POSEI per far fronte a queste situazioni eccezionali;

42.

ricorda alla Commissione che, negli accordi commerciali negoziati con i paesi terzi o le organizzazioni internazionali, va inserito un capitolo specifico per ogni questione che presenti un interesse particolare per le RUP, secondo quanto previsto nel regolamento (UE) n. 228/2013, del 13 marzo 2013, e pone l’accento sulla necessità di integrare sistematicamente in detti accordi clausole di esclusione di prodotti sensibili;

43.

ritiene necessario, nel quadro degli accordi bilaterali sottoscritti con i paesi latinoamericani in materia di importazione di banane, estendere il meccanismo di stabilizzazione oltre il 2020, consentirne un funzionamento automatico e prendere in esame l’applicazione di questa soluzione ad altri accordi e produzioni;

44.

accoglie con favore la proposta della Commissione di esaminare la possibilità di autorizzare aiuti di Stato per la costruzione di nuovi pescherecci nelle RUP, rispettando la sostenibilità delle risorse, e ritiene essenziale l’adozione di misure di sostegno per consentire il finanziamento delle navi da pesca artigianale e tradizionale delle RUP, in conformità della risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017;

45.

ricorda che il settore della pesca e dell’acquacoltura, sebbene presenti un notevole potenziale in termini di crescita e occupazione nelle regioni ultraperiferiche, non è sostenuto in misura sufficiente; osserva, inoltre, che la gestione di prossimità in tale settore ha un’incidenza diretta positiva sulla sostenibilità delle risorse;

46.

plaude alla decisione della Commissione di esaminare misure specifiche, segnatamente un regime di compensazione per le RUP, nel quadro dei nuovi programmi e richiama l’attenzione sulla richiesta delle regioni affinché venga reintrodotto il programma autonomo di compensazione dei costi supplementari — con una regolamentazione, una dotazione finanziaria e una gestione apposite — volto a sostenere la pesca e l’acquacoltura nelle RUP;

47.

deplora che la nuova comunicazione non affronti la politica di coesione che, tuttavia, riconosce come vettore principale di crescita economica e creazione di occupazione; auspica che la Commissione tenga debitamente conto delle regioni ultraperiferiche nel rinnovo di tale politica;

48.

ribadisce il suo sostegno a una politica di coesione oltre il 2020 che sia rafforzata, semplificata e incentrata sul suo obiettivo principale, ossia assicurare l’equilibrio e le pari opportunità in tutti i territori dell’UE; ritiene pertanto che occorra mantenere il trattamento specifico riservato alle regioni periferiche nel quadro di tale politica;

49.

deplora che lo stanziamento aggiuntivo specifico del FESR, essenziale per le RUP, non sia stato adeguatamente trattato nella comunicazione e ne sostiene il mantenimento e rafforzamento, poiché il suo obiettivo è mitigare gli svantaggi strutturali permanenti delle RUP che limitano la loro competitività e il loro sviluppo;

50.

ricorda la propria posizione secondo cui gli strumenti finanziari non possono sostituire le sovvenzioni, poiché queste ultime sono fondamentali per la convergenza delle RUP in seno all’UE; rammenta che, in qualsiasi caso, detti strumenti non dovrebbero costituire un obbligo, bensì una semplice scelta;

51.

deplora che la comunicazione non offra per il futuro soluzioni o proposte convincenti in rapporto ai problemi che affrontano le RUP nei programmi di cooperazione territoriale europea e pertanto ritiene che sia necessario un totale ripensamento;

52.

ribadisce l’utilità delle strategie di specializzazione intelligente e si compiace della recente dinamica che ha portato alla messa in rete di dette strategie tra le RUP;

53.

accoglie con favore l’intenzione della Commissione di trasformare le regioni ultraperiferiche in spazi di sperimentazione, in piattaforme per il trasferimento di tecnologie e in luoghi per provare soluzioni innovative in ambiti di eccellenza;

54.

sostiene l’iniziativa della Commissione nel quadro del programma Orizzonte 2020 per le RUP e osserva che seguirà attentamente gli interventi concreti per queste regioni derivanti da tale iniziativa nell’ambito del futuro programma di ricerca dell’UE oltre il 2020;

55.

segnala l’importanza strategica dell’accessibilità (trasporti, energia e telecomunicazioni) per le RUP, essenziale per lo sviluppo endogeno di queste regioni remote e isolate rispetto al continente europeo, oltre che per garantire la parità di trattamento dei loro cittadini;

56.

accoglie con favore l’iniziativa di realizzare uno studio per determinare e quantificare meglio le esigenze di connettività delle RUP, studio che dovrà tenere conto di tutti gli strumenti giuridici e finanziari utili a tal fine;

57.

sottolinea l’importanza delle regioni dell’UE con caratteristiche geografiche e demografiche problematiche — come le regioni ultraperiferiche — e delle loro esigenze specifiche; invita la Commissione europea a prestare una particolare attenzione all’impatto che le politiche e i programmi dell’UE in materia di mobilità hanno su tali regioni e a pubblicare un Libro verde su questo tema (1);

58.

ricorda che gli aeroporti e i porti sono le uniche porte di ingresso e di uscita delle RUP e che essi svolgono un’importante funzione sociale; accoglie con soddisfazione la possibilità di finanziare investimenti negli stessi, in casi giustificati, e la possibilità di concedere aiuti al loro funzionamento;

59.

esorta la Commissione a esaminare, nella sua revisione delle priorità della TEN-T, il modo in cui le esigenze specifiche delle RUP possano essere identificate e integrate, in particolare nelle autostrade del mare, consentendo progetti che migliorino i collegamenti tra queste e gli Stati membri di appartenenza o tra una RUP e i territori vicini nei rispettivi bacini geografici.

Rafforzare l’attrattiva delle RUP e promuovere la loro proiezione regionale e internazionale

60.

Segnala che, per rendere le RUP più attraenti e rafforzare la loro capacità di proiezione nelle aree di riferimento, è indispensabile integrare la realtà geografica del bacino in tutte le politiche dell’UE, agevolando la coerenza tra la dimensione interna e quella esterna di tali politiche;

61.

riconosce che le regioni ultraperiferiche possono diventare il motore economico delle zone geografiche che le sono limitrofe e trasformarsi in un efficace intermediario dell’influenza dell’UE nel mondo, in particolare della sua politica di sviluppo, in quanto tali regioni presentano indubbie potenzialità che non vengono sfruttate in misura sufficiente;

62.

intende seguire con attenzione l’ipotesi ventilata di studiare la possibilità di indirizzare i nuovi investimenti dell’UE verso progetti prioritari di maggiore portata nei bacini geografici delle RUP, e di esaminare la possibilità di creare programmi congiunti tra le RUP e i paesi vicini;

63.

deplora l’assenza di un quadro strategico ambizioso e coerente, promosso dalla Commissione, che favorisca l’internazionalizzazione delle economie di tali regioni;

64.

accoglie con soddisfazione il riconoscimento dell’importanza di effettuare «valutazioni d’impatto territoriale» per elaborare ed esaminare le nuove proposte legislative e gli accordi commerciali internazionali; ritiene che le autorità e gli esperti delle RUP debbano partecipare sistematicamente alla valutazione dei possibili effetti territoriali delle iniziative europee;

65.

mette in guardia sulle difficoltà nella realizzazione di sinergie tra il FESR e il FES e concorda sull’opportunità di consentire la realizzazione di progetti di cooperazione strutturali con un reale valore aggiunto.

Conclusioni

66.

Ritiene che l’obiettivo di ottenere una migliore considerazione delle RUP nelle politiche e nelle iniziative europee costituisca tuttora una questione aperta che deve essere adattata alle sfide della costruzione europea;

67.

constata che è fondamentale applicare in maniera sistematica e globale l’articolo 349 del TFUE sin dalle fasi iniziali del processo decisionale, al fine di conseguire un’applicazione adeguata alla realtà delle regioni ultraperiferiche;

68.

intende seguire con attenzione l’attuazione della nuova comunicazione e la concretizzazione delle proposte future in essa previste.

Bruxelles, 31 gennaio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  Cfr. il parere del CdR sul tema La mobilità nelle regioni con caratteristiche geografiche e demografiche problematiche (CdR 1691/2014).


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/21


Parere del Comitato europeo delle regioni — Erasmus per i rappresentanti eletti a livello locale e regionale

(2018/C 176/06)

Relatore:

François DECOSTER (FR/ALDE) membro del consiglio regionale del Nord-Pas-de-Calais

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Introduzione e contesto

1.

partecipa pienamente al dibattito avviato dalla Commissione europea con il Libro bianco sul futuro dell’Europa: riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025 e prende atto delle proposte avanzate dal presidente Juncker nel dibattito sullo stato dell’Unione del settembre 2017;

2.

ricorda che le istituzioni europee sono ancora viste come una realtà lontana e tecnocratica e che i cittadini europei non sempre hanno la percezione dei benefici delle decisioni europee essenziali per la loro vita quotidiana;

3.

ricorda che, sul piano europeo, i rappresentanti eletti a livello locale e regionale ispirano generalmente una grande fiducia nei loro cittadini, molto più della maggior parte dei responsabili politici nazionali;

4.

osserva che in un contesto caratterizzato dalle crisi geopolitiche attuali, da un incremento del rischio terrorismo e dai negoziati per la «Brexit», i cittadini europei giudicano quello europeo un livello di azione pubblica sempre più adatto a far fronte alle nostre grandi sfide comuni;

5.

sottolinea che la sfida centrale da raccogliere è quella della promozione non solo delle conoscenze tecniche sull’UE e le sue istituzioni, ma anche di un atteggiamento mentale aperto nei confronti della cooperazione e dello scambio nel contesto dell’integrazione europea, la quale è basata sui valori della democrazia, dello stato di diritto, del rispetto per i diritti dell’uomo e sul principio di solidarietà; questo spirito europeo è l’ingrediente fondamentale per far funzionare l’integrazione europea come strumento per preservare la pace e costruire un futuro sostenibile e giusto per tutti;

6.

prende atto del successo del programma Erasmus+, una vera e propria vetrina delle politiche europee, che nel 2017 festeggia i suoi primi 30 anni e che, esteso ad un pubblico sempre più ampio e diverso, ha consentito a oltre cinque milioni di cittadini di effettuare un soggiorno all’estero: di questa mobilità hanno beneficiato non solo studenti universitari ma anche alunni delle scuole secondarie e dei licei, apprendisti, educatori, formatori, giovani diplomati, cittadini alla ricerca di un’occupazione, volontari e professionisti del mondo associativo e sportivo;

7.

accoglie favorevolmente il lancio dell’Erasmus degli apprendisti, su iniziativa del Parlamento europeo;

8.

riconosce che lo sviluppo tecnologico e l’evoluzione dei stili di vita sono sempre più rapidi e che le risposte da parte dei poteri pubblici devono tener conto vieppiù della dimensione umana di questi cambiamenti;

9.

ricorda che gli enti locali e regionali europei devono affrontare una serie di sfide (crisi economica e finanziaria, cambiamenti climatici, evoluzione demografica, problemi ambientali ecc.) che richiedono azioni e strategie integrate;

10.

sottolinea che la governance multilivello, l’autonomia locale e le riforme in materia di decentramento potenziano il ruolo degli enti locali e regionali nell’attuazione delle politiche europee, e che è essenziale sostenere tali enti nello sviluppo di competenze e capacità in questi settori;

11.

insiste affinché tutte le persone che partecipano all’attuazione di politiche di sviluppo integrato possano acquisire le competenze e le conoscenze generali e multidisciplinari necessarie per contribuire allo sviluppo degli enti locali e regionali;

12.

fa osservare che, conformemente al principio di sussidiarietà, nella maggior parte degli Stati membri gli enti territoriali sono direttamente responsabili della definizione e dell’erogazione dei servizi pubblici e si adoperano per garantirne l’efficienza e l’efficacia tenendo conto delle opportunità offerte dalle politiche pubbliche europee.

L’Unione europea deve sviluppare nuovi strumenti innovativi per far fronte alle sfide attuali e future

13.

deplora il fatto che in un momento in cui l’UE attraversa un periodo di grandi sconvolgimenti, i vincoli imposti dal quadro finanziario pluriennale non sempre assicurano una capacità di risposta che consenta all’Unione europea di gestire in modo efficace le nuove crisi o le nuove sfide;

14.

invita il Parlamento, il Consiglio e la Commissione europea a proporre misure per rendere il quadro finanziario pluriennale maggiormente in sintonia con le grandi sfide del nostro tempo, onde poter rispondere prontamente alle nuove preoccupazioni;

15.

insiste sul fatto che gli scambi transfrontalieri e interregionali consentono di rafforzare i legami tra i diversi programmi e strumenti dell’UE, nazionali e regionali volti a incoraggiare l’innovazione, la crescita e l’occupazione;

16.

riconosce che le risposte dell’Unione europea sono attualmente disciplinate dai regolamenti, poco adattabili alle evoluzioni generali e alle circostanze specifiche, ed è per questo motivo che la Commissione europea, in particolare con il Libro bianco sul futuro dell’Europa, propone di far evolvere le strategie, le politiche e le azioni dell’UE;

17.

invita la Commissione europea a prendere maggiormente in considerazione il capitale umano nella elaborazione del futuro quadro pluriennale, per meglio rispondere alle esigenze dei cittadini e alle nuove sfide di questo secolo;

18.

invita anche le prossime presidenze del Consiglio dell’Unione europea a tenere maggiormente conto del capitale umano nella definizione dei loro programmi.

La situazione dei rappresentanti eletti a livello locale e regionale in questo contesto

19.

ritiene che i 91 000 enti locali e regionali, e quindi le centinaia di migliaia di rappresentanti eletti a livello locale nell’Unione, costituiscano un anello essenziale di collegamento tra i cittadini e l’Europa, e che lo sviluppo delle loro conoscenze e competenze nel campo delle politiche europee, così come lo sviluppo di contatti con i rappresentanti eletti in altri Stati membri (Paesi aderenti al Programma) e in Paesi extra UE aderenti al Programma (1), siano elementi chiave per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del capitale umano e dell’integrazione europea;

20.

osserva che i rappresentanti eletti locali e regionali non sempre ricevono, prima della loro elezione, tutte le formazioni necessarie per l’espletamento delle loro funzioni e che gli strumenti di formazione continua rappresentano soluzioni utili per sostenere gli eletti locali e regionali nell’esercizio efficace del loro mandato; sottolinea che tale formazione non consiste solo nel fornire loro le opportune conoscenze tecniche, ma dovrebbe anche aiutarli a capire le ragioni e lo spirito dell’integrazione europea, affinché possano poi spiegare ai loro elettori perché e come il progetto europeo sia vantaggioso per i cittadini;

21.

ritiene che le decisioni dei rappresentanti eletti a livello locale e regionale siano strettamente legate alle disposizioni europee:

a.

quando le regioni con poteri legislativi partecipano al processo decisionale europeo prendendo parte a gruppi di lavoro del Consiglio e a Consigli dei ministri aperti alla partecipazione regionale;

b.

quando partecipano al processo decisionale europeo in fase di consultazione, rispondendo alle varie consultazioni pubbliche effettuate dalla Commissione europea;

c.

quando il Comitato delle regioni elabora relazioni nei settori di competenza previsti dai trattati;

d.

quando essi applicano le direttive e i regolamenti europei nei diversi settori (risorse idriche, rifiuti, mobilità, risparmio energetico ecc.);

e.

quando essi richiedono fondi europei (FESR, FSE ecc.);

f.

quando essi programmano aiuti pubblici;

g.

quando essi cooperano con gli enti territoriali di altri Stati membri.

Istituzione di un Erasmus per i rappresentanti eletti a livello locale e regionale

22.

ritiene che gli insegnamenti tratti dalla valutazione dell’azione preparatoria, dell’uso dello strumento per l’amministrazione locale e dei programmi di scambio tra pari costituiscano una fonte di informazioni che occorre sfruttare per migliorare l’esperienza di apprendimento e di scambio;

23.

auspica che vengano promossi gli scambi di buone pratiche tra gli enti locali e regionali, in particolare per quanto concerne l’utilizzo del Fondo europeo per gli investimenti strategici, del programma Orizzonte 2020, della politica di coesione e la combinazione di questi strumenti; ciò sottolinea che l’Erasmus per i rappresentanti eletti a livello locale e regionale potrebbe servire ad aiutare le regioni economicamente meno sviluppate a migliorare le loro capacità amministrative;

24.

chiede alla Commissione europea di prendere maggiormente in considerazione la necessità di informare, sostenere e formare i rappresentanti eletti a livello locale e regionale dell’UE per un impiego efficace dei fondi europei e per la cooperazione interregionale a livello dell’UE;

25.

invita la Commissione a esaminare o a tenere in considerazione le iniziative innovative dirette a proporre aggregazioni di enti locali aventi l’obiettivo di migliorare le attuali politiche dell’UE o di avviare nuove iniziative di carattere europeo;

26.

ritiene che, per migliorare la conoscenza dello spirito dell’integrazione europea nonché delle politiche europee le istituzioni europee abbiano una parte di responsabilità nella formazione di base dei rappresentanti eletti locali e regionali; fa inoltre osservare che gli organismi europei non devono restare insensibili di fronte a questa richiesta dei rappresentanti eletti, in particolare nella prospettiva delle elezioni europee;

27.

rinnova il suo sostegno, espresso nel Libro bianco del 2009 sulla governance multilivello, alla creazione di un Erasmus per i rappresentanti eletti locali e regionali, rilancia il desiderio di cooperare con il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea per provvedere alla definizione concettuale e operativa di tale iniziativa, e conferma il suo appoggio alla messa a punto di programmi di formazione e di scambio di esperienze e buone pratiche destinati ai rappresentanti eletti a livello locale e regionale;

28.

ricorda che un progetto pilota è stato avviato nel 2012/2013 e ha riscosso grande successo, con più di 1 000 candidature ricevute per 100 posti disponibili;

29.

ritiene che tale progetto potrebbe fungere da base per lanciare il programma, provvedendo ad aumentare la componente «formazione» per favorire una migliore conoscenza delle istituzioni dell’UE e del suo funzionamento avvalendosi di esempi di casi pratici e di scambi con altri rappresentanti eletti locali e per aiutare in tal modo singoli rappresentanti locali e regionali a fare un’esperienza diretta dello spirito di cooperazione europea in modo che possano poi condividerla con i loro concittadini. Al fine di preparare meglio le mobilità previste nell’ambito del programma, potrebbero essere sviluppati anche degli strumenti di formazione online;

30.

insiste sull’assoluta necessità di mantenere l’aspetto della «mobilità», in quanto diversi studi hanno dimostrato l’efficacia del trasferimento di conoscenze mediante l’apprendimento tra pari. Tali scambi multilaterali tra eletti locali costituiscono un vero e proprio valore aggiunto europeo rispetto alla cooperazione bilaterale;

31.

ritiene che questa formazione potrebbe basarsi, sebbene non esclusivamente, anche sulla rete delle università e delle grandi scuole europee per garantire la componente «formazione» dei rappresentanti eletti, e che questo vada di pari passo al coinvolgimento dei luoghi della memoria che hanno contribuito alla formazione della cultura e dello spirito europeo;

32.

auspica che al termine di questa formazione di base, i rappresentanti eletti locali e regionali di diversi Stati membri possano avviare, fra di loro, una cooperazione su uno stesso argomento per:

a.

scambiarsi le buone pratiche,

b.

approfondire la conoscenza degli strumenti europei,

c.

instaurare legami umani costruttivi,

d.

avviare nuove iniziative locali e regionali;

e.

diventare ambasciatori più efficaci dei benefici della cooperazione con persone di altri paesi, costruendo così uno spirito europeo;

33.

ritiene che tale strumento servirebbe anche a rafforzare lo spirito europeo dei responsabili locali e regionali, e incoraggerebbe l’emergere di una coscienza europea nelle amministrazioni locali e regionali;

34.

ritiene che un dispositivo del genere dovrebbe essere sperimentato, rettificato sulla base degli insegnamenti tratti dal progetto pilota nel corso degli anni 2018, 2019 e 2020, per poi essere integrato nella nuova programmazione della Commissione europea, se del caso su una base giuridica diversa e con la creazione di un programma Erasmus specifico per i rappresentanti eletti locali e regionali o gli attori locali e regionali;

35.

sottolinea che il programma dovrebbe essere strutturato in modo tale che possano prendervi parte sia i politici di professione che le persone per cui la politica non è l’attività principale, come pure quanti occupano posizioni dirigenziali di carattere più tecnico, e che si tenga conto dell’equilibrio tra donne e uomini e garantendo geograficamente la partecipazione di rappresentanti di enti locali e regionali di qualsiasi grandezza e peso demografico;

36.

chiede alla Commissione di proporre una o più soluzioni sperimentali, con un forte effetto trainante, traendo insegnamento dal progetto pilota del 2012 per migliorare il nuovo programma e in tal modo accrescere l’apprendimento e l’esperienza dei rappresentanti eletti a livello locale sull’Unione europea e le sue politiche;

37.

ritiene che i costi possano essere ripartiti tra i bilanci dell’UE, degli enti locali d’origine dei rappresentanti eletti partecipanti e, se del caso, degli organismi preposti alla formazione che in taluni Stati membri beneficiano di fondi pubblici;

38.

invita gli Stati membri a sostenere tale iniziativa, destinata ad arrecare beneficio ai loro cittadini soprattutto attraverso una migliore conoscenza delle politiche, dell’attività quotidiana degli enti locali in altri Stati membri e dei finanziamenti europei e della loro attuazione concreta e attraverso il suo contributo alla stabilità e a uno spirito di fiducia reciproca tra gli Stati membri;

39.

invita il Parlamento europeo a sostenere, come aveva già fatto nel 2012, il programma Erasmus per i rappresentanti eletti a livello locale e regionale, mediante una serie di azioni (relazioni, convegni ecc.), e in particolare proponendo, nel 2018, l’inserimento di un progetto pilota nel quadro della procedura di bilancio, da attuare nel 2019;

40.

sottolinea che un programma Erasmus per i rappresentanti eletti a livello locale e regionale potrà essere creato solo se si metteranno a disposizione nuove risorse finanziarie, senza che ciò implichi alcuna penalizzazione a livello di bilancio del programma Erasums+;

41.

intende partecipare pienamente alla messa a punto di un tale programma contribuendo a elaborare il dossier di candidatura dei rappresentanti eletti partecipanti, diffondendo l’invito a manifestare interesse, ospitando un modulo durante la Settimana europea delle regioni e delle città e contribuendo alla definizione di uno o più moduli di formazione online;

42.

chiede di istituire rapidamente un gruppo di lavoro, con la partecipazione di rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Comitato delle regioni, al fine di elaborare e preparare questo programma.

Bruxelles, 31 gennaio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  https://ec.europa.eu/programmes/erasmus-plus/programme-guide/part-a/who-can-participate/eligible-countries_it.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/25


Parere del Comitato europeo delle regioni — Promuovere la coesistenza con specie conflittuali nel quadro delle direttive UE sulla tutela della natura

(2018/C 176/07)

Relatore:

Csaba BORBOLY (RO/PPE), presidente del consiglio distrettuale di Hargita

Documento di riferimento:

Parere d'iniziativa

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

1.

fa osservare che la biodiversità, la rete Natura 2000 e la conservazione delle specie costituiscono una questione comune europea, che interessa tutti gli Stati membri, le regioni e gli enti locali, e ritiene pertanto che in materia sia molto importante mantenere e sviluppare ulteriormente la prassi seguita finora, in base alla quale gli Stati membri, le regioni e gli enti locali agiscono, ai fini della realizzazione degli obiettivi, in maniera coordinata, perseguendo benefici comuni e nel rispetto dei principi di solidarietà e di sussidiarietà;

2.

ribadisce la posizione, assunta in un suo parere sul controllo dell'adeguatezza delle direttive sulla tutela della natura e condivisa dal Parlamento europeo, secondo cui non vi è alcuna necessità di modificare tali direttive, ma occorre piuttosto assicurarsi che vengano attuate correttamente, in linea con i più recenti progressi tecnici e scientifici, nei vari territori e nei vari Stati membri dell'UE, sfruttando la flessibilità che esse offrono per affrontare preoccupazioni specifiche a livello locale riguardo ai conflitti che potrebbero insorgere tra determinate specie e l'attività umana e si impegna pertanto a contribuire al Piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia garantendo sforzi adeguati anche per promuovere, nelle azioni pertinenti a livello europeo, nazionale, regionale e locale, la coesistenza con le specie conflittuali;

3.

sottolinea l'importanza cruciale delle direttive in questione, considerato che la rete Natura 2000 e l'efficiente coordinamento della politica di tutela dell'ambiente hanno contribuito in larga misura ad allineare gli obiettivi in materia di biodiversità tra gli Stati membri, dimostrando chiaramente il valore aggiunto dell'Unione europea;

4.

ricorda che è compito degli Stati membri trovare le soluzioni adeguate sul loro territorio e tenere conto, nel quadro e nello spirito delle direttive, delle situazioni specifiche delle diverse regioni per quanto riguarda singole specie e problemi specifici, coinvolgendo nel processo gli enti locali e regionali nonché tutte le altre parti interessate;

5.

osserva che molti dei problemi connessi alla coabitazione tra esseri umani e specie conflittuali possono essere dovuti alla pressione antropica sugli habitat naturali di numerose specie animali e al comportamento spesso inappropriato degli esseri umani nei confronti di esse, che va dalle attività invasive in aree protette fino all'adescamento attivo a scopo venatorio o turistico passando per la gestione inadeguata dei rifiuti, che ha ad esempio l'effetto di attirare grandi carnivori verso gli insediamenti umani e sottolinea pertanto la necessità di adottare un approccio olistico alla biodiversità e di trovare nei contesti locali le soluzioni dei problemi specifici, il che presuppone a sua volta una stretta cooperazione tra diversi livelli di governo e tutti i soggetti interessati;

6.

auspica che, nel definire il prossimo quadro finanziario pluriennale, si mettano a disposizione risorse adeguate per garantire il finanziamento delle misure di protezione, prevenzione (comprese la sensibilizzazione e l'educazione ambientale) e compensazione, della ricerca e di altre iniziative specifiche a favore dello sviluppo nei vari ambiti di intervento e a titolo dei fondi pertinenti dell'UE;

7.

ribadisce che migliorare la situazione della biodiversità è interesse comune di tutti i livelli territoriali dell'UE e permane quindi la necessità di un coordinamento degli interventi.

8.

richiama l'attenzione sul fatto che in molte regioni si osserva un miglioramento quantitativo e qualitativo della biodiversità, cui si accompagna un aumento delle possibilità di interazione con le comunità umane. Nel caso di alcune specie conflittuali, questa interazione può comportare rischi considerevoli per le persone e le attività economiche qualora le comunità locali non abbiano ricevuto un'adeguata preparazione o non siano disponibili soluzioni idonee, realistiche, proporzionate e adatte alle realtà locali che le aiutino a gestire tali problemi;

Verso un'applicazione più efficace

9.

chiede che — alla luce della definizione di specie conflittuali come quelle che, a causa della loro biologia ed etologia, entrano in competizione con diverse attività umane per l'uso comune di risorse e spazi — vengano intraprese ulteriori azioni, fondate su basi scientifiche, che consistano eventualmente in modalità adeguate di applicazione delle direttive nonché nell'attuazione di altre misure di vario tipo;

10.

è dell'avviso che, per conservare la biodiversità e applicare le direttive, occorra destinare fondi a iniziative di ricerca multidisciplinare a vasto raggio nel cui ambito anche le scienze sociali possano svolgere un ruolo di rilievo accanto alle scienze naturali che si occupano specificamente di questo campo;

11.

sottolinea che gli enti locali e regionali rivestono particolare importanza ai fini della tutela dell'ambiente e della biodiversità, e ciò sotto tre profili fondamentali: in primo luogo, in quanto principali promotori degli investimenti realizzati con risorse degli Stati membri e dei Fondi SIE; secondariamente, in quanto responsabili della regolamentazione e/o del rilascio di autorizzazioni nel settore agricolo e in quello della pianificazione territoriale e urbanistica, e dunque dotati di notevole influenza quando si tratta di decidere sull'assetto del territorio e di garantire la priorità agli aspetti ambientali; in terzo luogo, in quanto istituzioni più vicine alle comunità locali e investite del compito cruciale di informare, motivare e incoraggiare gli abitanti alla tutela degli habitat e delle specie conflittuali;

12.

invita la Commissione europea a proseguire e intensificare la sua azione a favore del trasferimento di conoscenze per sostenere soluzioni, a livello locale e regionale, sulle modalità di convivenza con le specie conflittuali, nonché, laddove possibile, per trasformare potenziali problemi in vantaggi. Questo dovrebbe includere la promozione delle migliori pratiche in materia di modelli di gestione delle aree Natura 2000 e delle specie protette. In materia di trasferimento di conoscenze, andrebbero considerate come partner importanti le organizzazioni non governative e le altre parti interessate attive in questo campo, date le conoscenze pratiche da essi acquisite attuando progetti pertinenti in tutta Europa;

13.

esprime preoccupazione per il fatto che, in vari Stati membri, delle comunità locali si oppongano alla presenza, all'espansione e al reinsediamento di popolazioni di specie conflittuali. Soluzioni inadeguate ai conflitti, come pure scelte gestionali mal concepite, frammentarie o non comunicate in modo appropriato inducono un rifiuto nei confronti delle politiche ambientali e quindi, specie in determinate regioni interessate dalla presenza di grandi predatori, al diffondersi del bracconaggio, della collocazione di trappole e della posa di esche avvelenate: una tendenza, questa, assolutamente deprecabile, ma che non può essere invertita soltanto introducendo divieti e sanzioni;

14.

osserva che, in numerosi Stati membri, si riscontrano eccellenti pratiche locali e regionali di coesistenza con specie conflittuali, compresi i grandi carnivori, e che va quindi sottolineata la necessità di incoraggiare progetti locali e regionali ispirati a tali esempi; sottolinea che, accanto a queste iniziative locali, regionali o nazionali, pubbliche o private, anche i progetti Life possono costituire esempi di buone pratiche, se vengono mantenuti e continuati anche dopo la conclusione di un determinato progetto;

15.

auspica che, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale e specialmente della prosecuzione del programma Orizzonte 2020 e del meccanismo che farà seguito ai Fondi SIE, si presti la dovuta attenzione ad adottare misure riguardanti le specie protette e il nostro comune patrimonio europeo (e in particolare investimenti e iniziative a favore dei grandi carnivori e delle specie conflittuali) che siano efficaci, efficienti e improntate alla considerazione degli interessi delle comunità;

16.

assicura alla Commissione il suo pieno sostegno riguardo alla futura creazione di piattaforme specifiche per le regioni biogeografiche, e sottolinea che il coinvolgimento diretto degli organismi locali e regionali è indispensabile per il buon funzionamento di tali strumenti;

Ricerca e sviluppo: nuove iniziative

17.

fa osservare che, nelle procedure di selezione degli studi, occorre attribuire particolare rilievo a processi di ricerca e sviluppo che siano in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi connessi alla biodiversità, degli obiettivi economici e sociali e di quelli relativi alla gestione della fauna selvatica e che possano essere applicati in maniera concreta e rapida;

18.

reputa necessario evitare che, nel contesto dell'attuazione locale e regionale dei processi di ricerca e sviluppo, abbiano luogo delle disparità di trattamento, ossia che regioni e località comprendenti aree di grande valore naturale e habitat importanti, ma meno sviluppate, siano sottorappresentate nell'accesso ai fondi per la ricerca;

19.

tiene a sottolineare che i vari progetti pilota in materia di biodiversità hanno contribuito in grande misura al trasferimento di conoscenze tra i singoli Stati membri e in molti casi hanno prodotto risultati positivi aiutando le comunità locali a comprendere meglio i diversi obiettivi, a percepirli come propri e quindi a cooperare sul piano pratico con le autorità pubbliche e le organizzazioni non governative per tutelare le specie minacciate e di particolare pregio;

20.

rileva tuttavia che, in molti casi, queste iniziative non vengono proseguite, ossia rimangono isolate e temporanee, ragion per cui ritiene importante selezionare tali progetti in base a un criterio che tenga conto del seguito concreto riservato a quelli realizzati in precedenza dall'organizzazione in questione o dai suoi membri, criterio che contribuirebbe anche a un uso efficiente delle risorse dell'Unione;

21.

ritiene che occorrano ulteriori misure per promuovere l'effettivo realizzarsi, nelle comunità locali, delle esternalità positive così spesso evocate in relazione alla biodiversità e ai grandi predatori, dato che in molti casi tali possibilità non sono adeguatamente sfruttate oppure le condizioni per farlo, tra cui le indispensabili competenze specifiche e misure di sostegno, sono insufficienti;

Aspetti specifici riguardanti i grandi predatori

22.

reputa, riguardo ai grandi carnivori (i quali, per il loro comportamento, le loro caratteristiche fisiche ed ecologiche e i loro istinti, potrebbero causare danni significativi alla salute dell'uomo o addirittura procurargli lesioni letali, nonché compromettere gravemente l'integrità e il benessere del bestiame) che l'approccio prevalso sinora in alcune regioni sia insoddisfacente, e vi sia dunque bisogno di migliorare la gestione dei conflitti associati a tali predatori, sfruttando appieno le esperienze pertinenti maturate nei progetti di ricerca e sviluppo e in altri progetti rilevanti al fine di ridurre l'impatto e i rischi per gli esseri umani e gli animali;

23.

ritiene che un grande carnivoro debba essere protetto, in funzione del suo livello di tutela, al di fuori degli insediamenti umani, indipendentemente dal fatto che esse siano o meno comprese in un sito naturale che rientra nella rete Natura 2000; ma reputa altresì che la sua presenza, non già occasionale bensì regolare, in un insediamento umano configuri un modello comportamentale che, da un canto, comporta rischi per gli esseri umani (e in particolare per i bambini, gli anziani e le persone a mobilità ridotta) e, d'altro canto, non può essere considerato naturale per un «esemplare conflittuale» della specie animale in questione e considera che in questi casi occorra compiere ogni sforzo per limitare i rischi e, se proprio inevitabile, rimuovere in maniera appropriata e monitorabile tale esemplare o adottare le altre misure necessarie. Tali misure devono essere adottate nel rispetto dei pertinenti piani di gestione, ove esistenti, e al riguardo occorre puntare a fare in modo che ovunque vigano piani di gestione che disciplinino sia la conservazione delle specie sia i potenziali conflitti, fermo restando che, in ogni caso, quelle adottate nei confronti degli «esemplari conflittuali» devono rimanere misure eccezionali, nonché tali da non incidere sul futuro e la vitalità della popolazione cui essi appartengono;

24.

si rammarica del fatto che attualmente gli agricoltori e gli allevatori non partecipino più alle attività della piattaforma sui grandi predatori europei, e che pertanto gli interessi specifici di queste parti in causa non possano trovare diretta espressione nel meccanismo di cooperazione istituito dalla Commissione europea e invita pertanto tutte le parti interessate a dar prova di disponibilità al compromesso su questo tema, sì da creare al più presto le condizioni necessarie affinché tutti gli interessi possano essere presi in considerazione in seno alla piattaforma;

Aspetti locali e regionali in relazione alla biodiversità

25.

fa osservare che, in molte regioni, la qualità e l'estensione degli habitat dei grandi predatori mostrano una tendenza al miglioramento, benché questa situazione (in presenza di fattori riguardanti direttamente l'agricoltura) possa accompagnarsi a una riduzione di talune attività agricole tradizionali e, in particolare nel caso dei pascoli e dei prati di montagna, alla scomparsa di numerosi altri habitat, comprese aree di protezione ornitologica o comunità biotiche di piante, parallelamente al venir meno delle attività umane essenziali per la loro sopravvivenza;

26.

reputa necessario che, per gli habitat naturali e le forme di attività agricola ad essi connesse, siano introdotti degli ulteriori incentivi, da rendere accessibili agli agricoltori non solo nelle aree direttamente interessate dalla rete Natura 2000 ma anche in quelle contigue, considerato che queste forme di agricoltura (e specialmente quelle tradizionali, per lo più estensive, particolarmente sensibili alle condizioni locali) contribuiscono notevolmente a migliorare la biodiversità e lo sviluppo sostenibile delle aree rurali e sollecita la Commissione europea a proporre questi nuovi incentivi ed eventuali metodi di adeguamento nella sua prossima valutazione dell'impatto della politica agricola comune sulla biodiversità;

27.

riconosce che gli enti locali e regionali potrebbero intraprendere misure più estese ed efficaci per realizzare gli obiettivi in materia di biodiversità, ma osserva anche che sarebbe opportuno rafforzare la cooperazione e il coordinamento con i singoli Stati membri e l'Unione europea per valorizzare appieno tutte le potenzialità insite nel ruolo degli enti subnazionali, e che a tal fine servirebbe un quadro appropriato;

28.

chiede che gli Stati membri, ma soprattutto gli enti locali e regionali, beneficino dell'assistenza tecnica fornita dalle agenzie dell'UE in modo da poter configurare opportunamente i propri programmi, cofinanziati con fondi nazionali e/o europei;

29.

reputa di vitale importanza che, nell'elaborazione delle relazioni sulla biodiversità e dei piani d'azione, sia garantita la rappresentanza diretta di cacciatori, guardacaccia, silvicoltori e allevatori. Infatti, nel caso di numerose specie di particolare pregio od oggetto di tutela, tali operatori, attraverso la cura e la regolazione delle relative popolazioni, la custodia e l'impianto delle foreste o la gestione delle infrastrutture necessarie, hanno contribuito e contribuiscono in larga misura a realizzare e preservare la situazione attuale;

30.

invita gli Stati membri ad applicare le eccezioni e le deroghe previste dalla direttiva sulla tutela della natura per alcune singole specie che potrebbero essere all'origine di conflitti con la dovuta rapidità e flessibilità, tenendo in debito conto la situazione a livello regionale o locale e, laddove necessario, in collaborazione con gli Stati membri e/o le regioni limitrofi. Inoltre, ritiene che i piani regionali e nazionali per i grandi predatori e le specie conflittuali dovrebbero tenere conto delle specificità, delle tradizioni e dei valori naturali e culturali presenti a livello locale e regionale;

Coerenza delle politiche

31.

fa presente che i pagamenti per le aree Natura 2000 sono organizzati in base a sistemi del tutto diversi da uno Stato membro all'altro; osserva che in alcuni Stati membri, malgrado la presenza di considerevoli popolazioni di grandi predatori, nell'attuare la politica agricola comune si è persino rinunciato a introdurre tali pagamenti e reputa che già nell'attuale periodo di programmazione occorrerà prendere provvedimenti in questo campo;

32.

raccomanda di dedicare particolare attenzione, nel quadro dello sviluppo e dell'ammodernamento delle infrastrutture di trasporto (in particolare stradali e ferroviarie), all'interconnessione tra gli habitat e ai corridoi utilizzati dai grandi carnivori. Data la crescente frammentazione degli habitat, dovuta alla peculiare suddivisione e alla configurazione specifica del paesaggio europeo, i grandi predatori, per migrare da una parte all'altra dei loro habitat, sono spesso costretti ad attraversare, individualmente o in gruppo, aree utilizzate o abitate da esseri umani. Una situazione, questa, che esige una particolare attenzione in sede di pianificazione dell'uso del territorio e di definizione della gestione delle aree protette e di quelle ad esse limitrofe;

33.

invita la Commissione europea e gli Stati membri ad adeguare meglio i regimi di finanziamento per gestire le questioni connesse alla biodiversità e alla gestione degli habitat, compresi gli habitat dei grandi carnivori, garantendo l'infrastruttura e il capitale umano necessari alla gestione dei conflitti tra gli esseri umani e determinate specie e una compensazione rapida e semplice del pregiudizio subito;

34.

concorda nel ritenere che il modello della governance multilivello possa essere applicato con successo nel campo della tutela ambientale, e in particolare in quello del miglioramento della biodiversità, e ravvisa pertanto la necessità di ulteriori azioni coordinate in questo campo;

Prossime tappe

35.

propone, al fine di promuovere un coinvolgimento quanto più possibile ampio e consapevole degli enti locali e regionali, di organizzare insieme alla Commissione europea un convegno, da tenere nel 2019, dedicato a una convivenza con le specie conflittuali (e in particolare con quelle dei grandi predatori) che sia utile e sicura per le comunità umane. Un evento di questo tipo offrirebbe un'opportunità di valutare l'impatto del presente parere d'iniziativa nonché delle attività delle piattaforme riguardanti le regioni amministrative o biogeografiche europee, nonché di condurre un dibattito politico e scientifico sulle misure concrete da applicare al di là del 2021;

36.

invita la Commissione europea a creare le condizioni necessarie per garantire un coinvolgimento diretto e un'implicazione effettiva ed efficace degli enti locali e regionali e delle relative associazioni rappresentative nella creazione delle piattaforme e dei meccanismi di cooperazione riguardanti le specie conflittuali e nell'elaborazione delle politiche in materia, nonché a pubblicare raccomandazioni ed orientamenti per aiutare anche gli Stati membri a condividere e diffondere le buone pratiche in questo campo;

37.

ritiene utile che, già nel periodo di programmazione in corso, gli enti locali e regionali interessati dalla presenza di grandi predatori instaurino una cooperazione nella forma di un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) — su base macroregionale o biogeografica oppure aperta all'intero territorio dell'UE — al fine di risolvere i problemi comuni o analoghi e agire in modo più efficace e coordinato.

Bruxelles, 31 gennaio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/29


Parere del Comitato europeo delle regioni — Revisione intermedia della strategia per il mercato unico digitale

(2018/C 176/08)

Relatore:

Alin Adrian Nica (RO/PPE), sindaco di Dudeștii Noi

Testo di riferimento:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla revisione intermedia dell'attuazione della strategia per il mercato unico digitale — Un mercato unico digitale connesso per tutti

COM(2017) 228 final

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Osservazioni generali

1.

plaude all'iniziativa della Commissione europea di realizzare una revisione a metà periodo («revisione intermedia») dell'attuazione della strategia per il mercato unico digitale, iniziativa che sarà estremamente utile per individuare i progressi compiuti finora e le misure da adottare per onorare gli impegni assunti, gli ambiti in cui sono necessari maggiori sforzi e nuove azioni da adottare;

2.

ribadisce l'importanza tanto degli enti locali e regionali quanto del ruolo che essi svolgono nell'attuare le raccomandazioni della strategia per il mercato unico digitale, poiché tali enti costituiscono il motore della crescita economica a livello locale e regionale e possono creare, utilizzare e gestire un gran numero di prodotti e servizi informatici digitali;

3.

rammenta il sostegno dato allo sviluppo delle comunicazioni elettroniche nel mercato interno, al fine di promuovere una crescita dinamica e sostenibile in tutti i settori economici e, al riguardo, mette l'accento sul ruolo essenziale e sul potenziale degli enti locali e regionali nel processo di digitalizzazione dell'industria europea;

4.

rileva il ruolo importante che rivestono gli enti locali e regionali nella prestazione di servizi digitali ai cittadini, oltre che nella realizzazione e nella gestione delle infrastrutture digitali, spesso nel quadro della cooperazione transfrontaliera o interregionale; tali servizi necessitano di provvedimenti immediati per apportare modifiche equilibrate in relazione agli ostacoli all'attività transfrontaliera online, e in particolare le differenze tra le diverse normative in vigore negli Stati membri in materia di organizzazione e funzionamento dell'amministrazione, contratti e diritto d'autore (1);

5.

raccomanda di creare le condizioni per agevolare il collegamento, in tutte le aree, a servizi di banda larga e ultra larga che si mantengano efficienti nel lungo periodo in un contesto di concorrenza, e invita la Commissione, nel quadro dell'attuazione del mercato unico digitale, a riferire inoltre regolarmente in merito ai progressi compiuti per colmare il divario digitale, in particolare a livello regionale e locale (2);

6.

sottolinea che è importante coprire tutti gli aspetti relativi all'interoperabilità, all'identificazione elettronica dei cittadini (eIdentity), alla firma elettronica, alla gestione dei documenti per via elettronica e ad altre componenti essenziali della pubblica amministrazione online (e-Government), sulla falsariga di quanto attuato nei paesi o nelle regioni che hanno realizzato grandi e comprovati progressi in questo settore, garantendo in tal modo la sicurezza di cittadini e imprese e assicurandosi la loro fiducia;

7.

sottolinea che la digitalizzazione della società rappresenta un'opportunità di crescita e creazione di posti di lavoro, in particolare nelle regioni remote e in quelle poste di fronte a sfide demografiche;

8.

è favorevole ad aggiornare il quadro giuridico sul diritto d'autore tenendo conto della rivoluzione digitale e del mutato comportamento dei consumatori, e insiste sul ruolo cruciale e sul potenziale degli enti locali e regionali ai fini dell'armonizzazione del diritto d'autore;

9.

ribadisce l'importanza di investire nella ricerca nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), con l'obiettivo di assicurare la crescita economica e di promuovere la creazione di nuove imprese, e ritiene che l'utilizzo delle TIC nell'innovazione possa costituire la risposta a sfide socioeconomiche di primaria importanza (3);

10.

propone di valutare la possibilità di applicare un regime d'imposizione fiscale, fondato su principi di equità e obiettività, agli utili delle vendite online transfrontaliere, che porti ad una parificazione con il livello delle tasse versate dalle società che effettuano operazioni rientranti nella categoria del commercio elettronico in tutto il territorio dell'UE, incentivando così le attività commerciali delle imprese, e in particolare delle PMI.

Sicurezza informatica e miglioramento delle risorse per lottare contro gli incidenti informatici

11.

sottolinea che la nuova strategia per la sicurezza informatica varata dalla Commissione europea dovrebbe contribuire a migliorare la prevenzione, l'individuazione e la risoluzione degli incidenti informatici, nonché portare a una migliore condivisione delle informazioni e ad un maggiore coordinamento fra gli Stati membri e la Commissione in caso di incidenti informatici gravi; per conseguire questo obiettivo, sarà necessaria un'intensa cooperazione nel quadro dei partenariati conclusi tra Stati membri, istituzioni dell'UE, enti locali e regionali, settore privato e società civile (4);

12.

sollecita l'elaborazione di norme, strumenti e meccanismi che garantiscano la sicurezza delle reti e dei sistemi informatici, affinché essi siano in grado di tenere il passo con la rapida evoluzione delle minacce informatiche, allo scopo di assicurare un livello elevato di protezione nell'insieme degli Stati membri;

13.

sottolinea che le vulnerabilità della sicurezza in termini di conservazione e accesso dei dati e il numero crescente di attacchi informatici contro importanti infrastrutture urbane e sistemi di gestione delle città richiedono una più ampia gamma di interventi sistemici e coordinati che comprenda l'attenuazione e la prevenzione di tali attacchi, e garantisca l'attuazione sia tramite iniziative basate sul mercato che mediante regolamentazioni e l'applicazione promosse dalle istituzioni. Si dovrebbe sviluppare una formazione avanzata in materia di sicurezza anche a livello degli enti locali e regionali, compresi quelli coinvolti negli appalti elettronici, nell'installazione e nel funzionamento quotidiano delle tecnologie delle città intelligenti;

14.

osserva che il conseguimento degli obiettivi del mercato unico digitale è subordinato alla protezione dei valori, della società e dell'economia nazionale dagli effetti negativi degli attacchi informatici, oltre che al rispetto di valori fondamentali quali la libertà di espressione, il diritto alla vita privata e la promozione di un utilizzo aperto, libero e trasparente delle tecnologie informatiche;

15.

è consapevole del pericolo costituito dagli incidenti informatici transfrontalieri, che attualmente registrano una tendenza allarmante quanto alla frequenza e al livello di rischio che presentano. Dato che queste minacce alle reti e ai sistemi informatici possono ostacolare lo svolgimento di attività economiche e provocare considerevoli perdite finanziarie, minando la fiducia degli utenti e arrecando gravi danni all'economia dell'UE, invoca una cooperazione rafforzata e un maggiore coordinamento tra gli Stati, in particolare in materia di gestione degli incidenti transfrontalieri su vasta scala nel campo della sicurezza informatica;

16.

è persuaso che occorra adoperarsi per infondere negli utenti una maggiore fiducia nei servizi elettronici, facendo in modo che siano informati dei loro diritti e tutelati quando si trovano in ambiente online, e garantendo nel contempo la protezione del diritto d'autore e dei diritti di proprietà intellettuale;

17.

approva la creazione di un'agenzia dell'UE per la sicurezza informatica dotata di piena capacità operativa e di un quadro operativo stabile, cui sia affidata la responsabilità dell'intero ciclo di vita della sicurezza informatica nonché quella della prevenzione, dell'individuazione e della risoluzione degli incidenti informatici;

18.

sostiene la proposta relativa alla manutenzione, dal punto di vista amministrativo, e alla gestione tecnica di un quadro UE per la certificazione generale della sicurezza delle TIC basato sugli attuali sistemi di certificazione della sicurezza e riconosciuto da tutti gli Stati membri dell'UE;

19.

raccomanda di proseguire con le azioni di contrasto degli attacchi informatici attuando misure di sicurezza che rafforzino la protezione delle infrastrutture critiche, affinché cittadini e imprese possano beneficiare di un ambiente digitale sicuro e affidabile, nel rispetto dei diritti fondamentali e di altri valori fondativi dell'UE, e all'interno di un quadro giuridico adeguato.

Lo sviluppo delle piattaforme online

20.

sottolinea il ruolo che possono svolgere le piattaforme online nel promuovere le discussioni su tematiche di comune interesse e pertinenti per la realizzazione, la manutenzione e lo sviluppo di reti a banda larga ad alta velocità in tutte le regioni e i territori europei;

21.

accoglie con favore l'annuncio della Commissione di voler sostenere la creazione di piattaforme di innovazione digitale, e la invita a garantire un corretto equilibrio geografico nella distribuzione dei fondi (5);

22.

osserva che è necessario sviluppare le reti a banda larga quale soluzione per il superamento delle attuali sfide economiche e sociali e per l'integrazione in una società basata sulla conoscenza;

23.

l'uso della rete e dei servizi su di essa disponibili sono fattori di crescita economica e di occupazione, oltre che di eguaglianza sociale ed equo accesso alle informazioni. L'accesso ad Internet può configurarsi come vero e proprio diritto di cittadinanza e indicatore di qualità della vita;

24.

constata l'accresciuta influenza delle piattaforme online — motori di ricerca, social media, app store (ossia portali per scaricare applicazioni a pagamento), ecc. — nell'ambito dell'economia di Internet;

25.

raccomanda di costruire le reti in modo sostenibile ed efficiente. La realizzazione di una rete ad alta velocità con un buon livello di copertura richiede ingenti investimenti a lungo termine nell'infrastruttura; inoltre, le autorità competenti devono mettere a disposizione strumenti che agevolino l'accesso delle società private nelle zone rurali;

26.

propone di riservare maggiore attenzione ad un'assegnazione più efficiente delle radiofrequenze e all'incentivazione degli investimenti privati, integrati da investimenti pubblici che perseguano gli obiettivi relativi ai sistemi di comunicazione elettronica, impedendo la monopolizzazione delle reti;

27.

ritiene necessario infondere nei cittadini e nelle imprese una maggiore fiducia nell'utilizzo dei servizi elettronici tenendoli costantemente informati sui loro diritti e garantendo loro un livello adeguato di protezione quando si trovano in ambiente online, e chiede di definire una serie di misure efficaci per eliminare rapidamente i contenuti illegali ai quali essi sono esposti in tale ambiente;

28.

sottolinea che occorre una risposta coordinata, da parte degli Stati membri, degli enti locali e regionali — cui spetta in molti casi la competenza per le scuole e gli istituti d'istruzione — e delle altre parti interessate, per sostenere gli sforzi volti a incrementare il livello delle competenze digitali e ad impedire l'esclusione dei cittadini dalla società e dall'economia basata sulle TIC. Al riguardo, ribadisce l'enorme importanza dell'alfabetizzazione e delle competenze digitali per i cittadini, i lavoratori e le persone in cerca di lavoro ai fini della generale diffusione della digitalizzazione nell'economia e nella società (6), ed esprime la propria preoccupazione per la persistente carenza di competenze digitali individuata dalla Commissione.

Garantire il quadro necessario al funzionamento dell'economia dei dati

29.

osserva che l'economia in continua trasformazione e la digitalizzazione offrono agli enti locali e regionali nuove opportunità di sfruttare in modo ottimale il potenziale di crescita dell'economia digitale, dal momento che sono necessari considerevoli investimenti nelle infrastrutture e nelle TIC — soprattutto nel cloud computing e nei megadati (big data), oltre che nella ricerca e innovazione — per stimolare la competitività industriale e il miglioramento dei servizi pubblici, dell'inclusione e delle competenze. Appoggia in tale contesto l'iniziativa della Commissione che, sulla scia della sua comunicazione del 21 settembre 2017«Verso un'equa tassazione dell'economia digitale», intende presentare entro la primavera del 2018 una proposta di direttiva per stabilire le norme di tassazione degli utili delle imprese dell'economia digitale a livello dell'UE (7);

30.

accoglie con favore la proposta di promuovere la connessione Internet gratuita per gli utenti delle comunità locali attraverso l'iniziativa WiFi4EU, che incoraggerà gli investitori privati a partecipare allo sviluppo di infrastrutture per le reti digitali;

31.

sostiene l'iniziativa WiFi4EU, e intende promuoverla tra le comunità locali e divulgarne i vantaggi potenziali, dimodoché, al momento della pubblicazione del primo invito a presentare proposte, quante più amministrazioni pubbliche europee candidabili siano pronte a presentare domanda per accedere ai fondi disponibili;

32.

constata il ruolo importante che avrà una banda larga di migliore qualità nello sviluppo delle reti 5G, con le relative implicazioni nella trasformazione digitale dell'economia e della società, come pure nello sviluppo di servizi digitali innovativi e competitivi, il che apporterà benefici socioeconomici a lungo termine, crescita, posti di lavoro e coesione. In quest'ottica, chiede ancora una volta alla Commissione europea di completare prima possibile la normazione delle reti 5G, dato che la definizione delle norme in materia ha un'importanza fondamentale per la competitività e l'interoperabilità delle reti di telecomunicazione;

33.

prende atto degli attuali problemi di accesso ai servizi transfrontalieri incontrati dai consumatori che desiderino accedere ai servizi di uno Stato diverso da quello di residenza;

34.

mette l'accento sugli effetti positivi che avrà la portabilità transfrontaliera dei servizi elettronici, in quanto consentirà agli utenti di accedere ai loro abbonamenti a contenuti online sottoscritti nel paese di residenza anche quando sono in viaggio in altri Stati membri dell'UE;

35.

esorta ad intensificare gli sforzi per permettere a tutti i cittadini europei un più agevole accesso ai servizi online disponibili in Stati membri diversi da quello di residenza per trovare una soluzione al problema dei «blocchi geografici» (o «geoblocco»), e chiede di eliminare le discriminazioni ingiustificate subite dai consumatori di altri paesi dell'UE;

36.

approva il divieto di blocco dell'accesso a siti web e ad altre interfacce online in base al luogo di residenza del cliente nonché il divieto di reindirizzamento dei clienti dalla versione di un sito web/interfaccia online di un paese a quella di un altro, considerato che tanto i consumatori quanto gli operatori commerciali, in quanto utilizzatori finali di beni o servizi, vengono danneggiati da simili pratiche. Il reindirizzamento del cliente deve avvenire solo con il suo consenso, e gli operatori commerciali devono offrire ai clienti la possibilità di un accesso permanente e agevole alla versione dell'interfaccia online che questi cercavano di consultare prima di venire reindirizzati;

37.

sottolinea lo squilibrio che esiste attualmente tra gli interessi dei creatori di contenuti digitali e quelli dei consumatori, e osserva che occorre aggiornare la normativa sul diritto d'autore e sulla proprietà intellettuale;

38.

osserva che lo sviluppo della digitalizzazione, come ad esempio i servizi di cloud computing o la diffusione in streaming, presentano notevoli sfide, in particolare in relazione al diritto d'autore (8);

39.

incoraggia l'utilizzo sempre più frequente delle applicazioni di cloud computing per avere accesso a infrastrutture di dati europee, globali o di altro tipo che sono essenziali per svolgere determinate attività in vari settori; tuttavia, l'accesso alle infrastrutture di dati deve avvenire in condizioni di elevata sicurezza, di portabilità dei dati e di interoperabilità.

Garanzia di protezione dei dati personali

40.

insiste sulla grande responsabilità di cui sono investite le autorità indipendenti incaricate della protezione dei dati personali;

41.

ritiene necessario che la strategia di protezione dei dati personali venga adattata alle esigenze dinamiche e in continua evoluzione dell'ambiente virtuale, dal momento che tale protezione dei dati personali ha attinenza con tutta una serie di ambiti diversi, come ad esempio la giustizia, l'economia, le comunicazioni, l'istruzione, la salute, l'amministrazione e la protezione dei consumatori;

42.

apprezza che la Commissione abbia lasciato libertà agli Stati membri in materia di applicazione delle deroghe per l'utilizzo di opere protette a scopo educativo. In questo modo è garantito il rispetto delle identità nazionali, regionali e locali e la conseguente presenza di particolari tipi di licenze che hanno avuto origine in contesti politici e sociali differenti (9);

43.

ritiene che, a lungo termine, sia auspicabile un'armonizzazione del quadro giuridico relativo al compenso di autori, creatori e artisti (10).

Dimensione locale e regionale / Rilevanza per il CdR

44.

ritiene che alle città e alle regioni spetti un ruolo fondamentale nell'istituire banche dati contenenti informazioni pubbliche, fornire dati sulla sicurezza, sviluppare le necessarie competenze digitali, garantire e agevolare il finanziamento delle reti a banda larga e creare un contesto adeguato per lo scambio transregionale e transfrontaliero di servizi online, il quale può dare un notevole contributo alla realizzazione di servizi di alto livello e dell'economia dei dati;

45.

precisa di aver messo ripetutamente l'accento, in precedenti pareri, sul contributo che il livello locale e regionale può dare in tutte le fasi dell'attività di raccolta dati e dell'erogazione di servizi ai cittadini e alle imprese. Tale contributo potenziale è osservabile anche concretamente: in Europa si contano infatti numerosi esempi relativi al potenziale di cooperazione tra regioni, autorità nazionali e centri di ricerca nel settore del mercato unico digitale;

46.

sottolinea il ruolo importante che possono svolgere gli enti locali e regionali nel favorire l'armonizzazione dei dati e nel promuovere il potenziale di crescita dell'economia digitale, e fa quindi presente che questo aspetto andrebbe preso in considerazione nell'intraprendere azioni a livello nazionale o dell'UE.

L'impatto sul mercato unico digitale ascrivibile all'intenzione del Regno Unito di uscire dall'Unione europea

47.

osserva che, in seguito alla decisione dei britannici di far uscire il loro paese dall'Unione europea, attualmente le imprese devono far fronte ad un periodo di incertezza per quel che riguarda le condizioni del recesso del Regno Unito dall'UE. Un interrogativo fondamentale per le aziende fornitrici di beni e servizi online, in particolare nel caso dei contenuti digitali, riguarda il modo in cui la Commissione europea applicherà l'iniziativa sul mercato unico digitale nel Regno Unito;

48.

ritiene che, qualora il governo britannico accettasse la libera circolazione delle merci e dei servizi, il mercato unico digitale sarebbe d'applicazione nel Regno Unito anche dopo la fine del periodo di due anni stabilito per i negoziati sulla Brexit.

Bruxelles, 31 gennaio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  CdR 00039/2016.

(2)  CdR 02646/2015.

(3)  CdR 5559/2013.

(4)  CdR 625/2012.

(5)  CdR 02646/2015.

(6)  CdR 02646/2015.

(7)  Cfr. il parere COR-2017/01530.

(8)  CdR 02646/2015.

(9)  CdR 05114/2016.

(10)  CdR 00039/2016.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/34


Parere del Comitato europeo delle regioni — Documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE

(2018/C 176/09)

Relatore:

Marek Woźniak (PL/PPE), presidente della regione Grande Polonia (Wielkopolska)

Documento di riferimento:

Documento di riflessione della Commissione europea sul futuro delle finanze dell’UE

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Osservazioni generali

1.

valuta positivamente le azioni intraprese dalla Commissione europea per avviare un dibattito di ampio respiro sul futuro dell’Europa. Nel suo documento di riflessione sul futuro delle finanze dell’UE, la Commissione segnala le sfide principali che attendono l’Unione europea dopo il 2020 come anche gli impegni che questa dovrà assolvere, formula previsioni sull’impatto che i cinque scenari esposti nel Libro bianco avranno sulla struttura dei prossimi quadri finanziari pluriennali (QFP), e descrive possibilità, opzioni di riforma e pericoli per il futuro bilancio dell’Unione europea;

2.

osserva che il bilancio dell’UE deve far fronte a numerose sfide a lungo termine, mentre il suo attuale livello di finanziamento è insufficiente, il che rende necessario un cambiamento sostanziale del quadro finanziario pluriennale (QFP). La visione futura di tale bilancio deve rispondere alle nuove ambizioni dell’Unione europea, la cui realizzazione esigerà che, dopo il 2020, il bilancio assicuri risorse finanziarie provenienti da diverse fonti, mentre la spesa dell’UE dovrà continuare a garantire un maggiore valore aggiunto europeo;

3.

è convinto che, dall’analisi presentata nel documento di riflessione, emerga in modo inequivocabile la necessità di modificare le regole di governance che si applicano al QFP e al sistema di finanziamento dell’UE. La situazione attuale — che vede l’economia europea in fase di ripresa, ma anche l’uscita del Regno Unito dall’UE, che dovrebbe porre fine ai regimi di correzione — offre un’opportunità senza precedenti da oltre 30 anni di riformare in profondità il sistema di finanziamento dell’Unione;

4.

sottolinea l’importanza del quadro finanziario pluriennale, che dovrà continuare a essere orientato agli investimenti e a sostenere gli obiettivi e le politiche comuni dell’UE. Non vi è, pertanto, alcuna necessità di strumenti speciali che operino al di fuori del QFP o anche di creare bilanci separati per i paesi della zona euro e gli altri paesi dell’UE;

5.

rammenta che la crisi economica ha messo in evidenza i limiti del bilancio dell’UE, che rappresenta solo l’1 % dell’RNL dell’Unione europea e tuttavia è utilizzato per realizzare compiti orizzontali che vanno al di là delle possibilità di azione dei singoli Stati membri. Il QFP attuale riveste un’importanza essenziale per realizzare la coesione economica, sociale e territoriale, sostenere i progetti nei campi della ricerca e sviluppo e delle infrastrutture dei trasporti e creare posti di lavoro, ma non è sufficientemente flessibile per rispondere alle aspettative e alle nuove sfide, che hanno reso necessario raggiungere il tetto massimo previsto per gli stanziamenti del bilancio attuale;

6.

osserva altresì che l’approccio incentrato sul «saldo netto», che non tiene conto dei rendimenti sugli investimenti per l’economia privata, e i lunghi negoziati nel corso della procedura annuale di bilancio per ogni singolo euro speso fanno passare in secondo piano l’effettivo valore aggiunto europeo e ostacolano la realizzazione di politiche e programmi più ambiziosi. Inoltre, sia i livelli di spesa che l’attuale sistema delle risorse proprie si sono dimostrati non ottimali. Il Comitato invita il Consiglio europeo a consentire l’adozione a maggioranza qualificata del regolamento che fissa il nuovo QFP, come previsto dall’articolo 312, paragrafo 2, secondo comma, del TFUE;

7.

richiama ancora una volta l’attenzione sull’evolversi delle esigenze dell’Unione europea e sulle sfide significative per il bilancio dell’UE dopo il 2020 nei seguenti ambiti: 1) giustizia sociale e povertà, 2) accesso a servizi pubblici, infrastrutture abitative e istruzione, 3) competitività e innovazione, 4) creazione di posti di lavoro, 5) cambiamenti demografici, migrazioni e sicurezza dei cittadini, 6) politica di difesa comune, 7) cambiamenti climatici, 8) coesione economica, sociale e territoriale, 9) agricoltura e sicurezza alimentare, 10) infrastrutture e mobilità, 11) energia, 12) impatto della globalizzazione, 13) crescita sostenibile; 14) potenziale impatto specifico della Brexit su determinati territori; 15) digitalizzazione. Pertanto, il QFP deve mirare a garantire che siano messi a disposizione mezzi idonei a superare questi problemi, così da offrire ai cittadini dell’UE un valore aggiunto europeo tangibile;

8.

osserva con preoccupazione che i tagli al bilancio UE (compresi quelli connessi alla Brexit) non accompagnati dall’aumento dei mezzi finanziari ricavati da risorse proprie comporteranno per gli Stati membri un aumento dell’onere rappresentato dai contributi nazionali o limiteranno inevitabilmente il ventaglio di politiche sostenute;

9.

sottolinea l’importanza di utilizzare il bilancio dell’UE in modo più efficace estendendo il principio di partenariato a tutti gli aspetti del bilancio e rendendo più efficienti i fondi e le norme che li regolano;

10.

esorta quindi a garantire un’espansione del futuro quadro finanziario che consenta all’UE di farsi carico della realizzazione degli obiettivi fissati dai Trattati e delle nuove priorità politiche nonché dei compiti che ne derivano. Ciò dovrebbe aver luogo senza imporre, per alcun paese o regione dell’UE, limitazioni alla politica agricola comune (PAC) e alla politica di coesione, la quale — considerate la portata e la natura strutturale delle sfide che l’UE deve affrontare — dovrebbe quantomeno mantenere la propria quota del bilancio UE;

11.

fa osservare che l’entità delle sfide che l’Unione deve affrontare e le dinamiche ad esse correlate rendono necessario un bilancio UE più funzionale e flessibile rispetto al passato, in grado di reagire in modo più efficace alle nuove tendenze e ai nuovi sviluppi politici, e che questo principio dovrebbe applicarsi sia ai fenomeni sfavorevoli che alle opportunità di sviluppo. Da ciò consegue la necessità di adottare un bilancio UE più semplice, trasparente, equo e conforme ai principi democratici, in linea con le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie;

12.

osserva che il futuro bilancio dell’UE dovrà tenere conto delle specificità dei diversi territori per quanto riguarda le potenzialità e i deficit di sviluppo, nonché le sfide di natura geografica e demografica. Se il bilancio dell’UE sarà costruito su queste basi, sarà possibile prendersi maggiormente carico degli impegni assunti e degli effetti delle azioni realizzate a livello regionale e locale. A tale proposito, richiama l’attenzione sul ruolo specifico svolto dalla gestione concorrente, che garantisce uno sviluppo territoriale coerente collegando la politica dell’UE con la sua attuazione sul campo;

13.

nota con preoccupazione che nel documento di riflessione, dedicato a problemi che rivestiranno un’importanza cruciale per l’architettura dell’Europa negli anni a venire, non è stato dato alcun risalto al ruolo degli enti locali e regionali, in particolare nei casi in cui le competenze negli ambiti elencati al punto 7 sono di loro esclusiva responsabilità;

14.

rammenta che il riferimento specifico del Trattato di Lisbona alla promozione e alla tutela degli enti regionali e locali deve essere completamente tradotto in pratica, rispettando il principio di sussidiarietà e garantendo, in particolare attraverso il CdR, la partecipazione degli enti locali e regionali al processo legislativo europeo, considerando che essi sono, nella maggioranza dei casi, i destinatari finali delle politiche e dei programmi dell’UE, ma anche che svolgono un ruolo decisivo nell’attuazione della sua legislazione. Inoltre, il bilancio dell’UE dovrebbe garantire il rispetto del principio di sussidiarietà, così da rispecchiare in modo adeguato la divisione dei compiti tra i livelli europeo, nazionale e locale;

15.

conferma di essere favorevole ad un periodo di programmazione di 7 anni, come indicato nel suo parere sul futuro della politica di coesione. Tuttavia, riconosce altresì i vantaggi di un periodo di programmazione esteso a 10 anni (5+5), con una revisione obbligatoria completa a metà periodo. Propone pertanto di sostenere per l’ultima volta il periodo di programmazione di 7 anni, prima che questo venga adeguato al ciclo elettorale. Tali opzioni, infatti, offrirebbero una garanzia di sufficiente stabilità e prevedibilità e consentirebbero di rispondere meglio alle esigenze di pianificazione strategica; senza contare che, con una revisione intermedia completa, i risultati del primo periodo di attuazione sarebbero già disponibili e potrebbero essere attuati per rendere l’utilizzazione del bilancio dell’UE più attendibile e accurata. Inoltre, dovrebbe essere possibile applicare un criterio di flessibilità di bilancio che consenta di reagire alle situazioni di grave crisi o ai cambiamenti di priorità;

16.

accoglie con favore il chiaro e ambizioso calendario proposto dalla Commissione europea e dal Parlamento europeo per la procedura di adozione del nuovo QFP, che renderà possibile raggiungere un accordo con il Consiglio prima delle elezioni al Parlamento europeo del 2019, ma guarda con grande preoccupazione alla proposta del Consiglio di adottare le disposizioni definitive per il futuro QFP soltanto dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. Avverte infatti che un eccessivo protrarsi del processo decisionale relativo al QFP causerebbe notevoli ritardi nell’adozione del futuro pacchetto legislativo, impedendone l’attuazione entro i termini previsti;

17.

fa osservare che nell’agenda manca ancora una strategia quadro successiva a quella Europa 2020. Di conseguenza, esorta la Commissione ad avviare quanto prima la definizione di tale strategia, la quale dovrà fissare obiettivi strategici ambiziosi ma realistici volti ad allineare in modo più efficace le future politiche europee e nazionali avvalendosi degli strumenti e delle risorse finanziarie disponibili;

18.

fa notare che eventuali «disposizioni transitorie», seppure ammesse nel regolamento finanziario del QFP, comporteranno gravi problemi giuridici e operativi all’inizio del prossimo quadro finanziario pluriennale, con un effetto esiziale sui programmi operativi e sui beneficiari, in particolare gli enti locali e regionali; e dichiara il proprio impegno a dare il suo contributo e a sostenere il Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio nei negoziati per il QFP.

Valore aggiunto europeo (VAE)

19.

Accoglie con favore il concetto di «valore aggiunto europeo» proposto in riferimento agli impegni derivanti dai Trattati, che devono costituire il quadro di riferimento nel dibattito sul QFP;

20.

ritiene appropriati i criteri proposti di finanziamento e creazione di beni pubblici di dimensione europea, realizzazione di economie di scala e creazione di effetto leva, difesa dei valori europei comuni e rafforzamento del mercato unico. Una definizione di VAE così formulata induce a credere che, ove si intraprendano azioni a livello di Unione europea, i principi di sussidiarietà e proporzionalità saranno rispettati. È particolarmente importante che una delle condizioni per migliorare la posizione concorrenziale dell’UE nel suo insieme consista nel ridurre le disuguaglianze di sviluppo tra i paesi dell’UE e all’interno di essi. In quest’ottica occorre sottolineare il ruolo della politica di coesione nel generare valore aggiunto europeo mediante l’attuazione delle riforme strutturali, lo sviluppo della capacità amministrativa a tutti i livelli di governance («effetti di ricaduta») e il sostegno diretto, ad esempio nel quadro dell’iniziativa per le regioni in ritardo di sviluppo;

21.

accoglie con favore la richiesta della Commissione affinché l’intervento del CEF si concentri su priorità in grado di incidere in modo significativo sulla vita delle persone e contribuire a ristabilire la fiducia nel valore aggiunto dell’UE; a tal fine, il bilancio dell’UE dovrebbe anche puntare a rispecchiare meglio il dialogo con i cittadini, in particolare per il tramite delle due assemblee politiche con membri eletti dai cittadini stessi (il Parlamento europeo e il Comitato europeo delle regioni); inoltre, occorrerebbe creare maggiori sinergie con i parlamenti nazionali e regionali e le assemblee regionali e locali;

22.

al riguardo, appoggia la richiesta del Parlamento europeo di sviluppare ulteriormente i metodi di valutazione, ad esempio introducendo indicatori di prestazione appropriati o tenendo conto dell’impatto delle singole politiche sulle regioni grazie al ricorso agli strumenti di politica di coesione che funzionano già oggi, come ad esempio la piattaforma di dati aperti (Open Data Platform) per i fondi SIE. Inoltre, le decisioni sulle politiche da sostenere non possono fondarsi soltanto su una valutazione quantitativa, ma dovrebbero basarsi soprattutto su un’analisi qualitativa e politica delle priorità dell’UE;

23.

sottolinea che esiste il rischio di assumere decisioni che non promuovano attività a elevato valore aggiunto per l’Europa, ma riguardino piuttosto preoccupazioni nazionali — come il saldo netto oppure la tutela di specifici limiti di bilancio — sulle quali influisce un forte interesse politico; e invita il Consiglio a evitare che i negoziati sul QFP siano basati sui calcoli per il saldo netto, dal momento che, in primo luogo, i benefici non diretti (ad es. una società straniera che realizza un progetto UE) non possono essere presi in considerazione in tali calcoli e che, in secondo luogo, questi ultimi sono in contraddizione con lo spirito europeo di coesione e solidarietà.

Riforma del bilancio

24.

È convinto della necessità di una riforma radicale volta a eliminare norme e strumenti inefficaci e a valorizzare quelli più efficaci. Ribadisce che la complessità della struttura del bilancio, e in particolare dei suoi meccanismi di adeguamento e correzione, riduce la leggibilità dell’azione dell’UE e aggrava la crisi di fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee. Sollecita, pertanto, l’abolizione di questi meccanismi al fine di rendere possibile una verifica effettiva dei costi e dei benefici dell’Unione europea. A tale riguardo, sottolinea la necessità di un parametro più ampio per misurare i benefici collettivi derivanti dalle politiche europee, dalle sinergie economiche, dagli effetti transfrontalieri e dalle esternalità positive;

25.

invoca un QFP armonizzato e più trasparente. Fa notare che la creazione di strumenti satellite non è la soluzione giusta. Resta convinto, pertanto, della necessità di includere gli strumenti speciali (ad esempio, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione) nella struttura del QFP e di garantire le sinergie mediante un unico corpus di norme;

26.

osserva che le dimensioni dell’attuale bilancio UE sono insufficienti affinché esso eserciti un effetto stabilizzatore, da cui la necessità di sostenere il QFP per il dopo 2020 facendo ricorso a risorse proprie. Rinnova l’appello a introdurre nuove fonti di risorse proprie sotto forma di un pacchetto che riunisca imposte diverse (imposta europea sul reddito delle società, CCCBT, FTT, signoraggio, tassazione dei profitti dell’economia digitale, IVA riformata);

27.

invita il Consiglio dell’UE e la sua presidenza a compiere ogni sforzo per convincere gli Stati membri a varare una riforma approfondita delle risorse proprie dell’UE. Le conclusioni della relazione del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie forniscono una base eccellente per sostenere questo argomento;

28.

esorta gli Stati membri a considerare la possibilità di aumentare i loro contributi al bilancio dell’Unione in base al livello dei loro redditi misurato con il reddito nazionale lordo (RNL);

29.

avverte che stabilire un livello di spesa pari all’1 % dell’RNL dell’UE dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione porterebbe a una riduzione annuale del bilancio dell’UE di oltre 23 miliardi di EUR, e invita pertanto a fissare il prossimo bilancio ad un livello non inferiore all’1,3 % dell’RNL dell’Unione europea, appoggiando così la posizione assunta in merito dal Parlamento europeo.

Il bilancio futuro

30.

Invoca una semplificazione della struttura del QFP. Gli ambiti di finanziamento principali dovrebbero riflettere le priorità da sostenere ed essere facilmente riconoscibili dai cittadini (ad esempio: politica di coesione, PAC);

31.

chiede che il prossimo QFP garantisca il necessario equilibrio tra flessibilità e stabilità dei finanziamenti per i settori di intervento strategici per l’UE. Al riguardo è necessario istituire un meccanismo appropriato di assegnazione delle riserve, che consentirebbe di evitare un ingiustificato accumulo di risorse finanziarie e al tempo stesso di definire criteri chiari per la loro ripartizione. Il CdR chiede pertanto di creare una riserva di crisi — per far fronte a dei nuovi compiti o ad una crisi imprevista — e una riserva non programmata, nonché di potenziare gli strumenti speciali di flessibilità esistenti;

32.

rimarca la necessità di garantire la coerenza tra gli strumenti dell’Unione, in modo che contribuiscano tutti al conseguimento degli obiettivi dell’UE e facilitino l’attuazione delle riforme negli Stati membri;

33.

chiede che tutte le ammende riscosse nell’ambito della politica di concorrenza siano iscritte nel bilancio dell’UE come entrate con destinazione specifica;

34.

sottolinea la necessità di promuovere una maggiore complementarità e di ridurre la sovrapposizione degli strumenti finanziari europei esistenti, così da garantire un maggiore incremento dell’efficienza nel futuro bilancio dell’UE. Tale consolidamento consentirebbe anche un aumento della massa critica degli strumenti di finanziamento e contribuirebbe a rendere l’accesso a questi fondi più facile e trasparente;

35.

continua a ritenere che il bilancio futuro debba essere finalizzato ai risultati. In relazione al collegamento tra le risorse dell’Unione e il coordinamento delle politiche economiche nell’UE, il CdR si oppone altresì all’idea di una mera subordinazione della politica di coesione al processo del semestre europeo anziché di un allineamento, dal momento che tale politica ha una propria legittimità, sancita dai Trattati europei. Inoltre, se l’intenzione è quella di rendere tale collegamento più efficace includendo la politica di coesione nei programmi nazionali di riforma, questi ultimi devono, a partire dal livello europeo, essere ridefiniti in modo da mantenere la dimensione territoriale e l’approccio decentrato basato sul partenariato (1). Il CdR è altresì convinto che, per rendere più efficace il semestre europeo e rafforzarne la titolarità sul campo, un coinvolgimento strutturato degli enti locali e regionali in qualità di partner nel semestre europeo, in funzione dell’effettiva ripartizione dei poteri e delle competenze tra i vari livelli di governo negli Stati membri dell’UE, rappresenti una condizione imprescindibile (2).

Ambiti di finanziamento futuro

36.

Propone di sostenere ulteriormente l’approccio basato sul territorio (place-based) nell’attuazione delle politiche dell’UE rafforzando la posizione dei livelli locale e regionale e delle aree funzionali interregionali in quanto rappresentanti di cruciale rilievo per i cittadini ai fini del raggiungimento degli obiettivi dell’UE;

37.

rinnova, a tale proposito, l’appello a far sì che la politica di coesione rimanga una priorità nella struttura del bilancio futuro, a beneficio di tutte le regioni dell’UE, e appoggia con vigore l’Alleanza per la coesione (#CohesionAlliance); e ritiene che le tre dimensioni della coesione (economica, sociale e territoriale) svolgano un ruolo chiave nel promuovere una maggiore convergenza economica nell’UE, garantendo un’Europa più integrata e orientata al sociale e offrendo a tutte le regioni dell’UE la possibilità di trarre beneficio dal mercato unico. Una maggiore coesione e resilienza territoriale sono fattori cruciali per determinare la posizione competitiva dell’UE sulla scena mondiale;

38.

è convinto che il nuovo bilancio debba essere maggiormente incentrato sulla ricerca e la creazione di vantaggi sostenibili nonché su un uso migliore dei potenziali e delle risorse di sviluppo. Da questo punto di vista, la politica di coesione è in grado di garantire effetti reali e misurabili a livello dell’UE e ai livelli sottostanti. Di conseguenza, essendo una politica che genera valore aggiunto europeo, la quota ad essa assegnata nel bilancio generale dell’UE dovrebbe quantomeno rimanere invariata;

39.

richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere risorse finanziarie sufficienti e di sostenere lo sviluppo interno di tutti i territori nel quadro della politica di coesione. Sottolinea, nel contempo, la necessità di aumentare la flessibilità di tale politica per gli enti locali e regionali, coinvolti direttamente e indirettamente nella spesa del 75 % del bilancio dell’UE;

40.

chiede il mantenimento dell’attuale gestione concorrente dei fondi strutturali e di investimento europei, che garantisce la loro efficacia e consente un dialogo costante durante tutto il periodo di programmazione; evidenzia, in tale contesto, la particolare importanza del Fondo sociale europeo (FES) ai fini dell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali nonché del superamento delle diseguaglianze sociali nell’UE; e chiede che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) diventi parte integrante dei futuri fondi SIE;

41.

invita a mantenere una dotazione finanziaria adeguata per il CEF, per i programmi COSME, LIFE, Orizzonte 2020 ed Erasmus+ e per l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile;

42.

sottolinea la crescente necessità di un maggiore ricorso ai programmi di cooperazione territoriale (cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale) e alle strategie macroregionali per rafforzare la competitività, l’occupazione e l’inclusione sociale in Europa, e fa notare come questi programmi e queste strategie creino un elevato valore aggiunto anche per la costruzione di un’identità europea condivisa;

43.

rileva la necessità di aumentare gli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, che hanno un impatto di particolare rilievo sulla crescita economica, la produttività e la competitività dell’UE;

44.

rinnova l’appello a garantire una politica agricola equa, equilibrata e solidale (3), con un bilancio sufficientemente elevato da consentirle di rispondere alle necessità di agricoltori, regioni, consumatori e cittadini; raccomanda di regolare i mercati agricoli in modo tale da evitare costose crisi settoriali, nonché di applicare un massimale ai pagamenti diretti per azienda agricola, il che consentirebbe di risparmiare risorse nel primo pilastro della PAC; respinge qualsiasi idea di introdurre il cofinanziamento dei pagamenti diretti da parte degli Stati membri — una rinazionalizzazione della PAC avrebbe ripercussioni negative sulla situazione dell’agricoltura in molti paesi dell’UE; e si dichiara favorevole al rafforzamento del secondo pilastro affinché le zone rurali possano attuare le opportune misure di sviluppo, ma invoca anche maggiori possibilità per gli Stati membri di trasferire fondi dal primo al secondo pilastro;

45.

ritiene che, al di là della politica agricola comune unica, sia essenziale considerare la dimensione rurale di tutte le politiche europee, pienamente in linea con l’attuazione dell’obiettivo della coesione territoriale dell’UE. Infatti, come dimostra lo studio del CdR sul bilancio europeo destinato alle zone rurali, le necessità di queste ultime vanno ben al di là di ciò che la politica di sviluppo rurale della PAC può fare. Pertanto, nella prossima generazione di fondi strutturali è necessaria una migliore considerazione della dimensione rurale, che dovrebbe essere basata sull’adozione di una «agenda rurale» europea;

46.

ribadisce la richiesta di adottare misure atte a garantire un meccanismo di capacità di bilancio che, da un lato, crei incentivi all’attuazione di riforme strutturali negli Stati membri, il cui perimetro d’azione dovrebbe essere definito in funzione del valore aggiunto europeo di tali riforme, e, dall’altro, sviluppi la capacità temporanea di assorbire gli shock economici asimmetrici. Tale meccanismo potrebbe avere carattere complementare rispetto agli strumenti della politica di coesione e deve essere strettamente vincolato all’osservanza del quadro normativo unionale in senso lato e ai progressi in materia di convergenza, senza sottrarre fondi alla stessa politica di coesione. Il Comitato rimane convinto che il meccanismo di capacità di bilancio debba essere deciso congiuntamente con il pieno coinvolgimento del Parlamento europeo e debba essere attuato a livello di Unione economica e monetaria, ma anche che, in ossequio al principio di partecipazione volontaria, occorra garantire la possibilità di accedervi anche agli Stati membri al di fuori della zona euro;

47.

rammenta altresì la sua opposizione a che la capacità di bilancio della zona euro prenda la forma di un capitolo di spesa per la suddetta zona all’interno del bilancio dell’UE fintantoché il massimale delle risorse proprie rimarrà fissato al livello attuale, pari all’1,23 % dell’RNL dell’UE. Tale proposta, infatti, renderebbe insufficienti le risorse, impedendo alla capacità di bilancio di esercitare una funzione di stabilizzazione, o comporterebbe il rischio di un effetto automatico di spiazzamento (crowding out) rispetto a strumenti di finanziamento delle politiche dell’UE quali i fondi SIE;

48.

ricorda la sua richiesta di includere, nel dar vita a una nuova generazione di Fondi SIE nel prossimo periodo finanziario pluriennale, misure capaci di integrare l’indicatore costituito dal PIL, che consentano di adeguare il tasso di cofinanziamento per categoria di regione alla spesa effettivamente sostenuta per il finanziamento delle operazioni cofinanziate o, se del caso, consentano al quadro di programmazione di finanziare attività in zone che, pur essendo situate nelle regioni più sviluppate, debbano far fronte a vincoli territoriali e socio-demografici considerevoli; nel ripartire i fondi dell’UE, si dovrebbe tenere maggiormente conto, sulla base di criteri aggiuntivi, armonizzati e coerenti, delle sfide demografiche a livello regionale e locale, degli effetti della globalizzazione e di altre sfide specifiche (sociali, ambientali, geografiche, naturali ecc.);

49.

è convinto che la crescita economica non possa andare di pari passo con la disuguaglianza e l’esclusione sociale, e rammenta che l’articolo 9 del TFUE impegna l’UE a garantire un’adeguata protezione sociale in tutte le sue politiche ed azioni;

50.

rammenta che la prospettiva di genere è ben lungi dall’essere integrata in tute le politiche; e chiede pertanto alla Commissione europea di applicare una metodologia di bilancio con un criterio di genere a tutte le sezioni del QFP;

51.

reputa che occorra prestare una maggiore attenzione agli aiuti allo sviluppo, e in particolare alla «crisi dei profughi e dei migranti», che rappresenta un problema globale.

Scenari

52.

Ribadisce la sua opposizione a scenari futuri di sviluppo («Avanti così», «Fare di meno insieme», «Alcuni fanno di più», «Riprogettazione radicale») che limiterebbero o eliminerebbero completamente le principali politiche di investimento a lungo termine, vale a dire la politica di coesione e la PAC. Vi è la necessità reale di evitare un’«Europa a più direzioni» e di condurre una valutazione preliminare dell’impatto territoriale dei diversi scenari;

53.

fa notare che la maggior parte degli scenari si concentra sull’obiettivo di dinamizzare la crescita del PIL piuttosto che su quello di garantire la coesione territoriale, economica e sociale, e che ciò potrebbe avere conseguenze negative per il futuro dell’UE;

54.

osserva che la migliore delle opzioni proposte è lo scenario 5 («Fare molto di più insieme»), che è quello più attraente per gli abitanti delle città e delle regioni. Sarebbe opportuno attivarsi per far sì che tutti gli Stati membri approvino un aumento radicale del bilancio dell’UE e concordino nuove risorse proprie dell’Unione.

Osservazioni finali

55.

Sottolinea che il quadro finanziario pluriennale per il periodo successivo al 2020 dovrà essere al tempo stesso lungimirante e flessibile, affinché possa mantenere un orientamento strategico e garantire certezza di programmazione per gli enti locali e regionali, oltre che per poter affrontare eventuali crisi ed evitare la creazione di fondi ad hoc al di fuori del QFP;

56.

rinnova l’appello ad applicare i principi di partenariato, governance multilivello e sussidiarietà in tutti gli ambiti d’intervento delle politiche, e incoraggia la cooperazione tra tutti i settori della società per costruire un’Unione europea più democratica, che goda della fiducia di tutti i cittadini.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  Cfr. il parere del CdR sul tema Il futuro della politica di coesione dopo il 2020 — Per una politica europea di coesione forte ed efficace dopo il 2020, adottato il 12 maggio 2017.

(2)  Cfr. il parere del CdR sul tema Migliorare la governance del semestre europeo: un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali, adottato l’11 maggio 2017.

(3)  Cfr. il parere del CdR sul tema La PAC dopo il 2020, adottato il 12 luglio 2017.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/40


Parere del Comitato europeo delle regioni — Gli investimenti territoriali integrati: una sfida per la politica di coesione dell'UE dopo il 2020

(2018/C 176/10)

Relatore:

Petr Osvald (CZ/PSE), consigliere comunale di Plzeň

Testo di riferimento:

N/A

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

1.

fa notare che gli enti locali e regionali sono direttamente interessati dall'attuazione di strumenti della politica di coesione come gli investimenti territoriali integrati (ITI), essendo, al tempo stesso, i principali beneficiari della politica di coesione ma anche direttamente coinvolti nella gestione dell'attuazione di tale politica nel quadro della gestione concorrente. Adesso che lo strumento ITI è stato introdotto già da alcuni anni nell'attuale periodo di programmazione (2014-2020), il Comitato europeo delle regioni (CdR), in considerazione del grande potenziale di tale strumento per facilitare le sinergie tra gli investimenti che impiegano fondi SIE, presenta un parere d'iniziativa in materia. Il Comitato ritiene che l'esperienza di attuazione maturata finora dagli enti locali e regionali, in termini sia di successi ottenuti che di sfide affrontate, dovrebbe essere oggetto di attenta valutazione e considerazione ai fini del quadro normativo per il dopo 2020;

Gli obiettivi della politica di coesione e l'approccio incentrato sui territori

2.

sottolinea che, per dare un contributo più efficace al conseguimento degli obiettivi dell'UE e alla creazione di un valore aggiunto europeo, nonché migliorare le condizioni e i presupposti socioeconomici per i cittadini europei in generale e aiutare ad eliminare le disparità, la politica europea di coesione deve essere adattata alla situazione e alle esigenze reali di ciascun territorio. Tale politica, quindi, deve non solo affrontare in maniera mirata e sostenibile i problemi di un dato territorio, ma anche sfruttarne al meglio le potenzialità e le specificità. Ma la cosa più importante è che essa dovrebbe accordare la priorità alla politica e allo sviluppo regionali, e in particolare alle esigenze del territorio rispetto a quelle dei singoli settori. La configurazione attuale della politica di coesione la allontana dal suo vero, originario obiettivo. Sono infatti proprio il carattere onnicomprensivo e la complessità di tale politica a costituire ormai un ostacolo fondamentale a una sua attuazione flessibile ed efficace a livello locale e regionale;

3.

fa notare che, se davvero si vuole rendere la politica di coesione più efficace (anche in termini di sinergia) e sfruttare al massimo il potenziale dei singoli territori, occorre modificare considerevolmente l'impostazione dei fondi SIE, affinché, per realizzare i futuri obiettivi dell'UE e creare un valore aggiunto europeo, diventi centrale l'approccio regionale e locale incentrato sulle specificità dei singoli territori (place-based) e non l'approccio nazionale e le relative priorità;

4.

chiede che alla politica di coesione siano applicati in maniera efficace gli elementi di base dei principi di sussidiarietà e di gestione congiunta. Sulla base di questi principi, l'UE dovrebbe limitarsi a fissare obiettivi di carattere generale (ossia a stabilire che cosa intende realizzare per l'UE nel suo insieme), mentre le modalità del loro conseguimento andrebbero definite a livello locale e regionale, in funzione delle condizioni e potenzialità specifiche (e necessariamente mutevoli) dei territori;

5.

osserva che rafforzare l'approccio incentrato sui territori comporterà una comunicazione più regolare da parte dei servizi della Commissione, e in particolare della DG REGIO e delle autorità di audit, in quanto essi dovranno comunicare direttamente non solo con gli organismi nazionali, ma anche con gli enti locali e regionali. Tale approccio, inoltre, restringe la possibilità di avvalersi di modelli generici, i quali, pur rendendo la gestione e il controllo indubbiamente più facili e meno costosi, scavano tuttavia un solco profondo tra la politica di coesione e i suoi beneficiari. Tuttavia, l'attuazione di approcci territoriali integrati sulla base della partecipazione attiva dei cittadini dell'UE avrà un impatto evidente in termini di creazione di valore aggiunto europeo per i cittadini stessi, e ciò deve costituire una priorità per la Commissione così come per tutte le altre istituzioni europee e gli Stati membri;

6.

fa notare che, se vogliamo costruire un'Unione europea per i cittadini, dobbiamo trarre le nostre politiche dai singoli territori, quali che siano le dimensioni di questi ultimi, cioè sia dalle comunità locali che dalle regioni, dato che gli enti subnazionali svolgono un ruolo unico e fondamentale per la qualità della vita dei cittadini, in particolare in campi come l'ambiente, l'istruzione, l'occupazione, i servizi sociali, la sanità, la cultura e così via. Data la loro maggiore vicinanza ai cittadini, questi enti ne comprendono meglio le esigenze e possono essere più attenti ai cambiamenti delle strutture sociali e demografiche: essi pongono i presupposti per la qualità della vita dei cittadini, tenendo conto dei loro interessi e delle loro priorità, e creano quindi un indiscutibile valore aggiunto europeo;

7.

sottolinea pertanto che la politica regionale e la dimensione regionale della politica di coesione non solo producono effetti diretti e tangibili per le persone (facendo sì che l'Unione europea come tale significhi di più per loro, dimostrando i benefici reali che essa comporta per la loro vita e contribuendo a eliminare le disparità economiche e non) ma soprattutto creano le condizioni di base per l'attuazione di altre politiche europee. Il Comitato reputa quindi essenziale che l'attuazione della politica di coesione debba essere considerata essa stessa come un indubbio valore aggiunto europeo, così come, ad esempio, il sostegno alla scienza e alla ricerca è in sé e per sé considerato come un valore aggiunto europeo. Di conseguenza, nell'attuare la politica di coesione regionale non dovrebbe essere necessario dimostrare un valore aggiunto europeo per singoli tipi di attività o persino singoli progetti: occorrerebbe piuttosto considerare il suo contributo nel suo insieme, tenendo conto delle sinergie sia orizzontali che verticali;

8.

fa notare che, al fine di migliorare la percezione che i cittadini hanno della politica europea di coesione in quanto tale, i progetti attuati nell'ambito di tale politica devono essere quelli che apportano ai cittadini stessi benefici reali, corrispondenti alle loro esigenze. Una politica regionale di coesione dovrebbe pertanto essere stabilita per tutti i tipi di enti subnazionali, dalle comunità locali alle regioni, comprese le regioni ultraperiferiche, e dovrebbe tenere conto della situazione sul campo nonché delle potenzialità e necessità del territorio in termini di orizzonte temporale, condizioni specifiche e ubicazione geografica. Occorrerebbe quindi adottare un approccio «dal basso» e sfruttare al massimo il potenziale di un approccio integrato e delle reciproche sinergie. Il livello regionale e locale e le aree funzionali che si estendono su più zone amministrative o statistiche dovrebbero svolgere un ruolo cruciale nel processo di realizzazione di sinergie e integrazione (tenendo conto dei nessi logici con le regioni vicine e degli interessi o dei bisogni delle unità territoriali inferiori), in quanto in essi alla chiarezza di pianificazione e strategie si unisce la conoscenza delle condizioni locali;

9.

sottolinea che vi è un indiscutibile valore aggiunto europeo dal punto di vista dei cittadini dell'UE, che è quello di migliorare la qualità della vita nei singoli territori e nell'UE nel suo insieme. Migliorare la qualità della vita nei territori è un prerequisito indispensabile per un'attuazione riuscita di ogni altra politica dell'UE. Questo valore aggiunto europeo può essere ottenuto solo fino a un certo punto con un approccio settoriale, ma molto efficacemente con priorità orizzontali regionali come la qualità della vita nei territori (ossia mobilità — in particolare professionale — locale e regionale, occupazione ed occupabilità, servizi sociali e culturali, inclusione e integrazione, sicurezza ecc.) e «comunità intelligenti», lo sfruttamento del potenziale economico e non economico locale ecc. L'attuazione di priorità settoriali per affrontare le questioni più importanti dal punto di vista dei cittadini può produrre (e di fatto produce) solo effetti limitati e, poiché tali priorità non sono adeguate alle condizioni locali, in molti casi esse sollevano dubbi (spesso giustificati) fra i cittadini circa i benefici non solo per se stessi, ma anche per l'UE nel suo insieme. Pertanto, per garantire un valore aggiunto europeo tangibile per i cittadini dell'UE, l'unico approccio efficace consiste in un approccio territoriale integrato basato sulle condizioni locali, che è l'esatto contrario di un approccio settoriale o nazionale.

10.

ricorda che la settima relazione sulla coesione, pubblicata nel 2017, ha rilevato un aumento delle disparità infraregionali, e questo anche tra le regioni più ricche. Di fronte alla sfida di correggere queste disparità infraregionali, gli ITI costituiscono uno strumento sottoutilizzato. L'esperienza del periodo 2014-2020 mostra che gli ITI e gli strumenti di sviluppo locale di tipo partecipativo possono essere utilizzati per aiutare i territori urbani o rurali più in difficoltà. Infatti, in alcune regioni europee, la loro attuazione e la ripartizione delle dotazioni del FESR si sono basate su indicatori di disoccupazione e di dinamismo economico. I territori maggiormente in difficoltà hanno beneficiato di dotazioni superiori rispetto a quelle accordate ai territori più prosperi. Una logica di equità territoriale, questa, che è essenziale per garantire che nessun territorio venga lasciato indietro dalla crescita globale;

11.

accoglie con favore la relazione dal titolo Integrated territorial and urban strategies: how are ESIF adding value in 2014-2020? [«Strategie territoriali ed urbane integrate: in che modo i fondi SIE costituiscono un valore aggiunto nel periodo 2014-2020?»] (1), pubblicata dalla Commissione europea nel dicembre 2017, e concorda con le conclusioni in essa contenute. Di tale relazione, il CdR desidera sottolineare in particolare i seguenti punti, che corrispondono all'esperienza maturata finora dagli enti locali e regionali:

gli ITI offrono la possibilità di affrontare in modo mirato le esigenze e i problemi di sviluppo, nonché di formulare risposte «dal basso» coinvolgendo attivamente i cittadini e le istituzioni locali in modo da garantire che «nessuna persona o regione sia lasciata indietro». Essi hanno anche il potenziale di rispondere alle crisi localizzate o agli sviluppi imprevisti grazie a pacchetti integrati che danno sostanza ai piani d'azione,

le strategie urbane e territoriali sono la chiara dimostrazione di una politica di coesione che promuove l'attuazione di approcci allo sviluppo regionale e urbano basati sul territorio, e hanno favorito l'elaborazione di pacchetti di interventi specifici per un singolo territorio, concepiti in linea con le posizioni delle parti interessate ma anche nel rispetto degli obiettivi generali dell'UE come pure del «valore aggiunto» europeo e della flessibilità,

le strategie rappresentano uno sviluppo integrato: sono multisettoriali, multipartecipative e (in un gran numero di casi) multifondo. Esse incoraggiano la cooperazione verticale e orizzontale, l'integrazione territoriale e la condivisione delle conoscenze. Malgrado il fatto che, a livello UE, ferva da tempo un dibattito sui modi di promuovere una cooperazione e un'integrazione migliori tra le varie politiche settoriali e tra le diverse autorità competenti, in molti casi l'integrazione degli interventi risulta più pratica e realizzabile a livello locale,

gli ITI apportano un notevole livello di innovazione istituzionale allo sviluppo regionale e urbano, e creano rapporti o metodi di funzionamento nuovi. Il processo di sviluppo ed attuazione della strategia ha favorito o richiesto nuove modalità di lavoro, riflessione e collaborazione. In molti casi gli ITI sviluppano anche la cooperazione e creano reti tra centri o settori diversi.

Gli investimenti territoriali integrati e l'attuale periodo di programmazione

12.

afferma che, se si vuole attuare un approccio basato sul territorio, allora uno strumento efficace in tutta la sua portata sembrano essere proprio gli investimenti territoriali integrati, i quali nell'attuale periodo di programmazione vengono già utilizzati in molti Stati membri in una serie di circostanze e di forme diverse, che vanno dagli ITI regionali e per gli agglomerati urbani (gli ITI «per lo sviluppo urbano» di cui all'articolo 7 del regolamento FERS) allo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) e ad altri strumenti territoriali integrati;

13.

apprezza il fatto che, nel corso dei preparativi per l'attuale periodo di programmazione, siano stati pubblicati diversi documenti di alta qualità volti a richiamare l'attenzione sul fatto che, per utilizzare i fondi UE in maniera più efficace e centrata sui risultati dei progetti, occorresse adottare un approccio territoriale integrato, basato sulle mutevoli realtà locali. Tali documenti proponevano direttamente dei principi di gestione e attuazione secondo tale approccio, principi che purtroppo non sono stati sempre applicati in modo sistematico, cosicché nell'attuale periodo di programmazione ha prevalso un approccio nazionale e marcatamente settoriale, probabilmente meno oneroso per la Commissione sul piano amministrativo, ma non idoneo a realizzare l'effetto voluto in specifiche regioni e per determinati cittadini dell'UE, come emerge chiaramente dai recenti dibattiti sullo stato della politica di coesione;

14.

ritiene che, tra i documenti menzionati sopra, il più significativo sia quello, pubblicato nel 2009, intitolato Un'agenda per la riforma della politica di coesione — Un approccio territoriale per rispondere alle sfide e alle aspettative dell'Unione europea e meglio noto come «rapporto Barca», in cui l'approccio territoriale integrato e l'approccio incentrato sui territori sono presentati come la base per il rilancio della politica di coesione e si invoca una strategia di sviluppo fondata sulle realtà locali che punti sia agli obiettivi economici che a quelli sociali;

15.

apprezza il fatto che la Commissione europea (DG REGIO) abbia anche elaborato, in collaborazione con esperti, un eccellente documento intitolato Scenarios for Integrated Territorial Investment («Scenari per gli investimenti territoriali integrati»), che è stato pubblicato nel gennaio 2015 e prospetta quattro scenari per l'attuazione di investimenti territoriali integrati sulla base delle diverse condizioni e caratteristiche di ciascun territorio. Nell'attuale periodo di programmazione le proposte formulate nel documento sono state applicate solo in misura limitata, anche per via della pubblicazione tardiva del documento stesso (avvenuta, come si è detto, soltanto nel 2015). Sarebbe utile servirsi di questo documento come punto di partenza per i dibattiti sul futuro degli ITI;

16.

apprezza il fatto che, nell'attuale periodo di programmazione, 20 Stati membri abbiano volontariamente partecipato all'attuazione dello strumento ITI. Purtroppo, alcuni paesi hanno utilizzato gli ITI soltanto in relazione all'applicazione dell'articolo 7 del regolamento FESR, in base al quale almeno il 5 % delle risorse del fondo assegnate a livello nazionale nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione» è destinato ad azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile, senza tenere sufficientemente conto delle esigenze reali dei livelli locali e regionali. Un numero considerevole di altri Stati membri ha utilizzato tale strumento in maniera più ampia (impiegando anche ITI «tematici» ai sensi dell'articolo 36 del regolamento disposizioni comuni (RDC)). In futuro questo importante potenziale di investimenti integrati potrebbe essere ottimizzato facendo tesoro degli esempi di buone pratiche già esistenti e adeguando ulteriormente lo strumento alle diverse esigenze locali e regionali, attuando le raccomandazioni formulate nel presente parere;

17.

deplora il fatto che gli approcci territoriali integrati siano stati attuati con considerevole ritardo e che tale strumento non abbia ancora potuto generare tutte le sinergie che esso potrebbe e dovrebbe produrre, ma osserva anche che questo non può e non deve essere addotto come argomento per sostenere che l'attuazione della politica europea di coesione attraverso investimenti territoriali integrati non è efficace. Al contrario, infatti, se si considerano le complicazioni e la mancanza di chiarezza che hanno accompagnato la prima attuazione degli ITI, il semplice fatto che tale strumento (grazie ai grandi sforzi del personale di tutte le parti interessate) sia finalmente «decollato» e stia producendo risultati con un reale impatto positivo sui territori e i relativi cittadini è la prova del suo potenziale. Inoltre, il CdR sottolinea il valore aggiunto degli approcci territoriali integrati nei casi in cui hanno agito come una leva per lo sviluppo di capacità in taluni contesti, agevolando l'adozione di un approccio territoriale integrato e di una governance multilivello laddove prima questi non esistevano.

Come è emerso dal seminario sullo stato dello sviluppo urbano sostenibile e degli ITI svoltosi nel marzo 2017 presso il Comitato europeo delle regioni (2), le principali difficoltà incontrate nell'introdurre tale strumento nell'attuale periodo di programmazione sono state:

il ritardo nella pubblicazione delle «Linee guida per gli Stati membri sullo sviluppo urbano sostenibile integrato (articolo 7 del regolamento FESR)», pubblicate dalla Commissione europea soltanto nel maggio 2015. È solo sulla base di tale documento che si è iniziato a predisporre la struttura di attuazione degli ITI negli Stati membri, a delimitare le zone urbane e a definire le procedure di approvazione dei documenti strategici di sviluppo urbano nonché i documenti strategici stessi. Solo allora si è potuto dare inizio alla pianificazione dei singoli progetti,

nella maggior parte degli Stati membri il problema principale dell'attuazione e dell'elaborazione dei documenti strategici per le zone urbane in relazione agli ITI è stato ravvisato nel fatto che, al momento di avviare i preparativi per l'attuazione di tali investimenti, erano già stati approvati i programmi operativi (PO), i cui indicatori e sistemi di gestione non tenevano conto di questo nuovo strumento, ed è stato quindi necessario adeguare le strategie per le zone urbane ai diversi PO e indicatori già stabiliti, il che ha notevolmente limitato la flessibilità di tali strategie e i loro reali effetti sinergici,

in alcuni casi, l'assegnazione obbligatoria delle risorse dei PO allo strumento ITI non ha avuto luogo, il che, di fatto, ha svuotato di senso l'intero principio dell'attuazione e della creazione di sinergie attraverso gli ITI,

i ritardi nell'attuazione e la creazione di strutture di attuazione degli ITI inutilmente complicate, dove anche a livello di zona urbana devono essere istituiti organismi intermedi che monitorano e valutano i progetti, benché la vera selezione si svolga per lo più soltanto al livello delle autorità di gestione dei singoli PO. In alcuni casi queste strutture appaiono sproporzionate, sia per l'esiguità delle risorse stanziate per gli ITI, sia per la scarsità delle competenze concrete di cui dispongono tali organismi intermedi o per le possibili sovrapposizioni operative. In tali situazioni, la presenza di strutture di attuazione così complesse complica inutilmente l'intera procedura,

nel processo di attuazione non si tiene sufficientemente conto delle competenze e dei poteri degli organismi responsabili della selezione delle operazioni (definiti all'articolo 7 del regolamento FESR). Laddove le strategie territoriali integrate per lo sviluppo urbano sostenibile vengono attuate in un'area funzionale più vasta dei confini urbani ufficiali, la posizione delle autorità subregionali che operano nel quadro di un ampio partenariato tra soggetti interessati del territorio e in base al principio della governance multilivello non è, nella maggior parte dei casi, sufficientemente definita sul piano normativo.

Il seminario ha inoltre messo in evidenza gli aspetti positivi: in particolare le risorse allocate per l'attuazione delle strategie nonché la creazione di sinergie tra i progetti, ma soprattutto il fatto di affrontare i problemi in base alle condizioni e alle potenzialità locali, ovverosia l'applicazione concreta di un approccio incentrato sul territorio;

Come procedere dopo il 2020 — proposte per il futuro periodo di programmazione

18.

ritiene che, per sapere come utilizzare al meglio lo strumento ITI dopo il 2020, dovremmo far tesoro dell'esperienza maturata sinora riguardo alla sua attuazione. Detto ciò, tuttavia, per il prossimo periodo di programmazione non ci si potrà limitare a una semplice modifica dell'attuale sistema volontario di attuazione degli ITI. L'esperienza attuale, infatti, andrebbe considerata soltanto come il risultato sperimentale di progetti pilota, da utilizzare per trasformare realmente la politica europea di coesione in una politica basata sullo sviluppo regionale, su un approccio territoriale integrato e su un approccio incentrato sui territori che sia in grado di sfruttare realmente il potenziale di questi ultimi e di affrontarne le sfide e i problemi economici e sociali per apportare benefici ai cittadini dell'UE e all'Unione nel suo complesso;

19.

propone, per il prossimo periodo di programmazione, di prendere le mosse dal già citato documento intitolato «Scenari per gli investimenti territoriali integrati» e di applicarlo nel modo più ampio possibile. L'approccio ITI dovrebbe trovare piena applicazione anche al di là delle zone urbane (alle quali oggi è perlopiù confinato) ed essere attuato più ampiamente in aree rurali e funzionali definite in modi diversi in base alle condizioni locali, come indicato nei quattro scenari prospettati in quel documento. L'applicazione dello strumento dell'investimento territoriale integrato nelle regioni funzionali è particolarmente importante perché il sostegno mirato ai territori, fondato su una strategia orientata dal basso verso l'alto, può risultare particolarmente efficace e proficuo nel creare sinergie tra risorse endogene e fonti di finanziamento esterne. Nel prossimo periodo di programmazione, dovrebbe essere obbligatorio per tutti gli Stati membri agevolare l'attuazione degli ITI affinché questi possano esprimere il loro potenziale di strumenti fondamentali per attuare la politica di coesione regionale dell'UE, sempre nel rispetto del principio di partenariato e con la garanzia di un adeguato coinvolgimento e un'idonea partecipazione degli enti locali e regionali all'elaborazione, all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione delle strategie;

20.

propone altresì che, per elaborare strategie integrate globali, si parta da territori funzionali e logici, che non dovrebbero essere più vasti delle regioni NUTS III, a meno che i nessi logici esistenti in un dato territorio non creino una diversa unità funzionale nel cui ambito la strategia possa essere attuata in modo più efficace. Tuttavia, ciò non significa che le autorità delle regioni NUTS III o delle regioni analoghe debbano essere anche l'unico organismo di gestione dell'attuazione della strategia in materia di ITI né che all'interno di tale territorio debba essere elaborata soltanto un'unica strategia integrata. Al contrario, il Comitato ritiene opportuno che, sulla base delle condizioni locali e funzionali e dei nessi logici, siano create singole strategie di investimento territoriale integrato in funzione dei diversi tipi di territorio all'interno dell'unità funzionale di cui sopra, le cui realizzazioni e i cui effetti dovrebbero però essere armonizzati a questo livello. Tale armonizzazione dovrebbe permettere anche di creare nessi tematici logici con le regioni vicine e di tenere conto degli interessi o delle esigenze delle unità territoriali di livello più basso. In ogni caso, l'attuazione e la gestione delle strategie dovrebbero aver luogo in modo tale da massimizzare gli effetti, ma soprattutto su base volontaria e nel rispetto delle condizioni e situazioni locali;

21.

raccomanda con forza di concentrare, per quanto possibile, tutte le risorse destinate agli ITI in un unico programma operativo multifondo, in modo che i singoli ITI facciano sempre riferimento ad un unico programma operativo, ossia che i singoli organismi di attuazione degli ITI debbano comunicare con una sola autorità di gestione di un PO. In effetti, gli ITI apportano un valore aggiunto assai maggiore quando sono finanziati da più fondi. Un insieme di regole comuni che consenta di integrare gli investimenti a titolo del FESR, del FSE, del Fondo di coesione e delle sezioni del FEASR attinenti allo sviluppo rurale generale costituirebbe il mezzo più efficace per conseguire gli obiettivi della politica di coesione. Nel prossimo periodo di programmazione, qualora non venga accolta l'idea di collegare i singoli ITI a un unico programma operativo, occorrerà quantomeno evitare di creare collegamenti inutilmente complessi a singoli PO settoriali. Il Comitato è favorevole a programmi multifondo che siano attuati a livello regionale. Il PO di cui gli ITI fanno parte dovrebbe logicamente essere finanziato da più fondi, tuttavia, per rafforzare le sinergie, si dovrebbe anche consentire allo strumento ITI di creare, se del caso, collegamenti funzionali con programmi operativi diversi e altri strumenti (quali ad esempio Orizzonte 2020 e il FEIS). Gli organismi di attuazione degli ITI ad ogni livello dovrebbero poter godere della massima flessibilità ai fini del raggiungimento degli obiettivi. La possibilità di designare un fondo capofila per l'assistenza tecnica potrebbe anche facilitare l'attuazione operativa del finanziamento erogato da più fondi;

22.

reputa che l'attuazione di un ITI debba tenere conto dell'esistenza di indicatori di produttività e di esecuzione adeguati allo scopo ultimo dell'investimento territoriale integrato. È indispensabile disporre di indicatori specifici per questo strumento di programmazione, e ciò comporta che, nella fase di progettazione dei programmi operativi, gli enti regionali debbano avere la possibilità di presentare indicatori propri, i quali dovrebbero essere presi in considerazione dai servizi della Commissione onde garantire la corrispondenza tra le azioni proposte, gli indicatori di misurazione e gli obiettivi dell'ITI. Analogamente, il Comitato richiama l'attenzione sulle difficoltà giuridiche (ad es. riguardo alle regole sugli aiuti di Stato) talvolta occasionate dalla discriminazione positiva nell'ambito di applicazione oggettivo e soggettivo dello strumento ITI, in relazione, ad esempio, alle condizioni della procedura di gara aperta;

23.

raccomanda inoltre che la designazione delle aree ITI, le relative disposizioni attuative, gli obiettivi e le dotazioni di bilancio siano chiaramente definiti in anticipo negli accordi di partenariato (o negli strumenti analoghi che definiscono i rapporti tra gli Stati membri e l'UE nel prossimo periodo di programmazione) e, in quanto componente obbligatoria, nei corrispondenti programmi operativi. Al tempo stesso, nella fase dell'approvazione del programma operativo corrispondente, ogni organismo che attua degli ITI dovrebbe negoziare e approvare, di concerto con l'autorità di gestione del PO in questione, un accordo con la Commissione (un accordo diretto tripartito tra gli organismi di attuazione degli ITI, l'autorità di gestione del PO e la CE è indispensabile per la buona riuscita di tale attuazione) che stabilisca le modalità attuative e definisca degli indicatori incentrati sugli effetti reali prodotti dalla strategia sul territorio in questione. Nei paesi in cui il principio di partenariato non è stato adeguatamente attuato ed è puramente superficiale, la Commissione europea dovrebbe aiutare a creare relazioni basate su un vero partenariato, in particolare per l'attuazione degli ITI;

24.

fa notare come le recenti esperienze in materia di attuazione non solo degli ITI ma anche del FEIS a livello regionale dimostrino in generale che, per garantire stabilità e il relativo impatto, è necessario che la gestione e il finanziamento degli ITI abbiano luogo sulla base di una sovvenzione globale che definisca chiaramente obiettivi, indicatori, risorse e responsabilità per l'attuazione. Tuttavia, questa sovvenzione globale non dovrà essere percepita come una fonte di risorse finanziarie da utilizzare a proprio piacimento, ma dovrà essere legata in modo inequivocabile al raggiungimento degli obiettivi e agli indicatori fissati singolarmente per ciascuna strategia ITI nell'ambito dei negoziati sul PO pertinente. Il regime di sovvenzione globale dovrebbe garantire la prevedibilità e la sicurezza delle risorse per l'attuazione di strategie in materia di ITI, e in tal modo consentire anche una combinazione flessibile di questa risorsa finanziaria con altri strumenti unionali e nazionali (come ad esempio il FEIS ed Orizzonte) e risorse proprie. Questo per far sì che un reale approccio strategico possa essere adottato nel quadro dell'attuazione di ITI, e in modo da ottenere il massimo livello possibile di integrazione di risorse e le maggiori sinergie all'interno delle singole sottoregioni nonché in tutti i territori all'interno di una data regione;

25.

reputa che l'attuazione di un ITI debba risultare nel miglioramento della gestione finanziaria dei programmi operativi. La complementarità non comporta un finanziamento maggiore per l'attuazione di questo strumento di programmazione. Conformemente al principio «incentivare anziché sanzionare», bisognerebbe aumentare i tassi di cofinanziamento per la copertura dei costi di investimento direttamente riconducibili all'obiettivo dell'ITI.

26.

raccomanda inoltre che ad essere incaricati dell'attuazione degli ITI siano esclusivamente gli enti locali e regionali di vario livello, le associazioni di comuni e i consigli di sviluppo del territorio istituiti con disposizioni di legge, le euroregioni e gli organismi di cooperazione territoriale interregionali, in quanto sono le uniche entità in grado di garantire l'attuazione delle strategie. Questi enti dovrebbero disporre della massima flessibilità sia nella selezione delle attività e degli interventi per il conseguimento degli obiettivi sia nell'entità e nella destinazione del sostegno, in modo da poter combinare efficacemente le proprie risorse con quelle unionali, nazionali e private al fine di ottenere il massimo effetto sinergico possibile per la strategia. Inoltre, si dovrebbe consentire loro di modificare, nel corso dell'attuazione della strategia, l'entità e la destinazione del sostegno in funzione delle mutevoli condizioni socioeconomiche del territorio, in modo da riuscire a conseguire gli obiettivi nel modo più efficace e a creare il massimo valore aggiunto europeo. In tale contesto, il Comitato invita la Commissione europea a garantire la certezza giuridica attraverso disposizioni chiare in materia di responsabilità nell'impiego degli ITI;

27.

ritiene fondamentale andare oltre un semplice raggruppamento di progetti cofinanziati da diversi fondi e perseguire un'autentica e adeguata strategia di gestione integrata; osserva, a tale proposito, che, se si vogliono rendere gli ITI maggiormente efficienti ed efficaci, è necessario assicurare un maggiore sostegno e orientamento concreto per migliorare sia la comprensione di tali strumenti che la concezione e l'attuazione delle strategie, in modo da sfruttare appieno il potenziale degli strumenti stessi; e a tal fine raccomanda di valutare la possibilità di creare una struttura permanente di sostegno specifica per le regioni interessate a utilizzare questi strumenti, che svolga attività d'informazione, consulenza e promozione dello scambio di buone pratiche;

28.

fa notare, in conclusione, che i preparativi per l'attuazione dello strumento ITI per il periodo di programmazione post-2020 dovranno essere avviati immediatamente dopo la pubblicazione (che si prevede imminente) della proposta legislativa sui fondi SIE dopo il 2020, in modo che le singole strategie in materia di ITI siano elaborate e discusse in modo approfondito con i cittadini e le altre parti interessate prima delle prime discussioni sui PO con la Commissione europea. Ciò in quanto un approccio «dal basso» è molto più partecipativo e complesso, e negoziare sulla base di tale approccio richiede molto più tempo che negoziare dall'alto. L'attuazione dello strumento ITI dovrebbe essere integrata nella proposta legislativa sui fondi SIE dopo il 2020 e nei progetti di bilancio, ossia negli atti che costituiranno la base della futura politica di coesione.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/studies/pdf/integrated_strategies/integrated_strategies_en.pdf.

(2)  Il seminario è stato proposto dalla regione di Murcia e organizzato congiuntamente con la Commissione europea nel quadro dello strumento TAIEX REGIO PEER 2 PEER (uno strumento ideato per favorire lo scambio di conoscenze e di buone pratiche tra gli organismi che gestiscono i finanziamenti a titolo del FESR e del Fondo di coesione, aumentando in tal modo la loro capacità amministrativa e facendo sì che gli investimenti dell'UE producano risultati migliori).


III Atti preparatori

COMITATO DELLE REGIONI

127a sessione plenaria del CdR, 31.1.2018 – 1.2.2018

23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/46


Parere del Comitato europeo delle regioni — Iniziativa per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu nel Mediterraneo occidentale

(2018/C 176/11)

Relatore:

Samuel Azzopardi (MT/PPE), Membro del consiglio comunale di Rabat Città Victoria, Gozo

Testo di riferimento:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Iniziativa per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu nel Mediterraneo occidentale

COM(2017) 183 final, SWD(2017) 130 final

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

1.

accoglie con favore la comunicazione Iniziativa per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu nel Mediterraneo occidentale e il relativo Quadro d'azione, adottati dalla Commissione europea il 19 aprile 2017;

2.

sostiene le misure proposte per garantire uno spazio marittimo sicuro, protetto e pulito, una migliore governance del mare e una gestione sostenibile degli oceani;

3.

ricorda e sostiene pienamente la dichiarazione ministeriale dell'Unione per il Mediterraneo sull'economia blu, che invita e incoraggia i paesi partecipanti a esaminare il valore aggiunto e la fattibilità di idonee strategie marittime a livello subregionale e ad avvalersi dell'esperienza acquisita con il dialogo 5+5. Nell'ottobre 2016 i ministri degli Esteri di Algeria, Francia, Italia, Libia, Malta, Marocco, Mauritania, Portogallo, Spagna e Tunisia hanno caldeggiato la prosecuzione dei lavori su un'iniziativa per lo sviluppo sostenibile dell'economia blu in collaborazione con il segretariato dell'Unione per il Mediterraneo (1);

4.

osserva che l'iniziativa riconosce che la cooperazione tra le due sponde resta limitata, e sostiene che vi sia spazio per ulteriori miglioramenti;

5.

riconosce che la regione offre notevoli opportunità economiche ed è famosa per i suoi porti attivi e i numerosi turisti attratti del suo patrimonio culturale, che può essere ulteriormente valorizzato in modo sostenibile;

6.

fa notare che il Mar Mediterraneo si trova in una posizione geografica strategica, essendo situato all'intersezione di tre continenti (Europa, Africa e Asia). Esso è da sempre uno snodo per la cultura e gli scambi tra i paesi che vi si affacciano e al di là di essi;

7.

osserva che il bacino del Mediterraneo è noto per la sua biodiversità e le zone marine protette;

8.

ricorda, tra l'altro, i propri pareri precedenti sulla comunicazione della Commissione Una politica marittima integrata per una migliore governance nel Mediterraneo  (2), sulla pianificazione dello spazio marittimo e la gestione integrata delle zone costiere (3), e su una migliore protezione dell'ambiente marino, nonché il proprio parere sul tema Una nuova fase della politica europea per la crescita blu  (4);

9.

esprime preoccupazione per il fatto che la regione del Mediterraneo è particolarmente interessata dai cambiamenti climatici (5);

10.

osserva che la regione presenta anche un elevato tasso di disoccupazione giovanile, nonché una instabilità politica e dei gravi problemi di migrazione che incidono negativamente sulle sue prospettive economiche;

11.

fa notare che il fatto che l'iniziativa si concentri principalmente sul sottobacino del Mediterraneo occidentale non esclude in alcun modo la possibilità di estendere il suo potenziale e i suoi obiettivi agli altri sottobacini del Mediterraneo;

12.

rileva che, nonostante la chiara volontà politica di risolvere i problemi che affliggono l'ambiente, la pesca e l'acquacoltura, la regione continua a risentire della mancanza di un'adeguata azione di sensibilizzazione e informazione e di politiche intersettoriali fondate su elementi concreti. Anche per quanto riguarda l'attuazione e l'esecuzione delle norme persistono numerose carenze, in particolare a livello nazionale e locale (6);

13.

sottolinea che la regione è costantemente soggetta a sfide umanitarie a causa dell'afflusso di migranti irregolari provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente, che attraversano il Mediterraneo per raggiungere i paesi dell'Europa meridionale, con un impatto diretto sulle regioni frontaliere marittime;

14.

è consapevole che il traffico marittimo rappresenta altresì un problema per talune zone del bacino, e ciò non può essere ignorato: l'iniziativa, infatti, mirando (nel costante rispetto dell'ambiente, della biodiversità e della sostenibilità nonché delle misure contro i cambiamenti climatici) a stimolare l'attività economica, potrebbe comportare un aumento di tale traffico;

15.

osserva che la regione del Mediterraneo occidentale presenta elevati tassi di disoccupazione giovanile e che, al tempo stesso, numerosi settori produttivi incontrano difficoltà a trovare lavoratori con le qualifiche e le competenze di cui hanno bisogno;

16.

Accoglie con favore la menzione della Commissione di un approccio di tipo bottom-up, il più adatto a favorire la partecipazione degli enti locali e delle regioni alle azioni previste dall'iniziativa;

Obiettivo n. 1 — Uno spazio marittimo più sicuro e protetto

17.

ritiene che, se nella regione non saranno effettivamente attuate e adeguatamente applicate misure di sicurezza e protezione, l'economia blu non potrà operare in modo sostenibile ed efficiente. Di conseguenza, raccomanda che le autorità regionali di entrambe le sponde del Mediterraneo si adoperino per cooperare e migliorare concretamente la situazione esistente;

18.

esprime preoccupazione per il fatto che attualmente «la cooperazione tra le guardie costiere delle due sponde resta limitata e la risposta in tempo reale alle situazioni di emergenza in mare deve essere ancora migliorata» (7); concorda riguardo alle azioni volte a promuovere tale cooperazione, in particolare affrontando il problema del divario di competenze esistente nel settore marittimo e ritiene lodevole lo scambio di conoscenze e la condivisione di dati, in particolare per quanto riguarda il traffico marittimo;

19.

concorda riguardo alle azioni volte a incoraggiare i partner a intensificare i loro sforzi per migliorare le capacità esistenti, in modo da affrontare il problema delle attività umane non regolamentate e illegali (quali il traffico di migranti e la pesca illegale) e lottare contro l'inquinamento marino all'interno del bacino marittimo, nonché riguardo allo sviluppo di strumenti intesi a migliorare la risposta all'inquinamento marino. È preoccupato per il fatto che le economie locali e regionali potrebbero non essere in grado di attrezzarsi adeguatamente a livello finanziario in termini di creazione di capacità;

20.

richiama, ed appoggia pienamente, le recenti conclusioni del Consiglio (8) sulla governance internazionale degli oceani, volte a promuovere un approccio più coerente tra le regioni;

Obiettivo n. 2 — Un'economia blu intelligente e resiliente

21.

concorda nel ritenere che un'economia blu intelligente e resiliente è possibile solo tramite l'adozione di una cultura basata sull'innovazione costante e la condivisione delle conoscenze e la promozione della competitività sostenibile e delle attività economiche. La regione mediterranea è particolarmente nota per il fiorente settore del turismo marittimo, che deve essere sostenuto attraverso strategie d'innovazione e diversificazione, prestando un'attenzione specifica al patrimonio culturale e archeologico delle coste, dell'entroterra e dei fondali marini;

22.

condivide la raccomandazione con la quale le parti interessate della sponda meridionale sono invitate a partecipare all'iniziativa BLUEMED, e ritiene che detta iniziativa costituisca un importante strumento per l'effettiva promozione di azioni comuni in materia di ricerca e innovazione. Invita a migliorare il coordinamento della ricerca marina e marittima e delle attività d'innovazione, e a creare sinergie tra gli investimenti a livello regionale, nazionale e dell'UE, al fine di evitare doppioni e ridurre la frammentazione;

23.

sostiene lo sviluppo di nuove tecnologie e di settori innovativi della bioindustria, soprattutto se tali sforzi si concentrano principalmente sullo sviluppo di prodotti sostenibili, e incoraggia lo sviluppo di tecnologie e soluzioni su misura per la mitigazione dei cambiamenti climatici, soprattutto nel campo delle energie marine rinnovabili e dell'eolico galleggiante, per il quale il Mediterraneo è particolarmente vocato;

24.

sostiene la creazione di cluster marittimi nazionali e regionali per la realizzazione di piattaforme ideali per consentire all'economia di prosperare grazie allo sviluppo di soluzioni innovative. Ritiene che i cluster incoraggino e promuovano la collaborazione, la condivisione delle conoscenze e l'imprenditorialità tra le piccole, medie e micro imprese;

25.

ribadisce (9) il suo invito a creare una Comunità della conoscenza e dell'innovazione specifica per l'economia blu come ulteriore misura per lo sviluppo delle competenze e il trasferimento di idee dalla ricerca marina al settore privato. Al riguardo segnala anche il valore aggiunto che può apportare il Centro di conoscenze virtuali (Virtual Knowledge Centre — VCK Med), uno strumento di condivisione delle conoscenze a sostegno dello sviluppo dell'economia blu definibile come uno «sportello unico/portale web che consente di mettere insieme e condividere informazioni generali, tecniche e settoriali relative al settore marino e marittimo del Mediterraneo» (10);

26.

richiama la proposta di creare piattaforme regionali o interregionali dell'economia blu, formulata nel proprio parere CdR 6622/2016, e sottolinea che numerosi territori del Mediterraneo potrebbero candidarsi utilmente alla creazione di questo tipo di piattaforma, che costituirebbe uno strumento per individuare i progetti, sostenerne la realizzazione e mobilitare strumenti finanziari locali, nazionali ed europei. Le piattaforme sarebbero gestite dalle regioni, e i progetti selezionati sarebbero finanziati nel quadro del piano Juncker 2.0;

27.

chiede che i progetti interregionali, nazionali e transnazionali, che sono in linea con il quadro strategico dell'iniziativa e con le S3, possano essere finanziati raccogliendo fondi regionali, nazionali ed europei all'interno di un quadro semplificato e possano ricevere una sorta di bonus comunitario senza dover passare attraverso altri inviti a presentare progetti;

28.

sottolinea che l'imprenditorialità collegata all'economia blu non interessa soltanto le attività condotte nel mar Mediterraneo, e che è quindi importante prevedere un adeguato sostegno per le attività legate a tale economia condotte sulla terraferma, come la lavorazione del pesce, la cantieristica navale e la produzione di energia in centrali eoliche e fotovoltaiche terrestri;

29.

pone l'accento sui ritardi che oggi permangono nei campi dell'istruzione e delle competenze professionali e che devono essere affrontati senza ulteriori indugi. Lo sviluppo economico e l'istruzione, infatti, sono inestricabilmente legati tra loro, ragion per cui, se si vuole che l'iniziativa abbia successo, i partner devono tener conto di entrambi questi aspetti socioeconomici. Migliorare la conoscenza delle professioni marittime è di cruciale importanza per incoraggiare i cittadini a esplorare le opportunità offerte dal settore marittimo e marino, così da mitigare lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro che caratterizza il settore e contribuire alla riduzione del tasso di disoccupazione. Nell'area mediterranea, in particolare, si verifica il paradosso per cui a fronte di un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d'Europa, le imprese marittime dei settori emergenti e tradizionali si trovano impossibilitate a reperire personale qualificato;

30.

approva i modelli che sostengono lo sviluppo e l'uso di fonti di energia pulita, compresa l'innovazione in materia di energia oceanica e l'utilizzo sostenibile dell'energia per la desalinizzazione dell'acqua di mare, effettuata con modalità volte a ridurne al minimo gli effetti sul fondale marino. Appoggia le proposte volte a promuovere l'efficienza energetica e l'adattamento ai cambiamenti climatici nelle città costiere, i trasporti marittimi ecocompatibili e le infrastrutture portuali per i combustibili alternativi, nonché lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi turistici, e l'elaborazione di norme tecniche comuni per l'acquacoltura marina sostenibile in tutti i paesi (11). Occorre peraltro rilevare che tali azioni, i cui scopi ed obiettivi sono in sé condivisibili, dovrebbero prendere in considerazione le economie in difficoltà o quelle di piccole dimensioni;

Obiettivo n. 3 — Migliore governance del mare

31.

osserva che le zone costiere e marittime sono da tempo altamente competitive e caratterizzate da molteplici sfaccettature, con conseguenti difficoltà nell'uso dello spazio e limitatezza di risorse. Oggi le nostre maggiori preoccupazioni ambientali, derivanti dalle crescenti pressioni sulle risorse naturali, rendono necessario un ampliamento delle conoscenze. Non vi è dubbio che un approccio integrato alla promozione dell'uso di risorse condivise favorirà la nascita di nuove opportunità;

32.

incentiva modelli di sviluppo basati sulla diminuzione di emissioni, consumi e costi energetici, oltre che sull'aumento della flessibilità e della affidabilità. Fondamentale in tal senso sarà lo sviluppo di energia proveniente da residui biogenici, organici e da rifiuti;

33.

riconosce l'importanza di un'efficace pianificazione dello spazio marittimo per quanto riguarda le attività umane in mare, che implichi sforzi coordinati e possibilità di attenuare eventuali conflitti tra attività, e assicura il suo pieno sostegno a tale pianificazione;

34.

sottolinea l'importanza, e sostiene la realizzazione, delle azioni intese a mettere in rilievo i dati e le conoscenze scientifiche marine in quanto presupposto essenziale di un'economia resiliente e innovativa, senza dimenticare l'importanza di aggiornare i dati esistenti sui fenomeni ambientali e i cambiamenti climatici e di metterli a disposizione della comunità scientifica internazionale e delle pubbliche amministrazioni;

35.

concorda pienamente riguardo alle azioni annunciate per proteggere l'ambiente e gli habitat marini da ogni forma di inquinamento e al tempo stesso individuare in modo proattivo zone di conservazione quali le aree marine protette. Le campagne di sensibilizzazione sono senza dubbio un passo nella giusta direzione;

36.

sostiene il coordinamento e la cooperazione regionale mediante l'attuazione della strategia a medio termine della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (2017-2020), volta a garantire la sostenibilità della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Ciò consentirà fra l'altro un'attuazione più coerente della politica comune della pesca a livello di sottobacino (12);

37.

approva pienamente l'azione a favore dello sviluppo della pesca e dell'acquacoltura artigianali e della diffusione di buone pratiche, al fine di rafforzare l'industria della pesca e dell'acquacoltura e garantire nel contempo adeguate valutazioni scientifiche e raccolte di dati a livello regionale, nel pieno rispetto della legislazione internazionale;

Governance e attuazione

38.

appoggia la creazione, di concerto con l'Unione per il Mediterraneo, della task force WestMED, di cui faranno parte i punti di contatto nazionali e la Commissione europea e che garantirà la partecipazione degli enti regionali e locali;

39.

prende atto della disponibilità di diverse fonti di finanziamento, principalmente attraverso programmi di finanziamento dell'UE a sostegno di varie iniziative, a seconda della natura del progetto presentato, del suo campo di applicazione e delle sue priorità;

Raccomandazioni conclusive

40.

incoraggia lo scambio di buone pratiche, lo sviluppo delle capacità e la cooperazione transfrontaliera tra gli enti locali e regionali di tutte le sponde del Mediterraneo;

41.

raccomanda a tutte le parti di favorire lo scambio di conoscenze e di competenze specifiche in materia di politiche in seno agli enti regionali e locali, agevolando una governance multilivello nella gestione delle risorse e delle sfide comuni dell'area WestMED;

42.

invita a promuovere progetti economicamente sostenibili a livello locale e regionale e a facilitare l'accesso al capitale;

43.

sottolinea la necessità di promuovere progetti in materia di istruzione e riqualificazione, nonché interventi volti a ridurre la disoccupazione giovanile, in collaborazione con gli enti locali e regionali, favorendo la mobilità occupazionale tra i diversi settori dell'economia blu. In proposito, richiama l'attenzione sul ruolo svolto dagli enti locali e regionali nel prevedere il fabbisogno di competenze e nel farlo coincidere con le esigenze del mercato del lavoro. Gli Stati membri dovrebbero riconoscere il ruolo di tali enti e dotarli delle risorse appropriate per agevolare il passaggio dei giovani dall'istruzione al mondo del lavoro.

Bruxelles, 31 gennaio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  Dichiarazione ministeriale dell'Unione per il Mediterraneo sull'economia blu.

(2)  Relatore: Michael Cohen, CdR 126/2010.

(3)  Relatore: Paul O'Donoghue, CdR 3766/2013.

(4)  Relatore: Hermann Kuhn, CdR 07256/2014; e si veda anche il parere NAT-VI/019, relatore: Christophe Clergeau, CdR 6622/2016.

(5)  http://www.cmcc.it/it/publications/regional-assessment-of-climate-change-in-the-mediterranean-climate-impact-assessments

(6)  SWD(2017) 130 final.

(7)  SWD(2017) 130 final.

(8)  Conclusioni del Consiglio del 3 aprile 2017.

(9)  NAT-V-44.

(10)  http://www.med-vkc.eu/2016/.

(11)  SWD(2017) 130 final.

(12)  SWD(2017) 130 final.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/51


Parere del Comitato europeo delle regioni — Conclusioni e raccomandazioni finali del gruppo ad alto livello sulla semplificazione per il periodo successivo al 2020

(2018/C 176/12)

Relatore:

Oldřich Vlasák (CZ/ECR), consigliere comunale di Hradec Králové

Testo di riferimento:

Conclusioni e raccomandazioni finali del gruppo ad alto livello sulla semplificazione per il periodo successivo al 2020

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

1.

sottolinea l’importanza della politica di coesione dell’Unione europea per la sua coesione economica, sociale e territoriale. Sebbene un terzo del bilancio dell’UE sia stato assegnato al conseguimento di tale obiettivo, sancito dagli articoli da 174 a 178 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), la politica di coesione non ha ancora realizzato il suo pieno potenziale. La semplificazione dei fondi deve rientrare in una politica di coesione riformata e migliorata per il futuro dell’Europa;

2.

apprezza il carattere costruttivo delle raccomandazioni del gruppo ad alto livello per la semplificazione dei fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE) per il periodo successivo al 2020 (di seguito «gruppo ad alto livello») e l’espressa dichiarazione che la semplificazione compete a tutte le parti impegnate nell’attuazione e nell’amministrazione dei fondi — la Commissione, i colegislatori, gli Stati membri e gli enti regionali e locali;

3.

si compiace che molte delle raccomandazioni del gruppo ad alto livello siano in linea con le posizioni espresse in precedenza dal CdR (1). Ribadisce inoltre che gli enti locali e regionali sono direttamente interessati dall’attuazione della politica di coesione in qualità sia di principali beneficiari sia, in molti casi, di autorità direttamente coinvolte nella gestione della sua attuazione;

4.

osserva che, sebbene le conclusioni e le raccomandazioni del gruppo ad alto livello presentino una serie di proposte positive, non si può in nessun caso affermare che l’attuazione di queste proposte permetterà di completare il processo di semplificazione. Vi sono ancora numerosi settori molto importanti e problemi secondari che nelle conclusioni del gruppo ad alto livello non vengono trattati, oppure solo in parte. A tale riguardo, quindi, rimanda al proprio parere dell’ottobre 2016 sulla Semplificazione dei fondi SIE dal punto di vista degli enti locali e regionali, che analizza questo tema in maniera dettagliata;

5.

rinnova il proprio invito a delineare una nuova visione territoriale per aggiornare lo Schema di sviluppo dello spazio europeo del 1999. Tale strategia potrebbe essere utilizzata, mediante un approccio basato sul territorio, nel periodo di programmazione successivo al 2020 al fine di migliorare la capacità dei fondi UE di produrre risultati concreti;

6.

sottolinea l’importanza di consolidare l’esperienza e le capacità maturate finora e di facilitare l’attuazione del modello di gestione concorrente nel periodo successivo al 2020 applicando il principio del partenariato. Tale principio, sancito dal codice europeo di condotta sul partenariato, resta uno strumento cruciale per garantire che tutte le parti, comprese le amministrazioni locali e regionali, siano coinvolte in tutte le fasi di programmazione. Anche il sistema di esecuzione deve essere basato su una maggiore fiducia tra tutti gli attori coinvolti (autorità a livello UE, nazionale, locale e regionale);

7.

chiede che venga elaborato un nuovo quadro strategico comune comprendente tutte le politiche e tutti i fondi dell’UE dotati di una dimensione territoriale e sostiene l’obiettivo di norme orizzontali comuni per facilitare l’interazione tra i fondi SIE («codice unico»). Sottolinea che un quadro che comprenda, come nel caso odierno, solo i fondi SIE, e non altri fondi con una dimensione territoriale, rende l’attuazione più complicata per gli utenti finali e, come conseguenza, è meno utile di quanto potrebbe. I finanziamenti assegnati a un numero ristretto di settori d’intervento dovrebbero essere scelti a partire da un elenco comune a livello europeo che può variare da una regione all’altra in funzione delle esigenze di sviluppo di tale regione e degli obiettivi dell’UE;

8.

concorda sulla necessità di garantire pari condizioni tra i fondi SIE e i fondi gestiti a livello centrale. Il CdR sostiene espressamente la necessità di valutare la possibilità di una esenzione standard di tutti o di parte dei finanziamenti a titolo dei fondi SIE dalle norme sugli aiuti di Stato, ricordando le sue precedenti conclusioni riguardo, in particolare, alla proporzionalità;

9.

sostiene l’obiettivo di una più ampia applicazione del principio di differenziazione ai fini di una riduzione degli oneri, di una maggiore efficacia di spesa e della promozione dell’approccio basato sul territorio;

10.

chiede soluzioni più mirate a un determinato programma, tenuto conto delle capacità delle istituzioni all’interno e all’esterno del sistema di esecuzione dei fondi SIE, del tipo di sostegno fornito e di altri fattori;

11.

suggerisce di intensificare il dialogo tra la Commissione, gli Stati membri, le città e le regioni su un’efficace progettazione e misure di semplificazione di facile uso per la prossima generazione di fondi SIE nel periodo successivo al 2020;

12.

invita a fare delle valutazioni d’impatto territoriale a livello europeo uno strumento per misurare i vantaggi della semplificazione dei fondi SIE.

Rafforzare il modello di gestione concorrente per il periodo successivo al 2020

13.

ribadisce il proprio fermo sostegno all’analisi elaborata dal gruppo ad alto livello, secondo la quale il modello di gestione concorrente offre notevoli vantaggi per un’efficace realizzazione della politica di coesione, in quanto promuove la responsabilizzazione delle autorità nazionali, regionali e locali e consente il riconoscimento delle specificità regionali e l’adozione di un approccio basato sul territorio; un modello di gestione concorrente esercita un impatto positivo anche su altri settori di intervento che esulano dai fondi SIE, con ripercussioni positive in termini di rafforzamento della buona governance e di aumento della responsabilità civica e dell’impegno democratico;

14.

sostiene l’obiettivo di garantire un uso efficace dei principi di sussidiarietà e proporzionalità per consentire e sostenere un’autentica governance multilivello in tale contesto, che necessita dell’opportuna responsabilizzazione degli enti locali e regionali, della Commissione e degli Stati membri sotto forma di autentico partenariato;

15.

sottolinea la necessità di rafforzare la fiducia nella capacità dei beneficiari e delle amministrazioni regionali e nazionali di gestire e utilizzare i fondi in maniera avveduta ed efficiente. La gestione concorrente avvicina l’Europa ai cittadini e consente di collegare tra loro le esigenze locali e gli obiettivi europei;

16.

sottolinea che il successo del sistema di gestione concorrente dipende in parte dalla capacità di tutte le parti coinvolte di appropriarsi completamente del principio di partenariato; approva incondizionatamente le proposte del gruppo ad alto livello sul carattere imprescindibile di un utilizzo efficace del partenariato, che dovrà essere rafforzato nel periodo successivo al 2020;

17.

ritiene che sia necessario adottare un approccio di partenariato più ampio e che esso vada integrato nel semestre europeo — il quadro europeo di governance economica. Ribadisce il suo invito a introdurre un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali nel semestre europeo (2), e chiede alla Commissione di garantire che i principi contenuti nel codice di condotta sul partenariato nel quadro dei fondi SIE siano accolti quale capitolo giuridicamente vincolante della regolamentazione per il periodo successivo al 2020, in modo da offrire chiarezza giuridica riguardo al loro status. Chiede inoltre impegni di attuazione più formali per le parti coinvolte;

18.

pone in rilievo la constatazione del gruppo ad alto livello, secondo cui la tendenza ad attribuire alla politica di coesione la responsabilità di realizzare numerosi altri obiettivi programmatici dell’UE risulta problematica e determina una situazione tale per cui le autorità di gestione si trovano, di fatto, ad attuare un crescente numero di altre politiche dell’UE;

19.

condivide la proposta del gruppo ad alto livello di riesaminare la funzione del sistema di gestione e controllo dei fondi SIE nell’applicazione delle norme che disciplinano altri fondi.

Complementarità dei fondi SIE

20.

approva l’enfasi posta dal gruppo ad alto livello sulla complementarità reciproca dei singoli fondi SIE, che soltanto congiuntamente possono raggiungere l’obiettivo della politica di coesione sancito dai Trattati;

21.

sottolinea l’importanza di garantire che i fondi SIE esistenti (FESR, FSE, FEASR, Fondo di coesione e Fondo europeo per la pesca) restino congiunti — poiché ogni fondo contribuisce alla missione degli altri — e siano coordinati mediante norme e disposizioni comuni nel periodo successivo al 2020;

22.

chiede che venga elaborato un nuovo quadro strategico comune che comprenda tutti i fondi e le politiche dell’UE dotati di una dimensione territoriale. Un siffatto quadro garantirebbe la coerenza strategica, le sinergie e la parità di trattamento degli strumenti finanziari, ed eviterebbe duplicazioni amministrative;

23.

ribadisce la raccomandazione del CdR secondo cui nell’ambito dei vari fondi SIE andrebbero applicate norme identiche e sottolinea che tutte le condizioni orizzontali dovrebbero essere definite esclusivamente all’interno di un unico corpus normativo generale, limitando le regolamentazioni specifiche per ciascun fondo alle norme sul contenuto dei programmi e sulla rendicontazione;

24.

accoglie con favore la raccomandazione del gruppo ad alto livello sulla possibilità di un regolamento separato per l’amministrazione dei fondi SIE («codice unico») e prende altresì atto della proposta applicabilità trasversale ai periodi di finanziamento per garantire una migliore certezza e stabilità normative;

25.

condivide la necessità di agevolare maggiormente i programmi plurifondo e gli approcci integrati (come gli investimenti territoriali integrati) alla luce delle difficoltà di attuazione riscontrate con quanto attualmente disposto dal regolamento sulle disposizioni comuni; fa riferimento, in questo contesto, al proprio parere sugli investimenti territoriali integrati (3) che evidenzia i risultati positivi ottenuti da tale strumento a livello locale quando se ne sfrutta appieno il potenziale;

26.

accoglie con favore il riconoscimento della necessità di stabilire un equilibrio tra un miglior allineamento delle norme europee in materia di finanziamenti e l’esigenza di dare più spazio all’allineamento con le norme nazionali, come evidenziato nel parere del CdR sulla semplificazione dei fondi SIE;

27.

afferma che i fondi UE dovrebbero essere erogati mediante i meccanismi amministrativi nazionali esistenti. È opportuno utilizzare il più possibile le norme e i sistemi nazionali (comprese le autorità di revisione e le autorità garanti della concorrenza nazionali) poiché le norme più semplici sono poco numerose e coincidono, di preferenza, con quelle applicate negli Stati membri.

Garantire parità di condizioni tra i fondi SIE e i fondi gestiti a livello centrale

28.

conferma il sostegno all’obiettivo generale illustrato dal gruppo ad alto livello di garantire parità di trattamento e di condizioni per i programmi dei fondi SIE e i fondi gestiti a livello centrale;

29.

condivide l’opinione espressa dal gruppo ad alto livello secondo cui l’attuale disparità di trattamento dei fondi SIE rispetto agli aiuti di Stato e agli appalti pubblici non è parte intrinseca del modello di gestione concorrente. Il principio guida dovrebbe essere che i progetti finanziati a titolo dei fondi SIE non devono ricevere un trattamento più restrittivo rispetto a progetti simili amministrati dall’UE a livello centrale;

30.

sottolinea la necessità, nel quadro successivo al 2020, di dare nuovo impulso alle sinergie tra i fondi SIE e i programmi gestiti a livello centrale anche nel contesto della cooperazione interregionale. Il CdR pone in rilievo l’impatto benefico di una semplificazione efficace e di una maggiore flessibilità nella gestione dei fondi SIE per l’attuazione delle strategie di specializzazione intelligente; in questo contesto la cooperazione interregionale potrebbe essere agevolata da misure quali l’applicazione di metodi di giustificazione semplificati orientati ai risultati o l’impiego di costi unitari, come enunciato nel parere del CdR Le strategie di specializzazione intelligente (RIS3): l’impatto per le regioni e la cooperazione interregionale  (4);

31.

evidenzia la necessità di allineare le norme sugli aiuti di Stato e sugli appalti pubblici per i fondi SIE a quelle applicabili ai programmi gestiti a livello centrale; ribadisce la propria richiesta di valutare la possibilità di esentare — in toto o in parte — la spesa a titolo dei fondi SIE dalle procedure relative agli aiuti di Stato per il periodo successivo al 2020. A tale proposito, osserva con piacere che il gruppo ad alto livello ha accolto le raccomandazioni del CdR sulla necessità di definizioni comuni per raffrontare e combinare i fondi.

Semplificare la programmazione dei fondi SIE per il periodo successivo al 2020

32.

si compiace dell’enfasi posta dal gruppo ad alto livello sulla fondamentale importanza di garantire che le proposte legislative della Commissione sul quadro dei fondi SIE per il periodo successivo al 2020, compresa la loro interpretazione chiara ed uniforme, siano presentate e approvate almeno sei mesi prima dell’inizio del nuovo periodo di programmazione, ricordando le notevoli difficoltà operative incontrate dagli enti locali e regionali e gli insegnamenti che tutte le parti coinvolte possono trarre dai ritardi accumulati all’inizio del periodo di programmazione attuale. Le proposte relative ai fondi SIE dovrebbero essere presentate al più presto in via formale;

33.

raccomanda, con riferimento alla futura definizione degli accordi di partenariato, di riconsiderare la necessità e la finalità dell’accordo di partenariato o di un documento analogo a livello nazionale, chiedendo che tali accordi, in futuro, siano incentrati sulla strategia complessiva (evitando sovrapposizioni tra i programmi), sulle condizionalità ex ante generali e su quelle relative alle raccomandazioni specifiche per paese (di competenza nazionale), nonché sulla definizione della concentrazione tematica e del ruolo degli organismi di coordinamento a livello nazionale qualora, in un determinato Stato membro, essi siano coinvolti nell’attuazione;

34.

chiede una semplificazione dei documenti di programmazione strategica per il periodo successivo al 2020, osservando che molte delle raccomandazioni specifiche contenute nel parere del CdR sull’esito dei negoziati sugli accordi di partenariato e sui programmi operativi sono state riprese nelle raccomandazioni per il periodo successivo al 2020. Il Comitato sottoscrive in particolare l’appello lanciato dal gruppo ad alto livello a favore di una maggiore flessibilità nella programmazione al fine di consentire di adattare più rapidamente i programmi operativi;

35.

suggerisce che dovrebbe essere possibile trasferire una parte della dotazione tra i diversi assi prioritari (per esempio il 10 %, come consentito al termine del periodo di programmazione 2007-2013) senza previa autorizzazione della Commissione;

36.

conferma l’importanza del principio della concentrazione tematica per una programmazione coerente e strategica, osservando che un sistema complessivamente coerente di concentrazione tematica per il periodo successivo al 2020 dovrebbe consentire anche l’efficace applicazione di soluzioni integrate a livello regionale o locale; i partner, compresi gli enti locali, devono potersi esprimere durante la fase di programmazione, anche in merito agli strumenti integrati impiegati per attuare le strategie in materia di sviluppo urbano e territoriale sostenibile;

37.

condivide, in tale contesto, l’accento posto su una maggiore responsabilizzazione degli enti locali e regionali e sottolinea la necessità di conciliare il principio di concentrazione tematica con un contesto favorevole all’adozione di soluzioni integrate a livello locale e regionale. Il nesso tra la concentrazione tematica e l’attenzione della politica di coesione per i risultati, nonché la necessità di garantire che quest’ultima possa offrire soluzioni integrate, flessibili e differenziate per il dopo 2020 erano già stati trattati nel parere del CdR sul futuro della politica di coesione dopo il 2020, che invitava anche a un dialogo cooperativo tra le autorità competenti per l’attuazione delle politiche regionali e le politiche settoriali in tempo utile per l’inizio di un nuovo periodo di finanziamento, allo scopo di rafforzare l’approccio territoriale nell’ottica della governance multilivello;

38.

accoglie con favore l’obiettivo stabilito dal gruppo ad alto livello di semplificare la serie di indicatori comuni per il periodo successivo al 2020 e sottolinea la necessità di una terminologia e di definizioni uniformate per consentire di valutare e raffrontare i risultati conseguiti dai diversi fondi;

39.

mette in evidenza le proposte del CdR relative a misure specifiche per facilitare il passaggio al prossimo periodo di programmazione e offrire maggiore certezza alle autorità di gestione. Il CdR appoggia la raccomandazione del gruppo ad alto livello di valutare nuovamente la necessità di una procedura di designazione dopo il 2020 e chiede almeno la razionalizzazione di tale procedura per garantire che le designazioni attuali siano riportate al prossimo periodo di programmazione.

Principio di differenziazione — necessità di rafforzarlo in diversi ambiti

40.

accoglie con favore il principio generale di una maggiore differenziazione per il periodo successivo al 2020 che, consentendo un’assegnazione più mirata ed efficace dei fondi SIE, assumerà verosimilmente una grande importanza nel possibile scenario di una generale riduzione delle risorse di bilancio nel periodo successivo al 2020, a seguito, tra l’altro, del recesso del Regno Unito dall’UE. Un approccio differenziato, basato sul principio di sussidiarietà, non deve puntare a definire ogni minimo dettaglio normativo del sistema di applicazione del regolamento a livello UE, ma deve essere basato sulla fiducia tra tutti gli attori coinvolti, applicando concretamente il principio di partenariato;

41.

afferma che idee analoghe sono state formulate anche dalla Cancelleria austriaca e potrebbero costituire un importante elemento dell’imminente presidenza austriaca dell’UE nella seconda metà del 2018. Il CdR suggerisce pertanto di invitare la presidenza austriaca dell’UE a cooperare tempestivamente con il Comitato per approfondire tali idee;

42.

sottolinea l’importanza di garantire la piena partecipazione degli enti locali e regionali quali partner di pari livello in tale contesto e in tutte le fasi a monte del processo negoziale. Sarà più importante che mai rafforzare l’applicazione dell’approccio basato sul territorio adattando in modo più efficace i fondi alle diverse esigenze dei territori nell’Unione e dotando le regioni di mezzi per reagire più celermente alle sfide impreviste o alle situazioni di emergenza.

Audit, rendicontazione e controlli

43.

raccomanda di passare a un approccio più differenziato in materia di audit, rendicontazione e controlli, consentendo un ricorso maggiore alle norme nazionali e una maggiore flessibilità per poter tenere conto dei controlli e delle procedure nazionali esistenti;

44.

fa riferimento a quanto già indicato dal CdR in merito alla possibilità di facilitare e sostenere procedure di audit differenziate mediante contratti di fiducia tra l’UE e le autorità nazionali di audit e di gestione. Allo stato attuale il problema principale è che, a causa delle difficoltà di attuazione riscontrate in passato, si è instaurata una cultura dell’avversione al rischio e il timore delle sanzioni prevale su un’autentica cultura del miglioramento;

45.

ribadisce la propria posizione sul tasso di errore ammissibile (soglia di rilevanza), in quanto l’esperienza insegna che tale soglia è inadeguata per i progetti nell’ambito della politica di coesione. Il CdR ritiene che, dato che i principi di audit internazionali non impongono un tasso di errore specifico, dovrebbe essere possibile elevare tale soglia al 5 %. Il rigoroso sistema di controllo vigente, che rende più visibili gli errori, crea la falsa percezione che il modello di gestione concorrente sia maggiormente soggetto ad errore.

Combinazione di fondi SIE e strumenti finanziari

46.

è lieto che sia contemplato anche il principio di un approccio differenziato, avendo precedentemente chiesto una valutazione ex ante caso per caso delle attuazioni congiunte dei fondi SIE e del FEIS. Quest’approccio dovrebbe consentire una significativa riduzione degli oneri e una migliore considerazione delle specificità del contesto di attuazione nelle regioni in questione, facilitando quindi un approccio basato sul territorio e promuovendo investimenti mirati;

47.

suggerisce la creazione di sportelli unici a livello nazionale/regionale per aiutare i beneficiari a gestire congiuntamente i fondi SIE e gli altri fondi.

Semplificazione della cooperazione territoriale europea

48.

concorda con il riconoscimento espresso dal gruppo ad alto livello riguardo al carattere specifico della cooperazione territoriale europea e con la sua raccomandazione di mantenere l’attuale quadro normativo separato per i programmi Interreg anche nel periodo successivo al 2020;

49.

conferma il sostegno del CdR a un regolamento apposito recante disposizioni di attuazione specifiche per la cooperazione territoriale europea, sottolineando che, in ragione dell’attuale complessità giuridica e normativa, la sovraregolamentazione ha in effetti ostacolato notevolmente l’efficace attuazione di tale cooperazione;

50.

chiede di evitare condizionalità ex ante in tale ambito, in ragione del carattere multilaterale dei programmi di cooperazione territoriale europea;

51.

sottolinea il valore aggiunto europeo che può essere generato da una cooperazione territoriale rafforzata e i riferimenti a recenti risultati in merito alle conseguenze a medio-lungo termine sia per la crescita economica complessiva che per la coesione economica, sociale e territoriale, qualora tale cooperazione dovesse in futuro diminuire anziché aumentare;

52.

sottolinea il ruolo essenziale e il valore aggiunto europeo della cooperazione transfrontaliera nel superamento degli effetti divisori delle frontiere e nella rimozione degli ostacoli esistenti che hanno delle ripercussioni sulla vita degli abitanti delle regioni frontaliere. Il CdR ricorda l’importante ruolo dei progetti interpersonali, in particolare per rafforzare la fiducia reciproca; a tale riguardo suggerisce che i cosiddetti «fondi per piccoli progetti» rientrino a pieno titolo nei futuri programmi di cooperazione transfrontaliera, affinché tali progetti, grazie alla loro semplicità e gestione decentrata, siano accessibili ai richiedenti del livello più basso;

53.

accoglie con favore la proposta esenzione dei programmi di cooperazione territoriale europea dagli obblighi di notifica previsti per gli aiuti di Stato. Il CdR ha già sottolineato in precedenza che lo sforzo necessario nell’ambito di tali programmi di cooperazione per rispettare le norme sugli aiuti di Stato è generalmente sproporzionato rispetto al rischio di distorsione della concorrenza. Il Comitato ha richiamato altresì l’attenzione anche sulle difficoltà relative alle limitazioni dei tassi di cofinanziamento e dei regimi di responsabilità (poiché tali programmi coinvolgono più Stati membri) e ha sottolineato la contraddizione intrinseca tra la logica di cooperazione e la logica di concorrenza, chiedendo che la cooperazione territoriale europea sia interamente esclusa dal campo di applicazione degli aiuti di Stato, come già avviene per i programmi di cooperazione gestiti dalla Commissione (per esempio Orizzonte 2020).

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  COR-2016-01814-00-00-AC-TRA; COR-2016-05838-00-00-AC-TRA; COR-2016-00008-00-01-AC-TRA; COR-2015-04285-00-00-AC-TRA; COR-2014-06248-00-01-AC-TRA; COR-2015-00487-00-00-AC-TRA; COR-2015-04287-00-00-AC-TRA; CDR2027-2012_00_00_TRA_AC; CDR1683-2012_00_00_TRA_AC; CDR4-2012_FIN_AC; COR-2017-01527-00-00-AC-TRA.

(2)  COR-2016-05386-00-00-AC.

(3)  COR-2017-03554-00-00-AC.

(4)  COR-2016-06963-00-00-AC.


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/57


Parere del Comitato europeo delle regioni — L'Europa in movimento: gli aspetti lavorativi del trasporto stradale

(2018/C 176/13)

Relatore:

Spyros Spyridon (EL/PPE), membro del consiglio comunale di Poros

Testi di riferimento:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 561/2006 per quanto riguarda le prescrizioni minime in materia di periodi di guida massimi giornalieri e settimanali, di interruzioni minime e di periodi di riposo giornalieri e settimanali e il regolamento (UE) n. 165/2014 per quanto riguarda il posizionamento per mezzo dei tachigrafi

COM(2017) 277 final

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/22/CE per quanto riguarda le prescrizioni di applicazione e fissa norme specifiche per quanto riguarda la direttiva 96/71/CE e la direttiva 2014/67/UE sul distacco dei conducenti nel settore del trasporto su strada

COM(2017) 278 final

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (CE) n. 1071/2009 e (CE) n. 1072/2009 per adeguarli all'evoluzione del settore

COM(2017) 281 final

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/1/CE, relativa all'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada

COM(2017) 282 final

I.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

COM(2017) 277 final — Parte 1

Articolo 1, paragrafo 5, lettera c)

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione europea

Emendamento del CdR

c)

sono inseriti i seguenti paragrafi 8 bis e 8 ter:

c)

sono inseriti i seguenti paragrafi 8 bis, 8 ter e 8 quater :

 

«8 bis.   I periodi di riposo settimanale regolari e i riposi settimanali superiori a 45 ore effettuati a compensazione di precedenti periodi di riposo settimanale ridotti non devono essere effettuati a bordo del veicolo. Essi devono essere effettuati in un alloggio adeguato, con adeguate attrezzature per il riposo e appropriati servizi igienici

 

«8 bis.   I periodi di riposo settimanale regolari e i riposi settimanali superiori a 45 ore effettuati a compensazione di precedenti periodi di riposo settimanale ridotti non devono essere effettuati a bordo del veicolo. Essi devono essere effettuati in un alloggio adeguato, con adeguate attrezzature per il riposo e appropriati servizi igienici

 

a)

fornito o pagato dal datore di lavoro, oppure

b)

presso il domicilio o in altro luogo privato scelto dal conducente.

 

a)

fornito o pagato dal datore di lavoro, oppure

b)

presso il domicilio o in altro luogo privato scelto dal conducente.

 

8 ter .   L'impresa di trasporto organizza l'attività dei conducenti in modo tale che, nell'arco di tre settimane consecutive, questi ultimi possano effettuare almeno un periodo di riposo settimanale regolare, o un periodo di riposo settimanale di più di 45 ore effettuato a compensazione di un periodo di riposo settimanale ridotto, presso il proprio domicilio.»;

 

8 ter.     Il paragrafo 8 bis può non applicarsi nei casi in cui il riposo settimanale regolare e ogni altro periodo di riposo di più di 45 ore effettuato a compensazione di precedenti periodi di riposo settimanale ridotti avvengano in un luogo sufficientemente sicuro con servizi igienici appropriati, e la cabina del conducente sia conforme alle specifiche fissate dal comitato per i trasporti su strada di cui all'articolo 24, paragrafo 1 del presente regolamento.

 

 

8 quater .   L'impresa di trasporto organizza l'attività dei conducenti in modo tale che, nell'arco di tre settimane consecutive, questi ultimi possano effettuare almeno un periodo di riposo settimanale regolare, o un periodo di riposo settimanale di più di 45 ore effettuato a compensazione di un periodo di riposo settimanale ridotto, presso il proprio domicilio.»;

Motivazione

Lungo molte autostrade dell'UE mancano infrastrutture di alloggio per i conducenti ma anche aree di parcheggio sicure, come previsto dal paragrafo 8 bis.

La disposizione originaria danneggerebbe i conducenti provenienti dai paesi periferici dell'Europa, che per forza di cose trascorrono più giorni sulle strade rispetto ai conducenti dei paesi centrali dell'UE. Se approvata, tale disposizione farebbe lievitare i costi per i vettori dei paesi periferici.

Emendamento 2

COM(2017) 277 final — Parte 1

Articolo 2

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione europea

Emendamento del CdR

Il regolamento (UE) n. 165/2014 è così modificato:

Il regolamento (UE) n. 165/2014 è così modificato:

1)

All'articolo 8, paragrafo 1, il secondo trattino è sostituito dal seguente:

1)

All'articolo 8, paragrafo 1, il secondo trattino è sostituito dal seguente:

 

«—

ogni tre ore di periodo complessivo di guida e ogni volta che il veicolo attraversa una frontiera;»;

 

«—

ogni tre ore di periodo complessivo di guida e ogni volta che il veicolo attraversa una frontiera;»;

2)

All'articolo 34, paragrafo 7, il primo comma è sostituito dal seguente:

2)

All'articolo 34, paragrafo 7, il primo comma è sostituito dal seguente:

 

«7.   Il conducente introduce nel tachigrafo digitale il simbolo del paese in cui inizia il suo periodo di lavoro giornaliero e il simbolo del paese in cui lo termina; il conducente inoltre dopo aver raggiunto un punto di sosta appropriato introduce il luogo e l'ora in cui ha attraversato una frontiera con il veicolo. Gli Stati membri possono imporre ai conducenti di veicoli che effettuano un trasporto interno sul proprio territorio di aggiungere al simbolo del paese una specifica geografica più particolareggiata, a condizione di averla notificata alla Commissione anteriormente al 1o aprile 1998.».

 

«7.   Il conducente introduce nel tachigrafo digitale il simbolo del paese in cui inizia il suo periodo di lavoro giornaliero e il simbolo del paese in cui lo termina; il conducente inoltre dopo aver raggiunto un punto di sosta appropriato introduce il luogo e l'ora in cui ha attraversato una frontiera con il veicolo. Gli Stati membri possono imporre ai conducenti di veicoli che effettuano un trasporto interno sul proprio territorio di aggiungere al simbolo del paese una specifica geografica più particolareggiata, a condizione di averla notificata alla Commissione anteriormente al 1o aprile 1998.».

 

3)

l'articolo 3, paragrafo 4, è sostituito dal seguente:

Dopo cinque anni dal momento in cui i veicoli di nuova immatricolazione devono essere dotati di un tachigrafo a norma degli articoli 8, 9 e 10, i veicoli operanti in uno Stato membro diverso dal relativo Stato membro di immatricolazione sono muniti di un siffatto tachigrafo.

 

4)

l'articolo 9, paragrafo 2, è sostituito dal seguente:

Dopo cinque anni dal momento in cui i veicoli di nuova immatricolazione devono essere dotati di un tachigrafo a norma del presente articolo e degli articoli 8 e 10, gli Stati membri dotano in misura adeguata le loro autorità di controllo dell'apparecchiatura per la diagnosi precoce remota necessaria per consentire la comunicazione dei dati di cui al presente articolo, tenendo conto delle loro disposizioni e strategie specifiche in materia di attuazione. Fino a quel momento, gli Stati membri possono decidere se dotare le loro autorità di controllo di tale apparecchiatura per la diagnosi precoce remota.

Motivazione

L'introduzione dei tachigrafi intelligenti consente di effettuare controlli digitali rapidi e interoperabili e di far applicare le regole. Il termine fissato al 2034 non è accettabile, e si propone quindi di sostituire «quindici» con «cinque» anni per offrire ai trasportatori su strada un periodo di transizione ragionevole.

Emendamento 3

COM(2017) 278 final — Parte 1

Articolo 2, paragrafo 4

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione europea

Emendamento del CdR

Gli Stati membri possono imporre solo gli obblighi amministrativi e le misure di controllo seguenti:

Gli Stati membri possono imporre solo gli obblighi amministrativi e le misure di controllo seguenti:

(a)

l'obbligo per il trasportatore su strada con sede in un altro Stato membro di inviare una dichiarazione di distacco alle autorità nazionali competenti al più tardi all'inizio del distacco, in forma elettronica, in una delle lingue ufficiali dello Stato membro ospitante o in inglese, contenente le seguenti informazioni:

(a)

l'obbligo per il trasportatore su strada con sede in un altro Stato membro di inviare una dichiarazione di distacco alle autorità nazionali competenti al più tardi all'inizio del distacco, in forma elettronica, in una delle lingue ufficiali dello Stato membro ospitante o in inglese, contenente le seguenti informazioni:

 

i)

l'identità del trasportatore su strada;

 

i)

l'identità del trasportatore su strada;

 

ii)

i recapiti di un gestore dei trasporti o di altre persone di contatto nello Stato membro di stabilimento con l'incarico di assicurare i contatti con le autorità competenti nello Stato membro ospitante in cui i servizi sono prestati e di inviare e ricevere documenti o comunicazioni;

 

ii)

i recapiti di un gestore dei trasporti o di altre persone di contatto nello Stato membro di stabilimento con l'incarico di assicurare i contatti con le autorità competenti nello Stato membro ospitante in cui i servizi sono prestati e di inviare e ricevere documenti o comunicazioni;

 

iii)

il numero previsto e l'identità dei lavoratori distaccati;

 

iii)

il numero previsto e l'identità dei lavoratori distaccati;

 

iv)

la durata, la data di inizio e di fine distacco previste;

 

iv)

la durata, la data di inizio e di fine distacco previste;

 

v)

il numero di targa dei veicoli usati durante il periodo di distacco;

 

v)

il numero di targa dei veicoli usati durante il periodo di distacco;

 

vi)

il tipo di servizi di trasporto, vale a dire il trasporto di merci, il trasporto di passeggeri, il trasporto internazionale, il trasporto di cabotaggio;

 

vi)

il tipo di servizi di trasporto, vale a dire il trasporto di merci, il trasporto di passeggeri, il trasporto internazionale, il trasporto di cabotaggio;

(b)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, su carta o in formato elettronico, una copia della dichiarazione di distacco e la prova dell'operazione di trasporto che si svolge nello Stato membro ospitante, come ad esempio la lettera di vettura elettronica (e-CMR) o le prove di cui all'articolo 8 del regolamento (CE) n. 1072/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio;

(b)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, su carta o in formato elettronico, una copia della dichiarazione di distacco e la prova dell'operazione di trasporto che si svolge nello Stato membro ospitante, come ad esempio la lettera di vettura elettronica (e-CMR) o le prove di cui all'articolo 8 del regolamento (CE) n. 1072/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio;

(c)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, le registrazioni del tachigrafo, in particolare i codici paese degli Stati membri in cui il conducente sia stato presente al momento di effettuare operazioni di trasporto internazionale su strada o di cabotaggio;

(c)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, le registrazioni del tachigrafo, in particolare i codici paese degli Stati membri in cui il conducente sia stato presente al momento di effettuare operazioni di trasporto internazionale su strada o di cabotaggio;

(d)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, su carta o in formato elettronico, una copia del contratto di lavoro o di un documento equivalente ai sensi dell'articolo 3 della direttiva 91/533/CEE del Consiglio, tradotta in una delle lingue ufficiali dello Stato membro ospitante o in inglese;

(d)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, su carta o in formato elettronico, una copia del contratto di lavoro o di un documento equivalente ai sensi dell'articolo 3 della direttiva 91/533/CEE del Consiglio, tradotta in una delle lingue ufficiali dello Stato membro ospitante o in inglese;

(e)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, su carta o in formato elettronico, una copia delle buste paga degli ultimi due mesi; nel corso del controllo su strada, il conducente è autorizzato a contattare la sede centrale, il gestore dei trasporti o qualunque altra persona o entità in grado di fornire tali copie;

(e)

l'obbligo per il conducente di conservare e mettere a disposizione, su richiesta in sede di controllo su strada, su carta o in formato elettronico, una copia delle buste paga degli ultimi due mesi; nel corso del controllo su strada, il conducente è autorizzato a contattare la sede centrale, il gestore dei trasporti o qualunque altra persona o entità in grado di fornire tali copie;

(f)

l'obbligo per il trasportatore su strada di fornire, dopo il periodo di distacco, su carta o in formato elettronico, copie dei documenti di cui alle lettere b), c) ed e), su richiesta delle autorità dello Stato membro ospitante, entro un termine ragionevole;

(f)

l'obbligo per il trasportatore su strada di fornire, dopo il periodo di distacco, su carta o in formato elettronico, copie dei documenti di cui alle lettere b), c) ed e), su richiesta delle autorità dello Stato membro ospitante, entro un termine ragionevole;

 

(g)

l'obbligo per il trasportatore su strada di mettere a disposizione del conducente una copia dei documenti, su carta o in formato elettronico, di cui all'articolo 4, lettere b), d) ed e) prima di procedere al distacco di tale conducente.

Motivazione

È al trasportatore su strada che dovrebbe spettare la responsabilità di mettere a disposizione la necessaria documentazione relativa al distacco da produrre nel caso di un controllo su strada.

Emendamento 4

COM(2017) 281 final — Parte 1

Articolo 1, paragrafo 1, lettera b)

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione europea

Emendamento del CdR

b)

è aggiunto il seguente paragrafo 6:

b)

è aggiunto il seguente paragrafo 6:

 

«6.    L'articolo 3, paragrafo 1, lettere b) e d), e gli articoli 4, 6, 8, 9, 14 , 19 e 21 non si applicano alle imprese che esercitano la professione di trasportatore di merci su strada esclusivamente con veicoli a motore singoli o con insiemi di veicoli accoppiati la cui massa a carico tecnicamente ammissibile non superi le 3,5  tonnellate.

 

«6.    Gli articoli 4, 9 e 14 non si applicano alle imprese che esercitano la professione di trasportatore di merci su strada esclusivamente con veicoli a motore singoli o con insiemi di veicoli accoppiati la cui massa a carico tecnicamente ammissibile non superi le 3,5  tonnellate, ad eccezione dei casi in cui i veicoli intraprendono operazioni di trasporto internazionale ai sensi del regolamento (CE) n. 1072/2009 .

 

Gli Stati membri possono tuttavia:

 

Gli Stati membri possono tuttavia:

 

a)

imporre a dette imprese l'applicazione, in tutto o in parte, delle disposizioni di cui al primo comma;

 

a)

imporre a dette imprese l'applicazione, in tutto o in parte, delle disposizioni di cui al primo comma;

 

b)

ridurre il limite di cui al primo comma per la totalità o per una parte delle categorie di trasporto su strada.»;

 

b)

ridurre il limite di cui al primo comma per la totalità o per una parte delle categorie di trasporto su strada.»;

Motivazione

Al fine di ridurre al minimo gli oneri amministrativi a carico delle piccole imprese che effettuano solo operazioni di trasporto nazionali o per conto proprio, si propone di estendere i quattro criteri di accesso alla professione solo ai veicoli commerciali leggeri che sono attivi nel trasporto internazionale.

II.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Considerazioni generali

1.

si congratula con la Commissione per gli sforzi intesi ad approfondire il mercato unico nel settore del trasporto internazionale su strada in condizioni di equità sociale e di convergenza delle disposizioni in materia di lavoro — un fattore, quest'ultimo, essenziale per la coesione economica, sociale e territoriale-, ma esprime delle riserve per quanto riguarda l'ampia inclusione dei servizi di trasporto internazionale nell'ambito di applicazione della direttiva sul distacco dei lavoratori;

2.

osserva che il trasporto stradale costituisce una forza trainante per l'economia dell'Unione europea, e dovrebbe continuare a mantenere una posizione di primo piano nella creazione di ulteriore crescita economica ed occupazione in condizioni eque di concorrenza, ma anche nella promozione della competitività e della coesione territoriale;

3.

ricorda che il settore del trasporto su strada è caratterizzato, nell'insieme degli Stati membri, da notevoli divergenze in termini di retribuzione e, più in generale, di legislazione sul lavoro applicata; molti Stati impongono ulteriori vincoli normativi. Le differenze riscontrabili nelle condizioni di lavoro possono produrre una distorsione della concorrenza e una riduzione della sicurezza stradale. Questo problema è particolarmente sentito nelle regioni transfrontaliere, laddove esistono differenze sostanziali nelle condizioni di vita da un lato e dall'altro del confine;

4.

sottolinea, quindi, che, oltre a garantire la sostenibilità e la competitività del settore dei trasporti nel mercato unico, è necessario offrire condizioni di lavoro dignitose e un elevato livello di sicurezza stradale. Il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro svolto nel medesimo luogo dovrebbe essere applicato anche nel settore europeo dei trasporti, tenendo conto, nel contempo, delle esigenze delle regioni più periferiche;

5.

osserva al riguardo che i problemi principali riscontrati nel settore dei trasporti, che le disposizioni proposte cercano di risolvere, derivano principalmente dalla mancanza di un livello soddisfacente di coesione sociale tra le regioni. Il rafforzamento della coesione ridurrebbe le considerevoli differenze retributive, rendendo superflue molte delle disposizioni in materia di lavoro e quelle relative al cabotaggio, riducendo così il rischio di dumping sociale ed evitando distorsioni della concorrenza;

6.

osserva che le disposizioni previste puntano, sostanzialmente, a trovare un equilibrio tra, da un lato, l'esigenza da parte di un gruppo di Stati membri di mantenere lo status quo per una serie di procedure e decisioni che disciplinano il settore dei trasporti e, dall'altro, la necessità di approfondire ulteriormente il mercato unico armonizzando il quadro che disciplina il settore, mantenendo delle garanzie soltanto in materia di sicurezza stradale, condizioni di lavoro dignitose e sicurezza dei conducenti e dei prodotti trasportati. Sollecita, in tale contesto, il pieno rispetto delle norme sociali e dichiara che non è accettabile praticare il dumping sociale a danno dei conducenti di mezzi pesanti;

7.

sottolinea, a tale proposito, che un settore competitivo liberalizzato dev'essere caratterizzato da chiarezza circa i dispositivi, le procedure di controllo e le sanzioni, e fornire il miglior servizio possibile agli utenti. Sono necessari lo scambio obbligatorio di informazioni e l'utilizzo di tecnologie moderne, come i tachigrafi intelligenti, la cui introduzione continua a subire dei rallentamenti;

8.

sottolinea che gli Stati membri dell'UE più periferici devono affrontare maggiori difficoltà per raggiungere il nucleo centrale del mercato interno dell'UE. In tali casi può essere necessario attraversare fino a due paesi terzi, con i necessari controlli transfrontalieri e doganali, e come conseguenza aumentano il tempo complessivo necessario per il trasporto e, quindi, anche i costi delle operazioni. Simili difficoltà potrebbe incontrarle anche l'Irlanda con l'uscita del Regno Unito dall'UE. Si invita la Commissione a intraprendere iniziative volte ad introdurre disposizioni specifiche per affrontare questo problema concreto;

9.

accoglie con favore lo sforzo intrapreso per creare disposizioni più chiare in materia di cabotaggio e di distacco dei conducenti in un settore dell'economia fondamentale per la riuscita del mercato unico e contraddistinto da un elevato livello di mobilità. Data la correlazione tra cabotaggio e distacco dei conducenti, la discussione e l'adozione di nuove norme devono procedere in parallelo;

10.

mette in guardia di fronte al rischio di una concorrenza sleale da parte delle imprese di trasporto di paesi terzi e incoraggia la creazione di un quadro speciale di controlli;

11.

invoca controlli sistematici e automatizzati, con l'ausilio di tachigrafi digitali intelligenti obbligatori, quale premessa fondamentale per un corretto funzionamento del mercato unico, con o senza cambiamenti nel quadro istituzionale;

12.

ribadisce, al tempo stesso, la necessità di una valutazione approfondita dell'impatto delle disposizioni proposte sulle piccole e medie imprese dell'UE, ed è dell'avviso che i costi di conformità saranno più elevati.

Proposta di regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 561/2006 per quanto riguarda le prescrizioni minime in materia di periodi di guida massimi giornalieri e settimanali, di interruzioni minime e di periodi di riposo giornalieri e settimanali e il regolamento (UE) n. 165/2014 per quanto riguarda il posizionamento per mezzo dei tachigrafi (COM(2017) 277 final)

13.

giudica positivamente la maggiore flessibilità e le migliori condizioni di riposo introdotte dalla proposta di direttiva in materia di periodi di riposo dei conducenti;

14.

ritiene che le modifiche proposte in merito al calcolo dei periodi di guida e di riposo e alle condizioni di riposo dei conducenti, se attuate correttamente, salvaguardando inoltre gli interessi di questi ultimi, potrebbero contribuire al miglioramento delle condizioni di esercizio della professione di conducente, e quindi alla sicurezza più generale dei trasporti;

15.

al contempo, però, teme che la flessibilità proposta, se utilizzata come mezzo di pressione da parte dei datori di lavoro, possa andare a scapito della sicurezza stradale e delle condizioni di lavoro dei conducenti;

16.

osserva, inoltre, che vi è il rischio di abusi, in quanto sarà ancora possibile remunerare i conducenti soltanto per il periodo di guida e non per il periodo di riposo. Chiede che i conducenti siano retribuiti in base al numero di ore lavorate, anche all'esterno del veicolo;

17.

constata la necessità di definizioni chiare dei concetti relativi ai periodi di guida e di riposo del conducente, al fine di eliminare le zone d'ombra, come i tempi di attesa per i controlli doganali;

18.

constata la mancanza di piazzole di sosta sicure per i veicoli e di aree di riposo per i conducenti sulle autostrade d'Europa e, di conseguenza, l'impossibilità di applicare le disposizioni proposte prima dell'individuazione e dell'allestimento di tali aree, un'opera, questa, che richiederà lunghi periodi di adeguamento e capitali da investire;

19.

si rammarica della mancata opportunità di accelerare l'introduzione dei tachigrafi intelligenti, e osserva che l'inserimento manuale dei dati relativi ai viaggi continua a rendere impossibili dei controlli completi e potrebbe portare a una congestione del traffico alle frontiere, dove potrebbero non esistere delle infrastrutture di parcheggio a tal fine.

20.

sollecita un'introduzione più rapida dei tachigrafi intelligenti da parte delle imprese di trasporto, nonché della tecnologia per la lettura a distanza di tali strumenti da parte delle autorità di controllo.

Proposta di direttiva che modifica la direttiva 2006/22/CE per quanto riguarda le prescrizioni di applicazione e fissa norme specifiche per quanto riguarda la direttiva 96/71/CE e la direttiva 2014/67/UΕ sul distacco dei conducenti nel settore del trasporto su strada (COM(2017) 278 final), e proposta di regolamento che modifica i regolamenti (CE) n. 1071/2009 e (CE) n. 1072/2009 per adeguarli all'evoluzione del settore (COM(2017) 281 final)

21.

ritiene che la soglia dei tre giorni prima dell'inizio del distacco renda possibile uno svolgimento senza ostacoli delle operazioni di trasporto internazionale. Al tempo stesso, con l'inizio immediato del distacco nel caso del cabotaggio, si crea un quadro che può tutelare dall'aumento della concorrenza sleale; ricorda che il cabotaggio illegale produce distorsioni della concorrenza e crea squilibri tra Stati membri e regioni che presentano forti disparità nei costi salariali;

22.

osserva che le nuove regole in materia di cabotaggio rafforzano il mercato unico e produrranno in parallelo una riduzione delle pratiche illegali, la semplificazione dei controlli e un impatto positivo sull'impronta ambientale complessiva del trasporto su strada, in quanto si ridurranno drasticamente gli spostamenti a vuoto;

23.

prevede, tuttavia, che le disposizioni proposte per il distacco aumenteranno i costi burocratici a carico sia delle imprese che delle amministrazioni degli Stati membri, in quanto si tratta di una soglia temporale che i conducenti supereranno con facilità: ciò richiederà pertanto, con una certa frequenza, l'avvio di procedure amministrative per l'applicazione e il controllo della legislazione sul lavoro del paese ospitante;

24.

si aspetta che tali misure avranno un impatto sui prezzi dei prodotti movimentati, in quanto, se da un lato il calo degli spostamenti a vuoto degli autocarri ridurrà i costi, dall'altro l'aumento dei costi amministrativi di conformità produrrà un effetto contrario, con possibili ripercussioni in parte a danno dei consumatori finali;

25.

constata le notevoli disparità tra le norme di circolazione degli autocarri negli Stati membri, ad esempio le disposizioni in materia di circolazione degli autocarri sulle autostrade nel fine settimana, e chiede l'adozione di linee guida comuni al riguardo, in stretta cooperazione con gli enti locali;

26.

osserva che le disposizioni proposte rendono particolarmente difficile una previsione dei costi del lavoro, il che finirà per influire sulla natura stessa del trasporto, ad esempio sui criteri di pianificazione degli spostamenti;

27.

si aspetta che, nella pratica, i controlli di conformità con la legislazione sul lavoro effettuati in strada risulteranno particolarmente problematici, mentre i conducenti, dal canto loro, saranno esposti al rischio di commettere errori e, quindi, di incorrere in sanzioni; ritiene pertanto importante inviare un avvertimento prima di imporre la sanzione vera e propria;

28.

propone, al fine di semplificare la procedura, di considerare, come soluzione possibile, l'introduzione di un'indennità giornaliera ponderata, da erogare al conducente a seconda del paese in cui presta il servizio di trasporto in combinazione con il paese in cui ha sede l'impresa di trasporto. Per stabilire l'importo di tale indennità, si potrebbe applicare la classificazione ormai consolidata degli Stati membri in base al PIL pro capite, esattamente come avviene per l'applicazione della politica di coesione;

29.

constata con piacere che la Commissione porta avanti azioni volte ad introdurre la registrazione e la conformità per via elettronica in tutta la catena di trasporto, come i tachigrafi intelligenti e le lettere di vettura elettroniche (e-CMR), nonché la standardizzazione dei documenti e delle procedure, al fine di migliorare il controllo dell'applicazione della legislazione e, nel contempo, contenere in una certa misura i costi amministrativi;

30.

accoglie con favore il chiarimento delle condizioni per intraprendere l'attività di trasportatore e le misure da adottare per contrastare il fenomeno delle società di comodo; si dovrebbe considerare l'adozione di misure che consentano di stabilire con certezza il luogo dove si svolge l'attività economica effettiva di un'impresa;

31.

osserva che la riforma della legislazione proposta per quanto riguarda i veicoli commerciali leggeri (al di sotto delle 3,5 tonnellate) è un passo nella giusta direzione al fine di impedire a tali veicoli di eludere i diritti sociali e del lavoro;

32.

propone di introdurre, nella misura del possibile, norme uniformi anche per questa categoria di veicoli, riducendo i margini di flessibilità per gli Stati membri ma riconoscendo che i furgoni dovrebbero essere disciplinati da un quadro relativamente semplificato;

33.

ritiene che lo sforzo, da parte della Commissione, di stabilire i tipi di infrazione e la loro gravità vada nella direzione giusta, in quanto fornirà un punto di riferimento alle autorità nazionali e agli stessi operatori del settore, oltre a contribuire alla convergenza nelle modalità di contrasto delle attività illegali;

34.

constata, inoltre, che l'idea di concentrare i controlli sulle imprese che registrano un maggior numero di irregolarità contribuirà a ridurre gli oneri amministrativi e a contrastare in modo efficace le infrazioni; sollecita a questo proposito l'adozione di procedure di controllo comuni a livello dell'UE; accoglie inoltre con favore la proposta di considerare le violazioni della direttiva sul distacco dei lavoratori ai fini dell'onorabilità dei gestori o delle imprese di trasporto. Nell'elenco delle infrazioni che comportano la perdita dell'onorabilità dei trasportatori su strada (regolamento (CE) n. 1071/2009) dovrebbe figurare anche il cabotaggio illegale;

35.

mette in guardia contro il rischio di fenomeni ricorrenti di cabotaggio alle frontiere tra paesi che presentano differenze nei costi salariali;

36.

si rammarica che la piena operatività del registro europeo delle imprese di trasporto su strada (ERRU) abbia subito un ulteriore ritardo, esorta gli Stati membri ad assolvere al più presto agli obblighi ancora pendenti e, allo stesso tempo, invita la Commissione a esplorare la possibilità di riunire le banche dati esistenti, quali TACHOnet, ERRU e la base per i controlli tecnici degli autoveicoli.

Proposta di direttiva che modifica la direttiva 2006/1/CE, relativa all'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada (COM(2017) 282 final)

37.

accoglie con favore la proposta di liberalizzare completamente l'utilizzo di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci per proprio conto su tutto il territorio dell'UE, indipendentemente dal luogo di locazione, quale importante deregolamentazione del mercato e misura che — a suo avviso — porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro e contribuirà alla riqualificazione dell'ambiente;

38.

accoglie inoltre con favore la liberalizzazione parziale del noleggio di veicoli senza conducente da un altro Stato membro per attività commerciali, come possibile soluzione all'attuale disparità delle condizioni applicabili alle attività di trasporto nei paesi dell'UE.

Sintesi

39.

constata che, nello sforzo volto a completare il mercato unico nel settore del trasporto internazionale su strada, si dovranno combinare fattori quali le esigenze ambientali, la convergenza economica, la legislazione dei singoli Stati membri e il conseguimento di una concorrenza sana;

40.

chiede che, in vista dei futuri sviluppi digitali e tecnologici nei trasporti, si promuova attivamente il miglioramento delle competenze della forza lavoro, riconoscendo per esempio l'ammissibilità di tali iniziative ai finanziamenti nell'ambito della politica di coesione;

41.

accoglie con favore lo sforzo condotto dalla Commissione per imporre norme uniformi in materia di rendicontazione periodica delle attività di controllo e di supervisione attuate dagli Stati membri, e incoraggia la Commissione a intensificare i controlli, in particolare per quanto riguarda la cooperazione amministrativa transnazionale, nonché l'interpretazione e l'applicazione corretta e non discriminatoria della legislazione esistente;

42.

invita gli Stati membri ad attuare le disposizioni proposte in modo sistematico e senza deroghe, a rafforzare i controlli, ivi compresi quelli ai veicoli di paesi terzi, e ad imporre sanzioni proporzionate, promuovendo nella pratica l'armonizzazione delle norme e, di conseguenza, l'approfondimento del mercato interno, nonché l'occupazione, la crescita e gli investimenti, a vantaggio della competitività dell'UE e delle sue regioni;

43.

attende con interesse un generale miglioramento del livello dei servizi di trasporto erogati, che contribuisca alla coesione territoriale e al miglioramento della qualità di vita dei cittadini.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


23.5.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 176/66


Parere del Comitato europeo delle regioni — L’Europa in movimento: promuovere soluzioni di mobilità senza interruzioni

(2018/C 176/14)

Relatore:

Ivan Žagar (SI/PPE), sindaco di Slovenska Bistrica

Testi di riferimento:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — L’Europa in movimento — Un’agenda per una transizione socialmente equa verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti

COM(2017) 283 final

Documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — L’Europa in movimento — Un’agenda per una transizione socialmente equa verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti

SWD(2017) 177 final

Documento di lavoro dei servizi della Commissione — Verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa: il contributo della ricerca e dell’innovazione nel settore dei trasporti al pacchetto sulla mobilità

SWD(2017) 223 final

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di alcune infrastrutture

COM(2017) 275 final

Proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di alcune infrastrutture, per quanto riguarda determinate disposizioni concernenti le tasse sugli autoveicoli

COM(2017) 276 final

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l’interoperabilità dei sistemi di telepedaggio stradale e intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sul mancato pagamento dei pedaggi stradali nell’Unione (rifusione)

COM(2017) 280 final

I.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

COM(2017) 275 final — parte 1

Articolo 1

Paragrafo 3

Modificare il testo come segue:

Testo proposto dalla Commissione europea

Emendamento del CdR

1.   Fatto salvo l’articolo 9, paragrafo 1 bis, gli Stati membri possono conservare o introdurre pedaggi e/o diritti di utenza sulla rete stradale transeuropea o su alcuni tratti di essa e su qualsiasi altro tratto della loro rete di autostrade che non fanno parte della rete stradale transeuropea, alle condizioni di cui ai paragrafi da 3 a 9 del presente articolo e agli articoli da 7 bis a 7 duodecies.

1.   Fatto salvo l’articolo 9, paragrafo 1 bis, gli Stati membri e gli enti locali e regionali competenti possono conservare o introdurre pedaggi e/o diritti di utenza sulla rete stradale transeuropea o su alcuni tratti di essa e su qualsiasi altro tratto della loro rete di autostrade che non fanno parte della rete stradale transeuropea, alle condizioni di cui ai paragrafi da 3 a 9 del presente articolo e agli articoli da 7 bis a 7 duodecies.

2.   Il paragrafo 1 lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri, nel rispetto del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di applicare pedaggi e diritti di utenza ad altre strade, a condizione che l’imposizione di pedaggi e diritti di utenza su tali altre strade non risulti discriminatoria nei confronti del traffico internazionale e non provochi distorsioni della concorrenza tra gli operatori. I pedaggi e i diritti di utenza per le strade non appartenenti alla rete stradale transeuropea e che non sono autostrade devono soddisfare le condizioni di cui ai paragrafi 3 e 4 del presente articolo, all’articolo 7 bis e ai paragrafi 1, 2 e 4 dell’articolo 7 undecies.

2.   Il paragrafo 1 lascia impregiudicato il diritto degli Stati membri e degli enti locali e regionali competenti , nel rispetto del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di applicare pedaggi e diritti di utenza ad altre strade, a condizione che l’imposizione di pedaggi e diritti di utenza su tali altre strade non risulti discriminatoria nei confronti del traffico internazionale e non provochi distorsioni della concorrenza tra gli operatori. I pedaggi e i diritti di utenza per le strade non appartenenti alla rete stradale transeuropea e che non sono autostrade devono soddisfare le condizioni di cui ai paragrafi 3 e 4 del presente articolo, all’articolo 7 bis e ai paragrafi 1, 2 e 4 dell’articolo 7 undecies.

Motivazione

I pedaggi stradali esistenti e futuri sono in gran parte gestiti dagli enti locali e regionali, che dovrebbero conservare la facoltà di decidere sull’entità e sui dettagli della tariffazione, in particolare quando si tratta della distribuzione artificiale del traffico verso la rete stradale secondaria a causa dei pedaggi applicati sulla strada principale.

Emendamento 2

COM(2017) 275 final — parte 1

Articolo 1

Paragrafo 14

Lettera b)

Modificare il testo come segue:

Proposta della Commissione

Emendamento del CdR

«3.   Gli introiti derivanti dalla riscossione di oneri connessi alla congestione del traffico, o il valore finanziario equivalente di tali introiti, dovrebbero essere utilizzati per affrontare il problema della congestione del traffico, in particolare:

«3.   Gli introiti derivanti dalla riscossione di oneri connessi alla congestione del traffico, o il valore finanziario equivalente di tali introiti, dovrebbero essere utilizzati per affrontare il problema della congestione del traffico, in particolare:

a)

sostenendo le infrastrutture e i servizi di trasporto collettivo;

b)

eliminando le strozzature della rete transeuropea dei trasporti;

c)

realizzando infrastrutture alternative per gli utenti dei trasporti.»

a)

sostenendo le infrastrutture e i servizi di trasporto collettivo;

b)

eliminando le strozzature della rete transeuropea dei trasporti;

c)

realizzando infrastrutture alternative per gli utenti dei trasporti;

d)

sostenendo lo sviluppo di sistemi di trasporto locali e regionali.

 

Si riterrà che gli Stati membri applichino tale disposizione se attuano una politica di sostegno che garantisca il finanziamento dello sviluppo di una rete di trasporto locale e regionale, al fine di affrontare e alleviare le cause della congestione del traffico, per un valore pari almeno al 15 % degli introiti derivanti dalla riscossione di oneri connessi alla congestione del traffico. »

Motivazione

Il Comitato europeo delle regioni ritiene che il testo della direttiva dovrebbe essere più esplicito nel rendere obbligatorio che gli organismi incaricati della riscossione degli oneri convoglino una parte dei proventi anche verso le regioni periferiche e/o lontane dalla rete europea.

II.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Messaggi fondamentali

1.

sottolinea l’importanza di un sistema di trasporto efficiente e sostenibile per la competitività economica delle città e delle regioni come pure il ruolo fondamentale che esso svolge nel rafforzare la coesione sociale, economica e territoriale dell’Unione europea. Gli enti locali e regionali sono responsabili della definizione e dell’attuazione della politica dei trasporti regionale e urbana e hanno il compito di garantire il trasporto pubblico di passeggeri sul loro territorio. Tuttavia, l’adozione di decisioni a livello locale è strettamente legata al quadro definito dalle politiche nazionali ed europee;

2.

è consapevole del fatto che i costi esterni dei trasporti, quali la congestione del traffico e l’inquinamento atmosferico o acustico, hanno un grave impatto sull’ambiente e sulla salute, nonché sull’economia nel suo complesso. Attualmente, i costi vengono sostenuti in misura inferiore da quelli che li generano, mentre la società paga il resto. I trasporti sono responsabili di quasi un quinto delle emissioni di gas a effetto serra in Europa. Vi è urgente bisogno di misure volte a decarbonizzare i trasporti;

3.

osserva che lo sviluppo delle infrastrutture può migliorare la coesione territoriale e che in molte regioni la manutenzione delle infrastrutture ha raggiunto oggi un livello così basso da creare il rischio di un deterioramento della coesione territoriale e sociale. Nelle zone in cui vengono riscossi pedaggi stradali gli introiti devono essere reinvestiti in infrastrutture locali e regionali, soprattutto in modo da ridurre le differenze nel livello e nella qualità dei collegamenti delle regioni con la rete europea di trasporto; chiede che qualsiasi reinvestimento nei sistemi di trasporto abbia tra i principali obiettivi quello di assicurare la sostenibilità di tali sistemi;

4.

sottolinea che i pedaggi stradali devono essere basati innanzitutto sulla distanza percorsa e dovrebbero incoraggiare l’uso delle infrastrutture al di fuori delle ore di punta. Anche altri criteri potrebbero essere presi in considerazione, ad esempio la densità del traffico, la distanza dai centri economici e la distanza tra i centri di potere economico. Costi elevati o in aumento per accedere alla rete europea discriminano le regioni periferiche e remote e compromettono ulteriormente la coesione territoriale e sociale;

5.

accoglie con favore l’agenda per una transizione socialmente equa verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti, nella quale viene affermato che occorre un approccio ancora più integrato, sia per quanto riguarda il livello (nazionale, regionale e locale) sia in termini di politiche diverse. Condivide l’idea che, per conseguire gli obiettivi stabiliti, sia necessario un insieme più mirato di norme e standard comuni corredato di un’ampia gamma di misure di sostegno;

6.

sottolinea la necessità di passare a una mobilità più connessa e automatizzata e di tenersi al passo con le tendenze attuali, come l’elettromobilità e i veicoli che comunicano tra loro e con l’ambiente circostante (tecnologia V2X);

7.

è fermamente convinto che la digitalizzazione dei trasporti, ad esempio attraverso i sistemi di informazione degli utenti, sia in grado di ottimizzare i flussi di traffico e l’utilizzo delle infrastrutture di trasporto; incoraggia quindi tutti gli Stati membri e le regioni a elaborare e attuare piani per la digitalizzazione interoperabile dei sistemi di trasporto.

La tendenza alla decarbonizzazione dei trasporti

8.

ribadisce la necessità di una decarbonizzazione dei trasporti,

che attualmente costituiscono l’unico settore in cui le emissioni di CO2 sono ancora superiori ai livelli del 1990 e continuano ad aumentare in molti Stati membri. Il documento politico L’Europa in movimento e la legislazione proposta sulla tassazione dell’uso delle infrastrutture sono i primi due passi verso una sistema di trasporti a basso tenore di carbonio. La tariffazione stradale come deterrente ad un uso irrazionale del trasporto stradale svolge indubbiamente un ruolo essenziale nella decarbonizzazione;

9.

richiama l’attenzione sulle sfide e sulle opportunità derivanti dalla «mobilità verde».

Nell’attuare le misure restrittive relative ad un trasporto rispettoso dell’ambiente, occorre tenere conto dell’importanza economica di tale settore. Considerato che quello dei trasporti è uno dei comparti più importanti in termini di posti di lavoro e attività economica, la decarbonizzazione dei trasporti darà luogo a tutta una serie di problemi. Tuttavia, un trasporto rispettoso dell’ambiente e decarbonizzato permetterebbe di creare settori nuovi e innovativi di attività economica, e l’Europa potrebbe svolgere un ruolo guida; invita la Commissione ad accompagnare progressivamente la transizione verso una «mobilità verde» al fine di attenuare gli effetti negativi;

10.

accoglie con favore le modifiche alla tassazione degli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci, secondo quando stabilito dalla proposta di direttiva che modifica la direttiva 1999/62/CE, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di alcune infrastrutture, per quanto riguarda determinate disposizioni concernenti le tasse sugli autoveicoli. Tali modifiche, infatti, non impediscono, agli Stati membri che ne abbiano l’intenzione, di mantenere o persino aumentare le tasse per i suddetti veicoli;

11.

sottolinea che, laddove le modifiche ai principi della tariffazione stradale (chi utilizza paga, chi inquina paga) saranno applicate dagli Stati membri e dalle regioni, esse porteranno inevitabilmente a un aumento dei veicoli che usano le reti stradali locali, con effetti negativi sulla sicurezza, sull’ambiente e sui costi di manutenzione di tale rete. Al tempo stesso, vi sarà una capacità inutilizzata delle infrastrutture autostradali. Tale effetto verrà certamente percepito in modo più marcato nelle regioni dell’UE con un basso valore del tempo, come confermato dai risultati delle analisi effettuate nelle singole regioni. L’eliminazione graduale del bollo, laddove applicabile in tali regioni, determinerà certamente una serie di effetti negativi.

Il problema della distorsione del mercato e della discriminazione nei trasporti

12.

mette in evidenza il problema della distorsione del mercato causata in particolare dalla concorrenza sleale tra modi di trasporto.

Questo fenomeno risulta particolarmente marcato fra trasporti stradali e ferroviari, ma riduce indirettamente anche la competitività dei trasporti per vie navigabili. Mentre gli operatori ferroviari pagano per l’utilizzo delle infrastrutture sull’intera rete e i costi esterni dei trasporti sono inclusi nel prezzo, solo il trasporto stradale di merci rientra attualmente nell’ambito di applicazione della direttiva, il che non copre la totalità dei costi esterni dei trasporti. Tale situazione crea un vantaggio indebito per i modi di trasporto meno rispettosi dell’ambiente;

13.

osserva che gli utenti delle infrastrutture stradali si trovano in una posizione di disparità, e che occorre applicare il principio di non discriminazione tra i diversi tipi di veicoli stradali. Le autovetture, i furgoni, gli autobus e i pullman sono esclusi dal principio «chi inquina paga», sebbene tali veicoli siano tra i principali inquinatori dell’ambiente (13,5 % del totale delle emissioni di gas a effetto serra nell’UE) e provochino danni alle infrastrutture;

14.

accoglie con favore il passaggio a pedaggi basati sulla distanza percorsa, poiché sono più equi della tariffazione forfettaria per l’uso delle strade. Il pagamento di diritti e pedaggi su una base coordinata, digitale e interoperabile in tutta l’UE creerebbe parità di condizioni per il mercato unico e garantirebbe la non discriminazione tra cittadini UE e operatori di trasporto dei diversi Stati membri;

15.

fa rilevare che il calcolo dei pedaggi dovrebbe tenere conto delle differenze tra regioni in termini di densità del traffico e di distanza tra centri economici e residenziali;

16.

raccomanda l’equità nella tariffazione dell’uso delle infrastrutture stradali e una maggiore armonizzazione dei prezzi in funzione della durata dell’utilizzo. Occorre garantire un rapporto adeguato tra il prezzo di un utilizzo breve od occasionale e quello di un utilizzo permanente o a lungo termine;

17.

considera che un’inclusione più coerente degli autobus e dei pullman nel sistema di pedaggio stradale sia richiesta dall’applicazione del principio «chi inquina paga» e consentirebbe di limitare gli svantaggi competitivi del trasporto ferroviario, che è tenuto a pagare i canoni di accesso alle linee ferroviarie; rileva tuttavia che nelle regioni dove il trasporto ferroviario non costituisce un’opzione valida di viaggio, non è auspicabile un aumento dei costi per gli operatori di autobus e pullman.

Le sfide della coesione territoriale e sociale

18.

ritiene necessario tenere conto degli aspetti della coesione territoriale e sociale. L’introduzione di sistemi di tariffazione stradale non deve determinare alcuna esclusione dovuta all’ubicazione geografica o alla situazione socioeconomica. Si dovrebbe prestare una particolare attenzione ai gruppi sociali vulnerabili e alle regioni che non dispongono di alternative possibili al trasporto individuale su strada. I gruppi a basso reddito non devono essere danneggiati dall’imposizione di pedaggi quando si recano al lavoro in automobile, se è l’unica opzione sostenibile di cui dispongono;

19.

invita ad applicare il principio di solidarietà (dalle regioni che generano reddito a quelle che presentano ritardi di sviluppo) nel ripartire il gettito proveniente dai pedaggi, reinvestendolo nelle infrastrutture stradali locali e nel finanziamento incrociato di modi di trasporto più rispettosi dell’ambiente;

20.

sottolinea la necessità che le città e le regioni aderiscano all’idea dei pedaggi stradali e li considerino come uno strumento per realizzare i loro obiettivi di sviluppo. La ripartizione degli introiti derivanti da tali pedaggi svolge un ruolo decisivo in tal senso. L’accettazione della tariffazione delle infrastrutture stradali dipenderà dall’equilibrio tra le aspettative di coloro che desiderano che gli introiti siano reinvestiti nell’infrastruttura stradale locale e l’obiettivo generale di investire in soluzioni di trasporto alternative sostenibili sul lungo periodo;

21.

osserva che, mediamente, la qualità delle infrastrutture stradali si sta deteriorando, e che occorre prendere decisioni di investimento in zone che generano entrate. I pedaggi stradali e gli oneri per i costi esterni percepiti in una regione devono, in linea di principio, essere reinvestiti nelle infrastrutture di trasporto della regione stessa in stretta cooperazione con gli enti locali e regionali competenti. Un’eccezione potrebbe essere costituita dalla redistribuzione di taluni pedaggi da aree congestionate ad aree con uno scarso volume di traffico;

22.

accoglie con favore la possibilità di imporre diritti per l’utilizzo delle infrastrutture in proporzione alla qualità delle strade (in termini tecnici e di capacità), poiché rappresenta una misura efficiente e adeguata per porre rimedio alla scarsa manutenzione dell’infrastruttura stradale;

23.

sottolinea l’urgente necessità di investire in modi di trasporto più rispettosi dell’ambiente. Ai fini della coesione sociale e territoriale, gli introiti derivanti dai pedaggi potrebbero anche essere investiti in modi di trasporto più rispettosi dell’ambiente e nell’estensione dei trasporti pubblici alle regioni che non sono facilmente accessibili;

24.

ritiene che possa essere difficile realizzare investimenti nelle regioni scarsamente popolate e periferiche nel quadro di partenariati pubblico-privati. Nelle regioni in cui non vi è un traffico sufficiente, infatti, la possibilità di affidare lavori di costruzione/manutenzione a un’impresa privata in cambio dei pedaggi riscossi non è attraente per l’azienda privata titolare della concessione. Pertanto, il partenariato pubblico-privati per le operazioni andrebbe considerato come un modello adeguato in talune circostanze e in determinate regioni, ma esso non deve ostacolare gli investimenti pubblici nelle regioni meno popolate o più periferiche;

25.

richiama l’attenzione sulle differenze nelle aspettative e negli standard tra i vari Stati membri e regioni. Il sistema comune europeo di tariffazione per i costi esterni fissa delle soglie e degli standard minimi. Tuttavia, esso dovrebbe consentire agli Stati membri (o alle regioni) di superarli adottando sistemi più ambiziosi laddove ciò sia giustificato da circostanze speciali che danno luogo a costi esterni elevati. I costi esterni ambientali elevati (ad esempio nelle regioni montane) devono risolvere i problemi nella regione in questione.

Interoperabilità transfrontaliera ed europea dei sistemi di telepedaggio

26.

concorda con le osservazioni secondo cui, nonostante la direttiva sul servizio europeo di telepedaggio (2004) e la relativa decisione sull’attuazione (2009), con pochissime eccezioni, non vi è alcuna interoperabilità transfrontaliera — i costi e gli inconvenienti sono quindi a carico degli utenti e degli organismi che forniscono e mantengono tali sistemi. Il CdR sostiene quindi le modifiche previste al fine di progredire, nel lungo periodo, verso un sistema interoperabile a livello europeo;

27.

osserva che è necessario trovare una soluzione semplice e a costi contenuti. Si potrebbe introdurre l’obbligo di dotare le nuove autovetture di tale soluzione o di installare un unico dispositivo interoperabile negli altri veicoli. Nello spazio unico europeo dei trasporti, le apparecchiature elettroniche per la tariffazione dell’utilizzo dei trasporti non devono effettuare discriminazioni basate sull’origine nazionale o regionale. Occorre garantire l’interoperabilità transfrontaliera e paneuropea dei sistemi di riscossione dei pedaggi, come pure la proporzionalità dei costi del loro utilizzo a breve e lungo termine; sottolinea altresì la necessità di standardizzare ulteriormente i sistemi di ricarica stradale nel quadro dell’elaborazione delle norme a livello di UE in materia di ricarica dei veicoli elettrici;

28.

sottolinea la necessità della protezione dei dati. È necessario definire un quadro giuridico solido per proteggere i dati individuali fornendo un minimo di informazioni al gestore dei sistemi di pedaggio;

29.

sostiene gli sforzi a favore di un perseguimento efficace degli autori di reati a livello transfrontaliero e paneuropeo. A tale proposito, il principio della protezione dei dati non deve essere usato come pretesto per evitare di agire contro gli autori di reati.

Bruxelles, 1o febbraio 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ