ISSN 1977-0944

Gazzetta ufficiale

dell’Unione europea

C 451

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Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

57° anno
16 dicembre 2014


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

PARERI

 

Comitato economico e sociale europeo

 

500a sessione plenaria del CESE del 9 e 10 luglio 2014

2014/C 451/01

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Politica d'immigrazione dell'UE e relazioni con i paesi terzi — (parere esplorativo)

1

2014/C 451/02

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Completare l'Unione economica e monetaria — Le proposte del Comitato economico e sociale europeo per la prossima legislatura europea — (parere d'iniziativa)

10

2014/C 451/03

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Finanziamento delle imprese: indagine sui meccanismi di approvvigionamento alternativi — (parere d'iniziativa)

20

2014/C 451/04

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Società digitale: accesso, istruzione, formazione, occupazione, strumenti per l'uguaglianza — (parere d'iniziativa)

25

2014/C 451/05

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Attacchi informatici nell'UE — (parere d'iniziativa)

31

2014/C 451/06

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Rendere più trasparente e aperto il processo di adesione all'Unione europea — (parere d'iniziativa)

39

 

III   Atti preparatori

 

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

 

500a sessione plenaria del CESE del 9 e 10 luglio 2014

2014/C 451/07

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulle misure strutturali volte ad accrescere la resilienza degli enti creditizi dell'UE — [COM(2014) 43 final — 2014/0020 (COD)]

45

2014/C 451/08

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione — Una tabella di marcia per il completamento del mercato unico della consegna dei pacchi — Instaurare un clima di fiducia e incoraggiare le vendite online — [COM(2013) 886 final]

51

2014/C 451/09

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla segnalazione e la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli — [COM(2014) 40 final — 2014/0017 (COD)]

59

2014/C 451/10

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo — COM(2014) 86 final

64

2014/C 451/11

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Sfruttare il potenziale del crowdfunding nell'Unione europea — COM(2014) 172 final

69

2014/C 451/12

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui dispositivi di protezione individuale — COM(2014) 186 final — 2014/0108 (COD)

76

2014/C 451/13

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli impianti a fune — COM(2014) 187 final — 2014/0107 (COD)

81

2014/C 451/14

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda taluni elementi della relazione sul governo societario — COM(2014) 213 final — 2014/0121 (COD)

87

2014/C 451/15

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul finanziamento a lungo termine dell'economia europea — [COM(2014) 168 final]

91

2014/C 451/16

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Un'Europa aperta e sicura: come realizzarla — COM(2014) 154 final

96

2014/C 451/17

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — L’agenda giustizia dell’UE per il 2020: rafforzare la fiducia, la mobilità e la crescita nell’Unione — COM(2014) 144 final

104

2014/C 451/18

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle attività e alla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali — COM(2014) 167 final — 2014/0091 (COD)

109

2014/C 451/19

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Quadro UE per la qualità nell'anticipazione dei cambiamenti e delle ristrutturazioni — [COM(2013) 882 final]

116

2014/C 451/20

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Revisione degli orientamenti comunitari concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi alle compagnie aeree operanti su aeroporti regionali — [C(2014) 963 final]

123

2014/C 451/21

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Una nuova strategia forestale dell'Unione europea: per le foreste e il settore forestale — COM(2013) 659 final

127

2014/C 451/22

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Un programma Aria pulita per l'Europa [COM(2013) 918 final], alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici e che modifica la direttiva 2003/35/CE [COM(2013) 920 final — 2013/0443 (COD)], alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla limitazione delle emissioni nell'atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi [COM(2013) 919 final — 2013/0442 (COD)], alla Proposta di decisione del Consiglio relativa all'accettazione della modifica del protocollo del 1999 della convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza, del 1979, per la riduzione dell'acidificazione, dell'eutrofizzazione e dell'ozono troposferico [COM(2013) 917 final]

134

2014/C 451/23

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1308/2013 e il regolamento (UE) n. 1306/2013 per quanto riguarda il finanziamento del regime di aiuti per la distribuzione di ortofrutticoli, banane e latte negli istituti scolastici — COM(2014) 32 final — 2014/0014 (COD)

142

2014/C 451/24

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Governance e politica di Internet — Il ruolo dell'Europa nel forgiare il futuro della governance di Internet — COM(2014) 72 final

145

2014/C 451/25

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Quadro d'azione di Hyogo per il dopo 2015: gestire i rischi per raggiungere la resilienza — COM(2014) 216 final

152

2014/C 451/26

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la direttiva 93/5/CEE del Consiglio, del 25 febbraio 1993, concernente l'assistenza alla Commissione e la cooperazione degli Stati membri nell'esame scientifico di questioni relative ai prodotti alimentari — COM(2014) 246 final — 2014/0132 (COD)

157

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

PARERI

Comitato economico e sociale europeo

500a sessione plenaria del CESE del 9 e 10 luglio 2014

16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Politica d'immigrazione dell'UE e relazioni con i paesi terzi»

(parere esplorativo)

(2014/C 451/01)

Relatore:

GKOFAS

Correlatore:

PARIZA CASTAÑOS

In data 6 dicembre 2013, la presidenza greca dell'UE ha deciso di invitare il Comitato economico e sociale europeo a elaborare, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, un parere esplorativo sul tema:

Politica d'immigrazione dell'UE e relazioni con i paesi terzi.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 64 voti favorevoli, 1 voto contrario e 4 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Scopo del presente parere è contribuire ai lavori della presidenza greca dell'Unione europea, ma anche garantire loro una continuità nel corso della presidenza italiana, per far sì che la politica d'immigrazione e asilo dell'UE rafforzi la sua dimensione esterna. L'immigrazione costituisce una questione particolarmente complessa che richiede la collaborazione di molti diretti interessati, ma anche una gestione comune di carattere globale da parte dell'UE a livello sia internazionale che europeo (1).

1.2

L'UE deve cessare di considerare la politica d'immigrazione come una questione quasi esclusivamente interna. Alcuni dei suoi errori derivano proprio da questa concezione sbagliata. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ritiene che l'Europa debba gestire l'immigrazione nel quadro di un approccio globale che comprenda sia la dimensione interna che quella esterna: la gestione interna dei flussi migratori e la cooperazione con i paesi terzi rappresentano due componenti della stessa politica perché questa sia efficace.

1.3

Nell'ambito della globalizzazione economica, la sfida della mobilità delle persone va affrontata mediante un approccio olistico. L'immigrazione e la mobilità sono strettamente interdipendenti. Il dialogo internazionale sulla mobilità delle persone e l'immigrazione va esteso anche ad altri aspetti della politica europea, come il commercio, la cooperazione allo sviluppo, i diritti umani e la sicurezza.

1.4

Visto che nessuno Stato membro dell'UE può gestire da solo in modo adeguato l'immigrazione e l'asilo, il Trattato getta le basi di una politica comune che deve essere fondata su una normativa armonizzata. Il principio di solidarietà e di equa ripartizione va rafforzato.

1.5

L'UE deve farsi carico della responsabilità di controllare le frontiere esterne degli Stati membri — che sono le frontiere di tutta l'UE e dello spazio Schengen. Frontex (l'agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'UE) deve trasformarsi in un servizio europeo per la sorveglianza delle frontiere. L'UE deve rafforzare la solidarietà tra gli Stati membri e migliorare la ripartizione delle responsabilità.

1.6

A causa della loro posizione geografica, alcune regioni europee devono affrontare problemi specifici, in quanto rappresentano punti di passaggio per l'immigrazione irregolare e talvolta ricevono un numero di immigrati superiore alla capacità di accoglienza. È necessario che l'UE avvii procedure operative per una migliore ripartizione delle responsabilità, nonché per l'assistenza finanziaria e l'accoglienza dei migranti.

1.7

In un mondo globalizzato l'UE deve collaborare con i paesi terzi e le istituzioni internazionali alla promozione di un quadro normativo internazionale per le migrazioni e la mobilità.

1.8

In questo ambito, il CESE ritiene necessario affrontare la questione dell'immigrazione tenendo conto dei tre fattori che seguono: i paesi di origine, i paesi di transito e i paesi di destinazione (nella fattispecie l'UE) dei migranti; solo così facendo, sarà possibile far fronte con successo ai flussi migratori.

1.9

La politica d'immigrazione e asilo deve essere coordinata in modo migliore con la politica esterna dell'UE. Il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) deve svolgere il ruolo assegnatogli e coprire anche le politiche in materia d'immigrazione, controllo delle frontiere e asilo, allo scopo di rafforzarne la coerenza. Il CESE, che ha contribuito al lavoro della presidenza greca dell'UE, si compiace del fatto che negli orientamenti strategici adottati dal Consiglio europeo il 26 e 27 giugno 2014 figuri la dimensione esterna dell'immigrazione, dell'asilo e della gestione dei confini. Analogamente va rafforzata la funzione del Parlamento europeo in questi ambiti.

1.10

Nel quadro di un approccio globale in materia di migrazione e mobilità (GAMM), l'UE deve giungere ad accordi con i paesi terzi, specialmente con i paesi vicini, i paesi di origine dei migranti e quelli di transito.

1.11

Il CESE propone quindi di rafforzare il dialogo con i paesi terzi e di giungere a nuovi accordi per la mobilità e la migrazione dal contenuto più ampio, come si osserva anche ai punti 1.3 e 5.1.6.

1.12

I partenariati per la mobilità presentano certe limitazioni che vanno superate nei prossimi anni, in quanto non hanno un carattere vincolante per le parti contraenti. Grazie alla loro flessibilità, i partenariati aiutano a stringere accordi politici senza imporre obblighi giuridici, ma vanno — secondo il CESE — convertiti in accordi internazionali di natura vincolante.

1.13

Tra le priorità dei partenariati per la mobilità devono figurare — oltre alla sicurezza, ai rimpatri e alla sorveglianza delle frontiere — gli aspetti connessi alla migrazione economica e alla mobilità, con particolare attenzione per l'organizzazione dell'immigrazione legale, la politica di rilascio dei visti, il riconoscimento delle qualifiche, i diritti di previdenza sociale, nonché il contributo del fenomeno migratorio e della mobilità allo sviluppo.

1.14

Il CESE propone che nei paesi di origine vengano creati uffici dell'UE per la migrazione, gestiti dalla Commissione europea con l'aiuto di funzionari del SEAE, della DG Affari interni e della DG Occupazione, affari sociali e inclusione. Il portale web dell'UE sull'immigrazione è uno strumento valido, ma insufficiente; deve essere disponibile in più lingue e avere un carattere più interattivo.

1.15

È necessario migliorare la cooperazione con i paesi di origine e di transito, prevenire ed evitare l'immigrazione irregolare. È anche necessario ricorrere a campagne informative, nonché lottare efficacemente contro le reti criminali che praticano il traffico illegale o la tratta di migranti. La cooperazione giudiziaria e di polizia è fondamentale per combattere le reti criminali. Mossi dal desiderio di ottenere benefici economici illeciti, i criminali dediti al traffico o alla tratta di esseri umani mettono a rischio la vita e la sicurezza delle persone. I partenariati per la mobilità devono sviluppare nuovi sistemi di cooperazione per il controllo delle frontiere e la collaborazione in materia di rimpatrio assistito.

1.16

Si considerano altrettanto fondamentali l'assistenza finanziaria e i programmi di sviluppo secondo il principio della condizionalità positiva (more for more ), tenendo conto, allo stesso tempo, di diversi fattori legati all'immigrazione — tra cui la politica in materia di rimpatrio e riammissione. Ugualmente importanti sono il rafforzamento della società civile organizzata locale e la sua partecipazione ai partenariati.

1.17

Il CESE, inoltre, è favorevole sia alla cooperazione tra Frontex e Europol per lottare contro la criminalità organizzata, specialmente il traffico e la tratta di migranti, sia a una stretta collaborazione con le organizzazioni internazionali come l'Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e il Centro internazionale per lo sviluppo delle politiche migratorie (ICMPD). Il CESE sostiene altresì i regolamenti della Commissione europea a favore di una gestione più flessibile del Fondo Asilo, migrazione e integrazione, nonché del Fondo Sicurezza interna, a partire dal 2014.

1.18

A livello dell'UE occorre perseguire, tra l'altro, una politica adeguata e coesa in materia d'immigrazione, basata sulla solidarietà e sull'impegno di tutti gli Stati membri. L'UE deve dotarsi di un'efficace politica dei rientri conforme ai trattati internazionali in materia di rimpatrio e riammissione. Le frontiere dell'UE, comprese le frontiere marittime degli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo, sono frontiere comuni a tutti gli Stati membri dell'UE e la responsabilità di garantirne attivamente la protezione deve essere condivisa da tutti in conformità ai Trattati.

1.19

I diritti degli immigrati irregolari devono essere rispettati in ogni fase, dal salvataggio o accoglienza fino alla concessione dello status di protezione, quando si trovano in una situazione irregolare «senza documenti» o sono rimpatriati. Vanno inoltre creati in tutti gli Stati membri nuovi e migliori centri di permanenza temporanea e di trattenimento per gli immigrati con l'aiuto di tutta l'UE, dando particolare importanza alle condizioni igieniche e all'offerta di assistenza sanitaria, ma anche a un esame più rapido delle domande di asilo o di assistenza sociale. Il CESE ribadisce la propria opposizione alla pratica di trattenere i richiedenti asilo e gli immigrati irregolari in centri di detenzione, soprattutto i minori, specie se non accompagnati, le donne incinte e le persone affette da gravi malattie.

1.20

Il CESE osserva con preoccupazione che in Europa aumentano l'intolleranza, il razzismo e la xenofobia contro gli immigrati; è inoltre allarmato dal deteriorarsi della protezione dei diritti fondamentali che si osserva in alcuni Stati membri.

1.21

Tutti gli organi istituzionali dell'UE hanno insistito sull'importanza dell'immigrazione per l'UE da un punto di vista sia economico che demografico. Si consideri anche la strategia Europa 2020. Come già ribadito dal CESE a più riprese, la politica d'immigrazione dell'UE deve essere proattiva, tutelare i diritti umani, lottare contro le discriminazioni sul posto di lavoro e nella società, nonché mettere a punto l'agenda per l'integrazione.

1.22

L'UE deve dotarsi di un regime comune di asilo basato su una normativa armonizzata. La convenzione di Dublino deve essere sostituita da un sistema improntato a una maggiore solidarietà all'interno dell'UE che tenga conto della volontà dei richiedenti asilo e garantisca una distribuzione più proporzionata delle responsabilità tra gli Stati membri.

1.23

Il nuovo regolamento che istituisce il Fondo Asilo, migrazione e integrazione presta un'attenzione speciale alle situazioni di crisi e di emergenza. Il CESE condivide la proposta della Commissione tesa ad assicurare una capacità di azione flessibile a livello europeo, con risorse finanziarie sufficienti per affrontare le emergenze. A seguito dell'arrivo di numerose persone provenienti dalla Siria e da altre zone di conflitto in Africa è necessario che l'UE agisca, perché queste sono situazioni di emergenza umanitaria.

2.   Introduzione

2.1

La mancanza di una politica europea comune dell'immigrazione, i recenti eventi tragici — che continuano a ripetersi — con perdite di vite umane nelle regioni costiere della Libia, di Malta, della Grecia, dell'Italia e della Spagna, l'afflusso — in costante crescita — di profughi lungo le frontiere della Siria, la complessità del problema e le dimensioni dei flussi migratori hanno messo a dura prova la capacità di reazione, soprattutto dei paesi del Mediterraneo. Per questo, il CESE accoglie con soddisfazione il fatto che i temi dell'immigrazione continuino a figurare tra le priorità dell'Italia, che detiene attualmente la presidenza dell'UE, come è stato durante la presidenza greca uscente.

3.   L'Europa e la gestione internazionale delle migrazioni

3.1

Nel XXI secolo aumenteranno sia la mobilità delle persone che i flussi migratori. Attualmente, soltanto il 3 % della popolazione mondiale vive in un paese diverso da quello in cui è nato, ma la tendenza indica un incremento in futuro dei movimenti (il tasso di crescita annuale è del 3 %). D'altro canto si osserva che i flussi migratori tra i paesi meridionali sono in netto aumento, soprattutto verso i paesi dalle economie emergenti. Parallelamente cresce la mobilità all'interno dell'UE (2) e dello Spazio economico europeo.

3.2

La povertà, la disoccupazione, le tendenze demografiche, l'assenza di opportunità, i conflitti, i disastri ecologici e i cambiamenti climatici rappresentano alcune delle cause che stimolano le migrazioni a livello internazionale.

3.3

Il CESE ha proposto che l'UE, nell'ambito della sua politica estera, promuova un quadro normativo internazionale per le migrazioni e la mobilità che allenti le pressioni sugli Stati membri. Questo quadro normativo internazionale deve comprendere le principali convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e la convenzione internazionale delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, che non è stata ancora ratificata dagli Stati membri dell'UE (3). Il CESE invita la Commissione europea a elaborare una relazione sulle misure prese ai fini di una rapida ratifica di tale convenzione.

3.4

Il presente parere punta principalmente ad esaminare e illustrare alcuni degli aspetti più importanti del fenomeno dell'immigrazione in generale, come già indicato, al fine di individuare soluzioni che garantiscano una politica d'immigrazione efficace, ma anche rispettosa dei diritti dei migranti.

4.   La dimensione interna: la politica comune d'immigrazione, asilo e integrazione dell'UE

4.1   La politica comune d'immigrazione

4.1.1

Negli ultimi dieci anni l'UE si è dotata gradualmente di un quadro giuridico comune, introducendo ad esempio lo status di «cittadino soggiornante di lungo periodo» o formalizzando il diritto al ricongiungimento familiare. Le condizioni di accoglienza di studenti e ricercatori sono state armonizzate ed è stata istituita la cosiddetta Carta blu per gli immigrati altamente qualificati. È stata inoltre adottata una normativa trasversale — un'unica autorizzazione per i lavoratori migranti di paesi terzi, la direttiva sui lavoratori stagionali e la direttiva per l'ammissione dei lavoratori nei trasferimenti intrasocietari.

È necessario che l'UE dia slancio alla politica comune in materia d'immigrazione per motivi di lavoro e che si doti di un quadro giuridico coerente, olistico, orizzontale, che salvaguardi il rispetto dei diritti dei lavoratori, della parità di trattamento, le esigenze delle imprese nonché l'occupazione legale di tali lavoratori. Si rendono necessarie una legislazione e una cooperazione con i paesi di origine che permettano l'immigrazione attraverso canali legali e trasparenti, sia dei lavoratori altamente qualificati sia di quelli che svolgono attività meno qualificate.

Si rendono necessarie una politica completa e coerente in materia d'immigrazione e asilo, nonché di controllo delle frontiere, e un'armonizzazione legislativa, con la partecipazione attiva degli Stati membri, dei servizi della Commissione europea, del SEAE e degli organismi europei competenti.

4.1.2

Il CESE e la Commissione collaborano strettamente nel quadro delle politiche d'integrazione. Sulla base di alcuni principi fondamentali comuni, l'UE mette a punto un'agenda per l'integrazione che dispone anche di una dotazione finanziaria. Il CESE e la Commissione continueranno a cooperare nelle attività del Foro europeo dell'Integrazione.

4.2   Regime comune di asilo

4.2.1

L'UE si sta dotando di un regime comune di asilo e di una normativa di armonizzazione, ma si è ancora lontani da una situazione adeguata, in quanto gli Stati membri mantengono politiche e normative differenti (4).

4.2.2

Il CESE ha criticato la scarsa solidarietà mostrata dall'UE in materia di asilo, in quanto il 90 % delle richieste di asilo presentate riguardava dieci Stati membri soltanto. In termini relativi, sono gli Stati membri più piccoli — come Malta, Cipro o la Grecia — che subiscono la pressione maggiore.

4.2.3

La convenzione di Dublino definisce lo Stato membro competente per l'esame di ciascuna richiesta di asilo, ma il CESE ritiene che, a causa di tale convenzione, gli Stati membri dell'UE non si mostrino solidali tra loro. Il richiedente asilo dovrebbe poter presentare la sua domanda in qualsiasi Stato membro. Nel medio termine bisognerebbe attribuire nuove competenze all'UE in modo tale che l'esame delle domande di asilo sia di sua competenza e non delle autorità nazionali. In tal modo le domande saranno esaminate più rapidamente e miglioreranno le condizioni di concessione dell'asilo. In breve, la convenzione di Dublino deve essere sostituita da un sistema improntato a una maggiore solidarietà all'interno dell'UE, che tenga conto della volontà dei richiedenti asilo e garantisca una distribuzione più proporzionata delle responsabilità tra gli Stati membri.

4.2.4

Per aiutare gli Stati membri a sviluppare il regime di asilo, è stato creato l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), che offre anche assistenza tecnica e operativa. L'EASO deve avere mandato di valutare i regimi nazionali di asilo e la loro compatibilità con gli obblighi derivanti dal diritto europeo e internazionale, oltre che con i diritti fondamentali.

4.2.5

Il CESE propone di aumentare i programmi di reinsediamento per trasferire i rifugiati dai territori al di fuori delle frontiere dell'UE e reinsediarli nell'Unione, in cooperazione con i paesi terzi e l'UNHCR.

4.2.6

Il CESE propone inoltre di potenziare i programmi di ricollocazione sul territorio dell'UE, offrendo incentivi finanziari agli Stati membri impegnati in questo senso. Il CESE ricorda che attualmente il livello di solidarietà tra gli Stati membri è alquanto modesto per quanto concerne il reinsediamento e la ricollocazione dei beneficiari di protezione e dei richiedenti asilo.

4.2.7

La ricollocazione dovrebbe avvenire sulla base di un ben definito meccanismo permanente. La Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa in questo senso, che preveda un meccanismo permanente ed efficace di ricollocazione dei richiedenti asilo all'interno dell'UE in base a un criterio europeo di ripartizione quale viene descritto nella relazione del Parlamento europeo sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo (2012/2032 INI). Per garantire a questo meccanismo una funzionalità ottimale, sarebbe bene che la proposta legislativa tenesse tra l'altro conto delle esperienze pratiche acquisite a Malta con il progetto pilota Eurema (5).

4.3   Prevenire l'immigrazione illegale

Il CESE reputa necessario accrescere lo spirito di solidarietà nell'UE. A causa della loro posizione geografica, alcune regioni europee devono affrontare problemi specifici, in quanto rappresentano spesso punti di passaggio per l'immigrazione illegale e a volte ricevono un numero di immigrati superiore alla capacità di accoglienza. È necessario che l'Unione europea avvii procedure di solidarietà a livello finanziario, operativo e di accoglienza, tenendo conto, tra l'altro, delle condizioni economiche e sociali dei singoli Stati membri.

4.3.1

Il legame tra immigrazione e criminalità che emerge in alcuni discorsi politici non corrisponde alla realtà e fomenta atteggiamenti di xenofobia. La maggior parte degli immigrati che si trovano in situazione irregolare è entrata legalmente con un visto di breve durata e prolunga il soggiorno, oppure ha un permesso d'immigrazione temporaneo e non rientra nel suo paese di origine quando il permesso scade.

4.3.2

Molte di queste persone lavorano in condizioni ingiuste — quando non contrarie addirittura al diritto del lavoro — o sono impiegate nell'economia sommersa, vivendo in situazioni di esclusione sociale. Di fronte a simili casi, le organizzazioni della società civile e il CESE si sono schierati a favore di procedure di regolarizzazione degli immigrati irregolari e, in generale, hanno invitato l'UE ad adottare proposte, raccomandazioni e misure per impedire il verificarsi di tali casi.

4.3.3

I diritti degli immigrati irregolari devono essere rispettati in ogni fase, dal salvataggio o dalla detenzione fino alla concessione dello status di protezione o al momento del rimpatrio. La migrazione irregolare via mare comporta spesso la perdita di vite umane. In questo contesto, il CESE evidenzia l'importanza di rispettare in ogni momento i diritti fondamentali della persona.

4.4   Frontiere esterne e visti

4.4.1

L'Unione europea ha bisogno di una politica in materia di frontiere esterne credibile, efficace, legittima e soggetta a controlli democratici. Gli Stati membri che fanno parte dello spazio Schengen non eseguono controlli alle frontiere che condividono. Ciò significa che devono collaborare e ripartire tra loro la responsabilità di gestire le frontiere esterne dell'UE. Il codice frontiere Schengen disciplina l'attraversamento delle frontiere e i relativi controlli, tenendo conto dei requisiti che i cittadini di paesi terzi devono soddisfare per entrare nell'UE e soggiornarvi fino a un massimo di tre mesi. L'UE redige gli elenchi dei paesi i cui cittadini hanno bisogno di un visto di entrata.

4.4.2

Il CESE ritiene che il ruolo di Frontex vada rafforzato in modo da trasformarlo a medio termine in un servizio europeo di protezione delle frontiere, completato da una forza europea di guardie di frontiera. La sua funzione principale consisterebbe nell'applicare le regole comuni previste nel codice frontiere. Il CESE ritiene necessario rafforzare la solidarietà dell'UE nei confronti degli Stati membri, tenendo conto della loro posizione geografica.

4.4.3

La lotta alla tratta e al traffico di esseri umani deve essere combattuta garantendo sempre alle vittime la protezione stabilita dal diritto umanitario internazionale e dalle convenzioni europee in materia di diritti umani. Secondo l'articolo 6, paragrafo 2, del codice frontiere Schengen, «nell'effettuare le verifiche di frontiera, le guardie di frontiera non esercitano verso le persone discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale»; inoltre, secondo l'articolo 13, i cittadini di paesi terzi che siano respinti hanno il diritto di presentare ricorso contro tale decisione.

4.4.4

Il CESE appoggia le proposte della Commissione intese a modificare la legislazione sui visti. La collaborazione con i paesi terzi è fondamentale per la politica dei visti, che in molti casi prevede la reciprocità.

4.5   Rientri

4.5.1

I partenariati per la mobilità dovranno prevedere procedure di rientro basate in via prioritaria sul rimpatrio volontario, associato ai sistemi di sostegno (6). Nel caso in cui, però, si applichino procedure di rimpatrio forzato, è necessario garantire il pieno rispetto dei diritti umani dei soggetti interessati, tenendo conto delle raccomandazioni formulate in materia dal Consiglio d'Europa (7).

4.5.2

La conclusione di accordi con i paesi terzi dovrà basarsi sul principio della condizionalità positiva, la prestazione di assistenza finanziaria e la creazione di programmi di sviluppo per prevenire l'immigrazione illegale.

4.5.3

Il rimpatrio dei migranti entrati nell'UE in modo irregolare va gestito secondo le norme stabilite. A questo proposito è essenziale concludere accordi di rimpatrio con i paesi terzi per garantire il pieno rispetto dei diritti dei migranti che rientrano nel paese di origine.

4.5.4

La Carta dei diritti fondamentali dell'UE vieta espressamente le espulsioni collettive e garantisce che nessuno potrà essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui corre un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti (principio del non respingimento). Eppure diverse ONG hanno denunciato pratiche di espulsione collettiva e di espulsione di immigrati irregolari e di richiedenti asilo verso i paesi nei quali i diritti umani sono violati. Il CESE ricorda che la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e la Carta contengono disposizioni applicabili a qualunque politica europea in materia d'immigrazione irregolare, con particolare attenzione alla protezione in caso di rimpatrio, espulsione o estradizione.

4.5.5

Secondo l'interpretazione data dalla Corte europea dei diritti dell'uomo all'articolo 3 della CEDU, le persone affette da gravi malattie non potranno essere trattenute né espulse, in quanto bisognose di cure mediche, e lo stesso vale per le donne incinte. Anche la situazione dei minori richiede un'attenzione e protezione specifiche, soprattutto se non sono accompagnati.

4.5.6

Il CESE ribadisce di essere contrario al mantenimento in condizioni di detenzione dei richiedenti asilo e degli immigrati irregolari, dato che il loro trattenimento in centri di detenzione deve costituire in ogni caso una misura eccezionale (8). Il CESE chiede una maggiore trasparenza in relazione ai centri di custodia temporanea sia all'interno che all'esterno dell'UE, e che l'UNHCR sia informato della situazione delle persone che vi si trovano.

5.   La dimensione esterna della politica d'immigrazione e asilo

5.1   L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità

5.1.1

Il primo passo in questa direzione è stato compiuto dal Consiglio europeo, che alla fine del 2005 ha adottato l'approccio globale alla migrazione. Per sviluppare la dimensione esterna della politica dell'UE in materia di migrazione sono state lanciate varie iniziative a cura della Commissione.

5.1.2

I partenariati per la mobilità sono lo strumento politico più importante nell'attuazione dell'approccio globale in materia di migrazione e mobilità. La fase pilota della loro applicazione è già stata completata e nel 2009 la Commissione ha effettuato una valutazione politica di tale applicazione (9).

5.1.3

Nella comunicazione Dialogo con i paesi del Sud del Mediterraneo per la migrazione, la mobilità e la sicurezza (COM(2011) 292 final) la Commissione ha raccomandato di individuare nuovi obiettivi per le politiche d'immigrazione e asilo (conflitti e movimenti di popolazioni nel Mediterraneo) istituendo un dialogo per la migrazione, la mobilità e la sicurezza nell'UE. L'UE ha avviato quindi un dialogo con alcuni paesi in particolare.

5.1.4

Sono stati finora completati sei partenariati per la mobilità con i seguenti paesi: Capo Verde (maggio 2008) (10), Moldova (maggio 2008) (11), Georgia (novembre 2009) (12), Armenia (ottobre 2011) (13), Azerbaigian (dicembre 2013) (14) e Marocco (giugno 2013) (15). I negoziati per il partenariato con la Tunisia si sono appena conclusi e la dichiarazione congiunta è stata firmata il 3 marzo 2014. I negoziati con la Giordania — già iniziati — dovrebbero concludersi durante la presidenza greca dell'UE. Saranno inoltre avviati nuovi dialoghi in materia di migrazione, mobilità e sicurezza con altri paesi della sponda meridionale del Mediterraneo, come l'Egitto, la Libia, l'Algeria e il Libano. La dichiarazione sulla migrazione e la mobilità formulata in occasione del vertice UE-Africa (16) si basa su un approccio globale che il CESE appoggia.

5.1.5

Nel 2011, la Commissione ha pubblicato una valutazione dell'approccio globale in materia di migrazione e mobilità (denominato GAMM, dall’inglese Global Approach to Migration and Mobility) (17), nella quale invita l'UE a rafforzare la sua politica esterna in materia di migrazione e presenta un approccio globale rinnovato che dovrà basarsi sui quattro pilastri che seguono: 1) organizzazione e agevolazione della migrazione legale e della mobilità; 2) prevenzione e riduzione della migrazione irregolare e della tratta degli esseri umani; 3) promozione della protezione internazionale e rafforzamento della dimensione esterna della politica di asilo; 4) aumento dell'influsso della migrazione e della mobilità sullo sviluppo.

5.1.6

I partenariati per la mobilità presentano tuttavia alcuni limiti che, secondo il CESE, vanno superati entro i prossimi anni. Dal punto di vista giuridico, essi sono uno strumento di soft law (non vincolante). Sono dichiarazioni congiunte adottate dall'UE, da un gruppo di Stati membri interessati e da un paese terzo, ma non hanno alcun carattere vincolante per le parti. La loro flessibilità è di aiuto nel raggiungere accordi politici, ma non nell'assunzione di responsabilità giuridiche. Come il CESE ha già rilevato, i partenariati per la mobilità (18) dovrebbero diventare accordi internazionali vincolanti per le parti contraenti.

5.1.7

Tali partenariati devono sviluppare in modo più completo ed equilibrato gli aspetti della mobilità e della migrazione inserendoli tra le loro priorità, che finora erano essenzialmente la sicurezza, il rimpatrio, la riammissione degli immigrati irregolari e la sorveglianza delle frontiere. Nella comunicazione della Commissione dedicata al dialogo si stabilisce che «la maggior mobilità […] dipenderà dal rispetto di un certo numero di condizioni preliminari» da parte dei paesi terzi. Secondo il CESE, l'UE deve offrire ai cittadini di questi paesi opportunità d'immigrazione attraverso procedure legali e trasparenti (19).

5.1.8

Il CESE propone che l'UE offra ai paesi partner l'apertura di canali per facilitare la mobilità delle persone, la concessione dei visti e l'ammissione di nuovi immigrati. Il CESE (20) è favorevole all'inclusione di altri temi nei nuovi accordi, più precisamente:

miglioramento della capacità di riequilibrare l'offerta e la domanda di manodopera;

riconoscimento delle competenze e qualifiche accademiche e professionali;

elaborazione e applicazione di quadri giuridici che permettano di migliorare il trasferimento dei diritti pensionistici;

un accesso migliore alle informazioni sui posti di lavoro vacanti nell'UE;

misure per migliorare la cooperazione in materia di competenze e per riequilibrare l'offerta e la domanda di manodopera, sulla base dei lavori già realizzati dalla Fondazione europea per la formazione.

5.1.9

Creando dei centri per l'immigrazione nei paesi di origine, l'UE rafforzerà la sua presenza in tali paesi, e al contempo vanificherà la disinformazione praticata dai trafficanti incoraggiando, invece, la presentazione di richieste d'immigrazione legale. Particolare importanza dovrà essere attribuita al rafforzamento della società civile locale e, dove questa non esiste, alla sua creazione.

5.1.10

In situazioni di crisi umanitaria che si verificassero in territori di transito a causa di spostamenti massicci, l'UE potrebbe finanziare la creazione di centri per l'immigrazione e di permanenza temporanea, tenendo ancora una volta conto del principio della condizionalità positiva. In collaborazione con l'UNHCR e l'OIM, in questi centri si garantirà la protezione del sistema internazionale di asilo alle persone che ne avessero bisogno.

5.1.11

L'UE dovrà concludere accordi con i paesi di transito dando particolare importanza ai requisiti in materia di diritti umani, ma anche di rimpatrio.

5.1.12

Gli accordi stipulati potrebbero estendersi a una collaborazione con Frontex ed Europol. La lotta alla criminalità organizzata e al traffico di esseri umani costituiscono un elemento fondamentale per prevenire e ridurre i flussi migratori irregolari. Le persone che cadono nelle reti dei trafficanti devono essere considerate vittime innocenti.

5.1.13

Dopo la sciagura di Lampedusa, al termine del Consiglio Giustizia e affari interni (GAI) del 7 e 8 ottobre 2013 è stata istituita la Task Force «Mediterraneo». I lavori della Task Force sono terminati con la pubblicazione della comunicazione della Commissione sull'attività della Task Force «Mediterraneo» (COM(2013) 869 final), in cui vengono esposte linee di azione a breve, medio e lungo termine in cinque settori principali: azioni in cooperazione con i paesi terzi; protezione regionale, reinsediamento e rafforzamento delle possibilità d'immigrazione legale in Europa; lotta contro la tratta, il traffico di esseri umani e la criminalità organizzata; rafforzamento della sorveglianza alle frontiere; assistenza e solidarietà nei confronti degli Stati membri che devono affrontare forti pressioni migratorie.

5.1.14

Per il CESE è essenziale che le azioni a breve termine vengano integrate con misure a lungo termine volte ad affrontare le cause all'origine della migrazione non volontaria.

5.1.15

Il Consiglio europeo del dicembre 2013 ha dato il suo appoggio alle azioni proposte e ha ribadito la necessità di agire con determinazione per scongiurare la perdita di vite umane in mare ed evitare tragedie in futuro. Ha confermato inoltre che la cooperazione con i paesi terzi per prevenire simili fatti rappresenta una priorità.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  Cfr. pareri REX/375 e REX/351.

(2)  Cfr. parere SOC/373.

(3)  GU C 191, del 29.6.2012, pagg. 134-141.

(4)  In tema di asilo, l'UE è tenuta a rispettare il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e le convenzioni internazionali.

(5)  Eurema è un progetto pilota dell'UE per la ricollocazione all'interno dell'UE dei beneficiari di protezione internazionale provenienti da Malta, approvato nelle conclusioni del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009 (doc. 11225/2/09 CONCL 2).

(6)  In collaborazione con l'OIM.

(7)  Venti orientamenti sul rimpatrio forzato, CM(2005) 40.

(8)  Cfr. il parere del CESE, del 16 luglio 2009, sul tema Norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri (relatrice: LE NOUAIL-MARLIERE), adottato nella sessione plenaria del 15 e 16 luglio 2009.

(9)  Commissione europea (2009), Partenariati per la mobilità come strumento dell'approccio globale in materia di migrazione, SEC(2009) 1240, Bruxelles, 18 settembre 2009.

(10)  Consiglio dell'Unione europea, Dichiarazione congiunta su un partenariato per la mobilità tra l'Unione europea e la Repubblica del Capo Verde, 9460/08, Bruxelles, 21 maggio 2008.

(11)  Consiglio dell'Unione europea, Dichiarazione congiunta su un partenariato per la mobilità tra l'Unione europea e la Repubblica Moldova, 9460/08, Bruxelles, 21 maggio 2008.

(12)  Consiglio dell'Unione europea, Dichiarazione congiunta su un partenariato per la mobilità tra l'Unione europea e la Georgia, 16396/09, Bruxelles, 20 novembre 2009.

(13)  Consiglio dell'Unione europea, Dichiarazione congiunta su un partenariato per la mobilità tra l'Unione europea e l'Armenia, 14963/11, Bruxelles, 11 ottobre 2011.

(14)  http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-1215_it.htm, 5 dicembre 2013.

(15)  Consiglio dell'Unione europea, Dichiarazione congiunta che istituisce un partenariato per la mobilità tra il Regno del Marocco e l'Unione europea e i suoi Stati membri, 6139/13, Bruxelles, 3 giugno 2013.

(16)  Vertice UE-Africa, Bruxelles, 2 e 3 aprile 2014.

(17)  Comunicazione della Commissione L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità, COM(2011) 743 final, 18 novembre 2011.

(18)  Cfr. parere REX/351.

(19)  Cfr. parere REX/351.

(20)  Cfr. pareri SOC/268 e REX/236.


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/10


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Completare l'Unione economica e monetaria — Le proposte del Comitato economico e sociale europeo per la prossima legislatura europea»

(parere d'iniziativa)

(2014/C 451/02)

Relatori:

M. VAN IERSEL e M. CEDRONE

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 settembre 2013, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Completare l'UEM — Le proposte del Comitato economico e sociale europeo per la prossima legislatura europea.

La sezione specializzata Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 19 maggio 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 195 voti favorevoli, 8 voti contrari e 9 astensioni.

1.   Una tabella di marcia per la prossima legislatura europea

In considerazione delle grandi sfide cui l'Unione economica e monetaria è chiamata a far fronte, il CESE ritiene che:

il fine dell'UEM, in quanto pietra angolare di qualsiasi futuro sviluppo dell'UE, è quello di promuovere la qualità della vita, la prosperità e la stabilità per i cittadini europei. Misure volte a creare fiducia e condizioni favorevoli per l'economia reale sono presupposti essenziali per la crescita, l'occupazione, la competitività e gli investimenti. Aspetti, questi, che mettono in risalto l'importanza dell'UEM sia per gli Stati membri della zona euro che per quelli che non ne fanno parte;

l'imprevedibilità degli sviluppi impone alla zona euro di creare con urgenza le condizioni adeguate, perché, nel contesto globalizzato di oggi, nessun paese europeo è in grado, da solo, di garantire la propria libertà di azione. Ciò ha conseguenze importanti sia per la governance dell'UEM che per le sue politiche;

l'UEM non è un'entità a se stante. Inizialmente era stata concepita come il compimento di uno spazio interno europeo aperto e del mercato unico. Oltre alla disciplina di bilancio, l'Unione europea e gli Stati membri devono definire simultaneamente anche politiche economiche e sociali di accompagnamento per la crescita e l'occupazione, fattori centrali di un risanamento riuscito (1);

per garantire un processo di convergenza tra gli Stati membri in numerosi settori, saranno necessarie profonde riforme delle politiche economiche e strutturali, fino a poco tempo fa considerate in ampia misura di esclusiva competenza nazionale. Alla sfiducia e alle tensioni deve sostituirsi un rafforzamento della fiducia comune. Un'Unione più stretta ha effetti sull'intera società. Occorre garantire il dialogo sociale e il dialogo civile a tutti i livelli.

Alla luce di tali considerazioni, il CESE chiede che la prossima legislatura europea elabori con urgenza una tabella di marcia per affrontare i problemi più pressanti.

A tal fine il CESE propone:

I.

il completamento dell'UEM, sostenuto da una robusta struttura di governance e di gestione della zona euro e basato sui seguenti elementi:

i.

un pilastro monetario e finanziario, che includa l'attuazione da parte dell'UE di una vera Unione bancaria per creare un mercato dei capitali paneuropeo, proteggendo nel contempo i contribuenti dall'assunzione di rischi eccessivi e dalle insolvenze non controllate;

ii.

un pilastro economico, che rispecchi la crescente interdipendenza degli Stati membri a livello sia macro che micro e sia volto a rafforzare il processo decisionale nella politica economica, e quindi a promuovere la crescita, l'occupazione, la competitività, la convergenza e la solidarietà europea;

iii.

un pilastro sociale per tenere adeguatamente conto degli effetti sociali degli adeguamenti economici;

iv.

un pilastro politico, che instauri una maggiore responsabilità e legittimità democratica, al fine di promuovere la credibilità e la fiducia.

II.

il lancio, con urgenza, di un vero piano europeo per la crescita e l'occupazione, basato su un solido programma di investimenti, sorretto dal settore pubblico e da quello privato, che inneschi uno stimolo di bilancio. Si dovrebbero garantire il riequilibrio e la corretta applicazione degli strumenti esistenti, in particolare: il «Six pack», il «Two pack» e il semestre europeo;

III.

la definizione di un calendario e delle modalità per il lancio dell'Europa politica nel suo insieme, anche attraverso un processo di riflessione sul suo assetto istituzionale nel contesto di una nuova Convenzione europea;

IV.

il lancio di una strategia di comunicazione e semplificazione sull'UEM, come il frutto di uno sforzo comune della Commissione, del Parlamento europeo, degli Stati membri e della società civile.

2.   UEM, una pietra angolare

2.1

Il CESE sottolinea che l'impatto di un'UEM completata e riuscita andrà ben al di là di meri accordi in materia di bilancio, moneta e banche; una leadership mirata dovrebbe ispirare i cittadini e gli operatori economici a credere nella missione comune e nel senso di appartenenza all'Europa.

2.2

Il prossimo quinquennio sarà cruciale per consolidare l'architettura ancora fragile dell'UEM. Ma tutto ciò presuppone anzitutto responsabilità (ownership), apertura e trasparenza; servono, quindi, politiche efficaci, da parte degli Stati membri della zona euro, del Consiglio e di tutti gli altri organi dell'UE ed una comunicazione chiara e trasparente senza ambiguità.

2.3

In linea con l'appello formulato da alcuni eminenti politici europei, il CESE vede nell'unione politica un punto di riferimento importante (2). Sulla base di questa posizione, il CESE considera l'Unione politica come una realizzazione finale dell'UEM non solo di per sé, ma anche tenuto conto del più ampio contesto internazionale del mondo globalizzato attuale, che pone in discussione dalle fondamenta l'ordine westfaliano e le capacità di governo dei singoli Stati nazionali.

2.4

Nel mondo globalizzato di oggi, nessun singolo Stato europeo è in grado di sopravvivere autonomamente. Di conseguenza, la sovranità nazionale è meglio garantita nell'ambito di un quadro politico ed economico comune.

2.5

La relazione del Presidente Van Rompuy intitolata Verso un'autentica UEM, e la relativa comunicazione della Commissione, rispettivamente del novembre e dicembre 2012, hanno proposto una tabella di marcia in cui figurano misure concrete che vanno nella stessa direzione. Il CESE è favorevole a questa proposta (3). Il problema principale è che, nonostante i significativi progressi compiuti, la separazione tra la gestione di una moneta comune e la governance economica intergovernativa crea tensioni insormontabili. Il CESE insiste sulla necessità che la relazione Van Rompuy resti la base politica per le iniziative legislative nel prossimo periodo.

2.6

La crisi economica e finanziaria ha colpito in modo particolare l'Eurozona, mettendo in luce i limiti attuali dell'UEM. Così l'euro, invece di essere un elemento di integrazione dell'Europa, è stato percepito da molti come un elemento di divisione tra i paesi e tra la società civile, che mette a rischio il futuro stesso dell'Unione. Questa percezione erronea non tiene conto del fatto che la crisi, le cui origini vanno individuate in larga misura al di fuori dell'Eurozona, sarebbe stata ancor più profonda senza la moneta unica.

2.7

Per il momento gli squilibri e le differenze economiche, esistenti tra gruppi di paesi sin dal 1991 e mai affrontati, costituiscono un freno ai progressi del processo d'integrazione. E stanno persino emergendo pericolose divisioni e tendenze alla rinazionalizzazione.

2.8

Il futuro è impossibile da prevedere. Se è vero che i segnali di ripresa autorizzano un certo ottimismo, tuttavia, anche a causa dell'incompletezza dell'UEM e della frammentazione del mercato finanziario europeo, si stima che, almeno per un certo periodo, i tassi di crescita rimarranno bassi o moderati. Considerati la volatilità dell'economia e i possibili contraccolpi nei prossimi anni, il CESE mette in guardia dall'autocompiacimento su questi elementi.

2.9

In un contesto siffatto, alcune recenti decisioni, tra cui il «Six Pack», il «Two Pack» e l'Unione bancaria, seppur limitate, erano necessarie e urgenti. Tuttavia, questi nuovi meccanismi di governance si ispirano, in larga misura, più alle preoccupazioni riguardanti i bilanci e la stabilità che alle persone, per cui sono rimaste escluse le misure sociali e per la crescita. Inoltre la lunghezza del processo decisionale e la complessità del sistema previsto comportano una resistenza, tacita o esplicita che sia, negli Stati membri e in seno al Consiglio, dovuta alla sfiducia politica ed alla riaffermazione della sovranità nazionale. Questa situazione ha già determinato costi economici e sociali per l'Unione e danneggia la sua immagine a livello internazionale. Costruire la fiducia è quindi fondamentale per superare tali ostacoli.

2.10

Il CESE insiste pertanto su una tabella di marcia convincente per la prossima legislatura europea in cui si definiscano, con scadenze precise, ulteriori tappe, che devono mirare prioritariamente a portare a compimento l'UEM in stretta relazione con gli obiettivi della strategia Europa 2020 e delle sue iniziative guida. Il presente parere propone alcuni elementi essenziali per tale tabella di marcia.

2.11

L'integrazione differenziata all'interno dell'UE, già attuata con successo per diverse politiche, dovrebbe continuare ad essere un principio fondamentale. Molte delle scelte necessarie a completare l'UEM possono essere realizzate a diritto costante e/o con la cooperazione rafforzata, mentre per altre bisognerà ricorrere ad un nuovo Trattato e/o alla modifica di quelli esistenti. Tali decisioni permetterebbero di recuperare i ritardi nel completamento dell'UEM e di attuare una serie di provvedimenti rapidi, senza trascurare le prospettive a lungo termine e in considerazione del fatto che anche l'Eurozona, a livello istituzionale, ha bisogno di vere e proprie riforme strutturali, parallele a quelle da attuare nei singoli paesi.

3.   Primi passi: un vero piano per la crescita e l'occupazione a diritto costante

3.1

Un primo e immediato passo nella tabella di marcia della prossima legislatura europea sarebbe la sottoscrizione e l'attuazione di un vero patto per la crescita, l'occupazione e la stabilità, per stimolare la ripresa e poter pagare il debito (un New Deal europeo). Tale piano dovrebbe consistere almeno dei seguenti punti:

euro-obbligazioni emesse dalla BEI e dal FEI (azione già avviata parzialmente con i «project bond»), senza aumentare il debito dei paesi, per finanziare le PMI e i progetti nei settori delle infrastrutture, della sanità, dell'istruzione, del rinnovamento urbano, dell'ambiente, nonché delle reti transeuropee. Tali azioni mirate della BEI e del FEI costituiranno il segnale di un impegno attivo dell'Europa per migliorare l'ambiente finanziario per gli investimenti privati (4);

investimenti pubblici degli Stati membri, anche nel settore sociale (5), che vadano a integrare gli investimenti pubblici dell'UE mediante un sistema di parametri concordati a livello comune, che, in combinazione con le opportune riforme strutturali, promuoverebbe anche gli investimenti privati (golden rule);

diluizione, o sospensione temporanea durante la crisi, delle politiche di austerità, che sono state tra le cause principali della recessione e della riduzione della domanda e dell'aumento della disoccupazione, e hanno dilatato i tempi della ripresa. In altre parole, occorre garantire il passaggio dalle sole misure di austerità a riforme decise di comune accordo e che consentano una crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro e un aumento della produttività (6);

misure di accompagnamento condivise per la crescita, l'occupazione e gli aspetti sociali devono essere incluse nell'applicazione del «Two pack», del «Six pack» e del Patto di bilancio;

migliore attuazione del Semestre europeo: nella prospettiva dell'unione economica, il processo introdotto quattro anni orsono ha un ruolo indispensabile nel processo di convergenza e di adeguamento delle economie. Pur essendo frutto di un metodo «blando» di coordinamento, esso può produrre dei buoni risultati. Dovrebbe, però, essere applicato correttamente ed essere più trasparente e oggetto di una comunicazione adeguata. Occorre garantire il coinvolgimento e l'impegno delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile, a livello sia europeo che nazionale;

piena conformità ai programmi nazionali di riforma (PNR): la governance è fondamentale. A tal fine sono decisive le modalità di funzionamento delle amministrazioni nazionali, e ove necessario, i miglioramenti richiesti devono essere chiaramente evidenziati. L'attuazione dei PNR, in particolare per quanto riguarda la qualità dell'amministrazione nazionale, dovrebbe essere valutata da tutte le parti interessate e attentamente controllata dalla Commissione;

piena responsabilità degli Stati membri: la procedura del Semestre europeo prevista è ancora troppo tecnocratica, il che ne rallenta e ne complica l'attuazione. I parlamenti nazionali dovrebbero essere pienamente coinvolti in questo processo, al pari delle parti sociali e di altre organizzazioni della società civile (7).

4.   Approfondire e completare l'UEM entro la prossima legislatura

4.1   Il pilastro monetario e finanziario

4.1.1

Per quanto riguarda la politica monetaria, in linea con un rafforzamento della governance macroeconomica nella zona euro, è necessario completare il mandato della BCE, per metterla alla pari con le altre banche centrali extra europee, dei paesi europei fuori dall'UE e dalla zona euro, consentendole, tra l'alto, di agire come prestatore di ultima istanza e come partner a pieno titolo nei consessi internazionali, rispettandone nel contempo la piena autonomia. La BCE dovrebbe avere tutti i poteri necessari per evitare crisi di liquidità in modo tale da favorire gli investimenti (PMI).

4.1.2

Tuttavia, la responsabilità non può ricadere sulla sola BCE. Nell'ottica di un'Unione economica e di bilancio, una piena Unione bancaria è essenziale (8). A causa di un persistente legame tra i governi e le banche, gli Stati membri sono ancora riluttanti a creare le condizioni politiche ed economiche necessarie, col risultato di rinviare le decisioni più appropriate ed efficaci (9). Ciò ostacola inoltre un'efficace supervisione della BCE sull'intero settore bancario, che dovrebbe contrastare la frammentazione del mercato finanziario, tagliare i legami inopportuni tra la politica nazionale e le banche e creare le condizioni per favorire le fusioni transfrontaliere tra banche.

4.1.3

Nel corso dei negoziati con il Consiglio sull'Unione bancaria, il Parlamento europeo è riuscito a raggiungere un accordo soddisfacente in merito ai progressi verso un Meccanismo di risoluzione unico e un Fondo di risoluzione unico (10). Il CESE sostiene pienamente il punto di vista del PE. Nel prossimo futuro le decisioni dovrebbero contribuire a unificare il mercato europeo dei capitali, analogamente a quanto avviene negli Stati Uniti.

4.1.4

Un'Unione bancaria completa esige un Meccanismo unico di risoluzione ben strutturato, un Fondo unico di garanzia dei depositi e un Meccanismo europeo di stabilità (MES) che consenta la ricapitalizzazione bancaria diretta (11). Il relativo sistema decisionale deve essere efficiente e garantire la capacità di agire rapidamente. Occorre accelerare il processo di elaborazione e attuazione di questi elementi.

4.1.5

L'Unione bancaria, tuttavia, è di per sé insufficiente a stimolare l'economia e gli investimenti. Per aumentare la capacità di resistenza del settore finanziario europeo alle crisi, l'agenda dell'UE per gli anni a venire deve concentrarsi anche sulla piena attuazione di Basilea III, sul Consiglio per la stabilità finanziaria e su una soluzione per le banche «troppo grandi per fallire» nel rispetto degli accordi globali (G-20).

4.1.6

Il voluminoso pacchetto legislativo in materia di banche e mercati finanziari pubblicato di recente dal commissario Barnier può dare un importante contributo al corretto funzionamento dei mercati finanziari in Europa e alla creazione di un settore bancario stabile e affidabile. Ciò è fondamentale per l'economia reale. Le ultime decisioni adottate dal Consiglio in materia, vanno solo parzialmente nella direzione auspicata.

4.1.7

Un credito adeguato costituisce una priorità fondamentale per la ripresa e la crescita economica e per lo sviluppo. Ciò significa che la legislazione dell'UE deve trovare un equilibrio tra la necessità di garantire rigorose condizioni quadro per il settore bancario e quella di promuovere opportunità sufficienti per la sua attività operativa, in particolare per agevolare gli investimenti, indispensabili per qualsiasi politica di crescita. È ovvio che sono di importanza fondamentale delle disposizioni adeguate a favore delle start-up e delle PMI (12).

4.2   Il pilastro macroeconomico e di bilancio

4.2.1

In quest'ambito, le laboriose discussioni in sede di Consiglio europeo sugli «accordi contrattuali» vincolanti di riforma economica sono tanto significative quanto deludenti (13). Il CESE insiste pertanto affinché la Commissione sviluppi ulteriormente la sua proposta per quanto riguarda tali «accordi contrattuali», che richiedono un proseguimento del dibattito sulla loro forma, sul loro finanziamento e sulla loro legittimità democratica (14).

4.2.2

Partenariati basati su un sistema di accordi contrattuali concordati e sui relativi meccanismi di solidarietà potrebbero contribuire a facilitare e sostenere politiche valide di aggiustamento. Tali dispositivi favorirebbero sia la responsabilizzazione degli Stati membri nell'ambito di un quadro comune, sia le riforme in tutti i settori connessi alla crescita sostenibile, alla competitività e all'occupazione, tutti e tre aspetti che rafforzeranno l'UE nel suo insieme (15). Tale quadro potrebbe contribuire a fornire una risposta dell'UE agli shock asimmetrici subiti dai singoli paesi, il che rappresenterebbe una forma di solidarietà a livello dell'UE.

4.2.3

Partenariati di questo tipo potrebbero promuovere la coesione e la fiducia tra la popolazione, il che è essenziale per superare le preoccupazioni connesse alla sovranità nazionale. Ciò a sua volta contribuirà alla comunanza europea d'interessi, che costituirà una base indispensabile per lo sviluppo di strumenti dell'UE quali il bilancio della zona euro, un fondo europeo di solidarietà e le eurobbligazioni.

4.2.4

La convergenza dei sistemi economici, inclusi i regimi fiscali (16), accompagnata da uno strumento di solidarietà, rappresenta un elemento fondamentale per superare gli squilibri macro e microeconomici esistenti tra i paesi. Nel medio periodo, anche con modifiche ai Trattati, dove necessario, tale strumento dovrà trasformarsi in un vero e proprio meccanismo di compensazione economica per riequilibrare ed integrare le economie dei paesi della zona euro. Nel tempo esso potrebbe entrare a far parte del bilancio comune di tale zona. Anche i fondi strutturali e di coesione potrebbero essere utilizzati in questa prospettiva.

4.2.5

La nuova Commissione, in quanto protagonista di questo processo, dovrà assumersi la responsabilità di formulare proposte legislative, secondo il metodo seguito dal commissario Barnier per la regolamentazione del sistema finanziario, in ambiti in cui il dibattito è finora stato dominato dagli Stati membri, al fine di suscitare discussioni più proficue in sede di Consiglio sulla base di proposte concrete.

4.2.6

Finora questo metodo è stato utilizzato in modo insufficiente dalla Commissione. Alcuni esempi di casi in cui potrebbe essere utilizzato questo metodo sono il coordinamento ex-ante dei piani che prevedono riforme importanti della politica economica, gli «accordi contrattuali» di riforma economica accompagnati da un meccanismo di solidarietà, la creazione di un fondo europeo di rimborso del debito e gli eurotitoli. Quando queste proposte richiedano modifiche del Trattato, la Commissione dovrebbe farlo chiaramente presente agli Stati membri della zona euro.

4.2.7

Un approccio di questo tipo imporrà al Consiglio di prendere posizione sulle proposte della Commissione, evidenzierà in modo chiaro e trasparente le diverse posizioni politiche, e sarà l'unico metodo per superare lo stallo intergovernativo dell'attuale architettura. La Commissione, inoltre, dovrebbe comunicare adeguatamente questi temi ai diversi soggetti interessati, compreso il grande pubblico.

4.2.8

Nel medio termine serve pertanto una governance economica per l'Eurozona (necessaria sin dai tempi di Maastricht) per quanto riguarda le politiche macro e microeconomiche, che passi dell'attuale metodo del coordinamento, che finora ha prodotto scarsi risultati, a quello della decisione comune sui «fondamentali» di tali politiche. La zona euro non può permettersi di continuare ad avere la stessa moneta e politiche economiche separate; tali politiche vanno perciò integrate, in modo da facilitare, tra l'altro, il lavoro della BCE.

4.2.9

Un meccanismo redistributivo da utilizzare in caso di shock asimmetrici: il principio di responsabilità, non solo degli Stati, ma anche dei cittadini, non può essere separato da quello di solidarietà. Dovrebbero quindi essere adottate misure concrete per un periodo limitato per i gruppi più vulnerabili della popolazione. È una responsabilità che coinvolge tutti i cittadini e tutti i paesi.

4.2.10

Analogamente, occorre intraprendere una marcia di avvicinamento verso un adeguato bilancio proprio dell'Eurozona, con regole decise congiuntamente, l'unico modo per avanzare verso una politica fiscale comune e l'assorbimento di eventuali «shock» che si dovessero verificare in futuro. Se ne può prevedere il finanziamento, ad es. attraverso un'imposta ad hoc, un'imposta sulle transazioni finanziarie (a condizione che sia estesa a tutta l'Eurozona), una «carbon tax» o un prelievo temporaneo sulle eccedenze delle bilance dei pagamenti che superino il 6 % e, infine, con emissioni di obbligazioni comuni.

4.2.11

Il debito sovrano: si dovrebbe realizzare un meccanismo che, senza eliminare la responsabilità dei paesi sul debito, lo sottraesse alla speculazione finanziaria. Il debito nazionale, convertito progressivamente fino ad una quota massima del 60 % (come proposto dal CESE (17)) o per la parte eccedente il 60 % (secondo la proposta di Debt Redemption Fund avanzata dalla Commissione (18)), potrebbe essere detenuto in un conto di debito consolidato e l'onere del servizio di tale debito potrebbe essere assunto pro rata dai vari Stati membri. In alternativa, si potrebbe istituire un fondo temporaneo di eurotitoli attraverso un Trattato intergovernativo che consentisse l'emissione di strumenti di debito a breve termine per la zona euro e contribuisse così a eliminare il rischio di una crisi di liquidità per i paesi che ne fanno parte. Sulla base delle conclusioni del suo gruppo di esperti, istituito con il mandato specifico di analizzare i vantaggi e i rischi delle diverse opzioni per l'emissione congiunta di debito, la Commissione dovrebbe ora presentare una proposta concreta in merito agli strumenti da utilizzare e alla relativa tempistica.

4.3   Il pilastro microeconomico

4.3.1

Anche le politiche microeconomiche devono essere oggetto di grande attenzione, in particolare la politica industriale e quelle settoriali, vitali per la crescita dell'economia europea, dove non si può continuare a procedere in ordine sparso. Occorre, perciò, mettere in comune alcune politiche (e le relative procedure decisionali) che incidono indirettamente sui bilanci nazionali per arrivare a una visione condivisa e ad azioni comuni della Commissione e degli Stati membri, per quanto riguarda in particolare:

il completamento del mercato unico;

la creazione di condizioni favorevoli per indurre le imprese a rimanere o a venire in Europa, in particolare eliminando la frammentazione del mercato;

una politica industriale comune (19), che rafforzi le basi dei risultati economici esistenti, innovativi e sostenibili in tutto il continente;

una politica comune dell'energia, di cui si sente fortemente la mancanza e che è fondamentale per garantire condizioni economiche eque e stabili nell'UE;

progetti infrastrutturali e politiche dei trasporti comuni di ampio respiro per migliorare la connettività;

la convergenza dell'imposizione fiscale sulle società;

i servizi, compresi i servizi alle imprese;

il mercato del lavoro e la mobilità dei lavoratori;

la politica della ricerca.

4.4   Il pilastro sociale

4.4.1

Il CESE insiste sulla necessità di introdurre misure concrete riguardanti la dimensione sociale dell'UEM (20). Il livello dell'occupazione giovanile rimane dolorosamente basso. Di concerto con gli Stati membri, la nuova Commissione dovrebbe assumersi la responsabilità di migliorare le condizioni di vita:

sostenendo la creazione di posti di lavoro e le nuove imprese;

proponendo adeguamenti delle politiche dell'istruzione a tutti i livelli in tutta Europa e, ove appropriato, delle politiche sanitarie;

creando le condizioni adatte alla mobilità transfrontaliera dei lavoratori;

varando proposte in ambito fiscale volte a facilitare la creazione di posti di lavoro;

formulando proposte volte a difendere i diritti dei consumatori;

garantendo la parità di genere;

realizzando investimenti sociali (21).

4.4.2

Occorre garantire un dialogo sociale adeguato a tutti i livelli, il che significa superare gli ostacoli che oggi impediscono consultazioni efficaci negli e tra gli Stati membri. L'UE dovrebbe contribuire fortemente a mettere in contatto i soggetti interessati di diversi paesi per discutere delle pratiche più efficaci ed elaborare piani volti a migliorare le condizioni per la creazione di posti di lavoro.

4.4.3

Per essere pienamente realizzata l'Unione, e in particolare l'Eurozona, non potrà continuare ad ignorare le conseguenze sociali delle politiche economiche attualmente in atto, lasciandole a totale carico dei singoli Stati. Sia per gli interventi economici che per quelli sociali occorrerà tener conto non solo dei parametri del Patto di stabilità, ma di una gamma più ampia di parametri macroeconomici (ad es. tasso di disoccupazione, tasso di crescita, bilancia dei pagamenti, tasso di occupazione, di povertà, distribuzione del reddito e della ricchezza, ecc.). È impossibile garantire la stabilità dell'UEM senza alcun meccanismo sociale per l'Eurozona, che possa far fronte alle conseguenze di gravi recessioni economiche e/o di severi squilibri. Alcune di queste misure possono richiedere modifiche del Trattato. Esse potrebbero comprendere, a medio termine:

la creazione di un sistema comune di assicurazione contro la disoccupazione, complementare ai sistemi nazionali, eventualmente legata alla creazione di regole comuni per il mercato del lavoro dell'Eurozona ed alla mobilità della manodopera;

l'assegnazione di un reddito minimo per alcune fasce di persone al di sotto della soglia di povertà e la creazione di regole comuni per la previdenza e l'assistenza.

4.4.4

Inoltre nell'interesse dei cittadini occorre condividere altre politiche che ne favoriscano il senso di appartenenza e ne facilitino la mobilità, come:

il riconoscimento reciproco delle qualifiche e dei diplomi;

la qualità e la fornitura di beni pubblici comuni e servizi nell'Eurozona per garantirne la continuità, in particolare nei periodi di crisi, ecc.

4.5   Il pilastro politico

4.5.1

Un programma di questa portata potrà essere realizzato soltanto garantendo al processo decisionale la necessaria legittimità democratica. Pur nel pieno rispetto dei notevoli progressi compiuti negli ultimi anni, il CESE reputa che, nel prossimo mandato, un balzo in avanti sarà possibile soltanto dedicando un'attenzione particolare ad aspetti quali la responsabilità, la legittimità, la democrazia e la comunicazione.

4.5.2

Oggi in Europa è in corso un dibattito sempre più aspro sulla misura che dovrà avere l'approfondimento del processo di integrazione. Al livello dell'UE i partiti politici devono ancora definire chiaramente le loro opzioni, in modo da promuovere i punti di vista dei diversi gruppi politici nel Parlamento europeo (PE) e contribuire ad accrescere la propria visibilità. Elezioni europee transnazionali con la partecipazione di formazioni politiche transfrontaliere consentirebbero di rafforzare e agevolare in misura notevole il dibattito europeo.

4.5.3

La corresponsabilizzazione e la necessità del sostegno dell'opinione pubblica esigono un impegno molto maggiore dei parlamenti nazionali nel dibattito europeo. Le proposte legislative dell'UE ed i PNR devono essere oggetto di adeguate discussioni nei vari parlamenti. Si dovrebbero prevedere consultazioni interattive sulle questioni strategiche tra il PE e i parlamenti nazionali, il che condurrebbe anche al rafforzamento delle dinamiche tra questi ultimi.

4.5.4

Nel presentare le proposte e le misure legislative, la Commissione deve applicare nel modo più efficace possibile il metodo comunitario, anche nei casi di competenze concorrenti con gli Stati membri. Come già in passato, un atteggiamento proattivo e coraggioso darà i suoi frutti.

4.5.5

Su richiesta dei parlamenti e/o della società civile, si dovrebbe invitare la Commissione a partecipare ai dibattiti nazionali sulle questioni europee.

4.5.6

Il Consiglio europeo e i Consigli, in particolare l'Ecofin, sono organi decisionali fondamentali ed essenziali per la responsabilità e la legittimità. È quindi necessaria maggiore trasparenza, in quanto ciò risponde alle esigenze democratiche.

4.5.7

I membri del Consiglio, che rappresentano gli interessi nazionali oltre a essere co-decisori a livello europeo, spesso parlano lingue diverse in patria e a Bruxelles, col risultato di creare notevole confusione e di ostacolare il consenso a entrambi i livelli. Questa ambivalenza non è accettabile. Gli Stati membri dovrebbero concordare e sostenere i messaggi politici comuni a tutti i livelli decisionali.

4.5.8

Gli Stati membri sono sia soggetti che oggetti nell'architettura dell'UEM. Una convergenza verso la metodologia europea pur con il mantenimento delle procedure amministrative nazionali è possibile, ma richiederà notevoli adeguamenti in numerosi paesi. Prassi politiche e amministrative affidabili risulteranno essenziali per costruire la fiducia.

4.5.9

Il Comitato sottolinea che anche la società civile dovrà svolgere il suo ruolo, spesso sottovalutato, nella futura architettura dell'UE e di una zona euro più integrata. Vi sono molti ambiti nei quali i progressi dipendono in parte o in tutto dagli attori non governativi. Occorre coinvolgere pienamente la società civile. In troppi paesi essa è ancora tenuta ai margini, mentre deve avere gli strumenti necessari per poter influire sui responsabili istituzionali. La società civile dovrà assumersi le sue responsabilità e partecipare al processo decisionale dell'UE per allargare la sua base democratica. Senza il suo coinvolgimento attivo l'UEM non potrà mai essere realizzata compiutamente.

4.5.10

Per le parti sociali in particolare sarebbe assai utile esaminare i risultati di un modello consensuale negli Stati membri, fortemente appoggiato dal CESE. È inoltre raccomandabile lo scambio di buone pratiche.

4.5.11

Secondo il CESE è apparso evidente che le regole attuali non sono adeguate e non hanno funzionato come ci si attendeva, e che l'azione intergovernativa non è stata e non è all'altezza delle sfide che l'UEM deve affrontare. Né possiamo illuderci che, con l'affievolirsi della crisi, i meccanismi di stabilizzazione messi in piedi in tutta fretta, sotto l'infuriare della bufera, siano sufficienti a farci progredire e ad evitare altre crisi.

4.5.12

L'unico modo per evitare il ripetersi di situazioni simili è quello di cambiare le regole di funzionamento ed il processo decisionale dell'Eurozona, per renderlo più trasparente e democratico:

designare un organo responsabile dell'euro che possa parlare con una voce unica, attraverso l'istituzionalizzazione dell'Eurogruppo. Per una migliore governance della zona euro, l'Eurogruppo dovrebbe essere in grado di prendere decisioni rapide ed intervenire in caso di crisi,. Ciò renderebbe più democratico e trasparente il processo decisionale, a partire dall'abolizione del diritto di veto;

prevedere un meccanismo redistributivo e/o un vero bilancio dell'Eurozona, come indicato ai punti 4.2.9 e 4.2.10, attraverso un processo per passaggi progressivi, per garantire la fornitura dei beni pubblici ai cittadini, la ripartizione più equa delle risorse per sostenere i processi di riforma, per ridurre gli squilibri tra gli Stati, con la possibilità di una politica fiscale comune ecc.;

avere una presenza unica negli organismi internazionali;

le azioni di questo organo di governo vanno sostenute e votate dai membri del PE appartenenti all'Eurozona (Euro-parlamento), aperto anche agli altri membri, ma senza diritto di voto.

5.   Nel lungo periodo: lanciare l'Europa politica nel suo insieme

5.1

Oltre al completamento dell'UEM così come delineato, entro la prossima legislatura, sarebbe opportuno dare il via a una seria riflessione sull'approfondimento dell'insieme dell'UE e sul funzionamento dei suoi organi istituzionali, oltre a scegliere delle politiche che dovrebbero diventare comuni. A giudizio del CESE, la riflessione dovrebbe riguardare gli aspetti descritti qui di seguito.

5.2

Sottoporre l'operato della Commissione all'approvazione del PE, che potrebbe anche condividere il diritto d'iniziativa. Il PE potrebbe essere eletto su liste politiche europee dei partiti europei.

5.3

Al fine di promuovere la visibilità, la legittimità democratica e la divisione dei poteri, andrebbe abolita la diarchia tra presidente del Consiglio europeo e presidente della Commissione, che sarebbe eletto dal PE o direttamente dai cittadini, a condizione di cambiare anche il suo ruolo. L'attuale Consiglio potrebbe diventare «il senato degli Stati», con regole nuove di funzionamento.

5.4

Per quanto riguarda le politiche su cui l'UE dovrebbe essere titolare e/o contitolare ed avere capacità decisionale, si potrebbero includere la Politica estera ed il ruolo internazionale dell'Unione, compresa la presenza unica negli organismi internazionali, la politica di difesa (opzionale), la politica energetica, la politica della ricerca, la politica di asilo e immigrazione, il rispetto degli standard e dei diritti, con capacità di intervento sugli Stati trasgressori, così come avviene per le questioni economiche e le regole di bilancio.

5.5

Il nuovo assetto istituzionale, che non può essere realizzato soltanto attraverso la cooperazione rafforzata, e il ruolo del Parlamento, del Consiglio, della Commissione, del CESE e del CdR, potrebbero essere definiti da una nuova Convenzione che dovrebbe finire i lavori prima del 2019, data delle elezioni europee successive a quelle del 2014.

6.   Comunicazione e semplificazione

6.1

Ai fini del ripristino di un clima di fiducia, una comunicazione efficace è indispensabile. Il CESE è convinto che la migliore comunicazione sia assicurata mediante politiche e pratiche efficaci che presentino una prospettiva di lungo termine per l'intera società europea.

6.2

È necessario promuovere e migliorare la comunicazione verso il pubblico. La comunicazione genera interesse, e questo a sua volta genera comprensione. Si tratta di un aspetto di cui non si è tenuto conto, un anello mancante del quale sono responsabili la Commissione e gli Stati membri. Occorre utilizzare l'intera gamma dei media sociali esistenti.

6.3

L'UEM e gli aspetti ad essa correlati sono stati spesso presentati come una questione puramente tecnica, mentre si tratta di materie fondamentalmente politiche, che incidono fortemente sulla vita quotidiana di tutti i cittadini. Eppure su queste materie si discute raramente, e ancor meno si comunica, il che spiega abbondantemente anche l'enorme divario che separa l'UE dai comuni cittadini.

6.4

La diversità delle tradizioni e situazioni rende ogni giorno dolorosamente evidente la mancanza di una «lingua comune dell'UEM», il che a volte è fonte di grande confusione e nuoce al sostegno dell'opinione pubblica. A giudizio del CESE, la Commissione è la sola autorità in grado di proporre una soluzione, stante il suo diritto d'iniziativa nel processo legislativo dell'UE. Questo aspetto deve essere visto nella prospettiva di una Commissione e di un PE più «politici» di prima.

6.5

In quanto soggetti corresponsabili, la società civile e le parti sociali devono svolgere il loro ruolo nella comunicazione, ruolo che fino ad ora è in molti casi insufficiente. La società civile e le parti sociali dovrebbero trasmettere alle autorità le preoccupazioni dei cittadini e delle imprese e collaborare per dar loro una risposta. Lo scambio di opinioni dovrebbe funzionare nei due sensi.

6.6

L'Europa non deve più dare l'impressione di essere una torre d'avorio, come pensa gran parte dell'opinione pubblica. Occorre spiegare chiaramente ai cittadini i benefici dell'integrazione europea, i passi avanti concreti e i vantaggi che ne derivano, in particolare per gli investimenti, la creazione di posti di lavoro e i consumatori. La cosiddetta «nuova narrazione per l'Europa» dovrebbe iniziare da una strategia condivisa di comunicazione e semplificazione della Commissione e degli Stati membri, che sono soggetti essenziali accanto ai partiti politici e alla società civile.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  Cfr. il parere del CESE ECO/336 sul tema Politiche economiche — Stati membri dell'area dell'euro, relatore: DELAPINA, punto 1.6 (GU C 133 del 9.5.2013).

(2)  Cfr. i discorsi pronunciati da Wolfgang Schäuble il 3 ottobre 2011 nella Paulskirche (Chiesa di S. Paolo) a Francoforte sul Meno e il 17 maggio 2012 nel ricevere il Karlspreis (premio Carlo Magno), e il discorso pronunciato da Giorgio Napolitano al Parlamento europeo il 3 febbraio 2014.

(3)  Cfr. il parere del CESE ECO/340 sul tema Un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita, relatore: CEDRONE (GU C 271 del 19.9.2013).

(4)  Cfr. i pareri del CESE ECO/307 sul tema Rilanciare la crescita, ECO/334 (GU C 143 del 22.5.2012) sul tema Dove va l’euro? (GU C 271 del 19.9.2013) ed ECO/340 sul tema Un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita (GU C 271 del 19.9.2013), relatore: CEDRONE.

(5)  Cfr. il parere del CESE SOC/496 sul tema L'impatto degli investimenti sociali, relatore: GREIF (non ancora pubblicato in GU).

(6)  Cfr. il parere del CESE ECO/336 sul tema Politiche economiche — Stati membri dell'area dell'euro, relatore: DELAPINA (GU C 133 del 9.5.2013).

(7)  Cfr. il parere del CESE EUR/006 in merito alla Comunicazione della Commissione — Analisi annuale della crescita 2014, relatrice generale: PICHENOT (non ancora pubblicato in GU).

(8)  Cfr. il parere del CESE ECO/339 in merito al Pacchetto sull'Unione bancaria, relatore generale: TRIAS PINTÓ, (GU C 11 del 15.1.2013).

(9)  Cfr. le conclusioni del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre 2013.

(10)  Cfr. l’accordo sul meccanismo di risoluzione unico raggiunto tra il Consiglio e il PE il 20 marzo 2014.

(11)  Cfr. i pareri del CESE ECO/333 sul tema Risanamento e risoluzione delle crisi degli enti creditizi, relatrice: ROUSSENOVA (GU C 44 del 15.2.2013) e ECO/350 sul tema Meccanismo unico di risoluzione delle crisi, relatore: MAREELS (GU C 67 del 6.3.2014).

(12)  Cfr. i pareri del CESE ECO/347 sul tema Il finanziamento a lungo termine — settore dei servizi finanziari, relatore: SMYTH (GU C 327 del 12.11.2013) ed ECO/365 sul tema Finanziamento a lungo termine — Seguito del Libro verde, relatore: SMYTH, correlatore: FARRUGIA (non ancora pubblicato in GU).

(13)  Cfr. le conclusioni del Consiglio europeo del 19 e 20 dicembre 2013.

(14)  Cfr. il parere del CESE ECO/348 sul tema Strumento di convergenza e competitività/Grandi riforme di politica economica, relatore: CROUGHAN (GU C 271 del 19.9.2013) e parere del CESE EUR/006 sul tema Analisi annuale della crescita 2014, relatrice: PICHENOT (non ancora pubblicato in GU).

(15)  Cfr. anche il discorso dello stesso tenore pronunciato dal presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem al seminario dell'OCSE The Euro Area at the crossroads («La zona euro a un crocevia»), svoltosi a Bruxelles il 17 febbraio 2014.

(16)  Cfr. il parere del CESE ECO/336 sul tema Politiche economiche — Stati membri dell'area dell'euro, relatore: DELAPINA. Anche altri aspetti fiscali pertinenti dovranno progressivamente essere presi in considerazione.

(17)  Cfr. il parere del CESE ECO/307 sul tema Rilanciare la crescita, relatore: CEDRONE (GU C 143 del 22.5.2012).

(18)  Cfr. COM(2012) 777 final/2.

(19)  Cfr. il parere del CESE CCMI/108 sul tema Politica industriale (revisione), relatore: VAN IERSEL, correlatore: GIBELLIERI, (GU C 327 del 12.11.2013).

(20)  Cfr. il parere d’iniziativa del CESE SOC/494, sul tema Rafforzare la dimensione sociale dell’Unione economica e monetaria, relatore generale: DASSIS (GU C 67 del 6.3.2013).

(21)  Ciò include anche far uscire le persone dalla povertà. Cfr. a questo proposito il parere del CESE SOC/496 sul tema L'impatto degli investimenti sociali, relatore: GREIF (non ancora pubblicato in GU).


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/20


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Finanziamento delle imprese: indagine sui meccanismi di approvvigionamento alternativi»

(parere d'iniziativa)

(2014/C 451/03)

Relatore:

M. SMYTH

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 22 gennaio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Finanziamento delle imprese: indagine sui meccanismi di approvvigionamento alternativi.

(parere d'iniziativa).

La sezione specializzata Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 141 voti favorevoli e 4 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Dopo oltre sei anni di sconvolgimenti economici e finanziari, i normali canali di finanziamento delle imprese, e in particolare delle PMI, sono tuttora parzialmente bloccati. Le banche, che per le PMI costituiscono tradizionalmente la principale fonte di finanziamento, sono meno disposte a prestare. Ciò è dovuto a una serie di fattori come la riduzione in corso del livello di indebitamento, i più elevati coefficienti patrimoniali e di liquidità, gli accantonamenti al fondo svalutazione crediti e l'avversione al rischio. Questa frammentazione dei mercati finanziari e dei canali di finanziamento è stata una delle maggiori costanti della crisi finanziaria in Europa.

1.2

Il declino dei crediti alle PMI destinati a finanziare il capitale di esercizio è una forma di disfunzione cronica del mercato che richiede una risposta adeguata da parte dei responsabili politici dell'UE. La risposta apportata finora non è stata all'altezza del problema.

1.3

L'iniziativa LTRO (1) della Banca centrale europea (BCE) è riuscita a scongiurare il crollo del sistema bancario, ma per la maggior parte i fondi da essa liberati non sono pervenuti all'economia reale, bensì sono stati utilizzati per consolidare i bilanci delle banche. Essa rappresenta un'opportunità mancata, dal momento che le imprese continuano a mancare disperatamente di capitale di esercizio.

1.4

La Banca europea per gli investimenti (BEI), che è stata molto attiva nel sostenere le PMI in tutta Europa, è stata ricapitalizzata in misura sostanziale e ha incrementato la sua attività di prestito alle PMI. Il sostegno alle PMI rappresenta la principale priorità politica del gruppo BEI, pari a oltre il 20 % del volume annuo dei prestiti della BEI e al 100 % delle attività del Fondo europeo per gli investimenti (FEI). Sebbene la BEI svolga un ruolo significativo nel fornire alle PMI capitale di sviluppo, la sua quota sull'ammontare totale dei prestiti alle imprese dell'eurozona rimane modesta.

1.5

Il CESE ha espresso sostegno per il Libro verde sul finanziamento a lungo termine dell'economia pubblicato l'anno scorso (2) e seguito recentemente dalla pubblicazione di un pacchetto di misure (3) intese a promuovere il finanziamento a lungo termine in generale e quello delle PMI in particolare. Nel pacchetto sono comprese misure per stimolare il ricorso alla cartolarizzazione dei prestiti alle PMI. La Commissione propone altresì nuove regole per incoraggiare i fondi pensione a investire in attività finanziarie e sostenere così il finanziamento della crescita a più lungo termine dell'economia reale (4). Propone inoltre di creare un mercato secondario liquido e trasparente per le obbligazioni societarie e di altro tipo. Il CESE accoglie favorevolmente queste proposte e ritiene che con il tempo esse possano contribuire a riformare e rendere più efficiente il mercato dei finanziamenti alle piccole e medie imprese.

1.6

Sono poi in corso varie altre iniziative per eliminare gli ostacoli a una più precisa valutazione del merito di credito e del rischio da parte dei prestatori. Tra queste, un maggior ricorso ad archivi digitali, con l'introduzione di informazioni standardizzate per i registri di imprese, gli uffici statistici, per la valutazione del merito di credito da parte delle banche e di altri prestatori, e, con il tempo, la creazione di un registro europeo centrale del credito. Delle informazioni di migliore qualità e più aggiornate sui risultati finanziari delle PMI dovrebbero consentire ai prestatori di valutare meglio il rischio e di determinarne più adeguatamente il prezzo.

1.7

Si stanno inoltre adottando o esaminando numerose altre proposte per migliorare l'accesso delle PMI al finanziamento. Il CESE appoggia questa risposta più proattiva da parte dei responsabili politici, ma è dell'avviso che per attuare le misure previste ci vorrà del tempo. Il problema rimane quello di cosa fare nell'immediato e nel breve periodo per migliorare l'accesso delle PMI al finanziamento.

1.8

Una soluzione uniforme potrebbe non essere adatta a tutti gli Stati membri, alcuni dei quali hanno sviluppato soluzioni consone alle loro strutture finanziarie e alla loro regolamentazione nazionale in materia. Una delle iniziative più interessanti è la Funding for Lending (FLS) del Regno Unito (5), che negli ultimi due anni ha ottenuto ottimi risultati nell'incrementare i prestiti ipotecari e i prestiti alle famiglie e che ora viene utilizzata esclusivamente per rafforzare il prestito alle PMI. Il meccanismo incentiva le banche partecipanti a incrementare il prestito netto alle PMI riducendo il costo dei fondi. I suoi fautori sostengono che in assenza di tale iniziativa i prestiti alle imprese sarebbero molto inferiori.

1.9

Il CESE ravvisa nell'FLS un esempio di buona pratica e raccomanda che la BCE consideri seriamente l'ipotesi di introdurre un'iniziativa analoga nell'eurozona. Il 5 giugno 2014 la BCE ha annunciato una serie di misure a favore della liquidità per stimolare i prestiti delle banche alle PMI (6). Il CESE prende atto con compiacimento che la proposta della BCE denominata Operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT) presenta analogie con l'FLS come esposto nel presente parere. È anche opportuno osservare che i lavori del CESE risultanti in questo parere hanno anticipato l'evoluzione del pensiero di chi elabora la strategia politica.

2.   La crisi dell'attività di prestito alle imprese in Europa

2.1

Il dibattito sui prestiti alle imprese e sul loro finanziamento si è tendenzialmente concentrato sull'offerta e sulla domanda di capitale di sviluppo o d'investimento, specialmente per quanto riguarda le PMI. I prestatori tendono a sottolineare la scarsità di nuovi progetti e conseguentemente anche della domanda di finanziamenti per attività di sviluppo. I rappresentanti delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione, dal canto loro, spesso si lamentano sia dell'offerta sia del costo dei finanziamenti per lo sviluppo, sostenendo che il prezzo richiesto dalle banche per il rischio legato al finanziamento è eccessivo. Entrambe le affermazioni potrebbero contenere una parte di verità. In ogni caso, lo stock dei prestiti alle imprese, sia grandi che piccole, è, nel migliore dei casi, rimasto stazionario e, nel peggiore, diminuito drasticamente negli Stati membri dell'UE.

2.2

Il presente parere non ha per oggetto il capitale di sviluppo né i finanziamenti destinati alle nuove imprese o start-up o all'innovazione. Esso affronta piuttosto la questione dell'accesso al capitale di esercizio — lo scoperto di conto e le linee di credito, che costituiscono la linfa vitale della maggior parte delle imprese. Se è difficile individuare con esattezza le tendenze di questo tipo di prestito a causa della mancanza di dati specifici, dai dati della BCE sui prestiti alle imprese non finanziarie emerge tuttavia una generale tendenza negativa negli ultimi quattro-cinque anni. Soltanto negli ultimi mesi si comincia a intravvedere qualche segno di ripresa.

2.3

Uno degli aspetti più duraturi della crisi economica e finanziaria degli ultimi sei anni è il forte declino dei finanziamenti alle imprese. Le banche europee si sono dovute impegnare a fondo per ridurre la loro esposizione ai crediti deteriorati e non esigibili. Di conseguenza, la normale offerta di capitale d'esercizio per le imprese, in particolare per le piccole e microimprese, è diminuita sia in termini nominali che reali. Questa diminuzione del prestito alle imprese potrebbe essere descritta come una forma cronica di disfunzione del mercato. Inoltre, la frammentazione dei mercati finanziari europei si è tradotta in una struttura di tassi di interesse a due livelli, per cui alcune imprese, quelle italiane e spagnole ad esempio, si vedono addebitare tassi molto più elevati di analoghe imprese tedesche o britanniche. Finora, la risposta dei responsabili politici dell'UE non è stata all'altezza del problema e vi sono elementi per affermare che gli effetti della più severa regolamentazione bancaria adottata a livello dell'UE e internazionale potrebbero aver aggravato il problema del credito alle imprese rendendo le banche più avverse al rischio.

3.   La risposta dei responsabili politici

3.1

Per i responsabili politici dell'UE le conseguenze della crisi finanziaria e il suo impatto sull'economia reale sono stati difficili da affrontare. La fragilità del sistema bancario dell'UE è diventata un forte vincolo per la ripresa economica. Per contribuire a rimediare a questa fragilità, nel 2012-2013 la BCE ha intrapreso un'iniziativa senza precedenti intesa a consentire alle banche dell'UE di accedere, a costo relativamente basso, a oltre mille miliardi di EUR. Questa iniziativa, denominata operazione di rifinanziamento a lungo termine (LTRO), è stata la risposta alla minaccia di gelo finanziario o di crollo del sistema bancario in un contesto in cui le banche affrontavano il difficile compito di rimettere in sesto i loro bilanci e conformarsi ai più severi coefficienti patrimoniali imposti dalla regolamentazione Se l'iniziativa è riuscita a scongiurare il crollo, va detto tuttavia che la maggior parte dei fondi da essa resi disponibili non è pervenuta all'economia reale, bensì è stata utilizzata per consolidare i bilanci delle banche. Da un certo punto di vista, questo risultato era prevedibile e comprensibile. Per la maggior parte delle banche europee, infatti, la priorità era ed è tuttora quella di sopravvivere. Da un altro punto di vista, tuttavia, si tratta di un'opportunità perduta, dal momento che le imprese continuano a mancare disperatamente di capitale di esercizio.

3.2

Nel marzo 2013 la BEI è stata ricapitalizzata in misura sostanziale. Il capitale versato è stato aumentato grazie a un'iniezione di liquidità pari a 10 miliardi di EUR da parte degli azionisti. La BEI prevede di essere in grado di aumentare i suoi già consistenti prestiti alle PMI di un massimo di 40 miliardi di EUR nei prossimi tre o quattro anni. La ricapitalizzazione ha consentito alla BEI di aumentare il prestito alle PMI. Il sostegno alle PMI rappresenta la principale priorità politica per il gruppo BEI, pari a oltre il 20 % del volume annuo di prestito della BEI e al 100 % delle attività del FEI. I prestiti della BEI alle PMI vengono però tendenzialmente utilizzati come capitale di sviluppo e per il finanziamento dell'innovazione e di nuovi progetti. Si pensa che la BEI stia considerando l'ipotesi di fornire finanziamenti da utilizzare come capitale di esercizio e sarà interessante conoscere l'esito delle deliberazioni in corso. Sebbene la BEI svolga un ruolo significativo nel fornire alle PMI capitale di sviluppo, la sua quota sul totale dei prestiti alle imprese nell'eurozona rimane modesta.

3.3

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, le autorità monetarie hanno fatto ricorso ad alcune misure poco ortodosse, come ad esempio l'accomodamento monetario (quantitative easing), per fornire liquidità al sistema bancario. Questa politica, che comporta l'acquisto di quantità molto elevate di obbligazioni sovrane e societarie da parte delle banche centrali e l'immissione di moneta nel sistema bancario, ha contribuito in entrambi i paesi a scongiurare il congelamento dei mercati monetari e del meccanismo di trasmissione monetaria. Vi sono elementi per affermare che negli USA il programma di accomodamento monetario ha contribuito ad aumentare i crediti e i finanziamenti a disposizione dell'economia reale. Le autorità monetarie americane stanno ora valutando l'ipotesi di ridurlo progressivamente mano a mano che la ripresa economica si consolida. Le indicazioni prospettiche della Banca d'Inghilterra suggeriscono che anche il Regno Unito metterà fine a questa politica di accomodamento monetario una volta che la ripresa economica si sarà consolidata.

3.4

Nel marzo 2013 la Commissione ha pubblicato il Libro verde sul finanziamento a lungo termine dell'economia (7), seguito recentemente da un pacchetto di misure per promuovere il finanziamento a lungo termine in generale e quello delle PMI in particolare (8). Il fulcro di questo pacchetto sono le misure per incoraggiare l'uso di titoli garantiti da attività sottostanti (asset backed securities — ABS) che rappresentano la cartolarizzazione di prestiti alle PMI. Un più vasto ricorso alle ABS renderebbe le banche e altre istituzioni finanziarie più libere di espandere il volume di prestiti alle imprese. La Commissione propone altresì nuove regole per incoraggiare i fondi pensione a investire in attività finanziarie come le ABS e sostenere così il finanziamento della crescita a più lungo termine dell'economia reale (9). Propone inoltre di creare un mercato secondario liquido e trasparente per le obbligazioni societarie e di migliorare l'attrattiva delle obbligazioni garantite e del collocamento privato. La Commissione ha pubblicato anche una comunicazione sul finanziamento collettivo (crowd funding) (10) che punta a promuovere le migliori pratiche in questo settore, seguire lo sviluppo dei mercati e facilitare la creazione di un marchio del crowd-funding di qualità.

3.5

In questo contesto, vale la pena citare numerose altre iniziative. Gli ostacoli ad una valutazione più precisa del merito di credito e del rischio da parte dei prestatori sono generalmente legati al costo di informazioni finanziarie pertinenti e alla loro mancanza. Per ridurre questi ostacoli l'Istituto per la finanza internazionale (IIF) propone una serie di misure: tra queste, un maggior ricorso ad archivi digitali con l'introduzione di informazioni standardizzate per i registri di imprese, gli uffici statistici, per la valutazione del merito di credito da parte delle banche e di altri prestatori. Questi archivi nazionali di dati sul rischio creditizio dovrebbero essere fusi con la European Data Warehouse per arrivare ad un registro europeo centrale del credito. L'IIF chiede che vengano stabiliti standard su scala europea per la raccolta e la comunicazione delle informazioni così da rendere possibili analisi incrociate tra società e paesi diversi. Delle informazioni di migliore qualità e più aggiornate sui risultati finanziari delle PMI dovrebbero consentire ai prestatori di valutare meglio il rischio e di determinarne più adeguatamente il prezzo.

3.6

Tra le altre misure per migliorare il flusso dei finanziamenti alle PMI figurano le seguenti:

consentire alle mutue, alle cooperative e agli organismi assicurativi collettivi di prestare alle PMI sostenendole direttamente con fondi pubblici;

abbandonare la preferenza per il finanziamento delle imprese tramite il debito facendo in modo che i finanziamenti rappresentati da capitali freschi siano fiscalmente deducibili;

assegnare alle agenzie di sviluppo regionale un ruolo formale nelle valutazione del rischio prevedendo nel contempo opportuni correttivi per le tendenze pregiudiziali all'ottimismo;

incoraggiare un maggior ricorso all'assicurazione del credito quando questa soluzione sia efficace dal punto di vista dei costi, in modo da assicurare i portafogli di prestiti alle PMI non garantiti, che le banche potrebbero allora vendere agli investitori non bancari;

incentivare gli investitori in fondi propri e in capitale di rischio ad ampliare i loro investimenti nelle PMI e a colmare le lacune nei finanziamenti;

ricorrere agli incentivi fiscali per allargare la base degli investitori nelle PMI e nei fondi per le PMI;

educare le PMI alle possibilità alternative di finanziamento e ai relativi benefici dei meccanismi di finanziamento alternativo;

rafforzare i sistemi di garanzia del credito e condividere le conoscenze e le buone pratiche per contribuire a migliorare i sistemi di garanzia nazionali già in essere;

fare maggior uso dei finanziamenti commerciali, dei prestiti tra imprese, degli strumenti del factoring e del leasing.

Si stanno facendo progressi nell'attuazione di molte delle proposte delineate sopra, ma rimane il problema di che cosa si possa fare nell'immediato e nel breve periodo per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti.

4.   Un canale alternativo di finanziamento alle imprese

4.1

Progettare un regime che incoraggi un maggiore accesso ai finanziamenti in tutta l'Unione non è compito facile. Alcuni Stati membri hanno sviluppato soluzioni consone alle loro strutture finanziarie e alla loro regolamentazione nazionale in materia. Un approccio uniforme potrebbe non essere adatto a tutti gli Stati membri. Una delle iniziative più interessanti è la Funding for Lending (FLS) del Regno Unito, che vale la pena esaminare più da vicino.

4.2

Il ministero del Tesoro inglese e la Banca d'Inghilterra hanno introdotto l'FLS nel luglio 2012 allo scopo di aumentare i prestiti all'economia reale (11). Il ministero del Tesoro, in quanto azionista della Banca d'Inghilterra, ha poteri di vigilanza sul funzionamento della FLS. L'iniziativa offre alle banche partecipanti una fonte di finanziamenti a basso costo che dovrebbero permettere loro di aumentare il credito disponibile riducendo i tassi di interesse addebitati. Il meccanismo incentiva le banche ad aumentare i prestiti e così consente loro di utilizzare i fondi aggiuntivi che esso mette a disposizione. Dal suo varo l'FLS ha contribuito a ridurre drasticamente i costi dei finanziamenti bancari, e ciò si è tradotto in un miglioramento delle condizioni del credito. È legittimo affermare che finora l'FLS ha ottenuto i risultati migliori nello stimolare i prestiti alle famiglie e in particolare i prestiti ipotecari. Ha invece ottenuto risultati meno lusinghieri per quanto riguarda i prestiti alle imprese. Per questo motivo, nel novembre 2013 le autorità hanno modificato il meccanismo, che ora punta unicamente a stimolare i prestiti alle PMI.

4.3

L'FLS è un meccanismo concepito per fornire un incentivo commerciale che induca le banche partecipanti ad aumentare il volume di prestito netto (che si ottiene sottraendo i rimborsi dai prestiti lordi). Esso offre fondi scontati a tutte le banche, anche a quelle che stanno riducendo la leva finanziaria. Non è previsto alcun tetto ai fondi cui le banche possono attingere. A titolo di esempio, una banca partecipante che, all'inizio dell'iniziativa, abbia un volume di prestiti alle imprese pari a 100 miliardi di EUR potrà beneficiare di fondi per almeno 5 miliardi di EUR. Se poi questa stessa banca aumenta i suoi prestiti netti alle PMI di un ulteriore miliardo di EUR, essa avrà diritto ad attingere ad altri 5 miliardi di EUR dell'FLS. Questo rapporto di uno a cinque tra prestiti netti alle imprese e fondi dell'FLS utilizzabili, unito al minor costo dei fondi, incentiva fortemente le banche ad aumentare i prestiti (12).

4.4

La Banca di Inghilterra sta monitorando l'FLS riveduto, cui partecipa la maggior parte delle istituzioni finanziarie del Regno Unito. Dato che questa nuova versione, finalizzata esclusivamente a potenziare i prestiti alle imprese, è operativa dal novembre 2013, è probabilmente troppo presto per trarre conclusioni significative quanto alla sua efficacia. Alcune delle maggiori banche del Regno Unito e dell'eurozona hanno continuato a ridurre piuttosto rapidamente il loro livello d'indebitamento, e questo probabilmente spiega in gran parte il calo dei prestiti alle imprese. I difensori dell'FLS sostengono che la situazione creditizia nel Regno Unito sarebbe molto peggiore senza i fondi resi disponibili dall'FLS.

4.5

Il CESE è dell'avviso che sarebbe opportuno attuare un'iniziativa analoga anche nell'eurozona. Un regime simile all'FLS nell'eurozona potrebbe, in un arco di tempo limitato (tre-quattro anni), contribuire a riportare il finanziamento alle imprese a livelli più normali facilitando contemporaneamente il processo in corso di riduzione della leva finanziaria.

4.6

Il 5 giugno 2014, la BCE ha annunciato una serie di misure a favore della liquidità per stimolare i prestiti delle banche alle PMI (13). Il CESE prende atto con compiacimento che la proposta della BCE denominata Operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT) presenta analogie con l'FLS come esposto nel presente parere.

4.7

La maggior parte delle proposte avanzate dalla Commissione per migliorare l'accesso ai finanziamenti per le PMI sono state accolte favorevolmente dal CESE, ma esse si collocano per lo più nel medio o lungo periodo e potrebbero richiedere nuove norme e/o istituzioni, mentre la crisi dei finanziamenti per il capitale d'esercizio delle imprese è un problema immediato e pressante che, a nostro avviso, si va aggravando. Il CESE ritiene che i responsabili politici dell'UE dovrebbero adoperarsi di più per offrire soluzioni a più breve termine, come ad esempio il regime d'incentivazione descritto sopra. Ogni eventuale aumento dei rischi finanziari o reputazionali va soppesato a fronte dei 26 milioni di disoccupati (di cui 5,6 milioni di giovani con meno di 25 anni) presenti nell'UE.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  Operazione di rifinanziamento a lungo termine, intesa a fornire alla banche dell'eurozona prestiti a basso tasso di interesse.

(2)  GU C 327 del 12.11.2013, pag. 11.

(3)  COM(2014) 168 final.

(4)  COM(2014) 167 final.

(5)  http://www.bankofengland.co.uk/markets/Pages/FLS/default.aspx

(6)  http://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2014/html/pr140605_2.it.html

(7)  COM(2013) 150/2 final.

(8)  COM(2014) 168 final.

(9)  COM(2014) 167 final.

(10)  COM(2014) 172 final.

(11)  http://www.bankofengland.co.uk/markets/Pages/FLS/default.aspx

(12)  Per una descrizione completa del funzionamento dell'FLS cfr. R. Churm e A, Radia, «The Funding for Lending Scheme»BoE Quarterly Bulletin, 2012 Q4 http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/qb120401.pdf

(13)  http://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2014/html/pr140605_2.it.html


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/25


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Società digitale: accesso, istruzione, formazione, occupazione, strumenti per l'uguaglianza»

(parere d'iniziativa)

(2014/C 451/04)

Relatrice:

CAÑO AGUILAR

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 22 gennaio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere di iniziativa sul tema:

Società digitale: accesso, istruzione, formazione, occupazione, strumenti per l'uguaglianza.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 18 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 10 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 128 voti favorevoli, nessun voto contrario e nessuna astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

L'Unione europea deve smettere di essere un semplice utilizzatore degli strumenti digitali per diventare loro ideatore e produttore, e in quest'ottica deve promuovere i talenti. Per questo motivo, è prioritario informare, formare e educare.

1.2

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è del parere che l'accessibilità alla società digitale debba costituire un obiettivo prioritario per l'insieme della società europea. Le politiche portate avanti in questo settore sono insufficienti ad affrontare il divario digitale, che continua ad allargarsi.

1.3

Il CESE ricorda che occorre adottare misure adeguate per garantire l'accesso alla società digitale da parte delle persone con disabilità e pari condizioni per quanto riguarda le nuove tecnologie.

1.4

La società digitale non può rappresentare un ulteriore fattore di esclusione. Il CESE sottolinea in particolare la necessità di adottare politiche adeguate affinché gli anziani non vengano esclusi ma, al contrario, siano pienamente integrati nell'utilizzo delle tecnologie che fanno parte della vita quotidiana delle persone.

1.5

È necessaria un'azione congiunta delle autorità europee e nazionali affinché si rendano disponibili attrezzature e programmi informatici a prezzi più accessibili e rispettosi del multilinguismo.

1.6

La politica europea dell'istruzione deve preparare i cittadini alla vita. Il CESE insiste sul fatto che le organizzazioni professionali del settore dell'istruzione devono essere consultate.

1.7

Secondo il CESE, nel quadro delle possibilità finanziarie degli Stati membri, il sostegno all'istruzione pubblica è fondamentale per raggiungere l'obiettivo dell'uguaglianza.

1.8

Il CESE sottolinea l'importanza delle biblioteche pubbliche nel processo di formazione ed educazione al mondo digitale.

1.9

Il Comitato consiglia di promuovere modelli di innovazione aperta e standard aperti. Occorre evitare misure ingiustificate per la protezione della proprietà intellettuale che possano limitare i processi d'innovazione nell'economia digitale.

1.10

Il CESE suggerisce di seguire le raccomandazioni della European Foundation for Quality in e-Learning (EFQUEL) in materia d'istruzione.

1.11

Il Comitato ribadisce il ruolo importante della formazione professionale e dell'istruzione nella lotta alla crisi economica e a favore della ripresa, e sottolinea il ruolo del Cedefop in questo settore. Propone pertanto di:

mettere l'accento sulla formazione iniziale e permanente del corpo insegnante;

promuovere l'insegnamento delle lingue;

orientare le risorse didattiche aperte verso la formazione professionale.

1.12

L'iniziativa Orizzonte 2020 deve contribuire a rafforzare la posizione europea nel campo della tecnologia digitale, dove le imprese effettuano meno investimenti rispetto alla concorrenza asiatica e statunitense.

1.13

Il CESE considera fondamentale promuovere le piccole e medie imprese (PMI) europee attive nel settore delle tecnologie dell'informazione e comunicazione (TIC), in quanto possono stimolare progetti innovativi che sono vitali per un'industria in costante trasformazione. Le misure fiscali e le maggiori agevolazioni di finanziamento per le PMI implicheranno, inoltre, un grande contributo alla lotta contro la crisi economica.

1.14

Il sostegno alle start-up nel campo della tecnologia digitale può contribuire a potenziare l'industria europea di hardware e software. Il CESE apprezza l'iniziativa di sostenere progetti ad alto rischio nel quadro dell'agenda digitale, ma auspica un maggiore sostegno da parte del sistema finanziario.

1.15

Il CESE propone un insieme di misure volte a incoraggiare la partecipazione delle donne alla società digitale.

2.   Contesto

2.1

Varie decisioni politiche, programmi e iniziative dell'UE si riferiscono all'introduzione delle TIC nel settore dell'istruzione, fra cui:

il programma e-Learning (2004-2006);

il programma per l'apprendimento permanente (2007-2013), in cui la promozione delle TIC nell'istruzione è considerata una priorità trasversale che riguarda i sottoprogrammi Comenius, Erasmus, Grundtvig e Leonardo;

il programma Erasmus + (2014-2020), che s'inserisce nella strategia Europa 2020, nella strategia per l'istruzione e la formazione 2020 e nella strategia Rethinking Education;

la comunicazione sulle nuove tecnologie e le risorse didattiche aperte (Aprire l'istruzione: tecniche innovative di insegnamento e di apprendimento per tutti grazie alle nuove tecnologie e alle risorse didattiche aperte, COM(2013) 654 final).

2.2

L'agenda digitale per l'Europa (2010), strategia centrale dell'Unione per raggiungere gli obiettivi di Orizzonte 2020, comporta diverse azioni, fra cui quelle relative a:

interoperabilità e standard;

Internet superveloce;

e-learning;

accessibilità per le persone con disabilità;

alfabetizzazione, competenze e inclusione digitali.

2.3

Il CESE ha affrontato questi aspetti in diversi pareri (1).

2.4

Il presente parere d'iniziativa affronta alcuni aspetti connessi con l'accesso alla società digitale, l'istruzione, l'uguaglianza e l'occupazione.

3.   Osservazioni generali

3.1   Accesso alla società digitale

3.1.1

Gli strumenti forniti dalle TIC vengono utilizzati sempre di più nella vita delle persone. L'accesso alla società digitale è un diritto e una fonte di opportunità che devono essere colte pienamente.

3.1.2

Il CESE ha più volte sottolineato l'importanza della banda larga per la società e l'economia europee (2), e quindi ne accoglie con favore la generalizzazione via satellite in tutti e 28 gli Stati membri. Restano però numerose cause alla base del divario digitale, aggravate dall'aumento del tasso di povertà, a sua volta accresciuto dalla crisi economica e sociale.

3.1.3

Il divario digitale non si sta colmando, fra l'altro a causa di: istruzione (le persone con un livello di studi elevato hanno tre volte più possibilità di essere utenti di Internet rispetto al 33 % di popolazione meno istruita), età (l'uso della rete è generalizzato fra i giovani ed è quasi universale tra gli studenti, ma molto inferiore fra gli anziani), informazione (principalmente in inglese), differenza tra zone rurali, urbane e insulari, ecc.

3.1.4

In molti casi, le autorità pubbliche incontrano serie difficoltà a finanziare il costo dell'informatica nell'istruzione, dato l'attuale momento di restrizioni di bilancio, che sembrano essere aggravate dal Patto di stabilità. Dei possibili veicoli di finanziamento, uno (l'imposizione di tasse sugli utenti) può nuocere all'accessibilità e all'uguaglianza nel settore dell'istruzione.

3.1.5

L'accessibilità è un diritto umano (3). Va anche ricordato che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che è parte integrante del Trattato di Lisbona, vieta — agli artt. 20, 21 e 26 — qualsiasi forma di discriminazione fondata sulla disabilità e riconosce il diritto delle persone con disabilità a beneficiare di misure specifiche. Dal canto suo, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità obbliga gli Stati membri ad adottare misure adeguate per garantire a tali persone l'accesso alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ivi compresa Internet, alle stesse condizioni degli altri (4).

3.1.6

Dato che le persone con disabilità hanno due volte più probabilità di ritrovarsi disoccupate e che le nuove tecnologie (compreso il web) sono la porta d'accesso alle attività del tempo libero, all'istruzione, alla cultura e a molti altri servizi pubblici e privati, e che servono a promuovere la partecipazione alla democrazia, le TIC accessibili sono il mezzo indispensabile affinché le persone con disabilità possano competere in condizioni di parità su un mercato digitale sempre più vasto e possano integrarsi nella cosiddetta società digitale.

3.1.7

La società digitale non può rappresentare un ulteriore fattore di esclusione. Al contrario, le persone vulnerabili devono trovarvi un mezzo per uscire dall'esclusione.

3.2   Accesso alla società digitale.

3.2.1

La società digitale presuppone una volontà di apertura verso i cambiamenti nelle istituzioni. L'UE deve promuovere sistemi di istruzione e formazione accessibili a tutti, che operino per lo sviluppo delle conoscenze, delle abilità e delle capacità dei cittadini per quanto riguarda un ampio spettro di settori, competenze sociali, civiche e culturali, la capacità di imparare e la creatività, l'innovazione e l'attitudine al lavoro di squadra.

3.2.2

Tutti i responsabili del sistema d'istruzione devono favorire un clima pedagogico all'interno della scuola che favorisca un atteggiamento positivo verso l'innovazione, la qualità e la cooperazione nella pratica pedagogica, nonché una partecipazione attiva di tutti gli studenti al processo di apprendimento, la diffusione delle buone pratiche, la partecipazione civica, le esperienze all'interno della scuola e una cultura della valutazione.

3.2.3

La politica dell'UE nel settore dell'istruzione non è riuscita a stimolare a sufficienza le autorità nazionali competenti in materia affinché integrassero l'uso pedagogico delle TIC nella formazione iniziale dei docenti e negli istituti d'insegnamento, soprattutto quelli di istruzione primaria e secondaria e di formazione professionale. In particolare, gli Stati membri non sono stati incoraggiati nella misura necessaria a realizzare gli investimenti richiesti da un'istruzione moderna, innovatrice e di qualità che si basi sulle TIC.

3.2.4

I ministeri dell'Istruzione devono programmare formazioni specifiche per gli insegnanti e stimolare un ripensamento circa le modalità di apprendimento.

3.2.5

Il CESE sottolinea l'importanza delle biblioteche pubbliche per la formazione e l'educazione al mondo digitale.

3.2.6

Fin dalla più tenera età scolastica, i bambini potrebbero essere avviati attraverso il gioco al funzionamento del computer, e forse alla programmazione, in modo che gli europei cessino il più rapidamente possibile di essere solamente utilizzatori delle TIC, per diventarne creatori e produttori. L'UE conta dei poli di eccellenza nella ricerca (ad es. nel campo dei nanocomponenti elettronici), ma deve andare oltre.

3.2.7

I sistemi d'istruzione europei offrono esempi di insegnamento di elevata qualità fin dalla scuola primaria, nonché nell'ambito della formazione professionale e dell'università. Tuttavia, è necessario modificare i programmi di studio in modo da inserirvi l'uso pedagogico delle TIC e la loro valutazione.

3.2.8

Il CESE consiglia di promuovere modelli di innovazione aperta e standard aperti, e di evitare che misure ingiustificate per la protezione della proprietà intellettuale possano limitare i processi d'innovazione nell'economia digitale.

3.2.9

Il protocollo SPI (Simple Publishing Interface) sviluppato dal Comitato europeo di normazione (CEN) ha l'obiettivo di agevolare la comunicazione fra gli strumenti di produzione dei contenuti e le basi che gestiscono in modo permanente le risorse per l'apprendimento e i metadati.

3.2.10

L'interoperabilità può anche facilitare il ricorso alle tecnologie di assistenza di cui necessitano le persone con disabilità per accedere alle TIC.

3.3   Formazione. Uno strumento per affrontare la crisi economica

3.3.1

L'istruzione e la formazione professionale arricchiscono le persone preparandole alla vita e conferiscono loro le competenze necessarie in una società democratica. Lo sviluppo sociale ed economico dipende fortemente dalla formazione professionale, poiché dà accesso alle competenze e ai punti d'ingresso nel mercato del lavoro. In particolare per le categorie svantaggiate ed emarginate, può contribuire a una vita migliore. La formazione professionale però non è soltanto un ponte fra l'istruzione e l'occupazione, ma ha anche una notevole importanza di per sé stessa. L'Istituto statistico dell'Unesco segnala una correlazione fra lo sviluppo economico e la formazione professionale.

3.3.2

Erasmus Plus è la strategia centrale dell'Unione in questo settore e, come ha osservato il CESE, «dovrebbe essere uno strumento essenziale per aumentare il sostegno all'istruzione e alla formazione, con l'obiettivo di migliorare le competenze dei cittadini, contribuire a ridurre l'elevato livello di disoccupazione giovanile in molti Stati membri». Tuttavia sono gli Stati membri, cui spetta la competenza in questo campo, quelli che devono compiere lo sforzo di dotare la formazione professionale delle risorse necessarie e del prestigio che le compete in quanto parte del sistema d'istruzione.

3.3.3

Il CESE ricorda che i lavori del Cedefop sull'apprendimento permanente e la formazione professionale trattano questioni — come istruzione degli adulti, qualifiche e competenze, convalida e processi di garanzia della qualità — che sono fondamentali per quanti incontrano maggiori difficoltà nell'accesso al mercato del lavoro. È opportuno dotare il Cedefop di maggiori risorse.

3.3.4

Il CESE propone di:

valorizzare l'istruzione professionale;

mettere l'accento sulla formazione iniziale e permanente del corpo insegnante;

promuovere l'insegnamento delle lingue, che risulta fondamentale per la mobilità dei lavoratori;

orientare le risorse didattiche aperte verso la formazione professionale.

3.4   L'economia digitale e l'occupazione

3.4.1

L'UE presenta un tasso di disoccupazione elevato e allo stesso tempo, secondo la Commissione, deve far fronte a breve termine a un fabbisogno di manodopera qualificata per coprire 9 00  000 posti di lavoro nel settore delle TIC.

3.4.2

Le TIC hanno un effetto profondo sull'occupazione, e il successo dell'Agenda digitale dipende dall'esistenza di imprese ad alta tecnologia: nel 2008, le TIC hanno procurato all'UE un valore aggiunto di 574 miliardi di euro, e hanno dato lavoro a 8,3 milioni di persone. Le imprese europee — che sono alle prese con problemi come la frammentazione dei mercati e un'insufficienza di finanziamenti — devono rafforzare la propria posizione nei confronti dei giganti che dominano i mercati mondiali, per la maggioranza imprese del Nord America.

3.4.3

Come ogni evoluzione tecnologica, le TIC provocano degli sconvolgimenti in campo occupazionale. Questo fenomeno deve essere esaminato nell'ottica di creare dei percorsi professionali, di qualifiche, competenze e certificazione, sia per le persone che le TIC escludono dal mondo del lavoro sia per quelle che le TIC aiutano a integrarsi.

3.4.4

La Grande coalizione per la creazione di posti di lavoro nell'economia digitale creata dalla Commissione nel marzo 2013 affronta le questioni principali (formazione e adattamento dei corsi ai posti di lavoro nel settore digitale, mobilità, certificazione, sensibilizzazione, apprendimento e insegnamento innovativi), ma non dispone di un bilancio proprio. Nel quadro dell'Agenda digitale vi sono anche altre iniziative: e-Skills, Employment Package, Opening up Education Initiative, Rethinking Education Strategy, Youth Opportunities Initiative, EU Skills Panorama.

3.4.5

È necessario che in questa coalizione si coinvolga l'industria, ma anche il mondo dell'istruzione, in modo che, grazie allo svolgimento di tirocini nelle imprese, si produca un più stretto collegamento con il settore delle TIC.

3.4.6

Va osservato che in questi programmi non si tiene conto in misura sufficiente delle esigenze specifiche delle persone escluse a causa della loro disabilità, in particolare per quanto riguarda l'acquisizione di competenze digitali (e-skills), l'alfabetizzazione digitale e l'inclusione nel mercato del lavoro digitale.

3.4.7

Anche se le principali compagnie europee di alta tecnologia investono in R&S, lo fanno in proporzione minore rispetto a quelle asiatiche e statunitensi. Il CESE si augura che Orizzonte 2020, con la sua dotazione finanziaria di 78,6 miliardi di euro, contribuisca a rafforzare la posizione europea nei mercati mondiali.

3.4.8

Il CESE considera molto importante la promozione delle PMI europee nel settore delle TIC, dal momento che possono dare impulso a progetti innovativi vitali in un'industria in costante trasformazione. Per contribuire all'uscita dalla crisi occorre fornire soluzioni alle difficoltà di finanziamento di cui soffrono sia le piccole imprese sia i progetti innovativi (start-up) dedicati all'innovazione tecnologica.

3.5   La società dell'era digitale deve essere inclusiva

3.5.1

Attualmente, le donne costituiscono solo il 30 % dei circa 7 milioni di persone che lavorano nelle TIC, e sono sottorappresentate a tutti i livelli, ma soprattutto negli incarichi che comportano poteri decisionali. Le donne presentano una percentuale di istruzione terziaria più elevata rispetto agli uomini, ma continuano ad essere svantaggiate in termini di occupazione, retribuzione, condizioni di lavoro e accesso ai posti di maggiore responsabilità.

3.5.2

Un cambiamento di politica è particolarmente necessario di fronte al calo delle donne che si laureano nel settore delle TIC: attualmente, solo 29 donne su 1  000 con un dottorato hanno ottenuto il titolo nel settore delle TIC, e solo 4 di queste lavorano direttamente in tale settore.

3.5.3

Anche se l'ingresso di più donne nel settore delle TIC potrebbe aumentare il PIL dell'Euro zona di 9 miliardi di euro, diverse ragioni (ad es., tradizioni e stereotipi culturali) spiegano la loro insufficiente partecipazione al settore, il che rappresenta un problema non soltanto europeo, ma mondiale.

3.5.4

Per questo, il Comitato suggerisce di:

approfondire la ricerca per stabilire quali fattori incidano sulla scarsità di donne nel settore delle TIC in generale e sul motivo per cui le donne scelgono meno frequentemente di seguire studi in scienze, matematica e tecnologia;

valutare la possibilità di adottare piani e provvedimenti attivi, con relativa dotazione finanziaria, in materia di parità fra i sessi;

tener conto della situazione delle donne e delle ragazze con disabilità, che sono in genere oggetto di discriminazione rispetto ai ragazzi e agli uomini con disabilità per quanto riguarda l'accesso all'istruzione e all'occupazione, e incontrano anche maggiori difficoltà nell'accedere al mercato del lavoro, il che rende loro difficile condurre una vita indipendente.

individuare modelli e percorsi professionali atti ad attrarre le donne e le ragazze;

ripensare il codice europeo di buone pratiche per le donne e le TIC;

realizzare campagne in grado di ottenere un certo successo sulle reti sociali;

avviare i discenti al funzionamento del computer e alla programmazione molto presto (fin dalla scuola primaria), per favorire la partecipazione delle ragazze al settore delle TIC.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

L'accessibilità deve essere un obiettivo prioritario non solo delle autorità, ma della società nel suo complesso, e per questo impegna tutti i soggetti economici e sociali; finora però le politiche dell'Unione e, in generale, quelle di molti Stati membri si sono rivelate insufficienti.

4.2

Il CESE suggerisce all'Unione e alle autorità nazionali di promuovere azioni congiunte per arrivare a una riduzione sostanziale del costo del materiale informatico — compresa la generalizzazione dell'utilizzo di software gratuito e a codice aperto, come Linux — e per fornire contenuti europei all'informazione e alla conoscenza.

4.3

Una politica adeguata per l'UE nel secolo XXI richiede una mentalità aperta ai cambiamenti. L'obiettivo principale dei sistemi di istruzione e formazione europei non deve essere solo quello di soddisfare le necessità specifiche del mercato del lavoro (aspetto su cui la Commissione europea ha concentrato il grosso della propria politica in materia d'istruzione), ma anche quello di educare alla vita. L'elaborazione delle politiche dell'UE in materia d'istruzione deve tener conto della partecipazione delle organizzazioni europee dei docenti e dei centri d'insegnamento, cosa che attualmente non succede.

4.4

Tenendo presente che gli Stati membri sono soggetti a vincoli di bilancio e che, nel quadro delle istituzioni democratiche, adottano le decisioni che giudicano migliori per i propri cittadini, occorre sottolineare la necessità ineludibile di investire nella pubblica istruzione per raggiungere l'obiettivo della parità di accesso all'istruzione indipendentemente dall'origine sociale degli studenti e dalle risorse finanziarie di cui dispongono.

4.5

La Commissione deve adoperarsi affinché i metadati didattici siano gratuiti e di interesse generale, e non siano sottoposti a brevetti di proprietà da parte di imprese private. Oltre al programma europeo in materia di standardizzazione SPI, occorre sottolineare l'importanza di eContentplus, programma della Commissione relativo ai metadati.

4.6

Per garantire la qualità e l'adeguatezza dell'istruzione e della formazione impartite, i docenti e i centri d'istruzione devono avere il controllo sui contenuti dell'insegnamento. Il CESE considera che si debba rivolgere attenzione alle raccomandazioni formulate dall'EFQUEL in materia di misure legislative, armonizzazione, diritti di proprietà intellettuale, ecc.

4.7

Il Comitato ha già espresso la propria delusione per il drastico taglio del bilancio assegnato all'Agenda digitale per il periodo 2014-2020, che è passato dai 9,2 miliardi di euro inizialmente proposti agli 1,14 miliardi effettivamente approvati.

4.8

Il CESE valuta positivamente il sostegno finanziario stabilito nel quadro di Orizzonte 2020 a favore delle iniziative innovative ad alto rischio promosse dalle PMI. Hanno grande importanza le misure volte a far sì che le PMI e le start-up ottengano maggiori finanziamenti, non solo da parte delle autorità pubbliche, ma anche dei mercati e del sistema finanziario.

4.9

Il CESE raccomanda di inserire la dimensione dell'accessibilità in tutte le iniziative della sfera digitale, assicurandosi che i programmi di e-learning, le TIC, i materiali e gli strumenti (online e offline) siano accessibili alle persone con disabilità e a tutte le persone vulnerabili. Inoltre, occorrerà rivolgere un'attenzione particolare all'inclusione delle persone con disabilità nei nuovi posti di lavoro creati dalle TIC che l'UE intende coprire.

Bruxelles, 10 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  GU 271 del 19.9.2013, pag. 127; GU C 318 del 29.10.2011, pag. 9; GU C 214 dell'8.7.2014, pag. 31.

(2)  GU C 67 del 6.3.2014, pag. 137.

(3)  GU C 177 dell'11.6.2014, pag. 15.

(4)  GU C 271 del 19.9.2013, pag. 116.


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/31


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Attacchi informatici nell'UE

(parere d'iniziativa)

(2014/C 451/05)

Relatore:

McDONOGH

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 27 febbraio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Attacchi informatici nell'UE.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 18 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 10 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 135 voti favorevoli, 1 voto contrario e nessuna astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) auspica la creazione di un'autorità europea per la sicurezza informatica — sul modello dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea (AESA), l'autorità centrale per il settore dell'aviazione — che sia in grado di ricoprire il forte ruolo guida necessario a livello dell'UE per affrontare il complesso lavoro di attuazione di una strategia europea efficace in materia di sicurezza informatica.

1.2

Cittadini informati e responsabilizzati sono un fattore chiave per un elevato livello di sicurezza informatica in Europa. Educare i cittadini alla sicurezza informatica personale, compresa la protezione dei dati personali, dovrebbe essere una componente fondamentale tanto dei programmi scolastici quanto di quelli di formazione sul luogo di lavoro. Inoltre, l'UE dovrebbe promuovere su tutto il suo territorio programmi e campagne d'informazione riguardo a questi temi rivolti al grande pubblico.

1.3

La normativa dovrebbe imporre alle imprese un approccio proattivo alla protezione dagli attacchi informatici, anche attraverso il ricorso a tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) sicure e resilienti nonché alla formazione del personale sulle politiche di sicurezza informatica, analogamente a quanto già avviene sui temi della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro.

1.4

Ciascuno Stato membro dovrebbe istituire un ente incaricato di informare, educare e sostenere il settore delle piccole e medie imprese (PMI) sulle questioni delle buone pratiche nel campo della sicurezza informatica. Le grandi società possono facilmente reperire le conoscenze di cui hanno bisogno, mentre le PMI devono essere sostenute.

1.5

Si dovrebbe ampliare il mandato dell'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA), dotandola inoltre dei fondi necessari affinché essa possa farsi più direttamente carico di programmi di educazione e di sensibilizzazione alla sicurezza informatica destinati ai cittadini e alle PMI.

1.6

La consapevolezza delle responsabilità di aziende e organizzazioni in materia di sicurezza informatica va rafforzata a livello dei loro consigli di amministrazione. I dirigenti di tutti questi enti devono essere espressamente informati delle potenziali responsabilità derivanti per la loro azienda od organizzazione dall'attuazione di strategie o azioni inadeguate nel campo della sicurezza informatica.

1.7

Visto il ruolo fondamentale che ricoprono nell'erogazione di servizi online, a tutti i fornitori di servizi Internet dell'UE incombe la particolare responsabilità di proteggere i loro clienti da attacchi informatici — responsabilità che dovrebbe essere definita e sancita da una normativa europea.

1.8

L'UE dovrebbe inoltre imporre una serie di requisiti e obblighi specifici in materia di sicurezza anche ai fornitori di servizi di cloud computing, in modo da garantire la realizzazione in tempi rapidi delle grandi potenzialità di crescita economica insite nell'espansione dinamica di questa tecnologia (1).

1.9

Il Comitato ritiene che le misure volontarie siano insufficienti e che sia necessario imporre obblighi regolamentari rigorosi agli Stati membri onde garantire l'armonizzazione, la gestione e l'effettiva attuazione della sicurezza informatica a livello europeo Occorre inoltre introdurre una normativa che preveda l'obbligo di notifica di incidenti di rilievo nel campo della sicurezza informatica per tutte le imprese e organizzazioni, e non solo per i fornitori di infrastrutture critiche: questo contribuirebbe a rafforzare la risposta dell'UE alle minacce e a diffondere una maggiore conoscenza e comprensione degli attacchi informatici, in modo da poter mettere a punto strategie di difesa più efficaci.

1.10

Il CESE esorta l'UE ad adottare un approccio basato sulla progettazione nel contrastare i rischi di attacchi informatici, garantendo che l'intera gamma di tecnologie e servizi utilizzati in Europa per l'offerta di connessioni Internet e servizi online sia progettata in modo tale da offrire un livello ottimale di sicurezza informatica. La riflessione sulla progettazione dovrebbe essere incentrata soprattutto sull'interfaccia uomo-macchina.

1.11

Il CESE chiede agli organismi europei di normazione di mettere a punto e divulgare ampiamente solide norme di sicurezza informatica applicabili a qualsiasi tecnologia o servizio di rete TIC, compreso un codice obbligatorio di buone pratiche che garantisca la conformità a standard di eccellenza di tutte le apparecchiature TIC e tutti i servizi Internet venduti ai cittadini europei.

1.12

L'UE deve prendere provvedimenti immediati per garantire che ciascuno Stato membro disponga di una squadra di pronto intervento informatico (CERT) pienamente operativa incaricata di proteggerlo dagli attacchi informatici, tutelando nel contempo l'intera Unione.

1.13

Il CESE sollecita a dotare il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica (EC3) di Europol dei finanziamenti supplementari necessari per svolgere la sua missione e per rafforzare la cooperazione, sia tra le forze di polizia dei paesi UE sia con le forze di polizia di paesi terzi, in modo da accrescere la capacità dell'Europa di arrestare i criminali informatici e di avviare procedimenti giudiziari nei loro confronti.

1.14

Riassumendo, il CESE ritiene che la strategia di sicurezza informatica dell'UE debba ottenere dei risultati in particolare per quanto riguarda i seguenti aspetti: un forte ruolo guida dell'UE; politiche di sicurezza informatica che rafforzino il livello di sicurezza in questo campo pur garantendo il diritto alla riservatezza e altri diritti fondamentali; sensibilizzazione dei cittadini e promozione di approcci proattivi in materia di protezione; una governance globale da parte degli Stati membri; un'azione informata e responsabile delle imprese; un solido partenariato tra governi, settore privato e cittadini; livelli adeguati di investimenti; norme tecniche di qualità e sufficienti investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione; impegno sul piano internazionale. A questo proposito, il Comitato ribadisce le raccomandazioni sulla strategia di sicurezza informatica già formulate in tutta una serie di precedenti pareri (2), e chiede alla Commissione di riservare un seguito alle azioni proposte in quei testi.

2.   Portata dell'analisi del parere

2.1

Oltre un quinto della crescita del PIL nell'UE è dovuto all'economia basata su Internet, e ogni anno 200 milioni di cittadini europei effettuano acquisti online. Dipendiamo da Internet e dalle tecnologie digitali connesse a questo strumento per la continuità di servizi essenziali quali quelli nei settori dell'energia, della sanità, dell'amministrazione e delle finanze. Tuttavia, le infrastrutture e i servizi digitali essenziali — che hanno un ruolo così importante nel nostro quotidiano sul piano sia economico che sociale — sono esposti al rischio crescente di attacchi informatici che minacciano la nostra prosperità e qualità di vita.

2.2

A giudizio del Comitato, la sempre maggiore dipendenza dell'UE da Internet e dalle tecnologie digitali non è accompagnata in misura sufficiente da pratiche e strategie in grado di garantire un livello adeguato di sicurezza informatica in tutto il territorio dell'Unione, tanto oggi quanto in futuro. Il presente parere si propone di evidenziare quelle che, secondo il CESE, sono le lacune della politica di sicurezza informatica dell'UE e di raccomandare delle azioni che la rafforzerebbero in modo da riuscire a ridurre maggiormente i rischi di attacchi informatici.

2.3

Le motivazioni di questo tipo di attacchi coprono uno spettro molto ampio: si va dall'attacco personale, sferrato per compiere una vendetta contro un individuo o una società, allo spionaggio informatico ad opera di governi o alla vera e propria guerra informatica tra Stati. Nell'elaborare il presente parere si è deciso di limitare la portata dell'analisi ai soli attacchi informatici condotti con intenti criminosi, in modo da incentrare le raccomandazioni formulate sui problemi di primario interesse per la maggioranza dei membri del Comitato. In futuro, un altro parere potrà essere dedicato al complesso dibattito politico sugli attacchi informatici lanciati da Stati membri contro singoli cittadini o altri paesi.

2.4

Il presente testo si concentra esclusivamente sugli attacchi realizzati da criminali informatici a fini di lucro, che costituiscono la stragrande maggioranza dei casi. L'adozione di politiche e pratiche in materia di sicurezza informatica volte a lottare efficacemente contro gli attacchi informatici con intenti criminosi serve anche a ridurre i rischi di attacchi con obiettivi politici o dettati da motivi più personali.

2.5

Sebbene l'UE abbia già compiuto significativi passi avanti nel realizzare le azioni previste dal pilastro «Fiducia e sicurezza» dell'Agenda digitale ed abbia messo a punto una strategia di sicurezza informatica ad ampio raggio, comprendente molti degli obiettivi sopra descritti, essa deve tuttavia intensificare la sua azione.

3.   Attacchi e sicurezza sul piano informatico

3.1

Per «attacco informatico» s'intende qualsiasi tipo di azione offensiva diretta a sistemi informatizzati, infrastrutture, reti di computer e/o dispositivi digitali per uso personale (personal digital device) allo scopo di carpire, alterare o distruggere per mezzo di una serie di atti dolosi un obiettivo specifico, che può consistere in denaro, dati o tecnologie dell'informazione.

3.2

I criminali informatici lanciano attacchi di questo tipo per sottrarre denaro o dati, commettere frodi ed estorsioni o svolgere attività di spionaggio illegale. Gli attacchi informatici possono danneggiare reti e servizi essenziali da cui dipendono la salute, la sicurezza e il benessere economico di tutti noi, in particolare le reti della pubblica amministrazione, dei trasporti e dell'energia.

3.3

Oggi la minaccia posta dagli attacchi informatici va di pari passo con la nostra dipendenza crescente da Internet e dalle tecnologie digitali. Secondo una recente relazione di Symantec, nel 2013 il numero complessivo di violazioni dei dati nel mondo è aumentato del 62 %, per un totale di oltre 552 milioni di dati violati, comprendenti in molti casi nominativi personali, date di nascita, codici identificativi rilasciati dalla pubblica amministrazione, dossier medici o informazioni finanziarie. Inoltre, negli ultimi 12 mesi il 38 % degli utenti mobili è stato vittima di attacchi di criminali informatici sui propri dispositivi mobili.

3.4

Gli attacchi informatici possono avere ripercussioni significative sia sulle singole imprese che sull'economia europea nel suo complesso:

secondo una relazione di settore del 2011, le perdite annue registrate a livello mondiale dalle vittime di questi attacchi ammontano all'incirca a 290 miliardi di euro, il che farebbe della criminalità informatica un'attività persino più redditizia del traffico globale di marijuana, cocaina ed eroina messe insieme.

In caso di attacco informatico i cittadini sono costantemente esposti al rischio di usurpazione della loro identità digitale. In un solo attacco, sferrato nel maggio 2014, è stata rubata un'intera banca dati contenente i dati personali di 145 milioni di titolari di un profilo utente (account) su eBay. In base ad un sondaggio sulla sicurezza informatica condotto dall'Università del Kent nel 2013, nel Regno Unito, nello spazio di un solo anno (2012-2013), sono stati violati gli account online di oltre 9 milioni di adulti, l'8 % della popolazione britannica ha perso del denaro a causa di crimini informatici e addirittura il 2,3 % ha registrato perdite superiori a 10  000 sterline per gli stessi motivi.

Secondo un rapporto del governo britannico, nel 2011 la criminalità informatica ha determinato per l'economia del Regno Unito un costo complessivo di 27 miliardi di sterline:

frode online: 1,4 miliardi di sterline,

usurpazione d'identità: 1,7 miliardi di sterline,

furto di proprietà intellettuale: 9,2 miliardi di sterline,

spionaggio: 7,6 miliardi di sterline,

perdita di dati di clienti: 1 miliardo di sterline,

furto (diretto) online a danno di aziende: 1,43 miliardi di sterline,

estorsione: 2,2 miliardi di sterline,

frode fiscale: 2,3 miliardi di sterline.

In Europa, ogni anno, gli attacchi informatici causano enormi danni economici; per valutarne adeguatamente i costi occorre tener conto dei seguenti elementi:

le perdite di proprietà intellettuale e di dati sensibili,

i costi di opportunità, comprensivi delle interruzioni del servizio e dell'attività lavorativa,

i danni all'immagine di marca e al buon nome delle imprese,

le penalità e gli indennizzi versati ai clienti (per i disservizi o i danni indiretti) o i risarcimenti contrattuali (per ritardi, ecc.),

i costi relativi alle misure di contrasto adottate e quelli delle assicurazioni,

i costi legati alle strategie di riduzione del danno e al recupero dopo un attacco informatico,

le perdite in termini di operazioni commerciali e di competitività,

la distorsione degli scambi e, infine,

le perdite di posti di lavoro.

Secondo l'Indagine 2014 sulle violazioni della sicurezza informatica, pubblicata dal governo britannico, l'81 % delle grandi aziende e il 60 % delle PMI hanno subito violazioni della sicurezza nel 2013.

In base alla stessa relazione del governo britannico, in caso di violazione della sicurezza informatica della massima gravità una società di grandi dimensioni potrebbe subire in media danni fino a 1 4 00  000 euro e una PMI fino a 1 40  000 euro.

I costi per ridurre il danno derivante dagli attacchi informatici sono in rapido aumento, anche nei casi in cui questi non vadano a segno. Nel 2014 la crescita del mercato mondiale della sicurezza informatica registrerà un'accelerazione fino a toccare l'8,6 %, per un valore superiore a 73 miliardi di USD.

3.5

Le tecniche utilizzate negli attacchi informatici sono in costante evoluzione:

per sferrare un attacco un criminale informatico si serve di solito di uno strumento o vettore dell'attacco grazie al quale può accedere alle credenziali di identificazione online di un utente, ad un computer o ad un server di rete per realizzare il proprio intento doloso. Tra i vettori di attacco più comuni si possono citare i dispositivi USB, i file allegati alle mail, le pagine web, le finestre pop-up, i messaggi istantanei, le chat room e il semplice inganno, come avviene negli attacchi che utilizzano la tecnica del phishing.

Le forme più comuni di attacco informatico comportano l'impiego di malware, ossia di particolari software che si impadroniscono di un dispositivo digitale per conseguire un obiettivo illegale, ad esempio per carpire le credenziali di un utente o rubare denaro, o per lanciare lo stesso tipo di attacco contro altri dispositivi. Tra le diverse categorie di malware si possono distinguere i virus informatici (compresi worm e trojan), ransomware, spyware (raccolgono informazioni dal sistema e le trasmettono a terzi), adware (software con messaggi pubblicitari che rallentano il computer o raccolgono informazioni), scareware (ingannano l'utente facendogli credere che il suo computer sia infettato per indurlo a scaricare determinati software o virus) e altri programmi con finalità dolose. Ransomware, in particolare, è un tipo di malware che attacca un computer impedendone l'accesso al sistema con richiesta di denaro per sbloccarlo.

I malware possono anche trasformare un computer in un bot (dall'inglese robot), collegato a una botnet o a una rete zombie controllata da criminali informatici che se ne servono per attaccare le proprie vittime.

Lo spamming è l'invio di grandi quantità di messaggi elettronici non richiesti con cui i criminali informatici spesso cercano di ingannare le potenziali vittime inducendole a comprare prodotti contraffatti. Si ricorre alle botnet per inviare la maggior parte dei messaggi spam.

Gli attacchi con la tecnica del phishing sono concepiti dal criminale informatico per carpire nome utente, password e dati relativi alla carta di credito della vittima, in modo da poter assumere il controllo del suo account di posta elettronica, delle sue reti sociali e dei suoi conti bancari online. Questo tipo di attacchi si rivela particolarmente fruttuoso per i criminali, dal momento che il 70 % degli utenti di Internet ricorre alla stessa password per quasi tutti i servizi web.

Talvolta i criminali informatici lanciano attacchi detti di «rifiuto di servizio» o DoS (denial-of-service) per estorcere denaro ad aziende o organizzazioni. In un attacco informatico di questo tipo i criminali cercano di bloccare l'accesso degli utenti ad un computer o ad una risorsa di rete inviando al sistema preso di mira un numero talmente elevato di richieste di comunicazioni esterne da saturarlo, perché non sia più in grado di soddisfare le legittime richieste di accesso o in modo da rallentarne il funzionamento al punto da renderlo di fatto inutilizzabile. Ancora una volta, i criminali informatici ricorrono di frequente alle botnet per sferrare gli attacchi DoS.

3.6

Gli organismi specializzati in sicurezza informatica concordano quanto alle pratiche che cittadini e imprese dovrebbero adottare in via prioritaria per proteggersi dagli attacchi informatici: si tratta di un elenco di accorgimenti che dovrebbero far parte di qualsiasi programma di sensibilizzazione ed educazione alla sicurezza informatica.

a.

I cittadini dovrebbero:

utilizzare password difficili da carpire e facili da memorizzare;

installare software antivirus sui nuovi dispositivi;

verificare le impostazioni sulla tutela della vita privata (privacy) dei media sociali che utilizzano;

fare acquisti su Internet in modo sicuro, verificando sempre il livello di sicurezza dei siti web di vendite online; e

scaricare, quando richiesto, software e patch per applicazioni (file eseguibili creati per risolvere errori o malfunzionamenti di un programma informatico).

b.

Le imprese dovrebbero:

stilare un elenco («lista bianca») delle applicazioni sicure;

utilizzare configurazioni di sistema standard e sicure;

eseguire i software di patch per applicazioni entro 48 ore dall'invito a farlo;

eseguire i software di patch per sistemi entro 48 ore dall'invito a farlo; e

limitare il numero di utenti dotati di privilegi di amministratore.

3.7

Spesso le piccole aziende non dispongono di un'assistenza informatica sufficiente per tenersi aggiornate sulle potenziali minacce in questo campo, e necessitano quindi di un aiuto particolare per proteggersi dagli attacchi informatici.

3.8

Un punto essenziale nella lotta agli attacchi informatici consiste nel dichiarare di averli subiti o di avere scoperto delle falle nel sistema, soprattutto quando si tratta di affrontare i cosiddetti attacchi «0-day» («giorno zero»), ossia attacchi di tipo nuovo non ancora noti agli esperti di sicurezza informatica. In molti casi però le imprese non comunicano di essere state oggetto di attacchi informatici per timore di perdere il loro buon nome o di doversi far carico di eventuali responsabilità. Questa mancanza di trasparenza compromette la capacità dell'Europa di reagire tempestivamente ed efficacemente alle minacce alla sicurezza informatica, oltre che la capacità di rafforzare la sicurezza informatica tramite un apprendimento condiviso.

3.9

Sia i cittadini che le imprese acquistano l'accesso a Internet e i relativi servizi da fornitori di servizi Internet. Visto il ruolo fondamentale che ricoprono nell'erogazione di servizi online, è essenziale che questi operatori offrano ai loro clienti un livello ottimale di protezione dagli attacchi informatici. Oltre a garantire una progettazione e una manutenzione dei propri servizi e infrastrutture in grado di offrire i massimi livelli di sicurezza informatica, i fornitori di servizi Internet dovrebbero assicurare alla clientela una consulenza di eccellente qualità in questo campo e adottare protocolli speciali che consentano di individuare e contrastare con la massima rapidità gli attacchi informatici nel momento in cui vengono sferrati contro i loro utenti. Questa responsabilità dovrebbe essere definita e sancita da una normativa UE.

3.10

Per l'economia dell'UE è molto importante che tanto i cittadini quanto le imprese di tutta Europa accelerino l'adozione delle tecnologie cloud computing  (3). Dal momento che queste ultime vengono utilizzate per un numero sempre maggiore di applicazioni destinate a singoli individui o alle aziende, è importante che l'UE garantisca in particolar modo la sicurezza informatica dei fornitori di servizi di cloud computing. L'incertezza quanto all'effettiva sicurezza di tali servizi incide infatti negativamente sul grado di adozione di questa tecnologia in rapida evoluzione. Per sostenere lo sviluppo del settore in Europa, il Comitato auspica che l'UE imponga ai fornitori di servizi di cloud computing una serie di requisiti e obblighi specifici in materia di sicurezza.

3.11

Si deve fare di più per assumere personale nel settore della sicurezza informatica in Europa. La domanda di lavoratori qualificati con un diploma universitario nel campo della sicurezza informatica dovrebbe crescere ad un ritmo più che doppio rispetto a quello dell'industria delle tecnologie dell'informazione nel suo complesso. In questo contesto, il Comitato richiama l'attenzione della Commissione sul successo dei concorsi che si svolgono negli Stati Uniti e in taluni Stati membri, al fine di sensibilizzare al tema della sicurezza informatica e di formare la prossima generazione di professionisti del settore.

3.12

Una delle strategie di protezione dagli attacchi informatici più efficaci consiste nell'adottare un approccio basato sulla progettazione garantendo che l'intera gamma di tecnologie e servizi utilizzati in Europa per l'offerta di connessioni Internet e servizi online sia progettata in modo tale da offrire un livello ottimale di sicurezza informatica. La riflessione sulla progettazione dovrebbe essere incentrata soprattutto sull'interfaccia uomo-macchina, il che implicherebbe una collaborazione tra i produttori di tecnologie, i fornitori di servizi Internet, l'industria della sicurezza informatica, il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica (EC3), l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA), gli organismi responsabili della difesa e della sicurezza dei paesi UE e i cittadini. Il compito di introdurre a livello dell'UE questo approccio basato sulla progettazione nel campo della sicurezza informatica potrebbe essere affidato alla Commissione, magari con il coordinamento dell'ENISA.

4.   Strategia dell'UE per la sicurezza informatica

4.1

L'UE è impegnata nell'elaborazione di una strategia globale (4) volta a rafforzare la sicurezza informatica dei cittadini europei:

Il pilastro «Fiducia e sicurezza» dell'Agenda digitale comprende 14 azioni intese a conseguire una maggiore sicurezza informatica e una protezione dei dati rafforzata.

La direttiva sugli attacchi informatici (5), che dovrà essere recepita negli ordinamenti degli Stati membri entro il 4 settembre 2015, stabilisce indicazioni minime per la definizione dei reati nel settore degli attacchi informatici e delle sanzioni nei confronti degli autori di tali reati.

Per moltiplicare le conoscenze in materia di sicurezza informatica e favorire la collaborazione tra gli Stati membri, l'UE ha rafforzato le competenze dell'ENISA.

Europol ha creato l'EC3, un proprio servizio interno incaricato di contrastare questo tipo di criminalità.

L'iniziativa strategica relativa alla protezione delle infrastrutture critiche informatizzate (CIIP, Critical Information Infrastructure Protection) è incentrata sulla difesa dell'Europa dalle perturbazioni dei sistemi informatici, compresi gli attacchi a tali sistemi, grazie ad un'accresciuta sicurezza e resilienza informatiche in tutta l'UE.

La strategia europea per un Internet migliore per i ragazzi intende creare un ambiente online sicuro per i minori, nonché contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori e la diffusione online di materiale pedopornografico.

La proposta di direttiva sulla sicurezza delle reti e dell'informazione nell'Unione stabilisce che ciascuno Stato membro debba disporre di una serie di capacità in questo settore — ad esempio di una squadra di pronto intervento informatico (Computer Emergency Response Team — CERT) efficiente — e precisa inoltre quali siano gli obblighi dei fornitori di infrastrutture critiche in materia di sicurezza delle reti e notifica degli incidenti.

4.2

Il CESE ha reagito con forza alla proposta di direttiva della Commissione sulla sicurezza delle reti e dell'informazione (6), ritenendo le misure raccomandate troppo poco incisive e tali da non incentivare i paesi UE a proteggere adeguatamente i loro cittadini e le loro imprese dagli attacchi informatici. Malgrado ciò, nell'adottare la proposta di direttiva il Parlamento europeo l'ha resa persino più inefficace, limitando rigorosamente l'applicazione delle norme in essa contenute ai fornitori di «infrastrutture critiche» ed escludendone quindi quelli di motori di ricerca, piattaforme dei media sociali, portali per il pagamento via Internet o servizi di cloud computing.

4.3

La proposta di direttiva sulla sicurezza delle reti e dell'informazione non basterà per la definizione delle norme necessarie ad una maggiore sensibilizzazione ai rischi di attacchi informatici nell'UE né per lo sviluppo di capacità di reazione ad essi. Il CESE auspica che l'applicazione della nuova normativa preveda l'obbligo di notifica di tutti gli incidenti di rilievo nel campo della sicurezza informatica, e che tale obbligo non valga solamente per i fornitori di infrastrutture critiche. In assenza di tale obbligo di notifica, i criminali informatici avranno buon gioco nel trarre profitto dall'ignoranza degli obiettivi vulnerabili.

4.4

L'UE dovrebbe prendere in considerazione l'idea di ampliare il mandato dell'ENISA al fine di rafforzare la sensibilizzazione e la risposta alla minaccia rappresentata dagli attacchi informatici. L'ENISA potrebbe assumere un ruolo di maggior rilievo, ad esempio facendosi carico più direttamente dell'educazione alla sicurezza informatica e di programmi di sensibilizzazione mirati a cittadini e PMI.

4.5

L'EC3, istituito presso Europol nel 2013 per potenziare la capacità europea di contrasto a questo tipo di criminalità, funge da piattaforma centrale per le attività di informazione sulla criminalità e offre supporto alle operazioni e indagini sugli attacchi informatici condotte dagli Stati membri. Nella sua prima relazione annuale, tuttavia, l'EC3 sottolinea che il livello di risorse di cui attualmente dispone mette già a repentaglio il buon andamento delle indagini e che in futuro non sarà più in grado di far fronte alle inchieste di più vasta portata sottoposte alla sua attenzione.

4.6

L'UE dovrebbe sollecitare gli organismi europei di normazione (CEN, CENELEC e ETSI) a mettere a punto norme di sicurezza informatica applicabili a qualsiasi software, hardware utilizzato nelle TIC o servizio via Internet in vendita sul suo territorio. Tali norme andrebbero costantemente aggiornate per tener conto delle nuove minacce che di volta in volta si profilano.

4.7

Occorre introdurre una normativa che preveda l'obbligo di notifica di incidenti di rilievo nel campo della sicurezza informatica per tutte le imprese e organizzazioni, e non solo per i fornitori di infrastrutture critiche: questo contribuirebbe a rafforzare la risposta destinata ad attenuare le minacce in atto ed a diffondere una maggiore conoscenza e comprensione degli attacchi informatici perpetrati, aiutando così le autorità, l'industria del settore, le imprese e i cittadini a migliorare il livello di sicurezza informatica ed a contrastare le minacce. Per incoraggiare lo scambio di informazioni sugli attacchi informatici, l'eventuale nuova legislazione dovrebbe garantire l'anonimato, nelle forme adeguate, alle imprese e organizzazioni che comunichino di aver subito un attacco. Si dovrebbe altresì riflettere sull'opportunità di garantire loro una protezione in caso di responsabilità a loro carico.

4.8

Nonostante le iniziative intraprese dall'UE, il livello di capacità e di preparazione è notevolmente diverso da uno Stato membro all'altro: ne deriva quindi una risposta frammentata agli attacchi informatici su tutto il territorio dell'Unione. Considerata l'interconnessione delle reti e dei sistemi, i paesi con un approccio alquanto carente al problema della sicurezza informatica indeboliscono la capacità complessiva dell'UE di contrastare gli attacchi informatici. Occorre pertanto fare in modo che tutti gli Stati membri dispongano di un livello accettabile di sicurezza informatica, e in particolare assicurarsi che ciascun paese dell'UE istituisca una CERT pienamente operativa.

4.9

Come sostenuto in precedenti pareri (7), il CESE ritiene che, per rafforzare la protezione dell'UE dagli attacchi informatici, le misure volontarie non siano efficaci, ma che sia necessario imporre forti obblighi regolamentari agli Stati membri onde garantire l'armonizzazione, la gestione e l'effettiva applicazione di una sicurezza informatica a livello europeo.

4.10

In sintesi, per essere in grado di offrire ai cittadini e alle imprese una protezione dagli attacchi informatici che sia al contempo efficace e all'altezza delle minacce oggi in atto, la strategia di sicurezza informatica dell'UE dovrebbe essere incentrata sulle seguenti azioni:

un forte ruolo guida dell'Unione europea, che le consenta di adottare le politiche e le normative e di creare le istituzioni capaci di garantire livelli elevati di sicurezza informatica in tutto il suo territorio;

politiche di sicurezza informatica che rafforzino il livello in questo campo, sia per il singolo che per la collettività, pur mantenendo il diritto dei cittadini alla riservatezza e altri valori e libertà fondamentali;

una diffusa consapevolezza da parte di tutti i cittadini dei rischi insiti nell'uso di Internet, e la promozione di un approccio proattivo da parte loro alla protezione dei loro dispositivi, identità e riservatezza digitali e delle transazioni che effettuano online;

una governance globale di tutti gli Stati membri affinché siano garantite la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture critiche informatizzate;

un'azione informata e responsabile da parte di tutte le imprese affinché garantiscano la sicurezza e la resilienza dei loro sistemi TIC, a tutela delle loro operazioni e degli interessi della clientela;

un approccio lungimirante dei fornitori di servizi Internet alla protezione dei loro clienti dagli attacchi informatici;

un approccio alla sicurezza informatica fondato su un solido partenariato in tutta l'UE tra governi, settore privato e cittadini, a livello sia strategico che operativo;

un approccio basato sulla progettazione, in modo tale da integrare il concetto di sicurezza informatica fin dalla fase di sviluppo delle tecnologie e dei servizi Internet;

livelli di investimento adeguati nello sviluppo di conoscenze e competenze in materia di sicurezza informatica, onde formare una manodopera fortemente qualificata nel settore;

norme tecniche di qualità in materia di sicurezza informatica e investimenti sufficienti in ricerca, sviluppo e innovazione, per favorire lo sviluppo di una solida industria della sicurezza informatica e di soluzioni di eccellenza nel settore;

un impegno attivo sul piano internazionale con i paesi terzi per mettere a punto una strategia e una risposta globali e coordinate di fronte alle minacce alla sicurezza informatica.

Bruxelles, 10 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  GU C 24 del 28.1.2012, pag. 40; GU C 76 del 14.3.2013, pag. 59.

(2)  GU C 97 del 28.4.2007, pag. 21;

GU C 175 del 28.7.2009, pag. 92;

GU C 255 del 22.9.2010, pag. 98;

GU C 54 del 19.2.2011, pag. 58;

GU C 107 del 6.4.2011, pag. 58;

GU C 229 del 31.7.2012, pag. 90;

GU C 218 del 23.7.2011, pag. 130;

GU C 24 del 28.1.2012, pa g. 40;

GU C 229 del 31.7.2012, pag. 1;

GU C 351 del 15.11.2012, pag. 73;

GU C 76 del 14.3.2013, pag. 59;

GU C 271 del 19.9.2013, pag. 127;

GU C 271 del 19.9.2013, pag. 133.

(3)  GU C 24 del 28.1.2012, pag. 40; GU C 76 del 14.3.2013, pag. 59.

(4)  JOIN(2013) 1 final.

(5)  GU L 218 del 14/08/2013, pagg. 8-14.

(6)  GU C 271 del 19.9.2013, pag. 13.

(7)  GU C 255 del 22.9.2010, pag. 98, GU C 218 del 23.7.2011, pag. 130; GU C 271 del 19.9.2013, pag. 133.


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/39


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Rendere più trasparente e aperto il processo di adesione all'Unione europea»

(parere d'iniziativa)

(2014/C 451/06)

Relatrice:

ŠKRABALO

Il Comitato economico e sociale europeo, nella sessione plenaria del 22 gennaio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Rendere più trasparente e aperto il processo di adesione all'Unione europea.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 10 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 132 voti favorevoli e 2 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

La politica di allargamento dell'UE, anche se forse non gode di grande popolarità, è tra i progetti politici più riusciti dell'Unione. Negli ultimi anni vi sono stati diversi miglioramenti della trasparenza e dell'inclusività del processo di adesione, come si può riscontrare negli attuali percorsi di adesione della Serbia e del Montenegro. Lo spostamento strategico delle istituzioni dell'UE verso i criteri fondamentali, lo Stato di diritto e la governance economica, offre l'opportunità di promuovere la democrazia partecipativa nel quadro della politica di allargamento nel suo complesso, anziché in parallelo ad essa.

1.2

Occorre tuttavia affrontare una serie di sfide. È necessaria una maggiore coerenza per garantire che sia le istituzioni dell'UE sia i governi interessati adottino un approccio trasparente e aperto nel corso di tutto il processo di adesione, in tutti i settori di intervento e in tutti i paesi candidati e candidati potenziali. Occorre una più stretta integrazione tra le politiche per quanto riguarda: 1) i negoziati veri e propri, 2) la promozione dello sviluppo della società civile e del dialogo sociale, e 3) il rafforzamento delle capacità istituzionali. Tutti questi aspetti dovranno essere presi in considerazione più adeguatamente nei finanziamenti dell'assistenza di preadesione.

1.3

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) raccomanda alla Commissione europea, al Consiglio dell'UE e al Parlamento europeo di:

Aumentare in misura sostanziale il sostegno finanziario per potenziare le capacità istituzionali, promuovere la partecipazione dei cittadini al processo di adesione e rafforzare la professionalità e l'indipendenza dei media.

Incoraggiare un dialogo sia civile che sociale più intenso nei paesi candidati e collegarlo più strettamente al processo di adesione.

Incrementare i suoi sforzi di comunicazione per spiegare ai cittadini europei i vantaggi e le sfide della politica di allargamento, in cooperazione con le organizzazioni della società civile.

Rendere pubblici tutti i documenti importanti per i negoziati di adesione, ossia le relazioni di valutazione, le traduzioni dell'acquis dell'UE e i parametri di apertura e di chiusura, e pubblicarli sui siti web delle delegazioni dell'UE.

Imporre ai paesi candidati all'adesione l'obbligo di adottare e di attuare norme sull'accesso dei cittadini alle informazioni e sulle consultazioni pubbliche, nonché di garantire che ciò sia parte integrante del processo di monitoraggio dei progressi compiuti.

Applicare gli orientamenti della DG Allargamento sul sostegno dell'UE alla società civile nei paesi candidati all'adesione per il periodo 2014-2020  (1) nello stesso modo a tutti i paesi candidati e rivederli in maniera da affrontare più adeguatamente le difficoltà specifiche incontrate dalle parti sociali nel quadro del dialogo sociale.

Mirare a dare piena attuazione agli orientamenti della DG Allargamento sul sostegno dell'UE alla libertà e all'integrità dei mezzi di comunicazione nei paesi candidati all'adesione per il periodo 2014-2020  (2).

1.4

Il CESE raccomanda ai governi nazionali dei paesi candidati di:

Adottare e pubblicare una politica scritta di accesso e divulgazione al pubblico delle informazioni collegate ai negoziati, garantendo che:

le strutture, le procedure e il calendario di negoziazione siano trasparenti e a disposizione del pubblico;

le posizioni negoziali nazionali siano rese note ai membri del parlamento e che perlomeno le relative sintesi siano accessibili al pubblico.

Invitare i rappresentanti della società civile, in particolare le parti sociali, a partecipare a tutti i gruppi di esperti, ai gruppi di lavoro sui diversi capitoli e alle riunioni del gruppo di negoziatori principali ogniqualvolta essi sono interessati da questioni riguardanti l'adesione.

Definire le loro priorità nazionali prima dell'avvio del processo negoziale al fine di aiutare i negoziatori principali a difendere più efficacemente i settori prioritari e a ottenere quindi migliori risultati dai negoziati.

Eseguire valutazioni d'impatto della regolamentazione al momento di definire le posizioni negoziali nazionali e l'armonizzazione giuridica, al fine di individuare eventuali rischi di adeguamento; far partecipare i soggetti non statali, in particolare la comunità imprenditoriale, i sindacati e i rappresentanti dei gruppi sociali interessati dallo svolgimento di tali valutazioni.

Coinvolgere più da vicino le parti sociali e le associazioni di categoria nella governance economica, nelle riforme del mercato del lavoro e nel calcolo dei costi sociali ed economici dell'armonizzazione, garantendo che siano prese in considerazione le preoccupazioni in merito alla coesione sociale e alla competitività.

Coinvolgere i consigli economici e sociali nel quadro della programmazione dell'assistenza di preadesione volta a rispondere alle esigenze delle parti sociali.

Coinvolgere queste ultime e le altre parti interessate, tra cui le associazioni di categoria, nell'assistenza tecnica e nei meccanismi di finanziamento a disposizione della società civile.

Garantire che i parlamenti nazionali svolgano in maniera tempestiva e strategica un ruolo attivo deliberativo e di controllo in relazione al processo di adesione.

Astenersi dal tornare alle nomine dirette per i comitati consultivi misti e selezionare invece i candidati applicando procedure inclusive e trasparenti che coinvolgano i consigli economici e sociali e gli organi consultivi nazionali per la società civile.

1.5

Raccomandazioni al CESE:

I comitati consultivi misti (CCM) dovrebbero cercare di colmare le «nicchie» che non sono occupate da altri organi coinvolti nel processo negoziale e dovrebbero concentrarsi su un numero ristretto di ambiti, in particolare i quattro temi principali dell'attuale strategia di allargamento, ossia lo Stato di diritto, la governance economica, il rafforzamento delle istituzioni democratiche e dei diritti fondamentali, nonché il consolidamento del dialogo sia civile che sociale.

I CCM dovrebbero massimizzare i loro contatti con i soggetti nazionali e di altri livelli, attraverso audizioni pubbliche, consultazioni online e attività di cooperazione con i consulenti nazionali del progetto TACSO (3) e con i progetti di monitoraggio delle politiche fondamentali.

Dovrebbe essere migliorato lo scambio di informazioni tra i CCM e gli organi competenti della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europeo, in modo da agevolare la comunicazione tra le istituzioni dell'UE e i soggetti della società civile dei paesi interessati dall'allargamento.

Occorre adottare misure urgenti per incoraggiare e agevolare un migliore equilibrio di genere tra i membri del CESE che fanno parte dei CCM.

2.   Principali caratteristiche della politica di allargamento dell'UE e cambiamenti intercorsi negli ultimi cinque anni

2.1

Anche se alcuni dei suoi effetti sociali e politici a lungo termine possono essere controversi, la politica di allargamento dell'UE ha indubbiamente svolto un ruolo determinante nell'accelerare la trasformazione delle strutture nazionali di governance verso l'economia di mercato e la democrazia, nonché nel promuovere la cooperazione regionale nei Balcani occidentali del dopoguerra. Dal punto di vista del campo di applicazione dei negoziati di adesione, i periodi di transizione per l'attuazione della legislazione UE rappresentano una questione cruciale, come lo sono anche i costi finanziari che ne derivano sia per l'UE che per dell’i paesi candidati. Poiché l'apertura e la chiusura di ciascun capitolo negoziale sono subordinate a un voto unanime in seno al Consiglio, il ritmo e il calendario dei negoziati possono essere estremamente imprevedibili, in considerazione dell'impatto potenziale delle politiche nazionali condotte in uno o più Stati membri.

2.2

L'UE si è dimostrata aperta a migliorare e adeguare il processo negoziale secondo il mutare delle circostanze politiche. È importante notare che l'attuale metodo negoziale è notevolmente cambiato nel corso degli anni, sulla base dell'approccio di «apprendimento tramite la pratica».

2.3

Come annunciato nella comunicazione della Commissione intitolata Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2013-2014  (4), «l'esperienza ha mostrato in particolare la necessità di dare priorità agli elementi fondamentali», a iniziare dallo Stato di diritto che è ora «un tema chiave del processo di allargamento». Si tratta di un notevole cambiamento di strategia dagli adeguamenti di particolari politiche all'ampia questione della governance democratica, finalmente intesa come presupposto per un'armonizzazione significativa e sostenibile delle politiche con l'acquis unionale. Di conseguenza, la Commissione intende mantenere aperti i capitoli 23 (sistema giudiziario e diritti fondamentali) e 24 (giustizia, libertà e sicurezza) per tutta la durata dei negoziati di adesione in corso (con Montenegro, Serbia e Turchia), il cui ritmo dipenderà dai progressi compiuti in questi due capitoli fondamentali.

2.4

Da un lato, i cambiamenti nel metodo di negoziazione applicato nel processo di adesione sono indice della flessibilità e dell'autentica preoccupazione dell'UE in merito all'efficacia dei negoziati stessi. La maggiore attenzione riservata all'allargamento «fondato su dati concreti» ha rafforzato la posizione dei soggetti non statali, le cui informazioni indipendenti sono preziose per le valutazioni periodiche effettuate dalla Commissione nelle sue relazioni sui progressi realizzati. D'altro canto, le modifiche introdotte possono essere percepite principalmente come una conseguenza della necessità selettiva dell'UE di dati concreti, ignorando gli oneri amministrativi che vengono imposti ai paesi candidati, a meno che non esistano procedure chiare per la raccolta di dati e il coinvolgimento delle parti interessate.

2.5

Il quadro di negoziazione con la Serbia (5) è il primo a fare espressamente riferimento ai principi di inclusività e trasparenza: «per rafforzare la fiducia dei cittadini nel processo di allargamento, le decisioni saranno prese quanto più apertamente possibile in modo da assicurare maggiore trasparenza. Le consultazioni e deliberazioni interne saranno protette nella misura del necessario per salvaguardare il processo decisionale, in conformità della legislazione dell'UE sull'accesso del pubblico ai documenti in tutti i settori d'intervento dell'Unione». Questo importante insegnamento, tratto dal caso della Croazia (paese nel quale il referendum sull'adesione ha fatto registrare il più basso tasso di affluenza in assoluto: 43 %), rappresenta un passo avanti verso l'ufficializzazione di una serie di migliori pratiche nel caso del Montenegro.

2.6

La maggiore attenzione dell'UE alla governance economica prevede l'introduzione di strategie nazionali di riforma economica e piani d'azione per la gestione delle finanze pubbliche, nella speranza che una maggiore tempestività delle informazioni e la sorveglianza macroeconomica possano contribuire a evitare il protrarsi della recessione economica e un eccessivo disavanzo, com'è avvenuto in Croazia subito dopo che il paese ha aderito all'UE. Di conseguenza, è previsto che i paesi candidati saranno oggetto di un controllo analogo a quello cui sono sottoposti gli Stati membri dell'UE nel quadro del «semestre europeo». Se è essenziale preparare in tempo il settore imprenditoriale per aiutare le imprese a diventare maggiormente competitive e a essere in grado di far fronte alle sfide del mercato unico dell'Unione, è anche fondamentale garantire il coinvolgimento delle parti sociali per valutare la dimensione sociale delle riforme economiche e per trovare un accordo al riguardo.

2.7

Secondo gli orientamenti della DG Allargamento sul sostegno dell'UE alla libertà e all'integrità dei mezzi di comunicazione nei paesi candidati all'adesione per il periodo 2014-2020  (6) , una società civile dinamica è cruciale per promuovere il pluralismo e la democrazia partecipativa. Il sostegno dell'UE alla società civile dovrebbe quindi mirare soprattutto a: 1) realizzare un contesto che favorisca le attività della società civile, e 2) rafforzare la capacità delle organizzazioni della società civile in modo che possano fungere da soggetti indipendenti efficaci e responsabili. Tali orientamenti possono costituire un utile strumento per l'integrazione della società civile purché la loro applicazione sia in linea con il loro livello di ambizione.

2.8

Finora, la politica di allargamento non è riuscita a rispondere pienamente alla sfida di informare i cittadini dell'Unione circa la sua importanza vitale per la sicurezza e la prosperità dell'intero continente, il che potrebbe contribuire a dissipare i timori di ulteriori allargamenti che possono emergere insieme ad altre forme di xenofobia, soprattutto in tempi di crisi economica. Se i ricordi della guerra dei Balcani si stanno ormai affievolendo, la crisi in Ucraina ci può rammentare che la mancanza di pace e democrazia ci riguarda tutti.

3.   Accesso del pubblico ai documenti negoziali

3.1

Sebbene il processo di adesione non preveda tra le condizioni il rispetto della trasparenza e dell'inclusività, le aspettative del pubblico in questo ambito sono in aumento nei paesi che stanno negoziando l'adesione all'UE. Nel caso della Croazia, vi è stata una mancanza di informazioni in merito alle procedure tecniche di negoziazione: sebbene sia stato adottato un protocollo sul coordinamento delle politiche interne in relazione alle posizioni negoziali dell'UE, il documento non è mai stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale. Tutti i documenti relativi ai negoziati prodotti dal governo croato, che non fossero disegni di legge, sono stati discussi e adottati in sedute a porte chiuse. Ciò significa che il pubblico non ha neppure potuto chiedere di consultare i documenti non classificati, vista la mancanza di informazioni ufficiali sulla loro esistenza. Ci sono voluti diversi anni di pressioni da parte della società civile prima che il governo iniziasse a pubblicare informazioni di base sui documenti discussi nelle sue sedute.

3.2

In materia di controllo parlamentare, nessun paese ha eguagliato la buona pratica della Slovenia, dove il parlamento nazionale ha avuto il diritto di veto sulle posizioni negoziali (7), le quali sono state anche divulgate integralmente al pubblico. Anche se il parlamento croato ha dimostrato competenza nel fungere da custode del consenso politico per tutti i sei anni di travagliati negoziati con l'UE, non è stato in grado di catalizzare un impegno più ampio da parte dei parlamentari, degli esperti e del pubblico generale nelle decisioni politiche. L'accesso alle posizioni negoziali e alle relazioni è stato limitato ai funzionari del governo e a gruppi selezionati di membri della commissione parlamentare nazionale per il monitoraggio dei negoziati di adesione, per cui una vasta maggioranza dei deputati è rimasta praticamente esclusa, per non parlare del grande pubblico. Tale scenario non deve ripetersi nelle prossime tornate di negoziati.

3.3

La possibilità per i soggetti non statali e i media di ottenere in tempo utile informazioni sul processo negoziale come anche il monitoraggio indipendente di quest'ultimo sono stati anche ostacolati dal fatto che i documenti prodotti dalla Commissione europea e dal Consiglio, ad esempio le posizioni comuni dell'UE, non erano di proprietà della Repubblica di Croazia. Di conseguenza, il governo croato ha affermato di non essere autorizzato a divulgare tali informazioni. A ciò si è accompagnata la mancanza di una divulgazione proattiva da parte delle istituzioni dell'UE (8).

3.4

Un chiaro miglioramento nella divulgazione dei documenti collegati ai negoziati si è registrato nel caso del Montenegro. La Commissione ha pubblicato tutte le relazioni di valutazione sul suo sito web, ed esse possono servire da preziosi strumenti diagnostici per tutte le parti interessate in merito alla non conformità della legislazione nazionale all'acquis dell'UE. Inoltre, il Consiglio ha pubblicato in modo proattivo le posizioni comuni dell'UE per i capitoli 23 e 24, considerata la loro importanza e l'interesse del pubblico per le riforme che esse comportano. Resta da vedere se questa buona pratica si tradurrà in una politica da seguire nel caso della Serbia e della Turchia, oppure per quanto riguarda i capitoli che sono già aperti. Inoltre, non vi è alcuna ragione ufficiale per cui il Consiglio non dovrebbe essere in grado di pubblicare integralmente i parametri di apertura una volta che sono stati approvati all'unanimità. L'accesso in tempo utile a questi documenti fondamentali per i negoziati è cruciale per i suggerimenti e i contributi della società civile, per una copertura mediatica informata e per il monitoraggio indipendente delle azioni messe in atto dai governi al fine di adempiere ai loro obblighi.

3.5

Sulla scorta degli insegnamenti tratti dalle precedenti tornate di allargamento, la Commissione si è mostrata più sensibile al ruolo vitale svolto dai mezzi di comunicazione indipendenti e professionali, come dimostrato dall'organizzazione di due convegni dal titolo Speak-up, nel 2011 e nel 2013, e dall'adozione degli Orientamenti sul sostegno dell'UE alla libertà e all'integrità dei mezzi di comunicazione nei paesi candidati all'adesione per il periodo 2014-2020, che dovrebbero anche fungere da base per i finanziamenti. Una sfida che rimane, tuttavia, è come garantire il contatto dei media con le opinioni pubbliche nell'UE, le quali devono anch'esse essere correttamente informate circa il significato e le dinamiche della politica di allargamento.

4.   Il ruolo della società civile nel processo di adesione

4.1

La partecipazione della società civile al processo di adesione assume varie forme: 1) coinvolgimento diretto nei negoziati veri e propri (ossia valutazione, definizione delle posizioni nazionali, controllo dei progressi compiuti); 2) dialogo sociale e civile in materia di formulazione delle politiche e di armonizzazione legislativa all'acquis; 3) partecipazione alla programmazione dei finanziamenti di preadesione; 4) monitoraggio indipendente dei progressi realizzati e dell'impatto sociale dei processi di riforma. L'esercizio di queste funzioni richiede un adeguato sostegno finanziario, attraverso il governo nazionale in questione e i finanziamenti di preadesione dell'UE.

4.2

I gruppi di lavoro in Croazia e in Montenegro incaricati di preparare le posizioni di negoziato erano composti da un'elevata percentuale di esperti della società civile (oltre un terzo del totale dei membri). In entrambi i casi sono stati organizzati inviti a presentare candidature e sono stati pubblicati i nomi di tutti i membri dei gruppi di lavoro. Per quanto riguarda la Croazia, tuttavia, il grado di coinvolgimento è dipeso in larga misura dallo stile di direzione adottato all'interno di ciascun gruppo: in alcuni casi, i membri della società civile non hanno avuto la possibilità di consultare i necessari progetti di posizione negoziale. Di conseguenza, il contributo della società civile ha riguardato principalmente la fase iniziale di valutazione e ha avuto soltanto un impatto limitato sull'elaborazione della strategia negoziale e sulle valutazioni preliminari dei costi e dei benefici sociali ed economici.

4.3

Le istituzioni dell'UE hanno fornito diversi canali di consultazione con la società civile, allo scopo di raccogliere riscontri sul progresso delle riforme collegate all'adesione, in particolare corrispondenza online, consultazioni annuali della società civile a Bruxelles, incontri organizzati nei paesi interessati, sessioni d'informazione ed eventi pubblici durante le visite dei funzionari dell'UE. La Commissione si è inoltre dimostrata aperta all'impiego di relazioni indipendenti di monitoraggio elaborate dalle organizzazioni della società civile. Essa è stata però indubbiamente molto più proattiva verso le ONG che non verso i sindacati e le associazioni di categoria, come appare evidente dal livello dei contatti, nonché dall'ambito di applicazione e dalle finalità dei meccanismi di finanziamento di preadesione per lo sviluppo delle capacità e il monitoraggio delle politiche.

4.4

Se si guarda indietro al processo di adesione della Croazia, esso rappresenta un'opportunità mancata per il rafforzamento del dialogo sociale nel paese nel quadro della sua adesione all'UE, il quale avrebbe invece potuto contribuire a garantire condizioni più efficaci e durevoli per l'appartenenza di questo paese all'UE, come era avvenuto in Bulgaria. I consigli economici e sociali nazionali non sono stati coinvolti in misura sufficiente nel dibattito sui costi dell'adeguamento economico e sociale e sulle relative misure di sostegno, né nella programmazione dell'assistenza di preadesione. Una percentuale molto ridotta dei finanziamenti di preadesione è stata destinata al rafforzamento delle strutture di dialogo sociale e delle capacità organizzative delle parti sociali. Vista la loro struttura capillare, le associazioni di categoria e i sindacati dovrebbero essere utilizzati maggiormente come piattaforme per deliberare in merito ai costi e ai benefici dell'adesione e per preparare in tempo utile l'economia.

4.5

In termini di elaborazione delle politiche, nel caso della Croazia, e in linea con le tendenze negative osservate nelle precedenti tornate di adesione, oltre l'80 % della legislazione collegata all'acquis è stato adottato con iter accelerato, spesso senza alcuna consultazione pubblica e con scarsissime valutazioni dell'impatto normativo, il che ha avuto ripercussioni negative sulla qualità e sulla trasparenza della redazione dei testi legislativi (9). È invece positivo constatare che la programmazione dello strumento di assistenza preadesione è avvenuta in maniera inclusiva, specialmente per quanto riguarda la società civile, e che è stata guidata dal Consiglio per lo sviluppo della società civile, con l'assistenza tecnica dell'ufficio governativo per la società civile. Queste modalità hanno permesso di raggiungere un elevato livello di pertinenza nella definizione dei meccanismi di sovvenzione, che hanno favorito il monitoraggio indipendente delle politiche in diversi ambiti essenziali di riforma, e hanno consentito l'intervento importante delle parti sociali nell'assegnazione dei finanziamenti volti a rafforzare le competenze in materia di dialogo sociale. Nei futuri processi di adesione dovrebbe essere evitata l'incoerenza tra i due processi di cui sopra, e l'approccio inclusivo nella definizione delle politiche dovrebbe essere sempre prevalente.

5.   Il ruolo del CESE nell'agevolare la partecipazione della società civile al processo di adesione

5.1

In quanto forte fautore della politica di allargamento, il CESE ha istituito dei comitati consultivi misti (CCM) che riuniscono le organizzazioni della società civile allo scopo di formulare raccomandazioni per le autorità politiche di entrambe le parti e di promuovere il dibattito pubblico sull'integrazione nell'UE all'interno dei paesi candidati. Queste strutture hanno consentito di organizzare discussioni informate in merito ai negoziati, sulla base di prospettive multiple, e hanno permesso di individuare le conseguenze dell'adozione dell'acquis dell'UE per diverse fasce della società, sostenendo l'impegno della società civile in questo processo. Oltre ai CCM, è stato istituito il Forum della società civile dei Balcani occidentali, il quale serve da piattaforma regionale per rivolgersi alle autorità politiche e fornisce opportunità per creare una rete di contatti tra le organizzazioni della società civile di questi paesi, nonché per esaminare i principali problemi della società civile della regione.

5.2

Il seguente elenco evidenzia alcuni punti deboli individuati nei lavori dei CCM:

i governi tendono a esercitare un'influenza eccessiva sui processi di nomina dei membri di tali comitati;

si sono registrate delle interruzioni a livello di lavori e di relazioni in seguito a modifiche significative dei membri del CESE appartenenti ai singoli CCM; allo stesso modo, però, lo scarso ricambio sul fronte dei paesi partner potrebbe avere impedito i contatti con nuove organizzazioni;

la limitata capacità organizzativa dei CCM non consente di raggiungere una più ampia cerchia di organizzazioni locali della società civile al di fuori della capitale e dei centri urbani;

i CCM tendono a coinvolgere maggiormente membri del CESE di sesso maschile, i quali attualmente rappresentano in media il 78 % dei componenti. Si tratta di un grave squilibrio dal punto di vista dell'uguaglianza dei generi, e il CESE è sollecitato a individuare e attuare misure per correggere questa situazione insoddisfacente.

5.3

La sensibilizzazione sul ruolo della società civile e il coinvolgimento delle parti sociali nel processo di adesione sono sempre stati, al tempo stesso, una missione e una sfida per il CESE. In alcuni paesi i governi hanno mantenuto un atteggiamento negativo nei confronti della società civile e, di conseguenza, le raccomandazioni formulate dai CCM hanno avuto scarsa risonanza. Tuttavia, i CCM hanno creato opportunità di scambi diretti tra la società civile e i politici e i funzionari dell'UE e quelli nazionali, anche se tali scambi hanno avuto uno scarso impatto sulle politiche governative. Alla luce di queste considerazioni, i CCM potrebbero trarre enormi vantaggi da un più forte sostegno e da una più stretta cooperazione con la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo, in modo da garantire che le preoccupazioni centrali circa le realtà nazionali dell'adesione, che scaturiscono dal dialogo civile e sociale portato avanti nei paesi, possano trovare ascolto in tutti i contesti pertinenti di definizione delle politiche.

Bruxelles, 10 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/civil_society/doc_guidelines_cs_support.pdf

(2)  http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/press_corner/elarg-guidelines-for-media-freedom-and-integrity_210214.pdf

(3)  Il TACSO (Technical Assistance for Civil Society Organisations) è un progetto di assistenza tecnica per lo sviluppo della società civile nei paesi candidati all'adesione finanziato dall'UE, http://www.tacso.org/

(4)  COM(2013) 700 final.

(5)  http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=EN&t=PDF&gc=true&sc=false&f=AD%201%202014%20INIT

(6)  Cfr. nota 2.

(7)  http://www.ijf.hr/eng/EU4/marsic.pdf

(8)  In pratica, il Consiglio ha divulgato, su richiesta, documenti collegati all'adesione, dopo aver rimosso informazioni sensibili relative soprattutto alle posizioni assunte dagli Stati membri e a documenti in loro possesso, per il fatto che tali informazioni richiedono consultazioni intergovernative e riguardano le relazioni internazionali, come previsto dall'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1049/2001 del 30 maggio 2001. La politica di classificazione adottata dal Consiglio limita inoltre l'accesso alle informazioni collegate all'adesione in seno al Parlamento europeo, nel quale esistono delle sale apposite riservate alla conservazione e alla visualizzazione di documenti classificati.

(9)  SIGMA, Assessment Croatia, maggio 2011.


III Atti preparatori

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

500a sessione plenaria del CESE del 9 e 10 luglio 2014

16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/45


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulle misure strutturali volte ad accrescere la resilienza degli enti creditizi dell'UE

[COM(2014) 43 final — 2014/0020 (COD)]

(2014/C 451/07)

Relatore:

M. IOZIA

Il Parlamento europeo, in data 25 febbraio 2014, e il Consiglio, in data 27 marzo 2014, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulle misure strutturali volte ad accrescere la resilienza degli enti creditizi dell'UE

COM(2014) 43 final — 2014/0020 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 97 voti favorevoli, 1 voto contrario e 3 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esprime un convinto sostegno alla riforma strutturale del sistema bancario, ritenendo che essa sia la riforma chiave tra i molti interventi legislativi predisposti a seguito della crisi finanziaria. Il CESE sottolinea il fatto che, con questa riforma, si entra per la prima volta a regolare in profondità il cuore del sistema bancario e a completare l'unione bancaria. Essa può, inoltre, contribuire in modo significativo a ripristinare la fiducia delle imprese e dei consumatori nonché, ai fini del buon finanziamento dell'economia, a rafforzare il sistema bancario europeo e a ridurre il rischio di contagio.

1.2

Il CESE ritiene che questa regolazione, che andrà a ridefinire la gestione di una complessità di servizi bancari e finanziari, sia assolutamente necessaria. Il Comitato è consapevole che il regolamento proposto non sarà sufficiente a evitare un'altra crisi. A tal fine sono necessari un profondo cambiamento della cultura finanziaria e l'adozione di principi etici nelle attività quotidiane del settore della finanza. Tutti i soggetti direttamente interessati dovrebbero essere coinvolti nella costruzione di un nuovo sistema finanziario ed economico al fine di rendere questo settore sostenibile e resiliente e trovare il migliore equilibrio possibile tra gli interessi di tutte le parti. A questo fine il CESE sostiene ed incoraggia un grande accordo per rilanciare l'economia e ricostruire la fiducia verso le Istituzioni finanziarie chiedendo alla Commissione di promuovere un Patto Sociale Europeo per una Finanza Sostenibile. I lavoratori, i dirigenti, gli azionisti, gli investitori, le famiglie, le PMI, le industrie e i clienti commerciali dovrebbero raggiungere un'intesa stabile ed equa al fine di creare un settore dei servizi finanziari che sia volto a generare prosperità, a sostenere l'economia reale, la crescita e posti di lavoro di qualità, a rispettare l'ambiente e a prevenire conseguenze sociali indesiderabili.

1.3

Il CESE rileva la necessità di garantire l'uniformità nei criteri di valutazione delle autorità nazionali e raccomanda che la regolamentazione sia applicata in modo omogeneo a livello europeo e possibilmente concordata con le autorità nazionali dei Paesi terzi.

1.4

Il CESE esprime perplessità rispetto alla scelta di permettere la coesistenza di diverse regolazioni nazionali e, allo stesso tempo, di quella europea. Il CESE infatti sostiene che una architettura così concepita potrebbe non garantire l'uniformità applicativa delle nuove regole. Apprezza che questa deroga sia stata concepita solo per la legislazione in essere alla data della proposta di regolamento, purché sia garantita l'assoluta equivalenza con il regolamento in esame.

1.5

Il CESE considera il regolamento proposto dalla Commissione una risposta valida ed efficiente per separare le attività bancarie commerciali da quelle di investimento. La soluzione scelta, infatti, rispetto alle alternative previste da diversi paesi, è basata su un processo dialettico e di valutazione che permette di non contraddire il modello di banca universale, preservandolo, ma di agire unicamente sui rischi eccessivi associati a questo modello.

1.6

Il CESE sottolinea che non è stato preso in adeguata considerazione l'impatto che la legislazione proposta può avere sull'occupazione. Il complesso della regolamentazione sui servizi finanziari potrebbe causare la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, ed è inaccettabile che non sia stata prevista alcuna misura intesa a ridurre il notevole impatto sociale diretto e indiretto. Il presente regolamento potrebbe causare un impatto diretto limitato, ma l'influenza che potrebbe avere sugli attivi delle imprese si ripercuoterebbe sull'intero sistema finanziario. D'altra parte è giusto riconoscere che la minore rischiosità delle banche porterà un beneficio al complesso dell'economia reale, con indubbi benefici sull'occupazione in generale.

1.7

Si teme seriamente che l'incremento dei costi potrebbe scaricarsi sui lavoratori. Sebbene la Commissione abbia tenuto conto di questa dimensione nella sua valutazione d'impatto, la stessa sembra poi aver dedicato poco spazio nella riforma a questo problema. È vero che gli ambiti di attività coinvolti dalla riforma sono quelli meno labour-intensive, ma gli effetti indiretti della riforma produrranno politiche di cost cutting che si possono tradurre in nuovi tagli di posti di lavoro, come preannunciato da importanti Istituti Bancari.

1.8

Le forze in gioco sono molte (lobby finanziarie, grandi Stati membri, consumatori e investitori, famiglie, imprese grandi e piccole, associazioni, ecc.) e gli interessi anche molto diversi tra loro. La lezione che arriva da un passato in cui sono state le logiche imposte dal sistema finanziario ad aver prevalso dovrebbe essere ormai chiara: è l'interesse pubblico a dover prevalere. Il Comitato raccomanda dunque che si cambi rotta e che si ponga al centro l'interesse comune, trovando un punto di equilibrio accettabile per tutte le parti, perché è convinto che solo in questo modo la riforma funzionerà in modo efficace.

1.9

Il CESE reputa che per garantire un sistema finanziario sostenibile occorra una «finanza paziente» che lavori abbandonando la logica di breve termine del profitto a ogni costo per prediligere invece una logica di efficienza e stabilità di lungo termine. Il regolamento in esame propone un cambiamento del modello operativo.

1.10

Il CESE ritiene che la Commissione debba prestare una maggiore attenzione agli investitori ed ai lavoratori, ad oggi poco considerati dalla riforma. Nel lungo periodo, infatti, la sostenibilità del sistema è garantita dall'iniezione di nuova fiducia che crea un ambiente più sicuro, sia per gli investitori che per i lavoratori, parti attive nel processo di gestione dei rischi.

1.11

Il CESE ritiene che la flessibilità applicativa della regolazione sia un principio valido e auspicabile. La «biodiversità» (1) dei business bancari garantisce infatti stabilità ed efficacia del sistema. Il CESE tiene però a precisare che questo non deve essere confuso con l'arbitrarietà delle regole.

1.12

Il CESE raccomanda alla Commissione di analizzare in dettaglio, nel quadro della sua valutazione d'impatto, l'interazione delle principali proposte contenute nel regolamento in esame con altre iniziative adottate di recente, quali il «pacchetto CRD IV», la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle crisi nel settore bancario, la direttiva relativa al meccanismo unico di risoluzione delle crisi ecc., e di esaminare i rischi di migrazione verso gli istituti del sistema bancario ombra.

1.13

Il CESE raccomanda una forte cooperazione e coordinamento nelle attività di sorveglianza tra l'EBA e le autorità nazionali, che conoscono bene i mercati e che giocheranno un ruolo essenziale nella gestione della nuova finanza europea riformata.

2.   La proposta di regolamento

2.1

Secondo la Commissione, la proposta rappresenta una parte importante della risposta dell'Unione alla problematica derivante delle banche «troppo grandi per fallire» ed intende impedire che nel sistema bancario dell'Unione vi siano aree di rischio non controllato e gestito. Essa porrà un freno all'espansione delle attività di carattere puramente speculativo.

2.2

La proposta di regolamento mira a prevenire il rischio sistemico, lo stress finanziario o il fallimento di entità grandi, complesse e interconnesse del sistema finanziario, in particolare enti creditizi, e a conseguire i seguenti obiettivi:

(a)

ridurre l'eccessiva assunzione di rischio all'interno dell'ente creditizio;

(b)

eliminare conflitti di interessi significativi tra le varie parti dell'ente creditizio;

(c)

evitare la cattiva allocazione delle risorse e incoraggiare l'erogazione di prestiti all'economia reale;

(d)

contribuire a garantire condizioni di concorrenza non falsate per tutti gli enti creditizi nell'ambito del mercato interno;

(e)

ridurre l'interconnessione nel settore finanziario che comporta il rischio sistemico;

(f)

facilitare modalità efficaci di gestione, monitoraggio e vigilanza dell'ente creditizio;

(g)

agevolare la risoluzione ordinata delle crisi e il risanamento del gruppo.

La proposta di regolamento stabilisce norme riguardanti:

(h)

il divieto della negoziazione per conto proprio;

(i)

la separazione di talune attività di negoziazione.

2.3

Altri tipi di servizi/prodotti finanziari addizionali (securitization, corporate bonds, derivati, ecc.) dovranno, pertanto, continuare ad essere permessi.

3.   Considerazioni preliminari

3.1

La crisi finanziaria, secondo stime della Commissione, è costata ai governi dell'UE circa 1  600 miliardi di euro (il 13 % del PIL dell'UE) in termini di aiuti di Stato per i salvataggi nel settore finanziario.

3.2

La concentrazione nel settore bancario è particolarmente elevata: 14 gruppi bancari europei sono nell'elenco degli enti finanziari di importanza sistemica a livello globale (SIFI) e 15 gruppi bancari europei detengono il 43 % dei volumi delle attività di mercato, pari al 150 % del PIL dell'UE a 27, i primi trenta gruppi, il 65 % delle attività.

3.3

La crisi finanziaria, nata negli USA ma che ha investito come uno tsunami il sistema europeo, è riconducibile a diverse cause, le principali possono essere considerate: l'assunzione di rischi eccessivi, l'esagerato ricorso alla leva, l'inadeguatezza dei requisiti di capitale e di liquidità, l'architettura complessa del sistema bancario in generale.

3.3.1

Nell'ottobre 2012 il gruppo Liikanen è giunto alla conclusione che è necessario imporre la separazione legale di determinate attività finanziarie ad alto rischio dalle banche che svolgono attività di deposito all'interno del gruppo bancario. Le attività da separare comprenderebbero la negoziazione per conto proprio di titoli e strumenti derivati e alcune altre attività strettamente collegate ai mercati dei titoli e degli strumenti derivati (2).

3.4

La Commissione con questo regolamento intende ridurre i margini di rischiosità del sistema bancario e mettere sotto controllo tutte le operazioni con un potenziale speculativo. Esso va considerato congiuntamente con il correlato regolamento sulle operazioni di finanziamento tramite titoli (3), che va ad interessare e a ridurre i margini di opacità nell'ambito delle cosiddette «banche ombra». Esse, va ricordato, alla fine del 2012 gestivano nel mondo 53  000 miliardi di euro, pari alla metà del totale delle attività del sistema bancario internazionale, principalmente in Europa, con circa 23  000 miliardi di euro, e negli USA, con 19  300 miliardi di euro. Cifre impressionanti, se si paragona con l'intero PIL UE28, che non supera i 13  071 miliardi di euro nel 2013 (EuroStat).

3.5

Nella risoluzione McCarthy del Parlamento europeo (4) si affermano alcuni principi fondamentali e tra l'altro è raccomandato che: «il principio cardine della riforma bancaria debba essere il conseguimento di un sistema bancario sicuro, stabile ed efficiente che soddisfi le esigenze dell'economia reale, dei clienti e dei consumatori; […] la riforma strutturale debba stimolare la crescita economica sostenendo la disponibilità di crediti per l'economia, in particolare per le PMI e le imprese in fase di avviamento (start-up), comportare una maggiore resilienza alle potenziali crisi finanziarie, ripristinare la fiducia nelle banche, sotto tutti i punti di vista, ed eliminare i rischi per le finanze pubbliche; […] il sistema bancario, per essere efficace, debba comportare un cambiamento della cultura bancaria in un'ottica di riduzione della complessità, incentivazione della concorrenza, limitazione delle interrelazioni tra attività commerciali e rischiose, miglioramento del governo societario, creazione di un sistema di remunerazione responsabile, effettiva possibilità di attuare efficacemente i meccanismi di risanamento e risoluzione delle crisi nonché di rafforzamento del capitale delle banche e disponibilità di crediti per l'economia reale.»

La nuova sorveglianza dei mercati internazionali ne è uscita più forte, più penetrante e soprattutto con più poteri rispetto a quelli detenuti in precedenza, con minore discrezionalità e maggiori garanzie al mercato e agli utenti finali.

4.   I punti chiave dell'audizione

4.1

Il Comitato è dell'avviso che la Commissione stia seguendo la giusta direzione, ma pensa sia utile sottoporle alcuni punti di vista emersi dal confronto con le diverse parti interessate sui quali, forse, la riflessione non sembra essere stata sufficiente. Il CESE pertanto riporta all'attenzione della Commissione anche alcuni punti chiave degli interventi dei diversi stakeholder; essi non rappresentano il punto di vista del CESE integralmente, ma meritano comunque di essere fedelmente riportati.

4.2

La riforma oggetto di discussione è stata in generale accolta con favore. Il divieto del proprietary trading e la separazione delle attività tradizionali e di trading sono infatti percepiti dai più come strumenti idonei a limitare la speculazione sui prodotti finanziari e rilanciare l'attività del prestito bancario, fonte principale del finanziamento delle PMI e fortemente limitata dalle politiche di speculazione sul trading degli ultimi anni.

4.3

È importante che nell'applicazione della riforma si tenga conto delle diversità di business model per cui le banche locali possano continuare a servire le economie locali.

4.4

Un particolare riguardo merita il modello di business delle banche popolari e cooperative. La riforma è ritenuta poco adatta e adattabile al loro specifico network. In particolare, la preoccupazione espressa è quella che la riforma possa snaturare il loro modo di operare e di essere presenti quotidianamente sul territorio per supportare l'economia reale. La raccomandazione è quindi quella di preservare le loro specificità e la diversità del fare business di queste banche.

4.5

La riforma, assieme alle numerose altre misure predisposte dalla Commissione negli ultimi anni, consentirà un miglioramento della trasparenza delle singole operazioni e del sistema bancario in generale, ma ne incrementerà complessivamente i costi a vario livello. A tal proposito, durante il dibattito è emersa con chiarezza la necessità di avere una valutazione d'impatto complessiva delle riforme della regolamentazione finanziaria, nonostante si sia consapevoli della complessità della stima.

4.6

Si teme che tali costi si scarichino, come spesso accade, sul consumatore finale dei servizi finanziari. Ci si domanda se gli effetti positivi che si ritiene che le nuove misure dovrebbero apportare rispetto ad esempio alla sicurezza del sistema bancario non siano minori rispetto a quelle negative.

4.7

Con specifico riferimento al sistema di protezione dei whistleblower, il Comitato e le parti sociali intervenute sulla questione si complimentano con la Commissione per il sistema di regole previsto. Si richiede che venga fornita una migliore definizione dell'espressione «protezione appropriata» (art. 30) e che si chiarisca l'estensione delle regole previste a tutti i lavoratori, incoraggiando ed incentivando gli stessi a riportare eventuali violazioni.

4.8

Rispetto alle sanzioni previste (art. 28 e 29), si raccomanda che la responsabilità di eventuali violazioni venga innanzitutto accertata a livello istituzionale, di governance, e non di singola persona.

4.9

Con riguardo al sistema di remunerazione, invece si richiede che nel regolamento venga esplicitamente richiamato quanto previsto nella direttiva sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Directive — CRD) IV all'articolo 69.

5.   Osservazioni del CESE

5.1

Il CESE considera positivamente le misure inserite nella proposta dalla Commissione e condivide la scelta dell'utilizzo dello strumento giuridico del regolamento, che risulta appropriato per le finalità di armonizzazione del mercato unico, per evitare arbitraggi regolamentari e giungere ad un sistema bancario di nuovo al servizio dei cittadini e della comunità, efficiente e produttivo, sostegno all'economia reale, alle famiglie, allo sviluppo equilibrato e sostenibile della società, con una visione di lungo periodo che sappia coniugare innovazione e sicurezza.

5.2

Il CESE ha sostenuto con convinzione le riforme che si sono susseguite e che iniziano a dare i loro primi frutti. Il regolamento in esame affronta uno dei nodi più complessi e sensibili di tutto il sistema: la resilienza e la struttura giuridica delle aziende finanziarie, alcune delle quali hanno un volume di attività superiore al PIL di molti Stati membri. Il totale dei volumi di attività delle prime dieci banche europee supera il PIL dell'UE 28 (5) (oltre 15  000 miliardi di euro).

5.3

La regolazione proposta intende tagliare alla radice il nodo gordiano costituito dalla dimensione, dalla interconnessione e dalla complessità di alcuni istituti cosiddetti «sistemici», cioè che possono dar luogo ad una crisi di sistema. Too big to fail, troppo grandi per fallire è ormai diventato un mantra dietro il quale si sono consumati comportamenti in violazione non solo dei più elementari principi etici, ma in frode ed in violazione della legge, come i recenti e recentissimi scandali finanziari purtroppo continuano a dimostrare. Questi comportamenti con un eufemismo vanno sotto il nome di moral hazard, rischio etico!

5.4

Il commissario Barnier ha annunciato il varo del testo con queste parole: «Il nostro obiettivo è di evitare la presenza di banche che siano troppo grandi per fallire, troppo costose da salvare, troppo complesse per essere ristrutturate».

5.5

Il CESE ritiene che le misure proposte vanno nella direzione auspicata, cioè riducendo il rischio che i contribuenti debbano intervenire ulteriormente per salvare le banche in difficoltà. All'indomani dei ripetuti salvataggi il CESE aveva messo in guardia sugli effetti disastrosi che essi avrebbero comportato sui debiti sovrani e conseguentemente gli effetti nefasti di una recessione che si annunciava inevitabile. Purtroppo le previsioni si sono avverate ancor più duramente di quanto previsto, a causa di errori incredibili sugli effetti di una moltiplicazione di politiche di aggiustamento dei bilanci causati sia dalle esigenze nazionali sia da una politica miope e sbagliata dell'Unione, che non ha capito che era necessaria un'azione flessibile e che erano indispensabili misure compensative anti-recessive.

5.5.1

Solo ora ci si accorge dei danni prodotti da questa politica e dobbiamo riconoscere che solo la gestione illuminata dell'Eurozona da parte della Banca centrale europea ha evitato il peggio e ha salvato l'euro e in definitiva l'Unione. Se si fosse dato ascolto al CESE, forse molti danni si sarebbero potuti evitare!

5.6

La Commissione opportunamente assegna all'Autorità bancaria europea (ABE) un ruolo determinante, ai fini del presente regolamento. L'ABE sarà consultata nel caso sia necessario adottare alcune decisioni previste nella presente proposta, inoltre sarà incaricata di preparare progetti di norme tecniche di regolamentazione e di attuazione, e dovrà aggiornare la Commissione sull'applicazione del regolamento presentando delle relazioni. Il CESE in più occasioni aveva segnalato come, nonostante le indiscusse professionalità esistenti, la Commissione non assegnava ruolo e risorse sufficienti a questa importante Autorità.

5.7

Negli Stati Uniti, nel 1999 fu approvata una legge che abrogava il Glass-Steagall Act, e in particolare la separazione fra banca commerciale e banca d'investimenti. Purtroppo anche l'Unione seguì la scelta nefasta dell'amministrazione americana: il CESE rileva che le attuali disposizioni di fatto ripristinano la separazione dei campi di attività, anzi, va oltre, perché vieta, a parte alcune eccezioni, agli istituti che raccolgono depositi di intraprendere attività di investimento per conto proprio e di possedere attività per la negoziazione.

5.7.1

È fondamentale che l'UE operi in stretta collaborazione con i paesi terzi, in particolare gli USA, per giungere a un approccio comune sostanziale in materia di regolamentazione. Il CESE esorta la Commissione a intensificare la cooperazione internazionale.

5.8

La proposta di regolamento lascia molto spazio discrezionale alle autorità competenti. È indispensabile che esse agiscano e basino le loro valutazioni su criteri chiari, armonizzati e prevedibili che definiscano quando una banca non può continuare a gestire i suoi alti livelli di rischi da negoziazione. Senza un quadro di riferimento comune il rischio di interpretazioni soggettive porterebbe a determinare effetti contrari a quelli desiderati e coerenti con le previsioni dell'art. 114 del TFUE.

5.9

Il CESE apprezza la scelta finale della Commissione, di non aver provveduto ad una separazione ex-ante della negoziazione per conto proprio ed altre attività strettamente collegate ai mercati, e di aver optato per una scelta ex-post, per questo motivo sono essenziali gli standard tecnici che opportunamente sono stati affidati all'ABE. In vista dell'applicazione delle norme in materia di risoluzione e in particolare della costituzione della autorità di risoluzione, approvate nel dicembre 2013 dal Consiglio Ecofin, il CESE raccomanda che siano fin da ora previste modalità di coordinamento e di individuazione di responsabilità tra tutti i soggetti nazionali ed europei, per evitare il rischio di sovrapposizione di decisione o peggio di contrasto tra interpretazioni e valutazioni delle autorità competenti. L'Autorità di risoluzione unica dovrebbe essere associata appena costituita alla costruzione del meccanismo e partecipare con l'ABE alla definizione delle norme tecniche.

5.10

Il CESE non condivide alcune critiche mosse alla Commissione circa la relativa rilevanza delle attività che potrebbero essere oggetto di separazione. In alcune istituzioni creditizie esse pesavano in misura più che significativa, e la mancanza di una specifica regolamentazione le ha esposte ad un rischio elevatissimo, che avrebbe potuto innescare una crisi sistemica dai prevedibili disastrosi effetti sul sistema dei pagamenti e sull'economia in generale, molto peggiore di quella che abbiamo avuto. Solo le iniezioni di ingentissime somme di denaro fresco, a spese di cittadini, e la capacità di reazione dimostrata dalla BCE hanno potuto evitare la catastrofe.

5.11

Il CESE esprime gratitudine ed apprezzamento alla Commissione per aver inserito nella normativa una esplicita previsione di protezione degli addetti del settore che si trovano esposti a ripercussioni molto negative nel caso di denunce di irregolarità, che adempiono ad un dovere civico ma che subiscono ritorsioni morali, in qualche caso la perdita del posto di lavoro. Queste attività di monitoraggio interno, note come whistleblower vanno incoraggiate e sostenute. La compliance alle normative spesso viene trascurata, elusa o addirittura violata, esponendo le istituzioni bancarie e chi ci lavora a rischi incalcolabili. I recenti casi di scoperta di comportamenti in violazione di ogni norma e di ogni legge, posti in essere da alcune note e rispettabilissime aziende, sono stati possibili grazie alla collaborazione attiva di chi ci lavorava!

5.11.1

Il CESE chiede alla Commissione di sviluppare uno specifico monitoraggio sugli obblighi degli Stati membri di adottare legislazioni di protezione adeguate e di presentare entro due anni dalla applicazione del regolamento una relazione in materia.

5.12

Il CESE è molto sensibile al tema dei rapporti con i paesi terzi, in particolare sul tema della reciprocità e sul tema del rispetto delle normative da parte di tutti i soggetti che operano nel territorio dell'Unione e ritiene che la Commissione abbia operato in modo equilibrato e la sua proposta in materia sia da condividere. Il CESE raccomanda di continuare e di intensificare la cooperazione con gli Stati Uniti in particolare nel campo della regolazione finanziaria, per avere sistemi il più possibile omogenei, che affrontino in modo uniforme le stesse problematiche.

5.13

Il CESE si compiace altresì che uno dei punti su cui più ha insistito nel passato comincia a trovare adeguata risposta nei regolamenti della Commissione, in questo caso in materia di sanzioni amministrative, essendo quelle penali escluse dalla sua sfera d'iniziativa. Le proposte della Commissione appaiono congrue, adeguate e dissuasive.

5.14

Il CESE ha già espresso in molte occasioni le proprie riserve sull'utilizzo degli atti delegati. Sebbene infatti ne riconosca l'importanza per l'adeguamento della regolamentazione nel corso degli anni, il CESE fa notare che il sistema degli atti delegati introduce elementi di incertezza, non auspicabili in questa materia.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  GU C 100 del 30.4.2009, pag. 84.

(2)  http://ec.europa.eu/internal_market/bank/docs/high-level_expert_group/report_en.pdf

(3)  COM(2014) 40 final.

(4)  http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+COMPARL+PE-506.244+01+DOC+PDF+V0//IT&language=IT (2013/2021(INI).

(5)  http://www.relbanks.com/top-european-banks/assets


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/51


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione — Una tabella di marcia per il completamento del mercato unico della consegna dei pacchi — Instaurare un clima di fiducia e incoraggiare le vendite online»

[COM(2013) 886 final]

(2014/C 451/08)

Relatrice:

Sig.ra RONDINELLI

La Commissione europea, in data 16 dicembre 2013, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione — Una tabella di marcia per il completamento del mercato unico della consegna dei pacchi — Instaurare un clima di fiducia e incoraggiare le vendite online

COM(2013) 886 final.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 10 luglio 2014), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 107 voti favorevoli, 2 voti contrari e 6 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la tabella di marcia per il completamento del mercato unico delle consegne di prodotti venduti online che rappresenta un elemento di elevata potenzialità in termini di sviluppo e occupazione. Servizi di consegna efficienti e affidabili rappresentano un pilastro essenziale per la promozione del commercio elettronico e il rafforzamento della fiducia tra venditori e acquirenti.

1.2

Per il CESE il completamento del mercato interno delle consegne e l'eliminazione del divario significativo esistente tra aspettative, tutele e disponibilità effettive richiedono: responsabilità solidali, tracciabilità, reperibilità e interoperatività; accesso ad una più ampia gamma di scelta in tutto il territorio UE incluso quello insulare; certezza di diritti e doveri dei soggetti in causa — in particolare PMI e consumatori — specie per reclami e resi; una rilevazione dati semplice e comparabile; una solida dimensione sociale e formativa.

1.3

Il CESE ribadisce (1) che tale obiettivo, oltre che su auspicabili accordi e codici volontari, dovrebbe basarsi su un quadro minimo normativo europeo che possa rispondere in modo efficiente e flessibile alle carenze irrisolte del mercato le quali scoraggiano i consumatori e le PMI dall'avvalersi del commercio digitale e che possa risolvere i problemi relativi a:

corresponsabilità degli operatori dell'intera catena della vendita online,

tracciabilità e reperibilità delle consegne,

rispetto esplicito delle norme europee di protezione dei dati personali,

offerta trasparente di scelta tra più opzioni di consegna,

definizioni concettuali comuni e piena interoperatività,

accessibilità e universalità del servizio a costi contenuti,

raccolte di dati statistici comparabili e articolate, semplificate per gli operatori minori,

obbligo d'applicazione uniforme del trattamento IVA,

mutua accettazione transfrontaliera dei sistemi a rete dei centri nazionali problem solving e sistemi ODR/ADR (2),

obbligo di rispetto di eque condizioni di lavoro,

trasparenza su condizioni e prezzi del servizio,

formazione professionale permanente del personale,

sanzioni per il non rispetto di obblighi rilevato con un sistema d'allerta RAPEX — IMI (3),

creazione del marchio europeo d'affidabilità in base a standard tecnico-normativi su mandato al CEN (4) che stabilisca indicatori di qualità,

misure a favore delle piccole e medie imprese in termini di semplificazioni e di accesso al mercato e a piattaforme web su un piano di parità.

1.4

Il CESE chiede che la tabella di marcia sappia dare tempi certi e un calendario d'attuazione definito sia in termini normativi che di autoregolamentazione, per ottimizzare i livelli di fiducia tra tutti gli operatori coinvolti e, in particolare, i cittadini europei, nel pieno rispetto e tutela dei diritti reciproci.

1.5

Il CESE chiede che la tabella di marcia preveda altre due ulteriori misure, una sull'accessibilità del servizio a costi contenuti e l'altra sulla dimensione sociale del mercato.

1.6

Il CESE raccomanda alla Commissione, al PE ed al Consiglio che:

un quadro normativo europeo permetta a tutti gli operatori del settore di accedere al mercato unico della consegna dei pacchi e assicuri che venga dato particolare rilievo alle problematiche dell'universalità del servizio a costi contenuti specie nei confronti delle aree periferiche, montane, insulari e disagiate;

la carenza di un quadro statistico dettagliato e comparabile sulla catena dall'ordine online alla consegna transfrontaliera di prodotti sia sanata con procedure semplificate secondo il principio one size fit all;

si stabilisca un'architettura comune e aperta sulla base di definizioni condivise con il concorso di tutte le parti in causa, specie PMI, per la gestione interoperativa di piattaforme web interattive user-friendly, sotto il controllo della Commissione europea (CE);

vengano date chiare indicazioni di indirizzo degli strumenti finanziari comunitari in tema di: ricerca e innovazione tecnologica; ambiente e clima, energia e trasporti; nuove professionalità e formazione; coesione, territorio e imprese minori;

sia assegnato un adeguato sostegno alle PMI nell'attuazione della tabella di marcia prevedendo misure concrete e fondi appropriati di promozione della loro partecipazione su un piano di parità al commercio online;

nello spirito dello Small Business Act, si realizzi una regolamentazione consona alle problematiche delle PMI di tutto il settore dei trasporti e della logistica, con l'apporto delle loro organizzazioni di riferimento;

si proceda con la massima urgenza su mandati al CEN per l'elaborazione di standard di indicatori di qualità per un marchio europeo di sicurezza e qualità delle consegne per assicurare qualità ed affidabilità, sostenibilità e garanzie sociali e di sicurezza;

venga assicurata una solida e coerente dimensione sociale in grado di garantire un dialogo sociale europeo settoriale allargato; l'accesso ad adeguate opportunità di formazione e riqualificazione professionale; condizioni di lavoro e retributive eque e dignitose; eliminare il lavoro precario e sommerso presente soprattutto nel lavoro esternalizzato d'«ultimo miglio».

1.7

Il CESE chiede che la CE presenti — con il supporto di Eurofound — un rapporto biennale sulle condizioni occupazionali e di lavoro del settore, sulle condizioni del consumatore e degli operatori dell'intera catena e le loro prospettive di sviluppo da sottoporre al CESE, al Parlamento (PE), al Consiglio e alle parti sociali.

2.   Dal Libro verde alla roadmap

2.1

In Europa il commercio elettronico rappresenta un potenziale motore di crescita economica e occupazionale stimato in oltre il 10 % all'anno tra il 2013 e il 2016 (5). Il 45 % dei cittadini dell'UE ha effettuato acquisti online negli ultimi 12 mesi ed ha confermato che la maggior parte dei problemi deriva dalle consegne o dai ritardi nelle consegne (6).

2.2

La CE ha identificato (7) i «principali ostacoli al mercato unico digitale e un piano d'azione per eliminarli», ma «il 10 % delle persone non acquista online (8) perché nutre dubbi sul costo dei servizi di consegna, in particolare transfrontalieri, e sulla qualità del servizio».

2.3

Il CESE nel suo parere sul Libro verde (9) ha chiesto una direttiva per definire i regimi di responsabilità congiunta degli operatori, tracciabilità e reperibilità delle consegne, obbligo di offerta di più opzioni di consegna, una rete europea di centri nazionali problem solving, obblighi di rispetto di eque condizioni di lavoro, trasparenza su condizioni e prezzi.

2.4

Al dibattito sul Libro verde ha fatto seguito nel dicembre 2013 la comunicazione sulla tabella di marcia per il completamento del mercato unico della consegna dei pacchi per le vendite online (10).

2.5

Secondo recenti indagini a livello mondiale (11), i fattori più problematici per lo sviluppo del commercio elettronico business to consumer B2C sono:

impossibilità di conoscenza immediata delle opzioni di consegna e certezza del costo globale dell'acquisto online;

impossibilità di ricevere aggiornamenti sullo stato delle spedizioni e loro tracciabilità;

lunghezza dei tempi di spedizione e/o mancata indicazione/flessibilità dei tempi di consegna;

gestione dei resi e dei cambi merce, complicata e costosa;

carenze di assistenza clienti con referente in tempo reale.

2.6

La CE dichiara che sono ancora carenti i «dati di mercato pertinenti sui flussi dei pacchi nazionali e transfrontalieri presso tutti i fornitori di servizi postali attivi sui mercati B2C e B2B, compresi gli intermediari, i consolidatori e gli operatori alternativi (12)».

2.7

Vari studi confermano che «il potenziale di comportamenti anticompetitivi appare più elevato in taluni segmenti del servizio postale rispetto ad altri per cui una sorveglianza regolamentare appare più appropriata, come ad es.: [....] mercato B2C rispetto ai servizi B2B; servizi transfrontalieri rispetto a servizi postali domestici» (13).

2.8

Il CESE si compiace che una parte consistente delle conclusioni del suo parere sul Libro verde siano state riprese. Infatti anche il Consiglio (14) e il PE (15) hanno invitato la CE ad individuare le attuali barriere ai servizi di consegna transfrontalieri e ad adottare misure adeguate per affrontarli e il PE ha anche chiesto (16) servizi di consegna accessibili, economicamente abbordabili, efficienti e di elevata qualità e piattaforme di cooperazione e scambio di informazioni fra i servizi di consegna con una gestione rapida e a costi minimi di reclami e controversie.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il CESE ritiene importante recuperare la fiducia delle PMI e del consumatore online con reti e sistemi interoperativi di gestione rapida e a bassi costi in un quadro di regolamentazione e autoregolamentazione accettato da tutti gli operatori della filiera, per avere un mercato interno libero e aperto evitando un inutile eccesso di regolamentazione. Quindi chiede che la tabella di marcia sia attuata in tempi certi con un calendario di attuazione previsto in 18 mesi.

3.2

Il CESE ritiene che l'UE proceda al completamento del mercato interno delle consegne dei pacchi assicurando rapidità, qualità, affidabilità e costi contenuti a tutela dei consumatori, dei lavoratori e di tutti gli operatori, ivi comprese le PMI dei settori dell'e-commerce, dei trasporti e della logistica, rimediando ai fallimenti e ai disservizi attuali del mercato unico.

3.3

Tuttavia il CESE sperava che la comunicazione facesse anche specifico riferimento alla situazione delle regioni, come le isole, le regioni periferiche e di montagna, con problematiche di tipo geografico, in quanto, a suo giudizio, tali regioni presentano sfide specifiche difficili da superare, in particolare a causa della fattibilità dal punto di visto economico: un mercato unico autentico e completo per la consegna dei pacchi può essere realizzato solo se si tiene debitamente conto di tali regioni e si agisce di conseguenza.

3.4

Secondo il CESE, il quadro delle azioni proposte si basa essenzialmente su processi volontari di autoregolamentazione, sulle discipline dei servizi postali nazionali e sull'azione dello European Regulators Group of Postal Services nonché su principi di correttezza applicativa di normative europee già in essere, senza indicare un quadro unitario per tutti gli operatori e senza fissare scadenze specifiche nell'arco dei 18 mesi indicati.

3.5

Il CESE rileva che la tabella di marcia non prevede ancora, affianco ai processi di autoregolamentazione, la necessità di una direttiva già richiesta dal CESE (17) che possa rispondere in modo compiuto, coerente e consolidato, alle esigenze di completamento del mercato interno delle consegne dei pacchi transfrontaliere per tutti gli operatori del settore.

3.6

Il Comitato ritiene che l'UE debba prevedere una soluzione europea sotto forma della promozione dell'autoregolamentazione e della regolamentazione per affrontare problemi irrisolti del mercato e per proteggere i consumatori e le PMI in materia di:

corresponsabilità di tutti gli operatori della catena della vendita online nei confronti dell'acquirente;

obbligo di piena tracciabilità e reperibilità delle consegne;

rispetto esplicito delle norme di sicurezza e di protezione dei dati personali, ex direttiva 95/46/CE;

obbligo di offerta trasparente di scelta tra più opzioni di consegna;

obbligo di definizioni concettuali comuni e di piena interoperatività;

obbligo di universalità del servizio a costi contenuti per tutti gli operatori del libero mercato, tenendo conto delle normative in vigore, comprese le direttive sui servizi postali e le altre normative UE pertinenti;

raccolte di dati statistici comparabili e articolate;

obbligo di applicazione uniforme del trattamento IVA;

mutua accettazione transfrontaliera dei sistemi a rete dei centri nazionali problem solving e dei sistemi ODR/ADR;

obbligo di rispetto di eque condizioni di lavoro;

obbligo di trasparenza su condizioni e prezzi del servizio;

obbligo di formazione professionale permanente del personale per assicurare professionalità a fronte dell'introduzione di nuove tecnologiche di settore;

sanzioni per il non rispetto di obblighi rilevati anche tramite un Sistema d'allerta RAPEX-IMI, e penalizzazioni in base ad indicatori di qualità;

misure a favore delle PMI in termini di semplificazioni burocratico — amministrative, di accesso al mercato e di partecipazione alla definizione congiunta di applicazioni comuni di nuove tecnologie e dei portali e piattaforme web.

3.7

Anche se le proposte fanno riferimento alla compatibilità con il quadro finanziario UE 2014-2020, il CESE ritiene che la tabella di marcia non possa prescindere da esplicite indicazioni di indirizzo di strumenti finanziari comunitari pertinenti per:

R & I tecnologica (Orizzonte 2020, programmi Galileo, ISA e Agenda digitale) per interoperatività, tracciabilità e sicurezza;

ambiente e clima, energia e trasporti (VII programma per l'ambiente, Quadro 2030 per Energia e Clima e azione «EU Transport GHG: Routes to 2050 II») — per l'impatto dell'ultimo miglio;

PMI: con interventi BEI per imprese innovative, programma COSME e tutte le risorse europee disponibili per la competitività su un piano di parità con gli altri operatori;

coesione territoriale (nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2030 e degli interventi per le aree insulari, rurali e ultraperiferiche);

occupazione e formazione («Agenda for new skills and jobs», «Agenda europea dei consumatori — Stimolare la fiducia e la crescita», Erasmus Plus 2014 — 2020, Istruzione e Formazione).

3.8

Il CESE raccomanda alla CE di procedere al conferimento dei mandati al CEN per elaborare standard tecnico-normativi europei con la piena partecipazione di tutti gli interessati, specie PMI e consumatori e ritiene necessaria l'elaborazione di indicatori per un marchio europeo di sicurezza e qualità delle consegne per assicurare qualità ed affidabilità, sostenibilità e garanzie sociali e di sicurezza.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il CESE prevede la necessità di due ulteriori azioni, sulla garanzia d'accessibilità e sulla dimensione sociale del mercato.

4.1.1   Azione — accessibilità al mercato e fruibilità a costi contenuti

4.1.1.1

Il CESE chiede che nell'ambito della concessione del marchio di qualità sia previsto l'obbligo di garantire l'accesso al mercato e la fruibilità del servizio a costi contenuti in tutti i territori dell’UE. Il CESE constata con rammarico che non si è prestata un'attenzione specifica alle aree periferiche e alle isole e auspica pertanto che il nuovo regolamento copra le regioni che presentano una vulnerabilità dal punto di vista geografico nel mercato del commercio elettronico, dato che una percentuale sostanziale di cittadini europei vive in queste regioni.

4.1.1.2

Per il CESE occorre dare pieno accesso per tutti gli operatori a strutture e risorse informative utilizzate nella fornitura di servizi di consegna per tutelare gli interessi degli utenti e/o per promuovere un'efficace concorrenza.

4.1.1.3

Il CESE chiede che la CE riveda la Notice 1998 sull'applicazione delle regole di concorrenza al settore, alla luce degli sviluppi regolamentari e di mercato che incidono sui servizi transfrontalieri e sui costi standard, per politiche più liberali e orientate ai costi (18), nel rispetto delle disposizioni del protocollo 26 del Trattato di Lisbona, in particolare per quanto riguarda l'accesso universale e l'accessibilità economica dei servizi di interesse economico generale.

4.1.2   Azione — dimensione sociale del mercato

4.1.2.1

Il CESE chiede che venga assicurata una solida e coerente dimensione sociale in grado di garantire, insieme agli sforzi innovativi promossi dalle aziende dei settori interessati, un'alta qualità e professionalità dell'occupazione, anche grazie all'accesso ad adeguate opportunità di formazione e riqualificazione professionale.

4.1.2.2

Il CESE ribadisce l'esigenza di condizioni di lavoro e retributive eque e dignitose per eliminare il lavoro precario e sommerso, specie nel lavoro esternalizzato dell'ultimo miglio, sottolineando i termini del regolamento UE n. 1071/2009 sull'accesso alla professione, della decisione 2009/992/UE e del regolamento UE n. 1213/2010 che stabiliscono una definizione di «rapporto di lavoro» tale da consentire azioni di contrasto al lavoro autonomo fittizio, come ricordato da un recente parere del CESE (19).

4.1.2.3

Il CESE raccomanda l'avvio di un dialogo sociale europeo allargato che coinvolga le parti sociali rappresentative dei settori coinvolti nell'intera catena della vendita online e della consegna dei pacchi (commerciale, postale, trasporto e logistica) che affronti le questioni legate alle condizioni occupazionali e di lavoro, alle prospettive di sviluppo, innovazione e valorizzazione delle risorse umane.

4.1.2.4

La CE deve redigere — con il supporto della Fondazione sulle condizioni di vita e di lavoro — un rapporto biennale sulle condizioni occupazionali e di lavoro del settore e le prospettive di sviluppo da sottoporre al CESE, PE, Consiglio e parti sociali.

4.2   Azione 1: informazioni dei consumatori su caratteristiche e costi di spedizione e restituzione

4.2.1

Il CESE ritiene che i codici di condotta volontari e lo scambio di buone prassi rappresentino vie complementari percorribili a livello UE solo se elaborati e accettati dall'insieme delle parti in causa del mercato delle vendite online e nell'ambito di una normativa quadro europea che regoli l'insieme degli aspetti sollevati dalle consegne transfrontaliere di prodotti online, per tutelare consumatori, piccoli operatori e PMI in condizioni di parità e senza imporre loro oneri di difficile sostenibilità.

4.3   Azione 2: informazioni dei rivenditori online sui servizi di consegna

4.3.1

L'elaborazione di definizioni condivise dei concetti-base del servizio da parte degli operatori di consegna e dei rivenditori online senza i rappresentanti dei consumatori e delle PMI rischia di trascurare elementi importanti per la scelta dei consumatori e restringere il ventaglio di opzioni proponibili.

4.3.2

Il CESE chiede che venga definita congiuntamente con tutte le parti in causa, un'architettura comune aperta interattiva sull'esempio del progetto e-freight  (20).

4.3.3

Il CESE chiede che la CE assicuri il controllo della corretta gestione delle piattaforme web sulla base di criteri obiettivi predefiniti consumer-friendly nell'ambito del quadro normativo richiesto dal CESE.

4.4   Azione 3: trasparenza dei mercati delle consegne, servizi integrati standard qualitativi

4.4.1

La carenza di un quadro statistico dettagliato e comparabile sulla catena di operazioni e di soggetti interessati dall'ordine online alla consegna transfrontaliera di prodotti deve essere sanata con l'acquisizione da parte delle autorità doganali-postali e fiscali-finanziarie e dal settore commerciale, di dati pertinenti, omogenei e confrontabili, sui flussi dei pacchi transfrontalieri presso tutti i fornitori di servizi attivi sui mercati, sulle coperture di servizi universali, sul servizio dei resi e di composizione dei reclami.

4.4.2

La raccolta dati deve avvenire secondo il principio one size fit all senza aggravi e duplicazioni burocratiche. La CE dovrebbe valutare le opportunità ed i costi di una eventuale assicurazione forfettaria a basso costo sulle consegne transnazionali legata all'ottenimento di un marchio di qualità europeo.

4.5   Azione 4: interoperabilità nelle operazioni di consegna pacchi

4.5.1

È opportuno che gli operatori di consegna e i rivenditori online sviluppino su base volontaria soluzioni per collegare i sistemi informativi e le interfacce aperte con un sistema di consegne e di resi efficiente e a costi contenuti per l'«ultimo miglio».

4.5.2

Il CESE ritiene però che tali sviluppi debbano avvenire sulla base di criteri di interoperatività predefiniti in un quadro normativo comune.

4.6   Azione 5: rafforzamento delle tutele dei consumatori

4.6.1

Il CESE sostiene l'iniziativa dei mandati di standardizzazione al CEN così come quella di dare indicazioni d'orientamento per l'attuazione piena e uniforme della direttiva 2011/83/UE agli Stati membri e stimolare un maggiore ricorso ai meccanismi alternativi di risoluzione dei conflitti nell'ambito della direttiva ADR 2013/11/UE.

4.6.2

Il CESE ritiene insufficiente che la soluzione del problema dei reclami debba poggiarsi solo sul fatto che «gli operatori di consegna, i rivenditori online e le associazioni dei consumatori assicurino insieme una migliore cooperazione in materia di gestione dei reclami e di sistemi di tutela del consumatore». Il CESE ritiene positiva tale cooperazione a condizione che avvenga dentro un quadro normativo comune.

Bruxelles, 10 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  GU C 161 del 6.6.2013, pag. 60.

(2)  ODR: risoluzione online delle controversie, ADR: direttiva risoluzione alternativa controversie.

(3)  IMI: Sistema d'informazione del mercato interno.

(4)  Comitato europeo normalizzazione.

(5)  MEMO-13-1151, CE.

(6)  Indagine Special Eurobarometer 398 Internal Market — ottobre 2013.

(7)  COM(2011) 942 final, 11.1.2012.

(8)  Eurostat, indagine sulle famiglie 2009.

(9)  GU C 161 del 6.6.2013, pag. 60.

(10)  COM(2013) 886 final.

(11)  Studio Globale UPS — Pulse of the Online Shopper, 2013.

(12)  COM(2013) 886 final.

(13)  WIK Consult Final Report 8/2013.

(14)  Consiglio «Competitività» — conclusioni governance del mercato unico e mercato unico digitale, 30 maggio 2012.

(15)  Risoluzioni PE 4.2.2014 2013/2043 (INI), 11.12.2012 e 4.7.2013.

(16)  Risoluzione PE 4.2.2014.

(17)  V. nota 1.

(18)  Common position EU & US in the Doha Round — WTO, 2006.

(19)  GU C 161 del 6.6.2013, pag. 14.

(20)  Il progetto e-freight 2010-2014 del settimo programma quadro di ricerca, con 31 partners di 14 paesi — è finalizzato a mettere in rete tutti i soggetti che operano nella logistica attraverso piattaforme web interattive user-friendly. Tra le raccomandazioni: «The EU Commission should issue a Directive or similar as soon as possible which secures that the interface to National Single Windows that are put to use from now on are using the Common Reporting Schema (CRS), developed in e-freight, as the input format».


ALLEGATO

al Parere del Comitato economico e sociale europeo

Il seguente emendamento è stato respinto nel corso del dibattito, ma hanno ottenuto più di un quarto dei voti espressi (articolo 39, paragrafo 2, del Regolamento interno):

Punto 1.6

Modificare come segue:

Il CESE raccomanda alla Commissione, al PE ed al Consiglio che:

un il quadro normativo europeo, fra cui la direttiva sui servizi postali, permetta a tutti gli operatori del settore garantisca l'accesso di accedere al mercato unico della consegna dei pacchi e assicuri che venga dato particolare rilievo alle problematiche dell'universalità del servizio a costi contenuti specie nei confronti delle aree periferiche, montane, insulari e disagiate.

Esito della votazione:

Voti favorevoli

:

35

Voti contrari

:

67

Astensioni

:

10


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/59


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla segnalazione e la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli»

[COM(2014) 40 final — 2014/0017 (COD)]

(2014/C 451/09)

Relatore:

M. Edgardo Maria IOZIA

Il Parlamento europeo, in data 25 febbraio 2014, e il Consiglio, in data 27 marzo 2014, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla segnalazione e la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli

COM(2014) 40 final — 2014/0017 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 183 voti favorevoli e 3 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la proposta di regolamento presentata dalla Commissione che intende realizzare, unitamente al progetto di regolamento di «Riforma bancaria», cui è intimamente connesso, un compendio di misure atte a rendere più trasparente e resiliente il sistema finanziario europeo, nell'ambito delle operazioni di finanziamento mediante titoli (SFT's).

1.2

Migliorare la simmetria informativa del mercato, monitorare la rischiosità delle operazioni in essere, ridurre l'area delle operazioni bancarie non trasparenti e regolamentate è un interesse primario del mercato e dell'economia in generale.

1.3

A questo riguardo il CESE osserva che la formula «banche ombra» è fuorviante e foriera di inutili incomprensioni con il grande pubblico. Quelle che sono in ombra sono alcune operazioni bancarie che sono svolte da soggetti bancari e non bancari, non le banche in quanto tali o meglio le Istituzioni finanziarie, visto che gli attori su questo specifico mercato spesso non sono di origine bancaria, come gli Hedge Fund, i Fondi Sovrani, e le società finanziarie specializzate nel mercato dei Fondi Monetari o in quello dei derivati strutturati e complessi. Gli operatori sono tutti noti, quello che allo stato è ignoto sono alcune delle loro operazioni non regolamentate.

1.4

Il CESE sottolinea l'importanza di questo regolamento che consente di far emergere con chiarezza i movimenti di mercato, le aree di eccesso di rischio che possono aiutare le Autorità di vigilanza del mercato a monitorare costantemente la situazione e ad intervenire preventivamente per ridurre le attività giudicate complessivamente eccessivamente rischiose. Per questi motivi il regolamento in esame da una parte dischiude al mercato informazioni allo stato non disponibili e dall'altra offre un ulteriore strumento di analisi e conoscenza alle Autorità.

1.5

Altrettanto importante è la regolamentazione dell'attività di reimpegno, cioè dell'uso temporaneo dei titoli affidati. L'obbligo di ottenere uno specifico assenso dall'investitore proprietario dei titoli, consente di evitare l'assunzione di rischi non previsti e non contemplati nel contratto se non genericamente. Il rischio di controparte diventa un elemento organico di valutazione tale da impedire o almeno fortemente limitare la presenza di operatori non eccessivamente affidabili. Il tutto a beneficio di una resilienza complessiva del sistema in generale e delle entità che sono maggiormente presenti sul mercato.

1.6

Il CESE, alla luce di tutte le iniziative assunte dalla Commissione per riportare nell'alveo della sua naturale funzione il sistema finanziario di volano dell'economia e della prosperità delle famiglie e delle imprese, ritiene che sia giunto il momento per lanciare in Europa un grande «Patto sociale per una finanza sostenibile», che veda tutte le componenti interessate, partecipare ad una ridefinizione degli obiettivi e degli strumenti. La caduta verticale della reputazione delle banche, osservabile dagli innumerevoli sondaggi e inchieste svolte negli ultimi anni, dovrebbe indurre tutti gli attori a voltare definitivamente pagina e ad aprirsi ad un confronto con la società. Famiglie, imprese, cittadini, lavoratori, la società in generale reclamano un sistema finanziario efficiente ed affidabile, che contribuisca allo sviluppo ed alla occupazione con una forte attenzione all'impatto sociale e ambientale degli investimenti.

1.7

Il CESE riconosce l'impegno notevole della Commissione nell'adempiere alle promesse di presentare le 48 misure legislative inserite nel programma di lavoro della nuova regolamentazione e certamente il lavoro svolto dalla DG Mercato Interno è stato notevolissimo per qualità e quantità, in un contesto molto difficile. Equilibrio ed efficacia le direttrici di lavoro assunte. Il CESE ritiene che questa sia stata una area di successo delle attività della Commissione e ne dà volentieri atto, apprezzando specialmente l'ammissione della Commissione circa le gravi «lacune normative… l'inefficacia della vigilanza, l'opacità dei mercati e l'eccessiva complessità dei prodotti».

1.8

Con l'adozione del regolamento il CESE considera che sia molto affievolito il rischio di arbitraggio normativo e stimola la Commissione a continuare a perseguire l'obiettivo di ridurre al minimo e per aree effettivamente marginali le operazioni non regolamentate del sistema finanziario europeo.

2.   La proposta della Commissione

2.1

La proposta mira a migliorare la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli (SFTs (1)), principalmente nei seguenti tre modi:

il monitoraggio dei rischi sistemici legati alle SFTs: il regolamento proposto richiede che tutte le operazioni SFTs siano comunicate a un database centrale. Ciò consentirebbe alla vigilanza di identificare meglio i collegamenti tra banche e gli enti bancari «ombra» e permetterebbe di far luce su alcune operazioni di raccolta di questi ultimi;

la divulgazione di informazioni agli investitori i cui beni sono impiegati in SFTs: secondo la proposta, le operazioni in SFT, compiute da fondi di investimento o da altre strutture equivalenti, andranno descritte da relazioni dettagliate. Ciò consentirebbe di migliorare la trasparenza nei confronti degli investitori che potranno così assumere decisioni di investimento più consapevoli;

l'attività di reimpegno: il regolamento prevede di migliorare la trasparenza del reimpegno (qualsiasi uso, per propri scopi, pre-default della garanzia da parte del beneficiario della garanzia) di strumenti finanziari attraverso la fissazione di condizioni minime che devono essere soddisfatte dalle parti interessate, compresi un accordo scritto e il consenso preventivo al reimpegno. Questo farebbe sì che i clienti o le controparti diano il loro consenso prima che il reimpegno possa avvenire. Inoltre essi prenderanno questa decisione sulla base di informazioni chiare sui rischi che questa operazione può comportare.

3.   Introduzione

3.1

Accanto alla proposta di riforma strutturale del settore bancario dell'UE, la Commissione ha anche proposto delle misure di completamento volte ad aumentare la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli (SFTs) ed evitare che le banche eludano alcune norme spostando tali attività al settore bancario ombra. Questa è una delle principali preoccupazioni della Commissione.

3.2

Le operazioni di finanziamento tramite titoli (SFTs) includono diversi tipi di transazioni che hanno effetti economici simili. Le principali SFTs sono il prestito titoli e pronti contro termine.

3.3

Il prestito di titoli è un'operazione trainata principalmente dalla domanda di mercato di titoli specifici e viene utilizzato, ad esempio, a fini di vendita o di pagamento a breve. Repos/reverse repo sono generalmente motivati dalla necessità di prendere in prestito o prestare denaro in modo sicuro. Questa pratica consiste nell'acquisto/vendita di strumenti finanziari contro contante, pur concordando in anticipo di acquistare/vendere di nuovo gli strumenti finanziari ad un prezzo prestabilito in una specifica data futura.

3.4

Le SFTs vengono utilizzate dai gestori di fondi per ottenere rendimenti aggiuntivi o finanziamenti aggiuntivi. Ad esempio, le operazioni pronti contro termine sono spesso utilizzate per raccogliere denaro per nuovi investimenti. Allo stesso tempo, queste operazioni però creano nuovi rischi, ovvero rischi di controparte e di liquidità. In generale, solo una parte dei guadagni aggiuntivi è attribuita al fondo, ma l'intero rischio di controparte è a carico degli investitori del fondo. Pertanto, l'uso di queste operazioni può portare a una significativa alterazione del profilo di rischio-rendimento.

3.5

Il legame tra la proposta sulla riforma strutturale del settore bancario europeo e questo pacchetto di misure è chiaro. La proposta della Commissione per la riforma strutturale del settore bancario europeo vorrebbe vietare o mettere vincoli su determinate attività delle banche. Gli effetti sperati potrebbero tuttavia essere ridotti se tali attività migrano da gruppi bancari regolamentati verso il settore bancario ombra, dove ci sono meno possibilità di controllo da parte dei supervisori.

3.6

Il Financial Stability Board (FSB) ha evidenziato che un fallimento disordinato di entità bancarie ombra può condurre a rischio sistemico, sia direttamente che attraverso la loro interconnessione con il sistema bancario regolare.

3.7

L'FSB ha anche suggerito che una regolamentazione bancaria eccessivamente rinforzata potrebbe spingere alcune attività bancarie verso il sistema bancario ombra (2).

4.   Osservazioni di carattere generale

4.1

Il CESE accoglie con favore la proposta di regolamento sulla segnalazione e la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli che, unitamente al regolamento sulle riforme strutturali del sistema bancario, mira ad aumentare la resilienza del sistema bancario, la trasparenza delle operazioni e la risoluzione di eventuali crisi senza pesare ulteriormente sui cittadini.

4.2

Il presente parere è strettamente connesso, pertanto, a quello che il CESE ha redatto sul regolamento sulla riforma strutturale.

4.3

Il CESE apprezza l'ammissione della Commissione circa «l'esistenza di gravi lacune normative, l'inefficacia della vigilanza, l'opacità dei mercati e l'eccessiva complessità dei prodotti» prima dello scoppio della crisi finanziaria. Sono questi argomenti che il CESE ha iniziato ad usare fin dall'inizio della crisi finanziaria, sollecitando urgenti misure di intervento. Purtroppo la Commissione non ascoltò con la necessaria attenzione i moniti e le raccomandazioni che avrebbero potuto evitare ulteriori problemi.

4.4

Il CESE è consapevole che le forze economiche, le lobbies agguerrite e gli enormi interessi in gioco hanno cercato di evitare o di rallentare provvedimenti necessari ed urgenti nel periodo successivo allo scoppio della crisi. La Commissione, nonostante tutto e salvo alcune poche scelte non condivisibili, ha messo in campo un set di provvedimenti preannunciati all'indomani della consegna dei rapporti della commissione de Larosière e del gruppo di alto livello Liikainen.

4.5

Il CESE dà volentieri atto al Commissario Barnier di aver mantenuto gli impegni ed a tutta la direzione generale Mercato interno responsabile delle proposte sulla regolazione finanziaria dell'ottimo lavoro svolto nel complesso e nell'aver previsto una serie di misure coerenti e intimamente connesse, in modo tale da realizzare un corpus giuridico di notevole qualità e con innegabile efficacia. L'effetto complessivo delle iniziative legislative comporterà il progressivo superamento delle cause che hanno determinato le crisi finanziarie degli ultimi anni.

4.6

Il CESE da sempre ha sostenuto l'esigenza di avere un sistema finanziario ben funzionante, orientato a sostenere l'economia reale, con un'attenzione particolare alle PMI, a rafforzare l'economia sociale e la creazione di posti di lavoro. L'industria creditizia ha un ruolo cruciale da svolgere nel fornire un servizio alla società, ritornando ad essere motore e volano dell'economia reale con la piena consapevolezza della responsabilità sociale che deve garantire.

4.7

Il CESE ritiene non più rinviabile un netto cambiamento nel rapporto tra istituzioni finanziarie e cittadini. La caduta verticale della fiducia verso le banche e le altre entità deve essere arrestata perché potrebbe causare danni irreparabili allo sviluppo economico e sociale.

4.8

Il CESE auspica, alla luce delle sue numerose posizioni sul coinvolgimento della società civile, che si sviluppi in Europa un «Patto sociale per la finanza sostenibile», che veda tutte le parti interessate partecipare alla definizione di un sistema finanziario efficiente, resiliente, trasparente e attento all'impatto ambientale e sociale delle proprie azioni.

4.9

Il CESE appoggia con convinzione le iniziative della Commissione, rivolte ad evitare il rischio dell'arbitraggio normativo da una parte e dello spostamento di attività verso un'area scarsamente regolata come quella delle «operazioni nell'ombra» ove si eludono le normative via via più stringenti che sono in corso di emanazione.

4.10

Nei suoi pareri in materia (3) il CESE ha espresso con chiarezza la propria posizione che tende a ridurre al minimo le aree non regolamentate nel settore finanziario.

4.11

La Commissione, nella elaborazione della proposta di regolamento, ha tenuto conto della necessità di ridurre al massimo i costi aggiuntivi per il sistema finanziario, individuando la possibile soluzione nelle infrastrutture come i repertori di dati e nelle procedure esistenti al servizio della trasparenza nella transazione di prodotti finanziari derivati previste dal regolamento 648/2012. Il CESE condivide questa impostazione che dimostra l'attenzione dimostrata dalla Commissione verso gli operatori e i clienti finali, su cui verosimilmente potrebbero scaricarsi i costi aggiuntivi derivanti dal presente regolamento.

4.12

Il CESE ritiene che la stabilità finanziaria — derivante da una maggiore trasparenza sulle attività previste in questo regolamento, come le operazioni di finanziamento tramite titoli, le altre strutture di finanziamento equivalenti e il reimpegno — sia effettivamente incrementata, incrementando la resilienza complessiva del sistema e dei singoli operatori. L'inclusione di tutte le controparti attive nei mercati finanziari garantisce una completezza di informazioni circa la reale consistenza delle transazioni e dei profili di rischio che i singoli operatori assumono.

4.13

Per questi motivi questo regolamento è essenziale per completare l'efficacia del regolamento di riforma della struttura del sistema bancario, che interviene sulle imprese bancarie aventi dimensioni tali da poter essere considerate potenzialmente portatrici di un rischio sistemico. Esso, inoltre, diminuisce la possibilità di una scelta circa il trasferimento verso aree non regolamentate del sistema finanziario.

5.   Osservazioni specifiche

5.1

La proposta mira a migliorare la trasparenza delle operazioni di finanziamento tramite titoli (SFTs), principalmente nei seguenti tre modi:

5.1.1

Il monitoraggio dei rischi sistemici legati alla SFTs: il regolamento proposto richiede che tutte le operazioni SFTs siano comunicate a un database centrale. Ciò consentirebbe alla vigilanza di identificare meglio i collegamenti tra banche ed enti bancari comunemente definiti «ombra» e permetterebbe di far luce su alcune operazioni di raccolta di questi ultimi.

5.1.1.1

Il CESE ritiene che questo modo di procedere aiuti le autorità di vigilanza a monitorare con maggior efficacia le esposizioni e i rischi associati alle SFTs garantendo, se necessario, un intervento mirato e tempestivo.

5.1.1.2

Il CESE si domanda se la proposta di conservare per almeno 10 anni i dati nei repertori dei registri sia effettivamente congrua. Il regolamento EMIR prevede, ad esempio, un obbligo di conservazione dei dati per 5 anni.

5.1.2

La divulgazione di informazioni agli investitori i cui beni sono impiegati in SFTs: secondo la proposta, è possibile migliorare la trasparenza nei confronti degli investitori sulle pratiche seguite dai fondi di investimento impegnati in SFTs e da altre strutture di finanziamento equivalenti, richiedendo relazioni dettagliate su queste operazioni. Ciò porterebbe a decisioni d'investimento più consapevoli da parte degli investitori.

5.1.3

L'attività di reimpegno: il regolamento prevede di migliorare la trasparenza del reimpegno (qualsiasi uso, per propri scopi, pre-default della garanzia da parte del beneficiario della garanzia) di strumenti finanziari attraverso la fissazione di condizioni minime che devono essere soddisfatte dalle parti interessate, compresi un accordo scritto e il consenso preventivo al reimpegno. Questo farebbe sì che i clienti o le controparti diano il loro consenso prima che il reimpegno possa avvenire. Inoltre essi prenderanno questa decisione sulla base di informazioni chiare sui rischi che questa operazione può comportare.

5.1.3.1

Dal crollo di Lehman nel 2008, la trasparenza e la promozione di una «cultura di dati» sono state all'ordine del giorno sui mercati finanziari ed il CESE è pienamente d'accordo con questa tendenza e condivide totalmente la trasparenza insita nel meccanismo proposto ed il coinvolgimento dell'investitore attraverso un esplicito consenso da rilasciare per ogni operazione.

5.2

I mercati finanziari sono globali, e quindi i rischi sistemici creati da entità bancarie ombra e le attività devono essere affrontati in maniera coordinata a livello internazionale. Il CESE ritiene che sia indispensabile rafforzare la cooperazione con le autorità dei paesi terzi maggiormente rilevanti, per condividere con loro una strategia comune e misure coerenti e possibilmente equivalenti.

5.3

Il CESE ritiene che la proposta sia coerente con le «Raccomandazioni del Financial Stability Board». Nel mese di agosto 2013, l'FSB ha adottato 11 raccomandazioni per affrontare i rischi inerenti a operazioni di prestito titoli e di pronti contro termine. Il regolamento proposto è in linea con quattro di queste raccomandazioni (numeri 1, 2, 5 e 7) relative alla trasparenza dei mercati di finanziamento tramite titoli, informativa agli investitori e reimpegno.

5.4

Il CESE considera che gli oneri amministrativi che il presente regolamento impone al sistema finanziario non siano eccessivi, ma si sommano ad altri oneri amministrativi e gestionali imposti da altre normative. Il CESE sottolinea il rischio che essi vengano scaricati, almeno in parte, sulle famiglie e sulle imprese. Ciò significa rendere più oneroso il sistema finanziario per gli utenti, da una parte, o ridurre gli utili delle banche, dall'altra, cosa non auspicabile per la già difficile situazione in cui versa il sistema creditizio europeo.

5.5

Il CESE sottolinea l'importanza dell'inclusione degli OIVCM (organismi di investimento collettivo in valori mobiliari) e dei GEFIA (gestori di fondi di investimento alternativi), negli obblighi di comunicazione nelle loro relazioni così come previsto nella direttiva 2009/65/CE di rifusione delle normative in essere, e della direttiva 2011/61/CE.

5.6

Altro punto molto importante riguarda il regime sanzionatorio che — oltre che essere effettivo, proporzionato e dissuasivo — deve vedere applicate una serie di misure minime. Gli Stati membri hanno facoltà di inasprire le sanzioni amministrative, oltre che introdurre sanzioni penali per fattispecie particolarmente gravi. In questo caso sono tenuti a garantire lo scambio d'informazioni tra le autorità nazionali, l'AESFEM (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e la Commissione.

5.7

Come per il regolamento EMIR, il CESE fa notare che l'articolo 24, relativo alla pubblicazione delle decisioni circa l'imposizione delle sanzioni amministrative, lascia troppo spazio discrezionale alle autorità competenti, che potrebbero avere sulla stessa fattispecie valutazioni difformi. Tale difformità di valutazione potrebbe aumentare nel caso di autorità di paesi diversi. Quale valutazione concreta potrebbe essere fatta sulla compromissione della stabilità dei mercati finanziari?

5.8

Il CESE ritiene importante e chiede alla Commissione che, al pari di quanto previsto all'articolo 13 dell'EMIR, si inserisca nella Proposta il principio di equivalenza, al momento assente.

5.9

Il CESE, pur apprezzando la limitata portata degli atti delegati previsti dal presente regolamento e dalla loro congruità, esprime una perplessità circa la mancanza di una apposizione temporale all'esercizio della delega. Il CESE ricorda che su questo tema ha già espresso in numerose occasioni le proprie riserve.

5.10

Il CESE condivide tutto l'impianto dell'articolo 15, ma fa notare come debbano essere almeno esemplificativamente indicati alcuni meccanismi alternativi equivalenti, sottolineando il rischio di un possibile contenzioso tra controparti circa l'efficacia e l'equivalenza di un sistema diverso dalla firma, ad esempio la registrazione telefonica o la certificazione telematica.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  Securities financing transactions.

(2)  GU C 170 del 5.6.2014, pag. 55.

(3)  GU C 177 dell'11.6.2014, pag. 42, GU C 170 del 5.6.2014, pag. 55 e parere sul tema Riforma della struttura delle banche UE (in fase di elaborazione).


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/64


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo

COM(2014) 86 final

(2014/C 451/10)

Relatore:

BARROS VALE

La Commissione europea, in data 7 marzo 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo

COM(2014) 86 final.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 189 voti favorevoli e 6 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la comunicazione in esame, come ha fatto per le precedenti comunicazioni del 2010 e del 2012, perché considera importanti le iniziative che possano contribuire allo sviluppo del turismo marittimo e costiero.

1.2

Il CESE, consapevole dei limiti posti dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, appoggia le azioni presentate nella comunicazione della Commissione, ma intende in ogni caso formulare alcune raccomandazioni e avvertimenti, al fine di poter contribuire alla crescita intelligente, sostenibile e inclusiva del turismo costiero e marino caldeggiata dalla strategia Europa 2020.

1.3

L'Europa deve sfruttare le sue risorse naturali e promuovere i suoi siti di eccellenza nei quali vi sia armonia tra la natura e l'assetto del territorio marittimo e costiero. Dato che le zone costiere assumono una particolare importanza strategica in termini ambientali, economici e sociali, la soluzione dei loro problemi deve avvenire nel quadro di una politica integrata di sviluppo sostenibile nella quale rivestono un'importanza primaria l'assetto territoriale, l'equilibrio tra lo sfruttamento delle energie rinnovabili e le restanti attività costiere, nonché il rispetto delle norme urbanistiche. I cambiamenti climatici che già hanno fatto sentire i loro effetti e che interessano, o addirittura distruggono, le zone costiere con la retrocessione della linea di costa non possono essere sottovalutati in quanto comportano lunghi e profondi adeguamenti.

1.4

Come già in precedenza, il CESE torna ad appoggiare l'idea di creare un'agenzia europea del turismo, alla quale partecipino tutte le parti interessate, quali le confederazioni del turismo, le regioni turistiche, gli enti locali a vocazione turistica e le organizzazioni sindacali del settore. La creazione di questo organismo può essere il motore della promozione dell'Europa nel mondo.

1.5

Potrebbe essere giunto il momento di riflettere su una vera e propria politica comune per il turismo che, pur salvaguardando lo spazio di libertà nazionale, immagini il settore in forma globale, definendo delle sinergie e coordinando le politiche dei singoli Stati membri. Tutti gli anni nascono idee diverse che tuttavia restano allo stadio di idee per l'assenza di networking e per la mancata definizione di una strategia comune in materia di turismo che sia in grado di promuovere, come marchio europeo, le destinazioni turistiche tradizionali e non tradizionali, nonché il patrimonio storico e gastronomico, e che al tempo stesso sia capace di gestire l'eventuale pubblicità negativa che fa la sua apparizione di tanto in tanto.

1.6

Il turismo di massa, al quale ha notevolmente contribuito la nascita delle linee aeree low cost, è un fenomeno del quale bisogna approfittare creando o promuovendo reti di trasporto dalle zone servite dagli aeroporti verso altre zone più isolate, dando continuità al territorio attraverso l'inserimento negli itinerari turistici di aree lontane, in modo da renderle luoghi di attrazione turistica, e conciliando in un unico viaggio destinazioni urbane e destinazioni costiere. La disponibilità di informazioni, in un unico luogo, sui collegamenti esistenti è essenziale in quanto costituisce un incentivo alla mobilità. Il CESE ribadisce l'urgenza di rivedere la legislazione sull'attribuzione dei visti, in modo da agevolare la mobilità dei turisti extraeuropei, specialmente di quelli provenienti dalla Cina e da altri mercati emergenti.

1.7

Occorrerà prestare un'attenzione speciale alle zone remote — in particolare quelle dell'Europa settentrionale — con condizioni ambientali uniche, agevolando i trasporti, mettendo a disposizione attrezzature, comunicazioni e reti wi-fi che attraggano i turisti e contribuiscano a trattenere le popolazioni in quelle regioni.

1.8

Occorre definire con urgenza una vera e propria gestione dei porti turistici, in quanto scarseggiano le informazioni sull'esistenza di porticcioli (marine) e sul collegamento tra i diversi porti, e questo rende difficile l'accesso ai panfili e alle imbarcazioni da crociera. La carente gestione dei porti rappresenta un ostacolo allo sviluppo del turismo e alla circolazione delle persone e dei beni. In tale contesto, la Commissione potrebbe esaminare il problema dalla prospettiva delle politiche di creazione del mercato unico e della libera circolazione, e operare per colmare le lacune esistenti.

1.9

L'aumento esponenziale del turismo da crociera ha finito per creare nuove realtà il cui impatto ancora non è stato adeguatamente studiato. L'aumento dell'arrivo di turisti in determinati porti è importante per lo sviluppo delle zone costiere, ma è essenziale ridurre il più possibile l'impatto negativo che questi picchi di traffico possono comportare nelle zone visitate. Bisogna essere adeguatamente preparati a rispondere ai rischi di inquinamento delle acque e dell'aria causato dai carburanti utilizzati dalle grandi navi da crociera e ai rischi ambientali derivanti dalla presenza di migliaia di persone in visita nelle destinazioni turistiche. Bisogna inoltre cercare di coordinare le informazioni sugli scali di queste navi con i dati relativi al turismo locale, onde evitare un afflusso simultaneo di turisti da crociera e di altri che invece hanno la possibilità di organizzare la visita in momenti differenti della giornata.

1.10

L'azione proposta di mappatura delle esigenze di formazione e la creazione della sezione per i «posti di lavoro blu» nel portale EURES sono importanti, ma è essenziale anche che la Commissione realizzi un'azione di divulgazione massiccia e di sensibilizzazione degli Stati membri affinché includano i risultati nelle loro politiche interne di formazione. È opportuno promuovere azioni di formazione destinate non solo ai funzionari delle imprese e degli enti legati al turismo, ma anche agli imprenditori del settore. Tali azioni devono avere per obiettivo, oltre al miglioramento della qualità dei servizi turistici, la promozione dell'Europa in quanto destinazione turistica. Il CESE sottolinea che la sensibilizzazione all'importanza del turismo, al patrimonio europeo e all'ambiente deve iniziare dalla scuola dell'obbligo, formando i giovani sin da un'età precoce.

1.11

Per quanto concerne il problema del turismo da crociera, l'Europa dovrà seguire con attenzione le politiche occupazionali adottate dalle compagnie di navigazione turistica. L'UE può e deve proteggere l'occupazione giovanile in un settore in crescita che presenta grandi potenzialità di creazione di posti di lavoro.

1.12

Il CESE ribadisce l'importanza di alcune disposizioni che possono rispondere alle sfide del settore del turismo, e in particolare del turismo costiero e marittimo, quali:

la promozione di una piattaforma europea che metta a disposizione informazioni integrate sui collegamenti stradali, ferroviari, marittimi e aerei. I problemi di mobilità dei flussi turistici escludono dal processo di sviluppo regioni lontane dotate di grandi potenzialità turistiche, specialmente nell'Europa settentrionale, per la mancanza di informazioni relative ai trasporti disponibili, per le difficoltà nel coordinamento dei trasporti o addirittura per l'assenza di possibili modi di trasporto;

la promozione dei diversi tipi di turismo: naturalistico e sostenibile, sociale, marittimo, culturale e sportivo, d'affari, del benessere o terapeutico, storico, culturale, religioso o gastronomico;

la promozione del turismo della terza età, delle persone con disabilità o a mobilità ridotta e di quelle con esigenze particolari;

il riconoscimento del patrimonio culturale dell'Europa e della sua ricchezza incomparabile, che ci contraddistingue dalle altre regioni del mondo, la protezione di questo patrimonio e la promozione dell'Europa in quanto destinazione turistica per eccellenza;

l'impegno nella promozione della sicurezza che l'Europa può offrire ai suoi visitatori in termini di spostamenti e soggiorno, qualità dell'acqua e sicurezza alimentare, assistenza sanitaria e ospedaliera, sicurezza personale e rispetto dei cittadini e dei loro diritti fondamentali.

1.13

Il CESE è favorevole alla realizzazione di uno studio sulle preferenze dei turisti che visitano o intendono visitare l'Europa, sulle impressioni positive e su quelle negative della visita, sulle ragioni per le quali tornare o non tornare in Europa, e sui motivi per i quali vengono privilegiate le destinazioni extraeuropee. Questo studio, che dovrebbe essere divulgato dai diversi operatori turistici, dai porti e dalle marine, dalle associazioni e autorità competenti in materia di turismo, dai governi e dalle istituzioni europee, permetterebbe di conoscere i comportamenti e le caratteristiche dei turisti con l'obiettivo di facilitare il processo decisionale e di definire strategie comuni per lo sviluppo del settore.

1.14

Il CESE esorta inoltre a stabilire, nel quadro del dibattito sul turismo e delle azioni da realizzare, un'interrelazione tra il turismo marino e costiero e il turismo fluviale, approfittando delle possibilità offerte dai fiumi e dagli estuari, che possono rappresentare un complemento alle attività svolte nelle zone costiere. Lo sfruttamento dei fiumi offre la possibilità di promuovere nuovi prodotti quali le crociere con particolari servizi gastronomici, il turismo rurale e l'ecoturismo, mentre gli estuari — zone di grande valore paesaggistico e potenzialità educative — possono offrire l'osservazione dei volatili e della biodiversità caratteristica di tali siti.

2.   Introduzione

2.1

La comunicazione in esame, che fa seguito a quella del 2010 (1) in cui si annunciava una strategia per il turismo costiero e marittimo sostenibile ed a quella del 2012 dal titolo Crescita blu — Opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo  (2), riguarda uno dei cinque ambiti di intervento prioritario dell'economia blu che sono stati individuati, ossia il settore del turismo costiero e marittimo.

2.2

Tale settore è già stato messo in risalto come un'importante catena di valore in grado di generare crescita e occupazione in modo sostenibile. Il turismo costiero e marittimo costituisce la principale attività marittima in Europa, con quasi 3,2 milioni di addetti, di cui quasi la metà è costituita da lavoratori giovani. Genera 183 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, ed è un settore costituito principalmente da microimprese o piccole e medie imprese, nel quale opera più di un terzo del totale delle imprese europee collegate al turismo.

2.3

La comunicazione è intesa ad individuare le sfide cui il settore è posto di fronte, in particolare: stimolare l'efficienza e la competitività, attraverso il miglioramento della conoscenza, affrontando il problema della volatilità della domanda e della frammentazione del settore; promuovere le competenze e l'innovazione; rafforzare la sostenibilità in riferimento alla problematica delle pressioni sull'ambiente, alla promozione di offerte innovative, sostenibili e di alta qualità e all'individuazione di opportunità nei vincoli geografici, in particolare l'insularità e la perifericità.

2.4

La comunicazione affronta anche le questioni relative all'utilizzo dei fondi europei e all'integrazione delle politiche UE aventi un impatto sul turismo costiero e marittimo.

3.   Osservazioni generali

3.1

La crescita blu, che riunisce i settori tradizionali e quelli emergenti e in via di sviluppo, costituisce una sfida complessa e ambiziosa e va considerata in maniera integrata. Nello sfruttamento delle aree costiere bisogna tenere conto degli interessi dei vari settori che vi operano senza escludere le questioni ambientali, rivolgendo una particolare attenzione alla pianificazione del territorio e dello spazio marittimo, due fattori che condizionano l'offerta turistica. Occorre fare attenzione alla dimensione intersettoriale in base alla quale il problema va esaminato, dato che senza la tutela del territorio e senza la protezione ambientale non è possibile sviluppare il turismo, sia esso costiero o di qualunque altro tipo. L'impiego delle energie rinnovabili riveste un'indubbia importanza e deve essere promosso intensamente. Bisogna prestare un'attenzione speciale all'ubicazione delle attrezzature, in modo da non impedire lo sviluppo delle attività marittime e turistiche. Occorre inoltre evitare di ubicare impianti nucleari nelle zone di interesse turistico.

L'equilibrio delle zone costiere va visto in maniera dinamica, perché i fenomeni meteorologici e l'azione umana apportano cambiamenti costanti. Le risorse naturali sono alla base delle economie e devono essere considerate, insieme all'innovazione, come pilastri della crescita intelligente e socialmente inclusiva.

3.2

I principali problemi del turismo si sono perpetuati nel corso degli anni, e rimangono oggi ancora da risolvere questioni quali la stagionalità, il lavoro precario e scarsamente qualificato (in particolare tra i giovani), la mancanza di offerte di nuovi prodotti innovativi e le difficoltà di accesso ai finanziamenti, in particolare per le microimprese e le PMI. È pertanto essenziale stabilire un quadro politico europeo per lo sviluppo del turismo, ossia definire una vera e propria politica europea in materia di turismo che orienti le strategie comuni di sviluppo nel rispetto della libertà degli Stati membri di definire le loro politiche a livello nazionale.

3.3

La soluzione alla stagionalità nel turismo costiero e marittimo deve passare per l'offerta di nuovi prodotti in grado di attrarre nuovi consumatori, in particolare durante la bassa stagione. Lo sviluppo di nuovi prodotti destinati al turismo della terza età o alle categorie svantaggiate, lo sfruttamento del potenziale del turismo nautico, che si tratti di navigazione da diporto (a vela e a motore), di sport acquatici (vela leggera, windsurf, kitesurf, surf, bodyboard, canottaggio, canoismo, sci nautico, motonautica, pesca sportiva, pesca subacquea o immersione, comprese le immersioni legate all'esplorazione di navi affondate) o di escursioni in barca e crociere, lo sviluppo del turismo collegato alla talassoterapia o al golf e del turismo naturalistico possono essere soluzioni volte ad aumentare i tassi di occupazione nella bassa stagione, contribuendo in tal modo a trattenere la popolazione nelle regioni dipendenti dal turismo. Anche il sostegno allo sviluppo, specialmente nelle zone remote, di nuove industrie orientate al turismo che utilizzino prodotti provenienti dalle zone costiere e l'accesso universale alle reti a banda larga possono contribuire a contrastare la stagionalità e a rappresentare un fattore di attrazione per i giovani di queste aree.

3.4

Alcune di queste attività meno tradizionali legate alle attività nautiche sono già largamente sviluppate da club sportivi locali il cui know-how può essere utilizzato. È necessario puntare in modo concreto sul sostegno al turismo nautico attraverso la regolamentazione, la costruzione di nuove infrastrutture o l'ammodernamento di quelle esistenti e la creazione di nuove opportunità per questo tipo di offerta, che risulta estremamente attraente per il pubblico non tradizionale.

Il turismo marittimo e costiero è interconnesso, in varie località, con il turismo fluviale. Questo legame non deve essere dimenticato, e si raccomanda di definire strategie di sviluppo comuni in quest'ambito. La navigazione da diporto, a tale proposito, va promossa attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti che combinino il potenziale delle attività marittime e di quelle fluviali.

3.5

Il turismo non può essere considerato un elemento a sé stante, e va visto invece come un settore che subisce l'influsso delle varie politiche adottate dall'UE, in particolare quelle in materia di trasporti, occupazione, istruzione, ambiente, innovazione, sicurezza, consumatori, ecc. La risposta ai problemi dovrebbe essere considerata in modo integrato, poiché gli interventi delle varie politiche incidono direttamente sull'efficienza del settore.

3.6

La Commissione non ha la competenza per intervenire direttamente sul settore del turismo, e pertanto può affrontare alcuni dei problemi individuati attraverso azioni nei settori di sua competenza in rapporto alla promozione del mercato interno, in particolare per quanto riguarda la libera circolazione delle persone e dei beni e gli obiettivi di creazione del mercato unico, trattando problemi che non si limitano al settore del turismo e che interessano altri ambiti in cui l'intervento è non solo possibile, ma anche auspicabile.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

La dispersione delle informazioni sul settore turistico rende difficili gli studi e le valutazioni, a causa sia dell'assenza di dati che della mancanza di indicatori specifici che consentano le comparazioni. Il CESE accoglie con favore l'intenzione di porre rimedio a tale lacuna, ma richiama l'attenzione sul fatto che, da quando la comunicazione del 2010 ha individuato tale problema, in quest'ambito sono stati realizzati scarsi progressi.

4.2

Gli sforzi della Commissione volti a promuovere il turismo di qualità offerto dall'Europa possono contribuire a risolvere il problema della stagionalità e i problemi sociali ed economici a essa connessi. L'Europa deve far fronte alla concorrenza di nuove destinazioni nei paesi emergenti, che presentano prezzi bassi allettanti ma non garantiscono le stesse condizioni sotto il profilo della sicurezza o della ricchezza culturale. La promozione dell'Europa quale destinazione turistica deve basarsi sulla qualità come elemento di differenziazione e sui punti forti dell'offerta europea: la straordinaria ricchezza culturale, la sicurezza, la diversità dei servizi, il rispetto dei diritti dei cittadini, la facilità di accesso per le persone con disabilità o esigenze speciali, la disponibilità di telecomunicazioni e reti wi-fi. Il riconoscimento dell'importanza del patrimonio culturale europeo e la sua tutela sono passi strategici per sviluppare un turismo sostenibile e inclusivo.

4.3

Anche il turismo della terza età merita di essere considerato con particolare attenzione. In un contesto mondiale di invecchiamento demografico, il turismo della salute, della cultura e del patrimonio naturale dovrà avere una considerazione speciale quando saranno definite le strategie per il settore. Dopo tutto, i turisti con più di 50 anni d'età sono quelli che spendono di più, e i turisti più anziani sono coloro che hanno più tempo per viaggiare e preferiscono farlo durante la bassa stagione.

4.4

Il mercato delle crociere ha conosciuto una crescita significativa, ma l'effettivo impatto degli scali sulle attività costiere è limitato, dal momento che le soste sono brevi e la pubblicità riguardo alle offerte locali non è efficace. La promozione del dialogo tra gli organizzatori di crociere, i porti e le parti interessate del turismo costiero proposta nella comunicazione è pertinente e va fatta nell'ambito dello sviluppo di partenariati transnazionali e interregionali, di reti, cluster e strategie di specializzazione intelligente volti a contrastare la frammentazione del settore. L'efficacia del networking è una realtà che il turismo non può permettersi di ignorare. Tale sostegno potrebbe essere promosso nel quadro dell'attività dell'agenzia europea del turismo già precedentemente proposta, che potrebbe fungere da piattaforma per un ampio dibattito sui problemi del settore e da base per il networking e la cooperazione.

4.5

La formazione di personale qualificato è essenziale per una crescita sostenibile e inclusiva. Il settore del turismo incontra particolari difficoltà sul piano della qualifica degli addetti, poiché accoglie un gran numero di giovani in condizioni di lavoro stagionale e precario, con scarse possibilità di sviluppo della carriera. Il CESE accoglie con favore l'istituzione della sezione per i «posti di lavoro blu» nel portale EURES, e la mappatura delle esigenze di formazione nel settore del turismo, e ritiene che gli Stati membri debbano essere invitati a includere tali risultati nella promozione delle offerte formative, finanziate dal Fondo sociale europeo e da altri fondi di natura privata, e che vadano incentivati il networking delle scuole già esistenti e la presentazione di progetti connessi al settore del turismo nell'ambito del programma Erasmus +. Sarà necessario includere la formazione per gli imprenditori del settore, affinché possano conoscere e adottare buone pratiche di gestione, essere aggiornati sulla legislazione in vigore e sull'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e, infine, prendere coscienza della protezione ambientale e dei problemi specifici del settore del turismo.

4.6

Per quanto riguarda le differenze tra le competenze che gli Stati membri richiedono agli skipper di imbarcazioni da diporto, il CESE ritiene che la Commissione non sia sufficientemente ambiziosa nelle sue proposte. Se è vero che nel settore del turismo la Commissione ha solo poteri limitati, lo stesso non si può dire per quanto riguarda le questioni connesse alla libera circolazione delle persone e alla creazione del mercato unico, nelle quali rientra questa materia.

4.7

Occorre promuovere l'utilizzo di sistemi innovativi di gestione attraverso il portale dell'iniziativa ICT and Tourism Business. Il CESE rileva che, al pari di altri siti legati al turismo — come l'Osservatorio virtuale del turismo, la Tourism Link Platform o l'eCalypso Platform — detto portale promosso dalla Commissione non è tradotto in tutte le lingue, il che rischia di costituire un ostacolo o un disincentivo al suo utilizzo da parte degli utenti di alcuni paesi.

4.8

La sostenibilità del turismo costiero e marittimo deve basarsi sul pieno rispetto dell'ambiente e considerare le aree terrestri e marittime come strettamente legate. Il rafforzamento della sostenibilità attraverso le azioni proposte riveste notevole importanza per lo sviluppo di nuovi prodotti che includano la ricchezza del patrimonio europeo e il rispetto per l'ambiente. Ancora una volta si rileva che le azioni da realizzare in altri campi — quali l'ambiente, la politica marittima e i trasporti — sono strettamente legate al settore del turismo e che, nell'attuare tali iniziative, la Commissione deve prestare particolare attenzione alle conseguenze che possono avere su detto settore.

4.9

Il CESE accoglie con favore l'inserimento del turismo tra gli obiettivi specifici del programma COSME 2014-2020, che considera un'importante opportunità per lo sviluppo del settore tramite il sostegno alla promozione di progetti di cooperazione internazionale e all'adozione di modelli sostenibili di sviluppo turistico promossi dalle Destinazioni europee d'eccellenza. Il CESE concorda inoltre con l'idea di realizzare una guida online che includa le principali possibilità di finanziamento, dato il carattere trasversale che potrebbero assumere le iniziative realizzate nell'ambito del turismo. Si tenga soltanto presente che, anche in questo caso, le barriere linguistiche possono costituire un ostacolo alla consultazione e all'interpretazione della guida online.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  COM(2010) 352 final — Parere del CESE, GU C 376 del 22.11.2011, pag. 44.

(2)  COM(2012) 494 final — Parere del CESE, GU C 161 del 6.6.2013, pag. 87.


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/69


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Sfruttare il potenziale del crowdfunding nell'Unione europea

COM(2014) 172 final

(2014/C 451/11)

Relatore:

MENDOZA CASTRO

La Commissione europea, in data 14 marzo 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Sfruttare il potenziale del crowdfunding nell'Unione europea

COM(2014) 172 final.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio 2014), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 195 voti favorevoli, 1 voto contrario e 5 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) apprezza la comunicazione della Commissione in esame, e richiama l'attenzione sul potenziale di crescita del crowdfunding (finanziamento collettivo) nell'UE, in quanto fonte alternativa di finanziamento.

1.2

Il CESE sottolinea l'utile contributo del crowdfunding all'economia in termini d'investimento, d'innovazione e d'occupazione, nonché in termini di aumento delle possibilità di scelta per gli utilizzatori del credito.

1.3

Grazie all'accessibilità universale del crowdfunding, le persone con disabilità non saranno escluse da questa fonte di finanziamento.

1.4

Le imprese dell'UE dipendono dal credito bancario più delle imprese statunitensi e di conseguenza, in caso di crisi finanziaria, gli effetti della recessione sono più gravi. Per di più, numerosi Stati membri dell'UE seguono una linea più restrittiva in materia di finanziamento delle PMI.

1.5

Il CESE sottolinea la dipendenza delle PMI dal credito bancario, e osserva che tale dipendenza è destinata a mantenersi, malgrado vi siano fonti alternative, non sempre facilmente accessibili.

1.6

Il crowdfunding rappresenta un contributo all'ecosistema finanziario, che da solo non potrà risolvere i problemi di finanziamento delle imprese.

1.7

Le nuove imprese in fase di avviamento (start-up), i giovani innovatori e le imprese dell'economia sociale hanno un ruolo importante nell'Agenda 2020 e nell'Agenda digitale.

1.8

Il crowdfunding senza scopo di lucro è molto diffuso nell'UE. Occorre studiare gli effetti degli incentivi fiscali, che differiscono da uno Stato membro all'altro.

1.9

Una normativa europea dovrebbe contemplare solo determinati tipi di crowdfunding a scopo di lucro, e non le donazioni e altre forme di sponsorizzazione senza fini di lucro.

1.10

La normativa dovrebbe basarsi sull'equilibrio, proteggere gli investitori ed evitare un'eccessiva regolamentazione. Tuttavia per accrescere la fiducia degli investitori è fondamentale l'intervento del legislatore.

1.11

Le norme devono perseguire i seguenti obiettivi: procedure amministrative semplici, termini brevi per la risoluzione e costi ridotti al minimo possibile, oltre a neutralità, trasparenza, assenza di pratiche sleali e procedure di reclamo accessibili. Tutto ciò dovrebbe recare vantaggio sia a fornitori sia agli utilizzatori.

1.12

I potenziali investitori devono ricevere un'informazione accessibile, chiara, adeguata, veridica e non ingannevole.

1.13

Il CESE raccomanda che l'UE integri l'azione degli Stati membri nel sostegno a iniziative senza scopo di lucro, perché queste promuovono valori quali l'occupazione, la solidarietà, il pluralismo, la democrazia e la libertà.

1.14

È opportuno che il crowdfunding sia espressamente riconosciuto, nella legislazione degli Stati membri, come una nuova forma di mecenatismo.

2.   Introduzione

2.1

Negli ultimi anni si è affermata una tendenza al passaggio di determinati mezzi di produzione dalle imprese ai singoli, che ha dato luogo alla comparsa dei «produttori-consumatori» (1).

2.2

Il fenomeno si è accentuato con l'avvento di Internet, dando luogo alla cosiddetta economia collaborativa, nella quale una persona decide di condividere con altri, eventualmente in cambio di denaro, un bene di sua proprietà. Cfr. il parere del CESE sul tema Il consumo collaborativo o partecipativo: un modello sostenibile per il XXI secolo  (2) e la relazione del Parlamento europeo sull'argomento (3).

2.3

In tale contesto un certo numero di nuove imprese si va affermando in Internet, poiché la rete consente in molti casi la disintermediazione, che permette lo scambio di beni digitali o anche fisici tra gli individui. Purtroppo, per non compromettere la fiducia, risulta necessario vigilare su eventuali abusi di questo ambito di Internet da parte di operatori opportunisti.

2.4

Anche nell'ambito finanziario fanno la loro comparsa nuove pratiche, come l'emissione di obbligazioni ad alto rendimento nel mercato primario europeo o a livello locale attraverso il Mercato alternativo di valori a reddito fisso (MARF).

2.5

Il prestito diretto (direct-lending) consente alle imprese di finanziarsi mediante trattative bilaterali con operatori specializzati nel mercato e con disintermediazione bancaria; un sistema più alternativo è il crowdfunding, nel quale piccoli investitori si aggregano, in genere attraverso Internet, per prestare i loro risparmi a chi sta cercando un finanziamento.

3.   Sintesi della comunicazione

3.1

Il Libro verde Il finanziamento a lungo termine dell'economia europea  (4) ha avviato un ampio dibattito sui differenti fattori che permettono all'economia europea di convogliare fondi verso gli investimenti necessari per garantire la crescita economica (5).

3.2

La Commissione intende per il crowdfunding un invito pubblico, diramato in genere attraverso una pagina web, per raccogliere fondi da destinare a un progetto specifico o ad iniziative imprenditoriali. In tal modo le piattaforme o campagne di finanziamento mettono in contatto una pluralità di investitori non professionali con i promotori del progetto. Occorre in ogni caso evitare un uso improprio di tali strumenti.

3.3

Le forme più comuni di crowdfunding sono le seguenti:

donazioni;

sponsorizzazioni (pubblicità in cambio di finanziamenti);

ricompense (si riceve un bene o un servizio di valore inferiore al contributo dato);

prevendite (reperimento di fondi per lanciare un prodotto sul mercato);

prestiti con o senza interesse;

investimenti in imprese (acquisto di obbligazioni o di azioni).

3.4

Tra i vantaggi figura il fatto che si tratta di una forma alternativa di finanziamento caratterizzata da flessibilità, partecipazione della società civile e grande varietà di forme. Inoltre, il crowdfunding giunge direttamente all'utilizzatore, facilita le ricerche di mercato e consente l'accesso al credito di coloro per i quali tale accesso è più difficile.

3.5

Il crowdfunding presenta tuttavia anche rischi e sfide: possibilità di frode o di riciclaggio di denaro, mancanza di un mercato secondario ecc.

3.6

Tra le norme europee collegate a questo settore figurano quelle sul prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l’ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari (6), la direttiva relativa ai mercati degli strumenti finanziari (7), la direttiva relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno (8), la direttiva sui contratti di credito ai consumatori (9), la proposta sui contratti di credito relativi ad immobili residenziali (10).

3.7

Il Libro verde indica alcune priorità: istituire un gruppo di esperti per ottenere pareri in merito a diversi aspetti, promuovere la sensibilizzazione e l'informazione, valutare le normative in vigore negli Stati membri per considerare l'eventuale necessità di un intervento a livello dell'UE.

3.8

La Commissione riconosce che nell'UE i finanziamenti erogati attraverso il crowdfunding rimangono marginali a paragone dei prestiti bancari, ma osserva che detta forma di finanziamento appare promettente se confrontata con altre fonti come i business angels (investitori informali) o il capitale di rischio.

3.9

Lo sviluppo del crowdfunding comporta una serie di sfide, come la scarsa trasparenza delle disposizioni applicabili, il ruolo che deve svolgere nel mercato interno e la sua integrazione nell'ecosistema finanziario.

4.   Osservazioni generali

4.1

Il CESE prende atto della comunicazione e riconosce l'esigenza di acquisire una conoscenza migliore di un canale di finanziamento che presenta un potenziale di crescita in Europa. Riconosce altresì che i modelli alternativi di finanziamento possono aiutare le nuove imprese in fase di avviamento ad avanzare nella «scalata ai finanziamenti».

4.2

Il carattere marginale che il Libro verde attribuisce al crowdfunding è confermato dai dati, 735 milioni di euro (11) nel 2012, contro 6  000 miliardi di prestiti bancari erogati ad imprese non finanziarie (12).

4.3

Va tuttavia segnalata la crescita del crowdfunding; il finanziamento con ricorso al crowdfunding è passato gradualmente dai 530 milioni di USD del 2009 ai 5,1 miliardi stimati del 2013, con un tasso d'incremento composto annuo pari al 76 %. In termini geografici il mercato migliore è stato quello dell'America settentrionale (principalmente gli Stati Uniti), con il 60 % del totale, seguito dall'Europa, con il 36 % (13).

4.4

In quanto fonte di finanziamento alternativa alle fonti tradizionali, in grado di favorire l'investimento, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro, il crowdfunding ha effetti benefici sull'economia. Va inoltre segnalata la sua possibile incidenza sullo sviluppo di attività di economia sociale, di imprese artigiane e di microimprese (14).

4.5

Occorre favorire e incoraggiare l'accessibilità universale, al fine di garantire la partecipazione delle persone con disabilità alle piattaforme di crowdfunding, evitando così che rimangano escluse da tale nuova forma di finanziamento, che comporta un'opportunità in più per il terzo settore.

4.6

Il CESE si compiace della decisione di includere rappresentanti delle PMI nel gruppo di esperti. In tale gruppo deve essere rappresentato sia il versante dell'offerta che quello della domanda.

5.   Struttura finanziaria e crescita economica

5.1

La struttura finanziaria è strettamente collegata alla crescita economica e agli effetti della crisi. Negli Stati Uniti le imprese si finanziano sul mercato dei capitali in proporzione maggiore che in Europa, dove esse dipendono maggiormente dal credito bancario. Il peso relativo dei finanziamenti bancari varia tra meno del 20 % negli Stati Uniti e oltre il 60 % in alcuni Stati membri dell'UE.

5.2

Nel corso di una recessione «normale» le banche sono più propense a concedere prestiti, e in tal modo attenuano l'impatto sull'economia. La situazione è tuttavia differente quando alla crisi economica si accompagna una crisi finanziaria. In questo caso, le recessioni sono tre volte più gravi nei paesi orientati verso il sistema bancario che in quelli che hanno una struttura finanziaria orientata al mercato (15).

5.3

La mancanza di finanziamenti adeguati costituisce per le imprese il secondo problema in ordine di importanza (il primo è l'acquisizione di clienti) (16).

5.4

Un'iniezione di liquidità nel sistema finanziario da parte della BCE, finalizzata a facilitare il credito alle imprese, sarà sicuramente molto utile per l'economia europea.

6.    Crowdfunding a scopo di lucro (financial return crowdfunding)

6.1   Il finanziamento delle PMI

6.1.1

Il CESE ha affrontato in vari pareri i problemi di finanziamento, segnalando l'importanza delle piccole e medie imprese per l'economia europea (17).

6.1.2

La contrazione del credito (credit crunch) pregiudica l'economia, e i particolare la sopravvivenza delle PMI, per le quali i prestiti bancari (spesso difficili da ottenere) costituiscono una fondamentale fonte di finanziamento. Si tratta di una delle cause del forte aumento della disoccupazione, che interessa in particolare alcuni Stati membri dell'UE.

6.1.3

Poiché in genere si tratta di investimenti di entità limitata, il crowdfunding è essenzialmente orientato verso le PMI e, tra esse, verso le microimprese, che costituiscono una larghissima maggioranza del tessuto imprenditoriale europeo (99,8 % delle imprese non finanziarie nell'UE-28) e il cui contributo all'occupazione è decisivo, dato che impiegano il 67,2 % della forza lavoro (18).

6.1.4

Il CESE constata che si registrano posizioni scettiche circa l'efficacia delle fonti di finanziamento alternative. La comunicazione della Commissione sul finanziamento a lungo termine dell'economia europea (19) è stata considerata un passo in avanti, anche se non sufficiente, dall'associazione europea delle PMI, secondo la quale il crowdfunding riguarderà un piccolo numero di imprese, dato che solo l'1 % delle PMI è composto da start-up  (20).

6.2   Il finanziamento delle nuove imprese

6.2.1

Il CESE sottolinea la necessità che l'UE e gli Stati membri promuovano e sostengano il crowdfunding, specialmente nel caso delle imprese innovatrici di recente creazione (start-up). Le start-up che si dedicano alla ricerca e allo sviluppo di progetti ad alta tecnologia, uno degli obiettivi dell'agenda del digitale, rivestono particolare interesse data la loro potenziale capacità di favorire la crescita e l'occupazione. Tuttavia ciò non può escludere i cosiddetti settori tradizionali o le imprese artigiane, che possono a loro volta avere un grado elevato di innovatività.

6.2.2

Il CESE suggerisce inoltre che l'UE e gli Stati membri promuovano e sostengano il crowdfunding per lo sviluppo e la promozione dell'innovazione sociale, dei giovani innovatori e dell'economia sociale. Le strutture dell'economia sociale svolgono un ruolo chiave nella strategia Europa 2020 ai fini dell'inclusione sociale e dell'inserimento di gruppi vulnerabili attraverso la creazione di occupazione, e rendono quindi compatibile il valore sociale con quello economico.

6.2.3

Il crowdfunding, inadeguato per il finanziamento quotidiano di un'impresa, risulta particolarmente appropriato per iniziative di questo tipo, promosse spesso da giovani imprenditori che intendono sviluppare un concreto progetto l’imprenditoriale.

7.   Il crowdfunding nell'ecosistema finanziario dell'UE

7.1

Il CESE fa osservare che il crowdfunding può svolgere un ruolo di una certa importanza come fonte di finanziamento insieme ad altre forme non tradizionali, come i business angels, il capitale di rischio, i prestiti win-win  (21) ecc. Tuttavia di fatto il principale problema che devono affrontare le autorità economiche e monetarie consiste, oltre che nella contrazione del credito, nelle elevate garanzie che vengono richieste.

7.2

Nell'UE la promozione dei canali di finanziamento non bancario può contribuire ad accentuare la tendenza, già in atto da due decenni, a una maggiore propensione delle imprese a rivolgersi al mercato dei capitali. Occorre riflettere sui requisiti di solvibilità, per garantire il recupero dei capitali investiti e dare maggiore certezza giuridica a tale fonte di finanziamento.

8.    Crowdfunding senza scopo di lucro (crowdfunding with non-financial return)

8.1

Le donazioni, i prestiti senza interesse o le cessioni gratuite di diritti possono riguardare progetti di carattere commerciale, ma di norma consistono di contributi di solidarietà a iniziative sociali promosse da associazioni senza fini di lucro. Il mecenatismo può favorire la creazione o il mantenimento di attività culturali o sportive.

8.2

Il crowdfunding costituisce un modello di finanziamento corrente tra le imprese del settore sociale. Il potenziale di tale modalità, specie per l'imprenditorialità inclusiva, deve essere valutato nel più ampio quadro dell'iniziativa per l'imprenditoria sociale.

8.3

Dato che il trattamento fiscale delle donazioni e di alcune forme di investimento differisce da uno Stato membro all'altro, il CESE considera appropriata la proposta della Commissione di studiare gli effetti degli incentivi fiscali.

9.   Osservazioni particolari

9.1   La necessità di una normativa europea

9.1.1

Il crowdfunding può essere potenziato per costituire un'alternativa di finanziamento praticabile solo se si rafforza la fiducia degli investitori. L'organismo di regolamentazione deve svolgere un ruolo fondamentale in questo campo.

9.1.2

La Commissione menziona «azioni future», che adotterebbe una volta conosciuto il criterio applicato dal gruppo di esperti. Il CESE ritiene che il potenziamento del crowdfunding transfrontaliero richiederà certamente una legislazione che armonizzi i criteri già adottati o in via di adozione da parte degli Stati membri. In questi «nuovi mercati» occorre dedicare particolare attenzione agli interessi e alla protezione dei consumatori.

9.1.3

L'armonizzazione potrebbe consistere nell'adozione di un regolamento sulle piattaforme di crowdfunding con finalità di lucro, che comprenda quanto meno:

modalità;

servizi che devono essere prestati;

importi massimi;

obblighi di informazione (tenendo conto di possibili conflitti di interesse);

esclusioni dall’ambito di applicazione;

divieti (specie quelli derivanti dal divieto di acquisizione e di pubblicazione di progetti vincolati);

requisiti di equità nelle condizioni di concorrenza;

requisiti finanziari;

obblighi di registro pubblico (pubblicità e trasparenza).

9.1.4

Le attività di sponsorizzazione e altre attività non lucrative dovrebbero essere escluse da una eventuale normativa europea, dato che non comportano i rischi che caratterizzano invece le attività a fini di lucro. Le eventuali irregolarità che possono essere commesse sono già contemplate dalla legislazione amministrativa e penale degli Stati membri.

9.1.5

Il CESE raccomanda di considerare la regolamentazione del crowdfunding, essenzialmente nei seguenti contesti:

emissione o sottoscrizione di quote di società per azioni (acquisto di obbligazioni o di azioni);

emissione o sottoscrizione di quote in società a responsabilità limitata;

prestiti a interesse (a privati o a imprese).

9.1.6

Un'eventuale normativa europea dovrebbe essere flessibile ed equilibrata ed evitare sia l'eccesso di regolamentazione (che può costituire un ostacolo alla diffusione del crowdfunding) che la mancata protezione degli investitori. Essa dovrebbe in altri termini essere obiettiva, trasparente, proporzionata alle finalità che la giustificano e dovrebbe garantire un elevato livello di tutela degli investitori.

9.1.7

In ogni caso gli investitori devono essere consapevoli del fatto che un certo livello di rischio è inevitabile.

9.1.8

I principi fondamentali sono la semplicità delle procedure amministrative e la riduzione della burocrazia al minimo possibile. Sono inoltre richieste:

condizioni di concorrenza eque;

la riduzione dei costi amministrativi;

termini brevi per la risoluzione.

9.1.9

Le norme dovrebbero garantire che le piattaforme di crowdfunding agiscano secondo i principi basilari di:

neutralità;

diligenza;

perseguimento dell'interesse dei clienti, che devono essere adeguatamente informati;

assenza di pratiche commerciali sleali nella commercializzazione;

accessibilità delle procedure di reclamo.

9.1.10

Le informazioni dirette ai potenziali investitori dovrebbero essere:

chiare e pertinenti;

opportune e sufficienti;

obiettive e veraci;

non ingannevoli per azione o omissione.

9.1.11

I diritti di proprietà intellettuale di coloro che espongono progetti sul web risulteranno protetti all'entrata in vigore del regolamento sul brevetto unico europeo.

9.2   Promozione delle fonti di finanziamento alternative

9.2.1

Il CESE considera opportuno che le autorità pubbliche realizzino campagne a favore della diffusione del crowdfunding per promuovere un maggior orientamento delle imprese verso il mercato dei capitali. Occorre in particolare fornire informazioni pertinenti alle PMI con la collaborazione delle loro organizzazioni.

9.2.2

La formazione, rivolta tanto a imprenditori che a investitori, e in particolare a imprenditori in situazione di svantaggio, svolgerà anch'essa un ruolo essenziale nell'integrazione del crowdfunding nell'economia europea. A tal fine occorrerà impiegare le risorse necessarie per la trasmissione di conoscenze adeguate sia ai fini dell'amministrazione delle piattaforme che per la valutazione effettiva dei rischi delle operazioni.

9.2.3

Crowdfunding senza scopo di lucro

A giudizio del Comitato, tale forma di finanziamento:

può promuovere i valori comuni europei, come la solidarietà, il pluralismo, la democrazia e la libertà. A tal fine è importante che l'Europa adotti, anche in questo ambito, misure atte a integrare le misure adottate dagli Stati membri, favorendo la creazione di piattaforme di interesse europeo per progetti orientati a rafforzare la coesione economica, sociale o territoriale, nelle quali possono svolgere un ruolo attivo le organizzazioni imprenditoriali, sindacali e altri rappresentanti della società civile organizzata.

È opportuno che il crowdfunding sia riconosciuto specificamente nella legislazione degli Stati membri come nuova forma di mecenatismo, non solo nella forma ma anche nella sostanza, dal momento che si può parlare di innovazione nei prodotti e nei processi. Esso deve essere quindi riconosciuto e sostenuto dagli Stati.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  Alvin Toffler, La terza ondata, pagg. 86 e seguenti.

(2)  GU C 177 dell'11.6.2014, pag. 1.

(3)  Relazione del PE su una nuova agenda per la politica europea dei consumatori — 2012/2133(INI).

(4)  COM(2013) 150 final.

(5)  Cfr. parere del CESE GU C 327 del 12.11.2013, pag. 11.

(6)  Direttiva 2003/71/CE (GU L 345/64) modificata dalla direttiva 2010/73/UE (GU L 327/1).

(7)  Direttiva 2004/39 CEE (GU L 145/1).

(8)  Direttiva 2008/48/CE (GU L 133/66)

(9)  Direttiva 2007/64 CEE (GU L 319/1).

(10)  Proposta di direttiva COM(2011) 142 final.

(11)  Massolution (2013), Crowdfunding Industry Report 2012, http://www.crowdsourcing.org/research

(12)  European Banking Federation Facts and Figures (2012), http://www.ebf-fbe.eu/uploads/FF2012.pdf

(13)  http://www.bruegel.org/nc/blog/detail/article/1330-the-crowdfunding-phenomenon

(14)  Cfr. pareri del CESE Finanziamento delle imprese: indagine sui meccanismi di approvvigionamento alternativi e in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul Finanziamento a lungo termine dell'economia europea (non ancora pubblicati nella GU).

(15)  Financial structure and growth (Struttura finanziaria e crescita). BIS Quarterly Review, marzo 2014.

(16)  BCE, Survey on the access to finance of SMEs in the euro area (Indagine sull'accesso delle PMI ai finanziamenti nell'area dell'euro), 2013.

(17)  (GU C 77 del 31.3.2009, pag. 23.); (GU C 27 del 3.2.2009, pag. 7); (GU C 351 del 15.11.2012, pag. 45); (GU C 48 del 15.2.2011, pag.33).

(18)  Eurostat, Structural business statistics overview (Statistiche strutturali sulle imprese), dicembre 2013.

(19)  COM(2014) 168 final.

(20)  UEAPME, comunicato del 27 marzo 2014.

(21)  http://www.bofidi.be/en/nieuws-3/recent-posts/148-winwinloananinterestingalternativemethodoffinancing


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/76


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui dispositivi di protezione individuale

COM(2014) 186 final — 2014/0108 (COD)

(2014/C 451/12)

Relatrice:

BUTAUD-STUBBS

Il Parlamento europeo, in data 2 aprile 2014, e il Consiglio, in data 24 aprile 2014, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui dispositivi di protezione individuale

COM(2014) 186 final — 2014/0108 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 191 voti favorevoli e 2 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) giudica opportuna l'iniziativa della Commissione europea intesa a sostituire con un regolamento la direttiva del 1989 sui dispositivi di protezione individuale (DPI), ossia «qualsiasi dispositivo o articolo destinato a essere indossato o tenuto da una persona affinché essa sia protetta nei confronti di uno o più rischi che potrebbero metterne in pericolo la salute e la sicurezza», al fine di garantire un'applicazione obbligatoria e uniforme in tutti gli Stati membri.

1.2

Il CESE giudica positivamente la maggior parte delle modifiche proposte:

l'allineamento su un quadro comune per la normativa relativa ai prodotti;

il chiarimento delle responsabilità di tutti gli operatori privati e pubblici coinvolti nelle procedure di verifica della conformità dei DPI con i requisiti contenuti nella proposta di regolamento e negli allegati;

l'inserimento di nuove categorie di DPI: i «DPI fatti su misura» e i «DPI adattati singolarmente»;

la nuova durata di 5 anni della validità dei certificati di conformità.

1.3

Tuttavia, il CESE si interroga sulla pertinenza di talune modifiche proposte:

l'inclusione dei DPI fabbricati per uso privato contro l'umidità, l'acqua e il calore;

la varietà di regimi linguistici prevista per le diverse informazioni che è obbligatorio comunicare.

1.4

Il CESE osserva inoltre che l'uso dei DPI deve essere inserito in una politica globale di prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro, che copra in particolare:

l'individuazione precisa dei fattori di rischio;

l'adattamento dei posti di lavoro per ridurre l'esposizione ai rischi;

la modifica dell'organizzazione del lavoro;

la formazione dei lavoratori in merito alla prevenzione dei rischi, all'ergonomia, alle modalità per indossare e utilizzare i DPI.

1.5

D'altronde, tutti questi obiettivi sono al centro del nuovo quadro strategico europeo sulla sicurezza e la salute sul luogo di lavoro 2014-2020, adottato il 6 giugno 2014: sarebbe opportuno farvi riferimento nella proposta di regolamento COM(2014) 186 final. Si rammenta che, nel 2013, 3 milioni di lavoratori sono stati vittima di incidenti gravi sul posto di lavoro.

1.6

Ci si può anche rammaricare dell'assenza di qualsiasi considerazione economica riguardo al mercato europeo dei DPI, stimato nel 2010 a circa 10 miliardi di euro, in crescita, stimolato dall'innovazione tecnologica (nuove fibre, tessuti intelligenti, nanomateriali...) e orientato a rispondere alle esigenze di protezione ma anche alle richieste provenienti dalla società in fatto di confort, praticità, leggerezza e aspetto estetico.

1.7

Il CESE si rammarica altresì della scarsa considerazione rivolta alle procedure di manutenzione, controllo e revisione dei DPI, al caso dei DPI utilizzati da più persone e a quello dei DPI di seconda mano.

2.   Contenuto della proposta di regolamento

2.1   Meriti e limiti della direttiva del 1989

2.1.1

La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio basata sull'articolo 114 del Trattato mira a rimediare alle lacune riscontrate nel funzionamento del mercato unico dei dispositivi di protezione individuale.

2.1.2

La direttiva 89/686/CEE sui dispositivi di protezione individuale è stata adottata il 21 dicembre 1989 ed è pienamente applicabile dal 1o luglio 1995.

2.1.3

Essa definisce un DPI come «qualsiasi dispositivo o articolo destinato a essere indossato o tenuto da una persona affinché essa sia protetta nei confronti di uno o più rischi che potrebbero metterne in pericolo la salute e la sicurezza».

2.1.4

Stabilisce altresì i requisiti essenziali di sicurezza che i DPI devono soddisfare per essere immessi sul mercato e circolare liberamente all'interno del mercato unico. I DPI devono essere progettati e fabbricati in conformità alle disposizioni della direttiva. I fabbricanti devono apporre la marcatura CE e fornire agli utilizzatori le istruzioni per il magazzinaggio, l'uso, la pulizia, la manutenzione e la disinfezione dei DPI.

2.1.5

Dal 1995 sono emerse una serie di difficoltà legate all'attuazione della direttiva:

divergenze di interpretazione nelle trasposizioni nazionali della direttiva, che hanno portato a una frammentazione del mercato unico;

una scarsa comprensione di talune disposizioni da parte dei fabbricanti e degli organismi notificati;

l'esclusione di talune categorie di DPI che non è sempre apparsa giustificata: lo stesso dispositivo di protezione era considerato come un DPI in caso di impiego professionale (ad esempio guanti per rigovernare in un ristorante) mentre non lo era se utilizzato da un privato.

2.1.6

Inoltre la Commissione persegue l'obiettivo della semplificazione ed è tenuta ad allineare la direttiva del 1989 al nuovo quadro giuridico che istituisce un quadro comune per la normativa di armonizzazione dell'UE relativa ai prodotti.

2.2   Contenuto della proposta di regolamento

2.2.1   Campo d'applicazione riveduto

2.2.1.1

Sono d'ora in poi inclusi nel campo di applicazione i DPI progettati e fabbricati per uso privato contro il calore, l'umidità e l'acqua in condizioni non estreme (guanti per rigovernare, guanti da forno, stivali di gomma, ecc.), mentre sono esclusi i caschi destinati a proteggere gli utilizzatori di veicoli a motore a due o tre ruote, ai sensi di un pertinente regolamento della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite.

2.2.2   Allineamento alle disposizioni tipiche della normativa di armonizzazione dell'Unione relativa ai prodotti

2.2.2.1

Gli obblighi di tutti gli operatori economici interessati: fabbricanti, rappresentanti autorizzati, importatori e distributori sono definiti conformemente alle disposizioni della normativa di armonizzazione dell'Unione relativa ai prodotti. Infatti, dal 2008 il nuovo quadro legislativo è uno strumento orizzontale del mercato interno inteso a rafforzare l'efficacia della legislazione dell’UE in materia di sicurezza dei prodotti (regolamento (CE) n. 765/2008 concernente l'accreditamento e la vigilanza del mercato e decisione n. 768/2008/CE relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti).

2.2.3   Nuova classificazione dei rischi per le procedure di valutazione della conformità

2.2.3.1

I DPI sono suddivisi in tre categorie di rischio, ciascuna delle quali prevede una procedura di certificazione propria.

Categorie di rischio

Procedure di certificazione

Esempi

Categoria I

Rischi minimi legati a lesioni meccaniche superficiali, contatto con l'acqua o con superfici calde che non superino i 50 oC, esposizione alla luce del sole e a condizioni atmosferiche di natura non estrema

Autocertificazione

Controllo interno della produzione (modulo A — allegato IV)

Guanti per rigovernare, guanti da forno, occhiali da sole...

Categoria II

DPI destinati a proteggere gli utilizzatori da rischi diversi da quelli minimi (I) e molto gravi (III)

DPI fatti su misura, esclusi quelli destinati a proteggere dai rischi minimi

Certificazione UE (modulo B — allegato V)

Conformità al tipo basata sul controllo interno della produzione (modulo C — allegato VI)

Caschi protettivi, abbigliamento ad alta visibilità...

Categoria III

Rischi molto gravi, sostanze nocive, sostanze chimiche aggressive, radiazioni ionizzanti, ambienti ad alta temperatura (oltre i 100 oC); ambienti a bassa temperatura (-50 oC o inferiore), cadute dall'alto, scosse elettriche e lavoro sotto tensione, annegamento, tagli da seghe a catena portatili e da getti d'acqua ad alta pressione, ferite da proiettile o da coltello, rumore nocivo...

Certificazione UE (modulo B — allegato V) + procedura complementare con intervento di un organismo notificato:

conformità al tipo basata sulla verifica del prodotto (modulo F — allegato VII), oppure

conformità al tipo basata sulla garanzia di qualità del processo di produzione (modulo D — allegato VIII)

Numero d'identificazione dell'organismo notificato

Dispositivi di protezione respiratoria, DPI contro le cadute dall'alto...

2.2.3.2

Si osserverà che nella categoria III sono stati aggiunti alcuni nuovi rischi: ad esempio, il rischio di ferite da coltello e il rumore nocivo.

2.2.3.3

Non appare molto chiara la sorte riservata ai DPI adattati singolarmente di cui all'articolo 3: in quale categoria di rischio rientrano e, di conseguenza, quali procedure di certificazione vi si applicano?

2.2.4   Limitazione a 5 anni della durata di validità del certificato di conformità

2.2.4.1

Questa modifica fondamentale è stata introdotta su richiesta di talune autorità di vigilanza degli Stati membri che hanno riscontrato, sul loro mercato, la presenza di DPI accompagnati da certificati ancora validi mentre le norme erano radicalmente cambiate (in particolare nel caso di giubbotti di salvataggio).

2.2.5   Chiarimento dei requisiti essenziali di salute e sicurezza

2.2.5.1

Il regolamento sopprime delle sezioni contenenti requisiti relativi a tre famiglie di rischi che si sono rivelate inapplicabili o hanno dato luogo a confusione:

protezione contro le vibrazioni meccaniche (sezione 3.1.3);

protezione contro gli effetti nefasti del rumore (sezione 3.5);

protezione contro le radiazioni non ionizzanti (sezione 3.9.1).

2.2.6   Controllo rafforzato sugli organismi notificati

2.2.6.1

Gli Stati membri dispongono di poteri rafforzati di controllo sugli organismi notificati. Possono opporsi alla notifica di un organismo che non sia attivo da anni, il quale, con tutta probabilità, non dispone più delle risorse umane e tecniche per rilasciare certificati, o che in passato abbia rilasciato dei certificati di conformità per DPI non conformi.

2.2.7   Periodo di transizione dopo l'entrata in vigore

2.2.7.1

È previsto un periodo di due anni dopo l'entrata in vigore del regolamento affinché i fabbricanti, gli organismi notificati e gli Stati membri abbiano il tempo necessario per adeguarsi alle nuove prescrizioni.

3.   Osservazioni generali

3.1

L'inclusione dei DPI per uso privato destinati a proteggere da rischi minori quali l'acqua o l'umidità sarà operativa? In che modo verranno sensibilizzati i consumatori? Sarebbe forse opportuno definire più precisamente le condizioni di marcatura CE (leggibilità, formato, ecc.) com'è il caso, ad esempio, delle precisazioni già esistenti per l'etichettatura, la composizione e le istruzioni per la manutenzione dei tessuti di tutti i DPI per uso privato in vendita, noleggio o prestito. Non vi è il rischio che i nuovi obblighi si traducano in un aumento dei prezzi di vendita?

3.2

Si può deplorare l'assenza di riferimenti al progresso tecnologico, peraltro particolarmente importante in questo ambito, in settori quali le fibre e i materiali tessili (Teflon, lattice, neoprene, nitrile, ecc.), le tecnologie di rivestimento e filtrazione, l'integrazione di rilevatori e sensori microelettronici in grado di trasmettere informazioni o energia (smart textiles) per rendere più efficace la protezione dai rischi.

3.3

Non viene fatto alcun riferimento neppure al potenziale che questo mercato offre alle industrie europee dei DPI (tessile, abbigliamento, calzature, fabbricanti di accessori), che invece era stato identificato nel 2007 dalla Commissione europea come uno dei lead markets dell'industria.

3.4

Si fa rilevare altresì l'insufficienza della proposta di regolamento per quanto riguarda gli aspetti umani: l'uso dei DPI verrà reso ottimale dopo alcune sedute di informazione e di formazione del lavoratore per far comprendere i rischi, le condizioni di uso dei DPI, le istruzioni e le consegne indispensabili. Occorre anche prevedere dei periodi di prova e di sperimentazione dei DPI per garantire che siano adeguati alla morfologia dell'utilizzatore e alle postazioni di lavoro (allegato II, punto 1.3, da completare in particolare in funzione dei riscontri ottenuti grazie alle esperienze a livello nazionale).

3.5

Tutti questi aspetti rientrano senz'altro nella direttiva del 12 giugno 1989 (89/391/CEE) concernente la sicurezza e la salute durante il lavoro, che mira a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro e descrive gli obblighi dei datori di lavoro nonché i diritti e doveri dei lavoratori.

3.6

La politica in materia di DPI rientra in una politica globale condotta a livello dell'impresa o del ramo e intesa a ridurre l'esposizione ai rischi. Tale politica si basa su un'identificazione precisa dei fattori di rischio e sull'inventario delle misure da attuare per ridurli o eliminarli: ad esempio, valutare la soluzione costituita da un dispositivo adeguato di aspirazione prima di ricorrere ai dispositivi respiratori. La soluzione collettiva di prevenzione dei rischi è sempre da privilegiare rispetto al ricorso a soluzioni di protezione individuale.

3.7

Questo lavoro di valutazione dei rischi viene effettuato in collaborazione con dei partner all'interno dell'impresa: organi rappresentativi del personale, delegati dei dipendenti, comitati per l'igiene e la sicurezza..., oppure all'esterno dell'impresa: medicina del lavoro, ufficio studi, agenzia pubblica per il miglioramento delle condizioni di lavoro...

3.8

Una particolare importanza va riservata alle procedure di manutenzione, controllo e revisione dei DPI, in modo che garantiscano una protezione massima rispetto ai rischi per i quali sono stati progettati. La manutenzione comprende in particolare l'ispezione, la cura, la pulizia, la riparazione e una custodia adeguata.

3.9

La proposta di regolamento tratta solo in parte dei casi di esposizione a rischi multipli.

3.10

La proposta di regolamento non affronta il caso dei DPI che vengono utilizzati da più persone (come, ad esempio, i caschi di protezione su un cantiere). Si dovrebbero stabilire le norme igieniche da rispettare.

3.11

La proposta di regolamento non tratta neppure della questione delle restrizioni attitudinali all'utilizzo di un DPI: in effetti, alcuni dipendenti, per ragioni mediche, non sono abilitati a indossare un DPI. In questi casi, sia pure rari, come può il datore di lavoro, sottoposto a un obbligo di sicurezza generale, risolvere la situazione? Ricollocando il lavoratore in un altro posto, adattando il luogo di lavoro...?

3.12

La situazione dei DPI di seconda mano non viene affrontata nella proposta di regolamento mentre, secondo alcune fonti nazionali, il mercato di questi dispositivi, soprattutto per i rischi di categoria I, è in pieno sviluppo, per via della crisi economica che colpisce molti dei settori che utilizzano maggiormente i DPI (edilizia, lavori pubblici, trasporti, ecc.).

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Testo della proposta di regolamento, considerando 24: la validità dell'attestato di conformità del DPI fissata a un massimo di 5 anni permette di garantire un esame basato sulle più avanzate conoscenze scientifiche disponibili, il che rientra pienamente negli obiettivi di prevenzione e di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori cui è rivolta la direttiva quadro 89/391 del 12 giugno 1989. Una procedura semplificata è prevista nei casi in cui non vi sia stata un'evoluzione significativa delle norme.

4.2

Articolo 3: sarebbe utile aggiungere diverse altre definizioni: quella di DPI di seconda mano, quella di «autorità di vigilanza», menzionate negli articoli 11 e 13, nonché quella di «autorità notificanti», responsabili a livello nazionale della notifica degli organismi a loro volta abilitati ad esercitare i controlli di conformità dei DPI.

4.3

Articolo 8, paragrafo 3: la durata della conservazione della documentazione tecnica fissata a 10 anni può apparire eccessiva, tanto più che la validità dell'attestazione di conformità è pari solo a 5 anni. Perché non uniformare entrambe a 5 anni?

4.4

Articolo 8, paragrafi 3, 7 e 10, articolo 9, paragrafo 2, lettera a), articolo 10, paragrafi 3, 4 e 7, articolo 11, paragrafo 2, articolo 13, articolo 15, paragrafi 1, 2 e 3, allegato II, punto 2.12: in questi diversi articoli sono previsti regimi linguistici distinti per i vari documenti riguardanti i DPI e la loro conformità alle relative procedure:

si parla di una «lingua facilmente comprensibile dagli utilizzatori finali», espressione derivata dalla giurisprudenza della CGCE, ma che rischia di apparire piuttosto soggettiva;

la questione linguistica viene menzionata anche nel punto 2.12 dell'allegato II: «le marcature o le indicazioni di identificazione […] devono essere nella o nelle lingue ufficiali dello Stato membro dove sarà usato il dispositivo»;

infine, all'articolo 15 (paragrafi 2 e 3), si trova la seguente espressione, che sembra più precisa sul piano giuridico: «nella lingua o nelle lingue richieste dallo Stato membro sul cui mercato il DPI è messo a disposizione».

Il Comitato comprende le ragioni che hanno condotto a creare tre regimi linguistici distinti, ma propone, a fini di semplificazione, di mantenere unicamente l'ultima formulazione.

4.5

Articolo 15, paragrafo 3: l'espressione «continuamente aggiornata» rischia di dare adito a interpretazioni divergenti a livello nazionale. Perché non stabilire una periodicità, ad esempio annuale?

4.6

Articolo 42: il periodo di due anni proposto dopo l'entrata in vigore risulta certamente impegnativo rispetto al numero di modifiche necessarie soprattutto negli Stati membri con strutture amministrative deboli (nuova notifica di tutti gli organismi notificati in 28 Stati membri, modifica della durata di validità dei certificati di conformità), ma è necessario in relazione agli obiettivi di prevenzione e miglioramento delle condizioni di lavoro, soprattutto per quanto riguarda la riduzione degli incidenti sul lavoro.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/81


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli impianti a fune

COM(2014) 187 final — 2014/0107 (COD)

(2014/C 451/13)

Relatore:

SIMONS

Il Consiglio e il Parlamento europeo, rispettivamente in data 24 e 2 aprile 2014, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli impianti a fune

COM(2014) 187 final — 2014/0107 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio 2014), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 184 voti favorevoli e 6 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Viste le divergenze di interpretazione generate da alcuni punti della direttiva in vigore, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) approva la scelta di optare per un regolamento sulla base dell'articolo 114 del TFUE.

1.2

Il CESE si compiace che la proposta di regolamento intenda allineare la direttiva 2000/9/CE al «pacchetto merci» adottato nel 2008, e in particolare alla decisione n. 768/2008/CE relativa al nuovo quadro normativo (NQN), su cui il Comitato ha già formulato un parere positivo.

1.3

Il CESE esorta a esaminare molto attentamente la terminologia utilizzata nella versione tedesca e a riprendere con la massima esattezza le definizioni e alcuni elementi incontestabilmente positivi contenuti nella direttiva in vigore o che ne derivano.

1.4

Le imperfezioni rilevate dal CESE sono troppo numerose per poter essere riportate in queste conclusioni. A tale riguardo, il Comitato rimanda, nello specifico, ai punti 4.2 e segg. e al capitolo 5 del presente parere, dove propone anche delle soluzioni.

2.   Introduzione

2.1

Il CESE ha adottato già nel 1994 un parere (1) in merito a una proposta di direttiva della Commissione europea relativa agli impianti di trasporto pubblico a fune. In tale parere il Comitato ha sostenuto la Commissione, appoggiandone in particolare gli sforzi «per garantire che tutti gli Stati membri agiscano in maniera coordinata e che nell'intera Unione europea sia organizzata una sorveglianza scrupolosa, indispensabile per ottenere e mantenere un livello elevato di sicurezza e ridurre così il rischio di incidenti futuri».

2.2

Inoltre, la proposta della Commissione avrebbe dovuto «rendere più competitiva l'industria europea, rafforzandone le basi e permettendole di meglio competere sul mercato mondiale. [...] Dato che la maggior parte dei fabbricanti sul mercato mondiale sono europei, qualsiasi azione volta ad aumentare le prospettive di vendita deve venir impostata in maniera corretta e tollerabile.»

2.3

L'uso degli impianti a fune è legato principalmente al turismo, in particolare a quello di montagna, che ha un ruolo importante nell'economia delle regioni interessate e un'incidenza sempre maggiore sulla bilancia commerciale degli Stati membri (2).

2.4

Gli Stati membri devono garantire la sicurezza degli impianti a fune dal momento della loro costruzione, messa in servizio e durante l'esercizio. Insieme alle autorità competenti essi sono anche responsabili in materia di diritto fondiario, urbanistico e ambientale. Le normative nazionali presentano forti differenze connesse a tecniche particolari dell'industria nazionale e a consuetudini e know-how locali. Esse prescrivono dimensioni e dispositivi particolari e caratteristiche speciali. Questa situazione obbliga i fabbricanti a ridefinire i loro prodotti per ogni appalto e impedisce l'offerta di soluzioni standard.

2.5

Il rispetto dei requisiti essenziali di sicurezza e sanitari è inderogabile per garantire la sicurezza degli impianti a fune. Detti requisiti devono essere applicati con discernimento, per tener conto del livello tecnologico esistente al momento della commercializzazione, della messa in servizio e durante l'esercizio, nonché degli imperativi tecnici ed economici.

2.6

Inoltre, gli impianti a fune possono essere transfrontalieri, nel cui caso possono entrare in gioco regolamentazioni nazionali contraddittorie che ne complicano la realizzazione.

2.7

È stato tuttavia necessario attendere fino al 2000 perché la materia divenisse oggetto di un'iniziativa legislativa. La direttiva 2000/9/CE relativa agli impianti a fune adibiti al trasporto di persone (3) è stata adottata il 20 marzo 2000 ed è entrata in vigore il 3 maggio 2002. I principali tipi di impianti a fune contemplati dalla direttiva 2000/9/CE sono: funicolari, cabinovie, seggiovie amovibili, seggiovie fisse, teleferiche, funitel, impianti combinati (composti da diversi tipi di impianti a fune, come cabinovie e seggiovie) e sciovie.

2.8

Oggi, ben dieci anni dopo, si rende necessaria, per diversi motivi, una revisione della normativa in materia di impianti a fune.

3.   Sintesi della proposta in esame

3.1

La proposta intende sostituire la direttiva 2000/9/CE con un regolamento e allinearla al «pacchetto merci» adottato nel 2008, e in particolare alla decisione n. 768/2008/CE relativa all'NQN.

3.1.1

La decisione relativa all'NQN istituisce un quadro comune per la normativa di armonizzazione dell'UE relativa ai prodotti. Tale quadro comprende le disposizioni che generalmente figurano nella normativa dell'UE in materia di prodotti (ad es. definizioni, obblighi degli operatori economici, organismi notificati, meccanismi di salvaguardia ecc.). Queste disposizioni comuni sono state rafforzate per garantire nella pratica un'applicazione e un'attuazione più efficaci delle direttive. Sono stati introdotti nuovi elementi, quali gli obblighi a carico degli importatori, essenziali per migliorare la sicurezza dei prodotti sul mercato.

3.1.2

La proposta intende anche affrontare alcune difficoltà riscontrate nell'attuazione della direttiva 2000/9/CE. Più in particolare, autorità competenti, organismi notificati e fabbricanti hanno manifestato pareri diversi relativamente alla questione se determinati tipi di impianti rientrino nel campo di applicazione della direttiva 2000/9/CE e debbano quindi essere prodotti e certificati in linea con le prescrizioni e le procedure di tale direttiva.

3.1.3

Anche in riferimento a determinate attrezzature vi sono divergenze di vedute anche sul fatto di classificarle o meno come sottosistemi, infrastrutture o componenti di sicurezza.

3.1.4

Inoltre, la direttiva non precisa quale tipo di procedura di valutazione della conformità debba essere applicato ai sottosistemi.

3.2

Tali approcci divergenti hanno prodotto distorsioni del mercato e diversità di trattamento fra gli operatori economici. Fabbricanti e operatori degli impianti in questione hanno dovuto modificare le attrezzature o procurarsi ulteriori certificazioni, incorrendo in costi aggiuntivi e ritardi per quanto riguarda l'autorizzazione e il funzionamento di tali impianti.

3.3

Il regolamento proposto intende dunque accrescere la chiarezza giuridica in merito al campo di applicazione della direttiva 2000/9/CE, migliorando di conseguenza l'attuazione delle pertinenti disposizioni giuridiche.

3.4

La direttiva 2000/9/CE contiene inoltre disposizioni relative alla valutazione della conformità dei sottosistemi. Tuttavia, non stabilisce la procedura concreta cui il fabbricante e l'organismo notificato devono attenersi, né offre ai fabbricanti la gamma di procedure di valutazione della conformità disponibile per i componenti di sicurezza. La proposta di regolamento ha dunque il fine di armonizzare le procedure disponibili per la valutazione della conformità dei sottosistemi con quelle già in uso per i componenti di sicurezza, sulla base dei moduli di valutazione della conformità di cui alla decisione n. 768/2008/CE relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti (decisione relativa all'NQN). In tale contesto, essa prevede anche l'apposizione della marcatura CE per indicare la conformità alle sue disposizioni, in linea con il sistema esistente per i componenti di sicurezza.

3.5

La proposta tiene conto del regolamento (UE) n. 1025/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sulla normazione europea (4). La proposta comprende:

il chiarimento del campo di applicazione per quanto concerne gli impianti a fune concepiti per il trasporto o per fini ricreativi;

l'introduzione di una serie di procedure di valutazione della conformità dei sottosistemi sulla base degli attuali moduli di valutazione della conformità dei componenti di sicurezza adeguati alla decisione relativa all'NQN;

l'adeguamento alla decisione relativa all'NQN.

Sono esclusi:

gli impianti a fune utilizzati per attività ricreative in luna park e parchi di divertimenti;

gli impianti a fune destinati a fini agricoli o industriali;

tutte le installazioni a fune i cui utenti o veicoli si trovino sull'acqua.

3.6

La proposta mantiene le procedure di valutazione della conformità dei componenti di sicurezza, ma aggiorna i moduli corrispondenti in linea con la decisione relativa all'NQN.

3.7

Essa mantiene, inoltre, l'obbligo di intervento di un organismo notificato nelle fasi di progettazione e produzione di tutti i sottosistemi e i componenti di sicurezza.

3.8

La proposta introduce una serie di procedure di valutazione della conformità dei sottosistemi sulla base dei moduli di valutazione della conformità della decisione relativa all'NQN. Introduce, inoltre, la marcatura CE dei sottosistemi, in quanto non c'è ragione di trattarli in modo diverso rispetto ai componenti di sicurezza.

3.9

La proposta rafforza i criteri di notifica per gli organismi notificati e introduce requisiti specifici per le autorità di notifica. L'adeguamento a nuove tecnologie è necessario per consentire la notifica elettronica. È importante prevedere un periodo durante il quale sia possibile chiarire eventuali dubbi o preoccupazioni circa la competenza degli organismi di valutazione della conformità prima che essi inizino a operare in qualità di organismi notificati.

4.   Osservazioni generali

4.1

Poiché è emerso che un'interpretazione uniforme delle disposizioni delle direttive non è sempre assicurata, il CESE fa notare che, in questo tipo di sforzi di armonizzazione (5) intesi a promuovere la libera circolazione delle merci nel mercato interno, sono i regolamenti che possono garantire un'interpretazione uniforme. Per questo, il CESE sostiene la scelta di proporre un regolamento e di adottare l'articolo 114 del TFUE come base giuridica.

4.1.1

Se il controllo dell'applicazione del regolamento sarà affidato agli Stati membri, la Commissione europea dovrà monitorarne l'uniformità.

4.2

In tal caso però devono essere ripresi nel modo più esatto gli elementi indiscutibilmente positivi della direttiva in vigore e le disposizioni e le procedure consolidate che ne conseguono (6), mentre altri elementi nuovi devono essere formulati in modo linguisticamente preciso nel regolamento.

4.2.1

Non si capisce perché la specificazione «adibiti al trasporto di persone» sia stata eliminata dal titolo del regolamento quando il considerando n. 8 afferma espressamente che l'ambito di applicazione è lo stesso della direttiva.

4.2.2

I termini tecnici si differenziano a volte anche in modo consistente da quelli delle norme armonizzate relative agli impianti a fune e dovrebbero essere allineati.

4.2.3

La formulazione attuale della proposta di regolamento (articolo 2, paragrafo 2, lettera a)) non consente di distinguere chiaramente fra ascensori (in particolare quelli a piano inclinato) ai sensi della direttiva 95/16/CE e funicolari. Le informazioni date al riguardo al considerando n. 11 sono insufficienti e nella pratica risultano inadeguate ai fini di una classificazione univoca. È importante che continui a essere possibile costruire ascensori a piano inclinato a norma della direttiva sugli ascensori per diversi utilizzi all'aperto (collegamenti fra un parcheggio situato a valle e un castello oppure un centro storico in quota, collegamenti tra piste da sci, ecc.).

4.2.4

L'articolo 2, paragrafo 2, lettera f), esclude gli impianti che si trovano sull'acqua dall'ambito di applicazione del regolamento. Per evitare equivoci e interpretazioni divergenti, è stato inserito un considerando n. 12 che però non contribuisce a una maggiore comprensione. L'articolo 2, paragrafo 2, lettera f), dovrebbe essere reso più preciso suddividendolo in «traghetti fluviali a fune», come da direttiva 2000/9/CE, e in «ski-lift acquatici».

4.2.5

Gli impianti a fune adibiti al trasporto di persone sottostanno — al contrario di altre direttive (ad es. quella relativa alle macchine) — a procedure di autorizzazione regolamentate, definite dagli Stati membri. Per questo non è necessario indicare la denominazione commerciale e l'indirizzo postale sui componenti di sicurezza e sui sottosistemi, anche perché le dichiarazioni di conformità dell'UE (7), che contengono tali dati, devono essere a disposizione sia presso l'impianto sia presso le autorità competenti. Per farsi un'idea della portata economica di questo articolo basti pensare che, nel caso di una seggiovia fissa, si tratterebbe di circa 500 targhette. Per questo occorre modificare l'articolo 11 (capo II) sopprimendo la parte della prima frase che recita: «sul sottosistema o sul componente di sicurezza oppure, ove ciò non sia possibile, sull'imballaggio o».

4.2.6

L'articolo 2, paragrafo 2, lettera d), esclude gli impianti a fune per parchi di divertimenti dall'ambito di applicazione del regolamento qualora tali impianti servano esclusivamente per il divertimento. C'è da chiedersi quale differenza faccia dal punto di vista delle norme di sicurezza o dei requisiti essenziali se la persona che si trova nell'impianto a fune lo utilizzi solo per il divertimento o a fini di trasporto. Si raccomanda quindi di mantenere soltanto la parte che recita «alle attrezzature specifiche fisse e mobili per luna park».

4.2.7

Ai considerando nn. 57 e 58 e all'articolo 41 si stabiliscono delle disposizioni transitorie. Manca però un'indicazione generale che precisi che la proposta di regolamento non riguarda gli impianti già immessi in commercio. Va quindi inserita, all'articolo 9, come nuovo paragrafo 3, la formulazione «Non è necessario prescrivere che tutti gli impianti a fune esistenti siano resi conformi alle disposizioni applicabili a quelli nuovi» che già si trova al considerando n. 28 della direttiva sugli impianti a fune adibiti al trasporto di persone. Occorre inoltre inserire, all'articolo 9, dopo l'attuale paragrafo 3, nuove disposizioni per una possibile rimessa in opera di impianti a fune: "La rimessa in opera di impianti a fune deve essere possibile alle seguenti condizioni:

deve essere possibile installare componenti di sicurezza e sottosistemi omologati e commercializzati ai sensi della direttiva 2000/9/CE o del presente regolamento;

l'impianto da spostare deve essere in condizioni tecniche tali da poter garantire, dopo la rimessa in opera, un livello di sicurezza largamente equivalente a quello di un impianto nuovo".

4.2.8

L'articolo 36, paragrafo 2, stabilisce che gli organismi notificati forniscono agli altri organismi notificati, su richiesta, informazioni sui risultati positivi delle valutazioni della conformità. Gli organismi notificati sono istituzioni indipendenti che devono agire in base a considerazioni economiche. Per evitare che vi sia un trasferimento delle conoscenze, occorre sopprimere l'aggiunta «e, su richiesta, positivi».

4.3

Il CESE apprezza che la proposta di regolamento intenda allineare la direttiva 2000/9/CE al «pacchetto merci» adottato nel 2008, e in particolare alla decisione CE relativa all'NQN n. 768/2008, su cui il Comitato ha già elaborato un parere positivo (8).

5.   Osservazioni particolari

Osservazioni sugli altri considerando e articoli della proposta di regolamento.

5.1

Nella versione tedesca della proposta di regolamento vengono utilizzate spesso le parole «costruiti», o «costruzione» in luogo di «progettati», o «progettazione» che si trovano nella direttiva 2000/9/CE. Ciò succede in tutto il testo tedesco, ad es. al considerando n. 1, all'articolo 1, all'articolo 2, paragrafo 1, all'articolo 3, paragrafi 1 e 3, e all'articolo 8, paragrafo 1.

5.2

La definizione di «componente di sicurezza» di cui all'articolo 3, paragrafo 4, va modificata, con la soppressione delle parole «o in un impianto a fune». Il motivo sta nel fatto che nelle infrastrutture per cui gli Stati membri stabiliscono delle procedure non si possono trovare «componenti di sicurezza» nel senso del regolamento, bensì «componenti cruciali per la sicurezza».

5.3

All'articolo 11, paragrafo 9, si osserva che, a seguito di una richiesta motivata, i fabbricanti forniscono a un'autorità nazionale competente tutte le informazioni e la documentazione atte a dimostrare la loro conformità. Per garantire che i componenti costruiti in osservanza delle norme armonizzate (e per i quali quindi vale la presunzione di conformità) siano esclusi dall'applicazione di tale articolo, si raccomanda ai fini di una maggiore precisione di cominciare il paragrafo 9 con le seguenti parole: «Nel caso dei componenti che non possono essere commercializzati in base alle disposizioni delle norme armonizzate, e a seguito di una richiesta motivata, i fabbricanti forniscono» ecc.

5.4

Il termine «Drahtseilbahnen» (funivie) di cui al considerando n. 8 della versione tedesca non è noto e non corrisponde alle versioni linguistiche olandese e inglese.

5.5

Nella proposta di regolamento, ad esempio al considerando n. 17, si parla di «Wartung» [assistenza, NdT]. Questa «Wartung» è solo una parte della «Instandhaltung» [manutenzione], che comprende le attività di «Inspektion» [ispezione], «Wartung» [assistenza] e «Instandsetzung» [riparazione]. Pertanto, nell'intera versione tedesca occorre sostituire «Wartung» con «Instandhaltung» [poiché la versione italiana del regolamento reca già il termine «manutenzione», questa osservazione non riguarda l'italiano, NdT]. Il termine «maintained» della versione inglese è corretto.

5.6

Il concetto di «grundlegende Anforderungen» utilizzato nella direttiva sugli impianti a fune è sostituito dal concetto di «wesentliche Anforderungen», ad es. all'articolo 6 [di nuovo, questa osservazione non riguarda l'italiano, che reca la dicitura «requisiti essenziali» in entrambi i documenti, NdT]. Nella versione inglese si continua a utilizzare il concetto di «Essential requirements», analogamente a quanto fatto nella direttiva 2000/9/CE. Si dovrebbe quindi correggere l'intera proposta di regolamento inserendo la dicitura «grundlegende Anforderungen».

5.7

Il considerando n. 19 non è collegato a nessun elemento del dispositivo e deve pertanto essere soppresso.

5.8

Il considerando n. 23 è fuorviante, dal momento che istituisce un collegamento fra la libera circolazione delle merci e l'analisi di sicurezza, e va quindi soppresso.

5.9

L'articolo 1 definisce l'oggetto del regolamento. Rispetto alla direttiva 2000/9/CE non sono stati però ripresi i settori «progettati», «assemblati» e «messi in servizio» [perlomeno nella versione tedesca, che parla di «Konstruktion» e «Bau» mentre nella versione italiana si parla di «progettazione» e «costruzione», NdT]. Tali settori devono essere inseriti, oppure va ripreso il testo della direttiva.

5.10

La definizione di «impianto a fune» di cui all'articolo 3, paragrafo 1, è di difficile comprensione: dovrebbe pertanto essere ripresa la definizione di cui alla direttiva 2000/9/CE.

5.11

Il concetto di «Schleppaufzug» di cui all'articolo 3, paragrafo 8, va corretto in «Schlepplift» [la versione italiana parla di «sciovia», NdT]. Questa correzione è stata apportata anche nella rielaborazione delle pertinenti norme armonizzate.

5.12

Poiché il termine «Inbetriebnahme» [nella versione italiana «messa in servizio», NdT] di cui all'articolo 3, paragrafo 12, nel caso delle trasformazioni non si deve sempre riferire all'intero impianto, il testo deve essere completato aggiungendo «o dei suoi componenti».

5.13

All'articolo 8, paragrafo 1, i requisiti dell'analisi di sicurezza sono stati modificati in modo tale che non risultano più regolamentate le competenze. Poiché però l'analisi di sicurezza rappresenta il documento decisivo per il committente dei lavori, l'articolo dovrebbe essere integrato con le parole «su richiesta del committente o del suo mandatario».

5.14

All'articolo 8, paragrafo 2, si osserva che l'analisi di sicurezza deve essere inserita in una relazione sulla sicurezza. Tuttavia, nella direttiva 2000/9/CE si afferma che l'analisi di sicurezza dà luogo all'elaborazione di una relazione sulla sicurezza, il che rappresenta una differenza essenziale. Si raccomanda di riprendere il testo dell'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva.

5.15

L'articolo 9, paragrafo 4, è di difficile comprensione e dovrebbe essere sostituito dalla formulazione di cui all'articolo 12 della direttiva 2000/9/CE.

5.16

All'articolo 10, paragrafo 1, si osserva che un impianto a fune può rimanere in funzione solo se soddisfa le condizioni stabilite nella relazione sulla sicurezza. Le istruzioni per l'uso e la manutenzione rappresentano un documento importante proprio per il funzionamento sicuro dell'impianto: per questo, si raccomanda di modificare il testo sostituendo «rimanga in funzione» con «possa funzionare» e sostituendo «nella relazione sulla sicurezza» con «nei documenti di cui all'articolo 9, paragrafo 2».

5.17

Sulla base dei moduli definiti nell'allegato, un fabbricante può procedere a una valutazione della conformità solo insieme a un organismo notificato. Pertanto, occorre adattare il testo dell'articolo 11, paragrafo 2, sostituendo «ed eseguono o fanno eseguire» con «e fanno eseguire».

5.18

Il concetto di «informazioni in materia di sicurezza» di cui all'articolo 11, paragrafo 7, non è chiaro e dovrebbe essere precisato.

5.19

L'articolo 16 fa riferimento a un primo comma mancante.

5.20

Le disposizioni della decisione n. 768/2008/CE riguardanti le obiezioni alle norme armonizzate (articoli R9 e R19) dovrebbero essere riprese all'articolo 17.

5.21

L'articolo 18, paragrafo 4, comporta il rischio che la sua validità sia estesa agli impianti di prova. Per evitare tale pericolo, occorre aggiungere «ad eccezione degli impianti di prova».

5.22

L'articolo 19, paragrafo 2, potrebbe essere inteso nel senso che anche le dichiarazioni di conformità dei componenti di sicurezza o dei sottosistemi che sono già stati immessi sul mercato devono essere aggiornati. Per questo, l'ultima parte della prima frase, ossia «ed è continuamente aggiornata» deve essere sostituita con «e deve essere aggiornata al momento dell'immissione sul mercato del sottosistema o del componente di sicurezza».

5.23

L'articolo 21, paragrafo 2, dispone che anche i sottosistemi siano dotati della marcatura CE. Poiché sul mercato non ci sono sottosistemi che non contengano almeno un componente di sicurezza, il quale reca a sua volta la marcatura CE, è il caso di guardare criticamente a tale disposizione. Si raccomanda quindi di sopprimere le parole «sul sottosistema o».

5.24

Anche l'allegato II va sottoposto a una revisione, che deve essere di ampio respiro e deve assolutamente coinvolgere tutte le parti interessate.

Bruxelles, 9 luglio 2014.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Henri MALOSSE


(1)  GU C 388 del 31.12.1994, pag. 26.

(2)  Questo paragrafo e i tre che seguono sono tratti dai considerando della direttiva 2000/9/CE.

(3)  GU L 106 del 3.5.2000, pag. 21.

(4)  GU L 316 del 14.11.2012, pag. 12.

(5)  Articolo 114 del TFUE.

(6)  Va osservato che diverse prove a campione hanno rilevato delle imprecisioni negli allegati o negli articoli ripresi dalla decisione n. 768/2008/CE (art. R2 e segg.).

(7)  Si parte dal principio che le attestazioni di conformità dell'UE non perdano la loro validità.

(8)  GU C 120 del 16.5.2008, pag. 1.


16.12.2014   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 451/87


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda taluni elementi della relazione sul governo societario

COM(2014) 213 final — 2014/0121 (COD)

(2014/C 451/14)

Relatore:

SMYTH

Il Parlamento europeo, in data 16 aprile 2014, e il Consiglio, in data 16 maggio 2014, hanno deciso, conformemente al disposto degli articoli 50 e 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda taluni elementi della relazione sul governo societario

COM(2014) 213 final — 2014/0121 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23giugno 2014.

Alla sua 500a sessione plenaria, dei giorni 9 e 10 luglio 2014 (seduta del 9 luglio 2014), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 188 voti favorevoli e 5 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Le proposte della Commissione volte a modificare la direttiva sui diritti degli azionisti vanno considerate come una tappa di un percorso verso un governo societario e un contesto d'investimento più stabili e sostenibili in Europa. Il nucleo di tali proposte rispecchia l'idea che se gli azionisti possono essere incoraggiati ad assumere una prospettiva di lungo termine ciò si tradurrà in un contesto operativo migliore per le società quotate.

1.2

Le disposizioni proposte per la direttiva sui diritti degli azionisti in particolare quelle dirette a rafforzare il collegamento tra la remunerazione degli amministratori e i risultati a lungo termine delle imprese trovano il sostegno del Comitato economico e sociale europeo (CESE).

1.3

Il CESE prende atto del fatto che nella sua valutazione d'impatto la Commissione sostiene che le sue proposte determineranno solo un incremento marginale degli oneri amministrativi per le società quotate. Sarà importante fare il punto su questo equilibrio al momento della valutazione ex-post della direttiva.

1.4

Il CESE accetta l'argomento secondo cui, grazie all'introduzione di una maggiore trasparenza sull'impatto delle politiche d'investimento, gli investitori prenderanno decisioni più consapevoli e mostreranno probabilmente un maggior impegno nei confronti delle società in cui hanno investito. Ciò dovrebbe condurre a risultati migliori nel lungo periodo da parte delle società quotate.

1.5

Da quando è scoppiata la crisi finanziaria, i responsabili della definizione delle politiche hanno accettato la sfida di operare il passaggio da una cultura del settore societario e di quello finanziario europei incentrata sui risultati a breve termine verso una prospettiva d'investimento a lungo termine più sostenibile. Nella misura in cui un cambiamento culturale può essere ottenuto attraverso la regolamentazione, la Commissione si sta muovendo nella giusta direzione.

2.   Contesto della proposta di direttiva

2.1

La proposta di direttiva della Commissione dovrebbe essere considerata nel contesto di altre iniziative dirette a migliorare il finanziamento a lungo termine dell'economia europea. Nella sua essenza la proposta rispecchia la convinzione che incoraggiare gli azionisti a collocarsi in una prospettiva di più lungo termine permetterà alle società quotate di operare in un ambiente più propizio. Tali proposte sono in parte il risultato di un ampio processo di consultazione delle parti interessate sul governo societario. Nel 2010 la Commissione ha pubblicato un Libro verde sul governo societario negli istituti finanziari e le politiche di remunerazione (1) cui, nel 2011, ha fatto seguito il Libro verde Il quadro dell'Unione europea in materia di governo societario  (2). Le consultazioni hanno portato alla pubblicazione nel 2012 del Piano d'azione: diritto europeo delle società e governo societario — una disciplina giuridica moderna a favore di azionisti più impegnati e società sostenibili (3).

2.2

La proposta di direttiva si basa su una valutazione d'impatto che affronta le carenze riscontrate nella relazione tra i soggetti principali del governo societario: la cosiddetta relazione committente-agente. Ciò fa riferimento alla relazione tra gli agenti (amministratori) e i committenti (azionisti come gli investitori istituzionali, gestori di attivi consulenti in materia di voto). La proposta individua cinque di tali carenze e precisamente: (i) la mancanza di un impegno sufficiente degli investitori istituzionali e dei gestori di attivi; (ii) un collegamento inadeguato tra remunerazione e risultati degli amministratori; (iii) mancanza di sorveglianza delle operazioni con parti correlate da parte degli azionisti (iv) insufficiente trasparenza dei consulenti in materia di voto e (v) difficoltà e onerosità dell'esercizio da parte degli investitori dei diritti conferiti dai titoli.

2.3

Per ciascuna di tali questioni, la Commissione considera le opzioni strategiche pertinenti e sceglie una serie di cinque misure politiche così definite:

1)

obbligo di trasparenza degli investitori istituzionali e dei gestori di attivi per quanto riguarda voto, impegno e taluni accordi di gestione degli attivi;

2)

comunicazione della politica retributiva e delle singole remunerazioni, associata all'introduzione del voto degli azionisti in materia;

3)

maggiore trasparenza e parere indipendente sulle più importanti operazioni con parti correlate e presentazione delle operazioni più significative all'approvazione degli azionisti;

4)

obblighi stringenti di informativa sulla metodologia e sui conflitti di interesse dei consulenti in materia di voto;

5)

creazione di un quadro che permetta alle società quotate di identificare i propri azionisti, imponga agli intermediari di trasmettere rapidamente le informazioni relative agli azionisti e favorisca l'esercizio dei diritti degli azionisti.

3.   Proposte contenute nella direttiva

3.1

Per quanto riguarda la trasparenza degli investitori istituzionali la Commissione esige da questi ultimi di rendere pubblico in che modo la loro strategia di investimento azionario sia in linea con il profilo e la durata delle loro passività e come contribuisca al rendimento dei loro attivi a medio e lungo termine. Inoltre, se gli investitori istituzionali fanno ricorso a gestori di attivi essi saranno tenuti a rendere pubblici i principali elementi del relativo accordo quali l'allineamento dei gestori degli attivi e degli investitori istituzionali stessi, le strategie di investimento, l'orizzonte temporale della strategia, la valutazione dei risultati dei gestori di attivi, l'obiettivo perseguito in termini di rotazione del portafoglio ecc. I gestori di attivi saranno analogamente tenuti a comunicare su base semestrale agli investitori istituzionali in che modo la loro strategia d'investimento segua l'approccio concordato.

3.2

Per quanto riguarda il legame tra remunerazione degli amministratori e loro risultati, la Commissione teme che la mancanza di un'efficace sorveglianza delle remunerazioni degli amministratori possa alla lunga andare a discapito dei risultati societari. La politica retributiva è formulata dai Consigli di amministrazione o dai Consigli di sorveglianza. Le società quotate avranno l'obbligo di pubblicare informazioni dettagliate sulla politica retributiva e sulle remunerazioni dei singoli amministratori. Gli azionisti avranno il diritto di approvare la politica retributiva e le modalità di attuazione della politica retributiva nell'ultimo anno. La proposta di direttiva lascia alla società e ai suoi azionisti la scelta del livello e delle condizioni delle remunerazioni.

3.3

La questione delle operazioni con parti correlate ruota intorno all'idea che gli azionisti di solito non hanno accesso a sufficienti informazioni sull'operazione prevista né dispongono di strumenti adeguati per opporsi alle operazioni abusive. Pertanto alle società quotate sarà imposto l'obbligo di sottoporre le operazioni con parti correlate che rappresentano più del 5 % dei loro attivi all'approvazione degli azionisti. Esse dovranno annunciare pubblicamente le operazioni con parti correlate che rappresentano più dell'1 % degli attivi e farle valutare da un terzo indipendente. Sono previste esenzioni per le operazioni concluse tra la società e i membri del gruppo che sono interamente di proprietà della società quotata.

3.4

I consulenti in materia di voto forniscono agli investitori raccomandazioni su come votare nelle assemblee generali delle società quotate. Il ricorso a tali consulenti si è affermato soprattutto a causa della complessità delle questioni relative alle partecipazioni azionarie degli investitori, in particolare a livello transfrontaliero. I consulenti in materia di voto presentano raccomandazioni agli investitori con portafogli molto globalizzati e diversificati ed esercitano un'influenza importante sui comportamenti di voto e di conseguenza sul governo societario. Nella sua valutazione d'impatto la Commissione riscontra elementi che sollevano dubbi sulla qualità e sull'accuratezza dei consigli forniti dai consulenti in materia di voto nonché sulla loro gestione delle questioni inerenti ai conflitti di interesse. Non esiste una regolamentazione a livello UE di tali consulenti in materia di voto, sebbene alcuni Stati membri abbiano codici di comportamento non vincolanti. Ai consulenti in materia di voto verrà imposto di adottare misure adeguate per garantire che le loro raccomandazioni di voto siano accurate e affidabili, basate su un'analisi approfondita di tutte le informazioni pertinenti e non influenzate da conflitti di interesse, esistenti o potenziali. Si è appreso che i consulenti in materia di voto stanno cercando in questo momento di ottenere l'approvazione dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) per un codice di condotta volontario; si tratta di un'iniziativa che va accolta con favore.

3.5

Gli investitori, in particolare coloro che detengono partecipazioni azionarie in altri paesi, hanno difficoltà a esercitare i diritti che derivano dalle loro azioni. Tali difficoltà riguardano principalmente la capacità delle società di identificare gli investitori correttamente, la mancanza di tempestività della trasmissione delle informazioni dalle società agli azionisti e i comportamenti discriminatori basati sul prezzo nel caso delle partecipazioni transfrontaliere. Gli Stati membri dovranno assicurare che gli intermediari offrano alle società quotate la possibilità di conoscere l'identità dei propri azionisti. Le società quotate saranno tenute, nel caso scelgano di non comunicare direttamente con gli azionisti, a fornire e trasmettere all'intermediario le informazioni connesse all'esercizio dei diritti conferiti dalle azioni in maniera standardizzata e tempestiva. A loro volta gli intermediari avranno l'obbligo di favorire l'esercizio dei diritti da parte dell'azionista e per suo conto, ivi compreso il diritto a votare nelle assemblee, e di fornire le corrispondenti informazioni agli azionisti.

4.   Osservazioni in merito alla proposta di direttiva

4.1

La Commissione sostiene che le misure previste nella direttiva faranno crescere probabilmente solo in misura marginale l'onere amministrativo delle società quotate. In quanto impongono un obbligo alle società di fornire informazioni tempestive e pertinenti agli azionisti, esse rappresentano una buona pratica e vanno viste in quest'ottica. Il CESE nutre timori per la possibilità di oneri amministrativi addizionali per le società quotate minori. Sebbene la Commissione si impegni a valutare l'applicazione della presente direttiva cinque anni dopo la sua entrata in vigore, il CESE ritiene che tale valutazione dovrebbe essere effettuata prima, considerato che probabilmente le proposte non avranno effetto per almeno altri 18 mesi.

4.2

Sulla questione della politica retributiva e il collegamento tra la retribuzione e i risultati degli amministratori, il CESE sostiene le proposte della Commissione dirette a migliorare la supervisione da parte degli azionisti della remunerazioni degli amministratori (4). Mentre il livello della remunerazione da corrispondere rimarrà un aspetto riservato al consiglio di amministrazione, il requisito di un voto degli azionisti dovrebbe far crescere il livello di impegno reciproco tra il consiglio d'amministrazione e i suoi azionisti.

4.3

Risponde a logica l'argomento secondo cui, grazie all'introduzione di una maggiore trasparenza in merito alle politiche d'investimento, gli investitori prenderanno decisioni più consapevoli e mostreranno probabilmente un maggior impegno nei confronti delle società in cui hanno investito. Se riescono a generare un impegno a lungo termine da parte degli azionisti, le misure proposte aiuteranno a migliorare l’efficienza e i risultati delle società.

4.4

Queste proposte sono coerenti con gli aspetti della direttiva (5) e del regolamento sui requisiti patrimoniali (CRD IV) (6) che si occupano delle remunerazioni e completano le norme esistenti sugli investitori istituzionali e i gestori di attivi nel quadro delle direttive OICVM, MiFID e GEFIA La proposta di direttiva andrebbe valutata nel contesto di questo contesto normativo riformato molto più ampio.

4.5

Inoltre, tali proposte si inseriscono naturalmente nel quadro complessivo in materia di governo societario dell'UE, che permette agli Stati membri di operare in un quadro che è maggiormente in linea con i loro usi e le loro pratiche. L'attenzione esplicita di alcune misure della proposta di direttiva all'aspetto transfrontaliero sottolinea la necessità di un complesso di norme relative alla trasparenza e all'impegno a livello UE.

4.6

Pur accettando che, per la maggior parte, le proposte di revisione relative alla direttiva sui diritti degli azionisti sono dirette a promuovere un più adeguato impegno a lungo termine degli azionisti, il CESE ritiene che un tale impegno dovrebbe riguardare tutte le parti interessate, compresi i dipendenti e suggerisce alla Commissione di condurre una riflessione su come coinvolgere maggiormente i dipendenti nella creazione di valore a lungo termine (7).

4.7

Nella proposta la Commissione afferma che «l'obiettivo prioritario della presente proposta di revisione della direttiva sui diritti degli azionisti è contribuire alla sostenibilità a lungo termine delle società dell'UE, creare condizioni propizie per gli azionisti e migliorare l'esercizio transfrontaliero del diritto di voto accrescendo l'efficienza della catena dell'investimento azionario al fine di contribuire alla crescita, alla creazione di posti di lavo