ISSN 1977-0944

doi:10.3000/19770944.CE2013.258.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 258E

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

56o anno
7 settembre 2013


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2012-2013
Sedute dal 18 al 20 aprile 2012
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 183 E del 23.6.2012.
TESTI APPROVATI

 

Mercoledì 18 aprile 2012

2013/C 258E/01

Ruolo della politica di coesione nelle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea nel contesto della strategia UE 2020
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sul ruolo della politica di coesione nelle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea nel contesto della strategia "Europa 2020" (2011/2195(INI))

1

2013/C 258E/02

Diritti umani nel mondo e politica dell'Unione europea in materia
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2010 e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani (2011/2185(INI))

8

2013/C 258E/03

Negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Arzerbaigian
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati per l'accordo di associazione tra l'UE e l'Azerbaigian (2011/2316(INI))

36

2013/C 258E/04

Negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Armenia
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Armenia (2011/2315(INI))

44

2013/C 258E/05

Risorse ittiche come bene comune
Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sulle risorse ittiche come bene comune

51

2013/C 258E/06

Bambini affetti dalla sindrome di Down
Dichiarazione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sui bambini affetti dalla sindrome di Down

51

 

Giovedì 19 aprile 2012

2013/C 258E/07

Richiesta di misure concrete per combattere la frode e l'evasione fiscali
Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sulla richiesta di misure concrete per combattere la frode e l'evasione fiscali (2012/2599(RSP))

53

 

Venerdì 20 aprile 2012

2013/C 258E/08

Modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa (2011/2294(INI))

55

2013/C 258E/09

L'eGovernment come elemento trainante di un mercato unico digitale competitivo
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sull'eGovernment come elemento trainante di un mercato unico digitale competitivo (2011/2178(INI))

64

2013/C 258E/10

Situazione in Mali
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla situazione nel Mali (2012/2603(RSP))

75

2013/C 258E/11

Situazione in Birmania
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla situazione in Birmania/Myanmar (2012/2604(RSP))

79

2013/C 258E/12

Certezza giuridica degli investimenti europei al di fuori dell'Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla certezza giuridica degli investimenti europei al di fuori dell'Unione europea (2012/2619(RSP))

84

2013/C 258E/13

Impatto della deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna della Commissione sull'erogazione degli aiuti
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sull'impatto della deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna della Commissione dai servizi centrali alle delegazioni sull'erogazione degli aiuti (2011/2192(INI))

87

2013/C 258E/14

Donne e cambiamenti climatici
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 su donne e cambiamenti climatici (2011/2197(INI))

91

2013/C 258E/15

La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: la strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 (2011/2307(INI))

99

2013/C 258E/16

Revisione del sesto programma di azione in materia di ambiente e definizione delle priorità del settimo programma di azione in materia di ambiente
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla revisione del sesto programma d'azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma d'azione in materia di ambiente – Un ambiente migliore per una vita migliore (2011/2194(INI))

115

 

III   Atti preparatori

 

PARLAMENTO EUROPEO

 

Mercoledì 18 aprile 2012

2013/C 258E/17

Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il regolamento (CE) n. 987/2009 che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 (COM(2010)0794 – C7-0005/2011 – 2010/0380(COD))

125

P7_TC1-COD(2010)0380Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2012 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e il regolamento (CE) n. 987/2009 che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004

126

2013/C 258E/18

Adesione dell'Unione europea al trattato di amicizia e cooperazione nel sudest asiatico ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa all'adesione dell'Unione europea al trattato di amicizia e cooperazione nel sud-est asiatico (07434/2012 – C7-0085/2012 – 2012/0028(NLE))

126

2013/C 258E/19

Progetto di protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relative al trattato di Lisbona (Approvazione) ***
Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sulla proposta del Consiglio europeo di non convocare una Convenzione per l'aggiunta di un protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relate al trattato di Lisbona, al trattato sull'Unione europea e al trattato sul funzionamento dell'Unione europea (00092/2011 – C7-0388/2011 – 2011/0816(NLE))

127

2013/C 258E/20

Progetto di protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relative al trattato di Lisbona (Consultazione) *
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sul progetto di protocollo concernente le preoccupazioni del popolo irlandese relative al trattato di Lisbona (articolo 48, paragrafo 3, del trattato sull’Unione europea) (00092/2011 – C7-0387/2011 – 2011/0815(NLE))

128

 

Giovedì 19 aprile 2012

2013/C 258E/21

Accordo volontario di partenariato tra l'Unione europea e la Repubblica centrafricana sull'applicazione delle normative nel settore forestale, sulla governance e sul commercio del legname e dei suoi derivati importati nell'Unione europea ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo volontario di partenariato tra l'Unione europea e la Repubblica centrafricana sull'applicazione delle normative nel settore forestale, sulla governance e sul commercio del legname e dei suoi derivati importati nell'Unione europea (FLEGT) (14034/2011 – C7-0046/2012 – 2011/0127(NLE))

130

2013/C 258E/22

Accordo volontario di partenariato tra l'Unione europea e la Repubblica di Liberia sull'applicazione delle normative nel settore forestale, sulla governance e sul commercio del legname e dei suoi derivati importati nell'Unione europea ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo volontario di partenariato tra l'Unione europea e la Repubblica di Liberia sull'applicazione delle normative nel settore forestale, la governance e il commercio dei prodotti del legname verso l'Unione europea (11104/2011 – C7-0241/2011 – 2011/0160(NLE))

130

2013/C 258E/23

Strumenti di condivisione dei rischi per gli Stati membri che subiscono o rischiano di subire gravi difficoltà in merito alla loro stabilità finanziaria ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento del Consiglio (CE) n. 1083/2006 per quanto riguarda alcune disposizioni relative agli strumenti di condivisione dei rischi per gli Stati membri che subiscono o rischiano di subire gravi difficoltà in merito alla loro stabilità finanziaria (COM(2011)0655 – C7-0350/2011 – 2011/0283(COD))

131

P7_TC1-COD(2011)0283Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 19 aprile 2012 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto riguarda alcune disposizioni relative agli strumenti di condivisione dei rischi per gli Stati membri che subiscono o rischiano di subire gravi difficoltà in merito alla loro stabilità finanziaria

132

2013/C 258E/24

Accordo tra gli USA e l'UE sull’uso e sul trasferimento del codice di prenotazione (Passenger Name Record — PNR) al Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell’accordo tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea sull’uso e il trasferimento delle registrazioni dei nominativi dei passeggeri al dipartimento degli Stati Uniti per la sicurezza interna (17433/2011 – C7-0511/2011 – 2011/0382(NLE))

132

2013/C 258E/25

Base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (COM(2011)0121 – C7-0092/2011 – 2011/0058(CNS))

134

2013/C 258E/26

Tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/96/CE che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità (COM(2011)0169 – C7-0105/2011 – 2011/0092(CNS))

144

 

Venerdì 20 aprile 2012

2013/C 258E/27

Progetto di bilancio rettificativo n. 1/2012: finanziamento di ITER
Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 1/2012 dell'Unione europea per l'esercizio 2012, sezione III – Commissione (08136/2012 – C7-0088/2012 – 2012/2011(BUD))

161

Significato dei simboli utilizzati

*

procedura di consultazione

**I

procedura di cooperazione, prima lettura

**II

procedura di cooperazione, seconda lettura

***

parere conforme

***I

procedura di codecisione, prima lettura

***II

procedura di codecisione, seconda lettura

***III

procedura di codecisione, terza lettura

(La procedura di applicazione é fondata sulla base giuridica proposta dalla Commissione)

Emendamenti politici: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono indicate dal simbolo ▐.

Correzioni e adeguamenti tecnici dei servizi: il testo nuovo o modificato è evidenziato in corsivo semplice e le soppressioni sono indicate dal simbolo ║.

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Parlamento europeo SESSIONE 2012-2013 Sedute dal 18 al 20 aprile 2012 Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 183 E del 23.6.2012. TESTI APPROVATI

Mercoledì 18 aprile 2012

7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/1


Mercoledì 18 aprile 2012
Ruolo della politica di coesione nelle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea nel contesto della strategia UE 2020

P7_TA(2012)0125

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sul ruolo della politica di coesione nelle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea nel contesto della strategia "Europa 2020" (2011/2195(INI))

2013/C 258 E/01

Il Parlamento europeo,

visti gli articoli 355 e 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (trattato FUE), in combinato disposto tra loro, che prevedono uno statuto speciale per le regioni ultraperiferiche, e l'articolo 107, paragrafo 3, lettera a), del trattato FUE relativo al regime degli aiuti di Stato per tali regioni,

visto l'articolo 174 e seguenti del trattato FUE, che stabiliscono l'obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale e definiscono gli strumenti finanziari a finalità strutturale per conseguirlo,

vista la comunicazione della Commissione del 26 maggio 2004 intitolata "Un partenariato più forte per le regioni ultraperiferiche" (COM(2004)0343),

vista la sua risoluzione del 28 settembre 2005 su un partenariato più forte per le regioni ultraperiferiche (1),

vista la comunicazione della Commissione del 12 settembre 2007 dal titolo "Strategia per le regioni ultraperiferiche: realizzazioni e prospettive" (COM(2007)0507) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 12 settembre 2007, allegato alla presente comunicazione, recante lo stesso titolo (SEC(2007)1112),

vista la sua risoluzione del 20 maggio 2008 sulla strategia per le regioni ultraperiferiche: realizzazioni e prospettive (2),

vista la comunicazione della Commissione del 17 ottobre 2008 dal titolo "Le regioni ultraperiferiche: un'opportunità per l'Europa" COM(2008)0642,

visto il memorandum elaborato congiuntamente dalle regioni ultraperiferiche, del 14 ottobre 2009, sulle regioni ultraperiferiche all'orizzonte del 2020,

vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata "Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

visto il memorandum elaborato da Spagna, Francia, Portogallo e dalle regioni ultraperiferiche, del 7 maggio 2010, riguardante una visione rinnovata per una strategia europea in materia di regioni ultraperiferiche,

viste le conclusioni adottate in occasione della 3022a sessione del Consiglio Affari generali, del 14 giugno 2010 (3),

vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 24 settembre 2010, sull'impatto della riforma del regime POSEI varata nel 2006 (COM(2010)0501),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2010, recante misure specifiche nel settore dell’agricoltura a favore delle regioni ultraperiferiche dell’Unione (COM(2010)0498),

vista la comunicazione della Commissione, del 29 giugno 2011, dal titolo “Un bilancio per la strategia Europa 2020” (COM(2011)0500, parti 1 e 2),

vista la proposta di regolamento del Consiglio, del 29 giugno 2011, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2011)0398),

vista la relazione sulle regioni ultraperiferiche europee nel mercato unico: l'influenza dell'UE nel mondo, del 12 ottobre 2011, del Commissario europeo Michel Barnier, presentata da Pedro Solbes Mira,

vista la comunicazione della Commissione al Consiglio europeo, del 18 ottobre 2010, dal titolo "Parere della Commissione in applicazione dell'articolo 355, paragrafo 6, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea su iniziativa del governo francese per modificare lo status di Saint-Barthélémy nei confronti dell'Unione" (COM(2010)0559), e la decisione 2010/718/UE del Consiglio europeo, del 29 ottobre 2010, che modifica lo status dell’isola di Saint-Barthélemy nei confronti dell’Unione europea (4),

vista la dichiarazione finale della XVII Conferenza dei presidenti delle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea, del 3 e 4 novembre 2011,

visto il contributo delle regioni ultraperiferiche, del 15 gennaio 2010, alla consultazione pubblica relativa al documento di lavoro della Commissione - Consultazione sulla futura strategia "UE 2020" (COM(2009)0647),

visto il contributo congiunto delle regioni ultraperiferiche, del 28 gennaio 2011, relativo alla quinta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale,

visto il contributo delle regioni ultraperiferiche dell'UE, del 28 febbraio 2011, sulla comunicazione della Commissione intitolata "Verso un atto per il mercato unico" (COM(2010)0608, del 27 ottobre 2010),

vista la piattaforma comune, del 6 luglio 2010, inviata al Presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso, dalla Conferenza dei deputati al Parlamento europeo delle regioni ultraperiferiche,

visto l'articolo 48 del regolamento,

visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0084/2012),

A.

considerando che il trattato prevede all'articolo 349 una base giuridica adeguata, fondata sul diritto primario, sulla quale si sono consolidati uno statuto giuridico specifico e politiche comuni a favore delle regioni ultraperiferiche;

B.

considerando che la politica di coesione deve seguire la stessa linea e integrare gli elementi della strategia Europa 2020, che prevede l'organizzazione di iniziative politiche finalizzate a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, promuovendo un'economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale, e deve tenere adeguatamente in considerazione la dimensione ultraperiferica; considerando che le condizioni di partenza delle regioni ultraperiferiche (RUP) per raggiungere gli obiettivi prefissati sono più sfavorevoli rispetto a certe regioni e che le RUP intendono contribuire alla concretizzazione dei cinque obiettivi in materia di occupazione, innovazione, istruzione, inclusione sociale, clima ed energia da raggiungere entro il 2020, e considerando che la necessità di orientare gli obiettivi della strategia Europa 2020 verso l'utilizzo del loro potenziale e verso la crescita dei settori d'eccellenza non permette tuttavia di ignorare le barriere strutturali cui si trovano dinanzi queste regioni né il ruolo fondamentale di sviluppo svolto dai settori tradizionali,

C.

considerando che la politica di coesione deve restare uno dei principali strumenti dell'azione europea per la riduzione delle disparità nelle regioni europee in generale e nelle RUP in particolare, ai fini dell'integrazione di queste ultime nel mercato interno e della loro affermazione nella rispettiva zona geografica, per la promozione dello sviluppo e della convergenza economica di queste regioni con l'UE continentale e per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, e considerando che i fondi europei costituiscono i principali strumenti ma che questa politica europea non può risolvere da sola tutte le difficoltà incontrate dalle RUP;

D.

considerando che l’obiettivo primario delle economie ultraperiferiche è quello di trasformare i loro vincoli in potenzialità e opportunità di crescita, utilizzando strumenti che consentano di ridurre le disparità in materia di libera circolazione delle persone, dei beni, dei capitali e dei servizi, e che le sfide come la globalizzazione, i cambiamenti climatici, l'approvvigionamento energetico, lo sviluppo di energie rinnovabili, la gestione sostenibile delle risorse naturali, marine e agricole, la preservazione della biodiversità, l'inclusione sociale, la lotta contro la povertà e le pressioni demografiche richiedono un coordinamento di tutte le politiche e di tutti gli strumenti dell'Unione;

E.

considerando che il deterioramento della situazione economica provocato dalla crisi economica, sociale e finanziaria ha colpito in modo particolare le RUP mettendo in risalto le debolezze strutturali delle loro economie e la loro dipendenza dall'esterno,

F.

considerando che gli investimenti europei nelle RUP non rappresentano solo una politica di recupero dei ritardi e di compensazione degli svantaggi, ma costituiscono anche investimenti realizzati a beneficio e vantaggio di tutta l'Unione europea;

Un trattamento differenziato e d'insieme delle RUP

1.

sottolinea che, ai sensi del trattato FUE, le RUP hanno diritto a un trattamento differenziato e d'insieme che permetta loro di beneficiare del livello massimo di aiuti, a prescindere dal loro livello di sviluppo, in modo da tenere in debita considerazione e da tutelare le loro specificità;

2.

sottolinea, conformemente alle conclusioni della quinta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, la necessità di rendere più flessibili gli strumenti della politica di coesione, al fine di consentire investimenti capaci di garantire livelli di crescita e di sviluppo in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, anche in presenza di condizioni geografiche e demografiche particolari;

3.

condivide l'idea secondo cui le RUP devono perseguire gli obiettivi principali definiti nella strategia Europa 2020, ma insiste sulla necessità di adeguarli in base alle loro situazioni specifiche, tenendo conto della loro diversità regionale, delle loro condizioni strutturali e dei loro potenziali benefici, sostenendo nel contempo che l'articolo 349 del trattato FUE, che prevede l'adozione di misure specifiche volte ad attenuare l'impatto delle caratteristiche dell'ultraperifericità, dovrebbe essere utilizzato maggiormente ed essere dotato della portata giuridica, istituzionale e politica necessaria per assicurare alle RUP un'integrazione giusta che ne permetta lo sviluppo economico e sociale nel mercato interno e più in generale in seno all'Unione europea, nonché la loro piena partecipazione, al pari delle altre regioni, a tutti i programmi pertinenti dell'Unione;

4.

ritiene che occorra dare prova di flessibilità nei confronti delle RUP per quanto concerne la concentrazione sui tre obiettivi tematici prioritari previsti nelle nuove proposte di regolamenti a partire dal 2014, in modo da evitare di limitare in modo spropositato le possibilità di diversificazione e di sviluppo del potenziale esistente, nonché le possibilità di sfruttamento dei loro vantaggi comparativi e competitivi;

5.

sostiene il ricorso ad altri criteri per determinare l'ammissibilità delle RUP ai fini dell'assegnazione dei fondi strutturali, in quanto il criterio del PIL pro capite non ne rispecchia la situazione specifica ed è in contrasto con lo spirito dello statuto di ultraperifericità e al trattato stesso; chiede a questo proposito l'adozione di un criterio particolare, che classifichi le RUP tra le regioni meno sviluppate, indipendentemente dal loro livello di PIL, dal momento che tale approccio è il più idoneo alla loro situazione particolare; ribadisce pertanto che i tassi di cofinanziamento per le RUP devono essere dell'85 % per tutti gli strumenti di sostegno a favore di queste regioni; chiede la proroga del termine di esecuzione dei fondi nelle RUP per garantire una migliore attuazione;

6.

deplora, nell'ambito della dotazione supplementare del FESR, la proposta di drastica diminuzione degli importi che interessano le RUP e le regioni a scarsa densità di popolazione per il periodo finanziario 2014-2020 e teme che la dotazione prevista inizialmente per compensare gli effetti degli svantaggi strutturali delle regioni ultraperiferiche e delle regioni a scarsa densità di popolazione sia snaturata a causa dell'assegnazione di importi che vanno fino al 50 % a obiettivi differenti; insiste affinché tale dotazione sia portata a un tasso di cofinanziamento dell'85 %, analogamente agli altri stanziamenti del FESR; chiede a questo titolo che lo sforzo finanziario per la messa in atto della strategia Europa 2020 implichi l'accesso ad aiuti europei almeno identici in termini reali a quelli dell'attuale quadro finanziario ai fini di un'attuazione coerente ed efficace di suddetta strategia;

7.

si rammarica che vi siano tagli in altri ambiti concernenti la politica di coesione, più precisamente la Commissione propone per il prossimo periodo di programmazione una riduzione generale delle misure di finanziamento della coesione economica, sociale e territoriale del 5,1 % a prezzi costanti del 2011, di cui un taglio del 20,2 % del finanziamento di misure a favore delle regioni dell'obiettivo "convergenza" (escluse le regioni in transizione), una riduzione dell'5,6 % del finanziamento per le regioni dell'obiettivo "competitività" e una diminuzione del 2,9 % delle dotazioni del Fondo di coesione;

8.

accoglie positivamente l'intenzione della Commissione di includere una linea di bilancio dedicata alle "regioni ultraperiferiche e regioni a densità abitativa molto bassa" nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020, in modo da creare una correlazione più chiara tra i finanziamenti assegnati a tali regioni e i relativi obiettivi;

9.

richiama l'attenzione sul fatto che, nella proposta di regolamento del prossimo FSE, di nuovo la situazione delle RUP non viene menzionata, tenuto conto non solo delle caratteristiche strutturali di cui all'articolo 349 del trattato FUE, ma anche della loro situazione economica particolare, che le portano a situarsi tra le regioni con i tassi di disoccupazione più elevati dell'Unione;

10.

sottolinea la necessità di adattare le politiche europee in materia fiscale e doganale al fine di rafforzare la competitività delle economie ultraperiferiche e l'importanza primaria dell'esistenza di dispositivi fiscali e doganali appropriati nella diversificazione delle attività economiche e nella creazione di impieghi stabili nelle RUP;

11.

sottolinea la necessità per i cittadini delle RUP di beneficiare dei vantaggi del mercato interno a pari condizioni rispetto agli altri cittadini dell'Unione e chiede l'adozione di misure conformi alle raccomandazioni stabilite dalla relazione "Solbes"; chiede che sia esaminata la possibilità di elaborare una disciplina in materia di aiuti di Stato destinati alle RUP e difende il mantenimento degli attuali livelli di intensità degli aiuti agli investimenti rivolti alle grandi, medie e piccole imprese e la possibilità di accordare aiuti al funzionamento non digressivi e non limitati nel tempo, in un quadro normativo flessibile, poiché tali aiuti hanno dato prova di non nuocere alla concorrenza e di accompagnare le RUP nel perseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, segnatamente in materia di innovazione, ricerca e ambiente; sottolinea in tale contesto l'importanza che rivestono i servizi pubblici per la coesione economica, sociale e territoriale delle RUP, in particolare nei settori dei trasporti aerei e marittimi, della posta, dell'energia e delle comunicazioni;

12.

sottolinea l'importanza di sostenere le piccole e medie imprese attraverso lo stanziamento di fondi dell'Unione, al fine di sviluppare il tessuto produttivo delle RUP e di promuovere le competenze dei lavoratori, valorizzando le produzioni specifiche di tali regioni e l'economia locale;

13.

ritiene che gli interventi dell'Unione debbano perseguire l’obiettivo di svolgere un ruolo chiave e di stimolare lo spirito d'iniziativa per sviluppare, a partire dalle RUP, poli di eccellenza basati sui settori che valorizzino i loro punti di forza e le loro competenze, come la gestione dei rifiuti, le energie rinnovabili, l'autosufficienza energetica, la biodiversità, la mobilità degli studenti, la ricerca nel settore del clima o ancora la gestione delle crisi; ritiene che, se le misure adottate a livello generico e sulla base di caratteristiche generali del continente europeo non si rivelano sempre efficaci nelle regioni ultraperiferiche, i dispositivi sperimentali autorizzati dall'articolo 349 del trattato che danno buoni esiti possano essere estesi al resto dell'Unione; esorta la Commissione a sfruttare al massimo le sperimentazioni in queste regioni per realizzare un obiettivo di crescita innovativa, solidale e sostenibile;

Un quadro adeguato e specifico per le politiche europee riguardanti le RUP

14.

chiede il rafforzamento delle misure di sostegno all'agricoltura nell'ambito del regime POSEI per far fronte alla concorrenza da parte di produttori che beneficiano di minori costi di produzione e sostiene il mantenimento dei dispositivi specifici dedicati alle RUP nell'ambito della PAC;

15.

sostiene la necessità di realizzare un'analisi previa dell'impatto sulle economie delle regioni ultraperiferiche dei progetti di regolamentazione europea;

16.

sottolinea la necessità di mantenere misure di gestione sostenibile e di protezione delle risorse marine, di limitare progressivamente l'accesso alle zone marittime ritenute biogeograficamente sensibili alle sole flotte locali e di utilizzare attrezzature di pesca rispettose dell'ambiente, di valorizzare l’acquacoltura, di reintrodurre la possibilità di concedere aiuti per il rinnovamento e la modernizzazione della flotta per migliorare le condizioni di sicurezza e di igiene e di attuare buone prassi, e chiede il rafforzamento della compensazione dei costi supplementari nell'ambito del regime POSEI-Pesca; insiste sulla necessità di adottare un approccio meglio adattato alle realtà di ciascuna regione sulla base dei modelli di sviluppo della filiera elaborata dagli attori locali;

17.

si rammarica del fatto che la proposta di riforma della politica comune della pesca non tenga sufficientemente conto della situazione e delle realtà delle RUP; sottolinea la dimensione marittima delle RUP e l'importanza dell'attività di pesca nella gestione del territorio e per l'occupazione delle popolazioni locali, grazie alla loro zona economica esclusiva, la cui potenzialità si deve tradurre in misure concrete e coerenti a favore di un'economia marittima effettiva che devono essere tenute debitamente in considerazione nel programma della politica marittima europea integrata; sottolinea il crescente interesse economico suscitato dall'immensa ricchezza biogenetica e minerale dei fondali marini delle RUP e l'importanza di tenerne conto nella "nuova strategia europea per le RUP", onde assicurare lo sviluppo di un'economia della conoscenza fondata sul mare; sostiene in tale contesto che le RUP devono situarsi al centro della politica marittima dell'Unione, insistendo sul loro ruolo in materia di sfruttamento sostenibile del mare e delle zone costiere nonché in termini di governance marittima internazionale, e che le RUP atlantiche sono destinate a far parte della strategia atlantica in corso di elaborazione;

18.

ricorda l'importanza del settore turistico ed esorta la Commissione ad accelerare l'attuazione del piano d'azione europeo e ad assicurare un maggiore coordinamento delle linee di finanziamento esistenti, accordando un'attenzione specifica alle RUP;

19.

evidenzia che le RUP mirano a raggiungere una strategia per la ricerca, l'innovazione e la crescita del loro tessuto imprenditoriale, incoraggiando in particolare lo spirito d'impresa tra i giovani al fine di consentire alle piccole e medie imprese di evolversi e di evitare la disoccupazione giovanile; auspica la creazione di infrastrutture tecnologiche e di centri per l'innovazione di portata europea, lo sviluppo di progetti e partenariati con le entità del sistema scientifico e tecnologico e lo scambio di idee e buone pratiche attraverso le reti europee di sostegno all'innovazione e di strategie di specializzazione intelligente, quali la piattaforma S3, e investimenti a lungo termine nelle RUP nel quadro del finanziamento della coesione e per garantire una partecipazione attiva ai progetti di punta della strategia UE 2020; chiede che gli sforzi esplicati finora in direzione delle RUP siano mantenuti per accrescere l'attuazione di dispositivi locali di ricerca all'altezza dei potenziali e per favorire e aiutare lo sviluppo di università attraenti, performanti, dotate di mezzi reali all'altezza delle università presenti altrove sul territorio dell'Unione;

20.

sottolinea la necessità di agevolare la sinergia tra i mezzi finanziari della politica di coesione e il programma quadro di ricerca e sviluppo, allo scopo di rafforzare lo sviluppo delle regioni ultraperiferiche e di porre rimedio alla sottoutilizzazione dei fondi per la ricerca;

21.

sottolinea che uno spazio unico europeo dei trasporti deve contribuire ad assicurare una crescita inclusiva delle RUP, a ridurre il loro deficit di accessibilità e a lottare contro il cambiamento climatico; richiede l’istituzione di un quadro specifico per gli aiuti ai trasporti nelle RUP, in particolare a favore dei trasporti pubblici e per lo sviluppo dei trasporti marittimi fra le isole; chiede inoltre la creazione di piattaforme logistiche e l'attuazione di progetti come le autostrade del mare; sottolinea il potenziale del programma Marco Polo per le RUP; invita la Commissione a renderlo flessibile e prorogabile anche dopo il 2013 e chiede che il "meccanismo per collegare l'Europa" includa riferimenti specifici alle RUP; insiste sull'integrazione delle RUP nelle interconnessioni delle TEN-T e dei nuovi strumenti volti a facilitare i collegamenti in Europa;

22.

ricorda che la dipendenza delle RUP dai combustibili fossili importati comporta costi aggiuntivi elevati; constata anche che gli investimenti della politica regionale nelle RUP per combattere il cambiamento climatico sono relativamente deboli; propone di rafforzare il settore delle energie rinnovabili e l'efficienza energetica attraverso iniziative quali il "Patto delle isole", finalizzato all'elaborazione di piani di azione locali per le energie rinnovabili e di progetti redditizi al fine di pervenire a una riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 20 % entro il 2020, mediante la creazione di un programma specifico destinato a progetti di ricerca nel campo delle energie rinnovabili e della diversificazione della base energetica regionale e più in particolare nell'ambito dell'energia geotermica, dell'energia mareomotrice e dell'idrogeno, e di creare un programma specifico in materia di energia per ridurre i costi relativi alla distanza, alle infrastrutture e ai servizi, al fine di incoraggiare le politiche ambiziose che le RUP hanno intrapreso in materia di sviluppo delle energie rinnovabili;

23.

osserva con preoccupazione gli effetti del cambiamento climatico sulle RUP, in particolare l'innalzamento del livello dei mari; invita l'Unione ad affrontare tali questioni nel quadro della sua strategia volta a prevenire e a fronteggiare i mutamenti climatici; raccomanda un utilizzo adeguato delle risorse energetiche e lo sviluppo del potenziale delle energie rinnovabili;

24.

esorta la Commissione a creare un programma specifico nel settore dell'energia, dei trasporti e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, sulla base dei regimi POSEI, che abbia il miglior grado di sinergia possibile con le altre linee d'azione dell'Unione in questi settori;

25.

ritiene che occorra sostenere gli Stati membri affinché garantiscano alle popolazioni di queste regioni il pieno accesso ai mezzi di informazione e di comunicazione forniti dalle nuove tecnologie, come ad esempio le tecnologie a banda larga e le tecnologie senza fili, incluse quelle satellitari, e in particolare l'accesso all'infrastruttura a banda larga, in modo da promuovere, attraverso la digitalizzazione dei servizi, la crescita economica e il miglioramento dell'amministrazione; chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire a tutti gli abitanti delle RUP l'accesso a Internet a banda larga entro il 2013;

26.

riconosce, dato che l'economia digitale rappresenta senza dubbio un fattore di impulso per lo sviluppo economico dell'UE, gli effetti del crescente problema del divario digitale, che rischia di diventare un ostacolo considerevole allo sviluppo;

27.

ritiene che i finanziamenti innovativi della politica di coesione possano rispondere parzialmente alla mancanza cronica di investimenti delle microimprese e delle piccole e medie imprese nelle RUP e sottolinea la necessità di migliorare l'accesso ai finanziamenti da parte delle imprese delle RUP creando, in particolare, un dialogo con il "gruppo BEI" e sostenendo sia la creazione di fondi d'investimento di prossimità in ogni RUP che lo sviluppo dei mercati regionali del capitale di rischio, conformemente alla proposta di relazione di Pedro Solbes Mira sulle regioni ultraperiferiche europee nel mercato unico menzionata in precedenza; chiede alla Commissione di proporre al Parlamento e al Consiglio un atto legislativo in tal senso;

28.

auspica che in queste regioni siano messi in atto dispositivi sperimentali, in settori limitati, in materia di appalti pubblici, in modo da ponderare le procedure di aggiudicazione tenendo conto della territorialità degli attori in competizione;

Una governance migliore e l'inserimento delle RUP nell’Unione e nel suo spazio geografico

29.

chiede una maggiore partecipazione delle autorità regionali delle RUP nella progettazione e nell'attuazione dei programmi e delle politiche dell'Unione, secondo i principi di flessibilità, adattabilità e modulazione, in un contesto di sussidiarietà e di governance multilivello e in partenariato con il settore privato e la società civile, onde garantire che le loro esigenze specifiche siano prese in considerazione a tutti i livelli del processo decisionale e ai fini di una maggiore visibilità di dette regioni nelle istituzioni europee;

30.

è del parere che uno dei principali punti deboli delle RUP sia la gestione delle loro risorse; ritiene necessario dotarle di elementi sufficienti che consentano loro di gestire gli investimenti, soprattutto in materia di infrastrutture non solo di trasporto ma anche idriche energetiche e di gestione dei rifiuti;

31.

ricorda che la summenzionata relazione di Pedro Solbes Mira sulle regioni ultraperiferiche europee nel mercato unico ha evidenziato che le economie delle RUP sono quasi del tutto oberate dai costi supplementari; richiama inoltre l'attenzione della Commissione sulle situazioni di monopolio, di abuso di posizione dominante e di intese illecite che hanno come ingiusta conseguenza l'aumento del caro vita; chiede alla Commissione di realizzare uno studio dettagliato sulla configurazione dei prezzi nelle RUP al fine di determinare le leve d'azione idonee a rendere il mercato comune più efficiente in questi territori;

32.

prende atto del ruolo delle RUP come frontiere dell'UE con il resto del mondo e chiede un approccio che, in particolare dando seguito alle riflessioni annunciate dalla Commissione in collaborazione con le RUP, riconosca il vicinato con i paesi terzi dell'UE, ivi compresi i paesi con cui sussistono relazioni storiche e culturali privilegiate; richiama l'attenzione sulla difficoltà di integrazione nelle rispettive aree geografiche e la necessità di trovare formule innovative specifiche che incoraggino un'integrazione ragionale reale attraverso programmi e progetti comuni fra le RUP e i paesi terzi vicini, e di aiutare a stabilire una buona connettività nelle rispettive zone geografiche; sottolinea l'importanza dell'impatto degli aspetti esterni di alcune politiche europee sulle RUP e insiste sulla necessità di condurre studi per misurare l'impatto degli accordi internazionali in materia commerciale e di pesca e i loro effetti sulle RUP e le loro produzioni locali, stabilendo inoltre misure compensative volte ad attenuare le eventuali perdite derivanti;

33.

deplora il disinteresse mostrato sulle prime dalla DG Commercio a tenere conto delle specificità delle regioni ultraperiferiche in sede di negoziazione degli accordi di partenariato economico (APE) e chiede con urgenza alla Commissione di continuare a cercare compromessi che rispettino gli interessi delle RUP in questione nel quadro degli accordi definitivi che saranno conclusi con i paesi ACP;

34.

ribadisce la necessità di una migliore sinergia fra i fondi della politica di coesione e il Fondo europeo di sviluppo al fine di migliorare i progetti di interesse comune e l'inserimento regionale delle RUP; ricorda a tal riguardo la posizione reiterata del Parlamento europeo riguardo all'iscrizione in bilancio del FES;

35.

sottolinea l'importanza della cooperazione territoriale per le RUP e chiede che i programmi di cooperazione territoriale siano perseguiti in dette regioni; chiede in tale contesto maggiore flessibilità a livello normativo per un migliore utilizzo della dotazione disponibile e per la concretizzazione dei progetti di cooperazione, nonché un aumento all'85 % dei tassi di cofinanziamento del FESR, per riservare maggiore spazio alla cooperazione transnazionale e per eliminare, nel caso delle RUP, il criterio dei 150 chilometri di frontiere marittime nella cooperazione transfrontaliera; sottolinea altresì che la situazione geografica privilegiata e l'importanza del ruolo geostrategico delle RUP apportano un plusvalore considerevole all'Unione nel quadro delle sue relazioni con i paesi dell'Africa e dell'America Centrale e con gli Stati Uniti d'America;

36.

ritiene che lo sviluppo dei servizi transfrontalieri di pubblica amministrazione elettronica contribuirà all'integrazione delle RUP nel mercato interno dell'Unione.

37.

ricorda che i paesi e i territori d'oltremare danesi, francesi e olandesi di cui ai paragrafi 1 e 2 dell'articolo 355 del trattato FUE possono decidere di diventare RUP scegliendo lo statuto a loro più adatto e richiama l'attenzione sulle RUP attuali e sul ruolo decisivo che possono svolgere nella promozione e nel rafforzamento del loro statuto;

38.

segnala l'imminente assegnazione a Mayotte dello statuto di RUP e invita la Commissione a rafforzare l'assistenza indispensabile per un corretto assorbimento dei fondi; ricorda a tale riguardo la linea di bilancio disponibile per l'azione preparatoria d'accompagnamento di Mayotte e la necessità di prevedere dispositivi specifici per questa regione o per qualsiasi altro territorio potenzialmente interessato nel prossimo quadro finanziario pluriennale nel processo di passaggio allo statuto di regione ultraperiferica, per sostenere i territori nel processo di trasformazione in RUP;

*

* *

39.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.


(1)  GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 512.

(2)  GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 12.

(3)  Documento del Consiglio 11021/2010.

(4)  GU L 325 del 9.12.2010, pag. 4.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/8


Mercoledì 18 aprile 2012
Diritti umani nel mondo e politica dell'Unione europea in materia

P7_TA(2012)0126

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2010 e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani (2011/2185(INI))

2013/C 258 E/02

Il Parlamento europeo,

vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2010 (11501/2/2011) pubblicata il 26 settembre 2011 dal Servizio europeo per l'azione esterna,

vista la comunicazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio del 12 dicembre 2011 dal titolo "Diritti umani e democrazia al centro dell’azione esterna dell'Unione europea — Verso un approccio più efficace" (COM(2011)0886),

viste le conclusioni del Consiglio relative all'intolleranza, alla discriminazione e alla violenza fondata sulla religione o sul credo, adottate nella 3069a riunione del Consiglio "Affari esteri" tenutasi a Bruxelles il 21 febbraio 2011,

vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea (1),

vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2010 sulla tredicesima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (2),

visti la sua risoluzione del 19 maggio 2010 sulla Conferenza di revisione sullo Statuto di Roma della Corte penale internazionale a Kampala, Uganda (3), le risoluzioni e le dichiarazioni adottate dalla Conferenza di revisione a Kampala, Uganda, 31 maggio - 11 giugno 2011, e gli impegni sottoscritti dall'UE,

vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla Corte penale internazionale: affrontare i problemi e superare le difficoltà (4),

visti la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale (5) e il piano d'azione modificato,

viste la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, le attività dei rappresentanti speciali del Segretario generale dell'ONU sulla situazione dei difensori dei diritti umani nonché gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sulle politiche dell'Unione europea a favore dei difensori dei diritti umani (6),

vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne (7),

visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela dei diritti del bambino e gli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati, nonché le numerose risoluzioni precedenti del Parlamento europeo relative a tali questioni,

vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali (8),

vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2011 sulla dimensione esterna della politica sociale, la promozione delle norme sociali e del lavoro e la responsabilità sociale delle imprese europee (9),

vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione (10),

visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, e le sue ultime revisioni del febbraio 2005 e del giugno 2010,

viste tutte le sue risoluzioni su casi urgenti di violazioni dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

vista la dichiarazione dell'ONU del 1981 sull'eliminazione di ogni forma di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione e sulle convinzioni personali,

vista la risoluzione 66/167 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta contro l'intolleranza, gli stereotipi negativi, la stigmatizzazione, la discriminazione, l'incitamento alla violenza e la violenza contro le persone basata sulla religione o le convinzioni,

viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sulla politica europea di vicinato adottate il 20 giugno 2011 nella sua 3101a riunione,

vista la sua risoluzione del 27 ottobre 2011 sul Tibet, in particolare l'immolazione di suore e monaci (11),

vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sul potere di delega legislativa (12),

vista la dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio sul ricorso agli atti delegati nel futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020, allegata alla sua risoluzione legislativa del 1o dicembre 2011 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito (13),

viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sulla Fondazione europea per la democrazia, adottate il 1o dicembre 2011 durante la sua 3130a riunione, e la dichiarazione sull'istituzione di una Fondazione europea per la democrazia, concordata in seno al COREPER il 15 dicembre 2011,

visti gli articoli 3 e 21 del trattato sull’Unione europea,

visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti dell'uomo,

vista la sua risoluzione del 17 giugno 2010 sull'attuazione del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (14),

vista la sua risoluzione del 7 ottobre 2010 sulla Giornata mondiale contro la pena di morte (15),

vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2010 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo del 2009 e sulla politica dell'Unione europea in materia (16),

vista l'adozione da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 7 aprile 2011 della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica,

vista la risoluzione 65/208 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 21 dicembre 2010, sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie,

viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 46/121, 47/134 e 49/179 sui diritti dell'uomo e l'estrema povertà, 47/196 sulla celebrazione di una Giornata internazionale per l'eliminazione della povertà e 50/107 sulla celebrazione dell'Anno internazionale per l'eliminazione della povertà e la proclamazione del primo Decennio delle Nazioni Unite per l'eliminazione della povertà,

visti i documenti del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite E/CN.4/Sub.2/1996/13, E/CN4/1987/NGO/2, E/CN4/1987/SR.29 ed E/CN.4/1990/15 sui diritti dell'uomo e l'estrema povertà, E/CN.4/1996/25 sul diritto allo sviluppo e la risoluzione 1996/25 della sottocommissione dell'ONU sulla prevenzione della discriminazione e la tutela delle minoranze sulla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali,

vista la relazione del relatore speciale sulla povertà estrema e sui diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (A/66/265), concernente la valutazione delle leggi, dei regolamenti e delle prassi che mirano a condannare, isolare e controllare le persone che vivono in condizioni di povertà e che ledono l'autonomia di tali persone,

vista la risoluzione 17/13 del Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, del 17 giugno 2011, sull'estrema povertà e i diritti dell'uomo e tutte le altre risoluzioni pertinenti del Consiglio per i diritti dell'uomo,

vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 13 ottobre 2011, intitolata "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637),

viste le risoluzioni 1325, 1820, 1888, 1889 e 1960 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 65/276, del 3 maggio 2011, sulla partecipazione dell'Unione europea alle attività delle Nazioni Unite,

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 dicembre 2011, che stabilisce le norme e procedure comuni per l'esecuzione degli strumenti di azione esterna dell'Unione (COM(2011)0842),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 dicembre 2011, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (COM(2011)0844),

vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato (17),

vista la comunicazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione al Consiglio europeo, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dell'8 marzo 2011 intitolata "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" (COM(2011)0200),

vista la comunicazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione del 25 maggio 2011 dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" (COM(2011)0303),

visti la comunicazione della Commissione del 25 ottobre 2011 dal titolo "Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2011)0681) e lo "Studio del quadro giuridico in materia di diritti dell'uomo e dell'ambiente applicabile alle imprese europee che operano al di fuori dell'Unione europea" eseguito dall'Università di Edimburgo nell'ottobre 2010,

vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali (18),

vista la sua raccomandazione destinata al Consiglio del 2 febbraio 2012 su una politica coerente nei confronti dei regimi contro i quali l'UE applica misure restrittive, quando i loro dirigenti esercitano i propri interessi personali e commerciali entro i confini dell'UE (19),

vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite (A/HRC/17/27) del 16 maggio 2011 sulla promozione e la salvaguardia della libertà di opinione e di espressione, a sottolineare l'applicabilità delle norme e dei principi internazionali in materia di diritti umani sulla libertà di opinione e di espressione ad Internet in quanto mezzo di comunicazione,

considerando la relazione del rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU sulla violenza sui minori, del 13 gennaio 2012, che riafferma le basi normative del diritto dei bambini di non subire violenze, e invita alla ratifica universale dei protocolli opzionali alla Convenzione sui diritti dei minori e all'attuazione della legislazione nazionale volta a vietare tutte le forme di violenza sui minori,

vista la sua risoluzione dell'11 maggio 2011 sullo sviluppo della politica di sicurezza e di difesa comune a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona (20),

visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e tutti gli strumenti internazionali pertinenti in materia di diritti umani,

vista la Carta delle Nazioni Unite,

viste tutte le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali (21),

vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni,

vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e i negoziati in corso per l'adesione dell'Unione europea alla Convenzione,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

visti l'articolo 48 e l'articolo 119, paragrafo 2, del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0086/2012),

A.

considerando che i trattati istitutivi prevedono che l'azione esterna dell'Unione si ispiri ai principi della democrazia, dello Stato di diritto, dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, al rispetto della dignità umana e dei diritti delle minoranze, ai principi di uguaglianza e di solidarietà e al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

B.

considerando che la giustizia e lo Stato di diritto sono dei pilastri per una pace sostenibile poiché garantiscono i diritti umani e le libertà fondamentali; che lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI) apporta un contributo decisivo al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, nonché alla lotta contro l'impunità;

C.

considerando che la democrazia, lo Stato di diritto, la giustizia e la responsabilità rappresentano la tutela migliore per i diritti umani, la tolleranza e l'uguaglianza;

D.

considerando che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è al centro dell'Unione europea e ciò dovrebbe riflettersi incessantemente nella sua azione esterna;

E.

considerando che esiste un legame tra diritti umani e sviluppo; che i diritti umani sono essenziali per raggiungere e sostenere gli OSM;

F.

considerando che la libertà di coscienza, di religione, di opinione e di espressione senza il rischio di sanzioni da parte dello Stato sono diritti universali fondamentali;

G.

considerando che i difensori dei diritti umani sono attori cruciali nella protezione e nella promozione dei diritti umani, nonché nel consolidamento della democrazia;

H.

considerando che le organizzazioni non governative sono essenziali per lo sviluppo e per il successo di società democratiche e per la promozione della reciproca comprensione e tolleranza;

I.

considerando che la libertà di religione o di credo continua ad essere sotto crescente minaccia in molte parti del mondo attraverso restrizioni governative e sociali, causando discriminazioni, intolleranza e violenze contro individui e comunità religiose, inclusi i rappresentanti di minoranze religiose;

J.

considerando che si deve trarre insegnamento dai fallimenti passati dell'Unione europea nel riplasmare la sua azione esterna, conservando nel contempo i diritti umani e la democrazia al centro delle sue politiche, e promuovere la transizione nei paesi a regime autoritario, in particolare dove la questione della stabilità e della sicurezza hanno compromesso la politica di principio volta a favorire la democrazia e i diritti umani; considerando che tali fallimenti hanno evidenziato l'esigenza di ridefinire gli attuali strumenti dell'UE relativi alla questione e di istituirne di nuovi, quali la Fondazione europea per la democrazia, uno strumento valido, proattivo, strutturalmente agile e pertanto efficace in termini di costi, decisioni e risposte, alle condizioni di mercato dell'UE, capace di utilizzare un'approfondita conoscenza e visione della situazione locale nei paesi d'impatto, mediante una cooperazione diretta con i partner locali e gemellaggi di partner europei e locali, utilizzando inoltre, in maniera diretta o mediante nuove concessioni, le risorse dell'UE, degli Stati membri e di altre fonti, al fine di sostenere la capacità della società civile in termini di opposizione democratica e i soggetti politici che lottano per il cambiamento democratico nei paesi a regime non democratico e in fase di transizione, in maniera sicura per ciascuna parte e, ove necessario, contestabile;

K.

considerando che elezioni libere ed eque rappresentano soltanto il primo passo verso la democrazia, la quale è un processo a lungo termine basato sul rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e sulla buona governance;

L.

considerando che il potenziamento della clausola relativa ai diritti umani e della condizionalità per le questioni inerenti ai diritti umani negli accordi di partenariato tra l'UE e i paesi terzi, che implicano l'aiuto allo sviluppo dell'UE, resta insoddisfacente;

M.

considerando che nel 2010 si è celebrato il decimo anniversario della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza; considerando, tuttavia, che sono necessari ulteriori sforzi per tale attuazione nell'UE e nel mondo;

N.

considerando che differenti Stati membri hanno esperienze uniche da offrire in termini di superamento dei regimi autoritari del loro passato, e considerando che questa esperienza di transizione dovrebbe essere utilizzata al meglio nelle relazioni dell'Unione con i paesi partner nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani;

O.

considerando che la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2010 fornisce una panoramica generale della politica dell'UE in materia;

P.

considerando che la presente risoluzione si prefigge l'obiettivo di esaminare, valutare e, se del caso, formulare critiche costruttive per quanto riguarda le attività in materia di diritti umani della Commissione, del Consiglio, dell'Alto rappresentante e del Servizio europeo per l'azione esterna e le attività globali del Parlamento al fine di esaminare l'azione dell'UE e di fornire un contributo per la revisione della politica dell'Unione in materia;

Considerazioni generali

1.

sottolinea che, ai fini della credibilità dell'Unione europea nelle relazioni esterne, l'Unione deve agire in modo coerente, in conformità con il trattato e gli obblighi dell'acquis, nonché evitare la disparità dei criteri tra la sua politica in materia di diritti umani ed altre politiche esterne, tra le politiche interne ed esterne e nella gestione dei suoi rapporti con i paesi terzi, combinando questo approccio con la sfida della stesura dei documenti di strategia nazionale sui diritti umani e attuando dei piani d'azione, che devono inoltre comprendere la democratizzazione, riflettendo la specificità di ciascun paese riguardo alle conseguenze e facendo pieno uso degli strumenti pertinenti dell'UE;

2.

sottolinea che devono essere adottate misure appropriate per garantire che i diritti civili e le libertà fondamentali non siano compromessi o ridotti in tempi di crisi economica;

3.

sottolinea, inoltre, che le politiche dell'Unione dovrebbero altresì essere coerenti ed esemplari all'interno dell'UE, nonché coerenti ed in linea con i valori ed i principi fondamentali al fine di massimizzare la credibilità dell'Unione europea a livello mondiale nonché l'efficacia delle politiche in materia di diritti dell'uomo; insiste sulla necessità di indicare chiaramente che siano applicate le raccomandazioni formulate nel 2007 dalla relazione Fava per quanto riguarda il trasporto e la detenzione illegale dei prigionieri e accoglie con favore l'iniziativa che prevede la stesura di una relazione parlamentare di monitoraggio; ritiene deplorevole che, nonostante l'esplicito invito effettuato dal Parlamento europeo nella relazione succitata, alcuni Stati membri non abbiano considerato in modo completo e aperto la questione della propria complicità nella violazione, a livello globale, dei diritti umani verificatasi nel contesto del programma di consegne e di detenzione segreta degli USA, e le violazioni interne dei diritti umani che lo hanno accompagnato; ritiene che questa situazione costituisca un impedimento grave e serio alla promozione, da parte dell'UE, dei diritti umani nel mondo e degli appelli all'autorità morale; invita le istituzioni dell'UE a continuare a esercitare pressione sugli Stati membri al fine di condurre indagini complete e chiare; sottolinea l'importanza di proseguire il lavoro sull'assunzione di responsabilità in relazione alla detenzione segreta nel quadro della lotta contro il terrorismo;

4.

ricorda che i diritti economici e sociali costituiscono parte integrante dei diritti dell'uomo fin dall'adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948; ritiene pertanto che l'UE debba contribuire all'applicazione di tali diritti nei paesi meno avanzati e nei paesi in via di sviluppo con i quali sottoscrive accordi internazionali, ivi compresi accordi commerciali;

5.

ritiene che la rifusione delle direttive sull'asilo debbano porre termine alle continue preoccupazioni in relazione alle violazioni dei diritti umani e alla presunta adozione di criteri diversi da parte degli Stati membri in relazione alla questione; afferma che gli Stati membri dovrebbero presentare le tavole di concordanza per le disposizioni pertinenti delle direttive, in modo da permettere un controllo adeguato della loro attuazione; sottolinea che il difficile compito di creare una politica comune rappresenta un'opportunità per progredire sulla base delle migliori prassi; sottolinea il ruolo assegnato all'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO); insiste affinché gli Stati membri svolgano un ruolo nel reinserimento dei rifugiati e nel rinnovo delle richieste per la creazione di un vero programma congiunto dell'UE per il reinserimento dei rifugiati;

6.

invita gli Stati Uniti a onorare l'impegno di chiudere la struttura di detenzione sita presso la baia di Guantànamo; esorta gli Stati membri a intensificare gli sforzi per il reinserimento dei detenuti non europei rilasciati da Guantànamo, che non possono essere rimpatriati nei propri Stati di residenza, in quanto minacciati di morte, tortura o trattamenti crudeli e inumani;

7.

invita l'UE, gli Stati membri e la Commissione europea ad adottare senza indugio le misure necessarie al fine di garantire il salvataggio in mare dei migranti che cercano di entrare nell'Unione europea e di assicurare il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati membri e le autorità competenti al fine di evitare il naufragio e la morte di centinaia di donne, bambini e uomini in mare;

8.

incentiva i negoziati per l'adesione dell'UE alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

9.

accoglie con favore lo sviluppo dei documenti di strategia nazionale in materia di diritti umani e sottolinea la necessità che essi riguardino anche la democratizzazione; auspica la loro applicazione rapida mediante piani d'azione a complemento di tali strategie, basati su un processo di ampia consultazione con organismi della società civile locali e internazionali, sull'analisi della situazione e sulle esigenze di ciascun paese, facendo ampio ricorso ai pertinenti strumenti dell'UE; insiste sulla necessità di utilizzare tali documenti di strategia nazionale come documenti di riferimento da integrare in tutte le politiche e negli strumenti finanziari esterni pertinenti; ribadisce l'invito a far sì che i documenti di strategia nazionale siano messi a disposizione del Parlamento; sottolinea la necessità di agire in modo coerente e di evitare la disparità dei criteri;

10.

sottolinea il ruolo cruciale svolto dalla società civile nella protezione e nella promozione della democrazia e dei diritti umani; chiede di concludere la nomina, presso le delegazioni dell'UE, del personale incaricato dei contatti con la società civile e i difensori dei diritti umani; sottolinea che i rapporti dell'UE con la società civile devono essere costruiti su un vero partenariato, compreso un dialogo sistematico, tempestivo e regolare su un piano di parità, che deve garantire la partecipazione attiva degli attori della società civile nel processo della buona governance; sottolinea che le informazioni raccolte in tale quadro devono essere valorizzate e tutelate all'interno delle politiche dell'Unione europea, in particolare mediante le clausole in materia di democrazia e diritti dell'uomo; ribadisce la necessità di migliorare la condivisione di informazioni tra i diversi operatori di tutto il mondo attivi nel campo della difesa dei diritti dell'uomo, al fine di consentire loro di approfondire le conoscenze relative alle attività e alle azioni intraprese, in particolare in riferimento ai casi specifici, nonché sulle difficoltà incontrate; sottolinea, a tale proposito, l'opportunità di istituire un meccanismo di monitoraggio della società civile al fine di garantire che quest'ultima sia sistematicamente coinvolta nell'attuazione di accordi e programmi; plaude, nel contempo, a iniziative quali il forum della società civile del partenariato orientale ed incoraggia le istituzioni dell'UE a trarre maggiori vantaggi dalle raccomandazioni e dalle dichiarazioni sviluppate nel corso del forum della società civile del partenariato orientale tenutosi nel 2009 a Bruxelles, nel 2010 a Berlino, e nel 2011 a Poznań;

11.

deplora il fatto che alcuni paesi partner dell'UE stiano avviando processi politicizzati e falsificati contro le persone, violando in tal modo i diritti umani e le norme fondamentali dello Stato di diritto; esprime la sua profonda preoccupazione per il fatto che, nonostante gli inviti internazionali, non venga adottata alcuna misura in quei paesi terzi tesa alla garanzia e al rispetto dei diritti delle persone condannate a fini politici;

12.

sottolinea che favorire la partecipazione diretta dei cittadini alla vita pubblica attraverso la loro diretta partecipazione all'interno dei partiti politici, a livello nazionale ed europeo, costituisce un diritto fondamentale al fine di esprimere il proprio parere e un diritto democratico;

13.

esorta l'UE a intraprendere ulteriori sforzi, a integrare in modo più efficace i diritti umani e la democrazia in tutta la cooperazione allo sviluppo e a far sì che i programmi di sviluppo dell'UE contribuiscano all'adempimento da parte dei paesi partner dei loro obblighi internazionali in materia di diritti umani; chiede altresì di includere i diritti umani e la democrazia nei programmi di collegamento tra aiuto, risanamento e sviluppo (LRRD), a motivo dell'importanza vitale che questi rivestono nel processo di transizione dall'emergenza umanitaria allo sviluppo;

14.

accoglie con favore la particolare rilevanza attribuita ai diritti umani, alla democrazia e allo Stato di diritto nella comunicazione su "Rafforzare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un'agenda per il cambiamento" (COM(2011)0637), e sottolinea che democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, buon governo, pace e sicurezza sono prerequisiti per lo sviluppo, la riduzione della povertà e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, e hanno con essi un rapporto di sinergia e rafforzamento reciproco; ribadisce l'importanza di una politica di sviluppo orientata ai diritti umani e invita l'UE a fissare, nei propri programmi di sviluppo, obiettivi specifici, misurabili, raggiungibili e con scadenze precise per i diritti umani e la democrazia; chiede all'UE di concentrare i propri aiuti allo sviluppo sul rafforzamento delle istituzioni e lo sviluppo della società civile dei paesi beneficiari, in quanto tali elementi sono fondamentali per il buon governo, nonché per garantire la responsabilità e la titolarità dei processi di sviluppo; invita a rafforzare le clausole sui diritti umani e la condizionalità nei programmi sostenuti dall'UE; invita il Servizio europeo per l'azione esterna e la Commissione a ricercare nuove formule per garantire migliori collegamenti tra i dialoghi sui diritti umani con i paesi partner e la cooperazione allo sviluppo;

15.

sottolinea come l'UE dovrebbe garantire il reciproco rafforzamento dei suoi interventi nell'ambito della politica di sviluppo, del consolidamento della pace, della prevenzione dei conflitti e della sicurezza internazionale; evidenzia a tale proposito la necessità di predisporre idonee strategie per i paesi che versano in situazioni di fragilità;

16.

evidenzia l'interconnessione tra povertà estrema e mancato rispetto dei diritti umani e sottolinea la necessità di mettere a punto un insieme di principi sull'applicazione delle norme e dei criteri relativi ai diritti dell'uomo nel contesto della lotta contro la povertà estrema;

17.

ribadisce che il 70 % delle popolazioni povere del pianeta vive in zone rurali e dipende direttamente dalle risorse naturali quanto a sopravvivenza e a benessere e che gli abitanti poveri delle zone urbane sono anch'essi dipendenti da tali risorse; invita l'Unione europea a difendere, quale diritto fondamentale, l'accesso della popolazione alle risorse naturali e vitali del proprio paese, l'accesso al territorio e alla sicurezza alimentare; deplora il fatto che un considerevole numero di persone non abbia accesso a beni fondamentali quali l'acqua; richiama l'attenzione sui diritti sanciti dal patto sociale dell'ONU, quali il diritto a un'alimentazione adeguata, a norme sociali minime, all'istruzione, all'assistenza sanitaria, a condizioni di lavoro giuste ed eque e alla partecipazione alla vita culturale, che dovrebbero ricevere un trattamento equivalente;

La relazione annuale dell'UE per il 2010

18.

sottolinea l'importanza della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo al fine di analizzare e valutare la politica dell'UE in materia; osserva con rammarico che quest'anno, a differenza degli anni precedenti, l'Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione (AR/VP) e/o il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) non hanno presentato la relazione alla plenaria e incita fermamente l'AR/VP a presentare tempestivamente al Parlamento le prossime relazioni;

19.

esprime rammarico per il carattere ampiamente descrittivo della relazione annuale e per l'eccessiva attenzione prestata alle azioni isolate; ribadisce la propria richiesta di adottare un approccio più sistematico, ivi compreso l'uso di indici e parametri di riferimento per i singoli paesi, nonché di analizzare i risultati alla luce di tali obiettivi nella relazione annuale, al fine di facilitare una valutazione motivata dell'operato;

20.

accoglie con favore l'ampia sezione dedicata alla violenza contro le donne e ai diritti dei minori nella relazione annuale di quest'anno; richiama l'attenzione, in tale contesto, su piaghe quali l'aborto coatto e selettivo del sesso, la sterilizzazione forzata e le mutilazioni genitali femminili; riconosce la priorità attribuita al sostegno agli sforzi condotti per abolire a livello mondiale la pena di morte e alle questioni relative alla riforma giudiziaria; approva l'accento pratico posto dall'AR/VP sull'azione dell'UE nei consessi internazionali;

21.

osserva che la relazione annuale non include una sezione specifica relativa allo sviluppo; sottolinea in particolare che, entrato ormai in vigore il trattato di Lisbona e data l'attuale strategia integrata sui diritti umani, nella relazione annuale si dovrebbe dedicare una sezione tematica a "diritti umani e sviluppo";

22.

invita l'AR/VP, nella preparazione delle future relazioni annuali, a consultare attivamente, sistematicamente e in modo completo il Parlamento e, in modo tempestivo e completo, le ONG per i diritti umani, invitando pubblicamente tutte le organizzazioni interessate a fornire il proprio contributo, potenziando l'utilizzo dei social network e dei media al fine di consultare il maggior numero possibile di organizzazioni; invita l'AR/VP a consultare sistematicamente il Parlamento e a riferire nel merito su come si è tenuto conto delle risoluzioni del Parlamento; chiede all'AR/VP di fornire più regolarmente informazioni sulla fase di preparazione delle relazioni annuali future, qualora il Parlamento lo richieda;

Integrazione nelle politiche e nei programmi

23.

prende atto della dichiarazione fatta dall'AR/VP al Parlamento il 13 dicembre 2011 in seguito alla richiesta, da tempo avanzata dal Parlamento, di istituire un rappresentante speciale dell’Unione europea per i diritti umani; chiede che, in caso di creazione di tale carica, il rappresentante speciale dell'Unione europea disponga delle competenze intersettoriali atte a consentire l'attuazione di una politica coerente capace di integrare la dimensione dei diritti umani in tutte le politiche dell'Unione europea; mette tuttavia in guardia contro qualsiasi tentativo di isolare la politica dei diritti umani dalle strategie politiche esterne generali mediante l'istituzione di tale rappresentante speciale;

24.

considera di vitale importanza che gli accordi internazionali, specialmente in materia di commercio, energia, riammissione, sicurezza e cooperazione tecnica, non violino i principi fondatori sanciti dall'articolo 21 dal trattato sull'Unione europea; propone che prima di avviare i negoziati su tali accordi, nonché durante i negoziati stessi, siano elaborate valutazioni di impatto in materia di diritti umani, dotate di parametri di riferimento, cui facciano seguito regolari relazioni sui progressi registrati e che includano gli studi svolti dalle istituzioni unionali e dai servizi competenti per l'attuazione, nonché le valutazioni elaborate dalle organizzazioni locali e internazionali della società civile appartenenti a meccanismi istituzionalizzati di osservazione della società civile; insiste sull'ampio ricorso, a tale proposito, all'articolo 218 del TUE, in base al quale la Commissione ha l'obbligo di informare il Parlamento e il Consiglio in tutte le fasi dei negoziati degli accordi internazionali con i paesi terzi; considera, a questo riguardo, di vitale importanza fornire alle istituzioni dell'Unione europea competenze altamente qualificate e indipendenti per quanto riguarda la situazione dei diritti umani e della democrazia nei singoli paesi;

25.

raccomanda che, per andare oltre alle idee di ordine generale relative all'integrazione della dimensione dei diritti umani, sia elaborata una serie di misure pratiche vincolanti per tutti i funzionari dell'Unione europea che lavorano al suo esterno, nonché per tutto il personale degli Stati membri che partecipa alle azioni operative delle agenzie dell'Unione europea, inclusa FRONTEX, e per gli esperti che lavorano per conto dell'Unione europea e da essa finanziati, che dovrebbero operare in conformità con le norme internazionali; sottolinea che la formazione in materia di diritti umani deve essere obbligatoria all'interno del servizio europeo per l'azione esterna e di tutti i servizi interessati della Commissione; raccomanda che gli incarichi relativi all'integrazione siano inclusi nei mansionari in quanto parte della valutazione annuale del personale;

26.

raccomanda inoltre che, in caso di grave violazione dei diritti umani da parte di un paese partner con cui è stato siglato un accordo internazionale di tipo accordo di partenariato e cooperazione, l'Unione europea adotti posizioni più ferme nell'applicare le sanzioni appropriate sancite dalle clausole in materia di diritti umani dell'accordo, compresa una possibile sospensione temporanea dell'accordo stesso;

27.

sottolinea l'importanza di redigere adeguati programmi di follow-up nell'ambito delle relazioni delle missioni di osservazione elettorale dell'Unione europea in stretta collaborazione con il Parlamento europeo, garantendone altresì il collegamento a eventuali programmi di sviluppo;

28.

sottolinea che l'integrazione della giustizia internazionale deve comprendere sistematicamente la lotta contro l'impunità e il principio di complementarità nel contesto più ampio degli scambi, dello sviluppo e del sostegno allo Stato di diritto; sottolinea che la riabilitazione delle vittime e la loro reintegrazione nella società e nelle comunità interessate devono essere al centro dell'attenzione, con particolare riguardo per i gruppi vulnerabili, compresi le donne, i bambini, i giovani e le persone disabili; evidenzia l'importanza di istituire strutture costituzionali, tra cui un sistema giuridico efficiente, la ripartizione delle competenze e una magistratura indipendente e riconosciuta, al fine di rafforzare la promozione dei diritti umani in tutti i paesi; raccomanda che lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale sia aggiunto al pacchetto di trattati internazionali sul buon governo e lo Stato di diritto che i paesi terzi ammessi al sistema di preferenze generalizzate Plus (SPG+) dovranno ratificare; raccomanda il sistematico inserimento di clausole della Corte penale internazionale nelle clausole in materia di diritti umani e democrazia degli accordi dell'Unione europea con i paesi terzi, tenendo conto del fatto che tali clausole devono essere considerate quali elementi fondamentali degli accordi e concentrando l'attenzione sui partenariati strategici e i paesi interessati dalla politica europea di vicinato;

Azione dell'Unione europea nel contesto delle Nazioni Unite

29.

accoglie con favore l'adozione della risoluzione 65/276 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla partecipazione dell'Unione europea alle attività delle Nazioni Unite come un primo timido passo verso il raggiungimento di un ruolo più rilevante dell'Unione in tale organizzazione; sottolinea che parlare con una voce non deve pregiudicare i diritti umani, ma considera piuttosto che l'Unione europea debba ora insistere con vigore per esercitare i propri diritti e sfruttare il proprio status potenziato al fine di perseguire un'ambiziosa strategia in materia di diritti umani e di promozione della democrazia;

30.

ribadisce l'invito rivolto al Consiglio di autorizzare l'AR/VP a formulare orientamenti relativi a consultazioni regolari tra gli ambasciatori degli Stati membri e gli ambasciatori dell'Unione europea, in particolare tra quelli che lavorano a livello multilaterale in sedi quali Ginevra e New York, affinché l'Unione europea possa perseguire con successo il suo programma ONU e adoperarsi per la promozione e la difesa dei diritti umani;

31.

accoglie con favore il ruolo costruttivo svolto dall'Unione europea nella riforma del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (HRC), in particolare il suo totale sostegno a favore dell'indipendenza dell'Alto Commissariato per i diritti umani, la sua difesa del ruolo delle procedure speciali e dei mandati dei paesi e dell'indivisibilità di tutti i diritti umani; raccomanda che l'Unione europea e i suoi Stati membri ribadiscano la propria chiara opposizione alla pratica di gruppi regionali che propongono il concetto di "tabula rasa" in relazione alle elezioni dell'UNHRC; accoglie con favore il primo ciclo completo di revisioni periodiche universali e raccomanda che gli Stati membri dell'Unione europea diano l'esempio partendo dall'impulso del ciclo iniziale seguito da consultazioni a livello nazionale; approva l'integrazione di un seguito alle revisioni periodiche universali nell'agenda per il dialogo dell'Unione europea sui diritti umani con i paesi terzi e nei documenti di strategia nazionale;

32.

sottolinea il fatto che, al fine di ottenere il consenso su un maggior numero delle sue proposte presso l'UNHRC, è opportuno migliorare con urgenza la capacità di intervento dell'Unione europea, anche mediante il sostegno dell'AR/VP da parte delle capitali influenti dei paesi terzi a favore delle posizioni dell'Unione europea; accoglie con favore l'assunzione, in seno al gruppo di lavoro sui diritti umani del Consiglio (COHOM), di un approccio a medio termine più strategico per quanto riguarda la preparazione delle sessioni dell'HRC;

Strategia dell'Unione europea in merito alla Corte penale internazionale (CPI) e alla lotta contro l'impunità

33.

accoglie favorevolmente l'aggiornamento della politica dell'Unione europea sulla Corte penale internazionale del 12 luglio 2011; constata che lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale istituisce un meccanismo di "ultima istanza" per assicurare alla giustizia quanti si rendono responsabili di crimini contro l'umanità, di genocidio, di guerra e del crimine di aggressione, conformemente al principio di complementarità contenuto nello Statuto di Roma; prende atto degli sforzi della Commissione europea per mettere a punto un "kit di strumenti di complementarità" volto a sviluppare le capacità nazionali e creare la volontà politica di indagare e perseguire i presunti crimini internazionali e sottolinea l'importanza di consultazioni approfondite con gli Stati membri, il Parlamento e le organizzazioni della società civile al fine di perfezionare tale kit; accoglie con favore gli sforzi compiuti dalle società civili degli Stati membri dell'Unione europea volti a sostenere la complementarità nei paesi in cui, ai sensi del diritto internazionale, sono stati perpetrati crimini e consistenti violazioni dei diritti umani, e ne esorta il proseguimento; incoraggia l'Unione europea e i suoi Stati membri ad adottare una serie di orientamenti interni che delineino un codice di condotta per i contatti con le persone ricercate dalla Corte penale internazionale; invita tutti gli Stati membri (in particolare la Repubblica di Cipro, la Repubblica Ceca, l'Ungheria, l'Italia, il Lussemburgo e il Portogallo) a integrare pienamente lo Statuto di Roma nella rispettiva legislazione nazionale, in particolare attraverso la promulgazione di una legislazione nazionale pertinente in materia di collaborazione con la Corte penale internazionale e la conclusione di accordi quadro con la stessa, al fine di facilitare la cooperazione, in particolare per garantire l'esecuzione di mandati di arresto e altre richieste della Corte;

34.

accoglie l'adozione, in occasione della conferenza di revisione di Kampala, di emendamenti allo Statuto di Roma in relazione al crimine di aggressione e a taluni crimini di guerra, e invita tutti gli Stati membri dell'Unione europea a ratificare immediatamente questi importanti emendamenti e ad attuarli come parte del proprio sistema penale nazionale; esorta in proposito il Consiglio e la Commissione a far uso della loro autorità internazionale a vantaggio della garanzia e del consolidamento dell'universalità dello Statuto di Roma, al fine di precisare concretamente, in modo più ampio e con il consenso internazionale, le fattispecie di aggressioni contrarie al diritto internazionale; accoglie favorevolmente l'impegno assunto dall'Unione europea in particolare in materia di lotta contro l'impunità, in quanto valore centrale da condividere con i nostri partner nella sottoscrizione degli accordi, e ne richiede un'applicazione coerente;

35.

raccomanda che l'Unione europea includa sistematicamente le clausole della Corte penale internazionale negli accordi con i paesi terzi e promuova il rispetto della Corte, la cooperazione con la stessa e l'assistenza nei suoi confronti all'interno del quadro dell'accordo di Cotonou e dei dialoghi tra l'Unione europea e le organizzazioni regionali, quali l'Unione africana, la Lega araba, l'Organizzazione degli Stati americani e l'OSCE, e i paesi terzi;

36.

si compiace per il sostegno logistico e finanziario dell'Unione europea e degli Stati membri a favore della Corte penale internazionale e ne raccomanda il proseguimento; esprime profonda preoccupazione per il risultato delle discussioni in materia di bilancio durante la sessione dell'assemblea degli Stati parte di dicembre 2011, che minaccia di tagliare i finanziamenti alla Corte, compromettendone la capacità di garantire giustizia e di fare fronte a nuovi eventi; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a fornire un sostegno adeguato all'operato della Corte, compreso lo svolgimento di un ruolo dinamico nella consegna delle persone ricercate;

Politiche dell'Unione europea a favore della democratizzazione

37.

insiste sul fatto che gli obiettivi dello sviluppo, della democrazia, dei diritti umani, della buona governance e della sicurezza sono interrelati; ribadisce la sua convinzione della necessità che tutte le azioni esterne dell'Unione europea uniscano a una dimensione politica a sostegno del pluralismo, della democrazia e del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, una dimensione di sviluppo focalizzata sul progresso socioeconomico che includa l'eliminazione della povertà, la lotta contro la disuguaglianza e la necessità fondamentale dell'alimentazione, basata sullo sviluppo sostenibile; aggiunge, in tale contesto, che i programmi di aiuto allo sviluppo dell'Unione europea dovrebbero prevedere riforme concrete e sostanziali al fine di garantire il rispetto dei diritti umani, della trasparenza, dell'uguaglianza di genere e della lotta alla corruzione nei paesi beneficiari; osserva, inoltre, che dovrebbero essere applicate una condizionalità più rigorosa e una sospensione degli aiuti nei confronti dei paesi beneficiari che ignorano palesemente i diritti e le libertà umani fondamentali e che non sono in grado di attuare una legislazione conforme agli obblighi internazionali;

38.

ritiene che l'approccio finalizzato al miglioramento dei risultati "more for more" (più per più) debba regolare le relazioni dell'Unione europea con tutti i paesi terzi, e che l'Unione europea debba concedere uno status avanzato ai paesi partner solo quando sono soddisfatti chiari requisiti in relazione ai diritti umani e alla democrazia; ritiene che tale questione debba essere considerata seriamente nei prossimi negoziati con la Russia sul nuovo accordo di partenariato avanzato;

39.

invita a sostenere sistematicamente i nuovi parlamenti eletti in modo libero ed equo, soprattutto nei paesi in fase di transizione e in quelli in cui l'Unione europea ha inviato una missione di osservazione elettorale; ritiene che tale sostegno debba essere finanziato mediante lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e gli strumenti geografici;

40.

accoglie con favore la decisione politica di istituire una Fondazione europea per la democrazia espressa nella comunicazione congiunta dell'AR/VP e della Commissione, nelle conclusioni del Consiglio della 3101a e della 3130a riunione che hanno portato alla dichiarazione in merito all'istituzione di una Fondazione europea per la democrazia concordata in seno al COREPER il 15 dicembre 2011, abbinata agli sforzi compiuti da un gruppo di lavoro della Fondazione europea per la democrazia istituito sotto l'egida del servizio europeo per l'azione esterna in collaborazione con gli Stati membri e con le istituzioni dell'Unione europea; ne sottolinea il potenziale ruolo, sotto lo scrutinio del Parlamento, quale strumento flessibile e valido a sostegno degli attori che lottano per il cambiamento democratico nei paesi a regime non democratico e in fase di transizione; esorta il Consiglio a garantire che tale strumento, fra le sue altre azioni, serva a integrare l'operato degli strumenti esistenti, in particolare dello Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, senza creare strutture burocratiche superflue; sottolinea l'esigenza che il contributo dell'Unione europea al bilancio di tale Fondazione costituisca una mera integrazione e che sia concesso nella piena osservanza delle norme finanziarie e nel rispetto del diritto all'osservazione e al controllo da parte dell'autorità di bilancio;

Sostegno elettorale

41.

sottolinea l'importanza di un processo politico di sostegno che non si concentri soltanto sul periodo immediatamente precedente e successivo alle elezioni, bensì sia basato sulla continuità; accoglie favorevolmente l'attenzione dell'AR/VP nei confronti di una "democrazia profonda", che colleghi i processi democratici ai diritti umani, alla libertà di espressione e di associazione, alla libertà di religione e di credo, allo Stato di diritto e alla buona governance; sottolinea che, in tale contesto, occorre attribuire un ruolo giustamente preminente alla libertà religiosa; rileva che tale diritto è generalmente considerato, tra tutti i diritti umani, uno dei più importanti;

42.

sottolinea ancora una volta l'importanza di scegliere i paesi prioritari per le missioni di osservazione elettorale sulla base del potenziale di impatto che una missione può avere nel favorire un processo di reale democratizzazione a lungo termine;

43.

invita il Consiglio, la Commissione e il servizio europeo per l'azione esterna a sviluppare una strategia politica per ogni missione di osservazione elettorale dell'Unione europea, seguita da una valutazione del progresso democratico due anni dopo la missione, da presentare nel corso della discussione annuale del Parlamento con l'AR/VP in materia di diritti umani; si compiace dell'impegno dell'AR/VP di prestare maggiore attenzione, nell'attività di osservazione elettorale, alla partecipazione delle donne, delle minoranze nazionali e delle persone disabili, sia in qualità di candidati che di elettori (22);

44.

sottolinea l'importanza di elaborare, al termine di ogni missione di osservazione elettorale, raccomandazioni realistiche e realizzabili, ove applicabile, in collaborazione con altri soggetti internazionali, la cui diffusione e il cui controllo siano affidati alle delegazioni dell'Unione europea; ritiene che le delegazioni permanenti del PE e le assemblee parlamentari congiunte debbano svolgere un ruolo maggiore in termini di seguito dato a tali raccomandazioni e di analisi dei progressi in materia di diritti umani e di democrazia; sostiene pertanto la promozione di un dialogo sostenibile e regolare con i parlamenti dei paesi terzi interessati; sottolinea l'esigenza di migliorare la metodologia di lavoro delle delegazioni di osservazione elettorale del Parlamento europeo e di prestare attenzione al potenziamento delle competenze degli eurodeputati e del personale partecipanti;

Dialoghi e consultazioni sui diritti umani con i paesi terzi

45.

sottolinea che la partecipazione a un dialogo strutturato sui diritti umani, benché apprezzata, è troppo spesso utilizzata come pretesto per evitare discussioni su queste problematiche a livelli politici più elevati, compresi i vertici con i partner; invita tutte le istituzioni dell'Unione europea, i suoi Stati membri e le loro ambasciate a compiere maggiori sforzi per integrare questi dialoghi in tutte le azioni esterne dell'Unione europea a livello nazionale; sottolinea l'esigenza di trasparenza e di un'effettiva consultazione preliminare delle organizzazioni della società civile, nonché di rapporti informativi successivi al dialogo, al fine di riferire sui risultati;

46.

esprime, pertanto, delusione per il mancato conseguimento di progressi in un determinato numero di dialoghi sui diritti umani (attualmente superiore a quaranta) e prende atto di quanto affermato in alcune sfere secondo cui, in certi casi, le consultazioni dell'Unione europea sui diritti umani sarebbero strumentalizzate, e si sarebbero trasformate in una procedura piuttosto che in uno strumento volto a conseguire risultati tangibili e quantificabili;

47.

esprime rammarico per il fatto che le valutazioni delle consultazioni e le valutazioni successive al dialogo non abbiano portato a elaborare chiari indicatori o parametri di riferimento delle prestazioni; esorta a fissare in anticipo gli obiettivi e a valutarli immediatamente dopo ogni dialogo o consultazione, in modo trasparente e coinvolgendo tutte le possibili parti interessate; sottolinea che è necessario fare tesoro di tali valutazioni nelle riunioni di vertice e negli altri contatti tra l'Unione europea e i suoi partner, e che esse divengano parte integrante delle azioni dell'Unione europea e dei suoi Stati membri in altri consessi bilaterali e multilaterali; ritiene che occorra rivolgere speciale attenzione a tali indicatori, al fine di assicurare l'efficacia delle clausole in materia di democrazia e di diritti dell'uomo in tutti gli accordi dell'Unione europea, indipendentemente dalla loro natura;

48.

sottolinea l'importanza e l'urgenza di migliorare le modalità e la sostanza di tali dialoghi in consultazione con la società civile; ribadisce che i dialoghi possono essere costruttivi e avere un impatto reale a livello locale solo se seguiti da azioni concrete che tengano conto degli obiettivi e delle linee guida dell'Unione europea sui dialoghi in materia di diritti umani con i paesi terzi, nonché qualora si mettano a punto misure correttive;

49.

rammenta che l'Unione europea dovrebbe ricorrere a tali dialoghi come a uno strumento destinato a sollevare i singoli casi di violazioni dei diritti umani nei paesi terzi, quali, ad esempio, i casi di prigionieri e detenuti politici in Vietnam e in Cina, incarcerati per aver esercitato pacificamente diritti fondamentali come la libertà di espressione, di assemblea, di associazione e di religione; invita altresì l'Unione europea a utilizzare regolarmente tale opportunità e a dare riscontro alle risposte ai singoli casi sollevati, a osservare tali casi e a collaborare più da vicino con le organizzazioni per la tutela dei diritti umani coinvolte, nonché con gli altri paesi che intrattengono dialoghi sui diritti umani con il paese in questione;

50.

esprime rammarico per il fatto che sia stato elaborato, in maniera saltuaria, solo un numero limitato di valutazioni, nonostante gli orientamenti istituiti prevedano che ogni dialogo "deve essere valutato, di preferenza, ogni due anni"; si rammarica enormemente per l'assenza di una partecipazione sistematica del Parlamento europeo alle valutazioni correnti, comprese quelle relative a Russia e Cina; chiede di formalizzare l'accesso del Parlamento europeo a tali valutazioni e di garantire che quanto richiesto sia eseguito nella maniera più aperta e trasparente possibile; ricorda quanto riportato negli orientamenti, secondo cui "la società civile sarà associata a tale processo di valutazione", e ritiene che il mantenimento dell'impegno assunto richieda a tale scopo la creazione di un meccanismo concreto;

51.

si dichiara particolarmente preoccupato per la situazione nel Mali successivamente al colpo di stato del 22 marzo 2012 e per il fatto che il paese si trovi alle prese con la "peggiore crisi umanitaria di questi ultimi venti anni" a motivo dell'insicurezza alimentare di cui soffrono circa tre milioni di persone e degli spostamenti di popolazione provocati dai conflitti nel nord; chiede che sia sbloccato un aiuto umanitario supplementare dell'Unione europea per far fronte a questa situazione; ritiene altresì necessario che l'Unione europea e gli Stati membri promuovano un'uscita pacifica dal conflitto basata sulla protezione delle popolazioni e senza ingerenze esterne negli affari politici del paese;

52.

ribadisce che i diritti delle donne devono costituire parte integrante dei dialoghi in materia di diritti umani condotti dall'Unione europea e del dialogo politico dell'Unione con i paesi terzi con i quali sono stati sottoscritti accordi di cooperazione o di associazione, in linea con le clausole relative ai diritti umani che figurano in detti accordi, e che la partecipazione delle donne alle transizioni pacifiche – tanto al tavolo dei negoziati quanto in ruoli attivi – dovrebbe essere estesa; invita la Commissione e il Consiglio ad adottare tutte le misure necessarie in caso di violazione di tali disposizioni;

53.

deplora il fatto che, nonostante i numerosi inviti del Parlamento europeo e di altre istituzioni internazionali, Mikhail Khodorkovsky sia stato condannato nel corso del suo secondo processo, politicizzato e mosso da ragioni amministrative, in Russia, il che non è conforme ai principi di un sistema giudiziario equo e indipendente e viola pertanto gravemente i diritti umani;

Diritti umani e clausole democratiche

54.

chiede che tutte le relazioni contrattuali con paesi terzi, industrializzati e in via di sviluppo, compresi gli accordi settoriali, commerciali e tecnici o di aiuto finanziario, comprendano clausole vincolanti chiaramente formulate sui diritti umani e la democrazia, senza alcuna eccezione; invita la Commissione a garantire un'applicazione più rigorosa di tali clausole; ribadisce la necessità di elaborare un catalogo unico di parametri di riferimento in materia di diritti umani e di democrazia a fini descrittivi e di valutazione, riconosciuto da tutte le istituzioni dell'Unione europea; suggerisce che l'attuazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e altre convenzioni fondamentali in materia di diritti umani potrebbero rappresentare il fulcro di tale catalogo unico di parametri di riferimento dell'Unione europea in materia di diritti umani e di democrazia;

55.

chiede alla Commissione di non esitare a utilizzare il meccanismo di sospensione degli accordi in vigore ogniqualvolta si verifichino ripetute violazioni delle clausole standard relative ai diritti umani;

56.

sottolinea che l'applicazione della clausola nella sua forma attuale, negli accordi di libero scambio che devono essere a breve sottoposti all'attenzione del Parlamento, consente a quest'ultimo di esplorare la possibilità di definire parametri di riferimento in materia di diritti umani senza attenderne la ratifica, per raggiungere progressi concreti e tangibili in merito; ribadisce il suo invito alla Commissione a definire una "clausola tipo" che faccia riferimento agli obblighi internazionali delle parti e comprenda una procedura di consultazione, specificando i meccanismi politici e giuridici che devono essere usati nell'eventualità di una richiesta di sospensione della cooperazione per violazioni sistematiche o ripetute dei diritti umani in contrasto con il diritto internazionale; è del parere che il meccanismo di applicazione della clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia, richiesto dal Parlamento, costituisca l'unico modo per garantire la concreta attuazione di tali clausole e debba essere considerato un meccanismo preventivo e di allarme, che istituisce un dialogo tra l'Unione europea e il paese partner e cui deve far seguito un meccanismo di osservazione; raccomanda la definizione di un sistema di sanzioni chiaro e progressivo, che comprenda la possibilità di una sospensione finale; insiste fortemente sulla necessità che il Parlamento partecipi al processo decisionale con la Commissione ed il Consiglio a questo riguardo;

57.

pone l'accento sulla necessità di assicurare un controllo efficace quanto all'attuazione degli impegni assunti in materia di rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, nonché della loro promozione; invita a utilizzare gli studi d'impatto sui diritti umani e la democrazia, oltre a quelli esistenti sullo sviluppo sostenibile, nonché a prendere in considerazione le valutazioni e le conclusioni di tali studi nell'ambito dei negoziati e a rifletterle negli accordi finali;

58.

propone l'uso di indicatori e criteri obiettivi negli studi relativi all'impatto sui diritti umani e nella loro valutazione;

Commercio e diritti umani

59.

si aspetta un capitolo completo sui diritti umani, oltre al capitolo sociale e a quello ambientale, in tutti i futuri accordi di libero scambio e, nel contesto dei negoziati attualmente in corso, si rammarica delle obiezioni sollevate in merito a detto principio da alcuni partner quali India e Canada; chiede che il capitolo sullo sviluppo sostenibile negli accordi sia rafforzato attraverso l'inclusione di una procedura di reclamo aperta alle parti sociali e alla società civile, la creazione di un organo indipendente per la risoluzione delle pertinenti controversie e la possibilità di ricorrere a un meccanismo di risoluzione delle controversie che preveda l'imposizione di ammende e la sospensione dei benefici commerciali nel caso in cui si verifichi una grave violazione delle pertinenti norme in materia di ambiente e lavoro, analogamente ai meccanismi relativi alle disposizioni di accesso ai mercati; sottolinea che i meccanismi di monitoraggio e di applicazione del sistema SPG+ dovrebbero essere ulteriormente rafforzati; chiede che gli obiettivi della responsabilità sociale d'impresa (RSI) acquisiscano natura vincolante per le imprese europee attive nei paesi con istituzioni deboli;

Politica europea di vicinato (PEV)

60.

ritiene che la "primavera araba" sia servita a dimostrare quanto le politiche dell'UE sinora siano state inadeguate a fornire un efficace sostegno al forte desiderio popolare di democrazia, rispetto delle libertà fondamentali, giustizia e governo responsabile e rappresentativo nei paesi in cui questo non è permesso; accoglie, quindi, con favore le comunicazioni congiunte della Commissione e dell'AR/VP dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento", che esprime, tra l'altro, la necessità di istituire la Fondazione europea per la democrazia, e "Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale" nonché l'approccio fondato su impegni condivisi e responsabilità reciproca per quanto attiene ai valori universali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, a una maggiore condizionalità basata sugli incentivi e alla differenziazione delle politiche, al progresso della cooperazione multilaterale e subregionale, nonché al principio di una ulteriore partecipazione della società civile; sottolinea che la "primavera araba" diventerebbe un paradosso se dovesse evolversi in una direzione che neghi i diritti fondamentali delle donne, dei difensori dei diritti umani, delle minoranze religiose e di altri gruppi sociali nei paesi interessati da tale fenomeno;

61.

ritiene che, dall'inizio della "primavera araba", le ONG locali e i cittadini organizzati abbiano svolto un ruolo fondamentale nella mobilitazione delle persone e nella promozione della loro partecipazione alla vita pubblica allo scopo di informarle dei loro diritti e di metterle in condizione di comprendere e accogliere la democrazia; sottolinea che le priorità politiche per le future riforme devono derivare da consultazioni partecipative con le ONG locali e con i difensori dei diritti civili;

62.

sottolinea la necessità di sostenere altresì i movimenti democratici nei paesi del vicinato orientale; accoglie favorevolmente il nuovo approccio alla PEV che mira a fornire un maggiore sostegno alle parti impegnate a costruire una democrazia profonda e sostenibile, a sostenere lo sviluppo economico inclusivo e a rafforzare le due dimensioni regionali della politica europea di vicinato;

63.

sostiene un approccio basato sui risultati "più si dà, più si ottiene" ("more for more") in linea con la nuova visione della PEV; insiste sul fatto che la differenziazione dovrebbe essere basata su criteri chiaramente definiti e parametri regolarmente monitorati e propone che i parametri esposti nelle comunicazioni siano considerati come obiettivi da integrare con parametri più specifici, misurabili, realizzabili e limitati nel tempo; invita il SEAE e la Commissione a fornire una metodologia chiara e adeguata per valutare i risultati ottenuti dai paesi della PEV per quanto riguarda il rispetto e la promozione della democrazia e dei diritti umani, a riferire regolarmente onde creare le basi per lo stanziamento dei fondi nell'ambito dell'approccio "more for more" e a inserire queste valutazioni nelle relazioni annuali sui progressi compiuti; sottolinea che i fondi che non possono essere stanziati o trasferiti a causa di una valutazione negativa debbano essere ridistribuiti tra gli altri progetti realizzati nei paesi partner della PEV, sia nella dimensione meridionale che orientale;

64.

sottolinea la fondamentale importanza della partecipazione attiva della società civile ai processi di governance e di trasformazione sociale, nonché del suo contributo a tali processi, riconoscendo l'esigenza di includervi i rappresentanti dei gruppi femminili e minoritari; sostiene fortemente un maggiore impegno con la società civile in tali processi, sia in termini di un intervento in continua crescita che di un'enfasi maggiore rivolta all'inclusione delle opinioni della società civile nel processo decisionale; accoglie con favore, a tal proposito, tutti i programmi dell'UE che mirano alla formazione di giovani professionisti e alla semplificazione dei programmi di scambio per gli studenti dei paesi terzi, in quanto contribuiscono efficacemente allo sviluppo della società civile; sottolinea la necessità di un sostegno strutturale e finanziario indipendente per la società civile; ritiene che, come nel caso del processo relativo alle revisioni periodiche universali in seno all'UNHRC, gli attori della società civile locale e internazionale debbano essere coinvolti nell'elaborazione delle relazioni della Commissione sui progressi compiuti nell'ambito della PEV, tramite la presentazione separata da parte loro di una valutazione che andrà a corredare tali relazioni; accoglie con favore i passi compiuti verso l'istituzione dello strumento per la società civile e della Fondazione europea per la democrazia e chiede che tali iniziative ricevano finanziamenti sostanziali nel prossimo quadro finanziario pluriennale; insiste sul fatto che, in futuro, la società civile debba essere impegnata in modo da contribuire direttamente attraverso un "meccanismo di monitoraggio della società civile" istituzionalizzato;

65.

esprime profonda preoccupazione per il fatto che quattro paesi partner della PEV non abbiano firmato il protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, undici paesi non l'abbiano ratificato, e altri quattordici non abbiano definito le misure preventive nazionali richieste; chiede l'azione immediata dell'UE per sopperire a questa mancanza;

66.

ritiene che la promozione e il sostegno della nonviolenza rispecchino un valore internazionale e costituiscano un modo adeguato di difendere e promuovere i diritti umani dall'interno, in particolare considerando che la metodologia della nonviolenza offre risultati efficienti in termini di prevenzione dei conflitti e di sostegno a favore della democrazia, dello Stato di diritto e della società civile in tutto il mondo; propone di dare alla nonviolenza un ruolo importante e un peso politico nelle politiche interne ed esterne dell'Unione europea, sostenendo le iniziative in grado di incoraggiare e sviluppare un attivismo non violento e pacifico in tutto il mondo con la diffusione di assistenza pratica a sostegno degli attivisti non violenti e dei difensori dei diritti umani;

67.

ribadisce il proprio invito all'Alto rappresentante/Vicepresidente e agli Stati membri dell'UE affinché operino a favore di una forte posizione comune dell'UE in merito al seguito dato alla missione conoscitiva sul conflitto di Gaza, chiedendo pubblicamente l'attuazione delle sue raccomandazioni e l'assunzione di responsabilità per tutte le violazioni del diritto internazionale, indipendentemente dai presunti autori, attraverso lo svolgimento di indagini indipendenti, imparziali, trasparenti ed efficaci; è del parere che non possa esservi alcun efficace processo di pace in Medio Oriente senza assunzione di responsabilità e giustizia;

Strumenti finanziari esterni, in particolare l'EIDHR (Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani)

68.

rileva che, malgrado le forti dichiarazioni politiche dell'UE a favore dei diritti umani, a valle si registra un indebolimento nel ciclo di programmazione a causa del quale gli impegni a favore dei diritti umani scompaiono dagli strumenti specifici e dagli stanziamenti settoriali per paese; osserva che, sfortunatamente, i diritti umani e la democrazia sono stati a volte "ghettizzati" nell'EIDHR a scapito della loro integrazione in tutti gli strumenti;

69.

accoglie con favore la comunicazione della Commissione intitolata "Programma di cambiamento" e l'accento posto sull'interrelazione tra gli obiettivi dello sviluppo, della democrazia, dei diritti umani, della buona governance e della sicurezza; accoglie favorevolmente la maggiore attenzione rivolta agli impegni dei paesi partner nel definire l'insieme di strumenti e modalità a livello nazionale; sottolinea, nel contempo, l'esigenza di eliminare l'attuale disparità dei criteri e di evitarla in futuro; accoglie con favore la trasposizione di questa politica nella comunicazione della Commissione intitolata "Il futuro approccio al sostegno di bilancio dell'UE a favore dei paesi terzi" in cui si afferma che il sostegno al bilancio generale sarà fornito solo quando i paesi partner si impegneranno a soddisfare le norme internazionali in materia di diritti umani e democrazia; invita la Commissione e il SEAE a tradurre questo quadro politico in attività concrete, operative, misurabili e con un limite temporale, integrate nei vari settori di cooperazione e accompagnate dal necessario rafforzamento dei quadri istituzionali e delle capacità amministrative;

70.

raccomanda vivamente che, nell'ambito dei futuri strumenti di sviluppo, si ponga particolare attenzione ai programmi tematici, in quanto affrontano specificamente le questioni dei diritti umani, allo scopo di promuovere i legami di rafforzamento reciproco tra lo sviluppo e i diritti umani;

71.

rileva che, al fine di massimizzare la coerenza e l'efficacia, è necessario un approccio strategico per combinare i diversi strumenti geografici e tematici al fine di proteggere e promuovere i diritti umani, sulla base di una solida analisi del contesto locale che elimini l'attuale disparità dei criteri e la eviti in futuro; plaude, in questo senso, all'impegno espresso il 12 dicembre 2011 nella comunicazione congiunta "Diritti umani e democrazia al centro dell'azione esterna dell'Unione europea: verso un approccio più efficace" di tenere conto delle strategie nazionali sui diritti umani nella programmazione e nell'attuazione dei cicli di assistenza dell'UE, e invita l'AR/VP a elaborare una metodologia più dettagliata per onorare quest'impegno;

72.

accoglie con favore le proposte della Commissione in merito agli strumenti per l'azione esterna post-2014, in particolare l'attenzione data alla necessità di introdurre procedure decisionali semplificate e flessibili che permettano un'adozione più rapida dell'attuazione dei programmi d'azione annuale e pertanto della fornitura di assistenza; apprezza le ampie consultazioni in fase di svolgimento all'interno della società civile e confida che i documenti finali riflettano le preoccupazioni sollevate da tutte le parti interessate;

73.

si compiace del fatto che gli obiettivi dell'EIDHR siano stati definiti in modo più chiaro e il suo campo di applicazione sia stato aggiornato, riflettendo la maggiore attenzione prestata ai diritti economici, sociali e culturali, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione o di credo e al sostegno alla democrazia; apprezza la nuova possibilità di assegnare direttamente contributi per finanziare interventi nelle condizioni o situazioni più difficili, o per migliorare il sostegno a favore dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni non registrate;

74.

sottolinea il fatto che occorre rispettare le prerogative del Parlamento nella programmazione dell'EIDHR e degli altri strumenti, assegnando un'attenzione particolare ai diritti umani e alla democrazia; sostiene, di conseguenza, con fermezza che i documenti strategici per tali strumenti non possono essere considerati atti di esecuzione e devono essere adottati in conformità della procedura di cui all'articolo 290 del TFUE sugli atti delegati;

Pena di morte

75.

plaude al successo della risoluzione 65/206 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 21 dicembre 2010, concernente una moratoria sull'applicazione della pena di morte, che indica un rafforzamento del sostegno globale a favore dell'abolizione e una crescente consapevolezza tra attivisti, giudici, politici e cittadini in generale; accoglie con favore anche il ruolo importante rivestito dall'UE nell'assicurare questa vittoria; attende con interesse un forte partenariato con gli Stati membri e il SEAE sulla risoluzione dell'Assemblea generale del 2012;

76.

ribadisce che l'Unione è contraria alla pena di morte in qualsiasi circostanza ed esorta l'UE a continuare a ricorrere alla cooperazione e alla diplomazia per l'abolizione della pena di morte in tutte le possibili sedi internazionali, conformemente agli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, e anche a garantire che sia pienamente rispettato il diritto a un equo processo per ciascun individuo che rischia di essere giustiziato, senza il ricorso alla tortura e a qualsiasi maltrattamento volto a estorcere confessioni; nei paesi in cui, nonostante gli sforzi dell'UE e di altri, la pena di morte viene ancora utilizzata, chiede il rispetto dei diritti umani fondamentali dei condannati, tra cui il pieno accesso alle informazioni sulla loro situazione, almeno per la famiglia e i parenti stretti, il rispetto per il corpo e il diritto a un funerale decoroso; nel condannare le recenti esecuzioni in Bielorussia di Dźmitryj Kanawałau e Uładzisłaua Kawaliou, sottolinea che questi diritti fondamentali non sono stati rispettati, in quanto le esecuzioni sono state effettuate in segreto, all'insaputa delle famiglie e senza la possibilità di recuperare i corpi per seppellirli in modo rispettoso; ricorda che l'Unione europea costituisce il principale donatore a favore delle organizzazioni della società civile che lottano contro la pena di morte; chiede alla Commissione di mantenere questa pena crudele e inumana tra le priorità tematiche nel contesto dell'EIDHR;

77.

sottolinea l'importanza che l'UE continui a monitorare le condizioni in cui si svolgono le esecuzioni nei paesi che ancora praticano la pena di morte e a sostenere una riforma giuridica e costituzionale che porti alla piena e totale abolizione;

78.

invita l'AR/VP, il SEAE e la Commissione a fornire orientamenti su una politica globale relativa ai cittadini dell'UE che rischiano di essere giustiziati nei paesi terzi, comprendente forti meccanismi di identificazione, prestazione di consulenza legale e intervento legale dell'UE;

79.

accoglie con favore la decisione della Commissione del 20 dicembre 2011 di modificare il regolamento (CE) n. 1236/2005 e di rafforzare, in tal modo, il controllo delle esportazioni di taluni farmaci che possono essere utilizzati per le esecuzioni e di attrezzature che possono essere impiegate per le torture; invita la Commissione a far fronte alle restanti lacune nel regolamento introducendo una clausola onnicomprensiva di uso finale che vieti l'esportazione di qualsiasi farmaco che potrebbe essere impiegato a fini di tortura o di esecuzione;

Controllo delle armi

80.

osserva che il 60 % di tutti i casi individuali di violazione e abuso dei diritti umani commessi nel quadro o al di fuori di un conflitto armato e documentati da Amnesty International è direttamente collegato all'uso di armi leggere e di piccolo calibro; riconosce l'impatto particolarmente grave delle armi leggere e di piccolo calibro sul godimento dei diritti dei bambini e sulla protezione dei bambini dalla violenza; loda la leadership globale dimostrata dall'UE nell'adottare una posizione comune legalmente vincolante sulle esportazioni di armi nel 2008, ma sottolinea la necessità di monitorare maggiormente la sua attuazione a livello dell'UE; esorta l'UE a mostrare la sua leadership nel processo volto a ottenere un trattato internazionale sul commercio di armi nell'ambito della conferenza delle Nazioni Unite di quest'anno e ad assicurare che sia approvato un trattato solido e legalmente vincolante;

81.

esprime profonda preoccupazione riguardo all'uso dei bambini come soldati; chiede che l'UE adotti azioni immediate per il loro disarmo, recupero e reinserimento quale elemento centrale nelle politiche dell'UE che mirano a rafforzare i diritti umani e la protezione dei bambini e a sostituire la violenza con meccanismi politici di risoluzione dei conflitti;

Tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti

82.

invita tutti gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a ratificare il protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, per migliorare la coerenza delle politiche interne ed esterne;

83.

invita tutti gli Stati membri, l'AR/VP e il SEAE a intervenire attivamente nella questione dei diritti umani dei detenuti e ad affrontare il problema del sovraffollamento delle prigioni sia all'interno che all'esterno dell'Unione europea;

84.

sottolinea l'importanza di riconoscere le forme di tortura e di trattamento degradante specifiche per genere (tra cui la mutilazione genitale femminile e lo stupro), e insiste affinché gli sforzi coordinati dell'UE per contrastare la tortura tengano debitamente in considerazione la dimensione di genere;

85.

invita nuovamente la Commissione a inserire nel regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti una clausola di "uso finale a scopo di tortura", che consentirebbe agli Stati membri, sulla base di informazioni precedenti, di autorizzare, e quindi rifiutare, l'esportazione di merci che comportano un rischio sostanziale di essere utilizzate per tali scopi dagli utilizzatori finali cui sono destinate;

86.

ricorda il drammatico caso di Sergei Magnitsky, impegnato nella lotta contro la corruzione di alto livello e torturato a morte da funzionari statali; esprime rammarico per il fatto che il caso non sia stato ancora risolto e che i responsabili della morte di Sergei Magnitsky non siano stati puniti; sollecita le autorità giudiziarie russe a riaprire le indagini e a identificare e punire i colpevoli;

Difensori dei diritti umani

87.

accoglie favorevolmente l'impegno politico dell'UE volto a sostenere i difensori dei diritti umani, quale componente consolidata da tempo della politica esterna dell'Unione in materia di diritti umani, e i molti esempi positivi di istanze, monitoraggio dei processi, visite alle prigioni e altre azioni concrete intraprese dalle missioni e dalle delegazioni dell'UE, come riunioni periodiche e istituzionalizzate con i difensori dei diritti umani, ma esprime preoccupazione per la mancata attuazione degli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani in alcuni paesi terzi; ritiene che l'AR/VP debba formulare raccomandazioni volte a rafforzare l'azione delle missioni in cui l'attuazione è risultata palesemente insufficiente;

88.

esorta l'UE e i suoi Stati membri a incoraggiare le missioni e le delegazioni dell'UE a mostrare sostegno e solidarietà al lavoro svolto dai difensori dei diritti umani e dalle relative organizzazioni, incontrandosi regolarmente e impegnandosi in modo proattivo con detti soggetti e integrando il loro contributo nello sviluppo delle strategie specifiche per paese in materia di diritti umani e di democrazia, oltre che confrontandosi periodicamente con il Parlamento europeo;

89.

ribadisce il suo appello all'UE affinché sollevi sistematicamente i singoli casi concernenti i difensori dei diritti umani nei dialoghi sui diritti umani in corso con i paesi terzi in cui i difensori dei diritti umani continuano a essere vittime di molestie e attacchi;

90.

sottolinea l'importanza di dare un seguito sistematico ai contatti con la società civile indipendente, nonché di garantire ai difensori dei diritti umani un accesso più diretto e agevole alle delegazioni dell'UE nei paesi terzi; si compiace per la nomina di ufficiali di collegamento, in seno alle delegazioni e/o alle ambasciate degli Stati membri, per i difensori dei diritti umani e sottolinea la necessità che tale funzione venga ricoperta da persone adeguatamente formate e qualificate, le cui mansioni siano ben pubblicizzate sia internamente che esternamente; accoglie con grande favore il fatto che l'AR/VP abbia indicato che incontrerà sempre i difensori dei diritti umani nel corso delle sue visite nei paesi terzi; chiede che tutti i commissari con responsabilità nell'ambito delle relazioni esterne seguano questa pratica e che le relazioni concernenti suddetti contatti siano messe a disposizione del Parlamento;

91.

ricorda la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla situazione nel Sahara occidentale; denuncia il proseguimento della repressione contro la popolazione saharaui nei territori occupati e chiede il rispetto dei suoi diritti fondamentali, in particolare della libertà di associazione, di espressione e di manifestazione; chiede la liberazione degli 80 prigionieri politici saharaui, prioritariamente dei 23 detenuti senza processo dal novembre 2012 nella prigione di Salé a seguito dello smantellamento del campo di Gdeim Izik; reitera la sua richiesta di istituire un meccanismo internazionale per la sorveglianza dei diritti umani nel Sahara occidentale e di una soluzione giusta e durevole del conflitto fondata sul diritto all'autodeterminazione del popolo saharaui conformemente alle risoluzioni delle Nazioni Unite;

92.

ribadisce la sua richiesta di maggiore cooperazione interistituzionale sui difensori dei diritti umani; considera che un sistema di allerta condiviso basato su punti focali potrebbe giovare alla capacità di risposta dell'UE e alla coerenza tra le azioni delle diverse istituzioni nell'ambito di crisi urgenti per i difensori dei diritti umani, e invita il SEAE e la Commissione a esplorare ulteriormente questa strada con il Parlamento europeo;

93.

plaude all'impegno assunto dal Parlamento europeo di valorizzare il ruolo del Premio Sakharov e di rafforzare la rete Sakharov e sottolinea il ruolo importante di detta rete, tra le altre cose, nell'incoraggiamento della cooperazione interistituzionale a sostegno dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo; esorta tutte le istituzioni dell'UE a dar prova di maggior coinvolgimento e cooperazione e, in detto contesto, accoglie con favore il riferimento al Premio Sakharov nella relazione annuale sui diritti umani; rinnova tuttavia il suo invito al Consiglio e alla Commissione affinché mantengano i contatti con i candidati e i vincitori del Premio Sakharov per garantire un dialogo e un monitoraggio continui della situazione dei diritti umani nei rispettivi paesi, offrano protezione a quanti siano perseguitati attivamente e riferiscano in merito al Parlamento europeo;

94.

si impegna a includere in maniera più sistematica i diritti delle donne all'interno dei suoi dibattiti e delle sue risoluzioni sui diritti umani e a utilizzare la rete del Premio Sakharov, e in particolare le vincitrici del Premio, ai fini della promozione dei diritti delle donne nel mondo;

Donne e diritti umani

95.

evidenzia i ruoli, le esperienze e i contributi preziosi delle donne nel contesto della pace e della sicurezza; condanna il ricorso alla violenza sessuale in paesi come la Repubblica democratica del Congo (RDC) e chiede tolleranza zero per i responsabili, in particolare tra le forze di polizia e militari durante le operazioni e le missioni sotto mandato dell'UE; sottolinea inoltre l'importanza di garantire alle vittime l'accesso a servizi pluridisciplinari di riabilitazione olistica che includano ogni combinazione necessaria di assistenza medica e psicologica, oltre a servizi giuridici, sociali, collettivi, professionali e d'istruzione e sostegno economico temporaneo;

96.

accoglie con favore il fatto che l'UE sia in prima linea nell'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e delle risoluzioni che l'accompagnano; esorta il Consiglio, la Commissione e il SEAE ad aumentare gli sforzi per colmare il divario tra politica e pratica e invita gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto ad adottare i piani d'azione nazionali con urgenza;

97.

accoglie con favore la creazione di UN Women e invita l'UE a collaborare strettamente con tale istituzione a livello internazionale, regionale e nazionale per far rispettare i diritti delle donne; invita la Commissione e il Consiglio ad assicurare che le donne in situazioni di conflitto godano di un accesso equo ai sistemi sanitari pubblici e di un'adeguata assistenza ginecologica e ostetrica, come stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità; sottolinea in particolare la necessità di promuovere l'educazione sanitaria e appropriati programmi in materia di salute sessuale e riproduttiva, che sono una parte importante della politica dell'UE in materia di sviluppo e di diritti umani nei confronti dei paesi terzi;

98.

accoglie con favore la Carta delle donne della Commissione, che promuove l'uguaglianza di genere sia a livello dell'UE che internazionale, e il piano d'azione dell'UE sulla parità tra donne e uomini e sull'emancipazione femminile nello sviluppo per il periodo 2010-2015 e auspica che siano profusi sforzi per raggiungere l'Obiettivo di sviluppo del Millennio relativo al miglioramento dell'uguaglianza di genere e la salute materna;

99.

nutre preoccupazione per il fatto che, in Egitto, il Consiglio supremo delle forze armate non abbia svolto un'indagine sulle denunce di violenza sessuale presentate dalle manifestanti donne, compresi i cosiddetti "test della verginità" e le minacce di morte contro le manifestanti;

100.

accoglie favorevolmente l'enfasi posta sull'emancipazione delle donne da parte dell'AR/VP e la invita a istituzionalizzare la task force informale interistituzionale dell'UE sulle donne, sulla pace e sulla sicurezza, dotandola di una presidenza permanente, che fungerà anche da punto focale per le questioni di genere all'interno del SEAE, nell'ambito dell'assegnazione di risorse finanziarie e umane adeguate ai suoi compiti;

101.

invita l'AR/VP a promuovere le pari opportunità nel SEAE, equilibrate sia sul piano geografico sia per quanto riguarda la parità di genere, come disposto nello statuto del personale; esorta l'AR/VP e gli Stati membri a proporre candidate d'alto livello per funzioni di leadership in seno al SEAE e alle missioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC); si compiace dei progressi compiuti nel contesto delle missioni PSDC relativamente alla designazione di consulenti di genere in quasi tutte le missioni e nella fornitura di formazione durante le missioni; invita il Consiglio a includere nelle proprie decisioni inerenti all'istituzione dei mandati delle missioni un riferimento alla risoluzione n. 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; raccomanda agli Stati membri di fornire a tutto il personale militare e civile distaccato moduli di formazione uniformati in materia di genere prima delle missioni;

102.

accoglie favorevolmente l'adozione da parte del Consiglio d'Europa dell'importante convenzione in materia di prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, che crea un quadro globale per prevenire la violenza, proteggere le vittime e porre fine all'impunità, e invita tutti gli Stati membri e l'Unione europea a firmare e ratificare al più presto questa convenzione;

103.

condanna fermamente le mutilazioni genitali femminili (MGF) quale pratica anacronistica e violazione barbara dell'integrità fisica di donne e bambine che devono essere combattute mediante una normativa che vieti detta pratica; rifiuta con fermezza qualsiasi riferimento a pratiche culturali, tradizionali o religiose come attenuante; esorta la Commissione a prestare particolare attenzione a tali prassi tradizionali dannose nella sua strategia per la lotta contro la violenza sulle donne; invita il SEAE a elaborare un dispositivo specifico su tale questione nell'ambito della sua strategia di attuazione degli orientamenti dell'UE sui diritti dei bambini e sulla violenza contro le donne; si congratula con i capi di Stato africani per aver adottato, in occasione del vertice dell'Unione africana tenutosi nel luglio 2011, una decisione a sostegno di una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che vieti la mutilazione genitale femminile in tutto il mondo; condanna altresì i trattamenti crudeli, inumani o degradanti, come l'aborto coatto e la sterilizzazione forzata, e invoca provvedimenti specifici per contrastarli;

104.

condanna fermamente il matrimonio forzato, che costituisce una violazione dei diritti umani a norma dell'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; invita il Consiglio a includere le questioni dei "matrimoni forzati" e dell'aborto "selettivo" negli orientamenti dell'UE sulla violenza nei confronti di donne e bambine; incoraggia la Commissione e il Consiglio a sviluppare metodi e indicatori per la raccolta di dati su questi fenomeni, e invita il SEAE a includere tali questioni nello sviluppo e nell'attuazione delle strategie nazionali in materia di diritti umani; chiede che, in relazione alla questione dei "matrimoni forzati", gli Stati membri adottino e applichino leggi che vietino il matrimonio forzato, e che assicurino l'elaborazione di una definizione comune, l'istituzione di piani d'azione nazionali e lo scambio di buone prassi;

105.

ricorda che nella risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sulla mortalità e la morbilità materne prevenibili e i diritti umani, come pure negli Obiettivi di sviluppo del Millennio, viene riaffermato che l'accesso all'informazione, all'istruzione e all'assistenza sanitaria è un diritto umano fondamentale; sottolinea che l'UE dovrebbe pertanto svolgere un ruolo importante nell'assicurare che le donne non muoiano durante la gravidanza; chiede l'attuazione del programma d'azione del Cairo relativamente ai suoi aspetti di politica in materia di diritti umani e di sviluppo, per promuovere la parità di genere e i diritti delle donne e dei minori, compresi la salute sessuale e riproduttiva e i diritti a essa connessi;

Diritti umani, libertà religiosa e persecuzione dei cristiani nel mondo

106.

condanna con forza qualsiasi persecuzione basata sulla religione o sul credo; mantiene il suo impegno a concretizzare la libertà religiosa in tutte le aree del mondo nel quadro del rafforzamento degli sforzi dell'UE nella sua azione bilaterale e multilaterale; ribadisce la sua preoccupazione in merito al pieno e reale rispetto del diritto alla libertà di religione per tutte le minoranze religiose in una serie di paesi terzi; invita nuovamente il Consiglio e la Commissione a sviluppare con urgenza un kit di strumenti sui progressi relativi al diritto di libertà religiosa o di credo nella politica esterna dell'UE, che includa i meccanismi atti a identificare eventuali violazioni e le azioni che l'UE dovrebbe intraprendere in casi simili, e a coinvolgere il Parlamento, le organizzazioni della società civile e il mondo accademico nella sua preparazione; accoglie favorevolmente l'azione dell'UE in vari forum delle Nazioni Unite contro l'intolleranza e la discriminazione basate sulla religione o sul credo e la sua ferma posizione di principio rispetto alle risoluzioni sulla lotta alla diffamazione delle religioni; sostiene che la libertà di riunione rappresenta un aspetto cruciale del diritto alla libertà religiosa o di credo e sottolinea che la registrazione dei gruppi religiosi non dovrebbe costituire un requisito per praticare una religione; invita l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali a fornire al Parlamento dati precisi e attendibili relativamente alle violazioni della libertà religiosa o di credo nell'Unione e a consigliarlo sul modo in cui poterle contrastare;

107.

sottolinea in particolare l'importanza di avviare un dialogo costruttivo con l'Organizzazione della conferenza islamica (OCI) su questa questione; invita il Consiglio e la Commissione a prestare particolare attenzione al rispetto del diritto alla libertà religiosa o di credo nei paesi candidati e nei paesi PEV, in special modo alla luce della Primavera araba; esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di atti di intolleranza e discriminazione religiosa che hanno luogo in vari paesi; condanna fermamente ogni atto di violenza contro cristiani, ebrei, musulmani e altre comunità religiose, come pure tutti i tipi di discriminazione e intolleranza basati sulla religione o sul credo e rivolti contro chi pratica una religione, gli apostati e i non credenti; sottolinea ancora una volta che il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto umano fondamentale (23); ravvisa la necessità crescente di mettere in atto in alcuni paesi sforzi di trasformazione dei conflitti e di riconciliazione, che includano un dialogo interconfessionale a svariati livelli, ed esorta l'UE e l'AR/VP Ashton ad affrontare il problema dei contenuti discriminatori e sediziosi presenti ad esempio nei mezzi di comunicazione, come pure la questione degli ostacoli alla libera professione della fede, nei loro dialoghi con i paesi terzi nel quadro delle iniziative dell'UE in materia di diritti umani; reputa che nei paesi terzi ove le minoranze religiose vedono i loro diritti violati non sia possibile risolvere tali problemi proteggendo e isolando dette minoranze "dalle" società circostanti, creando così "società parallele"; esorta il SEAE e gli Stati membri dell'UE, alla luce di quanto avvenuto di recente in paesi come la Nigeria, l'Egitto e l'Indonesia, a intervenire in modo concreto per contribuire a scongiurare l'insorgere di un ciclo di violenza;

108.

esorta il SEAE a sviluppare una capacità permanente in seno alla Direzione generale per le relazioni multilaterali e la governance mondiale nell'ottica di integrare la questione della libertà di religione o di credo nelle unità e nelle direzioni geografiche, nonché per collegare la questione alla promozione generale dei diritti umani all'interno della stessa DG e portare avanti la questione in seno alle organizzazioni multilaterali e internazionali; incoraggia il SEAE a riferire, con cadenza annuale, in merito ai progressi registrati dalla libertà di religione o di credo nel mondo;

109.

invita il SEAE e le altre istituzioni dell'UE a combattere pratiche intollerabili quali le conversioni forzate e la criminalizzazione/punizione nei casi di cosiddetta "apostasia", esercitando pressioni sui paesi terzi come il Pakistan, l'Iran e l'Arabia Saudita, che ancora pongono in essere tali pratiche, in modo che le stesse siano abolite; chiede una posizione altrettanto risoluta contro la strumentalizzazione delle leggi sulla blasfemia finalizzate alla persecuzione dei membri di minoranze religiose;

110.

sollecita le istituzioni competenti a una stretta collaborazione con la commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale nei forum bilaterali e multilaterali, tra cui il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

Discriminazione

111.

condanna tutte le forme di violazione dei diritti umani ai danni di persone che subiscono discriminazioni sulla base del loro lavoro e della loro discendenza, come pure l'accesso limitato alla giustizia per le vittime di tali violazioni; invita l'UE e gli Stati membri ad appoggiare il progetto di principi e orientamenti delle Nazioni Unite per l'efficace eliminazione della discriminazione basata sul lavoro e la discendenza;

112.

accoglie con favore la conclusione, da parte dell'UE, della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e l'adozione della Strategia europea per la disabilità 2010-2020, in particolare dell'area di azione 8; condanna qualsivoglia forma di discriminazione basata sulla disabilità ed esorta tutti gli Stati a ratificare e ad attuare l'UNCRPD; sottolinea che l'UE deve altresì monitorare l'attuazione della suddetta convenzione sul proprio territorio; si rammarica per l'inazione dell'UE relativamente ai diritti umani delle persone con disabilità nel quadro della strategia UE-Africa;

113.

elogia il Consiglio, il SEAE, l'AR/VP, la Commissione e gli Stati membri per il loro impegno a favore dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) nelle relazioni bilaterali con i paesi terzi, in sedi internazionali e attraverso l'EIDHR; accoglie favorevolmente la reintroduzione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dell'orientamento sessuale come motivo di protezione da esecuzioni stragiudiziarie, sommarie o arbitrarie e si compiace degli sforzi dell'UE a tale fine; invita la Commissione a raccomandare il ritiro dell'identità di genere dall'elenco dei disturbi mentali e comportamentali nei negoziati sull'undicesima versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) e a cercare una riclassificazione non patologizzante; ribadisce che il principio della non discriminazione, che comprende altresì motivi di sesso e orientamento sessuale, non dovrà essere compromesso nel quadro del partenariato ACP-UE; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di elaborare una tabella di marcia globale contro l'omofobia, la transfobia e la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere che, su queste basi, affronti inoltre il problema delle violazioni dei diritti umani nel mondo fondate sugli stessi motivi; invita gli Stati membri a concedere asilo a chi sfugge alle persecuzioni nei paesi in cui le persone LGBT sono considerate alla stregua di criminali, prendendo in considerazione i timori di persecuzione ben fondati dei richiedenti e affidandosi alla loro auto-identificazione di lesbiche, gay, bisessuali o transessuali;

114.

accoglie favorevolmente lo strumentario adottato dal gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani nel 2010 al fine di aiutare le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, le delegazioni e altri organismi dell'UE a reagire tempestivamente quando siano violati i diritti umani delle persone LGBT; invita la Commissione ad affrontare le cause strutturali di tali violazioni e il Consiglio ad operare verso la definizione di orientamenti vincolanti in questo settore;

115.

sottolinea che le tradizionali comunità minoritarie nazionali hanno esigenze specifiche diverse da quelle degli altri gruppi minoritari e che occorre salvaguardare la parità di trattamento nei confronti di tali minoranze in termini di istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali e altri servizi pubblici; pone altresì l'accento sulla necessità di promuovere, in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale, l'uguaglianza totale ed effettiva tra le persone appartenenti a una minoranza nazionale e quelle appartenenti alla maggioranza;

116.

invita l'UE a incoraggiare i governi dei paesi in via di sviluppo a impegnarsi per la realizzazione di una riforma fondiaria volta ad assicurare i diritti di proprietà dei terreni delle persone locali, delle popolazioni nomadi e degli agricoltori di piccola e media scala, soprattutto donne, e a evitare pratiche di sottrazione dei terreni da parte di società; esorta l'UE a difendere il diritto d'accesso alle risorse naturali, in particolare per le popolazioni autoctone e indigene, nell'ambito dei negoziati degli accordi commerciali; incoraggia tutti gli Stati membri a seguire l'esempio della Danimarca, dei Paesi Bassi e della Spagna e a ratificare la convenzione OIL 169 sui popoli indigeni e tribali, al fine di palesare la determinazione a dotare gli stessi di una protezione concreta; sostiene le campagne in corso per la ratifica e l'attuazione della convenzione OIL 169 da parte degli Stati non firmatari, a dimostrazione, tra l'altro, dell'impegno dell'Unione europea a favore del multilateralismo e delle Nazioni Unite;

117.

raccomanda iniziative legislative dell'UE al fine di garantire che, nella politica dell'Unione per i diritti umani e negli strumenti di cooperazione, si presti attenzione all'eliminazione della discriminazione basata sulla casta, e chiede di intervenire nei paesi colpiti dal fenomeno delle caste, inclusi il Nepal, l'India, il Bangladesh, il Pakistan, lo Sri Lanka e lo Yemen;

118.

ritiene che sia opportuno aumentare il bilancio delle linee di finanziamento, nuove e in essere, per il sostegno alla società civile e ai difensori dei diritti umani, in particolare appartenenti alle comunità locali; reputa che tali linee dovrebbero altresì dimostrare la loro capacità sia di reagire con flessibilità e rapidità agli eventi di crisi come pure alle situazioni in divenire, ovunque si verifichino, sia di ottimizzare il loro rapporto costi-benefici e il loro impatto; si compiace del fatto che l'Unione europea sostenga attivamente attività di sviluppo di capacità per i popoli indigeni in seno alle Nazioni Unite, sottolinea l'importanza di migliorare l'efficienza dei rappresentanti indigeni durante le sessioni dell'ONU, sostenendo logistica, documentazione e informazione adeguati; invita l'Unione europea a continuare a sostenere tali azioni;

Diritti dei minori

119.

ricorda la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e la necessità di garantire la massima protezione dei diritti da essa sanciti, nonché di impedire l'erosione degli stessi; accoglie con favore l'adozione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il 19 dicembre 2011, del protocollo opzionale alla convenzione sui diritti del fanciullo relativo a una procedura di comunicazione, e invita il Consiglio e la Commissione a intensificare gli sforzi per giungere alla ratifica universale della convenzione e dei relativi protocolli opzionali e promuoverne l'effettiva attuazione; chiede inoltre uno sforzo determinante per far progredire l'attuazione degli orientamenti dell'Unione europea sulla promozione e la protezione dei diritti dei minori e della strategia dell'UE per combattere ogni forma di violenza contro i minori; chiede all'AR/VP e al Servizio europeo per l'azione esterna di inserire nelle relazioni annuali dell'UE sui diritti umani una sezione relativa ai diritti dei minori;

120.

richiama l'attenzione sul serio problema esistente in molti paesi dell'Africa sub-sahariana per quanto concerne i bambini accusati di stregoneria, che comporta gravi conseguenze che vanno dall'esclusione sociale all'infanticidio fino all'uccisione rituale di bambini come vittime sacrificali; osserva che ogni Stato ha la responsabilità di proteggere i bambini da ogni forma di violenza e di abuso e, di conseguenza, esorta il SEAE a prestare particolare attenzione alla protezione dei minori da ogni forma di violenza e al destino di questi bambini nei dialoghi sui diritti umani con i governi dei paesi interessati e nella programmazione degli strumenti finanziari esterni;

Libertà di espressione e (social) media

121.

sottolinea che la libertà di espressione così come l'indipendenza e il pluralismo dei mezzi di comunicazione sono elementi essenziali di una democrazia sostenibile, in quanto massimizzano il coinvolgimento della società civile e rafforzano i diritti dei cittadini; chiede quindi un maggiore sostegno in ambiti quali la promozione della libertà dei mezzi di comunicazione, la protezione dei giornalisti indipendenti, la riduzione del divario digitale e la facilitazione dell'accesso a Internet;

122.

esorta il Consiglio e la Commissione a includere, nei negoziati di adesione, nei dialoghi sui diritti umani e in qualsivoglia contatto concernente i diritti umani, l'invito a eliminare dai mezzi di comunicazione qualsiasi discorso inneggiante all'odio;

123.

rileva che Internet e i social media, tanto offline quanto online, sono diventati tra i più importanti mezzi utilizzati dagli individui per esercitare la loro libertà di opinione e di espressione e hanno ricoperto un ruolo cruciale nella promozione dei diritti umani, della partecipazione democratica, della responsabilità, della trasparenza, dello sviluppo economico e di nuove forme di pubblica divulgazione; sottolinea allo stesso tempo, tenendo conto del fatto che non tutte le fasce della società hanno accesso a Internet, segnatamente gli anziani e la popolazione rurale, che la dignità umana non deve essere posta sotto attacco e condanna ogni altra forma di discriminazione che si verifichi nei social media; è favorevole a regolamenti concreti dell'UE e accordi specifici con i paesi terzi che limitano l'accesso alla comunicazione e all'informazione attraverso la censura e la chiusura delle reti o subordinano la libertà di informazione agli interessi commerciali; si compiace del potenziale dimostrato da Internet e dai social network nelle vicende della Primavera araba; chiede un maggiore monitoraggio dell'utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie nei regimi autocratici che cercano di porvi restrizioni; chiede un maggiore sostegno in ambiti quali la promozione della libertà dei mezzi di comunicazione, la protezione dei giornalisti e dei blogger indipendenti, la riduzione del divario digitale e la promozione di un accesso privo di restrizioni all'informazione e alla comunicazione, come pure di un accesso a Internet non soggetto a censure (libertà digitale);

124.

prende atto del potenziale dimostrato da Internet in relazione alla promozione e al sostegno delle rivoluzioni della Primavera araba; rileva tuttavia che è altresì possibile abusare delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per violare i diritti umani e le libertà fondamentali e chiede pertanto un maggiore monitoraggio dell'utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie nei regimi autocratici che cercano di porvi restrizioni; accoglie favorevolmente l'iniziativa della Commissione relativa alla strategia di non-disconnessione ("No Disconnection Strategy"); invita la Commissione a presentare, al più tardi nel 2013, proposte normative razionali che prevedano una trasparenza e una responsabilità maggiori per le imprese con sede nell'UE, al fine di migliorare il controllo dell'esportazione di prodotti e servizi volti a bloccare siti web, effettuare sorveglianza di massa, monitorare la totalità del traffico Internet e delle comunicazioni (mobili), penetrare in conversazioni private per trascriverle, filtrare risultati di ricerca e intimidire gli utenti di Internet, tra cui i difensori dei diritti umani; ritiene che i fornitori di servizi Internet e di telecomunicazioni debbano imparare dagli errori del passato, come nel caso della decisione di Vodafone di sottostare alle richieste delle autorità egiziane, nelle ultime settimane del regime di Mubarak, di sospendere i servizi, diffondere una propaganda a favore del governo e controllare gli oppositori e la popolazione in generale, nonché delle società di altri Stati membri che hanno venduto tecnologie di telecomunicazione e di informazione ad altri paesi terzi, come la Libia, la Tunisia, ecc.; crede che i fornitori di servizi Internet e di telecomunicazioni così come gli sviluppatori di software debbano imparare dagli errori del passato, e che dovrebbero dare vita a un dialogo aperto con i responsabili politici, le ONG e gli attivisti allo scopo di definire norme minime comuni che consentano di effettuare valutazioni d'impatto sui diritti umani e raggiungere una maggiore trasparenza;

125.

accoglie con favore l'inclusione di un divieto relativo all'esportazione di tecnologie e servizi nelle misure restrittive previste dall'UE contro le autorità governative siriane; osserva che tale divieto dovrebbe costituire un precedente per future misure restrittive contro altri regimi repressivi, in special modo nei confronti dell'Iran; rileva tuttavia che le politiche dell'UE dovrebbero essere precise al fine di essere efficaci e non danneggiare i difensori dei diritti umani;

126.

osserva che le nuove tecnologie permettono inoltre ai testimoni e ai difensori dei diritti umani di raccogliere informazioni e di condividere la documentazione relativa agli abusi dei diritti umani, elementi che potrebbero essere utilizzati in seguito per assicurare giustizia alle vittime; accoglie con favore le iniziative che prevedono la partecipazione di più soggetti interessati e i codici di condotta come la Global Network Initiative; rileva nondimeno che il controllo democratico come pure la difesa e la promozione dei diritti fondamentali costituiscono compiti essenziali dei governi; invita la Commissione a sostenere lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie per la sicurezza digitale onde conferire un ruolo più incisivo ai difensori dei diritti umani attraverso meccanismi sicuri per la raccolta, la cifratura e la memorizzazione di questo tipo di dati sensibili e l'uso di tecnologie "cloud" per garantire che questi dati non vengano scoperti o cancellati;

Mondo degli affari e diritti umani

127.

ricorda che l'UE si è posta l'obiettivo di promuovere la responsabilità sociale delle imprese (RSI) nelle sue politiche esterne e accoglie favorevolmente l'appello a un migliore allineamento degli approcci europei e globali alla RSI;

128.

invita la Commissione e gli Stati membri a controllare che le imprese soggette al diritto nazionale o europeo non si sottraggano al rispetto dei diritti umani e delle norme sociali, sanitarie e ambientali cui sono soggette quando si installano o conducono le proprie attività in uno Stato terzo;

129.

rammenta inoltre che il sostegno ai diritti umani e alla democrazia è strettamente associato alla promozione della trasparenza e della buona governance; è del parere, a tale proposito, che i paradisi fiscali e le giurisdizioni offshore pregiudichino la lotta alla corruzione e l'assunzione di responsabilità politica nei paesi in via di sviluppo; chiede che l'UE incoraggi, al suo interno e in tutto il mondo, la ratifica e l'attuazione della convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione nell'ambito del sostegno dell'UE ai programmi di buona governance nei paesi terzi;

130.

encomia l'UE per il suo sostegno all'elaborazione dei principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite e per la loro adozione all'unanimità in seno al Consiglio dei diritti umani; accoglie favorevolmente la riunione inaugurale del Gruppo di lavoro imprese e diritti umani tenutasi dal 16 al 20 gennaio 2012 e chiede che l'UE fornisca un ulteriore sostegno e contributo al mandato di quest'organo; pone l'accento sul ruolo chiave delle istituzioni nazionali per i diritti umani e della cooperazione di tali organi nell'UE e nei paesi del vicinato per far progredire l'attuazione dei principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite, come riconosciuto fra l'altro nella risoluzione 17/4 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite; si compiace delle iniziative intese a trasferire le buone prassi nonché a coordinare e a stimolare la cooperazione fra l'UE e le istituzioni nazionali per i diritti umani nei paesi del vicinato, come il programma di cooperazione 2009-2013 tra i difensori civici dei paesi del partenariato orientale, che è stato varato congiuntamente dai difensori civici francese e polacco per potenziare la capacità degli uffici dei difensori civici, degli organi governativi e delle organizzazioni non governative nei paesi del partenariato orientale di tutelare i diritti individuali e realizzare Stati democratici fondati sullo Stato di diritto; sottolinea che è necessario coordinare tale azione all'interno dell'UE e che le istituzioni dell'Unione traggano profitto dall'esperienza maturata in relazione ad essa;

131.

si compiace dell'impegno dell'UE a lavorare con le imprese e le parti interessate nel 2012 per elaborare orientamenti sui diritti umani per il settore industriale e le piccole e medie imprese, sulla base dei principi guida delle Nazioni Unite; invita la Commissione a portare avanti il suo impegno a pubblicare entro la fine del 2012 una relazione sulle priorità dell'Unione europea nell'attuazione dei principi e a pubblicare quindi relazioni periodiche di avanzamento; insiste sul fatto che tutte le imprese europee dovrebbero ottemperare alla responsabilità d'impresa relativa al rispetto dei diritti umani, ai sensi dei principi guida delle Nazioni Unite; invita gli Stati membri dell'Unione europea a sviluppare, entro la fine del 2012, piani nazionali per la loro attuazione;

132.

ritiene che la divulgazione da parte delle grandi imprese di informazioni sociali e ambientali, tra cui l'impatto in termini di diritti umani, sia vitale per la trasparenza e per la loro efficacia; accoglie con favore l'obiettivo del Comitato internazionale per la rendicontazione integrata (International Integrated Reporting Council – IIRC) di sviluppare un quadro di rendicontazione integrato globalmente accettato;

133.

valuta positivamente lo "studio di Edimburgo" richiesto dalla DG Imprese in relazione ai divari della governance all'interno dell'UE per quanto riguarda il mondo degli affari e i diritti umani, e chiede alla Commissione di avanzare proposte legislative in risposta a tale studio; invita in particolare l'UE ad assicurare che le vittime che hanno subito abusi da parte di imprese dell'UE in paesi terzi abbiano accesso a meccanismi di reclamo e giustizia negli Stati membri dell'UE, come nel recente caso Trafigura;

134.

prende nota del fatto che le società transnazionali si appoggiano sempre di più su imprese militari e di sicurezza private, dando talvolta luogo a violazioni dei diritti umani perpetrate dai dipendenti di queste aziende; considera pertanto necessaria l'adozione di misure di regolamentazione dell'UE, compreso un sistema normativo globale per l'istituzione, la registrazione, l'autorizzazione, il monitoraggio e la comunicazione di tali imprese; invita la Commissione a proporre una raccomandazione che apra la strada a una direttiva volta ad armonizzare le misure nazionali che regolano i servizi delle imprese militari e di sicurezza private, compresi i fornitori di servizi e l'appalto di servizi, e l'elaborazione di un codice di condotta in vista di una decisione che disciplini l'esportazione dei servizi delle imprese militari e di sicurezza private nei paesi terzi; invita l'AR/VP a fornire al Parlamento informazioni dettagliate sull'ingaggio di imprese militari e di sicurezza private per le missioni PSDC e PESC, specificando i requisiti professionali e gli standard aziendali richiesti ai contraenti, la normativa applicabile, le responsabilità e gli obblighi giuridici loro imposti e i meccanismi di monitoraggio;

135.

sostiene l'inserimento di un numero sempre maggiore di donne nei consigli di amministrazione a livello nazionale, europeo e internazionale;

Potenziamento dell'azione del Parlamento europeo in materia di diritti umani

136.

rinnova il proprio invito al Consiglio e alla Commissione a sostenere sistematicamente le risoluzioni e le altre comunicazioni del Parlamento attraverso risposte concrete; propone che il Parlamento prenda in esame l'istituzione di un meccanismo sistematico per assicurare che le sue decisioni abbiano un seguito più efficace e tangibile;

137.

riconosce la necessità di integrare le questioni relative ai diritti umani nei lavori di tutte le commissioni e le delegazioni parlamentari che si occupano di relazioni esterne, tra l'altro dando seguito alle raccomandazioni espresse nelle relazioni elaborate dai gruppi di lavoro ad hoc del Parlamento europeo; raccomanda ai propri deputati di incontrare sistematicamente i difensori dei diritti umani, compresi, ove possibile, gli attivisti detenuti, durante i viaggi ufficiali nei paesi terzi, al fine di dar loro maggiore visibilità; si compiace della decisione di aumentare la dotazione della sottocommissione per i diritti umani, alla luce dei cambiamenti determinati dal trattato di Lisbona;

138.

accoglie favorevolmente la decisione presa dal suo Ufficio di presidenza il 12 dicembre 2011 di creare una direzione per il sostegno democratico in seno alla direzione generale delle Politiche esterne, con l'obiettivo di ottimizzare i lavori del Parlamento sulla promozione della democrazia e di darvi coerenza;

Politica strategica dell'Unione europea in materia di diritti umani

Aspetti generali

139.

valuta molto positivamente la revisione della politica unionale in materia di diritti umani e democratizzazione, delineata nella comunicazione congiunta del 12 dicembre 2011, quale panoramica positiva del potenziale dell'UE; invita gli Stati membri a impegnarsi a pieno titolo nel processo e ad applicare il suo risultato nelle azioni a livello nazionale ed europeo;

140.

sostiene il fatto che la comunicazione sia ancorata ai concetti di universalità e indivisibilità dei diritti umani e che si concentri sull'azione dell'UE in tema di promozione del rispetto degli impegni e obblighi esistenti dei paesi terzi nell'ambito dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario e miri a rafforzare il sistema di giustizia internazionale;

141.

riconosce, in seguito alla primavera araba, l'attenzione attribuita agli approcci su misura "dal basso verso l'alto" e la necessità di collocare il rispetto dei diritti umani al centro della politica estera dell'UE; sottolinea, pertanto, che l'UE deve sostenere e coinvolgere i governi, i parlamenti e la società civile nel processo relativo al rispetto e al monitoraggio dei diritti umani; ritiene che l'UE debba imparare dagli errori del passato, dei quali è un esempio tipico il fatto che, fino all'insorgere della guerra civile in Libia, erano in corso negoziati per un accordo quadro e un accordo di riammissione con tale paese, relativamente ai quali il Parlamento europeo non è stato adeguatamente informato, e questo nonostante le prove dell'uccisione di 1 200 prigionieri più di un decennio prima e di tutta una serie di episodi di tortura, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziarie; ribadisce, al contempo, il fatto che il partenariato dell'UE nel quadro dei processi di democratizzazione e della prosperità economica del sud debba andare di pari passo con i suoi impegni nel vicinato orientale; sottolinea che i fondi che non hanno potuto essere stanziati o trasferiti ai paesi del vicinato europeo a causa di una valutazione negativa dovrebbero essere ridistribuiti ad altri progetti realizzati nei paesi partner del vicinato europeo nella dimensione sia meridionale che orientale;

Processo

142.

chiede progressi rapidi, trasparenti e inclusivi verso una strategia comune finale e ambiziosa dell'UE caratterizzata da azioni, responsabilità e calendari chiari, sviluppata con il pieno contributo delle parti interessate al fine di mettere in azione il "filo conduttore"; si impegna a contribuire positivamente al processo interistituzionale insieme al Consiglio, inizialmente attraverso la presente risoluzione e in seguito mediante una successiva risoluzione parlamentare; considera che, come fase conclusiva del processo, le istituzioni dovrebbero riunirsi per adottare una strategia comune che delinei chiaramente il ruolo e le responsabilità di ognuna e che valuti costantemente l'attuazione, anche in relazione agli orientamenti;

143.

considera che alcune azioni sollevate nell'ambito della comunicazione dovrebbero essere portate avanti parallelamente ai progressi verso una strategia omnicomprensiva, in particolare la nomina di un rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, con un alto profilo pubblico ed esperienza internazionale nella promozione dei diritti umani a livello internazionale, la creazione di un COHOM permanente con sede a Bruxelles, che dovrebbe approvare periodicamente delle conclusioni sulla situazione dei diritti umani in paesi specifici in seguito a dialoghi sui diritti umani, e la definizione di un calendario per il completamento dei punti focali della delegazione dell'UE in materia di diritti umani e per l'identificazione dei funzionari di collegamento con i difensori dei diritti umani in tutti i paesi terzi;

Contenuto

144.

si compiace dell'importanza attribuita nella comunicazione alle strategie nazionali in materia di diritti umani; ritiene che dovrebbe esistere un modello iniziale comune per assicurare un certo livello di coerenza e che la consultazione dovrebbe essere richiesta in tutti i casi; sottolinea che il valore potenziale di tali strategie sarà raggiunto solo se la loro importanza sarà riconosciuta nella totalità delle relazioni bilaterali con i singoli paesi e se tali strategie saranno sufficientemente flessibili da consentire reazioni adeguate all'evoluzione delle situazioni dei diritti umani;

145.

sostiene la proposta personale dell'AR/VP di adottare tre temi a favore di un'azione collettiva specifica da parte delle istituzioni nei prossimi tre anni; chiede criteri chiari per il processo attuale e futuro relativo alla scelta di questi temi; chiede di chiarire come queste campagne permetterebbero di realizzare progressi in ambiti specifici senza pregiudicare l'impegno globale dell'UE verso tutti i suoi obblighi in materia di diritti umani;

146.

sottolinea l'importanza attribuita nell'ambito della revisione alla società civile quale partner reale nell'attuazione della strategia dell'UE in materia di diritti umani e non semplicemente nella realizzazione di progetti; riconosce la particolare importanza dei difensori dei diritti umani in tale processo; invita l'UE a riconoscere il pieno potenziale dei vari attori locali nel modificare la situazione dei diritti umani all'interno di un paese, e a fornire un'ampia base di sostegno al loro lavoro;

147.

esprime preoccupazione, più in particolare, per il deterioramento della situazione in Turchia e per l'aumento della repressione nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli oppositori del governo, compresi rappresentanti eletti, sindacalisti, giornalisti, artisti e, nello specifico, nei confronti della comunità curda;

148.

sostiene il concetto di "democrazia profonda" dell'Unione europea sviluppato dall'Alto rappresentante; si rammarica che i criteri di non discriminazione e di uguaglianza di genere non siano inclusi in questo concetto; sollecita il SEAE a integrare pienamente misure e parametri di riferimento contro la discriminazione per assicurare che ci sia una chiara attenzione sulla questione dei diritti delle donne e delle minoranze, della parità fra i cittadini e dell'equa partecipazione politica;

149.

sottolinea che persistono grandi sfide in relazione all'inadeguatezza dei dialoghi esistenti in materia di diritti umani e al monitoraggio e all'attuazione delle clausole dei diritti umani; riafferma che queste clausole devono essere incluse anche in tutti gli accordi commerciali e settoriali;

150.

condivide l'opinione secondo cui la "diplomazia digitale" rappresenta uno strumento nuovo e dinamico; invita il SEAE a elaborare orientamenti chiari per le sue delegazioni su come utilizzare al meglio i social media, e chiede lo sviluppo di un repertorio dei social media regolarmente aggiornato destinato agli attori dell'UE;

151.

sottolinea che oggi poco meno della metà dei 100 più grandi attori economici a livello mondiale sono imprese private; si congratula con la Commissione per la sua ambiziosa e lungimirante comunicazione del 2011 sulla RSI e il suo chiaro sostegno all'elaborazione dei principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite, elementi che devono collocarsi entrambi al centro della nuova strategia;

152.

riconosce che la comunicazione accetta la necessità che tutte le attività antiterrorismo siano condotte nel pieno rispetto dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e del diritto dei rifugiati; sottolinea che questo principio deve essere incluso nelle discussioni su tutte le nuove misure antiterrorismo all'interno dell'UE e con i partner nei paesi terzi; ritiene che l'UE debba costantemente sollevare presso i partner strategici tutti gli esempi di misure antiterrorismo non conformi e chieder conto delle violazioni sia all'interno che all'esterno dell'UE; riafferma che la politica antiterrorismo dell'UE dovrebbe menzionare esplicitamente il divieto assoluto di ricorrere alla tortura nel contesto dell'antiterrorismo, come riconosciuto dalle conclusioni del Consiglio del 29 aprile 2008;

153.

encomia il riconoscimento della necessità di affrontare le violazioni dei diritti umani negli Stati membri e di assicurare che l'UE rispetti i suoi obblighi internazionali, al fine di rafforzare la sua credibilità; invita a conferire al gruppo "Diritti fondamentali, diritti dei cittadini e libera circolazione delle persone" (FREMP) un mandato completo per esaminare eventuali violazioni e cercare soluzioni;

154.

considera la lotta contro l'impunità un ambito prioritario per l'azione dell'UE; ritiene che l'aggiornamento del 2011 degli strumenti dell'Unione relativi alla Corte penale internazionale rappresenti un risultato notevole, che deve riflettersi in una strategia lungimirante dell'UE in materia di diritti umani;

155.

ritiene che nel quadro della costruzione di una vera cultura dei diritti umani e della democrazia, in particolare attraverso l'educazione alla cittadinanza democratica e ai diritti umani, occorra altresì sottoporre chiaramente a revisione il ruolo svolto dai responsabili geografici e dai gruppi di lavoro del Consiglio, nonché il significato di questa strategia per la loro attività quotidiana;

156.

chiede un ruolo notevolmente maggiore per il Parlamento europeo nella promozione della trasparenza e della responsabilità ai fini dell'attuazione della strategia dell'UE in materia di diritti umani; ricorda che la relazione annuale del Consiglio non equivale di per sé a un meccanismo di responsabilità; ribadisce le raccomandazioni sull'integrazione formulate dal Parlamento nelle sue precedenti relazioni annuali e contenute nella relazione del Comitato politico e di sicurezza (CPS), del 1o giugno 2006, sull'integrazione dei diritti umani nella PESC e nelle altre politiche dell'UE, che non sono ancora state attuate completamente;

*

* *

157.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa e ai governi dei paesi e dei territori citati nella presente risoluzione.


(1)  GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.

(2)  GU C 348 E del 21.12.2010, pag. 6.

(3)  GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 78.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2011)0507.

(5)  GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.

(6)  GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 69.

(7)  Testi approvati, P7_TA(2011)0127.

(8)  GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.

(9)  Testi approvati, P7_TA(2011)0260.

(10)  Testi approvati, P7_TA(2011)0334.

(11)  Testi approvati, P7_TA(2011)0474.

(12)  GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 6.

(13)  Testi approvati, P7_TA(2011)0533.

(14)  GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 107.

(15)  GU C 371 E del 20.12.2011, pag. 5.

(16)  Testi approvati, P7_TA(2010)0489.

(17)  Testi approvati, P7_TA(2011)0576.

(18)  GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.

(19)  Testi approvati, P7_TA(2012)0018.

(20)  Testi approvati, P7_TA(2011)0228.

(21)  Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura; convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo; convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna; convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; convenzione internazionale delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate.

(22)  "Diritti umani e democrazia al centro dell’azione esterna dell'Unione europea: Verso un approccio più efficace", comunicazione congiunta del 12 dicembre 2011.

(23)  Testi approvati, P7_TA(2010)0489.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/36


Mercoledì 18 aprile 2012
Negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Arzerbaigian

P7_TA(2012)0127

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati per l'accordo di associazione tra l'UE e l'Azerbaigian (2011/2316(INI))

2013/C 258 E/03

Il Parlamento europeo,

visti i negoziati in corso tra l'Unione europea e l'Azerbaigian sull'accordo di associazione,

viste le conclusioni del Consiglio del 10 maggio 2010 sull'Azerbaigian, in virtù delle quali sono adottate le direttive negoziali,

visto l'accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'Azerbaigian e l'Unione europea, entrato in vigore il 1o luglio 1999,

visto il piano d'azione adottato nell'ambito della politica europea di vicinato (PEV) il 14 novembre 2006,

vista la dichiarazione firmata dai Presidenti di Armenia, Azerbaigian e Federazione russa il 2 novembre 2008 a Mosca,

vista la dichiarazione congiunta firmata dai Presidenti di Armenia, Azerbaigian e Federazione russa il 23 gennaio 2012 a Sochi,

vista la dichiarazione congiunta rilasciata in occasione del vertice sul partenariato orientale tenutosi a Praga il 7 maggio 2009,

viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 25 ottobre 2010 sul partenariato orientale,

vista la dichiarazione congiunta sul corridoio meridionale per il trasporto di gas firmata dal Presidente dell'Azerbaigian e dal Presidente della Commissione il 13 gennaio 2011,

vista la dichiarazione congiunta rilasciata in occasione del vertice sul partenariato orientale tenutosi a Varsavia il 29 e 30 settembre 2011,

visto l'Atto costitutivo dell'Assemblea parlamentare UE-Vicinato orientale (Euronest) del 3 maggio 2011,

viste le dichiarazioni dell'alto rappresentante Catherine Ashton del 20 e 27 maggio 2011 e del 12 ottobre 2011 sulla situazione dei diritti umani in Azerbaigian,

viste le sue risoluzioni sull'Azerbaigian, in particolare quella del 12 maggio 2011 (1),

vista la relazione finale dell'Ufficio dell'OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti dell'uomo (ODIHR) sulle elezioni parlamentari del 7 novembre 2010,

visto il parere sulla compatibilità con le norme sui diritti umani della legislazione della Repubblica dell'Azerbaigian in materia di organizzazioni non governative, adottato dalla commissione di Venezia del Consiglio d'Europa il 14 e 15 ottobre 2011,

visto il parere sul progetto di legge sulla modifica della legge elettorale della Repubblica dell'Azerbaigian, adottato dalla commissione di Venezia del Consiglio d'Europa il 16 e 17 dicembre 2011,

vista la sua risoluzione del 20 maggio 2010 sull'esigenza di una strategia UE per il Caucaso meridionale (2),

viste le sue risoluzioni del 20 gennaio 2011, su una strategia dell'Unione europea per il Mar Nero (3), e del 17 gennaio 2008, sull'approccio in materia di politica regionale per il Mar Nero (4),

vista la comunicazione congiunta dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento", del 25 maggio 2011,

viste le sue risoluzioni sulla revisione della politica europea di vicinato adottate il 7 aprile 2011 (5) (dimensione orientale) e il 14 dicembre 2011 (6),

vista la relazione intermedia della Commissione sull'Azerbaigian adottata il 25 maggio 2011,

vista la decisione 2011/518/PESC del Consiglio, del 25 agosto 2011, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia (7),

vista la relazione speciale n. 13/2010 della Corte dei conti europea sui risultati dello strumento europeo di vicinato e partenariato (SEVP) nel Caucaso meridionale,

visto il nuovo piano d'azione nazionale per migliorare l'efficacia della tutela dei diritti umani e delle libertà nella Repubblica dell'Azerbaigian, approvato dal Presidente azero il 27 dicembre 2011,

visto il decreto di grazia firmato dal Presidente azero il 26 dicembre 2011,

visti l'articolo 90, paragrafo 4, e l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A7-0071/2012),

A.

considerando che l'Azerbaigian occupa un ruolo importante nel contesto del partenariato orientale dell'Unione europea e che il livello di crescita economica registrato da tale paese negli ultimi anni è notevole;

B.

considerando che il partenariato orientale rafforza le relazioni multilaterali tra gli Stati interessati, agevola lo scambio di informazioni ed esperienze in materia di trasformazione, riforma e modernizzazione e fornisce all'Unione europea ulteriori strumenti a sostegno di tali processi;

C.

considerando che il partenariato orientale offre il contesto politico per rafforzare le relazioni bilaterali attraverso nuovi accordi di associazione che tengano conto della situazione specifica, dei benefici reciproci e delle ambizioni dell'Unione europea e del paese partner, nonché dell'interesse strategico dell'Unione per la stabilità e lo sviluppo democratico della regione;

D.

considerando che la cooperazione parlamentare, sia nel contesto del partenariato orientale europeo che a livello bilaterale, costituisce un elemento cruciale per lo sviluppo di una cooperazione politica avanzata fra l'Unione europea e l'Azerbaigian;

E.

considerando che l'Azerbaigian è diventato un importante fornitore di energia per l'Unione europea e un paese di transito cruciale per le risorse energetiche provenienti, in particolare, dall'Asia centrale e che l'Unione stessa rappresenta un importante mercato dell'energia per l'Azerbaigian; che tra i progressi compiuti in materia di cooperazione energetica si registra il sostegno dell'Azerbaigian al corridoio meridionale per il trasporto del gas;

F.

considerando il ruolo positivo svolto dall'Azerbaigian nel contesto della politica europea di vicinato e il suo contributo alla risoluzione dei problemi di sicurezza energetica dell'Unione europea;

G.

considerando che gli accordi di associazione costituiscono il quadro appropriato per approfondire le relazioni favorendo l'associazione politica, l'integrazione economica e il ravvicinamento giuridico con l'Unione europea e sviluppando le relazioni culturali, incidendo così profondamente sul processo di democratizzazione;

H.

considerando che, a questo proposito, la dimensione multilaterale del partenariato orientale è complementare ed inseparabile rispetto alla sua dimensione bilaterale e dovrebbe evolversi di pari passo con i negoziati in corso sugli accordi di associazione, per spianare la strada alla completa attuazione degli stessi e gettare le basi per un'autentica cooperazione regionale, come previsto dai principi di base della politica europea di vicinato;

I.

considerando che l'accordo di associazione dovrebbe apportare benefici e opportunità tangibili ai cittadini dell'Azerbaigian e dell'Unione europea;

J.

considerando che l'Unione europea ha fatto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto un aspetto centrale della PEV;

K.

considerando che l'impegno attivo dell'Azerbaigian per la realizzazione di valori e principi condivisi, tra cui la democrazia, lo stato di diritto, il buongoverno e il rispetto dei diritti umani, è essenziale affinché il processo avanzi e per dare significato ai negoziati e alla conseguente attuazione dell'accordo di associazione, ma che, all'ora attuale, esistono timori circa il rispetto dello stato di diritto e la libertà di espressione degli oppositori politici al governo in carica;

L.

considerando che l'Azerbaigian ha compiuto rapidi progressi nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, specialmente riguardo all'e-governance, che rafforzano la trasparenza nell'amministrazione pubblica e sono utili per la lotta alla corruzione, garantiscono un accesso più agevole ai servizi pubblici e all'informazione e imprimono un ulteriore slancio alla democratizzazione dell'Azerbaigian;

M.

considerando che la seconda sessione plenaria dell'Assemblea parlamentare Euronest si terrà a Baku nell'aprile 2012, dando vita a un importante forum di discussione sulla democrazia, la politica, l'energia, la sicurezza e i problemi sociali;

N.

considerando che, nelle sue relazioni con l'Armenia e l'Azerbaigian, l'Unione europea rispetta i principi della sovranità e dell'integrità territoriale e che, nel suo approccio alla risoluzione dei conflitti regionali, essa sostiene i principi basilari dell'Atto finale di Helsinki; che il conflitto irrisolto del Nagorno-Karabakh pregiudica la stabilità e lo sviluppo della regione del Caucaso meridionale e costituisce un freno al pieno sviluppo della PEV; che nella sua comunicazione congiunta dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento", l'Unione afferma la propria intenzione di impegnarsi più attivamente alla risoluzione del conflitto del Caucaso meridionale e di intensificare il proprio sostegno alle misure di rafforzamento della fiducia, nonché la disponibilità a partecipare maggiormente a formati negoziali in cui non è ancora rappresentata, come nel gruppo di Minsk dell'OSCE;

O.

considerando che il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale svolge un ruolo importante nel contribuire a una soluzione pacifica del conflitto nella regione;

P.

considerando che l'Azerbaigian si dimostra fortemente impegnato per la cooperazione parlamentare multilaterale in seno all'assemblea parlamentare Euronest ed è il primo paese del partenariato orientale a ospitarne la sessione plenaria dal 2 al 4 aprile 2012 a Baku;

Q.

considerando che l'elezione dell'Azerbaigian al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il 2012-2013 offre una buona occasione di ulteriore consultazione e allineamento delle politiche del paese alle dichiarazioni di politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'Unione europea ai fini di un'ulteriore promozione della pace e della stabilità internazionali;

1.

rivolge al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna le seguenti raccomandazioni:

a)

garantire che l'accordo di associazione rappresenti un quadro completo e lungimirante per il futuro sviluppo delle relazioni con l'Azerbaigian, che favorisca l'associazione politica, la convergenza economica nonché il ravvicinamento giuridico e rifletta le relazioni che sia l'Unione europea sia l'Azerbaigian hanno deciso di sviluppare;

b)

assicurare che i negoziati sugli accordi di associazione UE-Azerbaigian e UE-Armenia, in linea con le richieste avanzate nella risoluzione del Parlamento del 20 maggio 2010 sull'esigenza di una strategia UE per il Caucaso meridionale e con i principi basilari del gruppo di Minsk dell'OSCE sanciti nella dichiarazione comune dell'Aquila, del 10 luglio 2009, siano collegati a impegni tangibili a compiere notevoli passi avanti sulla via della risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, che comprenda, ad esempio, misure volte a costruire un clima di fiducia, come la smobilitazione generale, compresi il ritiro dei cecchini dalla linea di contatto, il ritiro delle forze armene dai territori occupati attorno al Nagorno-Karabakh e il loro ritorno sotto il controllo azero, un meccanismo per la prevenzione attiva di incidenti e l'investigazione delle violazioni del cessate il fuoco lungo la linea di contatto, il diritto di tutti gli sfollati interni e dei profughi a ritornare nei loro luoghi di origine e a recuperare le proprietà, nonché garanzie di sicurezza internazionale che comprendano un'autentica missione internazionale di mantenimento della pace al fine di creare le condizioni propizie e concordate per la futura libera espressione di volontà, giuridicamente vincolante, riguardo allo status definitivo del Nagorno-Karabakh;

c)

inserire nell'accordo di associazione clausole e parametri di riferimento per la tutela e la promozione dei diritti umani, con particolare riferimento alla libertà dei mezzi d'informazione e al diritto alla libertà d'espressione, di associazione e di riunione, che riflettano i principi e i diritti sanciti dalla Costituzione dell'Azerbaigian e dalle più rigorose norme internazionali ed europee, basandosi quanto più possibile sul quadro del Consiglio d'Europa e dell'OSCE riguardo a cui si è impegnato l'Azerbaigian; chiedere al governo azero di rispettare tali impegni e garantire che i negoziati tengano pienamente conto della necessità di salvaguardare i diritti e i mezzi di sussistenza degli sfollati interni e dei profughi;

d)

considerare la presenza dell'Unione europea nel gruppo di Minsk dell'OSCE un rafforzamento della partecipazione dell'Unione alla risoluzione del conflitto che oppone Armenia e Azerbaigian;

e)

sottolineare nell'accordo di associazione l'importanza di garantire i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini, tra cui il diritto di riunione e di associazione e i diritti di proprietà privata, lo sviluppo della società civile, lo stato di diritto, la lotta costante alla corruzione, il pluralismo politico e l'indipendenza dei mezzi d'informazione e della magistratura;

f)

sottolineare nell'accordo di associazione l'importanza che la Repubblica dell'Azerbaigian ottemperi pienamente alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo;

g)

evidenziare nell'accordo di associazione l'importanza chiave della libertà di espressione degli oppositori politici e sottolineare che l'approfondimento delle relazioni con l'Unione europea dipende dal rispetto dello stato di diritto da parte delle autorità azere, dalla garanzia di un processo equo per tutti i prigionieri e dalla liberazione incondizionata di tutte le persone detenute per accuse politicamente motivate;

h)

fornire al parlamento azero assistenza tecnica e finanziaria affinché sviluppi appieno le sue funzioni costituzionali, i suoi organismi e i suoi servizi, tra cui una più intensa interazione con la società civile;

i)

sostenere i programmi di aiuto allo sviluppo intesi a migliorare le condizioni di vita dei profughi e degli sfollati in Azerbaigian;

j)

inserire nell'accordo clausole sulla tutela dei difensori dei diritti umani, in linea con gli orientamenti dell'Unione in materia;

k)

invitare le autorità azere a garantire che la costruzione di nuovi edifici in corso a Baku, che si ritiene essere in parte legata al prossimo Eurofestival, sia in linea con la legislazione pertinente e che il reinsediamento delle persone avvenga sulla base di procedure giuridiche trasparenti; esprimere preoccupazione dinanzi all'aumento delle critiche mosse nei confronti del governo da attivisti dei diritti dell'uomo, che sfruttano tale evento culturale per migliorare la tradizione del paese in fatto di democrazia e diritti dell'uomo;

l)

concedere il visto al relatore speciale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sui prigionieri politici per consentirgli di visitare il paese conformemente al proprio mandato;

m)

esprimere inquietudine per il crescente numero di arresti di giovani attivisti per i diritti umani, per le difficoltà riscontrate nella registrazione delle ONG e dei partiti politici, come pure per le intimidazioni e i vincoli alla libertà di espressione, alla libertà di riunione e alla libertà su Internet, nonché stabilire parametri di riferimento in tali ambiti, prevedendo la sospensione dell'accordo in caso di mancato rispetto dei parametri stessi;

n)

esortare le autorità azere ad adottare una legislazione antidiscriminazione che vieti la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere in ogni settore;

o)

allineare gli obiettivi dell'accordo di associazione alla comunicazione congiunta "Una nuova risposta a un vicinato in mutamento", consentendo così alle organizzazioni della società civile in Azerbaigian di effettuare un controllo interno delle riforme e degli impegni del governo e garantendo che esso ne renda conto in misura maggiore;

p)

garantire la coerenza dell'accordo di associazione con i principi del diritto internazionale – in particolare con quelli definiti nella Carta delle Nazioni Unite, nell'Atto finale di Helsinki e in ambito OSCE, vale a dire la rinuncia a ricorrere alla forza, l'integrità territoriale e il diritto all'autodeterminazione – adoperandosi affinché, una volta concluso, l'accordo sia valido sull'intero territorio dell'Azerbaigian;

q)

rafforzare la capacità di risoluzione dei conflitti e di mediazione dell'Unione europea e svolgere un ruolo più attivo ed efficace per accrescere la fiducia fra le parti in conflitto, anche fornendo loro assistenza tramite progetti per il rafforzamento della fiducia finanziati dall'Unione mirati ad accrescere il sostegno popolare alle concessioni reciproche e alla soluzione pacifica del conflitto; sottolineare la necessità di concedere l'accesso incondizionato ai rappresentanti dell'Unione al Nagorno Karabakh e alle regioni occupate limitrofe; ribadire che l'Unione europea dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo nella soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, sostenendo l'attuazione di misure atte a rafforzare la fiducia che avvicinino le comunità armene e azere e diffondano l'idea di pace, di riconciliazione e di fiducia tra tutte le parti coivolte;

r)

plaudire al lavoro svolto dai copresidenti del gruppo di Minsk dell'OSCE e dalle parti in causa verso la conclusione di un accordo sui principi basilari e invitare a proseguire il sostegno a tale lavoro; sottolineare come sia l'Armenia che l'Azerbaigian debbano adottare le misure idonee a garantire che tutte le decisioni prese secondo la formula del gruppo di Minsk in direzione della definizione e del consolidamento di una risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh siano messe in atto integralmente e tempestivamente; prendere in considerazione una partecipazione diretta e più attiva al gruppo di Minsk;

s)

invitare i leader di Armenia e Azerbaigian ad agire con responsabilità, a moderare il tono delle dichiarazioni e a evitare asserzioni provocatorie, onde spianare la strada a un vero e proprio dialogo a tutti i livelli della società, affinché l'opinione pubblica accetti i vantaggi di un accordo globale, comprendendoli appieno, ponendo così le basi per efficaci misure di rafforzamento della fiducia;

t)

esprimere inquietudine in merito alla corsa agli armamenti nella regione e, in particolare, all'elevata spesa militare in Azerbaigian ed invitare, in tal senso, gli Stati membri a interrompere le forniture di armi e munizioni sia all'Azerbaigian che all'Armenia, nel rispetto della richiesta dell'OSCE del febbraio 1992, fintantoché non sia stato concluso e firmato un accordo globale tra le due parti;

u)

sottolineare la necessità di continuare a dar corso a tutti gli interventi possibili, nel quadro del partenariato orientale, per ottenere il riavvicinamento dell'Armenia e dell'Azerbaigian, inserendo saldamente la risoluzione dei conflitti regionali tra gli elementi integranti di tale ravvicinamento;

v)

sottolineare che le centinaia di migliaia di profughi e sfollati interni che hanno abbandonato le loro dimore nel corso della guerra del Nagorno-Karabakh o a causa della stessa continuano a essere sfollati e a vedersi negati i loro diritti, tra cui il diritto al ritorno, i diritti di proprietà e il diritto alla sicurezza individuale; tali diritti sono da rispettarsi incondizionatamente e da concedersi senza indugio; invitare la Commissione e gli Stati membri a proseguire e ad ampliare l'assistenza e il sostegno finanziario dell'Unione europea all'Azerbaigian per la gestione della situazione degli sfollati;

w)

sottolineare la necessità di utilizzare l'accordo di associazione quale piattaforma per promuovere le sinergie e la cooperazione regionale; sottolineare l'interazione reciprocamente vantaggiosa fra lo sviluppo democratico pluralistico e la risoluzione del conflitto e assicurare che l'accordo di associazione contenga disposizioni volte a incentivare le agevolazioni in materia di visti per tutte le persone provenienti dai paesi del Caucaso meridionale;

x)

fare chiarezza sul modo in cui sfruttare il notevole grado di complementarità tra le varie iniziative dell'Unione europea nella regione, vale a dire il partenariato orientale e la sinergia per il Mar Nero;

y)

invitare la Turchia a svolgere un ruolo costruttivo nella risoluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh e ad adempiere alle proprie responsabilità nella regione;

z)

garantire che la componente commerciale dell'accordo di associazione possa svilupparsi in una Zona globale e approfondita di libero scambio non appena l'Azerbaigian rispetterà tutte le condizioni necessarie, tra cui l'adesione all'OMC e l'adempimento dei suoi impegni in materia di diritti umani e, a tale scopo, fornire l'assistenza tecnica necessaria a preparare l'Azerbaigian ai negoziati e incoraggiare l'adozione delle riforme necessarie;

aa)

esortare l'Azerbaigian a firmare e ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale;

ab)

sollecitare le autorità azere a firmare e ratificare la Convenzione sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione nonché la Convenzione sulle munizioni a grappolo;

ac)

garantire negoziati rapidi sugli accordi di riammissione e di agevolazione dei visti, al fine di promuovere i contatti interpersonali e privilegiare la mobilità dei giovani e tra università; contribuire alla lotta all'immigrazione clandestina e garantire che le disposizioni in materia di asilo siano pienamente conformi agli obblighi e agli impegni internazionali e alle norme dell'Unione europea, specialmente nel campo dei diritti umani;

ad)

sottolineare l'importanza di creare e sviluppare un forte settore della gioventù e accogliere favorevolmente i diversi programmi statali che offrono borse di studio all'estero;

ae)

esortare l'Azerbaigian a non ostacolare il rilascio di visti a cittadini di paesi terzi e di origine armena che intendano recarsi nel paese e a eliminare il divieto di effettuare telefonate internazionali verso l'Armenia;

af)

incoraggiare un'ampia collaborazione settoriale tra l'Unione europea e l'Azerbaigian e, in particolare, promuovere la convergenza normativa, spiegarne i benefici e fornire a tal fine l'assistenza tecnica necessaria;

ag)

esortare le autorità azere ad accelerare l'attuazione delle principali convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL);

ah)

favorire la trasparenza nella gestione delle finanze pubbliche e migliorare la legislazione in materia di appalti pubblici al fine di contribuire in modo significativo al buongoverno e a un processo decisionale trasparente; accogliere con favore, in tal senso, la partecipazione dell'Azerbaigian all'iniziativa a favore della trasparenza delle industrie estrattive, intesa ad accrescere l'apertura sugli introiti petroliferi e metaniferi, e verificare l'adempimento del governo azero al suo obbligo di rilasciare informazioni sulle finanze pubbliche, conformemente alla normativa relativa al diritto di accesso all'informazione;

ai)

intraprendere le iniziative necessarie per inserire nell'accordo di associazione disposizioni che consentano all'Azerbaigian di partecipare ai programmi e alle agenzie comunitari, come strumento per promuovere l'integrazione europea a tutti i livelli;

aj)

elogiare le riforme della magistratura varate dalle autorità azere, finalizzate a garantire una maggiore indipendenza dei giudici, a migliorare le procedure di selezione e designazione, ad eliminare la corruzione negli organi giudiziari e l'esposizione degli stessi all'influenza dell'Esecutivo; riconoscere l'adozione delle leggi in materia, tra cui la legge relativa all'ordine forense; incoraggiare le autorità in carica a proseguire l'attuazione della legislazione di contrasto alla corruzione, concentrandosi sui casi di corruzione ad alto livello, così come ad accrescere sensibilmente la trasparenza della spesa pubblica e del finanziamento ai partiti politici; sottolineare l'esigenza di migliorare l'indipendenza, l'efficienza e le risorse della magistratura; ribadire l'importanza del funzionamento dell'apparato giudiziario scevro da interferenze politiche; sottolineare la necessità di stabilire un bilancio convincente della selezione e designazione dei giudici e dei pubblici ministeri fondata sull'applicazione di parametri uniformi, trasparenti, oggettivi e validi su scala nazionale e costituire un fascicolo di dati storici delle imputazioni e delle condanne rispetto a al quale sia possibile quantificare i progressi; chiedere l'armonizzazione della giurisprudenza onde garantire la prevedibilità dell'ordinamento giudiziario e assicurare la fiducia dei cittadini;

ak)

avviare programmi di gemellaggio con regioni e comunità locali dell'Unione europea con minoranze nazionali che godono di un elevato grado di autonomia;

al)

sottolineare la necessità di un'economia sostenibile, anche favorendone la diversificazione; promuovere una maggiore apertura e trasparenza nel settore energetico, adoperandosi affinché si sviluppi nel rispetto delle norme ambientali internazionali; sostenere lo sviluppo del mercato delle energie rinnovabili e sottolineare la necessità di omologhe normative in campo ambientale;

am)

sottolineare l'importanza della cooperazione energetica fra l'Unione europea e l'Azerbaigian nella diversificazione dell'approvvigionamento di energia e dei relativi percorsi per la sua fornitura all'Europa; rammenta a tale proposito la dichiarazione congiunta sulla fornitura di gas, firmata a Baku il 13 gennaio 2011 dal Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e dal presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev, quale tappa importante della realizzazione del corridoio meridionale per il trasporto di gas ed elogiare gli sforzi del paese nel promuovere progetti pionieristici quali gli oleodotti Baku-Tbilisi-Ceyhan e Baku-Tbilisi-Erzurum, quale completamento del progetto AGRI;

an)

sottolineare l'importanza della singolarità della posizione geografica dell'Azerbaigian per l'apertura di un transito diretto e senza ostacoli tra l'Unione europea e i paesi dell'Asia centrale; plaudire agli sforzi volti a sviluppare la cooperazione per il transito transcaspico con il Kazakhstan e a esaminare le modalità per instaurare una cooperazione affine con il Turkmenistan; si compiace del mandato del Consiglio, firmato il 12 settembre 2011, a concludere un accordo giuridicamente vincolante tra l'Unione europea, l'Azerbaigian e il Turkmenistan riguardo all'oleodotto transcaspico;

ao)

assicurare che l'Unione europea continui a prestare attenzione allo sviluppo della cooperazione energetica con l'Azerbaigian e al sostegno sostenibile da parte dell'Unione; fornire assistenza tecnica all'Agenzia di Stato azera per le fonti energetiche alternative e rinnovabili allo scopo di aiutare l'Azerbaigian a diversificare le risorse energetiche, incentivare l'efficienza energetica e allineare il paese agli obiettivi dell'Unione europea in materia di cambiamenti climatici;

ap)

individuare modalità di promozione del dialogo e della cooperazione regionali, sostenendo organizzazioni come il Centro ambientale regionale (CER) attraverso progetti transfrontalieri congiunti che coinvolgano le ONG, le comunità locali e le parti interessate in Armenia, Azerbaigian e Georgia;

aq)

inserire nell'accordo di associazione una dimensione parlamentare forte, che consenta il pieno coinvolgimento del Milli Mejlis e del Parlamento europeo e favorisca i lavori dell'Assemblea parlamentare Euronest;

ar)

coinvolgere pienamente il Parlamento europeo nell'attuazione e nel monitoraggio dell'accordo di associazione; stabilire punti di riferimento chiari per l'attuazione dell'accordo di associazione e prevedere meccanismi di controllo, compresa la presentazione di relazioni periodiche al Parlamento europeo;

as)

fornire all'Azerbaigian un'assistenza tecnica più mirata, onde garantire che sia in grado di tener fede agli impegni derivanti dai negoziati sull'accordo di associazione e dalla sua piena attuazione, continuando a offrire programmi globali di potenziamento istituzionale;

at)

incoraggiare l'equipe negoziale dell'Unione europea a continuare a cooperare con il Parlamento europeo, fornendo informazioni continue e documentate sui progressi compiuti, a norma dell'articolo 218, paragrafo 10, del TFUE, che stabilisce che il Parlamento sia immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura;

au)

incentivare ulteriormente un livello approfondito di cooperazione con il partenariato orientale e nell'ambito dello stesso e informare con regolarità il Parlamento dei relativi progressi;

2.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna e all'Azerbaigian.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2011)0243.

(2)  GU C 161 E 31.5.2011, pag. 136.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2011)0025.

(4)  GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 64.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2011)0153.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2011)0576.

(7)  GU L 221 del 27.8.2011, pag. 5.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/44


Mercoledì 18 aprile 2012
Negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Armenia

P7_TA(2012)0128

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Armenia (2011/2315(INI))

2013/C 258 E/04

Il Parlamento europeo,

visti i negoziati in corso tra l'Unione europea e l'Armenia relativamente all'accordo di associazione,

viste le conclusioni del Consiglio sull'Armenia del 10 maggio 2010 in virtù delle quali sono adottate le direttive negoziali,

visto l'accordo di partenariato e di cooperazione (APC) tra l'Armenia e l'Unione europea entrato in vigore il 1o luglio 1999,

vista la dichiarazione comune su un partenariato per la mobilità tra l'Unione europea e l'Armenia del 27 ottobre 2011,

visto il piano d'azione della politica europea di vicinato (PEV) adottato il 14 novembre 2006 e la comunicazione congiunta dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento" del 25 maggio 2011,

vista la dichiarazione congiunta del vertice per il partenariato orientale tenutosi a Praga il 7 maggio 2009,

viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sul partenariato orientale del 25 ottobre 2010,

vista la dichiarazione comune sul vertice di partenariato orientale tenutosi a Varsavia il 29-30 settembre 2011,

visto l'Atto costitutivo dell'Assemblea parlamentare UE-Vicinato orientale (EURONEST) del 3 maggio 2011,

viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sul Caucaso meridionale del 27 febbraio 2012,

vista la risoluzione del 13 marzo 2008 sull'Armenia (1),

vista la sua risoluzione del 20 maggio 2010 sulla necessità di una strategia UE per il Caucaso meridionale (2),

viste le sue risoluzioni del 20 gennaio 2011 su una strategia dell'Unione europea per il Mar Nero (3) e del 17 gennaio 2008 sull'approccio in materia di politica regionale per il Mar Nero (4),

viste le sue risoluzioni del 7 aprile 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione orientale (5) e del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato (6),

vista la decisione del Consiglio 2011/518/PESC, del 25 agosto 2011, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia (7),

vista la relazione intermedia della Commissione europea sull'Armenia adottata il 25 maggio 2011,

visto il terzo ciclo del dialogo tra l'Unione europea e l'Armenia in materia di diritti umani, tenutosi il 6 dicembre 2011,

vista l'amnistia generale adottata dal parlamento armeno il 26 maggio 2011 su proposta del presidente Sargsyan,

vista la dichiarazione firmata a Mosca il 2 novembre 2008 dai presidenti di Armenia, Azerbaigian e della Federazione russa,

vista la dichiarazione congiunta firmata dai presidenti di Armenia, Azerbaigian e della Federazione russa del 23 gennaio 2012 a Sochi,

visti l'articolo 90, paragrafo 4, e l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A7-0079/2012),

A.

considerando che il partenariato orientale stabilisce il quadro politico per il rafforzamento delle relazioni bilaterali mediante nuovi accordi di associazione tenendo in considerazione la situazione specifica e le ambizioni del paese partner nonché gli interessi strategici dell'UE nella stabilità e nello sviluppo democratico della regione;

B.

considerando che gli accordi di associazione rappresentano il quadro adeguato per approfondire le relazioni, mediante l'intensificazione dell'associazione politica, dell'integrazione socioeconomica e del ravvicinamento legale con l'UE, nonché per sviluppare i rapporti culturali;

C.

considerando che, in tale contesto, la dimensione multilaterale del partenariato orientale ha natura complementare e inseparabile dalla dimensione bilaterale e che dovrebbe evolversi parallelamente ai negoziati sugli accordi di associazione in corso per aprire la strada alla completa attuazione degli stessi e gettare le basi per un'autentica cooperazione regionale, come prevista dai principi di base della politica europea di vicinato;

D.

considerando che l'impegno attivo dell'Armenia verso l'attuazione di principi e valori condivisi, come la democrazia, lo Stato di diritto, il buongoverno e il rispetto dei diritti umani, è un elemento fondamentale per far progredire il processo e per far sì che la negoziazione e la successiva attuazione dell'accordo di associazione abbiano successo;

E.

considerando che le autorità armene hanno dichiarato ripetutamente la loro disponibilità ad aderire a tali valori e hanno evocato le ambizioni europee dell'Armenia; che la retorica non ha sempre rispecchiato la realtà dell'andamento delle riforme; che la partecipazione attiva dell'Armenia alla cooperazione parlamentare multilaterale nel contesto di Euronest, che si occupa delle quattro piattaforme tematiche del partenariato orientale, costituisce un buon esempio del suo impegno ad aderire ai valori e ai principi europei, su cui esiste un ampio consenso pubblico nella società armena;

F.

considerando che il conflitto irrisolto nel Nagorno-Karabakh costituisce un'insidia per la stabilità e lo sviluppo dell'Armenia e della regione del Caucaso meridionale; che nella sua comunicazione congiunta dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento", l'Unione europea ha dichiarato l'intenzione di impegnarsi più attivamente nella risoluzione del conflitto nel Caucaso meridionale sia sostenendo i quadri negoziali esistenti sia proponendo iniziative nuove; che il Rappresentante speciale dell'UE per il Caucaso meridionale ha un ruolo importante nel contribuire alla soluzione pacifica del conflitto nella regione;

G.

considerando che l'occupazione di territori appartenenti a un paese terzo costituisce una violazione del diritto internazionale e è contraria ai principi fondanti della politica europea di vicinato che compromette l'intero progetto di partenariato orientale;

H.

considerando che esistono allarmanti relazioni sulle attività illegali esercitate dalle truppe armene nei territori azeri occupati, segnatamente nelle manovre delle forze armate, nel rinnovo degli armamenti e del personale militare e nel rafforzamento della difesa;

I.

considerando che un corretto svolgimento delle prossime elezioni parlamentari previste per il 6 maggio 2012, in conformità con le norme internazionali ed europee, sarà di fondamentale importanza per lo sviluppo delle relazioni tra l'Unione europea e l'Armenia, e considerando che le elezioni devono essere condotte conformemente al nuovo codice elettorale dell'Armenia;

J.

considerando che i negoziati sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e l'Armenia hanno fatto progressi a passo spedito e hanno dato impulso alla riforma interna;

1.

rivolge al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna le seguenti raccomandazioni: devono

a)

fare in modo che l'accordo di associazione rappresenti un quadro globale e lungimirante per lo sviluppo futuro delle relazioni con l'Armenia, in grado di promuovere l'associazione politica, la convergenza economica e il ravvicinamento politico;

b)

assicurare che i negoziati sugli accordi di associazione UE-Azerbaigian e UE-Armenia, in linea con le richieste avanzate nella risoluzione del Parlamento, del 20 maggio 2010, sull'esigenza di una strategia UE per il Caucaso meridionale e con i principi fondamentali del gruppo di Minsk dell'OSCE, enunciati nella dichiarazione congiunta "Aquila" del 10 luglio 2009, sia collegata a impegni credibili a conseguire progressi sostanziali verso la risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh, che comprenda, per esempio, misure atte a rafforzare la fiducia come la demilitarizzazione generale, il ritiro dei cecchini dalla linea di contatto, il ritiro delle forze armene dai territori occupati in prossimità del Nagorno-Karabakh e la loro restituzione al controllo azero, nonché meccanismi di prevenzione attiva di incidenti e indagini sulle violazioni del cessate il fuoco lungo la linea di contatto, il diritto di tutti gli sfollati interni e dei rifugiati di ritornare alle proprie case e proprietà, e infine garanzie di sicurezza internazionali che comprendano una vera operazione multinazionale di mantenimento della pace al fine di prefigurare condizioni adeguate e concordate per la futura espressione libera, giuridicamente vincolante, della volontà in merito allo statuto definitivo del Nagorno-Karabakh;

c)

sottolineare l'importanza fondamentale di elezioni democratiche libere e corrette, che devono trovare riscontro non solo in una gestione ordinata delle elezioni di maggio 2012 nella giornata elettorale, ma anche nell'assicurare la pluralità, la libertà del dibattito politico, la libertà di parola e un accesso equo per tutte le forze politiche ai principali canali radiotelevisivi, la libertà di riunione e di movimento durante l'intera fase pre-elettorale e post-elettorale; sottolineare la necessità di fornire le risorse necessarie alla delegazione dell'UE in Armenia allo scopo di promuovere il contributo dell'Unione europea alla qualità dei processi elettorali; sostenere l'adozione del nuovo codice elettorale armeno, che è coerente con le raccomandazioni e gli obblighi internazionali;

d)

sottolinea che è fondamentale portare a termine un'indagine trasparente, indipendente e imparziale degli eventi del 1o marzo 2008, compresa un'indagine indipendente sull'intervento della polizia durante la dispersione della dimostrazione;

e)

riconoscere le aspirazioni europee dell'Armenia e considerarle un importante stimolo e un catalizzatore necessario per l'attuazione delle riforme e per il sostegno pubblico a tali riforme, volte a rafforzare l'impegno dell'Armenia verso i valori e i principi comuni dello Stato di diritto, dei diritti umani e della buona governance;

f)

inserire nell'accordo di associazione le clausole e i parametri sulla tutela e la promozione dei diritti umani che rispecchino le più elevate norme internazionali ed europee, attingendo il più possibile dal quadro del Consiglio d'Europa e dell'OSCE e dal dialogo in corso tra l'Unione europea e l'Armenia in materia di diritti umani;

g)

sottolineare, nell'accordo di associazione, l'importanza di garantire il godimento delle libertà fondamentali, tra cui la libertà di riunione e di associazione, lo sviluppo della società civile, lo Stato di diritto, la lotta continua contro la corruzione, assicurando la competitività del mercato, e l'indipendenza dei media;

h)

esortare le autorità armene ad adottare una legislazione antidiscriminazione che vieti la discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere in ogni settore;

i)

incoraggiare le autorità armene a proseguire con rinnovato impegno la riforma legislativa nel paese;

j)

incoraggiare le autorità armene a continuare a sviluppare la carica di difensore dei diritti umani, in particolare fornendo a quest'ultimo ulteriori risorse finanziarie e umane, e sostenendo gli uffici regionali istituiti di recente; assicurare che il sostegno a istituzioni come il difensore dei diritti umani sia equilibrato in proporzione al sostegno alle organizzazioni della società civile;

k)

sottolineare, in particolare, l'importanza dell'indipendenza della magistratura, di procedure d'appalto trasparenti, della separazione della politica dalle attività economiche, e la necessità di smantellare le strutture oligarchiche all'interno dell'economia, di procedimenti giudiziari affidabili che garantiscano processi giusti e l'accesso alla giustizia a tutti i cittadini, di un ambiente sicuro per il giornalismo d'inchiesta, dell'accesso alle informazioni e a media indipendenti e sociali e della prevenzione di tutte le forme di tortura e di maltrattamento nei centri di detenzione; incoraggiare il governo armeno a compiere ogni sforzo per rispettare le raccomandazioni e le migliori prassi dell'Unione europea in tali settori;

l)

sottolineare l'importanza attribuita dall'Unione europea alla prevenzione e alla lotta contro la corruzione nei paesi del partenariato orientale, soprattutto alla luce delle conclusioni del Consiglio sulla cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni all'interno del partenariato orientale della sua 3135a sessione del 13 e 14 dicembre 2011;

m)

sottolineare la relazione tra la riforma delle autorità preposte all'applicazione della legge nei paesi partner e le misure volte a combattere il crimine finanziario, la corruzione, il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo;

n)

sottolineare la necessità di combattere l'impunità dei funzionari preposti all'applicazione della legge e della polizia, garantendo, tra le altre cose, indagini approfondite sulle torture e sulle violazioni dei diritti in detenzione e in istituzioni chiuse;

o)

assicurare che la società civile e le organizzazioni non governative in Armenia siano regolarmente e sistematicamente consultate durante il processo negoziale dell'accordo di associazione e che le loro raccomandazioni siano ascoltate e tenute in considerazione, ove risulti opportuno.

p)

assicurare che l'accordo di associazione sia conforme ai principi del diritto internazionale con riguardo, in particolare, alla Carta delle Nazioni Unite, all'Atto finale di Helsinki nonché ai principi e agli impegni nel quadro dell'OSCE, segnatamente la rinuncia all'uso della forza, l'integrità territoriale e il diritto all'autodeterminazione;

q)

ricordare a tutte le parti che non può esistere alcuna alternativa alla risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh; sottolineare che qualsiasi minaccia dell'uso della forza compromette gli sforzi congiunti della comunità internazionale;

r)

invitare l'Armenia e l'Azerbaigian a intraprendere misure atte a rafforzare la fiducia sui fronti, compresi il ritiro dei cecchini dalla linea di contatto (secondo le raccomandazioni dell'OSCE), il ritiro e la cessazione dell'uso di ogni tipo di artiglieria, un aumento consistente del numero di osservatori OSCE come misura provvisoria fino al dispiegamento di una forza multinazionale di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nel quadro dell'attuazione dell'accordo di pace; invitare l'Armenia a cessare l'invio di coscritti dell'esercito regolare per servire nel Nagorno-Karabakh;

s)

rafforzare la capacità di risoluzione dei conflitti e di mediazione dell'Unione europea, tra le altre cose potenziando il suo sostegno agli sforzi del gruppo di Minsk, adottando un ruolo più attivo e incisivo per favorire l'attuazione di misure di ripristino della fiducia tra le parti in conflitto, tra cui la promozione di un processo negoziale più intenso e fornendo assistenza tramite progetti a finanziamento UE volti ad aumentare il sostegno popolare a concessioni reciproche e a una soluzione pacifica, fornendo altresì sostegno a programmi umanitari nelle aree colpite da conflitti, in particolare attività di eliminazione delle mine terrestri;

t)

assumere un ruolo più incisivo nella soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, sostenendo l'attuazione di misure atte a rafforzare la fiducia che avvicineranno le comunità armena e azera e diffonderanno l'idea di pace, di riconciliazione e di fiducia in entrambe le parti; sottolineare che sia l'Armenia che l'Azerbaigian dovrebbero adottare le misure idonee a garantire che tutte le decisioni prese nel contesto del gruppo di Minsk verso il consolidamento di una risoluzione pacifica del conflitto del Nagorno-Karabakh siano messe in atto in modo completo e tempestivo; sottolinea la necessità di un accesso incondizionato dei rappresentanti dell'UE al Nagorno-Karabakh e alle regioni circostanti occupate;

u)

considerare la presenza dell'UE nel gruppo di Minsk dell'OSCE al fine di aumentare la partecipazione dell'UE nella risoluzione del conflitto fra l'Armenia e l'Azerbaigian;

v)

rafforzare la capacità di risoluzione dei conflitti dell'Unione europea nel Caucaso meridionale, tra le altre cose, sostenendo gli sforzi del gruppo di Minsk e aprendo la strada all'attuazione di misure atte a rafforzare la fiducia, come concordato dai presidenti dell'Azerbaigian e dell'Armenia; sottolineare la necessità di trovare al più presto una soluzione pacifica del conflitto fra l'Armenia e l'Azerbaigian sulla base dei principi del diritto internazionale e delle decisioni e dei documenti adottati in questo quadro;

w)

sollecitare tutti gli attori esterni al conflitto a dimostrare buona volontà e a contribuire in maniera positiva alla sua rapida e pacifica risoluzione;

x)

invitare i leader di Armenia e Azerbaigian ad agire in modo responsabile, a moderare il tono delle dichiarazioni e a evitare dichiarazioni provocatorie, al fine di aprire la strada a un dialogo autentico a tutti i livelli della società e di porre le basi per misure efficaci atte a rafforzare la fiducia;

y)

esprimere preoccupazione in merito allo spiegamento militare nella regione e, in particolare, all'elevata spesa militare armena, che toglie risorse a questioni più urgenti come la riduzione della povertà, la sicurezza sociale e lo sviluppo economico e, in tale contesto, invitare gli Stati membri a interrompere la fornitura di armi e munizioni sia all'Azerbaigian sia all'Armenia, nel rispetto della richiesta dell'OSCE del febbraio 1992, fintanto che non sarà stato concluso e firmato un accordo globale tra le due parti;

z)

prendere atto in questo contesto della necessità di avviare indagini sulle preoccupanti relazioni in merito alla politica di costruzione di insediamenti attuata dalle autorità armene al fine di aumentare la popolazione armena nei territori occupati del Nagorno-Karabakh;

aa)

sottolineare l'importanza di ratificare i protocolli firmati nel 2009 tra l'Armenia a la Turchia a Zurigo e intensificare gli sforzi per facilitare la normalizzazione delle relazioni, con conseguente apertura senza precondizioni delle frontiere; accogliere con favore la decisione di aprire negoziati sulla zona di libero scambio globale e garantito e in tale contesto sottolineare che è inaccettabile che i confini fra due paesi che aspirano all'adesione o all'associazione all'UE siano costantemente chiusi ed esortare a porre fine a tale situazione;

ab)

sollecitare l'Armenia a impegnarsi ad allineare la sua politica nei riguardi dell'Iran all'approccio dell'UE verso tale paese;

ac)

sottolineare la necessità di utilizzare l'accordo di associazione come piattaforma atta a promuovere la cooperazione e le sinergie regionali; sottolineare l'interazione di reciproco rafforzamento fra uno sviluppo democratico pluralistico e la risoluzione del conflitto; sottolineare in modo particolare l'importanza di creare sinergie nei settori dei trasporti e dell'energia; esortare tutte le parti a impegnarsi appieno nella pista della cooperazione multilaterale del partenariato orientale svincolandolo dalla soluzione finale dei conflitti;

ad)

trovare modi per promuovere il dialogo e la cooperazione regionale, sostenendo organizzazioni come il Centro ambientale regionale attraverso progetti transfrontalieri congiunti che coinvolgano le ONG, le comunità locali e le parti interessate in Armenia, Azerbaigian e Georgia;

ae)

sollecitare l'Armenia a ratificare senza ulteriore indugio lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale come un passo fondamentale verso l'armonizzazione della legislazione nazionale con gli accordi giuridici internazionali a cui hanno aderito i paesi dell'Unione europea;

af)

sollecitare le autorità armene a firmare e ratificare la Convenzione sul divieto di impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione nonché della Convenzione sulle munizioni a grappolo;

ag)

sottolineare l'importanza della mobilità per promuovere l'integrazione europea; considerare la mobilità dei giovani e degli studenti come una priorità durante i negoziati sulle agevolazioni per il rilascio di visti e sugli accordi di riammissione; invitare l'Armenia a migliorare la propria legislazione nazionale in materia di istruzione superiore, prestando particolare attenzione alle procedure di sincronizzazione per i diplomi scientifici e alla regolamentazione giuridica dei tirocini per gli studenti sulla base del processo di Bologna; garantire che le disposizioni in materia di asilo siano pienamente in linea con gli impegni e gli obblighi internazionali e con le norme dell'Unione europea;

ah)

assicurare la gestione trasparente delle finanze pubbliche e il miglioramento della legislazione in materia di appalti pubblici al fine di assicurare una buona governance e un processo decisionale trasparente;

ai)

incoraggiare un'ampia cooperazione settoriale tra l'Unione europea e l'Armenia; in particolare, spiegarne i benefici, promuovere la convergenza normativa nel settore e fornire a tal fine l'assistenza finanziaria e tecnica necessaria;

aj)

accogliere con favore l'attuazione delle migliori prassi e delle raccomandazioni dell'UE in Armenia durante la preparazione dei piani di lavoro nazionali nei settori della giustizia, della libertà e della sicurezza; prendere atto in particolare dei risultati tangibili ottenuti nel settore della migrazione con la firma della dichiarazione congiunta su un partenariato per la mobilità;

ak)

adottare le azioni necessarie per inserire nell'accordo di associazione le disposizioni che consentano all'Armenia di partecipare ai programmi e alle agenzie della Comunità, strumento fondamentale per promuovere l'integrazione europea a tutti i livelli;

al)

sottolineare la necessità di conseguire un'economia sostenibile, anche tramite la promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell'efficienza energetica in linea con gli obiettivi dell'UE in materia di cambiamenti climatici; garantire che lo sviluppo del settore energetico avvenga in conformità alle norme ambientali dell'Unione europea e nel rispetto della Convenzione ONU sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (Convenzione di Espoo);

am)

ribadire la richiesta di chiudere la centrale nucleare di Medzamor prima del 2016, dal momento che non può essere modernizzata per essere conforme agli attuali standard concordati e riconosciuti a livello internazionale;

an)

continuare a fornire la necessaria assistenza tecnica per consentire il rapido avvio dei negoziati su tutti gli aspetti dell'accordo di associazione; garantire che i negoziati da poco avviati sulla zona di libero scambio globale e garantito proseguano a ritmo sostenuto;

ao)

inserire nell'accordo di associazione una forte dimensione parlamentare che provveda a un pieno coinvolgimento dell'assemblea nazionale dell'Armenia e del Parlamento europeo nell'attuazione e nel controllo dell'accordo di associazione; fornire assistenza sia tecnica sia finanziaria al parlamento dell'Armenia affinché realizzi appieno le sue funzioni costituzionali, i suoi organi e i suoi servizi, tra cui la costituzione di commissioni permanenti qualificate e una maggior interazione con la società civile; trasmettere regolarmente al Parlamento europeo informazioni sullo stato di avanzamento del processo di negoziazione;

ap)

includere chiari punti di riferimento per l'attuazione dell'accordo di associazione e prevedere meccanismi di controllo, compresa la presentazione di relazioni periodiche al Parlamento europeo;

aq)

fornire all'Armenia un'assistenza finanziaria e tecnica più mirata, onde contribuire a garantire che possa far fronte agli impegni derivanti dai negoziati dell'accordo di associazione e dalla sua piena attuazione, continuando a offrire programmi globali di potenziamento istituzionale, anche in settori quali il servizio civile e la riforma della giustizia;

ar)

incoraggiare le autorità armene a utilizzare appieno l'esperienza del gruppo di esperti di alto livello dell'Unione europea nel processo negoziale e di attuazione, e per mantenere i consiglieri dell'UE totalmente informati anche sulle attività del gruppo per l'iniziativa faro per la gestione integrata delle frontiere del partenariato orientale; considerare di fornire tale assistenza a tutti i partner orientali;

as)

riconoscere l'ambizioso programma di riforma dell'Armenia nell'ambito del partenariato orientale e fornire un'assistenza adeguata in conformità al principio "di più a chi si impegna di più" a seconda dell'andamento delle riforme e misurato sulla base di parametri relativi alla democrazia e ai diritti umani;

at)

aumentare, in linea con la comunicazione congiunta dal titolo "Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento", l'assistenza dell'Unione europea alle organizzazioni della società civile in Armenia, per far sì che possano eseguire il controllo interno delle sue riforme e dei suoi impegni e garantire che il governo ne sia ritenuto maggiormente responsabile;

au)

incoraggiare la squadra negoziale dell'Unione europea a continuare la fruttuosa cooperazione con il Parlamento europeo, fornendo un rendiconto continuo e documentato sui progressi ottenuti, in conformità con l'articolo 218, paragrafo 10, del TFUE, che stabilisce che il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura;

2.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione, al servizio europeo per l'azione esterna e all'Armenia.


(1)  GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 67.

(2)  GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 136.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2011)0025.

(4)  GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 64.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2011)0153.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2011)0576.

(7)  GU L 221 del 27.8.2011, pag. 5.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/51


Mercoledì 18 aprile 2012
Risorse ittiche come bene comune

P7_TA(2012)0129

Decisione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sulle risorse ittiche come bene comune

2013/C 258 E/05

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 117 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS), che prevede che tutti gli Stati hanno l'obbligo di adottare misure per assicurare la conservazione delle risorse biologiche dell'alto mare, o di cooperare a tal fine con altri Stati,

visto l'accordo del 1993 inteso a favorire il rispetto delle misure internazionali di conservazione e di gestione da parte dei pescherecci in alto mare, e il codice di condotta della FAO del 1995 per una pesca responsabile,

visto l'articolo 123 del suo regolamento,

A.

considerando che il consumo globale medio di prodotti della pesca ha raggiunto la cifra record di 17 kg pro capite all'anno, e che per oltre 3 miliardi di persone tali prodotti garantiscono più del 15 % dell'apporto di proteine;

B.

considerando che la sostenibilità globale della pesca è un requisito indispensabile per la conservazione degli stock ittici e per l'accesso delle generazioni future a tale inestimabile risorsa marina, che la concentrazione in mani private dell'attività della pesca comporta gravi effetti negativi;

C.

considerando che è necessario agire a livello globale per proteggere tale risorsa e garantire che venga considerata come un bene comune, assicurando al tempo stesso anche un'equa distribuzione dei benefici collettivi ad essa correlati;

1.

invita la Commissione a promuovere interventi legislativi, a livello dell'UE e degli Stati membri, sull'importanza delle risorse ittiche come bene comune globale, ad attuare le misure necessarie per proteggerle, a garantire l'accesso a tali risorse e il loro utilizzo sostenibile - attraverso il coordinamento internazionale - e a condurre una campagna informativa per i cittadini dell'UE;

2.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari (1), al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  L'elenco dei firmatari è pubblicato nell'allegato 1 del processo verbale del 18 aprile 2012 (P7_PV(2012)04-18(ANN1)).


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/51


Mercoledì 18 aprile 2012
Bambini affetti dalla sindrome di Down

P7_TA(2012)0130

Dichiarazione del Parlamento europeo del 18 aprile 2012 sui bambini affetti dalla sindrome di Down

2013/C 258 E/06

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 123 del suo regolamento,

A.

considerando che, secondo le stime, le probabilità che un bambino nasca con la sindrome di Down sono di 1 su 600-1 000;

B.

considerando che la sindrome di Down è una delle cause genetiche più diffuse della disabilità intellettiva;

C.

considerando che le anomalie congenite sono una delle principali cause di mortalità infantile e disabilità a lungo termine, e che i bambini affetti da sindrome di Down possono soffrire di numerosi disturbi congeniti, tra i più frequenti le patologie cardiache;

D.

considerando che l'articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea recita: "L'Unione riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità";

E.

considerando che l'Unione europea ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che stabilisce norme minime universali volte a tutelare tutta una serie di diritti civili, politici, sociali ed economici e a garantirne il rispetto;

1.

invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a:

contribuire all'inclusione sociale dei bambini affetti da sindrome di Down attraverso campagne di sensibilizzazione a livello nazionale ed europeo;

promuovere la ricerca a livello paneuropeo sulla cura di tale malattia;

elaborare una strategia a livello europeo volta a tutelare i diritti dei bambini affetti da sindrome di Down nell'Unione europea;

2.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari (1), al Consiglio, alla Commissione e alle autorità nazionali competenti.


(1)  L'elenco dei firmatari è pubblicato nell'allegato 2 del processo verbale del 18 aprile 2012 (P7_PV(2012)04-18(ANN2)).


Giovedì 19 aprile 2012

7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/53


Giovedì 19 aprile 2012
Richiesta di misure concrete per combattere la frode e l'evasione fiscali

P7_TA(2012)0137

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 aprile 2012 sulla richiesta di misure concrete per combattere la frode e l'evasione fiscali (2012/2599(RSP))

2013/C 258 E/07

Il Parlamento europeo,

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 1o e 2 marzo 2012,

vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale B7-0635/2011 alla Commissione, del 4 ottobre 2011, sulla compatibilità con la direttiva dell'Unione europea sulla tassazione dei redditi da risparmio degli accordi fiscali conclusi dalla Germania e dal Regno Unito con la Svizzera,

visto lo studio dell'OCSE del marzo 2012 intitolato "Hybrid mismatch arrangements: Tax policy and compliance issues" (Accordi ibridi: questioni di politica e conformità fiscale),

vista la relazione sulla proposta di direttiva del Consiglio relativa a una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società, quale adottata dalla commissione per i problemi economici e monetari il 21 marzo 2012 (A7-0080/2012),

vista la sua risoluzione del 2 febbraio 2012 sulla relazione annuale in materia di fiscalità (1),

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che si stima che l'evasione e l'elusione fiscali rappresentino per i governi degli Stati membri dell'Unione europea una quantità significativa di entrate non riscosse;

B.

considerando che la perdita di entrate aumenta i livelli di deficit e indebitamento degli Stati membri e riduce i fondi disponibili per promuovere gli investimenti pubblici, la crescita e l'occupazione;

C.

considerando che l'entità dell'evasione e dell'elusione fiscali compromettono la fiducia dei cittadini nell'equità e nella legittimità della riscossione delle imposte;

D.

considerando che è necessario migliorare in maniera sostanziale le informazioni disponibili al pubblico sull'elusione e l'evasione fiscali in ciascuno Stato membro;

E.

considerando che, in generale, gli Stati membri dovrebbero evitare di avviare negoziati bilaterali con paesi terzi e, qualora ritengano tuttavia necessario concludere tali accordi bilaterali, dovrebbero informarne immediatamente la Commissione al fine di evitare violazioni della legislazione dell'UE;

F.

considerando che i paesi che beneficiano di programmi di assistenza, dopo aver migliorato la riscossione delle imposte ed eliminato i privilegi conformemente alle proposte della troika, hanno visto molte grandi imprese lasciare il paese per approfittare dei privilegi fiscali offerti da altri paesi;

G.

considerando che l'Unione europea deve adottare norme chiare per impedire questo tipo di concorrenza fiscale, che pregiudica le strategie di recupero dei paesi interessati;

1.

si compiace delle conclusioni del Consiglio europeo del 1o e 2 marzo 2012, nelle quali si invitano gli Stati membri, ove opportuno, a riesaminare i rispettivi sistemi tributari al fine di renderli più efficaci ed efficienti, eliminare le esenzioni ingiustificate, ampliare la base imponibile, spostare l'onere fiscale dal lavoro, migliorare l'efficienza della riscossione delle imposte e combattere l'evasione fiscale, a intensificare rapidamente la lotta contro la frode e l'evasione fiscali, anche in relazione a paesi terzi, e a riferire in merito entro giugno 2012;

2.

invita la Commissione ad affrontare prontamente i problemi emersi dalla revisione della direttiva dell'UE sulla tassazione dei redditi da risparmio e a trovare un accordo immediato con la Svizzera e gli Stati membri interessati;

3.

sottolinea la necessità di generalizzare lo scambio automatico di informazioni e di estendere il campo di applicazione della direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio, in modo da porre effettivamente fine al segreto bancario;

4.

ribadisce la necessità di continuare a porre l'accento sul ruolo fondamentale che la base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società può svolgere contro la frode fiscale;

5.

ritiene che il rafforzamento della regolamentazione e della trasparenza riguardo ai registri delle imprese e dei gruppi di imprese costituisca un requisito fondamentale per combattere l'elusione fiscale;

6.

si compiace delle proposte della Commissione sulla rendicontazione paese per paese nel quadro delle direttive contabili e della direttiva sulla trasparenza; ricorda che gli obblighi di rendicontazione paese per paese per le imprese transfrontaliere sono essenziali per individuare l'elusione fiscale delle imprese;

7.

chiede una revisione della direttiva sulle società madri e figlie e della direttiva sugli interessi e i canoni, al fine di eliminare l'evasione nell'UE attraverso strumenti finanziari ibridi;

8.

invita la Commissione a individuare i settori in cui è possibile introdurre miglioramenti in materia di legislazione dell'UE e di cooperazione amministrativa tra Stati membri, al fine di ridurre la frode fiscale;

9.

invita gli Stati membri ad assicurare una cooperazione e un coordinamento fluidi tra i rispettivi sistemi fiscali, al fine di evitare un'involontaria non imposizione e l'elusione e la frode fiscali;

10.

invita gli Stati membri ad assegnare risorse adeguate ai servizi nazionali incaricati di combattere la frode fiscale;

11.

invita gli Stati membri, in conformità dell'articolo 65 del TFUE e in stretta cooperazione con la Commissione, nonché d'intesa con la Banca centrale europea, ad adottare misure intese a prevenire la violazione della legislazione e dei regolamenti nazionali, in particolare nel campo dell'imposizione fiscale; osserva che questo è particolarmente importante per gli Stati membri che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria nell'area dell'euro;

12.

sottolinea l'importanza di attuare strategie nuove e innovative per combattere la frode dell'IVA nell'Unione europea;

13.

invita gli Stati membri a rivedere gli accordi bilaterali attualmente in vigore con altri Stati membri e gli accordi bilaterali tra gli Stati membri e paesi terzi, nella misura in cui contribuiscono all'elusione fiscale e rendono difficile un'efficace tassazione alla fonte in determinati Stati membri;

14.

invita la Commissione a presentare una relazione sulla possibilità di un coordinamento dell'UE nella modifica degli accordi bilaterali tra gli Stati membri, al fine di allinearli agli obiettivi del Consiglio europeo, rendendo in tal modo più difficile l'elusione fiscale;

15.

ribadisce la sua richiesta di maggiore trasparenza e di un controllo più stretto per impedire il ricorso ai paradisi fiscali, che sono giurisdizioni straniere non cooperative, caratterizzate in particolare da una tassazione nulla o meramente nominale, dall'assenza di uno scambio di informazioni efficace con le autorità fiscali straniere e da una scarsa trasparenza nelle disposizioni legislative, giuridiche o amministrative, o identificate come tali dal gruppo d'azione finanziaria internazionale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico;

16.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2012)0030.


Venerdì 20 aprile 2012

7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/55


Venerdì 20 aprile 2012
Modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa

P7_TA(2012)0139

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa (2011/2294(INI))

2013/C 258 E/08

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea,

vista la comunicazione della Commissione del 20 settembre 2011 dal titolo "Sostenere la crescita e l'occupazione – un progetto per la modernizzazione dei sistemi d'istruzione superiore in Europa" (COM(2011)0567), unitamente al documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna detta comunicazione, relativo ai recenti sviluppi nei sistemi d'istruzione superiore europei (SEC(2011)1063),

vista la comunicazione della Commissione del 29 giugno 2011 dal titolo "Un bilancio per la strategia 2020" (COM(2011)0500),

vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo "Iniziativa faro Europa 2020 – L'Unione dell'innovazione" (COM(2010)0546),

vista la comunicazione della Commissione del 15 settembre 2010 intitolata "Youth on the Move – Un'iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani ai fini di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell'Unione europea" (COM(2010)0477),

vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

vista la comunicazione della Commissione del 10 maggio 2006 dal titolo "Portare avanti l'agenda di modernizzazione delle università: istruzione, ricerca e innovazione" (COM(2006)0208),

viste le conclusioni del Consiglio del 28 novembre 2011 sulla modernizzazione dell'istruzione superiore (1),

vista la raccomandazione del Consiglio del 28 giugno 2011 sulla promozione della mobilità dei giovani per l'apprendimento (2),

viste le conclusioni del Consiglio, del 14 febbraio 2011, sul ruolo dell'istruzione e della formazione nell'attuazione della strategia Europa 2020 (3),

viste le conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 2010 sulla dimensione sociale dell'istruzione e della formazione (4),

viste le conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 2010 sull'internazionalizzazione dell'istruzione superiore (5),

viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione (ET 2020) (6),

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 17 giugno 2010, in particolare la parte intitolata "Nuova strategia europea per l'occupazione e la crescita" (7),

vista la propria risoluzione del 26 ottobre 2011 su un'agenda per nuove competenze e per l'occupazione (8),

vista la propria risoluzione del 12 maggio 2011 su "Youth on the Move: – un quadro per migliorare i sistemi europei di istruzione e di formazione" (9),

vista la propria risoluzione del 18 maggio 2010 su "una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità" (10),

vista la propria risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020 (11),

vista la propria risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom (12),

vista la propria risoluzione del 20 maggio 2010 sul dialogo università-imprese: un nuovo partenariato per la modernizzazione delle università in Europa (13),

vista la propria risoluzione del 23 settembre 2008 sul processo di Bologna e la mobilità degli studenti (14),

vista la sua risoluzione del 13 marzo 2012 sul contributo delle istituzioni europee al consolidamento e all'avanzamento del Processo di Bologna (15),

visto l'articolo 48 del proprio regolamento,

visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0057/2012),

A.

considerando che la crisi economica – e le sue conseguenze in termini di misure d'austerità e tagli di bilancio –, i mutamenti demografici, il rapido cambiamento tecnologico e la conseguente domanda di nuove competenze rappresentano sfide impegnative per i sistemi d'istruzione superiore in Europa e rendono necessario apportare ad essi riforme di ampia portata, che non devono però nuocere alla qualità dell'insegnamento;

B.

considerando che in una società basata sulla conoscenza il futuro si fonda sull'istruzione, la ricerca e l'innovazione;

C.

considerando che le persone devono essere aiutate a ripensare le proprie carriere e devono ampliare nonché aggiornare le proprie competenze e conoscenze a un ritmo sempre più rapido per rispondere alle sfide del mercato del lavoro, tenendo conto che sussiste una differenza tra i corsi di studio professionalizzanti, dove un'armonizzazione europea è realizzabile e auspicabile, e quelli umanistici, dove dovrebbe sussistere e permanere una sostanziale libertà e autonomia dei percorsi di studio e di ricerca in relazione sia alle differenze storico-culturali fra gli Stati membri dell'Unione europea sia alla diversità degli istituti d'istruzione superiore per quanto riguarda la didattica e la loro specifica missione;

D.

considerando che, secondo la strategia Europa 2020, entro il 2020 almeno il 40 % delle persone tra i 30 e i 34 anni in Europa dovrà essere titolare di un diploma d'istruzione superiore o di una qualifica equivalente, tenuto conto della stima secondo cui il 35 % di tutti i lavori nell’UE richiederà qualifiche di questo tipo; constatando tuttavia che nel 2010 solo il 26 % della forza lavoro dell’UE ha raggiunto questo livello di qualifica;

E.

considerando che nell'UE oltre il 21 % dei giovani sono disoccupati;

F.

considerando che, nel 2010, nell'UE il 16,5 % dei giovani non seguivano corsi di studio né erano inseriti nel mercato del lavoro;

G.

considerando che nell’UE, nel 2010, la disoccupazione tra coloro che sono in possesso di un diploma d’istruzione superiore si attestava al 5,4 %, contro una percentuale superiore al 15 % tra coloro che hanno completato solamente l’istruzione secondaria inferiore; che peraltro la maggioranza dei laureati impiega sempre più tempo per trovare un lavoro sicuro;

H.

considerando che, nonostante le donne rappresentino oltre il 60 % dei laureati, la maggior parte dei posti universitari di livello più alto (ad esempio posti di post-dottorato e cattedre d'insegnamento) sono tuttora occupati da uomini;

I.

considerando che solo il 13 % degli istituti di istruzione superiore è diretto da donne e appena il 9 % delle università ha una donna a capo del personale, e che quindi le donne hanno un’influenza nettamente inferiore nel processo decisionale in materia di ricerca;

J.

considerando che 75 delle 200 migliori università a livello mondiale si trovano negli Stati membri dell'UE;

K.

considerando che solo 200 dei 4 000 istituti d'istruzione superiore d'Europa sono classificati tra i migliori 500 del mondo;

L.

considerando che l’università è un patrimonio europeo prezioso, quasi millenario, la cui importanza per il progresso della società non può essere ridotta al suo contributo all’economia e la cui evoluzione non deve dipendere soltanto dalla sua capacità di adattarsi alle esigenze dell’attuale modello economico;

M.

considerando che si deve incoraggiare la parità di accesso di tutti i giovani all’istruzione e formazione superiore;

N.

considerando che le università favoriscono l’autonomia e la creatività degli individui e svolgono un ruolo importantissimo per la valorizzazione della conoscenza, e che perciò gli Stati membri devono fare tutto il possibile per garantire che l’istruzione superiore sia accessibile al maggior numero di persone, senza alcuna discriminazione, in particolare a sfondo sociale, economico, culturale, razziale o politico;

O.

considerando che l’istruzione, in particolare l'istruzione superiore e post-secondaria, è responsabile della formazione degli atteggiamenti e dei valori che sono alla base della società civile;

P.

considerando che la legislazione dei rispettivi Stati membri considera l’istruzione superiore uno strumento fondamentale per determinare il futuro dei cittadini dell’UE;

Q.

considerando che l'istruzione è una responsabilità pubblica degli Stati membri e che è importante assicurare che gli istituti d’istruzione superiore ricevano supporto finanziario, innanzitutto e soprattutto tramite adeguati finanziamenti pubblici;

R.

considerando che la creazione di uno Spazio europeo dell’istruzione superiore (SEIS o EHEA) è un’opportunità importante che potrebbe contribuire all’integrazione europea, pur rispettando la diversità dell’insegnamento nei diversi Stati membri dell’UE e delle missioni dell’istruzione superiore nei confronti della società;

S.

considerando che l’Unione europea è chiamata a svolgere un ruolo importante nel rafforzamento di tale Spazio valorizzando le iniziative e la cooperazione degli Stati membri in questo campo;

Il ruolo in evoluzione degli istituti d’istruzione superiore

1.

invita gli istituti d’istruzione superiore a integrare nei propri programmi l’apprendimento permanente, con l’ausilio di aiuti economici e piani di studio differenti, e ad adeguarsi a una platea di studenti comprendente adulti, anziani, studenti non tradizionali, studenti a tempo pieno che devono contemporaneamente lavorare e persone con disabilità; invita pertanto gli istituti di istruzione superiore ad attuare programmi volti a eliminare gli ostacoli e le barriere esistenti;

2.

invita gli istituti d’istruzione superiore a tener conto delle esigenze dei professionisti che, nel quadro dell’apprendimento permanente, hanno bisogno di aggiornare e ampliare le proprie competenze a intervalli regolari, anche mediante l’organizzazione ed il perfezionamento di corsi di aggiornamento accessibili a tutte le categorie sociali, una stretta collaborazione con i datori di lavoro e lo sviluppo di corsi che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro e che possano facilitare il ritorno alla formazione dei lavoratori disoccupati;

3.

invita gli istituti d’istruzione superiore a mantenere lo spirito d’autonomia didattica e di ricerca pur predisponendo specifici corsi di studio al fine di andare incontro alle esigenze di professionisti che desiderano aggiornare le proprie competenze;

4.

ribadisce che l’istruzione superiore possiede il potenziale per promuovere l’inclusione sociale, l’avanzamento sociale e la mobilità sociale ascendente; invita gli Stati membri, i governi regionali e locali e gli istituti d’istruzione superiore, nel rispetto del principio di sussidiarietà, a intensificare – anche attraverso lo sviluppo di adeguati programmi di sostegno finanziario – i loro sforzi per allargare l’accesso equo agli studi per tutti, dalla prima infanzia fino all’istruzione superiore, indipendentemente da sesso, appartenenza etnica, lingua, religione, disabilità o provenienza sociale, e a combattere tutte le forme di discriminazione, riconoscendo il multiculturalismo e il multilinguismo, comprese le lingue dei segni, come valori fondamentali dell’Unione europea che vanno incoraggiati;

5.

invita gli Stati membri a dedicare maggiore attenzione e a dare sostegno agli istituti d’istruzione superiore che si rivolgono a minoranze nazionali, etniche o linguistiche tradizionali, specialmente se si tratta di culture e lingue in pericolo;

6.

invita gli istituti d’istruzione superiore a incoraggiare la partecipazione degli studenti alle attività sportive;

7.

sottolinea la complementarità delle forme d’istruzione superiore statali, private e religiose in tutta Europa;

8.

pone l’accento sull’importanza di promuovere i valori democratici, allo stesso tempo sottolineando la necessità di acquisire una buona conoscenza dell’integrazione europea e assicurando che i regimi totalitari dell’Europa del passato siano compresi come parte della sua storia comune;

9.

pone altresì l’accento sulla necessità di proseguire nel solco dell’istruzione tradizionale in uno spirito accademico e di non permettere che il sistema dell’istruzione sia completamente subordinato al mercato del lavoro, essendo necessario plasmare negli studenti valori etici e morali mentre al tempo stesso si pone attenzione ai progressi accademici;

10.

invita gli Stati membri e gli istituti d’istruzione superiore a stabilire un quadro generale – comprendente regole, responsabilità, obiettivi politici ed educativi, qualità e priorità di formazione e ricerca – dentro cui promuovere le migliori prassi e rispondere alle sfide lanciate dalla società della comunicazione;

11.

sottolinea che il personale accademico e gli studenti universitari, nonché le loro organizzazioni e associazioni, devono essere coinvolti nella modernizzazione degli istituti d’istruzione superiore; rileva che vanno premiate sia l’eccellenza nella ricerca, intesa in senso ampio, che l’eccellenza nell’insegnamento e nei risultati scientifici, senza per questo penalizzare quelle istituzioni universitarie – per esempio le facoltà umanistiche – che mal si adattano a criteri di valutazione e di rendimento riconducibili unicamente alle competenze richieste dall'economia di mercato;

Informazioni sugli istituti d’istruzione superiore

12.

sottolinea che la qualità e la pertinenza dell’istruzione superiore costituiscono requisiti essenziali per trarre pieno vantaggio dal capitale intellettuale dell’Europa;

13.

propone di introdurre criteri chiari e uniformi con cui stilare classifiche paneuropee degli istituti d’istruzione superiore, permettendo così ai futuri studenti di effettuare una scelta informata dell’università a cui iscriversi e fornendo loro informazioni complete sui diversi atenei;

14.

appoggia l’iniziativa della Commissione di varare, in cooperazione con tutte le istituzioni, gli studenti e gli altri soggetti coinvolti, uno strumento multidimensionale per la classificazione differenziata degli istituti d’istruzione superiore e il loro inserimento in una graduatoria di valore in base a caratteristiche come una lunga tradizione d’insegnamento superiore in Europa, la qualità dell’insegnamento, il sostegno agli studenti (sotto forma di borse di studio, orientamento, alloggio), l’accessibilità fisica e l'accessibilità in termini di informazione e comunicazione, l’impegno a livello regionale e il trasferimento delle conoscenze; è contrario invece a una classificazione degli istituti d’istruzione superiore sulla base di indicatori di prestazione non omogenei, che non tengono conto della diversità dei percorsi formativi e dei programmi e della diversità linguistica nelle università europee;

15.

sottolinea inoltre che tale strumento non dovrà limitarsi alla compilazione di classifiche convenzionali, e che nei risultati si dovrà dare la dovuta attenzione alle caratteristiche specifiche degli istituti;

16.

suggerisce di prendere in considerazione l’istituzione di un meccanismo comune per il monitoraggio e la valutazione della conformità degli istituti d’istruzione superiore, sia pubblici che privati, agli standard accademici;

Finanziamento dei sistemi d’istruzione superiore

17.

sottolinea che l’istruzione superiore è un bene pubblico che promuove la cultura, la diversità, i valori democratici e lo sviluppo personale e prepara gli studenti a diventare cittadini attivi che sosterranno la coesione europea;

18.

insiste ancora una volta sulla necessità che gli Stati membri raggiungano l’obiettivo dell’investimento del 2 % del PIL nell’istruzione;

19.

sottolinea che il finanziamento, principalmente pubblico ma anche privato, è di primaria importanza per la modernizzazione dei sistemi d’istruzione superiore; mette in rilievo che gli investimenti nell’istruzione superiore in Europa sono cruciali per superare l’attuale crisi economica; invita gli Stati membri e gli istituti d’istruzione superiore ad ampliare i programmi di borse di studio e di sussidi per gli istituti e a sviluppare metodi innovativi per finanziare meccanismi in grado di contribuire a un funzionamento più efficiente degli istituti d’istruzione superiore, di integrare i finanziamenti pubblici senza aumentare la pressione sulle famiglie e di rendere l'istruzione superiore accessibile a tutti; esprime rincrescimento per i rilevanti tagli di bilancio nel settore dell’istruzione in diversi Stati membri e per il costante aumento delle tasse scolastiche, col conseguente considerevole aumento del numero di studenti che vivono in condizioni di precarietà:

20.

chiede che il bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020 preveda, nell’ambito del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo, spese per l’istruzione superiore connesse a investimenti in infrastrutture universitarie e personale accademico;

Il passaggio dall’istruzione superiore al mercato del lavoro

21.

invita gli istituti d’istruzione superiore ad adattarsi alle nuove sfide creando nuovi campi di studio che riflettano le esigenze del mercato del lavoro, tenendo conto dello sviluppo della scienza e della tecnologia e mantenendo un giusto equilibrio tra conoscenze teoriche e competenze pratiche;

22.

invita a promuovere le migliori prassi in grado di aiutare gli istituti d’istruzione superiore a rafforzare – attraverso il coinvolgimento degli studenti – l’insegnamento e la ricerca in tutte le discipline e a fornire ulteriori qualifiche fondamentali per il mondo del lavoro, così da facilitare il passaggio dei giovani dall’istruzione superiore al mercato del lavoro;

23.

chiede che gli istituti d’istruzione superiore siano pronti sia a offrire una formazione professionale continua sia a creare corsi per i lavoratori privi di titolo di studio secondario superiore, in modo da attingere a un bacino supplementare per poter raggiungere la percentuale di laureati necessaria;

24.

esorta la Commissione a presentare la sua proposta per un quadro di qualità per i tirocini; mette in risalto il successo dei “tirocini Erasmus”, che offrono agli studenti l'opportunità di fare un’esperienza di lavoro all’estero, e insiste affinché questa azione prosegua nell'ambito del nuovo programma e sia rafforzata mediante idonei finanziamenti;

25.

invita gli istituti d’istruzione superiore e le istituzioni responsabili del settore dell’istruzione a livello regionale, nazionale ed europeo a monitorare le tendenze dei fabbisogni del mercato del lavoro, in modo da corrispondere in modo più preciso alle future necessità in termini di opportunità di apprendimento;

26.

evidenzia la necessità di monitorare gli sbocchi occupazionali dei laureati, per valutare in che misura l’istruzione superiore risponde alle domande del mercato del lavoro; plaude pertanto all’impegno della Commissione di migliorare la disponibilità di questo tipo di dati, allo scopo principale di fornire agli studenti le informazioni necessarie per guidare le loro scelte di studio, offrendo al contempo agli istituti d’istruzione superiore e di ricerca le informazioni necessarie per individuare e, successivamente, sviluppare percorsi di apprendimento che coprano sia le conoscenze generali che le competenze professionali specifiche lungo tutto l’arco della vita, in un dialogo permanente con i soggetti implicati nella produzione del sapere ma anche con la società nel suo complesso e il territorio;

27.

esorta gli Stati membri a raccogliere e pubblicare i dati statistici relativi alla correlazione tra i diversi diplomi di istruzione superiore e le opportunità occupazionali;

28.

invita a sviluppare una banca dati internazionale, simile all’AlmaLaurea, che aiuti i laureati a individuare valide opportunità di lavoro, di formazione, di studio e di ricerca, sopprimendo gli ostacoli di natura economica mediante borse di studio e prestiti di studio per assicurare una sostanziale equità tra gli studenti, e incoraggiando in tal modo la mobilità e la corrispondenza tra competenze e professioni; ribadisce l'importanza che una corretta comunicazione svolge nell'assicurare che tali informazioni siano facilmente accessibili a studenti, neolaureati, inoccupati, disoccupati e datori di lavoro;

29.

considera i programmi di garanzia per i giovani un valido strumento per facilitare la transizione dall’istruzione superiore al lavoro e invita gli Stati membri a includere detti programmi nelle loro strategie nazionali per tale transizione;

30.

ricorda l’importante ruolo che i fondi strutturali possono svolgere a tale proposito; accoglie con favore l’impegno, contenuto nella comunicazione sull’Iniziativa "Opportunità per i giovani" (Youth Opportunities Initiative) (COM(2011)0933), per un pieno impiego delle risorse disponibili, e invita gli istituti d’istruzione superiore e le autorità locali ad approfittare di tale opportunità per aumentare il supporto e la guida offerti agli studenti al loro ingresso nel mercato del lavoro;

Equilibrio di genere nell’istruzione superiore

31.

rileva che tuttora persistono disparità di genere nei sistemi educativi europei, nonostante le politiche ormai messe in atto da quasi tutti i paesi per combatterle, e che tali disparità influenzano sia i risultati scolastici sia le scelte di studio e professionali, incidendo negativamente sulla crescita economica e sullo stato sociale;

32.

evidenzia che molte studentesse delle scuole professionali e dell’istruzione secondaria continuano a scegliere carriere che rispecchiano i tradizionali ruoli di genere; rileva pertanto la necessità di migliori servizi di orientamento professionale per combattere gli stereotipi ancora presenti;

33.

ricorda che, non essendo sufficientemente spendibili sul mercato i titoli d’istruzione superiore conseguiti dalle donne, esse sono più frequentemente sovraqualificate e sottopagate per il lavoro che svolgono e finiscono spesso con l’essere disoccupate o lavoratrici precarie, situazione che le svantaggia ulteriormente sul mercato del lavoro all’inizio della carriera, alimentando il perpetuarsi della disuguaglianza retributiva;

34.

rammenta che in tutti gli Stati membri sono ancora molto poche le iniziative volte a informare sulla parità di genere e a promuoverla nel campo dell’istruzione; suggerisce l'opportunità di una formazione specifica degli insegnanti sul tema della parità uomo-donna;

35.

ricorda che la condivisione delle responsabilità domestiche e familiari tra uomini e donne è una conditio sine qua non per la promozione e la realizzazione della parità tra i sessi; invita le università e gli istituti d’istruzione superiore a riconoscere che le studentesse possono avere specifiche responsabilità supplementari al di fuori dello studio, ad esempio il prendersi cura di bambini piccoli o di familiari anziani; sottolinea la necessità che le università forniscano ai genitori – soprattutto alle mamme – un’offerta quantitativamente sufficiente di assistenza all’infanzia di alta qualità, a costi ragionevoli e facilmente accessibile, compresi centri di comunità, così da agevolare la loro partecipazione paritaria agli studi e alla ricerca; incoraggia inoltre l'introduzione di una maggiore varietà di modalità di studio, come lo studio part-time e l’apprendimento a distanza, e a tale proposito ricorda agli Stati membri e alle istituzioni dell’UE la necessità di aumentare il livello del sostegno finanziario all’apprendimento permanente, al fine di consentire alle donne di continuare gli studi, di rientrare nella forza lavoro e di bilanciare le loro responsabilità professionali e personali;

Impegno degli istituti d'istruzione superiore

36.

incoraggia gli istituti d’istruzione superiore a impegnarsi maggiormente con le proprie regioni e a sviluppare azioni collaborative dinamiche con i governi regionali, gli organismi locali, gli enti pubblici, le organizzazioni non governative e le piccole e medie imprese per favorire lo sviluppo regionale; pone in rilievo che tale contesto dovrebbe anche rafforzare le interazioni tra gli istituti d’istruzione superiore e i datori di lavoro;

37.

chiede agli Stati membri e alle loro autorità centrali e regionali di coinvolgere e sostenere gli istituti d’istruzione superiore nella cooperazione transfrontaliera;

38.

esorta gli Stati membri a intensificare l’interazione tra i tre poli del triangolo della conoscenza (istruzione, ricerca, innovazione) poiché ciò costituisce un elemento essenziale per la crescita e la creazione di posti di lavoro;

39.

osserva che lo sviluppo dei programmi di studio dell’istruzione superiore e dei programmi di ricerca deve continuare a essere compito delle università, tenendo conto delle esigenze del mercato del lavoro per quanto riguarda l’occupabilità;

40.

si compiace del supporto dato dalla Commissione alle “alleanze della conoscenza” e alle “alleanze di competenze settoriali”, in cui gli istituti d’istruzione superiore si scambiano informazioni con le imprese nel mettere a punto programmi di studio volti a risolvere le carenze di competenze; invita aziende e imprenditori, incluse le piccole e medie imprese, a sviluppare attivamente collaborazioni con istituti d’istruzione superiore, offrendo tirocini interni di alta qualità a studenti e docenti e traendo vantaggio dalle competenze generali trasferibili di questi ultimi; ribadisce però che l'istituzione universitaria produce contenuti culturali che traducono non solo competenze professionali e strumentali ma anche conoscenze d’interesse generale, in termini di esperienza intellettuale della realtà e dei valori comuni in cui il cittadino vive;

41.

chiede che ci si impegni per approcci di apprendimento più flessibili e innovativi e metodi d’insegnamento sempre incentrati sulle necessità degli studenti;

42.

rileva la necessità che le imprese e gli istituti d’istruzione superiore transfrontalieri cooperino in programmi pratici e nella costruzione della carriera futura degli studenti, individuando gli specifici percorsi di sviluppo, le aspettative e le sfide che li attendono sul mercato del lavoro;

43.

sottolinea l’utilità di sviluppare meccanismi e strategie di gestione che facilitino il trasferimento delle idee innovative e dei risultati della ricerca nella società e nelle imprese e consentano alla società e alle imprese di fornire all’istruzione superiore degli input riguardo alle esigenze attuali e previste di competenze e innovazioni, tenendo conto delle migliori prassi di ogni parte del mondo; evidenzia come tale collegamento rischia di favorire finanziariamente solo quegli istituti di ricerca e d’istruzione superiore che producono innovazione e tecnologia a scapito dell’educazione più prettamente legata alla formazione umanistica;

44.

ribadisce il valore della governance democratica come mezzo fondamentale per assicurare la libertà accademica e promuovere la partecipazione attiva di tutti gli attori alla vita di un istituto d’istruzione superiore;

45.

sottolinea che, nel contesto della cooperazione, si deve assicurare la trasparenza, una distribuzione paritaria dei diritti e degli obblighi tra i rispettivi partner della cooperazione e gli istituiti d’istruzione superiore, nonché l’osservanza del principio di rappresentanza equilibrata, al fine di garantire che gli istituti d’istruzione superiore possano organizzarsi e svilupparsi in modo autonomo e secondo criteri scientifici in quanto bene pubblico;

46.

sottolinea che in tutte le forme di cooperazione va osservato e mantenuto il principio di democrazia e di autonomia degli istituti d’istruzione superiore e di coloro (personale e studenti) che ne fanno parte;

47.

chiede pertanto che gli istituti d’istruzione superiore e i loro organi siano tenuti a rendere pubblici gli accordi di cooperazione con terzi;

48.

pone l’accento sull’importanza della cooperazione tra gli istituti d’istruzione superiore, le ONG e il settore europeo del volontariato al fine di promuovere la cittadinanza attiva e di coinvolgere gli studenti affinché partecipino attivamente lavorando per il settore delle ONG;

49.

sottolinea l'importanza dello sport nel processo educativo; invita gli Stati membri a sostenere e incoraggiare lo sport tra gli studenti e ad assicurare un sostegno maggiore ai programmi per lo sport di base;

50.

rileva che l’entità e l’intensità della collaborazione tra gli istituti d’istruzione superiore e i loro partner nelle imprese e nella società variano notevolmente fra gli Stati membri, gli istituti e le discipline accademiche;

51.

sottolinea che è necessario investire con continuità nel collegamento tra istruzione, cultura, ricerca e innovazione; rileva l'importanza di sostenere e sviluppare ulteriormente l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia con le sue comunità di conoscenze e innovazione;

52.

mette in risalto l’importanza della cultura nell’istruzione superiore e invita a includere criteri speciali per le discipline umanistiche nell’innovazione e nella ricerca;

53.

sottolinea la necessità di coinvolgere gli istituti di istruzione superiore e di sostenere le iniziative degli studenti, nonché di fornire assistenza per il coordinamento di tali attività fra altri istituti d’istruzione superiore, imprese e autorità locali di diversi Stati membri;

Riconoscimento reciproco dei titoli di studio

54.

è consapevole della ricchezza costituita dall'ampia varietà degli istituti d’istruzione superiore presenti in Europa; invita gli Stati membri e tali istituti a sviluppare percorsi chiari e integrati che consentano agli studenti di passare da altri tipi d’istruzione all’istruzione superiore e di cambiare tra diversi percorsi e tipi di istituti;

55.

sottolinea tuttavia la necessità di mantenere la diversità dei percorsi formativi e dei programmi, dei metodi d’insegnamento e dei sistemi universitari nell’UE; ritiene che, di conseguenza, sia necessario sviluppare un quadro nazionale dei titoli di studio promuovendo nel contempo il riconoscimento reciproco dei diplomi e dei titoli in tutti gli Stati membri;

56.

esorta tutti i paesi dell’UE ad applicare i quadri nazionali delle qualifiche collegati al Quadro delle qualifiche dello Spazio europeo dell'istruzione superiore (SEIS o EHEA) e a sviluppare e sostenere finanziariamente il riconoscimento reciproco;

57.

osserva che la mobilità degli studenti, e in particolare lo studio presso altre università nell’ambito del programma Erasmus, contribuisce allo scambio di buone prassi e quindi alla modernizzazione dell’istruzione superiore; rileva pertanto la necessità che l’università di provenienza riconosca le qualifiche acquisite durante il periodo di studio presso altre università;

58.

sostiene la proposta della Commissione di migliorare il riconoscimento degli studi effettuati all'estero, rafforzando il Sistema europeo di accumulazione e trasferimento dei crediti (ECTS); chiede un ulteriore sforzo all’UE e agli Stati membri per garantire un riconoscimento più efficace e una maggiore armonizzazione anche per quanto riguarda i titoli di studio;

Rafforzare la mobilità nel SEIS e oltre

59.

ribadisce che l’istruzione superiore è un bene pubblico comune europeo e che gli Stati membri, i governi regionali, le autorità locali e l’UE condividono una responsabilità comune nello sviluppo e nel rafforzamento del SEIS (o EHEA), dello Spazio europeo della ricerca (SER o ERA) e del processo di Bologna;

60.

sottolinea che un maggior coordinamento tra gli Stati membri nel campo dell’istruzione superiore – anche attraverso un forte sostegno finanziario e politico ad accordi su programmi di studio base comuni e risultati formativi ben definiti – è un presupposto per il raggiungimento degli obiettivi di occupabilità e crescita in Europa; chiede agli Stati membri di intensificare la cooperazione tra i loro ministeri competenti con l’obiettivo di aggiornare i programmi di studio esistenti per soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;

61.

sottolinea la necessità della collaborazione tra SEIS e SER quale mezzo per sostenere i programmi universitari di ricerca in ambito sia scientifico che umanistico;

62.

chiede che si promuova l’attrattiva che il SEIS e il SER sono in grado di esercitare su studenti e ricercatori di tutto il mondo e che si rafforzi la collaborazione con i paesi terzi in materia di istruzione e sulle questioni concernenti la mobilità a livello di personale e di studenti, in particolare con i paesi che fanno parte della Politica europea di vicinato (PEV o ENP) o che confinano direttamente con l’UE, al fine di trasformare il SEIS in un polo di formazione e conoscenza sia macroregionale che globale, in particolare in relazione a programmi di scambio e di formazione professionale;

63.

chiede alla Commissione di proporre la creazione di programmi Erasmus e Leonardo da Vinci euromediterranei, intesi a promuovere la mobilità transnazionale degli studenti delle due sponde del Mediterraneo;

64.

chiede l’apertura dei programmi di mobilità, scambio, ricerca ed esperienza di lavoro agli studenti provenienti da paesi appartenenti al partenariato orientale;

65.

rammenta l’importanza della mobilità di studenti e insegnanti e a questo proposito invita la Commissione a compiere progressi in materia di codice UE dei visti;

66.

ricorda l’obiettivo di raggiungere un livello di mobilità del 20 % dei laureati europei entro il 2020, e sottolinea l’importanza delle competenze linguistiche come condizione preliminare per accrescere la mobilità all’interno del SEIS e l’occupabilità;

67.

appoggia il rafforzamento dell’insegnamento delle lingue, comprese quelle dei segni, nonché dell’insegnamento e dello sviluppo delle lingue locali e regionali, nell’ambito del SEIS come precondizione per lo sviluppo di una vera cittadinanza europea basata sul multiculturalismo e sul pluralismo linguistico;

68.

pone l’accento sulla necessità che il sistema d’istruzione superiore di ciascuno Stato membro fornisca un insegnamento di qualità superiore, affinché le maggiori opportunità di mobilità per gli studenti non si accompagnino a un aggravamento del fenomeno della “fuga di cervelli”, che in alcuni Stati membri rappresenta ormai un vero problema sociale;

69.

fa presente che le disparità persistenti tra i sistemi d’istruzione superiore dell’Europa occidentale e di quella centro-orientale richiedono reali misure di integrazione, volte a incoraggiare e sostenere la collaborazione transfrontaliera tra istituti d’istruzione superiore; chiede pertanto alla Commissione di sviluppare una strategia ed elaborare un piano d’azione finanziario professionale per ridurre tali considerevoli disparità regionali;

70.

invita gli Stati membri, l’UE e i sistemi europei d’istruzione superiore a valutare la possibilità di promuovere, all’interno del ciclo di studi, un periodo di formazione obbligatorio presso un’università di uno Stato membro diverso da quello di appartenenza dello studente;

71.

riafferma il principio per cui i prestiti non possono sostituire i sistemi di borse di studio istituiti per sostenere l’accesso all’istruzione di tutti gli studenti indipendentemente dalla loro estrazione sociale;

72.

chiede alla Commissione ulteriori chiarimenti sulla proposta di creare uno strumento finanziario per aiutare gli studenti a ottenere finanziamenti al fine di conseguire una laurea magistrale al di fuori del proprio Stato membro, indipendentemente dalla loro estrazione sociale e dalle loro condizioni economiche; esige equità e trasparenza per l’accesso al sistema in tutti gli Stati membri;

73.

approva la proposta della Commissione di aumentare la dotazione di bilancio dell’UE a disposizione dell’istruzione, della formazione, della ricerca e della gioventù nel prossimo quadro finanziario pluriennale, integrando in tal modo le azioni degli Stati membri, dal momento che gli investimenti in istruzione, formazione e ricerca sono fondamentali per realizzare gli obiettivi UE 2020 e ottenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in Europa;

*

* *

74.

incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/en/educ/126375.pdf.

(2)  GU C 199 del 7.7.2011, pag. 1.

(3)  GU C 70 del 4.3.2011, pag. 1.

(4)  GU C 135 del 26.5.2010, pag. 2.

(5)  GU C 135 del 26.5.2010, pag. 12.

(6)  GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.

(7)  http://ec.europa.eu/eu2020/pdf/council_conclusion_17_june_en.pdf.

(8)  Testi approvati, P7_TA(2011)0466.

(9)  Testi approvati, P7_TA(2011)0230.

(10)  GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 21.

(11)  Testi approvati, P7_TA(2011)0453.

(12)  Testi approvati, P7_TA(2011)0092.

(13)  GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 95.

(14)  GU C 8 E del 14.1.2010, pag. 18.

(15)  Testi approvati, P7_TA(2012)0072.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/64


Venerdì 20 aprile 2012
L'eGovernment come elemento trainante di un mercato unico digitale competitivo

P7_TA(2012)0140

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sull'eGovernment come elemento trainante di un mercato unico digitale competitivo (2011/2178(INI))

2013/C 258 E/09

Il Parlamento europeo,

visto l'acquis comunitario in materia di mercato interno e società dell'informazione,

vista la comunicazione della Commissione intitolata "EUROPA 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un'agenda digitale europea" (COM(2010)0245),

vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sulla nuova Agenda europea del digitale: 2015.eu (1),

vista la sua risoluzione del 21 settembre 2010 sul completamento del mercato interno per il commercio elettronico (2),

viste le conclusioni del Consiglio, del 31 maggio 2010, su un'agenda digitale europea,

viste le conclusioni del Consiglio europeo, del 17 giugno 2010, sulla strategia Europa 2020, inclusa l'agenda del digitale (punto 7),

vista la "Guida alle procedure di gara in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione su base standard – Elementi di buona prassi" (Guide for the procurement of standards-based ICT – Elements of Good Practice), pubblicata dalla Commissione il 23 dicembre 2011,

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Sfruttare i vantaggi della fatturazione elettronica in Europa" (COM(2010)0712),

vista la decisione 922/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA) (3),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Il piano d'azione europeo per l'eGovernment 2011-2015 – Valorizzare le TIC per promuovere un'amministrazione digitale intelligente, sostenibile e innovativa" (COM(2010)0743),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Verso l'interoperabilità dei servizi pubblici europei – Strategia europea per l'interoperabilità (SEI) dei servizi pubblici europei (allegato 1) e Quadro europeo di interoperabilità (QEI) dei servizi pubblici europei (allegato 2)" (COM(2010)0744),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Il piano d'azione eGovernment per l'iniziativa i2010: accelerare l'eGovernment in Europa a vantaggio di tutti" (COM(2006)0173),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "L'Atto per il mercato unico – Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia. Insieme per una nuova crescita" (COM(2011)0206),

vista la comunicazione della Commissione del 31 marzo 2011 intitolata "Protezione delle infrastrutture critiche informatizzate – Realizzazioni e prossime tappe: verso una sicurezza informatica mondiale" (COM(2011)0163),

vista la comunicazione della Commissione del 30 marzo 2009 intitolata "Proteggere le infrastrutture critiche informatizzate – Rafforzare la preparazione, la sicurezza e la resilienza per proteggere l'Europa dai ciberattacchi e dalle ciberperturbazioni" (COM(2009)0149),

visto l'Open Data Package della Commissione, pubblicato nel dicembre 2011, che include la comunicazione della Commissione intitolata "Dati aperti – Un motore per l'innovazione, la crescita e una governance trasparente", la proposta di direttiva che modifica la direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico (COM(2011)0877) e la decisione della Commissione del 12 dicembre 2011 relativa al riutilizzo dei documenti della Commissione (2011/833/UE),

visto lo studio relativo all'impatto economico delle informazioni del settore pubblico, condotto dalla Commissione nel 2011 (studio Vickery),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un diritto comune europeo della vendita (COM(2011)0635),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Un quadro coerente per rafforzare la fiducia nel mercato unico digitale del commercio elettronico e dei servizi on-line" (COM(2011)0942),

visto il Libro verde della Commissione intitolato "Verso un mercato europeo integrato dei pagamenti tramite carte, Internet e telefono mobile" (COM(2011)0941),

vista la relazione annuale 2011 sui progressi compiuti dall'Agenda europea del digitale, pubblicata il 22 dicembre 2011,

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Relazione sulla competitività digitale in Europa: principali risultati della strategia i2010 nel periodo 2005-2009" (COM(2009)0390),

vista la sua risoluzione del 6 luglio 2011 sulla banda larga in Europa: investire nella crescita indotta dalla tecnologia digitale (4),

visto lo studio sull'impatto sociale delle TIC – SMART 2007/0068, pubblicato il 30 aprile 2010,

vista la relazione sull'impatto economico delle TIC – SMART 2007/0020, pubblicata nel gennaio 2010,

vista la relazione preparata per la Commissione e intitolata "Studio relativo ai progressi del piano d'azione dell'eGovernment i2010 (SMART 2008/0042)", pubblicata nel novembre 2009,

viste le conclusioni della Presidenza svedese del 10 novembre 2009 a seguito della conferenza di Visby "Creare un impatto per una eUnione 2015",

vista la relazione della Presidenza svedese intitolata "Una società della conoscenza verde – Un'agenda per la politica sulle TIC fino al 2015 per la futura società della conoscenza in Europa", pubblicata nel settembre 2009,

vista la relazione della Commissione intitolata "Cloud Computing: relazione sulla consultazione pubblica", pubblicata il 5 dicembre 2011,

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Piano d'azione in materia di firma e di identificazione elettroniche destinato ad agevolare la prestazione di servizi pubblici transfrontalieri nel mercato unico" (COM(2008)0798),

vista la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (5),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione giuridica (A7-0083/2012),

A.

considerando che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) hanno profonde ripercussioni dirette e indirette sulla vita politica, economica, sociale, culturale e quotidiana dei cittadini dell'UE; che un mercato unico digitale competitivo, capace di eliminare tutti gli ostacoli ai servizi elettronici transfrontalieri e di non comportare distorsioni della concorrenza, apporterebbe ai cittadini europei molti benefici;

B.

considerando che l'eGovernment raggruppa tutte le tecnologie e gli utilizzi relativi all'informazione, all'orientamento e alle procedure amministrative online;

C.

considerando che il settore delle TIC genera direttamente il 5 % del PIL dell'UE e ha un valore di mercato annuo di 660 miliardi di EUR, ma contribuisce alla crescita complessiva della produttività in misura notevolmente maggiore (il 20 % direttamente dal settore delle TIC e il 30 % dagli investimenti nelle TIC);

D.

considerando che le norme sulla fatturazione elettronica non sono uniformi e che i relativi vantaggi sono lungi dall'essere sfruttati appieno;

E.

considerando che le TIC possono contribuire in modo significativo alla strategia Europa 2020, in particolare in termini di occupazione, crescita sostenibile dell'economia e della produttività, emancipazione dei cittadini, ricerca e sviluppo, energia, innovazione, ambiente e gestione delle grandi sfide della società;

F.

considerando che le PMI svolgono un ruolo particolarmente importante nel mercato digitale;

G.

considerando che il "cloud computing" rappresenta uno strumento economico ed ecologico che permette di migliorare le prestazioni informatiche delle imprese pubbliche e private nonché di ridurre i costi di elaborazione e limitare quelli di archiviazione, e comporta dunque evidenti vantaggi, a fronte però di una connessione tra l'utente e il server non sufficientemente sicura e di una certa perdita di controllo da parte dell'utente;

H.

considerando che, nonostante i progressi illustrati nel quadro di valutazione dell'agenda digitale 2011, il 26 % dei cittadini dell'UE non ha mai usato Internet e solo il 48 % delle persone appartenenti a gruppi svantaggiati ne fa uso;

I.

considerando che il divario digitale, sia in termini di accesso a Internet sia di competenze o alfabetizzazione digitali, influisce direttamente sull'adozione dell'eGovernment e va a discapito della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e alla democrazia;

J.

considerando che un mercato unico digitale competitivo deve garantire una distribuzione riuscita della rete a banda larga ultraveloce e delle reti di telecomunicazione in tutte le regioni dell'UE ed eliminare le disparità fra i livelli di sviluppo delle infrastrutture tra gli Stati membri come pure al loro interno, nell'ottica di assicurare la sostenibilità demografica delle regioni scarsamente popolate;

1.

è consapevole del contributo fondamentale del settore delle TIC alla politica industriale, all'innovazione, alla crescita, alla competitività e alla bilancia commerciale dell'UE;

2.

sottolinea che gli utenti costituiscono la chiave della strategia digitale e che all'interno dell'UE è pressante la necessità di rafforzare la consapevolezza, il ruolo, il coinvolgimento, la prospettiva e la fiducia degli utenti in relazione alla sicurezza e alla tutela della vita privata nella società dell'informazione nonché di sviluppare un capitale umano legato alle TIC;

3.

ribadisce che l'eGovernment responsabilizza i cittadini europei e contribuisce a riformare e modernizzare l'amministrazione pubblica, rendendola più trasparente e responsabile e riducendo i costi dei servizi pubblici;

4.

rileva che le barriere all'adozione dell'eGovernment non sono necessariamente solo di natura tecnologica, ma anche organizzativa, politica, legale e culturale, e che le soluzioni e le pratiche di successo dipendono solitamente in larga misura dalle condizioni locali;

5.

sottolinea che la creazione di uno spazio europeo per l'eGovernment può rappresentare un elemento essenziale dell'agenda Orizzonte 2020, incoraggiando la promozione della crescita economica e sociale, stimolando l'innovazione e lo sviluppo del capitale umano e aiutando l'UE a rispondere alle sfide societali e politiche cui si trova a far fronte;

6.

sottolinea la necessità di tenere conto del divario digitale e di contrastarlo;

7.

rileva che il "cloud computing" consente l'accesso a un gruppo condiviso di risorse informatiche che possono essere rapidamente ritrasmesse con uno sforzo minimo di gestione e una minima interazione del fornitore dei servizi, e che l'efficacia dello stesso risiede nella sua flessibilità, nell'aumento di produttività che comporta e nel suo contributo alla salvaguardia dell'ambiente, anche se occorre innanzitutto che esso sia tecnicamente affidabile e resistente;

Piano d'azione per l'eGovernment

8.

accoglie favorevolmente l'adozione del piano d'azione europeo per l'eGovernment 2011-2015, la strategia europea per l'interoperabilità e il quadro europeo di interoperabilità per i servizi pubblici europei; invita gli Stati membri a intervenire rapidamente nell'ottica di allineare le strategie nazionali a queste politiche globali;

9.

sostiene gli obiettivi generali relativi a un aumento nell'uso dei servizi di eGovernment, portando cioè la partecipazione dei cittadini al 50 % (dal 41 %) e quella delle imprese all'80 % (dal 75 %) nel 2015, ma esorta la Commissione e gli Stati membri a considerare questi obiettivi come soglie minime;

10.

chiede che siano sviluppati speciali programmi e piattaforme di eGovernment al fine di tutelare e promuovere la diversità locale, regionale, etnica e linguistica;

11.

si rammarica del fatto che, secondo il quadro di valutazione dell'agenda digitale 2011, solo il 50 % degli utenti dell'eGovernment ha compilato moduli online;

12.

prende atto della correlazione esistente tra PIL e disponibilità di servizi di eGovernment e chiede che si destinino finanziamenti adeguati allo sviluppo di tale strumento, sia a livello nazionale che europeo;

13.

sottolinea che Internet è sempre più usato nei dispositivi mobili, sia dai cittadini che dalle imprese, e chiede l'adozione di misure atte ad assicurare che i servizi di eGovernment siano accessibili e adeguati a più canali di erogazione, tra cui call-centre e Internet mobile (mGovernment);

14.

sottolinea che il successo dell'eGovernment presuppone una totale integrazione e ottimizzazione dei processi amministrativi che tenga conto del diritto all'autonomia governativa locale, in maniera trasversale e a tutti i livelli;

15.

evidenzia che l'eGovernment è particolarmente vantaggioso per i cittadini e gli imprenditori dell'UE, in particolare per le PMI, che attualmente si trovano spesso ad affrontare barriere insormontabili nell'effettuare operazioni transfrontaliere all'interno dell'UE, in quanto riduce i costi e gli oneri amministrativi, aumenta la produttività, l'efficienza, la competitività, la trasparenza, l'apertura, l'efficacia della politica, l'accessibilità e la razionalizzazione delle procedure, e dovrebbe altresì facilitare la creazione di sinergie e la condivisione di risorse e capacità tra le imprese, favorendo così un ambiente professionale più collaborativo per le PMI;

16.

invita gli Stati membri e la Commissione a pubblicare i dati raccolti grazie all'impiego di fondi pubblici in formato leggibile a macchina (e in tempo reale) con licenze aperte, al fine di consentire un riutilizzo innovativo dell'informazione del settore pubblico da parte sia del mondo accademico, inclusi gli studenti, sia della collettività, come pure ai fini della ricerca e dello sviluppo imprenditoriale, migliorando così anche la trasparenza;

17.

rileva che tuttora non esiste una definizione univoca del concetto di "dati amministrativi pubblici" e che, per chiarirne il significato preciso, occorre raggiungere un'intesa comune facendo ricorso al dibattito pubblico;

18.

chiede alla Commissione di adoperarsi al massimo per garantire che gli istituti di istruzione e gli enti culturali non siano inclusi nel campo di applicazione della direttiva 2003/98/CE;

19.

osserva che le principali barriere all'accesso transfrontaliero ai servizi elettronici delle pubbliche amministrazioni sono connesse all'uso dell'identificazione e delle firme elettroniche, e che si registra una carenza di interoperabilità a livello dell'UE;

20.

ritiene che, al fine di garantire efficaci servizi di eGovernment transfrontalieri in tutta l'UE che consentano l'interazione bilaterale e/o automatizzata tra le amministrazioni e i cittadini o le imprese, sia necessario un quadro giuridico dell'UE chiaro e coerente per il reciproco riconoscimento dell'autenticazione, dell'identificazione e delle firme elettroniche;

21.

invita la Commissione e gli Stati membri a tenere costantemente informati i cittadini in merito ai portali dell'UE esistenti, ad esempio SOLVIT e "La tua Europa", dal momento che l'attuale mancanza di informazione ritarda l'ulteriore sviluppo del contesto imprenditoriale e dei dispositivi di protezione dei consumatori, soprattutto a livello transfrontaliero;

22.

invita la Commissione a seguire l'evoluzione di tutti gli strumenti di soluzione dei problemi online e dei portali di informazione attualmente messi a disposizione dalla Commissione stessa e dagli Stati membri, nonché a interconnetterli o unificarli, ove possibile; raccomanda che vengano sviluppati nuovi portali solo laddove non sia possibile l'integrazione nelle soluzioni già esistenti;

23.

accoglie favorevolmente l'adozione del piano d'azione in materia di firme e identificazione elettroniche, nonché del progetto pilota STORK, e il loro contributo in termini di interoperabilità dei servizi pubblici transfrontalieri; invita la Commissione a rivedere la direttiva sulla firma elettronica e chiede una decisione che assicuri il riconoscimento reciproco dell'identificazione e dell'autenticazione elettroniche;

24.

sottolinea che, quando si utilizzano procedure di trattamento dei dati all'interno di istituti di istruzione ed enti culturali, i dati di carattere personale devono essere sempre protetti da qualsiasi impiego non autorizzato mediante l'introduzione di diritti di accesso individuali;

25.

ritiene che, dal punto di vista dell'eGovernment, l'interoperabilità delle firme elettroniche presenti sia aspetti giuridici (uso della firma elettronica nel settore pubblico - articolo 3, paragrafo 7, della direttiva sulle firme elettroniche -, relazione tra firma e autenticazione, dilemma tra supervisione e accreditamento, prospettiva nazionale, livelli di sicurezza, qualificazione delle firme), sia aspetti tecnici (identificatori nei certificati, tipo di firma, formato della firma, convalida della firma); è del parere che, per l'evoluzione delle applicazioni nella direzione di un servizio europeo di firma elettronica pienamente interoperabile e ai fini della convalida della firma, la raccomandazione più significativa dovrebbe essere di creare una federazione di autorità di convalida (Federation of Validation Authorities - FVA) che coordini le autorità di convalida nazionali (National Validation Authorities - NVA) (6);

26.

prende atto che la Commissione ha incaricato CEN, CENELEC ed ETSI di aggiornare e razionalizzare il quadro europeo per la normalizzazione della firma elettronica; esorta la Commissione a presentare al Parlamento una relazione annuale di avanzamento in base alle relazioni elaborate con cadenza semestrale dagli enti europei di normalizzazione;

27.

invita gli Stati membri a mettere a punto software didattici aperti negli istituti di istruzione europei, a scambiare le migliori prassi e a sviluppare piattaforme online per instaurare una collaborazione in materia di risorse e materiali didattici che siano gratuiti per gli studenti e tengano debitamente conto delle norme in materia di protezione dei dati e diritti di proprietà intellettuale;

28.

sottolinea la necessità di rivedere le applicazioni di eGovernment e, all'occorrenza, di modificarle in modo da assicurare che possano essere aperte anche agli utenti non residenti; sottolinea che l'interoperabilità è necessaria a livello locale, regionale e nazionale, come pure a livello dell'UE;

29.

ritiene che l'interoperabilità delle applicazioni di eGovernment presupponga l'interoperabilità delle infrastrutture nazionali a chiave privata attraverso un servizio europeo di convalida (ponte europeo);

30.

accoglie favorevolmente la consultazione pubblica avviata per quanto concerne il progetto di orientamenti relativi ai legami tra normalizzazione delle TIC e appalti pubblici e chiede la presentazione di una proposta in materia;

31.

invita gli Stati membri a elaborare strategie nazionali di eGovernment in linea con gli obiettivi del piano d'azione per l'eGovernment e l'agenda digitale quali strumenti per lo sviluppo del mercato unico digitale europeo e dello spazio di eGovernance europeo;

32.

segnala, nello sviluppo del piano di azione, delle infrastrutture e dei servizi per l'eGovernment europeo, la necessità di garantire il rispetto, ad ogni livello, di tutti i requisiti di sicurezza e di assicurare un grado ottimale di protezione della vita privata e dei dati personali e finanziari onde evitare ogni forma di controllo illecito di questi ultimi;

33.

chiede agli Stati membri di utilizzare gli strumenti delle TIC per migliorare la trasparenza, la responsabilità e la partecipazione dei cittadini, rafforzare l'efficienza e la competitività, ridurre gli oneri, i tempi e i costi della burocrazia, migliorare le procedure amministrative, diminuire le emissioni di carbonio, risparmiare risorse pubbliche e contribuire a una democrazia più partecipativa, rafforzando nel contempo la fiducia;

34.

incoraggia gli Stati membri a imporre agli enti pubblici l'obbligo di rendere disponibili le informazioni attraverso appositi repertori e cataloghi di dati pubblici da loro gestiti, nonché a garantire la definizione di norme per la divulgazione e il riutilizzo, nel debito rispetto della normativa in materia di diritto d'autore e di protezione delle banche dati;

35.

chiede agli Stati membri di creare sportelli unici e di ricorrere ad attori intermediari nell'ottica di fornire un sistema di punti di contatto continui, integrati e facilmente accessibili per gli utenti dei servizi di eGovernment sia nazionali che transfrontalieri;

36.

sottolinea che l'eGovernment può migliorare la qualità della democrazia e rivestire un ruolo significativo nel rafforzamento della partecipazione attiva alla vita pubblica e politica e ai processi democratici tanto delle imprese quanto dei cittadini, soprattutto delle giovani generazioni; osserva a tale riguardo che è opportuno incoraggiare le consultazioni o i referendum pilota, in particolare a livello locale;

37.

valuta positivamente l'introduzione del software di raccolta delle firme online (OCS), sviluppato su iniziativa della Commissione nel quadro del programma ISA per consentire da un lato ai firmatari, dal 1o aprile 2012, di esprimere per via elettronica il loro sostegno a una proposta di iniziativa dei cittadini e dall'altro agli organizzatori di una petizione di gestire la raccolta, l'archiviazione e la presentazione delle firme; auspica pertanto un'attuazione quanto più rapida possibile delle strategie di eGovernment;

38.

sottolinea che i servizi di eGovernment transfrontalieri interoperabili dovrebbero beneficiare di architetture e tecnologie innovative (servizi "cloud" pubblici, architettura orientata ai servizi) e chiede un potenziamento dell'infrastruttura di eGovernment relativa al protocollo Internet IPv6 e dei servizi online di pubblico interesse;

39.

riconosce il grande potenziale del "cloud computing", tanto per le imprese quanto per i privati cittadini; sottolinea tuttavia che un maggiore utilizzo dei servizi "cloud" comporta la necessità di assicurare il monitoraggio della delocalizzazione delle risorse informatiche e il controllo rigoroso dell'accesso ai server e ai dati, nell'ottica tra l'altro di evitare qualsiasi utilizzo commerciale non autorizzato da parte di terzi, e che tali questioni dovrebbero pertanto essere affrontate nel quadro della riforma delle norme UE in materia di protezione dei dati proposta dalla Commissione (COM(2012)0011, COM(2012)0010);

40.

sottolinea che un sistema di eGovernment transfrontaliero sicuro costituisce parte integrante del programma di protezione delle infrastrutture critiche europee; chiede l'adozione di misure adeguate per assicurare la tutela dei dati e della vita privata e ridurre al minimo la vulnerabilità ai ciberattacchi; riconosce il ruolo importante dell'ENISA nell'assistere l'UE e gli Stati membri nei loro sforzi volti a fornire servizi di eGovernment sicuri e solidi; chiede che siano introdotte forme di controllo realmente democratiche in relazione all'utilizzo dei dati e ai metodi impiegati;

41.

accoglie con favore il contributo apportato dai programmi IDA, IDABCD e ISA, dai progetti pilota su larga scala nel quadro del CIP e dal forum ePractice alla definizione e all'attuazione di soluzioni interoperabili transfrontaliere; invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare la sostenibilità a lungo termine di queste azioni;

42.

valuta positivamente e appoggia la proposta relativa a un meccanismo per collegare l'Europa (CEF), che stanzia quasi 9,2 miliardi di EUR a sostegno degli investimenti nelle reti a banda larga veloci e ultraveloci e nei servizi digitali paneuropei; osserva che il CEF erogherà sovvenzioni per costruire l'infrastruttura necessaria alla fornitura di servizi elettronici concernenti documenti d'identità, identificazione, amministrazione, appalti pubblici, sanità, giustizia e attività doganali, e servirà a garantire l'interoperabilità e a coprire i costi di gestione dell'infrastruttura a livello europeo, collegando le infrastrutture degli Stati membri;

43.

ritiene che l'iniziativa "Prestiti obbligazionari Europa 2020 per il finanziamento di progetti" mobiliterà finanziamenti privati per investimenti mirati nelle future infrastrutture chiave dell'UE quali strade, ferrovie, reti energetiche e gasdotti, nonché reti a banda larga;

44.

ribadisce l'importanza dei futuri servizi ad alta velocità, che contribuiranno a garantire l'efficienza energetica dell'UE e gli obiettivi di sicurezza come pure altre funzioni di comunicazione (ad esempio sistemi di trasporto efficienti e intelligenti e sistemi di comunicazione uomo-macchina);

45.

accoglie favorevolmente l'adozione dell'Open Data Package e invita gli Stati membri a sostenere il riutilizzo delle informazioni del settore pubblico in modi innovativi (informazioni non personali); chiede un maggiore coinvolgimento delle autorità locali e regionali per quanto concerne l'accesso alle informazioni del settore pubblico al fine di migliorare l'offerta di informazioni per la popolazione, le imprese e le istituzioni e di consentire la creazione di nuovi posti di lavoro, promuovendo nel contempo lo sviluppo a livello locale e regionale;

46.

sottolinea l'importanza di metodi di misurazione (qualitativa e quantitativa) che si concentrino sull'efficienza e sull'efficacia in termini di eGovernment e democrazia e si basino su obiettivi SMART (7), che dovrebbero essere utilizzati attivamente da tutte le amministrazioni pubbliche;

47.

si rammarica che l'elenco di tutti i servizi pubblici transfrontalieri fondamentali da rendere disponibili online entro il 2015 non sia stato ancora concordato dagli Stati membri; invita la Commissione a intensificare gli sforzi per conseguire tale obiettivo;

48.

invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare e rendere operativi specifici strumenti TIC volti ad agevolare la partecipazione elettronica (ad esempio sistemi comuni di presentazione delle petizioni online), in modo che i cittadini dell'UE e le associazioni rappresentative dispongano di mezzi concreti che consentano loro di esercitare i loro diritti conformemente alle disposizioni sull'iniziativa dei cittadini di cui all'articolo 11 del TEU;

49.

ricorda l'impegno chiave di dimezzare entro il 2015 i divari sia nell'alfabetizzazione digitale che nelle competenze e, in questo senso, accoglie con favore le proposte volte a migliorare l'alfabetizzazione, le competenze e l'inclusione digitali, in particolare la proposta di rendere l'alfabetizzazione digitale e le relative componenti una priorità del regolamento del Fondo sociale europeo (2014-2020); ribadisce la necessità di un approccio "no citizen left behind - inclusion by design" (nessun cittadino lasciato indietro - approccio inclusivo) e sottolinea la necessità di una progettazione dei servizi di eGovernment incentrata sugli utenti e sui cittadini;

50.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di avviare programmi di formazione digitale per promuovere il pieno utilizzo dei servizi di eGovernment, potenziare l'alfabetizzazione digitale e superare le barriere elettroniche che incontrano le PMI e le fasce svantaggiate della popolazione, tra cui gli anziani, i disabili, le minoranze, gli immigrati, i disoccupati e coloro che vivono in aree remote dell'Unione; osserva che, a tal fine, l'e-learning dovrebbe essere integrato nelle politiche nazionali di istruzione e formazione, ivi compresi la definizione dei programmi, la valutazione dei risultati formativi e lo sviluppo professionale di insegnanti e formatori;

51.

si rammarica del ritardo subito dalla proposta legislativa intesa ad assicurare che i siti web del settore pubblico siano completamente accessibili entro il 2015; accoglie favorevolmente la tabella di marcia per l'inclusione digitale e chiede l'attuazione dell'iniziativa per l'accessibilità del web (WAI), che comprende gli orientamenti relativi all'accessibilità dei contenuti web (WCAG) per i portali di eGovernment, nonché la disponibilità e l'accessibilità in termini economici di terminali adattati alle esigenze dei disabili;

52.

raccomanda, nell'ottica di garantire la qualità nella fornitura dei suddetti servizi, di adeguare gli stessi a standard, norme e orientamenti in materia di buone pratiche riconosciuti a livello internazionale, quali la norma ISO 27001, relativa alla sicurezza delle informazioni, o la norma ISO 20000, relativa alla qualità nei processi di gestione dei servizi informatici;

Appalti pubblici elettronici (eProcurement)

53.

pone in rilievo il fatto che l'eProcurement consente di organizzare appalti pubblici a livello dell'UE e di massimizzare la scelta per gli enti pubblici, il che si traduce in utilizzo efficiente delle risorse, trasparenza, responsabilità, fiducia dei cittadini e rafforzamento del mercato interno e della concorrenza;

54.

sottolinea che nell'UE a 27 la spesa pubblica rappresenta il 16 % del PIL e insiste perché sia fatto ricorso alla formula elettronica per tutti gli appalti pubblici entro il 2015; chiede che gli appalti pubblici elettronici siano utilizzati anche per le concessioni;

55.

si rammarica per il fatto che nel 2010 solo il 13 % delle imprese dell'UE abbia utilizzato Internet per inviare un'offerta agli enti pubblici attraverso un sistema di appalto elettronico; esorta gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione delle PMI agli appalti pubblici elettronici;

56.

sottolinea che gli appalti pubblici elettronici consistono di due fasi: la fase precedente all'aggiudicazione dell'appalto (8) e quella a essa successiva (9); esorta gli Stati membri ad attuare e integrare pienamente entrambe le fasi nei propri portali di appalto pubblico elettronico entro il 2015;

57.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere il livello qualitativo dei progetti TIC delle pubbliche amministrazioni in modo da assicurare, da un lato, il conseguimento degli obiettivi strategici di innovazione dell'amministrazione e, dall'altro, l'innalzamento degli standard generali relativi alla qualità, ai tempi e ai costi delle gare;

58.

esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere, presso le pubbliche amministrazioni centrali e locali, il modello dell'appalto precommerciale (pre-commercial procurement, PCP), che consente ai committenti pubblici di condividere con i fornitori i rischi e i vantaggi della progettazione, della prototipizzazione e della sperimentazione di nuovi prodotti e servizi, di mettere in comune le risorse di più committenti, di creare le condizioni ottimali per un'ampia commercializzazione e diffusione dei risultati delle attività di R&S e di assicurare che tali progetti non superino il bilancio operativo a essi assegnato;

59.

sottolinea il successo delle attività dei progetti pilota su larga scala in materia di appalto pubblico elettronico PEPPOL ed e-CERTIS;

60.

attira l'attenzione sulla necessità di rendere più avanzati i sistemi nazionali di appalto pubblico elettronico, al fine di facilitare i servizi transfrontalieri e assicurare la piena attuazione della direttiva sui servizi;

61.

esorta la Commissione a presentare il Libro bianco sull'interconnessione delle capacità degli appalti pubblici elettronici all'interno dell'UE – "Una strategia per gli appalti pubblici elettronici";

62.

chiede alla Commissione, nel contesto dell'introduzione del sistema di appalti pubblici elettronici negli Stati membri, di istituire un meccanismo di controllo dell'attuazione volto a monitorare, tra l'altro, i progressi, gli ostacoli e le misure correttive;

63.

ritiene che la Commissione, nella sua veste di guida, dovrebbe dare il buon esempio applicando il sistema di appalto elettronico in tutti i suoi organi;

Fatturazione elettronica (eInvoicing)

64.

accoglie favorevolmente l'iniziativa riguardante la fatturazione elettronica, volta a rendere predominante questo tipo di fatturazione all'interno dell'UE entro il 2020, e la decisione della Commissione che istituisce il forum europeo multilaterale delle parti interessate sulla fatturazione elettronica;

65.

sottolinea i benefici sostanziali offerti dalla fatturazione elettronica quale strumento per rendere più efficiente e meno onerosa la gestione di tutti i rapporti cliente-fornitore, sia in ambito pubblico che privato, attraverso tempi di pagamento più brevi, meno errori, migliore riscossione dell'IVA, costi inferiori per stampa e spedizione postale ed elaborazione integrata per le imprese; rileva inoltre che tale strumento consente una maggiore trasparenza dei flussi di informazioni e di scambi che portano alla definizione della fattura;

66.

è consapevole della frammentazione del mercato dovuta alle norme nazionali in materia di fatturazione elettronica; si rammarica che solo il 22 % delle PMI ricevano o trasmettano fatture elettroniche;

67.

accoglie favorevolmente le nuove norme in materia di IVA (10) con riferimento alla fatturazione elettronica, le quali stabiliscono la parità di trattamento tra le fatture in formato cartaceo e quelle in formato elettronico;

68.

sottolinea l'importanza di sportelli unici per l'IVA al fine di agevolare il commercio elettronico transfrontaliero per le PMI e promuovere la fatturazione elettronica;

69.

evidenzia l'importanza della certezza del diritto, di un ambiente tecnico chiaro e di soluzioni di fatturazione elettronica aperte e interoperabili basate su requisiti giuridici, processi aziendali e norme tecniche comuni per favorirne un'adozione di massa;

70.

invita il settore e le organizzazioni europee di normalizzazione a portare avanti gli sforzi per promuovere una convergenza che porti a un modello comune di dati per la fatturazione elettronica;

71.

esprime apprezzamento per le iniziative di Danimarca, Finlandia, Italia, Spagna e Svezia volte a rendere obbligatoria la fatturazione elettronica per gli enti pubblici e chiede che la fatturazione elettronica sia resa obbligatoria per tutti gli appalti pubblici entro il 2016;

72.

constata che i problemi di interoperabilità transfrontaliera della firma elettronica stanno rallentando l'adozione di soluzioni di fatturazione elettronica transfrontaliera;

73.

invita la Commissione a ricorrere al forum europeo multilaterale delle parti interessate sulla fatturazione elettronica per considerare gli aspetti giuridici e coordinare le iniziative nazionali; esorta la Commissione a presentare una relazione annuale e a invitare deputati del Parlamento europeo a partecipare alle riunioni di tale forum;

74.

esorta gli Stati membri a creare forum nazionali sulla fatturazione elettronica con una rappresentanza equilibrata delle parti interessate;

75.

ritiene che i consumatori privi di accesso a Internet o aventi un accesso limitato non debbano essere esclusi e che si debba sempre permettere ai consumatori di ottenere fatture in formato cartaceo;

Osservazioni generali

76.

riconosce il valore aggiunto dei 132 progetti contenuti nelle priorità strategiche del programma di supporto alla politica in materia di TIC, facente parte del programma per la compatibilità e l'innovazione, e sottolinea l'importanza della ricerca e dello sviluppo come pure dell'innovazione per promuovere e migliorare i servizi transfrontalieri; chiede che sia agevolato un accesso semplice e veloce ai fondi di ricerca e sviluppo dell'UE per le TIC, e chiede altresì l'aumento delle dotazioni finanziarie per i servizi e le infrastrutture transfrontalieri di eGovernment per il periodo 2014-2020;

77.

riconosce il contributo e il ruolo globale del programma ISA nel definire, promuovere e sostenere l'attuazione di soluzioni e quadri di interoperabilità per le amministrazioni pubbliche europee, nel raggiungere sinergie e promuovere il riutilizzo di infrastrutture, servizi digitali e soluzioni di software e nel tradurre i requisiti di interoperabilità delle amministrazioni pubbliche in specifiche e norme per i servizi digitali; chiede un aumento degli stanziamenti per le soluzioni di interoperabilità tra le amministrazioni pubbliche dell'UE (programma ISA) per il periodo 2014-2020;

78.

sottolinea che il piano d'azione europeo per l'eGovernment 2011-2015 rappresenta un'opportunità unica di modernizzare le amministrazioni pubbliche europee e nazionali e di ridurne i costi, permettendo alle stesse di sfruttare al massimo il potenziale di un'ulteriore integrazione europea e di promuovere la crescita, l'innovazione, la mobilità dei cittadini e le opportunità professionali per le imprese, soprattutto le PMI, nonché la partecipazione pubblica al processo di definizione delle politiche; sottolinea l'importanza dei partenariati pubblico-privato e il ruolo del settore privato nel fornire soluzioni, applicazioni e servizi innovativi per lo sviluppo dell'infrastruttura interoperabile di eGovernment nell'UE e nello sfruttare le risorse disponibili;

79.

esorta la Commissione a condurre una valutazione annuale degli obiettivi dell'agenda digitale, in particolare quelli legati al piano di azione per l'eGovernment, e a riferire al Parlamento su base annuale;

80.

accoglie favorevolmente la priorità data dalle Presidenze del Consiglio svedese, spagnola, polacca e danese alle questioni legate all'eGovernment e al mercato digitale e sottolinea il contributo positivo delle conferenze di Malmo, Poznan e Madrid sull'eGovernment; ritiene che il 2012-2013 sarà un periodo cruciale per l'interoperabilità transfrontaliera dei servizi di eGovernment e attende pertanto con interesse le deliberazioni e le conclusioni della conferenza di Copenaghen sull'eGovernment del marzo 2012;

*

* *

81.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 45.

(2)  GU C 50 E del 21.2.2012, pag. 1.

(3)  GU L 260 del 3.10.2009, pag. 20.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2011)0322.

(5)  GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36.

(6)  IDABC- "Preliminary Study on Mutual Recognition of eSignatures for eGovernment applications" (Studio preliminare sul riconoscimento reciproco delle firme elettroniche per le applicazioni di eGovernment), 2007

(7)  SMART: specifici, misurabili, attuabili, realistici e temporalmente definiti.

(8)  Notifica elettronica, gara d'appalto elettronica, invio elettronico dell'offerta, accettazione della firma elettronica.

(9)  Ordinazione elettronica, fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, utilizzo della firma elettronica.

(10)  Direttiva 2010/45/UE.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/75


Venerdì 20 aprile 2012
Situazione in Mali

P7_TA(2012)0141

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla situazione nel Mali (2012/2603(RSP))

2013/C 258 E/10

Il Parlamento europeo,

vista la strategia per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel, adottata nel marzo 2011,

viste le dichiarazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Mali del 22 marzo (1), 26 marzo (2), 4 aprile (3) e 9 aprile 2012 (4),

viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 22 marzo, 26 marzo e 7 aprile 2012 sulla situazione nel Mali,

visto l'accordo quadro firmato dalla giunta militare con la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) il 6 aprile 2012,

viste le conclusioni del Consiglio del 22 e 23 marzo 2012 sulla regione del Sahel,

visto gli accordi di Algeri del 2006 sullo sviluppo e la pace nel nord del Mali,

vista la dichiarazione rilasciata il 12 aprile 2012 dall'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Navi Pillay (5),

vista la dichiarazione sulla prevenzione di una crisi umanitaria nel Mali rilasciata dalla direzione generale per gli Aiuti umanitari della Commissione,

visto l'appello lanciato da varie agenzie delle Nazioni Unite – UNICEF, ACNUR e OMS – del 10 aprile 2012 affinché siano sbloccati fondi supplementari per milioni di persone colpite dall'insicurezza alimentare nella regione del Sahel,

visto l'appello lanciato dall'UNICEF per il versamento a favore del Mali di 26 milioni di dollari statunitensi affinché questo paese possa rispondere alle necessità sanitarie e nutrizionali dei bambini fino alla fine dell'anno,

visto l'appello lanciato il 23 febbraio 2012 dall'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati a favore del versamento di 35,6 milioni di dollari statunitensi per far fronte all'aggravamento della crisi umanitaria nel Mali,

viste le sue precedenti risoluzioni sull'Africa occidentale,

visto l’articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.

considerando che, nella notte dal 21 al 22 marzo 2012, il presidente maliano Amadou Toumani Touré è stato destituito con un colpo di Stato che ha posto fine a un lungo processo democratico avviato più di due decenni or sono;

B.

considerando che, nei giorni successivi al colpo di Stato, la pressione e gli sforzi di mediazione internazionali, soprattutto da parte della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), hanno portato alla conclusione di un accordo quadro, il 6 aprile 2012, tra il Comité national pour le redressement et la démocratie (Comitato nazionale per il ripristino della democrazia, CNRDE) e l'ECOWAS, in base al quale il sig. Dioncounda Traoré è stato designato presidente ad interim e incaricato di organizzare elezioni nazionali entro quaranta giorni;

C.

considerando che, conformemente alla Costituzione del 1992, il presidente dell'Assemblea nazionale è stato designato presidente ad interim;

D.

considerando l'ondata di arresti, il 16 e 17 aprile 2012, senza che sia stata seguita alcuna procedura giudiziaria, di leader politici, tra cui due candidati alle elezioni presidenziali, e di alti responsabili militari, che sono detenuti nel campo militare degli autori del colpo di Stato;

E.

considerando che il paese si trova anche alle prese con una recrudescenza dei combattimenti nel nord del paese fra le forze governative e i ribelli che ha fatto sfollare oltre 200 000 persone dal mese di gennaio; che il numero degli sfollati interni è stimato a oltre 100 000 persone e che circa 136 000 rifugiati sono fuggiti nei paesi vicini (Algeria, Mauritania, Niger e Burkina Faso), dove la grave siccità ha già causato una considerevole penuria di cibo negli ultimi anni;

F.

considerando che i ribelli Tuareg, appartenenti principalmente al Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (MNLA), hanno preso il controllo del Mali settentrionale dopo il colpo di Stato militare, cacciato le forze governative dalle tre regioni settentrionali del Mali (Kidal, Gao e Tombouctou) del nuovo Stato dell'Azawad il 6 aprile 2012;

G.

considerando che il gruppo islamista denominato Ansar Dine, strettamente collegato all'organizzazione Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), ha dichiarato di aver preso il controllo di Tombouctou e tenta di imporre la sharia nel Mali;

H.

considerando che la proliferazione di armi provenienti dalla Libia, il traffico di droga nonché gli elevati livelli di disoccupazione e povertà contribuiscono alla destabilizzazione dell'intera regione;

I.

considerando i legami accertati dei gruppi terroristi della zona sahelo-sahariana con i trafficanti di droga, di armi, di sigarette e di esseri umani, in particolare la presa di ostaggi a fini di riscatto;

J.

considerando che anche diversi altri movimenti estremisti sono presenti nel nord del Mali, come l'AQMI (Al-Qaeda nel Maghreb islamico), il Movimento per l'unità e la Jihad in Africa occidentale (MUJAO) e il movimento Boko Haram, con base in Nigeria;

K.

considerando le diverse rivolte dei Tuareg nel Mali, nel 1963, 1990 e 2006, per tentare di ottenere un miglioramento delle loro condizioni di vita, e che alcune promesse non mantenute fatte ai Tuareg, in particolare in occasione del "Patto nazionale" del 1992, hanno contribuito a creare un senso di frustrazione;

L.

considerando che l'immensità del territorio scarsamente popolato del Mali e la lunghezza delle sue frontiere, poco delimitate, necessitano un buon coordinamento regionale delle informazioni e delle azioni;

M.

considerando che l'Unione europea accorda un'importanza primordiale alla sicurezza, alla stabilità e allo sviluppo di tutta la regione del Sahel, soprattutto in un momento in cui milioni di persone sono colpite da una grave penuria alimentare; che la recente ondata di violenze aggraverà ulteriormente l'emergenza alimentare nel Mali settentrionale e nei paesi vicini in cui i rifugiati affluiscono in zone di grave insicurezza alimentare; che l'Unione europea dispone di una strategia per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel; che il Sahel è confrontato con la peggiore crisi umanitaria di questi ultimi 20 anni;

N.

considerando che la lotta contro il terrorismo nel Sahel richiede anche una politica attiva per promuovere lo sviluppo, la giustizia sociale, lo Stato di diritto e l'integrazione; che è necessario proporre ai gruppi di popolazione locali prospettive economiche alternative all'economia criminale;

O.

considerando che il 16 aprile 2012, Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per l'infanzia e i conflitti armati, si è detta fortemente preoccupata per le informazioni relative al reclutamento di bambini soldato;

P.

considerando che si ha notizia di gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di abitanti del Mali, soprattutto nelle regioni settentrionali controllate dai ribelli;

Q.

considerando che molti maliani si trovano intrappolati nelle regioni settentrionali ed hanno un accesso limitato al cibo e agli altri prodotti di prima necessità, e che le operazioni di aiuto restano in gran parte sospese a causa dell'insicurezza e per il fatto che in molti casi l'attrezzatura, i veicoli e le scorte delle agenzie di aiuto sono stati rubati;

R.

considerando che le popolazioni sfollate vivono in condizioni di estrema povertà tanto che le loro necessità umane fondamentali non trovano risposta e le tensioni sociali stanno aumentando; che oltre il 50 % degli sfollati sono donne prive di qualsiasi tipo di protezione, che rappresentano un gruppo particolarmente vulnerabile;

S.

considerando che, a seguito di razzie perpetrate nelle loro sedi e ai loro approvvigionamenti, le organizzazioni umanitarie hanno per la maggior parte abbandonato la regione del nord;

T.

considerando che l'Unione europea ha reso disponibili altri 9 milioni di euro di aiuto finanziario per 1,4 milioni di maliani che si ritiene abbiano bisogno di un aiuto alimentare;

U.

considerando che quest'anno tra 175 000 e 220 000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta e che l'accesso al nord del Mali e alle zone in cui si trovano i rifugiati al di là dei confini è sempre più problematico;

1.

condanna il colpo di Stato militare nel Mali e la sospensione delle istituzioni repubblicane;

2.

accoglie con favore la firma dell'accordo quadro che prevede una serie di tappe per il ripristino dell'ordine costituzionale; sollecita tutte le parti interessate del Mali ad applicare tale accordo immediatamente;

3.

accoglie con favore le azioni condotte dall'ECOWAS, dall'Unione africana, dalle Nazioni Unite e dai paesi vicini al fine di facilitare il rapido ripristino dell'ordine costituzionale nel Mali e avviare misure concrete volte a proteggere la sovranità, l'unità e l'integrità territoriale; prende atto dei risultati della conferenza tenuta a Ouagadougou, il 14 e 15 aprile 2012, sotto l'egida di Blaise Compaoré, presidente del Burkina Faso e mediatore nominato dall'ECOWAS, e spera che il calendario e le modalità dettagliate della transizione siano precisati rapidamente;

4.

ribadisce la necessità di salvaguardare e rispettare la sovranità, l'unità e l'integrità territoriale del Mali; invita le autorità maliane e il movimento di liberazione Tuareg ad arrivare a una soluzione pacifica e duratura attraverso un dialogo costruttivo;

5.

invita tutte le parti interessate a dar prova di moderazione nell'ottica di ripristinare l'autorità dei rappresentanti eletti e a cooperare così da garantire la rapida organizzazione di elezioni sotto supervisione internazionale, nonché un rapido ritorno alla democrazia;

6.

ritiene che non esista alcuna soluzione militare al conflitto nel nord del paese e che occorra trovare una soluzione tramite negoziati;

7.

invita l'UE e gli Stati membri a sostenere attivamente le prossime tappe del processo di transizione, segnatamente con l'invio di una missione di osservazione incaricata di seguire le elezioni; sollecita il vicepresidente/l'alto rappresentante ad accelerare l'attuazione delle diverse componenti della strategia UE per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel;

8.

invita al rilascio immediato delle persone detenute arbitrariamente dai militari responsabili del colpo di Stato;

9.

chiede la liberazione immediata di tutte le persone sequestrate e la cessazione immediata di qualsiasi forma di violenza, e sollecita nuovamente tutte le parti nel Mali a perseguire una soluzione pacifica attraverso un dialogo politico adeguato;

10.

esprime profonda preoccupazione per l'accentuarsi della minaccia terroristica nel nord del Mali a causa della presenza fra i ribelli di membri di Al-Quaeda nel Maghreb islamico e di elementi estremisti; condanna a tale riguardo le violenze e i saccheggi, anche nei confronti degli operatori umanitari, nonché il sequestro di diplomatici algerini a Gao;

11.

condanna gli atti di violenza perpetrati dai gruppi armati;

12.

condanna in particolare le atrocità commesse contro la popolazione civile, che hanno colpito principalmente le donne, e condanna in particolare il ricorso a rapimenti e stupri quali armi di guerra; chiede che sia effettuata un'inchiesta per far luce sulle atrocità commesse nel Mali negli ultimi mesi;

13.

chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri di accordare un'attenzione particolare alla situazione delle donne e delle ragazze nella regione del Sahel e di prendere tutte le misure necessarie per garantire la loro protezione contro qualsiasi forma di violenza e di violazione dei loro diritti umani;

14.

invita le autorità del Mali a combattere in modo incisivo qualsiasi traffico di tipo mafioso;

15.

condanna il saccheggio e la depredazione del patrimonio culturale;

16.

invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a sostenere il coordinamento regionale negli sforzi profusi;

17.

invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a sostenere gli sforzi finalizzati ad aumentare le capacità degli Stati nella regione e a mobilitare tute le risorse disponibili per proteggere la popolazione e promuovere la sicurezza e lo sviluppo in collaborazione con gli Stati della regione e le organizzazioni interstatali ECOWAS e UEMOA;

18.

invita a considerare la possibilità di una missione europea PESD con un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite al fine di fornire un sostegno logistico all'esercito maliano, qualora il governo del Mali lo richieda, e l'istituzione di un'eventuale forza ECOWAS o di una forza congiunta ECOWAS-Unione africana-Nazioni Unite con il compito di proteggere le zone del Mali non occupate da gruppi armati illegali;

19.

spera che la missione PESD aiuti i paesi della subregione a controllare i propri confini in modo più efficace e in particolare a combattere il traffico di armi, droga ed esseri umani;

20.

condanna altresì il sequestro, il 24 e 25 novembre 2011, di due cittadini francesi, di uno svedese, di un olandese e di un sudafricano con passaporto britannico, nonché l'uccisione di un cittadino tedesco che aveva tentato di resistere ai suoi rapitori; osserva che sale così a dodici il numero di ostaggi dell'UE nella regione del Sahel, mentre sono ancora nelle mani di Al-Qaeda nel Maghreb islamico due spagnoli e un italiano rapiti nell'Algeria occidentale nell'ottobre 2011 e quattro francesi rapiti in Niger nel settembre 2010, nonché una missionaria cristiana svizzera rapita a Tombouctou il 15 aprile 2012;

21.

reitera la sua grave preoccupazione per il rapido aggravarsi della crisi alimentare e umanitaria e invita la Commissione europea e gli Stati membri a intensificare e accelerare la fornitura dell'aiuto umanitario destinato alle popolazioni bisognose; rileva che la Commissione europea ha sbloccato altri 9 milioni di EUR per rispondere ai nuovi bisogni umanitari nel Mali settentrionale; ribadisce la necessità di agire rapidamente per aprire uno spazio umanitario e consentire che le forniture di derrate alimentari e di medicinali raggiungano il nord del paese; teme che, se tali misure non saranno prese rapidamente, potrebbe svilupparsi una grave crisi umanitaria che potrebbe ripercuotersi anche sui paesi vicini;

22.

chiede l'apertura di un corridoio umanitario per assistere le decine di migliaia di persone che hanno dovuto lasciare le loro case a causa dei combattimenti nel Mali e che in molti casi hanno cercato rifugio in paesi vicini come Niger, Mauritania e Burkina Faso; chiede altresì una risposta rapida e globale alla crisi umanitaria del Sahel nel suo complesso;

23.

sottolinea che la crisi che interessa attualmente il Mali ha origine dai problemi economici e sociali del paese e che è indispensabile rispondere con urgenza ai bisogni della popolazione in materia di accesso al lavoro, alla sanità, a un alloggio e ai servizi pubblici, a parità di condizioni per tutti e garantendo il rispetto dei diritti umani fondamentali, ivi inclusi quelli delle minoranze;

24.

invita l'Unione europea a intensificare le sue azioni per fornire assistenza alla popolazione della regione, aiutandola ad ottenere un accesso migliore all'acqua, all'istruzione pubblica e ai servizi sanitari, nonché alle infrastrutture necessarie a migliorare l'accesso alla regione;

25.

invita a valutare in modo dettagliato il sostegno dell'Unione europea alla regione;

26.

è convinto che una soluzione duratura per la regione dovrebbe puntare a rafforzare le istituzioni statali, a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali nonché a gettare le basi per uno sviluppo economico sostenibile ed equo;

27.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'ECOWAS e all'Unione africana, al presidente ad interim del Mali e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.


(1)  SC/10590.

(2)  SC/10592.

(3)  SC/10600.

(4)  SC/10603.

(5)  http://www.unhcr.org/refworld/docid/4e9bd7382.html


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/79


Venerdì 20 aprile 2012
Situazione in Birmania

P7_TA(2012)0142

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla situazione in Birmania/Myanmar (2012/2604(RSP))

2013/C 258 E/11

Il Parlamento europeo,

visti gli articoli da 18 a 21 della Dichiarazione universale dei diritti umani (UDHR) del 1948,

visto l'articolo 25 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

vista la dichiarazione della Presidenza dell'Unione europea, del 23 febbraio 2009, in cui si chiede un dialogo globale tra le autorità e le forze democratiche in Birmania/Myanmar,

viste le sue precedenti risoluzioni sulla Birmania/Myanmar, in particolare quelle del 25 novembre 2010 (1) e del 20 maggio 2010 (2),

viste le misure restrittive previste dall'Unione europea e indicate nella decisione 2010/232/PESC del Consiglio, del 26 aprile 2010, modificate da ultimo dal regolamento (UE) n. 1083/2011 del Consiglio, del 27 ottobre 2011,

viste le conclusioni del Consiglio, del 12 aprile 2011, relative alla revoca della sospensione degli incontri ad alto livello e del divieto di visto applicato a membri civili del governo (decisione 2011/239/PESC del Consiglio),

vista la dichiarazione dell'alto rappresentante del 28 aprile 2011,

vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Birmania/Myanmar, del 12 marzo 2012,

vista la dichiarazione del Segretario generale delle Nazioni Unite, del 2 aprile 2012, in relazione alle elezioni in Birmania/Myanmar,

vista la decisione adottata nel quadro del vertice ASEAN del novembre 2011 di attribuire la presidenza dell'ASEAN alla Birmania/Myanmar nel 2014,

vista la dichiarazione rilasciata il 30 gennaio 2012 dal Presidente del Consiglio europeo in relazione al processo di riforma in Birmania/Myanmar,

viste le dichiarazioni dell'alto rappresentante, del 28 aprile 2011 e del 14 ottobre 2011, relative all'allineamento di taluni paesi terzi alle decisioni 2011/239/PESC e 2011/504/PESC del Consiglio sulle misure restrittive nei confronti della Birmania/Myanmar,

viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'UE, del 23 gennaio 2012, sulla Birmania/Myanmar,

vista la visita in Birmania/Myanmar del commissario responsabile per lo sviluppo, Andris Piebalgs, dal 12 al 14 febbraio 2012,

visto l'esito della prima riunione interparlamentare UE-Birmania/Myanmar, tenutasi dal 26 febbraio al 2 marzo 2012,

viste le dichiarazioni dell'alto rappresentante, in particolare quelle del 13 novembre 2010 sulla liberazione di Aung San Suu Kyi, del 13 gennaio 2011 e del 12 ottobre 2011 sul rilascio di prigionieri politici, nonché del 2 aprile 2012 sullo svolgimento delle elezioni suppletive,

vista la dichiarazione rilasciata dal vertice ASEAN il 3 aprile 2012 in relazione all'esito delle elezioni suppletive del 1o aprile 2012, recante l'invito a revocare le sanzioni,

visti i vari incontri intercorsi tra il presidente della Birmania/Myanmar U Thein Sein e Daw Aung San Suu Kyi dall'agosto 2011,

visto il discorso sullo stato dell'Unione tenuto dal presidente Thein Sein in occasione del primo anniversario del suo governo, il 1o marzo 2012, in cui ha riconosciuto che, nonostante gli sforzi compiuti, rimane ancora "molto da fare",

visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.

considerando che il 1o aprile 2012 si sono svolte in Birmania/Myanmar le elezioni suppletive per oltre 40 seggi della camera bassa del parlamento (Pyithu Hluttaw), alle quali ha potuto partecipare a pieno titolo il partito della Lega nazionale per la democrazia (National League for Democracy Party - NLD) di Aung San Suu Kyi; che tali elezioni suppletive, in generale ritenute libere e regolari dalla comunità internazionale, sono indicative del processo di cambiamento democratico intrapreso dalla Birmania/Myanmar;

B.

considerando che, durante il suo primo anno in carica, il governo del presidente Thein Sein ha compiuto maggiori progressi verso la democrazia e la pace di quanto non sia stato fatto nei decenni precedenti;

C.

considerando che l'opposizione detiene attualmente solo il 6,6 % dei seggi in parlamento (ossia 42 su 659), mentre il partito della Solidarietà e dello sviluppo dell'Unione (Union Solidarity and Development Party - USDP), attualmente al potere, controlla una larga maggioranza dei seggi, inclusa la percentuale del 25 % riservata agli ufficiali militari;

D.

considerando che il vero banco di prova della volontà di democratizzazione del paese espressa dalle autorità della Birmania/Myanmar sarà costituito dalle prossime elezioni generali, in programma per il 2015, nell'ambito delle quali verrà attribuito il 75 % dei seggi;

E.

considerando che la volontà del governo della Birmania/Myanmar di dare seguito al processo di riforma, che dovrebbe essere sostenibile e irrevocabile, è dimostrata dallo svolgimento delle elezioni suppletive del 1o aprile 2012, a cui sono stati invitati e hanno partecipato diversi osservatori e giornalisti stranieri, tra cui un rappresentante del Parlamento europeo;

F.

considerando che i cambiamenti in corso creano importanti opportunità di sviluppare relazioni sostanzialmente migliori tra l'Unione europea e la Birmania/Myanmar;

G.

considerando che occorre mostrarsi prudenti alla luce del fatto che, secondo quanto riferito dal relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo in Birmania/Myanmar, persistono gravi preoccupazioni in materia di diritti umani, centinaia di prigionieri politici rimangono in carcere e molte delle persone rilasciate hanno beneficiato solo di una liberazione condizionale;

H.

considerando che il governo si trova ad affrontare le conseguenze di decenni di guerra civile e rivolte armate, che hanno portato a una serie di accordi per il cessate il fuoco con la maggior parte dei gruppi etnici armati, fatta eccezione per la situazione del Kachin, mentre gli aiuti umanitari a decine di migliaia di civili sfollati sono bloccati e la politica di discriminazione contro la minoranza Rohingya continua inesorabile;

I.

considerando che il governo ha dichiarato di perseguire un processo di consolidamento della pace in tre fasi, che prevede in primo luogo l'istituzione di un cessate il fuoco, in secondo luogo l'avvio di processi socioeconomici, culturali e politici e infine la conclusione di un accordo globale, comprensivo di modifiche alla Costituzione, su questioni etniche tra cui la smobilitazione e l'integrazione degli ex combattenti, la condivisione delle risorse e una maggiore autonomia;

J.

considerando che esiste un divario tra le decisioni politiche di più alto livello e le limitate capacità istituzionali e tecniche sul terreno, e che occorre molto tempo perché i cambiamenti apportati incidano sulla vita della maggior parte dei cittadini del paese, che continuano a misurarsi con una profonda povertà, elevati livelli di indebitamento, mancanza di opportunità lavorative e assenza di servizi sociali;

K.

considerando che in passato numerosi settori economici della Birmania/Myanmar, tra cui quello minerario, del legname, del petrolio, del gas e della costruzione di dighe, sono stati direttamente connessi a gravi casi di violazioni dei diritti umani e degrado ambientale, rappresentando nel contempo la principale fonte di entrate pubbliche per i militari;

L.

considerando che il governo ha adottato varie misure volte a estendere le libertà civili nel paese, mediante una maggiore libertà di informazione e di espressione, la revoca della messa al bando di numerosi siti Internet e pubblicazioni, la libertà di riunione, l'istituzione di una commissione nazionale per i diritti umani e la previsione di eliminare il Consiglio per la censura entro la fine del 2012;

M.

considerando che Catherine Ashton, alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, visiterà la Birmania/Myanmar a breve distanza dalla riunione del Consiglio del 23 aprile 2012;

N.

considerando che la presenza di una magistratura imparziale e indipendente è fondamentale per assicurare il rispetto dello Stato di diritto e della giustizia in Birmania/Myanmar; che il governo della Birmania/Myanmar è altresì chiamato ad avviare riforme giuridiche intese a garantire l'indipendenza e l'imparzialità reali della magistratura;

O.

considerando che il governo sta finalmente prendendo atto delle preoccupazioni della popolazione in merito a progetti che potrebbero avere conseguenze disastrose per l'ambiente e la società;

P.

considerando che le misure restrittive dell'UE imposte alla Birmania/Myanmar saranno soggette a revisione nell'ambito della prossima riunione del Consiglio, che si terrà il 23 aprile 2012;

1.

valuta positivamente la trasparenza e la credibilità delle elezioni suppletive del 1o aprile 2012, ritenute regolari dagli osservatori internazionali, ma prende altresì atto delle irregolarità segnalate nella loro fase preparatoria; confida che i parlamentari neoeletti possano assumere le loro funzioni quanto prima; sostiene l'impegno delle autorità inteso a garantire che tale processo di riforma sia sostenibile e irrevocabile;

2.

esprime il proprio profondo rispetto per la lotta condotta per decenni dal leader dell'opposizione e vincitrice del premio Sacharov Aung San Suu Kyi, si congratula per la vittoria del suo partito alle elezioni suppletive di aprile e plaude al coraggio e alla tenacia dimostrati, quale esempio di forza d'animo disinteressata e di lotta per la libertà e la democrazia di fronte alla tirannia;

3.

riconosce i passi compiuti dal presidente Thein Sein e altri riformatori del regime della Birmania/Myanmar al fine di attuare le riforme democratiche nell'anno trascorso e li incoraggia a proseguire con urgenza tale processo, allo scopo di renderlo irrevocabile;

4.

valuta molto positivamente gli sforzi compiuti dal governo, dal parlamento e dai leader delle forze armate per porre fine a decenni di conflitti armati interni ed esorta a concludere rapidamente i negoziati di pace con il popolo Kachin;

5.

sollecita il governo della Birmania/Myanmar a modificare la Costituzione del 2008, prima delle elezioni del 2015, allo scopo di escludere i militari dalla politica civile, in particolare eliminando i seggi loro riservati in entrambe le camere del parlamento;

6.

plaude all'apertura reciproca tra il presidente U Thein Sein e Daw Aung San Suu Kyi nonché al dialogo tra il governo e l'opposizione;

7.

valuta positivamente gli sforzi internazionali ad alto livello che incoraggiano il cambiamento democratico in Birmania/Myanmar, prende atto della visita del primo ministro britannico David Cameron in seguito alle elezioni suppletive di aprile e plaude alle fruttuose discussioni che egli ha intrattenuto con il presidente Thein Sein e con Aung San Suu Kyi;

8.

plaude al rilascio di un cospicuo numero di prigionieri politici e alla maggiore libertà dei mezzi di comunicazione e di Internet, pur esprimendo preoccupazione per la censura e le restrizioni continue; plaude alla nuova legislazione sulla libertà di riunione e ai progressi legislativi e di fatto in merito all'eliminazione del ricorso al lavoro forzato;

9.

chiede al governo della Birmania/Myanmar di rilasciare senza indugio e senza porre condizioni tutti i prigionieri politici ancora detenuti, consentendo il libero accesso del Comitato internazionale della Croce rossa e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani alle carceri del paese; invita la commissione nazionale per i diritti umani a intensificare la propria opera di promozione e tutela dei diritti fondamentali dei cittadini;

10.

chiede di modificare la legge del 1982 sulla cittadinanza per garantire l'adeguato riconoscimento del diritto alla cittadinanza della minoranza etnica Rohingya;

11.

chiede alle autorità della Birmania/Myanmar di garantire la libertà e l'indipendenza dei mezzi di comunicazione e di assicurare che la nuova legge sui mezzi d'informazione consenta un accesso senza limitazioni alle tecnologie della comunicazione e dell'informazione;

12.

chiede al governo della Birmania/Myanmar di avviare riforme giuridiche intese a garantire l'indipendenza e l'imparzialità reali della magistratura nonché a stabilire procedure volte a garantire la giustizia e la responsabilità per le violazioni dei diritti umani avvenute in passato;

13.

valuta positivamente l'esito della 19a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo che ha prorogato di un altro anno il mandato del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Birmania/Myanmar;

14.

chiede al presidente Thein Sein di indagare sulle accuse di violenze sessuali commesse dall'esercito della Birmania/Myanmar nonché di perseguire i militari che hanno compiuto tali gesti; sollecita il governo della Birmania/Myanmar a cessare immediatamente l'arruolamento e l'impiego di soldati bambini, a intensificare le misure per assicurare la protezione dei minori dai conflitti armati e a proseguire la sua collaborazione con il rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i bambini nei conflitti armati;

15.

chiede al presidente Thein Sein di consultare le comunità locali interessate in merito ai progetti per la costruzione di una diga e di effettuare valutazioni d'impatto ambientale indipendenti;

16.

plaude ai positivi gesti dell'UE a sostegno dell'avvio della transizione politica nel paese, tra cui lo stanziamento di 150 milioni di EUR per l'assistenza umanitaria, destinati in particolare a sviluppare le strutture sanitarie ed educative del paese nonché ad assistere i profughi;

17.

plaude alle misure adottate dalle autorità della Birmania/Myanmar in merito al tasso di cambio della valuta nazionale;

18.

chiede al Consiglio di sospendere le misure restrittive attualmente in vigore, ad eccezione dell'embargo sulle armi, per un periodo iniziale di un anno, e a seguire da vicino la situazione del paese;

19.

chiede alla Commissione e al Consiglio di definire scadenze e parametri chiari in merito alla valutazione del processo di riforma economica e politica in corso in Birmania/Myanmar;

20.

riconosce che scambi e investimenti responsabili e sostenibili, anche da e con l'Unione europea, sosterranno gli sforzi compiuti dalla Birmania/Myanmar per combattere la povertà e garantire che le misure adottate migliorino la condizione di fasce più ampie della popolazione, e chiede al Consiglio e alla Commissione di prendere in considerazione l'ipotesi di concedere alla Birmania/Myanmar un accesso privilegiato al mercato dell'Unione europea;

21.

plaude all'impegno dell'Unione europea di aumentare gli aiuti destinati alle popolazioni coinvolte nel conflitto e invita il governo della Birmania/Myanmar a consentire alle agenzie umanitarie e alle Nazioni Unite l'accesso alle regioni etniche o l'erogazione degli aiuti transfrontalieri o gestiti dalla comunità locale a queste popolazioni vulnerabili;

22.

plaude all'imminente visita ufficiale di Catherine Ashton, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché alla sua decisione di istituire una rappresentanza diplomatica nel paese e di inaugurare l'ufficio dell'UE a Yangon in tale occasione;

23.

ribadisce l'invito rivolto a Daw Aung San Suu Kyi, vincitrice del premio Sacharov, a visitare il Parlamento europeo per ricevere ufficialmente il premio Sacharov vinto nel 1991 per il suo impegno a promuovere la democrazia e la libertà in Birmania/Myanmar;

24.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché all'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'ASEAN e al parlamento e al governo della Birmania/Myanmar.


(1)  GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 120.

(2)  GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 154.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/84


Venerdì 20 aprile 2012
Certezza giuridica degli investimenti europei al di fuori dell'Unione europea

P7_TA(2012)0143

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla certezza giuridica degli investimenti europei al di fuori dell'Unione europea (2012/2619(RSP))

2013/C 258 E/12

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

vista la sua risoluzione del 6 aprile 2011 sulla futura politica europea in materia di investimenti internazionali (1),

vista la sua risoluzione del 21 ottobre 2010 sulle relazioni commerciali dell'Unione europea con l'America latina (2),

vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2011 sugli ostacoli agli scambi e agli investimenti (3),

vista la proposta di regolamento della Commissione che stabilisce disposizioni transitorie per gli accordi bilaterali conclusi da Stati membri e paesi terzi in materia di investimenti (regolamento di esenzione dall'osservanza di nuove norme) (COM(2010)0344),

vista la comunicazione della Commissione del 7 luglio 2010 dal titolo "Verso una politica globale europea degli investimenti internazionali" (COM(2010)0343),

vista la risoluzione Eurolat del 19 maggio 2011 sulle prospettive per le relazioni commerciali tra l'Unione europea e l'America latina (4),

vista la dichiarazione comune dell'OMC del 30 marzo 2012 sulle politiche e prassi restrittive dell'Argentina in materia di importazione (5),

viste le dichiarazioni del G20 di Washington (15 novembre 2008), Londra (2 aprile 2009), Pittsburgh (25 settembre 2009), Toronto (26 giugno 2010), Seoul (12 novembre 2010) e Cannes (4 novembre 2011), che comprendono l'impegno a lottare contro il protezionismo,

visti gli accordi di promozione e protezione reciproche degli investimenti conclusi tra l'Argentina, la Spagna e vari Stati membri dell'UE,

visti i negoziati per un accordo di associazione interregionale tra l'Unione europea e il Mercosur, e in particolare l'accordo di libero scambio,

vista la sua relazione del 5 maggio 2010 sulla strategia dell'Unione europea per le relazioni con l'America latina (6),

visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.

considerando che l'articolo 207del TFUE afferma che gli investimenti europei nei paesi terzi costituiscono un elemento fondamentale della politica commerciale comune dell'Unione europea e sono pertanto parte integrante della sua azione esterna e che, ai sensi del trattato di Lisbona, gli investimenti esteri diretti sono di esclusiva competenza dell'UE, come sancito dall'articolo 3, paragrafo 1, lettera e), dall'articolo 206 e dall'articolo 207 del TFUE;

B.

considerando che l'Unione ha iniziato a esercitare tale competenza nei negoziati in corso per gli accordi in materia di investimenti con l'India, Singapore e il Canada, e nelle proposte relative ai mandati di negoziato con il Marocco, la Tunisia, la Giordania e l'Egitto;

C.

considerando che gli investimenti saranno il tema centrale del prossimo vertice UE-ALC che si terrà a Santiago del Cile nel gennaio 2013;

D.

considerando che gli investimenti dell'UE in Argentina sono protetti da accordi bilaterali degli Stati membri in materia di investimenti, laddove esistono, e che 18 Stati membri dell'UE hanno attualmente in vigore accordi con l'Argentina;

E.

considerando che il governo della Repubblica argentina ha annunciato la decisione di presentare al Congresso nazionale un progetto di legge inteso a convalidare l'espropriazione del 51 % delle azioni della compagnia petrolifera YPF, la cui partecipazione di maggioranza è detenuta da una società europea, la maggioranza delle cui azioni costituisce specificamente l'oggetto dell'espropriazione proposta;

F.

considerando che il suddetto annuncio è stato accompagnato dall'immediata presa di controllo della sede della società da parte delle autorità del governo federale argentino, che hanno espulso dai locali i legittimi dirigenti e il personale designato della società in questione;

G.

considerando che negli ultimi mesi tale società è stata oggetto di una campagna pubblica di diffamazione che, assieme a varie decisioni prese dalle autorità amministrative, si è tradotta nella perdita di valore delle sue azioni, con ripercussioni per tutti i suoi azionisti e le imprese ad essa associate;

H.

considerando che prima di tale annuncio il governo spagnolo e la Repsol-YPF avevano tentato di giungere a una soluzione negoziata, ma che il governo argentino non ha perseguito il medesimo obiettivo;

I.

considerando che altre società europee potrebbero essere interessate da azioni analoghe o da interferenze politiche nel libero mercato da parte delle autorità argentine;

J.

considerando che la Repubblica argentina, in quanto membro a pieno titolo del Mercosur, sta negoziando attualmente un accordo di associazione con l'UE;

K.

considerando che, nonostante questi negoziati, nelle sue relazioni sugli ostacoli agli scambi e agli investimenti la Commissione ha rilevato l'adozione da parte dell'Argentina di diverse misure protezionistiche che hanno provocato un deterioramento del clima commerciale per gli investitori dell'UE nel paese;

L.

considerando che la Commissione europea ha espresso a più riprese all'Organizzazione mondiale del commercio la propria preoccupazione in merito alla natura e all'applicazione delle misure restrittive alle importazioni adottate dal governo argentino, che colpiscono un crescente numero di paesi membri dell'OMC;

M.

considerando che la Repubblica argentina ha tradizionalmente beneficiato del sistema di preferenze generalizzate (SPG) concesso unilateralmente dall'Unione europea;

N.

considerando che l'Argentina, quale membro del G20, in occasione di ogni vertice si è impegnata a lottare contro il protezionismo e a mantenere i mercati aperti al commercio e agli investimenti;

1.

deplora la decisione adottata dal governo argentino, senza tenere conto di una soluzione negoziata, di procedere all'espropriazione della maggioranza delle azioni di una società europea; ritiene che ciò rappresenti una decisione unilaterale e arbitraria che costituisce un attacco all'esercizio della libera impresa e al principio della certezza giuridica, causando in tal modo il deterioramento del contesto per gli investimenti delle imprese europee in Argentina;

2.

constata che la decisione riguarda una sola impresa del settore e solo una parte delle sue azioni, il che potrebbe essere considerato discriminatorio;

3.

esprime profonda preoccupazione per la situazione, poiché rappresenta un'inosservanza degli obblighi derivanti da accordi internazionali; mette in guardia dagli effetti negativi che simili misure possono causare, quali il disinvestimento a livello internazionale e le ripercussioni negative per l'Argentina nella comunità internazionale;

4.

ricorda che l'obiettivo dei negoziati in corso sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e il Mercosur è istituire un quadro di integrazione economica e di dialogo politico tra le due parti, al fine di raggiungere il più elevato livello di progresso e prosperità per entrambe le regioni, e ritiene che, affinché tali negoziati abbiano successo, entrambe le parti debbano affrontare le trattative in uno spirito di apertura e di fiducia reciproca; sottolinea inoltre che una decisione come quella adottata dalle autorità argentine può compromettere il clima di comprensione e di amicizia necessario per raggiungere un siffatto accordo;

5.

si rammarica che l'Argentina non abbia rispettato tale principio e abbia introdotto diverse misure restrittive relative al commercio e agli investimenti, quali le barriere non tariffarie, che hanno ostacolato le imprese dell'UE e il commercio globale con l'Argentina;

6.

invita la Commissione a rispondere a tali restrizioni facendo ricorso a tutti gli strumenti adeguati di risoluzione delle controversie disponibili in seno all'OMC e al G20 e a cooperare con altri paesi che affrontano analoghi ostacoli discriminatori al commercio e agli investimenti;

7.

invita il Presidente del Consiglio europeo, il Presidente della Commissione europea e l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a compiere ogni sforzo con le autorità argentine per difendere gli interessi dell'Unione e salvaguardare il principio della certezza giuridica che garantisce la presenza e gli investimenti europei nel paese sudamericano, riprendendo la via del dialogo;

8.

esorta la Commissione europea e il Consiglio a esaminare e adottare le misure necessarie, compresa l'eventuale sospensione parziale delle preferenze tariffarie unilaterali nel quadro del sistema SPG, per tutelare gli interessi europei onde evitare che si ripresentino situazioni simili;

9.

ricorda la profonda amicizia tra l'Unione europea e la Repubblica argentina, con la quale l'Unione condivide valori e principi comuni, ed esorta le autorità argentine a riprendere la via del dialogo e dei negoziati, essendo questo il modo più adeguato per risolvere le eventuali divergenze tra partner commerciali e paesi uniti da tradizionali legami di amicizia;

10.

accoglie con favore la dichiarazione dell'Alto rappresentante dell'Unione, Catherine Ashton, che condanna l'azione del governo argentino e l'annullamento della riunione del comitato misto di cooperazione UE-Argentina; esorta il Commissario Karel De Gucht e l'Alto rappresentante Catherine Ashton a ricorrere a tutte le vie diplomatiche disponibili per risolvere tale situazione con i loro omologhi argentini; invita la Commissione e gli Stati membri a lavorare a stretto contatto con i colleghi in sedi internazionali quali il G20 e l'OMC, al fine di raggiungere un consenso che contrasti le azioni del governo argentino;

11.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, al governo e al parlamento della Repubblica argentina e ai membri del consiglio del Mercosur.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2011)0141.

(2)  GU C 70 E del 8.3.2012, pag. 79.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2011)0565.

(4)  http://www.europarl.europa.eu/intcoop/eurolat/assembly/plenary_sessions/montevideo_2011/resolutions/trade_en.pdf

(5)  http://eeas.europa.eu/delegations/wto/documents/press_corner/2012_03_30_joint_statement_argentina.pdf

(6)  GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 54.


7.9.2013   

IT

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CE 258/87


Venerdì 20 aprile 2012
Impatto della deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna della Commissione sull'erogazione degli aiuti

P7_TA(2012)0144

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sull'impatto della deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna della Commissione dai servizi centrali alle delegazioni sull'erogazione degli aiuti (2011/2192(INI))

2013/C 258 E/13

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale "L'obiettivo principale della politica dell'Unione in questo settore è la riduzione e, a termine, l'eliminazione della povertà. L'Unione tiene conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo",

vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite del 2000, con particolare riferimento all'ottavo Obiettivo di sviluppo del Millennio,

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Valutazione del processo di deconcentrazione: relazione finale" (SEC(2004)0561),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637),

viste le conclusioni del Consiglio del 30 giugno 2005 sulla deconcentrazione (1),

viste le conclusioni del Consiglio del 28 giugno 2011 sulla relazione speciale n. 1/2011: "La deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna della Commissione dai servizi centrali alle delegazioni ha migliorato l'erogazione degli aiuti?" (2),

viste le conclusioni del Consiglio sulla posizione comune dell'Unione europea per il quarto forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti (IV Forum ad alto livello, Busan, 29 novembre – 1o dicembre 2011),

vista la relazione speciale della Corte dei conti europea n. 1/2011 dal titolo "La deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna della Commissione dai servizi centrali alle delegazioni ha migliorato l'erogazione degli aiuti?",

visti i paragrafi 122 e 123 del consenso europeo sulla politica di sviluppo relativi al progresso delle riforme per quanto riguarda la gestione dell'aiuto esterno dell'UE,

visto il codice di condotta dell'Unione europea in materia di complementarità e divisione dei compiti nell'ambito della politica di sviluppo,

visti la dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti del 2005, il programma d'azione di Accra del 2008 e il partenariato di Busan per un'efficace cooperazione allo sviluppo del 2011,

vista la revisione inter pares (peer review) sulla Comunità europea effettuata del comitato per l'aiuto allo sviluppo dell'OCSE (OCSE-DAS) del 2007,

vista la relazione dell'OCSE/DAS del 2008 dal titolo "Effective Aid Management: Twelve lessons from DAC Peer Reviews" (gestione efficace degli aiuti: 12 lezioni tratte dalle revisioni inter pares dell'OSCE-DAS),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per il controllo dei bilanci (A7-0056/2012),

A.

considerando che un approccio decentrato all'erogazione degli aiuti permette di avvicinare il processo decisionale alle realtà di destinazione e ai luoghi in cui il coordinamento e l'armonizzazione tra i donatori avvengono in modo più efficace sul piano operativo, tenendo nel contempo in debita considerazione il bisogno di titolarità a livello locale;

B.

considerando che l'obiettivo finale della deconcentrazione e della più vasta riforma dell'assistenza esterna gestita dalla Commissione è quello di aumentare la velocità, la rigorosità delle procedure di gestione finanziaria e la qualità degli aiuti nei paesi partner;

C.

considerando che, secondo le conclusioni generali della relazione della Corte dei conti, la deconcentrazione ha contribuito al miglioramento dell'erogazione degli aiuti, che l'erogazione stessa si è velocizzata e che la rigorosità delle procedure finanziarie è aumentata, ma che vi è ancora un ampio margine di miglioramento;

D.

considerando che, a tre anni dalla scadenza per la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, sarà necessario migliorare notevolmente la capacità dell'Unione europea di erogare gli aiuti e la capacità di assorbimento dei paesi beneficiari;

E.

considerando che il 74 % dell'assistenza esterna dell'Unione a carico del bilancio dell'UE e del Fondo europeo di sviluppo (FES) è gestito direttamente tramite 136 delegazioni UE;

F.

considerando che il programma di cambiamento ha riconosciuto la necessità di migliorare il coordinamento tra l'Unione europea, gli Stati membri e i paesi partner nonché di coordinare e armonizzare le attività di sviluppo e di aumentarne l'efficacia e l'efficienza;

G.

considerando che la recente riorganizzazione all'interno della Commissione e la creazione del SEAE in seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona non hanno ancora comportato l'aumento previsto in termini di efficienza e coerenza complessive dell'assistenza allo sviluppo dell'Unione europea;

H.

considerando che, con la creazione del SEAE, le delegazioni sono state costrette ad assumere ulteriori competenze quali diplomazia, informazione/comunicazione e politiche in materia di libertà, sicurezza e giustizia, pur dovendo ancora far fronte alle sfide esistenti di coordinamento, coerenza e carenza di risorse;

I.

considerando che gli aiuti gestiti dalle singole delegazioni continuano a riguardare una vasta gamma di settori, il che implica un'ulteriore pressione sulle risorse disponibili a livello di delegazione;

J.

considerando che procedure e regolamenti gravosi possono compromettere il ricorso ai sistemi dei paesi e alla programmazione congiunta e che, inoltre, nella cooperazione internazionale allo sviluppo sarebbe auspicabile l'uso dei quadri di programmazione pluriennali;

K.

considerando che il sostegno al bilancio generale e settoriale è la modalità di aiuto più idonea a ridurre i costi di transazione per i paesi partner, poiché si concentra maggiormente sulla qualità dell'aiuto, sulla natura dei partenariati e sulle necessità di suddetti paesi;

L.

considerando che il processo di deconcentrazione dovrebbe essere abbinato a un meccanismo a livello di Stati membri volto a fornire tutte le informazioni pertinenti su come le agenzie intendano spendere il bilancio di cui dispongono, rendendo quindi gli aiuti maggiormente mirati e consentendo di individuare i divari in termini di risorse e le opportunità di finanziamento nei singoli paesi;

M.

considerando che la riforma dell'assistenza esterna dell'UE dovrebbe essere utilizzata per dimostrare come l'impatto degli aiuti stia migliorando le condizioni di vita dei poveri, sia in risposta al crescente sostegno da parte dei cittadini europei agli aiuti pubblici allo sviluppo quale strumento per eliminare la povertà e conseguire gli OSM che alla luce dei fatti che sconfessano lo scetticismo nei confronti dell'efficacia degli aiuti;

N.

considerando che dai sopralluoghi eseguiti regolarmente dall'OCSE/DAS nel quadro delle revisioni inter pares emerge che il personale locale può sentirsi sottoutilizzato o non completamente integrato nel gruppo di donatori locali;

1.

plaude alle conclusioni generali della relazione della Corte dei conti e invita la Commissione a continuare ad adoperarsi per aumentare l'efficacia dell'erogazione degli aiuti;

2.

valuta positivamente l'esauriente relazione analitica elaborata dalla Corte dei conti europea nonché l'ottimo tempismo con cui sono stati valutati i risultati del processo di deconcentrazione;

3.

invita la Commissione a garantire che i suoi servizi centrali dispongano delle capacità e del personale sufficienti per fornire un adeguato sostegno alle delegazioni attraverso la direzione "Qualità delle operazioni";

4.

osserva che, secondo la relazione della Corte, sono necessari ulteriori sforzi da parte della Commissione per migliorare il modo in cui valuta la qualità e i risultati dei suoi interventi; ritiene che ne deriverà una migliore rendicontabilità per gli interventi finanziari dell'UE e la garanzia di una visibilità più ampia alle sue azioni;

5.

incoraggia la Commissione a integrare i criteri e a consolidare le procedure per valutare la qualità dei progetti finanziati, al fine di migliorare la qualità degli aiuti e ridurre ulteriormente il numero dei progetti con performance negativa; rileva che l'impatto della spesa per gli aiuti è di fondamentale importanza per il Parlamento;

6.

esprime preoccupazione per il fatto che nel periodo 2005-2008 la composizione del personale delle delegazioni è cambiata assumendo funzioni di carattere maggiormente politico e commerciale e invita la Commissione a stabilire il giusto equilibrio, per quanto concerne il personale delle delegazioni, tra la gestione degli aiuti e le altre funzioni;

7.

ritiene che l'alto tasso di rotazione del personale delle delegazioni sia inaccettabile (il 40 % del personale della Commissione è costituito da agenti contrattuali), in quanto detta situazione indebolisce la memoria istituzionale e incide negativamente sull'efficienza delle operazioni;

8.

rileva che il 6 % degli impegni di bilancio disponibili per il 2006 non è stato aggiudicato entro il 2009 ed è quindi andato perso secondo la regola D+3; chiede che tale percentuale venga ridotta e desidera essere informato relativamente alle percentuali e agli importi pertinenti del 2010 e del 2011;

9.

invita la Commissione e il SEAE ad affrontare specificamente i settori identificati dall'audit, in particolare il carico di lavoro presso le delegazioni, l'adeguatezza dei livelli di organico tra le delegazioni e l'equilibro tra il personale delle delegazioni incaricato della gestione degli aiuti e quello preposto ad altre funzioni;

10.

invita la Commissione, in fase di decisione sui progetti di aiuto e di monitoraggio del loro stato di avanzamento, a prendere in considerazione, ove possibile, la promozione di consultazioni a livello locale;

11.

ritiene che, per aumentare la coerenza e l'efficacia della politica di sviluppo dell'Unione, i servizi della Commissione all'interno delle delegazioni dell'UE dovrebbero contribuire all'elaborazione delle politiche di aiuto allo sviluppo e guidarne l'attuazione; invita nuovamente la Commissione a istituire in ciascuna delegazione punti focali per la coerenza della politica di sviluppo (CPS) onde monitorare l'impatto della politica dell'UE a livello dei paesi partner;

12.

osserva che andrebbe considerata la possibilità di impiegare esperti locali e che il personale già operativo delle delegazioni dell'Unione europea dovrebbe adoperarsi ai fini di una maggiore partecipazione nelle società locali, onde superare il divario di conoscenza e assicurare una comprensione accurata del contesto locale in cui opera;

13.

invita la Commissione a offrire e garantire con maggiore sistematicità la formazione giuridica e finanziaria degli agenti locali, al fine di ottimizzare la gestione degli aiuti dell'UE e di assicurare una buona governance nel medio periodo a livello dell'amministrazione locale;

14.

ritiene che tanto il mandato quanto le competenze del SEAE nella cooperazione allo sviluppo siano ancora poco chiari e invita il Consiglio e la Commissione ad adottare le misure necessarie per risolvere tale situazione; osserva con preoccupazione, a tale proposito, che la separazione tra i compiti politici e amministrativi del SEAE e i compiti per la gestione degli aiuti della Commissione potrebbe comportare eventuali incongruenze nell'attuazione dei principi della dichiarazione di Parigi;

15.

sottolinea che, conformemente alla decisione che istituisce il SEAE, tutto il personale impiegato in seno a una delegazione debba essere sotto l'autorità del capo delegazione, essendo l'unico modo per garantire la coerenza dell'azione esterna dell'UE in un dato paese, in linea con il trattato di Lisbona;

16.

invita la Commissione e il Consiglio a continuare ad adoperarsi per ottenere una riduzione del numero di settori d'intervento, in linea con il codice di condotta dell'Unione europea in materia di complementarità e divisione dei compiti e con il programma di cambiamento;

17.

è del parere che l'approccio e il funzionamento dei pertinenti strumenti finanziari dell'UE, come pure del Fondo europeo di sviluppo (FES), debbano essere maggiormente incentrati sulla povertà e dar prova di maggiore flessibilità e che vadano anche promossi una maggiore responsabilità e trasparenza nonché un miglior rapporto costi-benefici per il raggiungimento di risultati evidenti;

18.

auspica che la Commissione adotti tutte le misure necessarie a colmare le carenze dei sistemi di supervisione e di controllo, segnatamente a livello delle delegazioni, come indicato dalla Corte; chiede alla Commissione di informare le commissioni competenti del Parlamento entro e non oltre la fine del 2012 in merito alle misure intraprese;

19.

prende atto delle critiche formulate dalla Corte dei conti (3) per quanto concerne il rapporto funzionale tra i servizi centrali della Commissione e le delegazioni in merito alla gestione degli aiuti esterni; chiede che i processi in questione siano rivisti e semplificati allo scopo di ridurre la burocrazia interna e che sia presentata una relazione sulle iniziative intraprese in merito al Parlamento;

20.

incoraggia la Commissione a chiedere alle delegazioni di svolgere sistematicamente visite di monitoraggio tecnico e finanziario dei progetti e a focalizzare maggiormente il sistema di comunicazione interna sui risultati conseguiti dagli interventi di aiuto;

21.

invita la Commissione, con la partecipazione attiva delle delegazioni, ad analizzare e individuare possibilità di incentivazione dei programmi di aiuto nei paesi partner, con il coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti (BEI) e delle istituzioni europee nazionali e internazionali che finanziano lo sviluppo;

22.

invita la Commissione a spiegare in quale modo l'ulteriore deconcentrazione delle competenze finanziarie e in materia di personale dai suoi servizi centrali alle delegazioni possa creare valore aggiunto attraverso il miglioramento del dialogo, del coordinamento e della programmazione dell'aiuto dell'Unione europea in loco;

23.

sottolinea che né la Commissione né gli Stati membri dovrebbero usare l'attuale crisi economica e finanziaria per giustificare un approccio del "fare di più con meno" che comporti il contenimento o la riduzione dell'organico nelle agenzie di aiuti bilaterali;

24.

evidenzia l'importanza di assicurare i massimi livelli di professionalità del personale responsabile della cooperazione allo sviluppo, sia in seno alla Commissione che alle delegazioni dell'UE e alle agenzie di aiuti bilaterali;

25.

ritiene che, per una corretta esecuzione del bilancio dell'UE, i capi delle delegazioni dovrebbero poter delegare ai loro rappresentanti la gestione delle spese di amministrazione della delegazione; ritiene altresì che il regolamento finanziario dovrebbe essere rivisto di conseguenza, se necessario;

26.

invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente al fine di migliorare i rapporti tra le delegazioni dell'UE, le agenzie bilaterali e i governi partner nonché altri gruppi impegnati nello sviluppo, quali i gruppi di riflessione (think tank), le università, le fondazioni, le ONG e le autorità subnazionali, dal momento che legami più stretti massimizzeranno i vantaggi comparativi del processo di deconcentrazione e dei diversi attori nel contesto nazionale, evitando nel contempo l'inutile duplicazione degli sforzi;

27.

chiede che, durante il processo di deconcentrazione della gestione dell'assistenza esterna dell'UE dai servizi centrali alle delegazioni, il Parlamento mantenga i propri poteri di controllo e scrutinio;

28.

accoglie favorevolmente l'osservazione della Corte dei conti secondo la quale il ruolo del SEAE nell'area di protezione consolare dovrebbe essere ulteriormente analizzato;

29.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al SEAE.


(1)  Doc. 10749/2005.

(2)  Doc. 12255/2011.

(3)  Cfr. grafico 1 della relazione speciale n. 1/2011 della Corte dei conti europea.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/91


Venerdì 20 aprile 2012
Donne e cambiamenti climatici

P7_TA(2012)0145

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 su donne e cambiamenti climatici (2011/2197(INI))

2013/C 258 E/14

Il Parlamento europeo,

visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

vista la comunicazione della Commissione dell'8 marzo 2011 dal titolo "Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050" (COM(2011)0112),

visti la Quarta conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Pechino nel settembre 1995, la dichiarazione e la piattaforma d'azione approvate a Pechino e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite Pechino +5, Pechino +10 e Pechino +15 sulle ulteriori azioni e iniziative per attuare la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottati rispettivamente il 9 giugno 2000, l'11 marzo 2005 e il 2 marzo 2010,

visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

vista la decisione 36/CP.7 UNFCCC sul miglioramento della partecipazione delle donne nelle parti rappresentate presso gli organi stabiliti ai sensi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del protocollo di Kyoto del 9 novembre 2001,

vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite del 18 settembre 2000,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 18 dicembre 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW),

vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori del Parlamento europeo (1),

vista la sua risoluzione del 16 novembre 2011 sulla Conferenza di Durban sul cambiamento climatico (COP 17) (2),

vista la sua risoluzione del 29 settembre 2011 sull'elaborazione di una posizione comune dell'Unione europea in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio+20) (3),

vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2009 dal titolo "2050: il futuro inizia oggi – raccomandazioni per la futura politica integrata dell'Unione europea sul cambiamento climatico" (4),

vista la sua risoluzione del 13 marzo 2008 sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo (5),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7-0049/2012),

A.

considerando che i cambiamenti climatici non sono neutri dal punto di vista del genere e hanno in effetti conseguenze differenziate a seconda del genere;

B.

considerando che i modelli di consumo e gli stili di vita hanno un impatto significativo sui cambiamenti climatici;

C.

considerando che le donne costituiscono all'incirca il 50 % della popolazione mondiale e che detengono ancora una responsabilità relativamente maggiore per quanto riguarda le scelte quotidiane relative al consumo, la cura dei bambini e le attività domestiche; che i modelli di consumo variano tra donne e uomini e che le donne consumano in modo più sostenibile rispetto agli uomini oltre a dimostrarsi maggiormente disposte ad agire per tutelare l'ambiente compiendo scelte di consumo sostenibili;

D.

considerando che, a causa dei ruoli improntati al genere, l'impatto delle donne sull'ambiente non è pari a quello esercitato dagli uomini e il loro accesso alle risorse e alle modalità di reazione e di adattamento è gravemente pregiudicato dalla discriminazione in termini di reddito, accesso alle risorse, potere politico, istruzione e responsabilità familiare;

E.

considerando che i cambiamenti climatici amplificheranno le disparità e che esiste il rischio che le politiche in materia abbiano altresì un impatto negativo sull'equilibrio di genere e sui diritti delle donne se non tengono conto fin dall'inizio della discriminazione di genere;

F.

considerando che la giustizia climatica non è possibile senza un'effettiva parità di genere e che l'eliminazione delle disuguaglianze e la lotta ai cambiamenti climatici non dovrebbero essere viste come una contraddizione;

G.

considerando che la democrazia, il rispetto dei diritti umani e le pari opportunità tra uomini e donne contribuiscono allo sviluppo sostenibile e alla protezione dell'ambiente;

H.

considerando che le fonti di discriminazione e vulnerabilità diverse dal genere (come la povertà, la geografia, la discriminazione tradizionale e istituzionale, la razza, ecc.) contribuiscono tutte a ostacolare l'accesso alle risorse e ai mezzi che consentono di far fronte a cambiamenti drammatici come quello climatico;

I.

considerando che in alcune regioni quasi il 70 % di tutte le donne occupate lavorano nel settore agricolo (6) e producono fino al 90 % di alcune colture (7), ma sono praticamente assenti dalle deliberazioni di bilancio e dalle attività relative ai cambiamenti climatici;

J.

considerando che il 70 % delle persone povere che vivono con meno di 1 dollaro al giorno sono donne e che esse possiedono meno dell'1 % dei beni mondiali; che, rispetto agli uomini, le donne dei paesi in via di sviluppo reinvestono una parte notevolmente maggiore del loro reddito nella famiglia;

K.

considerando che la pianificazione familiare può migliorare sostanzialmente la salute durante la maternità e il controllo sulle dimensioni della famiglia e, in ultima analisi, rafforzare l'indipendenza e ridurre il carico di lavoro delle donne, che sono ancora considerate le principali responsabili della cura dei figli, aumentando la loro resistenza e quella delle loro famiglie dinanzi alle conseguenze dei cambiamenti climatici, come indicato nel piano ventennale adottato dalla Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo;

L.

considerando che i problemi ambientali, causati o esacerbati dai cambiamenti climatici, sono attualmente responsabili dell'aumento della migrazione forzata e che pertanto esiste sempre più spesso un nesso tra i richiedenti asilo e le zone di declino ambientale; che è necessario migliorare la protezione e il reinsediamento dei "profughi climatici" e prestare un'attenzione speciale nei confronti delle donne, che sono le più vulnerabili;

M.

considerando che tra il 75 e l'80 % dei 27 milioni di profughi al mondo sono donne e bambini (8); che le migrazioni indotte dai cambiamenti climatici avranno conseguenze diverse sulle donne e sugli uomini e spesso più gravi sulle donne; che sono necessarie disposizioni specifiche in materia di salute, sicurezza e indipendenza onde ridurre la vulnerabilità delle donne in questi casi di migrazione forzata o volontaria;

N.

considerando che la quota delle donne coinvolte nei processi decisionali politici e in particolare nei negoziati sui cambiamenti climatici è tuttora insoddisfacente e che i progressi compiuti sono scarsi o inesistenti; che le donne rappresentano appena il 12-15 % dei capi delegazione e circa il 30 % dei delegati;

O.

considerando che due terzi degli analfabeti al mondo sono donne (9) e che l'accesso alle informazioni e alla formazione attraverso idonei canali di comunicazione è quindi indispensabile per garantirne l'indipendenza e l'inclusione, soprattutto in casi di emergenza come le catastrofi naturali;

P.

considerando che le catastrofi naturali hanno importanti conseguenze a medio e a lungo termine su istruzione, salute, povertà strutturale e spostamento delle popolazioni, e che i bambini rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile agli effetti delle catastrofi naturali; che esiste un nesso evidente tra il verificarsi delle catastrofi e la riduzione del tasso di scolarità, e che esse aggravano in modo significativo il divario di genere nell'istruzione;

Q.

considerando che la siccità e la mancanza d'acqua risultanti dai cambiamenti climatici obbligano le donne a lavorare di più per fornire acqua, prodotti alimentari ed energia e che spesso i giovani abbandonano la scuola per aiutare le madri in queste attività;

R.

considerando che le donne sono altresì importanti attrici del cambiamento, oltre a essere globalmente più attive nelle attività della società civile, e che la loro piena partecipazione a ogni aspetto della lotta contro i cambiamenti climatici garantirebbe politiche più eque, più globali e più efficaci per affrontare i cambiamenti climatici per quanto riguarda gli aspetti sia dell'adattamento che della mitigazione;

S.

considerando che, per via delle loro responsabilità nella gestione di risorse naturali scarse, le donne acquisiscono importanti conoscenze sulla necessità di una maggiore sostenibilità ambientale, e che possono quindi avere un ruolo, che non deve essere sottovalutato, nell'ottimizzazione delle strategie di attenuazione e di adattamento ai cambiamenti climatici;

T.

considerando che i meccanismi o i finanziamenti concernenti la prevenzione delle catastrofi, l'adattamento e la mitigazione continueranno a essere insufficienti finché non assicureranno la piena partecipazione delle donne a livello di progettazione, processo decisionale e attuazione; che le buone prassi ad esempio di Tunisia, Nicaragua, El Salvador e Honduras hanno dimostrato che le conoscenze e la partecipazione delle donne permettono di salvare vite tramite la gestione delle catastrofi, di favorire la biodiversità, di migliorare la gestione idrica, di aumentare la sicurezza alimentare, di prevenire la desertificazione, di proteggere le foreste e di sostenere la salute pubblica;

Disposizioni generali

1.

riconosce che i cambiamenti climatici acuiscono la discriminazione di genere, oltre ad avere altri effetti catastrofici, e sottolinea che evitare i cambiamenti climatici pericolosi deve costituire la massima priorità dell'UE nella politica sia interna che esterna;

2.

invita la Commissione e il Consiglio, al fine di garantire che l'azione in materia climatica non aumenti le disparità di genere ma comporti benefici associati per la situazione delle donne, a razionalizzare e integrare il genere in ogni fase delle politiche climatiche, dall'ideazione al finanziamento e dall'attuazione alla valutazione;

3.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di includere, a tutti i livelli del processo decisionale, gli obiettivi in materia di parità di genere e giustizia di genere nelle politiche, nei piani d'azione e nelle altre misure relative allo sviluppo sostenibile, al rischio di catastrofi e ai cambiamenti climatici, svolgendo analisi sistematiche sul genere, definendo indicatori e parametri di riferimento attenti alle questioni di genere e sviluppando strumenti pratici; sottolinea che il processo negoziale sui cambiamenti climatici deve tenere conto dei principi della parità di genere in tutte le sue fasi, dalla ricerca all'analisi, dalla progettazione all'attuazione e allo sviluppo di strategie di mitigazione e di adattamento;

4.

ricorda che, nel suo quarto rapporto di valutazione del 2007, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha confermato che l'impatto dei cambiamenti climatici varia a seconda del genere, dell'età e della classe sociale, e che ad essere più colpiti sono verosimilmente i poveri; ritiene che il conseguimento dell'uguaglianza di genere sia cruciale per lo sviluppo umano e costituisca un obiettivo fondamentale nella lotta contro la povertà; chiede che nella definizione delle politiche in materia di sviluppo, diritti umani e cambiamenti climatici sia applicato trasversalmente un approccio basato sul genere; invita ad adottare misure per assicurare che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) agisca nel quadro dei diritti umani e conformemente agli accordi nazionali e internazionali sull'uguaglianza e la parità di genere, inclusa la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW);

5.

sottolinea che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze negative dovrebbero altresì essere considerati un problema legato allo sviluppo avente implicazioni per il genere e concernente tutti i settori (sociale, culturale, economico e politico), dal livello locale a quello globale, e che sono necessari sforzi concertati di tutte le parti interessate per garantire che le misure in materia di cambiamenti climatici e riduzione del rischio di catastrofi siano rispondenti al genere, attente nei confronti delle popolazioni indigene e rispettose dei diritti umani;

6.

si compiace della crescente sensibilità in merito all'aspetto di genere dei cambiamenti climatici nei negoziati climatici ad alto livello e negli interventi degli attori di alto livello; sottolinea tuttavia la necessità di azioni concrete a favore di una maggiore inclusione delle donne nella diplomazia climatica dell'UE, a tutti i livelli decisionali e in particolare nei negoziati sui cambiamenti climatici, attraverso misure quali l'introduzione di una quota del 40 % di donne nelle delegazioni;

7.

ricorda alla Commissione e agli Stati membri la propria risoluzione concernente la Conferenza sui cambiamenti climatici svoltasi a Durban (COP 17) e li invita ad agire conformemente al suo impegno ad "adoperarsi per raggiungere una rappresentanza femminile di almeno il 40 % in tutti gli organismi pertinenti" per il finanziamento climatico; sottolinea la necessità di applicare tale principio al trasferimento di tecnologia nonché agli organi per l'adattamento;

8.

invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati disaggregati in base al paese e al genere nell'ambito della pianificazione, attuazione e valutazione di politiche, programmi e progetti in materia di cambiamenti climatici, al fine di valutare e affrontare in modo efficace i diversi effetti dei cambiamenti climatici in base al genere e di elaborare una guida per l'adattamento ai cambiamenti climatici, che delinei politiche capaci di proteggere e rafforzare le donne nel far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici;

9.

invita la Commissione e gli Stati membri a integrare statistiche sensibili alle specificità di genere in tutti i settori politici legati all'ambiente, in modo da migliorare il monitoraggio della situazione generale delle donne e degli uomini in relazione ai cambiamenti climatici;

10.

ricorda che l'inclusione delle questioni riguardanti la promozione dell'uguaglianza di genere e l'eliminazione delle discriminazioni nell'ambito della politica estera dell'UE dovrebbe continuare a favorire il ruolo centrale delle donne nel processo decisionale, nella definizione delle politiche e nella gestione, conservazione e monitoraggio delle risorse naturali e dell'ambiente, nonché negli sforzi intesi a combattere i cambiamenti climatici;

11.

chiede un indicatore "rispettoso del clima" (come alternativa al PNL) per monitorare in che modo la crescita, il consumo e gli stili di vita influenzano i cambiamenti climatici;

12.

invita l'Unione europea e gli Stati membri a valutare in quale misura le politiche climatiche tengano conto delle esigenze delle donne e li esorta ad applicare una prospettiva di genere nella definizione di una politica di sviluppo sostenibile attenta alle questioni di genere;

Adattamento

13.

invita la Commissione e gli Stati membri a istituire strumenti di facile utilizzo per le valutazioni d'impatto di genere dei progetti nell'intero ciclo di vita degli stessi, come gli strumenti utilizzati per i progetti di sviluppo;

14.

chiede soluzioni e progetti locali inclusivi, tra cui un'automatica sensibilizzazione in merito alle vulnerabilità e capacità di reazione esistenti, come le esperienze e le conoscenze tradizionali delle popolazioni autoctone e in particolare delle donne;

15.

sottolinea che in tutto il mondo le donne sono molto attive a livello di società civile e invita pertanto la Commissione a promuovere e a sostenere la creazione di reti tra le organizzazioni di donne e gli attori della società civile;

16.

invita la Commissione a prevedere programmi attraverso i quali il trasferimento di tecnologie moderne e know-how possa contribuire all'adattamento ai cambiamenti climatici di comunità e regioni in via di sviluppo;

17.

sottolinea che le donne svolgono un ruolo fondamentale nell'approvvigionamento e nella gestione dell'acqua nei paesi in via di sviluppo, poiché spesso sono loro a raccogliere, utilizzare e distribuire l'acqua, non soltanto per uso domestico ma anche nell'agricoltura; invita la Commissione a fornire aiuti allo sviluppo destinati a programmi accessibili per scavare pozzi utilizzando fonti energetiche rinnovabili e sistemi di trattamento delle acque semplici e di facile manutenzione;

18.

chiede l'integrazione di una costruzione delle capacità sensibile al genere e la formazione a soluzioni di adattamento che devono essere compatibili con le speciali esigenze delle donne e tener conto degli ostacoli specifici a cui esse sono confrontate, ma anche delle loro capacità ed esperienze;

19.

evidenzia l'importanza di fare affidamento sulla conoscenza delle donne e di incoraggiare le soluzioni locali che hanno un'influenza molto concreta sulla vita quotidiana delle persone, come il progetto sudafricano "Girls in Risk Reduction Leadership" (Ragazze alla guida della riduzione dei rischi) o vari progetti che aiutano gruppi di donne a installare impianti di acqua potabile e servizi igienici nelle bidonville indiane;

20.

invita la Commissione e gli Stati membri a integrare le questioni di genere nelle strategie di prevenzione e gestione dei rischi associati alle catastrofi naturali nonché a promuovere l'emancipazione e la sensibilizzazione delle donne attraverso lo sviluppo di capacità prima, durante e dopo le catastrofi climatiche come pure la loro partecipazione attiva ad azioni di previsione delle catastrofi, di allarme rapido e di prevenzione dei rischi nel quadro del ruolo che svolgono nel rafforzamento della resilienza;

21.

osserva che in molte comunità del mondo le responsabilità delle donne in ambito familiare le rendono più vulnerabili ai cambiamenti ambientali, e che tale situazione è acuita dall'impatto dei cambiamenti climatici; osserva altresì che le donne sono colpite nei loro molteplici ruoli di produttrici e procacciatrici di cibo, di prestatrici di cure e di soggetti economici;

22.

chiede di aumentare la trasparenza e l'inclusività dei meccanismi e dei processi di pianificazione esistenti, quali i programmi di azione nazionali di adattamento (PANA) e i futuri piani nazionali di adattamento, come pure di promuovere questi principi nei futuri trattati, meccanismi e sforzi di cooperazione bilaterali in materia climatica;

23.

sottolinea che esistono forti indicazioni del fatto che l'impatto sulla salute di condizioni influenzate dai fenomeni climatici, come la malnutrizione, e l'incidenza di malattie infettive quali la malaria variano a seconda del genere; rileva con preoccupazione l'alto tasso di mortalità femminile nelle catastrofi; ritiene che ricerche più specifiche sul modo in cui i cambiamenti climatici incidono sulla salute delle donne contribuirebbero a fornire risposte più mirate; invita tutti i governi ad adoperarsi maggiormente per garantire che la prevenzione, le cure e l'accesso alle medicine e ai farmaci siano migliorati, in particolare per le donne, che rappresentano un gruppo vulnerabile segnatamente nel loro ruolo di prestatrici di cure, come pure a impegnarsi in una serie di azioni per affrontare i rischi per la salute connessi ai cambiamenti climatici, a fornire un quadro per valutazioni dei rischi sanitari basate sul genere e a predisporre misure di adattamento/mitigazione relative ai cambiamenti climatici;

24.

sottolinea che il 70 % dei più poveri a livello mondiale sono donne, le quali realizzano due terzi di tutto il lavoro effettuato, ma possiedono meno dell'1 % di tutti i beni; osserva che esse non hanno parità di accesso alle risorse, alla tecnologia, ai servizi, ai diritti fondiari, al credito, ai sistemi assicurativi e ai poteri decisionali e non ne hanno nemmeno il controllo, e quindi sono sproporzionatamente vulnerabili al cambiamento climatico e da esso colpite, oltre ad avere minori opportunità di adattamento; sottolinea che sono donne l'85 % delle persone che muoiono a causa di catastrofi naturali indotte dal clima e il 75 % dei profughi ambientali, e che esse corrono inoltre un rischio maggiore di essere vittime invisibili di guerre per le risorse e violenze provocate dai cambiamenti climatici;

25.

invita l'Unione europea e gli Stati membri a elaborare un principio di "giustizia climatica"; insiste sul fatto che la più grande ingiustizia derivante dalla nostra incapacità di affrontare efficacemente i cambiamenti climatici consisterebbe negli effetti dannosi sulle popolazioni e sui paesi poveri, e in particolare sulle donne;

Mitigazione

26.

chiede alla Commissione e alle prossime Presidenze del Consiglio dell'Unione europea di avviare uno studio focalizzato specificamente sulla dimensione di genere delle politiche di mitigazione;

27.

evidenzia che sono necessarie politiche mirate per evitare la segregazione e la discriminazione di genere nell'economia verde, nel quadro della quale i nuovi posti di lavoro in ambito scientifico e tecnologico sono già quasi esclusivamente dominati dagli uomini; sottolinea a tale riguardo l'importanza dell'imprenditorialità per rendere accessibile l'economia verde sia alle donne che agli uomini;

28.

invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare le donne a perseguire una formazione e una carriera professionale tecnico-scientifiche nei settori dell'ambiente e delle tecnologie energetiche, in quanto la necessità di competenze in tale area garantirà loro un lavoro sicuro e un futuro stabile e assicurerà una maggiore consapevolezza delle esigenze femminili nella definizione delle politiche in materia di cambiamenti climatici;

29.

invita la Commissione a sostenere una riforma degli attuali meccanismi e finanziamenti per renderli più trasparenti, inclusivi e capaci di rispecchiare maggiormente i contributi apportati alla riduzione delle emissioni da parte delle comunità locali, e in particolare delle donne, nonché a promuovere tali principi nei futuri trattati, meccanismi e sforzi di cooperazione bilaterali in materia climatica, con l'obiettivo di creare mezzi più efficaci per l'emancipazione economica delle donne;

30.

riconosce che la crescita della popolazione ha un impatto sul clima e sottolinea la necessità di rispondere in maniera adeguata nei casi in cui le necessità in materia di contraccezione delle donne e degli uomini di qualsiasi società rimangano insoddisfatte;

31.

ricorda che è necessario e assolutamente cruciale evitare pericolosi cambiamenti climatici e limitare l'aumento delle temperature medie a 2 °C o, se possibile, a 1,5 °C rispetto ai livelli del periodo preindustriale, al fine di scongiurare conseguenze nefaste per le donne e altri gruppi vulnerabili;

32.

invita la Commissione a istituire uno strumentario per incoraggiare modalità decisionali inclusive, come effettuato nei settori dei trasporti e dell'energia a Malmö (Svezia) e nella regione di Vollsmose (Danimarca) (10);

33.

invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare indicatori per valutare l'impatto di genere di progetti e programmi e a promuovere un'iscrizione di bilancio improntata al genere nelle politiche in materia climatica, indipendentemente dal fatto che tali politiche siano condotte a livello internazionale, nazionale, regionale o locale;

34.

invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto strumenti e orientamenti per l'analisi di genere delle politiche e dei programmi di mitigazione nonché dei relativi programmi e attività di ricerca;

35.

sottolinea l'importante ruolo delle donne nell'attuazione di misure di mitigazione nella vita quotidiana, ad esempio attraverso pratiche di risparmio energetico e idrico e azioni di riciclaggio, nonché mediante l'uso di prodotti ecologici e biologici, dato che esse sono ancora considerate le principali amministratrici di tali risorse in ambito domestico; chiede alla Commissione di avviare campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, incentrate sulle scelte di consumo quotidiane legate alle attività domestiche e di cura dei bambini;

36.

riconosce pertanto il significativo contributo che le donne possono apportare a un'innovazione riuscita grazie alla loro capacità educativa, sia nella gestione di attività economiche che nella gestione domestica;

37.

sottolinea, a questo riguardo, l'importanza di rafforzare la partecipazione attiva delle donne all'innovazione per lo sviluppo sostenibile quale mezzo per affrontare le gravi sfide poste dai cambiamenti climatici;

38.

sottolinea che i cambiamenti climatici porteranno inevitabilmente a una migrazione dalle regioni colpite da calamità quali siccità o inondazioni e che l'UE deve tener conto della necessità di proteggere le donne nei campi per gli sfollati interni o i profughi;

39.

osserva che l'impatto dei cambiamenti ambientali sulle migrazioni e sugli spostamenti di popolazioni è in futuro destinato ad aumentare e che, secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l'80 % dei rifugiati a livello mondiale sarà costituito da donne e bambini; ribadisce l'importanza di identificare strategie attente alla dimensione di genere per rispondere alle crisi ambientali e umanitarie provocate dai cambiamenti climatici; ritiene pertanto urgentemente necessario studiare come gestire le migrazioni ambientali in modo attento alla dimensione di genere, il che significa riconoscere ed essere sensibili ai ruoli e alle responsabilità di genere per quanto riguarda le risorse naturali, garantendo eventualmente la messa a disposizione delle risorse esigue a favore delle comunità bisognose e la fornitura di acqua ai rifugiati;

Finanziamento

40.

invita le delegazioni UE a rispettare il principio, stabilito nella citata risoluzione relativa alla Conferenza sui cambiamenti climatici svoltasi a Durban (COP 17), di garantire l'equilibrio di genere in tutti gli organi decisionali in materia di finanziamento del clima, compresi il Consiglio d'amministrazione del Fondo verde per il clima ed eventuali consigli secondari per singole finestre di finanziamento;

41.

invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare programmi e strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adattamento che utilizzino l'analisi basata sul genere per migliorare il benessere delle donne e delle ragazze e che tengano conto delle disuguaglianze di genere nell'accesso al credito, alle informazioni, alla tecnologia, alle risorse naturali e fondiarie, all'energia sostenibile e a informazioni o servizi in materia di salute riproduttiva; chiede che tali programmi e strategie includano soluzioni di finanziamento innovative quali i programmi di microcredito, in particolare in casi di emergenza come quelli concernenti i profughi climatici;

42.

sottolinea la necessità di meccanismi di finanziamento che rispecchino le priorità e le esigenze delle donne, come pure di una partecipazione attiva delle organizzazioni che promuovono la parità di genere all'elaborazione dei criteri di finanziamento e alla ripartizione delle risorse destinate alle iniziative concernenti i cambiamenti climatici, in particolare a livello locale, nonché alle attività del Fondo verde per il clima;

43.

chiede l'integrazione della parità di genere come questione trasversale in tutti i finanziamenti e gli strumenti climatici; sottolinea che tale integrazione richiede una competenza nelle questioni di genere e dovrebbe estendersi alla missione, alla governance e alle modalità di funzionamento di tali meccanismi di finanziamento e che le modalità operative e i meccanismi di monitoraggio e valutazione dovrebbero garantire che le donne e le comunità locali beneficino di adeguati finanziamenti;

44.

invita la Commissione e le delegazioni UE a sostenere un finanziamento incrementato, nuovo e aggiuntivo soprattutto per le azioni di adattamento che vanno a diretto vantaggio delle donne, le quali sono spesso sproporzionalmente vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici; chiede che tale finanziamento di adattamento sia fornito esclusivamente sotto forma di sovvenzioni;

45.

invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la promozione delle fonti di energia rinnovabile nei paesi in via di sviluppo, attraverso trasferimenti di tecnologie e conoscenze che prevedano la partecipazione equilibrata delle donne, in modo da contribuire contemporaneamente tanto alle pari opportunità quanto alla mitigazione dei cambiamenti climatici;

46.

segnala con preoccupazione l'impatto negativo che i cambiamenti climatici possono avere sul raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, in particolare su quelli connessi alla condizione e alla protezione delle donne;

*

* *

47.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2011)0515.

(2)  Testi approvati, P7_TA(2011)0504.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2011)0430.

(4)  GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 44.

(5)  GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 57.

(6)  FAO, The State of Food and Agriculture 2010-11 - Women in Agriculture - Closing the gender gap for development (Lo stato dell'alimentazione e dell'agricoltura 2010-2011 - Le donne nell'agricoltura: colmare il divario di genere ai fini dello sviluppo), http://www.fao.org/docrep/013/i2050e/i2050e.pdf

(7)  World Economic Forum, Women’s Empowerment: Measuring the Global Gender Gap (Emancipazione delle donne: misurazione del divario di genere a livello mondiale), 2005, https://members.weforum.org/pdf/Global_Competitiveness_Reports/Reports/gender_gap.pdf

(8)  ONU, ECOSOC, Women at a glance, http://www.un.org/ecosocdev/geninfo/women/women96.htm.

(9)  UNICEF, Progress for Children (Progresso per i bambini), 2005, http://www.unicef.org/progressforchildren/2005n2/PFC05n2en.pdf.

(10)  Integrazione di genere nella politica di trasporto pubblico a Malmö: http://www.nikk.no/A+gender+equal+and+sustainable+public+transport+system.b7C_wljSYQ.ips; nonché il progetto per formare le donne appartenenti a minoranze etniche a essere ambasciatrici dell'ambiente a Vollsmose: http://www.nikk.no/Women+are+everyday+climate+experts.b7C_wljQ1e.ips.


7.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 258/99


Venerdì 20 aprile 2012
La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020

P7_TA(2012)0146

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 sulla nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: la strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020 (2011/2307(INI))

2013/C 258 E/15

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione dal titolo "La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020" (COM(2011)0244),

visti la visione per il 2050 e l'obiettivo chiave per il 2020, adottati dai capi di Stato e di governo dell'UE nel marzo 2010,

viste le conclusioni del Consiglio "Ambiente" del 21 giugno 2011 e del 19 dicembre 2011 sulla "strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020",

visti, in particolare, i risultati della decima Conferenza delle Parti (COP 10) della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD), con particolare riferimento al piano strategico per la biodiversità 2011-2020 e agli obiettivi di Aichi, al protocollo di Nagoya sull'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro uso, e alla strategia di finanziamento per la biodiversità a livello mondiale,

viste la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES) e la Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (CMS),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo "La PAC verso il 2020: rispondere alle future sfide dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio" (COM(2010)0672), e le proposte della Commissione per la riforma della PAC dopo il 2013,

visti la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Un bilancio per la strategia 2020" (COM(2011)0500) e i relativi documenti giustificativi,

visto il quadro finanziario strategico per il periodo 2014-2020,

vista la "Relazione globale sullo stato di conservazione di tipi di habitat e specie richiesta a norma dell'articolo 17 della direttiva sugli habitat" (COM(2009)0358),

vista la sua risoluzione del 21 settembre 2010 sull'applicazione della normativa UE per la conservazione della biodiversità (1),

vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2010 sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 (2) e la sua risoluzione del 23 giugno 2011 sulla "PAC verso il 2020: rispondere alle future sfide dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio" (3),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Finanziamento di Natura 2000 – investire in Natura 2000: garantire benefici per la natura e le persone" (SEC(2011)1573),

visto lo studio dal titolo "L'economia degli ecosistemi e della biodiversità (TEEB)" (4),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per la pesca (A7-0101/2012),

A.

considerando che l'Unione europea non è riuscita a raggiungere il suo obiettivo in materia di biodiversità entro il 2010;

B.

considerando che le Nazioni Unite hanno dichiarato il periodo 2010-2020 "Decennio per la biodiversità";

C.

considerando che la biodiversità è essenziale ai fini dell'esistenza della vita umana e del benessere delle società, sia direttamente che indirettamente, attraverso i servizi ecosistemici che fornisce; che si stima, ad esempio, che i benefici economici derivanti dalla sola rete Natura 2000 delle aree protette dell'Unione europea ammontino a 200-300 miliardi di EUR e che il numero di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno direttamente finanziati dalla spesa dei visitatori in tali aree e nei loro dintorni sia pari a circa 4,5-8 milioni;

D.

considerando che la perdita di biodiversità è attualmente responsabile di una riduzione annuale del PIL mondiale pari al 3 %;

E.

considerando che il 65 % dei tipi di habitat e il 52 % delle specie elencati negli allegati alla direttiva sugli habitat mostrano uno stato di conservazione insoddisfacente;

F.

considerando che l'88 % degli stock ittici è stato sfruttato oltre il rendimento massimo sostenibile (RMS);

G.

considerando che i confini dell'UE sono già stati attraversati da oltre 11 000 specie esotiche, di cui almeno il 15 % è invasivo e dannoso per la biodiversità;

H.

considerando che gli agricoltori svolgono un ruolo essenziale per il raggiungimento degli obiettivi dell'UE in materia di biodiversità; che nel 1992 è stato dato un primo impulso all'integrazione della tutela della biodiversità nella politica agricola comune (PAC) e che la riforma del 2003 ha successivamente introdotto misure quali la condizionalità, il pagamento unico per azienda (disaccoppiamento) e lo sviluppo rurale, che producono effetti favorevoli sulla biodiversità;

I.

considerando che il pagamento per i servizi ecosistemici è uno strumento finanziario promettente e innovativo ai fini della conservazione della biodiversità;

J.

considerando che gli habitat e le specie sono minacciati dai cambiamenti climatici; che la conservazione della natura e la biodiversità sono essenziali ai fini della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell'adattamento agli stessi;

Osservazioni generali

1.

deplora il fatto che l'Unione europea non sia riuscita a raggiungere il suo obiettivo in materia di biodiversità entro il 2010;

2.

accoglie favorevolmente e sostiene la strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020, ivi compresi i relativi obiettivi e le azioni nella loro totalità; è tuttavia del parere che talune azioni andrebbero potenziate e specificate con maggiore chiarezza, e che vadano attuate misure più concrete per garantire un'efficace attuazione della strategia;

3.

rileva l'urgente necessità di intervenire e la necessità di attribuire una maggiore priorità politica alla biodiversità, al fine di raggiungere l'obiettivo chiave dell'UE per la biodiversità per il 2020 e rispettare gli impegni internazionali per la biodiversità; pone l'accento sul fatto che, ove sussistano risorse finanziarie adeguate e la necessaria volontà politica, è possibile, attraverso gli strumenti già disponibili, arrestare la perdita di biodiversità; sottolinea che la preservazione della biodiversità è una sfida collettiva da affrontare con l'impegno e il coinvolgimento delle diverse parti interessate;

4.

accoglie positivamente la comunicazione della Commissione sulla biodiversità fino al 2020 e osserva che i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità, le minacce rappresentate dalle specie invasive e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali costituiscono sfide transnazionali e transregionali che interessano ogni cittadino dell'Unione europea, che viva in aree urbane o in aree rurali, e rileva la necessità di interventi urgenti a ogni livello governativo – locale, regionale e nazionale – per attenuare tali effetti;

5.

invita pertanto gli Stati membri a integrare la strategia nei rispettivi piani, programmi e/o strategie nazionali;

6.

ritiene che gli strumenti di salvaguardia della biodiversità previsti dalla vigente normativa dell'UE non debbano essere indeboliti;

7.

sottolinea che non deve fallire anche la nuova strategia; invita pertanto la Commissione a presentare al Parlamento ogni due anni una relazione sui progressi conseguiti, contenente un'analisi della situazione a cura del Consiglio e della Commissione;

8.

evidenzia che il vero banco di prova dell'impegno assunto dall'UE a realizzare l'obiettivo in materia di biodiversità, e l'elemento chiave per affrontare questa sfida, non risiedono in questa nuova strategia, bensì nelle future riforme delle politiche agricola e della pesca comuni nonché nel quadro finanziario pluriennale; segnala inoltre che l'insuccesso della prima strategia è imputabile al fatto che la tutela della biodiversità non è stata sufficientemente integrata nelle altre politiche dell'UE;

9.

è del parere che le difficoltà riscontrate a livello di conseguimento dell'obiettivo stabilito per il 2010 richiedano una profonda revisione dei metodi finora applicati; sostiene che è necessario eseguire studi strategici riguardanti tutti i fattori che potrebbero influire sulle aree protette, e che tali studi dovrebbero essere integrati nella pianificazione urbanistica e abbinati a campagne educative e di informazione in merito all'importanza delle risorse naturali locali e della relativa conservazione;

10.

sottolinea che la perdita di biodiversità si riferisce non solo alle specie e agli habitat, ma anche alla diversità genetica; invita la Commissione a elaborare una strategia per la conservazione della diversità genetica;

11.

osserva che il nostro patrimonio naturale rappresenta un importante capitale ecologico, fondamentale per il benessere dell'umanità; ritiene che tutti gli Stati membri debbano cooperare e coordinare i propri sforzi per assicurare un uso più efficiente delle risorse naturali ed evitare perdite nette in termini di biodiversità e di servizi ecosistemici sia nelle zone rurali che nelle zone urbanizzate;

Obiettivi – l'integrazione della biodiversità in tutte le politiche dell'Unione europea

12.

rileva l'importanza di integrare la tutela e la conservazione della biodiversità nello sviluppo, nell'attuazione e nel finanziamento di tutte le altre politiche dell'UE, tra cui quelle in materia di agricoltura, silvicoltura, pesca, sviluppo e coesione regionale, energia, industria, trasporti, turismo, cooperazione allo sviluppo, ricerca e innovazione, al fine di rendere più coerenti le politiche settoriali e di bilancio dell'Unione europea e di garantire che essa rispetti i propri impegni vincolanti relativi alla tutela della biodiversità;

13.

sottolinea che la strategia dell'UE sulla biodiversità dovrebbe essere pienamente integrata nelle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adattamento agli stessi;

14.

ricorda che il principio di precauzione costituisce una base giuridica da applicare a tutta la legislazione e a tutte le decisioni che incidono sulla biodiversità;

15.

sottolinea che la protezione, la valorizzazione, la mappatura e il ripristino della biodiversità e dei servizi ecosistemici sono essenziali per conseguire gli obiettivi della tabella di marcia per un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse e invita la Commissione e gli Stati membri a considerare, nel quadro di misure specifiche, la presentazione di un calendario per la mappatura e la valutazione dei servizi ecosistemici nell'UE, che permetterà di adottare misure mirate ed efficaci per arrestare il degrado della biodiversità e dei servizi ecosistemici;

16.

sottolinea che la perdita di biodiversità ha per la società un costo economico devastante, fino ad ora non sufficientemente integrato nelle politiche economiche e di altra natura; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a determinare il valore dei servizi ecosistemici e a integrare tale valore nei sistemi contabili quale base per politiche più sostenibili; reputa impraticabile ogni modello economico che non tenga conto della buona preservazione della biodiversità; sottolinea inoltre che gli interventi volti a ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità possono contribuire in modo significativo a creare nuove competenze, posti di lavoro e opportunità commerciali;

17.

pone l'accento sulla necessità di eseguire un'attenta valutazione delle ripercussioni negative sulla biodiversità dei diversi settori dell'economia;

18.

sottolinea che la strategia sulla biodiversità rientra nel quadro dell'iniziativa faro "Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse" e ricorda il ruolo essenziale svolto dalla politica regionale nel garantire la crescita sostenibile grazie agli interventi che essa promuove per far fronte ai problemi climatici, energetici e ambientali;

19.

sostiene che un numero significativo di malattie infettive emergenti sia di natura zoonotica (ossia trasmissibile tra fauna selvatica, animali domestici ed esseri umani), e riconosce che il commercio di specie selvatiche e i cambiamenti nell'uso e nella gestione del territorio potrebbero determinare nuovi o diversi modi di interazione tra uomo, animali domestici e fauna selvatica tali da favorire, eventualmente, la trasmissione delle malattie e la perdita di biodiversità; sottolinea che l'integrazione delle strategie sulla biodiversità nelle politiche in materia di salute, benessere e commercio degli animali è una questione di primaria importanza;

20.

è del parere, tuttavia, che possa essere necessario eseguire un'approfondita valutazione dell'impatto ambientale, economico e sociale nei casi in cui mancano i dati;

Conservare e ripristinare l'ambiente naturale

21.

sottolinea la necessità di arrestare il deterioramento dello stato di tutte le specie e gli habitat contemplati nella legislazione dell'UE in materia di conservazione della natura e di conseguire un suo miglioramento significativo e quantificabile a livello di UE; pone l'accento su come ciò possa consistere in un miglioramento di almeno uno dei parametri per lo stato di conservazione secondo le definizioni contenute nell'articolo 1 della direttiva sugli habitat, senza alcun deterioramento degli altri parametri;

22.

invita la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi a sviluppare strategie integrate intese a individuare in ogni zona geografica i valori naturali e le caratteristiche del patrimonio culturale, nonché le condizioni necessarie alla loro salvaguardia;

23.

sottolinea che gli obiettivi in materia di biodiversità, per essere efficaci, devono essere realizzati attraverso azioni concrete; deplora che, nonostante le azioni intraprese per combattere la perdita di biodiversità, nell'UE solo il 17 % degli habitat e delle specie e l'11 % dei principali ecosistemi protetti dalla legislazione dell'UE si trovino in uno stato soddisfacente; invita la Commissione ad analizzare con urgenza il motivo per cui gli sforzi attuali non hanno ancora prodotto risultati e a valutare se siano disponibili altri strumenti potenzialmente più efficaci;

24.

sottolinea che, per definire un percorso chiaro in vista del conseguimento della visione per il 2050, entro il 2020 almeno il 40 % di tutti gli habitat e di tutte le specie dovrà godere di uno stato di conservazione soddisfacente; ricorda che, entro il 2050, il 100 % (o quasi) degli habitat e delle specie dovrà godere di uno stato di conservazione soddisfacente;

25.

esprime preoccupazione per il crescente degrado di habitat essenziali, come le zone umide, che dovrebbero essere oggetto di un'attenzione prioritaria e di misure urgenti effettivamente rispondenti allo status di protezione speciale loro accordato dall'UE;

26.

riconosce che la realizzazione di infrastrutture, l'urbanizzazione, l'industrializzazione e, in generale, gli interventi fisici sul territorio rientrano tra le principali ragioni alla base della frammentazione degli ecosistemi e degli habitat; chiede agli enti locali e regionali come pure ai governi nazionali, nel contesto dei loro piani regolatori e provvedimenti attuativi e nel rispettivo ambito di competenza, di tenere conto di tali fattori, che rappresentano una minaccia per gli ecosistemi e gli habitat, nei loro progetti di pianificazione e di sviluppo, sia su grande che su piccola scala; è consapevole delle pressioni e della necessità a livello locale e regionale di provvedere a uno sviluppo economico sostanziale e raccomanda agli enti locali e regionali di tener presente la necessità di conciliare le esigenze di sviluppo e la tutela della biodiversità e degli habitat naturali; è favorevole a ulteriori riforme e all'impiego delle politiche di sviluppo regionali e locali per conseguire benefici in termini di biodiversità e arrestare l'ulteriore perdita di habitat, soprattutto in periodi di crisi economica e finanziaria;

27.

appoggia il maggiore ricorso alle valutazioni dell'impatto ambientale (VIA), alle valutazioni d'impatto per la sostenibilità (VIS), alle valutazioni ambientali strategiche (VAS) e ad altri strumenti affinché la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici vengano presi in considerazione nei processi decisionali a livello regionale e locale; rileva che tutte le regioni trarranno beneficio dai progetti che promuovono la mitigazione dei cambiamenti climatici e la protezione contro la perdita di biodiversità, incluse le regioni meno sviluppate;

28.

esorta gli Stati membri a garantire che il processo di definizione dei siti Natura 2000 si compia entro il 2012, conformemente all'obiettivo 11 di Aichi; esprime profondo rammarico per il ritardo nella definizione dei siti marini; è preoccupato per la reintroduzione della caccia nell'area del delta del Danubio e per il possibile impatto negativo di tale decisione sulla biodiversità; invita la Commissione a verificare che gli Stati membri diano attuazione all'articolo 7 della direttiva sugli uccelli (2009/147/CE (5)), con particolare riferimento alla caccia;

29.

sottolinea l'urgente necessità di rafforzare l'impegno volto a proteggere gli oceani e gli ambienti marini, sia mediante azioni a livello di UE sia attraverso il miglioramento della governance internazionale degli oceani e delle aree non soggette a giurisdizione nazionale;

30.

esorta gli Stati membri a rispettare il termine legale per l'elaborazione di piani di gestione o strumenti equivalenti per tutti i siti Natura 2000, come previsto dagli articoli 4 e 6 della direttiva sugli habitat (92/43/CEE