ISSN 1977-0944

doi:10.3000/19770944.CE2013.239.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 239E

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

56o anno
20 agosto 2013


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2012-2013
Seduta del 2 febbraio 2012
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 114 E del 19.4.2012.
TESTI APPROVATI

 

Giovedì 2 febbraio 2012

2013/C 239E/01

La politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie (2011/2111(INI))

1

2013/C 239E/02

Una politica coerente nei confronti dei regimi contro cui l'UE applica misure restrittive
Raccomandazione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 destinata al Consiglio su una politica coerente nei confronti dei regimi contro cui l'UE applica misure restrittive, quando i loro dirigenti esercitano i propri interessi personali e commerciali entro i confini dell'UE (2011/2187(INI))

11

2013/C 239E/03

Trasferimenti transfrontalieri di sedi di società
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione su una 14a direttiva di diritto societario in materia di trasferimenti transfrontalieri di sedi di società (2011/2046(INI))

18

ALLEGATO

21

2013/C 239E/04

Controllo di bilancio degli aiuti umanitari dell'UE
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul controllo di bilancio degli aiuti umanitari dell'UE gestiti da ECHO (2011/2073(INI))

23

2013/C 239E/05

Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 "Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi" (2011/2089(INI))

32

2013/C 239E/06

Elenco di indicazioni nutrizionali
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo all'elenco di indicazioni nutrizionali

39

2013/C 239E/07

Conclusioni del Consiglio europeo informale del 30 gennaio 2012
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul Consiglio europeo del 30 gennaio 2012

41

2013/C 239E/08

L'Iran e il suo programma nucleare
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sull'Iran e il suo programma nucleare

43

2013/C 239E/09

Dimensione europea dello sport
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla dimensione europea dello sport (2011/2087(INI))

46

2013/C 239E/10

Applicazione della direttiva sulla gestione dei rifiuti
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulle questioni sollevate dai firmatari in relazione all'applicazione della direttiva sulla gestione dei rifiuti e delle direttive correlate negli Stati membri dell'Unione europea (2011/2038(INI))

60

2013/C 239E/11

Il programma Daphne
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul programma Daphne: realizzazioni e prospettive future (2011/2273(INI))

69

2013/C 239E/12

La situazione delle donne in guerra
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla situazione delle donne in guerra 2011/2198(INI)

74

2013/C 239E/13

La cooperazione allo sviluppo dell'UE a sostegno dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia entro il 2030
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla cooperazione allo sviluppo dell'UE a sostegno dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia entro il 2030 (2011/2112(INI))

83

2013/C 239E/14

Relazione annuale in materia di fiscalità
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla relazione annuale in materia di fiscalità (2011/2271(INI))

89

2013/C 239E/15

Politica di concorrenza dell'UE
Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea (2011/2094(INI))

97

Significato dei simboli utilizzati

*

procedura di consultazione

**I

procedura di cooperazione, prima lettura

**II

procedura di cooperazione, seconda lettura

***

parere conforme

***I

procedura di codecisione, prima lettura

***II

procedura di codecisione, seconda lettura

***III

procedura di codecisione, terza lettura

(La procedura di applicazione é fondata sulla base giuridica proposta dalla Commissione)

Emendamenti politici: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono indicate dal simbolo ▐.

Correzioni e adeguamenti tecnici dei servizi: il testo nuovo o modificato è evidenziato in corsivo semplice e le soppressioni sono indicate dal simbolo ║.

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Parlamento europeo SESSIONE 2012-2013 Seduta del 2 febbraio 2012 Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 114 E del 19.4.2012. TESTI APPROVATI

Giovedì 2 febbraio 2012

20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/1


Giovedì 2 febbraio 2012
La politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti

P7_TA(2012)0017

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie (2011/2111(INI))

2013/C 239 E/01

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea, in particolare il punto h), che dispone che l'Unione definisce e attua politiche comuni e azioni e opera per assicurare un elevato livello di cooperazione in tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di promuovere un sistema internazionale basato su una cooperazione multilaterale rafforzata e il buon governo mondiale,

vista la decisione del Consiglio 2010/427/UE, del 26 luglio 2010, che fissa l'organizzazione e il funzionamento del Servizio europeo per l'azione esterna (1),

vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sulla relazione annuale 2008 del Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC), presentata al Parlamento europeo in applicazione della parte II, sezione G, punto 43, dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 (2),

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 16 settembre 2010 per quanto attiene alle relazioni dell'UE con i suoi partner strategici,

vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sui flussi migratori causati dall'instabilità: portata e ruolo della politica estera dell'UE (3),

vista la sua raccomandazione dell'8 giugno 2011 destinata al Consiglio sulla 66a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (4),

vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 su una strategia efficace per le materie prime in Europa (5),

vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione (6),

vista la comunicazione della Commissione sul quadro finanziario 2014-2020, intitolata "Un bilancio per la strategia Europa 2020" (COM(2011)0500),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0010/2012),

A.

considerando che la crescente rilevanza politica ed economica di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i paesi BRICS) sottintende una maggiore importanza di tali paesi in termini di politica estera;

B.

considerando che i paesi BRICS e le altre economie emergenti potrebbero diventare sempre più importanti sulla scena mondiale in termini di politica estera, qualora la loro crescita economica sia ulteriormente consolidata;

C.

considerando che, secondo le stime, nel 2050 sette paesi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Indonesia, Messico e Turchia) avranno un peso economico superiore a quello dell'insieme dei paesi del G7 (Stati Uniti, Giappone, Canada, Regno Unito, Germania, Francia e Italia); che in termini di prodotto interno lordo, si prevede che la Cina diventerà la prima economia mondiale entro il 2020, e che l'India potrebbe diventare, entro il 2050, l'economia che cresce più velocemente; considerando che nel 2050 la Cina, gli Stati Uniti e l'India potrebbero complessivamente rappresentare il 50% dell'economia mondiale; considerando che l'Unione europea, agendo in qualità di entità politica unica e forte, potrebbe essere di una dimensione in linea di massima paragonabile a quella di ognuno dei suddetti paesi e che tale dimensione comparabile è fondamentale per mantenere la propria influenza politica ed essere in grado di continuare a promuovere valori universali nel nuovo sistema multipolare di governance globale che si sta delineando; considerando che ciò dovrebbe avvenire nell'ambito di un approccio in materia di politica estera inteso a promuovere il partenariato, la cooperazione e la governance condivisa sulla base di valori comuni;

D.

considerando che il processo di consolidamento di potenze forti a livello economico e di politica estera, quali i paesi BRICS, ha portato alla nascita di un sistema multipolare, in cui la leadership globale è sempre più condivisa da diversi paesi e blocchi regionali; considerando che un simile sistema multipolare comporta un graduale passaggio del potere economico globale ai paesi BRICS e ad altre economie emergenti, e può inoltre comportare un trasferimento di leadership e influenza positiva, in termini di politica estera, dalle potenze istituite alle potenze emergenti; considerando che l'attuale crisi economica ha accelerato la transizione verso un sistema multipolare; considerando che la comparsa di nuovi attori globali può rivelarsi una preziosa opportunità di partenariato costruttivo tra le potenze emerse e quelle emergenti e di azione concertata su questioni e sfide globali;

E.

considerando che le sfide transfrontaliere quali il cambiamento climatico, le questioni normative globali, l'accesso alle materie prime e alle terre rare, il terrorismo, la lotta ai movimenti radicali su base non statale, lo sviluppo sostenibile, la stabilità politica globale e la sicurezza, necessiteranno, qualora si intenda identificare soluzioni realmente condivise ed efficaci a tali sfide, di un approccio regolamentato e inclusivo basato sul partenariato, su valori comuni, sul consenso e su una stretta concertazione e collaborazione con le nuove potenze emergenti; considerando che l'UE può e deve prendere l'iniziativa al riguardo;

F.

considerando che senza un nuovo sistema di governance globale inclusivo, basato su una stretta concertazione e cooperazione con i paesi BRICS e le altre economie emergenti, la cooperazione internazionale e le azioni congiunte per affrontare le grandi questioni globali non saranno adeguatamente incentivate, con il possibile rischio che si verifichino (i) una frammentazione politica ed economica e l'emergere di agende mondiali in competizione tra loro e di zone regionali separate, (ii) lo scioglimento delle strutture economiche globali e dei flussi di investimenti e (iii) la creazione di blocchi d'influenza regionali, con un coordinamento internazionale molto limitato e senza possibilità di soluzioni concertate per le sfide transnazionali;

G.

considerando che le ampie dimensioni demografiche dei paesi BRICS e delle altre potenze emergenti, se messe a confronto con il calo demografico dell'Occidente, conferiranno maggiore autorità a tali paesi nelle sedi internazionali, dal momento che i paesi BRICS e le altre potenze emergenti saranno in grado di rivendicare una maggiore rappresentatività della stragrande maggioranza della popolazione mondiale; considerando che ciò comporta la necessità di riformare il sistema di governance globale e la struttura di governance delle organizzazioni internazionali, in modo che queste possano divenire più rappresentative del nuovo panorama economico e politico e continuare a mantenere un ruolo centrale nell'ambito del processo di formazione del consenso e del processo decisionale a livello globale;

H.

considerando che, in considerazione dell'attuale crisi economica e dei vincoli di bilancio dell'UE e degli Stati Uniti, esiste l'impellente necessità di mettere in comune le risorse con le altre potenze emergenti, onde assicurare un'architettura globale di sicurezza e di stabilità coerente ed efficiente e un intervento efficace in settori sensibili, sulla base di obiettivi comuni e di strategie e sforzi coordinati;

I.

considerando che il buon esito di una transizione verso un'economia a medio reddito può, in determinate condizioni, favorire una politica estera più moderata e orientata alla stabilità; che, tuttavia, in alcuni paesi BRIC e in altri paesi emergenti, il consolidamento del potere economico e politico non ha sempre dato luogo a tale transizione;

J.

considerando che, nonostante la recente straordinaria crescita economica nella maggior parte dei paesi BRICS, questi stessi paesi hanno anche la più elevata concentrazione di povertà al mondo; che ciò dimostra come, in assenza di politiche di crescita in favore dei poveri e della creazione di reti di sicurezza, nella gran parte dei casi la rapida crescita economica possa comportare un aumento delle disparità;

K.

considerando che i paesi BRICS e le attuali economie emergenti non costituiscono o comprendono un raggruppamento formale di paesi inteso a svolgere un ruolo specifico negli affari internazionali e che l'Unione europea deve pertanto instaurare relazioni con ciascuno di quei paesi, prendendo atto della loro unicità e dei loro specifici obiettivi e finalità in materia di politica estera; considerando che l'UE deve investire nei partenariati strategici con ciascuno dei paesi BRICS e delle altre economie emergenti, in quanto tali paesi svolgono un ruolo di crescente rilievo sulla scena internazionale, in particolare nell'ambito delle organizzazioni internazionali, come l'ONU, e in quanto modalità per promuovere gli obiettivi comuni, ossia la pace e la sicurezza globale, lo Stato di diritto a livello nazionale o internazionale, la promozione dei diritti umani, la democrazia, lo sviluppo sostenibile e la regolamentazione finanziaria globale;

L.

considerando che i paesi BRICS e le altre economie emergenti hanno bisogno di un quadro stabile in materia di politica estera e di un contesto normativo e di ordine pubblico solido che possano sostenere gli interessi e gli investimenti nelle loro economie e nelle loro società; considerando che i paesi BRICS e le altre economie emergenti devono investire ed essere aiutati nel consolidamento della stabilità democratica, politica, economica e sociale;

M.

considerando che l'Unione europea deve svolgere un ruolo importante nella transizione del potere globale quale promotrice di partenariati e di governance inclusiva, ma che deve agire tempestivamente qualora intenda mantenere la propria influenza (o altrimenti rischia di essere tagliata fuori a livello strategico); considerando che ciò comporterà cambiamenti strategici sia all'interno dell'UE sia riguardo alla sua politica estera, fra cui l'introduzione di una maggiore coerenza delle sue politiche;

N.

considerando che, al termine della loro terza riunione tenutasi il 14 aprile 2011, i leader dei paesi BRICS, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono una maggiore cooperazione a livello internazionale ed un rafforzamento della governance globale, e si dichiarano a favore della diplomazia multilaterale con le Nazioni Unite e il G20; considerando che i cinque paesi BRICS hanno fatto parte contemporaneamente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU nel 2011; considerando che i paesi BRICS hanno chiesto di modificare le strutture direttive delle istituzioni finanziarie internazionali e dell'ONU per tenere conto dei cambiamenti nell'economia mondiale e gestire meglio le attuali sfide globali;

O.

considerando che i paesi BRICS mostrano notevoli divergenze in relazione ai loro sistemi politici ed economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle prospettive in materia di politica estera;

P.

considerando che le conclusioni del Consiglio del 16 settembre 2010 evidenziano che, conformemente al trattato di Lisbona e in sintonia con la strategia europea in materia di sicurezza, l'Unione europea e i suoi Stati membri agiranno in maniera più strategica, di modo che il peso reale dell'Europa possa esplicarsi a livello internazionale e che i partenariati strategici dell'Unione europea con attori cruciali a livello mondiale offrano un utile strumento per perseguire gli obiettivi e gli interessi europei;

Q.

considerando che gli accordi commerciali attualmente esistenti tra l'Unione europea e i paesi BRICS non apportano solo reciproci vantaggi in termini economici, ma anche politici per entrambe le parti;

R.

considerando che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo proattivo nel costruire un'organizzazione delle Nazioni Unite inclusiva e rappresentativa, basata sul partenariato, che possa effettivamente contribuire alla governance e a soluzioni globali, alla pace e alla sicurezza, alla democrazia, nonché ad un ordine internazionale basato sui diritti umani e sullo Stato di diritto; considerando che, conformemente all'articolo 21 del TUE, l'UE si impegna formalmente a realizzare un multilateralismo efficace con al centro un'organizzazione delle Nazioni Unite forte;

S.

considerando che negli anni l'Unione europea ha istituito con i paesi BRICS partenariati bilaterali strategici fondati su valori e interessi condivisi e volti a intensificare le relazioni e rafforzare la cooperazione a tutti i livelli; considerando che tali partenariati strategici si sono spesso rivelati inadeguati per quanto riguarda, in particolare, la promozione della democrazia, il rafforzamento dello Stato di diritto e la definizione di un approccio comune per la risoluzione dei conflitti;

T.

considerando la necessità di cercare urgentemente i modi per rafforzare la cooperazione e il coordinamento nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite e dei gruppi G (G-7, G-20);

U.

considerando che il G-20, i cui membri producono l'88% del PIL mondiale e rappresentano il 65% della popolazione del pianeta, è diventato un importante forum di cooperazione a livello mondiale, ma che è necessario risolvere il problema della sua rappresentatività e determinarne il ruolo preciso nell'ambito di un'architettura multilaterale;

1.

sottolinea come la crisi economica attuale abbia dimostrato l'interdipendenza fra le potenze emerse, i BRICS e gli altri paesi emergenti; evidenzia il profondo legame reciproco tra la crescita economica stabile delle economie sviluppate e la crescita economica stabile delle economie emergenti; sottolinea la natura positiva di tale interdipendenza e il carattere reciprocamente vantaggioso dei legami politici ed economici tra economie sviluppate ed emergenti; ritiene che l'UE e i suoi Stati membri debbano perseguire un maggior dialogo e una migliore intesa a livello politico con i BRICS e gli altri paesi emergenti, anche su base individuale, in uno spirito di partenariato e con l'obiettivo generale di raggiungere un nuovo sistema inclusivo di governance; ritiene, inoltre, che regolari incontri di alto livello tra l'UE e i singoli paesi BRICS costituirebbero una preziosa opportunità per costruire rapporti di fiducia, conciliare le posizioni e incoraggiare i paesi BRICS ad assumere una maggiore responsabilità in un nuovo sistema di governance globale, basata sulla condivisione delle responsabilità, approcci comuni e azioni più strettamente coordinate; esprime l'opinione che lo strumento dei partenariati strategici possa fornire preziose sinergie nella realizzazione di tali obiettivi;

2.

ritiene che le relazioni tra le potenze istituite da un lato, e i BRICS e le altre potenze emergenti dall'altro, possiedano una dimensione economica di rilievo, ma abbiano essenzialmente un carattere politico e debbano quindi essere politicamente inquadrate, in quanto tutti i paesi in questione hanno interesse ad assicurare un efficace sistema di governance globale e ad affrontare congiuntamente, in uno spirito di cooperazione e consultazione, e convergenza delle posizioni politiche, quei rischi per la stabilità e la sicurezza mondiali che possono costituire una minaccia per la crescita economica globale sostenibile e il suo potenziale per il futuro; chiede, quindi, una cooperazione rafforzata tra l'Unione europea e i BRICS, anche in termini di partenariati con singoli paesi BRICS, su tutte le questioni di interesse internazionale;

3.

sottolinea che mentre i BRICS possono detenere posizioni simili in termini di politica estera, essi sono caratterizzati da grandi differenze in termini politici, economici e sociali; sottolinea, in particolare, che i loro sistemi politici variano da forti regimi autoritari a democrazie credibile e stabili; invita al riguardo l'Unione europea a intensificare le relazioni e a sviluppare sinergie, in particolare, con quei paesi BRICS che realmente condividono e rispettano i valori democratici e si impegnano a favore di un'economia sociale di mercato;

4.

ritiene che, con l'emergere di nuove potenze in campo economico e di politica estera, l'UE non vedrà ridotta la propria influenza ma avrà un ruolo importante da svolgere nel promuovere un'intesa comune sulle scelte politiche e dovrebbe dar prova di leadership nell'affrontare le sfide globali; ritiene che l'UE e i suoi partner transatlantici debbano mirare a raggiungere le necessarie economie di scala e sviluppare sforzi congiunti, in modo da garantire un'interazione costruttiva ed efficace con le potenze emergenti, sia in modo bilaterale che multilaterale, e in uno spirito di vero partenariato e buona collaborazione; evidenzia la necessità di sviluppare un sistema di governance globale inclusivo, basato sulla cooperazione e sul coordinamento con i BRICS e altri paesi emergenti, se necessario, a beneficio di tutti; richiama inoltre l'attenzione sul ruolo chiave dell'UE e dei suoi partner transatlantici nella promozione di un sistema di governance globale inclusivo; sottolinea che l'UE dovrebbe agire più strategicamente, in modo che il peso reale dell'Europa possa esplicarsi a livello internazionale, segnatamente gestendo le conseguenze dell'interdipendenza, stimolando riforme per la governance globale e mobilitando azioni collettive in settori quali lo Stato di diritto, l'ambiente sostenibile, la sicurezza regionale, attraverso la costruttiva interazione con i paesi BRICS e le altre potenze emergenti;

5.

accoglie con favore il concetto di partenariato strategico bilaterale ed esorta il Consiglio e il SEAE a renderlo operativo; ritiene che il partenariato strategico rappresenti uno strumento promettente e potenzialmente trasformativo per organizzare e promuovere le relazioni dell'UE con i principali attori sulla scena mondiale, compresi i paesi BRICS e le altre potenze emergenti; raccomanda che l'Unione utilizzi tale strumento per perseguire programmi sia multilaterali che bilaterali e per sviluppare importanti collegamenti fra questi; sottolinea che la coerenza interna è fondamentale per l'UE, affinché possa agire ed essere percepita come un autentico interlocutore strategico per i paesi BRICS e le altre potenze emergenti;

6.

rileva che, in passato, i BRICS hanno apparentemente coordinato, in alcuni casi, le proprie posizioni in termini di politica estera nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, soprattutto all'inizio della crisi libica e di quella siriana e, inoltre, rinviando la votazione sul ruolo dell'UE in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e adottando posizioni coincidenti sulla Costa d'Avorio e il Sudan; richiama l'attenzione, a questo proposito, sul fatto che i paesi BRICS forse sembrano contestare l'attuale sistema di governance internazionale, ma che il dialogo democratico, l'impegno politico, anche su base individuale, e un vero partenariato possono portare in primo piano sinergie positive e favorire un nuovo sistema inclusivo di governance globale; ritiene che l'UE dovrebbe prendere debitamente in considerazione il nuovo peso, in termini politici ed economici, dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti, poiché ciò può contribuire a una riforma ordinata della governance globale, basata su una piattaforma di convergenza senza alcun effetto destabilizzante;

7.

prende atto che i paesi BRICS hanno dimostrato capacità d'integrazione a livello regionale e quindi la capacità di impegnarsi nell'ambito di sistemi di governance multipolari; ritiene che ciò sia un'ulteriore dimostrazione del potenziale interesse dei paesi BRICS a dare il loro contributo alla governance globale; ritiene pertanto che i paesi BRICS e gli altri paesi emergenti siano in procinto di definire la loro direzione strategica in termini di politica estera e divenire in tal modo partner delle potenze emerse e sostenitori di un sistema di governance globale fondato su valori universali, partenariato e inclusività;

8.

ritiene che, alla luce dei loro interessi a livello politico ed economico e delle loro dimensioni, del ruolo regionale e delle aspirazioni, i paesi BRICS possano tentare di agire come gruppo in termini di politica estera, ma riconosce che anche le dimensioni individuali sono significative; sottolinea, a tale proposito, che oltre a considerare i BRICS come un gruppo di stati potenzialmente coeso in termini di politica estera, l'Unione europea dovrebbe anche concentrarsi sui singoli paesi del gruppo BRICS, pur mantenendo un approccio sistematico e coordinato; è del parere, a tale proposito, che il suddetto approccio consentirà all'Unione europea di sviluppare economie di scala attraverso i partenariati con i singoli paesi BRICS, di potenziare al massimo i propri interessi e il proprio ruolo nelle diverse regioni e di contribuire al consolidamento di un ordine multipolare in presenza di un equilibrio politico ed economico fra le economie emerse ed emergenti, sulla base di un sistema inclusivo fondato su dialogo, collaborazione e partenariati bilaterali o multilaterali;

9.

ritiene, inoltre, che le notevoli divergenze dei paesi BRICS in relazione ai loro sistemi politici ed economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle prospettive in materia di politica estera dovrebbero dare forma e riflettersi in una politica UE ricca di sfumature nei confronti di tali paesi, volta a creare sinergie con i singoli paesi BRICS e altri paesi emergenti e a scoraggiare la creazione o il consolidamento di gruppi alternativi di stati potenzialmente coesi in termini di politica estera; esorta, l'Unione europea e i suoi Stati membri, in tale contesto, a scoraggiare il radicamento e la concorrenza strategica rispettivamente tra i blocchi delle potenze emerse e di quelle emergenti; sostiene che, al fine di promuovere un'azione collettiva a livello internazionale e la riforma della governance globale, l'UE deve esercitare la propria influenza su una variegata gamma di interazioni bilaterali, multilaterali e non statali e sfruttare coalizioni su singole tematiche che prescindano dalla linea di demarcazione fra realtà emersa ed emergente;

10.

ritiene che l'UE dovrebbe esprimere la propria posizione per quanto concerne relazioni più strette con i paesi BRICS, pur tenendo conto del fatto che la visione dell'Unione e quella dei paesi BRICS in relazione agli impegni vincolanti e ai regimi istituzionalizzati potrebbero non essere sempre concordi; ritiene inoltre che il sostegno dei paesi BRICS a favore di un multilateralismo efficace possa essere ottenuto in cambio di una più forte rappresentanza nelle istituzioni internazionali pertinenti; ribadisce che le sfide poste dalla crescita dei paesi BRICS dovrebbero essere viste come un'opportunità e non come un problema;

11.

ritiene che le relazioni con i paesi BRICS si debbano fondare su dialoghi bilaterali incentrati e atti a favorire un'ulteriore democratizzazione e il consolidamento dello Stato di diritto, il buon governo, la convergenza normativa, il coordinamento delle posizioni comuni nelle sedi internazionali e il rafforzamento delle relazioni con l'UE;

12.

sottolinea l'importanza del Brasile come potenza leader del processo di integrazione regionale del Mercosur; si compiace del nuovo partenariato strategico UE-Brasile, del piano d'azione congiunto 2012-2014 e degli impegni reciproci assunti nei settori della promozione della democrazia e delle riforme del sistema multilaterale di governance; esorta entrambe le parti a onorare i loro impegni e a contribuire alla riforma dell'architettura finanziaria mondiale; ricorda l'offerta avanzata dal Presidente Rousseff concernente l'aiuto all'UE per superare la sua crisi del debito sovrano e riconosce l'interrelazione fra entrambi; si dichiara a favore di una conclusione equilibrata ed equa dell'agenda di Doha per lo sviluppo e dell'accordo di associazione UE-MERCOSUR, che sarà l'accordo di associazione più importante mai firmato dalla UE, riguardante 750 milioni di persone e scambi commerciali per un valore di 125 miliardi di dollari l'anno; prende atto della richiesta del Brasile di ottenere la completa liberalizzazione dei visti e chiede alla Commissione di presentare una proposta in tal senso;

13.

sottolinea il ruolo fondamentale del partenariato strategico UE-Russia per mantenere la pace e la sicurezza in Europa, rafforzare gli scambi commerciali e lo sviluppo economico, salvaguardare la sicurezza energetica e affrontare le sfide transnazionali; reputa che, a lungo termine, l'ascesa delle potenze asiatiche può verosimilmente agevolare l'ulteriore allineamento degli interessi e una più stretta cooperazione strategica tra l'UE e la Russia; ritiene che tale cooperazione sia fondamentale per conseguire progressi su questioni di importanza globale, quali la proliferazione nucleare, il terrorismo, il cambiamento climatico o la migrazione illegale;

14.

sottolinea l'importanza e il potenziale del partenariato strategico UE-India; ritiene che, nell'attuale crisi economica mondiale, questioni come la crisi sociale, il cambiamento climatico, i flussi migratori e la sicurezza globale debbano essere affrontate nell'ambito di un partenariato più ampio tra l'India e l'UE; osserva inoltre che i negoziati in corso per un accordo di libero scambio stanno rafforzando le relazioni fra l'UE e l'India; ritiene, tuttavia, che tali relazioni non debbano essere limitate alle questioni commerciali; accoglierebbe con favore il ripristino di un raggruppamento omologo alla delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'India, dopo l'esperienza del Gruppo per l'amicizia India-Europa, che esisteva nel Parlamento indiano prima delle elezioni del 2009;

15.

pone l'accento sull'importanza della Cina come grande potenza economica e sottolinea il suo ruolo fondamentale nella ripresa economica globale; ricorda, a tale riguardo, la necessità che la Cina adempia agli obblighi concordati nell'ambito dell'OMC, a dieci anni dalla sua adesione; invita l'UE e i suoi Stati membri e la Cina, inoltre, ad affrontare le sfide comuni e le minacce alla pace e alla sicurezza internazionali, segnatamente intensificando la cooperazione per una soluzione diplomatica alla crisi nucleare iraniana; esorta entrambe le parti a promuovere scambi commerciali più equilibrati tra loro, in particolare intensificando gli sforzi per portare a termine i negoziati su un nuovo accordo di partenariato e cooperazione, in modo che in tale quadro si realizzi il potenziale del partenariato strategico UE-Cina;

16.

sottolinea la natura strategica delle relazioni UE-Sudafrica; si compiace per il positivo esito del quarto vertice UE-Sudafrica, tenutosi a settembre 2011, e in particolare per la convergenza di vedute sulla situazione in Libia; esorta l'UE e il Sudafrica a concludere quanto prima i negoziati per un nuovo accordo di partenariato economico; sostiene che il Sudafrica, grazie al suo passato caratterizzato dalla positiva e pacifica transizione verso la democrazia e il suo ruolo di potenza regionale, può rappresentare una forza fondamentale per promuovere la democrazia e il buon governo, favorire l'integrazione economica regionale e sostenere la riconciliazione nazionale in tutta l'Africa, oltre a essere un partner essenziale per l'Unione europea nell'ambito di tali sforzi; sottolinea l'importanza di una stretta collaborazione tra l'UE e il Sudafrica sul cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e le riforme delle istituzioni internazionali;

17.

ritiene che, alla luce della crescente importanza dei paesi BRICS e delle altre potenze emergenti, e del sistema di governance multipolare che sta prendendo forma, il G20 potrebbe rappresentare un forum utile e particolarmente adatto ad elaborare un consenso e ad instaurare un processo decisionale che sia inclusivo, basato sul partenariato e in grado di promuovere la convergenza, compresa quella normativa; è del parere che, nonostante la crescente importanza del G20, il G7 possa svolgere un ruolo chiave come forum consultivo, di coordinamento e di ricerca del consenso per le potenze consolidate, nell'ottica del dialogo con i paesi BRICS e le altre potenze emergenti, e in preparazione dei vertici del G20; ritiene che il G8 debba essere utilizzato anche per tentare di conciliare le posizioni con la Russia onde affrontare le sfide comuni in maniera coordinata ed efficace; sostiene la dimensione parlamentare del G20 e ritiene che vada ulteriormente consolidata e coinvolta nel processo decisionale, al fine di garantire un sistema di controllo e un dialogo democratico rafforzati; è inoltre favorevole all'istituzione di un parallelo forum consultivo del G20 che riunisca le organizzazioni non governative e i principali rappresentanti della società civile e delle imprese dei paesi del G20;

18.

ritiene che l'attuale crisi del debito sovrano costituirà un test importante per il G-20 come un efficace forum di dialogo politico strategico in grado di promuovere un sistema veramente globale di governance economica e finanziaria che rifletta l'interdipendenza tra le economie sviluppate e quelle emergenti, creando le basi per l'eliminazione di squilibri sistemici che possono essere particolarmente dannosi sia per le economie sviluppate che, in una prospettiva a lungo termine, per quelli emergenti, e promuovendo la solidarietà nelle sedi finanziarie internazionali, quali il Fondo monetario internazionale;

19.

invita l'UE a rafforzare il dialogo e la cooperazione a livello politico con i paesi BRICS, per dare un maggiore impulso alla riforma delle istituzioni di governance globale nei settori finanziario ed economico, ad esempio le istituzioni di Bretton Woods, allo scopo di garantire un'ampia rappresentanza di tutti i paesi membri rispecchiando nel contempo il mutamento degli equilibri economici;

20.

ritiene che le potenze emerse debbano sostenere le organizzazioni regionali a cui partecipano i paesi BRICS e gli altri paesi emergenti, come l'ASEAN o il Mercosur, compresi i loro processi di sviluppo istituzionale e di potenziamento delle capacità, e garantire una presenza diplomatica di alto livello in occasione delle riunioni di tali organizzazioni;

21.

osserva che, data la crescente importanza a livello globale e regionale della Cina, dell'India e di altri paesi emergenti in Asia, gli Stati Uniti e l'Unione europea potrebbero progressivamente spostare il centro delle loro attenzioni, gli investimenti politici e le risorse verso il Pacifico, attribuendo alla dimensione nordatlantica e alla cooperazione reciproca un valore strategico di minor rilievo; osserva inoltre che l'Asia dovrebbe rivestire un ruolo più importante nel programma di politica estera dell'Unione europea e degli Stati membri; sollecita Stati Uniti e Unione europea a coordinare maggiormente le loro politiche nei confronti della Cina, dell'India e degli altri paesi emergenti in Asia, allo scopo di evitare una divergenza di tali politiche; ritiene fermamente che coordinando i loro sforzi, gli USA e l'UE potranno raggiungere le sinergie politiche necessarie ad avviare un dialogo efficace positivo e costruttivo con i BRICS ed altri paesi emergenti; è del parere che, fatto salvo il G7, lo svolgimento regolare di vertici UE-USA consentirebbe di identificare gli obiettivi comuni e coordinare le strategie in relazione a questioni di rilevanza globale, compresa la governance politica, onde raggiungere un approccio comune nei confronti delle potenze emergenti; ricorda che le relazioni transatlantiche rivestono un'estrema importanza sia a livello economico che politico e sottolinea la forte relazione reciproca sotto il profilo economico tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea; è del parere che il Consiglio economico transatlantico e il dialogo transatlantico fra legislatori possano anche offrire un'opportunità di dialogo e di valutazione complessiva e debbano quindi comprendere una riflessione sull'impegno strategico dell'UE e degli Stati Uniti nei confronti dei paesi BRICS e degli altri paesi emergenti e sulle modalità per promuovere una convergenza normativa con tali paesi; ricorda la necessità di creare un Consiglio politico transatlantico come organismo ad hoc per la consultazione e il coordinamento sistematici ad alto livello in materia di politica estera e di sicurezza tra l'UE e gli USA;

22.

sottolinea che per le questioni di portata globale o relative alla governance globale, l'interlocutore delle potenze emerse, dei paesi BRICS e degli altri paesi emergenti deve essere l'Unione europea, anziché i suoi Stati membri; ritiene che, allo scopo di assumere una posizione politica coerente nei confronti dei paesi BRICS e delle altre potenze emergenti, è di fondamentale importanza che gli Stati membri sviluppino le loro relazioni bilaterali con la massima trasparenza e tenendo conto del potenziale impatto di tali relazioni sulle politiche e le posizioni dell'Unione; è del parere che l'UE debba impegnarsi per ottenere più coesione e crescita a livello politico ed economico al fine di mantenere la propria influenza politica, un ruolo chiave nel nuovo sistema multipolare che sta prendendo forma ed essere considerata dai paesi BRICS e dai nuovi paesi emergenti un'indispensabile e valida controparte;

23.

sottolinea che il coordinamento generale della politica estera dell'UE rispetto ai paesi BRICS e alle altre potenze emergenti dovrebbe essere garantito dall'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, in conformità dell'articolo 184, paragrafo 4, e dell'articolo 21, paragrafo 3 del TUE; ritiene che l'UE, con il coordinamento dell'Alto rappresentante, debba impegnarsi al fine di ottenere un miglior collegamento della politica estera e di sicurezza con le politiche settoriali dell'Unione, quali lo sviluppo, la sicurezza energetica, il commercio, l'accesso alle materie prime e alle terre rare, i cambiamenti climatici e le migrazioni, al fine di sfruttare le sinergie e assicurare un approccio di politica estera coerente e sistematico volto al rispetto universale dello Stato di diritto, dei diritti umani e della governance democratica; ritiene che il concetto di "partner strategici"dell'UE debba essere ulteriormente perfezionato e meglio definito per dare riscontro a tali obiettivi fondamentali; sottolinea le conclusioni della COP 17 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (CQNUCC) e la persistente necessità di un impegno coerente e coordinato con i paesi BRICS onde raggiungere un accordo progressivo;

24.

ritiene che un approccio di politica estera coerente a livello europeo richieda anche un maggior coordinamento tra il Presidente del Consiglio europeo, l'Alto rappresentante, il Consiglio, il Parlamento e la Commissione sui temi relativi ai programmi del G7, del G8 e del G20;

25.

osserva che l'UE dovrebbe essere in grado di adattare e riformare le sue strutture di governance interna, al fine di assicurare un processo decisionale capace di riflettere la sua pluralità e creare consenso; sottolinea quanto sia importante che il funzionamento del SEAE rifletta l'approccio coerente di politica estera europea rispetto ai paesi BRICS e agli altri paesi emergenti; ritiene che il SEAE dovrebbe rivedere e rafforzare i partenariati strategici con i singoli paesi BRICS, in stretta consultazione con il Parlamento, sfruttando la loro specificità e le potenzialità di sinergie e di cooperazione con l'UE; esorta il SEAE a elaborare meccanismi di coordinamento orizzontale e verticale che permetteranno alla politica estera dell'Unione europea di trarre vantaggio dalle sinergie istituzionali a livello UE e dallo spessore e dalla profondità dei legami bilaterali degli Stati membri con i partner strategici, tra cui i paesi BRICS e le altre potenze emergenti; è del parere che, per quanto concerne i BRICS, oltre alla sua organizzazione impostata su basi geografiche e tematiche, il SEAE debba istituire un meccanismo di coordinamento ad hoc, in modo da garantire che tutte le singole politiche nei confronti dei BRICS siano compatibili da un punto di vista sistemico, e che le linee politiche adottate trovino riscontro nel dialogo dell'UE con le potenze emerse quali gli USA, il Canada e il Giappone; ritiene che le delegazioni dell'UE nei paesi BRICS e nelle altre principali potenze emergenti debbano intensificare i loro contatti al fine di assicurare un monitoraggio e un'analisi costanti delle relazioni tra i paesi BRICS e delle relative sensibilità trasversali, consentendo in tal modo un approccio maggiormente sistematico; ritiene, a questo proposito, che le delegazioni dell'UE nei paesi BRICS dovrebbero analizzare le posizioni dei paesi BRICS sulla governance e le sfide globali e sulle relazioni con gli altri paesi BRICS è del parere che l'UE debba orientare rinnovati sforzi e risorse in maniera da guidare il processo di riforma del sistema globale di governance e delle organizzazioni internazionali, mirando ad assicurare una ricerca del consenso e un processo decisionale più inclusivi a livello globale, con particolare riferimento alla riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al multilateralismo finanziario globale;

26.

ritiene che il "multilateralismo efficace" e un maggior coordinamento nei forum multilaterali volti ad affrontare le questioni di governance globale debbano rimanere al centro di un partenariato rafforzato con i paesi BRICS; raccomanda, in particolare, all'UE di proseguire la sua azione per ottenere l'impegno di detti paesi in tal senso;

27.

ritiene che il Parlamento debba prendere parte ai vertici bilaterali fra l'Unione europea e i suoi partner strategici;

28.

ritiene che il personale delle delegazioni UE nei paesi BRICS dovrebbe includere ufficiali di collegamento, al fine di promuovere una migliore comprensione della dimensione parlamentare nazionale in ciascuno di quei paesi e favorire una collaborazione e un dialogo più stretti tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali su base bilaterale, nonché promuovere una maggiore responsabilità democratica dei processi decisionali nelle sedi internazionali come il G8 e il G20; ritiene che, oltre alle rispettive delegazioni esistenti per le relazioni con Russia, India, Cina e Sudafrica, potrebbe essere presa in considerazione anche una delegazione per le relazioni con il Brasile;

29.

è del parere che, al fine di assicurare un controllo democratico efficace dell'elaborazione delle politiche europee nei confronti dei BRICS e degli altri paesi emergenti, e al fine di promuovere un miglior dialogo interparlamentare con tali paesi, il personale corrispondente del Parlamento dovrebbe sviluppare competenze specifiche, in modo da possedere gli strumenti analitici adeguati e la capacità di controllo, e poter assistere i deputati nella promozione di un dialogo efficace; ritiene inoltre che sia opportuno istituire un sistema di scambi di personale tra il Parlamento e il SEAE onde potenziare al massimo le sinergie, il dialogo interistituzionale e la cooperazione e promuovere lo scambio di competenze;

30.

sottolinea che qualsiasi forma di approfondimento delle relazioni e di rafforzamento della cooperazione politica con i paesi BRICS a livello governativo dovrebbe accompagnarsi a un dialogo costante fra le organizzazioni della società civile; invita il SEAE e le delegazioni dell'UE, a tale riguardo, a istituire un quadro inteso ad agevolare e intensificare i contatti interpersonali e gli scambi culturali e accademici sulla base di programmi esistenti e ad hoc, onde migliorare la comprensione reciproca e mettere a punto azioni e iniziative comuni;

31.

insiste sulla necessità di intensificare il dialogo politico con i paesi BRICS in relazione al rispetto dei diritti umani e delle norme sociali e ambientali; ricorda, in proposito, che l'osservanza delle norme fondamentali del lavoro e dell'agenda del lavoro dignitoso dell'OIL è essenziale per conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio poiché, garantendo la stabilità socio-politica e migliorando i livelli di qualifica della forza lavoro di un paese, si ottiene un influsso positivo sulla sua economia;

32.

accoglie con favore la summenzionata comunicazione della Commissione relativa a 'Un bilancio per la strategia 2020', che formula una proposta per l'elaborazione degli strumenti e dei programmi finanziari nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020; sottolinea che il nuovo strumento di partenariato, volto a sostenere gli interessi politici ed economici dell'UE nel resto del mondo e comprendente attività non compatibili con l'APS, dovrebbe essere uno strumento di politica estera; ritiene che tale strumento di partenariato possa contribuire a rafforzare i legami politici, e con essi i legami economici, con determinati paesi, e si compiace che tra i suoi obiettivi sia compresa la promozione della convergenza normativa; ritiene inoltre che lo strumento di partenariato debba includere linee di finanziamento per la diplomazia pubblica, allo scopo di consolidare le relazioni dei singoli paesi con l'UE e promuovere l'autorità, il partenariato e la lealtà; è tuttavia del parere che occorra anche predisporre risorse aggiuntive a sostegno della democratizzazione, del consolidamento dello Stato di diritto, del miglioramento dell'istruzione e della riduzione delle disparità sociali; ritiene che la nuova concezione di strumenti e programmi finanziari debba conferire un'importanza particolare a linee di finanziamento ad hoc che sostengano le potenze emergenti e le potenziali potenze emergenti nel rafforzamento delle strutture democratiche e nello sviluppo del buon governo e dello Stato di diritto, delle organizzazioni della società civile, di validi sistemi di istruzione e dell'inclusione sociale progressiva; accoglie con favore la proposta della Commissione di includere il principio di condizionalità in tutti i programmi e gli strumenti dell'UE e ritiene che questa sia la chiave per esercitare una maggiore influenza nella promozione dei diritti umani, della democrazia e del buon governo come valori universali;

33.

invita i paesi BRICS ad assumere, nella politica di sviluppo internazionale, un ruolo che rifletta maggiormente la loro quota del PIL mondiale;

34.

esorta l'UE e gli Stati membri a sostenere le iniziative di cooperazione Sud-Sud e a partecipare a progetti di cooperazione triangolare nei quali siano coinvolti i paesi BRICS;

35.

ritiene fondamentale promuovere una maggiore cooperazione dell'UE con i paesi BRICS e le altre economie emergenti nel sistema di governance globale e nell'ambito delle organizzazioni internazionali; è del parere che l'Unione europea e gli Stati Uniti debbano avviare un dialogo strategico con i paesi BRICS sulle opzioni di riforma delle organizzazioni internazionali; ritiene che a livello dell'UE sia opportuno promuovere una riflessione sui modi per potenziare al massimo il ruolo, la voce e il diritto di voto dell'Unione europea nelle sedi internazionali e realizzare un coordinamento più razionale tra gli Stati membri dell'UE in tali sedi e, quindi, una posizione più coesa, ai fini di un dialogo positivo, del partenariato e della cooperazione con i paesi BRICS;

36.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente della Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Presidenza polacca del Consiglio dell'Unione europea, alla Commissione nonché al Dipartimento di Stato americano.


(1)  GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.

(2)  GU C 349 E del 22.12.2010, pag. 51.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2011)0121.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2011)0255.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2011)0364.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2011)0334.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/11


Giovedì 2 febbraio 2012
Una politica coerente nei confronti dei regimi contro cui l'UE applica misure restrittive

P7_TA(2012)0018

Raccomandazione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 destinata al Consiglio su una politica coerente nei confronti dei regimi contro cui l'UE applica misure restrittive, quando i loro dirigenti esercitano i propri interessi personali e commerciali entro i confini dell'UE (2011/2187(INI))

2013/C 239 E/02

Il Parlamento europeo,

vista la proposta di raccomandazione destinata al Consiglio presentata da Graham Watson, a nome del gruppo ALDE, concernente una politica coerente nei confronti dei regimi autoritari contro cui l'UE applica misure restrittive, quando esercitano i loro interessi personali e commerciali entro i confini dell'UE (B7-0235/2011),

vista la Carta delle Nazioni Unite e, in particolare, gli articoli 1 e 25 nonché gli articoli 39 e 41 del capitolo VII,

viste le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i protocolli opzionali,

visto il patto internazionale sui diritti civili e politici e i due protocolli opzionali,

vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Convenzione europea sui diritti dell'uomo),

vista la risoluzione 1674 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 28 aprile 2006, che riafferma le disposizioni del documento sull'esito del vertice mondiale riguardante la responsabilità di proteggere la popolazione dal genocidio, dai crimini di guerra, dall'epurazione etnica e dai crimini contro l'umanità,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

vista la strategia di sicurezza europea denominata "Un'Europa sicura in un mondo migliore", adottata dal Consiglio europeo il 12 dicembre 2003,

viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1267(1999) sulla situazione in Afganistan e n.1371(2001) sulla situazione nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia,

visti l'articolo 21, paragrafo 2, e gli articoli 22 e 36 del trattato sull'Unione europea (TUE),

visto l'articolo 215 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la decisione quadro 2003/577/GAI del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativa all'esecuzione nell'Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio (1),

visto il documento del Consiglio dal titolo "Istituzione di una formazione 'Sanzioni' del gruppo di lavoro dei consiglieri per le relazioni estere (RELEX/Sanzioni)"del 22 gennaio 2004 (5603/2004),

visto il documento del Consiglio dal titolo "Principi di base sul ricorso a misure restrittive (sanzioni)", del 7 giugno 2004 (10198/1/2004),

vista la sentenza della Corte di giustizia europea nel procedimento Yusuf e Al Barakaat International Foundation contro Consiglio e Commissione (Racc. 11-3533 (2005)),

vista la decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio, del 6 ottobre 2006, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca (2),

visto il documento del Consiglio dal titolo "Le migliori pratiche dell'UE per l'attuazione effettiva di misure restrittive" del 9 luglio 2007 (11679/2007),

visto il documento del Consiglio dal titolo "Attuazione della posizione comune 2001/931/PESC" del 21 luglio 2007 (10826/1/2007),

visto il documento del Consiglio dal titolo "Aggiornamento delle migliori pratiche dell'UE per l'attuazione effettiva di misure restrittive" del 24 aprile 2008 (08666/1/2008/),

vista la posizione comune 2009/67/PESC del Consiglio del 26 gennaio 2009, che aggiorna la posizione comune 2001/931/PESC relativa all'applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo e che abroga la posizione comune 2008/586/PESC (3),

visto il documento del Consiglio dal titolo "Orientamenti sull'attuazione e la valutazione delle misure restrittive (sanzioni) nel contesto della politica estera e di sicurezza comune dell'UE", rivisto da ultimo il 15 dicembre 2009 (17464/2009),

vista la sua risoluzione del 4 settembre 2008 sulla valutazione delle sanzioni dell'Unione europea in quanto parte delle azioni e delle politiche europee in materia di diritti umani (4),

vista la direttiva 2005/60/CE relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (5),

visti gli strumenti di politica estera di cui dispongono gli Stati Membri,

visto l'articolo 121, paragrafo 3, del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A7-0007/2012),

Osservazioni generali sull'approccio dell'UE nei confronti dei leader autoritari

A.

considerando che il nuovo articolo 21 del TUE, introdotto dall'articolo 1, paragrafo 24, del trattato di Lisbona, riconosce che l'azione dell'Unione si fonda su "democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale";

B.

considerando che è prevista l'applicazione di sanzioni nel perseguimento degli obiettivi della PESC quali esposti all'articolo 21 TUE, che includono la promozione della pace e della sicurezza internazionali, il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, lo Stato di diritto, il consolidamento della democrazia e il buon governo;

C.

considerando che, nel quadro della PESC, le sanzioni o le misure restrittive sono considerate provvedimenti coercitivi senza l'impiego della forza, come ad esempio l'embargo sulle armi, le sanzioni commerciali, le sanzioni finanziarie ed economiche, il congelamento dei beni, il divieto di volo, le restrizioni all'ammissione, le sanzioni diplomatiche, il boicottaggio di manifestazioni sportive e culturali e la sospensione della cooperazione con un paese terzo;

D.

considerando che l'applicazione di sanzioni e misure restrittive risulta efficace soltanto se iscritta in una coerente strategia globale dell'Unione europea e degli Stati membri in materia di diritti umani;

E.

considerando che le "sanzioni mirate" possono assumere la forma di sanzioni personali, misure economiche selettive e misure diplomatiche, quali il divieto di rilascio del visto, il congelamento dei beni, l'embargo all'esportazione di determinati prodotti, il divieto di volo, il divieto di effettuare investimenti o la limitazione dei contatti ufficiali;

F.

considerando che il mancato raggiungimento di un accordo tra Stati membri spesso conduce a un'applicazione incoerente delle misure restrittive che nuoce alla credibilità dell'UE e pregiudica l'efficacia delle misure in questione;

G.

considerando che l'Unione europea sovente ha applicato la sua politica sanzionatoria in modo incoerente, riservando un trattamento differenziato a paesi terzi che in realtà hanno una situazione simile in materia di diritti umani e di democrazia, esponendosi pertanto alla critica di adottare "due pesi e due misure";

H.

considerando che i progressi dell'informatica rendono sempre meno rilevanti le frontiere nazionali con l'effetto di ridurre, in un mondo globalizzato, la capacità di isolare un determinato paese o la sua classe dirigente;

I.

considerando che la maggior parte dei paesi soggetti a sanzioni sono anche quelli rimasti più isolati dall'ordinamento internazionale e le cui società trarrebbero il maggiore vantaggio da una più ampia esposizione internazionale ai fini del cambiamento; che in taluni casi le misure restrittive, specie nei confronti di determinati individui, possono tuttavia avere effetti dissuasivi e psicologici;

J.

considerando che le decisioni dell'Unione europea in materia di sanzioni dovrebbero essere adottate soltanto previa valutazione esaustiva della modalità più efficace per ottenere un cambiamento democratico nel paese; che ciascuna decisione dovrebbe essere corredata di una corrispondente motivazione;

K.

considerando che l'Unione europea, per numerosi leader autoritari e per le persone ad essi collegate, esercita una forza di attrazione per gli investimenti, la proprietà immobiliare e i servizi bancari e sanitari e rappresenta un'area in cui possono spostarsi liberamente e spendere liberamente la loro ricchezza, spesso acquisita in maniera discutibile;

L.

considerando che la possibilità di trasformare il potere in capitale personale, spesso anche tramite l'appropriazione indebita di beni dello Stato o il controllo personale degli stessi, rappresenta un incentivo per i leader autoritari a usurpare e mantenere il potere e potenzia la loro capacità di farlo; che occorre studiare più approfonditamente le modalità per ridurre il rapporto tra gli aiuti esteri allo sviluppo o per altre finalità e l'arricchimento di leader autoritari e della loro cerchia più ristretta;

M.

considerando che, in assenza di un'azione concertata, è difficile ottenere informazioni precise sui beni che i leader autoritari detengono nell'UE e che l'Unione deve perseverare nel tentativo di ottenerle;

N.

considerando che i leader cui vengono imposte le sanzioni saranno effettivamente colpiti se subiranno personalmente pressioni sotto forma di limitazioni alla loro capacità di trasferire e investire i loro beni finanziari nonché di accedervi e alla possibilità di spostarsi nonché di accedere a determinati beni e servizi o alla rappresentanza diplomatica;

O.

considerando che la molteplicità degli attori internazionali e regionali rende necessario il dialogo nonché meccanismi di consultazione formali e informali tra di essi;

P.

considerando che un aspetto essenziale di una politica efficace nei confronti dei regimi autoritari deve consistere nel trovare un equilibrio tra una diplomazia coercitiva, comprensiva di misure restrittive e caratterizzata da una chiara comunicazione, e opzioni costruttive che non implichino il ricorso alla forza, optando, nell'attivazione degli strumenti di politica estera dell'Unione e degli Stati membri, per un dialogo critico e progressivo anziché per l'isolamento;

Q.

considerando che la procedura di revisione, in virtù della quale è possibile inasprire, attenuare o revocare le sanzioni in risposta a un cambiamento di condotta dei leader cui sono destinate, è di fondamentale importanza per l'efficacia delle misure restrittive e deve pertanto essere svolta in maniera rigorosa e strategica;

R.

considerando che tutte le misure restrittive devono rispettare i diritti umani, il diritto umanitario internazionale, il diritto a un giusto processo, il principio di proporzionalità e il diritto a strumenti efficaci di ricorso e non debbono in alcun modo penalizzare le fasce più vulnerabili della popolazione nei paesi oggetto di sanzioni;

1.

rivolge al Consiglio le seguenti raccomandazioni:

Elaborare definizioni più chiare

a)

redigere criteri chiari concernenti i casi in cui devono essere applicate le misure restrittive, gli obiettivi che esse perseguono, la forma delle sanzioni da applicare, le linee guida riguardo al loro riesame periodico e la procedura di revisione da seguire in consultazione con il Parlamento europeo; fissare i criteri in modo tale da rafforzare la coerenza e la credibilità delle sanzioni dell'Unione europea, pur lasciando un grado di flessibilità a livello operativo sufficiente a consentire all'Unione di avvalersi dello strumento sanzionatorio come un mezzo efficace nell'ambito della sua azione esterna;

b)

definire in modo chiaro ed esplicito i destinatari delle sanzioni in caso di collasso degli Stati o di attori non statali, nella chiara consapevolezza che le strutture sono spesso oscure;

c)

inserire le sanzioni in un contesto politico generale fissando gli obiettivi a breve e a lungo termine ai fini di un processo sostenibile di democratizzazione;

d)

riconoscere che le sanzioni non sono fine a se stesse e accompagnare la loro applicazione con parametri di riferimento chiari e fattibili per la loro revoca;

e)

sostenere sistematicamente le attività della Corte penale internazionale garantendo che le sue procedure e sentenze siano tenute in debita considerazione nella politica sanzionatoria dell'UE;

f)

esortare gli Stati membri dell'Unione europea ad applicare il principio della giurisdizione universale nel far fronte all'impunità e ai crimini contro l'umanità, allo scopo di migliorare il sistema della giustizia penale internazionale;

Costruire una politica efficiente in materia di sanzioni

g)

impegnarsi a massimizzare la collaborazione e le sinergie tra i 27 Stati membri dell'UE, esortandoli a esprimersi con una voce univoca e coerente sulla condanna dei regimi autoritari mediante un unico approccio integrato dell'UE;

h)

riconoscere che, se non sono coordinate a livello internazionale, le sanzioni possono rivelarsi inefficaci e controproducenti per il conseguimento delle loro finalità dichiarate, compromettere la trasparenza, la credibilità e la coerenza della politica sanzionatoria europea, rafforzare il regime cui sono destinate o ridurre la credibilità e il margine negoziale relativo dell'UE e degli Stati membri con il paese in questione; garantire un migliore coordinamento e un migliore scambio di informazioni tra gli Stati membri attraverso procedure chiare;

i)

attuare i regimi di sanzioni esistenti con rigore e coerenza, evitando di applicare due pesi e due misure e includendo nel loro ambito di applicazione i casi di violazione delle libertà fondamentali, in particolare la libertà di culto e di espressione; garantire che anche i paesi aderenti allo Spazio economico europeo e i paesi candidati all'adesione all'Unione europea applichino le misure restrittive e condividano con l'Unione le informazioni pertinenti;

j)

garantire che le sanzioni o le misure restrittive siano mirate e commensurate agli obiettivi perseguiti, destinate soltanto alle élite responsabili dei regimi repressivi o criminali e agli attori non statali responsabili del collasso del paese, limitandone al massimo le incidenze negative sulla popolazione civile, segnatamente sulle fasce più vulnerabili;

k)

garantire che gli aiuti esteri per lo sviluppo o per altre finalità non finiscano per diventare un incentivo all'arricchimento dei leader autoritari e della loro cerchia più ristretta;

l)

garantire, ove possibile, che qualsiasi politica sanzionatoria sia accompagnata dal sostegno alla società civile del paese interessato; migliorare la qualità e la trasparenza della fase di rendicontazione, in modo da rendere possibile una precisa quantificazione degli aiuti erogati e una accurata valutazione del loro reale contributo al soddisfacimento dei bisogni della società civile;

m)

garantire che non si applichino due pesi e due misure al momento di decidere riguardo a misure restrittive o sanzioni e che queste siano applicate a prescindere dagli interessi politici, economici e di sicurezza;

n)

garantire che le misure restrittive che limitano l'attività di mercato delle imprese europee nei paesi sanzionati non vadano a vantaggio dei concorrenti di paesi terzi;

o)

assicurare che i capi delle missioni e delle delegazioni dell'UE e degli Stati membri siano strettamente coinvolti nel processo di elaborazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle misure restrittive e delle loro conseguenze in loco contribuendo all'elaborazione di valutazioni d'impatto, rendendo pertanto essenziale la presenza dell'Unione europea sul posto; assicurare la puntuale trasmissione delle informazioni pertinenti al Parlamento europeo;

p)

garantire che, nei paesi in cui vengono imposte misure restrittive, i principali attori che difendono la democrazia e i diritti umani siano strettamente coinvolti nel processo di elaborazione, attuazione e valutazione di tali misure;

q)

incaricare le strutture esistenti in seno al SEAE e alla Commissione di svolgere un'approfondita analisi della situazione della struttura economica e societaria del paese in questione, prima e dopo l'adozione di sanzioni, esaminando di conseguenza gli effetti diretti e indiretti di tutte le misure specifiche negli ambiti politici e socioeconomici della società in questione e tenendo conto dell'impatto sulle élite economiche, i gruppi della società civile, l'opposizione politica e persino sugli elementi orientati alle riforme all'interno del governo;

r)

far sì che la formazione RELEX/Sanzioni adempia al suo mandato di svolgere ricerche sull'adozione delle sanzioni, valutare le sanzioni esistenti e sviluppare migliori pratiche per quanto concerne l'applicazione e l'attuazione delle misure restrittive e riferisca periodicamente al Consiglio e al Parlamento europeo in merito ai risultati ottenuti;

s)

incaricare i servizi giuridici e gli altri servizi competenti dell'UE di fornire consulenza al Consiglio sulle misure precauzionali necessarie a prevenire l'elusione delle sanzioni da parte delle persone iscritte nell'elenco;

t)

incaricare il SEAE e la Commissione di adottare un approccio più integrato che preveda la condivisione delle esperienze e conoscenze nell'elaborazione, l'attuazione e la revisione delle sanzioni;

u)

invitare il Consiglio e la Commissione ad assegnare tempo e risorse sufficienti, impiegando esperti nazionali competenti e personale specializzato in diritti umani per le analisi che precedono la progettazione di sanzioni e per la valutazione dell'efficacia delle sanzioni;

v)

invitare la Commissione e gli Stati membri a coordinare l'attuazione degli embarghi sulle armi, che rientrano nell'ambito di competenza degli Stati membri;

w)

invitare la Commissione e gli Stati membri a riferire annualmente in merito all'attuazione degli sforzi in materia di sanzioni e alla loro efficacia;

x)

esortare la Francia, il Regno Unito e ogni altro Stato membro dell'UE tra i membri non permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adoperarsi per garantire che le risoluzioni del Consiglio di sicurezza siano applicate rigorosamente e integralmente;

y)

prendere in considerazione, se del caso, l'attivazione di clausole sugli "elementi essenziali" nel commercio bilaterale che consentano all'UE di imporre sanzioni per la violazione dei diritti umani e dei principi democratici e di impegnarsi in una politica estera europea coerente, al fine di sostenere misure contro i regimi autoritari;

Impegnarsi a favore di una politica coerente entro i confini dell'UE

z)

far sì che gli Stati membri dell'UE si impegnino a dichiarare i casi in cui i le persone iscritte nell'elenco delle sanzioni detengono beni materiali e finanziari entro i loro confini, nonché il valore approssimativo e l'ubicazione di tali beni; invitare gli Stati membri dell'UE a collaborare allo scambio di informazioni pertinenti, ad esempio attraverso gli uffici per il recupero dei beni nonché la rete interagenzie Camden per il recupero dei beni (CARIN); promuovere la cooperazione tra gli Stati membri dell'UE nell'identificazione e nella confisca di tali beni;

aa)

far sì che gli Stati membri dell'UE si impegnino ad assicurare la rigorosa applicazione delle sanzioni finanziarie o delle misure restrittive mirate quali:

l'estensione della direttiva 2005/60/CE relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo per applicarla in modo vincolante a tutti i tentativi di aprire conti o depositi di denaro da parte di dittatori sanzionati e di persone fisiche o giuridiche o entità ad essi collegate, in quanto questi soldi sono proventi di attività criminose, furti e appropriazioni indebite, e la valutazione di altri potenziali meccanismi di prevenzione volti a frenare l'afflusso in istituzioni finanziarie dell'UE di fondi statali o beni detenuti indebitamente;

il rifiuto di prestiti, l'inasprimento delle misure preposte al rimborso dei prestiti e il congelamento dei depositi, al fine di garantire che, nella pratica, le misure impediscano alle persone e alle entità designate ogni accesso a qualsiasi servizio finanziario all'interno della giurisdizione dell'UE;

ab)

assicurare che le misure restrittive economiche e finanziarie, comprese le sanzioni finanziarie mirate, siano applicate da tutte le persone ed entità operanti all'interno dell'Unione, compresi i cittadini di paesi terzi, come pure da cittadini o entità economiche dell'Unione operanti al di fuori dei confini dell'Unione stessa ma registrati o stabiliti ai sensi della legislazione di uno Stato membro dell'Unione;

ac)

garantire che ai leader sanzionati nonché alle persone ed entità fisiche e giuridiche a essi chiaramente collegate sia strettamente vietato il possesso di beni e proprietà all'interno dell'UE;

ad)

far sì che gli Stati membri dell'UE si impegnino a impedire a scuole e università, "think tank" e altre istituzioni accademiche di accettare finanziamenti, sovvenzioni o donazioni provenienti da leader sanzionati e da persone fisiche e giuridiche a essi collegate e a prevedere la trasparenza in relazione ai loro finanziamenti privati;

ae)

invitare gli Stati membri dell'UE a vietare alle associazioni sportive (comprese le squadre di calcio) e alle organizzazioni di beneficenza di accettare finanziamenti, sovvenzioni o donazioni provenienti da leader sanzionati e da persone fisiche e giuridiche a essi collegate;

af)

far sì che l'UE e gli Stati membri si impegnino a rispettare rigorosamente i divieti di viaggio che proibiscono ai leader sanzionati di spostarsi all'interno dell'UE per motivi diversi da quelli umanitari;

ag)

esortare gli Stati membri dell'UE ad indagare attivamente e, se del caso, perseguire le persone fisiche o giuridiche che in Europa hanno assistito i leader sanzionati e le persone a essi collegate nell'eludere o evitare le sanzioni imposte legalmente contro di loro;

Raggio d'azione ("outreach")

ah)

far sì che l'UE si impegni a creare un sostegno e coalizioni internazionali a favore delle politiche da essa perseguite, in particolare con gli attori influenti della regione in questione e le organizzazioni internazionali, e associare pienamente il Parlamento europeo in tale processo;

ai)

esortare l'UE a potenziare la legittimità e a creare un ampio sostegno pubblico e politico a favore delle sue politiche, comprese le misure restrittive e le sanzioni a livello di UE e internazionale, in particolare nei paesi dei regimi sanzionati, e ad associare pienamente il Parlamento europeo in tale processo;

aj)

sollecitare l'Unione europea a cooperare, ove il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non abbia applicato sanzioni o misure restrittive, con gli Stati che stanno applicando sanzioni, per condividere le informazioni e coordinare le misure al fine di garantire il maggior impatto possibile a livello internazionale e massimizzare l'efficacia dell'applicazione di sanzioni comunitarie;

ak)

invitare il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante, i capi delle missioni e il SEAE a comunicare in modo esplicito ai leader sanzionati quali provvedimenti sono tenuti ad adottare, fissando obiettivi precisi e raggiungibili al fine di incentivare cambiamenti positivi e offrendo l'adeguata assistenza tecnica;

al)

invitare gli Stati membri a condividere le informazioni sulle persone iscritte nell'elenco, nei limiti previsti dalla legge, con gli altri Stati, gli organismi competenti dell'UE e le organizzazioni internazionali;

am)

invitare gli Stati membri a garantire un livello ragionevole di accesso pubblico alle informazioni relative alle misure restrittive applicate a livello nazionale;

an)

far sì che il Consiglio si impegni a consultare pienamente il Parlamento europeo nel processo di revisione delle sanzioni e si avvalga del contributo del Parlamento negli orientamenti politici e nella definizione di una politica dell'UE più ampia in materia di sanzioni;

ao)

tenere presente che la diplomazia coercitiva deve essere accompagnata anche da misure positive, quali aiuti allo sviluppo, cooperazione economica sostenibile e sostegno a favore della società civile;

ap)

accompagnare le sanzioni e la relativa valutazione con misure fondate sulla cooperazione e sul dialogo con le organizzazioni della società civile e i popoli dei paesi in questione, allo scopo di sviluppare o rafforzare una cultura del rispetto della democrazia e dei diritti umani nel paese interessato;

aq)

adoperarsi per mobilitare i fondi congelati e confiscati al fine di rimpatriarli al più presto nei rispettivi paesi a beneficio della popolazione;

*

* *

2.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio e, per conoscenza, alla Commissione e al SEAE.


(1)  GU L 196 del 2.8.2003, pag. 45.

(2)  GU L 328 del 24.11.2006, pag. 59.

(3)  GU L 23 del 27.1.2009, pag. 37.

(4)  GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 49.

(5)  GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/18


Giovedì 2 febbraio 2012
Trasferimenti transfrontalieri di sedi di società

P7_TA(2012)0019

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione su una 14a direttiva di diritto societario in materia di trasferimenti transfrontalieri di sedi di società (2011/2046(INI))

2013/C 239 E/03

Il Parlamento europeo,

visto l’articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visti gli articoli 50 e 54 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la comunicazione della Commissione del 21 maggio 2003, intitolata "Modernizzare il diritto delle società e rafforzare il governo societario nell'Unione europea – Un piano per progredire" (COM(2003)0284),

vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

vista la comunicazione della Commissione, del 27 ottobre 2010, dal titolo "Verso un atto per il mercato unico – Per un'economia sociale di mercato altamente competitiva – 50 proposte per lavorare, intraprendere e commerciare insieme in modo più adeguato" (COM(2010)0608),

vista la comunicazione della Commissione del 13 aprile 2011 intitolata "L'Atto per il mercato unico – Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia – Insieme per una nuova crescita" (COM(2011)0206),

visto il regolamento (CE) n. 2157/2001 del Consiglio dell'8 ottobre 2001 relativo allo statuto della Società europea (SE) (1),

vista la direttiva 2001/86/CE del Consiglio dell’8 ottobre 2001 che completa lo statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori (2),

vista la direttiva 2005/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 ottobre 2005 relativa alle fusioni transfrontaliere delle società di capitali (3),

viste le sentenze della Corte di giustizia nelle cause Daily Mail  (4), Centros  (5), Überseering  (6), Inspire Art  (7), SEVIC Systems  (8), Cadbury Schweppes  (9), e Cartesio  (10),

vista la sua risoluzione del 4 luglio 2006 sui recenti sviluppi e le prospettive in materia di diritto societario (11),

vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2007 sulla società privata europea e sulla quattordicesima direttiva in materia di diritto societario a proposito del trasferimento della sede societaria (12),

vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'applicazione della direttiva 2002/14/CE che stabilisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (13),

vista la sua risoluzione del 10 marzo 2009 recante raccomandazioni alla Commissione sul trasferimento transfrontaliero della sede legale di una società (14),

vista la sua risoluzione del 23 novembre 2010 sugli aspetti relativi al diritto civile, al diritto commerciale, al diritto di famiglia e al diritto internazionale privato del Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma (15),

visti gli articoli 42 e 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0008/2012),

A.

considerando che gli articoli 49 e 54 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea garantiscono la libertà di stabilimento per tutte le società; considerando che la migrazione transfrontaliera di società è uno degli elementi fondamentali per il completamento del mercato interno; considerando che occorre rilevare la mancanza di uniformità della legislazione in materia di trasferimento e delle procedure concernenti il trasferimento della sede, societaria o reale, di una società o impresa di diritto nazionale esistente, da uno Stato membro a un altro Stato membro, in seno al mercato unico, e i rischi connessi per l'occupazione nonché le difficoltà amministrative, i costi generati, le implicazioni sociali e l'assenza di certezza giuridica;

B.

considerando che la maggior parte dei partecipanti alla consultazione pubblica chiusasi il 15 aprile 2004 si sono detti a favore dell’approvazione di una direttiva di diritto societario relativa ai trasferimenti transfrontalieri di sedi societarie;

C.

considerando che, stante la disparità degli obblighi imposti negli Stati membri per i trasferimenti societari, la sentenza della Corte di giustizia nella causa Cartesio conferma la necessità di una disciplina armonizzata dei trasferimenti transfrontalieri di sedi di società;

D.

considerando che nella sentenza Cartesio la Corte di giustizia non ha fornito i necessari chiarimenti in merito al trasferimento di sede di una società, contrariamente alle aspettative formulate dalla Commissione nella sua valutazione d'impatto del 2007 (16);

E.

considerando che spetta al legislatore e non alla Corte di giustizia stabilire, sulla base del trattato, le misure pertinenti per realizzare la libertà di trasferimento della sede sociale;

F.

considerando che, come risultato della dichiarazione della Commissione contenuta nella valutazione d'impatto 2007, secondo cui l'opzione della "non azione" sembra più proporzionata in quanto non è necessaria alcuna ulteriore azione da parte dell'Unione europea (17), la mobilità aziendale comporta ancora elevati oneri amministrativi nonché costi sociali e fiscali;

G.

considerando che la valutazione d'impatto della Commissione del 2007 non tratta le conseguenze per le politiche sociali e occupazionali, ad eccezione della partecipazione dei lavoratori;

H.

considerando che occorre impedire il ricorso indebito a sedi costituite unicamente da una casella postale (post box offices) e a società fantasma (shell companies), finalizzate ad aggirare gli obblighi giuridici, sociali e fiscali;

I.

considerando che il trasferimento transfrontaliero di una sede sociale dovrebbe essere neutro a livello fiscale;

J.

considerando che il trasferimento della sede dovrebbe mantenere la continuità della personalità giuridica della società o impresa interessata, al fine di garantirne il buon funzionamento;

K.

considerando che il trasferimento non dovrebbe incidere sui diritti dei portatori di interesse (azionisti di minoranza, dipendenti e creditori) acquisiti prima del trasferimento stesso;

L.

considerando che la procedura di trasferimento dovrebbe essere disciplinata da regole rigide che garantiscano ai portatori di interesse trasparenza e informazione prima del trasferimento,

M.

considerando che i diritti di coinvolgimento dei dipendenti rivestono grande importanza al momento del trasferimento della sede di una società;

N.

considerando la necessità di assicurare la coerenza delle procedure di coinvolgimento dei dipendenti previste dalle varie disposizioni delle direttive in materia di diritto societario;

1.

chiede alla Commissione di presentare rapidamente, sulla base dell’articolo 50, paragrafo 1 e paragrafo 2, lettera g), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, una proposta relativa ad una direttiva sul trasferimento transfrontaliero delle sedi societarie, seguendo le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato;

2.

constata che tali raccomandazioni rispettano i diritti fondamentali e il principio di sussidiarietà;

3.

ritiene che la proposta richiesta non presenti incidenza finanziarie;

4.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.


(1)  GU L 294 del 10.11.2001, pag. 1.

(2)  GU L 294 del 10.11.2001, pag. 22.

(3)  GU L 310 del 25.11.2005, pag. 1.

(4)  Causa 81/87, Daily Mail (Raccolta 1988, pag. 5483).

(5)  Causa C-212/97, Centros (Raccolta 1999, pag. I-1459).

(6)  Causa C-208/00, Überseering (Raccolta 2002, pag. I-9919).

(7)  Causa C-167/01, Inspire Art (Raccolta 2003, pag. I-10155).

(8)  Causa C-411/03, SEVIC Systems (Raccolta 2005, pag. I-10805).

(9)  Causa C-196/04, Cadbury Schweppes (Raccolta 2006, pag. I-7995).

(10)  Causa C-210/06, Cartesio (Raccolta 2008, pag. I-9641).

(11)  GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 114.

(12)  GU C 263 E del 16.10.2008, pag. 671.

(13)  GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 11.

(14)  GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 5.

(15)  Testi approvati, P7_TA(2010)0426.

(16)  Documento di lavoro dei servizi della Commissione: valutazione dell'impatto della direttiva sul trasferimento transfrontaliero di sedi di società, SEC (2007)1707, punto 3.5.2, pagg 24-25.

(17)  Documento di lavoro dei servizi della Commissione: sulla valutazione dell'impatto della direttiva sul trasferimento transfrontaliero di sedi di società, SEC (2007)1707, punto 6.2.4, pag 39.


Giovedì 2 febbraio 2012
ALLEGATO

RACCOMANDAZIONI PARTICOLAREGGIATE IN ORDINE AL CONTENUTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Raccomandazione 1 (Ambito di applicazione della direttiva da adottare)

La direttiva dovrebbe applicarsi alle società di capitali ai sensi dell'articolo 2, punto 1, della direttiva 2005/56/CE.

Il suo ambito di applicazione dovrebbe prevedere una soluzione adeguata alla questione della separazione tra la sede sociale e la sede amministrativa di una società.

Raccomandazione 2 (Effetti del trasferimento transfrontaliero)

La direttiva dovrebbe permettere alle società di esercitare il loro diritto di stabilimento, migrando in uno Stato membro ospitante, senza perdere la personalità giuridica e senza necessità di sciogliersi, attraverso la trasformazione in una società disciplinata dalla legislazione dello Stato membro ospitante.

Il trasferimento non dovrebbe eludere gli obblighi giuridici, sociali e fiscali.

Il trasferimento dovrebbe prendere effetto dalla data di registrazione nello Stato membro ospitante. A decorrere da tale data, la società dovrebbe essere soggetta alla legislazione di detto Stato.

Il trasferimento non dovrebbe incidere sui rapporti giuridici della società con i soggetti terzi.

Il trasferimento dovrebbe essere neutro a livello fiscale, come previsto dalla direttiva 90/434/CEE (1).

Raccomandazione 3 (Regole volte ad assicurare la trasparenza e l'informazione prima della decisione di trasferimento)

La direzione o il consiglio di amministrazione di una società che progetta un trasferimento dovrebbero essere tenuti a redigere una relazione e un piano di trasferimento. Prima che la direzione decida in merito alla relazione e al piano di trasferimento, i rappresentanti dei dipendenti oppure, in mancanza di rappresentanti, i dipendenti stessi dovrebbero essere informati e consultati sul progetto di trasferimento secondo le modalità di cui all’articolo 4 della direttiva 2002/14/CE (2).

La relazione dovrebbe essere sottoposta agli azionisti e ai rappresentanti dei dipendenti oppure, in mancanza di rappresentanti, ai dipendenti stessi.

La relazione dovrebbe descrivere gli aspetti economici, legali e sociali del trasferimento, fornirne le motivazioni e illustrarne le conseguenze per gli azionisti, i creditori e i dipendenti, i quali hanno la possibilità di esaminare la relazione per un periodo minimo di un mese e massimo di tre mesi prima della data dell'assemblea degli azionisti in cui il trasferimento sarà sottoposto ad approvazione.

Il piano d'azione dovrebbe contenere i seguenti elementi:

a)

la forma giuridica, la denominazione e la sede legale della società nello Stato membro d'origine;

b)

la forma giuridica, la denominazione e la sede legale della società nello Stato membro ospitante;

c)

l'atto costitutivo e lo statuto previsto per la società nello Stato membro ospitante;

d)

il calendario previsto per il trasferimento;

e)

la data a partire dalla quale le operazioni della società che intende trasferire la propria sede saranno trattate ai fini contabili come situate nello Stato membro ospitante;

f)

informazioni dettagliate sul trasferimento dell'amministrazione centrale o della sede principale di attività;

g)

i diritti garantiti agli azionisti, ai dipendenti e ai creditori della società o i provvedimenti al riguardo proposti e l'indirizzo al quale tutte le pertinenti informazioni potranno essere ottenute gratuitamente;

h)

se la società è gestita sulla base della partecipazione dei dipendenti e se la legislazione nazionale dello Stato membro ospitante non impone un regime di questo tipo, le informazioni sulle procedure con cui sono determinate le modalità di partecipazione dei dipendenti.

La relazione e il piano di trasferimento dovrebbero essere sottoposti all’esame degli azionisti e dei rappresentanti dei dipendenti della società con un congruo anticipo rispetto alla data dell'assemblea generale degli azionisti della società stessa.

Il piano di trasferimento dovrebbe essere pubblicato in conformità delle disposizioni della direttiva 2009/101/CE (3).

Raccomandazione 4 (Delibera dell’assemblea degli azionisti)

L'assemblea generale degli azionisti dovrebbe approvare la proposta di trasferimento nelle forme stabilite e con la maggioranza richiesta per modificare l'atto costitutivo e lo statuto ai sensi della legislazione applicabile alla società nello Stato membro d'origine.

Se la società è gestita sulla base della partecipazione dei dipendenti, l'assemblea degli azionisti può subordinare il perfezionamento del trasferimento alla sua approvazione esplicita delle modalità di partecipazione dei dipendenti.

Gli Stati membri dovrebbero poter adottare disposizioni volte ad assicurare una protezione adeguata degli azionisti di minoranza che si oppongono al trasferimento, ad esempio il diritto di recedere dalla società, conformemente alla legislazione applicabile nello Stato membro d'origine della medesima.

Raccomandazione 5 (Verifica della legittimità del trasferimento)

Lo Stato membro d'origine dovrebbe verificare la legittimità della procedura di trasferimento in base alla propria legislazione.

L'autorità competente designata dallo Stato membro d'origine dovrebbe rilasciare un certificato che attesti che tutti gli atti e le formalità richiesti sono stati espletati prima del trasferimento.

Il certificato, una copia dell'atto costitutivo e dello statuto previsti per la società nello Stato membro ospitante e una copia della proposta di trasferimento dovrebbero essere presentati entro un congruo termine all'ente competente per la registrazione nello Stato membro ospitante. Tali documenti dovrebbero essere sufficienti ad abilitare la società a essere registrata nello Stato membro ospitante. L'autorità competente per la registrazione nello Stato membro ospitante verifica che siano soddisfatte le condizioni formali e sostanziali del trasferimento, compresi gli obblighi previsti dallo Stato membro ospitante per la costituzione di una società di questo tipo.

L'autorità competente dello Stato membro ospitante dovrebbe notificare immediatamente la registrazione all’autorità omologa dello Stato membro d'origine. L'autorità dello Stato membro d'origine dovrebbe quindi procedere alla cancellazione della società dal registro.

Per proteggere i soggetti terzi, la registrazione nello Stato membro ospitante e la cancellazione dal registro dello Stato membro d'origine dovrebbero essere adeguatamente resi pubblici.

Raccomandazione 6 (Misure di tutela)

Alle società nei cui confronti sono in corso procedimenti di scioglimento, liquidazione, insolvenza o cessazione dei pagamenti o altri procedimenti analoghi non dovrebbe essere consentito di effettuare un trasferimento transfrontaliero della sede.

Ai fini dei procedimenti giudiziari o amministrativi in corso avviati prima del trasferimento della sede legale, la società dovrebbe essere considerata come avente la propria sede legale nello Stato membro d'origine. I creditori esistenti dovrebbero avere diritto a un deposito cauzionale.

Raccomandazione 7 (Diritti dei dipendenti)

Occorre preservare i diritti di partecipazione dei dipendenti durante il trasferimento. In principio i tali diritti dovrebbero essere disciplinati dalla legislazione dello Stato membro ospitante.

Tuttavia, la legislazione dello Stato membro ospitante non dovrebbe applicarsi:

a)

se non prevede almeno lo stesso livello di partecipazione di quello vigente nello Stato membro d'origine; oppure

b)

se non conferisce ai dipendenti degli stabilimenti della società situati in altri Stati membri lo stesso diritto di esercitare i diritti di partecipazione di cui godevano prima del trasferimento.

Inoltre, le disposizioni legislative in materia di diritti dei lavoratori dovrebbero essere in linea con l'acquis.


(1)  Direttiva 90/434/CEE del Consiglio, del 23 luglio 1990, relativa al regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati Membri diversi (GU L 225 del 20.8.1990, pag. 1).

(2)  Direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2002 che stabilisce un quadro generale relativo all'informazione e la consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (GU L 80, del 23.3.2002, p. 29).

(3)  Direttiva 2009/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società a mente dell’articolo 48, secondo comma, del trattato per proteggere gli interessi dei soci e dei terzi (GU L 258 dell'1.10.2009, pag. 11).


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/23


Giovedì 2 febbraio 2012
Controllo di bilancio degli aiuti umanitari dell'UE

P7_TA(2012)0020

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul controllo di bilancio degli aiuti umanitari dell'UE gestiti da ECHO (2011/2073(INI))

2013/C 239 E/04

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 214 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) dedicato all'aiuto umanitario,

visto il regolamento finanziario (1) e le relative modalità di applicazione (2),

visto il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio del 20 giugno 1996 relativo all'aiuto umanitario (3),

viste le sue precedenti risoluzioni del 27 settembre 2011 su "Potenziare la reazione europea alle catastrofi: il ruolo della protezione civile e dell'assistenza umanitaria" (4), del 19 gennaio 2011 sulla situazione ad Haiti un anno dopo il terremoto: aiuto umanitario e ricostruzione (5), del 10 febbraio 2010 sul recente terremoto a Haiti (6), del 29 novembre 2007 sulla proclamazione di un consenso europeo in materia di aiuto umanitario e del 18 gennaio 2011 sull'attuazione del consenso europeo sull'aiuto umanitario: bilancio di metà percorso del suo piano d'azione e prospettive future (7),

viste le sue risoluzioni del 5 maggio 2010 sul discarico relativo all'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008 (8) e del 10 maggio 2011 sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2009 (9),

viste le relazioni annuali della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2008 (10) e per l'esercizio finanziario 2009 (11), corredate delle risposte delle istituzioni,

viste le relazioni speciali della Corte dei conti europea n. 3/2006 concernente "l'aiuto umanitario della Commissione europea in risposta allo tsunami", n. 6/2008 concernente "le azioni di risanamento finanziate dalla Commissione europea a seguito dello tsunami e dell'uragano Mitch", n. 15/2009 concernente "l'assistenza comunitaria attuata tramite le organizzazioni delle Nazioni Unite: processo decisionale e monitoraggio" e n. 3/2011 concernente "l’efficacia e l’efficienza dei contributi dell’UE erogati attraverso gli organismi delle Nazioni Unite nei paesi teatro di conflitti",

viste le relazioni annuali e le relazioni annuali di attività per gli esercizi finanziari 2009 e 2010 della Direzione generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile (DG ECHO) e i rispettivi allegati,

visti la relazione annuale sulla politica degli aiuti umanitari e la sua attuazione nel 2009 (COM(2010)0138) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna (SEC(2011)0398),

visti la relazione annuale sulle politiche di aiuto umanitario e protezione civile dell'Unione europea e sulla loro attuazione nel 2010 (COM(2011)0343) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna (SEC(2011)0709),

visto l'accordo quadro finanziario e amministrativo (AQFA) stipulato tra la Commissione europea e le Nazioni Unite,

vista la convenzione quadro di partenariato tra la Commissione e le organizzazioni umanitarie (CQP),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0444/2011),

A.

considerando che il numero, la frequenza, la portata e la gravità delle catastrofi umanitarie sono aumentati drasticamente, interessando parti del mondo sempre più numerose;

B.

considerando che il ruolo di leader mondiale dell'UE quale operatore umanitario e l'aumento del numero e della frequenza degli interventi effettuati all'interno e all'esterno dell'Unione, unitamente ai vincoli di bilancio, evidenziano l'importanza di una buona gestione finanziaria fondata sui principi di economia, efficienza ed efficacia;

C.

considerando che le immani catastrofi a Haiti e in Pakistan hanno dimostrato ancora una volta che gli strumenti di cui l'UE dispone per far fronte ai disastri vanno migliorati in termini di efficacia, velocità e coordinamento;

Efficienza ed efficacia del sistema di controllo, monitoraggio e supervisione dell'ECHO

1.

nota la determinazione della DG ECHO e le misure attuate al fine di migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'aiuto umanitario dell'UE;

2.

ricorda che, secondo il parere della Corte dei conti europea espresso nelle sue relazioni annuali, i sistemi generali di controllo, monitoraggio e supervisione ex ante, le attività di audit ex post e le funzioni di audit interno della DG ECHO sono nel complesso efficaci; sottolinea, tuttavia, che per ognuno di questi ambiti sussistono margini di miglioramento;

I partner della convenzione quadro di partenariato (CQP): le ONG

3.

osserva che le relazioni tra l'ECHO e le ONG partner sono disciplinate dalla CQP, mentre il metodo utilizzato per l'esecuzione del bilancio è frutto di una gestione centralizzata diretta;

4.

plaude alla maggiore flessibilità ed efficienza conferite dalla CQP 2008 rispetto alla CQP 2005, che includono un approccio maggiormente orientato ai risultati, l'introduzione dei meccanismi di controllo di tipo A e P, una maggiore semplificazione e minore ambiguità, ottenute grazie all'elaborazione di linee guida; chiede alla Commissione di continuare ad affinare le misure che garantiranno una cooperazione più efficiente con i partner della CQP nella CQP post-2012; sottolinea l'importanza di una cooperazione più efficiente e di una riduzione degli oneri amministrativi eccessivi per i partner della CQP, rispettando l'esigenza di un elevato livello di responsabilità e trasparenza;

5.

chiede alla Commissione di migliorare i metodi e le pratiche di valutazione volti a stabilire l'idoneità o meno di un potenziale partner ai fini della CQP; ricorda che le esperienze acquisite prima della firma della CQP 2008 indicano che la valutazione iniziale favorevole nei confronti dei partner, eseguita secondo il meccanismo di controllo P e basata sull'affidabilità dei loro sistemi di controllo interno e sulla solidità finanziaria, era troppo ottimistica; osserva che, dopo la concessione di tale status sulla base di una valutazione iniziale, i partner soggetti al meccanismo di controllo P vengono sottoposti a revisione contabile dei loro sistemi di controllo interno con minore frequenza, sono autorizzati ad applicare le proprie procedure di appalto e le loro operazioni non sono sottoposte a limiti contrattuali di finanziamento; rammenta che, a seguito della valutazione nel quadro della CQP 2008, è stato necessario declassare molti di loro allo status di partner A, assoggettandoli pertanto al meccanismo di controllo A;

6.

chiede alla Commissione di assicurare che i partner affrontino tempestivamente i punti deboli individuati durante gli audit periodici sui loro sistemi e, se ciò non dovesse avvenire, che vengano prese le misure necessarie; ricorda che i revisori esterni devono continuare a lavorare per migliorare la qualità delle raccomandazioni rivolte ai partner, tenendo conto delle loro strutture specifiche, così da garantirne l'approvazione e l'attuabilità; sottolinea che la documentazione relativa alle valutazioni delle proposte di azioni di aiuto umanitario deve essere ulteriormente semplificata e armonizzata, così di permettere la realizzazione di una comparazione generale;

7.

ritiene che, grazie ai meccanismi di audit e monitoraggio impiegati, vi sia una maggiore responsabilità per quanto riguarda la valutazione dell'efficienza ed efficacia dei partner CQP che nel caso dei partner delle Nazioni Unite; sottolinea tuttavia che un'organizzazione internazionale quale l'ONU non può essere paragonata ai partner CQP;

Organizzazioni internazionali, ONU

8.

osserva che le relazioni tra l'ECHO e i suoi partner ONU sono disciplinate dall'accordo quadro finanziario e amministrativo (AQFA), mentre le relazioni con le varie società della Croce rossa e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni sono disciplinate dalla CQP con le organizzazioni internazionali; ricorda che in entrambi i casi il metodo impiegato per l'esecuzione del bilancio è stata la gestione congiunta;

9.

pone l'accento sul fatto che i termini e l'attuazione delle attività di controllo e follow-up dei fondi UE previsti dalla gestione congiunta hanno dimostrato gravi carenze; esorta la Commissione a concordare, soprattutto con le agenzie dell'ONU, le misure necessarie per poter fare affidamento sulle attività di audit svolte dagli organi dell'ONU e per rafforzare e migliorare le garanzie ottenute attraverso i controlli attuali, comprese le verifiche;

10.

ricorda che la revisione in corso del regolamento finanziario suggerisce che i fondi dell'UE erogati attraverso l'ONU e le organizzazioni internazionali vanno gestiti conformemente alle norme in materia di gestione indiretta;

11.

sottolinea che i requisiti in materia di controllo per la gestione indiretta dei fondi dell'UE devono essere tanto rigorosi quanto quelli per la cogestione; insiste sulla necessità di istituire lo stesso livello di responsabilità per la gestione indiretta dei fondi dell'UE da parte dei partner dell'ECHO di quello indicato nell'articolo 57, paragrafo 5, della proposta della Commissione sul regolamento finanziario; sottolinea che l'accesso alle relazioni di audit dei partner dell'ECHO è essenziale al fine di verificare la buona gestione finanziaria delle azioni sovvenzionate dal bilancio dell'UE;

12.

ribadisce che i risultati dell'audit vanno messi tempestivamente a disposizione dell'autorità di discarico, lasciando impregiudicati i poteri e le competenze della Corte dei conti europea e dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode;

13.

si rammarica della genericità delle relazioni dell'ONU in cui sono fornite informazioni insufficienti sui risultati; rileva che, in virtù del principio dell'audit unico delle Nazioni Unite e del fatto che la portata del mandato di controllo della Commissione è limitata alle verifiche e al monitoraggio, le relazioni dell'ONU restano comunque una fonte indispensabile di informazioni al fine di assicurare la responsabilità e la trasparenza;

14.

chiede alla Commissione di garantire che le relazioni dell'ONU contengano informazioni sufficienti sui risultati – vale a dire il prodotto e l'effetto – dei progetti che rientrano nell'arco temporale della relazione; sottolinea che gli indicatori di prodotto e impatto misurabili devono formare parte integrante dei criteri di rendicontazione; deplora il fatto che oltre il 70% delle risposte dell'ECHO ai questionari della Corte dei conti per la sua relazione speciale n. 15/2009 riveli che le relazioni delle Nazioni Unite sono giunte in ritardo e chiede alla Commissione di indicare quali siano gli ultimi sviluppi in merito;

15.

pone l'accento sulle differenze di interpretazione della clausola di verifica dell'AQFA da parte della Commissione e dei firmatari dell'AQFA, in particolare sulla questione dell'esecuzione dei controlli; accoglie con favore l'adozione di mandati standard per le verifiche del luglio 2009 quale mezzo per fornire un'ulteriore guida all'attuazione della clausola di verifica e maggiore chiarezza in merito; ricorda che secondo le recenti constatazioni del settore di audit esterno (SAE) della DG ECHO e della Corte dei conti nel quadro della DAS annuale, il mandato concordato e la clausola di verifica potrebbero essere ulteriormente chiariti;

16.

osserva che il Servizio di audit esterno ha riscontrato un beneficio pressoché nullo dall'aumento del personale nella sede centrale della DG ECHO nel 2010 (da 247 a 289 unità);

17.

deplora le difficoltà incontrate dalla Corte dei conti nell'accedere alle informazioni sulle azioni intraprese dai partner ONU; ricorda che, a norma della clausola di verifica dell'AQFA, l'UE, e pertanto la Corte dei conti, può effettuare controlli finanziari in loco e che l'ONU è tenuta a fornire tutte le informazioni finanziarie pertinenti; sottolinea che le Nazioni Unite devono garantire alla Corte dei conti il necessario accesso alle informazioni, rispettando in tal modo la clausola di verifica dell'AQFA;

18.

accoglie con favore i risultati positivi delle discussioni condotte con il Programma alimentare mondiale (PAM) e il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF), in conseguenza dei quali il PAM e l'UNICEF hanno modificato le proprie regole per mettere le relazioni di audit interno a disposizione della DG ECHO; chiede alla DG ECHO di condurre senza indugio negoziati simili con le altre agenzie dell'ONU, al fine di assicurare un accesso semplice e libero da oneri burocratici alle loro relazioni di audit interno; chiede alla Commissione di informare a cadenza semestrale le commissioni competenti del Parlamento sull'avanzamento dei negoziati; sottolinea che tutte le relazioni di audit interno dovrebbero essere messe a disposizione della Commissione per via elettronica e non solo presso la sede delle pertinenti agenzie dell'ONU;

19.

ricorda le discussioni avviate nel 2010 con il PAM, al fine di concordare una metodologia comune che preveda l'esecuzione di audit da parte del PAM sui progetti finanziati dall'UE; chiede alla Commissione di completare con successo tale obiettivo e di condurre negoziati simili con gli altri partner ONU;

20.

plaude agli sforzi attualmente compiuti dal gruppo di lavoro sul tema "obbligo di rendiconto (accountability) e audit degli aiuti forniti in seguito a calamità naturali" creato nel quadro dell'Organizzazione internazionale delle istituzioni superiori di controllo (INTOSAI) e presieduto da un membro della Corte dei conti europea; ricorda che i due obiettivi principali sono: i) la definizione di orientamenti e di buone prassi al fine di giungere a un modello di relazione unico integrato e ii) la definizione di orientamenti e di buone prassi in materia di audit degli aiuti forniti in seguito a calamità naturali;

21.

ritiene che questo rappresenti un importante passo avanti per affrontare le sfide in materia di trasparenza e responsabilità in cooperazione con le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali; incoraggia il gruppo di lavoro ad assolvere al proprio mandato nei tempi previsti;

22.

segnala che sin dalle rivelazione di uso improprio dei fondi dell'ONU per le attività umanitarie e di sviluppo da parte del governo della Corea del Nord alla fine del 2006, sono state rivolte non poche critiche riguardo alla mancanza di trasparenza, responsabilità, efficienza ed efficacia della gestione dei fondi da parte dell'ONU; si rammarica dell'assenza di progressi significativi per quanto riguarda la riforma dell'ONU in materia di trasparenza e responsabilità; sottolinea che gli Stati membri dell'UE devono dimostrare una maggiore volontà politica, determinazione e coerenza per portare avanti la riforma e assicurare una maggiore responsabilità; chiede all'alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza di dare priorità alla questione e svolgere un ruolo di facilitazione;

Efficienza ed efficacia dell'attuazione degli aiuti umanitari dell'UE gestiti dalla DG ECHO

23.

riconosce il vantaggio di ricercare nuove modalità di erogazione dei finanziamenti da parte della DG ECHO, assieme ai suoi partner; invoca nel contempo la necessità di tener conto della diversità degli attori coinvolti nel finanziamento e nell'attuazione dei programmi umanitari europei – Nazioni Unite, Movimento internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa, ONG – dato che le catastrofi presentano spesso un carattere transnazionale e richiedono reazioni multilaterali e coordinate; incoraggia i lavori attualmente svolti per rafforzare le capacità degli attori locali e aumentare la capacità di valutazione e di reazione rapida sul terreno mediante gli uffici della DG ECHO dell'aiuto umanitario e gli esperti presenti sul campo;

24.

osserva che una valutazione accurata e coerente dei bisogni costituisce un requisito essenziale ai fini dell'efficace attuazione degli aiuti umanitari; riconosce che, grazie alla valutazione globale delle esigenze (GNA) e alla valutazione delle crisi dimenticate (FCA), l'assistenza umanitaria gestita dall'ECHO soddisfa il criterio fondamentale di essere rigorosamente fondata sul bisogno; sottolinea la necessità che la Commissione continui ad adoperarsi per portare avanti il dibattito sull'istituzione di una valutazione delle esigenze caratterizzata da un miglior coordinamento e maggiore coerenza; accoglie con favore il dialogo tra la Commissione e le Nazioni Unite in proposito;

Partner della CQP

25.

richiama l'attenzione sul lavoro di qualità dei partner della DG ECHO imputabile ad un metodo di selezione efficace – in particolare tramite la CQP – e all'elaborazione di norme e pratiche destinate al campo umanitario; sottolinea altresì che il controllo effettivo dell'uso dei fondi nel quadro delle revisioni contabili effettuate sui partner dagli studi privati è essenziale e contribuisce a legittimare il settore umanitario; rileva nondimeno, allo scopo di salvaguardare la diversità dei partner e di garantire l'accesso delle piccole e medie ONG ai fondi, la complessità delle procedure amministrative di accesso, gli eccessivi oneri amministrativi che sono molto elevati per le ONG, e le difficoltà negli audit in corso provocate dalla mancanza di risorse umane e chiede che gli strumenti utilizzati siano adattati alle logiche del settore umanitario e ai bisogni locali affinché l'assistenza umanitaria sia orientata in modo appropriato e il coordinamento dell'azione delle varie organizzazioni di soccorso sul campo intervenga in una fase precoce;

26.

accoglie favorevolmente gli sforzi compiuti dalla DG ECHO al fine di promuovere il ricorso ad approcci innovativi quali il "cash-based approach", in particolare i trasferimenti senza condizioni destinati ai gruppi più vulnerabili; constata che tali approcci, avvalendosi dei mercati locali, possono essere più efficaci senza implicare necessariamente un più elevato rischio fiduciario rispetto all'assistenza in natura; incoraggia pertanto la DG ECHO a continuare a sviluppare i "cash-based approaches" e ad esortare i suoi partner ad avvalersene.

27.

ricorda le conclusioni raggiunte in seguito ai 3 cicli di audit condotti a livello dei servizi centrali (audit HQ) dal SAE (Settore audit esterno) della DG ECHO sulla natura e la solidità delle relazioni finanziarie tra la DG ECHO e i suoi partner, secondo cui i fondi messi a disposizione dalla Commissione sono stati usati, nel complesso, con ragionevole diligenza e conformemente alle normative vigenti;

28.

osserva che la maggior parte delle raccomandazioni derivanti dagli audit HQ del SAE sui partner della CQP fa riferimento alle norme in materia di appalti dei partner; richiama l'attenzione su uno dei principali risultati degli audit HQ, ossia che non tutti i partner della CQP (rientranti sia nel meccanismo di controllo A che P) prevedono procedure pienamente conformi ai principi dell'allegato IV alla CQP 2008; osserva la presenza di problemi relativamente alla fornitura dei fascicoli d'appalto completi e all'istituzione di procedure di aggiudicazione degli appalti meglio documentate e più solide;

29.

rileva la necessità che i partner della CQP affrontino le seguenti questioni: l'istituzione di adeguati meccanismi di controllo interno, il miglioramento e la maggiore trasparenza dei loro sistemi di ripartizione degli oneri finanziari, l'eliminazione dei punti deboli nei loro sistemi di contabilità e l'impegno degli organi direttivi a rispettare le norme di qualità, l'istituzione di un processo di gestione dei rischi per l'intera organizzazione e la sensibilizzazione sui pericoli legati a frode e corruzione;

30.

osserva che i partner dell'ECHO possono subappaltare a partner esecutivi lo svolgimento di attività volte al sostegno delle azioni umanitarie; deplora la mancanza di procedure adeguate, di sorveglianza e di una gestione corretta da parte dei partner della CQP nei confronti dei loro partner esecutivi; chiede pertanto alla Commissione di affrontare tale questione, considerando i rischi che ne possono derivare in caso di frode, la mancanza di accesso ai documenti di riferimento e il fatto che l'ECHO non possieda meccanismi che consentano di identificare i partner esecutivi subappaltatori;

31.

ritiene che il coinvolgimento effettivo e continuo dei beneficiari nella pianificazione e gestione dell'aiuto costituisca una delle premesse essenziali per una risposta umanitaria di alta qualità e rapida, soprattutto in caso di crisi di lunga durata; rileva che in molti casi non sono previsti meccanismi formali atti a trasmettere al partner interessato reclami/feedback da parte dei beneficiari, né esistono regole chiare relative alla protezione degli informatori; sottolinea che questa è una misura importante per migliorare l'efficacia e la responsabilità e prevenire un possibile uso improprio degli aiuti; chiede alla DG ECHO di istituire senza indugio un simile meccanismo;

32.

ricorda la raccomandazione del SAE circa la necessità di un miglior monitoraggio della distribuzione e post-distribuzione da parte del personale non coinvolto nel processo in prima persona, al fine di stabilire se la valutazione del bisogno abbia identificato tutte le esigenze e se queste siano state soddisfatte; chiede alla Commissione di mettere in pratica le lezioni imparate nel corso di queste attività di controllo;

Partner ONU

33.

ricorda il parere della Corte dei conti indicato nella relazione speciale n. 15/2009, secondo cui i requisiti strategici e giuridici per la selezione obiettiva e trasparente dei partner non si traducono sufficientemente in criteri pratici a sostegno del processo decisionale nel caso dei partner ONU; chiede alla Commissione di condurre e documentare in modo sistematico valutazioni formali che confrontino i meccanismi di erogazione degli aiuti dei partner dell'ONU e quelli di altri partner;

34.

osserva che, oltre a contribuire ai costi indiretti (fino al 7% del bilancio per un'attività), vale a dire i costi che non sono direttamente connessi all'attuazione di un progetto specifico, la Commissione finanzia diversi costi collegati direttamente al progetto (costi diretti), comprese le spese di supporto per gli uffici locali, il personale e i trasporti direttamente connessi alle attività; segnala che il livello delle spese di supporto, come quelle per il trasporto, lo stoccaggio e il trattamento (ad es. per l'assistenza alimentare) varia notevolmente; riconosce che la causa di ciò può essere diversa a seconda del paese e delle specifiche condizioni, ma sottolinea che può essere anche legata alla necessità di semplificare le operazioni per renderle più efficaci sotto il profilo dei costi; suggerisce alla Commissione di analizzare il livello delle spese di supporto rispetto a un margine di variazione o a un parametro di riferimento normale per il tipo di progetto in questione, in modo da stabilirne la ragionevolezza;

Tematiche varie

35.

sottolinea che oltre ai criteri essenziali, quali l'esperienza e la competenza, i risultati ottenuti in passato, il coordinamento, il dialogo e la rapidità, anche il rapporto costi-efficacia deve costituire un criterio importante nella selezione dei partner; accoglie con favore il fatto che l'ECHO sia attualmente impegnato a sviluppare un sistema informativo sui costi comparati (Cost Observed for Results) fondato su costi unitari comparabili; sottolinea l'importanza di usare le informazioni fornite da tale strumento per analizzare il rapporto costi-efficacia delle proposte di progetto;

36.

richiama l'attenzione sulle frequenti integrazioni del bilancio della DG ECHO, sia attraverso l'impiego della riserva per aiuti d'urgenza, sia mediante storni da altre linee di bilancio della rubrica sull'aiuto esterno del FES; ritiene che le integrazioni di bilancio siano una questione strutturale; sottolinea la necessità di stendere un bilancio realistico, che preveda la destinazione degli stanziamenti per le calamità naturali o per gli interventi umanitari sulla base di esperienze consolidate relative alla spesa maturate negli anni precedenti;

37.

sottolinea che l'Unione europea deve rafforzare la sua capacità di reazione al moltiplicarsi delle gravi catastrofi naturali; ricorda in tale prospettiva che il Parlamento perora da molti anni un bilancio umanitario più realistico al fine di evitare il sottofinanziamento cronico delle linee di bilancio interessate e poter garantire un margine finanziario durante tutto l'esercizio di bilancio nonché mantenere un equilibrio coerente tra il finanziamento di azioni miranti a prevenire le catastrofi umanitarie e di azioni miranti a rispondere rapidamente alle situazioni di emergenza, siano esse naturali o provocate dall'uomo;

38.

si compiace della recente comunicazione della Commissione sul quadro finanziario pluriennale 2014-2020 che prevede un aumento del bilancio dello strumento di aiuto umanitario pari a 6,4 miliardi di euro per questo periodo (ossia una media annua di 915 milioni di euro a fronte di 813 milioni di euro per il periodo 2007-2013); prende altresì atto con soddisfazione dell'aumento fino a 2,5 miliardi di euro della riserva dell'aiuto di emergenza per questo stesso periodo e della proposta di stornare i fondi non utilizzati dalla riserva all'esercizio successivo e chiede alla Commissione che questi fondi restino principalmente destinati ai bisogni umanitari urgenti;

39.

chiede che il bilancio dell'UE sostenga le azioni miranti ad anticipare le catastrofi, a prepararvisi, a prevenirle e a reagirvi più rapidamente nonché le misure volte a garantire una maggiore flessibilità nel lancio delle azioni di sviluppo quale strumento per uscire dalle situazioni di crisi; deplora che i progressi concreti per quanto riguarda il rapporto tra gli aiuti d'emergenza, la riabilitazione e lo sviluppo restino limitati malgrado la moltiplicazione degli impegni politici nel corso di questi ultimi anni;

40.

chiede pertanto che siano dispiegati mezzi maggiori e caratterizzati da una gestione migliore al fine di assicurare la continuità dell'aiuto nelle fasi di transizione tra emergenza e sviluppo e che la riflessione si orienti maggiormente verso la flessibilità e la complementarità dei dispositivi finanziari esistenti, in particolare nel quadro dei documenti di strategia per paese/regione del FES e dell'ICD; esorta a farsi carico in particolare dei bambini, delle donne incinte e delle madri di bambini in tenera età fornendo loro alimenti, vestiti, mezzi di evacuazione e di trasporto nonché attrezzature mediche per prevenire le gravidanze indesiderate e le malattie sessualmente trasmissibili, azioni prioritarie a titolo dei meccanismi finanziari attuali;

41.

raccomanda che il nucleo centrale di questa fase orientata alla riabilitazione e alla transizione tra l'aiuto di emergenza e lo sviluppo sia il rafforzamento delle capacità delle istituzioni locali e una forte partecipazione delle ONG e delle associazioni locali nelle fasi di pianificazione e di attuazione onde favorire e predisporre programmi di sviluppo umano di elevata qualità ed efficacia;

42.

constata la soddisfacente visibilità delle azioni finanziate dall'ECHO; riconosce l'importanza delle misure atte a garantire la visibilità, in termini di accountability e di riduzione dei rischi di doppio finanziamento; sottolinea che ciò non dovrebbe diventare uno strumento di promozione dell'immagine per le agenzie umanitarie e non dovrebbe far sì che le persone competano per ottenere maggiore visibilità, a scapito delle reali esigenze dei beneficiari;

43.

constata che il crescente ruolo accordato ai consorzi potrebbe avere un effetto positivo per quel che concerne il potenziamento della risposta umanitaria e il miglioramento del coordinamento; chiede alla Commissione di fornire orientamenti più chiari, al fine di garantire la trasparenza e assicurare che i consorzi non esercitino un influsso negativo sulla diversità della comunità delle ONG, in particolare per quanto riguarda le organizzazioni di piccole e medie dimensioni;

Esigenze di sostenibilità, coerenza e complementarità

44.

sottolinea l'importanza del collegamento tra aiuto di emergenza, risanamento e sviluppo (LRRD) per rafforzare i legami tra aiuto di emergenza, ripresa e sviluppo e garantire una transizione graduale dall'aiuto umanitario all'aiuto allo sviluppo; sottolinea che per migliorare il coordinamento, l'efficienza, l'efficacia e la coerenza dell'LRRD rimane ancora molto lavoro da svolgere;

45.

accoglie con favore il fatto che la DG ECHO promuove la riduzione del rischio di catastrofi (DRR) attraverso il programma DIPECHO e in quanto parte integrante delle azioni umanitarie;

46.

invita la DG ECHO a concentrarsi più da vicino sulla sostenibilità delle azioni umanitarie; esorta la DG ECHO e gli altri servizi competenti della Commissione a porre maggiore enfasi sulla DRR e sulla preparazione alle catastrofi, a rafforzare la risposta delle popolazioni a rischio mediante lo sviluppo delle capacità, la formazione e misure di sensibilizzazione e a creare sistemi efficienti di allarme rapido nei paesi soggetti a catastrofi e colpiti da crisi, per consentire loro di reagire in modo opportuno;

47.

ritiene che la sensibilità culturale e le competenze siano un fattore chiave per fornire aiuti umanitari efficaci; sottolinea, ad esempio, che i prodotti distribuiti durante le azioni umanitarie devono essere idonei e accettabili per la popolazione locale;

48.

invita la DG ECHO a riflettere attentamente sui possibili effetti negativi dell'aiuto umanitario; rileva, ad esempio, che un'eccedenza di aiuti alimentari può scoraggiare la produzione locale di alimenti e avere un effetto negativo sui mercati locali, pregiudicando dunque la sicurezza alimentare nel lungo periodo;

49.

esorta la Commissione a garantire una maggiore coerenza e complementarità tra l'aiuto umanitario e l'aiuto allo sviluppo, a livello sia programmatico che pratico;

50.

ritiene che l'attuale grave crisi alimentare nel Corno d'Africa sia anche la tragica conseguenza della mancanza di coerenza e complementarità degli aiuti umanitari e allo sviluppo attuati a livello internazionale; rileva che, contrariamente alle catastrofi naturali, questa crisi si sia sviluppata lentamente, trasformandosi gradualmente in una catastrofe umanitaria; rammenta che la siccità e la penuria alimentare nel Corno d'Africa hanno purtroppo assunto un carattere cronico; deplora il fatto che, a dispetto di questa realtà e degli aiuti allo sviluppo confluiti nei decenni scorsi in grande quantità nella regione, non vi siano risultati visibili in termini di rafforzamento dell'autosufficienza degli agricoltori locali e dunque di garanzia di sostenibilità;

Haiti e Pakistan

51.

si rammarica che il 2010 sarà ricordato come l'anno in cui si sono verificate due catastrofi di enormi proporzioni: il terremoto devastante di Haiti, seguito da un'epidemia di colera, e le inondazioni senza precedenti in Pakistan;

52.

osserva che nel 2010 l'ECHO ha destinato 122 milioni di EUR ad Haiti e 150 milioni di EUR al Pakistan, e che l'intervento di assistenza umanitaria previsto dall'ECHO per il Pakistan è stato, per dotazione, il più importante mai condotto in un anno;

53.

riconosce che le dimensioni dei disastri e le difficoltà connesse, come l'accesso fisico e le preoccupazioni in materia di sicurezza, hanno reso le condizioni estremamente complesse; rileva che entrambe le catastrofi hanno portato alla luce problemi analoghi;

54.

sottolinea che un coordinamento internazionale efficiente è un requisito fondamentale per un'assistenza umanitaria efficiente ed efficace; riconosce il valore aggiunto dell'intervento nel quadro dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), così come la necessità di un siffatto intervento, durante le operazioni di aiuto umanitario;

55.

osserva che la Commissione fornisce all'OCHA un sostegno significativo; deplora il fatto che le esperienze di Haiti e Pakistan abbiano evidenziato l'attuale capacità insufficiente di coordinamento in seno all'OCHA; sottolinea che la capacità dell'OCHA di svolgere il suo ruolo di coordinamento è stata pregiudicata da competenze modeste, valutazioni inadeguate delle esigenze e strumenti elettronici dal funzionamento soltanto parziale per l'elaborazione delle informazioni;

56.

osserva che la Commissione ha fornito alle Nazioni Unite un sostegno significativo per gli sforzi diretti a sviluppare e attuare il sistema a grappolo (cluster system); sottolinea che entrambe le catastrofi hanno messo in luce quanto vi sia ancora da fare per migliorarne l'efficacia, l'efficienza e il coordinamento e per rafforzare la gestione e la responsabilità;

57.

sottolinea che la Commissione non ha fornito al relatore del Parlamento i rendiconti finanziari e le relazioni finali dei partner dell'ECHO sull'esecuzione delle azioni umanitarie nei giorni successivi alle catastrofi di Haiti e Pakistan nel 2010, adducendo come ragione la presenza di informazioni sensibili concernenti i partner dell'ECHO; sottolinea che il Parlamento deve avere accesso a dette relazioni, o perlomeno ai principali fatti attinenti all'efficienza e all'efficacia dell'esecuzione delle azioni, per poter essere in grado di giudicare la loro sana gestione finanziaria;

58.

fa notare che la commissione per il controllo dei bilanci invierà una delegazione ad Haiti, visti i problemi segnalati in relazione agli aiuti erogati al paese;

59.

invita la Commissione a sollevare le questioni concernenti le Nazioni Unite presso i competenti organismi delle Nazioni Unite;

*

* *

60.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(2)  GU L 357 del 31.12.2002, pag. 1.

(3)  GU L 163 del 2.7.1996, pag. 1.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2011)0404.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2011)0018.

(6)  GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 5.

(7)  Testi approvati, P7_TA(2011)0005.

(8)  GU L 252 del 25.9.2010, pag. 1.

(9)  GU L 250 del 27.9.2011, pag. 1.

(10)  GU C 269 del 10.11.2009, pag. 1.

(11)  GU C 303 del 9.11.2010, pag. 1.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/32


Giovedì 2 febbraio 2012
Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi

P7_TA(2012)0021

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 "Verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi" (2011/2089(INI))

2013/C 239 E/05

Il Parlamento europeo,

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 4 febbraio 2011 intitolato "Consultazione pubblica: verso un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi" (SEC(2011)0173),

visto il progetto di documento orientativo dal titolo "Quantificazione del danno nelle azioni di risarcimento fondate sulla violazione dell'articolo 101 o 102 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea", pubblicata dalla Commissione nel giugno 2011,

vista la direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori (1),

visto il documento di consultazione per la discussione sul seguito da dare al Libro verde sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori, pubblicato dalla Commissione nel 2009,

vista la sua risoluzione del 26 marzo 2009 sul Libro bianco in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie (2),

visto il Libro verde della Commissione del 27 novembre 2008 sui mezzi di ricorso collettivo dei consumatori (COM(2008)0794),

vista la sua risoluzione del 20 gennaio 2011 concernente la relazione sulla politica di concorrenza 2009 (3),

visto il Libro bianco della Commissione del 2 aprile 2008 in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie (COM(2008)0165),

visto il rapporto Monti del 9 maggio 2010 relativo a una nuova strategia per il mercato unico,

vista la comunicazione della Commissione del 13 marzo 2007 intitolata "Strategia per la politica dei consumatori dell'UE 2007-2013: maggiori poteri per i consumatori, più benessere e tutela più efficace" (COM(2007)0099),

vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sui metodi alternativi di soluzione delle controversie in materia civile, commerciale e familiare (4),

vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 sull'attuazione della direttiva sulla mediazione negli Stati membri, impatto della stessa sulla mediazione e sua adozione da parte dei tribunali (5),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A7-0012/2012),

A.

considerando che nello spazio europeo di giustizia i cittadini e le aziende devono non solo godere di diritti ma anche essere in grado di farli valere in modo efficace ed efficiente;

B.

considerando che la legislazione dell'UE di recente adozione è stata concepita per consentire alle parti in situazioni transfrontaliere di far valere i propri diritti in modo efficace (6) o di cercare una risoluzione extragiudiziale attraverso la mediazione (7);

C.

considerando che, se i benefici dei metodi alternativi di risoluzione delle controversie sono indisputabili, l'equo accesso alla giustizia deve restare aperto a tutti i cittadini dell'UE;

D.

considerando che, secondo i dati dell'Eurobarometro Flash sugli atteggiamenti dei consumatori nei confronti del commercio transfrontaliero e della protezione dei consumatori ("Consumer attitudes towards cross-border trade and consumer protection"), pubblicati nel marzo 2011, il 79% dei consumatori europei afferma che sarebbe più propenso a difendere i propri diritti in tribunale se potesse unirsi ad altri consumatori nell'adire le vie legali per una stessa questione;

E.

considerando che i consumatori vittime di una violazione della legge che intendano avviare una causa individuale di risarcimento spesso affrontano ostacoli significativi in termini di accessibilità, efficacia e sostenibilità economica a causa dei costi talvolta elevati dei contenziosi, dell'eventuale pressione psicologica, di procedure lunghe e complesse e della mancanza di informazioni sui mezzi di ricorso disponibili;

F.

considerando che, quando un gruppo di cittadini è vittima della stessa violazione, i ricorsi individuali possono non costituire un mezzo efficace per fermare le pratiche illecite o per ottenere un risarcimento, in particolare se la perdita individuale subita è limitata rispetto alle spese processuali;

G.

considerando che in alcuni Stati membri i risultati globali dell'applicazione degli strumenti di ricorso e di applicazione delle disposizioni di legge elaborati a livello europeo e a disposizione dei consumatori non sono ritenuti soddisfacenti, o che tali meccanismi non sono sufficientemente conosciuti e, di conseguenza, sono ancora poco utilizzati;

H.

considerando che l'integrazione dei mercati europei e il conseguente aumento delle attività transfrontaliere mettono in luce la necessità di un approccio coerente a livello di Unione per affrontare i casi in cui i consumatori non ottengono riparazione, dato che le procedure per l'azione collettiva di risarcimento del danno introdotte in numerosi Stati membri non prevedono soluzioni transfrontaliere;

I.

considerando che le autorità nazionali ed europee svolgono un ruolo centrale nel far valere il diritto dell'UE e che l'applicazione privata dello stesso dovrebbe solo integrare e non sostituire l'attuazione da parte dei poteri pubblici;

J.

considerando che l'applicazione della legge da parte delle autorità pubbliche finalizzata a far cessare le violazioni e imporre sanzioni pecuniarie non consente, in sé, ai consumatori di essere risarciti del danno subito;

K.

considerando che l'accorpamento delle richieste di indennizzo in un'unica procedura di ricorso collettivo, o il fatto di consentire che tale richiesta sia avanzata da un'entità o un organismo rappresentativo che agisce nel pubblico interesse, potrebbe semplificare il processo e ridurre i costi per le parti coinvolte;

L.

considerando che la tutela giuridica individuale può essere utilmente completata, ma non sostituita, da un eventuale sistema di ricorso collettivo;

M.

considerando che la Commissione deve rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità in relazione a qualsiasi proposta che non rientri nella competenza esclusiva dell'Unione;

1.

accoglie con favore la summenzionata consultazione orizzontale e sottolinea che le vittime di pratiche illecite – siano essi cittadini o imprese – devono essere in grado di chiedere un risarcimento per le perdite o i danni individuali subiti, in particolare nel caso di danni diffusi, in cui il rischio finanziario potrebbe essere sproporzionato rispetto al pregiudizio subito;

2.

prende atto degli sforzi compiuti dalla Corte suprema degli Stati Uniti per limitare i contenziosi futili e l'abuso del sistema ivi vigente dell'azione collettiva (class action) (8) e sottolinea che l'Europa deve evitare di introdurre un sistema di azione collettiva di tipo statunitense o qualsiasi sistema che non rispetti le tradizioni giuridiche europee;

3.

accoglie con favore gli sforzi degli Stati membri intesi a consolidare i diritti delle vittime di comportamenti illeciti introducendo o programmando di introdurre una normativa volta ad agevolare i ricorsi, evitando nel contempo una cultura di abuso del processo, ma riconosce altresì che i meccanismi nazionali di ricorso collettivo presentano differenze significative, soprattutto per quanto concerne il campo di applicazione e le caratteristiche procedurali, differenze che potrebbero pregiudicare il godimento dei diritti da parte dei cittadini;

4.

valuta positivamente i lavori della Commissione finalizzati al conseguimento di un approccio europeo coerente in materia di ricorsi collettivi e chiede alla Commissione di dimostrare nella sua valutazione di impatto che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, è necessario intervenire a livello di Unione europea per migliorare il quadro normativo dell'UE in vigore in modo da consentire alle vittime di violazioni del diritto dell'Unione di essere risarcite per il danno subito, contribuendo in tal modo alla fiducia dei consumatori e a un migliore funzionamento del mercato interno;

5.

sottolinea che le azioni giudiziarie collettive, evitando controversie parallele su questioni simili, possono apportare benefici dal punto di vista di una riduzione dei costi e di un aumento della certezza giuridica per i ricorrenti, i convenuti e il sistema giudiziario;

6.

ritiene che, per quanto attiene al settore della concorrenza, l'applicazione della normativa a livello pubblico sia indispensabile ai fini dell'attuazione delle disposizioni contenute nei trattati per realizzare pienamente gli obiettivi dell'Unione e garantire l'applicazione della normativa UE sulla concorrenza da parte della Commissione e delle autorità nazionali garanti della concorrenza;

7.

ricorda che attualmente solo gli Stati membri legiferano sulle regole nazionali per il computo dell'importo del risarcimento da versare; nota altresì che l'esecuzione del diritto nazionale non deve pregiudicare l'applicazione uniforme del diritto europeo;

8.

invita la Commissione a valutare con attenzione la base giuridica idonea per le misure in materia di ricorsi collettivi;

9.

osserva che, secondo le informazioni attualmente disponibili e in particolare in base a uno studio condotto per la DG SANCO nel 2008 intitolato "Valutazione dell'efficacia e dell'efficienza dei meccanismi di ricorso collettivo nell'UE", i sistemi di ricorso collettivo esistenti nell'Unione non hanno generato conseguenze economiche sproporzionate;

Legislazione UE vigente e provvedimenti ingiuntivi

10.

rileva che a livello dell'UE sono già in vigore alcuni meccanismi di applicazione per le cause individuali, tra cui la direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale e il regolamento (CE) n. 805/2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati, e ritiene che, in particolare, il regolamento (CE) n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, assicuri l'accesso alla giustizia semplificando la composizione dei contenziosi transfrontalieri e riducendo i costi nelle cause di valore inferiore a 2 000 EUR; osserva tuttavia che tali strumenti legislativi non assicurano un accesso alla giustizia efficace nei casi in cui numerose vittime subiscano un danno simile;

11.

ritiene che anche i provvedimenti ingiuntivi svolgano un ruolo importante nella salvaguardia dei diritti di cui godono i cittadini e le imprese in virtù della legislazione dell'UE e ritiene che i meccanismi introdotti dal regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori (9) nonché dalla direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori possano essere notevolmente migliorati in modo da favorire la cooperazione e i provvedimenti ingiuntivi in situazioni transfrontaliere;

12.

ritiene che la necessità di migliorare l'efficacia dei rimedi ingiuntivi sia particolarmente acuta in campo ambientale; invita la Commissione a valutare come estendere i rimedi ingiuntivi a tale settore;

13.

ritiene che un provvedimento ingiuntivo dovrebbe concentrarsi sulla tutela degli interessi sia individuali che pubblici e invita ad agire con prudenza nell'ampliare l'accesso alla giustizia per le organizzazioni, in quanto le organizzazioni non dovrebbero godere di un accesso alla giustizia agevolato rispetto alle singole persone;

14.

invita pertanto la Commissione a rafforzare e rendere più efficaci gli strumenti esistenti quali la direttiva 98/27/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori e il regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa che tutela i consumatori, al fine di garantire un'appropriata applicazione a livello pubblico dei diritti dei consumatori nell'UE; sottolinea, tuttavia, che né la direttiva 98/27/CE, né il regolamento (CE) n. 2006/2004 prevedono che i consumatori siano risarciti per il danno subito;

Quadro orizzontale giuridicamente vincolante e garanzie

15.

ritiene che l'accesso alla giustizia mediante il ricorso collettivo rientri nella sfera del diritto procedurale ed esprime preoccupazione per il fatto che la mancanza di coordinazione tra le iniziative dell'UE in materia di ricorso collettivo si traduca in una frammentazione del diritto procedurale nazionale e delle legislazioni nazionali in materia di risarcimento dei danni, indebolendo l'accesso alla giustizia in seno all'UE invece di rafforzarlo; chiede che, qualora dopo attenta valutazione si decida che un sistema UE di ricorso collettivo è necessario e auspicabile, qualsiasi proposta in materia di ricorso collettivo assuma la forma di un quadro orizzontale dotato di principi comuni, che assicuri un accesso uniforme alla giustizia all'interno dell'UE mediante il ricorso collettivo e che consideri in particolare le violazioni dei diritti dei consumatori, senza però limitarsi ad esse;

16.

sottolinea la necessità di tenere in debita considerazione le tradizioni e gli orientamenti giuridici dei singoli Stati membri e di rafforzare il coordinamento di buone prassi tra essi; ritiene inoltre che i lavori riguardanti un sistema dell'UE inteso a favorire una riparazione efficace tanto per i consumatori quanto per le PMI non dovrebbero ritardare l'adozione del quadro orizzontale;

17.

sottolinea che qualsiasi quadro orizzontale giuridicamente vincolante deve coprire gli aspetti essenziali delle istanze collettive di risarcimento; sottolinea inoltre che, in particolare, le questioni procedurali e di diritto internazionale privato devono applicarsi alle azioni collettive in generale, indipendentemente dal settore interessato, mentre un numero limitato di norme sulla protezione dei consumatori e sul diritto della concorrenza, riguardanti aspetti quali il potenziale effetto vincolante delle decisioni adottate dalle autorità nazionali garanti della concorrenza, potrebbero essere disposte ad esempio in articoli o capi distinti dello strumento orizzontale stesso oppure in altri strumenti giuridici introdotti contemporaneamente o in seguito all'adozione dello strumento orizzontale;

18.

ritiene che le perdite o i danni individuali subiti rivestano un ruolo fondamentale nella decisione di intentare una causa, essendo inevitabilmente posti a confronto con i costi potenziali dell'azione giudiziaria; ricorda pertanto alla Commissione che il quadro orizzontale in materia di ricorsi collettivi deve essere uno strumento efficiente ed efficace in termini di costi per tutte le parti interessate e ritiene che le norme procedurali nazionali degli Stati membri potrebbero avvalersi del regolamento (CE) n. 861/2007, che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità, come riferimento per i ricorsi collettivi laddove il valore della richiesta non superi il campo di applicazione del regolamento;

19.

ritiene che l'azione collettiva nell'ambito di un quadro orizzontale offrirebbe i benefici maggiori quando la parte convenuta e le vittime rappresentate non sono domiciliate nel medesimo Stato membro (dimensione transfrontaliera) e quando i diritti oggetto della presunta violazione sono garantiti dalla legislazione dell'UE (violazione del diritto dell'UE); invita a valutare ulteriormente come migliorare i ricorsi nei casi in cui le violazioni del diritto nazionale potrebbero avere implicazioni transfrontaliere di ampia portata;

20.

ribadisce la necessità di introdurre salvaguardie nell'ambito dello strumento orizzontale per evitare le richieste infondate e l'uso improprio del ricorso collettivo, in modo da garantire procedimenti giudiziari equi, e sottolinea che tali salvaguardie devono riguardare, tra l'altro, i seguenti punti:

Legittimazione ad agire

perché un'azione rappresentativa sia ammissibile deve esserci un gruppo chiaramente identificato e l'identificazione dei membri del gruppo deve essere avvenuta prima dell'avvio della causa;

l'approccio europeo al ricorso collettivo deve essere basato sul principio di "opt-in", secondo il quale le vittime sono identificate chiaramente e partecipano al procedimento soltanto se manifestano espressamente la loro volontà di farlo, onde evitare potenziali abusi; sottolinea la necessità di rispettare i sistemi nazionali esistenti in conformità del principio di sussidiarietà; invita la Commissione a prendere in considerazione un sistema che fornisca informazioni pertinenti a tutte le potenziali vittime coinvolte, aumenti la rappresentatività delle azioni collettive, consenta al maggior numero possibile di vittime di chiedere un risarcimento e garantisca un accesso semplice, poco costoso ed efficace alla giustizia per i cittadini dell'Unione europea, evitando in tal modo un numero eccessivo di contenziosi e successive azioni individuali o collettive non necessarie riguardanti la stessa violazione; invita gli Stati membri ad attuare meccanismi efficienti che garantiscano l'informazione e la sensibilizzazione del maggior numero possibile di vittime in merito ai loro diritti e doveri, in particolare tra coloro che risiedono in vari Stati membri, evitando di nuocere indebitamente alla reputazione della parte in causa al fine di rispettare il principio della presunzione d'innocenza;

un sistema di ricorso collettivo in cui le vittime non siano identificate prima della sentenza va respinto in quanto è contrario agli ordinamenti giuridici di molti Stati membri e viola i diritti delle vittime che potrebbero venire associate alla procedura a loro insaputa e trovarsi poi vincolate dalla decisione del tribunale;

gli Stati membri dovrebbero assicurare che un giudice o un organo simile conservi i poteri discrezionali nella forma di una verifica preliminare di ammissibilità a cui sottoporre tutte le possibili azioni collettive, al fine di confermarne la rispondenza ai criteri di ricevibilità e l'azionabilità;

gli Stati membri dovrebbero designare organizzazioni qualificate a intentare azioni rappresentative e sarebbero utili criteri europei atti a definire chiaramente dette entità qualificate; tali criteri potrebbero basarsi sull'articolo 3 della direttiva 2009/22/CE relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori, ma devono essere ulteriormente specificati in modo da evitare un eccesso di contenzioso assicurando nel contempo l'accesso alla giustizia; i criteri devono riguardare, tra l'altro, le risorse finanziarie e umane delle organizzazioni qualificate;

le vittime devono in ogni caso essere libere di esercitare l'alternativa del ricorso risarcitorio individuale dinanzi a un tribunale competente;

Risarcimento integrale del danno reale subito

il quadro orizzontale deve disciplinare il risarcimento limitatamente al danno reale causato, mentre va proibito il danno punitivo; in virtù del concetto di risarcimento, gli indennizzi devono essere ripartiti tra le singole vittime in proporzione al danno da esse subito individualmente; in linea di massima il patto di quota lite è sconosciuto in Europa e non deve rientrare nel quadro orizzontale obbligatorio;

Accesso alle prove

i ricorrenti collettivi non devono godere di una posizione privilegiata rispetto ai ricorrenti individuali per quanto riguarda l'accesso alle prove in possesso del convenuto e ogni ricorrente deve presentare elementi di prova a sostegno della propria richiesta; l'obbligo di divulgare i documenti ai ricorrenti ("discovery") è per lo più sconosciuto in Europa e non deve rientrare nel quadro orizzontale;

Principio "chi perde paga"

non può esservi procedimento senza rischio finanziario e gli Stati membri devono determinare regole proprie per quanto concerne la ripartizione dei costi, in base a cui la parte soccombente è tenuta a sostenere le spese della controparte al fine di evitare il proliferare di richieste infondate nell'ambito di un meccanismo di ricorso collettivo a livello di Unione europea;

Nessun finanziamento da parte di terzi

la Commissione non deve indicare condizioni o linee guida relative al finanziamento delle richieste di risarcimento, in quanto il ricorso al finanziamento da parte di terzi, ad esempio offrendo una parte del risarcimento, è sconosciuto nei sistemi giuridici della maggior parte degli Stati membri; ciò non impedisce tuttavia agli Stati membri di stabilire condizioni o linee guida per il finanziamento delle richieste di risarcimento;

21.

suggerisce, qualora la Commissione dovesse presentare una proposta relativa a un quadro orizzontale in materia di ricorsi collettivi, l'adozione di un principio che preveda azioni di seguito ove opportuno, in base a cui l'applicazione del diritto da parte dei privati esercitata con il ricorso collettivo possa avvenire solamente quando sia stata presa una decisione preliminare di constatazione dell'infrazione da parte della Commissione o dell'autorità nazionale garante della concorrenza; nota che l'istituzione del principio relativo alle azioni di seguito non preclude in generale la possibilità di prevedere sia azioni autonome che azioni di seguito;

22.

invita la Commissione a valutare come sensibilizzare maggiormente i consumatori in merito all'esistenza di meccanismi di ricorso collettivo e favorire la cooperazione tra le entità legittimate a intentare azioni collettive; insiste sul ruolo determinante che possono svolgere le organizzazioni di consumatori e la rete dei centri europei dei consumatori (rete CEC) nell'informare il più elevato numero di vittime di violazioni del diritto dell'UE;

23.

sottolinea che molte delle violazioni del diritto dell'Unione individuate dalla Commissione nel campo delle misure a tutela dei consumatori dell'UE evidenziano la necessità di un rafforzamento dei provvedimenti ingiuntivi (10) pur riconoscendo che tali provvedimenti non sono sufficienti quando le vittime hanno subito un danno e hanno diritto al risarcimento; invita la Commissione a indicare in quali ambiti della legislazione dell'UE risulti difficile ottenere riparazione compensativa;

24.

ritiene che sia necessario agire in tal senso al fine di individuare gli ambiti in cui il quadro orizzontale potrebbe consentire la riparazione compensativa collettiva per violazione di tale legislazione nonché per violazione del diritto antitrust dell'UE; chiede che la normativa pertinente dell'UE sia elencata in un allegato dello strumento orizzontale;

Metodi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR)

25.

osserva che i meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie spesso dipendono dalla volontà di collaborazione dell'operatore commerciale e ritiene che la disponibilità di un efficace sistema di ricorso giudiziario incoraggerebbe fortemente le parti a trovare una soluzione extragiudiziale e pertanto permetterebbe probabilmente di evitare un elevato numero di controversie; incoraggia la creazione di schemi di ADR a livello europeo in modo da consentire una composizione delle controversie rapida ed economica che rappresenti un'opzione più interessante rispetto ai procedimenti giudiziari e propone che i giudici preposti alla verifica preliminare dell'ammissibilità di un'azione collettiva abbiano anche la prerogativa di ordinare alle parti coinvolte di cercare anzitutto una risoluzione collettiva consensuale prima di intentare un'azione giudiziaria collettiva; ritiene che i criteri elaborati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (11) dovrebbero costituire il punto di partenza per l'istituzione di tale prerogativa; sottolinea tuttavia che tali meccanismi dovrebbero rimanere, come indicato dal loro nome, un'alternativa al ricorso giudiziario e non un prerequisito per lo stesso;

Foro competente e diritto applicabile

26.

sottolinea che un quadro orizzontale dovrebbe prevedere esso stesso norme per evitare la scelta opportunistica del foro ("forum shopping"), senza peraltro compromettere l'accesso alla giustizia, e che Bruxelles I dovrebbe costituire la base per determinare il foro competente;

27.

chiede di valutare ulteriormente come potrebbero essere modificate le disposizioni relative al conflitto di leggi; ritiene che una soluzione potrebbe essere quella di applicare la legge del luogo in cui è domiciliata la maggior parte delle vittime, tenendo presente che le singole vittime dovrebbero rimanere libere di non associarsi a un'azione collettiva di tipo opt-in e di chiedere invece individualmente un risarcimento secondo le norme generali del diritto internazionale privato stabilite dai regolamenti Bruxelles I, Roma I e Roma II;

28.

sottolinea che, in seguito alla sentenza della Corte nella causa C-360/09, Pfleiderer, la Commissione deve assicurare che il ricorso collettivo non comprometta l'efficacia del sistema di clemenza del diritto in materia di concorrenza e la procedura di risoluzione delle controversie;

Procedura legislativa ordinaria

29.

insiste sul fatto che il Parlamento europeo deve essere associato, nel quadro della procedura legislativa ordinaria, a qualsiasi iniziativa legislativa in materia di ricorso collettivo e che qualsiasi proposta deve essere basata su una valutazione d'impatto dettagliata;

*

* *

30.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alle parti sociali a livello di Unione europea.


(1)  GU L 110 del 1.5.2009, pag. 30.

(2)  GU C 117 E del 6.5.2010, pag. 161.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2011)0023.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2011)0449.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2011)0361.

(6)  Regolamento (CE) n. 861/2007 che istituisce un procedimento europeo per le controversie di modesta entità (GU L 199 del 31.7.2007, pag. 1); regolamento (CE) n. 1896/2006 che istituisce un procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (GU L 399 del 30.12.2006, pag. 1); regolamento (CE) n. 805/2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (GU L 143 del 30.4.2004, pag. 15).

(7)  Direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale (GU L 136 del 24.5.2008, pag. 3).

(8)  Wal-Mart Stores Inc. v. Dukes et al. 564 U. S. xxx (2011).

(9)  GU L 364 del 9.12.2004, pag. 1.

(10)  Studio relativo ai problemi che devono affrontare i consumatori per ottenere riparazione dei danni derivanti dalla violazione della legislazione sulla protezione dei consumatori e conseguenze economiche di questi problemi, 26 agosto 2008, parte I: relazione principale, pagg. 21 e seguenti.

(11)  Sentenza del 18 marzo 2010 nelle cause riunite C-317/08, C-318/08, C-319/08 e C-320/08, Alassini, non ancora pubblicata nella Raccolta.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/39


Giovedì 2 febbraio 2012
Elenco di indicazioni nutrizionali

P7_TA(2012)0022

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo all'elenco di indicazioni nutrizionali

2013/C 239 E/06

Il Parlamento europeo,

visto il regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari (1),

visto il progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo all'elenco di indicazioni nutrizionali,

visto il parere reso il 13 ottobre 2011 dal comitato di cui all'articolo 25 del regolamento (CE) n. 1924/2006,

viste le linee guida della Commissione sull'attuazione del regolamento (CE) n. 1924/2006, approvate dal comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali il 14 dicembre 2007 (2),

visto il regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori (3),

visto l'articolo 5 bis, paragrafo 3, lettera b), della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (4),

visti l'articolo 88, paragrafo 2, e l'articolo 4, lettera b) del suo regolamento,

A.

considerando che, come enunciato all'articolo 3 del regolamento (CE) n. 1924/2006, l'impiego delle indicazioni nutrizionali e sulla salute non deve essere falso, ambiguo o fuorviante;

B.

considerando che, come enunciato all'articolo 5, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1924/2006, l'impiego delle indicazioni nutrizionali e sulla salute può essere consentito solo se ci si può aspettare che il consumatore medio comprenda gli effetti benefici secondo la formulazione dell'indicazione;

C.

considerando che, come stabilito all'articolo 9, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1924/2006 le indicazioni nutrizionali comparative devono confrontare la composizione dell'alimento in questione con una gamma di alimenti della stessa categoria, compresi alimenti di altre marche;

D.

considerando che, come stabilito all'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1169/2011, le informazioni sugli alimenti non devono indurre in errore il consumatore per quanto riguarda la natura, le proprietà e le caratteristiche dell'alimento;

E.

considerando che, alla luce dei principi di base che regolano la selezione delle indicazioni nutrizionali consentite sui prodotti alimentari, quali elencati sopra, la nuova indicazione nutrizionale proposta dalla Commissione "ora contiene il X% di [nome della sostanza nutritiva] in meno" da includere nell'allegato al regolamento (CE) n. 1924/2006 è contraria al fine e al contenuto dell'atto di base, dal momento che risulta ambigua, fuorviante e ingannevole per il consumatore medio;

F.

considerando che la nuova indicazione introdotta "ora contiene il X% di [nome della sostanza nutritiva] in meno" viola il principio delle indicazioni comparative di cui all'articolo 9, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1924/2006; che essa consente di confrontare i valori nutrizionali di un prodotto con una precedente versione del prodotto stesso, indipendentemente dal livello iniziale di una data sostanza nutritiva, che potrebbe essere eccessivamente elevato in confronto ad altri prodotti presenti sul mercato; che i prodotti che non sono stati riformulati, ma contengono tuttavia una minore quantità di una determinata sostanza nutritiva rispetto al prodotto riformulato di una marca diversa non potranno riportare un'indicazione nutrizionale, il che risulterà inevitabilmente fuorviante per i consumatori;

G.

considerando che l'indicazione "ora contiene il X% di [nome della sostanza nutritiva] in meno" potrebbe dare luogo a una concorrenza sleale rispetto alle indicazioni esistenti, quali "a tasso ridotto di [nome della sostanza nutritiva]" e "leggero/light"; che per quest'ultima è richiesta una riduzione di almeno il 10% (per i micronutrienti), il 25% (per il sodio) o il 30% (per zuccheri/grassi) rispetto ad altri prodotti analoghi; che un consumatore potrebbe pensare che la quantità specificata nell'indicazione "ora contiene il X% di [nome della sostanza nutritiva] in meno" comporti una riduzione maggiore rispetto a quella che corrisponde all'indicazione "a tasso ridotto di" o "leggero", nonostante i requisiti per queste indicazioni siano molto più rigorosi di quelli che si applicano all'indicazione "ora contiene il X% di [nome della sostanza nutritiva] in meno", che richiede una riduzione minima soltanto del 15%;

H.

considerando che l'indicazione "ora contiene il X% di [nome della sostanza nutritiva] in meno" potrebbe disincentivare i produttori a riformulare in modo più sostanziale i loro prodotti al fine di soddisfare i requisiti per le indicazioni "a tasso ridotto di" o "leggero", dal momento che è più facile ridurre una sostanza nutritiva del 15% anziché del 30%;

I.

considerando la Commissione riconosce chiaramente nel considerando 4 del progetto di misura che "con il tasso di zuccheri ridotto, i consumatori si aspettano un minor contenuto energetico"; che, per quanto riguarda la modifica proposta dell'indicazione "a tasso ridotto di grassi/zuccheri" di cui al punto 2 dell'allegato del progetto di misura, la Commissione autorizza l'indicazione anche quando la quantità di energia del prodotto riportante l'indicazione rimane "pari" alla quantità di energia di un prodotto analogo;

1.

si oppone all'adozione del progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 1924/2006 relativo all'elenco di indicazioni nutrizionali;

2.

è del parere che il progetto di regolamento della Commissione non sia compatibile con il fine e il contenuto dell'atto di base;

3.

invita la Commissione a presentare al comitato un progetto di misura modificato;

4.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 404 del 30.12.2006, pag. 9.

(2)  http://ec.europa.eu/food/food/labellingnutrition/claims/guidance_claim_14-12-07.pdf

(3)  GU L 304 del 22.11.2011, pag. 18.

(4)  GU L 184 del 17.07.1999, pag. 23.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/41


Giovedì 2 febbraio 2012
Conclusioni del Consiglio europeo informale del 30 gennaio 2012

P7_TA(2012)0023

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul Consiglio europeo del 30 gennaio 2012

2013/C 239 E/07

Il Parlamento europeo,

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 30 gennaio 2012,

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 9 e 10 dicembre 2011,

vista la dichiarazione dei capi di Stato e di governo della zona euro del 9 dicembre 2011,

vista la posizione del governo britannico,

visti il pacchetto di misure noto come "six-pack" e le due proposte della Commissione sull'ulteriore rafforzamento della disciplina di bilancio (1),

vista la dichiarazione effettuata dal Presidente della Commissione nella sua sessione del 18 gennaio 2012,

visto l'esito dei negoziati tenuti in seno al gruppo di lavoro ad hoc e all'eurogruppo,

vista la necessità di preservare l'unità tra la zona euro e le parti contraenti della zona non euro,

visto il testo presentato a nome del Parlamento dai suoi rappresentanti in seno al gruppo di lavoro ad hoc,

vista la sua risoluzione del 18 gennaio 2012 sulle conclusioni del Consiglio europeo dell'8 e 9 dicembre 2011 su un progetto di accordo internazionale per un'Unione di stabilità fiscale (2),

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

1.

ribadisce la sua risoluzione del 18 gennaio 2012, prendendo atto del testo finale del trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria e ribadendo il proprio parere secondo il quale sarebbe stato preferibile raggiungere un accordo sulla base del diritto comunitario; si rammarica del fatto che non è stato possibile raggiungere un accordo tra tutti gli Stati membri a causa dell'opposizione del Primo ministro del Regno Unito;

2.

osserva, tuttavia, che praticamente tutti gli elementi contenuti nel nuovo trattato possono essere realizzati, e in gran parte sono già stati realizzati, nel vigente quadro normativo unionale e attraverso la legislazione secondaria, fatta eccezione per la regola d'oro, il voto a maggioranza qualificata inversa e il coinvolgimento della Corte di giustizia;

3.

ritiene che il testo finale migliori in vari punti il testo originale e che sia stato inserito un determinato numero di modifiche proposte dal Parlamento, in particolare:

un impegno ad applicare integralmente il metodo comunitario;

che la stabilità, il coordinamento e la governance saranno attuati attraverso la legislazione secondaria, associando pienamente il Parlamento;

una maggiore, sebbene incompleta, coerenza tra il "six pack" e il nuovo trattato;

il riconoscimento dei diritti delle parti contraenti la cui valuta non è l'euro a partecipare alle riunioni dei vertici della zona euro riguardanti la competitività, l'architettura globale della zona euro e le regole fondamentali che ad essa si applicheranno in futuro;

la cooperazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali è prevista su una base reciprocamente concordata e in conformità del trattato;

l'aggiunta di un riferimento agli obiettivi di crescita sostenibile, occupazione, competitività e coesione sociale;

un impegno ad inserire il contenuto dell'accordo nel quadro giuridico unionale entro cinque anni;

4.

riconosce che la stabilità fiscale è una componente importante nella risoluzione della crisi attuale; insiste, tuttavia, nell'affermare che la ripresa economica esige misure per rafforzare la solidarietà e stimolare la crescita sostenibile e l'occupazione; si compiace del fatto che il Consiglio europeo riconosca tali elementi, ma insiste sulla necessità di misure concrete e di vasta portata;

5.

ribadisce il proprio appello a favore della rapida istituzione di un fondo di ammortamento basato sulla proposta formulata dal Consiglio tedesco degli esperti economici; chiede l'integrazione di una tale normativa ritenendola necessaria per predisporre un fondo di ammortamento, preferibilmente all'interno del processo legislativo in corso "two pack"; si rammarica che non si sia ancora proceduto al suo avvio; invita la Commissione a presentare misure forti per promuovere la crescita e l'occupazione;

6.

a seguito di una serie di misure per garantire la stabilità fiscale, chiede l'istituzione di project bond, una tabella di marcia per gli stability bond e l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) a livello europeo, in relazione alla quale la Commissione ha già presentato una proposta;

7.

sottolinea, inoltre, che altri elementi importanti sono assenti dal nuovo accordo:

evitare due pesi e due misure tra le disposizioni dell'accordo e quelle del trattato di Lisbona e contenute nell'acquis comunitario;

tutte le parti contraenti dell'accordo, membri attuali e futuri dell'euro, dovrebbero avere lo stesso diritto di partecipare pienamente a tutte le riunioni dei vertici della zona euro;

8.

deplora il fatto che il testo finale non tenga conto della richiesta del Parlamento relativa alla piena partecipazione del suo Presidente agli incontri informali nel quadro dei vertici euro; insiste affinché venga previsto un invito permanente da parte del presidente eletto dei vertici della zona euro in vista di una piena partecipazione;

9.

insiste affinché le parti contraenti rispettino pienamente il loro impegno di integrare, entro al massimo cinque anni, il trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nei trattati dell'Unione e chiede che, in questa occasione, si affrontino le ultime debolezze del trattato di Lisbona;

10.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai capi di stato e di governo, al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente dell'Eurogruppo, ai parlamenti nazionali, alla Commissione e alla Banca centrale europea.


(1)  Regolamento sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri, (COM(2011)0819), e regolamento sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio, (COM(2011)0821).

(2)  Testi approvati, P7_TA(2012)0002.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/43


Giovedì 2 febbraio 2012
L'Iran e il suo programma nucleare

P7_TA(2012)0024

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sull'Iran e il suo programma nucleare

2013/C 239 E/08

Il Parlamento europeo,

viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iran,

vista la dichiarazione rilasciata il 22 gennaio 2011 dall'alto rappresentante dell'Unione europea per conto del gruppo di paesi E3+3 in seguito ai negoziati con l'Iran tenutisi a Istanbul il 21 e 22 gennaio 2011,

vista la lettera dell'alto rappresentante dell'Unione europea a Saeed Jalili, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale della Repubblica islamica dell'Iran, in data 21 ottobre 2011,

vista la relazione del direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) dell'8 novembre 2011 sull'applicazione del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) e delle pertinenti disposizioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nella Repubblica islamica dell'Iran,

vista la risoluzione del Consiglio dei governatori dell'AIEA del 18 novembre 2011,

vista la dichiarazione dell'alto rappresentante dell'Unione europea del 18 novembre 2011 sulla risoluzione del Consiglio dei governatori dell'AIEA,

vista la dichiarazione dell'alto rappresentante dell'Unione europea del 29 novembre 2011 sull'attacco e il saccheggio dell'ambasciata britannica a Teheran,

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 9 dicembre 2011,

viste le conclusioni del Consiglio sull'Iran del 14 novembre 2011, del 1o dicembre 2011 e del 23 gennaio 2012,

visti l'adesione dell'Iran al trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), la necessità che tutti gli Stati firmatari del TNP adempiano pienamente ai propri obblighi e il diritto dei medesimi Stati, a norma degli articoli I e II del TNP, di promuovere la ricerca, la produzione e l'uso dell'energia nucleare per scopi pacifici senza alcuna discriminazione,

vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri destinata al Consiglio su una politica coerente nei confronti dei regimi contro i quali l'Unione europea applica misure restrittive, quando i loro leader esercitano i propri interessi personali e commerciali entro i confini dell'Unione,

visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che, avendo ratificato il TNP, l'Iran si è impegnato a non dotarsi di armi nucleari ed è giuridicamente vincolato a dichiarare tutte le sue attività nucleari, compreso il materiale nucleare, e a sottoporle ai controlli di sicurezza dell'AIEA;

B.

considerando che l'Iran non si è ancora conformato agli obblighi derivanti da tutte le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la più recente delle quali è la n. 1929 (2010), e alla totalità dei requisiti fissati dal Consiglio dei governatori dell'AIEA, che prevedono il pieno e incondizionato accesso da parte dell'Agenzia a tutti i siti, gli impianti, le persone e i documenti che consentano di verificare in modo adeguato le finalità del programma nucleare iraniano e permettano all'AIEA di espletare la sua funzione di organo di sorveglianza in ambito nucleare;

C.

considerando che, nella sua relazione del novembre 2011, l'AIEA esprime gravi preoccupazioni su una possibile dimensione militare del programma nucleare iraniano, in quanto alcune attività connesse con lo sviluppo di un congegno esplosivo nucleare potrebbero essere ancora in corso;

D.

considerando che il 27 dicembre 2011 il vicepresidente iraniano, Reza Rahimi, ha minacciato di ricorrere alla forza militare per chiudere lo Stretto di Hormuz qualora fossero state imposte sanzioni alle esportazioni di petrolio iraniano; che vi è stato un ulteriore dispiegamento di forze navali europee e statunitensi per reagire a tale minaccia e che in tutta la regione è stato proclamato un livello militare di allerta elevata;

E.

considerando che, in violazione dei suoi obblighi derivanti dal TNP, l'Iran ha costruito clandestinamente un impianto di arricchimento a Fordo, presso Qom, e ne ha informato l'AIEA soltanto molto tempo dopo l'inizio dei lavori di costruzione; che tale approccio reticente compromette ulteriormente la fiducia nelle rassicurazioni iraniane circa il carattere prettamente civile del suo programma nucleare;

F.

considerando che il 5 gennaio 2012 il ministro degli Affari esteri turco, Ahmet Davutoğlu, ha trasmesso un invito da parte dell'alto rappresentante dell'Unione europea all'Iran inteso a riprendere i negoziati sul nucleare con i paesi del gruppo E3+3; che durante la visita del ministro degli Affari esteri turco, la sua controparte iraniana, Ali Akbar Salehi, ha dichiarato che l'Iran è disposto a riprendere i negoziati;

G.

considerando che i ministri degli Affari esteri dell'Unione europea hanno concordato misure restrittive supplementari nei confronti dell'Iran in ambito energetico, tra cui un graduale embargo sulle importazioni di petrolio greggio iraniano nell'Unione, in ambito finanziario, anche nei confronti della Banca centrale iraniana, e in ambito trasportistico; che hanno stabilito inoltre ulteriori restrizioni alle esportazioni, in particolare di oro nonché di beni e tecnologie a duplice uso, e hanno ampliato l'elenco delle persone e delle entità soggette a misure restrittive, tra cui diversi controllati dal Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (IRGC);

H.

considerando che il Consiglio ha nuovamente ribadito il suo impegno ad adoperarsi per trovare una soluzione diplomatica alla questione nucleare iraniana, sulla base del duplice approccio;

I.

considerando che il Consiglio ha riaffermato che l'obiettivo dell'Unione europea resta quello di pervenire a una soluzione globale e a lungo termine che crei fiducia a livello internazionale in merito alla natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano e al contempo rispetti il diritto legittimo dell'Iran ad avvalersi dell'energia nucleare per scopi pacifici, in conformità del TNP;

1.

ribadisce che i rischi di proliferazione correlati al programma nucleare iraniano restano una fonte di grave preoccupazione per l'Unione europea ed è profondamente preoccupato per la dichiarazione contenuta della relazione dell'AIEA secondo cui da informazioni attendibili si evincerebbe che l'Iran ha svolto attività connesse allo sviluppo di un ordigno nucleare esplosivo;

2.

deplora vivamente l'accelerazione delle attività di arricchimento operata dall'Iran in violazione di sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di undici risoluzioni del Consiglio dei governatori dell'AIEA, come si evince dal recente avvio di operazioni di arricchimento dell'uranio ad un livello fino al 20% nell'impianto sotterrano di Fordo presso Qom;

3.

rinnova il proprio invito all'Iran a cessare lo sviluppo della tecnologia di arricchimento, che si spinge ben oltre la necessità di garantire la sicurezza dell'approvvigionamento di combustibile per scopi civili, in spregio alle preoccupazioni espresse a livello internazionale circa le intenzioni militari occulte;

4.

è favorevole alle misure restrittive supplementari in ambito energetico e finanziario decise dal Consiglio nei confronti dell'Iran, nonché alle ulteriori sanzioni adottate nei confronti di alcune persone ed entità, diverse delle quali controllate dal Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica; riconosce che le sanzioni e le misure diplomatiche potrebbero contribuire a indurre il governo iraniano ad accettare e rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, scongiurando in tal modo un peggioramento della situazione; rileva che le sanzioni non sono fini a se stesse e che le sanzioni dell'Unione europea contro l'Iran non hanno a tutt'oggi ottenuto i loro obiettivi dichiarati;

5.

ribadisce la posizione da tempo sostenuta dell'UE stando alla quale le questioni in sospeso con l'Iran sul suo programma nucleare devono essere risolte in modo pacifico e non esiste una soluzione militare al conflitto;

6.

osserva che sarà imposto un embargo graduale alle esportazioni di petrolio greggio iraniano nell'Unione europea e che i contratti già conclusi potrebbero ancora essere applicati fino al 1o luglio 2012; invita il Consiglio a stabilire le misure necessarie per compensare le incidenze dell'embargo per i diversi Stati membri dell'Unione;

7.

chiede che le sanzioni o le misure restrittive siano mirate e commisurate agli obiettivi perseguiti e siano destinate principalmente alle élite responsabili dei regimi repressivi o criminali e agli attori non statali responsabili di Stati collassati, limitandone al massimo le incidenze negative sulla popolazione civile, segnatamente sulle fasce più vulnerabili;;

8.

sostiene l'impegno del Consiglio ad adoperarsi per una soluzione diplomatica della questione del nucleare iraniano, in linea con il duplice approccio e con l'obiettivo dell'Unione di conseguire una soluzione globale a lungo termine; chiede alle autorità iraniane di accettare l'offerta di negoziati sostanziali contenuta nella lettera dell'alto rappresentante del 21 ottobre 2011, dimostrando chiaramente la propria disponibilità ad attuare misure volte a creare un clima di fiducia e ad avviare, senza condizioni preliminari, trattative significative che consentano di affrontare seriamente le preoccupazioni esistenti in merito alla questione nucleare;

9.

rinnova il proprio invito ai leader iraniani a rispettare gli obblighi previsti dal TNP; chiede al parlamento e al governo iraniani di ratificare e applicare il protocollo aggiuntivo e di dare piena attuazione alle disposizioni dell'accordo globale di salvaguardia;

10.

accoglie con favore il fatto che l'Iran abbia accettato di ricevere una delegazione di alto rango per le ispezioni dell’AIEA, guidata dal vicedirettore generale Herman Nackaerts, dal 29 al 31 gennaio 2012;

11.

esorta vivamente l'Iran alla piena collaborazione con l'AIEA su tutte le questioni in sospeso, segnatamente quelle che destano preoccupazione per le possibili implicazioni militari del programma nucleare del Paese, anche garantendo senza indugio l'accesso a tutti i siti, gli impianti, le persone e i documenti richiesti dall'AIEA, e lo invita altresì a non opporsi alla nomina di ispettori; sottolinea l'importanza di garantire che tale Agenzia disponga di tutte le risorse e le competenze necessarie per lo svolgimento del proprio lavoro in Iran;

12.

sostiene gli sforzi esplicati dall'AIEA per monitorare lo sviluppo del programma nucleare iraniano al fine di fornire alla comunità internazionale un quadro preciso della situazione;

13.

riconosce che il dialogo e la cooperazione con la Turchia possono svolgere un ruolo importante al fine di pervenire ad una soluzione;

14.

condanna fermamente la minaccia dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz ed esorta le autorità iraniane ad astenersi dal bloccarlo; ritiene che una tale iniziativa potrebbe provocare un conflitto regionale e scatenare ritorsioni della comunità internazionale;

15.

deplora che Cina e Russia continuino a rifiutarsi, in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di appoggiare le sanzioni contro l'Iran; chiede alla Russia di interrompere gli aiuti al programma di sviluppo nucleare iraniano fintantoché l'Iran non abbia pienamente adempiuto agli obblighi che gli incombono in virtù delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite;

16.

condanna fermamente l'attacco all'ambasciata britannica a Teheran del 29 novembre 2011; invita il governo iraniano ad adempiere ai suoi obblighi internazionali, tra cui la Convenzione di Vienna, per proteggere i diplomatici e le ambasciate;

17.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al governo e al parlamento della Turchia, al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese, al governo e al parlamento della Federazione russa, al direttore generale dell'AIEA, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Ufficio della Guida suprema nonché al governo e al parlamento della Repubblica islamica dell'Iran.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/46


Giovedì 2 febbraio 2012
Dimensione europea dello sport

P7_TA(2012)0025

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla dimensione europea dello sport (2011/2087(INI))

2013/C 239 E/09

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione del 18 gennaio 2011 dal titolo "Sviluppare la dimensione europea dello sport" (COM(2011)0012),

visto il Libro bianco della Commissione sullo sport (COM(2007)0391),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo "La lotta contro la corruzione nell'UE" (COM(2011)0308),

viste le due convenzioni del Consiglio d'Europa sulla violenza e le intemperanze degli spettatori in occasione di manifestazioni sportive, del 19 agosto 1985, e contro il doping, del 19 agosto 1990,

vista la sua risoluzione del 5 giugno 2003 sulle donne e lo sport (1),

vista la sua risoluzione del 22 aprile 2004 sul rispetto delle norme fondamentali del lavoro nella produzione di articoli sportivi per i Giochi olimpici (2),

vista la sua risoluzione del 14 aprile 2005 sulla lotta contro il doping nello sport (3),

vista la sua dichiarazione del 14 marzo 2006 sulla lotta al razzismo nel calcio (4),

vista la sua risoluzione del 15 marzo 2006 sulla prostituzione coatta in occasione di manifestazioni sportive internazionali (5),

vista la sua risoluzione del 29 marzo 2007 sul futuro del calcio professionistico in Europa (6),

vista la sua risoluzione del 13 novembre 2007 sul ruolo dello sport nell'educazione (7),

vista la sua risoluzione dell'8 maggio 2008 sul Libro bianco sullo sport (8),

vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale (9),

vista la sua risoluzione del 10 marzo 2009 sull'integrità del gioco d'azzardo online (10),

vista la sua risoluzione del 5 luglio 2011 sulla Quinta relazione della Commissione sulla coesione e sulla strategia per la politica di coesione dopo il 2013 (11),

vista la sua dichiarazione del 16 dicembre 2010, su un maggiore sostegno dell'Unione europea a favore degli sport di base (12),

vista la decisione 2010/37/CE del Consiglio, del 27 novembre 2009, relativa all'Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva (2011),

viste le conclusioni del Consiglio del 18 novembre 2010 sul ruolo dello sport quale fonte e motore dell'inclusione sociale attiva (13),

viste le conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2010 sulla nuova strategia europea per l'occupazione e la crescita,

vista la risoluzione del Consiglio del 1o giugno 2011 su un piano di lavoro dell'Unione europea per lo sport per il 2011-2014 (14),

viste la dichiarazione di Punta de l'Este del dicembre 1999 e la riunione della tavola rotonda dell'UNESCO sugli sport e i giochi tradizionali (15), concernenti il riconoscimento degli sport e dei giochi tradizionali quale parte del patrimonio immateriale nonché simbolo della diversità culturale,

vista la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e del Tribunale di primo grado nonché le decisioni della Commissione in materia di sport,

viste la Carta europea dei diritti delle donne nello sport e la campagna "Jump" del progetto Olympia, per donne più forti attraverso lo sport,

vista la Carta per un'azione tesa a eliminare la discriminazione dei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) nello sport,

visti gli articoli 6, 19 e 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti i pareri del Comitato delle regioni (16) dell'11-12 ottobre 2011 e del Comitato economico e sociale europeo (17) del 26-27 ottobre 2011 dal titolo "Sviluppare la dimensione europea dello sport",

visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione giuridica, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0385/2011),

A.

considerando che lo sport contribuisce alla realizzazione degli obiettivi strategici dell'Unione, poiché pone in rilievo valori pedagogici e culturali fondamentali e costituisce un vettore di integrazione, nella misura in cui si rivolge a tutti i cittadini, a prescindere dal sesso, dall'origine etnica, dalla religione, dall'età, dalla nazionalità, dalla condizione sociale o dall'orientamento sessuale;

B.

considerando che la natura specifica dello sport dovrebbe prevalere nelle sentenze della Corte di giustizia europea e nelle decisioni della Commissione in materia di sport;

C.

considerando che tutti i soggetti interessati, compresi i responsabili delle politiche, devono tenere conto della natura specifica dello sport, delle sue strutture basate sul volontariato e delle sue funzioni sociali ed educative;

D.

considerando che la specificità dello sport deriva dall'insieme degli aspetti singoli ed essenziali dello sport che lo distinguono da qualsiasi altro settore di attività, comprese le attività economiche; che lo sport dovrebbe essere comunque assoggettato al diritto dell'Unione europea, ove opportuno e necessario e valutando caso per caso;

E.

considerando che l'azione dell'UE nel settore sportivo dovrebbe sempre tenere conto della specificità dello sport rispettando i suoi aspetti sociali, educativi e culturali;

F.

considerando che lo sport rientra fra le competenze dell'UE ai sensi del trattato di Lisbona al fine di promuovere l'equità e l'apertura nelle competizioni sportive e la cooperazione tra gli organismi responsabili dello sport, tutelare l'integrità fisica e morale degli sportivi e potenziare i vantaggi che lo sport comporta sul piano sanitario, sociale, culturale ed economico, e che richiede un adeguato sostegno a livello finanziario e politico;

G.

considerando che lo sport apporta un contributo enorme a valori positivi quali la correttezza, il rispetto e l'inclusione sociale;

H.

considerando che miliardi di persone in tutto il mondo praticano sport inventati, codificati e diffusi in Europa e rilevando che inoltre il movimento olimpico moderno è stato creato in Francia dal barone Pierre De Coubertin;

I.

considerando che occorre mettere a punto una politica UE in materia di sport per affrontare e sostenere le finalità e gli obiettivi degli sport professionistici e amatoriali;

J.

considerando che il sostegno e la promozione dello sport per coloro che hanno disabilità intellettuali o fisiche dovrebbe costituire una priorità nell'UE, tenuto conto dell'importanza del suo ruolo quale veicolo di inclusione sociale, salute pubblica e volontariato a livello transfrontaliero;

K.

considerando che il volontariato è il fondamento della maggior parte degli sport amatoriali in Europa;

L.

considerando che i 35 milioni di sportivi non professionisti, come del resto le società sportive e le associazioni sportive di beneficenza, contribuiscono allo sviluppo dello sport di massa e alla diffusione degli ideali sportivi;

M.

considerando che lo sport è determinante per la salute nella società moderna e che, attraverso il suo ruolo nell'ambito dell'istruzione formale e non formale, rappresenta un elemento essenziale di un'istruzione di qualità e contribuisce alla realizzazione personale dei cittadini più anziani;

N.

considerando che la promozione delle attività fisiche e sportive contribuisce al risparmio di una quota importante della spesa pubblica in ambito sanitario;

O.

considerando che una delle principali motivazioni alla base del coinvolgimento dei cittadini nello sport e nell'attività fisica è il desiderio di migliorare la salute e il benessere personali;

P.

considerando che le pratiche legate al doping infrangono i valori dello sport ed espongono gli sportivi a gravi rischi, provocando danni gravi e permanenti alla salute;

Q.

considerando che lo sport di alto livello esalta taluni dei valori sportivi fondamentali e li trasmette alla società in generale, incoraggiando la pratica sportiva;

R.

considerando che per numerosi atleti di alto livello si profila un futuro incerto al termine della carriera sportiva;

S.

considerando che è di fondamentale importanza preparare gli atleti alla loro riconversione professionale facendo in modo che, parallelamente alla formazione sportiva, ricevano un'istruzione generale o una formazione professionale;

T.

considerando che occorre tutelare e proteggere i diritti fondamentali degli sportivi;

U.

considerando che, in occasione delle competizioni sportive, vi è la possibilità che si verifichino atti di violenza verbale e fisica e comportamenti discriminatori;

V.

considerando che la pratica dello sport da parte delle donne non è sufficientemente valorizzata e che le donne sono sottorappresentate in seno agli organi decisionali delle organizzazioni sportive;

W.

considerando che le attività sportive necessitano di strutture, attrezzature e impianti specifici e adeguati e che anche le scuole devono essere dotate di impianti adeguati per promuovere l'educazione fisica;

X.

considerando che lo sport occupa uno spazio importante nell'economia europea, in quanto rappresenta, direttamente o indirettamente, 15 milioni di posti di lavoro, corrispondenti al 5,4% della popolazione attiva, nonché un valore aggiunto annuo di circa 407 miliardi di EUR, ossia il 3,65% del PIL europeo, e che un settore sportivo economicamente florido contribuisce anche alla realizzazione degli obiettivi della strategia Europa 2020;

Y.

considerando che la violazione dei diritti di proprietà intellettuale delle organizzazioni sportive e l'espansione della pirateria digitale, in particolare la trasmissione non autorizzata di eventi sportivi in diretta, mettono in pericolo l'economia dell'intero settore sportivo;

Z.

considerando che lo sport non funziona come un settore tradizionale dell'economia, a causa dell'interdipendenza fra gli avversari e dell'equilibrio competitivo necessario per mantenere l'incertezza dei risultati;

AA.

considerando che lo sport non è equiparabile a una normale attività economica, in ragione delle sue specificità e del suo modello organizzativo basato sulle federazioni, il cui funzionamento non è simile a quello delle aziende commerciali, e che occorre operare una distinzione tra interessi sportivi e interessi commerciali;

AB.

considerando che il dialogo sociale europeo può svolgere un ruolo importante e va pertanto incoraggiato;

AC.

considerando che lo sport svolge un ruolo rilevante ed è fonte di gioia per molti cittadini, siano essi partecipanti, tifosi o spettatori;

AD.

considerando che i grandi eventi sportivi e la pratica dello sport offrono occasioni straordinarie per sfruttare il potenziale di sviluppo del turismo in Europa, che può diffondere i valori e i principi legati allo sport;

AE.

considerando che il modello sportivo europeo si basa su una federazione per ciascuna disciplina sportiva e che, come risultato di una lunga tradizione democratica, si caratterizza per l'organizzazione autonoma, democratica, territoriale e piramidale dei meccanismi di solidarietà sportiva e finanziaria, quali il principio di promozione e di retrocessione e le competizioni aperte, che coinvolgono sia società sportive che squadre nazionali;

AF.

considerando che è possibile migliorare la trasparenza e la responsabilità democratica nelle società sportive coinvolgendo i tifosi nell'assetto proprietario e gestionale delle loro società;

AG.

considerando che le organizzazioni sportive tradizionali e di base svolgono un ruolo fondamentale nel rafforzare la cultura, promuovere l'inclusione sociale e valorizzare le comunità;

AH.

considerando che le squadre nazionali svolgono un ruolo essenziale, che le competizioni internazionali continuano a rappresentare un modello di riferimento e che si dovrebbero prendere provvedimenti per contrastare le "naturalizzazioni di comodo";

AI.

considerando che la natura stessa delle competizioni tra squadre nazionali implica che le federazioni e le società sportive possono migliorare la formazione degli sportivi nazionali;

AJ.

considerando che lo sport professionale e lo sport di base sono vulnerabili all'instabilità finanziaria e ne sono, di fatto, gravemente colpiti e che le federazioni interessate hanno la responsabilità di incoraggiare le società sportive ad adottare una cultura della pianificazione e dell'investimento ragionevole;

AK.

considerando che i trasferimenti internazionali possono essere pericolosi per i giovani atleti, poiché gli insuccessi sportivi, la disgregazione della famiglia e l'emarginazione sociale sono alcune delle conseguenze di un'uscita di casa troppo precoce da parte dei giovani atleti;

AL.

considerando che le federazioni sportive non dispongono degli strumenti strutturali o giuridici per poter prendere provvedimenti efficaci contro le partite truccate;

AM.

considerando che i servizi connessi al gioco d'azzardo sono esclusi, in ragione della loro specificità, dall'ambito di applicazione della direttiva sui servizi (2006/123/CE) e della nuova direttiva sui diritti dei consumatori (2011/83/UE);

AN.

considerando che i finanziamenti per lo sport di base possono essere assicurati solo se si impone per legge ai titolari delle necessarie licenze nazionali per il gioco d'azzardo, che pagano le imposte e finanziano altri obiettivi di interesse pubblico negli Stati membri, di pagare imposte di "interesse pubblico" e si offre loro una protezione efficace contro la concorrenza illegale;

AO.

considerando che la regolamentazione degli agenti dei giocatori richiede un'azione concertata fra gli organi direttivi sportivi e le autorità pubbliche, in modo che si possano imporre sanzioni efficaci nei confronti degli agenti e/o degli intermediari che infrangono le regole;

AP.

considerando che lo sport può svolgere un ruolo in vari ambiti delle relazioni esterne dell'Unione europea, anche tramite la diplomazia;

Ruolo sociale dello sport

1.

esorta la Commissione a proporre, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale, una dotazione di bilancio dedicata e ambiziosa destinata alla politica in materia di sport, dati i vantaggi dello sport sotto il profilo sociale, culturale, economico e per la salute pubblica;

2.

invita gli Stati membri a far sì che le lezioni di educazione fisica siano una componente dell'orario settimanale in tutte le tipologie di scuole e sottolinea l'importanza di incoraggiare la pratica sportiva a tutti i livelli dell'istruzione, sin dalla prima infanzia, anche negli istituti scolastici e universitari e nelle comunità locali, che dovrebbero essere incoraggiati a dotarsi di impianti sportivi con attrezzature adeguate;

3.

sollecita gli Stati membri a stabilire chiari orientamenti al fine di integrare sport e attività fisica a tutti i livelli dell'istruzione negli Stati membri;

4.

sottolinea l'importanza dell'istruzione attraverso lo sport e le potenzialità insite nello sport per aiutare i giovani socialmente vulnerabili a rimettersi in carreggiata e chiede agli Stati membri, alle associazioni nazionali, alle leghe e alle società sportive di sviluppare e sostenere iniziative in tal senso;

5.

invita gli Stati membri a incoraggiare e sostenere la cooperazione tra le scuole e le associazioni sportive; osserva che, a tal riguardo, la Commissione dovrebbe far leva sulla sua funzione di coordinamento nel settore dello sport per raccogliere negli Stati membri esempi di migliori prassi e renderli accessibili a tutti i soggetti interessati a livello europeo in una banca dati centrale;

6.

raccomanda alla Commissione di promuovere la pratica sportiva fra gli anziani, dato che tale pratica contribuisce a favorire l'interazione sociale e ottime condizioni di salute;

7.

sottolinea che lo sport, a tutte le età, è un settore che offre grandi potenzialità in termini di miglioramento del livello generale di salute degli europei e invita, pertanto, l'UE e gli Stati membri ad agevolare la partecipazione ad attività sportive e a promuovere uno stile di vita salutare che benefici pienamente delle opportunità di praticare sport, riducendo così la spesa sanitaria;

8.

esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere con maggior forza il ruolo degli operatori sanitari nella promozione della partecipazione sportiva e a esaminare in che modo i fornitori di assicurazioni sanitarie potrebbero fornire incentivi quale strumento per incoraggiare le persone a praticare attività sportive;

9.

sottolinea l'importanza di rendere accessibile lo sport a tutti i cittadini in diversi contesti, ad esempio a scuola, al lavoro, come attività ricreativa o tramite società sportive e associazioni;

10.

riconosce il lavoro svolto dalle organizzazioni che offrono attività sportive alle persone con disabilità intellettuali o fisiche in tutta l'UE; invita la Commissione, gli Stati membri e le organizzazioni sportive a promuovere e sviluppare, con finanziamenti adeguati, le attività e le competizioni sportive per i disabili, in particolare consentendo loro un accesso equo alla pratica sportiva e assegnando loro, a titolo gratuito, impianti sportivi adeguati alle loro necessità;

11.

sottolinea il grande potere di integrazione sociale dello sport in numerosi settori, tra cui l'impegno civico e il concetto di democrazia, la promozione di buone condizioni di salute, lo sviluppo urbano, l'integrazione sociale, il mercato del lavoro, l'occupazione, la formazione specialistica e l'istruzione;

12.

incoraggia gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a incrementare le sovvenzioni offerte alle organizzazioni che operano per l'integrazione, attraverso lo sport, delle persone a rischio di esclusione sociale o che promuovono la pratica sportiva per le persone fisicamente o mentalmente disabili;

13.

incoraggia gli Stati membri a inserire stabilmente lo sport nei programmi e nei servizi finalizzati a un'effettiva integrazione di tutti i gruppi a rischio di discriminazione e invita le organizzazioni sportive a dotarsi di appositi programmi di formazione per operatori e volontari per prevenire e combattere qualsiasi forma di discriminazione o razzismo;

14.

evidenzia la funzione esemplare dello sport per la società ed esorta gli organi direttivi sportivi ad assumere un ruolo guida nel contrastare la discriminazione a livello istituzionale;

15.

ricorda che nello sport non devono esistere discriminazioni di genere e chiede che l'applicazione della Carta olimpica sia estesa a tutte le manifestazioni sportive, in particolare a quelle europee;

16.

invita il Consiglio, la Commissione, gli Stati membri e gli organi direttivi nazionali del settore sportivo a impegnarsi nella lotta contro l'omofobia e la transfobia e ad attuare correttamente le normative e le politiche antidiscriminatorie, con particolare riferimento alle atlete lesbiche e agli atleti bisessuali, gay e transgender;

17.

invita gli Stati membri a porre maggiormente l'accento sull'importanza di un'educazione fisica di qualità per entrambi i sessi e suggerisce loro di predisporre le necessarie strategie per affrontare la questione;

18.

sottolinea che la composizione degli organi decisionali in seno alle organizzazioni sportive deve riflettere la composizione dell'assemblea generale annuale e l'equilibrio di genere fra gli iscritti, consentendo in tal modo a uomini e donne la parità di accesso alle funzioni amministrative anche a livello transnazionale;

19.

esorta la Commissione e gli Stati membri a riconoscere l'importanza dello sport come strumento per promuovere la pace, la crescita economica, il dialogo interculturale, la salute pubblica, l'integrazione e l'emancipazione delle donne;

20.

invita la Commissione e gli Stati membri a sollecitare il Comitato olimpico internazionale ad assicurare il rispetto delle norme della Carta olimpica che vietano, in occasione di manifestazioni sportive, ogni dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razzista e ad assicurare nel contempo che le donne non subiscano pressioni politiche che le inducono a infrangere tali norme, o che tali norme non vengano eluse attraverso il rifiuto di un paese di inviare atlete donne alle gare;

21.

invita le organizzazioni sportive a incoraggiare maggiormente la partecipazione delle donne alla pratica sportiva nonché agli organi direttivi in seno a tali organizzazioni, garantendo la parità di accesso alle attività sportive, in particolare per le ragazze e le donne provenienti da ambienti svantaggiati, promuovendo la partecipazione femminile allo sport e valorizzando le attività e i risultati delle discipline femminili al pari di quanto avviene per le discipline maschili; incoraggia gli Stati membri a elaborare misure che consentano alle atlete di conciliare la vita privata e la vita professionale sportiva e a promuovere l'uguaglianza di genere nelle politiche governative in materia di sport; invita la Commissione a incoraggiare lo scambio di informazioni e di buone prassi in materia di pari opportunità sotto il profilo del genere nello sport;

22.

invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere gli organismi europei per la promozione e l'attuazione delle raccomandazioni della Carta europea dei diritti delle donne nello sport;

23.

invita la Commissione e gli Stati membri a integrare la dimensione di genere in tutte le attività correlate allo sport, con particolare riferimento all'accesso allo sport per le donne immigrate e appartenenti a minoranze etniche, l'accesso delle donne ai ruoli decisionali nel settore sportivo e la copertura mediatica delle donne nello sport, e a garantire che le politiche e la legislazione in materia di sport siano fondate sull'uguaglianza di genere;

24.

invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere e incoraggiare la realizzazione di ricerche europee sulla specificità delle attività sportive femminili, sulle ragioni che inducono donne e ragazze ad abbandonare lo sport e sulla persistenza delle ineguaglianze nell'accesso delle donne alla pratica sportiva;

25.

incoraggia la creazione di reti di donne nel settore dello sport per promuovere lo scambio di migliori pratiche e di informazioni;

26.

sottolinea che il fatto che genitori di ragazze immigrate proibiscano loro di partecipare alle attività sportive e natatorie a scuola non può essere tollerato o giustificato in base a motivazioni culturali o religiose;

27.

segnala che, se sono numerose le ragazze che praticano sport da piccole, molte abbandonano tale pratica nell'adolescenza; fa riferimento, a tal proposito, agli studi che evidenziano come le ragazze siano oggetto di esplicite o velate pressioni da parte di compagni e familiari affinché diventino più "femminili" o assumano responsabilità incompatibili con una partecipazione continuativa; incoraggia gli Stati membri e gli organi direttivi sportivi nazionali a mettere a punto strategie per far sì che i programmi e gli allenatori sostengano, in particolare, le ragazze interessate allo sport nello sviluppo della propria identità come atlete;

28.

insiste sulla necessità di lottare contro il doping, nel rispetto dei diritti fondamentali degli atleti, prestando particolare attenzione ai più giovani, attraverso campagne di prevenzione e informazione; esorta gli Stati membri a considerare il traffico di sostanze dopanti nel mondo dello sport alla stessa stregua del traffico di droghe illegali e ad adottare legislazioni nazionali in tale direzione, nell'intento di migliorare il coordinamento europeo in questo settore; invita l'Agenzia mondiale antidoping a creare un sistema amministrativo di reperibilità di facile utilizzo, in linea con la normativa dell'UE, e sottolinea la necessità di elaborare statistiche sull'utilizzo del doping e sui test mancati, per poter mettere a punto un approccio mirato alla lotta contro il doping;

29.

ritiene che l'adesione dell'UE alla Convenzione contro il doping del Consiglio d'Europa sia un passo necessario per coordinare un'attuazione più uniforme del codice WADA negli Stati membri;

30.

è a favore di una maggior armonizzazione del diritto in modo da conseguire un'efficace cooperazione tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie nella lotta contro il doping e altre forme di manipolazione delle manifestazioni sportive;

31.

invita gli Stati membri ad affrontare la questione della dipendenza dal gioco d'azzardo e della protezione dei minori dai rischi del gioco d'azzardo;

32.

è favorevole alla formulazione di norme chiare sulla tutela dei minori nello sport competitivo e all'elaborazione di ulteriori misure fondamentali di protezione, in consultazione con le federazioni;

33.

sottolinea l'importanza decisiva, per i giovani sportivi, di una doppia formazione sportiva e professionale; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri, unitamente a tutti i soggetti interessati, a elaborare orientamenti volti a garantire che i giovani sportivi possano completare, oltre alla loro formazione sportiva, anche regolari studi scolastici e/o professionali, tenendo conto delle migliori prassi esistenti nei singoli Stati membri; incoraggia, a tale riguardo, gli Stati membri a tenere conto dell'esperienza in materia degli ex sportivi professionisti nel caso intendano diventare allenatori, a creare appositi percorsi professionali per gli atleti di alto livello che decidono di conseguire un diploma di studi superiori e a fare uso della loro esperienza a vantaggio dello sport in generale;

34.

esorta gli Stati membri a elaborare programmi di istruzione strutturati in modo da agevolare la combinazione tra apprendimento e allenamento per gli atleti professionisti;

35.

propone di istituire un quadro per la formazione e le qualifiche relative alla professione di allenatore e di integrarlo nei programmi del quadro europeo delle qualifiche e nei programmi di apprendimento permanente, al fine di promuovere una società basata sulla conoscenza e lo sviluppo di eccellenza nella professione dell'allenatore, a livello sia amatoriale che professionale;

36.

evidenzia il ruolo degli allenatori nello sviluppo e nell'educazione dei giovani, non soltanto per le abilità sportive, ma anche per le competenze necessarie nella vita; rileva che gli allenatori possono orientare i giovani a sviluppare uno stile di vita salutare;

37.

invita gli Stati membri, in stretta consultazione con le federazioni interessate, a vietare l'accesso allo stadio ai tifosi che hanno dato prova di comportamenti violenti e discriminatori, a creare una strategia coordinata per quanto riguarda la definizione e l'applicazione di sanzioni nei loro confronti, a cooperare strettamente per far rispettare tali divieti negli incontri internazionali che si svolgono in uno Stato membro diverso da quello che li aveva imposti e istituiti, pur nel rispetto dei diritti e delle libertà individuali, a istituire una banca dati europea finalizzata alla condivisione di informazioni e a rafforzare la cooperazione mediante un sistema di allerta avanzato per gli incontri ad alto rischio;

38.

è favorevole alla definizione da parte degli Stati membri, di concerto con le federazioni sportive europee, di norme minime di sicurezza negli stadi e all'adozione di tutte le misure adeguate onde garantire il maggior grado di sicurezza possibile per giocatori e tifosi;

39.

sottolinea che, laddove gli sport si svolgono in un ambiente naturale, occorre garantire un equilibrio tra i benefici che tali sport apportano alla società e la salute dell'ambiente in cui sono praticati;

40.

sottolinea il potenziale insito nelle manifestazioni sportive per il turismo a livello locale e nazionale e invita gli Stati membri a contribuire allo sviluppo di questo ramo delle attività economiche e commerciali;

Dimensione economica dello sport

41.

è a favore del riconoscimento della peculiarità dello sport nell'ambito del mercato interno e del diritto della concorrenza e rinnova pertanto il suo invito alla Commissione affinché elabori orientamenti sull'applicazione del diritto dell'UE allo sport, in modo da correggere le numerose incertezze giuridiche esistenti;

42.

osserva che la sponsorizzazione offre un'ancora di salvezza finanziaria indispensabile e molte opportunità nello sport, nel rispetto dei principi del fair play finanziario;

43.

invita la Commissione e gli Stati membri ad attribuire un profilo elevato al volontariato nello sport; ribadisce l'importanza dei volontari nello sport e sottolinea la necessità di istituire un quadro di riconoscimento sociale e di fornire ai volontari una formazione adeguata; valuta positivamente lo scambio di informazioni e di migliori prassi fra Stati membri al fine di promuovere il volontariato nello sport ed è favorevole a valutare la fattibilità di un quadro giuridico e fiscale che sia idoneo alle attività delle associazioni sportive;

44.

invita la Commissione e gli Stati membri a creare un sistema di riconoscimento delle qualifiche ottenute dai volontari e delle qualifiche richieste per esercitare le professioni regolamentate connesse allo sport;

45.

sottolinea che il reciproco riconoscimento dei corsi e delle formazioni specialistiche in un quadro europeo unificato per i professionisti che operano nello sport come specialisti (arbitri, allenatori) è particolarmente importante, in quanto contribuisce a lungo termine all'aumento della competitività, che a sua volta consentirà di evitare importanti perdite di entrate;

46.

esorta gli Stati membri a garantire agli sportivi un'istruzione superiore e il riconoscimento armonizzato delle loro qualifiche sportive e dei loro titoli di studio, onde incrementare la mobilità professionale;

47.

invita inoltre gli Stati membri a migliorare le strutture per il reinserimento degli ex sportivi nel mercato del lavoro, che facilitino il loro reintegro in una carriera professionale al termine della carriera sportiva;

48.

invita gli Stati membri a esaminare modalità per ridurre l'onere finanziario sui professionisti sportivi meno remunerati, le cui carriere sono brevi e instabili; ribadisce che gli sportivi professionisti, che rientrano nella categoria degli atleti e che traggono la maggior parte del loro guadagno dallo sport, devono poter beneficiare degli stessi diritti dei lavoratori in materia di sicurezza sociale;

49.

ritiene che il dialogo sociale nello sport sia uno strumento appropriato per trovare un equilibrio fra i diritti fondamentali e i diritti del lavoro degli sportivi, tenuto conto della natura specifica dello sport;

50.

ritiene che, nella dimensione economica in costante evoluzione del settore sportivo, sia necessario apportare miglioramenti immediati alle questioni connesse allo sport in ambiti decisivi quali la libera circolazione dei lavoratori e dei servizi, la libertà di stabilimento, il riconoscimento delle qualifiche professionali, i diritti di proprietà intellettuale e le norme in materia di aiuti di Stato, onde assicurare che il settore sportivo possa beneficiare pienamente dei vantaggi del mercato interno;

51.

sottolinea che è di importanza fondamentale che lo sfruttamento commerciale dei diritti audiovisivi delle competizioni sportive avvenga su una base centralizzata, esclusiva e territoriale, onde garantire un'equa distribuzione delle entrate fra sport d'élite e sport di massa;

52.

è del parere che gli eventi sportivi considerati di particolare rilevanza per la società debbano essere accessibili al maggior numero possibile di spettatori; invita gli Stati membri che non abbiano ancora adottato misure volte a garantire che le emittenti televisive soggette alla loro giurisdizione non trasmettano tali eventi in esclusiva a provvedere in questo senso;

53.

riconosce il diritto dei giornalisti di accedere alle manifestazioni sportive organizzate di interesse pubblico e di darne informazione, onde salvaguardare il diritto del pubblico di ottenere e ricevere notizie e informazioni indipendenti sulle manifestazioni sportive;

54.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di tutelare i diritti di proprietà intellettuale in riferimento ai contenuti sportivi, nel debito rispetto del diritto all'informazione del pubblico;

55.

ritiene che le scommesse sportive costituiscano una forma di sfruttamento commerciale delle competizioni e invita la Commissione e gli Stati membri a proteggere le scommesse da qualsiasi attività non autorizzata, dagli operatori abusivi e dai sospetti di partite truccate, in particolare riconoscendo agli organizzatori un diritto di proprietà intellettuale sulle gare di cui si occupano, garantendo che gli operatori delle scommesse contribuiscano in modo significativo al finanziamento degli sport di massa e di base e tutelando l'integrità delle competizioni, con particolare riferimento all'educazione degli atleti; ritiene tuttavia che tali diritti di proprietà intellettuale debbano lasciare impregiudicato il diritto di utilizzare brevi estratti, quale stabilito dalla direttiva 2007/65/CE (direttiva sui servizi di media audiovisivi);

56.

rinnova la sua richiesta alla Commissione affinché definisca orientamenti nel settore degli aiuti di Stato, precisando quale tipo di sostegno pubblico sia legittimo per l'adempimento della missione sociale, culturale ed educativa dello sport;

57.

chiede agli Stati membri di adottare un'azione efficace volta a contrastare la corruzione e promuovere l'etica nello sport; giudica pertanto indispensabile che ciascun paese introduca norme rigorose di controllo finanziario delle società sportive;

58.

esorta le associazioni sportive a cooperare con le agenzie preposte all'applicazione della legge, anche attraverso la condivisione delle informazioni, ai fini di un approccio adeguato ed efficiente teso a contrastare le partite truccate e le altre frodi sportive;

59.

invita la Commissione a proporre misure concrete per assicurare il finanziamento dello sport proveniente dalle lotterie;

60.

sottolinea che l'introduzione, da parte della Commissione, della contabilità satellite nel settore sportivo è particolarmente opportuna, in quanto consente di valutare a livello nazionale le attività connesse con lo sport secondo norme uniformi, il che permette di individuare le anomalie e apporta un valore aggiunto all'economia europea e al mercato unico;

61.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di agevolare in modo concreto lo scambio di buone pratiche e di incoraggiare una più stretta cooperazione relativamente agli aspetti tecnici e alla ricerca correlata allo sport;

62.

ritiene che il ruolo degli enti locali e regionali nello sviluppo della dimensione europea dello sport sia fondamentale, in quanto tra i loro compiti istituzionali si annoverano l'erogazione di servizi al pubblico in ambito sportivo e l'allocazione di risorse finanziarie per le attività sportive e per le attrezzature ad esse necessarie;

63.

insiste sul fatto che lo sport di base dovrebbe beneficiare del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo, i quali dovrebbero prevedere investimenti in infrastrutture sportive, ed esorta la Commissione e gli Stati membri a dotare l'Unione di uno specifico programma di bilancio nel settore dello sport, come è ormai consentito in virtù dell'articolo 165 del TFUE;

Organizzazione dello sport

64.

rileva che le strutture sportive in Europa poggiano sui principi di nazionalità e territorialità;

65.

ribadisce il suo impegno a favore del modello sportivo europeo, in seno al quale le federazioni svolgono un ruolo centrale e la cui base è formata da diversi attori, tra cui tifosi, giocatori, società, leghe, associazioni e volontari, i quali svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere l'intera struttura sportiva;

66.

chiede di ridurre le barriere che ostacolano il volontariato sportivo in tutta l'UE;

67.

sottolinea l'importante ruolo svolto dagli enti locali nella promozione dello sport per tutti nella società e invita tali enti a partecipare attivamente ai forum europei di dibattito e dialogo diretti al mondo dello sport;

68.

ricorda che la buona governance nello sport è un requisito per garantire l'autonomia e l'autoregolamentazione delle organizzazioni sportive, nel rispetto dei principi della trasparenza, della responsabilità e della democrazia, e pone l'accento sulla necessità di una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione nello sport; sottolinea la necessità di un'adeguata rappresentanza di tutti i soggetti interessati nell'ambito del processo decisionale;

69.

invita gli Stati membri e gli organi direttivi sportivi a incentivare attivamente il ruolo sociale e democratico dei tifosi che sostengono i principi del fair play, promuovendo la loro partecipazione nell'assetto proprietario e di governance delle loro società sportive e quali importanti attori in seno agli organi direttivi sportivi;

70.

afferma che le società sportive dovrebbero rendere disponibili i giocatori nel momento in cui vengono selezionati per la squadra nazionale, riconoscendo nel contempo il loro contributo al successo dei grandi tornei nazionali a squadre, il che potrebbe includere meccanismi assicurativi, e sottolinea l'impossibilità di ricorrere a un approccio "universale" per tutti gli sport;

71.

sottolinea che, ai fini di uno sviluppo sostenibile del movimento sportivo in Europa e della diffusione della sua influenza positiva sugli individui e la società, è necessario formare i giocatori a livello locale e investire nell'educazione allo sport; reputa pertanto necessario garantire che lo sport ad alto livello non incida sullo sviluppo dei giovani sportivi, sugli sport amatoriali e sul ruolo essenziale delle organizzazioni sportive di base; sottolinea la necessità dell'equipollenza e del riconoscimento di diplomi e qualifiche in ambito sportivo;

72.

riafferma il proprio impegno a favore della norma di formare i giocatori localmente ("home-grown player rule") e ritiene che potrebbe fungere da modello per altre leghe professionali in Europa; sostiene il proseguimento degli sforzi, da parte degli organi direttivi sportivi, intesi a incoraggiare la formazione dei giovani giocatori locali entro i limiti del diritto dell'Unione, in modo da rafforzare l'equilibrio competitivo nell'ambito delle gare e il sano sviluppo del modello sportivo europeo;

73.

ritiene che la valorizzazione di nuovi talenti rappresenti una delle attività principali delle società sportive e che un'eccessiva dipendenza dal trasferimento dei giocatori possa minare i valori dello sport;

74.

sottolinea l'importanza delle indennità di formazione, poiché queste rappresentano un efficace meccanismo di protezione dei centri di formazione e una giusta redditività del capitale investito;

75.

ritiene che la professione di agente sportivo dovrebbe essere un'attività professionale regolamentata e, come tale, soggetta al requisito di una qualifica ufficiale adeguata e che, ai fini della trasparenza, gli agenti dovrebbero avere la residenza fiscale sul territorio dell'Unione europea; invita la Commissione, in cooperazione con le federazioni sportive e le associazioni professionali di giocatori e agenti, a sviluppare e attuare un sistema europeo di licenza e di registrazione corredato da un codice di condotta e un meccanismo sanzionatorio;

76.

propone l'istituzione, da parte delle federazioni sportive, di un registro europeo non pubblico degli agenti sportivi in cui figurino i nominativi dei giocatori che gli agenti rappresentano, in modo da tutelare gli atleti, in particolare quelli di età inferiore a 18 anni, onde circoscrivere i rischi di conflitto d'interessi; ritiene che il pagamento del compenso all'agente per un trasferimento debba essere versato a rate per tutta la durata del contratto stipulato dall'atleta a seguito del trasferimento, e che il pagamento dell'intera somma debba essere subordinato al rispetto del contratto;

77.

invita gli Stati membri a integrare con sanzioni dissuasive le attuali disposizioni regolamentari che disciplinano l'operato degli agenti/intermediari dei giocatori e ad applicare rigorosamente tali sanzioni;

78.

invita gli organi direttivi dello sport ad aumentare la trasparenza per quanto concerne le attività degli agenti dei giocatori e a cooperare con le autorità degli Stati membri per eliminare la corruzione;

79.

si compiace dello studio richiesto dalla Commissione sull'impatto economico e giuridico dei trasferimenti di giocatori; ritiene inoltre che le iniziative delle federazioni sportive intese a introdurre maggiore trasparenza nei trasferimenti internazionali siano meritevoli di sostegno;

80.

è del parere che i sistemi posti in essere dagli organi direttivi sportivi per aumentare la trasparenza dei trasferimenti internazionali dei giocatori rappresentino un passo nella giusta direzione, poiché sono conformi al principio della buona governance e mirano a garantire l'integrità delle competizioni sportive;

81.

esprime chiaramente il proprio sostegno ai sistemi di licenza e al fair play finanziario, in quanto incoraggiano le società sportive a competere nei limiti dei loro effettivi mezzi finanziari;

82.

ritiene che tali misure stiano contribuendo a migliorare la governance, a ripristinare la stabilità e la sostenibilità finanziarie a lungo termine delle società sportive e a favorire la correttezza finanziaria delle competizioni europee e chiede pertanto alla Commissione europea di riconoscere la compatibilità di tali norme con il diritto dell'UE;

83.

accoglie con favore gli sforzi delle federazioni sportive tesi a vietare la proprietà di molteplici società sportive impegnate nella stessa competizione; reputa necessario proibire a tutti gli operatori del settore delle scommesse di detenere il controllo di una società che organizza competizioni o che vi partecipa, come pure vietare a qualsiasi società che organizza competizioni o che vi partecipa di detenere il controllo di un operatore che propone scommesse sugli eventi che organizza o ai quali prende parte;

84.

esorta gli Stati membri ad adottare tutti i provvedimenti necessari per prevenire e sanzionare le attività illecite che compromettono l'integrità dello sport, equiparando tali attività al reato penale, in particolare quando sono correlate alle attività di scommessa, il che significa che implicano il condizionamento intenzionale e fraudolento dei risultati di una competizione sportiva, o di una sua fase, allo scopo di ottenere un vantaggio che non sia basato unicamente sulla normale pratica sportiva o sull'incertezza ad essa associata;

85.

esorta le federazioni sportive a operare in stretta collaborazione con gli Stati membri per tutelare l'integrità dello sport;

86.

invita la Commissione europea ad affrontare la questione della mancanza di trasparenza nei trasferimenti e delle partite truccate, come annunciato nella strategia dell'UE contro la corruzione, stabilendo norme minime concernenti la definizione dei reati penali in tale ambito;

87.

esprime profonda preoccupazione per le gravi attività illecite che interessano il mondo dello sport, quali ad esempio il riciclaggio di denaro, e invita gli Stati membri a intensificare la cooperazione per affrontare tali questioni e assicurare una maggiore trasparenza nelle transazioni finanziarie effettuate nell'ambito dei trasferimenti dei giocatori e delle attività degli agenti;

88.

afferma che è fondamentale sviluppare strumenti diretti a incoraggiare la cooperazione fra le autorità pubbliche, le autorità sportive e gli operatori del gioco d'azzardo in relazione ai casi di frode sportiva, e che si potrebbe prevedere una collaborazione con Europol ed Eurojust;

89.

riconosce la legittimità delle giurisdizioni sportive ai fini della risoluzione delle controversie nel settore dello sport, nella misura in cui tali istanze rispettino il diritto fondamentale dei cittadini a un giusto processo; chiede che il Tribunale arbitrale dello sport tenga conto delle norme del diritto dell'Unione in sede di risoluzione delle controversie inerenti all'ambito sportivo sorte all'interno dell'Unione europea;

90.

chiede alla Commissione di presentare entro il 2012 una proposta che consenta di comprendere meglio le esigenze specifiche del settore sportivo e di intraprendere azioni concrete al riguardo, tenendo conto di quanto disposto dall'articolo 165 del TFUE;

Cooperazione con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali

91.

invita la Commissione e gli Stati membri a cooperare con i paesi terzi su questioni quali i trasferimenti internazionali di giocatori, lo sfruttamento di giocatori minorenni, le partite truccate, la pirateria e le scommesse illegali; sottolinea parimenti l'importanza di rafforzare la cooperazione internazionale per la promozione dello sport nei paesi in via di sviluppo;

92.

attende con interesse i risultati dei sistemi messi in atto per il controllo della trasparenza e del fair play finanziario e per la lotta contro la corruzione e la tratta di esseri umani; sottolinea la necessità che tale sistema sia conforme al diritto dell'UE e alle norme in materia di protezione dei dati; invita gli organismi sportivi a collegare i dati del sistema di regolamentazione dei trasferimenti con quelli di altri sistemi anti-corruzione, ai fini di un monitoraggio più efficace nella lotta contro le partite truccate;

93.

sottolinea la necessità di affrontare la questione degli operatori del gioco d'azzardo non autorizzati con sede sia all'interno che all'esterno dell'UE, dato che questi sono in grado di eludere i sistemi di controllo delle frodi sportive;

94.

invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere, in ogni forma di cooperazione con i paesi terzi, il rispetto globale delle norme e dei regolamenti olimpici;

95.

invita le società sportive, nel momento in cui stipulano contratti con giovani provenienti da paesi terzi, ad assicurare il rispetto della legislazione in materia di immigrazione e a garantire che tutti i termini contrattuali siano conformi alla legge in vigore; chiede che i giovani atleti possano, se lo desiderano, rientrare nel loro paese di origine a condizioni soddisfacenti, in particolare nel caso in cui la loro carriera non decolli; sottolinea, a tale riguardo, che è essenziale applicare la pertinente legislazione;

96.

insiste sulla necessità di rafforzare la protezione dei minori nell'ambito delle trasferte internazionali; ritiene, infatti, che le trasferte internazionali siano potenzialmente pericolose per i giovani atleti che, avendo precocemente abbandonato la loro famiglia e il loro paese, sono estremamente vulnerabili e dovrebbero quindi ricevere un'attenzione costante da parte delle organizzazioni sportive;

97.

invita la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna a promuovere, malgrado le norme o gli obblighi imposti alle donne in relazione a fattori culturali, tradizionali, storici o religiosi della società, la libertà assoluta, sia per le donne che per gli uomini, di praticare qualsiasi sport;

L'identità europea attraverso lo sport

98.

invita la Commissione ad ampliare gli attuali programmi volti a promuovere lo sport quale strumento della sua politica in materia di sviluppo e a lanciare nuove iniziative in tale settore;

99.

invita la Commissione:

a organizzare a cadenza annuale una "Giornata europea dello sport" che promuova il ruolo sociale e culturale degli sport amatoriali e professionali e i benefici dello sport in termini di salute pubblica;

a sostenere ogni anno la designazione di una "capitale europea dello sport" sotto l'egida dell'ACES (Associazione delle capitali europee dello sport ), offrendo il sostegno finanziario e il controllo necessari;

a sostenere gli sport locali, tradizionali e autoctoni, che fanno parte della ricca diversità culturale e storica dell'UE simboleggiata nel motto "unita nella diversità", compiendo un'opera di sensibilizzazione a tali giochi anche attraverso la promozione di una mappa europea e di festival europei;

a istituire un programma di mobilità e misure apposite per i giovani atleti amatoriali e gli allenatori, onde consentire loro di apprendere nuovi metodi di allenamento, istituire le migliori prassi e sviluppare, attraverso lo sport, valori europei come il fair play, il rispetto e l'inclusione sociale nonché favorire il dialogo interculturale;

a contribuire ad agevolare un programma di mobilità concernente scambi per allenatori sportivi;

a collaborare con gli Stati membri e le organizzazioni sportive per tutelare l'integrità fondamentale dello sport di base;

a sostenere il lavoro degli Stati membri per quanto concerne la raccolta di dati e la ricerca finalizzate allo scambio di migliori prassi;

100.

propone che la bandiera europea sia issata in occasione delle grandi manifestazioni sportive organizzate sul territorio dell'Unione e suggerisce alle federazioni sportive di considerare l'idea che sia esibita sulle maglie degli atleti degli Stati membri, di fianco alla bandiera nazionale; sottolinea che si tratterebbe di un'opzione interamente facoltativa e che spetterebbe agli Stati membri e alle organizzazioni sportive decidere se ricorrere o meno a tale opzione;

*

* *

101.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alle federazioni sportive europee, internazionali e nazionali.


(1)  GU C 68 E del 18.3.2004, pag. 605.

(2)  GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 1067.

(3)  GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 590.

(4)  GU C 291 E del 30.11.2006, pag. 143.

(5)  GU C 291 E del 30.11.2006, pag. 292.

(6)  GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 232.

(7)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 131.

(8)  GU C 271 E del 12.11.2009, pag. 51.

(9)  GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 16.

(10)  GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 30.

(11)  P7_TA(2011)0316.

(12)  Testi approvati, P7_TA(2010)0498.

(13)  GU C 326 del 3.12.2010, pag. 5.

(14)  GU C 162 dell'1.6.2011, pag. 1.

(15)  Almaty, Kazakstan, 5-6 novembre 2006.

(16)  CdR 66/2011 def.

(17)  CESE 1594/2011 – SOC /413.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/60


Giovedì 2 febbraio 2012
Applicazione della direttiva sulla gestione dei rifiuti

P7_TA(2012)0026

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulle questioni sollevate dai firmatari in relazione all'applicazione della direttiva sulla gestione dei rifiuti e delle direttive correlate negli Stati membri dell'Unione europea (2011/2038(INI))

2013/C 239 E/10

Il Parlamento europeo,

visto il diritto di presentare una petizione sancito dall’articolo 227 del TFUE,

viste le petizioni ricevute ed elencate nell'allegato alla relazione della commissione per le petizioni (A7-0335/2011),

vista la direttiva 2008/98/CEdel Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (1),

vista la direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell'ambiente (2),

vista la direttiva del Consiglio 1999/31/CE, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (3),

vista la direttiva 2000/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 dicembre 2000, sull’incenerimento dei rifiuti (4),

vista la direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente (5),

vista la direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio (6),

vista la direttiva 2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003 che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e all'accesso alla giustizia (7),

vista la Convenzione sull'accesso all'informazione, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l'accesso alla giustizia in materia di ambiente (Aarhus, Danimarca, 25 giugno 1998),

visto lo studio di esperti dal titolo "Gestione dei rifiuti in Europa: principali problemi e migliori pratiche" del luglio 2011,

visto l'articolo 202, paragrafo 2, del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per le petizioni (A7-0335/2011),

A.

considerando che nel corso del periodo 2004-2010 la commissione per le petizioni ha ricevuto e dichiarato ammissibili 114 petizioni che ipotizzano violazioni del quadro regolamentare in oggetto e provenienti dai seguenti Stati membri: Italia, Grecia, Francia, Spagna, Irlanda (oltre 10 petizioni ciascuno), Bulgaria, Regno Unito, Polonia, Romania, Germania (da 3 a 10 petizioni ciascuno), Austria, Ungheria, Lituania, Malta, Portogallo e Slovacchia (1 petizione ciascuno);

B.

considerando che la commissione per le petizioni ha elaborato cinque relazioni facenti seguito a missioni d'inchiesta relative a petizioni sui rifiuti in Irlanda (8), Fos-sur-Mer (Francia) (9), la discarica di Path Head (Regno Unito) (10), Campania (Italia) (11) e Huelva (Spagna) (12);

C.

considerando che le petizioni sulle questioni ambientali costituiscono costantemente il principale gruppo di petizioni ricevute, di cui quelle relative ai rifiuti rappresentano un importante sottogruppo, e che i timori concernenti i rifiuti interessano molto da vicino i cittadini di tutta l'Unione europea, in particolare per quanto riguarda le procedure di autorizzazione di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti o il funzionamento di quelli esistenti, seguiti dalle preoccupazioni sulla gestione complessiva dei rifiuti;

D.

considerando che gli impianti di trattamento dei rifiuti costituiscono l'oggetto della grande maggioranza delle petizioni sui rifiuti, il 40% delle quali riguardano le procedure di autorizzazione per nuovi impianti previsti e un altro 40% riguarda il funzionamento degli impianti esistenti, di cui il 75% riguarda le discariche e il 25% gli inceneritori, mentre le rimanenti petizioni sollevano problemi relativi al trattamento dei rifiuti nel suo complesso;

E.

considerando che i dati più recenti pubblicati da Eurostat (2009) mostrano che i cittadini producono in media 513 kg di rifiuti all'anno e che molti nuovi Stati membri si collocano al di sotto della media mentre i paesi industrializzati occupano i primi posti della classifica;

F.

considerando che i paesi che producono la maggiore quantità di rifiuti evidenziano i livelli più elevati di riciclaggio, compostaggio e incenerimento dei rifiuti per la produzione di energia e uno smaltimento in discarica pari a zero o prossima allo zero, mentre, per contrasto, gli Stati membri che producono la minore quantità media di rifiuti sono ai primi posti per quanto riguarda lo smaltimento in discarica e mostrano livelli di riciclaggio e perfino di incenerimento di gran lunga inferiori;

G.

considerando che alcuni inceneritori soffrono della mancanza di infrastrutture adeguate per la separazione e il trattamento dei rifiuti; considerando altresì che non sembrano esistere limiti chiari al tipo di rifiuti inceneriti e che permangono preoccupazioni riguardo al destino delle ceneri tossiche che derivano dall'incenerimento;

H.

considerando che la direttiva 2008/98/CE sui rifiuti (Direttiva quadro sui rifiuti) stabilisce misure volte a proteggere l'ambiente e la salute umana prevenendo o riducendo gli impatti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti, riducendo gli impatti complessivi dell'uso delle risorse e migliorandone l'efficacia, il che offre vantaggi ai cittadini dell'UE in termini di salute e di benessere e realizza nel contempo un metodo di smaltimento dei rifiuti sostenibile dal punto di vista ambientale;

I.

considerando che la direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente definisce un numero minimo di reati gravi legati all'ambiente e impone agli Stati membri di prevedere sanzioni penali più dissuasive per questo tipo di illeciti, ove commessi intenzionalmente o in seguito a negligenza grave;

J.

considerando che una strategia di gestione dei rifiuti che sia conforme alla direttiva quadro deve garantire che tutti i rifiuti siano raccolti e inoltrati a una rete di impianti idonei per il trattamento dei rifiuti per il recupero e lo smaltimento finale e deve prevedere misure atte a ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte;

K.

considerando che in alcune zone, quali Fos-sur-Mer (Francia – 2008), Path Head (Regno Unito – 2009), Huelva (Spagna – 2009) e Campania (Italia – 2011), i passi avanti compiuti nell'ambito della riduzione dei rifiuti e del riciclaggio dei rifiuti domestici sono stati minimi e che i rifiuti domestici e di altro genere continuano a essere portati nelle discariche in maniera indiscriminata, in alcuni casi, a quanto risulta, mescolati a diversi tipi di rifiuti industriali;

L.

considerando che, sebbene il termine per il recepimento della direttiva quadro sui rifiuti fosse il dicembre 2010, solo sei Stati membri hanno rispettato il termine e la Commissione sta prendendo misure attive per garantire che i rimanenti Stati possano completare il recepimento e avviare con urgenza l'attuazione;

M.

considerando che i rifiuti domestici dovrebbero essere trattati conformemente alla gerarchia dei rifiuti che si articola nella prevenzione, la riduzione, il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero (ad esempio, dell'energia) e lo smaltimento, conformemente all'articolo 4 della direttiva quadro sui rifiuti;

N.

considerando che un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse è uno degli obiettivi faro della Strategia Europa 2020 e che la direttiva quadro sui rifiuti ha introdotto un obiettivo per il riciclaggio dei rifiuti urbani pari al 50%, da raggiungere entro il 2020 in tutti gli Stati membri, riconoscendo che l'evoluzione dell'Unione in un'economia circolare e rispettosa dell'ambiente che utilizza i rifiuti come risorsa è un elemento importante dell'obiettivo di efficienza nell'uso delle risorse;

O.

considerando che vi sono diversi motivi per la mancata definizione di un piano di gestione dei rifiuti in conformità della direttiva quadro: tra questi figurano la mancata attuazione e applicazione, l'assenza di personale adeguatamente formato a livello locale e regionale e di un coordinamento a livello nazionale; controlli insufficienti a livello dell'UE, la mancata assegnazione di risorse adeguate e l'assenza di un sistema di sanzioni, il che significa trascurare le opportunità di una buona gestione dei rifiuti per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra e altri effetti ambientali e per attenuare la dipendenza dell'Europa dalle materie prime importate;

P.

considerando che un importante fattore, spesso trascurato, è che l'industria del riciclaggio offre potenzialità occupazionali pari a fino mezzo milione di posti di lavoro, in quanto taluni tipi di rifiuti costituiscono una risorsa produttiva che può contribuire al miglioramento della sostenibilità ambientale e alla transizione verso un'economia verde;

Q.

considerando che la gestione dei rifiuti organici biodegradabili sta muovendo i suoi primi passi e che occorre sviluppare gli attuali strumenti legislativi e rendere le tecniche più efficienti;

R.

considerando che il rispetto degli obiettivi dell'UE in materia di raccolta, riciclaggio e riduzione dei rifiuti messi in discarica deve rimanere un aspetto prioritario;

S.

considerando che spetta agli Stati membri (a livello nazionale, regionale e locale) la responsabilità principale riguardo all'attuazione della legislazione dell'UE e che l'Unione europea è considerata dai cittadini responsabile dell'attuazione della politica in materia di rifiuti, ma non ha i mezzi adeguati per far rispettare la normativa;

T.

considerando che, ai sensi della convenzione di Aarhus, i cittadini hanno il diritto di essere informati della situazione del loro territorio e che è dovere delle autorità fornire informazioni e motivare i cittadini a sviluppare un atteggiamento e un comportamento responsabili; considerando che, a norma della direttiva 2003/35/CE, gli Stati membri provvedono affinché al pubblico vengano offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipazione alla preparazione e alla modifica o al riesame dei piani ovvero dei programmi che devono essere elaborati;

U.

considerando che in tutte le procedure relative alle petizioni i cittadini esprimono la sensazione che le autorità pubbliche non abbiano il controllo della situazione, che i cittadini talvolta non siano preparati a compiere gli sforzi necessari per contribuire alla soluzione dei problemi, che il rapporto di fiducia sia compromesso e che vi sia una deriva verso lo scontro diretto e la paralisi, il che impedisce gli interventi preventivi;

V.

considerando che un recente studio (13) condotto dalla Commissione per esaminare la fattibilità di creare un'Agenzia UE per la gestione dei rifiuti ha mostrato che molti Stati membri non dispongono di capacità sufficienti per elaborare piani di gestione dei rifiuti e neanche per effettuare ispezioni, controlli e altri interventi per far rispettare adeguatamente la normativa sui rifiuti;

W.

considerando che lo studio individua altresì un elevato grado di non conformità, l'esistenza di discariche abusive e spedizioni illegali di rifiuti, un numero cospicuo di denunce da parte dei cittadini, procedimenti di infrazione presso la Corte di giustizia europea e pertanto gli insufficienti risultati raggiunti in termini di tutela della salute pubblica e dell'ambiente, obiettivo fondamentale della legislazione dell'UE in materia di rifiuti;

X.

considerando che lo smaltimento illecito dei rifiuti è anche entrato a far parte delle attività della criminalità organizzata, il che solleva interrogativi sul ruolo delle autorità responsabili e, per quanto concerne i rifiuti industriali, sulla collusione del settore;

Y.

considerando che le procedure di monitoraggio e controllo esistenti, atte a garantire che i rifiuti domestici non siano contaminati da rifiuti tossici, sono spesso deboli o inesistenti, il che porta alla contaminazione delle discariche e degli inceneritori, che occorre sottolineare che lo smaltimento di rifiuti tossici mediante incenerimento in impianti concepiti per il trattamento di rifiuti domestici è assolutamente proibito;

Z.

considerando che un'analisi approfondita delle petizioni conferma che la normativa relativa a un sistema di gestione dei rifiuti funzionante e compatibile con l'ambiente è sostanzialmente in vigore e che le principali questioni riguardano l'applicazione e il rispetto, dato che il 95% delle petizioni si riferiscono a inadempienze da parte degli enti locali o regionali;

AA.

considerando che uno dei fattori cruciali al quale è imputabile tale situazione è la carenza di informazione e di sensibilizzazione, di capacità amministrativa e di risorse finanziarie e di altro tipo a livello locale;

AB.

considerando che la Commissione ha intensificato gli aiuti (fra cui 4,1 miliardi di euro nel 2005/2006) per migliorare l'attuazione e l'applicazione a livello nazionale dell'acquis dell'UE in materia di rifiuti; che, tuttavia, alla fine del 2009 i procedimenti di infrazione connessi alla gestione dei rifiuti costituivano il 20% di tutti i procedimenti di infrazione in materia di ambiente;

AC.

considerando che il costo di una scorretta gestione dei rifiuti è elevato e che un sistema territoriale capace di chiudere il ciclo completo produce un indotto che crea importanti economie;

AD.

considerando che, mentre l'applicazione di una normativa sui rifiuti nell'Unione europea è una responsabilità pubblica, imprese private e multinazionali trattano il 60% dei rifiuti domestici e il 75% dei rifiuti prodotti da imprese con un fatturato annuo di oltre 75 miliardi di euro (14);

AE.

considerando che la creazione di nuove discariche e inceneritori ricade nell'ambito dell'Allegato I.9 della direttiva sulla valutazione d'impatto ambientale (15), che, a norma dell'articolo 4, paragrafo 1, richiede una valutazione del genere o almeno un'indagine a norma dell'articolo 4, paragrafo 2, se la discarica rientra nell'ambito dell'Allegato II11.b;

AF.

considerando che le autorizzazioni per le discariche rientrano nell'ambito dell'Allegato II della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale qualora possano influire in modo rilevante sull'ambiente e sono soggette ai criteri soglia stabiliti dagli Stati membri;

AG.

considerando che l'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva sulla valutazione d'impatto ambientale stabilisce che "al pubblico interessato vengono offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipazione alle procedure decisionali in materia ambientale di cui all'articolo 2, paragrafo 2 e a tal fine, esso ha il diritto di esprimere osservazioni e pareri alla o alle autorità competenti quando tutte le opzioni sono aperte prima che venga adottata la decisione sulla domanda di autorizzazione";

AH.

considerando che le direttive UE e la Convenzione di Aarhus citano in modo esplicito l'accesso all'informazione e la partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia di ambiente;

AI.

considerando che numerose petizioni ipotizzano che le procedure di autorizzazione per impianti di trattamento dei rifiuti non sono state pienamente conformi alla normativa dell'UE, in particolare per quanto riguarda la valutazione d'impatto ambientale e la consultazione del pubblico;

AJ.

considerando che, se le autorizzazioni rispettano i parametri fissati dalla direttiva ed è stata effettuata una valutazione d'impatto ambientale, la Commissione non ha il potere di interferire con le decisioni prese dalle autorità nazionali; considerando, tuttavia, che taluni Stati membri non hanno svolto valutazioni d'impatto ambientale approfondite prima di concedere l'autorizzazione per l'apertura o l'estensione di discariche o la costruzione di inceneritori;

AK.

considerando che un'azione legale può essere intentata soltanto una volta che il progetto è stato approvato dagli Stati membri; che i cittadini hanno difficoltà a capire che l'UE non può intervenire efficacemente prima della conclusione dell'intera procedura e dell'approvazione del progetto da parte degli Stati membri;

AL.

considerando che spesso le segnalazioni dei cittadini durante il processo di consultazione pubblica e la valutazione d'impatto ambientale sui siti previsti per la realizzazione di nuove discariche riguardano presunte violazioni alle aree protette, come nel caso della discarica nel parco nazionale del Vesuvio, ovvero timori per l'impatto negativo sulla salute e il benessere;

AM.

considerando che i siti previsti per la realizzazione di nuove discariche sono contestati in quanto i firmatari ritengono che arrechino danni a zone protette sotto il profilo ambientale o culturale, come illustrano le petizioni relative a un progetto per l'apertura di una discarica nel parco nazionale del Vesuvio, e che l'ubicazione delle discariche in aree facenti parte della rete Natura 2000 dovrebbe essere ritenuta non conforme al diritto ambientale europeo;

AN.

considerando che la direttiva sulle discariche stabilisce i parametri per la concessione delle autorizzazioni di esercizio e per le procedure comuni di controllo durante la fase operativa e postoperativa e che le discariche chiuse anteriormente alla data di recepimento della direttiva non sono soggette alle disposizioni in essa contemplate; che i criteri elencati nella direttiva riguardano l'ubicazione, il controllo delle acque e la gestione del percolato, la protezione del terreno e delle acque, il controllo dei gas, i disturbi e i rischi, la stabilità e le barriere;

AO.

considerando che la commissione per le petizioni ha ricevuto numerose petizioni (in particolare quella che ha dato luogo alla missione d'inchiesta a Path Head – Regno Unito) riguardanti discariche situate in stretta prossimità dalle abitazioni più vicine e dove la popolazione deve sopportare cattivi odori, un aumento dell'inquinamento atmosferico e la diffusione di parassiti nelle vicinanze delle loro case; che, tuttavia, siccome la normativa dell'UE non stabilisce criteri precisi in merito alla prossimità delle discariche ad abitazioni, scuole e ospedali, la definizione dei requisiti esatti per garantire la protezione della salute umana e dell'ambiente è soggetta al principio di sussidiarietà contemplato nei trattati;

AP.

considerando che le petizioni sulle discariche esprimono frequentemente preoccupazioni circa il possibile inquinamento delle falde freatiche, soprattutto perché le vecchie discariche possono risultare prive di guaina atta a impedire le infiltrazioni nelle falde acquifere oppure le guaine possono sembrare lacerate e generare il sospetto di infiltrazioni o trovarsi in terreni geologicamente instabili e troppo vicini alle acque sotterranee o alle riserve di acqua potabile;

AQ.

considerando che la Commissione riferisce che dal 2001 sono state avviate 177 procedure d'infrazione della direttiva sulle discariche e che un recente inventario individua un minimo di 619 discariche abusive in tutta l'UE;

AR.

considerando che le petizioni e i reclami presentati alla Commissione testimoniano la presenza di un gran numero di discariche illegali che operano senza permessi, sebbene il numero esatto sia ignoto per la mancanza di un adeguato monitoraggio;

AS.

considerando che è stato sottolineato che le discariche dovrebbero essere una soluzione di ultima istanza; che le autorità pubbliche in taluni Stati membri che sono in ritardo in materia di prevenzione dei rifiuti, riciclaggio e riutilizzo possono essere spinti a estendere le discariche esistenti, anche quelle non conformi, o ad aprirne di nuove nel breve periodo come metodo di smaltimento dei rifiuti;

AT.

considerando che il ricorso a inceneritori, che si colloca nella parte bassa della gerarchia dei rifiuti, è ben consolidato e accettato dai cittadini in alcuni paesi che si ritiene abbiano raggiunto un elevato livello di conformità con la direttiva quadro sui rifiuti e ottengono energia mediante tale procedimento e che i paesi che finora non hanno fatto ricorso all'incenerimento possono optare per tale soluzione per smaltire il ritardo accumulato;

AU.

considerando che ciò potrà essere possibile soltanto a condizione di un controllo e un rispetto rigorosi della normativa UE applicabile e tenendo presente che tali misure sono suscettibili di provocare comprensibili resistenze da parte delle persone più direttamente colpite nelle zone adiacenti che temono per gli effetti sulla loro salute;

AV.

considerando che occorre riconoscere che le più recenti tecnologie hanno notevolmente ridotto le emissioni degli inceneritori; che in taluni Stati membri (in particolare quelli che registrano elevati livelli di incenerimento dei rifiuti), le popolazioni locali sembrano mostrare un maggior grado di accettazione, forse quale apprezzamento per la produzione di calore o energia tramite gli inceneritori nonché grazie alla trasparenza e all'accessibilità delle informazioni sul loro funzionamento;

AW.

considerando che le autorizzazioni per la costruzione di inceneritori incontrano resistenze simili a quelle riguardanti le discariche, per motivi analoghi, poiché l'attenzione è posta sui timori di inquinamento atmosferico e di impatto negativo sulla salute pubblica e/o sulle zone protette a livello ambientale;

AX.

considerando che per la costruzione di inceneritori, le autorità pubbliche scelgono spesso zone già fortemente inquinate a livello atmosferico, che gli effetti cumulativi per la salute degli abitanti dell'area non dovrebbero essere ignorati e che spesso si trascura la possibilità di esplorare metodi alternativi di smaltimento dei rifiuti e di produzione dell'energia attraverso la metanizzazione;

AY.

considerando che la maggiore attenzione data all'incenerimento per la produzione di energia come prima scelta rappresenta comunque un metodo di gestione dei rifiuti più dispendioso rispetto alla prevenzione, al riciclaggio e al riutilizzo e per tale motivo è a questi metodi che occorre accordare priorità, conformemente alla gerarchia dei rifiuti indicata dalla direttiva quadro sui rifiuti;

AZ.

considerando che ciò che occorre per raggiungere gli obiettivi in materia di riciclaggio e prevenzione fissati a livello giuridico sono la partecipazione attiva della società civile, la maggiore partecipazione delle parti interessate e una più intensa opera di sensibilizzazione nei confronti dell'opinione pubblica, attraverso campagne mediatiche di sensibilizzazione;

BA.

considerando che in tutte le relazioni sulle missioni d'inchiesta della commissione per le petizioni riguardo alle problematiche connesse alla gestione dei rifiuti viene citata la scarsa o inesistente comunicazione fra cittadini e autorità, che può anche portare a situazioni di tensione e alle dimostrazioni dei cittadini spesso riferite dalla stampa;

BB.

considerando che la popolazione mondiale è in crescita e che quindi i consumi totali dovrebbero aumentare in modo significativo, generando ulteriore pressione sulla gestione dei rifiuti; considerando altresì che questo problema richiederebbe, tra l'altro, una maggiore sensibilizzazione e l'attuazione del principio della gerarchia dei rifiuti;

BC.

considerando che la commissione per le petizioni non dispone di alcuna competenza preventiva o giurisdizionale, ma può difendere gli interessi dei cittadini, in particolare quando sorgono problemi nell'applicazione del diritto dell'Unione, cooperando con le autorità responsabili nella ricerca di soluzioni o di spiegazioni per le questioni sollevate nelle petizioni;

1.

chiede agli Stati membri di recepire senza ulteriori ritardi la direttiva quadro sui rifiuti e di assicurare il pieno rispetto di tutti gli obblighi che essa prevede, in particolare mediante la definizione e l'attuazione di piani organici per la gestione dei rifiuti, compresa la tempestiva conversione di tutti gli obiettivi fissati nel quadro della legislazione europea;

2.

chiede alla Commissione di monitorare con attenzione il recepimento da parte degli Stati membri della direttiva UE sulla tutela penale dell'ambiente, al fine di assicurare che avvenga in modo tempestivo ed efficace; la invita altresì a concentrare la sua attenzione sul ruolo svolto da tutte le forme di criminalità organizzata nella commissione di reati ambientali;

3.

tenuto conto del fatto che i rifiuti e l'inquinamento costituiscono una grave minaccia per la salute umana e l'integrità dell'ambiente, esorta gli Stati membri ad accelerare l'introduzione di una strategia di gestione dei rifiuti avanzata conformemente alla direttiva quadro sui rifiuti;

4.

chiede alle autorità pubbliche di riconoscere che occorrono importanti investimenti per definire corrette strategie di gestione dei rifiuti, infrastrutture e impianti nella maggior parte degli Stati membri e ritiene che essi debbano prendere in considerazione l'accantonamento a tale scopo di una quota adeguata delle risorse del Fondo di coesione o la richiesta di finanziamenti diretti dalla Banca europea degli investimenti;

5.

ritiene che occorra potenziare le capacità di ispezione e di applicazione delle normative sia a livello di Stati membri che a livello dell'UE al fine di garantire un migliore rispetto della normativa sui rifiuti e sollecita pertanto gli Stati membri a rafforzare le loro capacità in materia di ispezioni, monitoraggio e altri interventi in tutte le fasi della catena del trattamento dei rifiuti ai fini di una migliore applicazione della normativa sui rifiuti e invita la Commissione a prevedere specifiche procedure per la piena ed effettiva applicazione del principio di sussidiarietà in caso di gravi inadempienze da parte degli Stati membri;

6.

chiede alla Commissione che sia fornita alle autorità competenti una consulenza specifica al fine di assisterle nella corretta applicazione dell'acquis sui rifiuti, ma rileva che le risorse disponibili a livello europeo sono attualmente inadeguate; ritiene, pertanto, che occorra adottare misure finanziarie e amministrative complementari per offrire una consulenza e una formazione migliori ai funzionari che operano nel settore dei rifiuti;

7.

chiede alla Commissione di individuare e concentrarsi sulle lacune più sistemiche nell'attuazione da parte degli Stati membri delle direttive in materia di rifiuti, quali la mancanza di adeguate reti di impianti di gestione dei rifiuti, l'eccessiva dipendenza dalle discariche, la crescente produzione pro-capite di rifiuti e le scarse percentuali di riciclaggio;

8.

ritiene che non sia auspicabile creare una nuova agenzia dell'UE per la gestione dei rifiuti e ritiene che l'attuale struttura istituzionale a livello UE, basata sulla DG Ambiente della Commissione e sull'Agenzia europea dell'Ambiente come centro di esperienza e di eccellenza, sia economicamente più conveniente, sebbene tali elementi debbano essere potenziati ulteriormente per fornire un più attivo controllo e rispetto delle norme;

9.

ritiene che l'Agenzia europea dell'Ambiente esistente potrebbe favorire tale processo e svolgere un ruolo più costruttivo nel riferire in merito alle strategie di gestione dei rifiuti degli Stati membri e individuando le carenze valutando la conformità dei piani di gestione dei rifiuti elaborati dagli Stati membri con la legislazione dell'UE;

10.

ritiene che una più stretta cooperazione tra autorità a livello locale, regionale e nazionale potrebbe offrire risultati positivi nell'individuare modelli di migliori pratiche; osserva che il Comitato delle regioni, Europol, la rete dell'Unione europea per l'attuazione e il controllo del rispetto del diritto dell'ambiente, Municipal Waste Europe e la FEAD, la Federazione europea che rappresenta l'industria per il trattamento dei rifiuti, potrebbero svolgere un ruolo più utile nell'organizzare tali scambi e contribuire così anche a consolidare la fiducia delle popolazioni interessate dall'attuazione concreta della politica sui rifiuti;

11.

chiede agli Stati membri alle prese con evidenti emergenze in materia di rifiuti di meditare sul fatto che strategie più efficienti offrono opportunità a livello occupazionale e di miglioramento delle entrate, garantendo nel contempo la sostenibilità ambientale attraverso il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero dell'energia dai rifiuti;

12.

rammenta che la gerarchia del ciclo dei rifiuti è un elemento essenziale della direttiva 2008/98/CE e che, a norma della direttiva, dovrebbe formare la base dell'intera gestione dei rifiuti; osserva che vi sono anche argomentazioni economiche a favore dell'adozione della gerarchia dei rifiuti e dell'esigenza di privilegiare la prevenzione e in secondo luogo il riutilizzo e il riciclaggio prima dell'incenerimento per la produzione di energia e che le discariche insostenibili che generano sprechi andrebbero evitate il più possibile;

13.

sollecita la Commissione e gli Stati membri a promuovere, in tale contesto, una maggiore sensibilizzazione ambientale tra la popolazione circa i vantaggi di una gestione efficiente dei rifiuti, in particolare informandola dei vantaggi della raccolta differenziata, del costo reale della raccolta dei rifiuti domestici e della contropartita in termini di benefici finanziari derivanti dalla valorizzazione di tali rifiuti domestici;

14.

ritiene che una cooperazione più stretta tra le autorità degli Stati membri e la commissione per le petizioni, quando questa esamina le preoccupazioni dirette dei cittadini locali, offrirebbe un'ottima opportunità per favorire il dialogo tra le autorità responsabili e le comunità locali sulle priorità relative all'attuazione delle strategie sui rifiuti e possono in taluni casi costituire un rimedio efficace quando ciò può essere utile per risolvere controversie locali;

15.

propone che sia concordata una norma dell'UE relativa a un sistema di codici a colori per le categorie di rifiuti ai fini della selezione e del riciclaggio in modo da facilitare e migliorare la partecipazione dei cittadini al processo dei rifiuti e alla sua comprensione e ritiene che ciò possa favorire gli sforzi degli Stati membri tesi ad accrescere i livelli di riciclaggio in modo significativo e rapido;

16.

incoraggia un dialogo tempestivo ed efficace tra le autorità responsabili locali e regionali e i cittadini locali nelle fasi della programmazione e prima che siano prese le decisioni relative alla costruzione di impianti per il trattamento dei rifiuti, pur nella consapevolezza che l'atteggiamento "non nel mio cortile" costituisce un problema notevole a tale proposito;

17.

sottolinea l'importanza fondamentale della piena e corretta applicazione della direttiva sulla valutazione d'impatto ambientale e del corretto coordinamento delle procedure di autorizzazione richieste dalla normativa sull'ambiente;

18.

invita gli Stati membri a garantire che sia svolta una valutazione d'impatto ambientale prima dell'adozione di qualsiasi decisione relativa alla creazione o costruzione di un nuovo impianto per lo smaltimento dei rifiuti, segnatamente un inceneritore o un impianto di metanizzazione, o come ultima istanza una nuova discarica; ritiene che tali valutazioni debbano essere obbligatorie;

19.

comprende che in taluni casi si rendono necessarie decisioni urgenti per poter gestire situazioni di acuta emergenza in materia di rifiuti o per prevenire una crisi, ma sottolinea che anche in questi casi è indispensabile garantire il pieno rispetto della normativa UE in vigore, in particolare in quanto sono in gioco la salute e il benessere a lungo termine delle comunità locali;

20.

è convinto che occorre intensificare il dialogo tra le autorità pubbliche, gli operatori privati e le popolazioni interessate e che i cittadini devono avere un accesso migliore a informazioni obiettive, in presenza, se del caso, di meccanismi efficaci di sindacato amministrativo e giurisdizionale;

21.

esorta la Commissione a sostenere e rafforzare la rete dei partenariati pubblico-privato per i progetti delle campagne di sensibilizzazione; invita a sostenere la campagna "pulisci il mondo", riguardo alla quale 400 deputati europei hanno firmato una dichiarazione scritta a sostegno dell'evento, che l'anno prossimo dovrebbe essere sostenuta da milioni di volontari;

22.

ritiene che i firmatari delle petizioni dovrebbero essere incoraggiati a sfruttare appieno detti meccanismi, che possono risultare più efficaci e opportuni delle misure a livello dell'Unione, in particolare quando sono coinvolti singoli impianti;

23.

esorta vivamente la Commissione a proporre criteri più chiari e più specifici in materia di ubicazione delle discariche per quanto riguarda le abitazioni, le scuole e le strutture sanitarie per predisporre garanzie più solide contro i potenziali rischi per la salute umana e l'ambiente; ricordando che esiste un gran numero di variabili e di considerazioni locali che vanno prese in considerazione nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà;

24.

raccomanda alle autorità degli Stati membri di collaborare, in particolare in sede di progettazione di impianti per il trattamento dei rifiuti nelle zone frontaliere e di garantire che siano svolte valutazioni d'impatto transfrontaliere che tengano conto delle informazioni importanti per tutti i cittadini e i soggetti interessati;

25.

incoraggia la Commissione a riconoscere pienamente la correlazione che intercorre tra una normativa ambientale efficiente relativa ai siti di interesse storico e la conservazione e la promozione della biodiversità, quale contenuto nella direttiva quadro sull'acqua e le direttive sugli habitat e gli uccelli selvatici, e le direttive sulla valutazione d'impatto ambientale e sulla valutazione ambientale strategica e la normativa relativa alla gestione dei rifiuti;

26.

incoraggia la Commissione, nei casi di sua competenza, a garantire il rispetto degli obblighi procedurali previsti dalla normativa dell'UE (valutazione d'impatto ambientale, consultazione del pubblico), compresi i requisiti previsti dalle direttive per la protezione dei siti di importanza storica e naturalistica;

27.

ritiene che dovrebbero essere utilizzati solo i siti di discariche ufficialmente accreditati, conformi alla direttiva dell'UE sulle discariche e dotati di permessi debitamente stabiliti, e la loro ubicazione dovrebbe essere chiaramente indicata e registrata, mentre tutti gli altri siti di discariche e scarichi devono essere dichiarati illegali, effettivamente chiusi, messi in sicurezza e risanati predisponendo controlli sull'ambiente immediatamente circostante per accertare gli eventuali effetti negativi;

28.

reputa necessaria una definizione chiara e pubblica dei criteri di accettabilità dei rifiuti, nonché la messa a punto di un efficace sistema di tracciabilità per i rifiuti (soprattutto quelli pericolosi) onde far sì che soltanto i rifiuti idonei siano trasportati e smaltiti in discariche o inceneritori; ritiene che occorra applicare in modo coerente in tutti gli Stati membri procedimenti di campionatura e di prova senza preavviso;

29.

ritiene che si debba porre maggiore enfasi sul recupero dei rifiuti organici, soprattutto nelle regioni a forte vocazione agricola, in quanto tale aspetto sembra aver ricevuto, finora, scarsa attenzione;

30.

sollecita che siano definiti criteri comuni per misurare i valori chiave delle emissioni prodotte da inceneritori e che le misurazioni siano disponibili in linea e in tempo reale alla consultazione del pubblico, onde instaurare un clima di fiducia con le comunità locali e fornire un sistema di allerta efficace in caso di anomalie;

31.

ricorda agli Stati membri che, anche quando emergono problemi ai livelli di governo locale o regionale, incombe loro la responsabilità di monitorare e controllare in modo efficace il rispetto di tutte le norme e le autorizzazioni dell'UE e li incoraggia a garantire che tali compiti, comprese le ispezioni in loco, siano espletati da un organico adeguato e competente;

32.

osserva che occorre prestare urgentemente attenzione allo scarico aperto e illegale di rifiuti mescolati e non identificati e chiede l'applicazione di controlli rigorosi sulla gestione; rammenta alle autorità competenti che in piena conformità della direttiva IPPC (2008/1/CE, riveduta dalla direttiva 2010/75/UE), esse devono approntare un controllo rigoroso sulla movimentazione di specifiche tipologie di rifiuti industriali, indipendentemente dalla loro origine; invita altresì la Commissione ad adoperarsi al massimo, nell'ambito delle proprie competenze, per verificare che le autorità competenti assicurino effettivamente la corretta raccolta, separazione e trattamento dei rifiuti, ad esempio attraverso ispezioni sistematiche, e che le autorità regionali presentino un piano credibile;

33.

invita tutti gli Stati membri ad adottare misure atte a favorire una maggiore accettazione da parte delle popolazioni che vivono in prossimità degli impianti di trattamento dei rifiuti esistenti o previsti, dimostrando che autorità responsabili dell'autorizzazione e del funzionamento rispettano le norme in modo corretto e pienamente trasparente;

34.

raccomanda l'imposizione di sanzioni e penalità adeguate e dissuasive per lo smaltimento illegale di rifiuti, in particolare i rifiuti tossici e pericolosi, in parte per compensare i danni all'ambiente conformemente al principio "chi inquina paga"; auspica che lo scarico illecito e volontario di rifiuti chimici o radioattivi altamente contaminati sia passibile di pene molto pesanti, commisurate ai rischi incorsi dalla popolazione e dall'ambiente;

35.

chiede misure efficaci per combattere qualunque infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione dei rifiuti e per contrastare le connivenze tra la criminalità organizzata e il settore o le pubbliche autorità;

36.

raccomanda che, qualora siano erogati finanziamenti pubblici a imprese private per gestire il trattamento dei rifiuti, le autorità locali e/o nazionali mettano a punto un efficace controllo finanziario sull'utilizzazione di tali finanziamenti onde garantire la conformità alle norme dell'UE;

37.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3.

(2)  GU L 328 del 6.12.2008, pag. 28.

(3)  GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.

(4)  GU L 332 del 28.12.2000, pag. 91.

(5)  GU L 197 del 21.7.2001, pag. 30.

(6)  GU L 41 del 14.2.2003, pag. 26.

(7)  GU L 156 del 25.6.2003, pag. 17.

(8)  DT 682330.

(9)  DT 745784.

(10)  DT 778722.

(11)  DT 833560 + B7-0073/2011.

(12)  DT 820406.

(13)  Study on the feasibility on the establishment of a Waste Implementation Agency, (Studio di fattibilità per l'istituzione di un'Agenzia per l'attuazione delle norme sui rifiuti), relazione definitiva rivista, 7 dicembre 2009.

(14)  FEAD, "Dichiarazione di Bruxelles", 15 febbraio 2011.

(15)  Direttiva 85/337/CEE.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/69


Giovedì 2 febbraio 2012
Il programma Daphne

P7_TA(2012)0027

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sul programma Daphne: realizzazioni e prospettive future (2011/2273(INI))

2013/C 239 E/11

Il Parlamento europeo,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

viste le conclusioni del Consiglio EPSCO dell'8 marzo 2010 sulla violenza,

vista la strategia della Commissione per la parità tra donne e uomini (2010-2015), presentata il 21 settembre 2010 (COM(2010)0491),

visto il piano d'azione per l'attuazione delle priorità politiche stabilite nel programma di Stoccolma in materia di libertà, sicurezza e giustizia per il periodo 2010-2014, presentato il 20 aprile 2010 (COM(2010)0171),

vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e sulla definizione di un nuovo quadro politico dell'UE in materia di lotta alla violenza contro le donne (1),

vista la decisione n. 779/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, che istituisce per il periodo 2007-2013 un programma specifico per prevenire e combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne e per proteggere le vittime e i gruppi a rischio (programma Daphne III) nell’ambito del programma generale Diritti fondamentali e giustizia (2),

vista la decisione n. 803/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, che istituisce un programma di azione comunitaria (2004-2008) per prevenire e combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne e per proteggere le vittime e i gruppi a rischio (programma Daphne II) (3),

vista la decisione n. 293/2000/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 gennaio 2000, relativa ad un programma di azione comunitaria (2000-2003) sulle misure preventive intese a combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne (4) (Programma Daphne),

vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dell'11 maggio 2011 di valutazione intermedia del programma Daphne III (2007-2013) (COM(2011)0254),

viste le decisioni della Commissione relative all'adozione dei programmi annuali di lavoro per il programma Daphne III,

vista la comunicazione della Commissione relativa alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Diritti e cittadinanza" per il periodo 2014-2020 (COM(2011)0758),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0006/2012),

A.

considerando che, dal suo lancio nel 1997, il programma Daphne è stato un vero successo, sia in termini di popolarità presso le persone coinvolte (beneficiari, autorità pubbliche e università, ONG) sia in termini di efficacia dei progetti che sono stati finanziati in tale quadro;

B.

considerando che Daphne costituisce l'unico programma di questo tipo volto a combattere la violenza nei confronti delle donne, dei bambini e dei giovani a livello di Unione europea nel suo insieme e che, pertanto, la continuità del finanziamento del programma Daphne è fondamentale per mantenere le misure in vigore e per introdurre nuove misure che si rivelino efficaci nella lotta contro qualunque tipo di violenza contro i bambini, i giovani e le donne;

C.

considerando che la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, i bambini e i giovani sono d'attualità oggi quanto lo erano nel 1997, anno in cui è stata adottata l'iniziativa Daphne; considerando altresì che, dalla sua istituzione, il programma ha messo in luce nuove forme di violenza, tra cui la violenza negli asili, i maltrattamenti delle persone anziane e la violenza sessuale tra adolescenti;

D.

considerando di aver segnalato in numerose risoluzioni che il finanziamento del programma Daphne è stato finora insufficiente, e di aver manifestato l'intenzione di garantire un finanziamento adeguato affinché tale programma possa far fronte alle reali necessità che la lotta a qualunque forma di violenza contro le donne, i bambini e i giovani comporta;

E.

considerando che il programma Daphne è uno strumento estremamente importante per aumentare la visibilità del problema della violenza contro le donne e per offrire alle organizzazioni di donne e ad altri soggetti coinvolti la possibilità di sviluppare il proprio lavoro e di compiere azioni concrete in tale ambito;

F.

considerando che di recente sono apparse nuove forme di violenza, con l'utilizzo crescente dei social network on-line;

G.

considerando che nelle attuali condizioni di crisi economica e di rigore di bilancio le donne hanno meno risorse con cui proteggere se stesse e i propri figli dalla violenza e che è ancora più importante evitare le conseguenze finanziarie dirette della violenza nei confronti delle donne e dei bambini sul sistema giudiziario e i servizi sociali e sanitari; considerando, inoltre, che il finanziamento dei programmi nazionali e delle ONG che si occupano delle esigenze delle vittime di violenza rischia di essere ridotto;

H.

considerando che nella strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015, la Commissione sottolinea che la violenza di genere è uno dei problemi chiave che devono trovare soluzione affinché si pervenga a un'autentica parità tra i sessi;

I.

considerando che è importante, al fine di ravvicinare agli standard dell'UE il livello dei diritti delle donne nei paesi candidati, includerli nell'ambito di intervento del programma Daphne III;

J.

considerando che la violenza contro le donne è conseguenza delle perduranti disparità di genere e che è un fenomeno strutturale collegato alla ripartizione iniqua del potere tra donne e uomini nella nostra società; considerando, tuttavia, che è possibile ridurre notevolmente tale fenomeno coniugando azioni mirate contro gli stereotipi di genere nei settori dell'istruzione e dell'uguaglianza di genere e nei media, e contrastare tale violenza con una presa di coscienza del fenomeno nell'ambito della sanità, dei servizi di polizia e del sistema giudiziario;

K.

considerando che la violenza contro le donne, i bambini e i giovani comprende tutti i tipi di violazione dei diritti umani, come l'abuso sessuale, lo stupro, la violenza domestica, la violenza e le molestie sessuali, la prostituzione, la tratta di esseri umani, la violazione dei diritti sessuali e riproduttivi, la violenza contro le donne e i giovani sul luogo di lavoro, la violenza contro le donne, i bambini e i giovani in situazioni di conflitto, la violenza contro le donne, i bambini e i giovani nelle carceri o negli istituti di cura, nonché le diverse pratiche tradizionali dannose come la mutilazione genitale; considerando che ognuno di questi abusi può lasciare profonde ferite psicologiche, danneggiare l'integrità fisica e mentale delle donne, dei bambini e dei giovani, e in alcuni casi, arrivare a causarne la morte;

L.

considerando che la lotta alla violenza contro le donne non è menzionata tra gli obiettivi della proposta della Commissione per il nuovo programma "Diritti e cittadinanza" relativo al periodo finanziario 2014-2020, che fonde il programma Daphne III, le sezioni sull'uguaglianza di genere e sulla non discriminazione del programma Progress e il programma "Diritti fondamentali e cittadinanza"; considerando altresì che ciò può pregiudicare la visibilità e la coerenza del programma Daphne e metterne a repentaglio la riuscita; considerando che i finanziamenti proposti per il nuovo programma sono inferiori rispetto a quelli dei programmi attuali; considerando inoltre che la proposta non garantisce la prevedibilità dei finanziamenti per i suoi obiettivi;

M.

considerando che non sono raccolti periodicamente dati comparabili sui diversi tipi di violenza contro le donne nell'UE, il che rende difficile verificare la reale portata del problema e trovare soluzioni idonee; considerando che è molto difficile raccogliere dati affidabili poiché la paura o la vergogna spingono uomini e donne a non denunciare le esperienze vissute alle persone competenti;

N.

considerando che i costi della violenza domestica a carico della società sono estremamente elevati, come risulta da un progetto Daphne secondo cui la sola violenza coniugale costa 16 miliardi di euro l'anno nell'Unione europea, ivi compresi i costi medici diretti (urgenze, ricoveri, cure ambulatoriali, medicine), i costi delle attività di giustizia e di polizia, i costi sociali (alloggio e aiuti vari) e i costi economici (perdita di produzione) (5);

O.

considerando che diversi studi sulla violenza di genere stimano che in Europa una percentuale compresa tra un quarto e un quinto della popolazione femminile è stata vittima di violenza fisica almeno una volta durante la vita adulta, e che oltre un decimo ha subito violenza sessuale con l'uso della forza; considerando che le ricerche mostrano anche che il 26% dei bambini e dei giovani sostiene di essere stato vittima di violenza fisica durante l'infanzia;

P.

considerando che, in conseguenza dell'esclusione sociale e dell'emarginazione, le donne e i bambini Rom sono estremamente esposti alla violenza e che negli ultimi anni il programma Daphne ha sostenuto con successo numerose iniziative finalizzate a gettare luce sul legame che intercorre tra esclusione sociale, povertà e violenza;

Q.

considerando che la violenza di genere è un problema strutturale diffuso in tutta Europa e nel mondo intero e che si tratta di un fenomeno con vittime e aggressori di ogni età, livello di istruzione, reddito e posizione sociale, legato alle disuguaglianze esistenti nella ripartizione del potere tra donne e uomini nella nostra società;

R.

considerando che le donne non beneficiano della medesima protezione dalla violenza maschile in tutta l'Unione europea a causa delle diverse politiche e leggi degli Stati membri;

S.

considerando che la base giuridica del programma Daphne è l'articolo 168 del TFUE relativo alla sanità pubblica, ma che a norma del trattato di Lisbona l'Unione europea dispone ora di competenze più ampie;

1.

ha preso atto con grande interesse dei successi, della popolarità e delle poche difficoltà incontrate dal programma, che sono stati illustrati nella "Relazione di valutazione intermedia del programma Daphne III 2007-2013" e negli studi preliminari utilizzati per la sua elaborazione (6) e che sono stati segnalati dai beneficiari delle sovvenzioni Daphne;

2.

ritiene essenziale, in considerazione del fatto che dal 2014 sarà inglobato nel programma "Diritti e cittadinanza", che gli obiettivi del programma Daphne, in particolare quello della lotta alla violenza contro le donne, siano mantenuti per il periodo 2014-2020 tra gli obiettivi del nuovo programma "Diritti e cittadinanza", e ribadisce che il suo finanziamento deve restare almeno a un livello comparabile a quello del programma precedente e che il suo profilo in seno al programma di nuova generazione deve rimanere alto, tenuto conto dei successi, dell'efficacia e della popolarità del programma;

3.

si rammarica del fatto che la lotta alla violenza contro i bambini, gli adolescenti e le donne non sia menzionata espressamente nell'articolo 4 ("Obiettivi specifici") della comunicazione della Commissione COM(2011)0758 relativa alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Diritti e cittadinanza" per il periodo 2014-2020;

4.

si compiace del mantenimento pressoché invariato della dotazione finanziaria globale per l'insieme del programma "Diritti e cittadinanza"; ritiene che una ripartizione annuale equilibrata consentirebbe di garantire continuità in termini di obiettivi e azioni;

5.

chiede inoltre agli Stati membri e ai partner interessati di contribuire a diffondere le informazioni relative ai programmi dell'Unione europea e alle opportunità di finanziamento che offrono, in particolare tra le ONG, a livello locale e negli Stati membri in cui si registra una scarsa partecipazione al programma;

6.

invita la Commissione a trovare soluzioni ai pochi problemi rilevati nella relazione intermedia sopra citata, in particolare per quanto riguarda:

la non sovrapposizione con altri programmi comunitari per sfuggire al rischio di ridurre la priorità dei temi del programma Daphne,

il miglioramento della trasparenza dei programmi e della diffusione dei loro risultati,

l'equilibrio della ripartizione dei programmi tra gli Stati membri,

l'alleggerimento dell'onere amministrativo semplificando le procedure di richiesta di sovvenzioni e abbreviando i tempi che intercorrono tra le pubblicazioni delle gare relative ai progetti e la conclusione dei contratti, onere amministrativo che ha impedito a molte ONG di piccole dimensioni di proporre progetti per Daphne;

il rafforzamento dell'efficienza delle sovvenzioni di funzionamento concesse ad organizzazioni di livello europeo, che possono assicurare il consolidamento dei partenariati multidisciplinari in ambito europeo costituiti ai fini del sovvenzionamento; il rafforzamento delle capacità delle ONG di definire ed influenzare la politica a livello nazionale ed europeo, in particolare di quelle più piccole dei paesi dell'Europa centrale e orientale,

7.

invita la Commissione, al fine di intensificare gli effetti del programma, a prestare maggiore attenzione in particolare alle donne, ai bambini e ai giovani che, in ragione dell'esclusione sociale e dell'emarginazione, sono particolarmente esposti al rischio di violenza;

8.

invita la Commissione a includere i paesi candidati nell'ambito di ammissibilità ai finanziamenti del programma Daphne III;

9.

chiede inoltre agli Stati membri e ai partner interessati di contribuire a perseguire l'obiettivo di migliorare la diffusione dei programmi negli Stati membri;

10.

invita la Commissione a finanziare maggiormente i progetti finalizzati a sensibilizzare in particolare le giovani generazioni nei confronti delle nuove forme di violenza legate al crescente utilizzo dei social network on line (minacce, pressioni psicologiche, molestie psicologiche, ciber–pedopornografia), che sono più insidiose di altre forme di violenza ma altrettanto pericolose per l'integrità fisica e psicologica;

11.

chiede agli Stati membri di predisporre regolarmente raccolte di dati sulla violenza nei confronti delle donne, al fine di chiarire l'ampiezza del problema;

12.

sottolinea il valore aggiunto del programma Daphne per l'UE nel consentire alle diverse organizzazioni degli Stati membri di cooperare per prevenire e ridurre la violenza e di trarre vantaggio dallo scambio di conoscenze e buone pratiche; sottolinea inoltre che i progetti finanziati a titolo del programma Daphne III hanno creato associazioni e strutture stabili che continueranno a fornire sostegno ai gruppi destinatari a più lungo termine e che hanno provocato una serie di cambiamenti nelle politiche a livello nazionale e dell'UE;

13.

sottolinea l'esigenza di prestare particolare attenzione ai progetti finalizzati all'eliminazione dei crimini "d'onore" e della mutilazione genitale femminile;

14.

invita la Commissione a permettere il finanziamento di progetti nazionali cui partecipano piccole organizzazioni senza scopo di lucro e chiede che in futuro un numero elevato di piccole ONG possa continuare ad essere pienamente coinvolto e sostenuto nei partenariati di associazione in quanto esse svolgono spesso un ruolo importante nell'individuare aspetti poco noti, tabù o nuovi problemi e nell'affrontarli in maniera innovativa nonché nel tutelare ed aiutare le vittime;

15.

riconosce l'importanza delle azioni del programma Daphne III volte alla prevenzione e alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne ma, al contempo, ribadisce la necessità di adottare misure legislative su scala europea per eliminare la violenza di genere;

16.

invita la Commissione a tradurre la pagina Internet della risorsa on line TOOLKIT in tutte le lingue dell'Unione europea e ad aggiornarla, mettendo in luce i risultati e le raccomandazioni derivanti dall'esito dei progetti del programma Daphne, in modo che possa essere utilizzata come base dati da tutti gli interessati; la invita inoltre a sviluppare nel suo sito web pagine speciali, di facile consultazione, attribuite esclusivamente al programma Daphne e, a partire dal 2014, ai progetti del programma "Diritti e cittadinanza" volti a combattere la violenza nei confronti delle donne, dei bambini e degli adolescenti;

17.

ricorda l’impegno assunto dalla Commissione, nel suo piano di azione per l'attuazione del programma di Stoccolma, di presentare nel 2011-2012 una "Comunicazione su una strategia di lotta alla violenza contro le donne, la violenza domestica e la mutilazione genitale femminile, che dovrà essere seguita da un piano d’azione dell’UE" (7);

18.

invita la Commissione a rendere ancora possibile, nella promozione del programma "Diritti e cittadinanza", individuare progetti attinenti agli obiettivi del programma Daphne, che è ampiamente conosciuto, al fine di mantenere quanto più alto possibile il profilo del programma;

19.

suggerisce alla Commissione di ampliare il ruolo del team Daphne della DG Giustizia al di là delle sue funzioni amministrative e di controllo finanziario, affinché comprenda funzioni maggiormente improntate alla comunicazione;

20.

suggerisce alla Commissione di mettere a profitto i risultati dei progetti, per influenzare le politiche europee e nazionali di prevenzione e lotta alla violenza contro le donne, i bambini e i giovani;

21.

invita la Commissione a prestare particolare attenzione alle richieste relative a progetti che intendono promuovere l'uguaglianza di genere sin dalla più giovane età, concentrandosi sulla prevenzione e l'educazione, al fine di cambiare le mentalità e combattere gli stereotipi;

22.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2011)0127.

(2)  GU L 173 del 3.7.2007, pag. 19.

(3)  GU L 143 del 30.4.2004, pag. 1.

(4)  GU L 34 del 9.2.2000, pag. 1.

(5)  Progetto Daphne 2006 "IPV EU Cost" JLS/DAP/06-1/073/WY "Stima del costo delle violenze coniugali in Europa" Maïté Albagly, Sandrine Baffert, Claude Mugnier, Marc Nectoux, Bertrand Thellot.

(6)  COM(2011)0254 Relazione di valutazione intermedia del programma "Daphne III 2007-2013".

(7)  COM(2010)0171 "Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei – Piano d’azione per l’attuazione del programma di Stoccolma" pag. 13.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/74


Giovedì 2 febbraio 2012
La situazione delle donne in guerra

P7_TA(2012)0028

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla situazione delle donne in guerra 2011/2198(INI)

2013/C 239 E/12

Il Parlamento europeo,

visti la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1948 e la dichiarazione e il programma di azione di Vienna adottati dalla Conferenza mondiale sui diritti dell’uomo del 25 giugno 1993, in particolare i paragrafi I 28-29 e II 38 sullo stupro sistematico, la schiavitù sessuale e la gravidanza forzata in situazioni di conflitto armato,

viste la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979 e la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 20 dicembre 1993 (1),

viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000) e 1820 (2008) sulle donne, la pace e la sicurezza, 1888 (2009) sulla violenza sessuale contro donne e bambini in situazioni di conflitto armato, 1889 (2009) volta a rafforzare l'attuazione e il monitoraggio della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nonché 1960 (2010), che introduce un meccanismo per la compilazione dei dati e di un elenco relativi agli autori di violenza sessuale nei conflitti armati,

vista la nomina, nel marzo 2010, di una rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati,

visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995 e i successivi documenti finali adottati dalle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino+5 (2000), Pechino+10 (2005) e Pechino+15 (2010),

vista la risoluzione 54/134 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 7 febbraio 2000, che ha designato il 25 novembre "giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne",

visto il patto europeo per la parità di genere (2011-2020) adottato dal Consiglio europeo nel marzo 2011 (2),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),

visto il piano d'azione del Consiglio dell'Unione europea sulla parità di genere nella cooperazione allo sviluppo (SEC(2010)0265), che dovrebbe garantire l'integrazione della parità di genere in tutte le attività dell'Unione europea con i paesi partner a tutti i livelli,

vista la relazione del 2011 sugli indicatori dell'Unione europea per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione europea delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (3),

visti gli indicatori del 2010 per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione europea delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

visti l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'UE delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (4) e il documento operativo sull'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rafforzata dalla risoluzione 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell'ambito della PESD, ambedue adottati nel dicembre 2008,

visti gli orientamenti dell'Unione europea sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti,

viste le conclusioni del Consiglio del 13 novembre 2006 sulla promozione dell'uguaglianza di genere e dell'integrazione della dimensione di genere nella gestione delle crisi,

viste le norme generali di comportamento elaborate nel 2005 dal Consiglio per le operazioni PESD (5),

visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottato il 17 luglio 1998, in particolare gli articoli 7 e 8 che definiscono lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata e la sterilizzazione forzata o altre forme di violenza sessuale di analoga gravità quali crimini contro l'umanità e crimini di guerra,

vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sul decimo anniversario della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza (6),

vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea e nel consolidamento della pace/dello Stato (7),

vista la sua risoluzione del 1o giugno 2006 sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo nella ricostruzione e il processo democratico nei paesi nella fase successiva al conflitto (8),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0429/2011),

A.

considerando che nel decennio trascorso dall'adozione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono stati compiuti pochi progressi; che, in alcuni casi, sono state fissate quote per la partecipazione delle donne nei governi e il numero di donne presenti in istituzioni rappresentative è aumentato; considerando che da allora la consapevolezza delle differenze di genere nei conflitti è aumentata; che, nonostante gli sforzi intrapresi, la partecipazione delle donne ai negoziati di pace continua ad essere, con rare eccezioni, inferiore al 10% dei partecipanti ufficiali (9);

B.

considerando che è stata creata la carica di rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati, attualmente ricoperta da Margot Wallström;

C.

considerando che la violenza sessuale, sotto forma di stupri di massa, di tratta di esseri umani e di altre forme di abuso sessuale di donne e bambini, è ancora usata, il che è inaccettabile, come tattica di guerra in zone di conflitto in tutto il mondo; che il vuoto di potere che emerge in aree post-conflitto può portare al deterioramento dei diritti delle donne e delle ragazze, come constatato in Libia e in Egitto;

D.

considerando che gli effetti della violenza sessuale in periodo di guerra, tanto fisici (rischio di sterilità, di incontinenza e di malattie sessualmente trasmissibili) e psicologici, sono devastanti per le vittime dato che queste sono spesso stigmatizzate, respinte, maltrattate e che si ritiene che siano disonorate e che, in molti casi, sono escluse dalle loro comunità e, a volte, anche assassinate;

E.

considerando che le famiglie delle vittime sono a loro volta particolarmente colpite e subiscono le violenze sessuali come un'umiliazione; che i bambini nati da stupri possono essere oggetto di rifiuto; che tale rifiuto può essere brutale, sotto forma di abbandono alla nascita o di infanticidio;

F.

considerando che la dichiarazione di Vienna, adottata dalla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui Diritti umani il 25 giugno 1993, afferma che "i diritti umani delle donne e delle bambine sono parte inalienabile, integrante e indivisibile dei diritti umani universali";

G.

considerando con preoccupazione il fatto che, nella maggior parte dei casi, gli autori delle violenze sessuali restano impuniti, come mostra l'esempio della Colombia dove, in una situazione di conflitto armato, la violenza sessuale contro le donne è una pratica sistematica e occulta che gode di totale impunità, e che questa forma di violenza dovrebbe essere considerata un crimine di guerra;

H.

riconoscendo il fatto che le donne nell'esercito e/o che lavorano nelle organizzazioni civili operanti nel mantenimento della pace costituiscono un modello di riferimento importante, fungono da mediatori interculturali e da incentivo all'emancipazione per le donne locali, con le quali riescono a comunicare meglio, e contribuiscono a smantellare gli stereotipi tra gli uomini locali;

I.

considerando che, nella maggior parte dei paesi, le azioni relative alle questioni di genere non sono viste come priorità assoluta, visto che tali questioni sono considerate secondarie e che le pratiche culturali, religiose e socioeconomiche sono utilizzate quale pretesto per ostacolare i progressi nel settore dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne;

J.

considerando che occorre mettere l'accento sul genere fin dalle prime fasi di pianificazione delle missioni civili e di sicurezza; che le missioni di mantenimento della pace si sono dimostrate fondamentali per introdurre una prospettiva di genere nell'ambito della prevenzione dei conflitti, della smobilitazione e della ricostruzione postbellica;

K.

considerando il fatto che la storia ha dimostrato che sono soprattutto gli uomini a dedicarsi alla pratica della guerra e che, pertanto, la particolare attitudine delle donne in termini di dialogo e di non violenza potrebbe contribuire in modo molto efficace a prevenire e a gestire pacificamente i conflitti;

L.

considerando che l'importanza del coinvolgimento delle donne e di una prospettiva di genere è sottolineata dal fatto che, nei casi in cui un maggior numero di donne si impegna nei processi di risoluzione dei conflitti e di costruzione della pace, viene trattato un maggior numero di settori di ricostruzione e consolidamento della pace: infrastrutture di mercato, viabilità rurale, centri sanitari, scuole accessibili e giardini di infanzia, ecc.;

M.

considerando che nel 2010 sono stati adottati 17 indicatori per l'approccio globale (10) e che gli sforzi intrapresi per presentare, nel 2011, la prima relazione di monitoraggio basata su tali indicatori sono stati coronati di successo (11), che sono necessarie relazioni di monitoraggio dell'Unione europea di ampio respiro, basate su una metodologia chiara e su indicatori adeguati;

N.

considerando che i piani d'azione nazionali sulle donne, la pace e la sicurezza sono fondamentali e che dovrebbero essere basati su norme minime uniformi europee per quanto riguarda gli obiettivi che si propongono, la loro attuazione e il loro monitoraggio in tutta l'Unione europea;

O.

considerando che la Commissione ha deciso il 31 agosto 2011 di accordare altri 300 milioni di euro per la pace e la sicurezza in Africa; che nel 2011 almeno 12 paesi africani, con una popolazione complessiva di circa 386,6 milioni di persone, saranno annoverati tra le regioni attualmente in conflitto;

P.

considerando che, nei paesi in cui sono in corso processi di ricostruzione e reintegrazione in seguito a conflitti, i meccanismi istituzionali e gli impegni in materia di parità di genere sono primi passi efficaci per la protezione e la promozione dei diritti delle donne; che il coinvolgimento di tutte le parti pertinenti, come i governi e i rappresentanti politici, la società civile e i rappresentanti del mondo accademico, insieme alla diretta partecipazione di organizzazioni, gruppi e reti di donne – che dovrebbero ricevere sostegno politico, finanziario e giuridico per l'elaborazione di programmi che includano i membri più vulnerabili della popolazione, comprese le migranti, le sfollate interne, le donne rifugiate e rimpatriate – è il presupposto essenziale per la costruzione della pace nonché per il conseguimento di uno sviluppo sostenibile e la creazione di una società democratica che rispetti i diritti delle donne come pure l'uguaglianza di genere;

Q.

considerando che le cause più profonde della vulnerabilità delle donne durante i conflitti risiedono spesso nell'accesso notoriamente più limitato all'istruzione e al mercato del lavoro e che pertanto la partecipazione economica delle donne su base paritaria costituisce una conditio sine qua non della lotta contro la violenza specifica di genere nei conflitti armati; che la partecipazione delle donne alla governance, tanto al tavolo dei negoziati quanto in ruoli attivi a favore di transizioni pacifiche, continua ad essere limitata e che, ciononostante, resta una massima priorità ed un elemento cruciale per conseguire l'uguaglianza di genere;

Le donne responsabili della pace e della sicurezza

1.

chiede che il sostegno dell'Unione europea ai processi di pace sia subordinato alla partecipazione delle donne nei gruppi internazionali che conducono i negoziati di pace; chiede che si facciano progressi per quanto riguarda l'inserimento permanente di donne leader, di organizzazioni locali per i diritti delle donne e/o di gruppi della società civile ai tavoli delle trattative lungo l'intero processo di pace;

2.

sottolinea l'importanza del dialogo politico per l'emancipazione delle donne e invita le delegazioni dell'Unione europea a includere le questioni relative alle donne, la pace e la sicurezza nel loro dialogo politico e in materia di diritti umani con i governi ospitanti; invita la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a promuovere e sostenere attivamente l'emancipazione delle donne mediante la loro partecipazione alle relazioni con Stati e organizzazioni esterni all'Unione;

3.

plaude al piano d'azione dell'UE sull'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile nello sviluppo e invita l'Alto rappresentante dell'UE a prendere tutte le misure necessarie a formare in modo adeguato ed efficace il personale di delegazioni UE ad un approccio attento alle specificità di genere in materia di mantenimento della pace, prevenzione dei conflitti e consolidamento della pace; chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire un'adeguata assistenza tecnica e finanziaria a sostegno dei programmi che consentono alle donne di partecipare a pieno titolo alla conduzione dei negoziati di pace e che emancipano le donne nella società civile;

4.

chiede che l'Unione europea e gli Stati membri promuovano attivamente un aumento del numero di donne nelle forze armate e civili impegnate in operazioni di mantenimento della pace, soprattutto in posizioni di responsabilità, e a tal fine chiede:

campagne nazionali per promuovere la professione militare e le forze di polizia come una opzione valida per le donne come per gli uomini, per smantellare possibili stereotipi; tali campagne dovrebbero includere azioni informative e giornate aperte, in cui si forniscano informazioni effettive sulle opzioni di formazione e di impiego nelle forze armate;

la revisione della politica in materia di promozioni nelle forze armate, per esaminare se le donne sono state svantaggiate in sede di promozione, nonostante siano uguali ai loro colleghi maschi, a prescindere dal loro genere;

l'inclusione di politiche favorevoli alle donne nell'ambito delle forze armate, ad esempio la possibilità di un congedo di maternità;

la promozione di modelli di riferimento – donne che hanno fatto prova di coraggio e che hanno agito per conseguire cambiamenti;

l'inclusione di un maggior numero di donne, soprattutto nelle operazioni civili, in posizioni di alto rango e nelle interazioni con la comunità locale;

una formazione approfondita di uomini e donne che interagiscono con la popolazione civile sugli aspetti legati al genere, sulla protezione, sulle necessità specifiche e i diritti umani di donne e bambini in situazioni di conflitto, e sulla cultura e le tradizioni dei paesi ospitanti, al fine di migliorare la protezione dei partecipanti e assicurare che non vi siano differenze nella formazione di uomini e donne;

5.

chiede adeguati finanziamenti dell'Unione europea, anche nell'ambito dello strumento per la stabilità, a sostegno dell'effettiva partecipazione delle donne, e contributo, alle istituzioni rappresentative a livello nazionale e locale e a tutti i livelli del processo decisionale nell'ambito della risoluzione dei conflitti, dei negoziati di pace, delle attività di mantenimento della pace e nella pianificazione postconflittuale;

6.

sottolinea la necessità di elaborare un codice di condotta per il personale UE assegnato a missioni militari e civili che metta in chiaro che lo sfruttamento sessuale costituisce un comportamento ingiustificabile e criminale e richiede che sia applicato rigorosamente in casi di violenza sessuale perpetrata da personale umanitario, da rappresentanti delle istituzioni internazionali, da forze di mantenimento della pace e da diplomatici mediante sanzioni severe sul piano amministrativo e penale; chiede una tolleranza zero quanto allo sfruttamento sessuale dei bambini e delle donne nei conflitti armati e nei campi profughi e, a tal fine, accoglie favorevolmente le recenti indagini delle Nazioni Unite sulle denuncie di sfruttamento sessuale in cui erano coinvolti membri dell'operazione delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace in Costa d'Avorio;

L'impatto dei conflitti armati sulle donne

7.

condanna fermamente il ricorso continuato alla violenza sessuale contro le donne come arma di guerra, equiparandolo a un crimine di guerra; riconosce le profonde ferite fisiche e psicologiche che tali abusi lasciano sulle vittime e le conseguenze drammatiche per le loro famiglie; sottolinea che tale fenomeno deve essere affrontato attraverso programmi di sostegno per le vittime e sollecita la mobilitazione della leadership politica per presentare una serie coordinata di misure per prevenire e ridurre l'uso della violenza sessuale; sottolinea, a tal riguardo, l'incessante situazione di orrore in Congo; ricorda che tra il 30 luglio e il 4 agosto 2010 si sono verificati stupri di massa nel distretto minerario del Congo orientale, che nel 2009 sono stati segnalati almeno 8 300 stupri nel Congo orientale e che le donne che hanno denunciato di aver subito violenza nel primo trimestre del 2010 sono state non meno di 1 244, il che corrisponde a una media di 14 stupri al giorno; segnala che la situazione resta immutata nel 2011; esorta le due missioni dell'UE nella Repubblica democratica del Congo, EUPOL RD Congo ed EUSEC RD Congo, a fare della lotta contro la violenza sessuale e della partecipazione delle donne le principali priorità nello sforzo di riforma del settore della sicurezza congolese;

8.

sottolinea che, dato che la violenza sessuale, di cui sono vittime soprattutto donne e bambini, è aggravata tra l'altro dalle differenze di genere, dalla propagazione della violenza – tanto in generale quanto dalla militarizzazione della società in particolare – e dallo sfacelo della struttura della società, sarebbe opportuno accordare particolare attenzione e risorse alla prevenzione di questi crimini di guerra;

9.

invita gli Stati membri a promuovere l'adozione di misure per limitare le conseguenze negative dei conflitti armati sulla vita familiare;

10.

chiede una maggiore cooperazione con le organizzazioni locali di donne, per introdurre un sistema di allarme precoce e, eventualmente, consentire loro di evitare gli abusi o ridurne l'incidenza;

11.

chiede alla Commissione di sostenere i gruppi locali della società civile, in particolare i gruppi femminili e quelli che prestano attenzione al genere, attraverso finanziamenti accessibili e sviluppo di capacità affinché possano svolgere il loro ruolo di sorveglianza, soprattutto nei confronti dei paesi inadempienti;

12.

è inorridito dal fatto che gli autori delle violenze sessuali continuino a sfuggire impuniti; chiede energicamente che sia posta fine all'impunità per i responsabili di violenze sessuali; esorta le autorità nazionali a far rispettare la legislazione relativa all'impunità, e chiede che si rafforzi il sistema giudiziario fornendo una formazione ai giudici e ai pubblici ministeri in materia di indagini e sanzione dei casi di violenza sessuale; chiede pertanto che i procedimenti giudiziari abbiano un'elevata visibilità e pubblicità, quale mezzo per diffondere il messaggio che tale pratica è intollerabile;

13.

chiede che la questione dell'impunità costituisca un fattore di primo piano nei negoziati di pace, poiché non può esservi pace senza giustizia e i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia e affrontare le conseguenze penali delle loro azioni; sottolinea che l'impunità non deve essere negoziabile; rammenta che l'iter giudiziario per condannare i responsabili di violenze sulle donne in guerra è spesso troppo lento creando ulteriore malessere per le vittime; chiede dunque una giustizia certa e uguale per tutti, nel rispetto di tempi ragionevoli e della dignità anche delle donne vittime di guerra;

14.

ricorda il ruolo chiave dell'istruzione non solo nell'emancipazione delle donne e delle ragazze, bensì anche nella lotta contro gli stereotipi e per l'evoluzione delle mentalità; chiede l'attuazione e/o il rafforzamento dei programmi di sensibilizzazione nel quadro dei programmi educativi, ponendo in rilievo il rispetto della dignità delle donne;

15.

chiede che le forze armate installino ambulatori per le donne vittime di violenza sessuale e psicologica nelle zone di guerra;

16.

esige che le donne vittime di sevizie e di violenza durante i conflitti possano adire giurisdizioni internazionali in condizioni compatibili con la propria dignità e venendo da queste protette dalle aggressioni fisiche e dai traumi derivanti da interrogatori in cui si mostri insensibilità rispetto ai traumi; esige che, in tali casi, sia loro resa giustizia sia sul piano civile sia su quello penale e che siano attuati programmi di assistenza per aiutarle a reinserirsi economicamente, socialmente e psicologicamente;

17.

chiede che l'Unione europea e gli Stati membri sostengano efficacemente l'attuazione degli orientamenti dell'Unione europea sulle violenze contro le donne e le ragazze, attraverso misure specifiche quali:

l'istituzione di un sistema efficace di monitoraggio di tutte le azioni giudiziarie connesse a casi di violenza sessuale e del seguito loro dato;

l'adozione di misure, strategie e programmi che si incentrano non soltanto sulla protezione e sugli elementi del procedimento giudiziario, ma soprattutto sulla prevenzione;

programmi volti a offrire consulenza sanitaria e psicologica gratuita alle vittime di violenza nella loro lingua madre e in linea con la loro cultura e costumi, ove possibile, da parte di medici donne;

programmi volti a fornire corsi e letteratura di facile accesso in materia di salute, in particolare di salute riproduttiva e sessuale, rivolti alle donne e agli uomini e campagne di sensibilizzazione adattate alle culture delle persone a cui sono destinate;

misure specifiche da adottare per garantire che le donne in situazioni di conflitto abbiano un accesso equo ai sistemi di sanità pubblica (12) in particolare all'assistenza sanitaria primaria, compresa la protezione della madre e del minore, quale definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (13), e assistenza sanitaria ginecologica e ostetrica;

lo sviluppo di programmi di protezione dei testimoni volti a proteggere le vittime e a incoraggiarle, con la garanzia della protezione, a farsi avanti e testimoniare contro i loro aggressori;

18.

sottolinea l'importanza cruciale di garantire che le donne siano protagoniste paritarie negli iter di riforma della giustizia o di giustizia transnazionale in modo che possano difendere efficacemente l'applicazione della parità di diritti nel quadro dei sistemi giudiziari nazionali;

19.

invita la Commissione, il SEAE e le delegazioni del Parlamento a trovare modalità per promuovere la firma, la ratifica e l'attuazione dello Statuto di Roma del 1998 (per la Corte penale internazionale) da parte dei paesi in via di sviluppo che non l'abbiano ancora fatto, come passo necessario in vista della tutela dei diritti sessuali delle donne in tempo di guerra e per evitare l'impunità dei colpevoli;

20.

condanna la presa di ostaggi e chiede una punizione più forte dell'uso di scudi umani durante i conflitti;

21.

chiede alloggi per detenute separati da quelli degli uomini, soprattutto per evitare abusi sessuali;

22.

sottolinea l'importanza del diritto di conoscere la sorte dei parenti dispersi e invita le parti nei conflitti armati ad adottare tutte le misure possibili per rendere conto delle persone disperse;

23.

chiede disposizioni specifiche che offrano un'ulteriore protezione alle donne da stupro, prostituzione forzata e da qualsiasi altra forma di offesa al pudore, nonché particolare attenzione per le donne incinte e le madri di bambini piccoli nella fornitura di servizi alimentari, abbigliamento, evacuazione, trasporto e strutture mediche per evitare gravidanze indesiderate e malattie trasmesse sessualmente come settori prioritari nell'ambito dello strumento di finanziamento dello sviluppo per il periodo 2014-2020;

24.

invita la Commissione ad esaminare la possibilità di stabilire unità di reazione rapida composte da personale qualificato (come medici, psicologi, sociologi e consulenti legali) onde fornire sostegno immediato in situ alle vittime dei crimini di genere;

25.

accoglie con favore l'adozione della risoluzione 1960 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede informazioni dettagliate sui presunti responsabili di violenze sessuali durante i conflitti armati; invita gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per attuare la risoluzione 1960;

26.

chiede che sia analizzata la possibilità di un adeguato indennizzo per le vittime tenendo conto anche delle conseguenze psicologiche sulle famiglie e i figli delle vittime, in conformità al vigente diritto internazionale e nazionale;

27.

invita la Commissione e gli Stati membri a mettere in grado le donne di esercitare i loro diritti di accesso alla terra, all'eredità, al credito e ai risparmi nelle situazioni di post-conflitto, in particolare nei paesi in cui i diritti di proprietà delle donne non sono giuridicamente vincolanti o socialmente riconosciuti;

28.

sottolinea la necessità di integrare l'immagine delle donne come vittime vulnerabili con un'immagine delle donne come gruppo altamente differenziato di attori sociali in possesso di preziose risorse e capacità e dotate di propri programmi; sostiene che le donne influenzino il corso degli eventi e che debbano plasmare il processo di sviluppo; è del parere che le donne vittime della guerra non dovrebbero più essere considerate soltanto come vittime di guerra, quanto piuttosto come fautrici della stabilizzazione e risoluzione di conflitti; sottolinea il fatto che le donne in generale possono svolgere questo ruolo soltanto se sono rappresentate pariteticamente nel processo decisionale a livello politico ed economico;

29.

osserva che la comprensione che la gente ha del ruolo delle donne nelle società postbelliche e dei loro contributi alla ricostruzione postbellica deve andare al di là della retorica universalistica dell'"esperienza della guerra vissuta dalle donne", e che occorre riconoscere la specificità e la diversità delle esperienze delle donne;

Raccomandazioni

30.

chiede la nomina di una rappresentante speciale dell'Unione europea per le donne, la pace e la sicurezza nell'ambito del SEAE, al fine di integrare trasversalmente la prospettiva di genere e cooperare in modo più efficiente con i rispettivi omologhi delle Nazioni Unite; chiede che tutte le politiche dell'Unione europea, i gruppi di azione e le unità/punti focali che trattano delle questioni di genere e sicurezza siano sottoposti al coordinamento di tale rappresentante speciale dell'Unione europea e ad essa collegati, per garantirne la coerenza e l'efficacia come pure l'attuazione sistematica, coerente e globale delle strategie e delle azioni da adottarsi;

31.

chiede che il gruppo di azione informale "Donne, pace e sicurezza" sia sostenuto e riconosciuto;

32.

chiede di accordare particolare attenzione alla dimensione di genere nel contesto della ricerca della pace, di prevenzione e soluzione di conflitti, nelle operazioni di mantenimento della pace e di risanamento e di ricostruzione postbellica e che la dimensione di genere sia una componente dei documenti di strategia nazionale;

33.

incoraggia vivamente il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a inserire le questioni inerenti allo sviluppo – in particolare riconoscendo i diritti delle madri ad avere tutela e sostegno, la cura e la crescita dei figli e la sicurezza sanitaria ed economica delle donne, dando specifica attenzione ai diritti di proprietà, in particolare in relazione alla proprietà e alla coltivazione delle terre – nelle proprie azioni relative alle donne nelle zone di conflitto;

34.

accoglie con favore la decisione dell'UE di adottare un elenco di 17 indicatori di attuazione al fine di valutare il suo rendimento sulle questioni relative al genere in paesi fragili, in situazioni belliche e postbelliche; sottolinea che questi indicatori, che dovranno anche comprendere misurazioni qualitative, devono essere migliorati; invita la Commissione e il SEAE a tenere conto delle conclusioni di questo processo di valutazione durante le fasi di programmazione e attuazione;

35.

invita il SEAE, ai sensi dell'articolo 9 della decisione del Consiglio 2010/427/UE del 26 luglio 2010, a garantire che la programmazione, l'attuazione e il monitoraggio delle iniziative nazionali per la promozione della prospettiva di genere nelle situazioni prebelliche, belliche e postbelliche, siano gestiti a livello di delegazione in modo da inquadrare meglio le specificità di ogni contesto e la probabile esistenza di una dimensione regionale;

36.

invita gli Stati membri ad adottare, attuare e monitorare i propri piani d'azione nazionali su donne, pace e sicurezza; ribadisce il suo invito all'Unione europea e agli Stati membri a sviluppare nei loro piani e strategie un insieme di norme minime contenenti obiettivi realistici con indicatori specifici, punti di riferimento, scadenze, bilanci assegnati e un meccanismo di monitoraggio efficace; sottolinea l'importanza di associare le organizzazioni non governative allo sviluppo, l'attuazione e il monitoraggio dei piani d'azione;

37.

chiede all'Unione europea di assicurare l'equilibrio delle assunzioni nell'ambito delle missioni e delle operazioni e di promuovere un maggior numero di donne a posizioni di responsabilità, ad esempio come capo di delegazione dell'Unione europea presso paesi terzi o capo di missioni dell'Unione europea;

38.

sottolinea l'invito della Commissione all'UE affinché sostenga i paesi terzi nel rispettare ed attuare gli obblighi internazionali, come la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, il Programma di azione del Cairo, la Piattaforma di azione di Pechino e la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite;

39.

appoggia energicamente l'inclusione di consulenti o di punti di contatto per le questioni di genere nelle missioni di politica di sicurezza e di difesa comune (PESD) e delle delegazioni dell'Unione europea; invita l'Alto rappresentante/Vicepresidente a evitare che queste funzioni siano accorpate ad altre e a fornire loro adeguate risorse e autorità;

40.

sottolinea l'importanza delle campagne di sensibilizzazione nella lotta contro gli stereotipi, la discriminazione (basata sul genere, la cultura o la religione) e la violenza domestica nonché l'importanza dell'uguaglianza di genere nel suo complesso; rileva che tali campagne dovrebbero essere integrate dalla promozione di un'immagine positiva delle donne attraverso modelli di riferimento femminili nel contesto dei media, nella pubblicità, nei materiali didattici e in Internet;

41.

chiede l'istituzione di adeguate procedure pubbliche di denuncia nell'ambito della PSDC, che favoriscano in particolare la segnalazione delle violenze sessuali e basate sul genere; invita l'AR/VP ad includere una relazione dettagliata sulle donne, la pace e la sicurezza nella valutazione semestrale delle missioni PSDC; ricorda che le missioni PSDC costituiscono uno degli strumenti più importanti dell'UE per dimostrare il suo impegno rispetto agli obiettivi delle risoluzioni 1820 e il 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nei paesi e regioni colpiti dalla crisi;

42.

chiede che sia previsto un bilancio specifico per la valutazione e il monitoraggio dei dati raccolti sulla base degli indicatori elaborati a livello di Unione europea; chiede linee di bilancio specifiche per consulenze in materia di genere e progetti e attività sulle donne, la pace e la sicurezza nell'ambito delle missioni PSDC;

43.

invita l'autorità di bilancio dell'UE ad aumentare le risorse finanziarie destinate alla promozione dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne nei futuri strumenti finanziari per lo sviluppo riguardo al periodo 2014-2020;

44.

invita l'Alto rappresentante dell'UE e la Commissione a prendere le misure necessarie per migliorare la complementarità e la mobilitazione tempestiva di tutti gli strumenti finanziari per l'azione esterna dell'UE, ovvero il Fondo europeo di sviluppo, lo Strumento di cooperazione allo sviluppo, lo Strumento europeo di vicinato e partenariato, lo Strumento di assistenza preadesione, lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani e lo Strumento per la stabilità, per evitare una reazione frammentata dell'UE alla situazione delle donne nei conflitti bellici;

45.

chiede un sostegno specifico da parte dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) per quanto riguarda la raccolta, l'elaborazione e la divulgazione di pratiche efficaci in materia di integrazione orizzontale della dimensione di genere nell'attuazione degli indicatori di Pechino riguardanti il campo delle donne e conflitti armati;

46.

sottolinea l'importante ruolo svolto dal Partenariato CE/ONU sull'uguaglianza di genere per lo sviluppo e la pace che si prefigge di individuare approcci con cui integrare l'uguaglianza di genere e i diritti umani delle donne in nuove modalità di aiuto, come pure di prestare sostegno agli sforzi dei partner nazionali nell'eseguire gli obblighi internazionali sull'uguaglianza di genere e nell'abbinare il loro impegno a favore dell'uguaglianza di genere ad adeguati stanziamenti finanziari in programmi e bilanci di sviluppo nazionali; sottolinea che tale progetto si incentra specificamente sul ruolo delle donne in situazioni di conflitto e in situazioni postbelliche e, in particolare, sulla corretta attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;

47.

chiede all'Unione di concentrarsi sulla creazione di scuole al fine di migliorare l'istruzione di ragazzi e ragazze, quando proponga aiuti alla ricostruzione postbellica;

48.

plaude alle varie iniziative per l'introduzione di indicatori specifici di genere di allarme rapido e di sorveglianza dei conflitti, come quelli del Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), del Consiglio d'Europa, della Fondazione svizzera per la pace, dell'International Alert (Allarme internazionale) e del Forum on Early Warning and Early Response (Forum su allarme e risposta tempestivi);

49.

sottolinea l'importanza di mettere le donne al centro delle politiche di approvvigionamento idrico, delle misure sanitarie e dell'igiene, e sottolinea quindi l'importanza di aumentare l'accesso all'acqua potabile sicura, a misure sanitarie adeguate e all'acqua per usi produttivi;

*

* *

50.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.


(1)  A/RES/48/104.

(2)  Allegato alle conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011.

(3)  Documento 09990/2011 del Consiglio, dell'11 maggio 2011.

(4)  Documento 15671/1/2008 del Consiglio, del 1o dicembre 2008.

(5)  Documento del Consiglio 08373/3/2005 del 18 maggio 2005.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2010)0439.

(7)  GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 32.

(8)  GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 287.

(9)  Studio decennale d'impatto sull'attuazione della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza nel contesto del mantenimento della pace, Relazione finale al dipartimento operativo di sostegno sul campo alle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, 2010.

(10)  Documento 11948/2010 del Consiglio del 14 luglio 2010.

(11)  Documento 09990/2011 del Consiglio dell'11 maggio 2011.

(12)  Come stabilito all'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei diritti umani e della Carta Sociale europea (riveduta del Consiglio d'Europa),Parte I, principio 11.

(13)  56a Assemblea Mondiale della Sanità A56/27, ordine del giorno provvisorio, punto 14.18, 24 aprile 2003, Conferenza internazionale sull'assistenza sanitaria primaria, Alma-Ata: 25o anniversario, Relazione del Segretariato.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/83


Giovedì 2 febbraio 2012
La cooperazione allo sviluppo dell'UE a sostegno dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia entro il 2030

P7_TA(2012)0029

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla cooperazione allo sviluppo dell'UE a sostegno dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia entro il 2030 (2011/2112(INI))

2013/C 239 E/13

Il Parlamento europeo,

vista la proclamazione del 2012 come Anno internazionale dell'energia sostenibile per tutti da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in riconoscimento dell'importanza dell'accesso all'energia per lo sviluppo economico sostenibile e per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) (1),

vista l'iniziativa "Energia sostenibile per tutti" lanciata dal Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon (2),

vista la costituzione da parte del Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon di un Gruppo consultivo sull'energia e il cambiamento climatico (AGECC) e le sue raccomandazioni del 28 aprile 2010 in cui identifica come priorità l'obiettivo internazionale dell'accesso universale ai moderni servizi energetici entro il 2030 e la riduzione dell'intensità energetica globale del 40% entro il 2030 (3),

visto il World Energy Outlook 2011 dell'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), in cui si sottolinea che nel mondo circa 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità e che circa 2,7 miliardi di persone non dispongono di fonti pulite per cucinare,

vista la conferenza internazionale ad alto livello su Energy for All – Financing Access for the Poor – svoltasi a Oslo (Norvegia) dal 10 all'11 ottobre 2011 e visto il lancio del Partenariato internazionale sull'energia e il clima – Iniziativa Energia+,

viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea sull'accesso alle fonti energetiche rinnovabili a livello locale nei paesi in via di sviluppo del 19 maggio 2009, in cui si sottolinea che "l'accesso alle fonti energetiche rinnovabili e ai servizi energetici moderni è un requisito preliminare per la crescita economica e lo sviluppo sociale nonché per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM)" e che "un approccio focalizzato sull'energia sostenibile consoliderà i progressi verso gli OSM e contribuirà a far fronte alla crisi mondiale e ad attenuare i cambiamenti climatici",

vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 17 luglio 2002, sulla cooperazione energetica con i paesi in via di sviluppo (COM(2002)0408),

vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 26 ottobre 2004 sull'evoluzione futura dell'Iniziativa UE in materia di energia e modalità di creazione di uno Strumento per l'energia a favore dei paesi ACP (COM(2004)0711),

vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 13 ottobre 2011, intitolata "Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento" (COM(2011)0637),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per lo Sviluppo (A7-0442/2011),

A.

considerando che nel mondo circa 1,3 miliardi di persone – il cui 84% vive in aree rurali – non hanno accesso all'elettricità e che, inoltre, 2,7 milioni di persone non dispongono di fonti pulite per cucinare (4), una situazione che, a causa del fumo prodotto all'interno degli ambienti, è responsabile di oltre 1,4 miliardi di decessi prematuri l'anno e che, dopo l'Aids, è la seconda causa di decesso prematuro nel mondo (5); che il mancato accesso a servizi energetici moderni in molti paesi poveri ha portato a disuguaglianze di genere e svantaggia in modo particolare le donne e i bambini;

B.

considerando che l'accesso all'energia è fondamentale per la realizzazione di alcuni dei diritti contenuti nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali del 1966 e in altri strumenti giuridici internazionali in materia di diritti umani e di ambiente;

C.

considerando che gli OSM non potranno essere conseguiti se non si compieranno decisi progressi in fatto di miglioramento nell'accesso all'energia, che secondo le stime necessita di investimenti per 48 miliardi di dollari statunitensi di qui al 2030; che tali investimenti, che equivalgono a circa il 3% dell'investimento globale in infrastrutture energetiche previsto per il periodo fino al 2020, si risolverebbero in un modesto incremento (0,7% fino al 2030) delle emissioni di CO2  (6);

D.

considerando che le fonti di energia rinnovabile, e segnatamente le piccole soluzioni decentrate, offrono grandi possibilità di fornitura di servizi energetici affidabili, sostenibili ed economicamente accessibili ai poveri, soprattutto nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo; che i paesi in via di sviluppo si trovano in aree caratterizzate dalla possibilità di accesso ad abbondanti fonti di energia rinnovabile, soprattutto eolica e solare; che rimangono numerose sfide da superare per garantirne l'espansione nei paesi in via di sviluppo, tra cui il finanziamento, lo sviluppo di capacità, il trasferimento di tecnologia e la riforma della governance;

E.

considerando che l'utilizzo delle tecnologie delle energie rinnovabili è fondamentale perché i paesi in via di sviluppo riducano la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e dalla relativa volatilità dei prezzi; che i progetti di energie rinnovabili su larga scala (quali l'idroelettrico e le colture energetiche) possono anche avere gravi conseguenze sociali e ambientali per la popolazione locale, ad esempio sulla sicurezza idrica o alimentare; che un'attenta valutazione degli impatti ambientali delle tecnologie delle energie rinnovabili è quindi un importante prerequisito per i finanziamenti dei donatori;

F.

considerando che l'accesso universale ai moderni servizi di energia sostenibile significa poter disporre dell'intera gamma dei servizi energetici (non solo elettricità) di cui v'è necessità e richiesta, ad esempio illuminazione, fonti di calore per la cottura dei cibi e il riscaldamento dell'acqua, il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti, l'accesso all'informazione e alle comunicazioni nonché l'energia a fini produttivi e di generazione di reddito;

G.

considerando che il 20% della popolazione a più basso reddito ha beneficiato di appena l'8% dei 409 miliardi di dollari statunitensi di sovvenzioni concesse nel 2010 per i combustibili fossili nei paesi in via di sviluppo (7);

H.

considerando che i risultati dell'Indice di sviluppo energetico (Energy Development Index) sono strettamente correlati con quelli dell'Indice di sviluppo umano (Human Development Index ) che prende in considerazione aspettativa di vita, istruzione, PIL pro capite e altri indicatori del tenore di vita;

I.

considerando che nell'Africa subsahariana quasi il 70% del totale della popolazione non ha accesso all'elettricità; che la crescita demografica ha superato l'elettrificazione e che il numero di persone prive di accesso all'elettricità è aumentato;

J.

considerando che soprattutto nei paesi meno sviluppati solo un'esigua minoranza della popolazione ha accesso alla rete energetica; che nel futuro prevedibile tale accesso non potrà essere esteso all'intera popolazione, il che rende le soluzioni decentrate – progetti su piccola scala, soluzioni extra-rete, mini-reti – l'unica via praticabile per garantire l'accesso universale all'energia negli anni a venire;

K.

considerando che il rispetto dello Stato di diritto e la governance forte sono elementi chiave che sarebbe opportuno promuovere al fine di attirare gli investimenti privati necessari per la piena realizzazione di un accesso universale all'energia;

L.

considerando che le ultime comunicazioni della Commissione riguardanti l'energia nel quadro della cooperazione allo sviluppo sono state pubblicate nel 2002 e 2004;

1.

sottolinea che sebbene nessun obiettivo di sviluppo del millennio sia specificatamente legato all'energia, l'accesso a servizi energetici moderni e sostenibili per tutti (nel prosieguo "accesso universale all'energia") è un prerequisito per conseguire gli OSM, ritiene pertanto che l'energia dovrebbe essere al centro del dibattito sull'eliminazione della povertà, garantendo al tempo stesso la coerenza tra un maggiore accesso a servizi energetici moderni e lo sviluppo sostenibile; sollecita la Commissione a pubblicare per il 2012, anno dedicato dall'ONU a questa tematica, una comunicazione sulla cooperazione allo sviluppo a sostegno dell'accesso universale all'energia;

2.

sollecita la Commissione e gli Stati membri ad avallare e ad impegnarsi a sostenere l'obiettivo internazionale (proclamato dall'ONU) dell'accesso universale all'energia per il 2030 e a orientare in questo senso le rispettive politiche di cooperazione allo sviluppo;

3.

sottolinea che l'ottimizzazione dell'uso delle fonti rinnovabili rappresenta la soluzione ideale che la comunità internazionale deve adottare per raggiungere l'accesso universale a servizi energetici moderni, contrastando al tempo stesso il cambiamento climatico; invita la Commissione a sviluppare un piano d'azione per integrare l'obiettivo dell'accesso universale all'energia nelle pertinenti politiche dell'UE nonché in tutti i settori della politica di sviluppo, come agricoltura, industria, commercio, sanità e risorse idriche, e a garantire coerenza fra politiche e settori in relazione all'obiettivo dell'accesso universale all'energia;

4.

accoglie con favore che nell'"Agenda per il cambiamento" si faccia menzione dell'energia quale punto focale e si attende che la Commissione agisca di conseguenza; esorta la Commissione a non subordinare l'accesso all'energia né a scambiarlo con gli obiettivi parimenti citati della sicurezza energetica e del cambiamento climatico;

5.

incoraggia l'istituzione di un programma specifico "energia e sviluppo", con speciale attenzione per l'accesso universale all'energia, nella cooperazione allo sviluppo dell'UE;

6.

constata che le esperienze hanno dimostrato che una capacità energetica centralizzata e gli obiettivi di estensione della rete non hanno in molti casi consentito di migliorare i servizi energetici per i poveri; sottolinea, pertanto, la necessità di sostenere soluzioni rinnovabili decentrate, come progetti su piccola scala, soluzioni extra-rete, mini-reti, per raggiungere tutte le fasce della popolazione dei paesi in via di sviluppo, specie quelle che vivono nelle zone rurali e più povere; invita l'UE a dirigere i propri sforzi, finanziari e tecnici, verso questi progetti su piccola scala per dare soluzione al problema della povertà energetica nelle aree isolate;

7.

constata che le energie rinnovabili rappresentano un potenziale enorme per molti paesi in via di sviluppo al fine di garantire un approvvigionamento energetico sostenibile e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, riducendo in tal modo la vulnerabilità alla fluttuazione dei prezzi dell'energia;

8.

sottolinea che a livello internazionale lo Strumento per l'energia è uno dei pochi meccanismi finanziari che eroga finanziamenti per soluzioni energetiche rinnovabili su piccola scala e invita la Commissione a proseguire e ampliare i finanziamenti per questo tipo di progetti durante il prossimo esercizio finanziario (dal 2014);

9.

invita la Commissione a valutare l'impatto degli investimenti finanziati dalla Strumento per l'energia per un migliore accesso ai servizi energetici di base da parte di chi vive in povertà, e ad accrescere conseguentemente l'efficienza e l'efficacia dello strumento che succederà allo Strumento per l'energia nel periodo finanziario successivo al 2013;

10.

sottolinea che, se correttamente applicato, l'utilizzo delle fonti rinnovabili per fornire servizi energetici può rappresentare una soluzione economica nei paesi in via di sviluppo con vantaggi per la salute, l'ambiente e lo sviluppo locale; sottolinea, tuttavia, che è necessario valutare l'impatto ambientale della produzione di energia rinnovabile per migliorare l'accesso universale all'energia, segnatamente nel caso di energia idroelettrica, biomassa o agrocarburanti;

11.

invita l'UE a sviluppare orientamenti chiari sui criteri di sostenibilità ambientale per il finanziamento dei progetti concernenti l'energia rinnovabile; invita la Commissione a fare del ricorso all'energia rinnovabile decentralizzata o all'energia sostenibile a basso tenore di carbonio/ad elevata efficienza una condizione prioritaria per il sostegno a nuovi progetti nel campo dell'energia;

12.

sottolinea il ruolo che le aziende private dovrebbero svolgere nel consentire ai paesi in via di sviluppo di conseguire gli OSM, mirando soprattutto all'accesso universale all'energia; sottolinea, inoltre, l'importanza di sostenere lo sviluppo di risorse finanziarie e di competenze tecnologiche adeguate ai mercati a basso reddito, segnatamente mediante un maggiore coinvolgimento delle aziende private nei partenariati istituzionali nazionali e internazionali;

13.

esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere, tramite la cooperazione allo sviluppo e lo strumento per l'energia, il trasferimento, fra i paesi partner del Sud e fra l'Europa e il Sud, di tecnologie, comprensive di conoscenze tecniche, informazioni e buone prassi, idonee alla fornitura di moderni servizi energetici ai meno abbienti e destinate allo sviluppo di capacità, inclusi il gemellaggio, lo scambio di personale e la formazione pratica al fine di valutare e recepire le opzioni tecnologiche; esorta altresì a trasferire in tale contesto le tecnologie di efficienza energetica per permettere l'uso più produttivo possibile dall'energia, in modo da ottimizzare i servizi energetici che una specifica quantità di energia può fornire;

14.

chiede di prestare particolare attenzione agli usi produttivi dell'energia nello sviluppo di progetti e programmi nonché al relativo finanziamento, quale meccanismo chiave per la promozione socioeconomica e per la produzione di reddito;

15.

sottolinea che sarà necessario un partenariato efficace tra il settore pubblico, il settore privato, le comunità e le amministrazioni locali al fine di ampliare l'accesso ai servizi energetici sostenibili; invita la Commissione ad adottare laddove possibile, un approccio di mercato per le soluzioni energetiche nuove e innovative, ad esempio stimolando la produzione locale, facilitandone la commercializzazione o fornendo informazioni sul mercato, onde assicurarne la titolarità e la sostenibilità a livello locale; invita in particolare la Commissione a promuovere la costruzione di capacità di governance che consenta la replicabilità di progetti su piccola scala nel campo dei servizi energetici mediante la promozione delle PMI;

16.

è convinto che gli investimenti privati e la sua partecipazione sono fondamentali per garantire il pieno accesso universale all'energia; invita, di conseguenza, la Commissione a promuovere lo Stato di diritto in tutte le attività di aiuto che svolge, soprattutto nei paesi meno sviluppati;

17.

invita le delegazioni dell'UE a fornire informazioni relative alle imposte, agli incentivi e ai requisiti normativi dei paesi in via di sviluppo alle società dell'Unione che intendono investire nel settore energetico;

18.

invita la Commissione a facilitare la condivisione delle migliori pratiche in materia di incentivi più efficaci per agevolare la diffusione delle infrastrutture energetiche nei paesi in via di sviluppo;

19.

invita a sostenere lo sviluppo e la promozione di validi quadri programmatici e normativi e di standard tecnici che rafforzino la capacità locale e generino fiducia fra gli investitori privati, anche attivando le fonti di investimento locali;

20.

sottolinea il ruolo centrale che i fondi pubblici provenienti da Stati partner, istituzioni finanziarie internazionali e Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) svolgono nell'attivazione dei necessari investimenti privati; sottolinea altresì che l'aiuto UE volto a migliorare l'accesso all'energia dovrebbe sostenere le economie locali, i lavori verdi e la riduzione della povertà e che non deve essere legato al coinvolgimento delle imprese UE o utilizzato per sovvenzionarle;

21.

riconosce che il settore pubblico da solo non sarà in grado di garantire tutti i finanziamenti necessari per ampliare l'accesso all'energia; sottolinea al riguardo l'importanza degli investitori privati e delle riforme orientate al mercato nel settore dell'energia; sottolinea tuttavia che la sempre maggiore importanza attribuita all'utilizzo dei partenariati pubblico-privato e ad attirare finanziamenti dai finanziatori privati può ridurre l'attrattiva economica dei progetti di energia rinnovabile locali, in quanto siffatti progetti sono meno "redditizi" dei grandi progetti di collegamento alla rete, che spesso avvantaggiano le grandi industrie; sottolinea pertanto che spetta allo Stato la responsabilità ultima per l'accesso ai servizi universali, specie l'energia a prezzo accessibile per i meno abbienti e per le popolazioni geograficamente isolate;

22.

sottolinea che vi sono molti modi in cui gli Stati partner possono promuovere l'accesso universale all'energia attraverso norme legislative e regolamentari, contratti, licenze, imposizione di obblighi di servizio universale, nella forma più adatta alle necessità e alle possibilità di un paese, come:

obiettivi di copertura stipulati negli accordi di concessione o di licenza;

trattamento differenziato dei consumatori in base alla loro capacità finanziaria;

sovvenzioni o finanziamenti destinati a determinate categorie di consumatori e alla zone rurali isolate;

riesame delle sovvenzioni, delle imposte e dei prelievi controproducenti, ad esempio passando dal fossile al "decentrato rinnovabile", al fine di migliorare l'accesso all'energia e all'efficienza energetica;

liberalizzazione dell'ingresso degli operatori nelle zone non servite;

incentivi fiscali per favorire l'ampliamento delle infrastrutture;

misure volte a far sì che l'energia disponibile sia utilizzata nel modo più efficace possibile;

23.

invita i paesi in via di sviluppo ad impegnarsi seriamente a favore dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia a raccomanda di intensificare l'assistenza ai ministri dell'energia dei paesi in via di sviluppo, consentendo loro di difendere con successo – nel nuovo periodo finanziario – il sostegno all'accesso universale all'energia, che comprende lo sviluppo di strategie energetiche sostenibili di lungo periodo e il miglioramento della cooperazione regionale nel campo dell'energia;

24.

sottolinea l'importanza di una partecipazione trasparente e democratica della società civile, delle autorità locali e delle autorità di regolamentazione nel settore dell'energia, che consenta loro di vigilare sulla fornitura dell'accesso universale all'energia, di garantire la buona governance e l'equa concorrenza e di contrastare la corruzione;

25.

esorta i parlamenti nazionali dei paesi in via di sviluppo e le ONG a svolgere il proprio ruolo nel garantire e monitorare la trasparenza, i processi democratici e un contesto giuridico stabile;

26.

constata con preoccupazione che il partenariato Africa-UE nel settore dell'energia (AEEP) e il suo sottoprogramma per l'energia rinnovabile sembrano incentrarsi principalmente su progetti e interconnettori di grandi dimensioni, attribuendo meno enfasi alle soluzioni energetiche locali; esorta l'UE ad astenersi dallo sviluppare un approccio dall'alto verso il basso in termini di sviluppo delle infrastrutture energetiche, tenendo presente che le infrastrutture su larga scala possono non essere adatte alla struttura economica e sociale del paese e non garantire l'accesso all'energia da parte dei poveri, per i quali le fonti energetiche locali di dimensioni più ridotte sono generalmente più appropriate;

27.

esorta l'UE a dialogare con i governi partner e la società civile dei paesi in via di sviluppo onde assicurare che sia le politiche energetiche nazionali che le strategie di riduzione della povertà tengano conto dell'accesso universale all'energia;

28.

chiede che il dialogo con i paesi partner e gli organismi regionali verta anche sulla necessità di dare speciale considerazione ai vantaggi derivanti dall'inclusione nei piani di sviluppo nazionali e regionali dello sviluppo dei servizi energetici per la cottura del cibo, e che i paesi partner e gli organismi regionali siano indotti ad impegnarsi in un dialogo con le autorità locali e i soggetti non statali interessati alla questione dell'energia domestica (cucina), al fine di determinare il modo migliore per conseguire progressi significativi e per ridurre i decessi per malattie respiratorie; incoraggia a utilizzare dispositivi più efficienti per cucinare in quanto la tradizionale combustione all'aperto di grosse quantità di biomassa ha un impatto dannoso sulla salute, soprattutto delle donne e dei bambini, nonché impatti negativi sul disboscamento;

29.

invita la Commissione a riferire annualmente sui progressi compiuti verso il raggiungimento dell'obiettivo dall'accesso universale all'energia, previa definizione di indicatori affidabili, nonché sul contributo dato in tal senso dalla cooperazione allo sviluppo dell'UE;

30.

raccomanda che il sostegno dato dalla Commissione e dagli Stati membri allo sviluppo dei servizi energetici si basi su una valutazione comparativa dei costi e dei vantaggi di tutte le varie opzioni disponibili, tenendo conto del contributo dato al conseguimento degli OSM e degli obiettivi nazionali di sviluppo e su un'analisi comparativa dei rispettivi costi e benefici dei sistemi energetici decentralizzati e centralizzati;

31.

sottolinea l'importanza di integrare gli OSM nelle strategie energetiche nazionali dei paesi in via di sviluppo, prestando particolare attenzione agli obiettivi relativi alla povertà, poiché l'accesso a servizi energetici economicamente sostenibili è possibile solo riducendo entro il 2015 il numero delle persone che vive con un dollaro al giorno;

32.

invita la Commissione a procedere a un riesame delle fonti potenziali di finanziamento legate al cambiamento climatico e al mercato del carbonio ai fini di un loro utilizzo per gli investimenti volti a favorire l'accesso sostenibile all'energia a basso tenore di carbonio per i meno abbienti;

33.

invita la Commissione a sostenere nel settore energetico nuovi approcci basati sui risultati come il Results-Based Financing, il Cash on Delivery (COD) o l'Output-Based Aid (OBA), attualmente sperimentati anche da altri donatori, sottolineando in tal modo l'importanza dell'assistenza in funzione della domanda ("lo richiede il partner") anziché in funzione dell'offerta ("il donatore dispone di un esperto");

34.

sollecita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere che il consumo di energia da parte dei meno abbienti nei paesi in via di sviluppo non contribuisce significativamente – né lo farà in futuro - alle emissioni globali di gas serra (1,3% delle emissioni globali entro il 2030, secondo l'IEA), e che per raggiungere uno standard minimo accettabile di tenore di vita il loro consumo pro capite di energia sotto forma di servizi moderni deve crescere senza essere condizionato da interventi troppo rigorosi di mitigazione del cambiamento climatico;

35.

constata con preoccupazione che le grandi infrastrutture di energia idroelettrica restano una priorità della Banca mondiale e della BEI; ricorda che le esperienze hanno rivelato che simili progetti non incrementano necessariamente l'accesso per i poveri, ma che a tal fine sono più utili i mini o micro impianti idroelettrici per la domanda locale, eliminando in tal modo gli svantaggi sociali e ambientali dei progetti più grandi;

36.

lamenta l'assenza di sensibilizzazione e di capacità bancaria per i progetti energetici su piccola scala da parte della BEI, delle istituzioni europee di finanziamento allo sviluppo e delle istituzioni finanziarie internazionali ed esige che esse pongano l'accesso universale all'energia al centro del loro impegno nel settore, anche sostenendo progetti su piccola scala e soluzioni extra-rete, specie nelle zone rurali, e integrando gli obblighi di servizio universale finalizzati all'accesso all'energia per tutti nei loro progetti e sovvenzioni in campo energetico;

37.

invita la Commissione e gli Stati membri a non finanziare o incoraggiare altrimenti il ricorso all'energia nucleare nei paesi in via di sviluppo, per gravi motivi di sicurezza e sostenibilità;

38.

dà atto dell'opera svolta dall'iniziativa "Energia dell'Unione europea" (EUEI), dal dialogo fra EUEU, dalla Partnership Dialogue Facility (EUEI-PDF) e dal partenariato energetico Africa-UE e valuta positivamente l'iniziativa Energy+; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare la partecipazione e l'impegno a favore di queste iniziative, promuovendo in tal modo il coordinamento degli aiuti internazionali nel settore energia;

39.

è del parere che il vertice Rio+20 del mese di giugno 2012 sia l'occasione per proporre obiettivi concreti di eliminazione della povertà energetica, nonché una tabella di marcia per raggiungere tali obiettivi nel quadro di una strategia globale per il passaggio a un'economia verde; invita la Commissione e gli Stati membri a iscrivere l'accesso universale all'energia nel processo Rio +20;

40.

chiede l'inclusione dell'accesso universale all'energia negli OSM post-2015 (ancora da definire);

41.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e al SEAE, nonché al Consiglio dei ministri ACP-UE.


(1)  Nazioni Unite, Assemblea generale, 65a sessione, risoluzione approvata dall'Assemblea generale, 65/151, International Year for Sustainable Energy for All, New York, 21 gennaio 2011.

(2)  UN, Secretary-General, Ban Ki-moon, My priorities as Secretary-General.

(3)  UN, Secretary-General, Ban Ki-moon, My priorities as Secretary-General.

(4)  Energy for All, Financing Access for the Poor, estratto speciale in anteprima del World Energy Outlook 2011, presentato per la prima volta alla Conferenza su Energy for all, svoltasi a Oslo (Norvegia) nell'ottobre 2011; OECD/IEA, Ottobre 2011 (http://www.iea.org/papers/2011/weo2011_energy_for_all.pdf), pag. 3.

(5)  Ibidem, pag. 28.

(6)  Ibidem, pag. 27.

(7)  Ibidem, pag. 40.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/89


Giovedì 2 febbraio 2012
Relazione annuale in materia di fiscalità

P7_TA(2012)0030

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla relazione annuale in materia di fiscalità (2011/2271(INI))

2013/C 239 E/14

Il Parlamento europeo,

viste la comunicazione della Commissione europea intitolata "Doppia imposizione nel mercato unico" (COM(2011)0712) e la proposta di rifusione della direttiva del Consiglio concernente i pagamenti di interessi e di canoni (COM(2011)0714),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Rimuovere gli ostacoli fiscali transfrontalieri per i cittadini dell'UE" (COM(2010)0769),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la comunicazione della Commissione intitolata "Rimuovere gli ostacoli fiscali transfrontalieri per i cittadini dell'UE" (SEC(2010)1576),

visto il documento della Commissione in merito alle risposte ricevute durante la consultazione della Commissione sulle convenzioni in materia di doppia imposizione e sul mercato interno: esempio reale di casi di doppia imposizione (1),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Concludere il primo semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: orientamenti per le politiche nazionali nel 2011-2012", (COM(2011)0400),

vista la lettera comune inviata il 17 agosto 2011 dal presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy e dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, a Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo,

vista la pubblicazione dell'OCSE del 2011 intitolata "Corporate Loss Utilisation through Aggressive Tax Planning" (Utilizzo delle perdite societarie mediante una pianificazione fiscale aggressiva) (2),

visto il documento informativo "How effective and legitimate is the European Semester? Increasing the role of the European Parliament" (In quale misura il semestre europeo è efficace e legittimo? Rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo) (3),

vista l'edizione 2011 della pubblicazione della Commissione intitolata "Taxation Trends in the EU" (tendenze in materia fiscale all'interno dell'Unione europea) (4),

viste le tendenze per il 2010 in materia di imposte sui consumi illustrate dall'OCSE (5),

visto il rapporto Monti del 2010 su una nuova strategia per il mercato unico,

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione sull'impatto economico della raccomandazione della Commissione sulle procedure di concessione dell'esenzione dalla ritenuta alla fonte e le proposte FISCO (SEC(2009)1371),

vista la raccomandazione 2009/784/CE della Commissione sulle procedure di concessione dell'esenzione fiscale,

visto il rapporto di Alain Lamassoure sul cittadino e l'applicazione del diritto comunitario dell'8 giugno 2008 (6),

vista la sua risoluzione del 2 settembre 2008 su una strategia coordinata volta a migliorare la lotta contro la frode fiscale (7),

vista la comunicazione della Commissione del 10 dicembre 2007 intitolata "L'applicazione di misure antiabuso nel settore dell'imposizione diretta – all'interno dell'UE e nei confronti dei paesi terzi" (COM(2007)0785),

vista la comunicazione della Commissione del 31 maggio 2006 sulla necessità di sviluppare una strategia coordinata al fine di migliorare la lotta contro la frode fiscale (COM(2006)0254),

vista la comunicazione della Commissione del 19 dicembre 2006 intitolata "Tassazione in uscita e la necessità di coordinamento delle politiche fiscali degli Stati membri" (COM(2006)0825),

vista la relazione elaborata nel 2002 dai consulenti di Eures Channel in merito ai gravi ostacoli alla mobilità dei cittadini dell'UE nelle regioni transfrontaliere (8),

vista la comunicazione della Commissione del 23 maggio 2001 intitolata "Politica fiscale dell'Unione europea – Priorità per gli anni a venire" (COM(2001)0260),

vista la proposta di risoluzione B7-0531/2011 presentata a norma dell'articolo 120 del regolamento da Cristina Muscardini e altri deputati,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7-0014/2012),

A.

considerando che il mercato interno dell'UE, caratterizzato dalla libera circolazione di persone, servizi, merci e capitali, non funziona perfettamente e che vi sono ancora settori in cui è necessario apportare miglioramenti;

B.

considerando che i cittadini e le imprese dell'Unione che lavorano e operano a livello transfrontaliero subiscono impedimenti fiscali che rappresentano un ostacolo considerevole alla crescita e all'occupazione nel mercato interno dell'UE, e che occorre eliminare tali ostacoli per garantire una maggiore competitività europea che generi crescita e occupazione;

C.

considerando che in alcuni Stati membri i costi amministrativi per le medie imprese derivanti dal sistema tributario sono inutilmente onerosi ed elevati;

D.

considerando che l'attuale crisi economica e finanziaria ha causato un significativo aumento del debito pubblico in Europa; che l'eccessivo indebitamento pubblico e privato negli Stati membri ha innescato l'attuale crisi finanziaria; che, in questo contesto, gli stabilizzatori automatici dello Stato sociale sono più rilevanti che mai al fine di garantire la crescita e la coesione sociale;

E.

considerando che un'imposizione effettiva è di importanza fondamentale affinché le autorità pubbliche, specialmente in Europa, adempiano ai propri compiti e ai propri obblighi, rispettando al contempo le aspettative dei cittadini; che gli Stati con un disavanzo elevato si trovano oggi a dover affrontare la necessità di applicare misure volte ad aumentare le imposte, ma che tali misure non devono essere pregiudizievoli per la crescita;

F.

considerando che un solido risanamento fiscale, accompagnato da una distribuzione più equa e mirata dell'onere fiscale, è necessario per garantire la credibilità finanziaria, che la riduzione del debito necessita di una riduzione delle spese e di un aumento delle imposte, pur continuando a dare priorità alle riforme fiscali orientate alla crescita; e che ciò getterà le basi per una crescita a lungo termine;

Osservazioni generali

Evitare la doppia assenza di imposizione e la frode fiscale e migliorare la trasparenza fiscale

1.

rileva che i sistemi fiscali hanno la funzione principale di finanziare i servizi pubblici, quali l'istruzione, la sanità, il trasporto pubblico e le infrastrutture, di tutelare i beni pubblici, incentivando ad esempio la produzione e il consumo di prodotti ecologici, e di ridurre le disuguaglianze sociali, garantendo una distribuzione più equa del reddito e della ricchezza;

2.

osserva che la fiscalità è ancora una questione che compete alla sovranità nazionale, e in alcuni casi locale, e che occorre dunque rispettare le diverse strutture dei sistemi fiscali degli Stati membri; rileva che bisognerebbe modificare il trattato per trasferire all'UE le competenze decisionali degli Stati membri in materia di politica fiscale; fa notare pertanto che a un maggiore controllo delle procedure di bilancio da parte della Commissione dovrebbe corrispondere un maggiore controllo democratico del Parlamento europeo;

3.

rileva che il miglioramento del mercato unico e l'eventuale armonizzazione fiscale potrebbero essere i fattori chiave per incoraggiare la crescita e la creazione di posti di lavoro; osserva che le politiche fiscali devono puntare a promuovere la competitività europea e ad abbassare i costi per le aziende europee, in particolare per le piccole e le medie imprese;

4.

rileva una mancanza di coordinamento delle politiche fiscali nell'UE che può generare costi e oneri amministrativi considerevoli per i cittadini e le imprese operanti a livello transfrontaliero nell'Unione;

5.

invita gli Stati membri a rendere i sistemi fiscali nazionali più favorevoli alla crescita, attraverso il miglioramento del modello tributario e una transizione verso un'imposizione con effetti meno distorsivi, salvaguardando al contempo l'obiettivo del mercato sociale;

6.

sottolinea che è possibile ricavare proficui insegnamenti per tutti dagli esempi degli Stati membri che presentano un ottimo curriculum in materia di fiscalità e riscossione delle imposte;

7.

sottolinea la necessità di una semplificazione dei regimi IVA tesa a eliminare la doppia imposizione e la burocrazia per i datori di lavoro;

8.

sottolinea che un livello moderato di imposizione è essenziale non solo per il benessere sociale delle famiglie e dei nuclei familiari, ma anche per la competitività e la creazione di posti di lavoro; sottolinea la necessità di una spesa pubblica controllata ed efficiente e di finanze pubbliche stabili;

9.

sottolinea che le proposte della Commissione concernenti la fiscalità devono contribuire alla competitività europea, eliminando le distorsioni della concorrenza derivanti dai diversi regimi fiscali esistenti; sottolinea altresì che le proposte della Commissione non devono contribuire a un aumento degli oneri fiscali;

10.

rileva che gli Stati membri con disavanzi elevati o che hanno subito il peggior calo della crescita del PIL dovranno analizzare attentamente le cause del proprio disavanzo e aumentare il gettito fiscale mediante imposte effettive ed eque e dovranno altresì ridurre le spese, combattere la frode fiscale e aumentare il risparmio pubblico; sottolinea che le riforme fiscali devono dare priorità all'eliminazione delle lacune e all'ampliamento della base imponibile, senza compromettere la capacità degli Stati membri di riscuotere le imposte;

11.

ritiene che il federalismo fiscale debba essere uno strumento utile ad affermare l'autoresponsabilità nella gestione tributaria a livello regionale e che pertanto esso comporti una maggiore efficienza economica;

12.

prende atto delle recenti iniziative della Commissione nel campo della fiscalità, ad esempio sul tema della base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società, dell'imposta sulle transazioni finanziarie, del sistema IVA dell'Unione europea, nonché nel settore dell'energia;

13.

plaude all'introduzione del semestre europeo quale possibile generatore di entrate per gli Stati membri, grazie allo scambio delle migliori pratiche per un orientamento fiscale più coordinato e sostenibile;

14.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di collaborare ulteriormente alle rispettive politiche fiscali contro la doppia imposizione, le frodi tributarie e l'evasione fiscale, al fine di aumentare la trasparenza e ridurre le lacune e le incertezze a vantaggio di imprese e cittadini per quanto concerne la riscossione delle imposte, specialmente in relazione alle rispettive procedure amministrative per la presentazione della dichiarazione dei redditi; ritiene altresì che la Commissione e il Consiglio debbano adottare un'iniziativa comune significativa sulle giurisdizioni segrete, che risulterebbe più efficace rispetto agli accordi bilaterali tra i singoli Stati membri e tali giurisdizioni segrete;

15.

sostiene che gli Stati membri dovrebbero badare a ridurre i costi di adempimento fiscale per le PMI, laddove possibile, semplificando le procedure e riducendo gli oneri burocratici; rileva che gli Stati membri hanno basi imponibili diverse per l'imposta sulle società che possono agire, in pratica, da ostacoli commerciali transfrontalieri alla crescita e all'occupazione; sostiene la proposta della Commissione di introdurre nell'Unione europea una base imponibile consolidata, comune e volontaria per l'imposta sulle società (CCCTB);

16.

sottolinea che la CCCTB stimolerebbe la crescita e creerebbe maggiore occupazione in Europa, riducendo i costi amministrativi e gli oneri burocratici per le aziende, in particolare le piccole imprese operanti in diversi paesi dell'Unione;

17.

chiede agli Stati membri di adottare rapidamente le proposte attuali e invita la Commissione a presentare proposte, in linea con quelle presentate dal Parlamento, in materia di tassazione dei redditi da risparmio, fiscalità ecologica e in materia di consumo, prevenzione delle frodi fiscali, buona governance e doppia imposizione;

18.

rileva che l'attuale crisi economica e finanziaria ha causato un significativo aumento del debito pubblico in Europa e che la riduzione di questo enorme debito pubblico richiede sia un contenimento della spesa sia un aumento delle imposte;

19.

sottolinea che gli Stati membri che hanno subito il peggior calo della crescita del PIL sono quelli che hanno dovuto aumentare maggiormente le imposte, mentre in generale gli Stati membri che sono stati in grado di ridurre le imposte sono quelli che sono riusciti a limitare la contrazione del PIL in termini reali a meno del 4 % (9);

20.

invita gli Stati membri a rendere i sistemi fiscali nazionali più favorevoli alla crescita, migliorando il modello tributario e orientandosi verso imposte meno distorsive, salvaguardando al contempo l'obiettivo dell'equità sociale;

21.

conclude che il coordinamento delle politiche fiscali potrebbe costituire una componente importante di una strategia di risanamento dei bilanci a livello dell'UE e migliorare l'efficacia delle nuove politiche fiscali degli Stati membri;

Rimuovere gli ostacoli fiscali transfrontalieri per i cittadini dell'UE

22.

osserva che l'eliminazione degli ostacoli fiscali può contribuire in misura significativa ad aumentare le possibilità e la fiducia dei cittadini in relazione al lavoro, alla pensione, agli acquisti e, insieme alle imprese, agli investimenti nell'UE;

23.

valuta positivamente il fatto che la comunicazione sulla rimozione degli ostacoli fiscali transfrontalieri per i cittadini dell'UE individui le questioni più significative presentate dai cittadini dell'Unione in merito agli ostacoli fiscali transfrontalieri e attende con interesse le proposte della Commissione in questo settore;

24.

si compiace della volontà della Commissione di moltiplicare i propri sforzi affinché tutti i cittadini dell'Unione abbiano accesso all'informazione e alla consulenza di cui necessitano in materia di norme fiscali vigenti all'interno dell'UE;

25.

osserva che gli Stati membri hanno stabilito che i cittadini devono poter accedere più facilmente alle informazioni di carattere fiscale;

26.

sottolinea l'importanza di assicurare che i cittadini non incontrino ostacoli fiscali all'esercizio delle libertà nel mercato interno;

27.

chiede alla Commissione di condividere le informazioni relative alle migliori pratiche vigenti negli Stati membri dell'UE e in altri paesi dell'OCSE per quanto concerne l'informazione dei cittadini e delle imprese in materia fiscale, e chiede alla Commissione di elaborare strumenti efficienti per semplificare e favorire lo scambio di tali informazioni e delle migliori pratiche in materia di fiscalità, compresa l'istituzione di progetti pilota, al fine di promuovere la competitività europea a lungo termine; sottolinea inoltre che la Commissione dovrebbe assicurare che Eurostat raccolga e verifichi le statistiche relative all'evasione e all'elusione fiscale nell'UE;

28.

riconosce che alcuni Stati membri hanno stabilito procedure semplificate per le domande di rimborso delle imposte nel quadro dei propri accordi in materia di doppia imposizione e che alcuni di essi hanno sviluppato siti Internet con informazioni e moduli in più lingue destinati ai non residenti e ai contribuenti stranieri;

29.

chiede agli Stati membri di sostenere i piani della Commissione intesi a migliorare il coordinamento e la cooperazione con le amministrazioni fiscali degli Stati membri e tra le stesse, al fine di individuare soluzione appropriate per evitare la doppia imposizione e gli ostacoli fiscali transfrontalieri;

30.

rileva che la doppia imposizione è un ostacolo alle attività e agli investimenti transfrontalieri e che occorrono soluzioni coordinate per risolvere questo problema;

31.

chiede alla Commissione di proporre metodi volti a semplificare il rispetto degli obblighi fiscali nelle situazioni transfrontaliere;

32.

valuta positivamente la consultazione pubblica organizzata dalla Commissione in merito alle imposte sui pagamenti transfrontalieri dei dividendi agli investitori di portafoglio e ai singoli investitori dell'UE, in cui si affrontano gli ostacoli fiscali transfrontalieri in materia di successione nell'UE, e attende con interesse le future proposte della Commissione al riguardo;

33.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di individuare metodi intesi a eliminare al più presto gli ostacoli al lavoro transfrontaliero e alla mobilità transnazionale al fine di realizzare quanto prima gli obiettivi della strategia UE 2020, in particolare la crescita economica e l'aumento dell'occupazione;

34.

chiede alla Commissione di seguire attivamente i reclami e di garantire ai cittadini più trasparenza e maggiori informazioni sull'esito dei reclami riguardanti le legislazioni fiscali degli Stati membri e dei procedimenti d'infrazione avviati nel settore fiscale, nonché sul seguito dato loro;

35.

chiede alla Commissione di proseguire il proprio lavoro nel servizio di consulenza Europe Direct e nel servizio di orientamento destinati ai cittadini, nonché di sviluppare ulteriormente il portale Internet di Europe Direct, affinché i cittadini dell'Unione possano trovare le informazioni relative alle ventisette amministrazioni fiscali dell'UE; sottolinea la necessità di fornire tali informazioni in un formato facilmente fruibile;

36.

invita la Commissione a rafforzare la cooperazione amministrativa tra gli Stati membri nel settore della doppia imposizione, anche facendo convergere un maggior numero di progetti e di risorse del programma Fiscalis relativo alla risoluzione dei problemi concreti dei contribuenti;

Eliminare la discriminazione e la doppia imposizione a favore dei cittadini e delle imprese dell'UE

37.

sottolinea l'importanza di risolvere problemi come la doppia imposizione delle imprese e dei cittadini, le incompatibilità tra i diversi sistemi fiscali e la difficoltà ad accedere alle informazioni sulle norme fiscali nazionali;

38.

sottolinea che la creazione di un contesto fiscale chiaro, trasparente e stabile all'interno del mercato unico è nell'interesse delle imprese e dei cittadini, poiché la mancanza di trasparenza sulle norme fiscali limita le attività e gli investimenti transfrontalieri nell'UE;

39.

evidenzia che la doppia imposizione limita la competitività delle imprese che ne sono colpite e ostacola il mercato unico nel suo complesso;

40.

plaude alla comunicazione della Commissione intitolata "Doppia imposizione nel mercato unico" intesa a individuare una strategia e le soluzioni dell'UE ai problemi della doppia imposizione transfrontaliera;

41.

ritiene che il trattato sull'Unione europea obblighi gli Stati membri a risolvere il problema della doppia imposizione, a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, e dell'articolo 26 del TFUE relativo al mercato interno;

42.

conclude che le convenzioni bilaterali in materia fiscale stipulate tra gli Stati membri non risolvono tutti i problemi di discriminazione e doppia imposizione per i cittadini e le imprese;

43.

plaude all'idea della Commissione di creare un gruppo di lavoro sui problemi della doppia imposizione, coinvolgendo le amministrazioni tributarie degli Stati membri e, se del caso, le associazioni dei consumatori; chiede alla Commissione di potenziare il gruppo di lavoro dell'UE sulla fiscalità delle imprese, ossia il forum congiunto sui prezzi di trasferimento (FCPT), e di confrontarsi con la comunità imprenditoriale e i difensori dei diritti dei consumatori;

44.

chiede alla Commissione di aprire un nuovo forum sull'IVA, simile al forum congiunto sui prezzi di trasferimento, in cui le imprese possano discutere delle questioni legate all'IVA e delle controversie tra gli Stati membri;

45.

esorta gli Stati membri a perfezionare le procedure che consentono alle piccole e medie imprese di recuperare più rapidamente l'IVA versata, accorciando in tal modo il periodo di rimborso;

46.

chiede alla Commissione di proporre un meccanismo di risoluzione delle controversie vincolante, come suggerito nel rapporto Monti, al fine di affrontare il problema della doppia imposizione riscontrato dai privati e dalle imprese;

47.

rileva che gli ostacoli amministrativi e l'incertezza giuridica ostacolano la libera circolazione dei cittadini dell'UE che si spostano in auto all'interno del mercato unico; chiede quindi agli Stati membri di abolire la doppia imposizione dell'immatricolazione degli autoveicoli;

48.

invita gli Stati membri a modernizzare e aggiornare le norme di compensazione transfrontaliera per le aziende e a semplificare e modernizzare le norme in materia di fatturazione elettronica, con il fine ultimo di creare un modello unico di "fattura elettronica europea";

Evitare la doppia assenza di imposizione e la frode fiscale e migliorare la trasparenza fiscale

49.

rileva che l'evasione e la mancanza di trasparenza fiscale minacciano le entrate pubbliche e costano miliardi di euro;

50.

sottolinea la necessità di raggiungere un adeguato equilibrio tra l'interesse pubblico a lottare contro gli abusi, evitando limitazioni sproporzionate imposte alle attività transfrontaliere nell'UE, e un migliore coordinamento nell'applicazione di misure antiabuso in relazione ai paesi terzi; deplora il fatto che alcuni Stati membri abbiano stipulato accordi con paesi terzi che permettono il perpetuarsi dell'evasione e del segreto fiscale;

51.

chiede agli Stati membri di:

creare e attuare sistemi fiscali efficaci che impediscano l'erosione indebita della loro base imponibile dovuta all'assenza di imposizione e all'abuso involontari;

applicare misure antiabuso mirate alle costruzioni di puro artificio finalizzate a eludere la normativa nazionale o quella dell'Unione in essa recepita;

proseguire lo scambio di informazioni relative a regimi di pianificazione fiscale aggressivi per le perdite delle imprese, alla loro individuazione e alle strategie di risposta, nonché di valutare l'efficacia delle strategie messe in atto e di pubblicare le relative informazioni;

di valutare l'introduzione di programmi che favoriscano il rispetto degli obblighi delle imprese nonché l'attuazione o la revisione di iniziative destinate ai regimi di imposizione fiscale aggressivi;

portare finalmente a termine la revisione della direttiva sulla tassazione del risparmio, intesa a far rispettare lo scambio automatico d'informazioni, che è rimasta bloccata per un certo periodo in Consiglio, al fine di garantire una fiscalità equa e adeguata del risparmio a livello dell'UE; sottolinea che tutte le giurisdizioni interessate dovrebbero mettere in atto una cooperazione amministrativa non lesiva dei diritti procedurali e del diritto alla privacy dei contribuenti, offrendo uno scambio automatico di informazioni esteso alle società e alle fondazioni e non limitato ai singoli cittadini;

notificare e rendere pubbliche le decisioni fiscali delle autorità nazionali riguardanti le società che operano a livello transfrontaliero;

offrire incentivi fiscali alle PMI, quali esenzioni e riduzioni fiscali, per promuovere l'imprenditorialità, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro;

promuovere riforme tese a limitare le possibilità di evasione fiscale attraverso l'istituzione di efficienti meccanismi di riscossione delle entrate che snelliscano quanto più possibile il rapporto tra contribuente e amministrazione tributaria e massimizzino l'uso delle moderne tecnologie e si concentrino sull'e-governance nella registrazione e nel monitoraggio dell'attività economica;

52.

invita la Commissione a:

individuare i settori in cui è possibile introdurre miglioramenti in materia di legislazione dell'UE e di cooperazione amministrativa tra Stati membri, al fine di ridurre la frode fiscale;

fornire maggiori risorse umane e di bilancio alla DG TAXUD per sviluppare politiche e proposte a livello dell'UE in materia di doppia assenza di imposizione, evasione e frode fiscale;

affrontare la concorrenza fiscale dannosa e la doppia assenza di imposizione per le grandi società che trasferiscono artificiosamente gli utili al fine di ridurre al minimo l'aliquota di tassazione effettiva; notificare e rendere pubbliche le decisioni fiscali delle autorità nazionali riguardanti le società che operano a livello transfrontaliero;

affrontare le frodi fiscali con maggiore rigore, perseguendole penalmente;

53.

esorta gli Stati membri ad attribuire la massima priorità alla lotta contro l'utilizzo dei paradisi fiscali per fini illeciti e chiede alla Commissione, in collaborazione con il Parlamento, di tenere conto innanzitutto della definizione dell'OCSE e dell'elenco dei paradisi fiscali o delle giurisdizioni segrete, al fine di elaborare una definizione e un elenco dell'UE; chiede un'unica definizione concordata a livello europeo, in attesa di trovare un accordo su una definizione a livello mondiale;

54.

riconosce che il forum mondiale dell'OCSE sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a scopi fiscali è il principale forum internazionale che mira alla lotta all'evasione fiscale e dunque ne sostiene fermamente l'operato; ne rileva le carenze in quanto forum dai minimi comuni denominatori; riconosce inoltre le iniziative ben impostate a livello nazionale, UE e mondiale, tese a fornire una soluzione fattibile a questo problema persistente;

55.

chiede alla Commissione un'azione più rapida nell'ambito dell'evasione e della frode fiscale;

56.

chiede agli Stati membri di stipulare accordi per lo scambio di informazioni in materia di lotta alla frode e fiscalità con Andorra, Monaco e San Marino nonché un nuovo accordo con la Svizzera e di aggiornarli in seguito regolarmente;

57.

conclude che l'assenza di cooperazione e di coordinamento tra i sistemi fiscali degli Stati membri può risultare in un'involontaria non imposizione e dare adito a elusione, abuso e frode fiscale;

58.

chiede alla Commissione di analizzare le implicazioni fiscali dell'attuazione del semestre europeo e di pubblicare una relazione nel corso del 2012;

59.

chiede che alla Corte dei conti europea e all'Ufficio europeo per la lotta antifrode siano fornite adeguate risorse umane e di bilancio per mettere a punto meccanismi efficienti di controllo e di monitoraggio delle procedure di bilancio a livello dell'UE;

60.

invita la Commissione a individuare e attribuire priorità alle misure politiche aventi implicazioni fiscali per i programmi di stabilità e convergenza degli Stati membri e per i programmi nazionali di riforma;

*

* *

61.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti nazionali.


(1)  http://ec.europa.eu/taxation_customs/resources/documents/common/consultations/tax/summary_report_consultation_double_tax_conventions_en.pdf

(2)  http://www.oecd.org/document/61/0,3746,en_2649_33767_48570813_1_1_1_1,00.html

(3)  http://www.bruegel.org/publications/publication-detail/publication/599-how-effective-and-legitimate-is-the-european-semester-increasing-the-role-of-the-european-parliament/

(4)  http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/gen_info/economic_analysis/tax_structures/index_en.htm

(5)  http://www.oecd-ilibrary.org/taxation/consumption-tax-trends-2010_ctt-2010-en

(6)  http://www.alainlamassoure.eu/liens/817.pdf

(7)  GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 13.

(8)  http://www.eureschannel.org/en/dossiers/WEBrapport_obst_E.pdf

(9)  Pubblicazione della Commissione intitolata "Taxation Trends in the EU" (tendenze in materia fiscale all'interno dell'Unione europea), edizione 2011.


20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/97


Giovedì 2 febbraio 2012
Politica di concorrenza dell'UE

P7_TA(2012)0031

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla relazione annuale sulla politica di concorrenza dell'Unione europea (2011/2094(INI))

2013/C 239 E/15

Il Parlamento europeo,

visti la relazione della Commissione sulla politica di concorrenza 2010 (COM(2011)0328) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione allegato alla relazione (SEC(2011)0690),

visto il regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (1),

visto il regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese (regolamento comunitario sulle concentrazioni) (2),

visti gli orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell'articolo 23, paragrafo 2, lettera a) del regolamento (CE) n. 1/2003 (3) (orientamenti in materia di ammende),

vista la comunicazione della Commissione del 13 ottobre 2008 dal titolo "L'applicazione delle regole in materia di aiuti di Stato alle misure adottate per le istituzioni finanziarie nel contesto dell'attuale crisi finanziaria mondiale" (4) (comunicazione sul settore bancario),

vista la comunicazione della Commissione del 5 dicembre 2008 relativa alla ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie nel contesto dell'attuale crisi finanziaria: limitazione degli aiuti al minimo necessario e misure di salvaguardia contro indebite distorsioni della concorrenza (5) (comunicazione sulla ricapitalizzazione),

vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2009 sul trattamento delle attività che hanno subito una riduzione di valore nel settore bancario comunitario (6) (comunicazione sulle attività deteriorate),

vista la comunicazione della Commissione del 23 luglio 2009 sul ripristino della redditività e la valutazione delle misure di ristrutturazione del settore finanziario nel contesto dell'attuale crisi in conformità alle norme sugli aiuti di Stato (7) (comunicazione sulle ristrutturazioni),

vista la comunicazione della Commissione del 17 dicembre 2008 su un quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica (8) (quadro di riferimento temporaneo),

vista la comunicazione della Commissione del 1o dicembre 2010 su un quadro di riferimento temporaneo dell'Unione per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica (9) (nuovo quadro di riferimento temporaneo in sostituzione del precedente, che ha avuto termine il 31 dicembre 2010),

visto lo studio, commissionato dal Parlamento, del giugno 2011 dal titolo "State aid – Crisis rules for the financial sector and the real economy" (Aiuti di Stato – Norme applicabili ai servizi finanziari e all'economia reale in caso di crisi) (10),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 5 ottobre 2011 sugli effetti delle norme in materia di aiuti temporanei di Stato approvate nel contesto della crisi finanziaria ed economica (SEC(2011)1126),

visto il progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (CE) n. 794/2004, recante disposizioni di esecuzione del regolamento (CE) n. 659/1999 del Consiglio recante modalità di applicazione dell'articolo 93 del trattato CE per quanto concerne la semplificazione degli obblighi di comunicazione degli Stati membri,

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Consultazione pubblica: verso un approccio europeo coerente in materia di ricorso collettivo" (SEC(2011)0173),

visto il documento della DG Concorrenza sulle buone prassi nello svolgimento dei procedimenti a norma degli articoli 101 e 102 del TFUE (11),

visto il documento della DG Concorrenza sugli orientamenti in materia di procedure dei consiglieri-auditori nei procedimenti a norma degli articoli 101 e 102 del TFUE (12),

visto il documento della DG Concorrenza sulle buone prassi in materia di presentazione di elementi di prova di natura economica e di raccolta di dati nei casi riguardanti l'applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE e nei casi di concentrazione (13),

visto l'accordo quadro del 20 ottobre 2010 sui rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione (14) (in appresso: "l'accordo quadro"), in particolare i paragrafi 12 (15) e 16 (16),

viste le sue risoluzioni del 25 aprile 2007 sul Libro verde: "Azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie" (17) e del 26 marzo 2009 sul Libro bianco in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie (18) nonché il parere della commissione per i problemi economici e monetari del 20 ottobre 2011 "Verso un approccio coerente in materia di ricorsi collettivi",

vista la sua risoluzione del 15 novembre 2011 sulla riforma delle norme UE in materia di aiuti di Stato relativamente ai servizi di interesse economico generale (19),

viste le sue risoluzioni del 22 febbraio 2005 sulla XXXIII relazione della Commissione sulla politica di concorrenza – 2003 (20), del 4 aprile 2006 sulla relazione della Commissione sulla politica di concorrenza 2004 (21), del 19 giugno 2007 concernente la relazione sulla politica di concorrenza 2005 (22), del 10 marzo 2009 sulla relazione sulla politica di concorrenza 2006 e 2007 (23), del 9 marzo 2010 concernente la relazione sulla politica di concorrenza 2008 (24) e del 20 gennaio 2011 sulla relazione sulla politica di concorrenza 2009 (25),

visto il parere del Comitato economico e sociale sulla relazione della Commissione sulla politica di concorrenza 2010 (INT/594 - CESE 1461/2011),

visto l'articolo 48 del proprio regolamento,

visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari nonché i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per i trasporti e il turismo (A7-0424/2011),

A.

considerando che la crisi finanziaria ed economica che si è manifestata nell'autunno 2008 non è ancora stata superata; che negli ultimi mesi le turbolenze finanziarie e i timori di recessione si sono di nuovo aggravati;

B.

considerando che la Commissione ha reagito al dilagare della crisi in modo rapido e ragionevole, adottando speciali norme in materia di aiuti di Stato e utilizzando la politica di concorrenza come strumento di gestione della crisi; che quanto sopra era, ed è tuttora, inteso come un regime provvisorio, anche se il contesto temporale si è prolungato oltre le previsioni iniziali;

C.

considerando che tra il 1o ottobre 2008 e il 1o ottobre 2010 la Commissione ha adottato più di 200 decisioni sugli aiuti di Stato al settore finanziario; che nel 2009 l'importo nominale degli aiuti al settore finanziario attivati dagli Stati membri è stato pari a 1 107 miliardi di EUR (9,3% del PIL dell'Unione europea); che il volume massimo delle misure approvate dalla Commissione dall'inizio della crisi fino al 1o ottobre 2010 (compresi i regimi e gli interventi ad hoc) è pari a 4 588,90 miliardi di EUR;

D.

considerando che la Commissione ha introdotto a partire dal 1o gennaio 2011 il requisito della presentazione di un piano di ristrutturazione per ogni beneficiario di una ricapitalizzazione o di misure di salvataggio delle attività deteriorate, a prescindere dalla circostanza che la banca sia ritenuta sana o in difficoltà;

E.

considerando che gli importi considerevoli degli aiuti di Stato accordati durante la crisi, per esempio sotto forma di regimi di garanzia, di regimi di ricapitalizzazione e forme complementari di sostegno alla liquidità per i crediti bancari, hanno contribuito a gravi disavanzi delle finanze pubbliche; che non è ancora stato quantificato l'impatto che potrebbero avere in futuro tali aiuti di Stato, in particolare le garanzie fornite alle banche nel caso in cui alcune garanzie dovessero essere effettivamente attivate;

F.

considerando che il protezionismo e la mancata applicazione delle regole di concorrenza non farebbero che approfondire e prolungare la crisi; che la politica di concorrenza costituisce uno strumento essenziale per dotare l'Unione europea di un mercato interno dinamico, efficiente e innovativo e renderla competitiva su scala mondiale;

G.

considerando che, nonostante tutti gli sforzi compiuti per far fronte alla crisi economica, i cartelli continuano a rappresentare la principale minaccia per la concorrenza, il benessere dei consumatori e il corretto funzionamento dei mercati e pertanto non possono essere accettati, nemmeno in un periodo di crisi economica;

Relazione della Commissione sulla politica di concorrenza 2010

1.

valuta positivamente la relazione della Commissione sulla politica di concorrenza 2010; sottolinea, in occasione del 40o anniversario della relazione, che la politica di concorrenza dell'UE ha apportato numerosi benefici in termini di benessere dei consumatori e si è profilata come uno strumento essenziale per eliminare gli ostacoli alla libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali; rileva che la politica di concorrenza continua a rappresentare uno strumento essenziale per preservare il mercato unico e tutelare gli interessi dei consumatori; segnala la necessità di aggiornare alcune norme, affinché possano far fronte alle nuove sfide;

2.

osserva che l'effetto combinato di principi rigorosi e procedure flessibili ha consentito alla politica di concorrenza di essere un fattore costruttivo e stabilizzatore nel sistema finanziario e in generale nell'economia reale dell'UE;

Raccomandazioni in materia di politica di concorrenza

3.

ritiene che una maggiore trasparenza dei prezzi sia essenziale per stimolare la concorrenza nel mercato unico e offrire ai consumatori una reale possibilità di scelta;

4.

si compiace dello scambio esistente tra la Commissione e le associazioni dei consumatori nel campo del diritto europeo della concorrenza e incoraggia la Commissione a promuovere ulteriormente questi scambi, coinvolgendo se del caso altre parti interessate;

Controllo degli aiuti di Stato

5.

accoglie con favore il documento di lavoro dei servizi della Commissione in cui sono valutati gli effetti delle norme in materia di aiuti temporanei di Stato approvate nel contesto della crisi finanziaria ed economica; prende atto della valutazione della Commissione secondo cui in termini generali gli aiuti di Stato si sono rivelati efficaci in quanto hanno ridotto l'instabilità finanziaria, migliorato il funzionamento dei mercati finanziari e attenuato gli effetti della crisi sull'economia reale; esprime stupore sui motivi che possono indurre a sostenere un'analisi tanto ottimistica;

6.

sottolinea che il regime provvisorio applicabile agli aiuti di Stato ha rappresentato una reazione iniziale positiva alla crisi, ma che non può essere prolungato indebitamente; sottolinea la necessità di porre fine quanto prima possibile a misure ed esenzioni temporanee e non appena la situazione economica lo consenta;

7.

osserva che è necessario introdurre un nuovo sistema normativo permanente in materia di aiuti di Stato onde rimediare alle carenze riscontrate nel sistema giuridico precedente la crisi, con particolare riferimento al settore finanziario nonché alle distorsioni scaturite durante la crisi finanziaria ed economica;

8.

prende atto del fatto che sono stati annunciati orientamenti in materia di salvataggio e ristrutturazione specifici per il settore bancario; suggerisce alla Commissione di tenere in considerazione l'impatto, in materia di distorsione della concorrenza, del sostegno in termini di liquidità fornito dalle banche centrali durante la fase di salvataggio e di provvedere a che il processo di ristrutturazione del settore bancario avvenga, in maniera ordinata e con il coinvolgimento degli azionisti e dei detentori di obbligazioni, prima del conferimento di risorse pubbliche;

9.

sollecita la Commissione a collegare la proroga degli aiuti di Stato temporanei destinati al settore bancario oltre il 2011 a vincoli più rigorosi e tassativi connessi alla riduzione della composizione e delle dimensioni dello stato patrimoniale, compresa un'adeguata attenzione per il prestito al dettaglio nonché restrizioni più rigide in materia di partecipazione agli utili, distribuzione di dividendi e altri fattori cruciali; ritiene che detti criteri debbano essere espliciti e che debbano essere esaminati e sintetizzati a posteriori dalla Commissione;

10.

rileva che le misure finora elaborate dalla Commissione per ridurre lo stato patrimoniale di alcuni istituti "troppo grandi o interconnessi per fallire", che hanno ricevuto aiuti di Stato nel corso della crisi; ritiene che a tal fine siano necessarie ulteriori misure;

11.

sottolinea, tuttavia, che il consolidamento in atto nel settore bancario ha di fatto incrementato la quota di mercato di alcuni importanti istituti finanziari e sollecita quindi la Commissione a vigilare sul settore, al fine di rafforzare la concorrenza nei mercati bancari europei, anche imponendo piani di ristrutturazione che prevedano la separazione delle attività bancarie nel caso in cui i depositi al dettaglio consentano a detti istituti attività bancarie di investimento maggiormente rischiose;

12.

osserva che durante la crisi la BCE ha effettuato diverse immissioni di liquidità non convenzionali; prende atto della valutazione della Commissione secondo cui misure di questo tipo non costituiscono un aiuto di Stato in senso proprio, come essa rammenta nel suo studio; sottolinea tuttavia che occorre coordinare l'azione politica a livello dell'UE e che la Commissione dovrebbe tenere in conto gli effetti del sostegno della BCE o di altre banche centrali e di altri interventi pubblici quando valuta gli aiuti di Stato assegnati alle banche che fruiscono anche del sostegno della BCE e di altre banche centrali;

13.

rileva che gli effetti del sostegno della BCE e gli altri interventi pubblici ottenuti dalle banche nel corso della crisi non sono stati inclusi nella valutazione di compatibilità della Commissione; chiede alla Commissione di valutare ex post tali operazioni;

14.

invita la Commissione a presentare rapidamente la prevista proposta legislativa per disciplinare in un contesto autenticamente europeo la risoluzione dei problemi delle banche in fallimento, garantendo un corpus di norme comuni nonché una gamma comune di strumenti e dispositivi di intervento, limitando al minimo il coinvolgimento dei contribuenti, segnatamente con la creazione di misure di risoluzione armonizzate e autofinanziate (sulla base di una valutazione dei rischi);

15.

segnala che gli aiuti di Stato vanno assegnati in modo da non distorcere la concorrenza o non favorire le imprese consolidate a scapito di quelle emergenti;

16.

ritiene che gli aiuti di Stato dovrebbero concentrarsi su poli di innovazione e ricerca e pertanto sostenere l'imprenditorialità;

17.

sollecita la Commissione a far sì che la prevista semplificazione delle norme in materia di aiuti di Stato non determini un deterioramento del controllo delle compensazioni eccessive;

18.

prende atto dell'intenzione della Commissione di introdurre una norma de minimis per gli aiuti di Stato erogati per i SIEG; sottolinea che occorrono criteri chiari e univoci per determinare quali servizi vanno coperti;

19.

insiste che qualsiasi proposta di esentare, in linea di principio, anche altri SIEG dall'obbligo di notifica deve essere fondata sull'evidenza che tale esenzione dalle norme è giustificata e necessaria e non crea illecite distorsioni della concorrenza;

20.

sottolinea l'importanza di promuovere la concorrenza in tutti i settori e anche in quello dei servizi, che rappresenta il 70% dell'economia europea; evidenzia inoltre il diritto di creare nuove imprese e servizi;

Antitrust

21.

suggerisce, qualora la Commissione dovesse presentare una proposta relativa a un quadro orizzontale in materia di ricorsi collettivi, l'eventuale adozione di un principio che preveda azioni di seguito ove opportuno, in base a cui l'applicazione del diritto da parte dei privati esercitata con il ricorso collettivo possa avvenire solamente quando sia stata presa una decisione preliminare di constatazione dell'infrazione da parte della Commissione o dell'autorità nazionale garante della concorrenza; nota che l'istituzione del principio relativo alle azioni di seguito non preclude in generale la possibilità di prevedere sia azioni autonome che azioni di seguito;

22.

osserva che i meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR) spesso dipendono dalla volontà dell’operatore commerciale e ritiene che la disponibilità di un efficace sistema di ricorso giudiziario incoraggerebbe fortemente le parti a trovare una soluzione stragiudiziale, la quale è probabilmente idonea a evitare numerose cause e ridurre la mole dei contenziosi; sollecita anche la creazione di regimi di risoluzione alternativa dei contenziosi a livello europeo in modo da consentire una composizione delle controversie che sia rapida ed economica e rappresenti un'opzione più interessante rispetto ai procedimenti giudiziari; sottolinea tuttavia che tali meccanismi dovrebbero rimanere, come indicato dal loro nome, un'alternativa al ricorso giudiziario e non un prerequisito per lo stesso;

23.

sottolinea che, in seguito alle sentenze della Corte nelle cause C-360/09, Pfleiderer, nonché C-437/08, CDC Hydrogen Peroxide, la Commissione deve assicurare che il ricorso collettivo non comprometta l'efficacia del sistema di clemenza del diritto in materia di concorrenza e la procedura di risoluzione delle controversie;

24.

ritiene che si debba prestare la dovuta attenzione agli aspetti specifici che emergono nel settore della concorrenza e che qualsiasi strumento applicabile ai ricorsi collettivi dovrebbe tenere pienamente e debitamente in considerazione le specificità del settore antitrust;

25.

ribadisce che, per quanto riguarda i ricorsi collettivi nell'ambito della politica di concorrenza, occorre stabilire salvaguardie per evitare lo sviluppo di un sistema di azione collettiva (class action) con richieste infondate e contenziosi eccessivi e garantire la parità delle armi nei procedimenti giudiziari, e sottolinea che tali salvaguardie devono riguardare, tra l'altro, i seguenti punti:

il gruppo di ricorrenti deve essere chiaramente identificato prima dell'avvio della causa (procedura "opt-in");

le autorità pubbliche, come i mediatori o i pubblici ministeri e gli organi rappresentativi, possono intentare un'azione a nome di un gruppo chiaramente identificato di ricorrenti;

i criteri utilizzati per definire gli organi rappresentativi qualificati a intentare azioni rappresentative devono essere definiti a livello dell'Unione europea;

un sistema di azione collettiva (class action) va respinto in quanto favorirebbe un eccesso di vertenze, potrebbe essere contrario alle costituzioni di taluni Stati membri e potrebbe violare i diritti delle vittime, che potrebbero venire associate alla procedura a loro insaputa e nonostante ciò trovarsi poi vincolate dalla decisione del tribunale;

a)

azioni individuali consentite:

i ricorrenti devono in ogni circostanza essere liberi di esercitare l'opzione del ricorso risarcitorio individuale dinanzi a un tribunale competente;

i ricorrenti collettivi non devono godere di una posizione privilegiata rispetto ai ricorrenti individuali;

b)

risarcimento per danni minori e diffusi:

i ricorrenti per danni minori e diffusi dovrebbero disporre di mezzi adeguati per accedere alla giustizia attraverso azioni collettive e ottenere un risarcimento equo;

c)

risarcimento per i soli danni reali:

il risarcimento può essere concesso solo per i danni reali subiti; vanno proibiti il danno punitivo e l'arricchimento indebito;

ogni ricorrente deve fornire elementi di prova per la sua richiesta;

gli indennizzi devono essere ripartiti tra i singoli ricorrenti in proporzione al danno da essi subito individualmente;

in linea di massima, il patto di quota lite è sconosciuto in Europa e va respinto;

d)

principio "chi perde paga":

non possono esservi azioni se il ricorrente non può difendesi per mancanza di mezzi finanziari; inoltre le spese procedurali e quindi il rischio insito nell'azione legale sono a carico della parte soccombente; spetta agli Stati membri prevedere una regolamentazione per la ripartizione dei costi in tale ambito;

e)

nessun finanziamento da parte di terzi:

non è auspicabile che i procedimenti siano prefinanziati da terzi, prevedendo come contropartita ad esempio che i ricorrenti accettino di cedere a terzi i successivi eventuali diritti ad un risarcimento;

26.

sottolinea che qualsiasi quadro orizzontale deve garantire l'osservanza di due premesse di base:

gli Stati membri non applicano condizioni più restrittive ai casi di ricorso collettivo derivanti dalla violazione del diritto dell'Unione europea rispetto a quelle applicate ai casi derivanti dalla violazione del diritto nazionale;

nessuno dei principi enunciati nel quadro orizzontale impedisce l'adozione di ulteriori misure per garantire la piena efficacia del diritto dell'Unione europea;

27.

accoglie con favore lo strumento legislativo annunciato dalla Commissione nel suo programma di lavoro 2012 relativo a misure per i danni causati dalla violazione delle norme antitrust; sottolinea che occorre tenere in conto le precedenti risoluzione del Parlamento europeo in materia e che l'atto va adottato con la procedura legislativa ordinaria;

28.

ritiene che la politica in materia di ammende sia un importante strumento per l'applicazione da parte degli enti pubblici e a fini di deterrenza

29.

osserva che i comportamenti sono motivati non solo dalle sanzioni, ma anche dagli stimoli a rispettare le regole; accoglie con favore un approccio che funga come deterrente effettivo e nel contempo come stimolo al rispetto delle regole;

30.

sottolinea che non si dovrebbe ricorrere a una politica di ammende elevate come meccanismo alternativo di finanziamento del bilancio dell'UE;

31.

osserva che il metodo per il calcolo delle ammende figura in uno strumento non legislativo - gli orientamenti in materia di ammende 2006 – e sollecita di nuovo la Commissione a inserirlo come base dettagliata per il calcolo delle ammende, accanto a nuovi criteri al riguardo, nel regolamento (CE) n. 1/2003:

32.

incoraggia la Commissione a rivedere i suoi orientamenti in materia di ammende e suggerisce che essa si attenga a criteri come:

tenere in conto l'applicazione di rigorosi programmi di conformità, che non dovrebbe avere implicazioni negative per l'autore della violazione oltre un rimedio proporzionato alla violazione stessa;

introdurre una distinzione tra il livello delle ammende comminate a imprese che hanno agito intenzionalmente o con negligenza;

tenere in conto l'interazione tra passività pubbliche e private ai sensi della legislazione antitrust dell'UE; accertarsi direttamente che le ammende tengano conto di eventuali indennizzi già versati a terzi; tale criterio deve poter essere applicato alle imprese che hanno fruito della non applicazione o della riduzione di ammende; inoltre l'autore della violazione va incoraggiato a rifondere i danni sulla base di un accordo extragiudiziale prima che sia presa una decisione definitiva sull'ammenda;

precisare le condizioni alle quali società madri che esercitano un'influenza determinante su una controllata, ma non sono direttamente coinvolte nella violazione dovrebbero essere responsabili congiuntamente e solidalmente per violazioni delle norme antitrust da parte delle proprie controllate