ISSN 1977-0944

doi:10.3000/19770944.C_2012.299.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 299

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

55o anno
4 ottobre 2012


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

PARERI

 

Comitato economico e sociale europeo

 

482a sessione plenaria dei giorni 11 e 12 Iuglio 2012

2012/C 299/01

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Rafforzare i processi partecipativi e il coinvolgimento degli enti locali, delle ONG e delle parti sociali nell'attuazione della strategia Europa 2020 (parere esplorativo)

1

2012/C 299/02

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Quali sono i cambiamenti introdotti dalle nuove regolamentazioni finanziarie nel settore bancario europeo? (parere d'iniziativa)

6

2012/C 299/03

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Piattaforme tecnologiche europee (PTE) e trasformazioni industriali (parere d'iniziativa)

12

2012/C 299/04

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Necessità di un'industria europea della difesa: aspetti industriali, innovativi e sociali (parere d'iniziativa)

17

2012/C 299/05

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Le donne imprenditrici: politiche specifiche volte a favorire la crescita e l'occupazione nell'UE (parere d'iniziativa)

24

2012/C 299/06

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il ruolo della donna quale volano per un modello di sviluppo e di innovazione nell'agricoltura e nelle zone rurali (parere d'iniziativa)

29

2012/C 299/07

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Le relazioni UE-Moldova: il ruolo della società civile organizzata

34

2012/C 299/08

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il ruolo della società civile nell'accordo commerciale multilaterale tra l'UE, la Colombia e il Perù

39

2012/C 299/09

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Cooperativismo e sviluppo agroalimentare (parere d'iniziativa)

45

2012/C 299/10

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Revisione degli orientamenti del 1994 e del 2005 sull'aviazione e gli aeroporti nell'UE (supplemento di parere)

49

 

III   Atti preparatori

 

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

 

482a sessione plenaria dei giorni 11 e 12 Iuglio 2012

2012/C 299/11

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Ristrutturare e anticipare i mutamenti: quali insegnamenti trarre dall'esperienza recente? (Libro verde)COM(2012) 7 final

54

2012/C 299/12

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro verde sulla fattibilità dell'introduzione di stability bondCOM(2011) 818 final

60

2012/C 299/13

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul programma europeo di monitoraggio della terra (GMES) e sulle sue attività (dal 2014 in poi)COM(2011) 831 final

72

2012/C 299/14

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al miglioramento del regolamento titoli nell'Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica della direttiva 98/26/CECOM(2012) 73 final — 2012/0029 (COD)

76

2012/C 299/15

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla trasparenza delle misure che disciplinano la fissazione dei prezzi dei medicinali per uso umano e la loro inclusione nei regimi pubblici di assicurazione malattiaCOM(2012) 84 final — 2012/0035 (COD)

81

2012/C 299/16

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme per la semplificazione del trasferimento all'interno del mercato unico dei veicoli a motore immatricolati in un altro Stato membroCOM(2012) 164 final — 2012/0082 (COD)

89

2012/C 299/17

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo — Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciprocaCOM(2011) 835 final

92

2012/C 299/18

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Iniziativa Opportunità per i giovaniCOM(2011) 933 final

97

2012/C 299/19

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Giustizia per il periodo 2014-2020COM(2011) 759 final — 2011/0369 (COD)

103

2012/C 299/20

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alle seguenti proposte: Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i vistiCOM(2011) 750 final — 2011/0365 (COD);Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo Asilo e migrazioneCOM(2011) 751 final — 2011/0366 (COD);Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo Asilo e migrazione e sullo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisiCOM(2011) 752 final — 2011/0367 (COD);Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisiCOM(2011) 753 final — 2011/0368 (COD)

108

2012/C 299/21

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro bianco — Un'agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibiliCOM(2012) 55 final

115

2012/C 299/22

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce per il periodo 2014-2020 il programma L'Europa per i cittadiniCOM(2011) 884 final — 2011/0436 (APP)

122

2012/C 299/23

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al congelamento e alla confisca dei proventi di reato nell'Unione europeaCOM(2012) 85 final — 2012/0036 (COD)

128

2012/C 299/24

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca [che abroga il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio, il regolamento (CE) n. 861/2006 del Consiglio e il regolamento n. XXX/2011 del Consiglio sulla politica marittima integrata]COM(2011) 804 final — 2011/0380 (COD)

133

2012/C 299/25

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Politica di informazione e promozione dei prodotti agricoli: una strategia a forte valore aggiunto europeo per promuovere i sapori dell’EuropaCOM (2012) 148 final

141

2012/C 299/26

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1098/2007 del Consiglio, del 18 settembre 2007, che istituisce un piano pluriennale per gli stock di merluzzo bianco del Mar Baltico e le attività di pesca che sfruttano questi stockCOM(2012) 155 final — 2012/0077 (COD)

145

2012/C 299/27

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Calcolo ad alte prestazioni: il posto dell'Europa nella corsa mondialeCOM(2012) 45 final

148

2012/C 299/28

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/16/CE relativa al controllo da parte dello Stato di approdoCOM(2012) 129 final — 2012/62 (COD) e alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle responsabilità dello Stato di bandiera ai fini dell'applicazione della direttiva 2009/13/CE del Consiglio, del 16 febbraio 2009, recante attuazione dell'accordo concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) sulla convenzione sul lavoro marittimo del 2006 e modifica della direttiva 1999/63/CECOM(2012) 134 final — 2012/65 (COD)

153

2012/C 299/29

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al riciclaggio delle naviCOM(2012) 118 final — 2012/0055 (COD)

158

2012/C 299/30

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Azioni chiave: verso un Atto per il mercato unico II (parere esplorativo)

165

2012/C 299/31

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro bianco sui trasporti: verso l'adesione e l'impegno della società civile (parere esplorativo)

170

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

PARERI

Comitato economico e sociale europeo

482a sessione plenaria dei giorni 11 e 12 Iuglio 2012

4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Rafforzare i processi partecipativi e il coinvolgimento degli enti locali, delle ONG e delle parti sociali nell'attuazione della strategia Europa 2020» (parere esplorativo)

2012/C 299/01

Relatrice: LOUGHEED

Con lettera del 18 aprile 2012, Sotiroula CHARALAMBOUS, ministro del Lavoro e della previdenza sociale della repubblica di Cipro, a nome della futura presidenza cipriota del Consiglio dell'UE, ha chiesto al Comitato economico e sociale europeo di elaborare un parere esplorativo sul tema:

Rafforzare i processi partecipativi e il coinvolgimento degli enti locali, delle ONG e delle parti sociali nell'attuazione della strategia Europa 2020 (parere esplorativo).

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 27 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Raccomandazioni

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) invita le istituzioni europee e i governi nazionali a rinnovare il loro impegno politico per il coinvolgimento nella strategia Europa 2020 di tutti i partner pertinenti: il Parlamento europeo, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale europeo, i parlamenti nazionali, gli enti regionali e locali, le parti sociali, la società civile organizzata, i consigli economici e sociali nazionali (CES) e le istituzioni analoghe, le città e tutte le altre forme di governo locale.

Il CESE si impegna a proseguire la collaborazione con i CES nazionali e le istituzioni analoghe, nonché con i rappresentanti nazionali della società civile organizzata, dei quali intende diventare il punto di contatto europeo, e a offrire una piattaforma affinché possano, a loro volta, continuare a lavorare sulla strategia Europa 2020.

Il CESE ritiene che, col tempo, l'Unione europea dovrebbe dotarsi di una visione di lungo periodo dell'obiettivo ultimo di coinvolgere i soggetti interessati, e lavorare per realizzare gradualmente questo obiettivo.

A breve termine, il CESE reputa che alcuni cambiamenti di minore entità potrebbero incidere in modo significativo sulle possibilità di fare progressi. In particolare, gli Stati membri e la Commissione dovrebbero rivedere con urgenza la tempistica e le fasi dei processi per rendere possibile una reale partecipazione e corresponsabilità di tutti i soggetti interessati.

2.   Introduzione

2.1

Il 18 aprile 2012 la futura presidenza cipriota ha chiesto al Comitato economico e sociale europeo (CESE) di elaborare un parere sul rafforzamento dei processi partecipativi e sul coinvolgimento degli enti locali, delle ONG e delle parti sociali nell'attuazione della strategia Europa 2020, alla luce dell'intenzione della presidenza stessa di considerare questo tema prioritario in vista della riunione informale del Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori (EPSCO) del luglio prossimo.

Il semestre europeo è giunto al suo terzo anno, ed è il momento opportuno per esaminare i processi partecipativi nell'ambito della strategia Europa 2020 al fine di individuare ulteriori possibilità di sviluppo.

2.2

Il comitato direttivo Europa 2020 del CESE si occupa della supervisione di questo lavoro e invita i CES nazionali e gli organismi analoghi negli Stati membri a incontrarsi per condividere le loro esperienze circa le possibilità di migliorare i processi partecipativi nel quadro della strategia.

2.3

Il ruolo svolto dal CESE nell'attuazione della strategia Europa 2020 (1) è ora pienamente riconosciuto, e il Comitato desidera formulare alcune raccomandazioni circa le possibilità di migliorare i processi partecipativi nel quadro della strategia stessa e del semestre europeo.

3.   Europa 2020: un nuovo sistema

3.1

L'Unione europea e la sua popolazione si trovano ad affrontare una grave crisi economica e finanziaria, che ha inciso pesantemente su tutta l'UE e sui suoi cittadini. Molti Stati membri si trovano in situazioni di estrema difficoltà, e gli elevati tassi di disoccupazione rimangono motivo di preoccupazione. Il CESE, come già manifestato in numerosissimi suoi pareri pubblicati negli ultimi tre anni, ritiene quindi che la strategia Europa 2020 sia più importante che mai, in quanto offre un'agenda globale per le riforme volta a conseguire una crescita sostenibile e a creare un'UE più solida e resistente alle difficoltà.

3.2

La strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva è la strategia per la crescita che definisce gli obiettivi negli ambiti di azione cruciali al livello dell'UE e degli Stati membri. Si tratta di una politica di ampissima portata e ha l'ambizione generale di sostenere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, abbracciando ambiti quali il progresso dell'innovazione e della R&S, i cambiamenti climatici, l'energia, la disoccupazione, la politica industriale, la coesione sociale e territoriale, i livelli di povertà, la politica di coesione e molti altri.

3.3

La governance della strategia Europa 2020 si prefigge di riunire le competenze europee, nazionali e condivise in un sistema multilivello, contribuendo in tal modo a rafforzare la legittimità dell'approfondimento dell'integrazione europea. Rispetto alla strategia di Lisbona, la strategia Europa 2020 è caratterizzata da iniziative faro interconnesse che forniscono orientamento e sostegno in importanti ambiti tematici, priorità, obiettivi principiali e un sistema di supervisione rafforzato e rigoroso, con l'opzione di valutare criticamente i progressi (o la loro mancanza) a livello nazionale.

3.4

Sempre rispetto alla strategia di Lisbona, è diverso il meccanismo di rendicontazione, non solo perché è più esigente, ma anche perché si allinea ai processi previsti dai sistemi di governance economica nuovi o migliorati, cosicché, per esempio, il programma di stabilità e di convergenza e i programmi nazionali di riforma sono presentati insieme alla Commissione europea, il che le consente di avere un'immagine più completa della situazione e dei progetti dei singoli Stati membri.

3.5

La stessa comunicazione con cui la Commissione ha lanciato la strategia Europa 2020 ha messo per la prima volta in risalto questo cambiamento, affermando chiaramente che "abbiamo bisogno di una maggiore titolarità" e che a questo fine "anche il contributo delle parti interessate a livello nazionale e regionale e delle parti sociali deve assumere un'importanza maggiore". La Commissione si è inoltre impegnata in modo specifico a coinvolgere maggiormente il CESE e il Comitato delle regioni. Questa esigenza di processi partecipativi è stata ribadita più volte, e in particolare nelle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2010 e negli Orientamenti per l'elaborazione, l'attuazione e il monitoraggio dei programmi nazionali di riforma della strategia Europa 2020, pubblicati dalla Commissione europea, ove si afferma che "sarà importante coinvolgere pienamente i parlamenti nazionali, le parti sociali, le regioni e altri soggetti interessati nella preparazione dei PNR, per incrementare la titolarità della strategia".

4.   L'esperienza del semestre europeo

4.1

A tre anni dal lancio della strategia Europa 2020, è chiaro che molti Stati membri si sono impegnati a coinvolgere le parti sociali e la società civile organizzata nel semestre europeo, e hanno associato questi partner ai propri processi nazionali. La realizzazione pratica di questo impegno è però disomogenea, si assiste a situazioni molto diverse, e anche dove l'impegno c'è ed è sincero, vi sono notevoli differenze nella reale partecipazione dei partner a questo processo. Se da un lato molti Stati membri informano e consultano i propri partner, dall'altro il processo risente di una mancanza di orientamento e spesso genera nei partecipanti una sensazione di distacco e di assenza di una strategia globale. In particolare, sia il CESE che altri hanno espresso preoccupazioni circa le scadenze molto ravvicinate, che spesso non lasciano praticamente tempo per un dibattito adeguato con le parti sociali, la società civile organizzata e i parlamenti nazionali. Questi problemi non sono sentiti soltanto a livello nazionale: molte organizzazioni a livello europeo si sono chieste se non si possano migliorare il semestre europeo e la governance, nonché il monitoraggio nel quadro della strategia Europa 2020. Il Parlamento europeo ha formulato alcune raccomandazioni politiche per definire meglio il proprio ruolo e il contributo che potrebbe apportare (2), e il Comitato delle regioni sta preparando e pubblicherà a breve i propri orientamenti.

4.2

In seno al CESE, l'istituzione del comitato direttivo Europa 2020 ha apportato il necessario orientamento al nostro lavoro, mettendo a disposizione del Comitato un unico gruppo responsabile del monitoraggio di tutte le materie che rientrano nella strategia e delle proposte a esse correlate, invece di prenderle in considerazione una a una. Alle riunioni del comitato direttivo partecipano regolarmente rappresentanti della Commissione e altri soggetti interessati. Per rafforzare il legame con gli Stati membri, il comitato invita regolarmente i CES nazionali e le istituzioni analoghe in occasione dei momenti importanti del semestre europeo e organizza manifestazioni locali nel quadro della strategia Europa 2020 in collaborazione con gli attori della società civile dei diversi Stati membri. Queste attività vanno rafforzate e ulteriormente sviluppate.

4.3

Il ruolo svolto dal CESE nel riunire i CES nazionali e le istituzioni analoghe, benché non concentrato esclusivamente sul semestre europeo e sulla strategia Europa 2020, è risultato utile anche per l'evoluzione dell'analisi e la comprensione, da parte tanto del CESE quanto dei CES nazionali, della situazione in tutta l'UE, nonché per dare più forza alle loro proposte.

5.   Valore e utilità dei processi partecipativi

5.1

È chiaro che, al fine di ottimizzare l'impatto del semestre europeo, un miglioramento e un rafforzamento dei processi partecipativi nel quadro della strategia Europa 2020 sarebbero vantaggiosi per la strategia stessa e in definitiva per il benessere dei cittadini.

5.2

L'Unione europea e i suoi Stati membri si riferiscono spesso all'utilità dei processi partecipativi e al coinvolgimento della società civile organizzata. Le parti sociali e i cittadini in generale dispongono infatti di numerosi processi e sistemi diversi, ed è utile che vi sia chiarezza a proposito delle ragioni della loro importanza e dei potenziali vantaggi di un sistema di più ampia partecipazione che funzioni correttamente. Un impegno proattivo con la società civile organizzata e con le parti sociali può generare:

una "impronta" più ampia per la diffusione delle informazioni in tutta l'Unione europea e un notevole effetto domino;

una maggiore titolarità delle strategie, purché tutti gli interessati sentano di partecipare alla loro creazione;

un "sistema di allerta rapida": spesso, essendo molto più vicini al terreno, le organizzazioni della società civile e le parti sociali possono fungere da sistema di allerta rapida sull'evoluzione delle micro tendenze ben prima che esse siano evidenti a livello nazionale o europeo;

la capacità di sperimentare idee e sviluppare soluzioni: come si può immaginare, chi è più vicino alle situazioni è spesso in grado di sperimentare concretamente le proposte prima che esse siano pienamente attuate e di fornire soluzioni altamente pragmatiche ed efficaci;

una migliore attuazione: in molti casi sono proprio le parti sociali e le organizzazioni della società civile a essere responsabili dell'effettiva realizzazione sul campo delle misure proposte.

6.   Proposte specifiche per migliorare i processi partecipativi nel quadro della strategia Europa 2020

6.1

Esaminando i processi utilizzati finora a livello sia europeo che nazionale, il CESE ritiene che molto rimanga da fare e che questi processi possano costituire la base sulla quale sviluppare un sistema che porti veramente a un partenariato solido tra le istituzioni europee, i governi nazionali, le parti sociali, le organizzazioni della società civile, i parlamenti nazionali e regionali e altri soggetti interessati. Ciò non sarà possibile senza uno sforzo mirato e concertato, e richiederà un certo tempo. Il CESE reputa tuttavia che questi sistemi vadano sviluppati costruendo gradualmente un processo di partenariato a più livelli strategico e globale, realizzando nel contempo semplici azioni per consentire miglioramenti rapidi in tempi brevi.

6.2

In particolare, il CESE invita le istituzioni europee e i governi nazionali a rinnovare il loro impegno politico a coinvolgere in modo più regolare e sistematico le parti sociali, le organizzazioni della società civile, i parlamenti nazionali, gli enti regionali e locali e tutti gli altri soggetti interessati, assicurandosi che ciò avvenga nel modo più completo possibile attraverso processi partecipativi forti, vitali e sostenibili nel quadro della strategia Europa 2020. Il Trattato di Lisbona sottolinea la necessità di consultare la società civile a livello europeo e di coinvolgerla nei processi decisionali. Se gli Stati membri devono conquistarsi una maggiore titolarità e partecipazione sia alla strategia Europa 2020 che al processo europeo, è necessario che seguano gli stessi principi, consultando i CES e gli organismi analoghi ogniqualvolta possibile.

7.   Il CESE

7.1

Per quanto riguarda il proprio ruolo, il CESE considera vitale continuare a impegnarsi in modo strategico e mirato riguardo a tutte le parti della strategia Europa 2020, al fine di mantenere la capacità di individuare le possibili sinergie generate dalla strategia stessa e dalle sue componenti.

7.2

Il CESE è dell'avviso che occorra proseguire e sviluppare ulteriormente il lavoro svolto dal proprio comitato direttivo Europa 2020. È necessario che quest'ultimo continui a concentrarsi sulla strategia e sulle sue implicazioni per i cittadini, e si avvalga della comunicazione interna con i membri che non partecipano ai suoi lavori per garantire che tutti possano trarre beneficio dalle sue analisi e dai suoi approfondimenti.

7.3

Il CESE ritiene che i risultati da esso gradualmente conseguiti nel coordinamento dei collegamenti tra i CES nazionali, ove esistono, e dei lavori da essi svolti abbiano inciso in modo altamente positivo, ma che si possa comunque migliorare. Molte di queste organizzazioni hanno anche un ruolo da svolgere a livello nazionale nell'ambito della strategia Europa 2020, come pure molti dei loro membri. Per quanto riguarda un maggiore coinvolgimento nella strategia stessa, il CESE è dell'avviso che in quest'ambito un'azione rapida e semplice possa apportare vantaggi significativi. Il Comitato ritiene inoltre di essere nella posizione ideale per diventare un punto di contatto a livello europeo per i CES nazionali e le istituzioni analoghe, in particolare assistendoli nel loro lavoro sulla strategia Europa 2020. Il CESE è disposto a impegnarsi in questo senso e a dare il via a questo processo di ulteriore rafforzamento dei contatti e della collaborazione invitando i CES nazionali e le istituzioni analoghe a partecipare a un convegno dedicato alla strategia che intende organizzare quanto prima.

8.   Azioni rapide per produrre cambiamenti a breve termine

8.1

Il CESE sostiene fortemente l'intenzione della presidenza cipriota di concentrarsi sul rafforzamento dei processi partecipativi nel quadro della strategia Europa 2020 e di dedicare a questa finalità parte del Consiglio informale EPSCO del luglio 2012. Il CESE appoggia pienamente questa iniziativa, che deve incoraggiare gli Stati membri e la Commissione europea a valutare pienamente le possibilità di migliorare il proprio operato in quest'ambito.

8.2

Il CESE invita tutti gli Stati membri a chiarire a livello nazionale quali organi statali siano responsabili di quali misure nel contesto della strategia Europa 2020, e quali siano le relazioni tra gli enti responsabili del coordinamento o del monitoraggio dei programmi nazionali di riforma e quelli che si occupano dell'effettiva attuazione. Anche un semplice chiarimento in questo senso da parte delle autorità di ciascuno Stato membro consentirebbe ai soggetti interessati di interagire con gli organi giusti e ottenere così risultati migliori.

8.3

Il CESE ritiene che la piena trasparenza a proposito delle forme di partecipazione utilizzate in ciascuno Stato membro e una descrizione dei processi e degli strumenti che i governi intendono utilizzare porteranno chiarezza per tutti circa i diversi sviluppi e le loro giustificazioni e modalità.

8.4

A giudizio del CESE, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero riesaminare con urgenza la tempistica delle diverse azioni realizzate nel quadro del semestre europeo. Quasi tutti i soggetti interessati che agiscono nell'ambito delle strutture esistenti hanno sottolineato che il problema più persistente è costituito dalla mancanza di tempo sufficiente per poter fornire una risposta meditata od organizzare una discussione adeguata. Gli Stati membri dovrebbero esaminare urgentemente le scadenze attualmente in vigore e valutare le possibilità di renderle più ragionevoli.

8.5.

Il CESE incoraggia con forza gli enti locali e regionali ad approfondire il loro impegno nei processi della strategia Europa 2020, sia all'interno dei loro quadri nazionali che direttamente a livello UE. La creazione della Piattaforma di monitoraggio Europa 2020 da parte del Comitato delle regioni costituisce un passo significativo verso il conseguimento di questo obiettivo. Secondo il CESE, i governi nazionali dovrebbero sostenere questo maggiore impegno. Le conoscenze degli enti locali e regionali in materia di sviluppi locali e potenziali applicazioni costituiscono un elemento chiave delle iniziative da realizzare per consentire alla strategia Europa 2020 di svolgere appieno il suo ruolo.

9.   Sviluppo di un processo partecipativo globale di lungo periodo per la strategia Europa 2020

9.1

Il CESE è dell'avviso che esistano già alcuni modelli che possono rivelarsi altamente utili per la creazione di forti strutture dedicate a un dialogo permanente. A questo proposito, il Codice di buone prassi per la partecipazione civile nel processo decisionale elaborato dal Consiglio d'Europa (3) rappresenta un ottimo quadro e un insieme di principi che possono essere applicati alla strategia Europa 2020. L'adozione di principi di questo tipo consentirà all'Unione europea e agli Stati membri di incrementare gradualmente il livello di coinvolgimento nelle discussioni, passando da un livello piuttosto basso, in cui ci si concentra essenzialmente sulla fornitura di informazioni, attraverso la consultazione aperta e lo sviluppo di un dialogo tra i partecipanti, alla creazione di un vero e proprio partenariato. Si tratta delle quattro fasi dell'evoluzione dei processi partecipativi descritte nel suddetto Codice di buone prassi, e il CESE ritiene che i processi della strategia Europa 2020 dovrebbero cominciare a evolversi in questo senso. Il Codice fornisce inoltre diversi strumenti utili che potrebbero essere applicati ai processi della strategia Europa 2020.

9.2

La società civile organizzata negli Stati membri dovrebbe essere coinvolta attraverso il semestre europeo. Un processo chiave nell'ambito della concezione è l'elaborazione dei programmi nazionali di riforma. Il processo di elaborazione al livello degli Stati membri dovrebbe fondarsi su un dialogo ampio e maggiormente basato sulla collaborazione con le parti sociali e la società civile organizzata. Questi soggetti, oltre a mettere a disposizione le loro competenze in materia di obiettivi e di elaborazione di programmi e strategie in ambiti quali l'occupazione, l'istruzione e l'inclusione sociale, hanno anche un ruolo fondamentale nell'attuazione di queste strategie.

9.3

Un'altra fase importante del semestre europeo è rappresentata dalla pubblicazione e dal successivo riesame delle raccomandazioni specifiche per paese. Le parti sociali europee e la società civile organizzata devono essere informate e consultate in merito alle raccomandazioni riguardanti ciascuno Stato membro. In tale contesto, la tempistica è cruciale per permettere che la società civile organizzata venga coinvolta in una fase precoce nella formulazione delle prospettive future per i cicli successivi.

9.4

In alcuni precedenti pareri, il CESE ha proposto di ricorrere all'analisi comparativa al fine di misurare i progressi fatti nell'attuazione della strategia Europa 2020. Secondo questo metodo, il CES nazionale (o un organismo analogo) analizza e stabilisce i propri criteri prioritari avvalendosi di statistiche liberamente accessibili sul sito web di Eurostat. Alcuni CES stanno già operando in questo senso e gli altri dovrebbero essere incoraggiati a fare altrettanto. Attraverso l'analisi comparativa, le parti interessate possono monitorare costantemente l'attuazione delle riforme e fornire così un contributo prezioso alla revisione dei programmi nazionali di riforma.

9.5

Andrebbero adottate delle misure per rinvigorire il dibattito sull'attuazione della strategia Europa 2020 negli Stati membri, e i governi dovrebbero sviluppare processi di feedback più efficaci circa l'impatto sulla strategia di un dialogo civile e sociale più ampio. In questo contesto, il ruolo della società civile nel follow-up può rivelarsi particolarmente prezioso. Sarebbe utile organizzare convegni periodici negli Stati membri con la partecipazione di tutti i soggetti interessati pertinenti ma anche audizioni aperte nei parlamenti per presentare i programmi nazionali di riforma.

9.6

Vi è una contraddizione tra la crescente consapevolezza delle istituzioni europee sulla necessità di consultare la società civile organizzata e le difficoltà che incontra attualmente la maggioranza dei CES e degli organismi analoghi a livello nazionale. Spesso queste organizzazioni sono finanziate principalmente con fondi pubblici e in molti Stati membri i loro bilanci hanno subito tagli drastici, che li hanno indotti a concentrarsi esclusivamente sulle priorità nazionali riducendo la loro partecipazione a livello europeo. Le istituzioni europee dovrebbero valutare le possibilità di offrire a questi organismi sostegno e assistenza, almeno per quanto riguarda il loro contributo al semestre europeo.

9.7

Dato che può essere particolarmente utile disporre di un punto di contatto per il follow-up con i CES nazionali e gli organismi analoghi, la Commissione europea dovrebbe considerare la possibilità di dare incarico al CESE di invitarli, col sostegno della Commissione stessa, a un convegno, da tenersi almeno una volta l'anno e con una attenta scelta dei tempi per integrarsi nel semestre europeo, al fine di discutere del semestre stesso, della strategia Europa 2020, del contributo che questi soggetti possono offrire e delle buone pratiche in quest'ambito.

10.   Le parti interessate

10.1

Il CESE è dell'avviso che anche le parti interessate potrebbero adoperarsi per rafforzare la loro partecipazione ai processi della strategia Europa 2020. Pur nella convinzione che la responsabilità primaria sia degli Stati membri e che spetti a loro riesaminare i processi per migliorare il coinvolgimento dei partner, il Comitato ritiene che i soggetti interessati potrebbero imparare di più gli uni dagli altri e acquisire maggiore fiducia nei loro rapporti diretti con le istituzioni europee e con i governi nazionali. Analogamente, sebbene siano i governi a dover ripensare con urgenza la tempistica dei processi, le parti interessate potrebbero cercare di anticipare meglio le diverse fasi del semestre europeo.

11.   Proposte specifiche in materia di occupazione, povertà ed esclusione

11.1

Nel consultare il CESE la presidenza cipriota ha insistito in particolare sulla necessità di un contributo inteso a migliorare la partecipazione della società civile all'attuazione e al seguito di alcune politiche come la povertà e l'esclusione. A giudizio del CESE, la partecipazione delle parti interessate a un dialogo strutturato e regolare, a livello sia nazionale che dell'UE, è determinante per migliorare le possibilità di trovare soluzioni efficaci in questi ambiti d'azione.

11.2

È importante sviluppare il lavoro in partenariato (stakeholder approach) e il dialogo strutturato con gli attori della società civile nel quadro della definizione delle politiche, dell'attuazione e del seguito dei lavori della piattaforma contro la povertà e l'esclusione. In questo ambito sono spesso gli attori della società civile a rilevare per primi e a richiamare l'attenzione su tendenze e sviluppi sociali nuovi. Il loro lavoro mirato a porre in evidenza la prospettiva degli utenti, il lavoro di prevenzione ma anche lo sviluppo e la prestazione di servizi innovativi a favore di questi gruppi specifici offrono conoscenze ed esperienze preziose per l'elaborazione di strategie di lotta alla povertà e all'esclusione. A questo proposito il CESE desidera sottolineare l'importanza del ruolo strategico svolto dall'economia sociale e dalle ONG per ridurre la povertà, promuovere la creazione di nuove opportunità occupazionali e sviluppare servizi che soddisfino in maniera creativa i bisogni della società.

11.3

In questo contesto è importante menzionare le cosiddette relazioni sociali nazionali (National Social Reports - NSR), elaborate dal comitato per la protezione sociale (CPS), che vanno a integrare i programmi nazionali di riforma. Tali relazioni, che si fondano sul metodo di coordinamento aperto, danno una valutazione della dimensione sociale della strategia Europa 2020. Esse individuano le riforme più urgenti da realizzare in base alla strategia di crescita annuale e presentano proposte in merito a misure concrete da adottare. È essenziale attuare un processo che permetta di coinvolgere più efficacemente i soggetti interessati nell'elaborazione delle relazioni sociali - coinvolgimento che attualmente è inadeguato - e di integrarli maggiormente nei programmi nazionali di riforma. È inoltre assolutamente necessario rafforzare il metodo di coordinamento aperto nell'ambito della protezione sociale partendo da strategie nazionali integrate allo scopo di rafforzare i vincoli con la piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale.

11.4

L'evento annuale organizzato dall'UE sul tema della lotta alla povertà e all'esclusione sociale dovrebbe essere accompagnato, a livello nazionale, da un'audizione sul medesimo tema con la partecipazione del settore pubblico, delle persone che vivono in condizioni di povertà, delle organizzazioni non governative, delle organizzazioni dell'economia sociale, delle parti sociali e di altri attori della società civile, con il proposito di individuare ed esaminare congiuntamente i progressi e le lacune in questi ambiti di azione e presentare proposte di riforma. L'evento dovrebbe coincidere con la fase di elaborazione dei programmi nazionali di riforma.

11.5

Anche l'organizzazione di riunioni di dialogo e consultazioni permanenti su temi specifici va programmata con anticipo in modo da permettere ai soggetti interessati di manifestare interesse. Il lavoro in partenariato dovrebbe prevedere anche una valutazione degli effetti sociali della valutazione annuale della crescita e dei progressi compiuti in questo contesto.

11.6

I programmi nazionali di riforma e la definizione di obiettivi nazionali sono un fattore chiave per un'effettiva attuazione della strategia Europa 2020 e delle politiche di lotta alla povertà. È importante garantire che l'obiettivo relativo alla povertà sia definito correttamente in modo da includere i gruppi che sono a rischio di povertà e che subiscono diverse forme di esclusione, assicurando che le strategie e le riforme siano realmente destinate a tali gruppi. In questo contesto, la partecipazione e la collaborazione degli attori della società civile sono essenziali poiché spesso sono loro che riescono a individuare in tempo i nuovi gruppi a rischio o a stabilire i rischi crescenti per i gruppi emarginati.

Bruxelles, 12 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Come risulta dalle conclusioni del Consiglio europeo di primavera del 2011 e del 2012.

(2)  In quale misura il semestre europeo è efficace e legittimo? Rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, 2011.

(3)  http://www.coe.int/t/ngo/Source/Code_Italian_final.pdf.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/6


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Quali sono i cambiamenti introdotti dalle nuove regolamentazioni finanziarie nel settore bancario europeo?» (parere d'iniziativa)

2012/C 299/02

Relatrice: NIETYKSZA

Correlatore: GENDRE

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 luglio 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Quali sono i cambiamenti introdotti dalle nuove regolamentazioni finanziarie nel settore bancario europeo?

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 135 voti favorevoli, 2 voti contrari e 5 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il settore bancario, che rappresenta in media il 5 % del PIL dell'UE, deve avere come compito principale quello di finanziarie l'economia reale, in particolare le imprese innovative, e la crescita delle PMI, che rappresentano il motore dell'economia europea, nonché quello di salvaguardare il denaro dei risparmiatori.

1.2

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore gli sforzi compiuti dalla Commissione europea e dagli Stati membri per rafforzare il settore bancario e prevenire nuove crisi finanziarie riducendo i rischi e attenuando gli effetti delle crisi.

1.3

Il CESE è del parere che si debba trarre insegnamento dalle crisi economiche e finanziarie degli ultimi tempi e adottare un nuovo approccio per una più efficace sorveglianza da parte delle autorità nazionali, europee e internazionali e una maggiore responsabilizzazione degli istituti finanziari.

1.4

Il CESE sostiene le misure intese a rafforzare la struttura del capitale degli istituti finanziari e la loro capacità di finanziare l'economia e mette in guardia i dirigenti delle banche contro la tentazione di perseguire il profitto a brevissimo termine e di svolgere attività speculative che destabilizzano i mercati.

La responsabilità dei dirigenti delle banche e delle autorità di vigilanza a livello nazionale, europeo e interno alle banche stesse deve essere definita meglio e con maggiore chiarezza, onde promuovere comportamenti etici sulla base di regole trasparenti.

1.5

Il CESE richiama l'attenzione sulle difficoltà sollevate dall'accumulo delle misure di regolamentazione e sulle sfide cui devono far fronte le 8 000 banche europee per finanziare l'economia nel difficile contesto economico dell'Europa attuale e della crisi del debito, le cui dimensioni e conseguenze non sono ancora sotto controllo.

1.6

Le banche europee devono affrontare l'inasprimento della concorrenza da parte delle banche dei paesi terzi, che nei paesi d'origine non sono soggette agli stessi vincoli legislativi e normativi che gravano su di loro in Europa.

1.7

Le misure intese a rafforzare la struttura del capitale prevedono un capitale più elevato e di migliore qualità, una migliore copertura dei rischi, l'introduzione di un coefficiente di leva finanziaria e un nuovo approccio alla liquidità. Queste misure possono incidere sul bilancio delle banche e comportare una diminuzione significativa della loro redditività.

1.8

Di conseguenza, le banche tendono a ridimensionarsi per essere più solide, a orientarsi verso le attività più redditizie e a limitare l'offerta di servizi finanziari, per meglio controllare la loro esposizione al rischio.

Alcuni sostengono la necessità di tornare al core business: ricevere i depositi della clientela, proteggere i risparmiatori e finanziare l'economia reale.

1.9

Il CESE considera auspicabile ritornare gradualmente alla separazione tra attività bancarie a carattere commerciale e attività di finanziamento e investimento. La crisi mondiale in corso dimostra che un sistema finanziario globale basato su una liberalizzazione illimitata comporta rischi di derive legati ad un cattivo uso di tale libertà da parte dei mercati:

le dimensioni eccessive dei gruppi finanziari multinazionali ne rendono difficile la governance, la supervisione da parte delle autorità di vigilanza e la valutazione a cura delle agenzie di rating, al punto da essere diventati poco credibili;

gli strumenti finanziari sono diventati incontrollabili. Senza voler opporsi per principio all'innovazione finanziaria, non è accettabile che un prodotto finanziario possa circolare liberamente sul mercato internazionale in modo per nulla trasparente quando nessuno conosce la natura del rischio che comporta e chi ne sia il responsabile ultimo.

1.10

I nuovi obblighi in materia di capitale proprio, in particolare l'aumento a 9 % della percentuale di fondi propri di qualità molto elevata al 30 giugno 2012 per 60 banche di carattere sistemico e tra il 2015 e la fine del 2018 per le altre, potrebbe avere conseguenze nefaste per le banche locali e le banche cooperative, più aperte nei confronti delle PMI e delle microimprese. I requisiti patrimoniali non dovrebbero discriminare nessun gruppo di banche in particolare.

1.11

Se le banche hanno difficoltà a mobilitare capitali, sarà più difficile per le PMI ottenere i finanziamenti necessari. Occorre evitare una stretta creditizia e un aumento delle spese bancarie. Il Comitato invita la Commissione, l'Autorità bancaria europea (ABE) e le autorità di vigilanza degli Stati membri a far sì che le riserve di capitale delle banche minori siano adeguate ai modelli economici di tali banche.

1.12

I requisiti prudenziali provocano già una riduzione del credito e un aumento del suo costo per le piccole imprese, in particolare le start-up, le imprese innovative e quelle che presentano un rischio più elevato. L'Europa non potrà realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020, dell'agenda digitale, della strategia per un'Europa cloud active o della Tabella di marcia per l'energia 2050 e dello Small Business Act se la parte dei finanziamenti destinati alle PMI viene ridotta a seguito dell'applicazione delle nuove misure prudenziali.

Il CESE invita la Commissione a seguire molto da vicino l'andamento del credito e delle spese bancarie per le imprese e i privati.

1.13

Le misure volte a rendere più efficace la vigilanza sui mercati da parte delle autorità nazionali, europee e internazionali avranno profonde conseguenze sull'organizzazione delle banche e sui controlli interni. Ne risulterà una maggiore responsabilità per i dirigenti, l'obbligo di valutare più attentamente la redditività dei fondi propri e di gestire meglio il rischio. Le banche dovranno elaborare le loro previsioni di vendita e le loro strategie di sviluppo di prodotti e portafogli bancari tenendo conto della redditività e valutando la capacità di assorbimento dei fondi propri. Ciò comporterà una ristrutturazione che darà maggiore importanza e consistenza numerica ai reparti dell'informatica, della revisione contabile e della gestione del rischio a scapito di altri settori più tradizionali.

1.14

Le banche nell'UE impiegano oltre 3 milioni di persone, per la maggior parte nelle attività bancarie al dettaglio. Dall'inizio del 2011 sono stati soppressi oltre 150 000 posti di lavoro e chiuse numerose agenzie. Diverse previsioni indicano che nel 2012 saranno soppressi altri 100 000 posti di lavoro. Il CESE chiede alla Commissione di favorire il miglioramento del dialogo sociale settoriale e di sviluppare la concertazione con le parti sociali sulle iniziative che hanno un impatto sull'evoluzione della professione.

1.15

Nell'attuazione delle nuove regolamentazioni, il CESE auspica che si tenga conto della diversità degli Stati membri dell'UE, in modo particolare quelli nuovi, i cui mercati del credito non hanno ancora sviluppato appieno il loro potenziale e le cui banche sono per lo più in mano a grossi gruppi bancari europei e mondiali. Per migliorare il loro bilancio e assolvere ai nuovi obblighi, questi gruppi potrebbero essere tentati di trasferire fondi dalle loro filiali e limitare i loro investimenti, limitando notevolmente il finanziamento dell'economia di questi paesi. A questo proposito, il CESE ricorda l'impegno assunto con l'iniziativa di Vienna a non procedere a un ritiro di liquidità. È necessario proteggere certi modelli originali, come le banche cooperative che esistono in Germania e in Polonia - un settore che conta oltre 300 banche nella sola Polonia; per realizzare la profonda riforma resa necessaria dalle nuove regole occorrerà prevedere un periodo transitorio.

1.16

Occorrerà rafforzare le competenze dell'Autorità bancaria europea per accompagnare il processo di armonizzazione. Il CESE ricorda che la libera circolazione dei capitali è garantita a livello europeo, mentre la sicurezza dei depositi e la solvibilità delle banche è di competenza delle autorità nazionali. Il mercato del credito è diverso da uno Stato membro all'altro. Nei paesi in cui il credito non è sufficientemente sviluppato, un allineamento troppo rapido del tasso di indebitamento può creare una bolla speculativa. Se le regole prudenziali vengono attuate in maniera uniforme a livello europeo, le autorità nazionali non potranno intervenire in tempo. Merita tuttavia di essere presa in considerazione la proposta formulata da vari responsabili europei tesa a creare un'unione bancaria europea e, quindi, a istituire a questo livello una vigilanza delle banche sistemiche e una garanzia dei depositi in caso di fallimento.

1.17

A livello mondiale, le banche europee rischiano di perdere competitività rispetto ai loro concorrenti. Per le banche che reperiscono fondi propri aggiuntivi sui mercati, la maggior parte dei capitali è disponibile presso fondi sovrani e banche asiatiche e mediorientali, con il rischio reale che la struttura della proprietà del sistema bancario UE sfugga al controllo degli Stati membri dell'UE. Per questo motivo il CESE chiede alle autorità europee di intensificare gli sforzi affinché anche a livello internazionale si applichino le stesse regole prudenziali, con l'obiettivo di arrivare a una vera e propria regolamentazione su scala mondiale.

1.18

Le nuove tecnologie dell'informazione - e-banking, home-banking, le transazioni online sicure (firma elettronica), cloud computing - stanno rivoluzionando i servizi bancari tradizionali. Le banche avranno l'arduo compito di finanziare l'economia reale e al tempo stesso affrontare l'aumento dei costi di finanziamento dovuto all'introduzione di nuove tecnologie, a fronte di una minore redditività. Il CESE ritiene che tutti gli attori del settore bancario debbano essere sostenuti in questa profonda trasformazione.

2.   Introduzione

2.1

La crisi finanziaria e le sue conseguenze sull'economia hanno spinto i governi e le autorità finanziarie a interrogarsi sulle origini profonde del crollo di un sistema finanziario che si credeva consolidato, ben regolamentato ed efficacemente controllato.

2.2

Le prime misure di tipo finanziario e monetario (riduzione consistente dei tassi di base, liquidità, aiuti di Stato) sono state prese in situazioni di emergenza. Quelle più a lungo termine hanno avuto l'effetto di rafforzare la struttura dei mercati e di evitare future crisi sistemiche, e ciò ne spiega il carattere regolamentare, prudenziale o fiscale. Le organizzazioni a carattere sovranazionale - FMI, G20, BRI, Commissione - hanno adottato un atteggiamento aperto alla cooperazione, ma talvolta con opinioni divergenti.

2.3

Dalla crisi del 2008 l'UE ha adottato non meno di 50 misure legislative. Il 99 % delle riforme proposte è stato varato alla fine del 2011 per entrare in vigore nel 2013, ad eccezione del coefficiente di fondi propri (tier one) che deve essere rispettato a partire dal 30 giugno 2012 dalle 60 banche considerate "sistemiche". Per le altre, l'entrata in vigore è prevista tra il 2015 e il 2018.

2.4

Il terzo accordo di Basilea, pubblicato nel novembre 2010, impone che per poter resistere a crisi future le banche detengano più fondi propri di qualità migliore. In particolare, prevede che esse dispongano di:

un capitale di base pari al 4,5 % e di un capitale di classe 1 (tier one) pari al 6 % degli attivi ponderati per il rischio,

una riserva obbligatoria di conservazione del capitale pari al 2,5 %,

una riserva anticiclica discrezionale, che consente alle autorità di regolamentazione nazionali di richiedere sino a un ulteriore 2,5 % di capitale nei periodi di crescita del credito.

Basilea III introduce un coefficiente di leva finanziaria minimo del 3 % e due coefficienti di liquidità obbligatori: il coefficiente di liquidità a breve termine impone che una banca disponga di attivi liquidi di qualità elevata in misura sufficiente a coprire il suo fabbisogno di liquidità per un periodo di 30 giorni, mentre il coefficiente di liquidità a lungo termine le impone di detenere un ammontare minimo di finanziamenti stabili superiore al fabbisogno di liquidità nel corso di un anno.

2.4.1

La Commissione europea ha presentato le proposte per il recepimento di Basilea III nella direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD) IV nel luglio 2011, allo scopo di rafforzare il settore bancario europeo e al tempo stesso incoraggiarlo a finanziare la crescita dell'economia. Non ha tuttavia adottato alcuna iniziativa concreta per incoraggiare il credito.

2.5

Lo scopo è incentivare le banche a detenere più fondi propri affinché possano resistere alle crisi e proporre un nuovo dispositivo che consenta alle autorità di vigilanza di sorvegliare le banche e intervenire qualora individuino dei rischi.

2.6

La CDR IV copre gli ambiti disciplinati dalla direttiva sui requisiti patrimoniali in vigore, ma essa deve essere recepita dagli Stati membri in maniera adeguata al loro rispettivo contesto.

2.7

Malgrado i ritardi e le imperfezioni delle regole adottate, si sono compiuti progressi reali verso una nuova regolamentazione. Alcuni interrogativi fondamentali rimangono tuttavia ancora senza risposta:

le nuove regole coprono l'insieme delle pratiche finanziarie a livello mondiale?

Una volta definita la regolamentazione dei mercati, si potrà contare su controlli efficaci?

Le nuove regole influenzeranno e modificheranno la situazione (strutture, concentrazione, modalità di distribuzione, organico) del settore bancario europeo - che si compone di più di 8 000 banche - e il suo comportamento in rapporto al finanziamento dell'economia (erogazione del credito alle imprese, agli enti pubblici e ai privati)?

3.   Una congiuntura finanziaria ed economica deteriorata

3.1

Attualmente le banche in Europa si trovano a dover affrontare modifiche normative e variazioni congiunturali brusche, ossia dei cambiamenti che sollevano timori quanto alla capacità di tali banche di svolgere la funzione di finanziamento dell'economia che è loro propria in una situazione economica deteriorata dalla crisi del debito, che colpisce in modo particolare la zona euro.

3.2

Con l'applicazione delle disposizioni del comitato di Basilea (Basilea III), le banche sono obbligate a rafforzare i fondi propri, a rispettare gli altissimi coefficienti di liquidità a lungo termine (NSFR) e a creare fondi prudenziali.

3.3

I test di resistenza ai quali sono state sottoposte in due fasi non hanno dissipato i dubbi sull'impatto di un mancato pagamento da parte di uno o più Stati membri della zona euro.

3.4

Nella comunità finanziaria internazionale si è diffuso un clima di sfiducia che ha provocato problemi di liquidità sul mercato interbancario, spingendo le banche a orientarsi verso gli investimenti più sicuri.

3.5

In questo contesto la BCE è intervenuta in due momenti, offrendo globalmente al settore bancario una capacità di finanziamento di 1 000 miliardi di euro al tasso dell'1 % con scadenza a 3 anni. Questo strumento è stato fondamentale per ristabilire la fiducia sul mercato interbancario e mantenere il volume del credito all'economia. Tuttavia, una parte importante di questi fondi è stata ridepositata presso la BCE, un'altra è stata dedicata all'acquisto del debito pubblico. Il CESE ritiene che la BCE debba creare un meccanismo che le consenta di sapere che uso viene fatto di questi fondi.

3.6

La necessità di ricapitalizzare le banche, con un fabbisogno stimato dall'Autorità bancaria europea a più di 100 miliardi di euro, è sempre più pressante.

3.7

La concessione di credito alle imprese - in particolare alle PMI, agli enti pubblici e ai privati - è sottoposta a condizioni sempre più severe. Inoltre, i relativi rischi sono esaminati minuziosamente dalle banche, con conseguente aumento delle spese di questi finanziamenti. Al tempo stesso, tuttavia, l'alternativa di finanziare le imprese attraverso i mercati finanziari si rivela ancora più difficile. Questa situazione, unita alle politiche di austerità, alimenta le previsioni di una crescita debole o nulla nel 2012 per l'Unione europea nel suo complesso, salvo rare eccezioni.

4.   Controlli e regolamentazione del settore bancario

4.1

In tale contesto, va ricordata la crisi dei sub-prime: i segni premonitori dell'insorgere della crisi dei sub-prime avrebbero dovuto mettere in guardia le autorità di vigilanza. Nessuno allora dubitava della redditività di un investimento che generava buoni profitti per le banche e per i loro clienti. La FDIC (Federal Deposits Insurance Corporation) aveva messo in guardia contro questi prodotti pericolosi, ma tra il 2002 e il 2006 la Federal Reserve non ha preso alcun provvedimento.

4.2

Il fallimento della banca Lheman Brothers avrebbe potuto essere evitato se le autorità di vigilanza si fossero accorte in tempo dei gravi problemi di liquidità che questo istituto stava attraversando. Il pericolo rappresentato da un credito ipotecario concesso per il 100 % del valore della garanzia e rivenduto a "pacchetti" da intermediari finanziari non soggetti a vigilanza è sfuggito al controllo. Per evitare nuove crisi occorrerà introdurre a monte misure di responsabilità personale per i dirigenti degli istituti finanziari che non esercitano una vigilanza adeguata.

4.3

Se è vero che la crisi è scoppiata a causa di prodotti troppo complessi, detti "tossici", è altrettanto indubbio che le autorità di vigilanza avrebbero potuto vietare la creazione, e anche la circolazione, di questi prodotti, sulla base delle regole esistenti.

Le nuove regole attualmente in vigore non potranno garantire con certezza assoluta che verrà evitata una nuova crisi se le autorità di vigilanza non sono dotate di strumenti sufficienti per esercitare il loro compito e se i controlli interni rimangono inefficaci.

4.4

Di fronte alla liberalizzazione dei mercati finanziari, i governi devono rispettare gli impegni di cooperazione che hanno assunto a livello internazionale, onde evitare che vi siano aree regolamentate in modo disomogeneo.

4.5

Una nuova regolamentazione dovrebbe poggiare sui seguenti principi:

a)

l'accesso alla professione bancaria può essere aperto a tutti, ma i controlli sulle persone e sulla provenienza dei capitali devono essere molto più severi ed efficaci;

b)

le figure professionali incaricate delle operazioni finanziarie devono essere autorizzate, regolamentate e controllate; l'industria parabancaria e il sistema bancario ombra (shadow banking) devono assolutamente essere eliminati;

c)

i nuovi prodotti finanziari devono essere sottoposti all'autorizzazione e alla supervisione delle autorità bancarie nazionali ed europee.

4.6

L'attività delle autorità di vigilanza deve essere valutata periodicamente da un organismo indipendente composto di esperti che non esercitano più responsabilità professionali nel settore bancario. Tale valutazione dovrà porre particolarmente l'accento sull'impatto delle loro decisioni sulla gestione delle banche.

5.   Quali cambiamenti per il settore bancario in Europa?

5.1

Le banche sono attualmente sottoposte a una forte pressione, in quanto esse devono ridefinire il loro modello d'impresa in seguito all'applicazione di nuove regolamentazioni. Gli effetti combinati delle norme in vigore e di una congiuntura economica e finanziaria difficile hanno provocato:

un rafforzamento della struttura di capitale di tutti gli istituti finanziari, che per la maggior parte già rispettano il tier one; essi tenderanno a ridurre le loro dimensioni per diventare più solidi (fonte: Evolving Banking Regulations, a Long Journey ahead - The Outlook for 2012, studio pubblicato dalla KPMG nel dicembre 2011).

con le regole di Basilea III e l'obbligo di rispettare i coefficienti di liquidità a più di 30 giorni (NSFR) e il coefficiente di liquidità a meno di 30 giorni (LCR), un aumento del fabbisogno di fondi propri e la necessità di mantenere eccessi di liquidità, che in certi casi possono arrivare fino a quattro volte il fabbisogno minimo di liquidità delle banche. Queste misure avranno un impatto negativo sui risultati finanziari e provocheranno la riduzione del bilancio delle banche;

una difficoltà a sviluppare il credito nei periodi di crescita economica a causa del counter-cyclical capital buffer (riserva di capitale anticiclica). Malgrado la forte domanda di credito, le banche dovranno far fronte all'aumento dei coefficienti di adeguatezza patrimoniale. I portafogli crediti dovranno mantenere questa riserva su richiesta delle autorità di vigilanza. La riserva di liquidità fissata dalle autorità nazionali di vigilanza può andare fino al 2,5 % dei requisiti patrimoniali.

5.2

Tutto ciò comporta:

5.2.1

una diminuzione sensibile del rendimento medio (ROE) del settore bancario, che va dal 10 % fino al 30 % nei casi estremi, e ciò limita l'interesse degli investitori per il settore bancario e provoca una diminuzione della capitalizzazione delle banche europee;

5.2.2

una riduzione dei finanziamenti alle imprese e agli enti pubblici e a un aumento del costo del credito, in particolare del credito alle PMI, spesso considerate imprese a più alto rischio che non presentano garanzie o cofinanziamenti sufficienti;

5.2.3

una possibile riduzione del credito a lungo termine, derivante dall'introduzione, a partire dal 2018, del coefficiente di liquidità a lungo termine (NSFR) e dell'indice di leva finanziaria. Questa situazione rischia di avere un'influenza negativa sul finanziamento degli investimenti infrastrutturali;

5.2.4

l'obbligo di valutare meglio la redditività dei fondi propri e di gestire meglio i rischi. Le banche dovranno elaborare le loro previsioni di vendita e le loro strategie di sviluppo di prodotti e portafogli bancari tenendo conto della redditività e valutando la capacità di assorbimento dei fondi propri;

5.2.5

le banche rischiano di sostenere costi molto alti in termini di revisione contabile ("audit") e rendicontazione ("reporting") per rispettare le nuove regolamentazioni e conformarsi alle richieste della autorità nazionali e internazionali di controllo; ciò avrà un impatto sull'organizzazione della banca, e comporterà cambiamenti strutturali;

5.2.6

l'erogazione del credito sarà limitata nei settori con una ponderazione dei rischi privilegiata. Inoltre, la creazione di un indice di leva finanziaria (leverage ratio) può causare nel lungo termine una restrizione del finanziamento agli Stati, agli enti territoriali o ad altri settori che beneficiano di una ponderazione dei rischi privilegiata;

5.2.7

per effetto dell'aumento del costo del credito, è possibile che parte delle attività venga trasferita verso istituti che non sono soggetti a queste regole. Ciò favorisce lo sviluppo di istituti parabancari, che concedono prestiti ai privati a tassi molto elevati e la cui attività non è soggetta a una vigilanza così severa come quella prevista per le banche.

5.3

Le nuove regole si applicano indistintamente a tutti gli istituti bancari, siano essi grandi o piccoli. Esse potranno rivelarsi inadatte a taluni paesi, come i nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale, che presentano un alto tasso di crescita.

In questi paesi le nuove regolamentazioni potrebbero limitare gli investimenti. Le banche di questi paesi sono molto spesso in mano a gruppi multinazionali e gli azionisti del paese interessato sono in minoranza. Le società madri possono rimpatriare una parte sostanziale dei capitali delle loro filiali per rispondere alle regolamentazioni a livello globale. Private di una parte consistente dei loro fondi, le filiali limiteranno il loro contributo al finanziamento dell'economia locale. Il CESE ricorda che la libera circolazione dei capitali è garantita a livello europeo, mentre la sicurezza dei depositi e la solvibilità delle banche rientrano nella sfera di competenza delle autorità nazionali.

5.4

Il mercato del credito è diverso da uno Stato membro all'altro. Nei paesi in cui il credito si è sviluppato in misura insufficiente, un allineamento troppo rapido del livello di indebitamento può creare una bolla speculativa. Se le norme prudenziali sono attuate a livello europeo, le autorità nazionali non potranno intervenire abbastanza rapidamente. Occorre rafforzare le competenze dell'Autorità bancaria europea per accompagnare il processo di armonizzazione.

5.5

È necessario tener conto di certi modelli originali, come le banche cooperative - un settore sano e autonomo la cui profonda riforma, resa necessaria dalle nuove regole, non potrà prescindere da un periodo transitorio. Le banche cooperative sono una componente essenziale dello sviluppo locale ed agiscono nell'interesse dei loro soci - PMI, agricoltori, comuni e numerosi altri attori a livello locale - che sono al tempo stesso clienti depositanti e mutuatari.

5.6

Le grandi banche ricercheranno gli investimenti a rischio limitato e più redditizi; a ciò bisogna aggiungere i timori di una fiscalità più pesante e le perdite sul debito sovrano di certe passività.

5.7

È verosimile che il processo di concentrazione subisca un'accelerazione: le casse di risparmio e le banche cooperative possono contare su fonti di finanziamento "autonome", ma le banche che devono ricorrere al mercato per rifinanziarsi saranno obbligate a fondersi tra loro, con conseguenze negative per le PMI e i consumatori. Talune banche sono state acquistate e rivendute dopo lo smantellamento della loro rete locale o regionale. La concentrazione bancaria nazionale è stata elevata sia nei settori cooperativo e mutualista che nelle casse di risparmio.

5.8

Una minore redditività delle banche, dovuta tra l'altro a un costo di finanziamento maggiore, e i principi molto restrittivi che regolano la gestione della liquidità possono causare un aumento delle spese bancarie e dei tassi di interesse sugli investimenti a termine e sui conti privati della clientela.

5.9

Nel quadro delle nuove regolamentazioni, le banche accelerano le ristrutturazioni e ricorrono sempre più alle nuove tecnologie (banca online, sportello virtuale, utilizzo degli smartphone).

La combinazione tra l'utilizzo delle nuove tecnologie e la diversificazione dei prodotti commercializzati intensifica la riconfigurazione delle reti di agenzie con la diffusione degli sportelli senza manipolazione di contanti. Le agenzie tendono a diventare unicamente dei luoghi di consulenza e di vendita di prodotti finanziari. Al tempo stesso, questi nuovi strumenti per effettuare bonifici e pagamenti impongono di rendere più sicure le operazioni effettuate via Internet o tramite telefonia mobile mettendole al riparo dalla pirateria informatica.

5.10

Con il tempo, l'evoluzione dei canali di distribuzione porterà a un restringimento delle reti di agenzie e a una contrazione dell'occupazione. L'applicazione della direttiva CRD IV determinerà un aumento progressivo dei posti di lavoro nei reparti delle banche incaricati dell'IT e della gestione del rischio, a scapito degli altri reparti. È necessario sviluppare un dialogo sociale di qualità a tutti i livelli sulle questioni dell'occupazione e della formazione per ben gestire gli sviluppi in corso.

6.   Sviluppi futuri

6.1

Il Parlamento europeo ha adottato il principio di una tassa sulle transazioni finanziarie e la Commissione ne sta studiando l'attuazione; su questa tassa non c'è consenso tra gli Stati membri e le autorità statunitensi non la vedono di buon occhio. Poiché l'aliquota prevista è bassa, la tassa non dovrebbe rappresentare un onere insostenibile per le banche, né uno svantaggio per la competitività a livello mondiale. Come sottolineato da due pareri precedentemente adottati dal CESE (1), lo scopo di questa tassa è sia quello di fornire nuove entrate fiscali, in particolare per finanziare l'aiuto allo sviluppo, che quello di modificare il comportamento delle banche affinché privilegino il finanziamento dell'economia a medio e a lungo termine piuttosto che le operazioni speculative a brevissimo termine.

6.2

La separazione tra le attività bancarie al dettaglio e quelle di finanziamento e investimento è attualmente oggetto di studio su iniziativa del commissario Barnier. Viene quindi rimesso in discussione il modello della banca universale. Le alternative dibattute sono tre: la separazione totale, l'isolamento delle attività bancarie d'investimento e il divieto per le banche di investire a proprio nome. Alcuni esperti contestano questa idea, sostenendo che le banche universali garantiscono la profondità e la liquidità dei mercati e un finanziamento migliore dell'economia.

6.3

Lo scenario di sviluppo del mondo finanziario e del settore bancario è cambiato nel corso degli ultimi trent'anni: l'apertura dei mercati ha portato alla globalizzazione della finanza, che a sua volta ha contribuito allo sviluppo e alla moltiplicazione dei paradisi fiscali e normativi. La maggiore concorrenza a livello mondiale ha favorito la nascita di nuove forme di istituti finanziari - non soltanto bancari -, di nuovi prodotti e di nuovi servizi.

6.4

I grandi gruppi bancari hanno mostrato le debolezze e i limiti di una crescita che oltrepassa la possibilità di una buona governance. Essi tenderanno a ridurre le loro dimensioni per diventare più solidi, con una fluttuazione degli utili meno accentuata, più prevedibile, senza bonus esorbitanti. Essi concentreranno le loro attività sul core business, ovvero ricevere depositi e offrire crediti, limitando l'offerta di altri servizi e la loro espansione internazionale e concentrando le loro attività sui mercati che beneficiano di una crescita più forte, fatto che ne limiterà la redditività.

6.5

Per effetto delle nuove regolamentazioni, l'attribuzione dei premi e le prassi di remunerazione dei dirigenti saranno più responsabili e sottoposte a controlli più severi.

6.6

La vigilanza bancaria estesa a ogni tipo di impresa finanziaria permetterà di controllare l'attività degli istituti parabancari (del tipo shadow banking).

6.7

L'accesso alla professione bancaria deve essere disciplinato da regole vincolanti che consentano di selezionare personale con competenze tali da rassicurare clienti e investitori.

6.8

Quando gli aiuti di Stato e gli aiuti internazionali derivanti dalle crisi finanziarie cesseranno, il settore nel suo insieme probabilmente si svilupperà in linea con la congiuntura e con lo sviluppo delle nuove tecnologie, ma soprattutto seguendo le strategie tipiche di ogni impresa gestita correttamente. Le banche avranno il pesante compito di rimanere credibili quali finanziatori dell'economia reale e al tempo stesso dovranno fare fronte a costi di finanziamento maggiori e a una minore redditività.

Bruxelles, 12 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Parere CESE del 29 marzo 2012 in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio concernente un sistema comune d'imposta sulle transazioni finanziarie e recante modifica della direttiva 2008/7/CE (GU C 181 del 21.06.2012, pag. 55) e parere CESE del 15 luglio 2010 sul tema Tassa sulle operazioni finanziarie (parere d'iniziativa), (GU C 44 dell'11.2.2011, pag. 81).


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/12


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Piattaforme tecnologiche europee (PTE) e trasformazioni industriali» (parere d'iniziativa)

2012/C 299/03

Relatore: ZBOŘIL

Correlatore: GIBELLIERI

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 gennaio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Piattaforme tecnologiche europee (PTE) e trasformazioni industrial

(parere d'iniziativa).

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI), incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 138 voti favorevoli, 2 voti contrari e 1 astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1   Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) è consapevole che l'anticipazione delle trasformazioni industriali è un esercizio di previsione difficile ma necessario, basato su una serie di fattori che influenzano tali trasformazioni. Uno dei principali motori di cambiamento è il settore della ricerca e innovazione (R&I), e le PTE rappresentano gli indicatori principali.

1.2   Il CESE chiede alla Commissione europea (CE) di continuare a sostenere le attività delle PTE esistenti e di migliorare gli scambi sia tra di esse sia con le istituzioni europee competenti.

1.3   Il CESE riconosce che i settori industriali collegati alle PTE occupano una posizione centrale nella catena del valore: molte innovazioni dipendono dai processi fondamentali (il settore manifatturiero, le industrie di trasformazione, la silvicoltura, la robotica) e dai materiali di base (chimici, acciai, ecc.). Le innovazioni a livello di processi e di materiali in quanto tali hanno quindi un effetto catalizzante sull'innovazione europea.

1.4   Il CESE riconosce che le PTE stanno già affrontando delle sfide socioculturali. La loro estensione è tale da esercitare un notevole impatto sulla società in termini di crescita e di posti di lavoro a valore aggiunto. Le PTE offrono una risposta ad alcune importanti tematiche politiche (quali la bioeconomia, le materie prime e l'uso efficiente delle risorse).

1.5   Le PTE sono un esempio chiaro e concreto di approccio dal basso alla politica europea di ricerca e innovazione, con il coinvolgimento dell'industria e di altri importanti soggetti interessati durante tutte le fasi del processo di innovazione. Orizzonte 2020 necessita di questo tipo di approccio.

1.6   Il CESE raccomanda una più efficace attuazione del processo di semplificazione del quadro normativo della CE (anche per quanto riguarda la partecipazione a progetti UE), un maggiore impegno nella riduzione della frammentazione e della concorrenza tra iniziative istituzionali, un migliore coordinamento delle politiche e una maggiore visibilità in futuro a livello istituzionale, allo scopo di aumentare l'efficacia delle PTE.

1.6.1   Il CESE considera le PTE fondamentali per la promozione della "politica industriale" dell'UE. Esse ricevono importanti contributi e sono fortemente sostenute dal settore industriale, uno dei pilastri principali dell'economia dell'UE; sono promosse dall'industria, il che assicura la rilevanza a livello industriale delle loro iniziative. I contributi forniti dalle PTE interessano non solo le necessità di tecnologia e ricerca ma anche i trasferimenti di tecnologia.

1.6.2   Per quanto riguarda gli esempi esistenti (come ESTEP, PLATEA, ecc.), i sindacati e le altre parti interessate pertinenti dovrebbero essere maggiormente coinvolti nelle piattaforme tecnologiche europee (PTE), nazionali (PTN) e regionali (PTR) su base cooperativa permanente, in modo che possano essere affrontate le questioni sociali e socioculturali che rafforzano l'impatto delle rispettive agende strategiche di ricerca (ASR).

1.6.3   Le difficoltà relative al coinvolgimento delle PMI dovrebbero essere risolte tramite un costante raffronto con gli esempi di maggior successo, come avviene nel caso dell'impresa comune "Celle a combustibile e idrogeno" (FCH).

1.7   Le piattaforme nazionali e regionali corrispondenti rispecchiano la struttura delle PTE a livello di Stati membri (SM). Il coordinamento e l'armonizzazione dei programmi di R&I nazionali e regionali dovrebbero essere migliorati attraverso una più stretta cooperazione con le PTE.

1.8   Le PTE possono recare un importante contributo all'attuazione delle politiche europee. Sono state definite priorità specifiche per diffondere l'innovazione nel settore pubblico e in quello privato: Industrie di trasformazione sostenibili attraverso le risorse e l'efficienza energetica (SPIRE), Partenariati pubblico-privati nella bioindustria (Biobased for Growth), Partenariati europei per l'innovazione sulle risorse idriche, le materie prime, le città intelligenti (congiuntamente con il piano SET, ovvero Piano strategico europeo per le tecnologie energetiche) e Iniziativa di ricerca industriale sui materiali energetici (EMIRI). Questo rafforzamento della cooperazione intersettoriale e del coordinamento attraverso le PTE gioverà alla società europea.

1.9   Il CESE invita le istituzioni dell'UE ad operare per migliorare la cooperazione internazionale, al fine di attrarre competenze globali avanzate nell'interesse dello sfruttamento e della commercializzazione nell'UE.

1.10   L'accesso complementare alla specializzazione intelligente – Dovrebbe essere incoraggiata e favorita la concessione di fondi strutturali a livello nazionale e regionale per le PTN.

1.11   Il ruolo delle PTE nel fornire soluzioni riguardanti le sfide socioculturali assumerà un profilo più elevato grazie all'azione in materia di innovazione, oltre che di ricerca. Si tratta di un elemento essenziale per sostenere il benessere e la prosperità in Europa.

1.12   Il CESE apprezza il ruolo delle PTE come collegamento con gli strumenti dell'innovazione a livello della domanda che integrano le azioni di R&I e accelerano la diffusione sul mercato. Le PTE svolgono un ruolo strategico anche per la diffusione dei risultati della R&I. Il Comitato raccomanda di aumentare il ricorso alle azioni di coordinamento/sostegno per promuovere collaborazioni nella catena del valore.

1.13   I processi di fabbricazione e le attività di ricerca e innovazione connesse con la fabbricazione stanno perdendo la loro attrattiva socioculturale nei confronti dei cittadini e in particolare dei giovani. Questo fenomeno, che è anche una conseguenza della delocalizzazione delle attività di produzione al di fuori dell'Europa, provoca, a causa di un circolo vizioso, ulteriori delocalizzazioni. Il CESE si attende che le PTE siano in grado di contribuire ad aumentare la consapevolezza dell'importanza dei diversi processi di produzione industriale.

1.14   Le PTE possono risentire del declino dell'industria europea. Il settore industriale dell'UE sta infatti perdendo la sua posizione leadership mondiale e dimostra al tempo stesso uno scarso livello di assunzione del rischio e una mancanza di imprenditorialità rispetto ad altre aree del mondo.

1.15   Le attività di istruzione, apprendimento e formazione incentrate sulla persona dovrebbero continuare ed essere rafforzate nel quadro delle PTE, come elementi strategici delle piattaforme. Dovrebbero pertanto essere creati, in forma permanente, stretti contatti con i rispettivi comitati europei di dialogo sociale settoriale e il Consiglio Occupazione, politica sociale, salute e consumatori (EPSCO).

1.16   Le PTE possono inoltre esercitare un impatto consistente sulle tematiche sociali e socioculturali, soprattutto in termini di riorientamento dei sistemi di pubblica istruzione e di istruzione e formazione professionale verso le esigenze dei settori di produzione e trasformazione europei. Dovrebbe essere compiuto un importante sforzo di formazione e riqualificazione, per preparare lavoratori in grado di utilizzare le nuove tecnologie di processo e i nuovi prodotti derivanti dalle attività di ricerca e innovazione. Soltanto il personale qualificato e assunto in maniera stabile sarà infatti capace di operare con le nuove tecnologie di alto livello.

2.   Istituzione e storia delle PTE

2.1   Nel marzo 2003, il Consiglio europeo aveva chiesto il rafforzamento dello spazio europeo della ricerca mediante la creazione di piattaforme tecnologiche europee che raggruppassero il know-how tecnologico, le industrie, gli organismi di regolamentazione e le istituzioni finanziarie.

2.2   Le PTE sono state istituite come forum industriali delle parti interessate, con il compito di definire obiettivi a medio e lungo termine in materia di ricerca e tecnologica e di sviluppare tabelle di marcia. Il loro scopo era contribuire ad aumentare le sinergie tra i diversi attori della ricerca e a definire le priorità in diversi settori tecnologici per il conseguimento della crescita, della competitività e della sostenibilità nell'UE.

2.3   La Commissione europea ha sostenuto lo sviluppo delle PTE ed ha svolto il ruolo di facilitatore. Partecipa adesso in qualità di osservatore e si impegna a promuovere il dialogo strutturato sulle priorità in materia di ricerca. Non è titolare delle PTE, che sono infatti organizzazioni indipendenti, né le gestisce. Il suo sito web Cordis, la newsletter delle PTE e i seminari periodici dei direttori delle PTE facilitano il flusso di comunicazione.

2.4   Alcune PTE sono reti libere che si riuniscono in incontri annuali, mentre altre sono inquadrate giuridicamente e prevedono quote di adesione. Tutte le PTE hanno riunito le parti interessate, hanno concordato un approccio comune e hanno stabilito un'agenda strategica di ricerca (ASR). Essendo sviluppate mediante il dialogo tra ricercatori industriali e pubblici e rappresentanti dei governi nazionali, le PTE contribuiscono anche alla formazione del consenso e ad assicurare una più efficiente armonizzazione degli investimenti.

2.5   Le PTE promuovono lo sviluppo di partenariati pubblico-privati (PPP) efficaci, contribuendo in maniera significativa allo sviluppo di uno spazio europeo della ricerca e della conoscenza per la crescita. Tali PPP possono affrontare le sfide tecnologiche che potrebbero rivelarsi essenziali per lo sviluppo sostenibile, la più efficace prestazione dei servizi pubblici e la ristrutturazione dei settori industriali tradizionali.

3.   PTE e trasformazioni industriali

3.1   Le trasformazioni industriali (1) sono un processo in continua evoluzione, influenzato da diversi fattori quali le tendenze dei mercati, i cambiamenti organizzativi, sociali, socioculturali e strutturali, nonché l'innovazione tecnica nei processi di produzione e nei prodotti.

3.2   Anche l'innovazione è un processo continuo, ed è uno dei principali fattori che influenzano le trasformazioni industriali attraverso un costante trasferimento di nuovi dati scientifici alla catena di produzione reale, nonché il principale propulsore della competitività globale dei settori della trasformazione e dei servizi nell'UE.

3.3   Per quanto riguarda il processo di innovazione, particolare attenzione dovrebbe essere rivolta al modo in cui limitate risorse finanziarie vengono utilizzate in Europa. Le PTE sono già un potente strumento e potrebbero rappresentare una soluzione concreta per l'innovazione e l'attuazione della politica industriale.

3.4   La natura e il contenuto intrinseco delle trasformazioni industriali sono influenzati soprattutto dall'innovazione e le PTE rappresentano sempre più spesso proprio quei contesti fisici in cui nasce l'innovazione. Le PTE sono orientate verso le applicazioni pratiche industriali che hanno un impatto su processi di produzione, prodotti, organizzazione del lavoro e condizioni sul posto di lavoro.

3.5   Le istituzioni europee raccomandano una partecipazione equilibrata di tutte le parti interessate nelle PTE. In particolare sarebbe auspicabile che le istituzioni europee sostenessero, con tutti i mezzi praticabili, le PMI o i soggetti associati nella ricerca economica in forma societaria, ad esempio nell'ambito di una cooperativa della conoscenza, per consentire a queste imprese europee particolarmente popolari di partecipare attivamente alle piattaforme. I costi delle piattaforme rappresentano un ostacolo al coinvolgimento di PMI e di università nelle attività di ricerca.

3.6   Tenuto conto dell'importanza e della dimensione delle PTE nel contesto dell'UE, come organi istituiti su base volontaria, aperti a tutte le parti interessate, è essenziale riconoscere loro il ruolo di potenti strumenti per l'attuazione della politica dell'UE.

3.7   La transizione verso attività di produzione di beni e di prestazione di servizi più sostenibili nell'UE e l'attuazione della strategia Europa 2020 saranno fortemente condizionate dall'effettiva innovazione che le PTE riusciranno a garantire nel prossimo decennio.

3.8   Risultati effettivi e concreti in termini di innovazione e trasformazione industriale potrebbero essere conseguiti attraverso la progettazione contestuale di processi/prodotti innovativi e lo sviluppo delle competenze e dei sistemi di organizzazione del lavoro necessari per una completa applicazione alle attività di produzione di beni e di prestazione di servizi.

3.9   Alcune PTE sono organizzate per tenere conto, fin dall'inizio, degli aspetti sociali del processo di innovazione e per inserire, nelle loro agende strategiche di ricerca, attività collegate alle future necessità di risorse umane, spesso in stretto contatto con i rispettivi comitati europei di dialogo sociale settoriale, con i quali si scambiano anche informazioni.

3.10   Tenuto conto della sua composizione e dei forti legami con i principali settori dell'UE, la CCMI del CESE ha analizzato la situazione dei diversi settori industriali e ha fornito raccomandazioni alle altre istituzioni dell'UE e agli Stati membri, attraverso questo processo non burocratico e dal basso verso l'alto. L'obiettivo è contribuire all'attuazione della politica industriale dell'UE e a una trasformazione industriale auspicabile.

4.   Ruolo delle PTE per la ricerca e l'innovazione (R&I)

La Commissione europea ha sviluppato e attuato una serie di iniziative per rafforzare le PTE e gli interventi dell'industria e per varare politiche incentrate sulle tecnologie.

4.1   Le iniziative tecnologiche congiunte (ITC) sono uno strumento utile per l'attuazione delle agende strategiche di ricerca per un numero limitato di PTE. In poche PTE, l'entità e la portata degli obiettivi sono tali da non rendere sufficienti i normali strumenti del programma quadro di R&I. Per un'efficace attuazione occorre invece un meccanismo dedicato in grado di assicurare la guida e il coordinamento necessari per conseguire gli obiettivi in materia di ricerca. Per soddisfare tali esigenze è stato sviluppato il concetto di ITC.

4.2   Nel marzo 2009 si sono incontrati l'ex commissario europeo per la Scienza e la ricerca e alcuni rappresentanti di alto livello dell'industria, per valutare i progressi conseguiti e discutere delle priorità relative all'attuazione di nuovi strumenti di ricerca dei partenariati pubblico-privati (PPP). Tali priorità e strumenti sono stati utilizzati per le iniziative Fabbriche del futuro, Edifici efficienti sul piano energetico e Automobili verdi, incluse nel piano europeo di ripresa economica adottato nel novembre 2008.

4.3   I tre PPP rappresentano un potente strumento per potenziare le attività di ricerca in tre grandi settori industriali (automobilistico, edile e manifatturiero) che hanno particolarmente risentito della crisi economica e nei quali l'innovazione può contribuire in modo significativo a sviluppare un'economia più verde e più sostenibile.

4.4   Il piano SET adottato dall'UE nel 2008 rappresenta un primo passo verso la definizione di una politica dell'UE in materia di tecnologie energetiche. Si tratta di uno strumento di ausilio al processo decisionale per la politica energetica dell'UE, finalizzato al conseguimento dei seguenti obiettivi:

accelerare lo sviluppo delle conoscenze e il trasferimento e la diffusione delle tecnologie;

mantenere la leadership industriale dell'UE in materia di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio;

sviluppare le conoscenze scientifiche per la trasformazione delle tecnologie energetiche, allo scopo di raggiungere gli obiettivi 2020 in materia di cambiamenti climatici ed energia;

contribuire alla transizione a livello mondiale verso un'economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050.

L'attuazione del piano SET è iniziata con il varo delle iniziative industriali europee che riuniscono l'industria, la comunità della ricerca, gli Stati membri e la Commissione in PPP a rischio ripartito. Parallelamente, l'Alleanza europea per la ricerca nel settore dell’energia (EERA) sta lavorando dal 2008 per allineare le attività di R&S delle organizzazioni di ricerca individuali alle esigenze delle priorità del piano SET, e per stabilire un programma quadro comune a livello UE.

4.5   L'iniziativa sui mercati guida (LMI) dell'UE mira a sostenere sei importanti settori con azioni intese a ridurre gli ostacoli all'immissione sul mercato di nuovi prodotti o servizi. La Commissione, gli Stati membri e l'industria collaborano alla realizzazione dei piani d'azione. Gli strumenti della politica intervengono nei seguenti ambiti: regolamentazione, appalti pubblici, normalizzazione e attività di sostegno. La LMI è incentrata sui seguenti mercati: eHealth (sanità elettronica), tessili di protezione, costruzione sostenibile, riciclaggio, bioprodotti ed energie rinnovabili.

5.   PTE: risultati dell’analisi SWOT (punti di forza, punti deboli, opportunità e minacce)

5.1   Se si tiene conto del mero numero delle PTE attualmente esistenti, risulta evidente che i livelli dei risultati (prestazioni) da loro conseguiti sono stati difformi in passato e continueranno ad esserlo anche in futuro. Il CESE ha quindi effettuato un'analisi iniziale volta a individuare i principali propulsori dell'eccellenza (punti di forza e opportunità) e, aspetto ancora più importante, i principali ostacoli (punti deboli e minacce).

5.2   Punti di forza

Le PTE riuniscono tutte le parti interessate: centri di ricerca e atenei, industria (soggetti di primaria importanza e PMI), produttori di impianti, organizzazioni senza scopo di lucro ma anche commerciali, associazioni, unioni ed enti pubblici.

Nella piattaforma vi è una chiara identificazione dei "ruoli" e della gerarchia nel settore. Le parti interessate condividono una visione comune, una tabella di marcia e un piano di attuazione.

Le PTE ricevono importanti contributi e sono fortemente sostenute dal settore industriale, uno dei pilastri principali dell'economia dell'UE. Inoltre sono promosse dall'industria, il che assicura la rilevanza a livello industriale delle loro iniziative. I contributi forniti dalle PTE interessano non solo le necessità di tecnologia e ricerca ma anche i trasferimenti di tecnologia.

Le PTE hanno una struttura di gestione snella e sono flessibili: mobilitano "forze" e riuniscono risorse.

I settori industriali collegati alle PTE occupano una posizione centrale nella catena del valore: molte innovazioni dipendono dai processi fondamentali (il settore manifatturiero, le industrie di trasformazione, la silvicoltura e la robotica sono solo alcuni esempi) e dai materiali di base (chimici e acciai). Le innovazioni a livello di processi e di materiali in quanto tali hanno quindi un effetto catalitico sull'innovazione nell'UE.

Le PTE stanno già affrontando le sfide socioculturali. Esse coprono un'area la cui estensione è tale da esercitare un notevole impatto sulla società in termini di crescita e di posti di lavoro a valore aggiunto. Le PTE offrono una risposta ad alcune importanti tematiche politiche (quali la bioeconomia, le materie prime e l'uso efficiente delle risorse).

Alcune PTE hanno già creato piattaforme nazionali e regionali, in tutti i paesi dell'UE.

L'istruzione viene considerata quale elemento strategico delle piattaforme.

Sono già operativi diversi strumenti di attuazione (PPP, cluster, ecc.) nati dalle PTE esistenti.

5.3   Punti deboli

Le PTE dovrebbero ragionare in termini strategici, evitando di trasformarsi in un gruppo di pressione ristretto e di perdere concentrazione. Le PTE potrebbero risentire della presenza di doppioni o dell'eccessiva frammentazione dell'attività.

In alcuni casi i "soggetti di primaria importanza" esercitano un effetto dominante sull'azione delle PTE.

Non è semplice riconoscere e attribuire innovazioni e applicazioni finali alle PTE:

la visibilità delle PTE è ancora ridotta, sia nel settore pubblico che in quello privato,

le ONG non sono interessate a partecipare,

i gruppi specchio degli Stati membri (PTN e PTR) non hanno generalmente avuto una buona riuscita.

Occorrono maggiori sforzi per generare una prospettiva multisettoriale in grado di armonizzare gli interessi delle parti interessate e la loro interazione.

Le PTE dovrebbero migliorare la loro comunicazione nonché la diffusione dei risultati.

5.4   Opportunità

Le PTE sono fondamentali per la promozione della "politica industriale" dell'UE. Le PTN e PTR corrispondenti rispecchiano la struttura delle PTE a livello di SM, migliorando il coordinamento e l'efficacia delle piattaforme. Il coordinamento e l'armonizzazione dei programmi di R&I europei, nazionali e regionali dovrebbero essere migliorati in collaborazione con le PTE.

Il ruolo di fornitore di soluzioni delle PTE riguardo alle sfide socioculturali assumerà un profilo più elevato alla luce della strategia rafforzata e allargata all'innovazione oltre che alla ricerca.

Sono state definite priorità specifiche per diffondere l'innovazione nel settore pubblico e in quello privato: Industrie di trasformazione sostenibili attraverso le risorse e l'efficienza energetica (SPIRE), PPP nella biondustria, Partenariati europei per l'innovazione sulle risorse idriche, le materie prime, le città intelligenti (congiuntamente con il piano SET e l'Iniziativa di ricerca industriale sui materiali energetici EMIRI).

Le PTE raccomandano alla CE di aumentare il ricorso alle azioni di coordinamento/sostegno per promuovere collaborazioni nella catena del valore e migliorare gli sforzi di semplificazione. Il miglioramento della cooperazione internazionale e l'attrazione delle migliori conoscenze mondiali per lo sfruttamento e la commercializzazione nell'UE potrebbero contribuire in maniera significativa all'attività delle PTE.

Le PTE dovrebbero collegare gli strumenti dell'innovazione a livello della domanda per integrare le azioni di ricerca allo scopo di accelerare la diffusione sul mercato.

Le PTE potrebbero aumentare il livello di consapevolezza circa l'importanza dei diversi processi di produzione industriale per sostenere il benessere e la prosperità in Europa.

Le attività di istruzione, apprendimento e formazione incentrate sulla persona dovrebbero continuare nel quadro delle PTE.

5.5   Minacce

Le PTE lamentano una carenza di risorse finanziarie per la gestione delle piattaforme.

Le PTE possono risentire del declino dell'industria europea. Il settore industriale dell'UE sta infatti perdendo la sua posizione leadership mondiale e risente in generale di uno scarso livello di assunzione del rischio e di una mancanza di riconoscimento dell'imprenditorialità rispetto ad altre aree del mondo.

Una più efficace attuazione del processo di semplificazione del quadro normativo dell'UE (anche per quanto riguarda la partecipazione a progetti UE), un maggiore impegno nella riduzione della frammentazione e della concorrenza tra iniziative istituzionali, un migliore coordinamento delle politiche e una maggiore visibilità in futuro a livello istituzionale, potrebbero aumentare l'efficacia delle PTE.

I processi di fabbricazione e le attività di R&I connesse con la fabbricazione stanno perdendo la loro capacità di attrattiva socioculturale nei confronti dei cittadini e in particolare dei giovani, anche a seguito della delocalizzazione delle attività di produzione al di fuori dell'Europa.

6.   Cooperazione tra le PTE e tra le PTE e la Commissione europea

Dopo aver contribuito attivamente all'attuazione del Settimo programma quadro dell'UE per la R&I, le PTE stanno attualmente fornendo informazioni e proposte per i lavori in corso in vista dell'elaborazione di Orizzonte 2020, per renderlo compatibile con le reali esigenze della società europea, e in particolare con quelle del settore manifatturiero e dei servizi.

6.1   Orizzonte 2020

6.1.1   Orizzonte 2020 è lo strumento che attua l'iniziativa faro della strategia Europa 2020 dal titolo Unione dell'innovazione, volta a garantire la competitività dell'UE a livello mondiale. Riferito al periodo 2014-2020, ha una dotazione di 80 miliardi di euro e fa parte dello sforzo compiuto per creare nuova crescita e nuovi posti di lavoro in Europa. Orizzonte 2020 perseguirà i seguenti obiettivi:

rafforzare la posizione dell'UE nel settore scientifico;

rafforzare la leadership industriale nell'innovazione. Questo obiettivo richiede importanti investimenti nelle tecnologie chiave, un più ampio accesso al capitale e il sostegno alle PMI;

contribuire a risolvere le principali preoccupazioni condivise da tutti gli europei, che riguardano, tra l'altro, le seguenti tematiche: cambiamenti climatici, sviluppo di una mobilità e di un sistema di trasporto sostenibili.

6.1.2   Orizzonte 2020 affronterà le sfide socioculturali contribuendo a colmare il divario tra ricerca e mercato. Questo approccio orientato al mercato prevede la creazione di partenariati con il settore privato e gli Stati membri.

6.1.3   Orizzonte 2020 sarà integrato con altre misure per progettare e sviluppare lo Spazio europeo della ricerca entro il 2014. Tali misure avranno come obiettivo l'eliminazione degli ostacoli alla creazione di un autentico mercato unico della conoscenza e della R&I.

6.2   Europa 2020

6.2.1   Europa 2020 è la strategia di crescita dell'UE per il prossimo decennio. L'UE dovrebbe diventare un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva. Queste tre priorità, che si rafforzano a vicenda, dovrebbero aiutare l'UE e gli SM a conseguire alti livelli di occupazione, produttività e coesione sociale.

6.2.2   Concretamente, l'UE ha fissato cinque obiettivi ambiziosi (in materia di occupazione, innovazione, istruzione, inclusione sociale, energia e cambiamenti climatici) da realizzare entro il 2020. Ciascuno SM ha adottato i propri obiettivi nazionali in ognuno di questi settori. La strategia è sostenuta da azioni concrete a livello UE e nazionale.

6.3   Ruolo futuro delle PTE

6.3.1   Si prevede che il ruolo delle PTE resti invariato in futuro. Le PTE potrebbero inoltre sostenere l'attuazione degli strumenti della Commissione europea, alcuni dei quali sono già stati collaudati nel Settimo programma quadro. Ci si attende che la Commissione europea utilizzi una più ampia gamma (anche se in numero limitato) di strumenti di attuazione in Orizzonte 2020, come i PPP e le iniziative tecnologiche congiunte (ITC).

6.3.2   Vi è un forte impegno da parte dell'industria e della più ampia comunità delle parti direttamente interessate a sostenere l'attuazione degli strumenti sopramenzionati. Ne sono un esempio i Partenariati pubblico-privati nella bioindustria (Biobased for Growth), le Industrie di trasformazione sostenibili attraverso le risorse e l'efficienza energetica, l'Iniziativa di ricerca industriale sui materiali energetici (EMIRI), e la Ricerca per le future reti infrastrutturali in Europa (reFINE).

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Parere del CESE Le trasformazioni industriali: situazione attuale e prospettive future - un approccio globale, GU C 010, del 14.1.2004, pagg. 105-113.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/17


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Necessità di un'industria europea della difesa: aspetti industriali, innovativi e sociali» (parere d'iniziativa)

2012/C 299/04

Relatore: VAN IERSEL

Correlatrice: HRUŠECKÁ

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 gennaio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Necessità di un'industria europea della difesa: aspetti industriali, innovativi e sociali.

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 132 voti favorevoli, 1 voto contrario e 9 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il mondo è soggetto a una rapida evoluzione geopolitica. La posizione dominante del mondo occidentale viene messa in discussione sia economicamente che politicamente. Mentre in tutta l'Unione europea vengono ridotte le dotazioni destinate alla difesa, in altri paesi, tra cui Cina, India, Brasile e Russia, la spesa in tale settore invece aumenta. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) invita pertanto il Consiglio e la Commissione europea a compiere una valutazione complessiva degli aspetti determinanti del ruolo e della posizione dell'UE nel mondo, che possa condurre a un aggiornamento convincente della politica estera, di sicurezza e di difesa europea.

1.2

La politica di difesa viene declinata in funzione degli interessi strategici dei paesi, delle minacce percepite e degli obiettivi politici, che in Europa sono definiti soprattutto in termini nazionali. Approcci obsoleti contribuiscono manifestamente ad accrescere la frammentazione, le lacune, la sovraccapacità e la mancanza di interoperabilità nelle capacità di difesa europee. Le ragioni a favore di un miglioramento sono preponderanti: tutto dipende dalla volontà politica. La questione è stata già argomentata in maniera convincente nel 1986! (1) Ora la questione si impone in modo ancora più pressante, dal punto di vista politico, economico e della difesa. Il CESE sollecita il Consiglio a lavorare seriamente all'opzione di uno scudo protettivo per l'UE.

1.3

La politica di sicurezza e difesa dovrebbe accrescere l'autostima dell'UE e degli Stati membri, e ispirare fiducia nella società e nell'opinione pubblica, nei militari adeguatamente equipaggiati, nelle imprese e nei lavoratori del settore. I cittadini dell'UE hanno diritto ad essere protetti adeguatamente. Cresce l'esigenza di armamenti europei in grado di far fronte alle esigenze future. In questo senso le pratiche condotte isolatamente dagli Stati membri sono assolutamente insufficienti, oltre a rappresentare uno spreco di denaro pubblico.

1.4

In linea con le politiche e le prassi adottate attualmente dagli Stati Uniti e da altri attori mondiali (emergenti) e data la responsabilità esclusiva dei governi in fatto di protezione dei cittadini e di garanzia della sicurezza, il CESE sottolinea l'esigenza di definire gli interessi strategici europei nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) (2). In ultima analisi, il triangolo composto da affari esteri e sicurezza, politica di difesa e capacità industriali è indivisibile, in quanto sostiene la posizione dell'Europa nel mondo, i suoi interessi economici e politici, nonché valori come i diritti dell'uomo e la democrazia. Il Servizio europeo per l'azione esterna dovrebbe essere coinvolto in prima persona.

1.5

Il CESE sottolinea che, se l'Europa intende mantenere una solida industria della sicurezza e della difesa creando una massa critica per garantire efficacia ed efficienza dei costi, è necessario un cambiamento radicale a livello di mentalità e di politiche, che dovranno garantire un futuro stabile e prevedibile per le forze armate europee, in linea con il peso economico e tecnologico dell'Europa. Di fronte alle notevoli differenze esistenti tra Stati membri, i principali paesi produttori assumono una responsabilità primaria in questo senso.

1.6

Il CESE ritiene che vi siano argomentazioni convincenti a favore del rafforzamento della pianificazione e del coordinamento attivo a livello dell'UE:

si tratta di un settore complesso e ad alto coefficiente di conoscenze, che richiede una pianificazione a lungo termine;

nonostante la privatizzazione, i governi hanno interessi importanti nell'industria della difesa in quanto clienti, regolatori e fornitori di licenze di esportazione;

la presenza di lacune nella struttura attuale e (severi) vincoli di bilancio richiedono un adeguamento sistematico, invece degli attuali approcci frammentari che minano la credibilità esterna e interna;

bisognerebbe assicurare un efficace coordinamento tra i principali paesi produttori e i paesi che producono meno o non producono affatto, al fine di promuovere gli acquisti di armamenti in Europa e utilizzare tutte le conoscenze disponibili, nonché le grandi società e le PMI di tutto il continente;

infine, una buona resa dell'industria europea a livello mondiale dipenderà dallo sviluppo di un mercato interno stabile in Europa.

1.7

Oltre alle azioni condotte dall'Agenzia europea per la difesa (AED) e al pacchetto difesa del 2007 (3), il CESE raccomanda l'adozione di una politica industriale europea ben strutturata per il settore della difesa con le sue caratteristiche specifiche in termini di esigenze dei governi e di fondi pubblici. Nel quadro di Europa 2020, questa politica industriale deve basarsi su competenze nazionali ed europee condivise - con la presenza dell'AED e della Commissione quali partner a pieno titolo - nonché su consultazioni con l'industria della difesa e con altri diretti interessati, tra cui le parti sociali, nonché sulla necessità di un dialogo sociale ben organizzato.

1.8

Le politiche e i finanziamenti dell'UE dovrebbero collegare gli investimenti UE con quelli nazionali, contribuendo così a una riduzione della frammentazione e della duplicazione della spesa pubblica, e a un incremento della qualità e dell'interoperabilità.

1.9

Una R&S al passo con i tempi svolge un ruolo essenziale al fine dello sviluppo di armamenti di "nuova generazione" che sono estremamente necessari. Queste attività di R&S non possono essere esclusivamente appannaggio dell'industria. La responsabilità principale ricade infatti sui governi. Pertanto la R&S è estremamente vulnerabile agli attuali tagli di bilancio. Il Consiglio e le parti interessate dovrebbero individuare e avviare al più presto programmi di ricerca che aiutino l'industria europea ad affrontare rapporti di dipendenza - tutt'altro che opportuni - da altri paesi. La tecnologia a duplice impiego rappresenta una necessità. Il programma di R&S dell'UE dovrebbe fornire un sostegno in tal senso, garantendo un'efficace cooperazione transfrontaliera in materia.

1.10

Occorre per quanto possibile programmare un potenziamento ulteriore della base tecnologica e industriale della difesa europea (European Defence Technological and Industrial Base, EDITB). A tal fine si rendono necessarie misure adeguate a livello UE (4).

1.11

Si rende altresì necessario un più stretto coordinamento tra la Commissione, l'AED ed altre parti direttamente interessate dell'UE. L'impegno ribadito dal Presidente della Commissione Jose Manuel Barroso (5), dal vicepresidente Antonio Tajani e dal commissario Barnier, nonché l'istituzione della task force Politica europea in materia di sicurezza e di difesa giungono al momento più opportuno. Il CESE accoglie altresì con favore la lungimirante risoluzione del Parlamento europeo sulla difesa europea e l'ampio ventaglio di aspetti in gioco (6).

1.12

In questo stesso spirito e con l'intento di potenziare l'iniziativa della sopraccitata task force, il CESE chiede alla Commissione di sollevare pubblicamente tali questioni. La Commissione dovrebbe inoltre cercare di fornire elementi di risposta adeguati ai risultati che emergono dalle differenze nelle capacità industriali e tecnologiche fra gli Stati membri, così come dalle discrepanze nei livelli d'investimento in generale nel campo della ricerca e della difesa.

2.   Introduzione

2.1

L'articolo 42 del Trattato sull'Unione europea sancisce che la PSDC costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune. Il terzo paragrafo dello stesso articolo aggiunge che gli Stati membri mettono a disposizione dell'Unione capacità militari per l'attuazione di tale politica. Dal 2005 l'AED opera per rafforzare la base tecnologica e industriale della difesa europea e per equipaggiare meglio i soldati. I progressi su questo fronte, tuttavia, sono molto limitati.

2.2

Il completamento del mercato interno e un efficace coordinamento finanziario rappresentano attualmente una priorità assoluta, nonché due obiettivi a cui la strategia Europa 2020 garantisce un forte sostegno. I significativi passi in avanti compiuti in quest’ambito dovrebbero servire da modello per nuovi progressi anche nel settore della difesa europea.

2.3

Eppure non si registra alcuna evoluzione della stessa portata nel settore della difesa. Il patto militare tra Francia e Regno Unito del 1998 sembrava in grado di introdurre un cambio di mentalità e segnare un nuovo inizio. Lo stesso spirito di stretta cooperazione nel settore della difesa si manifestava anche con la creazione della Società di aerospazio e difesa (European Aeronautic Defence and Space Company, EADS) nel 2003. Tuttavia, a questi eventi non è seguita nessuna iniziativa di consolidamento. È significativo che i paesi della lettera di intenti (LoI) (il gruppo di paesi con capacità di produzione considerevoli nel settore industriale della difesa, composto da Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna e Svezia) non abbiano ancora presentato nessuna proposta realistica di razionalizzazione o consolidamento, contrariamente alle intenzioni precedenti.

2.4

Il ristagno a cui si assiste ha portato ad adottare approcci compartimentati per ciascuno Stato membro e a porre l'accento sulla produzione nazionale: si nota una certa tendenza alla rinazionalizzazione. Tutte le società industriali con sede in Europa si focalizzano sui mercati d'esportazione. Non esiste un'impostazione strategica comune, né tra i governi, né tra i partner industriali.

2.5

Nel frattempo, i mercati potenziali dovranno affrontare un numero sempre crescente di nuove sfide, ad esempio quella, molto rilevante, posta dallo sviluppo degli armamenti nelle economie emergenti; Brasile, Russia, India e Cina (BRIC), seguiti da altri paesi più piccoli, stanno prendendo questa direzione. Si prevede che il bilancio cinese destinato alla difesa aumenterà, passando dagli attuali 120 miliardi a 250 miliardi di euro entro il 2015. Anche la Russia ha annunciato un considerevole incremento del bilancio per la difesa entro il 2015, e gli Stati Uniti spendono più del doppio del bilancio complessivo europeo (450 miliardi di euro per la Russia contro 204 miliardi per l'Europa nel 2007), mentre quest'ultimo non fa che ridursi. Il bilancio europeo destinato complessivamente alle attività di R&S rappresenta al massimo il 20 % di quanto stanziato dagli Stati Uniti nello stesso settore. La metà del bilancio europeo per la difesa è destinato al personale, contro il 25 % degli Stati Uniti. L'Europa dispone di un maggior numero di militari, che però sono equipaggiati molto peggio. La situazione mondiale non sarà mai più quella di una volta. L'UE deve agire prima che sia troppo tardi.

2.6

Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno raccomandato un adeguamento dell'industria della difesa al mercato globale; tutti mettevano in evidenza delle carenze persistenti, dato che i mercati della difesa si rivelano alquanto imperfetti e la maggior parte degli Stati continua a sostenere la "propria" industria. I tentativi di migliorare i mercati (come ad esempio il pacchetto UE per la difesa del 2007), intendono porre rimedio ad alcune carenze del mercato e divergenze nelle pratiche a livello dei vari paesi.

2.7

Le sfide in gioco sono complesse, non da ultimo perché l'intervallo che intercorre tra la fase di progettazione e la messa in funzione dei prodotti è molto lungo. Per questo motivo, il CESE ritiene che il modo migliore per analizzare questo settore sia adottare un approccio ad ampio raggio comprendente un punto di vista tecnologico, economico e sociale, e non limitarsi alla sola prospettiva della difesa.

2.8

Uno dei punti fondamentali consiste nella divergenza delle impostazioni strategiche tra i paesi con una considerevole industria degli armamenti, in particolare per quanto riguarda la definizione di "interesse essenziale della sicurezza nazionale", e la relazione tra i mercati legati alla sicurezza nazionale e quelli d'esportazione. Alcuni paesi più piccoli dispongono di un'industria relativamente ben sviluppata, altri invece non presentano pressoché nessun sito di produzione. L'approccio di ciascun paese differisce pertanto chiaramente in base alle singole esigenze e potenzialità, determinando così una certa frammentarietà e una visione dell'industria della difesa "a macchia di leopardo". Operazioni come quella condotta in Libia rendono tragicamente evidenti i divari sempre più profondi tra i diversi sistemi di armamento disponibili. Le conseguenze andrebbero riconosciute e valutate attentamente.

2.9

Queste evoluzioni interessano sia gli investimenti che l'occupazione. L'industria della difesa è un settore ad alta tecnologia che impiega direttamente 600 000 lavoratori qualificati e, indirettamente, altri 2 milioni di persone. Si registrano pressioni inquietanti a favore di ulteriori tagli. I siti di produzione sono spesso caratterizzati da una forte concentrazione regionale e potrebbero diventare centri di eccellenza, mentre corrono il rischio di essere colpiti dai tagli finanziari. Questi siti soffriranno enormemente se la riorganizzazione e i tagli verranno realizzati in maniera non pianificata e destrutturata.

2.10

Il livello attuale di occupazione rappresenta ovviamente una preoccupazione di prim'ordine anche per i singoli governi. Questo, a sua volta, può certamente ostacolare lo sviluppo di una visione comune che è necessaria per fronteggiare opportunamente le conseguenze sociali di un'industria della difesa in declino, compresi la perdita di know-how e i suoi effetti sul capitale umano. Viceversa, una visione comune favorirà la creazione equilibrata di posti di lavoro ed eviterà il rischio di dispersione verso i paesi terzi dei ricercatori e dei quadri tecnici e scientifici altamente specializzati, in contrasto con gli obiettivi che l’UE si prefigge di raggiungere con la strategia Europa 2020.

2.11

Gli approcci dell'UE e il quadro intergovernativo possono e devono operare nella stessa prospettiva. Tuttavia, fin tanto che prevarrà la sovranità nazionale, qualsiasi quadro comune apporterà soltanto dei benefici limitati e pochi miglioramenti in termini di sovraccapacità, sovrapposizione e frammentazione. Le contraddizioni tra la filosofia della sovranità nazionale, da un lato, e le esigenze finanziarie, tecnologiche, economiche e sociali, dall'altro, sono evidenti.

2.12

Preoccupa quindi il fatto che l'obiettivo di "messa in comune e condivisione" (vale a dire l'organizzazione dell'interdipendenza europea) non si sia tradotto nell’elaborazione di una strategia comune. Nonostante la diffusa consapevolezza del mutato contesto internazionale, evidentemente le pressioni esterne non sono ancora abbastanza forti per motivare la ricerca di strategie e soluzioni comuni. Stranamente, invece, gli Stati europei sono ancora intenzionati a mantenere la dipendenza dagli Stati Uniti per quanto riguarda le forniture nel settore della difesa, invece di acquistare in Europa.

2.13

Se l'Europa intende mantenere una solida industria della sicurezza e della difesa, capace di sviluppare e produrre sistemi all’avanguardia, garantendo in questo modo la propria sicurezza, è necessario un cambiamento radicale di mentalità e di politiche. Attendere ulteriormente accelererebbe la riduzione delle capacità, che scenderebbero al di sotto dei livelli da cui l'UE potrebbe cominciare a risalire la china per conquistare di nuovo la leadership in settori fondamentali. Un simile ritorno a un ruolo guida sarebbe poi ancora più difficile visti i tagli alle spese per le attività di R&S, che interesserebbero direttamente un'intera generazione di ricercatori e di impiegati qualificati. Un fallimento dell'Europa in questo senso rischierebbe di far scomparire le industrie, di far perdere posti di lavoro e di far evaporare il know-how, lasciando così il continente alla mercé di altri soggetti. Chi ha a cuore l'Europa e la sua sicurezza deve avvertire la necessità di agire con urgenza.

3.   Contesto politico

3.1

Il Trattato sull'Unione europea evidenzia giustamente l'inestricabile legame esistente tra politica estera, di sicurezza e di difesa. Una politica estera efficace deve basarsi su capacità di difesa convincenti. Capacità di difesa adeguate devono essere a loro volta progettate e sviluppate in funzione delle minacce percepite e degli obiettivi concordati, in un contesto internazionale estremamente complesso e fragile.

3.2

L'elemento fondamentale è costituito dalla posizione e dal ruolo dell'UE nel mondo di domani, con particolare attenzione alle realtà geopolitiche in rapida evoluzione, caratterizzate dalla comparsa di un numero crescente di attori mondiali. Da questo punto di vista, il CESE ritiene che sia il momento opportuno per un'azione concertata in Europa. Le esperienze passate e recenti dimostrano che, continuando a seguire gli approcci tradizionali, l'Europa e gli Stati membri rischiano di essere tagliati fuori.

3.3

Il CESE auspica un futuro stabile e prevedibile per le forze armate europee, in linea con l'attuale peso economico e tecnologico dell'Europa. Il lunghissimo intervallo che intercorre tra la fase di progettazione e la messa in funzione dei sistemi accresce la necessità di prendere decisioni già da quest'anno.

3.4

Da un punto di vista sociale e politico, il CESE sottolinea quattro importanti aspetti riguardo alla necessità di garantire efficaci capacità di difesa in Europa:

la protezione della popolazione,

la necessità di disporre di militari adeguatamente equipaggiati,

posti di lavoro stabili e prevedibili,

una corretta progettazione delle azioni umanitarie e militari europee sulla scena internazionale.

3.5

È in corso un dibattito sul futuro della PSDC, sebbene venga raramente posto in questi termini. Molti temi, come l'utilizzo di gruppi tattici, la controversia sullo sviluppo di un unico comando operativo (OHQ), il finanziamento delle missioni di PSDC dell'UE, la ricerca di contributi per tali missioni e le raccomandazioni per una revisione della strategia di sicurezza europea, equivalgono in tutto e per tutto, tranne che nel nome, a un dibattito sulla PSDC. Inquadrare la questione da questo punto di vista sarebbe già un passo avanti. Inoltre, in tutte le discussioni su questi importanti temi, si dovrebbe anche tener conto delle implicazioni industriali delle decisioni (o delle non decisioni). In tal modo verrebbe altresì confermata l'esistenza di un solido legame tra le capacità industriali e l'attuazione di una PSDC. I principali responsabili sono i governi.

3.6

Le relazioni transatlantiche e la NATO hanno un'importanza fondamentale. Per molto tempo gli americani hanno severamente criticato il modo in cui gli europei ottemperavano ai loro obblighi di difesa all'interno dell'Alleanza. Da entrambi i lati dell'Atlantico si invoca in continuazione un "pilastro europeo" in seno alla NATO. Finora è accaduto esattamente il contrario.

3.7

La mancanza di un "pilastro europeo" propriamente detto ha profonde radici politiche. In Europa è ancora carente la volontà politica di definire interessi "strategici" o capacità militari fondamentali comuni. Gli Stati Uniti ed altri paesi utilizzano invece il concetto di attività strategiche, che abbraccia tutte le attività di ricerca e le industrie che contribuiscono alla sicurezza globale dei loro cittadini, sia essa civile o militare.

3.8

Stando così le cose, il CESE ritiene che con la costruzione di un pilastro europeo la dipendenza eccessiva delle capacità militari europee dagli Stati Uniti dovrebbe lasciare spazio a relazioni più equilibrate. Parallelamente a una discussione - più che necessaria - sugli interessi strategici europei comuni, di cui sono esclusivamente responsabili i governi, è importante iniziare quanto prima un'accurata pianificazione, mediante la cooperazione tra istituzioni europee, Stati membri e industrie della difesa, nonché una graduale revisione delle abitudini degli Stati membri di acquistare automaticamente prodotti già disponibili sul mercato statunitense.

3.9

Facendo in modo che la cooperazione industriale con le imprese statunitensi avvenga in condizioni di maggior parità, si otterrà un vantaggio dal punto di vista sia industriale che finanziario.

4.   Industria europea della difesa

4.1

Esiste una stretta relazione tra politica estera, politica di difesa/sicurezza e industrie della difesa. Nonostante la privatizzazione, i governi hanno interessi importanti nell'industria della difesa in quanto clienti, regolatori e fornitori di licenze di esportazione.

4.2

Le industrie della difesa dispongono di un notevole margine di manovra sui mercati d’esportazione. Ciò è in parte dovuto alla privatizzazione e in parte all'incoraggiamento da parte dei governi: la crisi economica sta trasformando alcuni ministri della Difesa in promotori delle esportazioni esplicitamente riconosciuti. In ogni caso, la crisi sta obbligando il settore della difesa a considerare le esportazioni come una caratteristica centrale dei propri modelli imprenditoriali. Il 2011 è stato in media un anno molto proficuo per le industrie europee; le società hanno altresì registrato risultati piuttosto positivi nello sviluppo di produzioni a duplice impiego.

4.3

Tutti i protagonisti a livello globale, come Cina, India e Brasile, perseguono le proprie ambizioni di politica estera, e questo si traduce in un aumento dei bilanci destinati alla difesa. Al momento questo fenomeno sembra schiudere delle opportunità per le esportazioni europee, ma fino a quando potrà durare? L'andamento dell'industria è ancora ragionevolmente buono, ma le sue prestazioni sono in buona parte basate su investimenti che risalgono a 20-25 anni fa. Se gli investimenti dovessero ulteriormente calare o semplicemente non aumentare in questo momento esatto, si avrebbero già da ora conseguenze irreversibili per il prossimo futuro.

4.4

È realistico, altresì, prevedere che le potenze emergenti inizieranno a potenziare le loro industrie indipendentemente da quelle occidentali e, di conseguenza, in qualità di futuri concorrenti dell'Europa sui mercati dei paesi terzi, bloccheranno in misura sempre maggiore le importazioni dai paesi occidentali o le vincoleranno a determinate condizioni.

4.5

Al momento non è previsto alcun nuovo programma di rilievo in Europa e ciò influirà senza dubbio sul successo delle future esportazioni. Inoltre, da un po' di tempo nessun importante paese emergente richiede più livelli significativi di trasferimenti di tecnologia e di produzione nei loro paesi.

4.6

Con tutta probabilità, taluni contratti per esportazioni una tantum saranno utilizzati per copiare la tecnologia delle industrie occidentali. Queste ultime, come alternativa al blocco delle importazioni, potrebbero creare delle strutture di produzione (e di sviluppo) nei paesi interessati. Per il momento è difficile prevedere fino a che punto questa evoluzione potrà incidere sui siti di produzione e sulle opportunità occupazionali in Europa. A lungo termine è probabile che la posizione dell'industria europea verrà indebolita dai grandi paesi emergenti. Il rafforzamento della tecnologia e della produzione di tali paesi inciderà anche sui (potenziali) mercati di esportazione delle industrie europee in altri paesi terzi. La concorrenza si farà sempre più aspra sia in termini di prodotti che di prezzi.

4.7

Dati i lunghi intervalli che intercorrono tra la progettazione e la produzione, nonché gli investimenti nella tecnologia e la continua innovazione, l'Europa ha bisogno di un coordinamento mirato volto ad assicurare un'industria della difesa aggiornata e autonoma. Fino a quando le dimensioni del mercato saranno determinate prevalentemente dai confini nazionali, esse saranno quasi automaticamente inferiori alla massa critica, persino negli Stati membri più grandi. Le esportazioni verso i paesi terzi possono compensare in una certa misura questo problema, tuttavia il futuro è incerto e le condizioni del mercato sono spesso ben lungi dall'essere stabili.

4.8

La continua riduzione dei bilanci, che comporta attualmente delle limitazioni considerevoli, dovrebbe costituire un campanello di allarme. Tale riduzione interessa i bilanci per gli investimenti e per gli appalti, mentre i costi di esercizio e di manutenzione rimangono invariati o aumentano in seguito alle operazioni militari in corso (Afganistan, Libia, operazioni antipirateria, solo per citarne alcune).

4.9

Il risultato è che gli investimenti essenziali per il mantenimento o il rinnovo delle capacità di produzione e sviluppo dell'industria vengono procrastinati o addirittura annullati. In periodi di difficoltà, inoltre, l'industria stessa sarà meno propensa a investire in tale mantenimento o in nuove attività. Solo una cooperazione coerente consentirà di garantire gli investimenti necessari.

4.10

Il Comitato raccomanda di adottare una politica industriale europea ben strutturata per il settore della difesa, dalla progettazione dei sistemi alla fase operativa. Si tratta di una questione di politica industriale specifica che riguarda, per sua stessa natura, un mercato pubblico: le attività di R&S devono essere finanziate oltre il capitale iniziale a causa dei margini non remunerativi della fase iniziale e di esigenze governative specifiche. Occorre individuare le capacità industriali europee fondamentali e le politiche di investimento atte a promuovere una solida produzione europea. Dato che nessun paese da solo dispone di risorse sufficienti per finanziare armamenti di "nuova generazione", è necessario combinare gli obiettivi nazionali e quelli europei, come anche le risorse nazionali e quelle europee, sia sul piano finanziario che su quello industriale. La governance dovrebbe essere basata su competenze UE e nazionali condivise secondo la strategia Europa 2020 che è stata concordata. Si tratta anche di una "etichetta" efficace per ottimizzare il coordinamento tra le istituzioni europee e in seno alla Commissione, il quale funziona ancora ben al di sotto del suo potenziale. In questo senso, la task force composta da Commissione, AED e Servizio europeo per l'azione esterna, che servirà a breve da piattaforma per discutere le priorità, le capacità e le lacune del settore, potrebbe rivelarsi molto utile.

4.11

L'attività di R&S rappresenta un tema centrale: l'industria della difesa è un'attività ad alta tecnologia e ad alto coefficiente di conoscenze, ed è indispensabile anche per lo sviluppo di veri e propri prototipi. L'attività di R&S non è quasi mai di competenza esclusiva dell'industria. Lo sviluppo e i cicli di vita dei sistemi sono troppo lunghi, e il loro impatto finanziario è troppo elevato perché l'industria possa assumersi tutti i rischi finanziari. L'esperienza dimostra che tutti i programmi riusciti sono stati condotti congiuntamente da governi e industria.

4.12

Una percentuale molto alta di R&S nel settore della difesa a livello mondiale proviene dai governi, direttamente o indirettamente tramite acquisti; data la natura dei prodotti, non sorprende che le industrie operanti nel settore tendano a evitare rischi finanziari eccessivi. L'attività di R&S nel settore della difesa è particolarmente vulnerabile ai tagli operati dai governi.

4.13

Per questo motivo, oltre a consolidare il settore, è necessario garantire un livello adeguato di finanziamenti e di messa in comune, da concordare tra Stati membri, Commissione e industria, a favore della ricerca, della tecnologia e dello sviluppo. Gli investimenti nella difesa richiedono un livello di finanziamento elevato per l'attività di R&S e per i progetti tecnologici. Inoltre, occorre garantire anche l'accesso alle tecnologie essenziali: se le tecnologie fondamentali per lo sviluppo e la produzione non fossero più accessibili a causa di limitazioni sulle esportazioni imposte da terzi, sorgerebbero gravi problemi per il conseguimento degli obiettivi di sicurezza europea.

4.14

Le attività di R&S condotte al di fuori delle organizzazioni del settore della difesa svolgono un ruolo sempre più importante in seguito al progresso compiuto dalla scienza e dalla tecnologia indipendenti in numerosi campi. Spesso è soltanto nelle ultime fasi di sviluppo che l'applicazione definitiva determina se l'attività di R&S possa essere di natura "militare" oppure "civile". L'attività di R&S a duplice impiego riveste un'importanza crescente per le applicazioni militari, quali ad esempio le tecnologie dell'informazione. Per la base tecnologica e industriale della difesa europea è quindi di primaria importanza incoraggiare il duplice impiego delle attività di R&S, in particolare perché consente il finanziamento al di fuori delle comunità militari.

4.15

Il finanziamento pubblico delle attività di R&S a livello UE dovrebbe essere concordato tra gli Stati membri. Può avvenire tramite l'ormai imminente Ottavo programma quadro o tramite un fondo distinto, preferibilmente mediante pacchetti di aree di ricerca avanzata, ad esempio nel campo delle nanotecnologie e dell'intelligenza artificiale. Dato il rapporto tra l'industria della difesa e il settore pubblico occorre pianificare procedure speciali.

4.16

L'AED e la Commissione dovrebbero svolgere un ruolo di primissimo piano, come prevede il quadro di cooperazione europeo, anche per evitare le abituali interferenze politiche. All'AED si dovrebbe offrire l'opportunità di svolgere appieno il ruolo assegnatole dal Trattato di Lisbona (7).

4.17

Per un programma industriale e di R&S nel campo della difesa è fondamentale disporre di una manodopera adeguata con competenze aggiornate (8). Questo rappresenta un altro solido motivo a favore di un quadro stabile per l'attività di R&S e per il settore, invece di una ristrutturazione disordinata. Va tenuto presente che la manodopera nel campo della difesa è il cemento su cui si costruisce l'avvenire delle capacità di difesa. La consultazione dell'industria, degli istituti di R&S e di quelli di istruzione superiore, delle organizzazioni militari e dei sindacati interessati, come anche la comunicazione con questi soggetti devono contribuire a garantire che la ristrutturazione in corso e la produzione previsionale degli armamenti in Europa siano organizzate adeguatamente.

4.18

Le restrizioni di bilancio obbligano a porre rimedio a sovrapposizioni e inefficienze. Il consolidamento controllato non equivale necessariamente alla creazione di grandi società: esso significa conseguire una massa critica sufficiente e la qualità richiesta dagli standard internazionali, due fattori che assicurano una posizione competitiva sui mercati interni e nei paesi terzi. Una pianificazione coordinata dei progetti a livello europeo da parte dei governi, di attori pertinenti dell'UE e dell'industria è sempre più indispensabile.

4.19

L'esistenza di differenze in termini di dimensioni e di produzione delle industrie è un dato di fatto. In effetti, gli Stati membri sono assai diversi dal punto di vista dell'importanza industriale. Un accordo tra i paesi partecipanti dovrebbe mirare anche a garantire che le industrie dei paesi non firmatari della Lettera di intenti (i principali paesi produttori) siano collegate a progetti pertinenti. Oltre a essere politicamente auspicabile, tale approccio promuove l'instaurazione di rapporti fruttuosi tra aziende grandi e piccole, nonché istituti di ricerca. In qualità di fornitrici, le PMI dovrebbero rafforzare con successo le filiere di specializzazione intelligente.

4.20

Un'attenzione particolare va rivolta alla vulnerabilità rilevata in alcuni paesi dell'Europa centrale a causa della loro posizione geografica esposta. Alla luce sia della necessità di far sentire i cittadini di tali paesi ben protetti sia dell'opportunità di avvalersi pienamente delle conoscenze tecniche specifiche disponibili nel settore della difesa, il CESE sottolinea la necessità di integrare adeguatamente nei programmi di difesa - presenti e futuri - le conoscenze e le competenze dei paesi dell'Europa centrale.

4.21

Un mercato europeo integrato dei prodotti legati al settore della difesa potrebbe consentire di creare un mercato interno più stabile. Oltre a costituire la somma dei mercati nazionali esistenti, un mercato europeo incoraggerebbe l'armonizzazione o, addirittura, la normazione dei criteri e delle regole in materia di appalti tra i vari Stati membri. L'aumento dell'armonizzazione o della normazione migliorerebbe le condizioni finanziarie ed economiche incrementando la competitività delle imprese europee sul mercato mondiale.

4.22

Il mercato europeo della difesa avrebbe una massa critica, e in tale contesto il CESE richiama l'attenzione sugli effetti dannosi che possono instaurarsi se gli Stati membri continuano a comprare prodotti già disponibili all'estero, in particolare negli Stati Uniti. In primo luogo, perché ciò compromette i vantaggi di un mercato europeo per la difesa, con la conseguenza che i prezzi di tali prodotti aumenterebbero per i clienti europei se al settore fosse impedito di vendere sui mercati dei paesi terzi dove la concorrenza (di Stato) è certamente destinata a inasprirsi. In secondo luogo, i paesi europei che acquistano prodotti già disponibili sul mercato negli Stati Uniti pagano il costo tecnologico americano che è incluso nel prezzo di tali prodotti.

4.23

Le prospettive finanziarie e politiche internazionali rendono indispensabile un dibattito approfondito a livello europeo che consenta di pervenire a conclusioni operative. Se non tutti gli Stati membri sono disposti a partecipare a un quadro comune, dovrebbe prevalere il principio della "cooperazione rafforzata". Maggiore integrazione e un atteggiamento favorevole all'acquisto di prodotti europei si rivelerà essere l'unico modo per avvicinarsi a dimensioni di mercato comparabili a quelle degli Stati Uniti. Senza un effettivo mercato interno è lecito dubitare che l'industria europea abbia qualche speranza di poter competere a livello mondiale.

5.   Alcune questioni specifiche

5.1

La ripartizione del panorama industriale tra le diverse forze armate (terrestre, marina e aerea) differisce notevolmente da paese a paese. In alcuni settori, nessun paese può più essere considerato in grado di sviluppare da solo armamenti di nuova generazione.

5.2

Nel settore terrestre, soltanto un numero limitato di grandi imprese integratrici di sistemi è in grado di progettare e produrre carri armati da combattimento e veicoli militari più leggeri. I principali produttori europei si situano in Francia, Germania e Regno Unito; vi è poi un'ampia gamma di produttori di sottosistemi e di fornitori sui mercati secondari, tra i quali l'Europa centrale è sottorappresentata.

5.3

Molti paesi sviluppano la "propria" industria navale e costruiscono navi militari le cui dimensioni e complessità variano da paese a paese. I paesi del "gruppo LoI" e i Paesi Bassi sono leader in questo settore, in particolare per quanto riguarda la progettazione e le strutture di ricerca navale complessa - che differiscono notevolmente da quelle della cantieristica civile. Anche in questo settore esiste un'ampia gamma di produttori di sottosistemi e di fornitori sui mercati secondari.

5.4

Soltanto pochi paesi progettano e producono aeromobili militari. Questo comparto conta un numero limitato di società a carattere prevalentemente multinazionale, che operano su scala europea - e non solo. L'attività si concentra principalmente in mano alle società EADS, BAE-Systems, Dassault e Saab-Aircraft. La ricerca nell'aerodinamica di punta è limitata a pochi paesi.

5.5

Il settore dell'elettronica, inclusi i sistemi di comando, comunicazione e controllo, sta assumendo un'importanza sempre maggiore per la difesa, con industrie quali Thales, BAE-Systems e Finmeccanica tra i principali protagonisti. Per Philips e Siemens, i due colossi europei dell'elettronica, il comparto della difesa è di minore importanza. Per le due società, i volumi sarebbero comunque troppo bassi per una produzione di massa vantaggiosa sul piano economico di componenti elettronici specifici, come i circuiti integrati destinati alla difesa. Tuttavia, la questione del coinvolgimento di questi grandi gruppi industriali pone in evidenza l'importanza della produzione a duplice impiego in questo settore.

5.6

Per quanto riguarda le munizioni e gli esplosivi, il numero delle industrie di questo comparto è diminuito progressivamente negli ultimi decenni, in parte a causa dei vincoli ambientali. La sicurezza pubblica costringe questo tipo di industrie a trasferire i vecchi siti di produzione o a chiudere direttamente i battenti.

5.7

L'accesso alle tecnologie essenziali è di fondamentale importanza e dovrebbe essere sostenuto nel quadro di una PSDC. Lo stesso vale per alcuni materiali come le fibre di carbonio o i materiali per i componenti elettronici.

5.8

Il pacchetto per la difesa del 2007, adottato nel 2009, può fornire un notevole sostegno. Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire le direttive in questione nella legislazione nazionale nell'estate 2011. È ancora troppo presto per esprimere apprezzamento o scetticismo in merito alle ricadute positive sulla creazione di un mercato interno. Il processo non è ancora concluso e rimane da vedere se sarà realizzato l'obiettivo del trasferimento intra-UE di prodotti per la difesa come anche di nozioni fondamentali quali gli interessi di sicurezza nazionale.

5.9

L'articolo 346 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) consente di derogare alle norme dell'UE in materia di appalti al fine di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza nazionale. Questa formulazione alquanto ampia può impedire una corretta evoluzione del mercato soprattutto per quanto riguarda la creazione di catene di approvvigionamento appropriate. Il CESE auspica pertanto un'interpretazione più puntuale dell'articolo 346 che offra in misura sufficiente l'opportunità di trovare soluzioni europee e catene di approvvigionamento ottimali a livello europeo, garantendo sicurezza di approvvigionamento, disponibilità di specializzazioni negli Stati membri e un buon rapporto costi-benefici.

5.10

La sicurezza nazionale delle informazioni pone dei problemi simili a quelli evocati al punto 5.9 e deve essere anch'essa oggetto di un riesame. Si tratta inoltre di una questione importante e sensibile nel quadro della partecipazione delle industrie europee ai progetti di difesa negli Stati Uniti.

5.11

La "messa in comune" e la "condivisione" (compresi i programmi comuni di formazione) dovrebbero costituire un programma orientato al futuro. Una condizione essenziale in questo senso è che le mere dichiarazioni di intenti lascino il posto a una pianificazione concreta e a un approccio mirato con tappe definite chiaramente. Tuttavia, finché non vi saranno accordi sulle dottrine di difesa sarà molto difficile realizzare concretamente questo obiettivo.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Cfr. Towards a Stronger Europe, una relazione preparata da un gruppo di studio indipendente, istituito dai ministri della Difesa dei paesi del Gruppo europeo indipendente per i programmi (IEPG) per formulare proposte intese a migliorare la competitività dell'industria europea delle attrezzature per la difesa.

(2)  "La politica di sicurezza e di difesa comune costituisce parte integrante della politica estera e di sicurezza comune", cfr. articolo 42 e successivi del Trattato sull'Unione europea (TUE), GU C 115 del 9.5.2008.

(3)  Direttive 2009/43/CE (GU L 146, del 10.6.2009) e 2009/81/CE (GU L 216, del 20.8.2009). Il pacchetto difesa è stato adottato dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel 2009. Gli Stati membri avrebbero dovuto recepirlo entro l'estate 2011. Esso conteneva tra l'altro una comunicazione dal titolo Una strategia per un’industria europea della difesa più forte e competitiva, COM(2007) 764 final, del 5 dicembre 2007.

(4)  I fondi europei - vale a dire l'ormai imminente Ottavo programma quadro, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo sociale europeo - dovrebbero essere coinvolti in questo processo.

(5)  Discorso sullo stato dell'Unione, novembre 2011.

(6)  Risoluzione del Parlamento europeo del 14 dicembre 2011 sull'impatto della crisi finanziaria sul settore della difesa negli Stati membri dell'UE (2011/2177(INI).

(7)  Cfr. articolo 45, paragrafo 1, e articolo 42, paragrafo 3, del TUE, GU C 115 del 9.5.2008.

(8)  Cfr. A comprehensive analysis of emerging competences and skill needs for optimal preparation and management of change in the EU defence industry, Final report (Analisi globale delle necessità emergenti in termini di competenze e qualifiche per la preparazione e la gestione ottimali dei cambiamenti nel settore della difesa dell'UE, relazione finale), maggio 2009, relazione elaborata da Eurostrategies per conto della Commissione europea.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/24


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Le donne imprenditrici: politiche specifiche volte a favorire la crescita e l'occupazione nell'UE» (parere d'iniziativa)

2012/C 299/05

Relatrice: SHARMA

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 gennaio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere di iniziativa sul tema:

Le donne imprenditrici: politiche specifiche volte a favorire la crescita e l'occupazione nell'UE

(parere d'iniziativa).

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 28 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 121 voti favorevoli, 7 voti contrari e 4 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni per la promozione dell'imprenditorialità femminile in Europa

1.1   Il presente parere contiene quattro proposte concrete fondamentali per l'attuazione di interventi politici volti a promuovere e sviluppare l'imprenditorialità femminile, con l'obiettivo di favorire una crescita sostenibile in Europa. Esso si incentra esclusivamente sul tema dell'imprenditorialità femminile, senza trattare la questione più generale della partecipazione delle donne al mercato del lavoro o al processo decisionale.

1.2   Le raccomandazioni politiche formulate non sono neutre sotto il profilo dei costi, tuttavia i modesti investimenti richiesti dalla Commissione europea e dagli Stati membri per la loro attuazione saranno compensati dalla redditività del capitale investito, con benefici economici aggiuntivi generati dall'aumento del numero delle imprese a conduzione femminile nell'economia e dalla creazione di posti di lavoro all'interno di tali imprese. Inoltre, si potrebbe sostenere che i fondi destinati a progetti dallo scarso impatto potrebbero essere ridistribuiti per rispondere meglio agli obiettivi perseguiti.

1.3   Le raccomandazioni politiche formulate nel presente parere, inoltre, non richiedono la creazione di nuove strutture, e possono essere integrate nelle politiche dei ministeri dello Sviluppo economico esistenti – ma non in quelle dei ministeri per le Pari opportunità, in quanto quella dell'imprenditorialità femminile è una questione "economica".

1.4   Queste raccomandazioni possono essere suffragate da prove concrete che dimostrano la redditività degli investimenti sulla base dei risultati conseguiti con iniziative simili negli Stati Uniti, dove il numero delle imprenditrici è raddoppiato, contribuendo così alla creazione di occupazione e alla ricchezza in generale della società. È stato l'elemento obbligatorio della raccolta dei dati, nonché la politica in materia di appalti, a produrre l'effetto più importante (1).

1.5   Creazione di un ufficio delle imprese femminili europee all'interno della Commissione europea e dei ministeri competenti (preferibilmente non nei ministeri per le Pari opportunità, al fine di distinguere tra responsabilità in materia di attività economiche e di parità di genere) a livello degli Stati membri, senza istituire strutture completamente nuove;

1.6   Nomina di un direttore/delegato o rappresentante di alto livello delle imprese femminili all'interno della Commissione europea e dei ministeri delle Attività produttive negli Stati membri, con una funzione trasversale di sensibilizzazione sui vantaggi economici derivanti dall'incoraggiare un numero crescente di donne ad avviare e sviluppare imprese;

1.7   Raccolta di dati e aggiornamento annuale delle politiche e della ricerca sulle imprese femminili nelle regioni europee, migliorando l'accesso ai dati disaggregati in base al sesso nei ministeri e nelle agenzie;

1.8   Applicazione della legislazione vigente in materia di parità di genere. In questo contesto occorre garantire in particolare che l'assegnazione delle risorse e dei fondi sia analizzata in funzione del genere al fine di assicurare trasparenza, responsabilità e la dovuta diligenza nel comprovare l'effettiva parità di genere.

1.9   Per creare un ambiente favorevole alle imprenditrici occorre inoltre considerare i seguenti aspetti:

includere gli uomini nel dibattito e nella comunicazione;

eliminare gli stereotipi basati sul genere, in particolare nell'ambito dell'istruzione e delle carriere professionali;

promuovere gli studi accademici che possano sfociare nella fondazione di nuove imprese femminili;

garantire un equo accesso ai finanziamenti e alle risorse a parità di condizioni;

migliorare la protezione sociale per i lavoratori autonomi.

2.   Contesto

2.1   La crescita e le piccole e medie imprese (PMI) nell'UE

2.1.1   La risoluzione del Parlamento europeo sull'imprenditorialità femminile nelle piccole e medie imprese (2) riconosce che "esistono disparità tra gli Stati membri per quanto riguarda il numero delle imprenditrici; che l'imprenditorialità è considerata un'opzione di carriera praticabile da un numero di donne inferiore a quello degli uomini, e che nonostante l'aumento della quantità di donne alla guida di PMI nell'ultimo decennio, nell'Unione europea è imprenditrice solo 1 donna su 10, a fronte di 1 uomo su 4; che le donne, pur rappresentando il 60 % circa di tutti i laureati, sono sottorappresentate sul mercato del lavoro per quanto riguarda il lavoro a tempo pieno, soprattutto nel mondo delle imprese; che è essenziale incoraggiare le donne e dotarle dei mezzi necessari per intraprendere iniziative imprenditoriali, in modo da ridurre le attuali disparità di genere".

2.1.2   Nel contesto della crisi finanziaria che ha colpito l'Europa, "austerità" è divenuta la parola chiave nella ricerca di una via d'uscita dalla crisi. Solo recentemente, oltre a parlare di austerità, si è iniziato a parlare anche di investimenti. Occorre porre un accento particolare sulle politiche volte a promuovere la crescita.

2.1.3   In un panorama globale in cambiamento, segnato dall'incertezza, dai mutamenti e da una concorrenza sempre maggiore a livello mondiale, uno degli elementi chiave per garantire un'economia europea competitiva e dinamica è riconoscere il ruolo degli imprenditori nel canalizzare gli investimenti verso la ripresa economica. La Commissione europea, dopo aver riconosciuto il ruolo delle PMI nella nostra società, si sta ora concentrando in via prioritaria sullo sfruttamento del loro potenziale.

2.1.4   L'importanza degli imprenditori in quanto creatori di posti di lavoro e attori centrali per il benessere delle comunità locali e regionali (3) è ulteriormente aumentata. Con la strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, lo Small Business Act, la strategia Europa 2020 e il nuovo COSME (4), l'UE ha posto con decisione le esigenze delle PMI al centro delle sue attività, ottenendo risultati positivi.

2.1.5   I contesti nazionali e locali in seno all'UE in cui le PMI operano sono molto diversi tra loro, così come diversa è la natura stessa di queste imprese. Una politica che miri ad affrontare le necessità delle PMI deve dunque saper riconoscere appieno questa diversità e rispettare fino in fondo il principio di sussidiarietà (Pensare anzitutto in piccolo - Un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno "Small Business Act" per l'Europa)).

2.1.6   Nel suo recente parere in merito alla comunicazione Piccole imprese, grande mondo - un nuovo partenariato per aiutare le PMI a cogliere le opportunità globali  (5), il CESE osserva che la Commissione presuppone la parità di genere nelle imprese, tuttavia non formula alcuna raccomandazione specifica per sostenere le PMI femminili che vogliano affacciarsi sulla scena internazionale.

2.1.7   In Europa manca un'infrastruttura che sostenga nello specifico l'imprenditorialità femminile. Nessuna delle succitate politiche, né gli interventi o le disposizioni che ne derivano, hanno riconosciuto appieno le questioni legate al genere nella conduzione delle imprese, né hanno individuato le opportunità di crescita o la diversità che caratterizza il settore delle imprese (imprese a domicilio, microimprese, imprese a conduzione familiare).

2.2   L'attuale politica in materia di imprese femminili

2.2.1   Le imprese femminili sono fondamentali per la salute dell'economia europea. Da oltre dieci anni, i governi e una serie di organizzazioni dei settori pubblico, privato e accademico hanno riconosciuto l'importanza di sostenere questo tipo di imprese sia da un punto di vista politico che pratico. Ciò ha consentito di rafforzare la consapevolezza del contributo che tali imprese forniscono all'economia.

2.2.2   Attualmente, la Commissione sta lavorando con gli Stati membri per cercare di ovviare agli ostacoli che scoraggiano le donne dal prendere in considerazione l'opzione imprenditoriale; in tale contesto, sono state lanciate una serie di iniziative, tra cui:

la rete europea di mentori delle imprenditrici che è stata inaugurata durante un evento organizzato dalla presidenza polacca il 15 novembre 2011 e che mette in pratica e completa le misure volte a promuovere, sostenere e incoraggiare l'imprenditoria femminile;

la rete europea per la promozione dell'imprenditorialità femminile (WES);

il portale dell'imprenditorialità femminile (6).

3.   Il potenziale economico

3.1   Nonostante i progressi incoraggianti registrati, è necessario che l'UE adotti ulteriori e incisive misure al fine di liberare appieno il potenziale delle imprese, in particolare quello delle PMI a conduzione femminile; troppo spesso, le donne sono invisibili nell'arena del mondo degli affari – nei mass media, in seno alle organizzazioni di rappresentanti delle imprese, e quando si tratta di influenzare la sfera politica.

3.2   Nel mondo dell'imprenditoria persiste il divario tra i generi, che si traduce in un numero di donne imprenditrici piuttosto basso: allo stato attuale, le donne rappresentano soltanto il 30 % del totale degli imprenditori in Europa. Ciò rende ancora più grande il potenziale di crescita economica non sfruttato.

3.3   Nel 2012, il ruolo delle imprese a conduzione femminile è più importante che mai: in tutta Europa e nelle regioni limitrofe, come quella euromediterranea (7), e in tutti i settori, operano imprese femminili il cui contributo alla crescita dell'economia e alla creazione e al mantenimento di nuovi posti di lavoro è fondamentale per la ripresa e la crescita.

3.4   Desta forte preoccupazione il fatto che, in un periodo in cui molti governi tagliano i finanziamenti a favore delle imprese, e in cui molte imprese lottano per la sopravvivenza e la crescita, le politiche a sostegno delle imprese femminili siano state depennate dall'ordine del giorno, nonostante le promesse. Le imprese femminili rappresentano un'"opportunità da migliaia di milioni di euro" (8) che deve essere riconosciuta, e non ignorata.

3.5   Una delle maggiori difficoltà che si incontrano nel tentativo di quantificare le imprese femminili in Europa è la mancanza di dati, sia quantitativi che qualitativi. I registri delle imprese e molte delle fonti statistiche governative (tra cui il numero di registrazione IVA) non sono disaggregati in base al genere. Allo stesso modo, le informazioni relative al genere non sono immediatamente disponibili a livello delle banche o delle organizzazioni di sostegno alle imprese.

3.6   Nonostante queste lacune, esistono varie fonti coerenti di informazione sull'imprenditorialità e il lavoro autonomo che forniscono indicazioni sulle attività imprenditoriali di uomini e donne. Tra esse figurano il Global Entrepreneurship Monitor (GEM) e le indagini annuali sulla popolazione condotte nella maggior parte dei paesi europei (Census). La raccolta dei dati negli Stati Uniti mette in risalto il potenziale per l'Europa (9).

3.7   Dagli studi (10) si evince che, in generale, le imprese femminili investono di più nella formazione del personale rispetto agli altri datori di lavoro, e che circa due terzi di esse si prefigge l'obiettivo di rafforzare le doti di leadership dei loro dirigenti. Ciò significa che gli investimenti a sostegno delle imprese a conduzione femminile orientate alla crescita avranno probabilmente un rendimento maggiore rispetto agli investimenti in altri tipi di imprese.

3.8   La maggior parte delle statistiche si basano su stime prudenti, e gran parte dei risultati delle ricerche indica che le aspirazioni di crescita sono ancora maggiori tra le donne imprenditrici, incluse quelle con figli (11). Da una ricerca condotta dalla banca Natwest nel Regno Unito è emerso che l'88 % delle donne prevedevano una crescita delle loro imprese, a fronte del 74 % degli uomini. Il tasso medio di crescita previsto era pari al 25 %.

4.   L'uguaglianza di genere nelle imprese

4.1   L'UE ha l'obbligo etico di dare alle donne ciò che esse meritano veramente. Nell'ambito del processo decisionale dell'UE occorre accordare un ruolo di primo piano alla questione dell'uguaglianza di genere. In tempi di crisi, è ancora più necessario che vi sia giustizia nelle relazioni tra uomini e donne. Al dibattito devono partecipare sia gli uomini che le donne, perché troppo spesso le questioni che interessano l'universo femminile vengono discusse soltanto dalle donne.

4.2   In Europa si applicano da anni politiche per l'integrazione della dimensione di genere, anche sul piano normativo, che tuttavia non includono la garanzia di un'analisi dell'attribuzione delle risorse e dei finanziamenti in base al genere. Al fine di assicurare trasparenza, responsabilità e la dovuta diligenza nel comprovare l'effettiva parità tra uomini e donne, è necessario eseguire un'analisi di questo tipo.

4.3   In Gran Bretagna, questo è un obbligo giuridico in virtù del "dovere della parità di genere" (Gender Equality Duty) (12), in base al quale tutte le autorità pubbliche, nell'esercizio delle loro funzioni, devono garantire di:

eliminare qualsiasi forma illegittima di discriminazione e molestie in base al sesso;

promuovere le pari opportunità tra donne e uomini.

Nell'ambito di tale obbligo, si dovrebbe analizzare l'allocazione delle risorse e dei finanziamenti per verificarne la neutralità in termini di genere.

4.4   Il concetto del "dovere della parità di genere" è fondamentale per garantire l'uguaglianza tra uomini e donne tramite la responsabilità e la valutazione dell'allocazione delle risorse e la raccolta di dati disaggregati in funzione del genere. Ciò consentirebbe ai decisori politici di valutare più agevolmente il vero impatto dell'imprenditorialità femminile (ad es., il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) o il Fondo sociale europeo (FSE): l'UE assegna questi fondi agli Stati membri, che a loro volta li attribuiscono a livello regionale. Spesso, tali fondi sono utilizzati per generare posti di lavoro tramite la creazione di nuove imprese, tuttavia in questo contesto non viene mai sollevata la questione del genere). Al fine di garantire la trasparenza in materia di parità di genere, i decisori politici di ogni livello dovrebbero discutere e analizzare le modalità di distribuzione dei fondi in base al genere.

4.5   Il genere può essere una "lente" attraverso cui comprendere le altre forme di diseguaglianza (legate alla razza, a un handicap o all'età) e agire di conseguenza. Affinché l'integrazione orizzontale della dimensione di genere sia efficace in tutta Europa, occorre adottare un approccio integrato, come sottolineato in particolare nella relazione dell'OCSE Tackle gender gap to boost growth  (13) (Colmare il divario di genere per stimolare la crescita). Focalizzare l'attenzione sulle tematiche di genere significa trattare tutti gli aspetti della parità e interessa tutti, uomini e donne, consentendo inoltre di riconoscere che le disuguaglianze tra uomini e donne derivano da iniquità o stereotipi.

4.6   Un'analisi delle questioni di genere è necessaria per evitare lo spreco di risorse nei settori dell'istruzione e della formazione, una più elevata incidenza di problemi di salute e oneri economici per le imprese che non valorizzano le competenze delle donne e non ne riconoscono il potenziale e il talento. Inoltre, al fine di consentire l'emancipazione delle donne di tutte le età, è necessario garantire assistenza nell'orientamento della carriera, il superamento degli stereotipi e l'eliminazione del cosiddetto tetto di cristallo (glass ceiling). I modelli di comportamento e di leadership femminili dovrebbero avere una maggiore visibilità nei mezzi di comunicazione e nella società in generale, al fine di dare risalto ai cambiamenti positivi che le donne apportano all'economia.

5.   Raccomandazioni

5.1   Interventi politici

5.1.1   Il CESE riconosce che l'Europa è in un periodo di austerità, tuttavia ritiene che l'adozione di politiche semplici e specifiche a favore delle imprese femminili potrebbe presentare una redditività degli investimenti tale da compensare i modesti contributi necessari da parte dell'UE e degli Stati membri per realizzare le quattro proposte formulate nel presente parere.

5.1.2   Tali proposte non sono state selezionate a caso, ma sono il risultato di una serie di consultazioni condotte con imprenditrici e associazioni di imprese. Raccomandazioni simili sono state formulate nella risoluzione del Parlamento europeo (14) e - aspetto ancora più importante - misure simili sono state introdotte negli Stati Uniti con il Women's Business Ownership Act (legge sulle imprese di proprietà femminile) del 1988, volto a sostenere le imprese a conduzione femminile. È stato l'elemento obbligatorio della raccolta dei dati, nonché la politica in materia di appalti, a produrre l'effetto più importante. La proporzione tra imprenditrici e imprenditori negli Stati Uniti è di 2:1 (sul totale, la percentuale di donne proprietarie di un'impresa negli Stati Uniti è passata dal 26 % del 1992 al 57 % del 2002). Ciò significa che il numero delle imprenditrici è raddoppiato, così come sono aumentati i posti di lavoro e la ricchezza in generale nella società.

5.1.3   Si avanzano le seguenti proposte:

5.1.3.1

Creazione di un ufficio delle imprese europee femminili all'interno della Commissione europea e dei ministeri competenti a livello degli Stati membri. Sarebbe auspicabile non creare tali uffici all'interno dei ministeri per le Pari opportunità, al fine di distinguere chiaramente tra le responsabilità in materia di attività economiche imprenditoriali e di parità di genere. Tale ufficio sarà dotato di un chiaro mandato, con obiettivi e risorse specifici. Attualmente, nella DG Imprese soltanto 1 addetto su 900 si occupa nello specifico di imprenditorialità femminile in Europa.

5.1.3.2

Nomina di un direttore/delegato o rappresentante di alto livello per le imprese femminili all'interno della Commissione europea e dei ministeri delle Attività produttive negli Stati membri, con una funzione trasversale di sensibilizzazione ai vantaggi economici derivanti dall'incoraggiare un numero crescente di donne ad avviare e sviluppare imprese. Tali uffici avrebbero una durata limitata nel tempo (4-10 anni in base all'economia e alla struttura di finanziamento) e un mandato ben definito, con obiettivi e responsabilità specifici. Tale direttore/delegato o rappresentante di alto livello per le imprese femminili potrebbe inoltre essere responsabile della promozione dei percorsi industriali e accademici diretti a un aumento dell'imprenditoria femminile, come la ricerca, la scienza, l'alta tecnologia, la vendita diretta e lo sviluppo online/IT.

5.1.3.3

Raccolta di dati essenziali che consentano di: misurare e quantificare l'attribuzione delle risorse alle imprenditrici – uno dei motivi fondamentali per cui le donne vengono discriminate nel settore, in particolare nelle fasi di avviamento; sostenere l'aggiornamento annuale delle politiche e della ricerca sulle imprese femminili nelle regioni europee; migliorare la raccolta e l'accesso ai dati disaggregati in base al sesso nei ministeri e nelle agenzie. È fondamentale che la DG Imprese e i ministeri dello Sviluppo economico negli Stati membri effettuino una valutazione di impatto di genere raccogliendo i dati pertinenti, come il numero delle donne imprenditrici, il numero di imprese a conduzione femminile, il numero di lavoratori in tali imprese, l'attribuzione delle risorse a queste imprese e a questi imprenditrici. È importante riconoscere che paesi come l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti hanno aumentato con successo i livelli di imprenditorialità femminile grazie alla raccolta e all'analisi di dati di questo tipo.

5.1.3.4

Applicazione della legislazione vigente in materia di parità tra i generi. Dati recenti indicano che la disoccupazione femminile si trova al livello più elevato degli ultimi 23 anni in Europa. Un livello record è stato raggiunto anche per la disoccupazione giovanile, che comprende molte giovani laureate economicamente inattive. Il divario retributivo tra uomini e donne è un dato di fatto, e la rappresentanza femminile nell'ambito del processo decisionale in Europa è scarsa. È fondamentale che l'UE e gli Stati membri rispettino gli obblighi che derivano dal "dovere di garantire la parità di genere", disaggregando le informazioni in base al genere, in particolare nella raccolta dei dati e nell'allocazione delle risorse.

5.2   Interventi della società civile

5.2.1   Si propone di:

5.2.1.1

incoraggiare gli uomini a partecipare al dibattito e a riconoscere il valore aggiunto apportato dalla promozione dell'imprenditoria femminile, dato che tutte le attività volte a promuovere le imprese e l'imprenditoria femminile apportano benefici all'intera società e all'economia. Le comunicazioni, le reti e le formazioni in questo ambito dovrebbero essere dirette a entrambi i sessi, e la protezione sociale dovrebbe altresì garantire parità di trattamento a tutti i membri della società;

5.2.1.2

garantire a tutti la possibilità di accedere al mondo dell'imprenditorialità, eliminando in tutti i livelli di istruzione gli stereotipi sugli imprenditori legati al genere, e disciplinando il linguaggio e la terminologia utilizzati per descrivere gli imprenditori. Allo stesso tempo, garantire che il sostegno attualmente offerto agli imprenditori a livello universitario e di perfezionamento professionale sia allettante e utile per le giovani donne, e consenta di colmare il divario tra il numero di giovani uomini e giovani donne che decidono di avviare un'impresa;

5.2.1.3

promuovere percorsi di carriera tradizionali e non tradizionali per le donne di tutte le età in maniera neutra dal punto di vista del genere. In Europa vi sono molte donne laureate altamente qualificate, attualmente disoccupate a causa della crisi, che probabilmente non hanno mai preso in considerazione l'opzione di avviare una propria impresa;

5.2.1.4

istituire centri per l'imprenditorialità femminile dedicati, che offrano informazioni commerciali essenziali, reti, condivisione delle conoscenze, formazione e tutoraggio. In alcuni paesi UE non esistono centri di questo tipo, oppure spesso sono finanziati in misura insufficiente nel quadro di associazioni di imprenditori e delle camere di commercio nell'UE. Tuttavia, centri simili, dotati di risorse specifiche, possono rivelarsi altamente efficaci nella promozione dell'imprenditorialità femminile. La Germania offre numerosi esempi di buone pratiche in questo senso;

5.2.1.5

garantire appoggio e accesso all'informazione, ai fondi e alle risorse per la ricerca, la scienza e la tecnologia alle donne che desiderano avviare la propria impresa o sviluppare le proprie ricerche o innovazioni;

5.2.1.6

assicurare che gli istituti finanziari esaminino la divulgazione delle informazioni sui prestiti in funzione del genere. Alcune ricerche indicano che i prestiti concessi alle donne sono limitati e, spesso, a tassi di interesse molto più elevati rispetto a quelli concessi agli uomini (15);

5.2.1.7

rivedere le disposizioni sulla sicurezza sociale per tutti gli imprenditori, con particolare attenzione agli aspetti pratici delle disposizioni riguardanti le imprenditrici in gravidanza e le imprenditrici come madri e donne impegnate nell'assistenza dei familiari. Il piano d'azione della Commissione "Un'agenda europea per l'imprenditorialità" (16) richiama l'attenzione sulla necessità di migliorare i programmi di sicurezza sociale, tuttavia non va abbastanza lontano nel formulare proposte pertinenti;

5.2.1.8

sviluppare e attuare a livello UE un accordo sugli enti radiotelevisivi pubblici che incoraggi le emittenti pubbliche degli Stati membri a fissare obiettivi che garantiscano una copertura mediatica equilibrata delle attività imprenditoriali da un punto di vista del genere, spostando il discorso sulle donne dalle "rubriche al femminile" a quelle dedicate agli affari. Alcune ricerche indicano che la copertura mediatica può influenzare in maniera considerevole e positiva la percezione e l'atteggiamento della società nei confronti delle imprenditrici. Dare una maggiore risonanza mediatica alle imprenditrici di successo come modelli di riferimento potrebbe avere un impatto concreto sull'atteggiamento della società verso l'imprenditorialità femminile.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  1988: Women's Business Ownership Act (legge sulle imprese di proprietà femminile) (HR5050)

http://www.nwbc.gov/sites/default/files/nwbc05.pdf.

(2)  2010/2275(INI).

(3)  Parere del CESE sul tema Occupabilità e imprenditorialità - La società civile, le parti sociali e gli enti regionali e locali in una prospettiva di genere (GU C 256 del 27.10.2007, pag. 114).

(4)  Programma per la competitività delle imprese e le PMI (COSME) 2014-2020.

(5)  COM(2011) 702 final.

(6)  Cfr: http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/promoting-entrepreneurship/women/portal/.

(7)  Parere del CESE sul tema Promozione dell'imprenditorialità femminile nella regione euro mediterranea

(GU C 256 del 27.10.2007).

(8)  Cfr.: www.wescotland.co.uk/wepg.

(9)  http://womeninbusiness.about.com/od/wibtrendsandstatistics/a/statswibindustr.htm.

(10)  http://www.bis.gov.uk/assets/biscore/enterprise/docs/b/11-1078-bis-small-business-survey-2010-women-led-businesses-boost.pdf.

(11)  http://www.enterprising-women.org/static/ew_growthreport.pdf.

(12)  http://freedownload.is/doc/overview-of-the-gender-equality-duty-11622854.html.

(13)  http://www.oecd.org/document/0,3746,fr_21571361_44315115_50401407_1_1_1_1,00.html.

(14)  2010/2275(INI).

(15)  Cfr. ad es. Women and banks - Are female customers facing discrimination? (Donne e banche – discriminazione per le clienti donna?), relazione dell'IPPR, novembre 2011, http://www.wireuk.org/uploads/files/women-banks_Nov2011_8186.pdf; Women’s business ownership: a review of the academic, popular and internet literature (Imprese di proprietà femminile: rassegna della letteratura accademica, popolare e di Internet), http://www.bis.gov.uk/files/file38362.pdf.

(16)  COM(2004) 70 final.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/29


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Il ruolo della donna quale volano per un modello di sviluppo e di innovazione nell'agricoltura e nelle zone rurali» (parere d'iniziativa)

2012/C 299/06

Relatrice: RONDINELLI

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 gennaio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere d'iniziativa sul tema:

Il ruolo della donna quale volano per un modello di sviluppo e di innovazione nell'agricoltura e nelle zone rurali

(parere d'iniziativa).

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 26 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 204 voti favorevoli, 5 voti contrari e 3 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Le potenzialità delle donne che lavorano e/o fanno impresa nelle zone agricole e rurali devono essere analizzate, censite e valorizzate in tutte le politiche dell'UE e non penalizzate da alcune di esse: questa è la base necessaria perché le donne possano essere attori di sviluppo e innovazione, aiutando tutto il settore ad uscire dalla crisi.

1.2

Parità di trattamento, pari opportunità e azioni di promozione delle condizioni delle donne devono essere assicurate in tutta la legislazione e nei programmi UE, attraverso un effettivo mainstreaming di genere, semplificando le procedure di accesso alle risorse e verificando periodicamente i risultati.

1.3

Le donne devono essere coinvolte nei piani di sviluppo del settore a livello territoriale e regionale: ciò presuppone che siano messe in condizione di partecipare, di esprimere bisogni, esperienze e progetti (capacity building).

1.4

L'interazione di università e centri di ricerca con le donne interessate deve analizzare potenzialità e bisogni; fornire strumenti formativi e tecnologici per sostenere lo sviluppo di imprese a conduzione femminile; migliorare la qualità del lavoro e della vita delle donne in agricoltura.

1.5

Le TIC (1) sono fondamentali per sviluppare e migliorare l'attività femminile in agricoltura, a condizione che siano efficaci, ben distribuite sul territorio, accessibili e poco costose (banda larga). Ciò può anche creare lavoro per tecnici di TIC.

1.6

La costituzione di reti di donne, facilitata da buone TIC, sviluppa contatti, sostiene la partecipazione e favorisce rapporti e scambi di buone pratiche tra donne nell'UE e donne nei paesi candidati e terzi, con beneficio per la cooperazione internazionale e il commercio.

1.7

La formazione deve essere mirata ai bisogni e alle potenzialità delle donne interessate; forme innovative di disseminazione possono essere affidate alle stesse donne (gruppi di discussione e auto-formazione, pagine di giornali, interventi informativi negli istituti educativi, ecc.).

1.8

Perché si organizzino e partecipino sviluppando le loro potenzialità, sono necessari servizi efficienti, accessibili e flessibili che riescano a liberare il tempo dai lavori di cura. Ciò vale per sanità, trasporti, credito, distribuzione, marketing, cura di anziani e bambini, ma anche per settori di welfare che assicurino tutele alle donne che non ne godono. Anche in questo caso, si crea lavoro indotto nei servizi coinvolti.

1.9

Tutti gli Stati membri dell'UE dovrebbero promuovere il riconoscimento giuridico delle coadiuvanti ai fini delle tutele previdenziali e sanitarie. A livello dell'UE sarebbe opportuno definire un quadro normativo per una co-titolarità, eventualmente attraverso uno statuto della donna in ambiente agro-rurale.

1.10

Le donne possono contribuire alla sostenibilità dell'agricoltura e del territorio se dotate degli strumenti conoscitivi e tecnologici necessari (tecnologie verdi, gestione e utilizzo efficace delle risorse, produzione di energia pulita). Per l'avvio di questo tipo di imprese, innovative e sostenibili, va previsto un fast track per un accesso semplificato alle risorse (specie del II pilastro della PAC).

1.11

Le donne possono essere il motore di un rilancio dell'artigianato, di prodotti tradizionali di qualità e biologici, anche attraverso un'interazione più stretta tra produttrici e consumatrici che deve essere studiata e valorizzata (come nel caso delle "filiere corte").

1.12

La riforma della PAC e le politiche di sviluppo rurale devono concorrere a promuovere il lavoro e l'attività delle donne, in particolare attraverso programmi tematici riservati alle donne (II pilastro).

1.13

Stati membri, regioni, amministrazioni locali e parti sociali sono corresponsabili della promozione delle potenzialità delle donne che vivono in ambiente agro-rurale garantendo un contesto di legalità e l'attuazione di un quadro giuridico adeguato che assicuri il principio di parità e di rappresentanza di genere, anche nelle loro strutture interne. Gli esempi positivi che si riscontrano in alcuni Stati membri dovrebbero servire da stimolo affinché le donne - come ha chiesto anche il Parlamento europeo - siano adeguatamente rappresentate in tutti gli organismi politici, economici e sociali del settore agricolo e delle zone rurali.

2.   Una potenzialità da liberare

2.1

La potenzialità rappresentata dalle donne in agricoltura e nelle zone rurali è sottovalutata: il rapporto PAC 2010 (2) inserisce riferimenti alle donne solo attraverso le statistiche di Eurostat, e il rapporto sullo sviluppo rurale 2010 evoca di sfuggita il gap nei tassi di partecipazione al lavoro (76 % gli uomini, 62 % le donne (3)). Anche nell'interessante decisione del Consiglio del 20 febbraio 2006 sugli "Orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale" (4), le donne sono citate solo in rapporto alla necessità di incoraggiarne l'accesso al lavoro.

2.2

Il Parlamento europeo, invece, con la risoluzione del 2011 sul ruolo delle donne nell'agricoltura e nelle zone rurali (5), elenca accuratamente i principali nodi che le donne affrontano e indica alcune piste strategiche per sostenerle nella loro realtà sociale ed economica. Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) si riconosce nell'analisi del PE e ne condivide le conclusioni, ricordando altresì una serie di propri pareri (6).

2.3

Il CESE apprezza la proposta di regolamento della Commissione recante disposizioni comuni sui fondi strutturali e i documenti di lavoro dei servizi della Commissione (7) che la accompagnano, così come la comunicazione sul partenariato europeo per l'innovazione in agricoltura (8): questi testi contengono elementi interessanti che fanno sperare in una migliore attenzione istituzionale ai temi di genere, e il Comitato auspica ne seguano decisioni appropriate da parte del Consiglio.

2.4

Il CESE apprezza vivamente le attività svolte dalle organizzazioni di donne rurali e dalle reti analoghe in tutta una serie di Stati membri. Alcune di queste organizzazioni sono autonome, mentre altre sono integrate nelle associazioni di agricoltori. Inoltre, esistono anche organizzazioni giovanili rurali notevolmente impegnate a favore della parità di genere. Grazie a queste organizzazioni, molte donne riescono ad acquisire delle qualifiche e sono motivate ad approfondire il loro impegno a livello imprenditoriale, sociale, professionale e politico. Esse, inoltre, hanno dato un notevole contributo ai progressi realizzati finora, ad esempio in materia di protezione sociale per le famiglie di agricoltori. In alcune associazioni di agricoltori – finora tradizionalmente dominate dagli uomini – le donne sono oggi molto attive ed esercitano una grande influenza (9). Esempi di questo tipo dovrebbero servire da modello in tutti gli Stati membri.

2.5

Questo parere si prefigge di individuare, in parallelo con i documenti citati, alcuni criteri e misure che possano aiutare le donne a liberare il loro potenziale di lavoratrici e imprenditrici, assumendo un ruolo innovativo per uno sviluppo sostenibile e un'occupazione di qualità. Individuare meglio potenzialità e bisogni del lavoro e dell'imprenditoria femminile agro-rurale può migliorare la produzione, qualificarla, darle respiro strategico, diversificarla e sviluppare maggior coerenza tra la PAC e le politiche di sviluppo rurale e di coesione territoriale.

3.   Dati e criteri di lettura

3.1

Le successive riforme della PAC hanno reso fluido il confine concettuale tra economia agricola, economia rurale e gestione/valorizzazione del territorio. Ciò rende più ampio lo scenario (10) nel quale analizzare i problemi che incontrano le donne, ma rende anche più necessario disporre di dati precisi, disaggregati e qualitativi, approfondendo lo sforzo già in atto in Eurostat. La risoluzione del PE del 2011 assume che le persone "regolarmente occupate in agricoltura" siano 26,7 milioni, il 42 % delle quali (ossia 11,2 milioni) sono donne, includendo tutte le attività agricole e rurali in cui le persone svolgono un qualche lavoro (che spesso, però, non è l'unico né il principale). Eurostat, invece, misura l'occupazione agricola sulla base delle AWU (Annual Working Units), il che riduce il numero complessivo degli uomini e delle donne che lavorano a qualsiasi titolo nel settore a 11,1 milioni nel 2010 (per attività agricola, forestale, caccia e pesca) e, di conseguenza, quello delle donne a circa 4,7 milioni (11).

3.2

Questo richiamo alla metodologia statistica rende evidente che il problema si impone non per le quantità in gioco, ma per la strategicità del settore agro-rurale nella sua interazione con i contesti urbani e peri-urbani e il loro sviluppo sostenibile (ambientale e sociale). La realtà delle donne in agricoltura e nelle zone rurali sarà quindi considerata sotto un duplice focus: l'alto livello di standard produttivi dell'agricoltura europea e il potenziale che le donne rappresentano e che può essere liberato con risorse limitate ma utilizzate in modo efficiente e mirato. Si terrà presente che siamo ancora in un periodo di forte crisi che genera difficoltà – ma anche opportunità – per le donne che vivono e lavorano in aree agro-rurali.

4.   L'economia agricola e rurale e gli effetti della crisi

4.1

Recenti rilevamenti della situazione agro-rurale indicano che, dopo un calo della produzione e dell'occupazione dovuto al rallentamento di consumi ed esportazioni, il settore è tornato a crescere, segnando un aumento del reddito. Il mercato interno, in particolare, mostra un certo favore per qualità e sostenibilità: ad esempio, l'acquisto di prodotti locali (distribuzione a "chilometri 0" o filiera corta (12)) e/o biologici è visto sempre più con favore dai consumatori.

4.2

Sul piano occupazionale, tra il 2007 e il 2008 si sono persi circa 900 mila posti di lavoro in agricoltura, mentre tra il 2008 e il 2009 il saldo è stato di - 200 mila AWU (13). Il trend occupazionale negativo potrebbe quindi attestarsi su valori che riflettono una diminuzione fisiologica di occupati dovuta alla razionalizzazione delle imprese, con riduzione di manodopera non qualificata a beneficio di quella più professionalizzata.

4.3

Nonostante questi elementi di speranza, non siamo certo usciti dalla crisi né è migliorata la condizione delle donne: gran parte delle produzioni agricole continua ad utilizzare in modo informale la manodopera femminile che ha già forti svantaggi sia nell'occupazione a tempo pieno (il 26 % delle donne contro il 52 % degli uomini), sia in quella a tempo parziale (il 9,7 % degli uomini contro l'11,8 % delle donne) (14); oltre questi dati, esiste l'area del lavoro stagionale (che rappresenta un’enorme percentuale di occupati a fronte di una ridotta percentuale di occupati a tempo indeterminato), del lavoro informale e illegale, ossia un'ampia realtà invisibile o problematica non quantificata, rispetto alla quale bisognerebbe intervenire incentivando l'emersione del lavoro sommerso e, nella misura del possibile, la stabilizzazione del lavoro femminile.

4.3.1

Molto preoccupante è la condizione delle immigrate (sia intracomunitarie, sia extracomunitarie), alle quali vengono spesso negati i più elementari diritti, a cominciare dal pagamento dei salari con ritardo o con riduzioni ingiustificate e ingiustificabili. Questa situazione è peggiorata dall'inizio della crisi e non può essere giustificata dalle difficoltà di erogare crediti alle piccole imprese agricole e di trasformazione; molti sono i casi di lavoratrici che sono dovute ritornare al paese d'origine senza essere state pagate o si sono trovate alla mercé di sfruttatori, criminali e mercanti di manodopera che purtroppo non sono ancora penalmente perseguibili in alcuni paesi dell'UE.

4.3.2

La dispersione territoriale delle aziende agricole e le dimensioni ridotte di molte di esse concorrono a rendere complessi i controlli sulla correttezza dei rapporti di lavoro. Tuttavia, una gestione attenta da parte delle amministrazioni locali, insieme con le parti sociali e le organizzazioni della società civile, può essere il punto di partenza per combattere irregolarità e criminalità, garantendo diritti e sicurezza per tutti.

5.   Per migliorare la vita e il lavoro delle donne nelle aree agro-rurali …

5.1

La dimensione qualitativa della produzione agricola è una componente importante del lavoro delle donne, sia come produttrici, sia come coadiuvanti, sia come consumatrici, sia come soggetti che trasmettono tradizioni, creatività e comportamenti genuini. Per valorizzare questa realtà sono necessarie scelte concertate sul territorio.

5.2

Lo sviluppo e l'applicazione di tecniche produttive avanzate, la ricerca, l'orientamento professionale e la formazione devono vedere i centri di ricerca e le università interagire con le aree agro-rurali, integrando nei loro studi i bisogni delle donne e l'analisi delle loro potenzialità.

5.3

Spesso si ritiene che ogni problema di miglioramento qualitativo e di promozione della competitività possa essere risolto somministrando un qualche tipo di formazione. Ciò può produrre un proliferare quantitativo e non qualitativo e mirato dell'offerta formativa che spesso non risponde adeguatamente ai bisogni concreti dell'economia e dei soggetti sociali coinvolti, né a strategie partecipate di sviluppo sostenibile. La realtà agro-rurale, per crescere, ha bisogno di lavoratrici e imprenditrici preparate, ma la sola formazione non riqualifica immediatamente il lavoro, l'attività e la vita, se mancano strutture e servizi e se non si creano posti di lavoro sostenibili e di qualità.

6.   … analizzare i bisogni e le potenzialità a partire dal territorio

6.1

Qualsiasi intervento di formazione, di fornitura di servizi o di razionalizzazione deve partire dall'analisi delle condizioni concrete e delle disponibilità delle donne che vivono e lavorano in ambiente agro-rurale. Ciò implica un'attenta analisi del territorio, delle potenzialità e delle aspettative delle persone, che deve essere condotta con la partecipazione attiva delle donne interessate. La partecipazione è una dinamica che responsabilizza le autorità nazionali, regionali e locali ma anche le organizzazioni socio-professionali. Le potenzialità complessive di un territorio possono aumentare se si liberano le potenzialità delle donne che ci vivono. Programmi mirati ed efficaci per sviluppare innovazione, imprenditorialità e lavoro femminili possono creare posti di lavoro (specie per i giovani), frenando e a volte anche invertendo la tendenza allo spopolamento delle campagne.

6.1.1

Università e territorio devono interagire nell'analisi di queste potenzialità: i centri di ricerca devono essere coinvolti nella progettazione e nella valutazione dei piani di sviluppo. Ciò impone di garantire collegamenti efficaci, attraverso TIC avanzate e accessibili, tra le università e le donne per realizzare accurate ricerche e sperimentarle sul campo (15).

6.1.2

I piani di sviluppo territoriale dovrebbero contenere azioni specifiche di formazione indirizzate alle lavoratrici, alle coadiuvanti e alle imprenditrici, valorizzando la loro capacità di adattarsi, di innovare, di trasmettere conoscenze e comportamenti. Le donne che hanno ricevuto una formazione dovrebbero essere incentivate a trasmetterla alle altre attraverso strumenti formali (cooperative, strutture partecipative alle decisioni delle autorità locali, gruppi di azione nel quadro dello sviluppo rurale, ecc.) e informali (gruppi di discussione e auto-formazione, interventi negli istituti educativi, trasmissioni radio e TV, rubriche sui giornali, imprese sociali, ecc.). L'incentivo necessario è costituito non solo da risorse finanziarie, ma anche dalla liberazione del tempo delle donne, grazie a facilitazioni e buoni servizi sul territorio (permessi retribuiti, strutture di cura per l'infanzia, trasporto efficiente e gratuito (16), sostituzione temporanea nel lavoro di cura, agro-asili, ecc.).

6.2

Una copertura Internet efficiente, veloce (banda larga) e poco costosa è una precondizione, considerando che interi paesi UE hanno meno del 60 % delle abitazioni connesse in rete. Un più ampio uso delle TIC può facilitare anche la formazione a distanza, la comunicazione tra parti distanti del territorio e costituisce uno stimolo per comunicare con le donne dei settori agro-rurali di altri paesi, suscitando l'interesse anche per l'apprendimento delle lingue e lo scambio di esperienze.

6.2.1

Inoltre, le TIC favoriscono la costituzione di reti di imprenditrici, coadiuvanti e lavoratrici che, stimolate dalla presenza di migranti extracomunitarie, comunicano e interagiscono anche con donne dei paesi candidati e dei paesi terzi. Ne può nascere un proficuo scambio di esperienze, una migliore cooperazione allo sviluppo e perfino una maggiore integrazione commerciale, nonché un contributo per risolvere la sfida alimentare a livello mondiale.

6.3

La salute delle donne in ambito agro-rurale è una priorità. Efficaci servizi sanitari - anche con strutture di telemedicina e telediagnostica – e presidi medici di qualità – devono monitorare salute, sicurezza e malattie professionali sui luoghi di lavoro e ciò può anche creare posti di lavoro per personale specializzato. Tali servizi (in particolare per l'igiene riproduttiva e la prevenzione ginecologica) dovrebbero essere gratuiti; in ogni caso, i costi dovrebbero sempre essere parametrati al reddito e ai carichi familiari. Un aspetto cruciale è la presenza di molte donne in età avanzata: in alcuni paesi a forte vocazione agro-rurale, l'aspettativa di vita delle donne è molto più lunga di quella degli uomini, per cui la popolazione femminile è maggioritaria tra gli ultrasessantenni (17). Per queste donne è indispensabile la presenza di servizi medici, di assistenza e di accompagnamento anche per non obbligare le donne più giovani a farsi carico di ulteriori oneri familiari.

6.4

La condizione delle coadiuvanti continua ad essere trattata in modo molto diverso da paese a paese. Formalmente non sono riconosciute come lavoratrici, pur lavorando intensamente nel settore, e in taluni Stati membri restano prive di qualsiasi assistenza sanitaria e pensionistica (se non quella a base universale, dove il welfare lo prevede). Sono necessari strumenti per assicurare a queste donne una copertura attraverso, ad esempio, fondi pensionistici specifici promossi dalle parti sociali o dalle autorità territoriali. Sarebbe anche opportuno definire norme per la co-titolarità, eventualmente nel quadro di uno statuto europeo della donna in ambito agro-rurale.

6.5

L'uso razionale dell'energia e lo smaltimento dei rifiuti vedono le donne protagoniste in quanto amministratrici dell'economia familiare. Raccolta differenziata e strutture adeguate di compostaggio e trasformazione (biomassa) possono integrarsi con gli obiettivi di risparmio energetico e con cicli virtuosi di produzione agricola e biologica, di fatto autosufficiente sul piano energetico. L'accesso alle nuove tecnologie verdi per la produzione e l'utilizzo efficace delle risorse dovrebbe essere facilitato e godere di incentivi specifici per aziende e attività gestite da donne.

6.6

In molti paesi l'iniziativa di gruppi di donne ha realizzato positive esperienze di agriturismo, specie a carattere cooperativo, con ottimi risultati di gestione. Dato il crescente interesse per questo tipo di turismo, bisognerebbe mettere in rete queste attività e far circolare le migliori pratiche.

6.7

La distribuzione, per contribuire allo sviluppo sostenibile e all'attività delle donne (spesso esercitata su appezzamenti di dimensioni ridotte), deve essere di alta qualità, funzionale e flessibile: cooperative locali di distribuzione, a costi contenuti, potrebbero favorire la vendita di prodotti tipici di qualità a prezzi più accessibili. Utili si sono mostrati anche eventi specifici per la promozione di tali prodotti.

6.8

È importante valorizzare le produzioni artigianali e tipiche che si stanno perdendo. Azioni mirate di informazione e marketing possono aiutare a mantenere o creare attività e posti di lavoro, contrastando l'esodo rurale e il degrado della qualità indotto dall'importazione di massa. È quindi indispensabile un'interazione efficace di servizi, tecnologie e trasporti adeguati, che colleghino le zone rurali e agricole con i mercati urbani (18).

6.9

È necessario migliorare l'accesso al credito per creare aziende e cooperative agricole e artigianali, responsabilizzando le banche tradizionali (in particolare le Casse agricole e le Casse di risparmio locali), ma anche promuovendo programmi di microcredito, prioritariamente indirizzati alle donne.

7.   Le politiche dell'UE e il coinvolgimento della società civile

7.1

In attesa dell'approvazione della proposta di regolamento con le disposizioni comuni dei fondi strutturali (19), ricordiamo che il regolamento FEASR sottolinea la necessità di utilizzare le risorse del Fondo per promuovere la parità uomo/donna e prevede l'informazione e la partecipazione di organismi impegnati per il conseguimento di questo obiettivo (20). Il nuovo regolamento comune potrebbe essere rafforzato introducendo un fast track per le donne che avviano imprese agro-rurali o artigianali innovative e sostenibili. Ciò darebbe più forza e più capacità propositiva alle organizzazioni della società coinvolte nel partenariato di cui all'articolo 6 del testo normativo citato.

7.2

Quanto alla proposta di regolamento comune dei fondi, già oggetto di un parere del CESE (21), si conferma qui una forte preoccupazione per gli effetti che le condizionalità macroeconomiche (art. 21) potrebbero avere sui progetti rivolti allo sviluppo di iniziative a favore delle donne. Il CESE chiede che si eviti, attraverso una specifica disposizione normativa, di colpire direttamente o indirettamente i soggetti sociali più deboli, tra cui le donne.

7.3

Il CESE auspica che la Commissione, oltre l'impegno già sviluppato nelle proposte citate, sia più tempestiva nell'intercettare i cambiamenti e le esigenze delle donne, evitando soprattutto di rendere rigidi nei contenuti e nelle metodologie i programmi di promozione della condizione femminile in ambito agro-rurale.

7.4

Una più forte e migliore partecipazione delle donne allo sviluppo agro-rurale dovrebbe essere integrata sistematicamente anche nei programmi europei di ricerca e sviluppo, di formazione (Fondo sociale europeo e non solo) e di mobilità dei lavoratori oltre che, naturalmente, nell'attuazione della politica di coesione economica, sociale e territoriale.

7.5

Norme, programmi e progetti relativi all'attuazione del II pilastro dovrebbero essere sottoposti a verifiche periodiche, nel quadro delle procedure di monitoraggio della PAC, per accertarne l'efficacia nel conseguimento delle pari opportunità e l'uso appropriato delle risorse utilizzate.

7.6

Devono essere previsti anche sotto-programmi tematici per le donne nell'ambito delle politiche di sviluppo rurale e devono essere adeguatamente valorizzate e disseminate le esperienze del programma Leader.

7.7

Per sviluppare programmi che integrino come priorità la liberazione del potenziale rappresentato dalle donne, il territorio – nella sua accezione fisica, amministrativa e sociologica – deve essere il primo protagonista di una dinamica partecipativa. Le organizzazioni delle parti sociali e della società civile dovranno essere corresponsabili in prima persona delle scelte e della loro attuazione. Per fare ciò, dovranno anche mostrarsi capaci di rappresentare in modo concreto ed efficace i bisogni delle donne e saperle integrare a tutti i livelli delle organizzazioni, curando anche la loro specifica capacity building.

7.7.1

Il CESE invita tutte le organizzazioni in esso rappresentate a sviluppare una forte attenzione verso le donne che lavorano e vivono in ambiente agricolo e rurale e a farsi interpreti dei loro bisogni e delle loro aspirazioni e ad inserirle sistematicamente nelle diverse strutture di partenariato orizzontale e verticale.

Bruxelles, 12 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.

(2)  Agriculture in the EU - Statistical and Economic Information - Report 2010, marzo 2011.

(3)  Pagina 146, tabella 3.5.1.4, del rapporto citato.

(4)  Decisione del 20 febbraio 2006, n. 2006/144/CE (periodo di programmazione 2007/2013) – GU L 55 del 25.2.2006, pag. 20.

(5)  P7_TA(2011) 0122.

(6)  Tra gli altri, ricordiamo i pareri CESE, GU C 256 del 27.1.2007, pag. 144-149; CESE, GU C 317 del 23.12.2009, pag. 49; CESE, GU C 347 del 18.12.2010, pag. 41; CESE, GU C 376 del 22.12.2011, CESE, GU C 143 del 22.5.2012, pagg. 35-39; CESE, GU C 191 del 29.6.2012, pagg. 116-129.

(7)  COM(2011) 615 final/2 e documento di lavoro dei servizi della Commissione SWD(2012) 61 final, parti I e II.

(8)  COM(2012) 79 final.

(9)  Ad esempio, un'attiva donna rurale è a capo della Federazione degli agricoltori svedesi (LRF), di cui è presidente.

(10)  Il 92 % del territorio europeo è considerato rurale e ci vive il 56 % circa della popolazione, che produce il 45 % del valore aggiunto dell'UE (dati riportati nella decisione del Consiglio citata al punto 2.1).

(11)  La Commissione sta preparando una serie di rapporti e studi in materia. Il CESE si augura contengano dati qualitativi e disaggregati ancora più precisi.

(12)  Ricordiamo la conferenza Local agricolture and short food supply chains ("Agricoltura locale e filiere alimentari brevi"), Bruxelles, 20.4.2012.

(13)  Dati Eurostat.

(14)  Rapporto PAC 2010, tabella 3.5.1.4 (http://ec.europa.eu/agriculture/agrista/2010/table_en/index.htm).

(15)  Ampie zone agricole e rurali non dispongono di strutture universitarie e di ricerca: è interessante qui ricordare la scelta di creare un'Università a Umeå (in Svezia) in un territorio rurale e con scarso sviluppo, che si è però rivitalizzato quando il centro di studi e ricerche ha cominciato a funzionare a regime.

(16)  Il documento di lavoro dei servizi della Commissione, parte II, già citato alla nota 7, segnala che le donne utilizzano più degli uomini i trasporti pubblici.

(17)  In Lituania le donne vivono in media 11 anni più degli uomini; in Lettonia 10, in Polonia, Romania e Slovacchia 8; in Bulgaria, Repubblica ceca, Portogallo, Slovenia e Spagna, 7.

(18)  La realtà dell'artigianato in ambito rurale è stata ampiamente sviluppata nel parere CESE, GU C 143 del 22.5.2012, pagg. 35-39.

(19)  COM(2011) 615 final/2.

(20)  Vedi regolamento n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005 (GU L 277 del 21.10.2005, pagg. 1–40), articoli 6, paragrafo 1, lettera c); 62, paragrafo 1, lettera b); 76, paragrafo 2, lettera a).

(21)  Parere CESE, GU C 191 del 29.6.2012, pagg. 30-37, in particolare il punto 3.3.3.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/34


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Le relazioni UE-Moldova: il ruolo della società civile organizzata»

2012/C 299/07

Relatrice: PICHENOT

Nel corso della sessione plenaria del 13 e 14 luglio 2011 il Comitato economico e sociale europeo ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere di iniziativa sul tema:

Le relazioni UE-Moldova: il ruolo della società civile organizzata.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 28 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 143 voti favorevoli e 9 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE), consapevole dell'interesse comune per un ravvicinamento tra l'Unione europea e la Repubblica moldova e a seguito della propria missione di marzo 2012, nel presente parere ha deciso di presentare le seguenti raccomandazioni con l'obiettivo di:

consolidare il ruolo della società civile, in particolare attraverso la creazione di un consiglio economico, sociale e ambientale moldovo (CESEM),

riuscire a concludere un accordo di libero scambio globale e approfondito (DCFTA),

ripristinare l'integrità territoriale della Moldova.

1.2

Nelle sue raccomandazioni alla Commissione e al Parlamento europeo, il CESE sollecita il raggiungimento di un accordo di libero scambio equilibrato che preveda il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile in tutte le fasi del processo. Per giungere alla conclusione di un DCFTA, sarà opportuno coordinare l'azione della Commissione con quella del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE). Il CESE raccomanda in particolare di:

verificare la corretta partecipazione degli organismi moldovi tramite un accesso alla consultazione pubblica  (1) in corso, nonché alle audizioni pubbliche e agli incontri con la società civile previsti nel quadro della valutazione d'impatto sulla sostenibilità;

organizzare un convegno sui risultati della valutazione d'impatto con il parlamento moldovo, il CESE e la società civile moldova, e garantire che la società civile sia regolarmente informata in merito al contenuto dei negoziati;

prestare attenzione alla rilevazione degli impatti sociali e ambientali, soprattutto sulla base delle osservazioni contenute nella relazione sui progressi nel raggiungimento degli obiettivi del millennio (2), allo scopo di perfezionare il capitolo "sviluppo sostenibile" di un futuro accordo;

realizzare uno studio sulle condizioni per il reinserimento dell'economia della Transdnestria nel processo di apertura commerciale;

intensificare l'azione di formazione sull'attuazione effettiva dell' acquis comunitario in ambito commerciale tra i responsabili socioprofessionali e i media;

tenere conto delle necessità di assistenza tecnica per l'adeguamento alle norme dell'acquis comunitario soprattutto nel settore agroalimentare;

prevedere opportune misure di accompagnamento, con procedure di riadeguamento, per consentire di trarre tutti i vantaggi possibili da un reale inserimento nell'economia europea, ed esercitare un'attenta vigilanza per garantire la sicurezza delle frontiere esterne, coinvolgendo i partner che beneficiano di questo tipo di accordo;

prevedere l'istituzione di un comitato congiunto di monitoraggio dell'accordo commerciale e favorire, con il sostegno del CESE, la partecipazione della società civile al monitoraggio di un futuro DCFTA, tramite il ricorso ai finanziamenti a favore della strutturazione della società civile moldova;

assicurare la partecipazione delle parti sociali moldove al forum del partenariato orientale e inserire nell'agenda del quinto gruppo di lavoro del partenariato orientale Dialogo sociale le condizioni sociali dell'accordo;

promuovere, con il sostegno dell'OSCE, i contatti con la società civile di Transdnestria per favorirne il coinvolgimento nelle politiche di avvicinamento all'UE.

1.3

Nelle sue raccomandazioni alle autorità pubbliche moldove, il CESE incoraggia il governo e il Parlamento a:

informare un ampio ventaglio di organizzazioni della società civile in merito agli sviluppi del processo di avvicinamento all'UE e favorire un dibattito pubblico su tale avvicinamento, coinvolgendo le parti sociali e le associazioni che rappresentano interessi diversi (agricoltori, consumatori, ambientalisti, donne, difensori dei diritti umani, ecc.);

continuare a condividere le informazioni con le categorie socioprofessionali interessate in seno al ministero degli Affari europei e mantenere il ruolo di osservatore del Consiglio nazionale di partecipazione (CNP) presso il governo;

istituire un consiglio economico, sociale e ambientale moldovo (CESEM) sulla base delle esperienze maturate in seno all'UE o nei paesi del vicinato;

coinvolgere le parti interessate nell'attuazione degli accordi con l'UE nei settori dell'energia e della ricerca;

consolidare il dialogo sociale e vigilare sull'applicazione della Carta sociale del Consiglio d'Europa, in particolare sciogliendo tutte le riserve e adottando il protocollo che prevede un sistema di reclami collettivi;

attribuire la massima priorità all'inserimento dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro;

contribuire all'efficacia dei meccanismi di lotta contro la corruzione.

1.4

Per quanto riguarda le raccomandazioni alle organizzazioni della società civile moldova, il CESE auspica di intensificare i propri contatti con la società civile moldova nel quadro del partenariato orientale. Presenta alla società civile le seguenti proposte che sarebbe disposto a illustrare in Moldova nell'ambito di un convegno, allo scopo di concretizzare la piattaforma del partenariato Contatti tra i popoli. Oltre alla creazione di un CESEM, il CESE raccomanda alle parti sociali e ai partner della società civile di:

operare un ravvicinamento con le grandi piattaforme europee settoriali, come quella sulla lotta contro la povertà o con le organizzazioni padronali di diversi Stati membri, nonché acquisendo lo statuto di osservatore in seno alla Confederazione europea dei sindacati;

rafforzare un'unità di controllo nell'ambito delle organizzazioni sindacali e padronali e della commissione superiore delle convenzioni collettive sulle questioni europee;

sviluppare il dialogo sociale nel rispetto delle convenzioni dell'OIL e della Carta sociale del Consiglio d'Europa;

dare impulso al dialogo civile in vista del monitoraggio del DCFTA;

sviluppare le competenze in materia di approcci ecologici, come la riduzione dei gas a effetto serra, l'analisi del ciclo di vita, l'impronta di carbonio o i servizi ecosistemici.

2.   La società civile moldova nel ravvicinamento europeo e il partenariato orientale

2.1

La società civile moldova partecipa già a una politica di avvicinamento all'UE attraverso una serie di meccanismi. Oltre al CNP, un organo consultivo di 30 membri, creato nel gennaio 2011 e che collabora con il governo, esiste anche un'altra istanza consultiva presso il Parlamento. La convenzione nazionale per l'integrazione europea, fondata nel novembre 2010, riunisce diverse organizzazioni incaricate di formulare proposte e diffondere informazioni sul processo di integrazione europea, per consentire un dialogo diretto e aperto con le parti interessate. Inoltre, sono state create diverse piattaforme tematiche di organizzazioni della società civile a livello nazionale.

2.2

Alcune organizzazioni moldove partecipano ai diversi gruppi del forum della società civile del PO: democrazia, diritti umani, buon governo e stabilità; raccomandazioni generali; ambiente, energia e cambiamento climatico; contatti tra i popoli. Il CESE desidera incoraggiare lo sviluppo del quinto gruppo di lavoro sul dialogo sociale, che si occupa anche, più in generale, delle questioni economiche e sociali (3).

2.3

Alle parti sociali spetta un ruolo essenziale nel ravvicinamento tra UE e Moldova. L'indipendenza delle organizzazioni sindacali, riconosciuta dalla Costituzione, è sancita da una legge del luglio 2000 che garantisce la libertà sindacale, la contrattazione collettiva e la protezione dei beni dei sindacati. Lo scenario sindacale si è notevolmente trasformato in questi ultimi anni: i due sindacati esistenti, la CSRM e Solidaritate, si sono fusi in un unico organo sindacale, la Confederazione nazionale dei sindacati di Moldova (CNSM). Quest'ultima, dopo aver aderito alla Confederazione sindacale internazionale, inizia a partecipare alle attività e alle riunioni internazionali e potrebbe anche chiedere che le venga concesso lo statuto di osservatore presso la Confederazione europea dei sindacati.

2.3.1

L'organizzazione imprenditoriale più rappresentativa è la confederazione nazionale dai datori di lavoro di Moldova, istituita nel 1996 e composta da 32 membri, che si definisce come non politica e indipendente. L'agenzia nazionale per l'occupazione della forza lavoro gestisce il progetto Mobility Partnership tra l'UE e la Moldova, il cui obiettivo è garantire che l'integrazione del mercato del lavoro moldovo avvenga in maniera fluida. Le organizzazioni padronali partecipano a questa integrazione attuando le decisioni del progetto a livello locale e regionale.

2.3.2

Sarebbe quindi utile rafforzare la presenza, in seno alle parti sociali, di cellule di informazione sulle questioni relative al DCFTA che operino in collaborazione con i loro omologhi professionali europei o degli Stati membri.

2.4

La situazione di alcune categorie di popolazione resta fragile, specie nelle zone rurali. Il deterioramento della situazione sociale si ripercuote soprattutto sulle donne: tasso di disoccupazione elevato, dequalificazione, diminuzione dei salari, lavori stagionali o prestazioni sociali limitate. Le donne hanno diritti simili agli uomini ma sono più vulnerabili sul mercato del lavoro. Inoltre, solo il 14 % degli imprenditori moldovi sono donne. La popolazione rurale resta rappresentata in misura più che proporzionale tra le persone che vivono al di sotto della soglia della povertà (4), e nel 2009 l'incidenza dei poveri rurali è aumentata. Preoccupa la situazione dei minori, che in Moldova sono esposti a diverse condizioni di degrado: mancanza di fissa dimora, lavoro minorile, traffici e prostituzione. Continua ad essere diffuso il fenomeno degli «orfani sociali», ovvero dei minori che le famiglie affidano agli orfanotrofi perché non sono in grado di provvedere al loro sostentamento.

2.5

Il funzionamento dei media ha iniziato a migliorare già da diversi anni. Il consiglio di coordinamento del settore audiovisivo ha adottato un nuovo metodo di sorveglianza della copertura mediatica politica alla fine dell'ottobre 2010, con l'aiuto dell'UE e del Consiglio d'Europa. Inoltre, nel 2010 sono nate due nuove emittenti televisive (Jurnal TV e Publika TV) e quattro nuove stazioni radiofoniche (Radio Sport, Aquarelle FM, Publika FM, Prime FM). La formazione dei giornalisti sulle tematiche europee dovrebbe rappresentare una priorità. I progressi nel campo della libertà di espressione permetteranno di informare meglio i cittadini e gli ambienti economici circa le sfide connesse con il ravvicinamento all'Europa, specialmente per quanto riguarda gli agricoltori.

2.6

Malgrado gli innegabili progressi compiuti, la società civile sta ancora sperimentando serie difficoltà organizzative. Le disuguaglianze territoriali persistono: il settore non governativo, attivo nei grandi centri - Chisinau, Balti, Cahul e Ungheni - risulta invece scarsamente presente in ampie zone del paese. Viceversa, i sindacati possono contare su una migliore copertura a livello territoriale. A causa della persistente scissione dalla Transdnestria, la cooperazione tra le due sponde del Dniestr resta ancora limitata. Inoltre, la forte dipendenza delle ONG da alcuni donatori esterni può compromettere l'indipendenza e la continuità della loro azione. Infine, le reti di esperti, malgrado la loro elevata qualità, dipendono da un nucleo troppo ristretto di specialisti, poiché l'elenco delle grandi ONG attive in loco non si è praticamente ampliato in questi ultimi anni.

3.   La società civile e un nuovo accordo di libero scambio globale e approfondito (DCFTA)

3.1

La preparazione di un DCFTA tra UE e Moldova riguarda beni, servizi e investimenti, ma il suo carattere completo e approfondito comporta la trasposizione e l'attuazione effettiva dell'acquis comunitario in ambito commerciale. Questo tipo di accordo presuppone un adeguato accompagnamento e consistenti riforme. L'economia moldova risente infatti di una carenza di competitività dovuta a diversi fattori: debolezza delle infrastrutture di trasporto (soprattutto stradali), dimensione ridotta del mercato interno, ambiente scarsamente innovativo, instabilità cronica delle politiche, difficoltà di accesso ai finanziamenti e corruzione. Le esportazioni non sono più esclusivamente destinate ai mercati postsovietici, e il riorientamento del commercio esterno verso l'Europa è un dato di fatto: quasi la metà delle esportazioni sono dirette verso quest'area. Ciò è il risultato di un aumento della quota del settore tessile nelle esportazioni (dal 10 % nel 1999 al 22,7 % nel 2008) (5) dovuto al costo ridotto della manodopera qualificata.

3.2

Una valutazione d'impatto sulla sostenibilità è attualmente in corso, in concomitanza con l'inizio dei negoziati, e dovrebbe fornire entro settembre 2012 alcune informazioni sugli effetti positivi e negativi di tale apertura commerciale (6). In base al capitolato d'oneri del consulente (7), il CESE dovrà essere consultato sulle problematiche di questo negoziato e sui contributi alla consultazione pubblica. Inoltre presterà un'attenzione particolare al "documento di posizione" che la Commissione elaborerà al termine di questa valutazione d'impatto e vigilerà sulle misure di accompagnamento.

3.3

Per l'UE, i rischi collegati all'accordo sono confinati ad ambiti specifici: riguardano essenzialmente le norme sanitarie e fitosanitarie e la garanzia degli investimenti. Il miglioramento del contesto imprenditoriale, necessario per attrarre investimenti dall'Europa, presuppone un'intensificazione della lotta contro la corruzione. L'indice di percezione della corruzione del 2011 vede la Moldova al 112esimo posto, con un punteggio di 2,9/10 (8). Le istituzioni interessate sono il Centro di lotta contro i reati economici e la corruzione nonché l'unità del procuratore speciale anticorruzione. La legislazione in vigore è adeguata, ma l'attuazione della politica anticorruzione resta carente. Vanno deplorati la mancanza di finanziamento della vita politica, un atteggiamento piuttosto fatalista dei cittadini e l'insufficiente coinvolgimento della società civile in queste tematiche. La lotta contro la corruzione figura tra le principali priorità dei donatori internazionali (Consiglio d'Europa, UE, SIDA, Banca mondiale, PSNU, USAID, ecc.). Diverse coalizioni di ONG hanno altresì investito in questo settore (centro per l'analisi e la prevenzione della corruzione, Transparency International Moldova, alleanza anticorruzione, Centro di giornalismo investigativo). L'alternanza politica non ha ancora fornito risultati concreti in questo settore.

3.4

Il DCFTA avrà numerose ripercussioni in ambito sociale. A questo proposito il CESE sottolinea l'importanza del dialogo sociale per lo sviluppo del paese. Raccomanda l'adozione del protocollo di reclamo collettivo della Carta sociale del Consiglio d'Europa, il miglioramento dell'ispettorato del lavoro e la creazione di tribunali del lavoro. Le autorità moldove collaborano con l'OIL sulla questione del lavoro nero, con l'obiettivo di avvicinarsi agli standard europei, e partecipano all'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale 2012. È altresì opportuno migliorare l'accoglienza dei migranti che tornano in Moldova e promuovere i diritti dei moldovi all'estero. Anche la formazione e la riqualificazione della manodopera rientrano tra gli ambiti di intervento prioritari.

3.5

In Moldova il settore agricolo e agroalimentare svolge un ruolo chiave per i negoziati relativi all'accordo. Per poter esportare verso i mercati europei e garantire la propria sicurezza alimentare, l'agricoltura moldova deve ancora compiere dei progressi in materia di certificazione di origine, controllo di conformità con le norme sanitarie e fitosanitarie e rispetto delle regole della concorrenza. Anche se nel frattempo le norme sono state adottate, la loro effettiva attuazione richiede un processo lungo e costoso, soprattutto per le produzioni animali (nel 2008 l'unico prodotto di origine animale esportabile dalla Moldova era il miele). L'allineamento sulle norme europee comporta costi elevati per i piccoli produttori, e pertanto le autorità devono varare una politica di riforme istituzionali e di sostegno al settore agroalimentare e viticolo. I progetti finanziati tramite il dispositivo di "Aiuto al commercio" della Commissione europea risulteranno particolarmente utili per l'adeguamento alle norme.

3.6

Le industrie, dopo un lungo declino, sembrano poter approfittare di una competitività dei prezzi vantaggiosa in prossimità dei mercati europei, come dimostra il rapido sviluppo del settore tessile. Questa industria leggera può insediarsi su tutto il territorio, in particolare nelle regioni svantaggiate del Sud. L'industria automobilistica si è recentemente aperta un varco nel Nord del paese, grazie a investitori tedeschi. La partecipazione della Moldova alla strategia per la regione del Danubio e la modernizzazione dei grandi impianti industriali (in particolare quelli situati sulla riva destra del Dniestr) contribuirebbero notevolmente allo sviluppo del paese.

3.7

Per poter essere considerato approfondito e completo, un accordo di libero scambio con l'UE dovrà basarsi sulla capacità della Moldova di recepire l'acquis comunitario. Questa esigenza comporterà un'adeguata assistenza finanziaria. L'esperienza degli allargamenti del mercato interno ha ampiamente dimostrato il ruolo determinante dei fondi strutturali per assicurare la coesione sociale e territoriale. Il Comitato raccomanda pertanto di adottare una serie di misure di accompagnamento di valore equivalente per ridurre il rischio di un aumento delle disuguaglianze sociali o degli squilibri territoriali. A tal fine, il comitato di monitoraggio dell'accordo seguirà con particolare attenzione l'attuazione del programma per l'agricoltura e lo sviluppo rurale ENPARD.

3.8

Il bilancio ecologico della Moldova desta concrete preoccupazioni per il futuro (suolo, acqua, energia), di cui occorrerà tenere conto in sede di negoziati dell'accordo. Il retaggio sovietico in materia è particolarmente pesante, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei residui tossici. Gli episodi di siccità, particolarmente frequenti negli ultimi anni, mostrano che l'economia moldova è esposta al degrado ambientale e climatico. Inoltre, più della metà delle falde freatiche sono inquinate, mentre le acque sotterranee soddisfano i due terzi del fabbisogno di acqua potabile della popolazione. La politica ambientale è caratterizzata dalla scarsità delle risorse allocate, malgrado gli impegni internazionali come quelli della BEI. Esiste poi un forte bisogno di sensibilizzare l'insieme degli attori economici, ancora poco consapevoli delle sfide presenti nel settore dei trasporti o in quello dell'edilizia. La Moldova, che ha aderito alla Comunità europea dell'energia, è anche fortemente dipendente dalle importazioni di energie fossili, mentre l'efficienza energetica continua ad essere scarsa. Il CESE raccomanda di fornire sostegno alle organizzazioni ambientali in materia di risparmio energetico, utilizzazione razionale delle risorse e gestione dei rifiuti.

3.9

Nella valutazione d'impatto va rivolta un'attenzione particolare alla situazione della Transdnestria, per esaminare, alla luce del DCFTA, i possibili effetti dell'accordo sulla sicurezza delle frontiere e le sue ripercussioni economiche e sociali. Tale accordo potrebbe contribuire ad appianare le controversie interne e assicurare l'integrità territoriale.

4.   Proposta di creazione di un consiglio economico, sociale e ambientale moldovo

4.1

Per promuovere il progresso della società civile verso un rafforzamento del dialogo e delle consultazioni, il CESE raccomanda l'istituzione di un consiglio economico, sociale e ambientale moldovo (CESEM), sull'esempio di quanto è avvenuto in altri paesi della regione. Uno studio delle diverse esperienze europee permetterà di tracciare un percorso adatto alla Moldova.

4.2

Il progetto di CESEM risponderà ad un bisogno di strutturazione della società civile e ne rafforzerà l'influenza e la rilevanza. L'attuale moltiplicazione di strutture ad hoc offre un quadro flessibile e sperimentale, ma la loro durata è incerta e il loro funzionamento fragile. La giustapposizione delle posizioni delle parti sociali e di quelle dei movimenti associativi o delle ONG riduce la visibilità di queste ultime nel dibattito pubblico.

4.3

Il CESEM fornirebbe un contributo interessante per cercare di raggiungere un consenso sulle scelte che riguardano la società, poiché permetterebbe di tenere conto dei diversi interessi nel modello di sviluppo. Occorre avviare un lavoro comune basato sulla concertazione attorno ai tre pilastri dello sviluppo sostenibile. Si tratta di un passo importante anche nella direzione di una strategia praticabile di reintegrazione della Transdnestria.

4.4

L'esistenza di un CESEM permette di garantire l'indipendenza delle analisi, ponendole al riparo dagli scontri di parte e separandole dall'origine delle fonti, senza tuttavia impedire il confronto tra i punti di vista. Nell'ambito di quest'organo dovranno essere affrontate anche le questioni relative alla lotta contro le discriminazioni fondate sul sesso, sull'origine etnica o sulla religione.

4.5

Il CESEM consentirebbe di rispondere a un bisogno di valutazione delle politiche pubbliche che vada di pari passo con il recepimento dell'acquis comunitario. Inoltre potrebbe ospitare il comitato di monitoraggio dell'accordo commerciale congiuntamente al Comitato economico e sociale europeo.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  DG Commercio, Consultation on Deep and Comprehensive Free Trade Areas/EU – Moldova 2012.

(2)  Nazioni Unite, Relazione sugli obiettivi di sviluppo del Millennio, Repubblica moldova, 2010.

(3)  Parere del CESE sul tema Il contributo della società civile al partenariato orientale, GU C 248 del 25.08.2011; parere del CESE sul tema Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento, GU C 43 del 15.02.2012.

(4)  Statistiche relative alla Moldova, contenute nel sito Rural Poverty Portal: http://www.ruralpovertyportal.org/web/guest/country/statistics/tags/moldova.

(5)  Parmentier, Florent, La Moldavie, un succès européen majeur pour le Partenariat oriental? Fondation Robert Schuman, 22 novembre 2010 (http://www.robert-schuman.eu/doc/questions_europe/qe-186-fr.pdf).

(6)  Parere del CESE sul tema Valutazioni d'impatto sulla sostenibilità (VIS) e politica commerciale UE, GU C 218 del 23.07.2011.

(7)  Trade Sustainability Impact Assessment in support of negotations of DCFTAs between the EU and respectively Georgia and the Republic of Moldova ("Valutazione dell'impatto del commercio sullo sviluppo sostenibile a sostegno dei negoziati per la creazione di zone di libero scambio globali e approfondite tra l'UE e, rispettivamente, la Georgia e la Repubblica di Moldova"), Ecorys, 6 febbraio 2012.

(8)  Commissione europea, ENP Country Progress Report 2011 – Republic of Moldova, Memo, Bruxelles, 15 maggio 2012.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/39


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Il ruolo della società civile nell'accordo commerciale multilaterale tra l'UE, la Colombia e il Perù»

2012/C 299/08

Relatore: IULIANO

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 gennaio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere di iniziativa sul tema:

Il ruolo della società civile nell'accordo commerciale multilaterale tra l'UE, la Colombia e il Perù.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 28 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 139 voti favorevoli, 4 voti contrari e 8 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1   Non essendo stato possibile concludere i negoziati per un accordo di associazione con tutti i paesi che formano la regione andina, su richiesta della Colombia e del Perù, l'UE ha scelto di proseguire nella costruzione di nuove relazioni commerciali con questi due paesi. Il negoziato è terminato nel maggio 2010, l'accordo commerciale multilaterale (ACM) è stato parafato dalle tre parti contraenti il 24 marzo 2011 e ufficialmente siglato il 13 aprile 2011. Attualmente esso è all'esame del Parlamento europeo, che dovrà decidere se approvarlo o rigettarlo, senza la possibilità di introdurre modifiche. In questa fase il Comitato economico e sociale europeo (CESE) formula una valutazione e propone una serie di orientamenti rivolti a tutti gli attori coinvolti, affinché essi siano presi in considerazione in caso di approvazione e ratifica dell'ACM (1).

1.2   Il Comitato economico e sociale europeo ritiene che un Accordo commerciale dell'UE con la Colombia e il Perù potrebbe essere uno strumento positivo sia per l'Europa sia per tutti i paesi andini coinvolti. L'Ecuador e la Bolivia sarebbero eventualmente disposti a riprendere i negoziati. L'ACM potrebbe contribuire alla crescita, alla competitività e alla creazione di posti di lavoro dignitosi, dato che il commercio è un meccanismo importante di sostegno allo sviluppo e di riduzione della povertà. Ciononostante, le sue ripercussioni economiche, sociali e ambientali devono essere valutate attentamente, in modo trasparente e globale, nell'interesse di tutte le parti. In quest'ottica, la società civile può e deve svolgere un ruolo cruciale.

1.3   Nel corso della negoziazione dell'ACM, è stato riscontrato un dialogo insufficiente con la società civile organizzata delle parti contraenti. Per porre rimedio a posteriori a questa lacuna, e per coinvolgere in modo istituzionale la società civile nell'accordo, il CESE, dopo aver discusso nel corso della sua recente missione in Perù e Colombia con interlocutori provenienti dalle istituzioni e dalla società civile organizzata di entrambi i paesi, propone di istituire un comitato consultivo misto (CCM) composto da rappresentanti della società civile europea, peruviana e colombiana, con funzioni consultive su temi che riguardano i diritti umani, lo sviluppo sostenibile e la valutazione delle ripercussioni sui vari settori dell'Accordo commerciale multilaterale. Il CCM elaborerà una serie di argomenti da seguire (2), argomenti sui quali potrà essere consultato dalle parti contraenti. Potrà inoltre formulare di propria iniziativa pareri, raccomandazioni o studi al riguardo. Il CCM terrà una riunione annuale con l'organo rappresentante delle parti contraenti, a meno che non venga deciso diversamente di comune accordo. Il CCM è compatibile con la riunione aperta alla società civile e ai cittadini nel loro complesso, riunione prevista all'articolo 282 dell'Accordo. Il CCM infine potrà negoziare con le parti la possibilità di definire indicatori relativi all'impatto settoriale dell'attuazione dell'Accordo.

I meccanismi già approvati in precedenti accordi commerciali dell'UE con altri paesi e regioni possono essere di riferimento per la creazione di uno spazio consultivo con queste caratteristiche.

1.4   Per il CESE è importante rafforzare la collaborazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti di Colombia e Perù, e quindi accoglie favorevolmente la risoluzione approvata dal PE, che potrebbe dar luogo all'attuazione di meccanismi parlamentari di monitoraggio simultaneo degli impegni assunti. Questo riguarda in particolare la situazione nel campo dei diritti umani, l'agenda dell'OIL in materia di lavoro dignitoso per quanto concerne le condizioni lavorative e sindacali, la parità tra uomini e donne, l'immigrazione legale e con le opportune garanzie, gli accordi di protezione ambientale e la possibile creazione, per quanto attiene ai mezzi di ricorso, di una commissione per la risoluzione delle controversie.

1.5   Secondo il CESE, un organo consultivo di questo tipo consentirebbe di introdurre nell'accordo la partecipazione della società civile, di istituzionalizzare le consultazioni, di influire sullo sviluppo dell'Accordo, di far fronte alle sfide che esso comporta, di garantire una comunicazione fluida e diretta con i responsabili della sua attuazione e di formulare raccomandazioni specifiche sulle conseguenze positive o negative della sua applicazione.

1.6   Nel maggio 2012, una delegazione del CESE si è recata in visita in Colombia e in Perù. Il bilancio di questa missione può dirsi positivo sia per il numero e la qualità dei soggetti consultati sia per l'interesse delle informazioni raccolte. Queste ultime hanno contribuito a far sì che il parere rifletta le posizioni della società civile di entrambi i paesi e contenga la proposta di creare un comitato consultivo misto della società civile per il monitoraggio dell'Accordo. Il parere analizza le principali problematiche esistenti in Colombia e in Perù, che dovranno formare oggetto di monitoraggio da parte delle organizzazioni della società civile.

2.   Osservazioni generali

2.1   L'UE mantiene con la regione andina - e in particolare con la Colombia e il Perù - relazioni economiche e commerciali in costante crescita. L'UE è diventata il secondo partner commerciale dei paesi andini dopo gli Stati Uniti. L'andamento del commercio tra l'UE e i paesi andini rivela una crescita significativa lungo l'ultimo decennio, i flussi bilaterali sono aumentati da 9 100 milioni di euro nel 2000 fino a 15 800 milioni di euro nel 2007, con una percentuale di crescita media annuale dell'8,25 % (3). Nel 2010 l'ammontare del commercio bilaterale di merci tra l'UE, la Colombia e il Perù è stato di circa 16 000 milioni di euro.

2.2   Le parti contraenti dell'accordo commerciale hanno costruito legami che vanno al di là dell'aspetto economico e abbracciano settori come il dialogo politico, la cultura, l'istruzione, la scienza, ecc. L'UE ha accompagnato i processi di transizione democratica e ha contribuito alla difesa dei diritti fondamentali assumendo impegni di solidarietà che il CESE accoglie molto favorevolmente e condivide.

2.3   L'attuale ACM è stato preceduto dall'Accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Comunità andina e i suoi paesi membri, dall'altra, sottoscritto nel 2003, e i relativi diritti ed obblighi sono stati assunti dalle parti contraenti quali membri dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) (4).

2.4   L'ACM permetterà l'ingresso di beni e prodotti delle parti contraenti nei mercati nazionali dei paesi partecipanti all'accordo, con una sensibile riduzione dei dazi doganali. Aumenterà la flessibilità per molti prodotti del settore industriale di Colombia e Perù che sono attualmente soggetti a norme più restrittive in base all'SGP+ (5). Tra l'altro, sono state negoziate modifiche nei settori della petrolchimica, dei prodotti in plastica, dei tessili e della confezione, dei prodotti ittici, delle banane, dello zucchero e del caffè. Sarà inoltre importante monitorare le conseguenze dell'applicazione dell'ACM sui settori agricoli delle due parti, per quanto concerne aspetti quali le denominazioni d'origine, le clausole di salvaguardia, i meccanismi settoriali di stabilizzazione, che dovranno formare oggetto di sorveglianza e di valutazione. Il Comitato valuta positivamente i riferimenti all'importanza del commercio ai fini di uno sviluppo sostenibile e alla promozione di un commercio giusto ed equo (6).

2.5   L'economia informale raggiunge livelli elevati sia in Perù sia in Colombia. Uno dei suoi effetti più gravi sono le percentuali di lavoro informale che si rilevano nei paesi andini, cosa che spinge il CESE a manifestare la sua preoccupazione circa gli standard lavorativi sia in Colombia che in Perù. La situazione dei giovani e delle donne è particolarmente difficile, visto che per essi la disoccupazione e le condizioni di assunzione e di lavoro sono più sfavorevoli. Le valutazioni d'impatto devono comprendere una prospettiva di genere e prestare attenzione alla condizione lavorativa della gioventù, visto che questi gruppi sono posti di fronte a sfide specifiche (7). Il CESE ribadisce inoltre la necessità di adottare e attuare azioni concrete ed efficaci per eliminare progressivamente il lavoro minorile, fenomeno inquietante presente in entrambi i paesi.

2.6   La situazione dei diritti umani, inclusi quelli del lavoro e sindacali, in Colombia e in Perù è oggetto di profonda preoccupazione per i cittadini di questi due paesi e per la società civile europea. Il CESE si compiace che l'articolo 1 dell'ACM stabilisca chiaramente che le violazioni dei principi democratici e dei diritti fondamentali possono determinare la sospensione o l'annullamento definitivo dell'Accordo. Il CESE accoglie inoltre favorevolmente l'articolo 269, paragrafo 3 dell'Accordo che riguarda gli impegni assunti dalle parti nei riguardi delle convenzioni fondamentali dell'OIL (8) e auspica che durante l'applicazione dell'Accordo vengano garantiti il rispetto e il pieno assolvimento di detti impegni.

2.7   In diverse occasioni il CESE ha illustrato come vorrebbe che si svolgessero i negoziati sugli accordi commerciali. A suo avviso gli accordi bilaterali devono essere compatibili con il multilateralismo (9). Il CESE ritiene che i negoziati bilaterali non debbano portare l'UE a ridurre i suoi requisiti in materia sociale, lavorativa e ambientale. Bisogna tenere ampiamente conto di queste dimensioni, come pure della dimensione economica, e vanno ricercati i meccanismi per armonizzarle durante l'applicazione degli accordi.

2.8   D'altro canto, il CESE ritiene che l'esperienza tenda a dimostrare senza ombra di dubbio che un ruolo attivo della società civile durante l'applicazione degli accordi permette di individuare partner potenziali importanti nei paesi coinvolti e di stabilire relazioni vantaggiose per tutte le parti contraenti, oltre a facilitare la risoluzione di eventuali controversie. La richiesta di una dimensione sociale negli Accordi negoziati o in fase di negoziazione da parte dell'UE è una posizione già definita dal CESE ed espressa in pareri precedenti (10).

2.9   In precedenti pareri, il CESE ha già valutato positivamente la decisione dell'UE di istituire le valutazioni d'impatto sulla sostenibilità (VIS) affinché possano venir presentate proposte e stabilite misure correttive che massimizzino gli effetti positivi e riducano al minimo i possibili effetti negativi di un accordo commerciale. Il CESE chiede nuovamente che le VIS vengano elaborate con la piena partecipazione della società civile, in modo che gli impegni assunti vengano garantiti, i rischi siano ridotti al minimo e siano potenziate le opportunità di apertura commerciale (11).

2.10   Il CESE non può non ricordare che la negoziazione dell'accordo con la Colombia e il Perù è stata oggetto di critiche e discussioni da parte di organizzazioni sociali e del movimento sindacale (12) delle parti contraenti. Il CESE condivide in particolare la preoccupazione in merito allo scarso dialogo mantenuto con la società civile durante il processo di negoziazione. Per questo motivo accoglie favorevolmente l'adozione di una risoluzione da parte del Parlamento europeo, per ribadire nuovamente l'importanza di stabilire meccanismi di monitoraggio e follow-up con la partecipazione di rappresentanti della società civile durante l'applicazione dell'ACM (13).

2.11   Dal punto di vista della società civile, il CESE ritiene che gli accordi commerciali debbano facilitare l'avvio di cambiamenti che, tra gli altri aspetti, favoriscano lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese, provvedano che le imprese europee siano rette dalle pratiche lavorative in vigore nei loro paesi di origine, creino posti di lavoro di qualità e con garanzie, favoriscano lo sviluppo della contrattazione collettiva, permettano di controllare da vicino l'utilizzo delle risorse naturali, contribuiscano, da un lato, a ridurre l'economia ed il lavoro informali e, dall'altro ad eliminare le violazioni dei diritti umani, aiutino a lottare contro la povertà e la disuguaglianza sociale e permettano di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, in particolare di quelle meno favorite.

2.12   Per il CESE, l'ACM contiene articoli - ad esempio l'articolo 1 relativo ai diritti umani, l'articolo 282 dedicato alla partecipazione delle organizzazioni della società civile o l'articolo 286 sulle valutazioni d'impatto - che consentono di garantire sia una partecipazione istituzionalizzata, rappresentativa ed autonoma delle organizzazioni della società civile di entrambe le parti (14), mediante la creazione di un Comitato consultivo misto a composizione ridotta, sia l'istituzione di un Foro aperto a tutta la società civile peruviana, colombiana ed europea.

2.13   Il CESE si augura che questo ACM aiuti le parti contraenti ad affrontare i problemi socioeconomici più urgenti, come la povertà, la disuguaglianza sociale e la violenza, e permetta di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni, in particolare di quelle meno favorite. A questo fine ritiene indispensabile che la società civile delle tre parti contraenti possa partecipare attivamene all'applicazione dell'accordo e alla valutazione dei suoi effetti.

2.14   Nel maggio 2012, una delegazione del CESE si è recata in visita in Colombia e in Perù. Il bilancio di questa missione può dirsi positivo sia per il numero e la qualità dei soggetti consultati sia per l'interesse delle informazioni raccolte. Queste ultime hanno contribuito a far sì che il parere rifletta le posizioni della società civile di entrambi i paesi in merito all'Accordo e contenga la proposta di creare un comitato consultivo misto della società civile per il monitoraggio dell'Accordo stesso. La missione ha permesso di verificare lo stato attuale dei problemi sociali, lavorativi ed economici di entrambi i paesi e ha confermato la sfiducia delle organizzazioni della società civile (con la sola eccezione delle organizzazioni dei datori di lavoro che sostengono l'Accordo in ambedue i paesi) nei confronti della capacità sia dei governi sia dell'Accordo di contribuire alla loro soluzione. La missione ha messo in evidenza la distanza che separa la visione dei governi, che sostengono di aver condotto ampie consultazioni e attività d'informazione, e la percezione che delle stesse hanno le organizzazioni della società civile (15).

2.15   Il parere mette in luce le principali problematiche esistenti nei due paesi oggetto dell'Accordo, che dovranno essere sottoposte a monitoraggio da parte delle organizzazioni della società civile delle parti contraenti. Per quanto concerne la Colombia, si sottolineano la questione dei diritti umani che presenta aspetti positivi e negativi, la violazione dei diritti sindacali, l'applicazione della legge per il risarcimento delle vittime e la restituzione delle terre e il problema dell'impunità. Per quanto concerne il Perù, si analizzano la situazione socio-lavorativa, in particolare nelle miniere, la questione del lavoro minorile, l'emigrazione verso l'Europa e i diritti dei popoli indigeni.

2.16.   Il CESE chiede alle parti contraenti di elaborare, in consultazione con la società civile, di preferenza attraverso i CCM, un piano d'azione complementare all'accordo commerciale multilaterale, che sia trasparente e vincolante e che verta sui diritti umani, ambientali e del lavoro. Il piano d'azione dovrebbe definire obiettivi precisi, fissandone le relative scadenze e stabilendo i risultati da raggiungere in ciascuno dei settori sopraccitati. Il CESE condivide, in tal senso, le richieste formulate al punto 15 della risoluzione adottata dal Parlamento europeo il 13 giugno 2012.

3.   Colombia

3.1   I diritti umani: luci e ombre

3.1.1   Nell'agosto 2010, si è insediato un nuovo governo, guidato dal Presidente Juan Manuel Santos, il quale ha adottato un nuovo approccio in tema di diritti umani. Il vicepresidente è Angelino Garzón, ex segretario generale del sindacato Central Unitaria de Trabajadores (CUT) ed ex ministro del Lavoro il quale, coerentemente con il suo passato politico, sta promuovendo una politica di rafforzamento del dialogo sociale nazionale. La posizione del presidente Santos sui diritti umani differisce da quella assunta dal governo del suo predecessore Alvaro Uribe. Invece di ricorrere ad una retorica dura, che esponeva i difensori dei diritti umani ad un reale pericolo, il governo attuale ha abbassato i toni e ha adottato atteggiamenti tendenti a promuovere il dialogo. Per la prima volta, il governo ha riconosciuto l'esistenza di un conflitto armato all'interno del paese e sembra avviarsi verso una soluzione definitiva dello stesso.

3.1.2   La Colombia subisce le conseguenze di un grave conflitto interno che ha scosso il paese per più di 60 anni, un conflitto armato nel quale diversi protagonisti sono stati al tempo stesso artefici e vittime della violenza. E come riconosce Amnesty International, nonostante gli sforzi già realizzati dal governo la situazione è ancora molto complessa (16).

3.1.3   In Colombia è ancora attivo il gruppo guerrigliero più antico del continente latinoamericano, le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia). Sia queste ultime, sia l'Esercito di liberazione nazionale (ELN) continuano ad arruolare bambini che vengo poi utilizzati nei conflitti armati e a seminare mine antiuomo in numerose zone, oltre ad ottenere finanziamenti grazie ai rapporti intrecciati con il narcotraffico. La Colombia è, dopo la Repubblica democratica del Congo, il paese con il maggior numero di bambini soldato (17).

3.1.4   Un numero di persone che varia tra il milione e mezzo e i tre milioni è stata costretta ad abbandonare i luoghi abituali di residenza e di lavoro. Nel febbraio 2012, le FARC hanno annunciato di voler sospendere la pratica dei sequestri e hanno liberato almeno 10 ostaggi militari. Tuttavia, un numero imprecisato di civili è ancora nelle loro mani (18).

3.1.5   Per anni, e in particolare dagli anni '70, vi sono state migliaia di vittime tra i contadini, i lavoratori, i sindacalisti, gli insegnanti, i difensori dei diritti umani e i dirigenti degli organismi sociali attivi a livello di quartiere, comunale e rurale. Stando ai dati della Scuola nazionale sindacale, una ONG riconosciuta per il suo lavoro a difesa dei diritti umani e sindacali, il numero totale dei sindacalisti assassinati dal 1986 supera i 2 900. Il narcotraffico continua ad essere un'attività illegale diffusa, con reti che coprono il territorio nazionale e hanno ramificazioni anche a livello internazionale. I tentativi di eliminare il fenomeno manu militari hanno contribuito spesso ad accelerare la spirale di violenza. Numerosi membri dell'esercito e delle forze dell'ordine sono stati accusati da organizzazioni colombiane e internazionali attive nel campo dei diritti umani di aver assassinato persone innocenti facendole passare per guerriglieri, il cosiddetto scandalo dei "falsi positivi" (19).

3.1.6   Nell'attuale società colombiana, le donne continuano a subire disuguaglianze e discriminazioni. La diseguaglianza tra uomini e donne si sviluppa nell'ambito familiare, dove si registrano livelli importanti di violenza di genere, in ambito economico, con un elevato tasso di disoccupazione femminile, con un aumento della presenza delle donne nel lavoro informale (57 %) e con il persistere della sperequazione salariale basata sul sesso, e in ambito politico, dove le donne sono scarsamente rappresentate ai maggiori livelli decisionali.

3.1.7   Stando ai dati delle tre confederazioni sindacali centrali del paese (CUT-CTC-CGT), il dialogo sociale, fortemente penalizzato durante i precedenti governi, non ha ancora registrato cambiamenti tali da far parlare di una tendenza positiva. Le confederazioni sostengono che la mancanza di dialogo sociale ha contribuito a far scendere il tasso di sindacalizzazione dal 14 % al 4 %. È opportuno ricordare che negli ultimi anni la situazione dei diritti sindacali in Colombia è stata tenuta sotto stretta osservazione dell'OIL (20), la quale ha effettuato numerose missioni esplorative e attualmente mantiene un'unità permanente per seguire i casi di violazione dei diritti umani, del lavoro e sindacali. Nel 2011, sono stati assassinati 29 dirigenti ed attivisti sindacali. In molti casi i responsabili sono militari "smobilizzati" Altri dieci rappresentanti sindacali sono stati oggetto di un tentato omicidio. Daniel Aguirre, Segretario generale del sindacato Sinalcorteros (che rappresenta i tagliatori di canna da zucchero) è stato assassinato il 27 aprile 2012, il che porta a 7 il numero di sindacalisti uccisi nel corso di quest'anno.

3.1.8   Un elemento positivo cui fare riferimento è l'aumento del personale della Procura generale dello Stato (Fiscalía General de la Nación (FGN)) addetto alle indagini su questi delitti. Inoltre, su iniziativa della FGN, il Congresso nazionale ha approvato una riforma dell'articolo 200 del codice penale, la quale prevede un inasprimento delle pene carcerarie e delle multe a chiunque impedisca o perturbi lo svolgimento di una riunione o l'esercizio dei diritti sindacali, oppure agisca in rappresaglie contro scioperi, riunioni o associazioni legittime (21). Nel gennaio 2012, la FNG e la Scuola Nazionale Sindacale hanno raggiunto un accordo che prevede lo scambio d'informazioni e iniziative tendenti ad una metodologia unica volta a definire, identificare e documentare i crimini contro i membri di organizzazioni sindacali.

3.1.9   Nonostante l'attenuarsi del clima di violenza nel paese, vengono ancora commessi atti terroristici: il 15 maggio 2012, lo stesso giorno in cui entrava in vigore L'Accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, l'ex ministro Fernando Londono Hoyos è stato vittima di un attentato nel quale due uomini della sua scorta hanno perso la vita e 49 persone sono rimaste ferite.

3.1.10   La legge sulle vittime e la restituzione delle terre. Questa legge, approvata nel 2011, riconosce l'esistenza di un conflitto armato e i diritti delle vittime. La legge prevede un risarcimento dei sopravvissuti alle violazioni dei diritti umani, incluse quelle perpetrate dai rappresentanti dello Stato. Pur essendo stata applicata in modo irregolare e incompleto, essa rappresenta un cambiamento importante per le vittime, alle quali finora non era riconosciuto alcun diritto. Durante la missione effettuata dal CESE, alcune organizzazioni della società civile hanno denunciato le minacce di cui sono vittime persone o comunità alle quali le terre sono state restituite. Il ministero dell'Agricoltura ha informato la delegazione del CESE della formazione di alcuni magistrati per la restituzione delle terre che erano state assegnate in base ad azioni legali abusive. Tali azioni hanno attribuito la legittima proprietà dei terreni a coloro che li avevano comprati a bassissimo prezzo, dopo il trasferimento forzato dei contadini che li possedevano. In molti casi, tali terreni sono stati destinati alla coltivazione illegale di sostanze stupefacenti. Inoltre vengono offerte misure di protezione alle famiglie che hanno rioccupato i terreni confiscati su pressione dei guerriglieri che cercavano di controllare in tal modo il territorio.

3.1.11   L'impunità, un problema endemico in Colombia. Da questo punto di vista, si sono registrati dei passi avanti nelle indagini chiave sui diritti umani, incluse quelle legate allo scandalo della "parapolitica" che ha rivelato i legami illeciti tra i legislatori e i gruppi paramilitari. Più di 120 ex deputati sono stati oggetto d'indagine e circa 40 di essi sono stati riconosciuti colpevoli (22). Ma nel febbraio 2012, è stata annullata l'elezione della procuratrice generale dello Stato (23) che si occupava dei principali casi di corruzione e delle inchieste sui paramilitari, sui narcotrafficanti e sui guerriglieri e che aveva pur dato prova di grande impegno nella lotta all'impunità. Le indagini hanno rivelato i legami tra la DAS e i paramilitari e la sua responsabilità diretta in molti casi di minacce e assassini di difensori dei diritti umani, magistrati, giornalisti, sindacalisti e avvocati (24). Nell'ottobre 2011, il governo ha annunciato lo scioglimento della DAS e la creazione di una nuova centrale dei servizi segreti.

3.1.12   Il governo ha proposto una riforma controversa dell'articolo 221 della Costituzione, che assegnerebbe ai tribunali militari il controllo iniziale delle indagini su eventuali violazioni dei diritti umani commesse da membri delle forze di sicurezza. La riforma stabilirebbe la presunzione che tutti i delitti commessi da membri della forza pubblica durante operazioni e/o procedure abbiano una "relazione con il servizio" e in tal senso siano soggetti, almeno in prima istanza, alla giurisdizione militare. In varie occasioni, la Commissione interamericana dei diritti umani e le Nazioni Unite hanno segnalato la scarsa imparzialità e indipendenza dei tribunali militari, che minano la credibilità delle loro sentenze (25). In Colombia, l'esercito e le forze dell'ordine sono stati più volte accusati di esecuzioni sommarie e l'Ufficio dell'Alto Commissariato dell'ONU per i diritti umani in Colombia ritiene che tra il 2004 e il 2008 più di 3 000 persone siano state uccise per mano di agenti. Da allora c'è stata una notevole riduzione dei delitti ma questa pratica non è del tutto scomparsa (26). Diverse organizzazioni nazionali ed internazionali hanno dunque chiesto al Presidente Santos di ritirare l'emendamento proposto (27).

3.1.13   Dai colloqui con il settore imprenditoriale emerge invece un'altra visione rispetto a quella sopra riportata; i datori di lavoro ritengono che l'Accordo favorirà l'economia legale, l'emersione del lavoro informale, i diritti umani e l'ambiente e contribuirà a diminuire gli indicatori di violenza.

4.   Perù

4.1   Negli ultimi dieci anni, la povertà è diminuita ma secondo i dati della Banca Mondiale (28), il 15 % della popolazione vive ancora con meno di due dollari al giorno. Persistono inoltre notevoli differenze tra le zone urbane e quelle rurali. Per tale motivo, finora la crescita ha dato luogo ad una distribuzione molto irregolare dei redditi. Il reddito medio (e con esso il consumo privato) è aumentato ma non abbastanza. Nel 2010 era di 404 dollari USA.

4.2   Situazione lavorativa e sindacale. Nel 2009, quasi il 73 % dei lavoratori dipendenti non disponeva di un contratto di lavoro, il 7 % lavorava con contratti permanenti e il 20 % con contratti temporanei (29). Nel 2011, l'OIL ha segnalato un aumento dell'economia informale e della sottooccupazione, la riduzione del salario minimo reale e l'esistenza di livelli molto elevati di lavoro minorile (42 %). Il paese ha registrato un boom delle esportazioni di prodotti agricoli che però non va a beneficio dei lavoratori del settore. Nel 2008, prima dell'insorgere della crisi internazionale, solo poco più di 200 000 lavoratori avevano un contratto. Nel primo semestre del 2011, si poteva osservare un consolidamento della ripresa e il numero di lavoratori stipendiati si trovava ai massimi livelli storici. Ma in questo settore, la giornata può essere cumulativa, le retribuzioni sono inferiori al salario minimo abituale (30), le ore straordinarie vengono pagate meno e predominano i contratti temporanei (31).

4.3   Il CESE valuta positivamente gli impegni assunti per quanto concerne il rispetto delle Convenzioni fondamentali dell'OIL e l'Agenda per il lavoro dignitoso ma ribadisce l'opportunità della partecipazione della società civile organizzata peruviana ed europea al monitoraggio della loro applicazione. Una condizione essenziale nel concetto di lavoro dignitoso è la dimensione del dialogo sociale, vale a dire la partecipazione delle organizzazioni degli imprenditori e dei sindacati nel quadro della contrattazione collettiva. Quest'ultima è estremamente importante in quanto rappresenta un complemento alla legislazione destinato a migliorare le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Condividere le esperienze in materia di dialogo sociale è un altro compito che il CESE raccomanda di formalizzare.

4.4   In Perù, il lavoro minorile costituisce da molto tempo una preoccupazione per la società civile locale. Il fenomeno è riscontrabile soprattutto nel settore minerario, dove si registra anche la presenza di bambine lavoratrici. Le cifre possono essere prese solo come riferimento, in quanto le statistiche ufficiali di solito non riflettono integralmente l'ampiezza del fenomeno. Tuttavia, in base ai dati del'IPEC-OIL (32), in due famiglie su tre attive nel settore minerario, i minori di 18 anni lavorano in qualche segmento dell'estrazione, della lavorazione e del trasporto di materiale. Le bambine, pur non lavorando nelle zone più profonde delle miniere, vengono sempre di più addette ad attività al loro interno e si occupano delle comunicazioni con l'esterno. L'OIL sottolinea che eliminare il lavoro minorile nelle miniere contribuisce a favorire cambiamenti tecnologici, a migliorare la protezione sociale e ad incrementare le opportunità educative dei minori coinvolti. La partecipazione della società civile si rivela fondamentale in questo graduale processo. L'UE ha assunto impegni concreti con i suoi partner commerciali e con le sue stesse imprese che operano in altri continenti per quanto concerne l'abolizione del lavoro minorile. Inoltre, le questioni inerenti alla responsabilità sociale delle imprese e ai diritti umani e del lavoro vanno al di là delle frontiere dell'UE. Durante l'applicazione dell'ACM, tali impegni dovranno essere rinnovati e il loro impatto sulla situazione attuale del lavoro minorile dovrà essere valutato.

4.5   L'immigrazione nell'UE. L'Istituto nazionale di statistica ed informatica (33) calcola che nel periodo 1990-2009 il numero di peruviani all'estero ha raggiunto la cifra di 2 038 107 persone. Dopo la Spagna (che conta circa 200 000 residenti peruviani), l'Italia è uno dei paesi che ha accolto il maggior numero di peruviani negli ultimi anni (34). Per il CESE, l'immigrazione legale, che può contare su una serie di garanzie, è un fattore positivo e di arricchimento. L'osservazione e il controllo della situazione dei diritti umani degli immigrati e la prevenzione del traffico illegale sono aspetti dei quali il meccanismo di monitoraggio, previsto dall'ACM con la partecipazione della società civile, dovrebbe tener conto.

4.6   Diritti delle popolazioni indigene. Il CESE prende atto dell'entrata in vigore della Legge sulla consultazione preliminare, adottata nel 2011 (35). La legge rappresenta il riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene, consente di contribuire alla loro inclusione sociale e fa sì che i benefici della democrazia siano finalmente condivisi da queste popolazioni. La legge è il risultato degli sforzi condotti da numerosi attori sociali ma soprattutto dalle stesse popolazioni indigene, che hanno reclamato costantemente una legislazione che assicurasse in modo concreto il reale rispetto della consultazione preliminare. La piena applicazione della legge sarà la prova che il Perù intende soddisfare gli obblighi assunti in base alla Convenzione n. 169 dell'OIL.

4.7   Il governo di Ollanta Humala, che ha assunto le sue funzioni nel 2011, deve far fronte a notevoli sfide e suscita non poche aspettative. La firma di un ACM con l'UE può contribuire a risolvere favorevolmente le sfide e a trasformare le aspettative in certezze di cambiamento positivo, ma solo a condizione che non si pensi che la firma dell'accordo di per sé basti a produrre i mutamenti auspicati. Attraverso il presente "parere d'iniziativa", il CESE manifesta la sua intenzione di contribuire ad un futuro migliore delle relazioni tra l'UE e il Perù partecipando, insieme alla società civile peruviana ai meccanismi di monitoraggio e di valutazione dell'impatto che saranno istituiti. Nel presente documento il CESE ribadisce l'importanza che tali strutture di partecipazione della società civile siano rappresentative e indipendenti dal potere esecutivo.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  L'ACM dovrà essere ratificato dai 27 parlamenti nazionali dell'Unione e dai parlamenti della Colombia e del Perù.

(2)  Come stabilito, ad esempio, dal Piano d'azione sui diritti del lavoro, incluso nell'Accordo tra Colombia e Stati Uniti e nell'SPG+.

(3)  Valutazione dell'impatto sulla sostenibilità del commercio, documento elaborato nel 2009 da Development Solutions, il Centro di ricerca di politica economica e dall'Università di Manchester su richiesta della Commissione europea.

(4)  Sono stati inoltre ratificati gli obiettivi del Protocollo sui diritti umani tra l'UE e la Colombia (2009) nel corso della sesta riunione ordinaria del Meccanismo di dialogo sui diritti umani, tenutasi a Bogotà il 30 gennaio 2012.

(5)  Sistema generalizzato di preferenze plus.

(6)  Articoli 271 e 324 dell'Accordo commerciale multilaterale.

(7)  Parere CESE sul tema I negoziati sui nuovi accordi commerciali: la posizione del CESE (relatore: PEEL, correlatrice: PICHENOT), GU C 211 del 19.8.2008, pag. 82.

(8)  "Ciascuna parte contraente si impegna a promuovere e ad applicare in maniera efficace nell'ambito delle leggi e delle pratiche in vigore sul proprio territorio le norme fondamentali del lavoro riconosciute a livello internazionale, così come sono state definite nelle convenzioni fondamentali dell'OIL", articolo 269, paragrafo 3 dell'ACM.

(9)  GU C 211 del 19.8.2008, pag. 82.

(10)  Il CESE "giudica […] indispensabile inserire nell'Accordo una dimensione sociale, in linea con un Accordo che va al di là dei suoi aspetti commerciali e che ha come obiettivo generale l'aumento della coesione sociale" (relatore: ZUFIAUR), GU C 248 del 25.8.2011, pag. 55.

(11)  Parere CESE sul tema Valutazioni d'impatto sulla sostenibilità (VIS) e politica commerciale UE, (relatrice: PICHENOT), GU C 218 del 23.7.2011, pag. 14.

(12)  Messaggio, datato 22 febbraio 2012, inviato al Parlamento europeo dalla Confederazione europea dei sindacati, dalla Confederazione sindacale internazionale, dalla Confederazione sindacale delle Americhe e dal consiglio dei sindacati globali - Posizione della CGT colombiana rispetto all'accordo commerciale UE-Colombia, 15 febbraio 2012.

(13)  Risoluzione del Parlamento europeo sull'ACM Unione europea, Colombia e Perù, adottata il 13 giugno 2012.

(14)  Per l'Europa il CESE.

(15)  All'allegato B figurano la relazione e il programma della missione.

(16)  Dichiarazione di Amnesty International per la 19a sessione del Consiglio diritti umani tenutasi a Ginevra nel 2012.

(17)  Relazione 2012 del Tribunale internazionale sull'infanzia colpita dalla guerra e dalla povertà, http://www.tribunalinternacionalinfancia.org.

(18)  Il 28 aprile 2012, venendo meno alla loro promessa, hanno sequestrato il giornalista francese Romeo Laglois liberandolo dopo alcune settimane.

(19)  Secondo la legge colombiana, si tratta di omicidi di persone protette.

(20)  Tra le varie fonti figurano le diverse relazioni della commissione responsabile dell'applicazione delle norme, le conferenze internazionali sul lavoro e l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, Ginevra, www.ilo.org.

(21)  Relazione inviata dall'Ambasciata di Colombia a Bruxelles sull'azione della Procura generale dello Stato, marzo 2012.

(22)  Nel febbraio 2011, l'ex senatore Mario Uribe, ex presidente del Congresso e cugino del Presidente Alvaro Uribe, è stato riconosciuto colpevole di rapporti con gli ambienti paramilitari.

(23)  Viviane Morales, la cui elezione è stata annullata per presunti vizi di forma concernenti la sua candidatura.

(24)  Nel settembre 2011, Jorge Noguera Cotes, direttore della DAS dal 2002 al 2005, è stato riconosciuto colpevole di aver messo l'agenzia di intelligence al servizio dei gruppi paramilitari e di essere coinvolto nell'omicidio di un professore universitario nel 2004.

(25)  Relazione della commissione interamericana per i diritti umani sulla Colombia.

(26)  Relazione mondiale sui diritti umani per il 2012, Osservatorio dei diritti umani.

(27)  Lettera al Presidente Santos dell'Osservatorio dei diritti umani, 9 febbraio 2012.

(28)  Indicatori di sviluppo della Banca mondiale 2011.

(29)  Dati del ministero del lavoro peruviano.

(30)  La retribuzione giornaliera oscilla tra 8,84 e 10 dollari USA, il salario minimo vitale è di 259,61 dollari USA al mese.

(31)  Un esempio che spiega chiaramente l'uso inadeguato dei contratti intermittenti è il lavoro nel settore della palma da olio.

(32)  Programma dell'Organizzazione internazionale del lavoro per l'eliminazione del lavoro minorile, www.ilo.org.

(33)  Perù: Statistiche sull'emigrazione internazionale di cittadini peruviani e immigrazioni di cittadini stranieri, 1990-2009, Lima 2010.

(34)  Dal 2011, l'UE finanzia il progetto Perù migrante.

(35)  Legge n. 29785 relativa al diritto alla consultazione preliminare delle popolazioni indigene e originarie, diritto riconosciuto dalla Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/45


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Cooperativismo e sviluppo agroalimentare» (parere d'iniziativa)

2012/C 299/09

Relatore: TRIAS PINTÓ

Alla sua sessione plenaria del giorno 19 gennaio 2012, il Comitato economico e sociale europeo ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2 del Regolamento interno, di elaborare un parere di iniziativa sul tema:

Cooperativismo e sviluppo agroalimentare

(parere d'iniziativa).

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 26 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 144 voti favorevoli, 2 voti contrari e 4 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1   Nella ricerca di un modello economico più sostenibile, il cooperativismo assurge ad alternativa concorrenziale ed efficiente, che fornisce risposte nuove problemi agli squilibri della catena del valore del settore agroalimentare e a sua volta stimola l'occupazione, e promuove le catene alimentari locali, la sicurezza alimentare, la partecipazione e la responsabilità sociale.

1.2   Negli odierni mercati dei prodotti agroalimentari è necessario dar corso a riforme strutturali che siano in linea con le sfide lanciate dalla strategia Europa 2020 e da altre iniziative dell'Unione. Nei circuiti convenzionali di commercializzazione non si riscontra la debita trasparenza nella definizione dei prezzi, il che provoca seri squilibri nella capacità negoziale degli attori dei suddetti circuiti a scapito dei produttori e dei consumatori (il primo e l'ultimo anello della catena). Sorgono analogamente costi ambientali superflui derivanti da una distribuzione inefficiente sotto il profilo dell'energia, come nel caso dello stoccaggio in celle frigorifere di alimenti freschi fuori stagione e il loro trasporto verso mercati molto distanti dal luogo di produzione.

1.3   La ristrutturazione del mercato dovrebbe orientarsi su una concezione circolare, favorendo l'accorciamento dei circuiti di commercializzazione, migliorando il collegamento in rete tra l'offerta e la domanda, stimolato a partire dalle unità più basilari del mercato, in un contesto innovativo e tecnologicamente avanzato.

1.4   Le cooperative, attraverso i loro principi e valori identitari, contribuiscono a relazioni commerciali eque e sinergiche, che favoriscono il riequilibrio della catena del valore agroalimentare coniugando interessi, ottimizzando il valore condiviso e rafforzando la sostenibilità dei modi di produzione e di consumo.

1.5   Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) chiede pertanto alle istituzioni europee di promuovere le condizioni necessarie ai fini della promozione del modello cooperativo. A tal fine occorre adottare politiche dell'Unione che prevedano misure opportune in campo giuridico, economico, fiscale, tecnico, ecc., in modo da garantire uno sviluppo armonico del suddetto mercato.

2.   Introduzione

2.1   Il modello cooperativo favorisce il miglioramento dell'ecosistema imprenditoriale dell'Unione europea, in particolare la democrazia economica, contribuendo al necessario cambiamento del modello produttivo.

2.2   Il 2012, che le Nazioni Unite hanno dichiarato Anno internazionale delle cooperative, offre il contesto adeguato per riflettere sul ruolo delle cooperative nel progetto di un nuovo motore di crescita sostenibile ed inclusiva, che faccia emergere dalla crisi in corso un'economia sociale di mercato altamente competitiva (1).

2.3   Nell'UE, la realtà del settore cooperativo è molto varia. Esistono cooperative che esercitano un'attività commerciale che non si distingue in alcun modo da quella dei loro concorrenti, a fronte di altre che coniugano la propria attività commerciale con comportamenti "politici" a favore dei consumatori, dell'ambiente ecc., che fanno parte delle loro strategie informative o di vendita. È inoltre opportuno operare una distinzione tra le cooperative attive al principio (la produzione) e al termine (il consumo) della catena del valore, spesso senza un reciproco coordinamento.

2.4   La riforma strutturale dei mercati volta a facilitare il conseguimento di un modello di produzione e consumo sostenibili impone il riequilibrio della catena del valore agroalimentare (2), nel quale l'associazionismo agricolo in generale, e le cooperative in particolare, svolgano un ruolo di modulazione e integrazione che consenta di realizzare gli adeguamenti e le modifiche del caso, il tutto attraverso il dialogo e l'interazione tra i settori.

2.5   Tale approccio contribuisce allo sviluppo delle posizioni espresse dal CESE e tenta di rispondere alle future sfide delle politiche dell'Unione che si prospettano all'orizzonte della strategia Europa 2020, della nuova politica agricola comune, del piano d'azione per un consumo, una produzione e un'industria sostenibili e dell'Atto per il mercato unico.

2.6   A tal proposito è opportuno sottolineare che la presente iniziativa si fonda sul principio di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, strutturata sulla base della conoscenza, dell'economia a basse emissioni di carbonio (3), dell'occupabilità e della coesione sociale e territoriale.

2.7   La presente proposta è infine un contributo ad altre tematiche trasversali di notevole rilevanza per le politiche dell'Unione quali, fra le altre, quelle inerenti alla sovranità e alla sicurezza alimentare, all'equilibrio territoriale, imprese alla conservazione delle catene alimentari locali (4), all'imprenditoria sociale, alla protezione dei diritti e degli interessi dei consumatori e alla partecipazione diretta della società civile organizzata in campo agroalimentare (5).

3.   Osservazioni del CESE

3.1   Diagnosi del mercato attuale

3.1.1   Il funzionamento del mercato dovrebbe assicurare l'offerta di prodotti del tipo e della qualità che i consumatori desiderano, da cui la necessità di trasmettere i segnali del consumatore lungo la catena del valore, facendo in modo che raggiungano i produttori senza distorsioni. Oggigiorno, il mercato è purtroppo frequentemente contraddistinto dalla linearità – una barriera ai feedback positivi – e da un grado di complessità che ne distorce l'operato a scapito operato della sua vera missione: fornire i suoi prodotti alla popolazione nel modo più soddisfacente possibile.

3.1.2   Sempre più spesso, i consumatori chiedono prodotti sicuri, sostenibili, fabbricati in modo innovativo, responsabile, rispettoso dell'ambiente e in idonee condizioni di lavoro e di benessere degli animali. Senza dimenticare i prodotti alimentari meno costosi, perché il prezzo continua a essere un elemento determinante nelle decisioni di acquisto. Purtroppo, tra i diversi anelli della catena del valore agroalimentare (produzione primaria, lavorazione, stoccaggio, distribuzione e vendita) non sono trasmesse le informazioni rilevanti.

3.1.3   I circuiti di commercializzazione, allorché hanno reso sempre più distante il rapporto tra i fornitori e i consumatori, hanno anche ostacolato la trasparenza delle operazioni che ne facevano parte, in modo che i costi di produzione risultano alterati e spesso non raggiungono le soglie minime che consentono la sopravvivenza economica degli agricoltori.

3.1.4   A sua volta, il debole potere negoziale e le dipendenze coatte degli attori che subiscono prezzi non corrispondenti all'attività svolta accrescono lo squilibrio che domina nella catena agroalimentare (6), facendo persistere un comportamento anomalo del mercato.

3.1.5   L'analisi del mercato odierno, necessaria per la riforma dello stesso, sfocia pertanto nella seguente diagnosi: frammentazione dell'offerta, concentrazione della distribuzione e inconsistenza della domanda. La speculazione trova in suddetto contesto un habitat di sviluppo naturale.

3.1.6   Non bisogna dimenticare, inoltre, che la fase di distribuzione comporta ripercussioni ambientali e sociali derivanti dal trasporto sulle lunghe distanze, dallo stoccaggio prolungato nelle celle frigorifere, dalla delocalizzazione delle imprese ecc.

3.2   Verso un mercato più cooperativo: un approccio focalizzato su nuove modalità di produzione e consumo sostenibili

L'identità delle cooperative è caratterizzata dai valori di democrazia, uguaglianza, solidarietà, trasparenza e responsabilità sociale. L'Alleanza internazionale delle cooperative ha stabilito sette principi che devono caratterizzare le cooperative: "l’adesione volontaria e aperta a tutti, il potere democratico esercitato dai membri, la partecipazione economica dei membri, l’autonomia e l’indipendenza, l’educazione, la formazione e l’informazione, la cooperazione tra le cooperative e l’interesse per la collettività" (7).

Un mercato cooperativo, in ambito agroalimentare, è quello che si fonda sul cooperativismo di base nell'offerta e nella domanda agroalimentare, come pure nei suoi rapporti di mutualità o di reciproco vantaggio, alla ricerca di una catena del valore più giusta ed efficiente dal punto di vista economico e socioambientale. Si tratta in definitiva di impostare il mercato come un gioco a somma positiva, ove tutti gli operatori traggano guadagni, creando valore condiviso al massimo grado attraverso la costituzione di alleanze e la stipula di impegni a lungo termine tra i suoi soggetti principali (i produttori e i consumatori), nell'ambito di condizioni eque di concorrenza leale. Le chiavi di ristrutturazione del mercato, in accordo alle premesse esposte nel presente documento, possono concretizzarsi in quanto segue.

3.2.1

Il rovesciamento della "piramide di produzione", con un approccio cooperativo transnazionale, la cui massa critica assicuri la dimensione e la portata necessarie. Partendo dal produttore singolo o familiare, è doveroso promuovere l'associazionismo o cooperativismo di base, fattore di dinamizzazione dell'economia rurale, inscrivendosi in strutture di dimensioni maggiori – reti regionali e poli competitivi – che avvicinino gli agricoltori ai segmenti di maggior valore aggiunto dei circuiti di commercializzazione. La suddetta strutturazione cooperativa consentirà di massimizzare le rese e di venire incontro alla diversità della domanda accorciando i circuiti di commercializzazione tra i punti nodali di produzione e di consumo (8). L'integrazione cooperativa (9) garantisce parimenti una maggior tracciabilità lungo l'intero processo in termini tanto di qualità quanto di definizione dei prezzi, il che comporta a sua volta un'ottimizzazione delle risorse e una maggiore efficienza.

3.2.2

Ritorno sociale cooperativo. Gli utili generati dalla rete di cooperative ritornano alle stesse cooperative partecipanti, il che aumenta le loro possibilità di accrescere il potere di mercato: ciò va a vantaggio di una maggior occupabilità come anche di un accesso alle risorse fondamentali più universale e in condizioni più favorevoli per i produttori e i consumatori, agevolando la nascita di sinergie nel nuovo contesto di rapporti commerciali.

3.2.3

Concentrazione della domanda  (10). Le cooperative dei consumatori, unitamente alla promozione di reti di consumatori che aggreghino la domanda dei cittadini, mirano ad agevolare l'accesso ai prodotti a condizioni di prezzo e qualità più convenienti. Il contatto diretto con i produttori è stabilito a partire dai mercati locali e di prossimità, avanzando verso il perfezionamento delle transazioni commerciali virtuali online. È un'impostazione che coincide con gli obiettivi esplicitati dalle principali organizzazioni di agricoltori e di cooperative agroalimentari dell'Unione europea: "L'obiettivo è quello di promuovere/sostenere le iniziative degli agricoltori che vendono direttamente i loro prodotti al consumatore finale (ad es., vendite dirette nell'azienda agricola, attraverso le cooperative agricole, su mercati locali, mediante piattaforme o imprese collettive sotto il controllo del produttore)." (11)

3.2.4

Modello di mercato circolare  (12) sulla base dell'accorciamento dei circuiti di commercializzazione. Al fine di contrastare l'eccessivo peso degli attori che non aggiungono valore alla catena di commercializzazione dei prodotti agroalimentari, deve essere promossa l'alternativa dei circuiti di commercializzazione che avvicinino il più possibile le unità di produzione e di consumo, nel senso, rispettivamente, di produttori primari e consumatori finali (13). Si agevola così la comparsa di "mercati a cerchio", che permettono di calibrare idoneamente mezzi e costi allineando le necessità della popolazione e le risorse produttive ed evitando eccedenze e disavanzi, suscettibili oltretutto di provocare fluttuazioni artificiali dei prezzi. Il tutto si tradurrà in un funzionamento della catena degli approvvigionamenti alimentari più giusto, trasparente ed equilibrato, che contribuisca all'eliminazione di tutte le pratiche abusive e sleali che mettono a rischio la legittima concorrenza.

3.2.5

Nuove tecnologie  (14). L'innovazione tecnologica costituisce la pietra angolare sulla quale si basa la proiezione di un mercato più cooperativo. Ciò vale sia nello sviluppo innovativo delle tecniche di produzione agroalimentare sia nella concezione logistica necessaria per ottimizzare l'efficienza dei processi di comunicazione nell'attuazione di reti intelligenti di produzione, distribuzione e consumo (in quanto forme di organizzazione dotate di un elevato livello di autorganizzazione e flessibilità evolutiva e della capacitò di apprendere ad agire per il conseguimento dei suoi obiettivi). La viralità, l'interoperabilità e la connettività reciproca delle suddette reti in un ambiente digitalizzato consentiranno la sostituzione di figure intermedie prive di senso. Le nuove tecnologie dovranno pertanto costituire gli strumenti con i quali configurare un processo che determini una maggior efficienza collettiva, applicando l'innovazione alle catene alimentari e al loro valore di trasformazione.

3.3   Come pervenire a un mercato più cooperativo

La trasformazione mondiale imperniata sulla produzione e sul consumo responsabili e sostenibili è considerata una realtà con molteplici parti interessate (multistakeholder) in cui ciascuno dei gruppi di interesse può esercitare e subire influenze dall'attività cooperativa ("corresponsabilità cooperativa sociale"). Una questione strategica di cui tenere conto nel promuovere modelli di consumo e produzione cooperativi e interoperativi è la necessità di prevedere strumenti e meccanismi istituzionali atti a porre detto modello in condizioni di competitività con la catena del valore convenzionale. Ai fini della relativa adozione di decisioni, possono risultare utili alcune riflessioni. È possibile, tra le altre, citare le seguenti.

3.3.1

Adozione di misure nell'ambito delle politiche dell'Unione. Mediante la riforma del quadro giuridico e un'idonea politica d'incentivi, devono essere promosse misure atte a sostenere la promozione delle cooperative mediante agenzie per lo sviluppo, credito finanziario ecc., misure di integrazione e internazionalizzazione cooperativa, misure di coesione e innovazione sociale nonché di rafforzamento dei partenariati tra le istituzioni pubbliche da un lato e le piccole e medie imprese, le cooperative, le associazioni di consumatori o altre collettività dall'altro.

3.3.2

Appalti pubblici cooperativi  (15). I progressi registratisi negli ultimi anni nell'ambito degli appalti pubblici verdi e, più di recente, nell'adozione di criteri di natura etica nelle procedure d'appalto delle amministrazioni pubbliche hanno sortito un importante effetto nei riflessi economici e sociali delle azioni di sostenibilità e cooperazione. Il carattere esemplare degli appalti pubblici, al pari dell'elevato volume di acquisizioni che questi portano con sé, rappresenta indubbiamente uno strumento di promozione indispensabile per gli obiettivi esposti. L'impulso alla circolazione dei flussi di mercato tra le amministrazioni pubbliche e le reti di cooperative può risultare decisivo per un nuovo modello di produzione e di consumo sostenibile.

3.3.3

Marchi di qualità  (16). I marchi di qualità costituiscono strumenti di incentivazione indiretta che accreditano l'origine, le caratteristiche e gli attributi dei prodotti commercializzati, evidenziando in questo caso il valore aggiunto della componente sociale abbinata alla produzione cooperativa ("marchio cooperativo"). Detta immagine di marchio è foriera di notorietà e consente all'associazionismo agricolo il passaggio da un orientamento produttivo a un orientamento di mercato.

3.3.4

Trasparenza e informazione dei consumatori  (17). Indissolubilmente associata a campagne di sensibilizzazione e di promozione della consapevolezza dei cittadini in merito alla presa di decisioni per gli acquisti nell'ambito di un'economia cooperativa, la trasparenza, soprattutto riguardo alla tracciabilità e alla qualità, rappresenta un fattore di equilibrio nella catena del valore, che si traduce in una maggiore simmetria informativa e in un'azione coordinata tra la produzione e il consumo, necessarie entrambe per l'efficacia di un modello fondato sulla sostenibilità degli stessi. La domanda e l'offerta sono così congiunte dal punto di vista temporale e spaziale nell'integrazione dei rispettivi processi di commercializzazione. Occorre inoltre considerare prioritario il raggruppamento dei consumatori, nonché la definizione di percorsi che portino a concentrare in modo pertinente la domanda finale dei prodotti agroalimentari.

3.3.5

Istruzione e formazione ai fini dell'imprenditoria sociale e cooperativa  (18). Quantunque costituisca uno strumento palesemente proattivo i cui effetti non sono riscontrabili nell'immediato, è cruciale per consolidare i cambiamenti prodottisi nel mercato. La conoscenza e l'assimilazione dei principi cooperativi negli istituti scolastici non solo crea un atteggiamento precoce di favore verso il modello cooperativo e verso la cooperazione quale fonte di fiducia, bensì riverbera la pratica di tali principi anche sui genitori, prescrivendo loro schemi di consumo in sinergia con le azioni proposte. A tal proposito, riveste particolare importanza la promozione dello spirito imprenditoriale fra i giovani al fine di incoraggiare e motivare l'avvio e il consolidamento di cooperative, si trovino esse nella fase di produzione, di commercializzazione o di consumo. A tutto ciò potranno sicuramente contribuire la conoscenza, lo scambio e la diffusione delle migliori pratiche cooperative.

3.3.6

Fiscalità differenziata  (19). Occorre che una fiscalità più equa consenta di orientare il consumo verso un uso efficiente delle risorse (20), affinché si tenga maggiormente conto del contenuto di ciascun prodotto in termini socioambientali e del valore aggiunto sociale alla base della formula cooperativa. A partire da uno specifico inquadramento fiscale, gli incentivi fiscali e le compensazioni sono alcuni tra gli strumenti più diretti e che dispongono di maggiori potenzialità per conseguire i vantaggi previsti. Come comprovano le precedenti esperienze in diversi Stati membri, l'adozione di una fiscalità differenziale promuove l'autonomia e l'indipendenza finanziaria ma, al pari di alcune iniziative precedentemente proposte, richiede un'analisi preliminare della sua incidenza.

3.3.7

Attuazione tecnologica. Il progresso tecnologico e l'accesso universale allo stesso rappresentano l'impulso migliore per realizzare gli obiettivi proposti. È opportuno a tal proposito porre in risalto le seguenti iniziative: la ricerca e l'innovazione applicate alla produzione agroalimentare, l'apertura di nuovi spazi e canali di commercializzazione e, da ultimo, la certificazione di qualità a punti, assegnando punti in più sulla base del valore nutrizionale, delle garanzie di fornitura e di altri benefici pubblici e sottraendo punti, tra l'altro, per le esternalità negative sociali ed ambientali, in modo che criteri quali la salute e la sicurezza alimentare, l'impronta ecologica o quella sociale possano essere avvalorati, anche agli occhi dei consumatori, in relazione al prezzo e ai corrispondenti costi di produzione e di distribuzione. Ai fini dell'attuazione di tale strumento di certificazione sarebbe necessaria la presenza concomitante di elementi come la telefonia intelligente, le applicazioni informatiche specifiche e i social network.

3.4   Vantaggi competitivi del mercato cooperativo

Oltre ai vantaggi evidenti che un modello basato sulla sostenibilità e sulla cooperazione economica e sociale genera, il mercato cooperativo concorre a una serie di vantaggi competitivi, con un'incidenza su tematiche di grande importanza per le politiche dell'Unione nei seguenti ambiti.

3.4.1

Economico: accesso ai mercati stabile e sicuro per i prodotti degli agricoltori, finanziamento sostenibile, investimenti socialmente responsabili, dinamizzazione del mercato, difesa della concorrenza, protezione dei diritti e degli interessi dei consumatori, ecc.

3.4.2

Sociale: assetto territoriale, sviluppo rurale e inclusione, patrimonio culturale e dell'identità locale e regionale, sovranità e sicurezza alimentare, prevenzione della sovrapproduzione e accessibilità alimentare, tracciabilità sociale dei prodotti, non delocalizzazione delle imprese, garanzia di salari dignitosi e miglioramento delle condizioni di lavoro, responsabilità sociale e consumo responsabile, salute comunitaria e stili di vita sani, partecipazione diretta dei cittadini al processo decisionale delle istituzioni che li rappresentano, ecc.

3.4.3

Ambientale: risparmio energetico, preservazione degli ecosistemi, impronte ecologiche, agroecologia, utilizzo razionale e responsabile delle materie prime e delle risorse naturali, ciclo di vita dei prodotti agroalimentari, creazione di posti di lavoro verdi quale strategia per la diffusione del mercato, ecc.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Comunicazione della Commissione Atto per il mercato unico, COM(2011) 206 final.

(2)  Comunicazione della Commissione sul piano d’azione Produzione e consumo sostenibili e Politica industriale sostenibile, COM(2008) 397 final.

(3)  Parere del CESE sul tema Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050, GU C 376 del 22.12.2011, pagg. 110-116.

(4)  Nazioni Unite, Assemblea generale, Relazione del relatore speciale sul diritto all'alimentazione, Olivier de Schutter (A/HRC/19/59 – 26 dicembre 2011).

(5)  Conclusioni del presidente NILSSON dopo la conferenza Cibo per tutti - verso un accordo globale.

(6)  Parere del CESE sul tema Migliore funzionamento della filiera agroalimentare in Europa, GU C 48 del 15.2.2011, pag. 145.

(7)  Parere CESE sul tema Cooperative e ristrutturazione, GU C 191 del 29.6.2012, pagg. 24-30.

(8)  Comunicazione della Commissione Politica integrata dei prodotti, COM(2003) 302 final.

(9)  A questo proposito, in quanto formula imprenditoriale emergente, la cooperativa integrale, o società cooperative di interesse collettivo, si configura come un'impresa che produce beni o servizi per soddisfare le necessità collettive di un territorio attraverso la mobilitazione comune dei soggetti interessati.

(10)  Comunicazione della Commissione La PAC verso il 2020: rispondere alle future sfide dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio, COM(2010) 672 final.

(11)  La Politica agricola comune dopo il 2013 - reazione degli agricoltori e delle cooperative agricole dell’UE alle proposte legislative della Commissione (COPA-Cogeca, 2012).

(12)  Alejandro Salcedo Aznal, Società di consumo o reti di consumatori? Elementi per un'analisi sociale del consumatore odierno (2008).

(13)  Comunicazione della Commissione sul piano d’azione Produzione e consumo sostenibili e Politica industriale sostenibile COM(2008) 397 final.

(14)  Parere del CESE sul tema Il modello agricolo comunitario: qualità della produzione e comunicazione ai consumatori come elementi di competitività, GU C 18 del 19.1.2011, pag. 5.

(15)  Comunicazione della Commissione Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-2014 in materia di responsabilità sociale delle imprese, COM(2011) 681 final.

(16)  Comunicazione della Commissione La PAC verso il 2020: rispondere alle future sfide dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio, COM(2010) 672 final.

(17)  Comunicazione della Commissione sul piano d’azione Produzione e consumo sostenibili e Politica industriale sostenibile, COM(2008) 397 final.

(18)  Comunicazione della Commissione Iniziativa per l’imprenditoria sociale. Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell’economia e dell’innovazione sociale, COM(2011) 682 final.

(19)  Parere del CESE sul tema Diversità delle forme d'impresa, GU C 318 de 23.12.2009, pagg. 22-28.

(20)  COM(2011) 571 final e parere Promozione di modelli sostenibili di produzione e di consumo nell'UE, GU C 191 del 29.6.2012, pag. 6.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/49


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Revisione degli orientamenti del 1994 e del 2005 sull'aviazione e gli aeroporti nell'UE» (supplemento di parere)

2012/C 299/10

Relatore: KRAWCZYK

Correlatore: WENNMACHER

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 luglio 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un supplemento di parere sul tema:

Revisione degli orientamenti del 1994 e del 2005 sull'aviazione e gli aeroporti nell'UE.

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 143 voti favorevoli, 2 voti contrari e 1 astensione.

1.   Conclusioni

1.1   La Commissione europea intende rivedere, da un lato, gli orientamenti del 1994 sull'applicazione degli articoli 92 e 93 del Trattato CE sugli aiuti di Stato nel settore dell'aviazione e, dall'altro, gli orientamenti UE del 2005 concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi alle compagnie aeree operanti su aeroporti regionali (in appresso "orientamenti sull'aviazione").

1.2   Dal 2005 gli Stati membri hanno omesso di notificare alla Commissione diversi casi di concessione di sovvenzioni da parte di aeroporti o enti locali.

1.3   Il Comitato economico e sociale (CESE) condivide il punto di vista dei principali soggetti interessati, secondo cui la revisione degli attuali orientamenti sull'aviazione è assolutamente necessaria e va effettuata quanto prima al fine di creare un'effettiva parità di condizioni. Lo sviluppo degli aeroporti regionali è un fattore importante per la crescita economica e la coesione territoriale e richiede quindi l'esistenza di norme chiare in materia di aiuti di Stato.

1.4   Il CESE ritiene necessaria l'elaborazione di uno studio che illustri la situazione attuale degli aiuti di Stato e delle pratiche affini per quanto riguarda l'attuazione degli orientamenti sull'aviazione. Tale studio (oltre all'analisi delle pratiche in uso nel settore) dovrebbe anche fornire informazioni dettagliate riguardo all'entità e alla tipologia degli aiuti concessi, al loro impatto sullo sviluppo economico reale e alle loro conseguenze - quantitative e qualitative - per l'occupazione.

1.5   Nelle raccomandazioni relative alla revisione degli orientamenti sull'aviazione formulate nel capitolo 5 del presente parere, il CESE:

sostiene la necessità di adottare un quadro giuridico UE standardizzato per l'intero settore dell'aviazione, che impedisca le pratiche di sovvenzionamento incontrollate e garantisca condizioni di parità per tutti i partecipanti al mercato, anche a livello locale;

concorda, in linea di principio, sul fatto che gli investimenti privati non possono essere considerati aiuti di Stato. Al tempo stesso, un operatore pubblico può agire come un investitore privato se l'investimento è giustificabile sul piano commerciale;

raccomanda che gli aiuti di Stato agli investimenti in infrastrutture aeroportuali e gli aiuti all'avviamento per le compagnie aeree vengano consentiti soltanto in casi rigorosamente definiti e siano limitati in funzione della durata e dell'intensità;

condivide la necessità di pubblicare integralmente gli aiuti disponibili per gli aeroporti e i vettori, nonché le condizioni alle quali tali aiuti possono essere erogati;

invita a stimolare ulteriormente il dialogo sociale e ad evitare che si verifichino fenomeni di dumping sociale nel settore;

sottolinea l'importanza di un'adeguata attuazione degli orientamenti: è fondamentale garantirne il rispetto;

invita ad adottare una politica a lungo termine in materia di sviluppo degli aeroporti regionali. Gli orientamenti sull'aviazione possono essere applicati in modo efficace soltanto a condizione di stabilire delle chiare priorità politiche per lo sviluppo degli aeroporti regionali.

2.   Introduzione

2.1   Negli ultimi vent'anni l'industria europea del trasporto aereo è stata interessata da numerose trasformazioni, dovute principalmente alla liberalizzazione del mercato e alla conseguente creazione di compagnie a basso costo (low cost). Il mercato unico dell'aviazione, che ha consentito a un maggior numero di cittadini europei di utilizzare i trasporti aerei grazie alla nascita di nuove compagnie aeree, alla creazione di nuovi aeroporti regionali e all'applicazione di tariffe più basse, ha tuttavia prodotto delle ripercussioni non trascurabili sull'occupazione e sulle relazioni di lavoro nel settore.

2.2   Nel 1994, nell'ambito della liberalizzazione del mercato dei servizi di trasporto aereo, la Commissione ha adottato i primi orientamenti sull'aviazione nell'UE, che contenevano disposizioni per la valutazione degli aiuti sociali e degli aiuti alla ristrutturazione delle compagnie aeree, al fine di creare una parità di condizioni tra di esse. Tali orientamenti sono stati completati nel 2005 dagli orientamenti concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi alle compagnie aeree operanti su aeroporti regionali.

2.3   La Commissione europea intende rivedere, da un lato, gli orientamenti del 1994 sull'applicazione degli articoli 92 e 93 del Trattato CE agli aiuti di Stato nel settore dell'aviazione e, dall'altro, gli orientamenti UE del 2005 concernenti il finanziamento degli aeroporti e gli aiuti pubblici di avviamento concessi alle compagnie aeree operanti su aeroporti regionali.

2.4   Diversi vettori di rete (network carriers) (per lo più membri dell'Associazione delle compagnie aeree europee, AEA) affermano di essersi confrontati, in questi ultimi anni, con un nuovo tipo di concorrenza da parte di vettori in grado di far derivare una parte non trascurabile delle loro entrate dagli enti locali e dagli aeroporti locali. Per i vettori della AEA tali sovvenzioni sono illegali e costituiscono un esempio eclatante di aiuti di Stato, che provocano gravi distorsioni della concorrenza nel mercato del trasporto aereo in Europa.

2.5   Secondo l'Associazione europea che riunisce le compagnie europee low cost (European Low Fares Airline Association, ELFAA), il progressivo consolidamento tra i vettori di rete, inteso in particolare ad alimentare il traffico nei loro hub, ha diminuito le alternative per le regioni e per i rispettivi aeroporti intenzionati a sviluppare un maggior numero di collegamenti diretti da punto a punto. In molti casi le compagnie a basso costo (LCC) rappresentano l'unica prospettiva di crescita per gli aeroporti regionali sul mercato europeo. Il recente allargamento dell'UE ha aperto nuove opportunità di mercato, e molti di questi mercati dipendono in larga misura dal modello commerciale che si basa sulle tariffe a basso costo per sviluppare e sostenere i flussi di traffico. Secondo l'ELFAA, queste rotte sono sia socialmente che economicamente utili, nel quadro della coesione europea e dello sviluppo regionale.

2.6   Dal 2005 gli Stati membri hanno omesso di notificare alla Commissione diversi casi di concessioni di sovvenzioni da parte di aeroporti o enti locali, e gli orientamenti sull'aviazione del 2005 non hanno promosso l'elaborazione di piani nazionali per definire esattamente le condizioni alle quali gli aiuti possono essere concessi: ma ciò che forse è ancora più negativo è che, in quei pochi casi in cui vi è stata una notifica con conseguente avvio di un procedimento formale da parte della Commissione, le decisioni sono state, nel migliore dei casi, lente, e molti casi sono rimasti irrisolti. Ciò ha contribuito alla diffusione di una tendenza all'impunità e al lassismo.

2.7   La concezione degli aeroporti come motori per lo sviluppo economico delle regioni si è diffusa a seguito del crescente disimpegno (finanziario) diretto degli Stati, che hanno trasferito alle regioni e agli enti locali le competenze di vigilanza, gestione e finanziamento di queste infrastrutture essenziali. Gli aeroporti sono sempre più spesso considerati dalle autorità regionali come uno dei principali strumenti di sviluppo delle economie locali.

2.8   La Commissione si sta occupando di un cospicuo numero di reclami in materia, presentati dalle ex compagnie di bandiera contro le compagnie a basso costo, da un lato, e da queste ultime contro le prime, dall'altro. Dal 2005 il numero di notifiche alla Commissione risulta piuttosto scarso se confrontato con la netta crescita degli aeroporti regionali nell'UE.

2.9   Dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione emergono le seguenti indicazioni principali:

la necessità di semplificare gli orientamenti e aumentarne la trasparenza,

il sostegno ad una più rigorosa applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle compagnie aeree e agli aeroporti,

l'introduzione di una nuova categoria di regole per evitare distorsioni della concorrenza tra aeroporti situati nello stesso bacino di utenza,

una maggiore chiarezza e prevedibilità delle norme in materia di aiuti agli investimenti (definizioni chiare dei parametri finanziari).

2.10   Il CESE condivide pertanto l'opinione delle principali parti interessate, secondo cui una revisione degli attuali orientamenti sull'aviazione è assolutamente necessaria e va eseguita quanto prima per creare una parità di condizioni. Lo sviluppo degli aeroporti regionali è un fattore importante per la crescita economica e la coesione territoriale e richiede quindi l'esistenza di norme chiare in materia di aiuti di Stato.

2.11   Il CESE ritiene necessaria l'elaborazione di uno studio che illustri la situazione attuale degli aiuti di Stato e delle pratiche affini per quanto riguarda l'attuazione degli orientamenti sull'aviazione. In particolare, per valutare se e in quali termini le pratiche attuali provocano una distorsione della concorrenza tra gli aeroporti e tra le compagnie aeree, lo studio dovrebbe fornire informazioni dettagliate in merito all'entità e alla tipologia degli aiuti concessi, al loro impatto sullo sviluppo/efficienza economica reale e ai loro effetti quantitativi e qualitativi sull'occupazione.

2.12   L'attuale crisi economica mondiale e, in particolare, le crescenti pressioni di bilancio nell'UE e negli Stati membri possono rimettere in discussione le politiche esistenti in materia di aiuti di Stato per lo sviluppo degli aeroporti regionali. Occorre capire meglio fino a che punto il modello economico su cui si basa attualmente il funzionamento degli aeroporti regionali sia sostenibile nel lungo termine. Come emerge dall'attuale discussione sul quadro finanziario pluriennale 2014-2020, l'UE dovrà affrontare la grande sfida che consiste nel fare di più con meno risorse disponibili. E ciò vale anche per le questioni discusse in questo parere.

3.   Il mercato

3.1   Negli Stati membri dell'UE circa 460 aeroporti sono utilizzati per l'aviazione commerciale; nel 2010 circa il 60 % degli aeroporti dell'UE ha servito meno di 1 milione di passeggeri.

3.2   Il mercato del trasporto aereo ha subito enormi sviluppi negli ultimi anni: le compagnie a basso costo hanno sviluppato nuovi modelli commerciali globali collegati con gli aeroporti regionali e hanno acquisito importanti quote di mercato. Contemporaneamente, quasi tutte le ex compagnie aeree nazionali hanno intrapreso un processo di ristrutturazione, consolidando ulteriormente la loro presenza in Europa.

3.3   Nel 2005 le compagnie a basso costo detenevano il 25 % del mercato intraeuropeo, per poi arrivare, nel 2010, al 39 %; cifra che sale ulteriormente, fino a raggiungere il 43 %, se si considera solo il traffico da punto a punto. Dal 2008 al 2010 i vettori di rete tradizionali, membri dell'AEA, hanno subito consistenti perdite nelle loro operazioni intraeuropee e, malgrado i risultati positivi sul lungo raggio (1 miliardo di euro nel 2008,100 milioni nel 2009 e 1,1 miliardi nel 2010), gli utili complessivi al lordo degli oneri finanziari e delle imposte (EBIT) sono stati negativi, a causa dell'incidenza negativa del breve raggio e delle rotte intraeuropee.

3.4   Secondo l'ELFAA, tenendo conto delle tendenze attuali e dei piani di rinnovamento delle flotte aeree, la quota di mercato delle compagnie a basso costo dovrebbe aumentare entro il 2020 fino a un livello compreso tra il 45 e il 53 % del trasporto aereo intraeuropeo di passeggeri, e tra il 50 e il 60 % per i collegamenti da punto a punto. Durante l'ultima crisi, le LCC non hanno subito perdite finanziarie di entità paragonabile a quelle subite dai vettori di rete.

3.5   Le LCC sono di gran lunga gli attori predominanti nelle operazioni regionali da punto a punto: questo mercato è infatti detenuto per oltre il 52 % da tre LCC, mentre i tre principali vettori di rete rappresentano solo il 22 % del mercato interno di rete. Combinando a) la crescente presenza delle LCC sulle rotte intraeuropee e b) la crescente diffusione delle rotte regionali da punto a punto rispetto ai tradizionali collegamenti hub to hub, si evince che l'offerta attuale è superiore rispetto al passato, ma che una parte di questa offerta più ampia (che riguarda in particolare i collegamenti da punto a punto) è assicurata da un numero ristretto di concorrenti.

3.6   Ad eccezione dei principali hub aeroportuali europei e dei maggiori aeroporti regionali, molti aeroporti regionali europei non possono essere considerati economicamente redditizi se si tiene conto dei costi reali delle infrastrutture. Molti piccoli aeroporti regionali non sono in grado di sostenere i costi relativi alle infrastrutture, che sono quindi finanziate con altri fondi disponibili spesso a livello regionale. Molti aeroporti si troverebbero semplicemente costretti a chiudere se dovessero pagare i costi reali relativi alle infrastrutture.

3.7   È importante tenere presente che, nei prossimi anni, l'Europa si troverà ad affrontare una carenza di capacità aeroportuale. Lo studio Challenges of growth ("Le sfide della crescita") (2008) e il recente documento Long-Term Forecast ("Previsioni a lungo termine") (2010) di Eurocontrol pongono in evidenza la carenza di capacità negli aeroporti europei, alla luce dell'aumento del traffico previsto entro il 2030 (16,9 milioni di voli, ovvero un aumento di 1,8 volte rispetto al 2009). Da queste autorevoli previsioni emerge un dato allarmante: ossia che il 10 % dei voli complessivi non potrà essere accolto a causa di una insufficiente capacità aeroportuale, e questo malgrado la previsione di aumento del 41 % della capacità della rete aeroportuale europea.

3.8   Sebbene il finanziamento esterno delle infrastrutture non sia generalmente una questione fondamentale per gli aeroporti principali, lo è invece per molti aeroporti regionali, che non possono contare né sulle economie di scala né sulle entrate commerciali che potrebbero fornire le risorse necessarie per finanziare le loro infrastrutture.

3.9   Il nuovo mercato da punto a punto è al tempo stesso un'opportunità e una causa di incertezza per taluni aeroporti regionali, a causa di un mercato estremamente volatile. Le LCC in particolare sono in grado, con un preavviso molto breve, di spostare i loro aeromobili ed equipaggi in tutta Europa, in funzione del potenziale economico di una nuova rotta, verso un aeroporto alternativo. Viene quindi messa in discussione la stabilità e la prevedibilità delle entrate di questi aeroporti.

3.10   Gli aiuti all'avviamento erogati nel quadro degli attuali orientamenti hanno dato luogo a una "corsa agli investimenti" tra diverse regioni per sviluppare i rispettivi aeroporti regionali, in molti casi anche tramite l'impiego di finanziamenti UE. Se un aeroporto regionale incontra difficoltà finanziarie, le regioni chiedono ulteriori aiuti, sostenendo che questi aeroporti regionali sono sottoutilizzati e rappresentano un costo necessario per le comunità locali.

4.   Osservazioni particolari

4.1   L'aviazione è un settore che, oltre ad essere scarsamente redditizio nel lungo periodo, è già molto competitivo. In un contesto del genere, anche sovvenzioni di scarsa entità possono incidere sulla concorrenza, ed è quindi necessario gestire il problema con grande attenzione.

4.2   Il problema principale consiste nel decidere quale tipo di approccio (ne esistono infatti diversi) occorre adottare per elaborare nuovi orientamenti sull'aviazione.

4.2.1   Secondo l'ELFAA, è indispensabile sbloccare il potenziale degli aeroporti regionali per non interrompere il processo di coesione territoriale e di sviluppo regionale nell'UE, e per decongestionare gli hub dei vettori di rete. Sviluppare gli aeroporti regionali significa creare nuovi posti di lavoro, offrire maggiori opportunità alle imprese delle regioni periferiche dell'UE, ridurre le emissioni tramite collegamenti da regione a regione invece dei voli indiretti attraverso gli hub, e anche ridurre le emissioni dei trasporti a terra grazie all'utilizzo da parte dei passeggeri dei rispettivi aeroporti locali. Sempre secondo l'ELFAA, la crescita degli aeroporti regionali deve essere incoraggiata da orientamenti flessibili sugli aiuti di Stato, incentrati sul principio dell'investitore in economia di mercato piuttosto che su norme rigide che impediscono la crescita laddove quest'ultima sia invece richiesta.

4.2.2   Secondo l'AEA, i nuovi orientamenti dovrebbero essere finalizzati a tutelare tutti i vettori che operano nel settore da aiuti finanziari discriminatori e non trasparenti concessi alle compagnie aeree da aeroporti regionali o comunità locali. Tali aiuti dovrebbero essere possibili solo in casi chiaramente definiti e dovrebbero essere limitati per durata e intensità. Essi, inoltre, potrebbero essere concessi solo a titolo individuale in conformità con i principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione tra operatori.

4.2.3   Secondo ACI EUROPE, il principio guida per la valutazione delle misure sugli aiuti di Stato dovrebbe basarsi sulla potenziale distorsione della concorrenza da parte di un aeroporto in termini di volumi di traffico.

4.2.3.1   Esenzione degli aeroporti di categoria D (fino a un milione di passeggeri) – È ampiamente riconosciuto che gli aeroporti con un volume di traffico inferiore a una determinata soglia tendono a non essere commercialmente redditizi e possono quindi aver bisogno di finanziamenti pubblici. Inoltre, questi piccoli aeroporti assicurano spesso la connettività territoriale di regioni e agglomerati e, avendo un volume di traffico limitato, non alterano generalmente le condizioni degli scambi nell'UE. Pertanto, secondo ACI, l'impiego di fondi pubblici per lo sviluppo di nuove infrastrutture e nuove rotte dovrebbe essere autorizzato senza preventiva notifica. Tuttavia, qualsiasi finanziamento pubblico dovrebbe cessare non appena viene raggiunta la soglia di un milione di passeggeri.

4.2.3.2   Il finanziamento pubblico di infrastrutture e il finanziamento di aiuti all'avviamento da parte di aeroporti con oltre un milione di passeggeri deve rispettare il criterio dell'investitore privato, adattato alle esigenze specifiche del settore aeroportuale.

4.3   Il CESE condivide la posizione della Commissione secondo cui, per quanto riguarda la revisione dell'approccio generale agli aiuti di Stato coperti dagli orientamenti, vanno applicati i seguenti principi:

non dovrebbero esservi distorsioni della concorrenza,

occorre promuovere lo sviluppo e migliorare l'accessibilità delle regioni rafforzando il trasporto aereo regionale,

va evitata la duplicazione di aeroporti non redditizi,

bisogna evitare di creare o mantenere una sovraccapacità.

4.4   Occorre promuovere lo sviluppo di aeroporti in grado di coprire i propri costi, come pure favorire la partecipazione degli investitori privati. Al tempo stesso, il CESE comprende e appoggia l'esigenza di un obbligo di servizio pubblico per i servizi aerei di interesse economico, specialmente per quelli che connettono le regioni remote e le isole.

5.   Raccomandazioni

5.1   Il CESE sostiene la necessità di adottare un quadro giuridico UE standardizzato per l'intero settore dell'aviazione, che impedisca le pratiche di sovvenzionamento incontrollate e garantisca condizioni di parità per tutti i partecipanti al mercato, anche a livello locale.

5.2   In linea di principio, gli investimenti privati non possono essere considerati aiuti di Stato. Al tempo stesso, un operatore pubblico può agire come un investitore privato se l'investimento è giustificabile sul piano commerciale.

5.3   Nei nuovi orientamenti la Commissione dovrebbe prefiggersi l'obiettivo di proteggere tutti i vettori e gli aeroporti da aiuti finanziari discriminatori, poco chiari e con effetti di distorsione della concorrenza, erogati da governi o aeroporti regionali. I finanziamenti pubblici non devono distorcere la concorrenza, né tra gli aeroporti né tra le compagnie aeree. Il CESE non ritiene necessaria, al fine di promuovere lo sviluppo regionale, l'introduzione di esenzioni di categoria per talune tipologie di aeroporti o compagnie aeree.

5.3.1   Gli aiuti di Stato agli investimenti in infrastrutture aeroportuali e gli aiuti all'avviamento per le compagnie aeree dovrebbero essere consentiti soltanto in casi rigorosamente definiti, ed essere limitati in funzione della durata e dell'intensità. Inoltre essi andrebbero concessi solo in circostanze eccezionali e nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione.

5.3.2   Per quanto riguarda la trasparenza, le condizioni per ottenere aiuti pubblici dovrebbero essere rese note ai cittadini. Inoltre, dovrebbero essere integralmente pubblicati gli aiuti disponibili per gli aeroporti e i vettori, nonché le condizioni alle quali tali aiuti possono essere erogati.

5.3.3   I nuovi orientamenti devono essere definiti tramite una serie di regole chiare e semplici al fine di garantire la certezza giuridica per il settore dell'aviazione europeo. Il CESE desidera sottolineare l'importanza di una corretta attuazione degli orientamenti: è fondamentale garantirne il rispetto.

5.4   I nuovi orientamenti devono tenere conto degli interessi di lavoratori e passeggeri. Considerato che le risorse umane sono essenziali per garantire la qualità dei sistemi di trasporto aereo, un'industria dell'aviazione civile sostenibile deve offrire un'occupazione di qualità e buone condizioni di lavoro. In quest'ottica è importante stimolare il dialogo sociale ed evitare il dumping sociale nel settore.

5.5   Il CESE auspica l'adozione di una politica a lungo termine per lo sviluppo degli aeroporti regionali. Gli orientamenti sull'aviazione possono essere applicati in modo efficace soltanto a condizione di stabilire delle chiare priorità politiche riguardo allo sviluppo degli aeroporti regionali. Sarà compito della Commissione fare in modo che quest'agenda politica venga predisposta al più presto.

5.6   Il CESE invita gli Stati membri a sostenere con forza e ad impegnarsi nella preparazione e nell'attuazione dei nuovi orientamenti. Gli aiuti di Stato devono essere sempre notificati.

5.7   La realizzazione di un'efficiente co-modalità fra trasporti ferroviari e aerei va ulteriormente studiata e attuata per garantire il collegamento di alcune zone e rispondere ai requisiti di carattere ambientale.

5.8   Ciò è particolarmente importante in relazione all'assegnazione dei finanziamenti UE nel nuovo quadro finanziario pluriennale. Infatti, per fare di più con meno risorse occorre definire chiaramente le priorità. Lo sviluppo regionale è molto importante, ma non dovrebbe giustificare l'ulteriore sviluppo di aeroporti in una situazione in cui non è possibile creare una domanda sufficiente.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


III Atti preparatori

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

482a sessione plenaria dei giorni 11 e 12 Iuglio 2012

4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/54


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Ristrutturare e anticipare i mutamenti: quali insegnamenti trarre dall'esperienza recente? (Libro verde)»

COM(2012) 7 final

2012/C 299/11

Relatore: PEZZINI

Correlatore: STUDENT

La Commissione europea, in data 17 gennaio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro verde:

Ristrutturare e anticipare i mutamenti: quali insegnamenti trarre dall'esperienza recente?

COM(2012) 7 final.

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI), incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 134 voti favorevoli e 7 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) vuole innanzitutto sottolineare che l'impresa costituisce, per definizione, l'attore centrale delle strategie di adattamento delle unità che operano sui mercati, e quindi l'impresa è al centro dei processi di ristrutturazione.

1.2

Il Comitato sottolinea l'importanza del ruolo, in materia di ristrutturazioni industriali, che la commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) ha svolto e svolge, come luogo di dialogo costruttivo e di elaborazione di idee e proposte alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento europeo.

1.3

Il CESE ribadisce che le ristrutturazioni rappresentano, in genere, processi complessi. Anticipare i cambiamenti significa rendere le imprese e i lavoratori pronti ad affrontare le nuove sfide, minimizzando l'impatto sociale dei cambiamenti, massimizzando le opportunità di successo, generando un clima di fiducia reciproca e coinvolgendo, con determinazione, le parti sociali e la società civile organizzata.

1.4

I lavoratori e le imprese dell'UE si trovano confrontati con:

mutamenti rapidi dei mercati interni e internazionali di riferimento;

l'ingresso di nuovi partner mondiali;

l'introduzione di nuove applicazioni tecnologiche, che accelerano i processi d'obsolescenza;

consumatori sempre più consapevoli del loro ruolo nell'orientamento di consumi e di investimenti rispettosi dell'ambiente e dello sviluppo durevole;

andamenti demografici che accentuano l'invecchiamento della forza lavoro;

grossi cambiamenti nei mercati del lavoro, accompagnati da dumping sociali massicci;

e, nel momento attuale, perduranti criticità della crisi economica e finanziaria e una manifesta debolezza dell'Europa nei mercati mondiali.

1.5

Il CESE ritiene quindi tempestiva e opportuna la presentazione del Libro verde, ma auspica che, al di là del lancio di tali riflessioni e dibattiti, facciano seguito elementi d'azione concreta ed efficace, con un approccio integrato a tutti i livelli di produzione, di consumo e di servizi. Questo richiede l'interazione e lo scambio d'informazioni tra i vari livelli della catena produttiva e distributiva, accompagnato dallo scambio di buone prassi in materia e un calendario con scadenze precise di implementazione di linee guida, standard e quadri di riferimento, costruiti sul bagaglio di norme europee e di valori comuni e condivisi.

1.6

Il CESE ritiene fondamentale, nei processi di anticipazione e di ristrutturazione, la valorizzazione del ruolo delle parti sociali, della società civile organizzata, dei consumatori, a livello comunitario, nazionale, regionale, locale e d'impresa, con il coinvolgimento dei responsabili del territorio e delle reti delle conoscenze e delle competenze.

1.7

Secondo il CESE, dialogo sociale, negoziazione e partecipazione, non solo sono valori fondamentali del modello sociale europeo, ma anche strumenti che sostengono con successo e favoriscono la coesione sociale, l'occupazione di qualità, la creazione di posti di lavoro e il rafforzamento dell'innovazione e della competitività delle economie europee.

1.8

Le politiche strutturali e di coesione dell'UE e quelle dell'innovazione e della ricerca dovrebbero, secondo il CESE, essere orientate al sostegno proattivo di meccanismi di anticipazione ed accompagnamento delle ristrutturazioni, per trasformarle in sistemi vincenti, per i lavoratori e per le imprese.

1.9

Il CESE ritiene essenziale un maggior coinvolgimento delle parti economiche e sociali negli organi di monitoraggio dei fondi strutturali per garantire il buon esito della politica strutturale europea.

1.10

Il CESE raccomanda che le misure di politica strutturale siano strettamente interrelate e coordinate con quelle a sostegno della ricerca e dell'innovazione, sostenendo, con investimenti e con politiche industriali, la transizione verso un'economia europea a basso tenore di carbonio.

1.11

I programmi comunitari di educazione e formazione professionale e di formazione permanente dovrebbero, a parere del CESE, rappresentare strumenti privilegiati, delle autorità pubbliche e delle imprese, per anticipare in maniera proattiva il cambiamento, affiancandosi allo sforzo continuo degli attori economici, soprattutto delle PMI, e dei lavoratori.

1.12

Il CESE raccomanda che a livello europeo si operi un più stretto coordinamento tra politiche e servizi della Commissione, le agenzie e i numerosi osservatori, per poter sostenere in maniera univoca e coerente le scelte delle imprese in ristrutturazione. In particolare, le PMI e le micro imprese che hanno difficoltà evidenti nell'anticipare le ristrutturazioni, dovrebbero poter beneficiare di adeguati meccanismi di sostegno e di tutoraggio.

1.13

Il CESE ribadisce la necessità che gli aiuti di Stato, previsti per sostenere l'occupazione, nelle imprese colpite dai problemi connessi con la mondializzazione, debbano essere basati su condizioni che garantiscano la libera e leale concorrenza.

1.14

Il CESE chiede, infine, che venga rafforzata la politica europea di sostegno allo sviluppo di esercizi partecipati di foresight, territoriali e settoriali, al fine di realizzare visioni comuni e condivise, grazie anche a una maggiore valorizzazione del territorio, in grado di generare maggiore e migliore occupazione in imprese sane e competitive.

1.15

Tenuto conto degli sviluppi demografici dell'Europa, il CESE ritiene particolarmente importante una politica attiva nei confronti dell'invecchiamento e della cosiddetta "Silver economy", adattando produzione e servizi a queste nuove opportunità.

2.   Introduzione

2.1

La ripresa dell'economia europea richiederà tempo per uscire dalla più grave recessione degli ultimi decenni che ha investito l'Europa. La crisi sta sottoponendo le finanze pubbliche nazionali ed i governi a forti pressioni e sta provocando razionalizzazioni, ristrutturazioni e dismissioni di imprese nell'economia reale con riflessi drammatici sulla disoccupazione.

2.2

Le ristrutturazioni si sviluppano attraverso processi complessi, che si presentano in forme multidimensionali e implicano modifiche di strategie aziendali sotto il profilo dell'organizzazione, della forma, delle dimensioni e delle attività d'impresa.

2.2.1

Soprattutto a livello settoriale dovrebbero essere individuati obiettivi economici e operativi multipli, legati alle situazioni dei mercati globali e dei settori in cui opera l'impresa.

2.3

Tale processo si dovrebbe concretizzare - tenendo in debito conto interessi e comportamenti dei consumatori - nell'anticipazione delle possibilità occupazionali nei settori nascenti con un'attenzione particolare alle PMI, che subiscono le più gravi conseguenze della crisi attuale.

2.4

Anticipare i cambiamenti significa rendere le imprese e i lavoratori pronti a misurarsi con le evoluzioni future, ma anche prevedere le ristrutturazioni necessarie per affrontare tali sfide, minimizzando l'impatto sociale dei cambiamenti, garantendo stabilità e riducendo i costi, con tutela dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile: le piattaforme tecnologiche europee, e gli studi da esse effettuati, possono dare prospettive concrete sia per i lavoratori, sia per l'impresa.

2.5

Nel corso degli ultimi due decenni, abbiamo assistito ad una accelerazione dei fenomeni di riposizionamento sui mercati, di delocalizzazioni, di riorganizzazioni e/o chiusure di unità produttive, fusioni, acquisizioni, e/o esternalizzazioni di attività; tuttavia, negli ultimi quattro anni, in Europa, le esigenze di rafforzare le capacità anticipatorie di tali processi si sono fatte sentire con sempre maggior urgenza, in relazione alla velocità dei cambiamenti e all'impellenza delle ristrutturazioni, rese necessarie dall'aggravarsi della crisi economico-finanziaria e dei mercati. Anche i fenomeni quali la crescita esponenziale registrata nel settore delle vendite su Internet e delle vendite transfrontaliere influenzano i mercati nei diversi paesi.

2.6

La crisi economica e finanziaria non solo ha accelerato i processi di ristrutturazione a vari livelli, ma ha anche portato a misure di austerità e riduzione della spesa pubblica, con conseguenti significative perdite di posti di lavoro nel settore pubblico e ha inoltre minato, in molti paesi, i vari sistemi di ammortizzatori sui lavoratori, sulle comunità locali e sulle imprese.

2.7

L'obiettivo della Commissione in termini di ristrutturazione è quello di aiutare a rafforzare e diffondere la cultura dell'anticipazione e dell'innovazione nel modo in cui la ristrutturazione stessa si attua: l'Unione ha una responsabilità condivisa con gli Stati membri "al fine di realizzare gli obiettivi di cui all'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea" (art. 145 TFUE).

2.8

Già nella sua Comunicazione del 2005, sulla ristrutturazione e sull'occupazione, la Commissione ha riconosciuto i problemi connessi ai costi sociali della ristrutturazione, non solo per i lavoratori stessi, che sperimentano una crescente insicurezza sulle loro condizioni di lavoro, ma anche per i diversi settori dell'economia.

2.9

Se le ristrutturazioni sono essenzialmente oggetto di regolamentazioni sul piano nazionale e regionale, l'Unione ha forti responsabilità nella gestione, nel controllo, nell'accelerazione delle ristrutturazioni, poiché è tenuta a vegliare sia sul corretto funzionamento del quadro normativo comunitario in materia, sia in termini di informazione e consultazione che sulla tutela dei lavoratori (1) - e a giocare un ruolo attivo, essenzialmente fondato sulla strategia Europa 2020 e sugli obblighi stabiliti dal Trattato.

2.10

Se l'UE vuole rispondere con successo alle sfide poste dalla crisi finanziaria ed economica, dalla globalizzazione, dal cambiamento climatico, dalle tendenze demografiche e dalle crescenti disuguaglianze, derivanti dai costi sociali dei programmi di austerità, ha bisogno di sviluppare e rafforzare strategie proattive, in materia di anticipazione e gestione delle ristrutturazioni, sulla base di un quadro comune di valori e di pratiche che sia in linea con i grandi obiettivi sociali ed economici del Trattato.

2.11

Nell'ambito degli "orientamenti integrati" Europa 2020 (adottati dal Consiglio in data 22 aprile 2010), l'Unione e gli Stati membri dovrebbero quindi attuare riforme finalizzate a una "crescita intelligente", guidata dalla conoscenza e dall'innovazione, puntando ai bisogni e ai comportamenti dei consumatori, al fine di:

promuovere riforme strutturali coordinate, che diano un contributo effettivo alla crescita e all'occupazione e rafforzino la competitività dell'Unione nell'economia mondiale;

garantire il funzionamento dei mercati occupazionali, mediante investimenti finalizzati al buon esito delle transizioni, allo sviluppo di competenze appropriate, al miglioramento qualitativo dei posti di lavoro e alla lotta contro la disoccupazione strutturale, quella di lungo periodo e l'inoccupazione;

migliorare il clima imprenditoriale e favorire la creazione di nuove imprese e di nuovi posti di lavoro, specie nell'economia verde e nella Silver economy;

migliorare la qualità dell'istruzione, garantendo l'accesso a tutti e intensificando i rapporti tra formazione, mondo accademico e mercato del lavoro;

promuovere modelli proattivi di buone prassi, in grado di anticipare le ristrutturazioni aziendali, necessarie in un mercato del lavoro in transizione;

perfezionare il quadro normativo, onde promuovere l'innovazione e il trasferimento delle conoscenze in tutta l'Unione;

incoraggiare l'imprenditoria e contribuire a trasformare le idee creative in prodotti, servizi e processi, che permettano di creare posti di lavoro di qualità;

favorire la coesione territoriale, economica e sociale;

gestire meglio le sfide proprie della società europea e mondiale.

2.12

Il sostegno alla ristrutturazione delle imprese e dei settori passa attraverso sistemi di allerta precoce nelle imprese (cfr. Osservatorio sulla ristrutturazione in Europa, European Restructuring Monitor – ERM), quale pre-condizione per una pianificazione efficace di processi di ristrutturazione, condivisi da tutte le parti in causa, per consentire ai lavoratori una adeguata riqualificazione professionale, ma anche per assicurare lo sviluppo di reti settoriali e intersettoriali, in grado di gestire il cambiamento in modo integrato, con l'aiuto di orientamenti professionali, che garantiscano elevati livelli di occupabilità.

2.13

La Commissione ha presentato il 18 aprile 2012 a Strasburgo il suo nuovo Pacchetto Occupazione - sul quale il CESE avrà modo di pronunciarsi - che sollecita gli Stati membri a rafforzare le politiche nazionali per l'occupazione, e anticipa la volontà di rafforzare il coordinamento e il monitoraggio delle politiche occupazionali.

3.   Il Libro verde della Commissione

3.1

La Commissione ha aperto una consultazione pubblica sulla ristrutturazione delle imprese e sull'anticipazione dei mutamenti con l'obiettivo di "farsi un'idea precisa di quanto di positivo è stato realizzato in questo campo".

3.2

Nel Libro verde vengono formulate diverse domande sugli insegnamenti da trarre dalla crisi, sui possibili adattamenti economici e industriali, sulle capacità di adattamento delle imprese e dei lavoratori, sul ruolo delle amministrazioni regionali e locali, sul ruolo della formazione professionale nella gestione delle risorse umane e nel dialogo tra gli attori economici e sociali.

4.   Osservazioni generali

4.1

Secondo il Comitato, il Libro verde (LV) deve essere considerato come una continuazione della Comunicazione del 2005 sulla ristrutturazione e occupazione, che mirava a definire il ruolo dell'UE in materia di anticipazione e gestione delle ristrutturazioni al fine di sviluppare l'occupazione.

4.2

La Comunicazione del 2005 ha portato, a parere del Comitato, al positivo sviluppo di varie attività a livello comunitario per promuovere un approccio europeo per l'anticipazione e la ristrutturazione, quali le numerose conferenze tematiche di alto livello e seminari di esperti ("Forum di ristrutturazione"), iniziative nell'ambito dell'FSE, diversi studi comparativi, elaborazione di "cassette degli attrezzi" e di linee guida di cui il documento di lavoro dei servizi Restructuring in Europe 2011, che accompagna il Libro verde, è un esempio evidente.

4.3

Il CESE rileva con preoccupazione che l'approccio del LV non contiene proposte di azioni, inserite in un calendario con scadenze precise e ravvicinate, in risposta alla gravità della crisi in atto, mentre si orienta su una serie di questioni aperte, senza precisare tempi e modalità di attuazione. Per converso, risultano più incisive le misure indicate in altri strumenti, come nel Pacchetto occupazione, lanciato nel maggio 2012, sulle quali il CESE avrà occasione di pronunciarsi.

4.4

L'impresa costituisce, per definizione, l'attore centrale delle strategie di adattamento e posizionamento delle proprie unità operative sui mercati, e quindi dei processi di ristrutturazione conseguenti a tali strategie operative, senza però poter prescindere da:

il contesto di mondializzazione delle economie, con l'affacciarsi di nuovi paesi con settori sempre più promettenti e competitivi, sul mercato europeo e sui mercati internazionali;

le peculiarità dei singoli paesi all'interno ed al di fuori dell'Unione;

il quadro multidimensionale di politiche europee di riferimento che influisce direttamente sul funzionamento e sulle scelte dell'impresa stessa, sia in termini di regole applicabili, sia in termini di opportunità strategiche e operative;

il quadro nazionale/regionale, che gestisce il contesto tecnico operativo in cui l'impresa e i lavoratori si collocano;

il quadro territoriale dove si svolgono effettivamente le attività di ristrutturazione e i processi che ne permettono l'anticipazione, con il coordinamento tra interlocutori esterni e imprese e dove si realizzano, nella pratica, i meccanismi di indirizzo e di sostegno, specie per le PMI;

il quadro di dialogo sociale e contrattazione collettiva e lo sviluppo del ruolo delle parti sociali e delle rappresentanze aziendali, più che mai fondamentale per adeguare produzione, organizzazione e condizioni di lavoro a circostanze in rapido mutamento, durante la crisi, facendo affidamento su buoni partenariati sociali.

4.5

A livello europeo, il CESE richiama quanto espresso in precedenza, per realizzare una strategia di sviluppo (2): le parti sociali della società civile organizzata, nel suo complesso, dovrebbero tendere a realizzare un territorio socialmente responsabile (TSR) nel quale si possano attuare diverse strategie, tra di loro coordinate:

di resistenza e di sopravvivenza, in grado di fornire la possibilità di operare in mercati maturi, attraverso una migliore specializzazione nello stesso mercato, con riduzione dei costi o con forte diversificazione in settori contigui;

strategie di innovazione di processo, di prodotto e di servizi, con cambio di mercato e di tecnologia, e con nuovi materiali che portino a nuovi prodotti;

nuove iniziative, tramite un esercizio di foresight, su nuovi prodotti e servizi in espansione (come i mercati guida o lead markets), verso i quali far confluire nuovi investimenti;

un marketing territoriale, che punti all'eccellenza, attraverso convenzioni con centri di ricerca, al fine di accrescere la contaminazione tecnologica;

un sostegno finanziario, attraverso la finanziaria di sviluppo, anche utilizzando la garanzia fideiussoria del Fondo europeo per gli investimenti, ma anche i fondi strutturali;

fidi per dilazioni di pagamento alle micro e piccole imprese, soprattutto per salvaguardare i livelli occupazionali;

consolidamento dei debiti a breve, per permettere a micro e piccole imprese di concentrarsi sulla produzione e commercializzazione, nonché sui servizi post vendita dei propri prodotti;

sostegno a un terziario innovativo (green economy), e servizi alla persona (silver economy), utilizzando le possibilità di formazione innovativa offerte dal Fondo sociale europeo;

lo sviluppo di servizi di livello elevato alle persone, anche con il potenziamento delle organizzazioni sociosanitarie (3);

politiche infrastrutturali, che contribuiscano a scelte più innovative, per un'economia a bassa emissione di carbonio;

rafforzamento dei criteri ambientali e di efficienza energetica soprattutto negli appalti pubblici;

migliore accesso all'informazione;

attrezzare le regioni con strategie di specializzazione intelligente, con la partecipazione della società civile organizzata e di tutti gli attori economici e sociali.

4.6

Le politiche strutturali e di coesione dell'UE e quelle dell'innovazione e della ricerca dovrebbero, a parere del CESE, essere orientate al sostegno proattivo di meccanismi di anticipazione e accompagnamento delle ristrutturazioni, per trasformarle in sistemi vincenti per i lavoratori e per le imprese. I fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo, il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo europeo per la globalizzazione, possono svolgere un notevole ruolo, per aumentare l'occupabilità dei lavoratori e ridurre al minimo le conseguenze sociali degli esuberi di personale.

4.7

Il CESE ritiene essenziale un maggior coinvolgimento delle parti economiche e sociali e degli attori della società civile organizzata negli organi di partenariato e di monitoraggio dei fondi strutturali, e sottolinea che una premessa fondamentale, per garantire il buon esito della politica strutturale europea, siano le competenze specifiche delle parti interessate, insediate nel territorio.

4.8

In particolare, il CESE ritiene importante l'integrazione tra le politiche di ristrutturazione e le politiche industriali di transizione verso un'economia europea a basso tenore di carbonio, rispettosa degli imperativi climatici e ambientali, in grado di sviluppare, con opportuni finanziamenti, nuovi posti di lavoro e nuove professionalità "verdi", come il CESE ha avuto modo di sottolineare in precedenti pareri (4).

4.8.1

Anche in relazione alla proclamazione dell'anno 2012, come anno europeo dell'invecchiamento attivo, il CESE ritiene che sia importante lo sviluppo di professionalità nei servizi delle ONG, dell'economia sociale e delle imprese, per sostenere un invecchiamento sano, attivo e dignitoso, e sviluppare prodotti e servizi, che rispondano alle esigenze di tale consumatore (5).

4.9

I programmi comunitari di educazione e formazione professionale e di formazione permanente dovrebbero altresì, a parere del CESE, rappresentare strumenti privilegiati, per anticipare in maniera proattiva il cambiamento, affiancandosi allo sforzo continuo delle imprese e dei lavoratori: come indicato da Businesseurope, "il 72 % delle imprese dell'UE ha evidenziato l'esigenza di formare il proprio personale in modo sistematico ed il 32 % dei lavoratori nell'UE ha partecipato nel 2010 a corsi di formazione, finanziati dai propri datori di lavoro".

4.10

I pacchetti nazionali di stimolo, in termini di risposta sociale alla crisi, e le proposte finora adottate sono state inadeguate. Vi è una considerazione insufficiente rispetto alla necessità della creazione di posti di lavoro o di misure necessarie a incentivare la domanda (quali pacchetti più coordinati di stimolo fiscale e politiche salariali)".

4.10.1

Gli aiuti di Stato, e i finanziamenti previsti dai fondi strutturali volti a sostenere l'occupazione nelle imprese colpite dai problemi connessi con la mondializzazione e con il credito, devono essere basati su condizioni che: garantiscano che tali aiuti non creino ostacoli alla libera concorrenza; si impegnino soprattutto a sostenere i livelli occupazionali e rispettino i contratti collettivi. Occorre considerare ad esempio gli sviluppi osservati nei Paesi Bassi, dove i modelli di "lavoratori autonomi senza dipendenti" funzionano in maniera eccellente. Questo sistema consente ai disoccupati di mettere a disposizione le loro competenze e di crearsi nuovi lavori.

4.11

Occorre, secondo il CESE, che a livello europeo si operi un più stretto coordinamento tra politiche e servizi della Commissione, per sostenere in maniera univoca e coerente le scelte delle imprese in ristrutturazione.

1.

La politica europea dell'occupazione e della formazione, la politica comunitaria della ricerca e dell'innovazione, la politica dell'impresa e la politica industriale europea, la politica energetica e ambientale, l'economia verde e le TIC, nonché la politica commerciale ed estera dell'Unione dovrebbero, in particolare, fornire una visione comune univoca al management delle imprese europee e ai lavoratori, per sostenerli nelle scelte di adeguamento di strategie e di professionalità.

2.

Le agenzie europee, come il Cedefop di Salonicco e l'Eurofound di Dublino, gli osservatori, come l'Osservatorio europeo delle PMI o l'Osservatorio europeo del cambiamento (EMCC), gli istituti del Centro comune di ricerca, come l'IPTS di Siviglia, le attività di Foresight, nell'ambito di Science and Society del 7PQ di RSTD, dovrebbero trovare punti di contatto e di coerenza, nel fornire quadri chiari e accessibili del cambiamento, all'impresa e ai lavoratori.

4.12

Il CESE ritiene fondamentale la valorizzazione del ruolo delle parti sociali e della società civile organizzata a tutti i livelli: dialogo sociale, negoziazione e partecipazione non solo sono valori fondamentali del modello sociale europeo, da sempre sottoscritti dal CESE, ma anche gli strumenti che sostengono con successo e favoriscono la coesione sociale, l'occupazione di qualità, la creazione di posti di lavoro ed il rafforzamento dell'innovazione e della competitività delle economie europee.

4.13

In proposito il Comitato sottolinea il ruolo che la commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI) svolge, agendo come luogo privilegiato di dialogo costruttivo e di elaborazione di idee e proposte, grazie a un'esperienza maturata con successo sin dal Trattato CECA.

4.14

Come numerosi studi e analisi di buone prassi dimostrano, sia a livello UE che a livello nazionale, rapporti di fiducia tra le parti sociali e un efficace dialogo sociale sono presupposti fondamentali per anticipare e gestire nel migliore dei modi il cambiamento.

4.15

Il CESE ritiene in particolare che dialogo, concertazione e negoziazione siano condizioni essenziali in materia di riforme e di percorsi di "flessicurezza". Occorre, da una parte, realizzare condizioni quadro che consentano alle aziende - nella diversità delle situazioni nazionali - di adeguarsi con rapidità e flessibilità alle innovazioni, ai mercati ed alle richieste degli utilizzatori/consumatori e, dall'altra, è indispensabile sostenere e facilitare l'adattabilità e la crescita professionale dei lavoratori.

4.16

Inoltre, come il CESE ha avuto modo di sottolineare, la "flessicurezza" può funzionare soltanto se i lavoratori hanno una buona formazione professionale, difatti la creazione di nuovi posti di lavoro è strettamente legata alle nuove competenze. Peraltro "il CESE ritiene che le misure intese a migliorare la componente "sicurezza" (nel senso più ampio) - con posti di lavoro stabili - siano, in questo momento, la priorità assoluta".

4.17

Il CESE ritiene importante che le autorità pubbliche, gli enti educativi e formativi e le imprese uniscano le loro forze per migliorare l'offerta occupazionale e formativa, sviluppando nuovi profili e competenze professionali polivalenti, sostenendo percorsi di apprendimento durante tutta la vita attiva.

4.18

In proposito il Comitato sottolinea l'importanza fondamentale di assicurare meccanismi di accesso all'educazione e formazione continua, finalizzati a rispondere ai bisogni di nuovi profili professionali e di nuove qualifiche, specie per i giovani, in linea con le prospettive delineate nella Agenda for New Skills and Jobs sulla quale il CESE ha avuto modo di pronunciarsi (6).

4.19

Il CESE sostiene l'importanza di una cooperazione rafforzata tra i differenti attori a livello locale dato che, soprattutto a tale livello, l'esistenza di un buon dialogo sociale in un clima di fiducia ed un atteggiamento positivo al cambiamento sono fattori importanti per prevenire o limitare le conseguenze sociali negative.

4.20

Una attenzione particolare meritano, a parere del CESE, le PMI che devono poter beneficiare di misure appropriate, da parte delle autorità pubbliche e private, quali: associazioni datoriali e professionali, camere di commercio, industria e artigianato e altre istituzioni, specie a livello locale e regionale, con canali privilegiati di accesso al credito e ai percorsi formativi, così come opportuni interventi volti alle semplificazioni burocratiche e amministrative.

4.21

Ulteriori consultazioni e definizioni di una politica di previsione e di ristrutturazione dovrebbero basarsi sui risultati degli oltre sette anni di approfondimenti, studi e rapporti, effettuati a livello europeo.

4.22

Se in passato, l'attenzione era chiaramente incentrata sulle analisi e sullo scambio di informazioni di buone prassi (7) e di esperienze innovative, in futuro l'UE dovrebbe concentrarsi maggiormente su azioni concrete, vale a dire sullo sviluppo e sulla crescita e favorire l'implementazione di linee guida comuni, standard e quadri di riferimento costruiti sul bagaglio di norme europee e di valori comuni.

4.23

Last but not least, il CESE sottolinea l'importanza dell'aspetto umano: le persone - e le famiglie - vittime delle ristrutturazioni di settore e d'impresa, affrontano spesso drammi umani che non sono sempre tenuti in debita considerazione. Misure di accompagnamento psicologico e sociale dovrebbero essere previste, al di là della necessaria ripresa degli investimenti e del ritorno alla crescita e allo sviluppo occupazionale sostenibile.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Direttiva sul comitato aziendale europeo 2009/38/CE, GU 2009, L 122; direttiva 2002/14/CE, GU 2002, L 80; direttiva 2001/23/CE, GU 2001, L 82; direttiva 98/59/CE, GU 1998, L 225; regolamento (CE) n. 1346/2000 del Consiglio, GU 2000, L 160.

(2)  Parere CESE sul tema Impatto della crisi mondiale sui settori manifatturieri e dei servizi, GU 2009, C 318.

(3)  Cfr. il mercato guida sanità online (COM(2007) 860 final).

(4)  Cfr. parere 985/2010, Promuovere posti di lavoro verdi e sostenibili per il pacchetto "Energia-clima" dell'UE, GU 2011 C 44.

(5)  Cfr. parere CESE in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sull'Anno europeo dell'invecchiamento attivo (2012), GU 2011, C 51.

(6)  Parere del CESE in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Un'agenda per nuove competenze e per l'occupazione: Un contributo europeo verso la piena occupazione, GU 2011, C 318.

(7)  V. Buone prassi: The Restructuring Toolbox http://www.evta.net/restructuringtoolbox/toolbox/index.html. Progetto Going Local to Respond Employment Challenges http://www.evta.net/going_local/catalogue/index.html. Finalità: condurre azioni regionali per lo sviluppo di politiche e servizi che anticipano le crisi delle imprese; istituire una comunità di attori e di pratiche per realizzare una valutazione comparativa permanente negli istituti di formazione che rientrano nel quadro del progetto.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/60


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al «Libro verde sulla fattibilità dell'introduzione di stability bond»

COM(2011) 818 final

2012/C 299/12

Relatore: DANTIN

La Commissione europea, in data 23 novembre 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo sul tema:

Libro verde sulla fattibilità dell'introduzione di stability bond

COM(2011) 818 final.

La sezione specializzata Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 135 voti favorevoli, 33 voti contrari e 25 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1   Per risolvere la crisi attuale, evitare una recessione prolungata e creare le condizioni che favoriscano la ripresa della crescita e lo sviluppo dell'occupazione, occorre più Europa, non meno Europa; ciò richiede la forte volontà da parte della Commissione europea di riaffermare e attuare il metodo comunitario . Da questo punto di vista, il Libro verde è accolto con favore.

1.2   Oltre a ciò, tuttavia, la Commissione deve esercitare a pieno titolo il suo diritto di iniziativa in tutti i settori e formulare delle proposte che corrispondano all'ampiezza della crisi, invece di ricorrere a palliativi intergovernativi.

1.3   Più Europa, una nuova Europa, deve coniugare solidarietà, responsabilità e fiducia condivisa, una fiducia che troverà la propria essenza in una governance economica simmetrica ed equilibrata di un'armonizzazione fiscale e di bilancio efficace e imprescindibile. Più Europa per garantire la responsabilità di bilancio e l'integrazione, più Europa per mutualizzare i rischi legati al debito sovrano, ripristinare la solvibilità a lungo termine, agevolare e portare a termine le riforme strutturali e mobilitare gli investimenti a favore della crescita, della competitività e dell'occupazione nell'intera UE, al fine di conseguire un'Europa sociale e il benessere per tutti.

1.4   Per questo motivo, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) si compiace vivamente della pubblicazione del Libro verde relativo agli stability bond (obbligazioni di stabilità), il cui contenuto si iscrive nella logica di un'Unione europea sempre più integrata e dotata di un mercato unico e di un mercato europeo dei capitali, e rappresenta il complemento necessario della politica monetaria comune esistente nella zona euro. Allo stesso tempo, euroobbligazioni di questo tipo potrebbero generare fiducia tra i potenziali investitori e, così facendo, stabilizzare la domanda di titoli di Stato e far calare i tassi di interesse.

1.5   Il CESE ritiene tuttavia che il pericolo di rischio morale e le sue possibili manifestazioni concrete descritte nel Libro verde siano presentati in maniera discutibile e dovrebbero innanzitutto essere oggetto di un esame approfondito, prima di trarre delle conclusioni contestabili. Se la tesi presentata dal Libro verde fosse corretta, vale a dire se l'indebolimento della disciplina di mercato a seguito dell'uniformazione dei tassi di interesse portasse a un aumento irresponsabile della spesa pubblica o a un aumento dei deficit di bilancio, una tale tendenza si sarebbe dovuta osservare sin dall'introduzione dell'euro. Ma non è stato così.

1.6   Il Comitato condivide il punto di vista della Commissione secondo cui gli stability bond devono avere un'elevata qualità creditizia per poter essere accettati dagli investitori e dagli Stati membri dell'area dell'euro. Tuttavia, a causa di interventi politici esitanti e tardivi, l'incertezza è adesso talmente grande che persino le euroobbligazioni con delle garanzie in solido, probabilmente, non verrebbero accolte domani come lo sarebbero state qualche mese fa.

1.6.1   Il CESE ritiene pertanto che sia indispensabile coinvolgere maggiormente la BCE nella risoluzione della crisi, ad esempio concedendo una licenza bancaria al Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) o al meccanismo europeo di stabilità (MES).

1.7   Per quanto riguarda le "opzioni per l'emissione di stability bond", il Comitato considera l'approccio n. 2, che consiste nella "parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido", il più probabile e, in generale, accettabile.

1.8   Ovviamente, l'emissione di tali stability bond deve avvenire, come sottolineato dal Presidente del Consiglio europeo, all'interno di "un quadro solido per la disciplina di bilancio e la competitività […] al fine di evitare il rischio morale e promuovere la responsabilità e l'osservanza. [Un meccanismo del genere] dovrebbe essere graduale e basato su criteri, facendo sì che la condivisione delle decisioni sui bilanci sia accompagnata da passi commisurati verso la condivisione dei rischi" (1). Il Comitato concorda sul fatto che gli "elementi costitutivi" di questo processo includano quadri finanziari, di bilancio e di politica economica integrati. Essi dovrebbero essere accompagnati da un apposito quadro coerente di legittimità e responsabilità democratica a livello europeo, senza inasprire l'austerità. A tal proposito, il CESE propone che l'eventuale pericolo di rischio morale venga sottoposto a un esame approfondito da parte della Commissione, che consenta di reperire soluzioni adeguate nell'ambito di questa architettura.

2.   Introduzione

2.1   Il Libro verde in esame mira ad avviare un'ampia consultazione pubblica sul tema degli stability bond  (2), coinvolgendo tutte le parti interessate. Tale consultazione costituirà la base per le proposte della Commissione europea relative a una politica in questo settore.

2.2   L'intensificazione della crisi del debito sovrano nell'area dell'euro ha infatti aperto un dibattito più ampio sulla fattibilità di un'emissione congiunta. Spesso, è stata avanzata l'idea che tale emissione congiunta potesse essere uno strumento efficace per far fronte alle strettezze di liquidità in diversi Stati membri dell'area dell'euro. Alla luce di queste circostanze il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di studiare la fattibilità di un'emissione congiunta nel quadro dell'adozione di un pacchetto legislativo sulla governance economica dell'area dell'euro, sottolineando come per l'emissione congiunta di stability bond occorrerebbe avanzare ulteriormente verso una politica economica e di bilancio comune (3).

2.3   Da parte sua, il Comitato economico e sociale europeo ha affrontato questa tematica in diversi pareri, prendendo posizione in particolare nel parere Crescita e debito pubblico nell'UE: due proposte innovative  (4).

2.4   Il CESE si compiace della pubblicazione del Libro verde in oggetto, del dibattito pubblico che ne scaturirà e della procedura adottata, che sfocerà nella formulazione di alcune proposte da parte della Commissione. In questo settore, la Commissione ritorna finalmente al metodo comunitario.

3.   Contenuto del Libro verde

3.1   Dopo aver descritto il contesto in cui si inserisce, il Libro verde presenta e chiarisce diversi aspetti che sottendono e giustificano le proposte in esso contenute.

3.1.1   Le motivazioni addotte nel Libro verde

3.1.1.1   La prospettiva degli stability bond potrebbe potenzialmente alleviare l'attuale crisi dei debiti sovrani, dato che gli Stati membri che pagano alti rendimenti potrebbero godere della migliore affidabilità creditizia degli Stati membri che pagano bassi rendimenti. Tuttavia, affinché tali effetti siano duraturi, è necessario che la tabella di marcia verso le obbligazioni comuni sia accompagnata da concomitanti impegni verso una governance economica più rigorosa, che garantisca l'attuazione delle correzioni di bilancio e strutturali necessarie a garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e ad evitare così il rischio morale.

3.1.1.2   Gli stability bond renderebbero il sistema finanziario dell'area dell'euro più resistente a future crisi, rafforzando quindi la stabilità finanziaria. Gli stability bond darebbero a tutti gli Stati membri partecipanti un accesso più sicuro al rifinanziamento, evitando l'improvvisa perdita di accesso al mercato. Parallelamente, il sistema bancario trarrebbe beneficio dalla disponibilità di stability bond.

3.1.1.3   Gli stability bond consentirebbero di accelerare gli effetti della politica monetaria nell'area dell'euro. Allo stesso tempo, essi promuoverebbero l'efficienza nel mercato delle obbligazioni sovrane e del più ampio sistema finanziario dell'area dell'euro. Gli stability bond agevolerebbero inoltre gli investimenti di portafoglio in euro e promuoverebbero un sistema finanziario mondiale più equilibrato.

3.1.2   Precondizioni

Dopo aver rilevato che gli stability bond apporterebbero importanti benefici in termini di stabilità finanziaria ed efficienza economica, il Libro verde elenca i loro possibili effetti negativi.

3.1.2.1   Nella sua proposta, la Commissione cita i seguenti tipi di rischio morale:

con una qualche forma di stability bond, l'obbligo di disciplina di bilancio si ridurrebbe o sparirebbe del tutto, dato che gli Stati membri dell'area dell'euro aggregherebbero il rischio di credito per la totalità o per una parte del proprio debito pubblico. Per questo motivo, il rischio morale intrinseco nell'emissione congiunta è da ricondurre al fatto che il rischio di credito derivante dall'assenza individuale di disciplina di bilancio sarebbe condiviso tra tutti i partecipanti;

poiché l'emissione di stability bond potrebbe indebolire la disciplina di mercato, sarebbero necessari importanti cambiamenti nel quadro di riferimento per la governance economica nell'area dell'euro, con conseguenze sulla sovranità di bilancio;

è necessario che gli stability bond abbiano un'elevata qualità creditizia per poter essere accettati dagli investitori;

il conseguimento di un'elevata qualità del credito sarà inoltre importante per garantire l'accettazione degli stability bond da parte di tutti gli Stati membri dell'area dell'euro;

il rating creditizio degli stability bond dipenderebbe in primo luogo dall'affidabilità creditizia degli Stati membri partecipanti e dalla sottostante struttura delle garanzie.

3.1.2.2   La coerenza con il Trattato UE sarebbe essenziale per garantire il successo degli stability bond. Certe opzioni potrebbero infatti essere contrarie ad alcune disposizioni del TFUE e potrebbero richiedere delle modifiche al Trattato, in particolare all'articolo 125, che vieta agli Stati membri di farsi carico degli impegni di un altro Stato membro. Così facendo, l'emissione di stability bond con garanzie in solido costituirebbe a priori una violazione del divieto di salvataggio finanziario. Per contro, l'emissione di stability bond con garanzie proporzionali sarebbe possibile nel quadro delle attuali disposizioni del Trattato.

3.2   Opzioni per l'emissione di stability bond

3.2.1   Oltre alle numerose proposte formulate nel quadro del dibattito pubblico sull'emissione degli stability bond, il Libro verde in esame propone tre opzioni, sulla base del grado di sostituzione all'emissione nazionale (totale o parziale) e della natura della sottostante garanzia (in solido o proporzionale). I tre approcci proposti sono i seguenti:

3.2.1.1

Approccio n. 1: totale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido

Con questo approccio il finanziamento degli Stati dell'area dell'euro sarebbe totalmente coperto dall'emissione di stability bond, mettendo fine alle emissioni nazionali. Il rating dei maggiori Stati membri dell'area dell'euro molto probabilmente risulterebbe prevalere nella definizione del rating degli stability bond, suggerendo che uno stability bond emesso oggi potrebbe avere un elevato rating creditizio. Questa formula sarebbe quella più efficace in termini di benefici dell'emissione di stability bond ma, allo stesso tempo, comporterebbe il più elevato pericolo di rischio morale. Questo approccio dovrebbe essere accompagnato da un quadro di riferimento molto solido per garantire la disciplina di bilancio e la competitività economica, nonché la riduzione degli squilibri macroeconomici a livello nazionale.

3.2.1.2

Approccio n. 2: parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido

Con questo approccio l'emissione di stability bond sarebbe sostenuta da garanzie in solido, ma sostituirebbe solo una parte limitata delle emissioni nazionali.

La parte di emissioni non compresa negli stability bond rimarrebbe coperta dalle rispettive garanzie nazionali. Pertanto il mercato dei titoli di Stato dell'area dell'euro sarebbe composto da due parti distinte: gli stability bond e i titoli di Stato nazionali. Un aspetto importante in questo approccio sarebbe costituito dagli specifici criteri per definire la rispettiva quota degli stability bond e dell'emissione nazionale.

3.2.1.3

Approccio n. 3: parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie proporzionali

Anche con questo approccio gli stability bond sostituirebbero solo parzialmente l'emissione nazionale e sarebbero sostenuti da garanzie proporzionali da parte degli Stati membri dell'area dell'euro. Questo approccio si differenzia dal n. 2 perché gli Stati membri manterrebbero la responsabilità per la propria rispettiva quota dell'emissione di stability bond oltre che per la propria emissione nazionale.

4.   Osservazioni generali

4.1   Il testo in esame deve essere analizzato alla luce della crisi che l'Unione europea sta attraversando. Si tratta di una crisi multipla, al contempo finanziaria, economica, della bilancia dei pagamenti, del debito sovrano, sociale (con circa 23 milioni di disoccupati) ed ecologica, che intacca persino le fondamenta dell'integrazione europea. In particolare, la crisi ha svelato alcuni errori fondamentali nella concezione dell'unione economica e monetaria. Una banca centrale comune e un Patto di stabilità e di crescita sono tutt'altro che sufficienti per proteggere la moneta unica da una crisi che interessi i divari di competitività, gli squilibri macroeconomici e delle bilance dei pagamenti, e gli spread elevati tra i tassi di interesse dei titoli di Stato.

4.2   Per risolvere questa crisi, evitare una recessione prolungata e creare le condizioni che favoriscano la ripresa della crescita e dell'occupazione, occorre più Europa e una migliore Europa, non meno Europa. Più Europa per garantire la responsabilità di bilancio e l'integrazione, più Europa per mutualizzare i rischi legati al debito sovrano, ripristinare la solvibilità a lungo termine, agevolare e portare a termine le riforme strutturali e mobilitare gli investimenti a favore della crescita, della competitività e dell'occupazione nell'intera UE, al fine di conseguire un'Europa sociale e il benessere per tutti; una migliore Europa, che sia in grado di realizzare questi obiettivi su base sostenibile e sia dotata di meccanismi efficaci per evitare il rischio morale.

4.2.1   A tal fine è necessaria la forte volontà da parte della Commissione europea di riaffermare e attuare il metodo comunitario. Da questo punto di vista, il Libro verde è accolto con favore. Tuttavia, oltre a ciò, la Commissione deve esercitare a pieno titolo il suo diritto di iniziativa in tutti i settori e formulare delle proposte che corrispondano all'ampiezza della crisi, invece di ricorrere a palliativi intergovernativi che, benché numerosi, si sono rivelati essenzialmente insufficienti, inefficaci e dall'attuazione lunga e incerta (5).

4.2.2   Più Europa, una nuova Europa, presuppone fondamentalmente la messa in comune delle risorse e la condivisione delle responsabilità. Questo concetto che associa solidarietà e responsabilità condivisa deve essere unito da un trait d'union, una sorta di ponte tra i due termini: la fiducia, che troverà la propria essenza nella governance economica simmetrica ed equilibrata di un'armonizzazione fiscale e di bilancio efficiente e imprescindibile.

4.2.2.1   Un approccio di questo tipo è preferibile rispetto a una situazione in cui i governi degli Stati membri non sono più capaci di resistere da soli alle pressioni dei mercati, dei loro creditori e delle agenzie di rating private. Occorre fare un balzo in avanti in materia di integrazione europea, non solo per creare degli strumenti di credito e un modello di crescita attendibile per gli investitori, ma anche – e questo aspetto è essenziale – per riaffermare la governance democratica.

4.2.2.2   Per far ciò, l'UE deve rafforzare la propria governance economica, al fine di garantire la disciplina di bilancio in tutti gli Stati membri, in particolare nella zona euro. Occorre attuare correttamente le sei proposte legislative di riforma (il cosiddetto six-pack), alle quali si aggiungono le nuove proposte di regolamentazione e il semestre europeo, che va nella direzione di un migliore coordinamento delle politiche di bilancio e di un rafforzamento della sorveglianza dell'UE – benché si tratti di misure insufficienti per uscire dalla crisi (6). In termini di politica concreta, questo processo è solo agli inizi e va seguito con attenzione. Il successo di queste riforme potrà essere valutato soltanto in base ai risultati tangibili ottenuti nell'eliminare gli squilibri macroeconomici. Inoltre, la stessa importanza va accordata anche agli squilibri macroeconomici che sono alla base delle difficoltà incontrate da alcuni Stati membri.

4.3   Il Comitato si compiace pertanto del Libro verde sulla fattibilità dell'introduzione di stability bond. A suo avviso, infatti, l'introduzione di norme severe in materia di governance economica e di garanzie comuni all'intera zona euro, volte a mutualizzare i rischi legati al debito sovrano, contribuirà a trovare una via d'uscita dall'impasse austerità-crescita che, altrimenti, porterebbe inevitabilmente l'UE verso una profonda recessione.

4.4   I progressi che saranno compiuti in questo settore potranno permettere altresì alla BCE di porre fine al suo programma di acquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario (SMP), attualmente necessario per consentire agli Stati membri di rifinanziare il loro debito pubblico. In luogo di tale politica, la BCE potrebbe decidere di sostenere i nuovi stability bond concedendo garanzie supplementari agli operatori di mercato in una fase transitoria (7).

4.5   A tal fine si potrebbe concedere una licenza bancaria al FESF o al MES, ponendo fine all'amalgama problematico delle politiche monetarie e di bilancio della Banca centrale europea, garantendone l'indipendenza.

5.   Osservazioni specifiche

5.1   Il CESE si rallegra vivamente della pubblicazione del Libro verde della Commissione relativo agli stability bond. Da un lato, l'introduzione di obbligazioni dell'Unione nella zona euro (le cosiddette euroobbligazioni (8), che il Libro verde indica con il termine di stability bond) si iscrive nella logica di un'Unione europea sempre più integrata e dotata di un mercato unico e di un mercato europeo del capitale, e rappresenta il complemento necessario della politica monetaria comune esistente nella zona euro. Le euroobbligazioni rendono più difficile la speculazione e favoriscono la stabilità dei mercati finanziari e l'efficacia della politica monetaria.

5.2   Dall'altro lato, tali euroobbligazioni, instaurando una responsabilità comune, potrebbero suscitare la fiducia dei potenziali investitori nell'immediato e a breve termine, stabilizzando in questo modo la domanda di titoli di Stato e riducendo i tassi di interesse di mercato per i paesi esposti a gravi problemi di finanziamento. A questo proposito, il CESE approva che la Commissione lanci finalmente, anche se in ritardo, il dibattito sulle euroobbligazioni e ne presenti in maniera adeguata i vantaggi nel Libro verde.

5.3   Precondizioni in materia di disciplina di bilancio

5.3.1   Il Libro verde - così come il dibattito generale sulle risposte necessarie per affrontare la crisi attuale - sottolinea a più riprese la necessità di lottare contro gli effetti perversi, il rischio morale, e fa notare che i mercati potrebbero disciplinare le politiche di bilancio degli Stati membri; deplora il fatto che, nel periodo successivo all'introduzione dell'euro, vi sia stata difformità nella disciplina di mercato delle politiche di bilancio tra gli Stati membri, e teme che l'introduzione di una responsabilità congiunta per gli stability bond non abbia alcun effetto sulla disciplina esercitata dai mercati. Tuttavia, anche alcuni Stati membri che avevano rispettato i vincoli di bilancio del Patto di stabilità e di crescita si trovano adesso profondamente indebitati a causa degli squilibri legati all'indebitamento nel settore privato: anch'essi devono essere monitorati.

5.3.2   In generale, il timore è che una responsabilità congiunta e, di conseguenza, l'impossibilità di "sanzioni" sotto forma di tassi di interessi elevati imposti dal mercato, determini una gestione di bilancio irresponsabile da parte dei governi, vale a dire dei deficit di bilancio considerevoli. I governi aumenterebbero le spese pubbliche in maniera irresponsabile se non fossero sottoposti alla pressione dei tassi di interesse del mercato in rialzo. Tuttavia, il CESE ritiene che il pericolo di rischio morale e le sue possibili manifestazioni concrete siano presentati in maniera discutibile nel Libro verde e dovrebbero innanzitutto essere oggetto di un esame approfondito, prima di trarre delle conclusioni contestabili.

5.3.3   Un'analisi specifica del problema del rischio morale consentirebbe inoltre di trovare delle soluzioni su misura per porvi rimedio. Vi sono diversi motivi per cui mettere in discussione la fiducia nella "disciplina di mercato" e nella portata del problema del rischio morale:

5.3.3.1   Il Libro verde anticipa che l'evoluzione dei bilanci pubblici influenzerà il livello di rendimento dei titoli di Stato e osserva che "a posteriori l'elevato livello di convergenza nei rendimenti delle obbligazioni nell'area dell'euro nel primo decennio di esistenza dell'euro non è stato motivato dai risultati di bilancio degli Stati membri". Sebbene non vi sia stata chiaramente alcuna convergenza delle politiche fiscali, si è però osservata una forte convergenza dei rendimenti delle obbligazioni e dunque dei tassi di interesse per i titoli di Stato. I titoli di Stato greci, spagnoli, italiani, irlandesi e finlandesi sono tra quelli che hanno registrato la più forte caduta di rendimento in seguito all'introduzione dell'euro; il rendimento dei titoli di Stato finlandesi decennali, ad esempio, si aggirava attorno all'8,8 % nel 1995, per poi calare fino al 3,4 % nel 2005 - valore che equivale al livello dei titoli di Stato tedeschi.

5.3.3.2   Ciò si spiega col fatto che, con la creazione dell'area dell'euro, si è diffusa tra gli investitori l'opinione che tutti i titoli di Stato della zona euro fossero relativamente sicuri. In questo modo, tra la creazione della zona euro nel 1999 e la crisi della "Lehman Brothers" nel 2008, si assisteva già a una situazione simile a quella che ci si potrebbe aspettare in seguito all'introduzione delle euroobbligazioni. Nemmeno i mercati hanno imposto una disciplina delle politiche di bilancio negli anni successivi alla creazione della zona euro.

5.3.3.3   Se la tesi difesa dal Libro verde fosse corretta, vale a dire se l'indebolimento della disciplina di mercato a seguito dell'uniformazione dei tassi di interesse portasse a un aumento irresponsabile della spesa pubblica o a un aumento dei deficit di bilancio, una tale tendenza si sarebbe dovuta osservare sin dall'introduzione dell'euro.

5.3.3.4   Ma non è stato così: nel caso della Finlandia, la spesa pubblica ha visto un lieve calo rispetto al prodotto interno lordo (PIL) in seguito all'introduzione dell'euro, e continua a essere inferiore ai livelli delle entrate pubbliche. In Spagna, il rapporto tra la spesa pubblica (senza pagamento di interessi) e il PIL è rimasto costante, mentre le entrate pubbliche sono addirittura aumentate. In Italia, il livello della spesa pubblica è calato globalmente, con una lieve diminuzione dell'importo degli interessi pagati. Tuttavia, si è registrato un calo delle entrate statali. Anche in Grecia la spesa pubblica rispetto al PIL è rimasta globalmente stabile dopo l'ingresso del paese nell'area dell'euro e la convergenza dei tassi di interesse delle obbligazioni, e si è registrata una forte diminuzione relativa della spesa destinata al pagamento di interessi. Tuttavia, la diminuzione delle entrate pubbliche – rispetto al PIL – è stata nettamente più importante in Grecia che in Italia.

5.3.3.5   Evidentemente, l'assenza di "disciplina di mercato" e la forte convergenza dei tassi di interesse per le obbligazioni non hanno dato luogo al rischio morale, grazie alla sicurezza totale presupposta dagli investitori. Non si è osservato alcun aumento della spesa pubblica rispetto al PIL, al contrario; si potrebbe senz'altro affermare che i tassi di interesse deboli e convergenti hanno favorito in molti settori una diminuzione del gettito fiscale – per lo meno si è osservato un calo dei livelli di entrate in due dei casi sopraccitati.

5.3.4   Quest'ultimo punto indicherebbe che la lotta al rischio morale dovrebbe essere incentrata in particolare sulle entrate. Un maggiore coordinamento delle politiche fiscali potrebbe impedire il dumping fiscale. In futuro, si potrebbe prevedere in certi casi di sanzionare le agevolazioni fiscali nel quadro del coordinamento delle politiche economiche e della governance rafforzata dell'UE. In questo modo sarebbe possibile garantire la simmetria delle misure di governance economica, come raccomandato dal CESE in alcuni suoi pareri precedenti (9).

5.3.5   Inoltre, è molto poco probabile che gli investitori si interessino effettivamente in via prioritaria alla solidità della politica di bilancio degli Stati a cui intendono prestare denaro. In realtà, l'ampiezza del deficit di bilancio e del debito pubblico non è poi così pertinente come presuppone il Libro verde per il livello dei tassi di interesse del mercato. Ne è prova il fatto che proprio la Spagna, l'"alunno modello" in materia di politica di bilancio, sta avendo attualmente problemi di rifinanziamento, mentre altri paesi con un debito pubblico altrettanto elevato, come il Regno Unito, ottengono finanziamenti a dei tassi storicamente bassi.

5.3.6   Il CESE ritiene pertanto che, nella prospettiva delle tappe successive al Libro verde, la Commissione debba rivedere con urgenza le sue tesi sul rischio morale e la disciplina dei mercati. Esse possono facilmente portare a delle conclusioni errate con conseguenze economiche devastanti: se la lotta al presunto problema del rischio morale si traducesse, ad esempio, in norme ancora più severe in materia di debito nel Patto di stabilità e di crescita, o in freni automatici al debito, ci si dovrà attendere una pressione controproducente (e inefficace, ad avviso della Commissione) sulla spesa pubblica. Per convincersi del fatto che una diminuzione drastica delle spese statali - contrariamente alle supposizioni e alla volontà della Commissione - inciderebbe negativamente sulla fiducia dei potenziali acquirenti di obbligazioni, basta guardare a quello che accade nei paesi in crisi, dove la politica di austerità ha determinato un aumento dell'incertezza e continua a gonfiare ulteriormente i tassi di interesse.

5.3.7   Il CESE ritiene inoltre che occorra rimettere fondamentalmente in discussione la tesi secondo cui i "mercati" devono necessariamente imporre una disciplina a dei governi che sono stati eletti democraticamente. In questo caso, "mercato" è sinonimo di "detentori di capitale" che si presentano come creditori dei governi. Non si capisce perché ci si debba compiacere del fatto che un numero relativamente piccolo di detentori di capitale abbia un'influenza maggiore sul bilancio pubblico rispetto al Parlamento eletto dal popolo.

5.4   Condizioni di accettazione da parte del mercato come attivi molto sicuri

5.4.1   Il CESE condivide il punto di vista della Commissione secondo cui gli stability bond devono avere un'elevata qualità creditizia per poter essere accettati dagli investitori e dagli Stati membri dell'area dell'euro che beneficiano già del più alto rating del credito. Un'elevata qualità del credito sarebbe inoltre necessaria per consolidare gli stability bond quale riferimento internazionale e per sostenere lo sviluppo e il funzionamento efficiente dei mercati dei future e delle opzioni collegati, indispensabili per fornire liquidità ai mercati obbligazionari.

5.4.2   Il CESE è convinto che le euroobbligazioni con garanzia in solido saranno molto allettanti per i creditori potenziali in cerca di investimenti sicuri. Probabilmente il volume e la liquidità di un mercato obbligazionario comune attirerebbe anche nuovi investitori da fuori Europa. Il CESE condivide il punto di vista secondo cui, dati gli squilibri macroeconomici mondiali, occorre fare tutto il possibile per canalizzare i volumi considerevoli di liquidità in provenienza dai paesi emergenti verso investimenti finanziari stabili, come le euroobbligazioni. Queste ultime rappresenterebbero allora un elemento fondamentale per la stabilizzazione dei mercati finanziari persino oltre le frontiere dell'Unione europea.

5.4.3   Nel frattempo, tuttavia, l'insicurezza sui mercati obbligazionari europei è aumentata enormemente a causa dell'intervento esitante dei governi degli Stati membri, delle decisioni politiche inadeguate e della mancanza di volontà per risolvere la crisi nella sua totalità. Di conseguenza, l'incertezza è ora talmente grande che persino la domanda di euroobbligazioni con garanzie in solido (opzione 1, cfr. punto 3.2.1.1 sopra), probabilmente, non sarebbe oggi così elevata come qualche mese fa. Anche la capacità degli stability bond di alleviare la crisi sarebbe pregiudicata, ed essi potrebbero forse mancare il loro obiettivo iniziale, vale a dire la stabilizzazione.

5.4.4   Il CESE ritiene dunque indispensabile coinvolgere maggiormente la Banca centrale europea nella risoluzione della crisi, ad esempio concedendo una licenza bancaria al FESF o al MES che entri in vigore a partire dal 1o luglio 2012. A differenza della Federal Reserve americana, della Banca del Giappone e della Banca d'Inghilterra, la BCE non assolve il ruolo di creditore di ultima istanza per gli Stati. Questo spiega ampiamente la differenza di tassi di interesse tra la zona euro e le economie molto più indebitate e contribuisce in larga misura a dare l'impressione che la crisi non terminerà mai.

5.4.5   Sarebbe invece illusorio credere che l'accettazione da parte del mercato, e dunque dei tassi di interesse bassi per le euroobbligazioni, richiedano una politica di austerità e di consolidamento del bilancio più rigida possibile. In diversi pareri, il CESE ha denunciato esplicitamente le conseguenze nefaste di tale politica per la congiuntura e ha sottolineato che un consolidamento dei bilanci pubblici passa prima di tutto per la crescita economica (10).

5.5   Opzioni per l'emissione di stability bond

5.5.1   Approccio n. 1: totale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido

Il CESE ritiene che questo sia l'approccio più giudizioso sul lungo periodo e il più conforme all'obiettivo dell'UE di un'unione economica e sociale. Allo stesso tempo, esso potrebbe rivelarsi anche il più efficace a breve termine per far fronte ai problemi di finanziamento e dunque per mettere fine alla crisi. Tuttavia, questo approccio è quello che richiede il maggior grado d'integrazione europea. La sua attuazione solleverebbe probabilmente il maggior numero di problemi di ordine politico, ragione per cui la totale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido, sembrerebbe la meno probabile in un futuro prossimo.

5.5.2   Approccio n. 2: sostituzione parziale dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido

5.5.2.1   Questo approccio è il più probabile e accettabile, in quanto corrisponde essenzialmente a quello descritto sopra tranne il fatto che gli Stati conserverebbero una certa autonomia di azione rispetto ai mercati finanziari. In questo modo, ciascuno Stato sarebbe sottoposto a delle condizioni di mercato e di finanziamento differenti, che potrebbero riflettere le disparità tra i loro rating individuali. Ad ogni modo, questo approccio potrebbe rivelarsi molto efficace, considerando i suoi effetti sia a medio che a breve termine. Inoltre, esso permetterebbe di indebolire sensibilmente le argomentazioni che si fondano sui presunti pericoli di rischio morale; ecco perché questa, tra le due, è l'opzione che il CESE approva formalmente.

5.5.2.2   Tuttavia, fino all'autorizzazione dell'emissione degli stability bond, è altrettanto essenziale decidere le modalità e il tetto massimo del debito, in modo da risolvere realmente il problema spinoso degli Stati con difficoltà di finanziamento. Il CESE ritiene ad esempio che sia opportuno non convertire immediatamente (come indicato a pagina 14 del Libro verde in esame) tutti i titoli di Stato in circolazione in stability bond, perché il limite fissato per l'emissione di questi ultimi (obbligazioni blu) verrebbe rapidamente raggiunto e sarebbe dunque nuovamente necessario emettere immediatamente dei titoli di Stato (obbligazioni rosse) a fini di rifinanziamento (11).

5.5.3   Approccio n. 3: parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie proporzionali

5.5.3.1   Il CESE concorda con la Commissione sul fatto che questo approccio sia, tra i tre, quello con il campo di applicazione più ristretto, in quanto coprirebbe soltanto parzialmente il bisogno di finanziamento degli Stati membri (come nel caso dell'approccio n. 2) e prevedrebbe soltanto delle garanzie proporzionali. Questo approccio avrebbe pertanto solo degli effetti limitati in termini di stabilità e integrazione. Esso potrebbe essere applicato in maniera relativamente rapida, poiché pare pienamente in linea con il Trattato UE in vigore.

5.5.3.2   Affinché tali strumenti di finanziamento possano ottenere un rating del credito sufficiente, gli Stati membri sarebbero obbligati a presentare delle garanzie supplementari. Secondo l'approccio n. 3, gli stability bond presenterebbero delle grandi similitudini con le obbligazioni emesse dal Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), anche se avrebbero forse una portata e un potenziale impatto leggermente maggiore sull'efficienza dei mercati e sull'integrazione. Poiché tale approccio non produrrà, probabilmente, grandi effetti, esso è quello meno in linea con il punto di vista del CESE.

5.6   Quadro fiscale degli stability bond

5.6.1   Il CESE ribadisce la sua convinzione che il rafforzamento del Patto di stabilità e di crescita nel quadro del six-pack, la risoluzione del Consiglio sul patto Europlus e l'introduzione generalizzata di "regole auree" siano essenzialmente delle misure insufficienti per uscire dalla crisi, e che le loro conseguenze sociali rischiano di provocare una disintegrazione dell'Unione europea (12).

5.6.2   Le misure supplementari adottate dalla Commissione e dal Consiglio, oltre alle proposte del Libro verde in esame, non dovrebbero basare la riduzione dei deficit di bilancio e dell'indebitamento degli Stati esclusivamente sui risparmi nei bilanci pubblici (l'austerità). Questi ultimi, come regola generale, hanno degli effetti negativi sulla crescita, sull'occupazione e sullo Stato sociale, limitano inutilmente le possibilità di condurre una politica di bilancio anticiclica appropriata e, inoltre, non danno luogo ai risultati positivi previsti dalla Commissione.

5.6.3   Tuttavia, i paesi membri dell'unione monetaria devono adottare delle misure per conseguire la convergenza delle economie nazionali, ridurre gli squilibri e completare la politica monetaria unica. Inoltre, è indispensabile coordinare una politica economica che persegua i giusti obiettivi. A tal proposito, la prospettiva evocata più volte nel Libro verde in esame relativa a un "rafforzamento della competitività", che prenda la forma di riduzioni dei costi e delle pressioni al ribasso dei salari è unilaterale e disconosce il ruolo svolto dalla domanda su scala macroeconomica.

5.6.4   A titolo di esempio, una compressione dei redditi in paesi con un deficit della bilancia delle partite correnti può provocare una contrazione della domanda e un calo delle importazioni. In questo modo, le bilance delle partite correnti nell'area dell'euro sarebbero sicuramente in equilibrio, ma al prezzo di una riduzione della produzione e delle prestazioni economiche nel loro insieme, che alla fine si ridurrebbero a un livello minimo. Il CESE riafferma la sua convinzione che una politica economica equilibrata sia indispensabile per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020.

5.6.5   Per questo motivo, il coordinamento della politica economica deve essere orientato verso un rafforzamento dei fattori di crescita e dei redditi nazionali. Gli Stati membri che negli scorsi anni hanno registrato un livello relativamente basso di investimenti pubblici e una domanda interna debole, devono adottare delle misure correttrici per sostenere la domanda, mentre gli Stati membri con dei deficit relativamente elevati della loro bilancia delle partite correnti e del loro bilancio dovrebbero mirare a equilibrare meglio le loro entrate e le loro spese. L'introduzione di stability bond nell'Unione europea conformemente al modello dell'approccio n. 2 può, ad avviso del CESE, appoggiare in maniera sostenibile la riduzione urgente e necessaria degli squilibri macroeconomici interni all'UE.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Verso un'autentica unione economica monetaria, relazione presentata da Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, del 26 giugno 2012, Parte II, punto 2, paragrafo 3 (EUCO 120/12).

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/NewsWord/it/ec/131298.doc.

(2)  Nel dibattito pubblico e nei testi in materia si utilizza generalmente il termine "eurobbligazioni". La Commissione ritiene che la caratteristica principale di un siffatto strumento sarebbe quella di rafforzare la stabilità finanziaria nell'area dell'euro, pertanto il Libro verde utilizza il termine "stability bond", rifacendosi al discorso del presidente Barroso sullo Stato dell'Unione pronunciato il 28 settembre 2011.

(3)  Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2011 sulla crisi finanziaria, economica e sociale (2010/2242(INT)).

(4)  Cfr. il parere del CESE Crescita e debito pubblico nell'UE: due proposte innovative, GU C 143 del 22.5.2012, pag. 10, così come il parere del CESE Strategie per un consolidamento intelligente della politica di bilancio: la sfida di individuare dei motori di crescita per l'Europa. Come sfruttare pienamente il potenziale di manodopera delle nostre economie nel contesto di un indispensabile aggiustamento dei bilanci, GU C 248 del 25 agosto 2011, pag. 8.

(5)  Cfr. la giustificazione dell'agenzia di rating Standard & Poor’s del 13 gennaio 2012 per declassare i buoni del tesoro di 16 paesi membri della zona euro: "The policy initiatives that have been taken by European policymakers in recent weeks may be insufficient to fully address ongoing systemic stresses in the eurozone (le iniziative che sono state prese dai politici europei nelle scorse settimane potrebbero rivelarsi insufficienti per affrontare appieno gli attuali stress sistemici dell'area dell'euro), cfr. (in inglese): http://www.standardandpoors.com/prot/ratings/articles/en/eu/?articleType=HTML&assetID=1245327399569 Standard & Poor’s inoltre ha osservato che un processo di riforma basato esclusivamente sul pilastro dell'austerità fiscale rischia di essere controproducente, poiché la domanda interna diminuisce all'aumentare delle preoccupazioni dei consumatori per la stabilità del loro posto di lavoro e per i redditi disponibili, erodendo il gettito fiscale nazionale".

(6)  Cfr. il punto 5.6.

(7)  Il margine di manovra della BCE è pressoché illimitato e potrebbe pertanto estendersi da una semplice dichiarazione sull'orientamento futuro della sua politica monetaria sino a degli interventi massicci di riacquisto del debito sovrano sotto attacco speculativo.

(8)  Nel presente documento, il termine "euroobbligazioni" è utilizzato laddove si tratti dell'obiettivo di un'unione politica a complemento dell'unione economica e monetaria. In tutti gli altri casi, verrà utilizzato il termine coniato dalla Commissione, vale a dire "stability bond". Di fatto, non esiste alcuna differenza tra i due concetti.

(9)  Cfr. l'elenco nel parere del CESE Analisi annuale della crescita: progredire nella risposta globale dell'UE alla crisi, GU C 132 del 3.5.2011, pag. 26 e il parere CESE sul tema Conseguenze sociali della nuova legislazione sulla governance economica, GU C 143 del 22.5.2012, pag. 23.

(10)  Cfr. la precedente nota 8.

(11)  Delpla, J. e von Weizsäcker, J. (2010), The Blue Bond Proposal (Una proposta di obbligazioni blu), Breugel Policy Briefs 420, Bruegel, Bruxelles, 2010. Gli autori propongono un limite all'emissione delle obbligazioni blu pari al 60 % del PIL, che corrisponde al criterio previsto inizialmente dal Trattato di Maastricht in materia di massimale per il debito pubblico totale. Tra un numero sempre crescente di studi e di proposte più o meno dettagliati, cfr. le proposte del Consiglio di esperti economici del governo tedesco per un patto europeo di riscatto del debito

(http://www.sachverstaendigenrat-wirtschaft.de/fileadmin/dateiablage/Pressemitteilungen/A_european_redemption_pact.pdf) oppure Varoufakis, Y. e Holland, S. (2011), A modest proposal for overcoming the euro crisis (Una modesta proposta per superare la crisi dell'euro), Levy Economics Institute of Bard College Policy Note 3/2011, http://www.levyinstitute.org/pubs/pn_11_03.pdf.

(12)  Cfr. a tal proposito il punto 5.3 in alto.


ALLEGATO

al Parere del Comitato economico e sociale europeo

I seguenti emendamenti, che hanno ottenuto almeno un quarto dei voti espressi, sono stati respinti nel corso delle deliberazioni:

Em. 3 - Punto 3.2.1.2

Modificare come segue:

Approccio n. 2: parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido

Con questo approccio l'emissione di stability bond sarebbe sostenuta da garanzie in solido, ma sostituirebbe solo una parte limitata delle emissioni nazionali.

La parte di emissioni non compresa negli stability bond rimarrebbe coperta dalle rispettive garanzie nazionali. Pertanto il mercato dei titoli di Stato dell'area dell'euro sarebbe composto da due parti distinte: gli stability bond e i titoli di Stato nazionali. Un aspetto importante in questo approccio sarebbe costituito dagli specifici criteri per definire la rispettiva quota degli stability bond e dell'emissione nazionale.

Motivazione

Verrà esposta oralmente.

Esito della votazione

Voti contrari

:

117

Voti favorevoli

:

46

Astensioni

:

18

Em. 4 - Punto 3.2.1.3

Modificare come segue:

Approccio n. 3: parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie proporzionali

Anche con questo approccio gli stability bond sostituirebbero solo parzialmente l'emissione nazionale e sarebbero sostenuti da garanzie proporzionali da parte degli Stati membri dell'area dell'euro. Questo approccio si differenzia dal n. 2 perché gli Stati membri manterrebbero la responsabilità per la propria rispettiva quota dell'emissione di stability bond oltre che per la propria emissione nazionale.

Motivazione

Verrà esposta oralmente.

Esito della votazione

Voti contrari

:

127

Voti favorevoli

:

50

Astensioni

:

6

I 2 emendamenti seguenti sono stati votati congiuntamente:

Em. 7 - Punto 4.3

Modificare come segue:

Il Comitato si compiace pertanto del Libro verde sulla fattibilità dell'introduzione di stability bond. A suo avviso, infatti, l'introduzione di norme severe in materia di governance economica e di garanzie comuni all'intera zona euro, volte a rischi legati al debito sovrano, contribuirà a trovare una via d'uscita austerità-crescita.

Motivazione

Sarà presentata oralmente.

Em. 1 - Punto 1.5

Modificare come segue:

Il CESE ritiene tuttavia che il pericolo di rischio morale e le sue possibili manifestazioni concrete descritte nel Libro verde siano presentati in maniera discutibile e dovrebbero innanzitutto essere oggetto di un esame approfondito, prima di trarre delle conclusioni contestabili. Se la tesi presentata dal Libro verde fosse corretta, vale a dire se l'indebolimento della disciplina di mercato a seguito dell'uniformazione dei tassi di interesse portasse a un aumento irresponsabile della spesa pubblica o a un aumento dei deficit di bilancio, una tale tendenza si sarebbe dovuta osservare sin dall'introduzione dell'euro. Ma non è stato così.

Motivazione

Oggetto del Libro verde è l'applicazione del meccanismo dei cosiddetti "Stability Bond" per un periodo indefinito di tempo. L'obiettivo è di ridurre i costi del servizio del debito (emissione di obbligazioni) per gli Stati membri con una inadeguata disciplina di bilancio, a scapito dei paesi "virtuosi" sempre a livello di bilancio, i quali dovranno pagare rendimenti più elevati su tali obbligazioni rispetto ai loro stessi strumenti di debito. I beneficiari di tale sistema approfitteranno di un unico (e dal loro punto di vista inferiore) rendimento per tali obbligazioni e di una responsabilità (garanzia) condivisa in tutta l'area dell'euro. La stessa Commissione europea ha definito cinque possibili "rischi morali" creati da questo tipo di emissione del debito (una parte prende la decisione sull'entità del rischio mentre un'altra se ne assume il costo se le cose vanno male).

Esito della votazione

Voti contrari

:

131

Voti favorevoli

:

49

Astensioni

:

9

Em. 8 - Punto 5.3.4

Modificare come segue:

Quest'ultimo punto indicherebbe che la lotta al rischio morale dovrebbe essere incentrata in particolare sulle entrate.  (1) . In futuro, si potrebbe prevedere in certi casi di sanzionare le agevolazioni fiscali nel quadro del coordinamento delle politiche economiche e della governance rafforzata dell'UE. In questo modo sarebbe possibile garantire la simmetria delle misure di governance economica, come raccomandato dal CESE in alcuni suoi pareri precedenti.

Motivazione

Nemmeno il punto 5.3.4 del progetto di parere può essere approvato. L'affermazione secondo cui in futuro si potrebbe prevedere in certi casi di sanzionare le agevolazioni fiscali è arbitraria e non si fonda su alcuna analisi o ricerca. Le possibili agevolazioni fiscali e le loro conseguenze sono tematiche che non rientrano nell'ambito del parere.

Esito della votazione

Voti contrari

:

124

Voti favorevoli

:

54

Astensioni

:

9

I 6 emendamenti seguenti sono stati votati congiuntamente:

Em. 10 - Punto 5.4.2

Modificare come segue:

Il CESE è convinto che le euroobbligazioni con saranno molto allettanti per i creditori potenziali in cerca di investimenti sicuri. Probabilmente il volume e la liquidità di un mercato obbligazionario comune attirerebbe anche nuovi investitori da fuori Europa. Il CESE condivide il punto di vista secondo cui, dati gli squilibri macroeconomici mondiali, occorre fare tutto il possibile per canalizzare i volumi considerevoli di liquidità in provenienza dai paesi emergenti verso investimenti finanziari stabili, come le euroobbligazioni. Queste ultime rappresenterebbero allora un elemento fondamentale per la stabilizzazione dei mercati finanziari persino oltre le frontiere dell'Unione europea.

Motivazione

Sarà esposta oralmente.

Em. 11 - Punto 5.5.1

Modificare come segue:

Approccio n. 1: totale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido

Tuttavia, questo approccio è quello che richiede il maggior grado d'integrazione europea. La sua attuazione solleverebbe probabilmente il maggior numero di problemi di ordine politico, ragione per cui la totale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido, sembrerebbe la meno probabile in un futuro prossimo.

Motivazione

Tra le possibili forme di emissione degli stability bond, l'opzione proposta nel parere, vale a dire quella di sostenere l'approccio n. 2, che consiste nella sostituzione parziale dell'emissione nazionale con gli stability bond con garanzie in solido, deve essere respinta. A nostro avviso, non è accettabile che alcuni Stati membri siano autorizzati a dilapidare le proprie risorse e a gestirle, come purtroppo dimostrano i fatti, in maniera irresponsabile, mentre altri Stati sono chiamati a pagare per compensare queste spese. Allo stesso tempo, va sottolineato che le garanzie in solido sono in diretta contraddizione con le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che vietano agli Stati membri di farsi carico degli impegni di un altro Stato membro. Al contrario l'approccio n. 3 (che il presente emendamento propone di sostenere) riduce al minimo il rischio morale per la gestione e la guida delle politiche economiche e di bilancio. A differenza dell'approccio n. 2, l'approccio n. 3 comporterebbe garanzie statali "proporzionali" e, di conseguenza, potrebbe essere attuato in tempi relativamente brevi senza dover modificare i trattati UE.

Em. 12 - Punto 5.5.2.1

Modificare come segue:

Questo approccio corrisponde essenzialmente a quello descritto sopra tranne il fatto che gli Stati conserverebbero una certa autonomia di azione rispetto ai mercati finanziari. In questo modo, ciascuno Stato sarebbe sottoposto a delle condizioni di mercato e di finanziamento differenti, che potrebbero riflettere le disparità tra i loro rating individuali..

Motivazione

Tra le possibili forme di emissione degli stability bond, l'opzione proposta nel parere, vale a dire quella di sostenere l'approccio n. 2, che consiste nella sostituzione parziale dell'emissione nazionale con gli stability bond con garanzie in solido, deve essere respinta. A nostro avviso, non è accettabile che alcuni Stati membri siano autorizzati a dilapidare le proprie risorse e a gestirle, come purtroppo dimostrano i fatti, in maniera irresponsabile, mentre altri Stati sono chiamati a pagare per compensare queste spese. Allo stesso tempo, va sottolineato che le garanzie in solido sono in diretta contraddizione con le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che vietano agli Stati membri di farsi carico degli impegni di un altro Stato membro. Al contrario l'approccio n. 3 (che il presente emendamento propone di sostenere) riduce al minimo il rischio morale per la gestione e la guida delle politiche economiche e di bilancio. A differenza dell'approccio n. 2, l'approccio n. 3 comporterebbe garanzie statali "proporzionali" e, di conseguenza, potrebbe essere attuato in tempi relativamente brevi senza dover modificare i trattati UE.

Em. 13 - Punto 5.5.3.1

Modificare come segue:

Il CESE concorda con la Commissione sul fatto che questo approccio è, tra i tre, quello con il campo di applicazione più ristretto, in quanto coprirebbe soltanto parzialmente il bisogno di finanziamento degli Stati membri (come nel caso dell'approccio n. 2) e prevedrebbe soltanto delle garanzie proporzionali. Questo approccio. Esso potrebbe essere applicato in maniera relativamente rapida, poiché sembra pienamente in linea con il Trattato UE in vigore.

Motivazione

Verrà esposta oralmente.

Em. 14 - Punto 5.6.5

Modificare come segue:

Per questo motivo, il coordinamento della politica economica deve essere orientato verso un rafforzamento dei fattori di crescita e dei redditi nazionali. Gli Stati membri che negli scorsi anni hanno registrato un livello relativamente basso di investimenti pubblici e una domanda interna debole, devono adottare delle misure correttrici per sostenere la domanda, mentre gli Stati membri con dei deficit relativamente elevati della loro bilancia delle partite correnti e del loro bilancio dovrebbero mirare a equilibrare meglio le loro entrate e le loro spese. L'introduzione di stability bond nell'Unione europea conformemente al modello dell'approccio n. può, a del CESE, appoggiare in maniera sostenibile la riduzione urgente e necessaria degli squilibri macroeconomici interni all'UE.

Motivazione

Tra le possibili forme di emissione degli stability bond, l'opzione proposta nel parere, vale a dire quella di sostenere l'approccio n. 2, che consiste nella sostituzione parziale dell'emissione nazionale con gli stability bond con garanzie in solido, deve essere respinta. A nostro avviso, non è accettabile che alcuni Stati membri siano autorizzati a dilapidare le proprie risorse e a gestirle, come purtroppo dimostrano i fatti, in maniera irresponsabile, mentre altri Stati sono chiamati a pagare per compensare queste spese. Allo stesso tempo, va sottolineato che le garanzie in solido sono in diretta contraddizione con le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che vietano agli Stati membri di farsi carico degli impegni di un altro Stato membro. Al contrario l'approccio n. 3 (che il presente emendamento propone di sostenere) riduce al minimo il rischio morale per la gestione e la guida delle politiche economiche e di bilancio. A differenza dell'approccio n. 2, l'approccio n. 3 comporterebbe garanzie statali "proporzionali" e, di conseguenza, potrebbe essere attuato in tempi relativamente brevi senza dover modificare i trattati UE.

Em. 2 - Punto 1.7

Modificare come segue:

Per quanto riguarda le "opzioni per l'emissione di stability bond", il Comitato considera l'approccio n. , che consiste nella "parziale sostituzione dell'emissione nazionale con gli stability bond, con garanzie in solido, il più probabile e, in generale, accettabile.

Motivazione

Tra le possibili forme di emissione degli stability bond, l'opzione proposta nel parere, vale a dire quella di sostenere l'approccio n. 2, che consiste nella sostituzione parziale dell'emissione nazionale con gli stability bond con garanzie in solido, non può essere approvata. A mio avviso, non è accettabile che alcuni Stati membri siano autorizzati a dilapidare le proprie risorse e a gestirle, come purtroppo mostrano i fatti, in maniera irresponsabile, mentre altri Stati sono chiamati a pagare per compensare queste spese. Allo stesso tempo, va sottolineato che la garanzia in solido è in diretta contraddizione con le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che vietano agli Stati membri di farsi carico degli impegni di un altro Stato membro. Al contrario l'approccio n. 3 (che il presente emendamento propone di sostenere) riduce al minimo il rischio morale per la gestione e la guida delle politiche economiche e di bilancio. A differenza dell'approccio n. 2, l'approccio n. 3 comporterebbe garanzie statali "proporzionali" e, di conseguenza, potrebbe essere attuato in tempi relativamente brevi senza dover modificare i trattati UE.

Esito della votazione

Voti contrari

:

129

Voti favorevoli

:

59

Astensioni

:

5


(1)  


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/72


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul programma europeo di monitoraggio della terra (GMES) e sulle sue attività (dal 2014 in poi)»

COM(2011) 831 final

2012/C 299/13

Relatore: IOZIA

La Commissione europea, in data 30 novembre 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul programma europeo di monitoraggio della terra (GMES) e sulle sue attività (dal 2014 in poi)

COM(2011) 831 final.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 178 voti favorevoli, 2 voti contrari e 3 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ribadisce il proprio convinto sostegno alla politica spaziale europea e segnatamente ai grandi progetti europei Galileo e GMES che ritiene strategici per lo sviluppo economico e scientifico europeo. In tutti i pareri che ha elaborato (1), il CESE ha sostenuto la necessità di dedicare maggiore attenzione e risorse alle attività spaziali, nelle quali l'UE deve continuare a mantenere una posizione di grande rilievo.

1.2

Il CESE esprime la netta contrarietà alla proposta della Commissione di relegare all'esterno, in un fondo ad hoc, i finanziamenti necessari allo sviluppo e al completamento del programma GMES.

1.3

Il CESE rileva come la necessità urgente di un programma che sta entrando nella fase operativa sia quella di avere assicurata la propria continuità, a pena del suo fallimento. L'intera proposta di innovazione di meccanismi di finanziamento, gestione e governo, diversi rispetto a quelli usuali e consolidati nell'ambito UE, appare intempestiva, ingiustificata e ad altissimo rischio. La creazione di nuovi organismi e modelli di finanziamento richiede, infatti, l'entrata in estenuanti e incerte fasi di negoziazione e studio, che richiedono certamente degli anni, cosa che appare incompatibile con l'entrata in operazioni di un programma come GMES, ed inutile data l'esistenza, all'interno della Commissione e delle altre agenzie europee, di tutte le competenze e attribuzioni necessarie allo svolgimento del programma.

1.4

Il CESE chiede che il finanziamento del programma venga riportato all'interno del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, e che la governance sia strutturata in maniera da tenere conto delle capacità oggi in essere in Europa ed evitare sia una frammentazione di soggetti gestori, sia la creazione di nuove entità non adatte a subentrare nella gestione di un programma che è stato sviluppato nel corso dell'ultimo decennio. Tale richiesta era già stata avanzata in un precedente parere (2).

1.5

La comunicazione riguardante dettagli implementativi della proposta di accordo intergovernativo per le operazioni di GMES (3) intervenuta nel corso della discussione del presente parere non modifica le conclusioni qui raggiunte. Al contrario, le rafforza, permettendo al CESE di notare ancora una volta l'alto rischio associato all'introduzione tardiva di un nuovo e non sperimentato modello di finanziamento e di gestione, fuori dal quadro finanziario pluriennale e dai consolidati canali propri di gestione della UE.

1.6

Il CESE manifesta una forte preoccupazione per il rischio concreto che il programma GMES possa incontrare serie difficoltà, vanificando un investimento già fatto di oltre 3,2 miliardi di euro. Alla luce delle discussioni tra Stati membri, questo rischio sembra piuttosto una certezza.

1.7

Il CESE rileva come, a meno di un anno dalla sua prevista operatività (nel 2013 sono previsti i lanci dei satelliti A delle costellazioni Sentinel-1, Sentinel-2 e Sentinel-3), la ridefinizione di un complesso apparato di finanziamento e governance per GMES, così come descritto nella comunicazione in oggetto, appaia altamente rischiosa e non giustificata anche alla luce dell'importanza strategica del programma per l'UE.

1.8

La comunicazione non contiene un'analisi di fattibilità che permetta di valutarne la realizzabilità in termini di efficacia ed efficienza. La giustificazione della necessità di un nuovo schema, anche, non risulta chiara.

1.9

Il CESE rileva il trattamento diverso riservato ai due programmi faro del piano spaziale europeo, Galileo e GMES, il primo incluso nel quadro finanziario pluriennale (QFP) ed il secondo escluso.

1.10

Desta sorpresa, per quanto riguarda la governance, il ruolo marginale che in questo complesso sistema si assegna alla nostra Agenzia spaziale europea (ESA), che ha finora concepito, gestito e operato la gran parte delle strutture satellitari europee, oltre ad aver fornito, in partnership con la Commissione europea, la quasi totalità del finanziamento ad oggi. La sua sostituzione con organismi nuovi o con scarsa esperienza di gestione di sistemi satellitari e dei dati da essi collezionati appare mal fondata.

1.11

Il CESE ritiene che, a meno di un anno dall'entrata in essere del modello di finanziamento del programma GMES, inserire una ridefinizione così radicale delle competenze sul programma, come proposto dalla comunicazione, costituisca un rischio altissimo per l'entrata in operazioni del sistema.

1.12

Il CESE rileva la incertezza e la indeterminatezza della proposta di governance presentata dalla Commissione. Sono evidenti le criticità del modello proposto, i coordinamenti tecnici affidati ad organismi che non hanno né dimestichezza con attività spaziali, né una cultura di lavoro in comune con altre agenzie. Peraltro, oltre l'80 % delle attività previste per il programma GMES riguardano attività spaziali. Il CESE invita la Commissione a rivedere il modello proposto e a mantenere una governance unitaria, continuando ad affidare all'ESA la responsabilità tecnica del programma, sotto la supervisione e il controllo della Commissione, come originariamente previsto.

2.   Introduzione

2.1

La comunicazione del 30 novembre 2011 in esame riporta la soluzione individuata dalla Commissione europea per il finanziamento, al di fuori del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 (4), della fase operativa del programma strategico per l'Osservazione della terra e la sicurezza GMES, fino a qui definito e portato alla sua fase implementativa finale. Ne riporta, anche, la proposta di governance. Si tratta, dunque, di una comunicazione di fondamentale importanza per il programma GMES.

2.2

La ulteriore comunicazione riguardante alcuni dettagli implementativi della proposta di accordo intergovernativo per le operazioni di GMES (5), intervenuta nel corso della discussione del presente parere, non muta i commenti alla presente comunicazione né le sue conclusioni, trattandosi di un addendum che dettaglia gli aspetti finanziari del fondo proposto e introduce un nuovo organismo, il GMES Council, che duplica le competenze finora espresse nella gestione dei programmi spaziali europei, creando chiari conflitti di competenze e duplicazioni di strutture decisionali in Europa.

2.3

Il programma di monitoraggio globale dell'ambiente e sicurezza (GMES) è, insieme a Galileo, uno dei due programmi faro dell'Unione europea nel settore spaziale. Ha un ruolo fondamentale nell'osservazione della terra, fornendo i mezzi per comprendere e monitorare il cambiamento climatico, per la protezione e la sicurezza civili, lo sviluppo sostenibile, la gestione delle crisi.

2.4

La non-inclusione del finanziamento del programma strategico per l'Osservazione della terra e la sicurezza GMES all'interno della proposta per il quadro finanziario pluriennale 2014-2020 ha suscitato forte preoccupazione per il rischio concreto della perdita di un programma strategico per l'Europa, finora costato un decennio di lavoro e un investimento realizzato di oltre 3 miliardi di euro.

2.5

Il CESE, nella sua analisi del dicembre 2011 (6), ha già espresso forte preoccupazione in merito al futuro di questo programma, in mancanza di una sua continuità di finanziamento.

2.6

Il Parlamento europeo, nel febbraio 2012, tramite la sua risoluzione sul futuro del GMES (7), ha stabilito come "il finanziamento del GMES al di fuori del quadro finanziario pluriennale (QFP) – con il finanziamento e la struttura di governance proposte nella comunicazione della Commissione – non sia un'opzione realizzabile."

2.7

Il segmento spaziale di GMES si basa su tre costellazioni di satelliti, Sentinel-1, 2 e 3, e su strumenti (Sentinel-4 e 5) ospitati a bordo di altri satelliti. I primi satelliti delle tre costellazioni saranno lanciati nel corso del 2013. È dunque urgente la definizione del quadro finanziario che garantisca il finanziamento delle operazioni oramai imminenti.

2.8

In assenza di una proposta, in occasione della conferenza stampa del 9 gennaio 2012, il direttore generale dell'ESA ha riaffermato che, in mancanza di una decisione sul finanziamento delle operazioni di GMES, è intenzione di ESA non effettuare i lanci previsti (8).

2.9

La Commissione europea propone, tramite questa sua comunicazione, di reperire i finanziamenti necessari per la realizzazione e la messa in operazione dell'intera infrastruttura, tramite la costituzione di un nuovo fondo, specifico per il GMES, per la cui costituzione sarà necessario un accordo intergovernativo tra gli Stati membri dell'UE riuniti in sede di Consiglio.

2.10

Al fondo dovrebbero contribuire tutti e 27 gli Stati membri dell'UE in base al reddito nazionale lordo (RNL). La comunicazione riporta un modello di accordo, ulteriormente specificato nella successiva comunicazione (9).

2.11

La proposta di governance contenuta nella comunicazione, non meno importante di quella finanziaria, individua una pluralità di soggetti che dovrebbero farsi carico dei differenti aspetti e settori nei quali il programma GMES si articola.

2.12

L'introduzione di un nuovo e complesso schema di finanziamento e di un nuovo organismo di gestione di un programma spaziale (il GMES Council) non pare giustificata ed è tardiva, a un anno dal lancio dei primi satelliti.

3.   Osservazioni di carattere generale

3.1

Il programma GMES per il monitoraggio globale della terra e la sicurezza e il programma GALILEO per la navigazione satellitare sono i grandi programmi strategici dell'Unione europea tramite i quali essa intende mantenere la sua indipendenza e preminenza nel settore spaziale.

3.2

Mantenere una forte leadership ed indipendenza in campo spaziale è considerato strategico per il futuro dell'Europa, a causa delle diffuse e essenziali ricadute economiche, tecnologiche, geopolitiche e culturali in senso più ampio delle attività sviluppate in ambito spaziale.

3.3

GMES è un programma strategico dell'Unione europea istituito con regolamento (UE) n. 911/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio.

3.4

La comunicazione riafferma che "al fine di far fronte a sfide sempre crescenti a livello globale, l'Europa ha bisogno di un proprio sistema di osservazione della terra ben coordinato e affidabile: il GMES è questo sistema."

3.5

La comunicazione propone un nuovo modello di finanziamento, al di fuori del sistema consolidato di gestione all'interno del budget UE, che richiede un intervento specifico e l'approvazione di tutti e 27 gli Stati membri, in un meccanismo che, nella attuale contingenza finanziaria (vedi per esempio, ma non solamente, la situazione in Grecia e le possibili indisponibilità della Francia e dell'Italia), rende, se non certo, estremamente probabile il suo blocco, cosa che decreterebbe la fine del programma GMES.

4.   Osservazioni specifiche

Il finanziamento

4.1

La comunicazione prevede l'esclusione di GMES dal QFP 2014-2020.

4.2

Il finanziamento dovrebbe invece essere realizzato tramite un accordo interno tra i rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio.

4.3

L'accordo prevede che ciascuno Stato membro dell'Unione espleti preliminarmente le procedure necessarie per la sua entrata in vigore, dandone notifica al segretariato generale del Consiglio dell'Unione europea.

4.4

Per entrare in vigore, l'accordo necessita della ratifica da parte di tutti gli Stati membri dell'Unione.

4.5

L'accordo può entrare in vigore solo dopo la sua approvazione da parte dell'ultimo Stato membro. In ragione della attuale situazione finanziaria europea, in generale, e di quella di alcuni Stati membri in particolare, questa clausola appare, da sola, sufficiente al fallimento del programma GMES.

4.6

I tempi e le modalità per la convocazione di questo Consiglio non sono ad oggi noti, rappresentando questo un rischio data la vicinanza dei lanci dei satelliti Sentinel-1, 2, 3 (2013).

4.7

Ai fini della programmazione, gestione ed esecuzione del fondo GMES, la comunicazione prevede che il Consiglio adotti un regolamento su proposta della Commissione. Al momento non è disponibile la bozza di questo regolamento.

4.8

Ai fini del regolamento finanziario del fondo GMES, che ne stabilisca le norme relative all'istituzione e all'esecuzione, nonché alla presentazione e alla revisione dei conti, la comunicazione prevede che esso sia adottato dal Consiglio su proposta della Commissione. Al momento non è disponibile la bozza di un tale regolamento.

4.9

Fino ad oggi, lo sviluppo del programma ha impegnato risorse per 3,2 miliardi di euro, sostenuti per la quasi totalità dall'ESA (1 890 milioni) e dall'UE (1 300 milioni).

4.10

La messa in opera del programma nel suo complesso, inclusivo della sua manutenzione, evoluzione e aggiornamenti, portano la stima del bilancio necessario, per il periodo dal 2014 al 2020, a 5.8 miliardi di euro, dunque circa lo 0,6 % del bilancio dell'Unione, per lo stesso periodo, che è di 1 025 miliardi di euro come previsto dal QFP 2014-2020. È utile ricordare anche come il bilancio dell'Unione rappresenti a sua volta circa l'1 % del reddito nazionale lordo (RNL).

4.11

La proposta di finanziamento di GMES esterno al bilancio dell'Unione non sembra comunque apportare benefici finanziari, dal momento che i 27 paesi membri ne dovrebbero comunque garantire il finanziamento, pur se attraverso un differente canale di finanziamento basato su un complesso accordo intergovernativo. Dunque, non se ne vede la ragione.

4.12

Per quanto riguarda il segmento spaziale, l'ESA possiede il budget per lanciare tutti e tre i satelliti "A" delle costellazioni Sentinel-1, 2 e 3. Per Sentinel-1 il lancio è stato già pagato e per il lancio degli altri due non si prevedono problemi di finanziamento. Il bilancio oltre il 2013 coinvolge dunque il dispiegamento delle costellazioni intere, come previsto per poter garantire il servizio per il quale sono stati progettati.

La governance

4.13

Una pluralità di organismi sono stati previsti dalla comunicazione per la gestione della fase operativa di GMES.

4.14

La gestione e supervisione politica risiederebbe nella Commissione.

4.15

Secondo la successiva comunicazione riguardante dettagli implementativi della proposta in discussione (COM(2012) 218 final, 11 maggio 2012), l'organo di governo del programma GMES sarebbe il GMES Council, le cui attribuzioni sono così vaste da sovrapporsi sia a quelle tipiche della gestione ordinaria dei programmi UE, fino a quelle tipiche di una agenzia spaziale, creando duplicazioni di competenze ed organismi decisionali non in linea con una gestione efficiente delle già scarse risorse comunitarie.

4.16

Per i servizi, il coordinamento tecnico dei servizi di monitoraggio del territorio sarebbe delegato all'Agenzia europea dell'ambiente (AEA); il coordinamento tecnico dei servizi per la gestione delle emergenze al Centro europeo di risposta alle emergenze (ERC); il coordinamento tecnico del servizio atmosferico al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (CEPM); per i cambiamenti climatici, il monitoraggio dell'ambiente marino e la sicurezza non sono ancora stati individuati dei responsabili; per altri servizi di interesse della Commissione e altri soggetti europei si propongono soggetti come l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), il Centro satellitare dell'Unione europea (CSUE), l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex) o l'Agenzia europea per la difesa (AED).

4.17

Per la componente spaziale, le attività operative andrebbero (ad interim) all'Agenzia spaziale europea (ESA) per l'osservazione attraverso immagini ad alta risoluzione delle terre e di zone specifiche e ad EUMETSAT per osservazioni sistematiche e globali dell'atmosfera e degli oceani. Le attività di sviluppo della componente spaziale andrebbero all'ESA e alla Commissione.

4.18

L'interim così definito corrisponde alla gestione delle intere costellazioni di Sentinel-1, Sentinel-2 e della componente "Land" di Sentinel-3. È evidente la difficoltà di assumersi degli oneri così pesanti in termini di organizzazione e risorse, in condizioni di interim.

4.19

Per la componente in situ, si propone il coordinamento tecnico dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA).

4.20

Non è chiaro come le competenze specifiche e le capacità gestionali di questi organismi possano coprire le necessità operative di un programma come GMES, che ha una componente spaziale preponderante per la quale è necessaria una competenza specifica.

4.21

Il GMES Council, proposto nella successiva comunicazione GMES (10), duplica molte delle competenze proprie della gestione dei programmi spaziali europei, creando chiari conflitti di competenze e duplicazioni di strutture decisionali in Europa, venendo a costituire una sorta di agenzia spaziale parallela, cosa che non è in linea con quanto previsto dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Bruxelles, 12 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  GU C 43 del 15.2.2012, pag. 20.

(2)  GU C 43 del 15.2.2012, pag. 20.

(3)  COM(2012) 218 final, 11 maggio 2012.

(4)  COM(2011) 500 final, parte I/II - Un bilancio per la strategia Europa 2020.

(5)  COM(2012) 218 final, 11 maggio 2012.

(6)  GU C 43 del 15.2.2012, pag. 20.

(7)  2012/2509 (RSP).

(8)  http://multimedia.esa.int/Videos/2012/01/ESA-Director-General-2012-Press-Briefing (68:00).

(9)  COM(2012) 218 final, 11 maggio 2012.

(10)  COM(2012) 218 final, 11 maggio 2012.


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/76


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al miglioramento del regolamento titoli nell'Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica della direttiva 98/26/CE»

COM(2012) 73 final — 2012/0029 (COD)

2012/C 299/14

Relatore: MORGAN

Il Parlamento europeo, in data 15 marzo 2012, e il Consiglio, in data 3 aprile 2012, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al miglioramento del regolamento titoli nell'Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica della direttiva 98/26/CE

COM(2012) 73 final — 2012/0029 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 110 voti favorevoli, 2 voti contrari e 4 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il CESE accoglie con favore l'iniziativa legislativa in esame. Una volta che il regolamento proposto sarà stato adottato, la Commissione avrà completato i tre pilastri del nuovo quadro normativo europeo sulle infrastrutture finanziarie, ossia, oltre al regolamento sui depositari centrali di titoli (CSD), quello sulle infrastrutture del mercato europeo (EMIR) e la disciplina dei mercati degli strumenti finanziari (MiFID/MiFIR).

1.2

L'introduzione dell'euro è stata un catalizzatore per gli investimenti transfrontalieri in titoli, e il buon funzionamento degli investimenti transfrontalieri dipende dalla vigenza di norme comuni in tutta l'Unione. Un alto grado di disciplina dei regolamenti riduce il rischio di controparte, o più specificamente il rischio di liquidità e quello (per costo) di sostituzione, e - cosa ancor più importante - promuove la tutela degli investitori, contribuendo a far sì che le operazioni tra chi compra e chi vende titoli siano regolate in modo sicuro e tempestivo. In tal senso, il regolamento proposto è un importante passo avanti in direzione del completamento del mercato unico.

1.3

Una delle modifiche principali proposte alla sfera di attività dei CSD consiste nel divieto di possedere una licenza bancaria limitata. Ciò avrà delle ripercussioni sui due grandi CSD internazionali - Euroclear e Clearstream -, che sfruttano le loro capacità bancarie per sostenere il processo di regolamento e custodia di titoli su larghissima scala. Il CESE riconosce che, a livello mondiale (G20, Commissione europea, Organizzazione internazionale delle commissioni sui valori mobiliari (IOSCO), ecc.), l'opinione prevalente è nettamente favorevole alla scissione delle attività degli enti creditizi, e concorda con la Commissione nel ritenere che la soluzione migliore consista nella separazione dei servizi bancari (stand-alone bank).

1.4

Un'altra proposta di grande rilievo riguarda l'obbligo di uniformare il regolamento titoli alla scadenza T+2. Se all'interno dell'UE è probabile che si possa conseguire tale obiettivo, per quanto attiene alle operazioni globali ciò presuppone che si affrontino una serie di problemi.

1.5

La proposta in esame dispone inoltre la dematerializzazione dei titoli negoziabili, fissando a tal fine un periodo di transizione fino al 1o gennaio 2020. Anche così, tuttavia, considerata la discontinuità dei progressi compiuti dagli Stati membri in questo campo, potrebbe rendersi necessario raggiungere un compromesso politico.

2.   Introduzione

2.1

I depositari centrali di titoli (CSD) sono istituti di importanza sistemica per i mercati finanziari. Qualsiasi negoziazione di titoli in borsa e fuori borsa è seguita da processi di post-negoziazione che conducono al regolamento dell'operazione, ossia alla consegna di titoli contro contante. I CSD sono istituti di importanza fondamentale che consentono di procedere al regolamento ricorrendo ai cosiddetti sistemi di regolamento titoli. I CSD si occupano inoltre della prima registrazione e della gestione accentrata di conti titoli, che registrano la quantità di titoli emessi, l'emittente, i cambiamenti nella proprietà dei titoli.

2.2

I CSD svolgono un ruolo cruciale anche per il mercato delle garanzie, in particolare a fini di politica monetaria. Ad esempio, quasi tutte le garanzie ammissibili per le operazioni di politica monetaria delle banche centrali nell'UE, in particolare nell'area dell'euro, vengono registrate nei sistemi di regolamento titoli gestiti dai CSD.

2.3

Nel 2010 i sistemi di regolamento titoli nell'UE hanno regolato operazioni per un valore di circa 920 000 miliardi di EUR e a fine 2010 detenevano quasi 39 000 miliardi di EUR in titoli. Vi sono oltre 30 CSD nell'UE, di norma uno in ogni paese, e due CSD "internazionali" (ICSD - Clearstream Banking Luxembourg e Euroclear Bank), che rappresentano una sottocategoria di CSD specializzata nell'emissione di obbligazioni internazionali, comunemente note come "Eurobonds".

2.4

Mentre generalmente a livello nazionale i CSD operano in maniera sicura ed efficace, i regolamenti transfrontalieri a sostegno di investimenti transfrontalieri sono più complessi e comportano costi più elevati. Ad esempio, il numero di mancati regolamenti è più elevato nelle operazioni transfrontaliere rispetto alle operazioni nazionali, mentre i costi delle operazioni transfrontaliere sono fino a quattro volte più elevati di quelli connessi a operazioni nazionali. In generale, i costi dei CSD, pur essendo notevoli per gli emittenti, rappresentano solo una minima parte di quelli complessivi associati all'uso di tutti gli elementi dell'infrastruttura.

2.5

Tali problemi di sicurezza sono imputabili a una serie di fattori, tra cui:

la durata del ciclo di regolamento. Il tempo che intercorre tra la negoziazione e il regolamento non è armonizzato nell'UE, il che causa disfunzioni nel regolamento transfrontaliero di titoli;

una percentuale esigua, ma sostanziale, di titoli esiste ancora in formato cartaceo: il ciclo di regolamento è molto più lungo ed espone gli investitori a maggiori rischi;

i mancati regolamenti, ossia le situazioni in cui un'operazione non è regolata alla data prevista, non sono soggetti a penalità sufficientemente dissuasive in tutti i mercati e, laddove esistono, le misure relative alla disciplina di regolamento variano ampiamente tra i mercati;

mentre la direttiva 98/26/CE concernente il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli riduce le disfunzioni nel sistema di regolamento titoli dovute a procedure d'insolvenza nei confronti di uno dei partecipanti al sistema, essa non tratta gli altri rischi del sistema o la resilienza del CSD che lo gestisce. Alcuni CSD sono esposti anche al rischio di credito e al rischio di liquidità derivanti dalla prestazione di servizi bancari accessori al regolamento;

gli accordi di collegamento tra CSD, pur essendo considerati un primo passo verso il consolidamento dei mercati europei dei regolamenti, sollevano preoccupazioni sotto il profilo della sicurezza, in assenza di norme prudenziali specifiche in materia. Inoltre, essi aumentano l'interconnessione tra CSD, il che giustifica ulteriormente l'introduzione di un quadro prudenziale comune.

2.6

Anche l'assenza di un mercato interno unico efficiente per i regolamenti crea notevoli problemi. Il mercato europeo della post-negoziazione deve ancor far fronte a ostacoli significativi, come ad esempio la limitazione dell'accesso degli emittenti di titoli ai CSD, la diversità dei regimi e delle norme in materia di autorizzazione dei CSD nei diversi paesi dell'UE e una concorrenza limitata tra i diversi CSD nazionali. Ne risulta un mercato fortemente frammentato. Di conseguenza, il regolamento transfrontaliero delle operazioni si fonda su una catena di detentori eccessivamente complessa che coinvolge spesso vari CSD e numerosi altri intermediari, con ripercussioni negative in termini di efficienza, ma anche di rischi associati alle operazioni transfrontaliere.

2.7

Tali problemi sono importanti poiché le operazioni transfrontaliere in Europa (che si tratti dalla vendita o dell'acquisto ordinario di titoli o di trasferimenti di garanzie) sono in continua crescita e i CSD sono sempre più interconnessi. Si prevede inoltre che questa tendenza sarà ulteriormente rafforzata con l'entrata in funzione, prevista nel 2015, di TARGET2 Securities (T2S), un progetto promosso dall'Eurosistema per istituire in Europa una piattaforma comune transfrontaliera di regolamento titoli senza frontiere.

3.   Sintesi del regolamento proposto

3.1

Il regolamento proposto consta di due parti principali: una (il Titolo II) contiene norme rivolte a tutti gli operatori del mercato in materia di regolamento titoli, l'altra (i Titoli III, IV e V) detta disposizioni rivolte specificamente ai CSD.

Regolamento titoli

3.2

Le norme del Titolo II impongono la cosiddetta dematerializzazione e/o l'accentramento dei titoli, ossia la loro emissione in forma scritturale (ossia per mezzo di scritture contabili). Una misura, questa, volta a rendere più efficiente il regolamento dei titoli, a facilitare la riduzione dei periodi di regolamento e a garantire l'integrità dell'emissione semplificando la riconciliazione dei titoli detenuti. Il regolamento proposto prevede un periodo transitorio sufficientemente lungo, ossia fino al 1o gennaio 2020, per consentire agli operatori degli Stati membri dove esistono ancora quantità importanti di titoli in forma cartacea di conformarsi a tale misura.

3.3

Le disposizioni del Titolo II, inoltre, armonizzano il periodo di regolamento per le operazioni su titoli effettuate in tutta l'UE. In Europa la maggior parte delle operazioni su titoli è regolata, a seconda del mercato, due o tre giorni dopo il giorno di negoziazione. Il periodo di regolamento sarà armonizzato e fissato a due giorni dopo il giorno di negoziazione, anche se saranno ammessi periodi di regolamento più brevi.

3.4

Infine, le norme del Titolo II armonizzano le misure relative alla disciplina di regolamento in tutta l'UE. Si tratta di misure ex ante volte a impedire mancati regolamenti e di misure ex post per gestire i casi in cui si sono verificati tali mancati regolamenti.

Autorizzazione e vigilanza dei CSD

3.5

La direttiva 98/26/CE definisce già i sistemi di regolamento titoli come accordi formali che consentono il trasferimento dei titoli tra diversi partecipanti. Tuttavia, tale direttiva non disciplina gli istituti responsabili della gestione di tali sistemi. Considerata la crescente complessità di tali sistemi e i rischi connessi al regolamento è essenziale che gli istituti che gestiscono i sistemi di regolamento titoli siano giuridicamente definiti, autorizzati e soggetti a vigilanza sulla base di un insieme comune di norme prudenziali.

3.6

I CSD dovranno essere autorizzati dalle autorità nazionali competenti del luogo in cui si sono stabiliti e soggetti alla loro vigilanza. Tuttavia, data la crescente dimensione transfrontaliera delle loro attività, potrebbe essere necessario consultare altre autorità competenti per uno o più dei sistemi di regolamento titoli gestiti dai CSD e per altre entità del gruppo. L'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Aesfem) svolgerà un ruolo importante nell'elaborazione di progetti di norme tecniche volte ad armonizzare il processo di autorizzazione e a garantire la cooperazione tra le autorità.

3.7

La proposta prevede che ai CSD autorizzati sia rilasciato un "passaporto" che consenta loro di fornire servizi nell'Unione, sia esercitando la propria attività direttamente in un altro Stato membro, sia aprendo una succursale in tale Stato. Un CSD di un paese terzo può operare nell'Unione se è riconosciuto dall'Aesfem.

Requisiti per i CSD

3.8

Vista l'importanza sistemica dei CSD e il fatto che offrano servizi fondamentali per i mercati mobiliari, è necessario che siano disciplinati da norme prudenziali molto rigorose che consentano di garantire la loro solidità finanziaria e la tutela dei loro partecipanti. I requisiti per i CSD sono raggruppati in varie categorie: requisiti organizzativi, norme sulla condotta negli affari, requisiti per i servizi CSD, requisiti prudenziali e requisiti per i collegamenti tra CSD.

3.9

Le norme sulla condotta degli affari impongono ai CSD di stabilire criteri di partecipazione ai sistemi di regolamento non discriminatori, trasparenti e rigorosamente basati sui rischi nonché di comunicare in maniera esaustiva alle autorità competenti i costi e i ricavi dei servizi forniti.

3.10

Tra i requisiti per i servizi CSD figurano, fra l'altro, gli obblighi sulla riconciliazione su base infragiornaliera e la segregazione dei conti, mentre, per quanto concerne il regolamento in contanti, la proposta prevede che i CSD regolino i conti tramite le banche centrali ogniqualvolta sia pratico o possibile. Il regolamento tramite banche commerciali è consentito, ma, contrariamente ad alcune prassi correnti, deve essere effettuato attraverso un ente creditizio che agisce in qualità di agente di regolamento.

3.11

I requisiti prudenziali per i CSD, da parte loro, comprendono importanti disposizioni sull'attenuazione del rischio operativo. Visto che i CSD non sarebbero autorizzati a offrire direttamente servizi di tipo bancario, il principale rischio che correranno sarà appunto quello operativo. Tali disposizioni comprendono le misure opportune per garantire in qualsiasi momento la continuità delle operazioni, ivi compreso il regolamento. I requisiti patrimoniali sono inoltre fissati in riferimento alle spese operative: i CSD dovrebbero detenere capitale, utili non distribuiti e riserve che consentano loro di coprire almeno sei mesi di spese operative.

3.12

Infine, i requisiti per i CSD collegati tra loro comprendono la formulazione di norme identiche sul carattere definitivo del regolamento dei titoli.

Accesso ai CSD

3.13

L'iniziativa in esame mira, tra l'altro, all'apertura del mercato dei servizi dei CSD e alla rimozione delle barriere di accesso. Al riguardo vengono esaminati tre tipi di accesso: a) tra emittenti e CSD, b) tra CSD e CSD, e c) tra CSD e altre infrastrutture di mercato.

3.14

Il regolamento proposto introduce il diritto di registrare i propri titoli in uno dei CSD autorizzati nell'Unione, nonché il diritto per i CSD di fornire servizi per titoli che sono stati emessi secondo la legislazione di un altro Stato membro.

3.15

Un CSD dovrebbe avere il diritto di ricevere i flussi relativi alle operazioni dalle controparti centrali (CCP) e dalle sedi di negoziazione, e tali infrastrutture dovrebbero avere accesso ai sistemi di regolamento titoli gestiti dai CSD.

Enti creditizi

3.16

Se il ricorso al regolamento tramite banca centrale non né pratico né possibile, i CSD possono offrire ai propri partecipanti regolamenti tramite banche commerciali. Tuttavia, i CSD non dovrebbero fornire i servizi accessori al regolamento, ma dovrebbero essere autorizzati dalle proprie autorità competenti a designare un ente creditizio che agisca in qualità di agente di regolamento per l'apertura di conti correnti e la concessione di linee di credito per facilitare il regolamento.

3.17

Tale separazione tra CSD e agenti di regolamento costituisce una misura importante per gestire e migliorare la sicurezza dei CSD. I servizi bancari accessori al regolamento aumentano l'esposizione ai rischi dei CSD e di conseguenza anche la probabilità di un loro inadempimento o di gravi situazioni di stress.

3.18

Sebbene i servizi bancari prestati da alcuni CSD siano forniti su base infragiornaliera (sono pienamente coperti da garanzie e altre risorse finanziarie) e siano limitati ai servizi accessori al regolamento, gli importi gestiti sono tuttavia importanti e un inadempimento di tali CSD avrebbe conseguenze negative sui mercati mobiliari e dei pagamenti. Il requisito di fornire i servizi bancari tramite un soggetto giuridico distinto rispetto a quello che offre i servizi di base dei CSD è finalizzato a prevenire che i rischi connessi alla fornitura di servizi bancari siano trasmessi alla fornitura di servizi di base dei CSD, in particolare in caso di insolvenza o in caso di grave stress correlato ai servizi bancari.

3.19

Per i CSD che attualmente forniscono servizi bancari, i costi principali associati a tale misura sono i costi legali connessi alla costituzione di un soggetto giuridico distinto per la fornitura di servizi bancari. La Commissione ritiene che non esistano alternative meno rigorose alla separazione dei servizi bancari che consentano di eliminare completamente il pericolo di trasmissione dei rischi dai servizi bancari ai servizi di base dei CSD.

3.20

Al fine di assicurare l'efficienza risultante dalla fornitura di servizi di CSD e di servizi bancari all'interno dello stesso gruppo di imprese, il requisito che impone che i servizi bancari siano prestati da un ente creditizio distinto non dovrebbe impedire all'ente creditizio di appartenere allo stesso gruppo di imprese del CSD.

3.21

L'autorità competente dovrebbe essere in grado di dimostrare, caso per caso, l'assenza di rischio sistemico in relazione alla fornitura concomitante di servizi di CSD e di servizi bancari da parte del medesimo soggetto giuridico. In tal caso l'autorità potrebbe presentare una richiesta motivata alla Commissione europea, la quale potrebbe concedere la deroga. In ogni caso le attività di un CSD autorizzato ad operare in qualità di ente creditizio dovrebbero essere limitate alla fornitura di servizi bancari accessori al regolamento titoli.

Sanzioni

3.22

Un esame dei regimi nazionali vigenti ha rivelato, ad esempio, che il livello delle sanzioni pecuniarie varia notevolmente da uno Stato membro all'altro, che alcune autorità competenti non dispongono di determinati importanti poteri sanzionatori e che altre non possono comminare sanzioni a persone fisiche e giuridiche. Di conseguenza, secondo la Commissione, le autorità competenti dovrebbero poter infliggere un insieme di sanzioni e misure amministrative minime, tra cui la revoca dell'autorizzazione, richiami pubblici, sostituzioni in seno al management, restituzione dei profitti generati dalla violazione del regolamento proposto (laddove determinabili) e ammende amministrative.

4.   Il punto di vista del CESE

4.1

Il CESE accoglie con favore l'iniziativa legislativa in esame. Una volta che il regolamento proposto sarà stato adottato, la Commissione avrà completato i tre pilastri del nuovo quadro normativo europeo sulle infrastrutture finanziarie, ossia, oltre al regolamento sui CSD, quello sulle infrastrutture del mercato europeo (EMIR) e la disciplina dei mercati degli strumenti finanziari (MiFID/MiFIR). Insieme, questi tre nuovi strumenti assicurano una copertura globale e ad ampio raggio del mercato dell'UE; la Commissione deve assicurarsi che essi si compenetrino e completino a vicenda, senza sovrapposizioni che possano condurre a interpretazioni difformi delle loro norme. Inoltre, è di vitale importanza che, nei settori cruciali, queste diverse iniziative legislative siano coerenti e in armonia tra loro.

4.2

All'Aesfem incomberà la responsabilità di elaborare le norme tecniche per il regolamento in esame nonché per gli altri due pilastri. In proposito il CESE richiama l'attenzione sul fatto che, in un lasso di tempo relativamente breve, sono stati assegnati all'Aesfem compiti e funzioni di notevole portata, tra cui la regolamentazione delle agenzie di valutazione dei crediti (rating), la vigilanza sul settore dell'audit, le competenze in materia di vendite allo scoperto e credit default swap, la vigilanza sul rispetto della direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (AIFM). È quindi di vitale importanza che l'Aesfem disponga di sufficiente personale dotato delle capacità e dell'esperienza necessarie per svolgere efficacemente i suoi compiti.

4.3

Il settore delle imprese di servizi finanziari, già soggetto a una nuova disciplina, a una nuova vigilanza, a nuovi requisiti prudenziali, ecc., viene ora ad essere interessato, per effetto del regolamento sui CSD, da un'altra serie di modifiche normative. Il CESE appoggia senz'altro l'introduzione di queste nuove modifiche, ma sollecita anche regolatori e autorità di vigilanza, e in particolare l'Aesfem, a prestare attenzione ai potenziali problemi che potrebbero derivare da un eccesso di regolamentazione.

4.4

L'introduzione dell'euro è stata un catalizzatore per gli investimenti transfrontalieri in titoli, e il buon funzionamento degli investimenti transfrontalieri dipende dalla vigenza di norme comuni in tutta l'Unione. Un alto grado di disciplina dei regolamenti riduce il rischio di controparte, o più specificamente il rischio di liquidità e quello (per costo) di sostituzione, e - cosa ancor più importante - promuove la tutela degli investitori, contribuendo a far sì che le operazioni tra chi compra e chi vende titoli siano regolate in modo sicuro e tempestivo. In tal senso, il regolamento proposto è un importante passo avanti in direzione del completamento del mercato unico.

4.5

Sempre nell'ottica del mercato unico, la proposta di "passaporto" va accolta con favore in quanto contribuirà a rimuovere le barriere all'accesso, e, nello stesso spirito, conferirà agli emittenti il diritto di registrare i loro titoli in uno qualsiasi dei CSD autorizzati nell'Unione. Questa rottura dei monopoli nazionali nel mercato interno va anch'essa accolta positivamente.

4.6

È prevedibile che l'approccio "a basso rischio" alla definizione del modello d'impresa (attività) dei CSD, unito al fatto che tale modello sarà in pratica limitato per via normativa, abbia effetti sia positivi che negativi sulla competitività e la capacità di innovazione dei CSD. L'apertura del mercato transfrontaliero costituirà peraltro un indubbio vantaggio. Ai CSD, del resto, è consentito prestare tutta una serie di servizi fintanto che contribuiscono alla sicurezza, l'efficienza e la trasparenza dei mercati mobiliari. Oltre a ciò, per stimolare ulteriormente l'innovazione, il CESE propone di vietare ai CSD di controllare imprese che non siano a loro volta CSD solo quando attività di questo tipo vadano a scapito del profilo di rischio dei primi.

4.7

Una delle modifiche principali proposte alla sfera di attività dei CSD consiste nel divieto di possedere una licenza bancaria limitata. Ciò avrà delle ripercussioni sui due grandi CSD internazionali - Euroclear e Clearstream -, che sfruttano le loro capacità bancarie per sostenere il processo di regolamento e custodia di titoli su larghissima scala. Le attività bancarie coprono invero un ambito molto limitato, e hanno attraversato indenni la crisi degli ultimi anni. Nondimeno, il CESE riconosce che, a livello mondiale (G20, Commissione europea, IOSCO, ecc.), l'opinione prevalente è nettamente favorevole alla scissione delle attività degli istituti di credito. I CSD potranno comunque costituire, sia pure solo a livello di gruppo, una banca con limitata sfera di attività, il che non dovrebbe comportare una revisione sostanziale del loro modello d'impresa.

4.8

Benché la Commissione sostenga che non esistano alternative alla separazione dell'attività bancaria dall'attività principale dei CSD, la norma già menzionata al punto 3.21 prevede in effetti la possibilità di una deroga accordata su richiesta dell'autorità nazionale competente. Ferma restando questa possibilità, il Comitato concorda con la Commissione nel ritenere che la soluzione migliore consista nella separazione dei servizi bancari (stand-alone bank).

4.9

La proposta in esame prescrive inoltre la dematerializzazione dei titoli negoziabili. A tal fine è previsto un periodo di transizione, destinato a concludersi nel 2020; tuttavia, considerata la discontinuità dei progressi compiuti dagli Stati membri in questo campo, potrebbe rendersi necessario un compromesso politico.

4.10

Un'altra proposta di cruciale importanza riguarda l'obbligo di uniformare il regolamento titoli alla scadenza T+2. Se, nell'ambito del mercato interno, esistono buone probabilità di conseguire tale obiettivo, per quanto attiene alle operazioni globali ciò presuppone che si affrontino una serie di problemi, che vanno dalle complicazioni indotte dai cambi valutari alla possibilità che i titoli possano essere in prestito fino alle differenze di fuso orario, alla diversità dei cicli di regolamento in uso sui mercati di altre regioni del mondo e agli alti costi eventualmente connessi all'automazione dei sistemi necessari per adottare la scadenza T+2.

4.11

Il regolamento proposto impone fondamentalmente a tutti i CSD di instaurare regimi "sanzionatori" per i partecipanti che non provvedono al regolamento tempestivo dei titoli; tali regimi, tuttavia, devono essere specifici, adeguati allo strumento finanziario interessato: sanzionare la consegna tardiva di titoli azionari illiquidi o di PMI avrebbe infatti un impatto negativo sulla loro liquidità sul mercato, mentre occorrerebbe considerare la possibilità di concedere una deroga alle PMI quotate. Il regolamento proposto, infine, non affronta la questione della destinazione del gettito delle sanzioni pecuniarie.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/81


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla trasparenza delle misure che disciplinano la fissazione dei prezzi dei medicinali per uso umano e la loro inclusione nei regimi pubblici di assicurazione malattia»

COM(2012) 84 final — 2012/0035 (COD)

2012/C 299/15

Relatrice: KÖSSLER

Il Consiglio, in data 14 marzo 2012, e il Parlamento europeo, in data 13 marzo 2012, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla trasparenza delle misure che disciplinano la fissazione dei prezzi dei medicinali per uso umano e la loro inclusione nei regimi pubblici di assicurazione malattia

COM(2012) 84 final — 2012/0035 (COD).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 123 voti favorevoli, 1 voto contrario e 8 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1   Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sottolinea che la salute è una priorità fondamentale per i cittadini europei (1) e ribadisce che ogni medicinale autorizzato nell'UE dovrebbe essere disponibile per i pazienti di tutti gli Stati membri.

1.2   Il CESE fa rilevare che l'accesso ai farmaci essenziali rientra nell'esercizio del diritto al migliore stato di salute possibile e nell'impegno assunto dall'UE nei confronti dell'obiettivo del "benessere" (articolo 3 TUE).

1.3   Il CESE sottolinea che la direttiva deve applicarsi a tutto il mercato dei medicinali e non solo ad una parte di esso, includendo in tal modo anche le compagnie private di assicurazione malattia e gli enti pubblici o privati in quanto principali agenti all'origine della domanda di medicinali; questo consente di garantire un'equa concorrenza e di realizzare il mercato interno.

1.4   Il CESE osserva che il costo per l'UE delle disuguaglianze sanitarie è stato stimato a circa 141 miliardi di euro nel 2004, ossia l'1,4 % del PIL (2).

1.5   Il CESE nota con preoccupazione che nell'UE-27 non vi è una sufficiente comprensione delle modalità di fissazione dei prezzi e delle condizioni di rimborso per l'accesso ai farmaci.

1.6   Il CESE richiama l'attenzione sulle differenze di mortalità e morbilità che si riscontrano attualmente tra gli Stati membri dell'UE, in particolare per quanto riguarda le malattie cardiocircolatorie, i tumori e le malattie respiratorie (3).

1.7   Il CESE osserva che le procedure di fissazione dei prezzi e dei livelli di rimborso che si protraggono al di là dei termini fissati dalla direttiva contribuiscono a ritardare il lancio di farmaci innovativi sul mercato (4).

1.8   Sottolinea altresì che questa situazione si ripercuote sui pazienti affetti da malattie gravi o potenzialmente mortali per le quali non è disponibile nessun trattamento alternativo: i ritardi nell'accesso ai farmaci possono compromettere gravemente le condizioni di vita dei pazienti e ridurre la loro aspettativa di vita.

1.9   Il CESE fa rilevare che, quando un paziente ha bisogno di un farmaco, deve assolutamente sapere, in via preliminare, quali siano le regole applicabili in termini di accesso e rimborso. Questo dovrebbe aiutarlo a compiere una scelta informata, nonché ad evitare malintesi e incomprensioni, facendo sì che si instauri un elevato livello di fiducia fra paziente ed operatore sanitario.

1.10   Il CESE osserva che questo obiettivo potrebbe essere adeguatamente conseguito tramite l'introduzione di una procedura aperta e trasparente, così come proposto in parte dalla Commissione.

1.11   Il CESE osserva che la preparazione e l'attuazione delle attività dell'UE in materia di trasparenza nella fissazione dei prezzi e nei rimborsi richiedono una stretta cooperazione con gli organismi specializzati e la partecipazione delle parti interessate: a questo fine occorre stabilire un quadro per l'organizzazione di consultazioni regolari.

1.11.1   Il CESE propone pertanto che la composizione del gruppo di esperti (comitato per la trasparenza), istituito dalla direttiva 89/105/CEE e mantenuto nella proposta attuale, presenti una rappresentatività più ampia.

1.11.2   Il CESE propone che tale gruppo, agendo nell'interesse generale, assista la Commissione nel formulare e realizzare le azioni dell'UE relative agli ambiti di trasparenza procedurale, e promuova scambi di esperienze, politiche e pratiche in questo settore tra gli Stati membri e le diverse parti interessate.

1.11.3   Il CESE sottolinea che un efficace monitoraggio e sostegno a livello UE, tramite un'attuazione efficace delle norme accompagnata dai corrispondenti processi di monitoraggio e valutazione da parte dell'UE, sono fondamentali per individuare distorsioni e ritardi di accesso al mercato a danno dei pazienti. Occorre pertanto garantire una stretta cooperazione e coordinamento tra la Commissione, le autorità nazionali e le parti interessate (5).

1.11.4   Il CESE reputa importante che la Commissione prepari una relazione annuale contenente una mappatura dell'effettiva attuazione della direttiva sulla trasparenza, descrivendo i meccanismi procedurali di fissazione dei prezzi e di rimborso nonché indicando il rispetto dei termini fissati dalla direttiva in ciascuno Stato membro.

1.12   Il CESE tiene a sottolineare che i termini non sono sempre rispettati, e l'accesso al mercato e l'impiego effettivi variano notevolmente tra Stati membri e al loro interno (6).

1.12.1   Il CESE ritiene che i rimedi giurisdizionali previsti negli Stati membri abbiano avuto un ruolo limitato nel garantire il rispetto dei termini: ciò è dovuto al fatto che le procedure previste dagli ordinamenti nazionali spesso durano a lungo, scoraggiando le aziende interessate dall'intraprendere azioni legali.

1.12.2   Il CESE, pertanto, considera necessario introdurre meccanismi efficaci per controllare e garantire il rispetto dei termini stabiliti per le decisioni in materia di fissazione dei prezzi e di rimborso.

1.12.3   Il CESE invita gli Stati membri a garantire il diritto al giusto processo, che andrebbe previsto per tutte le parti interessate e comprendere almeno: (i) il diritto di essere ascoltati; (ii) il diritto di accedere al fascicolo amministrativo, come pure ai dati scientifici e alle relazioni pertinenti; (iii) il diritto di ottenere una decisione motivata.

1.13   Per quanto riguarda la riduzione dei termini, il CESE fa osservare che la sicurezza del paziente deve costituire la massima priorità. In particolare, nella procedura di fissazione dei prezzi e di rimborso si deve tenere conto di tutti i risultati e le indicazioni recenti in materia di sicurezza del paziente, attraverso estensioni della valutazione delle tecnologie sanitarie e la comparazione con alternative terapeutiche. Inoltre la riduzione dei termini non semplifica, e pertanto non accelera, i necessari negoziati in materia di prezzi da condurre in questo contesto con le diverse aziende.

1.13.1   Il CESE sottolinea che dovrebbe esservi una valutazione coordinata a livello nazionale per evitare che le norme regionali impediscano l'accesso ai farmaci per i pazienti di diverse regioni dello stesso Stato. Gli enti nazionali e regionali dovrebbero rafforzare il reciproco coordinamento in tutte le attività connesse, al fine di favorire un equo accesso ai farmaci per tutti i cittadini all'interno di uno Stato membro (7).

1.13.2   Il CESE sottolinea che gli Stati membri potrebbero rendere i termini più efficaci chiarendo che le autorità devono rilasciare al richiedente un avviso di ricevimento entro 10 giorni e richiedere tutte le informazioni mancanti entro un termine appropriato dalla data di ricezione della domanda, in modo che non si creino inutili ritardi prima che il richiedente possa presentare le informazioni supplementari richieste.

1.14   Il CESE ritiene che le organizzazioni dei pazienti e dei consumatori dovrebbero avere il diritto di chiedere l'avvio della procedura di inclusione di medicinali nei regimi di assicurazione malattia ed essere informate sull'andamento di tale procedura.

1.14.1   Il CESE osserva che le compagnie pubbliche e private di assicurazione malattia esercitano un ruolo e un'influenza sempre maggiori, ad esempio attraverso accordi di riduzione dei prezzi con le aziende farmaceutiche, e propone pertanto che gli Stati membri, almeno una volta l'anno, compiano un esame delle loro attività. Inoltre gli Stati membri dovrebbero eseguire periodicamente una verifica dei prezzi e dei rimborsi dei medicinali che comportano costi irragionevolmente elevati per i regimi di assicurazione malattia e per i pazienti.

1.15   Il CESE sostiene l'inclusione di criteri tramite orientamenti e l'inserimento di definizioni per garantire che gli obiettivi principali della proposta vengano conseguiti, ma insiste sulla necessità di rispettare l'articolo 168, paragrafo 7, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in base al quale gli Stati membri sono responsabili dell'organizzazione dei rispettivi sistemi di assistenza sanitaria e della fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica, compresa l'assegnazione delle risorse loro destinate.

1.15.1   Il CESE esorta gli Stati membri ad adoperarsi per adottare un approccio standardizzato in merito alla definizione di questi criteri, con l'obiettivo di introdurre sistemi di fissazione dei prezzi fondati sul valore in tutta Europa. I criteri dovrebbero comprendere la misurazione di aspetti quali i "bisogni sanitari non soddisfatti", l'"innovazione" e i "vantaggi per la società".

1.15.2   Il CESE propone che la Commissione monitori l'attuazione di criteri standardizzati e, due anni dopo l'attuazione della direttiva, presenti una relazione sui sistemi di fissazione dei prezzi e di rimborso in tutti gli Stati membri.

1.16   Il CESE esorta a far sì che le decisioni in merito all'aumento, al blocco, alla riduzione e a ogni altra approvazione dei prezzi siano basate su criteri trasparenti e obiettivi.

1.17   Il CESE respinge l'articolo 14 della proposta di direttiva ("Non interferenza dei diritti di proprietà intellettuale"). La Commissione deve trovare un equilibrio tra l'autorizzazione di rimborso concessa a un'azienda farmaceutica e gli interessi legittimi di terzi alla tutela dei loro diritti di proprietà intellettuale.

1.18   In virtù dell'articolo 3, paragrafo 5 del TUE, il CESE invita la Commissione europea ad accogliere disposizioni speciali per i medicinali essenziali e di prezzo elevato (ad esempio quelli per combattere l'AIDS) a favore dei paesi in via di sviluppo ed emergenti nel quadro degli accordi internazionali, multilaterali e bilaterali.

2.   Sintesi della proposta della Commissione

2.1   Dall'adozione della direttiva 89/105/CEE si è assistito a un'evoluzione delle procedure di fissazione dei prezzi e di rimborso, che sono anche diventate più complesse. Tale direttiva non è mai stata modificata dalla sua entrata in vigore.

2.2   La proposta in esame fissa delle regole comuni e degli orientamenti regolamentari al fine di garantire l'efficienza e la trasparenza delle procedure di fissazione dei prezzi, finanziamento e rimborso.

2.3   La revisione interessa i seguenti soggetti:

a)

le aziende farmaceutiche, comprese le industrie innovative e le industrie dei medicinali generici, per le quali l'accesso al mercato è effettivamente essenziale per garantire la competitività e la redditività;

b)

i cittadini e i pazienti europei, sui quali ricadono le conseguenze di ostacoli ingiustificati al commercio dei farmaci e dei ritardi nella disponibilità dei medicinali;

c)

i bilanci della sanità pubblica, compresi quelli dei sistemi contributivi obbligatori di assicurazione malattia, dato che i sistemi di fissazione dei prezzi e di rimborso incidono sull'utilizzazione dei medicinali, sulle spese e sui potenziali risparmi per i sistemi di sicurezza sociale.

2.3.1   Non rientrano nell'ambito di applicazione le assicurazioni sanitarie private, gli enti pubblici e privati come ad esempio gli istituti ospedalieri, le farmacie all'ingrosso e altri fornitori di servizi medici. Il CESE sottolinea che, al fine di garantire un'equa concorrenza e di realizzare il mercato interno, la direttiva deve applicarsi a tutto il mercato dei medicinali e non solo ad una parte di esso.

2.4   Benché la direttiva si applichi soltanto ai farmaci, i dispositivi medici possono essere oggetto di una regolamentazione dei prezzi negli Stati membri e/o di decisioni relative alla loro inclusione nei regimi di assicurazione malattia.

3.   Osservazioni generali

3.1   Alla luce dei problemi riscontrati in diversi Stati membri, il CESE si compiace della proposta della Commissione di intensificare la cooperazione a livello UE al fine di assicurare l'accesso di tutti i pazienti, su un piano di parità e a costi ragionevoli, ai medicinali e ai farmaci urgenti, promuovendo al tempo stesso la messa a punto di nuovi prodotti.

3.2   Il CESE osserva però che è opportuno non solo applicare come base giuridica l'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ma anche tener conto dell'articolo 168, paragrafo 7, del TFUE, secondo cui gli Stati membri sono responsabili "per l'organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica", compresa "l'assegnazione delle risorse loro destinate".

3.3   Il CESE fa rilevare che le procedure di fissazione dei prezzi e di rimborso provocano spesso inutili ritardi e comportano procedure amministrative eccessive (8) per l'immissione di farmaci innovativi, orfani e generici sui mercati dell'Unione, in particolare negli Stati membri il cui mercato nazionale è di dimensioni ridotte e le compagnie ricavano profitti limitati dagli investimenti.

3.4   Il CESE accoglie con favore la disposizione intesa a mantenere il comitato per la trasparenza (articolo 20), tuttavia propone di ampliare la rappresentatività di questo "gruppo di esperti", in modo che nel suo ambito si possano tenere consultazioni regolari con le parti interessate al fine di garantire l'efficienza delle procedure di fissazione dei prezzi e di rimborso dei medicinali.

3.5   Il CESE prende atto dell'affermarsi di un'idea condivisa secondo la quale le politiche di fissazione dei prezzi e di rimborso devono garantire un equilibrio tra (1) l'accesso tempestivo ed equo ai farmaci per tutti i pazienti dell'UE, (2) il controllo delle spese farmaceutiche degli Stati membri e (3) gli incentivi per le innovazioni valide, nel quadro di un mercato competitivo e dinamico che incoraggi anche le attività di ricerca e sviluppo.

3.5.1   Il CESE reputa necessaria la creazione di meccanismi efficaci per controllare e garantire il rispetto dei termini stabiliti per le decisioni di fissazione dei prezzi e di rimborso.

3.5.2   A giudizio del CESE, sarebbe opportuno predisporre una relazione annuale contenente una mappatura dell'effettiva attuazione della direttiva sulla trasparenza, che descriva i meccanismi di fissazione dei prezzi e di rimborso, nonché il rispetto delle scadenze fissate dalla direttiva in ciascuno Stato membro. Il CESE sottolinea la necessità di adottare un metodo standardizzato per la raccolta delle informazioni destinate a tale relazione e accoglie con favore la proposta della Commissione che impone agli Stati membri l'obbligo di riferire periodicamente sull'applicazione dei termini (articolo 17), in quanto garantisce una migliore attuazione della direttiva.

3.6   Ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 5 del TUE, l'Unione europea "contribuisce […] all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani" anche "nelle relazioni con il resto del mondo". Il CESE esorta pertanto la Commissione europea ad accogliere disposizioni speciali per i medicinali essenziali e di prezzo elevato (ad esempio quelli per combattere l'AIDS) a favore dei paesi in via di sviluppo ed emergenti nel quadro degli accordi internazionali, multilaterali e bilaterali.

4.   Osservazioni specifiche

4.1   Definizioni

Il CESE desidera richiamare l'attenzione sulla giurisprudenza della Corte di giustizia europea, la quale riconosce la necessità di un'interpretazione estensiva delle disposizioni della direttiva al fine di garantire che i suoi obiettivi principali non vengano messi a rischio dai sistemi e della politiche nazionali. Pertanto, il CESE formula le seguenti osservazioni:

4.1.1   Valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA): il CESE richiama l'attenzione sulla definizione approvata dall'EUnetHTA (9) e raccomanda di adottarla.

4.1.2   Coinvolgimento delle parti interessate: significa coinvolgere tempestivamente le parti interessate - compresi i rappresentanti dei pazienti e dei consumatori, i titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio e gli esperti del settore medico, tra cui anche scienziati indipendenti - per tutta la durata del processo decisionale, in modo che essi possano essere ascoltati in merito sia alla progettazione concettuale della valutazione che alla sua attuazione.

4.1.3   Coinvolgimento del paziente e del consumatore: significa che i pazienti assumono un ruolo attivo nelle iniziative o decisioni che avranno conseguenze per la loro comunità, in ragione delle loro conoscenze ed esperienze specifiche in quanto pazienti e utenti del sistema sanitario.

4.1.4   Criteri oggettivi e verificabili: devono essere definiti per la selezione, i metodi di valutazione e i requisiti in materia di prova per i prodotti sottoposti a una valutazione delle tecnologie sanitarie; ciò impone anche di evitare qualsiasi inutile duplicazione delle attività, in particolare per quanto riguarda la procedura di autorizzazione all'immissione in commercio e le valutazioni condotte in altri Stati UE.

4.1.5   I "termini" devono essere chiaramente definiti: se la valutazione è un requisito fondamentale per il controllo dei prezzi ai sensi dell'articolo 3 e/o per l'inserimento in un elenco positivo ai sensi dell'articolo 7, la valutazione deve rispettare il calendario fissato da questi articoli.

4.2   Campo di applicazione

4.2.1   Il CESE invita a chiarire che ogni misura collegata al processo decisionale relativo ai regimi di assicurazione malattia, comprese le raccomandazioni che potrebbero essere necessarie, rientra nel campo di applicazione della direttiva.

4.2.2   Il CESE approva le disposizioni della direttiva che si applicano alle misure volte a determinare quali medicinali possono essere inclusi negli accordi contrattuali o nelle procedure di appalto pubblico.

4.3   Un approccio incentrato sul paziente per l'accessibilità delle procedure

Il CESE invita ad adottare un approccio incentrato sul paziente al momento di determinare l'accessibilità delle procedure, e incoraggia gli Stati membri a prendere in considerazione i seguenti criteri: la possibilità di ottenere un farmaco nel paese di residenza del paziente, il rimborso dei costi legati alla somministrazione del prodotto al paziente e l'intervallo tra la concessione dell'autorizzazione all'immissione in commercio e le date in cui il prodotto è immesso sul mercato e rimborsato.

4.4   Esclusione di medicinali dai regimi di assicurazione malattia

4.4.1   Il CESE approva la proposta della Commissione secondo cui qualsiasi decisione volta a escludere un medicinale dal campo di applicazione del regime pubblico di assicurazione malattia o a modificare la portata o le condizioni di copertura del prodotto interessato deve essere motivata in base a criteri oggettivi e verificabili, fra i quali rientrano anche criteri economici e finanziari.

4.4.2   Il CESE si compiace della proposta della Commissione per cui gli Stati membri dovranno adoperarsi per giungere a un approccio standardizzato nella definizione di questi criteri, al fine di creare sistemi di fissazione dei prezzi basati sul valore in tutta Europa.

4.4.2.1   Il CESE propone che tali criteri comprendano la misurazione dei "bisogni sanitari non soddisfatti" e dei "vantaggi clinici", e che inoltre siano "non discriminatori" (10).

4.5   Procedura di ricorso in caso di mancato rispetto dei termini previsti per l'inclusione dei medicinali nei regimi di assicurazione malattia

4.5.1   Il CESE invita gli Stati membri ad assicurare che, in caso di mancato rispetto dei termini di cui all'articolo 7, il richiedente abbia a disposizione rimedi rapidi ed efficaci.

4.5.2   Il CESE invita gli Stati membri a prendere in considerazione la possibilità di sviluppare, in stretta cooperazione con le organizzazioni del settore a livello europeo, regionale e subregionale, delle modalità per garantire ai pazienti e ai richiedenti il diritto di ricorrere, dinanzi a un organo giudiziario indipendente (di regola un tribunale), contro decisioni a loro sfavorevoli in materia di fissazione del prezzo e di rimborso.

4.5.2.1   Il CESE raccomanda di conferire a tale organo giudiziario mezzi efficaci e pieni poteri di revisione sulle questioni sia di fatto che di diritto, compreso il mandato di adottare decisioni formali in caso di infrazioni, applicando sanzioni proporzionate.

4.6   Composizione e obiettivi del gruppo di esperti sull'attuazione della direttiva

4.6.1   Tra i membri del gruppo di esperti figurano rappresentanti di:

a)

ministeri o enti pubblici degli Stati membri;

b)

organizzazioni dei pazienti e dei consumatori;

c)

regimi contributivi obbligatori di assicurazione malattia;

d)

contribuenti assicurati a titolo obbligatorio (rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori);

e)

industrie farmaceutiche;

f)

la Commissione, l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) nonché il presidente o il vicepresidente delle agenzie interessate;

g)

organizzazioni internazionali e professionali, nonché altre associazioni attive nel campo delle procedure di fissazione dei prezzi, finanziamento e rimborso;

h)

scienziati indipendenti.

4.6.2   Per conseguire i propri obiettivi, il gruppo:

a)

assiste la Commissione nelle attività di monitoraggio, valutazione e diffusione dei risultati delle misure adottate a livello UE e nazionale;

b)

contribuisce alla realizzazione delle azioni dell'UE in questo campo;

c)

emette pareri e raccomandazioni o invia relazioni alla Commissione, sia su richiesta di quest’ultima, sia di propria iniziativa;

d)

assiste la Commissione nell'elaborare orientamenti, raccomandazioni e in ogni altra iniziativa;

e)

presenta alla Commissione una relazione annuale pubblica sulle proprie attività.

4.7   Classificazione dei medicinali in vista della loro inclusione nei regimi di assicurazione malattia

4.7.1   Il CESE esorta a far sì che la composizione dei gruppi di rimborso sia basata su criteri trasparenti e obiettivi, che consentano ai richiedenti, ai pazienti e ai consumatori di comprendere quale sarà il trattamento riservato ai diversi medicinali.

4.7.2   Il CESE riconosce il diritto dei soggetti interessati di chiedere alle autorità competenti di precisare i dati obiettivi in base ai quali hanno stabilito le modalità di copertura del medicinale in applicazione dei criteri e dei metodi previsti.

4.7.3   Il CESE chiede che i titolari delle autorizzazioni all'immissione in commercio e le organizzazioni rappresentative di pazienti e consumatori abbiano il diritto di essere ascoltati, laddove opportuno ed entro un termine di tempo adeguato, prima dell'inclusione dei medicinali in un gruppo di rimborso specifico, nonché il diritto di ricorrere contro la composizione di un gruppo di rimborso dinanzi a un organo indipendente.

4.8   Medicinali generici

4.8.1   Il CESE evidenzia che l'approvazione del prezzo dei medicinali generici e la loro copertura da parte del sistema di assicurazione malattia non dovrebbe richiedere in tutti i casi una valutazione nuova o dettagliata se il prezzo del prodotto di riferimento è già stato fissato, il prodotto è già stato incluso nel regime di assicurazione malattia e la valutazione è stata effettuata dall'Agenzia europea per i medicinali.

4.8.2   Per quanto riguarda la proposta della Commissione di ridurre a 30 giorni, incluso il processo di fissazione del prezzo e quello di rimborso, i termini applicabili ai medicinali generici, in quanto ciò accelererebbe il loro accesso al mercato a beneficio dei pazienti negli Stati membri e stimolerebbe la concorrenza in termini di prezzi sul mercato in tempi ragionevoli dopo la scadenza del brevetto dei prodotti originali, il CESE fa osservare che, benché l'esame medico di un medicinale generico non prenda lo stesso tempo di quello di un prodotto innovativo, resta comunque necessario procedere alla fissazione del prezzo e alle relative negoziazioni.

4.9   Approvazione del prezzo

Il CESE chiede che le autorità competenti rilascino al richiedente un avviso di ricevimento ufficiale entro 10 giorni dalla presentazione di una domanda di approvazione del prezzo di un prodotto. Gli Stati membri dovranno garantire che tali domande possano essere presentate dal richiedente subito dopo la concessione dell'autorizzazione all'immissione in commercio oppure dopo il parere positivo dell'Agenzia europea per i medicinali o delle autorità nazionali competenti.

4.10   Blocco e riduzione dei prezzi

4.10.1   Il CESE invita gli Stati membri ad effettuare, almeno una volta l'anno, una revisione volta ad accertare se le condizioni macroeconomiche giustifichino il mantenimento del blocco dei prezzi. Entro 60 giorni dall'inizio di tale revisione, le autorità competenti devono annunciare quali aumenti o riduzioni dei prezzi vengano effettuate. Qualora ve ne siano, dette autorità devono pubblicare una dichiarazione volta a motivare tali decisioni sulla base di criteri obiettivi e verificabili.

4.10.2   Il CESE invita inoltre gli Stati membri a riesaminare regolarmente i prezzi e il rimborso dei medicinali che comportano costi irragionevolmente elevati per i regimi di assicurazione malattia e per i pazienti. Entro un periodo di tempo adeguato dall'inizio di tale riesame, le autorità competenti devono dichiarare se sono autorizzate riduzioni di prezzo e quali. In tal caso esse pubblicano una dichiarazione volta a motivare tali decisioni sulla base di criteri obiettivi e verificabili (tra cui anche criteri economici e finanziari).

4.10.3   Il CESE suggerisce alla Commissione di monitorare i casi in cui gli Stati membri ricevono assistenza finanziaria, affinché garantiscano che i medicinali destinati ad essere utilizzati nel paese non vengano esportati in altri Stati membri.

4.11   Aumento di prezzo

4.11.1   Il CESE desidera sottolineare che l'aumento del prezzo di un medicinale è consentito soltanto "previa preventiva approvazione delle autorità competenti", a seguito di una consultazione delle parti interessate tra cui le organizzazioni di pazienti.

4.11.2   Il CESE richiama l'attenzione sulla necessità di garantire il diritto al giusto processo, che andrebbe previsto per tutte le parti interessate e dovrebbe comprendere almeno: (i) il diritto di essere ascoltati, (ii) il diritto di accedere al fascicolo amministrativo, come pure ai dati scientifici e alle relazioni pertinenti, e (iii) il diritto di ottenere una decisione motivata.

4.11.3   Il CESE propone che un'autorità competente rilasci al richiedente un avviso di ricevimento ufficiale entro e non oltre 10 giorni dalla ricezione, da parte di uno Stato membro, di una domanda di aumentare il prezzo di un farmaco.

4.12   Misure sul lato della domanda

Il CESE approva la proposta della Commissione intesa a chiarire che le misure volte a controllare o promuovere la prescrizione di medicinali specifici rientrano nel campo di applicazione della direttiva sulla trasparenza. Propone di estendere queste garanzie procedurali a tutte le misure intese a controllare o promuovere la prescrizione di medicinali.

4.13   Ulteriori prove riguardanti la qualità, la sicurezza o l'efficacia

In generale, nel quadro delle decisioni in materia di fissazione del prezzo e di rimborso, gli Stati membri non devono procedere a una nuova valutazione degli elementi - tra cui la qualità, la sicurezza o l'efficacia del medicinale (anche dei farmaci orfani) - su cui si basa l'autorizzazione all'immissione in commercio da parte dell'Agenzia europea per i medicinali, né delle informazioni obiettive ottenute nell'ambito della cooperazione europea in materia di valutazione delle tecnologie sanitarie.

4.14   Proprietà intellettuale

Il CESE reputa essenziale proteggere i diritti di proprietà intellettuale, che rivestono una particolare importanza per la promozione dell'innovazione in campo farmaceutico e il sostegno all'economia dell'UE. Esso è quindi contrario all'articolo 14 della direttiva proposta ("Non interferenza dei diritti di proprietà intellettuale"), laddove stabilisce che "la protezione dei diritti di proprietà intellettuale non costituisce un motivo valido per rifiutare, sospendere o revocare le decisioni relative al prezzo di un medicinale o alla sua inclusione nel regime pubblico di assicurazione malattia". La Commissione deve trovare un equilibrio tra l'autorizzazione al rimborso delle aziende farmaceutiche e gli interessi legittimi di terzi alla tutela dei loro diritti di proprietà intellettuale. Non devono esservi interferenze tra le competenze degli Stati membri relative alla valutazione dell'innovazione e quelle che riguardano la garanzia di un'adeguata tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

Bruxelles, 12 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Nonostante i timori sempre più forti per la situazione economica, la salute e l'assistenza sanitaria figuravano ancora tra le cinque principali preoccupazioni dei cittadini dell'UE nelle rilevazioni di Eurobarometro del 2009 (ad es. n. 71 della primavera 2009 e n. 72 dell'autunno 2009).

Cfr. ad es. http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/eb/eb72/eb72_en.htm

(2)  Mackenbach JP, Meerding WJ, Kunst AE.: Economic implications of socioeconomic inequalities in health in the European Union. Commissione europea, luglio 2007.

(3)  L'OMS ritiene che l'aumento dell'incidenza delle malattie croniche costituisca un'epidemia, e valuta che da oggi al 2030 tale epidemia costerà la vita di 52 milioni di persone nella regione europea. Fonte: http://ec.europa.eu/health/interest_groups/docs/euhpf_answer_consultation_jan2012_en.pdf.

(4)  Relazione relativa all'indagine sul settore farmaceutico: http://ec.europa.eu/competition/sectors/pharmaceuticals/inquiry/index.html.

(5)  Kanavos P., Schurer W.S., Vogler S., Structure of medicines distribution in EU-27 and its impact on prices, availability and on the efficiency of medicines provision ("Struttura della distribuzione dei medicinali nell'UE-27 e impatto sui prezzi, sulla disponibilità e sull'efficienza dell'approvvigionamento farmaceutico"), Commissione europea, DG Imprese ed EMINet, gennaio 2011.

(6)  Indagine sul settore farmaceutico, relazione finale, 8 luglio 2009. Studi diversi, come ad esempio lo studio Alcimed o l'indagine UE sul settore farmaceutico, confermano tali disparità di accesso. Lo sviluppo di reti di riferimento europee tra i centri di competenza può servire a ridurre questo fenomeno.

(7)  La giurisprudenza della Corte di giustizia stabilisce che il termine è perentorio e che le autorità nazionali non sono autorizzate a superarlo - [1] Merck, Sharp & Dohme BV contro Stato belga (C-245/03).

(8)  Pharmaceutical market monitoring study ("Studio di monitoraggio del mercato farmaceutico"), volume I, pag. 83.

(9)  EUnetHTA impiega la seguente definizione: "La valutazione delle tecnologie sanitarie è un processo multidisciplinare che sintetizza tutta una serie di informazioni riguardanti le questioni mediche, sociali, economiche ed etiche legate all'impiego di una tecnologia sanitaria in modo trasparente, obiettivo e fondato. Scopo della valutazione è influire sulla formulazione di politiche sanitarie sicure ed efficaci che siano incentrate sui pazienti e intese a ottenere i risultati più vantaggiosi", disponibile all'indirizzo http://www.eunethta.eu/Public/About_EUnetHTA/HTA/.

(10)  Causa C-181/82 Roussel Laboratoria, Racc. 1983, pag. 3849, causa C-238/82 Duphar e altri, Racc. 1984, pag. 523.


ALLEGATO

al Parere del Comitato economico e sociale europeo

1.   I seguenti emendamenti, che hanno ottenuto almeno un quarto dei voti espressi, sono stati respinti nel corso del dibattito (articolo 39, paragrafo 2, del Regolamento interno):

a)   Punto 4.5.2.1

Modificare come segue:

Il CESE raccomanda di conferire a tale organo giudiziario mezzi efficaci e pieni poteri di revisione sulle questioni sia di fatto che di diritto, compreso il mandato di adottare decisioni formali in caso di infrazioni, applicando sanzioni proporzionate.

Motivazione

Evidente.

Esito della votazione

Voti favorevoli

:

71

Voti contrari

:

89

Astensioni

:

19

b)   Punto 1.11.2

Modificare come segue:

Il CESE, pertanto, considera necessario introdurre meccanismi per controllare e garantire il rispetto dei termini stabiliti per le decisioni in materia di fissazione dei prezzi e di rimborso.

Motivazione

Vedere la proposta di emendamento al punto 4.5.2.1.

Esito della votazione

Voti favorevoli

:

71

Voti contrari

:

89

Astensioni

:

19

2.   I seguenti punti del parere della sezione sono stati modificati a seguito dell'adozione di emendamenti da parte dell'Assemblea, ma hanno ottenuto almeno un quarto dei voti espressi (articolo 54, paragrafo 5, del Regolamento interno):

a)   Punto 4.2.1

Il CESE invita a chiarire che ogni misura collegata al processo decisionale relativo all'inclusione dei vaccini nei regimi di assicurazione malattia rientra nel campo di applicazione della direttiva.

Esito della votazione

Voti favorevoli

:

79

Voti contrari

:

61

Astensioni

:

47

b)   Punto 4.5.2.2.

Invita altresì a istituire un'approvazione automatica dei rimborsi nel caso in cui le scadenze non vengano rispettate.

Esito della votazione

Voti favorevoli

:

90

Voti contrari

:

73

Astensioni

:

22

c)   Punto 4.14

Proprietà intellettuale

Il CESE reputa essenziale proteggere i diritti di proprietà intellettuale, che rivestono una particolare importanza per la promozione dell'innovazione in campo farmaceutico e il sostegno all'economia dell'UE. Non devono esservi interferenze tra le competenze degli Stati membri relative alla valutazione dell'innovazione e quelle che riguardano la garanzia di un'adeguata tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

Esito della votazione

Voti favorevoli

:

53

Voti contrari

:

35

Astensioni

:

5

d)   Punto 1.12

Il CESE approva il termine di 120 giorni proposto dalla Commissione e propone che, al fine di semplificare ulteriormente l'accesso dei pazienti ai farmaci, gli stessi termini siano applicati a tutti i farmaci innovativi, che siano o no soggetti alla valutazione delle tecnologie sanitarie condotta a livello nazionale.

Esito della votazione

Voti favorevoli

:

73

Voti contrari

:

41

Astensioni

:

6


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/89


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme per la semplificazione del trasferimento all'interno del mercato unico dei veicoli a motore immatricolati in un altro Stato membro»

COM(2012) 164 final — 2012/0082 (COD)

2012/C 299/16

Relatore generale: PÁSZTOR

Il Parlamento europeo, in data 18 aprile 2012, e il Consiglio dell'Unione europea, in data 24 aprile 2012, hanno deciso, conformemente al disposto dell'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme per la semplificazione del trasferimento all'interno del mercato unico dei veicoli a motore immatricolati in un altro Stato membro

COM(2012) 164 final — 2012/0082 (COD).

L'Ufficio di presidenza del Comitato economico e sociale europeo ha incaricato, in data 24 aprile 2012, la sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo di preparare i lavori in materia.

Vista l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, nel corso della 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), ha nominato PÁSZTOR relatore generale e adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) condivide gli obiettivi della Commissione e la sua idea di disciplinare con un regolamento l'immatricolazione dei veicoli a motore già immatricolati in un altro Stato membro. Ciò è conforme sia al principio di sussidiarietà che ai requisiti di una "Europa dei cittadini". Allo stesso tempo, il CESE esprime rammarico per il fatto che non sia stato possibile introdurre una procedura uniforme di immatricolazione a livello UE, come inizialmente previsto. Il Comitato giudica quest'ultima misura indispensabile sul lungo termine.

1.2

Il CESE ritiene che, una volta adottato il regolamento proposto, immatricolare i veicoli in un altro Stato membro sarà semplice come reimmatricolarli nello stesso paese, senza oneri aggiuntivi né controlli e documenti superflui. A meno che i dati forniti risultino incompleti o non validi, lo Stato membro di destinazione non può esigere l'espletamento di ulteriori procedure amministrative, inefficienti e costose, come ad esempio i controlli tecnici. Inoltre, il costo dell'immatricolazione transfrontaliera non dovrebbe superare il costo dell'immatricolazione nazionale.

1.3

Per il CESE, il fatto che il regolamento proposto esenti i normali cittadini dall'obbligo di richiedere e fornire informazioni rappresenta un grande passo in avanti. Il Comitato auspica inoltre che l'obbligo per le autorità competenti di scambiarsi informazioni possa contribuire a rafforzare la cooperazione anche in altri e più importanti settori, dando così un sostegno efficace ai valori e agli interessi comuni dell'Europa.

1.4

Il CESE apprezza il fatto che la Commissione si impegni, nello stesso regolamento, a effettuarne una valutazione ex post, ma chiede anche che il termine fissato per la presentazione della relazione di valutazione venga ridotto da quattro a due anni.

2.   La proposta di regolamento della Commissione

2.1

La Commissione ha intrapreso un lavoro importante per cercare di semplificare, attraverso un regolamento, il trasferimento in un altro Stato membro dei veicoli a motore già immatricolati in un determinato paese. Finora, infatti, il coordinamento della forma e del contenuto dei documenti di immatricolazione di veicoli era disciplinato soltanto con una direttiva (più precisamente la direttiva 1999/37/CE). Altre misure di armonizzazione, auspicabili nella prospettiva del mercato unico, hanno assunto la forma di documenti orientativi, che, in quanto tali, hanno avuto solo un impatto limitato sugli Stati membri.

2.2

Nell'elaborare la proposta di regolamento, la Commissione ha dovuto tener conto non solo di tali considerazioni ma anche delle norme relative alla tutela dei dati personali (1) e alla lotta contro la criminalità avente implicazioni transfrontaliere (2).

2.3

Pertanto, prendendo in considerazione le esigenze del mercato unico, il regolamento proposto:

definisce regole armonizzate in materia di veicoli a motore, inclusi motociclette e ciclomotori (3), registrati in uno Stato membro ma utilizzati regolarmente in un altro. Il regolamento non si applica invece ai veicoli a motore immatricolati in un paese terzo;

stabilisce che l'immatricolazione di un veicolo già immatricolato in un altro Stato membro è necessaria solo in caso di soggiorno di durata superiore ai sei mesi, o, più precisamente, se cambia la "residenza normale", vale a dire lo Stato membro in cui si trova la sede principale degli interessi professionali o dei legami personali dell'intestatario del veicolo;

elimina, a meno di validi e specifici motivi, il requisito dei controlli fisici (tecnici). Un controllo fisico può essere effettuato solo se i dati d'immatricolazione risultano incompleti o contraddittori, se si sospetta un'attività illecita, se il veicolo è gravemente danneggiato o in caso di trasferimento della proprietà. In tutti gli altri casi, i controlli tecnici effettuati nel paese d'origine devono essere riconosciuti validi;

detta norme per un approccio uniforme in materia di immatricolazioni temporanee e professionali nel mercato unico;

armonizza il commercio transfrontaliero e il trasferimento di proprietà dei veicoli usati - escludendo i paesi terzi dall'ambito di applicazione.

2.4

Il regolamento proposto impone alle autorità dello Stato membro di destinazione di chiedere a quelle dello Stato membro di origine i dati concernenti la precedente immatricolazione. In tale contesto, si fa riferimento alla possibilità di avvalersi dei più recenti sviluppi nel campo delle tecnologie dell'informazione.

Al fine di assicurare il corretto scambio d'informazioni, il regolamento impone alle autorità nazionali di utilizzare software che consentano alle autorità di altri Stati membri di accedere ai dati, escludendo al tempo stesso l'accesso a persone non autorizzate attraverso l'uso di file criptati XML. Le informazioni devono essere scambiate in tempo reale su una piattaforma online. I costi di sviluppo del software sono a carico dello Stato membro in questione;

la Commissione si impegna a creare una banca dati pubblica contenente i recapiti e gli altri dati necessari per contattare le competenti autorità nazionali;

la Commissione assicurerà inoltre lo sviluppo costante del sistema IT attraverso l'opzione giuridica degli atti delegati.

2.5

Il regolamento proposto prevede che l'immatricolazione di un veicolo possa essere negata se non vengono soddisfatte determinate condizioni. Gli interessati hanno il diritto di presentare ricorso entro un mese dalla data del rifiuto.

2.6

Nel regolamento proposto, inoltre, la Commissione si impegna a valutare l'impatto del regolamento quattro anni dopo la sua entrata in vigore.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il CESE condivide gli obiettivi della Commissione e la sua idea di disciplinare con un regolamento l'immatricolazione dei veicoli a motore già immatricolati in precedenza in un altro Stato membro. Ciò è conforme sia al principio di sussidiarietà che ai requisiti di una "Europa dei cittadini". Al tempo stesso, la proposta tiene conto dell'esperienza della prassi burocratica, che per natura tende a gestire le questioni di minore importanza privilegiando le convenzioni e la convenienza piuttosto che cercando di adeguarsi agli obiettivi strategici.

3.2

Il CESE esprime tuttavia rammarico per il fatto che non sia stato possibile introdurre una procedura uniforme di immatricolazione a livello UE, come inizialmente previsto. Il Comitato giudica questa misura indispensabile sul lungo termine.

3.3

Il CESE ritiene che una procedura uniforme di immatricolazione non comprometterebbe le esigenze di gettito degli Stati membri, dato che il sistema permetterebbe di coprire le spese di immatricolazione. Una procedura uniforme d'immatricolazione contribuirebbe, al tempo stesso, a una maggiore trasparenza e tracciabilità.

3.4

Secondo il CESE, la proposta di regolamento adotta un approccio adeguato alla soluzione di problemi fondamentali e detta norme procedurali appropriate per l'individuazione e il superamento dei potenziali rischi per gli utenti e per le pubbliche amministrazioni. È infatti stato scelto un approccio equilibrato alla gestione del rischio piuttosto che uno basato su una eccessiva prudenza burocratica.

3.5

Il testo proposto affronta adeguatamente il problema della prevenzione della criminalità transfrontaliera, tenendo conto nel contempo degli interessi del mercato dell'usato.

3.6

Il CESE ritiene che, una volta adottato il regolamento proposto, immatricolare i veicoli in un altro Stato membro sarà semplice come reimmatricolarli nello stesso paese, senza oneri aggiuntivi né controlli e documenti superflui. A meno che i dati forniti risultino incompleti o non validi, lo Stato membro di destinazione non può esigere l'espletamento di ulteriori procedure amministrative, inefficienti e costose, come ad esempio i controlli tecnici. Inoltre, il costo dell'immatricolazione transfrontaliera non dovrebbe superare il costo dell'immatricolazione nazionale.

3.7

Per il CESE, il fatto che il regolamento proposto esenti i normali cittadini dall'obbligo di richiedere e fornire informazioni rappresenta un grande passo in avanti. Il Comitato auspica inoltre che l'obbligo per le autorità competenti di scambiarsi informazioni possa contribuire a rafforzare la cooperazione anche in altri e più importanti settori, dando così un sostegno efficace ai valori e agli interessi comuni dell'Europa.

3.8

Il CESE ritiene che, a lungo termine, mantenere l'immatricolazione temporanea e quella professionale sia privo di senso. Anche l'immatricolazione professionale rappresenta infatti soltanto una soluzione provvisoria. Al tempo stesso, considera contraddittorio concedere un'autorizzazione limitata ai veicoli non conformi, consentendo loro, in alcuni casi, addirittura di percorrere lunghe distanze tra un paese e l'altro. Tali veicoli dovrebbero invece essere trasportati o, se le loro condizioni tecniche lo permettono, godere di un'autorizzazione temporanea. D'altra parte, sarebbe opportuno impedire che i veicoli con immatricolazione temporanea possano trasportare merci e passeggeri.

3.9

Il CESE accoglie favorevolmente il risparmio di un miliardo e mezzo di euro per i cittadini e le imprese. Riconosce inoltre che i costi annuali del regolamento, pari ad un milione e mezzo di euro, avranno solo un impatto minimo sul bilancio dell'UE. Al tempo stesso, però, tiene a sottolineare che i costi del regolamento incideranno in parte anche sui bilanci nazionali e quindi, ai fini della massima chiarezza, sarebbe opportuno fornire una stima dei costi globali.

3.10

Il CESE è d'accordo sul fatto di delegare alla Commissione poteri normativi riguardo alle questioni tecniche e di contenuto dei dati poste dal funzionamento del sistema a livello europeo, come prevede il regolamento proposto.

3.11

Il CESE raccomanda alle istituzioni europee coinvolte nel processo legislativo - Parlamento europeo, Consiglio e Commissione - di considerare la possibilità che, ai fini della seconda immatricolazione, si tenga conto della totalità o di parte dei costi sostenuti per la prima dall'utente, salvo che nei casi di reimmatricolazione dovuta a un cambio di proprietà.

3.12

Il CESE apprezza il fatto che la Commissione si impegni, nello stesso regolamento, a effettuarne una valutazione ex post, ma chiede anche che il termine fissato per la presentazione della relazione di valutazione venga ridotto da quattro a due anni.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il CESE ritiene che, sia nel complesso sia nelle singole disposizioni, il testo attuale della proposta di regolamento risponda alle aspettative.

4.2

Il CESE sostiene gli sforzi volti a basare le procedure di immatricolazione sui dati del sistema di omologazione per tipo dei veicoli completi (Whole Vehicle Type Approval) utilizzati ai fini del certificato di conformità. Si tratta, è vero, di dati più particolareggiati rispetto a quelli di cui all'Allegato I del regolamento proposto, ma anche e soprattutto di dati riconosciuti a livello internazionale e sui quali già si basano le procedure d'immatricolazione in vigore in diversi Stati membri.

4.3

Oltre ai dati tecnici forniti dai produttori, è necessario includere anche i valori reali basati sui più recenti test ufficiali, ad esempio in riferimento alle emissioni di sostanze inquinanti.

Bruxelles, 12 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Direttiva 95/46/CE (GU L 281 del 23.11.1995, pagg. 31-50) e regolamento (CE) n. 45/2001 (GU L 8 del 12.1.2001, pagg. 1-22).

(2)  Decisione del Consiglio 2004/919/CE (GU L 389 del 30.12.2004, pagg. 28–30).

(3)  Direttiva 2002/24/CE (GU L 124 del 9.5.2002, pagg. 1-44).


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/92


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo — Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciproca»

COM(2011) 835 final

2012/C 299/17

Relatore: PÎRVULESCU

La Commissione europea, in data 2 dicembre 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo - Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciproca

COM(2011) 835 final.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 27 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta dell'11 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 116 voti favorevoli, 3 voti contrari e 2 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie favorevolmente l'iniziativa della Commissione europea e ritiene necessario discutere e adeguare la politica europea in materia di asilo.

1.2

Il CESE ritiene che il principio di solidarietà debba rimanere la pietra angolare di questa politica, sebbene il numero e la dimensione degli Stati membri e la loro differente esposizione ai flussi di rifugiati siano all'origine di situazioni diverse che complicano la politica di asilo. La solidarietà non va considerata unicamente come un principio utile a rendere più efficace tale politica, ma come un valore fondamentale che giustifica e rafforza le misure adottate.

1.3

Bisogna compiere sforzi significativi affinché l'opinione pubblica, le amministrazioni nazionali, regionali e locali e i decisori politici aderiscano ai valori costitutivi della politica di asilo, ossia il rispetto per i diritti fondamentali delle persone, l'aiuto a coloro che si trovano in situazioni critiche, e la solidarietà e la fiducia tra Stati membri.

1.4

Il CESE ritiene che l'approccio basato su incentivi potrebbe sbloccare la politica in materia di asilo, purché gli incentivi migliori vengano correttamente individuati e sostenuti in modo adeguato, anche dal punto di vista finanziario.

1.5

Per quanto concerne la cooperazione pratica, il CESE esorta l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (European Asylum Support Office - EASO) a compiere progressi più rapidi per conseguire una capacità operativa superiore. Un'azione per rafforzare la capacità dell'EASO è tanto urgente quanto necessaria, e va coordinata con la programmazione e l'utilizzo del Fondo Asilo e migrazione (AMF).

1.6

Il CESE propone inoltre che le misure di integrazione dei rifugiati siano migliorate. Il sistema europeo di asilo che intendiamo edificare, anche se funziona in modo efficiente per quel che riguarda la rapidità e la correttezza del processo di concessione dello status di rifugiato, può fallire sotto il profilo dell'integrazione.

1.7

La politica di asilo, oltre alla strutturazione esistente nelle dimensioni trasversali, deve essere intesa nella prospettiva del "ciclo" completo dell'asilo, mettendo al suo centro la persona che si trova in una situazione di rischio. In questo modo possono essere individuate le strozzature e le incoerenze.

1.8

Si deve rammentare che il principio della solidarietà non vale solamente tra Stati ma è un principio generale applicabile all'insieme delle relazioni umane, sia tra individui sia tra gruppi. Al di là delle motivazioni e delle pressioni esercitate dalla politica in materia di migrazione e asilo, lo spirito di umana solidarietà va coltivato e incoraggiato in quanto parte integrante del nucleo di valori costitutivi dell'Unione europea.

1.9

L'esperienza maturata dalle organizzazioni della società civile e dal CESE in questo settore può contribuire a una valutazione più ampia, ma anche più dettagliata, della politica di asilo.

2.   Introduzione

2.1

Nel documento della Commissione viene precisato che la "solidarietà è uno dei valori fondamentali dell'Unione europea ed è stata uno dei principi guida della politica comune europea in materia d'asilo" e questo principio è ora sancito "dall'articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea".

2.2

Come viene segnalato nel documento della Commissione, i flussi dei richiedenti asilo "sono calati da un picco di 425 000 domande per l'UE-27 nel 2001 a meno di 200 000 nel 2006, mentre nel 2011 si prevede un grosso aumento".

2.3

La Commissione propone di rafforzare la solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo attorno a quattro assi: "cooperazione pratica e assistenza tecnica, solidarietà finanziaria, ripartizione delle responsabilità e miglioramento degli strumenti per la gestione del sistema di asilo".

2.4

La comunicazione della Commissione è tesa a "contribuire all'ultimazione del 'pacchetto asilo', dato che i prossimi mesi saranno cruciali per il raggiungimento dell'obiettivo del 2012, in cui la dimensione della solidarietà è ben presente".

3.   Osservazioni generali

3.1

Il CESE accoglie favorevolmente l'iniziativa della Commissione europea e ritiene necessario che la politica europea in materia di asilo venga sottoposta a un esame dettagliato che offra la possibilità di un aggiustamento significativo alla luce delle degli obiettivi fissati per tale politica.

3.2

La politica in materia di asilo è attualmente messa in discussione nell'Unione europea in seguito ai recenti avvenimenti politici nell'Africa settentrionale, oltre che nel Medio e nell'Estremo Oriente. Numerose persone sono state costrette a cercare protezione rifugiandosi negli Stati membri dell'UE.

3.3

Il CESE ritiene che il principio di solidarietà debba rimanere la pietra angolare di questa politica, sebbene il numero e la dimensione degli Stati membri e la loro differente esposizione ai flussi di rifugiati complichino la pratica della solidarietà e il coordinamento in generale.

3.4

Il sistema di asilo deve essere flessibile, in modo da poter fare fronte alle variazioni nei flussi di rifugiati, ma anche solido, in modo che le procedure istituzionali e le ulteriori misure di integrazione producano risultati concreti.

3.5

Si deve inoltre rammentare che il principio della solidarietà non vale solamente tra Stati ma è un principio generale applicabile all'insieme delle relazioni umane, sia tra individui che tra gruppi. Al di là delle motivazioni e delle pressioni esercitate dalla politica in materia di migrazione e asilo, lo spirito di umana solidarietà va coltivato e incoraggiato in quanto parte integrante del nucleo di valori costitutivi dell'Unione europea.

3.6

Il CESE accoglie con favore l'accento posto dalla Commissione europea sulla fiducia. Il principio della solidarietà è completato da quello della fiducia, cosa che responsabilizza in misura maggiore gli Stati membri. Il successo della politica di asilo dipende dalla capacità di ogni Stato membro di adempiere al proprio ruolo, in modo proporzionale e complementare, nel quadro di tale politica. L'interdipendenza degli sforzi nazionali mostra che bisogna proseguire con coraggio lungo il cammino del coordinamento e dell'armonizzazione.

3.7

Tuttavia il CESE rileva che la politica in materia di asilo è lungi dall'essere consolidata ed efficiente. Gli Stati membri divergono ancora per quel che concerne l'apertura e la preparazione non solo nell'accoglienza dei rifugiati, ma anche nella costruzione europea della politica di asilo. Bisogna compiere sforzi significativi affinché l'opinione pubblica, le amministrazioni nazionali, regionali e locali e i decisori politici aderiscano ai valori costitutivi della politica di asilo, ossia il rispetto per i diritti fondamentali, l'aiuto a coloro che si trovano in situazioni critiche, e la solidarietà e la fiducia tra Stati membri. Occorre inoltre riservare maggiore attenzione all'attuazione della politica. Una serie di casi concreti dimostra che i richiedenti asilo sono vulnerabili tanto nei paesi di origine quanto in quelli di accoglienza.

3.8

La società civile organizzata, spesso per bocca del CESE, ha richiamato l'attenzione sulle carenze in termini di visione, struttura e attuazione della politica di asilo, e ha inoltre formulato numerose raccomandazioni destinate a migliorarla. Gli aggiustamenti realizzati sinora - siano essi nel settore dell'armonizzazione, del finanziamento di programmi specializzati o della riforma istituzionale - non hanno ancora portato al consolidamento della politica comune di asilo. È necessario riformare tale politica, e il CESE rinnova il proprio impegno a contribuire a questo processo.

3.9

Il CESE è convinto che sia giunto il momento di mettere in pratica in modo molto più coraggioso i principi della solidarietà e della fiducia. Più specificamente, il Comitato propone due linee d'azione complementari. La prima punta a modificare nel medio-lungo termine le opinioni e gli atteggiamenti in rapporto al fenomeno dell'asilo, specialmente a livello dei formatori di opinione, dei decisori politici e dei funzionari pubblici sul piano locale e nazionale.

3.10

La seconda linea d'azione è parzialmente compresa negli attuali sforzi, ma non è strutturata e formulata in modo sufficiente. Essa riguarda il completamento dei principi di solidarietà e fiducia per mezzo di meccanismi istituzionali tesi a promuovere il coinvolgimento delle autorità nazionali e degli enti regionali e locali. L'approccio basato su incentivi potrebbe sbloccare la politica in materia di asilo, purché gli incentivi migliori vengano correttamente individuati e sostenuti in modo adeguato, anche dal punto di vista finanziario.

3.11

Il CESE propone inoltre che le misure di integrazione dei rifugiati siano migliorate. Numerose prove presentate da organizzazioni che lavorano in questo settore indicano che i richiedenti asilo sono più esposti alle discriminazioni, sono privi di accesso ai servizi pubblici di base, e hanno problemi per quel che riguarda l'alloggio e la sicurezza individuale. Il sistema europeo di asilo che intendiamo edificare, anche se funziona in modo efficiente per quel che riguarda la rapidità e la correttezza del processo di concessione dello status di rifugiato, può fallire sotto il profilo dell'integrazione.

3.12

In rapporto a ciò, il CESE raccomanda che la politica di asilo, oltre alla strutturazione esistente nelle dimensioni trasversali, sia esaminata anche dal punto di vista di un "ciclo" di asilo completo, seguendo cioè il percorso delle persone che si trovano in una situazione di rischio dall'ingresso propriamente detto sul territorio dell'Unione, passando per le procedure di domanda di asilo – comprese le misure di integrazione – sino alla prospettiva – nel medio-lungo termine – dell'integrazione e, se del caso, del ritorno alla terra natia. L'ideazione della politica sulla base dell'intero "ciclo" di asilo e mettendo al suo centro la persona che si trova in una situazione di rischio può contribuire in modo significativo all'individuazione delle strozzature e delle incoerenze.

3.13

L'esperienza maturata dalle organizzazioni della società civile e dal CESE in questo settore può contribuire a una valutazione più ampia, ma anche più dettagliata, della politica di asilo, la quale è legittimamente messa in discussione in seguito ai recenti avvenimenti politici in paesi vicini all'UE. Il CESE ritiene opportuno che la comunicazione della Commissione contenga una riflessione molto più chiara e dettagliata sul ruolo delle organizzazioni della società civile.

3.14

Il CESE accoglie inoltre con favore il coinvolgimento del Comitato delle regioni e degli enti locali nell'ideazione della politica in materia di asilo e ritiene che il ruolo degli enti subnazionali sia centrale per il successo di tale politica, specialmente per quel che concerne le misure di integrazione. Gli enti subnazionali devono essere incoraggiati, anche attraverso misure finanziarie attive, ad assumere un ruolo di maggior rilievo nell'integrazione dei rifugiati.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il CESE accoglie con soddisfazione l'accento posto dalla Commissione europea sugli aspetti legati alla cooperazione pratica. Assieme alle modifiche previste del pacchetto legislativo, peraltro necessarie, la cooperazione pratica può portare a miglioramenti puntuali nel disbrigo delle procedure in materia di asilo. Una cooperazione pratica più efficace dovrebbe prefiggersi di limitare gli adempimenti burocratici per la concessione dell'asilo e di ridurre i tempi necessari per il disbrigo delle relative procedure.

4.1.1

Il CESE accoglie con favore la creazione dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO) il quale, sebbene sia ancora nella fase iniziale di istituzionalizzazione, dimostra che esiste un notevole potenziale in materia di cooperazione tra Stati membri. Le azioni dell'EASO, specialmente quelle di sostegno e formazione, rappresentano i primi passi che sono stati compiuti. Il CESE esorta l'EASO a compiere progressi più rapidi per conseguire una capacità operativa superiore. Un'azione per rafforzare la capacità dell'EASO è tanto urgente quanto necessaria, e va coordinata con la programmazione e l'utilizzo del Fondo Asilo e migrazione (AMF). Il distacco di personale e gli interventi in caso di emergenza possono rappresentare delle misure che accrescono la visibilità di questa struttura e la fiducia in essa. La relazione annuale prevista può contribuire a ottenere dati di rilievo in materia di asilo. Il CESE raccomanda che nell'elaborazione della relazione annuale si tenga conto delle numerose prove che le organizzazioni della società civile attive in questo settore possono mettere a disposizione.

4.1.2

Il CESE esorta l'EASO a mettere rapidamente a punto un sistema di raccolta delle informazioni fornite dai paesi di origine dei migranti. L'Ufficio potrebbe così offrire agli Stati membri informazioni attendibili, tempestive e comparabili, accelerando la procedura e rendendola possibilmente più equa. Occorre altresì che in tali valutazioni siano accluse anche informazioni provenienti da fonti indipendenti.

4.1.3

Sebbene il rafforzamento dell'EASO rappresenti una linea d'azione positiva, ciò non dovrebbe impedire agli Stati membri di sviluppare i propri istituti e le proprie capacità di gestione della problematica dell'asilo. Continuando secondo la logica dell'incentivazione, il rafforzamento dell'EASO deve essere accompagnato da meccanismi che assicurino una maggiore apertura delle autorità nazionali verso la cooperazione europea e la gestione efficiente delle sfide sollevate dall'asilo.

4.1.4

Nel caso della politica di asilo, è nelle situazioni di crisi che viene messa alla prova, con risultati alterni, la validità delle soluzioni istituzionali adottate. L'Unione europea e i suoi Stati membri sono in generale scarsamente preparati a far fronte a flussi eccezionali di rifugiati. Un semplice esame mostra tuttavia che tali flussi, almeno per quanto riguarda i punti di ingresso, sono prevedibili. Il CESE raccomanda di rivolgere un'attenzione particolare al rafforzamento della capacità degli Stati più esposti ai flussi di rifugiati, siano essi consueti o straordinari.

4.1.5

Il CESE accoglie con favore la prosecuzione e l'approfondimento della cooperazione dell'EASO con altre agenzie specializzate dell'UE, come Frontex. Il Comitato insiste sulla necessità che l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo riservi un'attenzione speciale alla problematica dei diritti fondamentali di coloro con cui l'EASO stesso viene direttamente o indirettamente a contatto. La cooperazione con l'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali è indispensabile alla realizzazione di un equilibrio strutturale e operativo tra gli strumenti utilizzati nella politica di asilo.

4.1.6

Il CESE ritiene opportuno il ricorso al meccanismo di protezione civile in caso di flussi migratori eccezionali. Questa possibilità non deve tuttavia rendere le autorità nazionali meno motivate a costruire sistemi di asilo solidi, che facciano fronte in modo soddisfacente alle variazioni nei flussi di rifugiati.

4.1.7

Il finanziamento sulle risorse dell'esercizio finanziario corrente deve essere prioritariamente utilizzato per l'attuazione efficiente del pacchetto legislativo rinnovato. Tuttavia il CESE richiama l'attenzione sulla necessità di continuare a rafforzare le capacità degli Stati che si trovano a dover gestire flussi di rifugiati. Dato che la situazione geopolitica delle aree che sono all'origine di questi movimenti migratori è ancora instabile, non possiamo attenderci una diminuzione significativa del livello di tali flussi. Pertanto, il consolidamento dei sistemi nei paesi esposti a questo fenomeno deve continuare parallelamente agli sforzi tesi ad armonizzare e ad applicare la legislazione. È necessario proseguire e sostenere in modo adeguato i progetti in corso, molti dei quali sono a carattere innovativo e. Se essi non riescono a produrre risultati, verrà compromessa la fiducia degli Stati membri nel sostegno dell'UE e sarà indebolita la motivazione a impegnarsi maggiormente in futuro.

4.1.8

Dal 2014 gli Stati membri disporranno di un nuovo Fondo Asilo e migrazione (AMF). Il CESE esorta la Commissione a impegnarsi in un dialogo costruttivo con gli Stati membri per delineare un quadro preciso delle necessità e delle priorità a livello nazionale. È molto importante che in questo dialogo vengano coinvolti sia il Comitato economico e sociale europeo, in qualità di forum rappresentativo della società civile organizzata, che il Comitato delle regioni e gli enti locali. Nella programmazione dell'utilizzo del Fondo occorre indicare con precisione non solo le esigenze e le priorità a livello nazionale, ma anche le risorse e gli strumenti messi a disposizione di tali obiettivi. Inoltre il CESE ritiene che la relazione annuale sull'utilizzo dei fondi responsabilizzerà gli Stati membri nel perseguire in modo più deciso gli obiettivi della politica di asilo.

4.1.9

Il CESE osserva che le organizzazioni della società civile incontrano notevoli difficoltà nell'accedere ai fondi necessari per la realizzazione di progetti aventi un impatto significativo a livello locale. È indispensabile semplificare le procedure in modo tale da agevolare il coinvolgimento della società civile e dei richiedenti asilo.

4.1.10

Il CESE appoggia l'intenzione della Commissione europea di utilizzare i fondi disponibili soprattutto nei paesi abitualmente esposti ai flussi di rifugiati. Ciò incentiverà il coinvolgimento di tali paesi e, di riflesso, il consolidamento delle capacità esistenti. Inoltre è una misura che traduce in pratica il principio chiave della politica di asilo, ossia la solidarietà.

4.1.11

Analogamente, il CESE sostiene senza riserve gli incentivi finanziari previsti da accordare agli Stati membri, simili a quelli attualmente utilizzati per il reinsediamento di specifiche categorie di rifugiati (gruppi e persone vulnerabili provenienti dai programmi di protezione regionale), per compensare quegli Stati che accettano la ricollocazione di beneficiari di protezione internazionale provenienti da un altro Stato membro.

4.1.12

È inoltre necessario che i fondi disponibili siano utilizzati in modo complementare con altre fonti di finanziamento, come il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo per lo sviluppo regionale, e il CESE raccomanda che la società civile organizzata e gli enti locali e regionali vengano coinvolti in misura maggiore nei progetti.

4.2

Il CESE sostiene lo sforzo intrapreso al fine di riformare il regolamento Dublino. Esistono numerose prove, molte delle quali segnalate da organizzazioni della società civile, che il sistema non è efficiente rispetto agli obiettivi. Le decisioni e le raccomandazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo sono inoltre fondamentali nel quadro del dibattito sulla riforma del regolamento, riforma necessaria a medio e a lungo termine. Il CESE è sempre aperto al dibattito e sosterrà qualsiasi sforzo teso a esaminare, valutare e individuare le regolamentazioni e gli strumenti di intervento più adatti. Il CESE accoglie con estremo favore il riferimento ai diritti fondamentali in quanto criteri prioritari di valutazione dell'adeguatezza del sistema Dublino.

4.3

Per quel che riguarda la ricollocazione dei richiedenti protezione internazionale, il CESE ritiene che essa non sia necessaria, purché i richiedenti beneficino di condizioni decenti nei paesi in cui presentano domanda di protezione e – se del caso – possano avvalersi di una procedura rapida per la presentazione della domanda. Le capacità di accoglienza degli Stati devono essere rafforzate. Se ciò non avviene, un meccanismo volontario di ricollocazione dei richiedenti basato su incentivi potrebbe produrre dei risultati.

4.3.1

Per quel che concerne la ricollocazione dei beneficiari di protezione internazionale, benché esista un relativo consenso sulla necessità di darle concreta attuazione, gli Stati membri hanno cooperato senza convinzione in questo campo. Il progetto pilota sostenuto dalla Commissione europea non è capace di creare un meccanismo efficiente di ricollocazione. Il CESE esorta la Commissione europea, l'EASO e gli Stati membri a continuare a collaborare nel quadro di questo progetto e vedrebbe di buon occhio la sua trasformazione in programma permanente, attuato su base volontaria. È tuttavia essenziale individuare e mobilitare gli incentivi che porterebbero a un maggiore coinvolgimento degli Stati membri in un simile programma permanente. Nella valutazione programmata dalla Commissione la dimensione degli incentivi e della motivazione deve occupare una posizione centrale.

4.4

L'istituzione del trattamento congiunto delle domande di asilo potrebbe essere uno strumento utile nell'attuazione della politica di asilo. Il CESE attende con interesse i risultati della valutazione programmata dalla Commissione europea in rapporto a questo problema, che è complesso dal punto di vista sia giuridico che operativo. Il CESE ritiene che il trattamento congiunto possa rappresentare una risposta appropriata per far fronte ai flussi variabili dei richiedenti asilo. Inoltre potrebbe creare uno standard di procedura in grado di orientare gli Stati membri nella loro attività. Il CESE ritiene che il trattamento congiunto, previa considerazione della valutazione d'impatto, debba essere promosso parallelamente al consolidamento delle capacità nazionali. Queste capacità sono più complesse di un semplice trattamento delle domande e gli Stati membri devono essere incoraggiati ad assumersi costantemente un ruolo attivo in rapporto a tutti gli aspetti della politica di asilo.

4.5

Il CESE accoglie favorevolmente l'attivazione del meccanismo previsto nella direttiva sulla protezione temporanea, qualora siano soddisfatte le condizioni. I flussi eccezionali di rifugiati, benché rari, determinano situazioni di crisi, a cui le istituzioni europee e quelle nazionali devono essere preparate. Il CESE richiama inoltre l'attenzione sulle prassi associate alle missioni di salvataggio e ribadisce il concetto che il principio di non respingimento deve essere rispettato in modo integrale.

4.6

Il CESE si rallegra per la maturazione e l'affinamento della politica di asilo dimostrati nel caso della Grecia. Il ricorso a strumenti per sanzionare una violazione del diritto dell'UE deve essere accompagnato da misure di sostegno. Il CESE auspica un approccio proattivo e preventivo da parte della Commissione europea e di altre agenzie specializzate in rapporto agli Stati che devono migliorare i risultati del proprio sistema nazionale di asilo. Sebbene il programma di assistenza alla Grecia rappresenti un passo avanti importante, esso deve proseguire e beneficiare di un finanziamento adeguato. Il caso greco e quello maltese rappresentano le pietre di paragone della politica di asilo. Se gli Stati membri e le istituzioni europee non riescono ad essere concretamente solidali con i paesi che devono far fronte a flussi consistenti di rifugiati, la politica comune di asilo sarà un fallimento con conseguenze rilevanti per numerose persone che si trovano in una situazione di rischio. L'assistenza va diversificata, rafforzata e coordinata in modo adeguato.

4.7

Il CESE auspica il rafforzamento del sistema Dublino dal punto di vista di un migliore monitoraggio e della creazione di un meccanismo di allarme rapido. Questi strumenti possono migliorare la preparazione degli Stati membri nella gestione dei flussi di rifugiati e nel coordinamento effettivo della politica di asilo. Tali strumenti devono essere chiaramente orientati ai bisogni degli Stati membri, tenendo nel debito conto la necessità di rispettare i diritti fondamentali dei rifugiati.

4.8

Una gestione più efficiente delle frontiere e una politica migliore in materia di visti potrebbero contribuire al consolidamento della politica di asilo. Il CESE accoglie favorevolmente i passi compiuti in questa direzione, ma ritiene che una clausola di salvaguardia che permetta di sospendere gli spostamenti da un paese terzo in regime di esenzione dal visto possa essere problematica, anche se l'applicazione di tale clausola è subordinata ad una condizione, ossia l'esistenza di dati che provino che l'assenza di visti ha portato a un utilizzo abusivo del sistema di asilo.

Bruxelles, 11 luglio 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


4.10.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 299/97


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Iniziativa “Opportunità per i giovani”»

COM(2011) 933 final

2012/C 299/18

Relatore: JASIŃSKI

La Commissione, in data 20 dicembre 2011, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Iniziativa "Opportunità per i giovani"

COM(2011) 933 final.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 27 giugno 2012.

Alla sua 482a sessione plenaria, dei giorni 11 e 12 luglio 2012 (seduta del 12 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 212 voti favorevoli, 1 voto contrario e 2 astensioni.

1.   Sintesi delle raccomandazioni

1.1   Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sottolinea l'utilità dell'iniziativa Opportunità per i giovani, che richiama l'attenzione sui problemi attuali e al tempo stesso evidenzia gli obiettivi della comunicazione Youth on the move. Il CESE è pronto a prendere parte all'attuazione dell'iniziativa, collaborando con le parti sociali e le organizzazioni della società civile e svolgendo un'opera di promozione congiunta con le parti interessate.

1.2   Il CESE osserva che il successo dell'iniziativa Opportunità per i giovani può essere inficiato dalla politica di austerità e dalla mancanza di una politica chiara e generalmente riconosciuta a favore della crescita. Questa importante iniziativa infatti, pur potendo rappresentare una fonte di nuove possibilità per i giovani, di per sé - avulsa, cioè, dal contesto - non crea però nessun posto di lavoro. Per garantirne un'adeguata attuazione occorre quindi riconoscere la necessità di creare condizioni economiche e finanziarie adeguate.

1.3   Il CESE riconosce la necessità di continuare le azioni per prevenire l'abbandono precoce degli studi. È importante mantenere e, ove possibile, incrementare le risorse a disposizione degli Stati membri per prevenire tale fenomeno.

1.4   Tenuto conto delle differenti situazioni riscontrabili tra i giovani dei due sessi, il CESE sottolinea l'importanza di un adeguato sistema di istruzione, formazione e orientamento professionale per aiutare i giovani sia a ottenere una migliore istruzione, qualificazione e competenza, sia a scegliere una scuola, anche a livello di istruzione superiore e formazione professionale, che garantisca di poter trovare un'occupazione adeguata.

1.5   Il CESE sostiene lo sviluppo di competenze che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro attraverso la cooperazione attiva tra mondo del lavoro e istituti di istruzione. Plaude al sostegno finanziario aggiuntivo previsto dalla Commissione per i programmi Il tuo primo lavoro EURES e Erasmus per gli imprenditori e per il rafforzamento della mobilità dei giovani.

1.6   Il CESE ritiene opportuno sostenere le prime esperienze professionali e la formazione sul posto di lavoro. Concorda sul fatto che l'apprendistato e i tirocini, nonché i programmi di volontariato, sono strumenti importanti che permettono ai giovani di acquisire competenze ed esperienza professionale. In nessun caso, tuttavia, tali strumenti possono sostituire le forme di lavoro regolare. In tal senso, va sottolineata l'importanza di tutte le iniziative tese a migliorare la qualità dei tirocini, come ad esempio la Carta europea della qualità per i tirocini e gli apprendistati (European Quality Charter on Internships and Apprenticeships).

1.7   Il CESE sottolinea l'importanza di disporre di criteri qualitativi per apprendistati e tirocini. In tal senso, plaude all'iniziativa della Commissione di adottare, nel 2012, un quadro qualitativo volto a incoraggiare l'offerta e la partecipazione a tirocini di qualità.

1.8   Il CESE evidenzia il ruolo delle parti sociali nel processo di condivisione delle buone pratiche e nella progettazione, attuazione e monitoraggio di un sistema di tirocini professionali.

1.9   Il CESE ritiene appropriato incrementare i mezzi di bilancio a disposizione della Commissione da destinare direttamente al servizio volontario europeo. Accoglie altresì con favore la creazione di un nuovo corpo volontario europeo di aiuto umanitario, ma esprime preoccupazione per l'assenza di una valutazione adeguata della fase pilota attualmente in corso e della natura realmente volontaria dell'iniziativa.

1.10   Nel primo lavoro dovrebbe essere garantita l'applicazione delle norme minime sul lavoro, che non dovrebbero discostarsi da quelle previste per i lavoratori con più esperienza: a questo proposito, è essenziale vietare qualunque forma di discriminazione fondata sull'età. Il CESE ribadisce, ancora una volta, l'importanza fondamentale di misure che contribuiscano ad assicurare ai giovani un lavoro stabile, di qualità e adeguatamente retribuito con garanzie di sicurezza sociale sin dall'inizio della carriera.

1.11   Il CESE sottolinea che l'iniziativa Garanzia europea per la gioventù dovrebbe essere sostenuta da una politica attiva del mercato del lavoro che contribuisca a eliminare lo scollamento tra il sistema di istruzione e formazione e il mercato del lavoro, nella stessa misura per i giovani di entrambi i sessi.

1.12   Il CESE ribadisce le proposte concrete formulate recentemente nel suo parere sugli orientamenti a favore dell'occupazione per affrontare la situazione dei giovani sul mercato del lavoro, deterioratasi in maniera drammatica in molti Stati membri a causa della crisi:

definizione di ambiziosi obiettivi UE per l'occupazione giovanile;

attuazione coerente della "garanzia per i giovani" in tutti gli Stati membri;

incremento e maggiore accessibilità dei fondi dell'UE nei paesi particolarmente colpiti dalla disoccupazione giovanile;

stanziamento di risorse adeguate per la lotta alla disoccupazione giovanile nel nuovo bilancio UE;

migliore accesso dei giovani alle prestazioni sociali in caso di disoccupazione;

lotta all'occupazione precaria e non regolamentata nel settore dei tirocini e dell'apprendistato;

promozione del sistema duale nella formazione professionale come modello per l'UE (1).

1.13   Il CESE rileva che occorrerà adoperarsi in modo particolare affinché nel predisporre le prospettive finanziarie per il periodo 2014-2020 si garantisca la disponibilità di risorse per i giovani nel quadro del Fondo sociale europeo.

1.14   Poiché la creazione di posti di lavoro di qualità deve restare una priorità, il CESE propone che nelle prossime prospettive finanziarie sia esaminata l'adozione di una strategia europea per l'occupazione giovanile.

1.15   Dovrebbe essere considerata fondamentale la disponibilità della Commissione a fornire fondi di assistenza tecnica tesi a facilitare l'utilizzo dei fondi UE ancora disponibili da parte degli Stati membri; questo vale soprattutto per il Fondo sociale europeo, nel cui quadro sono ancora disponibili 30 miliardi di euro per progetti relativi alle prospettive finanziarie 2007-2013.

2.   Sintesi dell'iniziativa della Commissione. Contesto del problema

2.1   I problemi che i giovani affrontano sul mercato del lavoro sono di natura strutturale. Essi erano evidenti già molti anni prima che avesse inizio la crisi odierna. La crisi in atto dal 2008 li ha esacerbati. Il tasso di disoccupazione nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 24 anni è più del doppio rispetto a quello dell'insieme della popolazione attiva e quasi il triplo rispetto a quello della popolazione attiva adulta. Tra il 2008 e il 2010 il numero di giovani europei senza lavoro è aumentato di un milione per arrivare agli oltre cinque milioni attuali: preoccupa il fatto che oggi nell'UE una persona su cinque non è in grado di trovare lavoro. Un altro fenomeno particolarmente allarmante è l'aumento, tra i giovani, della disoccupazione di lungo periodo: in media, il 28 % dei giovani disoccupati di più di 25 anni rimane senza lavoro per più di 12 mesi.

2.2   La strategia Europa 2020 fissa una serie di obiettivi ambiziosi che dovrebbero contribuire alla promozione di una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva nell'UE; il contributo dei giovani è essenziale per realizzare questi obiettivi. L'iniziativa Youth on the move, pubblicata nel settembre 2010, sottolinea che per "valorizzare appieno il loro potenziale" e conseguire gli obiettivi di Europa 2020 è fondamentale garantire ai giovani un'istruzione e una formazione di qualità, un'integrazione efficace e duratura nel mondo del lavoro, un lavoro dignitoso e adeguatamente retribuito e una maggiore mobilità. È essenziale però che il modello adottato nel quadro della strategia sia realizzato.

2.3   La gravità della crisi economica ha reso impossibile per il momento raggiungere gli obiettivi delineati nell'iniziativa Youth on the move, e per di più la situazione giovanile sul mercato del lavoro si deteriora costantemente. L'Unione europea deve investire nei giovani e intraprendere azioni immediate ed efficaci per prevenire e contrastare l'alto tasso di disoccupazione giovanile, compresa quella di lungo periodo. I fondi disponibili per stimolare la crescita economica sono vitali per creare nuovi posti di lavoro, ma non sono di per sé sufficienti per risolvere il problema della disoccupazione giovanile.

2.4   Al termine del primo semestre europeo di governance economica (2011), la Commissione, nell'Analisi annuale della crescita 2012, ha richiamato l'attenzione sui primi segnali indicanti che gli Stati membri non reagiscono in maniera abbastanza efficace alle raccomandazioni formulate.

2.5   Alla luce del costante deterioramento della situazione occupazionale dei giovani, la Commissione intraprende ora un secondo tentativo per migliorare la situazione proponendo l'iniziativa Opportunità per i giovani, rivolta specificamente ai giovani che non lavorano, non proseguono gli studi né seguono una formazione. L'obiettivo è combinare le specifiche misure degli Stati membri con quelle dell'UE, le cui priorità sono individuate nella strategia Europa 2020, nelle conclusioni del Consiglio del 2011 sull'occupazione giovanile e nella raccomandazione del Consiglio sulle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico.

2.6   Data la gravità della situazione sopra descritta, la Commissione ritiene che, senza attendere le raccomandazioni specifiche per paese per il 2012, gli Stati membri, in particolare quelli con i più elevati tassi di disoccupazione giovanile, dovrebbero adottare provvedimenti energici nei seguenti quattro settori principali:

prevenzione dell'abbandono precoce degli studi;

sviluppo di competenze che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro;

sostegno a una prima esperienza di lavoro e alla formazione sul posto di lavoro;

accesso al mercato del lavoro: ottenere un (primo) posto di lavoro.

2.7   La Commissione metterà a disposizione fondi per l'assistenza tecnica allo scopo di facilitare l'utilizzo, da parte degli Stati membri, dei fondi UE ancora disponibili, segnatamente quelli del Fondo sociale europeo, che ha a disposizione ancora circa 30 miliardi di euro per progetti nel quadro delle prospettive finanziarie 2007-2013.

2.8   L'iniziativa Opportunità per i giovani si fonda su una stretta cooperazione tra gli Stati membri e la Commissione, e incoraggia un'azione concertata per assicurare che tutte le parti interessate utilizzino appieno il sostegno finanziario dell'UE e gli strumenti disponibili.

3.   Osservazioni generali

3.1   La comunicazione sull'iniziativa Opportunità per i giovani dovrebbe essere valutata in stretto collegamento con le raccomandazioni formulate dalla Commissione nelle iniziative intraprese nel quadro della strategia Europa 2020, ossia Youth on the move e Un'agenda per nuove competenze e per l'occupazione, nonché con le conclusioni del Consiglio di giugno 2011 sull'occupazione giovanile e la raccomandazione del Consiglio sulle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico.

3.2   Il Comitato si rammarica che anche questa volta, come già per l'iniziativa Youth on the move, la Commissione abbia trascurato le misure per rafforzare e sviluppare la dimensione sociale e civile delle tematiche giovanili in Europa. I giovani dovrebbero collaborare all'iniziativa e non esserne semplicemente l'oggetto o i beneficiari. Il Comitato, pertanto, invita nuovamente la Commissione a prevedere le azioni necessarie. Sottolinea inoltre la necessità di coinvolgere i giovani nell'attuazione dell'iniziativa a ogni livello.

3.3   Dal lancio di Youth on the move, la situazione dei giovani sul mercato del lavoro dell'UE anziché migliorare è in realtà peggiorata. Il CESE rileva che il successo dell'iniziativa Opportunità per i giovani può essere inficiato dalla politica di austerità macroeconomica degli Stati membri, attuata sullo sfondo della nuova governance economica, e dalla mancanza di una politica chiara e generalmente riconosciuta a favore della crescita. Nell'attuare le misure adottate nell'ambito della severa politica di bilancio degli Stati membri, si dovrebbe tenere conto del loro impatto sulla situazione dei giovani sul mercato del lavoro. Il CESE è quindi dell'avviso che per i giovani questa importante iniziativa possa essere fonte di nuove possibilità, ma che di per sé - considerata isolatamente dal più ampio contesto economico - essa non crei nessun posto di lavoro. Perciò, per garantirne un'attuazione adeguata, occorre creare condizioni economiche e finanziarie favorevoli. Per quanto riguarda tutte le misure intese a superare la crisi economica e l'indebitamento pubblico, occorre evitare che siano in contrasto con l'obiettivo di incentivare la domanda e l'occupazione (durante e dopo la crisi) e di attenuare le difficoltà sociali. In particolare, vanno garantiti investimenti pubblici in una politica occupazionale attiva e nell'istruzione generale e professionale.

3.4   Il CESE sottolinea che l'assenza di azioni immediate ed efficaci per migliorare la situazione sul mercato del lavoro nell'UE aggraverà il fenomeno dello spreco del potenziale intellettuale (brain waste) e della fuga dei cervelli (brain drain) collegati alla migrazione per motivi professionali. Ciò comporta non soltanto la perdita - spesso definitiva - delle risorse pubbliche investite nell'istruzione, ma anche - a livello di Stato membro e dell'intera UE - di capitale umano.

3.5   A questo proposito, il CESE giudica positivamente il fatto che la nuova iniziativa della Commissione da un lato richiama l'attenzione sui problemi attuali, dall'altro mette in rilievo gli obiettivi della comunicazione Youth on the move. Il valore aggiunto dell'iniziativa in esame sta nel fatto che essa punta su misure concrete da parte degli Stati membri e prevede opportunità di sostegno finanziario che, secondo il CESE, potrebbero contribuire efficacemente a migliorare la situazione dei giovani sul fronte dell'istruzione e sul mercato del lavoro.

3.6   L'obiettivo della comunicazione della Commissione è incoraggiare gli Stati membri a intraprendere misure correttive immediate e concrete nel settore dell'occupazione e collegare la questione dell'occupazione giovanile (specialmente quello dei giovani che non lavorano, non proseguono gli studi né seguono una formazione) a quella dei sistemi di istruzione e di formazione professionale, nonché migliorare e rafforzare la legislazione, tenendo conto del fatto che spesso il fenomeno dei giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione (NEET) è strettamente collegato a quello del lavoro nero.

3.7   Prevenzione dell'abbandono precoce degli studi

3.7.1   Il CESE accoglie con favore questa nuova iniziativa per prevenire l'abbandono precoce degli studi e conferma la particolare importanza di ridurre il tasso dei giovani interessati da questo fenomeno, soprattutto in alcuni Stati membri. Questo è anche uno degli obiettivi chiave della strategia Europa 2020 (2). Il CESE ritiene che occorra dare seguito a tali misure, mantenendo o (se possibile) incrementando le risorse a disposizione degli Stati membri per la prevenzione dell'abbandono precoce degli studi e adottando misure che migliorino l'attrattiva dell'istruzione offerta. Al tempo stesso, il Comitato sottolinea la necessità di rafforzare l'inclusività del sistema di istruzione.

3.7.2   Il CESE concorda con la Commissione sulla necessità di intraprendere azioni immediate sotto forma di reinserimento attraverso la formazione, e invita pertanto gli Stati membri ad agire immediatamente ed efficacemente per ridurre la percentuale dell'abbandono precoce degli studi al 10 %. Attualmente, la media negli Stati membri dell'UE è del 14 %.

3.8   Sviluppo di competenze che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro: mobilità

3.8.1   Il CESE concorda sul fatto che lo sviluppo di competenze che rispondano alle esigenze del mercato del lavoro è fondamentale per l'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro; soprattutto, è vitale promuovere una più intensa sinergia tra il mondo del lavoro e l'istruzione, riservando particolare importanza al ruolo del sistema di istruzione misto. Il CESE rileva l'importanza del sostegno all'imprenditoria e alla cooperazione, sia nel settore agricolo che in quello industriale e in quello dei servizi, tra il mondo delle aziende e il sistema d'istruzione a tutti i livelli di studio. Sottolinea inoltre il ruolo che l'istruzione riveste, oltre che per l'economia, per i più ampi bisogni delle società. In questo senso, sarebbe importante che i programmi scolastici affrontassero le questioni legate al diritto del lavoro e garantissero agli studenti delle conoscenze sulle possibilità offerte dall'UE in quest'ambito. Ciò contribuirebbe a formare nei giovani una consapevolezza ancor prima che entrino nel mercato del lavoro e ne rafforzerebbe inoltre l'identità europea.

3.8.2   Il CESE richiama l'attenzione sulle linee guida del comunicato di Bruges sul rafforzamento della cooperazione europea in materia di insegnamento e formazione professionali per il periodo 2011-2020. L'Europa ha bisogno di sistemi di istruzione e formazione professionale flessibili e di qualità, in grado di rispondere alle necessità di oggi e di domani. Un orientamento costante nel campo dell'istruzione, della formazione professionale e dell'occupazione potrebbe essere uno strumento utile per rafforzare l'efficacia dell'iniziativa. Ciò è particolarmente importante per quanto riguarda il problema della fuga dei cervelli.

3.8.3   Il Comitato raccomanda di rafforzare gli strumenti per la mobilità giovanile. Si esprime a favore dell'iniziativa della Commissione di istituire, con il sostegno del Parlamento europeo, un programma mirato per la mobilità professionale che assista i giovani nella ricerca di un'occupazione in un altro Stato membro dell'UE e aiuti le imprese a coprire i posti di lavoro per i quali vi è scarsità d'offerta. Il CESE reputa importante sostenere l'apprendimento delle lingue straniere e l'acquisizione di abilità nel settore delle tecn