ISSN 1977-0944

doi:10.3000/19770944.C_2012.277.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 277

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

55o anno
13 settembre 2012


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Comitato delle regioni

 

96a sessione plenaria del 18 e 19 luglio 2012

2012/C 277/01

Risoluzione del Comitato delle regioni sulle priorità del Comitato delle regioni per il 2013 in vista del programma di lavoro della Commissione europea

1

 

PARERI

 

Comitato delle regioni

 

96a sessione plenaria del 18 e 19 luglio 2012

2012/C 277/02

Parere del Comitato delle regioni Migrazione e mobilità — un approccio globale

6

2012/C 277/03

Parere del Comitato delle regioni Rafforzamento della solidarietà all’interno dell’UE in materia di politica di asilo

12

2012/C 277/04

Parere del Comitato delle regioni Le città del futuro: sostenibili sul piano ambientale e sociale

18

 

III   Atti preparatori

 

COMITATO DELLE REGIONI

 

96a sessione plenaria del 18 e 19 luglio 2012

2012/C 277/05

Parere del Comitato delle regioni Strumenti finanziari dell’UE in materia di affari interni

23

2012/C 277/06

Parere del Comitato delle regioni Strumenti finanziari dell’UE in materia di giustizia e cittadinanza

43

2012/C 277/07

Parere del Comitato delle regioni Un meccanismo di monitoraggio e comunicazione in materia di emissioni di gas a effetto serra

51

2012/C 277/08

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento sull’istituzione di un programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE)

61

2012/C 277/09

Parere del Comitato delle regioni Aggiudicazione dei contratti di concessione

74

2012/C 277/10

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento sulla cooperazione territoriale europea

96

2012/C 277/11

Parere del Comitato delle regioni Pacchetto aeroporti

110

2012/C 277/12

Parere del Comitato delle regioni Meccanismo per collegare l’Europa

125

2012/C 277/13

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee che abroga la decisione n. 1364/2006/CE

137

2012/C 277/14

Parere del Comitato delle regioni Orizzonte 2020 (programma quadro di ricerca e innovazione)

143

2012/C 277/15

Parere del Comitato delle regioni Europa creativa

156

2012/C 277/16

Parere del Comitato delle regioni Un meccanismo unionale di protezione civile

164

2012/C 277/17

Parere del Comitato delle regioni Pacchetto Imprese responsabili

171

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Comitato delle regioni

96a sessione plenaria del 18 e 19 luglio 2012

13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/1


Risoluzione del Comitato delle regioni sulle priorità del Comitato delle regioni per il 2013 in vista del programma di lavoro della Commissione europea

2012/C 277/01

IL COMITATO DELLE REGIONI

vista la comunicazione della Commissione sul Programma di lavoro della Commissione per il 2012 - Realizzare il rinnovamento europeo  (1),

vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2011 sul tema Le priorità del Comitato delle regioni per il 2012 sulla base del programma legislativo e di lavoro della Commissione europea  (2),

vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2012 indirizzata al Consiglio europeo di primavera del 2012 in merito al progetto di Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'unione economica e monetaria (3),

visto il vigente protocollo di cooperazione fra la Commissione europea e il Comitato delle regioni firmato il 16 febbraio 2012,

considerando che il Comitato delle regioni desidera esporre le proprie posizioni essenziali in merito al programma di lavoro della Commissione per il 2013,

Il futuro dell'Unione

1.

è convinto che, in questo momento in cui l'Unione europea deve raccogliere sfide enormi per far fronte all'attuale crisi finanziaria, economica, sociale e politica, vi sia urgente bisogno di un programma di lavoro della Commissione europea per il 2013 che sia ambizioso e che promuova la crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro e la qualità della vita in Europa e contribuisca a ristabilire la fiducia dei cittadini nel processo d'integrazione europea;

2.

ritiene che la ripresa debba basarsi su due pilastri ugualmente importanti delle riforme strutturali: rilanciare la crescita e garantire la disciplina di bilancio;

3.

sostiene una più profonda integrazione economica e un migliore allineamento delle priorità politiche, delle entrate e delle spese a tutti i livelli di governo, pur nel rispetto dell'autonomia e dei poteri dei livelli nazionale, regionale e locale; inoltre, in ossequio ai principi di sussidiarietà e di governance multilivello, respinge la rinazionalizzazione o la centralizzazione delle politiche, implicita o esplicita;

4.

chiede alla Commissione europea di opporsi ai tentativi di utilizzare gli accordi intergovernativi per aggirare le procedure democratiche dell'Unione sancite dai trattati, senza rimettere in discussione le cooperazioni rafforzate previste dal Trattato di Lisbona;

5.

ricorda la posizione del CdR (4) secondo cui una tempestiva adozione alla fine del 2012 del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2014-2020 sarebbe un segnale importante della capacità dell'UE di rispondere alle sfide mondiali con una propria strategia per la crescita, l'occupazione e la competitività, nonché una premessa necessaria per garantire l'operatività senza soluzioni di continuità della politica di coesione;

6.

ribadisce che il bilancio dell'UE è un bilancio d'investimento, che le proposte di tagli finanziari ai programmi rientranti nell'agenda di crescita dell'UE vanno respinti e che occorre creare nuove risorse proprie, in particolare allo scopo di sostituire i contributi nazionali al bilancio dell'UE;

7.

ribadisce la determinazione degli enti locali e regionali ad essere coinvolti nella semplificazione dei fondi UE e nella revisione del regolamento finanziario, per ridurre la burocrazia, per aumentare l'effetto moltiplicatore dei fondi pubblici a livello UE, nazionale e regionale, nonché per garantire trasparenza e responsabilità ai contribuenti dell'UE;

8.

è dell'avviso che la Commissione europea dovrebbe presentare un'analisi dell'impatto che il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'unione economica e monetaria può avere sugli enti locali e regionali e, in particolare, sul modo di preservare l'autonomia locale e regionale a livello di bilancio;

9.

sostiene gli sforzi volti a garantire la disciplina di bilancio, in particolare per quel che concerne la riduzione degli alti livelli di debito pubblico che minacciano seriamente la solidarietà intergenerazionale. Capacità sufficienti degli enti locali e regionali possono anche garantire la crescita grazie a investimenti razionali, ad esempio attraverso la realizzazione di progetti cofinanziati da fondi europei e gli appalti pubblici;

10.

rinnova la richiesta rivolta alla Commissione di integrare in tutte le sue proposte l'articolo 9 del TFUE sulla promozione di un elevato livello di occupazione, sulla garanzia di un'adeguata protezione sociale e sulla lotta contro l'esclusione sociale; esorta pertanto la Commissione a presentare raccomandazioni equilibrate in rapporto al semestre europeo e a tenere presente gli obblighi derivanti dal Trattato in ogni normativa connessa alla crisi economica e finanziaria;

11.

chiede alla Commissione di cooperare col Comitato delle regioni all'elaborazione di un Atto europeo sulle procedure amministrative.

La strategia Europa 2020 e il semestre europeo

12.

sottolinea che, se il semestre europeo deve contribuire alla crescita economica, alla disciplina di bilancio e alla soluzione dei problemi strutturali, la Commissione europea e gli Stati membri devono anche anticipare e seguire da vicino l'impatto delle misure adottate sull'autonomia degli enti locali e regionali;

13.

accoglie in linea generale con favore il nuovo «Patto per la crescita e l'occupazione» deciso dal Consiglio europeo di giugno 2012 e sostiene la sua raccomandazione di mobilitare «tutti gli strumenti, leve e politiche, ad ogni livello di governance nell'Unione europea» per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 (5);

14.

sostiene gli sforzi della Commissione europea tesi a migliorare i meccanismi di governance e in particolare il principio di partenariato nell'elaborazione, attuazione e valutazione dei programmi nazionali di riforma; chiede tuttavia alla Commissione europea di includere una valutazione di questi aspetti in ciascuna delle raccomandazioni specifiche per paese;

15.

rammenta la necessità di inserire strutture orientate ai risultati come i patti territoriali nei programmi nazionali di riforma (6); inoltre, occorre dare riconoscimento e sostegno alle iniziative che favoriscono la competitività e l'innovazione a livello locale e regionale, come il marchio di Regione imprenditoriale europea;

16.

auspica di poter rafforzare la propria cooperazione con la Commissione europea per tutto il ciclo politico della strategia Europa 2020 e chiede di essere coinvolto nella preparazione dell'Analisi annuale della crescita;

17.

suggerisce che la Commissione europea fornisca aggiornamenti periodici sull'attuazione delle iniziative faro della strategia Europa 2020, riferendo in particolare sul coinvolgimento degli enti locali e regionali in tale attuazione;

18.

chiede alla Commissione europea di indicare nel 2013 nel contesto della valutazione intermedia della strategia, in che modo intenda garantire un maggiore coinvolgimento in tal senso degli enti locali e regionali;

19.

chiede che la riallocazione di fondi strutturali inutilizzati verso una nuova agenda per la crescita rispetti i principi della sussidiarietà e coinvolga gli enti locali e regionali;

20.

esorta la Commissione europea a continuare ad affrontare le sfide fondamentali come quelle della disoccupazione giovanile e dell'occupazione dei lavoratori sopra i 55 anni d'età e delle categorie socialmente svantaggiate, tenendo conto del ruolo essenziale degli enti locali e regionali; la invita in particolare a presentare un progetto di raccomandazione del Consiglio relativo a un regolamento su una garanzia per i giovani; chiede di inserire una dimensione locale e regionale concreta nei piani nazionali per l'occupazione;

21.

invita la Commissione a garantire che la futura raccomandazione sulla povertà infantile e sul benessere dei minori tenga conto delle proposte avanzate nel parere sul tema La povertà infantile, del febbraio 2012 (CdR 333/2011), in particolare l'adozione di una strategia globale contro la povertà infantile e l'esclusione sociale che coinvolga i livelli nazionale, regionale e locale, oltre all'istituzione di un quadro di monitoraggio basato su indicatori validi e collegato con il meccanismo di rendicontazione attualmente previsto nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Il CdR è convinto che nel 2013 sia necessaria una valutazione dell'impatto della crisi sulla povertà infantile basata su relazioni specifiche degli Stati membri nel quadro dei programmi nazionali di riforma e della strategia Europa 2020.

Il bilancio dell'UE

22.

ricorda che in tempi di crisi e di austerità il bilancio dell'UE dovrebbe far leva il più possibile sul cofinanziamento pubblico e privato a tutti i livelli di governo (7); deplora l'assenza dei dati statistici che permetterebbero una valutazione affidabile di tali effetti di leva e moltiplicatore;

23.

sostiene l'intenzione della Commissione europea di presentare una relazione sulla qualità della spesa pubblica (8) e raccomanda di separare la spesa corrente dagli investimenti nel calcolo del deficit di bilancio, per evitare di considerare voci negative gli investimenti che apportano benefici netti a lungo termine;

24.

sottolinea che si possono ricercare sinergie soprattutto fra il bilancio dell'UE, quelli nazionali e quelli subnazionali, purché vi siano meccanismi di coordinamento reali ed efficaci, come l'interoperabilità fra le pubbliche amministrazioni che si occupano di questioni finanziarie, norme contabili in materia di finanze pubbliche e cicli di bilancio armonizzati nonché strutture di bilancio comparabili, e invita la Commissione europea a pubblicare un Libro verde per esplorare le possibili misure concrete in quest'ambito.

Mercato unico, PMI e industria

25.

invita la Commissione europea a includere un Atto per il mercato unico III nel suo programma di lavoro 2013, che dovrebbe contenere tutte le iniziative politiche dell'Atto per il mercato unico in merito alle quali non si sono ancora varate azioni, e che dovrebbe mantenere l'equilibrio fra il pilastro economico, quello sociale e quello della governance per quanto riguarda le quattro libertà fondamentali;

26.

invita la Commissione a rivolgere un'attenzione particolare al miglioramento della mobilità transfrontaliera della manodopera, salvaguardando i diritti dei lavoratori, e chiede che sia migliorato il sistema di riconoscimento delle qualifiche, allo scopo di agevolare la mobilità dei professionisti;

27.

invita la Commissione europea a ritirare la proposta di regolamento del Consiglio sull'esercizio del diritto di promuovere azioni collettive, nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi, che ha spinto 12 parlamenti nazionali ad attivare il meccanismo di allerta precoce in materia di sussidiarietà;

28.

sottolinea il ruolo importante delle piccole e medie imprese per il rilancio economico e l'occupazione a livello locale e regionale; tale ruolo può essere rafforzato facendo partecipare PMI, università ed enti locali e regionali ai programmi europei di finanziamento della ricerca e dell'innovazione;

29.

esorta la Commissione europea ad agevolare l'accesso delle PMI ai finanziamenti e agli appalti pubblici, nonché a ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi;

30.

si aspetta che la Commissione europea coinvolga il CdR nella revisione dell'iniziativa faro relativa alla politica industriale;

31.

sostiene la richiesta che il Parlamento europeo ha rivolto alla Commissione affinché presenti entro gennaio 2013 una proposta di direttiva, basata sull'articolo 114 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che garantisca l'accesso ai servizi di pagamento di base per tutti i consumatori legalmente residenti nell'Unione;

32.

ribadisce la richiesta di varare un'agenda europea per l'edilizia abitativa sociale che chiarisca le norme sulla concorrenza applicabili al settore degli alloggi sociali e consenta agli enti locali e regionali di fornire alloggi dignitosi e a prezzi abbordabili, al fine di promuovere la mescolanza sociale e di combattere la discriminazione;

33.

chiede alla Commissione europea, dopo il ritiro di un primo progetto di regolamento sullo statuto delle mutue europee, di presentare rapidamente una proposta modificata.

Energia

34.

chiede che nel 2013 si effettui una verifica della Tabella di marcia per l'energia 2050, affinché gli enti locali e regionali possano contribuire alla promozione di energia sostenibile decentrata e di infrastrutture energetiche come le reti intelligenti, in quanto elementi fondamentali di un uso efficiente delle risorse e dell'economia verde; invita pertanto la Commissione europea ad elaborare un quadro generale per gli investimenti con un orizzontale temporale fissato al 2030, in modo da garantire la certezza necessaria sia agli attori nel mercato sia agli enti locali e regionali;

35.

invita la Commissione a valutare le opzioni relative a un ulteriore strumento finanziario, gestito in modo decentrato, volto a stimolare l'attuazione dei piani d'azione per l'energia sostenibile da parte degli enti locali e regionali e, in particolare, da parte degli aderenti al Patto dei sindaci; sostiene inoltre un migliore raggruppamento delle misure di sostegno finanziario per l'efficienza e il risparmio energetici nei futuri programmi di finanziamento dell'UE (9);

36.

chiede alla Commissione europea di adottare iniziative per risolvere i problemi di connettività fra gli Stati membri e tra le regioni degli stessi, nonché di promuovere misure che facilitino il diffondersi della microproduzione di energia e la sua integrazione nelle reti di distribuzione;

37.

chiede di agevolare l'accesso delle PMI e degli enti locali e regionali ai prestiti della Banca europea per gli investimenti nei settori dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

Politica regionale

38.

insiste sulla necessità di rispettare il termine fissato alla prima parte del 2013 per l'adozione del pacchetto legislativo sulla politica di coesione 2014-2020 al fine di consentire agli enti locali e regionali di far partire i programmi dei fondi strutturali il 1o gennaio 2014;

39.

chiede a Eurostat, in collaborazione con gli istituti nazionali di statistica, di rispondere all'esigenza di dati comparabili e più tempestivi sul PIL regionale;

40.

ricorda l'esigenza di tener conto della dimensione territoriale delle politiche dell'UE in modo più coerente e rigorosa; suggerisce che la Commissione europea includa questi elementi nelle future attività di valutazione d'impatto e riferisca periodicamente in merito (10);

41.

invita la Commissione europea ad estendere il sistema del distacco temporaneo dei funzionari dell'UE anche al livello subnazionale (anziché riservarlo al solo livello nazionale), per migliorare la conoscenza che le istituzioni europee hanno delle pratiche di applicazione delle norme e dei progetti dell'UE a livello locale e regionale.

Trasporti

42.

attende con interesse l'imminente proposta sul futuro della politica portuale europea, chiede che la proposta sia soggetta a una valutazione d'impatto territoriale ed è disponibile a contribuire in tal senso;

43.

mette in risalto l'importanza della mobilità urbana sostenibile e suggerisce di promuovere la biglietteria elettronica e intelligente per tutti i modi di trasporto, compresi gli autobus, i treni, i traghetti, i sistemi di condivisione dell'auto (car sharing) e delle biciclette (bike sharing) e i pedaggi stradali, al fine di incoraggiare una migliore interoperabilità fra i sistemi e di aumentare il ricorso ai trasporti pubblici.

Ambiente

44.

osserva che il rallentamento constatato nei miglioramenti della qualità dell'aria è in gran parte da ricondurre a una politica di riduzione delle emissioni alla fonte a livello UE non abbastanza ambiziosa, nonché all'assenza di misure su scala nazionale. Gran parte dell'onere e della responsabilità per la soluzione dei problemi di qualità dell'aria è stata addossata agli enti locali e regionali (11); il CdR si aspetta che la prossima revisione della legislazione dell'UE sulla qualità dell'aria contenga proposte su come affrontare questi problemi;

45.

si aspetta che in tale revisione vi sia un allineamento degli obiettivi e delle scadenze della politica UE in materia di emissioni (alla fonte) e in materia di immissioni, e in particolare che si rafforzi la direttiva sui limiti nazionali di emissione per ridurre le concentrazioni di fondo, che siano inoltre rese più severe le norme relative all'NO2/NOx e al particolato, e che si affronti anche il problema delle emissioni dovute alla navigazione, al traffico aereo e all'agricoltura, semplificando nel contempo gli indicatori e i criteri di misurazione; chiede inoltre che la politica europea in materia di qualità dell'aria sia integrata in altri settori d'intervento, in particolare trasporti, alloggi, industria, energia e clima;

46.

chiede che la strategia dell'UE per l'adattamento ai cambiamenti climatici comprenda una sezione sulle azioni specifiche di adattamento adottate a livello regionale e municipale, nonché orientamenti e assistenza per i responsabili decisionali di livello locale e regionale; occorre anche esaminare la possibilità di istituire un gruppo di lavoro sulle strategie di adattamento nelle regioni europee particolarmente vulnerabili, composto dai rappresentanti di CdR, DG Azione per il clima, AEA, Centro comune di ricerca e reti e associazioni locali e regionali.

Agricoltura e politiche marittime

47.

sottolinea la necessità di una comunicazione dedicata a un nuovo sistema di qualità dell'UE per i prodotti alimentari locali, dal momento che il settore alimentare locale sostiene l'economia locale e regionale, creando occupazione nell'agricoltura e nella produzione alimentare;

48.

riterrebbe opportuna una maggiore flessibilità della Commissione nel contribuire a porre rimedio all'attuale stallo tra il Parlamento europeo e il Consiglio in merito alla base giuridica relativa ai piani pluriennali per il settore della pesca; auspica l'ampliamento delle iniziative, nell'ambito del pacchetto di proposte per la riforma della politica comune della pesca, a favore di un maggiore decentramento della politica della pesca e misure d'attuazione adeguate ai bisogni e ai problemi delle zone costiere e delle acque interne;

49.

sostiene lo sviluppo dell'approccio della strategia relativa ai bacini marittimi in quanto strumento integrato di politica marittima, ma ritiene che queste strategie, come quella che sarà adottata per lo spazio atlantico nel 2013, debbano prevedere una dimensione territoriale più forte e far tesoro delle lezioni ricavate dall'approccio strategico macroregionale.

Cittadinanza dell’UE

50.

chiede che la dimensione locale e regionale sia presa in considerazione nelle iniziative volte a rafforzare i diritti dei cittadini e negli sforzi per ristabilire la fiducia di questi ultimi nell'UE e nelle sue istituzioni, e insiste sulla necessità di coinvolgere i bambini e i giovani, data la loro capacità di esercitare i diritti e i doveri della cittadinanza; chiede inoltre alla Commissione di concentrarsi su questa sfida nel quadro delle attività previste per l'Anno europeo dei cittadini 2013, cui il CdR intende contribuire;

51.

si impegna a contribuire al seguito delle iniziative dei cittadini europei che giungono a buon fine, in cooperazione con le altre istituzioni dell'UE.

L'Europa nel senso più ampio e l'Europa nel mondo

52.

chiede di agevolare l'accesso degli enti locali e regionali dei paesi che rientrano nella politica europea di vicinato ai relativi fondi specifici dell'UE e sostiene l'apertura dei programmi esistenti, compreso il GECT, a partner dei paesi vicini;

53.

ribadisce l'intenzione di continuare la positiva cooperazione con la Commissione europea nel contesto dello strumento per l'amministrazione locale, allo scopo di migliorare la creazione di capacità a livello locale e di far conoscere l'UE e le sue procedure nei paesi candidati e candidati potenziali all'adesione; invita la Commissione a esplorare la possibilità di estendere tale strumento al livello locale di governo dei paesi rientranti nella politica europea di vicinato;

54.

auspica che le sue raccomandazioni ricevano la necessaria attenzione in sede di preparazione del programma di lavoro della Commissione per il 2013 e incarica la Presidente del Comitato delle regioni di presentare la presente risoluzione al Presidente della Commissione europea, al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente del Parlamento europeo, alla presidenza cipriota del Consiglio dell'UE e alle prossime presidenze, irlandese e lituana.

Bruxelles, 19 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  COM(2011) 777 final.

(2)  CdR 361/2011 fin.

(3)  CdR 42/2012 fin.

(4)  CdR 318/2010, correlatori: Mercedes Bresso e Ramón Luis Valcárcel Siso.

(5)  Conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2012, pag. 7.

(6)  CdR 72/2011, relatore: Markku Markkula.

(7)  CdR 318/2010, correlatori: Mercedes Bresso e Ramón Luis Valcárcel Siso.

(8)  Cfr. COM(2012) 299, punto 2.1.

(9)  CdR 85/2012, relatore: Brian Meaney.

(10)  CdR 273/2011, relatore: Luc Van den Brande.

(11)  CdR 329/2011, relatore: Cor Lamers.


PARERI

Comitato delle regioni

96a sessione plenaria del 18 e 19 luglio 2012

13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/6


Parere del Comitato delle regioni «Migrazione e mobilità — un approccio globale»

2012/C 277/02

IL COMITATO DELLE REGIONI

sottolinea che il rispetto dei diritti umani dei migranti e la solidarietà verso i Paesi dai quali origina la gran parte dei flussi migratori debbano permeare tutte le fasi della politica migratoria dell'Unione, anche nelle relazioni con i Paesi terzi, nel pieno rispetto dei principi sanciti dall'art. 21, par. 1, del TUE;

rileva che è necessario un accurato esame di tutte le cause della migrazione, inclusi i cambiamenti climatici, in modo da poter definire un quadro giuridico appropriato per coloro che fuggono dal proprio Paese d'origine a causa di calamità naturali o di condizioni climatiche, che mettono a repentaglio la loro sopravvivenza o incolumità fisica;

ritiene che l'Approccio globale alla migrazione necessiti di una governance multilivello per assicurare che essa sia gestita al livello più idoneo a seconda delle circostanze e nel rispetto del principio di sussidiarietà, in modo da garantire il maggior benessere possibile per le persone sia nei Paesi di origine sia nei Paesi di destinazione;

chiede, in particolare, che gli enti regionali e locali siano pienamente considerati nell'esecuzione dell'Approccio globale, valorizzando sia i progetti di cooperazione decentrata già esistenti, sia i dialoghi già strutturati come ARLEM e Corleap.

Relatore

Nichi VENDOLA (IT/PSE), presidente della Regione Puglia

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità

COM(2011) 743 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Considerazioni generali

1.

sottolinea la rilevanza dell'Approccio globale come quadro di riferimento dell'azione dell'Unione europea nella governance mondiale della migrazione e della mobilità e come strumento che offre una visione di insieme delle politiche migratorie, perseguendo l'obiettivo di rendere coerente l'azione dell'Unione europea in materia di relazioni esterne e di politiche di sviluppo con le politiche di immigrazione;

2.

considera positivamente l'iniziativa della Commissione europea di presentare una versione aggiornata dell'Approccio globale, più articolata e incentrata sui migranti e sul rispetto dei diritti umani nei Paesi di origine, di transito e di destinazione;

3.

ribadisce il diritto umano di lasciare qualsiasi Paese, compreso il proprio, e di ritornarvici (1), come base giuridica fondamentale di qualsiasi discorso sulla migrazione e la necessità di promuovere una migrazione per scelta a prescindere dalle ragioni che l'hanno determinata e dalle specifiche esigenze del Paese di destinazione (2);

4.

sottolinea che il rispetto dei diritti umani dei migranti e la solidarietà verso i Paesi dai quali origina la gran parte dei flussi migratori devono permeare tutte le fasi della politica migratoria dell'Unione, anche nelle relazioni con i Paesi terzi, nel pieno rispetto dei principi sanciti dall'art. 21, par. 1, del TUE;

5.

ritiene che debba essere garantita una protezione effettiva dei diritti umani nella definizione delle possibilità di ingresso dei cittadini di Paesi terzi, nelle politiche di accoglienza e di integrazione dei migranti;

6.

sottolinea che gli accordi di riammissione e gli accordi di facilitazione nell'ottenimento dei visti, sia dell'Unione sia degli Stati membri, nonché tutte le azioni di contrasto dell'immigrazione irregolare debbano rispettare effettivamente i diritti umani, secondo quanto disposto, in particolare, nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, come costantemente affermato dalla Corte europea dei diritti umani;

7.

sottolinea che l'esigenza del contenimento dei flussi migratori non deve mai prevalere sul diritto di ciascuno di cercare protezione internazionale nell'Unione, che deve rimanere terra di rifugio per coloro che fuggono da persecuzioni o che comunque necessitano di protezione;

8.

constata che la crisi economica che sta interessando gran parte dei Paesi dell'Unione europea rischia di accentuare la tensione insita tra le politiche di controllo delle frontiere ed il rispetto dei diritti umani dei migranti;

9.

rileva che è necessario un accurato esame di tutte le cause della migrazione, inclusi i cambiamenti climatici (3), in modo da poter definire un quadro giuridico appropriato per coloro che fuggono dal proprio Paese d'origine a causa di calamità naturali o di condizioni climatiche, che mettono a repentaglio la loro sopravvivenza o incolumità fisica (4);

10.

esorta la Commissione europea a procedere alla pubblicazione del documento di lavoro su migrazione e cambiamenti climatici, come originariamente previsto nella comunicazione sulla migrazione del 4 maggio 2011 (5);

11.

ritiene che per l'efficacia dell'approccio globale sia necessario rafforzare il coordinamento tra l'Unione europea e i livelli nazionale, regionale e locale e con i paesi terzi;

12.

ribadisce quanto già affermato dal Comitato delle regioni e cioè che «gli enti regionali e locali sono i primi ad essere direttamente interessati da una politica d'immigrazione comune: da un lato, infatti, sono particolarmente colpiti dalle difficoltà legate all'immigrazione illegale e, dall'altro, sono responsabili di una serie di servizi fondamentali per il processo di integrazione locale. Per questa ragione essi vanno ampiamente coinvolti nella creazione di un quadro europeo in materia di immigrazione legale, nell'elaborazione di misure contro l'immigrazione illegale e nella cooperazione allo sviluppo con i Paesi di provenienza degli immigrati» (6);

13.

si compiace dei notevoli progressi compiuti per rendere più trasparenti, sicuri e meno costosi i trasferimenti di denaro verso i Paesi di origine dei migranti e sostiene le iniziative promosse dalla Commissione europea di canalizzazione dei rimpatri dei fondi dei migranti verso l'investimento produttivo;

14.

approva il fatto che l'Approccio globale sottolinei il ruolo che la diaspora può svolgere sia nelle politiche di sviluppo sia nella regolazione dei flussi migratori, favorendo le misure di sostegno alla partenza e di integrazione nei Paesi di destinazione.

Sul ruolo delle Regioni e degli enti locali nella realizzazione dell'approccio globale

15.

ritiene che l'Approccio globale alla migrazione necessiti di una governance multilivello per assicurare che essa sia gestita al livello più idoneo a seconda delle circostanze e nel rispetto del principio di sussidiarietà, in modo da garantire il maggior benessere possibile per le persone sia nei Paesi di origine sia nei Paesi di destinazione;

16.

considera le Regioni e gli enti locali un attore chiave dell'Approccio globale: soggetto al tempo stesso promotore e attuatore di politiche sociali e occupazionali, di accoglienza, di integrazione, di gestione dell'immigrazione irregolare ma anche tessitore di dialoghi intensi e di variegate forme di cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei movimenti migratori (7);

17.

constata che le Regioni e gli enti locali sono già promotori di iniziative di dialogo con le regioni e gli enti locali di Stati terzi, molti di questi Stati di origine o di transito dei flussi migratori e di progetti di cooperazione decentrata;

18.

auspica che ARLEM - Assemblea regionale e locale euromediterranea, e Corleap - Conferenza degli enti regionali e locali del partenariato orientale, siano considerati quale forum ideale per sviluppare il dialogo con gli enti regionali del Mediterraneo e dell'Est Europa sulle politiche di immigrazione e di sviluppo;

19.

ritiene che occorra perseguire la maggiore coerenza possibile tra le iniziative bilaterali degli Stati membri e i dialoghi regionali e bilaterali già esistenti, considerati come strumento della politica estera dell'Unione in materia di immigrazione e che tale coerenza sia garantita anche attraverso il pieno riconoscimento delle iniziative di dialogo promosse dalle Regioni e dagli enti locali;

20.

invita le istituzioni a considerare le Regioni e gli enti locali quali soggetti protagonisti dell'Approccio globale, in conformità con le loro competenze nel contesto nazionale, attraverso strumenti che li vedano come soggetti destinatari dei finanziamenti dell'Unione, anche senza l'intervento delle autorità di governo centrali e compatibilmente con le differenze esistenti nei diversi Stati membri;

21.

esorta la Commissione a promuovere progetti innovativi per raggiungere l'obiettivo della facilitazione dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, attraverso l'intermediazione degli enti regionali e locali, date le competenze che essi esercitano in questo settore in molti Stati membri, in modo da individuare uno strumento efficace per affrontare anche il problema della carenza di competenze in certi segmenti del mercato del lavoro;

22.

auspica che le regioni e gli enti locali siano coinvolti anche nell'aggiornamento del portale dell'UE sull'immigrazione, che potrebbe in questo modo essere arricchito di informazioni rilevanti per i migranti riguardanti la regione, la città e il comune di destinazione.

Sul rapporto tra politiche di immigrazione e politiche di cooperazione allo sviluppo

23.

considera di primaria importanza che sia sempre garantita la coerenza tra la politica dell'Unione su migrazione e sviluppo e la politica esterna di immigrazione e di asilo. In particolare gli interventi dell'Unione e degli Stati membri nei Paesi terzi dovrebbero sempre essere fondati prevalentemente sui principi di solidarietà e di co-sviluppo per combattere le cause profonde delle migrazioni e per vincere la povertà, prestando particolare attenzione alla mobilitazione di risorse interne in tali Paesi, oltre che al sostegno al consolidamento istituzionale e al miglioramento della governance e dello Stato di diritto, come elementi fondamentali per favorire un cambiamento economico e sociale;

24.

esorta la Commissione a realizzare la distribuzione delle risorse destinate ai Paesi in via di sviluppo in base ai principi, alle priorità e alle strategie della cooperazione allo sviluppo, tenendo conto allo stesso tempo del principio «più progressi, più aiuti»;

25.

ritiene che il principio della reciprocità debba essere in linea con i principi della cooperazione allo sviluppo, soprattutto nei Partenariati per la mobilità e nell'Agenda comune su migrazione e mobilità (8);

26.

ritiene che nell'esecuzione dell'Approccio globale debba essere fornita adeguata tutela a tutte le categorie vulnerabili, in primis i minori non accompagnati, sia per orientare adeguatamente gli interventi nei Paesi terzi, sia per offrire appropriate forme di accoglienza e di integrazione sociale nei Paesi membri, anche favorendo la circolazione delle buone prassi realizzate da molti enti regionali e locali negli Stati membri; chiede inoltre alla Commissione europea la realizzazione concreta delle misure contenute nel Piano d'azione sui minori non accompagnati;

27.

sollecita l'elaborazione di un vero e proprio approccio di genere in modo che sia valorizzato il ruolo specifico che le donne svolgono nelle migrazioni e nell'integrazione sociale di tutto il nucleo familiare nei Paesi ospitanti;

28.

rileva che la politica di immigrazione dell'Unione potrebbe essere in contraddizione con le politiche di cooperazione allo sviluppo, laddove mira all'attrazione di talenti provenienti dai Paesi terzi, in ragione degli obiettivi di sviluppo demografico ed economico, secondo quanto stabilito nell'Agenda Europa 2020;

29.

dubita che l'effetto del brain drain causato dalla politica di migrazione selettiva possa essere contrastato con lo strumento della migrazione circolare, non essendo affatto chiaro quanto tale strumento sarà efficace e quale impatto potrà concretamente avere;

30.

considera anche che lo strumento della migrazione circolare possa essere antagonista rispetto all'obiettivo dell'integrazione dei migranti e che, per questo, andrebbero individuate strategie di integrazione appositamente mirate per questi lavoratori, in modo che possano effettivamente integrarsi anche se il loro periodo di soggiorno nell'Unione europea non è destinato ad essere duraturo (9);

31.

ritiene che il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche, a condizioni armonizzate, sia uno strumento fondamentale per evitare lo spreco dei cervelli (brain waste), per garantire l'effettiva integrazione dei migranti e per garantire la loro reintegrazione nei Paesi di origine nel contesto della migrazione circolare;

32.

esorta la Commissione europea a sostenere le misure di accompagnamento agli Stati nel processo di semplificazione del riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche e a promuovere il riconoscimento informale delle competenze, anche al fine di favorire la circolazione dei lavoratori cittadini di Paesi terzi nel mercato del lavoro europeo;

33.

auspica che la richiesta di cooperazione ai Paesi terzi nel contenimento dei flussi migratori non giunga mai a frustrare il diritto umano di ogni persona di lasciare il proprio Paese, soprattutto quando agli Stati terzi si chiede di effettuare un controllo dell'emigrazione sulla base delle leggi degli Stati di destinazione;

34.

ritiene che sia necessario investire maggiormente nei progetti di cooperazione allo sviluppo destinati al settore dell'educazione e della sanità, coinvolgendo direttamente le strutture universitarie e favorendo la mobilità dei ricercatori e di tutto il personale accademico;

35.

sostiene la richiesta di petizione presentata al Parlamento europeo per l'adozione di un programma Erasmus e Leonardo da Vinci euromediterraneo, come strumento concreto di mobilità biunivoca tra studenti di entrambe le sponde del mediterraneo;

36.

auspica che la mobilità dei giovani, soprattutto degli studenti, sia effettivamente perseguita, attraverso anche la semplificazione del rilascio dei visti, lo snellimento delle procedure burocratiche e lo stanziamento di risorse finanziarie sufficienti;

37.

ritiene che il programma Erasmus per tutti debba essere valorizzato e sostenuto, insieme alle buone prassi già esistenti di scambio tra giovani, come il programma Eurodissey promosso dalla rete AER, Assemblea delle regioni d'Europa;

38.

considera necessario rafforzare l'analisi delle pressioni migratorie causate dagli squilibri economici, in modo da individuare strumenti di risposta efficaci, tra i quali schemi che garantiscano la mobilità anche per quelle figure scarsamente qualificate, ancora molto richieste in alcuni Stati membri e che non possono essere affrontate solo con il meccanismo della migrazione circolare;

39.

ritiene che il coinvolgimento della diaspora debba riguardare anche le misure di preparazione alla partenza, valorizzando i siti già in linea, gestiti direttamente dalle associazioni di immigrati che forniscono informazioni puntuali e in un linguaggio comprensibile dai potenziali interessati;

40.

apprezza la valorizzazione delle misure di preparazione della partenza sulle quali occorre aumentare gli investimenti, coinvolgendo le ONG che già operano nei Paesi di provenienza dei migranti e gli enti regionali e locali, i quali sono coinvolti nelle procedure di accoglienza e di integrazione dei migranti e delle loro famiglie.

Sul contrasto dell'immigrazione irregolare

41.

apprezza l'impegno profuso dall'Unione per contrastare l'immigrazione irregolare, in particolare contro il traffico e la tratta di esseri umani nonché contro i datori di lavoro che impiegano manodopera non regolarmente soggiornante;

42.

sottolinea l'importanza di un approccio alla lotta all'immigrazione irregolare che consideri che i migranti possano essere possibili vittime del traffico illegale di esseri umani e debbano essere pertanto tutelati e protetti;

43.

invita la Commissione europea a proseguire nelle iniziative di analisi e di contrasto del lavoro sommerso, che costituisce una piaga per l'economia dell'intera Unione e un incentivo all'ingresso di stranieri irregolari, potenzialmente oggetto di sfruttamento sia nel settore del lavoro sia come braccio operativo di reti criminali;

44.

rileva che notevoli sforzi finanziari sono stati investiti anche nelle misure di contrasto dell'immigrazione irregolare, tra le quali spiccano le operazioni di controllo delle frontiere che vedono soggetto promotore l'agenzia Frontex;

45.

sottolinea la necessità del rispetto dei diritti umani, e in particolare del principio di non-refoulement, in ogni fase del controllo delle frontiere e del correlato obbligo di sottoporre ad una serrata verifica le attività di Frontex da parte delle istituzioni UE e, in particolare, del Parlamento europeo;

46.

auspica cha analoghi controlli siano estesi anche alla cooperazione internazionale direttamente gestita da Frontex che ha la competenza per concludere accordi internazionali di natura tecnica con gli Stati terzi, il cui contenuto dovrebbe essere reso maggiormente trasparente e di cui andrebbe delimitato con precisione l'ambito di applicazione;

47.

ritiene necessario effettuare accurate valutazioni del rapporto costi/benefici di tutti gli strumenti esistenti in modo da compararne l'efficacia, inclusi i costi delle procedure di rimpatrio (trattenimento e allontanamento coattivo) e l'effettiva entità delle risorse destinate dagli Stati al rimpatrio volontario rispetto a quello coatto;

48.

ritiene che occorra evitare che stranieri regolarmente soggiornanti possano diventare irregolari a causa di un'insufficiente flessibilità della normativa nazionale e così andare ad accrescere le fila degli overstayers;

49.

auspica che sia seriamente valutata dalle istituzioni dell'Unione europea e dagli Stati membri la possibilità di ingresso nell'Unione europea per ricerca di lavoro, fattispecie espressamente menzionata all'art. 79, par. 5, del TFUE;

50.

ritiene che la disponibilità di canali di ingresso regolare debba essere considerata come uno dei principali strumenti di contrasto dell'immigrazione irregolare e del fenomeno degli overstayers, oltre che un modo per garantire un certo grado di solidarietà nelle relazioni con i Paesi di origine dei flussi migratori;

51.

esorta le istituzioni ad inglobare la strategia di riammissione all'interno dell'Approccio globale, in modo che essa sia permeata dai principi della cooperazione allo sviluppo e non diventi un settore disgiunto e non coerente con essa;

52.

ritiene che gli accordi di riammissione debbano essere sottoposti a periodica valutazione, in particolare con riferimento all'obbligo posto a carico del Paese di transito di riammettere non solo i propri cittadini ma anche gli stranieri che siano da esso transitati e partiti verso l'Unione, i quali rischiano di essere relegati in terre di nessuno, aggravando la situazione nei Paesi di transito ed esponendoli a seri rischi di violazione dei diritti umani.

Sulla dimensione esterna dell'asilo

53.

considera che il rafforzamento dei sistemi di asilo dei Paesi terzi non deve essere ritenuto un modo per evitare il riconoscimento del diritto alla protezione internazionale nell'UE;

54.

apprezza che nei programmi di protezione regionale l'Unione abbia agito assieme all'UNHCR, anche se la protezione offerta dall'Unione è più ampia di quella riconosciuta dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, andando a ricomprendere anche la protezione sussidiaria e la tutela nei confronti di trattamenti contrari alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

55.

auspica che l'azione dell'Unione non sia mai volta a impedire ai richiedenti asilo di lasciare il Paese nel quale si trovano per richiedere protezione in un Paese membro dell'UE;

56.

ritiene necessaria, soprattutto dopo la netta censura da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea, una revisione del regolamento c.d. Dublino II, in modo che sia garantita effettivamente la solidarietà tra gli Stati membri nel pieno rispetto dei diritti umani, incluso il diritto all'unità familiare;

57.

esorta la Commissione ad inserire, nell'ambito dei partenariati per la mobilità, adeguate clausole di protezione per i richiedenti asilo ed i rifugiati;

58.

invita le istituzioni, insieme con gli Stati membri, a migliorare l'efficacia del sistema di ricerca e salvataggio (search and rescue) in mare, in particolare attraverso un maggiore coordinamento e la definizione di criteri comuni per l'identificazione del posto sicuro più appropriato per lo sbarco dei migranti salvati.

Considerazioni conclusive

59.

chiede alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento europeo di tenere aperto un confronto sui quattro pilastri dell'Approccio globale, in modo che nella sua attuazione siano pienamente coinvolti tutti i soggetti potenzialmente interessati;

60.

chiede, in particolare, che gli enti regionali e locali siano pienamente considerati nell'esecuzione dell'Approccio globale, valorizzando sia i progetti di cooperazione decentrata già esistenti, sia i dialoghi già strutturati come ARLEM e Corleap;

61.

chiede alla Commissione europea di proseguire nell'analisi delle cause e delle caratteristiche del fenomeno migratorio a livello globale in modo da individuare strategie efficaci per affrontare il fenomeno, improntate alla solidarietà con i Paesi terzi;

62.

deplora le politiche di criminalizzazione dei migranti e apprezza le misure per il contrasto delle rete criminali delle quali i migranti sono vittime;

63.

chiede una politica di contrasto dell'immigrazione irregolare non incentrata solo sul controllo delle frontiere e sull'intercettazione dei migranti alla partenza ma basata anche su effettive possibilità di ingresso regolare, aperte anche ai lavoratori non altamente qualificati, tenendo conto delle specificità di ciascuno Stato membro.

Bruxelles, 18 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Art. 13, par. 2, della Dichiarazione universale dei diritti umani; art. 2, par. 2, del Protocollo n. 4 alla CEDU; art. 12, par. 2, del Patto sui diritti civili e politici.

(2)  Risoluzione del Parlamento europeo P6_TA(2006)0319 su Sviluppo e migrazione adottato il 6 luglio 2006.

(3)  Parere CdR ENVE-V-008 su Il ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell'acqua, 30 giugno-1o luglio 2011, punto 14; Parere Arlem SUDEV su La relazione tra desertificazione e cambiamento climatico nel Mediterraneo, 31 gennaio 2012.

(4)  http://www.unhcr.org/pages/49e4a5096.html,

(5)  Comunicazione sulla migrazione, COM(2011)248, pag. 21.

(6)  Parere CONST-IV-017 su Una politica d'immigrazione comune per l'Europa, adottato nella sessione plenaria del 26 e 27 novembre 2008, relatore Werner Jostmeier.

(7)  Parere CdR CONST-IV-017 su Una politica d'immigrazione comune per l'Europa, 26-27 novembre 2008, punto 5.

(8)  È totalmente ispirata a questa logica la proposta di regolamento COM(2011) 290 che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo.

(9)  Progetto di parere del CdR su La rinnovata agenda europea per l'integrazione, punto 60; bozza di Parere CIVEX sul Diritto al ricongiungimento familiare, relatore Soave, punto 11.


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/12


Parere del Comitato delle regioni «Rafforzamento della solidarietà all’interno dell’UE in materia di politica di asilo»

2012/C 277/03

IL COMITATO DELLE REGIONI

evidenzia il significato fondamentale dell'asilo quale diritto dell'uomo e al tempo stesso quale «acquisizione» della nostra civiltà, garantito da testi di diritto internazionale come la Convenzione di Ginevra, la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e le normative di tutti gli Stati membri, nessuno escluso. Una pietra angolare del sistema di asilo è costituita dal principio di non respingimento (non refoulement);

sulla scorta dell'articolo 80 del TFUE, rammenta che la solidarietà e l'equa ripartizione delle responsabilità ad essa associata, in quanto concetti istituzionali, disciplinano l'insieme delle politiche europee che, nel quadro dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia (SLSG), riguardano la circolazione delle persone - vale a dire la gestione delle frontiere esterne e il relativo transito - l'asilo e la protezione internazionale, nonché l'immigrazione. L'articolo sopra citato costituisce una base giuridica adeguata per le misure legislative europee che puntano a rafforzare la solidarietà e promuovere l'equa ripartizione delle responsabilità;

osserva che la situazione attuale evidenzia la necessità di una solidarietà reale tra l'UE e i suoi Stati membri in materia di politica d'asilo, ed esprime la convinzione che non si potrà mai raggiungere un livello comune ed elevato di tutela di coloro che richiedono e hanno diritto alla protezione internazionale senza meccanismi che tengano conto delle grandi discrepanze esistenti tra gli Stati membri in termini di numero di cittadini di paesi terzi accolti sul loro territorio (in quanto immigrati economici o richiedenti protezione internazionale), nonché di possibilità economiche, tecniche o di altro tipo per gestire i flussi migratori;

sottolinea la dimensione locale e regionale della solidarietà e la ripartizione delle responsabilità in materia di asilo politico; osserva che gli enti locali assumono un ruolo importante di informazione delle comunità locali e che possono contribuire a sensibilizzarle sui temi dell'asilo e della protezione internazionale, un elemento, questo, che influisce in modo positivo sulle condizioni di accoglienza e sull'accettazione dei nuovi arrivati da parte delle comunità locali.

Relatore

Theodoros GKOTSOPOULOS (EL/PSE), consigliere comunale di Pallini, Attica

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul Rafforzamento della solidarietà all'interno dell'UE in materia di asilo - Un programma dell'UE per una migliore ripartizione delle responsabilità e maggiore fiducia reciproca

COM(2011) 835 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni generali

1.

rileva che i flussi migratori misti costituiscono una realtà in tutti gli Stati membri dell'Unione europea e figurano tra i temi di maggiore attualità soprattutto a causa degli sconvolgimenti politici in corso nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, ma anche della situazione politica più generale in regioni come l'Afghanistan e il Pakistan, o l'Iraq e l'Iran, che producono nuovi movimenti migratori verso l'Europa; i flussi migratori misti esercitano pressioni di intensità diversa sui confini esterni dell'UE e, di conseguenza. sui sistemi di asilo di determinati Stati membri, contribuendo all'insorgere di problemi umanitari;

2.

sottolinea che la gravissima crisi economica soprattutto nei paesi dell'UE che si affacciano sul Mar Mediterraneo, i quali accolgono un numero sproporzionato di richiedenti asilo, e la loro conseguente incapacità di affrontare la questione con la necessaria efficacia, costituiscono fattori negativi per la gestione della situazione e acuiscono le condizioni già sfavorevoli;

3.

ritiene in sostanza fondamentale lo sviluppo di una politica europea comune efficace in materia di immigrazione e asilo secondo quanto stabilito dal programma di Stoccolma. Tale politica si dovrà basare su un approccio integrato sostenuto, da un lato, da una gestione efficace dell'immigrazione legale e, dall'altro, dalla lotta all'immigrazione irregolare, e soprattutto dal rafforzamento delle strutture di asilo;

4.

evidenzia il significato fondamentale dell'asilo quale diritto dell'uomo e al tempo stesso quale «acquisizione» della nostra civiltà, garantito da testi di diritto internazionale come la Convenzione di Ginevra, la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e le normative di tutti gli Stati membri, nessuno escluso. Una pietra angolare del sistema di asilo è costituita dal principio di non respingimento (non refoulement);

5.

evidenzia i diritti connessi che completano quello di asilo, vale a dire il diritto alla dignità umana, il divieto di praticare la tortura e trattamenti disumani, la protezione in caso di espulsione, allontanamento o estradizione, il diritto di ricorso effettivo e di giudizio imparziale, nonché il diritto al ricongiungimento familiare;

6.

riconosce che sono stati compiuti passi avanti verso la realizzazione del sistema comune europeo di asilo (Common European Asylum System, CEAS), ma giudica opportuno ribadire l'invito, formulato nel programma di Stoccolma, a completare tale sistema entro la fine del 2012 ed esorta gli Stati membri, il Consiglio e il Parlamento europeo a mostrare la volontà politica necessaria a portare a termine le trattative in merito alla revisione delle direttive sulle condizioni di accoglienza e le procedure di asilo, nonché a riformare il regolamento Dublino e quello riguardante il sistema per il confronto delle impronte digitali (Eurodac);

7.

sottolinea che la missione del CEAS è quella di operare al fine di salvaguardare in modo concreto i diritti di chi ha bisogno di protezione internazionale, e non esclusivamente di tutelare, nel senso stretto del termine, e di salvaguardare la sovranità nazionale;

8.

insiste sul fatto che un vero sistema comune di asilo si basa sull'uniformità dei diritti e delle procedure su tutto il territorio dell'UE, per evitare il rischio di importanti discrepanze nell'esame dei casi di irregolarità, ed è quindi favorevole al tentativo di modificare la normativa in vigore al fine di instaurare regole comuni, al contrario di norme minime;

9.

segnala le recenti decisioni delle corti di Strasburgo e Lussemburgo (1) che, più di qualunque altro elemento, evidenziano: a) le gravi carenze del regime giuridico vigente e soprattutto del regolamento Dublino e b) le lacune che - nelle attuali condizioni di pressione - mettono in grave pericolo la salvaguardia dei diritti di coloro che richiedono protezione internazionale e sono dovute al diverso approccio politico, giuridico e pratico adottato dagli Stati membri; tali sentenze sottolineano la necessità di strutturare un CEAS integrato e, in questo ambito, rafforzare il regolamento Dublino con delle disposizioni che affrontino le cause delle crisi e impediscano alle carenze dei regimi degli Stati membri di avere ripercussioni negative sul funzionamento del sistema nel suo complesso o sulla protezione dei diritti dell'uomo;

10.

ritiene che il dilagare del fenomeno migratorio richieda importanti cambiamenti nella politica d'asilo dell'UE e imponga la rapida adozione di politiche e di metodi di gestione efficaci;

11.

sulla scorta dell'articolo 80 del TFUE, rammenta che la solidarietà e l'equa ripartizione delle responsabilità ad essa associata, in quanto concetti istituzionali, disciplinano l'insieme delle politiche europee che, nel quadro dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia (SLSG), riguardano la circolazione delle persone - vale a dire la gestione delle frontiere esterne e il relativo transito - l'asilo e la protezione internazionale, nonché l'immigrazione. L'articolo sopra citato costituisce una base giuridica adeguata per le misure legislative europee che puntano a rafforzare la solidarietà e promuovere l'equa ripartizione delle responsabilità;

12.

riconosce che la solidarietà è strettamente legata alla responsabilità e incoraggia tutti gli Stati membri a rispettare e soddisfare gli impegni assunti a livello internazionale e dell'UE, mettendo ordine alle loro questioni interne. Sottolinea però che la rigida concezione della responsabilità non dovrebbe porsi come il presupposto giuridico o pratico della solidarietà: in vari casi la dimostrazione concreta di solidarietà può contribuire in misura adeguata al mantenimento effettivo degli impegni;

13.

osserva che la situazione attuale evidenzia la necessità di una solidarietà reale tra l'UE e i suoi Stati membri in materia di politica d'asilo, come stabilito dall'articolo 80 del TFUE, ed esprime la convinzione che non si potrà mai raggiungere un livello comune ed elevato di tutela di coloro che richiedono e hanno diritto alla protezione internazionale senza meccanismi che tengano conto delle grandi discrepanze esistenti tra gli Stati membri in termini di numero di cittadini di paesi terzi accolti sul loro territorio (in quanto immigrati economici o richiedenti protezione internazionale), nonché di possibilità economiche, tecniche o di altro tipo per gestire i flussi migratori;

14.

sottolinea che la comunicazione della Commissione europea effettua una descrizione dettagliata della situazione attuale ed enumera gli strumenti disponibili per rafforzare la solidarietà, ma rileva la mancanza di proposte di nuove misure positive per rafforzare tale solidarietà ed agevolare la ripartizione delle responsabilità;

15.

accoglie con favore l'iniziativa del Consiglio di creare un quadro comune di riferimento per una solidarietà nei confronti degli Stati membri il cui sistema di asilo sia soggetto a pressioni particolarmente forti per ragioni diverse, ivi compresi i flussi migratori misti (2);

16.

sottolinea però che delle misure positive a favore della solidarietà e della distribuzione delle responsabilità sono destinate a rafforzare il rispetto dei diritti umani e i concetti di giustizia, equità, concertazione e partecipazione politica. Esse dovranno essere conformi ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

17.

a questo proposito fa osservare che la comunicazione della Commissione europea non può essere analizzata a fondo dal punto di vista del rispetto del principio di sussidiarietà, dal momento che essa si limita per lo più a descrivere il modo in cui gli strumenti esistenti e la normativa dell'UE possono contribuire a rafforzare la solidarietà. Dal momento però che si fa riferimento a eventuali iniziative future, come i programmi di ricollocazione dei rifugiati riconosciuti e le disposizioni per l'esame congiunto dei richiedenti asilo, che dovrebbero avere un impatto su temi finora strettamente legati alla sovranità degli Stati membri (ad es. l'esame delle richieste di asilo o l'accoglienza dei richiedenti asilo) e potrebbero avere ricadute più ampie di natura politica, giuridica od economica, chiede alla Commissione di dedicare tutta l'attenzione necessaria all'elaborazione di queste proposte;

18.

osserva che il concetto di solidarietà presenta anche una dimensione esterna, nella fattispecie la solidarietà tra l'UE e le altre regioni del mondo messe a dura prova da crisi di natura umanitaria, quando, secondo i dati forniti dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), viene data accoglienza alla stragrande maggioranza dei rifugiati e dei richiedenti protezione internazionale. Di conseguenza è fondamentale la collaborazione tra gli Stati membri e i paesi terzi nel quadro della politica di cooperazione allo sviluppo allo scopo di creare condizioni economiche e sociali migliori e consolidare la pace. Il rafforzamento dei sistemi di asilo dei paesi terzi non va però visto come un modo per eludere il riconoscimento del diritto alla protezione internazionale nell'UE o per esternalizzare (outsourcing) le procedure di asilo, ma soltanto quale strumento per migliorare le condizioni economiche e sociali nei paesi terzi;

19.

invita le istituzioni dell'UE competenti e gli Stati membri dell'UE a esercitare più attivamente la loro influenza sui paesi situati in prossimità degli Stati membri dell'UE, e in particolare su quelli che con l'UE hanno concluso accordi di riammissione, perché essi rispettino gli impegni presi sia in forza del diritto internazionale che nei confronti dell'UE e dei suoi Stati membri.

Il ruolo degli enti locali e regionali

20.

Sottolinea la dimensione locale e regionale della solidarietà e la ripartizione delle responsabilità in materia di asilo politico. Soprattutto le amministrazioni territoriali situate in prossimità delle frontiere esterne dell'UE sono in prima linea nell'applicazione della normativa europea in materia di asilo e del CEAS. Lo stesso dicasi per le amministrazioni pubbliche dei grandi centri urbani, verso cui si osserva un flusso in costante aumento di rifugiati e richiedenti asilo. Le amministrazioni territoriali si fanno carico di un importante lavoro di accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati e dei beneficiari di protezione internazionale, e, in taluni Stati membri, sono responsabili dei primi contatti con i nuovi arrivati;

21.

sottolinea che, nonostante il ruolo attribuito agli enti locali e regionali, i concetti di solidarietà e ripartizione delle responsabilità riguardano per ora solo gli Stati membri, escludendo del tutto tali enti. La programmazione e il dialogo politici prendono inoltre in considerazione solo gli oneri economici per gli Stati membri, ignorando completamente l'impatto sulla coesione sociale a livello locale e regionale prodotto dall'accoglienza dei cittadini di paesi terzi, che le amministrazioni territoriali sono chiamate per prime a fronteggiare;

22.

propone quindi di formulare direttamente delle posizioni e delle proposte per garantire che le amministrazioni territoriali possano partecipare attivamente al sistema di ripartizione dei rifugiati e al funzionamento dei meccanismi di assistenza, sostegno e solidarietà a favore di chi chiede e di chi ha diritto d'asilo, posto che in alcuni Stati membri si siano già adottate misure legislative che riconoscono questo tipo di competenze ai governi regionali;

23.

osserva che gli enti locali assumono un ruolo importante di informazione delle comunità locali e che, grazie alla loro grande esperienza in materia di cooperazione con le ONG e le organizzazioni della società civile, possono contribuire a sensibilizzarle sui temi dell'asilo e della protezione internazionale, un elemento, questo, che influisce in modo positivo sulle condizioni di accoglienza e sull'accettazione dei nuovi arrivati da parte delle comunità locali.

Migliorare la ripartizione delle responsabilità e la governance dell'asilo

24.

Evidenzia la necessità di effettuare una significativa revisione del regolamento Dublino nel quadro della proposta della Commissione del 2008 (3). Sino ad oggi, infatti, la semplice applicazione del criterio del primo ingresso ha contribuito ad aumentare sempre più la pressione sul sistema di asilo di taluni Stati membri, facendo sì che l'attuazione del regolamento Dublino diventasse una questione puramente geografica, il che non è conforme all'idea di solidarietà. Invita pertanto la Commissione, gli Stati membri, il Consiglio e il Parlamento europeo ad elaborare una nuova procedura di gestione delle crisi e valutare misure concrete di solidarietà che siano in grado di alleviare le conseguenze negative prodotte sino ad oggi;

25.

rammenta di aver accolto con favore, in un precedente parere (4), la proposta della Commissione di sospendere temporaneamente i trasferimenti dei richiedenti protezione internazionale nel quadro del regolamento Dublino riveduto, qualora uno Stato membro si trovi in una situazione di particolare urgenza, in cui sussista il rischio che tale trasferimento comporti oneri ulteriori per la sua capacità di accoglienza, il suo sistema o la sua struttura di asilo. Tuttavia, dà atto della difficoltà di fare accettare e applicare tale misura, e comprende la pertinenza della controproposta di creare un meccanismo di valutazione e di allarme rapido che copra l'intero funzionamento dei sistemi di asilo degli Stati membri;

26.

ciò considerato, ritiene utile sottolineare che l'efficacia del meccanismo proposto di valutazione e allarme rapido dipenderà in larga misura dalla disponibilità di informazioni affidabili e aggiornate, dalla leale collaborazione tra Stati membri e dalla capacità dell'UE di rimediare agli eventuali problemi o lacune segnalati. Menziona infine l'utile contributo che possono apportare organismi quali l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO), l'UNHCR, i consigli nazionali dei rifugiati, altre ONG e - soprattutto - gli enti locali e regionali;

27.

ritiene che la proposta di estendere la ricollocazione volontaria dei rifugiati riconosciuti, sul modello del programma pilota relativo a Malta, costituisca un passo avanti verso il rafforzamento della solidarietà. Per questo motivo chiede alla Commissione e agli Stati membri di esaminare l'eventualità di conferire carattere obbligatorio alla ricollocazione in talune circostanze (ad esempio quando ve ne sia la richiesta da parte dello Stato membro interessato, a seguito di una decisione nel quadro del meccanismo di allarme rapido e su parere dell'EASO, con il consenso degli interessati). Invita la Commissione e gli Stati membri a valutare seriamente anche la possibilità di ricollocare i richiedenti protezione internazionale e, a tale proposito, chiede alla Commissione di riesaminare lo studio giuridico, economico e tecnico già realizzato (5);

28.

segnala che le procedure di ricollocazione hanno incontrato alcune difficoltà pratiche e giuridiche per la mancanza di un sistema di riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di protezione internazionale e chiede pertanto alla Commissione di considerare le necessarie misure da adottare per risolvere questa situazione;

29.

condivide la proposta dell'UNHCR di adottare una «formula» per il funzionamento di un sistema di ricollocazione nel quale si terrebbe conto principalmente di dati come il PNL, la superficie territoriale, le risorse naturali e altre, la popolazione, le possibilità di accoglienza, le specificità locali e regionali, il numero totale di richiedenti asilo nonché gli impegni in materia di reinsediamento, ecc. (6);

30.

accoglie con favore la recente decisione del Parlamento europeo che ha permesso di completare il programma comune europeo di reinsediamento che, a suo avviso, contribuirà a rafforzare la dimensione esterna della solidarietà. Invita gli Stati membri a rispettare nel frattempo gli impegni assunti nel quadro dei programmi dell'UNHCR;

31.

giudica positivamente la prospettiva di un trattamento congiunto delle domande di asilo con la partecipazione di più Stati membri, dell'EASO ed eventualmente dell'UNHCR; rileva tuttavia che ciò deve avvenire nel rispetto del principio per cui ciascuna domanda di protezione internazionale va esaminata individualmente; invita inoltre la Commissione ad elaborare uno studio giuridico, economico e tecnico e a trasmetterlo allo stesso CdR;

32.

reputa importante la direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea nel caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri, in quanto dispositivo specifico e eccezionale di solidarietà che, tuttavia, finora non è stato mai applicato. Per questo motivo giudica necessaria una revisione di tale direttiva, al fine di agevolare la constatazione dell'effettivo verificarsi di un afflusso massiccio di sfollati sulla base di criteri oggettivi e quantitativi, esaminando la possibilità che la sua attivazione possa avvenire su richiesta di una o più regioni;

33.

approva la modifica apportata alla direttiva 2003/109/CE relativa allo status dei cittadini di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, la quale copre anche i beneficiari di protezione internazionale. La conseguenza pratica di tale estensione sarà che i rifugiati riconosciuti, dopo cinque anni e a certe condizioni, potranno stabilirsi in uno Stato membro diverso da quello che ha inizialmente concesso loro la protezione internazionale. Pur non trattandosi di una misura di solidarietà in senso stretto, essa potrebbe eventualmente contribuire a ridurre la pressione e a migliorare l'integrazione delle persone. Pertanto il CdR invita gli Stati membri a recepire rapidamente la direttiva modificata 2011/51/UE (7) nelle loro legislazioni nazionali.

Cooperazione pratica

34.

osserva che la cooperazione pratica costituisce un pilastro fondamentale del CEAS e si rallegra dell'apporto sostanziale fornito dagli organismi dell'UE, in primo luogo l'EASO ma anche Frontex, che contribuisce ad affrontare situazioni concrete eccezionali, come nel caso di Malta e della Grecia. Fa rilevare, tuttavia, che l'azione di questi organismi specializzati deve essere necessariamente accompagnata da garanzie relative al mantenimento della tutela dei diritti dei richiedenti protezione internazionale;

35.

in particolare, vanno evitate le pratiche che hanno come risultato concreto quello di rendere impossibile l'esercizio del diritto alla domanda di asilo. Il CdR chiede pertanto a Frontex di concentrarsi maggiormente sul rispetto dei diritti umani nelle funzioni che gli sono affidate per la protezione delle frontiere esterne dell'UE. Il CdR ritiene che un primo passo importante sia stata la recente modifica del regolamento costitutivo di Frontex, che obbliga tale organismo ad elaborare una strategia in materia di diritti fondamentali, istituisce un forum consultivo e crea un posto di responsabile dei diritti fondamentali (8). In tale contesto riconosce il ruolo potenziale dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, che in passato ha già affrontato la questione dei diritti umani alle frontiere esterne dell'UE (9); incoraggia tale agenzia ad ampliare le proprie indagini in quest'ambito e a fornire consulenza teorica e conoscenze tecniche a Frontex e all'EASO;

36.

sottolinea la necessità di potenziare le capacità operative dell'EASO per rendere più efficace l'assistenza da questi fornita agli enti locali e regionali tramite il suo sostegno immediato, la sua esperienza e le sue conoscenze tecniche, e sollecita una maggiore partecipazione di tali enti al forum consultivo dell'EASO; accoglie con favore l'intenzione della Commissione di valutare l'impatto dell'EASO nel 2013 e manifesta il proprio interesse a partecipare a tale iniziativa;

37.

ritiene che la formazione rivesta un'importanza fondamentale in quanto misura più specifica di cooperazione pratica da parte dell'EASO, ed evidenzia la possibilità di una maggiore armonizzazione pratica offerta dal completamento e dalla piena attuazione del curriculum europeo in materia di asilo. Propone pertanto all'EASO di elaborare dei programmi di formazione che siano utili per i funzionari delle amministrazioni locali e regionali, nella misura in cui questi ultimi partecipano all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

Solidarietà economica e finanziaria

38.

riconosce che l'UE ha creato una serie di strumenti utili che consentono agli Stati membri di applicare la politica di asilo in modo più efficace, in primo luogo il Fondo europeo per i rifugiati;

39.

giudica positivamente la proposta di semplificare la struttura dei meccanismi di finanziamento dell'UE destinati all'asilo e alla migrazione, tramite la creazione di un unico Fondo per l'asilo e la migrazione. Tale fondo, cui sarebbe assegnata una dotazione complessiva di 3,87 miliardi di euro per assicurare una gestione integrata dei flussi migratori, coprirebbe diversi aspetti della politica comune di immigrazione e asilo per il periodo 2014-2020. Il CdR esprime l'auspicio che a tale sviluppo si accompagni anche una razionalizzazione delle procedure;

40.

evidenzia la necessità di destinare risorse sufficienti a misure di rafforzamento della solidarietà. Tali misure potrebbero comprendere il sostegno ai tentativi di migliorare, laddove necessario, le condizioni di base dei sistemi di asilo, un'assistenza concreta agli Stati membri e regioni che si trovano sottoposti a pressioni eccezionali, nonché programmi di ricollocazione o reinsediamento;

41.

sottolinea che i finanziamenti destinati all'asilo e alla protezione internazionale devono essere all'altezza degli impegni internazionali assunti dall'UE, in modo da garantire un corretto equilibrio tra, da un lato, le spese relative alla sicurezza e alla gestione delle frontiere e, dall'altro, quelle destinate a settori, come le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo, nei quali gli enti locali e regionali possono apportare un evidente valore aggiunto;

42.

invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per garantire la piena applicazione del principio di partenariato sul quale si basa il funzionamento dei fondi, in modo da garantire la partecipazione di tutti i soggetti interessati a livello locale e regionale sia alla definizione delle priorità di finanziamento sia alla valutazione delle iniziative intraprese. L'applicazione deve attenersi al quadro di attuazione previsto nel capo IV della proposta di regolamento recante disposizioni generali sul Fondo Asilo e migrazione [COM(2011) 752 final];

43.

esorta quindi gli Stati membri ad adoperarsi per prevedere la partecipazione di rappresentanti degli enti locali e regionali di ciascuno di essi al processo di dialogo politico volto a determinare le priorità finanziarie annuali del Fondo (10).

Bruxelles, 18 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Strasburgo) del 21 gennaio 2011 - M.S.S. v Belgio e Grecia, nonché sentenza della Corte europea di giustizia del 21 dicembre 2011 - N. S. v Secretary of State for the Home Department et alii, domande di pronuncia pregiudiziale, cause riunite C-411/10 e C-493/10.

(2)  3151a riunione del Consiglio Giustizia e affari interni, Bruxelles, 8 marzo 2012.

(3)  COM(2008) 820 final.

(4)  CdR 90/2009 - Il futuro regime comune europeo in materia di asilo II.

(5)  Study on the feasibility of establishing a mechanism for the relocation of beneficiaries of international protection (Studio sulla fattibilità della creazione di un meccanismo per la ricollocazione dei beneficiari della protezione internazionale), punto 27, JLS/2009/ERFX/PR/1005 - 70092056

(http://ec.europa.eu/home-affairs/doc_centre/asylum/docs/final_report_relocation_of_refugees.pdf)

(6)  The challenges of mixed migration, access to protection and responsibility-sharing in the EU - A UNHCR non-paper (Le sfide della migrazione mista, l'accesso alla protezione e la condivisione delle responsabilità nell'UE – Documento non ufficiale dell'UNHCR), punto 28 (http://www.unhcr.org/4a44dd756.html).

(7)  GU L 132 del 19.5.2011, pag. 1.

(8)  Regolamento (UE) n. 1168/2011, GU L 304 del 22.11.2011, pag. 1.

(9)  Rapporto Coping with a fundamental rights emergency – The situation of persons crossing the Greek land border in an irregular manner (Affrontare un'emergenza in materia di diritti umani - La situazione delle persone che attraversano illegalmente la frontiera terrestre in Grecia).

(10)  Articolo 13 della proposta di regolamento recante disposizioni generali sul Fondo Asilo e migrazione, COM(2011) 752 final.


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/18


Parere del Comitato delle regioni «Le città del futuro: sostenibili sul piano ambientale e sociale»

2012/C 277/04

IL COMITATO DELLE REGIONI

appoggia la richiesta di strategie globali per lo sviluppo urbano sostenibile e la cooperazione orizzontale e verticale in un sistema di governance partecipativa che tenga conto della diversità delle città e dell'importanza dell'innovazione sociale e di una pianificazione orientata al futuro;

fa notare che il crescente divario economico e sociale che si riscontra nella nostra società deve essere contrastato con urgenza mediante investimenti volti a garantire l'istruzione a tutti e dalla prima infanzia, mercati del lavoro inclusivi, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, una politica di integrazione attiva e una retribuzione equa, corrispondente alle esigenze dei cittadini e uguale per entrambi i sessi;

sottolinea l'importanza di provvedere alle esigenze fondamentali della società - ossia l'accesso ad alloggi, asili nido, scuole materne, aree di gioco sicure e spazi che favoriscano la crescita del bambino - contribuendo così a rimuovere le barriere che impediscono alle persone di formare o ingrandire la loro famiglia;

pone l'accento sulle sfide poste dai cambiamenti climatici e sulla necessità di ridurre il consumo di energia grazie a processi di recupero energetico, una maggiore efficienza energetica, sistemi interconnessi, sviluppo di spazi aperti e aree verdi, nuovi modelli edilizi e forme di mobilità neutre riguardo all'uso delle risorse, oltre che sane e sicure;

richiama l'attenzione sull'importanza della cultura e della creatività non solo per la crescita economica, ma anche e soprattutto ai fini di una migliore qualità della vita e di una democrazia vitale, nonché della pace e del rispetto reciproco;

sottolinea la fondamentale importanza della componente partecipativa nella definizione delle politiche;

reputa ancora necessari i molteplici sforzi profusi dalle istituzioni europee per appoggiare le città con programmi di sostegno e iniziative e chiede, per il prossimo periodo di programmazione, di inviare un segnale chiaro nel senso che occorre sostenere le città garantendo una forte dimensione urbana, flessibilità nell'uso delle risorse e la centralità del ruolo del livello locale nell'attuazione della politica di coesione;

accoglie con favore l'ulteriore sviluppo, nella politica strutturale, di strumenti di finanziamento sostenibili, che rappresentino meccanismi di sostegno innovativi e stabili.

Relatrice

Hella DUNGER-LÖPER (DE/PSE), plenipotenziaria del Land Berlino presso il governo federale tedesco e l'Unione europea

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Contesto e antefatti

1.

apprezza il fatto che la presidenza danese dell'Unione europea abbia chiesto al Comitato delle regioni (CdR) di elaborare un parere sulle città del futuro, come anche il fatto che essa abbia partecipato attivamente al 5o vertice delle regioni e delle città, svoltosi il 22 e 23 marzo 2012 a Copenaghen sul tema Il tessuto urbano nell'Europa del XXI secolo, riconoscendo così espressamente il contributo che città e regioni recano all'integrazione europea e la centralità del loro ruolo ai fini del conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020;

2.

accoglie con interesse la relazione della Commissione europea Città del futuro - Sfide, idee, anticipazioni (ottobre 2011), e ne condivide la visione della città del futuro come «un luogo dallo sviluppo sociale avanzato, con un grado elevato di coesione sociale, alloggi socialmente equilibrati, nonché servizi sanitari ed educativi rivolti a tutti; una piattaforma per la democrazia, il dialogo culturale e la diversità; un luogo verde, di rinascita ecologica e ambientale; un posto attrattivo e un motore della crescita economica»;

3.

condivide la preoccupazione, espressa nella suddetta relazione, per il futuro delle città, riguardo ai rischi posti dai cambiamenti demografici, dalla crescita negativa e dall'indebolirsi dei nessi tra la crescita economica, l'occupazione e lo sviluppo sociale. Ulteriori minacce sono costituite dalle crescenti disparità di reddito e dall'acuirsi della polarizzazione e della segregazione sociali, nonché dall'aumento del numero degli emarginati, dall'erosione dello spazio rurale e dalla sempre maggiore pressione sugli ecosistemi urbani;

4.

sottolinea che, se si vuole che l'Unione europea nel suo insieme raggiunga gli obiettivi della strategia Europa 2020, bisogna che le città, in quanto luoghi dell'innovazione sociale ed economica, siano in condizione di dare il loro pieno contributo alla crescita intelligente, inclusiva e sostenibile e alla coesione economica, sociale e territoriale;

5.

accoglie quindi con favore le raccomandazioni, formulate nella relazione Città del futuro, a rafforzare le città promuovendo strutture locali sostenibili al fine di realizzare un'economia reattiva ed inclusiva sfruttando il potenziale offerto dalle diversità generazionali, socioeconomiche, culturali ed etniche, lottando contro l'esclusione sociale e la povertà tramite un miglioramento delle condizioni abitative, l'adozione di un approccio globale alle questioni riguardanti l'ambiente e l'energia, la creazione e il mantenimento di spazi pubblici all'aperto attrattivi, l'incentivazione di sistemi di trasporto sostenibili, inclusivi e sani, e la promozione di uno sviluppo equilibrato del territorio;

6.

appoggia la richiesta di strategie globali per lo sviluppo urbano sostenibile e la cooperazione orizzontale e verticale in un sistema di governance partecipativa che includa tutti i livelli di governo, copra le varie politiche settoriali e tenga conto della diversità delle città e dell'importanza dell'innovazione sociale e di una pianificazione orientata al futuro;

7.

richiama la propria Dichiarazione di Copenaghen, del 23 marzo 2012, in cui indica l'obiettivo di rendere le città più verdi, più inclusive sul piano sociale e più competitive su quello economico, e ribadisce quindi le richieste rivolte alle istituzioni europee di «territorializzare la strategia Europa 2020», sostenere con adeguate risorse finanziarie una politica urbana orizzontale, attribuire una maggiore importanza alla cooperazione territoriale tra le città europee e rafforzare il ruolo di città e regioni nell'elaborazione delle politiche dell'UE, nonché moltiplicare gli sforzi per approfondire il decentramento negli Stati membri e sviluppare l'autonomia finanziaria di città e regioni;

8.

rammenta che, nel suo parere del 9 giugno 2010 sul tema Il ruolo del risanamento urbano per il futuro dello sviluppo urbano in Europa, ha esortato a rafforzare la dimensione urbana in tutte le aree di intervento dell'Unione europea.

Considerazioni

9.

rammenta che le città sono da sempre il riflesso delle condizioni sociali. La forma delle città del futuro e la qualità della vita dei loro abitanti saranno modellate dalle decisioni economiche e sociali e dagli sviluppi a tutti i livelli di responsabilità politica ed economica;

10.

osserva che l'importanza delle città per l'Unione europea va ben al di là degli aspetti economici e demografici. Città belle, intelligenti, efficienti nell'uso dell'energia e delle risorse, verdi ed inclusive, sono uno dei presupposti di una convivenza armoniosa e solidale nelle nostre società;

11.

mette in rilievo il fatto che le città sono strettamente e indissolubilmente legate da rapporti sociali ed economici al territorio circostante, e che anche per questo assumono un ruolo importante ai fini di uno sviluppo territoriale equilibrato;

12.

a tal proposito, è convinto che in futuro la netta distinzione finora tracciata tra città e campagna non risulterà più adeguata ai compiti da affrontare in futuro e dovrà lasciare il posto alle sinergie tra questi due spazi considerati nella loro funzionalità e interdipendenza;

13.

sottolinea che, se si confrontano le varie tipologie urbane esistenti nel mondo, le città europee risultano contraddistinte da autonomia decisionale, una forte società civile, integrazione sociale, un'efficace interazione tra privato e pubblico, una promessa di libertà ed emancipazione e una spiccata cultura di edilizia urbana;

14.

osserva che, con la deindustrializzazione e la globalizzazione, vengono meno fondamenti importanti dell'integrazione sociale ed economica. Sia nelle zone prospere sia in quelle più povere si perseguono nuove strategie per rafforzare la coesione sociale; strategie, però, dimostratesi finora scarsamente capaci di contenere le tendenze alla differenziazione dello spazio sociale: malgrado tali sforzi, anzi, in molte zone aumentano la divisione e la segregazione sociali, che continuano a rappresentare una temibile sfida per la convivenza urbana;

15.

fa notare che il crescente divario economico e sociale che si riscontra nella nostra società deve essere contrastato con urgenza mediante investimenti volti a garantire l'istruzione a tutti e dalla prima infanzia, mercati del lavoro inclusivi, l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, una politica di integrazione attiva e una retribuzione equa, corrispondente alle esigenze dei cittadini e uguale per entrambi i sessi; sottolinea che in proposito sono fondamentali lo sviluppo economico e la creazione di un maggior numero di posti di lavoro nelle città;

16.

nota con preoccupazione che in alcune metropoli questi problemi, che sono anche sintomo della sfiducia di molti cittadini nei confronti delle istituzioni politiche, si sono ulteriormente acuiti, provocando proteste violente;

17.

richiama l'attenzione sulle ripercussioni prodotte a livello locale dai cambiamenti demografici e dall'invecchiamento della società, che fanno emergere nuove esigenze in termini di infrastrutture sociali e spazi pubblici. In relazione alla crescente povertà della popolazione anziana, si pone la questione di realizzare sistemi e prestare servizi di sicurezza sociale sostenibili, accessibili ai cittadini, sensibili alle specificità culturali e ragionevoli in termini di costi;

18.

in proposito sottolinea che, malgrado gli attuali, drammatici livelli di disoccupazione giovanile, nei prossimi anni l'Europa dovrà affidarsi ai giovani immigrati per garantire la crescita economica e attenuare gli effetti dell'invecchiamento della popolazione sui sistemi sanitari e di sicurezza sociale. Una precondizione per l'afflusso di immigrati è costituita dal fatto che le città siano aperte ed attrattive; in molti casi, tuttavia, gli immigrati - come anche le persone appartenenti a minoranze etniche - subiscono ancora forti discriminazioni nell'accesso all'istruzione, al lavoro, agli alloggi e all'assistenza sanitaria. Strategie locali di integrazione che siano davvero efficaci sono quindi una componente essenziale di una politica di migrazione orientata al futuro;

19.

sottolinea l'importanza di provvedere alle esigenze fondamentali della società - ossia l'accesso ad alloggi, asili nido, scuole materne, aree di gioco sicure e spazi che favoriscano la crescita del bambino - contribuendo così a rimuovere le barriere che impediscono alle persone di formare o ingrandire la loro famiglia. Di conseguenza ritiene che occorra sostenere tutte le misure in grado di contribuire a una crescita demografica positiva;

20.

pone l'accento sulle sfide poste dai cambiamenti climatici e sulla necessità di ridurre il consumo di energia grazie a processi di recupero energetico, una maggiore efficienza energetica, sistemi interconnessi, sviluppo di spazi aperti e aree verdi, nuovi modelli edilizi e forme di mobilità neutre riguardo all'uso delle risorse, oltre che sane e sicure;

21.

richiama l'attenzione sull'importanza della cultura e della creatività non solo per la crescita economica, ma anche e soprattutto ai fini di una migliore qualità della vita e di una democrazia vitale, nonché della pace e del rispetto reciproco. La cultura urbana comprende anche la preservazione della cultura edilizia cittadina, spazi pubblici di qualità accessibili a tutti, e il rispetto e la tutela delle specificità locali e regionali;

22.

sottolinea la fondamentale importanza della componente partecipativa nella definizione delle politiche, al fine di ottenere la fiducia e la collaborazione dei cittadini e rafforzare la coesione sociale; tale partecipazione è possibile solo se le amministrazioni cittadine si mostrano aperte e trasparenti riguardo ai principi su cui fondano le loro decisioni e le loro politiche;

23.

reputa ancora necessari i molteplici sforzi profusi dalle istituzioni europee per appoggiare le città con programmi di sostegno e iniziative, dato che i comuni privi di adeguate risorse finanziarie proprie dipendono da tale sostegno;

24.

constata con preoccupazione che, malgrado le dichiarazioni di intenti formulate nella Carta di Lipsia e il relativo processo politico, negli ultimi anni l'impegno degli Stati membri nella politica urbana si è ridotto piuttosto che aumentare. Lo dimostra il fatto che ad oggi non si è quasi mai riusciti a far figurare le questioni di politica urbana tra le priorità dei settori d'intervento pertinenti, come l'occupazione, l'ambiente, l'istruzione e la scienza e l'alloggio. Il problema si manifesta però con altrettanta evidenza nella contrazione dei bilanci destinati ai programmi di sostegno alla politica urbana. A livello dell'UE andrebbero pertanto individuate e stanziate al più presto delle risorse che consentano alle città di reagire in modo flessibile a questi diversi problemi;

25.

è inoltre preoccupato per il fatto che, nella maggior parte degli Stati membri, le finanze comunali versino in condizioni disastrose e che, stanti le priorità delle politiche di bilancio nazionali, se gli Stati membri non cambiano politica tale situazione non è destinata a migliorare;

26.

reputa che, considerata la gravità dei rischi sociali, economici e ambientali, gli sforzi finora compiuti non riusciranno in alcun caso a modellare le città europee in modo da garantirne il futuro, facendone dei poli di innovazione sociale competitivi, belli, intelligenti, efficienti nell'uso di energie e risorse, verdi ed inclusivi, in grado di contribuire appieno a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale dell'Unione europea e a conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020.

Richieste politiche

generali

27.

presume, considerate le sfide sociali, che vi sia un generale interesse, a tutti i livelli di responsabilità politica, a che le città siano, in quanto fondamento della società europea, solide ed autodeterminate secondo criteri democratici. Una democrazia locale forte, reattiva ed efficace può contribuire in maniera decisiva a riconquistare la fiducia nelle istituzioni della democrazia rappresentativa a tutti i livelli;

28.

rinnova la sua richiesta di adottare una visione dello sviluppo sociale che vada oltre la semplice misurazione del prodotto interno lordo (PIL), prenda sul serio preoccupazioni ed esigenze dei cittadini e li coinvolga maggiormente nella pianificazione dei programmi e degli interventi;

29.

si aspetta che, a tutti i livelli, i rappresentanti eletti dai cittadini esercitino le loro funzioni in modo consapevole e coraggioso per garantire una convivenza pacifica e solidale. Solo con la pace e con una solidarietà attiva che oltrepassi i confini nazionali si può realizzare una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile. Ciò implica una cultura attiva dell'accoglienza nei confronti degli immigrati, che includa misure di sostegno alle competenze interculturali nelle amministrazioni e istituzioni pubbliche, ma anche un chiaro e forte impegno a tutelare i rifugiati e coloro che subiscono persecuzioni e discriminazioni politiche a causa della loro origine, del loro credo, del loro orientamento sessuale, della loro appartenenza a un dato gruppo sociale o delle loro convinzioni politiche;

30.

pone l'accento sull'importanza di strategie locali integrate per un uso coordinato ed efficiente delle risorse, e chiede che vi concorrano e partecipino tutte le politiche settoriali pertinenti. Una cooperazione costruttiva e coerente tra le istanze politiche di ogni livello è importante per mostrare ai cittadini che le istituzioni sanno come gestire in modo responsabile la fiducia riposta in loro e si impegnano a tener conto delle esigenze locali;

31.

esorta i decisori a tutti i livelli ad attivarsi per assicurare una mobilità sana e sostenibile all'interno delle città e tra di esse; ritiene pertanto che occorrerebbe promuovere l'uso dei trasporti pubblici, rendendoli accessibili a tutta la popolazione; esorta inoltre i decisori a proseguire lo sviluppo delle città secondo la tradizione del modello urbano europeo, tenendo conto dei diversi usi, della densità e della qualità (urbanistica e architettonica);

32.

è favorevole a che si rinnovino e si moltiplichino gli sforzi per migliorare le conoscenze in materia di sviluppo urbano nelle sue dimensioni tecnica, sociale, economica e ambientale, il che significa anche riconoscere espressamente l'importanza dello spazio virtuale per la vita e il lavoro nelle città e nelle regioni;

33.

sottolinea l'importanza dei gemellaggi tra città e delle reti di città europee come Eurocities, nonché dei progetti di cooperazione tra comuni di Stati diversi nel quadro di Urbact, di Interreg e dei GECT, ai fini del miglioramento delle conoscenze e degli approcci operativi in materia di politica di sviluppo urbano, e pone l'accento sulla necessità di sfruttare questi scambi di conoscenze per elaborare politiche in particolare nel campo dei fondi strutturali, ma anche in altre aree d'intervento pertinenti come i servizi di interesse generale, i trasporti e la protezione dell'ambiente;

alla Commissione europea, al Consiglio e al Parlamento europeo

34.

chiede che le città e le regioni siano regolarmente coinvolte nelle strutture multilivello dell'Unione europea per tutti i settori politici in cui le decisioni adottate a livello dell'UE incidono sulla capacità di intervento delle amministrazioni substatali;

35.

sollecita un impegno tangibile da parte delle istituzioni europee - che trovi riscontro nelle priorità fissate per il prossimo bilancio dell'Unione - a favore di un rafforzamento delle città;

36.

chiede con forza una politica strutturale che continui a lasciare ai comuni un margine di manovra sufficiente per porre in atto un approccio multifondo e integrato conforme alle priorità locali, che consista in iniziative sociali e misure di investimento e risponda alle esigenze dei territori. Affinché i comuni possano, anche sul piano pratico, dare attuazione alla politica strutturale, occorre ridurre le spese amministrative ed i controlli;

37.

sottolinea l'importanza della politica di coesione in quanto strumento essenziale per rafforzare la coesione sociale, economica e territoriale, e chiede, per il prossimo periodo di programmazione, di inviare un segnale chiaro, nel senso che occorre sostenere le città garantendo una forte dimensione urbana, flessibilità nell'uso delle risorse e la centralità del ruolo del livello locale nell'attuazione di tale politica; considerata la cruciale importanza delle città per la coesione sociale, economica e territoriale, tale sostegno deve andare ben oltre la quota minima del 5 % attualmente proposta;

38.

ribadisce le richieste formulate nel suo parere in merito alla proposta di regolamento sul Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), in particolare quanto alla garanzia che le risorse di tale fondo siano flessibili e utilizzabili senza favoritismi o discriminazioni nei confronti di determinati tipi di territorio, onde evitare di escludere le aree rurali e periurbane dai benefici del fondo stesso. L'importanza da dare ai diversi tipi di territorio nella ripartizione delle risorse del FESR non può essere stabilita a priori, ma va decisa nel quadro del processo di programmazione da realizzarsi in partenariato. Infine la delega di funzioni alle città mediante lo strumento dell'investimento territoriale integrato di cui all'articolo 99 del regolamento generale dovrebbe essere considerata un'opzione anziché essere resa obbligatoria;

39.

accoglie con favore l'ulteriore sviluppo, nella politica strutturale, di strumenti di finanziamento sostenibili, che, andando al di là dei meri sussidi pubblici, rappresentino meccanismi di sostegno innovativi e stabili;

40.

chiede per le città e le regioni un ruolo incisivo nell'ulteriore sviluppo della politica dell'Unione europea in materia di migrazione e integrazione, che tenga conto della cruciale importanza - per l'integrazione - del livello locale;

agli Stati membri

41.

chiede agli Stati membri di rinnovare gli sforzi in materia di politica urbana e di integrare in tali iniziative anche settori d'intervento diversi dall'assetto del territorio. Lo sviluppo urbano sostenibile dipende da un contesto generale di sostegno, specie da parte delle politiche occupazionali, sociali, dell'istruzione e dell'ambiente;

42.

sollecita un dibattito più intenso sulle azioni da intraprendere nelle e con le città. La cooperazione delle città e degli agglomerati urbani è di vitale importanza per la coesione e per lo sviluppo sostenibile.

Bruxelles, 19 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


III Atti preparatori

COMITATO DELLE REGIONI

96a sessione plenaria del 18 e 19 luglio 2012

13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/23


Parere del Comitato delle regioni «Strumenti finanziari dell’UE in materia di affari interni»

2012/C 277/05

IL COMITATO DELLE REGIONI

accoglie con favore l'iniziativa volta a realizzare un vero spazio di libertà, sicurezza e giustizia attraverso proposte di bilancio che riconoscono l'importanza di fornire le risorse necessarie al bilancio per l'immigrazione, l'asilo e la sicurezza;

afferma l'importanza delle modifiche proposte per gli enti locali e regionali, in quanto esse hanno un impatto diretto sui loro compiti e sulla vita quotidiana delle persone che vivono nell'Unione europea;

evidenzia l'importanza di rispondere alle preoccupazioni in materia di sicurezza, derivanti da una maggiore mobilità globale, nel contesto della protezione universale dei diritti e delle libertà fondamentali;

accoglie con favore l'attenzione data alla flessibilità e al raggiungimento dei risultati, sottolineando che ciò richiede una buona pianificazione, nonché la partecipazione e la titolarità da parte di tutti i soggetti interessati. Sottolinea pertanto la necessità di coinvolgere enti locali e regionali, nonché altre parti interessate quali le organizzazioni internazionali specializzate, la società civile e gli stessi beneficiari a partire dalla fase di pianificazione, poiché spesso sono questi i soggetti che attuano i programmi e i progetti;

ritiene che le riforme proposte migliorino notevolmente l'accesso ai finanziamenti. Tuttavia, incoraggia l'ulteriore sviluppo di meccanismi per la diffusione di informazioni in merito alle opportunità di finanziamento. Nei paesi più grandi, ci si potrebbe avvalere degli enti locali e regionali per organizzare consultazioni regionali e locali al fine di consentire la partecipazione di quelle organizzazioni e di quei soggetti che operano lontano dalle città principali.

Relatore

Samuel AZZOPARDI (MT/PPE), sindaco di Victoria, Gozo

Testi di riferimento

 

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Costruire un'Europa aperta e sicura: dotazione di bilancio per gli affari interni 2014-2020

COM(2011) 749 final

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti

COM(2011) 750 final

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo Asilo e migrazione

COM(2011) 751 final

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo Asilo e migrazione e sullo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi

COM(2011) 752 final

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi

COM(2011) 753 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Valutazione generale

1.

accoglie con favore l'iniziativa volta a realizzare un vero spazio di libertà, sicurezza e giustizia attraverso proposte di bilancio che riconoscono l'importanza di fornire le risorse necessarie al bilancio per l'immigrazione, l'asilo e la sicurezza (1);

2.

sostiene la semplificazione degli strumenti esistenti, mediante la loro fusione in 2 fondi;

3.

afferma l'importanza delle modifiche proposte per gli enti locali e regionali, in quanto esse hanno un impatto diretto sui loro compiti e sulla vita quotidiana delle persone che vivono nell'Unione europea;

4.

evidenzia l'importanza di rispondere alle preoccupazioni in materia di sicurezza, derivanti da una maggiore mobilità globale, nel contesto della protezione universale dei diritti e delle libertà fondamentali;

5.

sottolinea che ciò può essere raggiunto attraverso l'attuazione di strumenti coerenti in materia di libertà, sicurezza e giustizia, basati sul rispetto dei diritti umani, sulla solidarietà e sulla responsabilità prestando particolare attenzione all'uguaglianza di genere e alla non discriminazione (2);

6.

ritiene che sia necessario un equilibrio tra le quote di spesa relative alla sicurezza e alle frontiere e le spese in settori quali l'integrazione dei migranti e le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo;

7.

sostiene la creazione di un bilancio basato sui bisogni che aiuti a sviluppare sinergie tra gli strumenti finanziari dell'UE, in particolare tra i fondi strutturali e i fondi nel settore degli affari interni. Il bilancio dell'Unione dovrebbe assegnare risorse adeguate al settore degli affari interni, sia attraverso i fondi strutturali, sia attraverso strumenti specializzati nell'ambito dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

8.

fa notare che il venir meno, a causa dell'abrogazione della decisione 2007/125/GAI del Consiglio, della possibilità di ricorrere in via complementare ad altri strumenti UE e comunitari limita notevolmente l'auspicata flessibilità nell'impiego degli strumenti finanziari e mette a repentaglio la prosecuzione senza soluzione di continuità dei progetti transfrontalieri delle regioni nel campo della sicurezza interna, finora finanziati a titolo dell'Obiettivo 3 del FESR; si dichiara quindi favorevole al mantenimento della complementarità tra gli strumenti comunitari;

9.

sottolinea la necessità di un certo grado di flessibilità nella gestione del bilancio e degli strumenti finanziari, in modo che sia possibile una vera revisione intermedia, conformemente alle priorità politiche individuate, ricordando nel contempo che tale flessibilità deve essere sviluppata in modo tale da coesistere con l'assegnazione equa delle risorse;

10.

accoglie con favore una politica di immigrazione che inizi nei paesi di origine e tenga conto delle esigenze del mercato del lavoro europeo e dell'evoluzione demografica in Europa e che dia vita ad un sistema vantaggioso per tutte le parti, compresi i paesi di origine che tanto spesso beneficiano di rimesse provenienti dall'UE (3);

11.

rileva la necessità di una forte cooperazione a livello dell'UE per realizzare un migliore coordinamento tra gli Stati membri relativamente alla gestione delle frontiere esterne dell'Unione, nonché all'avanzamento verso un sistema europeo comune di asilo;

12.

sottolinea la necessità di trasparenza per quanto riguarda l'uso della dotazione di bilancio grazie alla visibilità, all'accessibilità e alla comprensibilità per il cittadino comune di proposte, progetti e risultati ottenuti.

Sulla programmazione e gestione dei fondi

13.

Accoglie con favore l'attenzione data alla flessibilità e al raggiungimento dei risultati, sottolineando che ciò richiede una buona pianificazione, nonché la partecipazione e la titolarità da parte di tutti i soggetti interessati. Sottolinea pertanto la necessità di coinvolgere enti locali e regionali, nonché altre parti interessate quali le organizzazioni internazionali specializzate, la società civile e gli stessi beneficiari a partire dalla fase di pianificazione, poiché spesso sono questi che attuano i programmi e i progetti;

14.

evidenzia la necessità di un monitoraggio e di valutazioni indipendenti al fine di garantire un utilizzo efficiente dei fondi e una gestione solida da parte degli organismi di attuazione. Ciò può costituire un incentivo a migliorare le prestazioni istituzionali. Gli indicatori qualitativi, nonché quelli quantitativi, devono essere scelti in modo partecipativo da tutti i soggetti interessati. Il Comitato sottolinea che alcuni indicatori qualitativi possono essere efficienti ed economici. Il Comitato chiede inoltre una supervisione rafforzata da parte della Commissione europea e del Parlamento sui fondi in modo da contribuire ad assicurare l'indipendenza del monitoraggio e della valutazione.

Accesso ai finanziamenti

15.

Ritiene che le riforme proposte migliorino notevolmente l'accesso ai finanziamenti. Tuttavia, incoraggia l'ulteriore sviluppo di meccanismi per la diffusione di informazioni in merito alle opportunità di finanziamento. Nei paesi più grandi, ci si potrebbe avvalere degli enti locali e regionali per organizzare consultazioni regionali e locali al fine di consentire la partecipazione di quelle organizzazioni e di quei soggetti che operano lontano dalle città principali.

Assegnazione delle risorse

16.

Sottolinea che, insieme agli elementi positivi di semplificazione e flessibilità, le riforme proposte generano anche incertezze per quanto riguarda l'assegnazione delle risorse tra i diversi settori e le differenti questioni tematiche. Sottolinea pertanto l'importanza di assegnare i fondi in funzione dei bisogni, mediante una loro approfondita analisi, con una fissazione delle priorità risultante da un approccio basato sui diritti. Ciò può essere ottenuto attraverso la creazione di meccanismi e garanzie, tra cui la partecipazione degli enti locali e regionali e delle altre parti interessate nella fase di elaborazione delle strategie nazionali, per assicurare una fissazione delle priorità efficiente;

17.

evidenzia la necessità di distribuire i fondi in modo uniforme in base alla capacità istituzionale e alle proposte di progetti e non di concentrare i fondi solo su pochi destinatari;

18.

in caso di insufficienza di fondi, ritiene che i fondi destinati alla protezione dei diritti fondamentali e delle libertà delle persone, compresi quelli relativi agli standard di vita di base, alle questioni specifiche di genere e al diritto di asilo, debbano avere la priorità, unitamente alle risorse per lo sviluppo delle capacità degli enti regionali e locali di gestire i flussi di migrazione.

Obbligo di partecipazione delle parti interessate

19.

Sottolinea l'importanza di un approccio partecipativo per ottenere risultati efficaci, e sostiene le proposte che obbligano gli Stati membri a organizzare partenariati con tutte le autorità pubbliche interessate e con le parti interessate, compresa la società civile e le organizzazioni internazionali, ai fini dello sviluppo, dell'attuazione e del monitoraggio dei programmi nazionali;

20.

pertanto chiede di rafforzare e rendere obbligatorio il partenariato dei soggetti interessati. Sottolinea che attualmente il principio contenuto nella proposta di regolamento, che stabilisce le disposizioni generali (4), potrebbe non assicurare la partecipazione in modo sufficientemente vincolante. Mentre i meccanismi di coordinamento sono limitati, in altri settori c'è molta discrezionalità in ordine all'effettiva attuazione o no di un partenariato significativo;

21.

suggerisce che potrebbe non essere adeguato designare un'unica autorità responsabile per tutte le azioni sostenute dai fondi, nonostante la semplificazione che questo può comportare. È necessario creare condizioni di trasparenza, di controllo e di equilibrio atte a garantire l'equità nelle decisioni. È preoccupato per il fatto che ci possono essere questioni legali che non consentono a un'autorità delegata di operare sotto la supervisione dell'autorità nazionale responsabile e suggerisce pertanto che le norme siano sufficientemente flessibili da soddisfare tutte le norme nazionali in vigore nell'UE e non debbano costringere gli Stati membri a modificare le proprie strutture costituzionali, se gli obiettivi possono essere realizzati altrettanto bene con un approccio di partenariato.

Sistema europeo comune di asilo

22.

Accoglie con favore le iniziative volte a creare un «sistema europeo comune di asilo» sottolineando che tale sistema deve mirare a raggiungere gli standard dei paesi che presentano i sistemi e le strutture migliori, e non portare ad una riduzione generale della qualità, in linea con i paesi con i sistemi meno forti;

23.

auspica che sia più chiaro se l'EASO (ufficio europeo di sostegno per l'asilo) userà solo i fondi direttamente ad esso assegnati o sarà anche in grado di accedere ai fondi per il settore degli affari interni.

Accoglienza e integrazione di persone che beneficiano della protezione internazionale e cittadini di paesi terzi

24.

Constata con soddisfazione il riconoscimento dell'importanza degli enti regionali e locali nei sistemi d'accoglienza e di asilo, nonché nell'integrazione dei cittadini di paesi terzi e di migranti regolari;

25.

elogia l'idea di concentrarsi sui cittadini più vulnerabili, comprese le vittime della tratta di esseri umani;

26.

sottolinea che l'integrazione deve concentrarsi su azioni sostenibili a lungo termine, tenendo presente che l'integrazione è un processo bidirezionale in cui le azioni possono essere mirate a comunità di accoglienza e a comunità migranti;

27.

suggerisce che i fondi per il settore degli affari interni dovrebbero sostenere anche azioni raccomandate dalla Commissione europea, prendendo atto dell'approccio di governance multilivello della seconda agenda europea per l'integrazione (5);

28.

sottolinea che le pratiche di trattenimento amministrativo in tutta l'UE sono sotto esame da parte della CEDU e delle autorità che si occupano di diritti umani e sottolinea che il finanziamento di progetti legati al trattenimento di persone deve garantire che tale trattenimento sia in linea con la legislazione dell'UE e le decisioni della CEDU;

29.

mette in evidenza che i familiari che beneficiano di protezione internazionale in diversi Stati membri dovrebbero essere autorizzati a vivere insieme e a beneficiare della protezione nello stesso Stato membro.

Condivisione della responsabilità e ricollocazione all'interno dell'UE

30.

Sottolinea che le regioni europee di confine devono ricevere un sostegno più adeguato per quanto riguarda l'asilo e la migrazione, soprattutto in momenti di particolare difficoltà (6);

31.

mette in risalto che i criteri e i meccanismi di ricollocazione devono avere carattere non discriminatorio e concentrarsi sui cittadini più vulnerabili, tenendo presente nel contempo anche le considerazioni relative al mercato del lavoro dell'UE, in particolare per le persone attualmente bloccate in zone in cui l'accesso al mercato del lavoro è limitato. Tali criteri e meccanismi non dovrebbero privilegiare le persone altamente qualificate e già integrate nella società che le accoglie;

32.

fa osservare che gli enti locali e regionali sono in posizione idonea per partecipare alla creazione di tali meccanismi (7);

33.

ritiene che la solidarietà a sostegno dei paesi sotto pressione dovrebbe essere condizionata al loro curriculum in materia di diritti umani e al rispetto delle norme di accoglienza dell'UE, fornendo così incentivi al miglioramento.

Programma di reinsediamento UE

34.

Accoglie con favore l'istituzione di un programma di reinsediamento UE e incoraggia la creazione di un quadro chiaro da sviluppare con un partenariato tra EASO, UNHCR e ONG, tenendo conto delle buone pratiche in altre parti del mondo. L'UE dovrebbe dare il buon esempio, cercando di individuare e garantire una protezione ai cittadini maggiormente dimenticati dalla comunità internazionale;

35.

evidenzia la necessità di incentivi e informazioni in merito ai benefici per aumentare il numero di posti promessi dagli Stati membri per il reinsediamento;

36.

sottolinea la necessità di mantenere una netta distinzione tra il reinsediamento in caso di provenienza da paesi terzi e la ricollocazione all'interno dell'UE, nonché il numero di persone assegnate a questi due programmi.

Rimpatrio volontario assistito

37.

Ribadisce che i programmi dovrebbero, in linea di principio, essere utilizzati su una base puramente volontaria e in linea con gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo, con conseguente integrazione sociale a lungo termine delle persone interessate (8). Il rimpatrio deve essere sostenibile e garantire che non sia avviato alcun nuovo progetto di migrazione (9). Ciò potrebbe essere realizzato attraverso un partenariato con un'organizzazione internazionale specializzata come l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM);

38.

mette in rilievo che le strategie di rimpatrio riuscite non possono essere misurate in modo soddisfacente con l'indicatore puramente quantitativo del numero di rimpatriati. L'indicatore scelto potrebbe essere il numero dei rimpatriati in relazione al numero dei casi, tenendo anche conto dei fattori di qualità a lungo termine.

Strategia di sicurezza interna

39.

Sottolinea come sia indispensabile il proprio coinvolgimento nel processo di miglioramento della sicurezza interna dell'Europa insieme con la necessità del rafforzamento delle capacità degli enti regionali e locali;

40.

mette in evidenza che i finanziamenti dell'ISF devono tenere presente la necessità di investire in ulteriori ricerche e di realizzare innovazioni e scambi di competenze specifiche in settori quali la sicurezza informatica, la criminalistica, la protezione delle infrastrutture vitali e la sicurezza urbana e che la Commissione europea promuove ciò in linea con l'accresciuta necessità di affrontare problemi sempre più specifici e complessi;

41.

riafferma l'importanza del coinvolgimento degli enti locali e regionali per la cooperazione di polizia e di sicurezza che può avvenire attraverso la formazione, lo scambio delle buone pratiche e dei programmi di prevenzione, nonché attraverso lo sviluppo di strumenti comuni e di sistemi informatici, nonché di una migliore comunicazione.

Lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata

42.

Raccomanda che in ogni Stato membro siano rafforzate e utilizzate le reti di enti regionali e locali o ne siano istituite di nuove, se ne sorge la necessità, per facilitare lo scambio di buone pratiche in materia di integrazione sociale, di conoscenza e comprensione approfondita dell'estremismo violento che nasce in ambito locale. Ciò potrebbe sostenere il lavoro svolto attraverso la recente creazione della rete europea contro la radicalizzazione;

43.

suggerisce che il finanziamento nell'ambito del Fondo Sicurezza interna comprenda una consultazione pubblica a livello locale negli Stati membri e si rivolga a coloro che si sentono un corpo estraneo alla società. Ciò può aiutare a stabilire una comprensione globale delle esperienze e delle concezioni locali di terrorismo, come pure delle motivazioni che conducono all'estremismo;

44.

sottolinea l'importanza di un esame più esteso delle pratiche delle banche e delle imprese al fine di individuare e colpire il finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata attraverso il riciclaggio di denaro e l'associazione di attività criminali con imprese con una finalità legittima;

45.

parimenti ricorda l'importanza della confisca di attivi di origine illecita, indiscutibile asse portante della lotta, a tutte le forme di criminalità in tutti i campi, e accoglie pertanto con favore il fatto che la Commissione europea abbia proposto una normativa per rafforzare il quadro giuridico dell'UE in materia di confisca (10);

46.

evidenzia che, mentre i partenariati pubblici-privati potrebbero avere effetti positivi, dovrebbe essere evitata la privatizzazione della sicurezza.

Controllo delle frontiere e soccorso

47.

Sottolinea la necessità di finanziare adeguatamente il controllo delle frontiere (11). Allo stesso tempo ritiene che, in vista della lotta contro la migrazione irregolare, è lecito chiedersi se investire pesantemente sul controllo delle frontiere sia il modo più efficace ed efficiente per assicurare cambiamenti significativi a lungo termine;

48.

rileva la necessità di un monitoraggio indipendente delle azioni transfrontaliere da parte di un'organizzazione come l'UNHCR per assicurare che siano rispettati i diritti umani fondamentali, tra cui la sensibilità di genere;

49.

mette in risalto che la considerazione per la vita umana deve avere la precedenza su tutte le altre questioni e chiede una maggiore collaborazione e condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri nei riguardi delle persone soccorse per fornire incentivi al soccorso. Ritiene che la condivisione automatica delle responsabilità possa contribuire a salvare più vite in mare.

Risposta alle situazioni d'emergenza

50.

Accoglie con favore le modifiche volte ad aumentare la velocità di risposta alle situazioni di emergenza;

51.

esorta la Commissione ad impegnarsi nella progettazione e sviluppo di operazioni transfrontaliere che coinvolgono la partecipazione attiva delle regioni frontaliere. Ciò consentirebbe alle regioni di mettere in comune le loro esperienze in materia di protezione civile e fornire una solida base operativa su cui costruire una forza europea di risposta alle situazioni d'emergenza;

52.

invita la Commissione ad assumere un ruolo di maggiore gestione diretta in situazioni di emergenza per mantenere un certo livello di supervisione e sostenere il coordinamento transfrontaliero;

53.

sollecita gli Stati membri a creare squadre multidisciplinari per rispondere rapidamente a situazioni d'emergenza, soprattutto quando la situazione d'emergenza presenta elementi quali flussi migratori misti in cui sono essenziali competenze nel campo della normativa in materia di asilo e nel campo dei diritti umani;

54.

sottolinea che alcune emergenze possono perdurare nel tempo e che i fondi per le emergenze devono essere disponibili finché dura l'emergenza.

Aspetti esterni di gestione della migrazione

55.

Apprezza l'approccio più coerente agli aspetti interni ed esterni della gestione della migrazione e della sicurezza interna, segnalando che la cooperazione e il dialogo con i paesi terzi sono necessari sia per combattere l'immigrazione clandestina che per concentrarsi su quella legale;

56.

sottolinea che gli enti locali e regionali, che sono più vicini o hanno legami più forti con i paesi terzi, possono avere un ruolo importante per la cooperazione dell'UE con questi paesi, contribuendo in maniera concreta al miglioramento delle relazioni e delle condizioni di vita nelle città e nelle regioni di origine e di transito (12). Attraverso la sua cooperazione con gli enti locali e regionali nei paesi dell'allargamento e del vicinato (ad esempio gruppi di lavoro e comitati consultivi misti, Corleap e ARLEM), il CdR si trova in una posizione privilegiata per promuovere gli obiettivi dei finanziamenti al di là delle frontiere dell'UE;

57.

non discerne una linea di separazione netta tra le attività di sviluppo e non sviluppo per quanto riguarda i paesi terzi e chiede coerenza e coordinamento tra i progetti finanziati in materia di aiuto e di sviluppo e i progetti in materia di affari interni, guidati da uno spirito di solidarietà e condivisione di responsabilità con i paesi terzi;

58.

chiede garanzie per impedire agli Stati membri di perseguire i propri interessi nazionali attraverso l'elemento esterno dei fondi del settore degli affari interni, nonché meccanismi per garantire la trasparenza della cooperazione bilaterale tra Stati membri e paesi terzi.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

COM(2011) 750 final (13)

Regolamento che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti

Emendamento 1

Articolo 3

Modificare paragrafo 2, lettera (b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

sostenere la gestione delle frontiere, in modo da assicurare, da un lato, un elevato livello di protezione delle frontiere esterne e, dall'altro, l'attraversamento agevole delle frontiere esterne conformemente all'acquis di Schengen;

sostenere la gestione delle frontiere, in modo da assicurare, da un lato, un elevato livello di protezione delle frontiere esterne e, dall'altro, l'attraversamento agevole delle frontiere esterne conformemente all'acquis di Schengen;

Il raggiungimento di tale obiettivo sarà misurato sulla base di indicatori quali, tra l'altro, lo sviluppo di attrezzature per il controllo di frontiera e per l'intercettazione alle frontiere esterne di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare, adeguate al livello di rischio esistente nella corrispondente sezione di frontiera esterna.

Il raggiungimento di tale obiettivo sarà misurato sulla base di indicatori quali, tra l'altro, lo sviluppo di attrezzature per il controllo di frontiera per l'intercettazione alle frontiere esterne di cittadini di paesi terzi in posizione irregolare, adeguate al livello di rischio esistente nella corrispondente sezione di frontiera esterna

Motivazione

Cfr. punto 5. Coloro che si occupano dei flussi misti di migrazione hanno bisogno di un livello di conoscenza del diritto di asilo tale da far rispettare tale diritto.

Emendamento 2

Articolo 3

Paragrafo 2, nuova lettera (c)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 48.

Emendamento 3

Articolo 3

Modificare paragrafo 3, lettera (f)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(f)

rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri che operano nei paesi terzi in relazione ai flussi di cittadini di paesi terzi verso il territorio degli Stati membri, e la cooperazione con i paesi terzi in questo settore.

(f)

rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri che operano nei paesi terzi in relazione ai flussi di cittadini di paesi terzi verso il territorio degli Stati membri, e la cooperazione con i paesi terzi in questo settore.

Motivazione

Cfr. punto 55.

Emendamento 4

Articolo 3

Paragrafo 3, nuova lettera (g)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 47.

Emendamento 5

Articolo 4

Paragrafo 1, nuova lettera (f)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 48.

Emendamento 6

Articolo 4

Paragrafo 1, nuova lettera (g)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punti 47 e 48

Emendamento 7

Articolo 4

Paragrafo 1, nuova lettera (h)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 5.

Emendamento 8

Articolo 9

Modificare paragrafo 2, lettera (b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

sostenere e ampliare la capacità esistente a livello nazionale nella gestione delle frontiere esterne, in considerazione - tra l'altro - delle nuove tecnologie, degli sviluppi e/o gli standard in relazione alla gestione dei flussi migratori;

sostenere e ampliare la capacità esistente a livello nazionale nella gestione delle frontiere esterne, in considerazione - tra l'altro - delle nuove tecnologie, degli sviluppi e/o gli standard in relazione alla gestione dei flussi migratori

Motivazione

Cfr. punto 5.

Emendamento 9

Articolo 13

Modificare paragrafo 2, lettera (g)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

migliorare la capacità delle reti di livello europeo di promuovere, sostenere e sviluppare ulteriormente le politiche dell'Unione e i suoi obiettivi;

migliorare la capacità delle reti di livello europeo di promuovere, sostenere e sviluppare ulteriormente le politiche dell'Unione e i suoi obiettivi;

Motivazione

Cfr. punti 3 e 55.

COM(2011) 751 final

Regolamento che stabilisce il Fondo Asilo e migrazione

Emendamento 1

Articolo 3

Modificare paragrafo 2, lettera (c)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

rafforzare la capacità di promuovere strategie di rimpatrio eque ed efficaci negli Stati membri, con particolare attenzione al carattere durevole del rimpatrio e alla riammissione effettiva nei paesi di origine.

rafforzare la capacità di promuovere strategie di rimpatrio eque ed efficaci negli Stati membri, con particolare attenzione al carattere durevole del rimpatrio e alla riammissione effettiva nei paesi di origine.

Il raggiungimento di questo obiettivo sarà misurato sulla base di indicatori quali, tra l'altro, il numero di rimpatriati;

Il raggiungimento di questo obiettivo sarà misurato sulla base di indicatori quali, tra l'altro, il numero di rimpatriati

Motivazione

Cfr. punto 37.

Emendamento 2

Articolo 5

Modificare paragrafo 1, lettera (e)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

le informazioni per le comunità locali e la formazione per il personale delle autorità locali che interagiranno con quelle accolte;

le informazioni per le comunità locali e la formazione per il personale delle autorità locali che interagiranno con quelle accolte;

Motivazione

Gli attori della società civile attuano spesso i progetti d'integrazione.

Emendamento 3

Articolo 5

Paragrafo 1, nuova lettera (g)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 28.

Emendamento 4

Articolo 6

Modificare la lettera (b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

contribuire direttamente alla valutazione delle politiche di asilo, con valutazioni d'impatto nazionali, indagini tra i gruppi di riferimento, elaborando indicatori e indici di riferimento.

contribuire direttamente alla valutazione delle politiche di asilo, con valutazioni d'impatto nazionali, indagini tra i gruppi di riferimento , elaborando indicatori e indici di riferimento.

Motivazione

Cfr. punto 13.

Emendamento 5

Articolo 7

Inserire una lettera (h)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 30.

Emendamento 6

Articolo 8

Modificare la lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

pacchetti informativi e campagne di sensibilizzazione, anche tramite tecnologie dell'informazione e della comunicazione e siti web di facile impiego;

pacchetti informativi campagne di sensibilizzazione , anche tramite tecnologie dell'informazione e della comunicazione e siti web di facile impiego;

Motivazione

Cfr. punto 25.

Emendamento 7

Articolo 9

Modificare paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Nell'ambito dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera (b), le azioni ammissibili si svolgono nel quadro di strategie coerenti, attuate da organizzazioni non governative, autorità locali e/o regionali, e specificamente preposte all'integrazione, a livello locale e/o regionale, a seconda dei casi, delle persone di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettere da (a) a (g). In questo contesto sono ammissibili in particolare:

Nell'ambito dell'obiettivo specifico di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera (b), le azioni ammissibili si svolgono nel quadro di strategie coerenti , attuate da organizzazioni non governative, autorità locali e/o regionali, e specificamente preposte all'integrazione, a livello locale e/o regionale, a seconda dei casi, delle persone di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettere da (a) a (g). In questo contesto sono ammissibili in particolare:

Motivazione

Cfr. punto 25.

Emendamento 8

Articolo 9

Modificare paragrafo 1, lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

le azioni che stabiliscono e sviluppano tali strategie di integrazione, compresa l'analisi delle necessità, il miglioramento degli indicatori e la valutazione;

le azioni che stabiliscono e sviluppano tali strategie di integrazione , compresa l'analisi delle necessità, il miglioramento degli indicatori la valutazione ;

Motivazione

Cfr. punti 18 e 23.

Emendamento 9

Articolo 9

Paragrafo 1, nuova lettera (i)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 26.

Emendamento 10

Articolo 9

Paragrafo 1, nuova lettera (j)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 26.

Emendamento 11

Articolo 10

Nuova lettera (f)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punti 46 e 54.

Emendamento 12

Articolo 11

Modificare la lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

creare e migliorare le infrastrutture o i servizi destinati all'alloggio e le condizioni di accoglienza o trattenimento;

creare e migliorare le infrastrutture o i servizi destinati all'alloggio e le condizioni di accoglienza o trattenimento

Motivazione

Cfr. punto 27.

Emendamento 13

Articolo 12

Modificare la lettera (b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

misure di rimpatrio volontario assistito, comprendenti gli esami e l'assistenza medica, le modalità di viaggio, i contributi finanziari, la consulenza e l'assistenza prima e dopo il rimpatrio;

misure di rimpatrio volontario assistito, comprendenti gli esami e l'assistenza medica, le modalità di viaggio, i contributi finanziari, la consulenza e l'assistenza prima e dopo il rimpatrio;

Motivazione

Cfr. punti 36 e 37.

Emendamento 14

Articolo 13

Modificare la lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

promuovere e rafforzare la cooperazione operativa tra i servizi di rimpatrio degli Stati membri, anche sul fronte della cooperazione con le autorità consolari e i servizi di immigrazione dei paesi terzi;

promuovere e rafforzare la cooperazione operativa tra i servizi di rimpatrio degli Stati membri, anche sul fronte della cooperazione con le autorità consolari e i servizi di immigrazione dei paesi terzi;

Motivazione

Cfr. punto 36.

Emendamento 15

Articolo 17

Modificare paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

I seguenti gruppi vulnerabili di rifugiati sono comunque inclusi nelle priorità comuni di reinsediamento dell'Unione e sono idonei a ricevere la somma forfettaria di cui al paragrafo 2:

donne e minori a rischio;

minori non accompagnati;

persone che necessitano di cure mediche importanti che possono essere garantite solo con il reinsediamento;

persone bisognose di un reinsediamento di emergenza o urgente per ragioni di protezione giuridica o fisica.

I seguenti gruppi vulnerabili di rifugiati sono comunque inclusi nelle priorità comuni di reinsediamento dell'Unione e sono idonei a ricevere la somma forfettaria di cui al paragrafo 2:

donne e minori a rischio;

minori non accompagnati;

persone che necessitano di cure mediche importanti che possono essere garantite solo con il reinsediamento;

persone bisognose di un reinsediamento di emergenza o urgente per ragioni di protezione giuridica o fisica.

Motivazione

Cfr. punto 33. Dare priorità alle persone che necessitano di cure psicologiche rappresenta una buona pratica utilizzata dall'UNHCR e da altre organizzazioni.

Emendamento 16

Articolo 18

Inserire un paragrafo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

   

Motivazione

Cfr. punto 32.

Emendamento 17

Articolo 18

Inserire un paragrafo 6

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

   

Motivazione

Cfr. punto 30.

Emendamento 18

Articolo 19

Modificare paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Onde assegnare l'importo di cui all'articolo 15, paragrafo 1, lettera c), entro il 31 maggio 2017 la Commissione valuta le necessità degli Stati membri in ordine al loro sistema di asilo e accoglienza, alla loro situazione rispetto ai flussi migratori nel periodo dal 2014 al 2016 e agli sviluppi previsti.

Onde assegnare l'importo di cui all'articolo 15, paragrafo 1, lettera c), entro il 31 maggio 2017 la Commissione valuta le necessità degli Stati membri in ordine al loro sistema di asilo e accoglienza, alla loro situazione rispetto ai flussi migratori nel periodo dal 2014 al 2016 e agli sviluppi previsti .

Motivazione

Le situazioni in materia di migrazione possono variare da un giorno all'altro e il sistema dovrebbe essere sufficientemente flessibile per far fronte a questi cambiamenti.

Emendamento 19

Articolo 22

Modificare paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Il Fondo presta sostegno finanziario per far fronte a necessità urgenti e specifiche, nell'eventualità di una situazione d'emergenza.

Il Fondo presta sostegno finanziario per far fronte a necessità urgenti e specifiche, nell'eventualità di una situazione d'emergenza .

Motivazione

Cfr. punto 53.

Emendamento 20

Articolo 23

Modificare paragrafo 2, lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

fungere da consiglio consultivo dell'Unione per la migrazione e l'asilo coordinandosi e cooperando a livello sia nazionale che dell'Unione con i rappresentanti di Stati membri, mondo accademico, società civile, gruppi di riflessione e altri organismi dell'Unione o internazionali;

fungere da consiglio consultivo dell'Unione per la migrazione e l'asilo coordinandosi e cooperando a livello sia nazionale che dell'Unione con i rappresentanti di Stati membri, mondo accademico, società civile, gruppi di riflessione e altri organismi dell'Unione o internazionali;

Motivazione

Cfr. punto 15.

Emendamento 21

Articolo 23

Modificare paragrafo 5, lettera (c)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

i punti di contatto nazionali designati dagli Stati membri, comprendenti ciascuno almeno tre esperti che possiedono collettivamente competenze in materia di asilo e migrazione riguardanti anche aspetti attinenti all'iter decisionale, al diritto, alla ricerca e alla statistica, e che coordinino e apportino i contributi nazionali alle attività di cui all'articolo 19, paragrafo 1, in modo da assicurare la partecipazione di tutti i portatori di interessi;

i punti di contatto nazionali designati dagli Stati membri, comprendenti ciascuno almeno tre esperti che possiedono collettivamente competenze in materia di asilo e migrazione riguardanti anche aspetti attinenti all'iter decisionale, al diritto, alla ricerca e alla statistica, e che coordinino e apportino i contributi nazionali alle attività di cui all'articolo 19, paragrafo 1, in modo da assicurare la partecipazione di tutti i portatori di interessi;

Motivazione

Cfr. punto 13. Ciò contribuirebbe ad aumentare la trasparenza dei meccanismi.

COM(2011) 752 final

Regolamento recante disposizioni generali sul Fondo Asilo e migrazione e sullo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi

Emendamento 1

Articolo 4

Modificare

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gli interventi finanziati dai regolamenti specifici sono conformi al diritto applicabile dell'Unione e nazionale.

Gli interventi finanziati dai regolamenti specifici sono conformi al diritto applicabile dell'Unione e nazionale

Motivazione

La giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo forma parte del diritto dell'UE ma, a volte, tali decisioni non sono attuate dagli Stati membri. È utile sottolineare la loro importanza.

Emendamento 2

Articolo 8

Inserire un paragrafo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

   

Motivazione

Cfr. punto 53.

Emendamento 3

Articolo 12

Modificare paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Ogni Stato membro organizza, nel rispetto delle proprie norme e prassi nazionali, un partenariato con le autorità e gli organismi interessati per sviluppare ed attuare i programmi nazionali.

Ogni Stato membro organizza, nel rispetto delle proprie norme e prassi nazionali, un partenariato con le autorità e gli organismi interessati per sviluppare ed attuare i programmi nazionali.

Tali autorità e organismi comprendono le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti e, ove opportuno le organizzazioni internazionali e gli organismi che rappresentano la società civile, quali le organizzazioni non governative o le parti sociali.

Tali autorità e organismi comprendono le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti e le organizzazioni internazionali e gli organismi che rappresentano la società civile , quali le organizzazioni non governative o le parti sociali.

Motivazione

La parola «competenti» in contrapposizione a «ove opportuno» elimina un elemento di discrezionalità che può determinare una mancanza di chiarezza. Il contributo del gruppo di riferimento costituisce un fondamento nella programmazione dell'UE.

Emendamento 4

Articolo 12

Modificare paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Ciascuno Stato membro istituisce un comitato di sorveglianza per supportare l'esecuzione dei programmi nazionali.

Ciascuno Stato membro istituisce un comitato di sorveglianza per supportare l'esecuzione dei programmi nazionali.

Motivazione

Cfr. punto 13. Ciò porterebbe a una maggiore trasparenza e a evitare possibili conflitti di interesse.

Emendamento 5

Articolo 12

Modificare paragrafo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione può partecipare ai lavori del comitato di sorveglianza a titolo consultivo.

La Commissione ai lavori del comitato di sorveglianza a titolo consultivo.

Motivazione

La partecipazione della Commissione è molto importante e non deve essere discrezionale.

Emendamento 6

Articolo 14

Paragrafo 5, nuova lettera (g)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19.

Emendamento 7

Articolo 20

Modificare paragrafo 2, lettera (c)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

spese per la valutazione di azioni o progetti;

spese per la valutazione di azioni o progetti;

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19. Le parti interessate si trovano in una posizione favorevole per giudicare i risultati di un progetto.

Emendamento 8

Articolo 23

Modificare paragrafo 1, lettera (b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

un'autorità responsabile accreditata, ossia un organismo pubblico dello Stato membro che sia il solo responsabile della gestione e del controllo corretti del programma nazionale e si occupi di tutte le comunicazioni con la Commissione;

un'autorità responsabile accreditata, ossia un organismo pubblico dello Stato membro che sia il solo responsabile della gestione e del controllo corretti del programma nazionale e si occupi di tutte le comunicazioni con la Commissione;

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19.

Emendamento 9

Articolo 25

Paragrafo 5, nuova lettera (d)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19. Le parti interessate si trovano in una posizione favorevole per giudicare i risultati di un progetto.

Emendamento 10

Articolo 48

Modificare paragrafo 1, lettera (b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

informare i potenziali beneficiari in merito alle opportunità di finanziamento nel quadro dei programmi nazionali;

informare i potenziali beneficiari in merito alle opportunità di finanziamento nel quadro dei programmi nazionali;

Motivazione

Cfr. punto 14.

Emendamento 11

Articolo 50

Inserire un paragrafo 7

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

   

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19.

Emendamento 12

Articolo 51

Modificare paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gli Stati membri garantiscono l'esistenza di procedure per la produzione e la raccolta dei dati necessari, compresi i dati relativi agli indicatori comuni e agli indicatori specifici per programma.

Gli Stati membri garantiscono l'esistenza di procedure per la produzione e la raccolta dei dati necessari, compresi i dati relativi agli indicatori comuni e agli indicatori specifici per programma .

Motivazione

Cfr. punto 13.

Emendamento 13

Articolo 55

Modificare paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione è assistita dal comitato comune «Asilo, migrazione e sicurezza» istituito dal presente regolamento. Tale comitato è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

La Commissione è assistita dal comitato comune «Asilo, migrazione e sicurezza» istituito dal presente regolamento Tale comitato è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19.

COM(2011) 753 final

Regolamento che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per la cooperazione di polizia, la prevenzione e la lotta alla criminalità e la gestione delle crisi

Emendamento 1

Articolo 3

Modificare paragrafo 2, lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

prevenire e combattere i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, e potenziare il coordinamento e la cooperazione tra le autorità di contrasto degli Stati membri e con i paesi terzi interessati.

prevenire e combattere i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, e potenziare il coordinamento e la cooperazione tra le autorità di contrasto degli Stati membri e con i paesi terzi interessati.

Motivazione

Cfr. punti 41 e 55

Emendamento 2

Articolo 3

Modificare paragrafo 3, lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

misure (metodologie, strumenti e strutture) per rafforzare la capacità degli Stati membri di prevenire e contrastare i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, in particolare attraverso partenariati pubblico-privato, lo scambio di informazioni e delle migliori pratiche, l'accesso ai dati, tecnologie interoperabili, statistiche comparabili, la criminologia applicata, la comunicazione pubblica e azioni di sensibilizzazione.

misure (metodologie, strumenti e strutture) per rafforzare la capacità degli Stati membri di prevenire e contrastare i reati gravi, transfrontalieri e di criminalità organizzata, compreso il terrorismo, in particolare attraverso partenariati pubblico-privato, lo scambio di informazioni e delle migliori pratiche, l'accesso ai dati, tecnologie interoperabili, statistiche comparabili, la criminologia applicata, la comunicazione pubblica e azioni di sensibilizzazione.

Motivazione

Cfr. punti 38, 39, 40, 41, 43 e 44.

Emendamento 3

Articolo 4

Modificare paragrafo 1, lettera (a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

migliorare la cooperazione di polizia e il coordinamento tra le autorità di contrasto, comprese le squadre investigative comuni e qualsiasi altra forma di operazione transfrontaliera congiunta, lo scambio e l'accesso alle informazioni e le tecnologie interoperabili;

migliorare la cooperazione di polizia e il coordinamento tra le autorità di contrasto , comprese le squadre investigative comuni e qualsiasi altra forma di operazione transfrontaliera congiunta, lo scambio e l'accesso alle informazioni e le tecnologie interoperabili;

Motivazione

Cfr. punti 38 e 40.

Emendamento 4

Articolo 4

Paragrafo 1, lettera (h)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 42.

Emendamento 5

Articolo 4

Paragrafo 1, nuova lettera (i)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Cfr. punto 41.

Emendamento 6

Articolo 6

Modificare paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gli Stati membri redigono i rispettivi programmi nazionali di cui al presente strumento congiuntamente con quelli da elaborare in base al regolamento (UE) n. XXX/2012 che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, e li sottopongono alla Commissione sotto forma di un unico programma nazionale per il Fondo, a norma dell'articolo 14 del regolamento (UE) n. XXX/2012 [regolamento orizzontale].

Gli Stati membri redigono i rispettivi programmi nazionali di cui al presente strumento congiuntamente con quelli da elaborare in base al regolamento (UE) n. XXX/2012 che istituisce, nell'ambito del Fondo Sicurezza interna, lo strumento di sostegno finanziario per le frontiere esterne e i visti, e li sottopongono alla Commissione sotto forma di un unico programma nazionale per il Fondo, a norma dell'articolo 14 del regolamento (UE) n. XXX/2012 [regolamento orizzontale].

Motivazione

Cfr. punti 18 e 19.

Emendamento 7

Nuovo articolo

Dopo l'attuale articolo 14 aggiungere il seguente nuovo articolo 14 bis:

Progetto di parere

Emendamento del Comitato delle regioni

 

   

   

Motivazione

Per finanziare le misure di polizia transfrontaliere, fino ad oggi era possibile utilizzare, a scelta, il programma specifico della Commissione europea «Prevenzione e lotta contro la criminalità» (programma ISEC) o l'Obiettivo 3 del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), applicando il principio di complementarità di cui all'articolo 11 della decisione 2007/125/GAI del Consiglio. Mentre le misure rientranti nel programma ISEC erano finanziate centralmente dall'Unione, il sostegno a titolo dell'Obiettivo 3 era gestito in maniera decentrata. L'articolo 14 del regolamento proposto per il Fondo sicurezza interna (FSI) abroga la decisione del Consiglio del 2007 per il futuro periodo finanziario, abolendo così anche il principio di complementarità tra gli strumenti dell'Unione. Non sarà quindi più possibile scegliere tra l'FSI e il sostegno a titolo dell'Obiettivo 3. Ai vantaggi di un impiego flessibile dei diversi strumenti di sostegno, tuttavia, non è opportuno rinunciare: se l'abolizione della complementarità mira a evitare doppi finanziamenti, allora è sufficiente tener conto di tale rischio in sede di erogazione del sostegno finanziario. Si propone pertanto di aggiungere, nel regolamento proposto per l'FSI, un articolo 14 bis che sancisca il principio di complementarità e contenga la clausola di tutela prevista dall'articolo 11, paragrafo 3, della decisione sul programma ISEC.

Bruxelles, 18 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  CdR 201/2009, punto 1.

(2)  CdR 201/2009, punti 8 e 9.

(3)  CdR 170/2010, punto 43.

(4)  COM(2011) 752 final.

(5)  Comunicazione della Commissione: agenda europea per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi – COM(2011) 455 final.

(6)  CdR 170/2010, punti 41 e 42.

(7)  CdR 201/2009, punto 92.

(8)  CdR 170/2010, punto 48.

(9)  CdR 201/2009, punto 87.

(10)  COM(2012) 85 final.

(11)  CdR 210/2008, punto 30.

(12)  CdR 201/2009, punti 76 e 77.

(13)  NdT: la versione italiana del documento della Commissione riporta una numerazione scorretta rispetto alle altre versioni linguistiche. I riferimenti all'articolato si basano quindi sulla versione inglese.


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/43


Parere del Comitato delle regioni «Strumenti finanziari dell’UE in materia di giustizia e cittadinanza»

2012/C 277/06

IL COMITATO DELLE REGIONI

ritiene che i programmi proposti rappresentino importanti strumenti di sostegno all'attuazione delle politiche dell'UE nei settori della giustizia, dei diritti e della cittadinanza;

giudica le proposte compatibili con il principio di sussidiarietà, essendovi, da un lato, una significativa dimensione transfrontaliera per i settori di intervento coinvolti e, dall'altro, prevedendo l'implementazione dello spazio europeo di giustizia e dei diritti, che richiede meccanismi di cooperazione transnazionale e possibilità di networking per i professionisti interessati, obiettivi normalmente non conseguibili in maniera efficace attraverso la sola azione dei singoli Stati membri;

considera che le previsioni contenute nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020 possano consentire il perseguimento di azioni con un valore aggiunto a livello europeo, finalizzate all'accrescimento dello spazio europeo di giustizia, nonché al miglioramento della promozione e tutela dei diritti delle persone, sanciti dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

ribadisce il proprio impegno e la propria disponibilità a sostenere lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonché a promuovere la cittadinanza europea;

chiede alla Commissione e agli Stati membri di coinvolgere gli enti locali e regionali nell'attuazione dei programmi, con particolare riguardo all'elaborazione e allo sviluppo dei programmi di lavoro annuali;

propone che alla procedura consultiva possa essere associato un rappresentante del Comitato delle regioni.

Relatore

Giuseppe VARACALLI (IT/ALDE), sindaco di Gerace

Testi di riferimento

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma “Diritti e cittadinanza” per il periodo 2014-2020

COM(2011) 758 final

 

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma “Giustizia” per il periodo 2014-2020

COM(2011) 759 final

 

Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce per il periodo 2014-2020 il programma “L'Europa per i cittadini”

COM(2011) 884 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Considerazioni generali

1.

ritiene che i programmi proposti rappresentino importanti strumenti di sostegno all'attuazione delle politiche dell'UE nei settori della giustizia, dei diritti e della cittadinanza; si tratta, infatti, di programmi che, nel loro complesso, mirano a sostenere le attività portate avanti negli Stati membri al fine di sensibilizzare la comprensione e favorire l'applicazione del diritto e delle politiche dell'Unione negli Stati membri, promuovere la cooperazione transnazionale e migliorare la conoscenza dei problemi potenziali nei settori di intervento individuati, allo scopo di garantire che l'elaborazione delle politiche e delle norme sia fondata su dati concreti. Il programma “L'Europa per i cittadini”, in particolare, mira a promuovere lo sviluppo di una cittadinanza dell'Unione;

2.

giudica le proposte compatibili con il principio di sussidiarietà, essendovi, da un lato, una significativa dimensione transfrontaliera per i settori di intervento coinvolti e, dall'altro, prevedendo l'implementazione dello spazio europeo di giustizia e dei diritti, che richiede meccanismi di cooperazione transnazionale e possibilità di networking per i professionisti interessati, obiettivi normalmente non conseguibili in maniera efficace attraverso la sola azione dei singoli Stati membri;

3.

valuta le proposte in linea anche con il principio di proporzionalità, avendo verificato, innanzi tutto, che la loro forma e il loro contenuto appaiano oggettivamente congrui rispetto a quanto potenzialmente necessario per raggiungere gli obiettivi previsti, nonché, inoltre, che la dotazione finanziaria complessivamente prevista per i tre programmi appaia sufficiente per un'efficace esecuzione degli stessi, tenuto anche conto che la stessa è stata opportunamente mantenuta in misura pari a quella assegnata, per i programmi attualmente in corso, per i medesimi settori di intervento, tra l'altro anche con l'espressa previsione di modificabilità in aumento in caso di adesione di un nuovo Stato membro;

4.

apprezza, in complessivi termini di miglioramento della regolamentazione, le valutazioni di impatto che accompagnano le proposte, da ritenersi sufficientemente motivate e complete, tenuto altresì conto che la Commissione europea ha anche consultato, nel corso della fase istruttoria, le parti interessate ed i relativi risultati sono confluiti nelle stesse valutazioni di impatto, così come analoga consultazione è stata effettuata, a diversi gradi, con gli enti locali e regionali;

5.

considera che le previsioni contenute nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020 possano consentire il perseguimento di azioni con un valore aggiunto a livello europeo, finalizzate all'accrescimento dello spazio europeo di giustizia, nonché al miglioramento della promozione e tutela dei diritti delle persone, sanciti dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

6.

auspica che i programmi continuino a contribuire alla realizzazione progressiva di una sempre migliore comprensione dell'UE da parte dei cittadini, soprattutto attraverso l'incentivazione della loro partecipazione attiva, nonché a produrre un significativo rafforzamento della consapevolezza;

7.

si augura che, tra l'altro, la fase attuativa dei programmi “Diritti e cittadinanza” (con riferimento all'obiettivo specifico “contribuire a rafforzare l'esercizio dei diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione”) e “L'Europa per i cittadini” (con riferimento all'obiettivo generale “[…] accrescere la capacità di partecipazione civica a livello di Unione europea” ed all'obiettivo specifico “incoraggiare la partecipazione democratica e civica dei cittadini a livello di Unione, […]”) possa anche consentire di sviluppare la conoscenza, tra i cittadini europei, della recente possibilità, loro direttamente attribuita con apposito regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l'iniziativa dei cittadini, di proporre iniziative legislative nei confronti della Commissione su questioni di competenza dell'UE, essendo pure previsto che le iniziative medesime possano essere promosse o sostenute da organizzazioni;

8.

ribadisce il proprio impegno e la propria disponibilità a sostenere lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonché a promuovere la cittadinanza europea;

9.

ritiene necessario, con specifico riferimento al programma “Diritti e cittadinanza”, in relazione alla prospettiva di genere, che trovino adeguata ed effettiva applicazione le indicazioni della proposta di regolamento contenute nel considerato n. 12 sulla continuazione e lo sviluppo dei tre programmi precedenti, con particolare riguardo al programma specifico per prevenire e combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne e per proteggere le vittime e i gruppi a rischio (programma Daphne III) ed alle sezioni “parità tra uomini e donne” e “diversità e lotta contro la discriminazione” del programma comunitario per l'occupazione e la solidarietà sociale – Progress; nell'articolo 4 (Obiettivi specifici), lettera b), con particolare riguardo all'obiettivo specifico costituito dal divieto di discriminazioni fondate sul sesso ed al principio di parità tra uomini e donne;

10.

esprime, in linea di principio, apprezzamento per la prevista sostituzione dei sei programmi operativi per il periodo 2007-2013 con due programmi, ritenendo che la riduzione possa consentire una gestione più snella ed efficace delle azioni previste, anche in relazione ad un'auspicabile migliore concentrazione dei fondi e al superamento del disequilibrio geografico evidenziato, con riferimento ai programmi in corso, dalla stessa Commissione nelle schede finanziarie legislative allegate alle proposte;

11.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di coinvolgere, per quanto più possibile, gli enti locali e regionali nell'attuazione dei programmi, con particolare riguardo all'elaborazione e allo sviluppo dei programmi di lavoro annuali;

12.

raccomanda, con riferimento specifico alla prevista, nonché certamente opportuna, confermata possibilità di beneficiare delle azioni previste anche in capo ad organismi privati, che la Commissione persegua anche l'obiettivo di un ulteriore affinamento dei meccanismi di verifica preventiva della qualità delle richieste;

13.

evidenzia che le problematiche al centro dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia rivestono particolare interesse per gli enti locali e regionali, tenuto soprattutto conto dell'impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini residenti nell'Unione e sulle funzioni proprie degli enti locali e regionali, nonché della circostanza che gli enti locali e regionali dispongono di molte competenze chiave nei settori che rientrano nell'ambito di tale spazio;

14.

sottolinea che la sussidiarietà e la prossimità ai cittadini e ai residenti comportano, per gli enti locali e regionali, un approccio diretto con le preoccupazioni e le aspirazioni dei cittadini stessi, per cui frequentemente le istituzioni locali riescono a mettere in atto soluzioni innovative e appropriate;

15.

segnala, con riferimento specifico al programma “Europa per i cittadini”, che la partecipazione ai gemellaggi tra città, attività espressamente confermata dal programma stesso, ha positivamente consentito un validissimo scambio di esperienze tra comunità dislocate in territori diversi, con la consolidata sperimentazione di iniziative di successo, attraverso le quali gli enti si sono anche proposti quali promotori e facilitatori di cittadinanza;

16.

esprime condivisione in merito alla possibilità, contenuta nelle tre proposte di regolamento, che tutti gli organismi pubblici, tra cui gli enti locali e regionali, possano avere accesso ai programmi, rimarcando comunque l'esigenza che le procedure di applicazione non siano eccessivamente onerose, soprattutto in relazione alla prevista complementarità tra i programmi stessi ed alla connessa, nonché opportuna, possibilità di utilizzare, a condizione che il finanziamento copra distinte voci di spesa, anche risorse allocate in programmi diversi;

17.

conferma la propria condivisione sugli obiettivi contenuti nei programmi già espressa in precedenti pareri, assicurando inoltre il proprio costante impegno a promuoverne e favorirne l'utilizzo anche in paesi vicini attraverso i propri organismi di cooperazione (gruppi di lavoro, comitati consultivi misti, Corleap, ARLEM), in linea con i pertinenti accordi di cooperazione e in collaborazione con la Commissione;

18.

ribadisce la particolare importanza che la realizzazione di un autentico spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini riveste in un mondo caratterizzato da una sempre maggiore mobilità, compiacendosi, anche in linea con la forte promozione da tempo attivata dal Comitato delle regioni su di un sistema a più livelli per la protezione dei diritti fondamentali, del fatto che si siano compiuti progressi nella realizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, collocando i cittadini al centro del progetto;

19.

ritiene sempre necessario ravvicinare in modo equilibrato le questioni della sicurezza e la protezione dei diritti e delle libertà fondamentali, applicando strumenti coerenti nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia: su tale argomento non può sottacersi che l'Europa certamente dispone di un solido quadro normativo per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, che nella pratica deve essere sempre migliorato con riferimento alla garanzia di effettivo esercizio di tali diritti;

20.

rileva positivamente che i tre programmi, nel loro complesso, pur se con le oggettive diversità tra gli stessi, contribuiscono alla sensibilizzazione dei cittadini alla dimensione europea della loro cittadinanza, quale strumento di coinvolgimento nel processo di integrazione europea e di accrescimento della costruzione della democrazia europea;

21.

rinnova alcune considerazioni già svolte nel parere adottato di recente sul nuovo quadro finanziario pluriennale dopo il 2013, laddove ha evidenziato la necessità di dotarsi delle risorse adeguate per promuovere i diritti fondamentali, la democrazia e la partecipazione dei cittadini, al fine di costruire una cittadinanza europea, anche affermando la primaria importanza, per il programma “L'Europa per i cittadini”, di mettere al centro i partenariati per sostenere la società civile a livello europeo ed inoltre osservando che la sicurezza dell'UE è strettamente legata all'avanzamento della democrazia, della buona governance e dello Stato di diritto nei paesi terzi, e che spetta all'Unione promuovere questi valori globalmente;

22.

ricorda, ancora, di aver già precedentemente evidenziato l'opportunità di sostenere le diverse forme di cooperazione territoriale per implementare progetti e interventi che mirano a rendere effettiva la cittadinanza europea e che possano contribuire a ridurre gli ostacoli e gli oneri amministrativi e burocratici, anche attraverso la diffusione delle molteplici buone pratiche nell'ambito dei servizi transfrontalieri, quali, ad esempio, quelle attuate in materia di sanità e di multilinguismo;

23.

si augura che le azioni previste su tali fondamentali aspetti possano trovare attenzione prioritaria nei programmi di lavoro annuali, con particolare riguardo ai programmi “Diritti e cittadinanza” e “L'Europa per i cittadini”;

24.

riconosce che la fusione nei futuri due programmi dei precedenti sei in materia di “Giustizia” e di “Diritti e cittadinanza”, nonché la riformulazione del programma “L'Europa per i cittadini”, può rendere più flessibile la definizione delle priorità nel corso dei sette anni di programmazione, abbassando i costi di gestione a livello europeo, riducendo gli oneri burocratici per i beneficiari e consentendo una più adeguata ed efficace trasversalità dei progetti che perseguono diversi obiettivi dei programmi stessi;

25.

ribadisce, con specifico riguardo alle problematiche della giustizia, quanto già sostenuto in merito alla necessità di coordinare e integrare le politiche in materia di giustizia e affari interni con le altre politiche dell'Unione, con particolare riguardo alla politica estera e a quella economica e sociale, derivando certamente da un miglior coordinamento tra le citate politiche un rafforzamento della loro complessiva efficacia;

26.

condivide l'assunto che la promozione della cittadinanza costituisce una tematica trasversale di cui occorre tener conto in altre azioni dell'Unione europea, per cui le previste sinergie con lo strumento di assistenza preadesione (IPA) costituiscono rilevanti momenti relazionali per garantire che i futuri cittadini dell'Unione siano informati sulla cittadinanza europea e conoscano sempre meglio i loro diritti e doveri;

27.

auspica, quindi, che vengano messe in atto soluzioni concrete che consentano di realizzare la complementarità e le sinergie tra i programmi proposti ed altri strumenti dell'Unione, invitando la Commissione a fornire, con carattere di continuità, informazioni sulle modalità applicative da porre in essere per garantire le dette complementarità e sinergie;

28.

manifesta preoccupazione in ordine all'obiettivamente insufficiente possibilità, per gli enti locali e regionali, di efficace coinvolgimento nella fase elaborativa dei programmi di lavoro annuali e nella valutazione di almeno due dei tre programmi specifici: il processo di costruzione dell'Europa dei cittadini non deve mai prescindere dalla concreta partecipazione, in ogni fase, degli enti locali e regionali, livelli istituzionali essenziali e di garanzia per processi decisionali di più ampia legittimità democratica;

29.

chiede, quindi, che venga garantita la partecipazione formale degli enti locali e regionali, attraverso il Comitato delle regioni, nella fase elaborativa dei programmi annuali di attività dei programmi “Diritti e cittadinanza” e “L'Europa per i cittadini”;

30.

ritiene, inoltre, con riferimento alle relazioni, predisposte dalla Commissione, di valutazione intermedia ed ex post del programma “Diritti e cittadinanza”, di poter responsabilmente esprimere il proprio giudizio, come peraltro formalmente previsto in relazione al programma “L'Europa per i cittadini”, per cui chiede una specifica disposizione in tal senso nella proposta riferita al programma “Diritti e cittadinanza”;

31.

chiede che la misurazione del conseguimento degli obiettivi specifici del programma “Diritti e Cittadinanza” dipenda anche dalla raccolta di dati qualitativo-quantitativi sul rispetto, l'esercizio e l'attuazione dei diritti stessi, ritenendo che il previsto riferimento alla percezione a livello europeo non consenta un'adeguata misurazione in termini di risultato; ricorda in tale contesto anche i lavori dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali e dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere nel campo dell'elaborazione di indicatori specifici e di studi comparativi;

32.

condivide l'importante ruolo che le attuali proposte di programma dovrebbero svolgere, attraverso le previste attività di sensibilizzazione e di informazione, per i cittadini europei, soprattutto in relazione al pieno accesso alle informazioni, presupposto sempre più indispensabile per una partecipazione politica attiva, principio già precedentemente enunciato dal Comitato con espresso invito, formulato ai propri membri, ad adoperarsi affinché l'accesso alle informazioni sia efficacemente garantito nei singoli Stati;

33.

ritiene, con riferimento specifico al programma “Giustizia”, che la prevista prosecuzione degli scambi di operatori degli apparati giudiziari nazionali, inquadrabili nel più ampio contesto della rete giudiziaria europea, rafforzi l'avviato percorso di progressiva affermazione del riconoscimento reciproco dei sistemi giudiziari, migliorando anche la fiducia reciproca;

34.

sostiene con particolare convinzione, quindi, la specifica proposta di finanziare attività di formazione per gli operatori dei sistemi giudiziari, come previsto dall'articolo 6 della proposta relativa al programma “Giustizia”, essendo la formazione e la conoscenza elementi essenziali per costruire un'Europa della giustizia;

35.

raccomanda di porre particolare attenzione, sul punto, al fine di garantire l'effettivo coinvolgimento dell'intera gamma di professionalità, pubbliche e private, che operano nell'ambito dei sistemi giudiziari;

36.

ritiene, con riferimento alle attività di formazione finanziate nel quadro del programma “Diritti e cittadinanza”, che le stesse debbano comprendere anche l'educazione alla cittadinanza europea di coloro che intendono acquisire la cittadinanza di uno Stato membro, nonché dei soggetti in età scolare, condividendo e sostenendo il principio della promozione della cittadinanza attiva dei giovani attraverso l'istruzione;

37.

condivide il sostegno finanziario per la definizione di moduli formativi online previsti nella proposta di programma, in linea con l'invito del Comitato delle regioni a promuovere interventi per l'educazione alla cittadinanza attraverso i media e le TIC;

38.

individua nei programmi “Giustizia” e “Diritti e cittadinanza” anche un adeguato mezzo di rafforzamento del consistente potenziale degli enti locali e regionali in materia di cooperazione transfrontaliera per quanto riguarda le questioni relative allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

39.

esprime, in linea di principio, ampia condivisione sull'approccio maggiormente orientato ai risultati prescelto dalla Commissione in relazione ai tre programmi, fondamentalmente incentrato sul meccanismo degli indicatori di misurazione del conseguimento degli obiettivi perseguiti dai programmi stessi, evidenziando comunque che un elenco completo di indicatori è contenuto soltanto nella proposta relativa al programma “L'Europa per i cittadini”, mentre, ad esempio, quella riguardante il programma “Giustizia” individua un unico indicatore per ogni obiettivo e accenna ad una serie non definita di altri indicatori, per cui suggerisce una più ampia specificazione complessiva, con preferibile riferimento a parametri, oltre che quantitativi, anche qualitativi;

40.

evidenzia che la proposta relativa al programma “L'Europa per i cittadini” prevede una struttura più flessibile rispetto a quella del programma attualmente in corso, per cui non risultano preventivamente indicate quote assegnabili alle singole azioni perseguibili con il nuovo programma;

41.

manifesta, sul punto, l'idea che i gemellaggi tra città, oltre a poter ancora beneficiare del sostegno del programma, debbano poter pure disporre di una quota fissa preventivamente indicata, che nel programma attualmente in corso è pari a quasi un terzo della dotazione complessiva e può essere mantenuta in analoga misura;

42.

chiede, quindi, che una congrua quota del bilancio complessivo stanziato per il programma “L'Europa per i cittadini” sia destinata alle attività intraprese nel quadro dei gemellaggi, tenuto soprattutto conto del rilevante e riconosciuto ruolo che i gemellaggi rivestono nell'ormai consolidato processo di contatti forti e sostenibili tra i cittadini, compresi quelli dei paesi terzi;

43.

rammenta che, avendo recentemente il Parlamento europeo e il Consiglio introdotto il marchio del patrimonio europeo come strumento teso a valorizzare il patrimonio culturale comune degli Stati membri nel rispetto delle diversità nazionali e regionali, il programma “L'Europa per i cittadini” possa anche sfruttare, per il conseguimento degli obiettivi previsti, il potenziale dei siti che saranno insigniti di questo nuovo marchio, al pari dell'analoga rilevanza ormai riconosciuta all'istituzione delle capitali europee della cultura per promuovere l'identità e la cittadinanza europee.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

DIRITTI E CITTADINANZA – COM(2011) 758 final

Emendamento 1

Articolo 4, paragrafo 2

Obiettivi specifici

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gli indicatori per misurare il conseguimento degli obiettivi enunciati al paragrafo 1 sono, fra gli altri, la percezione a livello europeo del rispetto, dell'esercizio e dell'attuazione di tali diritti e il numero di denunce.

Gli indicatori per misurare il conseguimento degli obiettivi enunciati al paragrafo 1 sono, fra gli altri, 'attuazione di tali diritti e il numero di denunce.

Motivazione

Appare più concreto, al fine di una misurazione effettiva del conseguimento degli obiettivi specifici del programma, fare riferimento alla rilevazione di dati qualitativi e quantitativi, tenuto conto che il concetto di “percezione” potrebbe prestarsi a valutazioni più sfumate e non adeguatamente rappresentative del conseguimento stesso.

DIRITTI E CITTADINANZA – COM(2011) 758 final

Emendamento 2

Articolo 9, paragrafo 1

Procedura di comitato

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione è assistita da un comitato. Tale comitato è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

La Commissione è assistita da un comitato. Tale comitato è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

Motivazione

Si ritiene utile e necessario che l'adozione dei programmi di lavoro annuali, attraverso i quali si attua l'intero programma, preveda la partecipazione, accanto al comitato composto da rappresentanti degli Stati membri che assiste la Commissione, di un rappresentante del Comitato delle regioni.

Trattandosi, infatti, di attività esecutiva di programmi per la quale sono fortemente impegnati anche gli enti locali e regionali, la loro partecipazione alla fase di elaborazione dei programmi di lavoro annuali, attraverso l'istituzione europea (Comitato delle regioni) che li rappresenta, consente una costruzione dal basso dei programmi medesimi anche in sintonia con le esigenze manifestate dai cittadini europei.

Inoltre la partecipazione del Comitato delle regioni alla fase elaborativa annuale si pone in simmetria con la previsione della competenza dello stesso, all'interno della procedura legislativa di adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, per l'espressione formale del presente parere.

DIRITTI E CITTADINANZA – COM(2011) 758 final

Emendamento 3

Articolo 12, paragrafo 2

Monitoraggio e valutazione

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione fornisce al Parlamento europeo e al Consiglio:

a)

al più tardi entro la metà del 2018, una relazione di valutazione intermedia;

b)

una relazione di valutazione ex post.

La Commissione fornisce al Parlamento europeo al Consiglio:

a)

al più tardi entro la metà del 2018, una relazione di valutazione intermedia;

b)

una relazione di valutazione ex post.

Motivazione

Appare quanto mai necessario omologare la fase di monitoraggio e valutazione dei programmi “Diritti e cittadinanza” e “L'Europa per i cittadini”: per quest'ultimo programma, infatti, è espressamente prevista, all'art. 14 (Monitoraggio e valutazione), n. 3 della proposta della Commissione, che la Commissione stessa presenti una relazione di valutazione intermedia e una relazione di valutazione ex post, oltre che al Parlamento europeo e al Consiglio, anche al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

Non si ravvisano motivazioni valide, quindi, per mantenere la previsione dell'art. 12, n. 2 della proposta relativa al programma “Diritti e cittadinanza”, che non include il Comitato economico e sociale europeo ed il Comitato delle regioni tra i destinatari delle medesime relazioni di valutazione intermedia ed ex post: l'emendamento, quindi, provvede alla necessaria integrazione.

GIUSTIZIA – COM(2011) 759 final

Emendamento 1

Articolo 7

Partecipazione

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

1.   L'accesso al programma è aperto a tutti gli organismi e le entità pubblici e/o privati ed entità aventi la propria sede legale:

a)

negli Stati membri;

b)

nei paesi EFTA membri del SEE, conformemente alle condizioni previste dall'accordo SEE;

c)

nei paesi in via di adesione e nei paesi candidati effettivi e potenziali, conformemente ai principi e condizioni generali sanciti dagli accordi quadro conclusi con detti paesi in merito alla loro partecipazione ai programmi dell'Unione;

d)

in Danimarca, sulla base di un accordo internazionale.

2.   Organismi ed entità pubblici e/o privati ed entità aventi la propria sede legale in altri paesi terzi, in particolare in quelli in cui si applica la politica europea di vicinato, possono essere associati alle azioni del programma, qualora ciò sia utile alla loro realizzazione.

1.   L'accesso al programma è aperto a tutti gli organismi e le entità pubblici e/o privati aventi la propria sede legale:

a)

negli Stati membri;

b)

nei paesi EFTA membri del SEE, conformemente alle condizioni previste dall'accordo SEE;

c)

nei paesi in via di adesione e nei paesi candidati effettivi e potenziali, conformemente ai principi e condizioni generali sanciti dagli accordi quadro conclusi con detti paesi in merito alla loro partecipazione ai programmi dell'Unione;

d)

in Danimarca, sulla base di un accordo internazionale.

2.   Organismi ed entità pubblici e/o privati aventi la propria sede legale in altri paesi terzi, in particolare in quelli in cui si applica la politica europea di vicinato, possono essere associati alle azioni del programma, qualora ciò sia utile alla loro realizzazione.

Motivazione

I commi 1 e 2 aggiungono, nell'elencazione dei potenziali beneficiari del programma, entità non meglio precisate; considerato che entrambi i commi, precedentemente, fanno riferimento ad organismi ed entità pubblici e/o privati, l'ulteriore aggiunta di “entità” appare superflua e, quindi, da eliminare.

L'EUROPA PER I CITTADINI – COM(2011) 884 final

Emendamento 1

Articolo 9, paragrafo 1

Comitato

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione è assistita da un comitato. Tale comitato è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

La Commissione è assistita da un comitato. Tale comitato è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

Motivazione

Si ritiene utile e necessario che l'adozione dei programmi di lavoro annuali, attraverso i quali si attua l'intero programma, preveda la partecipazione, accanto al comitato composto da rappresentanti degli Stati membri che assiste la Commissione, di un rappresentante del Comitato delle regioni.

Trattandosi, infatti, di attività esecutiva di programmi per la quale sono fortemente impegnati anche gli enti locali e regionali, la loro partecipazione alla fase di elaborazione dei programmi di lavoro annuali, attraverso l'istituzione europea (Comitato delle regioni) che li rappresenta, consente una costruzione dal basso dei programmi medesimi anche in sintonia con le esigenze manifestate dai cittadini europei.

Bruxelles, 18 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/51


Parere del Comitato delle regioni «Un meccanismo di monitoraggio e comunicazione in materia di emissioni di gas a effetto serra»

2012/C 277/07

IL COMITATO DELLE REGIONI

accoglie con favore il tentativo della Commissione di razionalizzare e semplificare gli attuali obblighi di monitoraggio e comunicazione in materia di gas a effetto serra, ma chiede di apportare delle modifiche alla proposta della Commissione al fine di integrarvi una dimensione territoriale/regionale per quanto concerne le emissioni di gas a effetto serra nonché le proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio;

chiede che tutti i dati/le metodologie utilizzati vengano messi a disposizione del pubblico e non siano di proprietà privata, siano trasparenti e, di conseguenza, riproducibili, e vengano messi a punto da un ente come l'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) per evitare problemi legati alla compresenza di parametri diversi e agevolare gli interventi in un quadro politico caratterizzato da una governance multilivello;

chiede che la considerazione dell'impatto territoriale sulle emissioni trovi concretamente spazio nel vasto complesso di politiche, programmi, finanziamenti e progetti della Commissione;

segnala alla Commissione le iniziative del Patto dei sindaci, il progetto ClimAct Regions, il registro Carbonn delle città per il clima e il progetto EUCO2 80/50 quali esempi di attività eccellenti e di risonanza internazionale per la riduzione delle emissioni di CO2 realizzate a livello regionale;

raccomanda l'armonizzazione delle proiezioni degli Stati membri in modo da poter disporre di una serie uniforme di proiezioni, con particolare riguardo alla comunicazione sull'utilizzo delle energie rinnovabili e il ricorso all'efficienza energetica;

ribadisce la richiesta, formulata alla 17a Conferenza delle parti (COP 17) di Durban e in occasione delle precedenti conferenze della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che vengano riconosciute le azioni di adattamento e attenuazione dei cambiamenti climatici intraprese a livello locale e regionale.

Relatore

Neil SWANNICK (UK/PSE), membro del consiglio comunale di Manchester

Testo di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea

COM(2011) 789 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.   Introduzione

1.1   L'elaborazione della proposta di regolamento concernente «un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell'Unione europea» (di seguito: «la proposta») è in larga misura una diretta conseguenza degli accordi di Cancún e, in parte, della decisione 406/2009/CE e della direttiva 2009/29/CE. La base giuridica della proposta è l'articolo 191 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (di seguito: il TFUE).

1.2   Le disposizioni della decisione 406/2009/CE, della direttiva 2009/29/CE e del TFUE – di seguito denominati «il quadro regionale» –, considerate globalmente, prevedono un maggior coinvolgimento del livello regionale nelle azioni di attenuazione rispetto alla proposta nella sua formulazione attuale. Il Comitato delle regioni (CdR) chiede di apportare delle modifiche alla proposta al fine di integrarvi una dimensione territoriale/regionale per quanto concerne:

le emissioni di gas a effetto serra, e

le proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio.

Inoltre, è necessario che i dati/le metodologie utilizzati/e:

vengano messi a disposizione del pubblico e non siano di proprietà privata;

siano trasparenti e, di conseguenza, riproducibili, e

vengano messi a punto da un ente come l'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) per evitare problemi legati alla compresenza di parametri diversi,

al fine di agevolare gli interventi in un quadro politico caratterizzato da una governance multilivello.

Il CdR chiede che le proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio prendano in considerazione anche le «emissioni legate ai consumi», cioè quelle associate alle importazioni di beni e servizi. Dovrebbero inoltre tener conto di tutte le ripercussioni, intenzionali o meno, derivanti da una politica che porta ad «esportare» le emissioni di uno Stato membro al di fuori dei suoi confini. Un ottimo esempio di tale fenomeno, spesso denominato «rilocalizzazione delle emissioni di carbonio» (carbon leakage), è la delocalizzazione dell'industria pesante all'estero. Le proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio dovrebbero tener conto di questo fenomeno e indicare chiaramente le azioni intraprese per contrastarlo. Si tratta di un passo importante per stabilire quale sia il vero ruolo dell'Europa nello sforzo di riduzione globale delle emissioni.

Inoltre, la considerazione dell'impatto territoriale sulle emissioni dovrebbe trovare concretamente spazio nel vasto complesso di politiche, programmi, finanziamenti e progetti della Commissione.

Il CdR ribadisce la richiesta, formulata alla 17a Conferenza delle parti (COP 17) di Durban e in occasione delle precedenti conferenze della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che vengano riconosciute le azioni di adattamento e attenuazione dei cambiamenti climatici intraprese a livello locale e regionale.

1.3   Il CdR concorda con la valutazione della Commissione secondo cui l'Unione europea può adottare misure conformi al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del Trattato sull'Unione europea, tenuto conto del fatto che gli obiettivi del regolamento proposto, nell'ambito degli impegni sottoscritti con l'adesione alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e, in ragione delle dimensioni e degli effetti dell'azione prevista, possono quindi essere meglio conseguiti a livello dell'UE; il CdR conviene altresì con la Commissione quanto al fatto che il regolamento proposto si limita alle misure necessarie per conseguire detti obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nel medesimo articolo 5 del TUE.

2.   Osservazioni generali

2.1   Il CdR accoglie con favore:

sia la proposta in sé che la consultazione delle parti interessate e la valutazione d'impatto che l'hanno preceduta;

la presentazione, accanto ai dati inseriti negli inventari, delle proiezioni e delle azioni di attenuazione;

l'impegno ad armonizzare l'attività di monitoraggio e comunicazione a livello internazionale e quella realizzata dalla Commissione europea, nonché ad agevolare l'attuazione del meccanismo di monitoraggio e di comunicazione. Tuttavia, ci attendiamo che la Commissione estenda il campo di applicazione della proposta sulla base degli impegni previsti nel «quadro regionale»;

il fatto che la proposta tenti di razionalizzare e semplificare gli attuali obblighi di monitoraggio e comunicazione;

l'armonizzazione tra le previsioni sulle emissioni di gas a effetto serra e quelle sulle emissioni atmosferiche a livello locale;

il meccanismo di compensazione dell'UE, auspicando che esso costituisca un utile strumento per i responsabili politici nazionali, regionali e locali impegnati nell'azione per il clima;

il fatto che il regolamento proposto prenda in considerazione anche altri effetti del trasporto aereo sul riscaldamento globale oltre a quelli causati dalle emissioni di CO2.

2.2   Aspetti finanziari

Poiché la realizzazione della politica in materia di cambiamenti climatici comporta spesso una vera e propria gara per l'assegnazione dei finanziamenti tra le due componenti «attenuazione» e «adattamento», il CdR esprime preoccupazione in merito ai seguenti punti:

il fatto che la proposta consideri espressamente l'adattamento come una questione «locale», senza tuttavia menzionare chiaramente come tale anche l'attenuazione, sarà di ostacolo, a lungo termine, ad una politica di attenuazione efficace;

non vengono forniti orientamenti in merito al vero e proprio ampliamento del campo di applicazione che la proposta comporta per gli Stati membri. Questi orientamenti sono necessari poiché serviranno ad evitare spese eccessive a carico degli operatori che metteranno in pratica, in definitiva, gran parte delle modifiche contenute nella proposta;

non è previsto che almeno il 30 % dei proventi della vendita all'asta delle quote di emissione venga destinato alle regioni; una simile disposizione è invece necessaria per contribuire a raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica;

gli ulteriori obblighi di monitoraggio e comunicazione introdotti dalla proposta comporteranno probabilmente nuovi oneri amministrativi, tecnici e finanziari anche per le regioni, oneri che dovrebbero quindi essere proporzionati;

occorre evitare di prefiggersi miglioramenti progressivi marginali delle serie di dati se questo può ostacolare l'attuazione della politica di attenuazione o di adattamento.

2.3   Inventario e dati relativi alle emissioni

Un inventario delle emissioni serve a tracciare un quadro, attuale o riferito al passato, del livello di emissioni, e a informare le parti in causa della situazione attuale in materia di interventi di attenuazione. Di conseguenza:

esso è molto più utile se associato a una strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio in una prospettiva a breve, medio e lungo termine;

una volta adottato, il regolamento proposto consentirà di raccogliere dati sulle emissioni che saranno essenziali per comprendere l'orientamento strategico, le priorità e i risultati dell'UE, degli Stati membri e delle regioni;

per un loro impiego ottimale, tuttavia, questi dati dovrebbero essere corredati dei dati fondamentali relativi ai risultati socioeconomici che vengono periodicamente consultati dai decisori politici.

L'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) ha un ruolo importante da svolgere nello sviluppo e nell'applicazione di metodologie coerenti, come pure nell'aiutare gli Stati membri a realizzare gli inventari sulle emissioni.

La raccolta e la qualità dei dati sulle emissioni dovrebbero essere di competenza diretta dell'ufficio statistico centrale dell'Unione europea, che dovrebbe disporre di una procedura centralizzata solida e trasparente con obblighi di rendicontazione per verificare l'esattezza/l'attendibilità delle serie di dati fornite dagli Stati membri e delle diverse proiezioni e strategie nazionali di sviluppo a basse emissioni di carbonio.

Ciascuno Stato membro dovrebbe fornire i seguenti dati sul rilascio cumulativo totale di emissioni dal 1990 ad oggi:

emissioni registrate all'interno dello Stato membro (indicare le fonti);

emissioni compensate da cambiamenti di uso del suolo, e

emissioni compensate a norma dell'articolo 5 della decisione 406/2009/CE.

Questi dati sono molto rilevanti, poiché integrano l'obiettivo globale di una riduzione delle emissioni del 20 % al fine di mantenere l'aumento del riscaldamento globale al di sotto di 2 °C.

2.4   Attuazione della politica

Il CdR chiede che le proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio comportino una dimensione territoriale/regionale dichiarata e quantificata, poiché:

la componente territoriale consente di monitorare più adeguatamente i progressi compiuti e i dati oggettivi che li corroborano rispetto ad una generica presentazione dei dati a livello nazionale;

essendo più vicine ai cittadini di quanto non lo siano gli Stati membri, le regioni sono in grado di informare il pubblico sulle questioni legate al clima, realizzando così uno degli obiettivi del meccanismo di monitoraggio e di comunicazione.

Gli enti regionali, che dispongono di preziose competenze specialistiche, hanno presentato il loro lavoro alle conferenze della UNFCCC. Si dovrebbero impiegare al meglio le competenze e l'esperienza da essi maturata nell'affrontare gli effetti (più gravi a livello locale) e le cause dei cambiamenti climatici, coinvolgendoli fin dalle prime fasi nello sviluppo di azioni tese ad attenuare il fenomeno e ad adattarvisi.

A questo proposito, segnaliamo alla Commissione le iniziative del Patto dei sindaci, il progetto ClimAct Regions, il registro Carbonn delle città per il clima, il Consiglio internazionale per le iniziative ambientali locali (ICLEI) e il progetto EUCO2 80/50 quali esempi di attività eccellenti e di risonanza internazionale per la riduzione delle emissioni di CO2 realizzate a livello regionale.

La richiesta del CdR di una maggiore attenzione alla dimensione territoriale/regionale è in linea con il «quadro regionale».

Serve inoltre a trasmette un chiaro messaggio politico in questa direzione.

Occorrerebbe tener presente che gli effetti della politica nazionale in termini di riduzione delle emissioni variano da regione a regione all'interno di uno stesso Stato membro.

È necessario intervenire più vicino alla fonte delle emissioni: in questo modo, se vengono forniti dati che possono essere utilizzati a livello locale, vi sono maggiori probabilità di passare all'azione.

Considerate le disposizioni degli articoli 191 e 192 del TFUE, iniziative di questo tipo sarebbero proporzionate.

Le regioni contribuiranno in misura diversa alla riduzione delle emissioni in funzione dei rispettivi quadri economici e delle infrastrutture di cui dispongono. I livelli di riduzione delle emissioni varieranno da regione a regione sia all'interno di uno stesso Stato membro che su scala UE.

Pur essendo più vicini ai territori in cui viene attuata la politica, gli enti regionali non sono regolarmente consultati dai governi nazionali sulle questioni legate al clima.

Non si può conseguire l'obiettivo dell'attenuazione dei cambiamenti climatici mediante un approccio calato dall'alto.

Inoltre, è necessario un riconoscimento delle attività di assistenza tecnica e finanziaria a favore dei paesi in via di sviluppo che gli enti regionali svolgono nel quadro di programmi di cooperazione decentrata.

2.5   Adattamento

Dal momento che attualmente le strategie di adattamento non sono obbligatorie, introdurre degli obblighi di comunicazione sulle azioni nazionali di adattamento (articolo 16) può sembrare incongruo, sebbene questo ovviamente non significhi che un tale obbligo non sia necessario.

Il CdR ribadisce la richiesta che un rappresentante degli enti locali e regionali sieda in organismi quali il nuovo Comitato per l'adattamento. Rimandiamo al Patto di Città del Messico del 2010 e alla Carta di Durban per l'adattamento firmata nella città sudafricana nel 2011.

2.6   Proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio: trasparenza e proprietà dei dati

Sia le autorità nazionali che gli enti regionali e locali necessitano di strumenti, misure, istruzioni e orientamenti da parte della Commissione europea e dell'AEA al fine di:

elaborare le proiezioni e le strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio;

mettere a punto i meccanismi di monitoraggio;

disporre di un accesso ai dati tempestivo ed efficiente in termini di costi;

evitare la mercificazione e la proliferazione dei dati e degli strumenti di raccolta dati;

assicurare la coerenza tra le proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio;

rafforzare la qualità e l'attendibilità dei dati, oltre che il livello di fiducia in tali informazioni;

rispettare gli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto, dagli accordi di Cancún e dalla Piattaforma di Durban per un'azione rafforzata.

Chiediamo all'AEA di elaborare, oltre agli inventari nazionali e alle statistiche sull'attenuazione, delle serie di dati integrate e trasparenti consultabili online, dotate di filtri per ottenere risultati ripartiti per Stato membro, regione e livello subregionale e in base al settore, che consentano l'analisi comparata, la standardizzazione e l'esame a fronte dei dati socioeconomici.

2.7   Emissioni generate dal trasporto aereo e marittimo

La proposta di regolamento è poco chiara per quanto riguarda il trattamento delle comunicazioni sulle emissioni generate dal trasporto aereo e marittimo, e ciò per i seguenti motivi:

a giudizio del CdR, questa scarsa chiarezza deriva da un'errata interpretazione della categoria di fonti di emissioni «1.A.3.A trasporto aereo»: nelle intenzioni della Commissione, devono essere considerate pari a zero le emissioni di aeromobili privati (piuttosto che quelle di aeromobili commerciali), ossia prevalentemente gli aeromobili leggeri e gli elicotteri che utilizzano principalmente aerodromi privati di piccole dimensioni. Questo dovrebbe essere chiaramente indicato nella proposta di regolamento;

non viene fornita alcuna metodologia per le emissioni del trasporto marittimo generate da imbarcazioni che attraccano nei porti dell'UE; pertanto, nella proposta di regolamento dovrebbe essere espressamente indicato che prima di mettere a punto una metodologia la Commissione attende l'adozione di una normativa in materia.

3.   Conclusioni

Il CdR esprime preoccupazione per la scarsa attenzione alla dimensione regionale della proposta: a suo giudizio, una simile occasione mancata sarà di ostacolo alla realizzazione della politica di attenuazione. Ritiene quindi che il testo della Commissione rappresenterà un passo in avanti se verrà espressamente messa in risalto la dimensione regionale. Il CdR accoglie con favore l'attenzione particolare riservata alle proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Articolo 1 – Oggetto

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

Il presente regolamento istituisce un meccanismo per

Il presente regolamento istituisce un meccanismo per

[…]

[…]

(e)

comunicare le emissioni di CO2 prodotte dai trasporti marittimi;

(e

;

(f)

monitorare e comunicare l'impiego di proventi generati dalla vendita all'asta di quote ai sensi dell'articolo 3 quinquies, paragrafi 1 e 2 o dell'articolo 10, paragrafo 1, della direttiva 2003/87/CE, conformemente agli articoli 3 quinquies, paragrafo 4, e all'articolo 10, paragrafo 3, della stessa direttiva;

(f)

monitorare e comunicare l'impiego di proventi generati dalla vendita all'asta di quote ai sensi dell'articolo 3 quinquies, paragrafi 1 e 2 o dell'articolo 10, paragrafo 1, della direttiva 2003/87/CE, conformemente agli articoli 3 quinquies, paragrafo 4, e all'articolo 10, paragrafo 3, della stessa direttiva;

(g)

monitorare e comunicare le azioni intraprese dagli Stati membri per adattarsi alle inevitabili conseguenze dei cambiamenti climatici;

(g)

monitorare e comunicare le azioni intraprese dagli Stati membri per adattarsi alle inevitabili conseguenze dei cambiamenti climatici;

(h)

valutare i progressi compiuti dagli Stati membri verso l'adempimento dei propri obblighi ai sensi della decisione n. 406/2009/CE;

(h)

valutare i progressi compiuti dagli Stati membri verso l'adempimento dei propri obblighi ai sensi della decisione n. 406/2009/CE;

(i)

raccogliere informazioni e dati necessari a sostenere l'elaborazione delle future politiche unionali in materia di cambiamenti climatici e la relativa valutazione.

(i)

raccogliere informazioni e dati necessari a sostenere l'elaborazione delle future politiche unionali in materia di cambiamenti climatici e la relativa valutazione.

Motivazione

La proposta di regolamento non prevede un meccanismo di comunicazione per le emissioni prodotte dai trasporti marittimi. Il CdR ritiene che, qualora venga adottata una nuova normativa che lo imponga, verrà introdotto anche un simile meccanismo di comunicazione.

Poiché i meccanismi raccomandati si applicheranno prevalentemente a livello locale e regionale, la proposta della Commissione dovrebbe fare più precisamente riferimento a tale livello.

Emendamento 2

Articolo 2 – Campo di applicazione

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

Il presente regolamento si applica:

Il presente regolamento si applica:

(a)

alle strategie finalizzate a uno sviluppo a basse emissioni di carbonio dell'Unione europea e degli Stati membri e a ogni loro aggiornamento conformemente alla decisione n. 1/CP.16;

(a)

alle strategie finalizzate a uno sviluppo a basse emissioni di carbonio dell'Unione europea e degli Stati membri e a ogni loro aggiornamento conformemente alla decisione n. 1/CP.16;

(b)

alle emissioni dei gas a effetto serra di cui all'allegato I prodotte dai settori e dalle fonti e all'assorbimento tramite pozzi, disciplinati dagli inventari nazionali dei gas serra, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della convenzione UNFCCC ed emessi all'interno del territorio degli Stati membri;

(b)

alle emissioni dei gas a effetto serra di cui all'allegato I prodotte dai settori e dalle fonti e all'assorbimento tramite pozzi, disciplinati dagli inventari nazionali dei gas serra, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della convenzione UNFCCC ed emessi all'interno del territorio degli Stati membri;

(c)

alle emissioni di gas a effetto serra che rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 2, paragrafo 1, della decisione n. 406/2009/CE;

(c)

alle emissioni di gas a effetto serra che rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 2, paragrafo 1, della decisione n. 406/2009/CE;

(d)

alle emissioni di gas a effetto serra generate dalle imbarcazioni marine che fanno scalo nei porti degli Stati membri;

(d)

alle emissioni di gas a effetto serra generate dalle imbarcazioni marine che fanno scalo nei porti degli Stati membri;

(e)

agli impatti sul clima di sostanze diverse dal CO2, causati dalle emissioni generate dal settore del trasporto aereo;

(e)

agli impatti sul clima di sostanze diverse dal CO2, causati dalle emissioni generate dal settore del trasporto aereo;

(f)

alle proiezioni dell'Unione europea e degli Stati membri delle emissioni di origine antropica dalle fonti e dell'assorbimento tramite pozzi di tutti i gas a effetto serra, nonché alle politiche e alle misure adottate dagli Stati membri;

(f)

alle proiezioni dell'Unione europea e degli Stati membri delle emissioni di origine antropica dalle fonti e dell'assorbimento tramite pozzi di tutti i gas a effetto serra, nonché alle politiche e alle misure adottate dagli Stati membri;

(g)

al sostegno finanziario e tecnologico apportato ai paesi in via di sviluppo, globalmente, per progetto e per paese;

(g)

al sostegno finanziario e tecnologico apportato ai paesi in via di sviluppo, globalmente, per progetto e per paese;

(h)

all'impiego di proventi derivanti dalla vendita all'asta di quote di emissioni ai sensi degli articoli 3 quinquies, paragrafi 1 e 2, e dell'articolo 10, paragrafo 1, della direttiva 2003/87/CE;

(h)

all'impiego di proventi derivanti dalla vendita all'asta di quote di emissioni ai sensi degli articoli 3 quinquies, paragrafi 1 e 2, e dell'articolo 10, paragrafo 1, della direttiva 2003/87/CE;

(i)

alle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici condotte a livello nazionale e regionale dagli Stati membri.

(i)

alle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici condotte a livello nazionale e regionale dagli Stati membri

 

Motivazione

La proposta deve fare riferimento in modo esplicito sia alle azioni di adattamento che a quelle di attenuazione.

Emendamento 3

Articolo 3 – Definizioni

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

Ai fini del presente regolamento si intende per:

Ai fini del presente regolamento si intende per:

[…]

[…]

(13)

«sistema nazionale delle politiche, misure e proiezioni», sistema di disposizioni istituzionali, giuridiche e procedurali istituito in uno Stato membro per la comunicazione delle politiche e delle misure e la preparazione e comunicazione delle proiezioni riguardanti le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi di tutti i gas a effetto serra, come previsto dall'articolo 13 del presente regolamento;

(13)

«sistema nazionale delle politiche, misure e proiezioni», sistema di disposizioni istituzionali, giuridiche e procedurali istituito in uno Stato membro per la comunicazione delle politiche e delle misure e la preparazione e comunicazione delle proiezioni riguardanti le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi di tutti i gas a effetto serra, come previsto dall'articolo 13 del presente regolamento;

Motivazione

È necessario garantire coerenza nel modo di considerare le politiche, le misure e le proiezioni nei diversi Stati membri.

Emendamento 4

Articolo 4 – Strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

[…]

[…]

2.   Gli Stati membri trasmettono alla Commissione la propria strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio un anno dopo l'entrata in vigore del presente regolamento o in base a un calendario concordato a livello internazionale nel quadro del processo UNFCCC.

2.   Gli Stati membri trasmettono alla Commissione la propria strategia di sviluppo a basse emissioni di carbonio un anno dopo l'entrata in vigore del presente regolamento o in base a un calendario concordato a livello internazionale nel quadro del processo UNFCCC.

3.   La Commissione e gli Stati membri mettono immediatamente a disposizione dell'opinione pubblica le proprie strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio e ogni relativo aggiornamento.

3.   La Commissione e gli Stati membri mettono immediatamente a disposizione dell'opinione pubblica le proprie strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio e ogni relativo aggiornamento.

Motivazione

Per dimostrare che le strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio sono frutto di una matura riflessione e considerazione, esse devono tener conto della dimensione territoriale, anche perché altrimenti sarà difficile attuarle concretamente «sul campo».

Per l'analisi strategica e la trasparenza delle politiche adottate è essenziale comprendere i metodi con cui sono state realizzate le proiezioni e svolti i calcoli sullo sviluppo a basse emissioni di carbonio.

Emendamento 5

Articolo 5 – Sistemi nazionali di inventario

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

1.   Gli Stati membri istituiscono, gestiscono e cercano di migliorare continuamente i sistemi nazionali di inventario per stimare le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi dei gas a effetto serra riportati nell'allegato I al presente regolamento e garantire la tempestività, la trasparenza, la precisione, la coerenza, la comparabilità e la completezza dei propri inventari dei gas a effetto serra.

1.   Gli Stati membri istituiscono, gestiscono e cercano di migliorare continuamente i sistemi nazionali di inventario per stimare le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi dei gas a effetto serra riportati nell'allegato I al presente regolamento e garantire la tempestività, la trasparenza, la precisione, la coerenza, la comparabilità e la completezza dei propri inventari dei gas a effetto serra.

2.   Gli Stati membri garantiscono che le loro autorità competenti per l'inventario abbiano accesso a determinate informazioni, e che i rispettivi sistemi nazionali di inventario siano concepiti in modo da permettere a tali autorità di avervi accesso. Dette informazioni sono le seguenti:

2.   Gli Stati membri garantiscono che le loro autorità competenti per l'inventario abbiano accesso a determinate informazioni, e che i rispettivi sistemi nazionali di inventario siano concepiti in modo da permettere a tali autorità di avervi accesso. Dette informazioni sono le seguenti:

(a)

dati e metodi comunicati relativamente alle attività e agli impianti previsti dalla direttiva 2003/87/CE allo scopo di predisporre inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra per garantire la coerenza delle informazioni sulle emissioni di gas serra comunicate nell'ambito del sistema per lo scambio di quote di emissioni dell'UE e nell'ambito degli inventari nazionali delle emissioni di gas serra;

(a)

dati e metodi comunicati relativamente alle attività e agli impianti previsti dalla direttiva 2003/87/CE allo scopo di predisporre inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra per garantire la coerenza delle informazioni sulle emissioni di gas serra comunicate nell'ambito del sistema per lo scambio di quote di emissioni dell'UE e nell'ambito degli inventari nazionali delle emissioni di gas serra;

(b)

dati raccolti mediante i sistemi di comunicazione sui gas fluorurati in vari settori, istituiti a norma dell'articolo 6, paragrado 4, del regolamento (CE) n. 842/2006 ai fini della preparazione degli inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra;

(b)

dati raccolti mediante i sistemi di comunicazione sui gas fluorurati in vari settori, istituiti a norma dell'articolo 6, paragrado 4, del regolamento (CE) n. 842/2006 ai fini della preparazione degli inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra;

(c)

emissioni, dati di base e metodologie comunicati dai complessi industriali a norma del regolamento (CE) n. 166/2006 ai fini della preparazione degli inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra;

(c)

emissioni, dati di base e metodologie comunicati dai complessi industriali a norma del regolamento (CE) n. 166/2006 ai fini della preparazione degli inventari nazionali delle emissioni di gas a effetto serra;

(d)

dati comunicati a norma del regolamento (CE) n. 1099/2008.

(d)

dati comunicati a norma del regolamento (CE) n. 1099/2008.

3.   Gli Stati membri garantiscono che le loro autorità competenti per l'inventario, e che i loro sistemi nazionali di inventario provvedono a che dette autorità:

3.   Gli Stati membri garantiscono che le loro autorità competenti per l'inventario, e che i loro sistemi nazionali di inventario provvedono a che dette autorità:

(a)

utilizzino i sistemi di comunicazione previsti dall'articolo 6, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 842/2006 per migliorare la stima dei gas fluorurati nell'ambito degli inventari dei gas a effetto serra;

(a)

utilizzino i sistemi di comunicazione previsti dall'articolo 6, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 842/2006 per migliorare la stima dei gas fluorurati nell'ambito degli inventari dei gas a effetto serra;

(b)

siano in grado di condurre le verifiche di coerenza annuali di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettere l) e m), del presente regolamento.

(b)

siano in grado di condurre le verifiche di coerenza annuali di cui all'articolo 7, paragrafo 1, lettere l) e m), del presente regolamento.

 

   

Motivazione

L'adeguata progettazione e l'introduzione di misure tese a ridurre le emissioni e a rispecchiare i relativi risultati negli inventari di gas a effetto serra sono strettamente legate alla conoscenza delle fonti di informazione, dei modelli e degli approcci metodologici, dei calcoli, delle ipotesi, ecc. Alcune fonti di emissione dei settori diffusi e taluni pozzi di assorbimento rientrano tra le competenze delle amministrazioni regionali. Per questo motivo si ritiene opportuno che le amministrazioni regionali siano a conoscenza dei sistemi nazionali di inventario e vi partecipino, allo scopo di migliorare e di adeguare le politiche di attenuazione dei cambiamenti climatici proposte a livello regionale.

Emendamento 6

Articolo 6 – Sistema di inventario unionale

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

È istituito un sistema di inventario unionale allo scopo di garantire la trasparenza, la precisione, la coerenza, la comparabilità e la completezza degli inventari nazionali rispetto all'inventario dei gas a effetto serra dell'Unione europea. La Commissione ha il compito di gestire, mantenere e cercare di migliorare continuamente tale sistema, che comprende nello specifico:

È istituito un sistema di inventario unionale allo scopo di garantire la trasparenza, la precisione, la coerenza, la comparabilità e la completezza degli inventari nazionali rispetto all'inventario dei gas a effetto serra dell'Unione europea. La Commissione ha il compito di gestire, mantenere e cercare di migliorare continuamente tale sistema, che comprende nello specifico:

[…]

[…]

(c)

un esame annuale degli inventari dei gas a effetto serra degli Stati membri da parte di un gruppo di esperti.

(c)

un esame annuale degli inventari dei gas a effetto serra degli Stati membri da parte di un gruppo di esperti

 

Motivazione

Gli inventari degli Stati membri dovrebbero formare oggetto di un esame indipendente condotto da un'autorità competente e senza fini di lucro che non abbia partecipato all'elaborazione di un inventario nazionale in un determinato anno. In linea di principio, quest'autorità dovrebbe essere un organo interno all'AEA. Inoltre, la Commissione europea dovrebbe riconoscere gli effetti sulle emissioni derivanti dalle proprie politiche e programmi, in modo tale da stabilire se essi abbiano un impatto positivo o negativo in termini di emissioni.

Emendamento 7

Articolo 7 – Inventari dei gas a effetto serra

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

1.   Entro il 15 gennaio di ogni anno (anno X) gli Stati membri definiscono e comunicano alla Commissione:

1.   Entro il 15 gennaio di ogni anno (anno X) gli Stati membri definiscono e comunicano alla Commissione:

(a)

le rispettive emissioni di origine antropica dei gas a effetto serra di cui all'allegato I del presente regolamento e le emissioni di origine antropica dei gas a effetto serra di cui all'articolo 2, paragrafo 1, della decisione n. 406/2009/CE per l'anno X-2. Fatte salve le informazioni comunicate relativamente alle emissioni dei gas a effetto serra di cui all'allegato I del presente regolamento, le emissioni di biossido di carbonio (CO2) relative alla categoria di fonti «1.A.3.A trasporto aereo» dell'IPCC sono considerate pari a zero a norma dell'articolo 3 e dell'articolo 7, paragrafo 1, della decisione n. 406/2009/CE;

(a)

le rispettive emissioni di origine antropica dei gas a effetto serra di cui all'allegato I del presente regolamento e le emissioni di origine antropica dei gas a effetto serra di cui all'articolo 2, paragrafo 1, della decisione n. 406/2009/CE per l'anno X-2. Fatte salve le informazioni comunicate relativamente alle emissioni dei gas a effetto serra di cui all'allegato I del presente regolamento, le emissioni di biossido di carbonio (CO2) relative alla categoria di fonti «1.A.3.A trasporto aereo» dell'IPCC sono considerate pari a zero a norma dell'articolo 3 e dell'articolo 7, paragrafo 1, della decisione n. 406/2009/CE;

Motivazione

La categoria «1.A.3.A» contempla le emissioni di aeromobili che decollano, atterrano e viaggiano a velocità di crociera sul territorio di uno Stato membro. Includere a breve termine nella categoria anche le emissioni prodotte da aeromobili leggeri che decollano da aerodromi privati potrebbe comportare un aggravio degli oneri. Tuttavia, è probabile che le emissioni derivanti da un carburante utilizzato da aeromobili leggeri che si servono di un aeroporto commerciale rientrino nella categoria delle emissioni prodotte da olio combustibile «bunker» (il che introduce un'incoerenza nelle disposizioni).

Emendamento 8

Articolo 13 – Sistemi nazionali delle politiche, misure e proiezioni

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

[…]

[…]

2.   Il loro obiettivo è di garantire la tempestività, la trasparenza, la precisione, la coerenza, la comparabilità e la completezza delle informazioni su politiche e misure e sulle proiezioni riguardanti le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi dei gas a effetto serra, come previsto dagli articoli 14 e 15 del presente regolamento, compreso l'uso e l'applicazione di dati, metodi e modelli, e l'attuazione di attività di valutazione/controllo della qualità e analisi di sensibilità.

2.    la tempestività, la trasparenza, la precisione, la coerenza, la comparabilità e la completezza delle informazioni su politiche e misure e sulle proiezioni riguardanti le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi dei gas a effetto serra, come previsto dagli articoli 14 e 15 del presente regolamento, compreso l'uso e l'applicazione di dati, metodi e modelli, e l'attuazione di attività di valutazione/controllo della qualità e analisi di sensibilità.

Motivazione

Dovrebbe essere possibile stabilire un confronto tra le varie proiezioni e strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio degli Stati membri, nonché confrontare gli impatti sulle emissioni nei diversi settori in territori europei differenti. I dati dovrebbero pertanto essere messi a disposizione per consentire ulteriori analisi e ai fini dell'attendibilità delle strategie.

Emendamento 9

Articolo 14 – Comunicazione di politiche e misure

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

1.   Entro il 15 marzo di ogni anno (cosiddetto «anno X») gli Stati membri trasmettono alla Commissione:

1.   Entro il 15 marzo di ogni anno (cosiddetto «anno X») gli Stati membri trasmettono alla Commissione:

[…]

[…]

(c)

informazioni riguardanti le politiche e le misure nazionali e l'attuazione delle politiche e delle misure unionali che limitano o riducono le emissioni di gas a effetto serra dalle fonti o ne aumentano l'assorbimento tramite pozzi, trasmesse per ciascun settore per ogni gas a effetto serra riportato nell'allegato I del presente regolamento. Tali informazioni rinviano, tramite riferimenti incrociati, alle politiche nazionali o unionali, in particolare quelle in materia di qualità dell'aria, e comprendono:

(c)

informazioni riguardanti le politiche e le misure nazionali e l'attuazione delle politiche e delle misure unionali che limitano o riducono le emissioni di gas a effetto serra dalle fonti o ne aumentano l'assorbimento tramite pozzi trasmesse per ciascun settore per ogni gas a effetto serra riportato nell'allegato I del presente regolamento. Tali informazioni rinviano, tramite riferimenti incrociati, alle politiche nazionali o unionali, in particolare quelle in materia di qualità dell'aria, e comprendono:

[…]

[…]

2.   Gli Stati membri mettono a disposizione del pubblico in formato elettronico ogni valutazione dei costi e degli effetti delle politiche e delle misure nazionali, come pure le informazioni riguardanti l'attuazione delle politiche e delle misure unionali che limitano o riducono le emissioni di gas a effetto serra dalle fonti o ne aumentano l'assorbimento tramite pozzi, insieme a ogni rapporto tecnico su cui si poggiano tali valutazioni. Tali rapporti comprendono descrizioni dei modelli e degli approcci metodologici impiegati, definizioni e ipotesi di base.

2.   Gli Stati membri mettono a disposizione del pubblico in formato elettronico ogni valutazione dei costi e degli effetti delle politiche e delle misure nazionali, come pure le informazioni riguardanti l'attuazione delle politiche e delle misure unionali che limitano o riducono le emissioni di gas a effetto serra dalle fonti o ne aumentano l'assorbimento tramite pozzi, insieme a ogni rapporto tecnico su cui si poggiano tali valutazioni. Tali rapporti comprendono descrizioni dei modelli e degli approcci metodologici impiegati, definizioni ipotesi di base.

Motivazione

Occorre menzionare esplicitamente la dimensione regionale. Sono necessari sia i calcoli sia le spiegazioni di tipo qualitativo.

Emendamento 10

Articolo 15 – Comunicazione delle proiezioni

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

1.   Entro il 15 marzo di ogni anno («anno X») gli Stati membri comunicano alla Commissione le proiezioni nazionali riguardanti le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi di tutti i gas a effetto serra, suddivise per gas e settore.

1.   Entro il 15 marzo di ogni anno («anno X») gli Stati membri comunicano alla Commissione le proiezioni nazionali riguardanti le emissioni di origine antropica dalle fonti e l'assorbimento tramite pozzi di tutti i gas a effetto serra, suddivise per gas settore.

[…]

[…]

Motivazione

Occorre menzionare esplicitamente la dimensione regionale.

Emendamento 11

Articolo 25 – Ruolo dell'Agenzia europea dell'ambiente

Testo della Commissione

Emendamento del CdR

L'Agenzia europea dell'ambiente sostiene la Commissione nelle attività svolte in osservanza degli articoli da 6 a 10, da 13 a 20, 22 e 23 del presente regolamento in linea con il suo programma di lavoro annuale. Ciò comprende l'assistenza offerta riguardo alle seguenti attività:

L'Agenzia europea dell'ambiente sostiene la Commissione nelle attività svolte in osservanza degli articoli da 6 a 10, da 13 a 20, 22 e 23 del presente regolamento in linea con il suo programma di lavoro annuale. Ciò comprende l'assistenza offerta riguardo alle seguenti attività:

[…]

[…]

(d)

svolgimento dell'esame annuale da parte di esperti;

(d)

svolgimento dell'esame annuale da parte di esperti;

(e)

compilazione dell'inventario unionale approssimativo dei gas a effetto serra;

(e)

compilazione dell'inventario unionale approssimativo dei gas a effetto serra;

(f)

compilazione delle informazioni su proiezioni, politiche e misure comunicate dagli Stati membri;

(f)

compilazione delle informazioni su proiezioni, politiche e misure comunicate dagli Stati membri;

(g)

svolgimento delle procedure di valutazione/controllo della qualità comunicate dagli Stati membri e concernenti proiezioni, politiche e misure;

(g)

svolgimento delle procedure di valutazione/controllo della qualità comunicate dagli Stati membri e concernenti proiezioni, politiche e misure;

(h)

preparazione delle stime dei dati relativi alle proiezioni non comunicati dagli Stati membri;

(h)

preparazione delle stime dei dati ) relativi alle proiezioni non comunicati dagli Stati membri;

(i)

compilazione dei dati richiesti per la relazione annuale della Commissione al Parlamenti europeo e al Consiglio;

(i)

compilazione dei dati richiesti per la relazione annuale della Commissione al Parlamenti europeo e al Consiglio;

(j)

diffusione delle informazioni raccolte a norma del presente regolamento, compreso il mantenimento e l'aggiornamento di una banca dati delle politiche e delle misure di mitigazione degli Stati membri e l'istituzione di un meccanismo di compensazione per gli impatti, le vulnerabilità e l'adattamento ai cambiamenti climatici.

(j)

diffusione delle informazioni raccolte a norma del presente regolamento, compreso il mantenimento e l'aggiornamento di una banca dati delle politiche e delle misure di mitigazione degli Stati membri e l'istituzione di un meccanismo di compensazione per gli impatti, le vulnerabilità e l'adattamento ai cambiamenti climatici

 

 

 

 

 

Motivazione

Poiché il lavoro svolto dall'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) è essenziale per una riuscita attuazione della politica dei singoli Stati membri, l'Agenzia dovrebbe offrire la propria guida e assistenza lungo la probabile traiettoria delle emissioni nella sua totalità. Le emissioni cumulative sono un fattore chiave della concentrazione di gas a effetto serra nell'atmosfera e, quindi, dei futuri aumenti della temperatura. I valori delle emissioni registrate entro i confini dell'UE non riflettono in modo accurato le emissioni globali prodotte dall'Europa. La proposta dovrebbe pertanto menzionare esplicitamente l'esigenza di una valutazione delle «emissioni legate ai consumi».

Bruxelles, 19 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/61


Parere del Comitato delle regioni «Proposta di regolamento sull’istituzione di un programma per l’ambiente e l’azione per il clima (LIFE)»

2012/C 277/08

IL COMITATO DELLE REGIONI

viste le sfide considerevoli che esistono nel settore oggetto del programma, sarebbe favorevole a un incremento più sostanziale del bilancio di quest'ultimo; riconosce che la cifra esatta potrà essere concordata soltanto una volta concluse le trattative relative al quadro finanziario pluriennale;

sostiene il nuovo approccio dei «progetti integrati», tuttavia ritiene che l'accessibilità e il coinvolgimento delle parti interessate in tali progetti debbano essere maggiormente incoraggiati; ritiene che ai settori prioritari interessati dai progetti integrati occorra aggiungere anche l'ambiente marino, il suolo e il rumore; chiede che vengano istituiti meccanismi di coordinamento adeguati per LIFE e altri fondi UE nel quadro strategico comune e nei quadri di azione prioritaria (PAF) per il finanziamento di Natura 2000;

ritiene che l'esclusione dell'IVA dalle spese ammissibili possa dissuadere molti potenziali candidati dall'elaborare una proposta, e suggerisce che l'IVA venga accettata tra i costi ammissibili qualora i beneficiari siano in grado di provarne l'irrecuperabilità;

raccomanda che i costi per il personale permanente continuino a essere ammissibili, a condizione che si possa provare e documentare che il personale in questione è assegnato formalmente alle attività del progetto, a tempo pieno o parziale;

propone di innalzare il tasso massimo di cofinanziamento all'85 % nelle regioni meno sviluppate (come definite nei regolamenti per i fondi strutturali) e nelle regioni ultraperiferiche;

chiede che al programma LIFE possano partecipare anche i paesi e i territori d'oltremare dell'UE che figurano tra le parti della «Decisione sull'associazione d'oltremare» (decisione del Consiglio 2001/822/CE), in quanto essi contribuiscono più di tutti alla biodiversità dell'UE.

Relatrice

Kay TWITCHEN(UK/NI), membro del Consiglio della contea dell'Essex

Testo di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'istituzione di un programma per l'ambiente e l'azione per il clima (LIFE)

COM(2011) 874 final - 2011/0428 (COD)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

A.    Considerazioni generali

1.

ribadisce che il programma LIFE costituisce a suo avviso un importante strumento per il finanziamento delle politiche e dei progetti nel settore ambientale, condotti a livello locale e regionale e caratterizzati da un valore aggiunto europeo; il programma ha contribuito a mobilitare l'impegno degli enti locali e regionali e, inoltre, ha concorso alla creazione di partenariati, rafforzando in questo modo le piattaforme di collaborazione e agevolando gli scambi di esperienze e di informazioni a livello locale e regionale;

2.

accoglie con favore l'intenzione di proseguire il programma LIFE nel nuovo periodo di finanziamento; ritiene che ciò consentirà di garantire una maggiore efficacia degli interventi, di creare sinergie attraverso il coordinamento delle attività a livello UE e nazionale, e di aumentare la visibilità dell'azione a favore di clima e ambiente;

3.

concorda con la Commissione sul fatto che l'azione a favore di ambiente e clima dovrebbe costituire un elemento integrante della maggior parte delle politiche UE. Tuttavia, i principali strumenti di finanziamento dell'UE non soddisfano tutte le specifiche esigenze ambientali e climatiche, rendendo così necessaria la prosecuzione di un programma distinto per l'ambiente e l'azione per il clima, che si basi sui risultati ottenuti dal regolamento (CE) n. 614/2007 LIFE+ per il periodo 2007-2013. Tale programma completa pertanto l'approccio di integrazione adottato per il conseguimento degli obiettivi ambientali e climatici nel quadro del bilancio dell'UE, finanziando progetti in materia di ambiente e clima non sovvenzionabili nell'ambito di altri strumenti;

4.

osserva che la valutazione dell'attuale programma LIFE ha evidenziato come il suo impatto risulti limitato dalla mancanza di un preciso orientamento strategico. Il nuovo programma dovrebbe pertanto introdurre un approccio flessibile dall'alto verso il basso e definire due sottoprogrammi distinti dedicati rispettivamente all'ambiente e all'azione climatica, con priorità definite chiaramente;

5.

in questo contesto è però importante che nel programma sia garantito un sufficiente grado di flessibilità. La definizione delle priorità non deve dar luogo né a restrizioni eccessive, né a criteri troppo vincolanti. Come nel programma attuale, la qualità dei progetti proposti deve rappresentare il criterio di riferimento;

6.

ritiene che il regolamento LIFE dovrebbe contenere un riferimento specifico alla necessità di stabilire sinergie tra i diversi capitoli, garantendo ad esempio che i progetti in materia di clima finanziati dal programma LIFE producano effetti positivi per la biodiversità, e che i progetti in materia ambientale finanziati dallo stesso programma tengano conto delle questioni climatiche. È importante assicurare che questo venga realizzato nella misura in cui la Commissione ha indicato le potenziali sinergie tra i due sottoprogrammi, e al fine di garantire che i progetti possano perseguire obiettivi multipli;

7.

ribadisce il proprio invito (1) a garantire che il programma LIFE continui a offrire sostegno ai progetti di comunicazione e informazione, ponendo un maggiore accento sulle misure di sensibilizzazione, inclusa l'educazione allo sviluppo sostenibile e la promozione di progetti che coinvolgano gli enti locali e regionali. In questo contesto, accoglie con favore la proposta di considerare come prioritario il settore Governanza e informazione nei due sottoprogrammi;

8.

accoglie con favore la proposta di garantire la coerenza dei due sottoprogrammi LIFE inserendoli nel quadro di un unico programma di lavoro pluriennale, con un'unica serie di modalità di attuazione comuni, un unico invito a presentare proposte di progetto e un unico comitato che le tratti complessivamente; ritiene che tra i diversi sottoprogrammi non debbano esservi divergenze in termini di procedure e priorità;

9.

si compiace del fatto che la Commissione europea abbia condotto delle ampie consultazioni per l'elaborazione della proposta e abbia tenuto conto di molte delle opinioni espresse dalle parti interessate e dal CdR (2).

B.    Indicatori

10.

si compiace del fatto che l'articolo 3 della proposta ponga l'accento sulla definizione di indicatori volti a valutare le prestazioni del programma LIFE. Raccomanda di aggiungere indicatori che misurino e promuovano il buon governo e la comunicazione nell'ambito di ciascun progetto LIFE. Il CdR invita a garantire che il programma LIFE incoraggi dei metodi di comunicazione mirati e, dunque, maggiormente efficaci, nonché delle attività di potenziamento delle capacità in ciascun progetto LIFE.

C.    Sottoprogramma Ambiente (LIFE Ambiente)

Settore prioritario: Ambiente ed uso efficiente delle risorse

11.

osserva che, all'articolo 10, la proposta esclude l'innovazione del settore privato orientata all'applicazione commerciale, poiché tale aspetto è già coperto da Orizzonte 2020. In questo modo, il programma LIFE potrà incentrarsi maggiormente sulle eco-innovazioni da parte degli enti locali e regionali e sull'individuazione di soluzioni che molto spesso sono meglio attuabili tramite partenariati pubblico-privato. Il CdR accoglie pertanto con favore il passaggio verso l'innovazione del settore pubblico e la possibilità di partenariati pubblico-privati.

Settore prioritario: biodiversità

12.

apprezza il fatto che, come richiesto dal CdR (3), l'articolo 11 della proposta consenta attività ricorrenti, a condizione che i progetti operino sulla base di procedure esemplari che possano essere applicate ad altre regioni e che siano soggette a determinati criteri in materia di sorveglianza e di comunicazione dei risultati al pubblico;

13.

ritiene che in futuro il sostegno garantito con i progetti integrati per i quadri d'azione prioritaria (PAF) tesi a finanziare Natura 2000 sarà un elemento chiave del settore prioritario Biodiversità del programma LIFE. Il CdR chiede che, nel rispetto del quadro istituzionale di ciascuno Stato membro, siano gli enti regionali a elaborare i PAF, e prende atto delle recenti iniziative lanciate dalla Commissione europea relative al finanziamento di Natura 2000 (4).

Settore prioritario: Governanza e informazione ambientale

14.

esprime vivo apprezzamento per il maggiore sostegno che il programma LIFE accorda alla governanza ambientale, divenuta un settore prioritario nella proposta di regolamento (articolo 12); ciò consentirà di aumentare la visibilità dei potenziali progetti in materia di governanza e di rendere gli enti locali e regionali importanti beneficiari di questo nuovo settore prioritario. Il CdR raccomanda che LIFE contribuisca a rafforzare le capacità amministrative degli enti locali e regionali e a porre un maggiore accento sulle misure di sensibilizzazione, inclusa l'educazione allo sviluppo sostenibile e la promozione di progetti che coinvolgano gli enti locali e regionali e abbiano un impatto significativo a livello UE (5);

15.

ritiene che questo settore prioritario dovrebbe promuovere lo scambio di conoscenze relative all'attuazione e all'applicazione della normativa ambientale dell'UE sostenendo le reti, la formazione e i progetti di scambio di buone pratiche, in particolare degli enti locali e regionali attivi in questo ambito, a livello europeo.

D.    Sottoprogramma Azione per il clima (LIFE Clima)

16.

accoglie con favore la creazione di un nuovo sottoprogramma sull'azione per il clima, che potrebbe svolgere un ruolo importante nella promozione di misure e investimenti a basse emissioni di carbonio, efficienti nell'impiego delle risorse e che tengano conto delle questioni climatiche. Accoglie positivamente questa iniziativa anche alla luce degli impegni internazionali assunti dall'UE in materia di riduzione dei gas a effetto serra nell'ambito del protocollo di Kyoto, e del futuro accordo globale sul clima che sarà negoziato entro il 2015, così come degli obiettivi dell'UE previsti dal pacchetto Clima ed energia, la strategia Europa 2020 e la tabella di marcia verso un'economia a basse emissioni di carbonio nel 2050 (6);

17.

osserva tuttavia che il bilancio proposto rappresenta soltanto una parte piuttosto limitata del bilancio complessivo per il programma LIFE (25 %), riducendo così in maniera considerevole il potenziale che LIFE Clima avrebbe di ridurre sostanzialmente le emissioni di gas serra. Esso dovrebbe pertanto promuovere miglioramenti ambientali in diversi settori, come ad esempio nelle aree naturali, essenziali per garantire la qualità dell'aria e ricche di biodiversità (torbiere, foreste) o accelerare la creazione di un'infrastruttura verde come approccio integrato per la conservazione della biodiversità e per attenuare l'impatto del cambiamento climatico;

18.

si compiace del fatto che l'attenzione principale dei progetti integrati si incentrerà sull'attuazione di strategie di mitigazione e adattamento e su piani d'azione;

19.

accoglie con favore gli obiettivi elencati nell'ambito del settore prioritario Governanza e informazione in materia climatica (articolo 16), in cui riconosce il chiaro compito per il CdR di sensibilizzare i cittadini alle questioni climatiche.

E.    Progetti integrati

20.

come indicato in un precedente parere (7), accoglie con favore la proposta relativa all'introduzione di «Progetti integrati» di lunga durata operanti su una vasta scala territoriale (in particolare regionale, multiregionale o nazionale), che potrebbero essere utilizzati per affrontare un'ampia varietà di problemi stabilendo una relazione strategica e strutturata con le altre fonti di finanziamento dell'UE. I progetti LIFE continuerebbero ad avere un'importante funzione catalizzatrice;

21.

ritiene che, applicando il principio della governance multilivello, i progetti integrati miglioreranno l'attuazione delle politiche ambientale e climatica e la loro integrazione nelle altre politiche, in particolare attraverso una mobilitazione coordinata di altri finanziamenti dell'UE, nazionali e privati, che perseguano obiettivi in materia di ambiente o clima. Essi si incentreranno sull'attuazione di strategie e piani ambientali e climatici su una dimensione territoriale più ampia rispetto a quella coperta da LIFE+;

22.

accoglie con favore il fatto che l'elenco dei principali settori interessati da progetti integrati (articolo 18, lettera d) rifletta in gran parte le raccomandazioni formulate in precedenza dal CdR (gestione delle risorse idriche, conservazione della biodiversità e della natura, utilizzo sostenibile delle risorse e gestione sostenibile dei rifiuti). Ritiene tuttavia che a tali settori prioritari occorra aggiungere anche l'ambiente marino, il suolo e il rumore;

23.

esprime preoccupazione per il fatto che la preparazione e la gestione dei progetti integrati possano risultare complesse, in particolare data la vastità di scadenze, criteri di selezione, procedure e formati di candidatura, condizioni di gestione e disposizioni di rendicontazione, che rappresenteranno una sfida particolarmente ardua per gli enti locali di dimensioni minori; accoglie pertanto con favore l'assistenza tecnica per la predisposizione e la presentazione dei progetti integrati prevista nella proposta;

24.

invita a prevedere meccanismi di coordinamento adeguati per LIFE e altri fondi UE nel quadro strategico comune (QSC), in particolare a livello dei contratti di partenariato, come previsto all'articolo 14 del progetto di regolamento generale, e del nuovo approccio proposto per una strategia di «sviluppo locale di tipo partecipativo» e «strategie di sviluppo locale» per tutti i fondi QSC (articoli 28 e 29 del progetto di regolamento generale);

25.

auspica che questa nuova categoria di progetti LIFE su più larga scala comprenda il quadro e gli orientamenti per lo sviluppo di singoli progetti LIFE e di altri progetti, nonché un piano che definisca come combinare altri finanziamenti UE, nazionali, regionali, locali e privati per sostenere le attività proposte. In alcuni casi, questi progetti potrebbero avere una durata maggiore, nel corso della quale sia possibile sviluppare e realizzare singoli progetti LIFE collegati tra loro;

26.

apprezza allo stesso tempo i progetti tradizionali, più piccoli, accessibili alle autorità di dimensioni minori che non disporrebbero delle risorse per elaborare un progetto integrato; si compiace pertanto del fatto che tali progetti continueranno ad essere contemplati nel nuovo programma e chiede che non vengano ridotte le dotazioni di bilancio complessive loro assegnate;

27.

riconosce la necessità di un criterio di selezione geografico indicativo, ma ritiene che questo non debba essere un elemento primario poiché potrebbe comportare una distrazione dei fondi dai progetti fondamentali al solo scopo di conseguire quote nazionali fittizie altrove; è favorevole alla possibilità di includere i paesi limitrofi in questi progetti;

28.

ritiene che il coinvolgimento delle parti interessate nei progetti integrati debba essere maggiormente incoraggiato.

F.    Semplificazione, programmazione e atti delegati

29.

riconosce che la Commissione europea si è adoperata per rispondere agli inviti formulati dal CdR in un precedente parere (8) quanto a una maggiore semplificazione amministrativa, inclusa la programmazione pluriennale e un più ampio ricorso agli strumenti informatici. L'utilizzo di tassi fissi e importi forfettari potrebbe ridurre la burocrazia e, pertanto, è accolto con favore. Tuttavia, il CdR teme che l'impegno alla semplificazione sia espresso nel considerando 26 soltanto in senso lato e come auspicio;

30.

accoglie con grande favore l'introduzione di un approccio a due fasi per la selezione dei progetti integrati, con cui i potenziali candidati possono fornire una proposta che la Commissione deve approvare in via preliminare, garantendo così un minor spreco di risorse per i candidati con poche probabilità di successo. Anche questo aspetto è in linea con una raccomandazione formulata dal CdR (9);

31.

accoglie con favore i programmi di lavoro pluriennali della durata di almeno due anni proposti all'articolo 24, con cui ritiene che il programma LIFE possa rispondere in maniera più strategica e politica alle priorità dell'UE. Chiede alla Commissione di coinvolgere gli enti locali e regionali nell'elaborazione dei programmi di lavoro, in modo che questi siano coerenti con la prassi;

32.

esprime tuttavia preoccupazione circa la possibilità di una revisione a medio termine dei programmi pluriennali prevista all'articolo 24, terzo paragrafo, poiché questa potrebbe generare situazioni imprevedibili per i beneficiari. La portata delle modifiche introdotte con la revisione dovrebbe pertanto essere minima;

33.

riconosce che le prestazioni dei punti nazionali di contatto nel programma attuale sono state variabili e che, in alcuni casi, hanno rappresentato una debolezza che ha portato alla sottoutilizzazione delle dotazioni nazionali (già in passato il CdR ha raccomandato di migliorare la formazione dei punti di contatto nazionali (10));

34.

insiste sul fatto che la procedura di esame e il comitato per il programma LIFE (articolo 29) devono operare in maniera trasparente e inclusiva;

35.

osserva che il progetto di regolamento prevede l'adozione di atti delegati riguardanti gli indicatori di prestazione applicabili alle specifiche priorità tematiche (articolo 3), riguardanti le condizioni di applicazione del criterio di «interesse per l'Unione» (articolo 19, paragrafo 1) e riguardanti i criteri per «l'applicazione dell'equilibrio geografico» per i progetti integrati (articolo 19, paragrafo 3). Il CdR si è espresso criticamente sul crescente ricorso alla comitatologia nella politica ambientale, poiché essa manca di trasparenza nel processo decisionale e operativo dell'UE per gli enti locali e regionali (11). Raccomanda pertanto alla Commissione europea di consultare in maniera adeguata gli enti locali e regionali durante i lavori preparatori per gli atti delegati.

G.    Cofinanziamento e spese ammissibili

36.

riconosce che la Commissione europea ha risposto alle richieste formulate in un precedente parere (12) del CdR per quanto attiene all'aumento del tasso massimo di cofinanziamento dal 50 al 70 % (e sino all'80 % per i progetti integrati e preparatori);

37.

propone di innalzare il tasso massimo all'85 % nelle regioni meno sviluppate (come definite nei regolamenti per i fondi strutturali (13)) e nelle regioni ultraperiferiche: tali regioni sono spesso indispensabili nel contesto dell'obiettivo di frenare la perdita della biodiversità;

38.

si rammarica che la Commissione europea non abbia risposto alle richieste formulate in un precedente parere (14) del CdR volte a consentire agli enti locali e regionali di continuare a far figurare i propri costi per il personale come mezzi propri. L'esclusione dei costi per il personale permanente avrebbe considerevoli impatti negativi sulla qualità e sulla fattibilità dei progetti, in particolare per le organizzazioni governative e le ONG di piccole dimensioni, che dipendono proprio dalla continuità del personale permanente e dalle sue competenze, e nelle quali i dipendenti lavorano spesso a tempo parziale su più progetti contemporaneamente;

39.

ritiene che questo aspetto, unitamente al fatto che l'IVA non sia più considerata un costo ammissibile, come proposto all'articolo 20, possa dissuadere molti potenziali candidati dall'elaborare una proposta. Rammenta che nel quadro di altri fondi UE l'IVA è accettata tra i costi ammissibili se i beneficiari sono in grado di provarne l'irrecuperabilità;

40.

indica tuttavia che i risultati di uno studio sembrano dimostrare come l'effetto dei tassi di cofinanziamento molto più elevati proposti dalla Commissione controbilanceranno l'esclusione di alcuni elementi di finanziamento ammissibili per la maggior parte dei progetti. Inoltre, è consapevole che la questione degli orari dei lavoratori è causa di numerose dispute tra i revisori contabili della Commissione e i beneficiari e porta, talvolta molto tempo dopo la conclusione del progetto, al recupero di ingenti somme da parte della Commissione;

41.

raccomanda tuttavia che i costi per il personale permanente continuino a essere ammissibili, a condizione che si possa provare e documentare che il personale in questione è assegnato formalmente alle attività del progetto.

H.    Bilancio

42.

prende atto della proposta di aumentare il bilancio del programma LIFE portandolo da 2 100 a 3 600 milioni di euro; sebbene ciò rappresenti un sostanziale incremento per il programma, questa continua a essere una cifra relativamente modesta che corrisponde soltanto allo 0,3 % del bilancio complessivo dell'UE;

43.

sarebbe tuttavia favorevole a un incremento più sostanziale di tale bilancio, viste le sfide considerevoli che esistono in questo settore; riconosce che la cifra esatta può essere concordata soltanto una volta concluse le trattative relative al quadro finanziario pluriennale;

44.

accoglie con favore la maggiore coerenza e complementarità con le altre fonti di finanziamento, ma sottolinea che il finanziamento del programma LIFE non dovrebbe avere alcuna ripercussione su tali fondi (ad esempio sui fondi strutturali);

45.

si compiace del fatto che il 50 % del sottoprogramma Ambiente sia destinato alla biodiversità, in linea con una richiesta avanzata dal CdR (15);

46.

accoglie con favore la nuova disposizione di cui all'articolo 17, secondo cui LIFE può essere combinato a strumenti finanziari innovativi; ritiene che ciò sia particolarmente importante per il settore prioritario Ambiente ed uso efficiente delle risorse. Ribadisce che tali strumenti dovrebbero essere utilizzati soltanto in aggiunta a, e non in sostituzione di, sovvenzioni per azioni.

I.    Sussidiarietà

47.

ribadisce che la politica ambientale appartiene alle competenze condivise tra l'Unione europea e gli Stati membri e, pertanto, in questo ambito trova applicazione il principio di sussidiarietà. Ritiene tuttavia che, poiché la proposta di regolamento costituisce fondamentalmente una continuazione del programma LIFE esistente dal 1992, non sia necessario eseguire una valutazione approfondita della sua conformità ai principi di sussidiarietà e proporzionalità. Queste ultime sono riaffermate al considerando 34 della proposta di regolamento.

48.

Tuttavia:

a)

è ampiamente favorevole al fatto che il programma continui a essere gestito a livello centrale, ma ritiene che sarà necessario garantire che la delega di compiti quali la selezione e il monitoraggio dei progetti a un'agenzia esecutiva non diminuisca il coinvolgimento degli Stati membri nel funzionamento del programma, e che le conoscenze e le competenze necessarie per il trattamento delle candidature LIFE non vadano perse a causa di tale trasferimenti;

b)

ribadisce l'importante ruolo che gli enti locali e regionali svolgono nell'attuazione della normativa ambientale dell'UE e delle strategie relative al clima a livello subnazionale, nonché nel sensibilizzare l'opinione pubblica verso le innovazioni e le buone pratiche.

II   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Considerando 15

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Una tabella di marcia per il passaggio a un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050» (16) (di seguito, la «tabella di marcia 2050») ha riconosciuto che la sperimentazione di nuovi approcci alla mitigazione dei cambiamenti climatici continuerà ad essere essenziale per operare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Inoltre, deve essere garantito l'adattamento ai cambiamenti climatici come priorità trasversale nell'ambito dell'Unione. Anche la promozione della governance e la sensibilizzazione sono fondamentali per ottenere risultati costruttivi e per garantire il coinvolgimento delle parti interessate. Pertanto, è necessario che il sottoprogramma Azione per il clima sostenga le iniziative che contribuiscono a tre specifici settori prioritari: Mitigazione dei cambiamenti climatici, Adattamento ai cambiamenti climatici e Governanza e informazione ambientali. È opportuno che i progetti finanziati dal programma LIFE possano contribuire alla realizzazione degli obiettivi specifici di più di uno di tali settori prioritari, con il coinvolgimento di più di uno Stato membro.

La comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Una tabella di marcia per il passaggio a un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050» (di seguito, la «tabella di marcia 2050») ha riconosciuto che la sperimentazione di nuovi approcci alla mitigazione dei cambiamenti climatici continuerà ad essere essenziale per operare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Inoltre, deve essere garantito l'adattamento ai cambiamenti climatici come priorità trasversale nell'ambito dell'Unione. Anche la promozione della governance e la sensibilizzazione sono fondamentali per ottenere risultati costruttivi e per garantire il coinvolgimento delle parti interessate. Pertanto, è necessario che il sottoprogramma Azione per il clima sostenga le iniziative che contribuiscono a tre specifici settori prioritari: Mitigazione dei cambiamenti climatici, Adattamento ai cambiamenti climatici e Governanza e informazione ambientali. . È opportuno che i progetti finanziati dal programma LIFE possano contribuire alla realizzazione degli obiettivi specifici di più di uno di tali settori prioritari, con il coinvolgimento di più di uno Stato membro.

 

Motivazione

Il regolamento LIFE dovrebbe contenere un riferimento specifico alla necessità di trovare sinergie tra gli obiettivi ambientali, in particolare tra l'azione per il clima e la biodiversità. È importante mettere l'accento sulle funzioni degli ecosistemi forestali in quanto essi possono risultare vantaggiosi per la biodiversità e l'attenuazione dei cambiamenti climatici, e possono aumentare nel contempo la capacità di assorbimento del carbonio.

Emendamento 2

Considerando 26

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Al fine di semplificare il programma LIFE e di ridurre gli oneri amministrativi per i richiedenti e i beneficiari, è necessario aumentare l'uso di tassi fissi e di importi forfettari, e concentrare i finanziamenti su categorie di costi più specifiche. A titolo di compensazione per i costi non ammissibili e al fine di mantenere l'efficace livello di supporto previsto dal programma LIFE, è opportuno fissare i tassi di cofinanziamento al 70 % come regola generale, e all'80 % in casi specifici.

Al fine di semplificare il programma LIFE e di ridurre gli oneri amministrativi per i richiedenti e i beneficiari, è necessario aumentare l'uso di tassi fissi e di importi forfettari, e concentrare i finanziamenti su categorie di costi più specifiche. A titolo di compensazione per i costi non ammissibili e al fine di mantenere l'efficace livello di supporto previsto dal programma LIFE, è opportuno fissare i tassi di cofinanziamento al 70 % come regola generale, e all' %

Motivazione

Il tasso massimo dovrebbe essere esteso all'85 % nelle regioni in transizione o in ritardo economico (come definite nei regolamenti per i fondi strutturali). Tali regioni sono spesso indispensabili nel contesto dell'obiettivo di frenare la perdita della biodiversità. Di regola le regioni ultraperiferiche (RUP) beneficiano, a titolo dei principali fondi europei, di un tasso di cofinanziamento pari all'85 %. Per tale motivo la possibilità di beneficiare di questo tasso deve essere prevista anche per gli altri programmi dell'Unione, come ad esempio LIFE. Si sottolinea inoltre il fatto che le RUP sono le zone che più delle altre contribuiscono alla biodiversità di tutto il territorio dell'UE, in quanto presentano un gran numero di siti d'importanza europea nell'ambito della rete Natura 2000.

Emendamento 3

Considerando 30

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Per garantire il migliore utilizzo possibile dei fondi dell'Unione e assicurare un valore aggiunto europeo, è necessario delegare alla Commissione il potere di adottare atti, in conformità all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, riguardanti i criteri di ammissibilità per la selezione dei progetti, i criteri per l'applicazione dell'equilibrio geografico ai «progetti integrati» e gli indicatori di prestazione applicabili a specifiche priorità tematiche. È particolarmente importante che la Commissione svolga consultazioni adeguate durante i lavori preparatori, anche a livello di esperti. È opportuno che la Commissione, nella preparazione e redazione di atti delegati, garantisca la trasmissione simultanea, tempestiva e adeguata dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.

Per garantire il migliore utilizzo possibile dei fondi dell'Unione e assicurare un valore aggiunto europeo, è necessario delegare alla Commissione il potere di adottare atti, in conformità all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, riguardanti i criteri di ammissibilità per la selezione dei progetti, i criteri per l'applicazione dell'equilibrio geografico ai «progetti integrati» e gli indicatori di prestazione applicabili a specifiche priorità tematiche. È particolarmente importante che la Commissione svolga consultazioni adeguate durante i lavori preparatori, anche a livello di esperti . È opportuno che la Commissione, nella preparazione e redazione di atti delegati, garantisca la trasmissione simultanea, tempestiva e adeguata dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.

Motivazione

Il CdR si è espresso criticamente sul crescente ricorso alla comitatologia nella politica ambientale, che manca di trasparenza nel processo decisionale e operativo dell'UE per gli enti locali e regionali.

Emendamento 4

Articolo 5 - Partecipazione di paesi terzi al programma LIFE

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Al programma LIFE possono partecipare i paesi candidati all'adesione in base ai seguenti criteri:

Al programma LIFE possono partecipare i paesi candidati all'adesione in base ai seguenti criteri:

(a)

i paesi facenti parte dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) che sono firmatari dell'accordo sullo Spazio economico europeo (SEE);

(a)

i paesi facenti parte dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) che sono firmatari dell'accordo sullo Spazio economico europeo (SEE);

(b)

i paesi candidati, i potenziali candidati e i paesi in via di adesione all'Unione;

(b)

i paesi candidati, i potenziali candidati e i paesi in via di adesione all'Unione;

(c)

i paesi ai quali si applica la politica europea di vicinato;

(c)

i paesi ai quali si applica la politica europea di vicinato;

(d)

i paesi che sono divenuti membri dell'Agenzia europea dell'ambiente, a norma del regolamento (CE) n. 933/1999 del Consiglio, del 29 aprile 1999, che modifica il regolamento (CEE) n. 1210/90 sull'istituzione dell'Agenzia europea dell'ambiente e della rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale.

(d)

i paesi che sono divenuti membri dell'Agenzia europea dell'ambiente, a norma del regolamento (CE) n. 933/1999 del Consiglio, del 29 aprile 1999, che modifica il regolamento (CEE) n. 1210/90 sull'istituzione dell'Agenzia europea dell'ambiente e della rete europea di informazione e di osservazione in materia ambientale

 

Le modalità di tale partecipazione sono conformi alle condizioni stabilite negli accordi bilaterali o multilaterali che fissano i principi generali della partecipazione di tali paesi ai programmi dell'Unione.

Le modalità di tale partecipazione sono conformi alle condizioni stabilite negli accordi bilaterali o multilaterali che fissano i principi generali della partecipazione di tali paesi ai programmi dell'Unione.

Motivazione

In totale, vivono più specie endemiche o minacciate di estinzione nei 21 paesi e territori d'oltremare (PTOM) dell'UE e nelle quattro regioni ultraperiferiche francesi che nei 27 paesi dell'UE.

Cinque dei 34 punti nevralgici per la biodiversità a livello mondiale sono situati nei PTOM dell'UE. Gli ecosistemi insulari rappresentano soltanto il 5 % della superficie terrestre mondiale, tuttavia è risaputo che qui vive circa un terzo delle specie minacciate di estinzione di tutto il mondo. La biodiversità su questi territori continua a essere relativamente non protetta, poiché le direttive Uccelli e Habitat non trovano applicazione. Risulta difficile ottenere i finanziamenti per sostenere le attività di conservazione, poiché queste aree remote vengono escluse da molti dei fondi internazionali, data la loro associazione con l'UE.

I progetti nei PTOM potrebbero essere finanziati attingendo alle dotazioni nazionali dei quattro Stati membri (Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Danimarca) con territori classificati come PTOM, evitando così di andare ad incidere sul finanziamento disponibile nell'ambito del programma LIFE nel suo complesso.

Emendamento 5

Articolo 8 – Complementarietà, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

In conformità alle rispettive competenze, la Commissione e gli Stati membri garantiscono il coordinamento tra il programma LIFE e il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca al fine di creare sinergie, in particolare nel contesto dei progetti integrati di cui all'articolo 18, lettera d), e per favorire l'utilizzo di soluzioni, metodi e approcci sviluppati nell'ambito del programma LIFE. A livello dell'Unione, il coordinamento ha luogo nell'ambito del quadro strategico comune di cui all'articolo 10 del regolamento (UE) n. … (regolamento QSC).

In conformità alle rispettive competenze, la Commissione e gli Stati membri garantiscono il coordinamento tra il programma LIFE e il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo, il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca al fine di creare sinergie,in particolare nel contesto dei progetti integrati di cui all'articolo 18, lettera d, e per favorire l'utilizzo di soluzioni, metodi e approcci sviluppati nell'ambito del programma LIFE. A livello dell'Unione, il coordinamento ha luogo nell'ambito del quadro strategico comune di cui all'articolo 10 del regolamento (UE) n. … (regolamento ).

Motivazione

Data l'importanza di LIFE come contributo strategico al finanziamento di Natura 2000, il CdR chiede che il regolamento inviti esplicitamente gli Stati membri a garantire il coordinamento anche attraverso l'istituzione di quadri di azione prioritaria (PAF). Inoltre, potenziali sinergie potrebbe risultare dal coordinamento dei progetti integrati LIFE con il nuovo approccio proposto di «sviluppo locale di tipo partecipativo» e delle strategie di sviluppo locale per tutti i fondi del QSC, come sancito agli articoli 28 e 29 del progetto di regolamento recante disposizioni comuni.

Inoltre, la precisazione terminologica è intesa a garantire la conformità con precedenti pareri del Comitato delle regioni (CdR 5/2012 riv. 1).

Emendamento 6

Articolo 10 - Obiettivi specifici nel settore prioritario Ambiente ed uso efficiente delle risorse, lettera b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

sostenere l'applicazione, lo sviluppo, la sperimentazione e la dimostrazione di approcci integrati per l'attuazione dei piani e programmi in conformità alla politica e alla legislazione dell'Unione in materia di ambiente, soprattutto nei settori delle acque, dei rifiuti e dell'aria;

sostenere l'applicazione, lo sviluppo, la sperimentazione e la dimostrazione di approcci integrati per l'attuazione dei piani e programmi in conformità alla politica e alla legislazione dell'Unione in materia di ambiente, soprattutto nei settori delle acque, , dei rifiuti e dell'aria;

Motivazione

In molte regioni, la lotta alla contaminazione del suolo è di fondamentale importanza ed è considerata come strettamente collegata alla tutela delle risorse idriche e alla prevenzione dei rifiuti.

Emendamento 7

Articolo 14 - Obiettivi specifici del settore prioritario Mitigazione dei cambiamenti climatici

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Allo scopo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, il settore prioritario Mitigazione dei cambiamenti climatici persegue, in particolare, i seguenti obiettivi specifici:

Allo scopo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, il settore prioritario Mitigazione dei cambiamenti climatici persegue, in particolare, i seguenti obiettivi specifici:

(a)

contribuire all'attuazione e allo sviluppo delle politiche e della legislazione dell'Unione in materia di mitigazione, compresa l'integrazione tra i diversi settori, in particolare attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e la dimostrazione di approcci politici o di gestione, di buone pratiche e di soluzioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici;

(a)

contribuire all'attuazione e allo sviluppo delle politiche e della legislazione dell'Unione in materia di mitigazione, compresa l'integrazione tra i diversi settori, in particolare attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e la dimostrazione di approcci politici o di gestione, di buone pratiche e di soluzioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici;

(b)

migliorare la base di conoscenze per lo sviluppo, la stima, il monitoraggio, la valutazione e l'attuazione di azioni e misure di mitigazione efficaci, e migliorare la capacità di mettere in pratica tali conoscenze;

(b)

migliorare la base di conoscenze per lo sviluppo, la stima, il monitoraggio, la valutazione e l'attuazione di azioni e misure di mitigazione efficaci, e migliorare la capacità di mettere in pratica tali conoscenze;

(c)

facilitare lo sviluppo e l'attuazione di strategie integrate, come per le strategie di mitigazione e i piani di azione, a livello locale, regionale o nazionale;

(c)

facilitare lo sviluppo e l'attuazione di strategie integrate, come per le strategie di mitigazione e i piani di azione, a livello locale, regionale o nazionale;

(d)

contribuire allo sviluppo e alla dimostrazione di tecnologie, sistemi, metodi e strumenti di mitigazione innovativi, idonei a essere replicati, trasferiti o integrati.

(d)

contribuire allo sviluppo e alla dimostrazione di tecnologie, sistemi, metodi e strumenti di mitigazione innovativi, idonei a essere replicati, trasferiti o integrati

 

Motivazione

Bisogna adoperarsi affinché le misure in materia di clima non abbiano un impatto negativo sulla biodiversità. Al contrario, poiché tali misure rientrano nel programma LIFE, occorre fare in modo che esse abbiano effetti positivi sulla biodiversità. È in effetti essenziale mantenere la coerenza tra i due grandi assi del programma LIFE.

Emendamento 8

Articolo 15 - Obiettivi specifici del settore prioritario Adattamento ai cambiamenti climatici

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Allo scopo di contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, il settore prioritario Mitigazione dei cambiamenti climatici persegue, in particolare, i seguenti obiettivi specifici:

Allo scopo di contribuire agli sforzi finalizzati ad accrescere la resilienza ai cambiamenti climatici, il settore prioritario Adattamento ai cambiamenti climatici persegue in particolare i seguenti obiettivi specifici:

(a)

contribuire all'attuazione e allo sviluppo delle politiche e della legislazione dell'Unione in materia di mitigazione, compresa l'integrazione tra i diversi settori, in particolare attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e la dimostrazione di approcci politici o di gestione, di buone pratiche e di soluzioni per la mitigazione dei cambiamenti climatici;

(a)

contribuire all'attuazione e allo sviluppo delle politiche e della legislazione dell'Unione in materia di adattamento, compresa l'integrazione tra i diversi settori, in particolare attraverso lo sviluppo, la sperimentazione e la dimostrazione di approcci politici o di gestione, di buone pratiche e di soluzioni per l'adattamento ai cambiamenti climatici;

(b)

migliorare la base di conoscenze per lo sviluppo, la stima, il monitoraggio, la valutazione e l'attuazione di azioni e misure di mitigazione efficaci, e migliorare la capacità di mettere in pratica tali conoscenze;

(b)

migliorare la base di conoscenze per lo sviluppo, la stima, il monitoraggio, la valutazione e l'attuazione di azioni e misure di adattamento efficaci e migliorare la capacità di mettere in pratica tali conoscenze;

(c)

facilitare lo sviluppo e l'attuazione di strategie integrate, come per le strategie di mitigazione e i piani di azione, a livello locale, regionale o nazionale;

(c)

facilitare lo sviluppo e l'attuazione di approcci integrati, come per le strategie di adattamento e i piani di azione, a livello locale, regionale o nazionale;

(d)

contribuire allo sviluppo e alla dimostrazione di tecnologie, sistemi, metodi e strumenti di mitigazione innovativi, idonei a essere replicati, trasferiti o integrati.

(d)

contribuire allo sviluppo e alla dimostrazione di tecnologie, sistemi, metodi e strumenti di adattamento innovativi, idonei a essere replicati, trasferiti o integrati

 

Motivazione

Bisogna adoperarsi affinché le misure in materia di clima non abbiano un impatto negativo sulla biodiversità. Al contrario, poiché tali misure rientrano nel programma LIFE, occorre fare in modo che esse abbiano effetti positivi sulla biodiversità. È in effetti essenziale mantenere la coerenza tra i due grandi assi del programma LIFE.

Emendamento 9

Articolo 18 – Progetti, lettera d)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

progetti integrati, principalmente nei settori natura, acqua, rifiuti, aria e mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi;

progetti integrati, principalmente nei settori natura, acqua, rifiuti, aria, e mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi;

Motivazione

Questo settore prioritario dovrebbe includere l'ambiente marino, il suolo e la gestione del rumore.

Emendamento 10

Articolo 19 - Criteri di ammissibilità di progetti

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

1.   I progetti di cui all’articolo 18 soddisfano i seguenti criteri di ammissibilità:

1.   I progetti di cui all’articolo 18 soddisfano i seguenti criteri di ammissibilità:

(a)

sono di interesse per l’Unione e apportano un contributo significativo al raggiungimento di uno degli obiettivi del programma LIFE di cui all’articolo 3;

(a)

sono di interesse per l’Unione e apportano un contributo significativo al raggiungimento di uno degli obiettivi del programma LIFE di cui all’articolo 3;

(b)

garantiscono un approccio efficace sotto il profilo dei costi e sono tecnicamente e finanziariamente coerenti;

(b)

garantiscono un approccio efficace sotto il profilo dei costi e sono tecnicamente e finanziariamente coerenti;

(c)

prevedono un’attuazione efficace.

(c)

prevedono un’attuazione efficace.

La Commissione ha il potere di adottare atti delegati in conformità all’articolo 30, riguardanti le condizioni di applicazione del criterio di cui al paragrafo 1, lettera a), al fine di adattare tale criterio ai settori prioritari specifici definiti negli articoli 9 e 13.

La Commissione ha il potere di adottare atti delegati in conformità all’articolo 30, riguardanti le condizioni di applicazione del criterio di cui al paragrafo 1, lettera a), al fine di adattare tale criterio ai settori prioritari specifici definiti negli articoli 9 e 13.

2.   Ove possibile, i progetti finanziati dal programma LIFE promuovono le sinergie tra i vari obiettivi e il ricorso agli appalti pubblici verdi.

2.    progetti finanziati dal programma LIFE promuovono le sinergie tra i vari obiettivi e il ricorso agli appalti pubblici verdi.

3.   I progetti integrati di cui all’articolo 18, lettera d) associano, ove opportuno, le parti interessate, e promuovono, se possibile, la mobilizzazione di altre fonti di finanziamento dell’Unione e il loro coordinamento.

3.   I progetti integrati di cui all’articolo 18, lettera d) associano, le parti interessate, e promuovono, se possibile, la mobilizzazione di altre fonti di finanziamento dell’Unione e il loro coordinamento.

La Commissione garantisce l’equilibrio geografico, in linea con i principi di solidarietà e di condivisione degli oneri nel processo di aggiudicazione dei progetti integrati. La Commissione ha il potere di adottare atti delegati, in conformità all’articolo 30, riguardanti i criteri per l’applicazione dell’equilibrio geografico in ciascuna area tematica di cui all’articolo 18, lettera d).

La Commissione garantisce ' equilibrio geografico, in linea con i principi di solidarietà e di condivisione degli oneri nel processo di aggiudicazione dei progetti integrati. La Commissione ha il potere di adottare atti delegati, in conformità all’articolo 30, riguardanti i criteri per l’applicazione dell’equilibrio geografico in ciascuna area tematica di cui all’articolo 18, lettera d).

4.   La Commissione presta particolare attenzione ai progetti transnazionali in cui la cooperazione transnazionale è essenziale per garantire la tutela dell’ambiente e gli obiettivi climatici, e si adopera per garantire che almeno il 15 % delle risorse di bilancio dedicate ai progetti sia assegnato a progetti transnazionali.

4.   La Commissione presta particolare attenzione ai progetti transnazionali in cui la cooperazione transnazionale è essenziale per garantire la tutela dell’ambiente e gli obiettivi climatici, e si adopera per garantire che almeno il 15 % delle risorse di bilancio dedicate ai progetti sia assegnato a progetti transnazionali.

 

   .

Motivazione

L'accessibilità delle parti interessate ai progetti integrati e il loro coinvolgimento vanno incoraggiati ovunque e per quanto possibile.

Sebbene gli sforzi messi in campo nel quadro del programma debbano essere ripartiti sull'intero territorio dell'UE, non da ultimo perché le questioni ambientali e climatiche hanno spesso delle implicazioni transfrontaliere, il concetto di «quote nazionali» pare inappropriato e non dovrebbe essere considerato di maggiore importanza rispetto al valore effettivo delle singole proposte.

Bisogna evitare che i futuri progetti integrati e pluriennali che saranno ammissibili riducano i bilanci destinati alle azioni esistenti che hanno mostrato tutta la loro validità. Si tratta del resto delle azioni più facilmente utilizzabili da parte degli enti locali che non dispongono necessariamente dei mezzi necessari per attuare i progetti integrati previsti nella proposta della Commissione. È inoltre coerente che i progetti finanziati dal programma LIFE incoraggino il ricorso agli appalti pubblici verdi.

Emendamento 11

Articolo 20 - Tassi di cofinanziamento e ammissibilità dei costi dei progetti, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Il tasso massimo di cofinanziamento per i progetti di cui all'articolo 18 è pari al 70 % dei costi ammissibili. In via eccezionale, il tasso massimo di cofinanziamento per i progetti di cui all'articolo 18, lettere d) e f), è pari all'80 % dei costi ammissibili.

Il tasso massimo di cofinanziamento per i progetti di cui all'articolo 18 è pari al 70 % dei costi ammissibili. In via eccezionale, il tasso massimo di cofinanziamento per i progetti di cui all'articolo 18, lettere d) e f), è pari all'80 % dei costi ammissibili.

Motivazione

Il tasso massimo dovrebbe essere esteso all'85 % nelle regioni meno sviluppate (come definite nei regolamenti per i fondi strutturali). Tali regioni sono spesso indispensabili nel contesto dell'obiettivo di frenare la perdita della biodiversità. Di regola, le regioni ultraperiferiche (RUP) beneficiano, a titolo dei principali fondi europei, di un tasso di cofinanziamento pari all'85 %. Per tale motivo la possibilità di beneficiare di questo tasso deve essere prevista anche per gli altri programmi dell'Unione, come ad esempio LIFE. Si sottolinea inoltre il fatto che le RUP sono le zone che più delle altre contribuiscono alla biodiversità di tutto il territorio dell'UE, in quanto presentano un gran numero di siti d'importanza europea nell'ambito della rete Natura 2000.

Emendamento 12

Articolo 20 - Tassi di cofinanziamento e ammissibilità dei costi dei progetti, paragrafo 2, prima parte relativa all'IVA

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

L'IVA non è considerata un costo ammissibile per i progetti di cui all'articolo 18.

L'IVA considerata un costo ammissibile per i progetti di cui all'articolo 18

Motivazione

Il CdR ritiene che l'esclusione dell'IVA dalle spese ammissibili possa dissuadere molti potenziali candidati dall'elaborare una proposta. Rammenta che nel quadro di altri fondi UE l'IVA è accettata tra i costi ammissibili se i beneficiari sono in grado di provarne l'irrecuperabilità;

Emendamento 13

Articolo 20 - Tassi di cofinanziamento e ammissibilità dei costi dei progetti, paragrafo 3 (nuovo)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Il CdR ritiene che l'esclusione delle spese per il personale dai costi ammissibili possa dissuadere molti potenziali candidati dall'elaborare una proposta. La formulazione proposta reintroduce tale ammissibilità come indicato nel regolamento LIFE+ (CE) n. 614/2077, pubblicato nella Gazzetta ufficiale L 309 del 20 novembre 2008 (cfr. art. 5), tenendo tuttavia conto degli oneri salariali e non soltanto dando la possibilità, senza criteri precisi, di prenderli in considerazione. Peraltro per le piccole amministrazioni e i piccoli operatori, l'obbligo di assumere personale supplementare per portare avanti questi progetti non è realistico e renderebbe spesso impossibile la loro realizzazione, tanto più che spesso occorre personale specializzato che conosca bene la materia. Si propone quindi di limitare il requisito all'effettiva assegnazione di questi lavoratori alla realizzazione del progetto finanziato in questo quadro.

Inoltre, è opportuno chiarire che il funzionario destinato specificamente al progetto potrà esserlo a tempo pieno o parziale, affinché non vi sia discriminazione di questo tipo nel calcolare il costo dei funzionari che lavorano effettivamente nei progetti finanziati. Sulla base dell'esperienza di applicazione di detti progetti in periodi precedenti del programma LIFE, molte volte si esige nel corso della loro attuazione la partecipazione parziale, ma imprescindibile, di funzionari, ragion per cui è necessario che si possa riconoscere questo costo ai fini del suo finanziamento.

Bruxelles, 19 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  CdR 6/2011 fin (punto 74).

(2)  Relazione Assessment of Territorial Impacts of the EU Life+ instrument, elaborata dal segretariato del Comitato delle regioni, maggio 2011; CdR 6/2011 fin.

(3)  CdR 6/2011 (punto 56).

(4)  Documento di lavoro dei servizi della Commissione SEC(2011) 1573 final.

(5)  CdR 6/2011 fin, Relazione Assessment of Territorial Impacts of the EU Life+ instrument, elaborata dal segretariato del Comitato delle regioni, maggio 2011.

(6)  COM(2010) 2020 final e COM(2011) 112 final.

(7)  CdR 6/2011 fin (punti 6, 25, 65-69).

(8)  CdR 6/2011 fin (punti 33 e 37).

(9)  CdR 6/2011 fin (punto 38).

(10)  CdR 6/2011 fin (punto 18).

(11)  CdR 25/2010 fin, CdR 159/2008 fin, CdR 47/2006 fin.

(12)  CdR 6/2011 fin (punto 35).

(13)  COM(2011) 615 final; CdR 6/2011 fin (punto 15).

(14)  CdR 6/2011 fin (punto 34).

(15)  CdR 6/2011 fin (punto 9, 14).

(16)  COM(2011) 112 final dell’8 marzo 2011.


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/74


Parere del Comitato delle regioni «Aggiudicazione dei contratti di concessione»

2012/C 277/09

IL COMITATO DELLE REGIONI

constata che le disposizioni attualmente in vigore in materia di concessioni sono formate dalla giurisprudenza e dalla normativa nazionale. Visto che determinate concessioni possono influenzare il mercato interno, è auspicabile che vi sia chiarezza in merito alle regole e che si applichino un'interpretazione e un approccio uniformi. Il Comitato ritiene pertanto giustificato prendere in considerazione l'introduzione di una regolamentazione in materia;

ritiene quindi importante che le amministrazioni aggiudicatrici e gli Stati membri rimangano liberi di scegliere lo strumento mediante il quale intendono svolgere i loro compiti. Le licenze, comprese le licenze di esercizio a numero chiuso, devono essere escluse dal campo di applicazione della direttiva. Lo stesso vale per il mero finanziamento di un'attività, spesso legato all'obbligo di rimborsare gli importi ricevuti qualora non siano stati usati per lo scopo previsto;

ritiene auspicabile un'ulteriore chiarificazione delle modalità di attribuzione di una concessione. Occorre trovare un equilibrio tra, da un lato, la chiarezza relativa ad esempio al bando e alle scadenze e, dall'altro, il margine di discrezionalità dell'amministrazione aggiudicatrice per quanto riguarda ad esempio i criteri che intende applicare. Tale chiarezza offre utili indicazioni alle amministrazioni aggiudicatrici creando così l'uniformità auspicabile nel modo in cui gli Stati membri sono chiamati ad applicare la regolamentazione. Il margine di discrezionalità rende giustizia alla conoscenza che le amministrazioni aggiudicatrici hanno delle loro concessioni e riconosce l'autonomia degli Stati membri. Le amministrazioni aggiudicatrici devono disporre di un ampio margine di discrezionalità che consenta loro di optare per criteri sociali e sostenibili;

ritiene che la proposta in esame debba rispettare il principio di sussidiarietà: gli enti locali e regionali devono continuare a essere liberi di scegliere se eseguire i servizi e i lavori in proprio oppure se darli in concessione a terzi. Qualora essi decidano di affidarne l'esecuzione a terzi, essi devono essere liberi di stabilire lo strumento giuridico da applicare: una licenza, un appalto pubblico o una concessione.

Relatore

Henk KOOL (NL/PSE); assessore del comune dell'Aia

Testo di riferimento

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'aggiudicazione dei contratti di concessione

COM(2011) 897 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

constata che non esiste un quadro giuridico uniforme per l'aggiudicazione di concessioni: le concessioni di lavori pubblici sono regolamentate dalle direttive europee sugli appalti pubblici, dal cui campo di applicazione è però escluso il diritto in materia di concessioni di servizi, che è disciplinato invece dai principi sanciti dal Trattato UE, i quali, a loro volta, sono ulteriormente elaborati nella giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea;

2.

constata inoltre che, in materia di contratti di concessione, gli Stati membri sono già adesso obbligati, direttamente e tassativamente, al rispetto dei principi sanciti dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza e proporzionalità), ma rileva che la loro applicazione è diversa da paese a paese. La proposta di direttiva in esame mira a riunire in un unico quadro le disposizioni sulla concessione di lavori e quelle sulla concessione di servizi, stabilendo così a livello UE un'unica direttiva per l'aggiudicazione di tali contratti di concessione. In considerazione anche delle sfide economiche cui l'Unione europea si trova a far fronte, la Commissione europea attribuisce notevole importanza all'ulteriore sviluppo del mercato interno, a condizione che le norme UE in materia di concessioni offrano un margine di discrezionalità sufficiente alle amministrazioni aggiudicatrici per applicarle;

3.

osserva che la base giuridica per la definizione di un quadro giuridico unico in materia di concessioni è costituita dagli articoli 53, paragrafo 1, 62 e 114 del Trattato UE riguardanti il funzionamento del mercato interno. In proposito, fa notare che le concessioni di servizi vanno sempre considerate anche in rapporto alla prestazione di servizi d'interesse (economico) generale, e che la direttiva proposta non tiene sufficientemente conto delle novità introdotte al riguardo dal Trattato di Lisbona; chiede pertanto che i servizi di questo tipo formino oggetto di deroghe più ampie rispetto al campo di applicazione della direttiva;

4.

ritiene che la proposta in esame debba rispettare il principio di sussidiarietà: gli enti locali e regionali devono continuare a essere liberi di scegliere se eseguire i servizi e i lavori in proprio oppure se darli in concessione a terzi. Qualora essi decidano di affidarne l'esecuzione a terzi, essi devono essere liberi di stabilire lo strumento giuridico da applicare: una licenza, un appalto pubblico o una concessione;

5.

fa presente che, per loro natura, le concessioni sono più complesse e vengono stipulate per periodi più lunghi. In un suo precedente parere (CdR 21/2010), il Comitato ha raccomandato che la regolamentazione dei contratti di concessione sia concepita in modo semplice e flessibile, evitando che sia foriera di incertezze giuridiche.

ALLA LUCE DI QUESTE CONSIDERAZIONI, IL COMITATO DELLE REGIONI

6.

reputa che la direttiva proposta dovrebbe, nel suo primo articolo o almeno nei considerando, enunciare con chiarezza che il trasferimento di funzioni e competenze da un ente pubblico a un altro non rientra nel suo campo di applicazione. Inoltre, la direttiva non dovrebbe applicarsi ai settori già disciplinati da apposite, specifiche normative dell'UE oppure volutamente esclusi, per decisione del legislatore europeo, dall'applicazione della normativa unionale;

7.

riconosce che le concessioni superiori a un determinato valore influenzano il mercato interno e possono pertanto essere oggetto di una regolamentazione UE;

8.

constata che le disposizioni attualmente in vigore in materia di concessioni sono formate dalla giurisprudenza e dalla normativa nazionale. Visto che determinate concessioni possono influenzare il mercato interno, è auspicabile che vi sia chiarezza in merito alle regole e che si applichino un'interpretazione e un approccio uniformi. Il Comitato ritiene pertanto giustificato prendere in considerazione l'introduzione di una regolamentazione in materia;

9.

osserva che le concessioni vengono applicate però in modo assai diverso nei vari Stati membri, questo in particolare a causa della diversità degli strumenti nazionali di cui uno Stato membro dispone per regolamentare o assegnare l'esecuzione di determinate attività. Gli effetti di una direttiva possono variare pertanto da uno Stato membro all'altro. La Commissione dovrebbe pertanto precisare con la massima chiarezza quali tipi di contratto sono considerati «concessioni» e quali tipi di rapporti contrattuali rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva;

10.

ritiene quindi importante che le amministrazioni aggiudicatrici e gli Stati membri rimangano liberi di scegliere lo strumento mediante il quale intendono svolgere i loro compiti. Le licenze, comprese le licenze di esercizio a numero chiuso, devono essere escluse dal campo di applicazione della direttiva. Lo stesso vale per il mero finanziamento di un'attività, spesso legato all'obbligo di rimborsare gli importi ricevuti qualora non siano stati usati per lo scopo previsto;

11.

esprime preoccupazione per il fatto che l'introduzione dell'obbligo di indire una gara d'appalto per l'utilizzo di questi strumenti nazionali incide eccessivamente sull'autonomia nazionale degli Stati membri. Il Comitato si compiace pertanto di leggere nel preambolo che la Commissione europea ritiene che tali atti di Stato non debbano essere configurati come concessioni, e reputa che a tale riguardo sia necessario formulare un'eccezione esplicita in un articolo del testo;

12.

ritiene che la direttiva debba riguardare le concessioni che influiscono sul mercato interno, mentre quelle che, considerato il loro basso valore, non hanno alcuna influenza sul mercato interno debbono poter essere rilasciate direttamente senza indire una gara d'appalto;

13.

reputa che questa distinzione sia di grande importanza per le PMI. In questo modo le amministrazioni aggiudicatrici dispongono di un certo margine di discrezionalità per attuare una politica in materia di concessioni favorevole alle PMI;

14.

esprime preoccupazione in merito alla complessità della regolamentazione. Le amministrazioni aggiudicatrici trovano inutilmente complesse le direttive attualmente in vigore in materia di appalti pubblici, e desta preoccupazione il fatto che la direttiva sulle concessioni possa anch'essa rendere tale materia particolarmente complessa. Il Comitato è dell'avviso che le concessioni non possano essere assoggettate alle disposizioni stabilite nelle direttive europee sugli appalti pubblici, e invita pertanto la Commissione a garantire la semplicità della direttiva e delle eventuali successive comunicazioni in materia;

15.

ritiene auspicabile un'ulteriore chiarificazione delle modalità di attribuzione di una concessione. Occorre trovare un equilibrio tra, da un lato, la chiarezza relativa ad esempio al bando e alle scadenze e, dall'altro, il margine di discrezionalità dell'amministrazione aggiudicatrice per quanto riguarda ad esempio i criteri che intende applicare. Tale chiarezza offre utili indicazioni alle amministrazioni aggiudicatrici creando così l'uniformità auspicabile nel modo in cui gli Stati membri sono chiamati ad applicare la regolamentazione. Il margine di discrezionalità rende giustizia alla conoscenza che le amministrazioni aggiudicatrici hanno delle loro concessioni e riconosce l'autonomia degli Stati membri. Le amministrazioni aggiudicatrici devono disporre di un ampio margine di discrezionalità che consenta loro di optare per criteri sociali e sostenibili.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Considerando 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

È opportuno adottare alcune norme di coordinamento anche per l'aggiudicazione di concessioni di lavori e servizi nei settori dell'erogazione di acqua ed energia e dei servizi di trasporto e postali, considerato che le autorità nazionali possono influenzare il comportamento dei soggetti che operano in tali settori e tenendo conto del fatto che i mercati in cui essi agiscono sono chiusi a causa di diritti speciali o esclusivi concessi dagli Stati membri per quanto riguarda la fornitura, la creazione o il funzionamento delle reti di erogazione dei servizi in questione.

Motivazione

Questi settori sono già contemplati da una normativa specifica.

Emendamento 2

Considerando 6

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Le concessioni sono contratti a titolo oneroso conclusi tra uno o più operatori economici e una o più amministrazioni aggiudicatrici o uno o più enti aggiudicatori aventi per oggetto l'acquisizione di lavori o servizi il cui corrispettivo consiste normalmente nel diritto di gestire i lavori o i servizi oggetto del contratto. L'esecuzione di tali lavori o servizi è soggetta a specifici obblighi definiti dall'ente aggiudicatore o amministrazione aggiudicatrice e aventi forza esecutiva. Per contrasto, determinati atti di Stato quali autorizzazioni o licenze, con cui lo Stato o un'autorità pubblica stabiliscono le condizioni per l'esercizio di un'attivitàeconomica, non si possono definire concessioni. Analoga constatazione vale per determinati accordi aventi per oggetto il diritto di un operatore economico di gestire determinati ambiti o risorse di natura pubblica, come per esempio contratti di affitto di terreni con i quali lo Stato oppure l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore fissa unicamente le condizioni generali d'uso senza acquisire lavori o servizi specifici.

Le concessioni sono contratti a titolo oneroso conclusi tra uno o più operatori economici e una o più amministrazioni aggiudicatrici o uno o più enti aggiudicatori aventi per oggetto l'acquisizione di lavori o servizi il cui corrispettivo consiste normalmente nel diritto di gestire i lavori o i servizi oggetto del contratto. esecuzione di tali lavori o servizi è soggetta a specifici definiti dall'ente aggiudicatore o amministrazione aggiudicatrice e forza esecutiva. Per contrasto, determinati atti di Stato quali autorizzazioni, o licenze , con cui lo Stato o un'autorità pubblica stabiliscono le condizioni per l'esercizio di un'attività economica non si possono concessioni. Analoga constatazione vale per determinati accordi aventi per oggetto il diritto di un operatore economico di gestire determinati ambiti o risorse di natura pubblica, come per esempio contratti di affitto di terreni con i quali lo Stato oppure l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore fissa unicamente le condizioni generali d'uso senza acquisire lavori o servizi specifici.

Motivazione

In questo contesto è opportuno precisare la distinzione tra «licenza», «licenza a numero chiuso», con cui un'amministrazione aggiudicatrice accorda un diritto di esercizio, e «concessione».

Una licenza consente di subordinare la modalità di svolgimento di un'attività a determinati requisiti. Esistono però anche licenze che limitano l'esercizio di un'attività: in questo caso si parla di licenza di esercizio o di licenza a numero chiuso, le quali sono giustificate generalmente da motivi di ordine pubblico, di salute pubblica e/o di sicurezza. Si pensi ad esempio alle licenze di esercizio della prostituzione, dell'attività di ristorazione e di case da gioco.

Un contratto di concessione presenta dei punti in comune con questo tipo di licenza di esercizio. La differenza principale risiede nel fatto che, nel caso del contratto di concessione, la messa in opera dell'attività è essenziale per l'amministrazione aggiudicatrice e ha pertanto forza esecutiva. Se la messa in opera dell'attività cui si riferisce il diritto di esercizio ha forza esecutiva si può presumere che sia a «titolo oneroso». Tale criterio si applica anche alla definizione di appalto pubblico.

È importante che le amministrazioni aggiudicatrici e gli Stati membri rimangano liberi di scegliere lo strumento mediante il quale intendono svolgere i loro compiti. Le licenze, comprese le licenze di esercizio e quelle a numero chiuso, devono essere escluse dal campo di applicazione della direttiva. Non è auspicabile che per la concessione di tali licenze si applichi il principio di trasparenza o, all'occorrenza, l'obbligo di indire una gara d'appalto. La legislazione nazionale e infranazionale deve costituire la base giuridica di riferimento per stabilire a chi concedere una licenza. Dal considerando 6 del preambolo risulta che la Commissione europea condivide tale punto di vista.

La definizione di «concessione» si riferisce alla forma di un contratto, ma questi criteri sono spiegati in maniera funzionale. Ciò consente di evitare che le licenze vengano assimilate alle concessioni. Perciò occorre precisare la differenza tra una licenza (di esercizio) e una concessione nel preambolo e nella definizione di «concessione».

Le concessioni devono essere ben distinte rispetto ai compiti dei poteri pubblici, quali il rilascio di abilitazioni e licenze.

Emendamento 3

Considerando 9

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Il concetto di diritti speciali o esclusivi è essenziale per la definizione del campo di applicazione della presente direttiva, dal momento che gli enti, i quali non sono né enti aggiudicatori ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), né imprese pubbliche, sono soggetti alle sue disposizioni solo nella misura in cui esercitano una delle attività coperte sulla base di tali diritti. È opportuno perciò precisare che i diritti concessi per mezzo di una procedura basata su criteri oggettivi, in particolare ai sensi della legislazione dell'Unione, e in base alla quale sia stata garantita adeguatapubblicità, non costituiscono diritti speciali o esclusivi ai fini della presente direttiva. In tale legislazione dovrebbero rientrare la direttiva 98/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale (1), la direttiva 96/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 1996, concernente norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica (2), la direttiva 97/67/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 1997, concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio (3), la direttiva 94/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1994, relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (4) e il regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 1191/69 e (CEE) n. 1107/70 (5). Il progressivo diversificarsi delle forme di azione pubblica ha imposto una definizione più precisa dello stesso concetto di appalto. Le norme dell'Unione in materia di concessioni si riferiscono all'acquisizione di lavori o servizi il cui corrispettivo consiste nel diritto di gestire tali lavori o servizi. Il concetto di acquisizione dovrebbe essere inteso in senso ampio come il godimento dei vantaggi dei lavori o dei servizi in questione, senza implicare in tutti i casi un trasferimento di proprietà agli enti aggiudicatori o amministrazioni aggiudicatrici. Inoltre, il mero finanziamento di un'attività, spesso legato all'obbligo di rimborsare gli importi ricevuti qualora non siano stati usati per lo scopo previsto, non rientra di norma nell'ambito di applicazione della presente direttiva.

Il concetto di diritti speciali o esclusivi è essenziale per la definizione del campo di applicazione della presente direttiva, dal momento che gli enti, i quali non sono né enti aggiudicatori ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), né imprese pubbliche, sono soggetti alle sue disposizioni solo nella misura in cui esercitano una delle attività coperte sulla base di tali diritti. È opportuno perciò precisare che i diritti concessi per mezzo di una procedura basata su criteri oggettivi, in particolare ai sensi della legislazione dell'Unione, e in base alla quale sia stata garantita adeguatapubblicità, non costituiscono diritti speciali o esclusivi ai fini della presente direttiva. In tale legislazione dovrebbero rientrare la direttiva 98/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale (1), la direttiva 96/92/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 1996, concernente norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica (2), la direttiva 97/67/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 1997, concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e il miglioramento della qualità del servizio (3), la direttiva 94/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1994, relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi (4) e il regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 1191/69 e (CEE) n. 1107/70 (5) Il progressivo diversificarsi delle forme di azione pubblica ha imposto una definizione più precisa dello stesso concetto di appalto. Le norme dell'Unione in materia di concessioni si riferiscono all'acquisizione di lavori o servizi il cui corrispettivo consiste nel diritto di gestire tali lavori o servizi. Il concetto di acquisizione dovrebbe essere inteso in senso ampio come il godimento dei vantaggi dei lavori o dei servizi in questione, senza implicare in tutti i casi un trasferimento di proprietà agli enti aggiudicatori o amministrazioni aggiudicatrici. Inoltre, il mero finanziamento di un'attività, spesso legato all'obbligo di rimborsare gli importi ricevuti qualora non siano stati usati per lo scopo previsto, non rientra di norma nell'ambito di applicazione della presente direttiva.

Motivazione

L'emendamento intende recuperare senza possibilità di equivoci la nozione fondamentale già utilizzata nella direttiva 2004/17 in materia di appalti nei settori speciali, in base alla quale, per come espressa nel considerando 25 della direttiva 2004/17, «non possono essere considerati diritti esclusivi o speciali quelli concessi da uno Stato membro in qualsiasi forma, anche mediante atti di concessione, ad un numero limitato di imprese in base a criteri obiettivi, proporzionali e non discriminatori, che offrano agli interessati che soddisfano tali criteri la possibilità di beneficiarne.» Non si ritiene opportuno limitare tale concetto con un'elencazione di atti dell'Unione europea, che può sembrare tassativa e per questo dare l'impressione di escludere atti legislativi o regolamentari dei singoli Stati membri che, tuttavia, soddisfano gli stessi criteri obiettivi, proporzionali e non discriminatori.

Emendamento 4

Considerando 10

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

È emersa inoltre la necessità di precisare il significato da attribuire all'espressione «appalto unico», con la conseguenza – per quanto riguarda le soglie della presente direttiva – di dover tener conto del valore aggregato di tuttele concessioni concluse ai fini di tale appalto, e di dover pubblicizzare l'appalto nel suo complesso, eventualmente frazionato in singoli lotti. Il concetto di appalto unico abbraccia tutte le forniture, i lavori e i servizi necessari per portare a compimento un particolare progetto. Le indicazioni relative all'esistenza di un progetto unico possono consistere, per esempio, in una concezione e pianificazione complessive impostate inizialmente dall'amministrazione aggiudicatrice, nel fatto che i diversi elementi acquistati soddisfano un'unica funzione economica e tecnica oppure sono altrimenti legati da una connessione logica.

Motivazione

La preparazione ed esecuzione di una concessione può richiedere anni. È plausibile che, durante la preparazione, l'amministrazione aggiudicatrice debba fare ricorso a diversi pareri esterni, di cui, in base alla definizione, si dovrebbe tenere conto nella determinazione del valore della concessione. Ciò non è logico. Gli appalti che sono di diversa natura e che vengono affidati a un'altra parte non dovrebbero entrare in gioco nella valutazione del valore della concessione. Se tali appalti rappresentano un determinato valore, devono essere assegnati sulla base della direttiva sugli appalti pubblici e in conformità con essa.

Ciò è anche in linea con precedenti pareri adottati dal Comitato sulla necessità di evitare i raggruppamenti inutili di appalti.

Cfr. l'emendamento 14.

Emendamento 5

Considerando 11

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La necessità di garantire l'effettiva liberalizzazione del mercato e un giusto equilibrio nell'applicazione delle norme sull'aggiudicazione delle concessioni nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali esige che gli enti interessati vengano individuati prescindendo dalla loro qualificazione giuridica. Non dovrebbe dunque essere violata la parità di trattamento tra enti aggiudicatori del settore pubblico ed enti che operano nel settore privato. Si dovrebbe inoltre far sì che, a norma dell'articolo 345 del Trattato, sia lasciato impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

La necessità di garantire l'effettiva liberalizzazione del mercato e un giusto equilibrio nell'applicazione delle norme sull'aggiudicazione delle concessioni nei settori dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali esige che gli enti interessati vengano individuati prescindendo dalla loro qualificazione giuridica. Non dovrebbe dunque essere violata la parità di trattamento tra enti aggiudicatori del settore pubblico ed enti che operano nel settore privato. Si dovrebbe inoltre far sì che, a norma dell'articolo 345 del Trattato, sia lasciato impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

Motivazione

Gli auspici del Parlamento europeo riguardo al settore idrico sono desumibili dalle sue risoluzioni adottate in data 14 gennaio 2004, 10 marzo 2004 e 31 maggio 2006, in base alle quali il Parlamento europeo non persegue la liberalizzazione bensì un approccio di ammodernamento del settore idrico, nel cui ambito i principi economici devono essere in sintonia con requisiti qualitativi, ambientali e di efficienza. Non è pertanto auspicabile l'introduzione di norme aggiuntive sotto forma di accordi orizzontali.

Emendamento 6

Aggiungere un nuovo considerando dopo il considerando 13

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

Motivazione

Le modalità di cooperazione tra enti pubblici (la messa in comune, convenzionale o istituzionale, di competenze in un quadro intercomunale) non rientrano nel campo d'applicazione della legislazione sul mercato interno.

Emendamento 7

Considerando 20

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Il riesame dei cosiddetti servizi prioritari e non prioritari (servizi «A» e «B») effettuato dalla Commissione ha dimostrato che non vi è motivo di restringere la piena applicazione della legislazione sugli appalti a un gruppo limitato di servizi. Di conseguenza, la presente direttiva dovrebbe applicarsi a una serie di servizi (come i servizi di catering e distribuzione idrica), che hanno evidenziato un potenziale di scambio transfrontaliero.

Motivazione

La differenziazione di principio in servizi prioritari e non prioritari e quindi il trattamento privilegiato dei cosiddetti servizi «B» nel diritto degli appalti pubblici deve essere mantenuto. I servizi sociali o sanitari mostrano una rilevanza minima o addirittura nulla per il mercato interno e vengono in genere erogati su scala locale in situ. L'acqua è un bene vitale e di conseguenza il settore idrico è un settore in cui bisogna agire con cautela e tener conto di aspetti particolari, ambientali e igienici. Pertanto, anche in conformità con l'articolo 17 della direttiva 2006/123/CE sui servizi nel mercato interno, i servizi di erogazione dell'acqua devono essere esclusi dal campo di applicazione della direttiva sulle concessioni.

Emendamento 8

Considerando 22

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Considerata l'importanza del contesto culturale e la delicatezza di tali servizi, gli Stati membri dovrebbero godere di un ampio margine di discrezionalità così da organizzare la scelta dei prestatori dei servizi nel modo che ritengano più opportuno. Le norme della presente direttiva non vietano agli Stati membri di utilizzare, per la scelta dei prestatori dei servizi, criteri qualitativi specifici come quelli fissati nel quadro europeo volontario della qualità dei servizi sociali elaborato dal comitato per la protezione sociale dell'Unione europea. Gli Stati membri e/o le autorità pubbliche rimangono liberi di prestare essi stessi tali servizi, oppure diorganizzare i servizi sociali secondo modalità che non comportino la conclusione di concessioni, per esempio tramite il semplice finanziamento di tali servizi oppure il rilascio di licenze o autorizzazioni a tutti gli operatori economici che soddisfino le condizioni preventivamente stabilite dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, senza limiti o quote di sorta, purché tale sistema garantisca adeguata pubblicità e rispetti i principi di trasparenza e di non discriminazione.

Considerata l'importanza del contesto culturale e la delicatezza di tali servizi, gli Stati membri dovrebbero godere di un ampio margine di discrezionalità così da organizzare la scelta dei prestatori dei servizi nel modo che ritengano più opportuno. Le norme della presente direttiva non vietano agli Stati membri di utilizzare, per la scelta dei prestatori dei servizi, criteri qualitativi specifici come quelli fissati nel quadro europeo volontario della qualità dei servizi sociali elaborato dal comitato per la protezione sociale dell'Unione europea. Gli Stati membri e/o le autorità pubbliche rimangono liberi di prestare essi stessi tali servizi, oppure diorganizzare i servizi sociali secondo modalità che non comportino la conclusione di concessioni, per esempio tramite il semplice finanziamento di tali servizi oppure il rilascio di licenze o autorizzazioni a tutti gli operatori economici che soddisfino le condizioni preventivamente stabilite dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, purché tale sistema garantisca adeguata pubblicità e rispetti i principi di trasparenza e di non discriminazione.

Motivazione

Il Comitato propone di sopprimere questo passaggio.

Esiste un numero limitato di licenze di esercizio che disciplinano determinate attività per le quali non è auspicabile procedere a un appalto. Si tratta di attività che non vengono eseguite per una determinata amministrazione o per ragioni di interesse generale ma che da tale amministrazione sono considerate potenzialmente dannose e che perciò devono essere regolamentate (si pensi, ad esempio, alla licenza di esercizio della prostituzione). Il fatto che un determinato tipo di licenza di esercizio sia a numero chiuso non dovrebbe quindi implicare automaticamente una procedura di aggiudicazione trasparente.

Cfr. anche l'emendamento 4.

Emendamento 9

Considerando 25

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Per garantire trasparenza e parità di trattamento, i criteri per l'aggiudicazione delle concessioni dovrebbero sempre rispettare alcune norme di carattere generale; tali norme dovrebbero essere comunicate in anticipo a tutti i potenziali offerenti, dovrebbero riguardare l'oggetto del contratto e non dovrebbero lasciare all'amministrazione aggiudicatrice o all'ente aggiudicatore una libertà di scelta incondizionata. Essi dovrebbero inoltre garantire la possibilità di una concorrenza effettiva e andrebbero accompagnati da requisiti che consentano di verificare efficacemente le informazioni fornite dagli offerenti. Per rispettare tali norme e contemporaneamente migliorare la certezza giuridica, gli Stati membri possono prevedere il ricorso al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa/

Per garantire trasparenza e parità di trattamento, i criteri per l'aggiudicazione delle concessioni dovrebbero sempre rispettare alcune norme di carattere generale; tali norme dovrebbero essere comunicate in anticipo a tutti i potenziali offerenti. Essi dovrebbero inoltre garantire la possibilità di una concorrenza effettiva e andrebbero accompagnati da requisiti che consentano di verificare efficacemente le informazioni fornite dagli offerenti. Per rispettare tali norme e contemporaneamente migliorare la certezza giuridica, gli Stati membri possono prevedere il ricorso al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa.

Motivazione

Cfr. anche gli emendamenti 23 e 28.

Emendamento 10

Articolo 1, nuovo paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 1

Oggetto e campo d’applicazione

Articolo 1

Oggetto e campo d’applicazione

[…]

[…]

 

   

Motivazione

Il Comitato ritiene che la direttiva debba riguardare soltanto le concessioni che influiscono sul mercato interno. Le concessioni di importo inferiore alle soglie europee non presentano un «interesse transfrontaliero» per cui il mercato interno non viene messo in discussione. L'aggiunta proposta consente di garantire il margine di discrezionalità delle amministrazioni aggiudicatrici.

Emendamento 11

Articolo 2, paragrafo 1, punto 7

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 2

Definizioni

Articolo 2

Definizioni

1.   Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni seguenti:

1.   Ai fini della presente direttiva si applicano le definizioni seguenti:

[…]

[…]

(7)

per «concessione di servizi» si intende un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto tra uno o più operatori economici e una o più amministrazioni aggiudicatrici o uno o più enti aggiudicatori, avente per oggetto la prestazione di servizi diversi da quelli di cui ai punti 2) e 4), ove il corrispettivo dei servizi da prestare consista unicamente nel diritto di gestire i lavori oggetto del contratto o in tale diritto accompagnato da un prezzo;

(7)

per «concessione di servizi» si intende un contratto a titolo oneroso stipulato per iscritto tra uno o più operatori economici e una o più amministrazioni aggiudicatrici o uno o più enti aggiudicatori, avente per oggetto la prestazione di servizi diversi da quelli di cui ai punti 2) e 4), ove il corrispettivo dei servizi da prestare consista unicamente nel diritto di gestire i lavori oggetto del contratto o in tale diritto accompagnato da un prezzo;

 

Motivazione

In questo contesto è opportuno precisare la distinzione tra «licenza», «licenza a numero chiuso», con cui un'amministrazione aggiudicatrice accorda un diritto di esercizio, e «concessione».

Una licenza consente di subordinare la modalità di svolgimento di un'attività a determinati requisiti. Esistono però anche licenze che limitano l'esercizio di un'attività: in questo caso si parla di licenza di esercizio o di licenza a numero chiuso, le quali sono giustificate generalmente da motivi di ordine pubblico, di salute pubblica e/o di sicurezza. Si pensi ad esempio alle licenze di esercizio della prostituzione, dell'attività alberghiera e di ristorazione e di case da gioco.

Un contratto di concessione presenta dei punti in comune con questo tipo di licenza di esercizio. La differenza principale risiede nel fatto che, nel caso del contratto di concessione, la messa in opera dell'attività è essenziale per l'amministrazione aggiudicatrice e ha pertanto forza esecutiva. Se la messa in opera dell'attività cui si riferisce il diritto di esercizio ha forza esecutiva si può presumere che sia a «titolo oneroso». Tale criterio si applica anche alla definizione di appalto pubblico.

È importante che le amministrazioni aggiudicatrici e gli Stati membri rimangano liberi di scegliere lo strumento mediante il quale intendono svolgere i loro compiti. Le licenze, comprese le licenze di esercizio e quelle a numero chiuso, devono essere escluse dal campo di applicazione della direttiva. Non è auspicabile che per la concessione di tali licenze si applichi il principio di trasparenza o, all'occorrenza, l'obbligo di indire una gara d'appalto. La legislazione nazionale e infranazionale deve costituire la base giuridica di riferimento per stabilire a chi concedere una licenza. Dal considerando 6 del preambolo risulta che la Commissione europea condivide tale punto di vista.

La definizione di «concessione» si riferisce alla forma di un contratto, ma questi criteri sono spiegati in maniera funzionale. Ciò consente di evitare che le licenze vengano assimilate alle concessioni. Perciò occorre precisare la differenza tra una licenza (di esercizio) e una concessione nel preambolo e nella definizione di «concessione».

Emendamento 12

Articolo 2, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 2

Definizioni

2.   Il diritto di gestire i lavori o i servizi di cui al paragrafo 1, punti 2), 4) e 7), comporta sempre il trasferimento al concessionario del rischio operativo sostanziale. Si considera che il concessionario assuma il rischio operativo sostanziale nel caso in cui non sia garantito il recupero degli investimenti effettuati o dei costi sostenuti per la gestione dell'opera o dei servizi oggetto della concessione.

Articolo 2

Definizioni

2.   Il diritto di gestire i lavori o i servizi di cui al paragrafo 1, punti 2), 4) e 7), comporta sempre il trasferimento al concessionario del rischio operativo. Si considera che il concessionario assuma il rischio operativo nel caso in cui non sia garantito il recupero degli investimenti effettuati o dei costi sostenuti per la gestione dell'opera o dei servizi oggetto della concessione.

[…]

[…]

Motivazione

Va cancellato l'aggettivo «sostanziale» in riferimento al rischio operativo. La determinazione del rischio operativo elevato o la sua definizione, differenziandolo dalla missione pubblica, comporta di regola notevoli problemi nell'esperienza concreta dei comuni. La definizione del «rischio sostanziale» della proposta di direttiva supera di molto la giurisprudenza della Corte di giustizia che non fissa requisiti eccessivi per il rischio economico. Anche nel quadro di un obbligo di allacciamento e uso nel campo della distribuzione dell'acqua (Causa C-206/08: Sentenza della Corte (Terza sezione) 10 settembre 2009 - domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Thüringer Oberlandesgericht — Germania — Wasser- und Abwasserzweckverband Gotha und Landkreisgemeinden (WAZV Gotha)/Eurawasser Aufbereitungs- und Entsorgungsgesellschaft mbH) la Corte assume che si tratti di una concessione di servizi che non rientra nel diritto degli appalti pubblici.

Emendamento 13

Articolo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 5

Soglie

Articolo 5

Soglie

1.   La presente direttiva si applica alle seguenti concessioni, il cui valore sia pari o superiore a 5 000 000 EUR:

1.   La presente direttiva si applica alle seguenti concessioni, il cui valore sia pari o superiore a 5 000 000 EUR:

(a)

le concessioni concluse da enti aggiudicatori per lo svolgimento di una delle attività di cui all'allegato III;

(a)

le concessioni concluse da enti aggiudicatori per lo svolgimento di una delle attività di cui all'allegato III;

(b)

le concessioni concluse da amministrazioni aggiudicatrici.

(b)

le concessioni concluse da amministrazioni aggiudicatrici.

 

 

(a)

 

(b)

2.   Le concessioni di servizi il cui valore è uguale o superiore a 2 500 000 EUR ma inferiore a 5 000 000 EUR, con l'eccezione dei servizi sociali e di altri servizi specifici, sono soggette all'obbligo di pubblicare un avviso di aggiudicazione della concessione conformemente agli articoli 27 e 28.

2.   Le concessioni di servizi il cui valore è uguale o superiore a 2 500 000 EUR ma inferiore a 5 000 000 EUR, con l'eccezione dei servizi sociali e di altri servizi specifici, sono soggette all'obbligo di pubblicare un avviso di aggiudicazione della concessione conformemente agli articoli 27 e 28.

 

Motivazione

Le concessioni possono avere una lunga durata poiché l'operatore economico interessato deve poter recuperare l'investimento fatto. Se la concessione ha una lunga durata, la soglia di 5 000 000 di euro per il valore complessivo della concessione appare bassa. L'importo annuo che l'aggiudicatario può realizzare da una concessione non è però tale da influenzare il mercato interno. Si raccomanda pertanto di fare la distinzione proposta.

Emendamento 14

Articolo 6, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 6

Metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni

Articolo 6

Metodi di calcolo del valore stimato delle concessioni

Il valore stimato della concessione è calcolato come valore della globalità dei lavori e dei servizi, anche se acquistati tramite appalti differenti, qualora tali appalti facciano parte di un progetto unico. Le indicazioni relative all'esistenza di un progetto unico possono consistere, per esempio, in una concezione e pianificazione complessive impostate inizialmente dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore, nel fatto che i diversi elementi acquistati svolgono un'unica funzione economica e tecnica oppure sono altrimenti legati da una connessione logica.

Il valore stimato della concessione è calcolato .

Quando l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore prevede premi o pagamenti per i candidati o gli offerenti, ne tiene conto nel calcolo del valore stimato della concessione.

Quando l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore prevede premi o pagamenti per i candidati o gli offerenti, ne tiene conto nel calcolo del valore stimato della concessione.

Motivazione

Cfr. l'emendamento 8.

Emendamento 15

Articolo 8, paragrafo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 8

Esclusioni riguardanti le concessioni aggiudicate da amministrazioni aggiudicatrici e da enti aggiudicatori

Articolo 8

Esclusioni riguardanti le concessioni aggiudicate da amministrazioni aggiudicatrici e da enti aggiudicatori

5.   La presente direttiva non si applica alle concessioni di servizi per:

5.   La presente direttiva non si applica alle concessioni di servizi per:

(a)

l'acquisto o la locazione, quali che siano le relative modalità finanziarie, di terreni, fabbricati esistenti o altri beni immobili o riguardanti diritti su tali beni; tuttavia, le concessioni di servizi finanziari aggiudicate anteriormente, contestualmente o successivamente al contratto di acquisto o di locazione rientrano, a prescindere dalla loro forma, nel campo di applicazione della presente direttiva;

(a)

l'acquisto o la locazione, quali che siano le relative modalità finanziarie, di terreni, fabbricati esistenti o altri beni immobili o riguardanti diritti su tali beni; tuttavia, le concessioni di servizi finanziari aggiudicate anteriormente, contestualmente o successivamente al contratto di acquisto o di locazione rientrano, a prescindere dalla loro forma, nel campo di applicazione della presente direttiva;

(b)

l'acquisto, lo sviluppo, la produzione o coproduzione di programmi destinati alla diffusione – intesa come trasmissione e distribuzione per mezzo di qualsiasi forma di rete elettronica – aggiudicati da parte di emittenti radiotelevisive e le concessioni concernenti il tempo di trasmissione, aggiudicate alle emittenti radiotelevisive;

(b)

l'acquisto, lo sviluppo, la produzione o coproduzione di programmi destinati alla diffusione – intesa come trasmissione e distribuzione per mezzo di qualsiasi forma di rete elettronica – aggiudicati da parte di emittenti radiotelevisive e le concessioni concernenti il tempo di trasmissione, aggiudicate alle emittenti radiotelevisive;

(c)

i servizi di arbitrato e di conciliazione;

(c)

i servizi di arbitrato e di conciliazione;

(d)

i servizi finanziari relativi all'emissione, all'acquisto, alla vendita e al trasferimento di titoli o di altri strumenti finanziari ai sensi della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, i servizi forniti da banche centrali e le operazioni condotte con lo Strumento europeo per la stabilità finanziaria (SESF);

(d)

i servizi finanziari relativi all'emissione, all'acquisto, alla vendita e al trasferimento di titoli o di altri strumenti finanziari ai sensi della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, i servizi forniti da banche centrali, le condotte con lo Strumento europeo per la stabilità finanziaria (SESF) ;

(e)

i contratti di lavoro;

(e)

i contratti di lavoro;

(f)

i servizi di trasporto aereo basati sul rilascio di una licenza di esercizio ai sensi del regolamento (CE) n. 1008/2008 (6) del Parlamento europeo e del Consiglio (7);

(f)

servizi di trasporto aereo basati sul rilascio di una licenza di esercizio ai sensi del regolamento (CE) n. 1008/2008 (6) del Parlamento europeo e del Consiglio (7);

(g)

i servizi pubblici di trasporto di passeggeri ai sensi del regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio (8).

(g)

i servizi pubblici di trasporto di passeggeri ai sensi del regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio (8);

 

 

La diffusione di cui al primo comma, lettera b), include qualsiasi trasmissione e distribuzione effettuata per mezzo di qualsiasi forma di rete elettronica.

La diffusione di cui al primo comma, lettera b), include qualsiasi trasmissione e distribuzione effettuata per mezzo di qualsiasi forma di rete elettronica.

Motivazione

Modifica in linea con l'emendamento 5 al considerando 11.

Emendamento 16

Articolo 15, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

1.   Una concessione aggiudicata da un'amministrazione aggiudicatrice o da un ente aggiudicatore ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), a un'altra persona giuridica non rientra nel campo di applicazione della presente direttiva qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

1.   Una concessione aggiudicata da un'amministrazione aggiudicatrice o da un ente aggiudicatore ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), a un'altra persona giuridica non rientra nel campo di applicazione della presente direttiva qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

a)

l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore esercita sulla persona giuridica di cui trattasi un controllo analogo a quello da esso esercitato sui propri servizi;

a)

l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore esercita sulla persona giuridica di cui trattasi un controllo analogo a quello da esso esercitato sui propri servizi;

b)

almeno il 90 % delle attività di tale persona giuridica vengono svolte per l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore che esercita il controllo o per altre persone giuridiche controllate dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore;

b)

almeno delle attività di tale persona giuridica vengono svolte per l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore che esercita il controllo o per altre persone giuridiche controllate dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore;

c)

non vi è partecipazione privata nella persona giuridica controllata.

c)

non vi è partecipazione privata nella persona giuridica controllata.

Si ritiene che un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), eserciti su una persona giuridica un controllo analogo a quello da esso esercitato sui propri servizi ai sensi del primo comma, lettera a), quando esercita un'influenza decisiva sugli obiettivi strategici e sulle decisioni significative della persona giuridica controllata.

Si ritiene che un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), eserciti su una persona giuridica un controllo analogo a quello da esso esercitato sui propri servizi ai sensi del primo comma, lettera a), quando esercita un'influenza decisiva sugli obiettivi strategici e sulle decisioni significative della persona giuridica controllata.

Emendamento 17

Articolo 15, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

2.   Il paragrafo 1 si applica anche quando il soggetto controllato, che è un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), aggiudica una concessione all'ente che lo controlla oppure a un'altra persona giuridica controllata dalla stessa amministrazione aggiudicatrice, purché non vi sia partecipazione privata nella persona giuridica cui viene aggiudicata la concessione pubblica.

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

2.   Il paragrafo 1 si applica anche quando il soggetto controllato, che è un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), aggiudica una concessione all'ente che lo controlla oppure a un'altra persona giuridica controllata dalla stessa amministrazione aggiudicatrice, purché non vi sia partecipazione privata nella persona giuridica cui viene aggiudicata la concessione pubblica.

Motivazione

Il riferimento dovrebbe valere solo per una partecipazione «operativa» o «attiva» del settore privato al capitale della persona giuridica controllata, partecipazione che potrebbe avere un'influenza sulle decisioni amministrative di quest'ultima. Questo dovrebbe consentire investimenti sotto forma di semplici partecipazioni di capitale, ad esempio investimenti passivi nella persona giuridica controllata senza che vengano violati i criteri di collaborazione interni o «pubblico-pubblico». La stessa Commissione ha sostenuto questo principio nella sua comunicazione del 5 febbraio 2008 relativa ai partenariati pubblico-privati istituzionalizzati. L'apertura alle semplici partecipazioni di capitale è necessaria per consentire agli enti territoriali di fornire ai cittadini servizi ad un prezzo adeguato.

Emendamento 18

Articolo 15, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

3.   Un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), che non eserciti controllo su una persona giuridica ai sensi del paragrafo 1, può nondimeno aggiudicare una concessione senza applicare le disposizioni della presente direttiva a una persona giuridica che controlla congiuntamente ad altre amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori, qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni:

3.   Un'amministrazione aggiudicatrice o un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), che non eserciti controllo su una persona giuridica ai sensi del paragrafo 1, può nondimeno aggiudicare una concessione senza applicare le disposizioni della presente direttiva a una persona giuridica che controlla congiuntamente ad altre amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori, qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni:

(a)

amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), esercitano congiuntamente sulla persona giuridica di cui trattasi un controllo analogo a quello da essi esercitato sui propri servizi;

(a)

amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), esercitano congiuntamente sulla persona giuridica di cui trattasi un controllo analogo a quello da essi esercitato sui propri servizi;

(b)

almeno il 90 % delle attività di tale persona giuridica vengono svolte per le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), che esercitano il controllo o per altre persone giuridiche controllate da tale amministrazione aggiudicatrice o ente aggiudicatore;

(b)

almeno delle attività di tale persona giuridica vengono svolte per le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), che esercitano il controllo o per altre persone giuridiche controllate da tale amministrazione aggiudicatrice o ente aggiudicatore;

(c)

non vi è partecipazione privata nella persona giuridica controllata.

(c)

non vi è partecipazione privata nella persona giuridica controllata.

Ai fini della lettera a), si ritiene che le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), esercitino congiuntamente controllo su una persona giuridica quando siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

Ai fini della lettera a), si ritiene che le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), esercitino congiuntamente controllo su una persona giuridica quando siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

(a)

gli organi decisionali della persona giuridica controllata sono composti da rappresentanti di tutte le amministrazioni aggiudicatrici o di tutti gli enti aggiudicatori partecipanti di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1);

(a)

gli organi decisionali della persona giuridica controllata sono composti da rappresentanti di tutte le amministrazioni aggiudicatrici o di tutti gli enti aggiudicatori partecipanti di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1);

(b)

le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), sono in grado di esercitare congiuntamente un'influenza decisiva sugli obiettivi strategici e le decisioni significative della persona giuridica controllata;

(b)

le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), sono in grado di esercitare congiuntamente un'influenza decisiva sugli obiettivi strategici e le decisioni significative della persona giuridica controllata;

(c)

la persona giuridica controllata non persegue alcun interesse distinto da quello delle amministrazioni pubbliche a essa collegate;

(c)

la persona giuridica controllata non persegue alcun interesse distinto da quello delle amministrazioni pubbliche a essa collegate;

(d)

la persona giuridica controllata non ricava alcun guadagno, eccezion fatta per il rimborso dei costi effettivi, dagli appalti pubblici stipulati con le amministrazioni aggiudicatrici.

(d)

la persona giuridica controllata non ricava alcun guadagno, eccezion fatta per il rimborso dei costi effettivi, dagli appalti pubblici stipulati con le amministrazioni aggiudicatrici.

Motivazione

Modifica in linea con l'emendamento 16 all'articolo 15, paragrafo 1.

Emendamento 19

Articolo 15, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

Un accordo concluso fra due o più amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), non è considerato una concessione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 1), della presente direttiva, qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

Un accordo concluso fra due o più amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1), non è considerato una concessione ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 1), della presente direttiva, qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:

(a)

l'accordo stabilisce una reale cooperazione tra amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori partecipanti al fine di svolgere congiuntamente i loro compiti di servizio pubblico e tale da comportare diritti e obblighi reciproci per le parti;

(b)

l'accordo è retto esclusivamente da considerazioni inerenti all'interesse pubblico;

(c)

le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori partecipanti non realizzano sul mercato aperto, in termini di fatturato, più del 10 % delle attività rilevanti nel contesto dell'accordo;

(c)

le amministrazioni aggiudicatrici partecipanti non mercato aperto;

(d)

l'accordo non comporta trasferimenti finanziari tra le amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori partecipanti, eccezion fatta per quelli corrispondenti al rimborso dei costi effettivi di lavori, servizi o forniture;

(d)

l'accordo non comporta trasferimenti finanziari tra le amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori partecipanti, eccezion fatta per quelli corrispondenti al rimborso dei costi effettivi di lavori, servizi o forniture;

(e)

non vi è partecipazione privata in nessuna delle amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori interessati.

(e)

non vi è partecipazione privata in nessuna delle amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori interessati.

Motivazione

(Nel quadro di una gestione responsabile del denaro dei contribuenti) i contratti di concessione tra amministrazioni aggiudicatrici dovrebbero essere completamente esclusi dal campo di applicazione delle disposizioni in materia di appalti pubblici in base alle condizioni elencate alle lettere c), d) ed e).

Le amministrazioni aggiudicatrici devono anche poter cooperare nei settori che non riguardano i servizi pubblici diretti, si pensi ad esempio a una cooperazione per attività che facilitano e sostengono il loro funzionamento, come le TIC, l'edilizia, gli acquisti e il servizio di ristorazione.

Tale collaborazione tra amministrazioni aggiudicatrici non è sempre assimilabile ad accordi di cooperazione. Talvolta succede che amministrazioni più grandi eseguano delle attività a favore di quelle più piccole; è pertanto auspicabile che un'amministrazione aggiudicatrice possa eseguire un contratto di concessione per conto di un'altra, e questo nell'interesse di una sana gestione del denaro pubblico.

La Corte di giustizia dell'UE non ha affermato che il fatturato delle amministrazioni aggiudicatrici sul libero mercato non deve superare il 10 % del totale. La quota del fatturato dipenderà dal tipo di attività e da altre circostanze pertinenti. È importante che non tutte le forme di partecipazione privata escludano la possibilità di applicare un'esenzione. Solo i casi di partecipazione attiva privata (cioè quando il socio partecipante è un'impresa privata attiva sul mercato) dovrebbero formare oggetto di un appalto pubblico.

Emendamento 20

Articolo 15, paragrafo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

Articolo 15

Relazioni tra amministrazioni pubbliche

5.   L'assenza di partecipazione privata di cui ai paragrafi da 1 a 4 viene verificata al momento dell'aggiudicazione della concessione o della conclusione dell'accordo.

   

Le eccezioni previste dal presente articolo cessano di applicarsi dal momento in cui ha luogo un'eventuale partecipazione privata, con la conseguenza che le concessioni in corso devono essere aperte alla concorrenza mediante regolari procedure di aggiudicazione delle concessioni.

Motivazione

Per tener conto dell'obiettivo previsto di semplificazione e snellimento della normativa sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, occorre evitare eccessive precisazioni nel testo legislativo, che non garantiscono una maggiore sicurezza giuridica e che oltretutto vanno al di là della giurisprudenza della Corte di giustizia.

Emendamento 21

Articolo 26, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 26

Bandi di concessione

Articolo 26

Bandi di concessione

[…]

[…]

3.   Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori che intendono aggiudicare una concessione per servizi sociali e altri servizi specifici rendono nota l'intenzione di aggiudicare la prevista concessione mediante la pubblicazione di un avviso di preinformazione quanto prima dopo l'inizio dell'esercizio di bilancio. Tali avvisi contengono le informazioni di cui all'allegato XIII.

   

[…]

[…]

Motivazione

I servizi sociali non presentano alcuna rilevanza, o presentano una rilevanza molto limitata, per il mercato interno e, generalmente, vengono prestati sul territorio. In questo ambito, gli obblighi di informazione richiesti costituiscono un onere sproporzionato per gli enti aggiudicatori; è proprio in questo settore che la regolamentazione non andrebbe inasprita, al fine di tener conto dell'obiettivo previsto di semplificazione e snellimento della normativa sull'aggiudicazione dei contratti di concessione.

Emendamento 22

Articolo 35

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 35

Garanzie procedurali

Articolo 35

Garanzie procedurali

1.   Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori indicano nel bando di gara, nell'invito a presentare offerte o nei documenti di gara la descrizione della concessione, i criteri di aggiudicazione e i requisiti minimi da soddisfare. Sulla base di tali informazioni, deve essere possibile individuare la natura e l'entità della concessione, affinché gli operatori economici possano decidere se chiedere di partecipare alla procedura di aggiudicazione della concessione. La descrizione, i criteri di aggiudicazione e i requisiti minimi non possono cambiare durante i negoziati.

1.   Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori indicano nel bando di gara, nell'invito a presentare offerte o nei documenti di gara la descrizione della concessione, i criteri di aggiudicazione e i requisiti minimi da soddisfare. Sulla base di tali informazioni, deve essere possibile individuare la natura e l'entità della concessione, affinché gli operatori economici possano decidere se chiedere di partecipare alla procedura di aggiudicazione della concessione.

 

   

 

   

Motivazione

Può accadere che, in seguito alle domande e alle osservazioni di taluni offerenti presentate nel corso di una procedura di aggiudicazione, un'amministrazione aggiudicatrice debba modificare o adattare la concessione, cercando di far corrispondere meglio la domanda e l'offerta attraverso negoziati o cicli di dialogo. Per ottimizzare l'utilità della procedura di aggiudicazione deve quindi essere possibile modificare parzialmente e integrare i requisiti minimi e i criteri di aggiudicazione sulla base di nuovi elementi emersi durante i negoziati o i cicli di dialogo.

Se si tratta di una modifica di carattere sostanziale, la procedura deve essere temporaneamente sospesa e l'appalto rimesso in aggiudicazione. Il Comitato raccomanda dunque di definire un metodo semplice di modifica delle concessioni da parte delle amministrazioni aggiudicatrici, che consista ad esempio in una rettifica ufficiale abbinata a una breve proroga del termine ultimo per la presentazione delle offerte.

Emendamento 23

Articolo 36, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 36

Selezione e valutazione qualitativa dei candidati

Articolo 36

Selezione e valutazione qualitativa dei candidati

Le amministrazioni aggiudicatrici specificano, nel bando di concessione, le condizioni di partecipazione in materia di:

Le amministrazioni aggiudicatrici specificano, nel bando di concessione, le condizioni di partecipazione in materia di:

(a)

abilitazione all'esercizio dell'attività professionale;

(a)

abilitazione all'esercizio dell'attività professionale;

(b)

capacità economica e finanziaria;

(b)

capacità economica e finanziaria;

(c)

capacità tecniche e professionali.

(c)

capacità tecniche e professionali.

Le amministrazioni aggiudicatrici limitano le condizioni di partecipazione a quelle in grado di garantire che un candidato o un offerente disponga delle capacità giuridiche e finanziarie nonché delle competenze tecniche e commerciali per eseguire la concessione da aggiudicare. Tutti i requisiti devono essere correlati e strettamente proporzionali all'oggetto dell'appalto, tenendo conto della necessità di garantire la concorrenza effettiva.

Le amministrazioni aggiudicatrici limitano le condizioni di partecipazione a quelle in grado di garantire che un candidato o un offerente disponga delle capacità giuridiche e finanziarie nonché delle competenze tecniche e commerciali per eseguire la concessione da aggiudicare.

Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori indicano nel bando di concessione anche la referenza o le referenze che gli operatori economici devono presentare a dimostrazione del possesso delle capacità richieste. I requisiti riguardanti tali referenze sono non discriminatori e proporzionati all'oggetto della concessione

Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori indicano nel bando di concessione anche la referenza o le referenze che gli operatori economici devono presentare a dimostrazione del possesso delle capacità richieste. I requisiti riguardanti tali referenze sono non discriminatori e proporzionati all'oggetto della concessione.

Motivazione

Cfr. anche gli emendamenti 2 e 28.

Emendamento 24

Articolo 36, paragrafo 7

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 36

Selezione e valutazione qualitativa dei candidati

Gli Stati membri possono disporre che le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori possano escludere qualsiasi operatore economico dalla partecipazione all'aggiudicazione della concessione qualora si verifichi una delle seguenti condizioni:

Articolo 36

Selezione e valutazione qualitativa dei candidati

possono disporre che le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori possano escludere qualsiasi operatore economico dalla partecipazione all'aggiudicazione della concessione qualora si verifichi una delle seguenti condizioni:

[…]

[…]

Motivazione

Il Comitato ritiene che si tratti di una competenza delle amministrazioni aggiudicatrici.

Emendamento 25

Articolo 38, nuovo paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 38

Termini di presentazione delle domande di partecipazione alla concessione

Articolo 38

Termini di presentazione delle domande di partecipazione alla concessione

[…]

[…]

 

   

Motivazione

Talune concessioni non destano molto interesse, è quindi inutile seguire la procedura completa nel caso in cui vi sia un solo operatore interessato. Inoltre, in una situazione di questo tipo, il libero negoziato porterebbe a un risultato più conveniente per l'amministrazione aggiudicatrice.

Emendamento 26

Articolo 39, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 39

Criteri di aggiudicazione delle concessioni

Articolo 39

Criteri di aggiudicazione delle concessioni

[…]

[…]

2.   I criteri di aggiudicazione sono connessi all'oggetto della concessione e non attribuiscono una incondizionata libertà di scelta all'amministrazione aggiudicatrice o all'ente aggiudicatore.

   

Tali criteri garantiscono una concorrenza effettiva e sono accompagnati da requisiti che consentono di verificare efficacemente le informazioni fornite dagli offerenti. Le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori verificano efficacemente che le offerte soddisfano i criteri di aggiudicazione, sulla base delle informazioni e delle prove fornite dagli offerenti.

Motivazione

La disposizione in esame è superflua; essa non apporta alcun valore aggiunto e, tenendo conto dell'obbiettivo di semplificazione, andrebbe soppressa. Il suo contenuto è già sancito dai principi generali del diritto primario.

Emendamento 27

Articolo 39, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 39

Criteri di aggiudicazione delle concessioni

Gli Stati membri possono prevedere la possibilità che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori basino l'aggiudicazione delle concessioni sul criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, in conformità del paragrafo 2. Tali criteri possono includere, oltre al prezzo o ai costi, uno qualsiasi dei seguenti criteri:

Articolo 39

Criteri di aggiudicazione delle concessioni

Gli Stati membri possono prevedere la possibilità che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori basino l'aggiudicazione delle concessioni sul criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, in conformità del paragrafo 2. Tali criteri possono includere, oltre al prezzo o ai costi, uno qualsiasi dei seguenti criteri:

[…]

[…]

Motivazione

Il Comitato ritiene auspicabile che sia mantenuto il criterio del prezzo più basso. La formulazione attuale non è chiara a questo riguardo. Anche nel quadro del criterio di aggiudicazione al «prezzo più basso», la qualità può svolgere un ruolo, in particolare sotto forma di requisiti minimi. Le amministrazioni aggiudicatrici devono poter scegliere il criterio da applicare in funzione della concessione, tenendo altresì presente che esse perseguono spesso anche un obiettivo di riduzione dei costi di cui devono tenere conto nella scelta del criterio di aggiudicazione.

Emendamento 28

Articolo 39, paragrafo 4, lettera a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 39

Criteri di aggiudicazione delle concessioni

Articolo 39

Criteri di aggiudicazione delle concessioni

[…]

[…]

a)

la qualità, che comprende pregio tecnico, caratteristiche estetiche e funzionali, accessibilità, progettazione adeguata per tutti gli utenti, caratteristiche ambientali e carattere innovativo;

a)

la qualità, che comprende pregio tecnico, caratteristiche estetiche e funzionali, accessibilità, progettazione adeguata per tutti gli utenti, caratteristiche ambientali e carattere innovativo;

[…]

[…]

Motivazione

Talune amministrazioni aggiudicatrici desiderano poter applicare criteri sociali ai loro appalti pubblici e alle loro concessioni. Attualmente, in genere, tali criteri non possono essere tenuti in considerazione nella valutazione perché non presentano un legame sufficientemente diretto con l'appalto. Per questo motivo, tale menzione è stata aggiunta alla direttiva sugli appalti pubblici. Il Comitato raccomanda di indicare esplicitamente nella direttiva la possibilità di stabilire dei criteri sociali. In questo modo le amministrazioni aggiudicatrici che lo desiderano avranno la possibilità di introdurre tali criteri. Al considerando 29 del preambolo si fa riferimento a queste considerazioni di ordine sociale, ma esse non figurano poi nel corrispondente articolo.

Cfr. anche gli emendamenti 2 e 25.

Emendamento 29

Articolo 40, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 40

Calcolo dei costi del ciclo di vita

Articolo 40

Calcolo dei costi del ciclo di vita

3.   Se una metodologia comune per il calcolo dei costi del ciclo di vita è adottata nell'ambito di un atto legislativo dell'Unione, anche mediante atti delegati in conformità della specifica legislazione settoriale, essa viene applicata qualora i costi del ciclo di vita rientrino tra i criteri di aggiudicazione di cui all'articolo 39, paragrafo 4.

   

L'allegato II contiene l'elenco di detti atti legislativi e delegati. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 46 riguardo all'aggiornamento di tale elenco quando, in seguito all'adozione di una nuova legislazione o all'abrogazione o alla modifica di tale legislazione, tali modifiche si rendano necessarie.

Motivazione

È lodevole che la Commissione incoraggi l'amministrazione aggiudicatrice a tener conto dei costi del ciclo di vita nell'aggiudicazione di concessioni. Tale obbligo si spinge tuttavia troppo oltre, laddove fa riferimento a una futura metodologia di calcolo non ancora definita. L'imposizione dell'obbligo giuridico di tener conto di una metodologia non ancora esistente viene respinta a causa della sua imprevedibilità.

Emendamento 30

Articolo 42, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 42

Modifica delle concessioni in vigenza delle stesse

Quando il valore della modifica può essere espresso in termini monetari, la modifica non è considerata sostanziale ai sensi del paragrafo 1 se il suo valore non supera le soglie fissate all'articolo 5 e se è inferiore del 5 % al prezzo del contratto iniziale, a condizione che la modifica non alteri la natura generale dell'appalto. Nel caso di modifiche successive, il valore viene valutato sulla base del valore cumulativo delle modifiche successive.

Articolo 42

Modifica delle concessioni in vigenza delle stesse

Quando il valore della modifica può essere espresso in termini monetari, la modifica non è considerata sostanziale ai sensi del paragrafo 1 se il suo valore non supera le soglie fissate all'articolo 5 e se è inferiore del al prezzo del contratto iniziale, a condizione che la modifica non alteri la natura generale dell'appalto. Nel caso di modifiche successive, il valore viene valutato sulla base del valore cumulativo delle modifiche successive.

Motivazione

Il Comitato raccomanda di stabilire una percentuale superiore per le modifiche ammissibili. Occorre infatti tenere conto del fatto che solitamente le concessioni hanno una durata più lunga di quella degli appalti pubblici.

Emendamento 31

Allegato III, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

ALLEGATO III

ATTIVITÀ SVOLTE DAGLI ENTI AGGIUDICATORI DI CUI ALL’ART. 4

Le disposizioni della presente direttiva che disciplinano le concessioni aggiudicate dagli enti aggiudicatori si applicano alle seguenti attività:

ALLEGATO III

ATTIVITÀ SVOLTE DAGLI ENTI AGGIUDICATORI DI CUI ALL’ART. 4

Le disposizioni della presente direttiva che disciplinano le concessioni aggiudicate dagli enti aggiudicatori si applicano alle seguenti attività:

[…]

[…]

3.

Per quanto riguarda l'acqua:

(a)

la messa a disposizione o la gestione di reti fisse destinate alla fornitura di un servizio al pubblico in connessione con la produzione, il trasporto o la distribuzione di acqua potabile;

(b)

l'alimentazione di tali reti con acqua potabile.

La presente direttiva si applica anche alle concessioni aggiudicate od organizzate dagli enti che esercitano un'attività sopra indicata e:

(a)

riguardano progetti di ingegneria idraulica, irrigazione, drenaggio, in cui il volume d'acqua destinato all'approvvigionamento d'acqua potabile rappresenti più del 20 % del volume totale d'acqua reso disponibile da tali progetti o impianti di irrigazione o drenaggio, o

(b)

riguardano lo smaltimento o il trattamento delle acque reflue.

L'alimentazione con acqua potabile di reti che forniscono un servizio al pubblico da parte di un ente aggiudicatore di cui all'articolo 4, paragrafo 1, punti 1) e 2), non è considerata un'attività di cui al primo comma se tutte le seguenti condizioni vengono soddisfatte:

(a)

la produzione di acqua potabile da parte dell'ente interessato avviene perché il suo consumo è necessario all'esercizio di un'attività non prevista dai paragrafi da 1 a 4 del presente allegato;

(b)

l'alimentazione della rete pubblica dipende solo dal consumo proprio dell'ente e non supera il 30 % della produzione totale d'acqua potabile dell'ente, considerando la media degli ultimi tre anni, compreso l'anno in corso.

Motivazione

Modifica in linea con gli emendamenti 1, 5 e 15.

Emendamento 32

Allegato IV, titolo

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Motivazione

Il Comitato raccomanda di mantenere un certo grado di flessibilità nelle procedure e consiglia pertanto di prevedere anche la possibilità di inserire i dati in questione nel documento di concessione, anziché di pubblicare un bando particolareggiato. L'esperienza pratica mostra che queste materie necessitano di spiegazioni, la cui collocazione ideale può essere nel documento di concessione accluso. La trasparenza è garantita dal fatto che il documento di concessione viene inviato in via preliminare a tutte le parti interessate.

Bruxelles, 19 luglio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  GU L 204 del 21.7.1998, pag. 1.

(2)  GU L 27 del 30.1.1997, pag. 20.

(3)  GU L 15 del 21.1.1998, pag. 14.

(4)  GU L 164 del 30.6.1994, pag. 3.

(5)  GU L 315 del 3.12.2007, pag. 1.

(6)  Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità.

(7)  GU L 293 del 31.10.2008, pag. 3.

(8)  GU L 315 del 3.12.2007.


13.9.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 277/96


Parere del Comitato delle regioni «Proposta di regolamento sulla cooperazione territoriale europea»

2012/C 277/10

IL COMITATO DELLE REGIONI

approva l'idea di un regolamento separato sulla CTE, poiché fornisce un importante contributo all'obiettivo della coesione territoriale; condivide anche l'aumento della dotazione ad essa destinata ed esorta a far sì che i fondi siano ripartiti per programma di cooperazione e non per Stato membro;

osserva che la CTE, in ragione del suo carattere multilaterale, non può essere gestita con lo strumento dell'accordo di partenariato. Per questo, dovrebbe essere sottratta espressamente dall'ambito d'applicazione di tale strumento;

si rammarica che il nuovo regolamento non sia adatto ai piccoli progetti, e chiede alla Commissione di concedere delle deroghe per i programmi e le operazioni transfrontaliere di piccole dimensioni, in particolare fino a 35 000 euro;

ritiene che alla cooperazione territoriale europea non si possa applicare automaticamente la concentrazione tematica: teme infatti che, qualora la cooperazione territoriale europea fosse rigorosamente orientata alle priorità fondamentali di Europa 2020, essa non sarebbe in grado di svolgere il proprio compito specifico e unico; raccomanda quindi portare da 4 a 5 gli obiettivi tematici previsti e di ampliare l'elenco delle priorità di investimento; chiede pertanto di estendere gli obiettivi tematici ad altri settori, ad esempio il turismo, la navigazione marittima rispettosa del clima, la cultura o l'impatto del cambiamento demografico;

ritiene di dover svolgere un ruolo attivo nella promozione della CTE e nell'individuazione ed eliminazione degli ostacoli a livello della sua attuazione;

chiede di fissare il tasso di cofinanziamento all'85 % per le regioni meno sviluppate, così come previsto nell'attuale regolamento n. 1083/2006;

condivide la proposta di concedere alle regioni ultraperiferiche una deroga in termini di tassi di cofinanziamento e finanziamento, e chiede che siano previste condizioni speciali per le zone che costituivano frontiere esterne dell'Unione al 30 aprile 2004 o al 31 dicembre 2006;

invita a rafforzare i meccanismi di coordinamento tra tutti i fondi e programmi di cooperazione territoriale; sottolinea altresì la necessità di coordinare meglio la CTE con gli strumenti di finanziamento esterno dell'UE e di chiarire le norme relative alla partecipazione dei paesi terzi ai programmi di CTE;

sottolinea il ruolo del GECT come strumento essenziale per il rafforzamento della cooperazione territoriale e invita gli Stati membri ad eliminare tutte le barriere che disincentivano la costituzione di un GECT o ne rendono difficile il funzionamento.

Relatore

Petr OSVALD (CZ/PSE), consigliere comunale di Plzeň

Testo di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea

COM(2011) 611 final/2 - 2011/0273 (COD)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni generali sulla proposta di regolamento

1.

approva l'idea di un regolamento separato sulla cooperazione territoriale europea (CTE), che consente di prendere in considerazione la finalità specifica, i vari aspetti e lo statuto della cooperazione territoriale come secondo obiettivo della politica di coesione; con questa proposta di regolamento separato, viene messo in rilievo il contributo della CTE alla promozione del nuovo obiettivo di coesione territoriale sancito dal Trattato e all'attuazione degli obiettivi della politica di coesione nel suo complesso, e viene accresciuta l'importanza del ruolo della CTE nell'orientare la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale;

2.

condivide l'idea che il ruolo della cooperazione territoriale europea è tanto più importante in quanto le sfide affrontate dagli Stati membri e dalle regioni prescindono con sempre maggior frequenza dalle frontiere nazionali/regionali e richiedono l'adozione di azioni comuni di cooperazione a un livello territoriale appropriato, e che la CTE può quindi apportare un importante contributo al consolidamento del nuovo obiettivo del Trattato, ossia la coesione territoriale;

3.

sostiene, in linea di principio, le proposte della Commissione che orientano la cooperazione territoriale in base alla strategia Europa 2020, specificando che occorre garantire la flessibilità sufficiente per rispondere adeguatamente alle esigenze locali, e pertanto accoglie con favore il mantenimento dei tre filoni (cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale) della CTE in tutte le regioni d'Europa. La cooperazione a progetti e strutture che vanno oltre i confini nazionali contribuisce efficacemente già oggi all'integrazione europea. Anche la maggiore partecipazione dei paesi terzi va giudicata un elemento positivo;

4.

è convinto che la cooperazione transfrontaliera dovrebbe continuare a svolgere un ruolo di primo piano nel quadro della cooperazione territoriale europea, e pertanto approva in linea di massima la proposta di ripartire le dotazioni finanziarie tra i vari tipi di CTE;

5.

fa rilevare che, soprattutto per i piccoli programmi di cooperazione transfrontaliera, il regolamento è troppo impegnativo, complesso e dettagliato, il che rischia di ostacolare la realizzazione di operazioni di piccole dimensioni, spesso molto efficaci. Pertanto chiede alla Commissione europea di valutare se sia indispensabile che tutte le disposizioni del regolamento si applichino anche a questi programmi. Per conseguire il massimo di efficacia, infatti, non si possono imporre le medesime esigenze ai programmi e alle operazioni di piccole e grandi dimensioni;

6.

sostiene il metodo attualmente impiegato per definire le regioni per la cooperazione transfrontaliera ed esorta ad ampliare l'area interessata da tale cooperazione (filone A), per consentire di tener conto anche dei rapporti funzionali transfrontalieri ai fini dell'appartenenza a quest'area del programma. Ritiene a tale proposito che nel decidere di associare le regioni funzionalmente corrispondenti, particolarmente importanti per raggiungere l'obiettivo, non sia necessario aspettare che venga avviato il procedimento di autorizzazione del programma; accoglie infine con favore anche la più ampia possibilità di realizzare progetti multilaterali nelle zone in cui non saranno elaborati programmi multilaterali di cooperazione;

7.

sottolinea il ruolo essenziale della CTE per sviluppare la cooperazione transnazionale, soprattutto nell'incentivare lo sviluppo territoriale integrato a livello di zone coerenti, e per sostenere i progetti di sviluppo delle strategie macroregionali; si rallegra per il fatto che le aree di cooperazione transnazionale consolidate (filone B) vengano in linea di massima mantenute, e che le macrostrategie dell'UE non portino a nuove aree di cooperazione e all'esclusione di alcune aree dalla cooperazione transnazionale. Inoltre, accoglie come sostanzialmente positivo il sostegno allo sviluppo e all'attuazione delle strategie macroregionali nel quadro della cooperazione transnazionale;

8.

pone in evidenza il potenziale della cooperazione interregionale, che si esplica in particolare attraverso il suo effetto leva nell'utilizzo dei fondi strutturali; vede nella promozione della cooperazione interregionale (filone C) uno strumento eccezionale per sostenere lo scambio d'esperienze e la collaborazione degli enti locali e regionali nel settore della politica di coesione, ed esorta ad utilizzare più di quanto non si sia fatto finora i risultati di questi scambi di esperienze per le strategie di sviluppo locali e regionali (capitalizzazione).

L'obiettivo della CTE e la concentrazione tematica

9.

richiama l'attenzione, tuttavia, sul fatto che la cooperazione territoriale europea dovrebbe innanzitutto:

risolvere, tramite la cooperazione, i problemi di tutte le regioni interessate;

costituire un meccanismo efficace per condividere le buone prassi e apprendere;

riuscire a trovare una soluzione più efficace a un problema specifico grazie al ricorso alle economie di scala e al raggiungimento di una massa critica;

migliorare la governance grazie al coordinamento delle politiche di settore, delle azioni e degli investimenti su scala transfrontaliera e transnazionale;

contribuire alla sicurezza e alla stabilità nonché all'avvio di relazioni reciprocamente proficue;

laddove necessario, contribuire a sostenere la crescita, l'occupazione e una gestione ecosistemica;

così come indicato nella relazione della proposta di regolamento;

10.

a giudizio del CdR, la cooperazione territoriale europea dovrebbe contribuire alla creazione, a livello europeo, di un senso di appartenenza e di interdipendenza nonché all'eliminazione dei pregiudizi e allo sviluppo territoriale delle regioni interessate. Per questo motivo ritiene che alla cooperazione territoriale europea non si possa applicare automaticamente la concentrazione tematica e che occorra tenere conto del livello e delle potenzialità delle varie regioni, senza sforzarsi di applicare il principio one size fits all, ossia le stesse priorità per tutti, bensì adottando un approccio basato sul territorio. Il CdR teme che qualora la cooperazione territoriale europea - soprattutto la cooperazione transfrontaliera - fosse rigorosamente orientata alle priorità fondamentali di Europa 2020 e agli obiettivi tematici, essa non sarebbe in grado di svolgere il proprio compito specifico e unico, e diventerebbe una semplice variante della politica di coesione di base con una forma diversa di distribuzione delle sovvenzioni;

11.

chiede che il mutamento demografico e i suoi effetti sui servizi d'interesse generale e sullo sviluppo regionale sostenibile siano eretti a temi autonomi della CTE. Occorre accordare la priorità alle nuove forme di partenariato di città e campagna in quanto fondamento della coesione territoriale su base regionale (come da agenda territoriale 2020). Nella proposta, inoltre, mancano temi importanti come il turismo, la navigazione marittima rispettosa del clima e la cultura;

12.

per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera, è importante definire il potenziale di sviluppo di ciascuna zona transfrontaliera in relazione al livello attuale delle regioni in questione. La CTE - e in particolare la cooperazione transfrontaliera - non dovrebbe mirare in via prioritaria all'attuazione della strategia Europa 2020, ma innanzitutto alla creazione delle condizioni per una sua realizzazione più ampia possibile, ossia paneuropea. Pertanto, soprattutto i programmi di cooperazione transfrontaliera dovrebbero avere la possibilità di scegliere più obiettivi tematici e non essere limitati da orientamenti predefiniti;

13.

osserva che è possibile realizzare una coesione territoriale sostenibile solo se si riesce a coinvolgere e far partecipare le persone nelle regioni. Per questo occorre prevedere che i programmi di cooperazione territoriale europea possano continuare a sostenere iniziative anche nei campi della società civile e della cultura (ad es. progetti concreti di incontro). Nei programmi in corso ci sono già azioni molto riuscite in questo senso. Si chiede pertanto che gli obiettivi tematici vengano opportunamente integrati;

14.

esprime apprezzamento per la proposta della Commissione di assicurare una continuità per quanto riguarda la componente della cooperazione transnazionale, ma critica che la priorità d'investimento integrato nel settore della cooperazione transnazionale sia limitata allo sviluppo e all'attuazione di strategie macroregionali e di strategie per i bacini marittimi. Date le numerose sfide cui devono far fronte le regioni, nonché i deficit esistenti, anche altre regioni, sottoaree e aree funzionali hanno bisogno di priorità d'investimento adeguate;

15.

condivide l'idea per cui «la cooperazione interregionale dovrebbe mirare al rafforzamento dell'efficacia della politica di coesione, promuovendo lo scambio di esperienze fra le regioni» e valorizzando i risultati di questo scambio nel quadro dell'obiettivo «Investire per la crescita e l'occupazione». Ritiene che tale scambio di esperienze dovrebbe avere un'ampia base e non limitarsi al ruolo di complemento del Settimo programma quadro;

16.

ritiene di dover svolgere un ruolo attivo nella promozione della CTE e nell'individuazione ed eliminazione degli ostacoli a livello della sua attuazione, in modo da ottimizzare le sinergie con le altre componenti della politica di coesione.

Dotazione finanziaria e tasso di cofinanziamento

17.

accoglie con favore la proposta di aumentare la dotazione destinata alla cooperazione territoriale europea;

18.

tuttavia, non reputa opportuno che il tasso proposto di cofinanziamento del 75 % per i programmi operativi nel quadro dell'obiettivo Cooperazione territoriale europea, stabilito nel regolamento generale, sia inferiore al tasso di cofinanziamento per le regioni meno sviluppate previsto nel quadro dell'obiettivo Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione. Questo tasso inferiore di cofinanziamento, infatti, rischia di rendere meno interessante l'attuazione di programmi di cooperazione territoriale europea in tali regioni meno sviluppate. Il CdR ritiene che tale differenza sia ingiustificata e chiede di stabilire un tasso di cofinanziamento identico per i due obiettivi, ossia l'85 %. Ritiene inoltre ingiustificato che il tasso di cofinanziamento che si applica allo stanziamento supplementare per la cooperazione interregionale nelle regioni ultraperiferiche sia del 50 %, e chiede che sia portato all'85 %;

19.

fa osservare che il cofinanziamento non è sempre fornito da partner dei programmi, Stati membri o altri enti pubblici, ma anche dai beneficiari. Per questo non si può pretendere in modo indifferenziato che gli Stati membri partecipanti s'impegnino a mettere a disposizione le risorse di cofinanziamento necessarie per l'attuazione dei programmi di cooperazione, e la dichiarazione d'impegno prevista dalla proposta della Commissione dovrebbe quindi essere cancellata dal testo;

20.

giudica necessario, per mantenere la qualità della cooperazione, che nel regolamento generale restino immutate le condizioni attuali per il tasso di cofinanziamento previste nel regolamento (CE) del Consiglio n. 1083/2006 (regolamento generale), articolo 53, paragrafi 3 e 4, il quale recita: «(3) Per i programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo “Cooperazione territoriale europea” nei quali almeno un partecipante appartenga a uno Stato membro il cui PIL medio pro capite nel periodo 2001-2003 era inferiore all'85 % della media dell'UE a 25 nello stesso periodo, la partecipazione del FESR non è superiore all'85 % della spesa ammissibile. Per tutti gli altri programmi operativi, la partecipazione del FESR non è superiore al 75 % del totale della spesa ammissibile cofinanziata dal FESR. (4) La partecipazione dei Fondi a livello di asse prioritario non è soggetta ai massimali fissati nel paragrafo 3 e nell'allegato III. Tuttavia, essa è stabilita in modo da garantire il rispetto dell'importo massimo della partecipazione dei Fondi e del tasso massimo di partecipazione per Fondo, stabiliti a livello di programma operativo»;

21.

non ritiene opportuno fissare un tasso massimo di cofinanziamento a livello di ciascun asse prioritario, come previsto dal regolamento generale. Dovrebbe essere possibile differenziare l'importo del cofinanziamento nel quadro dei singoli assi prioritari, al fine di motivare i beneficiari a realizzare talune priorità strategiche. Sarebbe opportuno che ciascun programma prevedesse un tasso di cofinanziamento per ogni singola misura in funzione della tipologia, tenendo presente che non tutte le misure dovrebbero ottenere il tasso massimo di sostegno;

22.

condivide la proposta che i programmi di cooperazione concernenti le regioni ultraperiferiche ricevano non meno del 150 % del sostegno FESR ricevuto per il periodo 2007-2013 e che, inoltre, vengano accantonati a favore della cooperazione con le regioni ultraperiferiche 50 000 000 euro dallo stanziamento per la cooperazione interregionale;

23.

chiede che siano previste condizioni speciali per le zone che costituivano frontiere esterne dell'Unione al 30 aprile 2004 o al 31 dicembre 2006 e che hanno cessato di essere tali dopo queste date, come stabilito per l'attuale periodo di programmazione ai sensi dell'articolo 52 del regolamento del Consiglio (CE) n. 1083/2006 (regolamento generale). Sette anni di sostegno non possono essere considerati un periodo di tempo sufficiente per risolvere i problemi di queste zone. Il CdR fa rilevare che l'aumento del sostegno alle zone che costituivano frontiere esterne dell'UE non risponde soltanto all'obiettivo di innalzare il livello economico delle regioni in questione, ma produce un impatto significativo sulla creazione di un senso di appartenenza e di interdipendenza a livello europeo, come pure sull'eliminazione dei pregiudizi.

Pianificazione dei programmi

24.

critica il fatto che i requisiti di cui all'articolo 7, paragrafo 2, lettera a) rappresentano un notevole onere supplementare per la pianificazione dei programmi nel quadro del periodo di sostegno attuale, senza apportare un valore aggiunto riconoscibile;

25.

osserva che la CTE, in ragione del suo carattere multilaterale, non può essere gestita con lo strumento dell'accordo di partenariato. Per questo, dovrebbe essere sottratta espressamente dall'ambito d'applicazione di tale strumento;

26.

reputa molto importante l'elaborazione di una direttiva per l'applicazione pratica delle norme relative agli aiuti di Stato per i programmi di CTE, e chiede che anche soggetti privati, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), siano inclusi fra i possibili beneficiari delle azioni di cooperazione transfrontaliera e transnazionale, visto che su tale punto concordano tutti gli Stati membri interessati dal programma in questione;

27.

chiede che, nella definizione delle categorie destinatarie dei programmi di CTE, si prenda in maggiore considerazione la grande varietà delle strutture amministrative presenti in Europa a livello regionale e locale. L'obiettivo deve essere quello di tener meglio conto della varietà delle forme organizzative dei soggetti pubblici nelle regioni degli Stati membri. In particolare, una forma organizzativa di diritto privato non dovrebbe avere come conseguenza l'esclusione di soggetti del settore pubblico dalla partecipazione ai programmi.

Monitoraggio e valutazione

28.

constata che gli obblighi di rendicontazione vengono aumentati sia in dimensioni che in frequenza, e chiede che vengano limitati al minimo indispensabile. Per questo il Comitato si oppone a un anticipo della presentazione della relazione annuale sull'attuazione dal 30 giugno al 30 aprile dell'anno successivo. Quando si deve trovare un'intesa fra molti partner diversi, o fra partner di diverse lingue, è necessario più lavoro, e quindi serve anche più tempo;

29.

accoglie con favore la fissazione di indicatori comuni di risultato finalizzati a un più effettivo raggiungimento degli obiettivi e a un maggiore impatto, nonché a una migliore valutazione che vada oltre il singolo programma. Gli indicatori proposti all'allegato del regolamento, però, sono per molti aspetti poco adatti alle esigenze specifiche della CTE e non consentono di descrivere o misurare sufficientemente la qualità della cooperazione territoriale. Il Comitato chiede pertanto che l'elenco degli indicatori sia modificato in modo che i risultati specifici della CTE possano essere esposti in modo adeguato;

30.

apprezza, in linea di principio, la fissazione dell'assistenza tecnica al 6 % dell'importo totale, con una cifra minima di 1,5 milioni di euro. Il Comitato delle regioni considera però problematico il passaggio obbligatorio dell'intero scambio d'informazioni a sistemi elettronici di scambio dei dati sulla base dell'assistenza tecnica entro il 31 dicembre 2014.

Amministrazione, controllo e accreditamento

31.

si esprime a favore della conservazione, in via generale, delle strutture amministrative sperimentate durante il periodo di finanziamento 2007-2013 per l'attuazione dei programmi operativi, nonché per la continuità delle strutture e un'assegnazione chiara dei compiti e delle competenze delle diverse entità nello svolgimento del programma;

32.

è favorevole alla possibilità di raggruppare i compiti dell'autorità di gestione e dell'autorità di certificazione (cfr. articolo 113 del regolamento generale), ma si oppone a un raggruppamento obbligatorio nella CTE (cfr. 22 del regolamento sulla CTE); rifiuta espressamente il previsto accreditamento delle autorità di gestione e controllo.

Coordinamento dei fondi

33.

approva il tentativo di coordinare meglio i programmi della cooperazione territoriale europea con gli altri strumenti della politica di coesione; in quest'ottica, ritiene che si debba aumentare la redditività del finanziamento comunitario nel quadro dei progetti di cooperazione, grazie alla diffusione dei risultati di tali progetti, nonché ricercando la moltiplicazione degli effetti ed evitando duplicazioni di azioni già provate e sperimentate;

34.

fa tuttavia rilevare che, perché si possa creare un meccanismo che garantisca il coordinamento tra i fondi e gli altri strumenti, è essenziale che si realizzi un coordinamento tra tali fondi e strumenti a livello UE e a livello di attuazione nei singoli Stati membri. Occorre adottare procedure identiche e coordinate, così come un'identica gestione, controllo, ammissibilità dei costi, metodo di presentazione degli indicatori, ecc. Sarebbe quindi molto opportuno che fosse garantito un coordinamento tra i diversi Stati, poiché essi partecipano in numero sempre crescente ai programmi di cooperazione territoriale europea. Un'attenzione particolare va riservata al coordinamento con gli strumenti di finanziamento esterno. Pertanto il CdR chiede alla Commissione europea di mettere a punto un metodo di coordinamento dei programmi;

35.

fa notare che l'articolo 10 della proposta di regolamento sul Fondo sociale europeo (COM(2011) 607 final) tratta della cooperazione transnazionale, che copre lo stesso periodo del regolamento sulla CTE ma non ha alcuna relazione con esso. Tuttavia il CdR ritiene indispensabile proprio il coordinamento tra la cooperazione territoriale europea finanziata dal FESR e quella finanziata dal FSE, poiché tramite un'adeguata combinazione delle attività di questi due fondi è possibile ottenere le sinergie necessarie. Si può prevedere una maggiore efficacia delle attività condotte in generale nel quadro dell'FSE soprattutto per quanto riguarda la cooperazione transfrontaliera, poiché i territori transfrontalieri di paesi confinanti spesso presentano situazioni analoghe in termini di mercato del lavoro, problemi sociali, ecc. Le attività tematiche relative all'FSE sono una componente molto importante di tutti i programmi di cooperazione territoriale europea, e per questo motivo il CdR chiede alla Commissione di prestare la dovuta attenzione al loro coordinamento. Finché non sarà garantita una forma più approfondita di coordinamento, si dovrebbe almeno consentire il finanziamento, da parte del FESR, di attività tematiche di CTE che rientrano nell'FSE;

36.

ritiene molto opportuno coordinare il nuovo meccanismo per collegare l'Europa con i programmi di cooperazione territoriale europea, poiché tale nuovo strumento dovrebbe tenere conto delle relazioni transfrontaliere e internazionali.

Partecipazione di paesi terzi

37.

reputa molto importante garantire il coordinamento tra i programmi di cooperazione territoriale europea e gli strumenti di sostegno finanziario dell'UE ai paesi terzi. In tali programmi si dovrebbe inserire direttamente un sistema che consenta di coordinarli con i vari programmi di cooperazione territoriale europea, in modo che non vi siano ostacoli alla partecipazione di soggetti dei paesi terzi a progetti comuni. Tale sistema dovrebbe, tra l'altro, garantire la conformità delle procedure, l'ammissibilità dei costi, ecc. tra i programmi della CTE negli Stati membri e i programmi di preadesione e vicinato. Dovrebbe altresì garantire che i paesi terzi assicurino l'accesso, l'amministrazione e l'assegnazione, ai programmi della CTE, di risorse sufficienti provenienti dai programmi di preadesione o vicinato;

38.

condivide la necessità di chiarire le norme applicabili relative alla gestione finanziaria, alla programmazione, al monitoraggio, alla valutazione e al controllo per quanto riguarda la partecipazione dei paesi terzi ai programmi di cooperazione transnazionale e interregionale, così come il fatto che tali norme dovrebbero essere definite per il programma di cooperazione pertinente e/o l'accordo di finanziamento pertinente fra la Commissione, ciascuno dei paesi terzi e lo Stato membro che ospita l'autorità di gestione del programma di cooperazione pertinente. Il CdR richiama tuttavia l'attenzione sulla necessità di assicurare che, in caso di problemi o inazione da parte dei paesi terzi, non si producano ritardi nei programmi transnazionali o interregionali e non ne venga messa a rischio la realizzazione complessiva.

Il ruolo del GECT

39.

sottolinea il ruolo del GECT come strumento essenziale per il rafforzamento della cooperazione territoriale. Ribadisce pertanto la necessità che il regolamento riveduto sul GECT, privo di implicazioni particolari per il bilancio dell'UE, sia adottato al più presto e senza attendere l'adozione dell'intero pacchetto legislativo sulla politica di coesione post 2013. Invita altresì gli Stati membri a eliminare tutte le barriere di tipo amministrativo che disincentivano la costituzione di un GECT o discriminano l'opzione GECT, soprattutto in materia di fiscalità e di reclutamento del personale, rispetto ad altri strumenti giuridici;

40.

fa rilevare che gli Stati membri dovrebbero sì essere incoraggiati ad affidare il compito delle autorità di gestione a dei GECT, ma che la Commissione dovrebbe proporre dei meccanismi generali per chiarire il disposto dell'articolo 25, paragrafo 3, della proposta di regolamento in esame, che impone allo Stato membro nel cui territorio ha la propria sede il beneficiario principale, oppure è registrato il GECT, di rimborsare all'autorità di gestione l'importo indebitamente versato ai beneficiari di altri paesi. Dato quest'obbligo, imposto agli Stati sul cui territorio è registrato il GECT oppure ha la propria sede il beneficiario (capofila), la loro volontà di delegare a dei GECT i poteri di gestione del programma potrebbe risultare notevolmente ridotta, poiché rischierebbero di essere garanti di qualcosa su cui, nei fatti, non possono influire. A giudizio del CdR, pertanto, si dovrebbe confermare che un'autorità dello Stato membro sul cui territorio ha la propria sede il beneficiario di un importo indebitamente versato può essere incaricata da un'autorità dello Stato membro sul cui territorio è registrato il GECT di recuperare tale somma; in alternativa, si dovrebbero applicare le condizioni vigenti nell'attuale periodo di programmazione, secondo cui la responsabilità incombe allo Stato membro in cui ha la propria sede il beneficiario che ha l'obbligo di restituire i fondi indebitamente percepiti.

Altre osservazioni

41.

approva l'introduzione di un calcolo su base forfettaria per i costi relativi al personale come un passo avanti fondamentale, che assicura una notevole semplificazione per i beneficiari. Tali importi forfettari per dipendente dovrebbero essere identici in tutti i paesi interessati, poiché corrispondono allo stesso lavoro. Dovrebbe anche esservi un metodo armonizzato per il controllo e l'ammissibilità dei costi; è però contrario a limitare la quota forfettaria per il personale a un massimo del 15 % dei costi complessivi, dal momento che la cooperazione territoriale per sua natura richiede molte risorse umane e un limite del 15 % per la quota di costi riservata al personale sarebbe ampiamente al di sotto della media attuale;

42.

pur giudicando fondamentali la tutela dell'ambiente, l'efficienza delle risorse, la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento, la prevenzione e la gestione dei rischi, la promozione delle pari opportunità e la prevenzione delle discriminazioni di genere, razza o origine etnica, religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale, la promozione dell'uguaglianza di genere, ecc., non ritiene opportuno inserire il requisito di descrivere la loro attuazione in ciascun programma. Tali disposizioni del regolamento rischiano di rendere molto più complessi e di bloccare, in particolare, i piccoli programmi di cooperazione transfrontaliera. Il CdR raccomanda quindi che esse non vengano applicate in modo sistematico, bensì soltanto per le priorità e operazioni rispetto alle quali appaiano utili e pertinenti; altrimenti, si rischierebbe di imporre una giustificazione obbligatoria che sarebbe insensata e illogica per delle operazioni completamente slegate da tali questioni;

43.

reputa importante che i beneficiari cooperino allo sviluppo, all'attuazione, alla dotazione di organico sufficiente e al finanziamento delle operazioni Tuttavia, l'obbligo di soddisfare tutti e quattro i criteri di cooperazione può complicare l'elaborazione e la realizzazione soprattutto nel caso dei progetti di piccole dimensioni (fino a 35 000 EUR di dotazione dal FESR); pertanto in questi casi si ritiene opportuno non richiedere il rispetto di tale condizione. Il CdR propone che per i progetti di piccole dimensioni sia mantenuta la condizione di soddisfare almeno due dei quattro criteri.

Proposte

44.

dato l'accento posto sul coordinamento, l'efficacia, l'eliminazione delle disparità e l'integrazione, propone per il nuovo periodo di programmazione di lanciare una nuova iniziativa volta a sostenere il coordinamento transfrontaliero delle strategie tematiche e di sviluppo (trasporti, energia, mercati del lavoro, tutela ambientale, scienza e ricerca, ecc.) e l'adozione di approcci integrati. In questo modo si potrebbero individuare, a livello transfrontaliero, le lacune, le potenzialità di sviluppo e le soluzioni integrate a tali problemi. Alla soluzione di questi problemi chiaramente identificati e all'utilizzo delle potenzialità di sviluppo individuate sarebbe opportuno che partecipassero soggetti sia pubblici che privati, con risorse finanziarie da diverse fonti. Per questo strumento appare molto opportuno sfruttare le potenzialità dei GECT e delle euroregioni. A quest'iniziativa dovrebbe essere destinata, nel quadro della cooperazione territoriale europea, una dotazione finanziaria sufficiente a garantirne l'efficacia.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Articolo 3, paragrafo 1

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Copertura geografica

Copertura geografica

Per quanto concerne la cooperazione transfrontaliera, le regioni dell'Unione ammesse al sostegno sono quelle del livello NUTS 3, che si trovano sui confini terrestri interni ed esterni diversi da quelli interessati dai programmi nell'ambito degli strumenti di finanziamento esterno dell'Unione, nonché tutte le regioni dell'Unione del livello NUTS 3, che si trovano lungo i confini marittimi separati da una distanza massima di 150 km, fermi restando gli eventuali adeguamenti necessari per garantire la coerenza e la continuità delle zone del programma di cooperazione definite per il periodo di programmazione 2007-2013.

Per quanto concerne la cooperazione transfrontaliera, le regioni dell'Unione ammesse al sostegno sono quelle del livello NUTS 3, che si trovano sui confini terrestri interni ed esterni diversi da quelli interessati dai programmi nell'ambito degli strumenti di finanziamento esterno dell'Unione, nonché tutte le regioni dell'Unione del livello NUTS 3, che si trovano lungo i confini marittimi separati da una distanza massima di km, fermi restando gli eventuali adeguamenti necessari per garantire la coerenza e la continuità delle zone del programma di cooperazione definite per il periodo di programmazione 2007-2013.

La Commissione adotta l'elenco delle zone transfrontaliere che ricevono il sostegno, ripartito per programma di cooperazione, tramite atti di esecuzione, i quali devono essere adottati conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 30, paragrafo 2.

La Commissione adotta l'elenco delle zone transfrontaliere che ricevono il sostegno, ripartito per programma di cooperazione, tramite atti di esecuzione, i quali devono essere adottati conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 30, paragrafo 2.

Tale elenco specifica anche le regioni di livello NUTS 3 nell'Unione prese in considerazione per la dotazione del FESR alla cooperazione transfrontaliera su tutti i confini interni e ai confini esterni che rientrano negli strumenti finanziari esterni dell'Unione, come l'ENI a norma del regolamento (UE) n. […]/2012 [il regolamento ENI] e l'IPA a norma del regolamento (UE) n. […]/2012 [il regolamento IPA].

Tale elenco specifica anche le regioni di livello NUTS 3 nell'Unione prese in considerazione per la dotazione del FESR alla cooperazione transfrontaliera su tutti i confini interni e ai confini esterni che rientrano negli strumenti finanziari esterni dell'Unione, come l'ENI a norma del regolamento (UE) n. […]/2012 [il regolamento ENI] e l'IPA a norma del regolamento (UE) n. […]/2012 [il regolamento IPA].

Nel presentare i progetti di programma nel quadro della cooperazione transfrontaliera, gli Stati membri possono chiedere che vengano aggiunte a una data zona transfrontaliera, fornendo una motivazione ragionata della richiesta, le regioni di livello NUTS 3 limitrofe a quelle elencate nella decisione di cui al secondo capoverso.

Nel presentare i progetti di programma nel quadro della cooperazione transfrontaliera, gli Stati membri possono chiedere che vengano aggiunte a una data zona transfrontaliera le regioni di livello NUTS 3 limitrofe a quelle elencate nella decisione di cui al secondo capoverso .

[…]

[…]

Motivazione

Riguardo alla distanza di 300 km (invece di 150), nella pratica si è dimostrato che le ragioni che giustificano l'esistenza della cooperazione transfrontaliera marittima non sono direttamente dipendenti dalle brevi distanze bensì delle relazioni che intercorrono tra i due paesi. Inoltre, i mezzi di comunicazione e di trasporto attuali rendono meno importante la distanza.

Per quanto concerne i livelli NUTS, le regioni francesi - ad esempio - sono complessivamente favorevoli al mantenimento delle regioni nella forma prevista dall'attuale periodo di programmazione. Tuttavia, tenuto conto della varietà delle situazioni che caratterizzano le diverse regioni, esse ritengono necessario prevedere una certa flessibilità nella definizione del campo di applicazione geografico dei progetti. Si tratterebbe in particolare di favorire cooperazioni rafforzate in seno alle regioni transnazionali di livello NUTS 2 (senza modificarne le delimitazioni) e di estendere il territorio geografico di alcuni programmi transfrontalieri al di là del livello NUTS 3 (fino al livello NUTS 2 se ciò è giustificato, senza pregiudicare la concentrazione dei finanziamenti nelle zone immediatamente frontaliere). Le regioni francesi, inoltre, invitano la Commissione a prendere in considerazione le nuove aree di cooperazione rafforzata rappresentate dalle euroregioni.

Emendamento 2

Articolo 4, paragrafo 3

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Risorse per la cooperazione territoriale europea

Risorse per la cooperazione territoriale europea

[…]

[…]

La Commissione adotta un'unica decisione, mediante atti di esecuzione, che stabilisce l'elenco di tutti i programmi di cooperazione e indica gli importi del sostegno complessivo del FESR per programma e della dotazione 2014 per programma. Tali atti di esecuzione sono adottati conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 30, paragrafo 2.

La Commissione adotta un'unica decisione, mediante atti di esecuzione, che stabilisce l'elenco di tutti i programmi di cooperazione e indica gli importi del sostegno complessivo del FESR per programma e della dotazione 2014 per programma. Tali atti di esecuzione sono adottati conformemente alla procedura consultiva di cui all'articolo 30, paragrafo 2.

Il criterio utilizzato per la ripartizione annua per Stato membro è quello della popolazione delle zone di cui all'articolo 3, paragrafi 1, terzo comma e all'articolo 3, paragrafo 3, primo comma.

Il criterio utilizzato per la ripartizione è quello della popolazione delle zone di cui all'articolo 3, paragrafi 1, terzo comma e all'articolo 3, paragrafo 3, primo comma.

[…]

[…]

Motivazione

Occorre insistere affinché venga prevista un'allocazione dei finanziamenti europei per programma di cooperazione. La prosecuzione del sistema attuale di ripartizione per Stato membro (a questi spetta distribuire la dotazione della cooperazione tra le diverse regioni interessate) comporta infatti un duplice rischio: da un lato, l'assegnazione di dotazioni nazionali squilibrate per una stessa regione e, dall'altro, il mantenimento della logica del «giusto ritorno», in base alla quale ciascuno Stato, ignorando la logica di cooperazione, può ritenere di dover «recuperare», per una determinata regione, finanziamenti almeno equivalenti alla parte di fondi che ha assegnato a tale regione.

Emendamento 3

Articolo 4, paragrafo 7

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Risorse per la cooperazione territoriale europea

Risorse per la cooperazione territoriale europea

[…]

[…]

Per gli esercizi 2015 e 2016, qualora non sia stato presentato nessun programma alla Commissione entro il 30 giugno nell'ambito dei programmi transfrontalieri e concernenti i bacini marittimi ENI e IPA, il contributo annuo del FESR a detti programmi è assegnato ai programmi di cooperazione transfrontaliera interna, di cui al paragrafo 1, lettera a), ai quali partecipa lo Stato membro interessato.

Per gli esercizi 2015 e 2016, qualora non sia stato presentato nessun programma alla Commissione entro il 30 giugno nell'ambito dei programmi transfrontalieri e concernenti i bacini marittimi ENI e IPA, il contributo annuo del FESR a detti programmi è assegnato ai programmi di cooperazione transfrontaliera , di cui al paragrafo 1, lettera a), ai quali partecipa lo Stato membro interessato.

Motivazione

Con la proposta della Commissione, e diversamente da ciò che accade oggi, se non si rispetta la scadenza stabilita per la presentazione dei programmi, le risorse del FESR non utilizzate potranno essere assegnate unicamente ai programmi di cooperazione transfrontaliera interna cui partecipi lo Stato membro interessato. Poiché ciò rischia di penalizzare qualche regione impossibilitata a rispettare le scadenze pur non essendo responsabile di tale inadempimento, si propone di mantenere la situazione attuale.

Emendamento 4

Articolo 5

Modificare come segue:

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Concentrazione tematica

Concentrazione tematica

Gli obiettivi tematici di cui all'articolo 9 del regolamento (UE) n. […]/2012 [il RNC] si concentrano come segue:

a)

sono selezionati fino a 4 obiettivi tematici per ciascun programma di cooperazione transfrontaliera;

b)

sono selezionati fino a 4 obiettivi tematici per ciascun programma di cooperazione transnazionale;

c)

per i programmi di cooperazione interregionale a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, lettera a), possono essere selezionati tutti gli obiettivi tematici.

Gli obiettivi tematici di cui all'articolo 9 del regolamento (UE) n. […]/2012 [il RNC] si concentrano come segue: