ISSN 1977-0944

doi:10.3000/19770944.C_2012.225.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 225

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

55o anno
27 luglio 2012


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

PARERI

 

Comitato delle regioni

 

95a sessione plenaria del 3 e 4 maggio 2012

2012/C 225/01

Parere del Comitato delle regioni Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2011-2012

1

2012/C 225/02

Parere del Comitato delle regioni Libro verde sul diritto al ricongiungimento familiare

7

2012/C 225/03

Parere del Comitato delle regioni Revisione della politica dell’UE in materia di qualità dell’aria e di emissioni

11

2012/C 225/04

Parere del Comitato delle regioni Proposte legislative sulla riforma della politica comune della pesca

20

2012/C 225/05

Parere del Comitato delle regioni Invecchiamento attivo: innovazione, sanità intelligente, migliore qualità della vita

46

2012/C 225/06

Parere del Comitato delle regioni Efficienza energetica nelle città e nelle regioni, con particolare attenzione alle differenze tra zone rurali e urbane

52

 

III   Atti preparatori

 

COMITATO DELLE REGIONI

 

95a sessione plenaria del 3 e 4 maggio 2012

2012/C 225/07

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento generale sui fondi del quadro strategico comune

58

2012/C 225/08

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento sul FESR

114

2012/C 225/09

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento relativo al fondo sociale europeo

127

2012/C 225/10

Parere del Comitato delle regioni Proposta di regolamento sul fondo di coesione

143

2012/C 225/11

Parere del Comitato delle regioni Revisione del quadro legislativo delle TEN-T

150

2012/C 225/12

Parere del Comitato delle regioni Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione 2014-2020

159

2012/C 225/13

Parere del Comitato delle regioni Programma dell’Unione europea per il cambiamento e l’innovazione sociale

167

2012/C 225/14

Parere del Comitato delle regioni Proposte legislative sulla riforma della politica agricola comune e di sviluppo rurale dopo il 2013

174

2012/C 225/15

Parere del Comitato delle regioni Erasmus per tutti

200

2012/C 225/16

Parere del Comitato delle regioni Reti transeuropee nel settore delle telecomunicazioni

211

2012/C 225/17

Parere del Comitato delle regioni Un programma per la tutela dei consumatori (2014-2020)

217

2012/C 225/18

Parere del Comitato delle regioni  Salute per la crescita, terzo programma pluriennale d’azione dell’UE in materia di salute per il periodo 2014-2020

223

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

PARERI

Comitato delle regioni

95a sessione plenaria del 3 e 4 maggio 2012

27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/1


Parere del Comitato delle regioni «Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2011-2012»

2012/C 225/01

IL COMITATO DELLE REGIONI

sottolinea che tutti i paesi (1) interessati dalla strategia di allargamento hanno ratificato formalmente la Convenzione europea dei diritti umani e la Carta europea dell'autonomia locale, e li invita a rispettare e tradurre in pratica questi impegni;

sottolinea che è di vitale importanza che nei paesi candidati si formino e si sviluppino la governance multilivello, mezzi di informazione indipendenti e una società civile, ed esorta tali paesi ad incoraggiare il rispetto delle libertà civili e dei processi democratici nella vita politica;

sottolinea l'importanza di una procedura di consultazione formale tra autorità nazionali competenti ed enti locali e regionali in ogni fase del processo di allargamento dell'UE. Ciò amplia la partecipazione sociale e favorisce l'applicazione del principio di sussidiarietà e il ravvicinamento dei cittadini; ma facilita anche l'attuazione della legislazione e contribuisce a un uso migliore dell'IPA, se i rappresentanti locali e regionali sono informati correttamente in merito al processo di integrazione;

invita a creare o rafforzare organizzazioni che riuniscano gli enti locali e regionali e cooperino con quelle omologhe di altri Stati membri dell'UE, in quanto ciò può contribuire allo scambio di esperienze e sostenere il processo di integrazione;

valuta positivamente il processo di integrazione in corso nei paesi candidati, che dovrebbe essere sfruttato anche come elemento di un processo di decentramento sulla base di un'applicazione trasparente;

sottolinea la cruciale importanza del rispetto del principio di relazioni di buon vicinato tra gli Stati membri dell'UE, i paesi candidati e gli altri paesi terzi, nonché il ruolo e l'importanza dello sviluppo di una cooperazione transfrontaliera e regionale tra detti paesi.

Relatore

Stanisław SZWABSKI (AE/PL), presidente del consiglio comunale di Gdynia

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio - Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2011-2012

COM(2011) 666 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Raccomandazioni generali

1.

rammenta che, con l'allargamento, l'Unione europea si prefigge l'obiettivo di ampliare lo spazio di pace, sviluppo e cooperazione in Europa, per cui è aperta a ogni paese europeo che intenda aderire all'UE, rispetti e si impegni a realizzare i valori democratici e soddisfi i criteri fissati per l'adesione; fa notare che qualsiasi allargamento è possibile soltanto se si garantisce la buona riuscita dell'integrazione del paese interessato nell'Unione europea;

2.

sottolinea che tutti i paesi (2) interessati dalla strategia di allargamento hanno ratificato formalmente la Convenzione europea dei diritti umani e la Carta europea dell'autonomia locale, e li invita a rispettare e tradurre in pratica questi impegni;

3.

accoglie con favore la proposta della Commissione di ricorrere in misura maggiore allo strumento di assistenza preadesione (IPA) per promuovere e accelerare gli sforzi di riforma orientati ai risultati. Il coinvolgimento, laddove opportuno, degli enti locali e regionali potrebbe accrescere la capacità di assorbimento e promuovere lo sviluppo delle capacità del paese beneficiario favorendo, di conseguenza, un utilizzo più efficace dell'IPA;

4.

sottolinea che il processo di allargamento è inteso a garantire stabilità e maggiore prosperità per i cittadini dell'UE e dei paesi candidati all'adesione nonché una responsabilità condivisa per lo sviluppo di uno spazio sempre più ampio di pace, libertà, sicurezza e giustizia con un mercato interno, e per il conseguimento degli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale, non discriminazione, tolleranza, giustizia, solidarietà e parità tra uomini e donne;

5.

fa notare che la società dovrebbe partecipare, a tutti i livelli, ad azioni di riforma efficaci e costanti. Una buona governance - che includa una modernizzazione del settore pubblico coordinata a livello nazionale, regionale e locale - garantisce condizioni migliori per realizzare una democrazia ampia e più solida, maggiore trasparenza e sistemi meno viziati da corruzione e nepotismo. Un sistema decentrato accresce la responsabilizzazione pubblica e rende più facile per i cittadini partecipare ai processi decisionali;

6.

sottolinea che è di vitale importanza che nei paesi candidati si formino e si sviluppino la governance multilivello, mezzi di informazione indipendenti e una società civile, ed esorta tali paesi ad incoraggiare il rispetto delle libertà civili e dei processi democratici nella vita politica;

7.

sottolinea l'importanza di una procedura di consultazione formale tra autorità nazionali competenti ed enti locali e regionali in ogni fase del processo di allargamento dell'UE. Ciò amplia la partecipazione sociale e favorisce l'applicazione del principio di sussidiarietà e il ravvicinamento dei cittadini; ma facilita anche l'attuazione della legislazione e contribuisce a un uso migliore dell'IPA, se i rappresentanti locali e regionali sono informati correttamente in merito al processo di integrazione;

8.

invita a creare o rafforzare organizzazioni che riuniscano gli enti locali e regionali e cooperino con quelle omologhe di altri Stati membri dell'UE, in quanto ciò può contribuire allo scambio di esperienze e sostenere il processo di integrazione;

9.

valuta positivamente il processo di integrazione in corso nei paesi candidati, che dovrebbe essere sfruttato anche come elemento di un processo di decentramento sulla base di un'applicazione trasparente;

10.

richiama l'attenzione sul fatto che lo svolgimento e il successo del processo di allargamento dipendono in gran parte dai progressi compiuti dai paesi candidati nell'attuazione delle riforme necessarie per soddisfare i criteri di Copenaghen;

11.

evidenzia la necessità di accelerare il processo di approvazione, da parte del Consiglio europeo, della strategia macroregionale adriatico-ionica, il cui valore aggiunto consiste nel fluidificare e rafforzare i processi di adesione all'UE dei paesi candidati o candidati potenziali dell'area SEE, ma che offre inoltre l'opportunità di promuovere in tutta una serie di territori, parte della più vasta area mediterranea, il consolidamento di processi democratici;

12.

sottolinea la cruciale importanza del rispetto del principio di relazioni di buon vicinato tra gli Stati membri dell'UE, i paesi candidati e gli altri paesi terzi, nonché il ruolo e l'importanza dello sviluppo di una cooperazione transfrontaliera e regionale tra detti paesi;

13.

esorta le autorità dei paesi che presentano domanda di adesione all'UE ad adottare normative e strategie nazionali coerenti in cooperazione con gli organi amministrativi a livello locale e regionale, e a mettere a disposizione degli enti locali e regionali le risorse necessarie per attuare strategie di integrazione dei gruppi emarginati;

14.

sottolinea la necessità di un'informazione completa ed equilibrata nei paesi candidati in merito all'UE, alle sue istituzioni, al processo di integrazione e ai cambiamenti che esso comporta per i singoli paesi, nonché alle sfide e alle opportunità che ne derivano per i cittadini. Tale informazione, che deve in gran parte essere fornita dalle autorità degli stessi paesi candidati, è essenziale per consentire ai cittadini di partecipare attivamente all'integrazione dei rispettivi paesi nell'UE e di riconoscere i benefici derivanti da un'eventuale adesione;

15.

invita tutti i paesi candidati a dare il loro contributo, secondo le loro possibilità formali, allo sviluppo e al rafforzamento dell'UE e delle sue istituzioni;

16.

evidenzia la necessità e l'importanza che l'UE confermi in modo chiaro e inequivocabile il suo impegno nel quadro del processo di allargamento a integrare i paesi candidati che soddisfino i requisiti per l'adesione.

CROAZIA

I progressi della Croazia nel processo di adesione all'UE

17.

accoglie con soddisfazione la firma del Trattato di adesione con la Croazia, che segna un momento importante per l'integrazione europea; e, in attesa della conclusione positiva delle procedure di ratifica, auspica di salutare la Croazia come nuovo membro a partire dal 1o luglio 2013;

18.

esprime vivo apprezzamento per i progressi compiuti dalla Croazia nel rispetto dei criteri per l'adesione all'Unione europea, dalla domanda di adesione - presentata nel 2003 - fino all'esito positivo dei relativi negoziati e al parere favorevole all'adesione emesso dalla Commissione - rispettivamente nel giugno e nell'ottobre 2011;

19.

si compiace del fatto che Slovenia e Croazia si siano accordate per deferire la vertenza frontaliera ancora aperta ad una corte arbitrale, e auspica che si proceda all'attuazione del relativo accordo bilaterale;

20.

sottolinea l'alto livello di preparazione per l'adesione cui è pervenuta la Croazia, e nel contempo la esorta a continuare a consolidare il recepimento dell'acquis dell'Unione e a darvi piena attuazione, specie in materia di ordinamento giudiziario, lotta alla corruzione, attuazione della normativa antidiscriminazione, politica di concorrenza e libertà e pluralismo dell'informazione;

21.

si rallegra per l'esito positivo del referendum sull'adesione della Croazia all'UE svoltosi nel gennaio 2012.

ISLANDA

Progressi del paese candidato

22.

esprime apprezzamento per i progressi fatti segnare nei negoziati per l'adesione con l'Islanda, e sottolinea il carattere molto costruttivo della sua cooperazione con l'UE nel quadro del SEE e dell'area Schengen;

23.

reputa, in base al principio secondo cui ogni paese è valutato secondo i suoi meriti, che l'Islanda possa aderire all'UE già a breve termine, e la incoraggia a proseguire rapidamente il suo percorso di allineamento nei settori in cui è ancora necessario.

24.

si congratula per il fatto che l'Islanda sia riuscita a superare, in certa misura, le sue difficoltà economiche, abbia attuato con perseveranza le riforme necessarie;

25.

manifesta preoccupazione per la mancanza di un forte sostegno dell'opinione pubblica al processo di integrazione nell'UE.

EX REPUBBLICA IUGOSLAVA DI MACEDONIA

Progressi compiuti dal paese della regione Balcani occidentali con status di candidato

26.

valuta positivamente gli sforzi profusi dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia nell'ambito del processo di adesione;

27.

esprime apprezzamento per le misure adottate dal governo dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia per promuovere l'adesione di tale paese all'UE, ma manifesta preoccupazione per l'incapacità di trovare una soluzione soddisfacente alla questione del nome ufficiale del paese; è essenziale che vengano mantenute relazioni di buon vicinato, e ciò significa anche negoziare, sotto l'egida delle Nazioni Unite, una soluzione di tale questione che sia accettabile per entrambe le parti;

28.

valuta positivamente le misure in corso per adeguare il sistema giuridico nazionale alla normativa dell'UE; richiama tuttavia l'attenzione sulla necessità di perseverare nelle riforme in materia di giustizia, diritti fondamentali delle donne e delle minoranze, pubblica amministrazione;

29.

richiama l'attenzione sulla necessità di lottare contro la corruzione ad alto livello e di garantire la libertà di espressione nei media;

30.

dà atto dei progressi compiuti nel campo della cooperazione tra il governo centrale, i vari livelli di governo locale e le organizzazioni non governative;

31.

accoglie favorevolmente i progressi computi nell'attuazione della normativa in materia di regime linguistico, decentramento ed equa rappresentanza, e incoraggia a proseguire negli sforzi per affrontare sfide sempre attuali come quella dell'istruzione e dell'esistenza di rapporti armoniosi fra tutte le comunità.

MONTENEGRO

Progressi compiuti dal paese della regione Balcani occidentali con status di candidato

32.

alla luce dell'intenzione del Consiglio di avviare i negoziati per l'adesione già nel giugno 2012, accoglie con favore le misure adottate per modificare ed adeguare la legislazione montenegrina, con la riforma della pubblica amministrazione, la compilazione di statistiche nazionali, la libertà dei media e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata; constata inoltre un certo miglioramento quanto al rispetto dei diritti umani, all'uguaglianza di genere e al rispetto dei diritti delle minoranze;

33.

accoglie con favore le iniziative volte a ridurre la corruzione, e raccomanda di fare di più per combattere tale fenomeno, specie nella sfera delle privatizzazioni, della pianificazione urbanistica, dell'istruzione e del servizio sanitario nonché negli enti locali;

34.

elogia vivamente i progressi compiuti in fatto di tutela dei diritti delle minoranze e di rappresentanza delle stesse nelle istituzioni, sia a livello nazionale che negli enti locali;

35.

accoglie con favore la decisione di istituire un comitato consultivo misto (CCM) come forum di dialogo tra il Comitato delle regioni dell'UE e gli enti locali del Montenegro.

TURCHIA

Progressi del paese candidato

36.

accoglie con favore i cambiamenti in direzione della democratizzazione della vita politica e sociale in Turchia; richiama l'attenzione sull'obbligo della Turchia di mantenere relazioni di buon vicinato, e la invita ad astenersi da qualsiasi azione rivolta contro Stati membri o loro diritti sovrani, conformemente ai criteri di Copenaghen e al quadro di negoziazione UE-Turchia adottato il 3 ottobre 2005; deplora che la Turchia abbia dichiarato di voler congelare le relazioni con la presidenza dell'UE nel secondo semestre del 2012, e spera nello sviluppo della cooperazione regionale;

37.

manifesta la sua delusione per il fatto che la Turchia non rispetti gli impegni assunti nel protocollo aggiuntivo all'accordo di associazione CE-Turchia, e invita la Turchia a compiere progressi verso la loro piena attuazione;

38.

constata con preoccupazione lo scarso livello di attuazione delle normative turche adottate per soddisfare i criteri di Copenaghen, e deplora la mancanza di concreti passi avanti nello sviluppo delle autonomie locali e della società civile. Nondimeno, si augura che l'attuale processo di riforma costituzionale consenta di compiere progressi significativi. Afferma che la creazione di un comitato consultivo misto tra il Comitato delle regioni e gli enti locali e regionali turchi dovrebbe poter contribuire a far sì che si tenga conto dei requisiti europei in materia di decentramento;

39.

manifesta preoccupazione per gli insufficienti passi avanti compiuti in materia di libertà di espressione, libertà dei media, libertà religiosa e diritti delle donne, nonché quanto al rispetto dei diritti delle minoranze e all'individuazione di una soluzione equa alla questione cipriota. Sollecita il governo turco a prestare un sostegno attivo alla prosecuzione dei negoziati e ad attivarsi per la piena soluzione della questione cipriota;

40.

esprime viva preoccupazione e invita la Turchia a garantire un maggiore rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali sia nel diritto che nella prassi. Le restrizioni nella pratica alla libertà dei media, i procedimenti giudiziari avviati contro scrittori, giornalisti, accademici, rappresentanti eletti democraticamente e difensori dei diritti umani, e la frequente censura operata nei confronti di siti Internet destano tutti serie preoccupazioni che richiedono una risposta da parte del governo turco;

41.

invita la Turchia a moltiplicare gli sforzi per la riforma delle amministrazioni locali, nell'ottica di un ulteriore decentramento e di un uso più efficace dei livelli di governo locale e regionale. Al riguardo, tra i fattori cruciali figurano un finanziamento maggiore e più equo degli enti territoriali, sistemi di consultazione tra i vari livelli di governo, in linea con i principi della governance multilivello, e un sostegno più forte all'integrazione nell'UE del settore locale;

42.

nota con preoccupazione un netto calo di interesse e di credibilità, da parte del pubblico e dei mezzi d'informazione, per l'adesione della Turchia all'UE. Invita pertanto l'Unione europea a proseguire il processo negoziale, in particolare tramite un'«agenda positiva», che dovrà essere realizzata non appena la Turchia rispetterà i criteri di adesione;

43.

valuta positivamente la proposta della Commissione di ampliare la cooperazione tra gli enti locali e regionali degli Stati membri dell'UE e i loro omologhi turchi;

44.

sottolinea l'interesse del CdR a utilizzare i meccanismi e i programmi esistenti di cooperazione UE-Turchia, i programmi transfrontalieri, la cooperazione regionale e quella tra governi locali per sviluppare le autonomie locali e ampliare il campo di applicazione del principio di sussidiarietà e della democratizzazione.

ALBANIA

Progressi del paese candidato potenziale

45.

esorta le autorità dell'Albania a proseguire sulla strada delle riforme, dato che quelle attuate finora hanno avvicinato solo fino a un certo punto il paese al rispetto dei criteri di Copenaghen;

46.

richiama l'attenzione sulla cruciale importanza, per il processo di integrazione, dell'attuazione dei principi di relazioni di buon vicinato e di cooperazione regionale nonché dello sviluppo delle procedure democratiche, delle autonomie locali e della società civile;

47.

incita il governo e l'opposizione albanesi a ristabilire e a mantenere un dialogo politico costruttivo per migliorare il funzionamento e accrescere l'indipendenza delle istituzioni democratiche fondamentali; esorta le autorità albanesi a intensificare gli sforzi per la promozione e l'attuazione delle riforme necessarie per il processo di preadesione, specie in materia di diritti umani, uguaglianza di genere, protezione delle minoranze, diritti di proprietà e lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, nonché per quanto attiene alla conduzione di una politica di emigrazione costruttiva;

48.

constata con preoccupazione la carenza di azioni decisive per combattere la corruzione, che, diffusa in numerosi ambiti della vita pubblica, in futuro potrebbe porre gravi problemi per lo sviluppo del paese;

49.

esorta il governo albanese a operare attivamente con le parti in causa pertinenti per promuovere il decentramento e l'integrazione nell'UE.

BOSNIA-ERZEGOVINA

Progressi del paese candidato potenziale

50.

accoglie con favore le riforme che le autorità della Bosnia-Erzegovina stanno effettuando, ma richiama l'attenzione sull'esistenza di margini per accrescere il livello di coordinamento tra tutti i livelli di governo, compresi quelli delle entità federate (Federazione della Bosnia-Erzegovina e Republika Srpska);

51.

ritiene che le autorità della Bosnia-Erzegovina debbano moltiplicare gli sforzi per attuare le suddette riforme: richiama infatti l'attenzione sul fatto che la loro attuazione in conformità ai criteri di Copenaghen sarà possibile a medio termine - o a lungo termine, nel caso delle riforme ambientali - solo grazie a un forte impegno delle autorità del paese;

52.

esprime preoccupazione per il perdurante stallo politico in Bosnia-Erzegovina e per l'incapacità di andare oltre gli interessi particolari delle singole formazioni politiche, fattori che ritardano notevolmente il processo di adesione all'UE. Un coinvolgimento più ampio e profondo degli attori interessati, e in particolare degli enti locali, potrebbe favorire un uso più efficace dell'IPA e consentire quindi ai cittadini di trarne maggiore beneficio, dimostrando così che l'avvicinamento all'UE è vantaggioso anche per loro;

53.

condivide l'analisi della Commissione in merito al conflitto, alla situazione di stallo e alla paralisi politica in Bosnia-Erzegovina, e tiene pertanto a sottolineare la posizione da esso assunta al riguardo nel 2010 (3). La Bosnia divisa ha bisogno di autorità politiche che siano in grado di superare i contrasti per avviare soluzioni condivise. L'UE deve mettere in chiaro che l'unica vera opzione è una politica che apra il paese alle quattro libertà del mercato interno;

54.

pone l'accento sulle carenze nella cooperazione tra i diversi livelli amministrativi del paese, che andrebbero corrette con il chiaro sostegno di tutte le sue forze politiche;

55.

osserva che, affinché si sviluppi un clima di cooperazione costruttiva in Bosnia-Erzegovina, il paese ha bisogno di una struttura amministrativa funzionale, in cui i vari livelli politici possano integrarsi a vicenda e ricomporre le loro divisioni. Ribadisce che il governo nazionale di tale paese dev'essere rafforzato in diversi settori, e che bisogna sostenere le forze riformatrici che promuovono da un lato uno Stato più forte e dall'altro un processo di decentramento con enti locali rafforzati;

56.

è convinto della necessità di rafforzare concretamente la cooperazione transfrontaliera nonché la cooperazione tra le autorità centrali, locali e regionali.

KOSOVO  (4)

Progressi del paese candidato potenziale

57.

plaude all'impegno del Kosovo sulla via europea nel quadro del processo di integrazione all'UE;

58.

si augura che la mancanza di un ampio consenso fra gli Stati membri in merito allo status ufficiale del Kosovo non rappresenti un ostacolo allo sviluppo di relazioni sulla base di accordi tra il Kosovo e l'Unione europea, e ritiene che, per il momento, si potrebbero ricercare e promuovere soluzioni pratiche ad hoc sulla base di un approccio neutro per quanto riguarda lo status del paese;

59.

sottolinea che l'Unione, tenendo fede ai principi che essa stessa si è data, si è impegnata inequivocabilmente a favore di una prospettiva europea per i Balcani occidentali, Kosovo compreso.

SERBIA

Progressi del paese candidato

60.

accoglie con favore la raccomandazione della Commissione di accordare alla Serbia lo status di paese candidato all'adesione all'UE;

61.

accoglie con favore la decisione del Consiglio europeo di accordare alla Serbia lo status di candidato all'adesione, e la esorta a perseverare nelle riforme di sistema e strutturali; sottolinea la necessità di adottare misure intese a normalizzare le relazioni con il Kosovo, conformemente alle condizioni del processo di stabilizzazione e associazione, nel pieno rispetto dei principi della cooperazione regionale, con la partecipazione di tutte le parti interessate; auspica nel contempo che non venga intrapresa alcuna iniziativa che possa mettere a repentaglio la loro prospettiva europea;

62.

incoraggia le autorità serbe a proseguire nelle azioni costruttive intraprese per promuovere la cooperazione e la stabilità nella regione;

63.

plaude ai progressi compiuti dalla Serbia nel processo di preadesione, progressi che riguardano misure di adeguamento in tutta una serie di materie, dai diritti umani al sistema giudiziario, dalla libertà d'informazione al rispetto dei criteri di Helsinki;

64.

richiama l'attenzione sulla particolare importanza, ai fini del processo di integrazione, di attuare il principio di relazioni di buon vicinato e di cooperazione regionale nonché di rafforzare le procedure democratiche, dei diritti delle minoranze e delle autonomie locali e lo sviluppo della società civile;

65.

valuta positivamente la tutela dei diritti linguistici delle minoranze tradizionali, e l'adozione, nel settembre 2011, di una legge sulla proprietà pubblica e il trasferimento di alcuni poteri alla provincia autonoma di Vojvodina e agli enti locali.

Bruxelles, 3 maggio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Con l'eccezione del Kosovo, conformemente alla risoluzione 1244/1999 delle Nazioni Unite.

(2)  Con l'eccezione del Kosovo, conformemente alla risoluzione 1244/1999 delle Nazioni Unite.

(3)  CdR 345/2009.

(4)  Ai sensi della risoluzione 1244/1999 del Consiglio di sicurezza dell'ONU.


27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/7


Parere del Comitato delle regioni «Libro verde sul diritto al ricongiungimento familiare»

2012/C 225/02

IL COMITATO DELLE REGIONI

rileva come la necessità di affrontare nello specifico il problema del ricongiungimento familiare si manifesti contemporaneamente all'attenzione per una «rinnovata agenda europea per l'integrazione» (CdR 199/2011), nonché per una «cultura europea della governance multilivello» (CdR 273/2011) che sollecita in particolar modo l'iniziativa del Comitato delle regioni;

nota che il Libro verde indica che l'applicazione della direttiva in alcuni casi viene utilizzata come strumento dissuasivo e sottolinea che la disciplina del ricongiungimento familiare non deve essere intesa come strumento di contenimento dei flussi migratori; finalità specifiche del ricongiungimento sono la migliore integrazione del migrante regolare e il rispetto del diritto alla famiglia;

sottolinea che il diritto degli individui ad una vita comune nel segno dell'unità della famiglia, e il diritto, ma anche il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, e perciò di tenerli con sé, sono diritti e doveri fondamentali, indipendentemente dalla cittadinanza, e ricorda che ciò è riconosciuto da una pluralità di pronunciamenti nazionali e internazionali, su questo tema convergenti;

ricorda che l'azione pratica degli Stati deve svolgersi con riferimento ai concorrenti principi di proporzionalità e sussidiarietà, sia per mettere più decisamente in campo l'iniziativa delle regioni e delle comunità locali nell'applicazione delle pratiche di integrazione, sia per dare a loro un quadro di riferimento stabile e giuridicamente solido;

il CdR chiede un maggiore coinvolgimento del livello locale in una governance multilivello, conditio sine qua non per una politica di immigrazione coerente, rispettosa dei diritti fondamentali e idonea a promuovere il benessere delle comunità destinatarie e degli immigrati.

Relatore

Sergio SOAVE (IT/PSE), sindaco del comune di Savigliano (CN)

Testo di riferimento

Libro verde sul diritto al ricongiungimento familiare per i cittadini di paesi terzi che vivono nell'Unione europea (direttiva 2003/86/CE)

COM(2011) 735 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Quadro di riferimento

1.

considera positivamente l'iniziativa della Commissione di aprire un dibattito sul tema del ricongiungimento familiare, già oggetto specifico della direttiva 2003/86/CE, al fine di valutare alcune criticità emerse nell'applicazione della direttiva stessa e di approfondire la portata dei rilievi mossi da più parti (ONG, comunità locali, mondo accademico);

2.

ritiene opportuna la decisione di porre come base della discussione il «Libro verde» che, evidenziando alcuni aspetti essenziali della direttiva, pone una serie di interrogativi. Approva che, solo all'esito della consultazione, la Commissione europea decida eventualmente le concrete misure da adottare;

3.

ricorda che le autorità locali e regionali hanno un ruolo essenziale nella gestione delle politiche di integrazione e di coesione sociale e in questo senso devono essere implicate a pieno titolo nella discussione sulla messa in atto delle norme sul ricongiungimento familiare al fine di facilitare sia la piena integrazione degli immigrati nei paesi di destinazione, sia una eventuale riforma della direttiva;

4.

sottolinea come tale iniziativa segua le indicazioni del programma di Stoccolma, del dicembre 2009, nonché del Patto europeo sull'immigrazione e l'asilo, del settembre 2008;

5.

rileva come la necessità di affrontare nello specifico il problema del ricongiungimento familiare si manifesti contemporaneamente all'attenzione per una «rinnovata agenda europea per l'integrazione» (CdR 199/2011), nonché per una «cultura europea della governance multilivello» (CdR 273/2011) che sollecita in particolar modo l'iniziativa del Comitato delle regioni.

Contesto politico del parere

6.

considera con il dovuto riguardo il fatto che la crisi economica che sta così fortemente scuotendo l'Europa possa distorcere il giudizio sulla direttiva. Ciò anche per il concomitante manifestarsi di nuovi ingressi verso l'Europa, determinato per esempio dagli effetti del pur grande e positivo movimento politico denominato «Primavera araba» che accomuna molti paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Principi e valutazioni

7.

nota che il Libro verde indica che l'applicazione della direttiva in alcuni casi viene utilizzata come strumento dissuasivo e sottolinea in questo contesto che la disciplina del ricongiungimento familiare non deve essere intesa come strumento di contenimento dei flussi migratori, problema che va affrontato all'origine e in altro modo. Finalità specifiche del ricongiungimento sono, invece, la migliore integrazione del migrante regolare e il rispetto del diritto alla famiglia, principio sancito da tutte le carte dei diritti;

8.

sottolinea che il diritto degli individui ad una vita comune nel segno dell'unità della famiglia, e il diritto, ma anche il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, e perciò di tenerli con sé, sono diritti e doveri fondamentali, indipendentemente dalla cittadinanza, e ricorda che ciò è riconosciuto da una pluralità di pronunciamenti nazionali e internazionali, su questo tema convergenti. In particolare, l'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 individua la famiglia come «nucleo naturale e fondamentale della società», attribuendole il «diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato»; e l'articolo 9 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea inserisce a pieno titolo il diritto alla famiglia tra i diritti fondamentali dell'individuo;

9.

auspica che le politiche di gestione dell'immigrazione rispettino pienamente questi diritti fondamentali in coerenza con i pronunciamenti delle Corti di Strasburgo e Lussemburgo che su questo punto si sono chiaramente e ripetutamente espresse;

10.

invita inoltre, sul piano pratico, a valutare gli effetti del ricongiungimento familiare; già la direttiva afferma che esso contribuisce a creare una stabilità socioculturale che facilita l'integrazione, permettendo di promuovere la coesione economica e sociale, a tutto vantaggio degli enti locali ospitanti; si deve anzi riconoscere che l'applicazione del diritto al ricongiungimento familiare rappresenta un salto di qualità delle politiche migratorie, che si dimostrano più mature nell'attenzione prestata alla stabilizzazione della presenza immigrata come strumento indispensabile per una effettiva integrazione socioeconomica nel paese ospitante; ciò appare anche come un passo determinante – agli effetti pratici – per contribuire a contenere l'immigrazione clandestina e a ridurre forme pericolose di esclusione sociale;

11.

rileva che, in tutte le legislazioni costituzionali europee, il vincolo familiare è considerato come fonte di specifici doveri di solidarietà economica e sociale; la valorizzazione di tale vincolo nei riguardi delle famiglie immigrate, attraverso un più solido riconoscimento del diritto al ricongiungimento familiare, appare dunque uno specifico strumento di promozione della percezione, da parte degli stranieri, che i molteplici obblighi loro imposti (di carattere amministrativo e organizzativo) non sono il semplice frutto di politiche repressive o strumenti di polizia, ma parte di un più generale progetto volto allo sviluppo complessivo della società, a cui sono anch'essi attivamente chiamati a concorrere non solo rivendicando diritti, ma riconoscendo propri doveri che alimentano i principi della lealtà civica e della responsabilità nei confronti degli altri;

12.

in tale prospettiva, auspica che particolare riguardo sia manifestato per la tutela della cosiddetta «famiglia nucleare», che già costituisce il livello di massima attenzione da parte della direttiva, e, all'interno di tale quadro di riferimento, per il diritto al ricongiungimento dei figli minorenni, meritevoli di specifica e superiore tutela; per quanto attiene ad altre forme di famiglia, anche in relazione a norme e costumi dello Stato da cui proviene il migrante, ritiene opportuno lasciare la valutazione dei singoli casi o delle fattispecie generali agli Stati membri; qualora però, in base all'esito della consultazione, la Commissione concluda che è necessario adottare una definizione comune di «famiglia» a livello europeo, tale definizione dovrà essere coerente con quelle già inserite in altri strumenti dell'UE;

13.

nel considerare l'importanza di tali principi generali e di tali valutazioni, non ritiene che sia il caso di passare a una sostanziale limitazione dei margini di apprezzamento dei singoli Stati riconosciuti dalla direttiva e confermati dal Trattato di Lisbona. Ricorda però che l'azione pratica degli Stati deve svolgersi con riferimento ai concorrenti principi di proporzionalità e sussidiarietà, sia per mettere più decisamente in campo l'iniziativa delle regioni e delle comunità locali nell'applicazione delle pratiche di integrazione, sia per dare a loro un quadro di riferimento stabile e giuridicamente solido.

II.   QUESTIONI POSTE DAL LIBRO VERDE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Concetto di famiglia e requisiti del legame familiare

14.

ritiene che, fatto salvo il diritto di tutti i cittadini di paesi terzi legalmente soggiornanti nella zona UE di ricongiungersi con i loro familiari, sia comprensibile assoggettare tale diritto a determinate condizioni, purché sia fatto salvo lo spirito della direttiva che mira ad agevolarne l'integrazione e la stabilizzazione;

15.

ritiene che l'attuale formulazione della direttiva possa ingenerare al riguardo incertezza giuridica e interpretativa e chiede di valutare l'opportunità di stabilire a livello europeo una durata minima del soggiorno che contemperi il requisito della stabilità con il rispetto del diritto alla vita familiare e assumendo modelli analoghi a quelli della migrazione circolare qualora gli interessati aderiscano a un programma di rimpatrio volontario;

16.

suggerisce che l'età minima prevista per il ricongiungimento del coniuge debba tendenzialmente coincidere con la maggiore età del coniuge, come fissata dalla legislazione nazionale del paese accogliente, salvo deroghe verso il basso da considerarsi eccezionalmente. Ciò per garantire il massimo di uniformità possibile ed evitare possibili discriminazioni in base all'età;

17.

richiama l'attenzione sul fatto che le due deroghe previste al diritto al ricongiungimento familiare per i figli minori (articolo 4, paragrafo 1, ultimo comma, e paragrafo 6), avendo avuto scarso rilievo pratico, potrebbero essere abolite. In ogni caso raccomanda che le decisioni in materia debbano essere prese sempre in vista del maggiore interesse del figlio e della valorizzazione della tutela dei diritti del minore; raccomanda inoltre che, per le stesse ragioni, il diritto al ricongiungimento dei figli minori sia garantito anche in assenza di vincolo matrimoniale tra i genitori, anche al fine di escludere qualsiasi forma di discriminazione tra figli legittimi e naturali;

18.

per quanto attiene alla clausola facoltativa relativamente ad altri familiari, diversi dal coniuge o dal partner registrato e dai figli, ritiene sia opportuno mantenere in capo ai singoli Stati un margine di apprezzamento nella definizione dei criteri di individuazione; rileva piuttosto che la direttiva vigente non chiarisce – e dovrebbe farlo – le conseguenze per i familiari in caso di morte del soggiornante, annullamento del matrimonio, divorzio, uscita dallo Stato membro o vittoriosa contestazione di paternità.

Misure di integrazione

19.

raccomanda un preventivo monitoraggio sulla efficacia delle diverse esperienze già messe in atto (misure «pre-partenza» e misure applicate nel paese di accoglienza). Sulla base di questo primo screening, raccomanda comunque di evitare misure pre-partenza che non siano praticabili dai familiari del soggiornante a causa di analfabetismo, costi materiali, lontananza dai centri urbani e tali comunque da significare, di fatto, preclusione al diritto di ricongiungimento. Si ritiene inoltre opportuno che, qualora si richieda la frequenza di corsi di lingua e/o di educazione civica e/o di conoscenza della storia e della cultura della società ospite, dopo l'arrivo nel paese di accoglienza, tali corsi siano offerti gratuitamente per evitare discriminazioni in base al censo e siano svolti ricorrendo, tra l'altro, anche ai moduli europei per l'integrazione (European integration modules).

Periodo di attesa e capacità di accoglienza

20.

nella valutazione di altre condizioni materiali poste al soggiornante dallo Stato membro (disponibilità di alloggio, assicurazione sanitaria, risorse stabili sufficienti), raccomanda che esse siano conformi al principio di proporzionalità e non si risolvano in restrizioni arbitrarie; in particolare auspica che, nell'attuazione della direttiva, gli Stati membri adottino una disciplina tale da ancorare l'accertamento circa la sussistenza di queste condizioni a criteri obiettivi e verificabili e non a clausole generiche e suscettibili di interpretazione arbitrariamente restrittiva;

21.

suggerisce l'eliminazione del criterio della «capacità di accoglienza» dello Stato membro, come elemento di valutazione sull'opportunità di concedere il ricongiungimento, poiché esso si configura come strumento di controllo aggiuntivo sui flussi migratori, in contrasto con i principi del diritto dell'Unione europea;

22.

ritiene che la durata del permesso di soggiorno dei familiari del soggiornante debba essere uniformata a quella del soggiornante stesso, considerando la possibilità di adottare soluzioni in linea con i modelli della migrazione circolare qualora gli interessati aderiscano a un programma di rimpatrio volontario.

Questioni riguardanti l'asilo

23.

per quanto riguarda il ricongiungimento familiare dei cittadini di paesi terzi che beneficiano di forme di protezione particolare (asilo, status di rifugiato, protezione sussidiaria) ritiene che, conformemente alle sollecitazioni del Programma di Stoccolma, i diversi status dovrebbero essere trattati attraverso norme specifiche e autonome che tengano conto della particolare situazione (anche dal punto di vista delle difficoltà pratiche ad adempiere alle richieste di informazione e di esibizione di documenti) in cui si trovano i soggetti titolari di tali forme di protezione. La direttiva concernente la disciplina generale dei ricongiungimenti non dovrebbe quindi essere applicata ai familiari di stranieri che beneficiano di forme di protezione, mentre i ricongiungimenti familiari di questi ultimi dovrebbero essere oggetto di disciplina autonoma, anche con riferimento ai vincoli familiari eventualmente contratti in un momento successivo all'ingresso sul territorio dello Stato ospitante.

Frodi, abusi e questioni procedurali

24.

ritiene che la decisione di alcuni Stati di introdurre la prova del DNA per l'identificazione dei figli, se non applicata come extrema ratio, possa costituire violazione del principio di proporzionalità oltre che di fondamentali diritti quali il diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 della CEDU);

25.

sulle temute frodi che si attuerebbero mediante matrimoni di convenienza, chiede alla Commissione e/o agli Stati membri di disporre di dati sull'entità reale del fenomeno. In assenza di riscontri specifici, ritiene opportuno che vengano condotti studi mirati in tutti gli Stati membri al fine di cogliere più precisamente la realtà del fenomeno e promuovere le buone pratiche relative al modo di affrontare questi problemi;

26.

sui costi del ricongiungimento familiare posti a carico del richiedente, segnala il rischio che un'artificiosa lievitazione dei costi amministrativi possa essere strumentalmente utilizzata da taluni Stati allo scopo di porre arbitrarie limitazioni all'ingresso, in aperto contrasto con il principio di proporzionalità, che esige l'adeguatezza dei mezzi rispetto al fine: il fine è quello di favorire, e non di precludere, l'esercizio del diritto considerato; sarebbe dunque opportuno che gli Stati membri fossero sollecitati a fissare l'ammontare delle spese in maniera tale da non vanificare di fatto la concreta applicazione della direttiva;

27.

ritiene che agli Stati membri si debba raccomandare il rispetto del termine perentorio previsto dalla direttiva entro cui la decisione sulla domanda di ricongiungimento deve essere assunta; ogni procedura derogatoria stabilita dallo Stato e diretta a dilatare oltre ogni ragionevolezza tale termine appare un ostacolo alla piena attuazione della direttiva.

Rispetto delle clausole orizzontali

28.

circa le asserite difficoltà nel rispetto delle due clausole orizzontali obbligatorie previste dalla direttiva, auspica che siano adottati dalla Commissione europea tutti gli strumenti e le misure previsti dai Trattati e diretti ad assicurare il pieno rispetto del diritto comunitario da parte degli Stati membri.

III.   CONSIDERAZIONI FINALI

29.

Il CdR chiede un maggiore coinvolgimento del livello locale in una governance multilivello, conditio sine qua non per una politica di immigrazione coerente, rispettosa dei diritti fondamentali e idonea a promuovere il benessere delle comunità destinatarie e degli immigrati. Esperienze esemplari di integrazione sono registrate in molte regioni e comunità dell'Europa e non poche ambiguità delle legislazioni nazionali nella concreta interpretazione della direttiva sono risolte positivamente proprio dall'esperienza pratica delle istituzioni locali. Il CdR sottolinea la necessità di ottenere il massimo dell'informazione in questa materia e offre la sua piena cooperazione agli Stati membri e alle altre istituzioni europee nella raccolta e diffusione di informazioni e buoni prassi là dove questi dati sono disponibili a livello locale o regionale.

Bruxelles, 3 maggio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/11


Parere del Comitato delle regioni «Revisione della politica dell’UE in materia di qualità dell’aria e di emissioni»

2012/C 225/03

IL COMITATO DELLE REGIONI

constata che la tendenza che indica un rallentamento in termini di miglioramento della qualità dell'aria sia in gran parte da ricondurre alla mancanza di ambizione della politica in materia di riduzione delle emissioni alla fonte a livello UE, nonché all'insufficienza delle misure su scala nazionale. Gli oneri e le responsabilità che gravano sugli enti locali e regionali per la risoluzione dei problemi sono considerevoli; occorre adottare un approccio multilivello dove ciascun livello di governo (europeo, nazionale, regionale e locale) si assuma la propria responsabilità e adotti le misure che possono e devono essere prese sul proprio piano;

ribadisce che la politica dell'UE in materia di immissioni e quella in materia di emissioni devono essere accoppiate. A tal fine occorre che durante la fase di elaborazione strategica siano definiti obiettivi con pari livello di ambizione e calendari sincronizzati per la politica UE in materia di riduzione alla fonte e per quella in materia di immissioni;

raccomanda di rafforzare la politica UE in materia di emissioni, in particolare procedendo a una revisione della direttiva NEC ambiziosa, che consenta di ridurre le concentrazioni di fondo; inasprendo le norme EURO relative all'NO2/NOx e alle polveri sottili per i veicoli, nonché i valori limite di emissione per le altre fonti mobili; allineando le norme UE per le emissioni dei veicoli alle emissioni effettive prodotte da questi ultimi; affrontando la questione delle emissioni provenienti dai trasporti marittimi e aerei e quella delle emissioni di ammoniaca generate dall'agricoltura;

raccomanda di garantire che la revisione delle direttive sulla qualità dell'aria ambiente (2008/50/CE 2004/107/CE) consenta di ridurre in particolare il numero delle sostanze e quello dei valori-obiettivo e dei valori limite, concentrandosi sulle sostanze maggiormente inquinanti e sugli indicatori che riflettono al meglio i diversi aspetti legati alla salute; di analizzare se la concentrazione di particelle e il CE/fuliggine rappresentano degli indicatori più adeguati e in quale forma essi potrebbero essere integrati nella direttiva; di esaminare la possibilità di applicare un valore limite per la media annuale per il PM10 sulla base delle concentrazioni medie di più anni; di estendere la possibilità di concedere deroghe straordinarie per la riduzione dei livelli di NO2 in determinate circostanze; e di imporre norme più specifiche sull'ubicazione delle stazioni di misurazione al fine di garantire la comparabilità.

Relatore

Cor LAMERS (NL/PPE), sindaco di Houten

Testo di riferimento

Lettera del vicepresidente della Commissione europea del 19 luglio 2011

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

A.    Osservazioni generali

1.

è al corrente dell'intenzione della Commissione europea di presentare nel 2013 una revisione completa della politica europea in materia di qualità dell'aria ambiente, corredata di nuovi obiettivi a lungo termine per il periodo successivo al 2020. Tale revisione, di portata molto ampia, comprende i seguenti elementi:

la revisione della strategia tematica sull'inquinamento atmosferico (COM(2005) 446 final),

un inasprimento della politica UE di riduzione delle emissioni alla fonte,

la fusione, in un'unica direttiva, delle seguenti direttive:

la direttiva relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (2008/50/CE e 2004/107/CE),

la versione riveduta della direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (direttiva 2001/81/CE);

2.

apprezza la richiesta rivoltagli dalla Commissione europea di elaborare un parere esplorativo sul futuro della politica UE in materia di qualità dell'aria;

3.

precisa che il presente parere (1), di natura esplorativa ed elaborato durante la fase di raccolta di pareri di esperti nel quadro del processo decisionale UE, esamina sia aspetti politico-amministrativi che aspetti tecnici (raccomandazioni relative alla normativa e alle proposte procedurali);

4.

constata che la qualità dell'aria influisce sulla vita quotidiana e sulla salute dei cittadini sia nelle aree urbane che in quelle rurali. Nel miglioramento della qualità dell'aria occorre dare priorità alla salute pubblica e all'ambiente. Parallelamente, occorre trovare il giusto equilibrio tra lo sviluppo economico e la lotta all'inquinamento atmosferico. Al tempo stesso, il miglioramento della protezione dell'ambiente e della salute può anche creare degli stimoli per l'economia e ridurre i costi economici legati agli effetti negativi e dannosi per la salute;

5.

si compiace del fatto che la qualità dell'aria in Europa sia migliorata notevolmente grazie alla coniugazione della politica UE in materia con le politiche e le misure adottate dagli Stati membri (a livello di governo nazionale, regionale e locale). Gli ultimi vent'anni sono stati caratterizzati da una tendenza al miglioramento; tuttavia, il Comitato esprime preoccupazione per il rallentamento che tale progresso ha fatto registrare di recente;

6.

osserva che i problemi e le difficoltà più gravi legati all'inquinamento atmosferico si riscontrano negli agglomerati urbani. Nonostante tutte le misure adottate a livello locale e regionale, molte città europee non sono in grado di rispettare entro i termini previsti i valori limite fissati per le polveri sottili (PM10 e PM2,5) e per l'NO2; ne consegue che gran parte dei cittadini europei vive in zone dove la concentrazione dell'inquinamento atmosferico è nociva per la salute;

7.

constata inoltre che anche le zone rurali e le periferie delle zone urbane sono colpite dall'inquinamento atmosferico, con conseguenze non trascurabili per l'ambiente, le colture e gli ambienti naturali;

8.

sottolinea la necessità di ridurre l'inquinamento atmosferico, pur garantendo allo stesso tempo il buon funzionamento sociale ed economico delle città. Nella maggior parte degli Stati membri i trasporti stradali motorizzati sia di passeggeri che di merci (alimentati principalmente a gasolio o benzina) sono una delle principali cause dirette dei punti critici di inquinamento atmosferico da NO2, ed è pertanto assolutamente indispensabile intervenire in quest'ambito in maniera più efficace di quanto non si sia fatto finora, sia sul piano degli standard in materia di emissioni che della gestione del traffico;

9.

ritiene che la questione fondamentale da affrontare nella revisione della politica europea in materia di qualità dell'aria debba essere il modo in cui (vale a dire con quali leggi e con quali provvedimenti) la normativa UE possa determinare un miglioramento della qualità dell'aria. In quest'ottica, occorre considerare almeno i seguenti aspetti: il concetto di governance multilivello, l'adozione di un approccio globale e l'effettiva attuazione della normativa UE nelle città europee. L'applicabilità della direttiva UE e i problemi di attuazione nelle città e nelle regioni devono essere trattati in maniera prioritaria;

10.

afferma che la governance deve costituire un elemento importante della definizione della nuova normativa UE in materia di qualità dell'aria. L'inquinamento atmosferico ha dimensioni transfrontaliere e nazionali e richiede pertanto l'adozione di misure a tutti i livelli di governo (europeo, nazionale, regionale e locale). Il Comitato raccomanda di adottare un approccio multilivello dove ciascun livello di governo si assume la propria responsabilità e adotta le misure più opportune che possono e devono essere prese sul proprio piano;

11.

sottolinea l'importanza di adottare un approccio globale nella definizione di una nuova normativa a livello UE. Per quanto possibile, occorre prevenire l'inquinamento. È infatti essenziale individuare le cause dell'inquinamento e affrontare il problema delle emissioni alla fonte, in un modo che sia il più possibile efficace sul piano economico ed ecologico;

12.

fa presente che il miglioramento della salute pubblica impone una politica UE ambiziosa in materia di qualità dell'aria. Tuttavia, una politica UE in materia di immissioni, con valori limite per le sostanze inquinanti, non può prescindere da una politica efficace in materia di emissioni, fondata su misure di riduzione alla fonte a livello dell'UE. Il livello di ambizione della revisione deve quindi essere in perfetta armonia con quello dei limiti nazionali di emissione e della politica UE in materia di emissioni (riduzione alla fonte). In tale contesto, il Comitato ritiene che la fusione delle direttive relative alla qualità dell'aria ambiente (2008/50/CE e 2004/107/CE) con la direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (2001/81/CE) favorirà l'armonizzazione dei diversi livelli di ambizione perseguiti.

B.    La strategia tematica sull'inquinamento atmosferico e la sua attuazione negli Stati membri

La strategia tematica

13.

ritiene che la strategia tematica sull'inquinamento atmosferico abbia contribuito a ridurre l'esposizione dei cittadini all'inquinamento atmosferico e a migliorare la qualità dell'ambiente;

14.

si rammarica del fatto che non tutte le misure di riduzione alla fonte annunciate nella strategia tematica siano state realmente applicate. Le carenze più lampanti relative alle suddette misure riguardano:

la definizione di un approccio integrato del ciclo dell'azoto,

la revisione della direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (2001/81/CE, LNE), fondamentale per contrastare le concentrazioni di fondo, ma rinviata purtroppo a più riprese.

L'attuazione a livello locale e regionale

15.

osserva che i comuni e le regioni si adoperano considerevolmente per migliorare la qualità dell'aria attraverso misure quali:

la promozione di forme di trasporto più sostenibili come trasporti pubblici più efficienti e attrattivi, piste ciclabili, restrizioni dell'accesso di automobili e/o camion (maggiormente inquinanti) (zone ecologiche) e incentivi all'utilizzo di automobili (più) «pulite» mediante ad esempio l'accesso preferenziale e/o politiche adeguate in materia di parcheggi,

il miglioramento della gestione dei trasporti, un migliore scorrimento del traffico, attraverso la limitazione della velocità e la definizione di sistemi logistici innovativi per la fornitura di merci nei centri urbani,

la prevenzione del sollevamento delle polveri, grazie al miglioramento del manto stradale e al divieto dell'utilizzo di pneumatici chiodati sulle strade dei centri urbani,

le infrastrutture e l'edilizia, ad esempio: ordinanze locali in materia di riscaldamento (se la legislazione nazionale lo consente), la riduzione delle emissioni derivanti dalla produzione di riscaldamento di ambienti, la promozione del teleriscaldamento, l'ammodernamento degli impianti di riscaldamento, l'allargamento dello spazio tra la strada e le abitazioni, l'incremento del volume delle aree verdi. Riguardo a quest'ultima misura, va osservato che le aree verdi lungo le strade e le banchine (isolamento «verde») hanno scarso effetto. Tutte le grandi superfici verdi, come i parchi e i boschi, offrono un valore aggiunto dimostrabile;

16.

rileva che la politica europea a tutti i livelli deve avere sempre più il compito, in particolare, di effettuare una riduzione quantitativa e uno spostamento geografico e settoriale dei trasporti individuali motorizzati e dei trasporti stradali di merci. Va tuttavia sottolineato che non è possibile garantire il rispetto delle norme stabilite per il PM10, il PM2,5, e l'NO2 soltanto tramite queste misure. Ciò è da ricondurre principalmente a tre categorie di ostacoli: esigua influenza, possibilità limitate e scarso margine di manovra (cfr. punti 17, 19 e 22);

17.

ritiene che i singoli enti locali e regionali possano influire solo in maniera geograficamente limitata sul miglioramento della qualità dell'aria nei loro territori (prima categoria di ostacoli). Le politiche locali e regionali sono orientate alla riduzione delle emissioni provenienti da fonti locali, mentre in particolare una quota considerevole delle concentrazioni di polveri sottili (PM10, PM2,5) e di ozono rilevate a livello locale è ascrivibile ad emissioni transfrontaliere e/o interregionali;

18.

nota che le elevate concentrazioni di fondo di inquinanti atmosferici e l'attuazione e revisione spesso insufficienti della direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (2001/81/CE) possono limitare in maniera considerevole le prospettive di successo delle misure adottate dagli enti locali e regionali per rispettare le norme UE in materia di qualità dell'aria. Le emissioni accumulate (a livello locale, regionale, nazionale e internazionale) portano alla formazione delle cosiddette concentrazioni di fondo, le quali possono essere talmente elevate da far sì che a livello locale sia sufficiente registrare un debole inquinamento per avvicinarsi o superare i valori soglia. In questi casi, la capacità di influenza delle città e delle regioni interessate è ovviamente molto limitata;

19.

constata che gli enti locali e regionali dispongono di possibilità limitate per l'adozione di misure (seconda categoria di ostacoli). Le politiche a livello urbano sono orientate alla mobilità, alla pianificazione territoriale e all'adozione di misure specifiche per la risoluzione dei cosiddetti «punti critici». Gli enti territoriali non possono adottare quasi nessuna misura efficace di riduzione delle emissioni basata sulle caratteristiche della fonte;

20.

fa presente che, nell'ambito dell'elaborazione delle loro politiche in materia di qualità dell'aria, gli enti locali e regionali hanno anticipato i vantaggi che sarebbero derivati dall'introduzione di misure di riduzione delle emissioni alla fonte a livello UE. In retrospettiva, non resta che constatare che la mancanza di ambizione della politica di riduzione alla fonte (che non sempre ha permesso di ottenere i risultati previsti sulle strade europee) è uno dei principali fattori responsabili del superamento dei valori limite a livello locale e regionale (cfr. capitolo D);

21.

osserva che l'ulteriore riduzione delle concentrazioni di sostanze nocive in loco attraverso misure di natura esclusivamente locale può esercitare un impatto considerevole sulla vita quotidiana dei cittadini e comportare costi notevoli, che necessitano di risorse finanziarie di cui i comuni e le regioni spesso non dispongono e per le quali non sono formalmente competenti in tutti gli Stati membri. Inoltre, una politica di riduzione alla fonte condotta a livello internazionale ed europeo è molto più efficace sul piano dei costi;

22.

nota che il margine di manovra degli enti locali e regionali è limitato (terza categoria di ostacoli) e si rammarica che in molti Stati membri, purtroppo, le misure di sostegno a livello nazionale sono assenti o insufficienti, il che va a indebolire ancor più gli enti locali e regionali. Non tutti gli Stati membri, ad esempio, hanno elaborato un piano per la qualità dell'aria e buona parte di essi non ha optato per un approccio integrato che sia vincolante per tutti i livelli di governo. In alcuni casi, inoltre, le autorità nazionali sconsigliano o addirittura impediscono agli enti locali e regionali di adottare misure complementari o più severe. In diversi Stati membri, ad esempio, gli enti locali non sono autorizzati a stabilire zone a basse emissioni poiché tale competenza è riservata alle autorità nazionali. Anche le regole del mercato interno dell'UE limitano le opzioni di intervento delle politiche locali e regionali: la libera circolazione di beni e persone viene infatti ostacolata dall'introduzione di zone ecologiche troppo estese (ad esempio regionali) e dalla chiusura di strade e ponti. Per questo motivo è infatti impossibile imporre il divieto di circolazione a livello nazionale per i veicoli inquinanti;

23.

fa notare che diversi Stati membri stanno elaborando una normativa nazionale che consenta di scaricare sui comuni e sulle regioni le sanzioni finanziarie inflitte per l'infrazione di disposizioni UE. Gli enti territoriali sono tenuti a rispettare i valori limite con le possibilità e le risorse limitate di cui dispongono, mentre i livelli di governo europeo e nazionale dispongono di strumenti e di risorse di portata ed efficacia molto maggiori; per questo motivo, nel caso in cui vengano oltrepassati i valori limite, sono gli Stati membri che devono continuare ad avere la responsabilità per il pagamento delle sanzioni. Il Comitato reputa ingiusto ogni «trasferimento» delle sanzioni finanziarie agli enti locali e regionali, e vi si oppone.

Un approccio di governance multilivello

24.

constata che la tendenza che indica un rallentamento in termini di miglioramento della qualità dell'aria sia in gran parte da ricondurre alla mancanza di ambizione della politica in materia di riduzione delle emissioni alla fonte a livello UE, nonché all'insufficienza delle misure su scala nazionale. Gli oneri e le responsabilità che gravano sugli enti locali e regionali per la risoluzione dei problemi sono considerevoli;

25.

rileva inoltre che la lotta contro l’inquinamento atmosferico è insufficientemente coordinata tra Stati membri: i livelli di informazione e le soglie di allarme non sono identici tra paesi confinanti, in caso di fenomeni gravi d'inquinamento non è previsto alcuno scambio di informazioni in tempo reale tra Stati membri, né è previsto alcun coordinamento dei piani d'azione per le grandi zone inquinate comuni a più Stati;

26.

sottolinea che un unico livello di governo, da solo, non può né risolvere i problemi relativi alla qualità dell'aria, né attuare la politica europea. Occorre adottare un approccio multilivello dove ciascun livello di governo (europeo, nazionale, regionale e locale) si assuma la propria responsabilità e adotti le misure che possono e devono essere prese sul proprio piano;

27.

osserva che gli enti locali e regionali dipendono in parte dalle misure di riduzione alla fonte adottate su scala nazionale e internazionale per far abbassare sostanzialmente le concentrazioni di fondo attraverso la riduzione delle emissioni. È sulla base di tali disposizioni che gli enti locali e regionali potranno a loro volta riformulare le proprie politiche in materia, ad esempio inasprendo le condizioni di accesso alle zone ecologiche;

28.

ritiene che l'attuazione della normativa in materia di qualità dell'aria non sia soltanto una questione di applicazione giuridica (trasposizione nella legislazione nazionale). Il Comitato invita gli Stati membri, se il loro ordinamento interno lo consente, a elaborare dei piani per la qualità dell'aria e/o dei programmi di riduzione nazionali e/o federali dotati di un approccio integrato e coordinati tra loro, che tengano conto degli aspetti di transnazionalità del fenomeno da contrastare; è inoltre favorevole all'adozione di un approccio multilivello e raccomanda di istituire negli Stati membri delle squadre formate da esperti dei diversi livelli di governo incaricati di elaborare congiuntamente dei piani e programmi nazionali (2). Ciò favorirà la coerenza complessiva e il coordinamento tra le misure nazionali, regionali e locali;

29.

esprime apprezzamento per gli sforzi profusi dalla Commissione europea volti ad attirare l'attenzione sulle buone pratiche in uso presso gli enti locali e regionali e invita a proseguire tale strategia;

30.

ammette che la coerenza e la sinergia con gli sviluppi sul piano internazionale sono essenziali e segnala che i limiti di emissione indicati nel quadro della revisione del Protocollo di Göteborg devono rappresentare il necessario complemento alla revisione della direttiva UE relativa ai limiti nazionali di emissione (2001/81/CE).

C.    Coerenza e sinergie tra la politica in materia di emissioni e la politica in materia di immissioni a livello UE

Un approccio integrato  (3)

31.

ritiene fondamentale garantire la coerenza e la sinergia tra le misure relative ai diversi agenti inquinanti. In quest'ottica è essenziale che la politica UE in materia di qualità dell'aria adotti un approccio integrato nei confronti delle altre politiche, in particolare in materia di clima, industria, trasporti, alloggi ed energia. Una politica dei trasporti più sostenibile e l'introduzione di forme sostenibili di produzione e consumo di energia possono determinare una riduzione considerevole dell'inquinamento atmosferico;

32.

si rammarica della persistente assenza di sinergie tra le diverse misure. Determinate misure aventi effetti positivi in certi settori possono nel contempo avere ricadute negative in altri. Un maggiore utilizzo della biomassa (come il biodiesel negli impianti di piccole dimensioni) può comportare ad esempio un aumento delle emissioni di fuliggine, cosa che rappresenta un rischio per la qualità dell'aria e per la salute pubblica. L'aumento del numero di veicoli alimentati a gasolio può determinare un calo delle emissioni di CO2, ma ha un effetto negativo sulle emissioni di polveri sottili. Le tecniche di riduzione delle emissioni di polveri sottili possono a loro volta avere ripercussioni negative sulle emissioni di NO2 provenienti dai veicoli diesel, cosa che rallenta (e ha rallentato) la tendenza alla riduzione delle concentrazioni di NO2. Occorre prevenire per quanto possibile tali effetti mediante un'integrazione rafforzata delle politiche; a tale proposito si raccomanda di perseguire il raggiungimento di una situazione che risulti globalmente vantaggiosa (win-win) per tutti gli ambiti d'azione interessati, o per lo meno di stabilire criteri per determinare, a seconda dei casi, quali tra gli obiettivi perseguiti siano da considerare prioritari;

33.

rileva che sarebbe opportuno collegare la politica di qualità dell'aria con quella di incentivazione all'impiego delle fonti di energia alternative. Il ricorso alle fonti di energia alternative (per es. impianti di riscaldamento geotermico, collettori solari) contribuirebbe considerevolmente al miglioramento della qualità dell'aria;

34.

segnala la mancata integrazione tra le politiche per la lotta ai cambiamenti climatici e quelle per la qualità dell'aria. Queste ultime influiscono in generale positivamente sulla lotta ai cambiamenti climatici, ma la politica in materia di cambiamenti climatici ha un'incidenza limitata sull'inquinamento atmosferico. Essa è caratterizzata infatti da una propria dinamica e da un proprio calendario, ed è maggiormente orientata al lungo periodo, mentre la politica in materia di qualità dell'aria è incentrata più sul breve e medio termine;

35.

ritiene che la qualità dell'aria e la politica in materia di rumore ambientale presentino numerose possibilità di sinergia, in particolare laddove si possa ottenere una riduzione del traffico; anche in questo caso occorre perseguire il raggiungimento di una situazione globalmente vantaggiosa (win-win) per entrambi i settori politici (4);

36.

chiede che la rilevazione delle emissioni e delle immissioni venga ampliata tramite un «monitoraggio integrato» (Integrated Monitoring), comprendente la rilevazione e la valutazione coordinate delle emissioni, l'ampliamento della gamma delle sostanze, purché si possa dimostrare che esse incidono effettivamente sulla salute delle persone o sull'ambiente oppure, nel caso della valutazione, che questa si limiti al monitoraggio mediante la modellizzazione, la creazione di modelli di diffusione e la misurazione dell'esposizione e dell'impatto a livello spazio-temporale. Questo però all'esplicita condizione che non comporti un eccessivo aggravio di costi.

Il legame tra la politica in materia di emissioni e la politica in materia di immissioni dell'UE

37.

sottolinea che la coerenza e la sinergia tra le politiche in materia di immissioni (valori limite dell'UE) e di emissioni (misure di riduzione alla fonte a livello UE) sono di importanza fondamentale. Le immissioni sono infatti la conseguenza dei livelli di emissioni, della loro localizzazione e delle condizioni di trasmissione ed eventualmente dispersione atmosferica. Inoltre, una politica ambiziosa in materia di emissioni potrebbe rivelarsi il mezzo più efficace per ridurre le immissioni (livelli di concentrazione);

38.

nota che l'ambiziosa politica in materia di immissioni seguita dall'UE non è sfociata automaticamente in una politica ambiziosa in materia di emissioni, determinando uno squilibrio tra le due: conseguentemente i problemi di attuazione riscontrati in molte città europee (cfr. capitolo B) e i ritardi registrati nel miglioramento della qualità dell'aria sono riconducibili in gran parte alle incoerenze delle politiche UE in materia di immissioni e di emissioni, che dovranno essere pertanto affrontate ogni volta che verranno sviluppate nuove politiche e misure in questo ambito, allo scopo di garantire un equilibrio tra di esse:

a)

il livello di ambizione della direttiva relativa alla qualità dell'aria ambiente non corrisponde ancora a quello delle misure di riduzione alla fonte a livello UE, né ai risultati concreti ottenuti da queste ultime (cfr. capitolo D), pertanto questi due obiettivi devono essere allineati,

b)

i calendari delle politiche UE in materia di immissioni e di emissioni non sono sincronizzati. Gli Stati membri sono tenuti a conformarsi alle norme in materia di qualità dell'aria prima del termine stabilito, ad esempio, per l'effettiva applicazione delle norme EURO sulle strade europee. Gli effetti delle norme EURO (valori di emissione) sono percepibili e misurabili soltanto dopo alcuni anni. Per definizione, esse sono applicabili soltanto a una piccola parte del parco veicoli, vale a dire le vetture nuove. Le nuove norme in materia di emissioni hanno effetto soltanto se il vecchio parco veicoli viene sostituito; tuttavia tale sostituzione del parco veicoli (e, dunque, l'attuazione delle nuove norme) richiede diversi anni (miglioramenti reali),

c)

il Comitato invita la Commissione a indicare nella strategia tematica riveduta quale sia la durata necessaria per il ciclo di sostituzione delle misure di riduzione alla fonte annunciate, ossia a precisare quando, dopo l'introduzione di tali misure, sarà possibile soddisfare i valori soglia in condizioni reali. È inoltre importante fare un calcolo del periodo necessario per sostituire il parco veicoli con mezzi meno inquinanti. Gli adeguamenti della politica in materia di immissioni dovrebbero tenere conto del ciclo di sostituzione;

39.

afferma che i nuovi obiettivi relativi alla qualità auspicata dell'aria (inasprimento dei valori limite) devono essere realistici e realizzabili e, pertanto, andare di pari passo con le misure (di riduzione alla fonte) che consentano di abbattere efficacemente le emissioni in tutta Europa. La politica dell'UE in materia di immissioni e quella in materia di emissioni devono essere accoppiate. A tal fine occorre che durante la fase di elaborazione strategica siano definiti obiettivi con pari livello di ambizione e calendari sincronizzati per la politica UE in materia di riduzione alla fonte e per quella in materia di immissioni (cfr. punto precedente). Il Comitato chiede inoltre che sia prestata attenzione alla fase di attuazione nella quale si potrebbe creare la situazione in cui: alcune delle misure di riduzione alla fonte annunciate nella strategia tematica riveduta non vengono adottate oppure, nella pratica, non portano alla riduzione delle emissioni prevista (e definita dalla politica in materia di emissioni). Il Comitato propone che in questo caso la Commissione adotti misure compensative atte a evitare che si ricreino le incoerenze esistenti attualmente tra le politiche UE in materia di emissioni e quelle in materia di immissioni che porrebbero gli enti regionali e locali di nuovo di fronte a un compito impossibile;

40.

propone il seguente calendario per l'elaborazione della futura politica UE in materia di qualità dell'aria, conformemente alla coerenza auspicata tra la politica in materia di immissioni e quella in materia di emissioni:

a)

presentazione all'inizio del 2013 della strategia tematica riveduta in materia di qualità dell'aria; in questo modo, la strategia potrà essere introdotta nel circuito del processo decisionale europeo nel 2013,

b)

presentazione alla fine del 2013 della revisione della direttiva relativa alla qualità dell'aria ambiente e delle misure europee di riduzione delle emissioni alla fonte,

c)

valutazione intermedia e possibilità di adeguamento in base ai nuovi indicatori nel 2017 (cfr. capitolo E).

D.    Politica in materia di emissioni

Politica UE di riduzione delle emissioni alla fonte

41.

constata che l'inquinamento atmosferico è causato principalmente dai trasporti stradali e aerei, dalla navigazione, dal riscaldamento, dai nuclei familiari, dall'industria e dall'allevamento intensivo. Una politica ambiziosa di riduzione delle emissioni alla fonte è pertanto indispensabile (5). In tale contesto occorre tener conto del fatto che il trasporto stradale motorizzato è uno dei principali responsabili diretti dei problemi legati all'inquinamento atmosferico nelle aree urbane;

42.

si compiace, dal punto di vista della qualità dell'aria, per il livello di ambizione mostrato dal Libro bianco Tabella di marcia verso uno spazio unico europeo dei trasporti - Per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile (COM(2011) 144 final). Tuttavia, al fine di raggiungere il livello di ambizione necessario per garantire la qualità dell'aria, il Comitato invita a elaborare un piano d'azione europeo corredato di obiettivi intermedi, misure concrete (come le misure di riduzione delle emissioni alla fonte a livello UE) e fasi di valutazione (6);

43.

chiede che l'UE si occupi in modo più sistematico che in passato della riduzione, oltre che delle emissioni di ogni singola fonte, mobile o fissa, anche della quantità complessiva delle singole fonti. Finora, infatti, tali misure di politica quantitativa sono state in gran parte lasciate alla discrezionalità degli enti locali e delle regioni. Inizialmente il contributo dell'UE potrebbe comprendere misure intese a:

accordare la priorità ai modi di trasporto collettivi piuttosto che individuali nel pianificare e promuovere lo sviluppo delle reti transeuropee, e

ampliare il concetto di qualità dei prodotti dell'UE, finora concentrato sul loro impatto sulla salute e sull'ambiente (progettazione ecocompatibile o «ecodesign»), per includervi anche una componente costituita dal ridotto consumo di materie prime e di energia;

44.

ritiene che la politica UE in materia di emissioni debba basarsi su delle norme (e una politica orientata agli obiettivi, con relative disposizioni) onde evitare di rallentare ulteriori innovazioni in campo tecnico;

45.

raccomanda di introdurre una regola di prevenzione analoga al quadro giuridico in materia di rifiuti, che consenta di gestire in modo appropriato le risorse disponibili;

46.

fa osservare che il diffuso superamento dei valori limite di NO2 è ascrivibile essenzialmente al fatto che i limiti di emissione (per i veicoli a motore) introdotti dall'UE si sono dimostrati insufficienti o sono stati fissati in ritardo, e raccomanda pertanto di inasprire con urgenza le norme EURO relative all'NO2/NOx e alle polveri sottili per i veicoli. È importante attenersi rigorosamente alle scadenze stabilite per l'introduzione delle norme EURO 6;

47.

raccomanda altresì di inasprire i valori limite di emissione per altre fonti mobili quali, per esempio, i macchinari fuoristrada (off-road), l'installazione di filtri sui veicoli già in circolazione (retrofit) o l'aggiornamento delle norme europee riguardanti le motociclette;

48.

fa notare la discrepanza tra la normativa dell'UE e le emissioni effettive dei veicoli su strada. Le norme EURO 5 erano (e sono) ambiziose, tuttavia tale ambizione non si è tradotta in una forte riduzione dell'inquinamento atmosferico; il motivo principale è da ricondursi al divario che esiste tra la realtà giuridica della normativa UE e le emissioni effettive dei veicoli su strada. Fin dall'introduzione della norma EURO 3 per gli autocarri è emerso chiaramente che le emissioni prodotte in condizioni reali di circolazione erano maggiori del previsto e non corrispondevano alla riduzione delle emissioni attesa. Lo stesso problema è stato riscontrato nuovamente con le norme EURO 4 ed EURO 5 relative, rispettivamente, agli autocarri e alle automobili con motore diesel, nonché, sebbene in misura minore, per le emissioni di NOx delle automobili. Per concretizzare l'ambizione della normativa UE, occorre garantire che le norme EURO 6 applicate alle emissioni dei veicoli in fase di prova corrispondano in misura maggiore alle emissioni effettive prodotte con uno spostamento medio in città;

49.

fa altresì notare che gli autocarri di nuova fabbricazione vengono sottoposti in pratica a una regolazione tecnica periodica, per cui in condizioni reali vi sono maggiori emissioni di ossidi di azoto e di polveri sottili di quelle attese sulla base della prova di omologazione. Nell'introduzione degli autocarri di generazione EURO 6 occorre prevenire e sanzionare il più possibile tale pratica. Per evitare questo problema, il Comitato chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare la normativa, i collaudi degli autocarri e le ispezioni in materia. Occorre inoltre esaminare se in futuro tali regolazioni tecniche possano essere rese impossibili a livello tecnico;

50.

chiede che sia accordata un'attenzione particolare ai veicoli pesanti (autobus e autocarri), che sono in genere quelli maggiormente inquinanti. I veicoli di categoria media (tra cui quelli destinati alle consegne), emettono una quantità di NOx nettamente maggiore rispetto alla media delle vetture. La politica dell'UE in materia di emissioni dovrebbe pertanto accordare un'attenzione particolare all'inasprimento delle norme di emissione per tali veicoli pesanti e quelli di categoria media, ma anche per le automobili con motore diesel, affiancandole ad adeguate misure di gestione della logistica commerciale e di incentivazione e miglioramento del trasporto pubblico locale;

51.

constata che l'usura dei pneumatici e dei dischi dei freni, insieme al deterioramento del manto stradale e alla risospensione delle polveri sulle strade, contribuisce ad aumentare le concentrazioni di polveri sottili, e raccomanda, nell'ambito del programma quadro di ricerca europeo, di realizzare degli studi sulle possibilità di riduzione di questo tipo di emissioni. Propone inoltre di elaborare una guida delle buone pratiche che presenti una serie di raccomandazioni sull'impiego di soluzioni per il trattamento antipolveri al fine di evitare una nuova diffusione nell'aria di sostanze inquinanti;

52.

constata che l'industria continua a contribuire in maniera considerevole alle emissioni totali in Europa. La riduzione di questo tipo di emissioni è disciplinata dalla direttiva sulle Emissioni industriali (2010/75/UE, DEI). Gli ambiziosi documenti tecnici di riferimento (Reference Documents on Best Available Techniques - BREF) e le relative conclusioni rappresentano degli strumenti decisivi per ridurre le concentrazioni di fondo. Per poter lavorare anche in futuro con le migliori tecniche disponibili (Best Available Techniques - BAT) è necessario rivedere con regolarità i BREF e le relative conclusioni, e fare in modo che essi siano sufficientemente ambiziosi da ridurre il livello delle concentrazioni di fondo in tutta Europa. Occorre inoltre limitare per quanto possibile il ricorso a esenzioni (7);

53.

constata che le imprese agricole contribuiscono all'inquinamento atmosferico; le emissioni di ammoniaca concorrono in maniera considerevole all'acidificazione e all'eutrofizzazione. Per conseguire gli obiettivi relativi alla protezione della natura, e in particolare per la tutela delle aree Natura 2000, è essenziale ridurre ulteriormente i livelli di NH3. La riduzione di questo tipo di emissioni è disciplinata dalla direttiva sulle Emissioni industriali (2010/75/UE). Anche per le grandi imprese agricole con produzione di tipo industriale è importante poter continuare a lavorare in futuro con le migliori tecniche disponibili e, a tal fine, è necessario che i documenti di riferimento su tali tecniche (BREF) siano riveduti con regolarità;

54.

osserva che le emissioni provenienti dai trasporti marittimi possono influire considerevolmente sulle concentrazioni di inquinanti atmosferici nelle città e nelle zone portuali e lungo le vie navigabili interne interessate da un intenso traffico, così come nelle città e nelle regioni costiere. Il Comitato esorta le autorità nazionali a garantire che le direttive dell'Organizzazione marittima internazionale (OMI) vengano applicate a tutte le acque costiere europee. Per le navi della navigazione interna occorre stabilire delle misure volte a ridurre sia le emissioni di particolato che quelle di NOx;

55.

constata che le emissioni generate dai trasporti aerei contribuiscono alle concentrazioni di fondo di inquinanti atmosferici. Il Comitato invita l'UE e le autorità nazionali ad adottare le misure necessarie e ad inasprire le norme riguardanti le emissioni degli aeromobili.

La revisione della direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (2001/81/CE)

56.

sottolinea che la direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (LNE) è lo strumento per eccellenza atto a ridurre le concentrazioni di fondo. L'inquinamento atmosferico transfrontaliero rappresenta una parte molto importante delle concentrazioni di fondo in molti Stati membri, e tale livello può addirittura salire a oltre il 50 % (media nazionale) per determinate sostanze inquinanti. Il Comitato ritiene fondamentale che la revisione di tale direttiva sia sufficientemente ambiziosa da ridurre il livello delle concentrazioni di fondo in tutta Europa. È a questa condizione che le politiche locali e regionali in materia di qualità dell'aria diverranno realistiche e realizzabili;

57.

segnala che la direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione è uno strumento importante per indurre gli Stati membri ad adottare misure di riduzione alla fonte. A tal fine è tuttavia necessario far coincidere i livelli previsti dalla direttiva LNE riveduta e dalla politica UE in materia di riduzione alla fonte con quelli a cui ambiscono le direttive relative alla qualità dell'aria ambiente (2008/50/CE e 2004/107/CE). Soltanto con delle norme severe in questo settore è possibile realizzare norme ambiziose per la direttiva sulla qualità dell'aria. In tal senso, il Comitato ritiene che la fusione della direttiva LNE con le direttive relative alla qualità dell'aria ambiente favorirà l'armonizzazione dei diversi livelli di ambizione perseguiti;

58.

esprime preoccupazione riguardo al basso livello di ambizione dimostrato dagli Stati membri per quanto riguarda la prossima revisione del Protocollo di Göteborg (che contiene gli accordi internazionali per i limiti di emissione); tale revisione influirà su quella della direttiva LNE e, di conseguenza, anche sugli obiettivi della nuova normativa UE in materia di qualità dell'aria. Il Comitato invita gli Stati membri a innalzare i propri livelli di ambizione nell'ambito della prossima revisione del Protocollo di Göteborg;

59.

chiede che sia quantomeno realizzato un inventario delle emissioni di carbonio elementare o fuliggine e che sia condotto un monitoraggio per individuare nuovi agenti atmosferici inquinanti che in futuro potrebbero essere inseriti in tale Protocollo.

E.    Politica in materia di immissioni: la revisione delle direttive relative alla qualità dell'aria ambiente (2008/50/CE e 2004/107/CE)

Osservazioni generali sulla revisione delle direttive

60.

nota che le direttive relative alla qualità dell'aria ambiente (2008/50/CE e 2004/107/CE) rappresentano degli strumenti fondamentali per ridurre l'esposizione dei cittadini e dell'ambiente all'inquinamento atmosferico. La definizione dei livelli di protezione minima ha dato luogo in tutti gli Stati membri dell'UE a delle azioni volte a ridurre le emissioni e ad attenuare le concentrazioni attorno ai punti critici. Un calo delle emissioni in un paese determina contemporaneamente una riduzione dell'inquinamento atmosferico transfrontaliero, permettendo così ai paesi confinanti di aiutarsi vicendevolmente a rispettare i valori limite;

61.

ritiene che la salute pubblica e la protezione dell'ambiente debbano rappresentare il punto di partenza per la revisione delle direttive relative alla qualità dell'aria ambiente; sarebbe opportuno prevedere dei livelli di ambizione più elevati per il miglioramento della salute pubblica. A tal riguardo, il Comitato pone tuttavia come condizione che il livello di ambizione della revisione sia in perfetta armonia con quello dei limiti nazionali di emissione e della politica UE in materia di emissioni (riduzione alla fonte), come già anticipato (punto 57);

62.

osserva che le attuali direttive relative alla qualità dell'aria ambiente definiscono 27 valori limite e valori obiettivo; il Comitato nota altresì che alcuni di tali valori limite si sovrappongono l'un l'altro (ad esempio i valori limite giornalieri e annuali per il PM10 e i valori limite annuali per il PM10 e il PM2,5). Inoltre, già da diversi anni, alcuni dei valori limite non sono più stati superati in gran parte dei paesi dell'UE. Il Comitato propone pertanto di esaminare se il concetto di valori-obiettivo apporti realmente un valore aggiunto nel caso di sostanze per le quali le direttive hanno già fissato anche dei valori limite;

63.

constata che l'obbligo di rendiconto imposto dalle direttive per quanto riguarda le concentrazioni rilevate e lo stato di avanzamento dei piani per la qualità dell'aria è molto dispendioso in termini di tempo e comporta oneri amministrativi aggiuntivi per gli enti locali e regionali;

64.

ritiene che dal punto di vista della sanità pubblica e della ricerca scientifica, così come nell'ottica di un miglioramento della regolamentazione, del contenimento degli oneri amministrativi e di una più agevole comunicazione con i cittadini, il numero delle sostanze e quello dei valori-obiettivo e dei valori limite potrebbe eventualmente essere ridotto. Uno dei modi di procedere al tal fine è quello di concentrarsi sulle sostanze maggiormente inquinanti e sugli indicatori che riflettono al meglio i diversi aspetti legati alla salute pubblica.

Carbonio elementare/fuliggine

65.

raccomanda che, per l'inquinamento causato dai trasporti, si opti per l'adozione degli indicatori che riflettano al meglio gli aspetti legati alla salute. La direttiva vigente sancisce le norme per il PM10, il PM2,5 e l'NO2. Alcuni studi indicano tuttavia che il carbonio elementare (CE o fuliggine) e la concentrazione di particelle (aerosol da combustione) rappresentano degli indicatori più adeguati per le componenti dell'inquinamento atmosferico legato al traffico automobilistico rilevanti ai fini della salute pubblica. Il CE o fuliggine è la frazione di fuliggine emessa nella combustione di tutti i carburanti a base di carbonio (tra cui il gasolio e la benzina), in particolare nei motori dei veicoli e delle imbarcazioni. Il Comitato raccomanda pertanto di esaminare la possibilità di introdurre una nuova norma per la concentrazione di particelle e per il CE o fuliggine;

66.

osserva che porre una maggiore attenzione sul CE o fuliggine sarebbe in linea con le raccomandazioni del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) e della Convenzione delle Nazioni Unite sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (CLRTAP);

67.

propone di prevedere nella direttiva la possibilità di una revisione intermedia (per mezzo della procedura di rifusione). Se dagli studi (cfr. punto 65) e dalle esperienze concrete emergerà che la norma fondata sul CE o fuliggine è più adatta a servire da indicatore, si potrà considerare se sia opportuno o meno inserirla nella direttiva, e in quale forma.

Inquinamento atmosferico da polveri sottili

68.

fa notare che l'attuale direttiva contempla tre valori limite e un obiettivo di riduzione per le polveri sottili (PM10 e PM2,5). Inoltre, per le polveri sottili esistono valori diversi (valori medi annui e valori sulle 24 ore). Questo complica l'attuazione pratica della direttiva e comporta oneri amministrativi superflui. Il Comitato è a conoscenza del dibattito in corso sulla semplificazione del quadro attuale tramite l'abbandono di una delle due norme sulle polveri sottili (PM10 o PM2,5), che deve essere adeguatamente giustificato da studi che analizzino i possibili effetti di tale misura sulla salute e sull'ambiente; il CdR non prende posizione a riguardo;

69.

riconosce che in determinate zone il rispetto dei valori limite fissati per il PM10 è molto difficile. Tale difficoltà può essere dovuta a circostanze e/o a fonti locali, a talune condizioni meteorologiche specifiche e/o a periodi di inquinamento atmosferico su macroscala. Anche i trasporti merci a lungo raggio possono contribuire notevolmente al carico inquinante complessivo. Nell'ottica della flessibilità auspicata il Comitato propone di esaminare se la valutazione fondata sul valore limite per la media annuale possa essere fatta sulla base delle concentrazioni medie di più anni;

70.

osserva che l'introduzione della norma relativa al PM2,5 è stata accolta favorevolmente, poiché la sua correlazione con gli effetti sulla salute è probabilmente migliore rispetto a quella del PM10. Tuttavia, per il PM2,5 esistono molti valori diversi - così come per l'esposizione in generale e per la percentuale di riduzione. Per le autorità è difficile rispettare questi limiti in tutti i loro aspetti. Non è ancora chiaro se gli enti locali e regionali siano in grado di rispettare i valori limite fissati per il PM2,5 e la percentuale di riduzione. Le informazioni a riguardo sono ancora incomplete e l'effetto delle misure non può ancora essere quantificato. Il Comitato raccomanda che nella valutazione delle norme relative al PM2,5 si tenga conto dell'assenza di questi dati e che si esamini se, in determinate circostanze, non occorra concedere più tempo per conformarsi alle norme.

NOx/NO2

71.

propone che la Commissione europea, in attesa dei risultati delle ricerche relative all'introduzione di una nuova formulazione della norma, riesamini la necessità di disporre di un valore limite per la concentrazione media oraria di NO2, poiché il valore limite annuale sembra essere «più restrittivo» e sarebbe impossibile adottare misure a livello locale per limitare le concentrazioni di NO2 osservate su un'ora;

72.

propone che la direttiva sancisca il diritto dei cittadini all'adozione di un piano di azione in caso di superamento dei valori limite delle emissioni inquinanti;

73.

ritiene che, vista la specificità dei problemi legati alla riduzione dei livelli di NO2 nell'atmosfera, occorra estendere la possibilità di prorogare le scadenze (deroga straordinaria). A tal fine, lo Stato membro interessato deve dimostrare che, pur avendo adottato tutte le misure ragionevolmente necessarie, anche per limitare le distanze percorse dagli autoveicoli, non è riuscito a osservare il valore limite fissato a livello UE perché i motori dei veicoli in circolazione non rispettano i limiti di emissione definiti dalle norme EURO (in altre parole, a causa di un'inadeguata politica europea di riduzione alla fonte).

Ozono

74.

fa presente che l'ozono (O3) si forma nell'atmosfera in presenza della luce solare per effetto della reazione dei cosiddetti «precursori»: ossidi di azoto, monossido di carbonio, metano e altri composti organici volatili. In diverse città, soprattutto nel Sud dell'Europa, si continuano a registrare elevate concentrazioni di ozono. Gli enti locali non hanno quasi alcuna possibilità di incidere sulle concentrazioni di ozono nella loro città, tuttavia essi possono contribuire all'abbassamento delle concentrazioni altrove, riducendo le emissioni provenienti dal traffico. Il Comitato raccomanda di fare della riduzione delle elevate concentrazioni di ozono nelle zone urbane soprattutto una priorità delle politiche nazionali ed europee in materia di qualità dell'aria. Una politica in materia di emissioni per i composti organici volatili è considerata la misura più efficace;

75.

segnala l'analisi condotta dall'Istituto neerlandese per la salute pubblica e l'ambiente (Nederlandse Rijksinstituut voor Volksgezondheid en Milieu) (8), dalla quale emerge che gli Stati membri hanno solo scarsa influenza sulle medie annuali delle concentrazioni di ozono, e che la loro influenza sui picchi dell'O3 nel loro territorio è pressoché nulla. Al contempo, le concentrazioni di fondo su larga scala sembrano aumentare leggermente. Il Comitato ritiene che occorra tener conto di questa evoluzione nell'ambito della valutazione dei valori obiettivo per l'ozono (obiettivi a lungo termine) e delle conseguenze che ciò implica per l'elaborazione delle politiche e la rendicontazione. Il rispetto dei valori obiettivo per l'ozono (obiettivi di lungo periodo) risulta particolarmente difficile per i paesi meridionali, in cui sono più elevati sia il numero di ore di insolazione (con una conseguente maggiore radiazione solare) che la temperatura media, fenomeni che favoriscono la formazione dell'ozono troposferico. Il Comitato raccomanda di valutare se tale fenomeno possa essere classificato nella categoria degli inquinanti atmosferici «naturali», da considerare perciò alla stregua del sale marino e della sabbia del Sahara;

76.

raccomanda che, per ridurre le concentrazioni di ozono, si punti in particolare sulla diminuzione delle emissioni dei gas responsabili della formazione dell'ozono stesso, rivedendo a tal fine la direttiva relativa ai limiti nazionali di emissione (2001/81/CE) e inasprendo la normativa settoriale per le fonti importanti.

Flessibilità

77.

sottolinea che le condizioni atmosferiche possono incidere negativamente sui livelli di inquinamento atmosferico. La siccità estrema che ha colpito gran parte dell'Europa occidentale nei primi mesi del 2011 ha causato un innalzamento delle concentrazioni di PM10. Tali effetti non possono essere contrastati con misure di portata locale e regionale, e la normativa europea deve tener conto di questo aspetto prevedendo delle disposizioni per gli anni estremi sul piano meteorologico, come ad esempio l'introduzione di una media pluriennale;

78.

sottolinea a tal proposito la correlazione tra l'andamento dell'economia e l'inquinamento atmosferico, di cui si dovrà tenere conto in futuro nella definizione di nuove politiche. A causa dell'attuale crisi economica si è registrato un calo delle attività (mobilità, industria e navigazione) e, di conseguenza, una riduzione delle emissioni. Al tempo stesso, anche le risorse finanziarie disponibili per l'innovazione sia a livello privato (ad es. rinnovo dei sistemi di riscaldamento o delle vetture) che a livello industriale, si sono sensibilmente ridotte. Nel momento in cui l'economia mostrerà una ripresa, si potrebbe verificare una nuova inversione in queste tendenze.

Monitoraggio (misurazione) e modellizzazione (calcolo)

79.

osserva che la maniera in cui sono ubicate le stazioni di misurazione può variare a seconda degli Stati membri. Poiché ciascuna stazione presenta delle caratteristiche geografiche diverse, che possono influenzare i valori della qualità dell'aria, il Comitato raccomanda che il monitoraggio (misurazione) continui a essere obbligatorio, ma che venga migliorato grazie a regole più specifiche relative all'ubicazione delle stazioni di misurazione al fine di garantire la comparabilità dei valori misurati;

80.

propone in questo contesto che venga creata una piattaforma di scambio e di informazione in tempo reale sui livelli di inquinamento e che vengano allineate le soglie di informazione e di allarme per coordinare meglio le azioni adottate negli Stati membri nei casi di inquinamento atmosferico acuto.

Bruxelles, 3 maggio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Il CdR ha consultato la sua rete di monitoraggio della sussidiarietà in merito al presente parere. La relazione sulla consultazione è stata pubblicata nel dicembre 2011.

(2)  L'istituzione di tali gruppi è stata raccomandata nel parere CdR 164/2010 fin.

(3)  Si tratta di una raccomandazione ricorrente del Comitato: cfr. CdR 164/2010 fin e CdR 140/2011 fin.

(4)  Questa raccomandazione è stata formulata anche nel parere del CdR in merito alla Direttiva sul rumore ambientale: la via da seguire (CdR 190/2011 riv. 2).

(5)  Si tratta un auspicio di vecchia data del Comitato: 190/2011 riv. 2, CdR 140/2011 fin, CdR 101/2011 fin, CdR 164/2010 fin, CdR 159/2008 fin.

(6)  Questa raccomandazione è stata formulata anche nel parere del CdR 101/2011 fin.

(7)  Questa raccomandazione è formulata anche nel parere del CdR sul tema Emissioni industriali (CdR 159/2008 fin).

(8)  RIVM, Dossier Ozon 2011: een overzicht van de huidige stand van kennis over ozon op leefniveau in Nederland (Dossier Ozono 2011: panoramica dello stato attuale delle conoscenze sull'ozono troposferico nei Paesi Bassi), giugno 2011.


27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/20


Parere del Comitato delle regioni «Proposte legislative sulla riforma della politica comune della pesca»

2012/C 225/04

IL COMITATO DELLE REGIONI

sostiene le azioni intraprese dalla Commissione europea al fine di limitare, entro il 2015, il processo di riduzione di numerose specie ittiche e garantire, ove possibile, uno sfruttamento delle risorse biologiche marine che consenta di ottenere il rendimento massimo sostenibile;

reputa che, ove possibile, andrebbe introdotto progressivamente un divieto di rigetto, principalmente per quanto riguarda le specie ad uso industriale, fermo restando tuttavia che il rigetto dovrebbe essere consentito per gli organismi marini che sono in grado di sopravvivervi;

richiama l'attenzione sulla potenziale minaccia e sulle conseguenze negative che potrebbero derivare dall'introduzione di un sistema di concessioni di pesca trasferibili di tipo obbligatorio; raccomanda quindi che tali sistemi siano volontari e di competenza di ciascuno Stato membro;

riconosce che l'importanza economica e strategica dell'acquacoltura ne giustifica la promozione attraverso un regolamento separato;

invoca una maggiore regionalizzazione della politica comune della pesca, e appoggia pienamente l'introduzione di un processo che tenga conto delle specificità e delle esigenze delle regioni, compresa la collaborazione con i consigli consultivi regionali, al fine di adottare misure di conservazione e misure tecniche per l'attuazione della suddetta politica che consentano di tener conto in modo più adeguato della realtà e della peculiarità dei singoli tipi di pesca, compresi i problemi transfrontalieri;

accoglie favorevolmente l'inclusione del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca nel nuovo quadro strategico comune e il suo allineamento con gli altri fondi regionali e rurali; chiede però delle garanzie sia in merito ai finanziamenti che andranno a favore della pesca e dell'acquacoltura sia per quanto riguarda la partecipazione delle regioni all'attuazione strategica di tali fondi.

Relatore

Mieczysław STRUK (PL/PPE), presidente della regione Pomerania

Testi di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura

COM(2011) 416 final

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Riforma della politica comune della pesca

COM(2011) 417 final

Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni concernente gli obblighi di comunicazione ai sensi del regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della politica comune della pesca

COM(2011) 418 final

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla dimensione esterna della politica comune della pesca

COM(2011) 424 final

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla politica comune della pesca

COM(2011) 425 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Gestione a lungo termine

1.

reputa che la politica comune della pesca (PCP) debba contribuire a creare condizioni ambientali, economiche e sociali sostenibili a lungo termine. Essa deve inoltre consentire un miglioramento del tenore di vita degli operatori del comparto alieutico, contribuire alla stabilità del mercato, garantire la disponibilità delle risorse e assicurare al consumatore derrate alimentari a prezzi ragionevoli;

2.

sostiene le azioni intraprese dalla Commissione europea a seguito della Dichiarazione finale del vertice mondiale dello sviluppo sostenibile (Johannesburg, 2002), allo scopo di limitare, entro il 2015, il processo di riduzione di numerose specie ittiche e garantire, ove possibile, uno sfruttamento delle risorse biologiche marine che consenta di ottenere il rendimento massimo sostenibile;

3.

fa osservare che, nel caso di taluni stock, se gli sforzi necessari per raggiungere l'obiettivo stabilito sono particolarmente urgenti, tale urgenza potrebbe però avere conseguenze sociali ed economiche negative. È quindi essenziale che, parallelamente alle opportune misure restrittive e di protezione, si realizzino interventi attivi di ristrutturazione, ad esempio nei campi dello sviluppo economico, della formazione e della garanzia delle condizioni previdenziali. Il finanziamento di tali interventi va assicurato sia a livello nazionale e regionale, nei limiti delle rispettive possibilità e competenze, sia a livello dell'UE;

4.

concorda nel ritenere che lo sfruttamento sostenibile delle risorse vive dovrebbe essere basato su un approccio prudenziale ed ecosistemico al fine di limitare l'incidenza delle attività alieutiche sull'ambiente nonché di ridurre ed eliminare progressivamente le catture indesiderate;

5.

insiste sul fatto che lo sfruttamento sostenibile delle risorse biologiche deve essere conseguito grazie a un approccio pluriennale alla gestione della pesca, basato su piani pluriennali che rispecchino la specificità di determinati tipi di pesca e contengano meccanismi che consentano, in caso di eventi imprevisti, di adottare le decisioni necessarie;

6.

osserva che, nel quadro di un approccio ecosistemico, i piani pluriennali dovrebbero, per quanto possibile, riguardare una molteplicità di stock nei casi in cui tali stock siano soggetti a uno sfruttamento congiunto. Per gli stock in relazione ai quali non sono stati disposti piani pluriennali, dovrebbero essere garantiti tassi di sfruttamento che producano il rendimento massimo sostenibile mediante la definizione di limiti di cattura e/o di sforzo;

6 bis

richiama l'attenzione sul fatto che i piani pluriennali dovrebbero prevedere obiettivi chiari, tempi per conseguirli, direzioni di sviluppo e controlli periodici. Sia i tempi che le direzioni di sviluppo devono essere adeguati alle dinamiche degli stock ittici ai quali si riferiscono;

6 ter

ritiene che, nell'elaborazione e attuazione dei piani pluriennali, debbano essere proposte misure ragionevoli dal punto di vista economico, tenendo conto dell'esigenza di introdurre gli opportuni adeguamenti in modo graduale ed evitare scadenze troppo ravvicinate in assenza di necessità urgenti, giustificate da motivazioni obiettive e razionali dal punto di vista socioeconomico. Parallelamente, si dovrà procedere a una valutazione delle conseguenze socioeconomiche, da effettuare con la partecipazione dei soggetti interessati o dei loro legittimi rappresentanti;

7.

reputa che, per una gestione della pesca basata sui migliori pareri scientifici disponibili che tenga conto delle conoscenze ecologiche tradizionali acquisite dai pescatori e tramandate da una generazione di pescatori all'altra, sia necessario poter disporre di dati armonizzati, affidabili e precisi, e richiama l'attenzione sulla necessità di effettuare la raccolta dei dati in cooperazione con il settore della pesca. Invita la Commissione europea e gli Stati membri a stanziare risorse destinate specificamente alla ricerca e alle valutazioni di esperti; sottolinea il ruolo del comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (STECF) quale istanza scientifica in grado di sostenere l'azione della Commissione europea volta a promuovere una gestione sostenibile della pesca;

8.

L'UE dovrebbe destinare agli organismi nazionali e regionali congrue risorse per la raccolta dei dati, necessaria per una valutazione economica e sociale dei soggetti che operano nei settori della pesca, dell'acquacoltura e della trasformazione dei rispettivi prodotti, nonché delle tendenze occupazionali in questi settori.

Accesso alle acque costiere

9.

condivide la posizione della Commissione, secondo cui le norme vigenti che limitano l'accesso alle risorse comprese nella zona delle 12 miglia nautiche degli Stati membri hanno funzionato in maniera soddisfacente, contribuendo alla conservazione delle risorse e limitando lo sforzo di pesca nelle acque maggiormente sensibili dell'Unione. In quest'ottica, il Comitato delle regioni è del parere che dette norme debbano rimanere in vigore;

10.

sottolinea che le risorse biologiche marine intorno alle regioni ultraperiferiche devono continuare a godere di una protezione speciale poiché contribuiscono alla salvaguardia dell'economia locale, tenuto conto della situazione strutturale, sociale ed economica di tali regioni;

11.

richiama l'attenzione sul principio dello Stato di origine, sancito dalla Convenzione dell'ONU sul diritto del mare, e invita gli Stati membri a rispettarlo nelle rispettive zone economiche esclusive, al fine di salvaguardare la vitalità delle popolazioni ittiche anadrome (che si riproducono in acqua dolce) minacciate;

12.

è inoltre dell'avviso che si debba dare agli Stati membri la possibilità di adottare, nella rispettiva zona delle 12 miglia nautiche e tenuto conto delle connotazioni ambientali e socioeconomiche riscontrabili a livello di GSA o inferiore, misure di conservazione e di gestione applicabili a tutti i pescherecci dell'UE, purché tali misure, se applicate a pescherecci appartenenti ad altri Stati membri, non siano discriminatorie e siano state oggetto di una consultazione preliminare con gli altri Stati membri interessati e di attività di informazione ad essi rivolte, e purché l'UE non abbia adottato misure specifiche di conservazione e di gestione per tale zona.

Limitazione dei rigetti

13.

conviene sulla necessità di adottare misure volte a ridurre e, se possibile, eliminare i livelli, attualmente elevati, di catture accidentali e di rigetti in mare, che costituiscono di fatto uno spreco considerevole e incidono negativamente sullo sviluppo sostenibile delle risorse biologiche marine e sugli ecosistemi marini, nonché sulla redditività finanziaria delle attività alieutiche. Alla luce di quanto sopra, ritiene che si debba incoraggiare il potenziamento della selettività degli attrezzi e delle tecniche di pesca per ridurre il più possibile i rigetti. Ove possibile, andrebbe introdotto progressivamente un divieto di rigetto, principalmente per quanto riguarda le specie ad uso industriale, fermo restando tuttavia che il rigetto dovrebbe essere consentito per gli organismi marini che sono in grado di sopravvivervi;

14.

è del parere che gli operatori non debbano trarre pieno profitto economico dagli sbarchi di catture accidentali, e che la trasformazione di queste in farine animali costituisca una risposta errata agli obiettivi ambientali della Commissione;

15.

rileva, inoltre, che il regolamento di base non appare la sede appropriata per un elenco dettagliato delle specie il cui sbarco è obbligatorio. Tale obbligo potrebbe essere meglio declinato nei singoli piani di gestione per specie (mono o multi-specifici).

Accesso alle risorse

16.

ritiene che la regolamentazione attuale consenta già agli Stati membri che lo desiderino di introdurre, per la loro flotta, dei sistemi di quote individuali trasferibili, con conseguenze note in termini sia di speculazione che di concentrazione. Alla luce di queste considerazioni, non è opportuno imporre a ciascuno Stato membro di introdurre diritti di pesca trasferibili o soggetti a canone di affitto;

17.

è inoltre del parere che debbano essere gli Stati membri a decidere la durata di qualsiasi sistema di concessioni di pesca trasferibili;

18.

richiama l'attenzione sulla potenziale minaccia e sulle conseguenze negative che potrebbero derivare dall'introduzione di un sistema di concessioni di pesca trasferibili di tipo obbligatorio; raccomanda quindi che tali sistemi siano volontari e di competenza di ciascuno Stato membro;

19.

insiste sulla necessità che, prima dell'introduzione di un sistema volontario di concessioni di pesca trasferibili, gli Stati membri applichino le proprie norme giuridiche in modo tale da garantire adeguatamente gli interessi della pesca costiera e al tempo stesso proteggere dagli effetti negativi dell'introduzione di un tale sistema – come ad esempio l'eccessiva concentrazione o la speculazione;

20.

ricorda, a proposito dell'eliminazione di capacità in eccesso, le esperienze positive di aiuti alle demolizioni;

21.

ritiene che le caratteristiche specifiche e la vulnerabilità socioeconomica del settore della pesca in molti paesi dell'UE, nonché il fatto che gli Stati membri abbiano priorità di politica socioeconomica diverse in rapporto alla pesca, rendano inopportuno un sistema obbligatorio di concessioni di pesca trasferibili, e reputa che il metodo per l'assegnazione delle possibilità di pesca e le regole per l'eventuale trasferimento di tali possibilità debbano continuare ad essere decisi a livello di singoli Stati membri;

22.

chiede inoltre che, al momento di fissare i limiti della capacità di pesca per le flotte di piccola pesca, si tenga conto delle condizioni specifiche delle regioni ultraperiferiche, garantendo il mantenimento degli attuali livelli di riferimento.

La dimensione esterna

23.

insiste affinché l'Unione europea promuova a livello internazionale gli obiettivi della PCP. A tal fine, essa deve sforzarsi di migliorare l'operato delle organizzazioni regionali e internazionali dedite alla conservazione e alla gestione degli stock ittici internazionali, promuovendo un processo decisionale basato sulle conoscenze scientifiche e su un maggiore rispetto delle norme nonché una maggiore trasparenza e una maggiore partecipazione delle parti interessate, in particolar modo i pescatori, e combattendo le attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN);

24.

concorda nel ritenere che gli accordi in materia di gestione sostenibile della pesca conclusi con paesi terzi debbano garantire il diritto di accesso in cambio di un contributo finanziario dell'Unione, nonché contribuire alla creazione di quadri di governance di elevata qualità in questi paesi al fine di garantire in particolare misure efficienti di monitoraggio, controllo e sorveglianza dello sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche. Ritiene inoltre che gli accordi con i paesi terzi debbano garantire alla flotta da pesca dell'Unione che da essi dipende un quadro di stabilità, vitalità e redditività che ne garantisca il futuro;

25.

sottolinea con forza che il quadro giuridico, economico e ambientale instaurato - per le attività alieutiche svolte da imbarcazioni dell'UE o gli investimenti effettuati nel settore della pesca da operatori unionali - dagli accordi di associazione con paesi terzi in materia di pesca, deve essere in linea con le misure pertinenti adottate da organizzazioni internazionali quali le organizzazioni regionali per la gestione della pesca (ORGP). Gli accordi in materia di pesca dovrebbero essere intesi, tra l'altro, a garantire che le attività alieutiche nei paesi terzi si svolgano in condizioni di sostenibilità e con modalità reciprocamente soddisfacenti.

Acquacoltura

26.

riconosce che l'importanza economica e strategica dell'acquacoltura ne giustifica la promozione attraverso un regolamento separato che delinei gli orientamenti strategici dell'Unione per i piani strategici nazionali, al fine di migliorare la competitività del settore dell'acquacoltura, promuovendo la sostenibilità ecologica, economica e sociale nello sviluppo e nell'innovazione lungo l'intera filiera di produzione e commercializzazione, favorendo la trasformazione in loco e la diversificazione, e incentivando così anche una migliore qualità della vita nelle zone costiere e rurali. Occorre inoltre elaborare meccanismi di scambio di informazioni e condivisione di buone pratiche fra gli Stati membri tramite un metodo aperto di coordinamento delle misure nazionali riguardanti la sicurezza delle attività economiche e l'accesso alle acque e al territorio dell'Unione - con una particolare attenzione alla compatibilità della preservazione dell'ambiente con lo sviluppo dell'attività in questione nelle zone comprese nella Rete Natura 2000 - nonché la semplificazione amministrativa della concessione di licenze e autorizzazioni;

27.

riconosce la necessità di nominare un comitato consultivo per l'acquacoltura, che possa essere reale espressione del settore e che comprenda, quindi, una necessaria rappresentazione del mondo produttivo (associazioni di categoria, organizzazioni di produttori o camere di commercio).

Il mercato alieutico

28.

conviene sul fatto che l'imprevedibilità dei ricavi delle attività di pesca rende opportuno predisporre un meccanismo di ammasso dei prodotti della pesca destinati al consumo umano per favorire una maggiore stabilità dei mercati e accrescere le entrate derivanti dai prodotti, in particolare grazie alla creazione di valore aggiunto. Questo meccanismo dovrebbe essere esteso anche alle produzioni dell'acquacoltura;

29.

riconosce che l'applicazione di norme comuni di commercializzazione deve permettere di approvvigionare il mercato con prodotti sostenibili, di realizzare pienamente il potenziale del mercato interno dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura e di facilitare il commercio basato su una concorrenza equa, contribuendo così a migliorare la redditività della produzione;

30.

osserva che la crescente varietà dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura rende indispensabile fornire ai consumatori, in modo chiaro, intellegibile e assimilabile, un minimo di informazioni obbligatorie sulle principali caratteristiche dei prodotti stessi;

31.

sottolinea che l'organizzazione comune dei mercati deve essere attuata nel rispetto degli impegni internazionali assunti dall'Unione, in particolare per quanto concerne le disposizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio, senza che ciò comporti la rinuncia a normalizzare e omologare misure igienico-sanitarie per i prodotti provenienti da paesi terzi e a sviluppare una pratica commerciale marittima e alieutica che favorisca l'eradicazione della pesca INN;

32.

chiede di introdurre, ove possibile, un sistema di certificazione pubblica dei prodotti ittici dell'Unione europea, per assicurarsi che provengano da una pesca condotta in maniera responsabile.

Regionalizzazione

33.

invoca una maggiore regionalizzazione della PCP, in modo da poter sfruttare le conoscenze e le esperienze di tutte le parti interessate, e in particolare degli enti locali e regionali, e pone l'accento sull'importanza delle strategie macroeconomiche;

34.

richiama l'attenzione sulle sempre maggiori interazioni esistenti tra la pesca ricreativa, i pescatori professionisti e le comunità legate alla pesca;

35.

appoggia pienamente l'introduzione di un processo che tenga conto delle specificità e delle esigenze delle regioni, compresa la collaborazione con i consigli consultivi regionali (CCR), al fine di adottare misure di conservazione e misure tecniche per l'attuazione della PCP che consentano di tener conto in modo più adeguato della realtà e della peculiarità dei singoli tipi di pesca, compresi i problemi transfrontalieri;

36.

ritiene inoltre che i CCR o altre strutture analoghe di partenariato dovrebbero essere rafforzate per far sì che le comunità locali non siano semplicemente consultate, ma partecipino effettivamente alla gestione delle risorse ittiche del luogo;

37.

insiste affinché, nell'attuazione della PCP, si tenga conto delle interazioni con altri aspetti dell'economia marittima, riconoscendo che tutte le questioni connesse agli oceani e ai mari europei sono legate fra loro, inclusa la pianificazione dello spazio marittimo, potenziando la politica marittima integrata;

38.

sottolinea come, nell'attuare la PCP, non si possa prescindere dalla tutela degli ecosistemi acquatici nella loro complessità ed interazione, in considerazione della fragilità delle acque di transizione e dei corridoi ecologici fluviali e lacustri, nonché delle relative popolazioni ittiche, con particolare attenzione al mantenimento e potenziamento delle specie pregiate a rischio di estinzione e con specifico riferimento alle specie anadrome e catadrome.

Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca

39.

è consapevole che gli obiettivi della PCP non possono essere realizzati in modo sufficiente dagli Stati membri senza un adeguato sostegno finanziario, tenuto conto dei problemi incontrati in materia di sviluppo e gestione del settore alieutico nonché delle risorse finanziarie limitate di cui dispongono gli Stati membri;

40.

sottolinea, alla luce di quanto sopra, la necessità che l'Unione crei un adeguato sostegno finanziario pluriennale orientato alle priorità della PCP al fine di contribuire alla realizzazione di tali obiettivi, in particolare migliorando l'efficienza economica del settore, e soprattutto della flotta da pesca, creando nuovi posti di lavoro e attuando e ammodernando il comparto alieutico, grazie anche allo sviluppo di imbarcazioni sicure e sostenibili;

41.

chiede che, per il periodo 2014-2020, sia reintrodotto il sostegno finanziario destinato al rinnovo e alla modernizzazione delle flotte pescherecce delle regioni ultraperiferiche;

42.

fa peraltro osservare che il sostegno finanziario dell'Unione deve essere subordinato al rispetto delle norme della politica comune della pesca da parte degli Stati membri e degli operatori. Nei casi di inosservanza delle norme della PCP da parte degli Stati membri, o di gravi e ripetute violazioni delle stesse da parte degli operatori, tale sostegno finanziario deve quindi essere interrotto, sospeso o rettificato;

43.

accoglie favorevolmente l'inclusione del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) nel nuovo quadro strategico comune (QSC) e il suo allineamento con gli altri fondi regionali e rurali al fine di creare quadri integrati di sviluppo locale e di semplificare l'accesso ai fondi a livello locale e regionale. Chiede però delle garanzie sia in merito ai finanziamenti che andranno a favore della pesca e dell'acquacoltura, sia per quanto riguarda la partecipazione delle regioni all'attuazione strategica di tali fondi;

44.

riconosce il valore biologico, produttivo e storico del patrimonio ittico e degli habitat lacustri e fluviali, e reputa quindi necessario un sostegno finanziario dell'Unione europea al relativo settore, anche nella prospettiva di uno sgravio del prelievo marino, della riduzione delle importazioni e del potenziamento della competitività territoriale.

Poteri della Commissione europea

45.

riconosce che, per conseguire gli obiettivi della politica comune della pesca, occorre conferire alla Commissione il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 290 del TFUE per quanto concerne l'integrazione o la modifica di elementi non essenziali degli atti legislativi di base; raccomanda però che un così vasto ricorso della Commissione agli atti delegati formi oggetto di una valutazione attenta e approfondita sotto i profili giuridico e politico, e che in particolare ci si accerti che di tale potere siano chiaramente delimitati l'obiettivo, il contenuto, l'estensione e la durata;

46.

insiste affinché, nel corso dei lavori preparatori per l'adozione di atti delegati, la Commissione effettui consultazioni adeguate, anche a livello di esperti e di enti regionali;

47.

ritiene che, nella fase di preparazione e redazione degli atti delegati, la Commissione debba garantire una trasmissione simultanea, tempestiva e adeguata dei documenti pertinenti al Parlamento europeo ed al Consiglio;

48.

sostiene fermamente e incoraggia l'applicazione dello «sviluppo locale di tipo partecipativo» - come definito nel regolamento «disposizioni comuni» sul QSC proposto dalla Commissione - quale metodo per permettere ai livelli locale e regionale di ottenere risorse dal FEAMP, oltre che dai fondi strutturali e per lo sviluppo rurale, fondi il cui coordinamento dovrà avvenire in un quadro flessibile, che ne rafforzi le possibilità di intervento. Gli enti territoriali dovranno partecipare a pieno titolo allo sviluppo del quadro strategico e dei programmi operativi;

49.

sottolinea che, per garantire il successo della PCP, occorre un sistema efficace di controllo, ispezione e attuazione che includa la lotta contro le attività di pesca INN. Nell'ambito del regime di controllo, ispezione ed esecuzione dell'Unione, occorre promuovere l'uso di tecnologie moderne. Gli Stati membri o la Commissione devono avere la possibilità di condurre progetti pilota sulle nuove tecnologie di controllo e sui nuovi sistemi di gestione dei dati;

50.

reputa che ogni cinque anni debba essere effettuata una verifica dell'osservanza delle norme del regolamento proposto.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Documento COM(2011) 425 final

Emendamento 1

Considerando 5

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Nell'ambito del vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg del 2002, l'Unione e i suoi Stati membri si sono impegnati a intervenire contro il costante declino di numerosi stock ittici. L'Unione deve pertanto migliorare la propria politica comune della pesca al fine di garantire che, a titolo prioritario, i livelli di sfruttamento degli stock di risorse biologiche marine siano riportati e mantenuti in condizioni che consentano alle diverse popolazioni sfruttate di raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. Nei casi in cui non si disponga di informazioni scientifiche sufficienti potrebbe essere necessario servirsi di valori approssimativi per il rendimento massimo sostenibile.

Nell'ambito del vertice sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg del 2002, l'Unione e i suoi Stati membri si sono impegnati a intervenire contro il costante declino di numerosi stock ittici. L'Unione deve pertanto migliorare la propria politica comune della pesca al fine di garantire che, a titolo prioritario, i livelli di sfruttamento degli stock di risorse biologiche marine siano riportati e mantenuti in condizioni che consentano alle diverse popolazioni sfruttate di raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. Nei casi in cui non si disponga di informazioni scientifiche sufficienti potrebbe essere necessario servirsi di valori approssimativi per il rendimento massimo sostenibile.

Motivazione

Con l'accordo di Johannesburg (2002) è stato riconosciuto che, per alcune specie e stock ittici, potrebbe non essere possibile raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. L'aggiunta dell'espressione «ove possibile» è quindi intesa a tenere conto anche di questa eventualità. Non è il caso che l'UE cerchi di spingersi al di là degli obblighi internazionali assunti.

Emendamento 2

Considerando 6

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Obiettivi specifici in materia di pesca sono stati stabiliti nella decisione della Conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica sul piano strategico per la biodiversità 2011-2020. La politica comune della pesca deve garantire la coerenza con gli obiettivi in materia di biodiversità adottati dal Consiglio europeo e con gli obiettivi indicati nella comunicazione della Commissione «La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020», in particolare al fine di conseguire il rendimento massimo sostenibile entro il 2015.

Obiettivi specifici in materia di pesca sono stati stabiliti nella decisione della Conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica sul piano strategico per la biodiversità 2011-2020. La politica comune della pesca deve garantire la coerenza con gli obiettivi in materia di biodiversità adottati dal Consiglio europeo e con gli obiettivi indicati nella comunicazione della Commissione «La nostra assicurazione sulla vita, il nostro capitale naturale: strategia dell'UE sulla biodiversità fino al 2020», in particolare al fine di conseguire il rendimento massimo sostenibile entro il 2015.

Motivazione

Con l'accordo di Johannesburg (2002) è stato riconosciuto che, per alcune specie e stock ittici, potrebbe non essere possibile raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. L'aggiunta dell'espressione «ove possibile» è quindi intesa a tenere conto anche di questa eventualità. Non è il caso che l'UE cerchi di spingersi al di là degli obblighi internazionali assunti.

Emendamento 3

Considerando 15

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Le risorse biologiche marine intorno alle Azzorre, a Madera e alle Isole Canarie devono continuare a godere di una protezione speciale poiché contribuiscono alla salvaguardia dell'economia locale di queste isole, tenuto conto della loro situazione strutturale e socioeconomica. La limitazione di alcune attività di pesca in tali acque ai pescherecci registrati nei porti delle Azzorre, di Madera e delle Isole Canarie deve essere pertanto mantenuta.

Le risorse biologiche marine intorno alle devono continuare a godere di una protezione speciale poiché contribuiscono alla salvaguardia dell'economia locale di queste , tenuto conto della loro situazione strutturale e socioeconomica. La limitazione di alcune attività di pesca in tali acque ai pescherecci registrati nei porti deve essere pertanto mantenuta.

Motivazione

Le regioni ultraperiferiche dell'UE versano in condizioni difficili: è quindi opportuno prenderle tutte in considerazione per sostenerne meglio lo sviluppo, che dipende in larga misura dalla preservazione delle risorse del mare e in generale dalla salvaguardia dell'ambiente marino. L'emendamento tiene conto, pertanto, dell'insieme delle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea.

Emendamento 4

Considerando 18

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Occorrono misure volte a ridurre ed eliminare i livelli attualmente elevati di catture accidentali e di rigetti in mare. Le catture accidentali e i rigetti costituiscono di fatto uno spreco considerevole e incidono negativamente sullo sviluppo sostenibile delle risorse biologiche marine e sugli ecosistemi marini nonché sulla redditività finanziaria delle attività alieutiche. Occorre stabilire e attuare progressivamente un obbligo di sbarco per tutte le catture di stock regolamentati effettuate nell'ambito di attività di pesca nelle acque dell'Unione o da parte di pescherecci dell'Unione

Occorrono misure volte a ridurre ed eliminare i livelli attualmente elevati di catture accidentali e di rigetti in mare. Le catture accidentali e i rigetti costituiscono di fatto uno spreco considerevole e negativamente sullo sviluppo sostenibile delle risorse biologiche marine e sugli ecosistemi marini nonché sulla redditività finanziaria delle attività alieutiche. ccorre stabilire e attuare progressivamente un obbligo di sbarco per tutte le catture di regolamentat effettuate nelle acque dell'Unione o da pescherecci dell'Unione

Emendamento 5

Considerando 29

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

È necessario introdurre entro il 31 dicembre 2013 un sistema di concessioni di pesca trasferibili per la maggior parte degli stock gestiti nell'ambito della politica comune della pesca, applicabile a tutte le navi di lunghezza pari o superiore a 12 metri e a tutte le altre navi che pescano con attrezzi trainati. Gli Stati membri possono escludere dall'applicazione del sistema di concessioni di pesca trasferibili le navi di lunghezza fino a 12 metri diverse da quelle che pescano con attrezzi trainati. Tale sistema deve contribuire al conseguimento di riduzioni della flotta su iniziativa del settore nonché al miglioramento delle prestazioni economiche, creando al tempo stesso concessioni di pesca trasferibili giuridicamente sicure ed esclusive basate sulle possibilità di pesca annuali concesse a uno Stato membro. Poiché le risorse biologiche marine costituiscono un bene comune, è opportuno che le concessioni di pesca trasferibili stabiliscano diritti di utilizzazione solo su una parte delle possibilità di pesca annue di uno Stato membro, che possono essere revocati sulla base di norme stabilite.

È introdurre un sistema di concessioni di pesca trasferibili per la maggior parte degli stock gestiti nell'ambito della politica comune della pesca, applicabile a tutte le navi di lunghezza pari o superiore a 12 metri e a tutte le altre navi che pescano . Tale sistema deve contribuire al conseguimento di riduzioni della flotta su iniziativa del settore nonché al miglioramento delle prestazioni economiche, creando al tempo stesso concessioni di pesca trasferibili giuridicamente sicure ed esclusive basate sulle possibilità di pesca annuali concesse a uno Stato membro. Poiché le risorse biologiche marine costituiscono un bene comune, è opportuno che le concessioni di pesca trasferibili stabiliscano diritti di utilizzazione solo su una parte delle possibilità di pesca annue di uno Stato membro, che possono essere revocati sulla base di norme stabilite.

Motivazione

L'introduzione delle concessioni di pesca trasferibili dovrebbe rimanere di competenza degli Stati membri e non essere obbligatoria.

Emendamento 6

Considerando 31

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Le caratteristiche specifiche e la vulnerabilità socioeconomica di alcune flotte artigianali giustificano la limitazione del sistema obbligatorio di concessioni di pesca trasferibili alle imbarcazioni più grandi. Il sistema di concessioni di pesca trasferibili deve essere applicato agli stock per i quali sono state assegnate possibilità di pesca.

Le caratteristiche specifiche e la vulnerabilità socioeconomica di alcune flotte artigianali giustificano del sistema di concessioni di pesca trasferibili alle imbarcazioni più grandi. Il sistema di concessioni di pesca trasferibili deve essere applicato agli stock per i quali sono state assegnate possibilità di pesca.

Motivazione

L'emendamento modifica il testo del considerando per assicurarne la coerenza con l'articolo 27, paragrafo 1, della proposta di regolamento e per ribadire il carattere volontario delle concessioni di pesca trasferibili.

Emendamento 7

Articolo 2, paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Obiettivi generali

1.   La politica comune della pesca garantisce che le attività di pesca e di acquacoltura creino condizioni ambientali e socioeconomiche sostenibili a lungo termine e contribuiscano alla disponibilità dell'approvvigionamento alimentare.

2.   La politica comune della pesca applica alla gestione della pesca l'approccio precauzionale ed è volta a garantire, entro il 2015, che lo sfruttamento delle risorse biologiche marine vive ricostituisca e mantenga le popolazioni delle specie pescate al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile.

3.   La politica comune della pesca applica alla gestione della pesca l'approccio basato sugli ecosistemi al fine di garantire che le attività di pesca abbiano un impatto limitato sugli ecosistemi marini.

4.   La politica comune della pesca integra i requisiti previsti dalla normativa ambientale dell'Unione.

Obiettivi generali

1.   La politica comune della pesca garantisce che le attività di pesca e di acquacoltura creino condizioni ambientali e socioeconomiche sostenibili a lungo termine e contribuiscano alla disponibilità dell'approvvigionamento alimentare.

2.   La politica comune della pesca applica alla gestione della pesca l'approccio precauzionale ed è volta a garantire entro il 2015, che lo sfruttamento delle risorse biologiche marine vive ricostituisca e mantenga le popolazioni delle specie pescate al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile.

3.   La politica comune della pesca applica alla gestione della pesca l'approccio basato sugli ecosistemi al fine di garantire che le attività di pesca abbiano un impatto limitato sugli ecosistemi marini.

4.   La politica comune della pesca integra i requisiti previsti dalla normativa ambientale dell'Unione.

Motivazione

Con l'accordo di Johannesburg (2002) è stato riconosciuto che per alcune specie e stock potrebbe non essere possibile raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. L'aggiunta dell'espressione «ove possibile» è quindi intesa a tenere conto anche di questa eventualità. Non è il caso che l'UE cerchi di spingersi al di là degli obblighi internazionali assunti.

Emendamento 8

Articolo 2, paragrafo 3

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La politica comune della pesca applica alla gestione della pesca l'approccio basato sugli ecosistemi al fine di garantire che le attività di pesca abbiano un impatto limitato sugli ecosistemi marini.

La politica comune della pesca applica alla gestione della pesca l'approccio basato sugli ecosistemi al fine di garantire che le attività di pesca abbiano un impatto limitato sugli ecosistemi marini.

Motivazione

L'accordo di Johannesburg del 2002 riconosceva che per alcune specie e taluni stock non era possibile raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015 e indicava esplicitamente «ove possibile» per tener conto di queste eventualità.

Emendamento 9

Articolo 3

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Obiettivi specifici

Al fine di conseguire gli obiettivi generali definiti all'articolo 2, la politica comune della pesca provvede in particolare a:

(a)

eliminare le catture accidentali di stock commerciali e far sì che, progressivamente, tutte le catture provenienti da tali stock vengano sbarcate;

(b)

creare le condizioni necessarie per svolgere le attività di pesca in modo efficiente nell'ambito di un settore economicamente redditizio e competitivo;

(c)

promuovere lo sviluppo delle attività di acquacoltura dell'Unione per contribuire alla sicurezza alimentare e all'occupazione nelle zone costiere e rurali;

(d)

contribuire ad offrire un equo tenore di vita a coloro che dipendono dalle attività di pesca;

(e)

tener conto degli interessi dei consumatori;

(f)

garantire la raccolta e la gestione sistematiche e armonizzate dei dati.

Obiettivi specifici

Al fine di conseguire gli obiettivi generali definiti all'articolo 2, la politica comune della pesca provvede in particolare a:

(a)

eliminare le catture accidentali di commerciali sì che, tutte le catture provenienti da tali specie vengano sbarcate;

(b)

creare le condizioni necessarie per svolgere le attività di pesca in modo efficiente nell'ambito di un settore economicamente redditizio e competitivo;

(c)

promuovere lo sviluppo delle attività di acquacoltura dell'Unione per contribuire alla sicurezza alimentare e all'occupazione nelle zone costiere e rurali;

(d)

(e)

(f)

contribuire ad offrire un equo tenore di vita a coloro che dipendono dalle attività di pesca

(g)

tener conto degli interessi dei consumatori;

(h)

garantire la raccolta e la gestione sistematiche e armonizzate dei dati

(i)

Emendamento 10

Articolo 4

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Principi di buona governance

La politica comune della pesca si ispira ai seguenti principi di buona governance:

(a)

chiara definizione delle responsabilità a livello dell'Unione nonché a livello nazionale, regionale e locale;

(b)

definizione di misure conformi ai migliori pareri scientifici disponibili;

(c)

prospettiva a lungo termine;

(d)

esteso coinvolgimento delle parti interessate in tutte le fasi, dalla concezione all'attuazione delle misure;

(e)

responsabilità primaria dello Stato di bandiera;

(f)

coerenza con la politica marittima integrata e con le altre politiche dell'Unione.

Principi di buona governance

La politica comune della pesca si ispira ai seguenti principi di buona governance:

(a)

chiara definizione delle responsabilità a livello dell'Unione nonché a livello nazionale, regionale e locale;

(b)

definizione di misure conformi ai migliori pareri scientifici disponibili

()

prospettiva a lungo termine;

()

esteso coinvolgimento delle parti interessate in tutte le fasi, dalla concezione all'attuazione delle misure;

()

responsabilità primaria dello Stato di bandiera;

()

coerenza con le altre politiche dell'Unione.

Motivazione

Per garantire la buona governance della PCP, bisogna che, nelle decisioni in materia, sia rispettata la discrezionalità politica del Consiglio e del Parlamento europeo riguardo all'attuazione dei pertinenti obiettivi e principi.

Sempre in materia di principi di buona governance della PCP, occorre aggiungere un nuovo punto (c): è infatti indispensabile che tale politica sia applicata, ove necessario, in maniera graduale e con misure transitorie.

È inoltre necessario sottolineare l'importanza della regionalizzazione della PCP assegnando un ruolo più incisivo ai consigli consultivi regionali.

Infine, la formulazione del punto (f) proposta dalla Commissione lascia oltremodo perplessi, in quanto pone sullo stesso piano la politica marittima integrata (PMI) e le altre politiche dell'Unione. La PCP costituisce parte integrante della PMI, e l'importante è garantire la coerenza interna di una stessa politica attuata dagli stessi soggetti.

Emendamento 11

Articolo 5

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si intende per:

«acque dell'Unione», le acque poste sotto la sovranità o la giurisdizione degli Stati membri, ad eccezione delle acque adiacenti ai territori di cui all'allegato II del Trattato;

«risorse biologiche marine», le specie acquatiche marine vive disponibili e accessibili, comprese le specie anadrome e catadrome in tutte le fasi del loro ciclo vitale;

«risorse biologiche di acqua dolce», le specie acquatiche di acqua dolce vive disponibili e accessibili;

«peschereccio», qualsiasi nave attrezzata per la pesca commerciale delle risorse biologiche marine;

«peschereccio dell'Unione»: un peschereccio battente bandiera di uno Stato membro e immatricolato nell'Unione;

«rendimento massimo sostenibile», il quantitativo massimo di catture che può essere prelevato da uno stock ittico per un tempo indefinito;

«approccio precauzionale in materia di gestione della pesca», un approccio secondo cui la mancanza di dati scientifici adeguati non deve giustificare il rinvio o la mancata adozione di misure di gestione per la conservazione delle specie bersaglio, delle specie associate o dipendenti, nonché delle specie non bersaglio e del relativo habitat;

«approccio ecosistemico in materia di gestione della pesca», un approccio che garantisca che le risorse acquatiche vive apportino benefici elevati ma che gli impatti diretti e indiretti delle operazioni di pesca sugli ecosistemi marini siano ridotti e non compromettano il funzionamento, la diversità e l“integrità futuri di questi ecosistemi;

«tasso di mortalità per pesca», la percentuale di catture di uno stock in un determinato periodo rispetto alla media dello stock pescabile nel corso di tale periodo;

«stock», una risorsa biologica marina dotata di caratteristiche specifiche e presente in una zona di gestione determinata;

«limite di catture», il limite quantitativo applicabile agli sbarchi di uno stock o gruppo di stock nel corso di un dato periodo;

«valore di riferimento per la conservazione», i valori dei parametri relativi alla popolazione degli stock ittici (quali la biomassa o il tasso di mortalità per pesca) utilizzati nella gestione della pesca, ad esempio per quanto concerne un livello accettabile di rischio biologico o un livello di rendimento auspicato;

«misura di salvaguardia», una misura precauzionale intesa a proteggere da eventi indesiderati o ad impedire tali eventi;

«misure tecniche», le misure che disciplinano la composizione delle catture in termini di specie e dimensioni, nonché gli effetti sugli elementi dell'ecosistema risultanti dalle attività di pesca, stabilendo condizioni per l“uso e la struttura degli attrezzi da pesca nonché restrizioni di accesso alle zone di pesca;

«possibilità di pesca», un diritto di pesca quantificato, espresso in termini di catture e/o di sforzo di pesca, e le condizioni ad esso inerenti sul piano funzionale che risultano necessarie per quantificarlo a un certo livello

«sforzo di pesca», il prodotto della capacità di un peschereccio per la sua attività; per un gruppo di pescherecci, la somma dello sforzo di pesca di tutti i pescherecci del gruppo;

«concessioni di pesca trasferibili», diritti revocabili per l“utilizzo di una parte specifica delle possibilità di pesca assegnate ad uno Stato membro o stabilite nell'ambito di un piano di gestione adottato da uno Stato membro conformemente all'articolo 19 del regolamento (CE) n. 1967/2006 (1), che il titolare può trasferire ad altri titolari ammissibili di tali concessioni di pesca trasferibili;

«possibilità di pesca individuali», possibilità di pesca annue concesse ai titolari di concessioni di pesca trasferibili in uno Stato membro sulla base della percentuale di possibilità di pesca che spettano a tale Stato membro;

«capacità di pesca», la stazza di una nave espressa in GT (stazza lorda) e la sua potenza motrice espressa in kW (kilowatt), quali definite agli articoli 4 e 5 del regolamento (CEE) n. 2930/86 del Consiglio (2);

«acquacoltura», l'allevamento o la coltura di organismi acquatici che comporta l'impiego di tecniche finalizzate ad aumentare, al di là delle capacità naturali dell'ambiente, la resa degli organismi in questione; questi ultimi rimangono di proprietà di una persona fisica o giuridica durante tutta la fase di allevamento o di coltura, compresa la raccolta;

«licenza di pesca», la licenza di cui all'articolo 4, paragrafo 9, del regolamento (CE) n. 1224/2009;

«autorizzazione di pesca», l'autorizzazione di cui all'articolo 4, paragrafo 10, del regolamento (CE) n. 1224/2009;

«pesca», la raccolta o la cattura di organismi acquatici che vivono nel loro ambiente naturale, o l'uso intenzionale di ogni mezzo che consenta tale raccolta o cattura;

«prodotti della pesca», gli organismi acquatici ottenuti da una qualsiasi attività di pesca;

«operatore», la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene un'impresa, che svolge attività connesse a una qualsiasi delle fasi di produzione, trasformazione, commercializzazione, distribuzione e vendita al dettaglio dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

«infrazione grave», un'infrazione quale definita all'articolo 42, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio e all'articolo 90, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1224/2009;

«utilizzatore finale di dati scientifici», un organismo avente un interesse di ricerca o di gestione nell'analisi scientifica dei dati relativi al settore della pesca;

«surplus di catture ammissibili», la parte di catture ammissibili che uno Stato costiero non ha la capacità di sfruttare;

«prodotti dell'acquacoltura», gli organismi acquatici, a ogni stadio del loro ciclo vitale, provenienti da qualunque attività di acquacoltura;

«biomassa riproduttiva», una stima della massa di pesci di una risorsa particolare che si riproduce in un momento determinato, inclusi sia i maschi che le femmine nonché le specie vivipare;

«pesca multi-specifica», la pesca praticata in zone in cui è presente più di una specie ittica catturabile con l'attrezzo da pesca utilizzato;

«accordi di pesca sostenibile», accordi internazionali conclusi con un altro Stato al fine di ottenere accesso alle risorse o alle acque di tale Stato in cambio di una compensazione finanziaria da parte dell'Unione.

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si intende per:

«acque dell'Unione», le acque poste sotto la sovranità o la giurisdizione degli Stati membri, ad eccezione delle acque adiacenti ai territori di cui all'allegato II del Trattato;

«risorse biologiche marine», le specie acquatiche marine vive disponibili e accessibili, comprese le specie anadrome e catadrome in tutte le fasi del loro ciclo vitale;

«risorse biologiche di acqua dolce», le specie acquatiche di acqua dolce vive disponibili e accessibili;

«peschereccio», qualsiasi nave attrezzata per la pesca commerciale delle risorse biologiche marine;

«peschereccio dell'Unione»: un peschereccio battente bandiera di uno Stato membro e immatricolato nell'Unione;

«rendimento massimo sostenibile», il quantitativo massimo di catture che può essere prelevato da uno stock ittico ;

«approccio precauzionale in materia di gestione della pesca», un approccio secondo cui la mancanza di dati scientifici adeguati non deve giustificare il rinvio o la mancata adozione di misure di gestione per la conservazione delle specie bersaglio, delle specie associate o dipendenti, nonché delle specie non bersaglio e del relativo habitat;

«approccio ecosistemico in materia di gestione della pesca», un approccio che garantisca che le risorse acquatiche vive apportino benefici elevati ma che gli impatti diretti e indiretti delle operazioni di pesca sugli ecosistemi marini siano ridotti e non compromettano il funzionamento, la diversità e l“integrità futuri di questi ecosistemi;

«tasso di mortalità per pesca», ;

«stock», una ;

«limite di catture», il limite quantitativo applicabile agli sbarchi di uno stock o gruppo di stock nel corso di un dato periodo;

«valore di riferimento per la conservazione», i valori dei parametri relativi alla popolazione degli stock ittici (quali la biomassa o il tasso di mortalità per pesca) utilizzati nella gestione della pesca, ad esempio per quanto concerne un livello accettabile di rischio biologico o un livello di rendimento auspicato;

«misura di salvaguardia», una misura precauzionale intesa a proteggere da eventi indesiderati o ad impedire tali eventi;

«misure tecniche», le misure che disciplinano la composizione delle catture in termini di specie e dimensioni, nonché gli effetti sugli elementi dell'ecosistema risultanti dalle attività di pesca, stabilendo condizioni per l“uso e la struttura degli attrezzi da pesca nonché restrizioni di accesso alle zone di pesca;

«possibilità di pesca», un diritto di pesca quantificato, espresso in termini di catture e/o di sforzo di pesca, e le condizioni ad esso inerenti sul piano funzionale che risultano necessarie per quantificarlo a un certo livello;

«sforzo di pesca», il prodotto della capacità di un peschereccio per la sua attività; per un gruppo di pescherecci, la somma dello sforzo di pesca di tutti i pescherecci del gruppo;

«concessioni di pesca trasferibili», diritti revocabili per l“utilizzo di una parte specifica delle possibilità di pesca assegnate o stabilite nell'ambito di un piano di gestione adottato da conformemente all'articolo 19 del regolamento (CE) n. 1967/2006 (1), che il titolare può trasferire ad altri titolari ammissibili di tali concessioni di pesca trasferibili;

«possibilità di pesca individuali», possibilità di pesca annue concesse ai titolari di concessioni di pesca trasferibili sulla base della percentuale di possibilità di pesca che spettano a ;

«capacità di pesca», la stazza di una nave espressa in GT (stazza lorda) e la sua potenza motrice espressa in kW (kilowatt), quali definite agli articoli 4 e 5 del regolamento (CEE) n. 2930/86 del Consiglio (2);

«acquacoltura», l'allevamento o la coltura di organismi acquatici che comporta l'impiego di tecniche finalizzate ad aumentare, al di là delle capacità naturali dell'ambiente, la resa degli organismi in questione; questi ultimi rimangono di proprietà di una persona fisica o giuridica durante tutta la fase di allevamento o di coltura, compresa la raccolta;

«licenza di pesca», la licenza di cui all'articolo 4, paragrafo 9, del regolamento (CE) n. 1224/2009;

«autorizzazione di pesca», l“autorizzazione di cui all'articolo 4, paragrafo 10, del regolamento (CE) n. 1224/2009;

«pesca», la raccolta o la cattura di organismi acquatici che vivono nel loro ambiente naturale, o l'uso intenzionale di ogni mezzo che consenta tale raccolta o cattura;

«prodotti della pesca», gli organismi acquatici ottenuti da una qualsiasi attività di pesca;

«operatore», la persona fisica o giuridica che gestisce o detiene un'impresa, che svolge attività connesse a una qualsiasi delle fasi di produzione, trasformazione, commercializzazione, distribuzione e vendita al dettaglio dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura;

«infrazione grave», un'infrazione quale definita all'articolo 42, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio e all'articolo 90, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1224/2009;

«utilizzatore finale di dati scientifici», un organismo avente un interesse di ricerca o di gestione nell'analisi scientifica dei dati relativi al settore della pesca;

«surplus di catture ammissibili», la parte di catture ammissibili che uno Stato costiero non ha la capacità di sfruttare;

«prodotti dell'acquacoltura», gli organismi acquatici, a ogni stadio del loro ciclo vitale, provenienti da qualunque attività di acquacoltura;

«biomassa riproduttiva», una stima della massa di pesci di una risorsa particolare che si riproduce in un momento determinato, inclusi sia i maschi che le femmine nonché le specie vivipare;

«pesca multi-specifica», la pesca praticata in zone in cui è presente più di una specie ittica catturabile con l'attrezzo da pesca utilizzato;

«accordi di pesca sostenibile», accordi internazionali conclusi con un altro Stato al fine di ottenere accesso alle risorse o alle acque di tale Stato in cambio di una compensazione finanziaria da parte dell'Unione

Motivazione

Il settore della pesca si è allargato a nuovi tipi di operazioni. Non ha più senso, quindi, limitare la definizione di «operatore» alla persona fisica o giuridica che gestisce o detiene un'impresa, dato che in questo settore operano anche associazioni e altre entità. In alcune zone d'Europa, ad esempio, la pesca sportiva riveste una notevole importanza per il ripristino degli stock ittici. In conseguenza dell'urbanizzazione, la pesca sportiva è ovunque molto utile per sensibilizzare alla conoscenza della natura. Questo tipo di attività, infatti, avvicina le persone alla natura e le incoraggia a dedicarsi maggiormente ad attività di benessere e recupero, sul piano sia fisico che mentale. In generale, il volume e l'impatto economico della pesca guidata e del turismo basato sulla pesca sono in aumento. La pesca svolge un ruolo importante anche nello sviluppo delle industrie turistiche e contribuisce quindi a sostenere la vitalità delle comunità insediate nelle zone costiere e lungo i fiumi. Pertanto il termine «operatore» dovrebbe avere un'accezione più ampia. Quest'idea è fondata anche sul fatto che la pesca sportiva, ad esempio, fa già parte della PCP, nel quadro sia del regolamento sul controllo sia dei nuovi piani per l'impiego e la conservazione delle specie ittiche.

Una definizione europea della «piccola pesca costiera» deve comunque essere formulata in maniera sufficientemente flessibile da consentire di tener conto della diversità e delle specificità delle attività alieutiche nelle varie regioni d'Europa.

L’attività ittiogenica sta assumendo un ruolo fondamentale nel mantenimento degli stock ittici di pregio attraverso i ripopolamenti, contenendo le specie esotiche che occupano nicchie importanti degli habitat.

Emendamento 12

Articolo 6

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Norme generali sull'accesso alle acque

1.   I pescherecci dell'Unione hanno pari accesso alle acque e alle risorse in tutte le acque dell'Unione ad esclusione di quelle di cui ai paragrafi 2 e 3, fatte salve le misure adottate conformemente alla parte III.

2.   Dal 1o gennaio 2013 al 31 dicembre 2022, nelle acque situate entro 12 miglia nautiche dalle linee di base soggette alla propria sovranità o giurisdizione, gli Stati membri sono autorizzati a limitare le attività di pesca alle navi che pescano tradizionalmente in tali acque e provengono da porti situati sulla costa adiacente, ferme restando le disposizioni relative ai pescherecci dell'Unione battenti bandiera di altri Stati membri previste dalle relazioni di vicinato tra Stati membri e le disposizioni contenute nell'allegato I che stabilisce, per ciascuno Stato membro, le zone geografiche delle fasce costiere di altri Stati membri in cui tali attività di pesca vengono esercitate nonché le specie interessate. Gli Stati membri informano la Commissione delle restrizioni imposte a norma del presente paragrafo.

3.   Dal 1o gennaio 2013 al 31 dicembre 2022, nelle acque situate entro 100 miglia nautiche dalla linea di base delle Azzorre, di Madera e delle Isole Canarie, gli Stati membri interessati possono limitare l'esercizio della pesca ai pescherecci immatricolati nei porti di tali isole. Tali restrizioni non si applicano ai pescherecci dell'Unione che pescano tradizionalmente in tali acque, a condizione che tali pescherecci non superino lo sforzo di pesca tradizionalmente messo in atto. Gli Stati membri informano la Commissione delle restrizioni imposte a norma del presente paragrafo.

4.   Le disposizioni che faranno seguito alle modalità di cui ai paragrafi 2 e 3 sono adottate entro il 31 dicembre 2022.

Norme generali sull'accesso alle acque

1.   I pescherecci dell'Unione hanno pari accesso alle acque e alle risorse in tutte le acque dell'Unione ad esclusione di quelle di cui ai paragrafi 2 e 3, fatte salve le misure adottate conformemente alla parte III.

2.   Dal 1o gennaio 2013 al 31 dicembre 2022, nelle acque situate entro 12 miglia nautiche dalle linee di base soggette alla propria sovranità o giurisdizione, gli Stati membri sono autorizzati a limitare le attività di pesca alle navi che pescano tradizionalmente in tali acque e provengono da porti situati sulla costa adiacente, ferme restando le disposizioni relative ai pescherecci dell'Unione battenti bandiera di altri Stati membri previste dalle relazioni di vicinato tra Stati membri e le disposizioni contenute nell'allegato I che stabilisce, per ciascuno Stato membro, le zone geografiche delle fasce costiere di altri Stati membri in cui tali attività di pesca vengono esercitate nonché le specie interessate. Gli Stati membri informano la Commissione delle restrizioni imposte a norma del presente paragrafo.

3.   Dal 1o gennaio 2013 al 31 dicembre 2022, nelle acque situate entro 100 miglia nautiche dalla linea di base delle , gli Stati membri interessati possono limitare l'esercizio della pesca ai pescherecci immatricolati nei porti di tali isole. Tali restrizioni non si applicano ai pescherecci dell'Unione che pescano tradizionalmente in tali acque, a condizione che tali pescherecci non superino lo sforzo di pesca tradizionalmente messo in atto. Gli Stati membri informano la Commissione delle restrizioni imposte a norma del presente paragrafo.

4.   Le disposizioni che faranno seguito alle modalità di cui ai paragrafi 2 e 3 sono adottate entro il 31 dicembre 2022.

Motivazione

Le regioni ultraperiferiche dell'UE versano in condizioni difficili: è quindi opportuno prenderle tutte in considerazione per sostenerne meglio lo sviluppo, che dipende in larga misura dalla preservazione delle risorse del mare e in generale dalla salvaguardia dell'ambiente marino. L'emendamento tiene conto, pertanto, dell'insieme delle regioni ultraperiferiche dell'Unione europea.

Emendamento 13

Articolo 8

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Tipi di misure tecniche

i)

modifiche o dispositivi supplementari volti a migliorare la selettività o a ridurre l'impatto sulla zona bentonica;

Tipi di misure tecniche

i)

modifiche o dispositivi supplementari volti a migliorare la selettività o a ridurre l'impatto;

Motivazione

L'aumento della selettività non ha sempre effetti positivi: è più giusto parlare di miglioramento della selettività, come dimostra l'art. 14, lettera a). L'articolo 8 non si applica unicamente alla zona bentonica, ma anche al dominio pelagico e agli attrezzi di pesca in esso utilizzati.

NdT: la prima delle due modifiche proposte con questo emendamento non riguarda la versione italiana: viene infatti richiesto di sostituire al termine «aumentare», utilizzato in alcune lingue, il termine «migliorare», già presente nella versione italiana. Di conseguenza, non riguarda la versione italiana neppure la prima frase della motivazione, che giustifica tale sostituzione.

Emendamento 14

Articolo 9

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Piani pluriennali

1.   Sono istituiti in via prioritaria piani pluriennali che prevedono misure di conservazione volte a mantenere o ricostituire gli stock ittici al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile.

2.   I piani pluriennali offrono:

a)

la base per fissare le possibilità di pesca per gli stock ittici interessati sulla scorta di valori di riferimento per la conservazione predefiniti; e

b)

misure in grado di impedire efficacemente il superamento dei valori di riferimento per la conservazione.

3.   I piani pluriennali riguardano, ove possibile, attività di pesca che sfruttano singoli stock ittici o attività di pesca che sfruttano svariati stock, e tengono in debito conto le interazioni tra stock e attività di pesca.

4.   I piani pluriennali si basano sull'approccio precauzionale in materia di gestione della pesca e tengono conto delle limitazioni dei dati disponibili e dei metodi di valutazione nonché di tutte le fonti quantificate di incertezza in un modo scientificamente valido.

Piani pluriennali

1.   Sono istituiti in via prioritaria piani pluriennali che prevedono misure di conservazione volte a mantenere o ricostituire gli stock ittici al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile.

2.   I piani pluriennali offrono:

a)

la base per fissare le possibilità di pesca per gli stock ittici interessati sulla scorta di valori di riferimento per la conservazione predefiniti;

b)

misure impedire efficacemente il superamento dei valori di riferimento per la conservazione

.

3.   I piani pluriennali riguardano, ove possibile, attività di pesca che sfruttano singoli stock ittici o attività di pesca che sfruttano svariati stock, e tengono in debito conto le interazioni tra stock e attività di pesca.

4.   I piani pluriennali si basano sull'approccio precauzionale in materia di gestione della pesca e tengono conto delle limitazioni dei dati disponibili e dei metodi di valutazione nonché di tutte le fonti quantificate di incertezza in un modo scientificamente valido.

Motivazione

L'Unione europea ha istituito i consigli consultivi regionali nel 2004 per disporre di un punto di vista e di informazioni pertinenti su un approccio regionalizzato della politica comune della pesca. Questi organismi andrebbero associati meglio al processo decisionale, chiedendo loro di formulare un parere sui piani pluriennali. In questo modo tali piani pluriennali sarebbero accolti più favorevolmente dagli operatori del settore, cosa che servirebbe ad agevolarne l'applicazione.

Con l'accordo di Johannesburg (2002) è stato riconosciuto che, per alcune specie e stock ittici, potrebbe non essere possibile raggiungere il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. L'aggiunta dell'espressione «ove possibile» è quindi intesa a tenere conto anche di questa eventualità. Non è il caso che l'UE cerchi di spingersi al di là degli obblighi internazionali assunti. I piani pluriennali fissano obiettivi per la riduzione graduale dei rigetti, utilizzando misure adottate a livello regionale. Queste misure di riduzione dovrebbero essere basate su una varietà di strumenti che potrebbero essere proposte dai soggetti interessati: selettività, gestione spazio-temporale, introduzione di contingenti di cattura per determinate specie vulnerabili in determinate zone. I soggetti interessati dovrebbero svolgere un ruolo di primo piano in quest'ambito tramite i consigli consultivi regionali, che verranno potenziati. I piani pluriennali devono tenere formalmente conto delle questioni relative alle aree marine protette, poiché in alcune di queste aree si svolgono attività di pesca su vasta scala. Essi devono inoltre prevedere una dimensione ecosistemica come garanzia per il mantenimento degli stock ittici.

È importante precisare che i piani pluriennali devono prevedere anche misure volte a ripristinare e mantenere un buono stato ecologico, il quale altrimenti potrebbe subire un ulteriore degrado che danneggerebbe le capacità naturali di produzione degli ecosistemi marini.

La corretta gestione delle aree marine protette è uno degli obiettivi della convenzione sulla biodiversità. È logico, dunque, che la politica comune della pesca ne tenga conto.

Emendamento 15

Articolo 10

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Obiettivi dei piani pluriennali

1.   I piani pluriennali prevedono gli adeguamenti del tasso di mortalità per pesca da applicare, ove possibile, al fine di riportare e mantenere tutti gli stock al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile entro il 2015.

2.   Qualora risulti impossibile determinare un tasso di mortalità per pesca che consenta di riportare e mantenere gli stock al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile, i piani pluriennali prevedono misure precauzionali che garantiscano un livello comparabile di conservazione degli stock in questione.

Obiettivi dei piani pluriennali

1.   I piani pluriennali prevedono gli adeguamenti del tasso di mortalità per pesca da applicare al fine di riportare e mantenere tutti gli stock al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile entro il 2015.

2.   Qualora risulti impossibile determinare un tasso di mortalità per pesca che consenta di riportare e mantenere gli stock al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile, i piani pluriennali prevedono misure precauzionali che garantiscano un livello comparabile di conservazione degli stock in questione.

Emendamento 16

Articolo 11

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Contenuto dei piani pluriennali

I piani pluriennali includono:

(a)

il campo di applicazione di ciascun piano in termini di stock, attività di pesca ed ecosistema;

(b)

obiettivi coerenti con quelli fissati agli articoli 2 e 3 nonché

(c)

obiettivi specifici quantificabili espressi in termini di:

i)

tasso di mortalità per la pesca, e/o

ii)

biomassa riproduttiva, e

ii)

stabilità delle catture;

(d)

scadenze ben definite per conseguire gli obiettivi specifici quantificabili;

(e)

misure tecniche comprendenti misure per l'eliminazione delle catture accidentali;

(f)

indicatori quantificabili per la sorveglianza e la valutazione periodiche dei progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi del piano pluriennale;

(g)

misure e obiettivi specifici per la parte del ciclo vitale in acqua dolce delle specie anadrome e catadrome;

(h)

la riduzione al minimo degli impatti della pesca sull'ecosistema;

(i)

misure di salvaguardia e relativi criteri di attivazione;

(j)

ogni altra misura adeguata per conseguire gli obiettivi dei piani pluriennali

Contenuto dei piani pluriennali

I piani pluriennali includono:

(a)

il campo di applicazione di ciascun piano in termini di stock, attività di pesca ed ecosistema;

(b)

obiettivi coerenti con quelli fissati agli articoli 2 e 3 nonché

(c)

obiettivi specifici quantificabili espressi in termini di:

i)

tasso di mortalità per la pesca, e/o

ii)

biomassa riproduttiva, e

ii)

stabilità delle catture;

(d)

scadenze ben definite per conseguire gli obiettivi specifici quantificabili;

(e)

misure tecniche comprendenti misure per l'eliminazione delle catture accidentali;

(f)

indicatori quantificabili per la sorveglianza e la valutazione periodiche dei progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi del piano pluriennale;

(g)

misure e obiettivi specifici per la parte del ciclo vitale in acqua dolce delle specie anadrome e catadrome;

()

la riduzione al minimo degli impatti della pesca sull'ecosistema;

()

misure di salvaguardia e relativi criteri di attivazione;

()

ogni altra misura adeguata per conseguire gli obiettivi dei piani pluriennali

Motivazione

Occorre adottare misure rivolte agli stock ittici migratori al fine di garantire la diversità naturale e la sostenibilità della pesca. La PCP dell'UE dovrebbe adottare misure specifiche per gli stock ittici anadromi, che migrano risalendo le correnti dei fiumi per riprodursi, distinguendo tra i principi di conservazione dello stock ittico applicabili agli stock anadromi e quelli applicabili agli altri tipi di stock. I principi su cui si fondano le regole di pesca degli stock ittici migratori andrebbero adeguati all'articolo 66, sezione V, della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che prevede una gestione degli stock ittici anadromi separata da quella degli altri stock.

La gestione delle risorse biologiche è un processo dinamico che richiede talvolta l'adozione di decisioni rapide. Ciò può essere particolarmente difficile, considerata la natura fortemente burocratizzata e la lentezza del processo di codecisione, come si è visto in passato nel caso del Mar Baltico o del Mare del Nord. I piani pluriennali contengono una clausola in base alla quale essi vanno rivisti dopo un periodo di 3-5 anni. Tuttavia non è stato creato nessun meccanismo ufficiale di azione per le situazioni impreviste che richiedono un intervento rapido. Dovrebbe spettare agli Stati membri decidere quando e come intervenire in tali circostanze.

Emendamento 17

Articolo 15

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Obbligo di sbarcare tutte le catture

1.   Tutte le catture dei seguenti stock ittici soggetti a limiti di cattura effettuate nel corso di attività di pesca nelle acque dell'Unione o da pescherecci dell'Unione al di fuori delle acque dell'Unione vengono portate e mantenute a bordo dei pescherecci nonché registrate e sbarcate, salvo nel caso in cui vengano utilizzate come esche vive, secondo il seguente calendario:

(a)

al massimo a partire dal 1o gennaio 2014:

sgombro, aringa, sugarello, melù, pesce tamburo, acciuga, argentina, alaccia, capelin;

tonno rosso, pesce spada, tonno bianco, tonno obeso, altri istioforidi;

(b)

al massimo a partire dal 1o gennaio 2015: merluzzo bianco, nasello, sogliola;

(c)

al massimo a partire dal 1o gennaio 2016: eglefino, merlano, rombo giallo, rana pescatrice, passera di mare, molva, merluzzo carbonaro, merluzzo dell'Alaska, sogliola limanda, rombo chiodato, rombo liscio, molva azzurra, pesce sciabola nero, granatiere, pesce specchio atlantico, ippoglosso nero, brosmio, scorfano e stock demersali del Mediterraneo.

2.   Per gli stock ittici di cui al paragrafo 1 vengono fissate taglie di riferimento minime per la conservazione basate sui migliori pareri scientifici disponibili. La vendita delle catture di tali stock ittici di taglia inferiore alla taglia minima di riferimento per la conservazione è autorizzata unicamente a fini di trasformazione in farine di pesce o alimenti per animali.

3.   Le norme di commercializzazione per le catture di pesce effettuate oltre il limite delle possibilità di pesca prestabilite sono fissate conformemente all'articolo 27 [del regolamento sull'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura].

4.   Gli Stati membri provvedono affinché i pescherecci dell'Unione battenti la loro bandiera siano attrezzati in modo da poter fornire una documentazione completa di tutte le attività di pesca e di trasformazione effettuate che consenta di monitorare il rispetto dell'obbligo di sbarcare tutte le catture.

5.   Il paragrafo 1 si applica senza pregiudizio degli obblighi internazionali.

6.   La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 55 per specificare le misure di cui al paragrafo 1 ai fini del rispetto degli obblighi internazionali dell'Unione.

1.    catture a limiti di cattura effettuate nel corso di attività di pesca nelle acque dell'Unione o da pescherecci dell'Unione al di fuori delle acque dell'Unione:

(a)

al massimo a partire dal 1o gennaio 2014:

sgombro, aringa, sugarello, melù, pesce tamburo, acciuga, argentina, alaccia, capelin;

tonno rosso, pesce spada, tonno bianco, tonno obeso, altri istioforidi;

(b)

al massimo a partire dal 1o gennaio 2015: merluzzo bianco, nasello, sogliola;

(c)

al massimo a partire dal 1o gennaio 2016: eglefino, merlano, rombo giallo, rana pescatrice, passera di mare, molva, merluzzo carbonaro, merluzzo dell'Alaska, sogliola limanda, rombo chiodato, rombo liscio, molva azzurra, pesce sciabola nero, granatiere, pesce specchio atlantico, ippoglosso nero, brosmio, scorfano e stock demersali del Mediterraneo.

2.   Per gli stock ittici di cui al paragrafo 1 vengono fissate taglie di riferimento minime per la conservazione basate sui migliori pareri scientifici disponibili. La vendita delle catture di tali stock ittici di taglia inferiore alla taglia minima di riferimento per la conservazione è autorizzata unicamente a fini di trasformazione in farine di pesce o alimenti per animali.

3.   Le norme di commercializzazione per le catture di pesce effettuate oltre il limite delle possibilità di pesca prestabilite sono fissate conformemente all'articolo 27 [del regolamento sull'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura].

4.   Gli Stati membri provvedono affinché i pescherecci dell'Unione battenti la loro bandiera siano attrezzati in modo da poter fornire una documentazione completa di tutte le attività di pesca e di trasformazione effettuate che consenta di monitorare il rispetto .

5.   Il paragrafo 1 si applica senza pregiudizio degli obblighi internazionali.

6.   La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 55 per specificare le misure di cui al paragrafo 1 ai fini del rispetto degli obblighi internazionali dell'Unione.

   

   

Motivazione

L'emendamento propone di definire dei piani pluriennali per la riduzione dei rigetti, ma il documento in esame non contiene proposte al riguardo. La Commissione propone di adottare decisioni relative all'obbligo di sbarcare tutte le catture di specie commerciali a partire da una certa data. Le azioni per attuare tale decisione andrebbero stabilite dai consigli consultivi regionali o dagli Stati membri, a seconda della situazione. È forse inesatto, quindi, parlare di piani pluriennali, dato che tali piani dovrebbero avere una durata molto superiore.

Il rigetto in mare è una prassi comune per numerose ragioni. Tuttavia, il volume delle catture accidentali si può ridurre sviluppando le pratiche di pesca e applicando soluzioni tecniche per rendere gli attrezzi più selettivi. L'oggetto della modifica è una delle raccomandazioni politiche, formulate all'inizio del parere, che rispecchiano il punto di vista del CdR: sembra quindi opportuno che figuri anche tra gli emendamenti.

Emendamento 18

Articolo 16

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Possibilità di pesca

1.   Le possibilità di pesca assegnate agli Stati membri garantiscono a ciascuno di essi la stabilità relativa delle attività di pesca per ciascuno stock o ciascun tipo o zona di pesca. Nell'assegnare nuove possibilità di pesca si tiene conto degli interessi di ciascuno Stato membro.

2.   Nell'ambito delle possibilità di pesca complessive può essere costituita una riserva di possibilità di pesca per le catture accessorie.

3.   Le possibilità di pesca devono essere conformi agli obiettivi specifici quantificabili, ai calendari e ai margini stabiliti conformemente all'articolo 9, paragrafo 2, e all'articolo 11, lettere b), c) e h).

4.   Previa notifica alla Commissione, gli Stati membri possono procedere allo scambio di una parte o della totalità delle possibilità di pesca loro assegnate.

Possibilità di pesca

1.   Le possibilità di pesca assegnate agli Stati membri garantiscono a ciascuno di essi la stabilità relativa delle attività di pesca per ciascuno stock o ciascun tipo o zona di pesca. Nell'assegnare nuove possibilità di pesca si tiene conto degli interessi di ciascuno Stato membro.

2.   Nell'ambito delle possibilità di pesca complessive può essere costituita una riserva di possibilità di pesca per le catture accessorie.

3.   Le possibilità di pesca devono essere conformi agli obiettivi specifici quantificabili, ai calendari e ai margini stabiliti conformemente all'articolo 9, paragrafo 2, e all'articolo 11, lettere b), c) e h).

4.   Previa notifica alla Commissione, gli Stati membri possono procedere allo scambio di una parte o della totalità delle possibilità di pesca loro assegnate.

   

Motivazione

L'aggiunta di questo nuovo punto è in linea con l'attuale regolamento della PCP. L'assegnazione delle possibilità di pesca dovrebbe rimanere di competenza degli Stati membri, essendo il più importante strumento per incidere sulla struttura e sui risultati del comparto alieutico. Si tratta di preferenze da stabilire a livello di Stati membri, ciascuno dei quali deciderà in base alle proprie priorità socioeconomiche.

Emendamento 19

Articolo 17

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Misure di conservazione adottate in conformità dei piani pluriennali

1.   Nell'ambito di un piano pluriennale stabilito a norma degli articoli 9, 10 e 11, gli Stati membri possono essere autorizzati ad adottare misure conformi al piano medesimo che specifichino le misure di conservazione applicabili alle navi battenti la loro bandiera in relazione agli stock delle acque dell'Unione per i quali sono state loro assegnate possibilità di pesca.

2.   Gli Stati membri provvedono affinché le misure di conservazione adottate a norma del paragrafo 1:

(a)

siano compatibili con gli obiettivi fissati agli articoli 2 e 3;

(b)

siano compatibili con il campo di applicazione e con gli obiettivi del piano pluriennale;

(c)

realizzino in modo efficace gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici quantificabili fissati nell'ambito di un piano pluriennale, e

(d)

siano perlomeno altrettanto vincolanti della normativa vigente nell'Unione.

Misure di conservazione adottate in conformità dei piani pluriennali

   

   Nell'ambito di un piano pluriennale stabilito a norma degli articoli 9, 10 e 11, gli Stati membri possono essere autorizzati ad adottare misure conformi al piano medesimo che specifichino le misure di conservazione applicabili alle navi battenti la loro bandiera in relazione agli stock delle acque dell'Unione per i quali sono state loro assegnate possibilità di pesca.

   Gli Stati membri provvedono affinché le misure di conservazione adottate a norma del paragrafo 1:

(a)

siano compatibili con gli obiettivi fissati agli articoli 2 e 3;

(b)

siano compatibili con il campo di applicazione e con gli obiettivi del piano pluriennale;

(c)

realizzino in modo efficace gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici quantificabili fissati nell'ambito di un piano pluriennale, e

(d)

siano perlomeno altrettanto vincolanti della normativa vigente nell'Unione.

Motivazione

L'Unione europea ha istituito i consigli consultivi regionali nel 2004 per poter disporre di un punto di vista e di informazioni pertinenti su un approccio regionalizzato alla politica comune della pesca. Questi organismi andrebbero associati meglio al processo decisionale chiedendo loro di emettere un parere in merito ai piani pluriennali, in modo da renderli meglio accetti agli operatori del settore e agevolarne così l'applicazione.

Emendamento 20

Articolo 21

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Misure tecniche

Nell'ambito di un quadro di misure tecniche stabilito conformemente all'articolo 14, gli Stati membri possono essere autorizzati ad adottare misure conformi a tale quadro, che specifichino le misure tecniche applicabili alle navi battenti la loro bandiera in relazione agli stock presenti nelle acque soggette alla loro giurisdizione per i quali sono state loro assegnate possibilità di pesca. Gli Stati membri provvedono affinché tali misure tecniche:

(a)

siano compatibili con gli obiettivi fissati agli articoli 2 e 3;

(b)

siano compatibili con gli obiettivi fissati nell'ambito delle misure adottate conformemente all'articolo 14;

(c)

realizzino in modo efficace gli obiettivi fissati nell'ambito delle misure adottate conformemente all'articolo 14; e

(d)

siano perlomeno altrettanto vincolanti della normativa vigente nell'Unione.

Misure tecniche

Nell'ambito di un quadro di misure tecniche stabilito conformemente all'articolo 14, gli Stati membri possono essere autorizzati ad adottare misure conformi a tale quadro, che specifichino le misure tecniche applicabili alle navi battenti la loro bandiera in relazione agli stock presenti nelle acque soggette alla loro giurisdizione per i quali sono state loro assegnate possibilità di pesca. Gli Stati membri provvedono affinché tali misure tecniche:

(a)

siano compatibili con gli obiettivi fissati agli articoli 2 e 3;

(b)

siano compatibili con gli obiettivi fissati nell'ambito delle misure adottate conformemente all'articolo 14;

(c)

realizzino in modo efficace gli obiettivi fissati nell'ambito delle misure adottate conformemente all'articolo 14; e

(d)

siano perlomeno altrettanto vincolanti della normativa vigente nell'Unione.

Motivazione

L'Unione europea ha istituito i consigli consultivi regionali nel 2004 per poter disporre di un punto di vista e di informazioni pertinenti su un approccio regionalizzato alla politica comune della pesca. Questi organismi andrebbero associati meglio al processo decisionale chiedendo loro di emettere un parere in merito alle misure tecniche, in modo da renderle meglio accette agli operatori del settore e agevolarne così l'applicazione.

Emendamento 21

Articolo 27, paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Entro il 31 dicembre 2013 ogni Stato membro istituisce un sistema di concessioni di pesca trasferibili per

(a)

tutti i pescherecci di lunghezza fuori tutto pari o superiore a 12 metri; e

(b)

tutti i pescherecci di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri con attrezzi trainati.

Stato membro un sistema di concessioni di pesca trasferibili per

(a)

tutti i pescherecci di lunghezza fuori tutto pari o superiore a 12 metri; e

(b)

tutti i pescherecci di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri

Motivazione

L'introduzione del sistema di concessioni di pesca trasferibili va incoraggiata, ma devono essere gli Stati membri a stabilirne tempi e modi. Il sistema delle concessioni di pesca trasferibili interesserebbe gli stock regolamentati. Inoltre, altrove si riconosce che le dimensioni delle navi non incidono sul tasso di sfruttamento di tali stock.

Emendamento 22

Articolo 27, paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gli Stati membri possono estendere il sistema di concessioni di pesca trasferibili ai pescherecci di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri che impiegano attrezzi da pesca diversi dagli attrezzi trainati; in tal caso, essi ne informano la Commissione.

Gli Stati membri possono estendere il sistema di concessioni di pesca trasferibili ai pescherecci di lunghezza fuori tutto inferiore a 12 metri che impiegano attrezzi da pesca diversi dagli attrezzi trainati; in tal caso, essi ne informano la Commissione.

NdT: L'emendamento non riguarda la versione italiana.

Emendamento 23

Articolo 28, paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Attribuzione delle concessioni di pesca trasferibili

Una concessione di pesca trasferibile conferisce il diritto di utilizzare le possibilità di pesca individuali concesse conformemente all'articolo 29, paragrafo 1.

Attribuzione delle concessioni di pesca trasferibili

conferisce il diritto di utilizzare le possibilità di pesca individuali concesse conformemente all'articolo 29, paragrafo 1.

Motivazione

L'adozione di un sistema di concessioni di pesca trasferibili dovrebbe essere facoltativa per gli Stati membri. Se si conviene su questo punto, allora è opportuno modificare il testo degli articoli successivi per tenere conto del fatto che il quadro per la gestione delle concessioni di pesca trasferibili si applica soltanto quando si opta per questo sistema.

Emendamento 24

Articolo 28, paragrafo 2

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Ciascuno Stato membro attribuisce concessioni di pesca trasferibili sulla base di criteri trasparenti, per ciascuno stock o gruppo di stock per cui sono attribuite possibilità di pesca a norma dell'articolo 16, escluse le possibilità di pesca ottenute nell'ambito di accordi di partenariato nel settore della pesca.

Stato membro attribuisce concessioni di pesca trasferibili sulla base di criteri trasparenti, per ciascuno stock o gruppo di stock per cui sono attribuite possibilità di pesca a norma dell'articolo 16, escluse le possibilità di pesca ottenute nell'ambito di accordi di partenariato nel settore della pesca.

Emendamento 25

Articolo 28, paragrafo 5

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Attribuzione delle concessioni di pesca trasferibili

Gli Stati membri possono limitare la durata di validità delle concessioni di pesca trasferibili a un periodo di almeno 15 anni ai fini della riattribuzione di tali concessioni. Qualora non abbiano limitato la durata di validità delle concessioni di pesca trasferibili, gli Stati membri possono revocarle con un preavviso di almeno 15 anni.

Attribuzione delle concessioni di pesca trasferibili

Gli Stati membri possono limitare la durata di validità delle concessioni di pesca trasferibili .

Motivazione

Le modalità di trasferimento delle concessioni di pesca rientrano nelle competenze di ciascuno Stato membro. La Lettonia e diversi altri Stati membri dell'Unione dispongono già di una legislazione che disciplina le concessioni di pesca, e tale dispositivo funziona in modo efficace. L'introduzione di un nuovo sistema creerebbe dei vincoli burocratici più onerosi, richiederebbe risorse finanziarie supplementari e non garantirebbe necessariamente un funzionamento più efficace rispetto al meccanismo esistente.

Emendamento 26

Articolo 28, paragrafo 6

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gli Stati membri possono revocare le concessioni di pesca trasferibili con un preavviso più breve qualora venga accertata un'infrazione grave commessa dal titolare delle concessioni. Tali revoche devono essere applicate secondo modalità che diano pieno effetto alla politica comune della pesca e al principio di proporzionalità e, se necessario, con effetto immediato.

Gli Stati membri possono revocare le concessioni di pesca trasferibili con un preavviso più breve qualora venga accertata un'infrazione grave titolare. Tali revoche devono essere applicate secondo modalità che diano pieno effetto alla politica comune della pesca e al principio di proporzionalità e, se necessario, con effetto immediato.

Emendamento 27

Articolo 28, paragrafo 7

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

In deroga ai paragrafi 5 e 6, uno Stato membro può revocare le concessioni di pesca trasferibili che non sono state utilizzate da un peschereccio per un periodo di tre anni consecutivi.

In deroga ai paragrafi 5 e 6, uno Stato membro può revocare le concessioni di pesca trasferibili che non sono state utilizzate da un peschereccio per un periodo di anni consecutivi.

Motivazione

Il periodo di tre anni proposto dalla Commissione è troppo lungo e rappresenta già un fattore di speculazione. Tuttavia, per non mettere a repentaglio la sopravvivenza di imprese che operano in condizioni particolari, è opportuno mantenere una certa flessibilità riguardo alla sua durata.

Emendamento 28

Articolo 28, paragrafo 8

Aggiungere un nuovo punto dopo il punto 7

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

   

Emendamento 29

Articolo 29

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Assegnazione di possibilità di pesca individuali

1.   Gli Stati membri assegnano possibilità di pesca individuali ai titolari di concessioni di pesca trasferibili, di cui all'articolo 28, sulla base delle possibilità di pesca assegnate agli Stati membri o stabilite nei piani di gestione adottati dagli Stati membri a norma dell'articolo 19 del regolamento (CE) n. 1967/2006.

2.   Sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili, gli Stati membri determinano le possibilità di pesca che possono essere assegnate ai pescherecci battenti la loro bandiera con riguardo alle specie per le quali il Consiglio non ha fissato possibilità di pesca.

3.   I pescherecci intraprendono attività di pesca solo quando dispongono di possibilità di pesca individuali sufficienti a coprire la totalità delle loro catture potenziali.

4.   Gli Stati membri possono accantonare fino al 5 delle possibilità di pesca. Essi fissano obiettivi e criteri trasparenti per l'assegnazione di tale riserva di possibilità di pesca. Le suddette possibilità di pesca possono essere assegnate unicamente ai titolari ammissibili di concessioni di pesca trasferibili secondo quanto stabilito all'articolo 28, paragrafo 4.

5.   Nell'assegnazione di concessioni di pesca trasferibili a norma dell'articolo 28 e nell'assegnazione delle possibilità di pesca a norma del paragrafo 1 del presente articolo, uno Stato membro può prevedere, nell'ambito delle possibilità di pesca ad esso assegnate, incentivi per i pescherecci che impiegano attrezzi da pesca selettivi che eliminano le catture accessorie accidentali.

6.   Gli Stati membri possono fissare canoni per l'utilizzo di possibilità di pesca individuali al fine di contribuire ai costi inerenti alla gestione della pesca.

Assegnazione di possibilità di pesca individuali

   

   

   

   

.   Nell'assegnazione di concessioni di pesca trasferibili a norma dell'articolo 28 e nell'assegnazione delle possibilità di pesca a norma del paragrafo 1 del presente articolo, uno Stato membro può prevedere, nell'ambito delle possibilità di pesca ad esso assegnate, incentivi per i pescherecci che impiegano attrezzi da pesca selettivi che eliminano le catture accessorie accidentali.

.   Gli Stati membri possono fissare canoni per l'utilizzo di possibilità di pesca individuali al fine di contribuire ai costi inerenti alla gestione della pesca.

Motivazione

L'assegnazione di possibilità di pesca dovrebbe rimanere una decisione di competenza degli Stati membri.

Emendamento 30

Articolo 31, paragrafo 1

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Trasferimento di concessioni di pesca trasferibili

1.   Le concessioni di pesca trasferibili possono essere integralmente o parzialmente trasferite fra i titolari ammissibili di tali concessioni all'interno di uno Stato membro.

2.   Uno Stato membro può autorizzare il trasferimento di concessioni di pesca trasferibili verso e a partire da altri Stati membri.

3.   Gli Stati membri possono regolare il trasferimento di concessioni di pesca trasferibili definendo opportune condizioni sulla base di criteri trasparenti e obiettivi.

Trasferimento di concessioni di pesca trasferibili

1.    concessioni possono essere integralmente o parzialmente trasferite fra i titolari ammissibili di tali concessioni all'interno di uno Stato membro.

   

.   Gli Stati membri possono regolare il trasferimento di concessioni di pesca trasferibili definendo opportune condizioni sulla base di criteri trasparenti e obiettivi.

Motivazione

Il sistema delle concessioni di pesca trasferibili dovrebbe essere opzionale per gli Stati membri. Il quadro per la gestione di tali concessioni è applicabile soltanto quando sia stata adottata questa opzione.

Dette concessioni possono sì essere trasferite all'interno di uno Stato membro, ma solo per mantenere il principio della stabilità relativa ribadito all'articolo 16, paragrafo 1. Non è raccomandabile consentire trasferimenti di concessioni contrarie al principio generale e incontestato della stabilità relativa.

Emendamento 31

Articolo 32, paragrafo 2

Testo della Commissione

 

Affitto di possibilità di pesca individuali

1.   Le possibilità di pesca individuali possono essere integralmente o parzialmente affittate all'interno di uno Stato membro.

2.   Uno Stato membro può autorizzare l'affitto di possibilità di pesca individuali verso e a partire da altri Stati membri.

Affitto di possibilità di pesca individuali

1.   Le possibilità di pesca individuali possono essere integralmente o parzialmente affittate all'interno di uno Stato membro.

   

Motivazione

Le concessioni di pesca trasferibili possono sì essere affittate all'interno di uno Stato membro, ma solo per mantenere il principio della stabilità relativa ribadito all'articolo 16, paragrafo 1. Non è raccomandabile consentire trasferimenti di concessioni contrarie al principio generale e incontestato della stabilità relativa.

Emendamento 32

Articolo 35

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Gestione della capacità di pesca

1.   Tutte le flotte degli Stati membri sono soggette ai limiti di capacità di pesca di cui all'allegato II.

2.   Gli Stati membri possono chiedere alla Commissione di escludere dai limiti di capacità di pesca stabiliti a norma del paragrafo 1 i pescherecci soggetti a un sistema di concessioni di pesca trasferibili stabilito a norma dell'articolo 27. In tal caso, i limiti di capacità di pesca vengono ricalcolati per tener conto dei pescherecci non soggetti a un sistema di concessioni di pesca trasferibili.

3.   La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 55 con riguardo al nuovo calcolo dei limiti di capacità di pesca di cui ai paragrafi 1 e 2.

Gestione della capacità di pesca

1.   Tutte le flotte degli Stati membri sono soggette ai limiti di capacità di pesca di cui all'allegato II.

2.   Gli Stati membri possono chiedere alla Commissione di escludere dai limiti di capacità di pesca stabiliti a norma del paragrafo 1 i pescherecci soggetti a un sistema di concessioni di pesca trasferibili stabilito a norma dell'articolo 27. In tal caso, i limiti di capacità di pesca vengono ricalcolati per tener conto dei pescherecci non soggetti a un sistema di concessioni di pesca trasferibili.

3.   La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 55 con riguardo al nuovo calcolo dei limiti di capacità di pesca di cui ai paragrafi 1 e 2.

Motivazione

Nelle regioni ultraperiferiche, la struttura delle flotte è essenzialmente composta da pescherecci di piccole dimensioni destinati soprattutto alla pesca costiera; si tratta di flotte caratterizzate dalla natura artigianale dell'attività di pesca e dalla precarietà dei redditi. I nuovi livelli di riferimento proposti, stabiliti basandosi sulla situazione delle flotte al 31 dicembre 2010, comprometteranno in modo decisivo la sostenibilità dell'attività di pesca nelle regioni ultraperiferiche.

Emendamento 33

Articolo 53

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Compiti dei comitati consultivi

1.   I consigli consultivi possono:

(a)

trasmettere alla Commissione o allo Stato membro interessato raccomandazioni e suggerimenti su questioni relative alla gestione della pesca e all'acquacoltura;

(b)

informare la Commissione e gli Stati membri in merito ai problemi connessi alla gestione della pesca e all'acquacoltura nelle zone di loro competenza;

(c)

contribuire, in stretta collaborazione con esperti scientifici, alla raccolta, fornitura e analisi dei dati necessari per lo sviluppo di misure di conservazione.

2.   La Commissione e, ove del caso, lo Stato membro interessato, rispondono entro un termine ragionevole a ogni raccomandazione, suggerimento o informazione ricevuti a norma del paragrafo 1.

Compiti dei comitati consultivi

1.   I consigli consultivi :

alla Commissione o allo Stato membro interessato raccomandazioni e suggerimenti su questioni relative alla gestione della pesca e all'acquacoltura;

la Commissione e gli Stati membri in merito ai problemi connessi alla gestione della pesca e all'acquacoltura nelle zone di loro competenza;

in stretta collaborazione con esperti scientifici, alla raccolta, fornitura e analisi dei dati necessari per lo sviluppo di misure di conservazione.

2.   La Commissione e, ove del caso, lo Stato membro interessato, rispondono entro un termine ragionevole a ogni raccomandazione, suggerimento o informazione ricevuti a norma del paragrafo 1.

Motivazione

È opportuno promuovere una gestione decentrata nella elaborazione delle disposizioni della politica comune della pesca, attraverso il rafforzamento del livello regionale. Questo vale per la fase dell'elaborazione propriamente detta delle disposizioni ma soprattutto per quella della loro attuazione. I consigli consultivi regionali (CCR) dovrebbero svolgere un ruolo chiave nel quadro di detta gestione decentrata (conferendo loro più ampi poteri di presentare proposte e prendendo maggiormente in considerazione i loro pareri), il che presuppone anche una più incisiva partecipazione degli Stati membri e delle diverse parti interessate ai loro lavori. I CCR, che in tal modo godranno di una maggiore legittimità, diventeranno il quadro appropriato per l'avvio del dibattito attraverso un approccio basato sulle attività di pesca e potranno realizzare un monitoraggio scientifico in funzione delle esigenze regionali. I CCR dovranno beneficiare di un sostegno finanziario previsto dal regolamento sul FEAMP (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca). In tali consigli dovranno inoltre sedere anche rappresentanti degli Stati membri e degli organismi scientifici competenti. Nell'ambito di questo nuovo schema, i pareri elaborati da un CCR «allargato» agli Stati membri e a tutte le parti interessate verrebbero adottati su base consensuale. La Commissione presenterebbe infine al legislatore una nuova proposta tenendo conto dei pareri espressi. Se necessario, i CCR potranno anche presentare proposte legislative direttamente alla Commissione.

Emendamento 34

Articolo 54

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Composizione, funzionamento e finanziamento dei consigli consultivi

1.   I consigli consultivi sono composti da organizzazioni che rappresentano gli operatori del settore della pesca e altri gruppi di interesse interessati dalla politica comune della pesca.

2.   Ciascun consiglio consultivo è composto da un'assemblea generale e da un comitato esecutivo e adotta le misure necessarie per provvedere alla sua organizzazione e garantire la trasparenza e il rispetto di tutte le opinioni espresse.

3.   I consigli consultivi possono chiedere un sostegno finanziario dell'Unione in quanto organismi che perseguono uno scopo d'interesse generale europeo.

4.   La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 56 con riguardo alla composizione e al funzionamento dei consigli consultivi.

Composizione, funzionamento e finanziamento dei consigli consultivi

1.   I consigli consultivi sono composti da organizzazioni che rappresentano gli operatori del settore della pesca e altri gruppi di interesse interessati dalla politica comune della pesca.

2.   Ciascun consiglio consultivo è composto da un'assemblea generale e da un comitato esecutivo e adotta le misure necessarie per provvedere alla sua organizzazione e garantire la trasparenza e il rispetto di tutte le opinioni espresse.

3.   I consigli consultivi possono chiedere un sostegno finanziario dell'Unione in quanto organismi che perseguono uno scopo d'interesse generale europeo.

4.   La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 56 con riguardo alla composizione e al funzionamento dei consigli consultivi.

Motivazione

Ai fini di una maggiore efficacia e legittimità, nei CCR devono sedere anche rappresentanti degli Stati membri e degli organismi scientifici competenti. Questo consentirà dibattiti più proficui e utili per affrontare le sfide regionali nel settore delle attività di pesca.

COM(2011) 416 final

Emendamento 35

Articolo 8

Testo della Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(b)

fare il miglior uso possibile delle catture indesiderate di stock commerciali secondo una delle seguenti modalità:

destinare i prodotti sbarcati non conformi alle taglie minime di commercializzazione di cui all'articolo 39, paragrafo 2, lettera a), ad usi diversi dal consumo umano;

immettere sul mercato i prodotti sbarcati conformi alle taglie minime di commercializzazione di cui all'articolo 39, paragrafo 2, lettera a);

provvedere alla distribuzione gratuita dei prodotti sbarcati per scopi benefici o caritativi;

(b)

fare il miglior uso possibile delle catture indesiderate di stock commerciali secondo una delle seguenti modalità:

destinare i prodotti sbarcati non conformi alle taglie minime di commercializzazione di cui all'articolo 39, paragrafo 2, lettera a), ad usi diversi dal consumo umano;

immettere sul mercato i prodotti sbarcati conformi alle taglie minime di commercializzazione di cui all'articolo 39, paragrafo 2, lettera a);

provvedere alla gratuita dei prodotti sbarcati per scopi benefici o caritativi;

Motivazione

Esiste una differenza fondamentale tra la distribuzione gratuita (il cui costo è a carico delle organizzazioni dei produttori) e la messa a disposizione gratuita (il cui costo può essere a carico di tali organizzazioni oppure dei beneficiari).

Bruxelles, 4 maggio 2012

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  GU L 409 del 30.12.2006, pag. 11.

(2)  GU L 274 del 25.9.1986, pag. 1.


27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/46


Parere del Comitato delle regioni «Invecchiamento attivo: innovazione, sanità intelligente, migliore qualità della vita»

2012/C 225/05

IL COMITATO DELLE REGIONI

invita la Commissione europea a creare e a sostenere sul piano amministrativo e finanziario un Patto europeo dei sindaci sul cambiamento demografico, come contributo all'Anno europeo 2012, per riunire gli enti regionali e locali interessati a promuovere l'innovazione, la sanità intelligente e soluzioni per una migliore qualità della vita a favore di un invecchiamento attivo e in buona salute;

condivide la visione della coalizione che si è costituita intorno all'Anno europeo 2012, di una società per tutte le età, in cui a ciascuno sia data la possibilità di svolgere un ruolo attivo e siano riconosciuti pari diritti e opportunità in tutte le fasi della vita, indipendentemente dall'età, dal genere, dalla razza o dall'origine etnica, dalla religione o dalle convinzioni personali, dallo status sociale o dalla situazione economica, dall'orientamento sessuale, dalla condizione fisica o mentale o dal bisogno di assistenza;

sottolinea l'importanza di consultare e coinvolgere attivamente le persone anziane e chi le assiste per individuare le loro esigenze, sviluppare soluzioni e valutare i risultati conseguiti. Un simile approccio partecipativo favorisce l'inclusione sociale e garantisce che i servizi prestati corrispondano il più possibile alle esigenze effettive dei destinatari;

raccomanda che la Commissione europea coinvolga più attivamente gli enti regionali e locali nel processo di valutazione dell'Unione europea dell'impatto sociale delle diverse iniziative attuate a sostegno di un invecchiamento attivo e in buona salute, al fine di garantire che l'impatto locale sulle persone anziane sia valutato in maniera adeguata.

Relatore generale

Arnoldas ABRAMAVIČIUS (LT/PPE) sindaco e membro del consiglio comunale di Zarasai

Testo di riferimento

/

I.   INTRODUZIONE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

accoglie con favore l'iniziativa della presidenza danese di includere le autorità subnazionali nel dialogo a livello dell'Unione europea su come affrontare la sfida demografica e sfruttare al massimo le opportunità connesse all'invecchiamento della popolazione. Come indicato nel parere del CdR sul tema Gestire l'impatto dell'invecchiamento della popolazione nell'Unione europea  (1) e nella relazione del Parlamento europeo sull'Anno europeo 2012 (2), gli enti regionali e locali di molti Stati membri esercitano competenze nodali nei tre ambiti su cui si fonda l'Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni: occupazione, partecipazione sociale e vita indipendente;

2.

sottolinea che affrontare le sfide connesse all'invecchiamento della popolazione è uno degli obiettivi della strategia Europa 2020. Poiché gli enti regionali e locali sono in prima linea nel rispondere alle esigenze dei cittadini e sono responsabili dell'erogazione della maggior parte dei servizi di cui le persone più anziane hanno bisogno per vivere una vecchiaia dignitosa, il loro coinvolgimento diretto in tutti i dibattiti dell'UE in materia di invecchiamento è essenziale per la realizzazione degli obiettivi di Europa 2020, e contribuirebbe ad aumentare la coesione sociale, economica e territoriale;

3.

accoglie con favore il partenariato europeo per l'innovazione in materia di invecchiamento attivo e in buona salute (PEI AHA), che si propone di mobilitare un ampio numero di parti interessate su tutti i livelli per aumentare di due il numero di anni che una persona può aspettarsi di vivere in buona salute (indicatore degli anni di vita in buona salute) e ricorda che gli enti regionali e locali esercitano competenze nodali nei tre pilastri del PEI AHA: prevenzione, screening e diagnosi precoce; assistenza e cure; invecchiamento attivo e vita indipendente;

4.

condivide la visione della coalizione che si è costituita intorno all'Anno europeo 2012 di una società per tutte le età, in cui a ciascuno sia data la possibilità di svolgere un ruolo attivo e siano riconosciuti pari diritti e opportunità in tutte le fasi della vita, indipendentemente dall'età, dal genere, dalla razza o dall'origine etnica, dalla religione o dalle convinzioni personali, dallo status sociale o dalla situazione economica, dall'orientamento sessuale, dalla condizione fisica o mentale o dal bisogno di assistenza;

5.

raccomanda un approccio positivo verso l'invecchiamento e condivide la visione secondo cui l'innovazione può contribuire ad assicurare servizi migliori a una popolazione che invecchia. Tuttavia, occorre sottolineare che l'innovazione non dovrebbe essere perseguita per il solo gusto di cambiare, bensì quale strumento prezioso per migliorare, sotto il profilo della qualità e dell'efficienza dei costi, la capacità di rispondere a esigenze crescenti e in evoluzione in un periodo di difficoltà finanziarie;

6.

è del parere che la crisi economica e finanziaria renda più urgente che mai rivedere nel suo fondamento il funzionamento della nostra società e fare del nostro meglio affinché ciascuno, giovane o anziano che sia, abbia i mezzi per contribuire attivamente al mercato del lavoro e alla vita della propria comunità locale e condurre una vita indipendente il più a lungo possibile. L'approccio migliore all'invecchiamento demografico consiste nella promozione di comunità a misura di anziano, dove lo spazio pubblico, i trasporti, l'edilizia abitativa e i servizi locali siano concepiti tenendo conto delle esigenze di tutte le generazioni e in cui vengano promosse la solidarietà e la cooperazione tra le generazioni. Siffatte comunità tendono inoltre a essere più rispettose dell'ambiente e più favorevoli a una maggiore coesione sociale e a una migliore partecipazione sociale delle altre fasce vulnerabili della popolazione;

7.

sottolinea l'importanza di consultare e coinvolgere attivamente le persone anziane e chi le assiste per individuare le loro esigenze, sviluppare soluzioni e valutare i risultati conseguiti. Un simile approccio partecipativo favorisce l'inclusione sociale e garantisce che i servizi prestati corrispondano il più possibile alle esigenze effettive dei destinatari;

8.

osserva come, nell'ultimo decennio, il concetto di «economia d'argento» sia affiorato in varie parti dell'Europa per sviluppare un'ampia gamma di prodotti e servizi destinati agli anziani, sempre più numerosi, bisognosi di cure e assistenza, a mobilità ridotta e con limitazioni nelle attività quotidiane. L'«economia d'argento» si è estesa ad altri segmenti del mercato, quali il benessere, la forma fisica, il tempo libero, i viaggi, la cultura, le comunicazioni, l'intrattenimento e l'accesso alle nuove tecnologie. In vari Stati membri è presente un gran numero di PMI e raggruppamenti (clusters) produttivi specializzati in tecnologie innovative per gli anziani, ad esempio nel campo della domotica, che offre opportunità di crescita straordinarie. Tuttavia, occorre notare anche che, pur riconoscendo la necessità di prodotti e servizi specializzati per persone con esigenze particolari, la maggior parte degli anziani preferisce poter usufruire dei beni e dei servizi comuni. Di conseguenza, parallelamente allo sviluppo di prodotti di nicchia specializzati, studiati per soddisfare bisogni molto specifici, bisognerebbe sostenere un approccio più ampio, basato sul concetto della cosiddetta progettazione per tutti (Design for all), in cui siano inserite come elementi fondamentali le esigenze e le aspettative delle persone anziane e delle persone con disabilità;

9.

segnala la tendenza secondo cui un numero crescente di enti regionali e locali guarda all'innovazione sociale e alle soluzioni basate sulle TIC per migliorare, sotto il profilo della qualità e dell'efficienza dei costi, i servizi nel campo della sanità e delle cure di lunga durata, sia nelle aree urbane che in quelle rurali, ove tali soluzioni possono contribuire a portare servizi essenziali alle persone anziane a un costo più sostenibile per i bilanci pubblici e privati. Tuttavia, tali iniziative richiedono un certo numero di investimenti e di interventi che devono essere attuati da altri livelli di governance perché dai progetti pilota si passi a modelli su vasta scala, da applicare a livello nazionale o altrove all'interno dell'Unione europea. In questo settore gli enti regionali e locali necessitano del massimo sostegno possibile sia dai governi nazionali che a livello dell'UE;

10.

sottolinea che, mentre sono numerosi gli esempi di provvedimenti innovativi a sostegno dell'invecchiamento attivo e in buona salute a livello locale e mentre i vivai sociali nascono spesso come iniziative locali, vicine alle esigenze che si propongono di soddisfare, non sempre un approccio basato su progetti risulta efficace per raggiungere una massa critica e la sostenibilità a lungo termine. Vi è la necessità di una visione strategica globale, in grado di includere tematiche trasversali per la realizzazione di un ambiente inclusivo e favorevole. Un esempio chiaro è rappresentato dall'innovazione sociale promossa dal comune di Fredericia (DK) che, attraverso la prevenzione, la riabilitazione, la tecnologia e la socializzazione in rete, mira a mantenere o a ripristinare l'autosostegno tra le persone anziane bisognose di assistenza per lo svolgimento delle attività quotidiane. L'approccio si fonda su un cambiamento del modello secondo cui vengono percepiti i cittadini più anziani, da pazienti «incapaci» a «cittadini dotati di risorse». Questa iniziativa è stata sostenuta, sotto forma di progetto pilota, dal ministero delle Finanze danese e diventerà presto un modello per altri comuni in Danimarca;

11.

sottolinea il fatto che le sfide connesse all'invecchiamento della popolazione presentano una spiccata dimensione di genere, che induce a rivolgere un'attenzione specifica all'impatto delle attuali riforme dei regimi di protezione sociale e dei tagli ai servizi sociali (in particolare per quanto riguarda l'assistenza all'infanzia e agli anziani) sull'occupabilità femminile e sul divario di retribuzione e di pensione tra donne e uomini, in quanto aumenterà l'onere della cura dei familiari dipendenti a carico delle persone che prestano assistenza a titolo informale – in gran parte donne – che saranno esposte in futuro a un rischio più elevato di povertà ed esclusione sociale in mancanza di iniziative per contrastare tali disuguaglianze. Inoltre, i problemi legati allo stress e al carico di lavoro nel settore dei servizi sociali e sanitari, dominato dalle donne, potranno creare in futuro nuovi problemi per le donne più anziane;

II.   RACCOMANDAZIONI DEL CdR AL CONSIGLIO E ALLA COMMISSIONE EUROPEA

12.

ritiene necessario un miglior coordinamento tra i diversi livelli coinvolti nello sviluppo di soluzioni a favore dell'invecchiamento attivo e in buona salute e sottolinea la necessità di una governance a più livelli in questo settore. Gli enti regionali e locali non dovrebbero essere visti semplicemente come enti attuatori, bensì essere coinvolti nell'intero processo decisionale e di valutazione;

13.

ritiene che sarebbe un autentico valore aggiunto se l'UE istituisse un quadro tale da consentire a soggetti ed enti pubblici competenti a tutti i livelli di beneficiare dell'esperienza reciproca, di raccogliere informazioni sulle iniziative andate a buon fine, di trarre insegnamenti dagli insuccessi, così non ripetere gli stessi errori, e di investire le proprie risorse limitate in soluzioni innovative dimostratesi efficaci;

14.

raccomanda che il CdR sia invitato a partecipare al gruppo direttivo del PEI AHA al fine di garantire una rappresentanza adeguata degli enti regionali e locali nel processo decisionale e consentire al Comitato di fungere da agente moltiplicatore per mobilitare un ampio numero di enti regionali e locali da coinvolgere nell'attuazione del PEI AHA in virtù delle competenze che vantano in tutti i suoi sei principali settori d'intervento;

15.

sostiene la proposta presentata nel quadro del PEI AHA di istituire una rete europea per un ambiente a misura di anziano e accoglie con favore gli sforzi compiuti dalla piattaforma europea AGE e dall'Organizzazione mondiale della sanità per la creazione di tale rete. Il CdR raccomanda che siano stanziati fondi dell'Unione europea per sviluppare adeguatamente tale rete a livello dell'UE in stretta cooperazione con l'OMS;

16.

propone che la Commissione si concentri sullo studio delle persone più anziane – un gruppo che in parte è nuovo e in merito al quale diversi attori hanno bisogno di maggiori informazioni. Occorre condurre delle ricerche per valutare l’efficienza e l’efficacia in termini di costi della promozione della salute e della prevenzione delle malattie lungo l’intero ciclo di vita, ma in particolare durante la sua ultima fase. È inoltre necessario intensificare le ricerche per comprendere come si possano incoraggiare gli anziani più difficili da raggiungere a modificare le loro abitudini e il loro stile di vita. Le statistiche e le ricerche devono includere le persone molto anziane e i risultati di tali ricerche vanno diffuse tra coloro che lavorano sul campo con queste persone;

17.

invita la Commissione europea a creare e a sostenere sul piano amministrativo e finanziario un Patto europeo dei sindaci sul cambiamento demografico, come contributo all'Anno europeo 2012, per riunire gli enti regionali e locali interessati a promuovere l'innovazione, la sanità intelligente e soluzioni per una migliore qualità della vita a favore di un invecchiamento attivo e in buona salute;

18.

osserva che, benché le competenze primarie nel campo dell'invecchiamento attivo spettino agli Stati membri e ai rispettivi enti regionali e locali, l'Unione europea ha la facoltà di legiferare su questioni che incidono sul funzionamento del mercato interno per rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione delle persone, promuovere la libera prestazione di servizi e garantire un'adeguata protezione dei consumatori. La ratifica della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea impone all'UE nuovi obblighi di legge per garantire che i disabili e gli anziani con menomazioni siano in grado di esercitare il diritto alla libera circolazione e di partecipare appieno alla vita economica e sociale delle loro comunità, al pari di qualsiasi altro cittadino. Ciò richiede un intervento dell'UE per garantire una risposta coordinata a livello di Unione europea, nazionale e locale/regionale. Inoltre, l'Unione europea può favorire lo scambio transnazionale di esperienze e promuovere interventi «miti», come i codici di buone prassi, per favorire l'attuazione ottimale delle libertà fondamentali sancite dai Trattati UE;

19.

prende atto del fatto che la Commissione europea intende presentare una proposta di un atto legislativo sull'accessibilità e sottolinea la necessità di un quadro giuridico dell'Unione europea per realizzare l'accessibilità in tutta l'Unione europea per tutti i beni e servizi essenziali e per creare condizioni eque di concorrenza per tutto il settore, PMI incluse. Tale quadro giuridico dovrebbe essere proporzionato e non deve comportare oneri burocratici aggiuntivi per le PMI. L'adozione di norme a livello di Unione europea sarebbe inoltre utile a sostenere il settore e a creare un mercato unico efficiente dei beni e dei servizi progettati per tutti. Occorre istituire un sistema di vigilanza per garantire l'applicazione della normativa, accompagnato da piani d'azione destinati alle autorità nazionali, regionali e locali, oltre a un sostegno ai soggetti locali e alle PMI;

20.

ricorda che un quadro giuridico relativo agli appalti pubblici adeguato è essenziale a livello di Unione europea e a livello nazionale e locale al fine di garantire che gli investimenti pubblici promuovano l'accessibilità per tutti. L'accessibilità dovrebbe, inoltre, diventare un prerequisito essenziale per ricevere i finanziamenti dell'Unione europea (fondi strutturali, fondi per finanziare progetti o finanziamenti della ricerca) e occorre un sostegno per aiutare le regioni meno avanzate a conformarsi alla legislazione e alle norme dell'Unione europea. Sarebbe opportuno prendere in considerazione incentivi finanziari per promuovere l'accessibilità, in particolare per far sì che gli enti pubblici provvedano ad adeguare le costruzioni e le abitazioni esistenti, e per sostenere gli investimenti in soluzioni innovative;

21.

sottolinea che è necessaria un'opera di sensibilizzazione per affiancare provvedimenti di legge essenziali e far sì che questi rappresentino un ritorno alla realtà. Tale azione dovrebbe rivolgersi agli enti regionali e locali, ai produttori, ai fornitori e ai prestatori di servizi, nonché ai cittadini in generale. Le politiche in materia di istruzione e formazione svolgono un ruolo importante per rafforzare e sostenere l'accessibilità: garantire che figure professionali quali ingegneri, architetti, web designer, costruttori e urbanisti siano adeguatamente formate per integrare le problematiche dell'accessibilità e applicare la progettazione per tutti è un requisito essenziale;

22.

rammenta che l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e il volontariato sono fattori essenziali per un invecchiamento attivo e in buona salute. L'istruzione per gli adulti e le iniziative di volontariato svolto da persone anziane dovrebbero ricevere un sostegno a livello di Unione europea e a livello nazionale e locale per contribuire a prolungare la vita lavorativa, promuovere un pensionamento attivo e sostenere la vita autonoma;

23.

raccomanda, quindi, che gli obiettivi dell'Anno europeo 2012 dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni e del PEI AHA siano integrati sistematicamente in tutti i futuri strumenti di finanziamento pertinenti dell'Unione europea, fra cui i fondi strutturali, e che le procedure di richiesta di finanziamento siano semplificate per gli interlocutori locali e regionali; accoglie con favore la Giornata europea della solidarietà intergenerazionale - particolarmente significativa nel contesto dell'Anno europeo 2012 - che promuove progetti intergenerazionali tra alunni delle scuole e anziani, fornendo così un importante contributo al dialogo tra le generazioni;

24.

accoglie con favore la creazione di una comunità della conoscenza e dell'innovazione dedicata all'innovazione per una vita sana e un invecchiamento attivo nel 2014 e raccomanda all'Istituto europeo per l'innovazione e la tecnologia (IET) di fare del suo meglio per coinvolgere gli enti regionali e locali e gli interlocutori locali/regionali nell'attuazione di tale comunità;

25.

raccomanda che la Commissione europea coinvolga gli enti regionali e locali più attivamente nel processo di valutazione dell'Unione europea dell'impatto sociale delle diverse iniziative attuate a sostegno di un invecchiamento attivo e in buona salute al fine di garantire che l'impatto locale sulle persone anziane sia valutato in maniera adeguata;

26.

ricorda che l'invecchiamento attivo e in buona salute è un obiettivo essenziale di Europa 2020, sostenuto da svariate iniziate faro (Nuove competenze per nuovi lavori, Piattaforma contro la povertà, Un'agenda digitale europea) e da un ampio ventaglio di strumenti di finanziamento dell'Unione europea a disposizione degli enti regionali e locali, segnalati dalla pubblicazione, realizzata congiuntamente dal Comitato delle regioni, dalla Commissione europea e dalla piattaforma europea AGE, intitolata How to promote active ageing in Europe - EU support to local and regional actors («Come promuovere l'invecchiamento attivo in Europa - Il sostegno dell'UE agli interlocutori locali e regionali»), pubblicata nel settembre 2011 come contributo all'Anno europeo 2012 (3);

27.

conclude, pertanto, che non sembra sussistere alcun problema di conformità per le iniziative proposte rispetto al principio di sussidiarietà e proporzionalità previsti dai Trattati dell'Unione europea;

III.   SFIDE

28.

ricorda che, secondo le stime effettuate, nel 2060 i giovani dell'UE a 27 saranno il 9 % in meno che adesso (4) e la popolazione in età lavorativa (tra 15 e 64 anni) si sarà ridotta del 15 %. Inoltre, il numero delle persone anziane dovrebbe aumentare di ben il 79 %. Tali cambiamenti demografici sono il risultato di una molteplicità di fenomeni, quali la diminuzione dei tassi di fertilità, l'aumento dell'aspettativa di vita, la migrazione netta totale e l'invecchiamento della generazione del cosiddetto «baby boom», nata dopo la Seconda guerra mondiale. È evidente che tali tendenze demografiche avranno un notevole impatto economico, sociale e sul bilancio a livello nazionale e locale/regionale. Lo studio elaborato dal CdR sul tema Active Ageing: local and regional solutions («Invecchiamento attivo: soluzioni a livello locale e regionale») (5) ne illustra perfettamente le ripercussioni quando afferma che l'offerta di manodopera e l'occupazione diminuiranno, mettendo in discussione la crescita economica, mentre la domanda di servizi destinati alla popolazione che invecchia crescerà. Inoltre, secondo le stime, le spese pubbliche aumenteranno per fornire servizi di qualità alle popolazioni che invecchiano, dovendo al contempo finanziare l'assistenza sanitaria e le pensioni per un numero crescente di persone anziane. Tuttavia, la maggior parte degli enti regionali e locali ha subito drastiche restrizioni di bilancio che già ora rendono estremamente difficile garantire servizi sociali dinamici e moderni di livello adeguato;

29.

sottolinea che esistono forti disparità tra paesi e regioni in termini di aspettativa di vita di uomini e donne, numero di anni di vita in buona salute, età mediana e tasso di dipendenza. L'invecchiamento della popolazione è previsto nella quasi totalità delle 281 regioni dell'UE a 27, ove per solo sette regioni non si prevede un aumento dell'età mediana per il 2030: Vienna in Austria, Amburgo e Treviri in Germania, Sterea Ellada e Peloponneso in Grecia, West Midlands e North Eastern Scotland nel Regno Unito (6). Nel 2008 i tassi di dipendenza differivano di tre volte tra le varie regioni (tra il 9,1 % e il 26,8 %). Nel 2030 la variazione sarà di quasi quattro volte (tra il 10,4 % e il 37,3 %) (7). Ciò significa che le regioni non sono tutte uguali in termini di invecchiamento demografico e questo, insieme all'attuale crisi economica, incide su alcuni enti regionali e locali più che su altri;

30.

sottolinea, inoltre, che vi sono forti disparità in termini di debito sovrano tra i diversi paesi e regioni, di cui alcuni si trovano ad affrontare tagli di bilancio molto drastici, che potrebbero compromettere la loro capacità di trarre benefici dai finanziamenti dell'Unione europea attraverso i fondi strutturali o le iniziative di programmazione congiunta sull'invecchiamento;

31.

ricorda, come affermato nel suo parere sul tema Verso sistemi pensionistici adeguati, sostenibili e sicuri in Europa  (8), che gli enti regionali e locali resteranno i principali datori di lavoro del settore pubblico e, quindi, che i regimi pensionistici pubblici continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nel garantire i sistemi pensionistici. Tali regimi pensionistici, tuttavia, saranno sempre più condizionati da riforme e provvedimenti in materia di bilancio. Pertanto, occorre tenere conto della capacità degli enti regionali e locali di compensare tale impatto per riuscire a fornire alle persone anziane un reddito adeguato, anche sotto forma di servizi di assistenza e collaborazione erogati in natura. Il Comitato delle regioni ha proposto di dotare la vigilanza macroeconomica di una dimensione sociale come strumento per gestire tali effetti;

32.

ha affermato nel suo parere sul tema Invecchiare bene nella società dell'informazione  (9) che le soluzioni basate sulle TIC possono accrescere la produttività dei servizi sociali e sanitari purché siano adeguate a dovere alle esigenze degli anziani e ricorda che gli enti regionali e locali dovrebbero essere coinvolti nelle attività di ricerca degli Stati membri e dell'Unione nel campo delle soluzioni TIC per l'invecchiamento poiché spesso saranno i principali utenti dei risultati;

33.

ricorda, tuttavia, che gli enti regionali e locali non possono da soli sostenere l'invecchiamento attivo e in buona salute. Per farlo, necessitano di un ambiente favorevole sotto il profilo giuridico, finanziario e strutturale, per cui è richiesto un intervento a livello nazionale e di Unione europea. Ad esempio, per introdurre iniziative nel campo delle TIC a sostegno dell'innovazione, di una sanità intelligente e di una migliore qualità della vita in tutte le regioni UE, sono necessari investimenti strutturali a livello di Unione europea e a livello nazionale per ampliare l'accesso alla banda larga, nonché una normativa dell'UE per armonizzare i criteri di accessibilità e gli standard di interoperabilità;

34.

sottolinea che il numero crescente di precondizioni – procedure contabili, finanziarie e di audit necessarie per ottenere sovvenzioni a titolo dei fondi strutturali – ha moltiplicato i progetti incentrati su risultati misurabili a scapito dei progetti più innovativi e orientati al rischio che, di fatto, richiedono più tempo per fornire un risultato positivo e sono più difficilmente misurabili. In termini pratici, l'innovazione sociale deve fare i conti, attualmente, con barriere che il più delle volte sono correlate a culture di audit o normative incompatibili. A dire il vero, questo problema non è collegato soltanto all'impiego dei fondi strutturali, ma si riscontra per molti altri strumenti di finanziamento a livello di Unione europea e a livello nazionale;

35.

riconosce, tuttavia, che è opportuno apportare modifiche alle modalità di attuazione dei fondi strutturali per includere requisiti basati su dati concreti onde evitare di compromettere gli sforzi compiuti per aumentare il valore aggiunto e l'efficienza dei fondi dell'Unione europea in questo settore. Danimarca e Svezia si avvalgono di tali procedure basate su informazioni concrete per monitorare le prestazioni rispetto a una serie di indicatori stabiliti di comune accordo e trasmettere le informazioni al sistema per il miglioramento costante, sotto il profilo della qualità e dell'efficienza dei costi, dei servizi prestati e finanziati. Il governo del Regno Unito ha recentemente introdotto delle obbligazioni a impatto sociale (social impact bond), destinate ad attrarre «nuovi investimenti intorno ai contratti basati sui risultati, di cui beneficiano i singoli e le comunità. Tramite un'obbligazione a impatto sociale, l'investimento privato è utilizzato per pagare gli interventi, che sono eseguiti da prestatori di servizi di comprovata esperienza. Il ritorno finanziario agli investitori è fornito dal settore pubblico, sulla base dei progressi compiuti in termini di risultati sociali. Se i risultati non migliorano, gli investitori non recuperano l'investimento effettuato» (10).

IV.   OPPORTUNITÀ

36.

osserva che i paesi caratterizzati da standard di accessibilità elevati nell'ambiente edificato, nei trasporti e nelle TIC sono i paesi in cui si riscontrano i livelli più elevati di occupazione delle persone anziane, donne o uomini che siano, e che registrano i migliori risultati in termini di anni di vita in buona salute; è sempre in questi paesi che i tassi di occupazione delle donne e delle persone con disabilità sono più elevati e gli indicatori della parità di genere registrano i risultati migliori (ad esempio il divario di retribuzione e di pensione tra i generi). Ciò dimostra che promuovere ambienti a misura di anziano a livello locale in modo proattivo non ostacola l'economia ma, al contrario, fa progredire la società e l'economia in generale. Tali ambienti rendono la vita più facile per tutti e sostengono la partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne, dei lavoratori anziani e delle persone con disabilità, nonché una partecipazione attiva e produttiva dei pensionati alla vita delle loro comunità. Inoltre, offrono un sostegno alle persone che prestano assistenza a titolo informale e le aiutano a conciliare più agevolmente l'attività lavorativa e i compiti di assistenza;

37.

si compiace del fatto che già centinaia di enti regionali e locali in tutta Europa siano coinvolti nel programma Città a misura di anziano (Age-Friendly Cities) dell'Organizzazione mondiale della sanità e che alcuni Stati membri abbiano dato il via a programmi nazionali a sostegno degli enti regionali e locali che intendono unirsi alla rete delle città a misura di anziano dell'OMS;

38.

alla luce dell'aumento nel numero di anziani colpiti dal morbo di Alzheimer e da altre forme di demenza, accoglie con favore l'iniziativa assunta da alcuni enti regionali e locali di creare ambienti studiati in funzione del malato di Alzheimer per promuovere una migliore inclusione degli anziani affetti da demenza e di chi li assiste a titolo informale all'interno della comunità;

39.

sottolinea il fatto che la creazione di ambienti progettati per tutti e tali da sostenere l'autonomia degli anziani con disabilità o con limitazioni nelle attività quotidiane si è dimostrata efficiente sotto il profilo dei costi. L'esperienza svedese dimostra che il calo della domanda di assistenza registrato nel paese negli ultimi 15 anni non può essere spiegato con un miglioramento della salute, in quanto non vi sono prove in tal senso tra gli anziani svedesi nell'arco di tempo considerato. La spiegazione più probabile del calo registrato nelle richieste di assistenza per gli anziani è riconducibile al miglioramento degli standard di accessibilità nei settori dell'edilizia abitativa e dei trasporti e ai progressi compiuti nel campo della tecnologia dell'assistenza, grazie a cui gli anziani riescono più facilmente a gestirsi autonomamente. Vale la pena di notare che la Svezia registra il tasso di occupazione degli anziani in generale e delle donne anziane più elevato di tutti gli Stati membri;

40.

sottolinea, tuttavia, che benché gli enti regionali e locali svolgano un ruolo importante in veste di acquirenti di beni o di servizi, in particolare attraverso gli appalti pubblici, e possano quindi fungere da traino politico per promuovere un approccio positivo all'invecchiamento, occorre contrastare la frammentazione dei mercati esistenti ed emergenti delle soluzioni innovative a sostegno dell'invecchiamento attivo e in buona salute, al fine di creare un vero e proprio mercato unico per l'«economia d'argento» e aprire le economie di scala ai consumatori e agli offerenti pubblici. Il futuro atto legislativo sull'accessibilità tenterà di abbattere le barriere che impediscono la creazione di un mercato dell'Unione europea in cui le soluzioni innovative regionali/locali possano essere più facilmente configurate e realizzate su più vasta scala in altre regioni dell'Unione. Le PMI sono spesso in prima linea nell'innovazione e sono più vicine ai mercati locali. Non di rado, offrono servizi personalizzati e si adeguano alle esigenze dei loro consumatori. Le PMI trarrebbero vantaggio dal disporre di norme e standard chiari, che garantiranno loro l'accesso a un mercato unico per tutta l'UE e favoriranno l'interoperabilità con altri beni e servizi per un risultato ottimale;

V.   CONCLUSIONI

41.

conclude che garantire lo sviluppo di ambienti accessibili e favorevoli a livello locale, fondati sul concetto della progettazione per tutti aiuterà le donne e i lavoratori anziani a mantenere un impiego più a lungo e diminuirà la domanda di cura e assistenza per un numero in rapida ascesa di anziani. Il CdR confida nel fatto che l'azione dell'UE a sostegno dell'invecchiamento attivo e in buona salute e della solidarietà tra le generazioni stimolerà l'innovazione e il potenziale di crescita in tutta l'Unione e porterà vantaggi economici per gli interlocutori pubblici e privati, a livello locale, nazionale e di Unione europea;

42.

concorda con l'approccio all'invecchiamento adottato dalla presidenza danese e sottolinea che per servirsi dell'innovazione sociale per rispondere all'invecchiamento della società, è fondamentale che l'UE crei un quadro comune per consentire, in futuro, di usufruire appieno delle potenzialità dell'innovazione sociale. Un quadro comune dell'Unione europea a sostegno dell'innovazione sociale aiuterebbe, infatti, gli innovatori sociali in Europa a operare, reperire finanziamenti, organizzarsi in reti e ampliare le loro iniziative.

Bruxelles, 4 maggio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  CdR 212/2009.

(2)  Kastler, P7_TA(2011) 0332.

(3)  http://bibli.reseauope.net/opac_css/index.php?lvl=author_see&id=264.

(4)  Fonte: Statistiche sulla struttura della popolazione e l'invecchiamento di Eurostat.

(5)  www.cor.europa.eu/COR_cms/ui/ViewDocument.aspx?siteid=default&contentID=a18962c0-1f8f-44e9-9f3d-bfa7955830db.

(6)  Eurostat, EUROPOP 2008 regionale.

(7)  Ibid.

(8)  CdR 319/2010.

(9)  CdR 84/2007.

(10)  http://www.socialfinance.org.uk/work/sibs (in inglese).


27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/52


Parere del Comitato delle regioni «Efficienza energetica nelle città e nelle regioni, con particolare attenzione alle differenze tra zone rurali e urbane»

2012/C 225/06

IL COMITATO DELLE REGIONI

chiede che l'efficienza energetica sia l'elemento centrale, nonché parte integrante delle politiche energetiche e ottenga una posizione sufficientemente prioritaria nella gerarchia delle politiche in materia;

è favorevole a una migliore integrazione delle misure di sostegno finanziario a favore dell'efficienza e dell'economia energetica nei futuri programmi di finanziamento dell'UE;

invoca misure più incisive per influenzare il comportamento umano e i modelli di consumo energetico, e rileva la necessità di una miscela di misure di incentivazione e di penalizzazione, evidenziando le ragioni economiche, ma dando anche maggior rilievo alle esigenze improrogabili, quando necessario;

riconosce che al momento attuale l'attenzione politica è rivolta in via prioritaria alle città perché queste realizzino gli obiettivi delle politiche vigenti, ma sottolinea anche la necessità di considerare in modo più ampio e coordinato le sfide e le opportunità che si presentano alle zone rurali in termini di consumo e produzione di energia;

invita gli enti locali e regionali a condividere le migliori prassi in materia di efficienza ed economia energetica e a incrementare la resilienza energetica programmando e orientando l'erogazione dei loro servizi verso un consumo energetico minimo.

Relatore

Brian MEANEY (IE/AE), membro del consiglio della contea di Clare e della Mid-West Regional Authority

Testo di riferimento

Consultazione richiesta dalla presidenza danese in data 12 gennaio 2012

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

A)   Introduzione

1.   sottolinea che, a giusto titolo, la strategia Europa 2020 pone l'uso efficiente dell'energia al centro della realizzazione dei suoi obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, la quale richiede il passaggio a un'economia basata su un uso efficiente delle risorse. L'efficienza energetica non si prefigge di ridurre la produzione o l'attività economica, bensì di mantenere lo stesso livello di attività riducendo il consumo di energia per unità di produzione. A tal fine occorre individuare ed eliminare gli usi non necessari di energia, e ricorrere a mezzi di produzione più efficaci;

2.   prende atto con preoccupazione che, in base alle previsioni, entro il 2020 l'UE riuscirà a ridurre solo del 10 % (solo metà, quindi, del 20 % proposto) il consumo di energia primaria. Il conseguimento degli obiettivi stabiliti per il 2020 richiede uno sforzo coordinato a tutti i livelli (UE, nazionale, regionale e locale). L'efficienza energetica costituisce una priorità fondamentale che rende necessario un rafforzamento delle politiche a tutti i livelli;

3.   ribadisce che, per realizzare i suoi obiettivi in materia di approvvigionamento energetico sostenibile, competitivo e sicuro, l'UE deve agire collettivamente in modo solidale ed efficace per individuare e impiegare gli sviluppi tecnologici esistenti ed emergenti e promuovere un cambiamento di comportamento che favorisca e migliori l'efficienza energetica; in tale contesto, l'UE dovrebbe, a breve e medio termine, dare priorità all'introduzione delle tecnologie più efficienti e competitive dal punto di vista commerciale;

4.   sottolinea che - non da ultimo tramite gli operatori dell'energia locali e regionali - le città, le regioni e le amministrazioni locali hanno un ruolo di primo piano da svolgere per agevolare, promuovere e regolamentare un uso più efficiente dell'energia nelle proprie attività e infrastrutture, come pure tra i consumatori e i produttori di energia. Il CdR prende atto che, per poter svolgere questa opera, le autorità devono essere messe in condizione, dal punto di vista finanziario e dell'assistenza, di contribuire all'applicazione e al potenziamento delle misure in materia di efficienza energetica;

5.   mette in risalto il ruolo svolto dagli enti regionali e locali nel servire da esempio, nell'attirare gli investimenti e nel creare posti di lavoro, e invita l'UE a promuovere l'elaborazione di piani regionali e locali in materia di efficienza energetica che contribuiscano alla realizzazione degli obiettivi nazionali ed europei nel campo dell'energia nonché al miglioramento dei sistemi d'informazione energetica, creando al tempo stesso appositi meccanismi a sostegno di tali attività;

6.   approva la proclamazione, da parte delle Nazioni Unite, dell'Anno internazionale dell'energia sostenibile per tutti, dal momento che questa iniziativa offre un'opportunità preziosa per sensibilizzare l'opinione pubblica all'importanza di migliorare l'efficienza energetica e le energie rinnovabili a livello locale, nazionale, regionale e internazionale. La mancanza di accesso a un'energia pulita, affidabile e a prezzi ragionevoli pregiudica lo sviluppo umano, sociale ed economico e costituisce uno dei principali ostacoli alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio. La transizione verso una piena riconversione alle energie rinnovabili deve andare di pari passo con un maggiore impegno nella diminuzione del consumo energetico e nello sviluppo di nuove fonti energetiche, il che comporta anche una riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili;

7.   osserva inoltre che le economie di India e Cina sono ancora in fase di «avviamento», e che la domanda energetica della Cina dovrebbe aumentare vertiginosamente del 75 % entro il 2035 (1); il conseguente aumento della concorrenza per le risorse energetiche attualmente importate dall'UE potrebbe provocare problemi di approvvigionamento, distribuzione e costi, con gravi ripercussioni economiche e sociali a diversi livelli. Occorre mettere a punto piani di azione concreti e fattibili per reagire a questi sviluppi, al fine di coprire al più presto il fabbisogno energetico grazie a fonti rinnovabili locali. Le autorità municipali, regionali e locali dovrebbero partecipare pienamente alla definizione di tali piani;

8.   richiama l'attenzione sui benefici sociali ancora da trarre dai progetti di riconversione ecologica nei comuni e nelle regioni; in relazione a ciò, sottolinea che la Commissione europea e i governi degli Stati membri dovrebbero destinare risorse finanziarie consistenti all'aumento dell'efficienza energetica degli edifici pubblici;

9.   prende atto del dibattito in corso in merito alla direttiva sull'efficienza energetica e chiede che sia adottato un testo deciso e ambizioso. Le città e le regioni non possono che trarre beneficio da un aumento della propria efficienza energetica e dalla riduzione dei propri consumi energetici: ciò permetterebbe loro di diminuire la dipendenza dalle importazioni di petrolio, creare fino a 2 milioni di posti di lavoro a livello locale grazie alle attività di costruzione e adeguamento (2) e consentirebbe alle famiglie di effettuare risparmi notevoli sulle spese energetiche. Inoltre, l'UE potrebbe ridurre ulteriormente le proprie emissioni di gas a effetto serra e prefiggersi obiettivi ancora più ambiziosi in questo ambito. La direttiva proposta costituisce pertanto un primo passo avanti concreto per alleviare l'attuale crisi. Essa tuttavia, nel suo complesso, non ha un respiro sufficientemente ampio, visto che si prefigge essenzialmente obiettivi economici, ovverosia ridurre le importazioni di petrolio e gas e reinvestire i miliardi di euro così risparmiati nelle economie dell'UE, senza al tempo stesso presentare delle idee concrete per il necessario sviluppo massiccio delle fonti energetiche rinnovabili. Per conseguire tali obiettivi ogni Stato membro deve poter operare in funzione delle proprie specificità, in modo da poter adottare le misure più efficaci per ciascuna realtà nazionale;

10.   più specificamente, il CdR si rammarica, in questo contesto, dell'assenza di una visione coerente a lungo termine per il rinnovo, laddove necessario, del parco immobiliare ad uso abitativo, nonché dell'assenza di impegni specifici ed espliciti in materia di assistenza finanziaria agli enti locali e regionali, volti a promuovere gli investimenti nell'efficienza energetica a livello locale e regionale; a questo proposito è importante tenere conto della differenza tra obiettivi di interesse pubblico e obiettivi imprenditoriali. Per un'impresa, il rinnovo di un edificio dipende dalle sue possibilità sul piano economico, mentre è compito dello Stato garantire il conseguimento degli obiettivi di pubblica utilità;

11.   raccomanda all'UE di potenziare i sistemi d'informazione in materia di efficienza energetica, compresi i dati concernenti le politiche nazionali e regionali in materia, i sistemi per valutare il calcolo del risparmio energetico ottenuto a livello territoriale, gli indicatori di efficienza energetica, le basi dati relative agli standard per le misure applicabili ai fini del risparmio energetico, gli orientamenti in materia di buone pratiche, le norme di attuazione, ecc. Conviene con l'associazione europea degli enti locali Energy Cities sulla «cruciale» importanza dei finanziamenti per la realizzazione delle misure proposte. Rileva inoltre che la direttiva sull'efficienza energetica non contempla obiettivi vincolanti né un processo di valutazione significativo, ma prevede clausole di non partecipazione (opt-out) di facile utilizzo. Accoglie quindi con favore l'impegno delle presidenze del Consiglio polacca e danese volto ad inserire le misure di finanziamento necessarie ed altri elementi ancora mancanti nella proposta di direttiva. Il CdR appoggia gli sforzi della presidenza danese per raggiungere un compromesso politico che garantisca agli enti pubblici la possibilità di continuare ad accrescere l'efficienza energetica del loro patrimonio immobiliare, tenendo conto delle diverse situazioni locali e regionali dei singoli Stati membri. Risulta particolarmente gradita la proposta di rendere obbligatorio per le imprese del settore energetico un risparmio medio di energia dell'1,5 % annuo;

12.   sottolinea che una maggiore efficienza energetica non può essere conseguita con una rigida ripartizione delle aree di intervento effettuata dai governi centrali senza tener conto delle diverse situazioni locali e regionali dei singoli Stati membri; chiede pertanto che gli obiettivi di riduzione del consumo energetico, pur restando invariati, possano essere raggiunti adottando approcci alternativi, e che comuni e regioni possano a loro volta proporre strategie di risparmio energetico;

13.   nota che nell'UE vige la tendenza alla parcellizzazione della politica e della riflessione in materia di energia. Questo ambito è infatti suddiviso in settori (trasporti, edilizia, ecc.) invece di tenere conto delle ineguaglianze spaziali e territoriali e delle potenzialità da sfruttare se si vuole far progredire tutta l'Unione contemporaneamente;

14.   chiede che, oltre a migliorare l'efficienza energetica, vengano sviluppate adeguate misure di gestione/conservazione dell'energia e che vengano fissati obiettivi in tal senso volti a ridurre il consumo energetico che potrebbero rafforzare e superare gli obiettivi stabiliti tramite un miglioramento dell'efficienza energetica;

15.   chiede che la presidenza danese dell'UE riconosca il ruolo degli enti locali e regionali nel quadro della realizzazione degli obiettivi di efficienza energetica previsti dalla strategia Europa 2020. Infatti non esiste in pratica alcun riferimento agli enti locali e regionali né nell'attuale progetto di documento negoziale del Consiglio sulla futura direttiva sull'efficienza energetica né nella comunicazione della Commissione Tabella di marcia per il 2050. Il CdR ritiene inoltre che i programmi nazionali di riforma riveduti e le raccomandazioni specifiche per paese debbano rispecchiare più chiaramente gli impegni assunti in materia di efficienza energetica;

16.   accoglie con favore lo strumento di finanziamento Energia intelligente — Europa (EIE) e approva gli sforzi che esso pone in atto per superare le barriere di mercato. Il programma EIE dovrebbe concentrarsi sulle azioni intese a incoraggiare i cambiamenti comportamentali. Il CdR chiede però che i risultati e le raccomandazioni dei progetti EIE siano diffusi con maggiore decisione (informazione, legislazione, ecc.) in tutta l'UE e che, allo stesso modo, siano garantiti i finanziamenti 2014-2020 a favore del programma EIE o dei programmi che lo sostituiranno;

17.   tenuto conto della particolare dimensione territoriale della questione, il CdR sottolinea che:

le aree rurali dell'UE impiegano fonti energetiche più inquinanti rispetto alle aree urbane; occorre quindi promuovere con particolare insistenza la sostituzione, in via transitoria, dei combustibili fossili altamente inquinanti con combustibili fossili meno inquinanti, da rimpiazzare poi con energie rinnovabili;

le aree rurali, pur in fase di recupero, presentano tuttora un livello di sviluppo economico inferiore alla media UE, in particolare rispetto alle aree urbane. Il divario tra le aree rurali e quelle urbane è estremamente marcato nell'Europa centrorientale; tale fenomeno è ancor più preoccupante dal momento che tra il 2000 e il 2007 esso si è accentuato a seguito della rapida espansione dei grandi centri urbani e delle capitali.

B)   Città, enti regionali e locali

18.   ribadisce l'invito a realizzare un migliore equilibrio tra zone urbane e zone rurali nel quadro delle politiche a favore dell'energia sostenibile nell'UE e sottolinea la necessità di sfruttare il potenziale delle aree rurali per conseguire gli obiettivi di efficienza energetica fissati dalla strategia Europa 2020. Le aree rurali presentano infatti notevoli possibilità sia in termini di produzione di energia che di riduzione del consumo: solo nelle aree rurali si trovano ampie superfici di terreno da destinare alle centrali eoliche o solari. Nel contempo, l'agricoltura moderna ha bisogno di notevoli quantitativi di energia per il proprio funzionamento. Ciononostante non si tiene granché conto del potenziale di risparmio energetico del settore né del potenziale di sviluppo di nuove fonti di energia;

19.   sottolinea l'esistenza di notevoli disparità tra le aree urbane e quelle rurali. Nelle aree rurali l'efficienza energetica è in una situazione critica e richiede un intervento urgente. Le famiglie e le piccole imprese presenti in queste aree sono spesso svantaggiate sul piano del consumo energetico, particolarmente a causa delle caratteristiche dei nuclei familiari e della qualità del parco immobiliare. Nelle aree rurali gli edifici sono considerevolmente più vecchi, la loro ristrutturazione risulta più costosa e spesso al di fuori della portata dei proprietari. Ciò è dovuto in parte alla densità della popolazione, visto che all'isolamento termico delle abitazioni rurali individuali non si applicano le stesse economie di scala di cui possono beneficiare le abitazioni urbane occupate da diversi inquilini. Questa situazione, che vale per tutti gli Stati membri, anche se in grado diverso, determina un aumento - in proporzione maggiore - del costo dell'energia nelle aree rurali, in cui il reddito pro capite è dal 21 % al 62 % inferiore rispetto a quello delle zone urbane (3);

20.   sottolinea che, in fatto di energia, le politiche dell'UE sono state però elaborate in funzione delle esigenze dei grandi centri urbani. Gli investitori si concentrano tuttora quasi esclusivamente sulle infrastrutture destinate alle aree urbane;

21.   sottolinea che, in generale, l'accesso all'energia è più dispendioso nelle aree rurali e nelle regioni periferiche, in cui, oltretutto, l'efficienza energetica è inferiore a causa della scarsa diffusione di tecnologie «pulite» e di un inefficiente isolamento termico. Chiede che vengano adottate soluzioni adeguate in termini di governance e di finanziamento allo scopo di consentire alle aree rurali di tutta l'UE di recuperare il ritardo rispetto alle aree urbane, soprattutto grazie alle potenzialità del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e del suo approccio Leader. Un gran numero di buone pratiche e di progetti pilota attuati su tutto il territorio dell'UE hanno già dimostrato chiaramente che le aree rurali hanno le potenzialità per provvedere al proprio fabbisogno energetico attraverso l'utilizzo di fonti di energia diverse, come fonti che non generano emissioni di gas a effetto serra e sono neutrali sul piano delle emissioni di carbonio, biomassa, celle a combustibile, ecc.;

22.   ritiene che il sostegno destinato dal Fondo sociale europeo allo sviluppo delle capacità, e in particolare alla riqualificazione dei lavoratori, che può consistere anche nel recupero di tecniche tradizionali con materiali caratteristici della regione, dovrebbe prendere atto e tenere conto delle diverse esigenze delle aree urbane e di quelle rurali in modo da non trascurare i lavoratori agricoli. In caso contrario, verrebbero a mancare le qualifiche necessarie ad utilizzare le tecnologie più adatte alle aree rurali e si accentuerebbe il divario energetico tra queste aree e quelle urbane;

23.   sottolinea che la politica in materia di istruzione può svolgere un ruolo importante nel sensibilizzare all'efficienza energetica e nell'influenzare i cambiamenti necessari sul piano del comportamento umano; suggerisce di condurre un'analisi comparativa delle iniziative esistenti in materia di istruzione in modo da individuare le migliori prassi e mettere a punto programmi di studi che possano integrare il tema della sostenibilità nelle prime fasi del processo di apprendimento formale; chiede inoltre che il prossimo programma Erasmus per tutti crei delle alleanze della conoscenza tra istituti di istruzione superiore e «imprese verdi» per mettere a punto nuovi programmi di studi che colmino le carenze in materia di innovazione e di competenze nel settore dell'efficienza e della economia energetica;

24.   sottolinea che gli enti locali e regionali possono anche contribuire alla realizzazione di risparmi energetici integrando sistematicamente i fattori ambientali nelle procedure relative agli appalti pubblici. A questo proposito accoglie con soddisfazione la proposta di direttiva sugli appalti pubblici adottata dalla Commissione (4). In base a tale proposta, gli enti locali e regionali possono tenere conto dei fattori ambientali, tra cui l'efficienza energetica, nelle procedure di appalto. Si dovrebbe incoraggiare l'aggiudicazione degli appalti da parte degli enti locali e regionali in base al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa (Most Economically Advantageous Tender, MEAT) in modo da tener conto del risparmio energetico per tutta la durata della procedura di appalto.

C)   Consumatori

25.   sottolinea inoltre l'esistenza di una dimensione sociale per cui la povertà energetica può colpire fortemente i gruppi a basso reddito. Il fenomeno può interessare alcuni paesi più di altri. Tuttavia, anche nelle cause e negli effetti della povertà energetica esistono notevoli differenze tra zone urbane e rurali, di cui occorre tenere conto nelle misure da adottare e che non sono necessariamente correlate con i risultati generali ottenuti da un dato paese o regione in materia di efficienza energetica;

26.   richiede misure atte a mettere i consumatori in condizione di negoziare benefici con i produttori/fornitori in cambio di modelli comportamentali diversi. Ad esempio, i singoli utenti che decidono in massa di spostare l'utilizzo dell'energia verso le ore non di punta vanno aiutati ad ottenere gli stessi sconti di cui godono gli acquirenti all'ingrosso. Analogamente, va incoraggiato in quanto bene pubblico l'impiego di tecnologie avanzate nel campo delle reti intelligenti per la misurazione del consumo e della fatturazione, tecnologie che permettono di incrementare i livelli di efficienza energetica dei fornitori (attraverso una gestione efficiente della rete e una più adeguata manutenzione delle reti e delle apparecchiature, ecc.) e dei consumatori (attraverso una maggiore conoscenza dei metodi di misurazione del consumo e dei sistemi di fatturazione, dei servizi aggiudicatori e di quelli di rete, nonché mediante un consumo interattivo intelligente, ecc). Inoltre, non va tollerata la resistenza da parte commerciale a tali tecnologie, anzi la loro introduzione generalizzata dovrebbe avvenire prima di quanto previsto attualmente. È importante garantire che l'installazione dei dispositivi avanzati di misurazione non comporti un consistente aumento delle tariffe per i consumatori;

27.   si rallegra del rinnovo e della prosecuzione del programma di etichettatura Energy Star nel quadro della proposta di un programma di etichettatura di efficienza energetica delle apparecchiature per ufficio, e osserva che la proposta di regolamento COM(2012) 109 final prevede di rinnovare l'accordo Energy Star sulla base di una decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra il governo degli Stati Uniti d'America e l'Unione europea per il coordinamento dei programmi di etichettatura di efficienza energetica delle apparecchiature per ufficio (COM(2012) 108 final). Andrebbe incentivato il ricorso all'etichettatura Energy Star. Si osserva che gli elevati costi dell'energia incentiveranno la vendita di elettrodomestici ad alta efficienza energetica. Inoltre, la Commissione dovrebbe considerare l'opportunità di evidenziare sull'etichetta l'energia intrinseca utilizzata nella produzione dell'apparecchio.

D)   Finanziamenti

28.   alla luce del parere sul tema L'integrazione dei cambiamenti climatici e il futuro bilancio dell'UE  (5), ribadisce la propria preoccupazione per l'accento posto sulle misure di austerità, che mette in ombra qualunque questione attinente all'economia reale nel contesto del futuro bilancio dell'UE per il periodo 2014-2020, in particolare l'incremento urgente degli stanziamenti di bilancio riservati agli investimenti regionali e locali, urbani e rurali nel campo delle energie sostenibili, già richiesto dal CdR in alcuni pareri precedenti. Accoglie tuttavia con favore il fatto che «la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori» sia inserita tra le priorità d'investimento del quadro strategico comune (QSC) (6). Aggiunge però che, mentre i fondi nell'ambito del QSC vanno utilizzati per far fronte a determinate sfide individuate a livello regionale, è anche necessario stabilire un equilibrio tra produzione sostenibile ed efficienza energetica;

29.   si rammarica che il Consiglio non abbia considerato l'opportunità di inserire nel testo della direttiva sull'efficienza energetica lo stanziamento di fondi, tra cui ad esempio quelli per migliorare l'efficienza energetica a livello nazionale; sottolinea inoltre la necessità di promuovere in modo più incisivo il ruolo della Banca europea per gli investimenti attraverso gli enti creditizi nazionali e locali al fine di finanziare gli investimenti nel campo dell'efficienza energetica;

30.   chiede che la presidenza danese si adoperi affinché la futura concessione di aiuti per la promozione delle misure di efficienza nel riscaldamento e nel raffreddamento dei locali sia collegata ai risparmi energetici quantificati realizzati per ciascun impianto;

31.   chiede che, nel quadro del prossimo bilancio UE, la Commissione europea tenga conto della proposta di direttiva in materia di efficienza energetica e garantisca fondi sufficienti da destinare alla promozione dell'efficienza energetica negli alloggi rurali;

32.   evidenzia il fatto che uno dei principali problemi, nelle aree rurali, è costituito dalla capacità degli enti locali e regionali di accedere ai fondi esistenti:

meccanismi finanziari (ELENA - Assistenza energetica europea a livello locale, ecc.) e fondi per l'efficienza energetica (EEEF, ecc.);

l'esperienza acquisita con il quadro finanziario in corso dimostra che, per tutta una serie di ragioni, non è possibile utilizzare integralmente le risorse per l'efficienza energetica provenienti dai fondi strutturali. Nel quadro finanziario 2014-2020, che prevede una percentuale più elevata di fondi da destinare all'efficienza energetica, occorre quindi fare in modo di agevolare l'accesso degli enti locali e regionali a tali risorse;

33.   sottolinea che esistono altri strumenti finanziari, come i contratti di prestazione energetica, i partenariati pubblico-privati e i fondi nazionali o regionali per l'efficienza energetica, che promuovono i lavori volti a migliorare tale efficienza in un periodo in cui i finanziamenti pubblici tendono a rarefarsi. In effetti, soprattutto ora che le risorse finanziarie pubbliche sono limitate e che molte PMI si trovano in difficoltà, occorre preoccuparsi in particolare di conseguire il migliore equilibrio possibile, nelle spese dell'UE, fra infrastrutture su vasta scala, da un lato, e l'essenza stessa dell'energia rurale, ossia il decentramento della produzione di energia, dall'altro; il CdR invita inoltre l'UE a promuovere e disciplinare a livello europeo la figura delle imprese di servizi energetici quali finanziatrici di investimenti nel campo dell'efficienza, perché queste possano in tal modo accedere a fondi europei specifici;

34.   ritiene che, per migliorare l'accesso ai finanziamenti, vi sia bisogno di strumenti che aiutino i consumatori e le autorità pubbliche a soddisfare i requisiti di cofinanziamento e a elaborare piani innovativi in grado di attrarre gli stanziamenti;

35.   rammenta che dall'indagine Europa 2020 realizzata dal CdR all'inizio del 2010 sul tema Politiche energetiche sostenibili attuate dalle regioni e città dell'UE: buone pratiche e sfide è emerso che, in generale, le iniziative lanciate dagli enti locali e regionali hanno carattere multisettoriale e integrato, e contribuiscono al tempo stesso alla competitività, alla crescita e all'occupazione. È pertanto essenziale tenere dovuto conto di questa realtà nella futura elaborazione del bilancio dell'UE;

36.   chiede che gli enti locali e regionali siano dotati delle capacità di integrare l'efficienza energetica nei loro requisiti di pianificazione rurale e urbana.

E)   Logistica

37.   sottolinea l'importanza di sviluppare dei sistemi logistici a livello UE che consentano di realizzare una maggiore efficienza nel trasporto merci, come ad esempio il Central European Logistics System (Sistema logistico centrale europeo - CELS). A tal fine sarebbe necessario mettere a punto un sistema di mappatura unificato che integri tutti i modi di trasporto europei (trasporto ferroviario, stradale, aereo, marittimo e navigazione interna) in un'unica rappresentazione;

38.   ritiene che il CELS possa offrire l'assistenza necessaria per la mappatura visiva e l'analisi dei costi indispensabili al fine di promuovere una connessione ecologica, economica ed efficiente del trasporto intermodale. Esso costituirebbe un repertorio online del trasporto merci al quale potrebbero iscriversi gli operatori del trasporto stradale, ferroviario, aereo, marittimo e della navigazione interna, facendone di conseguenza il catalogo più completo di tutti gli operatori del trasporto merci. Esso permetterebbe inoltre di individuare i percorsi più adatti al trasporto combinato, consentendo di scegliere gli itinerari stradali più brevi;

39.   sottolinea l'importanza di politiche energetiche integrate, transettoriali e sostenibili per le aree rurali, che includano sia l'efficienza energetica sul piano degli edifici, dei trasporti ecc., sia la produzione decentrata di energia rinnovabile.

F)   Conclusioni

40.   in questo contesto ritiene che la politica di coesione possa offrire un quadro adeguato per adottare un approccio coordinato nei confronti di questa problematica complessa. Alla luce delle interconnessioni esistenti tra gli obiettivi della strategia Europa 2020, è necessario che i responsabili politici dell'UE siano pienamente consapevoli della possibilità di realizzare miglioramenti in tutti gli ambiti della strategia, a patto che le misure intese a rendere più efficiente l'uso dell'energia siano ampiamente applicate a livello dell'UE;

41.   sottolinea la necessità di trovare un migliore equilibrio tra la dimensione interna e quella esterna dell'approvvigionamento energetico dell'UE, promuovendo la ricerca e il perseguimento dell'efficienza energetica perlomeno al pari degli investimenti in nuove condutture per i combustibili fossili provenienti da paesi terzi. Ricorda inoltre alla Commissione che l'efficienza energetica richiede tuttora investimenti di miliardi di euro nell'edilizia abitativa e nei trasporti. Anche la questione della gestione/conservazione dell'energia va riconosciuta come una necessità di grande attualità e affrontata di conseguenza;

42.   ribadisce che gli Stati membri dovrebbero avviare processi di consultazione che coinvolgano gli attori regionali e locali nell'elaborazione di piani nazionali in materia di efficienza energetica (approccio dal basso verso l'alto), garantendo la coerenza di tali piani con gli obiettivi e le risorse locali e regionali; inoltre sollecita la partecipazione degli attori regionali e locali alla fase di monitoraggio, in quanto autorità competenti per lo sviluppo dei piani stessi;

43.   pone ancora una volta l'accento sull'iniziativa del Patto dei sindaci che dimostra in maniera concreta l'impegno dei governi locali a favore della promozione dell'efficienza energetica nonché la volontà di far fronte ai cambiamenti climatici; osserva tuttavia che i firmatari del Patto non adottano una metodologia comune per l'elaborazione dei loro rapporti. In base a tale iniziativa le regioni sono tenute a elaborare un rapporto sulle loro prestazioni di efficienza energetica rispettando criteri rigidi e concordati (7);

44.   chiede alla Commissione di adottare quanto prima misure che consentano di realizzare l'idea di una rete interconnessa di distribuzione di energia che copra tutto il territorio dell'UE. Ciò permetterebbe all'Unione di garantire un approvvigionamento energetico sicuro a tutti i cittadini. La questione riveste una certa importanza anche sul piano della politica di sicurezza, dal momento che permetterebbe di ridurre la dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili provenienti da paesi in cui vigono regimi autoritari.

45.   Messaggi principali - Priorità d'azione

IL COMITATO DELLE REGIONI

a)

chiede che l'efficienza energetica sia l'elemento centrale, nonché parte integrante delle politiche energetiche e ottenga una posizione sufficientemente prioritaria nella gerarchia delle politiche in materia;

b)

è favorevole a una migliore integrazione delle misure di sostegno finanziario a favore dell'efficienza e dell'economia energetica nei futuri programmi di finanziamento dell'UE;

c)

invoca misure più incisive per influenzare il comportamento umano e i modelli di consumo energetico, e rileva la necessità di una miscela di misure di incentivazione e di penalizzazione, evidenziando le ragioni economiche, ma dando anche maggior rilievo alle esigenze improrogabili, quando necessario;

d)

riconosce che al momento attuale l'attenzione politica è rivolta in via prioritaria alle città perché queste realizzino gli obiettivi delle politiche vigenti, ma sottolinea anche la necessità di considerare in modo più ampio e coordinato le sfide e le opportunità che si presentano alle zone rurali in termini di consumo e produzione di energia;

e)

invita gli enti locali e regionali a condividere le migliori prassi in materia di efficienza ed economia energetica e a incrementare la resilienza energetica programmando e orientando l'erogazione dei loro servizi verso un consumo energetico minimo.

Bruxelles, 4 maggio 2012

La presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Agenzia internazionale dell'energia (AIE) - Relazione globale sull'energia 2011.

(2)  Commissione europea.

(3)  Eurostat.

(4)  COM(2011) 896 final.

(5)  Parere di prospettiva L'integrazione dei cambiamenti climatici e il futuro bilancio dell'UE (CdR 104/2011).

(6)  Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca compresi nel quadro strategico comune e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (COM(2011) 615 final).

(7)  http://ec.europa.eu/energy/publications/doc/2012_thinkbooklet.pdf.


III Atti preparatori

COMITATO DELLE REGIONI

95a sessione plenaria del 3 e 4 maggio 2012

27.7.2012   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 225/58


Parere del Comitato delle regioni «Proposta di regolamento generale sui fondi del quadro strategico comune»

2012/C 225/07

IL COMITATO DELLE REGIONI

auspica un bilancio ambizioso per la futura politica di coesione (2014-2020) al fine di poter conseguire gli obiettivi del Trattato e realizzare le ambizioni della strategia Europa 2020; auspica altresì che vengano presi in considerazione altri criteri oltre al PIL al fine di determinare il livello di sviluppo e il riparto delle risorse;

approva l'architettura proposta dalla Commissione, in particolare l'individuazione di due grandi obiettivi («Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» e «Cooperazione territoriale»), il mantenimento dell'FSE nell'ambito della politica di coesione, così come la creazione di una nuova categoria di regioni in transizione, che offre una rete di sicurezza alle regioni che non rientreranno più a pieno titolo nell'obiettivo Convergenza;

esige una maggiore flessibilità nella ripartizione dei fondi strutturali, che si adatti più realisticamente alle esigenze del territorio, grazie al coinvolgimento diretto degli enti locali e regionali; tale flessibilità dovrebbe interessare anche la ripartizione dei fondi strutturali tra FESR e FSE, e la concentrazione di fondi su determinati obiettivi tematici della strategia Europa 2020; in questo senso, chiede che le soglie minime stabilite nei regolamenti specifici vengano significativamente abbassate o siano rese più flessibili;

sostiene l'approccio strategico del quadro strategico comune (QSC), che integra l'insieme dei fondi a vocazione territoriale, consentendo un miglior coordinamento con il FEASR e il FEAMP; appoggia altresì l'attenzione accordata al principio di coesione territoriale tramite azioni urbane, azioni di sviluppo locale, ITI e piani d'azione comuni; auspica tuttavia che si accordi un'attenzione particolare alle zone in cui è in corso una transizione industriale e alle regioni che soffrono di svantaggi naturali o demografici;

chiede che venga incoraggiata la possibilità di programmi plurifondo (FESR, FSE, FC, FEASR e FEAMP) e che la Commissione europea adotti ogni misura per la predisposizione e attuazione di questi programmi con il debito rispetto del principio di proporzionalità;

respinge la condizionalità macroeconomica e la riserva di efficacia ed efficienza, giudicate contrarie all'obiettivo primario della politica di coesione; sostiene, invece, la creazione di una riserva di flessibilità costituita dalle risorse del disimpegno automatico, per finanziare iniziative sperimentali; condivide il principio di condizionalità ex ante, che viene alleggerito e reso più preventivo che repressivo;

esige una reale semplificazione delle disposizioni di gestione, in particolare per quanto riguarda le autorità di controllo e di audit, gli interventi generatori di entrate e la forfettizzazione dei costi.

Relatrice

Catiuscia MARINI (IT/PSE), presidente della regione Umbria

Testo di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca compresi nel quadro strategico comune e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 083/2006

COM(2011) 615 final

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

A.    Bilancio comunitario e assegnazione dei fondi

IL COMITATO DELLE REGIONI

Per un budget comunitario congruo ed equilibrato

1.

ricorda che l'Unione europea deve poter disporre di un budget di entità tale da assicurare l'efficacia della politica di coesione e rispondere alle ambizioni della strategia Europa 2020;

2.

chiede siano mantenuti, per categoria di regione, almeno gli stessi livelli di contribuzione comunitaria previsti per l'attuale periodo di programmazione;

3.

sottolinea come l'attuale situazione di grave crisi economica, finanziaria e sociale stia determinando a livello europeo il consolidarsi di un pericoloso equilibrio di sottoccupazione, con un impatto forte seppur differenziato in tutti i territori europei. In questo contesto i fondi strutturali rappresentano una fonte di finanziamento indispensabile per contrastare la crisi e sostenere lo sviluppo dei territori europei.

Limitare le difficoltà di assorbimento

4.

sollecita la Commissione ad intraprendere valide iniziative al fine di attenuare le difficoltà d'assorbimento incontrate da alcuni Stati membri, migliorando la gestione dei fondi comunitari - in particolare in termini di semplificazione ed innovazione dei sistemi di gestione e controllo - stimolando l'orientamento al risultato.

Verso criteri di ripartizione più giusti ed equilibrati

5.

ritiene che la crisi economico-finanziaria contribuisca a rafforzare la necessità di disporre in tempo utile di dati comparabili sul PIL e di utilizzare altri indicatori complementari relativi all'ultimo periodo di riferimento, al fine di determinare più correttamente il livello reale di sviluppo delle regioni europee ferma restando un'adeguata concentrazione di risorse a favore delle regioni in ritardo di sviluppo (1);

6.

ritiene che vada adeguatamente considerata, ai fini del riparto delle risorse, la peculiarità degli Stati membri caratterizzati da un forte dualismo economico interno; in particolare esprime preoccupazioni riguardo al criterio di ripartizione delle risorse per la politica agricola comune (PAC) - vedi proposta di quadro finanziario pluriennale - in quanto non vengono tenute in debito conto le differenze sociali, economiche e strutturali;

B.    Architettura della politica di coesione

Un'architettura semplificata

7.

condivide l'individuazione di due grandi obiettivi: «investire nella crescita e nell'occupazione» e «cooperazione territoriale», che contribuiscono a semplificare l'architettura della politica di coesione;

8.

approva la creazione di una categoria di regioni in transizione, da finanziare segnatamente con le risorse rivenienti dalle regioni e dai paesi usciti dalla Convergenza e dal Fondo di coesione, senza quindi ridurre l'intensità di sostegno alle altre due categorie di regioni, e apprezza la rete di sicurezza proposta per le regioni che non rientreranno più a pieno titolo nell'obiettivo Convergenza. La nuova categoria permetterà infatti di meglio sostenere le regioni uscenti dall'obiettivo Convergenza, come pure le altre regioni con un PIL pro capite compreso tra il 75 % e il 90 % della media dell'UE; consentirà inoltre e di modulare il sostegno UE in ragione del diverso livello di sviluppo e di attenuare gli effetti soglia osservati nel periodo di programmazione attuale. Queste disposizioni dovrebbero valere per tutti i fondi del QSC;

9.

fa osservare che anche le disposizioni riguardanti gli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 2014-2020 devono essere coerenti con la struttura della futura politica di coesione e che non sono ammissibili contraddizioni tra la politica di coesione e il diritto in materia di concorrenza nella fissazione della mappa delle regioni assistite.

Verso un ruolo appropriato del Fondo sociale europeo nella politica di coesione

10.

si rallegra per il mantenimento dell'FSE nell'ambito della politica di coesione come fondamentale strumento per l'occupazione, per il miglioramento delle competenze possedute dalle persone e per l'inclusione sociale;

11.

esige tuttavia che la scelta delle priorità d'investimento e la ripartizione dei fondi strutturali tra il FESR e l'FSE provenga dalle collettività regionali e dagli enti locali competenti, conformemente al principio di sussidiarietà.

C.    Principi comuni a tutti i fondi

Per un partenariato ed una governance a più livelli rafforzati

12.

esige che le collettività territoriali in ogni Stato membro siano, conformemente al principio di governance a più livelli e in base alla ripartizione interna delle competenze, pienamente coinvolte nell'elaborazione, negoziazione ed attuazione dei diversi documenti strategici, cioè il quadro strategico comune (QSC), e in particolare il contratto di partenariato. I patti territoriali tra enti locali e regionali e autorità nazionali dovrebbero anch'essi costituire un'opzione disponibile per formalizzare accordi di partenariato insieme con i governi nazionali;

13.

considera ingiusto che le autorità regionali e locali siano assimilate, in tema di partenariato, alle parti economiche e sociali, quando queste (le autorità regionali), in quanto rappresentanti degli interessi dell'interesse generali generale delle comunità amministrate, sono cogestori, tenuto conto del quadro istituzionale degli Stati membri, e cofinanziatori dei progetti della politica di coesione.

Per un tasso di cofinanziamento appropriato al livello di sviluppo delle regioni

14.

riafferma il suo sostegno al principio del cofinanziamento europeo che garantisce la responsabilizzazione degli attori territoriali.

15.

ritiene che le spese relative all'IVA dovrebbero essere ammissibili ai contributi dei fondi, se non sono recuperabili;

16.

ritiene che si debba operare una distinzione tra soggetti interessati della società civile e partner del settore pubblico. Gli enti locali e regionali competenti, o i loro rappresentanti, dovrebbero essere parte integrante del processo negoziale per la preparazione del contratto o dell'accordo di partenariato non soltanto a livello regionale, ma anche a livello dello Stato membro.

D.    Legame tra la politica di coesione e la strategia europa 2020

Per una concentrazione tematica armonica e flessibile

17.

prende atto del principio di concentrazione tematica sugli obiettivi chiave della strategia Europa 2020 e sulle finalità stabilite nell'articolo 174 del TFUE, declinati nel quadro di un menu tematico comunitario, ma si preoccupa per la mancanza di flessibilità nella scelta degli obiettivi tematici, che dovrebbero essere determinati sulla base di un'analisi territoriale;

18.

chiede dunque una reale flessibilità per tutti i fondi del QSC, lasciando a ciascuna autorità di gestione il più ampio margine possibile per l'individuazione degli obiettivi tematici su cui concentrare le risorse, chiedendo altresì in via generale che le soglie minime previste nei regolamenti specifici siano significativamente abbassate o rese più flessibili.

E.    Approccio strategico e governance della politica di coesione

Quadro strategico comune: verso una maggiore integrazione dei fondi a vocazione territoriale

19.

sostiene una migliore integrazione dei fondi accogliendo con favore l'inclusione nel QSC del FEASR e del FEAMP, pur preservando le specificità di ciascun Fondo;

20.

ritiene opportuno che il QSC sia approvato dal Parlamento e dal Consiglio europeo, essendo dell'avviso che tale documento debba essere approvato con il massimo concorso delle istituzioni comunitarie; per questo sostiene l'inclusione del QSC come allegato al regolamento generale;

21.

ritiene necessario che i meccanismi delineati nel QSC siano sufficientemente flessibili per consentire una reale integrazione con le politiche regionali e di sviluppo locale;

22.

è dell'avviso che il quadro strategico comune dovrebbe facilitare innanzitutto un approccio territoriale dal basso verso l'alto e l'integrazione dei finanziamenti. Le raccomandazioni del quadro strategico comune non dovrebbero essere eccessivamente prescrittive, così da consentire sufficiente flessibilità nella scelta dei mezzi per realizzare gli obiettivi tematici e le priorità di investimento definite nei regolamenti relativi ai fondi strutturali e al Fondo di coesione;

23.

sottolinea che il quadro strategico comune dovrebbe collegare adeguatamente gli obiettivi tematici di cui all'articolo 9 del regolamento generale con le priorità di investimento elencate nei regolamenti del FESR, dell'FSE, del Fondo di coesione e del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), fornendo una certezza giuridica circa la compatibilità tra le priorità ed evitando lacune e sovrapposizioni, così da poter realizzare progetti plurifondo e pluritematici in modo integrato e senza soluzione di continuità.

Contratto di partenariato: più contratto che partenariato

24.

chiede che - in coerenza con i rispettivi ordinamenti istituzionali - le autorità regionali e gli enti locali competenti, in qualità di finanziatori e attuatori della politica di coesione, partecipino pienamente alla elaborazione, negoziazione, attuazione e modifica dei contratti di partenariato (art. 13, par. 2);

25.

esige in particolare che- in coerenza con i rispettivi ordinamenti istituzionali - le autorità regionali vengano direttamente implicate, nell'ambito del contratto, per quanto riguarda la definizione delle condizionalità interne e delle sanzioni che ne derivano (art. 14);

26.

si preoccupa per i possibili ritardi derivanti dal fatto che il contratto di partenariato e i programmi operativi dovranno essere presentati contemporaneamente e a tal fine richiede che i programmi vengano presentati entro 6 mesi dalla presentazione del contratto.

Programmi operativi: per una gestione regionalizzata ed integrata

27.

raccomanda che le comunità regionali e locali - in coerenza con i rispettivi ordinamenti istituzionali - vengano fortemente coinvolte nella gestione dei fondi europei ed incoraggia fortemente il ricorso a programmi plurifondo;

28.

fa notare che una migliore armonizzazione delle disposizioni comuni relative all'attuazione dei diversi fondi favorirebbe la loro integrazione ed aumenterebbe l'efficacia e l'impatto del loro intervento oltre a ridurre gli oneri amministrativi a carico dell'utente finale;

29.

esige che la Commissione produca una valutazione sul funzionamento, gli effetti ed il valore aggiunto delle strategie macroregionali attualmente operanti.

F.    Una programmazione orientata ai risultati e alla valutazione

Condizionalità macroeconomica: una duplice sanzione per gli Stati membri

30.

rigetta fortemente le proposte miranti a collegare la politica di coesione al rispetto del Patto di stabilità (condizionalità macroeconomica); il Comitato delle regioni ritiene infatti che la condizionalità macroeconomica risponda ad obiettivi diversi rispetto a quelli della politica di coesione;

31.

considera quindi che le autonomie territoriali non possano essere penalizzate a causa del non rispetto, da parte di alcuni Stati membri, dei loro impegni in particolare in materia di deficit pubblico nazionale (art. 21).

Per una condizionalità ex ante alleggerita e più preventiva che repressiva

32.

condivide il principio di condizionalità ex ante, da intendersi come la presenza di pre-condizioni fondamentali necessarie alla realizzazione efficace degli investimenti - inclusa la valutazione delle precedenti esperienze - evitando di caricare la politica di coesione di responsabilità che non le appartengono e di appesantire il carico amministrativo;

33.

si preoccupa però che la condizionalità riferita ad un terzo attore (vedi il mancato recepimento di direttive comunitarie) possa pregiudicare la elaborazione ed attuazione di programmi e progetti a livello regionale e locale; il Comitato ritiene pertanto che le condizionalità ex ante debbano essere limitate a materie che sono direttamente applicabili all'attuazione della politica di coesione;

34.

chiede altresì alla Commissione che tali condizionalità ex ante non debbano condurre ad alcuna sospensione dei pagamenti o a correzioni finanziarie fatta eccezione per quelle condizionalità alle quali lo Stato membro si sia impegnato a conformarsi.

Riserva di efficacia ed efficienza

35.

esprime preoccupazione in merito alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza, in quanto il Comitato teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione. Richiama l'attenzione sul parere della Corte dei conti 7/2011 che osservava «una analoga riserva di efficienza ed efficacia è esistita nel periodo 2000-2006, ma ha registrato un limitato successo a causa degli importi estremamente ridotti delle spese completate al momento della revisione intermedia e della mancanza di una metodologia adeguata per valutare i progressi compiuti dai programmi»;

36.

sostiene, invece, la creazione di una riserva di flessibilità costituita dalle risorse del disimpegno automatico, per finanziare iniziative sperimentali in materia di crescita intelligente, sostenibile o inclusiva o intervenire in caso di crisi.

Il quadro della performance come strumento di pilotaggio

37.

fa notare che il quadro di verifica di risultati comprende la fissazione di obiettivi per tappe per ciascuna priorità per gli anni 2016 e 2018. Secondo il Comitato deve trattarsi di un meccanismo di pilotaggio e controllo degli obiettivi perseguiti durante tutto il periodo di programmazione, senza che esso debba dare luogo all'applicazione di correttivi finanziari sugli assi prioritari interessati in caso di non raggiungimento degli obiettivi fissati sulla base della relazione finale sullo stato di attuazione; il mancato raggiungimento degli obiettivi potrebbe infatti essere dovuto a circostanze socioeconomiche e ai necessari cambiamenti di strategia effettuati conseguentemente dalle autorità nazionali e dagli enti regionali;

38.

considera che questa nuova disposizione si aggiunge inutilmente alle diverse condizionalità (macroeconomica, ex ante ed ex post) proposte dalla Commissione ed al sistema di verifica ex ante, in itinere ed ex post, così come la definizione di obiettivi quantificati ed indicatori di risultato, auspicando altresì un maggior collegamento con le attività di valutazione di cui agli artt. 48, 49 e 50.

Per un aumento degli anticipi

39.

saluta la proposta mirante ad imporre alle autorità di gestione di pagare i beneficiari prima di richiedere il rimborso alla Commissione, auspicando una maggiore flessibilità nel sistema degli anticipi ed un loro aumento, al fine di migliorare la liquidità delle autorità di gestione.

Sanzioni e rettifiche finanziarie: verso un approccio più preventivo che repressivo

40.

chiede che nel caso in cui uno Stato membro in crisi finanziaria profonda riceva un sostegno da parte dell'Unione, la Commissione possa emendare il contratto di partenariato ed i programmi operativi nel quadro di un dialogo costruttivo con lo Stato membro e le collettività territoriali interessate, auspicando, quindi, che gli esperti della Commissione si adoperino per le autorità nazionali e regionali e quindi per rafforzare le loro capacità di gestire efficacemente i fondi europei.

G.    Il rafforzamento del principio di coesione

Promuovere le azioni di sviluppo urbano, locale e di investimenti territoriali integrati

41.

accoglie molto favorevolmente l'attenzione al tema dello sviluppo urbano integrato e più in particolare le proposte della Commissione relative alle azioni di sviluppo locale ed agli investimenti territoriali integrati, che dovrebbero rappresentare strumenti realizzativi fondamentali del prossimo periodo di programmazione; chiede nel contempo chiarimenti sull'attuazione di queste nuove disposizioni;

42.

auspica che tali disposizioni siano applicate con un'attenzione particolare ad alcune condizioni per garantire l'attuazione efficiente dello sviluppo territoriale integrato, come ad esempio il coordinamento dell'intervento dei vari fondi - in particolare del FESR e del FEASR nelle aree periurbane e funzionali -, la loro integrazione, la definizione di territori di progetto, l'elaborazione di una strategia coerente, ecc.

43.

accoglie molto favorevolmente il fatto che lo sviluppo locale di tipo partecipativo sia incentivato offrendo un tasso di cofinanziamento addizionale del 10 %, e chiede che questa possibilità sia estesa anche agli investimenti territoriali integrati; ritiene inoltre che l'organizzazione e il funzionamento dei gruppi d’azione locale debbano essere concordati a livello nazionale tra le autorità di gestione e i partner locali;

44.

chiede che la regola secondo cui le autorità pubbliche non possono detenere più del 49 % dei diritti di voto sia riveduta nei casi in cui esistono già partenariati di sviluppo locale;

45.

sottolinea la necessità di considerare lo sviluppo locale come un concetto globale che consente di realizzare investimenti territoriali integrati, azioni urbane e piani d'azione comuni.

Per un intervento appropriato in favore delle regioni caratterizzate da specificità geografiche e demografiche

46.

incoraggia un'attenzione particolare alle zone in cui è in corso una transizione industriale e alle regioni che soffrono di handicap naturali o demografici gravi e permanenti che ne ostacolano il progresso sul piano della coesione economica e territoriale, ma anche alle regioni ultraperiferiche (art. 174 e art. 349 TFUE).

Continuare a fornire sostegno alla costituzione in rete dei territori tramite il finanziamento di infrastrutture

47.

esprime preoccupazione per il fatto che per le regioni sviluppate non viene preso in considerazione il finanziamento di infrastrutture, segnatamente di reti di TIC ad alta velocità.

H.    Semplificazione delle regole di gestione, controllo e audit

Per una maggiore semplificazione della gestione e per una responsabilità condivisa dei controlli

48.

esige una reale semplificazione delle disposizioni di attuazione dei fondi a favore delle autorità di gestione, di controllo e di audit che permetta al tempo stesso di facilitare l'accesso ai finanziamenti per i beneficiari;

49.

esprime preoccupazione per il fatto che il sostegno alla capacità amministrativa è limitato per l'FSE agli Stati membri con regioni meno sviluppate o ammissibili al Fondo di coesione, diversamente da quanto avviene per il FESR, anche se i sistemi nazionali per i due Fondi sono soggetti a requisiti simili;

50.

auspica che un più deciso orientamento ai risultati porti ad una maggiore attenzione per la prestazione, qualità ed efficacia nell'utilizzo dei fondi, piuttosto che per il rispetto formale delle norme e per il volume della spesa;

51.

ritiene che l'eccessivo rinvio ad atti delegati (circa 50 citazioni nel regolamento) della Commissione possa creare dei ritardi nell'utilizzo dei fondi e propone pertanto di prevedere un regolamento di attuazione della Commissione che stabilisca inizialmente tutte le regole attuative.

Per un maggiore coordinamento e proporzionalità dei controlli

52.

solleva dei dubbi quanto alla designazione di un'autorità di accreditamento a livello ministeriale – che rappresenterebbe un ulteriore, superfluo livello di controllo – il cui ruolo sarebbe quello di accreditare le autorità di gestione e di certificazione sulla base di un controllo preliminare, ritenendo che l'accreditamento debba riguardare più i sistemi che non i soggetti;

53.

richiama il rischio che una scorretta applicazione del principio di proporzionalità possa provocare un trattamento non equo degli Stati membri, considerato che sugli Stati maggiormente beneficiari dei fondi strutturali ricadrebbe infatti il maggior onere amministrativo di gestione e controllo; inoltre il livello dei controlli commisurato alla dimensione finanziaria dei programmi potrebbe scoraggiare la scelta di adottare programmi plurifondo;

54.

ritiene che la procedura annuale di liquidazione dei conti proposta dovrebbe essere facoltativa, affinché soltanto le autorità di gestione che lo desiderino possano semplificare la procedura di chiusura alla fine del periodo e ridurre la durata del periodo di conservazione dei documenti contabili (artt. 67, 76, 77 e 131);

55.

desidera evitare che la moltiplicazione dei controlli da parte dell'autorità di audit nazionale o regionale, della Commissione o della Corte dei conti e da parte degli stessi operatori, proponendo l'organizzazione sistematica di missioni di audit congiunto nel territorio al fine di evitare i duplicati e favorire una «diagnosi» condivisa (art. 65, par. 2).

Verso un'ingegneria finanziaria realmente semplificata ed orientata all'imprenditorialità

56.

considera necessari maggiori chiarimenti in relazione al ricorso agli strumenti finanziari rispetto alla loro contabilità nell'impiego dei Fondi UE, allo loro supervisione e alla proprietà degli strumenti. Sostiene tuttavia il ricorso agli strumenti d'ingegneria finanziaria allo scopo di aumentare l'effetto leva dei fondi, purché esso vada a integrare e non a sostituire le sovvenzioni della politica di coesione e a condizione che il sostegno sia limitato ai tipi convenzionali di strumenti finanziari (partecipazione al capitale proprio, prestiti, garanzie) e non a strumenti finanziari opachi come i derivati o gli strumenti finanziari strutturati;

57.

ritiene eccessivamente vincolante la previsione per cui gli strumenti finanziari debbano essere utilizzati entro due anni dalla loro attivazione conformemente alle finalità del programma e per un periodo di almeno dieci anni dopo la chiusura del programma.

Piano di azione comune: una novità da sperimentare

58.

si rallegra per la proposta della Commissione relativa all'elaborazione di piani d'azione comuni (Joint Action Plan) comprendenti un insieme di progetti realizzati sotto la responsabilità del beneficiario nel quadro di uno o più programmi operativi, in cambio di una riduzione considerevole delle norme in materia di gestione e di controllo, rammaricandosi però per l'esclusione dei progetti d'infrastruttura;

59.

richiede che il piano d'azione comune sia deciso con la Commissione, lo Stato membro e gli enti territoriali associati al programma, anche considerando il livello delle risorse coinvolte, e chiede che la soglia sia abbassata a 5 milioni di euro.

Interventi generatori di entrate: necessità di una maggiore flessibilità

60.

ritiene preferibile il ripristino delle regole vigenti nel periodo 2000-2006, che prevedevano l'applicazione di un tasso d'intervento specifico (ridotto) ed unico per i progetti generatori di entrate.

Forfettizzazione dei costi: una semplificazione che tarda ad arrivare

61.

accoglie favorevolmente la proposta della Commissione riguardante le varie forme di sovvenzione semplificata ed incoraggia le autorità di gestione ed i beneficiari a ricorrere maggiormente a tabelle standard di costi unitari, importi forfettari ed un finanziamento su base di un tasso forfettario;

62.

chiede alla Commissione ed agli Stati membri di adottare il più rapidamente possibile una metodologia di calcolo giusto, equo e verificabile e dei metodi e tabelle di costi unitari per permettere agli operatori di progetto di ricorrervi all'inizio della programmazione, tenendo nel debito conto le esperienze già maturate nell'attuale periodo di programmazione.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Considerando 14

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione dovrebbe adottare con atto delegato un quadro strategico comune che traduca gli obiettivi dell'Unione in azioni chiave per i fondi del QSC così da indicare una direzione strategica più chiara per il processo di programmazione a livello di Stati membri e di regioni. Il quadro strategico comune dovrebbe agevolare il coordinamento settoriale e territoriale dell'intervento dell'Unione nell'ambito dei fondi del QSC e con altre politiche e strumenti dell'Unione rilevanti.

, a Commissione un quadro strategico comune che traduca gli obiettivi dell'Unione in azioni chiave per i fondi del QSC così da indicare una direzione strategica più chiara per il processo di programmazione a livello di Stati membri e di regioni. Il quadro strategico comune dovrebbe agevolare il coordinamento settoriale e territoriale dell'intervento dell'Unione nell'ambito dei fondi del QSC e con altre politiche e strumenti dell'Unione rilevanti.

Motivazione

Gli atti delegati permettono al legislatore di delegare alla Commissione il potere di adottare degli atti non legislativi di portata generale che completano o modificano alcuni elementi non essenziali di un atto legislativo. Per quanto riguarda il quadro strategico comune, esso mira a dare degli orientamenti e delle regole comuni all'insieme dei fondi a gestione condivisa, per questo contiene dunque degli elementi essenziali che devono essere sottoposti all'insieme delle istituzioni comunitarie e modificabili in caso di bisogno.

Emendamento 2

Considerando 16

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

In base al quadro strategico comune adottato dalla Commissione, ogni Stato membro dovrebbe elaborare un contratto di partenariato in collaborazione con i partner e in dialogo con la Commissione. Il contratto di partenariato dovrebbe trasferire gli elementi contenuti nel quadro strategico comune nel contesto nazionale e stabilire impegni forti per il raggiungimento degli obiettivi dell'Unione attraverso la programmazione dei fondi del QSC.

In base al quadro strategico comune adottato dalla Commissione, ogni Stato membro dovrebbe elaborare un contratto di partenariato in collaborazione con i partner e in dialogo con la Commissione. Il contratto di partenariato dovrebbe trasferire gli elementi contenuti nel quadro strategico comune nel contesto nazionale e stabilire impegni per il raggiungimento degli obiettivi dell'Unione attraverso la programmazione dei fondi del QSC.

Motivazione

Si ritiene opportuno che le autorità regionali e locali, in qualità di finanziatori e attuatori della politica di coesione, partecipino pienamente alla sua elaborazione, negoziazione, attuazione e modifica.

Emendamento 3

Considerando 18

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Per ciascun programma si dovrebbe definire un quadro di riferimento dei risultati al fine di monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi generali e specifici stabiliti nel corso del periodo di programmazione. La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, dovrebbe effettuare una verifica dei risultati nel 2017 e nel 2019. Si dovrebbe prevedere una riserva di efficacia e di efficienza e assegnarla nel 2019 qualora le tappe fondamentali stabilite nel quadro di riferimento dei risultati siano state raggiunte. Non ci dovrebbe essere alcuna riserva di efficacia e di efficienza per i programmi di «Cooperazione territoriale europea» vista la loro diversità e il loro carattere plurinazionale. Nei casi in cui il raggiungimento delle tappe fondamentali o degli obiettivi è lontano, la Commissione dovrebbe poter sospendere i pagamenti al programma o eseguire rettifiche finanziarie alla fine del periodo di programmazione, al fine di garantire che il bilancio dell'Unione non sia sprecato o usato in modo inefficiente.

Per ciascun programma si dovrebbe definire un quadro di riferimento dei risultati al fine di monitorare i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi generali e specifici stabiliti nel corso del periodo di programmazione. La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, dovrebbe effettuare una verifica dei risultati nel 2017 e nel 2019. Si dovrebbe prevedere una riserva di

Motivazione

L'emendamento riflette l'opposizione alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza a livello nazionale, in quanto si teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione.

Si sostiene, invece, la creazione di una riserva di flessibilità costituita dalle risorse del disimpegno automatico, per finanziare iniziative sperimentali in materia di crescita intelligente, sostenibile o inclusiva o intervenire in caso di crisi.

Emendamento 4

Considerando 19

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Stabilire un legame più stretto tra politica di coesione e governance economica dell'Unione garantirà che l'efficacia della spesa nell'ambito dei Fondi del QSC si fondi su politiche economiche sane e che i fondi del QSC possano, se necessario, essere riorientati per rispondere ai problemi economici che un paese si trova ad affrontare. Questo processo deve essere graduale e il punto di partenza sono le modifiche del contratto di partenariato e dei programmi a sostegno delle raccomandazioni del Consiglio volte ad affrontare gli squilibri macroeconomici e le difficoltà socioeconomiche. Se, nonostante l'accresciuto impiego dei Fondi del QSC, uno Stato membro non dovesse adottare provvedimenti efficaci nel quadro del processo di governance economica, la Commissione dovrebbe avere il diritto di sospendere, in tutto o in parte, i pagamenti e gli impegni. Nel tener conto dell'impatto che i singoli programmi hanno nel far fronte alla situazione socioeconomica dello Stato membro interessato e delle precedenti modifiche del contratto di partenariato, le decisioni relative alle sospensioni dovrebbero essere proporzionate ed effettive. Nel decidere le sospensioni, la Commissione dovrebbe inoltre rispettare il principio della parità di trattamento tra Stati membri, tenendo conto in particolare dell'impatto della sospensione sull'economia dello Stato membro interessato. Le sospensioni dovrebbero essere revocate e i fondi dovrebbero essere nuovamente messi a disposizione dello Stato membro interessato non appena quest'ultimo adotta i provvedimenti necessari.

Stabilire un legame più stretto tra politica di coesione e governance economica dell'Unione garantirà che l'efficacia della spesa nell'ambito dei Fondi del QSC si fondi su politiche economiche sane e che i fondi del QSC possano, se necessario, essere riorientati per rispondere ai problemi economici che un paese si trova ad affrontare. Questo processo deve essere graduale e il punto di partenza sono le modifiche del contratto di partenariato e dei programmi a sostegno delle raccomandazioni del Consiglio volte ad affrontare gli squilibri macroeconomici e le difficoltà socioeconomiche.

Motivazione

Il Comitato delle regioni si oppone fermamente alle disposizioni in materia di condizionalità macroeconomica. Infatti, l'applicazione di sanzioni o di incentivi finanziari legati al Patto di stabilità e di crescita con l'intento di garantire il rispetto delle condizioni macroeconomiche rischia di penalizzare fortemente le autonomie regionali e locali che non sono responsabili del mancato rispetto da parte degli Stati membri di tali obblighi.

Emendamento 5

Considerando 29

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

L'allineamento delle disposizioni riguardanti la sorveglianza e la rendicontazione dei fondi del QSC è necessario per semplificare i meccanismi di gestione a tutti i livelli. È importante garantire obblighi di rendicontazione proporzionati, ma anche la disponibilità di informazioni esaustive sui progressi compiuti quando si effettuano le verifiche principali. È dunque necessario che gli obblighi di rendicontazione riflettano le esigenze di informazione che emergono in determinati anni e siano in linea con la programmazione delle verifiche dei risultati.

L'allineamento delle disposizioni riguardanti la sorveglianza e la rendicontazione dei fondi del QSC è necessario per semplificare i meccanismi di gestione a tutti i livelli. È importante garantire obblighi di rendicontazione proporzionati, ma anche la disponibilità di informazioni esaustive sui progressi compiuti quando si effettuano le verifiche principali. È dunque necessario che gli obblighi di rendicontazione riflettano le esigenze di informazione che emergono in determinati anni .

Motivazione

Riguardo al quadro di verifica dei risultati, si ritiene debba essere un meccanismo di pilotaggio e controllo degli obiettivi perseguiti durante tutto il periodo di programmazione.

Emendamento 6

Considerando 43

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Conformemente ai principi della gestione concorrente, gli Stati membri dovrebbero avere la responsabilità primaria, attraverso i propri sistemi di gestione e di controllo, dell'attuazione e del controllo degli interventi dei programmi. Per rafforzare l'efficacia del controllo relativo alla selezione e alla realizzazione degli interventi e il funzionamento del sistema di gestione e controllo, vanno precisate le funzioni dell'autorità di gestione.

Conformemente ai principi della gestione concorrente, gli Stati membri dovrebbero avere la responsabilità primaria, attraverso i propri sistemi di gestione e di controllo, dell'attuazione e del controllo degli interventi dei programmi. Per rafforzare l'efficacia del controllo relativo alla selezione e alla realizzazione degli interventi e il funzionamento del sistema di gestione e controllo, vanno precisate le funzioni dell'autorità di gestione.

Motivazione

I fondi del quadro strategico comune fanno parte della politica regionale, pertanto menzionando i soggetti partecipanti nell'ambito del regolamento che li disciplina non si devono omettere i principali protagonisti, gli enti regionali e locali.

Emendamento 7

Considerando 44

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Per garantire l'affidabilità ex ante in rapporto alla concezione e all'istituzione dei principali sistemi di gestione e di controllo, gli Stati membri dovrebbero designare un organismo di accreditamento responsabile dell'accreditamento e della revoca dell'accreditamento degli organismi preposti alla gestione e al controllo.

.

Motivazione

Si intende evitare la moltiplicazione di organismi e soggetti che renderebbero ancor più complesso il sistema di gestione e controllo.

Emendamento 8

Nuovo considerando dopo il considerando 55

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento

 

Motivazione

Finora il proposito di introdurre disposizioni comuni per i diversi fondi per quanto riguarda la definizione di un regime transitorio e della relativa partecipazione dell'UE (tassi di cofinanziamento) non è stato realizzato. Mentre per il FESR e il FSE sono stati introdotti dei regimi transitori (tra cui la «rete di sicurezza»), analoghe misure mancano per il FEASR. Pertanto si verrebbero a creare condizioni molto diverse per l'attuazione dei vari fondi, e ciò è in contrasto con l’armonizzazione auspicata. Occorre quindi che questi regimi transitori vengano applicati anche al FEASR.

Emendamento 9

Considerando 58

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Per rafforzare l'accento posto sui risultati e sul conseguimento degli obiettivi generali e specifici della strategia Europa 2020, il 5 % delle risorse destinate all'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» dovrebbe essere accantonato come riserva di efficacia ed efficienza per ciascun fondo e per ciascuna categoria di regioni in ogni Stato membro.

Motivazione

L'emendamento riflette l'opposizione alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza a livello nazionale, in quanto si teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione.

Si sostiene, invece, la creazione di una riserva di flessibilità costituita dalle risorse del disimpegno automatico, per finanziare iniziative sperimentali in materia di crescita intelligente, sostenibile o inclusiva o intervenire in caso di crisi, collegata al Fondo di adeguamento alla globalizzazione ed al Fondo di solidarietà dell'Unione europea.

Emendamento 10

Considerando 84

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La procedura di liquidazione annuale dei conti dovrebbe essere accompagnata da una chiusura annuale degli interventi completati (per FESR e FC) o delle spese (per il FSE). Per ridurre i costi connessi alla chiusura definitiva dei programmi operativi, ridurre gli oneri amministrativi per i beneficiari e garantire la certezza del diritto, la chiusura annuale dovrebbe essere obbligatoria, limitando così il periodo in cui i documenti giustificativi devono essere conservati e in cui gli interventi possono essere oggetto di audit e in cui possono essere imposte le rettifiche finanziarie.

La procedura di liquidazione annuale dei conti essere accompagnata da una chiusura annuale degli interventi completati (per FESR e FC) o delle spese (per il FSE). Per ridurre i costi connessi alla chiusura definitiva dei programmi operativi, ridurre gli oneri amministrativi per i beneficiari e garantire la certezza del diritto, la chiusura annuale dovrebbe essere obbligatoria, limitando così il periodo in cui i documenti giustificativi devono essere conservati e in cui gli interventi possono essere oggetto di audit e in cui possono essere imposte le rettifiche finanziarie.

Motivazione

Riteniamo che la procedura annuale di liquidazione dei conti proposta costituisca, in realtà, l'introduzione di una chiusura annuale, che aumenterà gli oneri amministrativi, comporterà correzioni finanziarie obbligatorie per le irregolarità individuate dalla Commissione europea e/o dalla Corte dei conti dell'UE e ridurrà la flessibilità rappresentata dalla possibilità di dichiarare e sostituire le spese in «overbooking», attualmente possibile nel periodo 2007-2013.

Emendamento 11

Considerando 87

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La frequenza dei controlli di audit sugli interventi dovrebbe essere proporzionale all'entità del sostegno dell'Unione erogato attraverso i Fondi. In particolare, si dovrebbe ridurre il numero di controlli di audit nei casi in cui la spesa totale ammissibile per un intervento non superi i 100 000 EUR. Ciononostante dovrebbe essere possibile effettuare controlli di audit in qualsiasi momento laddove emerga prova di un'irregolarità o frode o, in seguito alla chiusura di un intervento completato, nell'ambito di un campione da sottoporre ad audit. Perché il livello di controlli audit effettuati dalla Commissione sia proporzionato al rischio la Commissione dovrebbe avere la possibilità di ridurre le proprie attività di audit relative ai programmi operativi se non sussistono carenze significative o le autorità di audit sono affidabili

La frequenza dei controlli di audit sugli interventi dovrebbe essere proporzionale all'entità del sostegno dell'Unione erogato attraverso i Fondi. In particolare, si dovrebbe controllo di audit nei casi in cui la spesa totale ammissibile per un intervento non superi i EUR. Ciononostante dovrebbe essere possibile effettuare controlli di audit in qualsiasi momento laddove emerga prova di un'irregolarità o frode o, in seguito alla chiusura di un intervento completato, nell'ambito di un campione da sottoporre ad audit. Perché il livello di controlli audit effettuati dalla Commissione sia proporzionato al rischio la Commissione dovrebbe avere la possibilità di ridurre le proprie attività di audit relative ai programmi operativi se non sussistono carenze significative o le autorità di audit sono affidabili

Motivazione

Al fine di assicurare una reale proporzionalità in materia di controllo dei programmi operativi il Comitato propone che gli interventi per i quali la spesa totale ammissibile non supera i 250 000 euro non siano soggetti a più di un audit.

Emendamento 12

Considerando 88

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Al fine di integrare e modificare alcuni elementi non essenziali del presente regolamento, si dovrebbe conferire alla Commissione il potere di adottare atti ai sensi dell'articolo 290 del trattato per quanto riguarda un codice di condotta che stabilisca gli obiettivi e i criteri per sostenere l'attuazione del partenariato, l'adozione di un quadro strategico comune, norme supplementari sulla ripartizione della riserva per la crescita e la competitività, la definizione del territorio e della popolazione interessati dalle strategie di sviluppo locale, norme dettagliate sugli strumenti finanziari (valutazione ex ante, ammissibilità delle spese, tipi di attività non finanziate, combinazione del sostegno, trasferimento e gestione delle attività, richieste di pagamento e capitalizzazione delle rate annuali), la definizione del tasso forfettario di finanziamento per gli interventi generatori di entrate, le responsabilità degli Stati membri riguardanti la procedura di segnalazione delle irregolarità e il recupero degli importi indebitamente versati, il modello della dichiarazione di affidabilità di gestione relativa al funzionamento del sistema di gestione e di controllo, le condizioni per i controlli di audit nazionali, i criteri di accreditamento delle autorità di gestione e di certificazione, l'indicazione dei supporti per i dati comunemente accettati, il livello di rettifica finanziaria da applicare, la modifica degli allegati e le misure specifiche necessarie per agevolare la transizione dal regolamento (CE) n. 1083/2006. Si dovrebbe conferire alla Commissione il potere di modificare gli allegati I e IV in risposta a future esigenze di adeguamento. È particolarmente importante che la Commissione conduca consultazioni adeguate durante i lavori preparatori, anche a livello di esperti.

Al fine di integrare e modificare alcuni elementi non essenziali del presente regolamento, si dovrebbe conferire alla Commissione il potere di adottare atti ai sensi dell'articolo 290 del trattato per quanto riguarda un codice di condotta che stabilisca gli obiettivi e i criteri per sostenere l'attuazione del partenariato norme dettagliate sugli strumenti finanziari (valutazione ex ante, ammissibilità delle spese, tipi di attività non finanziate, combinazione del sostegno, trasferimento e gestione delle attività, richieste di pagamento e capitalizzazione delle rate annuali), la definizione del tasso forfettario di finanziamento per gli interventi generatori di entrate, le responsabilità degli Stati membri riguardanti la procedura di segnalazione delle irregolarità e il recupero degli importi indebitamente versati, il modello della dichiarazione di affidabilità di gestione relativa al funzionamento del sistema di gestione e di controllo, le condizioni per i controlli di audit nazionali, i criteri di accreditamento delle autorità di gestione e di certificazione, l'indicazione dei supporti per i dati comunemente accettati, il livello di rettifica finanziaria da applicare, la modifica degli allegati e le misure specifiche necessarie per agevolare la transizione dal regolamento (CE) n. 1083/2006. Si dovrebbe conferire alla Commissione il potere di modificare gli allegati I e IV in risposta a future esigenze di adeguamento. È particolarmente importante che la Commissione conduca consultazioni adeguate durante i lavori preparatori, anche a livello di esperti.

Motivazione

Con gli atti delegati il legislatore concede alla Commissione europea il potere di adottare degli atti non legislativi che completano o modificano alcuni elementi di un atto legislativo. La soppressione proposta al considerando si pone in coerenza con le posizioni contenute nel parere relative in particolare agli art. 12, quadro strategico comune, all'art. 18 riserva di performance e all'art. 29 riguardante la strategia di sviluppo locale.

Emendamento 13

Considerando 90

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare, mediante atti di esecuzione, per quanto riguarda tutti i Fondi del QSC, le decisioni che approvano i contratti di partenariato, le decisioni che assegnano la riserva di efficacia e di efficienza e le decisioni di sospensione dei pagamenti collegate alle politiche economiche degli Stati membri e, per quanto riguarda i Fondi, le decisioni di adozione dei programmi operativi, le decisioni che approvano i grandi progetti, le decisioni di sospensione dei pagamenti e le decisioni relative alle rettifiche finanziarie.

La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare, mediante atti di esecuzione, per quanto riguarda tutti i Fondi del QSC, le decisioni che approvano i contratti di partenariato, , le decisioni di adozione dei programmi operativi, le decisioni che approvano i grandi progetti, le decisioni di sospensione dei pagamenti e le decisioni relative alle rettifiche finanziarie.

Motivazione

L'emendamento riflette l'opposizione alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza a livello nazionale, in quanto si teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione.

Emendamento 14

Articolo 5, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Partenariato e governance a più livelli

1.   Ogni Stato membro organizza, rispettivamente per il contratto di partenariato e per ciascun programma, un partenariato con i seguenti partner:

a)

le autorità regionali, locali, cittadine e le altre autorità pubbliche competenti;

b)

le parti economiche e sociali; e

c)

gli organismi che rappresentano la società civile, compresi i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione della parità e della non discriminazione.

Partenariato e governance a più livelli

1.    Stat membr organizza, rispettivamente per il contratto di partenariato e per ciascun programma, un partenariato con i seguenti partner:

a)

le altre autorità pubbliche competenti;

b)

le parti economiche e sociali; e

c)

gli organismi che rappresentano la società civile, compresi i partner ambientali, le organizzazioni non governative e gli organismi di promozione della parità e della non discriminazione.

Motivazione

L'emendamento intende ribadire che le autonomie territoriali in ogni Stato membro siano debbono essere, conformemente al principio di governance a più livelli, pienamente coinvolte nell'elaborazione, negoziazione e attuazione dei diversi documenti strategici, cioè il quadro strategico comune (QSC), il contratto di partenariato e i programmi operativi; si considera ingiusto che le autorità regionali e locali siano assimilate, in tema di partenariato, ai partner economico-sociali, quando queste (le autorità regionali e locali), in quanto rappresentanti degli interessi generali dei cittadini e dei territori amministrati, sono cogestori e cofinanziatori dei fondi strutturali.

Emendamento 15

Articolo 9, punti 6 e 11

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Obiettivi tematici

[…]

6)

tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse;

11)

rafforzare la capacità istituzionale e promuovere un'amministrazione pubblica efficiente;

Obiettivi tematici

[…]

6)

tutelare l'ambiente e promuovere l'uso efficiente delle risorse;

11)

rafforzare la capacità istituzionale e promuovere un'amministrazione pubblica efficiente;

Motivazione

Punto 6:

È di fondamentale importanza inserire la tutela del patrimonio culturale tra gli obiettivi tematici dei fondi del QSC; inoltre tale proposta si pone in coerenza con quanto previsto all'art. 5 punto 6 lett. C della proposta di regolamento per il Fondo europeo di sviluppo regionale.

Punto 11:

L'assistenza tecnica dovrebbe anche facilitare le azioni strategiche condotte «dal basso». L'agenda territoriale 2020, approvata dagli Stati membri nel 2011, offre una serie di preziose raccomandazioni nel campo dello sviluppo territoriale nell'UE.

Emendamento 16

Articolo 11

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Il quadro strategico comune stabilisce:

a)

per ciascun obiettivo tematico, le azioni chiave che ciascun Fondo del QSC deve sostenere;

b)

le principali sfide territoriali per le zone urbane, rurali, costiere e di pesca, nonché per le zone con caratteristiche territoriali particolari di cui agli articoli 174 e 349 del Trattato, da affrontare nell'ambito dei Fondi del QSC;

c)

i principi orizzontali e gli obiettivi strategici per l'attuazione dei Fondi del QSC;

d)

i settori prioritari per le attività di cooperazione nell'ambito di ciascun Fondo del QSC, tenendo conto, se del caso, delle strategie macroregionali e di quelle relative ai bacini marittimi;

e)

i meccanismi di coordinamento dei Fondi del QSC tra loro e con le altre politiche e gli altri strumenti pertinenti dell'Unione, compresi gli strumenti per la cooperazione esterna;

f)

i meccanismi per garantire la coerenza della programmazione dei fondi del QSC con le raccomandazioni specifiche per ciascun paese ai sensi dell'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e le pertinenti raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del Trattato.

Il quadro strategico comune stabilisce:

a)

per ciascun obiettivo tematico, le azioni chiave che ciascun Fondo del QSC deve sostenere;

)

i principi orizzontali e gli obiettivi strategici per l'attuazione dei Fondi del QSC;

)

i meccanismi di coordinamento dei Fondi del QSC tra loro e con le altre politiche e gli altri strumenti pertinenti dell'Unione, compresi gli strumenti per la cooperazione esterna;

)

i meccanismi per garantire la coerenza della programmazione dei fondi del QSC con le raccomandazioni specifiche per ciascun paese ai sensi dell'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e le pertinenti raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del Trattato.

Motivazione

Si ritiene che le azioni chiave, proposte dalla Commissione all'interno del quadro strategico comune, rappresentino una nuova forma di concentrazione. Inoltre, si considera che le caratteristiche territoriali debbano essere trattate nel quadro dei programmi operativi. Stessa cosa per le eventuali interazioni tra le strategie regionali inserite nei programmi e le strategie macroregionali, laddove queste siano presenti.

Emendamento 17

Articolo 12

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Alla Commissione è conferito il potere di adottare un atto delegato a norma dell'articolo 142 sul quadro strategico comune entro tre mesi dall'adozione del presente regolamento.

Qualora subentrino importanti cambiamenti nella strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, la Commissione riesamina e, se del caso, adotta mediante atto delegato a norma dell'articolo 142 un quadro strategico comune riveduto.

Entro sei mesi dall'adozione del quadro strategico comune riveduto, gli Stati membri propongono modifiche, ove necessario, del contratto di partenariato e dei programmi per garantirne la coerenza con il quadro strategico comune riveduto.

la Commissione quadro strategico comune.

Qualora subentrino importanti cambiamenti nella strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, la Commissione riesamina e, se del caso, adotta mediante atto delegato a norma dell'articolo 142 un quadro strategico comune riveduto.

Entro sei mesi dall'adozione del quadro strategico comune riveduto, gli Stati membri propongono modifiche, ove necessario, del contratto di partenariato e dei programmi per garantirne la coerenza con il quadro strategico comune riveduto.

Motivazione

Gli atti delegati permettono al legislatore di delegare alla Commissione il potere di adottare degli atti non legislativi di portata generale che completano o modificano alcuni elementi non essenziali di un atto legislativo. Per quanto riguarda il quadro strategico comune, esso mira a dare degli orientamenti e delle regole comuni all'insieme dei fondi a gestione condivisa, per questo contiene dunque degli elementi essenziali che devono essere sottoposti all'insieme delle istituzioni comunitarie e modificabili in caso di bisogno.

Emendamento 18

Articolo 13

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Preparazione del contratto di partenariato

1.   Ogni Stato membro prepara un contratto di partenariato per il periodo compreso fra il 1o gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020.

2.   Il contratto di partenariato è elaborato dagli Stati membri in cooperazione con i partner di cui all'articolo 5. Il contratto di partenariato è preparato in dialogo con la Commissione.

3.   Il contratto di partenariato si applica alla totalità del sostegno fornito dai Fondi del QSC nello Stato membro interessato.

4.   Ogni Stato membro trasmette alla Commissione il contratto di partenariato entro tre mesi dall'adozione del quadro strategico comune.

Preparazione del contratto di partenariato

1.   Ogni Stato membro prepara un contratto di partenariato per il periodo compreso fra il 1o gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020.

.   

   Il contratto di partenariato è elaborato dagli Stati membri in cooperazione con i partner di cui all'articolo 5. Il contratto di partenariato è preparato in dialogo con la Commissione.

   Il contratto di partenariato si applica alla totalità del sostegno fornito dai Fondi del Q SC nello Stato membro interessato.

.   Ogni Stato membro trasmette alla Commissione il contratto di partenariato entro mesi dall'adozione del quadro strategico comune.

Motivazione

Si ritiene che le autorità regionali e locali, in qualità di finanziatori e attuatori della politica di coesione, debbano partecipare pienamente alla sua elaborazione, negoziazione, attuazione e modifica. Tenuto conto della quantità e del dettaglio delle informazioni richieste, e del fatto che i programmi debbano essere presentati contestualmente al contratto (come previsto dal comma 3 dell'art. 23) e della necessità di assicurare un efficacie attività di partenariato, si ritiene necessario un periodo maggiore di tempo.

Emendamento 19

Articolo 14

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Contenuto del contratto di partenariato

Il contratto di partenariato stabilisce:

a)

le modalità per garantire l'allineamento con la strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, tra cui:

i)

un'analisi delle disparità e delle esigenze di sviluppo con riguardo agli obiettivi tematici e alle azioni chiave definiti nel quadro strategico comune e agli obiettivi fissati nelle raccomandazioni specifiche per ciascun paese di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e le pertinenti raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del Trattato;

ii)

un'analisi sintetica delle valutazioni ex ante dei programmi che giustifichi la scelta degli obiettivi tematici e la dotazione indicativa dei Fondi del QSC;

iii)

per ciascun obiettivo tematico, una sintesi dei risultati principali attesi per ciascun Fondo del QSC;

iv)

la ripartizione indicativa del sostegno dell'Unione per obiettivo tematico a livello nazionale per ciascun Fondo del QSC, nonché l'importo complessivo indicativo del sostegno previsto per gli obiettivi relativi al cambiamento climatico;

v)

i principali settori prioritari per le attività di cooperazione, tenendo conto, se del caso, delle strategie macroregionali e relative ai bacini marittimi;

vi)

i principi orizzontali e gli obiettivi strategici per l'attuazione dei Fondi del QSC;

[…]

e)

le modalità per garantire l'attuazione efficiente dei Fondi del QSC, tra cui:

i)

una valutazione per stabilire se sia necessario rafforzare la capacità amministrativa delle autorità e, se del caso, dei beneficiari, e le azioni da intraprendere a tal fine;

ii)

una sintesi delle azioni, con i relativi obiettivi, previste nei programmi per ridurre gli oneri amministrativi a carico dei beneficiari;

iii)

una valutazione dei sistemi esistenti per lo scambio elettronico dei dati e le azioni previste per permettere che tutti gli scambi di informazioni tra i beneficiari e le autorità responsabili della gestione e del controllo dei programmi avvengano esclusivamente mediante scambio elettronico dei dati.

Contenuto del contratto di partenariato

Il contratto di partenariato stabilisce:

a)

le modalità per garantire l'allineamento con la strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, tra cui:

i)

un'analisi delle disparità e delle esigenze di sviluppo con riguardo agli obiettivi tematici e alle azioni chiave definiti nel quadro strategico comune e agli obiettivi fissati nelle raccomandazioni specifiche per ciascun paese di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e le pertinenti raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del Trattato;

ii)

per ciascun obiettivo tematico, una sintesi dei risultati principali attesi per ciascun Fondo del QSC;

)

i principi orizzontali e gli obiettivi strategici per l'attuazione dei Fondi del QSC;

iv)

l'elenco dei programmi nell'ambito del FESR, del FSE e del Fondo di coesione, tranne quelli rientranti nell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea», e dei programmi del FEASR e del FEAMP, con le rispettive dotazioni annuali indicative per ciascun Fondo del QSC;

b)

un approccio integrato allo sviluppo territoriale sostenuto dai Fondi del QSC, che stabilisce:

i)

i meccanismi a livello nazionale e regionale che garantiscono il coordinamento tra i Fondi del QSC e gli altri strumenti di finanziamento dell'Unione e nazionali e con la BEI;

ii)

le modalità volte a garantire un approccio integrato all'impiego dei Fondi del QSC per lo sviluppo territoriale delle zone urbane, rurali, costiere e di pesca e delle zone con caratteristiche territoriali particolari, segnatamente le modalità di applicazione degli articoli 28, 29 e 99, corredate, se del caso, di un elenco delle città che partecipano alla piattaforma per lo sviluppo urbano di cui all'articolo 8 del regolamento FESR;

[…]

e)

le modalità per garantire l'attuazione efficiente dei Fondi del QSC, tra cui:

i)

una sintesi delle azioni, con i relativi obiettivi, previste nei programmi per ridurre gli oneri amministrativi a carico dei beneficiari;

una valutazione dei sistemi esistenti per lo scambio elettronico dei dati e le azioni previste per permettere che tutti gli scambi di informazioni tra i beneficiari e le autorità responsabili della gestione e del controllo dei programmi avvengano esclusivamente mediante scambio elettronico dei dati.

Motivazione

Si ritiene che non sia necessario riprendere all'interno del contratto di partenariato dei dati già forniti e negoziati nell'ambito dei programmi operativi. Queste disposizioni appaiono infatti ridondanti e non vanno nel senso di una semplificazione. Inoltre, gli Stati membri non possono assumersi degli impegni preventivamente presi a livello regionale e locale.

Per quanto riguarda l'approccio integrato all'impiego dei fondi del QSC, esso è fondamentale anche nelle zone periurbane, altrimenti si rischia di privare queste ultime, che in realtà sono sempre più numerose nell'UE, non solo dei fondi destinati alle zone rurali, ma anche dei finanziamenti assegnati alle aree urbane.

Infine, per quanto riguarda la cooperazione territoriale europea, dato il suo carattere multilaterale, essa non può essere gestita tramite lo strumento dell’accordo di partenariato. Dovrebbe quindi essere espressamente esclusa dall’ambito di applicazione di tale strumento.

Emendamento 20

Articolo 16

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Concentrazione tematica

Conformemente alle norme specifiche di ciascun Fondo, gli Stati membri concentrano il sostegno sugli interventi che apportano il maggiore valore aggiunto in relazione alla strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e che rispondono alle sfide individuate nelle raccomandazioni specifiche per ciascun paese di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Ttrattato e nelle pertinenti raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 2, del Trattato, tenendo conto delle esigenze nazionali e regionali.

Concentrazione tematica

Conformemente alle norme specifiche di ciascun Fondo, gli Stati membri concentrano il sostegno sugli interventi che apportano il maggiore valore aggiunto in relazione alla strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e che rispondono alle sfide individuate nelle raccomandazioni specifiche per ciascun paese di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e nelle pertinenti raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 2, del Trattato, tenendo conto delle esigenze nazionali e regionali.

Motivazione

Il Comitato condivide il principio di concentrare la maggior parte delle risorse su di un numero limitato di obiettivi tematici/priorità di investimento, ma ritiene che la scelta degli obiettivi e delle priorità vada lasciata alle autorità di gestione in base ad una specificazione locale degli obiettivi di Europa 2020 e del quadro strategico comune.

Emendamento 21

Articolo 17

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Condizionalità ex ante

1.   Per ciascun Fondo del QSC sono definite condizionalità ex ante nelle norme specifiche di ciascun Fondo.

2.   Gli Stati membri accertano che le condizionalità ex ante applicabili siano soddisfatte.

3.   Se le condizionalità ex ante non sono soddisfatte alla data di trasmissione del contratto di partenariato, gli Stati membri includono nel contratto di partenariato una sintesi delle azioni da intraprendere a livello nazionale e regionale e il relativo calendario di attuazione per garantire l'adempimento di tali condizionalità entro due anni dall'adozione del contratto di partenariato oppure, se precedente, entro il 31 dicembre 2016.

4.   Gli Stati membri stabiliscono le azioni dettagliate per conformarsi alle condizionalità ex ante, compreso il relativo calendario di attuazione, nei programmi pertinenti.

5.   La Commissione valuta le informazioni fornite in merito all'adempimento delle condizionalità ex ante nell'ambito della valutazione del contratto di partenariato e dei programmi. Quando adotta un programma, la Commissione può decidere di sospendere del tutto o in parte i pagamenti intermedi nell'ambito del programma in attesa che siano adeguatamente completate le azioni volte a soddisfare una condizionalità ex ante. Il mancato completamento delle azioni volte a soddisfare una condizionalità ex ante entro il termine fissato nel programma costituisce un motivo per la sospensione dei pagamenti da parte della Commissione.

6.   I paragrafi da 1 a 5 non si applicano ai programmi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea».

Condizionalità ex ante

1.   Per ciascun Fondo del QSC sono definite condizionalità ex ante nelle norme specifiche di ciascun Fondo.

2.   Gli Stati membri accertano che le condizionalità ex ante applicabili siano soddisfatte

3.   Se le condizionalità ex ante non sono soddisfatte alla data di trasmissione del contratto di partenariato, gli Stati membri includono nel contratto di partenariato una sintesi delle azioni da intraprendere a livello nazionale e regionale e il relativo calendario di attuazione per garantire l'adempimento di tali condizionalità entro anni dall'adozione del contratto di partenariato oppure, se precedente, entro il 31 dicembre 2016.

4.   Gli Stati membri stabiliscono le azioni per conformarsi alle condizionalità ex ante, compreso il relativo calendario di attuazione, nei programmi pertinenti.

5.   La Commissione valuta le informazioni fornite in merito all'adempimento delle condizionalità ex ante nell'ambito della valutazione del contratto di partenariato e dei programmi. Il mancato completamento delle azioni volte a soddisfare una condizionalità ex ante entro il termine fissato nel programma costituie un motivo per la sospensione dei pagamenti da parte della Commissione.

6.   I paragrafi da 1 a 5 non si applicano ai programmi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea».

Motivazione

Si ritiene che tali condizionalità ex ante non debbano condurre ad alcuna sospensione dei pagamenti o a correzioni finanziarie fatta eccezione per quelle condizionalità alle quali lo Stato membro si sia impegnato a conformarsi. Infatti nel caso in cui tali condizionalità ex ante non siano rispettate all'inizio del periodo di programmazione, l'investimento a loro correlato non potrà essere programmato, per questo non vi è motivo di infliggere sanzioni a posteriori. Inoltre è fondamentale che la Commissione prenda in considerazione il contesto istituzionale di ciascun Stato membro e la ripartizione di competenze al loro interno. È infatti inconcepibile che uno Stato membro prenda degli impegni in merito a competenze che appartengono alle autorità regionali o locali e viceversa.

Emendamento 22

Articolo 18

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Riserva di efficacia ed efficienza

Il 5 % delle risorse assegnate a ciascun Fondo del QSC e a ciascuno Stato membro, fatta eccezione per le risorse assegnate all'obiettivo «Coesione territoriale europea» e al titolo V del regolamento FEAMP, costituisce una riserva di efficacia ed efficienza da ripartire conformemente all'articolo 20.

Riserva di

Motivazione

L'emendamento riflette l'opposizione alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza a livello nazionale, in quanto si teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione.

Si sostiene, invece, la creazione di una riserva di flessibilità costituita dalle risorse del disimpegno automatico, per finanziare iniziative sperimentali in materia di crescita intelligente, sostenibile o inclusiva o intervenire in caso di crisi, restando però nel quadro della dotazione assegnata a ciascuno Stato membro.

Emendamento 23

Articolo 19

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Verifica dei risultati

1.   La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, effettua una verifica dei risultati dei programmi in ciascuno Stato membro nel 2017 e nel 2019 alla luce del quadro di riferimento dei risultati stabilito nel rispettivo contratto di partenariato e nei programmi. Il metodo per definire il quadro di riferimento dei risultati è descritto nell'allegato I.

2.   La verifica esamina il conseguimento delle tappe fondamentali dei programmi a livello delle priorità, sulla base delle informazioni e delle valutazioni fornite nelle relazioni sullo stato di attuazione presentate dagli Stati membri nel 2017 e nel 2019.

Verifica dei risultati

1.   La Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, effettua una verifica dei risultati dei programmi in ciascuno Stato membro nel 2017 e nel 2019 alla luce del quadro di riferimento dei risultati stabilito nel rispettivo contratto di partenariato e nei programmi. Il metodo per definire il quadro di riferimento dei risultati è descritto nell'allegato I.

2.   La verifica esamina il conseguimento delle tappe fondamentali dei programmi a livello delle priorità, sulla base delle informazioni e delle valutazioni fornite nelle relazioni sullo stato di attuazione presentate dagli Stati membri nel 2017 e nel 2019.

   

Motivazione

L'emendamento riflette l'opposizione alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza a livello nazionale, in quanto si teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione.

Riguardo al quadro di verifica dei risultati, si ritiene debba essere un meccanismo di pilotaggio e controllo degli obiettivi perseguiti durante tutto il periodo di programmazione, finalizzato - in caso di non raggiungimento degli obiettivi fissati - non all'applicazione di correttivi finanziari, ma all'attivazione di meccanismi di supporto tecnico da parte della Commissione.

Emendamento 24

Articolo 20

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Ripartizione della riserva di efficacia ed efficienza

1.   Qualora la verifica dei risultati effettuata nel 2017 riveli che nell'ambito di una priorità di un programma non siano state conseguite le tappe fondamentali previste per il 2016, la Commissione rivolge raccomandazioni allo Stato membro interessato.

2.   Sulla base della verifica effettuata nel 2019, la Commissione adotta una decisione, mediante atti di esecuzione, che stabilisce per ciascun Fondo del QSC e ciascuno Stato membro i programmi e le priorità per i quali sono state raggiunte le tappe fondamentali. Lo Stato membro propone l'attribuzione della riserva di efficacia ed efficienza ai programmi e alle priorità di cui alla decisione della Commissione. La Commissione approva la modifica dei programmi interessati conformemente all'articolo 26. Qualora uno Stato membro non fornisca le informazioni di cui all'articolo 46, paragrafi 2 e 3, la riserva di efficacia ed efficienza per i programmi o per la priorità o le priorità interessate non viene assegnata.

3.   Qualora una verifica dei risultati dimostri che una priorità non ha conseguito le tappe fondamentali stabilite nel quadro di riferimento dei risultati, la Commissione può sospendere del tutto o in parte un pagamento intermedio relativo a una priorità di un programma conformemente alla procedura stabilita nelle norme specifiche di ciascun Fondo.

4.   Se la Commissione constata, sulla base dell'esame del rapporto finale di esecuzione del programma, una grave inadempienza in relazione al conseguimento degli obiettivi stabiliti nel quadro di riferimento dei risultati, essa può applicare rettifiche finanziarie relative alle priorità interessate conformemente alle norme specifiche di ciascun Fondo. Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 142 per stabilire i criteri e la metodologia per determinare il livello di rettifica finanziaria da applicare.

5.   Il paragrafo 2 non si applica ai programmi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea».

   

   

   

   

   

Motivazione

L'emendamento riflette l'opposizione alla creazione di una riserva di efficacia ed efficienza a livello nazionale, in quanto si teme che tale meccanismo possa stimolare la definizione di obiettivi di risultato particolarmente modesti e quindi facilmente raggiungibili, così da poter beneficiare del finanziamento supplementare, privilegiando di conseguenza progetti poco ambiziosi e scoraggiando l'innovazione.

Emendamento 25

Articolo 21

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Condizionalità connessa al coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri

 

   […]

4.   In deroga al paragrafo 1, se ad uno Stato membro è stato concesso un sostegno finanziario a norma del paragrafo 1, lettera d), e tale sostegno finanziario è connesso ad un programma di riassetto, la Commissione può modificare il contratto di partenariato e i relativi programmi senza una proposta dello Stato membro al fine di massimizzare l'impatto sulla crescita e sulla competitività dei fondi disponibili del QSC. Per garantire l'attuazione efficace del contratto di partenariato e dei relativi programmi, la Commissione è coinvolta nella gestione, come specificato nel programma di riassetto o nel memorandum d'intesa firmato con lo Stato membro interessato.

5.   Se lo Stato membro non soddisfa la richiesta della Commissione di cui al paragrafo 1 o non risponde in modo soddisfacente entro un mese alle osservazioni della Commissione di cui al paragrafo 2, la Commissione può, entro tre mesi dalla presentazione delle sue osservazioni adottare, con atti di esecuzione, una decisione di sospensione di parte dei o di tutti i pagamenti relativi ai programmi interessati.

6.   La Commissione, con atti di esecuzione, sospende parzialmente o totalmente i pagamenti o gli impegni relativi ai programmi interessati se:

a)

il Consiglio decide che lo Stato membro non rispetta le misure specifiche stabilite dal Consiglio a norma dell'articolo 136, paragrafo 1, del Trattato;

b)

il Consiglio decide a norma dell'articolo 126, paragrafo 8 o dell'articolo 126, paragrafo 11, del Trattato, che lo Stato membro interessato non ha realizzato azioni efficaci per correggere il suo disavanzo eccessivo;

c)

il Consiglio conclude, a norma dell'articolo 8, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. …/2011 [sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici], che per due volte consecutive lo Stato membro non ha presentato un piano d'azione correttivo sufficiente o il Consiglio adotta una decisione di non conformità a norma dell'articolo 10, paragrafo 4, del medesimo regolamento;

d)

la Commissione conclude che lo Stato membro non ha adottato misure per attuare il programma di riassetto di cui al regolamento (UE) n. 407/2010 del Consiglio o al regolamento (CE) n. 332/2002 del Consiglio e di conseguenza decide di non autorizzare l'erogazione del sostegno finanziario concesso a tale Stato membro, o

e)

il consiglio d'amministrazione del meccanismo europeo di stabilità conclude che la condizionalità attribuita ad un sostegno finanziario del MES concesso sotto forma di prestito del MES allo Stato membro interessato non è stata rispettata e di conseguenza decide di non erogare il sostegno alla stabilità concesso a tale Stato membro.

7.   Quando la Commissione decide di sospendere parzialmente o totalmente i pagamenti o gli impegni a norma rispettivamente dei paragrafi 5 e 6, essa garantisce che la sospensione sia proporzionata ed efficace tenuto conto della situazione socioeconomica dello Stato membro interessato e che rispetti la parità di trattamento tra Stati membri, in particolare per quanto riguarda l'impatto della sospensione sull'economia dello Stato membro interessato.

8.   La Commissione pone fine senza indugio alla sospensione dei pagamenti e degli impegni non appena lo Stato membro propone – come richiesto dalla Commissione – modifiche del contratto di partenariato e dei relativi programmi che sono approvate da quest'ultima e, ove applicabile:

a)

il Consiglio ha deciso che lo Stato membro rispetta le misure specifiche stabilite dal Consiglio a norma dell'articolo 136, paragrafo 1, del Trattato;

b)

viene sospesa la procedura relativa ai disavanzi eccessivi a norma dell'articolo 9 del regolamento (CE) n. 1467/97 o il Consiglio ha deciso, a norma dell'articolo 126, paragrafo 12, del Trattato, di abrogare la decisione riguardante l'esistenza di un disavanzo eccessivo:

c)

il Consiglio ha approvato il piano d'azione correttivo presentato dallo Stato membro interessato a norma dell'articolo 8, paragrafo 2, del regolamento(UE) n. […] [regolamento sulla procedura per gli squilibri eccessivi] o la procedura relativa agli squilibri eccessivi è sospesa a norma dell'articolo 10, paragrafo 5, del medesimo regolamento o il Consiglio ha chiuso la procedura relativa agli squilibri eccessivi a norma dell'articolo 11 del medesimo regolamento;

d)

la Commissione ha concluso che lo Stato membro ha adottato misure per attuare il programma di riassetto di cui al regolamento (UE) n. 407/2010 del Consiglio o al regolamento (CE) n. 332/2002 del Consiglio e di conseguenza ha autorizzato l'erogazione del sostegno finanziario concesso a tale Stato membro, o

e)

il consiglio d'amministrazione del meccanismo europeo di stabilità ha concluso che la condizionalità attribuita ad un sostegno finanziario sotto forma di prestito del MES concesso allo Stato membro interessato è rispettata e di conseguenza ha deciso di erogare il sostegno alla stabilità concesso a tale Stato membro.

Contemporaneamente, il Consiglio decide, su proposta della Commissione, la reiscrizione in bilancio degli impegni sospesi in conformità all'articolo 8 del regolamento (UE) n. […] del Consiglio che istituisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020.

Condizionalità connessa al coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri

 

   […]

   

   

   

   

   

Motivazione

Si rigettano fortemente le proposte miranti a collegare la politica di coesione al rispetto del Patto di stabilità (condizionalità macroeconomica); il Comitato delle regioni ritiene infatti che la condizionalità macroeconomica risponda ad obiettivi diversi rispetto a quelli della politica di coesione; considera quindi che le autonomie territoriali non possano essere penalizzate a causa del non rispetto, da parte di alcuni Stati membri, dei loro impegni in particolare in materia di deficit pubblico nazionale. Si riconosce la necessità di dover apportare in alcuni casi modifiche del contratto e dei programmi operativi mentre si rigetta l'ipotesi di procedere a sospensioni parziali o totali dei pagamenti.

Emendamento 26

Articolo 23

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Preparazione dei programmi

1.   I Fondi del QSC sono attuati mediante programmi conformemente al contratto di partenariato. Ciascun programma copre il periodo compreso fra il 1o gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020.

2.   I programmi sono elaborati dagli Stati membri o da un'autorità da essi designata, in cooperazione con i partner.

3.   I programmi sono presentati dagli Stati membri unitamente al contratto di partenariato tranne quelli nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» che vengono presentati entro sei mesi dall'approvazione del quadro strategico comune. Tutti i programmi sono accompagnati dalla valutazione ex ante di cui all'articolo 48.

Preparazione dei programmi

1.   I Fondi del QSC sono attuati mediante programmi conformemente al contratto di partenariato. Ciascun programma copre il periodo compreso fra il 1o gennaio 2014 e il 31 dicembre 2020.

2.   I programmi sono elaborati dagli Stati membri o da un'autorità da essi designata, in cooperazione con i partner.

   

   I programmi sono presentati dagli Stati membri contratto di partenariato tranne quelli nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» che vengono presentati entro sei mesi dall'approvazione del quadro strategico comune. Tutti i programmi sono accompagnati dalla valutazione ex ante di cui all'articolo 48.

Motivazione

Il Comitato ritiene che l'eventuale scelta di elaborare programmi plurifondo (scelta che il Comitato appoggia fortemente) debba essere incoraggiata e concretamente supportata da tutti gli attori (Commissione europea, Stati membri, enti locali e regionali), A questo fine, la Commissione dovrebbe ogni ostacolo di natura procedurale ed evitando un appesantimento dei controlli che - in base al principio di proporzionalità – potrebbe derivare dal fatto che un programma plurifondo è di dimensioni finanziarie maggiori. Il Comitato teme altresì che la previsione della presentazione contestuale del contratto e dei programmi possa ritardare l'avvio delle operazioni per cui si propone il termine di 6 mesi.

Emendamento 27

Articolo 25, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Procedura di adozione dei programmi

1.   La Commissione valuta la coerenza dei programmi con il presente regolamento, le norme specifiche di ciascun Fondo, il contributo effettivo dei programmi alla realizzazione degli obiettivi tematici e delle priorità dell'Unione per ciascun Fondo del QSC, il quadro strategico comune, il contratto di partenariato, le raccomandazioni specifiche per ciascun paese di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e le raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del Trattato, tenendo conto della valutazione ex ante. La valutazione esamina, in particolare, l'adeguatezza della strategia del programma, gli obiettivi generali corrispondenti, gli indicatori, gli obiettivi specifici e l'assegnazione delle risorse di bilancio.

Procedura di adozione dei programmi

1.   La Commissione valuta la coerenza dei programmi con il presente regolamento, le norme specifiche di ciascun Fondo, il contributo effettivo dei programmi alla realizzazione degli obiettivi tematici e delle priorità dell'Unione per ciascun Fondo del QSC, il quadro strategico comune, il contratto di partenariato, le raccomandazioni specifiche per ciascun paese di cui all'articolo 121, paragrafo 2, del Trattato e le raccomandazioni del Consiglio adottate a norma dell'articolo 148, paragrafo 4, del Trattato, tenendo conto della valutazione ex ante. La valutazione esamina, in particolare, l'adeguatezza della strategia del programma, gli obiettivi generali corrispondenti, gli indicatori, gli obiettivi specifici e l'assegnazione delle risorse di bilancio.

Motivazione

Si ritiene essenziale sottolineare il fatto che la valutazione deve avere ad oggetto anche la dimostrazione della concreta attuabilità della strategia oltre che la sua adeguatezza.

Emendamento 28

Articolo 28, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento

Sviluppo locale di tipo partecipativo

1.   Lo sviluppo locale di tipo partecipativo, denominato sviluppo locale LEADER nell'ambito del FEASR, è:

a)

concentrato su territori subregionali specifici;

b)

di tipo partecipativo, ossia guidato da gruppi di azione locale composti da rappresentanti degli interessi socioeconomici locali pubblici e privati, in cui né il settore pubblico, né un singolo gruppo di interesse rappresenta, a livello decisionale, più del 49 % dei diritti di voto;

Sviluppo locale di tipo partecipativo

1.   Lo sviluppo locale di tipo partecipativo, denominato sviluppo locale LEADER nell'ambito del FEASR, è:

a)

concentrato su territori subregionali specifici;

b)

di tipo partecipativo, ossia guidato da gruppi di azione locale composti da rappresentanti degli interessi socioeconomici locali pubblici e privati, in cui né il settore pubblico, né un singolo gruppo di interesse rappresenta, a livello decisionale più del 49 % dei diritti di voto;

Motivazione

Nel caso in cui esistano già dei partenariati locali, questi non dovrebbero essere ingiustamente penalizzati a causa di modalità di voto interne che non corrispondano esattamente a quelle stabilite dalla proposta di direttiva. Il regolamento dovrebbe lasciare un margine di manovra sufficiente per consentire ai partner di individuare soluzioni fattibili in fase di preparazione del contratto di partenariato.

Emendamento 29

Articolo 29

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Strategie di sviluppo locale

1.   Una strategia di sviluppo locale contiene almeno i seguenti elementi:

a)

la definizione del territorio e della popolazione interessati dalla strategia;

b)

un'analisi delle esigenze di sviluppo e delle potenzialità del territorio, compresa un'analisi dei punti di forza, delle carenze, delle opportunità e dei rischi;

c)

una descrizione della strategia e dei suoi obiettivi, un'illustrazione del carattere integrato e innovativo della strategia e una gerarchia di obiettivi, con indicazione di obiettivi precisi e misurabili per le realizzazioni e i risultati. La strategia deve essere coerente con i programmi pertinenti di tutti i Fondi del QSC interessati;

d)

una descrizione del processo di associazione della comunità all'elaborazione della strategia;

e)

un piano d'azione che traduca gli obiettivi in azioni concrete;

f)

una descrizione delle modalità di gestione e sorveglianza della strategia, che dimostri la capacità del gruppo di azione locale di attuarla, e una descrizione delle modalità specifiche di valutazione;

g)

il piano di finanziamento della strategia, compresa la dotazione prevista a titolo di ciascun Fondo del QSC.

2.   Gli Stati membri definiscono i criteri per la selezione delle strategie di sviluppo locale. Le norme specifiche di ciascun Fondo possono stabilire criteri di selezione.

[…]

6.   È conferito alla Commissione il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 142 riguardanti la definizione del territorio e della popolazione interessati dalla strategia di cui al paragrafo 1, lettera a).

Strategie di sviluppo locale

1.   Una strategia di sviluppo locale contiene i seguenti elementi:

a)

la definizione del territorio e della popolazione interessati dalla strategia;

b)

un'analisi delle esigenze di sviluppo e delle potenzialità del territorio, compresa un'analisi dei punti di forza, delle carenze, delle opportunità e dei rischi;

c)

una descrizione della strategia e dei suoi obiettivi,

)

un piano d'azione che traduca gli obiettivi in azioni concrete;

)

una descrizione delle modalità di gestione e sorveglianza della strategia, che dimostri la capacità del gruppo di azione locale di attuarla, e una descrizione delle modalità specifiche di valutazione;

)

il piano di finanziamento della strategia, compresa la dotazione prevista a titolo di ciascun Fondo del QSC.

2.   Gli Stati membri definiscono i criteri per la selezione delle strategie di sviluppo locale. Le norme specifiche di ciascun Fondo possono stabilire criteri di selezione.

[…]

   

Motivazione

Si accolgono positivamente le proposte della Commissione relative alle azioni di sviluppo locale ed agli investimenti territoriali integrati ma, si chiede, nel contempo, un aumento della semplificazione delle modalità e procedure relative all'attuazione di queste nuove disposizioni al fine di evitare di scoraggiare gli attori locali dal ricorrervi. A tal fine si ritiene eccessivo prevedere un atto delegato anche per la definizione del territorio e popolazione interessati alla strategia di sviluppo locale posto che tale adempimento è tipicamente di competenza delle autorità regionali e locali in quanto presuppone una conoscenza specifica delle dinamiche e problematiche del territorio interessato. Inoltre, dovrebbe essere perfettamente possibile, in alcuni casi, abbinare le strategie di sviluppo locale con l'attuazione di investimenti territoriali integrati e di piani d'azione comuni.

Infine, è importante che le strategie di sviluppo locale che verranno attuate possano promuovere le relazioni tra zone urbane e zone rurali, nonché coinvolgere come partner a pieno titolo i soggetti locali delle zone periurbane.

Emendamento 30

Articolo 35

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Richieste di pagamento comprendenti le spese per gli strumenti finanziari

2.   Per quanto riguarda gli strumenti finanziari di cui all'articolo 33, paragrafo 1, lettera b), attuati ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 4, lettere a) e b), la spesa complessiva ammissibile indicata nella richiesta di pagamento comprende e indica separatamente l'importo complessivo del sostegno erogato o che si prevede di erogare allo strumento finanziario per gli investimenti da effettuare nei destinatari finali nel corso di un periodo prestabilito non superiore a due anni, compresi i costi e le spese di gestione.

3.   L'importo calcolato conformemente al paragrafo 2 è corretto nelle richieste di pagamento successive per tenere conto della differenza tra l'importo del sostegno precedentemente erogato allo strumento finanziario in questione e gli importi effettivamente investiti nei destinatari finali, più i costi e le spese di gestione sostenuti. Tali importi sono indicati separatamente nella richiesta di pagamento.

[…]

Richieste di pagamento comprendenti le spese per gli strumenti finanziari

2.   Per quanto riguarda gli strumenti finanziari di cui all'articolo 33, paragrafo 1, lettera b), attuati ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 4, lettere a) e b), la spesa complessiva ammissibile indicata nella richiesta di pagamento comprende e indica separatamente l'importo complessivo del sostegno erogato o che si prevede di erogare allo strumento finanziario per destinatari finali nel corso di un periodo prestabilito non superiore a due anni, compresi i costi e le spese di gestione.

3.   

[…]

Motivazione

Il testo della proposta di regolamento, incentiva notevolmente il ricorso agli strumenti standard predisposti dalla Commissione, con l'obiettivo, condivisibile, di frenare un uso eccessivo degli strumenti di ingegneria finanziaria al solo fine di certificare spesa. Gli emendamenti proposti dal Comitato tendono a perseguire un riequilibrio anche tramite una maggiore diversificazione di termini e condizioni e l'introduzione di un margine di tolleranza rispetto alla capacità di rispettare le previsioni.

Emendamento 31

Articolo 39

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Uso delle risorse ancora disponibili dopo la chiusura del programma

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le plusvalenze e le risorse in conto capitale e gli altri rendimenti imputabili al sostegno dei Fondi del QSC agli strumenti finanziari siano utilizzati conformemente alle finalità del programma per un periodo di almeno dieci anni dopo la chiusura del programma.

Uso delle risorse ancora disponibili dopo la chiusura del programma

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le plusvalenze e le risorse in conto capitale e gli altri rendimenti imputabili al sostegno dei Fondi del QSC agli strumenti finanziari siano utilizzati conformemente alle finalità del programma per un periodo di almeno anni dopo la chiusura del programma.

Motivazione

Si ritiene che il periodo in cui vige l'obbligo di utilizzare gli strumenti di ingegneria finanziaria e le risorse da essi provenienti non debba essere così lungo. Infatti un periodo di 10 anni dalla chiusura di un programma costituisce un incertezza giuridica di lungo periodo.

Emendamento 32

Articolo 40, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Relazione sull'attuazione degli strumenti finanziari

2.   La relazione di cui al paragrafo 1 contiene, per ciascuno strumento finanziario, le informazioni seguenti:

a)

l'identificazione del programma e della priorità nell'ambito dei quali è fornito il sostegno dei Fondi del QSC;

[…]

e)

l'importo complessivo del sostegno erogato o impegnato in contratti di garanzia dallo strumento finanziario a favore dei destinatari finali per programma e priorità o misura compreso nelle richieste di pagamento presentate alla Commissione;

f)

le entrate dello strumento finanziario e i rimborsi allo stesso;

g)

l'effetto moltiplicatore degli investimenti effettuati dallo strumento finanziario e il valore degli investimenti e delle partecipazioni;

h)

il contributo dello strumento finanziario alla realizzazione degli indicatori del programma e della priorità interessati.

[…]

Relazione sull'attuazione degli strumenti finanziari

2.   La relazione di cui al paragrafo 1 contiene, per ciascuno strumento finanziario, le informazioni seguenti:

a)

l'identificazione del programma e della priorità nell'ambito dei quali è fornito il sostegno dei Fondi del QSC;

[…]

e)

l'importo complessivo del sostegno erogato o impegnato in contratti di garanzia dallo strumento finanziario a favore dei destinatari finali per programma e priorità o misura compreso nelle richieste di pagamento presentate alla Commissione;

)

l'effetto moltiplicatore degli investimenti effettuati dallo strumento finanziario e il valore degli investimenti e delle partecipazioni;

[…]

Motivazione

Si intende semplificare gli obblighi di relazione annuale (reporting) dei dati richiesti dalla Commissione riguardanti l'attuazione degli strumenti finanziari.

Emendamento 33

Articolo 42, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Composizione del comitato di sorveglianza

Il comitato di sorveglianza è composto da rappresentanti dell'autorità di gestione e degli organismi intermedi e da rappresentanti dei partner. Ciascun membro del comitato di sorveglianza ha diritto di voto.

Il comitato di sorveglianza dei programmi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» comprende altresì rappresentanti di ogni eventuale paese terzo partecipante al programma.

Composizione del comitato di sorveglianza

Il comitato di sorveglianza è composto da rappresentanti dell'autorità di gestione e degli organismi intermedi e da rappresentanti dei partner. Ciascun membro del comitato di sorveglianza ha diritto di voto.

Il comitato di sorveglianza dei programmi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» comprende altresì rappresentanti di ogni eventuale paese terzo partecipante al programma

Motivazione

Non è chiaro come si articolerà la partecipazione dei paesi terzi e dei territori confinanti con le regioni ultraperiferiche nella cooperazione territoriale europea. Nel caso dei programmi con fondi dell'ENPI o dell'IPA, oltre che del FESR, cui si riferisce l'articolo 28 del regolamento in materia di cooperazione territoriale è chiaro che la partecipazione dei paesi terzi è necessaria. Tuttavia, nel caso delle regioni ultraperiferiche, i paesi terzi e i territori vicini (con l'eccezione delle Canarie e del Marocco) non rientrano né nell'ENI né nell'IPA, sono paesi che ricevono fondi del FES e non contribuiscono con fondi addizionali alla cooperazione territoriale europea. Per tale ragione i programmi di cooperazione territoriale delle RUP, anche se si deve cooperare con altri paesi, prevedono solo dotazioni del FESR, benché queste possano essere utilizzate per un 30 % fuori del territorio dell'Unione, e i paesi terzi non devono partecipare al comitato di sorveglianza.

Emendamento 34

Articolo 43, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Funzioni del comitato di sorveglianza

1.   Il comitato di sorveglianza si riunisce almeno una volta all'anno per valutare l'attuazione del programma e i progressi compiuti nel conseguimento dei suoi obiettivi. A tale proposito, tiene conto dei dati finanziari e degli indicatori comuni e specifici del programma, ivi compresi i cambiamenti negli indicatori di risultato e i progressi verso valori obiettivo quantificati, nonché delle tappe fondamentali definite nel quadro di riferimento dei risultati.

Funzioni del comitato di sorveglianza

1.   Il comitato di sorveglianza si riunisce almeno una volta all'anno per valutare l'attuazione del programma e i progressi compiuti nel conseguimento dei suoi obiettivi. A tale proposito, tiene conto dei dati finanziari e degli indicatori comuni e specifici del programma, ivi compresi i cambiamenti negli indicatori di risultato e i progressi verso valori obiettivo quantificati, nonché delle tappe fondamentali definite nel quadro di riferimento dei risultati.

Motivazione

Al fine di valutare l'attuazione del programma, si ritiene necessario tener conto anche degli esercizi di valutazione in itinere previsti dall'art. 49.

Emendamento 35

Articolo 47, nuovo paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Disposizioni generali

1.   Le valutazioni sono effettuate per migliorare la qualità della progettazione e dell'esecuzione dei programmi e per valutarne l'efficacia, l'efficienza e l'impatto. L'impatto dei programmi viene valutato, in conformità alla missione dei rispettivi Fondi del QSC in relazione agli obiettivi della strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (2) nonché in relazione al prodotto interno lordo (PIL) e al tasso di disoccupazione, ove appropriato.

2.   Gli Stati membri forniscono le risorse necessarie allo svolgimento delle valutazioni e garantiscono l'esistenza di procedure per la produzione e la raccolta dei dati necessari, compresi i dati relativi agli indicatori comuni e, ove appropriato, agli indicatori specifici per programma.

Disposizioni generali

1.   Le valutazioni sono effettuate per migliorare la qualità della progettazione e dell'esecuzione dei programmi e per valutarne l'efficacia, l'efficienza e l'impatto. L'impatto dei programmi viene valutato, in conformità alla missione dei rispettivi Fondi del QSC in relazione agli obiettivi della strategia dell'Unione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (2) nonché in relazione al prodotto interno lordo (PIL) e al tasso di disoccupazione, ove appropriato.

   

   Gli Stati membri forniscono le risorse necessarie allo svolgimento delle valutazioni e garantiscono l'esistenza di procedure per la produzione e la raccolta dei dati necessari, compresi i dati relativi agli indicatori comuni e, ove appropriato, agli indicatori specifici per programma.

Motivazione

È importante che le valutazioni d'impatto possano esplorare anche altri aspetti ugualmente importanti secondo l'approccio «oltre il PIL» come descritto nel parere del Comitato delle regioni Misurare il progresso non solo con il PIL (CdR 163/2010 fin).

Emendamento 36

Articolo 48, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

3.   Le valutazioni ex ante prendono in esame quanto segue:

[…]

g)

se i valori obiettivo quantificati relativi agli indicatori sono realistici, tenendo conto del sostegno previsto dei Fondi del QSC;

h)

la motivazione della forma di sostegno proposta;

i)

l'adeguatezza delle risorse umane e della capacità amministrativa per la gestione del programma;

j)

l'idoneità delle procedure per la sorveglianza del programma e per la raccolta dei dati necessari per l'effettuazione delle valutazioni;

k)

l'idoneità delle tappe fondamentali selezionate per il quadro di riferimento dei risultati;

l)

l'adeguatezza delle misure pianificate per promuovere le pari opportunità tra uomini e donne e impedire la discriminazione;

m)

l'adeguatezza delle misure pianificate per promuovere lo sviluppo sostenibile.

3.   Le valutazioni ex ante prendono in esame quanto segue:

[…]

g)

se i valori obiettivo quantificati relativi agli indicatori sono realistici, tenendo conto del sostegno previsto dei Fondi del QSC;

h)

la motivazione della forma di sostegno proposta;

i)

l'adeguatezza delle risorse umane e della capacità amministrativa per la gestione del programma;

)

l'adeguatezza delle misure pianificate per promuovere le pari opportunità tra uomini e donne e impedire la discriminazione;

)

l'adeguatezza delle misure pianificate per promuovere lo sviluppo sostenibile.

Motivazione

Il Comitato ritiene che la valutazione ex-ante non debba contenere elementi non quantificabili adeguatamente prima dell'attivazione dei programmi o che vengono già riportati in altri documenti (es.: sistema di gestione e controllo; contratto di partenariato); si propone quindi di eliminare alcune informazioni.

Emendamento 37

Articolo 49, nuovo paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Valutazione durante il periodo di programmazione

1.   L'autorità di gestione prepara un piano di valutazione per ciascun programma – piano che viene presentato conformemente alle norme specifiche di ciascun Fondo.

2.   Gli Stati membri assicurano la disponibilità di un'appropriata capacità di valutazione.

3.   Nel corso del periodo di programmazione, le autorità di gestione effettuano valutazioni di ciascun programma, anche intese a valutarne l'efficacia, l'efficienza e l'impatto, sulla base del piano di valutazione. Almeno una volta nel corso del periodo di programmazione si valuta in che modo il sostegno dei Fondi del QSC abbia contribuito al conseguimento degli obiettivi di ciascuna priorità. Tutte le valutazioni sono soggette all'esame del comitato di sorveglianza e trasmesse alla Commissione.

4.   La Commissione può effettuare di sua iniziativa valutazioni dei programmi.

Valutazione durante il periodo di programmazione

1.   L'autorità di gestione prepara un piano di valutazione per ciascun programma – piano che viene presentato conformemente alle norme specifiche di ciascun Fondo.

2.   Gli Stati membri assicurano la disponibilità di un'appropriata capacità di valutazione.

3.   Nel corso del periodo di programmazione, le autorità di gestione effettuano valutazioni di ciascun programma, anche intese a valutarne l'efficacia, l'efficienza e l'impatto, sulla base del piano di valutazione. Almeno una volta nel corso del periodo di programmazione si valuta in che modo il sostegno dei Fondi del QSC abbia contribuito al conseguimento degli obiettivi di ciascuna priorità. Tutte le valutazioni sono soggette all'esame del comitato di sorveglianza e trasmesse alla Commissione.

   

.   La Commissione può effettuare di sua iniziativa valutazioni dei programmi.

Motivazione

Al fine di meglio perseguire l'orientamento al risultato è opportuno che le indicazioni che emergono dalle valutazioni in itinere siano realmente utilizzate per migliorare l'efficacia dei programmi.

Emendamento 38

Articolo 54, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Interventi generatori di entrate

1.   Le entrate nette generate al termine di un intervento nell'arco di un periodo di riferimento specifico sono determinati in anticipo con uno dei seguenti metodi:

a)

applicazione di una percentuale di entrate forfettaria per il tipo di intervento interessato;

b)

calcolo del valore corrente dell'entrata netta dell'intervento, tenendo conto dell'applicazione del principio «chi inquina paga» e, se del caso, di considerazioni di equità legate alla prosperità relativa dello Stato membro interessato.

La spesa ammissibile dell'intervento da cofinanziare non supera il valore corrente del costo d'investimento dell'intervento diminuito del valore corrente dei proventi netti, determinato in base a uno dei metodi di cui sopra.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 142 per quanto concerne la definizione della percentuale forfettaria di alla lettera a) che precede.

La Commissione adotta la metodologia di cui alla lettera b) mediante atti di esecuzione in conformità della procedura d'esame di cui all'articolo 143, paragrafo 3.

Interventi generatori di entrate

1.   Le entrate nette generate al termine di un intervento nell'arco di un periodo di riferimento specifico sono determinati in anticipo con uno dei seguenti metodi:

a)

applicazione di una percentuale di entrate forfettaria per il tipo di intervento interessato;

b)

calcolo del valore corrente dell'entrata netta dell'intervento, tenendo conto dell'applicazione del principio «chi inquina paga» e, se del caso, di considerazioni di equità legate alla prosperità relativa dello Stato membro interessato.

La spesa ammissibile dell'intervento da cofinanziare non supera il valore corrente del costo d'investimento dell'intervento diminuito del valore corrente dei proventi netti, determinato in base a uno dei metodi di cui sopra.

er quanto concerne la definizione della percentuale forfettaria di alla lettera a)

;

La Commissione adotta la metodologia di cui alla lettera b) mediante atti di esecuzione in conformità della procedura d'esame di cui all'articolo 143, paragrafo 3.

Motivazione

Si ritiene preferibile il ripristino delle regole vigenti nel periodo 2000-2006, che prevedevano l'applicazione di un tasso d'intervento specifico (ridotto) ed unico per i progetti generatori di entrate alfine di non scoraggiare i portatori di progetti.

Emendamento 39

Articolo 55

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Ammissibilità

1.   L'ammissibilità delle spese è determinata in base a norme nazionali, fatte salve norme specifiche previste nel presente regolamento o nelle norme specifiche di ciascun Fondo, o sulla base degli stessi.

6.   Le entrate nette generate direttamente da un intervento nel corso della sua attuazione e di cui non si sia tenuto conto al momento dell'approvazione dell'intervento stesso vengono dedotte dalle spese ammissibili dell'intervento nella richiesta di pagamento finale presentata dal beneficiario. Questa norma non si applica agli strumenti finanziari e ai premi.

[…]

Ammissibilità

1.   L'ammissibilità delle spese è determinata in base a norme nazionali, fatte salve norme specifiche previste nel presente regolamento o nelle norme specifiche di ciascun Fondo, o sulla base degli stessi.

   

[…]

   

Motivazione

Al fine di non appesantire le verifiche nel corso dell'attuazione degli interventi si ritiene necessario del omettere il paragrafo 6. Si propone inoltre di inserire un nuovo paragrafo (9) in quanto la cooperazione territoriale merita un regime specifico, perché l'applicazione o l'allineamento delle diverse norme nazionali rappresenterebbe un ostacolo amministrativo troppo consistente per la corretta attuazione dei progetti.

Emendamento 40

Articolo 59, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Norme specifiche in materia di ammissibilità per le sovvenzioni

3.   Non sono ammissibili al contributo dei Fondi del QSC i seguenti costi:

a)

interessi passivi;

b)

l'acquisto di terreni non edificati e di terreni edificati per un importo superiore al 10 % della spesa totale ammissibile dell'intervento considerato. In casi eccezionali e debitamente giustificati, può essere fissata una percentuale più elevata per interventi a tutela dell'ambiente;

c)

imposta sul valore aggiunto. Tuttavia, gli importi IVA sono ammissibili se non sono recuperabili a norma della legislazione nazionale sull'IVA e se sono pagati da beneficiari diversi dai soggetti esenti come definiti all'articolo 13, paragrafo 1, primo comma, della direttiva 2006/112/CE, purché tali importi IVA non siano pagati in relazione alla fornitura di infrastrutture.

Norme specifiche in materia di ammissibilità per le sovvenzioni

3.   Non sono ammissibili al contributo dei Fondi del QSC i seguenti costi:

a)

interessi passivi;

b)

l'acquisto di terreni non edificati e di terreni edificati per un importo superiore al 10 % della spesa totale ammissibile dell'intervento considerato. In casi eccezionali e debitamente giustificati, può essere fissata una percentuale più elevata per interventi a tutela dell'ambiente;

c)

l'imposta sul valore aggiunto .

Motivazione

Il Comitato ritiene che soltanto l'IVA recuperabile non debba essere ammissibile ai contributi dei fondi del QSC. Se infatti per tutti i progetti realizzati da enti del settore pubblico gli importi dell'IVA, che non sono recuperabili, vengono considerati costi non ammissibili, la quota di cofinanziamento nazionale aumenterà in misura sostanziale, compromettendo così la capacità degli enti regionali e locali di condurre in porto dei progetti. Il Comitato è del parere che la norma riguardante la non ammissibilità dell'IVA in relazione alla fornitura di infrastrutture a beneficiari sia discriminante rispetto ad altre tipologie di intervento.

Emendamento 41

Articolo 64

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Accreditamento e coordinamento

 

   […]

3.   L'accreditamento si fonda sul parere di un organismo di audit indipendente che valuta la conformità dell'organismo con i criteri di accreditamento. L'organismo di audit indipendente svolge il proprio compito in conformità degli standard internazionalmente riconosciuti.

[…]

5.   Lo Stato membro può designare un organismo di coordinamento incaricato di mantenere i contatti con la Commissione e fornirle informazioni, promuovere l'applicazione armonizzata delle norme dell'Unione, elaborare una relazione di sintesi che fornisca una panoramica a livello nazionale di tutte le dichiarazioni di gestione e dei pareri di audit e coordinare l'attuazione di azioni correttive per quanto concerne eventuali carenze di natura comune.

Accreditamento e coordinamento

 

   […]

   

[…]

   

Motivazione

Si intende evitare la moltiplicazione di organismi e soggetti che renderebbero ancor più complesso il sistema di gestione e controllo.

Emendamento 42

Articolo 67

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Norme comuni per i pagamenti

1.   I pagamenti, da parte della Commissione, dei contributi dei Fondi del QSC a ciascun programma sono effettuati conformemente agli stanziamenti di bilancio e sono subordinati ai fondi disponibili. Ogni pagamento è imputato all'impegno di bilancio aperto del Fondo in questione meno recente.

2.   I pagamenti avvengono sotto forma di prefinanziamento, di pagamenti intermedi e di pagamento del saldo annuale, ove applicabile, e del saldo finale.

3.   Per le forme di sostegno di cui all'articolo 57, paragrafo 1, lettere b), c) e d), gli importi versati al beneficiario sono considerati spese ammissibili.

Norme comuni per i pagamenti

1.   I pagamenti, da parte della Commissione, dei contributi dei Fondi del QSC a ciascun programma sono effettuati conformemente agli stanziamenti di bilancio e sono subordinati ai fondi disponibili. Ogni pagamento è imputato all'impegno di bilancio aperto del Fondo in questione meno recente.

2.   I pagamenti avvengono sotto forma di prefinanziamento, di pagamenti intermedi e di saldo finale.

3.   Per le forme di sostegno di cui all'articolo 57, paragrafo 1, lettere b), c) e d), gli importi versati al beneficiario sono considerati spese ammissibili.

Motivazione

L'emendamento sopprime il riferimento al «saldo annuale» poiché introduce un principio di liquidazione annuale dei conti (chiusura annuale). Si ritiene che la proposta di una procedura annuale di liquidazione dei conti corrisponda in realtà ad una chiusura annuale dei conti, il che aumenterà gli oneri amministrativi poiché introduce correzioni finanziarie obbligatorie per le irregolarità riscontrate dalla Commissione europea e/o dalla Corte dei conti UE e riduce la flessibilità insita nella procedura di dichiarazione e sostituzione di spese «in eccesso» attualmente in vigore per il periodo 2007-2013.

Emendamento 43

Articolo 75, paragrafo 1, lettera a)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Presentazione di informazioni

1.   Entro il 1o febbraio dell'anno successivo alla chiusura del periodo contabile lo Stato membro presenta alla Commissione i documenti e le informazioni seguenti in conformità [all'articolo 56] del regolamento finanziario:

a)

i bilanci annuali certificati degli organismi accreditati competenti ai sensi dell'articolo 64;

Presentazione di informazioni

1.   Entro il 1o febbraio dell'anno successivo alla chiusura del periodo contabile lo Stato membro presenta alla Commissione i documenti e le informazioni seguenti in conformità [all'articolo 56] del regolamento finanziario:

a)

i bilanci annuali certificati degli organismi accreditati competenti ai sensi dell'articolo 64;

Motivazione

Sarebbe utile che, come accade per il presente periodo di programmazione, la liquidazione annuale dei conti rimanesse una scelta facoltativa adottata dalla stessa autorità di certificazione. I tempi previsti all'articolo 75 sono difficili da rispettare perché troppo stretti.

Emendamento 44

Articolo 82, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione

2.   Le risorse per l'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» sono ripartite fra le seguenti tre categorie di regioni di livello NUTS 2:

a)

regioni meno sviluppate, il cui PIL pro capite è superiore (3) al 75 % della media del PIL dell'UE-27;

b)

regioni in transizione, il cui PIL pro capite è compreso tra il 75 % e il 90 % della media del PIL dell'UE-27;

c)

regioni più sviluppate, il cui PIL pro capite è superiore al 90 % della media del PIL dell'UE-27.

Le tre categorie di regioni sono determinate in base al rapporto tra il rispettivo PIL pro capite, misurato in parità di potere di acquisto e calcolato sulla base dei dati dell'Unione per il periodo 2006-2008, e il PIL medio dell'UE-27 per lo stesso periodo di riferimento.

Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione

2.   Le risorse per l'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» sono ripartite fra le seguenti tre categorie di regioni di livello NUTS 2:

a)

regioni meno sviluppate, il cui PIL pro capite è superiore (3) al 75 % della media del PIL dell'UE-27;

b)

regioni in transizione, il cui PIL pro capite è compreso tra il 75 % e il 90 % della media del PIL dell'UE-27;

c)

regioni più sviluppate, il cui PIL pro capite è superiore al 90 % della media del PIL dell'UE-27.

Le tre categorie di regioni sono determinate in base al rapporto tra il rispettivo PIL pro capite, misurato in parità di potere di acquisto e calcolato sulla base dei dati dell'Unione, e il PIL medio dell'UE-27 per lo stesso periodo di riferimento.

Motivazione

Precisa che si dovrebbero utilizzare i dati più recenti a disposizione per stabilire se una regione è ammissibile o meno, e non quelli relativi al periodo 2006-2008, che è precedente alla crisi.

Emendamento 45

Articolo 83, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Risorse globali

2.   La Commissione adotta una decisione, mediante atti di esecuzione, relativa alla ripartizione annuale delle risorse globali per Stato membro, fatte salve le disposizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo e all'articolo 84, paragrafo 7.

Risorse globali

2.   La Commissione adotta una decisione, mediante atti di esecuzione, relativa alla ripartizione annuale delle risorse globali per Stato membro, fatte salve le disposizioni di cui al paragrafo 3 del presente articolo e all'articolo 84, paragrafo 7.

Motivazione

Il CdR vuole garantire che le risorse destinate ai programmi di cooperazione territoriale saranno assegnate dalla Commissione per area di cooperazione e non mediante una ripartizione delle dotazioni nazionali.

Emendamento 46

Articolo 84

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Risorse per gli obiettivi «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» e «Cooperazione territoriale europea»

2.   Per la ripartizione per Stato membro si applicano i seguenti criteri:

a)

per le regioni meno sviluppate e le regioni in transizione, la popolazione ammissibile, la prosperità regionale, la prosperità nazionale e il tasso di disoccupazione;

b)

per le regioni più sviluppate, la popolazione ammissibile, la prosperità regionale, il tasso di disoccupazione, il tasso di occupazione, il livello di istruzione e la densità di popolazione;

c)

per il Fondo di coesione, la popolazione, la prosperità nazionale e la superficie.

3.   In ciascuno Stato membro almeno il 25 % delle risorse dei Fondi strutturali per le regioni meno sviluppate, il 40 % di quelle per le regioni in transizione e il 52 % di quelle per le regioni più sviluppate sono assegnate al FSE. Ai fini della presente disposizione, il sostegno ad uno Stato membro attraverso lo [strumento «aiuti alimentari alle persone indigenti»] è considerato parte della quota di fondi strutturali assegnata al FSE.

[…]

5.   Il sostegno dei fondi strutturali per gli [aiuti alimentari alle persone indigenti] nel quadro degli investimenti a favore della crescita e dell'occupazione è di 2 500 000 000 EUR.

La Commissione adotta una decisione, con un atto di esecuzione, che stabilisce l'importo da trasferire dalla dotazione dei Fondi strutturali di ciascuno Stato membro per l'intero periodo in ciascuno Stato membro. La dotazione dei Fondi strutturali di ciascuno Stato membro è ridotta di conseguenza.

Gli stanziamenti annuali corrispondenti al sostegno dei Fondi strutturali di cui al primo comma sono iscritti nelle pertinenti linee di bilancio dello [strumento «aiuti alimentari alle persone indigenti»] dall'esercizio finanziario 2014.

6.   Il 5 % delle risorse destinate all'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» costituisce la riserva di efficacia ed efficienza da assegnare secondo le disposizioni di cui all'articolo 19.

[…]

8.   Le risorse per l'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» ammontano al 3,48 % delle risorse globali disponibili per gli impegni di bilancio a titolo dei Fondi per il periodo 2014-2020 (ossia, in totale, 11 700 000 004 EUR).

Risorse per gli obiettivi «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» e «Cooperazione territoriale europea»

2.   Per la ripartizione per Stato membro si applicano i seguenti criteri:

a)

per le regioni meno sviluppate e le regioni in transizione, la popolazione ammissibile, la prosperità regionale, la prosperità nazionale e il tasso di disoccupazione;

b)

per le regioni più sviluppate, la popolazione ammissibile, la prosperità regionale, il tasso di disoccupazione, il tasso di occupazione, il livello di istruzione e la densità

c)

per il Fondo di coesione, la popolazione, la prosperità nazionale e la superficie.

3.   In ciascuno Stato membro almeno il 2% delle risorse dei Fondi strutturali per le regioni meno sviluppate, il % di quelle per le regioni in transizione e il % di quelle per le regioni più sviluppate sono assegnate al FSE. Ai fini della presente disposizione, il sostegno ad uno Stato membro attraverso lo [strumento «aiuti alimentari alle persone indigenti»] è considerato parte della quota di fondi strutturali assegnata al FSE.

[…]

5.   Il sostegno per gli [aiuti alimentari alle persone indigenti è di 2 500 000 000 EUR.

La Commissione adotta una decisione, con un atto di esecuzione, che stabilisce l'importo da trasferire dalla dotazione

   .

[…]

8.   Le risorse per l'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» ammontano al 3,48 % delle risorse globali disponibili per gli impegni di bilancio a titolo dei Fondi per il periodo 2014-2020 (ossia, in totale, 11 700 000 004 EUR).

Motivazione

Al di là dei criteri utilizzati attualmente per assegnare le risorse agli Stati membri, il Comitato delle regioni chiede che si tenga conto di criteri complementari come gli svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti delle regioni, come previsto dall'articolo 174 del TFUE. Si dovrebbe inoltre tenere conto di altri criteri demografici quali la dispersione della popolazione, lo spopolamento di talune zone all'interno delle regioni, come le zone rurali e frontaliere, nonché dell'invecchiamento demografico, che può avere importanti conseguenze sullo sviluppo economico e sul costo dei servizi pubblici.

Inoltre, il Comitato ritiene che il livello proposto di percentuale minima da destinare al FSE sia troppo elevato. Per questo richiede l'abbassamento di tale soglia per ciascuna categoria di regione. Il Comitato ritiene infatti importante permettere alle regioni di investire nei settori portatori e creatori di occupazione garantendo al contempo un livello ambizioso di finanziamenti in materia di occupazione ed affari sociali.

Il quadro regolamentare dei fondi strutturali può costituire una nuova base giuridica per il programma europeo di aiuto alimentare alle persone indigenti, ma non può in alcun vaso sostituirsi dal punto di vista finanziario a quel programma (di aiuto alimentare), i cui obiettivi provengono dalla politica agricola comune.

Infine, il CdR vuole garantire che le risorse destinate ai programmi di cooperazione territoriale saranno assegnate dalla Commissione europea per area di cooperazione.

Emendamento 47

Articolo 86, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Addizionalità

4.   La verifica relativa all'effettivo mantenimento del livello di spese strutturali, pubbliche o assimilabili, nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» nel periodo in questione è effettuata soltanto negli Stati membri nei quali le regioni meno sviluppate e in transizione coprono almeno il 15 % della popolazione complessiva.

Negli Stati membri in cui le regioni meno sviluppate e in transizione coprono almeno il 70 % della popolazione, la verifica è effettuata a livello nazionale.

Negli Stati membri in cui le regioni meno sviluppate e in transizione coprono più del 15 % e meno del 70 % della popolazione, la verifica è effettuata a livello nazionale e regionale. A tal fine, detti Stati membri forniscono alla Commissione informazioni in merito alla spesa nelle regioni meno sviluppate e in transizione in ogni fase del processo di verifica.

Addizionalità

4.   La verifica relativa all'effettivo mantenimento del livello di spese strutturali, pubbliche o assimilabili, nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» nel periodo in questione è effettuata soltanto negli Stati membri nei quali le regioni meno sviluppate e in transizione coprono almeno il  % della popolazione complessiva.

Negli Stati membri in cui le regioni meno sviluppate e in transizione coprono più del  % e meno del 70 % della popolazione, la verifica è effettuata a livello nazionale e regionale. A tal fine, detti Stati membri forniscono alla Commissione informazioni in merito alla spesa nelle regioni meno sviluppate e in transizione in ogni fase del processo di verifica.

Motivazione

Si ritiene inutile e ridondante effettuare la verifica in funzione del livello di popolazione, in quanto è di competenza degli Stati membri stabilire le modalità di riscontro di tale principio. Inoltre, che la verifica del rispetto del principio di addizionalità non debba aver luogo negli Stati membri in cui solo una percentuale limitata della popolazione vive in regioni meno sviluppate o in transizione, è senz'altro condivisibile. Peraltro, onde tener conto del principio di proporzionalità e per motivi di semplificazione amministrativa, bisognerebbe che il valore-soglia fosse portato al 20 %.

Emendamento 48

Articolo 87, paragrafo 2, punti c) e h)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Contenuto e adozione dei programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione»

2.   Un programma operativo stabilisce:

[…]

c)

il contributo all'approccio integrato allo sviluppo territoriale definito nel contratto di partenariato, compresi:

i)

i meccanismi volti a garantire il coordinamento tra i Fondi, il FEASR, il FEAMP e altri strumenti di finanziamento dell'Unione e nazionali e con la BEI;

ii)

se del caso, un approccio integrato e pianificato allo sviluppo territoriale delle zone urbane, rurali, costiere e di pesca e delle zone con caratteristiche territoriali particolari, in particolare le disposizioni di attuazione per gli articoli 28 e 29;

iii)

l'elenco delle città nelle quali verranno realizzate azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile, la dotazione annuale indicativa a titolo del FESR destinata a tali azioni, comprese le risorse delegate alle città per la gestione a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. [FESR] e la dotazione annuale indicativa a titolo del FSE per le azioni integrate;

iv)

l'individuazione delle zone in cui saranno realizzate iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo;

v)

le modalità delle azioni interregionali e transnazionali con beneficiari situati in almeno un altro Stato membro;

vi)

se del caso, il contributo degli interventi previsti alle strategie macroregionali e alle strategie relative ai bacini marittimi;

d)

il contributo all'approccio integrato definito nel contratto di partenariato per rispondere alle esigenze specifiche delle zone geografiche particolarmente colpite dalla povertà o dei gruppi bersaglio a più alto rischio di discriminazione o esclusione, con particolare riguardo per le comunità emarginate, e la dotazione finanziaria indicativa;

[…]

h)

le disposizioni di attuazione del programma operativo, comprese:

i)

l'identificazione dell'organismo di accreditamento, dell'autorità di gestione, dell'autorità di certificazione, se applicabile, e dell'autorità di audit;

ii)

l'identificazione dell'organismo al quale la Commissione effettua i pagamenti.

Contenuto e adozione dei programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione»

2.   Un programma operativo stabilisce:

[…]

c)

il contributo all'approccio integrato allo sviluppo territoriale definito nel contratto di partenariato, compresi:

i)

i meccanismi volti a garantire il coordinamento tra i Fondi, il FEASR, il FEAMP e altri strumenti di finanziamento dell'Unione e nazionali e con la BEI;

ii)

se del caso, un approccio integrato e pianificato allo sviluppo territoriale delle zone urbane, rurali, costiere e di pesca e delle zone con caratteristiche territoriali particolari, in particolare le disposizioni di attuazione per gli articoli 28 e 29;

elenco delle città nelle quali verranno realizzate azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile; la dotazione annuale indicativa a titolo del FESR destinata a tali azioni, comprese le risorse delegate alle città per la gestione a norma dell'articolo 7, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. [FESR] e la dotazione annuale indicativa a titolo del FSE per le azioni integrate;

iv)

l'individuazione delle zone in cui saranno realizzate iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo;

v)

le modalità delle azioni interregionali e transnazionali con beneficiari situati in almeno un altro Stato membro;

vi)

se del caso, il contributo degli interventi previsti alle strategie macroregionali e alle strategie relative ai bacini marittimi ;

i

il contributo all'approccio integrato definito nel contratto di partenariato per rispondere alle esigenze specifiche delle zone geografiche particolarmente colpite dalla povertà o dei gruppi bersaglio a più alto rischio di discriminazione o esclusione, con particolare riguardo per le comunità emarginate, e la dotazione finanziaria indicativa;

[…]

)

le disposizioni di attuazione del programma operativo, comprese:

i)

l'identificazione dell'autorità di gestione, dell'autorità di certificazione, se applicabile, e dell'autorità di audit;

ii)

l'identificazione dell'organismo al quale la Commissione effettua i pagamenti.

Motivazione

La proposta della Commissione di individuare un numero determinato di città è eccessivamente prescrittiva. Si propone pertanto ti proporre un elenco indicativo. Inoltre, tale elenco dovrebbe essere stabilito in partenariato con gli enti locali e regionali.

Si propone inoltre di includere il punto d) nel punto c (di cui diventa il punto vii), che risulta così esaustivo riguardo l'approccio integrato; in coerenza con l'emendamento proposto all'art. 64, paragrafo 3, si propone di sopprimere il riferimento all'organismo esterno di accreditamento.

Emendamento 49

Articolo 91, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Informazioni da presentare alla Commissione

2.   I grandi progetti presentati alla Commissione per l'approvazione figurano nell'elenco di grandi progetti di un programma operativo. L'elenco è riesaminato dallo Stato membro o dall'autorità di gestione due anni dopo l'adozione del programma operativo e, su richiesta dello Stato membro, può essere modificato conformemente alla procedura di cui all'articolo 26, paragrafo 2, in particolare per inserire grandi progetti la cui data di completamento è prevista entro la fine del 2022.

Informazioni da presentare alla Commissione

2.   I grandi progetti presentati alla Commissione per l'approvazione figuranonell'elenco di grandi progetti di un programma operativo. grandi progetti entro la fine del 2022.

Motivazione

Il Comitato delle regioni desidera che i grandi progetti presentati nel corso del periodo di programmazione possano aver inizio senza attendere l'approvazione della Commissione come proposto nel quadro della programmazione in corso. Il Comitato richiede che le spese possano essere dichiarate prima della stessa approvazione del grande progetto da parte della Commissione al fine di non ritardare l'inizio delle operazioni.

Emendamento 50

Articolo 93, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

1.   Un piano d'azione comune è un intervento definito e gestito in relazione alle realizzazioni e ai risultati che conseguirà. Comprende un gruppo di progetti, che non prevedono la fornitura di infrastrutture, realizzati sotto la responsabilità del beneficiario, nell'ambito di uno o più programmi operativi. Le realizzazioni e i risultati di un pianod'azione comune sono convenuti fra lo Stato membro e la Commissione, contribuiscono al conseguimento degli obiettivi specifici dei programmi operativi e costituiscono la base per il sostegno a titolo dei Fondi. I risultati si riferiscono agli effetti diretti del piano d'azione comune. Il beneficiario è un organismo di diritto pubblico. I piani d'azione comuni non sono considerati grandi progetti.

1.   Un piano d'azione comune è un intervento definito e gestito in relazione alle realizzazioni e ai risultati che conseguirà. Comprende un gruppo di progetti, , realizzati sotto la responsabilità del beneficiario, nell'ambito di uno o più programmi operativi. Le realizzazioni e i risultati di un piano d'azione comune sono convenuti fra lo Stato membro e la Commissione, contribuiscono al conseguimento degli obiettivi specifici dei programmi operativi e costituiscono la base per il sostegno a titolo dei Fondi. I risultati si riferiscono agli effetti diretti del piano d'azione comune. Il beneficiario è un organismo di diritto pubblico. I piani d'azione comuni non sono considerati grandi progetti.

Motivazione

Il Comitato rileva come il piano d'azione comune faciliti soprattutto l'attuazione dell'FSE nell'ambito di azioni precise e circoscritte, rammaricandosi però che il ricorso a tale meccanismo sia reso difficile per il FESR per via dell'esclusione dei progetti d'infrastruttura.

Emendamento 51

Articolo 93, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento

Articolo 93

Campo di applicazione

2.   Il sostegno pubblico destinato a un piano d'azione comune è pari ad almeno 10 000 000 EUR o al 20 % del sostegno pubblico al programma operativo o ai programmi operativi, se inferiore.

Articolo 93

Campo di applicazione

2.   Il sostegno pubblico destinato a un piano d'azione comune è pari ad almeno 000000 EUR o al del sostegno pubblico al programma operativo o ai programmi operativi, se inferiore.

Motivazione

Una soglia più bassa è generalmente considerata più idonea a garantire che questo strumento sia adeguato alla massa critica disponibile. Va tuttavia osservato che il valore indicato rappresenta il minimo legale, e che in molti Stati membri la soglia da concordare in sede di negoziati sarà notevolmente più elevata.

Emendamento 52

Articolo 102, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Trasmissione di dati finanziari

1.   Entro il 31 gennaio, il 30 aprile, il 31 luglio e il 31 ottobre, l'autorità di gestione trasmette per via elettronica alla Commissione ai fini della sorveglianza, relativamente a ciascun programma operativo e per ciascun asse prioritario:

a)

il costo totale e la spesa pubblica ammissibile degli interventi e il numero di interventi selezionati per il sostegno;

b)

il costo totale e la spesa pubblica ammissibile di contratti o altri impegni legali stipulati dai beneficiari nell'esecuzione degli interventi selezionati per il sostegno;

c)

la spesa totale ammissibile dichiarata dai beneficiari all'autorità di gestione.

Trasmissione di dati finanziari

1.   Entro il 31 gennaio il 31 luglio , l'autorità di gestione trasmette per via elettronica alla Commissione ai fini della sorveglianza, relativamente a ciascun programma operativo e per ciascun asse prioritario:

a)

il costo totale e la spesa pubblica ammissibile degli interventi e il numero di interventi selezionati per il sostegno;

b)

il costo totale e la spesa pubblica ammissibile di contratti o altri impegni legali stipulati beneficiari ;

c)

la spesa totale ammissibile dichiarata dai beneficiari all'autorità di gestione.

Motivazione

Il Comitato desidera semplificare la trasmissione dei dati finanziari riducendo quest'ultima da 4 a 2 volte l'anno. Stessa cosa per quanto riguarda la trasmissione delle informazioni riguardanti le operazioni selezionate. Soltanto i costi totali ammissibili, i costi pubblici ammissibili, i contratti ed altri impegni giuridici tra autorità di gestione e beneficiari.

Emendamento 53

Articolo 105

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Informazione e pubblicità

1.   Gli Stati membri e le autorità di gestione sono responsabili di quanto segue:

a)

garantire la creazione di un sito web unico o di un portale web unico che fornisca informazioni su tutti i programmi operativi di uno Stato membro e sull'accesso agli stessi;

b)

informare i potenziali beneficiari in merito alle opportunità di finanziamento nel quadro dei programmi operativi;

c)

pubblicizzare presso i cittadini dell'Unione il ruolo e le realizzazioni della politica di coesione e dei Fondi mediante azioni di informazione e comunicazione sui risultati e sull'impatto dei contratti di partenariato, dei programmi operativi e degli interventi.

2.   Al fine di garantire la trasparenza del sostegno fornito a titolo dei Fondi, gli Stati membri mantengono un elenco degli interventi suddivisi per programma operativo e per Fondo, in formato CSV o XML, accessibile tramite il sito web unico o il portale web unico e che fornisce un elenco e una sintesi di tutti i programmi operativi dello Stato membro interessato.

L'elenco degli interventi viene aggiornato almeno ogni tre mesi.

Le informazioni minime da indicare nell'elenco degli interventi sono specificate nell'allegato V.

Informazione e pubblicità

1.   Gli Stati membri e le autorità di gestione sono responsabili di quanto segue:

a)

garantire la creazione di un sito web unico o di un portale web unico che fornisca informazioni su tutti i programmi operativi di uno Stato membro e sull'accesso agli stessi;

b)

informare i potenziali beneficiari in merito alle opportunità di finanziamento nel quadro dei programmi operativi;

c)

pubblicizzare presso i cittadini dell'Unione il ruolo e le realizzazioni della politica di coesione e dei Fondi mediante azioni di informazione e comunicazione sui risultati e sull'impatto dei contratti di partenariato, dei programmi operativi e degli interventi.

   

.   Al fine di garantire la trasparenza del sostegno fornito a titolo dei Fondi, gli Stati membri mantengono un elenco degli interventi suddivisi per programma operativo e per Fondo, in formato CSV o XML, accessibile tramite il sito web unico o il portale web unico e che fornisce un elenco e una sintesi di tutti i programmi operativi dello Stato membro interessato.

L'elenco degli interventi viene aggiornato almeno ogni mesi.

Le informazioni minime da indicare nell'elenco degli interventi sono specificate nell'allegato V.

Motivazione

Il regolamento dovrebbe consentire l'organizzazione di azioni di sensibilizzazione comuni tra la Commissione europea e il Comitato delle regioni per aiutare gli enti locali e regionali a spiegare il funzionamento della politica di coesione sia in fase ex ante, che durante l'attuazione e in fase ex post. Il CdR dovrebbe avere la possibilità di sostenere gli sforzi compiuti dagli enti regionali e locali in quanto beneficiari dei fondi di coesione a cui si chiedono risultati concreti sul campo. Dovrebbe inoltre avere gli strumenti per spiegare ai cittadini come sono attuati i fondi strutturali e il ruolo dell'Unione europea in questo processo.

In più, il Comitato desidera semplificare le procedure di informazione e pubblicità, di conseguenza l'aggiornamento dell'elenco delle operazioni due volte l'anno pare sufficiente.

Emendamento 54

Articolo 110, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Determinazione dei tassi di cofinanziamento

3.   Il tasso di cofinanziamento a livello di ciascun asse prioritario dei programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» non può superare:

(a)

l'85 % per il fondo di coesione;

(b)

l'85 % per le regioni meno sviluppate degli Stati membri il cui la media del PIL pro capite per il periodo 2007-2009 è stata inferiore all'85 % della media UE-27 relativa allo stesso periodo e alle regioni ultraperiferiche;

(c)

l'80 % per le regioni meno sviluppate degli Stati membri diversi da quelli di cui alla lettera b), ammissibili al regime transitorio del Fondo di coesione alla data del 1o gennaio 2014;

(d)

il 75 % per le regioni meno sviluppate degli Stati membri diversi da quelli di cui alle lettere b) e c) e per tutte le regioni il cui PIL pro capite nel periodo 2007-2013 è stato inferiore al 75 % della media della UE-25 per il periodo di riferimento, ma superiore al 75 % della media del PIL della UE-27;

(e)

il 60 % per le regioni in transizione diverse da quelle di cui alla lettera d);

(f)

il 50 % per le regioni più sviluppate diverse da quelle di cui alla lettera d).

Il tasso di cofinanziamento a livello di ciascun asse prioritario dei programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» non può superare il 75 %.

Determinazione dei tassi di cofinanziamento

3.   Il tasso di cofinanziamento a livello di ciascun asse prioritario dei programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione» non può superare:

(a)

l'85 % per il fondo di coesione;

(b)

l'85 % per le regioni meno sviluppate degli Stati membri il cui la media del PIL pro capite per il periodo 2007-2009 è stata inferiore all'85 % della media UE-27 relativa allo stesso periodo e alle regioni ultraperiferiche;

(c)

l'80 % per le regioni meno sviluppate degli Stati membri diversi da quelli di cui alla lettera b), ammissibili al regime transitorio del Fondo di coesione alla data del 1o gennaio 2014;

(d)

il 75 % per le regioni meno sviluppate degli Stati membri diversi da quelli di cui alle lettere b) e c) e per tutte le regioni il cui PIL pro capite nel periodo 2007-2013 è stato inferiore al 75 % della media della UE-25 per il periodo di riferimento, ma superiore al 75 % della media del PIL della UE-27;

(e)

il 60 % per le regioni in transizione diverse da quelle di cui alla lettera d);

(f)

il 50 % per le regioni più sviluppate diverse da quelle di cui alla lettera d).

Il tasso di cofinanziamento dei programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» non può superare %.

Motivazione

Il tasso di cofinanziamento del 75 % proposto per i programmi operativi nel quadro dell'obiettivo «Cooperazione territoriale europea» è inferiore al tasso di cofinanziamento per le regioni meno sviluppate nel quadro dell'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione». Ciò rende i programmi di cooperazione territoriale meno attraenti in tali regioni meno sviluppate. Il Comitato delle regioni, pertanto, non condivide l'idea di cofinanziare i programmi di cooperazione territoriale europea al tasso più basso di 75 %. Il Comitato reputa che questa differenza sia ingiustificata e chiede che per entrambi gli obiettivi venga stabilito un identico tasso di cofinanziamento dell'85 %. Per salvaguardare la qualità della cooperazione, è necessario mantenere le condizioni in vigore stabilite dal regolamento (CE) del Consiglio n. 1083/2006 (regolamento generale), articolo 53, paragrafi 3 e 4: «3. Per i programmi operativi nell'ambito dell'obiettivo “Cooperazione territoriale europea” nei quali almeno un partecipante appartenga a uno Stato membro il cui PIL medio pro capite nel periodo 2001-2003 era inferiore all'85 % della media dell'UE a 25 nello stesso periodo, la partecipazione del FESR non è superiore all'85 % della spesa ammissibile. Per tutti gli altri programmi operativi, la partecipazione del FESR non è superiore al 75 % del totale della spesa ammissibile cofinanziata dal FESR. 4. La partecipazione dei Fondi a livello di asse prioritario non è soggetta ai massimali fissati nel paragrafo 3 e nell'allegato III. Tuttavia, essa è stabilita in modo da garantire il rispetto dell'importo massimo della partecipazione dei Fondi e del tasso massimo di partecipazione per Fondo, stabiliti a livello di programma operativo». Al tempo stesso, il Comitato non ritiene opportuno che il tasso massimo di cofinanziamento sia fissato a livello di asse prioritario. Tale misura, infatti, non consente di differenziare l'importo del cofinanziamento nel quadro dei singoli assi prioritari con l'obiettivo di incentivare i beneficiari a realizzare alcune priorità strategiche.

Emendamento 55

Articolo 111, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento

Modulazione dei tassi di cofinanziamento

4)   copertura di zone caratterizzate da svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti, definite come segue:

a)

Stati membri insulari ammissibili al Fondo di coesione e altre isole, ad eccezione di quelle in cui è situata la capitale di uno Stato membro o che dispongono di un collegamento permanente con la terraferma;

b)

zone di montagna, quali definite dalla legislazione nazionale dello Stato membro;

c)

zone a bassa (meno di 50 abitanti per km2) e bassissima (meno di 8 abitanti per km2) densità demografica.

Modulazione dei tassi di cofinanziamento

4)   copertura di zone caratterizzate da svantaggi naturali o demografici gravi e permanenti, definite come segue:

a)

Stati membri insulari ammissibili al Fondo di coesione e altre isole, ad eccezione di quelle in cui è situata la capitale di uno Stato membro o che dispongono di un collegamento permanente con la terraferma;

b)

zone di montagna, quali definite dalla legislazione nazionale dello Stato membro;

c)

zone a bassa (meno di 50 abitanti per km2) e bassissima (meno di 8 abitanti per km2) densità demografica

.

Emendamento 56

Articolo 112, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Responsabilità degli Stati membri

2.   Gli Stati membri prevengono, individuano e correggono le irregolarità e recuperano gli importi indebitamente versati compresi, se del caso, gli interessi di mora. Essi ne danno notifica alla Commissione e la informano sull'andamento dei relativi procedimenti amministrativi e giudiziari.

Responsabilità degli Stati membri

2.   Gli Stati membri le irregolarità e recuperano gli importi indebitamente versati compresi, se del caso, gli interessi di mora. Essi ne danno notifica alla Commissione e la informano sull'andamento dei relativi procedimenti amministrativi e giudiziari.

Motivazione

Si accoglie la precisazione del testo della Commissione ma non si ritiene di dover limitare ai soli beneficiari pubblici l'adozione di sistemi di scambio elettronico di dati.

Emendamento 57

Articolo 113

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Designazione delle autorità

 

   […]

5.   Per l'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione», purché sia rispettato il principio della separazione delle funzioni, l'autorità di gestione, l'autorità di certificazione, se del caso, e l'autorità di audit possono fare parte della stessa autorità pubblica o dello stesso organismo pubblico. Tuttavia, per i programmi operativi per i quali l'importo complessivo del sostegno dei Fondi supera 250 000 000 EUR, l'autorità di audit non può appartenere alla stessa autorità pubblica o allo stesso organismo pubblico dell'autorità di gestione.

[…]

7.   Lo Stato membro o l'autorità di gestione può affidare la gestione di parte di un programma operativo ad un organismo intermedio mediante un accordo scritto tra l'organismo intermedio e lo Stato membro o l'autorità di gestione (di seguito «sovvenzione globale»). L'organismo intermedio garantisce la propria solvibilità e competenza nel settore interessato, nonché in materia di gestione amministrativa e finanziaria.

Designazione delle autorità

 

   […]

5.   Per l'obiettivo «Investimenti in favore della crescita e dell'occupazione», purché sia rispettato il principio della separazione delle funzioni, l'autorità di gestione, l'autorità di certificazione, se del caso, e l'autorità di audit possono fare parte della stessa autorità pubblica o dello stesso organismo pubblico.

[…]

7.   Lo Stato membro o l'autorità di gestione può affidare la gestione di parte di un programma operativo ad un organismo intermedio mediante un accordo scritto tra l'organismo intermedio e lo Stato membro o l'autorità di gestione (di seguito «sovvenzione globale»). L'organismo intermedio garantisce la propria solvibilità e competenza nel settore interessato, nonché in materia di gestione amministrativa e finanziaria.

Motivazione

Il CdR ritiene preferibile mantenere il sistema attuale, in base al quale anche nel caso dei programmi il cui sostegno supera i 250 milioni di EUR, l'autorità di audit può appartenere allo stesso organismo pubblico dell'autorità di gestione.

Ritiene inoltre che la garanzia prevista non si debba richiedere qualora gli organismi intermedi siano soggetti di diritto pubblico.

Emendamento 58

Articolo 114, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Funzioni dell'autorità di gestione

2.   Per quanto concerne la gestione del programma operativo, l'autorità di gestione:

a)

assiste il comitato di sorveglianza nei suoi lavori e fornisce ad esso le informazioni necessarie allo svolgimento dei suoi compiti, in particolare dati relativi ai progressi del programma operativo nel raggiungimento degli obiettivi, dati finanziari e dati relativi a indicatori e tappe fondamentali;

b)

elabora e presenta alla Commissione, previa approvazione del comitato di sorveglianza, i rapporti annuali e finali di esecuzione;

c)

rende disponibili agli organismi intermedi e ai beneficiari informazioni pertinenti rispettivamente per l'esecuzione dei loro compiti e l'attuazione degli interventi;

d)

istituisce un sistema di registrazione e conservazione informatizzata dei dati relativi a ciascun intervento, necessari per la sorveglianza, la valutazione, la gestione finanziaria, la verifica e l'audit, ivi compresi i dati su singoli partecipanti agli interventi, se del caso;

e)

garantisce che i dati di cui alla lettera d) siano raccolti, inseriti e memorizzati nel sistema e che i dati sugli indicatori siano suddivisi per sesso, ove richiesto dall'allegato I del regolamento FSE

Funzioni dell'autorità di gestione

2.   Per quanto concerne la gestione del programma operativo, l'autorità di gestione:

a)

assiste il comitato di sorveglianza nei suoi lavori e fornisce ad esso le informazioni necessarie allo svolgimento dei suoi compiti, in particolare dati relativi ai progressi del programma operativo nel raggiungimento degli obiettivi, dati finanziari e dati relativi a indicatori e tappe fondamentali;

b)

elabora e presenta alla Commissione, previa approvazione del comitato di sorveglianza, i rapporti annuali e finali di esecuzione;

c)

rende disponibili agli organismi intermedi e ai beneficiari informazioni pertinenti rispettivamente per l'esecuzione dei loro compiti e l'attuazione degli interventi;

d)

istituisce un sistema di registrazione e conservazione informatizzata dei dati relativi a ciascun intervento, necessari per la sorveglianza, la valutazione, la gestione finanziaria, la verifica e l'audit;

e)

garantisce che i dati di cui alla lettera d) siano raccolti, inseriti e memorizzati nel sistema e che i dati sugli indicatori siano suddivisi per sesso, ove richiesto dall'allegato I del regolamento FSE.

Motivazione

Si ritiene importante poter mantenere i dati relativi agli interventi che possono essere utili per varie ragioni come per esempio contenziosi ecc.

Emendamento 59

Articolo 117

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento

1.   L'organismo di accreditamento adotta una decisione formale per l'accreditamento delle autorità di gestione e di certificazione che rispettano i criteri di accreditamento stabiliti dalla Commissione mediante atti delegati in conformità dell'articolo 142.

2.   La decisione formale di cui al paragrafo 1 si basa su una relazione e su un parere di un organismo di audit indipendente che valuta il sistema di gestione e controllo, compreso il ruolo degli organismi intermedi all'interno dello stesso e la sua conformità agli articoli 62, 63, 114 e 115. L'organismo di accreditamento valuta se i sistemi di gestione e controllo per il programma operativo siano simili a quelli istituiti per il precedente periodo di programmazione, nonché eventuali prove dell'efficacia del loro funzionamento.

3.   Lo Stato membro presenta alla Commissione la decisione formale di cui al paragrafo 1 entro sei mesi dall'adozione della decisione che adotta il programma operativo.

4.   Qualora l'importo complessivo del sostegno fornito dai Fondi ad un programma operativo superi 250 000 000 EUR, la Commissione può richiedere, entro due mesi dal ricevimento della decisione formale di cui al paragrafo 1, la relazione e il parere dell'organismo di audit indipendente e la descrizione del sistema di gestione e controllo.

La Commissione può formulare osservazioni entro due mesi dal ricevimento dei documenti.

Nel decidere se richiedere i documenti, la Commissione valuta se i sistemi di gestione e controllo per il programma operativo siano simili a quelli istituiti per il precedente periodo di programmazione, se l'autorità di gestione svolga anche le funzioni di autorità di certificazione e se esistano prove dell'efficacia del loro funzionamento.

   

   

   

   

Motivazione

Si respinge l'accreditamento di organismi di gestione e di controllo previsto nella proposta della Commissione. L'attuazione della politica di coesione da parte degli Stati membri è in linea con il principio di sussidiarietà nell'UE. In alcuni Stati membri, l'accreditamento dei poteri pubblici da parte di altri poteri pubblici non ha fondamento nel diritto amministrativo e rappresenta un'ingerenza nella sovranità organizzativa degli Stati membri.

Emendamento 60

Articolo 118, nuovo paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Cooperazione con le autorità di audit

Cooperazione con le autorità di audit

   

Motivazione

Il Comitato delle regioni propone di reintrodurre l'ex art. 74 comma 1 del periodo di programmazione 2007-2013, al fine di introdurre semplificazioni in materia di proporzionalità del controllo.

Emendamento 61

Articolo 121, paragrafo 1