ISSN 1977-0944

doi:10.3000/19770944.CE2011.351.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 351E

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

54o anno
2 dicembre 2011


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2010-2011
Sedute dal 6 al 8 luglio 2010
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 298 E del 4.11.2010.
TESTI APPROVATI

 

Martedì 6 luglio 2010

2011/C 351E/01

La strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico e il ruolo delle macroregioni nella futura politica di coesione
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico e il ruolo delle macroregioni nella futura politica di coesione (2009/2230(INI))

1

2011/C 351E/02

Contributo della politica regionale dell'UE alla lotta contro la crisi finanziaria ed economica, segnatamente nell'ambito dell'obiettivo 2
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul contributo della politica regionale dell'UE alla lotta contro la crisi economica e finanziaria, con particolare riferimento all'obiettivo 2 (2009/2234(INI))

8

2011/C 351E/03

Un futuro sostenibile per i trasporti
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 su un futuro sostenibile per i trasporti (2009/2096(INI))

13

2011/C 351E/04

Relazione annuale della commissione per le petizioni 2009
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulle deliberazioni della commissione per le petizioni nel 2009 (2009/2139(INI))

23

2011/C 351E/05

Promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro, rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro, rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti (2009/2221(INI))

29

2011/C 351E/06

Contratti atipici, percorsi professionali garantiti, flessicurezza e nuove forme di dialogo sociale
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sui contratti atipici, i percorsi professionali garantiti, la flessicurezza e le nuove forme di dialogo sociale (2009/2220(INI))

39

2011/C 351E/07

Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell'Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell'Unione europea (2009/2153(INI))

48

 

Mercoledì 7 luglio 2010

2011/C 351E/08

Remunerazione degli amministratori delle società quotate e politiche retributive nel settore dei servizi finanziari
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sulla remunerazione degli amministratori delle società quotate e le politiche retributive nel settore dei servizi finanziari (2010/2009(INI))

56

2011/C 351E/09

Gestione transfrontaliera delle crisi nel settore bancario
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 recante raccomandazioni alla Commissione sulla gestione delle crisi transfrontaliere nel settore bancario (2010/2006(INI))

61

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE

65

2011/C 351E/10

Strumento europeo per la stabilità finanziaria, meccanismo europeo di stabilizzazione e le future azioni
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sullo strumento europeo di stabilità finanziaria e il meccanismo europeo di stabilizzazione e le future azioni

69

2011/C 351E/11

Domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sulla domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea

73

 

Giovedì 8 luglio 2010

2011/C 351E/12

Kosovo
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul processo d'integrazione europea del Kosovo

78

2011/C 351E/13

Albania
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sull'Albania

85

2011/C 351E/14

Situazione in Kirghizistan
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sulla situazione in Kirghizistan

92

2011/C 351E/15

AIDS/HIV in vista della XV conferenza internazionale sull'AIDS (18-23 luglio 2010 a Vienna)
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 su un approccio basato sui diritti nella risposta dell'Unione europea all'HIV/AIDS

95

2011/C 351E/16

Entrata in vigore della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) il 1o agosto 2010 e ruolo dell'UE
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sull'entrata in vigore della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) e il ruolo dell'Unione europea

101

2011/C 351E/17

Il futuro della PAC dopo il 2013
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 (2009/2236(INI))

103

2011/C 351E/18

Disposizioni per l'importazione dell'UE di prodotti della pesca e dell'acquacoltura in vista della futura riforma della politica comune della pesca (PCP)
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul regime di importazione nell’UE dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura in vista della riforma della PCP (2009/2238(INI))

119

2011/C 351E/19

Zimbabwe, in particolare il caso di Farai Maguwu
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sullo Zimbabwe, segnatamente il caso di Farai Maguwu

128

2011/C 351E/20

Venezuela, in particolare il caso di Maria Lourdes Afiuni
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul Venezuela, segnatamente il caso di Maria Lourdes Afiuni

130

2011/C 351E/21

Corea del Nord
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sulla Corea del Nord

132

 

II   Comunicazioni

 

COMUNICAZIONI PROVENIENTI DALLE ISTITUZIONI, DAGLI ORGANI E DAGLI ORGANISMI DELL'UNIONE EUROPEA

 

Parlamento europeo

 

Martedì 6 luglio 2010

2011/C 351E/22

Richiesta di difesa dell'immunità di Valdemar Tomaševski
Decisione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di Valdemar Tomaševski (2010/2047(IMM))

137

 

III   Atti preparatori

 

Parlamento europeo

 

Martedì 6 luglio 2010

2011/C 351E/23

Adesione degli Stati membri alla convenzione sulle esposizioni internazionali firmata a Parigi il 22 novembre 1928 ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 relativa al progetto di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri ad aderire alla convenzione concernente le esposizioni internazionali firmata a Parigi il 22 novembre 1928 e completata dai protocolli del 10 maggio 1948, 16 novembre 1966 e 30 novembre 1972 e dagli emendamenti del 24 giugno 1982 e del 31 maggio 1988 (08100/2010 –C7-0105/2010 – 2010/0015(NLE))

139

2011/C 351E/24

Conclusione del Protocollo alla Convenzione per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo relativo alla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo della convenzione sulla protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo (09132/2010 – C7-0128/2010 – 2010/0016(NLE))

140

2011/C 351E/25

Accordo UE/Islanda e la Norvegia per applicazione di talune disposizioni delle decisioni 2008/615/GAI e 2008/616/GAI del Consiglio ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo fra l'Unione europea e l'Islanda e la Norvegia ai fini dell’applicazione di talune disposizioni della decisione 2008/615/GAI del Consiglio sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera, e della decisione 2008/616/GAI del Consiglio relativa all'attuazione della decisione 2008/615/GAI sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera, soprattutto nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera, compreso l’allegato (05309/2010 – C7-0031/2010 – 2009/0191(NLE))

140

2011/C 351E/26

Partecipazione della Svizzera e del Liechtenstein alle attività di FRONTEX ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, della convenzione fra l'Unione europea, da una parte, e la Confederazione svizzera e il Principato del Liechtenstein, dall'altra, recante le modalità di partecipazione di tali Stati all’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (05707/2010 – C7-0217/2009 – 2009/0073(NLE))

141

2011/C 351E/27

Qualità dei dati statistici nel contesto della procedura per i disavanzi eccessivi *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 479/2009 del Consiglio per quanto riguarda la qualità dei dati statistici nel contesto della procedura per i disavanzi eccessivi (COM(2010)0053 – C7-0064/2010 – 2010/0035(NLE))

142

2011/C 351E/28

Diritti dei passeggeri nel trasporto in autobus e pullman ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus e che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 (05218/3/2010 – C7-0077/2010 – 2008/0237(COD))

149

P7_TC2-COD(2008)0237Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 6 luglio 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato con autobus e che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 ( 1 )

150

ALLEGATO I

166

ALLEGATO II

167

2011/C 351E/29

Diritti dei passeggeri che viaggiano per mare o in acque interne ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne e che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 (14849/3/2009 – C7-0076/2010 – 2008/0246(COD))

168

P7_TC2-COD(2008)0246Posizione del Parlamento europeo e del Consiglio definita in seconda letura il 6 luglio 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne e che modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004

169

2011/C 351E/30

Sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul quadro generale per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto (06103/4/2010 – C7-0119/2010 – 2008/0263(COD))

169

ALLEGATO

170

2011/C 351E/31

Formalità di dichiarazione delle navi in arrivo e/o partenza dai porti ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri della Comunità e che abroga la direttiva 2002/6/CE (COM(2009)0011 – C6-0030/2009 – 2009/0005(COD))

171

P7_TC1-COD(2009)0005Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 luglio 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2010/…/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri e che abroga la direttiva 2002/6/CE

172

ALLEGATO

173

 

Mercoledì 7 luglio 2010

2011/C 351E/32

Nuovi prodotti alimentari ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai nuovi alimenti, che modifica il regolamento (CE) n. 1331/2008 e che abroga il regolamento (CE) n. 258/97 ed il regolamento (CE) n. 1852/2001 della Commissione (11261/3/2009 – C7-0078/2010 – 2008/0002(COD))

174

P7_TC2-COD(2008)0002Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 7 luglio 2010 in vista dell’adozione del regolamento (UE) n. …/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai nuovi alimenti, che modifica il regolamento (CE) n. 1331/2008 e che abroga il regolamento (CE) n. 258/97 ed il regolamento (CE) n. 1852/2001 della Commissione ( 1 )

175

2011/C 351E/33

Emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) (rifusione)***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) (rifusione) (11962/2/2009 – C7-0034/2010 – 2007/0286(COD))

193

P7_TC2-COD(2007)0286Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 7 luglio 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2010/…/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sulle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) (rifusione)

194

2011/C 351E/34

Obblighi degli operatori che commercializzano legname e prodotti da esso derivati ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati (05885/4/2010 – C7-0053/2010 – 2008/0198(COD))

194

P7_TC2-COD(2008)0198Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 7 luglio 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce gli obblighi degli operatori che commercializzano legno e prodotti da esso derivati

195

2011/C 351E/35

Competenze dell’Autorità bancaria europea, dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e dell’Autorità europea per i valori mobiliari ***I
Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglifo recante modifica delle direttive 98/26/CE, 2002/87/CE, 2003/6/CE, 2003/41/CE, 2003/71/CE, 2004/39/CE, 2004/109/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, 2006/49/CE e 2009/65/CE per quanto riguarda i poteri dell’Autorità bancaria europea, dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (COM(2009)0576 – C7-0251/2009 – 2009/0161(COD))

195

2011/C 351E/36

Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati ***I
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (COM(2009)0503 – C7-0167/2009 – 2009/0144(COD))

267

2011/C 351E/37

Vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario e istituzione di un comitato europeo per il rischio sistemico ***I
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nella Comunità e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico (COM(2009)0499 – C7-0166/2009 – 2009/0140(COD))

321

2011/C 351E/38

Autorità bancaria europea ***I
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità bancaria europea (COM(2009)0501 – C7-0169/2009 – 2009/0142(COD))

337

2011/C 351E/39

Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali ***I
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (COM(2009)0502 – C7-0168/2009 – 2009/0143(COD))

391

2011/C 351E/40

Esigenze in fatto di fondi propri per il portafoglio di negoziazione, le ricartolarizzazioni dei crediti e la vigilanza prudenziale delle retribuzioni ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche retributive da parte delle autorità di vigilanza (COM(2009)0362 – C7-0096/2009 – 2009/0099(COD))

446

P7_TC1-COD(2009)0099Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 luglio 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2010/…/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche retributive da parte delle autorità di vigilanza

447

2011/C 351E/41

Missioni specifiche della Banca centrale europea relative al funzionamento del comitato europeo del rischio sistemico *
Proposta di regolamento del Consiglio che affida alla Banca centrale europea compiti specifici riguardanti il funzionamento del Comitato europeo per il rischio sistemico (05551/2010 – C7-0014/2010 – 2009/0141(CNS))

447

 

Giovedì 8 luglio 2010

2011/C 351E/42

Accordo UE/Stati Uniti d'America sul trattamento e il trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall'Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e il trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall'Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (11222/1/2010/REV 1 e COR 1 – C7-0158/2010 – 2010/0178(NLE))

453

2011/C 351E/43

Servizio europeo per l'azione esterna *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sulla proposta di decisione del Consiglio che fissa l'organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l'azione esterna (08029/2010 – C7-0090/2010 – 2010/0816(NLE))

454

P7_TC1-NLE(2010)0816Posizione del Parlamento europeo approvata l'8 luglio 2010 in vista dell'adozione della decisione del Consiglio che fissa l'organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l'azione esterna

455

ALLEGATO

468

ALLEGATO

470

Significato dei simboli utilizzati

*

procedura di consultazione

**I

procedura di cooperazione, prima lettura

**II

procedura di cooperazione, seconda lettura

***

parere conforme

***I

procedura di codecisione, prima lettura

***II

procedura di codecisione, seconda lettura

***III

procedura di codecisione, terza lettura

(La procedura di applicazione é fondata sulla base giuridica proposta dalla Commissione)

Emendamenti politici: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono indicate dal simbolo ▐.

Correzioni e adeguamenti tecnici dei servizi: il testo nuovo o modificato è evidenziato in corsivo semplice e le soppressioni sono indicate dal simbolo ║.

 


 

(1)   Testo rilevante ai fini del SEE

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Parlamento europeo SESSIONE 2010-2011 Sedute dal 6 al 8 luglio 2010 Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 298 E del 4.11.2010. TESTI APPROVATI

Martedì 6 luglio 2010

2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/1


Martedì 6 luglio 2010
La strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico e il ruolo delle macroregioni nella futura politica di coesione

P7_TA(2010)0254

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico e il ruolo delle macroregioni nella futura politica di coesione (2009/2230(INI))

2011/C 351 E/01

Il Parlamento europeo,

visti la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa alla strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico (COM(2009)0248) e il piano d'azione indicativo ad essa allegato,

viste le conclusioni del Consiglio sulla strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico adottate il 26 ottobre 2009,

vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2008 sull'impatto ambientale del gasdotto di cui è prevista la realizzazione nel Mar Baltico per collegare Russia e Germania (1),

vista la sua risoluzione del 16 novembre 2006 su una strategia per la Dimensione settentrionale incentrata sull'area del Baltico (2),

visti i pareri del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione relativa alla strategia dell'UE per la regione del Mar Baltico (ECO/261) e sul tema «Cooperazione macroregionale – Estendere la strategia per il Mar Baltico ad altre macroregioni» (ECO/251),

visto il parere del Comitato delle regioni sul tema «Il ruolo degli enti regionali e locali nella nuova strategia del Mar Baltico» del 21-22 aprile 2009,

visto il parere d'iniziativa del Comitato delle regioni intitolato «Libro bianco del Comitato delle regioni sulla governance multilivello» (CdR 89/2009 def.),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare nonché della commissione per i trasporti e il turismo (A7–0202/2010),

A.

considerando che con l'allargamento dell'UE nel 2004 il Mar Baltico è diventato di fatto un mare interno dell'Unione, che unisce, ma che rappresenta anche una specifica sfida, e che i paesi della regione del Mar Baltico mostrano una notevole interdipendenza e devono misurarsi con gli stessi problemi,

B.

considerando che la strategia per la regione del Mar Baltico funge da pilota per le future strategie macroregionali e che il successo nella realizzazione della strategia potrà servire da modello per le possibili modalità di realizzazione delle strategie future,

C.

considerando che l'idea di creare delle regioni funzionali, articolate intorno a obiettivi e problemi di sviluppo condivisi, può contribuire a migliorare l'efficacia della politica regionale dell'Unione europea,

D.

considerando che, per migliorare l'efficacia della politica regionale, in particolare in vista della sua riforma dopo il 2013, occorre sostenere e sviluppare l'idea di un approccio integrato e la creazione di strategie per le macroregioni che siano strategie di tutta l'Unione europea, ma che la loro attuazione non deve condurre a una rinazionalizzazione della politica di coesione,

E.

considerando che il Mar Baltico resta uno dei mari più inquinati dell'Unione europea e che la sua situazione ambientale non dovrebbe peggiorare a causa dei progetti di infrastrutture su vasta scala attuati nello stesso Mar Baltico e nei territori circostanti (compresi paesi non membri dell'UE),

1.

si compiace dell'approvazione della Commissione europea e del sostegno del Consiglio a favore della Strategia per la regione del Mar Baltico, sollecitata dal Parlamento sin dal 2006;

2.

accoglie con particolare favore il fatto che la strategia sia il frutto di una consultazione di ampio respiro con i soggetti interessati negli Stati membri, tra cui non solo le autorità nazionali, regionali e locali, ma anche gli ambienti accademici, imprenditoriali e le organizzazioni non governative; è convinto che il processo di consultazione e coinvolgimento delle parti fin dal principio dei lavori sulla strategia sia un fattore importante del suo successo; accoglie pertanto con favore l'istituzione nella regione di un forum della società civile come il Vertice del Gruppo d'azione per il Mar Baltico e invita a intraprendere iniziative analoghe per le future macroregioni che raggruppino gli attori del settore pubblico e privato consentendo ai medesimi di partecipare allo sviluppo delle strategie macroregionali;

3.

raccomanda pertanto di intensificare la partecipazione delle comunità locali istituendo strumenti per una comunicazione e una consultazione più vaste e mirate, anche tramite i media locali (televisione e radio locali nonché giornali locali, sia in versione cartacea sia online); invita la Commissione a creare un apposito portale Internet dedicato alla Strategia del Mar Baltico, che fungerebbe quale forum per lo scambio di esperienze relative ai progetti attuali e futuri intrapresi da amministrazioni centrali e locali, da organizzazioni non governative e da altri soggetti attivi nella regione del Mar Baltico;

4.

accoglie con favore la strategia UE 2020, che è coerente con gli obiettivi stabiliti nella strategia per il Mar Baltico, e nota che essa può fungere da quadro efficiente per l'attuazione e il consolidamento della strategia per il Mar Baltico;

5.

ritiene che il nuovo quadro di cooperazione definito dalla strategia e basato sui principi di un approccio integrato apra opportunità in termini di un utilizzo più razionale ed efficiente delle risorse finanziarie assegnate alla tutela ambientale e allo sviluppo della regione del Mar Baltico, a carico tanto dei fondi dell'Unione e delle risorse nazionali quanto dei vari istituti finanziari;

6.

richiama l’attenzione sul divario in termini di sviluppo economico e d'innovazione che caratterizza la regione del Mar Baltico nonché sull’esigenza di ampliare le potenzialità di tutte le zone, comprese quelle altamente sviluppate, poiché esse possono contribuire a trainare le regioni più svantaggiate; rileva la necessità di promuovere nuove zone dotate di potenzialità in termini di sviluppo economico e d'innovazione e di cogliere l'opportunità di sfruttare il valore aggiunto offerto dalla strategia per il Mar Baltico e da altre future strategie macroregionali per ottenere un nuovo livello di sinergia capace di ridurre le attuali disparità, al fine di creare uno spazio permanente di prosperità comune con un elevato livello di competitività – essenziale per affrontare il problema dell’invecchiamento della popolazione e i nuovi modelli di globalizzazione;

7.

sottolinea la necessità di un'applicazione tempestiva e coerente dei vigenti atti legislativi dell'Unione europea per rafforzare il mercato interno, come ad esempio della direttiva sui servizi, al fine di aumentare l'attrattiva della regione del Mar Baltico come spazio economico;

8.

invita gli Stati membri e le regioni a utilizzare i Fondi strutturali disponibili per il 2007-2013 al fine di sostenere la strategia nella misura più ampia, in particolare per promuovere la creazione di posti di lavoro e la crescita economica nei territori maggiormente colpiti dalla crisi economica e al contempo raccomanda, se del caso, di provvedere a modificare i programmi operativi nel corso dell'attuale fase di programmazione; rileva che la valorizzazione delle caratteristiche specifiche delle regioni potrebbe tradursi in un impiego molto più efficace dei Fondi strutturali e nella creazione di valore aggiunto a livello regionale;

9.

rileva il profondo impatto che la crisi economica e finanziaria mondiale ha prodotto su tutti i paesi della regione, in particolare sugli Stati baltici; invita tutte le parti interessate a non affievolire il proprio impegno nei confronti della strategia dell'Unione europea per il Mar Baltico a causa della crisi;

10.

è convinto che una condizione per il successo della Strategia e per la realizzazione degli ambiziosi obiettivi delle future strategie macroregionali sia costituita da tutte le iniziative intraprese nel quadro delle politiche settoriali aventi una dimensione territoriale, tra cui la politica agricola comune, la politica della pesca, la politica dei trasporti, la politica industriale, la politica in materia di ricerca nonché una politica infrastrutturale coerente, come anche dall'integrazione delle risorse disponibili per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti di concerto in un determinato settore; insiste a tale proposito su una revisione delle politiche alla luce delle nuove sfide nonché sulla creazione di un quadro adeguato a livello dell'Unione europea e sul tipo di relazioni che tale quadro dovrebbe intrattenere con le strutture esistenti a livello nazionale e locale;

11.

ritiene che la dimensione territoriale della strategia contribuirà allo sviluppo concreto dell'idea di coesione territoriale, equiparata nel trattato di Lisbona alla coesione economica e sociale, e alla luce di tale considerazione invita la Commissione ad avviare un dialogo attivo sul ruolo e sull'impatto delle politiche macroregionali dell'Unione europea dopo il 2013;

12.

incoraggia l'elaborazione di disposizioni specifiche nel quadro del prossimo regolamento generale sui Fondi strutturali sulla base delle disposizioni relative alla cooperazione territoriale, che sono chiare e tengono presenti le diverse culture amministrative senza imporre oneri amministrativi supplementari ai beneficiari, al fine di consolidare la cooperazione tra gli Stati e le regioni nonché l'elaborazione di future strategie d'azione comuni, che potrebbero migliorare l'attrattiva della regione a livello europeo e internazionale e successivamente costituire un modello di cooperazione transfrontaliera;

13.

attira l'attenzione sul fatto che la strategia per la regione del Mar Baltico andrebbe considerata come un processo nel quale i principi di azione e cooperazione sono in costante evoluzione, il che necessita l'aggiornamento della strategia, e che il suo fine ultimo è di trovare meccanismi ottimali da trasporre nelle future strategie macroregionali; sottolinea a tale proposito l'importanza di raccogliere, sintetizzare e promuovere le iniziative di successo e i loro risultati; appoggia il piano della Commissione di creare una base di dati relativi alle migliori prassi al fine di utilizzare tali prassi per elaborare le future strategie macroregionali;

14.

è convinto che la collaborazione territoriale sviluppata nel quadro della strategia per le macroregioni possa contribuire in modo significativo al consolidamento del processo di integrazione mediante un maggiore coinvolgimento della società civile nel processo decisionale e nell'attuazione di misure concrete; raccomanda a tale proposito di introdurre, in particolare, una dimensione sociale, economica, culturale, educativa e turistica nelle strategie macroregionali e inoltre, allo scopo di favorire una più intensa partecipazione della società civile locale e all'insegna della sussidiarietà, ritiene importante che le strategie macroregionali siano realizzate tramite l'istituzione di GECT (Gruppi europei di cooperazione territoriale);

15.

sottolinea l'importanza di promuovere lo sviluppo della cultura, dell'istruzione, nonché della ricerca e dell'innovazione, e di incoraggiare gli Stati membri a collaborare più strettamente, soprattutto in quest'ultimo settore; riconosce che nel settore dell'istruzione la cooperazione può certamente essere di grande utilità, ma che la competenza in materia dovrebbe rimanere agli Stati membri; raccomanda il rafforzamento dell'approccio strategico e della progettazione a lungo termine in relazione alle macroregioni;

16.

sottolinea che è particolarmente importante – nel rispetto del principio di sussidiarietà e constatando l'enorme potenziale di cooperazione esistente a livello locale e regionale – creare un'efficiente struttura di cooperazione multilivello attraverso la promozione di partenariati settoriali, prevedendo incontri periodici dei responsabili politici competenti, il che rafforzerà la responsabilità condivisa tra i vari soggetti partner, pur sempre salvaguardando la sovranità organizzativa degli Stati membri e delle regioni; invita in tale ottica a migliorare, sviluppare e potenziare i meccanismi di cooperazione transfrontaliera esistenti a livello locale e regionale;

17.

sottolinea il fatto che il nuovo quadro di cooperazione «macroregionale» è caratterizzato da un forte approccio «dall'alto verso il basso», il quale conferisce agli Stati membri un ruolo decisivo nello sviluppo di tale cooperazione, e inoltre crea un nuovo livello di governance; afferma che nel quadro di questo nuovo modello di cooperazione occorre garantire che gli svantaggi naturali delle regioni periferiche vengano trasformati in vantaggi e opportunità e che sia stimolato lo sviluppo di tali regioni;

18.

è convinto che le macroregioni combinino il potenziale per ottimizzare le risposte alle sfide emergenti in una determinata regione con la capacità di sfruttare le opportunità e le risorse specifiche di ciascuna regione in modo efficiente ed efficace;

19.

invita la Commissione ad analizzare i primi risultati e le prime esperienze emersi in relazione all'attuazione della strategia per il Mar Baltico, che contribuiranno a individuare possibili fonti e metodologie di finanziamento delle strategie macroregionali e ispireranno a utilizzare l'esempio della strategia come progetto pilota per altre strategie macroregionali al fine di dimostrarne la funzionalità; sottolinea, tuttavia, che lo sviluppo delle macroregioni è fondamentalmente una misura complementare, che non dovrebbe mirare a sostituire il finanziamento dell'Unione europea a favore di singoli programmi locali e regionali quale priorità d'intervento;

20.

osserva che l'attuazione della strategia per la regione del Mar Baltico finora è stata molto lenta; ritiene che gli stanziamenti assegnati a titolo del bilancio UE 2010 possano essere utilizzati per migliorare tale attuazione; deplora pertanto il fatto che gli stanziamenti non siano ancora stati erogati e rammenta alla Commissione l'importanza di erogare tali fondi il più presto possibile per fini conformi agli obiettivi della strategia per la regione del Mar Baltico;

21.

richiama l'attenzione, a vantaggio di eventuali future strategie macroregionali, sulla necessità che la Commissione risolva la questione delle sue risorse proprie per poter anticipare tali strategie in funzione delle specificità territoriali delle regioni interessate, fornendo agli Stati membri partecipanti nuove idee concernenti argomenti di interesse europeo e aiutandoli a elaborare una strategia; invita la Commissione a monitorare l'attuazione di dette strategie agendo in qualità di coordinatore, rivedendo le nuove priorità e assegnando le risorse in funzione delle necessità specifiche e delle esigenze di know-how, evitando al contempo di duplicare il lavoro;

22.

invita la Commissione a predisporre – nell'ambito della necessità di effettuare un'analisi intermedia dell'attuazione della strategia per la regione del Mar Baltico – strumenti concreti e criteri di valutazione dei progetti che siano basati su indicatori comparabili;

23.

invita la Commissione, gli Stati membri e i deputati al Parlamento europeo a trovare risposte ai quesiti sulla natura delle politiche macroregionali e sul modo in cui le si potrebbe trattare paritariamente (separatamente oppure nell'ambito della politica di coesione), su quali dovrebbero essere i responsabili della loro attuazione e quali le modalità di esecuzione, nonché sulla provenienza delle risorse per il loro finanziamento, per non creare un'inutile duplicazione e frammentazione dei finanziamenti dell'UE, in particolare nel contesto della strategia UE 2020, della revisione del bilancio dell'Unione europea e del dibattito sulla futura politica di coesione;

24.

sottolinea che il valore aggiunto europeo delle macroregioni risiede nel rafforzamento della cooperazione tra Stati e regioni, ragion per cui i programmi di cooperazione territoriale europea per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale rappresentano un elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi delle macroregioni; propone inoltre di considerare la Strategia per la regione del Mar Baltico come una strategia dell'Unione europea, elaborata sulla base di diverse politiche dell'UE e corredata di un calendario preciso e di obiettivi ben definiti; ritiene che, dato il suo carattere orizzontale, la strategia potrebbe essere considerata come macroregionale e il suo coordinamento potrebbe essere integrato nella politica regionale;

25.

è convinto che lo sviluppo di strategie su vasta scala, quali le strategie macroregionali, debba contribuire a promuovere il ruolo del livello locale e regionale nell'attuazione delle politiche dell'UE in senso più generale;

Dimensione esterna

26.

sollecita un miglioramento, nel contesto della strategia per la regione del Mar Baltico nonché delle future strategie macroregionali, delle relazioni tra l'Unione europea e gli Stati non membri dell'UE, in particolare in ordine alla realizzazione di progetti su vasta scala aventi un significativo impatto ambientale; sollecita inoltre la cooperazione tra l'Unione europea e gli Stati non membri dell'UE al fine di rafforzare la sicurezza nella regione e sostenere la lotta contro la criminalità transfrontaliera;

27.

richiama l'attenzione sulla necessità di puntare a una maggiore cooperazione, soprattutto tra la Russia, la Bielorussia e gli Stati baltici, nel potenziamento della rete energetica e di sfruttare più intensamente a tale scopo il dialogo energetico UE-Russia, che offrirebbe al contempo opportunità per integrare la Russia nella strategia per il Mar Baltico; si attende che tutti gli attori della regione del Mar Baltico aderiscano agli accordi internazionali come la Convenzione di Espoo e la Convenzione di Helsinki, si conformino alle linee guida della Commissione di Helsinki (HELCOM) e cooperino all'interno di tale quadro;

28.

esorta la Commissione a garantire una cooperazione e un coordinamento efficaci con la HELCOM e gli Stati membri della regione del Mar Baltico, al fine di assicurare una delimitazione chiara dei compiti e delle responsabilità relative all'attuazione del piano d'azione della HELCOM per il Mar Baltico, adottato nel 2007, nonché della strategia dell'UE e del piano d'azione sopra menzionati, garantendo quindi un'efficace strategia globale per la regione;

29.

rileva in modo specifico la situazione dell'enclave di Kaliningrad, che è circondata da Stati membri dell'UE; sottolinea la necessità di incentivare lo sviluppo sociale ed economico della regione di Kaliningrad in quanto «via d'accesso» o regione «pilota» per intensificare le relazioni UE-Russia coinvolgendo organizzazioni non governative, istituzioni educative e culturali e autorità locali e regionali;

30.

ritiene che il nuovo accordo di partenariato e di cooperazione con la Russia debba tenere conto della cooperazione nella regione del Mar Baltico; si compiace degli sforzi compiuti dalla Commissione e dagli Stati membri della regione in questione per cooperare con la Russia su una vasta gamma di tematiche, quali i collegamenti nell'ambito dei trasporti, il turismo, le minacce sanitarie transfrontaliere, la protezione dell'ambiente e l'adattamento al cambiamento climatico, l'ambiente, i controlli doganali e frontalieri e, in particolare, le questioni energetiche; ritiene che gli spazi comuni UE-Russia forniranno a tale riguardo un prezioso quadro di riferimento e invita la Russia a fare la sua parte nell'ambito di detta cooperazione;

31.

sottolinea la necessità di ridurre la dipendenza della regione dall'energia russa; si compiace della dichiarazione della Commissione europea sulla necessità di maggiori interconnessioni fra gli Stati membri della regione e di una più ampia diversificazione degli approvvigionamenti energetici; chiede al riguardo un maggiore sostegno per la creazione di porti per GNL;

32.

è convinto che, per conseguire un'efficace protezione dell'ambiente e della biodiversità, dovrebbero essere stipulati degli accordi con i paesi non appartenenti all'Unione europea che rientrano nelle aree funzionali interessate dalle strategie, cosicché essi possano condividere gli stessi valori, diritti e doveri previsti dalla pertinente legislazione dell'Unione europea;

33.

reputa opportuno attribuire priorità alla cooperazione nella regione del Mar Baltico, la quale dovrebbe svolgersi al più alto livello politico di Capi di Stato e di governo, dal momento che essa costituisce uno strumento fondamentale ai fini della propulsione della cooperazione fra i paesi del Mar Baltico e della garanzia di realizzare le ambizioni politiche; auspica che si svolgano riunioni periodiche fra i Capi di Stato e di governo dei paesi della regione del Mar Baltico per raggiungere tale obiettivo;

Aspetti relativi all'ambiente e all'energia

34.

sottolinea la necessità di effettuare una valutazione dell’impatto ambientale dei progetti di infrastrutture energetiche (attualmente in costruzione e futuri), tenendo presenti in particolare le convenzioni internazionali; invita la Commissione a ideare un adeguato piano di reazione in caso di incidenti tecnici e di ogni altra possibile catastrofe, e inoltre a prevedere gli strumenti per affrontare tali eventi dal punto di vista economico; rileva che lo stesso approccio dovrà essere adottato per qualunque progetto futuro, in modo da non pregiudicare la sicurezza dei paesi del bacino del Mar Baltico partecipanti ad altre future strategie macroregionali, l’ambiente e le condizioni per il trasporto marittimo; ritiene che sia nell'interesse dello sviluppo sostenibile e della crescita verde ottenere una rigorosa protezione dell'ambiente in tutte le macroregioni nonché una pari attenzione per gli aspetti relativi alla protezione ambientale, ai trasporti e così via;

35.

sottolinea la necessità di creare un Osservatorio ambientale del Mar Baltico, un sistema d'allarme rapido in caso di incidenti e gravi casi di inquinamento transfrontaliero, nonché una forza d'azione comune incaricata di far fronte a tali situazioni;

36.

richiama l’attenzione sull’importanza strategica della regione del Mar Baltico per lo sviluppo di progetti comuni di infrastrutture energetiche che migliorino la diversificazione della produzione e dell’approvvigionamento di energia, con particolare attenzione per i progetti concernenti le energie rinnovabili come gli impianti eolici (onshore o offshore), l'energia geotermica oppure gli impianti di biogas che utilizzano biocombustibili disponibili nella regione;

37.

richiama l'attenzione sull'efficace cooperazione già raggiunta nel settore dell'energia e del clima fra il Consiglio degli Stati del Mar Baltico e il Consiglio nordico nel quadro della dimensione nordica;

38.

sottolinea che, in considerazione della prevista espansione dell'energia nucleare nella regione del Mar Baltico, gli Stati membri dell'Unione europea devono attenersi ai più rigorosi standard ambientali e di sicurezza, e la Commissione europea deve vigilare e controllare che lo stesso approccio e le stesse convenzioni internazionali siano rispettate nei paesi limitrofi, soprattutto in quelli in cui è prevista la costruzione di centrali nucleari in prossimità delle frontiere esterne dell'Unione europea;

39.

sottolinea la necessità per l'UE, e per gli Stati membri della regione del Mar Baltico, di affrontare con urgenza i seri problemi ambientali che colpiscono la regione, in particolare l'eutrofizzazione, l'impatto delle sostanze pericolose depositate sul fondale marino e le minacce alla biodiversità acquatica, soprattutto per quanto riguarda gli stock ittici in pericolo di estinzione; rammenta che il Mar Baltico è uno dei mari più inquinati del mondo;

40.

sottolinea la necessità di introdurre un metodo comune a tutti gli Stati membri per inventariare le fonti inquinanti e definire un piano per la loro graduale eliminazione;

41.

accoglie con favore l'inserimento della sostenibilità ambientale tra i pilastri centrali della strategia dell'UE per la regione del Mar Baltico e del piano d'azione che la accompagna;

42.

reputa che uno dei principali ostacoli al conseguimento degli obiettivi della strategia per il Mar Baltico sia la mancanza di coerenza con le altre politiche dell'UE, come la politica agricola comune (PAC), che favorisce l'eutrofizzazione, e la politica comune per la pesca (PCP), che non è sostenibile dal punto di vista ambientale; ritiene che le riforme della PAC e della PCP debbano essere realizzate in modo da contribuire al raggiungimento dell'obiettivo volto a fare del Mar Baltico un'area ecologicamente sostenibile;

Aspetti relativi ai trasporti e al turismo

43.

rileva il carattere prioritario della creazione di una rete di comunicazioni e trasporti (marittima, terrestre e di navigazione interna) efficiente ed ecologica (dove la rete marittima conferisca un ruolo preponderante al trasporto di merci), che sia in grado di anticipare e rispondere tempestivamente alle sfide attuali e future, tenendo conto delle disposizioni previste dalla versione aggiornata del documento Natura 2000 e prestando particolare attenzione ai collegamenti tra la regione del Mar Baltico e altre regioni europee tramite il corridoio Baltico-Adriatico e il corridoio di trasporto dell'Europa centrale;

44.

ritiene che potenziare i collegamenti, interessando tutte le modalità di trasporto, rappresenti un contributo essenziale allo sviluppo di un'economia più forte e più coesa nella regione del Mar Baltico;

45.

pone l'accento sulla situazione specifica degli Stati baltici, che attualmente sono in larga misura isolati dalla rete di trasporti europea, e sposa l'opinione secondo cui questa strategia dovrebbe, fra l'altro, contribuire ad affrontare il problema della mancanza di infrastrutture e di accessi adeguati nonché quello della bassa interoperabilità fra le diverse reti di trasporti nazionali, dovuta a sistemi tecnici differenti e a barriere amministrative, al fine di sviluppare un sistema di trasporti capillare e multimodale nella regione del Mar Baltico;

46.

sottolinea l'importanza di integrare più strettamente la regione del Mar Baltico negli assi prioritari TEN-T, in particolare in relazione alle autostrade del mare (TEN-T 21), al prolungamento dell'asse ferroviario da Berlino alla costa del Mar Baltico (TEN-T 1) congiuntamente al raccordo via mare Rostock-Danimarca, e alla realizzazione di progressi più rapidi nel miglioramento e nell'utilizzo dell'asse «Rail Baltica» (TEN-T 27); sottolinea altresì la necessità di completare le interconnessioni tra la regione del Mar Baltico e altre regioni europee attraverso il corridoio Baltico-Adriatico;

47.

evidenzia l'importanza di sviluppare le potenzialità della regione del Mar Baltico nell'ambito dei trasporti verso Est, soprattutto al fine di promuovere l'interoperabilità nel settore dei trasporti, con particolare riferimento alle ferrovie, e di rendere più rapido il transito di merci alle frontiere dell'Unione europea;

48.

ritiene che si debbano privilegiare particolarmente i collegamenti tra i porti e l'entroterra, anche attraverso vie navigabili interne, in modo da assicurare che l'intera regione possa beneficiare della crescita del trasporto marittimo di merci;

49.

sottolinea a tale proposito la necessità di un coordinamento e di una cooperazione transfrontalieri efficaci fra ferrovie, porti marittimi, porti di navigazione interna, terminali nell'hinterland e servizi logistici, al fine di sviluppare un sistema di trasporti intermodale più sostenibile;

50.

rileva l'importanza del trasporto marittimo a corto raggio nel Mar Baltico e il suo contributo alla realizzazione di una rete dei trasporti efficiente e rispettosa dell'ambiente; evidenzia la necessità di promuovere la competitività dei collegamenti marittimi a corto raggio per garantire un uso efficiente del mare; stima pertanto necessario che la Commissione presenti al Parlamento europeo, quanto prima e comunque entro la fine del 2010, una valutazione d'impatto degli effetti dell'allegato VI riveduto della Convenzione MARPOL, che limita allo 0,1 % il tenore di zolfo nei combustibili navali a partire dal 2015, nelle zone di controllo delle emissioni di zolfo nel Mare del Nord e nel Mar Baltico;

51.

plaude all'inserimento, nel piano d'azione della Commissione, dell'obiettivo di rendere il Mar Baltico non solo una regione modello per la navigazione pulita ma anche un leader mondiale nel campo della sicurezza marittima; ritiene che tali obiettivi siano cruciali per il mantenimento e il miglioramento del potenziale turistico della regione;

52.

riconosce l'esigenza di adottare misure specifiche a sostegno di tale obiettivo, che includano l'uso appropriato dei servizi di pilotaggio marittimo o di marittimi di provata esperienza nei porti e negli stretti più difficilmente accessibili e lo sviluppo di modelli di finanziamento affidabili per la ricerca e lo sviluppo in materia di sfruttamento sostenibile delle navi;

53.

riconosce la posizione geografica molto particolare della regione del Mar Baltico, che le conferisce la possibilità di sviluppare più attivamente i contatti con l'UE e i paesi limitrofi extra UE, e sottolinea inoltre l'importanza del turismo per l'economia regionale e per le possibilità di espansione; accoglie con favore la dichiarazione approvata in occasione del secondo Forum sul turismo nel Mar Baltico, riguardante azioni promozionali comuni, sforzi per individuare nuovi mercati internazionali e lo sviluppo delle infrastrutture;

54.

rileva l'opportunità unica per il turismo sostenibile offerta dall'attrattiva delle città anseatiche nella regione baltica; appoggia inoltre la promozione del turismo ciclistico transfrontaliero, che genera in tal modo effetti doppiamente benefici, sia per l'ambiente sia per le piccole e medie imprese;

55.

ritiene che elementi quali gli sport acquatici, il turismo del benessere e il termalismo, il patrimonio culturale e il paesaggio offrano un potenziale considerevole per sviluppare l'immagine della regione come meta turistica; rimarca, pertanto, la necessità di tutelare le aree naturali costiere, il patrimonio culturale e quello paesaggistico quali risorse per assicurare l'esistenza di un'economia sostenibile nella regione del Mar Baltico in futuro;

56.

ritiene che i miglioramenti nei collegamenti e l'eliminazione delle strozzature nel campo dei trasporti siano altrettanto importanti, e osserva che le difficoltà di passaggio della frontiera ai valichi sul confine orientale dell'UE con la Federazione russa, che provocano lunghe code di mezzi pesanti e presentano rischi per l'ambiente, l'armonia sociale nonché la sicurezza del traffico e quella dei conducenti, potrebbero essere risolte grazie a questa strategia al fine di garantire un flusso scorrevole di merci attraverso la regione del Mar Baltico;

*

* *

57.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali nonché ai governi della Federazione russa, della Bielorussia e della Norvegia.


(1)  GU C 294 E del 3.12.2009, pag. 3.

(2)  GU C 314 E del 21.12.2006, pag. 330.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/8


Martedì 6 luglio 2010
Contributo della politica regionale dell'UE alla lotta contro la crisi finanziaria ed economica, segnatamente nell'ambito dell'obiettivo 2

P7_TA(2010)0255

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul contributo della politica regionale dell'UE alla lotta contro la crisi economica e finanziaria, con particolare riferimento all'obiettivo 2 (2009/2234(INI))

2011/C 351 E/02

Il Parlamento europeo,

visto il documento di lavoro della Commissione intitolato «Consultazione sulla futura strategia “UE 2020” » (COM(2009)0647),

vista la comunicazione della Commissione «Politica di coesione: relazione strategica 2010 sull'attuazione dei programmi 2007-2013» (COM(2010)0110),

vista la Sesta relazione intermedia della Commissione sulla coesione economica e sociale (COM(2009)0295),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Guidare la ripresa in Europa» (COM(2009)0114),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Politica di coesione: investire nell'economia reale» (COM(2008)0876),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Nuove competenze per nuovi lavori. Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi» (COM(2008)0868),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Dalla crisi finanziaria alla ripresa - Un quadro d'azione europeo» (COM(2008)0706),

vista la raccomandazione del Consiglio sull'aggiornamento nel 2009 degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità e sull'attuazione delle politiche per l'occupazione degli Stati membri (COM(2009)0034),

viste le relazioni nazionali strategiche (National Strategic Reports) degli Stati membri per il 2009,

visto il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il regolamento (CE) n. 1260/1999 (1),

vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2009 sulla politica di coesione: investire nell'economia reale (2),

visto il parere del Comitato delle Regioni sulla Sesta relazione intermedia della Commissione sulla coesione economica e sociale (COTER-IV-027),

viste le previsioni economiche per l'Europa - Autunno 2009/Economia europea 10/2009 - della DG Affari economici e finanziari della Commissione europea,

vista la relazione trimestrale sulla zona euro - Volume 8, n. 4 (2009) - DG Affari economici e finanziari della Commissione europea,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per la politica regionale (A7-0206/2010),

A.

considerando che, tra il 2000 e il 2006, il 15,2 % degli europei (69,8 milioni) viveva in regioni dell'Obiettivo 2 e ha beneficiato di un finanziamento complessivo di 22,5 miliardi di euro (9,6 % del totale delle risorse), con la creazione di 730 000 posti di lavoro «lordi», e i principali indici che presentano livelli elevati di performance (occupazione, innovazione, ricerca e sviluppo (R&S), intensità del capitale umano, istruzione e formazione, apprendimento lungo tutto l'arco della vita) mentre, al contrario, altri indici (investimenti stranieri diretti (ISD), produttività) mostrano livelli più bassi di performance rispetto a quelli delle regioni di convergenza; relativamente all'evoluzione del PIL pro capite rispetto alla media europea, le regioni in questione sono molto più avanzate (122 %) rispetto alle regioni di convergenza (59 %) ma, ciò nonostante, presentano un calo del 4,4 % durante questo periodo,

B.

considerando che, con la riforma del 2006, l'Obiettivo 2 riguarda ormai il rafforzamento della competitività regionale e dell'occupazione complessivamente in 168 regioni in 19 Stati membri, ossia 314 milioni di abitanti, con un finanziamento globale per il periodo 2007-2013 di 54,7 miliardi di euro (poco meno del 16 % delle risorse totali) e che vale la pena segnalare che circa il 74 % di questo importo è destinato al miglioramento delle conoscenze e dell'innovazione (33,7 %) e alla crescita qualitativa e quantitativa dei posti di lavoro (40 %),

C.

considerando che, in base alle ultime previsioni (2009-2011) della Commissione, la situazione nel mercato del lavoro permarrà sfavorevole e il tasso di disoccupazione salirà al 10,25 % nell'UE, con una perdita del 2,25 % di posti di lavoro per il 2009 e dell'1,25 % per il 2010, aggravando in particolare lo stato di emergenza sociale negli Stati membri; considerando che nei settori chiave delle regioni dell'UE si registra: a) un aumento dei nuovi ordinativi e della fiducia e un miglioramento dell'immagine globale dell'industria dell'UE, seppur con un tasso di produzione inferiore del 20 % rispetto ai valori corrispondenti dell'inizio del 2008, b) un calo continuo delle attività nel settore manifatturiero, c) costanti difficoltà di accesso delle PMI al microcredito e al finanziamento,

D.

considerando che sebbene sia vero che inizialmente la crisi ha colpito maggiormente gli uomini, attualmente il ritmo di soppressione dei posti di lavoro è simile per uomini e donne, la cui presenza sul mercato del lavoro è inferiore a quella degli uomini nella maggioranza dei paesi dell'UE; che in base alle crisi precedenti è noto che le donne corrono maggior rischio di non trovare un altro lavoro quando perdono il proprio; che la parità di genere ha un impatto positivo sulla produttività e sulla crescita economica e che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro implica molteplici benefici sociali ed economici,

E.

sottolineando il fatto che, conformemente alle relazioni strategiche nazionali per il 2009 e alla relazione strategica 2010 della Commissione sulla politica di coesione e sull'attuazione dei programmi 2007-2013 pare che gli Stati membri abbiano utilizzato in modi alquanto diversi gli strumenti, i mezzi e i metodi per facilitare la politica di coesione proposti dalla Commissione per far fronte alla crisi e aumentare le spese reali (per es.: modifiche degli orientamenti strategici, degli assi e dei finanziamenti per i programmi operativi, risposta alla semplificazione delle procedure di attuazione, ecc.),

F.

sottolineando che, dall'ottobre 2008, la Commissione ha proposto una serie di misure volte ad accelerare l'attuazione dei programmi della politica di coesione 2007-2013, per mobilitarne tutte le risorse e i mezzi in modo da appoggiare direttamente ed efficacemente gli sforzi di ripresa a livello nazionale e regionale,

G.

considerando che la strategia della Commissione volta ad accelerare gli investimenti e semplificare i programmi della politica di coesione attraverso raccomandazioni agli Stati membri e misure legislative e non legislative si basa su tre assi: a) maggiore flessibilità per i programmi di coesione, b) rafforzamento degli stimoli alle regioni e c) investimenti pertinenti nell'ambito dei programmi di coesione; considerando che, per il 2010, dei 64,3 miliardi di euro destinati all'occupazione e alla competitività, 49,4 miliardi riguardano la coesione (aumento del 2 % rispetto al 2009) e 14,9 miliardi la competitività (aumento del 7,9 % rispetto al 2009),

1.

sottolinea che, nel quadro della crisi economico-finanziaria mondiale e dell'attuale rallentamento economico, la politica regionale dell'UE costituisce uno strumento fondamentale di attuazione, dando un contributo decisivo al Piano europeo di ripresa economica, costituendo la maggiore fonte comunitaria di investimenti nell'economia reale e apportando un sostegno degno di nota agli investimenti pubblici, anche a livello regionale e locale; rileva che è fondamentale garantire una positiva via d’uscita dalla crisi, al fine di raggiungere uno sviluppo sostenibile a lungo termine rafforzando la competitività, l’occupazione e la forza di attrazione delle regioni europee;

2.

segnala che i Fondi strutturali sono strumenti incisivi, concepiti per assistere le regioni nella loro ristrutturazione economica e sociale e nella promozione della coesione economica, sociale e territoriale tenendo conto dei bisogni specifici delle città e in particolare delle zone urbane in difficoltà, come pure per realizzare il Piano europeo di ripresa economica e, in particolare, per lo sviluppo della competitività e la creazione di posti di lavoro, sostenendo un impiego sistematico ed efficace e degli stessi; sottolinea che l’obiettivo della competitività non può realizzarsi a scapito della cooperazione e della solidarietà fra le regioni;

3.

registra con soddisfazione i risultati positivi dei principali indici osservati nel periodo prima della crisi economica per le regioni dell'Obiettivo 2, ossia le prestazioni elevate a livello di occupazione, innovazione, ricerca e sviluppo (R&S), intensità del capitale umano, istruzione e formazione e formazione lungo tutto l'arco della vita; sottolinea che l’impatto della crisi sull’economia non deve determinare la riduzione del sostegno destinato a migliorare quantitativamente e qualitativamente i posti di lavoro e invita a sostenere questi vantaggi comparati rafforzando gli strumenti dell'Obiettivo 2;

4.

appoggia caldamente le priorità fondamentali della strategia UE 2020, segnatamente una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva da raggiungere, fra l’altro, con la valorizzazione di nuovi modi per perseguire una crescita economica sostenibile tramite l'economia digitale, il miglioramento del quadro normativo per il rafforzamento della coesione territoriale e sociale e la promozione di migliori condizioni e di un migliore ambiente imprenditoriale sulla base di una concorrenza equa, la creazione di posti di lavoro, l'imprenditorialità e l'innovazione per tutte le regioni, sviluppo delle PMI e appoggio al loro potenziale di crescita; sostiene inoltre gli sforzi volti a migliorare qualitativamente e quantitativamente i posti di lavoro, in presenza di adeguate condizioni di lavoro per uomini e donne e garantendo anche l’accesso a istruzione e formazione professionale; invita a rafforzare ulteriormente dette politiche ad inclusione di misure volte a far fruttare i vantaggi offerti dal mercato unico europeo, nel quadro del prossimo approfondimento della strategia UE 2020, garantendo al tempo stesso che l’Obiettivo 2 resti concentrato sull’attuazione della coesione territoriale dell’UE;

5.

nota con preoccupazione l’impatto sociale negativo della crisi sulle regioni dell’Obiettivo 2, che si manifesta con l’aumento della disoccupazione, della povertà e dell’esclusione sociale e colpisce i gruppi sociali più vulnerabili (disoccupati, donne, anziani) e invita la Commissione a prendere iniziative per sostenere le PMI, allo scopo di garantire la sostenibilità dei posti di lavoro esistenti e la creazione di un numero quanto più possibile elevato di nuovi posti di lavoro;

6.

insiste sul fatto che la coesione economica, sociale e territoriale è al centro della strategia UE 2020 e che la politica di coesione e i fondi strutturali sono uno strumento chiave per la realizzazione delle priorità di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva negli Stati membri e nelle regioni;

7.

sottolinea l'importanza del problema della riduzione del contributo dei cofinanziamenti nazionali ai programmi, che incide anche nell’ambito dell'Obiettivo 2, a motivo dei considerevoli problemi finanziari di numerosi Stati membri, e appoggia la politica della Commissione che prevede la possibilità di utilizzare il contributo dell’UE; ritiene pertanto necessario che la modifica del regolamento (CE) n. 1083/2006, nella sua forma attuale, quale adottata dal Parlamento, sia attuata rapidamente; ritiene tuttavia che il finanziamento del 100 % sia eccessivo, poiché in tal modo gli Stati membri non sono più incentivati, tramite il cofinanziamento nazionale, a garantire l’efficacia e la redditività delle misure sovvenzionate e condivide la valutazione del Consiglio che respinge nella versione attuale il cosiddetto «Frontloading»;

8.

segnala che, su un totale di 117 programmi operativi finanziati dalla BCE, 13 sono stati modificati (per l'Austria, la Germania, l'Ungheria, l'Irlanda, la Lettonia, la Lituania, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, due per il Regno Unito e due per la Spagna) al fine di far fronte alle necessità concrete risultanti dalla crisi e invita la Commissione ad assistere gli Stati membri affinché utilizzino la flessibilità disponibile per riorientare i loro programmi operativi dando loro quanto prima possibile ampia diffusione presso i pertinenti attori locali e regionali in modo da rafforzare, a breve termine, gruppi e categorie specifici a rischio;

9.

osserva che la Sesta relazione sulla situazione della coesione economica e sociale riflette la diversa situazione socioeconomica dei tre tipi di regioni, con particolare riferimento alla loro capacità in termini di creatività, innovazione e imprenditorialità; tanto l’attuale crisi economica quanto le distinte variabili che influenzano le opportunità di sviluppo regionale (demografia, accessibilità, capacità di innovazione ecc.) sono fattori che pongono in rilievo l'esistenza di dati importanti da tenere in considerazione nel valutare la situazione delle economie locali e regionali e nel definire una politica di coesione efficace;

10.

appoggia la proposta del Consiglio di aumentare, per il 2010, gli anticipi del FES e del Fondo di coesione rispettivamente del 4 % e del 2 %, soltanto però per quegli Stati membri in cui il PIL è diminuito più del 10 % o che hanno ricevuto gli aiuti del FMI alla bilancia dei pagamenti; invita la Commissione a esaminare le cause dei ritardi di attuazione e a trovare soluzioni flessibili per le norme n+2/n+3, in modo che gli Stati membri non perdano i fondi;

11.

si rammarica che la Sesta relazione intermedia della Commissione sulla coesione economica e sociale non includa dati qualitativi e quantitativi concreti sulle ripercussioni, a breve e lungo termine, della crisi economico-finanziaria per le regioni dell'UE e, in particolare, per quanto riguarda i principali indici economici e sociali; invita, pertanto, la Commissione a presentare una relazione/studio speciale sulle conseguenze della crisi economico-finanziaria nelle regioni dell'UE e, in particolare dell'Obiettivo 2 e nelle regioni in phasing out e su un possibile aumento o riduzione delle disparità regionali nel contesto della crisi; nota che dette valutazioni devono essere effettuate senza ritardi, perché possano combattere sviluppi indesiderati e servire come base per una proposta in merito al mantenimento dell’Obiettivo 2 nelle zone in cui tale obiettivo può offrire un valore aggiunto rispetto ai fondi nazionali;

12.

plaude alle misure di sostegno alle imprese, nel quadro della politica di coesione (circa 55 miliardi di euro tra il 2007 e il 2013), la maggior parte delle quali riguarda il sostegno all'innovazione, al trasferimento di tecnologie e all'ammodernamento delle PMI, considerando l’importanza di promuovere modelli di successo in tale settore e concorda che le misure di intervento proposte a favore delle imprese devono mirare, a lungo termine, alla loro ristrutturazione e alla transizione verso un’economia più sostenibile e non a interventi di emergenza di salvataggio economico, in molti casi incompatibili con le politiche di sussidi statali;

13.

insiste sul fatto che per far fronte alla crisi occorre investire nella ricerca e nello sviluppo, nonché nell’innovazione, nell’istruzione e nelle tecnologie che utilizzino le risorse in maniera efficace; che da ciò trarranno beneficio tanto i settori tradizionali e le zone rurali quanto le economie basate su servizi altamente qualificati e pertanto si rafforzerà la coesione economica, sociale e territoriale; osserva che è necessario garantire finanziamenti disponibili e accessibili, tra i quali i fondi strutturali svolgono un ruolo essenziale;

14.

invita la Commissione e gli Stati membri a monitorare costantemente le conseguenze della crisi nei vari settori strutturali e di sviluppo e l'utilizzazione delle opportunità offerte dagli strumenti di finanziamento destinati all'Obiettivo 2, principalmente per rafforzare l'imprenditorialità e le PMI e gli enti che operano per un'economia sociale e inclusiva allo scopo di aumentare la competitività e quindi il potenziale di crescita dell'occupazione, garantendo a queste ultime un accesso quanto più possibile ampio agli strumenti di ingegneria finanziaria (Jaspers, Jeremie, Jessica et Jasmine); invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare tali dati per preparare e orientare il futuro Obiettivo 2 di coesione dell'UE in quelle aree, a livello regionale e locale, in cui è dimostrabile il valore aggiunto degli interventi dell'Unione (in particolare le imprese operanti nei settori del turismo e dei servizi nello sfruttamento delle energie rinnovabili insieme alla protezione e al miglioramento dell'ambiente e allo sviluppo potenziale dell'energia rinnovabile o le tecnologie che migliorerebbero in modo significativo le imprese a energia convenzionale, avendo come obiettivo un basso tasso di emissioni e la riduzione al minimo della produzione di residui nonché l'innovazione nel settore primario);

15.

invita la Commissione e gli Stati membri a valutare e a promuovere tutte le sinergie fra gli strumenti della politica di coesione e di competitività sul piano regionale, nazionale, transfrontaliero ed europeo;

16.

accoglie favorevolmente la politica della Commissione riguardante a) il prolungamento del periodo di ammissibilità dei programmi operativi 2000-2006 in modo da permettere la maggior utilizzazione possibile di tutte le risorse della politica di coesione, b) la semplificazione dei requisiti e delle procedure amministrative e della gestione finanziaria dei programmi assicurando, al contempo, i controlli necessari per evitare eventuali errori e frodi; ritiene al riguardo che occorra stabilire degli obblighi per promuovere progetti utili e impedire comportamenti illeciti già in fase preparatoria;

17.

sostiene la politica di «pre-finanziamento» per i programmi della politica di coesione 2007-2013, che hanno immesso direttamente liquidità dell'ordine di 6,25 miliardi di euro per gli investimenti nel 2009, nel quadro delle dotazioni finanziarie concordate per ogni Stato membro;

18.

rileva che le periferie urbane e i centri urbani presentano, per loro natura, problemi sociali specifici e importanti (elevato tasso di disoccupazione, emarginazione, esclusione sociale, ecc.), che si aggravano a causa della crisi e che occorre studiare tali problemi in modo approfondito allo scopo di adottare adeguate misure attive a breve e a lungo termine;

19.

appoggia la politica di aiuto e i nuovi strumenti finanziari per i progetti importanti per le regioni (progetti dal costo totalea partire da50 milioni di euro) introdotti dalla Commissione nel 2009, ritiene importanti gli strumenti di ingegneria finanziaria e la cooperazione BEI/FIE, soprattutto JASPERS, JEREMIE e JESSICA e chiede un ulteriore aumento oltre il 25 % dei finanziamenti forniti con JASPERS (Joint Assistance in Supporting Projects in European Regions) che riguarda specificamente le regioni dell’Obiettivo 2al fine di incoraggiarne la completa preparazione e una rapida attuazione, anche se nella fase attuale questi progetti sono ancora poco numerosi; spera che il presente aumento dei finanziamenti a favore di JASPERS abbia un impatto di medio e lungo termine sulla crescita della competitività economica delle regioni europee ed auspica l'effettuazione regolare di un'analisi comparativa dei risultati raggiunti e degli obiettivi perseguiti e dei finanziamenti concessi e di quelli necessari per raggiungere gli obiettivi rispettivi;

20.

sottolinea che la politica dell’Unione in ambito nazionale e regionale può essere efficiente ed efficace solo a fronte di una governance multilivello realmente integrata fra autorità pubbliche a livello locale, regionale, nazionale, transfrontaliero ed europeo; invita la Commissione a valutare le possibilità di cooperazione territoriale a favore dell’innovazione, sia a livello nazionale che internazionale, nell’ambito di ciascun obiettivo della politica di coesione e ad analizzare le possibilità di rafforzare l’obiettivo di cooperazione territoriale europea, onde promuovere la cooperazione regionale in materia di innovazione; ritiene che, parallelamente al rafforzamento dell’obiettivo della cooperazione territoriale (obiettivo 3), occorra altresì consolidare la possibilità di mettere a punto azioni di cooperazione territoriale transnazionale nel quadro dell’obiettivo 2; tale possibilità è oggi realizzabile grazie all’articolo 37, paragrafo 6, lettera b) del regolamento (CE) n. 1083/2006; è del parere che il rafforzamento della cooperazione territoriale debba essere accompagnato, senza modificare la dotazione di bilancio globale degli obiettivi di coesione, da uno spostamento verso una maggiore dotazione di bilancio a favore di detta cooperazione territoriale ampliata;

21.

sostiene i cambiamenti proposti alle norme esecutive che mirano ad aumentare la flessibilità dei Fondi strutturali e ad adattarli per far fronte alla necessità, derivante da condizioni economiche straordinarie, di attuare immediatamente 455 programmi della politica di coesione e, in particolare, per quanto riguarda i programmi dell'Obiettivo 2, tenendo altresì presenti le necessità di adattamento delle istituzioni e autorità di gestione nazionali e regionali a tale nuova situazione in modo da evitare eventuali abusi o cattiva gestione e da garantire la possibilità di reindirizzare i fondi stanziati verso altri progetti, nuovi o in fase di attuazione; chiede alle autorità di gestione di proporre sistemi atti a rendere più efficace l'attuazione dei programmi operativi previsti dall'Obiettivo 2;

22.

insiste che in circostanze speciali (quale la crisi economica), per la norma N+2 possa essere eccezionalmente necessaria una maggiore flessibilità tenendo conto degli obiettivi perseguiti dalla politica di coesione e degli effetti dei cambiamenti economici ciclici delle finanze pubbliche e degli investimenti privati;

23.

raccomanda che tutte le rimanenze di fondi in una regione, in virtù delle disposizioni N+2 e N+3, vengano destinate a fondi su base regionale e le iniziative dell’Unione;

24.

invita la Commissione a procedere alla valutazione del Piano d'azione-iniziativa per proposte legislative «Small Business Act» per le piccole e medie imprese un anno dopo la sua entrata in vigore (dicembre 2008), principalmente per quanto riguarda i risultati in termini di rafforzamento della loro competitività e accesso a finanziamenti e capitali di rischio, promozione di nuove imprese innovatrici e riduzione degli oneri amministrativi, ecc.;

25.

insiste sull’effetto positivo della parità di genere sulla crescita economica; osserva a tale riguardo che, secondo alcuni studi, se i tassi di occupazione, occupazione a tempo parziale e produttività delle donne fossero analoghi a quelli degli uomini, il PIL aumenterebbe del 30 % nel periodo di programmazione oltre il 2013; chiede pertanto, che venga prestata una speciale attenzione ai progetti finanziati con fondi strutturali che promuovano la parità e l’integrazione della donna nel mercato del lavoro;

26.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.


(1)  GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2009)0124.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/13


Martedì 6 luglio 2010
Un futuro sostenibile per i trasporti

P7_TA(2010)0260

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 su un futuro sostenibile per i trasporti (2009/2096(INI))

2011/C 351 E/03

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Un futuro sostenibile per i trasporti: verso un sistema integrato, basato sulla tecnologia e di agevole uso» (COM(2009)0279),

viste le conclusioni della presidenza del Consiglio del 17 e 18 dicembre 2009 sulla comunicazione della Commissione dal titolo «Un futuro sostenibile per i trasporti: verso un sistema integrato, basato sulla tecnologia e di agevole uso» (17456/2009),

visto il Libro bianco della Commissione intitolato «La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte» (COM(2001)0370),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Mantenere l'Europa in movimento - Una mobilità sostenibile per il nostro continente - Riesame intermedio del Libro bianco sui trasporti pubblicato nel 2001 dalla Commissione europea» (COM(2006)0314),

visto il Libro verde della Commissione intitolato «Gli strumenti di mercato utilizzati a fini di politica ambientale e ad altri fini connessi» (COM(2007)0140),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Strategia per l'internalizzazione dei costi esterni» (COM(2008)0435),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Rendere i trasporti più ecologici» (COM(2008)0433),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius - La via da percorrere fino al 2020 e oltre» (COM(2007)0002),

visto il Libro Verde della Commissione intitolato «TEN-T: riesame della politica - Verso una migliore integrazione della rete transeuropea di trasporto al servizio della politica comune dei trasporti» (COM(2009)0044),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Piano d'azione per la diffusione di sistemi di trasporto intelligenti in Europa» (COM(2008)0886),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «L'Agenda dell'UE per il trasporto merci: rafforzare l'efficienza, l'integrazione e la sostenibilità del trasporto di merci in Europa» (COM(2007)0606),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Piano d'azione per la logistica del trasporto merci» (COM(2007)0607),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «La logistica delle merci in Europa – la chiave per una mobilità sostenibile» (COM(2006)0336),

vista la seconda relazione della Commissione sul monitoraggio dello sviluppo del mercato ferroviario (COM(2009)0676),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Obiettivi strategici e raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018» (COM(2009)0008),

visti la comunicazione e il piano d'azione della Commissione nella prospettiva della creazione di uno spazio europeo per il trasporto marittimo senza frontiere (COM(2009)0010),

vista la comunicazione della Commissione concernente il trasporto marittimo a corto raggio (COM(2004)0453),

vista la comunicazione della Commissione su una politica europea dei porti (COM(2007)0616),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull'iniziativa “automobile intelligente” »(COM(2007)0541),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Programma di azione europeo per la sicurezza stradale - Dimezzare il numero di vittime della strada nell'Unione europea entro il 2010: una responsabilità condivisa» (COM(2003)0311),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Programma di azione europeo per la sicurezza stradale - bilancio intermedio» (COM(2006)0074),

visto il Libro verde della Commissione dal titolo «Verso una nuova cultura della mobilità urbana» (COM(2007)0551),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Piano d'azione sulla mobilità urbana» (COM(2009)0490),

vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sulla strategia UE 2020 (1),

vista la sua risoluzione del 12 aprile 2005 sul trasporto marittimo a corto raggio (2),

vista la sua risoluzione del 29 settembre 2005 sul programma di azione europeo per la sicurezza stradale - Dimezzare il numero di vittime della strada nell'Unione europea entro il 2010: una responsabilità condivisa (3),

vista la sua risoluzione del 18 gennaio 2007 sul programma d'azione per la sicurezza stradale - bilancio intermedio (4),

vista la sua risoluzione del 12 luglio 2007 su «Mantenere l'Europa in movimento - Una mobilità sostenibile per il nostro continente» (5),

vista la sua risoluzione del 12 luglio 2007 sull'attuazione del primo pacchetto ferroviario (6),

vista la sua risoluzione del 5 settembre 2007 sulla logistica delle merci in Europa - la chiave per una mobilità sostenibile (7),

vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2008 sulla politica europea del trasporto sostenibile tenendo conto delle politiche europee dell'energia e dell'ambiente (8),

vista la sua risoluzione del 19 giugno 2008 sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni «Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull'iniziativa “automobile intelligente” » (9),

vista la sua risoluzione del 4 settembre 2008 sul trasporto di merci in Europa (10),

vista la sua risoluzione del 4 settembre 2008 su una politica europea dei porti (11),

vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2009 su come rendere i trasporti più ecologici e internalizzare i costi esterni (12),

vista la sua risoluzione del 22 aprile 2009 sul Libro verde sul futuro della politica nel campo delle reti transeuropee dei trasporti (13),

vista la sua risoluzione del 23 aprile 2009 su un piano d'azione per sistemi intelligenti di trasporto (14),

vista la sua risoluzione del 23 aprile 2009 su un piano d'azione sulla mobilità urbana (15),

visto il regolamento (CE) n. 1070/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, recante modifica dei regolamenti (CE) n. 549/2004, (CE) n. 550/2004, (CE) n. 551/2004 e (CE) n. 552/2004 al fine di migliorare le prestazioni e la sostenibilità del sistema aeronautico europeo (16),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per lo sviluppo regionale (A7-0189/2010),

A.

considerando che il settore dei trasporti rappresenta un importante fattore di sviluppo dell'Unione europea nonché delle sue regioni e città e che incide direttamente sulla competitività e la coesione sociale di regioni e città, offrendo in tal modo un contributo essenziale alla realizzazione del mercato interno,

B.

considerando che il trasporto assolve una triplice funzione: economica, sociale e di coesione territoriale, ciascuna delle quali fondamentale per l’integrazione europea,

C.

considerando che il settore dei trasporti svolge un ruolo essenziale negli aspetti di politica economica e occupazionale, producendo il 10 % della ricchezza dell'UE (considerata in termini di prodotto interno lordo) e creando più di 10 milioni di posti di lavoro, ragion per cui svolgerà un ruolo fondamentale nell'attuazione della strategia UE 2020,

D.

considerando che il settore dei trasporti costituisce un elemento essenziale della politica europea e che, pertanto, l'Unione necessità di un quadro finanziario adeguato alle sfide poste dalla politica dei trasporti per i prossimi anni, che stimoli l'economia a breve termine, incrementi la produttività a medio e lungo termine e rafforzi l'Europa come spazio di ricerca,

E.

considerando che il settore dei trasporti ha un'incidenza significativa sull'ambiente e sulla qualità della vita e la salute delle persone e, di fatto, consente la mobilità per motivi privati e di lavoro, pur tuttavia essendo responsabile globalmente nel 2008, del 27 % del totale delle emissioni di CO2, valore che da allora ha continuato a crescere; considerando che il trasporto su strada è stato responsabile del 70,9 % delle emissioni totali di CO2 nel settore dei trasporti nel 2007, il trasporto aereo del 12,5 %, il trasporto marittimo e fluviale del 15,3 % e il trasporto ferroviario dello 0,6 %,

F.

considerando che in Europa tutti i modi di trasporto hanno profuso sforzi per migliorare la sicurezza; considerando, tuttavia, che nel 2008 gli incidenti stradali hanno provocato la morte di 39 000 persone e 300 000 feriti gravi, il che significa che è necessario compiere ulteriori sforzi per quanto riguarda tutti gli aspetti della sicurezza, in particolare la sicurezza stradale,

G.

considerando che nel pacchetto sul clima l'Unione europea si è impegnata a ridurre, entro il 2020, le emissioni di gas a effetto serra del 20 % rispetto ai livelli del 1990 e tale obiettivo continua a essere vincolante,

H.

considerando che gli obiettivi fissati nel Libro bianco del 2001 sono stati raggiunti solo in parte e pertanto è necessario verificare se tali obiettivi debbano essere mantenuti o vadano riformulati e rafforzare, qualora se ne dimostri la necessità, le misure volte a conseguire tali obiettivi,

I.

considerando che i problemi di recepimento, ad esempio nei casi di recepimento tardivo o scorretto, pregiudicano in modo sostanziale l'efficienza della legislazione europea; che, pertanto, si profila l'urgente necessità di intervenire,

J.

considerando che occorre organizzare l'attività parlamentare in modo coerente, in particolare nell'ambito di quei settori che interessano direttamente la politica dei trasporti, quali, fra gli altri, la politica ambientale e sociale, l'urbanistica e la gestione del territorio, la politica occupazionale ed economica,

K.

considerando che la crisi economica e finanziaria ha duramente colpito il settore dei trasporti e che tuttavia tale situazione dovrebbe essere sfruttata come un'opportunità per sostenere e promuovere il settore dei trasporti in una prospettiva di lungo periodo, in particolare valorizzando modalità di trasporto sostenibili e investimenti, in particolare nella navigazione fluviale e nel trasporto ferroviario; che ciò garantirà condizioni più eque sul mercato,

L.

considerando che, nel quadro della prossima revisione delle agenzie, il valore aggiunto delle stesse deve essere analizzato come pure la necessità di creare un'agenzia europea dei trasporti,

M.

considerando che anche per il settore dei trasporti è di fondamentale importanza stabilire obiettivi misurabili, allo scopo, da un lato, di controllare meglio l'efficienza della politica dei trasporti e, dall'altro, di introdurre orientamenti in termini di pianificazione a livello sociale ed economico nonché mostrare che le misure proposte sono necessarie per attuare la politica definita in materia di trasporti,

N.

considerando che i fondamentali sviluppi tecnici connessi alla ricerca, alle infrastrutture e alle tecnologie richiedono un adeguamento delle risorse e degli strumenti finanziari,

O.

considerando che gli sviluppi nella società e in molte attività economiche danno adito a un aumento della domanda di trasporto e che, pertanto, vengono chiamati in causa tutti i modi di trasporto, che tuttavia devono risultare misurabili in termini di efficienza economica, ambientale, sociale e occupazionale,

P.

considerando che in futuro sarà indispensabile una collaborazione sostenibile fra tutte le modalità di trasporto passeggeri e trasporto merci, allo scopo di ottenere catene di trasporto sicure, sostenibili, logisticamente intelligenti e pertanto efficienti, che includano soluzioni multimodali e colleghino il trasporto su lunghe distanze a quello locale,

Sfide sociali, economiche e ambientali

1.

è convinto che la politica dell'UE in generale necessiti di una visione chiara e coerente del futuro dei trasporti quale settore fulcro del mercato unico, per garantire la libera circolazione delle persone e delle merci e assicurare la coesione territoriale in tutta l'Europa; ritiene che, nel continuare a contribuire in modo significativo alla crescita sostenibile e alla competitività dell'Europa, il settore dei trasporti debba garantire l'efficacia economica e svilupparsi nel quadro di standard sociali e ambientali elevati;

2.

è convinto che l'evoluzione demografica, soprattutto a livello urbano, comporterà per i trasporti e la mobilità sfide in termini di sicurezza e capacità e che il diritto fondamentale alla mobilità, garantito tra l'altro da una migliore accessibilità e dalla costruzione dei collegamenti infrastrutturali mancanti, e la sua applicabilità sono da considerarsi essenziali; sottolinea, a tale proposito che nelle aree urbane le catene di trasporto multimodali ben integrate, compresi gli spostamenti a piedi e in bicicletta, e i mezzi di trasporto pubblici rappresentano il futuro; osserva a tal proposito che nei centri urbani saranno sopratutto le infrastrutture esistenti a determinare quale sia la modalità di trasporto più adatta; ritiene che l'istituzione di un buon sistema di collegamenti di trasporto pubblico nelle aree rurali consentirà di ridurre l'uso delle automobili private; auspica l'istituzione di regioni urbane funzionali, al fine di creare sistemi coerenti di trasporto urbani e suburbani e di impedire l'esodo della popolazione rurale;

3.

chiede alla Commissione di introdurre piani di mobilità urbana sostenibile (SUMP) per città con più di 100 000 abitanti e, nel debito rispetto del principio di sussidiarietà, di incoraggiare le città ad elaborare piani di mobilità che propongano un concetto di trasporto integrato onde ridurre i danni ambientali e rendere gli spostamenti più salutari e più efficaci;

4.

ritiene che l'aumento della domanda, anche in relazione al trasporto merci, determini, fra l'altro, una sfida in termini di capacità e una diminuzione dell'efficienza a causa di problemi infrastrutturali e che pertanto occorra soprattutto potenziare l'uso modale e aumentare la sicurezza di utenti e merci e che sia essenziale migliorare le infrastrutture, in particolare eliminando le strozzature del traffico presenti da anni;

5.

sottolinea che la decarbonizzazione dei trasporti è una delle principali sfide della futura politica dell'UE dei trasporti e che sarebbe opportuno impiegare tutti gli strumenti sostenibili a disposizione, quali, in particolare, mix energetico, promozione della ricerca e dello sviluppo di tecnologie e modalità maggiormente ecocompatibili, provvedimenti in materia di tariffazione e internalizzazione dei costi esterni di tutte le modalità di trasporto, a condizione che gli introiti generati a livello UE siano impiegati per migliorare la sostenibilità della mobilità e siano adottate misure per influire sul comportamento degli utenti e dei professionisti dei trasporti (sensibilizzazione, comportamento ecologico ecc.); sottolinea che sarebbe opportuno introdurre prevalentemente incentivi finanziari, escludendo possibili distorsioni della concorrenza tra le modalità di trasporto e tra gli Stati membri nel processo;

6.

riconosce che, secondo l'Organizzazione marittima internazionale (IMO), il trasporto marittimo emette emissioni di CO2 da 3 a 5 volte inferiori rispetto a quelle del trasporto terrestre, ma è preoccupato per le emissioni previste di SOx e NOx da trasporto marittimo, che saranno approssimativamente equivalenti a quelle del trasporto terrestre entro il 2020, e per il tentativo inconcludente dell'IMO di porre in essere un sistema di riduzione delle emissioni di CO2;

7.

sottolinea la necessità di una migliore informazione dell'opinione pubblica in merito alle conseguenze dei viaggi turistici e invita la Commissione a tenere conto dei viaggi turistici nel suo approccio politico;

Sicurezza

8.

sottolinea che la sicurezza deve continuare ad essere uno degli obiettivi prioritari della futura politica dei trasporti e che la sicurezza degli utenti attivi e passivi di tutte le modalità di trasporto deve essere garantita; ritiene che sia della massima importanza ridurre gli effetti dei trasporti sulla salute, specialmente attraverso l'utilizzazione di tecnologie moderne, e garantire i diritti dei passeggeri in tutte le modalità di trasporto, in particolare di quelli a mobilità ridotta, avvalendosi di regolamenti chiari e trasparenti; sostiene la creazione di una Carta dei diritti dei passeggeri nell’Unione europea;

9.

chiede alla Commissione di presentare quanto prima uno studio molto breve che raccolga le migliori pratiche degli Stati membri circa l’impatto dei limitatori di velocità su ogni tipo di veicolo e strade, tanto urbane quanto interurbane, allo scopo di presentare misure legislative volte a ridurre le emissioni e aumentare la sicurezza stradale;

10.

sottolinea la necessità di garantire tanto la sicurezza personale quanto la certezza giuridica per i lavoratori del settore dei trasporti, creando, tra l'altro, un numero sufficiente di parcheggi sicuri e armonizzando l'applicazione delle norme in materia di trasporto stradale e delle relative sanzioni; sottolinea altresì che l'introduzione di un'applicazione transfrontaliera delle sanzioni migliorerà la sicurezza stradale per tutti gli utenti;

11.

richiama l’attenzione sul fatto che la disponibilità di aree di sosta per gli autocarri lungo la rete TERN non ha tenuto il passo con la crescita del trasporto merci su strada, il che significa che si mette a repentaglio il rispetto dei tempi di guida e di riposo da parte dei conducenti di tali veicoli, in particolare nelle ore notturne, e, più in generale, la sicurezza stradale, se le possibilità di sostare non saranno migliorate in tutti gli Stati membri sotto il profilo sia qualitativo sia quantitativo;

Comodalità efficace

12.

ritiene che, nel complesso, gli sviluppi del trasporto di passeggeri e merci dipendano ampiamente dall'uso efficiente delle diverse modalità di trasporto e che pertanto la politica europea dei trasporti dovrebbe porsi come obiettivo una comodalità efficace, il che è strettamente legato alla decarbonizzazione, agli aspetti inerenti alla sicurezza e all'economia dei trasporti; ritiene che ciò porterà a una riassegnazione ottimale tra le diverse modalità di trasporto e a un passaggio a modalità di trasporto più sostenibili, garantendo l'interoperabilità all'interno e tra le modalità, promuoverà catene di trasporto e di logistica più sostenibili e scelte modali e migliorerà i flussi di traffico fluido a modalità e nodi;

13.

sottolinea che la comodalità efficace andrebbe misurata non solo in base a criteri di redditività, ma anche secondo criteri connessi a tutela ambientale, condizioni sociali e lavorative, sicurezza e coesione territoriale, considerando le diverse possibilità tecniche e livelli di partenza delle varie modalità di trasporto, e dei paesi, delle regioni e delle città in Europa;

14.

sottolinea che la comodalità efficace significa migliorare le infrastrutture - tra l'altro sviluppando corridoi verdi, riducendo le strozzature e migliorando il trasporto ferroviario e fluviale -, far progredire la sicurezza mediante nuove tecnologie e migliorare le condizioni lavorative;

Completamento del mercato interno

15.

chiede un regolare controllo del diritto dell'Unione europea e del suo recepimento e applicazione, al fine di garantirne l'efficacia; chiede alla Commissione di rimuovere con fermezza gli ostacoli derivanti dallo scorretto o tardivo recepimento della legislazione dell'UE negli Stati membri;

16.

propone che nel nuovo quadro del trattato di Lisbona, e con il consenso della Commissione, si tenga almeno una riunione annuale congiunta con i responsabili dei trasporti dei parlamenti nazionali, al fine di condividere informazioni e collaborare a un’attuazione migliore e più efficace della normativa dell'UE in materia di trasporti;

17.

ritiene che i trasporti svolgano un ruolo essenziale per il completamento del mercato interno europeo e per la libera circolazione di persone e merci e che, soprattutto nell'ambito del trasporto ferroviario, sarebbe opportuno ottenere un'apertura regolamentata del mercato in tutti gli Stati membri dell'UE; è del parere che questa completa apertura del mercato arrecherà beneficio ai consumatori e dovrebbe essere accompagnata da misure che salvaguardino la qualità dei servizi pubblici, nonché da un piano di investimenti a lungo termine per le infrastrutture e l'interoperabilità tecnica in modo da promuover l'efficienza e la sicurezza come pure misure volte ad evitare distorsioni della concorrenza intramodale e intermodale, in particolare nei settori sociale, fiscale, della sicurezza e ambientale; ritiene che l'internalizzazione dei costi esterni sociali e ambientali andrebbe eseguita gradualmente, a partire dalle modalità di trasporto stradale e aereo più inquinanti;

18.

invita la Commissione e le autorità degli Stati membri ad agevolare il completamento della liberalizzazione dei trasporti di cabotaggio, per ridurre l’incidenza dei tragitti a vuoto, e a mettere a disposizione una rete stradale e ferroviaria più sostenibile grazie a più numerosi snodi di trasporto merci;

19.

è convinto che sia essenziale, per un sistema di trasporto marittimo efficiente e complementare alle altre modalità, affrontare nuovamente un processo risoluto di liberalizzazione per rendere realmente competitivo tale settore;

20.

sottolinea, a proposito delle esigenze economiche, l'importanza di una gestione realmente europea delle infrastrutture di trasporto (corridoi ferroviari merci e passeggeri, Cielo unico europeo, porti e i loro collegamenti con la rete dei trasporti, spazio marittimo senza frontiere, vie navigabili interne), al fine di eliminare l'effetto frontiera in tutte le modalità di trasporto e rafforzare la competitività e l'attrattiva dell'UE;

21.

chiede la creazione di un sistema europeo comune di prenotazioni per promuovere l'efficacia dei vari modi di trasporto e semplificare e aumentare la loro interoperabilità;

22.

sottolinea che i trasporti hanno un'incidenza sulla politica sociale, sanitaria e di sicurezza e che, nel quadro della creazione di un spazio comune dei trasporti, è necessario armonizzare ad alto livello e migliorare continuamente le condizioni di lavoro nonché istruzione e formazione professionale in base ad un efficace dialogo sociale a livello europeo; rileva, fra l'altro, che la creazione di centri europei di formazione e di centri di eccellenza dell'Unione europea nei rispettivi Stati membri può contribuire a promuovere la qualità misurabile della formazione e lo status degli occupati nel settore dei trasporti e favorire il riconoscimento reciproco dei percorsi di formazione;

23.

è del parere che per poter rafforzare l'efficienza nell'ambito della politica dei trasporti, bisognerebbe valutare i programmi (quali, ad esempio, Galileo e ITS per tutti i modi di trasporto) e, in base ai risultati, si dovrebbero eventualmente riorientare in modo adeguato la strategia e la programmazione; ritiene, pertanto, che sia necessario, tra l'altro, un nuovo programma per la sicurezza stradale, un ulteriore rilancio dei progetti TEN-T, un bilancio intermedio di NAIADES, l'attuazione rapida e completa del programma del Cielo Unico Europeo, di SESAR e dell'Ottavo Programma quadro per la ricerca e il proseguimento in forma semplificata del programma Marco Polo;

Agenzie europee

24.

è del parere che l'interoperabilità tecnica e il suo finanziamento, esattamente come la certificazione europea, la normalizzazione e il riconoscimento reciproco, rappresentino elementi fondamentali di un mercato interno ben funzionante e che la loro attuazione dovrebbe decisamente rientrare fra le competenze delle diverse agenzie; sottolinea che tutte le agenzie dovrebbero impegnarsi per raggiungere rapidamente un livello elevato di responsabilità e competenza e dovrebbero essere valutate periodicamente; incoraggia, in particolare, lo sviluppo di tutte le potenzialità dell'Agenzia ferroviaria europea, compresa la progressiva assunzione, da parte dell'Agenzia, di responsabilità per la certificazione del materiale rotabile e dell'infrastruttura ferroviaria, e controlli regolari da parte delle autorità nazionali per la sicurezza o organismi equivalenti negli Stati membri, come indicato nella direttiva 2004/49/CE del 29 aprile 2004;

25.

sottolinea che il 75 % dei trasporti avviene su strada e che pertanto si ravvisa la necessità di istituire un’agenzia per i trasporti su strada, in particolare per migliorare la sicurezza stradale e anche per garantire il diritto fondamentale dei cittadini a una mobilità sicura, promuovendo nuove applicazioni (quali, ad esempio, Galileo o tecnologie altrettanto adatte per i sistemi di trasporto intelligenti) e conducendo programmi di ricerca; ritiene inoltre che tale agenzia dovrebbe poter intervenire a fini di regolamentazione, laddove si tratti di eliminare ostacoli per un mercato interno sostenibile;

26.

osserva che il trasporto mediante navigazione interna si trova tutt'ora ad operare in un quadro istituzionale disparato e chiede l'istituzione di una cooperazione permanente e strutturata tra le istituzioni competenti, al fine di sfruttare appieno il potenziale di questa modalità di trasporto;

Ricerca e tecnologia

27.

chiede un'agenda per la ricerca e la tecnologia nel settore dei trasporti; ritiene che tale agenda debba essere elaborata in collaborazione con tutti i soggetti interessati, allo scopo di comprendere le esigenze del settore e di distribuire meglio, di conseguenza, i fondi dell'UE; è del parere che occorra attribuire la priorità a progetti di decarbonizzazione dei trasporti, al miglioramento della trasparenza della catena di approvvigionamento e alla sicurezza dei trasporti, al miglioramento della gestione del traffico e alla riduzione degli oneri amministrativi;

28.

sottolinea la necessità di sostenere la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione poiché, grazie alla riduzione dei gas di scarico e dei rumori del traffico, introducono importanti miglioramenti a livello ambientale in tutti i modi di trasporto, migliorano la sicurezza creando soluzioni per garantire un miglior uso dell'attuale capacità delle infrastrutture e per ridurre le strozzature del traffico e, non da ultimo, aumentano l'indipendenza energetica nei modi in tutta la rete dei trasporti; sottolinea, a tal riguardo, che sistemi di organizzazione e sicurezza dei trasporti, intelligenti, interoperabili e collegati, quali ERTMS, Galileo, SESAR, ITS e tecnologie altrettanto appropriate, necessitano di sostegno in termini di ricerca e sviluppo nonché nella loro applicazione; esorta gli Stati membri ad assicurare che tutti i cittadini in Europa beneficino di tali sistemi di trasporto intelligenti; nota che occorre introdurre le necessarie condizioni quadro e standard aperti per le tecnologie promettenti, senza dare un vantaggio indebito a qualsiasi tecnologia specifica;

29.

sottolinea che, nel quadro della protezione climatica e dell'indipendenza energetica dell'UE, ogni modo di trasporto dovrebbe ridurre le sue emissioni di CO2 ed essere sostenuto dalla ricerca e dallo sviluppo nel settore delle tecnologie innovative, efficaci dal punto di vista energetico e pulite nonché delle energie rinnovabili, il che implica, tra l'altro, veicoli più sostenibili in tutti i modi di trasporto; ritiene che ciò, al contempo, rafforzerebbe la competitività delle imprese europee;

30.

sottolinea la necessità di una definizione uniforme dei principali concetti legati alla sicurezza stradale e alla ricerca in materia di incidenti al fine di garantire la comparabilità dei risultati e delle misure eventualmente attuate;

31.

sottolinea che l'armonizzazione dei documenti di trasporto sulla base dei più recenti standard della comunicazione, come pure della loro applicabilità multimodale e internazionale, può migliorare in modo rilevante la sicurezza e la logistica nonché ridurre in modo sostanziale gli oneri amministrativi;

Fondo per i trasporti e rete europea dei trasporti

32.

sottolinea che una politica dei trasporti efficiente richiede un quadro finanziario appropriato alle sfide nascenti e che, perciò, è necessario aumentare la dotazione attuale per il trasporto e la mobilità; ritiene pertanto opportuno:

a)

istituire un meccanismo per coordinare l'utilizzo di varie fonti di finanziamento per i trasporti, di stanziamenti disponibili a titolo della politica di coesione, di partenariati pubblico-privati o altri strumenti finanziari, quali garanzie; tali fondi di finanziamento coordinate andrebbero utilizzate a tutti i livelli di amministrazione per migliorare le infrastrutture di trasporto, sostenere i progetti della rete TEN-T, garantire l'interoperabilità tecnica e operativa, sostenere la ricerca e promuovere l'uso dei sistemi di trasporto intelligenti in tutti i modi di trasporto; il finanziamento dovrebbe seguire criteri di aggiudicazione che tengano presenti la comodalità efficace di cui al paragrafo 5, la politica sociale, la sicurezza e la coesione sociale, economica e territoriale;

b)

un impegno di bilancio nel quadro finanziario pluriennale mirato alla politica dei trasporti;

c)

la possibilità che, nel quadro del Patto di stabilità e crescita e allo scopo di promuovere la sostenibilità a lungo e medio termine, venga inclusa nel calcolo del debito pubblico il carattere a lungo termine di investimenti in infrastrutture di trasporto, che migliora la competitività delle economie, purché la Commissione li abbia approvati in precedenza;

d)

l'utilizzazione del fondo deve richiedere, tra l'altro, il cofinanziamento a titolo delle entrate generate dall'internalizzazione dei costi esterni;

33.

chiede che, grazie a un sostegno finanziario non determinato da criteri di concorrenza conformemente alle disposizioni sugli aiuti statali, la politica dei trasporti coerente e integrata promuova, fra l'altro, il traffico ferroviario e marittimo, la politica dei porti e il trasporto pubblico di passeggeri;

34.

ritiene che la crisi economica e finanziaria debba essere colta come opportunità per sostenere in modo mirato il settore dei trasporti e promuovere, fornendo aiuti finanziari, gli investimenti, innanzitutto a favore di trasporti rispettosi dell'ambiente, sicuri e dunque sostenibili; ritiene che gli investimenti dell'UE nei progetti di trasporto dovrebbero essere presi in considerazione nel contesto della Strategia 2020 dell'UE, dal momento che i sistemi di trasporto e di mobilità offrono opportunità uniche per creare posti di lavoro stabili;

35.

è convinto che la definizione di una rete centrale europea all'interno della rete globale TEN, che resta una priorità della politica dei trasporti dell'UE, sia da valutare sulla base di criteri relativi allo sviluppo sostenibile a livello non solo europeo, ma anche regionale e locale e che le piattaforme multimodali e i porti a secco continueranno a rappresentare una componente essenziale dell'offerta infrastrutturale, poiché rendono possibile realizzare un collegamento efficiente fra i diversi modi di trasporto;

36.

è del parere che i progetti TEN-T debbano restare una priorità della politica dei trasporti dell'UE, e che sia necessario affrontare urgentemente la mancanza di infrastrutture e rimuovere gli ostacoli storici e geografici che sussistono alle frontiere; sottolinea che le TEN-T dovrebbero essere integrati in una rete paneuropea con collegamenti al di là dell'UE, e richiede che tale processo possa essere accelerato intensificando i finanziamenti;

37.

chiede che alle infrastrutture per la navigazione interna, ai porti interni e alla connessione multimodale dei porti marittimi con il retroterra e ai collegamenti ferroviari sia accordato un ruolo di maggior rilievo nell'ambito della politica europea dei trasporti nonché un maggiore sostegno, per contribuire a ridurre l'impatto ambientale e aumentare la sicurezza dei trasporti nell'UE; ritiene che le prestazioni ambientali delle imbarcazioni per la navigazione interna possano essere migliorate radicalmente, qualora tali imbarcazioni vengano dotate di nuovi motori equipaggiati con le più recenti tecnologie per il controllo delle emissioni;

38.

sottolinea la necessità di prevedere progetti di trasporto marittimo a corto raggio e di «autostrade del mare» in un contesto più globale, che abbracci i paesi geograficamente più prossimi all’Europa; rileva che, a tal fine, risulta indispensabile una migliore sinergia tra politica regionale, politica di sviluppo e politica dei trasporti;

39.

riconosce che gli aeroporti regionali svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo delle regioni periferiche e ultraperiferiche, potenziandone i collegamenti con gli aeroporti principali; considera particolarmente utile applicare soluzioni intermodali ogniqualvolta sia possibile; ritiene che i collegamenti ferroviari (ad alta velocità) tra gli aeroporti offrano una soluzione ideale per integrare in modo sostenibile le diverse modalità di trasporto;

I trasporti in un contesto globale

40.

sottolinea che la creazione di uno spazio europeo dei trasporti rappresenta una priorità fondamentale che, in special modo nell'ambito del trasporto aereo e marittimo, dipende ampiamente dall'accettazione internazionale nel quadro degli accordi che devono essere ancora negoziati per tutte le modalità di trasporto, da cui la necessità che l'Unione europea assuma un ruolo sempre più formativo in seno agli organi internazionali competenti;

Obiettivi misurabili per il 2020

41.

chiede l'osservanza di obiettivi chiari e misurabili da raggiungere entro il 2020 con riferimento al 2010 e pertanto propone di:

ridurre del 40 % il numero dei morti e dei feriti gravi tra gli utenti attivi e passivi dei trasporti stradali, tenendo presente che tale obiettivo deve essere definito sia nel prossimo Libro Bianco sui trasporti sia nel nuovo Programma di azione europeo per la sicurezza stradale;

aumentare del 40 % in ogni Stato membro il numero di aree di sosta lungo la rete stradale transeuropea (TERN) al fine di aumentare la sicurezza stradale e garantire il rispetto dei tempi di riposo da parte dei conducenti di autocarri;

raddoppiare il numero dei passeggeri dei bus, delle linee tranviarie e dei mezzi su rotaia (e, eventualmente, dei passeggeri di imbarcazioni) e aumentare del 20 % il finanziamento di soluzioni pensate per pedoni e ciclisti, assicurando il rispetto dei diritti sanciti nella legislazione dell'UE, specialmente dei diritti dei passeggeri disabili e a mobilità ridotta;

ridurre del 20 % le emissioni di CO2 del trasporto passeggeri e merci su strada, grazie ad adeguate innovazioni, alla promozione di fonti di energia alternative e all'ottimizzazione del trasporto passeggeri e merci sotto il profilo logistico;

ridurre del 20 %, rispetto ai valori e alla capacità del 2010, il consumo di energia dei veicoli ferroviari e ridurre del 40 % l'utilizzo del gasolio nel settore ferroviario, da conseguirsi attraverso investimenti mirati nell'elettrificazione dell'infrastruttura ferroviaria;

dotare tutto il nuovo materiale rotabile ordinato a partire dal 2011 e tutte le nuove linee di comunicazione e il materiale per la manutenzione nell'ambito del trasporto ferroviario di un sistema compatibile e interoperabile con l'ERTMS di controllo automatico della velocità dei convogli, a partire dal 2011; intensificare l'impegno finanziario a livello dell'UE per l'attuazione e l'ampliamento del piano per l'introduzione dell'ERTMS;

ridurre del 30 % entro il 2020 le emissioni di CO2 del trasporto aereo, nell'intero spazio aereo europeo; prevedere, a partire da tale data, una crescita del trasporto aereo neutro sotto il profilo delle emissioni di anidride carbonica;

incentivare finanziariamente entro il 2020, l'ottimizzazione, lo sviluppo e, qualora necessario, la creazione di connessioni multimodali (piattaforme) per la navigazione interna, i porti interni e il trasporto ferroviario e aumentare del 20 % il numero di dette piattaforme;

destinare almeno il 10 % dei fondi TEN-T a progetti relativi alle vie navigabili interne;

42.

invita la Commissione a monitorare i progressi verso il raggiungimento di tali obiettivi e a riferire annualmente al Parlamento;

*

* *

43.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2010)0053.

(2)  GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 142.

(3)  GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 609.

(4)  GU C 244 E del 18.10.2007, pag. 220.

(5)  Testi approvati, P6_TA(2007)0345.

(6)  Testi approvati, P6_TA(2007)0344.

(7)  GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 154.

(8)  GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 1.

(9)  GU C 286 E del 27.11.2009, pag. 45.

(10)  GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 79.

(11)  GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 74.

(12)  Testi approvati, P6_TA(2009)0119.

(13)  Testi approvati, P6_TA(2009)0258.

(14)  Testi approvati, P6_TA(2009)0308.

(15)  Testi approvati, P6_TA(2009)0307.

(16)  GU L 300 del 14.11.2009, pag. 34.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/23


Martedì 6 luglio 2010
Relazione annuale della commissione per le petizioni 2009

P7_TA(2010)0261

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulle deliberazioni della commissione per le petizioni nel 2009 (2009/2139(INI))

2011/C 351 E/04

Il Parlamento europeo,

viste le sue precedenti risoluzioni sulle deliberazioni della commissione per le petizioni,

visti gli articoli 24 e 227 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visti gli articoli 10 e 11 del trattato sull’Unione europea,

visti l'articolo 48 e l’articolo 202, paragrafo 8, del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per le petizioni (A7–0186/2010),

A.

considerando che l'attività della commissione per le petizioni nel 2009 è stata caratterizzata dalla transizione dalla sesta alla settima legislatura, e che la composizione della commissione è cambiata considerevolmente, dal momento che i due terzi dei membri ne fanno parte per la prima volta,

B.

considerando che il 2009 ha segnato la fine del mandato del Mediatore europeo e che la commissione per le petizioni ha partecipato direttamente alle audizioni dei candidati per la posizione,

C.

considerando che il trattato di Lisbona è entrato in vigore l'1 dicembre 2009, ponendo le basi necessarie per una maggiore partecipazione dei cittadini al processo decisionale dell'UE, nel quadro degli sforzi per rafforzare la sua legittimità e la sua responsabilità,

D.

considerando che i cittadini dell'UE sono direttamente rappresentati dal Parlamento, e che il diritto di petizione, come sancito nel trattato, offre loro i mezzi per rivolgersi ai rappresentanti ogniqualvolta ritengano che i propri diritti siano stati violati,

E.

considerando che l'applicazione della legislazione europea ha un impatto diretto sui cittadini, che si trovano nella posizione migliore per valutarne l'efficacia e i punti deboli e per segnalare le lacune da colmare al fine di assicurare il rispetto degli obiettivi dell'Unione,

F.

considerando che i cittadini europei, a livello individuale e collettivo, si rivolgono al Parlamento per ottenere riparazione quando viene violato il diritto comunitario,

G.

considerando che il Parlamento, attraverso la sua commissione per le petizioni, ha l'obbligo di esaminare tali preoccupazioni e di fare il possibile per porre fine a tali violazioni; considerando che, al fine di offrire ai cittadini le soluzioni più rapide e appropriate, la commissione per le petizioni ha continuato ha rafforzare la collaborazione con la Commissione, con le altre commissioni parlamentari, con gli organi, le agenzie e le reti a livello europeo e con gli Stati membri,

H.

considerando che il numero di petizioni ricevute dal Parlamento nel 2009 è stato leggermente superiore a quello registrato nel 2008 (1924 rispetto a 1849), e che si è confermata la crescente tendenza a presentare le petizioni per via elettronica (nel 2009 circa il 65 % delle petizioni è stato inoltrato in questo formato rispetto al 60 % nel 2008),

I.

considerando che il numero di petizioni irricevibili presentate nel 2009 indica che si dovrebbe porre maggior attenzione nell'informare più efficacemente i cittadini sulle competenze dell'Unione e sul ruolo delle diverse istituzioni,

J.

considerando che, in molti casi, i cittadini fanno appello al Parlamento in merito a decisioni prese dalle competenti autorità amministrative o giudiziarie degli Stati membri e considerando che i cittadini hanno bisogno di meccanismi con cui rivolgersi alle autorità nazionali perché li rappresentino sia a livello legislativo europeo sia nel quadro dell'attuazione degli atti legislativi,

K.

considerando che i cittadini dovrebbero, in particolare, essere informati del fatto che, come riconosciuto dal Mediatore europeo nella decisione del dicembre 2009 che ha chiuso l’indagine in merito al ricorso 822/2009/BU contro la Commissione, i procedimenti giudiziari nazionali sono parte del processo di attuazione della legislazione europea negli Stati membri, e che la commissione per le petizioni non può trattare questioni soggette ai procedimenti giudiziari nazionali o rivedere gli esiti di tali procedimenti,

L.

considerando che i costi elevati dei procedimenti giudiziari, particolarmente in alcuni Stati membri, possono costituire un ostacolo per i cittadini e potrebbero di fatto impedire loro di adire i tribunali nazionali competenti qualora ritengano che le autorità nazionali non abbiano rispettato i loro diritti in virtù del diritto dell'Unione europea,

M.

considerando che il Parlamento si trova davanti a un problema particolare allorché riceve una petizione che accusa le autorità giudiziarie nazionali di aver omesso di richiedere un pronunciamento pregiudiziale della Corte di Giustizia in osservanza dell'articolo 267 TFEU, specialmente là dove la Commissione non agisca contro lo Stato membro in questione in virtù dell'articolo 258,

N.

considerando che la procedura delle petizioni, attraverso i suoi meccanismi di lavoro e poiché il diritto di petizione è garantito dal trattato a tutti i cittadini e i residenti dell'UE differisce da altre forme di ricorso di cui dispongono i cittadini a livello comunitario, quale la presentazione di denunce al Mediatore europeo o alla Commissione,

O.

considerando che i cittadini hanno diritto a una riparazione mirata alla soluzione e a un alto livello di trasparenza e di chiarezza da parte di tutte le istituzioni europee, e considerando che il Parlamento ha ripetutamente invitato la Commissione a utilizzare le sue prerogative in quanto custode del trattato per agire contro le violazioni della legislazione europea evidenziate dagli autori delle petizioni, specialmente là dove è il recepimento della legislazione UE a livello nazionale a dar luogo a un'infrazione,

P.

considerando che molte petizioni continuano a manifestare preoccupazione in merito al recepimento e all'attuazione della normativa europea sul mercato interno e sull'ambiente, e considerando i precedenti inviti rivolti dalla commissione per le petizioni alla Commissione affinché garantisca che i controlli esecutivi in quest'area siano rafforzati e resi più efficienti,

Q.

considerando che, sebbene la Commissione possa verificare interamente la conformità con il diritto UE solo quando le autorità nazionali abbiano adottato una decisione definitiva, è importante, soprattutto in merito alle questioni ambientali e in tutti i casi in cui risulti particolarmente rilevante il fattore tempo, verificare già nella fase iniziale che le autorità locali, regionali e nazionali applichino in modo corretto tutti i requisiti procedurali pertinenti ai sensi del diritto UE e procedano, se del caso, alla realizzazione di studi dettagliati sull'applicazione e l'impatto della legislazione vigente, onde conseguire tutti i dati necessari,

R.

considerando l'importanza di prevenire ulteriori irreparabili perdite di biodiversità, in particolare nei siti designati nel quadro di Natura 2000, e l'impegno degli Stati membri di assicurare la protezione delle zone speciali di conservazione ai sensi della direttiva sugli habitat naturali (92/43/CEE) e della direttiva sugli uccelli (79/409/CEE),

S.

considerando che le petizioni evidenziano l'impatto della legislazione europea sulla vita quotidiana dei cittadini UE, e riconoscendo l'esigenza di effettuare tutti i passi necessari per consolidare i progressi ottenuti nel rafforzare i diritti dei cittadini dell'UE,

T.

considerando che, nella sua precedente relazione di attività e nel suo parere sulla relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario, la commissione per le petizioni ha chiesto di essere informata regolarmente sullo stato di avanzamento delle procedure di infrazione il cui oggetto è contemplato anche da petizioni,

U.

considerando che gli Stati membri hanno la responsabilità primaria nel recepire e attuare correttamente la legislazione europea, e riconoscendo che molti di loro nel 2009 sono stati sempre più spesso chiamati in causa nell'attività della commissione per le petizioni,

1.

si compiace della regolare transizione nella nuova legislatura e nota che gran parte dell'attività della commissione per le petizioni, a differenza di quella di altre commissioni parlamentari, è stata riportata nella nuova legislatura poiché l'esame di un numero considerevole di petizioni non era stato completato;

2.

accoglie con favore l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e confida che il Parlamento sarà strettamente coinvolto nello sviluppo della nuova iniziativa dei cittadini cosicché tale strumento potrà realizzare completamente le sue finalità e assicurare maggior trasparenza e responsabilità nel processo decisionale dell'UE, permettendo ai cittadini di proporre miglioramenti o aggiunte al diritto dell’UE;

3.

accoglie con favore il Libro verde su un'iniziativa dei cittadini europei (1), pubblicato dalla Commissione alla fine del 2009, come primo passo nella realizzazione concreta di tale concetto;

4.

segnala che il Parlamento ha ricevuto petizioni sul modello di una campagna di iniziativa, sostenute da oltre un milione di firme e sottolinea la necessità di far sì che i cittadini siano messi a conoscenza della distinzione tra questo tipo di petizione e l'iniziativa dei cittadini;

5.

ricorda la propria risoluzione sull'iniziativa dei cittadini (2), cui la commissione per le petizioni ha contribuito con un parere; invita la Commissione a stabilire urgentemente modalità di applicazione comprensibili che identifichino chiaramente i ruoli e gli obblighi delle istituzioni che partecipano all’esame e al processo decisionale;

6.

accoglie con favore la natura giuridicamente vincolante acquisita dalla Carta dei diritti fondamentali con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e sottolinea l'importanza della Carta nel rendere i diritti fondamentali più chiari e visibili per tutti i cittadini;

7.

ritiene che sia l'Unione europea sia i suoi Stati membri abbiano l'obbligo di garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali inclusi nella Carta, e confida che la Carta contribuirà a sviluppare il concetto di cittadinanza dell'Unione;

8.

confida che saranno prese tutte le misure procedurali necessarie a garantire che gli aspetti istituzionali relativi all'adesione dell'UE alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali siano chiariti al più presto, e sottolinea l'intenzione della commissione per le petizioni di contribuire all'attività del Parlamento in materia;

9.

ricorda di aver precedentemente chiesto che sia eseguito un riesame completo delle procedure di ricorso a disposizione dei cittadini dell’UE da parte dei servizi competenti del Parlamento e della Commissione, e sottolinea l'importanza di proseguire i negoziati sull'accordo quadro rivisto tra il Parlamento europeo e la Commissione onde tenere in piena considerazione l'incremento dei diritti dei cittadini europei, segnatamente con riguardo alle iniziative dei cittadini europei;

10.

si compiace delle misure adottate dalla Commissione per ottimizzare i servizi di assistenza al pubblico esistenti con l'obiettivo di informare i cittadini sui loro diritti UE e, sugli strumenti di ricorso a loro disposizione in caso di violazione, raggruppando le diverse pagine web pertinenti (tra cui pagine di SOLVIT e di ECC-Net) sotto un'unica sezione denominata I Vostri diritti UE, accessibile sulla pagina iniziale del portale Internet dell'Unione europea;

11.

segnala che il Parlamento ha ripetutamente invitato la Commissione a sviluppare un sistema che indichi chiaramente i diversi meccanismi di denuncia a disposizione dei cittadini e ritiene che sia necessario adottare ulteriori misure al riguardo con l'obiettivo ultimo di trasformare la pagina I Vostri diritti UE in uno sportello unico online, semplice da utilizzare per l'utente; attende le valutazioni iniziali in merito all'attuazione del piano d'azione 2008 (3), previste per il 2010;

12.

ricorda la propria risoluzione inerente alle attività del Mediatore europeo nel 2008 e incoraggia il Mediatore europeo, da poco rieletto, a proseguire il proprio lavoro per accrescere il livello di apertura e di responsabilità dell'amministrazione europea e per garantire che le decisioni siano prese nel modo più trasparente e più vicino possibile ai cittadini;

13.

riafferma la sua determinazione a sostenere l'Ufficio del Mediatore europeo negli sforzi esplicati per sensibilizzare l'opinione pubblica sul suo ruolo e nella sua missione di individuare i casi di cattiva amministrazione delle istituzioni europee e agire contro gli stessi; ritiene che il Mediatore europeo costituisca una fonte preziosa di informazioni nel quadro di un progetto generale per migliorare l'amministrazione europea;

14.

sottolinea che le petizioni ricevute nel 2009, di cui almeno il 40 % è stato ritenuto irricevibile, hanno continuato a riguardare l'ambiente, i diritti fondamentali, la giustizia e il mercato interno; segnala che, in termini di concentrazione geografica, la maggior parte delle petizioni riguardavano l'Unione nel suo insieme, seguita da Germania, Spagna, Italia e Romania, il che dimostra che i cittadini seguono con attenzione le attività comunitarie e si rivolgono all'Unione per sollecitarne l'intervento;

15.

riconosce l'importanza dell'attività dei firmatari delle petizioni e della sua commissione per le petizioni per la protezione dell'ambiente dell'Unione; si compiace dell'iniziativa della commissione che ha commissionato uno studio sull'applicazione della direttiva Habitat in anticipazione dell'anno internazionale per la biodiversità che ritiene rappresenti uno strumento utile per valutare la strategia dell'UE per la biodiversità ad oggi e progettarne una nuova;

16.

osserva che sempre più petizioni riguardano i problemi riscontrati dai cittadini durante l'esercizio del diritto alla libera circolazione; tali petizioni mettono in evidenza l'eccessiva lentezza con cui gli Stati membri ospitanti rilasciano i permessi di soggiorno ai familiari provenienti da paesi terzi nonché le difficoltà riscontrate nell'esercizio del diritto di voto e per ottenere il riconoscimento dei titoli di studio;

17.

reitera i precedenti appelli alla Commissione a presentare proposte concrete per estendere la tutela dei consumatori contro pratiche commerciali sleali nei confronti delle piccole imprese, come previsto dalla risoluzione sulle pratiche sleali delle società di compilazione degli annuari (4), dato che la commissione continua a ricevere petizioni da parte di vittime di raggiri di questo genere;

18.

riconosce il ruolo centrale svolto dalla Commissione nell'attività della commissione per le petizioni, che si affida all'esperienza della Commissione nel valutare le petizioni, nell'identificare violazioni della legislazione comunitaria e per ottenere riparazione; riconosce inoltre l'impegno della Commissione per migliorare complessivamente i suoi tempi di risposta alle richieste di indagine della commissione per le petizioni affinché i casi riferiti dai cittadini possano essere risolti quanto più velocemente possibile;

19.

incoraggia la Commissione europea a intervenire in una fase precoce ogni qualvolta le petizioni segnalino la possibilità di danni a zone che godono di protezione speciale, ricordando alle competenti autorità nazionali i loro impegni per garantire l'integrità dei siti classificati come Natura 2000 nel quadro della direttiva 92/43/CEE (Habitat) e, se necessario, a prendere misure preventive per garantire il rispetto della legislazione europea;

20.

dà il benvenuto ai Commissari recentemente eletti – specialmente al Commissario competente per le Relazioni interistituzionali e l'amministrazione – ed è fiducioso che coopereranno con la commissione per le petizioni quanto più strettamente ed efficacemente possibile, rispettandola come uno dei canali più importanti tra i cittadini e le istituzioni europee;

21.

si rammarica che la Commissione non abbia dato seguito ai ripetuti inviti della commissione per le petizioni a fornire aggiornamenti ufficiali e regolari sull'evoluzione delle procedure di infrazione relative alle petizioni ancora all'esame; osserva che la pubblicazione mensile delle decisioni della Commissione sulle procedure di infrazione - in conformità con gli articoli 258 e 260 del Trattato - pur encomiabile in termini di trasparenza, non rappresenta una risposta adeguata a tali richieste;

22.

ritiene che seguire i comunicati stampa della Commissione per reperire le procedure di infrazione corrispondenti ad alcune petizioni rappresenti per la commissione per le petizioni un inutile spreco di tempo e di risorse, in particolar modo quando si tratta di violazioni orizzontali e chiede che la Commissione informi la commissione per le petizioni di qualsiasi procedura di infrazione pertinente;

23.

ribadisce la propria convinzione che i cittadini UE debbano beneficiare dello stesso livello di trasparenza da parte della Commissione, sia che presentino una denuncia formale, sia che inoltrino una petizione al Parlamento, e invita ancora una volta la Commissione a considerare con maggiore riguardo la procedura delle petizioni, e il suo ruolo nel portare alla luce violazioni della legislazione europea in merito alle quali avviare le relative procedure di infrazione;

24.

ricorda che, in molti casi, le petizioni mettono in luce problemi legati al recepimento e all'attuazione della legislazione comunitaria e riconosce che avviare una procedura di infrazione non apporta necessariamente soluzioni immediate ai problemi del cittadino, vista la durata media di tale procedura;

25.

accoglie con favore l'impegno della Commissione a sviluppare strumenti alternativi per promuovere una migliore attuazione della legislazione europea nonché l'atteggiamento positivo di alcuni Stati membri che adottano le misure necessarie per correggere le infrazioni nelle fase iniziali del processo di attuazione;

26.

si compiace della crescente partecipazione degli Stati membri alle attività della commissione per le petizioni e della presenza dei loro rappresentanti alle riunioni; reputa necessario rafforzare tale cooperazione dal momento che le autorità nazionali hanno la competenza primaria dell'applicazione della legislazione europea una volta trasposta nell'ordinamento giuridico nazionale;

27.

sottolinea che una più stretta cooperazione con gli Stati membri è estremamente importante per le attività della commissione per le petizioni; ritiene che una soluzione possibile sarebbe di intensificare la cooperazione con i parlamenti nazionali, soprattutto nel contesto del trattato di Lisbona;

28.

incoraggia gli Stati membri a prepararsi a svolgere un ruolo più trasparente e proattivo per dare risposta alle petizioni relative all'attuazione e all'applicazione del diritto europeo;

29.

ritiene che, alla luce del trattato di Lisbona, la commissione per le petizioni del Parlamento europeo dovrebbe forgiare rapporti di lavoro più stretti con le commissioni omologhe dei parlamenti regionali e nazionali degli Stati membri, al fine di promuovere la reciproca comprensione delle petizioni su questioni europee e per garantire la risposta più veloce ai cittadini al livello più adeguato;

30.

richiama l'attenzione sulle conclusioni contenute nella propria risoluzione sull’impatto dell’urbanizzazione estensiva in Spagna e chiede alle autorità spagnole di continuare a fornire valutazioni delle misure adottate, come hanno fatto finora;

31.

sottolinea il crescente numero di firmatari che si rivolge al Parlamento per ottenere riparazione relativamente a questioni che non rientrano nelle aree di competenza dell'UE, quali il calcolo delle pensioni, l'esecuzione delle sentenze dei tribunali nazionali e la passività delle amministrazioni nazionali; la commissione per le petizioni ha fatto del suo meglio per reindirizzare tali denunce alle autorità nazionali competenti;

32.

reputa che, se da un lato è opportuno incoraggiare un ampio utilizzo di Internet poiché facilita la comunicazione con i cittadini, dall'altro è necessario trovare una soluzione per evitare che la commissione sia sommersa da «false petizioni»; una possibile soluzione potrebbe consistere nel rivedere la procedura di registrazione al Parlamento e incoraggia il personale responsabile a inoltrare le petizioni in questione all'unità Posta del cittadino e non alla commissione per le petizioni;

33.

pone l'accento sulla necessità di continuare a lavorare per accrescere il livello di trasparenza nella gestione delle petizioni: a livello interno migliorando costantemente il trattamento elettronico delle petizioni che offre ai deputati un accesso diretto ai fascicoli delle petizioni e, a livello esterno, creando un portale interattivo per le petizioni, facile da usare per l'utente, che permetta al Parlamento di raggiungere il cittadino in modo più efficace e che renda più chiare al pubblico le procedure di voto e le competenze della commissione;

34.

incoraggia la creazione di un portale che proponga un modello interattivo plurifase per le petizioni che informi i cittadini sui risultati che si possono ottenere presentando una petizione al Parlamento e sulle competenze del Parlamento e potrebbe inoltre includere link verso altri mezzi di riparazione alternativi a livello nazionale ed europeo; chiede una descrizione quanto più dettagliata possibile delle competenze dell'Unione europea nei vari settori, per eliminare confusioni tra le competenze dell'Unione e le competenze nazionali;

35.

riconosce che l'attuazione di una tale iniziativa implica un costo, tuttavia esorta i servizi amministrativi interessati a collaborare con la commissione per le petizioni per trovare le soluzioni più appropriate, tenendo conto che siffatto portale sarebbe di capitale importanza non solo per migliorare i contatti tra il Parlamento e i cittadini dell'UE, ma anche per ridurre il numero di petizioni irricevibili;

36.

sottolinea che fintantoché non si trovi una soluzione soddisfacente alla questione delle risorse, è necessario migliorare immediatamente l'attuale sito web;

37.

si compiace dell'approvazione del nuovo regolamento del Parlamento e della revisione delle disposizioni relative alla gestione delle petizioni; incoraggia l'attività del segretariato e dei rappresentanti dei gruppi politici sulla revisione della guida per i deputati al regolamento e alle procedure interne della commissione per le petizioni, dato che tale documento non solo sarà d'aiuto ai deputati nel loro lavoro, ma aumenterà anche ulteriormente la trasparenza della procedura delle petizioni;

38.

reitera il proprio invito ai servizi amministrativi competenti affinché adottino le misure necessarie per creare un registro elettronico attraverso il quale i cittadini possano sottoscrivere oppure ritirare il proprio sostegno a una petizione, in conformità con l'articolo 202;

39.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e la relazione della commissione per le petizioni al Consiglio, alla Commissione, al Mediatore europeo, ai governi degli Stati membri, alle loro commissioni per le petizioni nonché ai loro mediatori o organi analoghi competenti.


(1)  COM(2009)0622 dell’11.11.2009.

(2)  Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 recante richiesta alla Commissione di presentare una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per l’attuazione del diritto di iniziativa dei cittadini (Testi approvati del 7.5.2009, P6_TA(2009)0389).

(3)  Piano d'azione per un approccio integrato per fornire servizi di assistenza del mercato unico ai cittadini e alle imprese (Documento di lavoro della Commissione SEC(2008)1882).

(4)  Risoluzione del Parlamento europeo del 16 dicembre 2008 sulle pratiche sleali delle società di compilazione degli annuari (GU C 45 E del 23.2.2010, pag. 17).


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/29


Martedì 6 luglio 2010
Promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro, rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti

P7_TA(2010)0262

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sulla promozione dell'accesso dei giovani al mercato del lavoro, rafforzamento dello statuto dei tirocinanti e degli apprendisti (2009/2221(INI))

2011/C 351 E/05

Il Parlamento europeo,

visto il documento di valutazione della strategia di Lisbona (SEC(2010)0114),

vista la comunicazione della Commissione sulle nuove competenze per nuovi lavori – Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi (COM(2008)0868),

visto il documento di lavoro della Commissione allegato alla comunicazione della Commissione sulle nuove competenze per nuovi lavori (SEC(2008)3058),

vista la comunicazione della Commissione su un impegno comune per l'occupazione (COM(2009)0257),

vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426),

viste le conclusioni del Consiglio sulle nuove competenze per nuovi lavori – Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi, adottate il 9 marzo 2009 a Bruxelles,

vista la direttiva del Consiglio 2000/78/CE del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (1),

vista la comunicazione della Commissione su «Favorire il pieno coinvolgimento dei giovani nell’istruzione, nell’occupazione e nella società» (COM(2007)0498), accompagnata dal documento di lavoro della Commissione sull'occupazione giovanile nell'Unione europea (SEC(2007)1093),

vista la sua risoluzione del 20 maggio 2008 sui progressi realizzati in materia di pari opportunità e non discriminazione nell’Unione europea (trasposizione delle direttive 2000/43/CE e 2000/78/EC) (2),

vista la comunicazione della Commissione su una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità – Un metodo aperto di coordinamento rinnovato per affrontare le sfide e le prospettive della gioventù (COM(2009)0200),

vista la sua posizione del 2 aprile 2009 sulla proposta di direttiva del Consiglio sull’applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale (3),

visto il Libro verde della Commissione dal titolo «Promuovere la mobilità dei giovani per l'apprendimento» (COM(2009)0329),

vista la relazione della Commissione dal titolo «Occupazione in Europa 2009», di novembre 2009,

vista la relazione indipendente intitolata «New Skills for New Jobs: Action Now» (Nuove competenze per nuovi lavori: agire ora), elaborata per la Commissione, che fornisce consigli e raccomandazioni chiave sull'ulteriore sviluppo dell'iniziativa nel contesto della futura strategia UE 2020 per la crescita e l'occupazione, di febbraio 2010,

vista la relazione indipendente dal titolo «Pathways to Work: Current practices and future needs for the labour-market integration of young people, Young in Occupations and Unemployment: thinking of their better integration in the labour market» (La strada che conduce all'occupazione: attuali pratiche e esigenze future per l'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro, I giovani che lavorano e la disoccupazione: migliorare la loro integrazione nel mercato del lavoro), commissionata dalla Commissione nell'ambito del progetto Gioventù (relazione finale Gioventù, settembre 2008),

visto lo studio dell'Eurofound «Youth and Work» (I giovani e il lavoro) di marzo 2007,

visto lo studio del Cedefop «Professionalising career guidance: Practitioner competences and qualification routes in Europe» (Professionalizzare la consulenza di carriera: competenze dei consulenti e percorsi di qualificazione in Europa), di marzo 2009,

visto lo studio del Cedefop «Skills for Europe’s future: anticipating occupational skill needs» (Competenze per l'Europa del futuro: anticipare le esigenze in termini di competenze lavorative), di maggio 2009,

vista la quarta relazione del Cedefop sulla ricerca nel settore della formazione professionale in Europa, relazione di sintesi intitolata «Modernising vocational education and training» (Ammodernare la formazione professionale), di dicembre 2009,

viste le prospettive occupazionali per il 2008 dell'OCSE dal titolo «Off to a Good Start? Youth Labour Market Transitions in OECD Countries» (Pronti per un buon inizio? Transizioni del mercato del lavoro giovanile nei paesi dell'OCSE), di novembre 2008,

visto il Patto europeo per la gioventù, volto a promuovere la partecipazione di tutti i giovani nei settori dell'educazione e dell'occupazione e nella società, di marzo 2005,

vista la petizione 1452/2008 presentata da Anne-Charlotte Bailly, cittadina tedesca, a nome di Génération Précaire, su tirocini equi e un accesso adeguato dei giovani al mercato del lavoro europeo,

vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (causa C-555/07) sul principio di non discriminazione in base all’età, di gennaio 2010,

vista la sua risoluzione del 20 maggio 2010 sul dialogo università-imprese: un nuovo partenariato per la modernizzazione delle università in Europa (4),

visto l'articolo 156 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A7–0197/2010),

A.

considerando che la crisi economica ha causato un enorme aumento dei tassi di disoccupazione negli Stati membri dell'UE; considerando che i giovani sono stati colpiti in modo sproporzionato da tale tendenza; considerando che il tasso di disoccupazione giovanile sta aumentando in modo più marcato rispetto al tasso di disoccupazione medio; considerando che, a dicembre 2009, nell'Unione europea i giovani disoccupati al di sotto dei 25 anni erano più di 5,5 milioni, ossia il 21,4 % del totale della popolazione giovane, generando il paradosso per cui i giovani, pur rappresentando la colonna portante dei sistemi previdenziali, dato l’invecchiamento della popolazione, rimangono allo stesso tempo ai margini dell’economia,

B.

considerando che i giovani hanno poche possibilità di trovare un impiego stabile e regolare; considerando che i giovani entrano nel mercato del lavoro principalmente tramite forme di occupazione atipiche, altamente flessibili, non stabili e precarie (tempo parziale marginale, impiego temporaneo o a tempo determinato, ecc.), e che le probabilità che tali forme possano essere un trampolino per l’accesso ad un lavoro stabile sono basse,

C.

considerando che i datori di lavoro sembrano utilizzare con maggior frequenza l’apprendistato e il tirocinio per sostituire l’impiego regolare, sfruttando in tal modo gli ostacoli che i giovani affrontano per entrare nel mercato del lavoro; considerando che queste forme di sfruttamento dei giovani devono essere affrontate ed eliminate di fatto dagli Stati membri,

D.

considerando che quattro delle dieci misure adottate al vertice straordinario dell’UE sull’occupazione svoltosi a Praga nel 2009 riguardano l’istruzione, la formazione professionale, l’apprendimento permanente, gli apprendistati, l’agevolazione della mobilità e la necessità di prevedere con maggiore precisione le esigenze del mercato del lavoro e delle competenze abbinabili,

E.

considerando che la disoccupazione e la sottoccupazione giovanili comportano elevati costi sociali ed economici per la società, che si traducono nella perdita di opportunità di crescita economica, nell'erosione della base imponibile che, a sua volta, mina gli investimenti nelle infrastrutture e nei servizi pubblici, in un aumento dei costi sociali, in un sottoutilizzo degli investimenti a favore dell'istruzione e della formazione e nel rischio di disoccupazione a lungo termine e di esclusione sociale,

F.

considerando che le giovani generazioni dovranno ridurre l’enorme debito pubblico prodotto dall'attuale generazione,

G.

considerando che, secondo le proiezioni economiche e demografiche, il prossimo decennio vedrà l'offerta di 80 milioni di nuove opportunità di lavoro nell'Unione europea, di cui la maggior parte richiederà una forza lavoro altamente qualificata; considerando che nell'UE nel suo insieme si regista un tasso di occupazione pari circa all'85 % per le persone con competenze ad alto livello, al 70 % per competenze di medio livello e al 50 % per le competenze di livello basso,

H.

considerando che la crescita economica è cruciale per la creazione di posti di lavoro, poiché comporta maggiori possibilità di occupazione; considerando che oltre il 50 % dei nuovi posti di lavoro in Europa sono generati da PMI,

I.

considerando la transizione dalla scuola al lavoro e tra lavori diversi rappresenta una sfida strutturale per i giovani in tutta l'Unione europea; considerando che l'apprendistato ha un impatto estremamente positivo sull'accesso dei giovani al mondo del lavoro, soprattutto se permette l'acquisizione di professionalità e competenze specifiche direttamente all'interno delle imprese,

J.

considerando che i programmi scolastici dovrebbero essere migliorati in modo significativo, incoraggiando allo stesso tempo i partenariati fra università e imprese, programmi di apprendistato efficaci, i prestiti per promuovere la carriera e gli investimenti nella formazione da parte dei datori di lavoro,

K.

considerando che i giovani incontrano spesso discriminazioni a causa dell’età quando entrano nel mercato del lavoro e quando vengono operati tagli ai posti di lavoro; considerando che le donne giovani sono più esposte al rischio di disoccupazione e povertà o di essere impiegate in attività precarie e sommerse di rispetto agli uomini della stessa fascia d’età; considerando d'altra parte che i giovani uomini sono stati i più duramente colpiti dalla disoccupazione durante la crisi economica attuale; considerando che i giovani disabili affrontano ostacoli anche maggiori per inserirsi nel mondo del lavoro,

L.

considerando che un lavoro dignitoso consente ai giovani di passare dalla dipendenza sociale all'autosufficienza, li aiuta a sfuggire alla povertà e consente loro di contribuire attivamente alla società dal punto di vista sia economico che sociale; considerando che la legislazione in alcuni Stati membri introduce discriminazioni d'età mediante restrizioni ai diritti dei giovani fondate unicamente sull'età, come salario minimo più basso per i giovani nel Regno Unito, accesso limitato al reddito di solidarietà attiva in Francia e indennità di disoccupazione ridotte per i giovani in Danimarca, tutte misure che, sebbene intese ad inserire i giovani nel mercato del lavoro, sono inaccettabili e possono essere controproducenti in quanto impediscono ai giovani di intraprendere una vita economicamente indipendente, in particolare in tempi di crisi e alti livelli di disoccupazione,

M.

considerando che i parametri della strategia di Lisbona relativi ai giovani e alla modernizzazione della formazione professionale (VET) non sono stati pienamente rispettati,

N.

considerando che la flessicurezza ha costituito la strategia globale dei mercati del lavoro dell’Unione europea, mirando a contratti flessibili e sicuri, all'apprendimento permanente, a politiche attive in materia di occupazione e alla previdenza sociale; considerando che, sfortunatamente, in molti paesi questa strategia è stata interpretata in modo riduttivo come «flessibilità», perdendo di vista l'approccio olistico nonché la sicurezza dell’occupazione quanto e la previdenza sociale,

O.

considerando che, con l’evoluzione demografica, dal 2020 una massiccia carenza di manodopera specializzata avrà gravi effetti negativi sullo Spazio economico europeo e che tale tendenza potrà essere contrastata solo mediante programmi adeguati di istruzione, formazione e riqualificazione professionale,

P.

considerando il ruolo che le piccole e medie imprese rivestono nel tessuto economico europeo sia per la loro numerosità che per la loro funzione strategica nella lotta alla disoccupazione,

1.

esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare un approccio ai giovani e all'occupazione basato sui diritti; sottolinea che l'aspetto qualitativo del lavoro dignitoso per i giovani non deve essere compromesso e che le norme fondamentali sul lavoro, così come altri parametri relativi alla qualità del lavoro, come l'orario di lavoro, il salario minimo, la previdenza sociale nonché la sicurezza e la salute sul lavoro, devono essere considerazioni centrali delle azioni intraprese;

Creazione di posti di lavoro più numerosi e migliori e inclusione nel mercato del lavoro

2.

chiede al Consiglio e alla Commissione di definire una strategia occupazionale per l'UE che coniughi gli strumenti finanziari e le politiche del lavoro, così da evitare una «crescita senza lavoro», e che comporti la definizione di parametri ambiziosi per l'occupazione dei giovani; insiste con forza affinché la strategia occupazionale si concentri in particolare sullo sviluppo di lavori verdi e di posti di lavoro nell'economia sociale, garantendo allo stesso tempo il coinvolgimento del Parlamento nel processo decisionale;

3.

sottolinea quanto sia importante per gli Stati membri sviluppare l’occupazione verde, ad esempio impartendo una formazione sulle tecnologie ambientali;

4.

invita gli Stati membri a creare incentivi efficaci, come i sussidi all’occupazione o i contributi previdenziali per i giovani, che garantiscano condizioni di vita e di lavoro dignitose e incoraggino i datori di lavoro pubblici e privati ad assumere i giovani, a investire sia nella creazione di posti di lavoro di qualità per i giovani sia nella formazione continua e nell’aggiornamento delle loro competenze durante il periodo lavorativo, e a sostenere lo spirito imprenditoriale tra i giovani; sottolinea il ruolo speciale e l'importanza delle piccole imprese per quanto riguarda le competenze e il know-how tradizionale; incoraggia a garantire l'accesso dei giovani allo strumento europeo di micro finanziamento istituito di recente;

5.

sottolinea l’importanza della formazione imprenditoriale, che costituisce parte integrante del processo di acquisizione delle competenze necessarie ai nuovi tipi di occupazione;

6.

invita gli Stati membri a condurre una politica ambiziosa in materia di formazione dei giovani;

7.

invita la Commissione a promuovere e sostenere – tenendo conto di esperienze positive nazionali di partenariati tra scuole, università, imprese e parti sociali – alcuni progetti sperimentali nei nuovi settori strategici dello sviluppo, in cui si preveda un'adeguata preparazione di livello scientifico e tecnologico e un inserimento mirato dei giovani, in particolare delle donne, per favorire l'innovazione e la competitività nelle imprese, utilizzando a tale scopo borse di studio, rapporti di apprendistato in alta formazione, contratti di lavoro non atipici;

8.

invita le università a instaurare precocemente contatti con datori di lavoro e a offrire agli studenti la possibilità di acquisire le competenze necessarie per il mercato del lavoro;

9.

invita gli Stati membri ad incoraggiare misure ad ampio raggio volte a stimolare l’economia, come la diminuzione della pressione fiscale e la riduzione degli oneri amministrativi per le PMI, allo scopo di favorire la crescita e generare nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani;

10.

auspica uno sviluppo positivo della domanda di microcredito da parte dei giovani; ritiene che i fondatori di nuove imprese debbano ricevere una consulenza adeguata e professionale;

11.

esorta gli Stati membri a elaborare politiche del mercato del lavoro inclusive e mirate, che garantiscano ai giovani un inserimento rispettoso e un'occupazione significativa, per esempio creando reti d'ispirazione, accordi in materia di tirocini accompagnati da aiuti di carattere economico affinché il tirocinante possa spostarsi e vivere vicino al luogo in cui si svolge il tirocinio, centri di orientamento professionale internazionale e centri giovanili che offrano orientamento individuale in particolare in materia di organizzazioni sindacali e aspetti giuridici relativi al loro tirocinio;

12.

riconosce le difficoltà di accesso al finanziamento che i giovani incontrano nel creare e sviluppare un'attività in proprio; esorta gli Stati membri e la Commissione ad adottare provvedimenti per facilitare l’accesso dei giovani al finanziamento nonché ad istituire, in collaborazione con la comunità imprenditoriale, programmi di tutoraggio rivolti ai giovani per la creazione e lo sviluppo di imprese;

13.

esorta gli Stati membri a promuovere le competenze dei giovani che abbandonano presto la scuola e a prepararli al mercato del lavoro mediante progetti innovativi;

14.

invita gli Stati membri a prevedere, nel quadro della riorganizzazione dei sistemi di formazione, una cooperazione precoce tra scuola e mondo del lavoro; ritiene che le autorità locali e regionali debbano essere coinvolte nella pianificazione dell'istruzione e della formazione in quanto dispongono di reti di contatto con i datori di lavoro e conoscono le loro esigenze;

15.

chiede alla Commissione di espandere la capacità finanziaria del Fondo sociale europeo e di assicurarne un uso migliore, di attribuire un minimo del 10 % di tale Fondo ai progetti destinati ai giovani e di agevolare l'accesso allo stesso; esorta la Commissione e gli Stati membri a non compromettere la realizzazione di piccoli progetti innovativi con eccessivi controlli e burocrazia e a riesaminare l’efficacia e il valore aggiunto di programmi come «Gioventù in azione» in termini di opportunità di lavoro per i giovani; ai fini dell'occupazione giovanile esorta gli Stati membri a migliorare le azioni a favore della gioventù;

16.

esorta gli Stati membri ad attribuire priorità alla cooperazione fra imprese e sistemi di istruzione quale giusto strumento per combattere la disoccupazione strutturale;

Istruzione e transizione dalla scuola al mondo del lavoro

17.

esorta gli Stati membri a intensificare gli sforzi atti a ridurre l'abbandono scolastico precoce e raggiungere così gli obiettivi stabiliti dalla strategia UE 2020 di non superare il 10 % di abbandoni scolastici entro il 2012; invita gli Stati membri a fare uso di un'ampia gamma di misure per la lotta all'abbandono scolastico precoce e all'analfabetismo, per esempio riducendo il numero di studenti per classe, fornendo assistenza agli studenti che non possono permettersi di completare il ciclo scolastico obbligatorio, ponendo maggiormente l'accendo sugli aspetti pratici nei programmi di studio, introducendo tutori in tutte le scuole e istituendo un meccanismo di seguito immediato degli studenti che abbandonano la scuola prematuramente; fa riferimento alla Finlandia che è riuscita a ridurre il numero di studenti che abbandonano prematuramente la scuola esaminando con loro la possibilità un nuovo orientamento; invita la Commissione a coordinare un progetto sulle migliori prassi;

18.

invita gli Stati membri ad integrare meglio il sistema scolastico con il mondo del lavoro e a concepire meccanismi di previsione della domanda di competenze e specializzazioni;

19.

sollecita azioni volte ad assicurare che tutti i bambini ricevano fin dall’inizio il sostegno personale di cui necessitano e in particolare a garantire il sostegno mirato dei bambini con problemi linguistici o altre limitazioni, in modo da offrire loro le più ampie opportunità possibili in termini di istruzione e carriera;

20.

chiede maggiori e migliori apprendistati; fa riferimento alle esperienze positive maturate con il duplice sistema di formazione scolastica e professionale in paesi come la Germania, l’Austria e la Danimarca, dove il sistema è percepito come una parte importante del passaggio dei giovani dall’istruzione all’occupazione; invita gli Stati membri a sostenere i programmi di apprendistato e a incoraggiare le aziende a offrire opportunità di formazione ai giovani anche in tempi di crisi; sottolinea l’importanza di una formazione adeguata che garantisca alle aziende la manodopera altamente specializzata di cui avranno necessità in futuro; sottolinea che i tirocini non devono sostituirsi a posti di lavoro regolari;

21.

chiede tirocini migliori e garantiti; chiede alla Commissione e al Consiglio, a seguito dell’impegno espresso nella Comunicazione COM(2007)0498 «di proporre un’iniziativa per una Carta europea della qualità dei tirocini», di istituire una Carta europea della qualità dei tirocini prevedendo norme minime per garantirne il valore educativo ed evitare lo sfruttamento, tenendo conto del fatto che i tirocini fanno parte della formazione non devono sostituire dei veri impieghi; sottolinea che tali norme minime devono includere una descrizione sommaria delle funzioni da esercitare e delle qualificazioni da acquisire, il limite di durata dei tirocini, un'indennità minima basata sul costo della vita del luogo dove si svolge il tirocinio conformemente alla prassi nazionale, un'assicurazione nell'ambito lavorativo in questione, prestazioni di previdenza sociale in base alle norme locali e un collegamento specifico al programma di istruzione in questione;

22.

chiede alla Commissione di fornire dati statistici sui tirocini in ogni Stato membro, che includano:

il numero di tirocini,

la durata dei tirocini,

le prestazioni sociali a favore dei tirocinanti,

le indennità pagate ai tirocinanti,

le fasce d’età dei tirocinanti,

e di elaborare uno studio comparativo dei vari programmi di tirocinio esistenti negli Stati membri dell’Unione europea;

23.

chiede a ciascuno Stato membro di controllarne l'applicazione;

24.

invita gli Stati membri a istituire un sistema di certificazione e di riconoscimento europeo delle conoscenze e delle competenze acquisite attraverso apprendistati e tirocini, che contribuisca anche all’incremento della mobilità dei giovani lavoratori;

25.

chiede che i giovani siano tutelati nei confronti dei datori di lavoro i quali, nel settore pubblico come in quello privato, grazie all'esperienza professionale, ai contratti di apprendistato e di tirocinio, soddisfano i propri fabbisogni immediati e basilari a basso costo o a costo zero, sfruttando la volontà dei giovani di apprendere senza fornire loro alcuna prospettiva di futuro inserimento nell’organico;

26.

sottolinea l’importanza di promuovere la mobilità dei giovani in materia di occupazione e formazione fra gli Stati membri, nonché la necessità di aumentare il riconoscimento e la trasparenza di qualifiche, certificati e titoli nell’UE; chiede che si raddoppino gli sforzi per la messa a punto del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente e del Quadro europeo di riferimento per garantire la qualità dell’insegnamento e della formazione professionale, e che si rafforzi il programma Leonardo da Vinci;

27.

esorta gli Stati membri ad accelerare l’armonizzazione dei profili di qualificazione nazionali ed europei al fine di potenziare ulteriormente la mobilità dei giovani nell’ambito dell’istruzione e del lavoro;

28.

evidenzia il ruolo del settore privato nell'offerta di istruzione, dal momento che normalmente tale settore è più innovativo nell'elaborazione di corsi e più flessibile nel fornirli;

29.

esorta gli Stati membri a garantire pieni diritti occupazionali e previdenziali ai giovani tirocinanti, praticanti o apprendisti, finanziando se del caso parte dei loro contributi previdenziali;

30.

invita la Commissione e gli Stati membri a collegare i programmi di apprendistato, tirocinio e praticantato ai sistemi di previdenza sociale;

31.

invita gli Stati membri a rafforzare il sistema di orientamento scolastico tra scuola primaria e scuola secondaria, per aiutare i giovani e le famiglie a scegliere canali formativi effettivamente rispondenti a reali attitudini, capacità e aspirazioni, riducendo in tal modo il rischio di successivi abbandoni o insuccessi;

32.

riconosce che, in tempi di crisi, i giovani puntano sull'istruzione e che dovrebbero pertanto essere incoraggiati in tal senso; esorta tutti gli Stati membri a garantire la parità di accesso all'istruzione per tutti, assicurando il diritto minimo all'istruzione gratuita e adeguatamente finanziata dalla scuola materna all’università nonché il sostegno finanziario agli studenti giovani; invita gli Stati membri a investire ulteriormente nell'istruzione e nella formazione, anche ove sussistano restrizioni di bilancio o sociali, a attuare quanto prima possibile il quadro europeo delle qualifiche e istituire, ove necessario, quadri nazionali di competenze;

33.

ricorda che lo scopo del processo di Copenaghen consiste nell’incoraggiare i singoli a sfruttare l'ampia gamma di opportunità di formazione professionale a disposizione (ad esempio a scuola, nell’istruzione superiore, sul posto di lavoro o attraverso corsi privati);

34.

invita la Commissione ad espandere i programmi dell'UE a sostegno dell'istruzione e dell'aggiornamento delle competenze, come il programma di apprendimento permanente, il Fondo sociale europeo, le azioni Marie Curie nonché il programma Erasmus Mundus e l'iniziativa sull'insegnamento delle scienze;

35.

chiede agli Stati membri di istituire task force nazionali per i giovani, onde garantire una maggior coerenza fra il sistema di istruzione e il mercato del lavoro, promuovendo una maggiore condivisione di responsabilità fra governi, datori di lavoro e singoli nell'investire nelle competenze; chiede agli Stati membri di prevedere organismi di consulenza in tutte le scuole per facilitare la transizione dall'istruzione al mercato del lavoro e per promuovere la cooperazione fra attori pubblici e privati;

36.

giudica essenziale adeguare il sistema di istruzione e formazione ai rapidi cambiamenti del mercato del lavoro e alla domanda di nuove figure professionali;

37.

considera essenziale l’apprendimento delle lingue per facilitare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro e per promuoverne la mobilità e le pari opportunità;

Adattarsi alle necessità dei singoli e del mercato del lavoro

38.

invita la Commissione e gli Stati membri a fornire ai giovani informazioni sulla domanda del mercato del lavoro, a condizione che siano introdotti meccanismi di verifica adeguati per monitorare l'evoluzione nel campo delle professioni; esorta la Commissione e gli Stati membri a sviluppare politiche e strategie che interessino l'intero ciclo di vita in cui l'istruzione e l'occupazione siano meglio integrate, in cui la transizione sicura costituisca un punto chiave e in cui ci sia un costante aggiornamento delle competenze per fornire alla forza lavoro le abilità fondamentali richieste dal mercato del lavoro;

39.

chiede alla Commissione di intensificare la sua azione in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali, includendo l'apprendimento non formale e l’esperienza lavorativa al fine di sostenere la mobilità dei giovani;

40.

esorta gli Stati membri a promuovere il riconoscimento delle esperienze formative acquisite in contesti di apprendimento informale e occasionale, in modo tale che i giovani possano ulteriormente dimostrare la formazione e le competenze acquisite, come richiede loro il mercato del lavoro durante la ricerca di un impiego;

41.

chiede che la formazione professionale goda di maggiore sostegno e prestigio;

42.

esorta la Commissione a rivedere, insieme alle parti sociali, la strategia per la flessicurezza per dare priorità alla sicurezza nella transizione, stimolando la mobilità e agevolando l'accesso dei giovani; sottolinea che la flessibilità senza sicurezza sociale non rappresenta una soluzione sostenibile per far fronte ai problemi dei giovani sul mercato del lavoro, ma è piuttosto una forma di elusione dei diritti occupazionali e previdenziali dei giovani;

43.

fa appello agli Stati membri affinché includano, nell'elaborazione nazionale delle strategie per l'occupazione giovanile, tutte le quattro componenti della flessicurezza, ossia:

a)

accordi contrattuali flessibili e affidabili,

b)

programmi globali di formazione, di tirocinio o di apprendimento permanente che assicurino lo sviluppo continuo delle competenze,

c)

politiche attive in materia di mercato del lavoro e di workfare incentrate sulle competenze, sulla qualità dell’occupazione e sull'inclusione,

d)

meccanismi efficaci di mobilità occupazionale,

e)

regimi di previdenza sociale che, anziché costringere i giovani a essere flessibili, garantiscano loro la sicurezza nella transizione fra diverse situazioni occupazionali, fra disoccupazione e impiego o tra formazione e impiego;

f)

meccanismi di controllo efficaci a tutela dei diritti dei lavoratori;

44.

esorta gli Stati membri e le parti sociali a garantire un lavoro di qualità, evitando così che i giovani cadano nella «trappola della precarietà»; chiede agli Stati membri e alle parti sociali, sulla base delle normative nazionali vigenti e in collaborazione con la Commissione, di introdurre e attuare norme migliori a tutela di chi lavora in condizioni di insicurezza o di scarsa qualità occupazionale;

45.

invita la Commissione a valutare le conseguenze a lungo termine della disoccupazione giovanile e la giustizia intergenerazionale;

46.

sottolinea la necessità di un dialogo sociale forte e strutturato in tutti i luoghi di lavoro, al fine di proteggere i giovani lavoratori dallo sfruttamento e dalla natura spesso precaria del lavoro temporaneo; sottolinea la necessità che le parti sociali si occupino dei giovani lavoratori e delle loro esigenze specifiche;

47.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di attivarsi maggiormente per garantire che la direttiva sulla parità di trattamento inerente all'occupazione, che bandisce la discriminazione in base all'età, sia stata trasposta correttamente e sia attuata efficacemente; ritiene che si debba fare molto di più per garantire che sia i dipendenti che i datori di lavoro siano consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri in virtù di detta normativa;

48.

invita gli Stati membri e le parti sociali a mettere in atto strategie di informazione e di aggiornamento dei giovani sui loro diritti sul lavoro e anche sulle diverse opzioni di integrazione nel mercato del lavoro;

49.

invita la Commissione e gli Stati Membri ad incoraggiare l'avvicinamento tra il mondo del lavoro e dell'istruzione affinché si strutturino percorsi formativi, come ad esempio quelli duplici, che coniughino nozionismo teorico ed esperienza pratica per conferire ai giovani il necessario bagaglio di competenze sia generiche che specifiche; invita altresì la Commissione e gli Stati membri ad investire per sostenere una campagna di sensibilizzazione nei confronti della formazione professionale (VET) e degli studi tecnici e imprenditoriali, affinché tali percorsi non vengano più percepiti come una scelta squalificante, ma come un'opportunità per colmare i vuoti occupazionali di profili tecnici, la cui richiesta sta sensibilmente aumentando, e per rimettere in moto l'economia europea;

50.

invita gli Stati membri e le parti sociali a lavorare più intensamente a una programmazione e a un'attuazione di programmi di potenziamento dell’accesso dei giovani al mercato del lavoro, tramite politiche occupazionali attive, in particolare in determinate regioni e settori dove si registrano tassi elevati di disoccupazione giovanile;

51.

sollecita gli Stati membri ad attutire gli effetti che la disoccupazione giovanile avrà sui diritti pensionistici delle attuali generazioni e a offrire ai giovani un incentivo a frequentare a lungo la scuola, tenendo generosamente conto del tempo da essi dedicato all'apprendimento;

52.

invita le parti sociali a intensificare i loro sforzi onde informare i giovani sul loro diritto di partecipazione al dialogo sociale e a rafforzare la presenza di questa importante fascia di popolazione attiva nelle strutture dei propri organi di rappresentanza;

Svantaggi e discriminazione

53.

esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire che le normative nazionali che interessano i giovani e in particolare le normative nazionali basate sulla direttiva 2000/78/CE sull'uguaglianza in materia di occupazione, non siano utilizzate per discriminare l’accesso dei giovani alle prestazioni di previdenza sociale; ritiene che si debba fare molto di più per garantire che sia i dipendenti che i datori di lavoro siano consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri nell’ambito di questa normativa;

54.

sollecita gli Stati membri a predisporre iniziative atte a garantire ai giovani immigrati l'apprendimento della lingua del paese ospitante, il riconoscimento dei titoli acquisiti nel paese di origine e l'accesso alle competenze chiave, consentendo in tal modo la loro integrazione sociale e la loro partecipazione al mercato del lavoro;

55.

esorta la Commissione e gli Stati membri a fornire ai genitori giovani servizi di assistenza all'infanzia, come scuole a tempo pieno, che siano adeguati, di migliore qualità e a costi accettabili, dando così ai giovani genitori, specialmente alle giovani madri, maggiori possibilità di partecipazione al mercato del lavoro;

56.

chiede che gli aiuti concessi dagli Stati membri ai giovani genitori, sotto forma di assistenza all’infanzia o asili nido, siano di un livello adeguato al fine di non dissuadere gli interessati dall’inserirsi nel mondo del lavoro;

57.

esorta gli Stati membri a compiere uno sforzo a breve termine focalizzato sui giovani uomini disoccupati nei settori interessati dalla crisi, senza perdere di vista i problemi a lungo termine incontrati dalle giovani donne nell'accedere al mercato del lavoro;

58.

chiede agli Stati membri di introdurre misure sotto forma di azioni positive per i giovani in quelle aree del mercato del lavoro caratterizzate da una sottorappresentazione dei giovani, così da superare le conseguenze della precedente discriminazione fondata sull'età e ottenere una forza lavoro realmente eterogenea, provvedendo ai ragionevoli adeguamenti che si rendono necessari per rispondere alle esigenze dei giovani disabili; fa riferimento alle esperienze positive in materia di azioni affermative nella lotta alla discriminazione;

59.

sottolinea la necessità di elaborare programmi specifici per le persone disabili, finalizzati a offrire loro maggiori opportunità di accesso al mercato del lavoro;

60.

sottolinea l’importanza di promuovere tirocini e mobilità presso i giovani appartenenti a scuole o attività di formazione artistica come cinema, musica, danza, teatro o circo;

61.

ritiene che si dovrebbe rafforzare il sostegno ai programmi di volontariato in diversi settori, tra i quali gli ambiti sociale, culturale e sportivo;

62.

chiede ai vari settori dell'industria di dar vita a partenariati generazionali nell’ambito di imprese e organizzazioni generando così uno scambio attivo di competenze e raggruppando in modo produttivo le esperienze di diverse generazioni;

63.

riconosce l'importanza dell'indipendenza finanziaria dei giovani ed esorta gli Stati membri a far sì che tutti i giovani abbiano diritto individualmente a un livello di reddito dignitoso che garantisca loro la possibilità di crearsi una vita economicamente indipendente;

64.

chiede agli Stati membri di far sì che i giovani possano, se lo desiderano, ricevere un aiuto adeguato per le loro scelte professionali, per conoscere i loro diritti e gestire il loro salario minimo;

Strategie e strumenti di governance a livello dell'Unione europea

65.

suggerisce al Consiglio e alla Commissione di proporre una garanzia europea per i giovani che assicuri a ogni persona giovane dell'UE il diritto a un lavoro, a un apprendistato, a una formazione aggiuntiva o a una combinazione di formazione e lavoro dopo un periodo massimo di 4 mesi di disoccupazione;

66.

accoglie con favore i progressi compiuti per la definizione della strategia UE 2020 ma lamenta l'assenza di una valutazione pubblica e trasparente della strategia di Lisbona e in particolare del Patto europeo per la gioventù, inclusi i parametri per i giovani; lamenta altresì che le parti sociali, la società civile e le organizzazioni giovanili non siano state sufficientemente consultate durante il processo di elaborazione della strategia UE 2020;

67.

chiede agli Stati membri di introdurre e valutare nuovi parametri vincolanti per la gioventù; invita la Commissione a valutare con scadenza annuale gli attuali parametri e la garanzia per i giovani, così da ottenere risultati e progressi in tale ambito sulla base di informazioni statistiche più disaggregate e ripartite soprattutto per genere e per fasce di età;

68.

esorta il Consiglio e la Commissione a concordare e sviluppare nuovi e migliori strumenti di governance e di informazione per le attività relative alla disoccupazione giovanile;

69.

suggerisce l'istituzione di una task force giovanile permanente a livello dell'UE che coinvolga le organizzazioni giovanili, gli Stati membri, la Commissione, il Parlamento europeo e le parti sociali, per monitorare gli sviluppi in materia di occupazione giovanile, consentire l'attuazione di politiche trasversali, condividere gli esempi di migliori pratiche e avviare nuove politiche;

70.

evidenzia l’importanza del coinvolgimento dei giovani nella definizione di strategie educative e formative al fine di tenere maggiormente conto delle loro esigenze; raccomanda a questo proposito alla Commissione di consultare i rappresentanti dei consigli nazionali dei giovani in merito alle priorità a favore dei giovani stessi;

71.

esorta gli Stati membri a valutare l'impatto delle politiche sui giovani, così da includere questi ultimi in tutti i processi e istituire consigli giovanili per monitorare le politiche attinenti ai giovani;

72.

invita le istituzioni europee a dare il buon esempio eliminando la pubblicità di apprendistati non retribuiti dai loro siti web e a offrire:

un’indennità minima sulla base del livello del costo della vita nel luogo in cui si effettua il tirocinio,

prestazioni di previdenza sociale a tutti i loro tirocinanti;

*

* *

73.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(2)  GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 23.

(3)  GU C 137 E del 27.5.2010, pag. 68.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2010)0187.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/39


Martedì 6 luglio 2010
Contratti atipici, percorsi professionali garantiti, flessicurezza e nuove forme di dialogo sociale

P7_TA(2010)0263

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sui contratti atipici, i percorsi professionali garantiti, la flessicurezza e le nuove forme di dialogo sociale (2009/2220(INI))

2011/C 351 E/06

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Un impegno comune per l'occupazione» (COM(2009)0257),

vista la Carta dei diritti fondamentali e in particolare l’articolo 30 sulla tutela in caso di licenziamento ingiustificato, l’articolo 31 sulle condizioni di lavoro giuste ed eque e l’articolo 33 sulla vita familiare e professionale,

viste la comunicazione della Commissione intitolata «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800) e la relativa risoluzione del Parlamento dell'11 marzo 2009 (1),

vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 sul rafforzamento della lotta al lavoro sommerso (2),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Guidare la ripresa in Europa» (COM(2009)0114),

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Partenariato per il cambiamento in un'Europa allargata - Rafforzare il contributo del dialogo sociale europeo» (COM(2004)0557),

viste la comunicazione della Commissione intitolata «Verso principi comuni di flessicurezza: posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza» (COM(2007)0359) e la relativa risoluzione del Parlamento del 29 novembre 2007 (3),

visto il Libro verde della Commissione «Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo» (COM(2006)0708) e la relativa risoluzione del Parlamento dell'11 luglio 2007 (4),

vista la decisione 2008/618/EC del Consiglio, del 15 luglio 2008, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione per il periodo 2008-2010,

vista la raccomandazione della Commissione relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro (COM(2008)0639) e la relativa risoluzione del Parlamento dell'8 aprile 2009 (5),

viste le conclusioni del Consiglio dell'8 giugno 2009 (flessicurezza in tempi di crisi),

vista la relazione della missione per la flessicurezza intitolata «Attuazione dei principi comuni di flessicurezza nel quadro del ciclo 2008-2010 della strategia di Lisbona», del 12 dicembre 2008,

viste le conclusioni del Consiglio EPSCO del 5 e 6 dicembre 2007,

viste le raccomandazioni delle parti sociali europee nella relazione intitolata «Sfide fondamentali che i mercati del lavoro europei devono affrontare: un'analisi congiunta delle parti sociali europee», del 18 ottobre 2007,

viste le conclusioni della riunione informale dei ministri per l'occupazione e gli affari sociali svoltasi a Berlino il 18-20 gennaio 2007, sul «buon lavoro»,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7–0193/2010),

A.

considerando che il lavoro atipico è cresciuto in modo significativo dal 1990 e che i posti di lavoro perduti a causa della presente crisi economica sono stati, in primo luogo, quelli situati all'interno del settore del lavoro atipico; che nei rapporti di lavoro cosiddetti atipici rientrano nuove forme contrattuali che presentano una o più delle seguenti caratteristiche: lavoro a tempo parziale, lavoro occasionale, lavoro interinale, lavoro con contratti lavorativi a tempo determinato, lavoro a domicilio e telelavoro, occupazione a tempo parziale di 20 ore o meno a settimana,

B.

considerando che in diverse occasioni è stata sottolineata la necessità di forme di lavoro flessibili,

C.

considerando che la globalizzazione e i rapidi progressi tecnologici stanno causando profonde ristrutturazioni economiche e danno luogo a cambiamenti nei rapporti di lavoro e nel contenuto delle mansioni dei lavoratori, e che nascono continuamente in tutti i settori e in tutte le fasce d’età nuove ditte individuali indipendenti, facendo sorgere la necessità di un ripensamento dei rapporti di lavoro, allo scopo di evitare distorsioni (come il fenomeno del lavoro autonomo fittizio),

D.

considerando che la crisi finanziaria ed economica, trasformatasi in una grave crisi occupazionale con un'ingente perdita di posti di lavoro, ha portato all'instabilità dei mercati del lavoro e all’aumento della povertà e dell'emarginazione sociale, in particolare per le persone già a rischio e i gruppi svantaggiati,

E.

considerando che cresce il numero di persone - diventato l’8 % della forza lavoro europea - che vive in condizioni di povertà lavorativa, e che la percentuale di lavoratori a basso salario è attualmente circa il 17 % del totale,

F.

considerando la necessità di creare un approccio comunitario sostanziale e complementare fortemente incentrato su una governance efficace e su una combinazione di misure di reciproco sostegno nei settori della politica economica, ambientale, occupazionale, delle politiche sociali e dell'imprenditorialità, nel rispetto di quanto stabilito dalla Strategia europea per l'occupazione (SEO) volta ad impegnare gli Stati membri verso obiettivi comuni incentrati sui quattro principi dell'idoneità al lavoro, dell'imprenditorialità, dell'adattabilità e delle pari opportunità,

G.

considerando che il tasso di disoccupazione nell'UE-27 è aumentato fino al 10 % (nel 2009) e che è poco probabile che la disoccupazione raggiunga il suo culmine prima del primo semestre del 2011,

H.

considerando che un esame dei cambiamenti occupazionali in base al livello di istruzione dimostra che il numero dei lavoratori con scarse qualifiche è diminuito negli ultimi anni,

I.

considerando che in media, ogni anno, tra un quinto e un quarto di tutti i lavoratori europei cambia lavoro,

J.

considerando che il tasso di transizione dalla disoccupazione all'occupazione è elevato, poiché un terzo dei disoccupati e il 10 % della popolazione inattiva trovano lavoro entro un anno, ma che ugualmente un numero considerevole di lavoratori, specie se atipici, perde il lavoro senza trovare nuova occupazione,

K.

considerando che nell'UE-27 il 45 % di tutti i periodi di disoccupazione dura più di un anno, rispetto a circa il 10 % negli Stati Uniti,

L.

considerando che il ricambio della forza lavoro è più elevato fra le donne che fra gli uomini (differenza del 5 %) e fra i lavoratori più giovani (di età inferiore ai 24 anni) e che esso diminuisce con l'aumento dei livelli di istruzione, il che dimostra che il cambiamento viene più spesso subito che non scelto ed è legato a contratti precari e di breve durata e che spesso i giovani non trovano un lavoro corrispondente al titolo di studio conseguito,

M.

considerando che, secondo le stime, un lavoratore su sei ha responsabilità di cura verso un parente o un amico anziano o in stato di dipendenza,

N.

considerando che in alcuni Stati membri è stato registrato un aumento dell'incidenza del lavoro sommerso, fatto che potrebbe portare a gravi problemi economici (soprattutto fiscali), sociali e politici,

O.

considerando che la valutazione della flessicurezza è complessa e che un approccio olistico è essenziale specie alla luce dei cambiamenti che la presente crisi può comportare anche nei comportamenti delle imprese, incoraggiandole di fatto ad avviare rapporti di lavoro sempre meno tutelati e con forte precarietà,

P.

considerando la necessità di promuovere attivamente la pari opportunità fra le donne e gli uomini nell'ambito delle politiche occupazionali, la conciliazione tra la vita professionale, formativa e familiare, nonché i principi della non discriminazione,

Q.

considerando che, mentre il dialogo sociale si è sviluppato in modi diversi in tutta Europa, le crescenti difficoltà economiche e finanziarie hanno nel complesso portato ad un'intensificazione del dialogo tripartito,

R.

considerando che la contrattazione collettiva è il metodo più comune per determinare i salari in Europa – due lavoratori su tre sono tutelati da un accordo salariale collettivo a livello aziendale o superiore,

S.

considerando che la riunione informale dei ministri per l'occupazione e gli affari sociali dell'UE svoltasi a Berlino il 19 gennaio 2007 ha concluso che «l’Europa ha bisogno di un maggiore impegno comune per promuovere il buon lavoro; che buon lavoro significa diritti e partecipazione dei lavoratori, salari equi, tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e un’organizzazione del lavoro compatibile con gli impegni familiari; che condizioni di lavoro buone ed eque e una protezione sociale adeguata sono indispensabili affinché i cittadini europei accettino l’Unione»,

T.

considerando che il concetto di buon lavoro dovrebbe fornire l’orientamento fondamentale per la fase successiva della SEO,

A.     Contratti atipici

1.

invita il Consiglio europeo di primavera del 2010 ad adottare orientamenti chiari e misure concrete per salvaguardare i posti di lavoro dignitosi e l'occupazione di qualità e creare opportunità di lavoro sostenibili nel quadro di un'ambiziosa strategia UE 2020 che tenga conto dell'impatto della crisi sull'economia, la società e il mercato del lavoro,

2.

invita la Commissione a valutare gli sforzi profusi dalla missione per la flessicurezza, invita gli Stati membri a mettere a punto un'attuazione più giusta ed equilibrata dei principi di flessicurezza, e fa notare che l'apprendimento reciproco e lo scambio di buone prassi, nonché il metodo di coordinamento aperto, sono strumenti essenziali per coordinare gli approcci strategici divergenti degli Stati membri; rileva, tuttavia, che il metodo di coordinamento aperto potrebbe essere oggetto di miglioramenti e che la governance di detto metodo deve essere rafforzata, allo scopo di renderlo più efficace;

3.

osserva l'ampia diversità di tradizioni del lavoro, di forme contrattuali e di modelli aziendali esistenti sui mercati del lavoro, sottolineando la necessità, in tale contesto di diversità, che la salvaguardia dei modelli sociali europei e dell’acquis occupazionale costituisca una priorità; raccomanda il ricorso ad un approccio"dal basso verso l'alto" nell'elaborazione di nuove strategie occupazionali, che faciliti il dialogo e il coinvolgimento di tutti i livelli di autorità politiche e sociali;

4.

invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere e sostenere la speciale posizione dei lavoratori freelance indipendenti in quanto rappresentano una forza vitale nella ripresa economica, una modalità per entrare nel mercato del lavoro o un'alternativa ad esso; osserva che la popolarità del lavoro indipendente sta crescendo, in particolare tra i lavoratori giovani e le donne e come transizione dalla vita lavorativa alla pensione; ritiene che i freelance indipendenti dovrebbero essere trattati come un sottoinsieme unico di microaziende e chiede che siano adottate misure per ridurre al minimo il peso della regolamentazione e per incoraggiare e sostenere i freelance indipendenti ad avviare nuove aziende indipendenti o ad ampliare le esistenti nonché per promuovere l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per detto gruppo;

5.

evidenzia l’importanza del lavoro autonomo, soprattutto delle micro e piccole imprese, e richiama l’attenzione sull’importanza delle strutture della libera professione con le loro peculiarità; sottolinea che il termine libero professionista si riferisce soltanto all’appartenenza a una determinata professione qualificata che, tuttavia, può essere svolta autonomamente;

6.

ritiene necessario garantire a tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro posizione professionale, una serie di diritti essenziali; raccomanda che le priorità di una riforma del diritto del lavoro, ove necessaria, riguardino l'estensione urgente della tutela dei lavoratori in forme di occupazione atipiche, il raggruppamento dei contratti atipici in un intento di semplificazione, la creazione sostenibile di normali rapporti di lavoro, il chiarimento della situazione del lavoro dipendente – la prevenzione riguardo la salute e la sicurezza dei lavoratori con contratti atipici inclusa –, la lotta contro il lavoro sommerso, e il sostegno alla creazione di nuovi posti di lavoro, compresi quelli con contratti atipici, e la facilitazione della transizione fra vari tipi di occupazione e di disoccupazione, promuovendo politiche come le indennità di lavoro specifiche, la formazione lungo l’intero arco della vita, la riqualificazione e la formazione sul lavoro; sostiene interventi volti a chiarire la situazione del lavoro dipendente e invita la Commissione a sviluppare delle chiare linee guida sull’ambito del rapporto di lavoro come è stato raccomandato dall’OIL nelle raccomandazioni 2006;

7.

accoglie con favore l’introduzione da parte di alcuni Stati membri di clausole che consentono ai lavoratori con responsabilità di cura di conciliare queste con gli obblighi lavorativi, tramite disposizioni di lavoro più flessibili; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere attivamente tali lavoratori fornendo loro condizioni di lavoro flessibili, inclusi il diritto alle ferie, il tempo flessibile, il tempo parziale e il lavoro a domicilio, che consentirebbero ad un maggior numero di lavoratori con responsabilità di cura, in tutti gli Stati membri, di continuare a lavorare o di ritornare ad un’occupazione retribuita;

8.

rileva la distinzione fatta dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro tra rapporti di lavoro atipici e molto atipici; ritiene che molte forme di rapporti di lavoro atipici rappresentino un modo importante per ricavare, ad esempio, un reddito complementare per le persone che si prendono cura di altri, per gli studenti e per tutti quelli che fanno affidamento su contratti a breve termine e sul lavoro a tempo parziale; sottolinea la vitale importanza che i lavoratori in forme di occupazione atipiche godano di diritti minimi e siano protetti dallo sfruttamento;

9.

esorta gli Stati membri a promuovere la transizione verso posti di lavoro di qualità, produttivi e remunerativi e a mettere a punto disposizioni in materia di diritto del lavoro che tutelino effettivamente i diritti dei lavoratori con contratti di lavoro atipici, garantendo sempre la parità di trattamento rispetto ai lavoratori con contratti standard a tempo pieno sulla base del livello massimo di tutela dei lavoratori;

10.

raccomanda che i lavoratori con contratti di lavoro atipici siano coperti dalle direttive dell'Unione europea già vigenti riguardanti le categorie professionali in seno all'Unione europea, tra le quali la «direttiva sull'orario di lavoro» (93/104/CE), la «direttiva relativa al lavoro tramite agenzia interinale» (2008/104/CE), la «direttiva relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale» (97/81/CE) e la «direttiva del Consiglio relativa all'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato» (1999/70/CE);

11.

rileva che la tendenza verso un aumento della quota dei contratti non standard o atipici ha una forte dimensione di genere e intergenerazionale, dato che le donne, i lavoratori anziani e i giovani sono rappresentati in modo sproporzionato nell'occupazione atipica; osserva che alcuni settori subiscono rapidi cambiamenti strutturali; invita gli Stati membri e la Commissione a ricercare le cause di questa tendenza, e a combattere tale squilibrio nei settori interessati con misure adeguate e mirate, facilitando la transizione verso un'occupazione a tempo indeterminato e, in particolare, sostenendo interventi che consentano sia agli uomini che alle donne di conciliare la vita lavorativa, familiare e privata, grazie a una maggiore attenzione al dialogo sociale con i rappresentanti dei lavoratori all'interno delle imprese, nonché a controllare da vicino il successo di dette misure; invita altresì la Commissione e gli Stati membri a vigilare affinché il ricorso ai contratti non standard o atipici non celi forme di lavoro sommerse ma favorisca, attraverso lo scambio di competenze, la transizione verso una effettiva inclusione dei giovani e dei disoccupati nel mondo del lavoro, fornendo ai lavoratori e alle imprese un contesto di flessibilità e sicurezza che potenzi sia la competitività e che l'occupabilità;

12.

invita gli Stati membri a garantire un'applicazione più efficace della direttiva 97/81/CE sul lavoro a tempo parziale e della direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato, visto in particolare il principio fondamentale della non discriminazione; sottolinea l'importanza della formazione e dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per rendere più agevole la transizione da un lavoro ad un altro, cosa che riveste una particolare importanza per i lavoratori con contratti a tempo determinato;

13.

sottolinea che il ricorso a forme di occupazione atipiche dovrebbe essere una scelta personale e non un'imposizione dettata dal crescente numero di barriere che ostacolano l'accesso al mercato del lavoro per determinati gruppi o dalla mancanza di posti di lavoro di qualità; ritiene che, in particolare per i lavoratori svantaggiati, i contratti atipici su misura offerti dalle imprese sociali di inserimento lavorativo potrebbero essere un'opzione, in quanto permettono di fare il primo passo verso l'occupazione;

14.

accoglie con favore l'adozione della direttiva 2008/104/CE sul lavoro interinale e ne chiede la rapida attuazione;

15.

ritiene che le forme di lavoro atipiche debbano prevedere contrattualmente il diritto a un percorso di formazione per i lavoratori e sottolinea che esse possono, se adeguatamente tutelate e con la previsione di un supporto nel settore della sicurezza sociale, dei diritti dei lavoratori e della transizione verso un'occupazione stabile e tutelata, rappresentare un'opportunità; sottolinea altresì che dette forme di lavoro devono però andare di pari passo con il sostegno a quei lavoratori che si trovano in una situazione di transizione da un lavoro ad un altro o da una professione ad un'altra tramite politiche mirate di occupazione attiva; deplora che questo aspetto sia spesso trascurato;

16.

esorta gli Stati membri a sviluppare politiche di intervento attivo e precoce, che permettano ai lavoratori, in particolare alle donne, che si reinseriscono nel mercato del lavoro di beneficiare di un sostegno individuale nel periodo strettamente necessario per sviluppare la propria formazione e/o (ri)qualificazione; ritiene che i disoccupati debbano essere sostenuti sia tramite un solido sistema di sicurezza sociale che con un efficiente sistema di politiche attive, affinché si reinseriscano nel mercato del lavoro rapidamente, anche se i loro contratti precedenti erano atipici, data l'importanza di ridurre il rischio che le persone siano escluse dal mercato del lavoro e di promuovere una transizione verso forme di occupazione dignitose, stabili, tutelate e di qualità; ritiene che, se il reinserimento avviene mediante il ricorso a contratti atipici, questi contratti debbano garantire condizioni di lavoro adeguate e sicure;

17.

invita la Commissione, con il concorso delle parti sociali, ad analizzare e a monitorare i vari tipi di strumenti messi a punto nell'ambito delle politiche nazionali di attivazione;

18.

invita l'Unione e gli Stati membri, con il concorso delle parti sociali, a combattere efficacemente il lavoro nero, essenzialmente tramite la prevenzione e sanzioni dissuasive, e ritiene che la definizione di strategie, anche a livello dell'Unione europea, di contrasto al lavoro nero possa contribuire alla lotta contro tale fenomeno e a ridurre il numero dei rapporti di lavoro instabili, in particolare atipici; è del parere che la lotta al lavoro nero debba essere accompagnata da misure atte a creare alternative di lavoro praticabili e sostenibili, e ad aiutare le persone ad accedere al mercato del lavoro aperto;

19.

sottolinea la necessità di creare posti di lavoro di qualità, sostenibili e sicuri, eventualmente a seguito di un periodo di formazione mirante ad un'occupazione sostenibile e a tempo pieno, compresi posti di lavoro verdi e «bianchi» (settore sanitario), e di garantire la coesione sociale;

20.

sottolinea che non tutte le forme di occupazione atipiche conducono necessariamente a un lavoro instabile, precario od occasionale, con una minore protezione in materia di sicurezza sociale, salari più bassi e un accesso limitato alla formazione integrativa e all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita; fa notare tuttavia che tali forme precarie di occupazione sono spesso collegate a contratti atipici;

21.

fa notare che è necessario risolvere il problema dell'elevata disoccupazione e la questione della segmentazione del mercato del lavoro garantendo a tutti i lavoratori pari diritti e investendo nella creazione di posti di lavoro, nell'acquisizione di competenze e nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita; invita pertanto gli Stati membri a eliminare gradualmente tutte le forme di lavoro precario;

22.

fa osservare che l'eliminazione graduale del lavoro precario richiede un forte impegno da parte degli Stati membri, affinché, attraverso le politiche in materia di mercato del lavoro, forniscano adeguati «trampolini» per la transizione dal lavoro precario al lavoro regolare a tempo indeterminato, con maggiori diritti dei lavoratori e una maggiore protezione sociale;

23.

sottolinea il fatto che l'Unione europea si sia impegnata a raggiungere lo scopo di consentire alle persone di conciliare la vita lavorativa e la vita privata; critica tuttavia il fatto che la Commissione e gli Stati membri abbiano omesso di intraprendere un'azione efficace e significativa per raggiungere tale scopo;

24.

fa notare che il modo migliore di conciliare la vita privata con quella lavorativa è di aggiornare il modello di occupazione standard: contratti a tempo indeterminato con lavoro a tempo pieno più breve come norma generale e l'introduzione di norme per il lavoro a tempo parziale, in modo che l'offerta del lavoro a tempo parziale (15-25 ore settimanali), a coloro che lo desiderano, sia limitata al lavoro socialmente protetto e giustificato; sottolinea la necessità di considerare il lavoro a tempo pieno e quello a tempo parziale alla pari per quanto riguarda la retribuzione oraria, il diritto all'istruzione e all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, le possibilità di carriera e la protezione sociale;

B.     Flessicurezza e percorsi professionali garantiti

25.

ritiene indispensabile un aggiornamento dell'odierna riflessione sulla flessicurezza a livello europeo alla luce della crisi attuale, in modo da contribuire ad aumentare la produttività e la qualità dell'occupazione garantendo la sicurezza e la tutela dell'occupazione e dei diritti dei lavoratori, con un sostegno speciale per le persone che sono svantaggiate nel mercato del lavoro, e, al contempo, concedendo alle imprese la flessibilità organizzativa necessaria per creare o ridurre posti di lavoro in risposta alle mutevoli esigenze del mercato; è del parere che un'attuazione equa ed equilibrata dei principi della flessicurezza possa contribuire a rendere i mercati del lavoro più resistenti alle trasformazioni strutturali; ritiene inoltre che la flessibilità e i requisiti di sicurezza non siano in contraddizione con le politiche attive in materia di mercato del lavoro e che si possano rafforzare a vicenda se definiti attraverso un confronto equo dei pareri di tutte le parti sociali, i governi e le istituzioni europee, congiuntamente all'apprendimento reciproco e allo scambio delle buone prassi; ritiene che gli esiti della crescita dell'occupazione europea degli ultimi anni non abbiano tenuto in debito conto questi requisiti;

26.

segnala un problema che sta assumendo dimensioni sempre più consistenti: i «falsi» autonomi che spesso sono obbligati dai loro datori di lavoro a lavorare in condizioni miserevoli; ritiene inoltre che ai datori di lavoro che sfruttano la capacità di lavoro dei «falsi» lavoratori autonomi debbano essere comminate sanzioni;

27.

ritiene che la flessicurezza non possa funzionare in modo adeguato in mancanza di una forte protezione sociale e del sostegno alle persone che si reinseriscono nel mercato del lavoro, che sono elementi essenziali durante la transizione dallo studio al lavoro, da un lavoro ad un altro e dal lavoro alla pensione;

28.

invita la Commissione a proseguire gli sforzi per un'attuazione equilibrata delle politiche per la flessicurezza – portando avanti un'analisi della situazione di attuazione avvenuta sino ad ora negli Stati membri e verificando che le misure per la flessibilità siano state adeguatamente accompagnate da misure per la sicurezza dei lavoratori – e ad assistere gli Stati membri e le parti sociali nell'attuazione dei principi di flessicurezza affinché tali principi vengano applicati nel rispetto dell'"acquis" sociale europeo e secondo le specificità dei diversi mercati del lavoro, le differenti tradizioni in materia di politiche del lavoro e di contrattazione collettiva e le strutture dei loro sistemi di sicurezza sociale, e fa notare che l'apprendimento reciproco e lo scambio di buone prassi nonché il metodo di coordinamento aperto sono strumenti essenziali per coordinare i vari approcci strategici degli Stati membri;

29.

ritiene che, soprattutto nel contesto dell'attuale situazione economica, fare un bilancio dell'attuazione della flessicurezza negli Stati membri sia ancora più necessario e che le parti sociali sosterranno le riforme in materia di diritto del lavoro e mercato del lavoro solamente se il loro obiettivo sarà anche quello di ridurre in modo efficace le differenze di trattamento tra i diversi tipi di contratto; sottolinea che l'applicazione dei principi di flessibilità richiede un'adeguata protezione sociale, garantendo alle persone la possibilità di vivere e crescere professionalmente, congiuntamente a un sostegno speciale per coloro che cercano lavoro e un diritto del lavoro solido per tutti i tipi di occupazione basato su un quadro istituzionale chiaro, e che deve essere affiancata da meccanismi di protezione rafforzati per evitare situazioni di disagio;

30.

sottolinea che la domanda di una maggiore flessibilità nella vita lavorativa raggiunge i propri limiti quando le possibilità di vita e di realizzazione delle persone si trovano ad essere ridotte in modo eccessivo, ad esempio quando diventa molto difficile fondare una famiglia e provvedere al suo sostentamento, assistere i propri familiari e partecipare alla vita sociale;

31.

sottolinea l'importanza dell'aspetto sicurezza nella flessicurezza, che deve fornire sostegno ai lavoratori in cerca di un impiego in situazioni di transizione e garantire loro condizioni di vita decenti; ritiene che tale sostegno debba includere strumenti di formazione adeguati che permettano loro di adattarsi alle necessità del mercato del lavoro;

32.

ritiene che le imprese temano uno sfasamento continuo tra le loro necessità e le competenze delle persone in cerca di impiego, manchino di accesso al credito, che permetterebbe loro di effettuare assunzioni e investimenti, e non investano adeguatamente nel mercato del lavoro, e sottolinea l'importanza, nel contesto della crisi economica attuale, dello sviluppo di una visione a lungo termine da parte del sistema produttivo europeo, della creazione di un ambiente imprenditoriale favorevole, di sufficienti risorse finanziarie e dell’offerta di buone condizioni di lavoro; ritiene altresì che sia importante accrescere la certezza del diritto e la trasparenza sia per i datori di lavoro che per i lavoratori per quanto riguarda ambito, copertura e applicazione del diritto del lavoro;

33.

sottolinea l’importanza di prevenire, individuare e sanzionare il lavoro nero; invita la Commissione a elaborare una serie di iniziative concrete che includano norme specifiche per combattere le società prestanome, disposizioni sulla responsabilità in solido nelle catene dei subappalti e l'istituzione di un’agenzia europea per prevenire e individuare il lavoro nero;

34.

ritiene che, a causa della crisi economica e finanziaria, le imprese in alcuni Stati membri non riescano a trovare nel mercato del lavoro le forme contrattuali più idonee a salvaguardare le loro esigenze di flessibilità per rispondere alle imprevedibili fluttuazioni della domanda di mercato, di contenimento dei costi e di tutela della sicurezza dei lavoratori;

35.

invita a creare contratti flessibili e sicuri che garantiscano parità di trattamento nel contesto di un'organizzazione moderna del lavoro; è fermamente persuaso che i contratti di lavoro a tempo indeterminato debbano rimanere la forma principale dei rapporti di lavoro e considera che, nel contesto di un'organizzazione moderna del lavoro, sia opportuno prevedere contratti flessibili quanto alle modalità di prestazione e sicuri sul piano della tutela dell'impiego e dei diritti; riconosce che la configurazione giuridica generale dei contratti di lavoro a tempo indeterminato e il loro orientamento rispetto al concetto di flessicurezza nel diritto del lavoro nazionale è di importanza fondamentale per la sua accettazione da parte delle imprese e degli occupati;

36.

condanna energicamente la sostituzione di occupazione regolare con forme di contratti atipici che contribuiscono a creare condizioni di lavoro più misere e più precarie dell’occupazione regolare e che vanno a discapito della collettività, dei lavoratori e dei concorrenti, sottolinea che le prassi abusive violano e destabilizzano il modello sociale europeo e chiede agli Stati membri e alla Commissione di combatterle nel tempo con tutti gli strumenti a loro disposizione, ad esempio imponendo sanzioni più severe;

37.

crede fermamente che, tenendo conto delle varie tradizioni degli Stati membri, qualsiasi tipo di lavoro dovrebbe essere accompagnato da un nucleo di diritti che dovrebbe comprendere: salari sufficienti per vivere e l’eliminazione del divario salariale dovuto a genere o etnia, un'adeguata protezione sociale, la non discriminazione e la parità di trattamento in materia di occupazione ed accesso ad essa, la formazione e sviluppo professionale, la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e le disposizioni in materia di orario di lavoro/riposo, i diritti pensionistici, la libertà di associazione e di rappresentanza, la contrattazione collettiva, l'azione collettiva e l'accesso alla formazione e la progressione di carriera nonché la tutela in caso di perdita dell'impiego;

38.

invita l'UE e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per investire in competenze e formazione, a favore di un'occupazione stabile e sostenibile; invita pertanto gli Stati membri a investire nel capitale umano, attuando con determinazione e finanziando le strategie di apprendimento lungo tutto l'arco della vita collegate alle esigenze del mercato e riconoscendo le competenze e le capacità non-formali, fermo restando il rispetto dell’approccio del ciclo vitale; invita inoltre gli Stati membri a introdurre misure a livello nazionale, regionale e locale per garantire che tutti i giovani che escono dalla scuola abbiano accesso ad un posto di lavoro o all’istruzione superiore o ricevano una formazione professionale;

39.

invita gli Stati membri ad attuare politiche che consentano a tutti, comprese le categorie più deboli e svantaggiate, un effettivo accesso al mondo del lavoro e la possibilità di conciliare meglio un lavoro flessibile con la vita privata e familiare e le responsabilità di cura, assicurando un ampio sostegno alle pari opportunità e a tutti i servizi a tal fine necessari, ad esempio sostenendo misure quali il congedo di maternità, paternità e parentale, orari di lavoro flessibili e strutture di custodia dell'infanzia accessibili anche dal punto di vista finanziario;

40.

invita gli Stati membri a proporre politiche mirate alla creazione di nuove opportunità lavorative; è consapevole della responsabilità e dei rischi affrontati da coloro che creano tali posti di lavoro, inclusi quelli con contratti atipici;

41.

invita gli Stati membri a intraprendere misure volte a permettere la ripresa di un’attività professionale successivamente a un congedo parentale, eventualmente previa una formazione volta a riportare l’interessato ai livelli precedenti;

42.

raccomanda vivamente che l'iniziativa europea per l'occupazione includa un intervento rapido a sostegno dei disoccupati attuato nel momento in cui i posti di lavoro sono effettivamente soppressi, se non altro al fine di ridurre il rischio che i lavoratori siano esclusi dal mercato del lavoro e che si perda il capitale umano da essi rappresentato;

43.

invita gli Stati membri a rafforzare i piani di sostegno, in particolare per le persone poco qualificate e i disabili, attraverso un approccio per percorsi, una consulenza personalizzata, una (ri)qualificazione intensiva dei lavoratori, l'occupazione sovvenzionata e contributi all'avvio di attività autonome e di imprese; sottolinea tuttavia con vigore che tali sovvenzioni devono essere strutturate in modo tale da escludere la soppressione dei posti di lavoro regolari;

44.

invita la Commissione e gli Stati membri ad eliminare gli oneri amministrativi, qualora non siano volti a tutelare gli interessi dei lavoratori, al fine di migliorare l'ambiente imprenditoriale, in particolare per le PMI, ma sottolinea l'importanza di garantire che ogni cambiamento si ripercuota sulla sicurezza o la salute dei lavoratori; sottolinea che le PMI, per il loro numero considerevole nel mercato interno, sono le protagoniste della lotta alla disoccupazione nell'UE; sottolinea l'importanza di considerare, nella formulazione delle politiche occupazionali che le riguardano, le specificità delle loro esigenze e del territorio che le ospita;

45.

invita gli Stati membri a riferire in merito allo stato di avanzamento della riflessione e dell'attuazione di percorsi di flessicurezza;

46.

deplora il timido approccio del Consiglio e della Commissione in materia di flessicurezza; invita la Commissione e il Consiglio a impegnarsi sull’agenda del buon lavoro e a inserirla nella prossima generazione di Orientamenti integrati e nella Strategia europea per l’occupazione: promuovendo la garanzia del posto di lavoro e la sicurezza dell'occupazione per i lavoratori, un approccio fondato sui diritti per le politiche attive in materia di mercato del lavoro e apprendimento lungo tutto l'arco della vita, la salute e la sicurezza generale sul lavoro, pari e universali diritti sociali e dei lavoratori per tutti, un equilibrio lavoro/vita e la conciliazione della vita lavorativa e non, il miglioramento della qualità lavoro e del benessere sul lavoro;

47.

invita gli Stati membri a permettere i licenziamenti per motivi esclusivamente economici solo dopo che sia stato messo in atto ogni tentativo di adattamento e formazione dei dipendenti;

C.     Nuove forme di dialogo sociale

48.

ritiene che il riconoscimento formale del ruolo delle parti sociali nel nuovo trattato rappresenti un progresso, in quanto riconosce la loro autonomia e ribadisce l'importanza del loro ruolo nella promozione del dialogo sociale ed evidenzia, a tale riguardo, la particolare importanza del dialogo sociale settoriale, cui attualmente partecipano 40 settori;

49.

esprime tuttavia preoccupazione per l’impatto delle recenti sentenze Laval, Rüffert, Viking e Luxembourg della Corte di giustizia europea sulla libertà di associazione e la libertà di azione per migliorare le condizioni di lavoro;

50.

è del parere che il riconoscimento della concertazione tripartita al vertice sulla crescita e l'occupazione come organo istituzionale contribuisca al coinvolgimento delle parti sociali nelle politiche economiche dell'UE;

51.

ritiene che il contributo delle parti sociali europee e nazionali e delle organizzazioni della società civile alla realizzazione della strategia UE 2020 sia particolarmente importante per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi in materia di occupazione e l'aggiornamento e l'attuazione dell'agenda della flessicurezza;

52.

invita la Commissione e i governi nazionali a sentirsi responsabili della situazione degli «outsider» (lavoratori con contratti atipici o «molto atipici») e a garantire un equilibrio tra i loro diritti e le loro esigenze in materia di protezione sociale e quelli degli «insider»;

53.

invita le parti sociali a livello europeo e nazionale a sostenere gli investimenti in strategie di apprendimento collegate alle esigenze del mercato e apprezza il «Framework of actions for the lifelong learning development of competencies and qualifications» già concordato dalle parti sociali;

54.

ritiene che le persone interessate da misure di inclusione nel mercato del lavoro o misure atte a prepararle a (re)inserirsi nel mercato del lavoro, così come le organizzazioni della società civile che offrono loro questi servizi o le rappresentano, debbano essere implicate nella progettazione, attuazione e realizzazione delle politiche che le interessano;

55.

osserva che il coinvolgimento delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile nella definizione e attuazione delle politiche varia notevolmente nei vari Stati membri, ma che in generale la tendenza è quella di usare un'ampia combinazione di strumenti per perseguire obiettivi strategici; reputa che la qualità del riconoscimento sociale e istituzionale di cui le parti sociali beneficiano andrà rafforzata ancor più sul piano nazionale e dovrà assumere un carattere più sostanziale, poiché è un elemento rilevante della qualità del loro contributo; evidenzia tuttavia che la qualità del dialogo sociale varia sensibilmente tra i paesi e tra i settori ed esorta le parti sociali a creare un autentico «partenariato sociale» a tutti i livelli;

56.

ritiene che la contrattazione collettiva abbia dimostrato di essere uno strumento efficace per mantenere l'occupazione e che essa consenta ai datori di lavoro e ai lavoratori di trovare soluzioni efficaci per far fronte alla recessione; rileva in proposito l’importanza di un forte consenso tra le parti sociali nei sistemi nazionali in cui la tutela del diritto del lavoro è minima;

57.

è convinto che il successo del dialogo sociale sul posto di lavoro sia ampiamente determinato dalle strutture che le rappresentanze dei lavoratori hanno per quanto riguarda la fornitura di informazioni di qualità, la formazione regolare e il tempo a disposizione;

58.

è convinto che il ruolo dei governi sia determinante nel fornire i presupposti per una contrattazione collettiva ampia ed efficace, che comprenda strutture tripartite per coinvolgere, in modo istituzionalmente ufficializzato, sostanziale e su base paritaria, le parti sociali nell'elaborazione delle politiche pubbliche, in conformità della prassi e delle tradizioni nazionali;

*

* *

59.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato di protezione sociale, al Comitato europeo per l'occupazione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.


(1)  Testi approvati, P6_TA(2009)0123.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0466.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2007)0574.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2007)0339.

(5)  Testi approvati, P6_TA(2009)0371.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/48


Martedì 6 luglio 2010
Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell'Unione europea

P7_TA(2010)0264

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2010 sul Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell'Unione europea (2009/2153(INI))

2011/C 351 E/07

Il Parlamento europeo,

visti gli articoli 191 e 192 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, relativi alla promozione di un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente,

visto il Libro verde della Commissione sulla gestione dei rifiuti organici biodegradabili nell'Unione europea (COM(2008)0811),

viste le conclusioni adottate dal Consiglio dell'Unione europea il 25 giugno 2009 (11462/09 del 26 giugno 2009),

vista la direttiva 2006/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (1),

vista la direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (2),

vista la sua posizione del 17 gennaio 2002 sulla posizione comune definita dal Consiglio in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente (3),

vista la sua risoluzione del 12 marzo 2008 sull'agricoltura sostenibile e il biogas: la necessità di una revisione della legislazione dell'UE (4),

vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2009 su «2050: il futuro inizia oggi - Raccomandazioni per una futura politica integrata dell'Unione europea sul cambiamento climatico» (5),

vista la sua risoluzione del 10aprile 2008 sulla revisione interlocutoria del sesto programma comunitario d'azione in materia di ambiente (6),

vista la sua posizione del 14 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE (7),

vista la sua risoluzione del 13 novembre 2007 sulla strategia tematica per la protezione del suolo (8),

vista la sua posizione del 25 ottobre 2005 relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti (9),

vita la sua risoluzione del 29 settembre 2005 sulla quota di fonti energetiche rinnovabili nell'Unione europea e le proposte di azioni concrete (10),

vista la sua posizione del 17 giugno 2008 sulla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (11),

vista la sua risoluzione del 13 febbraio 2007 su una strategia tematica per il riciclaggio dei rifiuti (12),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A7–0203/2010),

A.

considerando che l'iniziativa avviata dalla Commissione con il suo Libro verde offre un'opportunità per un'azione comunitaria in materia di gestione dei rifiuti organici biodegradabili,

B.

considerando che una corretta gestione dei rifiuti organici comporta vantaggi non solo ambientali ma anche sociali ed economici,

C.

considerando che l'articolo 2, paragrafo 4, della direttiva quadro sui rifiuti prevede che potranno essere fissate in singole direttive disposizioni specifiche o complementari per regolamentare la gestione di determinate categorie di rifiuti,

D.

considerando che la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti non fornisce strumenti sufficienti per una gestione sostenibile della frazione organica,

E.

considerando che le disposizioni relative alla gestione dei rifiuti organici sono frammentarie e che gli attuali strumenti legislativi sono inadeguati per conseguire gli obiettivi enunciati di una gestione efficace dei rifiuti organici; considerando che è pertanto necessaria una direttiva specifica per la gestione di tali rifiuti; considerando che la raccolta in un unico atto legislativo di tutte le diverse disposizioni riguardanti la gestione dei rifiuti organici sarebbe di per sé un esempio concreto di ottima prassi legislativa e di legislazione migliore che assicurerebbe nel contempo una semplificazione, una maggiore chiarezza, un controllo e un'applicazione migliori nonché maggiore certezza giuridica, permettendo così di ottenere la fiducia a lungo termine degli investitori pubblici e privati,

F.

considerando che nelle conclusioni della conferenza sul riciclaggio dei rifiuti organici in Europa, svoltasi il 15 febbraio 2010 a Barcellona con la partecipazione del Consiglio, della Commissione e del Parlamento europeo (13), si afferma che è necessario intervenire per creare un quadro legislativo europeo in materia di rifiuti organici, dal momento che questa è una fase cruciale per dare impulso alla regolamentazione in questo settore,

G.

considerando che una direttiva specifica sui rifiuti organici dovrebbe essere adeguatamente flessibile per coprire le diverse opzioni di gestione disponibili, dato che occorre prendere in considerazione e valutare un gran numero di variabili e di fattori locali,

H.

considerando che il potenziale inesplorato rappresentato dai rifiuti organici è stato gestito con politiche assai differenti nei singoli Stati membri; considerando necessaria una gestione migliore di detti rifiuti ai fini di una gestione efficiente e sostenibile delle risorse; considerando auspicabile un potenziamento della raccolta differenziata dei rifiuti organici onde pervenire alla concretizzazione degli obiettivi in materia di riciclaggio e di energie rinnovabili e contribuire al raggiungimento degli obiettivi della strategia UE 2020, in particolare nell'ambito dell'iniziativa faro a favore dell'efficienza delle risorse,

I.

considerando che la raccolta differenziata consente, in particolare, una gestione ottimale di alcuni tipi di rifiuti organici, come i rifiuti di cucina a livello dei consumatori e delle strutture collettive, ma anche i rifiuti delle attività di ristorazione collettiva che utilizzano stoviglie monouso biodegradabili e compostabili,

J.

considerando che la valorizzazione dei rifiuti organici mediante compostaggio permette di riciclare anche i prodotti biodegradabili e compostabili già oggetto di un'iniziativa comunitaria (Lead Market Initiative),

K.

considerando che è necessario definire norme di qualità a livello di Unione europea in materia di trattamento dei rifiuti organici e di qualità del compost, che la definizione di parametri di qualità per il compost, incluso un approccio integrato che oltre alla qualità garantisca anche la tracciabilità e un uso sicuro, permetterà di creare fiducia nel prodotto presso i consumatori; considerando opportuno introdurre una classificazione del compost in funzione della sua qualità, affinché il suo utilizzo non produca effetti negativi sul suolo e le acque sotterranee, e in particolare sui prodotti agricoli coltivati su tale suolo,

L.

considerando che, visto il loro scarso grado di realizzazione, gli obiettivi fissati relativamente alle alternative allo smaltimento dei rifiuti organici in discarica potranno essere conseguiti solo previa definizione di orientamenti legislativi supplementari,

M.

considerando che possono rendersi necessarie misure di protezione per garantire che l'uso del compost non contamini il suolo o le acque sotterranee,

N.

considerando che si dovrebbero altresì prendere in considerazione e valutare le possibilità di utilizzare il compost di cattiva qualità in modo da non danneggiare l'ambiente e la salute umana e che, a livello dell'UE, un'adeguata definizione delle possibilità di utilizzare compost di cattiva qualità, che stabilisca quando esso può essere considerato un prodotto e quando deve essere considerato un rifiuto, consentirebbe agli Stati membri di orientarsi con più facilità nelle proprie decisioni su questioni relative all'uso del compost,

O.

considerando che la realizzazione di un'Europa efficiente dal punto di vista delle risorse è una delle iniziative faro della strategia Europa 2020 e che occorre pertanto promuovere tale obiettivo; considerando altresì che il riciclaggio dei rifiuti organici contribuisce ad aumentare l'efficienza delle risorse,

P.

considerando che i rifiuti organici umidi riducono l'efficacia dell'incenerimento; che l'incenerimento dei rifiuti organici è indirettamente incoraggiato dalla direttiva relativa alla produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili; che i rifiuti organici possono fornire un maggiore contributo alla lotta al cambiamento climatico se vengono riciclati in compost, per migliorare la qualità dei suoli e il sequestro del carbonio, un obiettivo che non viene attualmente perseguito dalla direttiva sulla produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili,

Q.

considerando che il processo di digestione anaerobica per la produzione di biogas costituisce un efficiente processo di recupero di energia e che il digestato può essere utilizzato per produrre compost,

R.

considerando che il risultato deve essere l'obiettivo principale di un'adeguata gestione dei rifiuti organici, il che significa che è possibile mantenere aperte tutte le opzioni tecnologiche per la gestione dei rifiuti organici al fine di incentivare l'innovazione, la ricerca scientifica e la competitività,

S.

considerando che esiste un'importante sinergia tra la transizione verso una società basata sul riciclaggio, lo sviluppo di un'economia a basse emissioni di carbonio e il potenziale ai fini della creazione di posti di lavoro verdi in questo settore, e che è quindi necessario stanziare fondi per attività di ricerca sull'impatto che hanno sull'ambiente di lavoro la raccolta e la gestione dei rifiuti organici,

T.

considerando che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero promuovere azioni di sensibilizzazione ambientale in questo campo, in particolare nelle scuole, al fine di favorire una gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani e di rendere maggiormente consapevoli i cittadini dei vantaggi della raccolta differenziata; considerando che le amministrazioni comunali e le imprese municipali svolgono un ruolo rilevante nel fornire consulenza e informazioni ai cittadini in materia di prevenzione dei rifiuti,

U.

considerando che i rifiuti organici rappresentano oltre il 30 % dei rifiuti solidi urbani; considerando la quantità crescente di rifiuti organici nell'Unione europea, che costituiscono una fonte rilevante di gas a effetto serra e hanno altre ripercussioni negative sull'ambiente, se depositati in discarica in condizioni che hanno fatto della gestione dei rifiuti la quarta più importante fonte di gas a effetto serra,

V.

considerando che nella pratica non sono solo i rifiuti organici prodotti dai nuclei domestici ad essere trattati in modo sostenibile,

W.

considerando che la gestione di tali rifiuti va strutturata in conformità della «gerarchia dei rifiuti» - ossia prevenzione e riduzione, riutilizzo, riciclaggio, altri tipi di valorizzazione, segnatamente a fini energetici, e infine, come ultima opzione, smaltimento in discarica (in conformità dell'articolo 4 della direttiva quadro sui rifiuti) -, in base alla quale il riciclaggio dei rifiuti organici è preferibile all'incenerimento, in quanto non soltanto evita la formazione di gas metano, ma contribuisce anche a combattere il cambiamento climatico grazie al sequestro del carbonio e al miglioramento della qualità del suolo; considerando che la prevenzione è l'obiettivo prioritario della gestione dei rifiuti organici e che essa consente in particolare di evitare sprechi di alimenti e rifiuti verdi, ad esempio attraverso una pianificazione migliore dei giardini pubblici che preveda l'impiego di piante e alberi a bassa manutenzione,

X.

considerando che, se si vuole progredire sulla via di una gestione dei rifiuti organici più efficace sotto il profilo ambientale, occorre considerare la questione da una prospettiva integrata che abbracci le politiche in materia di energia e di protezione del suolo, in linea con gli obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico; considerando che quando i rifiuti organici trattati vengono utilizzati in sostituzione della torba, tutelando così gli ecosistemi delle zone umide, vi è l'ulteriore vantaggio della salvaguardia della biodiversità,

Y.

considerando che la digestione anaerobica per produrre biogas da rifiuti organici può fornire un valido contributo alla gestione sostenibile delle risorse nell'Unione europea e al conseguimento sostenibile degli obiettivi dell'UE in materia di energie rinnovabili,

Z.

considerando che i rifiuti organici vanno considerati una risorsa naturale preziosa, che può essere utilizzata per la produzione di compost di alta qualità, contribuendo in tal modo alla lotta contro il degrado dei suoli in Europa, mantenendone la fertilità, riducendo l'impiego di fertilizzanti chimici nell'agricoltura, e specialmente di quelli a base di fosforo, e aumentando la capacità di ritenzione idrica del terreno,

AA.

considerando i differenti sistemi di gestione dei rifiuti adottati negli Stati membri e il fatto che lo smaltimento in discarica resta il metodo di eliminazione dei rifiuti solidi urbani più utilizzato nell'Unione europea, benché sia l'opzione peggiore per l'ambiente,

AB.

considerando che la produzione di carburanti per i trasporti a partire dai rifiuti organici presenta un vantaggio ambientale considerevole,

AC.

considerando la necessità di incoraggiare la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica nel settore della gestione dei rifiuti organici,

AD.

considerando che grazie alla raccolta differenziata è possibile evitare contaminazioni, promuovere l'obiettivo di ottenere un compost di alta qualità, fornire materiali di qualità per il riciclaggio dei rifiuti organici e migliorare l'efficienza della valorizzazione energetica,

AE.

considerando che gli studi disponibili e le esperienze maturate nei vari Stati membri dimostrano l'importanza di una raccolta differenziata che sia praticabile nonché sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico e che dovrebbe essere resa obbligatoria; considerando altresì che la raccolta differenziata dovrebbe essere un prerequisito della produzione di compost di alta qualità,

Legislazione

1.

invita la Commissione a rivedere la legislazione applicabile ai rifiuti organici al fine di elaborare, entro la fine del 2010, una proposta di direttiva specifica, nel rispetto del principio di sussidiarietà, che comprenda tra l'altro:

l'istituzione di un sistema di raccolta differenziata obbligatorio per gli Stati membri, salvo nei casi in cui questa non sia l'opzione più adeguata dal punto di vista ambientale ed economico;

il riciclaggio dei rifiuti organici;

un sistema di classificazione della qualità dei diversi compost ottenuti dal trattamento dei rifiuti organici;

2.

chiede alla Commissione di prevedere la quantificazione, all'interno dei piani nazionali sulle emissioni, delle riduzioni di CO2 equivalente ottenute grazie al riciclaggio e compostaggio dei rifiuti organici;

3.

osserva che un futuro quadro dell'Unione europea offrirebbe a molti Stati membri orientamenti giuridici e chiarezza giuridica e li incoraggerebbe a investire nella gestione dei rifiuti organici; esorta la Commissione ad appoggiare gli Stati membri nell'introduzione di sistemi di raccolta differenziata e a stabilire obiettivi vincolanti e ambiziosi per il riciclaggio di tali rifiuti;

4.

ricorda che il sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente 2001-2010, del 22 luglio 2002, stabilisce all'articolo 8, paragrafo 2, punto iv) che la Commissione è tenuta a elaborare normative sui rifiuti organici quale azione prioritaria per realizzare l'obiettivo dell'uso e della gestione sostenibili delle risorse naturali e dei rifiuti, e che è inaccettabile che dopo otto anni non sia stata ancora presentata alcuna proposta legislativa;

5.

chiede alla Commissione di elaborare, nella sua valutazione d'impatto, un migliore sistema di gestione dei rifiuti organici concernente il riciclaggio dei rifiuti organici raccolti in modo differenziato, l'uso del compostaggio a fini agricoli ed ecologici, le opzioni di trattamento meccaniche/biologiche e l'uso dei rifiuti organici come fonte di energia; ritiene che la valutazione d'impatto debba essere utilizzata come base per mettere a punto un nuovo quadro giuridico dell'Unione europea sui rifiuti organici biodegradabili;

Uso

6.

sollecita la Commissione a stabilire criteri, d'intesa con gli Stati membri, per la produzione e l'utilizzo di compost di alta qualità e ad adottare requisiti minimi per i prodotti finali, in conformità dell'articolo 6 della direttiva quadro sui rifiuti, permettendo una classificazione in base a criteri di qualità che copra i diversi tipi di uso dei vari tipi di compost risultanti dal trattamento dei rifiuti organici nel quadro di una strategia basata su un approccio integrato che garantisca, oltre alla qualità, la tracciabilità e l'uso sicuro del prodotto;

Energia

7.

ritiene che la digestione anaerobica sia particolarmente utile per i rifiuti organici, in quanto produce ammendanti del suolo ricchi di elementi nutritivi, digestato e anche biogas, che è un'energia rinnovabile che può essere trasformata in biometano o utilizzata per generare elettricità di base;

8.

ritiene che una condizione essenziale perché l'incenerimento dei rifiuti organici diventi un'alternativa possibile nella gerarchia del trattamento dei rifiuti è che esso si combini con il recupero d'energia;

9.

rileva che, per quanto riguarda il riciclaggio di rifiuti organici per la produzione di energia, occorre fare attenzione all'efficienza energetica e alla sostenibilità dello sviluppo, e che soprattutto occorre utilizzare tali risorse nel modo più efficiente possibile; ribadisce pertanto che la raccolta differenziata è estremamente importante per dare attuazione alla direttiva sulle discariche (14), fornire materiali di qualità per il riciclaggio dei rifiuti organici e migliorare l'efficacia del recupero di energia;

10.

rileva che, al fine di accrescere le soluzioni alternative e i tassi di riciclaggio e di generazione di biogas, si dovrebbe poter ricorrere a tutte le opzioni e a tutti gli strumenti tecnologici atti a massimizzare il riciclaggio o la generazione di biogas;

11.

ritiene che i rifiuti organici costituiscano una preziosa risorsa rinnovabile per la produzione di elettricità e di biocarburante per i trasporti e l'alimentazione della rete del gas, attraverso la purificazione del biogas da essi derivato e la sua trasformazione in biometano (soprattutto metano - dal 50 % al 75 % - e diossido di carbonio); invita la Commissione ad analizzare ed incoraggiare le possibilità di utilizzo dei rifiuti organici per la produzione di biogas;

12.

sottolinea che occorre ridurre maggiormente la quantità di rifiuti organici smaltiti in discarica; rileva, in tale contesto, che i rifiuti organici possono contribuire al raggiungimento dell'obiettivo dell'UE di portare almeno al 20 %, entro il 2020, la quota dell'energia rinnovabile, nonché all'obiettivo stabilito nella direttiva relativa alla qualità dei combustibili; ricorda che la direttiva sulle energie rinnovabili appoggia l'utilizzo di tutti i tipi di biomassa come fonte di energia rinnovabile, compresi i rifiuti organici biodegradabili utilizzati a fini energetici, e che i biocarburanti ottenuti dai rifiuti hanno valore doppio ai fini dell'obiettivo del 10 % di energia rinnovabile nel settore dei trasporti; chiede pertanto agli Stati membri di prendere in considerazione, nelle loro legislazioni nazionali, il recupero di energia dalla parte biodegradabile dei rifiuti, nell'ambito di una politica integrata in materia di gerarchia dei rifiuti, e li esorta a condividere le prassi migliori;

Ricerca e innovazione

13.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere e sostenere la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica nel settore della gestione dei rifiuti organici;

14.

chiede alla Commissione di impegnarsi ulteriormente a favore della ricerca sui metodi di trattamento dei rifiuti organici, al fine di quantificare meglio i vantaggi connessi al suolo nonché il recupero di energia e gli impatti ambientali;

Sensibilizzazione e informazione

15.

sollecita la Commissione e gli Stati membri a promuovere azioni di sensibilizzazione ambientale nel campo dei rifiuti organici, in particolare nelle scuole e negli istituti di insegnamento superiore, al fine di incoraggiare modelli di comportamento più virtuosi relativamente alla prevenzione dei rifiuti, favorire una gestione sostenibile dei rifiuti organici e dei rifiuti solidi urbani e accrescere la consapevolezza dell'opinione pubblica in tema di prevenzione e riciclaggio dei rifiuti, nonché relativamente ai vantaggi della raccolta differenziata e al trattamento biologico dei rifiuti organici; sottolinea, in questo contesto, l'importante ruolo delle città, delle amministrazioni comunali e delle imprese municipali nel fornire consulenza e informazioni dei cittadini in materia di prevenzione dei rifiuti;

Aspetti ambientali

16.

ritiene che i rifiuti organici trattati dovrebbero essere utilizzati per conservare la materia organica e completare i cicli degli elementi nutritivi, in particolare quello del fosfato, mediante riciclaggio nel terreno e invita la Commissione a riconoscere la necessità di verificare se le politiche contribuiscono a mitigare l'impoverimento inaccettabilmente rapido delle risorse di fosfato a livello mondiale;

17.

insiste sulla necessità di considerare i rifiuti organici privi di sostanze dannose come una preziosa risorsa naturale che può essere utilizzata per produrre compost di qualità;

18.

ritiene che il futuro dell'agricoltura dipenda anche dalla conservazione e dal ripristino della fertilità del suolo; rileva che l'uso di compost di qualità in agricoltura può contribuire a preservare la produttività dei terreni, ad aumentare la loro ritenzione idrica e la loro capacità di stoccaggio del carbonio nonché a ridurre l'uso di fertilizzanti sintetici; sottolinea il ruolo degli Stati membri nel garantire l'uso di compost di qualità nei terreni agricoli;

19.

rileva che nel processo di compostaggio i gas emessi dalle sostanze immagazzinate possono essere controllati solo difficilmente, il che può costituire una seria minaccia per l'ambiente e l'atmosfera; ricorda che, per un compostaggio corretto, in particolare dei rifiuti urbani organici, è opportuna anche la protezione delle acque sotterranee dal percolato della massa di compostaggio;

20.

sottolinea che, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati a vari livelli (lotta al riscaldamento climatico e al degrado e all'erosione del suolo; raggiungimento degli obiettivi in materia di energie rinnovabili), l'abbinamento tra compostaggio e fermentazione dei rifiuti organici raccolti in modo differenziato, se fattibile, presenta indubbiamente vantaggi e dovrebbe essere incoraggiato;

21.

invita pertanto la Commissione a proporre obiettivi nazionali di riciclaggio dei rifiuti organici, al fine di limitare la quantità di rifiuti organici destinati ad essere gestiti nel modo meno auspicabile (discariche e incenerimento);

Rispetto della direttiva sulle discariche

22.

ricorda che la gestione dei rifiuti organici deve essere impostata seguendo la gerarchia dei metodi di gestione dei rifiuti, ossia prevenzione, riciclaggio, recupero di altro tipo, tra l'altro a fini energetici e, come ultima opzione, smaltimento in discarica (direttiva 1999/31/CE, articolo 5, e direttiva 2008/98/CE (15)); invita la Commissione ad adoperarsi maggiormente affinché in tutta la Comunità vengano osservate e applicate le norme sulle discariche;

23.

prende atto delle differenze nei singoli Stati membri quanto alle misure legislative nazionali in vigore e ai sistemi di gestione dei rifiuti e del fatto che il deposito in discarica continua ad essere il metodo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani più usato nell'Unione europea; invita gli Stati membri ad aumentare la cooperazione e gli scambi di migliori prassi nel settore della gestione dei rifiuti organici;

24.

ritiene che il trattamento meccanico-biologico (MBT) rappresenti un'efficace opzione per sottrarre significative quantità di rifiuti putrescibili alle discariche e destinarle invece al compostaggio, alla digestione anaerobica e al recupero energetico;

Aspetti economici

25.

ritiene necessari incentivi finanziari per la diffusione della raccolta differenziata e di altri sistemi di gestione dei rifiuti organici che ottimizzino il recupero delle risorse;

26.

sottolinea che per incoraggiare lo sviluppo di un mercato europeo del compost sono necessari miglioramenti nella gestione dei rifiuti organici e l'armonizzazione degli standard di qualità per il compost;

27.

ritiene che il principio «chi inquina paga» dovrebbe costituire la base per il rimborso delle spese aggiuntive derivanti dall'immissione nel suolo di sostanze inquinanti, di modo che le esternalità negative della spanditura di rifiuti organici non siano a carico degli agricoltori;

28.

sottolinea che in molti Stati membri esistono già alcune infrastrutture, ma che servono incentivi finanziari per creare e consolidare i potenziali mercati di compost e digestato, bioenergia e biocombustibile ottenuti dai rifiuti organici;

29.

sottolinea i vantaggi ambientali offerti dalla produzione di carburanti per autotrasporto a partire dai rifiuti organici; chiede agli Stati membri, alla luce della gerarchia dei rifiuti, di tener conto di tale aspetto nel dare attuazione alla direttiva quadro rivista sui rifiuti e invita la Commissione a considerare la questione nelle sue linee guida al riguardo;

30.

esorta la Commissione a includere in tutti gli studi di impatto, attuali o complementari, che realizzerà al riguardo i tipi di incentivi economici, finanziamenti o aiuti che potrebbero essere mobilitati o creati per lo sviluppo e l'utilizzazione di tecnologie che consentano una gestione adeguata dei rifiuti organici;

*

* *

31.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU L 114 del 27.4.2006, pag. 9.

(2)  GU L 182 del 16.7.1999, pag. 1.

(3)  GU C 271 E del 7.11.2002, pag. 154.

(4)  GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 29.

(5)  GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 44.

(6)  GU C 247 E del 15.10.2009, pag. 18.

(7)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 281.

(8)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag.138.

(9)  GU C 272 E del 9.11.2006, pag. 59.

(10)  GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 599.

(11)  GU C 286 E del 27.11.2009, pag. 81.

(12)  GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 135.

(13)  Nota del Segretariato del Consiglio del 9 marzo 2010, documento del Consiglio 7307/10.

(14)  Direttiva 1999/31/CE, considerando 17.

(15)  GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3.


Mercoledì 7 luglio 2010

2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/56


Mercoledì 7 luglio 2010
Remunerazione degli amministratori delle società quotate e politiche retributive nel settore dei servizi finanziari

P7_TA(2010)0265

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sulla remunerazione degli amministratori delle società quotate e le politiche retributive nel settore dei servizi finanziari (2010/2009(INI))

2011/C 351 E/08

Il Parlamento europeo,

vista la raccomandazione della Commissione del 30 aprile 2009 sulle politiche retributive nel settore dei servizi finanziari (C(2009)3159),

vista la raccomandazione della Commissione del 30 aprile 2009 che integra le raccomandazioni 2004/913/CE e 2005/162/CE per quanto riguarda il regime concernente la remunerazione degli amministratori delle società quotate (C(2009)3177),

vista la proposta della Commissione relativa a una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche retributive da parte delle autorità di vigilanza (COM(2009)0362),

visti i principi di sane pratiche in materia di incentivi retributivi del Forum per la stabilità finanziaria (FSB) del 2 aprile 2009 e le norme attuative di accompagnamento del 25 settembre 2009,

visto il documento «High-level Principles for Remuneration Policies» (principi ad alto livello in ordine alla politica retributiva) del Comitato delle autorità europee di vigilanza bancaria (CEBS) del 20 aprile 2009,

vista la relazione del CEBS sull'attuazione nazionale dei suoi principi ad alto livello in ordine alla politica retributiva dell'11 giugno 2010,

visto il documento «Compensation Principles and Standards Assessment Methodology» del comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria del gennaio 2010,

visto il documento dell'OCSE del febbraio 2010 sul governo societario e la crisi finanziaria – Conclusioni e buone pratiche emergenti finalizzate a rafforzare l'attuazione dei principi,

vista la sua risoluzione del 18 maggio 2010 sulle questioni deontologiche connesse con la gestione di imprese (1),

visto il Libro verde della Commissione del 2 giugno 2010 sul governo societario negli istituti finanziari e le politiche di remunerazione (COM(2010)0284),

vista la relazione della Commissione del 2 giugno 2010 sull'applicazione da parte degli Stati membri della raccomandazione 2009/385/CE della Commissione (raccomandazione del 2009 sulla remunerazione degli amministratori) che integra le raccomandazioni 2004/913/CE e 2005/162/CE per quanto riguarda il regime concernente la remunerazione degli amministratori delle società quotate (COM(2010)0285),

vista la relazione della Commissione del 2 giugno 2010 sull'applicazione da parte degli Stati membri della raccomandazione della Commissione 2009/384/CE sulle politiche retributive nel settore dei servizi finanziari (COM(2010)0286),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7–0208/2010),

A.

considerando che, nel settore finanziario e in alcune società quotate, le politiche retributive delle categorie di personale la cui attività professionale ha un'incidenza materiale sul profilo di rischio dell'impresa o della società sono state tali da incoraggiare le transazioni miranti ad ottenere profitti a breve termine, sviluppando a tal fine modelli imprenditoriali sempre più rischiosi a scapito dei lavoratori, dei risparmiatori e degli investitori e, in generale, della crescita sostenibile,

B.

considerando che il Libro verde della Commissione sul governo societario negli istituti finanziari e le politiche di remunerazione sottolinea che l'assenza di reali meccanismi di controllo ha pesantemente contribuito all'eccessiva assunzione di rischi da parte degli istituti finanziari e che il governo societario deve tener conto della stabilità del sistema finanziario, il quale dipende dagli interventi di numerosi attori,

C.

considerando che l'inadeguatezza dei regimi retributivi di alcuni istituti finanziari che incentivano un'assunzione di rischi eccessiva e imprudente ha svolto un ruolo nell'accumulazione dei rischi che ha portato all'attuale crisi finanziaria, economica e sociale e che tale aspetto costituisce pertanto un serio motivo di preoccupazione per responsabili politici ed autorità di regolamentazione,

D.

considerando la necessità che gli istituti finanziari tengano conto, nell'ambito della propria responsabilità sociale, dell'ambiente sociale in cui essi operano, nonché, in maniera integrata, degli interessi di tutte le parti interessate, ossia clienti, azionisti e dipendenti,

E.

considerando le numerose iniziative avviate a livello mondiale, europeo e nazionale al fine di ovviare alle prassi retributive problematiche e considerando che è essenziale adottare una strategia coordinata a livello internazionale, non solo per garantire condizioni omogenee, ma anche per garantire la competitività dell'Europa su scala mondiale e promuovere una concorrenza sostenibile ed equa tra i mercati,

F.

considerando che i principi di sane pratiche in materia di incentivi retributivi, pubblicati dal Forum per la stabilità finanziaria (FSB) e approvati dai leader del G20, definiscono i cinque elementi di una sana pratica retributiva e rilevando l'importanza di promuovere l'attuazione simultanea di tali principi,

G.

considerando che i principi convenuti e le misure già adottate in materia di politica retributiva dovrebbero formare l'oggetto di un monitoraggio permanente e, se del caso, di un adeguamento onde creare condizioni omogenee in tutta Europa e garantire la competitività globale del settore finanziario europeo,

H.

considerando che, come dimostrano diversi studi scientifici e l'esperienza pratica, l'incidenza delle raccomandazioni non vincolanti sulle politiche retributive è limitata, donde la necessità manifesta di introdurre uno strumento più potente volto a garantire il rispetto dei principi,

I.

considerando che, stando alla relazione della Commissione, nonostante l'accelerazione dell'impegno ad attuare una riforma sostanziale in materia di politiche retributive dovuta alla crisi, soltanto 16 Stati membri hanno dato pienamente o parzialmente attuazione alla raccomandazione della Commissione,

Osservazioni generali

1.

si compiace delle iniziative intraprese dalla Commissione e dall'FSB sul tema delle politiche retributive nel settore finanziario e nelle società quotate in generale; è del parere, tuttavia, che occorra tenere proporzionalmente conto delle dimensioni dell'impresa finanziaria e, di conseguenza, del contributo della sua attività al rischio sistemico all'atto di imporre agli istituti finanziari ulteriori oneri normativi in materia di politica retributiva e di requisiti patrimoniali;

2.

prende atto delle proposte formulate nella relazione sulle direttive sui requisiti patrimoniali riguardo ai principi vincolanti per le politiche retributive nel settore finanziario;

Una governance efficace delle remunerazioni

3.

rileva che le autorità di vigilanza dovrebbero decidere in merito all'opportunità di istituire un comitato retribuzioni per gli istituti finanziari e le società quotate; è opportuno che facciano ciò in maniera adeguata alle dimensioni, all'organizzazione interna, alla natura, alla portata e alla complessità delle attività svolte; è del parere che, ove l'autorità di vigilanza lo ritenga opportuno, la politica retributiva dovrebbe essere definita dal comitato retribuzioni, il quale deve essere indipendente, deve rispondere agli azionisti e alle autorità di vigilanza e deve collaborare strettamente con il comitato di rischio della società ai fini della valutazione degli incentivi creati dal sistema di remunerazione;

4.

sottolinea la necessità che il comitato retribuzioni possa accedere all'oggetto dei contratti, il che comporta che i contratti sotto il suo controllo vanno concepiti in modo tale da consentire di sanzionare gli atti di grave negligenza attraverso deduzioni di pagamento; si parla di grave negligenza in particolare quando non viene osservato l'obbligo di diligenza, nel cui caso, il comitato retribuzioni deve garantire che la deduzione non sia soltanto di natura simbolica ma contribuisca in modo sostanziale al risarcimento dei danni causati; è inoltre opportuno sollecitare gli istituti finanziari ad avvalersi di un dispositivo di malus, che prevede la restituzione degli indennizzi legati ai risultati qualora si scopra che questi ultimi siano insufficienti;

5.

ritiene che il presidente e i membri con diritto di voto del comitato retribuzioni debbano essere membri dell'organo di direzione che non esercitano funzioni esecutive nell'istituto finanziario o nella società quotata in questione; ritiene che gli amministratori e i membri dell'organo di direzione dovrebbero evitare di essere simultaneamente membri di organi di direzione di altre società ove sussista il rischio di un conflitto di interessi;

6.

reputa che, se del caso, gli azionisti dovrebbero avere la possibilità di contribuire alla definizione di politiche retributive sostenibili e, a tal fine, di esprimere pertanto il proprio parere in merito a tali politiche mediante una votazione non vincolante sulla relazione relativa alle retribuzioni in sede di assemblea generale della società;

7.

rileva che la remunerazione dei membri non esecutivi dell'organo di direzione dovrebbe consistere unicamente nella retribuzione fissa ed escludere qualsiasi elemento basato sui risultati o sulle azioni;

8.

sottolinea che i membri impegnati nel controllo dei rischi devono essere indipendenti dalle unità aziendali che controllano, disporre di poteri adeguati e di una remunerazione non legata ai risultati di tali unità;

Allineamento efficace tra remunerazione e prudente assunzione del rischio

9.

sottolinea la necessità che la remunerazione sia adeguata a tutte le tipologie di rischio, sia simmetrica ai risultati del rischio e sia attenta all'orizzonte temporale dei rischi presenti e potenziali che hanno un impatto sul rendimento e sulla stabilità della società;

10.

rileva che gli amministratori non dovrebbero essere guidati dai propri interessi finanziari personali nella gestione delle società quotate; ritiene che l'interesse finanziario personale degli amministratori legato a una remunerazione variabile sia in molti casi in conflitto con l'interesse a lungo termine della società, incluso l'interesse dei suoi dipendenti e azionisti;

11.

ritiene che i sistemi retributivi debbano essere proporzionati alla dimensione, all'organizzazione interna e alla complessità degli istituti finanziari e che debbano rispecchiare la diversità di settori finanziari differenti, quali bancario, assicurativo e di gestione dei fondi;

12.

rileva che gli accordi definiti da una società in materia di gestione dei rischi operativi, i soggetti che assumono il rischio («risk takers») e le funzioni di controllo dovrebbero essere riesaminati dall'organo di vigilanza ed essere sottoposti a controlli scrupolosi e dettagliati da parte di quest'ultimo; ritiene che tali procedure dovrebbero applicarsi anche ai dipendenti la cui retribuzione totale, comprese le prestazioni pensionistiche, li colloca nella stessa fascia retributiva delle categorie di personale in oggetto;

13.

ritiene che i livelli di remunerazione variabile debbano basarsi su criteri di rendimento prestabiliti e misurabili, il che promuoverebbe la sostenibilità a lungo termine della società;

14.

pone l'accento sul fatto che le remunerazioni legate ai risultati dovrebbero collegare l'entità dei bonus collettivi ai risultati complessivi della società mentre la remunerazione legata ai risultati individuali di un dipendente dovrebbe basarsi su una valutazione d'assieme dei risultati dell'individuo, dell'unità operativa interessata e dei risultati complessivi dell'istituto;

15.

ritiene che l'interesse finanziario personale dei dirigenti, legato alla quota variabile della loro retribuzione, confligga in molti casi con gli interessi a lungo termine dell'impresa o società; sottolinea che la politica retributiva per i dirigenti e gli altri dipendenti responsabili di decisioni che incidono sul livello di rischio dovrebbe essere in linea con un sistema di gestione del rischio equilibrato e opportunamente funzionante e che il rapporto tra gli elementi fissi e variabili delle remunerazioni dovrebbe essere adeguato; insiste sull'introduzione generalizzata di strumenti che permettano di ridurre, se non addirittura di rinegoziare, gli elementi variabili della remunerazione delle categorie di personale il cui rendimento è responsabile del deterioramento dei risultati della loro società;

16.

è del parere che, per definire il livello della remunerazione variabile, sia opportuno ricorrere non solo a misure quantitative ma anche a criteri di rendimento correlati alla qualità e al buonsenso;

17.

ritiene che i bonus garantiti non debbano rientrare nei piani di remunerazione;

18.

è del parere, non solo per motivi etici ma anche nell'interesse della giustizia sociale e della sostenibilità economica, che la differenza tra la remunerazione massima e quella minima all'interno di un'impresa o società debba essere ragionevole;

19.

rileva che le società dovrebbero definire una procedura interna approvata dall'organo di vigilanza, finalizzata a risolvere i conflitti tra la gestione del rischio e le unità operative;

20.

sottolinea la necessità di estendere i principi in parola alla remunerazione di tutti i dipendenti la cui attività professionale abbia un impatto concreto sul profilo di rischio della società per cui lavorano, inclusa l'alta dirigenza, i soggetti che assumono il rischio («risk takers») e le funzioni di controllo nonché i dipendenti la cui retribuzione totale, comprese le prestazioni pensionistiche, li colloca nella stessa fascia;

21.

evidenzia che l'assicurazione per responsabilità degli amministratori e dei funzionari finalizzata a tutelare gli amministratori, i funzionari e i quadri dirigenti di una società dalle richieste di indennizzo derivanti da azioni e decisioni rischiose o negligenti prese nel corso della gestione della propria attività, non sono conformi a una gestione del rischio sostenibile nel settore remunerativo;

Corretto equilibrio tra remunerazione variabile e fissa

22.

pone l'accento sulla necessità che vi sia un corretto equilibrio tra remunerazione variabile e fissa;

23.

propone che la remunerazione variabile sia corrisposta solo se risulta sostenibile rispetto alla situazione finanziaria e alla base patrimoniale dell'istituto e giustificata alla luce dei risultati a lungo termine della società; ritiene che, per gli istituti finanziari, l'organo di vigilanza competente debba avere il diritto di limitare la percentuale totale della remunerazione variabile al fine di rafforzare il capitale proprio;

24.

sottolinea la necessità che la quota sostanziale della componente variabile della retribuzione sia dilazionata su un periodo sufficiente e che l'entità della quota e la durata del periodo di dilazione siano stabilite in conformità del ciclo d'attività, della natura delle attività, dei rischi che esse comportano e delle attività del membro del personale in questione; ritiene che la remunerazione da versare in base ad accordi dilazionati non debba diventare un diritto acquisito più velocemente di quella dovuta su base pro-rata e che almeno il 40 % della componente variabile della remunerazione debba essere dilazionato; è inoltre del parere che, nel caso di una componente variabile della retribuzione di entità particolarmente elevata, almeno il 60 % dell'importo debba essere dilazionato e che il periodo di dilazione non debba essere inferiore a cinque anni;

25.

ritiene che una quota significativa della remunerazione variabile debba essere corrisposta in strumenti diversi dal contante, quali il debito subordinato, il capitale contingente, le azioni o gli strumenti connessi alle azioni, a condizione che essi creino incentivi conformi alla creazione di valore a lungo termine e all'orizzonte temporale del rischio;

26.

ritiene che le politiche retributive debbano applicarsi alla remunerazione totale, incluse le pensioni e gli stipendi, al fine di evitare il cosiddetto «arbitraggio del bonus»; ritiene inoltre che i «bonus pensionistici» debbano essere corrisposti in strumenti diversi dal contante quali il debito subordinato, il capitale contingente, le azioni o gli strumenti connessi alle azioni, ai fini della conformità con gli incentivi a lungo termine;

27.

propone di fissare un tetto all'entità del trattamento di fine rapporto pari a un massimo di due anni della componente fissa della retribuzione degli amministratori («paracadute d'oro») in caso di risoluzione anticipata del contratto e di vietare l'erogazione del trattamento di fine rapporto in caso di mancato rendimento o dimissioni volontarie;

28.

chiede che nella definizione delle politiche retributive si tenga conto della parità tra uomini e donne;

29.

ribadisce la necessità di sanzionare tutte le forme di discriminazione nelle imprese, in particolare nella definizione delle politiche retributive, nella progressione di carriera e nelle procedure di assunzione degli amministratori;

Efficace vigilanza prudenziale e coinvolgimento delle parti interessate

30.

ritiene che le società debbano divulgare informazioni chiare, esaustive e puntuali circa le pratiche retributive adottate e che le autorità di vigilanza debbano avere accesso a tutte le informazioni occorrenti per verificare il rispetto dei principi applicabili;

31.

chiede anche alle imprese pubbliche, come a tutte le altre imprese o società, di esercitare una trasparenza totale sulla politica retributiva e di premi da esse seguita;

32.

chiede inoltre che siano pubblicate informazioni dettagliate sui regimi pensionistici o integrativi delle imprese, incluse quelle pubbliche;

33.

invita la Commissione a rafforzare le proprie raccomandazioni del 30 aprile 2009 sulla struttura retributiva e sull'allineamento del rischio come richiesto dai principi stabiliti dal Consiglio per la stabilità finanziaria e sottoscritti dai paesi del G20 nel settembre 2009;

34.

invita la Commissione ad adottare solidi principi vincolanti per quanto concerne le politiche retributive nel settore finanziario sulla base delle proposte in ambito bancario di cui al progetto di relazione sulla direttiva relativa ai requisiti patrimoniali (CRD), nonché un regime improntato all'informazione sulla base di meccanismi di giustificazione pubblica («comply or explain») per le società quotate che non li rispettano;

35.

raccomanda vivamente alle autorità di vigilanza nel settore finanziario di applicare i principi di compensazione e la metodologia di valutazione degli standard proposti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria nel gennaio 2010;

36.

invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere una struttura internazionale comune finalizzata a divulgare il numero degli individui che rientrano in fasce retributive da 1 milione di euro e oltre, inclusi i principali elementi della retribuzione, i bonus, i premi a lungo termine e i contributi pensionistici;

37.

invita la Commissione a prendere in considerazione il ruolo svolto dai revisori sia interni che esterni nell'ottica di garantire l'efficacia dell'intero governo societario;

38.

invita la Commissione a studiare modalità per potenziare il ruolo degli amministratori non esecutivi garantendo, ad esempio, che le società offrano una formazione continua e pacchetti remunerativi indipendenti, che rispecchino il ruolo indipendente degli amministratori non esecutivi, nonché conferendo alle autorità di vigilanza la facoltà di invitare a colloquio «persone abilitate»;

39.

esorta la Commissione a specificare nelle sue proposte legislative il ruolo delle autorità di vigilanza nella politica retributiva;

40.

sottolinea che la remunerazione variabile non dovrebbe essere versata tramite strumenti o modalità che agevolino la possibilità di eludere il pagamento delle imposte sul reddito su tale remunerazione;

41.

esorta a garantire che, nel disciplinare le remunerazioni, non si agisca a scapito dei diritti fondamentali sanciti dai trattati, segnatamente il diritto delle parti sociali a concludere e applicare contratti collettivi conformemente alla legislazione e alle consuetudini nazionali;

42.

chiede alla Commissione di istituire un quadro UE per la gestione delle crisi volto a scongiurare una nuova crisi finanziaria, tenendo conto delle iniziative intraprese da organismi internazionali quali il G20 e l'FMI;

43.

invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a rammentare alle società quotate in borsa e alle società di servizi finanziari la loro responsabilità sociale, il deterioramento della loro immagine pubblica e la necessità di svolgere un ruolo esemplare in seno a una società internazionale prospera;

44.

considera che il mantenimento di attività o filiali in territori non cooperativi sia contrario agli interessi a lungo termine delle società in generale e chiede la definizione di una strategia europea di lotta ai paradisi fiscali onde concretizzare le dichiarazioni rese dal G20 a Londra e a Pittsburgh;

*

* *

45.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alle autorità di regolamentazione dell'Unione e nazionali.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2010)0165.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/61


Mercoledì 7 luglio 2010
Gestione transfrontaliera delle crisi nel settore bancario

P7_TA(2010)0276

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 recante raccomandazioni alla Commissione sulla gestione delle crisi transfrontaliere nel settore bancario (2010/2006(INI))

2011/C 351 E/09

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la sua risoluzione sulla comunicazione della Commissione dal titolo «Messa in atto del quadro di azione per i servizi finanziari: piano d'azione» (1), del 13 aprile 2000,

vista la comunicazione della Commissione del 20 ottobre 2009 dal titolo «Un quadro europeo per la gestione transfrontaliera delle crisi nel settore bancario» (COM(2009)0561),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2009, relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nella Comunità e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico (COM(2009)0499),

vista la proposta di decisione del Consiglio, del 23 settembre 2009, che affida alla Banca centrale europea compiti specifici riguardanti il funzionamento del Comitato europeo per il rischio sistemico (COM(2009)0500),

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2009, che istituisce l'Autorità bancaria europea (COM(2009)0501),

vista la direttiva 2006/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'accesso all'attività degli enti creditizi ed al suo esercizio (rifusione) (2),

vista la direttiva 2006/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2006, relativa all'adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi (rifusione) (3),

vista la direttiva 94/19/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 1994, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (4),

vista la direttiva 2001/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 aprile 2001, in materia di risanamento e liquidazione degli enti creditizi (5),

viste la seconda direttiva 77/91/CEE del Consiglio, del 13 dicembre 1976, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società per tutelare gli interessi dei soci e dei terzi per quanto riguarda la costituzione della società per azioni, nonché la salvaguardia e le modificazioni del capitale sociale della stessa (6), la terza direttiva 78/855/CEE del Consiglio, del 9 ottobre 1978, relativa alle fusioni delle società per azioni (7), e la sesta direttiva 82/891/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1982, relativa alle scissioni delle società per azioni (8),

visto il memorandum d'intesa del 1° giugno 2008 sulla cooperazione tra le autorità di vigilanza finanziarie, la banche centrali e i ministeri delle finanze dell'Unione europea in materia di stabilità finanziaria transfrontaliera,

vista la raccomandazione 13 della relazione del gruppo ad alto livello sulla vigilanza finanziaria presieduto da Jacques de Larosière, consegnata al Presidente Barroso il 25 febbraio 2009, in cui il gruppo chiede l'istituzione di un quadro normativo coerente e funzionale di gestione delle crisi nell'UE,

visti gli articoli 42 e 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e il parere della commissione giuridica (A7–0213/2010),

A.

considerando che nell'Unione europea esiste un mercato interno dei servizi bancari, e non un insieme di servizi indipendenti l'uno dall'altro, e che detto mercato interno è decisivo per garantire la competitività globale dell'Unione,

B.

considerando che la regolamentazione vigente a livello internazionale in materia di gestione delle crisi nel settore bancario è insufficiente,

C.

considerando che i meccanismi di vigilanza esistenti nell'Unione europea e a livello internazionale per il settore finanziario si sono dimostrati inefficaci sia nel prevenire che nel contenere a sufficienza il contagio,

D.

considerando che il costo della gestione delle crisi grava troppo pesantemente su contribuenti, crescita e posti di lavoro,

E.

considerando che la partecipazioni degli azionisti prima e dei creditori poi nella ripartizione degli oneri è fondamentale per ridurre al minimo i costi a carico dei contribuenti derivanti da eventuali crisi dei mercati e degli istituti finanziari,

F.

considerando che l'assenza o l'insufficienza di regolamentazione e vigilanza da parte dell'Unione è sfociata in azioni non coordinate delle autorità nazionali e ha accresciuto il rischio di comportamenti protezionistici e distorsivi della concorrenza, anche attraverso aiuti di stato, e ha messo in pericolo la costruzione di un mercato interno dei servizi finanziari,

G.

considerando che un approccio uniforme per evitare il fallimento di gruppi bancari sarebbe più in linea con il concetto di mercato interno,

H.

considerando che un forte mercato interno dei servizi finanziari è fondamentale per la competitività globale dell'Unione,

I.

considerando che la necessaria responsabilizzazione degli operatori del settore bancario dovrebbe contribuire al raggiungimento dell'obiettivo cruciale di ricostruzione dei mercati finanziari al servizio del finanziamento dell'economia,

J.

considerando che, in conseguenza della crisi, è necessario - e i cittadini lo richiedono - che le istituzioni dell'Unione europea, lavorando in dialogo con il G20 e con altri consessi internazionali, creino con urgenza un quadro adeguato che, in caso di crisi, salvaguardi la stabilità finanziaria, riduca al minino il costo per i contribuenti, preservi i servizi bancari di base e tuteli i depositanti,

K.

considerando che la stabilità finanziaria e i mercati finanziari integrati richiedono una vigilanza transfrontaliera delle istituzioni finanziarie transfrontaliere e sistemiche,

L.

considerando che un quadro legislativo dell'Unione europea per la gestione transfrontaliera delle crisi si prefigge lo scopo di conferire alle autorità la facoltà di adottare laddove necessario misure che includono interventi nella gestione dei gruppi bancari (in particolare, ma non solo, negli istituti di depositi, qualora sussista una possibilità di rischio sistemico),

M.

considerando che un quadro legislativo dell'Unione europea per la gestione transfrontaliera delle crisi si prefigge altresì lo scopo di regolamentare i gruppi bancari transfrontalieri e le singole banche che effettuano operazioni transfrontaliere unicamente attraverso succursali; considerando inoltre che dovrebbe esistere una regolamentazione uniforme per quanto riguarda i gruppi bancari transfrontalieri,

N.

considerando che una risposta energica alla crisi necessita di un approccio coerente e completo che contempli una vigilanza più adeguata (attuazione della nuova architettura di vigilanza UE), regolamentazioni migliori (iniziative in corso come quelle relative alle direttive 2006/48/CE, 2006/49/CE e 94/19/CE e alla retribuzione dei dirigenti) e un quadro UE efficace in materia di gestione delle crisi per gli istituti finanziari,

O.

considerando che occorre estendere il principio «chi inquina paga» al settore finanziario, a causa del devastante impatto di un fallimento sui differenti paesi e settori e sull'economia nel suo insieme,

P.

considerando che l'intervento preventivo nelle crisi bancarie e la loro risoluzione dovrebbero essere intrapresi in presenza di criteri chiaramente definiti, tra cui la sottocapitalizzazione, una liquidità ridotta o il deterioramento della qualità e del valore dell'attività; considerando che l'intervento dovrebbe essere legato ai sistemi di garanzia dei depositi,

Q.

considerando che si rendono necessari un rigoroso codice di condotta UE in materia di gestione nonché meccanismi atti a scoraggiare comportamenti inappropriati, da elaborare in linea con iniziative internazionali analoghe,

R.

considerando che è importante che la Commissione esegua valutazioni d'impatto complete in fase di analisi dell'eventuale opportunità di elaborare nuovi orientamenti per la gestione delle società,

S.

considerando che entro tre anni dall'inizio dell'operatività di un'Autorità bancaria europea (EBA), di un regime UE di risoluzione per il settore bancario, di un fondo UE di stabilità finanziaria e di un'unità di risoluzione, la Commissione dovrebbe esaminare se è opportuno espandere il campo di applicazione del quadro di gestione delle crisi ad altri istituti finanziari non bancari, tra cui, ma non solo, le compagnie di assicurazione e i gestori di patrimoni e di fondi, e altresì se è opportuno e fattibile istituire una rete di fondi di stabilità nazionali per tutti gli istituti che non partecipano al fondo UE di stabilità finanziaria, come proposto alla raccomandazione 3 nell'allegato,

T.

considerando che occorre evitare l'azzardo morale onde prevenire l'assunzione di rischi eccessivi, che è necessario un quadro che protegga il sistema, e non i suoi partecipanti disonesti e che, in particolare i fondi di risoluzione non dovrebbero essere utilizzati per salvare gli azionisti delle banche o per premiare la dirigenza per il suo proprio fallimento; considerando che gli istituti che utilizzano un regime UE di risoluzione per il settore bancario in tale contesto dovrebbero sopportare le conseguenze, come le misure di tipo amministrativo e di risarcimento; considerando che pertanto l'eliminazione dell'azzardo morale dovrebbe diventare un principio guida della futura vigilanza finanziaria,

U.

considerando che gli attuali problemi economici, finanziari e sociali nonché le molteplici istanze per una nuova regolamentazione del settore bancario richiedono un approccio graduale e ragionevole, che non per questo deve scoraggiare dall'adottare un programma di azioni urgente e ambizioso,

V.

considerando che il trasferimento dell'attivo all'interno di un gruppo bancario non dovrebbe in alcun caso mettere a repentaglio la stabilità finanziaria e la stabilità della liquidità del cedente e dovrebbe essere effettuato secondo una giusta stima o un giusto prezzo di mercato; considerando che occorre sviluppare chiari principi per la valutazione degli attivi oggetto di svalutazione e per il trattamento delle controllate e delle filiali domiciliate in paesi ospitanti,

W.

considerando che l'Unione dovrebbe sviluppare una comprensione comune di «chi» debba fare «cosa», «quando» e «come» in caso di crisi degli istituti finanziari,

X.

considerando che le misure applicabili al settore bancario dovrebbero promuovere l'economia reale nelle sue esigenze di finanziamento e di investimento a breve e lungo termine,

Y.

considerando che occorre colmare l'ampio divario tra sistemi nazionali di regolamentazione e di insolvenza mediante un quadro armonizzato e un dialogo rafforzato tra le autorità nazionali di vigilanza e le autorità in seno ai gruppi di stabilità transfrontaliera,

Z.

considerando che le dimensioni, complessità e interconnessioni crescenti a livello sia regionale sia globale degli istituti finanziari hanno dimostrato che il fallimento di questi ultimi, a prescindere dalle loro dimensioni, può avere effetti di ricaduta su tutto il sistema finanziario, con la conseguenza che nasce la necessità di istituire un quadro efficace di risoluzione delle crisi applicabile a tutte le banche, secondo un processo graduale e per fasi, con la raccomandazione che l'attenzione sia inizialmente concentrata sugli istituti con una più elevata concentrazione di rischio; considerando che tale quadro di risoluzione delle crisi dovrebbe tenere conto, nella più ampia misura possibile, delle azioni analoghe intraprese in sede internazionale,

AA.

considerando che un numero ristretto di banche (banche sistemiche transfrontaliere) presenta un livello estremamente elevato di rischio sistemico a causa della loro dimensione, complessità e interconnessione a livello dell'Unione, il che richiede un regime speciale urgente e mirato; che più in generale, sistemi di risoluzione più equi sono necessari per gli altri istituti finanziari transfrontalieri,

AB.

considerando che per essere efficace nel sostenere gli interventi, un quadro legislativo UE per la gestione delle crisi ha bisogno di un insieme comune di norme, di competenze adeguate e di risorse finanziarie, elementi che dovrebbero pertanto costituire i pilastri portanti del proposto regime prioritario per le banche sistemiche transfrontaliere,

AC.

considerando che la vigilanza, i poteri di intervento preventivo e le misure di risoluzione dovrebbero essere considerati come tre fasi interconnesse di un quadro legislativo comune,

AD.

considerando che il regime speciale rapido per le banche sistemiche transfrontaliere dovrebbe evolversi nel medio o lungo termine nel senso di un regime universale, che contempli tutti gli istituti finanziari transfrontalieri dell'Unione e comprenda un regime armonizzato UE in materia di insolvenza,

AE.

considerando che qualsiasi fondo di stabilità sviluppato su base paneuropea dovrebbe essere circoscritto unicamente alla risoluzione di crisi future e non dovrebbe essere utilizzato per rimborsare interventi passati o problemi risultanti dalla crisi finanziaria del 2007/2008,

1.

chiede alla Commissione di presentare al Parlamento entro il 31 dicembre 2010, sulla base degli articoli 50 e 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, una o più proposte legislative concernenti un quadro UE di gestione delle crisi, un fondo UE di stabilità finanziaria (fondo) e un'unità di risoluzione, attenendosi alle raccomandazioni dettagliate indicate nell'allegato in appresso, tenendo conto delle iniziative prese da organismi internazionali come il G20 e il Fondo monetario internazionale, al fine di garantire condizioni eque a livello globale, e basandosi su un'analisi approfondita di tutte le alternative disponibili, compresa una valutazione d'impatto;

2.

conferma che le raccomandazioni rispettano il principio di sussidiarietà e i diritti fondamentali dei cittadini;

3.

ritiene che le implicazioni finanziarie della presente proposta debbano essere coperte da adeguati stanziamenti di bilancio (esclusi i contributi al fondo, che devono essere a carico delle banche partecipanti);

4.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le dettagliate raccomandazioni in allegato alla Commissione, al Consiglio, nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.


(1)  GU C 40 del 7.02.2001, pag. 453.

(2)  GU L 177 del 30.6.2006, pag. 1.

(3)  GU L 177 del 30.6.2006, pag. 201.

(4)  GU L 135 del 31.5.1994, pag. 5.

(5)  GU L 125 del 5.5.2001, pag. 15.

(6)  GU L 26 del 31.1.1977, pag. 1.

(7)  GU L 295 del 20.10.1978, pag. 36.

(8)  GU L 378 del 31.12.1982, pag. 47.


Mercoledì 7 luglio 2010
ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE:

RACCOMANDAZIONI DETTAGLIATE IN ORDINE AL CONTENUTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Raccomandazione 1 sul quadro comune UE di gestione delle crisi

Il Parlamento europeo ritiene che l'atto legislativo da adottare dovrebbe mirare a regolamentare gli aspetti seguenti:

1.

Istituire un quadro UE di gestione delle crisi con un insieme minimo di norme comuni e, da ultimo, una legislazione comune in materia di risoluzione e di insolvenza, applicabile a tutti gli istituti bancari attivi nell'Unione, con gli obiettivi seguenti:

promuovere la stabilità del sistema finanziario;

limitare o prevenire il contagio finanziario;

limitare il costo pubblico degli interventi;

ottimizzare la posizione dei depositanti garantendone il pari trattamento in tutta l'Unione;

salvaguardare l'offerta di servizi bancari essenziali;

evitare l'azzardo morale, l'aggravio di costi a carico di industria e azionisti e l'internalizzazione delle esternalità negative create dai mercati finanziari e dalle istituzioni;

garantire il pari trattamento di tutte le categorie di creditori nell'Unione e il trattamento equo di tutte le controllate e le filiali di un medesimo istituto transfrontaliero in tutti gli Stati membri;

assicurare il rispetto dei diritti dei dipendenti;

rafforzare il mercato interno dei servizi finanziari e la sua competitività.

2.

Armonizzare gradualmente le vigenti norme nazionali in materia di risoluzione e insolvenza e poteri di vigilanza e, entro un calendario ragionevole, istituire un efficace regime unico UE.

3.

Istituire un'unica autorità UE di risoluzione, quale organo distinto o in seno all'unità EBA, una volta completato il processo di armonizzazione delle disposizioni in materia di insolvenza e di vigilanza, al termine di un periodo di transizione.

4.

Effettuare revisioni paritetiche periodiche delle autorità di vigilanza, sotto la guida dell'EBA e in base a una previa autovalutazione, al fine di migliorare la cooperazione e la trasparenza.

5.

Effettuare un'indagine approfondita, (da parte di esperti indipendenti designati dall'EBA), in caso di risoluzione o liquidazione di un istituto transfrontaliero al fine di evidenziare le cause e le responsabilità. Assicurare che il Parlamento sia informato dei risultati di tali indagini.

6.

Attribuire all'autorità di vigilanza pertinente responsabilità della gestione delle crisi (inclusi poteri di intervento preventivo) e autorizzazione di un piano di emergenza di ciascuna banca, secondo quanto indicato di seguito:

per banche sistemiche transfrontaliere: l'EBA, in stretta cooperazione con il collegio delle autorità nazionali di vigilanza e i gruppi di stabilità transfrontaliera (quali definiti nel memorandum d'intesa del 1 o giugno 2008);

per tutte le altre banche transfrontaliere non sistemiche: l'autorità di vigilanza consolidata in seno al collegio (sotto la sua governance concordata), sotto il coordinamento dell'EBA e in consultazione con i gruppi di stabilità transfrontaliera;

per le banche locali: l'autorità locale di vigilanza.

7.

Elaborare un insieme comune di norme per la gestione delle crisi, che comprenda metodologie, definizioni e terminologia comuni, nonché un insieme di criteri pertinenti per le prove di stress delle banche transfrontaliere.

8.

Assicurare che i piani di risoluzione divengano un requisito regolamentare obbligatorio. I piani di risoluzione dovrebbero includere un'autovalutazione approfondita dell'istituto e dettagli relativi a un'equa distribuzione degli attivi e del capitale, con un adeguato recupero dei trasferimenti dalle controllate e dalle succursali ad altre unità, e l'individuazione di piani di clivaggio che consentano la separazione di moduli indipendenti, in particolare di quelli che forniscono infrastrutture essenziali come i servizi di pagamento. Il requisito relativo al contenuto di detti piani dovrebbe essere proporzionato alle dimensioni, alle attività e alla diffusione geografica della banca. Assicurare che tali piani di risoluzione vengano regolarmente aggiornati.

9.

Elaborare, entro dicembre 2011, un rating europeo di vigilanza per le banche (quadro operativo dei rischi) basato su un insieme comune di indicatori quantitativi e qualitativi. Gli indicatori del quadro operativo dei rischi dovrebbero essere valutati in base alla natura, alla portata e alla complessità dell'istituto in questione, ferma restando la riservatezza. Il quadro operativo dei rischi dovrebbe contemplare almeno:

capitale;

leva finanziaria;

liquidità;

disallineamenti di scadenza, tasso di interesse e valuta;

liquidità degli attivi;

grandi fidi e concentrazioni di rischio;

perdite previste;

sensibilità a prezzi di mercato, tassi di interesse e di cambio;

accesso a finanziamenti;

risultati di prove di stress;

efficacia dei controlli interni;

qualità della gestione e del governo societario

complessità e opacità;

prospettive di rischio;

rispetto del diritto o degli obblighi regolamentari.

10.

Conferire alle autorità di vigilanza la facoltà di intervenire sulla base delle soglie del rating di vigilanza, nel pieno rispetto del principio di proporzionalità, e prevedere periodi correttivi ragionevoli affinché siano gli istituti stessi a far fronte alle carenze rilevate.

11.

Conferire alle autorità di vigilanza strumenti giuridici adeguati per intervenire modificando la pertinente normativa di settore o introducendo una nuova normativa di settore al fine di:

richiedere adeguamenti di capitale (oltre requisiti normativi minimi) o di liquidità e modifiche nella combinazione di attività economiche e nel processo interno;

raccomandare o imporre cambiamenti nella gestione;

imporre sospensioni e restrizioni dei dividenti al fine di consolidare i requisiti di capitale; limitare le scadenza delle licenze bancarie;

consentire alle autorità di vigilanza di attivare il distacco dall'istituto di moduli indipendenti, sia prosperi sia in difficoltà, per assicurare che le attività fondamentali continuino a funzionare;

imporre una cessione totale o parziale;

trasferire attivi e passivi ad altri istituti con l'obiettivo di assicurare la continuità di operazioni importanti sul piano sistemico;

creare una «banca ponte» o una «good bank»/«bad bank»;

richiedere conversioni del debito in azioni, o altro capitale convertibile, a seconda della natura dell'istituto, con opportuni scarti di garanzia;

assumere il controllo pubblico temporaneo;

imporre una sospensione temporanea (moratoria) di determinati tipi di istanze creditizie rivolte alla banca;

controllare il processo di trasferimento di attivi all'interno di un gruppo;

nominare un amministratore speciale a livello di gruppo;

regolamentare la liquidazione;

consentire all'EBA di autorizzare l'intervento del fondo UE di stabilità finanziaria anche per la fornitura in via di urgenza di finanziamenti a medio termine, apporti di capitale e garanzie;

imporre misure di tipo amministrativo e di risanamento agli istituti che fanno ricorso fondo.

12.

Tutti gli strumenti di cui al punto 11 sono applicati nel pieno rispetto delle norme dell'Unione europea in materia di concorrenza e assicurano la parità di trattamento di creditori e depositanti negli Stati membri.

Raccomandazione 2 riguardante le banche sistemiche transfrontaliere

Il Parlamento europeo ritiene che l'atto legislativo da adottare dovrebbe mirare a regolamentare gli aspetti seguenti:

1.

Le banche sistemiche transfrontaliere, dato il loro specifico ruolo nel mercato interno dei servizi finanziari, devono essere urgentemente oggetto di un nuovo regime speciale, che sarà denominato diritto europeo delle società bancarie, da elaborare entro la fine del 2011. Si deve altresì proporre un regime più generale per le altre banche transfrontaliere.

2.

Le banche sistemiche transfrontaliere aderiscono al nuovo regime speciale rafforzato; tale regime supera gli impedimenti giuridici che ostacolano un'azione transfrontaliera efficace, garantendo un trattamento chiaro, equo e prevedibile di azionisti, depositanti, creditori, dipendenti e altre parti interessate, in particolare dopo trasferimenti di attivi all'interno di un gruppo. Ciò include uno speciale «ventottesimo regime» per le procedure di insolvenza per le banche sistemiche transfrontaliere, che può essere esteso successivamente a tutte le banche transfrontaliere.

3.

La Commissione adotta entro aprile 2011 una misura che stabilisce i criteri per la definizione delle banche sistemiche transfrontaliere. In base a tali criteri, dette banche saranno periodicamente identificate dal consiglio delle autorità di vigilanza, previa consultazione del Consiglio europeo per il rischio sistemico (articolo 12 ter della relazione del 17 maggio 2010 della commissione per i problemi economici e monetari sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità bancaria europea (relazione sull'EBA));

4.

Per ciascuna delle banche sistemiche transfrontaliere, l'EBA esercita la vigilanza e opera attraverso le autorità nazionali competenti (conformemente alla relazione sull'EBA).

5.

La Commissione adotta una misura intesa a proporre un meccanismo per il trasferimento dell'attivo in seno alle banche sistemiche transfrontaliere, tenendo in debito conto la necessità di tutelare i diritti dei paesi ospitanti.

6.

Un fondo UE di stabilità finanziaria e un'unità di risoluzione sostengono gli interventi condotti dall'EBA in materia di gestione delle crisi, risoluzione o insolvenza per quanto riguarda le banche transfrontaliere.

Raccomandazione 3 riguardante un fondo UE di stabilità finanziaria

Il Parlamento europeo ritiene che l'atto legislativo da adottare dovrebbe mirare a regolamentare gli aspetti seguenti:

1.

È istituito un fondo UE di stabilità finanziaria (fondo), sotto la responsabilità dell'EBA, inteso a finanziare interventi (risanamento o liquidazione ordinata) finalizzati a salvaguardare la stabilità del sistema e a limitare il contagio provocato dalle banche in difficoltà. La Commissione presenta al Parlamento, entro aprile 2011, una proposta dettagliata sullo statuto, la struttura, la governance, le dimensioni e il modello operativo del fondo, e un calendario preciso di attuazione (in conformità ai punti 2 e 3 in appresso).

2.

Il fondo è:

paneuropeo;

prefinanziato dalle banche sistemiche transfrontaliere secondo criteri anticiclici basati sul rischio e tenendo conto del rischio sistemico rappresentato dalla singola banca; Le banche che contribuiscono al fondo non sono obbligate a contribuire a fondi di stabilità o unità di risoluzione analoghi nei propri paesi;

distinto e indipendente dai sistemi di garanzia dei depositi;

adeguatamente dimensionato per sostenere interventi temporanei (quali prestiti, acquisti di attivi e apporti di capitale) e copre i costi delle procedure di risoluzione o insolvenza;

strutturato gradualmente, riconoscendo il contesto economico vigente.

concepito in modo tale da non dar luogo ad azzardo morale e da non essere utilizzato per salvare gli azionisti delle banche o per premiare la dirigenza per il suo proprio fallimento;

3.

La Commissione esamina altresì:

orientamenti relativi agli investimenti per gli attivi del fondo (rischi, liquidità, allineamento con gli obiettivi UE);

criteri di selezione per il gestore dell'attivo del fondo (interno o tramite terzo privato o pubblico come, ad esempio la Banca europea per gli investimenti);

la possibilità di contributi per il calcolo degli indici di capitale obbligatori;

misure di tipo amministrativo (sanzioni o sistemi di compensazione) per le banche sistemiche transfrontaliere che ricorrono al fondo;

condizioni per l'eventuale ampliamento del campo di applicazione del fondo onde includere tutte le banche transfrontaliere oltre alle banche sistemiche transfrontaliere;

portata (e pertinenza) della creazione di una rete di fondi nazionali rivolta a tutti gli istituti che non partecipano al fondo. Occorre poi istituire un quadro legislativo dell'Unione europea per regolamentare i fondi nazionali esistenti e futuri, che rispetti una serie di norme comuni uniformi e vincolanti.

Raccomandazione 4 riguardante un'unità di risoluzione

Il Parlamento europeo ritiene che l'atto legislativo da adottare dovrebbe mirare a regolamentare gli aspetti seguenti:

È istituita un'unità di risoluzione indipendente in seno all'EBA, incaricata di condurre le procedure di risoluzione e insolvenza per le banche sistemiche transfrontaliere. L'unità in questione:

opera entro limiti rigorosamente definiti dal quadro giuridico e dalle competenze dell'EBA;

comprende un gruppo di consulenza giuridica e finanziaria con particolari competenze in materia di ristrutturazioni bancarie, risanamenti e liquidazioni;

coopera a stretto contatto con le autorità nazionali su attuazione, assistenza tecnica e condivisione di personale;

propone l'erogazione di risorse dal fondo;

qualora sia necessario procedere alla risoluzione o alla liquidazione di un istituto transfrontaliero, è opportuna l'effettuazione di un'indagine approfondita, da parte di esperti indipendenti designati dall'EBA, al fine di analizzarne ed evidenziarne le cause e le responsabilità. Il Parlamento dovrebbe essere informato dei risultati delle indagini.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/69


Mercoledì 7 luglio 2010
Strumento europeo per la stabilità finanziaria, meccanismo europeo di stabilizzazione e le future azioni

P7_TA(2010)0277

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sullo strumento europeo di stabilità finanziaria e il meccanismo europeo di stabilizzazione e le future azioni

2011/C 351 E/10

Il Parlamento europeo,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 122 e 143 dello stesso,

visti i termini di riferimento dell'Eurogruppo, del 7 giugno 2010, su uno strumento europeo di stabilità finanziaria,

vista la decisione del 7 giugno 2010 dei 16 Stati membri della zona euro,

vista la comunicazione della Commissione del 12 maggio 2010 intitolata «Rafforzare il coordinamento delle politiche economiche» (COM(2010)0250),

visto il regolamento (UE) n. 407/2010 del Consiglio, del 11 maggio 2010, che istituisce un meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria,

visto il regolamento (CE) n. 332/2002 del Consiglio, del 18 febbraio 2002, che istituisce un meccanismo di sostegno finanziario a medio termine delle bilance dei pagamenti degli Stati membri,

vista la dichiarazione dei capi di Stato e di governo della zona euro, del 7 maggio 2010,

viste le conclusioni del Consiglio ECOFIN del 9 e10 maggio 2010,

vista la dichiarazione dei Capi di Stato e di governo della zona euro, del 25 marzo 2010,

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2010,

vista la dichiarazione degli Stati membri della zona euro, dell’11 aprile 2010, sul sostegno alla Grecia da parte degli Stati membri della zona euro,

vista l'interrogazione del 24 giugno 2010 alla Commissione europea sullo strumento europeo di stabilità finanziaria e il meccanismo europeo di stabilizzazione e le future azioni (O-0095/2010 – B7-0318/2010),

visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che gli autori del trattato di Maastricht non avevano previsto la possibilità di una crisi del debito sovrano all’interno della zona euro,

B.

considerando che il differenziale di tasso in materia di debito sovrano emesso dagli Stati membri della zona euro è aumentato più rapidamente nel corso dell’autunno 2009,

C.

considerando che, nel caso di alcuni Stati membri, la situazione del mercato del debito sovrano è notevolmente peggiorata durante la primavera del 2010 e ha raggiunto una fase critica nel maggio 2010,

D.

considerando che l'evoluzione dei mercati del debito sovrano deve essere meglio compresa,

E.

considerando che l’assistenza finanziaria dell’Unione europea ai fini del regolamento del Consiglio (UE) n. 407/2010, dell’11 maggio 2010, deve, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento stesso, essere limitata al margine disponibile sotto il massimale delle risorse proprie per gli stanziamenti di pagamento; che, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 5, la Commissione e gli Stati membri beneficiari concludono un memorandum d'intesa, dettagliando le condizioni di politica economica cui è subordinata l'assistenza finanziaria dell'Unione, condizioni che la Commissione comunicherà al Parlamento e al Consiglio,

F.

considerando che il 7 giugno 2010 gli Stati membri della zona euro, in linea con le conclusioni del Consiglio ECOFIN del 9 e 10 maggio 2010, hanno creato lo strumento europeo per la stabilità finanziaria (SESF), come società a responsabilità limitata (société anonyme) ai sensi del diritto lussemburghese, e che gli Stati membri della zona euro si portano garanti per il rilascio, da parte del SESF, di un importo fino a 440 miliardi di euro su una base proporzionale,

1.

si compiace delle azioni intraprese di recente a livello dell’UE e nazionale per salvaguardare la stabilità dell'euro; deplora il fatto che i responsabili politici europei non abbiano intrapreso un'azione decisiva in precedenza, nonostante il costante aggravarsi della crisi finanziaria;

2.

sottolinea, tuttavia, che queste sono azioni di carattere temporaneo e che sono necessari progressi reali nell’ambito delle politiche fiscali e strutturali dei singoli Stati membri e per creare un nuovo quadro di governance economica più solido, volto a prevenire in futuro il verificarsi di crisi analoghe, nonché a favorire il potenziale di crescita e il riequilibrio macroeconomico sostenibile nell’UE;

3.

ritiene che l’attuale crisi non possa essere risolta nel lungo termine semplicemente facendo affluire nuovi debiti in paesi fortemente indebitati;

4.

è del parere che tutti gli Stati membri, in particolare quelli che fanno parte dell’Unione economica e monetaria (UEM), dovrebbero, nel momento in cui elaborano le proprie politiche economiche, tenere conto delle conseguenze di tali politiche a livello nazionale e delle loro implicazioni per l’Unione, soprattutto negli Stati membri dell’UEM;. reputa che le politiche economiche siano una questione di interesse comune e debbano essere coordinate in seno al Consiglio, conformemente alle procedure previste dal trattato;

5.

ritiene che, nonostante il regolamento (UE) n. 407/2010 del Consiglio, dell’11 maggio 2010, e il regolamento (CE) n. 332/2002 del Consiglio, del 18 febbraio 2002, le norme che disciplinano le società veicolo (SPV), dovrebbero consentire ai paesi che non appartengono alla zona euro di aderire a tali società;

6.

prende atto della comunicazione della Commissione COM(2010)0250 sul rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche e la ritiene un importante contributo ai fini di un maggiore coordinamento delle politiche economiche nell’UE; è del parere che le proposte legislative sulla sorveglianza economica rafforzata dovrebbero comprendere nuove disposizioni del diritto secondario, ai sensi dell’articolo 121, paragrafo 6, del trattato; reputa che il futuro quadro di sorveglianza debba puntare alla sostenibilità delle finanze pubbliche e della crescita economica, alla competitività, alla coesione sociale e a una diminuzione degli squilibri commerciali;

7.

ritiene che, al momento di stabilire nuovi strumenti e procedure UE, si debba tener conto dei rispettivi ruoli delle istituzioni europee, compresi il potere legislativo e di bilancio del Parlamento e il ruolo indipendente della BCE nel processo decisionale in materia di politica monetaria;

8.

chiede alla Commissione di fornire una valutazione dell’impatto del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, in particolare sul bilancio e su altri strumenti finanziari dell’UE nonché sui prestiti accordati dalla BEI;

9.

chiede alla Commissione di fornire una valutazione dell’impatto dello strumento europeo per la stabilità finanziaria, in particolare sul funzionamento dei mercati di eurobond e i loro differenziali; le chiede inoltre di valutare la praticabilità e l'affidabilità della procedura decisionale della società veicolo (SPV), nella prospettiva di una soluzione a lungo termine;

10.

chiede maggiori dettagli su come funzionerà il coordinamento fra il SESF e l’FMI e se la ripartizione degli stanziamenti sarà determinata su una base parallela, mantenendo il rapporto di 2:1; desidera inoltre sapere se il tasso di interesse sarà coordinato con il tasso dell’FMI presumendo che sarà stabilito secondo la prassi consueta; qual è il tasso di interesse previsto, indipendentemente dai bund tedeschi, e se è probabile che sia pari a circa l’1 %; se FMI e SESF avranno pari rango, dal momento che ciò consentirebbe al SESF di beneficiare automaticamente del privilegio di non essere incluso in qualsiasi ristrutturazione degli obblighi dei debitori, dato che, diversamente, avrebbe un’esposizione first-loss;

11.

chiede se siano state previste misure per garantire la parità di trattamento; a tal riguardo nota, ad esempio, che il tasso di interesse del SESF sembra essere diverso dal pacchetto di misure concordato per la Grecia, dal momento che i mutuatari dell’SESF pagheranno il prezzo netto complessivo alle SPV per ottenere i fondi; chiede inoltre come possa essere garantita l’equità per i non membri dell'UEM, se l'SESF entrerà in vigore unicamente dopo che i 60 miliardi di euro saranno stati utilizzati;

12.

constata che il debito sovrano nella zona euro non comporta necessariamente un rischio creditizio nominale pari a zero, contrariamente a quanto presuppone la direttiva sui requisiti patrimoniali, e che l'attuale evoluzione della situazione aumenta il rischio creditizio legato al debito a lungo termine emesso dagli Stati membri; reputa che l’Autorità bancaria europea e il Comitato europeo per il rischio sistemico debbano affrontare tale problema;

13.

rileva che la direttiva sui requisiti patrimoniali prevede una ponderazione zero del rischio per le obbligazioni sovrane;

14.

chiede alla BCE di fornire una spiegazione dettagliata quanto alle sue recenti decisioni di acquistare titoli di Stato sul mercato secondario e ritiene che essa dovrebbe elaborare una strategia di uscita, dotata di un chiaro scadenzario, per porre fine a tale pratica;

15.

ritiene che per giungere a una soluzione a lungo termine sia necessario affrontare il problema degli squilibri interni e del debito insostenibile e, pertanto, delle radici strutturali della crisi attuale; reputa che, a più lungo termine, tale visione implichi la correzione degli squilibri macroeconomici interni nella zona euro e nell'UE e quindi la necessità di affrontare le sostanziali differenze in termini di competitività fra gli Stati membri;

16.

è del parere che un quadro più solido per la governance economica dell'UE dovrebbe comprendere un meccanismo comunitario permanente di risoluzione della crisi del debito sovrano, ad esempio, un fondo monetario europeo, un approccio coordinato per il riequilibrio macroeconomico e sinergie rafforzate fra il bilancio UE e i bilanci degli Stati membri, a complemento di un consolidamento fiscale sostenibile;

17.

prende atto del fatto che, nonostante l’impatto potenzialmente significativo di questo meccanismo sul bilancio UE, al Parlamento non è stato attribuito alcun ruolo nel processo decisionale, in quanto il meccanismo è stato istituito con regolamento del Consiglio, ai sensi dell’articolo 122, paragrafo 2, del TFUE; reputa necessario assicurare che il Parlamento, in quanto autorità di bilancio, sia coinvolto in tale processo che, per il bilancio, può avere conseguenze di vasta portata;

18.

invita la Commissione ad avviare, entro la fine del 2010, uno studio di fattibilità indipendente sulla questione degli strumenti di finanziamento innovativi, quali il rilascio congiunto di eurobond come mezzo per ridurre i differenziali e la liquidità crescente nei mercati del credito dominati dall'euro;

19.

osserva che l’emissione di eurobond per le infrastrutture che presentano un interesse per l'UE dovrebbe essere coerente con il rispetto del Patto di stabilità e di crescita;

20.

chiede alla Commissione di analizzare una serie di opzioni relativamente a un sistema a lungo termine volto a prevenire e a risolvere in modo efficace e sostenibile eventuali problemi legati al debito sovrano, approfittando al contempo di tutti i vantaggi della moneta unica; ritiene che tale analisi debba tener conto del fatto che il rischio creditizio dei titoli di Stato può differire da uno Stato membro all'altro e che esso debba riflettersi meglio nei coefficienti patrimoniali degli enti creditizi;

21.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio europeo nonché al Presidente dell'Eurogruppo e alla Banca centrale europea.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/73


Mercoledì 7 luglio 2010
Domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea

P7_TA(2010)0278

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2010 sulla domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea

2011/C 351 E/11

Il Parlamento europeo,

visto il regolamento (UE) n. 540/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 giugno 2010, che aggiunge l'Islanda alla lista dei paesi ammessi all'assistenza di preadesione dell'Unione europea, destinata ad aiutare i paesi candidati ad allinearsi al diritto europeo,

visto il parere della Commissione sulla domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea (SEC(2010)0153),

vista la decisione di avviare i negoziati di adesione con l'Islanda, adottata dal Consiglio europeo il 17 giugno 2010,

vista la sua risoluzione del 26 novembre 2009 sul documento 2009 di strategia per l'allargamento presentato dalla Commissione concernente i paesi dei Balcani occidentali, l'Islanda e la Turchia (1),

vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1085/2006 del Consiglio, del 17 luglio 2006, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA) (COM(2009)0588 – C7-0279/2009 – 2009/0163(COD)) (2),

viste le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea,

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che, in conformità dell'articolo 49 del trattato sull'Unione europea, «ogni Stato europeo […] può domandare di diventare membro dell'Unione»,

B.

considerando che i progressi di ciascun paese verso l'adesione all'Unione europea sono basati sul merito e dipendono dagli sforzi compiuti per soddisfare i criteri di adesione, fermo restando che occorre rispettare anche la capacità di integrazione dell'Unione,

C.

considerando che il 17 luglio 2009 l'Islanda ha presentato domanda di adesione all'Unione europea,

D.

considerando che il 24 febbraio 2010 la Commissione ha presentato il suo parere in cui raccomanda l'avvio dei negoziati di adesione con l'Islanda,

E.

considerando che, poiché i precedenti allargamenti sono stati un indubbio successo per l'UE e per gli Stati membri che vi hanno aderito, contribuendo alla stabilità, allo sviluppo e alla prosperità dell'Europa nel suo insieme, è essenziale creare le condizioni necessarie per completare il processo di adesione con l'Islanda e garantire che anche la sua adesione sia un successo, in linea con i criteri di Copenaghen,

F.

considerando che le relazioni tra l'Islanda e l'UE risalgono al 1973, quando fu firmato un accordo bilaterale di libero scambio,

G.

considerando che l'Islanda già coopera strettamente con l'Unione europea, in quanto membro dello Spazio economico europeo (SEE) e firmataria degli accordi di Schengen e del regolamento di Dublino, e quindi ha già adottato una parte significativa dell'acquis comunitario,

H.

considerando che l'Islanda ha una salda tradizione democratica e un elevato livello di recepimento dell'acquis,

I.

considerando che dal 1994 l'Islanda contribuisce in modo significativo alla coesione e alla solidarietà europea tramite il meccanismo finanziario previsto nell'ambito del SEE,

J.

considerando che l'Islanda, in quanto paese di tradizione non militare, contribuisce alle missioni UE di mantenimento della pace con forze civili e si allinea regolarmente alle posizioni dell'UE in materia di politica estera e di sicurezza comune,

K.

considerando che l'Islanda e la sua popolazione sono state duramente colpite dalla crisi finanziaria ed economica mondiale, che ha portato nel 2008 al crollo del sistema bancario islandese,

L.

considerando che i governi del Regno Unito e dei Paesi Bassi hanno firmato due accordi con il governo islandese, nel giugno e nell'ottobre 2009, sulle modalità di restituzione di un prestito di 1,3 miliardi di euro ai Paesi Bassi e di un prestito di 2,4 miliardi di sterline al Regno Unito; che, a seguito del referendum del 6 marzo 2010, l'accordo di ottobre è stato respinto e che si prevede che le parti interessate raggiungeranno un nuovo accordo relativo ai rimborsi da effettuare in base al sistema islandese di garanzia dei depositi,

M.

considerando che, nella lettera di costituzione in mora del 26 maggio 2010, l'autorità di vigilanza dell'EFTA ha affermato che l'Islanda è obbligata a garantire il pagamento dell'indennizzo minimo ai depositanti della banca Icesave nel Regno Unito e nei Paesi Bassi,

N.

considerando che in Islanda l'opinione pubblica e i partiti politici sono divisi sul tema dell'adesione all'UE; che dall'estate 2009, alla luce della crisi politica ed economica, si è prodotto un chiaro spostamento dell'opinione pubblica in senso negativo circa l'adesione all'UE,

Criteri politici

1.

plaude alla decisione adottata dal Consiglio europeo di avviare i negoziati di adesione con l'Islanda;

2.

valuta positivamente la prospettiva di un nuovo Stato membro dell'UE caratterizzato da una profonda cultura democratica; sottolinea in tale contesto che l'adesione dell'Islanda può essere vantaggiosa sia per il paese sia per l'UE e rafforzerà ulteriormente il ruolo dell'Unione quale promotore e difensore a livello mondiale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

3.

sottolinea l'eccellente cooperazione tra i deputati del Parlamento europeo e i deputati dell'Althing nel quadro della commissione parlamentare mista del SEE e si attende una collaborazione altrettanto fruttuosa in seno alla nuova commissione parlamentare mista PE-Islanda;

4.

si compiace particolarmente dell'iniziativa islandese per i media moderni, che permette sia all'Islanda sia all'Unione europea di posizionarsi solidamente per quanto riguarda la tutela giuridica delle libertà d'espressione e d'informazione;

5.

invita le autorità islandesi a prendere in esame l'attuale distinzione operata fra cittadini dell'UE per quanto concerne il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni locali in Islanda;

6.

sottolinea che, nel quadro della nuova strategia di allargamento dell'Unione europea, il sistema giudiziario del paese candidato è uno degli ambiti a cui l'Unione presta particolare attenzione, anche in fase iniziale di preadesione; ritiene che il governo islandese debba adottare i provvedimenti necessari a garantire l'indipendenza della magistratura, in linea con le raccomandazioni della commissione di Venezia, affrontando in maniera adeguata la questione del ruolo predominante attribuito al ministro della Giustizia e dei diritti umani nella nomina dei giudici, dei procuratori e delle massime cariche giudiziarie; confida che le autorità islandesi adotteranno le necessarie riforme;

7.

incoraggia l'Islanda a ratificare la convenzione dell'ONU contro la corruzione e la convenzione civile sulla corruzione del Consiglio d'Europa;

8.

elogia l'Islanda per i buoni risultati nell'ambito dei diritti umani; invita tuttavia le autorità islandesi a ratificare la convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali, come pure la convenzione dell'ONU sui diritti delle persone disabili;

9.

incoraggia l'Islanda a seguire le raccomandazioni 2008 dell'OSCE-ODIHR sui reati dettati dall'odio;

Criteri economici

10.

rileva che l'Islanda ha raggiunto livelli generalmente soddisfacenti quanto all'attuazione degli obblighi risultanti dall'adesione al SEE e alla capacità di sostenere le pressioni e le forze di mercato competitive all'interno dell'UE; rileva tuttavia la necessità di ulteriori sforzi da parte del paese per allinearsi con i principi generali e garantire il pieno recepimento dell'acquis per quanto concerne la valutazione della conformità, l'accreditamento e la vigilanza del mercato; prende atto della lettera di costituzione in mora nei confronti del governo islandese in data 26 maggio 2010 – prima fase di una procedura di infrazione per inadempimento degli obblighi che incombono allo Stato in virtù dell'accordo SEE, con riferimento all'attuazione della direttiva 94/19/CE relativa ai sistemi di garanzia dei depositi – e si compiace della reazione del governo islandese, che si è mostrato pronto a concludere al più presto i negoziati relativi a Icesave;

11.

valuta positivamente le politiche volte a diversificare ulteriormente l'economia islandese, quale passo necessario verso un benessere economico a lungo termine del paese;

12.

rileva che l'ambiente costituisce una priorità per l'Unione europea e si compiace del notevole impegno dell'Islanda in materia di politica ambientale;

13.

rileva che, mentre il consolidamento fiscale resta una sfida chiave, l'Islanda mostra segni incoraggianti di stabilizzazione economica; considera i provvedimenti sinora adottati in ambito monetario quali passi nella giusta direzione per un miglioramento della stabilità finanziaria ed economica;

14.

valuta positivamente la relazione della commissione speciale d'indagine, che può contribuire alla ricostruzione della fiducia nazionale; incoraggia misure che diano seguito all'attività di tale commissione al fine di affrontare i pressanti problemi politici, economici e istituzionali descritti nella relazione;

15.

si compiace del fatto che l'associazione islandese dei fondi pensionistici (IPFA) abbia deciso di organizzare un'indagine indipendente sui metodi di lavoro e le politiche di investimento dei regimi pensionistici nel periodo precedente il crollo economico;

16.

chiede la conclusione di un accordo bilaterale circa le modalità di rimborso dei prestiti per un totale di 3,9 miliardi di euro ai governi del Regno Unito e dei Paesi Bassi; sottolinea che il raggiungimento di un accordo accettabile per tutte le parti interessate ristabilirà la fiducia nella capacità dell'Islanda di onorare i propri impegni, compresi tutti gli obblighi derivanti dall'adesione al SEE, e rafforzerà il sostegno dell'opinione pubblica al processo di adesione dell'Islanda, sia all'interno del paese che nell'Unione europea;

17.

prende atto del desiderio dell'Islanda di entrare nella zona euro, ambizione che potrà realizzarsi dopo l'adesione all'UE e una volta soddisfatte tutte le condizioni necessarie;

18.

plaude all'approvazione della seconda revisione dell'accordo stand-by con l'FMI, volto a stabilizzare la valuta, ristrutturare il sistema bancario e consolidare il settore fiscale;

19.

nutre preoccupazione per gli alti livelli di disoccupazione e inflazione nel paese, pur prendendo atto dei recenti segni di miglioramento;

20.

elogia l'Islanda per l'elevato tasso di investimenti nel campo dell'istruzione, della ricerca e dello sviluppo;

Capacità di assumersi gli obblighi che comporta l'adesione

21.

rileva che, come membro del SEE, l'Islanda ha raggiunto uno stadio avanzato per quanto riguarda il rispetto dei requisiti previsti da 10 capitoli del negoziato e rispetta in parte i requisiti di 11 capitoli, per cui restano da negoziare integralmente soltanto 12 capitoli non rientranti nel SEE; sottolinea che la Commissione ha evidenziato la necessità che l'Islanda compia seri sforzi per allineare la sua legislazione all'acquis in una serie di ambiti e che attui e faccia rispettare efficacemente l'acquis nel medio termine, al fine di soddisfare i criteri di adesione; sottolinea che il rispetto degli obblighi incombenti all'Islanda in virtù del SEE e dell'accordo che associa il paese all'attuazione, all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen costituiscono requisiti importanti nei negoziati di adesione;

22.

invita le autorità islandesi ad affrontare le fondamentali debolezze istituzionali dell'economia del paese, segnatamente l'organizzazione e il funzionamento del sistema di supervisione finanziaria e il sistema di garanzia dei depositi;

23.

incoraggia l'Islanda ad adottare una politica agricola e di sviluppo rurale in linea con le politiche dell'UE, nonché ad approntare le strutture amministrative necessarie per l'attuazione di tali politiche; sottolinea, a tale proposito, che le politiche UE devono tener conto della natura specifica dell'ambiente, della flora e della fauna islandesi, come pure della distanza geografica del paese dal territorio continentale europeo;

24.

invita la Commissione a coinvolgere le autorità islandesi nei dibattiti in corso sulla riforma della politica agricola comune;

25.

riconosce che l'Islanda ha gestito le sue risorse marine in modo responsabile e sostenibile e si attende un atteggiamento costruttivo, da parte sia dell'UE sia delle autorità islandesi, nei negoziati relativi al requisito per l'Islanda di adottare la politica comune della pesca, in modo da ottenere una soluzione reciprocamente soddisfacente che sia basata sulle migliori pratiche e che tuteli gli interessi di pescatori e consumatori dell'Unione europea, oltre che d'Islanda;

26.

incoraggia l'Islanda a introdurre, in materia di pesca, misure che le consentano di compiere la transizione verso l'adozione della politica comune della pesca;

27.

insiste sulla necessità che l'Islanda ponga termine a tutte le attività di caccia alla balena e abbandoni ogni riserva formulata nei confronti della Commissione baleniera internazionale;

28.

rileva che l'Islanda può dare un prezioso contributo alle politiche dell'UE in materia di ambiente ed energia, grazie alla sua esperienza nel settore delle energie rinnovabili, in particolare quella geotermica, della protezione dell'ambiente e della lotta contro il cambiamento climatico;

Cooperazione regionale

29.

ritiene che l'adesione dell'Islanda all'UE – elemento destinato a rafforzare ulteriormente la presenza europea in seno al Consiglio artico – rappresenti per l'UE un'opportunità strategica per svolgere un ruolo più attivo e costruttivo come anche per contribuire alla governance multilaterale nella regione artica; sottolinea che ciò aiuterà ad affrontare questioni ambientali comuni e potrebbe accentuare l'interesse dell'UE nei confronti dell'Artico e della sua protezione a livello regionale e internazionale;

30.

esprime apprezzamento per il fatto che l'adesione dell'Islanda all'UE rafforzerebbe la dimensione nordatlantica delle politiche esterne dell'Unione;

Opinione pubblica e sostegno all'allargamento

31.

incoraggia le autorità islandesi ad avviare un ampio dibattito pubblico sull'adesione all'Unione europea, coinvolgendo la società civile nel processo sin dall'inizio, fornendo risposte alle preoccupazioni dei cittadini in merito all'adesione all'UE e tenendo in considerazione la necessità di un saldo impegno per il successo dei negoziati; invita la Commissione a fornire sostegno materiale e tecnico alle autorità islandesi qualora queste ultime lo richiedano, in modo da aiutarle ad accrescere la trasparenza e la responsabilità relativamente al processo di adesione, e ad organizzare una vasta e approfondita campagna di informazione in tutto il paese sulle implicazioni dell'adesione all'UE, consentendo così ai cittadini islandesi di compiere una scelta informata nel futuro referendum sull'adesione;

32.

considera essenziale fornire ai cittadini dell'UE informazioni chiare e complete sulle implicazioni dell'adesione dell'Islanda; invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi a tal fine e ritiene parimenti importante ascoltare e affrontare le preoccupazioni e le domande dei cittadini, dando risposta alle opinioni e agli interessi che essi esprimono;

*

* *

33.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione /Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente dell'Althing e al governo dell'Islanda.


(1)  Testi approvati, P7_TA(2009)0097.

(2)  Testi approvati, P7_TA(2010)0026.


Giovedì 8 luglio 2010

2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/78


Giovedì 8 luglio 2010
Kosovo

P7_TA(2010)0281

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul processo d'integrazione europea del Kosovo

2011/C 351 E/12

Il Parlamento europeo,

viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo tenutosi a Salonicco il 19 e 20 giugno 2003, in occasione del quale a tutti gli Stati dei Balcani occidentali è stata promessa l'adesione all'Unione europea,

viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali» del 7 dicembre 2009, nelle quali si sottolinea che anche il Kosovo, senza pregiudizio della posizione degli Stati membri sul suo status, dovrebbe beneficiare della prospettiva di una liberalizzazione del regime dei visti quando saranno soddisfatte tutte le condizioni e si invita la Commissione ad avviare un approccio strutturato per avvicinare all'UE la popolazione del Kosovo,

vista l'azione comune 2008/124/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla missione dell'Unione europea sullo stato di diritto in Kosovo (EULEX KOSOVO), modificata dall'azione comune 2009/445/PESC del Consiglio del 9 giugno 2009,

viste l'azione comune 2008/123/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla nomina del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo, e la decisione 2010/118/PESC del Consiglio, del 25 febbraio 2010, relativa alla proroga del mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo,

visti la comunicazione della Commissione del 14 ottobre 2009 intitolata «Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2009-2010» (COM(2009)0533) e la relazione 2009 di accompagnamento sui progressi compiuti dal Kosovo nonché lo studio intitolato «Realizzare la prospettiva europea del Kosovo (1)» (COM(2009)0534),

viste le raccomandazioni della seconda riunione interparlamentare PE-Kosovo del 7 aprile 2009 e della terza riunione interparlamentare PE-Kosovo del 23 giugno 2010,

viste le proprie risoluzioni del 29 marzo 2007 sul futuro del Kosovo e il ruolo dell'Unione europea (2) e del 5 febbraio 2009 sul Kosovo e il ruolo dell'UE (3),

vista la risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

visto il regolamento (CE) n. 1244/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (4), in particolare l'allegato I, nel quale, per motivi di sicurezza e di certezza giuridica, è stato inserito il riferimento a coloro che risiedono in Kosovo (risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite),

vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite dell'8 ottobre 2008 (A/RES/63/3) che chiede alla Corte internazionale di giustizia un parere consultivo sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale d'indipendenza formulata dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo,

vista la propria risoluzione del 26 novembre 2009 sul documento 2009 di strategia per l'allargamento presentato dalla Commissione concernente i paesi dei Balcani occidentali, l'Islanda e la Turchia (5),

viste la relazione finale dell'inviato speciale delle Nazioni Unite sul futuro status del Kosovo e la proposta globale sullo status, del 26 marzo 2007, per la definizione dello status del Kosovo,

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del proprio regolamento,

A.

considerando che la stabilità regionale nei Balcani occidentali e l'integrazione di questi paesi nell'UE costituiscono delle priorità per l'Unione europea; che tali priorità possono essere mantenute solo se l'adesione all'Unione europea rappresenta una prospettiva tangibile per tutti i paesi della regione,

B.

considerando che la comunità internazionale ha sempre difeso la sostenibilità di Stati multietnici e multireligiosi nei Balcani occidentali, sulla base dei valori della democrazia, della tolleranza e del multiculturalismo,

C.

considerando che dal 19 dicembre 2009 i cittadini della Serbia, dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e del Montenegro possono viaggiare nell'Unione europea senza visto e che si prevede che tra breve la stessa cosa sarà possibile per i cittadini dell'Albania e della Bosnia-Erzegovina, che i cittadini del Kosovo non possono essere lasciati indietro e isolati rispetto ai cittadini degli altri paesi della regione, e che pertanto è necessario avviare senza indugio il processo di liberalizzazione dei visti con il Kosovo, a condizione che siano rispettati tutti i criteri necessari,

D.

considerando che è stato chiesto alla Corte internazionale di giustizia un parere consultivo sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale d'indipendenza formulata dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo e che si è in attesa delle conclusioni della Corte,

E.

considerando che la decisione di non includere il Kosovo nella liberalizzazione dei visti evidenzia una contraddizione profonda nella strategia dell'Unione europea per il Kosovo, che risiede nella discrepanza fra l'enorme impegno nel settore degli aiuti in termini di risorse e di personale, da un lato, e dall'altro la decisione di mantenere le frontiere chiuse a tutti coloro il cui lavoro potrebbe contribuire allo sviluppo,

1.

prende atto della dichiarazione d'indipendenza del Kosovo del 17 febbraio 2008, che è stata riconosciuta da 69 paesi; osserva che, nell'Unione europea, ventidue Stati membri hanno riconosciuto il Kosovo come Stato indipendente, mentre cinque non lo hanno fatto; incoraggia gli Stati membri, al fine di rendere più efficaci le politiche dell'UE per tutta la popolazione del Kosovo, a rafforzare il loro approccio comune nei confronti del Kosovo con l'obiettivo della sua adesione all'UE; si compiace dell'atteggiamento costruttivo messo in evidenza dalla Presidenza spagnola nei confronti del Kosovo sebbene essa non abbia riconosciuto il paese; accoglierebbe con soddisfazione il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte di tutti gli Stati membri;

2.

mette in rilievo come i processi d'integrazione nell'UE di tutti i paesi della regione rivestano estrema importanza per la stabilizzazione regionale; sottolinea che la prospettiva del'adesione all'UE rappresenta un potente incentivo per le riforme necessarie in Kosovo e chiede misure concrete che rendano tale prospettiva più tangibile sia per il governo che per i cittadini; invita a tal fine la Commissione a includere il Kosovo nel processo di screening a partire dall'inizio del 2011, allo scopo di preparare il paese all'avvio dei negoziati per l'accordo di stabilizzazione e associazione, a comunicare alle autorità del Kosovo le misure da adottare prima che la Commissione stessa prepari la tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti, e a definire detta tabella non appena tali misure saranno state adottate;

3.

prende atto del riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della maggioranza dei paesi limitrofi e delle buone relazioni di vicinato con tali paesi; prende atto che il Kosovo è stato ammesso come membro della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale e di altre organizzazioni internazionali;

4.

ribadisce il proprio punto di vista, espresso nelle sue risoluzioni del 29 marzo 2007 e del 5 febbraio 2009, che respinge la possibilità di dividere il Kosovo;

5.

è preoccupato per lo stato delle relazioni con la Serbia e sottolinea che relazioni di buon vicinato sono un criterio essenziale per le aspirazioni di adesione all'UE della Serbia nonché del Kosovo e di tutti gli altri paesi della regione; comprende le implicazioni emotive conseguenti alla guerra del 1999 e il fatto che il riconoscimento ufficiale del Kosovo non è al momento un'opzione politica praticabile per la dirigenza di Belgrado, ma invita tuttavia la Serbia ad avere un atteggiamento pragmatico sulla questione dello status; si compiace in tale prospettiva della firma del protocollo di polizia con EULEX e chiede che la cooperazione con la missione sia rafforzata; invita inoltre la Serbia a evitare di bloccare l'ingresso del Kosovo nelle organizzazioni internazionali e, in particolare, la sua recente richiesta di divenire membro dell'Organizzazione mondiale della sanità; sottolinea che il conflitto si ripercuote anche sul commercio regionale e sulla cooperazione nel quadro dell'Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA), danneggiando le economie dei paesi della regione; invita tutte le parti a mostrare un approccio pragmatico al fine di consentire l'integrazione regionale del Kosovo; sottolinea al riguardo che l'atteso parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale d'indipendenza formulata dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo non deve impedire a tutte le parti coinvolte di impegnarsi in modo chiaro per un'efficace cooperazione transfrontaliera, regionale e locale, nel miglior interesse dell'intera popolazione del Kosovo e delle zone limitrofe;

6.

ricorda che qualsiasi paese che intenda aderire all'UE deve rispettare i criteri di adesione e che nel caso dei Balcani occidentali il processo di stabilizzazione e di associazione rappresenta il quadro per i negoziati UE; sottolinea che uno dei tre importanti obiettivi del processo di stabilizzazione e di associazione è la cooperazione regionale;

7.

sottolinea che l'integrazione e la cooperazione regionali sono fondamentali per la sicurezza e la stabilità in Europa e anche per la creazione di un contesto favorevole alla normalizzazione delle relazioni fra la Serbia e il Kosovo; è del parere che sarebbe auspicabile un accordo globale concernente la sicurezza e la cooperazione nei Balcani occidentali;

8.

chiede il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera tra la Serbia e il Kosovo, in particolare a livello locale, sulle questioni che sono importanti per i cittadini, come l'ambiente, le infrastrutture e il commercio;

9.

osserva che alcuni Stati membri applicano unilateralmente misure di agevolazione per i visti, mentre otto Stati membri continuano a esigere il pagamento integrale dei diritti per il rilascio del visto; invita gli Stati membri dell'UE e la Commissione a compiere ogni sforzo per una rapida adozione di procedure provvisorie semplificate uniformi per agevolare gli spostamenti dei cittadini kosovari, specialmente alla luce delle possibilità offerte dal nuovo codice dei visti;

10.

si compiace delle elezioni locali svoltesi il 15 novembre 2009 in quanto prime elezioni organizzate sotto la responsabilità politica del governo del Kosovo; prende atto con soddisfazione che in generale esse si sono svolte con tranquillità e in un clima positivo; sottolinea, tuttavia, che sono state riferite una serie di irregolarità; invita le autorità ad applicare rapidamente le raccomandazioni della comunità internazionale, comprese le necessarie modifiche della legge elettorale, allo scopo di chiarire quali livelli di giurisdizione siano incaricati del trattamento delle denunce, di ripartire chiaramente le competenze tra la commissione elettorale centrale e la commissione per le denunce e i ricorsi, di aggiornare le liste elettorali e di garantire una coerente educazione degli elettori; sottolinea che in vista delle prossime elezioni generali è fondamentale la volontà politica di portare avanti tali riforme e di far sì che i responsabili delle frodi elettorali rispondano del proprio operato;

11.

si rammarica che Belgrado stia ancora sostenendo strutture parallele nelle enclave serbe, che mettono in discussione e indeboliscono i poteri dei comuni di recente istituzione; invita la Serbia ad adottare un atteggiamento più costruttivo e a smantellare tali strutture;

12.

ribadisce l'importanza di un'efficace attuazione del processo di decentramento e si compiace vivamente dell'elevata partecipazione dei serbi del Kosovo della zona a sud del fiume Ibar alle ultime elezioni – un passo avanti verso la costruzione di un loro futuro sostenibile nel paese; esorta il governo a sostenere pienamente gli amministratori recentemente eletti di tali comuni con un'adeguata assistenza finanziaria e politica, in modo che possano istituire in breve tempo le strutture necessarie per cominciare a fornire servizi importanti, con l'assistenza della Commissione; ritiene che strutture comunali ben funzionanti siano fondamentali per la partecipazione dei serbi del Kosovo ai processi politici e alle strutture amministrative del paese; incoraggia la comunità internazionale a sostenere i progetti di sviluppo e infrastrutturali elaborati dai comuni recentemente istituiti; incoraggia il governo, al fine di evitare conflitti con le strutture parallele, in particolare nel settore dell'istruzione e della sanità, a elaborare - con l'aiuto del rappresentante speciale dell'UE/rappresentante civile internazionale - una strategia su come relazionarsi con tali strutture;

13.

si compiace della creazione della Casa dell'Unione europea nel Kosovo settentrionale, ma esprime preoccupazione per la situazione nel nord del Kosovo, che continua a risentire di gravi carenze in relazione allo stato di diritto, di crescenti pressioni e intimidazioni nei confronti della società civile da parte dei gruppi radicali e del problema della criminalità organizzata; sottolinea pertanto la necessità che il Consiglio renda operativa in tutto il territorio del Kosovo la missione sullo stato di diritto, e chiede alla Commissione di conferire maggiore visibilità alla sua azione a favore della comunità serba nel nord, facendo notare al tempo stesso a tutte le parti interessate in loco che la cooperazione locale, regionale e transfrontaliera è preziosa per l'intera popolazione; valuta positivamente in tale prospettiva la registrazione dei prodotti commerciali presso i Gate 1 e 31, che ha contribuito a ridurre le attività di contrabbando nella regione, e chiede ulteriori misure volte a ripristinare la riscossione dei dazi doganali; esprime preoccupazione per i problemi dell'attuale funzionamento del sistema giudiziario nella regione di Mitrovica, e invita la Serbia e il Kosovo a definire l'accordo per dotare il tribunale di Mitrovica Nord di giudici serbo-kosovari e di un pubblico ministero; appoggia il piano per reintegrare il nord nelle strutture politiche e amministrative del Kosovo e chiede che esso sia realizzato con la debita attenzione alle sensibilità della minoranza serba, allo scopo di migliorare e incrementare i servizi dell'amministrazione pubblica nella regione e di migliorare le condizioni di vita della cittadinanza locale con modalità che consentano un ampio autogoverno; invita EULEX ad adoperarsi per intensificare le proprie attività nel nord, in particolare allo scopo di promuovere buone relazioni interetniche, svolgendo al contempo un'opera sul campo d'informazione della popolazione in merito alle azioni dell'UE e alla missione in corso sullo stato di diritto;

14.

Esprime profondo rammarico per la mortale esplosione che ha provocato un morto e dieci feriti, accaduta a Mitrovica nord il 2 luglio 2010, durante la manifestazione di protesta contro l'apertura di un centro per i servizi sociali e per l'attentato del 5 luglio 2010 contro un deputato serbo al parlamento del Kosovo; condanna fermamente tutti gli atti di violenza e invita le parti ad agire in maniera responsabile; incoraggia EULEX a fare ogni sforzo necessario per allentare la tensione ed evitare nuova violenza e invita la polizia del Kosovo, con l'assistenza di EULEX, ad avviare senza indugio un'indagine scrupolosa e imparziale su tali eventi al fine di assicurare i colpevoli alla giustizia;

15.

sottolinea l'importanza che riveste il successo della missione dell'UE sullo stato di diritto (EULEX) sia ai fini di uno sviluppo sostenibile, del consolidamento delle istituzioni e della stabilità del Kosovo, sia per le ambizioni dell'Unione come attore globale nella costruzione della pace; pone l'accento sulla responsabilità di EULEX sia in relazione ai suoi poteri esecutivi che ai suoi compiti di monitoraggio, tutoraggio e consulenza; incoraggia al riguardo la missione EULEX ad adottare provvedimenti concreti per compiere progressi riguardo ai casi di corruzione ad alti livelli; riconosce i validi progressi realizzati in taluni settori, quali la polizia e le dogane, ma sottolinea che occorrerebbe accelerare il ritmo di lavoro affinché la missione cominci finalmente a dare risultati tangibili in altri settori, in particolare i casi di corruzione ad alti livelli, la criminalità organizzata e i crimini di guerra; plaude pertanto al recente approccio della missione EULEX teso ad affrontare gli eventuali casi di corruzione anche al massimo livello del governo e dell'amministrazione e sottolinea la necessità di continuare su questa strada per garantire credibilità e visibilità alle azioni di EULEX; sottolinea che al riguardo è della massima importanza una particolare attenzione nei confronti del settore degli appalti pubblici e che in materia di criminalità organizzata l'EULEX deve continuare a ottenere risultati concreti sul campo; nutre preoccupazione, a tale proposito, per il forte arretrato di cause generato dal numero inaspettatamente alto di procedimenti trasferiti a EULEX dalla missione di amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Kosovo; sottolinea che è stato messo a disposizione di EULEX un numero insufficiente di giudici e procuratori e invita gli Stati membri a distaccare il numero di esperti richiesto o a provvedere alla loro assunzione; sottolinea l'importanza di snellire la burocrazia all'interno di EULEX; sottolinea al riguardo la necessità che la gestione interna, il coordinamento e la cooperazione siano assicurate con competenza per consentire alla missione di operare in modo efficace; sottolinea l'esigenza di trasparenza e responsabilità nell'attività di EULEX, come pure la necessità di dimostrare sensibilità per il contesto politico nel quale tale attività si sviluppa, onde rafforzare la sua legittimità agli occhi dei cittadini; sottolinea inoltre l'importanza di mantenere una stretta comunicazione con il governo, i cittadini e i media del Kosovo; incoraggia EULEX a informare i cittadini del Kosovo dei risultati conseguiti dalla missione e, inoltre, ad adoperarsi per aumentare la fiducia nella missione e per prestare attenzione alle aspettative dei cittadini; si compiace della recente istituzione della commissione di riesame dei diritti umani, che avrà l'incarico di esaminare le denunce di coloro che si dichiarano vittime di violazioni dei diritti umani da parte di EULEX nello svolgimento del suo mandato esecutivo;

16.

invita i suoi organi competenti, in particolare la sottocommissione per la sicurezza e la difesa, a intensificare il controllo e la supervisione di EULEX, eventualmente in cooperazione con la società civile del Kosovo; invita a tal fine il Consiglio a trasmettere al Parlamento tutte le valutazioni ordinarie e straordinarie e le relazioni di riesame su EULEX;

17.

prende atto degli sforzi di Serbia e Kosovo per individuare i dispersi del conflitto 1998-1999 tramite il gruppo di lavoro sulle persone disperse in relazione agli eventi del Kosovo; sottolinea l'importanza di risolvere tale questione per superare il conflitto 1998-1999; prende atto, inoltre, dei circa 1 862 casi di persone ancora irreperibili e invita sia la Serbia che il Kosovo ad ampliare tutte le possibili forme di cooperazione fra loro e con il Comitato internazionale della Croce rossa, l'EULEX e gli altri organismi per la ricerca di tali persone;

18.

pone in rilievo l'importanza cruciale dell'anno 2010, sia per il governo del Kosovo che per tutti i livelli dell'amministrazione, per realizzare progressi nelle riforme chiave, quali la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, la decentralizzazione e la riforma della pubblica amministrazione; sottolinea che il processo di riforma, per avere successo, deve basarsi su un approfondito dibattito sulla legislazione in progetto e in consultazione con tutti i soggetti interessati, comprese tutte le parti della società civile; rammenta inoltre al governo che va accordata un'attenzione particolare alla rapida ed efficiente applicazione delle leggi, senza la quale l'adozione della legislazione non avrà alcun impatto reale sulla situazione del Kosovo;

19.

nutre profonda preoccupazione per la corruzione diffusa, che rimane uno dei maggiori problemi in Kosovo unitamente alla criminalità organizzata, e chiede misure tempestive per combatterla tramite il miglioramento del quadro giuridico inteso a combattere la corruzione, l'adozione di una strategia e un piano d'azione anticorruzione nonché il rafforzamento della cooperazione con le autorità giudiziarie e di polizia di tutti i paesi della regione; è estremamente preoccupato per il recente spargimento di sangue causato da un episodio di violenza nei pressi della frontiera del Kosovo e chiede che si adottino misure immediate per evitare il ripetersi di tali episodi in futuro e porre fine al traffico di armi, che contribuisce alla destabilizzazione della regione dei Balcani occidentali; si compiace dell'istituzione di uno speciale reparto anticorruzione all'interno dell'ufficio del procuratore speciale del Kosovo, sottolineando però che è necessario l'impegno di tutti i ministeri competenti affinché tale reparto sia efficiente e che l'organico dovrà essere in ogni caso composto da persone irreprensibili; chiede la rapida adozione di una legge concernente il finanziamento dei partiti politici, che regolamenti in modo efficace e trasparente le finanze dei partiti, garantendo che le loro relazioni finanziarie siano rese integralmente pubbliche;

20.

sottolinea l'estrema importanza della riforma della magistratura e della pubblica accusa, che è ancora in fase iniziale, per garantire l'indipendenza e la professionalità di giudici e procuratori e restituire ai cittadini la fiducia nello stato di diritto; valuta positivamente, a tal fine, la nomina del Difensore civico, dei giudici della Corte suprema e dei procuratori che compongono l'ufficio della Procura dello Stato e l'ufficio del procuratore speciale del Kosovo; è preoccupato per il fatto che le carenze riguardo alla protezione dei testimoni continuano a ostacolare la giustizia per i reati più gravi; chiede l'adozione e la rapida applicazione della legge sui tribunali nonché l'istituzione di un sistema di protezione efficace per testimoni e giudici; esorta in tal senso i rappresentanti della missione EULEX a continuare a riferire pubblicamente in merito alle problematiche che ancora persistono in relazione allo stato di diritto in Kosovo;

21.

chiede che sia profuso un maggiore impegno per accelerare la riforma della pubblica amministrazione, al fine di creare un'amministrazione pubblica professionale e indipendente, che rispetti l'equilibrio tra i sessi e rifletta pienamente la variegata composizione etnica della popolazione kosovara; sottolinea la necessità di adottare e applicare un quadro normativo allo scopo, nonché di dedicare l'attenzione necessaria e devolvere sufficienti fondi allo sviluppo delle risorse umane; nutre preoccupazione per le interferenze politiche nella nomina delle figure chiave nell'ambito dell'amministrazione pubblica e chiede di porre fine a tale pratica, che compromette seriamente il funzionamento dell'amministrazione;

22.

esorta il governo a garantire il pluralismo dell'informazione e l'indipendenza finanziaria ed editoriale dei media, che devono essere scevri da pressioni politiche, nonché la trasparenza in merito alla proprietà e ai finanziamenti; chiede il rispetto dei diritti lavorativi dei giornalisti e procedure efficaci per proteggere i giornalisti investigativi dalle minacce; sottolinea l'importanza del servizio radiotelevisivo pubblico per fornire informazione indipendente e di qualità elevata a tutta la popolazione e ritiene preoccupante la mancanza di un sistema finanziario sostenibile che possa garantire tale servizio; si compiace degli investimenti da parte del governo per offrire l'accesso a Internet; esorta il governo a favorire una diffusione ancora più ampia dell'accesso a Internet fra i cittadini; sottolinea l'importante ruolo di un accesso a Internet non soggetto a censura per gli affari e la politica, in special modo allo scopo di aumentare la partecipazione dei giovani nei periodi elettorali;

23.

chiede sostegno per rafforzare l'Assemblea del Kosovo, affinché possa adempiere efficacemente alle sue funzioni legislative ed esercitare il controllo democratico delle attività politiche e di bilancio svolte dal governo; chiede, a tale proposito, l'istituzione di un programma di gemellaggio ad hoc al fine di fornire al personale amministrativo dell'Assemblea kosovara l'opportunità di usufruire di periodi di tirocinio presso il Parlamento europeo; invita inoltre i parlamenti degli Stati membri a istituire programmi di gemellaggio intesi a fornire ai deputati e al personale amministrativo dell'Assemblea kosovara opportunità di scambio e di sviluppo di capacità nell'ambito delle procedure legislative e di controllo parlamentari, specialmente per le minoranze parlamentari e i gruppi di opposizione;

24.

elogia il governo per i progressi realizzati nell'adozione della legislazione a tutela dei diritti umani e lo incoraggia a procedere rapidamente all'adozione delle leggi rimanenti; rileva però che l'applicazione del quadro normativo rimane insoddisfacente e che i progressi risultano complessivamente lenti; chiede politiche più attive per combattere tutti i tipi di discriminazione (fondata sull'origine etnica, sulla religione, sull'orientamento sessuale, sulla disabilità e quant'altro) e per garantire l'equilibrio fra i sessi e la partecipazione attiva delle minoranze alla vita politica e alle strutture amministrative, a livello sia nazionale sia locale; pone in rilievo l'importanza dell'istruzione in tale processo; invita il governo ad assicurare l'istruzione scolastica alle minoranze nella rispettiva madrelingua, compresi i programmi e i libri di testo, consentendo loro di preservare la rispettiva cultura e identità, come pure a fornire loro assistenza nello sviluppo delle risorse umane;

25.

nutre preoccupazione per gli elevati livelli di violenza domestica, la discriminazione contro le donne e il fenomeno della tratta di esseri umani, in particolare di donne e ragazze a fini di sfruttamento sessuale; chiede l'adozione di misure attive per garantire l'uguaglianza di genere e tutelare efficacemente i diritti delle donne e dei bambini;

26.

pone in rilievo l'eredità molto difficile lasciata dal conflitto armato, che ha eroso nell'opinione pubblica la fiducia nella possibilità di una risoluzione pacifica dei conflitti, sia tra gruppi sociali sia nella vita privata;

27.

sottolinea che la fragile situazione politica, il verificarsi di incidenti interetnici in alcune zone e le cattive condizioni economiche hanno ostacolato il rientro sostenibile dei profughi e chiede di intensificare gli sforzi per migliorare la loro situazione;

28.

sottolinea la difficile situazione in cui versano le minoranze e la discriminazione cui sono sottoposte, in particolare quella dei rom, per quanto riguarda l'accesso all'istruzione, agli alloggi, ai servizi sociali e all'occupazione; plaude all'iniziativa della Commissione di chiudere i campi contaminati da piombo nella parte settentrionale di Mitrovica e di trasferire le famiglie che vi risiedono, e chiede la sua rapida attuazione; condivide la preoccupazione espressa dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa quanto al fatto che il Kosovo non sia ancora in grado di assicurare le condizioni adeguate per il reintegro dei rom rimpatriati forzosamente ed esorta gli Stati membri a cessare questa pratica; prende atto, a tale riguardo, dell'accordo raggiunto tra le autorità tedesche e kosovare sul rimpatrio graduale di 14 000 profughi in Kosovo, 10 000 dei quali rom, ed esorta la Commissione a intensificare i programmi di assistenza ad hoc; invita i paesi che partecipano al Decennio di integrazione dei rom a facilitare la partecipazione del Kosovo a tali programmi;

29.

sottolinea l'importanza decisiva dell'istruzione, sia per fornire ai giovani le necessarie competenze per il mercato del lavoro, sia per contribuire alla riconciliazione tra gruppi etnici; incoraggia, a tal fine, l'introduzione graduale di classi comuni per l'insegnamento delle lingue di minoranza, in particolare il serbo, agli allievi di etnia albanese nonché dell'albanese a tutte le minoranze; plaude alla recente istituzione dell'International Business College a Mitrovica, che, oltre a essere un investimento internazionale significativo nell'economia locale, attira studenti appartenenti a tutte le comunità, mira a offrire una prospettiva ai giovani promuovendo l'imprenditorialità e li introduce agli standard professionali europei in materia di gestione aziendale, ambientale e pubblica;

30.

sottolinea che il rispetto della diversità culturale è sempre al centro del progetto europeo e che il patrimonio religioso e culturale è una condizione necessaria per la pace e la sicurezza della regione; sottolinea che un'adeguata tutela del patrimonio culturale è fondamentale per tutte le comunità del Kosovo; invita il governo a procedere con la prevista riforma istituzionale in materia di patrimonio culturale; sottolinea che l'adozione dell'elenco dei siti che fanno parte del patrimonio culturale è un presupposto indispensabile per l'attuazione della legislazione in materia; si compiace delle attività del promotore per la protezione del patrimonio religioso e culturale della Chiesa ortodossa serba ed esorta tutte le parti interessate a cooperare attivamente con lui;

31.

sottolinea che gli scambi accademici devono essere sostenuti e promossi attraverso programmi come Erasmus Mundus, onde consentire ai cittadini del Kosovo di ottenere qualifiche ed esperienze all'interno dell'UE e rafforzare la loro interazione con i cittadini dell'Unione europea;

32.

invita le autorità a sostenere attivamente la società civile e la sua partecipazione all'elaborazione delle politiche sociali ed economiche, con pieno appoggio alla libertà di espressione e di associazione; sottolinea il ruolo importante svolto dalla società civile e dalle ONG internazionali nella riconciliazione tra gruppi etnici e invita la Commissione a intensificare il sostegno finanziario alla loro attività; sottolinea al riguardo l'esigenza di un'efficace definizione di tali questioni all'interno dei programmi annuali per il Kosovo nell'ambito dello strumento di assistenza preadesione; osserva che esiste una buona cooperazione interpersonale e soprattutto imprenditoriale fra membri di comunità etniche differenti e sottolinea la necessità che le autorità del Kosovo, la società civile e la comunità internazionale intensifichino gli sforzi per sostenere i progetti locali che promuovono questo genere di cooperazione;

33.

è seriamente preoccupato per il fatto che il Kosovo continua a essere uno dei paesi più poveri d'Europa, con un tasso di disoccupazione che supera il 40 %; sottolinea che tale situazione è insostenibile e che le difficili condizioni di vita hanno creato un crescente scontento nella società; chiede azioni urgenti volte a migliorare l'efficienza dei sistemi sociali nel fornire una rete di sicurezza per le fasce sociali vulnerabili e nel perseguire attive politiche del lavoro intese a ridurre la disoccupazione; invita, a tale proposito, la Commissione ad avvalersi pienamente dello strumento di assistenza preadesione al fine di incentivare lo sviluppo socioeconomico del Kosovo, con particolare riferimento ai giovani; rivolge un appello all'Unione europea e agli Stati membri affinché accettino come lavoratori stagionali e come addetti ai settori che registrano una carenza di manodopera il maggior numero possibile di cittadini kosovari;

34.

considera lo sviluppo economico la chiave per risolvere i grandi problemi del paese, anche perché esso contribuisce in modo decisivo a migliorare la situazione delle donne e delle minoranze e ad agevolare le relazioni interetniche; sottolinea l'importanza del settore agricolo a tal fine; si compiace delle numerose leggi in preparazione in questo settore e chiede la loro rapida adozione; rileva tuttavia che un'efficiente applicazione del quadro giuridico già adottato è un prerequisito per il miglioramento delle condizioni in loco;

35.

sottolinea la necessità che il Kosovo scelga adeguate politiche economiche atte a garantire una crescita economica sostenibile, la protezione ambientale, la creazione di posti di lavoro e la riduzione dell'esclusione sociale; invita le autorità del Kosovo a migliorare il clima economico per gli investimenti esteri e la trasparenza nelle relazioni commerciali;

36.

chiede la realizzazione di passi concreti nel settore dell'energia al fine di garantire la sicurezza energetica necessaria per lo sviluppo del Kosovo; sottolinea che l'enorme fabbisogno di infrastrutture in quest'ambito costituisce un'opportunità per diversificare l'approvvigionamento di energia includendo fonti energetiche più ecologiche, per modernizzare e aumentare l'efficienza energetica della rete elettrica e per applicare le migliori tecnologie a disposizione, anche nelle previste centrali elettriche alimentate a carbone; chiede di chiudere senza indugio la centrale Kosovo A e quanto prima la centrale Kosovo B, senza che ciò comprometta il fabbisogno energetico del paese;

37.

invita le autorità del Kosovo a continuare a investire nelle fonti energetiche rinnovabili e a ricercare la cooperazione regionale in tale settore;

38.

sottolinea che la politica dei trasporti del Kosovo si è sinora concentrata sulla costruzione di strade; si rammarica delle cattive condizioni dei trasporti pubblici, con particolare riferimento ai trasporti ferroviari; invita il governo del Kosovo ad avvalersi pienamente dei fondi IPA allo scopo di sviluppare, potenziare e modernizzare la rete ferroviaria e migliorare le interconnessioni con i paesi confinanti sia per il trasporto passeggeri che per il trasporto merci, nell'intento di raggiungere una mobilità sostenibile;

39.

esprime preoccupazione per i problemi ambientali diffusi che interessano il terreno, l'aria e l'acqua e invita il governo a modificare e applicare il quadro legislativo al fine di adeguarlo alle norme dell'Unione europea e a far sì che l'educazione ambientale diventi un elemento chiave dell'istruzione;

40.

sottolinea l'esigenza di ottimizzare la presenza dell'UE in Kosovo, coerentemente con lo sviluppo del Servizio europeo per l'azione esterna e la creazione di delegazioni UE nel mondo, e di trasformare l'Ufficio di collegamento della Commissione in una delegazione dell'UE, in modo da migliorare l'efficacia e il coordinamento dell'azione UE in Kosovo; prende atto dell'apertura del nuovo Ufficio dell'UE a Belgrado nel quadro del mandato del rappresentante speciale dell'UE in Kosovo, che opera in modo separato rispetto all'attuale delegazione UE in Serbia;

41.

deplora la mancanza di trasparenza riguardo alla recente proroga del mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo, comprensiva di un consistente aumento degli stanziamenti; ricorda che l'adozione del nuovo accordo interistituzionale sulle questioni di bilancio dovrà tenere in debita considerazione gli obblighi di informazione nei confronti del Parlamento europeo, tenendo conto del trattato di Lisbona;

42.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione all'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'Unione europea/rappresentante civile internazionale per il Kosovo, al governo e all'Assemblea del Kosovo, al governo della Serbia, ai membri del Gruppo di pilotaggio internazionale per il Kosovo e al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.


(1)  Ai sensi della risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

(2)  GU C 27 E del 31.01.2008, pag. 207.

(3)  GU C 67 E del 18.03.2010, pag. 126.

(4)  GU L 336 del 18.12.2009, pag. 1.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2009)0097.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/85


Giovedì 8 luglio 2010
Albania

P7_TA(2010)0282

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sull'Albania

2011/C 351 E/13

Il Parlamento europeo,

viste le conclusioni della Presidenza a seguito del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003, concernenti la prospettiva di adesione dei Balcani occidentali all'Unione europea,

viste la comunicazione della Commissione dal titolo «Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2009-2010» (COM(2009)0533) e la relazione 2009 di accompagnamento sui progressi compiuti dall'Albania (SEC(2009)1337), del 14 ottobre 2009,

vista la decisione 2008/210/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2008, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato europeo con l’Albania e che abroga la decisione 2006/54/CE (1),

vista la prima riunione della commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione UE-Albania, svoltasi il 3 e 4 maggio 2010,

viste le conclusioni della riunione del Consiglio di stabilizzazione e associazione tra Albania e UE del 18 maggio 2009,

vista la decisione 2007/821/CE del Consiglio, dell'8 novembre 2007, relativa alla conclusione dell'accordo di facilitazione del rilascio dei visti tra la Comunità europea e la Repubblica d'Albania (2),

viste le raccomandazioni della 16a riunione interparlamentare PE-Albania del 19 e 20 marzo 2009,

vista la sua decisione di aumentare la frequenza del dialogo politico con l'Albania a livello parlamentare per riflettere l'entrata in vigore dell'accordo di stabilizzazione e associazione,

vista la risoluzione 1709(2010) del Consiglio d'Europa sul funzionamento delle istituzioni democratiche in Albania,

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che il rinnovato consenso sull'allargamento espresso nelle conclusioni del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2006 ribadisce che il futuro dei Balcani occidentali è nell'UE,

B.

considerando che la prospettiva di integrazione nell'UE sta dando un impulso all'avvio di varie riforme nei Balcani occidentali e dovrebbe avere un ruolo costruttivo nel rafforzamento della capacità di pace, stabilità e prevenzione dei conflitti della regione, favorendo le relazioni di buon vicinato e affrontando le necessità economiche e sociali attraverso lo sviluppo sostenibile; considerando che qualsiasi prospettiva realistica di adesione comporta più che il semplice completamento di una procedura amministrativa o tecnica, richiedendo altresì un autentico impegno politico da parte dei pertinenti responsabili decisionali negli Stati membri,

C.

considerando che l'accordo di stabilizzazione e associazione con l'Albania è entrato in vigore il 1 o aprile 2009; considerando che il paese ha presentato domanda di adesione all'UE il 28 aprile 2009 e ha trasmesso le risposte al questionario di preadesione della Commissione il 14 aprile 2010; considerando che la Commissione sta elaborando il proprio parere in merito,

D.

considerando che i progressi di ciascun paese verso l'adesione all'UE dipendono dagli sforzi messi in atto per soddisfare i criteri di Copenaghen e per ottemperare alle condizioni previste dal processo di stabilizzazione e associazione,

1.

conferma – in linea con le conclusioni del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003, la dichiarazione di Salisburgo dell'11 marzo 2006 e le successive conclusioni del Consiglio sulla questione – il suo pieno sostegno alla domanda di adesione dell'Albania all'UE (e alla futura adesione all'UE di tutti gli altri paesi dei Balcani occidentali), non appena il paese avrà raggiunto un certo livello di stabilità politica e di affidabilità e avrà pienamente soddisfatto i criteri di Copenaghen;

2.

riconosce i progressi compiuti dall'Albania nel contesto del processo di riforma, ma sottolinea l'esigenza di mettere in atto ulteriori sforzi sostanziali, necessari sia per consolidare la democrazia e lo Stato di diritto che per garantire uno sviluppo sostenibile del paese;

3.

rileva con soddisfazione che il 14 aprile 2010 l'Albania ha risposto al questionario della Commissione per l'elaborazione del parere sulla domanda di adesione del paese all'UE, e al contempo sottolinea che i progressi di un paese candidato verso l'adesione all'UE dipendono dalla sua capacità di rispettare i criteri di Copenaghen, che includono l'esistenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia;

4.

esprime l'auspicio che il governo e l'opposizione albanesi comprendano chiaramente il fatto che superare le attuali controversie politiche è indispensabile per il progresso del paese verso l'integrazione europea e per promuovere le aspirazioni europee dei cittadini albanesi; ribadisce la conclusione del Consiglio Affari europei del 14 giugno 2010 secondo cui è ormai giunta l'ora di trovare una soluzione all'attuale crisi politica su una base che resista alla prova del tempo e che spetta al governo dell'Albania, unitamente all'opposizione, reperire tempestivamente, in modo trasparente e rispettando appieno la costituzione albanese, soluzioni e modalità che saranno necessarie per il paese nel suo cammino verso l'UE;

5.

deplora la crisi politica che ha fatto seguito alle elezioni parlamentari del giugno 2009 in Albania e sottolinea che istituzioni democratiche rappresentative pienamente funzionanti (in particolare il parlamento) costituiscono la struttura portante di un sistema democratico consolidato e, in quanto priorità fondamentale del partenariato europeo, un criterio politico importante per l'integrazione nell'UE; accoglie con favore la decisione dell'opposizione di partecipare attivamente all'attività del parlamento albanese, ma deplora che, malgrado i recenti colloqui facilitati dall'UE, non sia stato ancora raggiunto un consenso riguardo alle elezioni del 2009; esorta vivamente tutte le parti politiche ad assumersi le proprie responsabilità e ad impegnarsi in un dialogo politico costruttivo, che comprenda discussioni su una nuova legge elettorale atta ad assicurare per le elezioni future un processo elettorale totalmente trasparente; sottolinea che una soluzione a questa situazione di stallo può essere individuata soltanto nel pieno rispetto della costituzione e dei principi di trasparenza;

6.

ritiene che l'accordo di base sull'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta che indaghi l'iter delle elezioni parlamentari del 2009 – con la presidenza e la maggioranza dei membri provenienti dall'opposizione e un mandato ad indagare il materiale elettorale – dovrebbe essere attuato al più presto; evidenzia che la tale commissione d'inchiesta dovrebbe presentare le proprie conclusioni a tempo debito per consentire al parlamento di adottare la nuova legislazione ben prima delle prossime elezioni locali e regionali sulla base della risultanze della commissione e delle proposte avanzate dall'OSCE/ODIHR;

7.

invita il governo e l'opposizione, qualora risultasse impossibile trovare una soluzione senza un aiuto esterno, a trovare un accordo per una mediazione, ad esempio invitando congiuntamente rappresentanti del Consiglio d'Europa e/o del Parlamento europeo;

8.

esorta le autorità albanesi a elaborare e attuare al più presto una riforma consensuale del regolamento del parlamento che garantirà la trasparenza delle risorse amministrative e finanziarie, l'elevata qualità della legislazione sulla base di un'ampia esperienza, il miglioramento delle capacità di controllo del parlamento, diritti e rappresentanza adeguati dell'opposizione in seno alle commissioni parlamentari e nelle attività parlamentari; esorta entrambe le parti – maggioranza e opposizione – a mettere a punto un dialogo costruttivo al fine di garantire un processo legislativo aperto e trasparente, in consultazione con i soggetti interessati e gli attori della società civile, al fine di adottare senza ulteriore indugio la legislazione indispensabile, comprese le leggi che richiedono la maggioranza dei 3/5;

9.

si compiace dei miglioramenti apportati al quadro giuridico e amministrativo del processo elettorale e prende atto della valutazione complessivamente positiva della commissione di Venezia nel suo parere comune sul codice elettorale della Repubblica di Albania; osserva, inoltre, che, secondo la valutazione dell'OSCE/ODIHR, le elezioni parlamentari del giugno 2009 sono state conformi alla maggior parte delle norme internazionali ma non hanno raggiunto l'obiettivo di rafforzare la fiducia nei confronti del processo elettorale; richiama l'attenzione sulla necessità di attuare appieno le raccomandazioni formulate nella relazione finale dell'OSCE/ODIHR sulle elezioni parlamentari 2009 e invita sia la maggioranza che l'opposizione nel parlamento albanese ad avviare immediatamente i lavori ai fini della piena attuazione di dette raccomandazioni;

10.

si rammarica del fatto che nel corso delle riunioni della commissione parlamentare giuridica, prima della sessione plenaria del parlamento albanese del 18 marzo 2010, la maggioranza e l'opposizione non abbiano raggiunto un accordo sulle proposte concernenti la commissione d'inchiesta sulle elezioni del 2009;

11.

sottolinea l'urgente necessità di un consenso trasversale agli schieramenti politici sulle riforme economiche, politiche e sociali al fine di migliorare il benessere dei cittadini albanesi e di consentire al paese di compiere progressi nel percorso di adesione all'UE;

12.

plaude all'adozione, il 27 maggio 2010, della proposta legislativa della Commissione sulla liberalizzazione dei visti e invita la Commissione a verificare che i parametri rimanenti siano rispettati nei prossimi mesi, con l'obiettivo di spianare la strada a che il Consiglio e il Parlamento approvino l'introduzione dell'esenzione dal visto per i cittadini albanesi entro la fine del 2010;

13.

si compiace del sostegno politico trasversale alla liberalizzazione in materia di visti espresso nella risoluzione del parlamento albanese approvata l'11 marzo 2010;

14.

sottolinea l'importanza di rispettare e proteggere i diritti umani e delle minoranze, che considera una priorità assoluta;

15.

ricorda che la tutela dei dati personali deve sempre essere rispettata e non arbitrariamente trascurata e invita tutte le autorità a legiferare e agire secondo tale principio;

16.

si compiace dei progressi conseguiti nell'ambito del sistema giudiziario, ma sottolinea che l'attuazione delle riforme è tuttora in una fase iniziale; ritiene che la riforma del sistema giudiziario, compresa l'esecuzione delle sentenze, costituisca una condizione preliminare fondamentale per il processo di adesione dell'Albania all'UE e sottolinea l'importanza della separazione dei poteri in una società democratica; sottolinea che un apparato giudiziario trasparente, imparziale ed efficiente, indipendente da qualsiasi pressione o controllo politico o di altro tipo è fondamentale per lo Stato di diritto e chiede l'adozione urgente di una strategia globale a lungo termine in tale ambito, che comprenda una tabella di marcia per l'adozione della legislazione e delle misure di attuazione necessarie; invita l'opposizione a partecipare alla sua elaborazione e a dare il pieno sostegno alla riforma giudiziaria; sottolinea inoltre la necessità di dotare l'apparato giudiziario di risorse finanziarie sufficienti per consentirgli di svolgere efficacemente la propria attività in tutto il paese; attende quindi con interesse nuove iniziative di assistenza da parte della Commissione europea e accoglie con favore, a tale riguardo, la recente inaugurazione del tribunale per i reati gravi a Tirana;

17.

si compiace del fatto che la Corte costituzionale abbia sospeso l'attuazione della legge di lustrazione e che tale legge sia attualmente sottoposta a revisione; chiede una consultazione e un consenso più ampi, specialmente con la commissione di Venezia, in caso di elaborazione di un nuovo progetto di legge e sottolinea l'importanza di preservare l'indipendenza delle istituzioni costituzionali;

18.

accoglie con favore le misure adottate per combattere la piccola corruzione, e in particolare l'adozione del piano d'azione integrato anticorruzione per il 2010; osserva che la lotta alla corruzione rimane tuttora una sfida politica importante, che l'applicazione della legge e i procedimenti giudiziari continuano a mostrare lacune e che occorre adottare ulteriori misure rigorose per porre rimedio alla situazione per cui i colpevoli di corruzione godono di impunità; sottolinea la necessità di istituire un registro delle indagini e delle condanne, anche per i casi di corruzione ad alto livello, e l'esigenza di proseguire l'attuazione delle ultime raccomandazioni del GRECO, specialmente quella riguardante la riduzione del numero di funzionari che beneficiano di immunità; si compiace del fatto che i documenti strategici siano stati resi pubblici per consentire il monitoraggio dei progressi compiuti nella loro attuazione; chiede inoltre l'adozione di un quadro legislativo concernente la piena trasparenza del finanziamento dei partiti politici;

19.

valuta positivamente i progetti per la creazione di un istituto per la pubblica amministrazione e chiede ulteriori misure per attuare la strategia di riforma della pubblica amministrazione e per garantire la piena applicazione della legge sulla funzione pubblica, compreso un sistema adeguato per la gestione delle risorse umane; richiama l'attenzione sul rischio di politicizzazione dell'amministrazione pubblica mediante procedure di assunzione non trasparenti e sulla pratica dell'impiego di personale temporaneo al di fuori delle disposizioni di legge e invita le autorità a porre fine a tali pratiche e a creare una funzione pubblica depoliticizzata basata sul merito, che contribuirebbe anche ad aumentare la fiducia dei cittadini nella pubblica amministrazione;

20.

sottolinea l'importanza fondamentale di mezzi d'informazione professionali, indipendenti e pluralisti, sia pubblici che privati, come cardine della democrazia; esprime preoccupazione per gli scarsi progressi conseguiti in merito al completamento del quadro giuridico relativo ai mezzi di informazione; esorta le autorità a compiere ogni sforzo possibile per adottare ed attuare il quadro giuridico in linea con le norme dell'UE e per garantire la libertà dei media da interferenze politiche e di qualsiasi altra natura, anche da parte dell'esecutivo; nutre preoccupazione per le pressioni politiche esercitate sul Consiglio nazionale radio-televisivo (NCRT) e invita le autorità competenti a garantirne l'indipendenza; chiede che siano adottate misure volte a garantire la trasparenza della proprietà dei mezzi d'informazione e del loro finanziamento; deplora l'assenza di diritti lavorativi consolidati per i giornalisti, che mette a repentaglio la capacità di questi ultimi di lavorare in modo obiettivo e indipendente, e sollecita le autorità ad attivarsi nel modo opportuno per affrontare questa situazione; chiede in particolare l'adozione di una normativa sulla diffusione radiotelevisiva elettronica e l'adeguamento dei codici civili al fine di depenalizzare la calunnia e la diffamazione; si compiace per l'assenza di restrizioni governative all'accesso a Internet e sollecita il governo a estendere tale accesso a tutti i cittadini;

21.

si compiace dell'istituzione di un quadro giuridico volto ad affrontare e a prevenire forme di criminalità organizzata, tra cui il riciclaggio di denaro e il traffico di stupefacenti e di esseri umani; prende atto degli sforzi profusi per combattere il crimine organizzato, ma rileva che occorre intervenire ulteriormente a livello di attuazione e destinare tutte le risorse umane e finanziarie necessarie al fine di raggiungere risultati concreti; sottolinea l'importanza di indagini, procedimenti giudiziari e pene efficaci per i trasgressori; plaude alla decisione di istituire un comitato interistituzionale presieduto dal primo ministro con il compito di provvedere a misure atte a combattere il crimine organizzato e i traffici illeciti; sottolinea che a causa delle ramificazioni regionali della criminalità organizzata, occorre intensificare gli sforzi per rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia con i paesi confinanti, compreso il pattugliamento congiunto delle frontiere;

22.

sottolinea l'importanza che attribuisce alle organizzazioni della società civile e riconosce i piccoli passi in avanti compiuti dal governo per quanto riguarda la consultazione di tali organizzazioni in merito ai progetti di legge e di riforma in corso; chiede che siano adottate ulteriori misure per ufficializzare e incrementare la partecipazione della società civile all'elaborazione delle politiche e al monitoraggio della loro attuazione ed efficacia a tutti i livelli, inclusa la trasparenza delle organizzazioni della società civile e del loro finanziamento;

23.

sottolinea l'importanza dei programmi di mobilità, in special modo di quelli rivolti ai giovani, agli insegnanti e ai ricercatori e ritiene che il numero di partecipanti a tali programmi andrebbe aumentato; si compiace, a tale proposito, delle iniziative per offrire agli studenti albanesi opportunità di studio nei paesi dell'Unione europea;

24.

riconosce che, malgrado i diritti sindacali di base siano riconosciuti dalla costituzione, le attività sindacali sono spesso bloccate e che le restrizioni agli scioperi nella funzione pubblica e nei servizi di pubblica utilità sono troppo ampie rispetto alle norme internazionali; deplora la recente acquisizione da parte del governo albanese dei beni dei sindacati; si compiace della decisione della Corte costituzionale, del 22 aprile 2010, che ha giudicato questa legge incostituzionale e chiede al governo di procedere alla restituzione immediata dei beni; chiede al governo di rispettare pienamente i diritti dei sindacati e di compiere tutti i passi necessari sul piano giuridico per garantire che tutti i lavoratori, tanto nel settore pubblico quanto nel privato, godano del diritto di aderire ad associazioni sindacali;

25.

valuta positivamente le misure adottate per aumentare la partecipazione delle donne alla vita politica; ritiene tuttavia che la commissione di Stato per le pari opportunità sia ancora troppo debole e che l'applicazione della normativa sulle pari opportunità sia tuttora ampiamente disattesa; reputa, quindi, necessaria un'ulteriore azione volta ad agevolare l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro e la loro partecipazione al processo decisionale;

26.

si compiace delle riforme giuridiche degli anni recenti in materia di protezione delle vittime della violenza domestica e del traffico di esseri umani; riconosce tuttavia che tali riforme sono insufficienti e che è necessario compiere ulteriori passi e nutre seria preoccupazione per la violenza domestica diffusa e per il traffico di donne e bambini finalizzato allo sfruttamento sessuale e al lavoro forzato; esprime preoccupazione per il fatto che a un rilevante aumento delle denuncie di episodi di tal genere non fanno sempre seguito appropriate indagini da parte delle forze di polizia od ordini di protezione emessi dai tribunali; chiede la piena attuazione della legislazione esistente a tutela delle donne e dei bambini rispetto a tutte le forme di violenza nonché l'adozione e l'attuazione di un sistema completo per la loro protezione e riabilitazione, che comprenda la registrazione obbligatoria ed efficiente di tutti i bambini e i neonati, la fornitura completa di assistenza gratuita sul piano legale, sociale e psicologico alle vittime, campagne pubbliche di sensibilizzazione, un'adeguata formazione delle agenzie per l'applicazione della legge e la creazione di una rete di punti di accoglienza (che dovrebbero essere quantitativamente e qualitativamente sufficienti e in grado di soddisfare le diverse necessità delle vittime di violenza domestica e di traffico di esseri umani); invita la Commissione a potenziare il suo sostegno alle autorità albanesi in quest'ambito;

27.

riconosce i progressi realizzati in materia di tutela delle minoranze e l'ampia attuazione di un quadro istituzionale e legislativo adeguato per la tutela delle minoranze; rileva però che la discriminazione continua a costituire un problema in Albania, con particolare riferimento alle persone vulnerabili in materia e al rispetto dell'identità di genere e dell'orientamento sessuale, e che sono necessari maggiori sforzi per combatterla, compresa la sensibilizzazione; prende atto con preoccupazione, a tale proposito, della recente manifestazione contro gli omosessuali avvenuta in Albania; sottolinea la necessità di ulteriori sforzi per affrontare le priorità del partenariato europeo riguardo alle minoranze, con particolare riferimento all'uso delle lingue minoritarie e all'insegnamento in tali lingue, nonché al trattamento non discriminatorio dei membri di tutte le minoranze;

28.

si compiace delle modifiche al codice penale riguardo ai reati di stampo razzista; elogia la recente adozione della legge antidiscriminazione, elaborata in cooperazione con le organizzazioni della società civile e chiede la sua rapida ed efficace attuazione; apprezza particolarmente la creazione della figura di un commissario indipendente per la tutela contro la discriminazione, con l'incarico di monitorare l'attuazione della legge e di indagare sulle denunce; sottolinea inoltre la necessità urgente di dati precisi e affidabili, essenziali per l'effettiva attuazione delle misure antidiscriminazione e, a tal fine, richiama l'attenzione sull'importanza del censimento nazionale programmato per il 2011 conformemente alle norme riconosciute a livello internazionale atte a garantire il pieno rispetto del principio della libera autoidentificazione;

29.

chiede che si compiano ulteriori sforzi per migliorare la situazione dei rom, che continuano ad affrontare difficili condizioni di vita e a subire discriminazione nei settori dell'accesso all'istruzione, della protezione sociale, dell'assistenza sanitaria, dell'occupazione e di alloggi adeguati; valuta positivamente, a tale proposito, il piano d'azione decennale del governo per l'inclusione dei rom, rilevando però che le autorità e le comunità locali dovrebbero svolgere un ruolo chiave nella sua attuazione e che dovrebbe essere loro assegnata una dotazione finanziaria sufficiente allo scopo; esorta le autorità competenti ad attuare il piano d'azione e a pubblicare relazioni periodiche sui progressi compiuti;

30.

riconosce la significativa riduzione della povertà che si è registrata negli ultimi anni in conseguenza di una forte crescita del PIL reale; sottolinea, tuttavia, che malgrado i progressi economici conseguiti, una parte rilevante della popolazione vive ancora in condizioni di indigenza ed è pertanto necessario un impegno continuo per ridurre ulteriormente la povertà, in particolare nelle zone rurali e montuose;

31.

plaude ai progressi realizzati in materia di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti, anche nel sistema carcerario; chiede che siano apportati miglioramenti alle condizioni di vita nelle prigioni, affinché siano portate a livelli consoni alla dignità umana e invita a combattere gli elevati livelli di corruzione nel servizio penitenziario; sottolinea che occorre procedere al miglioramento delle condizioni dei centri di detenzione, a seguito delle raccomandazioni in tal senso espresse nel 2008 dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) e ricorda le conclusioni del difensore civico, in base alle quali le condizioni di detenzione dei prigionieri sono al di sotto degli standard nazionali e internazionali in materia di diritti umani e invita a combattere gli elevati livelli di corruzione nel servizio penitenziario;

32.

sottolinea che la maggior parte dei tribunali non esegue revisioni giudiziali d'ufficio nel caso di pazienti psichiatrici, impedendo ai pazienti in regime di ospedalizzazione forzata di essere ascoltati da un giudice; ricorda la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Dybeku/Albania e chiede garanzie affinché i detenuti che soffrono di malattie mentali non siano reclusi nelle stesse strutture che ospitano i detenuti che non si trovano in tali condizioni;

33.

esprime preoccupazione per i bambini che, senza un'effettiva necessità, vengono accolti negli orfanotrofi a causa della loro situazione di indigenza e per le ripercussioni a lungo termine e la disparità di trattamento degli orfani divenuti adulti per quanto attiene alla parità di accesso ai servizi sociali, quali l'alloggio;

34.

riconosce le buone relazioni dell'Albania con i suoi vicini quale contributo fondamentale alla stabilità della regione e plaude al recente andamento positivo delle relazioni tra l'Albania e la Serbia, parallelamente alla partecipazione attiva del paese a iniziative regionali quali il processo di cooperazione per l'Europa sudorientale, il Consiglio per la cooperazione regionale, la Comunità dell'energia, l'Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA), l'Osservatorio dei trasporti dell'Europa sudorientale (SEETO) e i negoziati per la conclusione di un trattato che istituisce la Comunità dei trasporti; sottolinea che la cooperazione transfrontaliera regionale è fondamentale per affrontare questioni come il traffico di esseri umani;

35.

rileva con soddisfazione le iniziative albanesi per eliminare l'obbligo di visto per i paesi limitrofi, che considera un passo positivo per agevolare i contatti fra i cittadini e rafforzare la riconciliazione regionale; è del parere che tali iniziative debbano essere portate avanti parallelamente al processo di liberalizzazione dei visti che coinvolge gli Stati Schengen e i paesi dei Balcani occidentali;

36.

elogia l'Albania per la crescita economica registrata persino in tempi di recessione economica globale; sottolinea, tuttavia, la sua estesa economia sommersa, l'elevato tasso di disoccupazione e un mercato del lavoro deregolamentato, che determina l'insicurezza del posto di lavoro e compromette sostanzialmente i diritti dei lavoratori; osserva l'aumento del debito fiscale e del debito pubblico;

37.

si aspetta che lo strumento di assistenza preadesione (IPA) contribuisca a migliorare la situazione economica dell'Albania; rileva, tuttavia, che i programmi di finanziamento dell'IPA devono essere accompagnati da un efficiente sistema di valutazione;

38.

ritiene che l'Albania debba continuare a lavorare in vista dell'attuazione delle necessarie politiche economiche atte a garantire una crescita economica sostenibile, la tutela dell'ambiente e la creazione di posti di lavoro; sottolinea l'importanza di sostenere la stabilità macroeconomica;

39.

rileva che sono stati compiuti scarsi progressi nel consolidamento dei diritti di proprietà, il che ostacola lo sviluppo di un mercato fondiario funzionale; sottolinea che le procedure per registrare le proprietà, accatastare i terreni demaniali e verificare le possibili compensazioni sono ancora prive di trasparenza e devono essere completate in modo imparziale, senza discriminazioni nei confronti degli appartenenti alle minoranze; esorta a compiere ulteriori sforzi per quanto riguarda la registrazione dei beni immobili, la restituzione delle proprietà, la legalizzazione delle costruzioni abusive e le compensazioni;

40.

si compiace dell'impegno delle autorità albanesi volto a migliorare il clima imprenditoriale, semplificando le procedure di registrazione delle imprese e di concessione di licenze e permessi; sottolinea, tuttavia, che è necessario un ulteriore miglioramento, poiché il clima imprenditoriale del paese continua a essere considerato uno dei più difficili dei Balcani occidentali; chiede alle autorità di porre rimedio alle numerose carenze, ad esempio in relazione alle procedure di acquisizione dei titoli di proprietà terriera, all'applicazione dei contratti, alle carenze della pubblica amministrazione e agli alti livelli di corruzione;

41.

sottolinea, tenendo presente che una parte significativa dell'economia albanese si basa sulle rimesse degli emigranti che vivono in paesi vicini, la necessità di continuare a lavorare alle politiche e agli investimenti pubblici per migliorare le infrastrutture in settori d'importanza cruciale per lo sviluppo economico sostenibile e la coesione sociale, quali ad esempio l'istruzione, la sanità, la giustizia, i trasporti e l'agricoltura;

42.

sottolinea la necessità di prestare particolare attenzione a che sia garantita la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e siano diversificate le fonti di energia, migliorando nel contempo l'efficienza energetica, e ribadisce la necessità di compiere ulteriori progressi nell'attuazione della legge sull'efficienza energetica del 2005; richiama in particolare l'attenzione sul considerevole potenziale dell'Albania in termini di fonti di energia rinnovabili e chiede maggiori sforzi affinché esse siano ulteriormente sviluppate, tenendo presente che gran parte del sistema di approvvigionamento energetico del paese è attualmente in fase di sviluppo; si compiace, al riguardo, dei nuovi progetti nel settore idroelettrico e chiede di intensificare gli sforzi riguardo allo sviluppo di progetti per l'energia solare ed eolica; sottolinea che gli investimenti nelle fonti di energia rinnovabili creano opportunità di crescita e occupazione a livello locale e regionale;

43.

sottolinea, con riferimento al progetto già annunciato nel 2007 relativo alla costruzione di una centrale nucleare in Albania, l'estrema importanza della sicurezza nucleare e della radioprotezione; rileva, al riguardo, che l'Albania non ha ancora firmato la Convenzione sulla sicurezza nucleare o la Convenzione comune sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi;

44.

esorta il governo albanese a sviluppare le fonti di energia rinnovabili, migliorare l'attuazione della politica di gestione dei rifiuti e sviluppare ulteriormente il turismo sostenibile dal punto di vista ambientale, al fine di preservare il bel patrimonio naturale e architettonico del paese;

45.

esprime preoccupazione per le cattive condizioni dei trasporti pubblici, con particolare riferimento alle ferrovie; invita il governo albanese a sfruttare appieno i fondi IPA onde sviluppare, potenziare e modernizzare la rete ferroviaria e migliorare i collegamenti con i paesi confinanti per il trasporto di merci e passeggeri;

46.

chiede la realizzazione di ulteriori progressi nel settore della tutela ambientale, nelle zone sia urbane che rurali, la piena attuazione della legislazione ambientale, nonché il rafforzamento della cooperazione regionale con l'obiettivo di promuovere la sostenibilità ambientale; valuta positivamente, a tale proposito, l'accordo sulla tutela e lo sviluppo sostenibile del parco di Prespa sottoscritto dall'Albania, dall'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e dalla Grecia come pure dalla Commissione;

47.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento dell'Albania.


(1)  GU L 80 del 19.3.2008, pag. 1.

(2)  GU L 334 del 19.12.2007, pag. 84.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/92


Giovedì 8 luglio 2010
Situazione in Kirghizistan

P7_TA(2010)0283

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sulla situazione in Kirghizistan

2011/C 351 E/14

Il Parlamento europeo,

viste le sue precedenti risoluzioni sul Kirghizistan e l'Asia centrale, in particolare le risoluzioni del 12 maggio 2005 e del 6 maggio 2010,

vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 su una strategia dell'Unione europea per l'Asia centrale (1),

visto il programma dell'Unione europea per la prevenzione dei conflitti violenti, adottato dal Consiglio europeo di Göteborg nel 2001,

viste le dichiarazioni di Catherine Ashton, Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sui nuovi scontri scoppiati in Kirghizistan l'11 giugno 2010 e sul referendum costituzionale del 28 giugno 2010,

viste le conclusioni del Consiglio «Affari esteri» del 14 giugno 2010,

vista la dichiarazione congiunta sulla situazione in Kirghizistan rilasciata, il 16 giugno 2010, dall'inviato speciale del Presidente in carica dell'OSCE, dal rappresentate speciale delle Nazioni Unite e dal rappresentante speciale dell'Unione europea in Kirghizistan,

vista la strategia dell'Unione europea per un nuovo partenariato con l'Asia centrale, adottata dal Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 2007,

vista la relazione comune del Consiglio e della Commissione al Consiglio europeo sullo stato di avanzamento dei lavori in relazione all'attuazione della strategia dell'UE per l'Asia centrale, del 14 giugno 2010,

visto l'accordo di partenariato e di cooperazione (APC) tra l'Unione europea e il Kirghizistan entrato in vigore nel 1999,

visto il documento strategico regionale della Comunità europea per l'assistenza all'Asia centrale nel periodo 2007-2013,

visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che l'11 giugno 2010, nelle città di Osh e Jalal-Abad nel Kirghizistan meridionale, sono scoppiati violenti scontri e che la situazione è andata aggravandosi fino al 14 giugno 2010 quando, secondo alcune fonti, centinaia di uomini armati avrebbero preso d'assalto le strade delle città, sparando alla popolazione civile e incendiando negozi, scegliendo i loro bersagli sulla base dell'etnia,

B.

considerando che, secondo le autorità kirghise, circa 300 persone avrebbero perso la vita negli scontri, pur esistendo il timore, espresso anche dal capo del governo ad interim Roza Otunbayeva, che la cifra reale potrebbe essere molto più elevata; considerando inoltre che più di 2 000 persone sono state ferite o ricoverate in ospedale e che molte risultano tuttora disperse,

C.

considerando che, secondo le stime, queste violenze hanno costretto 300 000 persone a sfollare all'interno del paese e altre 100 000 a cercare rifugio nel vicino Uzbekistan; considerando che il governo di Tashkent ha fornito assistenza umanitaria ai profughi con l'aiuto di organizzazioni internazionali, ma ha chiuso le frontiere con il Kirghizistan il 14 giugno 2010, asserendo l'incapacità di accogliere ulteriori persone,

D.

considerando che il governo ad interim ha dichiarato lo stato di emergenza nella zona e che le forze di sicurezza non sono state in grado di assumere il controllo; considerando che gli appelli rivolti dal presidente ad interim Roza Otunbayeva al presidente russo Medvedev e all'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva a favore di un sostegno militare per il ripristino dell'ordine hanno ricevuto risposte negative; considerando altresì che è stata presentata una richiesta per l'invio di una forza di polizia internazionale, attualmente in fase di esame da parte dell'OSCE,

E.

considerando che l'Unione europea ha un evidente interesse in un Kirghizistan pacifico, democratico ed economicamente prospero; considerando inoltre che l'Unione europea si è impegnata, in particolare nel quadro della sua strategia per l'Asia centrale, ad essere partner dei paesi della regione, che in questo momento è urgentemente necessario un impegno internazionale molto più forte e che la risposta dell'Unione europea avrà un impatto sulla sua credibilità in quanto partner,

F.

considerando che la Commissione ha stanziato 5 000 000 EUR per fornire assistenza medica di emergenza, aiuti umanitari e prodotti non alimentari, e per assicurare protezione e sostegno psicologico alle persone colpite dalla crisi; considerando che tale aiuto va rapportato all'appello lampo delle Nazioni Unite per un importo di 71 000 000 USD da destinare agli aiuti di emergenza,

G.

considerando che l'Unione europea, attraverso il programma di Göteborg adottato nel 2001 e documenti successivi, ha riconosciuto l'importanza della prevenzione dei conflitti e che, vista la situazione attuale in Kirghizistan, è necessario che i ragionamenti teorici si traducano in azioni concrete,

H.

considerando che nel referendum del 27 giugno 2010, che si è svolto in un contesto relativamente pacifico e con un'elevata affluenza alle urne, oltre il 90 % degli elettori si è espresso a favore di una nuova costituzione che garantisca un equilibrio tra i poteri presidenziali e quelli parlamentari, della conferma di Rosa Otunbayeva alla carica di presidente ad interim fino al 31 dicembre 2011 e dello scioglimento della Corte costituzionale; considerando inoltre che lo svolgimento delle elezioni parlamentari è previsto per il 10 ottobre 2010,

I.

considerando che i paesi dell'Asia centrale sono confrontati a numerose sfide comuni, quali la povertà e gravi minacce alla sicurezza della popolazione, nonché la necessità di rafforzare la democrazia, il buon governo e lo Stato di diritto; considerando che è necessario ristabilire e rafforzare la cooperazione regionale, al fine di sviluppare un approccio comune nei confronti dei problemi e delle sfide della regione; considerando che va accentuata la dimensione comune dell'approccio degli attori regionali e internazionali verso i problemi e le sfide cui la regione deve far fronte,

J.

considerando che l'Unione europea deve continuare a mantenere il suo impegno ad integrare i diritti umani, la democrazia e la legalità negli accordi con i paesi terzi e a promuovere le riforme democratiche mediante politiche coerenti che rafforzino la sua credibilità quale attore regionale,

1.

è profondamente preoccupato per i tragici e violenti scontri scoppiati nel Kirghizistan meridionale ed esprime il suo cordoglio alle famiglie di tutte le vittime;

2.

condanna i violenti scontri scoppiati recentemente nel Kirghizistan meridionale; deplora la perdita di vite umane ed esprime la speranza che si possa giungere a una soluzione pacifica al conflitto in Kirghizistan, basata su principi democratici, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani;

3.

invita il governo ad interim a svolgere un'indagine plausibile, imparziale e indipendente sugli scontri, eventualmente con l'assistenza di attori internazionali, al fine di condurre i responsabili dinanzi alla giustizia;

4.

invita le autorità ad interim a compiere ogni sforzo possibile per ripristinare la normalità e a creare tutte le condizioni necessarie affinché i profughi e gli sfollati interni possano ritornare volontariamente alle loro case in condizioni di sicurezza e dignità; esorta le autorità locali ad adottare misure efficaci intese a rafforzare la fiducia e ad avviare un dialogo autentico con tutte le comunità etniche che vivono nel Kirghizistan meridionale, con l'obiettivo di mettere in atto un processo di riconciliazione credibile;

5.

invita a tale riguardo la Commissione a rafforzare l'assistenza umanitaria, in collaborazione con le organizzazioni internazionali, ad avviare programmi a breve e medio termine per la ricostruzione delle abitazioni distrutte e per la sostituzione dei beni perduti e a realizzare progetti di risanamento in collaborazione con le autorità kirghise e altri donatori, allo scopo di creare condizioni favorevoli per il rientro dei profughi e degli sfollati interni; richiama l'attenzione a tale riguardo sull'importanza dei progetti di sviluppo locale;

6.

evidenzia la necessità di un consistente sforzo internazionale per contribuire alla ricostruzione, alla stabilizzazione e alla riconciliazione nel Kirghizistan meridionale e l'opportunità offerta dalla riunione dei donatori, che si dovrebbe tenere a Bishkek il 27 luglio 2010, per porre le basi di tale sforzo;

7.

sottolinea che la risposta umanitaria deve essere accompagnata da sforzi intesi a stabilizzare la situazione e a ridurre il rischio considerevole che si verifichino nuovi episodi di violenza, che potrebbero rappresentare una minaccia per la pace e la sicurezza anche in altre zone della valle di Fergana, che si estende tra l'Uzbekistan, il Kirghizistan e il Tagikistan;

8.

chiede un sostanziale aumento degli aiuti umanitari dell'Unione europea a favore delle persone colpite dai recenti scontri nel Kirghizistan meridionale e un esteso ricorso allo Strumento di stabilità;

9.

ritiene che sarà necessario un impegno dell'Unione europea nel Kirghizistan meridionale anche nel lungo termine; invita nuovamente la Commissione a elaborare proposte relative alla riassegnazione dei fondi a titolo dello Strumento di cooperazione allo sviluppo, onde consentire all'Unione europea di dare una risposta più congrua alla nuova situazione in Kirghizistan; considera essenziale che la politica dell'Unione europea per l'Asia centrale sia incentrata sulla sicurezza delle persone;

10.

invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e gli Stati membri a prestare il loro sostegno e a contribuire attivamente al rapido dispiegamento di una missione di polizia dell'OSCE, con l'obiettivo di evitare lo scoppio di altre violenze, di stabilizzare la situazione nelle città che sono state teatro degli scontri, di proteggere le vittime e le persone più vulnerabili e di facilitare il rientro dei profughi e degli sfollati interni;

11.

prende atto dello svolgimento relativamente pacifico del referendum costituzionale in Kirghizistan il 27 giugno 2010; sottolinea che il ripristino dell'ordine costituzionale e dello Stato di diritto è cruciale ai fini della stabilizzazione a lungo termine della situazione nel paese; sottolinea che le prossime elezioni parlamentari (previste provvisoriamente per l'ottobre 2010) dovrebbero creare la base costituzionale per un governo che goda sia di una forte legittimità sia di un ampio sostegno popolare; invita pertanto le autorità ad adottare misure ferme e immediate per risolvere le importanti carenze individuate dall'OSCE/ODIHR in tempo utile prima delle prossime elezioni parlamentari; guarda con interesse alla prospettiva di instaurare forti legami interparlamentari con il futuro parlamento del Kirghizistan;

12.

esprime inquietudine per le segnalazioni relative all'arresto di alcuni difensori dei diritti umani in Kirghizistan e chiede il loro rilascio immediato; invita le autorità del paese ad adottare tutti i provvedimenti necessari a garantire che i difensori dei diritti umani possano svolgere la loro attività a favore della promozione e della protezione dei diritti umani senza essere ostacolati;

13.

sottolinea l'interesse e la responsabilità comuni del Kirghizistan, dei paesi confinanti, della Russia, della Cina, dell'Unione europea, degli Stati Uniti, dell'OSCE e del resto della comunità internazionale a evitare la destabilizzazione e invita tutti gli attori coinvolti a individuare delle sinergie;

14.

esprime preoccupazione per le difficoltà che pregiudicano il processo di democratizzazione in Kirghizistan, che sembrano derivare dalla debolezza del governo ad interim e dalla forza delle reti della criminalità nel paese, in particolare degli spacciatori di droga nel Kirghizistan meridionale;

15.

è del parere che la creazione di un sistema politico pluralistico che consenta la rappresentanza di diversi interessi e l'arbitrato sia fondamentale per diminuire le tensioni ed evitare lo scoppio di nuovi scontri violenti e ritiene che l'Unione europea e i suoi Stati membri debbano appoggiare attivamente la democratizzazione e impegnarsi a ridurre le divergenze tra le posizioni degli attori internazionali, in modo tale da migliorare le prospettive per il processo di riforma in Kirghizistan;

16.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al governo ad interim del Kirghizistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'OSCE e al Segretario generale del Consiglio d'Europa.


(1)  GU C 184 E del 6.8.2009, pag. 49.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/95


Giovedì 8 luglio 2010
AIDS/HIV in vista della XV conferenza internazionale sull'AIDS (18-23 luglio 2010 a Vienna)

P7_TA(2010)0284

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 su un approccio basato sui diritti nella risposta dell'Unione europea all'HIV/AIDS

2011/C 351 E/15

Il Parlamento europeo,

vista l'imminente XVIII Conferenza internazionale sull'AIDS: «Rights Here, Right Now», che si terrà a Vienna dal 18 al 23 luglio 2010,

vista la dichiarazione d'impegno delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS dal titolo «Crisi globale – azione globale» adottata il 27 giugno 2001 dalla 26a sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

viste la riunione di alto livello della sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGASS) sull'HIV/AIDS del 2 giugno 2006 e la dichiarazione politica adottata durante tale riunione,

visti gli orientamenti internazionali dell'UNAIDS sull'HIV/AIDS e i diritti umani del 2006, basati sulla Seconda consultazione internazionale in materia di HIV/AIDS e diritti umani svoltasi a Ginevra dal 23 al 25 settembre 1996 e sulla Terza consultazione internazionale in materia di HIV/AIDS e diritti umani svoltasi a Ginevra il 25 e 26 luglio 2002,

visto il rapporto dell'OMS dal titolo «Towards Universal Access: Scaling up Priority HIV/AIDS Interventions in the Health Sector» (Verso un accesso universale: intensificare gli interventi prioritari per l'HIV/AIDS in ambito sanitario),

viste la dichiarazione di Abuja del 27 aprile 2001 su HIV/AIDS, tubercolosi e altre malattie infettive collegate, la posizione comune dell'Africa alla riunione di alto livello dell'UNGASS del 2006 e la richiesta di un'azione accelerata per l'accesso universale in Africa ai servizi contro l'HIV e l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, firmata ad Abuja il 4 maggio 2006 dall'Unione africana,

viste le sue risoluzioni del 6 luglio 2006 su «l'HIV/AIDS: il tempo dei fatti», del 24 aprile 2007 sulla lotta all'HIV/AIDS nell'Unione europea e nei paesi vicini, 2006-2009, e del 20 novembre 2008 su «HIV/AIDS: diagnosi precoce e cure tempestive»,

viste le conclusioni del Consiglio sui progressi del programma d'azione europeo per combattere l'HIV/AIDS, la malaria e la tubercolosi attraverso azioni esterne (2007-2011) del novembre 2009,

viste la comunicazione della Commissione su «La lotta contro l'HIV/AIDS nell'Unione europea e nei paesi vicini» e la strategia di lotta all'HIV/AIDS nell'Unione europea e nei paesi vicini 2009-2013,

vista la relazione 2009 dell'UNAIDS sull'epidemia globale di AIDS,

visto il quadro dei risultati 2009-2011 dell'UNAIDS,

vista il rapporto delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio per il 2010,

vista la sua risoluzione del 15 giugno 2010 sui progressi per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio: revisione intermedia in vista della riunione di alto livello delle Nazioni Unite del settembre 2010,

visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che il numero di persone colpite dall'HIV/AIDS continua a crescere; che, secondo le stime attuali, 33,4 milioni di persone convivono con l'HIV/AIDS a livello mondiale e, dato particolarmente preoccupante, 2,7 milioni di persone si sono infettate nel 2008, il che implica che l'HIV/AIDS costituisce un'emergenza mondiale che richiede una risposta eccezionale e di grande portata a livello mondiale,

B.

considerando che l'AIDS resta una delle principali cause di mortalità a livello mondiale, con 2 milioni di decessi nel 2008, e che si prevede continuerà a rappresentare una delle principali cause di mortalità prematura a livello mondiale nei prossimi decenni,

C.

considerando che, alla fine del 2009, circa 5 milioni di persone nei paesi a basso e medio reddito seguivano una terapia antiretrovirale, il che rappresenta il decuplo rispetto al quinquennio precedente e una crescita senza precedenti nella storia della sanità pubblica,

D.

considerando che il numero di nuovi contagi continua a superare la diffusione delle cure e che, nel 2009, i due terzi delle persone che necessitavano di cure non vi avevano accesso, il che significa che 10 milioni di persone non hanno potuto fruire delle necessarie cure efficaci,

E.

considerando che l'Africa subsahariana, con 22,4 milioni di persone malate di HIV/AIDS, resta la regione più gravemente colpita, rappresentando il 71 % di tutte le nuove infezioni da HIV/AIDS nel 2008,

F.

considerando che è stato ampiamente dimostrato che le misure di prevenzione dell'HIV/AIDS costituiscono uno strumento efficace per ridurre i casi di nuove infezioni,

G.

considerando la grave lacuna nella programmazione per quanto riguarda il coinvolgimento delle persone che convivono con il virus dell'HIV/AIDS negli sforzi di prevenzione –segnatamente quelli destinati a questa categoria di persone – e negli sforzi intesi a ridurre la loro stigmatizzazione e la discriminazione,

H.

considerando che il virus dell'HIV/AIDS continua a colpire in modo sproporzionatamente elevato le donne e le ragazze, le quali rappresentano circa il 60 % dei soggetti contagiati da HIV/AIDS nell'Africa subsahariana, e che l'HIV/AIDS rappresenta a tutt'oggi la principale causa di mortalità e malattia delle donne in età fertile,

I.

considerando che le attuali possibilità di prevenzione dell'HIV non sono abbastanza efficaci per tutelare le donne e che i metodi di prevenzione come i profilattici e l'astinenza non costituiscono opzioni realistiche per molte di loro, specialmente per quelle sposate, che desiderano avere figli o che sono a rischio di violenza sessuale; considerando che un vaccino o un microbicida sicuro ed efficace potrebbe fornire alle donne un nuovo potente strumento per proteggersi dall'HIV, senza limitarne le scelte riproduttive,

J.

considerando che risultano sempre più evidenti gli elevati livelli di infezione e di pericolo tra le categorie a rischio, tra cui i lavoratori del sesso, gli uomini che hanno rapporti omosessuali, le persone transgender, i detenuti, i consumatori di droghe iniettabili, le popolazioni migranti, i profughi e i lavoratori mobili in quasi tutte le regioni, come pure in paesi con un'epidemia generalizzata; considerando inoltre che si omette comunemente di privilegiare e finanziare programmi di prevenzione dell'HIV/AIDS per tali categorie a rischio,

K.

considerando che, a causa della stigmatizzazione associata all'HIV/AIDS, circa il 30 % delle persone infettate non è consapevole della propria positività e che dagli studi effettuati risulta che l'infezione non diagnosticata favorisce la trasmissione del virus e aumenta la vulnerabilità alla mortalità precoce tra le persone che convivono con l'HIV/AIDS,

L.

considerando che, secondo il rapporto 2009 dell'OMS dal titolo «Verso un accesso universale: intensificare gli interventi prioritari per l'HIV/AIDS in ambito sanitario», si calcola che il livello di copertura delle cure antiretrovirali in Europa e in Asia centrale è pari ad appena il 23 %, una percentuale ritenuta scarsa data la situazione in Russia e in Ucraina,

M.

considerando che l'omosessualità è ancora fortemente stigmatizzata, soprattutto nell'Africa subsahariana, dove 31 paesi criminalizzano i rapporti omosessuali fra adulti consenzienti, quattro li puniscono con la pena capitale e altri prevedono sanzioni penali superiori a 10 anni di reclusione, e che tale stigmatizzazione impedisce l’attività di prevenzione dell'HIV/AIDS,

N.

considerando che la criminalizzazione dei consumatori di droghe illegali in molti paesi ne impedisce l'accesso alla prevenzione, alle cure, all'assistenza e al sostegno in materia di HIV/AIDS e alimenta la trasmissione del virus tramite il consumo di droghe per via endovenosa,

O.

considerando che sono 106 i paesi che sostengono di applicare a tutt'oggi leggi e politiche che impediscono di dare una risposta efficace al problema dell'HIV/AIDS,

P.

considerando che, in base alle attuali stime, circa 17,5 milioni di bambini, per lo più nell’Africa subsahariana, hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell'HIV/AIDS nel 2008 e che sono spesso vittime di stigmatizzazione e discriminazione e possono vedersi negare l'accesso a servizi fondamentali quali l'istruzione e l'alloggio, fatti che aggravano la loro vulnerabilità all'HIV/AIDS,

Q.

considerando che il rapporto tra l'HIV/AIDS e la disabilità non ha ricevuto la debita attenzione, anche se persone con disabilità figurano tra tutte le categorie a maggior rischio di esposizione all'HIV/AIDS e sono svantaggiate per quanto riguarda l'accesso ai servizi di prevenzione, cura e assistenza,

R.

considerando la necessità di un approccio basato sui diritti in risposta all'HIV/AIDS per contribuire a debellare l'epidemia,

1.

ribadisce che l'accesso alle cure sanitarie è parte integrante della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e che i governi hanno il dovere di ottemperare a tale obbligo, fornendo un servizio sanitario universale;

2.

ritiene nel contempo che l'Unione europea debba dare assoluta precedenza alla tutela e alla promozione dei difensori dei diritti umani, all'interno e all'esterno dell'Unione stessa, tra cui quelli che incentrano la loro azione per lo più sulla sensibilizzazione delle collettività all'HIV/AIDS; invita a tale proposito il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a garantire che tutte le azioni e le misure concrete previste negli orientamenti dell'Unione sui difensori dei diritti umani siano debitamente attuate per i rappresentanti della società civile che operano nel settore dell'HIV/AIDS;

3.

invita la Commissione e il Consiglio a onorare gli impegni assunti e ad intensificare gli sforzi per affrontare il problema dell'HIV/AIDS quale priorità sanitaria pubblica mondiale, ponendo i diritti umani al centro della prevenzione, delle cure, dell'assistenza e del sostegno contro l'HIV/AIDS, anche nell'ambito della cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea;

4.

invita la Commissione e il Consiglio a promuovere gli sforzi mirati alla depenalizzazione della trasmissione ed esposizione involontarie dell'HIV/AIDS (1), anche adoperandosi affinché l'HIV/AIDS sia riconosciuto come disabilità ai fini della vigente e futura normativa antidiscriminazione;

5.

invita gli Stati baltici, la Russia e l'Ucraina a definire politiche per combattere con incisività l'HIV/AIDS nei rispettivi paesi;

6.

invita la Commissione e il Consiglio, nell'ambito del dialogo politico tanto a livello internazionale quanto a livello nazionale, a promuovere politiche e prassi eccellenti per quanto riguarda le risposte all'HIV/AIDS basate sui diritti:

assicurando la promozione, la tutela e il rispetto dei diritti umani delle persone che convivono con l'HIV/AIDS e delle altre categorie a rischio – tra cui i diritti relativi alla salute sessuale e riproduttiva (2),

affrontando i principali ostacoli economici, giuridici, sociali e tecnici, nonché le leggi e le pratiche punitive, che impediscono la formulazione di risposte efficaci all'HIV, soprattutto per le categorie a rischio,

sostenendo il riesame e la modifica delle normative che costituiscono un ostacolo all'attuazione di programmi e servizi in materia di HIV/AIDS efficaci e basati su prove scientifiche, soprattutto per le categorie a rischio,

contrastando le normative o le decisioni che criminalizzano la trasmissione involontaria dell'AIDS o incitano alla discriminazione dei malati di HIV/AIDS e condannando e prendendo provvedimenti contro gli ostacoli giuridici che intralciano le misure efficaci di lotta all'HIV per le donne e le ragazze, quali leggi e politiche restrittive in materia di salute sessuale e riproduttiva, leggi in ambito ereditario e patrimoniale, leggi relative ai figli e al matrimonio, ecc.,

collocando i diritti umani al centro delle decisioni in materia di assegnazione di finanziamenti per le risposte all'HIV/AIDS all'interno e all'esterno dell'Unione europea,

programmando interventi in materia di HIV/AIDS destinati alle persone che convivono con la malattia e ad altre categorie a rischio e intese a dotare i singoli e le comunità dei mezzi per reagire all’HIV/AIDS, a ridurre il rischio e la vulnerabilità al virus e ad attenuarne l'impatto,

facilitando e incoraggiando la partecipazione sostanziale delle categorie a rischio all'elaborazione, all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione della programmazione relativamente alla prevenzione, alle cure, all'assistenza e al sostegno in materia di HIV/AIDS, e riducendo la stigmatizzazione e la discriminazione,

agevolando l'accesso universale alle cure sanitarie, sia per quanto riguarda la prevenzione, le cure, l'assistenza e il sostegno in materia di HIV/AIDS, sia per quanto riguarda altre prestazioni mediche non attinenti all’HIV/AIDS,

agevolando l'accesso all'istruzione e all'occupazione delle persone colpite dall'HIV/AIDS e di altre categorie a rischio,

garantendo che, in futuro, il monitoraggio dei progressi della lotta all'HIV/AIDS comprenda indicatori che affrontino e valutino direttamente le questioni legate ai diritti umani nel contesto dell'HIV/AIDS,

rispettando i principi delle «3 C» (consenso informato, confidenzialità e consulenza) nell'ambito dei test dell'HIV/AIDS e di altri servizi connessi,

contrastando la stigmatizzazione e la discriminazione delle persone affette dall'HIV/AIDS e di altre categorie a rischio e tutelandone il diritto alla sicurezza e alla protezione da abusi e violenze,

promuovendo e agevolando una maggiore partecipazione delle persone che convivono con l'HIV/AIDS e di altre categorie a rischio nel dare una risposta all'HIV/AIDS,

fornendo informazioni oggettive e non prevenute sulla malattia,

fornendo ai cittadini le capacità, le competenze e le risorse necessarie per proteggersi dalla trasmissione dell'HIV/AIDS;

7.

invita la Commissione e gli Stati membri ad occuparsi delle necessità delle donne di prevenzione, cure e assistenza in materia di dell'HIV/AIDS, come misura fondamentale per arginare l'epidemia, in particolare ampliando l'accesso ai programmi di salute sessuale e riproduttiva – integrandovi pienamente i test, l'assistenza e i servizi di prevenzione dell'HIV/AIDS – e invertendo i fattori socioeconomici soggiacenti che contribuiscono al rischio per le donne di contrarre l'HIV/AIDS, come la disuguaglianza di genere, la povertà, la mancanza di opportunità economiche ed educative, la mancanza di tutela giuridica e dei diritti umani;

8.

invita l'Unione europea e gli Stati membri a garantire finanziamenti equi e flessibili alla ricerca di nuove tecnologie di prevenzione, che comprendano vaccini e microbicidi;

9.

esprime profonda preoccupazione per il fatto che la metà di tutti i nuovi casi di contagio da HIV riguardi bambini e giovani; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a venire incontro alle necessità dei bambini e dei giovani in materia di prevenzione, cure, assistenza e sostegno in materia di HIV/AIDS e ad assicurare che abbiano accesso ai relativi servizi, segnatamente diagnosi infantile precoce, formulazioni antiretrovirali adeguate e a prezzi abbordabili, assistenza psico-sociale, protezione sociale e tutela giuridica;

10.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere la partecipazione delle persone con disabilità alla lotta all'HIV/AIDS, di integrare il rispetto dei loro diritti nell'ambito dei piani e delle politiche nazionali strategici in materia di HIV/AIDS e di garantire loro l'accesso ai servizi relativi all’HIV/AIDS che siano adeguati alle loro esigenze ed equivalenti ai servizi a disposizione delle altre comunità;

11.

invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere i programmi di riduzione della povertà a favore dei detenuti e dei i consumatori di droghe iniettabili;

12.

invita la Commissione e il Consiglio a sollecitare i paesi maggiormente colpiti dall'HIV e dall'AIDS a porre in essere strutture politiche nazionali in materia di HIV che siano coordinate, trasparenti e fondate sulla responsabilità di chi vi opera, garantendo l'accessibilità e l'efficacia delle misure di prevenzione e di assistenza relative all'HIV; chiede alla Commissione, in tale contesto, di sostenere i governi nazionali e di coinvolgere la società civile al fine di ovviare allo scarso grado di copertura dei programmi di riduzione della stigmatizzazione e della discriminazione e migliorare l'accesso alla giustizia nell'ambito delle risposte nazionali all'HIV/AIDS;

13.

invita la Commissione e il Consiglio a collaborare con l'UNAIDS e altri partner per migliorare gli indicatori di misurazione dei progressi a livello mondiale, nazionale e di programmazione, onde ridurre la stigmatizzazione e la discriminazione connesse all'HIV/AIDS, tra cui indicatori specifici relativi alle categorie a rischio, alle problematiche dei diritti umani connesse all'HIV ed ai meccanismi di protezione a livello internazionale;

14.

invita la Commissione e il Consiglio a sostenere il lavoro della neoistituita Commissione mondiale per l'HIV e la legge intesa a garantire che la legislazione operi a favore di una risposta efficace all'HIV/AIDS;

15.

invita la Commissione e il Consiglio a impegnare l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali a raccogliere ulteriori dati sulla situazione dei diritti umani delle persone affette da HIV/AIDS e di altre categorie a rischio in Europa, tenendo conto soprattutto della loro vulnerabilità a discriminazioni molteplici e a carattere intersettoriale;

16.

invita tutti gli Stati membri e la Commissione a destinare almeno il 20 % di tutte le spese per lo sviluppo alla sanità e all'istruzione di base, ad aumentare i propri contributi al Fondo globale di lotta all'AIDS, alla tubercolosi e alla malaria e ad incrementare i finanziamenti destinati ad altri programmi volti a potenziare i sistemi sanitari e di pubblica utilità; invita inoltre i paesi in via di sviluppo a privilegiare la spesa sanitaria in generale e la lotta all'l'HIV/AIDS in particolare e chiede alla Commissione di offrire incentivi ai paesi partner per incoraggiare la prioritarizzazione della sanità quale settore chiave nei documenti strategici per paese;

17.

invita tutti gli Stati membri e la Commissione a contrastare il preoccupante calo dei finanziamenti per l'igiene sessuale e riproduttiva e dei diritti connessi nei paesi in via di sviluppo e a sostenere le politiche in materia di cura delle malattie sessualmente trasmissibili e di fornitura di materiale sanitario per la salute riproduttiva, costituito da medicinali salvavita e contraccettivi, tra cui i preservativi;

18.

invita l'Unione europea a continuare a operare mediante un insieme di strumenti finanziari, a livello mondiale e nazionale, oltre al sostegno a titolo del bilancio, e tramite organizzazioni e meccanismi pertinenti che si sono dimostrati efficaci per far fronte all'aspetto dei diritti umani dell'HIV/AIDS, in particolare le organizzazioni della società civile e le organizzazioni delle collettività locali;

19.

invita la Commissione, gli Stati membri e la comunità internazionale ad adottare provvedimenti legislativi che rendano disponibili a costi accessibili strumenti terapeutici efficaci contro l'HIV, compresi i medicinali antiretrovirali ed altri medicinali sicuri ed efficaci, strumenti diagnostici e tecnologie connesse per il trattamento preventivo, curativo e palliativo dell'HIV e delle infezioni opportunistiche e altre patologie correlate;

20.

critica gli accordi commerciali bilaterali e regionali che includono disposizioni che vanno al di là dell'accordo TRIPS dell'OMC («TRIPS-plus»), praticamente ostacolando o addirittura limitando le tutele stabilite dalla dichiarazione di Doha del 2001 relativamente all'accordo TRIPS, la quale reclama il primato della salute rispetto agli interessi commerciali; sottolinea la responsabilità dei paesi che esercitano pressioni sui paesi in via di sviluppo affinché sottoscrivano tali accordi di libero scambio;

21.

rileva che le licenze obbligatorie e i prezzi differenziali non hanno completamente risolto il problema e invita la Commissione a proporre nuove soluzioni per garantire un reale accesso alle cure contro l'HIV/AIDS a prezzi abbordabili;

22.

raccomanda che il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani adotti il toolkit per promuovere e tutelare la fruizione di tutti i diritti umani da parte delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender e invita il Consiglio e la Commissione ad attuarne le raccomandazioni;

23.

invita le istituzioni dell'Unione europea che nell'ambito del loro mandato elaborano relazioni annuali sulla situazione dei diritti umani a integrarvi un'attenzione speciale per i problemi dei diritti umani connessi all'HIV, in modo da poter dar voce alle persone che convivono con il virus e a quanti sono vulnerabili all'infezione;

24.

invita la Commissione e gli Stati membri a ribadire il proprio sostegno al paragrafo 16 delle conclusioni del Consiglio sul programma d'azione di novembre 2009: ad avviare un ampio processo di consultazione con gli Stati membri e gli altri soggetti interessati per la preparazione di un programma di azione europeo per la lotta all'HIV/AIDS, alla malaria e alla tubercolosi attraverso azioni esterne per il 2012 e oltre ed esercitare la loro influenza a favore della creazione di squadre d'azione dell'Unione come veicolo per l'azione comune della Commissione e degli Stati membri volta a concentrare gli interventi nei settori prioritari stabiliti;

25.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Programma congiunto delle Nazioni Unite per l'HIV/AIDS (UNAIDS), all'Organizzazione mondiale della sanità e agli organizzatori della XVIII Conferenza internazionale sull'AIDS.


(1)  Secondo il documento strategico dell'UNAIDS sulla criminalizzazione del contagio HIV, i governi dovrebbero limitare la criminalizzazione ai casi di trasmissione dolosa, vale a dire i casi in cui la persona è al corrente della propria sieropositività, agisce con l'intenzione di trasmettere il virus e lo trasmette effettivamente.

(2)  Sostenere e avere cura della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi delle persone colpite dall'HIV/AIDS costituisce un elemento fondamentale in un approccio all'HIV basato sui diritti umani. Tale approccio dovrebbe riflettere il diritto delle persone colpite da HIV/AIDS a una vita sessuale piena e soddisfacente e rispettare le scelte e i desideri di fertilità delle persone positive al virus dell'HIV.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/101


Giovedì 8 luglio 2010
Entrata in vigore della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) il 1o agosto 2010 e ruolo dell'UE

P7_TA(2010)0285

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sull'entrata in vigore della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) e il ruolo dell'Unione europea

2011/C 351 E/16

Il Parlamento europeo,

vista la Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM), adottata da 107 paesi in occasione della conferenza diplomatica svoltasi a Dublino dal 19 al 30 maggio 2008,

visto il messaggio del Segretario generale delle Nazioni Unite, del 30 maggio 2008, che incoraggia «gli Stati a firmare e ratificare senza indugio questo importante accordo» ed auspica «una sua rapida entrata in vigore»,

vista la sua risoluzione del 20 novembre 2008 sulla Convenzione sulle munizioni a grappolo (1),

vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sull'attuazione della strategia europea di sicurezza e la politica di sicurezza e di difesa comune (2),

visto l'articolo 110, paragrafo 4, del proprio regolamento,

A.

considerando che la CCM è stata aperta alla firma il 3 dicembre 2008 a Oslo e, successivamente, presso le Nazioni Unite a New York, ed entrerà in vigore il primo giorno del sesto mese dopo la trentesima ratifica, ovvero il 1o agosto 2010,

B.

considerando che la CCM definisce le munizioni a grappolo quali munizioni concepite per disperdere o rilasciare sottomunizioni esplosive, ciascuna di un peso inferiore ai 20 kg, e include dette sottomunizioni esplosive,

C.

considerando che la CCM vieterà l'uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di munizioni a grappolo come intera categoria di armi,

D.

considerando che la CCM richiederà agli Stati contraenti di distruggere le scorte di tali munizioni,

E.

considerando che la CCM stabilirà un nuovo criterio umanitario per l'assistenza alle vittime e impegnerà gli Stati interessati ad eliminare le munizioni a grappolo inesplose che rimangono in seguito a conflitti,

F.

considerando che le munizioni a grappolo rappresentano un grave rischio per i civili quando vengono utilizzate in prossimità di zone abitate, a causa della loro vasta «impronta» letale, e che in situazioni post-belliche l'uso di tali munizioni ha provocato molti decessi e ferimenti gravissimi fra i civili, dal momento che le submunizioni inesplose rimaste in loco vengono spesso trovate da bambini e altre persone innocenti ignare del pericolo,

G.

considerando che finora la CCM è stata firmata da venti Stati membri dell'UE e ratificata da undici, mentre altri sette non hanno né firmato né ratificato tale convenzione,

H.

considerando che dopo l'entrata in vigore della CCM il 1o agosto 2010 l'adesione alla Convenzione risulterà più impegnativa in quanto strutturata in un'unica fase,

I.

considerando che il sostegno della maggior parte degli Stati membri dell'UE, delle iniziative interparlamentari e di un gran numero di organizzazioni della società civile è stato decisivo per la positiva conclusione del «processo di Oslo» in relazione alla CCM,

J.

considerando che la firma e la ratifica da parte di tutti i 27 Stati membri dell'Unione prima dell'entrata in vigore della CCM il 1o agosto 2010 rappresenterebbe un forte segnale politico in vista di un mondo senza munizioni a grappolo e del conseguimento degli obiettivi dell'UE nell'ambito della lotta alla proliferazione delle armi che uccidono in maniera indiscriminata,

1.

si compiace dell'entrata in vigore della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) il 1o agosto 2010,

2.

esorta tutti gli Stati membri dell'UE e i paesi candidati a firmare e ratificare con urgenza la CCM, entro la fine del 2010, inclusi gli Stati non firmatari (Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Turchia) e quelli che pur avendo firmato, non hanno ancora proceduto alla ratifica (Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Ungheria, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia);

3.

elogia tutti gli Stati che hanno firmato e ratificato la CCM ed hanno anche adottato una moratoria sull'uso, la produzione e il trasferimento delle munizioni a grappolo e completato la distruzione dei loro stock di queste munizioni;

4.

esorta tutti gli Stati membri dell'UE che hanno firmato la CCM a sfruttare tutte le occasioni, ad esempio incontri bilaterali, dialoghi tra forze militari e consessi multilaterali, per incoraggiare gli Stati che non sono parti contraenti della CCM a firmarla e ratificarla o comunque ad aderirvi quanto prima e, così come previsto dall'articolo 21 della Convenzione stessa, a fare tutto il possibile per scoraggiare gli Stati che non son parte della Convenzione a usare munizioni a grappolo;

5.

invita gli Stati membri dell'UE a non intraprendere alcuna azione che possa eludere o pregiudicare la CCM e le relative disposizioni; in particolare, invita tutti gli Stati membri dell'UE a non adottare, approvare o successivamente ratificare un eventuale protocollo alla Convenzione sulle armi convenzionali (CCW) che consenta l'utilizzo di munizioni a grappolo, il che non sarebbe compatibile con il divieto su tali munizioni previsto dagli articoli 1 e 2 della CCM; invita il Consiglio e gli Stati membri dell'UE ad agire conformemente alla prossima riunione CCW del 30 agosto-3 settembre 2010 di Ginevra;

6.

esorta gli Stati membri che ancora non sono parti contraenti ad adottare provvedimenti temporanei in attesa dell'adesione, ad esempio una moratoria sull'uso, la produzione e il trasferimento di munizioni a grappolo e l'avvio della distruzione delle scorte di tali munizioni, in qualità di misura urgente;

7.

sollecita tutti gli Stati a partecipare alla prima riunione delle parti contraenti (1MSP) che si svolgerà dall'8 al 12 novembre 2010 a Vientiane, nel Laos, ovvero il paese più contaminato al mondo dalle munizioni a grappolo;

8.

sollecita gli Stati membri UE a prendere iniziative per iniziare ad attuare la Convenzione, distruggendo le scorte, effettuando bonifiche e fornendo assistenza alle vittime, contribuendo a finanziare diverse forme di aiuti ad altri Stati perché inizino ad attuare la Convenzione;

9.

esorta gli Stati membri dell'Unione europea che hanno firmato la Convenzione ad adottare gli atti normativi necessari per attuarla a livello nazionale;

10.

invita l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza a fare tutto il possibile per realizzare l'adesione dell'Unione alla CCM, il che è possibile dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona e inoltre a fare tutto il possibile per sviluppare una strategia in vista della prima conferenza di riesame sotto forma di una decisione del Consiglio su una posizione comune;

11.

invita il Consiglio e la Commissione a includere il divieto sulle munizioni a grappolo negli accordi con i paesi terzi in qualità di clausola standard aggiuntiva rispetto a quella sulla non proliferazione delle armi di distruzione di massa;

12.

invita il Consiglio e la Commissione a inserire la lotta contro le munizioni a grappolo nei programmi di assistenza comunitari in modo da sostenere i paesi terzi nella distruzione delle scorte e nell'assistenza umanitaria;

13.

invita gli Stati membri dell'UE, il Consiglio e la Commissione a prendere iniziative per impedire a paesi terzi di fornire munizioni a grappolo ad attori non statali;

14.

sollecita gli Stati membri dell'UE a garantire la trasparenza in relazione alle misure adottate sulla base della presente risoluzione e a riferire pubblicamente sulle attività svolte;

15.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune, al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Segretario generale delle Nazioni Unite e alla Coalizione contro le munizioni a grappolo.


(1)  GU C 16 E del 22.1.2010, pag. 61.

(2)  Testi approvati, P7_TA(2010)0061.


2.12.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 351/103


Giovedì 8 luglio 2010
Il futuro della PAC dopo il 2013

P7_TA(2010)0286

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 luglio 2010 sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 (2009/2236(INI))

2011/C 351 E/17

Il Parlamento europeo,

visti la parte terza, titolo III del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la valutazione sullo stato di salute della politica agricola comune,

visto il documento della Commissione «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» (COM(2010)2020),

visto il suo studio sul «Nuovo regime di pagamento unico dopo il 2013: nuovo approccio, nuovi obiettivi»,

visto il rapporto della Valutazione internazionale delle scienze e tecnologie agricole per lo sviluppo (IAASTD), elaborato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura e dalla Banca mondiale e sottoscritto da 58 paesi,

vista la pubblicazione della Commissione «Prospects for agricultural markets and income 2008-2015»,

visto il documento della Commissione «The CAP in perspective: from market intervention to policy innovation»,

visto lo studio «Provision of public goods through agriculture in the European Union» dell'Institute for European Environmental Policy,

visti il Libro bianco della Commissione dal titolo «L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo» (COM(2009)0147), nonché i documenti di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo «Le problematiche dell'adattamento dell'agricoltura e delle zone rurali europee ai cambiamenti climatici»(SEC(2009)0417) e «Il ruolo dell'agricoltura europea nella mitigazione dei cambiamenti climatici» (SEC(2009)1093),

visto lo studio «CAP reform beyond 2013: An idea for a longer view», condotto da Notre Europe,

visto il documento di lavoro sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013 (1),

vista la sua risoluzione del 29 marzo 2007 sull'integrazione dei nuovi Stati membri nella PAC (2),

vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sull'agricoltura dell'Unione e il cambiamento climatico (3),

vista la sua risoluzione del 25 marzo 2010 sulla politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire? (4),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per i bilanci (A7-0204/2010),

A.

considerando che l'UE deve continuare a garantire ai suoi cittadini la sicurezza alimentare e a partecipare all'approvvigionamento alimentare globale, cooperando al contempo in una forma migliore e più coordinata con il resto del mondo, in particolare con i paesi in via di sviluppo al fine di contribuire allo sviluppo a lungo termine dei loro settori agricoli in una maniera sostenibile che valorizzi al massimo il know-how locale; considerando che alla luce della situazione attuale, in cui il numero globale di persone che soffrono la fame supera 1 miliardo e nell'Unione europea sono oltre 40 milioni le persone indigenti che non hanno abbastanza da mangiare, è opportuno ricorrere agli sviluppi scientifici laddove questi possano apportare soluzioni adeguate per alleviare la fame nel mondo, in particolare mediante una migliore efficienza delle risorse,

B.

considerando che, secondo le stime della FAO, la domanda globale di prodotti alimentari dovrebbe raddoppiare e la popolazione mondiale dovrebbe aumentare dagli attuali 7 miliardi a 9 miliardi entro il 2050, e che la produzione globale alimentare dovrà crescere di conseguenza esercitando quindi pressione sulle risorse naturali, il che significa che nel mondo si dovranno produrre più derrate alimentari utilizzando però meno acqua, meno terreno, meno energia, meno fertilizzanti e meno pesticidi,

C.

considerando che gli obiettivi della PAC, quali elencati all'articolo 39 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), mirano ad aumentare la produttività agricola, assicurando un livello di vita equo per la comunità agricola, stabilizzando i mercati, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti e assicurando prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori; considerando che finora la PAC ha conseguito in ampia misura i suoi obiettivi e ha partecipato agli sforzi volti a favorire l'integrazione dell'UE, la coesione territoriale in Europa e il funzionamento del mercato interno; considerando tuttavia che essa ha contribuito solo parzialmente a uno standard di vita equo per la comunità agricola e non ha ancora conseguito la stabilità del mercato agricolo, in quanto i mercati sono divenuti estremamente volatili, il che pone a rischio la sicurezza alimentare; considerando che si rendono necessari ulteriori sforzi se si vuole che la PAC realizzi i suoi obiettivi preservando al tempo stesso l'ambiente e l'occupazione rurale,

D.

considerando che l'agricoltura e la silvicoltura restano settori importanti dell'economia e che, al tempo stesso, forniscono beni pubblici essenziali conservando le risorse naturali e i paesaggi culturali, un presupposto per qualsiasi attività umana nelle zone rurali; considerando che, ai fini del conseguimento degli obiettivi europei in campo climatico ed energetico, in particolare di quelli relativi alle energie rinnovabili da biomassa di origine agricola e forestale, l'agricoltura e la silvicoltura già oggi forniscono il contributo maggiore nell'Unione europea, contributo che deve continuare a crescere in futuro; considerando inoltre che queste fonti di bioenergia consentono altresì di ridurre la dipendenza energetica dell'UE e, in un contesto di prezzi energetici in crescita, di creare nuovi posti di lavoro e di migliorare i redditi nel settore,

E.

considerando che i cittadini dell'UE traggono dalla PAC notevoli benefici in termini di disponibilità e scelta di prodotti alimentari sicuri e di alta qualità a prezzi ragionevoli, sicurezza degli approvvigionamenti, protezione dell'ambiente, creazione di occupazione e misure per combattere il cambiamento climatico,

F.

considerando che a oggi 13,6 milioni di persone sono occupate direttamente nei settori agricolo, forestale e ittico, con altri 5 milioni di addetti che lavorano nell'industria agroalimentare, comparto in cui l'UE è il principale produttore a livello mondiale di prodotti alimentari e bevande; considerando che questo rappresenta l'8,6 % dell'occupazione totale dell'UE e costituisce il 4 % del PIL dell'UE,

G.

considerando che gli ultimi ampliamenti dell'UE (2004 e 2007) hanno aggiunto 7 milioni di agricoltori alla forza lavoro complessiva del settore e che la superficie agricola è aumentata del 40 %; considerando che negli ultimi 10 anni il reddito agricolo reale pro capite nell'UE-27 è caduto del 12,2 %, diminuendo gradualmente fino ai livelli del 1995; considerando che il reddito medio del settore agricolo nell'UE-27 è meno del 50 % del reddito medio nel resto dell'economia, mentre i costi di produzione di beni come i fertilizzanti, l'elettricità e il carburante, hanno toccato il loro livello più alto degli ultimi 15 anni, rendendo molto difficile la prosecuzione della produzione agricola nell'UE,

H.

considerando che il 7 % degli agricoltori in Europa ha un'età inferiore ai 35 anni, che al contempo quattro milioni e mezzo di agricoltori di età superiore ai 65 anni cesseranno la loro attività entro il 2020 e che il futuro del settore agricolo può essere a rischio se il numero degli agricoltori continua a decrescere,

I.

considerando che l'agricoltura rappresenta la principale copertura del territorio nell'UE, occupando il 47 % dell'intera superficie dell'Unione europea; considerando che nell'UE sono presenti 13,7 milioni di aziende agricole che generano oltre 337 miliardi di euro in produzione; considerando che il 15 % dei terreni agricoli dell'UE (pari a circa 26 milioni di ettari) è situato in zone montane e che gli svantaggi naturali rendono difficile l'agricoltura in tali zone,

J.

considerando che la dimensione fisica media delle aziende agricole è aumentata a seguito della ristrutturazione del settore, ma che ancora oggi nell'UE prevalgono le aziende piccole, con una grandezza media di 12,6 ettari; considerando che le aziende di sussistenza costituiscono una sfida critica, soprattutto nei nuovi Stati membri, dove l'agricoltura di sussistenza rappresenta la metà della forza lavoro totale, e che le piccole aziende e gli agricoltori che le gestiscono sono particolarmente importanti ai fini della fornitura di beni pubblici extraproduttivi,

K.

considerando che la crisi economica ha avuto un grave impatto negativo sull'agricoltura, determinando una diminuzione del reddito pari al 12,2 % in media tra il 2008 e il 2009 e l'aumento del tasso di disoccupazione nelle zone rurali lo scorso anno; considerando che un effetto diretto della crisi economica è stata la contrazione del consumo in Europa, sceso in media tra il 2008 e il 2009 del 10,55 % e in alcuni Stati membri addirittura oltre il 20 %; considerando che altri effetti della crisi economica sono stati il mancato accesso al credito per gli agricoltori e una pressione sulle finanze pubbliche degli Stati membri che ne ha indebolito la capacità di fornire cofinanziamenti,

L.

considerando che la volatilità dei prezzi sui mercati agricoli, nonostante sia una caratteristica permanente, è pesantemente aumentata di recente a causa di una combinazione di fattori – tra cui le condizioni meteorologiche estreme, i prezzi energetici, la speculazione e le variazioni della domanda – e che dovrebbe continuare a crescere, come previsto sia dall'OCSE che dalla FAO, determinando impennate e diminuzioni vertiginose dei prezzi dei prodotti agricoli sui mercati europei; considerando che tra il 2006 e il 2008 i prezzi di vari beni hanno registrato una crescita notevole, alcuni addirittura del 180 %, come nel caso dei cereali; considerando che nel 2009 i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono crollati, segnando una flessione media del 40 %, e che sono stati colpiti anche altri prodotti, come cereali, frutta e verdura e olio d'oliva, e le oscillazioni estreme dei prezzi hanno avuto conseguenze negative per i produttori e non sempre hanno portato beneficio ai consumatori,

M.

considerando che gli indicatori agroambientali evidenziano un importante potenziale per il settore agricolo nello sforzo volto a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, soprattutto per quanto riguarda il sequestro del carbonio, riduzioni dirette delle emissioni nette di gas a effetto serra e la produzione di energia rinnovabile, che assicurano risparmi effettivi delle emissioni; considerando che l'attività agricola praticata in maniera sostenibile è essenziale per la preservazione della biodiversità, per la gestione delle risorse idriche e per la lotta all'erosione del suolo e può essere un fattore chiave nell'affrontare il cambiamento climatico,

N.

considerando che le emissioni di gas a effetto serra causate dall'attività agricola (tra cui l'allevamento di bestiame) sono diminuite del 20 % tra il 1990 e il 2007 nei 27 Stati membri; considerando che la proporzione di queste emissioni generate dall'agricoltura è scesa dall'11 % del 1990 al 9,3 % del 2007, a seguito, tra l'altro, di un uso più efficace di fertilizzanti e liquame, delle recenti riforme strutturali della PAC e della graduale attuazione di iniziative agricole e ambientali,

O.

considerando che l'UE è diventata un importatore netto di merci agricole con oltre 87,6 miliardi di euro di valore di prodotti importati ogni anno (circa il 20 % delle importazioni agricole a livello mondiale); considerando che in alcuni casi la bilancia commerciale si è costantemente spostata a favore di paesi terzi (oggi l'UE importa 9 miliardi di prodotti agricoli da paesi del Mercosur ed esporta nella regione meno di 1 miliardo di euro); considerando che sul versante dei prodotti agricoli l'UE continua a registrare un disavanzo commerciale in crescita,

P.

considerando che l'UE rimane il principale esportatore mondiale di prodotti agricoli (circa il 17 % del commercio globale totale); considerando che negli ultimi 10 anni l'UE ha perso una quota significativa di mercato (nel 2000 l'UE rappresentava circa il 19 % del commercio mondiale); considerando che l'UE esporta principalmente prodotti trasformati e a elevato valore aggiunto (il 67 % di tutte le sue esportazioni agricole),

Q.

considerando che i prodotti di alta qualità sono essenziali per il potenziale di produzione ed esportazione dell'Unione europea e rappresentano una quota molto ampia dei suoi scambi internazionali; considerando che l'UE esporta prodotti di alto profilo con considerevole valore economico e, nel caso di prodotti di origine protetta e con indicazione geografica, il valore netto annuo di tali prodotti e alimenti è pari a 14 miliardi di euro (esclusi vini e alcolici, che costituiscono a loro volta una quota significativa delle esportazioni dell'Unione europea); considerando che, per continuare a sviluppare una produzione di alta qualità per rispondere alle aspettative dei consumatori, occorre tenere conto delle necessità specifiche di questi settori onde assicurarne la competitività, ivi compresa la necessità di una tutela più efficace delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine protette dell'UE da parte dei paesi terzi nostri partner commerciali,

R.

considerando che dalle stime del sostegno ai produttori emerge che il sostegno totale all'agricoltura nell'UE sta segnando un graduale decremento dal 2000 ed è oggi paragonabile su base pro capite al livello di sostegno dei principali partner commerciali dell'UE, mentre altri partner commerciali in questi ultimi anni hanno mantenuto e rafforzato sussidi che distorcono il commercio,

S.

considerando che la distribuzione e il livello attuali del sostegno agli Stati membri e agli agricoltori derivano dalla distribuzione e dal livello di tale sostegno in passato, quando il sostegno era accoppiato al tipo e alle dimensioni della produzione e rappresentava una compensazione per le riduzioni di reddito degli agricoltori conseguenti a cali consistenti dei prezzi garantiti; considerando che tale metodo di distribuzione fa nascere in alcuni agricoltori dell'UE un comprensibile senso di ingiustizia e che, oltretutto, il suo mantenimento non è coerente con gli obiettivi futuri della PAC,

T.

considerando che dal 2007 i meccanismi per la modulazione volontaria hanno permesso la ridistribuzione degli aiuti finanziari tra pagamenti diretti e sviluppo rurale, senza tuttavia migliorare la trasparenza, la legittimità e la semplificazione delle risorse finanziarie destinate al settore agricolo,

U.

considerando che la quota di spesa della PAC prevista nel bilancio dell'UE si è ridotta costantemente passando da quasi il 75 % del 1985 a un previsto 39,3 % del 2013; considerando che questo rappresenta meno dello 0,45 % del PIL dell'UE; considerando che la flessione della spesa di bilancio sulle misure di mercato è perfino più significativa, ossia dal 74 % della spesa totale per la PAC nel 1992 a meno del 10 % di oggi; considerando che la spesa per la PAC si è costantemente allontanata dal sostegno di mercato e dalle sovvenzioni alle esportazioni verso pagamenti disaccoppiati e lo sviluppo rurale,

V.

considerando che queste riforme hanno comportato una profonda modifica degli strumenti di sostegno all’agricoltura, pur mantenendo i tre principi fondanti della PAC, ossia:

un mercato unificato,

la preferenza dell'Unione,

la solidarietà finanziaria,

W.

considerando che la PAC dopo il 2013 dovrà far fronte a numerose sfide e perseguire obiettivi più ampi, per cui è imperativo che le risorse di bilancio dell'UE dedicate alla PAC siano almeno mantenute ai livelli attuali,

X.

considerando che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, rende il quadro finanziario pluriennale (QFP), un atto giuridicamente vincolante che il bilancio annuale deve rispettare,

Y.

considerando che la spesa costituita dagli aiuti diretti rappresenta lo 0,38 % del PIL dell'UE (nel 2008); considerando che la spesa connessa con la politica di sviluppo rurale costituisce lo 0,11 % del PIL dell'UE,

Z.

considerando che gli attuali margini ristretti disponibili nella rubrica 2 a partire dall’esercizio di bilancio 2011 rendono molto difficile per l'Unione rispondere adeguatamente alle crisi di mercato e a inattesi eventi globali e possono privare la procedura annuale di bilancio della sua sostanza,

AA.

considerando che l'entrata in vigore del trattato di Lisbona ha dotato il Parlamento europeo del potere di dare forma alla politica agricola dell'Unione, non soltanto per quanto riguarda i programmi agricoli pluriennali ma anche emendando il bilancio agricolo annuale, attribuendo così al Parlamento la responsabilità di garantire una politica agricola comune equa e sostenibile,

AB.

considerando che, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, la politica agricola comune è soggetta alla procedura legislativa ordinaria e al Parlamento europeo incombe l'importante responsabilità di contribuire all'adozione di una legislazione sana ed efficace in questo ambito,

AC.

considerando che, secondo i dati dell'ultimo Eurobarometro, il 90 % dei cittadini dell'UE intervistati ritiene l'agricoltura e le zone rurali elementi importanti per il futuro dell'Europa, l'83 % dei cittadini dell'UE intervistati è a favore del sostegno finanziario agli agricoltori e, in media, ritiene che la politica agricola debba continuare a essere decisa a livello europeo,

AD.

considerando che gli obiettivi e il contenuto della futura politica agricola comune devono essere oggetto di ampio dibattito pubblico al fine di sensibilizzare maggiormente il pubblico sulla PAC e che è pertanto da apprezzare l'iniziativa della Commissione relativa al dibattito pubblico sul futuro della PAC dopo il 2013,

AE.

considerando che la PAC deve mirare al mantenimento e allo sviluppo in Europa di un'agricoltura multifunzionale, sostenibile e praticata sull'intero territorio,

L'evoluzione della PAC: dalla distorsione del mercato all'orientamento al mercato

1.

rammenta che negli ultimi 25 anni la PAC è stata oggetto di riforme radicali, in particolare determinando uno spostamento fondamentale dal sostegno alla produzione al sostegno ai produttori (5), riducendo i regolari interventi intesi all'acquisto e al dumping di eccedenze europee sui mercati mondiali (6) e rendendo la PAC e gli agricoltori dell'UE più orientati al mercato;

2.

rammenta che la PAC ha svolto un ruolo decisivo nell'aumento della produzione e nel sostentamento alimentare della popolazione europea dopo la seconda guerra mondiale; ricorda altresì che la PAC è stata la prima politica comune della CEE, che ha spianato la via alla cooperazione e integrazione europee in altri settori;

3.

sottolinea che gli strumenti di mercato della PAC specifici a ciascun settore svolgono un ruolo fondamentale e sono oggi utilizzati come reti di sicurezza per contribuire a ridurre la volatilità del mercato onde garantire un certo grado di stabilità agli agricoltori; sottolinea che la mutata politica commerciale non ha portato alla riduzione della dipendenza degli agricoltori dai compratori; rileva inoltre che sin dall'adozione dei pagamenti unici per azienda disaccoppiati si è assistito a un risoluto allontanamento dalle misure distorsive degli scambi, in linea con i requisiti dell'OMC;

4.

rileva che le riforme della PAC avviate nel 1992 e nel 1999 e più in particolare quella del 2003, che è stata sottoposta a revisione durante la valutazione dello stato di salute e che ha introdotto il principio del disaccoppiamento, nonché le varie riforme settoriali, sono state tutte concepite per permettere agli agricoltori dell'UE di rispondere e reagire più adeguatamente ai segnali e alle condizioni di mercato; auspica che questa tendenza si confermi nel prosieguo delle riforme, mentre alcune misure di mercato risultano ancora necessarie alla luce delle caratteristiche specifiche della produzione agricola;

5.

evidenzia che lo sviluppo rurale è ora parte integrante dell'architettura della PAC e dovrebbe rimanere un elemento importante della futura PAC per mezzo di una strategia di sviluppo rurale provvista di opportune risorse che concentri l'attenzione sulle comunità rurali, migliorando l'ambiente, modernizzando e ristrutturando l'agricoltura, rafforzando la coesione nelle zone rurali dell'UE, ridando vita alle zone svantaggiate e a quelle a rischio di abbandono, migliorando la commercializzazione dei prodotti e la competitività e mantenendo l'occupazione e creando nuovi posti di lavoro nelle zone rurali, nonché sulle nuove sfide identificate nella valutazione dello stato di salute, ossia i cambiamenti climatici, le energie rinnovabili, la gestione delle risorse idriche e la biodiversità;

6.

ricorda che l'agricoltura ha sempre prodotto beni pubblici che, nell'attuale contesto, sono designati come «beni pubblici di prima generazione», insiste sulla sicurezza alimentare e l'alto valore nutritivo dei prodotti agricoli che devono restare la principale ragion d'essere della politica agricola comune che corrisponde all'essenza stessa della PAC e costituisce la principale preoccupazione dei cittadini europei, laddove i beni pubblici indicati più di recente, ossia quelli di «seconda generazione», quali l'ambiente, l'assetto territoriale e il benessere degli animali, che sono altrettanti obiettivi della PAC, sono complementari a quelli di prima generazione e non devono quindi sostituirsi ai primi;

7.

accoglie con favore il riconoscimento del ruolo multifunzionale degli agricoltori nel fornire beni pubblici, ossia nel salvaguardare il nostro ambiente, offrire una produzione alimentare di alta qualità, applicare buone pratiche zootecniche, definire e migliorare la diversità e la qualità dei paesaggi di valore nell'UE, e nel promuovere il passaggio a pratiche agricole più sostenibili, non solo soddisfacendo i requisiti di base per il mantenimento del terreno in buone condizioni agronomiche e ambientali, ma anche raggiungendo standard ancora più elevati grazie a sistemi agroambientali, a un'agricoltura di precisione, a una produzione biologica e a tutte le altre forme di pratiche agricole sostenibili;

8.

ricorda che la PAC è la più integrata di tutte le politiche dell'UE e pertanto rappresenta logicamente la quota maggiore del bilancio dell'Unione europea; riconosce che la sua quota di bilancio ha registrato una flessione costante passando da circa il 75 % del bilancio totale dell'UE del 1985 al 39,3 % entro il 2013 (7), il che rappresenta meno dello 0,45 % del PIL totale dell'UE (8), mentre, al tempo stesso, oggi il sostegno è ripartito più diffusamente con i 12 nuovi Stati membri che hanno aderito all'UE;

9.

è dell'avviso, pertanto, che la PAC si sia evoluta, diventando più verde e più orientata al mercato, e che abbia pesantemente ridotto il proprio impatto sui paesi in via di sviluppo, sostenendo al contempo gli agricoltori affinché producano alimenti di alta qualità per i consumatori europei;

Le sfide cui deve rispondere la PAC dopo il 2013

10.

sottolinea che la sicurezza alimentare rimane la sfida centrale dell'agricoltura non solo nell'UE ma a livello mondiale, in particolare nei paesi in via di sviluppo, in quanto si prevede che la popolazione mondiale passerà da 7 a 9 miliardi entro il 2050 e che, secondo la FAO, la domanda di prodotti alimentari raddoppierà entro il 2050 (soprattutto nelle economie emergenti come la Cina o l'India);

11.

afferma che l'Europa deve continuare a contribuire all'approvvigionamento alimentare globale per contribuire a soddisfare tale fabbisogno in un contesto di crescente abbandono dell'attività agricola, minori risorse idriche e apporto energetico ridotto a causa dell'impatto del cambiamento climatico, fattori che limiteranno gravemente la capacità europea di aumentare l'approvvigionamento;

12.

rileva che la crisi energetica globale e l'aumento dei prezzi dell'energia determineranno un innalzamento dei costi della produzione agricola, portando a un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e a una crescente volatilità dei prezzi di mercato per agricoltori e consumatori, il che avrà un effetto negativo sulla stabilità dell'approvvigionamento alimentare e inibirà pesantemente la capacità di mantenere e aumentare gli attuali livelli di produzione; ritiene tuttavia che l'autosufficienza energetica del settore agricolo e forestale potrebbe aumentarne la sostenibilità;

13.

ritiene che l'agricoltura sia in una buona posizione per contribuire in misura significativa a contrastare il cambiamento climatico continuando a ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra e aumentando il sequestro di carbonio;

14.

riconosce che l’agricoltura ha già compiuto progressi notevoli nel ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra e affrontare più generalmente i problemi ambientali (gestione delle risorse idriche, del suolo, della biodiversità, della biomassa, ecc.), ma ritiene che occorra proseguire tali sforzi per rendere compatibili i metodi di produzione con una forma di sviluppo più sostenibile che risulti efficace in termini ambientali e sociali nonché economici;

15.

rammenta che occorre soddisfare le aspettative dei consumatori in merito a una sicurezza alimentare garantita, nonché le loro richieste riguardo a norme di qualità più elevate, un migliore benessere degli animali e un valido rapporto costi-benefici;

16.

ritiene che la PAC debba continuare a fornire soluzioni e aiuti concreti per contrastare le minacce dell'abbandono della terra, dello spopolamento rurale e dell'invecchiamento della popolazione rurale nell'UE, creando appositi finanziamenti e aiuti a tal fine, onde garantire la sostenibilità a lungo termine delle comunità rurali nell'Unione europea; ritiene pertanto che sia altresì necessario continuare a perseguire uno sviluppo rurale orientato agli obiettivi nel quadro della PAC;

17.

ritiene che la PAC debba fornire risposte immediate agli effetti della crisi economica sulle aziende agricole, quali il mancato accesso al credito per gli agricoltori, i vincoli sui redditi agricoli (9) e l'aumento del tasso di disoccupazione rurale;

18.