ISSN 1725-2466

doi:10.3000/17252466.CE2011.081.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 81E

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

54o anno
15 marzo 2011


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2010-2011
Sedute del 5 e 6 maggio 2010
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 188 E del 13.7.2010.
I testi approvati del 5 maggio 2010 concernenti i discarichi relativi all'esercizio 2008 sono stati pubblicati nella GU L 252 del 25.9.2010.
TESTI APPROVATI

 

Mercoledì 5 maggio 2010

2011/C 081E/01

Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulle ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso (COM(2009)0665) – omnibus

1

2011/C 081E/02

Potere di delega legislativa
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sul potere di delega legislativa (2010/2021(INI))

6

2011/C 081E/03

Obiettivi strategici e raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sugli obiettivi strategici e le raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018 (2009/2095(INI))

10

2011/C 081E/04

Europeana - Le prossime tappe
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 su Europeana, le prossime tappe (2009/2158(INI))

16

2011/C 081E/05

Valutazione del Piano d'azione per il benessere degli animali 2006–2010
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla valutazione e la verifica del programma d’azione per il benessere degli animali 2006-2010 (2009/2202(INI))

25

2011/C 081E/06

Agricoltura e cambiamenti climatici
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sull'agricoltura dell'Unione e il cambiamento climatico (2009/2157(INI))

33

2011/C 081E/07

Agricoltura in zone caratterizzate da svantaggi naturali: una valutazione specifica
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sull'agricoltura nelle zone caratterizzate da svantaggi naturali: un controllo speciale (2009/2156(INI))

40

2011/C 081E/08

Una nuova agenda digitale per l'Europa: 2015.eu
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla nuova Agenda europea del digitale: 2015.eu (2009/2225(INI))

45

2011/C 081E/09

Strategia dell'Unione europea per le relazioni con l'America latina
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla strategia dell'Unione europea per le relazioni con l'America latina (2009/2213(INI))

54

2011/C 081E/10

Vertice UE-Canada
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sul prossimo vertice UE-Canada del 5 maggio 2010

64

2011/C 081E/11

SWIFT
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla raccomandazione della Commissione al Consiglio di autorizzare l'apertura dei negoziati in vista di un accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America ai fini della messa a disposizione del Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti di dati di messaggistica finanziaria per prevenire e combattere il terrorismo e il suo finanziamento

66

2011/C 081E/12

Registrazione dei nominativi dei passeggeri (Passenger Name Record - PNR)
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sull'avvio dei negoziati per la conclusione di accordi sui dati del codice di prenotazione (PNR) con gli Stati Uniti, l'Australia e il Canada

70

2011/C 081E/13

Divieto delle tecnologie di estrazione mineraria che prevedono l'uso del cianuro
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sul divieto generale di utilizzo delle tecnologie di estrazione mineraria con il cianuro nell'Unione europea

74

2011/C 081E/14

Lotta contro il cancro al seno nell'Unione europea
Dichiarazione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla lotta contro il cancro al seno nell'Unione europea

77

 

Giovedì 6 maggio 2010

2011/C 081E/15

Revisione dei trattati - Misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo *
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul progetto di protocollo che modifica il protocollo n. 36 relativo alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo fino al termine della legislatura 2009-2014: parere del Parlamento europeo (articolo 48, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea) (17196/2009 – C7-0001/2010 – 2009/0813(NLE))

78

2011/C 081E/16

Kirghizistan
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla situazione nel Kirghizistan

80

2011/C 081E/17

Veicoli elettrici
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sui veicoli elettrici

84

2011/C 081E/18

Regolamento sull'esenzione per categoria nel settore automobilistico
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico

89

2011/C 081E/19

Comunicazione della Commissione Lotta contro il cancro: un partenariato europeo
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla comunicazione della Commissione Lotta contro il cancro: un partenariato europeo (2009/2103(INI))

95

2011/C 081E/20

Uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio (2009/2228(INI))

107

2011/C 081E/21

Libro bianco della Commissione: L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul Libro bianco della Commissione dal titolo L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo (2009/2152(INI))

115

2011/C 081E/22

Protezione degli interessi finanziari delle Comunità - lotta antifrode - relazione annuale 2008
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità e la lotta contro la frode – Relazione annuale 2008 (2009/2167(INI))

128

2011/C 081E/23

Banca europea per gli investimenti (BEI) - Relazione annuale 2008
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla relazione annuale 2008 della Banca europea per gli investimenti (2009/2166(INI))

135

2011/C 081E/24

Atrocità di massa a Jos, Nigeria
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sugli eccidi a Jos, Nigeria

143

 

II   Comunicazioni

 

COMUNICAZIONI PROVENIENTI DALLE ISTITUZIONI, DAGLI ORGANI E DAGLI ORGANISMI DELL'UNIONE EUROPEA

 

Parlamento europeo

 

Mercoledì 5 maggio 2010

2011/C 081E/25

Richiesta di revoca dell'immunità parlamentare di Miloslav Ransdorf
Decisione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Miloslav Ransdorf (2009/2208(IMM))

146

 

III   Atti preparatori

 

Parlamento europeo

 

Mercoledì 5 maggio 2010

2011/C 081E/26

Cooperazione amministrativa e lotta contro le frodi nel settore dell'IVA (rifusione) *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla cooperazione amministrativa e alla lotta contro la frode in materia d'imposta sul valore aggiunto (rifusione) (COM(2009)0427 – C7-0165/2009 – 2009/0118(CNS))

148

2011/C 081E/27

Sistema comune di imposta sul valore aggiunto in relazione alle norme di fatturazione *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione (COM(2009)0021 – C6-0078/2009 – 2009/0009(CNS))

156

2011/C 081E/28

Attrezzature a pressione trasportabili ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di attrezzature a pressione trasportabili (COM(2009)0482 – C7-0161/2009 – 2009/0131(COD))

162

P7_TC1-COD(2009)0131Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2010/…/UE del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di attrezzature a pressione trasportabili e che abroga le direttive 76/767/CEE, 84/525/CEE, 84/526/CEE, 84/527/CEE e 1999/36/CE del Consiglio

163

ALLEGATO

163

2011/C 081E/29

Diritti per le misure di sicurezza dell'aviazione ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i diritti per le misure di sicurezza dell’aviazione (COM(2009)0217 – C7-0038/2009 – 2009/0063(COD))

164

P7_TC1-COD(2009)0063Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2010/…/UE del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i diritti per le misure di sicurezza dell’aviazione

165

2011/C 081E/30

Orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (rifusione) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (rifusione) (COM(2009)0391 – C7-0111/2009 – 2009/0110(COD))

172

P7_TC1-COD(2009)0110Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2010 in vista dell'adozione della decisione n. …/2010/UE del Parlamento europeo e del consiglio sugli orientamenti dell'Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (rifusione)

173

2011/C 081E/31

Disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione, per quanto concerne la semplificazione di taluni requisiti e di talune disposizioni relative alla gestione finanziaria ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, per quanto riguarda la semplificazione di taluni requisiti e talune disposizioni relative alla gestione finanziaria (COM(2009)0384 – C7-0003/2010 – 2009/0107(COD))

173

P7_TC1-COD(2009)0107Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione, per quanto riguarda la semplificazione di taluni requisiti e talune disposizioni relative alla gestione finanziaria

174

 

Giovedì 6 maggio 2010

2011/C 081E/32

Decisione di non convocare la Convenzione per la revisione dei trattati relativamente alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo ***
Decisione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla proposta del Consiglio europeo di non convocare una Convenzione per la revisione dei trattati in materia di misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo (17196/2009 – C7-0002/2010 – 2009/0814(NLE))

175

Significato dei simboli utilizzati

*

procedura di consultazione

**I

procedura di cooperazione, prima lettura

**II

procedura di cooperazione, seconda lettura

***

parere conforme

***I

procedura di codecisione, prima lettura

***II

procedura di codecisione, seconda lettura

***III

procedura di codecisione, terza lettura

(La procedura di applicazione é fondata sulla base giuridica proposta dalla Commissione)

Emendamenti politici: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono indicate dal simbolo ▐ .

Correzioni e adeguamenti tecnici dei servizi: il testo nuovo o modificato è evidenziato in corsivo semplice e le soppressioni sono indicate dal simbolo ║.

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Parlamento europeo SESSIONE 2010-2011 Sedute del 5 e 6 maggio 2010 Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 188 E del 13.7.2010. I testi approvati del 5 maggio 2010 concernenti i discarichi relativi all'esercizio 2008 sono stati pubblicati nella GU L 252 del 25.9.2010. TESTI APPROVATI

Mercoledì 5 maggio 2010

15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/1


Mercoledì 5 maggio 2010
Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso

P7_TA(2010)0126

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulle ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso (COM(2009)0665) – «omnibus»

2011/C 81 E/01

Il Parlamento europeo,

vista l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1o dicembre 2009,

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665) e il relativo Addendum (COM(2010)0147),

vista la lettera del 23 marzo 2010 con cui il Consiglio dei ministri ha proceduto ad una nuova consultazione,

viste le comunicazioni del presidente in Aula del 15 dicembre 2009,

visti gli articoli 58 e 59 del suo regolamento,

vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sulle nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona (1), in particolare il paragrafo 75,

vista la verifica delle commissioni parlamentari di tutte le proposte in sospeso e i risultati esposti dalla Conferenza dei presidenti di commissione l'8 febbraio 2010,

vista la decisione della Conferenza dei presidenti del 4 marzo 2010 che approva i risultati della verifica effettuata,

viste le lettere del presidente del 14 aprile 2010 al presidente del Consiglio dei ministri e al presidente della Commissione europea in risposta alla comunicazione della Commissione (COM(2009)0665),

A.

considerando che il Parlamento europeo ha verificato la completezza della comunicazione della Commissione, nonché la relativa regolarità, in particolare per quanto riguarda la base giuridica e la procedura indicata a norma del trattato di Lisbona dalla Commissione nel suo elenco,

1.

ritiene che il trattato di Lisbona istituisca un nuovo contesto giuridico che incide sulle procedure in corso, segnatamente in seguito ai cambiamenti introdotti per le rispettive basi giuridiche e/o le rilevanti procedure e pertanto prende atto del seguente elenco di 10 procedure per la quali auspica una proposta nuova o modificata della Commissione oppure, se del caso, una nuova consultazione da parte del Consiglio dei ministri onde tenere in debita considerazione il nuovo contesto e invita le due istituzioni a dare seguito alle richieste seguenti:

proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce la procedura di applicazione nella Comunità economica europea della decisione n. 3/80 del Consiglio d'associazione CEE-Turchia, relativa all' applicazione dei regimi di sicurezza sociale degli Stati membri delle Comunità europee ai lavoratori turchi ed ai loro familiari (1983/1101(CNS)),

proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al miglioramento della trasferibilità dei diritti a pensione complementare (2005/0214(COD)),

proposta di raccomandazione del Consiglio relativa a misure di lotta contro le malattie neurodegenerative, in particolare il morbo di Alzheimer, tramite la programmazione congiunta delle attività di ricerca (2009/0113(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un meccanismo di valutazione per verificare l’applicazione dell'acquis di Schengen (2009/0033(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone fisiche e giuridiche, entità e organismi in considerazione della situazione in Somalia (2009/0114(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1104/2008 del Consiglio sulla migrazione dal sistema d’informazione Schengen (SIS 1+) al sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (2009/0136(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca attraverso misure tecniche (2008/0112(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, dell’accordo interinale sugli scambi e sulle questioni commerciali tra la Comunità europea, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e la Comunità europea dell’energia atomica da una parte, e la Repubblica di Bielorussia, dall’altra (1996/0053(CNS)),

progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione, in nome della Comunità europea, dell'accordo internazionale del 2006 sui legni tropicali, 2006 (2006/0263(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2100/94 per quanto riguarda il mandato del presidente dell’Ufficio comunitario delle varietà vegetali (2005/0078(CNS));

2.

conferma la sua posizione in merito alle 29 procedure seguenti, le quali a norma del trattato di Lisbona sono passate dalla consultazione alla procedura legislativa ordinaria, dalla consultazione all'approvazione o dalla procedura del parere conforme a quella di approvazione:

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e le Repubbliche di Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama dall'altra (2003/0266(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma di un accordo di dialogo politico e di cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la comunità andina e i suoi paesi membri, le Repubbliche di Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù e la Repubblica bolivariana di Venezuela, dall'altra (2003/0268(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1290/2005 relativo al finanziamento della politica agricola comune e il regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM) per quanto riguarda la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti nella Comunità (2008/0183(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera nel settore audiovisivo che stabilisce le modalità e le condizioni della partecipazione della Confederazione svizzera al programma comunitario MEDIA 2007, nonché dell'atto finale (2007/0171(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio che estende le disposizioni del regolamento (CE) n. 883/2004 e del regolamento (CE) n. […] ai cittadini di paesi terzi cui tali disposizioni non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità (2007/0152(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri a ratificare, nell’interesse della Comunità europea, la Convenzione sul lavoro nella pesca - 2007, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Convenzione 188) (2008/0107(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (2008/0171(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio sulla conclusione degli accordi pertinenti ai sensi dell'articolo XXI del GATS con l'Argentina, l'Australia, il Brasile, il Canada, la Cina, il Territorio doganale separato di Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu (Taipei cinese), la Colombia, la Corea, Cuba, l'Ecuador, le Filippine, il Giappone, Hong Kong Cina, l'India, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti, la Svizzera e Taipei cinese, nonché sugli adeguamenti compensativi necessari in seguito all'adesione all'Unione europea della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica d'Austria, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia, della Repubblica slovacca, della Repubblica di Finlandia e del Regno di Svezia (2007/0055(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo dell'accordo quadro di commercio e di cooperazione tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da un lato, e la Repubblica di Corea, dall'altro, al fine di tener conto dell'adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica di Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca all'Unione europea (2005/0121(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio e della Commissione relativa alla conclusione dell'accordo interinale sugli scambi e sulle questioni commerciali tra la Comunità europea e la Comunità europea dell'energia atomica, da una parte, e il Turkmenistan, dall'altra (1998/0304(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del secondo protocollo aggiuntivo dell'accordo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Cile, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all'Unione europea (2007/0083(AVC)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di partenariato economico tra gli Stati del CARIFORUM, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra (2008/0061(AVC)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di partenariato economico interinale tra la la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Côte d'Ivoire dall'altra (2008/0136(AVC)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo sulla partecipazione della Repubblica di Bulgaria e della Romania allo spazio economico europeo e dei quattro accordi collegati (2007/0115(AVC)),

proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2007/2004 per quanto riguarda il mandato del direttore esecutivo e del vicedirettore esecutivo dell’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (2005/0089(CNS)),

proposta di direttiva del Consiglio relativa alla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite (versione codificata) (2008/0039(CNS)),

proposta di direttiva del Consiglio relativa ai controlli veterinari applicabili negli scambi intracomunitari (versione codificata) (2008/0037(CNS)),

proposta di direttiva del Consiglio che fissa i principi relativi all'organizzazione dei controlli veterinari per gli animali che provengono dai paesi terzi e che sono introdotti nella Comunità (versione codificata) (2008/0253(CNS)),

proposta di regolamento del Consiglio relativo al brevetto comunitario (2000/0177(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e la Repubblica di Albania su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (2005/0143(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e la Bosnia-Erzegovina su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (2005/0140(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e Serbia e Montenegro su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (2005/0141(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo multilaterale tra la Repubblica di Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica di Croazia, la Comunità europea, la Repubblica di Islanda, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, il Regno di Norvegia, la Serbia e Montenegro, la Romania e la Missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione ad interim nel Kosovo sull'istituzione di uno Spazio aereo comune europeo (ECAA) (2006/0036(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio relativa alla firma e all'applicazione provvisoria dell’accordo euromediterraneo nel settore del trasporto aereo fra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e il Regno del Marocco, dall’altro lato (2006/0048(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri dell'Unione europea, riuniti in sede di Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo sui trasporti aerei tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e gli Stati Uniti d'America, dall'altro (2006/0058(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla firma di un accordo tra la Comunità europea e gli Stati Uniti d’America sulla cooperazione in materia di regolamentazione della sicurezza dell’aviazione civile (2007/0111(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un memorandum di cooperazione tra l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile e la Comunità europea per quanto concerne i controlli/le ispezioni di sicurezza e le questioni connesse (2008/0111(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio sulla conclusione, a nome della Comunità europea, del protocollo di attuazione della convenzione delle Alpi nell'ambito dei trasporti (protocollo «Trasporti») (2008/0262(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte della Comunità europea dell'accordo di adesione della Comunità europea alla Convenzione sui trasporti internazionali per ferrovia (COTIF) del 9 maggio 1980, modificata dal protocollo di Vilnius del 3 giugno 1999 (2009/0121(CNS));

3.

decide di non confermare la sua posizione già espressa in merito alle quattro procedure seguenti e comunica l'intenzione di procedere a una nuova prima lettura della proposta originaria:

proposta di decisione del Consiglio relativa all'adesione allo Statuto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) da parte della Comunità europea e all'esercizio dei suoi diritti e obblighi (2009/0085(CNS)),

proposta di direttiva del Consiglio che modifica la direttiva 2003/109/CE per estenderne il campo di applicazione ai beneficiari di protezione internazionale (2007/0112(CNS)),

proposta di direttiva del Consiglio relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano legalmente in uno Stato membro (2007/0229(CNS)),

proposta di decisione del Consiglio relativa a una rete informativa di allarme sulle infrastrutture critiche (CIWIN) (2008/0200(CNS));

4.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio dei ministri, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  Testi approvati, P6_TA(2009)0373.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/6


Mercoledì 5 maggio 2010
Potere di delega legislativa

P7_TA(2010)0127

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sul potere di delega legislativa (2010/2021(INI))

2011/C 81 E/02

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

vista la sua risoluzione del 23 settembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sull'allineamento degli atti giuridici alla nuova decisione sulla comitatologia (1),

vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sulle nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona (2),

vista la sua posizione del 24 novembre 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo – Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo – Quinta parte (3),

vista la comunicazione della Commissione del 9 dicembre 2009 sull'attuazione dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (COM(2009)0673),

vista la lettera del 29 gennaio 2010 del Presidente del Parlamento europeo al Presidente della Commissione europea sugli articoli 290 e 291 TFUE,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0110/2010),

A.

considerando che il trattato di Lisbona sancisce il potere legislativo e introduce una gerarchia di norme nell'ordinamento giuridico dell'Unione, rafforzando così il carattere democratico dell'Unione e razionalizzandone l'ordinamento giuridico; considerando che il trattato di Lisbona introduce il nuovo concetto di atto legislativo, con conseguenze di ampia portata,

B.

considerando che uno degli elementi del potere legislativo è la possibilità, prevista dall'articolo 290 TFUE, che in un atto legislativo (in appresso «atto di base») il legislatore deleghi parte dei suoi poteri alla Commissione,

C.

considerando che la delega è un'operazione delicata, con cui la Commissione è incaricata di esercitare un potere che è intrinseco al ruolo proprio del legislatore; considerando che nell'esaminare la questione della delega il punto di partenza deve perciò essere sempre la libertà del legislatore,

D.

considerando che questo potere delegato può consistere unicamente nell'integrazione o nella modifica di parti di un atto legislativo che il legislatore non considera essenziali; considerando che gli atti delegati adottati dalla Commissione in base alla delega saranno atti non legislativi di portata generale; considerando che l'atto di base deve delimitare esplicitamente l'obiettivo, il contenuto, la portata e la durata di tale delega e deve fissare le condizioni cui la delega è soggetta,

E.

considerando che gli atti delegati avranno importanti implicazioni in numerosi ambiti; considerando che è pertanto essenziale, in particolare per quanto riguarda gli atti delegati, che questi siano elaborati e adottati in piena trasparenza, così da consentire effettivamente ai colegislatori di esercitare un controllo democratico sull'esercizio dei poteri delegati alla Commissione, anche attraverso dibattiti politici in Parlamento, ove necessario,

F.

considerando che il Parlamento dovrebbe essere su un piano di parità con il Consiglio per quanto concerne tutti gli aspetti del potere di delega legislativa,

G.

considerando che la «procedura Lamfalussy» ha aperto la strada all'attuale meccanismo di delega con pieno controllo da parte del legislatore; considerando che la Dichiarazione 39 della conferenza dei rappresentanti dei governi degli Stati membri del 23 luglio 2007, allegata al trattato di Lisbona, riconosce la natura specifica del settore dei servizi finanziari; considerando che il nuovo regime degli atti delegati non può in alcun modo indebolire i preesistenti diritti del Parlamento in tale settore, specialmente per quanto riguarda la tempestiva trasmissione di documenti e informazioni,

H.

considerando che la delega può essere vista come uno strumento per legiferare meglio, il cui obiettivo è garantire che la legislazione possa allo stesso tempo restare semplice ed essere completata e aggiornata senza dover ricorrere a ripetute procedure legislative, consentendo anche nel contempo al legislatore di mantenere il potere e la responsabilità di cui è titolare in ultima istanza,

I.

considerando che, a differenza di quanto previsto all'articolo 291 TFUE, riguardante le misure di esecuzione, l'articolo 290 FUE non contiene una base giuridica per l'adozione di un atto orizzontale che stabilisca le regole e i principi generali applicabili alle deleghe di potere; considerando che tali condizioni devono perciò essere stabilite in ciascun atto di base,

J.

considerando che la Commissione deve rendere conto al Parlamento; considerando che il Commissario responsabile per le relazioni interistituzionali e l'amministrazione, nel corso della sua audizione dinanzi alla commissione per gli affari costituzionali del 18 gennaio 2010, si è impegnato a lavorare in stretta cooperazione con il Parlamento al fine di garantire che l'esercizio da parte della Commissione del potere delegato avvenga in modo soddisfacente per il Parlamento,

Aspetti da definire nell'atto di base

1.

ritiene che gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata di una delega a norma dell'articolo 290 TFUE debbano essere espressamente e meticolosamente delimitati in ciascun atto di base;

2.

sottolinea che l'articolo 290 TFUE conferisce al legislatore la libertà di scegliere quale meccanismo o quali meccanismi di controllo porre in essere; ritiene che i due esempi indicati all'articolo 290, paragrafo 2, l'obiezione e la revoca, siano puramente illustrativi e che si possa contemplare la possibilità di assoggettare una delega di potere ad altri mezzi di controllo, ad esempio ad un'approvazione esplicita di ciascun atto delegato da parte del Parlamento e del Consiglio o alla possibilità di abrogare singoli atti delegati già in vigore;

3.

ritiene tuttavia che i due esempi di possibili condizioni citati all'articolo 290, paragrafo 2, TFUE, l'obiezione e la revoca, possano essere considerati i modi più consueti di controllare l'uso che la Commissione fa dei poteri delegati e debbano essere entrambi inclusi in ciascun atto di base;

4.

ritiene che i meccanismi di controllo stabiliti dal legislatore debbano rispettare alcuni principi generali del diritto dell'Unione e che, in particolare, debbano:

essere semplici e facilmente comprensibili,

salvaguardare la certezza del diritto,

consentire alla Commissione di esercitare efficacemente il potere delegato, e

consentire al legislatore un controllo appropriato dell'uso che viene fatto del potere delegato;

5.

ritiene che l'esercizio da parte del Parlamento del diritto di obiezione sia necessariamente condizionato dal ruolo parlamentare e dai luoghi di lavoro del Parlamento stesso; ritiene che non vi sia motivo di stabilire un termine fisso per sollevare obiezioni applicabile a tutti gli atti giuridici, e che tale termine debba essere fissato di volta in volta in ciascun atto di base tenendo conto della complessità della materia ed essere sufficiente a consentire un controllo efficace della delega senza ritardare indebitamente l'entrata in vigore degli atti delegati non controversi;

6.

ritiene che per casi del tutto eccezionali, ad esempio riguardanti questioni di sicurezza, sanità o crisi umanitarie, dovrebbe essere contemplata una procedura d'urgenza prevista già nell'atto di base;

7.

ritiene tuttavia che la grande maggioranza delle situazioni che richiedono la rapida adozione di atti delegati potrebbe essere affrontata con una procedura flessibile di non-obiezione anticipata da parte del Parlamento e del Consiglio, su richiesta della Commissione in casi debitamente giustificati;

8.

sostiene che la durata della delega può essere indefinita, tenuto conto del fatto che la delega può essere revocata in qualsiasi momento; ritiene tuttavia che una delega di durata limitata potrebbe prevedere la possibilità di rinnovo periodico su richiesta esplicita della Commissione; ritiene che la delega possa essere rinnovata solo se né il Parlamento né il Consiglio sollevano obiezioni entro un termine stabilito;

9.

si oppone fermamente all'inserimento negli atti di base di disposizioni che impongano al legislatore altri obblighi oltre a quelli già previsti dall'articolo 290 TFUE;

Modalità pratiche

10.

ritiene che taluni aspetti pratici potrebbero essere meglio coordinati nel quadro di un'intesa comune fra le istituzioni, che potrebbe assumere la forma di un accordo interistituzionale, concernente fra l'altro:

consultazioni durante la preparazione e la stesura degli atti delegati,

scambi reciproci di informazioni, in particolare in caso di revoca,

modalità di trasmissione dei documenti,

termini minimi per le obiezioni da parte del Parlamento e del Consiglio;

computo dei termini,

pubblicazione degli atti nella Gazzetta ufficiale in diverse fasi della procedura;

11.

sottolinea che, nel preparare e redigere gli atti delegati, la Commissione deve:

garantire la trasmissione tempestiva e continua delle informazioni e dei documenti pertinenti, compresi successivi progetti di atti delegati ed eventuali contributi ricevuti, alle competenti commissioni del Parlamento; a tal fine, l'attuale registro della comitatologia potrebbe essere utilizzato come modello per un sistema d'informazione digitale migliorato;

consentire al Parlamento l'accesso alle relative riunioni preparatorie, scambi di opinioni e consultazioni;

12.

è del parare che lo scambio di informazioni prima di una revoca dovrebbe avvenire per ragioni di trasparenza, cortesia e leale cooperazione fra le istituzioni interessate, assicurando così che tutte le istituzioni siano pienamente informate a tempo debito della possibilità di una revoca; considera comunque superfluo e fuorviante introdurre negli atti di base un obbligo giuridico specifico di motivare l'adozione di determinati atti giuridici in aggiunta all'obbligo generale stabilito all'articolo 296 TFUE, che si applica a tutti gli atti giuridici;

13.

propone che in un eventuale futuro accordo si stabilisca un termine minimo per le obiezioni, chiarendo che esso non va interpretato come «una camicia di forza» ma semplicemente come un minimo al di sotto del quale il controllo democratico del Parlamento sarebbe vanificato; ritiene che il termine minimo per le obiezioni dovrebbe essere di due mesi, con possibilità di proroga per altri due mesi su iniziativa del Parlamento o del Consiglio; sottolinea tuttavia che il termine per le obiezioni dovrebbe dipendere dalla natura dell'atto delegato;

14.

afferma, nel contesto di un eventuale futuro accordo, che i vari termini per il controllo degli atti delegati devono decorrere solo dal momento della trasmissione da parte della Commissione di tutte le versioni linguistiche e devono tenere adeguatamente conto dei periodi di interruzione dell'attività parlamentare e dei periodi elettorali;

15.

sottolinea, nel contesto di un eventuale futuro accordo, che gli atti delegati soggetti al diritto di obiezione possono essere pubblicati nella Gazzetta ufficiale e quindi entrare in vigore solo dopo la scadenza del termine fissato per le obiezioni, tranne nel caso in cui sia rilasciata una non-obiezione anticipata; considera superfluo prevedere in ogni atto di base l'obbligo esplicito per il Parlamento e il Consiglio di pubblicare le decisioni prese in sede di controllo dell'esercizio del potere delegato da parte della Commissione;

Osservazioni finali

16.

invita ciascuna delle proprie commissioni a provvedere allo scambio e al costante aggiornamento delle migliori pratiche nonché a istituire un meccanismo che garantisca la massima coerenza dell'azione del Parlamento a norma dell'articolo 290 TFUE; sottolinea la necessità che ogni commissione del Parlamento organizzi il proprio lavoro in maniera coerente con la propria specifica natura e tragga beneficio dall'esperienza accumulata;

17.

impegna l'amministrazione del Parlamento a istituire mediante una riassegnazione di risorse (priva di impatto sul bilancio) i posti necessari a garantire un sostegno adeguato allo svolgimento delle funzioni connesse all'articolo 290 TFUE; chiede l'adozione di un'impostazione istituzionale per valutare le strutture amministrative e le risorse umane disponibili per sviluppare competenze delegate;

18.

sollecita la Commissione a presentare in via prioritaria le proposte legislative necessarie per adeguare l'acquis alle disposizioni degli articoli 290 e 291 TFUE; ritiene, per quanto riguarda l'articolo 290 TFUE, che tale adeguamento non debba limitarsi alle misure in precedenza trattate con la procedura di regolamentazione con controllo, ma debba estendersi a tutte le pertinenti misure di portata generale, a prescindere dalla procedura decisionale o dalla procedura di comitatologia che si applicavano ad esse prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona;

19.

esorta ad adeguare, come priorità assoluta, l'acquis relativo alle politiche che, prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, non erano soggette alla procedura di codecisione; chiede a tal proposito una valutazione caso per caso in modo tale da assicurare che, in particolare, tutte le pertinenti misure di portata generale precedentemente adottate a norma degli articoli 4 e 5 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (4), siano definite come atti delegati;

20.

ritiene che, al fine di mantenere intatte le prerogative del legislatore, durante l'allineamento sopracitato o la discussione di proposte secondo la procedura legislativa ordinaria, si dovrebbe prestare particolare attenzione al ricorso agli articoli 290 e 291 TFUE e alle conseguenze pratiche del ricorso all'uno o all'altro di tali articoli; afferma che i colegislatori hanno il potere di decidere che i provvedimenti precedentemente adottati con la procedura di regolamentazione con controllo possono essere adottati o a norma dell'articolo 290 TFUE oppure nell'ambito della procedura legislativa ordinaria;

*

* *

21.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 8 E del 14.1.2010, pag. 22.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2009)0373.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2009)0083.

(4)  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/10


Mercoledì 5 maggio 2010
Obiettivi strategici e raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018

P7_TA(2010)0128

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sugli obiettivi strategici e le raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018 (2009/2095(INI))

2011/C 81 E/03

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione del 21 gennaio 2009 sugli obiettivi strategici e le raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018 (COM(2009)0008) («comunicazione sulla politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018»),

vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2007 su una politica marittima integrata per l'Unione europea (COM(2007)0575),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A7–0114/2010),

A.

considerando che la flotta mercantile europea apporta un contributo sostanziale all’economia europea ma che essa deve far fronte alla concorrenza mondiale,

B.

considerando l'importanza di misure strutturali ed integrate per mantenere e sviluppare un settore marittimo sostenibile in Europa, e che tali misure dovrebbero permettere di rafforzare la competitività del trasporto marittimo e dei settori collegati, integrando le esigenze dello sviluppo sostenibile e della concorrenza leale,

C.

considerando che è assolutamente necessario attirare i giovani verso le carriere marittime e mantenerli nella professione, e che, con la prossima revisione della Convenzione internazionale del 1978 sulle norme relative alla formazione della gente di mare, al rilascio dei brevetti e alla guardia (convenzione STCW), occorrerebbe migliorare il livello della formazione seguita per le carriere marittime in Europa,

D.

considerando che il cambiamento climatico rappresenta per tutti i settori della politica europea la più grande sfida del XXI secolo,

E.

considerando che la navigazione marittima è un modo di trasporto relativamente ecologico, che tuttavia dispone di un grande potenziale per divenire ancora più pulito e che, diminuendo gradualmente l'impronta carbonica delle navi e delle strutture portuali, esso deve contribuire all'impegno nella lotta contro il cambiamento climatico,

F.

considerando che la sicurezza è di massima importanza per le aziende portuali, gli armatori e il personale di terra e di mare e che le misure di sicurezza devono prendere in considerazione la protezione dell'ambiente costiero e marino come pure le condizioni di lavoro nei porti e a bordo delle navi,

G.

considerando che continuano gli attacchi criminali contro pescherecci, mercantili e navi passeggeri europee nel Golfo di Aden, sia dinanzi alle coste somale sia in acque internazionali,

H.

considerando che l'industria marittima europea svolge un ruolo guida a livello mondiale, che deve essere preservato nel lungo periodo, e che ciò potrà avvenire soltanto grazie all'innovazione,

I.

considerando che le decisioni vanno prese al giusto livello amministrativo, secondo il principio «misure internazionali ove possibile, misure europee ove necessario»,

In generale

1.

accoglie favorevolmente la comunicazione sulla politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018;

2.

sottolinea l'importanza del settore dei trasporti marittimi per l'economia europea, non soltanto quale vettore di passeggeri, materie prime, merci e prodotti energetici, ma anche quale perno di un più ampio cluster di attività marittime, quali il settore navale, la logistica, la ricerca, il turismo, la pesca, l’acquacoltura e l'istruzione;

3.

sottolinea che la politica marittima dell'UE deve tenere conto del fatto che il settore dei trasporti marittimi non deve solo affrontare la concorrenza all'interno dell'Unione bensì anche, e soprattutto, quella a livello mondiale; rileva inoltre l'importanza della crescita del trasporto marittimo in quanto nucleo di un più ampio polo di attività di trasporto sia all'interno dell'UE che al suo esterno;

4.

auspica che le politiche marittime dell'UE siano d'ora in avanti concepite nella prospettiva di un «Mare unico europeo» e invita conseguentemente la Commissione a sviluppare una politica europea del trasporto marittimo all'interno di uno spazio marittimo comune;

Il mercato

5.

esorta la Commissione a proseguire la sua lotta contro gli abusi rappresentati dalle bandiere di comodo;

6.

invita pertanto gli Stati membri ad incentivare l'utilizzo delle loro bandiere e a sostenere i loro poli marittimi a terra, ad esempio accordando agevolazioni fiscali, quali un regime d’imposta sul tonnellaggio navale, e sgravi fiscali per i marittimi e gli armatori;

7.

ritiene che il settore marittimo, al pari di qualunque settore dell’economia, debba in linea di principio sottostare alla normativa sugli aiuti di Stato; questi possono essere concessi in via eccezionale per casi specifici, a condizione che abbiano carattere temporaneo, trasparente ed esemplare;

8.

ritiene che gli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato al trasporto marittimo (che vengono a scadenza nel 2011) debbano essere mantenuti e prorogati, avendo essi contribuito in modo significativo al mantenimento della competitività internazionale del trasporto marittimo europeo e alla sua capacità di fronteggiare la concorrenza, spesso sleale, dei paesi terzi nonché al mantenimento della sua posizione leader in campo internazionale, contribuendo così a sostenere l'economia degli Stati membri;

9.

invita la Commissione a presentare nel 2010 le nuove regole per gli aiuti di Stato per il trasporto marittimo da essa annunciate; ritiene altresì che la Commissione debba quanto prima presentare le linee guida per gli aiuti di Stato ai porti marittimi;

10.

sottolinea al riguardo che gli aiuti di Stato devono sostenere esclusivamente le industrie marittime europee fedeli all'impegno di rispettare le norme sociali, di promuovere l'occupazione e di formare il personale in Europa, nonché di garantire la competitività globale del settore europeo dei trasporti marittimi;

11.

invita gli Stati membri a firmare, ratificare ed applicare rapidamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di trasporto internazionale di merci via mare, più nota sotto il nome di «Regole di Rotterdam», che definisce il nuovo regime di responsabilità marittima;

12.

invita la Commissione, in occasione della prossima revisione degli orientamenti comunitari per lo sviluppo di una rete transeuropea di trasporto, a prestare maggiore attenzione che in passato al trasporto marittimo e alle sue strutture sulla terraferma, in particolare il collegamento multimodale dei porti europei all'hinterland;

13.

accoglie con favore la proposta di direttiva della Commissione sulle formalità di dichiarazione delle navi in arrivo o in partenza da porti degli Stati membri (COM(2009)0011), che mira a semplificare, ridurre ed eliminare le procedure amministrative attualmente vigenti per il settore marittimo europeo a corto raggio; invita la Commissione a continuare a sostenere il trasporto marittimo a corto raggio onde accrescere sensibilmente l'efficienza del trasporto marittimo nell'Unione;

Aspetti sociali

14.

si compiace delle iniziative assunte dagli Stati membri e dalla Commissione per invogliare i giovani cittadini dell'UE ad abbracciare le professioni marittime; sottolinea la necessità di fornire una formazione permanente e una riqualificazione ai lavoratori marittimi a tutti i livelli, a terra e a bordo, al fine di rafforzare la qualificazione professionale e le competenze della forza lavoro; è inoltre favorevole a una maggiore diffusione di informazioni su tale settore nelle scuole e all’aumento del numero dei tirocini disponibili;

15.

invita gli Stati membri, nel quadro delle convenzioni internazionali come la convenzione STCW e la convenzione dell'OIL del 2006 sul lavoro marittimo, a migliorare e ad ammodernare gli attuali programmi di formazione onde innalzare ulteriormente il livello qualitativo dell'insegnamento negli istituti nautici;

16.

sottolinea che i naviganti cittadini di paesi terzi devono soddisfare criteri di formazione adeguati conformemente alla convenzione STCW e rivolge un appello ai servizi di armamento e d’ispezione nazionali perché sia garantito e controllato il rispetto di tale principio, ove necessario con l’aiuto dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA); ribadisce la sua richiesta di procedere ad una ratifica in tempi brevi della convenzione OIL del 2006 sul lavoro marittimo da parte degli Stati membri e alla rapida adozione della proposta della Commissione fondata sull'accordo con l'industria e finalizzata a recepire i principali elementi della convenzione nel diritto UE;

17.

invita gli Stati membri ad incoraggiare l'impiego di marittimi europei nelle proprie flotte e a creare strutture sufficienti al fine di impedire l'esodo dei marittimi verso Stati extra-UE;

18.

accoglie con favore la proposta della Commissione, che si rivolge agli Stati membri invitandoli a promuovere la cooperazione fra gli istituti nautici europei e incoraggiandoli ad armonizzare i rispettivi programmi teorici e pratici al fine di promuovere e sviluppare qualifiche e competenze di alto livello tra i marittimi dell'UE;

19.

sottolinea che la dimensione sociale e le condizioni di lavoro dei marittimi europei sono strettamente legate alla competitività della flotta europea e che occorre facilitare la mobilità della manodopera nelle industrie marittime europee e garantire il pieno funzionamento del mercato interno senza barriere e senza restrizioni ingiustificate alla prestazione di servizi;

20.

incoraggia lo scambio di buone prassi in materia di condizioni di impiego e di norme sociali, nonché il miglioramento della vita a bordo delle navi, in particolare sviluppando le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, migliorando l'accesso alle cure mediche come pure rafforzando le norme di sicurezza e la formazione, onde consentire ai marittimi di far fronte ai rischi del mestiere;

21.

ricorda che i controlli devono essere concreti, devono fondarsi su una valutazione dei rischi e che non devono generare un onere regolamentare inutile nel settore;

22.

auspica che venga realizzato uno studio per determinare in quale misura le nuove tecnologie possano compensare la progressiva carenza di personale marittimo, mettendo tuttavia in guardia dinanzi ai pericoli di un’introduzione affrettata di tecnologie non collaudate;

23.

sollecita le autorità dei porti marittimi a migliorare i servizi e le strutture per i marittimi le cui navi restano all'ancora in rada, in particolare le strutture atte ad agevolare il trasporto dalla nave alla terraferma e viceversa;

Ambiente

24.

riconosce che nel settore marittimo devono ancora essere realizzati progressi notevoli per ridurre le emissioni di ossido di zolfo e di azoto, di particelle fini (PM10) e di CO2, e che ciò è necessario nel quadro degli obiettivi di protezione del clima dell'UE; sottolinea che il settore può contribuire alla lotta contro le emissioni nocive e il cambiamento climatico e che gli investimenti pubblici e privati nella ricerca e sviluppo saranno di particolare interesse in questo senso;

25.

sottolinea che tali riduzioni delle emissioni debbono essere concordate rapidamente ed attuate con forza vincolante attraverso l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) onde limitare le distorsioni di concorrenza, ma che ciò non deve impedire all'Unione di adottare iniziative di ulteriore riduzione applicabili alle flotte degli Stati membri, in modo da incoraggiare gli altri continenti a divenire competitivi in tale settore; segnala in proposito le grandi differenze fra il trasporto marittimo a corto e lungo raggio, che devono essere prese in considerazione negli accordi in seno all'OMI;

26.

invita gli Stati membri ad avvalersi maggiormente, ove possibile di concerto con i paesi vicini, della possibilità di definire zone marittime di controllo delle emissioni, in particolare per gli ossidi di azoto; sottolinea che la creazione di nuove zone marittime di monitoraggio delle emissioni non deve determinare distorsioni della concorrenza a livello intraeuropeo;

27.

appoggia ogni misura che permetta trasferimenti modali a favore del trasporto marittimo in modo da decongestionare gli assi stradali; invita l'Unione e gli Stati membri a creare piattaforme logistiche portuali, indispensabili allo sviluppo dell'intermodalità e al rafforzamento della coesione territoriale; insiste sul fatto che le normative internazionali e dell'UE non devono ostacolare gli sforzi intrapresi in tal senso dalle autorità nazionali; auspica la realizzazione rapida e capillare, nel quadro dell'Unione per il Mediterraneo, di «autostrade del mare» che consentano di ridurre sia l'inquinamento che la congestione delle reti terrestri;

28.

accoglie favorevolmente in linea di principio la modifica dell'Allegato VI della Convenzione MARPOL per la riduzione delle emissioni di ossido di zolfo e ossido di azoto prodotte dalle navi, adottata nell'ottobre 2008 dall'OMI; esprime tuttavia preoccupazione per un possibile ritorno al trasporto su strada a scapito della navigazione a corto raggio per effetto dell'introduzione, prevista a partire dal 2015, del limite dello 0,1 % di zolfo nelle zone di monitoraggio delle emissioni di zolfo del Mare del Nord e del Mar Baltico; invita pertanto la Commissione a presentare al Parlamento al più presto possibile, e comunque entro la fine del 2010, un'analisi delle relative incidenze;

29.

ritiene che tutti i modi di trasporto, compreso il trasporto marittimo, debbano progressivamente internalizzare i loro costi esterni; è del parere che l'introduzione di tale principio permetterà di costituire fondi che potranno essere destinati in via prioritaria agli sforzi a favore dell'innovazione;

30.

invita la Commissione e gli Stati membri ad applicare altri strumenti, quale l'introduzione di una tassa sull'olio combustibile bunker, calcolata di preferenza in funzione della sua qualità e del suo impatto sull’ambiente, o la nozione di «porti ecologici» che accorderebbe la precedenza e/o imputerebbe meno tasse portuali alle imbarcazioni pulite;

31.

invita gli Stati membri ad adoperarsi in sede OMI per definire ed attuare norme ambientali appropriate ed applicabili a livello internazionale;

32.

osserva a tale proposito i progressi tecnologici realizzati per le imbarcazioni fluviali che, grazie ai moderni motori, riescono a ridurre sensibilmente le loro emissioni, ed eventualmente ad utilizzare come carburante il gas naturale liquefatto; invita la Commissione a studiare queste tecnologie onde determinare se possano applicarsi alle imbarcazioni marittime e ad esaminare in che modo sia possibile accelerare la loro implementazione;

33.

deplora che il Vertice sul cambiamento climatico di Copenaghen non sia giunto a conclusioni in merito alla riduzione delle emissioni nel settore marittimo, sottolinea nondimeno che, sia nel contesto post-Kyoto che nel quadro dell’OMI, occorre continuare a ricercare soluzioni internazionali per la riduzione delle emissioni; invita gli Stati membri ad adoperarsi per garantire che l'OMI riceva per i prossimi negoziati mondiali sul clima un mandato con obiettivi quantificati di riduzione per il trasporto marittimo;

34.

invita l’Unione a guidare tale processo a livello internazionale, in particolare in seno all’OMI, onde ridurre le emissioni del settore marittimo;

35.

sottolinea l'importanza delle disposizioni tecniche interoperative che permettono ai porti europei di servirsi della rete elettrica del litorale in modo da ridurre sensibilmente la tassa ambientale; invita la Commissione a verificare in quali porti tali disposizioni possano essere sfruttate in modo efficiente;

36.

insiste affinché la Commissione, nel quadro della sua politica di ricerca e di sviluppo, dia la priorità all'innovazione in materia di tecnologie rinnovabili, come il solare e l'eolico, per gli impianti delle navi;

37.

invita la Commissione ad esaminare tutte le potenzialità di ridurre e controllare l'inquinamento mediante tecnologie intelligenti nel settore dei trasporti e in particolare nell'ambito del programma Galileo;

38.

sottolinea la necessità di promuovere operazioni portuali e doganali senza uso di carta e, nel porto, di agevolare la cooperazione fra i vari fornitori di servizi e i consumatori, utilizzando differenti sistemi e reti di trasporto intelligenti, come SafeSeaNet e e-Custom, al fine di accelerare le operazioni portuali e ridurre l'inquinamento;

Sicurezza

39.

si compiace dell'adozione del terzo pacchetto legislativo sulla sicurezza marittima ed invita gli Stati membri a darvi rapidamente attuazione;

40.

chiede un controllo rigoroso sulla cantieristica, in particolare sulla qualità dell'acciaio utilizzato, tanto nella progettazione quanto nella manutenzione delle imbarcazioni, come tra l'altro previsto dalla legislazione modificata sulle società di classificazione;

41.

appoggia la modifica del Memorandum d’intesa di Parigi (controllo da parte dello Stato di approdo), che sostituisce il controllo regolare con un controllo basato sul rischio affinché soltanto le imbarcazioni che presentano una serie di mancanze siano realmente fermate;

42.

invita gli Stati membri e gli armatori ad adoperarsi per essere inclusi nella «lista bianca» del memorandum d’intesa di Parigi; chiede in particolare alla Slovacchia di compiere uno sforzo supplementare in tale direzione;

43.

invita gli ispettorati nazionali e gli altri organismi nazionali a collaborare più strettamente nello scambio di dati sulle imbarcazioni e i loro carichi onde ridurre gli oneri regolamentari accrescendo l'efficacia dei controlli; chiede l'introduzione tempestiva di un sistema integrato di gestione dell'informazione utilizzando e rafforzando le risorse già disponibili, in particolare SafeSeaNet; invita la Commissione ad attuare quanto prima un sistema di vigilanza transfrontaliera e transettoriale su tutto il territorio dell'UE;

44.

prende atto del pericolo rappresentato dalla pirateria in mare, in particolare nella zona del Corno d'Africa e nelle acque al largo della Somalia, e chiede a tutti gli armatori di collaborare con le iniziative pubbliche volte a proteggerli contro la pirateria, sulla falsariga della prima operazione navale di successo dell'UE, Atalanta; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la cooperazione tra di loro e con le Nazioni Unite onde proteggere i marittimi, i pescatori, i passeggeri nonché le flotte;

45.

osserva che l'approccio globale alla lotta contro la pirateria non può limitarsi a una forza navale internazionale, ma deve iscriversi in un piano generale volto a promuovere la pace e lo sviluppo nella zona interessata; rileva altresì la necessità che le navi applichino in modo completo ed accurato le misure di autoprotezione adottate dalle organizzazioni del trasporto marittimo, avvalendosi delle buone pratiche di gestione approvate dall'Organizzazione marittima internazionale;

Varie

46.

sottolinea che la navigazione è un settore globalizzato e che gli accordi in materia devono essere conclusi preferibilmente a livello mondiale; rileva che l’OMI rappresenta la sede più appropriata a tal fine; chiede agli Stati membri di compiere maggiori sforzi per ratificare ed applicare rapidamente i trattati dell’OMI da essi firmati;

47.

riconosce inoltre pienamente il ruolo svolto dall'Unione ai fini del recepimento delle regole internazionali nel diritto europeo e dell’applicazione della politica marittima nonché del suo sostegno, ad esempio da parte dell’EMSA;

48.

insiste sulla necessità di accelerare l'ammodernamento e il rafforzamento di capacità delle strutture portuali in vista del previsto incremento del volume di merci trasportate via mare; rammenta che a tal fine dovranno essere realizzati massicci investimenti, che dovranno rispettare le regole del finanziamento equo e trasparente onde garantire una concorrenza leale fra i porti europei; chiede alla Commissione di garantire che il quadro normativo sia coerente a tale riguardo;

49.

invita la Commissione a basare la sua prossima revisione del libro bianco in materia di trasporti sulla sua Comunicazione sulla politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018 nonché sulla presente risoluzione;

50.

chiede una politica che promuova il collegamento tra i porti e l’entroterra (porti a secco e piattaforme logistiche) nelle zone con problemi di congestione, e che la stessa venga integrata nella revisione delle reti RTE-T;

51.

sottolinea l'importanza economica e strategica di un'industria cantieristica capace di sviluppare e utilizzare le nuove tecnologie applicabili alle navi e di conservare l'indispensabile know-how europeo necessario per la costruzione di nuove generazioni di navi; chiede misure di sostegno all'innovazione, alla ricerca & sviluppo e alla formazione, onde dar vita a un settore cantieristico europeo competitivo e innovatore;

52.

chiede che, nei progetti di modernizzazione ed espansione dei porti, i terminal per i passeggeri nonché le nuove navi passeggeri siano obbligatoriamente dotati di strutture per le persone a mobilità ridotta;

53.

si compiace dell’iniziativa di lanciare una campagna per promuovere le migliori prassi tra gli operatori del trasporto di passeggeri e navi da crociera in relazione ai diritti dei passeggeri;

54.

chiede alla Commissione di tenere in considerazione, nell’attuale revisione delle RTE-T, le raccomandazioni per la politica dei trasporti marittimi dell’UE fino al 2018, in particolare per quanto concerne l’efficace integrazione delle «autostrade del mare» e del trasporto sulle vie navigabili interne, nonché la rete dei porti di interesse europeo quali nodi integratori;

55.

invita al Commissione ad elaborare una strategia analoga per la navigazione fluviale europea e a coordinarla con la presente strategia, onde promuovere lo sviluppo di una catena di trasporto ottimizzato che colleghi il trasporto merci marittimo al trasporto merci sulle vie navigabili interne;

56.

invita la Commissione a presentare quanto prima la tabella di marcia annunciata, corredata delle informazioni essenziali a completamento della sua comunicazione;

*

* *

57.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/16


Mercoledì 5 maggio 2010
Europeana - Le prossime tappe

P7_TA(2010)0129

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 su «Europeana, le prossime tappe» (2009/2158(INI))

2011/C 81 E/04

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione, del 28 agosto 2009, dal titolo «Europeana, le prossime tappe» (COM(2009)0440),

vista la comunicazione della Commissione, del 19 ottobre 2009, dal titolo «Il diritto d'autore nell'economia della conoscenza» (COM(2009)0532),

viste le conclusioni del Consiglio, del 20 novembre 2008, sulla biblioteca digitale europea EUROPEANA (1),

vista la comunicazione della Commissione, dell'11 agosto 2008, dal titolo «Il patrimonio culturale europeo: basta un clic. Progressi in materia di digitalizzazione e accessibilità on line del materiale culturale e della conservazione digitale nell'UE» (COM(2008)0513),

vista la relazione finale, del 4 giugno 2008, del gruppo di esperti di alto livello in materia di biblioteche digitali (sottogruppo sul diritto d'autore) sulla conservazione digitale e le opere orfane ed esaurite,

vista la relazione finale, del maggio 2008, del gruppo di esperti di alto livello in materia di biblioteche digitali (sottogruppo sui partenariati pubblico-privati) sui partenariati pubblico-privati per la digitalizzazione e l'accessibilità on line del patrimonio culturale europeo,

vista la sua risoluzione del 27 settembre 2007 su «i2010: Biblioteche digitali» (2),

vista la raccomandazione 2006/585/CE della Commissione, del 24 agosto 2006, sulla digitalizzazione e l'accessibilità on line del materiale culturale e sulla conservazione digitale (3),

vista la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione (4),

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 167,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione giuridica (A7–0028/2010),

A.

considerando che, nel mondo digitale, è fondamentale garantire e semplificare l'accesso universale al patrimonio culturale europeo e provvedere alla sua promozione e conservazione per le generazioni future all'interno e all'esterno dell'Europa,

B.

considerando che, nel contesto della digitalizzazione delle risorse del patrimonio culturale europeo, risulta essenziale una politica europea in campo culturale e che essa esige un forte impegno pubblico a livello sia dell'Unione europea che dei suoi Stati membri, inteso a preservare, rispettare e promuovere la diversità culturale,

C.

considerando che occorre promuovere e rendere accessibile nella misura più ampia possibile, anche al di fuori dell'Europa, la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale comune europeo e che gli Stati membri e le istituzioni culturali, in particolare le biblioteche, sono chiamati a svolgere, sia a livello nazionale che a livello regionale e locale, un ruolo decisivo in materia,

D.

considerando che il patrimonio culturale europeo è costituito in larga misura da opere di dominio pubblico e che occorre garantire nel mondo digitale l'accesso a tali opere il più possibile in formati di alta qualità,

E.

considerando che l'accesso all'informazione culturale ed educativa deve rappresentare una priorità al fine di migliorare il livello d'istruzione e il tenore di vita,

F.

considerando che occorre stabilire criteri comuni per la digitalizzazione del patrimonio culturale europeo e che nel patrimonio di varie biblioteche si trova un'enorme quantità di opere digitalizzate che non sono disponibili al pubblico a causa dell'incompatibilità tra formati digitali,

G.

considerando che, grazie al loro personale, le biblioteche sono le istituzioni maggiormente qualificate per occuparsi della gestione e della supervisione del processo di digitalizzazione delle opere,

H.

considerando che la biblioteca digitale europea non dovrebbe limitarsi a una collezione digitalizzata e a strumenti di gestione dell'informazione, ma dovrebbe sviluppare un insieme coeso di risorse e capacità tecniche per creare, cercare e utilizzare l'informazione,

I.

considerando che è necessario tenere conto del rapido sviluppo delle nuove tecnologie che producono cambiamenti nelle pratiche culturali, nonché dei progetti di digitalizzazione esistenti al di fuori dell'Europa,

J.

considerando pertanto urgente che gli Stati membri intensifichino i loro sforzi, si mobilitino e predispongano gli strumenti necessari per mantenere e incoraggiare il loro contributo a Europeana al fine di potenziare la visibilità dell'Europa nel mondo,

K.

considerando che è stata finora digitalizzata solo una minima parte del patrimonio culturale europeo, che gli Stati membri stanno procedendo a velocità differenti e che i finanziamenti pubblici stanziati per la digitalizzazione di massa sono insufficienti; che gli Stati membri dovrebbero intensificare i loro sforzi per accelerare il processo di digitalizzazione delle opere pubbliche e private,

L.

considerando che la digitalizzazione del patrimonio culturale europeo e dei suoi materiali scientifici gioverà, in particolare, a settori quali l'istruzione, la scienza, la ricerca, il turismo, l'imprenditorialità, l'innovazione e i mezzi d'informazione,

M.

considerando che la tecnologia digitale costituisce inoltre uno strumento formidabile che consente l'accesso al patrimonio culturale europeo delle persone che incontrano ostacoli nell'accesso alla cultura, in particolare dei disabili,

N.

considerando che la legislazione sul diritto d'autore è molto diversa nei vari Stati membri dell'UE e che la situazione relativa al diritto d'autore rimane incerta per un gran numero di opere,

O.

considerando che occorre impegnarsi urgentemente per risolvere la questione del «buco nero digitale» relativo ai contenuti del XX e XXI secolo, che vede lasciate in disuso opere di alto valore culturale; che qualunque soluzione deve tenere debitamente conto degli interessi di tutte le parti interessate,

P.

considerando che va ritenuta orfana un'opera protetta e divulgata, di cui non sia possibile individuare o rintracciare uno o più titolari di diritti d'autore o di diritti affini, nonostante ricerche approfondite e serie,

Q.

considerando che sono necessarie maggiori informazioni sullo stato di avanzamento del progetto svolto dalla Fondazione per la biblioteca digitale europea,

R.

considerando che è necessaria una maggiore trasparenza delle attività dell'Unione europea,

Europeana, una tappa fondamentale per la conservazione e la divulgazione del patrimonio culturale europeo

1.

si compiace dell'apertura e dello sviluppo della biblioteca, del museo e dell'archivio digitali europei di contenuti di alta qualità denominati Europeana, come punto d'accesso unico, diretto e multilingue e portale del patrimonio culturale europeo;

2.

ricorda che il ruolo della biblioteca digitale Europeana dovrebbe essere quello di proteggere il patrimonio culturale europeo al fine di offrire alle generazioni future la possibilità di costituire una memoria collettiva europea e di evitare ai documenti più fragili i danni di una manipolazione ripetuta;

3.

sottolinea che la biblioteca digitale europea costituisce uno strumento di democratizzazione della cultura essendo disponibile a distanza e pertanto dovrà permettere a un pubblico molto ampio l'accesso a documenti del patrimonio europeo rari o antichi, la cui consultazione è difficile per ragioni attinenti alla loro conservazione;

4.

sottolinea l'importanza di sviluppare Europeana per renderla un servizio pienamente operativo, dotandola di un'interfaccia multilingue e di funzionalità tipiche del web semantico che garantiscano l'alta qualità delle opere e dei dati accessibili in ogni parte del mondo;

Finalità e obiettivi

5.

chiede che entro il 2015 Europeana disponga di un patrimonio di almeno 15 milioni di oggetti digitalizzati;

6.

si rammarica profondamente per i contributi disomogenei degli Stati membri ai contenuti di Europeana e incoraggia vivamente detti Stati e altre istituzioni culturali a cooperare strettamente alla digitalizzazione delle opere e a perseverare negli sforzi volti a elaborare progetti di digitalizzazione a tutti i livelli possibili, evitando così la duplicazione degli sforzi, nonché ad accelerare il ritmo di digitalizzazione dei contenuti culturali onde conseguire gli obiettivi quantitativi stabiliti (10 milioni di documenti nel 2010);

7.

insiste sulla necessità di riflettere sui mezzi per spingere le istituzioni culturali, una volta elaborato il piano di digitalizzazione, a concludere con i titolari dei diritti accordi di messa a disposizione delle opere su base multiterritoriale e a promuovere lo sviluppo di un ambiente competitivo con la partecipazione di librerie on line, onde facilitare la diffusione del patrimonio culturale europeo su tutto il continente;

8.

constata che finora la sola Francia ha messo a disposizione il 47 % di tutti gli oggetti digitalizzati di Europeana, sicché è necessario sollecitare vieppiù energicamente tutti gli Stati membri a fornire contributi delle loro biblioteche e istituzioni culturali nazionali onde consentire ai cittadini europei il pieno accesso al loro patrimonio culturale;

9.

incoraggia la Commissione a contribuire a trovare modi e strumenti per richiamare l'attenzione degli Stati membri sul fatto che gli utenti di Europeana sono alla ricerca delle principali opere disponibili nelle loro collezioni nazionali ma non in Europeana;

Vantaggi

10.

mette in evidenza i potenziali benefici economici derivanti dalla digitalizzazione, dal momento che il patrimonio culturale digitalizzato ha importanti ricadute economiche, specialmente sui settori legati alla cultura, e rafforza l'economia della conoscenza, tenendo comunque conto del fatto che i beni culturali non sono beni economici come gli altri e che devono essere protetti da una commercializzazione troppo spinta;

11.

sottolinea la necessità che Europeana diventi uno dei principali punti di riferimento per l'istruzione e la ricerca; ritiene che, se integrata in maniera coerente nei sistemi d'istruzione, essa possa avvicinare i giovani europei al loro patrimonio e contenuto culturale, letterario e scientifico e diventare una zona di convergenza contribuendo alla coesione interculturale nell'Unione europea;

Accesso per tutti

12.

sottolinea che la convivialità, in particolare la fruibilità e la facilità di accesso ai contenuti, dovrebbero essere criteri determinanti dell'ingegneria del portale;

13.

sottolinea che, considerati i vantaggi che l'accesso a Europeana comporterà per tutti i cittadini europei, occorre prevederne il prima possibile la disponibilità in tutte le lingue ufficiali;

14.

sottolinea la necessità che il portale tenga conto delle esigenze dei disabili, che devono poter avere pieno accesso alla conoscenza collettiva europea; incoraggia pertanto gli editori a rendere disponibile un maggior numero di opere in formati accessibili ai disabili; raccomanda alla Commissione di garantire l'offerta di versioni digitali speciali per le persone con disabilità, come l'audio lettura, per la maggior quantità possibile di contenuto digitale;

15.

sottolinea l'importanza della parità di accesso al patrimonio culturale europeo comune e invita pertanto gli Stati membri a rimuovere gli ostacoli intracomunitari all'accesso ad alcune parti del contenuto di Europeana;

16.

sottolinea che l'accesso al portale Europeana e la consultazione di documenti, senza scaricarli, devono essere gratuiti per i singoli cittadini e le istituzioni pubbliche; evidenzia che Europeana dovrebbe avere la possibilità di far pagare gli scaricamenti e le stampe di tutto il materiale soggetto a diritto d'autore e che tali costi dovrebbero essere socialmente accettabili;

17.

sollecita la Commissione e gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per evitare la creazione di un divario di conoscenza tra l'Europa e i paesi terzi e per garantire ai cittadini europei il pieno accesso al loro patrimonio culturale in tutta la sua diversità e facilitando l'accesso a quello del mondo intero;

18.

chiede alla Commissione di continuare il lavoro avviato dal gruppo di esperti di alto livello, che contribuisce a una visione condivisa delle biblioteche digitali europee e sostiene soluzioni pratiche per le questioni chiave che riguardano l'accessibilità on line dei beni culturali;

19.

sottolinea che Europeana dovrebbe adottare tutte le misure necessarie on line e off line per la propria promozione tra i cittadini europei, in particolare quelli coinvolti in attività culturali nei settori privato, pubblico e dell'istruzione;

Aumentare e migliorare i contenuti di Europeana

20.

incoraggia i fornitori di contenuti ad aumentare la diversità dei tipi di contenuti di Europeana, specialmente quelli audio e video, e a riservare particolare attenzione alle forme di espressione appartenenti a culture orali nonché alle opere che si deteriorano facilmente, rispettando al tempo stesso i diritti di proprietà intellettuale, in particolare i diritti degli autori e degli artisti interpreti o esecutori; sottolinea al riguardo l'importanza di rispettare il diritto morale onde assicurare l'integrità dell'opera ed evitare ogni eventuale deriva (censure, modifiche delle opere, ecc.);

21.

ritiene che l'espressione artistica e libera siano valori fondamentali; è del parere che le istituzioni o gli aggregatori culturali non debbano essere oggetto di controllo o di censura per quanto riguarda il contenuto culturale, letterario o scientifico europeo fornito a Europeana;

Contenuti di dominio pubblico e accesso

22.

è del parere che i contenuti di dominio pubblico nel mondo analogico debbano restare di dominio pubblico nel mondo digitale anche dopo il cambiamento di formato;

23.

ricorda che la politica europea di digitalizzazione deve avere come obiettivo principale la protezione del patrimonio culturale europeo e che al riguardo occorre garantire la non esclusività delle attività di digitalizzazione affinché non siano accompagnate del sorgere di «nuovi diritti» derivati da detto processo di digitalizzazione, per esempio l'obbligo di pagare il riutilizzo di opere di dominio pubblico;

24.

ricorda che Europeana deve poter beneficiare degli accordi conclusi nel quadro di partenariati pubblico-privati con altre biblioteche e pertanto che esse devono ricevere copia fisica dei file già digitalizzati;

25.

ricorda che i file fisici delle opere di dominio pubblico digitalizzate nel quadro di partenariati pubblico-privati devono restare di proprietà dell'istituzione pubblica partner e che, ove per impossibilità materiale istituzioni culturali dipendenti dagli Stati membri fossero indotte, nel contesto di un partenariato pubblico-privato, a stipulare accordi di digitalizzazione del loro patrimonio nazionale con clausole di esclusività, occorre provvedere affinché, prima dell'accesso al portale di Europeana alla scadenza dell'esclusività, i file digitalizzati diventino effettivamente di loro proprietà;

26.

insiste sulla circostanza che la biblioteca digitale deve perseguire il suo principale obiettivo, ovvero non lasciare a imprese private e commerciali la diffusione del sapere tramite Internet onde evitare che la digitalizzazione delle opere si traduca in un'appropriazione del patrimonio pubblico europeo e porti a una nuova privatizzazione del settore pubblico;

27.

raccomanda alla Commissione di chiedere ai fornitori di contenuto digitale di certificare i siti Internet citati da Europeana;

28.

invita le istituzioni culturali europee che eseguono la digitalizzazione dei contenuti delle loro opere di dominio pubblico a renderli disponibili tramite Europeana e a non limitarne la disponibilità al territorio del loro paese;

Questioni relative al diritto d'autore, incluse le opere orfane

29.

sottolinea la necessità di individuare soluzioni affinché Europeana possa offrire anche opere protette dal diritto d'autore, in particolare opere orfane ed esaurite, in base a un approccio settoriale, pur rispettando le norme che disciplinano la proprietà intellettuale e preservando i legittimi interessi degli aventi diritto; ritiene che si potrebbero favorire soluzioni quali le licenze collettive estese o altre pratiche di gestione collettiva;

30.

si compiace dell'avvio da parte della Commissione della discussione sulla legislazione UE in materia di diritti d'autore, che mira a trovare un equilibrio tra titolari dei diritti e diritti dei consumatori in un mondo collegato a livello globale, nel contesto della realtà on line in rapida evoluzione di nuove tecnologie e prassi sociali e culturali;

31.

esorta la Commissione e gli Stati membri, nel quadro del perfezionamento del diritto d'autore in Europa, ad adottare normative quanto più uniformi e articolate miranti ad evitare che i processi di digitalizzazione da soli non producano diritti d'autore «speciali»; ritiene che tali riflessioni dovrebbero estendersi anche alla questione relativa all'eventuale introduzione di deroghe di legge per la digitalizzazione delle opere orfane da parte di istituzioni pubbliche;

32.

sottolinea l'importanza delle opere orfane – ossia opere che sono protette da copyright ma i cui aventi diritto non possono essere rintracciati malgrado una ricerca diligente – e la necessità di determinare con precisione, settore per settore, il numero e il tipo di tali opere, allo scopo di prevedere soluzioni adeguate;

33.

invita la Commissione a presentare, nel contesto del seguito della sua comunicazione sul diritto d'autore nell'economia della conoscenza del 19 ottobre 2009, una proposta legislativa in materia di digitalizzazione, salvaguardia e diffusione delle opere orfane atta a mettere fine all'attuale incertezza giuridica nel rispetto delle condizioni di ricerca diligente e di remunerazione degli aventi diritto;

34.

appoggia l'intenzione della Commissione di istituire un sistema di gestione dei diritti semplice ed efficace in termini di costi per la digitalizzazione delle opere pubblicate e la loro messa a disposizione su Internet, lavorando in stretta cooperazione con tutte le parti interessate;

35.

valuta pertanto positivamente e sostiene iniziative come il progetto ARROW (5), che coinvolge i titolari dei diritti e i rappresentanti delle biblioteche, considerando in particolare che questi ultimi cercano di rintracciare i titolari dei diritti e di individuarne i diritti, nonché di chiarire la situazione delle opere sotto il profilo dei diritti, stabilendo anche se si tratta di opere orfane o esaurite;

36.

invita la Commissione a mettere a punto una base di dati europea delle opere orfane – considerando come tali le opere protette i cui aventi diritto sono ignoti o non possono essere rintracciati nonostante ricerche serie e comprovate – che consenta lo scambio di informazioni sulla titolarità dei diritti e la razionalizzazione dei costi connessi con la ricerca diligente dei titolari dei diritti;

37.

promuove una soluzione equilibrata a livello europeo per la digitalizzazione e la divulgazione delle opere orfane, innanzitutto attraverso una chiara definizione di tali opere mediante l'elaborazione di criteri comuni (compresa la dovuta diligenza nella ricerca dei loro proprietari) e risolvendo la questione della potenziale violazione del diritto d'autore nell'utilizzo delle opere orfane;

38.

sottolinea l'opportunità di individuare una soluzione per i documenti a carattere privato (corrispondenza, note, foto, film) che fanno parte di collezioni di istituzioni culturali ma non hanno mai formato oggetto di pubblicazioni o comunicazioni al pubblico e pongono problemi connessi con la protezione della vita privata e i diritti morali;

Tecnologie

39.

evidenzia la necessità di sviluppare tecnologie in grado di garantire la conservazione digitale sostenibile e a lungo termine, l'interoperabilità dei sistemi d'accesso ai contenuti, la navigazione e la disponibilità multilingue dei contenuti e una serie di standard di uniformazione; si compiace del continuo uso di software «open source» per costruire la raccolta Europeana;

40.

raccomanda alla Commissione che le copie di backup del materiale digitalizzato fornito da istituzioni nazionali o da partner privati siano conservate su hardware appartenente a tali istituzioni o partner;

41.

raccomanda che la Commissione e le istituzioni associate del settore privato trovino soluzioni IT – come formati di sola lettura e formati di protezione anti-copia – per il materiale digitalizzato disponibile sul sito Europeana soggetto al diritto d'autore, e che la pagina di presentazione del documento in questione contenga un collegamento verso una pagina del sito Internet del fornitore del contenuto dove il documento possa essere scaricato alle condizioni stabilite dal fornitore;

42.

raccomanda alla Commissione di insistere sull'impiego di un formato elettronico standard per le opere digitalizzate, in modo da garantire che i documenti digitalizzati siano compatibili con l'interfaccia on line e la base di dati;

43.

invita il gruppo di esperti ad alto livello ad esaminare la possibilità di utilizzare applicazioni web 2.0 in uno spazio on line separato;

Finanziamento e gestione

44.

mette in evidenza che la creazione di un modello di finanziamento e gestione sostenibile è essenziale per la stabilità di Europeana nel lungo termine e che il ruolo delle parti interessate al processo di definizione di questo modello di governance è fondamentale;

Mecenatismo e partenariati pubblico-privati

45.

sottolinea che, al fine di affrontare gli elevati costi della digitalizzazione e la pressione delle scadenze, occorre sviluppare nuovi metodi di finanziamento, quali i partenariati pubblico-privati, purché essi rispettino le regole della proprietà intellettuale e della concorrenza favorendo nel contempo l'accesso alle opere attraverso le istituzioni culturali, garantendo alle biblioteche la libera disponibilità, senza limiti di tempo, dei file digitalizzati;

46.

sottolinea l'importanza di un approccio concertato a livello europeo sui termini e le condizioni dei partenariati pubblico-privati e la necessità di procedere a un esame approfondito degli accordi di partenariato con soggetti privati su piani di digitalizzazione, in particolare per quanto riguarda la durata delle clausole di esclusività, l'indicizzazione e il referenziamento mediante il motore di ricerca degli schedari digitali gestiti «in proprio» dalle biblioteche, la continuità del servizio fornito, il carattere non confidenziale di tali accordi e la qualità della digitalizzazione;

47.

sottolinea che la digitalizzazione delle opere delle biblioteche nazionali è il frutto dell'investimento finanziario dei contribuenti tramite il pagamento delle imposte; segnala pertanto che i contratti di partenariato tra i settori pubblico e privato devono prevedere che la copia dell'opera digitalizzata dal settore privato per conto della biblioteca possa figurare nell'indice in tutti i motori di ricerca onde consentire la consultazione sul sito della biblioteca e non soltanto sul sito dell'impresa privata partner;

48.

ricorda che la partecipazione di partner privati nel processo di digitalizzazione non deve portare alla creazione di monopoli privati, i quali minaccerebbero la diversità culturale e il pluralismo, e che il rispetto delle regole della concorrenza è una premessa per la partecipazione delle imprese private;

49.

sottolinea che il mecenatismo è un'alternativa interessante per Europeana nella misura in cui offra l'opportunità di finanziare da un lato attività di digitalizzazione e dall'altro la remunerazione del diritto d'autore attinente a opere esaurite, orfane e soggette a diritti, nonché la loro disponibilità in linea;

Sostegno finanziario pubblico e UE

50.

sottolinea che una parte sostanziale dei finanziamenti deve provenire dai contributi pubblici, ad esempio contributi da organizzazioni dell'UE, degli Stati membri e culturali e propone che il processo di digitalizzazione di Europeana sia inteso quale parte integrante della strategia di Lisbona, creando un'apposita linea di bilancio nel prossimo quadro finanziario pluriennale;

51.

sottolinea che solo un'apposita linea di bilancio potrà creare le premesse perché le risorse finanziarie disponibili siano spese in modo trasparente, efficiente e mirato;

52.

constata che finora nel quadro del programma eContentplus per gli anni 2009-2011 sono stati previsti solo 6,2 milioni di euro per Europeana;

53.

chiede che il prossimo quadro finanziario pluriennale preveda un importo multiplo rispetto agli importi finora messi a disposizione di Europeana;

54.

sottolinea l'esigenza di eliminare gli ostacoli giuridici a livello dell'UE al fine di consentire alle biblioteche di presentare domanda di finanziamenti europei per le operazioni di digitalizzazione;

55.

invita gli Stati membri e la Commissione a presentare al Parlamento europeo una relazione annuale sulla spesa e sui progressi di Europeana;

56.

propone che il Parlamento, insieme alla Commissione, già nel 2011, proceda a un riesame del meccanismo di finanziamento di Europeana per trovare un modello di finanziamento sostenibile per il progetto per il 2013 e oltre; suggerisce che passare a una struttura di finanziamento pubblico-privato massimizzerebbe il potenziale del sito;

Informazione e sensibilizzazione

57.

propone di organizzare una campagna di finanziamento e pubblicitaria dal titolo «Partecipa a Europeana» per sensibilizzare sul problema e sulla sua urgenza, e raccomanda che parte delle risorse stanziate per Europeana siano dedicate a promuovere tale biblioteca, contenente la massima diversità possibile di opere a prescindere dal supporto (testo, audio, video), tra un pubblico quanto più ampio possibile;

58.

propone che «Partecipa a Europeana» sia reclamizzata in modo creativo, rivolgendosi soprattutto ai giovani nel quadro di partenariati pubblico-privati e di sponsorizzazioni, ad esempio in occasione di manifestazioni sportive internazionali, oppure nel quadro di mostre d'arte o di concorsi culturali;

59.

chiede alla Commissione di lanciare una campagna mediatica e on line per pubblicizzare il sito Europeana, dirigendo il traffico dai server europei verso le fonti Europeana, quale principale punto di riferimento per accedere alle informazioni in formato digitale, e di incoraggiare gli Stati membri e le istituzioni culturali a fornire contenuti al sito; chiede nel contempo una speciale campagna mediatica rivolta agli studenti e ai docenti a tutti i livelli di istruzione, incentrata sull'uso delle risorse digitali di Europeana a fini educativi;

60.

ritiene che tale campagna sia molto simile al tipo di azione già individuata come necessaria al fine di colmare il divario digitale che ancora esiste in tutta Europa, garantendo così che ciascuno abbia accesso a Europeana e agli altri contenuti e dati on line nonché ai relativi vantaggi potenziali, a prescindere dal luogo in cui si trova; raccomanda che tale campagna e in particolare l'uso potenziale di Europeana nelle scuole siano basati sulla comprensione del fatto che l'accesso a una maggiore quantità di contenuti e informazioni on line non è fine a se stesso, e deve pertanto essere accompagnato da iniziative volte a stimolare l'analisi critica del contenuto e delle informazioni on line;

61.

invita la Commissione a garantire che le campagne di informazione e analoghe attività di sensibilizzazione concernenti Europeana vengano convogliate attraverso le pertinenti organizzazioni di partenariato negli Stati membri;

Governance

62.

si compiace dell'attuale contributo della Fondazione per la Biblioteca digitale europea nell'agevolare gli accordi formali tra musei, archivi, archivi audiovisivi e biblioteche sulle modalità di cooperazione per la messa a punto e la sostenibilità del portale comune di Europeana;

63.

ritiene che le istituzioni culturali debbano continuare a svolgere un ruolo fondamentale nella gestione di Europeana, che deve essere il più possibile democratica, e le invita a operare congiuntamente per evitare la duplicazione della digitalizzazione di opere e razionalizzare l'utilizzazione delle risorse;

64.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di migliorare la gestione del progetto e di garantire la designazione di un'autorità competente a livello nazionale incaricata di gestire e monitorare il processo di digitalizzazione, di sensibilizzare in merito al progetto Europeana le biblioteche e i fornitori di materiale culturale, e di raccogliere direttamente presso i fornitori il materiale digitale esistente al fine di convertirlo in un unico formato digitale, cosicché i nuovi contenuti possano essere immediatamente inseriti nella base di dati Europeana; è del parere che, nel lungo periodo, occorrerà esaminare la possibilità di dare la priorità alla raccolta del materiale digitale esistente prodotto nell'ambito di progetti cofinanziati dall'Unione europea e inserirlo nella biblioteca digitale Europeana;

65.

suggerisce di pubblicare un bando di gara pubblica al fine di coordinare l'amministrazione di Europeana nel modo più efficace possibile, definendo obiettivi chiari e realistici e rivalutando l'operazione se del caso;

66.

raccomanda alla Commissione di esplorare la possibilità di istituire un organismo europeo incaricato di coordinare la partecipazione delle autorità nazionali al monitoraggio del processo di digitalizzazione, i pagamenti dei diritti d'autore agli autori e le altre questioni connesse al progetto Europeana;

*

* *

67.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 319 del 13.12.2008, pag. 18.

(2)  GU C 219 E del 28.8.2008, pag. 296.

(3)  GU L 236 del 31.8.2006, pag. 28.

(4)  GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10.

(5)  Accessible Registries of Rights Information and Orphan Works.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/25


Mercoledì 5 maggio 2010
Valutazione del Piano d'azione per il benessere degli animali 2006–2010

P7_TA(2010)0130

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla valutazione e la verifica del programma d’azione per il benessere degli animali 2006-2010 (2009/2202(INI))

2011/C 81 E/05

Il Parlamento europeo,

vista la Comunicazione della Commissione del 23 gennaio 2006 su un programma d'azione comunitario per la protezione ed il benessere degli animali 2006-2010 (COM(2006)0013),

vista la sua risoluzione del 12 ottobre 2006 su un programma d'azione comunitario per la protezione e il benessere degli animali 2006-2010 (1),

vista la sua risoluzione del 22 maggio 2008 su una nuova strategia per la salute degli animali nell'Unione europea (2007–2013) (2),

vista la sua risoluzione del 6 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento (3),

visto l’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il quale stabilisce che, nella formulazione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione nei settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e sviluppo tecnologico e dello spazio, l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale,

vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2009 concernente le opzioni di etichettatura relativa al benessere animale e l'istituzione di una rete europea di centri di riferimento per la protezione e il benessere degli animali (COM(2009)0584),

vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2009«Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa» (COM(2009)0591),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A7–0053/2010),

A.

considerando che le norme in materia di salute animale sono di importanza cruciale nella gestione dell'allevamento europeo, in quanto incidono in misura sempre maggiore sul livello di competitività delle aziende,

B.

considerando che l’armonizzazione della protezione degli animali da reddito in seno all’Unione deve essere accompagnata da una regolamentazione delle importazioni con lo stesso obiettivo, al fine di evitare di mettere i produttori europei in una posizione di svantaggio sul mercato europeo,

C.

considerando che ogni attività inerente alla protezione e al benessere degli animali deve muovere dal principio che gli animali sono esseri senzienti, che occorre tener conto delle loro specifiche esigenze e che, nel ventunesimo secolo il benessere degli animali è un’espressione della nostra umanità e una sfida per la civiltà e la cultura europee,

D.

considerando che lo scopo di una strategia in materia di benessere degli animali deve essere quello di garantire che si tenga adeguatamente conto dei maggiori costi risultanti dal benessere degli animali e che, senza un dialogo in ambito europeo e mondiale e un'incisiva campagna di sensibilizzazione e di informazione dentro e fuori l'Europa sui vantaggi di più elevati livelli di benessere degli animali, vale a dire se sviluppata unilateralmente dall'Unione europea, un'ambiziosa politica in tale settore potrà soltanto conseguire risultati parziali,

E.

considerando che, oltre a maggiori sforzi nel campo della ricerca, un ulteriore sviluppo della protezione degli animali nella Comunità postula l’integrazione di tale aspetto in tutte le relative valutazioni d’impatto, unitamente al coinvolgimento di tutti i gruppi d’interesse nel processo decisionale; considerando che la trasparenza, l'accettazione e l'applicazione uniforme delle disposizioni vigenti nonché il controllo del rispetto delle stesse, a tutti i livelli, costituiscono una premessa ai fini di una strategia europea vincente in materia di protezione degli animali,

F.

considerando che negli ultimi anni l'Europa ha adottato un'ampia serie di leggi in materia di benessere degli animali ed ha raggiunto i massimi livelli mondiali al riguardo,

G.

considerando che, nella sua risoluzione del 2006, il Parlamento aveva chiesto alla Commissione di presentare una relazione sull'evoluzione della politica relativa al benessere animale prima di presentare il successivo programma d'azione, e di includere la tematica del benessere animale in tutti gli ambiti della sua agenda in materia di negoziati internazionali,

H.

considerando che, già nel 2006, il Parlamento aveva sottolineato la necessità di migliorare le informazioni fornite ai cittadini in merito al benessere degli animali e agli sforzi realizzati dai nostri produttori per rispettare la normativa al riguardo,

I.

considerando che il benessere degli animali non deve essere trascurato, in quanto può costituire un vantaggio comparativo per l’Unione europea, a condizione, tuttavia, che quest’ultima garantisca, in un mercato aperto, che tutti gli animali e le carni importati da paesi terzi rispondano agli stessi requisiti di benessere applicabili al suo interno,

J.

considerando che al momento della valutazione e della revisione del programma d’azione comunitario per la protezione e il benessere degli animali 2006-2010 l’Unione europea deve impegnarsi a garantire il riconoscimento di norme sul benessere degli animali all’interno del capitolo agricolo del prossimo accordo dell’OMC, prima della conclusione finale di un accordo generale,

K.

considerando che esiste un nesso fra il benessere degli animali, la loro salute e la sicurezza dei prodotti e che un elevato livello di benessere degli animali, dall'allevamento alla macellazione, può incidere positivamente sulla sicurezza e la qualità dei prodotti,

L.

considerando che una determinata categoria di consumatori accetta prezzi più alti per prodotti che soddisfano norme più elevate in materia di benessere degli animali, mentre l'ampia maggioranza dei consumatori sceglie ancora prodotti a prezzo inferiore,

M.

considerando che nella summenzionata risoluzione del 2006 il Parlamento europeo insisteva sulla necessità di adottare norme, standard e indicatori basati sui più recenti progressi tecnici e scientifici, sottolineando che occorre tener conto anche degli aspetti economici in quanto uno standard elevato di benessere animale comporta, in particolare, anche oneri aziendali, finanziari e amministrativi per gli agricoltori dell’UE; considerando che il mancato rispetto del principio di reciprocità pone a rischio la concorrenza leale nei confronti dei produttori non comunitari,

N.

considerando che, in occasione della revisione del programma d’azione comunitario sulla protezione e il benessere degli animali 2006–2010 e alla vigilia delle prime riflessioni sulla PAC per il periodo successivo al 2013, l’Unione europea deve adottare una posizione equilibrata sul benessere, tenendo conto delle conseguenze economiche in termini di costi supplementari per gli allevatori, collegata ad un sostegno sufficiente al loro reddito attraverso una politica dei prezzi e dei mercati e/o aiuti diretti,

O.

considerando che ad una politica europea in materia di protezione degli animali deve tassativamente far riscontro una coerente politica commerciale basata sul fatto che, malgrado gli sforzi dell’UE, né l’accordo quadro del luglio 2004 né altri importanti documenti del round di Doha tengono conto delle preoccupazioni legate al benessere degli animali; considerando, pertanto, che, fino a quando i principali partner commerciali in seno all’OMC non avranno modificato in modo sostanziale il proprio atteggiamento, non sarà possibile introdurre ulteriori norme in materia di benessere degli animali che potrebbero avere ripercussioni negative sulla competitività internazionale dei produttori,

P.

considerando che il benessere degli animale è generalmente considerato il risultato dell’applicazione di standard e norme in materia di benessere e salute degli animali, concepiti per soddisfare esigenze specifiche delle specie nonché esigenze sotto il profilo del benessere a lungo termine; considerando che l’Organizzazione internazionale per la salute animale (OIE) riconosce, tra gli altri, quali requisiti essenziali per il benessere degli animali: cibo e acqua, la possibilità di assumere un comportamento naturale e l’assistenza veterinaria,

Q.

considerando che la comunicazione della Commissione dal titolo «Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa», dell’ottobre 2009, sottolinea che «si osservano con frequenza notevoli squilibri nel potere negoziale delle parti contraenti» e che tali squilibri «hanno ripercussioni negative sulla competitività della filiera alimentare, talora obbligando operatori piccoli ma efficienti ad operare con minori margini di beneficio, limitandone così la capacità e gli incentivi ad investire per migliorare la qualità del prodotto e per innovare i processi di produzione»,

R.

considerando che i citati incrementi dei costi possono portare a una delocalizzazione della produzione in zone caratterizzate da un livello inferiore di protezione degli animali,

Programma d'azione per il periodo 2006–2010

1.

accoglie con favore la decisione della Commissione di concentrarsi, in un programma d'azione pluriennale per il benessere degli animali, su alcuni settori principali d'azione in cui intervenire;

2.

accoglie con favore il programma d’azione comunitario per la protezione e il benessere degli animali 2006–2010 che, per la prima volta, ha tradotto il protocollo sulla protezione e il benessere degli animali allegato al trattato d’Amsterdam in un approccio integrato allo sviluppo della protezione degli animali in Europa;

3.

rileva che la maggior parte delle misure contenute nel vigente programma d'azione sono state attuate in modo soddisfacente;

4.

rileva che il benessere degli animali ha registrato sviluppi positivi grazie al programma d’azione 2006–2010, ma nota che gli allevatori europei non hanno beneficiato dei loro sforzi sui mercati e nel commercio internazionale e afferma che questo aspetto dovrebbe essere sottolineato nel prossimo programma d'azione;

5.

apprezza il lavoro svolto per sviluppare metodi alternativi alla sperimentazione animale, ma lamenta l’insufficienza degli sforzi compiuti finora per garantire che ci si avvalga di tali metodi alternativi ogniqualvolta questi sono disponibili, come previsto dalla normativa dell’Unione in materia;

6.

riconosce gli sforzi profusi dalla Commissione al fine di inserire, negli accordi commerciali bilaterali, aspetti di carattere non commerciale, tra cui il benessere degli animali, ma sottolinea che detti aspetti devono essere promossi in modo efficiente nel quadro dell’OMC;

7.

invita la Commissione a illustrare i progressi compiuti nell’ambito dei negoziati dell’OMC in merito al riconoscimento dei cosiddetti aspetti di carattere non commerciale, fra i quali rientra il benessere degli animali nonché in quale misura, nell’ambito del round di Doha dei negoziati dell’OMC, si sia tenuto conto delle questioni e delle norme connesse al benessere degli animali;

8.

rileva con grande soddisfazione i progressi realizzati nell’ambito del progetto «Animal Welfare Quality» per l’acquisizione di nuova scienza e conoscenza in materia di indicatori della salute e del benessere degli animali; rileva, tuttavia, che di fatto tale progetto non ha tenuto appieno conto dell'uso di tali indicatori;

9.

riconosce che vi è la necessità di seguire e garantire la corretta applicazione delle norme esistenti in materia di trasporto degli animali negli Stati membri dell'Unione europea, con particolare riferimento al problema dello sviluppo di un sistema satellitare per monitorare tali trasporti, ed esorta la Commissione, nel tempo che ancora rimane prima della scadenza del programma d'azione, ad adempiere alle proprie responsabilità in questo settore e a presentare lo studio richiesto dal Parlamento cui si fa riferimento all'articolo 32 del regolamento (CE) n. 1/2005; chiede di realizzare un'analisi dell'impatto economico sui sistemi di allevamento prima dell'applicazione di ogni nuova normativa, che dovrebbe essere basata su indicatori scientificamente provati e oggettivi;

10.

è del parere che sarebbe opportuno incentivare l’allevamento, la commercializzazione e la macellazione degli animali in ambito regionale onde evitare il trasporto di animali a lungo raggio, sia nel caso degli animali da riproduzione che dei capi da macello;

11.

crede che i giardini zoologici svolgano un ruolo importante al fine di informare l’opinione pubblica circa la conservazione e il benessere della fauna selvatica; esprime preoccupazione riguardo alla mancanza di controlli rigorosi in fatto di ottemperanza alla direttiva 1999/22/CE (4) del Consiglio relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici ed esorta la Commissione a avviare uno studio circa l’efficacia e l’attuazione di detta direttiva in tutti gli Stati membri dell’Unione europea;

12.

accoglie con favore i progressi compiuti in relazione al rispetto dei requisiti per l'allevamento dei suini, anche se si registrano ancora casi di mancata osservanza; è preoccupato, tuttavia, che, nonostante le raccomandazioni della Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a questo proposito, mancano ancora piani realizzabili per quanto riguarda l'attuazione delle singole disposizioni della direttiva 2008/120/CE del 18 dicembre 2008, che stabilisce le norme minime per la protezione dei suini, e chiede, pertanto, alla Commissione, agli Stati membri e ai settori interessati di individuare i casi di non conformità e i motivi di tale comportamento, e di compiere gli sforzi necessari per garantire una maggiore conformità a tale direttiva;

13.

sollecita la Commissione a garantire altresì che il divieto di sistemi che non dispongono di gabbie con nidi per le galline ovaiole, che entrerà in vigore nel 2012, sia pienamente rispettato, e invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre le misure necessarie per assicurare che il settore sia in grado di rispettare tale obbligo e a monitorare il processo di attuazione negli Stati membri; sostiene che l’importazione di uova nell’UE dovrà analogamente rispettare le condizioni di produzione imposte ai produttori europei;

14.

chiede il divieto a livello UE del commercio di uova non conformi alla normativa;

15.

giunge alla conclusione che l’applicazione dell’attuale programma d’azione è lacunosa sotto diversi aspetti e sottolinea la necessità di applicare le norme in vigore prima di elaborarne di nuove; rileva a tal proposito l’importanza della comminazione in tutti gli Stati membri di sanzioni efficaci in caso di mancata ottemperanza;

16.

sottolinea che occorre una valutazione propria della Commissione, da realizzare nel 2010, contenente un’analisi approfondita dei risultati e delle lezioni da trarre da potenziali errori;

17.

lamenta che la Commissione, durante questi anni, non abbia proposto una chiara strategia di comunicazione sul valore dei prodotti conformi alle norme sul benessere degli animali, limitandosi alla relazione presentata nell’ottobre 2009;

18.

riconosce che la Comunità considera tutti gli animali esseri senzienti (articolo 13 del Trattato); ammette che finora gli interventi si sono prevalentemente concentrati sugli animali destinati alla produzione di alimenti, e che occorre inserire altre categorie di animali nel programma d’azione 2011–2015;

Programma d'azione per il periodo 2011–2015

19.

ricorda che già nella sua summenzionata risoluzione del 2006 chiedeva che l’attuale programma d’azione fosse seguito da un nuovo programma, e invita pertanto la Commissione a presentare, sulla base di nuove prove ed esperienze scientifiche, una relazione che valuti l'attuazione del programma vigente e la situazione della politica del benessere degli animali nell'UE, e quindi ad elaborare il programma d’azione per il benessere degli animali per il periodo 2011–2015;

20.

chiede l’adozione di misure volte a garantire l’applicazione senza indugi della normativa esistente, l’armonizzazione delle norme e condizioni paritarie nel mercato interno; raccomanda di valutare qualsiasi proposta di nuova legislazione rispetto all’alternativa di applicare appieno la legislazione esistente, onde evitare inutili doppioni;

21.

suggerisce alla Commissione di analizzare nella sua relazione di valutazione, tra le altre cose, in che misura l'attuale programma d'azione ha risposto alle esigenze della società europea in materia di benessere degli animali, esaminando al contempo la sostenibilità del sistema per i produttori europei e l'impatto dell'applicazione del programma sul funzionamento del mercato interno;

22.

invita la Commissione a illustrare l’impatto delle norme in materia di benessere degli animali e a tenere ampiamente conto delle interazioni tra vari fattori, quali, ad esempio, il benessere degli animali, la sostenibilità, la salute degli animali, l’ambiente, la qualità dei prodotti e la redditività economica;

Una legislazione europea generale sul benessere degli animali

23.

rileva che l'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea ha creato una nuova situazione giuridica in base alla quale, nella formulazione e nell'attuazione della politica dell'Unione europea nei settori dell'agricoltura, della pesca, dei trasporti, del mercato interno, della ricerca e dello sviluppo tecnologico e dello spazio, l'Unione e gli Stati membri devono, essendo gli animali esseri senzienti, tenere pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali, rispettando nel contempo le disposizioni legislative o amministrative e le consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda, in particolare, i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale; ritiene che tale articolo si applichi a tutti gli animali da reddito e in cattività, come gli animali destinati alla produzione di alimenti, gli animali da compagnia, gli animali da circo e gli animali nei giardini zoologici o gli animali randagi, tenendo presente che caratteristiche e condizioni di vita diverse richiedono trattamenti diversi;

24.

invita la Commissione, alla luce dell'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea a presentare, entro il 2014 e sulla base di uno studio d'impatto, previa consultazione delle parti interessate, una proposta motivata di legislazione generale per l'UE sul benessere degli animali che, sulla base delle prove scientifiche disponibili e di comprovata esperienza, possa contribuire a una comprensione comune del concetto di benessere degli animali, dei costi ad esso associati e delle condizioni fondamentali applicabili;

25.

ritiene che tale legislazione generale sul benessere degli animali debba includere, in conformità con la normativa in materia di salute animale, linee guida adeguate per un allevamento animale responsabile, per un sistema uniforme di monitoraggio e per la raccolta di dati comparabili, nonché requisiti relativi alla formazione degli addetti agli animali e disposizioni che stabiliscano le responsabilità specifiche di proprietari, allevatori e guardiani; ritiene che tutti questi requisiti dovrebbero andare di pari passo con la messa a disposizione di risorse per i produttori in modo da garantirne un'adeguata realizzazione;

26.

ritiene che la legislazione europea sul benessere degli animali dovrebbe definire un livello comune di base quanto al benessere degli animali nell'Unione europea, che è il presupposto per la libera ed equa concorrenza nel mercato interno sia per i prodotti nazionali che per le importazioni da paesi terzi; ritiene, tuttavia, che gli Stati membri e le regioni dovrebbero avere la possibilità di consentire a singoli produttori o a gruppi di produttori di introdurre sistemi volontari di più ampia portata, evitando distorsioni della concorrenza e tutelando la competitività dell'Unione europea sui mercati internazionali;

27.

ritiene che i prodotti importati debbano rispettare gli stessi requisiti in materia di benessere degli animali di quelli imposti agli operatori europei;

28.

chiede di prevedere compensazioni a favore degli agricoltori europei per l’aumento dei costi di produzione associati a standard più elevati in materia di benessere degli animali; suggerisce di integrare il finanziamento di misure a favore del benessere degli animali nei nuovi regimi di sostegno della politica agricola comune a partire dal 2013;

29.

ritiene altresì che le informazioni fornite ai cittadini in merito all'elevato livello di benessere degli animali nell'UE e agli sforzi realizzati dai diversi settori interessati debbano essere un elemento chiave di tale politica;

30.

ritiene che l'introduzione di requisiti in materia di benessere degli animali negli accordi internazionali sia essenziale per consentire ai nostri produttori di competere in un mercato globalizzato ed evitare la delocalizzazione della produzione in regioni dove i livelli di benessere animale sono inferiori e che, pertanto, esercitano una concorrenza sleale nei confronti del nostro modello;

31.

accoglie con favore il dibattito concernente diverse possibilità di etichettatura relativa al benessere animale figuranti nella summenzionata comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2009; ricorda, tuttavia, la necessità di prenderle in considerazione in un quadro più ampio, tenendo conto, in particolare, dei diversi sistemi di etichettatura esistenti in materia di ambiente, di nutrizione e di clima; sottolinea che le informazioni in materia destinate ai consumatori europei dovranno assolutamente poggiare su basi scientifiche, solide e consensuali nonché risultare chiare al consumatore;

32.

raccomanda che le informazioni fornite sull'etichetta dovrebbero essere precise e dirette e fare riferimento agli elevati standard ambientali richiesti dall'UE; rileva che la Commissione ha il compito di far arrivare ai cittadini le informazioni necessarie sul sistema di benessere degli animali, così da garantire un'informazione obiettiva;

33.

raccomanda che si riesamini la coerenza della politica sul benessere animale rispetto al resto delle politiche dell'UE;

34.

esorta la Commissione ad effettuare una attenta valutazione dei possibili problemi di competitività che le norme europee in materia di benessere degli animali comportano per i nostri produttori e a rivedere i meccanismi di sostegno ai produttori relativi all'applicazione di tali norme;

35.

ritiene che, prima di elaborare eventuali nuove disposizioni legislative, le norme vigenti - di carattere generale o specifico - andrebbero adeguatamente applicate; segnala, a titolo di esempio, il divieto di gabbie di batteria per le galline, le norme sui suini e le norme sul trasporto degli animali e l'allevamento di anatre e oche; sottolinea che ulteriori misure relative al benessere degli animali dovrebbero essere in linea con gli altri obiettivi comunitari, quali lo sviluppo sostenibile, in particolare la produzione zootecnica e il consumo sostenibili, la tutela dell'ambiente e della biodiversità, una strategia per migliorare l'applicazione del vigente legislazione e una strategia coerente per accelerare i progressi verso una ricerca che non utilizza gli animali;

Una rete europea di centri di riferimento in materia di benessere degli animali

36.

ritiene che una rete europea coordinata per il benessere degli animali dovrebbe essere istituita nell'ambito delle esistenti istituzioni della Comunità o degli Stati membri, e che il suo lavoro dovrebbe basarsi sulla normativa generale in materia di benessere degli animali sopra proposta; ritiene che una tale rete dovrebbe designare una istituzione come organismo di coordinamento incaricato di svolgere i compiti assegnati all' 'Istituto centrale di coordinamento' cui si fa riferimento nella menzionata comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2009; ritiene, inoltre, che tale organismo di coordinamento non dovrebbe in alcun modo duplicare i compiti della Commissione o di altre agenzie, ma dovrebbe diventare uno strumento di sostegno atto a fornire assistenza alla Commissione, agli Stati membri, agli attori della catena alimentare e ai cittadini per quanto concerne la formazione e l'istruzione, le migliori pratiche, l'informazione e la comunicazione con i consumatori nonché a valutare e a fornire le proprie opinioni sulle future proposte legislative e politiche e sul loro impatto sul benessere degli animali, a valutare le norme sul benessere degli animali basando sulle più recenti conoscenze disponibili e a coordinare un sistema UE per la sperimentazione di nuove tecniche;

37.

è del parere che, sulla base delle conoscenze scientifiche, le informazioni sui bisogni degli animali ed i modi corretti di trattarli andrebbero trasmesse al pubblico in modo appropriato e responsabile; sottolinea che una rete europea di centri di riferimento dovrebbe essere responsabile dell'attuazione di misure in materia di istruzione e informazione, dal momento che, per evitare posizioni estreme, è essenziale che la trasmissione del sapere avvenga sulla base di criteri di qualità standardizzati;

Migliore controllo del rispetto della legislazione vigente

38.

invita la Commissione a valutare quanto prima possibile il costo, per i produttori europei, delle misure in materia di benessere degli animali, e a proporre, al più tardi nel 2012, raccomandazioni, orientamenti e altre misure necessarie per affrontare la perdita di competitività degli allevatori dell'Unione europea;

39.

invita gli Stati membri ad adottare iniziative adeguate per garantire che l'idea di protezione e benessere degli animali sia diffusa a livello scolastico;

40.

ritiene che l’obiettivo debba consistere in un sistema di controllo mirato, basato su un’analisi del rischio, incentrato su fattori oggettivi e nel cui ambito gli Stati membri nei quali si registrano livelli di infrazione superiori alla media debbano aspettarsi controlli più rigorosi;

41.

sottolinea che gli squilibri presenti nella filiera alimentare, descritti nella comunicazione della Commissione dal titolo «Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa», vanno spesso a detrimento dei produttori primari; ricorda che i costi supplementari dovuti a tali squilibri limitano la capacità di investimento degli stessi produttori primari;

42.

sottolinea che il bilancio dell’Unione europea deve includere dotazioni sufficienti per consentire alla Commissione di esercitare i suoi compiti di controllo, di fornire, ove necessario, sostegno ai produttori e di arginare la perdita di competitività dei produttori dovuta all'introduzione di nuove e mutevoli norme sul benessere animale, tenendo conto della necessità che il costo di tali norme non si ripercuota sui ricavi dell'allevatore derivanti dalla vendita dei suoi prodotti;

43.

sottolinea che occorre continuare a migliorare e a rafforzare la competitività del settore dell’allevamento attraverso la promozione e il rispetto delle norme vigenti in materia di benessere degli animali, nonché in conformità dei requisiti di protezione dell’ambiente;

44.

invita gli Stati membri ad assicurare che qualsiasi violazione delle norme dell'Unione sul benessere degli animali sia oggetto di sanzioni efficaci e proporzionate e che in ogni singolo caso tali sanzioni siano accompagnate da una vasta azione d'informazione e di orientamento da parte delle autorità competenti nonché dalle opportune misure correttive;

45.

invita gli Stati membri ad adottare le iniziative adeguate per prevenire future violazioni delle regolamentazioni sul benessere degli animali;

46.

accoglie con favore la notevole riduzione dell'uso di antibiotici per animali negli Stati membri, in quanto il loro uso come promotori di crescita è stato vietato nella UE, mentre è ancora consentito negli Stati Uniti e in altri paesi; si attende, tuttavia, che la Commissione e gli Stati membri affrontino in modo responsabile il crescente problema della resistenza agli antibiotici degli animali; invita la Commissione a raccogliere e analizzare dati sull'uso dei prodotti per la salute degli animali, compresi gli antibiotici, al fine di garantire l'utilizzazione efficace di tali prodotti;

Indicatori e nuove tecniche

47.

chiede che venga valutato e ulteriormente sviluppato il progetto «Animal Welfare Quality», in particolare per quanto riguarda la semplificazione di tale strumento e la sua applicazione pratica;

48.

ritiene che si rivelerà complesso misurare questi indicatori del benessere animale nel caso dei prodotti d’importazione; sottolinea che, senza metterne in dubbio l’utilità o la validità, tali strumenti non dovrebbero tradursi in una distorsione della concorrenza a scapito dei produttori europei;

49.

invita la Commissione, sulla base della relazione finale del progetto «Animal Welfare Quality», a proporre un periodo di prova per la valutazione del benessere degli animali all'interno dell'Unione europea ricorrendo ai metodi sviluppati nel quadro di suddetto progetto;

50.

invita gli Stati membri, in tale contesto, a sfruttare meglio le opportunità di sostegno a favore della ricerca applicata nonché di investimenti nell’innovazione e nella modernizzazione a beneficio del benessere degli animali, offerte nel quadro dei fondi di sviluppo rurale dell’UE e del 7o programma quadro (2007–2013); invita inoltre gli Stati membri e la Commissione ad aumentare gli investimenti finanziari nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie e tecniche nel settore del benessere degli animali;

51.

esorta la Commissione e gli Stati membri a fare del proprio meglio affinché gli orientamenti dell’OIE sul benessere degli animali promuovano buoni livelli di benessere che riflettano in modo adeguato l'evidenza scientifica in questo settore;

*

* *

52.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 308 E del 16.12.2006, pag. 170.

(2)  GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 89.

(3)  GU L 303 del 18.11.2009, pag. 1.

(4)  GU L 94 del 9.4.1999, pag. 24.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/33


Mercoledì 5 maggio 2010
Agricoltura e cambiamenti climatici

P7_TA(2010)0131

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sull'agricoltura dell'Unione e il cambiamento climatico (2009/2157(INI))

2011/C 81 E/06

Il Parlamento europeo,

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo «Le problematiche dell'adattamento dell'agricoltura e delle zone rurali europee ai cambiamenti climatici» (SEC(2009)0417),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo «The role of European agriculture in climate change mitigation» (SEC(2009)1093),

vista la sua risoluzione legislativa del 14 novembre 2007 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che definisce un quadro per la protezione dei suoli e che modifica la direttiva 2004/35/CE (1),

vista la sua risoluzione del 12 marzo 2008 su «L'agricoltura sostenibile e il biogas: necessità di rivedere la legislazione comunitaria» (2),

vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2009 su «2050: il futuro comincia oggi - raccomandazioni per la futura politica integrata dell'UE in materia di cambiamento climatico» (3),

vista la sua risoluzione del 12 marzo 2009 su «La sfida che impone all'Unione europea il degrado delle terre agricole, soprattutto nell'Europa meridionale: come agire attraverso gli strumenti della politica agricola comune» (4),

vista la sua risoluzione del 25 novembre 2009 su La strategia dell'Unione europea in vista della Conferenza di Copenaghen sul cambiamento climatico (COP 15) (5),

visto il rapporto IAASTD (Valutazione internazionale delle scienze e delle tecnologie agricole per lo sviluppo), elaborato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura e dalla Banca mondiale, e sottoscritto da 58 paesi,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7–0060/2010),

A.

considerando che il cambiamento climatico derivante dall'accumulazione storica di gas con effetto serra (GES) nell'atmosfera è un'evidenza scientifica che può avere gravi conseguenze sugli ecosistemi,

B.

considerando che l'agricoltura è direttamente interessata in quanto è una delle numerose attività economiche che gestiscono le risorse naturali a vantaggio dell'umanità,

C.

considerando che il cambiamento climatico rappresenta una delle più gravi minacce non solo per l'ambiente, ma anche sul piano sociale ed economico, dal momento che la produttività delle colture agricole, essendo notevolmente influenzata dalla variabilità delle condizioni climatiche estreme, presenta fluttuazioni da un anno all'altro e influenza quindi indirettamente tutti i settori dell'economia, benché quello più vulnerabile rimanga l'agricoltura,

D.

considerando che l'agricoltura partecipa alla deregolamentazione climatica in quanto una delle principali fonti di due importanti GES (il protossido di azoto e il metano) che vengono emessi da vari processi biologici della produzione agricola , essendo al contempo molto esposta agli effetti nefasti di tale deregolamentazione,

E.

considerando che le emissioni di gas serra dovute all'agricoltura (compreso l'allevamento) sono diminuite del 20 % nell'UE-27 nel periodo tra il 1999 e il 2007 e che la proporzione delle emissioni di gas serra dell'Unione prodotte dall'agricoltura è diminuita dall'11 % nel 1990 al 9,3 % nel 2007, fra l'altro in seguito ad una maggiore efficienza dell'agricoltura dell'UE, di innovazioni costanti e dell'uso di nuove tecniche, dell'utilizzo di fertilizzanti più efficaci e della recente riforma della PAC,

F.

considerando che l'agricoltura e la foresta sono i principali settori economici in grado di captare il CO2 derivante dalle attività umane, di conservarlo e accumularlo nei suoli grazie alla loro capacità di serbatoio e di fissarlo nei vegetali attraverso la fotosintesi; considerando che tali settori dispongono anche di un importante potenziale in grado di partecipare positivamente agli sforzi di attenuazione del riscaldamento,

G.

considerando che il cambiamento climatico si ripercuote già negativamente sull'agricoltura nell'Unione (fra l'altro, abbassamento delle risorse idriche, salinità e siccità più frequenti, desertificazione, forte aumento della pluviometria invernale e delle inondazioni al nord, minacce per le aree costiere basse dovute all'aumento del livello del mare e al pericolo della salinizzazione, fenomeni temporaleschi ed altri eventi atmosferici estremi, erosione e smottamenti, proliferazione di insetti devastatori e di malattie animali e vegetali), e che l'attesa accelerazione di tali fenomeni potrebbe avere importanti ripercussioni economiche, sociali e ambientali per i settori agricolo, forestale e turistico,

H.

considerando che il settore agricolo ha la capacità tanto di adattarsi quanto di mitigare il cambiamento climatico, facendo leva sullo know how degli agricoltori, su una forte PAC e sullo sviluppo della ricerca e dell'innovazione, ma che trattandosi di processi naturali difficili da gestire, gli impegni necessari sono considerevoli,

I.

considerando che l'agricoltura europea rappresenta un serbatoio di posti di lavoro da proteggere e da sviluppare,

J.

considerando che l'agricoltura rimane vitale per il mantenimento dell'attività umana nei territori rurali europei, soprattutto vista la vasta gamma di servizi che gli agricoltori possono svolgere per il resto della società,

K.

considerando che l'agricoltura è direttamente interessata dagli obiettivi dell'Unione in materia di sviluppo delle energie rinnovabili, e che questo sviluppo può contribuire in modo sensibile alla riduzione dei GES,

L.

considerando che una delle funzioni primarie dell'agricoltura dell'Unione europea è quella di nutrire la popolazione dell'Unione,

M.

considerando che l'Unione deve essere alla testa della lotta contro il riscaldamento globale,

Contributo dell'agricoltura dell'Unione agli sforzi per l'attenuazione del riscaldamento

1.

afferma che l'agricoltura e la silvicoltura europea possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi di attenuazione del cambiamento climatico fissati dall'Unione offrendo soluzioni e sostegno per contribuire a limitare e ridurre le sue emissioni di GES, favorendo l'assorbimento di carbonio nei suoli, sviluppando la produzione di energie rinnovabili sostenibili e massimizzando la funzione di fotosintesi; sottolinea che a tal fine occorre incoraggiare lo sviluppo di un'agricoltura che produca beni scambiabili e non scambiabili che sfrutti le risorse potenziali e naturali di ogni ecosistema nel modo più efficace possibile e concili gli imperativi economici, sociali e ambientali, nonché il benessere animale, in modo da migliorare la propria sostenibilità;

2.

ritiene che, nel caso di partecipazione più attiva dell'agricoltura nel processo globale di riduzione dei cambiamenti climatici, occorra prestare attenzione a non danneggiare la posizione concorrenziale del settore agroalimentare dell'UE nel mercato mondiale;

3.

ritiene che l'agricoltura biologica, il pascolo estensivo e le pratiche di produzione integrata siano delle alternative per una produzione agricola più ecologica; sottolinea tuttavia che occorre trovare soluzioni che consentano all'agricoltura tradizionale, che occupa la maggior parte della superficie agricola europea, di contribuire in modo significativo a una gestione sostenibile dell'ambiente;

4.

riconosce che l'innovazione ha un ruolo fondamentale da svolgere per ridurre l'impatto dell'agricoltura sul cambiamento climatico e per attenuarne l'impatto ambientale;

5.

chiede in particolare che la futura PAC incoraggi, attraverso azioni d'informazione e di formazione e misure di incentivazione, pratiche che contribuiscano a migliorare l'efficacia e la potenziale attenuazione delle emissioni di GES dell'agricoltura nonché la cattura di carbonio come ad esempio:

le tecniche che combinano un lavoro adeguato e semplificato del suolo in grado di assicurare una copertura vegetale (ad esempio aratura ridotta o non aratura, mantenimento di residui di raccolta sui campi) e di permettere le intercolture e una rotazione delle colture, il che massimizza la fotosintesi e favorisce l'arricchimento dei suoli in materie organiche, come dimostrato dal progetto SoCo lanciato su iniziativa del Parlamento europeo;

la conservazione e lo sviluppo dell'imboschimento, del rimboschimento e dell'agroforesteria, di siepi, di zone rimboschite sulle parcelle, di sistemi da foraggio ottenuti da pascoli permanenti o temporanei;

l'introduzione di tecniche di gestione che permettano di prolungare il periodo di stoccaggio del carbonio sequestrato nei boschi;

la migliore gestione del suolo e dei minerali e la protezione adeguata delle terre ricche di carbonio e delle zone umide (colture adeguate come i canneti al posto dei drenaggi);

l'ammodernamento delle aziende agricole (isolamento degli edifici, attrezzature che consumano poca energia, utilizzazione delle energie rinnovabili) e cicli di produzione più efficienti,

tecniche moderne per quanto riguarda la gestione delle deiezioni e la concimazione, la conservazione e l'alimentazione degli animali, che consentano di ridurre in misura significativa le emissioni di metano;

la valorizzazione energetica della biomassa integrata alla produzione di alimenti, il che non permette soltanto di utilizzare sottoprodotti e scarti, ma contribuisce anche a ridurre le emissioni di CO2;

la coltivazione di piante energetiche legnose ed erbacee nelle zone di esondazione e nelle zone umide, sulle superfici sabbiose e sulle superfici meno adatte all'agricoltura, per assorbire CO2 e aumentare il sequestro del carbonio;

6.

sottolinea che queste pratiche agricole più rispettose degli ambienti naturali hanno anche effetti positivi sull'arricchimento della biodiversità e della qualità dei suoli, sull'accumulo d'acqua e sulla lotta contro l'erosione e l'inquinamento, mentre l'attenuazione delle ripercussioni delle attività agricole sul cambiamento climatico costituisce un altro dei «beni pubblici» che l'agricoltura offre;

7.

raccomanda l'istituzione di una politica forestale comune europea in grado di promuovere una gestione e una produzione sostenibili delle foreste e di valorizzare meglio gli apporti della filiera del legno e del relativo sviluppo economico, settore questo che contribuisce maggiormente alla ritenzione del carbonio. Ritiene che tale politica debba tener il più possibile conto delle diverse condizioni regionali in materia di silvicoltura, poiché gli ambienti forestali nell'Europa settentrionale e meridionale presentano possibilità e rischi diversi;

8.

richiama l'attenzione sul fatto che le foreste danno anche un contributo significativo alla gestione efficiente delle risorse idriche; sottolinea di conseguenza che Gli Stati membri devono quindi essere incoraggiati a intraprendere una gestione forestale che consenta di ridurre le differenze nel regime delle acque tra i periodi di siccità e quelli in cui sono possibili inondazioni, riducendo così gli effetti negativi della siccità e delle inondazioni sull'agricoltura, sulla produzione di energia e sulla popolazione;

9.

raccomanda il rafforzamento delle politiche per la montagna visto che il settore agropastorale e l'allevamento ricoprono un ruolo di particolare importanza nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nel sostenere l'adattamento e la riduzione della vulnerabilità, in particolar modo attraverso la corretta gestione dei pascoli;

10.

raccomanda di elaborare strategie volte a prevenire e ad attenuare le conseguenze negative sul piano dell'agricoltura nell'Unione europea mediante:

un piano d'azione per le zone maggiormente colpite: impiego di varietà vegetali resistenti ai nuovi parametri climatici, adeguamento del calendario delle attività agricole alle nuove condizioni, rimboschimenti, costruzione di serre, gestione delle risorse idriche per l'agricoltura, risanamento ecologico dei terreni inquinati;

un piano a lungo termine volto ad eliminare le cause che determinano il cambiamento climatico mediante la promozione di un'economia globale basata sulla riduzione delle emissioni di CO2e la promozione della sicurezza energetica;

11.

sottolinea che le emissioni di protossido d'azoto possono essere ridotte attraverso una più efficace utilizzazione dei fertilizzanti azotati (agricoltura di precisione); ritiene inoltre che i fertilizzanti contenenti residui dalla produzione di gas offrono possibilità per la concimazione organica di precisione e, di conseguenza, per la riduzione delle emissioni;

12.

chiede il potenziamento delle ricerche sull'alimentazione del bestiame e la selezione genetica degli animali d'allevamento allo scopo di ridurre le emissioni di metano, fermo restando che siffatte misure di mitigazione non vanno adottate se pongono in pericolo la salute o il benessere degli animali; chiede parallelamente un programma che consenta di ridurre la dipendenza dell'Unione nei confronti delle proteine vegetali importate per l'alimentazione animale, nonché l'attuazione di un programma d'informazione che informi i consumatori delle conseguenze dei loro comportamenti di acquisto e delle loro abitudini alimentari sul clima;

13.

chiede al contempo con insistenza l'adozione di misure volte ad accelerare e a intensificare la ricerca in materia di selezione vegetale per rendere le colture e le piante più resistenti alle nuove condizioni climatiche e per far fronte alle sfide comportate dal cambiamento climatico, in particolare per quanto riguarda l'approvvigionamento alimentare, con materie prime in quantità e di qualità sufficienti; reputa che le ricerche debbano innanzitutto riguardare le varietà vegetali resistenti allo stress idrico e alle temperature estremamente elevate e le relative tecniche di coltivazione; sottolinea inoltre che queste varietà e tecniche possono rivelarsi un'alternativa valida ai sistemi d'irrigazione costosi e inefficienti realizzati in determinate zone e presentano inoltre il vantaggio di essere maggiormente accettate dalle comunità locali;

14.

sottolinea che l'ottimizzazione dei sistemi di accumulo e di spandimento delle deiezioni animali e il trattamento di tali deiezioni in impianti anaerobici sono attualmente una delle tecniche più promettenti al fine di ridurre le emissioni di metano (fornendo nel contempo una fonte di energia rinnovabile) e la dipendenza dai concimi chimici azotati, soprattutto nelle regioni a forte densità di allevamento; considera che tale biogas contribuisce a un'agricoltura autosufficiente sotto il profilo energetico;

15.

ricorda a tale riguardo la necessità di utilizzare il digestato ottenuto dai digestori per la produzione di biogas come prodotto sostitutivo dei fertilizzanti artificiali senza farlo rientrare nella categoria «fertilizzanti animali», in modo da ridurre ulteriormente l'uso dei fertilizzanti artificiali;

16.

chiede l'accelerazione della semplificazione amministrativa, nonché degli sforzi di ricerca e di sviluppo per sfruttare e valorizzare la biomassa che si trova nelle aziende agricole (rifiuti agricoli o forestali), il biogas ottenuto dall'allevamento e gli altri agrocarburanti sostenibili, purché non mettano in discussione la sicurezza alimentare;

17.

sottolinea la necessità di rispettare il principio della sostenibilità quando si utilizza la biomassa; di conseguenza, ne va incoraggiato l'uso il più vicino possibile al luogo di produzione delle materie prime agricole. Ciò riduce le perdite di energia nel trasporto;

18.

sottolinea che l'uso della biomassa per il riscaldamento può ridurre significativamente l'impatto negativo dei cambiamenti climatici, e chiede pertanto alla Commissione e agli Stati membri di concedere finanziamenti per lo sviluppo rurale a istituzioni pubbliche rurali perché passino a sistemi di riscaldamento basati sulla bioenergia;

19.

richiama l’attenzione sul fatto che un maggiore impiego delle TIC potrebbe migliorare la sorveglianza delle varie fasi di produzione e ottimizzarne la gestione al fine di aumentare la produzione rispetto all'utilizzo dei mezzi di produzione e, al contempo, di ridurre l'emissione dei gas a effetto serra e il consumo energetico; sottolinea allo stesso modo che l'uso più ampio delle TIC, l'integrazione delle politiche volte a promuovere la formazione per gli agricoltori nelle nuove tecnologie e il supporto per l'innovazione e l'imprenditorialità tra i giovani agricoltori in particolare, sono temi chiave per rendere l'agricoltura più sostenibile sul piano ambientale e rendere il settore più competitivo;

20.

sottolinea che l'Unione è il primo importatore di prodotti agricoli, il che rappresenta un costo carbonio superiore a quello delle produzioni europee per via di criteri ambientali spesso meno elevati nei paesi terzi e delle emissioni provenienti dal trasporto sulle lunghe distanze nonché della deforestazione; ritiene in proposito che occorra informare i consumatori per mezzo di una strategia di comunicazione mirata sui benefici di una dieta sana ed equilibrata, composta di alimenti regionali e stagionali di qualità, prodotti di un'agricoltura sostenibile ed efficiente, la cui impronta di carbonio potrebbe essere diversa da quella dei prodotti importati; è altresì del parere che sia necessario compensare equamente gli sforzi intrapresi dagli agricoltori europei per ridurre le loro emissioni e incoraggiare la diversificazione delle produzioni locali (soprattutto lo sviluppo delle proteine vegetali nell'Unione);

21.

si schiera, a tale proposito, a favore di un'etichettatura volontaria «prodotto nell'UE» per i prodotti interamente provenienti dall'Unione europea;

22.

chiede l'adozione di sistemi efficaci di controllo delle importazioni da paesi terzi e sostiene la completa reciprocità tra i requisiti che devono rispettare i produttori europei ai fini della lotta al cambiamento climatico e i criteri richiesti alle importazioni da paesi terzi, con l'obiettivo di evitare una perdita di competitività per le produzioni dell'Unione;

23.

sottolinea che l'Unione deve reinvestire nella politica di sviluppo dell'agricoltura e della silvicoltura onde cooperare alla diffusione di nuove pratiche e favorire lo sviluppo di altre agricolture sostenibili nel mondo;

Misure di adeguamento dell'agricoltura europea alle conseguenze del riscaldamento

24.

sottolinea che l'agricoltura europea si adatta e deve continuare ad adattarsi alle conseguenze delle modificazioni climatiche in corso e prepararsi all'impatto globalmente negativo che tali cambiamenti avranno per numerose regioni dell'Unione;

25.

ritiene che in tale contesto l'Unione dovrà sviluppare una strategia coerente di adattamento dell'agricoltura ai due diversi tipi di perturbazioni climatiche future:

il riscaldamento climatico medio;

la maggiore variabilità delle condizioni climatiche che comporta il moltiplicarsi di episodi estremi;

26.

è del parere che la PAC debba concentrarsi sulla gestione delle risorse in un modo più sostenibile ed efficace e che sia necessario tenerne conto nella prossima riforma della PAC, compresi ad esempio:

la gestione ottimale delle risorse idriche (sistemi d'irrigazione più efficaci, uso di acqua riciclata, pratiche di risparmio dell'acqua nei campi, bacini di ritenuta collinari, ecc.) e la responsabilizzazione degli utenti;

la scelta di varietà, soprattutto selezionate per la loro robustezza di fronte a fenomeni climatici estremi, e una rotazione delle colture adeguate in funzione della siccità, delle malattie, ecc.;

la protezione dei suoli (assicurandone la materia organica) dall'erosione idrica e atmosferica;

la piantumazione di filari di alberi, di siepi o di superfici boschive sul limitare delle parcelle allo scopo di trattenere l'acqua, limitare il ruscellamento e servire da frangivento e da riparo agli ausiliari di colture come gli insetti impollinatori;

la conservazione dei pascoli e la promozione della produzione animale nei pascoli;

le misure di sorveglianza e di controllo delle malattie; in tale ambito risulta necessaria la creazione di dispositivi nazionali e quindi europei di controllo delle emergenze e di quelle che si ripresentano;

le misure di sorveglianza e di controllo degli insetti; in tale ambito devono essere sviluppati il monitoraggio della potenziale invasività e le misure di condizionamento sanitario (controlli rafforzati alle frontiere e nei luoghi esposti, come i vivai e gli aeroporti, misure di biosicurezza);

il risanamento delle superfici degradate;

la preservazione di foreste adeguate al cambiamento climatico e la gestione forestale per limitare i rischi di incendi;

27.

sottolinea che potrà rivelarsi necessario ripristinare la gestione delle acque nei terreni golenali originariamente poco adatti all'agricoltura e successivamente prosciugati, ripensando quindi la sistemazione dei fiumi, ricostituendo opportune zone di esondazione e piantando nuovamente su questi terreni la vegetazione golenale originaria;

Implicazioni per il modello agricolo europeo

28.

sottolinea che la PAC dovrà contribuire a una politica agricola più sostenibile, aumentando allo stesso tempo le rese e tenendo conto del fatto che il riscaldamento climatico può rimettere in discussione la capacità di produzione e di alimentazione della popolazione nel mondo, compresa l'Europa;

29.

ritiene parimenti che la PAC debba fornire incentivi finanziari alle autorità locali degli Stati membri affinché adottino misure volte a:

ripristinare la capacità di produzione e protezione degli ecosistemi naturali, delle colture agricole e delle altre risorse danneggiate dalla siccità e dalla desertificazione o dalle inondazioni;

migliorare le pratiche di utilizzo delle risorse idriche, del suolo e della vegetazione che si sono rivelate insostenibili nel tempo;

individuare, migliorare e promuovere le varietà vegetali e le razze animali nelle zone aride e/o soggette a rischio di inaridimento;

migliorare le azioni di prevenzione;

30.

segnala che le ripercussioni del cambiamento climatico sull'agricoltura sono dirette e sproporzionatamente sfavorevoli e che pertanto l'agricoltura rivendica la priorità nell'elaborazione di misure atte ad attenuare le ripercussioni del cambiamento climatico;

31.

è del parere che le «nuove sfide» di cui nello stato di salute della PAC, ovvero il cambiamento climatico, la gestione delle risorse idriche, le energie rinnovabili e la biodiversità, debbano essere ribadite e integrate dal rispetto e dal miglioramento della qualità dei suoli e delle loro funzioni (cattura del carbonio, capacità di ritenere le acque ed elementi minerali, la vita biologica …), dal momento che si tratta delle principali questioni riguardanti gli interessi delle generazioni future e che dovrebbero essere ulteriormente prese in considerazione nella PAC futura;

32.

osserva che l'attuale sistema di ecocondizionalità, concepito per far sì che i produttori agricoli ottemperino a norme molto elevate in termini di benessere animale, di salute animale e di protezione dell'ambiente, ha comportato problemi per gli agricoltori e, nella sua forma attuale, forse non costituisce lo strumento migliore per conseguire i risultati auspicati; invita, nel contesto della prossima riforma della PAC, porre maggiore enfasi su modelli di produzione più sostenibili e più efficienti, tenendo conto del fatto che richiedono un finanziamento pubblico per consentire agli agricoltori di far fronte ai costi straordinari comportanti dalla fornitura di «beni pubblici», a vantaggio dell'intera società (come, ad esempio, la conservazione delle aree rurali, della biodiversità, la cattura di carbonio e la sicurezza alimentare);

33.

riconosce che la PAC deve fissare norme d'avanguardia a livello mondiale in materia di protezione ambientale; sottolinea che ciò significherà un livello di costi che non può essere recuperato dal mercato, anche se si può in parte considerare trattarsi di fornitura di beni pubblici, ed è consapevole che i produttori europei necessiteranno di una protezione rispetto alla concorrenza dei paesi terzi che non soddisfano le norme ambientali UE;

34.

è del parere che il cambiamento climatico sta obbligando l'Unione ad adeguare il proprio modello di politica agricola; di conseguenza, invita la Commissione a promuovere, nella sua futura comunicazione sulla riforma della PAC dopo il 2013, un modello agricolo più sostenibile ed efficace, in conformità con tutti gli obiettivi della PAC, inteso a produrre alimenti sufficienti e sicuri e più rispettoso dell'equilibrio ambientale; tale modello deve basarsi su un sistema di sostegno degli agricoltori equo e legittimo, nonché rafforzare il ruolo del mestiere di agricoltore;

35.

ritiene che sia essenziale mantenere una PAC ambiziosa, compresi in particolare il sistema di pagamenti diretti finanziati dal bilancio dell'UE nonché una semplificazione e una maggiore equità dei pagamenti in tutta l'Unione, affinché in futuro l'agricoltura europea contribuisca alla sicurezza alimentare e alla protezione del clima;

36.

sottolinea l'importanza di creare e garantire in permanenza una base per lo sviluppo di alcune attività economiche alternative che riducano il grado di dipendenza delle comunità locali dalle risorse naturali o dalla produzione agricola affetta da siccità; ritiene che l'accesso ai finanziamenti concessi dai fondi europei sia determinante per garantire le condizioni di sviluppo di attività economiche alternative;

37.

sottolinea l'importanza di promuovere pratiche di pianificazione integrata dello sviluppo nelle zone rurali in funzione delle esigenze locali, introducendo principi di ottimizzazione dell'utilizzo dei terreni, in vista dell'adeguamento alle mutevoli condizioni ambientali (siccità prolungata, frane, inondazioni ecc.) e al mercato dei prodotti e dei servizi realizzabili a livello locale;

38.

chiede anche alla Commissione di riflettere su nuovi sistemi d'aiuto a sostegno del contributo che l'agricoltura offre alla riduzione di CO2, quali la fissazione di carbonio nei suoli e la biomassa agricola, e che promuovano lo sfruttamento agricolo delle superfici che forniscono un contributo positivo dinanzi al cambiamento climatico;

39.

rileva la necessità che la Commissione europea effettui una stima corretta dei costi dell'adeguamento dell'agricoltura al cambiamento climatico;

40.

giudica necessario rafforzare e adeguare gli strumenti di gestione dei rischi e delle crisi alla crescente volatilità dei mercati e all'espandersi dei rischi climatici;

41.

sottolinea, alla luce dell'entità della sfida climatica e degli investimenti, che i settori agricolo e silvicolo devono dedicarsi a modalità di produzione più sostenibili, e che è necessario mantenere una PAC forte dotata di un bilancio appropriato al di là del 2013, prevedendo inoltre nuove risorse finanziarie per favorire la diffusione di tecnologie e di sistemi moderni e innovativi in grado di dare concreti risultati di mitigazione e di adattamento nei diversi settori agricoli;

42.

sottolinea che, sebbene la PAC non sia una politica europea incentrata sul clima, può tuttavia rappresentare la base per introdurre strumenti efficaci e un incentivo alla lotta contro i cambiamenti climatici, questione che occorre ricordare anche in fase di discussione sul futuro del bilancio dell'UE;

43.

ritiene che l'Unione europea debba mantenere la propria posizione di guida nella lotta contro il cambiamento climatico, questione che non deve essere relegata in secondo piano a causa delle attuali difficoltà economiche;

44.

sottolinea che l'Unione europea ha bisogno di politiche di sviluppo e di finanziamento per l'agricoltura che garantiscano la sicurezza e l'alta qualità degli alimenti;

*

* *

45.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 281

(2)  GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 29.

(3)  GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 44.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2009)0130.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2009)0089.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/40


Mercoledì 5 maggio 2010
Agricoltura in zone caratterizzate da svantaggi naturali: una valutazione specifica

P7_TA(2010)0132

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sull'agricoltura nelle zone caratterizzate da svantaggi naturali: un controllo speciale (2009/2156(INI))

2011/C 81 E/07

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 39 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

vista la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo «Rendere più mirati gli aiuti agli agricoltori delle zone caratterizzate da svantaggi naturali» ((COM(2009)0161),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione, formulato il 17 dicembre 2009,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per lo sviluppo regionale (A7–0056/2010),

A.

considerando che il 54 %, cioè oltre metà delle superfici agricole, è stata qualificata zona svantaggiata nell'Unione europea,

B.

considerando che ciascuno Stato membro ha designato zone svantaggiate, anche se in misura diversa,

C.

considerando che le zone montane (incluse le regioni artiche a nord del 62o parallelo, assimilate a zone montane) costituiscono circa il 16 % dei terreni agricoli, ma che oltre il 35 % dei terreni agricoli sono designati quali cosiddette «zone svantaggiate intermedie»,

D.

considerando che gli Stati membri hanno designato le «zone svantaggiate intermedie» in base a parametri diversi il che, secondo la Corte dei conti (1), potrebbe costituire fonte di discriminazione,

E.

considerando che solo un piccolo numero di aziende in queste regioni riceve una compensazione e che l'importo dei pagamenti differisce notevolmente tra gli Stati membri (2),

F.

considerando che per le zone montane e le zone caratterizzate da svantaggi specifici definite all'articolo 50, paragrafo 2 (zone montane) e all'articolo 50, paragrafo 3, lettera b) del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) sono previsti criteri chiari e incontestabili, per cui la definizione di tali zone non è stata oggetto di critiche da parte della Corte dei conti né della comunicazione della Commissione in esame,

G.

considerando che la particolare situazione delle regioni ultraperiferiche richiede l'attuazione di modalità di trattamento specifiche,

H.

considerando che promuovere le zone svantaggiate costituisce un elemento essenziale del cosiddetto secondo pilastro della politica agricola comune, cioè dello sviluppo rurale e che, pertanto, la discussione non dovrebbe essere incentrata né sugli obiettivi regionali né sulla questione della ridistribuzione degli stanziamenti del FEASR,

I.

considerando che con la riforma della regolamentazione sulla promozione delle zone svantaggiate e l'adozione del regolamento (CE) n. 1698/2005 è stata abolita la preesistente categoria delle «zone svantaggiate intermedie» e le zone ammissibili sono state definite quali zone «caratterizzate da svantaggi naturali»,

J.

considerando che i parametri socioeconomici invocati prima della riforma del 2005 da alcuni Stati membri non possono più essere applicati come criterio principale per delimitare le zone «caratterizzate da svantaggi naturali», ma possono ancora essere impiegati per designare zone caratterizzate da «svantaggi specifici», ammissibili al sostegno a norma dell'articolo 50, paragrafo 3, lettera b) del regolamento (CE) n. 1698/2005,

K.

considerando che gli Stati membri dispongono di un ampio margine, nella definizione dei propri programmi nazionali e regionali per lo sviluppo rurale, per presentare pacchetti di iniziative equilibrati e adeguati alla loro specifica situazione regionale, e che spetta loro presentare nei propri programmi offerte idonee alle loro regioni svantaggiate,

L.

considerando che gli otto parametri biofisici potrebbero non dimostrarsi sufficienti e che il valore limite del 66 % della superficie proposto potrebbe non essere sempre idoneo a identificare uno svantaggio reale in tutti i casi in un modo che rispetti la grande diversità delle zone rurali dell'UE; che fattori pertinenti per determinare lo svantaggio reale di una certa zona sono anche, fra gli altri, il tipo di coltivazione, la combinazione di tipi di suolo, l'umidità del suolo e il clima,

1.

sottolinea l'importanza di una compensazione adeguata quale strumento indispensabile per la garanzia di beni pubblici di alto valore come la preservazione dell'attività agricola e del paesaggio culturale nelle zone svantaggiate; osserva che spesso proprio le zone svantaggiate sono molto significative in termini di paesaggio culturale, mantenimento della biodiversità e benefici ambientali, nonché in termini di occupazione rurale e vitalità delle comunità rurali;

2.

riconosce che per la loro posizione unica le zone svantaggiate hanno un importante ruolo da svolgere in termini di benefici ambientali e mantenimento del paesaggio e sottolinea che i pagamenti a questo titolo devono mirare alla realizzazione di tali obiettivi;

3.

sottolinea che l'articolo 158 del trattato CE, sulla politica di coesione, quale riformato a Lisbona, presta particolare attenzione alle regioni che presentano svantaggi naturali; sollecita la Commissione a mettere a punto una strategia globale, eliminando le disparità esistenti tra gli Stati membri nel trattamento di queste zone e favorendo una strategia integrata, che tenga conto delle specificità nazionali e regionali;

4.

sottolinea che il sostegno delle zone con svantaggi naturali mira in particolare ad assicurare in modo duraturo e ubiquitario una gestione del territorio efficace e multifunzionale e, in tal modo, a far sì che le zone rurali restino un luogo vitale d'attività economica e d'insediamento abitativo;

5.

sottolinea la necessità di sfruttare queste zone svantaggiate non solo per produrre generi alimentari di alta qualità, ma anche per contribuire allo sviluppo economico complessivo, migliorando la qualità della vita e la stabilità demografica e sociale di queste zone;

6.

invita in tal senso la Commissione a tener conto anche delle implicazioni sociali della nuova classificazione delle zone caratterizzate da svantaggi naturali;

7.

precisa che la compensazione per le zone svantaggiate, a differenza delle misure agroambientali, non deve essere subordinata a impegni specifici supplementari sul metodo di gestione agricola che vadano al di là degli obblighi di condizionalità; ricorda che il regime ZS deve in linea di massima offrire una compensazione ad agricoltori che sono anche gestori del territorio, gravati da svantaggi naturali considerevoli che non sono compensati in quanto tali dal mercato;

8.

sottolinea tuttavia che le indennità ZS devono essere legate all'attiva coltivazione del suolo, cioè alla produzione di alimenti o ad attività a questa intimamente correlate;

9.

ritiene che gli otto parametri biofisici proposti dalla Commissione possano essere idonei in una certa misura per delimitare le zone caratterizzate da svantaggi naturali; sottolinea tuttavia che non sempre tali parametri potranno essere utilizzati per delimitare in modo obiettivo le zone caratterizzate da svantaggi naturali;

10.

riconosce tuttavia che criteri rigidi e puramente biofisici possono non essere idonei per tutte le zone d'Europa e possono comportare conseguenze non volute in termini delle zone che qualificano; raccomanda perciò che venga riesaminata, su base puramente obiettiva, l'opportunità di criteri socioeconomici quali la distanza dai mercati, la mancanza di servizi e lo spopolamento;

11.

sollecita la Commissione a tener conto di tutti i punti di vista che sono stati espressi durante le consultazioni con Stati membri, autorità regionali e locali e organizzazioni agricole riguardo alla definizione delle zone caratterizzate da svantaggi naturali;

12.

ritiene in particolare che l'inclusione di un criterio geografico indicato come «isolamento» corrisponderebbe allo svantaggio naturale specifico rappresentato dalla distanza dai mercati, dalla grande lontananza e dal limitato accesso ai servizi;

13.

ritiene necessario rivedere la definizione del criterio «Soil Moisture Balance» (bilancio idrico del suolo) in modo da tenere conto delle differenziate condizioni agro-climatiche presenti nei vari paesi dell'Unione;

14.

ritiene che, per riconoscere le limitazioni che comportano i terreni umidi non lavorabili, l'inclusione di un criterio relativo ai «giorni di capacità di campo» consentirebbe di tener conto dell'interazione tra tipi di suolo e clima (ad esempio per riflettere adeguatamente le difficoltà del clima marittimo);

15.

chiede pertanto alla Commissione di proseguire le sue attività di ricerca e la sua analisi ai fini dell'inclusione nel nuovo regime ZS di eventuali criteri aggiuntivi, in modo da adattare meglio le sue proposte alle difficoltà pratiche incontrate dagli agricoltori e costruire un solido complesso di criteri che mantenga a lungo termine la sua validità;

16.

sottolinea ciò nondimeno che è imprescindibile, per un'attuazione pratica di questi criteri e la fissazione di valori limite realistici, che gli Stati membri e le regioni presentino i dati biofisici necessari con sufficiente accuratezza rispetto all'ambiente naturale; si esprime pertanto a favore del test pratico avviato dalla Commissione per i criteri proposti; esige che le carte dettagliate che gli Stati membri presenteranno siano utilizzate, se del caso, per adeguare alla realtà degli spazi naturali i valori limite dei criteri, definendo le zone caratterizzate da svantaggi naturali, e il limite del 66 % proposti, a livello regionale o di Stati membri;

17.

sottolinea in particolare che, al fine di affrontare le interazioni tra i molti fattori praticamente determinanti, potrebbe rivelarsi necessario l'uso cumulativo dei criteri adottati; ciò consentirebbe a quelle zone svantaggiate che accumulano due o più svantaggi naturali di piccole o medie dimensioni di essere classificate come ZS anche qualora i singoli criteri non diano luogo a tale classificazione;

18.

sottolinea che la Commissione potrà assumere una posizione definitiva sulle unità territoriali di base prescelte, sui criteri e i valori limite solo quando gli Stati membri avranno presentato carte complete e dettagliate; sottolinea che, in mancanza dei risultati di tale simulazione, il valore limite del 66 % proposto, così come i valori limite che definiscono i criteri stessi, devono essere considerati con notevole cautela e possono essere oggettivamente e opportunamente adeguati solo una volta rese disponibili le carte nazionali; invita pertanto la Commissione a esaminare tempestivamente i risultati della simulazione e, su questa base, ad elaborare immediatamente una comunicazione dettagliata sulla delimitazione delle zone caratterizzate da svantaggi naturali;

19.

sottolinea che, quando la mappa delle zone svantaggiate intermedie sarà stabilita, si dovrà tener conto anche dei criteri nazionali oggettivi affinché sia possibile adeguare la definizione delle zone alle specifiche condizioni di ciascun paese; ritiene che tale adeguamento debba essere eseguito in modo trasparente;

20.

considera necessario un certo grado di messa a punto nazionale volontaria dei criteri per il sostegno delle zone con svantaggi naturali per far adeguatamente fronte a situazioni geografiche in cui gli svantaggi naturali sono stati compensati da un intervento umano; sottolinea tuttavia che, quando la qualità delle terre è stata migliorata, si deve tener conto dell'onere di elevati costi di investimento e dei relativi costi di manutenzione, come il drenaggio e l'irrigazione; propone a questo proposito che siano utilizzati anche dati aziendali (ad esempio il reddito operativo e la produttività della terra), ma sottolinea che la decisione sui criteri da impiegare per la messa a punto deve spettare agli Stati membri dal momento che molti Stati membri hanno già sviluppato un sistema adeguato e appropriato di differenziazione che dovrebbe essere mantenuto;

21.

considera che i nuovi criteri potrebbero escludere talune zone con svantaggi naturali attualmente beneficiarie di sostegno; sottolinea che dovrebbe essere definito un adeguato periodo di ritiro progressivo del sostegno, per consentire alle regioni interessate di adeguarsi alla nuova situazione;

22.

sottolinea che le zone che hanno superato gli svantaggi naturali della terra attraverso tecniche agricole non dovrebbero essere definitivamente rimosse, soprattutto se registrano ancora un basso reddito agricolo o alternative di produzione molto scarse, e invita la Commissione ad assicurare una transizione agevole per tali aree;

23.

chiede che, qualora si prevedano procedure tecniche volte a compensare gli svantaggi naturali, non ci si limiti a tenere conto dei vantaggi a breve termine, ma si sottopongano tali procedure alla valutazione dell'impatto sulla sostenibilità;

24.

sottolinea la responsabilità degli Stati membri nell'identificare zone con svantaggi naturali e definire programmi equilibrati per lo sviluppo delle aree rurali; sottolinea la necessità di una piena partecipazione delle autorità regionali e locali in questo processo; sottolinea nel contempo la necessità che tali decisioni a livello nazionale e regionale siano notificate alla Commissione o da questa approvate;

25.

sottolinea che la riforma concernente le zone con svantaggi naturali costituisce una parte essenziale dello sviluppo futuro della politica agricola comune dell'Unione europea;

26.

invita la Commissione ad elaborare, entro un anno, un testo legislativo distinto sull'agricoltura nelle zone caratterizzate da svantaggi naturali;

27.

chiede che la revisione del regime delle zone svantaggiate abbia luogo di concerto con le discussioni della riforma della PAC nel suo complesso, al fine di garantire la coerenza nella progettazione dei nuovi sistemi di sostegno per gli agricoltori, soprattutto in relazione al nuovo pagamento unico per azienda;

28.

è cosciente delle implicazioni che l'esercizio di ridefinizione delle zone svantaggiate intermedie potrebbe avere per la progettazione futura degli aiuti della PAC ed invita quindi la Commissione a tener conto di tutte le posizioni espresse durante la consultazione pubblica da parte sia degli Stati membri che delle autorità regionali e locali autorità e delle associazioni di agricoltori interessate;

29.

chiede la protezione della parte di bilancio europeo destinata alle zone svantaggiate e sollecita gli Stati membri ad avvalersi pienamente delle opportunità di cofinanziamento per le zone svantaggiate, come uno dei più efficaci e importanti regimi di sviluppo rurale;

30.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.


(1)  Corte dei conti europea: Relazione speciale n. 4/2003 dell'ECA GU C 151 del 27.6.2003.

(2)  Da 16 EUR/ha in Spagna sino a 250 EUR/ha a Malta.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/45


Mercoledì 5 maggio 2010
Una nuova agenda digitale per l'Europa: 2015.eu

P7_TA(2010)0133

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla nuova Agenda europea del digitale: 2015.eu (2009/2225(INI))

2011/C 81 E/08

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata «Relazione sulla competitività digitale in Europa: Principali risultati della strategia i2010 nel periodo 2005-2009» (COM(2009)0390),

vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata «Commercio elettronico transfrontaliero tra imprese e consumatori nell'UE» (COM(2009)0557),

vista la sua risoluzione del 14 marzo 2006 su un modello europeo di società dell'informazione per la crescita e l'occupazione (1),

vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2007 dal titolo «Verso una politica europea sullo spettro radio» (2),

vista la sua risoluzione del 19 giugno 2007 sulla creazione di una politica europea per la banda larga (3),

vista la sua risoluzione del 21 giugno 2007 sulla fiducia dei consumatori nell'ambiente digitale (4),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per la cultura e l'istruzione (A7–0066/2010),

A.

considerando che le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni (TIC) permeano praticamente tutti gli aspetti della nostra vita e sono strettamente connesse con il nostro desiderio di un'economia prospera e competitiva, di salvaguardia dell'ambiente e di una società più democratica, aperta e inclusiva,

B.

considerando che l’Europa deve assumere un ruolo di guida nell'applicazione delle TIC, apportando maggiore valore ai propri cittadini e alle proprie imprese; considerando che l'impiego delle TIC contribuisce a far fronte alle attuali sfide strutturali, consentendo una crescita economica sostenibile,

C.

considerando che l'Europa coglierà i frutti di questa rivoluzione digitale solo se tutti i cittadini dell'UE sono mobilitati e hanno la facoltà di partecipare a pieno titolo alla nuova società digitale e solo se l’individuo è posto al centro dell'azione politica; considerando che questa rivoluzione digitale non può più essere intesa come un’evoluzione del passato industriale, bensì come un processo di radicale trasformazione,

D.

considerando che lo sviluppo della società digitale dovrebbe essere inclusivo e accessibile a tutti i cittadini dell’UE e dovrebbe essere supportato da politiche efficaci volte a colmare il divario digitale all’interno dell’UE, consentendo a più cittadini con competenze informatiche di utilizzare appieno le opportunità offerte dalle TIC,

E.

considerando che la banda larga è disponibile per oltre il 90 % della popolazione dell’Unione europea, ma è utilizzata soltanto nel 50 % delle famiglie,

F.

considerando che dei mercati delle comunicazioni competitivi sono importanti per garantire agli utenti i massimi benefici in termini di scelta, qualità e prezzi accessibili,

G.

considerando che il potenziale dell’Europa è indissolubilmente collegato alle capacità della sua popolazione, della sua forza lavoro e delle sue organizzazioni e che senza qualifiche si può ricavare solo un limitato valore aggiunto economico e sociale dalle tecnologie e dalle infrastrutture TIC,

H.

considerando che le TIC possono svolgere un ruolo determinante nel portare uno sviluppo sostenibile positivo nei paesi in tutto il mondo e nel contrastare la povertà e le diseguaglianze sociali ed economiche,

I.

considerando che i cittadini si asterranno dall'interagire, dall'esprimere liberamente le proprie opinioni e dal partecipare a transazioni se non hanno sufficiente fiducia nel quadro giuridico del nuovo spazio digitale; che la garanzia e l'affermazione dei diritti fondamentali in tale contesto è una condizione essenziale per ottenere la fiducia dei cittadini, che la garanzia della protezione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) e altri diritti è una condizione essenziale per ottenere la fiducia delle imprese,

J.

considerando che i crimini informatici, quali l'incitamento a commettere atti terroristici, i crimini dettati dall’odio e la pedopornografia sono aumentati e mettono in pericolo i singoli, tra cui i minori,

K.

considerando che i settori culturali e creativi europei non svolgono soltanto un ruolo essenziale per la promozione della diversità culturale, il pluralismo dei media e la democrazia partecipativa in Europa, ma costituiscono anche un importante motore della crescita sostenibile e della ripresa economica dell’Unione europea; considerando che occorre prestare particolare attenzione alle specificità culturali e linguistiche nel dibattito sulla creazione di un mercato unico nel settore dei contenuti creativi,

L.

considerando che la società democratica europea, la partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico e l’accesso alle informazioni nel mondo digitale dipendono da un settore della stampa dinamico e competitivo quale quarto pilastro della democrazia,

M.

considerando che i progressi insufficienti in materia di creazione, diffusione e utilizzazione delle TIC sono responsabili di un ritardo di crescita e di produttività e che le giovani imprese con un elevato potenziale di crescita, attive nelle innovazioni delle TIC faticano a inserirsi stabilmente sui mercati,

N.

considerando che i settori privato e pubblico devono investire in piattaforme e servizi innovativi, quali, per esempio, «cloud computing», eHealth, contatori intelligenti, mobilità intelligente e così via; che rafforzare il mercato unico europeo accrescerà l’interesse negli investimenti nell’economia e nei mercati europei e porterà a ulteriori economie di scala,

O.

considerando che non abbiamo ancora raggiunto un mercato unico digitale pienamente funzionante per i servizi on line e di comunicazione in Europa; che la libera circolazione dei servizi digitali e del commercio elettronico transfrontaliero è oggi gravemente ostacolata da norme frammentate a livello nazionale, che le società e i servizi pubblici europei ricaveranno benefici economici e sociali dall’uso di servizi e applicazioni avanzati del settore TIC,

P.

considerando che Internet è il canale al dettaglio dalla crescita più rapida, ma il divario tra commercio elettronico nazionale e transfrontaliero nell’UE sta aumentando; che esistono grandi possibilità di notevole risparmio per i cittadini dell’UE grazie al commercio elettronico transfrontaliero, come evidenziato dalla comunicazione della Commissione sul commercio elettronico transfrontaliero tra imprese e consumatori nell’UE (COM(2009)0557),

1.

invita la Commissione a presentare una proposta per un'agenda digitale ambiziosa e un piano d'azione globale che consenta all'Europa di progredire verso una società digitale aperta e prospera e offra prospettive economiche, sociali e culturali a tutti i cittadini dell’Unione europea; propone che questa nuova agenda digitale sia denominata «agenda 2015.eu» e si basi sul modello della spirale virtuosa 2015.eu;

2.

sottolinea l’importanza di proseguire gli sforzi per garantire un accesso universale e ad alta velocità alla banda larga fissa e mobile per tutti i cittadini e i consumatori, preservando nel contempo la concorrenza a beneficio di questi ultimi; sottolinea che ciò richiede politiche mirate che promuovano la concorrenza, investimenti efficaci e l'innovazione in infrastrutture d’accesso nuove e migliorate e favoriscano la scelta dei consumatori fornendo un accesso a condizioni eque e a prezzi competitivi per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro ubicazione, garantendo in tal modo che nessun cittadino europeo risulti escluso;

3.

ritiene che, entro il 2013, ogni famiglia dell'UE dovrebbe avere accesso a Internet a banda larga a prezzi competitivi; esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere tutti gli strumenti politici disponibili per ottenere la banda larga per tutti i cittadini europei, tra cui il ricorso ai Fondi strutturali europei e al dividendo digitale per estendere la copertura e la qualità della banda larga mobile; invita gli Stati membri a dare nuovo impulso alla strategia europea concernente la banda larga ad alta velocità, segnatamente procedendo a un aggiornamento degli obiettivi nazionali per la copertura a banda larga e ad alta velocità;

4.

osserva che le norme sugli aiuti di Stato presentano alcune ambiguità che potrebbero avere ripercussioni sui servizi a banda larga sostenuti dalla Comunità, in particolare per quanto concerne la capacità delle autorità pubbliche di consolidare la propria domanda di rete quale base per nuovi investimenti; chiede alla Commissione di occuparsi con urgenza di questa problematica;

5.

rammenta la necessità di prestare adeguata attenzione alle zone rurali, alle zone in transizione industriale e alle regioni che soffrono di gravi svantaggi permanenti, naturali o demografici, come le regioni ultraperiferiche; ritiene che la soluzione più appropriata per garantire un'effettiva offerta della copertura a banda larga (e relativo accesso alla stessa) per i cittadini di tali regioni entro una scadenza accettabile e a un costo ragionevole sia rappresentata dalle tecnologie senza fili, quali il satellite, che consentono un’immediata connettività universale alla dorsale Internet;

6.

ricorda che gli obblighi del servizio universale corrispondono a un insieme minimo di servizi di qualità specifica ai quali tutti gli utenti finali dovrebbero avere accesso ad un prezzo accessibile, senza provocare distorsioni della concorrenza e senza imporre un onere aggiuntivo a carico di consumatori e operatori; esorta la Commissione a introdurre senza indugio la revisione del servizio universale attesa da lungo tempo;

7.

sottolinea l'importanza di garantire agli utenti finali disabili un accesso equivalente a quello offerto agli altri utenti finali, come raccomandato dal Parlamento europeo nel quadro della revisione della direttiva sul servizio universale e i diritti degli utenti; chiede alla Commissione di tenere nel massimo conto le esigenze degli utenti disabili nella «agenda 2015.eu»;

8.

invita la Commissione a condurre una valutazione d’impatto per verificare come realizzare la portabilità del numero nell’UE;

9.

sottolinea l’importanza che l’Europa mantenga il primato di «continente mobile» nel mondo e che il 75 % degli abbonati alla telefonia mobile diventi utente della banda larga mobile entro il 2015;

10.

rammenta la necessità di accelerare l’introduzione armonizzata dello spettro del dividendo digitale in modo non discriminatorio, senza compromettere i servizi di radiodiffusione esistenti e rafforzati;

11.

invita la Commissione ad affrontare, mediante il comitato sullo spettro radio, i requisiti pratici e tecnici al fine di garantire la disponibilità tempestiva dello spettro, con sufficiente flessibilità, per consentire l’introduzione di nuove tecnologie e servizi tra cui la banda larga mobile; invita la Commissione a elaborare una relazione riguardo alla concorrenza e agli sviluppi del mercato delle frequenze;

12.

sottolinea la necessità di approfondire la valutazione e la ricerca riguardo alla potenziale interferenza tra utenti dello spettro attuali e futuri, al fine di mitigare gli eventuali effetti negativi per i consumatori;

13.

ritiene che, a fronte di un aumento delle percentuali di accesso a Internet, gli Stati membri dovrebbero cercare di garantire che il 50 % delle famiglie dell’UE sia collegato alle reti ad alta velocità entro il 2015 (il 100 % entro il 2020), creando per gli utenti finali una situazione affidabile e migliore, in linea con le aspettative e le esigenze dei consumatori; rammenta che un appropriato quadro politico è essenziale per consentire gli investimenti privati, preservare la concorrenza e ampliare la scelta dei consumatori;

14.

invita gli Stati membri a recepire il nuovo quadro normativo concernente le comunicazioni elettroniche entro il termine stabilito, ad attuarlo pienamente e a conferire competenze adeguate ai regolatori nazionali; sottolinea che il nuovo quadro prevede un contesto normativo coerente e prevedibile che stimola gli investimenti e promuove mercati competitivi di reti, prodotti e servizi del settore TIC, contribuendo a un mercato unico rafforzato dei servizi della società dell’informazione; insiste sul fatto che qualsiasi orientamento sull’applicazione del pacchetto telecomunicazioni per le reti NGA (Next Generation Access) deve dare pieno effetto ai concetti introdotti nelle direttive per promuovere la realizzazione di tali reti;

15.

ritiene che occorra rafforzare l’efficacia del coordinamento normativo garantendo la piena operatività dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) quanto prima;

16.

invita le parti interessate ad adottare modelli aperti affinché l’introduzione di reti di comunicazioni contribuisca a stimolare l’innovazione e a guidare la domanda;

17.

rammenta la necessità di una regolamentazione trasparente e prevedibile ed esorta la Commissione a continuare a integrare i principi per legiferare meglio nella preparazione di iniziative legislative e non legislative, in particolare attraverso valutazioni dell’impatto mirate e tempestive;

18.

rammenta che l’interoperabilità e l’accessibilità sono interconnesse e sono le basi su cui sarà costruita un’efficiente società dell’informazione, affinché prodotti, infrastrutture e servizi interagiscano tra loro, consentendo agli europei di accedere a servizi e dati indipendentemente dal software che utilizzano;

19.

insiste sul fatto che le competenze digitali sono di fondamentale importanza per una società digitale inclusiva e che tutti i cittadini dell’Unione europea dovrebbero disporre degli incentivi per sviluppare le apposite competenze digitali; sottolinea che le competenze digitali dovrebbero contribuire all’inclusione nella società delle persone svantaggiate, quali ad esempio anziani e persone a basso reddito; esorta la Commissione e gli Stati membri ad affrontare le disparità tra gruppi diversi della società in termini di alfabetizzazione digitale e uso di Internet, il cosiddetto secondo divario digitale emergente; ribadisce l'impegno fondamentale di dimezzare il divario relativo all'alfabetizzazione e alla competenza digitale entro il 2015;

20.

chiede che nell'impiego dei sistemi TIC si rispettino la trasparenza, l'accessibilità e le pari opportunità, per migliorare la facilità d'uso di tali tecnologie per il maggior numero di cittadini europei;

21.

sottolinea che tutte le scuole primarie e secondarie devono disporre di connessioni Internet affidabili e di qualità entro il 2013 e di connessioni Internet ad alta velocità entro il 2015, con il sostegno della politica regionale e di coesione ove opportuno; sottolinea che la formazione nel settore delle TIC e l’e-learning dovrebbero diventare parte integrante delle attività di apprendimento permanente, creando programmi di istruzione e formazione migliori e accessibili;

22.

riconosce l'importanza dell'e-learning come metodo di formazione adeguato alle innovazioni TIC, che può rispondere alle esigenze di quanti non abbiano facilmente accesso agli strumenti formativi convenzionali, ma sottolinea che lo scambio di informazioni tra insegnanti, studenti e altre parti interessate è un presupposto essenziale; è del parere che debbano essere inoltre incoraggiati gli scambi internazionali, affinché gli istituti d'insegnamento possano riconquistare il loro importante ruolo nel promuovere la comprensione tra i popoli;

23.

raccomanda di introdurre il concetto di alfabetizzazione digitale nei sistemi di istruzione a partire già dal livello pre-elementare, parallelamente alle lingue straniere, con l'obiettivo di formare utenti esperti il più presto possibile;

24.

sottolinea l'importanza di conferire ai cittadini dell'UE competenze digitali che permettano loro di sfruttare appieno i vantaggi della partecipazione alla società digitale; ribadisce la necessità di garantire che conoscenza, competenze, abilità e creatività della forza lavoro europea rispondano allo standard più elevato a livello mondiale e siano costantemente aggiornate; ritiene che l'alfabetizzazione e le competenze digitali dovrebbero costituire aspetti centrali delle politiche dell’UE in quanto sono i motori principali della società dell’innovazione europea;

25.

propone il lancio di un «piano d'azione per l'alfabetizzazione digitale» a livello dell'UE e degli Stati membri, che comprenda specifiche opportunità di formazione inerenti all'alfabetizzazione digitale per disoccupati e gruppi a rischio di esclusione, incentivi per iniziative del settore privato volte a fornire a tutti i dipendenti una formazione per acquisire competenze digitali, un'iniziativa europea «Be smart on line!» per familiarizzare tutti gli studenti, compresi quelli impegnati nell’apprendimento permanente e nella formazione professionale, con un uso sicuro delle TIC e dei servizi on line, nonché un sistema comune di certificazione delle TIC a livello UE;

26.

esorta gli Stati membri a prendere tutte le misure necessarie per indurre i giovani professionisti a scegliere le TIC come carriera; invita gli Stati membri nel frattempo a porre maggiormente l’accento su materie attinenti alle scienze naturali, quali matematica e fisica, nei loro programmi nazionali d’istruzione per gli alunni della scuola primaria; ritiene che, data l’autentica e urgente necessità di azione per rispondere alla domanda di competenze nel settore delle TIC in Europa a breve e medio termine, occorrerà una banca dati più adeguata per verificare le competenze elettroniche; esorta le istituzioni dell’UE a intraprendere azioni al fine di creare tale banca dati;

27.

sottolinea che tutti i cittadini dell’UE dovrebbero essere resi consapevoli dei loro diritti e obblighi digitali fondamentali attraverso una Carta europea dei diritti dei cittadini e dei consumatori in ambito digitale; ritiene che tale carta dovrebbe consolidare l'acquis comunitario e includere in particolare i diritti dei consumatori, relativi alla protezione della vita privata, gli utenti vulnerabili e i contenuti digitali, nonché garantire adeguate prestazioni di interoperabilità; ribadisce che i diritti nel contesto digitale dovrebbero essere considerati nel quadro complessivo dei diritti fondamentali;

28.

è fermamente convinto che la tutela della privacy costituisca un valore fondamentale e che tutti gli utenti debbano avere il controllo dei propri dati personali, compreso il «diritto di essere dimenticati»; sollecita la Commissione a tenere conto non solo degli aspetti di protezione dei dati e di privacy in quanto tali, ma anche, in particolare, delle esigenze specifiche dei minori e dei giovani adulti riguardo a tali aspetti; invita la Commissione a presentare una proposta per l'adeguamento della direttiva sulla protezione dei dati all'attuale contesto digitale;

29.

invita la Commissione e gli Stati membri a intraprendere ulteriori azioni per migliorare la sicurezza digitale, combattere la criminalità informatica e lo spam, rafforzare la fiducia dei consumatori e proteggere lo spazio informatico dell’Unione europea da qualsiasi tipo di reato o infrazione; li invita inoltre ad avviare e promuovere con efficacia la cooperazione internazionale in quest’area; rammenta agli Stati membri che quasi la metà degli stessi non ha ancora ratificato la convenzione sulla cibercriminalità del Consiglio d’Europa e invita tutti gli Stati membri a ratificare e ad attuare tale convenzione;

30.

esorta gli Stati membri ad adottare misure volte a far sì che tutti i cittadini in Europa dispongano di un’identificazione elettronica sicura;

31.

insiste sulla necessità di salvaguardare un Internet aperto, in cui i cittadini abbiano il diritto e l'utenza commerciale sia in grado di accedere all'informazione e di diffonderla o di eseguire le applicazioni e i servizi di loro scelta, come stabilito nel nuovo quadro normativo; invita la Commissione, l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e le autorità nazionali di regolamentazione (NRA) a promuovere le disposizioni sulla «neutralità della rete», a seguirne da vicino l'applicazione armonizzata e a riferire al Parlamento europeo entro la fine del 2010; ritiene che la legislazione dell'UE debba salvaguardare la disposizione detta «semplice trasporto» («mere conduit») contenuta nella direttiva sul commercio elettronico (2000/31/CE) quale elemento cruciale per consentire una concorrenza libera e aperta sul mercato digitale;

32.

sottolinea che il pluralismo, la libertà di stampa e il rispetto per la diversità culturale sono valori fondamentali e obiettivi finali dell'Unione europea; esorta pertanto la Commissione europea a garantire che tutte le proposte politiche dell'UE siano conformi a questi valori e obiettivi;

33.

accoglie con favore la rapida attuazione della normativa sul roaming; sottolinea l'ulteriore necessità di un monitoraggio costante dei prezzi del roaming sui portatili nell'UE, compresi i prezzi del roaming di dati, invita il BEREC a effettuare un'analisi indipendente per valutare metodologie diverse dalla regolamentazione dei prezzi, che potrebbero essere utilizzate per creare un mercato interno competitivo per il roaming; invita la Commissione, sulla base dell'analisi del BEREC e della sua verifica, a proporre entro il 2013 una soluzione a lungo termine per il problema del roaming per garantire che il mercato interno del roaming funzioni correttamente, sia orientato alle esigenze del consumatore e sia concorrenziale, e possa pertanto portare a un abbassamento delle tariffe;

34.

sottolinea che i servizi digitali possono contribuire a far sì che l'Europa sfrutti pienamente il mercato interno; chiede una politica efficace per un mercato unico digitale che renda i servizi on line in Europa maggiormente competitivi, accessibili, transfrontalieri e trasparenti, offrendo il più alto livello possibile di tutela dei consumatori e mettendo fine alla discriminazione territoriale; invita le istituzioni dell'UE a eliminare, entro il 2013, i principali ostacoli normativi e amministrativi alle transazioni transfrontaliere on line; invita la Commissione a migliorare la sua revisione in corso dell'acquis comunitario che incide sul mercato unico digitale e a proporre provvedimenti legislativi mirati concernenti i principali ostacoli;

35.

chiede che sia realizzato uno studio sull'armonizzazione delle norme all'interno dell'UE al fine di promuovere un mercato comune del cloud computing e dell'e-commerce;

36.

esorta la Commissione a prendere in considerazione misure volte ad accrescere ulteriormente la trasparenza dei termini e delle condizioni del commercio on line e l'efficacia dell'applicazione e del ricorso transfrontalieri; sottolinea che uno sviluppo positivo del commercio on line richiede una distribuzione efficiente di prodotti e merci ed evidenzia pertanto la necessità di una rapida attuazione della terza direttiva postale (2008/6/CE);

37.

ritiene che gli Stati membri dovrebbero garantire il necessario ambiente digitale alle imprese, in particolare alle PMI; invita gli Stati membri ad istituire uno sportello unico per l'IVA al fine di facilitare l'e-commerce transfrontaliero per PMI e imprenditori e chiede alla Commissione di sostenere un ampio uso delle fatture elettroniche;

38.

esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire che, entro il 2015, almeno il 50 % degli appalti pubblici sia attuato attraverso strumenti elettronici, come indicato nel piano d'azione stabilito in occasione della conferenza ministeriale sull'e-governement, svoltasi a Manchester nel 2005;

39.

ritiene che, a quasi un decennio dalla loro adozione, le direttive che istituiscono il quadro giuridico per la società dell'informazione appaiano obsolete a causa della maggiore complessità del contesto on line, dell'introduzione di nuove tecnologie e del fatto che i dati dei cittadini dell'Unione europea sono trattati in misura crescente al di fuori dell'UE; ritiene che, mentre le questioni giuridiche derivanti da alcune direttive possono essere risolte con un aggiornamento progressivo, altre direttive hanno bisogno di una revisione più sostanziale ed è necessario adottare un quadro internazionale per la protezione dei dati;

40.

sottolinea l'interesse che il passaggio al digitale dei servizi pubblici (e-government) potrebbe rivestire per i cittadini e le imprese, consentendo un'offerta di servizi pubblici più efficace e personalizzata; invita gli Stati membri a sfruttare gli strumenti delle TIC per migliorare la trasparenza e la responsabilità dell'azione governativa e per contribuire a una democrazia maggiormente partecipativa che coinvolga tutti i gruppi socioeconomici, sensibilizzando i nuovi utenti e rafforzando la fiducia e la sicurezza; invita gli Stati membri a elaborare piani nazionali per il passaggio dei servizi pubblici al digitale, che dovrebbero includere obiettivi e misure affinché entro il 2015 tutti i servizi pubblici siano on line e accessibili ai disabili;

41.

sottolinea l’importanza della banda larga per la salute dei cittadini europei, in quanto consente l’uso di tecnologie dell’informazione efficienti in campo sanitario, aumenta la qualità dell’assistenza, estende la copertura geografica dell’assistenza sanitaria alle zone rurali insulari, di montagna e a bassa densità di popolazione, facilita l’assistenza domiciliare e riduce le cure non necessarie e i trasferimenti costosi dei pazienti; ricorda che la banda larga può altresì contribuire a proteggere i cittadini europei facilitando e promuovendo informazioni e procedure in materia di sicurezza pubblica, risposta ai disastri e recupero;

42.

sottolinea che le TIC assumono particolare importanza per i disabili poiché tali soggetti necessitano, per svolgere le proprie attività quotidiane, di maggiore assistenza tecnologica rispetto agli altri utenti; ritiene che è un diritto dei disabili partecipare, in condizioni di pari opportunità, al rapido sviluppo dei prodotti e dei servizi derivanti dalle nuove tecnologie, poiché ciò consentirà loro di partecipare a una società dell'informazione senza esclusioni né barriere;

43.

sottolinea la necessità di sviluppare una «quinta libertà» che consenta la libera circolazione dei contenuti e delle conoscenze e di conseguire, entro il 2015, un quadro giuridico convergente e rispettoso del consumatore, per l'accesso al contenuto digitale in Europa, che migliorerebbe la sicurezza dei consumatori e permetterebbe di conseguire un giusto equilibrio tra i diritti dei titolari dei diritti e l'accesso del pubblico ai contenuti e alle conoscenze; invita l'UE, per stare al passo con lo sviluppo tecnologico, ad accelerare il dibattito sul diritto d'autore e ad analizzare l'impatto di un titolo sul diritto d'autore UE all'articolo 118 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, al fine di fornire una tutela uniforme dei diritti di proprietà intellettuale in tutta l'Unione, sia on line sia off line;

44.

riconosce che le industrie europee del settore creativo e culturale non solo svolgono un ruolo fondamentale promuovendo la diversità culturale, il pluralismo dei media e la democrazia partecipativa in Europa, ma costituiscono anche un importante motore per la crescita sostenibile in Europa e possono svolgere quindi un ruolo decisivo nella ripresa economica dell'Unione europea; prende atto della necessità di promuovere un ambiente che continui a incoraggiare l'industria del settore creativo; esorta la Commissione, a tale riguardo, ad attuare la convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali in tutte le iniziative politiche connesse all'agenda del digitale;

45.

sottolinea che un'agenda europea del digitale deve promuovere la produzione e la diffusione di contenuti di alta qualità e culturalmente diversificati nell'UE, al fine di motivare l'insieme dei cittadini europei ad adottare tecnologie digitali quali Internet e di ottimizzare i vantaggi che essi possono trarre da tali tecnologie sul piano culturale e sociale; raccomanda di avviare una campagna di informazione a livello dell'UE, volta a conseguire un più elevato livello di consapevolezza, in particolare mediante lo sviluppo e la diffusione di contenuti culturali digitali; invita la Commissione, nel quadro del suo programma di lavoro legislativo, a valutare l'ipotesi di consentire agli Stati membri di applicare un'aliquota IVA ridotta alla distribuzione on line dei beni culturali;

46.

sottolinea che Internet, che offre molte nuove opportunità per quanto riguarda la circolazione e l'accesso ai prodotti del lavoro creativo, pone anche nuove sfide in relazione alla protezione dello spazio informatico dell'Unione europea da nuovi tipi di reati o infrazioni; nota che le sanzioni, quale possibile strumento nel settore dell'attuazione dei diritti d'autore, dovrebbero essere dirette, in linea di principio, contro chi ne fa un uso commerciale piuttosto che contro i singoli cittadini;

47.

ritiene che, alla luce delle nuove tecnologie, dei nuovi strumenti di fornitura digitale e del mutato comportamento dei consumatori, l'UE debba promuovere politiche dell'offerta e prendere in considerazione un ulteriore sviluppo delle norme in materia di autorizzazione e concessione in licenza del diritto d'autore; auspica un sistema di autorizzazione e di gestione dei diritti migliore, più efficace, più coerente e trasparente per opere musicali e audiovisive e una maggiore trasparenza e competitività tra società di gestione collettiva;

48.

sottolinea che nella nuova agenda del digitale si dovrà prestare maggiore attenzione alla digitalizzazione dello straordinario patrimonio culturale europeo, nonché a migliorarne l'accesso per i cittadini; sollecita gli Stati membri ad offrire un adeguato sostegno finanziario alla politica di digitalizzazione dell'Unione europea, incoraggiando nel contempo la Commissione e gli Stati membri a trovare soluzioni adeguate per gli attuali ostacoli giuridici;

49.

esprime profonda preoccupazione per il futuro del progetto della biblioteca digitale europea, a meno che non intervengano cambiamenti radicali riguardo a formato digitale della biblioteca, gestione, efficienza, praticabilità, utilità e mediatizzazione su larga scala del progetto;

50.

ritiene che, oltre a una diffusione sistematica delle TIC, sia essenziale promuovere l'eccellenza della ricerca sulle TIC e sostenere gli investimenti pubblici e privati nella ricerca e nell'innovazione collaborativa ad alto rischio nel campo delle TIC; sottolinea che l'Europa dovrebbe essere all'avanguardia nello sviluppo delle tecnologie Internet, del «cloud computing», degli ambienti intelligenti e dei supercomputer e nelle applicazioni TIC a basse emissioni di carbonio; propone che la dotazione finanziaria dell'UE per la ricerca sulle TIC sia raddoppiata e che nelle prossime prospettive finanziarie sia quadruplicata la dotazione finanziaria destinata all'adozione delle TIC;

51.

deplora il fatto che, nell'attrarre, sviluppare e trattenere il talento accademico nelle TIC, l'Europa continui ad essere in ritardo rispetto ad altri importanti mercati e subisca una notevole fuga di cervelli a causa delle migliori condizioni di lavoro offerte negli USA ad accademici e ricercatori; sottolinea che, per affrontare il problema, l'Europa deve collaborare con il mondo accademico e industriale per elaborare un programma dinamico sullo sviluppo delle carriere, che sostenga il ruolo vitale della comunità di ricerca scientifica in una strategia di innovazione ampliata per le TIC di livello mondiale;

52.

ritiene che entro il 2015 tutti gli istituti e tutte le infrastrutture di ricerca europei debbano essere collegati da reti di trasmissione a velocità ultra elevata Gbps, creando un intranet comunitario della ricerca europea;

53.

invita a potenziare gli investimenti nell'uso del software open source nell'UE;

54.

chiede nuovi investimenti nel settore della ricerca al fine di migliorare l'applicazione degli strumenti digitali esistenti e di garantire l'accesso di tutti i cittadini ai prodotti culturali;

55.

è preoccupato per la burocrazia che caratterizza il programma quadro dell'UE; invita la Commissione ad eliminare le pastoie burocratiche ristrutturando le procedure del programma quadro senza pregiudicarlo e creando un comitato degli utenti;

56.

invita la Commissione a valutare insieme agli Stati membri in che modo le direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE sugli appalti pubblici e la loro trasposizione sostengano la ricerca e l'innovazione e, se del caso, a individuare le migliori prassi; invita la Commissione e gli Stati membri a riflettere sullo sviluppo di indici relativi all'innovazione negli appalti pubblici;

57.

ricorda che la futura competitività dell'Europa e la sua capacità di ripresa dall'attuale crisi economica dipendono in gran parte dalla sua efficacia nel promuovere una diffusione generale e sistematica delle TIC nelle imprese; rammenta, tuttavia, che il divario tra le grandi imprese e le PMI è tuttora notevole e richiama l'attenzione in particolare sulle garanzie necessarie ad assicurare che le microimprese e le piccole imprese non restino escluse dai benefici connessi all'evoluzione delle TIC; chiede agli Stati membri e alla Commissione di rafforzare le misure di sostegno alle PMI per quanto riguarda l'utilizzo degli strumenti delle TIC al fine di stimolare la loro produttività;

58.

esorta la Commissione a presentare un piano digitale per promuovere opportunità lavorative on line, inteso principalmente a offrire alternative alle persone diventate di recente disoccupate nel contesto della crisi finanziaria; ritiene che il piano dovrebbe rendere disponibili software e hardware accessibili insieme a connessione e a consulenza gratuite relativamente a Internet;

59.

ritiene che l'agenda 2015.eu debba mirare all'integrazione delle TIC per un'economia a basse emissioni di carbonio; chiede che l'uso delle tecnologie TIC consegua gli obiettivi 20-20-20 della strategia per il cambiamento climatico; ritiene che mettere in atto applicazioni quali reti elettriche intelligenti, contatori intelligenti, mobilità intelligente, automobili intelligenti, gestione idrica intelligente e eHealth debba essere considerata l'iniziativa chiave di 2015.eu; rileva inoltre che l'impronta del settore TIC dovrebbe essere ridotta del 50 % entro il 2015;

60.

ritiene che il commercio internazionale debba essere guidato dal principio del commercio equo, con l'obiettivo di pervenire a un adeguato equilibrio tra l'apertura di mercati e la legittima protezione dei vari settori economici, prestando particolare attenzione alle condizioni lavorative e sociali;

61.

ritiene che l'appropriazione dell'agenda 2015.eu da parte di tutti i livelli politici e geografici (UE, nazionale e regionale) nello spirito della governance multilivello, nonché la visibilità politica siano assolutamente indispensabili per una sua efficace attuazione; propone al riguardo che siano organizzati periodicamente incontri al vertice sull'agenda digitale per esaminare i progressi compiuti dall'Unione e dagli Stati membri e per imprimere un nuovo slancio a livello politico;

62.

richiama l'attenzione della Commissione specificamente sulla necessità di fissare obiettivi e traguardi «smart» (specifici, misurabili, appropriati, realistici e tempestivi) e di adottare un piano d'azione per mobilitare tutti gli strumenti idonei dell'UE: finanziamento, strumenti giuridici non vincolanti, misure esecutive e, se necessario, normative ad hoc in tutti i settori politici pertinenti (ossia le politiche in materia di comunicazioni elettroniche, istruzione, ricerca, innovazione, coesione); invita la Commissione a procedere a un riesame sistematico dei risultati conseguiti dalla strategia 2015.eu sulla base di un'ampia gamma di indicatori che consentano di eseguire un'analisi quantitativa e qualitativa delle conseguenze sociali ed economiche; esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire un coordinamento appropriato tra i programmi dell'UE, nazionali e regionali in quest'ambito;

63.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.


(1)  GU C 291 E del 30.11.2006, pag. 133.

(2)  GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 364.

(3)  GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 87.

(4)  GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 370.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/54


Mercoledì 5 maggio 2010
Strategia dell'Unione europea per le relazioni con l'America latina

P7_TA(2010)0141

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla strategia dell'Unione europea per le relazioni con l'America latina (2009/2213(INI))

2011/C 81 E/09

Il Parlamento europeo,

viste le dichiarazioni dei cinque Vertici dei Capi di Stato e di governo dell'Unione europea e dell'America latina e dei Caraibi finora svoltisi a Rio de Janeiro (28 e 29 giugno 1999), a Madrid (17 e 18 maggio 2002), a Guadalajara (28 e 29 maggio 2004), a Vienna (12 e 13 maggio 2006) e a Lima (16 e 17 maggio 2008),

visto il comunicato congiunto della XIV riunione ministeriale fra il Gruppo di Rio e l'Unione europea, svoltasi a Praga il 13 e 14 maggio 2009,

visto il comunicato congiunto della riunione ministeriale del dialogo di San José tra la troika dell'Unione europea e i ministri dei paesi dell'America centrale, svoltasi a Praga il 14 maggio 2009,

vista la dichiarazione del XIX Vertice iberoamericano dei Capi di Stato e di governo, svoltosi a Estoril (Portogallo) dal 29 novembre al 1o dicembre 2009 (Dichiarazione di Lisbona),

vista la comunicazione della Commissione del 30 settembre 2009 intitolata «L'Unione europea e l'America latina: attori globali in partenariato» (COM(2009)0495),

viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea sulle relazioni tra l'Unione europea e l'America latina dell'8 dicembre 2009,

viste le risoluzioni dell'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana (EuroLat), in particolare la risoluzione sulle relazioni Unione europea – America latina nella prospettiva del V Vertice di Lima, con particolare riferimento alla governabilità democratica, del 20 dicembre 2007, la risoluzione sulla Carta euro-latinoamericana per la pace e la sicurezza, dell'8 aprile 2009, e la proposta di risoluzione sull'Associazione Unione europea – America latina nella prospettiva del VI Vertice di Madrid di maggio 2010, del 15 ottobre 2009,

viste le sue risoluzioni del 15 novembre 2001 su una partnership globale e una strategia comune per le relazioni tra l'Unione europea e l'America latina (1), del 27 aprile 2006, su una cooperazione rafforzata fra Unione europea e America latina (2), del 24 aprile 2008, sul V Vertice ALC-UE di Lima (3),

viste le sue risoluzioni del 10 febbraio 2010 sul terremoto a Haiti, dell'11 febbraio 2010 sul Venezuela e dell'11 marzo 2010 sui prigionieri di coscienza a Cuba,

vista la sua risoluzione dell'11 ottobre 2007 sugli assassinii di donne (femminicidi) in Messico e America Centrale e sul ruolo dell'Unione europea nella lotta contro questo fenomeno (4),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7–0111/2010),

A.

considerando il carattere essenziale del partenariato strategico biregionale tra l'Unione europea e l'America Latina e l'importanza per ambedue le regioni di continuare ad approfondirlo e a migliorarlo,

B.

considerando che il rafforzamento delle relazioni tra l'Unione europea e l'America latina costituisce una delle priorità della Presidenza spagnola dell'U e delle future Presidenze belga e ungherese,

C.

considerando che detto partenariato strategico biregionale ha compiuto notevoli progressi dal suo primo Vertice nel 1999, in particolare con la creazione, al Vertice di Vienna, dell'Assemblea EuroLat – braccio parlamentare del partenariato strategico biregionale – ma che tuttavia rimangono ancora dei passi da compiere e delle sfide da vincere,

D.

considerando che uno degli obiettivi fondamentali del partenariato strategico biregionale consiste nell'integrazione regionale mediante la conclusione di accordi di partenariato subregionali e bilaterali nonché mediante i partenariati strategici,

E.

considerando che l'Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR) – pur essendo un organismo di natura distinta rispetto ai vari processi d'integrazione continentali (CAN, MERCOSUR, SICA) – può imprimere un impulso a detti processi,

F.

considerando che, nell'eventualità di conflitti interamericani presenti o futuri, è opportuno che i governi interessati utilizzino, nell'esercizio del principio di sussidiarietà, le vie di ricorso dinanzi alle giurisdizioni latinoamericane prima di adire giurisdizioni esterne al subcontinente latinoamericano,

G.

considerando che nel corso degli ultimi anni le spese militari sia in America latina che in Europa sono aumentate considerevolmente,

H.

considerando che tale partenariato strategico biregionale ha consolidato ancor più il coordinamento tra le due parti in seno ai forum e alle istituzioni internazionali e che, oltre a stabilire un'agenda comune, le due parti devono continuare a coordinare le posizioni su temi di importanza mondiale, tenendo presenti i rispettivi interessi e le rispettive preoccupazioni,

I.

considerando la svolta storica che costituisce la recente ratifica, da parte dell'Unione europea, della Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei disabili e ciò che può rappresentare la sua applicazione ai fini dell'esercizio effettivo dei diritti civili e sociali e della promozione delle pari opportunità per i più di 60 milioni di disabili che vivono nella regione latinoamericana,

J.

considerando l'insediamento della nuova Amministrazione americana foriera di grandi speranze,

K.

considerando che l'America latina costituisce uno spazio in cui vivono oltre 600 milioni di persone, che contribuisce al 10 % del prodotto interno lordo mondiale, che possiede il 40 % delle specie vegetali del pianeta e che dispone di un capitale umano straordinario,

L.

considerando che le relazioni tra l'Unione europea e l'America latina si fondano su valori comuni e che il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali costituisce un elemento essenziale del partenariato strategico,

M.

considerando che lo sviluppo delle relazioni con l'America latina presenta un interesse reciproco può portare vantaggi potenziali sia a tutti gli Stati membri dell'Unione europea che all'insieme dei paesi dell'America latina,

N.

considerando che l'integrazione della prospettiva di genere in tutte le politiche può contribuire a rendere più giuste e democratiche le società, in cui sia le donne che gli uomini sono considerati uguali in tutti gli aspetti della vita,

O.

considerando che l'Unione europea e l'America latina e i Caraibi rappresentano un insieme di oltre un miliardo di persone e un terzo degli Stati membri delle Nazioni Unite,

P.

considerando che l'Unione europea è il principale donatore di aiuti allo sviluppo, il principale investitore e il secondo partner commerciale in America Latina – il primo nel Mercosur e in Cile – e che dalla creazione del partenariato strategico biregionale nel 1999 ha finanziato progetti e programmi per un totale pari a oltre 3 miliardi di euro,

Q.

considerando che la ripresa dalla recessione mondiale sarà ancora lenta nel 2010 e che, sebbene l'America latina abbia sopportato la crisi meglio di altre economie avanzate e per il 2010 si preveda un tasso di crescita media pari quasi al 3 %, la ripresa sarà estremamente diseguale e il livello di crescita sarà insufficiente per migliorare significativamente le condizioni sociali della popolazione, che continua a godere di una protezione sociale assai inferiore a quella di cui beneficiano i suoi partner europei,

R.

considerando che il tasso di disoccupazione dei giovani è elevato in numerosi paesi dell'America latina e dell'Unione europea,

S.

considerando che, nonostante i significativi progressi, la regione deve ancora compiere dei progressi sostanziali in termini di mortalità infantile e materna,

T.

considerando che la produzione e il traffico di stupefacenti continuano a costituire un problema gravissimo nella regione; considerando che le coltivazioni di foglie di coca sono aumentate in Sudamerica e che esiste una divergenza politica e culturale tra le convenzioni e le risoluzioni delle Nazioni Unite, che la considerano una coltivazione vietata, e la posizione ufficiale di taluni governi, che rivendicano questa pianta come elemento della cultura indigena,

U.

considerando che i popoli indigeni in molti paesi dell'America latina vivono in condizioni di povertà e sono vittime di disparità e discriminazioni,

V.

considerando che si rivelano necessari miglioramenti notevoli in settori fondamentali quali l'energia, l'acqua, le infrastrutture e le comunicazioni, analoghi a quelli che si sono registrati nel settore delle telecomunicazioni,

W.

considerando che lo sviluppo della regione latinoamericana e la sua capacità di contribuire al processo di integrazione saranno frenati in assenza di un opportuno adattamento delle infrastrutture,

X.

considerando la forte preoccupazione che esiste in America latina per la politica dell'Unione europea in materia d'immigrazione e la necessità di pervenire ad accordi che tengano conto degli interessi legittimi dei partner euro-latinoamericani in merito a un tema così sensibile,

Y.

considerando che la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha iniziato le sue operazioni in America latina nel 1993 e, per il suo attuale mandato (2007-2013), dispone di 2,8 miliardi di euro per finanziare progetti nella regione,

Z.

considerando che l'innovazione e la conoscenza sono strumenti fondamentali per eliminare la povertà, combattere la fame e conseguire uno sviluppo sostenibile – così come ha constatato l'ultimo Vertice iberoamericano,

AA.

considerando che un recente studio effettuato dall'Organizzazione di Stati iberoamericani per l'istruzione, la scienza e la cultura (OEI) e dalla Commissione economica per l'America latina e i Caraibi (CEPAL) ha stimato a 55 miliardi di euro il bilancio necessario per tradurre in realtà nel giro di 10 anni, ossia tra il 2011 e il 2021, l'obiettivo di raggiungere le «Mete educative 2021» intese a porre fine alle enormi disparità esistenti, ad eliminare l'analfabetismo, a garantire la scolarizzazione di 15 milioni di bambini tra i 3 e i 6 anni ancora non scolarizzati, a creare sistemi solidi ed efficienti di formazione professionale e a migliorare sensibilmente le condizioni di accesso all'università,

1.

accoglie con favore la comunicazione della Commissione intitolata «L'Unione europea e l'America latina: attori globali in partenariato» intesa a individuare, valutare e presentare proposte operative volte a conseguire un pieno partenariato strategico biregionale;

2.

si felicita dell'impulso dato dalla Presidenza spagnola al fine di pervenire alla firma dell'accordo di associazione UE-America centrale e dell'accordo commerciale multipartitico con la Colombia e il Perù, nonché della ferma volontà e dell'interesse a rilanciare i negoziati tra l'Unione europea e il Mercosur;

3.

ribadisce che l'appoggio ai vari processi di integrazione regionale in America latina costituisce un principio fondamentale per il partenariato strategico biregionale e confida nel fatto che tale partenariato strategico biregionale consenta di rafforzare il coordinamento tra le posizioni in merito a situazioni di crisi e a questioni di importanza mondiale sulla base di valori, interessi e preoccupazioni comuni;

4.

prende atto dei cambiamenti politici verificatisi in ambedue le regioni e rileva la necessità di prestare attenzione agli sviluppi della situazione per, se del caso, riorientare e adeguare alle nuove circostanze la politica latinoamericana dell'Unione;

5.

insiste sull'importanza dei principi e dei valori su cui poggia il partenariato strategico biregionale, come la democrazia pluralista e rappresentativa, il rispetto dei diritti umani (politici, economici e sociali) e delle libertà fondamentali, la libertà di espressione, lo Stato di diritto, il primato della legge, il rispetto delle regole del gioco, la sicurezza giuridica e il rifiuto di qualunque forma di dittatura o autoritarismo;

6.

invita tutte le parti del partenariato strategico biregionale ad assumere le proprie responsabilità in termini di governance positiva e di giustizia sociale;

Visione strategica del PE in merito al partenariato strategico biregionale UE-America latina

7.

ribadisce che l'obiettivo ultimo del partenariato strategico biregionale UE-America latina consiste nella creazione di un'area euro-latinoamericana di partenariato globale interregionale intorno al 2015 in ambito politico, economico, commerciale, sociale e culturale, che garantisca uno sviluppo sostenibile per ambedue le regioni;

Strumenti per conseguire gli obiettivi connessi all'area euro-latinoamericana di partenariato globale interregionale

Per quanto riguarda l'ambito politico del partenariato strategico biregionale

8.

chiede che si sfruttino le nuove possibilità offerte dall'applicazione del trattato di Lisbona a vantaggio del partenariato strategico biregionale;

9.

chiede che la Vicepresidente/Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza garantisca l'unità, la coerenza e l'efficacia dell'azione esterna dell'Unione nei confronti dell'America latina, con l'appoggio del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e con una partecipazione attiva al prossimo Vertice UE-America latina e Caraibi che si terrà nel maggio 2010 a Madrid;

10.

chiede in particolare alla Vicepresidente/Alto rappresentante e al Consiglio di stabilire orientamenti precisi in ordine al miglior modo per collaborare strettamente e congiuntamente al fine di promuovere l'autentico multilateralismo, conservare l'ambiente e le risorse naturali, lottare contro il cambiamento climatico, rafforzare le capacità di mantenimento e consolidamento della pace delle Nazioni Unite, conseguire gli obiettivi del Millennio, nonché per affrontare, nel quadro del diritto internazionale, le minacce comuni alla pace e alla sicurezza, tra cui il traffico illegale di armi e di stupefacenti, la criminalità organizzata, l'impunità e il terrorismo, come è stato stabilito la Lima;

11.

chiede inoltre l'istituzione di meccanismi adeguati di cooperazione istituzionale tra l'Assemblea EuroLat e i vari organi dell'Unione, così come stabilito nelle conclusioni del Vertice di Lima;

12.

ribadisce che il futuro SEAE dovrà assicurarsi che il Parlamento europeo, in seno alle delegazioni dell'Unione europea e soprattutto in regioni chiave come l'America latina, possa contare su interlocutori validi che consentano di garantire una piena cooperazione con il Parlamento;

13.

raccomanda di adottare una Carta euro-latinoamericana per la pace e la sicurezza che, sulla base della Carta delle Nazioni Unite e della pertinente legislazione internazionale, contenga strategie e linee di azione politica e di sicurezza congiunte per far fronte alle sfide e alle minacce comuni cui sono confrontati i partner del partenariato strategico biregionale;

14.

si congratula con l'Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR) per il lavoro svolto e gli esiti diplomatici conseguiti nel continente;

15.

ribadisce la sua convinzione che la stabilità interna di numerosi partner latinoamericani resta subordinata alla riforma dello Stato, la quale deve includere la questione di una piena ed effettiva integrazione nei processi decisionali di tutti i popoli indigeni e di altre minoranze per evitare ogni tipo di discriminazione e sostenere i loro diritti culturali e le tradizioni che consentiranno di arricchire maggiormente la società e di rafforzare la governance democratica;

16.

sottolinea che una giustizia efficiente e indipendente e una politica efficace ma rispettosa dei diritti umani in seno a un'amministrazione responsabile, controllabile e trasparente, danno sicurezza ai cittadini, rafforzano la loro fiducia nel sistema parlamentare rappresentativo e consentono di evitare la loro indifferenza nei confronti dello stesso;

17.

chiede di portare avanti e approfondire un dialogo costruttivo sulle questioni connesse alle migrazioni nell'area euro-latinoamericana, tanto con i paesi di destinazione quanto con quelli di origine e di transito; sostiene, a tale riguardo, il dialogo biregionale strutturato e globale sulle migrazioni tra l'Unione europea e l'America latina e i Caraibi, avviato il 30 giugno 2009, imprimendo così un impulso alla realizzazione degli impegni assunti al Vertice di Lima; si compiace altresì della costituzione di un gruppo di lavoro sulle migrazioni, in seno all'Assemblea parlamentare EuroLat, con l'obiettivo di creare uno spazio di dialogo e di proposte in questo settore, tenendo conto della sensibilità di ciascuno dei partecipanti su detto argomento;

18.

raccomanda, con riferimento ai progetti attualmente in corso in Perù, Colombia e Bolivia, l'incremento dei fondi finalizzati al finanziamento di programmi di eliminazione delle colture dei narcotici attraverso lo sviluppo alternativo, cercando soluzioni che permettano l'associazione dei popoli interessati;

19.

deplora che, dinnanzi alla necessità di colmare le enormi carenze derivanti dal sottosviluppo, la povertà, le pandemie, la malnutrizione, la criminalità e le catastrofi naturali, alcuni paesi si siano impegnati finanziariamente per aumentare le spese militari in modo eccessivo;

20.

insiste affinché la lotta contro il cambiamento climatico e il riscaldamento globale costituisca una priorità nell'agenda politica tra l'Unione europea e i paesi dell'America latina e dei Caraibi; raccomanda la concertazione in merito alle posizioni da difendere nei diversi forum di dialogo sull'ambiente e il cambiamento climatico, in particolare nel quadro delle Nazioni Unite, sostenendo nel contempo il prossimo vertice che si terrà in Messico alla fine del 2010; chiede altresì che sia garantita la continuità delle riunioni dei ministri dell'ambiente delle due regioni dopo la prima riunione organizzata a Bruxelles nel marzo 2008; sottolinea, inoltre, che sono i più poveri, e in particolare le popolazioni indigene, le prime vittime degli effetti negativi del cambiamento climatico e del riscaldamento globale; auspica altresì che le attività del Fondo di investimenti per l'America latina (LAIF) siano indirizzate, tra le altre cose, a sostenere i progetti destinati a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, a favorire i trasporti pubblici a breve distanza, i veicoli elettrici, il progetto ITT-Yasuni in Ecuador, ecc.;

Per quanto riguarda l'ambito economico e commerciale del partenariato strategico biregionale

21.

ribadisce la proposta di creare un'Area euro-latinoamericana di Partenariato globale interregionale basata su un modello compatibile «OMC - Regionalismo», in due fasi;

22.

sostiene decisamente, per completare la prima fase, la necessità di riavviare i negoziati dell'Accordo di associazione UE-Mercosur, dato che un accordo di associazione di questo genere, d'importanza capitale e che riguarda 700 milioni di persone, costituirebbe l'accordo biregionale più ambizioso al mondo se venisse concluso rapidamente e di concludere i negoziati dell'Accordo di associazione UE-America Centrale, anteriormente al Vertice di Madrid; rileva inoltre la necessità di rivedere l'Accordo politico e di cooperazione del 2003 con la Comunità andina e di approfondire gli accordi di associazione già esistenti con il Messico e con il Cile; prende atto che i negoziati sull'Accordo commerciale multipartitico tra l'Unione europea e i paesi della Comunità andina siano stati conclusi in modo soddisfacente; si adopera per svolgere con la debita accuratezza la procedura di ratifica parlamentare su tali accordi onde assicurare che esercitino un impatto positivo su tutti gli aspetti di reciproco interesse;

23.

ricorda che i negoziati dell'accordo di associazione UE-America centrale sono stati avviati sulla base di un approccio articolato per regione, e sottolinea che essi dovranno concludersi allo stesso modo, vigilando affinché nessun paese accusi ritardi;

24.

chiede, per completare la seconda fase e allo scopo di raggiungere un Accordo di partenariato globale interregionale intorno al 2015, di fornire un supporto giuridico e istituzionale e una copertura geografica completa alle varie dimensioni del partenariato strategico biregionale e di prevedere disposizioni e norme comuni di portata generale volte ad agevolare l'esercizio delle varie libertà, in modo da configurare un partenariato il più ampio possibile mediante l'approfondimento, da un lato, degli accordi di integrazione all'interno dell'America latina e, dall'altro, del processo di associazione dell'Unione con i diversi paesi e gruppi regionali;

Per quanto riguarda l'ambito sociale del partenariato strategico biregionale

25.

raccomanda, ai fini di un'azione concertata, un coordinamento delle posizioni delle due regioni sul modo per conseguire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio in vista della sessione ad alto livello delle Nazioni Unite che si terrà nel settembre 2010, in particolare quelli che riguardano la lotta contro la povertà, la creazione di occupazione stabile e di qualità nonché l'integrazione sociale dei gruppi emarginati, in particolare i gruppi indigeni, i minori, le donne e i disabili;

26.

ritiene che gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) siano tra gli obiettivi più importanti da conseguire entro il 2015, incentrandosi sugli investimenti nei paesi più poveri e sulle popolazioni più vulnerabili, e invita le due regioni a trovare una base comune prima della riunione ad alto livello sugli OSM che si terrà nel settembre 2010;

27.

confida nel fatto che l'apertura di un dialogo serio e rigoroso sui temi della scienza, della tecnologia e dell'innovazione possa stimolare la creazione di uno spazio euro-latinoamericano di innovazione e conoscenza sul modello dell'accordo sull'innovazione concluso con il Cile;

28.

ribadisce che l'istruzione e gli investimenti nel capitale umano costituiscono la base della coesione sociale e dello sviluppo socioeconomico e chiede un impegno determinante e un finanziamento adeguato per la lotta contro l'analfabetismo, ancora elevato in taluni paesi della regione, in particolare tra le ragazze e le donne; chiede altresì l'accesso a un'istruzione pubblica e gratuita primaria e secondaria, che è limitata a motivo della mancanza di risorse adeguate nel bilancio di taluni paesi; sostiene in tal senso il progetto elaborato dall'OEI intitolato «Mete educative 2021: l'istruzione che vogliamo per la generazione dei bicentenari»;

29.

constata che, in assenza di mutamenti sostanziali della struttura socioeconomica, l'America latina non sarà in grado di accedere alla società della conoscenza, che costituisce l'elemento strategico più importante dello sviluppo;

30.

accoglie con favore le iniziative di promozione e scambio di conoscenze e buone prassi nel mondo del diritto, come la recente creazione di un Centro di ricerca, sviluppo e innovazione giuridica per l'America latina; saluta la costituzione del Gruppo dei 100 e ritiene che tali iniziative possano costituire uno strumento straordinariamente utile per appoggiare gli sforzi compiuti dalla Commissione al fine di costruire il partenariato strategico biregionale;

31.

suggerisce ai paesi dell'America latina confrontati a contenziosi attuali o potenziali con i paesi vicini – si tratti di questioni di confine o di altro tipo – di ricorrere quanto più possibile alle giurisdizioni proprie dei diversi processi d'integrazione o di carattere generale continentale ed evitare di trasferire tali contenziosi a giurisdizioni esterne al subcontinente latinoamericano;

32.

si compiace degli sforzi finora compiuti per quanto riguarda la parità tra gli uomini e le donne e chiede un loro aumento; raccomanda lo sviluppo di politiche di cooperazione UE-America latina che promuovano il rafforzamento dello status giuridico delle donne, la parità di accesso all'istruzione e al lavoro nonché i diritti umani e i diritti sociali; ed esorta i governi e gli organismi di cooperazione interessati ad appoggiare dette iniziative fornendo le opportune risorse umane, finanziare e tecniche;

33.

esorta le pertinenti istituzioni nel quadro del partenariato strategico a sostenere con risorse finanziarie e tecniche adeguate le politiche di prevenzione e di protezione in materia di violenza contro le donne;

34.

accoglie con favore la recente sentenza della Corte interamericana dei diritti umani sui femminicidi di Campo Algodonero in Messico, come precedente per tutta la regione; chiede ai governi dell'Unione europea, dell'America latina e dei Caraibi di utilizzare la sentenza quale orientamento per il loro futuro lavoro e di garantire che la ferma condanna della violenza contro le donne sia affiancata da programmi di protezione, prevenzione, e giustizia riparatrice, adeguatamente finanziati; chiede parimenti un deciso impegno per la lotta contro la violenza di genere a livello generale, nonché adeguati investimenti a favore della salute riproduttiva e di programmi destinati a promuovere l'uguaglianza di genere, l'educazione sessuale e l'accesso ai metodi di pianificazione familiare, conformemente alla piattaforma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (ICPD) del 1994;

35.

saluta gli sforzi in materia di coesione sociale compiuti in questi ultimi anni dalla Commissione europea, dalla Banca interamericana di sviluppo (BID), dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD), dalla Commissione economica per l'America latina e i Caraibi (CELAC), dal Fondo monetario internazionale (FMI) e dalla Banca mondiale, e raccomanda di rinnovare e intensificare i programmi EUROsociAL, URB-AL e EUrocLIMA, così come di curare, in futuro, l'adeguata applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei disabili, nella prospettiva di promuovere le pari opportunità per più di 60 milioni di persone che, portatrici di una qualche forma di disabilità, corrono gravi rischi di esclusione sociale nella regione latinoamericana;

36.

ribadisce l'importanza dello scambio di esperienze su questioni d'interesse comune, come la coesione sociale, per lottare contro la povertà e ridurre le disparità; sostiene, a tale riguardo, il Forum ministeriale UE-ALC sulla coesione sociale, riunitosi a Lima nei giorni 8, 9 e 10 febbraio 2010 all'insegna del tema «La promozione di un lavoro degno per i giovani: come promuovere la coesione sociale», e si compiace della dichiarazione finale di Bahia, adottata il 25 giugno 2009 al termine del IV incontro internazionale delle reti EUROsociAL;

37.

si compiace dello svolgimento del prossimo incontro UE-ALC tra i ministri e gli alti responsabili della sicurezza sociale incentrato sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale in programma il 13 e 14 maggio 2010 a Alcalé de Henares (Madrid) e sostiene parimenti i lavori dell'Organizzazione ibero-americana per la sicurezza sociale (OISS) che incoraggiano il benessere socio-economico grazie al coordinamento e allo scambio di esperienze in materia di sicurezza sociale; auspica che l'incontro ministeriale quanto l'OISS presentino proposte creative per garantire la massima copertura sociale delle popolazioni interessate;

38.

sottolinea che l'auspicata integrazione regionale – cercata da numerosi governi latinoamericani e favorita dall'Unione europea – dovrebbe propiziare un miglioramento delle infrastrutture, un aumento degli scambi interregionali e un approfondimento delle conoscenze esistenti in ogni paese sui diversi attori e soggetti politici, sociali ed economici che operano negli altri paesi;

39.

ribadisce che una strategia per l'instaurazione di azioni concrete e pratiche ai fini dell'integrazione (ad esempio, strade, ferrovie, oleodotti e gasdotti, cooperazione in materia di energie rinnovabili, sviluppo del commercio interregionale) nonché una mediatizzazione dei vari attori che operano nella regione contribuirebbero a dare un impulso all'integrazione e rafforzerebbero il sentimento di appartenenza comunitaria nella regione;

40.

sottolinea che per impedire il ristagno della crescita della regione e evitare il blocco dello sviluppo sostenibile occorrerebbe adottare una strategia coordinata nei settori dell'energia, dell'acqua e delle comunicazioni;

41.

raccomanda ai governi dell'America latina di adottare, forti del massimo sostegno da parte dell'Unione europea in questa opera immane e alla luce di una situazione sociale difficile in un contesto economico relativamente buono, misure risolute e permanenti con investimenti nei lavori pubblici, la promozione del mercato interno, la protezione delle piccole e medie imprese, lo sviluppo del credito, il rafforzamento degli investimenti nei settori della sanità e dell'istruzione, una maggiore attenzione annessa alla disoccupazione giovanile e alla discriminazione professione in base al genere;

42.

ricorda, a questo proposito, che, benché non sia facile ottenere finanziamenti sufficienti per raggiungere gli obiettivi illustrati, occorre costruire una fiscalità giusta, equa e moderna che combatta la frode fiscale, oltre a riesaminare le eccessive spese militari;

43.

esorta l'Unione europea e i paesi dell'America latina che hanno popolazioni autoctone ad attuare, attraverso il rafforzamento della cooperazione, piani efficaci per combattere contro la fame, il sottosviluppo, l'analfabetismo e le malattie croniche;

44.

ritiene che l’obiettivo di coesione sociale del partenariato UE/ALC potrà essere realizzato soltanto se genererà un alto livello di sviluppo e di equità nella distribuzione del reddito e della ricchezza e che tale obiettivo esiga l'assunzione di misure concrete volte alla eradicazione della povertà in consonanza con gli obiettivi del Millennio e al rafforzamento del sistema giudiziario dei paesi ALC;

45.

sottolinea l'importanza della sicurezza alimentare per i paesi ALC nonché di adeguate capacità di immagazzinamento dei prodotti alimentari, al fine di fronteggiare le prossime sfide in materia di approvvigionamento alimentare;

46.

invita l'Unione europea a obbligare le società transnazionali con sede nell'Unione europea ad applicare nei paesi ALC, quali standard minimi, gli standard ecologici e sociali stabiliti da accordi internazionali, come l'agenda per un lavoro dignitoso dell'Organizzazione internazionale del lavoro, e a non aggirare tali standard;

Meccanismi per verificare gli obiettivi ultimi del partenariato strategico

Meccanismi istituzionali

47.

raccomanda il mantenimento di vertici biennali ma sottolinea che la relazione con l'America latina non deve limitarsi ad una visione biennale, ma deve essere rafforzata mediante una visione a lungo termine;

48.

propone di avviare un dialogo politico biregionale con nuove impostazioni triangolari su temi, ambiti e interessi comuni con UE-ALC-Asia, UE-ALC-Africa e UE-ALC-USA, verso uno spazio euro-atlantico formato dagli Stati Uniti, dall'America latina e dall'Unione europea;

49.

ribadisce la proposta di creare una Fondazione Europa-America latina e Caraibi, i cui obiettivi principali dovrebbero tendere a contribuire a preparare i Vertici, a dare seguito alle decisioni adottate e alle linee di azione politica stabilite in detti Vertici, e a servire da forum di dialogo e di coordinamento negli intervalli tra i Vertici per l'insieme degli attori politici, economici, istituzionali, accademici e della società civile che si dedicano a rafforzare le relazioni euro-latinoamericane, compresa l'Assemblea EuroLat;

50.

propone che la struttura organizzativa di tale Fondazione si ispiri, in termini analoghi, alla struttura della Fondazione Anna Lindh che si compone di un presidente e di un consiglio consultivo e che presenta al suo consiglio di amministrazione, al suo direttore a alle sue reti nazionali raccomandazioni sugli indirizzi strategici della Fondazione che vengono quindi trasmesse a tutti i livelli decisionali interessati;

51.

insiste sul fatto che il bilancio di detta Fondazione deve essere limitato, ma sufficiente per consentirle di eseguire i suoi compiti, e deve derivare da un sistema di finanziamento costituito da contributi provenienti dagli Stati membri dell'Unione partecipanti, dagli Stati latinoamericani membri della Fondazione, dal bilancio dell'Unione euroepa e dalle risorse proprie generate dalla Fondazione stessa o messe a sua disposizione da organismi patrocinatori legati all'area euro-latinoamericana;

52.

propone di creare – con la supervisione e il coordinamento di detta Fondazione – i seguenti organismi: un Osservatorio della migrazione nell'area euro-latinoamericana, incaricato del controllo permanente e approfondito di tutte le questioni connesse ai flussi migratori in detta area; un Centro biregionale di prevenzione dei conflitti, la cui funzione sia di individuare in anticipo le cause di potenziali conflitti violenti e armati e il miglior modo per prevenirli e impedirne un'eventuale escalation; e un Centro biregionale di prevenzione delle catastrofi – in particolare dopo la drammatica situazione creatasi a Haiti e in Cile in seguito, rispettivamente, al devastante terremoto del 12 gennaio 2010 e al terremoto e allo tsunami che hanno colpito la regione il 27 febbraio 2010 – preposto ad elaborare strategie comuni nonché un sistema di allarme di emergenza per ridurre la reciproca vulnerabilità dinanzi alle calamità naturali derivanti dal cambiamento climatico o tecnologico;

53.

insiste affinché si concludano gli accordi di partenariato subregionale attualmente oggetto di negoziati e deplora l'attuale blocco di alcuni di tali accordi dovuto a diversi motivi, ma avverte che, qualora emergano dissensi insanabili, si dovrebbero ricercare soluzioni alternative – senza perdere di vista la visione strategica globale – per non isolare i paesi che desiderano intensificare le loro relazioni sia politiche sia commerciali e sociali con l'Unione europea;

54.

ribadisce il sostegno dato dall'Unione europea ai processi d'integrazione regionale e all'impostazione negoziale «da blocco a blocco» perseguita dall'Unione europea mediante accordi di associazione, come nel caso dell'America centrale; riconosce tuttavia che i paesi che desiderano incrementare le relazioni con l'Unione europea non dovrebbero essere svantaggiati da problemi interni nei processi di integrazione regionale, come avviene con la Comunità andina, né da decisioni sovrane delle loro parti componenti, per quanto legittime possano essere;

Meccanismi finanziari

55.

appoggia il Fondo di investimenti per l'America latina (LAIF) proposto dalla Commissione come espressione tangibile dell'impegno dell'Unione nei confronti del consolidamento dell'integrazione regionale e dell'interconnettività in America latina e auspica che detto fondo contribuisca a diversificare i paesi e i settori beneficiari degli investimenti europei; prende atto dell'importo di 100 milioni di EUR previsto fino all'anno 2013 a carico del bilancio comunitario, fatti salvi altri eventuali contributi supplementari e sussidi da parte degli Stati membri;

56.

accoglie con favore la firma, nel novembre 2009, di un memorandum d'intesa tra la BEI e la Banca interamericana di sviluppo, e appoggia gli sforzi di finanziamento della BEI a favore di progetti in America latina, ma segnala altresì che per poter raggiungere i suoi obiettivi la BEI necessita di maggiori fondi e contributi dell'Unione europea nonché dei suoi Stati membri;

57.

rileva l'importanza dei vari strumenti finanziari dell'Unione europea, ma insiste sulla necessità di superare l'impostazione meramente assistenziale nell'ambito della cooperazione allo sviluppo con l'America latina – passando invece a concentrare le risorse finanziarie dello Strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) sui paesi più poveri e sui gruppi più vulnerabili – nonché di istituire nuove forme di cooperazione con i paesi emergenti e a reddito medio in America latina mediante lo Strumento per i paesi industrializzati (ICI+); sollecita a tal fine l'inserimento nella politica di cooperazione dell'Unione europea in detta regione dei criteri e dei principi di cui all'articolo 32 della Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dei diritti dei disabili, con lo scopo di promuovere e incoraggiare politiche attive a favore di un'inclusione sociale effettiva di questa categoria di persone;

58.

sottolinea l'importanza e l'utilità di procedere a un'armonizzazione in materia di regolazione e sorveglianza dei vari sistemi finanziari dell'America latina onde sviluppare passerelle e convergere, nella misura del possibile, con il sistema europeo che ha ottenuto risultati concreti nell'elaborazione di modelli avanzati di sorveglianza delle entità transfrontaliere;

*

* *

59.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Vicepresidente/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e di tutti gli Stati dell'America latina e dei Caraibi, all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana, al Parlamento latinoamericano, al Parlamento centroamericano, al Parlamento andino e al Parlamento del Mercosur.


(1)  GU C 140 E del 16.3.2002, pag. 569.

(2)  GU C 296 E del 6.12.2006, pag. 123.

(3)  GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 64.

(4)  GU C 227 E del 4.9.2008, pag. 140.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/64


Mercoledì 5 maggio 2010
Vertice UE-Canada

P7_TA(2010)0142

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sul prossimo vertice UE-Canada del 5 maggio 2010

2011/C 81 E/10

Il Parlamento europeo,

visti i negoziati per un accordo economico e commerciale globale, avviati nel corso del vertice UE-Canada svoltosi il 6 maggio 2009 a Praga,

vista la sua risoluzione del 9 febbraio 2010 sulla revisione dell'accordo quadro tra il Parlamento europeo e la Commissione per la prossima legislatura,

visto il successo della 32a riunione interparlamentare della delegazione per le relazioni con il Canada, tenutasi nel novembre 2009 a Bruxelles,

vista la procedura di approvazione di cui all'articolo 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che il partenariato dell'Unione europea con il Canada è uno dei più stretti e di più vecchia data, con relazioni ufficiali che risalgono al 1959,

B.

considerando che i negoziati in corso per un accordo economico e commerciale globale potrebbero rafforzare le relazioni tra l'Unione europea e il Canada,

C.

considerando che in tutto il mese di marzo 2010 non è stata effettuata nessuna esauriente valutazione d'impatto sugli effetti sociali, ambientali ed economici di un accordo commerciale economico di tale estensione,

D.

considerando che nel 2010 il Canada detiene la presidenza del G8 e che ospiterà il prossimo vertice del G20,

E.

considerando che il prossimo vertice UE-Canada, che si terrà a Bruxelles il 5 maggio 2010, dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento dei già intensi rapporti politici tra i due partner, affrontando in particolare sfide comuni quali i negoziati su un accordo economico e commerciale globale, le sfide nel campo della politica estera e di sicurezza, in particolare in relazione all'Afghanistan e al Pakistan, una strategia comune nei confronti dell'Iran, la non proliferazione nucleare, Haiti e le tappe successive alla conferenza dei donatori di New York, la cooperazione allo sviluppo, una risposta coordinata alla crisi finanziaria ed economica, il cambiamento climatico e l'energia, e i progressi dei negoziati sul commercio mondiale nell'ambito del ciclo di Doha,

F.

considerando che l'Unione europea e il Canada condividono valori comuni e un forte impegno a favore di un'azione multilaterale per far fronte alle grandi sfide,

1.

si compiace della dichiarazione della Commissione, nella quale i progressi dei negoziati su un accordo economico e commerciale globale sono indicati come un aspetto fondamentale delle relazioni economiche tra l'Unione europea e il Canada; ritiene a tale riguardo che il vertice UE-Canada, che si svolgerà il 5 maggio 2010 a Bruxelles, offra una buona occasione per accelerare i negoziati in questione;

2.

constata la solidità dell'economia canadese di fronte alla crisi economica, in particolare del settore bancario; manifesta la sua volontà di collaborare a stretto contatto con il Canada nel quadro del G20, al fine di conseguire, su scala mondiale, un approccio coordinato di stimolo e consolidamento fiscale, in relazione al quale l'introduzione di una tassa sulle banche o di un'imposta sulle transazioni a livello globale rappresenterà una delle priorità del prossimo vertice del G20 che si terrà a Toronto;

3.

osserva che sia il Canada che l'Unione europea sono determinati ad adottare un approccio coordinato, coerente e globale per far fronte ai bisogni immediati e a lungo termine di Haiti e a ricostruire il paese in modo da rispondere alle aspirazioni legittime e di lunga data del popolo haitiano, garantendo nel contempo che il processo di ricostruzione resti nelle mani dello Stato di Haiti;

4.

si compiace dell'intenzione formulata nel recente discorso della Corona dinanzi al parlamento canadese di aprire il settore nazionale delle telecomunicazioni alla concorrenza esterna;

5.

prende atto dell'intenzione di avviare un'importante riforma del sistema canadese di gestione della pesca che includa anche l'Organizzazione della pesca dell'Atlantico nordoccidentale (NAFO); esprime delusione per la posizione espressa dal governo canadese in occasione dell'ultima conferenza delle parti di CITES, per quanto riguarda l'ampliamento dell'appendice I della convenzione sul tonno rosso;

6.

ribadisce la sua preoccupazione per il fatto che il Canada continua a imporre l'obbligo di visto ai cittadini della Repubblica ceca, della Romania e della Bulgaria e chiede che tale obbligo sia eliminato il prima possibile; fa notare che l'obbligo di visto per i cittadini cechi è stato introdotto dal governo canadese a causa dell'afflusso di Rom in Canada e invita pertanto gli Stati membri ad affrontare adeguatamente la situazione dei Rom in Europa; si compiace a tale riguardo dell'apertura di un ufficio per il rilascio dei visti presso l'Ambasciata canadese a Praga e della costituzione di un gruppo di lavoro di esperti in materia, e auspica che la promessa revisione globale del sistema di asilo canadese porti alla revoca di tale obbligo;

7.

sottolinea che l'Unione europea e il Canada sono impegnati nella realizzazione di un'economia mondiale a basse emissioni di carbonio sicura e sostenibile, potenziando nel contempo la capacità di adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici; sottolinea l'importanza di proseguire le discussioni in corso sui temi ambientali nell'ambito del dialogo di alto livello UE-Canada sull'ambiente, comprese la cooperazione in campo ambientale, energetico e marittimo nella regione artica e le prospettive di avviare negoziati per l'adozione di un trattato internazionale per la protezione dell'Artico; si compiace dell'impegno del Canada, formulato nel recente discorso della Corona, a investire in tecnologie energetiche pulite per assicurarsi un posto tra le potenze «a energia pulita» e garantire la propria leadership nella creazione di posti di lavoro «verdi»;

8.

esprime preoccupazione per l'impatto dell'estrazione della sabbia bituminosa sull'ambiente globale, a causa dell'elevato livello di emissioni di CO2 rilasciato durante il processo di produzione, nonché per la minaccia che essa rappresenta per la biodiversità locale;

9.

ricorda al Consiglio e alla Commissione che, dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento europeo deve dare la sua approvazione agli accordi internazionali nonché essere pienamente coinvolto in tutte le fasi della procedura, e attende con interesse che la Commissione rilasci quanto prima una dichiarazione sulle modalità con cui intende applicare tale disposizione; ricorda, a tale proposito, che le sue preoccupazioni sull'accordo PNR tra l'Unione europea e il Canada dovranno essere debitamente e congiuntamente discusse prima che possa essere concessa l'approvazione;

10.

spera che il Canada appoggi pienamente la richiesta dell'Unione europea di aprire i negoziati ACTA al pubblico scrutinio come chiesto dal Parlamento nella sua risoluzione del 10 marzo 2010 e di inserire detti negoziati nel quadro di un'organizzazione internazionale, tra le quali la più adatta ad ospitarli è WIPO;

11.

si congratula con il Comitato organizzatore di Vancouver per il successo dei Giochi olimpici e paraolimpici invernali del 2010;

12.

osserva che la competenza in materia di relazioni UE-Canada risiede unicamente a livello federale, ma si compiace della partecipazione delle province e dei territori ai negoziati su un accordo economico e commerciale globale e per quanto riguarda altri aspetti delle relazioni tra l'Unione europea e il Canada;

13.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Presidenza di turno dell'Unione europea, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al governo canadese.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/66


Mercoledì 5 maggio 2010
SWIFT

P7_TA(2010)0143

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla raccomandazione della Commissione al Consiglio di autorizzare l'apertura dei negoziati in vista di un accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America ai fini della messa a disposizione del Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti di dati di messaggistica finanziaria per prevenire e combattere il terrorismo e il suo finanziamento

2011/C 81 E/11

Il Parlamento europeo,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

visto l'accordo sulla mutua assistenza giudiziaria tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America (1),

vista la raccomandazione della Commissione al Consiglio di autorizzare l'apertura dei negoziati in vista di un accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America ai fini della messa a disposizione del Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti di dati di messaggistica finanziaria per prevenire e combattere il terrorismo e il suo finanziamento (2),

vista la sua risoluzione legislativa dell'11 febbraio 2010 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall'Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (05305/1/2010REV 1 – C7-0004/2010 – 2009/0190(NLE)) (3),

vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma del combinato disposto dell'articolo 218, paragrafo 6, lettera a), dell'articolo 82, paragrafo 1, lettera d), e dell'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), del TFUE (C7-0004/2010),

vista la sua risoluzione del 17 settembre 2009 sul previsto accordo internazionale sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria al Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d'America per prevenire e combattere il terrorismo e il suo finanziamento (4),

vista la proposta di decisione del Consiglio (COM(2009)0703 e 05305/1/2010 REV 1),

visto il testo dell'accordo firmato tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria dall'Unione europea agli Stati Uniti ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (16110/2009),

visto il parere del Garante europeo per la protezione dei dati del 12 aprile 2010 (riservato),

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che ha accolto con favore l'accordo sulla mutua assistenza giudiziaria tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America e la «Dichiarazione di Washington», adottata in occasione della riunione della troika ministeriale GAI UE-USA del 28 ottobre 2009, sul rafforzamento della cooperazione transatlantica nel settore della giustizia, della libertà e della sicurezza in un contesto di rispetto per i diritti umani e le libertà civili,

B.

considerando che pone fortemente l'accento sulla necessità di una cooperazione transatlantica,

C.

considerando che il 30 novembre 2009 il Consiglio ha firmato un accordo interinale UE-USA sul trattamento e il trasferimento di dati di messaggistica finanziaria (FMDA) ai fini del programma di controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP), che sarà applicato in via provvisoria a decorrere dal 1o febbraio 2010 e scadrà al più tardi il 31 ottobre 2010,

D.

considerando che, ai sensi del trattato di Lisbona, la conclusione formale di questo accordo interinale richiede l'approvazione del Parlamento europeo,

E.

considerando che l'11 febbraio 2010 ha deciso di non dare la propria approvazione alla conclusione dell'accordo FMDA,

F.

considerando che ha chiesto alla Commissione di presentare immediatamente raccomandazioni al Consiglio ai fini di un accordo a lungo termine con gli Stati Uniti in materia di prevenzione del finanziamento del terrorismo,

G.

considerando che qualsiasi nuovo accordo in questo settore dovrebbe rispettare il nuovo quadro giuridico stabilito dal trattato di Lisbona e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea ora vincolante,

H.

considerando che ha rinnovato le richieste formulate nella sua risoluzione del 17 settembre 2009, in particolare quelle contenute nei paragrafi da 7 a 13,

I.

considerando che il 24 marzo 2010 la Commissione ha adottato la nuova raccomandazione TFTP e le relative direttive di negoziato,

J.

considerando che si prevede che il 22 aprile 2010 il Consiglio prenderà una decisione sull'adozione delle direttive di negoziato,

K.

considerando che le direttive di negoziato riflettono elementi importanti contenuti nelle pertinenti risoluzioni del Parlamento europeo in materia,

1.

accoglie con favore il nuovo spirito di cooperazione dimostrato dalla Commissione e dal Consiglio e la loro volontà di intrattenere stretti contatti con il Parlamento, considerando l'obbligo imposto loro da trattato di tenere il Parlamento immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura; ribadisce la sua apertura nei confronti di un accordo in grado di aiutare tanto l'Europa quanto gli Stati Uniti a rafforzare la loro lotta contro il terrorismo nell'interesse della sicurezza dei loro cittadini, senza minare lo Stato di diritto;

2.

conta sulla persistenza dell'impegno, dello spirito di cooperazione costruttiva e della correttezza dimostrati dai rappresentanti del governo statunitense prima del voto del Parlamento dell'11 febbraio 2010 e in seguito;

3.

ricorda che è fortemente determinato a combattere il terrorismo e convinto che occorra sviluppare e migliorare ulteriormente il quadro della cooperazione transatlantica in materia di lotta al terrorismo; ritiene al tempo stesso che i requisiti giuridici europei per un trattamento dei dati personali corretto, proporzionato e legittimo siano di massima importanza e debbano essere mantenuti in ogni circostanza;

4.

ribadisce che le norme dell'UE in materia di controllo delle attività di finanziamento del terrorismo si basano sulla segnalazione di operazioni sospette o irregolari da parte di singoli operatori finanziari;

5.

sottolinea che l'UE deve ancora elaborare i principi fondamentali che definiscano come essa intenda in generale cooperare con gli USA a fini antiterroristici e come si possa chiedere ai fornitori di dati di messaggistica finanziaria di contribuire a questa lotta o, più in generale, come i dati ricavati per scopi commerciali possano essere usati ai fini dell'applicazione della legge;

6.

ribadisce nuovamente l'importanza della «limitazione delle finalità» dell'accordo, onde assicurare che qualsiasi scambio di informazioni sia strettamente limitato a quanto necessario ai fini della lotta al terrorismo e sia effettuato in base a una definizione comune di «attività terroristica»;

7.

sottolinea che i principi di proporzionalità e necessità sono fondamentali per l'accordo previsto e segnala che il problema dato dal fatto che i fornitori di dati di messaggistica finanziaria non sono in grado (per motivi tecnici e/o di gestione) di cercare il «contenuto» del messaggi, il che comporta il trasferimento dei dati in massa, non può essere risolto a posteriori mediante meccanismi di vigilanza e controllo, dato che i principi basilari della legislazione sulla protezione dei dati sono già stati compromessi;

8.

ribadisce la propria opinione secondo cui i trasferimenti di dati in massa segnano un allontanamento dai principi su cui si basano la legislazione e la prassi dell'UE e chiede alla Commissione e al Consiglio di affrontare adeguatamente tale questione nei negoziati, tenendo presente che il TFTP è attualmente concepito in modo tale da non consentire lo scambio mirato di dati; ritiene che tra le soluzioni debbano rientrare la restrizione della portata dei dati trasferiti e l'elencazione dei tipi di dati che gli operatori designati sono in grado di filtrare ed estrarre nonché dei tipi di dati che possono essere inclusi in un trasferimento;

9.

ritiene che l'accordo sulla mutua assistenza giudiziaria non sia una base adeguata per richieste di ottenimento di dati ai fini del TFTP, in particolare perché non si applica a trasferimenti bancari tra paesi terzi e perché richiederebbe in ogni caso la previa identificazione di una banca specifica, mentre il TFTP è basato su ricerche mirate di trasferimenti di fondi; ritiene che i negoziati futuri dovrebbero concentrarsi sulla ricerca di una soluzione ai fini della compatibilità tra questi due aspetti;

10.

ritiene che, una volta definito un mandato, sia opportuno designare nell'UE un'autorità giudiziaria pubblica incaricata di ricevere richieste da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense; ritiene di importanza cruciale che la natura di tale autorità e le disposizioni in materia di controllo giurisdizionale siano chiaramente definite;

11.

sollecita pertanto il Consiglio e la Commissione a esaminare le modalità per instaurare una procedura trasparente e giuridicamente corretta per l'autorizzazione del trasferimento e dell'estrazione dei dati pertinenti, nonché per effettuare e monitorare gli scambi di dati; sottolinea che tali misure vanno adottate in piena conformità ai principi di necessità e proporzionalità e dello Stato di diritto e nel pieno rispetto dei requisiti in materia di diritti fondamentali ai sensi del diritto dell'UE, attribuendo a un'autorità europea un ruolo che renda possibile la piena applicabilità della legislazione europea pertinente;

12.

insiste, qualora le disposizioni di cui sopra non risultassero attuabili a breve termine, affinché si adotti un duplice approccio che operi una distinzione tra, da un lato, le rigorose salvaguardie da includere nell'accordo UE-USA e, dall'altro, le decisioni politiche fondamentali a più lungo termine che l'UE deve affrontare; sottolinea nuovamente che qualsiasi accordo tra l'UE e gli USA deve includere garanzie rigorose in materia di applicazione e vigilanza, soggette al controllo da parte di un'autorità all'uopo designata dall'UE, per quanto concerne l'estrazione quotidiana dei dati e l'accesso ad essi nonché l'uso da parte delle autorità statunitensi di tutti i dati verso esse trasferiti in virtù di tale accordo;

13.

rileva a tal riguardo che l'opzione che offre il più alto livello di garanzie consisterebbe nel consentire che l'estrazione di dati avvenisse nel territorio dell'UE, presso strutture dell'UE o strutture comuni UE-USA, e chiede alla Commissione e al Consiglio di esaminare in parallelo:

le modalità di attuazione graduale di una soluzione a medio termine che dia facoltà a un'autorità giudiziaria dell'Unione europea di vigilare sull'estrazione di dati nell'Unione europea, per conto degli Stati membri, dopo una revisione parlamentare intermedia dell'accordo;

le modalità atte ad assicurare, nel contempo, che personale selezionato dell'UE – proveniente da organismi o organi dell'Unione europea, tra cui, ad esempio, il GEPD, o da squadre investigative congiunte UE-USA – dotato di alti poteri, si associ ai funzionari SWIFT nella vigilanza del processo di estrazione di dati negli USA;

14.

sottolinea che qualsiasi accordo tra l'UE e gli USA, a prescindere dal meccanismo di attuazione prescelto, dovrebbe essere limitato nella durata e prevedere il chiaro impegno del Consiglio e della Commissione di adottare tutte le misure necessarie per pervenire a una soluzione europea durevole e giuridicamente corretta della questione dell'estrazione dei dati richiesti nel territorio europeo; ritiene che l'accordo dovrebbe altresì fornire valutazioni e riesami delle garanzie da parte della Commissione a scadenze prefissate nel corso della sua validità;

15.

chiede che si ponga fine immediata all'accordo in caso di mancato adempimento di uno qualsiasi degli obblighi;

16.

sottolinea che la vera reciprocità richiederebbe che le autorità statunitensi accordassero sia alle autorità dell'UE sia alle autorità competenti degli Stati membri di ottenere e utilizzare i dati di messaggeria finanziaria e i dati connessi conservati nei server negli USA alle stesse condizioni applicate alle autorità statunitensi;

17.

chiede che tutte le informazioni e i documenti pertinenti, incluse le informazioni di intelligence soggiacenti, siano messi a disposizione per le deliberazioni in seno al Parlamento europeo, in linea con le norme applicabili in materia di riservatezza, onde dimostrare la necessità del sistema rispetto agli strumenti già esistenti; chiede inoltre alla Commissione di riferire con regolarità sul funzionamento dell'accordo e di informare il Parlamento in modo esauriente circa eventuali meccanismi di revisione da istituire in virtù di detto accordo;

18.

chiede di venire informato in modo esauriente e dettagliato sui diritti specifici dei cittadini europei e statunitensi (ad esempio, accesso, rettifica, annullamento, compensazione e ricorso) e sulla questione della tutela o meno, da parte del previsto accordo, dei «diritti» su base non discriminatoria, indipendentemente dalla nazionalità della persona i cui dati sono trattati in virtù di esso, e chiede alla Commissione di presentargli una panoramica dei rispettivi diritti;

19.

esprime preoccupazione circa il fatto che la posizione commerciale di uno specifico fornitore di messaggistica finanziaria sia stata compromessa, e continui ad esserlo, se continuerà ad essere oggetto di trattamento particolare;

20.

sottolinea che l'accordo previsto deve assicurare che i dati personali estratti dalla banca dati TFTP siano conservati sulla base di un'interpretazione rigorosa del principio di necessità e per una durata non più lunga di quanto sia necessario per l'indagine o l'azione penale specifica ai cui fini sono stati consultati nel quadro del TFTP;

21.

sottolinea che il concetto di dati non estratti non è ovvio e andrebbe pertanto chiarito; chiede che sia stabilito un periodo massimo di conservazione, che dovrebbe essere il più breve possibile e in ogni caso non superare i cinque anni;

22.

sottolinea l'importanza dei principi della non divulgazione dei dati a paesi terzi se a sostegno della richiesta non sono addotte ragioni specifiche e della divulgazione di indizi in materia di terrorismo a paesi terzi unicamente se soggetta a condizioni rigorose e garanzie appropriate, tra cui una valutazione di adeguatezza;

23.

ribadisce che un accordo internazionale vincolante tra l'UE e gli USA sulla tutela della vita privata e dei dati personali, nel contesto di uno scambio di informazioni ai fini dell'applicazione della legge, continua a rivestire massima importanza;

24.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Congresso e al governo degli Stati Uniti d'America.


(1)  GU L 181 del 19.7.2003, pag. 34.

(2)  SEC(2010)0315 def.

(3)  Testi approvati, P7_TA(2010)0029.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2009)0016.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/70


Mercoledì 5 maggio 2010
Registrazione dei nominativi dei passeggeri (Passenger Name Record - PNR)

P7_TA(2010)0144

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sull'avvio dei negoziati per la conclusione di accordi sui dati del codice di prenotazione (PNR) con gli Stati Uniti, l'Australia e il Canada

2011/C 81 E/12

Il Parlamento europeo,

visti gli articoli 16 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il suo articolo 8 e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare i suoi articoli 6, 8 e 13,

visto il diritto fondamentale alla libertà di circolazione, quale garantito dall'articolo 12 del Patto internazionale sui diritti civili e politici,

viste le sue precedenti risoluzioni sulla questione PNR tra Unione europea e Stati Uniti, in particolare quella del 13 marzo 2003 sul trasferimento di dati personali da parte delle compagnie aeree in caso di voli transatlantici, quella del 9 ottobre 2003 sul trasferimento dei dati da parte delle compagnie aeree in caso di voli transatlantici (1): stato dei negoziati con gli Stati Uniti (2), quella del 31 marzo 2004 sul progetto di decisione della Commissione che prende atto del livello di protezione adeguato dei dati a carattere personale contenuti nelle pratiche passeggeri (PNR — Passenger Name Records) trasferite all'Ufficio delle dogane e della protezione di frontiera degli Stati Uniti (3), la sua raccomandazione destinata al Consiglio, del 7 settembre 2006, sui negoziati in vista di un accordo con gli Stati Uniti d'America sull'impiego dei dati di identificazione delle pratiche passeggeri (PNR) per prevenire e combattere il terrorismo e la criminalità transnazionale, compresa la criminalità organizzata (4), la sua risoluzione del 14 febbraio 2007 sul SWIFT, l'accordo PNR e il dialogo transatlantico su tali questioni (5), e la sua risoluzione del 12 luglio 2007 sull'accordo PNR con gli Stati Uniti d'America (6),

vista la sua raccomandazione destinata al Consiglio, del 22 ottobre 2008, sulla conclusione di un accordo tra l'Unione europea e l'Australia sul trattamento e il trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) originari dell'Unione europea da parte dei vettori aerei all'amministrazione doganale australiana (7),

vista la sua risoluzione legislativa del 7 luglio 2005 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo tra la Comunità europea e il governo del Canada sul trattamento delle informazioni anticipate sui passeggeri (Advance Passenger Information, API) e dei dati delle pratiche passeggeri (Passenger Name Record, PNR) (8),

vista la su risoluzione del 20 novembre 2008 sulla proposta di decisione quadro del Consiglio sull'uso dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) nelle attività di contrasto (9),

vista la sentenza del 30 maggio 2006 della Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause congiunte C-317/04 e C-318/04,

vista la lettera del 27 giugno 2007 del Garante europeo della protezione dei dati al Presidente di turno, sig. Schäuble, riguardo al nuovo accordo PNR con gli Stati Uniti,

visto il parere del gruppo di lavoro sulla tutela delle persone con riguardo al trattamento dei dati personali, come previsto dall'articolo 29 della direttiva sulla tutela dei dati (Gruppo dell'articolo 29) sul futuro accordo PNR,

visto il parere del proprio servizio giuridico,

vista la direttiva 2004/82/CE concernente l'obbligo dei vettori di comunicare i dati relativi alle persone trasportate (10),

visto il riesame congiunto 2005 dell'accordo UE-USA,

visto riesame congiunto 2010 dell'accordo UE-USA,

visti l'accordo UE-Canada del 2009,

vista la richiesta di approvare la conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti sul trattamento e sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) da parte dei vettori aerei al Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti (DHS) (11) e la conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e l'Australia sul trattamento e sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) originari dell'Unione europea da parte dei vettori aerei all'amministrazione doganale australiana (12),

vista la risoluzione del 25 novembre 2009 sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini» – Programma di Stoccolma (13),

vista la risoluzione del 17 settembre 2009 sul previsto accordo internazionale sul trasferimento di dati di messaggistica finanziaria al dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d'America per prevenire e combattere il terrorismo e il suo finanziamento (14),

vista la Dichiarazione comune UE-USA sulla sicurezza aerea adottata a Toledo il 21 gennaio 2010,

visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che il trattato di Lisbona, che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, è entrato in vigore il 1o dicembre 2009,

B.

considerando che, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, il Parlamento è chiamato ad approvare gli accordi dell'Unione europea con gli Stati Uniti e con l'Australia sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (dati PNR) ai fini della conclusione di tali accordi,

C.

considerando che l'accordo tra l'Unione europea e il Canada sul trasferimento dei dati PNR non è più valido in ragione della scadenza della decisione sull'adeguatezza della protezione del settembre 2009 e che, successivamente a tale data, il trasferimento dei dati PNR avviene sulla base di impegni bilaterali da parte del Canada nei confronti degli Stati membri,

D.

considerando che altri paesi stanno chiedendo fin d'ora il trasferimento dei dati PNR o hanno annunciato l'intenzione di farlo nel prossimo futuro,

E.

considerando che il Consiglio ha invitato la Commissione a presentare una proposta sulla definizione di un regime dell'Unione europea per i dati PNR, cosa che la Commissione ha fatto il 17 novembre 2007,

F.

considerando che, nell'attuale era digitale, la protezione dei dati, il diritto all'autodeterminazione informativa, i diritti personali e il diritto alla privacy sono diventati valori che svolgono un ruolo sempre maggiore e devono pertanto essere tutelati con particolare attenzione,

G.

considerando che, nel mondo attuale, caratterizzato in maniera particolare dalla mobilità, una maggiore sicurezza e una lotta più incisiva alla criminalità devono andare di pari passo con uno scambio di dati più efficace, mirato e più rapido all'interno dell'Europa e a livello mondiale,

1.

rammenta la propria determinazione a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata transnazionale e; allo stesso tempo, la ferma convinzione della necessità di proteggere le libertà civili e i diritti fondamentali, assicurando al contempo il massimo rispetto della privacy, dell'autodeterminazione informativa e della protezione dei dati; ribadisce che i principi di necessità e di proporzionalità sono fondamentali per condurre con efficacia la lotta al terrorismo;

2.

sottolinea che l'Unione europea è fondata sullo stato di diritto e che qualsiasi trasferimento di dati personali da parte dell'Unione europea e dei suoi Stati membri verso paesi terzi a fini di sicurezza deve basarsi su accordi internazionali aventi il rango di atti legislativi, e ciò al fine di offrire le necessarie garanzie ai cittadini dell'Unione, rispettare le garanzie procedurali e i diritti della difesa e ottemperare alla normativa sulla protezione dei dati a livello nazionale ed europeo;

3.

chiede alla Commissione, ai sensi dell'articolo 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di fornirgli tutte le informazioni pertinenti e i documenti di base, in particolare le informazioni specifiche richieste nella predetta risoluzione sul regime di dati PNR dell'Unione;

4.

decide di rinviare la votazione sulla richiesta di approvazione degli accordi con gli Stati Uniti e l'Australia fintantoché non avrà esaminato le possibili modalità di utilizzo dei dati PNR che siano conformi al diritto dell'Unione e tengano conto delle preoccupazioni espresse dal Parlamento in precedenti risoluzioni sui dati PNR;

5.

ritiene che qualsiasi nuovo strumento legislativo debba essere preceduto da una valutazione d'impatto sulla privacy e da un test di proporzionalità che dimostri l'insufficienza degli strumenti giuridici esistenti; chiede in particolare un'analisi:

dell'utilizzo dei dati API all'interno dell'Unione e da parte di paesi terzi come eventuale strumento meno invasivo di raccolta e impiego dei dati dei passeggeri,

dei dati raccolti dagli Stati Uniti e dall'Australia nell'ambito dei loro rispettivi sistemi elettronici di autorizzazione di viaggio e

dei dati PNR che possono essere disponibili da fonti non contemplate da accordi internazionali, quali i sistemi telematici di prenotazione al di fuori dell'Unione europea; invita la Commissione a consultare tutte le parti interessate, compresi i vettori aerei;

6.

ritiene che eventuali nuovi accordi debbano prevedere opportuni meccanismi di revisione indipendente e di vigilanza giuridica nonché di controllo democratico;

7.

chiede un approccio coerente all'uso dei dati PNR ai fini delle attività di contrasto e della sicurezza, stabilendo un'unica serie di principi che fungano da base per gli accordi con paesi terzi e invita la Commissione a presentare, entro la metà di luglio 2010, un proposta di siffatto modello unico e un progetto di mandato per i negoziati con i paesi terzi;

8.

chiede alla Commissione di richiedere quanto prima che l'Agenzia per i diritti fondamentali dell'Unione europea fornisca un parere circostanziato sulla dimensione dei diritti fondamentali di qualsiasi nuovo accordo PNR;

9.

ritiene che tale modello debba soddisfare i seguenti requisiti minimi:

a)

i dati PNR possono essere utilizzati soltanto ai fini delle attività di contrasto e della sicurezza in caso di grave criminalità organizzata transnazionale o di terrorismo a livello transfrontaliero, sulla base delle definizioni giuridiche stabilite nella decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, sulla lotta contro il terrorismo (15) e nella decisione quadro del Consiglio 2002/584/GAI, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo (16);

b)

l'impiego dei dati PNR ai fini delle attività di contrasto e della sicurezza deve essere conforme alle norme europee sulla protezione dei dati, in particolare per quanto riguarda la limitazione delle finalità, la proporzionalità, il meccanismo giuridico di ricorso, la limitazione della quantità di dati da raccogliere e della durata dei periodi di conservazione;

c)

in nessun caso i dati PNR possono essere utilizzati a scopo di estrazione dei dati o di «profiling» (studio dei profili); non può essere adottata nessuna decisione di divieto di volo o di indagare o perseguire un individuo sulla sola base di tali ricerche automatizzate o consultazione di banche di dati; l'uso dei dati deve essere limitato a reati o minacce specifici, caso per caso;

d)

in caso di trasferimento di dati PNR di cittadini UE verso paesi terzi, le condizioni di tale trasferimento sono stabilite in un trattato internazionale vincolante, che garantisca certezza del diritto e parità di trattamento ai cittadini e alle imprese dell'Unione;

e)

il trasferimento successivo di dati da parte del paese destinatario verso paesi terzi deve essere conforme alle norme UE sulla protezione dei dati, che andranno stabilite mediante un accertamento specifico dell'adeguatezza; ciò deve applicarsi altresì a qualsiasi eventuale trasferimento successivo di dati da parte del paese destinatario verso paesi terzi;

f)

i dati PNR possono essere concessi unicamente sulla base del metodo PUSH;

g)

i risultati saranno immediatamente condivisi con le autorità competenti dell'UE e degli Stati membri;

10.

sottolinea l'importanza della certezza del diritto per i cittadini e le compagnie aeree dell'Unione europea, nonché la necessità di norme armonizzate per queste ultime;

11.

chiede alla Commissione e alla Presidenza di garantire al Parlamento un pieno accesso ai documenti e alle direttive negoziali in tutte le fasi della procedura, conformemente all'articolo 218, paragrafo 10, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e di assicurare che anche i parlamenti nazionali possano accedervi su richiesta;

12.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, al governo statunitense e alle due camere del Congresso, al governo australiano e alle due camere del Parlamento, nonché al governo canadese e alle due camere del Parlamento.


(1)  GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 381.

(2)  GU C 81 E del 31.3.2004, pag. 105.

(3)  GU C 103 E del 29.4.2004, pag. 665.

(4)  GU C 305 E del 14.12.2006, pag. 250.

(5)  GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 349.

(6)  Testi approvati, P6_TA(2007)0347.

(7)  Testi approvati, P6_TA(2008)0512.

(8)  GU C 157 E del 6.7.2006, pag. 464.

(9)  GU C 16 E del 22.1.2010, pag. 44.

(10)  GU L 261 del 6.8.2004, pag. 24.

(11)  Proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America sul trattamento e sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) da parte dei vettori aerei al Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti (DHS) (Accordo PNR del 2007) (COM(2009)0702).

(12)  Proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell’accordo tra l'Unione europea e l'Australia sul trattamento e sul trasferimento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) originari dell'Unione europea da parte dei vettori aerei all'amministrazione doganale australiana (COM(2009)0701).

(13)  Testi approvati, P7_TA(2009)0090.

(14)  Testi approvati, P7_TA(2009)0016.

(15)  GU L 164 del 22.6.2002, pag. 3.

(16)  GU L 190 del 18.7.2002, pag. 1.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/74


Mercoledì 5 maggio 2010
Divieto delle tecnologie di estrazione mineraria che prevedono l'uso del cianuro

P7_TA(2010)0145

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sul divieto generale di utilizzo delle tecnologie di estrazione mineraria con il cianuro nell'Unione europea

2011/C 81 E/13

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 191 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto il principio di precauzione come stabilito nella Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo sviluppo e nella Convenzione sulla diversità biologica adottata a Rio de Janeiro nel giugno 1992,

visti gli obiettivi ambientali della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque («direttiva quadro sulle acque»),

vista la direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive, che prevede l'utilizzo del cianuro nell'estrazione mineraria, stabilendone al contempo i livelli massimi consentiti,

vista la direttiva 2003/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/82/CE del Consiglio (Seveso II) sul controllo dei pericoli di incendi rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, che afferma che«talune attività di deposito e lavorazione nell'industria mineraria […] possono provocare gravissime conseguenze»,

vista la direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale, in base alla quale gli Stati membri possono consentire agli operatori di non sostenere i costi derivati da danni ambientali se si dimostra che determinate condizioni sono state soddisfatte,

visto il programma dei diciotto mesi delle Presidenze spagnola, belga e ungherese e le relative priorità per quanto riguarda la politica in materia di acque e la biodiversità,

viste le misure adottate dalla Repubblica ceca concernenti il divieto generale delle tecnologie con il cianuro, attraverso la modifica della legge sul settore minerario n. 44/1988 nel 2000, nonché la modifica della legge sul settore minerario ungherese n. 48/1993 nel 2009, che introduce il divieto di utilizzare tecnologie di estrazione mineraria basate sul cianuro nel territorio ungherese, e visto il decreto tedesco approvato nel 2002 che proibisce l'estrazione mineraria per lisciviazione con cianuro,

visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.

considerando che le Nazioni Unite hanno proclamato il 2010 Anno internazionale della biodiversità, invitando il mondo ad agire per salvaguardare la varietà delle forme di vita sulla terra,

B.

considerando che il cianuro è una sostanza chimica altamente tossica utilizzata nell'industria dell'estrazione dell'oro; che, ai sensi dell'allegato VIII della direttiva quadro sulle acque, è classificato tra i principali agenti inquinanti e può avere conseguenze disastrose e irreversibili sulla salute umana, sull'ambiente e quindi sulla biodiversità,

C.

considerando che, nella posizione comune sull'industria mineraria sostenibile, adottata alla 14a riunione dei ministri dell'ambiente dei paesi del Gruppo di Visegrad svoltasi il 25 maggio 2007 a Praga (Repubblica ceca), i ministri dell'ambiente di Repubblica ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia hanno espresso la loro preoccupazione per le tecnologie pericolose utilizzate e previste nelle attività estrattive in diverse zone della regione, che comportano rischi ambientali considerevoli con possibili ripercussioni transfrontaliere,

D.

considerando che nel quadro della Convenzione di Sofia sulla cooperazione per la protezione e l'utilizzo sostenibile del fiume Danubio, le parti hanno convenuto che, oltre ad essere una delle principali sostanze pericolose conformemente alla direttiva quadro sulle acque, il cianuro si qualifica come sostanza altamente pericolosa,

E.

considerando che negli ultimi venticinque anni si sono verificati a livello mondiale oltre trenta incidenti gravi con fuoriuscite di cianuro, il più serio dei quali risale a dieci anni fa, quando più di 100 000 metri cubi di acqua contaminata da cianuro sono fuoriusciti dal serbatoio di una miniera d'oro penetrando nel sistema fluviale Szamos-Tibisco-Danubio e causando il maggiore disastro ecologico dell'Europa centrale dell'epoca, e che non vi è alcuna reale garanzia che simili incidenti non si ripetano, soprattutto tenendo conto della sempre maggiore frequenza di condizioni atmosferiche estreme, tra cui forti e frequenti precipitazioni, come prospettato nella quarta relazione di valutazione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico,

F.

considerando che vari Stati membri dell'UE hanno ancora all'esame nuovi progetti per grandi miniere d'oro a cielo aperto che utilizzano tecnologie con il cianuro in aree densamente abitate, creando così ulteriori rischi per la salute umana e l'ambiente,

G.

considerando che, ai sensi della direttiva quadro sulle acque, gli Stati membri sono tenuti a raggiungere e a mantenere il «buono stato» delle risorse idriche, nonché a prevenirne l'inquinamento da parte di sostanze pericolose, e che tale buono stato può tuttavia dipendere anche dalla qualità delle acque di un bacino fluviale situato in paesi limitrofi che utilizzano tecnologie di estrazione mineraria con il cianuro,

H.

considerando che le conseguenze transfrontaliere degli incidenti causati dal cianuro, con particolare riguardo all'inquinamento di ampi bacini fluviali e delle falde acquifere, evidenziano la necessità di un'azione dell'Unione europea dinanzi alla grave minaccia ambientale costituita dall'estrazione mineraria con il cianuro,

I.

considerando che mancano ancora norme prudenziali e adeguate garanzie finanziarie e che l'applicazione della normativa vigente in materia di estrazione mineraria con il cianuro dipende anche dalle capacità del potere esecutivo di ciascuno Stato membro, per cui è solo questione di tempo prima che si verifichi un incidente dovuto a negligenza umana,

J.

considerando che la direttiva sulla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive non è stata pienamente applicata in alcuni Stati membri,

K.

considerando che l'estrazione mineraria con il cianuro offre pochi posti di lavoro e soltanto per un periodo di 8-16 anni, rischiando al contempo di provocare enormi danni ecologici transfrontalieri i cui costi, generalmente, non sono sostenuti dagli operatori responsabili, i quali tendono a scomparire o dichiarare fallimento, bensì dallo Stato, ovvero dai contribuenti,

L.

considerando che gli operatori non dispongono di un'assicurazione a lungo termine che coprirebbe i costi in caso di incidente o cattivo funzionamento che possa verificarsi in futuro,

M.

considerando che occorre estrarre una tonnellata di minerali poveri per produrre due grammi d'oro, lasciando enormi quantità di rifiuti estrattivi nei siti, mentre il 25-50 % dell'oro resta infine nei rifiuti; che, inoltre, i grandi progetti di estrazione mineraria con il cianuro utilizzano parecchi milioni di chilogrammi di cianuro di sodio all'anno, il cui trasporto e immagazzinamento possono avere conseguenze catastrofiche in caso di guasto,

N.

considerando che esistono effettivamente alternative all'estrazione mineraria con il cianuro, che potrebbero sostituire le tecnologie basate su tale sostanza,

O.

considerando le vive proteste pubbliche organizzate contro gli attuali progetti di estrazione mineraria con il cianuro in tutta Europa, che vedono coinvolti non soltanto singoli cittadini, comunità locali e ONG, ma anche organizzazioni statali, governi e politici,

1.

ritiene che la conformità con gli obiettivi dell'UE ai sensi della direttiva quadro sulle acque, ossia conseguire un buono stato chimico delle risorse idriche e proteggerle e tutelare la biodiversità, possa essere conseguita soltanto vietando la tecnologia di estrazione mineraria con il cianuro;

2.

invita la Commissione a proporre un divieto assoluto di utilizzo delle tecnologie di estrazione mineraria con il cianuro nell'Unione europea prima della fine del 2011, poiché si tratta dell'unico modo sicuro per proteggere le nostre risorse idriche e i nostri ecosistemi contro l'inquinamento da cianuro causato dalle attività minerarie, e la invita a procedere al contempo a una valutazione d'impatto ordinaria;

3.

prende atto delle iniziative pertinenti in seno al sistema dell'Unione europea e delle Nazioni Unite e incoraggia vivamente lo sviluppo e l'applicazione di alternative più sicure nell'estrazione mineraria, in particolare quelle che non prevedono l'utilizzo di cianuro;

4.

invita la Commissione e gli Stati membri a non sostenere, direttamente o indirettamente, alcun progetto di estrazione mineraria che comporti l'impiego di tecnologie basate sul cianuro nell'Unione europea, fino all'entrata in vigore del divieto generale, e a non sostenere progetti simili in paesi terzi;

5.

invita la Commissione a incoraggiare la riconversione industriale della aree in cui è stata vietata l'estrazione mineraria con il cianuro, attraverso un adeguato sostegno finanziario alle industrie verdi alternative, alle energie rinnovabili e al turismo;

6.

invita la Commissione a proporre una modifica della legislazione vigente sulla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive che esiga che gli operatori siano tenuti a disporre di un'assicurazione per coprire il risarcimento dei danni e tutti i costi di risanamento per ripristinare lo stato ecologico e chimico originale di un sito in caso di incidente o cattivo funzionamento;

7.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/77


Mercoledì 5 maggio 2010
Lotta contro il cancro al seno nell'Unione europea

P7_TA(2010)0146

Dichiarazione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 sulla lotta contro il cancro al seno nell'Unione europea

2011/C 81 E/14

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 123 del suo regolamento,

A.

considerando che ogni anno a 331 392 donne nell'Unione europea viene diagnosticato un tumore al seno,

B.

considerando che il cancro al seno è la principale causa di morte nelle donne in età compresa tra i 35 ai 59 anni, e che ogni anno 89 674 donne muoiono di cancro al seno nell'Unione europea,

C.

considerando che lo screening mammografico può ridurre anche del 35 % la mortalità per cancro al seno nelle donne tra i 50 e i 69 anni,

1.

invita gli Stati membri ad introdurre lo screening mammografico nazionale, in conformità degli orientamenti dell'Unione europea;

2.

chiede alla Commissione una relazione biennale sullo stato di attuazione dello screening mammografico in tutti i paesi dell'UE;

3.

invita la Commissione a sostenere gli studi che verificano se lo screening è utile per le donne oltre i 69 anni e di meno di 50;

4.

invita gli Stati membri a dotarsi di unità mammarie multidisciplinari specializzate in conformità degli orientamenti dell'Unione europea entro il 2016, e la Commissione a fornire una relazione periodica sui progressi compiuti;

5.

invita la Commissione a presentare statistiche aggiornate e affidabili sul cancro al seno e a sostenere la creazione di registri nazionali del cancro;

6.

invita la Commissione ad elaborare un protocollo di certificazione delle unità mammarie specializzate in conformità degli orientamenti dell'UE entro il 2011 e a fornire il relativo finanziamento adeguato;

7.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari (1), ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  L'elenco dei firmatari è pubblicato nell'allegato I del processo verbale del 5 maggio 2010 (P7_PV(2010)05-05(ANN1)).


Giovedì 6 maggio 2010

15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/78


Giovedì 6 maggio 2010
Revisione dei trattati - Misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo *

P7_TA(2010)0148

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul progetto di protocollo che modifica il protocollo n. 36 relativo alle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo fino al termine della legislatura 2009-2014: parere del Parlamento europeo (articolo 48, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea) (17196/2009 – C7-0001/2010 – 2009/0813(NLE))

2011/C 81 E/15

Il Parlamento europeo,

vista la lettera del Presidente del Consiglio europeo inviata al Presidente del Parlamento europeo il 18 dicembre 2009 sulla modifica del protocollo n. 36 relativo alle misure transitorie (17196/2009),

visto l'articolo 48, paragrafo 3, primo comma, del trattato sull’Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio europeo (C7–0001/2010),

visto il protocollo n. 36 sulle misure transitorie, allegato al trattato di Lisbona,

visto l’articolo 14, paragrafi 2 e 3, del trattato sull'Unione europea,

visto l'atto del 20 settembre 1976 (in prosieguo denominato «atto del 1976») relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto,

vista la sua risoluzione dell'11 ottobre 2007 sulla composizione del Parlamento europeo (1),

viste le conclusioni del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008, del 18 e 19 giugno 2009 e del 10 e 11 dicembre 2009,

visti l'articolo 11, paragrafo 4, e l'articolo 74 bis del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A7–0115/2010),

A.

considerando che l'articolo 14, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea, quale risulta dal trattato di Lisbona, prevede che il Consiglio europeo approvi all'unanimità, su iniziativa del Parlamento europeo e previa sua approvazione, una decisione che fissa la composizione del Parlamento europeo,

B.

considerando che in vista dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona e in virtù del protocollo n. 36 allegato a tale trattato, il Parlamento europeo ha presentato l'11 ottobre 2007, attraverso la precitata risoluzione desunta dalla relazione Lamassoure-Severin, un progetto di decisione del Consiglio europeo che fissa la ripartizione dei seggi in seno al Parlamento,

C.

considerando che, al momento della firma del trattato di Lisbona, il Consiglio europeo non aveva adottato alcuna decisione formale sulla composizione del Parlamento europeo, ma aveva dato il suo assenso alla proposta figurante nella precitata risoluzione, dopo aver portato il numero totale di deputati europei a 751 invece dei 750 inizialmente previsti,

D.

considerando che, secondo l'accordo così ottenuto in seno al Consiglio europeo, il numero totale di deputati aumentava di 15 rispetto al trattato di Nizza (passando da 736 a 751), per cui 18 seggi in più venivano ripartiti tra 12 Stati membri, mentre la Germania, in virtù della soglia massima fissata dal trattato sull'Unione europea, si vedeva attribuire 3 seggi in meno,

E.

considerando che il trattato di Lisbona non è entrato in vigore prima delle elezioni europee del 2009, che si sono svolte secondo le disposizioni del trattato di Nizza, e che il Parlamento europeo conta attualmente 736 deputati,

F.

considerando che il trattato di Lisbona è finalmente entrato in vigore il 1o dicembre 2009, per cui è legittimo che i 18 deputati aggiuntivi provenienti da 12 Stati membri possano sedere quanto prima in Assemblea e che gli Stati membri a cui appartengono possono esercitare la rappresentanza che spetta loro,

G.

considerando che, in virtù dell'articolo 5 dell'atto 1976, non è possibile interrompere il mandato di un deputato in corso di legislatura, diminuendo di 3 il numero di deputati che la delegazione tedesca conta attualmente al Parlamento europeo,

H.

considerando che la grande maggioranza degli Stati membri ha già nominato i propri deputati aggiuntivi, in linea con i rispettivi sistemi elettorali e in sintonia con le conclusioni della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009,

I.

considerando quindi che l'arrivo di 18 membri aggiuntivi nel corso della legislatura 2009–2014 porterà il numero totale di deputati europei a 754 e che il superamento del numero di 751 deputati previsto dal trattato di Lisbona rende necessario una modifica del diritto primario,

J.

considerando che le conclusioni della riunione del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008 prevedevano già l'adozione di misure transitorie volte a rendere possibile l'arrivo di deputati aggiuntivi nel corso della presente legislatura e che le conclusioni della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009 fissavano le condizioni in base alle quali sarebbe avvenuto l'aumento temporaneo del numero di deputati al Parlamento europeo,

K.

considerando che il Parlamento europeo ha da parte sua modificato, il 25 novembre 2009, il suo regolamento in modo da prevedere l'arrivo dei deputati aggiuntivi in quanto osservatori, nelle more dell'entrata in vigore delle misure che permettessero loro di sedere nell'Assemblea,

L.

considerando che una delle innovazioni costituzionali più importanti introdotte dal trattato di Lisbona è quella di rendere la convenzione un elemento chiave della procedura di revisione ordinaria dei trattati,

1.

ritiene che la proposta di modifica del protocollo n. 36 richiesta dal Consiglio europeo derivi direttamente dalle nuove disposizioni del trattato di Lisbona e costituisca pertanto una soluzione transitoria tale da consentire all'insieme degli Stati membri che beneficiano di seggi aggiuntivi di designare i deputati interessati; concorda sul fatto che 18 ulteriori deputati debbano essere eletti al Parlamento per la parte restante del mandato 2009–2014; insiste, tuttavia, affinché tutti i 18 deputati siedano al Parlamento contemporaneamente, in modo da non falsare l’equilibrio tra le nazionalità presenti nell'Assemblea; sollecita gli Stati membri a completare le proprie procedure di elezione in modo pragmatico e nel minor tempo possibile;

2.

deplora che il Consiglio non abbia adottato in tempo utile le misure che avrebbero consentito ai deputati aggiuntivi di sedere nell'Assemblea sin dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona e che una delle soluzioni previste nella modifica richiesta non sia conforme allo spirito dell'atto del 1976 che vuole che i deputati europei siano eletti direttamente e non indirettamente attraverso un'elezione in seno a un parlamento nazionale;

3.

dà nondimeno il suo assenso alla convocazione di una Conferenza intergovernativa, fermo restando che essa dovrà unicamente vertere sul tema specifico dell'adozione di misure relative alla composizione del Parlamento europeo per il resto della legislatura 2009–2014 e che tali misure transitorie rivestono carattere eccezionale legato alle circostanze particolari della ratifica del trattato di Lisbona e non possono costituire in nessun caso un precedente per il futuro;

4.

ricorda che durante l'intervallo tra l'approvazione della modifica del protocollo n. 36 e la sua entrata in vigore i deputati aggiuntivi avranno, in virtù dell'articolo 11, paragrafo 4, del regolamento del Parlamento europeo, la possibilità di sedere nell'Assemblea in quanto osservatori;

5.

ricorda d'altronde che una decisione che fissa la composizione del Parlamento europeo dovrà in ogni caso essere adottata dal Consiglio europeo in tempo utile prima della fine della presente legislatura e che il Parlamento presenterà un'iniziativa in tal senso in virtù dell'articolo 14, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea;

6.

informa il Consiglio europeo che intende elaborare a breve proposte intese a stabilire le disposizioni necessarie per permettere l'elezione dei suoi membri a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri e secondo principi comuni a tutti gli Stati membri, e che il Parlamento avvierà tale riforma elettorale in conformità dell'articolo 48, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea e dell'articolo 223 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea; insiste inoltre sulla convocazione di una convenzione incaricata della riforma del Parlamento europeo per preparare la revisione dei trattati;

7.

invita i parlamenti nazionali ad agire in modo tale da rispettare la disposizione stabilita tempo addietro dal diritto primario dell'Unione europea a norma della quale i deputati al Parlamento europeo sono eletti a suffragio universale, diretto, libero e segreto;

8.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


(1)  GU C 227 E del 4.9.2008, pag. 132.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/80


Giovedì 6 maggio 2010
Kirghizistan

P7_TA(2010)0149

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla situazione nel Kirghizistan

2011/C 81 E/16

Il Parlamento europeo,

viste le sue precedenti risoluzioni sul Kirghizistan e sull'Asia centrale, in particolare quella del 12 maggio 2005,

vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 su una strategia comunitaria per l'Asia centrale,

vista la dichiarazione della Vicepresidente/Alto rappresentante Catherine Ashton, del 7 e 8 aprile 2010, sulla situazione in Kirghizistan,

viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri del 26 aprile 2010,

vista la dichiarazione UE al Consiglio permanente dell'OSCE sulla situazione in Kirghizistan in data 22 aprile 2010,

vista la strategia dell'UE per un nuovo partenariato con l'Asia centrale, adottata dal Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 2007,

visto l'accordo di partenariato e cooperazione (APC) fra l'UE e il Kirghizistan, entrato in vigore nel 1999,

visto il documento strategico della Comunità europea per l'assistenza all'Asia centrale nel periodo 2007-2010,

visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che sia i popoli dell'Asia centrale sia i popoli dell'Unione europea hanno interesse a vedere progressi verso la stabilità e l'aumento dei livelli di sviluppo dell'uomo e della democrazia, della sicurezza personale e della crescita sostenibile nell'intera regione,

B.

considerando che il Kirghizistan è membro dell'OSCE e che, in tale contesto, è impegnato a rispettare le libertà fondamentali, i diritti dell'uomo e lo Stato di diritto nonché ad attuare gli standard democratici dell'OSCE,

C.

considerando che Kurmanbek Bakiyev, arrivato per la prima volta al potere nel luglio del 2005 dopo la cosiddetta Rivoluzione dei Tulipani, è stato rieletto l'anno scorso per un nuovo mandato di presidente in seguito ad elezioni che, secondo osservatori indipendenti, sono state turbate da gravi brogli; che, dopo una prima serie di misure democratiche, il governo di Bakiyev ha preso una piega autoritaria,

D.

considerando che il 7 aprile 2010 le truppe kirghise sono intervenute, utilizzando proiettili, gas lacrimogeni e bombe stordenti, contro una folla di manifestanti che si era riunita di fronte all'ufficio presidenziale a Bishkek e aveva poi preso d'assalto edifici governativi per protestare contro il drastico aumento dei prezzi dell'elettricità e del riscaldamento, e hanno lasciato una scia di 84 morti e più di 500 feriti,

E.

considerando che il presidente Bakiyev è stato costretto a fuggire dalla capitale e che al suo posto si è insediato un governo provvisorio guidato dalla dirigente dell'opposizione Roza Otunbayeva, la quale ha emesso un decreto sulla successione al potere e un decreto di conformità alla costituzione kirghisa e ha poi sciolto il parlamento; che, dopo aver tentato di stabilire le condizioni delle proprie dimissioni una settimana dopo l'insurrezione, Bakiyev ha lasciato il paese per il Kazakistan grazie a un accordo negoziato tra Russia, Stati Uniti e Kazakistan,

F.

considerando che il Kirghizistan suscita l'interesse speciale degli Stati Uniti e della Russia, a causa della sua posizione strategica, vicina all'Afghanistan e nei pressi della valle di Ferghana che geograficamente, politicamente ed economicamente si trova nel cuore dell'Asia centrale; che il centro di transito di Manas, gestito dalle forze armate statunitensi, svolge un ruolo fondamentale nella rete di distribuzione settentrionale dei rifornimenti alle truppe della Nato in Afghanistan e che anche la Russia dispone di un'importante base militare in Kirghizistan,

G.

considerando che le relazioni tra l'UE e l'Asia centrale sono cruciali, date le sfide comuni in termini di energia, lotta contro il cambiamento climatico, controllo del traffico di stupefacenti e lotta contro il terrorismo,

H.

considerando che la competizione geopolitica nella regione ha un notevole potenziale distruttivo, ma sconfina altresì ampiamente su interessi in relazione all'Afghanistan e alla diffusione del radicalismo islamico, con il conseguente potenziale di ridurre tale competizione e di raggiungere un accordo sulla necessità di una migliore governance,

I.

considerando che l'Unione europea deve sempre mantenere il proprio impegno volto a integrare i diritti dell'uomo, la democrazia e lo Stato di diritto in tutti gli accordi con i paesi terzi e promuovere le riforme democratiche mediante politiche coerenti che ne rafforzino la credibilità di attore regionale,

J.

considerando che la presenza dell'UE in Kirghizistan, essenzialmente come donatore di aiuti, è significativa e mette l'Unione europea in una buona posizione per assumere un ruolo più importante nel sostegno del paese,

K.

considerando che la Commissione e il Consiglio sono in procinto di rivedere la strategia per l'Asia centrale e di elaborare una relazione che sarà presentata al Consiglio europeo di giugno,

1.

è profondamente preoccupato per la situazione in Kirghizistan ed esprime il suo cordoglio alle famiglie di tutte le vittime di tali tragici eventi;

2.

chiede a tutte le parti di porre fine alla violenza, dare prova di moderazione e fare tutto il possibile per avviare un dialogo autentico, inteso a portare la stabilità e ad offrire le condizioni per un ritorno pacifico all'ordinamento democratico costituzionale;

3.

sottolinea che, dal punto di vista istituzionale, un quadro costituzionale coerente e stabile è essenziale per la prevenzione di futuri disordini sociali e garantire un futuro di pace per il popolo del Kirghizistan; si compiace, in quest'ottica, della cooperazione del governo provvisorio con la Commissione di Venezia;

4.

prende atto dei primi passi compiuti dal governo provvisorio per ripristinare la democrazia, per quanto riguarda in particolare il progetto di redigere una nuova Costituzione che superi la revisione di Bakiyev, la quale concentrava poteri eccessivi nelle mani del presidente;

5.

plaude, a tale proposito, all'annuncio del governo provvisorio che prevede di tenere il referendum sulla nuova Costituzione il 27 giugno 2010 ed elezioni generali il 10 ottobre 2010 per rafforzare la democrazia e la responsabilità politica; invita il governo provvisorio a ottemperare agli obblighi internazionali del Kirghizistan e a garantire che le elezioni saranno libere ed eque;

6.

sottolinea l'importanza di un impegno attivo con il governo provvisorio, al fine di esplorare e sfruttare le possibilità di promuovere il buon governo, l'indipendenza della magistratura e altri obiettivi strategici dell'UE previsti nella strategia dell'Asia centrale, anche al fine di agevolare l'impegno e le attività delle istituzioni finanziarie internazionali;

7.

chiede che sia avviata un'indagine internazionale su tali eventi guidata dalle Nazioni Unite al fine di individuare le responsabilità e le carenze e fornire assistenza alle autorità giudiziarie kirghise ed esorta al riguardo il governo provvisorio a chiedere l'assistenza dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), onde garantire che le indagini sugli eventi del 6-7 aprile 2010 siano complete, imparziali e credibili;

8.

sottolinea che la Rivoluzione dei Tulipani del 2005 ha creato forti aspettative di riforme democratiche nella società kirghisa che non si sono concretizzate; chiede al Consiglio e alla Commissione di dimostrare coerenza ed assertività e di sfruttare questa opportunità per trovare il modo di assistere il governo provvisorio kirghiso e di aiutare le autorità a perseguire le riforme democratiche e a migliorare la vita delle persone, attraverso lo sviluppo nazionale e l'emancipazione dei cittadini, in collaborazione con tutti i soggetti interessati della società civile kirghisa;

9.

rileva che la grave mancanza di risorse e la vulnerabilità del Kirghizistan rendono il paese altamente dipendente dal sostegno esterno; rileva altresì nelle sue vicinanze una grave carenza di modelli di governance democratici e correttamente funzionanti e di uno sviluppo sociale positivo; sottolinea, al riguardo, che l'aiuto internazionale rivestirà un'importanza cruciale;

10.

richiama l'attenzione sul fatto che gli avvenimenti in Kirghizistan influenzano gli sviluppi regionali e internazionali e ne sono a loro volta influenzati; è convinto che vi siano considerevoli sovrapposizioni tra interessi russi, statunitensi e di altri, in particolare per quanto riguarda l'Afghanistan e la crescita del radicalismo islamico nella regione, anche in Kirghizistan; ritiene che ciò dovrebbe permettere di limitare la competizione geopolitica e di ricercare delle sinergie; è del parere che risultati positivi al riguardo si ripercuoterebbero in senso più lato sulla sicurezza e le relazioni internazionali;

11.

invita il rappresentante speciale per l'Asia centrale dell'Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione a seguire da vicino la situazione, fornire assistenza e favorire la ripresa del dialogo tra le componenti della società kirghisa;

12.

invita la Commissione e il Consiglio a esaminare urgentemente se esistano o possano essere create le condizioni per il lancio di un importante nuovo programma di aiuti per il Kirghizistan, coordinato a livello internazionale, tenendo anche conto di quanto forte risulti l'impegno effettivo del governo provvisorio del Kirghizistan nei confronti della democratizzazione e di un governo legittimo; è del parere che, qualora siano risultino esistere condizioni sufficientemente favorevoli, l'UE dovrebbe prendere l'iniziativa di organizzare una conferenza dei donatori internazionali per il Kirghizistan;

13.

chiede che si faccia ampio uso dello strumento di stabilità; sottolinea l'esigenza del Kirghizistan di superare i suoi problemi economici e sociali; invita la Commissione ad elaborare proposte relative a riassegnazioni dei fondi a titolo dello strumento di cooperazione allo sviluppo, per garantire che la risposta a breve e medio termine dell'Unione europea alla nuova situazione in Kirghizistan possa essere di entità adeguata; sottolinea che occorrerebbe riservare particolare priorità alla soluzione dei problemi nei settori dell'istruzione, della salute e dell'approvvigionamento idrico;

14.

insiste perché l'aiuto dell'Unione europea sia coerente con gli sforzi in materia di lotta contro la corruzione, la diffusione degli strumenti educativi e una politica di miglioramento delle condizioni di vita, onde creare le condizioni propizie a contenere lo sviluppo degli estremismi;

15.

invita la Commissione, tenuto conto della situazione attuale, a verificare se sia necessario l'invio urgente di aiuti umanitari;

16.

resta in attesa della valutazione dei progressi compiuti nell'attuazione della strategia UE per la regione e sollecita sforzi mirati a renderla più credibile, concreta e coerente;

17.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al governo provvisorio del Kirghizistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale dell'OSCE nonché al Segretario generale del Consiglio d'Europa.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/84


Giovedì 6 maggio 2010
Veicoli elettrici

P7_TA(2010)0150

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sui veicoli elettrici

2011/C 81 E/17

Il Parlamento europeo,

visto il piano di ripresa economica dell'Unione europea, in particolare l'iniziativa per le auto «verdi», del novembre 2008,

vista la direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, che fissa una soglia minima del 10 % per le rinnovabili nel settore dei trasporti,

visto il regolamento (CE) n. 443/2009 che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove,

visto il Piano d'azione sulla mobilità urbana del 30 settembre 2009,

vista la riunione informale del Consiglio tenutasi il 9 febbraio 2010 a San Sebastian,

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva», del 3 marzo 2010,

vista la comunicazione della Commissione su una strategia europea per i veicoli ecologici ed efficienti dal punto di vista energetico, del 27 aprile 2010,

viste le interrogazioni del 16 febbraio 2010 al Consiglio e alla Commissione sui veicoli elettrici (O-0019/2010 – B7-0016/2010, O-0020/2010 – B7-0015/2010),

visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che le sfide poste dai cambiamenti climatici, dalle emissioni di CO2 e da altri inquinanti, nonché dalla volatilità dei prezzi dei carburanti hanno contribuito allo sviluppo tecnologico delle batterie e di sistemi di accumulo di energia, come pure a una maggiore sensibilizzazione del mercato a queste tematiche, creando in tal modo un clima positivo per lo sviluppo dei veicoli elettrici a livello mondiale,

B.

considerando che i veicoli elettrici rappresentano una notevole innovazione con elevato potenziale di mercato, in particolare nel lungo termine, e che la leadership di un tale mercato dipenderà dalla capacità di penetrarvi rapidamente con prodotti di alta qualità e un grado generalizzato di standardizzazione,

C.

considerando che i veicoli elettrici contribuiscono alle priorità di «Europa 2020» per lo sviluppo di un'economia basata sul sapere e sull'innovazione e la promozione di un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più ecologica e più competitiva,

D.

considerando che, nel corso della riunione informale del Consiglio, tenutasi a San Sebastian lo scorso 9 febbraio 2010, i ministri della Concorrenza dell'Unione europea hanno convenuto con la Commissione sulla necessità che l'Unione adotti una strategia comune per le auto elettriche,

E.

considerando che vi sono diverse ragioni politiche per promuovere l'innovazione nei sistemi di propulsione (elettrici o ibridi), e cioè:

i)

la riduzione delle emissioni di CO2 e delle sostanze inquinanti,

ii)

la riduzione dell'inquinamento acustico,

iii)

il miglioramento dell'efficienza energetica e la potenziale accettazione delle fonti energetiche rinnovabili,

iv)

la scarsità e la variabilità del costo economico delle fonti di energia fossile,

v)

la promozione dell'innovazione, sulla base della leadership tecnologica, che potrebbe contribuire alla ripresa dell'industria europea dall'attuale situazione economica e garantirne la concorrenzialità generale in futuro,

F.

considerando che, visto il mix energetico medio dell'Unione europea per la produzione attuale di energia elettrica in Europa, i veicoli elettrici e ibridi ricaricabili (plug-in) risultano un'opzione rilevante nell'ambito della più ampia strategia di riduzione delle emissioni di CO2, e che l'Unione europea deve privilegiare la transizione verso un sistema trasportistico sostenibile ed efficiente sotto il profilo energetico se si vuole conseguire l'obiettivo di un sistema dei trasporti per lo più decarbonizzato entro il 2050,

G.

considerando la necessità di affrontare diverse sfide al fine di promuovere la riuscita dell'introduzione sul mercato di veicoli elettrici, in particolare:

i)

il costo elevato dei veicoli elettrici, imputabile per lo più al costo delle batterie,

ii)

la necessità di ulteriori attività di R&S per migliorare le caratteristiche e ridurre il costo di veicoli elettrici,

iii)

l'accettazione da parte del cliente per quanto riguarda il costo, la gamma e i tempi di ricarica,

iv)

la necessità di adeguate infrastrutture di ricarica,

v)

la normalizzazione ai livelli europeo e mondiale, ad esempio delle interfacce tra i veicoli e le infrastrutture di ricarica,

vi)

le emissioni «dal pozzo alla ruota» dei veicoli elettrici,

H.

considerando che le autovetture elettriche presentano un potenziale accertato in termini di capacità di accumulo, il che consente di apportare miglioramenti all'impiego delle fonti energetiche rinnovabili, alla luce dei vantaggi offerti dalla reti intelligenti,

I.

considerando che la comunicazione sulle auto ecologiche accenna brevemente al fabbisogno di competenze emergenti da parte delle imprese del settore all'atto della transizione dai veicoli convenzionali a quelli elettrici, senza affrontare gli effetti sull'occupazione di una siffatta transizione; considerando altresì la necessità di un approccio coordinato per raccogliere le sfide cui si troveranno confrontati i lavoratori del comparto automobilistico,

J.

considerando che vi sono già diversi paesi e regioni che hanno avviato l'introduzione di sistemi di ricarica per i veicoli elettrici,

K.

considerando che gli Stati membri dell'Unione europea hanno iniziato a introdurre programmi nazionali di sostegno per i veicoli elettrici in vista della loro commercializzazione sul mercato comunitario,

L.

considerando il congruo sostengo di cui hanno beneficiato l'industria automobilistica e la ricerca dei paesi concorrenti e la necessità che anche l'Unione europea segua questo esempio,

M.

considerando che la revisione, nel 2010, della politica dell'Unione europea in materia di investimenti infrastrutturali rappresenta un'ottima occasione per far progredire gli investimenti infrastrutturali nelle tecnologie più ecologiche e avanzate, in particolare nelle reti intelligenti,

N.

considerando che in Europa l'elevato numero di città e di aree urbane ad alta densità demografica offre condizioni idonee alla rapida introduzione dell'autovettura elettrica, permettendo ai produttori europei di diventare fin dall'inizio leader di mercato,

O.

considerando che la produzione di veicoli elettrici potrebbe contribuire alla ripresa economica e garantire la redditività a lungo termine dell'industria automobilistica europea, sulla base di veicoli a basse emissioni,

1.

prende atto della priorità attribuita dalla Presidenza spagnola allo sviluppo di veicoli elettrici nell'ambito della lotta ai cambiamenti climatici, sostiene la decisione del Consiglio «Competitività» di invitare la Commissione a predisporre un piano d'azione per i veicoli ecologici ed efficienti dal punto di vista energetico, tra cui il miglioramento delle reti intelligenti, e accoglie con favore la comunicazione della Commissione su una strategia europea per i veicoli ecologici a elevata efficienza energetica del 27 aprile 2010;

2.

invita la Commissione e gli Stati membri a creare le condizioni necessarie per l'avvento di un mercato interno dei veicoli elettrici, garantendo nel contempo un coordinamento efficace delle politiche a livello di Unione, al fine di evitare effetti sociali e occupazionali negativi della transizione a un sistema trasportistico decarbonizzato, nonché di evitare la compresenza di regimi incompatibili e norme non interoperabili;

3.

sottolinea la necessità che lo sviluppo di veicoli elettrici sia ben equilibrato e iscritto nel quadro di una futura politica di mobilità sostenibile, in cui risultino fondamentali, tra l'altro, la riduzione degli incidenti, l'uso dello spazio, una minore congestione, il consumo energetico totale, le emissioni di CO2, le emissioni acustiche e gassose, pur sottolineando che nello sviluppo della mobilità elettrica dovrebbero rientrare altresì le autovetture elettriche, le biciclette elettriche, i tram, i treni, ecc.;

4.

invita la Commissione e il Consiglio ad agire di concerto nei seguenti ambiti:

i)

la normalizzazione a livello possibilmente internazionale o quanto meno europeo delle infrastrutture e delle tecnologie di ricarica, tra cui reti intelligenti, norme di comunicazione aperte, tecnologie di misurazione a bordo e interoperabilità. Ciò implica il ricorso alle nuove tecnologie nello sviluppo della necessaria infrastruttura interoperabile in Europa per la mobilità elettrica transfrontaliera,

ii)

sostegno alla ricerca e all'innovazione, privilegiando il miglioramento delle batterie e la tecnologia dei motori,

iii)

miglioramento delle reti elettriche grazie all'introduzione di reti intelligenti e alla creazione di capacità di produzione sostenibile di energia a basse emissioni di carbonio, in particolare attraverso fonti energetiche rinnovabili,

iv)

sostegno alle iniziative che garantiscano l'avvento di un mercato interno e definiscano norme di omologazione nel settore delle autovetture ecologiche ed efficienti sotto il profilo energetico e, soprattutto, nel settore della sicurezza stradale,

v)

coordinamento delle misure di sostegno e degli incentivi nazionali ai veicoli elettrici,

vi)

promozione di misure volte a garantire la competitività dell'industria dei veicoli ecologici ad elevata efficienza energetica,

vii)

norme rigorose per interventi cautelativi in materia sociale e occupazionale;

5.

invita la Commissione a fornire un calcolo globale delle emissioni complessive di CO2 dei veicoli elettrici, tenendo conto dei previsti mutamenti nella produzione di elettricità e nella capacità di accumulo di energia fino al 2050;

6.

sottolinea che i veicoli elettrici rappresentano un importante progresso tecnologico, che richiede strategie integrate in materia di innovazione e sviluppo tecnologico, attraverso adeguati finanziamenti e l'opportuna promozione delle attività di R&S e innovazione in un ambito sempre più ampio di settori chiave, quali batterie e infrastrutture (tra cui l'integrazione con le reti energetiche); si compiace, in questo contesto, delle misure di eco-innovazione di cui possono avvalersi i produttori, pur esprimendo inquietudine per le difficoltà incontrate in sede di attuazione;

7.

rammenta le conclusioni del Consiglio «Competitività» del 1o Marzo 2010, in cui si fa riferimento alla prossima proposta della Commissione riguardo a un piano europeo di ricerca e innovazione orientato alle imprese, destinato a integrare le strategie nazionali in materia di innovazione, compresa la promozione di strumenti e iniziative con grande potenziale, come ad esempio i mercati di punta e gli appalti pubblici pre-commercializzazione, nonché un migliore accesso ai finanziamenti, in particolare per le PMI, grazie a una migliore attivazione degli strumenti di capitale di rischio;

8.

chiede alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri di sostituire gradualmente il parco di veicoli a combustione dei loro servizi pubblici, incentivando la domanda mediante appalti pubblici; invita le istituzioni dell'Unione europea a introdurre le infrastrutture non appena saranno state definite le norme;

9.

rammenta che, nell'ambito del Piano di ripresa economica, l'iniziativa per le automobili ecologiche sostiene lo sviluppo di nuove forme sostenibili di trasporto su strada, settore in cui le automobili elettriche sono state definite una priorità;

10.

sostiene l'intenzione della Commissione di definire, entro il 2011, una norma europea per la ricarica dei veicoli elettrici a garanzia dell'interoperabilità e della sicurezza delle infrastrutture e difende la definizione di norme tecniche per sistemi di ricarica, anche per diverse categorie di veicoli; invita la Commissione a puntare, per quanto possibile, sulle norme internazionali e a garantire che la norma di ricarica incoraggi tecnologie moderne, quali la ricarica intelligente e norme di comunicazione aperte, e sia coerente con i mandati relativi alle architetture di misurazione intelligenti;

11.

esprime la convinzione che la normalizzazione permetterà l'avvento di una procedura di omologazione semplice e diretta e contribuirà ad accelerare l'introduzione e la diffusione nell'Unione europea di veicoli a basse emissioni di carbonio, rafforzando la concorrenzialità dell'industria europea della mobilità, grazie alla riduzione dei costi di sviluppo per i fabbricanti e la decarbonizzazione dei trasporto stradale;

12.

sottolinea che la normalizzazione dei veicoli elettrici, delle infrastrutture e dei metodi di tariffazione non devono ostacolare ulteriori innovazioni, in particolare nei settori della mobilità elettrica o dei motori dei veicoli convenzionali;

13.

chiede requisiti armonizzati per l'omologazione dei veicoli elettrici, con requisiti specifici in materia di salute e sicurezza, sia per i lavoratori che per gli utenti finali, e chiede altresì che tali requisiti siano integrati nel quadro di omologazione dei veicoli dell'Unione europea, avvalendosi del regolamento n. 100 della Commissione delle Nazioni Unite per l'Europa (UNECE); sostiene fermamente la proposta della Commissione di riesaminare i requisiti di sicurezza in caso di collisione per le automobili elettriche e l'attenzione che sta prestando alla questione della sicurezza di questa categoria di autovetture per gli utenti vulnerabili della strada;

14.

plaude alla proposta della Commissione di presentare, entro il 2010, orientamenti coordinati in materia di incentivi all'acquisto di veicoli elettrici; invita inoltre la Commissione e il Consiglio a prevedere un pacchetto adeguato di incentivi alla realizzazione di una vasta rete di ricarica nell'ambito di modelli armonizzati di mobilità elettrica;

15.

sottolinea la necessità che i pacchetti di aiuti pubblici destinati alle imprese siano vincolati a una serie ben definita di condizioni di criteri di efficienza sociale, tecnologica, economica e ambientale, e si attende che la Commissione renda efficaci le valutazioni ex post di tali aiuti finanziari;

16.

invita la Commissione ad attivare una struttura settoriale europea per la gestione della transizione sociale che comporta una politica della mobilità a basse emissioni di carbonio e il coordinamento degli interventi cautelativi volti ad assicurare una ripresa sostenibile dell'industria automobilistica e a ridurre eventuali incidenze sociali; chiede l'adozione di misure efficaci intese ad anticipare cambiamenti nell'industria automobilistica e nella catena di approvvigionamento, in coordinamento con tutte le parti interessate, segnatamente mediante il rilancio della piattaforma CARS 21, con un apposito gruppo di lavoro per le questioni sociali;

17.

invita gli Stati membri a garantire pienamente il ricorso al Fondo di adeguamento alla globalizzazione e ad altri fondi strutturali, quali ad esempio il Fondo sociale europeo, allo scopo di incentivare gli sforzi di riqualificazione e di formazione opportunamente mirati, nonché l'ulteriore riorientamento delle strutture di formazione ed educazione settoriale per soddisfare il fabbisogno di competenze emergenti derivanti dalla tecnologia in oggetto;

18.

si compiace dell'intenzione della Commissione di istituire un'Agenzia europea per le competenze settoriali, intesa a creare una rete degli osservatori nazionale degli Stati membri;

19.

appoggia la creazione di una piattaforma informativa comune e il coordinamento degli sforzi tra operatori, progetti e iniziative europei, come pure la creazione di un osservatorio internazionale (su scala mondiale) sulla mobilità elettrica, incentrato sui modelli di business, sulle tecnologie dei veicoli e di ricarica e sull'integrazione con reti elettriche intelligenti, che metta in comune le principali iniziative degli operatori, delle imprese del settore e/o di ispirazione politica;

20.

invita gli Stati membri a elaborare la necessaria politica fiscale a lungo termine per la promozione dei veicoli ecologici ad alta efficienza energetica e chiede alla Commissione di definire una visione comune di lungo periodo su temi quali le politiche in materia di CO2, anticipando i cambiamenti strutturali derivanti dalla transizione dai carburanti convenzionali all'energia elettrica, e la promozione dell'uso delle energie rinnovabili;

21.

invita la Commissione, gli Stati membri e l'industria della mobilità elettrica a esaminare l'impatto in termini di risorse, energia e ambiente dei veicoli elettrici nel loro intero ciclo di vita, dalla produzione fino allo smaltimento, tra cui il riciclaggio e il reimpiego delle batterie;

22.

richiama l'attenzione sulla disponibilità delle materie prime necessarie alla produzione di batterie e di altre componenti, che solleva il problema di una maggiorazione dei costi di produzione e della dipendenza dell'Unione europea; chiede all'industria automobilistica di impegnarsi a utilizzare meglio le risorse disponibili e invita la Commissione a finanziare, nell'ambito del programma quadro attuale e futuro, la ricerca applicata sulle materie prime utilizzate per le batterie elettriche, onde incoraggiare un migliore collegamento in rete tra le indagini geologiche a livello di Unione e promuovere competenze e tecnologie in tale ambito, in grado di accelerare l'esplorazione di nuovi giacimenti di materie prime;

23.

è favorevole alla proposta della Commissione di avviare campagne d'informazione per i consumatori, sui vantaggi, le possibilità e gli aspetti pratici dei veicoli elettrici;

24.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Consiglio, alle parti sociali e alle imprese del settore.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/89


Giovedì 6 maggio 2010
Regolamento sull'esenzione per categoria nel settore automobilistico

P7_TA(2010)0151

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sul regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico

2011/C 81 E/18

Il Parlamento europeo,

visti l’articolo 3, paragrafo 3 del trattato sull’Unione europea, l’articolo 101, paragrafi 1 e 3, l'articolo 103, paragrafo 1 e l'articolo 105, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (in seguito denominato «TFUE»),

visto il regolamento n. 19/65/CEE del Consiglio del 2 marzo 1965 relativo all'applicazione dell'articolo 85, paragrafo 3, del trattato a talune categorie di accordi e pratiche concordate (1),

vista la direttiva del Consiglio 86/653/CEE del 18 dicembre 1986 relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti (2),

visto il regolamento (CE) n. 2790/1999 della Commissione, del 22 dicembre 1999, relativo all'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3, del trattato a categorie di accordi verticali e pratiche concordate (3) nel settore automobilistico (regolamento generale di esenzione per categoria sugli accordi verticali, in appresso «l’attuale GBER»),

visto il regolamento (CE) n. 1400/2002 della Commissione, del 31 luglio 2002, relativo all'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3, del trattato a categorie di accordi verticali e pratiche concordate nel settore automobilistico (4) (regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico, in appresso «l’attuale MVBER»),

visti il regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, relativo all'omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 5 ed Euro 6) e all'ottenimento di informazioni sulla riparazione e la manutenzione del veicolo (5) e il regolamento (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009 relativo all’omologazione dei veicoli a motore e dei motori riguardo alle emissioni dei veicoli pesanti (euro VI) e all’accesso alle informazioni relative alla riparazione e alla manutenzione del veicolo (6),

visto il progetto di regolamento della Commissione relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo 3, del trattato a categorie di accordi verticali e pratiche concordate (nuovo regolamento generale di esenzione per categoria sugli accordi verticali, in appresso «il nuovo GBER»), pubblicato il 28 luglio 2009 e consultabile sul sito web della Commissione,

visto il progetto di regolamento della Commissione relativo all’applicazione dell’articolo 101, paragrafo 3, del trattato a categorie di accordi verticali e pratiche concordate nel settore automobilistico (regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico, in appresso «il nuovo MVBER»), pubblicato il 21 dicembre 2009 e consultabile sul sito web della Commissione,

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Linee direttrici sulle restrizioni verticali» (7),

visto l'opuscolo esplicativo della Commissione sulla distribuzione e i servizi di manutenzione dei veicoli a motore nell’Unione europea,

vista la comunicazione della Commissione intitolata «Linee direttrici sull'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3 del Trattato» (8),

visto il progetto di comunicazione della Commissione intitolato «Linee direttrici sulle restrizioni verticali», pubblicato il 28 luglio 2009 e consultabile sul sito web della Commissione,

visto il progetto di comunicazione della Commissione intitolato «Linee direttrici supplementari sulle restrizioni verticali negli accordi di vendita e di riparazione di veicoli a motore e di distribuzione di pezzi di ricambio di veicoli a motore», pubblicato il 21 dicembre 2009 e consultabile sul sito web della Commissione,

vista la Comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008 dal titolo «Una corsia preferenziale per la piccola impresa - Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un “Small Business Act” per l’Europa)» (COM(2008)0394),

vista la relazione di valutazione della Commissione sull’applicazione del regolamento (CE) n. 1400/2002 sulla distribuzione di autoveicoli e il relativo servizio di assistenza alla clientela, corredata dai documenti di lavoro dei servizi della Commissione, pubblicata nel maggio 2009 sul sito web della Commissione (in appresso la «relazione di valutazione»),

vista la comunicazione della Commissione del 22 luglio 2009 intitolata «Il futuro quadro normativo in materia di concorrenza applicabile al settore automobilistico» (INT/507 – CESE 444/2010),

visti i contributi delle varie parti interessate inviati alla Commissione durante i periodi di consultazione pubblica e pubblicati sul sito web della Commissione nonché le posizioni espresse dalle parti interessate durante la riunione congiunta delle commissioni ECON e INCO il 19 ottobre 2009 e durante il seminario della commissione ECON del 12 aprile 2010, entrambi sul MVBER,

vista la risoluzione del 30 maggio 2002 sul progetto di regolamento della Commissione relativo all’applicazione dell’articolo 81, paragrafo 3, del trattato a categorie di accordi verticali e pratiche concordate nel settore automobilistico (2002/2046(INI)) (9),

vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2008 su «Il futuro quadro normativo in materia di concorrenza applicabile al settore automobilistico» (COM(2009)0388), corredata dai documenti di lavoro dei servizi della Commissione,

visto il parere del Consiglio economico e sociale europeo del 18 marzo 2010 in merito alla comunicazione della Commissione: «CARS 21: Un quadro normativo competitivo nel settore automobilistico» (2007/2120(INI)) (10),

vista la sua risoluzione del 25 marzo 2009 sul futuro dell'industria automobilistica (11),

vista la sua risoluzione del 9 marzo 2010 concernente la relazione sulla politica di concorrenza 2008 (2009/2173(INI)) (12),

visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.

considerando che gli accordi di distribuzione sono regolamentati a livello UE mediante due quadri giuridici distinti, ossia, da una parte, la direttiva relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti (direttiva 86/653/CEE) e, dall’altra, due regolamenti di esenzione per categoria in materia di diritto della concorrenza per quanto riguarda gli accordi verticali di distribuzione (l’attuale GBER e l’attuale MVBER),

B.

considerando che nel 1999 la Commissione ha definito, nell’attuale GBER, una categoria di accordi verticali per la quale possono essere considerate normalmente soddisfatte le condizioni di esenzione di cui all’articolo 101, paragrafo 3 del TFUE rispetto al divieto di clausole e pratiche anticoncorrenziali,

C.

considerando che il settore automobilistico è stato soggetto ad un quadro regolamentare specifico in materia di concorrenza dalla metà degli anni Ottanta,

D.

considerando che nel 2002 la Commissione ha ritenuto che il settore automobilistico non dovesse rientrare nell’attuale regime GBER, dal momento che occorrevano ancora disposizioni specifiche per risolvere particolari problemi di concorrenza identificati nel settore, ossia una situazione oligopolistica nel mercato automobilistico europeo; che, all’epoca, la Commissione era inquieta per il basso livello di concorrenza tra i costruttori di automobili,

E.

considerando che, pertanto, la Commissione ha deciso di adottare, nell’attuale MVBER, norme più rigorose per tale settore, in particolare soglie di quote di mercato specifiche nonché restrizioni e condizioni inflessibili supplementari,

F.

considerando che l’ambito di applicazione dell’attuale MVBER comprende tre differenti mercati di prodotti: a) veicoli a motore nuovi (mercato primario); b) pezzi di ricambio per i veicoli a motore (postvendita) e c) servizi di riparazione e di manutenzione (postvendita); considerando che i veicoli a motore includono tanto le autovetture quanto i veicoli commerciali,

G.

considerando che tanto l’attuale GBER quanto il MVBER arriveranno a scadenza il 31 maggio 2010; che la Commissione ha lanciato un processo di revisione di questi due regolamenti e delle linee direttrici che li accompagnano,

H.

considerando che la Commissione ritiene attualmente che i mercati per le vendite di veicoli a motore nuovi siano altamente concorrenziali e che i livelli di concentrazione si siano progressivamente ridotti; che ritiene altresì che, in questo mercato, le barriere all’entrata siano deboli e che una strategia dei prezzi aggressiva abbia provocato un aumento rapido di nuovi concorrenti provenienti dall’Asia orientale,

I.

considerando che la Commissione osserva che, di conseguenza, i prezzi al dettaglio delle autovetture sono progressivamente diminuiti; che, al contrario, la concorrenza sui mercati dei servizi di riparazione e di manutenzione è tuttora molto limitata e che i prezzi di alcuni tipi di pezzi di ricambio sono molto elevati,

J.

considerando che la Commissione ritiene che un'esenzione specifica per categoria per l'acquisto e la vendita di veicoli a motore nuovi (mercato primario) non sia più necessaria e propone che il nuovo GBER sia applicabile al mercato primario dopo un periodo di proroga di tre anni; considerando che, fino al 31 maggio 2013, l’attuale MVBER continuerà ad essere applicato al mercato primario,

K.

considerando che la Commissione propone altresì di adottare orientamenti specifici per l’interpretazione e l’applicazione applicabili al settore automobilistico nonché per il mercato primario e il mercato post-vendita,

L.

considerando che, per il mercato post-vendita (pezzi di ricambio per i veicoli a motore, servizi di riparazione e di manutenzione), la Commissione propone di adottare un regolamento speciale di esenzione per categoria, ossia il nuovo MVBER,

M.

considerando che è innegabile che la grande maggioranza delle imprese del settore automobilistico e di riparazione ha espresso profonda preoccupazione per il rischio di sospensione temporanea o di proroga a breve termine dell’attuale MVBER, dal momento che ciò porterà al deteriorarsi dell’equilibrio di potere tra i costruttori e il resto della catena di valore del settore automobilistico e arrecherà beneficio soltanto a un numero ridotto di grandi costruttori di automobili,

N.

considerando che vari rappresentanti del mercato dei pezzi di ricambio delle automobili nonché del settore dei servizi di manutenzione e di riparazione si sono dichiarati favorevoli a una nuova serie di regole per il mercato post-vendita che considerano un passo avanti di rilievo rispetto all’attuale MVBER,

O.

considerando che il mercato primario e il mercato post-vendita non si escludono reciprocamente e che la sostenibilità commerciale di numerosi distributori indipendenti dipende tanto dalla loro capacità di vendere quanto di riparare i veicoli,

P.

considerando che l’Unione europea sta attualmente affrontando una crisi finanziaria e economica senza precedenti e tassi di disoccupazione elevati; considerando che l’UE dovrebbe promuovere un’economia sociale di mercato competitiva e mirare a ridurre la povertà; che l’industria automobilistica europea è un settore chiave dell’economia europea, che favorisce l’occupazione, l’innovazione e la competitività di tutta l’economia; che l’industria in questione è stata particolarmente colpita dalla crisi attuale e che ha beneficiato di un sostegno sotto forma di interventi statali in vari Stati membri,

Q.

considerando che le disposizioni in materia di attività multimarca sono applicabili alle vendite e alla distribuzione sotto lo stesso tetto, in sale d’esposizione separate nella stessa area o in locali separati,

1.

si compiace del fatto che la Commissione abbia avviato diverse consultazioni pubbliche con riferimento alla revisione di ambo i regolamenti (MVBER e GBER); apprezza il fatto che la Commissione abbia presentato al Parlamento la relazione sulla valutazione dell'applicazione dell'attuale MVBER;

2.

incoraggia la Commissione a lavorare con il Parlamento in modo proattivo e in uno spirito di apertura e trasparenza e a trasmettere tempestivamente all'istituzione informazioni e documenti legislativi, prelegislativi e non legislativi, come ha assicurato il Commissario Almunia durante la sua audizione in veste di Commissario designato;

3.

pone in rilievo che un simile approccio consentirebbe un ampio dibattito fra i deputati al Parlamento e rafforzerebbe la legittimità democratica della decisione della Commissione;

4.

invita la Commissione a specificare chiaramente quali eventuali contributi da parte dei soggetti interessati intende integrare nel regolamento definitivo, in modo da garantire trasparenza alla stesura delle versioni definitive del MVBER e del GBER;

5.

sottolinea la necessità di instaurare condizioni generali volte a rendere sostenibile il comparto automobilistico dell'UE, ivi comprese le case automobilistiche e i produttori di pezzi di ricambio, e per consentire a tale comparto di rimanere economicamente efficiente e all'avanguardia dell'innovazione tecnologica, ecologica e sociale; sottolinea altresì l'importanza di raggiungere un equilibrio tra gli obblighi in materia di concorrenza e la proprietà intellettuale, sia nel mercato interno che con i paesi terzi;

6.

ritiene che il nuovo MVBER vada considerato come un elemento all'interno di un approccio integrato alla normativa che disciplina il settore automobilistico;

7.

rammenta l'importanza della certezza giuridica; invita pertanto la Commissione a elaborare delle FAQ (domande più frequenti) o un opuscolo esplicativo al fine di spiegare più dettagliatamente il nuovo quadro normativo agli operatori del mercato;

8.

rileva che la relazione tra case automobilistiche, da un lato, e concessionari, prestatori di servizi e altri attori economici di rilievo della filiera automobilistica, dall'altro, merita un attento esame che ne prenda in considerazione il potere economico diseguale in quanto partner commerciali;

9.

sottolinea l'esigenza di garantire che gli operatori di piccola e media entità della filiera automobilistica godano di condizioni favorevoli; pone in rilievo l'importanza di adottare un solido quadro normativo atto a prevenire efficacemente gli abusi di posizione dominante e a garantire che non si verifichi un aumento della dipendenza delle PMI nei confronti delle grandi aziende produttrici; rammenta l'importanza delle PMI in quanto creatrici di occupazione, particolarmente in un periodo di crisi economica, e fornitrici di servizi locali, che soddisfano la domanda della popolazione anche nelle zone meno popolate;

10.

non è favorevole all'eliminazione di talune condizioni imposte dall'attuale MVBER a un accordo per godere dell'esenzione, segnatamente le clausole contrattuali riguardanti l'attività multimarca, la notifica di recesso, la durata, la risoluzione delle controversie, il contenzioso e trasferimenti di società nell'ambito di un sistema; rammenta, in particolare, che l'esigenza di semplificare le condizioni per il trasferimento di società rientra nel primo principio della legge sulle piccole imprese (Small Business Act); richiama l'attenzione sul rischio rappresentato dall'obbligo della monomarca che grava sulla scelta dei consumatori e sull'indipendenza dei concessionari nei confronti delle case produttrici; manifesta il timore che le clausole sopra menzionate possano diventare soggette alle diverse legislazioni nazionali in materia di contratti;

11.

invita la Commissione a garantire che i distributori, compresi quelli del settore automobilistico, beneficino dello stesso livello di tutela contrattuale in tutta l'Unione europea, come avviene attualmente per gli agenti commerciali; ritiene che si potrebbe ottenere un simile allineamento modificando la direttiva 86/653/CEE ed estendendo parzialmente il suo ambito di applicazione per includervi tutti gli accordi di distribuzione;

12.

sottolinea l'importanza, specialmente in periodi di difficoltà economiche, di dare spazio a concrete alternative commerciali alla proprietà, quale il leasing, in modo da rispondere all'esigenza di mobilità degli individui; esorta pertanto la Commissione ad assicurarsi che il nuovo MVBER e il nuovo GBER stabiliscano le condizioni necessarie, tra cui la definizione di «utilizzatore finale», per consentire lo sviluppo di tali alternative commerciali e contribuire a una sana concorrenza nel mercato automobilistico;

13.

non è favorevole a un codice di condotta non vincolante che preveda obblighi reciproci tra concessionari in franchising e i loro fornitori, che sarebbe privo di efficacia quanto alla tutela degli interessi dei concessionari nei confronti delle case produttrici; ritiene che un codice di condotta di qualsiasi genere debba essere accompagnato da un meccanismo di attuazione adeguato, vale a dire l'accesso a una procedura di arbitrato appropriata;

14.

nutre il timore che l'obiettivo della Commissione di continuare a promuovere una genuina concorrenza nel mercato automobilistico postvendita affrontando questioni come la scelta dei consumatori e un effettivo accesso degli operatori di mercato indipendenti possa essere mancato da questa riforma; concorda con la Commissione sul fatto che condizioni competitive nel mercato automobilistico postvendita hanno anche un impatto diretto sulla sicurezza pubblica;

15.

invita la Commissione a mantenere la soglia del 30 % per l'obbligo di acquisto di pezzi di ricambio, in modo che le officine autorizzate rimangano libere di acquistare i pezzi di ricambio da fonti diverse dalla casa automobilistica produttrice del veicolo, evitando così il ritorno a condizioni di fornitura quasi vincolate, che determinerebbero un aumento dei prezzi dei pezzi di ricambio e un calo di attività per gli altri rivenditori di tali pezzi;

16.

sottolinea che i consumatori e gli altri utilizzatori finali europei non dovrebbero affrontare barriere per poter acquistare un'auto a prezzi competitivi, nemmeno per acquisti in grandi quantità e a prescindere dal sistema di distribuzione scelto dal fornitore, e dovrebbero inoltre essere in grado di scegliere dove e come far effettuare riparazioni e manutenzione;

17.

rammenta, in quest'ambito, le ripetute richieste del Parlamento a favore di veicoli più ecologici e le dichiarazioni del Presidente della Commissione riguardo a un'economia più verde; ritiene che l'attività multimarca, come pure la facilità di accesso a riparazioni e manutenzione, contribuiscano al raggiungimento dell'obiettivo di ottenere veicoli a emissioni più basse, mediante un facile confronto tra i veicoli al momento dell'acquisto e veicoli funzionanti in modo adeguato; rinnova la sua richiesta di indagare sull'efficacia degli aiuti di Stato concessi al settore automobilistico ai fini di una «ripresa verde»;

18.

nutre la preoccupazione che gli orientamenti proposti dalla Commissione per il settore automobilistico manchino del livello di precisione sufficiente a garantire che le informazioni tecniche siano rese disponibili per i concessionari indipendenti in un formato esauriente al pari dei regolamenti (CE) n. 715/2007 e (CE) n. 595/2009; invita inoltre la Commissione ad aggiornare la definizione di «informazioni tecniche» sulla base del progresso tecnologico e a garantire un accesso continuativo a dati aggiornati su servizi e componenti in formati elettronici facilmente accessibili;

19.

invita la Commissione ad applicare le nuove norme sul mercato postvendita a partire dal 1o giugno 2010, a prescindere dalle soluzioni che verranno adottate per la vendita di nuovi veicoli;

20.

invita la Commissione ad affrontare la questione delle nuove misure anticoncorrenziali che vincolano i consumatori, quali i servizi postvendita di qualsiasi natura vincolati all'obbligo esclusivo di rivolgersi, per riparazioni o manutenzione, alla rete di distribuzione di una marca specifica;

21.

invita la Commissione a monitorare periodicamente il funzionamento del nuovo quadro giuridico per il settore automobilistico; in particolare, esorta la Commissione a effettuare una nuova valutazione completa delle condizioni di concorrenza del mercato automobilistico primario entro la scadenza del periodo di proroga, concentrando l'attenzione sull'effetto di talune clausole contrattuali, quali l'attività multimarca, il trasferimento di società e la soglia riguardante i pezzi di ricambio, come pure sulle disposizioni del codice di condotta proposto; esorta, a tale riguardo, la Commissione a lasciare aperte tutte le opzioni normative e ad adottare misure adeguate, compresa una nuova proroga di parte del MVBER o revisioni da apportare al GBER, nel caso in cui si verificasse un notevole peggioramento delle condizioni concorrenziali, in particolare del mercato primario;

22.

sottolinea che il Parlamento dovrebbe essere informato dalla Commissione circa eventuali adeguamenti del nuovo quadro giuridico che la Commissione preveda di adottare come risultato del suo monitoraggio del mercato; precisa inoltre che il Parlamento dovrebbe essere consultato con ampio anticipo rispetto all'adozione di una siffatta decisione;

23.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU 36 del 6.3.1965, pag. 533.

(2)  GU L 382 del 31.12.1986, pag. 17.

(3)  GU L 336 del 29.12.1999, pag. 21.

(4)  GU L 203 del 1.8.2002, pag. 30.

(5)  GU L 171 del 29.6.2007, pag. 1.

(6)  GU L 188 del 18.7.2009, pag. 1.

(7)  GU C 291 del 13.10.2000, pag. 1.

(8)  GU C 101 del 27.4.2004, pag. 97.

(9)  GU C 187 E del 7.8.2003, pag. 149.

(10)  Testi approvati, P6_TA(2008)0007.

(11)  Testi approvati, P6_TA(2009)0186.

(12)  Testi approvati, P7_TA(2010)0050.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/95


Giovedì 6 maggio 2010
Comunicazione della Commissione «Lotta contro il cancro: un partenariato europeo»

P7_TA(2010)0152

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sulla comunicazione della Commissione «Lotta contro il cancro: un partenariato europeo» (2009/2103(INI))

2011/C 81 E/19

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione «Lotta contro il cancro: un partenariato europeo»(COM(2009)0291),

vista la decisione n. 1350/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, che istituisce un secondo programma d'azione comunitaria in materia di salute (2008-2013) (1),

vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 su «Un impegno comune per la salute: Approccio strategico dell'Unione europea per il periodo 2008-2013» (2),

vista la decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007–2013) (3),

viste le conclusioni del Consiglio sulla riduzione dell'incidenza dei tumori, adottate il 10 giugno 2008 (4),

vista la raccomandazione n. 2003/878/CE del Consiglio, del 2 dicembre 2003, sullo screening dei tumori (5),

vista la sua dichiarazione dell'11 ottobre 2007 sulla necessità di attuare una strategia globale di controllo del cancro (6),

vista la sua risoluzione del 10 aprile 2008 sulla lotta al cancro in una Unione europea allargata (7),

vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2006 sul cancro al seno nell'Unione europea ampliata (8),

vista la sua risoluzione del 5 giugno 2003 sul cancro al seno nell'Unione europea (9),

vista la decisione n. 646/96/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 marzo 1996, che adotta un piano d'azione contro il cancro nell'ambito del programma quadro per la sanità pubblica (1996-2000) (10),

vista la decisione del Consiglio n. 2004/513/CE, del 2 giugno 2004, relativa alla conclusione della convenzione quadro dell'OMS per la lotta contro il tabagismo (11),

visto il Codice europeo contro il cancro: terza edizione,

visto il World Cancer Report 2008 dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC),

vista la dichiarazione del Parlamento europeo sull'epatite C (12),

viste l'attività e le conclusioni del gruppo trasversale «Eurodeputati contro il cancro» (ECC),

visto l'articolo 184 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto l'articolo 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (13),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7–0121/2010),

A.

considerando che la diffusione del cancro ha assunto proporzioni epidemiche in tutto il mondo, malgrado i progressi della medicina,

B.

considerando che alcuni Stati membri hanno compiuto progressi nella riduzione dell’incidenza del cancro grazie a politiche antifumo, una migliore prevenzione secondaria e la cura di talune forme di cancro (14),

C.

considerando che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il cancro è una delle principali cause di morte a livello mondiale e nel 2004 è stato responsabile di circa il 13 % dei decessi,

D.

considerando che il cancro è stata la seconda principale causa di morte nel 2006 (due morti su dieci fra le donne e tre morti su dieci fra gli uomini) e che ogni anno tale malattia viene diagnosticata a circa 3,2 milioni di cittadini dell'UE, con decessi dovuti in maggior parte al cancro del polmone, al cancro colo-rettale e al cancro della mammella,

E.

considerando che, in base alle stime dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), a un europeo su tre viene diagnosticato il cancro nel corso della vita e un europeo su quattro muore a causa della malattia,

F.

considerando che, secondo le previsioni, nel 20103 milioni di europei svilupperanno il cancro e quasi 2 milioni di essi moriranno a causa della malattia e che, secondo le previsioni per il 2020, 3,4 milioni di europei si ammaleranno di cancro e 2,1 milioni di essi moriranno a causa della malattia,

G.

considerando che i tipi di cancro più frequenti sono diversi per uomini e donne e che le donne sono colpite soprattutto dal cancro al seno, alla cervice, all'endometrio, alle tube di Falloppio, alle ovaie e alla vagina, ma spesso anche dal cancro allo stomaco e al colon-retto; che l'incidenza del cancro al seno sta aumentando in molti paesi europei e interessa anche le donne più giovani; che ogni anno nell'Unione europea 275 000 donne contraggono il cancro al seno,

H.

considerando che la lotta contro il cancro dovrebbe essere considerata una componente essenziale della strategia in materia di salute,

I.

considerando che circa il 30 % dei cancri possono essere prevenuti e che le conseguenze possono essere ridotte se la malattia è individuata e trattata tempestivamente, mentre l'efficacia dei programmi di screening nazionali destinati alle donne può variare e dipende dalla copertura della popolazione femminile, dall'accessibilità e dalla qualità della mammografia, dal trattamento seguito e da altri fattori,

J.

considerando che le neoplasie infantili, la principale causa di morte per malattia fra i giovani, possono essere curate con successo fino a raggiungere un tasso di sopravvivenza dell'80 %,

K.

considerando che la prevenzione consiste nella prevenzione primaria dell'incidenza e nella prevenzione secondaria tramite screening e diagnosi precoce,

L.

considerando che un’efficace prevenzione primaria può contribuire ampiamente a migliorare la salute tramite interventi e misure diretti alla popolazione e volti a incoraggiare stili di vita sani,

M.

considerando che la prevenzione consiste sia nella prevenzione primaria dell’incidenza, che può essere attuata riducendo l’esposizione della popolazione ai contaminanti connessi al cancro presenti nell’ambiente, sia nella prevenzione secondaria tramite screening e diagnosi precoce,

N.

considerando che l'incidenza del cancro alla cervice (il tipo di cancro più comune fra le donne dopo il cancro al seno) può essere prevenuta mediante un appropriato trattamento come i vaccini profilattici contro i virus cancerogeni,

O.

considerando che il cancro è causato da molteplici fattori e differenti stadi e che quindi richiede un nuovo paradigma di prevenzione, incentrato in egual misura sulle cause dovute ai fattori genetici, legati allo stile di vita, occupazionali e ambientali, in modo da riflettere l'effettiva combinazione di differenti fattori, anziché concentrarsi su cause isolate,

P.

considerando che i fattori ambientali non comprendono solo il tabagismo passivo e l’esposizione eccessiva ai raggi UV e alle radiazioni, ma anche l’esposizione a contaminanti chimici presenti nei prodotti alimentari, nell'aria, nel suolo e nell'acqua a causa, tra l’altro, di processi industriali e pratiche agricole o del tenore di tali sostanze, per esempio, nei prodotti da costruzione e di consumo,

Q.

considerando che la malattia insorge principalmente quale conseguenza di un’esposizione individuale ad agenti cancerogeni presenti in ciò che un soggetto inala, mangia e beve, o cui è esposto nel proprio ambiente personale o di lavoro; che le abitudini, come il consumo di tabacco, l'alimentazione e l'attività fisica - nonché le condizioni occupazionali e ambientali – svolgono un ruolo importante nello sviluppo del cancro,

R.

considerando che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità almeno il 10 % dei decessi annuali dovuti al cancro sono direttamente provocati da un’esposizione ad agenti cancerogeni sul posto di lavoro; che tale esposizione potrebbe essere evitata se gli agenti cancerogeni fossero sostituiti da sostanze meno nocive,

S.

considerando che, secondo l'OMS, l’aumento a ritmo sostenuto di alcuni tumori, come quello dei testicoli e il linfoma non Hodgkin, e la crescita annuale in Europa dell’1 % dei tumori infantili negli ultimi 20 anni dimostrano il coinvolgimento dei fattori ambientali,

T.

considerando che una prevenzione secondaria efficace tesa a una diagnosi precoce della malattia può anche contribuire in misura significativa a migliorare la prevenzione sanitaria e la salute; e che, secondo le previsioni, uno screening di tutte le donne per il carcinoma della cervice uterina consentirebbe una riduzione stimata di oltre il 94 % degli anni di vita persi, mentre ad ogni 152 pap test eseguiti corrisponderebbe un anno di vita guadagnato,

U.

considerando che le sostanze chimiche che perturbano il sistema endocrino possono svolgere un ruolo importante nella cancerogenesi, per esempio nel caso del cancro al seno o ai testicoli, e che pertanto richiedono un'azione specifica,

V.

considerando che i sistemi sanitari europei si trovano ad affrontare importanti sfide per la loro sostenibilità a lungo termine, la prima delle quali è costituita dall'impatto che l'invecchiamento della popolazione avrà in termini di requisiti per la forza lavoro e di spesa sanitaria complessiva; inoltre, le nuove tecnologie, sebbene apportino sostanziali benefici, richiedono personale adeguatamente formato, nonché un probabile aumento della spesa,

W.

considerando che l’incidenza di alcuni tumori, come il tumore del collo dell'utero, è sensibilmente più elevata in certe popolazioni di donne migranti, per cui è necessario che i programmi di prevenzione e di diagnosi precoce siano incentrati su questi gruppi a rischio elevato e siano per loro accessibili,

X.

considerando che l'invecchiamento della popolazione nell'Unione è una delle ragioni dell'aumento del carico delle malattie neoplastiche nell'UE; che l’aumento dell’incidenza di cancro imporrà ulteriori pressioni sulle finanze pubbliche e sulla produttività dell’economia del settore privato e che pertanto un aumento degli indicatori di salute relativi al cancro contribuirà altresì al miglioramento degli indicatori economici a lungo termine,

Y.

considerando che la prevalenza del cancro è correlata all’aumento dell’età ed è strettamente collegata alla vecchiaia, e che con l’invecchiamento della popolazione aumenterà anche l’incidenza dei tumori; che tale tendenza emergerà soprattutto tra le donne anziane, poiché ancora oggi le donne hanno un’aspettativa di vita più elevata degli uomini, per cui è necessario che i programmi di prevenzione e diagnosi precoce non siano accessibili solo alle donne di mezza età, ma anche alle donne più anziane, nonché a quelle in età molto avanzata,

Z.

considerando che a norma del trattato di Lisbona, la competenza concorrente fra l'Unione europea e gli Stati membri si applica ai problemi comuni di sicurezza in materia di sanità pubblica, come la protezione della salute fisica e mentale,

AA.

considerando che i tassi di mortalità dovuti al cancro nei nuovi Stati membri sono superiori a quelli dell'UE-15,

AB.

considerando che, secondo l'OMS, almeno un terzo di tutti i casi di cancro è prevenibile, che la prevenzione rappresenta la strategia a lungo termine economicamente più vantaggiosa per il controllo della malattia e che, secondo le stime, il cancro può essere prevenuto modificando o evitando i principali fattori di rischio quali il fumo, il sovrappeso, una scarsa assunzione di frutta e verdura, mancanza di attività fisica e consumo di alcol, agenti infettivi ed esposizione a certe sostanze chimiche e alle radiazioni ionizzanti,

AC.

considerando che una cattiva alimentazione, l’inattività fisica, l’obesità, il tabacco e l’alcol sono fattori di rischio comuni ad altre malattie croniche, quali le malattie cardiovascolari, il diabete di tipo 2 e le malattie respiratorie, e che occorre pertanto condurre programmi di prevenzione del cancro nel contesto di un programma integrato di prevenzione delle malattie croniche,

AD.

considerando che già nel 1987 gli esperti hanno elaborato il Codice europeo contro il cancro quale strumento basato su prove di efficacia per affrontare la prevenzione,

AE.

considerando che le forti differenze esistenti in Europa per quanto riguarda i tassi di sopravvivenza a cinque anni alla maggior parte dei tumori sono riconducibili, fra l'altro, alle differenze inconcepibili e inaccettabili esistenti in termini di qualità delle strutture per il trattamento dei tumori, di programmi di screening, di orientamenti in materia di migliori prassi comprovate, di apparecchiature per la radioterapia e di accesso ai farmaci antitumorali,

AF.

considerando che le disuguaglianze sanitarie sono ancora diffuse nell'Unione europea e che i gruppi svantaggiati – a causa di un limitato accesso alle risorse, alle informazioni e ai servizi – sono esposti a maggiori rischi di effetti negativi sulla salute rispetto alle fasce socioeconomiche più elevate,

AG.

considerando che il cancro può essere ridotto e controllato attuando strategie basate su prove di efficacia per la diagnosi precoce e la gestione dei pazienti oncologici,

AH.

considerando che, secondo le stime, il 25 % di tutti i decessi per cancro nell'Unione è riconducibile al fumo e che il fumo è responsabile dell'80-90 % delle morti per cancro ai polmoni nel mondo; considerando che il fumo si diffonde sempre più tra le ragazze, con il conseguente rischio di un futuro aumento del cancro ai polmoni nelle donne,

AI.

considerando che negli ultimi 20 anni l'incidenza del cancro al fegato è più che raddoppiata (nel 2006 sono stati diagnosticati 50 300 nuovi casi di cancro nell'UE-27 e 45 771 persone sono decedute a causa della malattia); considerando che, oltre al sovrappeso e al consumo eccessivo di alcol, il 75-85 % dei casi di cancro primario al fegato è attribuibile a persistenti infezioni da epatite virale (B o C),

AJ.

considerando che è assodato che lo stile di vita e soprattutto le abitudini alimentari influenzano lo sviluppo dei tumori e che, pertanto, il mantenimento di un buono stato nutrizionale contribuisce alla sopravvivenza (almeno per determinati tipi di tumore) e alla qualità di vita dei pazienti oncologici,

AK.

considerando che taluni tipi di cancro possono essere evitati e che lo stato di salute generale può essere migliorato adottando stili di vita più sani; considerando che è possibile guarire i tumori o comunque aumentare le prospettive di guarigione se il cancro viene diagnosticato in uno stadio iniziale,

AL.

considerando che il cancro è anche fortemente associato alla situazione sociale ed economica, che i fattori di rischio del cancro sono più elevati nei gruppi con un livello di istruzione più basso e che inoltre i pazienti delle classi socioeconomiche inferiori presentano sistematicamente tassi di sopravvivenza più bassi rispetto a coloro che appartengono alle fasce più alte,

AM.

considerando che un programma di controllo dei tumori ben concepito e ben gestito abbassa l'incidenza del cancro e la mortalità ad esso associata, in alcuni casi di oltre il 70 %, e migliora la vita dei pazienti oncologici, indipendentemente dalla ristrettezza delle risorse che un paese deve affrontare,

AN.

considerando che esistono notevoli disparità tra gli Stati membri per quanto riguarda lo sviluppo, l’attuazione e la qualità dei piani di lotta contro il cancro,

AO.

considerando che l'attuazione di efficaci programmi di screening della popolazione su scala nazionale (conformi agli orientamenti europei eventualmente esistenti in materia) migliora notevolmente la qualità e l'accessibilità dello screening del cancro, nonché dei servizi diagnostici e terapeutici per la popolazione, contribuendo in tal modo a un più efficace controllo della malattia,

AP.

considerando che oggi esistono differenze qualitative notevoli in seno all’UE in materia di screening, diagnosi precoce e follow-up del cancro e che queste differenze riguardano in particolare l’applicazione dei processi di diagnosi precoce che contribuisce a una riduzione misurabile ed economicamente vantaggiosa dell’impatto della malattia,

AQ.

considerando che i registri oncologici nazionali in tutti gli Stati membri sono essenziali per fornire dati comparabili sul cancro,

AR.

considerando che la cooperazione interistituzionale può migliorare l'efficacia dei nostri sforzi congiunti,

AS.

considerando che non tutti gli Stati membri riconoscono l'oncologia in quanto specialità medica e che è necessario garantire una formazione medica permanente,

AT.

considerando che la libera circolazione delle persone e dei lavoratori è garantita dal diritto comunitario e che, in linea di principio, la libertà di stabilimento contribuisce a garantire che i professionisti sanitari si spostino laddove sono più necessari, offrendo ai pazienti benefici diretti ed evitando molte delle difficoltà connesse con gli spostamenti dei pazienti oltre frontiera,

AU.

considerando che la salute fisica e la salute mentale sono strettamente collegate e interconnesse, e che questo duplice collegamento è troppo spesso trascurato nella cura dei pazienti oncologici e di altri utenti dei servizi,

AV.

considerando che la complessità del cancro richiede una migliore comunicazione tra i molti e svariati professionisti sanitari che sono coinvolti nel trattamento dei pazienti oncologici; considerando che le cure psicosociali e mentali di tali pazienti possono migliorarne l’aspettativa di vita e la qualità di vita,

AW.

considerando che attualmente esistono disparità nell'accesso alle informazioni mediche da parte dei pazienti oncologici che hanno urgente necessità di disporre di maggiori informazioni in ogni stadio della loro malattia,

1.

accoglie con favore la proposta della Commissione di creare un partenariato europeo contro il cancro per il periodo 2009-2013 al fine di sostenere gli sforzi degli Stati membri volti a contrastare il cancro mediante l'istituzione di un quadro per individuare e condividere le informazioni, le capacità e le conoscenze nel campo della prevenzione e della lotta al cancro nonché mediante il coinvolgimento in uno sforzo collettivo delle parti interessate in tutta l'Unione europea;

2.

ritiene che un’azione forte di lotta contro il cancro a livello europeo possa contribuire alla creazione di un quadro per un’azione coordinata a livello regionale, locale e di Stati membri; sottolinea che il partenariato europeo per la lotta contro il cancro dovrebbe completare e dare continuità al lavoro attualmente svolto dalle istituzioni europee nel campo della salute, nell’ottica di costituire partenariati con altri servizi e settori al fine di garantire un approccio globale alla prevenzione e alla cura del cancro;

3.

riconosce che, a norma dell'articolo 168 del TFUE, le azioni nel settore della sanità sono in primo luogo di competenza degli Stati membri, ma sottolinea che è importante stabilire una tabella di marcia a livello comunitario e incoraggia la Commissione e gli Stati membri a intraprendere azioni comuni attraverso un approccio trasversale, che integrino il settore medico in campi d'azione quali l'istruzione, l'ambiente, la ricerca e le questioni sociali;

4.

sottolinea che per realizzare un partenariato rappresentativo ed efficace occorre rafforzare la cooperazione con le parti interessate, inclusa la partecipazione della società civile e delle organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro a livello internazionale, europeo, nazionale, regionale e locale; rileva che il partenariato europeo per la lotta contro il cancro dovrebbe riunire gli attori autenticamente interessati al miglioramento dei risultati sanitari e che non si dovrebbe sottovalutare il potenziale di tale forum in termini di contributo allo sviluppo e alla divulgazione degli orientamenti sulle migliori pratiche; fa presente che il partenariato dovrebbe anche stabilire canali di comunicazione con altre iniziative, come il Forum UE della politica sanitaria, affinché l’attività di lotta contro il cancro riservi la dovuta considerazione ad altre preoccupazioni quali le disuguaglianze sanitarie, i determinanti della salute e il ruolo dei professionisti sanitari, tutti fattori che hanno un netto impatto sulla prevalenza e la cura del cancro;

5.

invita la Commissione europea e il Consiglio europeo a cooperare con il Parlamento europeo nell’ambito di un partenariato interistituzionale ben coordinato, al fine di ridurre il carico delle malattie neoplastiche, grazie alla base giuridica stabilita nel trattato di Lisbona per proteggere la salute pubblica e prevenire le malattie; ritiene che la Commissione e il Consiglio europeo dovrebbero prendere in considerazione le varie strutture formali e informali esistenti per consultarsi con i deputati al Parlamento europeo;

6.

chiede alla Commissione di precisare la natura e le fonti di finanziamento del partenariato europeo per la lotta contro il cancro;

7.

sottolinea che un approccio globale al cancro ed équipe multidisciplinari possono assicurare cure più efficaci ai pazienti neoplastici e che le cure integrate del cancro, che prendano in debita considerazione il supporto e il benessere psicosociale e mentale, sono una componente essenziale da promuovere;

8.

sottolinea che occorre adottare azioni speciali per i tumori rari e meno comuni, nell’ottica di accelerarne la diagnosi e rendere più ampiamente disponibili le conoscenze nei centri di eccellenza;

9.

osserva che, ai sensi del trattato di Lisbona, il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, possono anche adottare misure di incentivazione per proteggere e migliorare la salute umana;

10.

ritiene che il successo del partenariato, tenuto conto della mancanza di finanziamenti suppletivi fino al termine dell'attuale quadro finanziario (2013) dipende dall'ottimale utilizzazione delle risorse disponibili;

11.

invita gli Stati membri a elaborare al più presto piani oncologici integrati, essenziali per raggiungere l'ambizioso obiettivo a lungo termine del partenariato di ridurre del 15 % entro il 2020 il carico delle malattie neoplastiche;

12.

esorta la Commissione a tenere conto dei risultati del partenariato sul cancro riguardo ai piani di lotta contro il cancro e a presentare una proposta di raccomandazione del Consiglio sui piani di lotta contro il cancro; sollecita la Commissione a procedere a un controllo indipendente e su base annua in merito all’attuazione e ai progressi della raccomandazione adottata;

13.

sottolinea che la prevenzione è la risposta economicamente più vantaggiosa, in quanto un terzo delle neoplasie è prevenibile, ed esorta a investire sistematicamente e strategicamente più risorse nella prevenzione primaria e in quella secondaria; sottolinea l’importanza di mantenere gli investimenti in ambito sanitario, soprattutto mediante interventi di prevenzione; rileva, a tale riguardo, che la Commissione e il Consiglio europeo dovrebbero prendere in considerazione di avviare ulteriori azioni volte a garantire un ambiente che migliora la salute, tra cui attività su fumo, nutrizione e alcol e disposizioni per potenziare le opportunità sul versante dell’attività fisica;

14.

esorta il partenariato a garantire che tutte le azioni dei gruppi «promozione e prevenzione in ambito sanitario» e «ricerca» contemplino una componente riguardante i fattori ambientali, questi ultimi intesi non solo come fumo passivo, radiazioni ed esposizione eccessiva ai raggi UV, ma anche come sostanze chimiche pericolose nell’ambiente interno ed esterno cui le persone sono esposte, tra cui gli interferenti endocrini;

15.

ritiene che affrontare i «fattori di rischio» del cancro sia essenziale ai fini della prevenzione ed esorta gli Stati membri a trattare come una priorità questo aspetto;

16.

evidenzia la crescente necessità di concentrarsi sulla qualità della vita di un numero maggiore di pazienti oncologici cronici la cui patologia non può essere guarita, ma può essere stabilizzata per un certo numero di anni;

17.

sottolinea che le azioni volte a ridurre le differenze nel carico delle malattie neoplastiche dovrebbero includere anche una promozione mirata della salute, programmi pubblici di educazione e prevenzione, nonché la raccolta di dati dai registri oncologici nazionali basati sulla popolazione e la disponibilità di dati di registro raffrontabili, completi e accurati sul cancro;

18.

esorta la Commissione a incoraggiare gli Stati membri in cui la mortalità dovuta al cancro è elevata a riorganizzare i rispettivi registri nazionali relativi al cancro onde fornire i dati necessari all'instaurazione di politiche meglio informate e meglio mirate;

19.

invita a includere nel partenariato contro il cancro e nelle future iniziative dell'UE, come la raccomandazione rivista del Consiglio sullo screening dei tumori, la prevenzione e il controllo delle malattie che possono generare una neoplasia, per esempio la prevenzione primaria e secondaria e, ove possibile, il trattamento dell'epatite virale, accanto alla promozione della salute e alla lotta contro il sovrappeso e il consumo di alcol;

20.

sottolinea il ruolo dello screening come uno dei principali strumenti di lotta contro il cancro; esorta gli Stati membri a investire in programmi di screening del cancro e ritiene che tali iniziative siano più efficaci quando sono accessibili al più grande numero di persone possibile e su base regolare;

21.

sottolinea che la ricerca integrata (fondamentale e clinica) sul ruolo della nutrizione nella prevenzione del cancro e del trattamento della malnutrizione associata al cancro dovrebbe essere sviluppata, accanto alla definizione di orientamenti convalidati e ampiamente accettati sul supporto nutrizionale per i pazienti oncologici; esorta pertanto la Commissione a prevedere finanziamenti per lo sviluppo e la valutazione della ricerca integrata (fondamentale e clinica) sull’uso dell'alimentazione nella prevenzione del cancro e sul trattamento della malnutrizione associata al cancro, nonché per la definizione di orientamenti ampiamente condivisi sul supporto nutrizionale per i pazienti oncologici, rivolti ai professionisti sanitari e sociali in Europa, e invita gli Stati membri a promuovere l’attuazione di tali orientamenti;

22.

sottolinea che il Codice europeo contro il cancro necessita di un riesame e di una promozione più vasta e incisiva nell'UE-27 e che nell'ambito del partenariato europeo contro il cancro si dovrebbero compiere particolari sforzi nei confronti dei nuovi Stati membri;

23.

esorta gli Stati membri a introdurre l’obbligo legale di dichiarare i casi di cancro utilizzando la terminologia europea standardizzata al fine di poter valutare i programmi di prevenzione, screening e trattamento e il tasso di sopravvivenza, nonché la comparabilità dei dati tra Stati membri, al fine di produrre informazioni destinate al grande pubblico;

24.

sottolinea che il cancro può essere ridotto e controllato mediante l'attuazione di strategie basate su prove di efficacia che consentano la diagnosi e il trattamento precoci dei pazienti oncologici, ivi compresa la necessità di informare dei vantaggi dello screening i soggetti che ne potrebbero trarre beneficio; esorta a tal proposito gli Stati membri a valutare l’utilità dello screening mammario per le donne di età inferiore ai 50 anni e superiore ai 69 anni e chiede alla Commissione di raccogliere e analizzare i dati al riguardo;

25.

pone l'accento sull'urgente necessità di definire degli standard di qualità terapeutica per le neoplasie infantili da condividere e applicare in tutta l'UE-27;

26.

esorta gli Stati membri ad attivarsi maggiormente nel campo della sensibilizzazione riguardo ai tumori specifici di genere, onde aumentare i livelli di prevenzione e incoraggiare lo screening di queste malattie;

27.

invita la Commissione a stanziare finanziamenti per l’ulteriore sviluppo delle analisi del sangue e delle urine (biomarcatori) nell’ambito del settimo programma quadro di ricerca, tenendo presente che queste diagnosi precoci costituiscono strumenti promettenti per individuare tipi diversi di cancro (prostata, colon, ovaie, reni e vescica);

28.

ritiene che il finanziamento assegnato, nell'ambito del VII programma quadro, alla lotta contro il cancro dovrebbe essere utilizzato in modo più efficace soprattutto grazie al miglior coordinamento tra i vari centri di ricerca sul cancro dell'UE;

29.

invita la Commissione a svolgere pienamente il suo ruolo di sostegno attraverso l'instaurazione di azioni congiunte in materia di ricerca;

30.

esorta a rafforzare il sostegno alla ricerca sulla prevenzione del cancro, compresa la ricerca sugli effetti delle sostanze chimiche nocive e degli inquinanti ambientali, della nutrizione, dello stile di vita, dei fattori genetici e dell'interazione di tutti questi elementi; sollecita a indagare i legami fra il cancro e i potenziali fattori di rischio quali il fumo, l'alcol e gli ormoni farmaceutici e sintetici presenti nell'ambiente;

31.

esorta il governo ceco, che non ha ancora ratificato la convenzione quadro dell’OMS per la lotta al tabagismo, entrata in vigore nel febbraio 2005, a farlo;

32.

chiede di incentrare in via prioritaria la ricerca di biomonitoraggio sulle principali fonti di esposizione a sostanze cancerogene, in particolare il traffico, le emissioni generate dalle industrie, la qualità dell’aria nelle grandi città, le emanazioni e le acque superficiali nelle vicinanze delle discariche di rifiuti;

33.

chiede alla Commissione di provvedere allo sviluppo di azioni più rapide nell’ambito della strategia dell’UE sugli interferenti endocrini;

34.

sottolinea che i risultati della ricerca devono essere tradotti quanto prima in misure concrete e che la ricerca in corso non dovrebbe essere usata per ritardare l’azione contro fattori conosciuti o sospettati di causare o favorire l’incidenza del cancro;

35.

esorta la Commissione a incoraggiare gli Stati membri ad adottare politiche a sostegno dei principi enunciati nella strategia globale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’alimentazione, l’esercizio fisico e la salute, lanciata nel 2004;

36.

ritiene necessario potenziare le ricerche sul legame esistente fra cancro e genere, nonché ricerche specifiche e non frammentate sull'impatto dell’ambiente di lavoro sui tumori;

37.

invita la Commissione a promuovere con ogni mezzo possibile il principio della prevenzione per quanto riguarda sia le pratiche mediche sia stili di vita più sani nonché a incoraggiare gli Stati membri a investire maggiori risorse nella prevenzione sia primaria (ossia prevenire o ridurre i fattori che causano o promuovono l'incidenza del cancro, come l'esposizione ad inquinanti ambientali) che secondaria attraverso lo screening e la diagnosi precoce;

38.

sottolinea la necessità di programmi di ricerca su ampia scala per sviluppare alternative non cancerogene alle sostanze nocive; rileva che occorrerebbe incoraggiare l’innovazione e pervenire a un’eliminazione graduale di tutte le sostanze nocive che si accumulano nel corpo umano o nell’ambiente e causano cancro o effetti mutageni; rileva che nel lungo periodo queste sostanze dovrebbero essere sostituite sul mercato;

39.

ritiene che le procedure e le tecniche di diagnosi precoce dovrebbero essere oggetto di una ricerca più approfondita prima di essere applicate diffusamente, al fine di garantire un uso e un’applicazione sicuri e basati su prove; reputa pertanto necessario che la ricerca conduca a raccomandazioni e orientamenti inequivocabili e basati su prove;

40.

ritiene che il finanziamento attualmente messo a disposizione nell'UE per lottare contro il cancro non basti a stimolare le ricerche e il coordinamento necessari e permettere di fornire una corretta informazione preventiva ai cittadini dell'UE;

41.

incoraggia la Commissione a includere nelle prospettive finanziarie finanziamenti volti a promuovere la prevenzione del cancro;

42.

invita la Commissione e gli Stati membri a creare una rete europea per la prevenzione nell’ambito del partenariato europeo contro il cancro, che affronti tutti i determinanti sanitari sotto il profilo del cancro, compresi quelli ambientali;

43.

invita la Commissione a incoraggiare e ad appoggiare le iniziative che riuniscono un ampio ventaglio di attori ai fini della prevenzione del cancro riducendo l’esposizione professionale e ambientale ad agenti cancerogeni e ad altre sostanze che contribuiscono allo sviluppo del cancro e promuovendo stili di vita sani, richiamando l’attenzione soprattutto sui principali fattori di rischio quali il fumo, l’alcol, l’obesità, una cattiva alimentazione, l’assenza di attività fisica e l’esposizione al sole, ponendo l’accento in particolare sui bambini e gli adolescenti;

44.

sottolinea la necessità di affrontare i problemi sanitari legati all’ambiente che hanno un impatto sullo sviluppo di specifici tipi di cancro, secondo quanto è stato definito nell’ambito del piano d’azione europeo per l’ambiente e la salute 2004–2010, in particolare attraverso la valutazione dei relativi piani d’azione nazionali per l’ambiente e la salute nonché la cooperazione tra Stati membri sui risultati ottenuti nel processo, al fine di garantire che i risultati registrati nei singoli paesi contribuiscano a promuovere l’intervento europeo in questo campo;

45.

sottolinea che un approccio multidisciplinare è necessario per il trattamento ottimale dei pazienti; che il ruolo dell'oncologo quale interfaccia con il paziente è cruciale e che la formazione nonché criteri e orientamenti chiari sono necessari per garantire una qualificazione ottimale dei medici che utilizzano farmaci per il trattamento del cancro;

46.

invita la Commissione e il partenariato a riesaminare la raccomandazione del Consiglio relativa allo screening del cancro alla luce degli ultimi progressi scientifici, al fine di incoraggiare l’elaborazione di programmi europei di omologazione/certificazione in materia di screening, diagnosi e cura del cancro, sulla base degli orientamenti europei per la garanzia della qualità, che potrebbero anche servire da esempio per altri settori dell’assistenza sanitaria;

47.

sollecita la Commissione e gli Stati membri a promuovere campagne d'informazione sullo screening dei tumori rivolte al grande pubblico e a tutti i prestatori di servizi di assistenza sanitaria, nonché a incoraggiare lo scambio delle migliori prassi circa il ricorso a misure preventive efficaci in rapporto ai costi, che dovrebbero includere idonei test del papilloma virus (HPV) per la diagnosi precoce del cancro al collo dell'utero e la vaccinazione contro l'HPV, finalizzata a proteggere le giovani donne da questa forma di tumore, e chiede al partenariato europeo contro il cancro di valutare la necessità di aggiornare la raccomandazione del Consiglio sullo screening dei tumori per tenere conto della comprovata efficacia dello screening del cancro alla prostata negli uomini;

48.

invita la Commissione a ricorrere al Centro europeo di prevenzione e di controllo delle malattie (CEPM) già esistente aggiungendo al suo mandato le malattie non contagiose e utilizzandolo come quartier generale della ricerca sul cancro nell'UE, in cui tutti i dati già raccolti in ciascuno degli Stati membri possano essere centralizzati e analizzati al fine di mettere a disposizione degli scienziati e dei medici le migliori prassi e conoscenze più estese sulla malattia;

49.

accoglie con favore la proposta della Commissione di un partenariato europeo per la lotta contro il cancro per il periodo 2009–2013, nonché la proposta di ridurre il carico delle malattie neoplastiche mediante l’introduzione, entro il 2013, di uno screening del 100 % della popolazione per l’individuazione del cancro al seno, alla cervice e al colon- retto, ed esorta gli Stati membri a dare piena attuazione alle linee guida;

50.

invita la Commissione a redigere una carta per la protezione dei diritti dei pazienti oncologici e dei malati cronici sul luogo di lavoro, in virtù della quale le aziende siano tenute a consentire ai pazienti di mantenere il rapporto di lavoro durante il trattamento e di rientrare nel mercato del lavoro al termine della terapia;

51.

invita la Commissione, gli Stati membri e l’Agenzia europea per le sostanze chimiche a dare attuazione al regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), e ad aggiornare l’elenco delle sostanze molto preoccupanti, che comprende sostanze cancerogene;

52.

invita la Commissione a incoraggiare e a sostenere, nel quadro del partenariato in questione, le iniziative volte a impedire le importazioni di merci che contengono sostanze chimiche cancerogene, nonché ad adottare misure a livello europeo per rafforzare il controllo della presenza di sostanze chimiche, in particolare pesticidi, nei prodotti alimentari;

53.

osserva che le cure palliative per i pazienti oncologici in fase terminale, la cui qualità varia da uno Stato membro all'altro, possono trarre beneficio dallo scambio delle buone pratiche; invita quindi la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare e promuovere le cure palliative e a definire degli orientamenti per il loro utilizzo;

54.

sottolinea che occorre compiere maggiori sforzi in materia di programmi di riabilitazione psicosociale e occupazionale per i pazienti oncologici, che includano una vasta gamma di attività, volte a fornire informazioni, assistenza e consulenza in relazione ai possibili cambiamenti nello stile di vita e nel comportamento, al supporto psicologico e a questioni di natura socio assistenziale; pone in rilievo l’importanza di monitorare e valutare la situazione della salute mentale delle persone affette da cancro;

55.

invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che gli studi di biomonitoraggio umano nell’Unione europea ricevano un finanziamento sufficiente, che consenta di monitorare le sostanze cancerogene e le altre sostanze che contribuiscono allo sviluppo del cancro, ai fini della valutazione dell’efficacia della politica adottata;

56.

ritiene che il partenariato dovrebbe mirare a integrare efficacemente le iniziative già esistenti in materia di coordinamento della ricerca sul cancro e incoraggiare maggiormente i partenariati di tipo pubblico o privato stimolando la ricerca e il depistaggio, soprattutto in materia di esami medici;

57.

ritiene che la struttura proposta sia difettosa in quanto non comporta alcuna definizione precisa degli obiettivi specifici d'azione, quali il metodo per realizzare l'integrazione dei piani di tutti gli Stati membri nella lotta contro il cancro entro il 2013, e invita la Commissione a correggere tale incoerenza;

58.

chiede che i programmi di politica regionale e del Fondo sociale europeo destinati a promuovere l'educazione e l’informazione dei cittadini sulla protezione e la prevenzione del cancro dispongano di una maggiore dotazione finanziaria;

59.

invita la Commissione a far sì che la normativa comunitaria preveda incentivi, sia per l'industria che per i ricercatori, onde garantire una ricerca costante e nuove generazioni di farmaci e trattamenti di provata efficacia per combattere e controllare il cancro;

60.

sottolinea l’importanza di una revisione della direttiva 2001/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 aprile 2001, concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri relative all’applicazione della buona pratica clinica nell’esecuzione della sperimentazione clinica di medicinali ad uso umano (15) (direttiva sulle sperimentazioni cliniche), onde incoraggiare un maggiore sforzo di ricerca sul cancro, in particolare per quanto concerne lo screening della malattia, soprattutto lo screening precoce, non senza riconoscere l’incidenza delle spese che ciò comporta per il settore della ricerca non commerciale, e chiede che siano migliorate le informazioni disponibili per i pazienti e il pubblico in generale sulle sperimentazioni cliniche in corso o attuate con successo;

61.

esorta la Commissione a garantire che la legislazione dell’UE contenga incentivi per i ricercatori e l’industria in vista dello sviluppo di strategie nutrizionali e di altri approcci basati su prodotti naturali nel quadro della prevenzione del cancro, convalidati dalla ricerca epigenetica e nutrigenomica;

62.

insiste anche sull'urgenza dell'introduzione di un brevetto comunitario nonché di un brevetto internazionale;

63.

invita la Commissione ad assicurare, mediante reti di professionisti sanitari, la diffusione delle migliori prassi di trattamento e di cura, per garantire che i cittadini abbiano accesso al migliore trattamento disponibile;

64.

invita gli Stati membri e la Commissione europea a elaborare e rafforzare iniziative che forniscano sostegno alle persone direttamente o indirettamente colpite dal cancro, in particolare mediante l'avvio e lo sviluppo in tutta l'Unione europea di azioni di supporto e di assistenza psicologica loro rivolte;

65.

invita gli Stati membri e la Commissione a impegnarsi nell’elaborazione di orientamenti per una definizione comune di disabilità che includa le persone che soffrono di malattie croniche o di cancro e, nel frattempo, a garantire che gli Stati membri che non vi hanno ancora provveduto adottino senza indugio le misure necessarie per includere eventualmente queste persone nella definizione nazionale di disabilità;

66.

sollecita la Commissione e gli Stati membri a garantire in tutti i paesi dell’UE la disponibilità uniforme dei farmaci anti-cancro, tra cui le cure per tumori rari e meno comuni, per tutti i malati che ne hanno necessità; invita la Commissione e gli Stati membri a adottare misure specifiche e coordinate volte a ridurre le disuguaglianze per quanto riguarda l’accesso alle terapie e alle cure contro il cancro, inclusi i nuovi farmaci antitumorali «mirati» recentemente immessi sul mercato;

67.

si attende che gli Stati membri adottino migliori politiche d'informazione sull'importanza dello screening del cancro al seno, al collo dell'utero e al colon, al fine di elevare i tassi di accettazione e partecipazione fra tutte le categorie della popolazione mirate, con una particolare attenzione all'inclusione delle minoranze e dei gruppi svantaggiati sotto il profilo socioeconomico;

68.

fa notare che gli obiettivi fissati dal partenariato contro il cancro sono a lungo termine, pertanto esorta le istituzioni europee a contribuire alla sostenibilità e fattibilità decennale del partenariato contro il cancro nel futuro bilancio comunitario per la salute; sollecita la Commissione a valutare, monitorare e riferire su base annua in merito ai progressi compiuti e all’efficacia nell’attuazione delle raccomandazioni del partenariato europeo;

69.

ritiene che un’adeguata applicazione della legislazione in vigore relativa alle sostanze che causano o favoriscono il cancro rivesta un’enorme importanza nell’azione contro la malattia; invita pertanto la Commissione a garantire la piena attuazione della pertinente normativa sulla salute dei lavoratori e a contribuire rapidamente e con determinazione all’elaborazione di un elenco completo di possibili sostanze particolarmente preoccupanti, quale azione preliminare per decisioni rapide su sostanze CMR nel contesto delle autorizzazioni REACH;

70.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU L 301 del 20.11.2007, pag. 3.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0477.

(3)  GU L 412 del 30.12.2006, pag. 1.

(4)  Consiglio dell'Unione europea, conclusioni del Consiglio sulla riduzione dell'incidenza dei tumori, 2876a riunione del Consiglio «Occupazione, politica sociale, salute e consumatori», Lussemburgo, 10 giugno 2008.

(5)  GU L 327 del 16.12.2003, pag. 34.

(6)  GU C 227 E del 4.9.2008, pag. 160.

(7)  GU C 247 E del 15.10.2009, pag. 11.

(8)  GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 273.

(9)  GU C 68 E del 18.3.2004, pag. 611.

(10)  GU L 95 del 16.4.1996, pag. 9.

(11)  GU L 213 del 15.6.2004, pag. 8.

(12)  GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 247.

(13)  GU C 364 del 18.12.2000, pag. 1.

(14)  Jemal A, Ward E, Thun M (2010) Declining Death Rates Reflect Progress against Cancer. PLoS ONE 5(3): e9584. doi:10.1371/journal.pone.0009584.

(15)  GU L 121 dell'1.5.2001, pag. 34.


15.3.2011   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 81/107


Giovedì 6 maggio 2010
Uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio

P7_TA(2010)0153

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un’economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio (2009/2228(INI))

2011/C 81 E/20

Il Parlamento europeo,

viste la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 12 marzo 2009, sull'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per agevolare la transizione verso un'economia efficiente sotto il profilo energetico e a basse emissioni di carbonio (COM(2009)0111) nonché la successiva raccomandazione del 9 ottobre 2009 (C(2009)7604),

vista la comunicazione della Commissione «Investire oggi per l'Europa di domani» (COM(2009)0036),

viste le conclusioni del Consiglio europeo dell'11-12 dicembre 2008, e in particolare gli obiettivi fissati in campo climatico ed energetico,

visto il Piano europeo di ripresa economica per un ritorno più rapido alla crescita economica (COM(2008)0800),

vista la comunicazione della Commissione «Affrontare la sfida dell'efficienza energetica con le tecnologie dell'informazione e della comunicazione» (COM(2008)0241),

visto l'accordo politico tra il Parlamento europeo e il Consiglio sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul rendimento energetico nell'edilizia (rifusione) (COM(2008)0780),

vista la comunicazione della Commissione del 16 dicembre 2008«Piano d'azione per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti in Europa» (COM(2008)0886),

vista la comunicazione della Commissione «Piano d'azione per l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità» (COM(2006)0545),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0120/2010),

A.

considerando che le azioni finalizzate a limitare le conseguenze del cambiamento climatico necessitano l'adozione di strumenti specifici al fine di ridurre il consumo energetico e le emissioni di gas a effetto serra, segnatamente ricorrendo a misure a favore dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili,

B.

considerando che solo attraverso un mix di misure per il risparmio e l’efficienza energetici e complementari sarà possibile conseguire gli ambiziosi obiettivi climatici ed energetici fissati dall'Unione europea per il 2020 nell’ambito, in particolare, della ricerca e dell’innovazione, continuando a fissare obiettivi ambiziosi per i settori non regolamentati dall’ETS e per i prodotti a rendimento energetico,

C.

considerando che i risparmi di energia non avvengono abbastanza rapidamente da raggiungere l’obiettivo del 2020 e che le misure vigenti in materia di utilizzo delle TIC non sono in linea con la portata delle sfide intese a garantire il passaggio verso un sistema sostenibile a bassa emissione di CO2,

D.

considerando che il settore delle TIC è responsabile per circa l'8 % del consumo di energia elettrica e per il 2 % delle emissioni di carbonio in Europa (l'1,75 % derivante dall'uso di prodotti e servizi TIC e lo 0,25 % dalla loro produzione) e che presenta un’impronta di carbonio in rapida crescita,

E.

considerando che le TIC rappresentano circa il 7 % della forza lavoro e oltre il 6 % del PIL; considerando che l’UE sta realmente correndo il rischio di perdere il suo ruolo guida nel settore della tecnologia numerica e che è assolutamente necessario potenziare l’innovazione in tale settore sia per il bene del nostro clima che per la creazione di futuri posti di lavoro verdi,

F.

considerando che il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) presenta un enorme potenziale inutilizzato in termini di risparmio energetico e può contribuire attraverso molteplici applicazioni ad aumentare l'efficienza energetica; considerando altresì che sino ad oggi queste applicazioni non sono state adeguatamente utilizzate,

G.

considerando che le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) possono contribuire significativamente all'efficienza energetica degli edifici, dei trasporti e alla produzione e alla distribuzione di energia verso l'obiettivo di un risparmio energetico del 20 % entro il 2020,

H.

considerando che le fonti di energia rinnovabili possono essere utilizzate efficacemente per soddisfare le esigenze in termini di elettricità delle TIC; considerando che i sistemi basati sulle TIC possono ridurre il consumo energetico degli edifici di oltre il 17 % e le emissioni di carbonio prodotte dal settore dei trasporti di oltre il 27 %,

I.

considerando che le organizzazioni professionali e aziendali, segnatamente nei settori dei trasporti, dell’industria manifatturiera e dell'edilizia, possono svolgere un ruolo chiave nella riduzione del consumo energetico e dovrebbero al riguardo altresì promuovere l'applicazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione,

J.

considerando che le TIC sono una tecnologia abilitante che consente di ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso le reti di distribuzione elettrica (reti intelligenti), gli edifici intelligenti, le case intelligenti, la telelettura, il trasporto ecoefficiente, la dematerializzazione, i processi industriali ecocompatibili e la sostenibilità aziendale,

K.

considerando che i sistemi industriali motorizzati rappresentano il 65 % della potenza elettrica globale utilizzata dalle attività industriali e che l’utilizzo diffuso di motori intelligenti comporterebbe una riduzione di 0,97 GtCO2 nel 2020,

L.

considerando la necessità di disporre di metodologie e di strumenti compatibili per misurare e sorvegliare il rendimento dei consumi energetici; considerando che la diffusione dei contatori intelligenti può ridurre fino al 10 % il consumo energetico, promuovere l’impiego più ampio della produzione distribuita (microproduzione) e ridurre le perdite nelle reti di piccola potenza, promuovendo in tal modo la diffusione delle energie rinnovabili,

M.

considerando che l'utilizzo di queste tecnologie è direttamente legato alla diffusione e allo sviluppo della banda larga in Europa,

N.

considerando la necessità di integrare al meglio le azioni sin qui intraprese attraverso la politica europea di ricerca e di innovazione e lo scambio di informazioni e buone prassi, e considerando che la R&S dell’UE e i fondi strutturali nonché le azioni condotte dagli Stati membri e i meccanismi finanziari BEI devono essere coordinati meglio al fine di creare sinergie,

O.

considerando che alcune responsabilità e poteri in materia di assetto territoriale, di fornitura di energia, di edilizia pubblica e di gestione del traffico sono di competenza nazionale, regionale e locale,

P.

considerando l'importanza che riveste la sensibilizzazione dei consumatori alle nuove tecnologie e ai potenziali benefici economici e in termini di risparmio energetico, nonché lo sviluppo di capacità migliorate che consentano loro di gestire il proprio consumo energetico,

Q.

considerando che attualmente il 15-20 % del denaro speso per far funzionare i centri dati si perde per l’alimentazione e la refrigerazione,

R.

considerando l'impronta ecologica delle TIC nel garantire per i servizi dei diversi settori una disponibilità online,

S.

considerando il ruolo svolto dall’efficienza energetica nel contribuire a far fronte alle crescenti preoccupazioni in termini di sicurezza energetica all’interno dell’Unione europea,

1.

accoglie con favore la comunicazione e la successiva raccomandazione della Commissione europea di cui condivide le linee generali;

2.

chiede che siano introdotte misure per garantire la privacy delle informazioni personali in relazione al sistema di telelettura;

3.

chiede pertanto alla Commissione di presentare entro la fine del 2010 un insieme di raccomandazioni onde assicurare che venga data attuazione alla telelettura conformemente alla tabella di marcia fissata nel terzo pacchetto sul mercato dell'energia e che venga definita una serie di funzionalità minime per i contatori intelligenti allo scopo di offrire ai consumatori migliori possibilità di gestione del loro consumo energetico e di livellare la curva di richiesta, nonché di facilitare l'introduzione di nuovi servizi energetici e di una rete intelligente europea innovativa, armonizzata e interoperabile, tenendo conto di tutte le migliori pratiche che hanno dimostrato la loro validità in alcuni Stati membri, in particolare in materia di gestione dei flussi di potenza e delle informazioni bidirezionali in tempo reale; ritiene che la definizione di funzionalità minime dovrebbe prendere nella dovuta considerazione il lavoro svolto dagli organismi di normalizzazione europea, dal CEN, dal CENELEC e dall’ETSI nel definire le «funzionalità supplementari» ai sensi del mandato 441 sulla standardizzazione dei contatori intelligenti;

4.

sottolinea che sono attesi progressi tecnologici significativi e innovazioni organizzative con una forte relazione con le TIC al fine di ottenere potenzialità di risparmio energetico nei prossimi decenni;

5.

ritiene che le TIC siano indispensabili per disaccoppiare la crescita dalle emissioni di gas a effetto serra utilizzando tre strategie di base per mitigare il cambiamento climatico: riduzione del consumo energetico, incremento dell’efficienza energetica e integrazione delle energie rinnovabili;

6.

osserva che solo attraverso l'adozione di una metodologia comune per misurare i consumi di energia e le emissioni di carbonio o attraverso un quadro metodologico comparativo per il calcolo dei livelli ottimali in termini di costi delle caratteristiche energetiche minime di prestazione nel settore edilizio sarà possibile comparare i dati esistenti nei vari Stati membri e migliorare l'efficienza energetica; rileva inoltre la necessità di procedere rapidamente alla standardizzazione delle TIC quale requisito minimo per l’interoperabilità; ritiene che la standardizzazione dovrebbe prevedere, oltre alle funzioni di misura, anche l'accesso alle informazioni contrattuali e sui consumi, la possibilità di comunicare con i sistemi centrali degli operatori attraverso la rete elettrica e un dispositivo di abilitazione della connessione e disconnessione della fornitura operabile da remoto;

7.

sottolinea che la standardizzazione delle TIC è parte integrante delle attività generali di standardizzazione e contribuisce agli obiettivi politici finalizzati a migliorare la competitività dell’industria europea, come stabilito dalla strategia di Lisbona; sostiene l’attuazione del programma di lavoro 2009 per la standardizzazione delle TIC nei settori prioritari individuati: assistenza sanitaria online, inclusione digitale, trasporto intelligente, TIC per l’ambiente, commercio elettronico, competenze informatiche, apprendimento elettronico, tutela dei dati personali, privacy, sicurezza della rete e delle informazioni;

8.

ritiene che se le TIC possono contribuire al risparmio energetico monitorando continuamente i dati al fine di ottimizzare i consumi pubblici e privati di energia e migliorare il rendimento energetico in numerosi settori, il settore delle TIC, considerata la crescita esponenziale del proprio consumo energetico, dovrebbe fungere da esempio impegnandosi a ridurlo in modo significativo; esorta la Commissione a prevedere d’ora in poi il contributo delle TIC a un’economia efficace in termini di utilizzo delle risorse;

9.

sottolinea che l’Europa dovrebbe essere all’avanguardia nello sviluppo delle applicazioni TIC a basso tenore di carbonio; ritiene che è fondamentale promuovere l’eccellenza di ricerca TIC e l'investimento pubblico-privato nella ricerca e nell’innovazione collaborativa ad alto rischio in ambito TIC;

10.

ritiene che le TIC possano svolgere un ruolo chiave nel misurare e quantificare gli effetti globali del cambiamento climatico e nel valutare misure di tutela del clima, contribuendo in tal modo a perfezionare la politica climatica;

11.

sottolinea che l’impegno del settore delle TIC a ridurre il proprio consumo di energia dovrebbe concentrarsi in modo particolare sui centri raccolta dati;

12.

sottolinea l’importanza del consumo energetico proprio al settore delle TIC ed esorta il settore ad attuare la raccomandazione della Commissione (C(2009)7604) quanto prima e, in ogni caso, nei termini previsti da detta raccomandazione;

13.

ritiene che, per ottenere potenzialità di risparmio energetico nei prossimi decenni, le reti elettriche potrebbero trasformarsi in sistemi intelligenti caratterizzati da flussi di potenza flessibili e controllati sostenuti da una tecnologia dell’informazione avanzata;

14.

osserva che presso i nuclei familiari e nei settori dell'edilizia, dei trasporti, della logistica, e dell'industria le TIC possono essere utilizzate in numerose applicazioni volte a migliorare l'efficienza e la gestione energetica; osserva che tali applicazioni hanno un impatto, fra l’altro, sulla distribuzione dell'elettricità, sull’illuminazione, sul riscaldamento, sulla refrigerazione, sulla ventilazione e sulla climatizzazione nonché sulle possibilità offerte dalle TIC in termini di misurazione, monitoraggio e automatizzazione; sottolinea che i contatori intelligenti, l’illuminazione efficiente, il «cloud computing» e il software distribuito possono trasformare gli schemi di utilizzo delle fonti energetiche;

15.

sottolinea che le TIC possono garantire una governance urbanistica e territoriale infrastrutturale attraverso soluzioni innovative finalizzate a ridurre le emissioni di carbonio;

16.

ritiene che, soprattutto nella gestione e nel funzionamento dei conglomerati urbani, l'applicazione delle TIC possa svolgere un ruolo chiave per incrementare l’efficacia energetica; ritiene che il progetto «smart cities» dia prova del potenziale delle TIC in termini di riduzione del consumo energetico ed esorta altre città a migliorare il loro score e a far uso delle buone pratiche;

17.

sottolinea che una maggiore cooperazione tra le autorità pubbliche e i fornitori di servizi pubblici nell’ambito dell’introduzione della telelettura potrebbe ridurre i costi e fornire servizi migliori ai consumatori;

18.

sottolinea l’importanza di coinvolgere i servizi pubblici, le città e i comuni nel processo decisionale finalizzato a mettere in atto misure concrete legate alla riduzione del consumo energetico e all’efficienza energetica; sottolinea l’importanza delle TIC a tale riguardo;

19.

sottolinea che ogni settore di consumo energetico deve contribuire - per quanto possibile – al miglioramento dell’efficienza energetica; osserva che il conseguimento dell’obiettivo globale ricercato a livello europeo risulterà dalla somma dei risparmi energetici conseguiti ad ogni livello;

20.

sottolinea che il settore TIC deve altresì adoperarsi a migliorare l’efficienza energetica e l’impiego più ampio di un approvvigionamento energetico neutrale in termini di carbonio sviluppando componenti, reti di comunicazione e sistemi di trasmissione; rileva che, al tempo stesso, la Commissione deve essere flessibile nell’adattare i regolamenti agli sviluppi tecnici del settore;

21.

sottolinea che nel settore industriale, le tecnologie di misurazione e di controllo, associate ai software corrispondenti, sono fondamentali per realizzare le potenzialità necessarie per il risparmio delle risorse;

22.

si rammarica della lentezza dei progressi compiuti nel mettere a frutto le potenzialità dell'efficienza energetica e dei risparmi energetici per ridurre le emissioni dei gas a effetto serra; esorta la Commissione a tenere in piena considerazione le potenzialità di risparmio delle TIC nell'applicazione della direttiva 2009/125/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa all'istituzione di un quadro per l'elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all'energia (1);

23.

sottolinea che le TIC influiscono in modo significativo sull'efficienza energetica e che l'inserimento nel 2007 di detta questione come tema specifico nelle priorità TIC del settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico rispecchia altresì tale influenza (2);

24.

considera prioritario rilanciare l’economia europea attraverso gli investimenti nelle nuove tecnologie, e in particolare nello sviluppo della banda larga nei vari Stati membri, quale strumento per la crescita economica, per l’accesso a nuovi sistemi e a nuove applicazioni a vantaggio di un numero sempre maggiore di cittadini e di imprese europee e per conseguire gli obiettivi in materia di efficienza energetica dell'Unione europea per il 2020; reputa, inoltre, che lo sviluppo delle TIC, che incide sul passaggio verso un'economia a basso tenore di carbonio, contribuirà a ridurre la dipendenza dall’approvvigionamento di energia nonché a far fronte ai costi elevati delle materie prime;

25.

invita gli Stati membri a facilitare, tramite lo sviluppo delle opportune infrastrutture, la disponibilità di Internet a banda larga per tutti i cittadini dell'UE al fine di garantire un accesso paritario ai servizi on-line che riducono la necessità di effettuare spostamenti;

26.

sollecita lo sviluppo e la diffusione dei servizi online (eBanking, commercio elettronico, eGovernment, eLearning, eHealth) e del telelavoro per migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini e al contempo ridurre le emissioni di carbonio; chiede agli Stati membri di sviluppare questi servizi che, oltre ad un guadagno di tempo per il cittadino, consentono una riduzione degli spostamenti;

27.

sottolinea l’importanza della logistica nella razionalizzazione dei trasporti e nella riduzione delle emissioni di carbonio; riconosce la necessità di incrementare gli investimenti pubblici e privati negli strumenti TIC al fine di sviluppare infrastrutture energetiche intelligenti per i trasporti e, in particolare, al fine di mettere a punto sistemi di trasporto merci informatizzati e intelligenti (STI);

28.

è del parere che l’utilizzo dei sistemi di trasporto intelligenti (STI) applicato al trasporto stradale e interfacciato con le altre modalità di trasporto può contribuire a ridurre la congestione e l’impatto negativo sull’ambiente che ne deriva; ritiene che, grazie all’applicazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione al trasporto dei passeggeri e la disponibilità di nuove tecnologie e di informazioni minime relative alla strada, alla sua interazione con lo pneumatico e alle condizioni climatiche, da rendere visibili anche sul veicolo, sarà possibile viaggiare e movimentare le merci in modo più efficiente, più rapido e più sicuro;

29.

sottolinea l’importanza delle TIC nella pianificazione di una nuova politica europea dei trasporti; invita la Commissione a garantire che simili piani includano soluzioni TIC, fra l’altro, nella regolazione dei flussi di traffico, a incrementare l’intermodalità nel settore dei trasporti nonché a ottimizzare l’equilibrio tra le diverse modalità di trasporto;

30.

esorta la Commissione e gli Stati membri a utilizzare le applicazioni necessarie per mettere in atto le infrastrutture tecnologiche che consentono di ridurre il trasporto su strada e di sviluppare l’intermodalità;

31.

sottolinea che, al fine di ottenere risparmi energetici nel settore dei trasporti, si potrebbero evitare viaggi ricorrendo a incontri virtuali e che i sistemi di trasporto intelligente consentiranno di creare un sistema di trasporto estremamente efficiente;

32.

esorta la Commissione ad adoperarsi maggiormente a utilizzare le TIC nel settore dei trasporti, soprattutto per quanto concerne gli strumenti di monitoraggio e di misurazione; ritiene fondamentale che vengano presi in considerazione i risultati delle misurazioni nel controllo del traffico in tempo reale e nello sviluppo e perfezionamento delle reti di trasporto urbano e regionale;

33.

chiede alla Commissione di promuovere la diffusione dei motori intelligenti a sostegno dei principali settori e delle piattaforme tecnologiche congiunte interessate;

34.

sottolinea che è necessaria una strategia comune relativamente allo sviluppo e alla produzione di auto elettriche; esorta inoltre la Commissione a dare la priorità alle auto intelligenti e ai progetti strade intelligenti, nonché ai progetti pilota R&S nei settori V2V e V2R, che possono ampliare le opportunità d'affari per le società europee TIC;

35.

raccomanda che, per quanto concerne le attività dell’Istituto europeo per l’innovazione e la tecnologia, venga data priorità alle iniziative per lo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) a favore di «smart cities» sostenibili, poiché oltre l’80 % dei cittadini degli Stati dell’UE vive in città ove si affrontano le maggiori sfide dei tempi moderni per le società europee in termini di sviluppo sostenibile, mobilità, comunicazione, salute, sicurezza, benessere, etc.;

36.

sottolinea che la futura proposta della Commissione relativa alla definizione di una nuova agenda digitale per l’Europa dovrebbe mirare a integrare le TIC nell’ottica della promozione di un’economia a basso tenore di carbonio; invita a utilizzare le tecnologie TIC al fine di rendere possibile la riduzione mirata delle emissioni di CO2 nei settori chiave entro il 2020 ed invita a promuovere un consumo energetico responsabile, segnatamente attraverso l’installazione di contatori intelligenti; sottolinea altresì che sarebbe opportuno definire obiettivi specifici per la riduzione dell’impronta del settore TIC entro il 2015;

37.

osserva che un importante ostacolo all’utilizzo diffuso delle TIC nell’industria e nei servizi pubblici è rappresentato dal livello insufficiente di formazione necessaria in tale ambito;

38.

raccomanda l’osservanza della clausola di revisione della direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia e l’estensione del suo campo di applicazione cosi da includere gli edifici di minori dimensioni nella prossima revisione; sollecita gli Stati membri a implementare tale direttiva; raccomanda altresì l’inserimento delle TIC nelle misure di attuazione in materia di efficienza energetica; esorta gli Stati membri a rendere gli attestati di certificazione energetica degli edifici pubblici accessibili al pubblico e facilmente confrontabili;

39.

ritiene fondamentale diffondere il più rapidamente possibile gli elettrodomestici intelligenti attraverso lo sfruttamento commerciale dell’iniziativa tecnologica congiunta ARTEMIS;

40.

sostiene che una maggiore applicazione delle TIC stimolerà la crescita economica europea, creerà nuovi lavori qualificati e potenzierà il mercato delle nuove tecnologie per l'efficienza energetica e la creazione di occupazione verde; ritiene che sono necessari investimenti significativi sia per la R&S che per l’utilizzo delle tecnologie esistenti; chiede agli Stati membri di incentivare gli investimenti sia pubblici sia privati nell'efficienza energetica; ribadisce a tale riguardo la responsabilità degli Stati membri e della Commissione in qualità di acquirenti pubblici;

41.

sottolinea il ruolo chiave svolto dagli investimenti privati nell’ottenimento dei livelli di finanziamento necessari e ritiene pertanto che l’UE dovrebbe garantire un mercato favorevole e un quadro normativo che stimoli le imprese a promuovere una strategia di efficienza energetica ambiziosa; ritiene che in simili condizioni i mercati raggiungeranno gli obiettivi stabiliti; esorta pertanto la Commissione a proporre obiettivi concreti e ambiziosi sulla base delle potenzialità delle diverse TIC, come sottolineato nella sua comunicazione (COM(2009)0111);

42.

esorta gli Stati membri a investire nell’educazione all’efficienza energetica a partire dalle scuole e invita a sviluppare corsi educativi innovativi in materia di efficienza energetica TIC in un’ampia rete di scuole primarie e secondarie;

43.

ritiene che la telelettura e i progetti TIC in generale necessitino di ampie campagne informative finalizzate a spiegare ai cittadini i loro vantaggi; sottolinea che è fondamentale informare la società in merito alla necessità e ai vantaggi della telelettura onde evitare che sia male interpretata e non goda del sostegno pubblico; ritiene, pertanto, importante promuovere nei tempi più brevi i sistemi di telelettura per consentire al consumatore di gestire i propri consumi nel modo più efficace possibile al fine di ottimizzare la produzione e la fornitura energetica nonché le reti dell'elettricità; sottolinea, al riguardo, che la misurazione, il monitoraggio e l’automazione dei consumi saranno essenziali nell'architettura di una rete elettrica ottimizzata il cui obiettivo deve essere, da un lato quello di garantire l’efficienza energetica e, dall’altro, quello di incorporare le fonti di energia rinnovabile e la gestione dell’accumulo di energia nonché la ricarica delle future automobili elettriche; sottolinea tuttavia che, pur costituendo una fase fondamentale del processo, i sistemi di telelettura sono solo una prima tappa lungo il cammino che porterà alle reti intelligenti;

44.

sottolinea che, in virtù del sostanziale contributo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) allo sviluppo economico di città e regioni dell’UE, sono indispensabili le consultazioni con i rappresentanti autorizzati delle società a livello locale e regionale, qualora la definizione dei settori prioritari di applicazione per loro importanti trovi riscontro nei programmi dell’UE;

45.

sottolinea che sono necessarie reti di energia intelligenti a livello degli Stati membri e dell’Unione europea al fine di sfruttare appieno i vantaggi della telelettura; esorta pertanto la Commissione a prendere in considerazione programmi di investimento su scala europea; invita gli Stati membri a promuovere e facilitare l'uso del sistema di telelettura per gli utenti nelle proprietà commerciali e residenziali; sottolinea che l’introduzione della telelettura rappresenta soltanto uno degli elementi necessari per la costruzione di una rete integrata europea intelligente; esorta gli Stati membri e la Commissione a promuovere in tal senso l’applicazione di soluzioni TIC;

46.

sottolinea la necessità di monitorare l'influenza che la crescita delle TIC esercita sugli aspetti dello sviluppo sostenibile, in particolare per quanto riguarda la sfera ambientale e sociale, tra cui le minacce all'ambiente e alla salute connesse con l'uso di apparecchiature sorpassate e le disparità sociali derivanti dall'esclusione digitale;

47.

si congratula con gli Stati membri che hanno già introdotto il sistema di telelettura per tale iniziativa e incoraggia gli altri Stati membri a progredire a loro volta con la massima rapidità in questo ambito; chiede alla Commissione di cofinanziare il maggior numero possibile di progetti pilota su vasta scala avvalendosi degli strumenti finanziari e di ricerca disponibili;

48.

esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere attraverso appalti pubblici soluzioni TIC efficienti, migliorabili ed espandibili;

49.

esorta la Commissione a creare un portale web su scala europea contenente le migliori pratiche in termini di utilizzo delle TIC per promuovere l’efficienza energetica, che potrebbe fornire informazioni utili ai consumatori e alle autorità pubbliche; esorta ad avviare una campagna mediatica europea finalizzata a educare il pubblico alle pratiche di risparmio energetico per quanto concerne l’utilizzo delle apparecchiature elettroniche;

50.

esorta la Commissione a prendere in considerazione le regioni meno sviluppate dell’Unione nel quadro della pianificazione TIC e a mettere a disposizione risorse per cofinanziare l’introduzione di contatori intelligenti e altri progetti TIC in queste regioni garantendone la partecipazione e scongiurandone l’esclusione dalle imprese comuni europee;

51.

accoglie favorevolmente la creazione, presso la Commissione, di una «task force» sulle reti intelligenti e raccomanda che tale task force tenga conto nei suoi lavori dei pareri di tutti i soggetti interessati; chiede alla Commissione di informare regolarmente il Parlamento in merito allo stato di avanzamento dei suoi lavori;

52.

invita la Commissione a prevedere, sulla base dei lavori della «task force», l'elaborazione di una comunicazione sui sistemi di telelettura che:

a)

individui gli ostacoli all'applicazione dei sistemi di telelettura su vasta scala,

b)

accolga la guida pratica, elaborata insieme al Comitato delle regioni, su come gli enti locali e regionali possono sfruttare le TIC nei loro piani ambientali e di efficienza energetica, ritenendo che tale applicazione incrementerà le opportunità d'affari a livello locale e regionale;

c)

suggerisca una procedura per pervenire il più rapidamente possibile ad una specifica funzionale minima comune per i sistemi di telelettura,

d)

definisca una tabella di marcia per la creazione delle specifiche e degli standard finalizzati allo sviluppo di apparecchiature elettroniche intelligenti, compatibili con i sistemi di telelettura,

e)

definisca una tabella di marcia, che indichi obiettivi e target intelligenti (specifici, misurabili, adeguati, realistici e a tempo), per fare avanzare l'applicazione di tali sistemi negli Stati membri e

f)

metta a punto un sistema di scambio di buone pratiche in materia;

53.

ritiene indispensabile che gli Stati membri decidano entro la fine del 2010 una specifica funzionale minima comune per i sistemi di telelettura, che promuova la produzione decentralizzata e l’efficienza energetica, volta a fornire ai consumatori informazioni globali e pertinenti che consentano loro di monitorare il loro consumo di energia in qualsiasi momento e di adattarlo alle proprie esigenze, aiutandoli in tal modo a gestirlo più efficacemente;

54.

invita la Commissione a definire un piano d’azione conciso per la riduzione del consumo energetico attraverso l’utilizzo delle TIC negli edifici delle istituzioni europee, in modo da fungere da esempio per gli Stati membri e per i cittadini europei;

55.

invita la Commissione a proporre, entro la fine del 2010, un calendario caratterizzato da obiettivi di risparmio energetico ambiziosi e vincolanti nel quadro delle TIC, che tutti i settori delle TIC e gli Stati membri dovranno rispettare al fine di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2;

56.

ritiene che nella scelta degli strumenti normativi e nell'adozione di misure comuni a livello europeo andrà posta una particolare attenzione ai costi aggiuntivi per i cittadini europei che queste misure potrebbero comportare, nonché agli oneri produttivi e amministrativi per l'industria europea;

57.

esorta la Commissione a presentare strumenti finanziari quale parte integrante del finanziamento europeo al fine di incoraggiare le PMI a sviluppare le proprie tecnologie energetiche a basso tenore di carbonio;

58.

esorta la Commissione ad adeguare il bilancio europeo al fine di accelerare lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie efficienti in termini di costi e a basso tenore di energia, finalizzate in particolare a soddisfare le esigenze finanziarie per l’attuazione del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (SET);

59.

accoglie con favore la creazione del «Convenant of Mayors» quale forum di scambio di buone pratiche e precursore delle città che perseguono obiettivi ambiziosi finalizzati a incrementare l’efficienza energetica; rende in tale contesto omaggio alle città e alle associazioni che sviluppano buone pratiche di utilizzo delle TIC per incrementare l’efficienza energetica delle città e invita a diffondere simili pratiche;

60.