ISSN 1725-2466

doi:10.3000/17252466.C_2010.267.ita

Gazzetta ufficiale

dell’Unione europea

C 267

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

53o anno
1 ottobre 2010


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Comitato delle regioni

 

85a sessione plenaria del 9 giugno e 10 giugno 2010

2010/C 267/01

Risoluzione del Comitato delle regioni Disporre di una gamma di strumenti più efficaci per attuare la strategia Europa 2020 — Gli orientamenti integrati per le politiche economiche e occupazionali degli Stati membri e dell'Unione

1

2010/C 267/02

Risoluzione del Comitato delle regioni Un maggiore coinvolgimento degli enti regionali e locali nella strategia Europa 2020

4

 

PARERI

 

Comitato delle regioni

 

85a sessione plenaria del 9 giugno e 10 giugno 2010

2010/C 267/03

Parere d'iniziativa del Comitato delle regioni Il futuro della PAC dopo il 2013

6

2010/C 267/04

Parere del Comitato delle regioni Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2009-2010 — i paesi candidati potenziali

12

2010/C 267/05

Parere del Comitato delle regioni Pacchetto di primavera: un piano d'azione dell'UE per conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio

17

2010/C 267/06

Parere del Comitato delle regioni L'interconnessione dei registri delle imprese

22

2010/C 267/07

Parere del Comitato delle regioni Il ruolo del risanamento urbano per il futuro dello sviluppo urbano in Europa

25

2010/C 267/08

Parere del Comitato delle regioni L'UE e la politica internazionale in materia di biodiversità dopo il 2010

33

2010/C 267/09

Parere del Comitato delle regioni Una politica marittima integrata per una migliore governance nel Mediterraneo

39

2010/C 267/10

Parere del Comitato delle regioni La cooperazione locale e regionale per tutelare i diritti dei minori nell'Unione europea

46

 

III   Atti preparatori

 

Comitato delle regioni

 

85a sessione plenaria del 9 giugno e 10 giugno 2010

2010/C 267/11

Parere del Comitato delle regioni Marchio del patrimonio europeo

52

2010/C 267/12

Parere del Comitato delle regioni L'iniziativa europea dei cittadini

57

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Comitato delle regioni

85a sessione plenaria del 9 giugno e 10 giugno 2010

1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/1


85aSESSIONE PLENARIA DEL 9 GIUGNO E 10 GIUGNO 2010

Risoluzione del Comitato delle regioni «Disporre di una gamma di strumenti più efficaci per attuare la strategia Europa 2020 — Gli orientamenti integrati per le politiche economiche e occupazionali degli Stati membri e dell'Unione»

(2010/C 267/01)

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.   approva la proposta di ridurre il numero complessivo di orientamenti di massima per le politiche economiche e occupazionali facendoli confluire in un documento integrato e coerente con la strategia Europa 2020;

2.   riconosce che, sebbene i suddetti orientamenti siano destinati agli Stati membri, la strategia Europa 2020 va attuata in partenariato con gli enti locali e regionali: in base al principio di sussidiarietà e in considerazione delle loro competenze e capacità negli ambiti interessati dagli orientamenti, la cooperazione con gli enti territoriali è infatti indispensabile per l'elaborazione e l'attuazione dei programmi nazionali di riforma, come pure per l'attività complessiva di comunicazione sulla strategia;

3.   chiede alla Commissione europea e al Consiglio europeo di rispettare e appoggiare l'impostazione «dal basso verso l'alto» nei settori politici che presentano un interesse per gli enti locali e regionali, anche sotto il profilo della governance e della titolarità della strategia Europa 2020, mediante una concezione e un'elaborazione flessibili e multilivello delle iniziative faro di Europa 2020 e dei programmi nazionali di riforma. Si compiace quindi del fatto che il Parlamento europeo abbia recentemente sottolineato l'importanza di coinvolgere gli enti locali e regionali nell'attuazione della strategia;

4.   fa notare che la strategia Europa 2020 deve essere attuata tenendo in debito conto l'obiettivo di coesione territoriale sancito dal Trattato di Lisbona;

5.   esorta a precisare meglio le implicazioni finanziarie delle misure proposte nell'ambito della strategia Europa 2020, per fare in modo che il prossimo quadro finanziario integri tutti gli obiettivi prioritari definiti nella strategia stessa. Tale chiarimento dovrebbe inoltre comprendere una valutazione d'impatto tanto dei nuovi strumenti di finanziamento quanto del nuovo sistema di risorse dell'UE.

ORIENTAMENTI DI MASSIMA PER LE POLITICHE ECONOMICHE DEGLI STATI MEMBRI E DELL'UNIONE EUROPEA

IL COMITATO DELLE REGIONI

6.   auspica un adeguato coordinamento delle politiche economiche e fiscali - sia a livello dell'UE che tra gli Stati membri - al fine di ridurre i problemi cui sono già confrontate le finanze pubbliche degli Stati membri nel contesto della crisi economica, finanziaria e sociale in corso;

7.   accoglie con favore l'iniziativa dell'UE di esercitare una più accurata vigilanza sulla disciplina di bilancio degli Stati membri e di procedere a una revisione sostanziale della regolamentazione dei mercati finanziari;

8.   sostiene l'invito rivolto dal Parlamento europeo, nella risoluzione del 10 marzo 2010, alla Commissione e al Consiglio affinché valutino il potenziale di diverse opzioni di imposizione fiscale sulle transazioni finanziarie ai fini del contributo al bilancio dell'Unione europea;

9.   sottoscrive le raccomandazioni formulate da Mario Monti - nel suo rapporto del 9 maggio 2010 al Presidente Barroso sul tema Una nuova strategia per il mercato unico - di realizzare un maggiore coordinamento fiscale europeo al fine di eliminare le barriere fiscali nel mercato interno e di contrastare l'orientamento sfavorevole al lavoro della concorrenza fiscale nell'UE;

10.   sottolinea come sia possibile conseguire la stabilità monetaria a lungo termine soltanto realizzando un effettivo consolidamento e rendendo più rigoroso il patto di stabilità. Tale obiettivo può essere sostenuto mediante il consolidamento delle prospettive di crescita di lungo periodo per tutti gli Stati membri e i territori dell'Unione grazie a un pacchetto comprendente politiche strutturali volte alla crescita sostenibile (strategia Europa 2020) e la politica di coesione, politiche che devono essere dotate entrambe di risorse adeguate;

11.   raccomanda una maggiore attenzione alla qualità e sostenibilità delle finanze pubbliche, che dovrebbero essere destinate a investimenti pubblici in settori innovativi sotto il profilo sia ambientale che sociale;

12.   si oppone risolutamente alla proposta, avanzata dalla Commissione europea nella comunicazione del 12 maggio 2010 sul rafforzamento della governance economica, di una sospensione del Fondo di coesione per gli Stati membri che formano oggetto di una procedura per disavanzo eccessivo. La proposta presenta infatti tre aspetti discriminatori: i) la politica di coesione diverrebbe l'unico settore di politica dell'UE in cui verrebbero applicate sanzioni; ii) la sospensione colpirebbe ingiustamente le regioni e le città e iii) sarebbe altresì iniqua data la ripartizione non omogenea delle risorse del Fondo di coesione tra gli Stati membri;

13.   ribadisce con fermezza che occorre rafforzare la funzione svolta dalla politica di coesione in quanto unica politica dell'UE che offre un approccio integrato allo sviluppo basato sul territorio, in grado quindi di combinare il perseguimento delle priorità europee con obiettivi specifici a livello locale e regionale e di prefiggersi la riduzione delle disuguaglianze tra le regioni e al loro interno;

14.   ritiene che nel valutare la crescita si debba tener conto non solo delle statistiche relative al PIL ma anche di come tale crescita è distribuita e di una serie di obiettivi quantificabili in termini di esaurimento delle risorse naturali;

15.   accoglie con favore l'elaborazione di strategie regionali in materia di ricerca e innovazione che promuovano la cooperazione con le autorità pubbliche, le università e il settore privato al fine di creare occupazione e crescita sostenibile nelle città e nelle regioni;

16.   ricorda che anche gli enti locali e regionali sono responsabili della lotta al cambiamento climatico e della tutela dell'ambiente. Essi potranno trarre significativi vantaggi dal necessario processo di transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio se verrà adottato un quadro europeo idoneo, capace di anticipare i cambiamenti tecnologici e di adattare opportunamente i profili educativi e di formazione professionale, nonché di incentivare gli appalti pubblici ecologici. Appoggia, in questo contesto, il Patto dei sindaci e l'estensione di tale iniziativa a livello regionale;

17.   reputa essenziale il sostegno all'imprenditorialità per tradurre le idee creative in prodotti, servizi e processi innovativi in grado di generare crescita, posti di lavoro di qualità e coesione territoriale, economica e sociale, ed esorta inoltre gli enti locali e regionali a migliorare il contesto in cui operano le PMI in conformità con l'iniziativa Small Business Act, in particolare sfruttando appieno il potenziale offerto dai servizi pubblici on-line (e-government); in tale contesto, riconosce altresì l'importanza del contributo che può recare alla crescita economica intelligente il sostegno alle donne imprenditrici. Chiede l'adozione di un quadro europeo per lo sviluppo economico femminile quale strumento per combattere le disuguaglianze negli Stati membri, lottare contro la povertà infantile, agevolare la conciliazione tra vita professionale e privata, rafforzare il potenziale di crescita e favorire lo sviluppo regionale di una base più forte di PMI.

ORIENTAMENTI PER LE POLITICHE OCCUPAZIONALI DEGLI STATI MEMBRI

18.   ribadisce che le parti sociali, fra cui gli enti locali e regionali - in quanto datori di lavoro di notevole peso all'interno degli Stati membri dell'UE e per via della funzione che spesso ricoprono nel fornire servizi educativi, formazione e misure di sostegno del mercato del lavoro - svolgono un ruolo di primo piano nell'attuazione delle politiche di flessicurezza (flexicurity). Le regioni e i comuni dovrebbero pertanto essere coinvolti fin dalle prime fasi di elaborazione delle politiche affinché possano contribuire alla creazione di mercati del lavoro dinamici e aiutare i cittadini europei ad accedere al mondo del lavoro;

19.   osserva che la pianificazione e il finanziamento integrati e a lungo termine dei sistemi di istruzione pubblica, delle infrastrutture di trasporto, delle strutture di assistenza all'infanzia e degli istituti educativi sono di vitale importanza per lo sviluppo di mercati del lavoro sostenibili a livello regionale;

20.   ricorda che gli enti locali e regionali svolgono un ruolo centrale nel processo di attuazione ai fini del conseguimento degli obiettivi strategici in materia di qualità dell'istruzione, di importanza assegnata a questo ambito e di partecipazione al settore educativo, come pure nell'opera di prevenzione dell'abbandono scolastico precoce;

21.   rammenta che, in un periodo in cui la disoccupazione è in aumento, i giovani incontrano difficoltà nell'accedere al mercato del lavoro e hanno bisogno di comprendere meglio le diverse opzioni a loro disposizione, in modo da garantirsi un'agevole transizione dalla sfera dell'istruzione a un impiego o all'attività di imprenditore creatore di posti di lavoro. Nelle aspettative del Comitato, pertanto, il Patto europeo per la gioventù dovrebbe essere incluso negli orientamenti e l'imprenditorialità essere promossa in maniera più attiva nell'ambito dell'insegnamento scolastico;

22.   invoca misure ad hoc per i lavoratori anziani che si trovano senza lavoro a causa della crisi economica, per dotarli di nuove e migliori competenze che consentano loro di cogliere nuove opportunità lavorative;

23.   richiama l'attenzione sul fatto che, per realizzare la proposta di riduzione del 25 % del numero di cittadini europei che vivono al di sotto delle soglie di povertà nazionali, si dovrebbero assegnare risorse finanziarie adeguate agli enti locali e regionali, poiché questi ultimi sono legalmente responsabili della definizione, del finanziamento e dell'attuazione di politiche attive di inclusione, nonché della promozione dell'agenda per il lavoro dignitoso. L'Anno europeo 2010 di lotta alla povertà e all'esclusione sociale rappresenta l'occasione adatta per mettere in luce questi dati di fatto, ossia una situazione che rischia di aggravarsi ulteriormente a causa dell'attuale crisi economica e finanziaria;

24.   sottolinea che gli enti locali e regionali sono i principali responsabili dell'accesso ai servizi di interesse generale - in particolare ai servizi sociali - come pure delle strategie di integrazione nel mercato del lavoro e di adattamento ai mutamenti strutturali, nonché delle politiche di inclusione sociale, economica e culturale; è quindi necessario che gli orientamenti per la politica occupazionale offrano un quadro idoneo e gli strumenti di finanziamento appropriati per aiutare gli enti territoriali a farsi carico di tali competenze.

Bruxelles, 10 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/4


Risoluzione del Comitato delle regioni «Un maggiore coinvolgimento degli enti regionali e locali nella strategia Europa 2020»

(2010/C 267/02)

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.   accoglie con favore la proposta della Commissione relativa ad una strategia per la crescita e l'occupazione più efficiente che sia in grado di raggiungere i nuovi obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva attraverso un'ampia titolarità e un partenariato forte dei vari livelli di governo;

2.   sottolinea che la politica di coesione, con il suo approccio decentrato e grazie al sistema della governance multilivello, è l'unica politica dell'UE in grado di collegare gli obiettivi della strategia Europa 2020 e le nuove sfide con gli enti locali e regionali, ma necessita di un finanziamento adeguato. È pertanto essenziale che la politica di coesione continui ad essere diretta verso gli obiettivi della crescita sostenibile, dell'inclusione sociale, dell'occupazione, della lotta contro il cambiamento climatico e della qualità ed efficienza nella prestazione dei servizi pubblici;

3.   propone che nel quadro della politica di coesione la quota principale delle risorse disponibili continui ad essere destinata agli Stati membri e alle regioni dell'UE dove le necessità e i problemi sono maggiori, al fine di aiutarli a ridurre i divari di sviluppo contribuendo concretamente a garantire pari opportunità alle regioni e a promuovere la solidarietà europea;

4.   si rammarica del fatto che la strategia Europa 2020 proposta, al pari della strategia di Lisbona, non tenga adeguatamente conto del ruolo e del contributo delle regioni e delle città in quanto livelli subnazionali di governo dei 27 Stati membri che, grazie alle loro competenze legislative in ambito nazionale, possono offrire un concreto valore aggiunto in vista del conseguimento degli obiettivi previsti in materia di sviluppo sociale ed economico, istruzione, cambiamento climatico, ricerca e innovazione, inclusione sociale e lotta alla povertà;

5.   chiede alla Commissione europea e al Consiglio europeo di rispettare il principio di sussidiarietà nei settori di rilevanza per gli enti regionali e locali, i quali hanno spesso competenze politiche sostanziali e svolgeranno un ruolo chiave nell'attuazione della futura strategia Europa 2020 come avvenuto per la strategia di Lisbona;

6.   si compiace, a tale proposito, che il Parlamento europeo abbia recentemente fatto riferimento all'importanza del coinvolgimento degli enti regionali e locali nella strategia in questione e chiede di accogliere la raccomandazione rivolta dal Parlamento europeo alla Commissione e al Consiglio europeo, di «prendere in considerazione il parere del Comitato delle regioni in merito alla strategia UE 2020»;

PROPOSTA DI ISTITUZIONE DI UN PATTO TERRITORIALE DEGLI ENTI REGIONALI E LOCALI SULLA STRATEGIA EUROPA 2020

IL COMITATO DELLE REGIONI

7.   propone di dare un ampio sostegno alla proposta del Parlamento europeo volta a istituire un «Patto territoriale degli enti regionali e locali sulla strategia Europa 2020» avente l'obiettivo di garantire una titolarità multilivello della futura strategia attraverso un partenariato efficace tra i poteri pubblici europei, quelli nazionali e gli enti regionali e locali, soprattutto per quanto riguarda l'elaborazione e l'attuazione degli obiettivi principali e le iniziative faro della strategia Europa 2020; il Patto territoriale dovrebbe essere avviato con la collaborazione del Comitato delle regioni che, dal canto suo, ha già dato vita a una Piattaforma di monitoraggio Europa 2020 cui partecipano circa 120 enti regionali e locali;

8.   raccomanda di sviluppare le principali attività in una duplice direzione:

a)

Controllo e attuazione delle politiche:

monitorare costantemente le capacità e le esigenze degli enti regionali e locali in vista del conseguimento degli obiettivi principali della strategia Europa 2020,

incoraggiare un pieno coinvolgimento delle amministrazioni regionali e locali nel raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, secondo le competenze di ciascuno Stato membro;

b)

Governance e comunicazione:

contribuire al partenariato interistituzionale Europa 2020 attraverso un dialogo a tre coordinato tra il Comitato delle regioni, in quanto assemblea dei rappresentanti locali e regionali dell'UE e, da un lato, le istituzioni europee e, dall'altro, gli Stati membri,

contribuire a informare le regioni e le città sugli obiettivi della strategia Europa 2020 e promuovere uno scambio di buone pratiche tra i responsabili delle politiche a livello locale e regionale;

9.   raccomanda vivamente agli Stati membri di aiutare le loro regioni e città a elaborare patti territoriali nazionali, al fine di definire, insieme ai rispettivi governi, obiettivi e impegni nazionali in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, nel pieno rispetto del quadro legislativo nazionale;

ritiene che il valore aggiunto che gli enti regionali e locali possono apportare alle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 consista negli aspetti di seguito illustrati:

10.1   iniziativa faro«Un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse»: incremento dell'efficacia del Patto dei sindaci al fine di garantire un coinvolgimento a pieno titolo degli enti regionali e locali in fase di elaborazione, sviluppo, adozione e attuazione delle strategie e dei piani d'azione nazionali in materia di cambiamento climatico, sviluppo di infrastrutture rispettose del clima nell'ambito delle amministrazioni pubbliche regionali e locali, promozione degli appalti pubblici verdi, incentivazione della produzione e del consumo ecologici da parte delle imprese locali, miglioramento della governance e sensibilizzazione al problema del cambiamento climatico;

10.2   iniziativa faro«Una politica industriale per l'era della globalizzazione»: miglioramento del quadro normativo dei partenariati pubblico-privati, semplificazione della legislazione sugli appalti pubblici, anche mediante il ricorso agli appalti pubblici elettronici (e-procurement), possibilità di conciliare vita professionale e privata grazie a servizi pubblici di qualità più elevata, riduzione degli adempimenti burocratici, sostegno alle piccole e medie imprese attraverso attività di informazione, migliore accesso al credito e al finanziamento, formazione e consulenza, ulteriore sviluppo dell'iniziativa del CdR «Regione imprenditoriale europea» al fine di incoraggiare gli enti regionali e locali a studiare nuovi modi per generare una crescita economica a lungo termine attraverso l'imprenditorialità;

10.3   iniziativa faro«Un'agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro»: centralità degli enti locali e regionali - in quanto datori di lavoro di notevole peso all'interno degli Stati membri e per il ruolo da essi spesso svolto in materia di istruzione, formazione e misure di sostegno al mercato del lavoro -, nell'attuazione delle politiche di flessicurezza (flexicurity), nella preparazione all'inserimento nel mondo del lavoro, nel miglioramento della qualità dell'istruzione e della formazione, compreso l'apprendimento permanente, nel far incontrare domanda e offerta di competenze sul mercato del lavoro, nello sviluppo del «programma Erasmus dei funzionari di enti regionali e locali e dei rappresentanti politici eletti a livello locale» inteso a migliorare le conoscenze in materia di gestione degli affari pubblici;

10.4   iniziativa faro«Piattaforma europea contro la povertà»: elaborazione di un'agenda territorializzata dell'inclusione sociale volta a rendere i servizi sociali più efficaci ed accessibili a tutti nonché a inserire nel mercato del lavoro coloro che ne sono esclusi, miglioramento della complementarità tra i fondi dell'UE destinati all'inclusione sociale e alla lotta alla povertà sfruttando altresì le competenze giuridiche e ricorrendo a programmi su misura per le esigenze locali, creazione di una nuova dimensione per combattere la povertà grazie al riconoscimento delle specifiche esigenze delle donne nel luogo di lavoro e in quanto imprenditrici, attraverso un nuovo Quadro europeo per lo sviluppo economico e l'imprenditorialità delle donne, riconoscimento dell'esigenza di dedicare particolare attenzione ai bambini e ai giovani, istituzione di osservatori regionali con il compito di monitorare gli indicatori e le politiche nel settore dell'inclusione sociale;

10.5   iniziativa faro«L'Unione dell'innovazione»: riforma dei sistemi di ricerca e sviluppo e dei sistemi di innovazione, garanzia del contributo delle regioni al raggiungimento dell'obiettivo del 3 %, progetti transfrontalieri regionali e ricorso ai gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT), intensificazione della cooperazione tra università, centri di ricerca regionali e settore privato, miglioramento dell'utilizzo dei programmi e dei fondi strutturali dell'UE, contributo alla programmazione relativa allo Spazio europeo della ricerca, partecipazione ai «partenariati europei per l'innovazione»;

10.6   iniziativa faro«Youth on the move» (Gioventù in movimento): modernizzazione del programma per l'istruzione superiore, soprattutto in termini di governance e finanziamento, scambio di buone prassi, contributo alla dimensione regionale dei piani d'azione nazionali, potenziamento dell'iniziativa «Capitali europee dei giovani», azione integrata che comprenda orientamento, consulenza e apprendistati, promozione della mobilità per l'apprendimento attraverso progetti finanziati dai fondi strutturali europei;

10.7   iniziativa faro«Un'agenda europea del digitale»: interoperabilità tra amministrazioni centrali, regionali e locali europee, maggiore ricorso all'e-government al fine di migliorare la fornitura di servizi pubblici quali istruzione, sanità, inclusione sociale, pianificazione territoriale, ecc., maggiore diffusione di conoscenze generali nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), sviluppo di progetti su supporto informatico al fine di divulgare i risultati delle attività di R&S applicandoli alla vita quotidiana, incremento delle iniziative di sensibilizzazione in materia di ammodernamento delle infrastrutture;

11.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente proposta di istituire un «Patto territoriale degli enti regionali e locali sulla strategia Europa 2020» alle istituzioni europee e agli Stati membri affinché gli enti regionali e locali abbiano il ruolo che compete loro nell'ambito della strategia Europa 2020.

Bruxelles, 10 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


PARERI

Comitato delle regioni

85a sessione plenaria del 9 giugno e 10 giugno 2010

1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/6


85aSESSIONE PLENARIA DEL 9 GIUGNO E 10 GIUGNO 2010

Parere d'iniziativa del Comitato delle regioni «Il futuro della PAC dopo il 2013»

(2010/C 267/03)

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Contesto e sfide

Nel contesto delle riflessioni da più parti formulate sulla posizione e il ruolo futuri dell'agricoltura in Europa,

1.   ritiene che rientri tra i suoi compiti e le sue priorità elaborare un parere d'iniziativa sui principi generali e gli orientamenti fondamentali della politica agricola comune dopo il 2013;

2.   reputa necessario definire a grandi linee i principi e gli orientamenti auspicabili prima ancora di iniziare la discussione relativa alla dotazione finanziaria della politica in questione;

3.   osserva che il mondo si trova oggi di fronte a sfide molto vaste e diversificate: crescita della popolazione, diminuzione delle risorse idriche, esaurimento progressivo delle risorse energetiche fossili e minerarie, impoverimento dei suoli e rischi per la biodiversità nonché cambiamento climatico;

4.   constata che i problemi che si pongono attualmente al mondo dell'agricoltura e dell'allevamento - volatilità dei mercati, diminuzione dei redditi agricoli, globalizzazione degli scambi, pressione demografica e concorrenza dei mercati emergenti, moltiplicazione delle crisi sanitarie, redditività e modernizzazione delle aziende agricole e degli allevamenti più piccoli, impoverimento del suolo, abbandono e sostituzione dei combustibili fossili e altre sfide ambientali, economiche e sociali legate al mantenimento dell'attività agricola, soprattutto nelle zone di montagna e nelle altre zone svantaggiate, ecc. - non sono certo gli stessi che in passato;

5.   ritiene che una rifondazione della politica agricola comune sia indispensabile per permettere all'Unione europea di adattarsi, contribuendo al tempo stesso a ridurre la portata e le conseguenze negative degli sviluppi attuali o futuri per le popolazioni europee, i territori rurali e periurbani. Occorre realizzare una crescita intelligente e sostenibile che garantisca prodotti alimentari sicuri, tuteli la biodiversità e preservi i siti culturali e paesaggistici. La rifondazione dovrà basarsi sui dieci principi e orientamenti fondamentali di seguito illustrati;

A.   Una politica agricola che rimanga una politica comune

6.   constata che l'agricoltura europea ha per obiettivo principale la produzione di beni alimentari per la popolazione degli Stati membri nel rispetto della concorrenza leale e della tutela dell'ambiente, nonché degli altri requisiti in materia di sicurezza alimentare, qualità e prezzi ragionevoli;

7.   constata altresì che l'agricoltura dell'UE apporta alla società europea una serie di beni di interesse pubblico non ricompensati dal mercato (pianificazione territoriale e gestione del paesaggio, protezione dell'ambiente e delle risorse naturali, coesione territoriale, ecc.) che comportano di per sé un valore aggiunto per l'Unione nel suo insieme;

8.   ritiene che i settori agricolo e agroalimentare rivestano un'importanza strategica per l'Europa, e reputa più che mai necessario adottare una politica agroalimentare comune coordinata nell'Unione europea;

9.   ritiene che si debba evitare qualsiasi tentazione di rinazionalizzare, anche parzialmente, la politica agricola comune;

B.   Una politica agricola comune che garantisca l'autosufficienza e la sicurezza alimentare degli europei

10.   è dell'avviso che l'autosufficienza e la sicurezza alimentare dell'Unione debbano rimanere due obiettivi fondamentali della politica agricola comune;

11.   sottolinea l'importanza di garantire un livello sufficiente di diversità, qualità e sicurezza delle produzioni su scala dell'Unione europea e, al tempo stesso, di adoperarsi al massimo per mantenere una ripartizione ottimale negli Stati membri e nelle diverse regioni, coerentemente con le loro caratteristiche specifiche;

12.   ritiene inoltre che, per conseguire l'obiettivo dell'autosufficienza alimentare, sia indispensabile dedicarsi alle produzioni agricole attualmente molto deficitarie, soprattutto quelle che forniscono proteine vegetali;

13.   è dell'avviso che le produzioni agricole europee possano difficilmente competere con quelle di qualsiasi altra parte del mondo se si prende come unico riferimento il prezzo finale dei prodotti, tenuto conto delle differenze nei costi di produzione, nelle normative vigenti e nel livello di sviluppo;

14.   ritiene dunque indispensabile il mantenimento della preferenza comunitaria;

15.   esprime inoltre il proprio deciso sostegno alla dichiarazione del Parlamento europeo (0088/2007) relativa alla necessità di effettuare uno studio sull'impatto della concentrazione del potere dei supermercati e alla presentazione di eventuali proposte riguardanti apposite iniziative in materia;

16.   invita ad applicare norme fondamentali uniformi in materia fitosanitaria, veterinaria e ambientale ai prodotti alimentari destinati al consumo nell'UE, a prescindere dal fatto che provengano dalla stessa UE o da paesi terzi;

C.   Una politica agricola comune che garantisca la stabilità dei redditi

17.   constata che occorre garantire la continuità degli approvvigionamenti in Europa;

18.   ritiene imperativo che i produttori traggano un reddito adeguato dalle loro produzioni;

19.   ritiene che la tutela dell'occupazione in agricoltura e nell'industria agroalimentare debba costituire una priorità;

20.   giudica dunque necessario mettere a punto degli strumenti efficaci che consentano di stabilizzare i prezzi, di controllare le produzioni e nel contempo di garantire la stabilità dei redditi degli agricoltori, esercitando tuttavia la massima attenzione e prudenza nel farvi ricorso;

21.   constata che gli strumenti di controllo delle produzioni sono intesi a limitare le divergenze eccessive tra domanda e offerta in quanto fattori di crollo delle quotazioni;

22.   osserva che gli strumenti di stabilizzazione dei prezzi (interventi di ritiro, costituzione di scorte, garanzia rispetto ai rischi climatici e sanitari, ecc.) sono intesi a limitare gli effetti della volatilità dei mercati;

23.   ritiene che, nel contesto di un accordo complessivo concluso nel quadro dei negoziati dell'OMC, sia necessario rinunciare allo strumento delle restituzioni all'esportazione e a ogni altra forma di sovvenzione alle esportazioni distorsiva degli scambi;

24.   ritiene che la stabilità dei prezzi agricoli, nell'arco temporale dei cicli agricoli, sia fondamentale per sostenere il desiderio di produzione e garantire il mantenimento a lungo termine dei fattori di produzione;

25.   invita dunque la Commissione a formulare al più presto proposte operative in termini di strumenti di controllo delle produzioni e di stabilizzazione dei prezzi;

26.   ritiene che le norme in materia di concorrenza debbano permettere ai produttori agricoli, alle loro organizzazioni e alle associazioni interprofessionali di ottenere prezzi giusti per remunerare la loro attività;

D.   Una politica agricola comune che vada a beneficio di tutte le produzioni, favorisca la trasformazione delle pratiche agricole, dia la priorità alla creazione di posti di lavoro e all'occupazione sostenibile del territorio

27.   constata che, nonostante i progressi compiuti grazie alle ultime riforme, nella politica agricola comune si registra ancora una forte disuguaglianza tra gli aiuti concessi alle diverse produzioni e quindi, in ultima analisi, alle imprese e ai territori;

28.   ritiene che una politica agricola rifondata dovrebbe abbandonare qualsiasi trattamento non equo obiettivamente ingiustificato nelle modalità di sostegno alle diverse produzioni, alle diverse forme e dimensioni d'impresa e alle varie regioni;

29.   constata, d'altronde, che la politica agricola comune ha sostenuto modi di produzione non sufficientemente rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali, nonostante il progressivo esaurimento delle energie fossili e delle risorse minerarie, l'accumulo dei prodotti fitosanitari, l'inquinamento delle risorse acquatiche, il rischio di diminuzione della fertilità dei suoli e l'aumento dei rischi sanitari;

30.   ritiene che i sistemi di produzione agricola del futuro debbano essere più parsimoniosi nell'utilizzo delle risorse idriche e delle energie fossili, consumare minori quantità di concime e prodotti fitosanitari, essere più differenziati e saper meglio valorizzare le complementarità tra colture e allevamento;

31.   ritiene che la politica agricola comune dopo il 2013 debba sostenere in via prioritaria coloro che traggono il loro sostentamento principale dall'agricoltura;

32.   è dell'avviso che la politica agricola comune dopo il 2013 debba favorire il cambiamento in atto e accompagnare gli agricoltori nel loro sviluppo;

33.   constata altresì che da molti anni la politica agricola comune assicura un sostegno maggiore agli investimenti piuttosto che all'occupazione;

34.   ritiene che anche in futuro l'agricoltura possa costituire una notevole fonte di posti di lavoro;

35.   constata che la riforma della PAC ha prodotto tutta una serie di effetti territoriali che ostacolano il mantenimento delle attività economiche legate all'agricoltura nelle zone più vulnerabili;

36.   ritiene che la politica agricola comune dopo il 2013 debba riequilibrare gli aiuti a favore dell'occupazione e del mantenimento della presenza agricola nei territori vulnerabili, ad esempio le regioni periurbane;

37.   raccomanda, al fine di attuare questi orientamenti principali, di abbandonare gradualmente, dopo il 2013, i dati storici di riferimento sull'intero territorio europeo a favore di un pagamento unico all'ettaro che tenga conto sia del contesto regionale in termini di costi di produzione e di accesso al territorio sia della tipologia delle aziende agricole e della produzione di beni di interesse pubblico;

38.   propone in particolare che i pagamenti unici all'ettaro e altri aiuti siano, da un lato, subordinati all'effettivo esercizio di un'attività agricola, e, dall'altro, condizionati in misura maggiore e in modo più adeguato alla messa in atto di sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali;

39.   propone che gli aiuti pubblici europei tengano conto dell'occupazione in ogni azienda agricola e invita la Commissione a valutare l'opportunità di introdurre un tetto massimo per gli aiuti concessi a una singola azienda;

E.   Una politica agricola comune che privilegi i sistemi di produzione più rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali

40.   ritiene che il rispetto dell'ambiente e delle risorse naturali costituisca manifestamente uno degli orientamenti fondamentali della rifondazione della politica agricola comune dopo il 2013;

41.   ritiene altresì che si dovrebbe incoraggiare e sostenere l'adozione da parte degli agricoltori dei sistemi di produzione più virtuosi in questo settore;

42.   propone, al di là delle esigenze minime per il conseguimento del primo livello d'aiuto (pagamento unico all'ettaro), di incoraggiare e valorizzare le pratiche e i sistemi di produzione più rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali (agricoltura biologica, limitazione degli input, riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, protezione delle risorse idriche, tutela della biodiversità, conservazione del paesaggio, ecc.) attraverso incentivi specifici supplementari (ad esempio, contratti territoriali con le aziende agricole);

43.   propone altresì, nelle zone particolarmente vulnerabili sul piano ambientale, di adattare e subordinare fortemente il livello degli aiuti della politica agricola comune a requisiti più esigenti in termini di ecocondizionalità, evitando però un aumento sproporzionato degli oneri burocratici;

44.   ribadisce infine, per quanto riguarda le sfide e gli impatti sul territorio, la richiesta di essere associato alla definizione, a livello comunitario, delle modalità di coesistenza tra le colture convenzionali e quelle geneticamente modificate;

F.   Una politica agricola comune che tenga conto degli svantaggi naturali e geografici (aree montuose, isole, zone scarsamente popolate, regioni ultraperiferiche)

45.   constata che i territori di montagna, insulari o con una densità di popolazione molto bassa, ma anche le altre zone riconosciute come svantaggiate, presentano condizioni di produzione specifiche a causa di vincoli permanenti (pendenza, altitudine, clima, isolamento, povertà dei suoli) e di caratteristiche socioeconomiche specifiche;

46.   osserva che queste condizioni rendono l'attività agricola difficile (scarsa redditività economica) e al tempo stesso indispensabile per l'equilibrio ambientale (lotta contro i rischi naturali, tutela della biodiversità, creazione di paesaggi aperti e differenziati) e per lo sviluppo rurale di queste zone;

47.   constata peraltro che se le produzioni agricole di questi territori con handicap naturali sono piuttosto orientate verso la qualità, il basso rendimento e i sovraccosti permanenti richiedono un'attenzione e un trattamento particolari;

48.   propone che ciò si concretizzi in un pagamento specifico supplementare per sostenere il mantenimento della produzione agricola e la fornitura di beni di interesse pubblico nel quadro di un approccio di prossimità, di elevata qualità ambientale e di coesione territoriale, sociale e culturale;

49.   constata che, nonostante la disponibilità di numerosi strumenti e politiche pubbliche, la molteplicità degli attori coinvolti impedisce di dare una vera coerenza all'azione, indispensabile per mantenere gli agricoltori nei territori rurali montuosi, insulari o nordici;

50.   reputa necessaria una strategia più integrata, a un livello pertinente (vedi l'esempio dei massicci montuosi e delle isole), per le regioni con svantaggi naturali permanenti, al fine di sfruttare appieno il potenziale di questi territori e rafforzare il valore aggiunto dell'intervento europeo, ed in tal senso auspica, nella programmazione 2014-2020, una piena attuazione dell'art. 174 del TFUE;

G.   Una politica agricola comune che si concentri sull'agricoltura e sull'alimentazione

51.   ritiene che la politica agricola comune debba innanzitutto e soprattutto concentrarsi sull'agricoltura e sull'alimentazione, nonché rafforzare l'agricoltura in tutte le regioni dell'Unione europea;

52.   constata che nell'ambito del secondo pilastro si può talvolta verificare una certa confusione, o addirittura concorrenza, tra misure di sviluppo agricolo e misure di sviluppo rurale non agricolo: ritiene quindi necessario delimitare meglio questi due tipi di misure. Più in generale, invita la Commissione a definire meglio la politica di sviluppo rurale e a precisarne il rapporto con la politica regionale e di coesione, al fine di garantire la coerenza degli interventi della stessa natura in un determinato territorio;

53.   sottolinea, in linea generale, l'importanza del sostegno ai territori rurali a vantaggio dell'obiettivo della coesione territoriale;

H.   Una politica agricola comune che faccia evolvere alcune modalità d'attuazione

54.   ritiene che, per dare un sostegno efficace ai sistemi di produzione più rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali e tenere conto degli svantaggi naturali e geografici, nonché per prestare una maggiore attenzione alla qualità della vita nelle aree rurali e alle iniziative locali, occorrerà adeguare i dispositivi e gli strumenti a livello regionale;

55.   reputa indispensabile tenere conto, allo stesso tempo, delle specificità territoriali e delle priorità politiche regionali. Queste ultime, infatti, possono presentare notevoli variazioni da una regione all'altra;

56.   ritiene indispensabile trasformare le modalità d'attuazione e di gestione della politica agricola comune. Esse, infatti, non possono più essere basate soltanto sulla partecipazione dei livelli europeo e nazionale, come ancora avviene nella maggior parte degli Stati membri;

57.   ritiene che il coinvolgimento del livello regionale sia ormai fondamentale, anche se la definizione di un quadro europeo e nazionale rimane indispensabile;

58.   invita inoltre la Commissione a riflettere sulla pertinenza e l'adeguatezza dell'attuale delimitazione tra primo e secondo pilastro della politica agricola comune;

59.   reputa necessario mantenere e rafforzare le misure specifiche nel settore agricolo a favore delle regioni ultraperiferiche che rientrano nel quadro dei programmi POSEI, in modo da tener conto della specificità dell'agricoltura di tali regioni, la quale deve far fronte a speciali difficoltà causate dai sovraccosti di produzione e commercializzazione e dalle scarse possibilità esistenti di diversificare le produzioni agricole;

60.   auspica lo sviluppo, accanto agli interventi regionali, di azioni di respiro multiregionale e sovraregionale di natura complementare a quelle realizzate dalle regioni;

61.   riafferma il principio di sussidiarietà nel suo valore concreto di modalità di amministrazione al livello più vicino al cittadino;

62.   è del parere che la politica agricola comune dopo il 2013 debba costituire uno strumento di facile utilizzo per le aziende agricole, pur rimanendo trasparente e comprensibile per i cittadini europei;

I.   Una politica agricola comune che faccia evolvere le sue modalità di governance

63.   osserva che le regioni e le comunità rurali non possono più accontentarsi del solo statuto di cofinanziatori, senza partecipare alla scelta di un certo numero di orientamenti e di modalità d'attuazione e di gestione;

64.   è quindi del parere che, per una rifondazione riuscita della politica agricola comune, si debba coinvolgere sistematicamente il livello regionale e in alcuni casi quello locale;

65.   ritiene che oggi il livello regionale o, in certi casi, quello locale, sia il solo che consente di:

mettere in atto una governance più efficace e reattiva,

orientare gli aiuti in funzione delle specificità agricole, ambientali e territoriali delle regioni,

reindirizzare in modo efficace la politica agricola comune a vantaggio dei sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali,

sostenere le produzioni agricole (orticoltura, arboricoltura e viticoltura) e i sistemi di produzione (agricoltura biologica) che finora hanno beneficiato troppo poco della politica agricola comune,

adattare al contesto regionale e, in certi casi, a quello locale le politiche di sostegno per l'insediamento di nuovi agricoltori,

rafforzare il collegamento tra i settori agricoli e le imprese agroalimentari,

sostenere la creazione di circuiti brevi per la commercializzazione dei prodotti agricoli,

garantire una maggiore coerenza tra la politica agricola comune e la politica regionale e di coesione,

assicurare un assetto più equilibrato e sostenibile del territorio europeo;

66.   considera la messa in atto di un quadro di governance multilivello - europeo, nazionale, regionale - una condizione indispensabile per una rifondazione riuscita della politica agricola comune dopo il 2013;

J.   Una politica agricola comune dotata di un bilancio all'altezza delle opportunità e delle sfide future

67.   ritiene che una rifondazione della politica agricola comune dopo il 2013 sia indispensabile per permettere all'Unione europea di far fronte alle numerose sfide e di cogliere le opportunità offerte da questo settore di attività, che ha conseguenze umane, sociali, economiche, ambientali e territoriali di grande rilievo, nonché per dare un contributo più efficace alle priorità stabilite nel documento strategico «Europa 2020» (crescita intelligente, crescita sostenibile, crescita inclusiva) nel quale il settore agroalimentare europeo dovrebbe avere una presenza più rilevante, visto il suo ruolo strategico per l'UE nel quadro delle suddette priorità;

68.   ritiene che tale rifondazione, che deve in particolare tradursi in un sostegno pubblico prioritario a sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali, richiederà sforzi considerevoli di adattamento o addirittura di riconversione degli agricoltori e delle filiere di produzione in tutte le regioni d'Europa. In proposito è estremamente importante che lo sviluppo dell'agricoltura avvenga in stretto contatto con il mondo universitario e che il contributo scientifico sia maggiormente integrato nell'elaborazione e nell'attuazione della PAC nonché delle specifiche azioni, delle misure e dei controlli che essa comporta. I centri di conoscenza consentono di tradurre le istanze di questo settore in reali alternative effettivamente praticabili, che a loro volta devono essere adeguatamente abbinate ai programmi e ai fondi per l'innovazione;

69.   ritiene che l'Unione europea debba dotarsi dei mezzi necessari per attuare con successo tale rifondazione;

70.   è dell'avviso che, per realizzare tale obiettivo, la politica agricola comune debba essere dotata, per il periodo 2014-2020, di un bilancio consolidato e rafforzato all'altezza delle opportunità e delle sfide future;

Conclusioni

71.   desidera ricordare alla Commissione, al Parlamento europeo e al Consiglio che il valore aggiunto apportato dalla futura politica agricola comune e il suo contributo al conseguimento degli obiettivi prioritari della strategia Europa 2020 saranno giudicati in funzione della capacità di:

garantire l'autosufficienza e la sicurezza alimentare dell'Europa attraverso una produzione agricola sana, differenziata e di qualità,

assicurare redditi stabili e sufficienti agli agricoltori e alle diverse filiere per sostenere il mantenimento e la creazione di posti di lavoro duraturi,

contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico e alla tutela della biodiversità attraverso l'applicazione sistematica dell'ecocondizionalità e il sostegno ai modi di produzione più rispettosi dell'ambiente e delle risorse naturali,

favorire la coesione territoriale nell'Unione europea garantendo il mantenimento delle attività agricole e la presenza di comunità rurali prospere in tutte le regioni dell'Europa;

72.   ritiene che soltanto una politica agricola comune basata su orientamenti chiari e su una prospettiva di lungo termine nonché dotata dei mezzi finanziari necessari potrà consentire all'Unione europea di affrontare le importanti sfide che l'aspettano.

Bruxelles, 9 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/12


Parere del Comitato delle regioni «Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2009-2010 — i paesi candidati potenziali»

(2010/C 267/04)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Andamento complessivo e calendario

1.   accoglie con favore la comunicazione della Commissione europea Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2009-2010 che riferisce in merito ai paesi candidati potenziali e la comunicazione concernente la richiesta di adesione da parte dell'Islanda;

2.   accoglie con favore i progressi realizzati dai paesi candidati potenziali, che nel 2009 hanno portato alla presentazione della domanda di adesione all'UE da parte dell'Albania e della Serbia, e i passi avanti compiuti grazie alla costante applicazione degli Accordi interinali sugli scambi e sulle questioni commerciali e degli Accordi di stabilizzazione e associazione in tutti i paesi candidati potenziali; si compiace inoltre per la prosecuzione delle riforme nel Kosovo;

3.   osserva che l'UE si è adoperata notevolmente per avvicinare i paesi candidati potenziali all'Unione europea. Gli sforzi recenti si sono concentrati, tra l'altro, su misure volte ad attenuare l'impatto della crisi finanziaria e su proposte intese ad alleggerire l'obbligo di visto. Entrambi questi tipi di iniziative mettono in luce il valore aggiunto che l'UE offre ai cittadini;

4.   si rallegra dell'abolizione del regime dei visti per i cittadini del Montenegro e della Serbia, che ha consentito a questi ultimi di spostarsi liberamente nella maggior parte degli Stati membri dell'UE, e auspica che anche l'Albania e la Bosnia-Erzegovina soddisfino presto i criteri necessari a tal fine;

5.   prende atto delle conclusioni del Consiglio sulle strategie dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico adottate il 26 ottobre 2009 e della Dichiarazione del Consiglio adriatico-ionico a supporto della strategia europea per la regione adriatico-ionica, adottata ad Ancona il 5 maggio 2010 (1) dai ministri degli Affari esteri degli otto paesi aderenti all'Iniziativa adriatico-ionica (IAI - Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia) e rileva con favore come la strategia europea per le macroregioni rappresenti un importante strumento per velocizzare il processo di integrazione anche attraverso la valorizzazione degli enti regionali e locali;

6.   fa presente che per la riuscita del processo di integrazione è importante che la prospettiva della futura adesione goda di un ampio sostegno tra la popolazione. Gli enti regionali e locali possono contribuire non solo a rafforzare tale sostegno ma anche a facilitare la «capacità di assorbimento» dell'acquis UE e degli aiuti finanziari dell'UE. A tal fine è fondamentale che:

alle regioni e ai comuni sia data la possibilità di partecipare attivamente al processo di integrazione a livello nazionale, come previsto dai principi della Carta europea dell'autonomia locale del Consiglio d'Europa,

l'IPA (strumento di assistenza preadesione) sia configurato in maniera tale da consentire alle regioni e ai comuni di sfruttare il programma di sviluppo degli investimenti e delle capacità in misura maggiore di quanto non possano fare ora,

gli enti regionali e locali continuino a partecipare al processo di integrazione, poiché i criteri di Copenaghen richiedono istituzioni e sistemi finanziari stabili. È in questo modo che si creano le condizioni per la trasparenza del processo di preparazione all'adesione e del sistema decisionale,

conformemente all'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento CE n. 1085/2006 del Consiglio, concernente l'ambito di applicazione dell'IPA, l'assistenza è utilizzata per «a) il rafforzamento delle istituzioni democratiche […]» e «c) la riforma della pubblica amministrazione, compresa la creazione di un sistema che consenta di decentrare la gestione dell'assistenza al paese beneficiario […]». Tenendo conto di questo ambito di applicazione e delle pratiche attualmente in uso nei paesi candidati potenziali, il regolamento dovrebbe prevedere, nella fase di programmazione dell'IPA, un meccanismo di consultazione obbligatoria dei rappresentanti degli enti regionali e locali,

la durata della programmazione dell'IPA a livello nazionale è eccessiva e per questo risulta inaccettabile. Il Comitato raccomanda alla Commissione di rivedere urgentemente le condizioni di programmazione allo scopo di snellire le procedure.

Attività di informazione

7.   rileva che gli enti regionali e locali sono in una posizione ideale per portare avanti il dialogo con i cittadini per quanto concerne il processo di integrazione e più in particolare le sfide poste dal recepimento dell'acquis UE, e per informarli a questo riguardo;

8.   sottolinea quanto sia importante che l'UE favorisca la partecipazione e un accesso adeguato alle informazioni a tutti i livelli della società. Per le nuove democrazie l'accesso alle informazioni è ancora più essenziale, perché spesso questi paesi sono particolarmente vulnerabili rispetto al manifestarsi di tendenze populiste che il dibattito pluralista non sempre riesce a contrastare;

9.   mette in risalto l'importanza dell'attività di informazione svolta dall'UE e di analisi chiare e concrete della situazione dei paesi candidati potenziali per evitare il rischio di interpretazioni erronee che renderebbero più difficile per i governi responsabili gestire tutti gli aspetti del processo di integrazione. Il dibattito aperto e un'adeguata informazione dei cittadini possono invece contribuire ad attenuare il potenziale di conflitto insito nelle soluzioni di sistema che, nel corso degli anni, hanno rafforzato le tensioni etniche.

Sviluppo delle capacità

10.   ritiene che il programma IPA debba essere utilizzato meglio per consentire alle regioni, ai comuni e alla società civile di mettere a frutto le proprie competenze per contribuire a rafforzare il processo di integrazione. Questo programma può essere utilizzato inoltre per sviluppare le capacità istituzionali a tutti i livelli;

11.   condivide l'importanza che la Commissione attribuisce alla cooperazione interregionale ai fini del processo di integrazione. Con la Rete delle associazioni di enti locali dell'Europa sudorientale (NALAS (2)) gli enti locali hanno creato un modello di cooperazione che può essere utilizzato anche per gli scambi tra i diversi paesi;

12.   osserva che la comunicazione in esame potrebbe avere un impatto molto più incisivo se la sua portata fosse estesa in modo da riservare maggiore attenzione agli enti regionali e locali. È infatti a questi livelli di governo che, una volta raggiunta l'adesione, dovrà essere attuata una parte consistente dell'acquis UE;

13.   si rammarica che la valutazione periodica effettuata dalla Commissione si limiti a considerare le capacità sviluppate dai paesi candidati a livello nazionale e non anche quelle a livello subnazionale.

Il livello regionale e locale e la società civile

14.   ritiene che la società civile svolga un ruolo importante nello sviluppo di una democrazia stabile e debba perciò essere coinvolta nel processo di integrazione;

15.   raccomanda di intensificare gli sforzi a livello legislativo per sostenere i settori più vulnerabili della società. Numerosi paesi candidati presentano infatti ritardi in materia di sanità pubblica e di politica sociale e fanno ancora troppo poco per ridurre la vulnerabilità e favorire l'uguaglianza delle donne;

16.   osserva che la capacità dei paesi candidati potenziali di tutelare i diritti delle minoranze è di importanza fondamentale per il processo di integrazione e ricorda che in molti casi è proprio a livello regionale e locale che si raggiunge un consenso sulle soluzioni pratiche;

17.   condivide il punto di vista della Commissione secondo cui occorre rafforzare le capacità istituzionali dei paesi candidati potenziali. Quando la Scuola regionale dell'amministrazione pubblica sarà pienamente operativa, sarà essenziale che i rappresentanti regionali e locali possano partecipare ai programmi di formazione.

Osservazioni specifiche sui singoli paesi

Albania

18.   accoglie con favore il fatto che l'opposizione abbia ripreso l'attività parlamentare, anche se con alcune limitazioni. In questo paese continua a mancare quel coordinamento tra i diversi livelli della società che è necessario per il processo di integrazione;

19.   osserva che in materia di armonizzazione del quadro giuridico sono stati compiuti passi avanti in numerosi settori dell'acquis UE, soprattutto da quando il paese ha presentato la domanda ufficiale di adesione all'UE. Quando saranno avviati i negoziati ufficiali, questi dovranno essere condotti secondo la procedura prevista dal Trattato di Lisbona, per la quale è importante che le regioni e i comuni siano coinvolti e contribuiscano con le loro valutazioni;

20.   sottolinea che è essenziale che i comuni partecipino al processo che l'Albania sta per intraprendere, ossia quello dei futuri negoziati di adesione;

21.   pone l'accento sull'importanza che gli strumenti per lo sviluppo delle capacità (gemellaggi, TAIEX e SIGMA) a disposizione della Commissione siano utilizzati nella riforma della pubblica amministrazione in corso nel paese a tutti i livelli. L'impiego di questi strumenti è fondamentale sia per creare istituzioni efficienti e trasparenti sia per promuovere l'adozione di misure volte a combattere il grave problema della corruzione;

22.   ritiene importante che l'Albania acceleri gli sforzi tesi a garantire un buon funzionamento del suo mercato immobiliare. Questo processo consentirà peraltro ai comuni di migliorare a lungo termine la loro base imponibile;

23.   fa presente che il decentramento in Albania è ancora in una fase iniziale. Le leggi già in vigore, alle quali dovrebbe essere data esecuzione a livello comunale, non sempre vengono applicate. L'attuazione delle leggi è importante non da ultimo anche per la tutela dei diritti delle minoranze;

24.   osserva inoltre che la Commissione, nella sezione della comunicazione dedicata ai diritti economici e sociali, si limita a dare una valutazione dell'attività legislativa, mentre sarebbe opportuno prendere in esame anche la sfera applicativa e analizzare in che misura la scarsa applicazione della nuova legislazione si ripercuota sui gruppi più svantaggiati;

25.   è d'accordo con la Commissione sul fatto che sono stati compiuti progressi nel settore della fiscalità, ma nel contempo fa presente i rischi che possono derivare dagli squilibri nella ripartizione delle competenze e delle risorse nell'ambito del processo di decentramento.

Bosnia-Erzegovina

26.   osserva che la Costituzione della Bosnia, fondata sull'Accordo di Dayton, ha contribuito a creare una complessa struttura amministrativa. Il modo in cui tale accordo è stato impostato costituisce uno dei motivi per cui la Bosnia-Erzegovina non dispone del potere decisionale necessario per realizzare l'allineamento con l'acquis UE. La Bosnia divisa ha bisogno di leader politici che siano in grado di superare i contrasti e avviare soluzioni condivise. Non è nell'interesse dei cittadini bosniaci avere una leadership che, nelle proprie decisioni, si lasci condizionare da criteri di natura etnica;

27.   si rammarica del fallimento dei negoziati di Butmir (i cosiddetti Butmir talks) sulle riforme costituzionali e invita i leader di tutti i gruppi etnici della Bosnia-Erzegovina a trovare una soluzione accettabile affinché il paese ottenga la piena sovranità e sia in grado di portare avanti le riforme e i processi di integrazione europea;

28.   osserva inoltre che, non appena l'opinione pubblica si renderà conto delle conseguenze di questa frammentazione della leadership in Bosnia, si creerà una pressione sul sistema decisionale che porterà infine all'avvio di un processo di riforme. Se si vuole favorire questa spinta, l'UE dovrà indicare chiaramente se l'alternativa politica reale sia quella di continuare a concentrarsi su questioni che inaspriscono i contrasti, o se sia invece quella di passare a una politica che apra il paese alle quattro libertà del mercato unico;

29.   giunge alla conclusione che il dibattito relativo ai visti deve essere condotto diversamente, sia nella forma che nella sostanza. La questione dei visti mostra che, quando l'opinione pubblica si mobilita, anche i responsabili delle decisioni politiche a livello nazionale sono in grado di agire. In questo contesto un ruolo di responsabilità spetta all'UE, e in particolare al Comitato delle regioni. Attraverso il livello di governo locale occorre infatti far capire ai cittadini bosniaci quali esigenze e quali vantaggi comporta l'integrazione. A tale riguardo è necessario intensificare l'impegno, rafforzare la coesione e porre maggiormente l'accento sui valori e sulle idee in linea con il rispetto per la persona e i suoi diritti;

30.   condivide il punto di vista della Commissione secondo cui le strutture istituzionali, così come sono ora, producono inefficienze che si ripercuotono negativamente sul clima imprenditoriale;

31.   è convinto che vi siano modi per sostenere le forze riformatrici in Bosnia interessate a promuovere sia un consolidamento dello Stato che un processo di decentramento con enti locali più forti. I cittadini che vorrebbero poter viaggiare e che hanno compreso il motivo per cui mancano gli investimenti o per cui i fondi strutturali rimangono un sogno potrebbero dar vita a una mobilitazione capace di estendere il dibattito ad ambiti che vanno oltre la questione dei visti. Il Comitato delle regioni deve poter partecipare alle campagne di informazione e promuovere incontri con i rappresentanti eletti locali in Bosnia, che a loro volta possono contribuire al processo di cambiamento;

32.   osserva che la complessità della struttura istituzionale ha contribuito a far sì che i comuni e le loro organizzazioni dispongano solo in misura limitata di informazioni sull'UE e sugli aiuti IPA;

33.   giunge alla conclusione che il livello di governo nazionale deve essere rafforzato in numerosi ambiti di competenza, soprattutto perché è proprio a tale livello che spetterà di attuare una legislazione comune per il livello amministrativo comunale;

34.   auspica che lo strumento IPA sia reso disponibile anche per le misure da adottare a livello locale.

Serbia

35.   si compiace per l'approvazione data dal Parlamento serbo al nuovo Statuto della provincia autonoma di Voivodina, che è entrato in vigore il 1o gennaio 2010 e rafforza le competenze regionali di questa provincia. Constata che la Serbia ha compiuto importanti progressi nel processo di integrazione, ma osserva che, per quanto riguarda il processo di decentramento, il paese appare ancora piuttosto frammentato, e nella ripartizione delle competenze dei diversi ministeri si riscontrano delle sovrapposizioni che ne ostacolano l'efficienza. Nel quadro delle riforme in atto, si sta lavorando alla creazione di un livello regionale dotato di competenze per le questioni dello sviluppo e della crescita, ma l'attuazione pratica presenta ancora aspetti poco chiari. A giudizio del Comitato, il rafforzamento delle capacità, condotto con il sostegno internazionale dall'Associazione dei comuni serbi (3), contribuisce notevolmente alla modernizzazione degli enti locali;

36.   osserva che il processo di integrazione deve andare di pari passo con l'attuazione di riforme interne a tutti i livelli della società;

37.   si compiace che il Consiglio nazionale per il decentramento della Repubblica serba (National Council for Decentralisation of the Republic of Serbia), costituto nel marzo 2009, sia stato incaricato, insieme con un gruppo di esperti, di elaborare una strategia globale per realizzare il decentramento secondo standard europei. Quest'iniziativa dovrebbe contribuire a rafforzare il processo di riforma;

38.   accoglie con favore i progressi compiuti nel rafforzamento istituzionale degli enti locali. Una situazione finanziaria sana, e quindi anche prevedibile, riveste un'importanza fondamentale e impone non soltanto di adottare misure per il rafforzamento delle capacità, bensì anche di compiere degli sforzi tesi a garantire che i comuni soddisfino pienamente i criteri di Copenaghen in materia di stabilità delle istituzioni pubbliche. Una questione importante per il prossimo futuro è anche la restituzione dei beni immobili ai comuni e la creazione della possibilità per questi ultimi di acquisire beni di proprietà;

39.   constata che, nonostante la Serbia disponga di un sistema di perequazione fiscale, per alcuni enti locali è difficile assicurare la fornitura dei servizi di base. Tra le riforme necessarie figurano pertanto anche misure intese ad accrescere l'autonomia finanziaria dei comuni, obiettivo che si può conseguire applicando un principio di finanziamento in base al quale i costi derivanti dai nuovi ambiti di competenza devono essere coperti con fondi statali;

40.   accoglie con favore l'iniziativa della Serbia di sostenere le misure ambientali adottate dai comuni tramite un fondo per l'ambiente basato su un'apposita tassa. Si tratta di un buon esempio del tipo di misure che possono favorire l'adeguamento degli enti territoriali alle normative dell'UE. Una parte di questi introiti fiscali viene direttamente corrisposta ai comuni per la realizzazione di obiettivi specifici e può essere utilizzata, ad esempio, per la creazione di capacità ai fini dell'elaborazione di studi di sostenibilità ambientale;

41.   osserva che l'IPA viene visto innanzitutto come uno strumento per riformare l'amministrazione centrale e sostenere misure infrastrutturali di ampio respiro. In tale contesto, il Comitato si rammarica che solo una parte molto limitata dei finanziamenti sia destinata a misure urgenti quali, ad esempio, la creazione di capacità a livello locale;

42.   accoglie con favore la risoluzione del Parlamento serbo del 31 marzo 2010 in merito ai fatti avvenuti nel luglio 1995 a Srebrenica, nella quale si condanna il massacro perpetrato nella città. L'adozione di questa risoluzione rappresenta per il paese un passo importante verso la revisione della propria storia. In questo modo il governo serbo lancia un segnale positivo per la riconciliazione e lo sviluppo interno del paese, nonché per un ulteriore avvicinamento all'Unione europea.

Kosovo (4)

43.   si rallegra del processo di stabilizzazione in atto nel Kosovo. Le misure adottate da organizzazioni internazionali, tra cui anche numerosi Stati membri dell'UE, hanno posto le condizioni per la stabilità dello Stato di diritto e una maggiore sicurezza per i cittadini. Al tempo stesso, determinati aspetti di tale processo di stabilizzazione richiamano la situazione della Bosnia-Erzegovina e celano il rischio di conflitti etnici che possono ostacolare la futura integrazione. Tali problemi possono rendere più difficile il processo di integrazione di un paese in cui il livello di istruzione della società è basso e le istituzioni pubbliche sono scarsamente sviluppate;

44.   sottolinea l'importanza sostanziale che riveste il mantenimento dei principi dello Stato di diritto in Kosovo, e riconosce che la presenza internazionale nel paese svolge un ruolo decisivo nell'assicurare una coesistenza pacifica tra i gruppi etnici;

45.   accoglie con favore l'iniziativa di riformare gli enti locali e il processo di decentramento in corso;

46.   constata che l'attuale sviluppo in atto nel paese porta alla creazione di una serie di enti locali etnicamente connotati, cosa che rende ancora più necessario un dialogo a livello locale. In considerazione di questa tendenza, un ruolo importante nella promozione della cooperazione locale spetta agli organi di cooperazione a tale livello. In questo contesto, il lancio di progetti comuni IPA potrebbe servire ad avvicinare le comunità. Ai fini dello sviluppo futuro del Kosovo e tenuto conto non solo delle risorse pubbliche limitate del paese, ma anche dell'importante ruolo delle istituzioni come promotrici della solidarietà sociale e dell'universalità dei servizi pubblici primari, bisogna evitare il più possibile la creazione di istituzioni sdoppiate per motivi etnici (scuole, ospedali, ecc.). Fenomeni di questo tipo verrebbero infatti percepiti come il segno di un fallimento politico e di un cattivo utilizzo delle risorse pubbliche e, soprattutto, non farebbero altro che aggravare le divisioni etniche;

47.   raccomanda di prestare particolare attenzione alla capacità di istruzione del Kosovo, affinché il paese possa trarre vantaggio dalla sua composizione demografica. Vi è infatti il grave rischio che gran parte della gioventù locale, oggi molto numerosa, lasci il paese dopo aver finito la scuola;

48.   sottolinea che il potenziamento delle capacità istituzionali è importante perché il paese possa utilizzare in modo efficace le proprie, limitate, risorse pubbliche. Al tempo stesso, ciò consente di liberare anche le risorse necessarie a promuovere altri miglioramenti, ad esempio nel campo della sanità;

49.   condivide l'idea della Commissione secondo cui occorrono misure di formazione su vasta scala per attuare in modo più efficace le disposizioni recentemente adottate nel settore degli appalti pubblici;

50.   raccomanda di utilizzare il programma IPA come strumento per un ampio sviluppo delle capacità in Kosovo. In questo modo si potrebbero fare comprendere meglio le esigenze dell'integrazione e i vantaggi dell'adesione all'UE in tutto il paese.

Montenegro

51.   si compiace della determinazione dimostrata dal Montenegro nel portare avanti il processo di integrazione. Tale atteggiamento emerge in particolare nel quadro nel dialogo istituzionalizzato tra i rappresentanti del governo e degli enti territoriali, che si incontrano diverse volte l'anno;

52.   condivide il punto di vista della Commissione secondo cui vi è urgente bisogno di personale qualificato a tutti i livelli della pubblica amministrazione del Montenegro. Ciò spinge il governo a concentrare le risorse destinandole a interventi di coordinamento nell'ambito dei quali il livello locale è fortemente rappresentato. In questo contesto sono già stati ottenuti risultati positivi per quanto riguarda sia il ritmo del processo di riforma sia la capacità del paese di coordinare gli investitori esterni. Tutto ciò è stato reso possibile dal fatto che il livello locale è stato posto al centro del programma IPA;

53.   constata che, benché il processo di riforma proceda a rilento, le riforme degli enti locali sono state precedute da un ampio dibattito riguardante sia il ruolo dei sindaci sia l'associazione volontaria tra enti locali intesa a preparare meglio i comuni al sostegno dei fondi strutturali;

54.   accoglie con favore il rafforzamento delle norme legislative intese a ridurre la corruzione sia nelle elezioni comunali sia come fenomeno in generale tramite una più rigorosa verifica esterna;

55.   constata che gli enti locali hanno un influsso limitato sui tassi di imposizione, il che si ripercuote sull'autonomia dei comuni;

56.   osserva altresì che i tre anni necessari per lanciare i primi progetti finanziati dall'IPA (dalla pianificazione al lancio) costituiscono un intervallo di tempo inaccettabile. Anche se nei prossimi anni la fase di preparazione degli aiuti IPA venisse abbreviata, sarebbe comunque necessario semplificare le disposizioni in modo da accorciare i tempi.

Islanda

57.   condivide la raccomandazione della Commissione di avviare i negoziati di adesione all'UE con l'Islanda e di inserire questo paese tra i beneficiari del sostegno finanziario previsto a titolo dello Strumento di assistenza preadesione (IPA).

Bruxelles, 9 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  www.aii-ps.org.

(2)  Network of Associations of Local Authorities in South-East Europe.

(3)  Conferenza permanente delle città e dei comuni.

(4)  Ai sensi della risoluzione 1244/99 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/17


Parere del Comitato delle regioni «Pacchetto di primavera: un piano d'azione dell'UE per conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio»

(2010/C 267/05)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

A.   Osservazioni generali

1.   Condivide la volontà politica della Commissione di continuare a riservare all'Unione europea (UE) un ruolo di guida nella lotta contro la povertà nel mondo, avviata nel 2000 con l'adozione degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM (1)) sotto l'egida delle Nazioni Unite;

2.   esprime apprezzamento per l'elaborazione da parte della Commissione del Piano d'azione dell'UE in dodici punti, basato su numerosi documenti (in allegato figura un elenco dettagliato) che compongono il Pacchetto di primavera. L'obiettivo dell'UE è elaborare una posizione comune in previsione del vertice di New York che si terrà in seno alle Nazioni Unite dal 20 al 22 settembre prossimi. Malgrado il contesto di grave crisi economica, sociale e finanziaria, l'obiettivo principale resta quello di intensificare la nostra lotta contro la povertà di centinaia di milioni di donne, uomini e bambini e definire le modalità concrete per rispettare gli impegni previsti dagli OSM per il 2015;

3.   valuta positivamente il fatto che questi documenti, contenenti numerose analisi e proposte, permettano di tracciare un bilancio della situazione a livello mondiale: essi infatti contengono informazioni chiare e dettagliate sui progressi (modesti) verso ciascun OSM o sugli sforzi finanziari compiuti dagli Stati membri attraverso l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS); inoltre evidenziano, senza nascondere i ritardi e le debolezze, la complessità delle iniziative adottate dall'UE, sia al suo interno che nelle varie sedi internazionali, per disporre in assetto di battaglia le diverse parti interessate, e forniscono nuove indicazioni per accelerare i progressi che devono essere compiuti;

4.   esprime particolare rammarico per il fatto che gli enti regionali e locali (ERL), sia dell'UE che dei paesi beneficiari, non sono esplicitamente citati (2), nella prima comunicazione della Commissione, tra i partner coinvolti nella realizzazione degli OSM. Questa omissione è in contraddizione con il Consenso europeo in materia di sviluppo del 2005 che delinea gli assi fondamentali della politica europea in materia, con la comunicazione della Commissione del 2008 che attribuisce esplicitamente agli ERL il ruolo di attori dello sviluppo, con le conclusioni del Consiglio in merito a questa comunicazione, adottate il 10 novembre 2008, nonché con il dialogo instaurato tra la Commissione e il Comitato delle regioni, rappresentante istituzionale degli ERL, successivamente all'elaborazione del parere 312/2008 fin del CdR, adottato all'unanimità il 22 aprile 2009;

5.   reputa indispensabile che questa lacuna venga colmata nella prossima posizione comune dell'UE, vale a dire dopo l'esame da parte del Consiglio e del Parlamento, e che agli ERL e ai loro omologhi venga riconosciuto un ruolo di primo piano nella lotta contro la povertà.

B.   Osservazioni specifiche

6.   Non intende soffermarsi nuovamente in maniera dettagliata sul contributo degli ERL europei e dei governi locali dei paesi beneficiari dell'aiuto alla realizzazione degli OSM nel rispetto della governance democratica (3): infatti ha già avuto occasione di sottolineare questo aspetto, che ritiene ormai noto, e di formulare proposte nei pareri sulla cooperazione allo sviluppo degli enti locali che ha adottato a partire dal 2005 (4);

7.   ricorda che il Piano di azione di Accra del 2008 riconosce il ruolo degli enti locali e regionali nella nuova architettura degli aiuti;

8.   gli sembra tuttavia opportuno, nel momento in cui l'UE intende far valere le sue posizioni a livello internazionale, sottolineare alcuni punti che riguardano direttamente gli ERL.

Realizzazione degli OSM e comunicazioni tematiche

9.   Ricorda che sette degli otto OSM (1) riguardano aspetti molto concreti della povertà. Nel 2010, a due terzi del percorso, il bilancio si presenta contrastato. Infatti, se da un lato emergono risultati decisamente positivi, grazie alla lieve diminuzione della povertà estrema e al miglioramento della situazione in materia di mortalità infantile al di sotto dei 5 anni, epidemie e l'accesso all'acqua potabile, dall'altro lato i risultati sono negativi, anzi estremamente negativi, per quanto riguarda la fame e la malnutrizione, le disuguaglianze nell'istruzione, la mortalità materna, l'AIDS e la depurazione delle acque di scarico. Nel tracciare questo bilancio generale, che è anche il risultato di una serie di crisi - prima quella alimentare e poi quella economica e finanziaria - occorre tener conto delle disparità all'interno di uno stesso paese, e in particolare tra le diverse regioni del mondo: se, ad esempio, il decollo della Cina fa progredire alcuni indicatori, l'Africa subsahariana registra i ritardi più pesanti in materia di accesso dei bambini alla scuola primaria, lotta contro l'AIDS e depurazione delle acque. Ricorda altresì che la realizzazione di questi sette OSM dipende dall'ottavo obiettivo (Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo) che, malgrado l'attuale contesto di crisi, risulta fondamentale per l'impegno solidale di tutti gli attori per sconfiggere la povertà nel mondo;

10.   condivide con la Commissione l'idea che gli OSM sono interdipendenti. Per completare e illustrare gli esempi forniti dai documenti del Pacchetto di primavera, si può altresì citare l'accesso all'acqua, un settore nel quale l'UE svolge un ruolo attivo, grazie al programma Fondo per l'acqua, ed è particolarmente presente attraverso le azioni di cooperazione realizzate dagli ERL europei. Se l'acqua è potabile ne risentono positivamente le condizioni di salute di tutti i cittadini, ma il fatto che essa sia anche disponibile permette di migliorare l'agricoltura - e quindi in linea di principio l'alimentazione - e di modificare le abitudini di vita delle donne, alleggerendone il carico di lavoro, e in particolare delle ragazze, che possono così essere più libere per accedere all'istruzione;

11.   sottolinea che i progressi negli OSM dipendono dall'esistenza di sistemi nazionali che nella programmazione e nella ripartizione delle risorse non ignorino i servizi «di base», ovvero i servizi destinati a soddisfare efficacemente i bisogni fondamentali delle popolazioni;

12.   ricorda a tale riguardo il ruolo fondamentale che svolgono gli enti regionali e locali nella creazione e nell'organizzazione di tali servizi nel rispetto di una governance democratica ed efficace, il cui obiettivo principale consiste nel migliorare il benessere dei cittadini;

13.   giudica inoltre l'approccio locale indispensabile per fronteggiare una delle grandi sfide che comporta la realizzazione degli OSM, ossia il cambiamento demografico: se non si tiene conto delle esigenze di sviluppo a livello locale, ad esempio mediante un sostegno alle piccole imprese rurali, l'emigrazione dalle campagne finirà per aumentare la povertà nelle megalopoli divenute ingestibili o per rafforzare i flussi migratori verso altri paesi;

14.   pertanto invita la Commissione a integrare questo approccio locale dello sviluppo nella messa a punto, con i paesi partner in via di sviluppo, dei documenti di strategia regionale (che riguardano cioè più paesi) e di strategia per paese; ricorda a questo proposito la necessità di coinvolgere gli ERL nella definizione e nell'attuazione dei programmi di sviluppo. Per rispondere alle sfide della globalizzazione è infatti necessaria la partecipazione degli enti che sul campo sono responsabili della governance democratica e dello sviluppo locale;

15.   ritiene inoltre che mediante la realizzazione di interventi appropriati gli ERL contribuiscano alla presa di coscienza da parte dei cittadini delle diverse realtà della povertà nel mondo in un contesto di crisi e della necessità di intervenire con urgenza a favore dello sviluppo. Queste azioni, grazie alla solidarietà e alla condivisione di cui danno prova, possono essere un'occasione per le popolazioni immigrate di riscoprire le proprie radici culturali e di partecipare, nel paese d'origine, al rafforzamento delle istituzioni e delle libertà civili ai fini dello sviluppo.

Finanziamento dello sviluppo

Per quanto riguarda l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS),

16.   è lieto che l'UE (Commissione e Stati membri) sia il primo donatore di APS nel mondo (5): sebbene l'importo 2010 dei suoi APS (stimato allo 0,45 % circa del PNL) risulti inferiore agli obiettivi intermedi che si era prefissata, l'UE si situa ampiamente al di sopra della media dei paesi ricchi (0,31 % del PNL nel 2010);

17.   fa osservare che alcuni Stati membri includono già nei loro APS nazionali gli importi che i propri enti regionali e locali dedicano alle loro azioni di cooperazione decentrata, mentre altri, per ragioni diverse, non lo fanno;

18.   giudica pertanto necessario identificare chiaramente la quota di APS, sia a livello nazionale che a livello mondiale, proveniente dagli enti regionali e locali;

19.   ritiene che questa chiarezza di cifre consentirebbe inoltre di rafforzare la partecipazione finanziaria degli ERL alla lotta contro la povertà nel mondo. Infatti, anche se l'apporto degli ERL va bene oltre il loro contributo finanziario, alcuni di essi si sono già prefissati l'obiettivo di destinare lo 0,7 % delle proprie risorse alle azioni di cooperazione con i paesi in via sviluppo. In alcuni casi sono stati anche introdotti dei meccanismi finanziari che consentono di soddisfare alcune esigenze specifiche (ad esempio l'accesso all'acqua nel caso della Francia);

20.   afferma inoltre che si potrebbe prendere in considerazione la possibilità che ciascuno dei 100 000 ERL decida, in conformità delle rispettive legislazioni nazionali, di destinare volontariamente almeno 1 euro pro capite all'aiuto allo sviluppo. Gli ERL non direttamente coinvolti in azioni di cooperazione decentrata potrebbero versare il loro contributo a un fondo dedicato all'aiuto allo sviluppo degli enti locali, come già avviene in Spagna. In questo contributo potrebbero rientrare anche le azioni che contribuiscono indirettamente allo sviluppo (ad esempio quelle in materia di sensibilizzazione dei cittadini al tema della povertà nel mondo).

Per quanto concerne la fiscalità dei paesi in via di sviluppo,

21.   condivide l'opinione delle autorità europee secondo cui occorra collaborare con i paesi in via di sviluppo al fine di adottare basi e pratiche fiscali conformi alla governance democratica, lottando contro i paradisi fiscali e la corruzione, e sostiene le iniziative che esse intendono adottare in proposito;

22.   al riguardo desidera richiamare l'attenzione su quattro aspetti:

gli enti regionali e locali dei paesi beneficiari degli aiuti hanno bisogno di risorse per fare fronte alle responsabilità che sono loro attribuite, senza dipendere esclusivamente dalle conseguenze aleatorie che possono derivare dagli APS, soprattutto attraverso il sostegno di bilancio,

i responsabili degli enti locali hanno altresì bisogno dell'aiuto tecnico che l'UE è disposta a offrire ai responsabili del livello nazionale,

gli ERL europei sono già intervenuti tempestivamente in merito a questo aspetto centrale, includendo nel capitolo istituzionale della loro cooperazione decentrata l'aiuto all'organizzazione e alla gestione di una fiscalità locale,

è necessario nondimeno che il sostegno finanziario europeo, qualora disponibile, possa essere più direttamente orientato verso il sostegno degli ERL;

23.   pone l'accento sul ruolo che svolgono gli ERL, di concerto con la società civile, nella educazione allo sviluppo e nella sensibilizzazione dell'opinione pubblica al problema della povertà nel mondo: senza iniziative vicine alle popolazioni e la fiducia riguardo all'utilizzo dei fondi, sarebbe ancora più difficile far comprendere ai cittadini europei, in un momento di crisi, la necessità di una solidarietà finanziaria con gli altri continenti del pianeta.

Meccanismi istituzionali

Per quanto concerne la coerenza delle politiche europee,

24.   accoglie favorevolmente le iniziative adottate dall'UE per realizzare il principio del consenso europeo a favore dello sviluppo; conformemente a detto principio, le politiche europee che non concernono lo sviluppo non devono mettere a repentaglio gli sforzi che occorre intraprendere per soddisfare gli obiettivi di sviluppo del millennio. Ricorda inoltre che tra le dodici politiche prese in considerazione, nel novembre 2009 il Consiglio ha deciso di concentrare innanzi tutto gli sforzi su cinque settori prioritari: commercio e finanza, cambiamento climatico, sicurezza alimentare mondiale, immigrazione e sicurezza;

25.   fa di conseguenza osservare, giusto per sottolineare alcuni punti, che la riforma della politica agricola comune dopo il 2013 dovrà tener conto della sicurezza alimentare mondiale e che sarà incoraggiata l'immigrazione circolare di professionisti altamente qualificati dei paesi in via di sviluppo, al fine di non privare tali paesi di competenze essenziali per il loro sviluppo e per la realizzazione degli obiettivi del millennio, soprattutto in campo sanitario. Lo sviluppo locale di un territorio dovrà inoltre essere gestito tenendo presente la dimensione ambientale.

Per quanto concerne l'efficacia degli aiuti,

26.   nel suo parere 312/2008 fin adottato nell'aprile 2009, il CdR ha apertamente accolto «il passo avanti decisivo» rappresentato dalla Dichiarazione di Parigi adottata nel 2005 in materia di armonizzazione degli aiuti e ha auspicato un'articolazione concertata e trasparente tra i diversi livelli di cooperazione. Poiché l'armonizzazione degli interventi rispettivi presuppone che essi siano conosciuti, il CdR, in stretta collaborazione con la Commissione europea, ha iniziato ad elaborare un Atlante Internet della cooperazione decentrata per sapere in modo più completo rispetto al passato «chi fa cosa, dove e come» fra gli enti locali europei;

27.   desidera sottolineare che le relazioni stabilite tra gli enti regionali e locali europei e i loro omologhi dei paesi partner consentono di fare passi avanti concreti nell'applicazione dei principi di titolarità democratica degli aiuti e di armonizzazione secondo le priorità e le caratteristiche dei paesi partner; l'applicazione di tali principi, che sono al centro della Dichiarazione di Parigi e del Piano d'azione di Accra, non deve restare una questione tra gli Stati;

28.   fa osservare che la relazione elaborata nel febbraio 2010 in vista della riunione di settembre convocata dal Segretario generale delle Nazioni Unite per fare il punto sulla realizzazione degli obiettivi del millennio entro il 2015 non ignora le azioni condotte dagli enti locali (6). Il documento sottolinea l'interesse che tali azioni rappresentano in quanto basate sulla sinergia degli interventi e sulla partecipazione delle popolazioni interessate;

29.   insiste affinché nella posizione comune dell'UE, che sarà adottata definitivamente dal Consiglio europeo a giugno, i dirigenti politici non dimentichino che la realizzazione degli obiettivi del millennio punta al miglioramento della vita quotidiana di centinaia di milioni di persone e che l'efficacia dei grandi meccanismi di assistenza internazionale si misura proprio a livello locale;

30.   chiede dunque che le analisi e le proposte che saranno adottate a giugno dall'UE e a settembre dalla comunità internazionale tengano conto esplicitamente del livello substatale. I 100 000 enti locali europei contribuiscono ad alimentare i ruscelli che a loro volta portano acqua al grande fiume degli aiuti. L'alleanza fra gli Stati e gli enti locali è un'opportunità per rafforzare le istituzioni democratiche e per favorire l'equa ripartizione delle ricchezze, allo scopo di scongiurare il pericolo dell'estrema povertà e di raggiungere gli obiettivi del millennio, conformemente agli impegni politici e umanitari presi nel 2010.

Bruxelles, 9 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Ob. 1: dimezzare la povertà e la fame nel mondo; ob 2: garantire a tutti l'istruzione primaria; ob. 3: promuovere l'uguaglianza fra i sessi; ob. 4: ridurre la mortalità infantile; ob. 5: migliorare la salute delle madri; ob. 6: combattere l'HIV/AIDS e altre malattie; ob. 7: assicurare la sostenibilità ambientale; ob. 8: sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo.

(2)  Tranne che nel documento sulla fiscalità di cui, paradossalmente, il CdR non è destinatario.

(3)  Numerosi esempi figurano nel documento dell'Associazione mondiale delle città e dei governi locali (CGLU) UCLG Position Paper on Aid Effectiveness and Local Government, del dicembre 2009.

(4)  Parere CdR 224/2005 fin; parere CdR 383/2006 fin; parere CdR 144/2008 fin; parere CdR 312/2008 fin adottato nell'aprile 2009.

(5)  Nell'allegato al documento SEC(2010) 420 definitivo sono elencati gli APS di ciascuno dei 27 Stati membri dell'UE e le relative prospettive per il 2015.

(6)  Documento ONU A/64/665.


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/22


Parere del Comitato delle regioni «L'interconnessione dei registri delle imprese»

(2010/C 267/06)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Contesto

1.   accoglie con favore l'iniziativa della Commissione europea di presentare il Libro verde L'interconnessione dei registri delle imprese;

2.   si compiace del fatto che la Commissione invita tutte le parti interessate al Libro verde a formulare le proprie osservazioni in merito alla questione;

3.   rammenta il ruolo decisivo da esso svolto, in qualità di rappresentante degli interessi degli enti locali e regionali, presentando nei suoi precedenti pareri opzioni e alternative rivolte a rendere più efficace il funzionamento del mercato interno e a semplificare lo scambio di informazioni e le procedure amministrative a livello locale e regionale;

4.   condivide il giudizio della Commissione europea, secondo cui i registri delle imprese (1) svolgono un ruolo essenziale, in quanto registrano, esaminano e archiviano informazioni sulle imprese, quali la forma giuridica, la sede, il capitale e i rappresentanti legali, e le mettono a disposizione del pubblico;

5.   si compiace del fatto che la cooperazione transfrontaliera dei registri delle imprese è prevista esplicitamente dalla direttiva sulle fusioni transfrontaliere (2) e dagli statuti della Società europea (SE) (3) e della Società cooperativa europea (SCE) (4);

6.   ritiene che i registri delle imprese, anche se le norme minime che li disciplinano sono stabilite nel quadro della legislazione europea, possano offrire servizi aggiuntivi differenti da uno Stato all'altro. Al tempo stesso le imprese diventano sempre più attive al di là delle frontiere nazionali e hanno la possibilità di avere sede in uno Stato membro ed esercitare, in tutto o in parte, le loro attività in un altro. Tutto questo ha contribuito ad accrescere la domanda di un accesso transfrontaliero aperto alle informazioni riguardanti le imprese;

7.   sottolinea che se da un lato le informazioni su una determinata società sono accessibili nel paese di registrazione, l'accesso alle stesse informazioni da un altro Stato membro può essere ostacolato da barriere di tipo tecnico, giuridico, linguistico o di altro genere;

8.   ritiene tuttavia che l'attuale collaborazione, su base volontaria, tra i registri delle imprese non sia sufficiente e debba essere rafforzata e che occorra pertanto garantire una più efficace cooperazione transfrontaliera tra tali registri. Nel quadro di questa cooperazione è particolarmente importante adoperarsi per garantire un accesso transnazionale alle informazioni contenute nei registri delle imprese, come pure la trasparenza, la certezza giuridica e l'affidabilità di tali informazioni;

9.   sottolinea che l'attuale crisi finanziaria mette ancora una volta in evidenza quanto sia importante disporre di mercati finanziari trasparenti. Nel contesto delle misure di risanamento finanziario, migliorare l'accesso ad informazioni aggiornate, ufficiali ed affidabili sulle imprese può essere considerato come un modo per ristabilire in tutta Europa la fiducia nei mercati.

Principali osservazioni

10.   riconosce la vitale importanza dei registri delle imprese per garantire il funzionamento transfrontaliero ed efficiente del mercato interno grazie alla disponibilità di informazioni affidabili e aggiornate a fini commerciali, nonché per agevolare l'accesso alla giustizia di tutte le parti in tutti gli Stati membri;

11.   constata che la mobilità delle imprese è di vitale importanza per la crescita economica, e raccomanda pertanto l'attuazione di un sistema pienamente integrato, che garantisca parità di accesso alle informazioni in tutta l'Unione europea;

12.   osserva che l'accesso alle informazioni relative alle fusioni transfrontaliere, ai trasferimenti di sede o alla costituzione di succursali in altri Stati membri è una necessità di ogni giorno per il buon funzionamento del mercato interno;

13.   esprime apprezzamento per gli sforzi compiuti dai partecipanti al sistema volontario per creare una piattaforma efficiente per lo scambio di informazioni; nondimeno, invita la Commissione europea a proporre un quadro giuridico per la cooperazione tra i registri delle imprese europei al fine di sostituire l'attuale sistema volontario con un registro pienamente integrato basato sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione;

14.   rammenta l'importanza del ruolo svolto dalle PMI nell'economia europea ed esorta gli Stati membri ad adottare lo statuto della Società privata europea (SPE), che, combinato con un sistema efficiente per l'interconnessione dei registri dell'imprese, agevolerebbe l'espansione delle piccole e medie imprese nel mercato unico;

15.   invita a creare un registro europeo digitale delle imprese mediante un'interconnessione basata su ambiziose soluzioni informatiche;

16.   chiede che vengano rivedute le pertinenti direttive sul diritto societario, al fine di adeguare le loro disposizioni ai mezzi tecnici attualmente disponibili, e in particolare all'uso di sistemi informatici;

17.   condivide il giudizio della Commissione, secondo cui sarebbe in ogni caso utile, ai fini dell'interconnessione dei registri delle imprese, rifarsi ampiamente al lavoro già svolto, anzitutto in relazione al registro europeo delle imprese e al progetto BRITE. Quanto alla parte in cui viene disciplinata la cooperazione tecnica tra i registri imprese della rete (fusioni, trasferimento di sede sociale, creazione di succursali), si deve concordare con l'affermazione della Commissione europea secondo cui la maniera più semplice di realizzare il nuovo sistema potrebbe essere quella di costruirlo sulla base dell'attuale progetto BRITE.

Proposte

18.   ricorda che in base alla giurisprudenza della Corte di giustizia di quest'ultimo decennio (e soprattutto alle sue sentenze nelle cause Centros (C-212/97), Überseering (C-208/00) e Inspire Art (C-167/01)), alle imprese è concesso di svolgere attività e trasferire la sede sociale nel territorio di altri Stati membri;

19.   sottolinea che spesso non risulta praticamente possibile avvalersi di tale diritto, non tanto per la mancanza di interconnessione dei registri delle imprese, quanto perché le disposizioni degli Stati membri in materia di diritto societario e di registri delle imprese non favoriscono il trasferimento della sede sociale all'estero né lo svolgimento di altre attività transfrontaliere e che anche il diritto dell'UE non promuove espressamente disposizioni in tal senso;

20.   ritiene che tale problema non sarà risolto grazie alla sola interconnessione dei registri delle imprese, e che per porvi rimedio occorrerà creare disposizioni di diritto sostanziale e procedurale in materia di trasferimento della sede sociale, in base alle quali si dovrà disciplinare anche l'interazione tra registri delle imprese;

21.   è convinto che un importante ostacolo all'affermarsi di un'autentica concorrenza tra gli Stati e le regioni consista nel fatto che in sostanza è quasi impossibile nell'UE trasferire la sede dell'impresa. La concorrenza farebbe sì che gli imprenditori siano attratti dal contesto più adeguato, tuttavia trasferire la sede dell'impresa, al giorno d'oggi, è complicato;

22.   riconosce che l'interconnessione dei registri delle imprese aiuterebbe queste ultime a ottenere, nel quadro della loro attività, informazioni circa i loro partner, e questo è comunque un fatto positivo. Un sistema di registri delle imprese interconnessi produrrebbe dunque una banca dati comune, con voci standardizzate, con il cui ausilio si potrebbe raggiungere tale obiettivo qualora fosse garantita l'accuratezza delle informazioni fornite dai singoli registri. Inoltre, bisognerebbe sforzarsi di uniformare il contenuto dei diversi registri;

23.   non ritiene che l'«accordo di governance» proposto nel Libro verde sia uno strumento adeguato per il collegamento in rete. Per poter consentire l'accesso in forma standardizzata a dati standardizzati provenienti dai registri delle imprese dei singoli Stati membri, un futuro sistema deve essere disciplinato per esempio da una versione riveduta delle direttive in materia di obbligo di pubblicità nel diritto societario o in altro modo;

24.   aggiunge che gli sforzi dovrebbero essere rivolti piuttosto a rendere disponibile a chiunque su Internet, a titolo gratuito o a una tariffa moderata, sia le informazioni transfrontaliere che saranno rese disponibili grazie al nuovo sistema, che le informazioni concernenti i registri nazionali delle imprese. I contributi percepiti dallo Stato in relazione alla raccolta delle informazioni pertinenti sono comunque già sufficienti a coprire i relativi costi, le amministrazioni pubbliche non dovrebbero esercitare un commercio di dati pubblici. In caso contrario, tali servizi farebbero concorrenza, sotto la copertura della futura direttiva, alle imprese che prestano servizi di consulenza;

25.   condivide il giudizio secondo cui appare opportuno interconnettere i dati ottenuti nel quadro dell'attuazione della direttiva sulla trasparenza con la futura rete dei registri delle imprese. Si dovrebbe pertanto considerare la possibilità di adottare la regolamentazione appropriata sotto forma di direttiva, o eventualmente di regolamento;

26.   bisogna poi sottolineare che la mancanza di un'interconnessione dei registri delle imprese non rappresenta in realtà un ostacolo di rilievo alle operazioni societarie transfrontaliere. Soluzioni elettroniche intelligenti (come quelle introdotte, ad esempio, tra Estonia, Portogallo e Finlandia) permettono già adesso una cooperazione molto ampia, tanto che già oggi si può accedere per via elettronica ai registri delle imprese di altri paesi senza doversi recare all'estero;

27.   sottolinea che gli ostacoli alle operazioni societarie transfrontaliere sono dovuti principalmente alla mancanza di un sistema di identificazione elettronica valido in tutta Europa, come per esempio una carta d'identità elettronica, che consentirebbe la legalizzazione e il riconoscimento reciproco della firma digitale. Nell'ottica dell'interconnessione dei registri delle imprese questo sarebbe uno dei principali punti di partenza, e bisognerebbe occuparsene tempestivamente;

28.   fa infine presente che tutte le iniziative devono rispettare i principi della sussidiarietà, della proporzionalità e del legiferare meglio.

Bruxelles, 9 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Il termine «registro delle imprese» utilizzato nel Libro verde include tutti i registri (centrali, di commercio o delle imprese) di cui all'articolo 3 della prima direttiva sul diritto societario (68/151/CEE).

(2)  Direttiva 2005/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alle fusioni transfrontaliere delle società di capitali (GU L 310 del 25.11.2005, pag. 1).

(3)  Regolamento (CE) n. 2157/2001 del Consiglio, dell'8 ottobre 2001, relativo allo statuto della Società europea (SE) (GU L 294 del 10.11.2001, pag. 1).

(4)  Regolamento (CE) n. 1435/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativo allo statuto della Società cooperativa europea (SCE) (GU L 207 del 18.8.2003, pag. 1).


1.10.2010   

IT

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C 267/25


Parere del Comitato delle regioni «Il ruolo del risanamento urbano per il futuro dello sviluppo urbano in Europa»

(2010/C 267/07)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

Il contributo delle città allo sviluppo e il passaggio dal rinnovamento al risanamento urbano

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.   ritiene che le città e le città-regione (agglomerati di città e dei loro comuni limitrofi) rappresentino dei crogioli di immaginazione e creatività e abbiano in sé sia le opportunità per affrontare i problemi finanziari ed economici cui è confrontata l'Unione europea sia i mezzi per combattere l'esclusione sociale, la criminalità e la povertà. Osserva però che esse devono essere riconosciute nei programmi strutturali per consentire che i cambiamenti e il risanamento abbiano luogo;

2.   riconosce che il contributo apportato dalle città e dai centri urbani (1) allo sviluppo sostenibile dei e tra i vari livelli di governance degli Stati diventa sempre più importante. Le città sono centri culturali, economici, dell'istruzione, della ricerca e sviluppo, dei servizi ad alta intensità di conoscenza e delle finanze, nonché punti nodali degli spostamenti delle persone e dei trasporti di beni a livello regionale e internazionale. Esse forniscono inoltre un importante contributo all'integrazione di persone di differenti origini;

3.   fa notare che alcune aree urbane sono state colpite da problemi ambientali, economici e sociali, ma rileva altresì molti esempi positivi di risanamento urbano in Europa, finanziati con l'assistenza dell'UE;

4.   richiama l'attenzione sul fatto che la concentrazione di abitanti nelle città, da ricondurre all'abusivismo edilizio e alla migrazione interna, è avvenuta in molti casi ad un ritmo talmente rapido che gli enti locali non sono stati in grado di programmarla e gestirla. I problemi sociali si sono aggravati e si è assistito alla marginalizzazione di alcuni gruppi della popolazione, nonostante le loro notevoli potenzialità in campo lavorativo e sociale. Nei paesi sviluppati i quartieri svantaggiati fanno parte integrante del tessuto urbano delle città e rappresentano dei fattori di esclusione sociale e aumento dell'insicurezza;

5.   osserva che la trasformazione delle strutture economiche, la delocalizzazione delle attività produttive e l'introduzione di nuove tecnologie, soprattutto nel settore del trasporto merci (ad esempio l'unitizzazione dei carichi), hanno rapidamente tolto valore alle infrastrutture e ai suoli (porti, stazioni ferroviarie), producendo importanti ripercussioni sulla funzionalità economica e sociale di zone urbane e di intere città e comportando per esse sfide interamente nuove;

6.   sottolinea che le politiche di rinnovamento urbano dovrebbero costituire la base di un modello adeguato, con un ampio campo di azione comprendente forme di intervento che vadano dal risanamento degli spazi urbani alla riabilitazione del patrimonio immobiliare esistente. Il nuovo modello di città sostenibile dovrebbe basarsi su un approccio integrato innovativo al rinnovamento urbano che, in linea con la Carta di Lipsia, ne affronti gli aspetti ambientali, sociali ed economici: un modello che non sostenga l'espansione incontrollata o la costruzione su siti incontaminati, ma si concentri invece sul controllo della crescita, sulla prevenzione della dispersione urbana, sul rilancio del patrimonio immobiliare urbano e del tessuto sociale già esistenti, sul miglioramento dell'ecoefficienza urbana, sulla riqualificazione delle zone industriali e sulla promozione di forme di trasporto più sostenibili, nonché sulla pianificazione territoriale a diversi livelli (regionale, provinciale o locale) e sulle destinazioni miste come punti di riferimento fondamentali;

7.   rammenta che, alla fine del XX secolo, è emersa l'urgente necessità di interventi intesi a rivalorizzare le città che avessero un carattere più mirato e multisettoriale. La complessità dei problemi ha spinto all'adozione di un approccio politematico che, a sua volta, ha creato la necessità di elaborare dei programmi di risanamento urbano. In tali programmi è stato adottato, in larga misura, un approccio integrato per quanto riguarda gli obiettivi e i metodi nonché gli strumenti di attuazione, in un contesto di realtà geografiche più ampie e di economie di scala. Il CdR ritiene che le aree urbane in difficoltà non debbano e non possano essere abbandonate, poiché sono una fonte di talenti non sfruttati e rappresentano uno spreco di risorse in termini di capitale umano e fisico che resta inutilizzato mentre potrebbe essere impiegato in modo produttivo e contribuire alla crescita economica globale.

Il ruolo degli enti locali e regionali nel risanamento urbano e importanza del CdR

IL COMITATO DELLE REGIONI

8.   sottolinea che gli enti regionali e locali dovrebbero svolgere un ruolo decisivo e di primo piano in materia di progettazione, attuazione, monitoraggio, sostegno e valutazione delle strategie integrate di risanamento urbano e, in generale, nel miglioramento dell'ambiente urbano. La diversità delle città e centri urbani europei richiede di trovare soluzioni a livello locale e di agire essenzialmente a tale livello. Attraverso numerosi programmi e iniziative dell'UE si è creata, sia a livello europeo che nelle singole città, una conoscenza approfondita dello sviluppo urbano. Il CdR ritiene che gli enti locali debbano essere incoraggiati a sfruttare tutte le conoscenze accumulate a livello europeo, e in particolare l'«acquis urbano»;

9.   ritiene che le opportunità per interventi di risanamento urbano siano notevoli e che le strategie di risanamento debbano tenere conto dei molteplici fattori all'origine delle sfide che alcune aree urbane si trovano ad affrontare. La crisi economica degli ultimi anni può, in proporzione, farsi sentire maggiormente in alcune aree urbane che, a causa della loro struttura socioeconomica, sono più lente ad adattarsi rispetto ad altre aree della stessa città. I programmi di risanamento urbano dovrebbero cercare modalità innovative per trasformare gli effetti dell'agglomerazione delle aree urbane centrali in vantaggi per gli abitanti;

10.   ritiene che le città, in stretta collaborazione con le aree periurbane, offrano vantaggi importanti sia per i cittadini che per le imprese, non solo come centri di potere economico e snodi economici di scambi e di commercio, ma anche come mezzo per la promozione delle libertà individuali, centri di creatività, ricerca ed eccellenza. D'altro canto, tra le cause dei problemi che le città si trovano a dover affrontare vi sono i mutamenti dello stile di vita e dell'andamento demografico ma, ancora più di frequente, modelli inadeguati di sviluppo urbano. Le tematiche del risanamento urbano e della sostenibilità costituiscono una priorità per numerosi enti regionali e locali dell'UE che cercano di combinare la crescita sostenibile con infrastrutture moderne (in particolare quelle tecnologiche), una forte capacità di attrarre le imprese e un ambiente sano e pulito;

11.   ritiene che esista già un gran numero di buone pratiche, ma che esse non siano sufficientemente diffuse o applicate. Ribadisce quindi il proprio invito a creare una rete virtuale per diffondere le buone prassi nelle città e nelle regioni d'Europa. Il CdR è stato strettamente associato ad iniziative quali il Patto dei sindaci e il premio «Capitale verde europea», e ha partecipato alle attività di follow-up della Carta di Lipsia sulle città europee sostenibili nel quadro del gruppo per lo sviluppo urbano (UDG) degli Stati membri dell'UE. Il CdR, inoltre, ha recentemente adottato dei pareri su temi connessi, riguardanti ad esempio le modalità con cui le città e le regioni possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di cambiamento climatico ed energia, le azioni necessarie a promuovere l'efficienza energetica e il piano d'azione dell'UE sulla mobilità urbana.

L'azione dell'UE per lo sviluppo urbano in Europa

IL COMITATO DELLE REGIONI

12.   ritiene che, anche se nei Trattati UE non vi sono disposizioni esplicite relative all'attuazione di una politica urbana, dal 1990 fino ad oggi si siano registrati grandi progressi nel campo dello sviluppo urbano, per quanto riguarda sia i programmi che le competenze relative agli interventi nelle città. Durante questo periodo le città hanno funzionato come laboratori sperimentali aperti, ottenendo risultati notevoli nonostante le risorse limitate di cui disponevano;

13.   sottolinea che l'UE può svolgere un ruolo determinante nel sostenere le strategie di risanamento urbano. Partendo dall'«acquis urbano», la Commissione dovrebbe essere incoraggiata ad intensificare gli sforzi per mettere a disposizione del livello locale, in modo coerente e strutturato, tutte le conoscenze esistenti e le azioni di sostegno dello sviluppo urbano. In questo ambito dovrebbero rientrare tutte le politiche dell'UE che hanno un impatto diretto sullo sviluppo urbano, con particolare attenzione alla politica di coesione, occupazione, ambientale, sociale, in materia di banda larga e di trasporti;

14.   accoglie con favore la guida, recentemente aggiornata, sulla dimensione urbana delle politiche comunitarie per il periodo 2007-2013, pubblicata dal gruppo interservizi sullo sviluppo urbano della Commissione europea, e invita la Commissione a considerare l'ipotesi di aggiornare e formalizzare un'Agenda urbana europea allegata ad un nuovo quadro per l'azione o a un piano d'azione per lo sviluppo urbano che annoveri il risanamento urbano fra le sue massime priorità, rispettando al tempo stesso i diversi contesti in cui essi dovrebbero essere applicati;

15.   sostiene tutte le iniziative esistenti che contribuiscono allo sviluppo urbano sostenibile, in particolare al risanamento urbano integrato nel quadro della politica di coesione, e cioè il filone urbano dei fondi strutturali, l'audit urbano, l'atlante urbano, il programma Urbact e l'iniziativa Jessica. Invita tuttavia la Commissione a esaminare da vicino i risultati dell'integrazione dell'iniziativa URBAN nei programmi operativi del FESR e a presentare una valutazione intermedia specifica a tale riguardo. Alla luce di questa valutazione si potrebbe considerare la necessità di rafforzare, nel prossimo periodo di programmazione, il carattere specifico delle iniziative di risanamento urbano nell'ambito dei fondi strutturali nonché di migliorare il loro coordinamento con altre politiche all'interno di un'Agenda urbana europea;

16.   accoglie con favore il nuovo approccio per il finanziamento delle iniziative di risanamento urbano rappresentato dal programma Jessica, soprattutto perché stabilisce un collegamento chiaro tra il finanziamento e l'esigenza di sviluppare piani integrati di sviluppo urbano. Il CdR sottolinea tuttavia che le sovvenzioni sono anche uno strumento utile e necessario per affrontare il problema delle carenze del mercato nel contesto dello sviluppo urbano. Inoltre esprime la sua preoccupazione per quanto riguarda la visibilità di Jessica, il livello di consapevolezza degli enti locali e regionali e i problemi di attuazione percepiti a livello degli Stati membri;

17.   ritiene necessario sostenere le modifiche apportate al regolamento dei fondi strutturali per quanto riguarda l'ammissibilità degli investimenti a favore dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili nell'edilizia abitativa. Tuttavia, le sovvenzioni per l'alloggio, così come definite nell'ultima modifica al regolamento FESR per quanto riguarda l'ammissibilità degli interventi in materia di alloggi a favore delle comunità emarginate, dovranno essere meglio conosciute e andranno assolutamente inserite in un programma di sviluppo urbano integrato. Pertanto il CdR suggerisce che anche le sovvenzioni per l'alloggio nelle aree gravemente svantaggiate vengano sostenute dai fondi strutturali. La presenza di alloggi di qualità costituisce infatti un presupposto essenziale per il successo dei programmi di risanamento urbano. Il sostegno finanziario dovrebbe essere fornito soltanto nel quadro di programmi integrati e applicando condizioni rigorose atte a garantire che esso avvantaggi la popolazione locale in difficoltà e non contribuisca invece al fenomeno della «gentrificazione» (gentrification).

Il risanamento urbano sostenibile

IL COMITATO DELLE REGIONI

18.   constata che le città dell'UE sono chiamate a contribuire agli sforzi intrapresi dall'Unione per superare la crisi economica e finanziaria, nonché ad adoperarsi per l'approfondimento dell'integrazione europea. Le tre dimensioni che la presidenza spagnola ha posto come base per lo sviluppo del dibattito sul ruolo del risanamento urbano nel quadro dello sviluppo urbano costituiscono i pilastri dello sviluppo sostenibile. Nella fase di attuazione dei programmi di risanamento urbano esse dovranno essere arricchite, se necessario, con delle priorità tematiche, per mezzo delle quali tale problematica verrà inquadrata nell'attuale contesto socioeconomico. In particolare, il CdR ritiene che si dovrà dare la massima priorità a temi quali la governance urbana, il ruolo degli enti locali e regionali, il finanziamento del risanamento urbano, il contributo delle tecnologie telematiche al risanamento urbano, l'importanza dell'organizzazione e del funzionamento delle autonomie locali nella progettazione e nell'attuazione dei programmi di risanamento urbano, il ruolo dell'innovazione nel risanamento urbano e, infine, il contributo del risanamento urbano allo sviluppo delle relazioni esterne e all'internazionalizzazione delle città. Si constata altresì che gli enti regionali e locali hanno un ruolo fondamentale nello svolgimento di compiti di risanamento urbano, dalla pianificazione territoriale a quella urbanistica e alla rispettiva esecuzione, insistendo in questo contesto sull'importanza prevalente del risanamento urbano rispetto ai nuovi sviluppi urbanistici e sul miglioramento del nucleo urbano esistente rispetto all'espansione urbana.

La dimensione economica del risanamento urbano - Contributo alla crescita intelligente

IL COMITATO DELLE REGIONI

19.   sottolinea che le trasformazioni economiche degli ultimi anni, dovute in particolare all'internazionalizzazione dell'economia, possono, in proporzione, influire maggiormente sulle aree urbane centrali o storiche che, a causa della loro struttura socioeconomica, sono più lente ad adattarsi rispetto ad altre aree della stessa città. In questo senso, gli interventi della politica di coesione sono basati sull'idea che una crescita geograficamente squilibrata non soltanto danneggia la coesione sociale ma pone anche un freno alla crescita economica potenziale. Questo vale ancora di più per il livello locale, e di recente tale punto è stato nuovamente sollevato anche dalla relazione Barca;

20.   sottolinea l'esigenza di stimolare attività economiche innovative creando gli ambienti e gli incentivi adatti, mettendo a disposizione infrastrutture moderne e un capitale umano dotato di buona preparazione e impegnato in una formazione permanente;

21.   fa osservare che la tutela del patrimonio culturale sia materiale che immateriale tramite il risanamento dei centri cittadini nel massimo rispetto del patrimonio storico e architettonico crea un valore aggiunto per l'immagine, il prestigio e la forza di attrazione delle città. Essa favorisce inoltre la diversità culturale, che svolge un ruolo essenziale nello sviluppo dell'economia della conoscenza e delle industrie creative, mentre al tempo stesso promuove lo sviluppo locale attraverso la creazione di posti di lavoro locali qualificati che comportano spesso un elevato livello di specializzazione;

22.   precisa che gli stessi progetti di risanamento urbano, sia nelle procedure che nei risultati, dovrebbero creare, incorporare e diffondere conoscenza e innovazione;

23.   sottolinea che le strategie di risanamento urbano devono affrontare i molteplici fattori che sono all'origine del declino economico di alcune aree urbane. Tra i più rilevanti figurano l'obsolescenza funzionale degli edifici, la presenza di infrastrutture antiquate e i problemi di accessibilità. Molte imprese abbandonano le città al fine di ottenere costi di esercizio più bassi e spazi supplementari, e molti lavoratori seguono il loro esempio per godere di condizioni di vita qualitativamente migliori (servizi sociali, mezzi di trasporto) o meno onerose (prezzi più contenuti per l'affitto e l'acquisto delle abitazioni). Per rispondere alle esigenze delle imprese intenzionate a stabilirsi in aree risanate, i programmi di risanamento urbano dovrebbero individuare modalità innovative per utilizzare lo spazio disponibile e migliorare i servizi offerti dalle città, trasformando in un vantaggio gli effetti dell'agglomerazione delle aree urbane centrali;

24.   ricorda che i problemi della mobilità urbana, soprattutto la congestione, interessano molte aree urbane in Europa e non possono essere risolti soltanto costruendo infrastrutture migliori o immettendo più risorse nelle società di trasporto pubblico. La mobilità urbana accresce le possibilità offerte ai cittadini e alle imprese, e quindi rappresenta sia un fattore di competitività economica che un elemento trainante della coesione sociale. Il CdR sottolinea che un servizio di trasporti pubblici efficienti ed accessibili dovrebbe essere a disposizione di tutti i cittadini, poiché svolge un ruolo chiave nel rompere l'isolamento delle aree svantaggiate. Sottolinea che, tenuto conto dei danni subiti dall'ambiente urbano, occorre rafforzare le misure destinate a promuovere trasporti urbani rispettosi dell'ambiente (progetti di ricerca e dimostrazione riguardanti veicoli a basse emissioni o a emissioni zero, attività destinate a promuovere altri modi e modalità di trasporto, come il car-pooling e il car-sharing, la promozione della bicicletta negli spostamenti urbani). Il CdR ribadisce inoltre il suo sostegno all'elaborazione di piani per una mobilità urbana sostenibile quantomeno per le grandi città, e raccomanda di introdurre degli incentivi a livello UE che subordinino il finanziamento dei progetti di trasporto urbani all'esistenza di piani di mobilità urbana sostenibile e alla stipula di accordi di partenariato per la mobilità tra il settore pubblico e quello privato;

25.   sottolinea la necessità di adottare delle misure intese a sviluppare l'imprenditorialità locale, fornendo degli incentivi rivolti a gruppi di popolazione mirati, creando degli organismi a sostegno dell'imprenditorialità e organizzando eventi adeguati. A tale proposito riconosce il ruolo importante che il sostegno all'imprenditoria femminile può svolgere nell'aiutare l'economia tramite una crescita intelligente.

La dimensione ambientale del risanamento urbano - Contributo ad una crescita sostenibile

IL COMITATO DELLE REGIONI

26.   osserva che la dimensione ambientale del risanamento urbano dovrà dare la massima priorità a tre questioni principali, ossia il cambiamento climatico, la lotta contro l'inquinamento delle risorse naturali causato dalle attività umane e, più in generale, l'utilizzo efficiente di tali risorse nonché, infine, la protezione degli habitat;

27.   è convinto che, sebbene l'Europa sia già fortemente urbanizzata, la tendenza all'espansione delle zone urbane dovrebbe continuare in alcune aree, in particolare nelle agglomerazioni più dinamiche di medie e grandi dimensioni. L'espansione progressiva delle città rischia di distruggere alcune risorse e deteriorare la qualità del suolo e delle riserve idriche. Pertanto il CdR mette in evidenza che i programmi integrati di risanamento urbano sono in grado di arrestare o perfino di invertire questa tendenza, contenendo la crescita urbana illimitata e risanando l'ambiente urbano;

28.   sottolinea che, d'altra parte, per questo secolo si prevede un'accelerazione dei cambiamenti climatici e dell'innalzamento del livello di mare dovuti alle emissioni umane di gas a effetto serra. Questi sviluppi costituiscono una sfida crescente in particolare per le aree urbane costiere, che dovranno affrontare spese considerevoli, tra l'altro per attuare costose misure di protezione delle coste e di contenimento delle inondazioni. A fronte di queste problematiche appare ancora più importante il lavoro dell'UDG degli Stati membri volto a definire un quadro di riferimento per realizzare città europee sostenibili che, oltre alle preoccupazioni ambientali tradizionali relative alle aree urbane, intende anche integrare la dimensione del cambiamento climatico e i problemi posti dalla mitigazione e dall'adattamento ai suoi effetti;

29.   pone tra le massime priorità la lotta contro l'inquinamento delle risorse naturali causato dalle attività umane, in quanto problema principale del risanamento urbano, attribuendo un'importanza particolare alle azioni che rafforzano la prevenzione dell'inquinamento. Con la stessa insistenza sottolinea l'importanza che si dovrà dare alla valutazione e al contenimento dell'impiego di materiali nocivi per l'ambiente, esaminandone l'intero ciclo di vita (produzione, utilizzo, smaltimento);

30.   sottolinea che il risanamento degli edifici esistenti al fine di migliorarne l'efficienza energetica è uno dei modi più efficaci, in termini di costo, per rispettare gli impegni assunti a Kyoto in materia di cambiamenti climatici. È infatti possibile, stando alle stime, ridurre del 42 % le emissioni di CO2 degli edifici e i costi legati all'energia;

31.   osserva che alle aree urbane è imputabile il 70 % delle emissioni di gas ad effetto serra. A questo proposito la Carta di Lipsia esorta le città a ridurre la loro impronta di CO2, a preservare le risorse a loro disposizione e la biodiversità delle aree di loro competenza, a risparmiare sul consumo energetico, nonché a promuovere l'accesso ai servizi pubblici essenziali. Per questo motivo il CdR segnala l'esigenza di adottare delle misure immediate volte a limitare il consumo di energia nelle città, tramite, in primo luogo, una buona gestione dell'energia e, in secondo luogo, la produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili. Si dovranno lanciare delle azioni analoghe nel campo delle costruzioni, con l'obiettivo di potenziarne l'efficienza energetica;

32.   accoglie con favore il Patto dei sindaci che interessa quasi 3 000 città europee impegnate a superare i tre «obiettivi del 20 %», un requisito giuridico minimo imposto dall'UE cui adempiere entro il 2020. Quest'iniziativa, come pure il premio «Capitale verde europea», è stata lanciata dalla Commissione europea ed è stata approvata e sostenuta dal CdR, che inoltre si sta adoperando per estendere il Patto anche al livello regionale;

33.   riconosce il ruolo importante delle aree verdi e dei corpi idrici nei programmi di risanamento urbano. Le aree verdi e i corpi idrici danno un contributo essenziale al miglioramento del clima delle città poiché esercitano un effetto di «raffreddamento», forniscono aria pulita, filtrano l'inquinamento e riducono il rumore. D'altra parte, le aree verdi ricreative contribuiscono anche alla vivibilità urbana, rafforzando la coesione sociale. Fare sì che le città siano più verdi è un obiettivo su cui tutti dovrebbero concentrarsi;

34.   richiama l'attenzione sulla sempre più grave scarsità delle risorse idriche disponibili a livello globale e invita a far sì che i programmi di risanamento urbano agiscano nel campo della protezione delle riserve idriche, in particolare di acqua potabile, di una loro gestione adeguata e del ricorso a metodi di sfruttamento alternativi. È necessario anche limitare l'impronta idrica delle città;

35.   ritiene che la qualità estetica dell'ambiente edificato rappresenti un fattore di successo decisivo per la concorrenza internazionale tra le città, per la loro capacità di attrazione e per la qualità della vita dei loro abitanti, e propone di lanciare delle azioni che tengano conto anche della creazione architettonica e artistica;

36.   riconosce il valore degli habitat naturali e attribuisce inoltre una elevata priorità alla protezione e alla gestione di quelli che circondano le città o si trovano nelle loro vicinanze, poiché si tratta di un parametro importante del risanamento urbano, da combinare con azioni di sensibilizzazione e informazione dei cittadini in materia ambientale;

37.   richiama l'attenzione sugli stretti legami intrattenuti dalle città con le regioni circostanti, in particolare con la dinamica zona periurbana, e sull'esigenza di gestire tali relazioni.

Aspetti sociali del risanamento urbano - Contributo ad una crescita inclusiva

IL COMITATO DELLE REGIONI

38.   ritiene che i mutamenti sociodemografici abbiano provocato, in molte città, uno spostamento della popolazione dalle loro abitazioni nelle aree urbane più antiche verso insediamenti nuovi e più periferici, aree urbane ai margini delle città o semplicemente nuovi centri urbani vicini alle grandi agglomerazioni. Tra le ragioni di questo fenomeno figurano la disponibilità di alloggi meno cari e più attraenti, una migliore qualità della vita e una più vasta gamma di servizi disponibili. Negli ultimi decenni, le persone con redditi superiori alla media hanno abbandonato le città e stanno ritornando solo lentamente, grazie al successo di alcuni programmi di risanamento urbano. Pertanto il CdR sottolinea che, nelle aree colpite dal degrado urbano, si dovrebbe far sì che la città ritorni ad essere un luogo attraente per vivere, in grado di soddisfare le aspettative di tutti i cittadini indipendentemente dai loro livelli di reddito;

39.   sottolinea che la questione degli alloggi è sempre stata e continua ad essere una delle preoccupazioni principali in tema di risanamento urbano, tra i cui obiettivi fondamentali figura il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini più svantaggiati;

40.   ritiene che l'inasprirsi delle disuguaglianze sociali costituisca una sfida importante nella maggior parte delle aree urbane. Le disuguaglianze tra i quartieri sono il frutto di una ghettizzazione socio-territoriale, dovuta talvolta a politiche edilizie inadeguate e al fatto che la fornitura di servizi è limitata alle aree più ricche e non raggiunge le periferie svantaggiate. A questo proposito il nuovo obiettivo della coesione territoriale sancito dal Trattato di Lisbona dovrebbe indurre tutti i livelli di governo a tenere conto di queste disparità in tutte le politiche settoriali urbane, nel quadro di strategie integrate di risanamento urbano. Il CdR sottolinea quindi che una città sostenibile va fondata sulla solidarietà urbana, combattendo attivamente l'esclusione e la discriminazione tramite il rafforzamento della coesione sociale tra i diversi quartieri, le categorie socioprofessionali e le persone provenienti da ambienti diversi. La solidarietà urbana deve rispecchiare la nostra ambizione di costruire una società europea inclusiva e più coesa;

41.   ritiene che si dovrà compiere uno sforzo particolare per garantire un buon inserimento dei migranti nella vita delle città, poiché questo è il modo per risolvere i problemi in tale settore.

Un partenariato per il risanamento urbano

IL COMITATO DELLE REGIONI

42.   sottolinea che nei programmi di risanamento urbano bisogna sempre coinvolgere i settori pubblico, privato e senza scopo di lucro, e che le comunità locali devono essere poste al centro di questi partenariati. Anche se il risanamento urbano è sempre un processo in corso e senza fine, è impossibile adottare delle soluzioni uguali per tutti: un'ampia partecipazione delle parti interessate servirà ad imparare dai successi degli altri e ad evitare di ripeterne gli errori. A tale proposito gli enti locali e regionali svolgono un ruolo chiave nel riunire i diversi attori economici e sociali e nel mettere a punto azioni mirate. I documenti di pianificazione territoriale e urbanistica possono servire come piattaforme di incontro e concertazione delle politiche per tutti i livelli amministrativi.

Priorità tematiche

IL COMITATO DELLE REGIONI

43.   ritiene che il passaggio dal rinnovamento urbano (urban renovation), incentrato sull'ambiente sia naturale che antropizzato, ai programmi di risanamento urbano (urban regeneration) dovrà essere integrato, nel prossimo periodo di programmazione, da un ampliamento della gamma dei settori di intervento mediante una serie di priorità tematiche, in modo che le città europee del futuro rispondano alle aspettative dei loro cittadini, forniscano delle infrastrutture e degli ambienti in grado di valorizzare le competenze e le opportunità professionali dei lavoratori, creino degli ambienti di vita, di lavoro e di svago sostenibili e attraenti, offrano a tutti il massimo possibile di opportunità senza escludere nessuno e utilizzino le risorse naturali con la più grande parsimonia, in modo da funzionare nel quadro di un'economia concorrenziale a basso consumo di carbonio.

Governance delle strategie di risanamento urbano

IL COMITATO DELLE REGIONI

44.   sottolinea che il risanamento urbano va visto come un processo continuo e integrato, basato su una visione a lungo termine di uno sviluppo urbano sostenibile. Una buona governance dei programmi di risanamento urbano deve iniziare dalla fase di analisi. È necessario raccogliere, impiegando indicatori validi e comparabili, dei dati significativi provenienti da fonti affidabili e riguardanti la situazione economica, le caratteristiche sociali e l'ambiente delle aree interessate. A questo proposito sono particolarmente rilevanti le attività dell'audit urbano della Commissione europea e il lavoro in corso sul quadro di riferimento per le città europee sostenibili;

45.   segnala che occorrono nuove modalità per organizzare la politica urbana, tramite le quali le politiche di risanamento urbano possano essere concepite a livello locale e regionale con il sostegno del livello nazionale ed europeo. Ritiene che gli enti locali debbano assumere un ruolo guida nello sviluppo delle politiche in materia di coesione, integrazione e cooperazione, salvaguardando così le risorse naturali e lo sviluppo ecoefficiente delle loro aree nonché promuovendo e intensificando il dialogo fra le molteplici forme di diversità culturale. Per aumentare al massimo l'efficienza dell'intervento pubblico, molti enti locali e regionali hanno già messo a punto nuove forme di governance urbana che avvicinano i programmi di risanamento urbano ai loro territori. Le politiche urbane integrate coinvolgono partner diversi dalle autorità pubbliche e spesso associano gli abitanti delle aree interessate tramite diversi sistemi di partecipazione, che in alcuni paesi hanno assunto la forma di contratti o patti. Il CdR ritiene che il maggiore coinvolgimento dei cittadini e il ruolo attribuito alle comunità urbane siano intesi a consentire l'emersione del capitale sociale necessario per il successo delle politiche di sviluppo urbano;

46.   esprime l'opinione per cui, nei programmi di risanamento urbano, si deve garantire il migliore impiego possibile di tutti i media adeguati (sia su carta stampata che elettronici) per contribuire all'informazione, alla comunicazione e alla divulgazione in merito ai programmi stessi e ai metodi di partecipazione (referendum locali, assemblee, democrazia elettronica, ecc.). I programmi di risanamento urbano devono costituire una parte del processo di apprendimento riguardante lo sviluppo delle città dell'UE e contribuire alla sensibilizzazione dei cittadini rispetto ai problemi delle città e alle opportunità che esse offrono;

47.   riconosce che, in linea con il principio di sussidiarietà, è a livello locale che le questioni legate al risanamento e allo sviluppo urbano vengono affrontate nel modo più efficace. Ritiene tuttavia che il sostegno dell'UE possa fornire un evidente vantaggio nel campo dello sviluppo urbano: è stata infatti dimostrata la necessità dell'intervento dell'UE per agevolare la soluzione di problemi urbani che interessano la coesione economica, sociale e territoriale. Osserva quindi che le politiche di risanamento e sviluppo urbano dovrebbero basarsi sull'«acquis urbano europeo», costituito da strumenti giuridici, iniziative politiche e meccanismi già esistenti per lo scambio delle esperienze e delle migliori pratiche tra le città. Rammenta infine che le politiche messe a punto in questo settore dovrebbero rispettare anche il principio di proporzionalità e tenere conto del più ampio contesto territoriale;

48.   fa presente che il sostegno dell'UE può apportare dei vantaggi in particolare quando promuove la cooperazione tra gli enti locali di un'intera regione urbana funzionale (functional urban region). In questi casi l'intera area urbana può assumersi la responsabilità economica comune dei gruppi e delle zone urbane a rischio di marginalizzazione. Gli strumenti di sostegno dell'UE andrebbero concessi alle regioni urbane funzionali a condizione che venga richiesta agli enti locali una collaborazione nella gestione delle proprie risorse.

Il finanziamento del risanamento urbano

IL COMITATO DELLE REGIONI

49.   osserva che la programmazione dello sviluppo è chiamata a rispondere a talune esigenze piuttosto che a costruire il futuro. Le risorse finanziarie per i programmi di risanamento urbano dovranno costituire un ambito specifico di riflessione, che contribuirà alla sostenibilità e all'efficacia di tali programmi. Tra gli aspetti di cui tenere conto figurano la sovrapposizione delle risorse centrali con quelle locali, la scelta di finanziare i programmi in modo sistematico o «caso per caso», la combinazione di risorse pubbliche con capitali privati, la fiscalità locale, i prestiti, la valutazione dei benefici apportati dai vari interventi, la ripartizione delle spese in questione tra le i diversi utenti e beneficiari, nonché la provenienza delle risorse, il valore strategico e l'entità delle sovvenzioni pubbliche. Un lavoro più specifico andrà svolto riguardo ai meccanismi di finanziamento e di attuazione dei programmi di risanamento urbano. Si prevede che meccanismi come i fondi per lo sviluppo urbano (FSU) oppure le «tre J» (Jessica, Jeremie e Jaspers) daranno un contributo in tal senso, anche se la loro specializzazione e i risultati della loro attuazione sono questioni ancora aperte;

50.   ritiene che il contributo del volontariato ai programmi di risanamento urbano non sia stato ancora giustamente apprezzato. Osserva infine che l'elaborazione e il consolidamento del concetto di imprenditorialità, a livello sia delle autonomie locali che dei programmi di risanamento urbano, dovranno costituire un campo specifico di ricerca per gli interventi futuri.

Il contributo delle tecnologie telematiche al risanamento urbano

IL COMITATO DELLE REGIONI

51.   ritiene che vi sia un consenso generale sul fatto che la rivoluzione delle comunicazioni e dell'informatica produce notevoli ripercussioni sull'organizzazione, il funzionamento e la conformazione delle città europee. Occorrerà insistere in particolare affinché i programmi di risanamento urbano contemplino delle misure intese a sviluppare infrastrutture tecniche di informazione e comunicazione di livello elevato, nonché a mettere a punto delle applicazioni e dei contenuti che migliorino la vita dei cittadini e il funzionamento dei servizi pubblici, innalzino il livello delle prestazioni fornite dal settore privato e rendano attraente l'utilizzo di questi strumenti;

52.   ritiene che, man mano che le opportunità vengono sfruttate, si creino inevitabilmente anche dei pericoli. La protezione e la sicurezza delle applicazioni e degli scambi, la tutela dei dati personali e il rispetto della vita privata e della personalità dei cittadini sono aspetti cruciali che richiederanno un ulteriore impegno. Nello stesso tempo, l'utilizzo di tecnologie informatiche nel settore della sicurezza urbana suscita importanti interrogativi circa il funzionamento delle nostre democrazie. I programmi di risanamento urbano dovranno tenere conto del dibattito in corso su questi temi e fornire delle soluzioni ai problemi sollevati;

53.   osserva che, mediante l'utilizzo di infrastrutture cablate e non, le applicazioni telematiche più avanzate riescono a creare degli ambienti virtuali (ambient city, digital city, ubiquitous city), ossia degli spazi di interazione e scambio per i cittadini. La città digitale costituisce un mondo parallelo che dovrà essere inserito nei programmi di risanamento urbano.

L'innovazione e l'apprendimento nel risanamento urbano

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54.   ritiene che il sostegno all'innovazione porterà a risultati migliori e contribuirà alla sostenibilità economica delle città. Per questo motivo i programmi di risanamento urbano devono offrire ambienti, infrastrutture e incentivi in grado di attirare l'innovazione;

55.   allo stesso modo, ritiene che la creazione di istituti di apprendimento tra i soggetti attivi della vita economica della città dovrà costituire una priorità strategica del risanamento urbano;

56.   nel contempo ritiene che il risanamento urbano debba rafforzare i collegamenti tra l'istruzione, le imprese, la ricerca e l'innovazione, nonché promuovere nuove imprese innovanti.

L'importanza dell'organizzazione e del funzionamento degli enti locali nella concezione e nell'attuazione dei programmi di risanamento urbano

IL COMITATO DELLE REGIONI

57.   ritiene che per individuare l'esigenza di attuare un programma di risanamento urbano, progettarlo, monitorarne l'attuazione, rivederlo se necessario e infine valutarlo occorra la presenza di un'amministrazione dotata di un minimo di capacità amministrative e gestionali. Queste capacità non sono garantite in tutti gli enti locali e regionali. Tali premesse costituiscono una condizione imprescindibile che impone di inserire, nei programmi di risanamento urbano, delle azioni volte al rafforzamento delle capacità degli enti locali. A titolo indicativo si possono menzionare azioni quali lo sviluppo della gestione dei sistemi informatici (MIS) e dei sistemi di informazione geografica (GIS), che facilitano le attività e migliorano i processi decisionali, così come l'introduzione di procedure certificate (ISO, EMAS, ecc.), che innalzano il livello di qualità dei servizi forniti ai cittadini. Nella progettazione del risanamento urbano dovranno avere un ruolo centrale le azioni atte a garantire l'adozione di un'impostazione incentrata sui cittadini nella definizione del funzionamento degli enti locali. Il miglioramento organizzativo degli enti locali e regionali costituisce, al tempo stesso, una sfida e la premessa per realizzare dei programmi di risanamento urbano, e per questo motivo sarà necessario che esso figuri tra i settori di intervento previsti da tali programmi.

Il contributo del risanamento urbano allo sviluppo delle relazioni esterne

IL COMITATO DELLE REGIONI

58.   osserva che la promozione e la valorizzazione della città (city marketing), così come l'affermazione della loro identità (city branding), fanno parte integrante delle attività degli enti locali e regionali. In un mondo sempre più globalizzato, le città saranno sempre più in competizione tra loro al fine di attirare capitali, investimenti e una manodopera qualificata. Le città ampliano i loro piani di sviluppo in modo da poter rivendicare delle risorse e dei mezzi che garantiranno la prosperità dei loro abitanti. Il tentativo di aggiudicarsi l'organizzazione dei grandi eventi sportivi, commerciali e culturali costituisce solo uno dei tanti campi - anche se il più visibile - in cui si manifesta la concorrenza tra le città;

59.   d'altro canto osserva che, oltre a competere, le città stanno anche sviluppando rapporti di cooperazione. Il fenomeno della creazione di reti, sul piano tematico oppure geografico, ha assunto una notevole ampiezza, in particolare nell'UE grazie alle azioni mirate lanciate in materia (Urbact, Interact, Gemellaggi, ecc.). Lo scambio di buone pratiche si è rivelato uno strumento di particolare utilità. Le azioni che contribuiscono all'internazionalizzazione delle città europee dovranno costituire un altro campo di azione specifico nel quadro dei programmi di risanamento urbano.

II.   CONCLUSIONI E RACCOMANDAZIONI

IL COMITATO DELLE REGIONI

60.   ritiene che, nel processo di elaborazione delle scelte strategiche per il prossimo periodo di programmazione (2014-2020), l'UE dovrà riconoscere l'importanza strategica del risanamento urbano e adoperarsi per rafforzare la dimensione urbana in tutte le sue politiche, in modo che le città ritornino ad essere un laboratorio sperimentale, questa volta con un programma particolarmente denso che contribuirà a fare uscire l'UE dalla crisi economica e finanziaria;

61.   propone di lanciare un'iniziativa intitolata Risanamento urbano per realizzare città europee intelligenti, sostenibili e inclusive (Urban regeneration for smart, sustainable and inclusive EU cities). Le città dell'UE possono costituire un ambito privilegiato per l'attuazione delle sette iniziative faro esposte nella comunicazione della Commissione Europa 2020 - Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva  (2);

62.   ritiene che sia giunto il momento di prendere una decisione in tal senso. Nel dibattito sul bilancio del prossimo periodo di programmazione, come pure nella riforma del bilancio per il periodo in corso, si dovrà porre chiaramente la questione del finanziamento del risanamento urbano.

Bruxelles, 9 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  Le città-regione (in quanto agglomerati di città e dei loro comuni limitrofi) devono essere prese in considerazione in tutto il parere.

(2)  COM(2010) 2020 definitivo.


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/33


Parere del Comitato delle regioni «L'UE e la politica internazionale in materia di biodiversità dopo il 2010»

(2010/C 267/08)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

A.   Osservazioni generali

1.   è convinto che la tutela della biodiversità sia essenziale per la salute e il benessere umani, sia direttamente che indirettamente, per i vantaggi che l'ecosistema ci offre. Tutti hanno il diritto a beneficiare di un ambiente naturale salubre e sostenibile, diritto che esige la conservazione e l'utilizzazione sostenibile della biodiversità, nel rispetto del ruolo centrale che essa svolge nella lotta a livello mondiale contro la fame e in favore della sicurezza alimentare. Il Comitato esprime preoccupazione per le gravi conseguenze sulle generazioni attuali e future della crescente perdita di biodiversità negli ecosistemi, preoccupazione fondata su motivi etici e sul riconoscimento del valore intrinseco della biodiversità, nonché sull'obiettivo di assicurare la stabilità economica e sociale, attenuare i cambiamenti climatici e per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio;

2.   è favorevole, oltre che a porre in rilievo il valore intrinseco della natura in quanto patrimonio dell'umanità, a far progredire il lavoro sulla valutazione economica della biodiversità e dei servizi ecosistemici e ad integrare tale valutazione nell'elaborazione delle politiche. Nota con compiacimento che, grazie allo studio internazionale sul tema L'economia degli ecosistemi e la biodiversità («The Economics of Ecosystems and Biodiversity» - TEEB), il valore economico della biodiversità e il fatto che l'inerzia comporta un costo finanziario insostenibile siano sempre meglio compresi. Il CdR accoglie con favore il fatto che la dimensione regionale e locale formerà oggetto di una trattazione specifica nell'ambito della «relazione D2 per gli amministratori» del TEEB;

3.   fa notare che gli obiettivi europei e internazionali per il 2010 sono stati di fondamentale importanza per generare azioni utili a favore della biodiversità, a livello regionale e locale, in tutto il mondo. Al riguardo esistono molti esempi di buone pratiche in tutta l'Unione europea. Tuttavia, il Comitato è seriamente preoccupato del fatto che, in materia di biodiversità, né gli obiettivi dell'UE né quelli globali per il 2010 siano stati raggiunti, a causa di un evidente divario tra le promesse fatte e le misure effettivamente messe in atto;

4.   reputa essenziale, al fine di realizzare gli obiettivi di tutela della biodiversità, che i pubblici poteri, compresi gli enti regionali e locali, assicurino un giusto equilibrio tra le politiche di sviluppo e gli obiettivi in tema di biodiversità e incoraggino l'uso di incentivi per promuovere la conservazione della biodiversità.

Coinvolgere gli enti regionali e locali in una governance e una comunicazione migliori

5.   pone in evidenza il ruolo svolto dagli enti regionali e locali nell'arrestare la perdita di biodiversità e nell'attuare strategie per la sua salvaguardia nei loro rispettivi territori. Tutto ciò va considerato sullo sfondo dei risultati, pubblicati nel marzo 2010, di un recente sondaggio di Eurobarometro sugli atteggiamenti dei cittadini nei confronti della biodiversità, secondo cui solo il 38 % degli europei è consapevole del significato di questo termine e solo il 17 % si sente direttamente colpito dalla perdita di biodiversità. In tale contesto il CdR riafferma la sua disponibilità a promuovere progetti di conservazione della biodiversità, nonché a contribuire a suscitare l'interesse dei cittadini a livello regionale e locale e a creare sinergie tra i soggetti direttamente interessati e le autorità pubbliche, organizzando a tal fine degli eventi nel corso degli Open Days 2010;

6.   pone l'accento sul fatto che, se si vuole preservare la biodiversità in tutto il mondo, occorre dotare gli enti regionali e locali di risorse umane, finanziarie e tecniche adeguate, commisurate alle loro responsabilità e al compito di contribuire ad arrestare la perdita di biodiversità. Gli enti regionali e locali si trovano nella posizione migliore per sostenere le comunità locali nella conservazione dell'ambiente naturale dei loro territori e per sostenere gli organismi volontari impegnati nella sensibilizzazione della collettività e nel suo coinvolgimento nella preservazione dell'ambiente naturale. Tra le altre responsabilità pertinenti figurano quelle in materia di istruzione, salute e benessere, pianificazione territoriale e proprietà fondiaria. Il CdR incoraggia gli enti regionali e locali a dare il buon esempio;

7.   è convinto che l'Anno internazionale della biodiversità 2010 proclamato dall'ONU rafforzerà l'impegno politico dell'UE e della comunità internazionale ad affrontare la crisi mondiale che colpisce la biodiversità e al tempo stesso incoraggerà la partecipazione attiva di enti regionali e locali;

8.   accoglie con favore i progetti avviati da molti enti regionali e locali per contribuire alla tutela della biodiversità - ad esempio, la creazione di spazi naturali protetti o il recupero di habitat degradati, la conservazione di zone umide e di altri ecosistemi, la creazione di «cinture verdi» e la pianificazione urbanistica secondo criteri di conservazione della biodiversità - e per sensibilizzare i loro cittadini alla biodiversità, come ad esempio i concorsi per i giardini e gli spazi verdi migliori nelle zone urbane. I giardini residenziali offrono un habitat di vitale importanza a uccelli ed altri animali e sono fondamentali per rinfrescare e filtrare l'aria e immagazzinare il carbonio.

B.   Verso una strategia UE 2020 per la biodiversità

9.   accoglie con favore la visione per il 2050, nonché il nuovo e ambizioso obiettivo per il 2020 - «arrestare, entro il 2020, la perdita della biodiversità e dei servizi ecosistemici nell'UE, nei limiti del possibile ripristinarli e incrementare il contributo dell'UE per evitare la perdita di biodiversità a livello mondiale» -, concordato in sede di Consiglio Ambiente il 15 marzo 2010 e avallato poi dal Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2010. Ciò testimonia il rinnovato impegno dell'UE a produrre risultati concreti;

10.   manifesta tuttavia preoccupazione per il fatto che, nell'ambito dell'obiettivo Crescita sostenibile della strategia Europa 2020, la biodiversità continui ad essere subordinata a modelli di crescita economica e al perseguimento di un'economia a basse emissioni di carbonio anziché essere considerata un valore in sé;

11.   si compiace per il fatto che, come il CdR aveva raccomandato in precedenza, si tenga conto dei servizi ecosistemici nell'obiettivo per il 2020 mirando ad ottenere, attraverso il loro ripristino, un'inversione di tendenza. Tuttavia, in questo contesto, chiede alla Commissione europea ed agli Stati membri di precisare come si debba interpretare a livello locale e regionale la limitazione dell'obiettivo al «ripristino di tali servizi nei limiti del possibile»;

12.   è d'accordo con il Consiglio sulla necessità di agire con urgenza e in maniera efficace per evitare gravi conseguenze sul piano ambientale, economico e sociale;

13.   riconosce che si tratta di un passo importante per dimostrare l'impegno dell'UE ad agire e a «fungere da modello» alla decima sessione della conferenza delle parti (Conference of the Parties - COP 10) della convenzione dell'ONU sulla biodiversità (Convention on Biological Diversity – CBD), che si terrà a Nagoya nell'ottobre 2010;

14.   appoggia la richiesta del Consiglio alla Commissione europea di presentargli una strategia UE 2020 in materia di biodiversità, che tenga conto dei risultati della COP 10 alla CBD;

15.   insiste sul fatto che la strategia UE 2020 per la biodiversità potrà realizzare sul campo gli obiettivi europei e mondiali in materia di biodiversità per il dopo 2010 solo se essa sostiene con decisione gli enti regionali e locali ed altri utilizzatori e proprietari di terreni. Tale strategia deve affrontare il problema dell'attuale insufficiente utilizzazione di fondi strutturali per questioni legate all'ambiente e alla biodiversità e promuovere lo scambio di buone pratiche per dare agli enti regionali e locali la capacità concreta di agire sul terreno. La promozione di buone pratiche tra gli enti regionali e locali e la creazione di un forum per individuare problemi comuni e condividere soluzioni in materia di biodiversità contribuiranno a rafforzare le capacità di tali enti;

16.   prende atto con compiacimento del fatto che il suo invito a istituire «infrastrutture verdi» (1) è stato fatto proprio dal Consiglio (2) e apre la strada alla preparazione da parte della Commissione europea di una strategia dell'Unione sulle infrastrutture verdi dopo il 2010. Una strategia del genere dovrebbe includere, nel rispetto del principio di sussidiarietà, una dimensione territoriale e dovrebbe consentire di inserire in un quadro coerente iniziative già esistenti, in particolare a livello locale e regionale.

Il ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una strategia UE 2020 in materia di biodiversità

17.   pone l'accento sul fatto che, se si vuol garantire il successo della nuova strategia UE 2020 in materia di biodiversità, occorre che tutti gli attori e i soggetti locali interessati partecipino alla definizione e all'attuazione delle pertinenti politiche, conformemente a un autentico modello di governance multilivello. È importante riunire tutti i soggetti interessati coinvolti nella tutela della biodiversità e degli ecosistemi, compresi gli esperti scientifici, i responsabili di piani d'azione in tema di biodiversità, le ONG e le autorità competenti in materia di istruzione;

18.   ribadisce la necessità di applicare appieno la direttiva «uccelli» e la direttiva «habitat» anche a livello regionale e locale, di accelerare la creazione e il pieno sviluppo della rete Natura 2000, di assegnare un finanziamento adeguato - anche in considerazione del fatto che la biodiversità è distribuita in modo irregolare nell'UE - nonché di attuare delle misure efficaci di gestione e recupero;

19.   a questo proposito, accoglie con favore l'invito rivolto dal Consiglio Ambiente del 15 marzo 2010 ad adottare approcci partecipativi che «genereranno a loro volta iniziative necessarie e complementari “dal basso verso l'alto” da parte di coloro che partecipano direttamente alla gestione dell'uso dei suoli e del mare, in particolare le comunità locali»;

20.   sottolinea il ruolo cruciale svolto dagli enti regionali e locali nel rendere i cittadini più consapevoli dell'importanza della biodiversità e chiede agli Stati membri di offrire un maggiore sostegno all'attuazione della normativa europea e nazionale;

21.   esorta gli enti regionali e locali a elaborare programmi in materia di biodiversità e a includere obiettivi di tutela della biodiversità nel quadro della loro pianificazione territoriale e della loro politica di autorizzazione all'uso dei suoli, nonché a promuovere l'ampliamento delle aree verdi, evitare il degrado dei suoli, i danni agli ecosistemi e la frammentazione dei paesaggi e degli habitat, ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e ricercare opportunità di combinare il ripristino o la creazione di habitat naturali con le iniziative in materia di assetto e pianificazione del territorio. Per quanto riguarda poi le zone scarsamente popolate e quelle dotate di un buon accesso alle aree verdi, con vaste superfici già destinate alla conservazione dell'ambiente naturale, fa notare che occorre definire con maggior precisione e migliorare la qualità della tutela dell'ambiente, nonché migliorare l'interazione con gli altri tipi di utilizzo del territorio;

22.   ritiene che il riconoscimento da parte del Consiglio della necessità di sviluppare lo scambio di buone pratiche per garantire l'ottimizzazione delle risorse nella lotta contro la perdita di biodiversità comporti un maggior sostegno da parte dell'Unione europea e degli Stati membri a tale scambio di buone pratiche tra enti regionali e locali;

23.   appoggia le iniziative e le reti che promuovono gli impegni assunti dagli enti regionali e locali su base volontaria e che assicurano la diffusione di queste buone pratiche a livello europeo, come ad esempio il progetto LIFE + delle «capitali europee della biodiversità».

Integrare la tutela della biodiversità in settori chiave

24.   osserva che la tutela della biodiversità e dei servizi ecosistemici è un tema trasversale che richiede un approccio sistemico in base al quale tutti i diversi attori, a tutti i livelli, devono lavorare insieme;

25.   ribadisce le raccomandazioni settoriali specifiche già formulate nel suo parere sul tema Un nuovo impulso per arrestare la perdita della biodiversità  (1) e fa notare che una tutela efficace e solida della biodiversità può essere realizzata soltanto nell'ambito di una strategia e di una serie di politiche più ampie in quei settori chiave che sono responsabili della distruzione, frammentazione e degradazione degli habitat causate dal cambiamento di destinazione d'uso del territorio, dall'inquinamento, ecc. Tra questi settori figurano l'agricoltura e la silvicoltura, l'energia, i trasporti, i cambiamenti climatici, lo sviluppo regionale/assetto territoriale; del pari, qualsiasi accordo commerciale internazionale che coinvolga l'UE deve prendere in considerazione la biodiversità e attenuarne la perdita;

26.   ricorda il suo invito agli Stati membri perché rivedano i loro regimi fiscali in senso più favorevole alla biodiversità, per esempio mediante una riduzione dell'IVA per i prodotti dell'agricoltura biologica o per i prodotti realizzati nei siti Natura 2000, e attraverso l'abolizione di tasse, imposte e sovvenzioni che inducono comportamenti sfavorevoli alla biodiversità;

27.   pone l'accento sul fatto che la tutela e il ripristino della biodiversità offrono una serie di opportunità a basso costo di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici o adattarsi ad essi, ad esempio con la creazione di «corridoi verdi» per lo sviluppo e il ripristino di zone umide, nonché con la rinaturalizzazione di fiumi e la promozione di «tetti verdi» o con la messa in rete di importanti biotopi.

Stabilire sotto-obiettivi e indicatori validi e adottare misure efficienti sul piano dei costi per raggiungere tali sotto-obiettivi

28.   incoraggia la Commissione europea a concentrarsi su un numero limitato di sotto-obiettivi, che concretizzino la strategia in un linguaggio semplice e chiaro e consentano agli enti regionali e locali di misurare il loro contributo e adottare misure correttive con tempestività. È necessario che, da obiettivi relativi alla situazione, che sono difficili da misurare, questi sotto-obiettivi diventino obiettivi «relativi alla pressione». Il numero dei sotto-obiettivi dovrebbe essere limitato a 5 o 6 e includere l'agricoltura, la pesca e gli ambienti marini, l'uso del territorio e la distruzione e frammentazione degli habitat;

29.   raccomanda, alla luce del principio di sussidiarietà, di definire in maniera accurata un sotto-obiettivo in materia di uso e assetto del territorio, in modo da affrontare i pressanti problemi di distruzione e frammentazione degli habitat. Gli enti regionali e locali svolgono un ruolo vitale nell'applicazione del concetto di reti ecologiche, e si trovano nella posizione più adatta per tener conto delle diverse esigenze delle zone poco estese e densamente popolate o molto estese e scarsamente popolate. Gli enti regionali e locali darebbero un contributo fondamentale a un tale obiettivo;

30.   sottolinea l'importanza di fissare una base di riferimento chiara, che l'Agenzia europea dell'ambiente dovrebbe stabilire entro il giugno 2010 e che assicuri un monitoraggio continuo dei sotto-obiettivi e degli indicatori di arresto della perdita di biodiversità e del ripristino degli ecosistemi e la messa a disposizione regolare di informazioni in materia. La realizzazione di azioni positive richiede dati di base di buona qualità e un monitoraggio continuo, e conseguire tali risultati richiederà un aumento significativo delle risorse finanziarie. Ciò può in parte essere realizzato imponendo obblighi agli operatori immobiliari; tuttavia, se l'UE e gli Stati membri non concordano un aumento significativo delle risorse finanziarie da destinare a questo scopo, quelle a disposizione degli enti regionali e locali non saranno sufficienti per conseguirlo;

31.   invita l'UE e gli Stati membri a introdurre il concetto di ecosistemi nella loro base di riferimento e nei loro indicatori. Un esempio al riguardo è costituito dalla prima serie di mappe biofisiche dei servizi ecosistemici adottata dall'Agenzia europea dell'ambiente (AEA).

Risorse finanziarie per conseguire il nuovo obiettivo

32.   fa notare che l'attuale dotazione di bilancio per la tutela della biodiversità non è sufficiente per realizzare gli obiettivi, compresi quelli di Natura 2000, e invita ad accrescere in misura significativa le pertinenti risorse finanziarie nei bilanci UE dopo il 2013; nel definire nuovi orientamenti e programmi, bisogna evitare di dare sostegno finanziario a misure che potrebbero compromettere la biodiversità;

33.   esorta la Commissione europea a massimizzare i benefici derivanti dai finanziamenti dell'UE, in particolare affrontando con decisione l'attuale insufficiente utilizzazione di fondi strutturali nei settori della biodiversità e dell'ambiente e studiando i modi di migliorare l'efficacia del modello integrato per finanziare la biodiversità e Natura 2000;

34.   ribadisce il suo invito (3) ad applicare un sistema che regoli l'accesso agli aiuti pubblici in base a requisiti di ecocompatibilità, in particolare per quanto concerne la politica agricola comune e la politica comune della pesca; invita inoltre gli Stati membri a incoraggiare i diversi settori economici a dare un contributo equo al costo del ripristino dei servizi ecosistemici;

35.   raccomanda, alla luce delle recenti conclusioni dell'Agenzia europea dell'ambiente (4), di riformare la politica agricola comune in modo da permettere di fornire un sostegno migliore all'agricoltura ad alto valore naturale;

36.   chiede alla Commissione europea di instaurare meccanismi di finanziamento appropriati che consentano agli enti regionali e locali di rafforzare la loro capacità di tutelare la biodiversità e arrestarne la perdita nei loro territori e promuovano scambi di buone pratiche tra le regioni.

Specie invasive

37.   fa notare che le specie non indigene invasive sono riconosciute come una minaccia alla biodiversità su scala globale dalle decisioni adottate in merito a questo problema nel corso delle ultime cinque conferenze delle parti della CBD;

38.   in proposito richiama la strategia europea sulle specie esotiche invasive elaborata nel 2003 nell'ambito della convenzione di Berna. L'Obiettivo 5 del «Piano d'azione dell'UE fino al 2010 e oltre» (5) chiede agli Stati membri di elaborare strategie nazionali in materia di specie esotiche invasive. Al riguardo il CdR ribadisce il suo invito (1) alla Commissione europea a elaborare una strategia dell'UE per le specie invasive;

39.   sottolinea che la risposta ai cambiamenti climatici è uno dei fattori di ampliamento dell'habitat di determinate specie e che questo fenomeno continuerà nei prossimi decenni, creando la possibilità che anche altre specie diventino invasive;

40.   deplora la scarsa comprensione, da parte del pubblico in generale, delle minacce poste dalle specie non indigene invasive. Una maggiore consapevolezza e una migliore comprensione di questi problemi è cruciale per un più ampio coinvolgimento del pubblico: quest'ultimo potrebbe modificare i propri comportamenti al fine di contribuire a ridurre la probabilità di introdurre specie invasive e il rischio di agevolarne la diffusione, concorrendo inoltre alla loro individuazione e al loro monitoraggio. Gli enti regionali e locali si trovano nella posizione più adatta per comunicare con i cittadini a livello locale e migliorarne così la comprensione del problema e il coinvolgimento;

41.   fa notare che gli enti regionali e locali possono svolgere un ruolo importante anche attraverso l'istruzione nonché nella loro qualità di proprietari di terreni. Inoltre, il loro personale specializzato può aiutare le amministrazioni statali ad affrontare con decisione il problema delle specie invasive, in partenariato con i principali gruppi d'interesse indipendenti, sfruttando in modo ottimale la capacità e le risorse disponibili per migliorare le capacità di individuazione e monitoraggio.

C.   Il contributo del CdR alla convenzione dell'ONU sulla biodiversità (CBD) e alla sua 10a conferenza delle parti (COP 10)

42.   è consapevole del fatto che i problemi della biodiversità non si arrestano ai confini nazionali, ed esorta pertanto ad adottare misure coerenti non solo a livello dell'UE ma anche in ambito internazionale;

43.   sottolinea l'importanza di preservare e ripristinare la biodiversità su scala globale, ivi compresi i servizi ecosistemici, allo scopo di contribuire all'eliminazione della povertà, alla sicurezza alimentare e allo sviluppo locale in un'ottica mondiale. Ritiene che l'attuazione della convenzione dell'ONU sulla biodiversità (CBD) costituisca per questo un contributo essenziale alla realizzazione degli obiettivi del Millennio e in particolare dell'obiettivo 7 relativo alla sostenibilità ambientale;

44.   invita l'UE, e in particolare la Commissione europea, a esplorare la possibilità che il CdR acquisisca lo status di osservatore nell'ambito della delegazione dell'UE alla COP 10, al fine di assicurarsi che la voce degli enti regionali e locali sia rappresentata in maniera appropriata non solo nelle delegazioni nazionali ma anche in quella dell'UE (6);

45.   si offre di contribuire al processo della CBD e alla sua COP 10 promuovendo la cooperazione decentrata per lo sviluppo, in materia di gestione sostenibile della biodiversità e degli ecosistemi, tra gli enti regionali e locali europei e i loro omologhi dei paesi in via di sviluppo;

46.   esorta la COP 10 ad adottare il piano strategico riveduto e aggiornato della CBD per il periodo 2011-2020, al fine di garantire la continuità della pianificazione strategica della CBD anche dopo il 2010;

47.   accoglie con favore il riferimento, da parte del progetto di piano strategico, al fatto che il mantenimento e il ripristino degli ecosistemi offre in genere modalità a basso costo per affrontare i cambiamenti climatici e che affrontare i cambiamenti climatici apre quindi una serie di opportunità per la conservazione della biodiversità e l'uso sostenibile;

48.   concorda sulla necessità di una maggiore convergenza, a livello internazionale e nazionale, nell'ambito degli sforzi tesi ad affrontare in modo sinergico i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, ottimizzando le opportunità in tal senso offerte dai processi mondiali in atto nell'ambito delle convenzioni di Rio;

49.   prende atto che le misure finora adottate per attuare la CBD non sono state sufficienti a realizzare gli obiettivi internazionali per il 2010;

50.   appoggia obiettivi strategici, primari e secondari per il 2020 che, oltre ad essere realistici e meglio misurabili, offrano un quadro di riferimento più efficace attraverso sotto-obiettivi nazionali e soprattutto infranazionali. Suggerisce di ridurre il numero di obiettivi al fine di rendere la strategia più comprensibile e mirata;

51.   propugna un nuovo obiettivo primario che indichi espressamente che entro il 2020 tutte le parti della CBD dovranno aver coinvolto gli enti regionali e locali nell'attuazione della convenzione. Questo coinvolgimento deve riguardare in particolare la revisione e l'attuazione di strategie e piani d'azione nazionali sulla biodiversità e il sostegno allo sviluppo di capacità a livello regionale e locale;

52.   esorta la COP 10 ad adottare una decisione specifica dedicata agli enti subnazionali, e prende atto del «progetto di decisione della COP 10 sulle città, gli enti locali e la biodiversità», insieme con il relativo «progetto di piano d'azione sulle città, gli enti locali e la biodiversità 2011-2020» (7). Un piano d'azione di tale coerenza è necessario per rafforzare e stimolare ulteriormente il già notevole contributo recato dagli enti subnazionali all'attuazione del piano strategico della CBD per il 2011-2020. In tale contesto il CdR riconosce l'importanza del «partenariato globale sulle città e sulla biodiversità» e del programma del Consiglio internazionale per le iniziative ecologiche locali (International Council for Local Environmental Initiatives - ICLEI) intitolato «Azione locale per la biodiversità»;

53.   prende atto dell'indice di Singapore sulla biodiversità urbana (Cities' Biodiversity Index - CBI) da presentare alla COP 10. Tale indice dovrebbe essere ulteriormente sviluppato, in modo da poter essere applicato su base volontaria anche ad altri enti.

Bruxelles, 10 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  CdR 22/2009 fin.

(2)  Conclusioni del Consiglio Ambiente del 15 marzo 2010.

(3)  CdR 22/2009 fin, CdR 218/2009 fin.

(4)  Relazione tecnica AEA n. 12/2009, Distribution and targeting of the CAP budget from a biodiversity perspective.

(5)  Documento SEC(2006) 621, allegato alla comunicazione della Commissione Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre - Sostenere i servizi ecosistemici per il benessere umano (COM(2006) 216 definitivo).

(6)  Il 4 febbraio 2010 il Segretario esecutivo della CDB ha invitato con un messaggio tutte le parti della convenzione a includere anche sindaci e altre autorità locali tra i membri delle rispettive delegazioni alla COP 10.

(7)  Documento del 27 gennaio 2010, disponibile on line all'indirizzo http://www.cbd.int/authorities/doc/CBD%20Plan%20of%20Action_2010_01_draft.doc.


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/39


Parere del Comitato delle regioni «Una politica marittima integrata per una migliore governance nel Mediterraneo»

(2010/C 267/09)

IL COMITATO DELLE REGIONI

Introduzione

1.   concorda sul fatto che la regione mediterranea presenta opportunità e problematiche uniche, soprattutto in materia di governance;

2.   nota con rammarico che la regione mediterranea presenta ancora al suo interno condizioni socioeconomiche fortemente dissimili;

3.   osserva inoltre che il Mar Mediterraneo costituisce un ambiente chiuso e fragile, soggetto ad intense attività marittime spesso pericolose;

4.   sottolinea l'importanza di promuovere un approccio sostenibile in termini di uso delle risorse marine disponibili, nell'interesse delle generazioni presenti e future;

5.   osserva con rammarico che l'intervento umano prolungato e l'eccessivo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Mediterraneo esercitano un pesante impatto sullo stato dell'ambiente marino;

6.   è dell'avviso che un incremento delle attività economiche sul mare e la protezione ambientale possano essere tra loro compatibili purché si adotti un apposito meccanismo di governance che punti a un buon equilibrio tra gli aspetti economici, da un lato, e la dimensione sociale e ambientale, dall'altro;

7.   rileva che l'obiettivo generale della Commissione è quello di ottenere maggiori profitti economici dal mare, riducendo al contempo l'impatto sull'ecosistema nel Mediterraneo;

8.   condivide la posizione secondo cui la politica marittima integrata, pur essendo destinata in primo luogo agli Stati membri, può essere coronata da successo solo se si raggiunge un livello maggiore di comprensione reciproca e cooperazione con i partner mediterranei non appartenenti all'UE, soprattutto perché gli Stati membri dell'UE costituiscono solo un terzo dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo;

9.   accoglie con favore l'adozione in data 5 maggio 2010 ad Ancona, da parte degli otto ministri degli Affari esteri degli Stati partecipanti all'Iniziativa adriatico-ionica (IAI) (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia), della Dichiarazione a supporto della strategia europea per la regione adriatico-ionica che ha, tra l'altro, l'obiettivo di promuovere una sostanziale condivisione delle politiche di sviluppo tra gli Stati UE e gli altri Stati partecipanti all'IAI, soprattutto attraverso l'incentivazione della creazione di strategie di sviluppo congiunte che coinvolgano gli attori locali e - in particolare - gli enti regionali e locali;

10.   sottolinea che l'ambiente marino e la sua governance esercitano un impatto considerevole sulla dimensione regionale e locale, che a sua volta li condiziona in via diretta.

Principali sfide

11.   riconosce la complessità delle questioni e delle pressioni esercitate sui responsabili delle politiche quando si tratta di un collegamento importante per il tessuto economico europeo e globale come può essere il Mar Mediterraneo;

12.   rileva che i livelli attuali di attività economiche, soprattutto nei settori del traffico marittimo e del trasbordo di merci, della pesca e del turismo gravano fortemente sull'ecosistema mediterraneo, accrescendo il degrado ambientale;

13.   condivide la preoccupazione secondo cui l'inquinamento di origine terrestre e navale, i detriti, l'impatto sulla biodiversità, la pesca eccessiva e il degrado costiero nel Mediterraneo, combinati assieme, vanno al più presto affrontati con misure adeguate;

14.   è consapevole che il patrimonio culturale e naturale del Mediterraneo, nella sua unicità, è in una situazione di pericolo crescente;

15.   è consapevole altresì che la regione mediterranea è fortemente esposta ai rischi elevati derivanti dagli effetti potenziali del cambiamento climatico;

16.   si rallegra che l'immigrazione illegale via mare sia stata riconosciuta come una fonte di grandi preoccupazioni nella regione e appoggia la richiesta di cooperazione con i partner mediterranei per contrastare questo fenomeno e la perdita di vite umane che ne consegue.

Verso una migliore governance marittima

17.   è consapevole che nella maggioranza dei paesi del Mediterraneo ciascuna politica settoriale è gestita dall'amministrazione competente a livello nazionale, rendendo così difficile ottenere una panoramica dell'impatto cumulativo delle attività marittime;

18.   è altresì consapevole che, poiché gran parte dello spazio marino è costituita da acque di alto mare, risulta difficile per i paesi costieri pianificare, organizzare e regolamentare attività che incidono direttamente sulle loro acque territoriali e le loro coste;

19.   osserva che lo sviluppo di politiche e di attività isolate tra loro e la mancanza di un coordinamento appropriato tra tutti i settori di attività con un impatto sul mare, nonché tra tutti gli attori locali, nazionali, regionali e internazionali, rendono più difficile realizzare l'aspirazione verso una migliore governance nel Mediterraneo;

20.   riconosce altresì che, per conseguire una buona governance, è essenziale garantire la partecipazione dei diretti interessati, la trasparenza del processo decisionale e l'applicazione di regole concordate;

21.   riconosce la necessità di creare una cultura ambientale nel Mediterraneo, come elemento basilare di sensibilizzazione e di partecipazione ai processi di sostenibilità marina a tutti i livelli;

22.   ribadisce che gli enti regionali e locali sono nella posizione migliore per individuare i requisiti per l'applicazione della politica a livello locale e del bacino marittimo regionale; essi possono pertanto svolgere un ruolo importante ai fini del conseguimento di una politica marittima integrata nella regione mediterranea;

23.   in questa prospettiva rileva che i governi regionali e locali sono già coinvolti attivamente nello sviluppo e nell'attuazione riuscita di iniziative regionali destinate a questo fine (1).

Il ruolo degli Stati costieri del Mediterraneo

24.   condivide l'incoraggiamento rivolto agli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo perché proseguano gli sforzi per mettere a punto le proprie politiche marittime integrate;

25.   accoglie con favore la creazione di un sistema che consenta di condividere informazioni e migliori prassi;

26.   si congratula con la Commissione per aver proposto che i rappresentanti degli Stati membri del gruppo di contatto di alto livello affrontino regolarmente la questione del Mediterraneo al fine di discutere i progressi realizzati riguardo all'elaborazione di una politica marittima integrata;

27.   sostiene gli sforzi condotti dalla Commissione per incoraggiare gli Stati membri a condividere le buone prassi in materia di governance marittima integrata soprattutto tramite i programmi per il Mediterraneo nel quadro dell'obiettivo Cooperazione territoriale europea;

28.   condivide la posizione secondo cui la specifica natura semichiusa del Mar Mediterraneo e le ripercussioni transfrontaliere delle attività marittime rendono necessaria una maggiore cooperazione con i partner mediterranei non appartenenti all'UE;

29.   accoglie con favore la proposta della Commissione di promuovere uno scambio di buone pratiche tra l'UE e i paesi mediterranei non appartenenti all'UE interessati a un approccio integrato verso le questioni marittime, istituendo un gruppo di lavoro sulla politica marittima integrata;

30.   incoraggia la condivisione di informazioni e lo sviluppo di programmi di sostegno da estendere anche ai paesi mediterranei non appartenenti all'UE, perché questi siano incoraggiati ad abbandonare l'approccio compartimentato e settoriale a favore di un approccio olistico e integrato verso le questioni marittime;

31.   sottolinea che l'offerta di assistenza tecnica e lo sviluppo di specifici programmi di cooperazione congiunta nell'ambito delle politiche esistenti (come lo strumento europeo di prossimità e partenariato) costituiscono un passo nella giusta direzione;

32.   ritiene che il coinvolgimento del mondo accademico e professionale e di organismi non governativi rafforzerà questo processo;

33.   invita la Commissione a riconoscere che gli enti regionali e locali sono in condizione di offrire un contributo significativo in questo senso e si dovrebbe pertanto consentir loro di partecipare attivamente a tutti i programmi e a tutte le iniziative esistenti, fornendo loro gli strumenti necessari.

Governance dello spazio marino

34.   rileva con preoccupazione che una parte considerevole delle acque del Mediterraneo si trova al di fuori della zona sotto la giurisdizione o la sovranità degli Stati costieri, i quali, di conseguenza, possono imporre ed applicare le leggi in tali zone - nella migliore delle ipotesi - solo in misura limitata;

35.   è consapevole del fatto che la delimitazione delle frontiere tra paesi limitrofi o affacciati sulla sponda opposta del Mediterraneo fa sorgere questioni complesse e politicamente sensibili, le quali possono ostacolare lo sviluppo - in tale regione - di una politica marittima realmente integrata;

36.   ritiene che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1982 possa servire da base per affrontare tali questioni di delimitazione ed esprime il convincimento che l'UE dovrebbe cercare di incoraggiare i paesi mediterranei non appartenenti all'UE, che non l'abbiano ancora fatto, a ratificare la Convenzione;

37.   sostiene gli sforzi compiuti dalla Commissione per determinare i principali ostacoli che bloccano la ratifica, l'attuazione e l'esecuzione delle decisioni a livello degli accordi esistenti, nonché le possibilità di miglioramento della cooperazione multilaterale e dell'assistenza in proposito;

38.   condivide la posizione secondo cui il lavoro condotto dalle organizzazioni che si occupano delle questioni marittime nella regione mediterranea dovrebbe essere più trasparente e che le disposizioni adottate o promosse da questi organismi dovrebbero essere oggetto di una sorveglianza e applicazione sistematica;

39.   condivide la richiesta formulata dalla Commissione di una maggiore chiarezza riguardo ai ruoli e alle responsabilità degli Stati costieri, in particolare per quanto concerne la gestione delle zone marittime in una prospettiva di sviluppo sostenibile;

40.   sostiene la proposta di effettuare uno studio specifico sui costi e i benefici legati alla creazione di zone marittime;

41.   invita la Commissione ad adottare una posizione più coraggiosa nel riconoscere che va promosso e ulteriormente perseguito il miglioramento della governance dello spazio marino ai livelli subregionali.

Un maggior coinvolgimento delle parti interessate

42.   condivide la posizione secondo cui il coinvolgimento delle parti interessate dovrebbe essere una delle priorità fondamentali nell'ambito dell'attuazione della politica marittima integrata nel Mediterraneo;

43.   prende atto dell'impegno profuso dalla Commissione nell'incoraggiare le piattaforme di parti interessate a trattare regolarmente le questioni strettamente legate al Mar Mediterraneo;

44.   appoggia la raccomandazione della Commissione di esplorare le varie opzioni disponibili per associare al processo nel modo più efficace le parti interessate di tutti gli Stati costieri della regione mediterranea.

Strumenti trasversali per una governance marittima integrata

45.   concorda sul fatto che il miglioramento della governance marittima debba essere associato a strumenti efficaci congegnati per generare crescita economica e garantire la protezione dell'ambiente e un futuro migliore per le popolazioni costiere.

Pianificazione dello spazio marittimo e strategie marine

46.   accoglie con favore l'atteggiamento positivo della Commissione quando questa afferma che l'attività marittima nel Mediterraneo, benché colpita dall'attuale crisi economica mondiale, è destinata comunque a intensificarsi;

47.   al contempo, però, teme che tale intensificazione dell'attività, qualora non venga disciplinata e attuata adeguatamente, potrebbe condurre a un peggioramento del già fragile tessuto sociale e ambientale della regione mediterranea;

48.   condivide la posizione della Commissione secondo cui, nel rispetto dei sistemi di pianificazione nazionali eventualmente già esistenti, la pianificazione dello spazio marittimo (PSM) nella regione mediterranea può servire da strumento di governance efficace ai fini di una gestione basata sugli ecosistemi che affronti l'impatto combinato delle attività marittime, i conflitti connessi alle diverse utilizzazioni dello spazio e la necessità di preservare gli habitat marini;

49.   sostiene l'applicazione al contesto specifico del Mediterraneo dei principi comuni definiti nella tabella di marcia per la PSM;

50.   ritiene che debba restare prioritario il conseguimento degli obiettivi stabiliti per realizzare buone condizioni ambientali nelle acque marine di qui al 2020, tramite lo sviluppo di strategie marine integrative che applichino un approccio fondato sugli ecosistemi alle attività umane con un'incidenza sul mare. In quest'ottica, è importante rivolgere l'attenzione non solo a temi quali l'inquinamento marino causato dai porti o dai centri abitati costieri, ma anche alla qualità delle acque dei fiumi che sfociano nel Mediterraneo e alla necessità di assicurare una depurazione adeguata delle acque reflue delle città e dei centri abitati situati lungo tali fiumi e nelle zone costiere;

51.   ritiene che gli enti regionali e locali possano in questo caso fornire un importante contributo e accoglie pertanto con favore il suggerimento formulato dalla Commissione di avviare un progetto volto a testare l'applicazione della PSM a livello subregionale allo scopo di incoraggiare pratiche transfrontaliere concrete;

52.   accoglie con favore lo sviluppo di una strategia comune di attuazione, per aiutare gli Stati membri a rispettare i propri obblighi nell'ambito della direttiva quadro «Strategia per l'ambiente marino», benché nutra riserve riguardo alla possibilità effettiva di raggiungere l'obiettivo di completare entro la fine dell'anno in corso la valutazione globale delle acque marine e delle relative utilizzazioni.

Gestione integrata delle zone costiere e delle isole

53.   sostiene l'impulso dato alla questione del cambiamento climatico perché di importanza prioritaria;

54.   accoglie con favore l'attenzione rivolta allo sviluppo dei porti, al turismo costiero e alla tutela del patrimonio marittimo e dell'ambiente marino, inclusi i siti Natura 2000;

55.   riconosce che l'acquacoltura dev'essere tenuta in considerazione nella gestione integrata delle zone costiere (GIZC), e che essa fa parte della cultura e del sistema produttivo costiero del Mediterraneo;

56.   concorda che esiste in quest'ambito un vasto potenziale di sviluppo in tutto il bacino mediterraneo, dotato per sua natura di una grande ricchezza culturale;

57.   si complimenta per l'impulso dato alla questione specifica degli Stati e delle regioni insulari e in particolare alle difficoltà connesse alla connettività fisica;

58.   appoggia la richiesta di un approccio integrato nella gestione delle zone costiere del Mediterraneo;

59.   concorda sul fatto che gli strumenti trasversali di governance possono aiutare le regioni costiere del Mediterraneo a gestire in modo più integrato le questioni relative alla sostenibilità sociale, economica e ambientale;

60.   ribadisce il proprio sostegno all'iniziativa della Commissione di adottare strumenti giuridici che si applicano a tutto il bacino mediterraneo al fine di conseguire l'obiettivo di una GIZC (2);

61.   concorda sul fatto che lo scambio di buone prassi costituisce un importante strumento per garantire un miglioramento concreto e sostiene pertanto l'iniziativa della Commissione di fornire un inventario accessibile via Internet degli strumenti, delle migliori pratiche e degli studi di casi in materia di GIZC;

62.   sostiene l'intenzione di attivarsi a favore della creazione di una base di conoscenze in materia di GIZC nel Mediterraneo, concentrandosi in particolare sulla cooperazione internazionale;

63.   giudica positiva l'adozione di misure volte a rafforzare l'interfaccia terra-mare, in particolare collegando la pianificazione terrestre e marittima;

64.   incoraggia, però, al tempo stesso la Commissione ad adottare un approccio più coraggioso, proponendo nuovi strumenti più efficienti per l'applicazione efficace degli obiettivi stabiliti, tenendo conto del potenziale valore aggiunto derivante dal coinvolgimento degli enti regionali e locali in questo processo;

65.   il CdR sosterrebbe la creazione di gruppi di azione marittima, intesi ad integrare differenti aspetti settoriali che vengono adesso gestiti in modo indipendente, al fine di migliorare la complementarità e la sinergia tra fondi strutturali (FESR, FSE) e non strutturali (FEP), che possono trovare applicazione in ambito marittimo.

Favorire le azioni fondate sulla conoscenza

66.   concorda sul fatto che lo sviluppo di economie marittime sostenibili e di una gestione efficace delle coste richiedono politiche fondate sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili;

67.   invita la Commissione europea a promuovere iniziative per la gestione sostenibile delle aree portuali;

68.   concorda sul fatto che occorre fare di più per la raccolta e la diffusione dei dati fondamentali necessari ai fini della valutazione dello stato ambientale del Mar Mediterraneo e delle possibili rese delle risorse naturali;

69.   sostiene l'intenzione della Commissione di sottolineare l'importanza dei pareri scientifici e della raccolta dei dati nell'applicazione della politica comune della pesca e nell'adozione e applicazione della normativa ambientale nel Mediterraneo;

70.   concorda sul fatto che il rafforzamento delle infrastrutture di ricerca marina, gli sforzi di ricerca e sviluppo tecnologico (RST) integrati messi in atto tramite poli di attività marittime (cluster) e piattaforme tecnologiche, nonché le sinergie tra gli Stati membri e le regioni, sono azioni necessarie per trovare soluzioni coerenti che consentano di sfruttare pienamente il potenziale economico del Mar Mediterraneo secondo un approccio fondato sugli ecosistemi, e giudica di conseguenza che lo sviluppo di osservazioni multidisciplinari degli ecosistemi e dei fondali marini costituisca un passo nella giusta direzione;

71.   riconosce l'importante lavoro condotto dalla Commissione, la quale ha in cantiere una rete europea per l'osservazione e la raccolta di dati sull'ambiente marino (EMODNET) al fine di migliorare l'infrastruttura delle conoscenze e superare gli ostacoli alla scoperta, all'accesso e all'utilizzo dei dati;

72.   accoglie con favore l'intenzione della Commissione di creare una rete marittima integrata ERA-NET (rete dello spazio europeo di ricerca), volta a rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri nel campo delle ricerche marine, compreso il bacino mediterraneo;

73.   concorda sull'utilità di condurre sforzi considerevoli in materia di ricerca multitematica al fine di integrare le conoscenze relative al Mar Mediterraneo in tutte le discipline pertinenti;

74.   accoglie con favore l'elaborazione di un atlante europeo dei mari al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica e creare un'identità marittima comune nei bacini marittimi, compreso il Mediterraneo;

75.   rileva che, di fronte alle realtà geopolitiche proprie della regione mediterranea, a conti fatti il successo di qualunque iniziativa o misura dipende in larga misura dalla piena partecipazione di tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo e dall'esistenza di programmi comuni adeguati e di iniziative finalizzate allo sviluppo di capacità (capacity-building);

76.   in questo contesto sostiene l'iniziativa di definire un quadro strategico a lungo termine per una cooperazione scientifica che abbracci l'intero bacino mediterraneo, consentendo così alla cooperazione nel campo delle ricerche marine di svilupparsi secondo un programma strutturato, allo scopo di affrontare problematiche identificate di comune accordo.

Sorveglianza integrata per uno spazio marittimo più sicuro e protetto

77.   concorda sul fatto che, per gestire con successo le attività via mare, è necessaria la sorveglianza delle attività e delle operazioni marittime soprattutto al fine di garantire la sicurezza e la protezione della vita umana, nonché la tutela dell'ecosistema marino;

78.   considera necessario integrare nella vigilanza marittima le attività di pesca e di trasbordo che vengono effettuate sia lungo le coste degli Stati che nelle acque internazionali del Mediterraneo;

79.   concorda che è essenziale una rigorosa attuazione della normativa comunitaria in materia di sicurezza marittima;

80.   è convinto che occorra impegnarsi maggiormente al fine di assicurare lo sviluppo di capacità presso le amministrazioni marittime e le autorità portuali dei partner mediterranei non appartenenti all'UE, per consentir loro di affrontare la sfida di garantire uno spazio marittimo più sicuro e protetto nel Mediterraneo;

81.   concorda sul fatto che i tempi sono maturi per sfruttare i risultati raggiunti dal progetto regionale SAFEMED al fine di colmare i divari normativi e strutturali tra gli Stati membri e i paesi partner del Mediterraneo; sostiene altresì la Commissione quando questa propone che l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) avvii programmi di cooperazione tecnica con i partner mediterranei;

82.   per quanto riguarda la sorveglianza dei movimenti delle navi, invita la Commissione ad estendere la portata del server regionale del Sistema di identificazione automatica (AIS), incoraggiando i paesi non appartenenti all'UE a integrarvisi;

83.   riconosce il contributo dell'Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne (Frontex) in particolare ai fini di un pattugliamento più efficace del bacino mediterraneo di fronte alle enormi pressioni esercitate attualmente sugli Stati membri dell'UE dai flussi migratori irregolari;

84.   riconosce che, attraverso un dialogo efficace e un'apposita assistenza finanziaria a sostegno dei partner mediterranei, questi ultimi possono essere incoraggiati anche a partecipare direttamente alle operazioni Frontex nel Mediterraneo;

85.   teme però che Frontex non sia ancora adeguatamente attrezzato per condurre a buon fine i compiti che gli sono assegnati e sostiene pertanto la Commissione nei suoi sforzi rivolti a garantire all'Agenzia la fornitura degli strumenti e delle risorse necessari per adempiere il suo mandato;

86.   al tempo stesso esprime preoccupazione, in quanto i nuovi orientamenti adottati di recente per le pattuglie che sorvegliano i confini dell'UE hanno creato una situazione in cui gli Stati che non possono sostenere il peso dell'immigrazione clandestina potrebbero essere dissuasi dal partecipare attivamente, in quanto paesi ospitanti, alle missioni Frontex, il cui potenziale di riuscita cala così sensibilmente;

87.   raccomanda misure più dirette, nel territorio dell'UE e all'esterno, per assicurare alla giustizia chiunque, con le sue attività criminali, favorisca l'immigrazione clandestina;

88.   allo stesso tempo sollecita la Commissione a fare il possibile per garantire sempre e comunque, sul territorio dell'UE e all'esterno, il massimo rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei migranti;

89.   sostiene qualunque iniziativa volta a rafforzare il lavoro positivo condotto nella lotta contro il traffico marittimo di droga;

90.   nota con rammarico che la Commissione non fa alcun riferimento al rischio sempre crescente del terrorismo, compresi gli atti di pirateria ai danni delle navi, che purtroppo sta prendendo piede in aree non lontane dalla regione mediterranea;

91.   sostiene qualunque sforzo di integrazione della sorveglianza marittima nel Mediterraneo tramite la promozione degli scambi di informazioni e il miglioramento della cooperazione tra le autorità nazionali responsabili del monitoraggio e della sorveglianza in mare;

92.   ritiene tuttavia che l'inserimento dei paesi partner mediterranei nell'attività di sorveglianza marittima non debba essere per la Commissione un aspetto da esaminare più attentamente in futuro, ma piuttosto una priorità;

93.   sottolinea al tempo stesso che senza il coinvolgimento attivo degli enti regionali e locali non si può portare a buon fine la sorveglianza delle attività ed operazioni marittime, né si possono alleviare le preoccupazioni in fatto di sicurezza.

Conclusione

94.   concorda sul fatto che le problematiche che interessano attualmente il Mar Mediterraneo richiedono soluzioni comuni e integrate, fondate su una migliore governance marittima e sostiene l'iniziativa della Commissione di assumere un ruolo di coordinamento e promozione delle azioni condotte a livello nazionale nell'ambito della politica marittima mediterranea;

95.   a questo proposito, rileva che la comunicazione rispetta in linea generale i principi di sussidiarietà e proporzionalità, ma si rammarica che essa non riconosca sempre nel modo dovuto la dimensione regionale e locale, soprattutto per quanto riguarda i programmi e le iniziative proposti; di conseguenza sollecita la Commissione ad adottare misure tali da garantire agli enti regionali e locali l'opportunità di partecipare direttamente a tali programmi e iniziative e di dare risposte congiunte alle questioni cruciali che interessano la regione mediterranea. La Commissione deve prendere atto delle differenze tra le strutture degli enti locali nei vari Stati membri e riconoscere che le competenze di cui dispongono nei singoli paesi offrono loro possibilità molto diverse quanto al grado di partecipazione auspicato;

96.   concorda sul fatto che un approccio integrato verso le questioni marittime non dovrebbe pregiudicare gli strumenti e gli obiettivi messi a punto al fine di realizzare progressi in ambiti marittimi specifici;

97.   concorda sul fatto che la riuscita della politica marittima integrata nel Mediterraneo può contribuire ad ottimizzare l'efficacia e i risultati nei diversi settori di attività che caratterizzano la regione;

98.   al tempo stesso, però, si rammarica che, nella comunicazione, la Commissione non abbia fornito ragguagli riguardo al finanziamento delle azioni previste;

99.   di conseguenza, se da un lato appoggia gli obiettivi e le azioni definiti nella comunicazione, dall'altro sollecita la Commissione a prendere atto del presente parere e ad adottare le misure necessarie per accrescere l'impatto di tale comunicazione.

Raccomandazioni

Il CdR formula in particolare le seguenti raccomandazioni:

100.   occorre promuovere un dialogo più approfondito e costruttivo tra tutti gli attori interessati nella regione mediterranea, compresi i livelli regionale e locale, al fine di cementare la fiducia e la comprensione reciproca;

101.   occorre introdurre meccanismi efficaci tramite i quali tutti i paesi mediterranei siano incoraggiati e messi in condizione di contribuire, in ugual misura, ad una governance efficace di questa regione unica al mondo, attribuendo particolare attenzione alla protezione dell'ambiente marino e della biodiversità;

102.   la Commissione dovrà considerare la possibilità di raccomandare e adottare misure per coordinare specifiche azioni dirette tra due o più Stati membri dell'UE e i partner mediterranei non appartenenti all'UE, allo scopo di lottare contro l'aumento del crimine organizzato transnazionale nella regione mediterranea e, non da ultimo, contro il fenomeno della tratta di esseri umani, il traffico di droga e di armi;

103.   occorre attribuire maggior attenzione e riconoscimento al ruolo potenziale della dimensione regionale e locale sia all'interno dell'UE che nei paesi mediterranei non appartenenti all'UE e, in questa prospettiva, tenere in maggiore considerazione e favorire il coordinamento e il sostegno delle attività dell'Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM);

104.   occorre consentire al CdR e ai livelli di governo regionale e locale in esso rappresentati di partecipare a pieno titolo e attivamente ai lavori del gruppo di contatto di alto livello degli Stati membri che, secondo quanto proposto, affronterà regolarmente la politica marittima integrata;

105.   in parallelo, occorre consentire al CdR e ai livelli di governo regionale e locale in esso rappresentati di partecipare a pieno titolo e attivamente alle deliberazioni del gruppo di lavoro sulla politica marittima integrata nel Mediterraneo;

106.   occorre effettuare uno studio approfondito dei prodotti e dei materiali attualmente trasportati nel Mar Mediterraneo allo scopo di individuare l'entità reale dei rischi associati;

107.   bisogna realizzare un maggior numero di iniziative congiunte pubblico-private, sostenute attivamente tramite strumenti finanziari europei, allo scopo di ridurre l'inquinamento e arrestare la perdita di biodiversità nel Mediterraneo, incoraggiando al tempo stesso la ricerca di modalità di collegamento più efficienti e meno pericolose tra i fornitori di materie prime e le industrie che le utilizzano;

108.   invita la Commissione a sostenere lo studio approfondito dei fenomeni connessi al cambiamento climatico e all'inquinamento delle coste, in quanto tali fenomeni presentano gravi ripercussioni economiche per la pesca costiera; sottolinea al tempo stesso la necessità da parte della Commissione di contribuire agli sforzi profusi dagli Stati membri per adottare misure immediate allo scopo di venire in aiuto dei professionisti e dei lavoratori del settore della pesca;

109.   occorre sviluppare e sostenere a breve-medio termine strumenti e meccanismi adeguati volti a integrare ulteriormente la politica marittima, che innalzino il livello di armonizzazione e di semplificazione delle politiche marittime;

110.   occorre predisporre misure volte a incoraggiare tutti gli Stati mediterranei a ratificare e ad applicare pienamente le convenzioni e i protocolli sulla protezione dell'ambiente marino, la biodiversità e le attività di navigazione e di pesca nel Mediterraneo, anche attraverso una gestione comune e condivisa degli stock ittici e un'armonizzazione dei vincoli relativi ai vari sistemi di pesca in tutti gli Stati mediterranei;

111.   occorre considerare con particolare attenzione le reiterate richieste del CdR di istituire un unico meccanismo finanziario semplificato destinato a coprire la totalità delle questioni marittime grazie a un fondo europeo per le zone costiere e le isole;

112.   la Commissione, infine, dovrà dare nuovo impulso al proprio suggerimento di avviare un progetto volto a testare l'applicazione della pianificazione dello spazio marittimo a livello subregionale allo scopo di incoraggiare pratiche transfrontaliere concrete, fornendo una proposta dettagliata entro un lasso di tempo ragionevolmente breve. A questo proposito il CdR ribadisce la propria richiesta di una governance multilivello innovativa in cui tener conto degli aspetti sociali e ambientali e delle convenzioni esistenti a livello regionale.

Bruxelles, 10 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  COM(2009) 540 definitivo.

(2)  In linea con il Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo del 21 gennaio 2008.


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/46


Parere del Comitato delle regioni «La cooperazione locale e regionale per tutelare i diritti dei minori nell'Unione europea»

(2010/C 267/10)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.   considerando che un quinto della popolazione dell'Unione europea è costituito da minori, ritiene che la creazione di condizioni favorevoli alla crescita e allo sviluppo di questi ultimi, comprese la tutela e la promozione dei loro diritti, debba figurare tra le priorità fondamentali dell'UE, delle sue istituzioni e degli Stati membri;

2.   ricorda che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione riconosce espressamente, nell'art. 24, i diritti dei minori; inoltre la questione dei diritti fondamentali dei minori ha carattere orizzontale e trasversale, interessa molteplici dimensioni e deve pertanto essere integrata, come priorità orizzontale trasversale, in tutte le pertinenti politiche europee e nazionali. Ritiene che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo offra un quadro che, oltre a essere utilizzabile in caso di violazione dei diritti, può essere ampiamente applicato per favorire lo sviluppo e le opportunità di tutti i minori;

3.   rileva l'esistenza all'interno dell'Unione europea di un quadro istituzionale e giuridico sufficientemente sviluppato per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei minori: ad esempio, tutti gli Stati membri hanno ratificato la convenzione ONU sui diritti del fanciullo, la convenzione europea sui diritti dell'uomo e altri importanti accordi internazionali in materia. Ciò non impedisce tuttavia il manifestarsi di nuove sfide e minacce in questo settore, che deve quindi formare oggetto di nuove misure politiche, di interventi ben coordinati e di un monitoraggio costante dei risultati ottenuti;

4.   constata che l'obiettivo di garantire il rispetto dei diritti dei minori non può essere raggiunto senza un partenariato globale di cui facciano parte tutti gli attori interessati, e in particolare le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, le ONG e altri soggetti attivi in questo campo, compresi i minori stessi, ma soprattutto gli enti regionali e locali. Questi ultimi, infatti, sono in prima linea nella lotta quotidiana per la tutela dei diritti dei minori ed esercitano competenze nodali in materia;

5.   osserva che l'attuazione dei diritti dei minori rientra principalmente nei settori di intervento per i quali sono competenti sia l'UE che gli Stati membri (ad es.: politica sociale, istruzione e gioventù, salute, libertà, sicurezza e giustizia, ecc.). Sottolinea pertanto l'importanza che le azioni intraprese a livello dell'UE rispettino i principi di sussidiarietà e di proporzionalità e vengano realizzate secondo la logica della governance multilivello; tali azioni dovrebbero assumere forme idonee a stimolare il dibattito, lo scambio di buone pratiche, nonché la ricerca comparativa, il controllo e la valutazione;

6.   appoggia l'intenzione della Commissione europea di concentrarsi in via prioritaria sulla lotta contro la violenza e sulla protezione dei minori particolarmente vulnerabili, come quelli non accompagnati, vittime della tratta di esseri umani e/o a rischio di povertà e di esclusione sociale; ma fa notare che, in tutti questi campi, gli obiettivi fissati possono essere raggiunti soltanto agendo in partenariato con la totalità degli attori interessati, e specialmente con gli enti regionali e locali;

7.   ritiene inoltre necessarie misure precoci di promozione della salute, onde prevenire l'insorgere di una parte dei problemi che possono presentarsi per i bambini e i giovani che vivono in un ambiente a rischio;

8.   valuta positivamente l'intenzione della Commissione di redigere una comunicazione sui diritti dei minori, nonché la metodologia scelta per tale scopo, ossia l'organizzazione di una consultazione pubblica sull'argomento. Inoltre, si rallegra della prospettiva di collaborare con la Commissione nel quadro del Forum europeo per i diritti del bambino e del suo gruppo direttivo;

9.   esprime apprezzamento per le disposizioni del programma di Stoccolma (programma pluriennale per uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini), adottato dal Consiglio europeo nel 2010, che prevedono l'inclusione della tutela e della promozione dei diritti fondamentali dei minori tra le priorità di tale programma;

10.   deplora il fatto che nel programma di Stoccolma non si faccia espressa menzione né degli enti regionali e locali né del ruolo che essi svolgono in questo campo e, nel contempo, pone l'accento sull'importanza di tener conto delle loro esigenze e conoscenze specifiche nell'elaborazione del piano d'azione sull'attuazione di tale programma;

11.   sostiene attivamente il Dialogo annuale sulla tutela e la promozione a più livelli dei diritti fondamentali, coorganizzato dalla Commissione europea, dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e dal Comitato delle regioni, in quanto si tratta di uno strumento inteso ad ovviare alle carenze della strategia europea sui diritti dei minori e ad assicurare un più effettivo coinvolgimento degli enti regionali e locali nella cooperazione europea nel campo dei diritti dei minori;

12.   accoglie con favore lo sviluppo degli indicatori relativi ai diritti dei minori da parte dell'Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, poiché si tratta di un importante passo avanti verso l'attuazione di politiche basate su maggiori informazioni e su dati concreti. Tuttavia pone l'accento sulle persistenti carenze di questi indicatori: essi, infatti, prendono in considerazione soltanto marginalmente l'ambito di competenza degli enti regionali e locali e sono quindi per loro di utilità limitata;

13.   si rammarica che, sebbene tutti gli Stati membri dell'UE siano parti della convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), non vi siano dati certi sul numero di bambini vittime della tratta e dello sfruttamento del lavoro minorile. Pertanto, nel quadro dell'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale 2010, invoca un miglior coordinamento tra gli organismi pertinenti e le agenzie specializzate a tutti i livelli per affrontare con maggiore efficacia il fenomeno dello sfruttamento minorile;

14.   reputa necessario porre ulteriormente l'accento sul ruolo chiave svolto dagli enti regionali e locali riguardo alla tutela dei diritti dei minori, in particolare per quanto concerne l'accesso dei giovani all'istruzione, ai servizi sanitari, alla protezione sociale e al mercato del lavoro;

15.   osserva inoltre che gli enti regionali e locali dovrebbero essere considerati partner essenziali nelle procedure di consultazione a livello dell'UE, soprattutto in quanto essi si trovano in posizione particolarmente favorevole per informare la pubblica opinione e incoraggiare il dialogo con le comunità locali: l'obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare il grado di tutela dei diritti dei minori nonché di sensibilizzarli riguardo ai loro diritti grazie a campagne di informazione promosse a livello regionale e locale con il sostegno finanziario dell'UE;

16.   prende atto del ruolo prezioso che svolgono le ONG a livello europeo e nazionale in materia di diritti dei minori;

17.   plaude alle iniziative basate sull'assegnazione di un marchio, come quello della città a misura di bambino, un concetto sviluppato dall'Unicef che rende possibile l'applicazione concreta della convenzione ONU sui diritti del fanciullo a livello locale e prevede misure volte ad assicurare non solo il rispetto dei diritti dei minori ma anche la loro integrazione nei processi decisionali pertinenti;

18.   raccomanda agli enti regionali e locali europei di sfruttare appieno le strutture esistenti di cooperazione e condivisione di pratiche, quali le organizzazioni della società civile, le istituzioni universitarie e i decisori politici attivi nel campo dei diritti dei minori. In proposito, occorrerebbe sostenere a livello europeo misure innovative che favoriscano la cooperazione e un partenariato più efficace tra gli enti regionali e locali in diversi Stati membri dell'UE e promuovere a livello europeo lo scambio di buone pratiche;

19.   invita la Commissione a includere esempi delle migliori prassi adottate dagli Stati membri dell'UE nei suoi documenti relativi alla tutela dei diritti dei minori. A questo proposito è opportuno che nella strategia dell'UE in materia trovino riscontro le disposizioni della Carta europea delle città a misura di bambino e degli Orientamenti del Consiglio d'Europa sulle strategie nazionali integrate per la tutela dei minori contro la violenza. Al contempo va sottolineata la necessità di prestare una maggiore attenzione alle modalità più idonee per tradurre nella pratica gli impegni politici;

20.   riconosce l'importanza del ruolo svolto dal Consiglio d'Europa nel campo dei diritti dei minori e sollecita le istituzioni dell'UE a rafforzare la cooperazione con questo organismo.

Quadro giuridico e amministrativo

21.   Considerato che la tutela dei diritti dei minori è un concetto complesso e a più dimensioni, il CdR pone l'accento sulla necessità di considerarlo soprattutto un mezzo per garantire un ambiente sano che offra tutte le risorse necessarie per lo sviluppo dei minori, che consenta loro di diventare membri a pieno titolo, consapevoli e socialmente responsabili, della comunità locale e dello Stato membro in cui vivono come pure della società multiculturale europea nel suo insieme;

22.   invita gli Stati membri a prestare maggiore attenzione alla tutela dei diritti dei minori, compreso il rispetto delle condizioni di base necessarie per il loro sviluppo. A questo proposito gli enti regionali e locali hanno un'opportunità unica di sviluppare delle politiche proprie, fungendo da esempio sia per i loro paesi che per la stessa UE;

23.   osserva che proprio alcuni dei gruppi più vulnerabili sono esclusi dalle misure intese a garantire il rispetto dei diritti dei minori. Questo problema riveste particolare importanza nel caso dei cosiddetti bambini invisibili, come i bambini di strada e quelli che, pur vivendo in famiglia, sono a carico di persone prive di permesso di soggiorno;

24.   sottolinea la cruciale importanza di assicurare una cooperazione efficace tra le autorità di polizia degli Stati membri, ma anche di sfruttare appieno le possibilità offerte da misure più «morbide» basate sulla società civile, come il numero «116000» della hotline da utilizzare per denunciare casi di minori scomparsi. Il CdR esorta gli Stati membri a rendere i «numeri 116» gratuitamente disponibili al pubblico e a farli conoscere ai cittadini;

25.   esorta tutti i soggetti interessati a individuare fonti di informazione più complete e a migliorare ulteriormente le tecniche di raccolta e analisi dei dati degli indicatori in materia di diritti dei minori. Gli enti regionali e locali andrebbero consultati in ogni fase di questo processo, sia in quanto fornitori di input quantitativi e qualitativi che in quanto utilizzatori finali di detto strumento;

26.   tenuto conto della mancanza di informazioni organiche sul rispetto dei diritti dei minori negli Stati membri, invita la Commissione a sviluppare, pubblicare e aggiornare regolarmente un quadro di valutazione dei diritti dei minori, che tenga conto degli indicatori perfezionati relativi ai diritti dei minori e funga quindi da strumento in grado di fornire informazioni affidabili, comparabili e aggiornate sul livello di applicazione di tali diritti negli Stati membri. Tale quadro di valutazione potrebbe basarsi sulla stessa metodologia di un altro quadro già esistente: quello relativo al mercato interno, utilizzato per indicare il recepimento delle direttive in materia. Questo strumento, oltre che servire da punto di riferimento per la ricerca, potrebbe anche, evidenziando le migliori prassi, imprimere uno slancio importante al cambiamento politico negli Stati membri, colmando la lacuna dovuta all'assenza di un corpus normativo vincolante attraverso il metodo aperto di coordinamento, come raccomandato dal Libro bianco sulla governance europea;

27.   invita la Commissione a diffondere il concetto di «diritti dei minori» e a promuovere la cooperazione in materia tra enti locali UE e non UE, nel quadro delle politiche esterne dell'Unione. A tal fine dovrebbe essere incentivata la cooperazione con il Consiglio d'Europa e con altre strutture di cooperazione esterna dell'UE, che comprendono, tra l'altro, la politica europea di vicinato, l'Unione per il Mediterraneo, il dialogo UE-Africa e la cooperazione con i paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), contribuendo in tal modo a migliorare la qualità di vita nei paesi partner dell'UE, con particolare attenzione ai paesi situati lungo le sue frontiere esterne.

Garantire i diritti fondamentali e far fronte alle sfide principali

28.   Riconosce il ruolo positivo svolto dai mediatori nazionali per l'infanzia e da altri organismi analoghi in materia di tutela dei diritti dei minori, nonché gli eventuali benefici che gli enti regionali e locali e le altre parti interessate possono trarre da una comunicazione reciproca e da una stretta collaborazione con tali soggetti. Invita inoltre gli Stati membri a potenziare l'istituto del mediatore per l'infanzia, in linea con le raccomandazioni del Parlamento europeo e delle organizzazioni internazionali;

29.   segnala che, nel quadro dell'accesso di tutti a pari opportunità, la povertà può rappresentare un ostacolo determinante, che va affrontato se si vuole garantire un'efficace tutela dei diritti dei minori. La povertà infantile può infatti privare i bambini e le rispettive famiglie dei loro diritti e limitare le loro opportunità future. Occorre quindi intervenire in primo luogo a favore dei bambini appartenenti alle categorie sociali più vulnerabili e garantire il diritto ad un'istruzione di qualità per tutti, affinché ogni bambino abbia l'opportunità di svilupparsi pienamente;

30.   è convinto che gli enti regionali e locali possano contribuire ad affrontare con successo questa sfida promuovendo sistemi di protezione sociale attenti alle esigenze dei minori e multidimensionali, dato che i minori possono essere meglio protetti se anche i loro genitori hanno accesso a condizioni di vita dignitose e a servizi sanitari di qualità. L'approccio più vantaggioso dal punto di vista costi-benefici consiste nell'intervenire sia a livello di prevenzione che di protezione sociale. In particolare, alcune misure come l'esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie per gli orfani e i bambini vulnerabili hanno permesso di migliorare l'accesso ai servizi educativi e sanitari. Il CdR raccomanda quindi di incoraggiare fortemente le istituzioni europee, le organizzazioni internazionali, le associazioni specializzate e le autorità pubbliche nazionali a rafforzare la capacità degli enti regionali e locali di svolgere queste attività fondamentali;

31.   esorta la Commissione a elaborare e adottare raccomandazioni su come combattere la povertà infantile. Tali raccomandazioni potrebbero essere precedute da un'ampia serie di consultazioni pubbliche intese a garantire la più vasta copertura possibile e il massimo coinvolgimento delle parti interessate, oltre che a riflettere i molteplici approcci possibili;

32.   di fronte alla crescente mobilità della manodopera dell'UE e alla migrazione intra-UE per motivi di lavoro, il CdR rileva la necessità di assicurare i diritti dei figli dei lavoratori migranti, specialmente dal punto di vista delle competenze degli enti regionali e locali. Ciò comprende, tra l'altro, l'assistenza durante il processo di ricongiungimento delle famiglie migranti e la disponibilità di servizi di consultazione familiare e di servizi sociali, di istruzione e di assistenza sanitaria per i bambini migranti, i quali devono essere aiutati durante il processo di adattamento alla vita del paese di destinazione e di integrazione nelle comunità locali e scolastiche;

33.   segnala i potenziali vantaggi derivanti da una buona integrazione dei figli dei lavoratori migranti intra-UE nei tessuti sociali pertinenti dei paesi di destinazione. Il successo delle azioni intraprese in questo ambito può produrre i seguenti effetti positivi: miglioramento della conoscenza di altri Stati membri dell'UE, sia da parte dei bambini migranti che di quelli autoctoni; incremento del capitale sociale; aumento della tolleranza sia nei paesi di origine dei flussi migratori che in quelli di destinazione. Il CdR invita quindi gli enti regionali e locali e gli Stati membri a prestare maggiore attenzione a questo tema e a trasformare in opportunità le sfide derivanti dalla migrazione intra-UE;

34.   fa rilevare i pericoli causati dal fenomeno, purtroppo ancora esistente, della tratta di esseri umani, in particolare per quanto riguarda i minori. Invita la Commissione e gli Stati membri a compiere tutti gli sforzi possibili - tra cui l'applicazione delle normative UE in materia - per combattere questo tipo di reati e garantire la massima protezione per le vittime, in stretta cooperazione con gli enti regionali e locali che sono i principali fornitori di importanti servizi di assistenza, ad esempio in materia di istruzione, servizi sociali e terapie psicologiche, nonché rafforzando la cooperazione con le forze dell'ordine e le istituzioni di giustizia;

35.   ribadisce la necessità di garantire una protezione efficace per i minori non accompagnati;

36.   sottolinea la necessità di migliorare la giustizia minorile e di sviluppare conformemente, in funzione dell'età, misure appropriate di prevenzione dei reati minorili, di intervento e reinserimento e di assicurare che i minorenni autori di reati siano detenuti separatamente dagli adulti sia dal punto di vista fisico che da quello organizzativo.

Misure di informazione ed educazione

37.   Sottolinea l'importanza di fornire un'istruzione completa a tutti, adulti e bambini, sulle questioni relative ai diritti dei minori, contribuendo così ad una migliore comprensione della vera natura di tali diritti e rendendo i giovani meglio informati e più consapevoli al riguardo;

38.   tenendo conto dell'indivisibilità dei diritti e delle responsabilità sociali, il CdR raccomanda di prestare maggiore attenzione al contesto più ampio in cui si inquadrano i diritti dei minori, ossia il concetto di diritti umani e responsabilità sociali; raccomanda inoltre di promuovere anche il concetto delle responsabilità che i minori hanno nei confronti della famiglia, comunità, paese, genitori, anziani, bambini più piccoli, persone meno favorite, ambiente nonché altre strutture portanti della società contemporanea;

39.   evidenzia che, nel quadro delle politiche relative ai diritti dei minori, questi ultimi vanno trattati come interlocutori capaci di fornire validi riscontri, che dovrebbero essere utilizzati per aggiornare le politiche nazionali ed europee. Gli enti regionali e locali possono svolgere un ruolo chiave in questo senso, come intermediari e soggetti attivi nel campo, utilizzando buone prassi già esistenti come ad esempio i consigli comunali per i bambini, affinché questi ultimi possano disporre di un'istituzione adeguata per comunicare le proprie esigenze;

40.   accoglie con favore l'iniziativa della Commissione intesa a mettere a punto sei piattaforme di comunicazione che consentiranno ai bambini e ai giovani di esprimere i loro punti di vista, e sottolinea l'esigenza di sviluppare tale iniziativa associandovi gli enti regionali e locali in quanto soggetti che hanno maturato un livello massimo di esperienza a livello locale e hanno la capacità di mantenere questa comunicazione strutturata;

41.   segnala la necessità di garantire al minore il diritto di accedere ad un'istruzione di qualità, di vivere in un ambiente sicuro e accogliente e di essere protetto da ogni forma di violenza fisica e psicologica, e rileva il ruolo chiave degli enti regionali e locali nell'assicurare il rispetto di questi diritti;

42.   rileva la necessità di garantire il diritto ad un'istruzione di qualità anche per i minori che hanno delle disabilità sul piano fisico o mentale e ribadisce l'importanza di promuovere iniziative volte a favorirne l'indipendenza e ad assicurarne la piena integrazione nell'ambiente sociale, come previsto dall'articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Nel contesto educativo esistono due approcci divergenti: il primo propone di creare programmi speciali di insegnamento e formazione, mentre il secondo raccomanda di integrare al massimo i bambini disabili nell'istruzione scolastica generale. Il CdR invita gli enti regionali e locali, le autorità nazionali, le accademie pedagogiche, le ONG nonché tutti i soggetti interessati a lanciare un dibattito su scala europea in merito alle possibili soluzioni e alle migliori pratiche in questo campo, e a mettere i risultati a disposizione di tutti coloro che intendono approfondire le loro conoscenze in materia. A questo proposito si ricordano, e si ritiene che vadano incentivate, le esperienze di integrazione dei bambini disabili che mettono a disposizione di tutti reali opportunità e che non producono nessun tipo di emarginazione o discriminazione;

43.   osserva l'importanza di garantire un'istruzione e di una formazione continua e di qualità agli operatori sociali e agli altri operatori specializzati che lavorano con i bambini;

44.   prende atto delle preoccupazioni relative alle violazioni dei diritti dei minori che si manifestano attraverso diverse forme: dal bullismo, che tende a generare forme di emulazione attraverso l'imitazione di comportamenti sbagliati, ad altre forme di violenza psicologica e fisica esercitata dai bambini verso altri bambini e a tutti i tipi di abuso che si verificano in particolare nelle scuole;

45.   osserva la minaccia crescente allo sviluppo dei bambini dovuta ad un livello eccessivo di coinvolgimento nelle reti sociali virtuali e di concentrazione su giochi elettronici e altre attività che si svolgono nel mondo virtuale. A causa della loro attività nel mondo virtuale, non di rado i minori perdono la possibilità di formare capacità relazionali e di acquisire conoscenze necessarie. Per tale ragione sarebbe opportuno che tutti gli organismi interessati prestassero la dovuta attenzione allo sviluppo nei minori di una concezione delle tecnologie informatiche e del mondo virtuale che li veda in primo luogo come degli strumenti per realizzare degli obiettivi nel mondo reale;

46.   richiama l'attenzione sui benefici che possono derivare dalla cosiddetta «vita di strada» per lo sviluppo generale dei bambini, in quanto tale esperienza consente loro, ad esempio, di imparare ad utilizzare gli spazi pubblici come pure di crescere, socializzare e interagire con altri bambini e con la propria comunità; al tempo stesso, però, segnala i pericoli della vita di strada che, in alcune regioni e città europee, può degenerare nella formazione di bande giovanili;

47.   nel quadro dei due punti summenzionati, il CdR invita gli enti regionali e locali degli Stati membri ad impegnarsi maggiormente nello scambio delle migliori pratiche relative all'organizzazione di attività extrascolastiche per i bambini allo scopo di sviluppare le loro capacità sociali e professionali. A livello nazionale ed europeo si dovranno promuovere ulteriormente gli esempi di buone pratiche, rafforzando gli orientamenti in tal senso degli strumenti nazionali ed europei;

48.   invita la Commissione a coinvolgere il maggior numero possibile di parti interessate nel processo teso ad elaborare il quadro di valutazione dei diritti dei minori, comprese le agenzie dell'Unione europea attive nel campo, le organizzazioni non governative, gli enti locali e regionali e lo stesso Comitato delle regioni;

49.   ritiene che, in considerazione del rapido sviluppo delle tecnologie dell'informazione (TI) e del fatto che tali tecnologie consentono di perpetrare diversi tipi di abuso sui minori, la promozione di un uso sicuro di Internet debba essere annoverata tra i compiti fondamentali dell'Unione europea;

50.   sottolinea che il concetto di Internet sicuro dovrebbe contemplare anche la lotta contro l'abuso dei minori e la pedopornografia in rete, come pure contro altre forme diffuse di violenza caratteristiche del mondo virtuale, quali ad esempio il cyber bullying (bullismo on line);

51.   ritiene che l'educazione dei minori e degli adulti che interagiscono con i minori e li influenzano possa dare un contributo significativo alla prevenzione e alla lotta contro l'abuso dei minori su Internet. Occorre quindi prestare la massima attenzione alla formazione dei minori e degli adulti, specialmente di quelli che lavorano con i bambini - come ad esempio gli operatori nel settore della sanità, dell'istruzione e dell'assistenza sociale - riguardo all'uso sicuro di Internet, all'individuazione dei reati informatici e di altre attività criminali su Internet, nonché alle modalità per denunciare tali abusi alle autorità competenti;

52.   richiama l'attenzione sulla necessità di proteggere i minori da un ambiente sociale negativo, specialmente da quello in cui si promuove il consumo di sostanze psicoattive (alcool, tabacco, stupefacenti e altre sostanze nocive per la salute psichica e fisica). In questo contesto gli enti locali e regionali rivestono una estrema importanza, in quanto primi anelli del sistema di protezione sociale che operano per garantire lo sviluppo armonioso e sicuro dei minori. Agli enti locali e regionali spetta il compito di osservare, individuare e valutare le minacce emergenti e di adottare tutte le misure necessarie per scongiurarle. Si incitano a loro volta le autorità nazionali ed europee, compresi, ma non solo, i mediatori per l'infanzia, le organizzazioni non governative e gli altri partner economici e sociali a contribuire sia offrendo assistenza di ogni tipo agli enti locali e regionali sia aiutando a formare nella collettività una visione negativa del consumo di sostanze psicoattive.

Misure finanziarie e di sostegno

53.   Sottolinea che gli enti regionali e locali dovrebbero essere considerati partner essenziali nella definizione e nell'attuazione della strategia europea sui diritti dei minori nonché di altre iniziative dell'UE in questo campo;

54.   reputa che tutti i programmi e gli strumenti sviluppati nell'ambito di tale strategia debbano essere disponibili per le amministrazioni regionali e locali;

55.   si compiace degli effetti positivi prodotti dagli strumenti europei di finanziamento e sostegno, come ad esempio il programma Daphne sulla protezione dei diritti dei minori. Deplora tuttavia la scarsità delle risorse e l'inadeguatezza delle informazioni fornite ai soggetti interessati in merito a tali possibilità di finanziamento e sostegno. È necessario mettere in relazione i risultati di questo programma con l'attuazione della strategia dell'UE sui diritti dei minori ed impiegarli per definire le politiche future;

56.   richiama l'attenzione sul fatto che gli enti locali e regionali di tutta Europa hanno già maturato una notevole esperienza nel ricorso all'assistenza dell'UE per la tutela dei diritti dei minori, in partenariato con altri soggetti. I risultati di queste attività vanno collegati all'attuazione della strategia dell'UE sui diritti dei minori, pubblicati a cadenza regolare, discussi ed utilizzati come un prezioso contributo per l'aggiornamento delle politiche in materia;

57.   invita la Commissione a migliorare le attività di comunicazione e informazione sui programmi di sostegno e finanziamento già esistenti e disponibili per gli enti regionali e locali, individuando le possibilità di sostegno per iniziative collegate ai diritti dei minori, sia quelle esplicitamente orientate a tale problema, come ad esempio il programma Daphne III, sia quelle in cui questo aspetto figura accanto ad altre priorità, come i programmi di cooperazione transfrontaliera, i programmi di sviluppo urbano (ad esempio Urbact II), ecc. Occorre spiegare meglio quali sono le risorse finanziarie previste a titolo delle diverse voci di bilancio dell'UE e per i diversi settori di intervento, assicurando una comunicazione più chiara al riguardo onde evitare duplicazioni e rendere più efficaci le attività intraprese.

Bruxelles, 10 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


III Atti preparatori

Comitato delle regioni

85a sessione plenaria del 9 giugno e 10 giugno 2010

1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/52


85aSESSIONE PLENARIA DEL 9 GIUGNO E 10 GIUGNO 2010

Parere del Comitato delle regioni «Marchio del patrimonio europeo»

(2010/C 267/11)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Principi e osservazioni generali

1.   accoglie con favore la proposta di decisione del Parlamento e del Consiglio che prevede la creazione, da parte dell'Unione europea, di un marchio per il patrimonio europeo distinto dal marchio dell'Unesco per il patrimonio mondiale e da quello degli «itinerari culturali europei» del Consiglio d'Europa;

2.   ritiene che la proposta avanzata dalla Commissione europea sia compatibile con il principio di sussidiarietà. Insiste però sull'importanza di rispettare le competenze degli enti regionali e locali nella selezione delle candidature a livello nazionale e nella selezione finale a livello europeo. Il successo di questa iniziativa dipenderà dalla volontà dell'Unione europea nel suo insieme, e quindi anche dal coinvolgimento degli enti regionali e locali sia nella scelta dei siti che nell'attuazione, nel controllo e nella valutazione delle azioni;

3.   sottolinea che tale marchio è finalizzato a mettere in risalto il patrimonio culturale comune degli Stati membri nel rispetto della diversità nazionale e regionale, riconoscere la diversità culturale delle regioni per avvicinare l'Europa ai cittadini e valorizzare i siti e il know-how regionali e locali per rafforzare il sentimento di appartenenza all'Unione europea;

4.   insiste sull'importanza di questa iniziativa sia per il rafforzamento dell'identità regionale e locale sia per favorire l'integrazione europea;

5.   si rammarica che essa sia aperta soltanto agli Stati membri dell'Unione, mentre l'iniziativa governativa all'origine del marchio comprendeva anche la Svizzera e l'iniziativa Capitali europee della cultura è aperta alla partecipazione di paesi candidati all'adesione. Inoltre, la costruzione dell'integrazione europea va al di là delle frontiere dell'UE coinvolgendo anche paesi europei che non ne fanno parte;

6.   rammenta che il marchio deve collegare i siti prescelti alla storia della costruzione europea nel rispetto dei valori definiti dalla Carta europea dei diritti fondamentali;

7.   apprezza il fatto che il marchio potrà rafforzare l'attrattiva delle città e delle regioni europee favorendo così la crescita e l'occupazione a livello regionale e locale;

8.   insiste sulla necessità di una trasmissione delle buone pratiche tramite il collegamento in rete dei siti cui verrà conferito il marchio e chiede all'Unione europea un impegno umano e finanziario per suscitare l'interesse regionale e locale;

9.   osserva che questo marchio è particolarmente adatto per i siti transfrontalieri, che rivestono un valore simbolico nella memoria europea. La gestione di questo tipo di siti potrebbe essere integrata nei programmi di lavoro di organismi esistenti come i gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT).

Pertinenza a livello locale e regionale

10.   Constata che nella maggior parte degli Stati membri i siti potenzialmente interessati sono di competenza degli enti regionali e locali;

11.   si rammarica che questi non siano maggiormente coinvolti nel processo di selezione nel contesto della governance multilivello;

12.   giudica pertinente il loro coinvolgimento nella designazione dei siti transnazionali;

13.   osserva che gli enti territoriali saranno spesso i principali gestori e finanziatori dei siti interessati e dovranno quindi sostenere i costi aggiuntivi legati al conseguimento del marchio e al funzionamento dei siti stessi;

14.   ricorda che l'identità europea, essendo basata sui valori universali di inviolabilità dei diritti individuali, libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto, deve essere costruita sulla diversità delle parti costitutive dell'UE e che il marchio europeo dovrebbe rendere tale diversità più visibile e tangibile a tutti i cittadini.

Miglioramento del testo

15.   Ritiene che, dopo una prima valutazione, si debba prevedere l'apertura dell'iniziativa anche ai paesi terzi europei, in particolare nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato, per costituire la base di valori necessari per la costruzione europea al di là degli interessi economici o geostrategici;

16.   chiede, alla luce del grande coinvolgimento degli enti regionali e locali nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio, di partecipare al processo di selezione finale a livello dell'Unione tramite la nomina di un proprio membro nel panel, sul modello dell'iniziativa Capitali europee della cultura;

17.   raccomanda di classificare progressivamente i siti monumentali, archeologici, transnazionali e immateriali ai fini del nuovo marchio, date le diverse tipologie di siti che potrebbero ottenerlo;

18.   auspica di essere informato fin d'ora dalla Commissione dei progressi nell'attuazione del processo di attribuzione del marchio e di controllo dei siti, in particolare per quanto riguarda gli orientamenti che stabiliscono le procedure di selezione. Desidera inoltre essere tenuto informato della valutazione esterna e indipendente dell'azione relativa al marchio del patrimonio europeo, che verrà effettuata dalla Commissione;

19.   suggerisce che vengano presentati al massimo tre siti per ciascuno Stato membro, per garantire che il panel europeo disponga del necessario margine di valutazione e incoraggiare l'emulazione tra gli Stati membri;

20.   giudica positivamente il fatto che il panel europeo sia formato da esperti indipendenti nominati e rinnovati periodicamente dalle istituzioni europee per contribuire alla definizione del disciplinare e alla selezione finale dei siti e dei vincitori;

21.   sottolinea l'importanza di promuovere l'idea generale dello sviluppo sostenibile tramite la conservazione e la gestione dei beni culturali e facendo in modo che l'accesso di tutti i cittadini ai siti diventi parte integrante della vita sociale.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Articolo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

L'azione è aperta alla partecipazione degli Stati membri dell'Unione europea, su base volontaria.

L'azione è aperta alla partecipazione degli Stati membri dell'Unione europea, su base volontaria. .

Motivazione

Ampliando la partecipazione ai paesi terzi europei – sia ai paesi candidati e candidati potenziali sia ai paesi limitrofi dell'UE – si rafforzerebbero gli obiettivi globali dell'azione culturale in generale e in particolare la conservazione del patrimonio a livello europeo.

Emendamento 2

Articolo 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

La Commissione e gli Stati membri provvedono affinché vi sia complementarità fra il marchio del patrimonio europeo e altre iniziative nel campo del patrimonio culturale quali l'elenco del Patrimonio mondiale dell'Unesco e gli «itinerari culturali europei» del Consiglio d'Europa.

La Commissione e gli Stati membri provvedono affinché vi sia complementarità fra il marchio del patrimonio europeo e altre iniziative nel campo del patrimonio culturale quali l'elenco del Patrimonio mondiale dell'Unesco e gli «itinerari culturali europei» del Consiglio d'Europa. .

Motivazione

La Commissione e gli Stati membri dovrebbero scoraggiare i «doppioni» che riducono il valore aggiunto dell'iniziativa.

Emendamento 3

Articolo 7, paragrafo 1, prima frase

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

I candidati per il marchio hanno un valore europeo simbolico e hanno rivestito un ruolo fondamentale nella storia e nella costruzione dell'Unione europea.

I candidati per il marchio hanno un valore europeo simbolico e hanno rivestito un ruolo fondamentale nella storia nella costruzione europea.

Motivazione

Questo emendamento segue la stessa logica dell'emendamento precedente e ha lo scopo di rendere il testo meno incentrato sull'Unione europea e più imperniato, invece, sui valori della costruzione europea.

Emendamento 4

Articolo 8, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

Il panel europeo è composto da 12 membri: quattro vengono nominati dal Parlamento europeo, quattro dal Consiglio e quattro dalla Commissione. Il panel nomina il suo presidente.

Il panel europeo è composto da membri: quattro vengono nominati dal Parlamento europeo, quattro dal Consiglio, quattro dalla Commissione . Il panel nomina il suo presidente.

Motivazione

La composizione del panel dovrebbe rispecchiare, come per il panel dell'iniziativa Capitali europee della cultura, il fatto che i Trattati riconoscono la dimensione regionale e locale della politica culturale in generale e della conservazione del patrimonio. Un ulteriore vantaggio dell'inclusione del CdR nel panel sarebbe il fatto che quest'ultimo verrebbe così ad essere composto da un numero dispari di membri.

Emendamento 5

Articolo 8, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

I membri del panel europeo sono nominati per tre anni. Per deroga, nel corso del primo anno in cui è in vigore la presente decisione, quattro esperti vengono nominati dalla Commissione per un anno, quattro dal Parlamento europeo per due anni e quattro dal Consiglio per tre anni.

I membri del panel europeo sono nominati per tre anni. Per deroga, nel corso del primo anno in cui è in vigore la presente decisione, quattro esperti vengono nominati dalla Commissione per un anno, quattro dal Parlamento europeo per due anni e quattro dal Consiglio per tre anni.

Motivazione

Conseguenza dell'emendamento 4.

Emendamento 6

Articolo 10, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

Ciascuno Stato membro ha la possibilità di preselezionare fino ad un massimo di due siti all'anno in conformità del calendario nell'allegato. Le procedure di selezione vengono sospese negli anni dedicati al controllo.

Ciascuno Stato membro ha la possibilità di preselezionare un massimo di siti all'anno in conformità del calendario nell'allegato. Le procedure di selezione vengono sospese negli anni dedicati al controllo.

Motivazione

L'aumento del numero di siti che uno Stato membro ha la possibilità di preselezionare è perfettamente in linea con il clima di «concorrenza» che la Commissione europea cerca di instaurare tra i siti a livello dell'Unione, clima che è però ostacolato dal meccanismo di selezione previsto.

Emendamento 7

articolo 11, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

Il panel europeo valuta le candidature dei siti preselezionati e sceglie al massimo un sito per ciascuno Stato membro. Se necessario verranno richieste ulteriori informazioni e saranno organizzate visite dei siti.

Il panel europeo valuta le candidature dei siti preselezionati e sceglie al massimo sit per ciascuno Stato membro. Se necessario verranno richieste ulteriori informazioni e saranno organizzate visite dei siti.

Motivazione

Conseguenza dell'emendamento 6.

Emendamento 8

Articolo 13, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

Alla luce delle raccomandazioni del panel europeo, la Commissione designa ufficialmente i siti ai quali assegnare il marchio del patrimonio europeo nel corso dell'anno successivo a quello della selezione. Essa ne informa il Parlamento europeo e il Consiglio.

Alla luce delle raccomandazioni del panel europeo, la Commissione designa ufficialmente i siti ai quali assegnare il marchio del patrimonio europeo nel corso dell'anno successivo a quello della selezione. Essa ne informa il Parlamento europeo, il Consiglio .

Motivazione

L'obbligo di informare il CdR rappresenta un valore aggiunto evidente per la promozione del marchio e gli enti territoriali dell'Unione.

Emendamento 9

Articolo 17, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento CdR

Entro sei mesi dal completamento delle valutazioni, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione in merito a tali valutazioni.

Entro sei mesi dal completamento delle valutazioni, la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio una relazione in merito a tali valutazioni.

Motivazione

Stessa motivazione che per l'emendamento precedente.

Bruxelles, 9 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


1.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 267/57


Parere del Comitato delle regioni «L'iniziativa europea dei cittadini»

(2010/C 267/12)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.   ricorda che l'articolo 11, paragrafo 4, del Trattato sull'Unione europea, quale modificato dal Trattato di Lisbona, stabilisce che «cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei Trattati»;

2.   ricorda altresì che l'articolo 24, primo comma, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, così come modificato dal Trattato di Lisbona, ha ulteriormente specificato che spetta al Parlamento europeo e al Consiglio, deliberando mediante regolamenti e secondo la procedura legislativa ordinaria, adottare le disposizioni relative alle procedure e al concreto funzionamento del Diritto d'iniziativa dei cittadini europei;

3.   dà atto che la Commissione, con il proprio Libro verde Diritto d'iniziativa dei cittadini europei dell'11 novembre 2009 (1), ha avviato un'ampia consultazione pubblica volta a raccogliere le opinioni di tutte le parti interessate sui principali temi da affrontare nel regolamento sull'iniziativa dei cittadini e rileva l'importante contributo fornito a tale dibattito da enti regionali e locali;

4.   si compiace della presentazione, da parte della Commissione, della Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'iniziativa dei cittadini  (2);

5.   sottolinea come l'adozione di tale regolamento, rendendo possibile l'attuazione di un diritto di partecipazione diretta dei cittadini alla vita democratica dell'Unione, rappresenti una pietra miliare ai fini del consolidamento dei principi di democrazia nell'Unione;

6.   auspica una rapida adozione, da parte di Parlamento e Consiglio, del regolamento riguardante l'iniziativa dei cittadini, in modo da rendere operativo il meccanismo agli inizi dell'anno 2011, come previsto nel Libro verde del 2009;

7.   ricorda di aver già messo l'accento sull'importanza della previsione, ad opera del Trattato di Lisbona, di un diritto di iniziativa legislativa ai fini di rafforzare i diritti di cittadinanza (3);

8.   ribadisce che il consolidamento del suo ruolo istituzionale implica l'attuazione in via prioritaria delle disposizioni del Trattato di Lisbona rilevanti per gli enti regionali e locali, quale la previsione dell'iniziativa dei cittadini (4);

9.   mette l'accento sull'interesse che l'istituto dell'iniziativa popolare suscita negli enti regionali e locali, i quali potrebbero decidere di farsi essi stessi organizzatori e/o promotori di iniziative, anche in virtù della loro prossimità ai cittadini dell'Unione;

10.   condivide con la Commissione l'esigenza di offrire ai cittadini uno strumento facile da usare, procedure semplici e di immediata applicazione, e di fornire loro indicazioni chiare e univoche per la sua attuazione, assicurando al contempo la prevenzione di possibili abusi del sistema;

11.   ritiene che occorra promuovere, sul piano della comunicazione istituzionale, iniziative di ampia portata per favorire la massima conoscenza tra i cittadini dell'Unione di questo loro nuovo diritto nonché, più in generale, per coinvolgerli direttamente nel dibattito politico sulle questioni di interesse generale europeo oggetto di iniziative in corso;

12.   sottolinea a tale proposito il ruolo centrale che può essere svolto dal Comitato delle regioni, anche in virtù degli strumenti sviluppati nel quadro della comunicazione decentrata, e dagli enti regionali e locali, capaci di veicolare la comunicazione in maniera diretta e capillare al cittadino;

13.   offre la propria collaborazione quanto alla costituzione di uno sportello interistituzionale di informazioni, del quale il Comitato dovrebbe divenire parte integrante;

14.   sottolinea che, in quanto partner delle altre istituzioni dell'UE come pure degli enti locali e regionali, esso dovrebbe essere pienamente informato e, ove opportuno, consultato contemporaneamente al Parlamento europeo in merito alle decisioni della Commissione europea relative all'ammissibilità o al seguito delle iniziative europee dei cittadini, nonché ad ogni modifica proposta riguardo alle condizioni e alle norme che disciplinano tale strumento;

15.   ribadisce la propria disponibilità ad esplorare la possibilità di sostenere quelle iniziative europee dei cittadini che rivestano maggiore interesse per lo stesso Comitato e per gli enti locali e regionali che rappresenta, ad esempio:

organizzando audizioni per iniziative in corso o già riuscite con la partecipazione delle istituzioni UE, degli enti locali e regionali e delle loro associazioni nonché di rappresentanti della società civile,

elaborando dei pareri in merito ad iniziative dei cittadini che abbiano avuto successo e che, alla luce delle sue priorità politiche, siano particolarmente importanti per lo stesso Comitato e per gli enti locali e regionali, oppure su decisioni della Commissione riguardanti l'esito di tali iniziative;

16.   ricorda che nel quadro del regolamento e della sua attuazione devono essere garantiti, in particolare, i principi di uguaglianza, trasparenza, buona amministrazione e accesso alla giustizia;

17.   condivide largamente la proposta formulata dalla Commissione, ritenendo peraltro possibili dei miglioramenti riguardo ad alcuni punti;

18.   fatta salva l'iniziativa europea dei cittadini, evidenzia l'importanza di promuovere a livello regionale e locale tutte quelle iniziative che favoriscano la trasparenza, la collaborazione e la partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche, nel quadro del principio di democrazia partecipativa.

Sul numero minimo di Stati membri

19.   ricorda che in base ai Trattati l'iniziativa deve provenire da «un numero significativo di Stati» (art. 11, par. 4, TUE) e che tale previsione si fonda sull'esigenza di assicurare che l'iniziativa sia espressione di un interesse comune europeo;

20.   ritiene che la previsione di una soglia minima pari ad un terzo degli Stati membri risulti troppo elevata, tenuto conto della necessità di favorire l'esercizio di un diritto di partecipazione diretta dei cittadini alla vita democratica dell'Unione;

21.   considera più opportuna la fissazione di una soglia minima pari ad un quarto degli Stati membri, la quale risulta del resto in linea con altre previsioni dei Trattati, quale l'art. 76 TFUE.

Sull'età minima dei firmatari

22.   concorda sulla previsione di un'età minima nei riguardi dei firmatari di un'iniziativa, corrispondente all'età minima richiesta per esercitare il diritto di voto alle elezioni europee.

Sulla registrazione delle proposte e sulla raccolta delle dichiarazioni di sostegno

23.   è d'accordo sulla previsione di un sistema di registrazione delle proposte di iniziativa in un apposito registro elettronico;

24.   concorda peraltro con il Parlamento europeo sul fatto che ogni decisione circa l'ammissibilità di un'iniziativa popolare non dovrebbe includere considerazioni di opportunità politica (5);

25.   ritiene pertanto che la Commissione debba rifiutare la registrazione soltanto nei casi in cui la proposta appaia «manifestamente abusiva» o «manifestamente contraria ai valori dell'Unione», potendo apparire improprio il riferimento nella proposta di regolamento alla nozione di «inopportunità»;

26.   accoglie con favore la previsione di un corpus comune di disposizioni procedurali per la raccolta e la verifica delle dichiarazioni di sostegno;

27.   si compiace della previsione di un sistema di raccolta per via elettronica delle dichiarazioni di sostegno ad un'iniziativa.

Sul principio di trasparenza e sulla collaborazione amministrativa

28.   condivide con la Commissione l'esigenza di assicurare la trasparenza delle fonti di finanziamento e di sostegno di un'iniziativa a disposizione degli organizzatori;

29.   sottolinea come la presentazione di iniziative debba essere aperta a tutti i cittadini ed organizzazioni, e non di fatto riservata alle maggiori organizzazioni;

30.   auspica dunque la previsione di meccanismi di assistenza pratica e tecnica nei riguardi dei soggetti interessati all'organizzazione di iniziative;

31.   ritiene in particolare che risulterebbe opportuna la creazione di uno «sportello di informazioni» dedicato all'iniziativa legislativa dei cittadini, del quale il Comitato dovrebbe divenire parte integrante;

32.   invita altresì le istituzioni a considerare la possibilità di prevedere forme di assistenza nella traduzione in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea degli elementi principali di un'iniziativa dichiarata ammissibile, al fine di rendere possibile la conoscenza della stessa da parte di tutti i cittadini dell'Unione.

Sull'ammissibilità della proposta

33.   propone che la verifica dell'ammissibilità di una proposta d'iniziativa dei cittadini venga effettuata dalla Commissione già al momento della registrazione, in modo da evitare che gli organizzatori sostengano oneri non indifferenti per un'iniziativa giudicata poi inammissibile;

34.   sottolinea l'esigenza che le condizioni di ammissibilità siano stabilite in via generale e in maniera chiara e trasparente e che facciano oggetto di adeguata pubblicità, al fine di limitare la presentazione di proposte dichiarate inammissibili;

35.   condivide l'indicazione delle condizioni per cui la proposta a) deve riguardare un tema per il quale può essere adottato un atto legislativo dell'Unione ai fini dell'attuazione dei Trattati e b) deve rientrare nell'ambito delle competenze della Commissione di presentare una proposta;

36.   sottolinea peraltro che l'adozione da parte dell'Unione di un atto legislativo, nei settori che non siano di sua competenza esclusiva, deve altresì risultare conforme al principio di sussidiarietà, come previsto dall'art. 5, par. 3, TUE;

37.   rileva inoltre come ogni atto dell'Unione debba rispettare i diritti e le libertà fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nonché i principi generali dell'Unione;

38.   ritiene pertanto che sarebbe opportuno fare esplicito riferimento a due ulteriori condizioni di ammissibilità, in particolare che la proposta c) rispetti i diritti e le libertà fondamentali sanciti della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e d) che risulti conforme al principio di sussidiarietà;

39.   ricorda l'esperienza maturata dal Comitato in merito alla valutazione della sussidiarietà e offre alla Commissione la propria collaborazione quanto all'esame della rispondenza della proposta a tale principio;

40.   sottolinea l'esigenza che la decisione sull'ammissibilità sia notificata all'organizzatore dell'iniziativa e pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

41.   rileva che la decisione relativa all'ammissibilità di una proposta d'iniziativa è passibile di controllo giurisdizionale da parte della Corte di giustizia, ai sensi degli artt. 263 e 265 TFUE, e auspica che tale diritto al controllo giurisdizionale sia specificato nel regolamento;

42.   condivide con la Commissione la preoccupazione che siano ridotti al minimo gli oneri amministrativi e finanziari relativi alla verifica e all'autenticazione delle dichiarazioni di sostegno delle iniziative dichiarate ammissibili, rilevando a tale riguardo come in molti Stati tale procedura implicherà il coinvolgimento degli enti regionali e locali.

Sull'esame di un'iniziativa da parte della Commissione

43.   condivide la proposta per la quale la Commissione deve esaminare un'iniziativa presentatale ufficialmente ai termini del regolamento ed adottare, entro un termine di quattro mesi, una comunicazione contenente le sue conclusioni riguardo all'iniziativa, l'eventuale azione che intende intraprendere e i motivi per agire in tal senso;

44.   rileva a tale proposito che, nel caso in cui la Commissione si astenga dal pronunciarsi entro i termini stabiliti, risulterebbe possibile adire la Corte di giustizia a norma dell'art. 265 TFUE ed auspica che tale diritto al controllo giurisdizionale sia specificato nel regolamento;

45.   sottolinea l'esigenza che ogni iniziativa, firmata da almeno un milione di cittadini, sia presa in seria considerazione dalla Commissione;

46.   ritiene che la comunicazione sull'iniziativa, adottata dalla Commissione, oltre ad essere notificata agli organizzatori, al Parlamento europeo e al Consiglio, debba essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea e trasmessa al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo e ai parlamenti nazionali.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Articolo 4, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Registrazione di una proposta d'iniziativa dei cittadini

1.

Prima d'iniziare la raccolta delle dichiarazioni di sostegno di firmatari per una proposta d'iniziativa dei cittadini, l'organizzatore ne chiede la registrazione alla Commissione fornendo le informazioni indicate nell'allegato II, riguardanti in particolare l'oggetto, gli obiettivi e le fonti di finanziamento e di sostegno di tale iniziativa dei cittadini.

Le suddette informazioni vengono immesse, in una delle lingue ufficiali dell'Unione, in un registro elettronico messo a disposizione a tale scopo dalla Commissione (il «registro»).

2.

Tranne nei casi previsti ai paragrafi 3 e 4, la Commissione registra senza indugio la proposta d'iniziativa attribuendole un numero individuale di registrazione e ne invia conferma all'organizzatore.

3.

Non vengono registrate le proposte d'iniziativa dei cittadini che ragionevolmente possano esser ritenute inopportune in quanto abusive o non serie.

4.

La Commissione rifiuta la registrazione di proposte d'iniziative dei cittadini che siano manifestamente contrarie ai valori dell'Unione.

5.

Una volta registrata, una proposta d'iniziativa dei cittadini è resa nota al pubblico nel registro.

Registrazione di una proposta d'iniziativa dei cittadini

1.

Prima d'iniziare la raccolta delle dichiarazioni di sostegno di firmatari per una proposta d'iniziativa dei cittadini, l'organizzatore ne chiede la registrazione alla Commissione fornendo le informazioni indicate nell'allegato II, riguardanti in particolare l'oggetto, gli obiettivi e le fonti di finanziamento e di sostegno di tale iniziativa dei cittadini.

Le suddette informazioni vengono immesse, in una delle lingue ufficiali dell'Unione, in un registro elettronico messo a disposizione a tale scopo dalla Commissione (il «registro»).

3.

le proposte d'iniziativa dei cittadini che abusive o non serie, .

5.

Una volta , una proposta d'iniziativa dei cittadini è resa nota al pubblico nel registro.

Motivazione

La verifica dell'ammissibilità può essere effettuata anche al momento della registrazione dell'iniziativa ai sensi dell'articolo 4. Non sembra plausibile registrare un'iniziativa e poi, dopo che sono state presentate 300 000 firme di cittadini di almeno tre Stati membri, rifiutarne l'ammissibilità quando si accerta, ad esempio, che l'UE non dispone di alcuna competenza legislativa in quel determinato ambito politico. Pertanto l'emendamento proposto riunisce gli artt. 4 e 8 della proposta di regolamento.

Emendamento 2

Articolo 7, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Numero minimo di firmatari per Stato membro

1.

Un'iniziativa dei cittadini deve essere firmata da cittadini di almeno un terzo degli Stati membri.

Numero minimo di firmatari per Stato membro

1.

Un'iniziativa dei cittadini deve essere firmata da cittadini di almeno degli Stati membri.

Motivazione

L'iniziativa europea dovrebbe essere uno strumento accessibile ai cittadini, e quindi la soglia non andrebbe posta troppo in alto. Il requisito che prevede un quarto degli Stati membri (ossia sette Stati nell'attuale UE-27) è in linea con la proposta del Parlamento europeo.

Emendamento 3

Articolo 7, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

In un terzo degli Stati membri, l'iniziativa dei cittadini deve essere firmata da almeno il numero minimo di cittadini indicato nell'allegato I.

In un degli Stati membri, l'iniziativa dei cittadini deve essere firmata da almeno il numero minimo di cittadini indicato nell'allegato I.

Motivazione

L'iniziativa europea dovrebbe essere uno strumento accessibile ai cittadini, e quindi la soglia non andrebbe posta troppo in alto. Il requisito che prevede un quarto degli Stati membri (ossia sette Stati nell'attuale UE-27) è in linea con la proposta del Parlamento europeo. Per motivi di congruenza, ciò è applicabile anche al paragrafo 2 dell'articolo 7.

Emendamento 4

Articolo 8

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Decisione sull'ammissibilità di una proposta d'iniziativa dei cittadini

1.

Dopo aver raccolto almeno 300 000 dichiarazioni di sostegno ai sensi degli articoli 5 e 7, firmate da cittadini di almeno tre Stati membri, l'organizzatore presenta alla Commissione la richiesta di decisione riguardo all'ammissibilità dell'iniziativa proposta. A tale scopo, l'organizzatore si serve del modulo figurante nell'allegato V.

2.

Entro due mesi dalla data alla quale ha ricevuto la richiesta di cui al paragrafo 1, la Commissione decide sull'ammissibilità. La proposta d'iniziativa dei cittadini è ritenuta ammissibile se soddisfa alle seguenti condizioni:

a.

riguarda un tema per il quale può essere adottato un atto legislativo dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati

b.

e rientra nell'ambito delle competenze della Commissione di presentare una proposta.

3.

La decisione di cui al paragrafo 2 viene notificata all'organizzatore dell'iniziativa dei cittadini e viene resa pubblica.

Motivazione

Si tratta di una conseguenza della modifica proposta nell'emendamento 1.

Emendamento 5

Articolo 9

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Disposizioni per la verifica e certificazione delle dichiarazioni di sostegno da parte degli Stati membri

1.

Dopo aver raccolto a norma degli articoli 5 e 7 le necessarie dichiarazioni di sostegno di firmatari, e purché la Commissione abbia deciso che la proposta d'iniziativa dei cittadini è ammissibile ai sensi dell'articolo 8, l'organizzatore presenta alle autorità competenti di cui all'articolo 14, per verifica e certificazione, le dichiarazioni di sostegno su carta o in formato elettronico. A tale scopo, l'organizzatore si serve del modulo figurante nell'allegato VI.

L'organizzatore presenta le dichiarazioni di sostegno allo Stato membro che ha rilasciato il documento d'identità in esse indicato.

2.

Entro un periodo non superiore a tre mesi, le autorità competenti verificano mediante adeguati controlli le dichiarazioni di sostegno loro trasmesse e rilasciano all'organizzatore un certificato basato sul modello figurante nell'allegato VII, nel quale attestano il numero di dichiarazioni di sostegno valide per il loro Stato membro.

3.

Il certificato di cui al paragrafo 2 è rilasciato gratuitamente.

Disposizioni per la verifica e certificazione delle dichiarazioni di sostegno da parte degli Stati membri

1.

Dopo aver raccolto a norma degli articoli 5 e 7 le necessarie dichiarazioni di sostegno di firmatari, e purché la Commissione abbia deciso che la proposta d'iniziativa dei cittadini è ammissibile ai sensi dell'articolo 8, l'organizzatore presenta alle autorità competenti di cui all'articolo 14, per verifica e certificazione, le dichiarazioni di sostegno su carta o in formato elettronico. A tale scopo, l'organizzatore si serve del modulo figurante nell'allegato VI, .

L'organizzatore presenta le dichiarazioni di sostegno allo Stato membro che ha rilasciato il documento d'identità in esse indicato.

2.

Entro un periodo non superiore a tre mesi, le autorità competenti verificano mediante adeguati controlli le dichiarazioni di sostegno loro trasmesse e rilasciano all'organizzatore un certificato basato sul modello figurante nell'allegato VII, nel quale attestano il numero di dichiarazioni di sostegno valide per il loro Stato membro.

3.

Il certificato di cui al paragrafo 2 è rilasciato gratuitamente.

Motivazione

L'articolo 4 obbliga l'organizzatore a indicare le fonti di finanziamento che copriranno le spese sostenute a causa dell'iniziativa. In queste fasi della procedura, tuttavia, è possibile che non si conoscano tutti i contributi economici che si otterranno; per questo motivo è necessario chiedere alla fine del processo una relazione che indichi le spese effettivamente sostenute e la provenienza delle risorse utilizzate, ottemperando così al principio di informazione e a quello di trasparenza. Per agevolare il rispetto di questo requisito, sarebbe opportuno elaborare un modulo semplice da inserire nel regolamento come allegato.

Bruxelles, 10 giugno 2010

La Presidente del Comitato delle regioni

Mercedes BRESSO


(1)  COM(2009) 622 definitivo.

(2)  COM(2010) 119 definitivo.

(3)  Parere di iniziativa del Comitato delle regioni sul tema Diritti dei cittadini: promozione dei diritti fondamentali e dei diritti derivanti dalla cittadinanza europea, 9 ottobre 2008, punto 58.

(4)  R/CdR 79/2010, allegato I.

(5)  Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 recante richiesta alla Commissione di presentare una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per l'attuazione dell'iniziativa dei cittadini (A6-0043/2009), considerando Y.