ISSN 1725-2466

doi:10.3000/17252466.CE2010.212.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 212E

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

53o anno
5 agosto 2010


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2009-2010
Sedute dal 5 al 7 maggio 2009
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 263 E del 5.11.2009.
TESTI APPROVATI

 

Martedì 5 maggio 2009

2010/C 212E/01

Raccomandazione del Mediatore europeo alla Commissione in merito alla denuncia 185/2005/ELB
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla relazione speciale del Mediatore europeo al Parlamento europeo a seguito del progetto di raccomandazione alla Commissione europea in merito alla denuncia 185/2005/ELB (2009/2016(INI))

1

 

Mercoledì 6 maggio 2009

2010/C 212E/02

Modifica dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica sull'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale (2007-2013) (COM(2009)0171 – C6-0508/2008 – 2008/2332(ACI))

3

ALLEGATO

4

2010/C 212E/03

Indicazione del consumo di energia dei televisori
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul progetto di direttiva della Commissione relativa all'applicazione e alla modifica della direttiva 92/75/CEE del Consiglio per quanto concerne l'indicazione del consumo di energia dei televisori

6

2010/C 212E/04

Attori non statali e autorità locali nello sviluppo
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul progetto di decisione della Commissione che istituisce il programma annuale d'azione 2009 Attori non statali e autorità locali nello sviluppo (Parte II: Progetti mirati)

8

2010/C 212E/05

Agenda sociale rinnovata
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sull'agenda sociale rinnovata (2008/2330(INI))

11

2010/C 212E/06

Coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro (2008/2335(INI))

23

 

Giovedì 7 maggio 2009

2010/C 212E/07

Integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea nonché nel consolidamento della pace/dello Stato (2008/2198(INI))

32

2010/C 212E/08

Nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulle nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona (2008/2063(INI))

37

2010/C 212E/09

Aspetti finanziari del trattato di Lisbona
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sugli aspetti finanziari del trattato di Lisbona (2008/2054(INI))

46

2010/C 212E/10

Situazione nella Repubblica moldova
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla situazione nella Repubblica moldova

54

2010/C 212E/11

Diritti umani nel mondo nel 2008 e politica dell'Unione in materia
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2008 e sulla politica dell'Unione europea in materia (2008/2336(INI))

60

2010/C 212E/12

Impatto del trattato di Lisbona sull'evoluzione dell'equilibrio istituzionale dell'Unione
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sull'impatto del trattato di Lisbona sullo sviluppo dell'equilibrio istituzionale dell'Unione europea (2008/2073(INI))

82

2010/C 212E/13

Relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro del trattato di Lisbona
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sullo sviluppo delle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro del trattato di Lisbona (2008/2120(INI))

94

2010/C 212E/14

Attuazione dell'iniziativa dei cittadini
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 recante richiesta alla Commissione di presentare una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per l'attuazione dell'iniziativa dei cittadini (2008/2169(INI))

99

ALLEGATO

103

2010/C 212E/15

Progetto di regolamento della Commissione su REACH per quanto riguarda l'allegato XVII
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sul progetto di regolamento della Commissione recante modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) relativamente all'allegato XVII

106

2010/C 212E/16

Iran: il caso di Roxana Saberi
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sull'Iran: il caso di Roxana Saberi

109

2010/C 212E/17

Madagascar
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla situazione in Madagascar

111

2010/C 212E/18

Venezuela: il caso di Manuel Rosales
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sul Venezuela: il caso di Manuel Rosales

113

 

RACCOMANDAZIONI

 

Parlamento europeo

2010/C 212E/19

Sviluppo di uno spazio di giustizia penale nell'UE
Raccomandazione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 destinata al Consiglio sullo sviluppo di uno spazio di giustizia penale dell'Unione europea (2009/2012(INI))

116

 

PARERI

 

Parlamento europeo

 

Martedì 5 maggio 2009

2010/C 212E/20

Sostegno all'organizzazione Special Olympics nell'Unione europea
Dichiarazione del Parlamento europeo sul sostegno all'organizzazione Special Olympics nell'Unione europea

123

 

II   Comunicazioni

 

COMUNICAZIONI PROVENIENTI DALLE ISTITUZIONI, DAGLI ORGANI E DAGLI ORGANISMI DELL'UNIONE EUROPEA

 

Parlamento europeo

 

Martedì 5 maggio 2009

2010/C 212E/21

Difesa dei privilegi e delle immunità di Aldo Patriciello
Decisione del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di Aldo Patriciello (2009/2021(IMM))

124

2010/C 212E/22

Difesa dei privilegi e delle immunità di Umberto Bossi
Decisione del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di Umberto Bossi (2009/2020(IMM))

125

 

Mercoledì 6 maggio 2009

2010/C 212E/23

Attribuzioni delle commissioni parlamentari
Decisione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulle attribuzioni delle commissioni parlamentari permanenti

126

2010/C 212E/24

Delegazioni interparlamentari, delegazioni alle commissioni parlamentari miste e delegazioni alle commissioni di cooperazione parlamentare e alle assemblee parlamentari multilaterali
Decisione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul numero delle delegazioni interparlamentari, delle delegazioni alle commissioni parlamentari miste e delle delegazioni alle commissioni di cooperazione parlamentare e alle assemblee parlamentari multilaterali

136

2010/C 212E/25

Revisione del regolamento per quanto attiene alla procedura di petizione
Decisione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla revisione del regolamento per quanto attiene alla procedura di petizione (2006/2209(REG))

140

2010/C 212E/26

Revisione generale del regolamento del Parlamento
Decisione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla revisione generale del regolamento del Parlamento europeo (2007/2124(REG))

145

 

III   Atti preparatori

 

Parlamento europeo

 

Martedì 5 maggio 2009

2010/C 212E/27

Modifica del regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli, per quanto riguarda le norme di commercializzazione per le carni di pollame *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1234/2007 recante organizzazione comune dei mercati agricoli, per quanto riguarda le norme di commercializzazione per le carni di pollame (COM(2008)0336 – C6-0247/2008 – 2008/0108(CNS))

162

2010/C 212E/28

Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (COM(2009)0150 – C6-0115/2009 – 2009/2033(ACI))

165

ALLEGATO

166

2010/C 212E/29

Recupero dei vapori di benzina durante il rifornimento in carburante dei veicoli a motore ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento delle automobili nelle stazioni di servizio (COM(2008)0812 – C6-0470/2008 – 2008/0229(COD))

168

P6_TC1-COD(2008)0229Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio

168

2010/C 212E/30

Commercio dei prodotti derivati dalla foca ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul commercio dei prodotti derivati dalla foca (COM(2008)0469 – C6-0295/2008 – 2008/0160(COD))

169

P6_TC1-COD(2008)0160Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sul commercio dei prodotti derivati dalla foca

169

2010/C 212E/31

Protezione degli animali utilizzati a fini scientifici ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (COM(2008)0543 – C6-0391/2008 – 2008/0211(COD))

170

P6_TC1-COD(2008)0211Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici

170

ALLEGATO I

201

ALLEGATO II

202

ALLEGATO III

202

ALLEGATO IV

203

ALLEGATO V

219

ALLEGATO VI

219

ALLEGATO VII

226

ALLEGATO VIII

226

ALLEGATO IX

227

2010/C 212E/32

Inquinamento provocato dalle navi e sanzioni per violazioni ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni (COM(2008)0134 – C6-0142/2008 – 2008/0055(COD))

228

P6_TC1-COD(2008)0055Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni

229

2010/C 212E/33

Etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti in materia energetica (rifusione) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi al consumo energetico, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (rifusione) (COM(2008)0778 – C6-0412/2008 – 2008/0222(COD))

229

P6_TC1-COD(2008)0222Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 5 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi al consumo energetico, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (rifusione)

230

ALLEGATO I

242

ALLEGATO II

243

2010/C 212E/34

Stato di previsione del Parlamento europeo per l'esercizio 2010
Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sullo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo per l'esercizio 2010 (2009/2006(BUD))

244

 

Mercoledì 6 maggio 2009

2010/C 212E/35

Abrogazione di una direttiva e di 11 decisioni obsolete nel settore della politica comune della pesca *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di decisione del Consiglio recante abrogazione della direttiva 83/515/CEE e di 11 decisioni obsolete nel settore della politica comune della pesca (COM(2009)0088 – C6-0094/2009 – 2009/0022(CNS))

249

2010/C 212E/36

Abrogazione di 14 regolamenti obsoleti nel settore della politica comune della pesca *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio recante abrogazione di 14 regolamenti obsoleti nel settore della politica comune della pesca (COM(2009)0089 – C6-0095/2009 – 2009/0024(CNS))

249

2010/C 212E/37

Sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (COM(2009)0038 – C6-0051/2009 – 2009/0011(CNS))

250

2010/C 212E/38

Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2009
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2009 dell'Unione europea per l'esercizio 2009, sezione III - Commissione (9126/2009 – C6-0156/2009 – 2009/2039(BUD))

258

2010/C 212E/39

Progetto di bilancio rettificativo n. 5/2009
Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2009 dell'Unione europea per l'esercizio 2009, sezione III - Commissione (9127/2009 – C6-0157/2009 – 2009/2040(BUD))

259

2010/C 212E/40

Reti e servizi di comunicazione elettronica, tutela della vita privata e protezione dei consumatori ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla posizione comune adottata dal Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori (16497/1/2008 – C6-0068/2009 – 2007/0248(COD))

260

P6_TC2-COD(2007)0248Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori

261

ALLEGATO

261

2010/C 212E/41

Reti e servizi di comunicazione elettronica ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (16496/1/2008 – C6-0066/2009 – 2007/0247(COD))

262

P6_TC2-COD(2007)0247Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica

263

ALLEGATO

307

2010/C 212E/42

Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e l'Ufficio ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Gruppo di regolatori europei delle telecomunicazioni (GRET) (16498/1/2008 – C6-0067/2009 – 2007/0249(COD))

309

P6_TC2-COD(2007)0249Posizione del Parlamento europeo definita in seconda lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e l'Ufficio

309

2010/C 212E/43

Bande di frequenza da assegnare per le comunicazioni mobili ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 87/372/CEE del Consiglio sulle bande di frequenza da assegnare per l'introduzione coordinata del servizio pubblico digitale cellulare paneuropeo di radiotelefonia mobile terrestre nella Comunità (COM(2008)0762 – C6-0452/2008 – 2008/0214(COD))

310

P6_TC1-COD(2008)0214Posizione del Parlamento europeo adottata in prima lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 87/372/CEE del Consiglio sulle bande di frequenza da assegnare per l'introduzione coordinata del servizio pubblico digitale cellulare paneuropeo di radiotelefonia mobile terrestre nella Comunità

310

2010/C 212E/44

Parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, che abroga la direttiva 86/613/CEE (COM(2008)0636 – C6-0341/2008 – 2008/0192(COD))

311

P6_TC1-COD(2008)0192Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio

312

2010/C 212E/45

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (COM(2008)0867 – C6-0518/2008 – 2008/0267(COD))

320

P6_TC1-COD(2008)0267Posizione del Parlamento europeo adottata in prima lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

320

2010/C 212E/46

Programma di sostegno alla ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell'energia ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma per favorire la ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell'energia (COM(2009)0035 – C6-0049/2009 – 2009/0010(COD))

321

P6_TC1-COD(2009)0010Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma per favorire la ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell'energia

322

ALLEGATO

322

2010/C 212E/47

Direttive sui requisiti in materia di credito ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda gli enti creditizi collegati a organismi centrali, taluni elementi dei fondi propri, i grandi fidi, i meccanismi di vigilanza e la gestione delle crisi (COM(2008)0602 – C6-0339/2008 – 2008/0191(COD))

323

P6_TC1-COD(2008)0191Posizione del Parlamento europeo adottata in prima lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2006/48/CE, 2006/49/CE e 2007/64/CE per quanto riguarda gli enti creditizi collegati a organismi centrali, taluni elementi dei fondi propri, i grandi fidi, i meccanismi di vigilanza e la gestione delle crisi

323

2010/C 212E/48

Programma comunitario a sostegno di attività specifiche nel campo dei servizi finanziari, dell'informativa finanziaria e della revisione contabile ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma comunitario a sostegno di attività specifiche nel campo dei servizi finanziari, dell'informativa finanziaria e della revisione contabile (COM(2009)0014 – C6-0031/2009 – 2009/0001(COD))

324

P6_TC1-COD(2009)0001Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 6 maggio 2009 in vista dell'adozione della decisione n. …/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma comunitario a sostegno di attività specifiche nel campo dei servizi finanziari, dell'informativa finanziaria e della revisione contabile

325

ALLEGATO

325

2010/C 212E/49

Protezione degli animali durante l'abbattimento *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento (COM(2008)0553 – C6-0451/2008 – 2008/0180(CNS))

326

 

Giovedì 7 maggio 2009

2010/C 212E/50

Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2008-2013 (modifica della decisione n. 573/2007/CE) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 573/2007/CE che istituisce il Fondo europeo per i rifugiati per il periodo 2008-2013, sopprimendo il finanziamento di alcune azioni comunitarie e cambiando il limite di finanziamento delle stesse (COM(2009)0067 – C6-0070/2009 – 2009/0026(COD))

347

2010/C 212E/51

Norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo (rifusione) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri (rifusione) (COM(2008)0815 – C6-0477/2008 – 2008/0244(COD))

348

P6_TC1-COD(2008)0244Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme minime per l'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri (rifusione)

349

ALLEGATO I

365

ALLEGATO II

366

ALLEGATO III

367

2010/C 212E/52

Domanda di protezione internazionale presentata in uno Stato membro da un cittadino di paese terzo o da un apolide (rifusione) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (COM(2008)0820 – C6-0474/2008 – 2008/0243(COD))

370

P6_TC1-COD(2008)0243Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)

371

ALLEGATO I

401

ALLEGATO II

401

2010/C 212E/53

Creazione del sistema Eurodac per il confronto delle impronte digitali (rifusione) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Eurodac per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento (CE) n. …/…. [che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide] (rifusione) (COM(2008)0825 – C6-0475/2008 – 2008/0242(COD))

404

P6_TC1-COD(2008)0242Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Eurodac per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione del regolamento (CE) n. […/…] [che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide] (rifusione)

405

ALLEGATO I

426

ALLEGATO II

426

ALLEGATO III

426

2010/C 212E/54

Istituzione dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (COM(2009)0066 – C6-0071/2009 – 2009/0027(COD))

428

P6_TC1-COD(2009)0027Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo

429

2010/C 212E/55

Accordi bilaterali tra Stati membri e paesi terzi su questioni settoriali e sul diritto applicabile agli obblighi contrattuali e non contrattuali ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce una procedura per la negoziazione e la conclusione di accordi bilaterali tra gli Stati membri e i paesi terzi riguardanti aspetti settoriali e aventi ad oggetto la legge applicabile alle obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali (COM(2008)0893 – C6-0001/2009 – 2008/0259(COD))

453

P6_TC1-COD(2008)0259Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce una procedura per la negoziazione e la conclusione di accordi tra gli Stati membri e i paesi terzi su particolari aspetti concernenti la legge applicabile alle obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali

453

2010/C 212E/56

Programma MEDIA Mundus di cooperazione con i paesi terzi nel settore audiovisivo ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma di cooperazione nel settore audiovisivo con i paesi terzi denominato MEDIA Mundus (COM(2008)0892 – C6-0011/2009 – 2008/0258(COD))

454

P6_TC1-COD(2008)0258Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione della decisione 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma di cooperazione nel settore audiovisivo con i paesi terzi (MEDIA Mundus)

454

2010/C 212E/57

Norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità (COM(2009)0121 – C6-0097/2009 – 2009/0042(COD))

455

P6_TC1-COD(2009)0042Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 7 maggio 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità

455

2010/C 212E/58

Accordi bilaterali tra gli Stati membri e i paesi terzi sulle decisioni in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale e di obbligazioni alimentari *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce una procedura per la negoziazione e la conclusione di accordi bilaterali tra gli Stati membri e i paesi terzi riguardanti aspetti settoriali e aventi ad oggetto la competenza, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale e di obbligazioni alimentari, e la legge applicabile alle obbligazioni alimentari (COM(2008)0894 – C6-0035/2009 – 2008/0266(CNS))

456

Significato dei simboli utilizzati

*

procedura di consultazione

**I

procedura di cooperazione, prima lettura

**II

procedura di cooperazione, seconda lettura

***

parere conforme

***I

procedura di codecisione, prima lettura

***II

procedura di codecisione, seconda lettura

***III

procedura di codecisione, terza lettura

(La procedura di applicazione é fondata sulla base giuridica proposta dalla Commissione)

Emendamenti politici: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono indicate dal simbolo ▐ .

Correzioni e adeguamenti tecnici dei servizi: il testo nuovo o modificato è evidenziato in corsivo semplice e le soppressioni sono indicate dal simbolo ║.

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Parlamento europeo SESSIONE 2009-2010 Sedute dal 5 al 7 maggio 2009 Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 263 E del 5.11.2009. TESTI APPROVATI

Martedì 5 maggio 2009

5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/1


Martedì 5 maggio 2009
Raccomandazione del Mediatore europeo alla Commissione in merito alla denuncia 185/2005/ELB

P6_TA(2009)0340

Risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2009 sulla relazione speciale del Mediatore europeo al Parlamento europeo a seguito del progetto di raccomandazione alla Commissione europea in merito alla denuncia 185/2005/ELB (2009/2016(INI))

2010/C 212 E/01

Il Parlamento europeo,

vista la relazione speciale del Mediatore europeo al Parlamento europeo,

visto l'articolo 195, paragrafo 1, secondo comma, del trattato CE,

vista la decisione 94/262/CECA, CE, Euratom del Parlamento europeo, del 9 marzo 1994, sullo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni del mediatore (1), in particolare l'articolo 3, paragrafo 7,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 21,

visto il codice europeo di buona condotta amministrativa, in particolare l'articolo 5, paragrafo 3,

visto l'articolo 195, paragrafo 2, prima frase, del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per le petizioni (A6-0201/2009),

A.

considerando che, secondo la Corte di giustizia, il principio di non discriminazione in base all'età, sancito dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, costituisce un principio generale del diritto comunitario,

B.

considerando che una disparità di trattamento in base all'età costituisce discriminazione fondata sull'età, salvo che sia giustificata da motivi oggettivi e che i mezzi adottati per conseguirla siano appropriati e necessari,

C.

considerando che, secondo il Mediatore, la Commissione non ha fornito giustificazioni sufficienti per il trattamento riservato agli ausiliari interpreti di conferenza (AIC) freelance di età superiore a 65 anni, e continua ad attenersi all'attuale politica di reclutamento degli AIC,

D.

considerando che, secondo il Mediatore, ciò costituisce un caso di cattiva amministrazione,

E.

considerando che il Parlamento, in qualità di unico organo eletto dell'Unione, ha la responsabilità di proteggere e tutelare l'indipendenza del Mediatore europeo nello svolgimento delle sue funzioni nei confronti dei cittadini dell'Unione, nonché di vigilare sull'attuazione delle sue raccomandazioni,

1.

sottoscrive le osservazioni critiche del Mediatore europeo, nonché la sua raccomandazione sulla politica della Commissione per quanto concerne il reclutamento degli AIC di età superiore a 65 anni;

2.

invita la Commissione a modificare la sua attuale politica di effettivo divieto al reclutamento di AIC di età superiore a 65 anni; non reputa, tuttavia, che nella fattispecie sia giustificato un indennizzo;

3.

rileva che il Parlamento, dopo aver ricevuto un analogo progetto di raccomandazione del Mediatore, ha proceduto immediatamente a modificare la sua prassi per quanto concerne il reclutamento di AIC di età superiore a 65 anni, interpretando le norme applicabili in senso non discriminatorio;

4.

ritiene che il fatto di modificare le norme applicabili, eliminando la discriminazione in base all'età dalle procedure di reclutamento, non comporti alcun obbligo per le istituzioni europee di assumere AIC di età superiore a 65 anni, ma è altresì dell'avviso che tale modifica, se attuata, uniformerebbe le regole della Commissione a un principio generale della legislazione dell'Unione europea; osserva inoltre che, data la penuria di interpreti di alcune lingue ufficiali, ne trarrebbe giovamento la capacità dell'istituzione di garantire la migliore qualità del servizio, come è avvenuto nel caso del Parlamento;

5.

invita la Commissione a collaborare con il Parlamento ad una revisione delle norme applicabili al reclutamento di AIC e di altro personale, in modo da assicurare che sia evitata qualsiasi pratica discriminatoria;

6.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e al Mediatore europeo.


(1)  GU L 113 del 4.5.1994, pag. 15.


Mercoledì 6 maggio 2009

5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/3


Mercoledì 6 maggio 2009
Modifica dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006

P6_TA(2009)0354

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica sull'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale (2007-2013) (COM(2009)0171 – C6-0508/2008 – 2008/2332(ACI))

2010/C 212 E/02

Il Parlamento europeo,

vista la proposta modificata della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2009)0171),

visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (1) (AII del 17 maggio 2006), in particolare i punti 21, 22 e 23,

viste le sue risoluzioni del 25 marzo 2009 sulla revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013 (2) e del 10 marzo 2009 sugli orientamenti per la procedura di bilancio 2010 (3),

viste le conclusioni del dialogo a tre tenutosi il 2 aprile 2009,

vista la relazione della commissione per i bilanci (A6-0278/2009),

1.

approva le conclusioni del dialogo a tre del 2 aprile 2009;

2.

sottolinea che l'accordo raggiunto in merito alla revisione del quadro finanziario pluriennale è il risultato di una fruttuosa cooperazione interistituzionale volta a rispondere alla crisi finanziaria ed economica che gli Stati membri stanno attraversando, mediante la promozione della solidarietà nel settore delle risorse energetiche e di infrastrutture Internet a banda larga nelle zone rurali nonché il sostegno al settore agricolo;

3.

rammenta che con questo accordo il Parlamento, nella sua duplice veste di autorità legislativa e di bilancio, ha tutelato le sue priorità esistenti, come aveva fatto durante la procedura di bilancio 2008, quando è stato raggiunto un accordo sul finanziamento del programma Galileo;

4.

accetta il compromesso politico che comporta un meccanismo di compensazione, previsto per la procedura di bilancio 2010, nonché - ma solo in caso di necessità - per la procedura di bilancio 2011; rammenta che, come stabilito nella dichiarazione comune adottata dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione nel corso del dialogo a tre del 2 aprile 2009, il meccanismo di compensazione farà salve le dotazioni finanziarie dei programmi adottati in codecisione e la procedura di bilancio annuale e sarà finanziato mediante il ricorso a tutti gli strumenti finanziari disponibili nell'ambito del quadro giuridico del bilancio;

5.

ribadisce che, in esito ai negoziati sull'AII del 17 maggio 2006, il problema dei deficit e dei residui rimane irrisolto, e che esso andrebbe affrontato nel corso della revisione intermedia 2008-2009, prevista nella dichiarazione 3 dell'AII del 17 maggio 2006 nonché nell'ambito delle procedure di bilancio annuali, possibilmente grazie ad una maggiore flessibilità e, in ogni caso, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall'AII del 17 maggio 2006; rammenta che, come già richiesto nella dichiarazione unilaterale del Parlamento nel corso del dialogo a tre del 2 aprile 2009, nella revisione intermedia la Commissione dovrebbe fare propri i principi della sua risoluzione del 25 marzo 2009;

6.

mette in guardia contro il regolare utilizzo dei margini della rubrica 2 per il finanziamento di altre rubriche, al fine di non penalizzare gli interessi del settore agricolo in considerazione dei cali imprevisti nei prezzi di mercato;

7.

si rammarica del fatto che l'accordo con il Consiglio sia stato raggiunto solo due mesi prima del termine della legislatura, lasciando meno spazio ai negoziati, e che ciò abbia messo sotto pressione le istituzioni, ancorché nell'usuale clima di leale cooperazione;

8.

approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

9.

incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

10.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2009)0174.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2009)0095 e 0096.


Mercoledì 6 maggio 2009
ALLEGATO

Mercoledì 6 maggio 2009
DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 6 maggio 2009

recante modifica dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria con riguardo al quadro finanziario pluriennale (2007-2013)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA,

visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (1), in particolare i punti 21 e 22, primo e secondo paragrafo, e il punto 23,

vista la proposta della Commissione,

considerando quanto segue:

(1)

alla riunione di dialogo a tre del 2 aprile 2009 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno concordato il finanziamento, nel quadro del piano europeo di ripresa economica per la modernizzazione delle infrastrutture e di solidarietà in campo energetico, di progetti nel settore dell’energia e di Internet a banda larga e il rafforzamento delle operazioni relative alle “nuove sfide” individuate nel contesto della valutazione della riforma a medio termine del 2003 della politica agricola comune (“verifica dello stato di salute”). Il finanziamento richiede, in primo luogo, una revisione del quadro finanziario pluriennale 2007-2013 in conformità dei punti 21, 22 e 23 dell’Accordo interistituzionale, in modo da aumentare di 2 000 000 000 EUR a prezzi correnti il massimale degli stanziamenti d’impegno della sottorubrica 1a per l’esercizio 2009.

(2)

L’aumento del massimale della sottorubrica 1a sarà interamente compensato da una diminuzione di 2 000 000 000 EUR del massimale degli stanziamenti d’impegno della rubrica 2 per l’esercizio 2009.

(3)

Per mantenere una relazione ordinata tra impegni e pagamenti, saranno riveduti i massimali annuali degli stanziamenti di pagamento. Tale revisione sarà neutrale.

(4)

L'allegato I all'Accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria deve quindi essere modificato di conseguenza (2),

DECIDONO:

Articolo unico

L'allegato I dell'Accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria è sostituito dall'allegato della presente decisione.

Fatto a Strasburgo, il 6 maggio 2009

Per il Parlamento europeo

Il presidente

Per il Consiglio

Il presidente

Mercoledì 6 maggio 2009
ALLEGATO

QUADRO FINANZIARIO 2007-2013 RIVEDUTO PER IL PIANO EUROPEO DI RIPRESA ECONOMICA (PREZZI COSTANTI 2004)

(milioni di euro – prezzi costanti 2004)

STANZIAMENTI D’IMPEGNO

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Totale

2007-2013

1.

Crescita sostenibile

50 865

53 262

55 883

54 860

55 400

56 866

58 256

385 392

1a

Competitività per la crescita e l’occupazione

8 404

9 595

12 021

11 000

11 306

12 122

12 914

77 362

1b

Coesione per la crescita e l’occupazione

42 461

43 667

43 862

43 860

44 094

44 744

45 342

308 030

2.

Conservazione e gestione delle risorse naturali

51 962

54 685

52 205

53 379

52 528

51 901

51 284

367 944

di cui spese correlate al mercato e pagamenti diretti

43 120

42 697

42 279

41 864

41 453

41 047

40 645

293 105

3.

Cittadinanza, libertà, sicurezza e giustizia

1 199

1 258

1 380

1 503

1 645

1 797

1 988

10 770

3a

Libertà, sicurezza e giustizia

600

690

790

910

1 050

1 200

1 390

6 630

3b

Cittadinanza

599

568

590

593

595

597

598

4 140

4.

L’UE quale attore globale

6 199

6 469

6 739

7 009

7 339

7 679

8 029

49 463

5.

Amministrazione  (3)

6 633

6 818

6 973

7 111

7 255

7 400

7 610

49 800

6.

Compensazioni

419

191

190

 

 

 

 

800

TOTALE STANZIAMENTI D’IMPEGNO

117v277

122 683

123 370

123 862

124 167

125 643

127 167

864 169

in percentuale del RNL

1,08 %

1,09 %

1,07 %

1,05 %

1,03 %

1,02 %

1,01 %

1,048 %

TOTALE STANZIAMENTI DI PAGAMENTO

115 142

119 805

110 439

119 126

116 552

120 145

119 391

820 600

in percentuale del RNL

1,06 %

1,06 %

0,96 %

1,01 %

0,97 %

0,98 %

0,95 %

1,00 %

Margine disponibile

0,18 %

0,18 %

0,28 %

0,23 %

0,27 %

0,26 %

0,29 %

0,24 %

Massimale risorse proprie in percentuale del RNL

1,24 %

1,24 %

1,24 %

1,24 %

1,24 %

1,24 %

1,24 %

1,24 %


(1)  GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.

(2)  A tal fine, le cifre provenienti da tale accordo sono convertite in prezzi 2004.

(3)  La spesa per le pensioni compresa nel massimale per questa rubrica è calcolata al netto dei contributi del personale al relativo regime, entro il limite di 500 000 000 EUR ai prezzi del 2004 per il periodo 2007-2013.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/6


Mercoledì 6 maggio 2009
Indicazione del consumo di energia dei televisori

P6_TA(2009)0357

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul progetto di direttiva della Commissione relativa all'applicazione e alla modifica della direttiva 92/75/CEE del Consiglio per quanto concerne l'indicazione del consumo di energia dei televisori

2010/C 212 E/03

Il Parlamento europeo,

vista la direttiva 92/75/CEE del Consiglio, del 22 settembre 1992, concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse degli apparecchi domestici, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (1), in particolare gli articoli 9 e 12,

visto il progetto di direttiva della Commissione relativa all'applicazione e alla modifica della direttiva 92/75/CEE del Consiglio per quanto concerne l'indicazione del consumo di energia dei televisori,

visto il parere reso il 30 marzo 2009 dal comitato di cui all'articolo 10 della direttiva 92/75/CEE,

vista la comunicazione della Commissione, del 19 ottobre 2006, dal titolo «Piano d'azione per l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità» (COM(2006)0545),

vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi al consumo energetico, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (COM(2008)0778), presentata dalla Commissione il 13 novembre 2008,

vista la sua posizione del 5 maggio 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi al consumo energetico, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (rifusione) (2),

visto l'articolo 5 bis, paragrafo 3, lettera b), della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (3),

visto l'articolo 81, paragrafo 2 e paragrafo 4, lettera b), del suo regolamento,

A.

considerando che lo scopo principale della direttiva 92/75/CEE (in appresso «la direttiva quadro») enunciato all'articolo 1 è di «consentire l'armonizzazione delle misure nazionali sulla pubblicazione, realizzata in particolare mediante etichettatura e informazioni sul prodotto, di informazioni sul consumo di energia e altre risorse essenziali nonché di informazioni complementari per taluni tipi di apparecchi domestici, in modo che i consumatori possano scegliere apparecchi più efficienti dal punto di vista energetico»,

B.

considerando che la direttiva quadro afferma altresì che «la fornitura di informazioni accurate, pertinenti e comparabili sul consumo specifico di energia degli apparecchi domestici può orientare la scelta dei consumatori verso gli apparecchi che offrono il minor consumo di energia»,

C.

considerando che, come indicato nella valutazione d'impatto della Commissione che accompagna la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi al consumo energetico, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (SEC(2008)2862), il sistema iniziale di etichettatura sulla scala dalla A alla G, che si è dimostrato molto efficace, è stato utilizzato come modello in diversi paesi nel mondo, quali il Brasile, la Cina, l'Argentina, il Cile, l'Iran, Israele e il Sudafrica,

D.

considerando che i televisori sono apparecchi ad elevato consumo di energia e che, di conseguenza, l'inclusione di questa categoria di apparecchi nel sistema di etichettatura di cui all'articolo 1, paragrafo 2, della direttiva quadro offre un considerevole potenziale di risparmio energetico,

E.

considerando che l'indicazione del consumo di energia dei televisori dovrebbe essere per quanto possibile coerente con i sistemi di etichettatura energetica di altri apparecchi domestici,

F.

considerando che nella summenzionata comunicazione della Commissione si afferma che «le classificazioni esistenti in materia di etichettatura saranno aggiornate e adeguate ogni cinque anni, o ogniqualvolta lo sviluppo tecnologico lo giustifichi, sulla base degli studi di progettazione ecocompatibile e nella prospettiva di assegnare l'etichetta “A” al 10-20 % delle apparecchiature più efficienti»,

G.

considerando che, ai fini di una corretta applicazione del sistema di etichettatura energetica, è essenziale introdurre misure intese a fornire informazioni sull'efficienza energetica degli apparecchi domestici che siano chiare, esaustive, comparabili e facilmente comprensibili per i consumatori,

H.

considerando che, privilegiando l'acquisto di apparecchi più efficienti dal punto di vista energetico rispetto a quelli meno efficienti, i consumatori permetterebbero di aumentare i proventi dei produttori di tali apparecchi,

I.

considerando che il progetto di direttiva della Commissione introduce un'altra modifica, in particolare per quanto concerne il design dell'etichettatura energetica e le classi di efficienza energetica, aggiungendo nuove classi A (ad esempio A-20 %, A-40 %, A-60 %), il che rischia di creare ulteriore confusione per i consumatori, di ostacolare la loro corretta comprensione del sistema di etichettatura energetica e di compromettere la loro capacità di scegliere gli apparecchi con una maggiore efficienza energetica,

J.

considerando che un numero contenuto di adeguamenti tecnici all'etichetta sarebbe sufficiente a renderla molto più chiara e comprensibile per i consumatori,

K.

considerando che è dimostrato che la scala da A a G risulta chiara per i consumatori, ma che la Commissione non ha effettuato alcuna analisi d'impatto volta a determinare se l'introduzione delle classi A-20 %, A-40 %, A-60 %, assieme a classi inferiori vuote, sia utile per i consumatori o rischi invece di creare confusione,

L.

considerando che la riclassificazione dei prodotti esistenti, per inserirli in una scala chiusa da A a G, permetterebbe in particolare di evitare la creazione di classi inferiori vuote che potrebbero risultare fuorvianti per i consumatori,

M.

considerando che l'introduzione di queste classi di efficienza energetica aggiuntive sulle esistenti etichette da A a G, anche per quanto riguarda altri prodotti, rischia di creare confusione in merito al fatto se la classe «A» corrisponde a un prodotto efficiente o a un prodotto inefficiente,

N.

considerando che una siffatta misura non è utile ai fini del conseguimento dello scopo della direttiva quadro di fornire ai consumatori informazioni accurate, pertinenti e comparabili,

O.

considerando che la proposta di rifusione della direttiva quadro presentata dalla Commissione potrebbe introdurre ulteriori cambiamenti che avrebbero un impatto sulle misure di esecuzione proposte,

1.

si oppone all'adozione del progetto di direttiva della Commissione relativa all'applicazione e alla modifica della direttiva 92/75/CEE del Consiglio per quanto concerne l'indicazione del consumo di energia dei televisori;

2.

ritiene che il progetto di direttiva della Commissione non sia compatibile con lo scopo dell'atto di base;

3.

invita la Commissione a ritirare il progetto di direttiva e a presentarne uno nuovo, basato su una scala da A a G chiusa, al comitato di cui all'articolo 10 della direttiva 92/75/CEE quanto prima possibile, e in ogni caso non oltre il 30 settembre 2009;

4.

ritiene che il modello dell'etichetta sia un elemento essenziale della direttiva sull'etichettatura energetica, che dovrebbe essere deciso nell'ambito della revisione e della rifusione attualmente all'esame mediante procedura di codecisione;

5.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 297 del 13.10.1992, pag. 16.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2009)0345.

(3)  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.


5.8.2010   

IT

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CE 212/8


Mercoledì 6 maggio 2009
Attori non statali e autorità locali nello sviluppo

P6_TA(2009)0358

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul progetto di decisione della Commissione che istituisce il programma annuale d'azione 2009 «Attori non statali e autorità locali nello sviluppo» (Parte II: Progetti mirati)

2010/C 212 E/04

Il Parlamento europeo,

visto il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio (1), del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo, in particolare l'articolo 14, paragrafo 1, lettera b),

visto il progetto di decisione della Commissione che istituisce il programma annuale d'azione 2009 «Attori non statali e autorità locali nello sviluppo» (Parte II: Progetti mirati) (CMTD(2009)0387 – D004766/01),

visto il parere reso il 15 aprile 2009 dal Comitato di cui all'articolo 35, paragrafo 1 del regolamento (CE) n. 1905/2006 («Comitato di gestione dello strumento di cooperazione allo sviluppo» (DCI)),

vista la «Valutazione generale delle azioni di sensibilizzazione sulle questioni dello sviluppo in Europa / Educazione allo sviluppo» (Riferimento CE n. 2007/14962. Relazione finale),

vista la sua risoluzione del 13 marzo 2008 sulla sfida che costituisce per i nuovi Stati membri la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea (2),

visto l'articolo 8 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (3),

visto l'articolo 81 del suo regolamento,

A.

considerando che il 15 aprile 2009 il comitato di gestione DCI ha votato mediante procedura scritta a favore del progetto di programma annuale d'azione 2009 «Attori non statali e autorità locali nello sviluppo» (Parte II: Progetti mirati) (CMTD(2009)0387 – D004766/01),

B.

considerando che, conformemente all'articolo 7, paragrafo 3, della decisione 1999/468/CE e dell'articolo 1 dell'Accordo del 3 giugno 2008 tra il Parlamento europeo e la Commissione sulle procedure di attuazione della decisione del Consiglio 1999/468/CE, il Parlamento ha ricevuto il progetto di misure di esecuzione presentato dal comitato di gestione DCI nonché l'esito della votazione,

C.

considerando che l'articolo 14, paragrafo 1, lettera b) del regolamento (CE) n. 1905/2006 stabilisce che uno degli obiettivi del programma tematico relativo agli attori non statali e alle autorità locali nello sviluppo è quello di «accrescere il livello di consapevolezza del cittadino europeo per quanto concerne le questioni attinenti allo sviluppo, mobilitare il sostegno pubblico attivo nella Comunità e nei paesi aderenti a favore della riduzione della povertà e delle strategie di sviluppo sostenibile nei paesi partner»,

D.

considerando che in una «Dichiarazione comune di Stati membri sugli attori non statali e le autorità locali del DCI», trasmessa alla Commissione in data 19 marzo 2009, undici Stati membri hanno espresso timori in merito all'intenzione della Commissione di interrompere il finanziamento diretto (procedura «progetti mirati») dei progetti TRIALOG e DEEEP (4) in corso, rispettivamente, dal 1998 e dal 2003, e di obbligarli invece a partecipare a «inviti a presentare proposte»,

E.

considerando che la Dichiarazione comune degli undici Stati membri, compresi nove nuovi Stati membri, avverte che i tempi del piano della Commissione di interrompere gli aiuti diretti a favore di TRIALOG e DEEEP sono estremamente inopportuni, tenuto conto dell'attuale situazione finanziaria di molti dei nuovi Stati membri nonché delle ricadute sulla capacità di funzionamento e di sviluppo delle ONG ed esprime la preoccupazione che si verifichino ritardi nei finanziamenti tali da mettere a repentaglio tali progetti provocando la perdita di personale qualificato, di conoscenze specializzate e delle reti già costituite,

F.

considerando che preoccupazioni analoghe erano state avanzate dal presidente della commissione per lo sviluppo in una lettera in data 19 marzo 2009, nella quale questi precisava che le informazioni e il rafforzamento delle capacità nel campo della cooperazione allo sviluppo nei nuovi Stati membri e dell'educazione allo sviluppo per il pubblico europeo sono priorità costanti per la commissione e invitava la Commissione a fornire al Parlamento criteri obiettivi e trasparenti in base ai quali essa decide le attività e i progetti ammissibili al finanziamento diretto e chiedeva inoltre di rinviare di almeno un anno l'attuazione della misura proposta per evitare eventuali ritardi nei finanziamenti e di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di questi progetti estremamente utili,

G.

considerando che la suddetta «Valutazione generale delle azioni di sensibilizzazione sulle questioni dello sviluppo in Europa / Educazione allo sviluppo» conclude che l'uso strategico di progetti mirati ha favorito la realizzazione degli obiettivi del programma «Cofinanziamento con le ONG europee dello sviluppo», che il DEEEP è stato un importante meccanismo di coordinamento per intensificare il dialogo, promuovere lo scambio di buone pratiche e realizzare reti e partenariati in seno all'Unione europea e tra le piattaforme nazionali e l'Unione europea e, inoltre, che il contributo di TRIALOG nel migliorare il dialogo e il rafforzamento delle capacità nelle sue attività con i nuovi Stati membri e i paesi candidati all'adesione è stato efficace,

H.

considerando che il programma TRIALOG contribuisce a soddisfare la necessità, evidenziata nella risoluzione del Parlamento del 13 marzo 2008 sulla sfida che costituisce per i nuovi Stati membri la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea, di una strategia a tutto campo in materia di comunicazione e formazione volta a rimediare alla mancanza di riconoscimento pubblico delle priorità della cooperazione allo sviluppo nei nuovi Stati membri, e che il programma DEEEP risponde al suo appello lanciato nella stessa risoluzione a favore di un rafforzamento dell'educazione allo sviluppo e di un'opera di sensibilizzazione nell'istruzione europea,

I.

considerando che, nel succitato programma annuale d'azione 2009, la Commissione propone altresì di stanziare una sovvenzione diretta a favore di un progetto relativo al rafforzamento delle capacità manageriali di Cuba, da realizzarsi dalla Fondazione europea per lo sviluppo manageriale; che, in base al programma tematico DCI per gli attori non statali e le autorità locali nello sviluppo, la procedura di progetto mirato non è mai stata utilizzata in precedenza per attività nei paesi partner,

J.

considerando che la Commissione ha successivamente pubblicato una relazione destinata al Comitato DCI NSA-LA (5), nella quale chiarisce i criteri di selezione per le azioni mirate, spiegando che si basano sull'articolo 168 delle modalità di esecuzione del regolamento finanziario (6) e che le sovvenzioni possono, in particolare, essere assegnate a organismi aventi un monopolio de jure o de facto e per azioni aventi caratteristiche specifiche tali da richiedere un particolare tipo di organismo in virtù delle sue competenze tecniche, il suo elevato grado di specializzazione o le sue competenze amministrative,

1.

si oppone all'adozione del progetto di decisione della Commissione che istituisce il programma annuale d'azione 2009 «Attori non statali e autorità locali nello sviluppo» (Parte II: Progetti mirati) (CMTD(2009)0387 – D004766/01) nella sua forma attuale;

2.

chiede alla Commissione di chiarire i criteri atti a determinare l'esistenza di una situazione monopolio de jure o de facto, dato che nella loro dichiarazione comune gli undici Stati membri indicano che, dal punto di vista dei nuovi Stati membri, esiste già un monopolio de facto in ordine alle attività a livello europeo svolte da TRIALOG e DEEEP;

3.

insiste sull'applicazione aperta, trasparente e orizzontale dei criteri per l'assegnazione di sovvenzioni dirette a progetti mirati al fine di garantire condizioni omogenee per tutti; insiste, pertanto, affinché gli stessi criteri siano applicati a TRIALOG, DEEEP e al progetto relativo al rafforzamento delle capacità manageriali di Cuba;

4.

insiste affinché siano assicurati finanziamenti ininterrotti attraverso un programma strategico di portata europea per le preziose attività di promozione degli scambi di buone pratiche e di realizzazione di reti e partenariati in seno all'Unione europea e tra le piattaforme nazionali e l'Unione europea e per migliorare il dialogo e il rafforzamento delle capacità nelle attività con i nuovi Stati membri e i paesi candidati all'adesione;

5.

invita la Commissione a impegnarsi a un dialogo con il Parlamento nell'ambito del suo imminente riesame (7) del sistema degli inviti a presentare proposte per i programmi tematici; giudica inopportuno anticipare le raccomandazioni inerenti alle modifiche o ai miglioramenti del sistema che potranno scaturire da tale riesame; chiede pertanto che le modalità esistenti relative alle azioni finanziate direttamente restino immutate per un periodo di 12 mesi e che i futuri cambiamenti riflettano l'esito del processo di riesame garantiscano attività di cooperazione allo sviluppo di lungo termine, prevedibili e sostenibili;

6.

chiede alla Commissione di adeguare il suo progetto di decisione che istituisce il programma annuale d'azione 2009 «Attori non statali e autorità locali nello sviluppo» (Parte II: Progetti mirati) (CMTD(2009)0387 – D004766/01) al fine di includere progetti di sensibilizzazione a livello dell'Unione europea sulle questioni inerenti allo sviluppo nell'Unione europea ampliata e per scambi in materia di educazione allo sviluppo nell'Unione europea;

7.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0097.

(3)  GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.

(4)  DEEEP: «Development Education Exchange in Europe» (Scambi in materia di educazione allo sviluppo in Europa) - http://www.deeep.org/

TRIALOG: «Development NGOs in the enlarged EU» (ONG per lo sviluppo nell'UE ampliata) - http://www.trialog.or.at/start.asp?ID=96

(5)  AIDCO/F1/NC D(2009) del 6.4.2009 (D004766-01-EN-02).

(6)  Regolamento (CE, Euratom) n. 2342/2002 della Commissione, del 23 dicembre 2002, recante modalità d'esecuzione del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (GU L 357 del 31.12.2002, pag. 1).

(7)  «Processo di Palermo II».


5.8.2010   

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CE 212/11


Mercoledì 6 maggio 2009
Agenda sociale rinnovata

P6_TA(2009)0370

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sull'agenda sociale rinnovata (2008/2330(INI))

2010/C 212 E/05

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008 sull'Agenda sociale rinnovata: Opportunità, accesso e solidarietà nell'Europa del XXI secolo (COM(2008)0412) (comunicazione sull'agenda sociale rinnovata),

vista la sua risoluzione del 18 novembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sull'applicazione del principio della parità retributiva tra donne e uomini (1),

vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2008 sulle sfide per gli accordi collettivi nell'Unione europea (2),

vista la comunicazione della Commissione, del 2 luglio 2008, dal titolo «Un rinnovato impegno a favore dell'Europa sociale: rafforzamento del metodo di coordinamento aperto per la protezione sociale e l'integrazione sociale» (COM(2008)0418),

vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni (3),

vista la comunicazione della Commissione, del 2 luglio 2008, dal titolo «Non discriminazione e pari opportunità: Un impegno rinnovato» (COM(2008)0420),

vista la comunicazione della Commissione, del 26 novembre 2008, dal titolo «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800),

vista la comunicazione della Commissione, del 3 ottobre 2008, dal titolo «Un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata: sostenere maggiormente gli sforzi tesi a conciliare la vita professionale, privata e familiare» (COM(2008)0635),

viste la comunicazione della Commissione, del 12 ottobre 2006, dal titolo «La sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche nell'UE» (COM(2006)0574) e la risoluzione del Parlamento del 20 novembre 2008 sul futuro dei regimi previdenziali e pensionistici: finanziamento e tendenza all'individualizzazione (4),

viste la comunicazione della Commissione, del 17 ottobre 2007, dal titolo «Ammodernare la protezione sociale per un rafforzamento della giustizia sociale e della coesione economica: portare avanti il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro» (COM(2007)0620) e la risoluzione del Parlamento del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea (5),

vista la raccomandazione 92/441/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1992, relativa a criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale (6),

viste la comunicazione della Commissione, del 27 giugno 2007, dal titolo «Verso principi comuni di flessicurezza: posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza» (COM(2007)0359) e la risoluzione del Parlamento del 29 novembre 2007 su principi comuni di flessicurezza (7),

vista la comunicazione della Commissione, del 25 giugno 2008, dal titolo «Una corsia preferenziale per la piccola impresa ?Uno 'Small Business Act' per l'Europa» (COM(2008)0394),

viste la comunicazione della Commissione, del 26 febbraio 2007, dal titolo «Inventario della realtà sociale ? Relazione intermedia al Consiglio europeo di primavera del 2007» (COM(2007)0063) e la risoluzione del Parlamento del 15 novembre 2007 sull'inventario della realtà sociale (8),

viste la comunicazione della Commissione, del 24 maggio 2006, dal titolo «Promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti ? Contributo dell'Unione alla realizzazione dell'agenda per il lavoro dignitoso nel mondo» (COM(2006)0249) e la risoluzione del Parlamento del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti (9),

vista la sua risoluzione del 13 ottobre 2005 su donne e povertà nell'Unione europea (10) e la definizione di povertà che essa contiene,

vista la sua posizione del 17 giugno 2008 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) (11),

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare le disposizioni relative ai diritti sociali nonché l'articolo 136 del trattato CE,

visto il Libro verde della Commissione, del 22 novembre 2006, dal titolo «Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo» (COM(2006)0708),

visti il Libro verde della Commissione, del 18 luglio 2001, dal titolo «Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese» (COM(2001)0366), la comunicazione della Commissione, del 22 marzo 2006, dal titolo «Il partenariato per la crescita e l'occupazione: fare dell'Europa un polo di eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese» (COM(2006)0136) e la risoluzione del Parlamento del 13 marzo 2007 su «La responsabilità sociale delle imprese: un nuovo partenariato» (12),

vista la sua dichiarazione del 22 aprile 2008 sulla soluzione del problema dei senzatetto (13),

visto il patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, adottato dalle Nazioni Unite nel 1966,

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0241/2009),

A.

considerando che la più grave conseguenza dell'attuale crisi finanziaria ed economica per l'Unione europea sarà il forte aumento della disoccupazione che colpirà soprattutto le categorie sociali più vulnerabili; considerando che livelli più elevati di disoccupazione vanno di pari passo con l'aumento della povertà e delle disparità in materia sanitaria, dell'esclusione, della criminalità, dell'insicurezza e della sfiducia,

B.

considerando che, prima dell'attuale crisi, l'Unione europea era già alle prese con le difficoltà derivanti dalla debole crescita economica, dall'esplosiva situazione demografica e dai problemi connessi al dover operare in un'economia internazionale sempre più globalizzata,

C.

considerando che nel 2007 il 15,2 % dei cittadini dell'Unione di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato prematuramente gli studi,

D.

considerando che l'occupazione non basta per molti cittadini dell'Unione europea a garantire l'uscita dalla povertà, visto che nel 2006 l'8 % della popolazione era a rischio di povertà,

E.

considerando che nel 2006 il 16 % dei cittadini europei era a rischio povertà e che bambini, famiglie numerose e famiglie monoparentali, disoccupati, disabili, giovani, anziani, minoranze etniche e migranti sono gruppi particolarmente vulnerabili,

F.

considerando che le donne sono sempre maggiormente a rischio di povertà rispetto agli uomini a causa di fattori come la loro dipendenza economica, il divario retributivo tra i sessi e la maggiore presenza femminile nei lavori meno retribuiti; considerando che questa situazione aumenta il rischio di perpetuare la povertà alle generazioni successive,

G.

considerando che gli aumenti dei prezzi degli ultimi anni hanno avuto un effetto notevole sui bilanci delle famiglie e hanno colpito in misura sproporzionata le categorie sociali vulnerabili,

H.

considerando che vari studi (ad es. Il futuro della ricerca mondiale della Fondazione Russell Sage), hanno dimostrato che nelle economie maggiormente sviluppate, un lavoratore su quattro potrebbe presto ritrovarsi nelle fasce retributive più basse e dunque in una situazione di accresciuto rischio di povertà; considerando che il fenomeno del lavoro mal retribuito interessa tutti e assume sovente la forma di un rapporto di lavoro informale con lavoratori non qualificati, lavoratori part-time, donne, immigrati e giovani maggiormente a rischio; considerando che vi è la tendenza a trasmettere il lavoro scarsamente retribuito da una generazione all'altra limitando l'accesso a un'istruzione di buon livello, a una buona assistenza sanitaria e ad altre condizioni basilari di esistenza,

I.

considerando che l'articolo 2 del trattato CE stabilisce che la solidarietà e la parità tra uomini e donne sono tra i valori fondanti dell'Unione europea,

J.

considerando che l'Unione europea affronta un cambiamento demografico le cui caratteristiche più importanti sono l'aumento dell'aspettativa di vita e una diminnuzione del tasso di fertilità, anche se in alcuni paesi si comincia a ravvisare un'inversione di tendenza di quest'ultimo,

K.

considerando che il cambiamento demografico dovrebbe portare a un raddoppio dell'indice di dipendenza degli anziani fino al 2050 con ripercussioni soprattutto sulla salute psicofisica della popolazione,

L.

considerando che il «Demography Report 2008: Meeting Social Needs in an Ageing Society» della Commissione (SEC(2008)2911), nel quale è riconosciuto il ruolo centrale assolto nella società dalle persone che prestano assistenza informale (carer), invita la Commissione a esaminare le solide argomentazioni sociali che militano a favore dell'inclusione dei carers nell'elaborazione delle future politiche;

M.

considerando che benché gli effetti della crisi finanziaria sull'economia reale non siano del tutto noti, sarà impossibile raggiungere l'obiettivo della creazione di 5 milioni di posti di lavoro nell'Unione europea tra il 2008 e il 2009; considerando che la recessione economica provocherà un aumento della disoccupazione e sicuramente anche maggiore povertà, oltre a mettere in difficoltà i modelli sociali europei,

N.

considerando che la crisi finanziaria ed economica sta producendo un aumento della disoccupazione e una crescente insicurezza, mettendo a dura prova la coesione sociale in tutta l'Unione europea, con fratture e tensioni sociali in numerosi Stati membri,

O.

considerando che l'Unione europea si è impegnata a realizzare l'obiettivo di uno sviluppo sostenibile a livello sociale e ambientale e che sarebbe opportuno sfruttare appieno le opportunità di creazione di posti di lavoro che possono nascere da tale impegno,

P.

considerando che il dialogo sociale può rivelarsi importante per affrontare la crisi di fiducia che è stata esacerbata dalla crisi finanziaria visto che molte persone sono angosciate per il loro futuro; considerando che eguale priorità va accordata a chi è già escluso e la cui situazione è aggravata dall'attuale crisi,

Q.

considerando che nell'Unione europea la maggiore presenza dei pubblici poteri, caratterizzata da un certo grado di ridistribuzione del reddito e da quello che viene comunemente definito «modello sociale europeo», ha effetti positivi sulla vita lavorativa di milioni di uomini e donne appartenenti ai segmenti più svantaggiati della forza lavoro,

R.

considerando che il rispetto delle disposizioni legali e convenzionali e l'equilibrio fra i due modelli normativi del diritto del lavoro e della contrattazione collettiva sono la precondizione per introdurre valori uniformi in una diversità di sistemi,

S.

considerando che nei rapporti di lavoro informali non si applicano norme e procedure concordate fra le parti in sede di contrattazione collettiva,

T.

considerando che l'agenda sociale rinnovata dovrebbe basarsi sul principio che politiche sociali efficaci ed efficienti contribuiscono alla crescita economica e alla prosperità e che ciò, a sua volta, consente di rafforzare il sempre più debole sostegno dei cittadini nei confronti dell'Unione europea,

U.

rammaricandosi che l'agenda sociale rinnovata non affronti la questione della certezza giuridica dei servizi sociali d'interesse generale,

V.

considerando che sono state espresse molte preoccupazioni circa il ruolo e la visibilità dell'agenda sociale rinnovata, che riguardano fra l'altro la sue finalità poco chiare, il seguito che vi sarà dato e la minore rilevanza conferita al metodo aperto di coordinamento (MAC) in campo sociale,

W.

considerando che i modelli sociali europei sono un gruppo di valori omogenei che caratterizza sistemi diversi tra loro e che essi rientrano, in genere, tra le competenze degli Stati membri; che le finalità dell'Europa sociale, sancite nel trattato CE, nella Carta dei diritti fondamentali e nel trattato di Lisbona, devono essere messe in risalto in quanto obiettivo primario dell'Unione europea, se quest'ultima vuole venire incontro alle attese e mitigare le preoccupazioni dei suoi cittadini; considerando che i Consigli europei di primavera hanno ribadito più volte l'obiettivo dell'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale e la necessità di rafforzare la dimensione sociale della strategia di Lisbona; considerando che il fallimento e il successo delle politiche sociali e di occupazione a livello nazionale si ripercuotono anche sugli altri Stati membri, e il dibattito sulla riforma del modello sociale europeo deve pertanto essere posto al centro dell'interazione tra l'Unione e gli Stati membri,

X.

considerando che il fallimento della strategia di Lisbona per la riduzione della povertà - attualmente 78 000 000 persone nell'Unione europea vivono in condizioni di povertà - e le crescenti ineguaglianze devono essere al centro delle preoccupazioni; che l'Unione europea deve compiere progressi nella definizione e attuazione di obiettivi nazionali e comunitari di riduzione della povertà e dell'esclusione sociale e in aree cruciali per le quali attualmente esistono indicatori, se si vuole che la gente si persuada che l'Unione europea è innanzitutto al servizio delle persone, prima ancora che delle imprese e delle banche,

Y.

considerando che in vari procedimenti dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee sono state citate le «norme cruciali per la salvaguardia dell'ordine politico, sociale o economico», senza chiarire chi debba decidere quali norme nazionali siano cruciali per la protezione del pubblico,

Z.

considerando che la Corte di giustizia ha ritenuto che non spetta agli Stati membri definire unilateralmente la nozione di politica pubblica o imporre unilateralmente il proprio diritto del lavoro ai fornitori di servizi stabiliti in un altro Stato membro; considerando che, se questa prerogativa non è degli Stati membri, rimane incerto chi debba esercitarla,

AA.

considerando che non sussiste una chiara distinzione fra subappalto di sola manodopera, reclutamento illecito di lavoratori e prestazioni di servizi basate su contratti legali conclusi con veri lavoratori autonomi; considerando che occorre tener presente la differenza fra pratiche illecite e autentici rapporti di lavoro, commerciali e non,

Azioni prioritarie

Modelli sociali europei

1.

invita il Consiglio e la Commissione, tenuto conto della recessione economica, a riaffermare l'importanza di un'Europa sociale forte, che integri politiche sociali e di occupazione sostenibili, efficaci ed efficienti; invita la Commissione a sviluppare un'ambiziosa Agenda di politica sociale per il periodo 2010-2015;

2.

sollecita la Commissione a presentare un piano programmatico coerente sul lavoro dignitoso, che sia conforme alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

3.

sottolinea l'importanza, in questi tempi difficili, di includere la promozione del lavoro e la creazione di occupazione fra le principali priorità dell'agenda sociale, e ritiene che una maggiore flessibilità nel lavoro sia oggi più importante che mai;

4.

invita la Commissione ad associare l'agenda sociale rinnovata ad altre iniziative, quali il patto europeo per la parità di genere, il patto europeo per la gioventù e l'alleanza europea per le famiglie, al fine di offrire alle categorie sociali svantaggiate un migliore accesso alle prestazioni sociali;

5.

è preoccupato del fatto che le misure proposte nella comunicazione della Commissione sull'agenda sociale rinnovata manchino della coerenza necessaria per produrre un impatto sugli attuali livelli di povertà ed esclusione nell'Unione europea e per affrontare le attuali sfide alla coesione sociale;

6.

si rammarica in particolare del fatto che la comunicazione della Commissione sull'agenda sociale rinnovata non contenga le seguenti proposte, essenziali per conseguire un equilibrio fra libertà economiche e diritti sociali:

una direttiva sulle disposizioni basilari di diritto del lavoro per tutti i lavoratori, a prescindere dal loro status occupazionale, al fine di tutelare il numero sempre crescente di lavoratori atipici,

una revisione della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (14), unitamente a un sistema di valutazione del lavoro neutro dal punto di vista del genere, per ridurre il divario salariale fra uomini e donne, fra i vari settori economici così come al loro interno; e

una direttiva sulla contrattazione collettiva transfrontaliera in linea con le realtà delle transazioni commerciali transfrontaliere;

7.

sottolinea la necessità di sviluppare ulteriormente standard minimi di diritto del lavoro; è consapevole che né le libertà economiche né le regole di concorrenza possono prevalere sui diritti sociali fondamentali;

8.

osserva che la politica sociale deve affrontare questioni fondamentali, quali un migliore equilibrio tra diritti sociali più forti e libertà di mercato, la lotta contro la discriminazione, la promozione dell'uguaglianza, la riforma e l'ammodernamento dei modelli sociali europei e il rafforzamento dei valori cui si ispirano;

9.

nota che la precisazione del contenuto delle norme di uno Stato membro «cruciali per la salvaguardia dell'ordine politico, sociale o economico» sia una questione politica da definire nel quadro di un processo democraticamente legittimato; invita pertanto la Commissione ad avviare un dibattito aperto per chiarire la natura delle disposizioni di cui sopra e a proporre all'occorrenza opportuni atti legislativi;

10.

ritiene che in questo momento non si debbano ridurre le spese sociali ma piuttosto rafforzare le riforme strutturali; aggiunge che l'Unione europea deve sostenere le infrastrutture dei modelli sociali degli Stati membri, fra cui i servizi sociali di interesse generale, attraverso la riaffermazione dell'importanza dell'accesso universale, della qualità e della sostenibilità;

11.

deplora che, mentre la crisi finanziaria dimostra l'importanza dell'intervento statale ai fini del mantenimento dell'attività economica e del rafforzamento della coesione sociale, la Commissione non abbia assicurato il futuro e il ruolo cruciale dei servizi pubblici nell'Unione proponendo una direttiva quadro sui servizi di interesse generale;

12.

chiede alla Commissione di presentare una proposta legislativa volta a garantire la certezza giuridica dei servizi sociali di interesse generale;

13.

sottolinea la necessità di trovare il modo per riformare e ammodernare i sistemi di sicurezza sociale nazionali per debellare la povertà in una prospettiva di lungo periodo, soprattutto per quanto attiene ad un adeguato reddito minimo, alle pensioni e ai sistemi sanitari; rimarca altresì che esiste il potenziale per rafforzare la sostenibilità finanziaria di sistemi salariali e pensionistici minimi e la qualità ed efficienza dei servizi sanitari, attraverso il miglioramento dell'organizzazione, dell'accesso a tali servizi, e di un maggiore partenariato fra pubblico e privato, nel rispetto dei principi della sussidiarietà e sostenendo i maggiori sforzi volti ad instaurare sistemi di imposizione fiscale progressiva per ridurre le ineguaglianze;

14.

prende atto che taluni Stati membri hanno introdotto il concetto di salario minimo; propone che altri Stati membri potrebbero beneficiare dallo studio di queste esperienze; chiede agli Stati membri di salvaguardare le condizioni essenziali per la partecipazione sociale ed economica per tutti e, in particolare, di prevedere normative su questioni quali il salario minimo o altre disposizioni giuridiche e generalmente vincolanti o attraverso accordi collettivi conformemente alle tradizioni nazionali, in modo da permettere ai lavoratori a tempo pieno di ottenere dai loro guadagni un tenore di vita decoroso;

15.

invita la Commissione e gli Stati membri a garantire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi bancari di base;

16.

ribadisce che lo sport e le attività culturali sono strumenti fondamentali per l'inclusione sociale e contribuiscono a incoraggiare lo sviluppo personale, a promuovere i valori positivi della società e a coltivare i talenti;

17.

chiede alla Commissione di integrare al più presto nell'insieme delle politiche comunitarie le problematiche ambientali e sanitarie al fine di garantire un livello elevato di tutela della salute e ambientale, conformemente alle disposizioni del trattato CE;

18.

condivide la volontà della Commissione di ampliare l'agenda sociale a nuovi settori; deplora che troppo spesso l'ambiente non sia considerato che sotto l'angolo del cambiamento climatico; accoglie con favore le rinnovate dichiarazioni della Commissione a favore di un'economia sostenibile a basse emissioni di CO2, ma si rammarica del fatto che la proposta della Commissione non contenga misure concrete che contemplino le conseguenze sociali e sanitarie delle crisi ecologiche e climatiche;

19.

sottolinea che l'indigenza estrema e l'esclusione sociale che ne deriva non possono essere comprese unicamente in termini economici, attraverso delle cifre, ma vanno comprese anche in termini di diritti umani e di cittadinanza; riconosce che il principio della libera circolazione dei capitali e delle merci non è in grado, in quanto tale, di eliminare la povertà e in particolare la povertà persistente, e che l'indigenza estrema costituisce una privazione di opportunità e non consente una piena partecipazione alla vita della comunità, rendendo coloro che ne sono colpiti indifferenti all'ambiente che li circonda;

Politiche sociali e di occupazione

20.

saluta le proposte incluse nel pacchetto della Commissione su un migliore equilibrio fra lavoro e vita privata presentato a fine 2008; esorta la Commissione a rivolgere raccomandazioni agli Stati membri che sono in netto ritardo rispetto agli obiettivi del Consiglio europeo di Barcellona del 2002 relativi agli interventi di assistenza all'infanzia da realizzare entro il 2010; invita inoltre la Commissione a incoraggiare ulteriormente l'apertura dei datori di lavoro riguardo alle disposizioni sul lavoro flessibile, attraverso l'ottimizzazione dell'uso e della conoscenza delle TIC e di nuove forme di organizzazione del lavoro, così da promuovere la flessibilità degli orari di lavoro e la loro compatibilità con gli orari aziendali, amministrativi e scolastici;

21.

invita la Commissione a presentare una proposta che consenta di conciliare meglio la vita privata, familiare e professionale, attraverso l'ottimizzazione dell'uso e della conoscenza delle TIC e di nuove forme di organizzazione del lavoro, tenendo conto delle esigenze e del benessere del bambino e promuovendo al tempo stesso una più efficace protezione del lavoro che sancisca il diritto dei genitori e dei carer a orari di lavoro flessibili corrispondenti alle loro esigenze e prestando particolare attenzione alle opportunità di accesso per le categorie a basso salario, per i lavoratori precari e i lavoratori con impieghi di bassa qualità;

22.

deplora la debolezza delle politiche comunitarie e nazionali dinanzi all'aumento della povertà, in particolare della povertà infantile;

23.

incoraggia gli Stati membri a prevedere sistemi di reddito minimo garantito per l'inclusione sociale, in conformità con i principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

24.

suggerisce che nuove sfide demografiche potrebbero essere affrontate risolvendo la situazione delle donne che vivono in povertà, che non hanno pari e adeguato accesso al cibo, all'alloggio, all'educazione e alla retribuzione e che hanno difficoltà a conciliare lavoro, famiglia e vita privata;

25.

invita ad adottare forme di prevenzione e di lotta più efficaci contro l'abbandono precoce degli studi, all'insegna del motto «andare a scuola paga»; chiede inoltre sistemi di istruzione organizzati in modo più efficace e corsi di studio adattati al mercato del lavoro di domani che tengano conto delle esigenze della società e degli sviluppi tecnologici; invita a promuovere ulteriormente e a sostenere le scuole della seconda opportunità e l'istruzione informale e non formale che ha favorito in maniera dimostrabile una partecipazione di giovani e adulti maggiore di quella che si registra nei contesti scolastici tradizionali per abbassare il tasso di abbandono scolastico nell'Unione europea; a tal fine chiede l'eliminazione, da tempo sollecitata, di ogni differenza di opportunità nei sistemi di istruzione dell'Unione, in particolare l'abbandono dell'istruzione segregata e di basso livello, che ha effetti negativi irreversibili sulle categorie emarginate, in particolare sui rom;

26.

insiste sulla necessità di azioni più efficaci nell'ambito dell'apprendimento e della formazione permanente, per fornire ai cittadini, soprattutto ai meno qualificati, gli strumenti per (ri)entrare nel mercato del lavoro senza difficoltà e senza discriminazioni e contribuire all'innovazione sociale; suggerisce di valorizzare le capacità imprenditoriali, soprattutto delle donne e dei giovani, le competenze TIC e di comunicazione, la conoscenza della finanza e le competenze linguistiche;

27.

sottolinea la necessità di migliorare l'istruzione nell'Unione europea, mobilitando il processo di compatibilità e comparabilità dei sistemi di istruzione degli Stati membri in vista di facilitare il mutuo riconoscimento di qualifiche e standard professionali;

28.

ritiene che le politiche di inclusione sociale attiva debbano esercitare un impatto decisivo sull'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale, sia per quanti hanno un lavoro retribuito («i lavoratori poveri») che per quanti non svolgono un'attività lavorativa remunerata;

29.

evidenzia la necessità di promuovere la cooperazione tra università e imprenditoria, poiché è importante garantire che entrambi i partner collaborino e si sostengano a vicenda nell'interesse delle rispettive organizzazioni, del personale e degli studenti; ritiene che si debba creare un ponte tra i curricula universitari e il mondo dell'imprenditoria, e che le imprese debbano avere la possibilità tra l'altro di integrare i programmi di studio, proporre tirocini, organizzare giornate porte aperte per gli studenti ecc.;

30.

attira l'attenzione sulla necessità di un approccio più equilibrato tra flessibilità, sicurezza e garanzia di salari dignitosi, finalizzato all'integrazione dei giovani, degli anziani, delle donne, dei disoccupati di lungo periodo e dei gruppi svantaggiati nel mercato del lavoro; propone che, nell'attuare le strategie nazionali relative alla flessicurezza, gli Stati membri tengano conto della risoluzione del Parlamento del 29 novembre 2007 sui principi comuni di flessicurezza;

31.

considera che, specie in tempi di crisi economica e finanziaria e di conseguenti ristrutturazioni e licenziamenti, la partecipazione dei lavoratori al processo decisionale in seno alle imprese, fonte del loro sostentamento, assume la massima importanza; saluta la recente revisione (15) della direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (16); ribadisce la sua richiesta di potenziare il funzionamento dei comitati aziendali europei, come indicato nella sua risoluzione del 4 settembre 2001 sull'applicazione della direttiva 94/45/CE (17);

32.

sottolinea che le politiche sociali e di occupazione dovrebbero creare posti di lavoro ed essere attivate velocemente in relazione all'attuale crisi economica e dovrebbero fornire opportunità di lavoro e di formazione attenuando le perdite di reddito; ritiene che tali politiche debbano motivare attivamente le persone a ricercare opportunità di lavoro o ad avviare una propria attività imprenditoriale; a tal fine ritiene che gli Stati membri debbano considerare il ricorso a strumenti di finanziamento accessibili, come garanzie di credito, tassi di interesse agevolati o la capitalizzazione delle indennità di disoccupazione attenuando al contempo la perdita di reddito, fornire opportunità di istruzione che aiutino i disoccupati a trovare nuovi posti di lavoro; rammenta l'approccio organico della Commissione all'inclusione sociale che comprende un adeguato sostegno al reddito, l'accesso ai mercati del lavoro inclusivi e servizi sociali di alta qualità;

33.

invita la Commissione ad adottare iniziative che portino a operare una chiara distinzione fra datori di lavoro, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, da un lato, e lavoratori dipendenti, dall'altro;

34.

sottolinea l'assoluta necessità di fornire supporto alle madri, mediante assegni familiari durante l'infanzia del bambino e la creazione di un idoneo quadro per il loro rientro sul mercato del lavoro, prestando particolare attenzione alle ragazze madri, categoria particolarmente vulnerabile;

35.

rileva che l'economia sociale, come un'altra forma di imprenditoria, svolge un ruolo essenziale nel contribuire a una sostenibile economia europea, conciliando redditività e solidarietà; aggiunge che le imprese dell'economia sociale necessitano di un quadro giuridico certo; sottolinea l'importantissimo contributo del lavoro di volontariato nel settore sociale, in particolare nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e a sostegno dei gruppi più svantaggiati nella società;

36.

sottolinea che non tutti sono in grado di svolgere un lavoro e che attualmente non vi sono posti di lavoro per tutti; conferma al riguardo l'importanza di attuare la raccomandazione 92/441/CEE, ribadita nella riunione del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008, sull'opportunità di rendere operante il «diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana» mediante l'estensione a tutti gli Stati membri dell'istituto del salario minimo e l'aumento del suo livello per assicurare adeguatezza e accessibilità;

37.

ritiene che lo sviluppo del microcredito possa svolgere un ruolo importante nell'aiutare i disoccupati (di lungo periodo) nella transizione verso il lavoro autonomo; osserva che il microcredito ha già in molti casi agevolato il reinserimento nel mercato del lavoro, che è appunto uno degli obiettivi della strategia di Lisbona; invita la Commissione a migliorare l'elaborazione e l'accessibilità delle informazioni circa le possibilità e disponibilità di microcredito, nonché a concentrarsi attivamente sui gruppi sociali che più di altri potrebbero beneficiare del microcredito;

38.

invita a promuovere un legame più solido tra la realizzazione della flessicurezza e il rafforzamento del dialogo sociale, nel rispetto degli usi e delle consuetudini nazionali;

39.

insiste sull'eliminazione degli ostacoli burocratici per le piccole e medie imprese; chiede che venga portata avanti l'attuazione dei principi proposti nella comunicazione della Commissione su uno «Small Business Act» per l'Europa;

40.

pur riconoscendo pienamente che gli Stati membri hanno competenza in materia di politica salariale, suggerisce che le parti sociali discutano a livello nazionale nuove metodologie per politiche salariali che potrebbero invertire l'attuale percentuale in declino del rapporto tra salari e profitti e includere una più elevata partecipazione finanziaria dei dipendenti agli utili delle società, attraverso il ricorso a meccanismi che riducano l'impatto dell'inflazione; ritiene che tali meccanismi potrebbero consentire di utilizzare i guadagni aggiuntivi dei dipendenti in speciali fondi di capitale creati dalle aziende; chiede un dibattito su eventuali modi per incentivare le aziende ad adottare tali metodologie e chiede altresì di discutere quadri giuridici che disciplinino l'accesso dei dipendenti a detti fondi, in modo graduale, nel corso del tempo; suggerisce alle parti sociali l'importanza di un rinnovato impegno per un salario che permetta di vivere un'esistenza «dignitosa» e che garantisca un reddito minimo molto al di sopra del livello di reddito considerato adeguato, in modo da permettere alle persone di uscire dalla povertà e di trarre beneficio dal lavoro;

41.

insiste sul fatto che la promozione della non discriminazione e delle pari opportunità riposa su una solida base legislativa e su una serie di strumenti di intervento, e che la parità di opportunità e l'assenza di discriminazione devono essere integrate in tutti gli aspetti dell'agenda sociale rinnovata;

42.

invita la Commissione a condurre studi sull'impatto a medio e a lungo termine della mobilità nel campo della conoscenza, e sulla scorta delle relative risultanze elaborare misure atte a mitigarne gli effetti negativi;

Immigrazione

43.

attira l'attenzione sull'impatto negativo (una possibile «fuga dei cervelli») che l'immigrazione potrebbe avere nel processo di sviluppo dei paesi di origine, ivi comprese le strutture familiari, la sanità, l'istruzione e la ricerca; ricorda d'altronde gli effetti della crisi economica in termini di squilibrio dei mercati dell'occupazione dei paesi ospitanti;

44.

sottolinea l'importanza delle assunzioni «etiche» dai paesi terzi, con specifico riguardo ai professionisti del settore sanitario, e invita gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a elaborare un codice di condotta per le assunzioni internazionali;

45.

sottolinea che l'impatto a lungo termine dell'immigrazione sul cambiamento demografico è incerto, in quanto dipende dalla volatilità dei flussi migratori, dei ricongiungimenti familiari e dei tassi di fertilità;

46.

ritiene che gli immigrati possano contribuire, ove assunti legalmente, allo sviluppo sostenibile dei sistemi di sicurezza sociale, oltre a garantire i propri diritti pensionistici e sociali;

47.

sottolinea che, per avere successo, una politica di immigrazione fondata sui diritti umani deve promuovere una strategia coerente ed organica per l'integrazione degli immigrati, basata sulle pari opportunità, fondata sulla garanzia dei loro diritti fondamentali e in grado di garantire un equilibrio fra diritti e obblighi;

48.

saluta la proposta della Commissione di imporre sanzioni ai datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi illegalmente residenti; sottolinea l'importanza di combattere lo sfruttamento di tali cittadini rispettando al tempo stesso i diritti di quanti si trovano in situazioni vulnerabili; in tale ambito invita la Commissione a creare opportunità di occupazione legale per i cittadini di paesi terzi legalmente residenti;

49.

saluta la proposta di una direttiva concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera (COM(2008)0414); richiama tuttavia l'attenzione sul fatto che la direttiva non deve a sua volta aggravare le discriminazioni basate sul censo per i cittadini dell'Unione;

50.

ritiene che il rafforzamento e l'applicazione delle vigenti disposizioni di diritto del lavoro, sia nazionali che comunitarie, e di quelle in attuazione di convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), deve essere una priorità per le istituzioni dell'Unione europea e gli Stati membri;

51.

sottolinea inoltre la necessità di rafforzare ulteriormente in tutta l'Unione europea le leggi antidiscriminazione; invita la Commissione a incentivare lo scambio delle migliori prassi fra gli Stati membri in modo da migliorare ulteriormente le misure che hanno permesso di integrare gli immigrati; nota che, specie in tempi di difficoltà economiche, le categorie sociali più vulnerabili, che comprendono sovente gli immigrati, sono quelle di gran lunga più colpite;

L'Unione europea a livello esterno

52.

ritiene che nelle sue relazioni esterne, l'Unione europea potrebbe svolgere un ruolo più attivo nel promuovere norme sociali e ambientali essenziali; è convinto che si debbano compiere sforzi ulteriori a favore di meccanismi di prevenzione, vigilanza e sanzionamento delle violazioni;

53.

ritiene che l'Unione europea possa fare di più per influenzare l'agenda internazionale in tema di promozione di un lavoro dignitoso per tutti e adoperarsi attivamente per il rispetto delle convenzioni dell'OIL, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e che ciò, a sua volta, possa contribuire a realizzare la pace mondiale e a tutelare, inoltre, gli interessi e i valori dell'Unione europea;

54.

sottolinea che lo sviluppo del quadro giuridico comunitario tramite il diritto primario o derivato non deve mai essere in contrasto con gli obblighi assunti in sede internazionale nel quadro delle convenzioni dell'OIL;

55.

osserva che l'Unione europea dovrebbe puntare a un processo di globalizzazione più inclusivo a livello sociale e sostenibile da un punto di vista economico e ambientale; nota che la politica aziendale delle grandi multinazionali non ha soltanto un forte impatto economico ma anche un importante impatto sociale, sia nell'Unione europea che nei paesi terzi, segnatamente nei paesi in via di sviluppo; sollecita pertanto la Commissione a promuovere attivamente la nozione di responsabilità sociale delle imprese con provvedimenti giuridici non vincolanti o eventualmente con proposte legislative;

Fondi strutturali

56.

suggerisce di rafforzare il potenziale dei Fondi strutturali, attraverso la semplificazione, la flessibilità, il miglioramento delle procedure e la dimensione dell'integrazione sociale, allo scopo di aiutare gli Stati membri a ottimizzare l'elaborazione delle politiche sociali e di occupazione; invita gli Stati membri e le regioni ad associare pienamente i partner a norma dell'articolo 16 del regolamento generale sui Fondi strutturali (18); raccomanda esplicitamente di rendere accessibile il Fondo sociale europeo (FSE) ai partner per favorire la costruzione delle capacità;

57.

sottolinea che l'agenda sociale rinnovata deve impegnarsi chiaramente affinché i Fondi strutturali e il fondo di coesione dell'Unione europea contribuiscano al raggiungimento dei suoi obiettivi; chiede pertanto agli Stati membri di servirsi del FSE e di tutti gli altri Fondi strutturali per migliorare non soltanto l'occupabilità ma anche l'infrastruttura sociale;

58.

riconosce che i Fondi strutturali restano di gran lunga il più importante strumento di finanziamento per gli obiettivi sociali e chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere le sinergie con altri programmi e di favorire la coerenza fra programmi quadro pluriennali come Daphne, Progress, il programma sanità pubblica e il programma Europa per i cittadini;

59.

chiede di rivolgere un'attenzione particolare alle regioni più colpite dalla globalizzazione, nonché alle regioni dei nuovi Stati membri che stanno intraprendendo il cammino della convergenza sociale;

60.

suggerisce che il programma Progress possa contribuire a una migliore valutazione della modernizzazione dei modelli sociali europei, attraverso la valutazione di progetti pilota;

61.

considera che, conseguentemente alla libera circolazione delle persone, in alcune aree dell'Unione europea e soprattutto nelle grandi città stanno emergendo nuovi problemi connessi alla prestazione di assistenza sociale urgente a favore di quanti non sono in grado di mantenersi, e che tali problemi sollecitano ancor più i servizi pubblici e le associazioni caritative che forniscono aiuti urgenti, ad esempio ai senzatetto o alle categorie emarginate della società;

Azioni strumentali

Dialogo sociale e civile

62.

sottolinea che la flessibilità e l'accettazione del cambiamento da parte dei cittadini possono aumentare grazie a una maggiore fiducia reciproca, la quale, a sua volta, può essere rafforzata da un dialogo sociale più efficace e trasparente e da una democrazia partecipativa più efficace nella definizione e attuazione delle politiche;

63.

ritiene particolarmente importante che il dialogo sociale promuova politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro e, in generale, miglioramenti della qualità della vita in ambito lavorativo; chiede alla Commissione di riflettere sulle modalità di integrare nel dialogo sociale i lavoratori in posti di lavoro non permanenti (lavoratori temporanei, a tempo parziale, a tempo determinato);

64.

considerato che i risultati dei negoziati tra le parti sociali europee sono poco conosciuti o poco pubblicizzati, chiede di compiere un'opera di sensibilizzazione in merito ai risultati del dialogo sociale, per migliorarne l'impatto e promuoverne lo sviluppo;

65.

ritiene che la cultura della cooperazione, che ha sostituito la cultura del conflitto sul mercato del lavoro, debba continuare a essere incoraggiata attraverso la promozione del dialogo sociale;

66.

ritiene che le organizzazioni della società civile e le persone che si trovano in una situazione di povertà e di esclusione sociale debbano essere coinvolte più direttamente e su base paritaria nel dibattito sul modello economico e sociale;

67.

sottolinea che le parti sociali dovrebbero compiere uno sforzo per lavorare sulla base di piani pluriennali, con calendari e scadenze specifici, al fine di realizzare una strategia sostenibile di lungo periodo;

68.

chiede un ampio dibattito tra parti interessate europee, autorità pubbliche nazionali, datori di lavoro e lavoratori e organizzazioni della società civile, in merito all'agenda sociale per il dopo 2010;

69.

osserva che gli Stati membri dovrebbero sostenere nuovi obiettivi e indicatori sociali vincolanti, misurabili e quantitativi nella strategia di Lisbona del dopo 2010, con l'impegno ad adoperarsi per l'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale, come pure per l'elaborazione di un nuovo patto per il progresso sociale che definisca l'architettura e le finalità di una nuova Unione europea socialmente sostenibile e globalmente giusta, che costruisca e rafforzi il MAC sociale ponendolo a fondamento della sua azione;

70.

osserva che le aziende svolgono un ruolo importante nell'Unione europea, non solo in termini economici ma anche in termini sociali; attira pertanto l'attenzione sulla promozione della responsabilità sociale delle imprese e sulla necessità di compiere urgentemente progressi in fatto di qualità del lavoro nonché di salario in grado di garantire un'esistenza dignitosa, in modo da apportare sostegno al modello sociale e impedire il dumping sociale;

71.

è favorevole a un dialogo efficace tra il Parlamento e le organizzazioni della società civile, e ritiene che tale dialogo sia necessario anche all'interno degli Stati membri, a livello centrale, regionale e locale;

72.

nota che un Anno europeo del volontariato rappresenterebbe una grande opportunità per l'Unione europea di entrare in contatto con le organizzazioni della società civile; invita la Commissione a compiere i preparativi necessari affinché il 2011 sia proclamato Anno europeo del volontariato, presentando quanto prima un'idonea proposta legislativa in tal senso;

73.

ritiene che le organizzazioni della società civile debbano essere coinvolte sin dall'inizio nei processi di formazione delle decisioni, che le informazioni debbano essere pubblicamente accessibili, che lo scambio di informazioni debba essere reciproco e che la portata del cambiamento sia illustrata chiaramente ai partecipanti;

74.

sottolinea l'importanza e il valore del processo di consultazione come strumento efficace di coinvolgimento dei cittadini per consentire agli stessi di immettere direttamente il proprio input nel processo politico a livello comunitario; invita la Commissione a varare ulteriori iniziative per sensibilizzarli maggiormente alle future consultazioni dell'Unione europea, attraverso i mass media e in altre idonee sedi a livello nazionale, regionale e locale;

75.

giudica urgente e necessario che le istituzioni comunitarie, le parti sociali a livello nazionale e le organizzazioni della società civile concludano un «patto sociale», che si articoli in azioni sociali dotate di obiettivi vincolanti e realistici e di corrispondenti indicatori;

76.

osserva che la partecipazione civica inizia dall'infanzia e chiede pertanto di promuovere e sostenere strutture e iniziative di partecipazione per ragazzi e giovani a livello locale, regionale e nazionale;

Diritto dell'Unione europea

77.

sottolinea la necessità di far avanzare e portare a conclusione il regolamento relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e la direttiva sulla portabilità dei diritti alla pensione e la proposta di direttiva recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente da religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale;

78.

chiede un miglioramento del processo legislativo a livello dell'Unione europea, che chiarisca i motivi per cui occorre intervenire a tale livello, garantisca la qualità dei contenuti ed effettui una valutazione d'impatto rigorosa e affidabile delle conseguenze sociali, ambientali ed economiche; chiede in particolare l'applicazione effettiva dell'accordo interistituzionale del 2003 su «Legiferare meglio» (19);

79.

sottolinea che la cooperazione efficace tra Stati membri e il controllo efficace sul recepimento del diritto europeo dovrebbero costituisce una priorità;

80.

ritiene che un migliore processo normativo a livello europeo dovrebbe perseguire attivamente la partecipazione delle organizzazioni della società civile e affrontare le preoccupazioni dei cittadini, colmando in tal modo la distanza che li separa dall'Unione europea;

MAC

81.

ritiene che le politiche economiche, ambientali e sociali a livello di Unione europea debbano essere meglio coordinate, riaffermando gli obiettivi originari della strategia di Lisbona e la necessità di assicurare che le politiche economiche e occupazionali contribuiscano attivamente all'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale; sottolinea che il trattato di Lisbona prevede che all'atto della definizione e attuazione delle politiche dell'Unione europea è necessario tenere conto degli aspetti più importanti della politica sociale;

82.

rileva la necessità di adottare una carta legalmente vincolante dei diritti sociali fondamentali;

83.

sottolinea che il trattato di Lisbona prevede che all'atto della definizione e attuazione delle politiche dell'Unione europea è necessario tenere conto degli aspetti più importanti della politica sociale;

84.

ritiene che la strategia di Lisbona del dopo 2010 debba prevedere un MAC rafforzato e invita la Commissione a continuare a esortare gli Stati membri a definire target quantitativi nazionali, in particolare per quanto riguarda la riduzione della povertà e il rafforzamento dell'inclusione sociale, supportati particolarmente da nuovi precisi indicatori di tipo quantitativo;

85.

invita il Consiglio e la Commissione a offrire nuove opportunità per un coinvolgimento reale del Parlamento nella strategia di Lisbona del dopo 2010;

*

* *

86.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  Testi approvati, P6_TA(2008)0544.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0513.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2009)0039.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2008)0556.

(5)  Testi approvati, P6_TA(2008)0467.

(6)  GU L 245 del 26.8.1992, pag. 46.

(7)  GU C 297 E del 20.11.2008, pag. 174

(8)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 463.

(9)  GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.

(10)  GU C 233 E del 28.9.2006, pag. 130.

(11)  Testi approvati, P6_TA(2008)0286.

(12)  GU C 301 E del 13.12.2007, pag. 45.

(13)  Testi approvati, P6_TA(2008)0163.

(14)  GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(15)  Direttiva 2009/38/CE (non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale).

(16)  GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.

(17)  GU C 72 E del 21.3.2002, pag. 68.

(18)  Regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione (GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25).

(19)  GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/23


Mercoledì 6 maggio 2009
Coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro

P6_TA(2009)0371

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro (2008/2335(INI))

2010/C 212 E/06

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione, del 3 ottobre 2008, relativa ad una raccomandazione della Commissione sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro (COM(2008)0639),

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare gli articoli 99, 137 e 141,

vista la raccomandazione della Commissione 2008/867/CE, del 3 ottobre 2008, relativa all'inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro (1),

vista la raccomandazione del Consiglio 92/441/CEE, del 24 giugno 1992, in cui si definiscono i criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale (2),

viste le conclusioni della presidenza a seguito della riunione del Consiglio europeo di Bruxelles dell’11 e 12 dicembre 2008,

vista la comunicazione della Commissione del 13 febbraio 2009 intitolata «Proposta di relazione congiunta per il 2009 sulla protezione e sull'inclusione sociale» (COM(2009)0058), e visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 24 febbraio 2009, intitolato «Relazione congiunta sulla protezione e sull'inclusione sociale 2008, profili per paese» (SEC(2009)0255),

vista la sua risoluzione del 30 novembre 2006 sulla situazione delle persone con disabilità nell'Unione europea allargata: il piano d'azione europeo 2006-2007 (3),

vista la sua risoluzione del 6 settembre 2006 sul miglioramento della salute mentale della popolazione. Verso una strategia sulla salute mentale per l'Unione europea (4),

visti i progressi realizzati in materia di pari opportunità e non discriminazione nell'Unione europea in merito alla trasposizione delle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE,

vista la Convenzione ONU sullo statuto dei rifugiati,

vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sull'azione contro la tratta degli esseri umani,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (5),

viste le conclusioni della presidenza a seguito della riunione del Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002,

viste la comunicazione della Commissione del 17 ottobre 2007 intitolata «Ammodernare la protezione sociale per un rafforzamento della giustizia sociale e della coesione economica: portare avanti il coinvolgimento attivo delle persone più lontane dal mercato del lavoro» (COM(2007)0620) e la risoluzione del Parlamento del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea (6),

viste le raccomandazioni dei partner sociali europei contenute nella relazione del 18 ottobre 2007 intitolata Key Challenges Facing European Labour Markets: A Joint Analysis of European Social Partners (Le sfide chiave per i mercati del lavoro europei: un'analisi congiunta delle parti sociali europee),

vista la comunicazione della Commissione del 26 febbraio 2007 intitolata «Inventario della realtà sociale – Relazione intermedia al Consiglio europeo di primavera del 2007» (COM(2007)0063) e la relativa risoluzione del Parlamento del 15 novembre 2007 (7),

vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008 intitolata «Agenda sociale rinnovata: Opportunità, accesso e solidarietà nell'Europa del XXI secolo» (COM(2008)0412) e la relativa risoluzione del Parlamento del 6 maggio 2009 (8),

vista la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2006 intitolata «La sostenibilità di lungo termine delle finanze pubbliche nella UE» (COM(2006)0574) e la risoluzione del Parlamento del 20 novembre 2008 sul futuro dei regimi previdenziali e pensionistici: finanziamento e tendenza all'individualizzazione (9),

vista la sua dichiarazione del 22 aprile 2008 sulla soluzione del problema dei senzatetto (10),

vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti (11) ,

vista la decisione n. 1098/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, riguardante l'anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) (12),

vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale (13),

vista la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente (14) ,

vista la decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce un programma d'azione nel campo dell'apprendimento permanente (15),

vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2008 su istruzione e formazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere (16),

visto il protocollo allegato al trattato di Lisbona sui servizi di interesse generale (17) ,

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della Commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0263/2009),

A.

considerando che il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all'inclusione sociale, in quanto i gruppi vulnerabili impossibilitati a partecipare al mercato del lavoro hanno diritto a una vita dignitosa e ad una piena partecipazione sociale e, pertanto, chiunque deve poter disporre di un reddito minimo e dell'accesso a servizi sociali abbordabili e di qualità, a prescindere dalla propria capacità di partecipare al mercato del lavoro,

B.

considerando che il coinvolgimento attivo è connesso, oltre che alla capacità del singolo, al sistema di organizzazione della società; considerando che, pertanto, occorre affrontare anche le cause strutturali dell'esclusione, comprese la discriminazione e la fornitura di servizi inadeguati,

C.

considerando che la causa di un'apparente esclusione dal mercato del lavoro può risiedere nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali,

D.

considerando che l'integrazione nel mercato del lavoro non deve rappresentare un requisito necessario per il diritto a un reddito minimo e l'accesso a servizi sociali di alta qualità; considerando che un reddito minimo e l'accesso a servizi sociali di qualità sono requisiti necessari per l'integrazione nel mercato del lavoro,

E.

considerando che le persone con esigenze, difficoltà o svantaggi molteplici e complessi, quali la persistente dipendenza da redditi ridotti o inadeguati, la disoccupazione di lunga durata, un basso livello d'istruzione e analfabetismo, l'appartenenza a una famiglia vulnerabile, la disabilità, le cattive condizioni di salute, la residenza in aree esposte a molteplici svantaggi, la situazione abitativa precaria e mancanza di fissa dimora, nonché il razzismo e la discriminazione, sono spesso le più lontane dal mercato del lavoro e, pertanto, le strategie di coinvolgimento devono riflettere la diversità delle persone escluse,

F.

considerando che l'esclusione sociale e l'esclusione dal mercato del lavoro si ripercuotono gravemente sulla salute mentale delle persone coinvolte e che i disoccupati di lunga durata sono maggiormente soggetti al rischio di cadere in depressione e di sviluppare altri disturbi mentali,

G.

considerando che le persone lontane dal mercato del lavoro hanno una maggiore necessità di formazione professionale perché la loro formazione scolastica è stata insufficiente oppure perché non sono più in grado di applicare nella pratica quanto appreso a causa della lunga assenza dal mercato del lavoro,

H.

considerando che spesso le persone più vulnerabili sono interessate dalla condizionalità delle politiche di attivazione e che occorre monitorare gli effetti di tali politiche ed evitarne le conseguenze negative per i gruppi vulnerabili,

I.

considerando che le misure di coinvolgimento attivo devono altresì procedere di pari passo con lo sviluppo di obiettivi a livello nazionale e comunitario in materia di lotta contro la povertà e l'esclusione sociale,

J.

considerando che la maggior parte dei capifamiglia sono donne, che la maggior parte dei nuclei familiari monoparentali sono composti da donne e che la maggior parte dei prestatori di cure sono donne; considerando che, pertanto, le politiche di coinvolgimento attivo devono comprendere una gamma di misure tali da consentire alle donne più lontane dal mercato del lavoro di beneficiare effettivamente delle strategie di coinvolgimento attivo; considerando inoltre che esiste un nesso diretto tra la situazione delle donne nel mercato del lavoro e la povertà legata all'età, che colpisce principalmente le donne,

K.

considerando che nei periodi di recessione economica e di crescita della disoccupazione esiste il rischio di un considerevole aumento dei licenziamenti, facendo salire il numero di persone che sono già vittime della povertà e dell'esclusione dal mercato del lavoro, in particolare i gruppi sociali più vulnerabili, quali le donne, gli anziani e le persone con disabilità; considerando che è essenziale perseguire l'inclusione sociale e la connessa politica del mercato del lavoro attraverso un approccio integrato e coerente nel quadro del piano europeo per la ripresa economica; considerando che parte dei fondi pubblici dovrebbe essere utilizzata per mantenere e migliorare gli investimenti nel settore sociale, nella sanità e nell'istruzione, in altri servizi sociali fondamentali e nei servizi di interesse generale,

L.

considerando che la teoria secondo la quale il lavoro è il modo più efficace per affrancarsi dall'esclusione può essere valida solo se tale lavoro è sostenibile, di qualità e adeguatamente retribuito; considerando che il principio della parità di retribuzione per un lavoro di pari livello continua ad essere scarsamente applicato,

M.

considerando che i prestatori di assistenza familiare forniscono servizi essenziali di assistenza, istruzione e sostegno al di fuori del sistema occupazionale, senza alcun reddito o diritto sociale, e non godono del diritto di accedere nuovamente al mercato del lavoro e di ottenere il riconoscimento delle competenze acquisite o sviluppate durante i periodi di assistenza fornita ai familiari,

1.

plaude al fatto che la Commissione basi la sua raccomandazione 2008/867/CE sulla raccomandazione 92/441/CEE, che riconosce il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e definisce i principi comuni per realizzare tale diritto; approva i principi comuni e gli orientamenti pratici presentati nella raccomandazione 2008/867/CE sulla strategia di coinvolgimento attivo basata su tre pilastri, in particolare un adeguato sostegno al reddito, mercati del lavoro in grado di favorire l'inserimento e l'accesso a servizi di qualità; sottolinea, in particolare, che qualunque strategia di coinvolgimento attivo deve essere fondata sui principi dei diritti individuali, del rispetto per la dignità umana e di non discriminazione, delle pari opportunità e della parità di genere; sulla promozione dell'integrazione nel mercato del lavoro, unita alla piena partecipazione nella società; e sull'attuazione dei principi di qualità, adeguatezza e accessibilità in tutti e tre i pilastri;

2.

concorda con il Consiglio che occorre migliorare l'attuazione della raccomandazione 92/441/CEE per quanto riguarda il reddito minimo e i trasferimenti sociali; che l'assistenza sociale dovrebbe fornire un reddito minimo consono a una vita dignitosa, quanto meno a un livello che sia al di sopra della soglia di rischio povertà, sufficiente a far uscire le persone dalla povertà e che occorre migliorare l'utilizzo dei sussidi;

3.

accoglie favorevolmente la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, del 17 luglio 2008, nella causa C-303/06 concernente un prestatore di cure e assistenza che aveva subito una discriminazione fondata sul suo rapporto con il figlio disabile; chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare misure adeguate volte a garantire che i prestatori di cure e assistenza siano protetti da discriminazioni di questo tipo in fase di accesso al mercato del lavoro e incoraggia gli Stati membri a prendere i necessari provvedimenti per assicurare l'ottemperanza alla sentenza della Corte;

4.

invita gli Stati membri a realizzare un adeguato sostegno al reddito al fine di combattere la povertà e l'esclusione sociale; sottolinea la necessità di fissare un adeguato sostegno al reddito sulla base delle raccomandazioni 92/441/CEE e 2008/867/CE e che esso sia trasparente, accessibile a tutti e sostenibile nel tempo;

5.

ritiene essenziale che la Commissione e gli Stati membri applichino con efficacia la direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro giuridico generale per la parità di trattamento in materia di occupazione per lottare efficacemente contro la discriminazione nel settore dell'occupazione e delle condizioni di lavoro basata su religione, disabilità, età o tendenze sessuali;

6.

sottolinea la sua richiesta al Consiglio di concordare un obiettivo comunitario per i meccanismi di reddito garantito e di reddito sostitutivo a base contributiva, atti ad assicurare un sostegno al reddito pari ad almeno il 60 % del reddito medio nazionale e inoltre di concordare un calendario per il raggiungimento di tale obiettivo in tutti gli Stati membri;

7.

riconosce che l'interazione tra assistenza sociale e attività nel mercato del lavoro è complessa, in particolare quando il lavoro disponibile è a tempo determinato, stagionale, precario o part-time e quando le condizioni di ottenimento e i sistemi di protezione sociale o le aliquote fiscali marginali disincentivano dall'iniziare un lavoro remunerato e il sistema di assistenza sociale è troppo rigido per poter reagire; chiede, pertanto, l'elaborazione di sistemi che sostengano efficacemente le persone interessate nei periodi di transizione anziché penalizzarle o scoraggiarle, oppure privarle dell'assistenza troppo rapidamente quando iniziano a lavorare;

8.

richiama l'attenzione sull'importanza di stabilire benefici sociali per le persone vulnerabili atte al lavoro; sottolinea, tuttavia, che, in virtù del principio di sussidiarietà, tali prestazioni rientrano tra le competenze degli Stati membri;

9.

evidenzia che i beneficiari di un adeguato sostegno al reddito e le loro famiglie avranno la possibilità di evitare il rischio di povertà e di divenire cittadini attivi che contribuiscono alla vita sociale ed economica e alla solidarietà tra le generazioni;

10.

suggerisce agli Stati membri di prendere attivamente in considerazione l'introduzione di una politica per i salari minimi, al fine di combattere il crescente numero di «lavoratori poveri» e di rendere il lavoro una prospettiva percorribile per le persone distanti dal mercato del lavoro;

11.

ritiene che il coinvolgimento attivo richieda la riduzione delle disuguaglianze tra regioni e zone all'interno della Comunità attraverso un rapido processo di riabilitazione delle zone colpite dalla crisi economica e lo sviluppo delle regioni rurali;

12.

esorta gli Stati membri ad intraprendere azioni volte a lottare contro l'occupazione clandestina o «sommersa» che preclude alle persone coinvolte il ricorso a determinati servizi e strutture sociali;

13.

chiede che le politiche di coinvolgimento attivo:

siano coerenti con un approccio basato su un ciclo di vita riguardante politiche sociali, occupazionali, dell'istruzione e dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita;

siano personalizzate, mirate e orientate al soddisfacimento delle esigenze;

si basino su un approccio integrato e sulla partecipazione; e

rispettino i prerequisiti essenziali per consentire la partecipazione senza creare condizioni tali da mettere a rischio il reddito minimo di sussistenza;

14.

invita la Commissione a considerare nella loro totalità i costi nel settore del coinvolgimento attivo e dell'inclusione sociale, poiché l'esperienza ha dimostrato che investire ed agire preventivamente può ridurre sul lungo termine i costi complessivi per la società; plaude al fatto che la raccomandazione 2008/867/CE proponga di incrementare gli investimenti nell'inclusione sociale in tal senso;

15.

ritiene che tutti gli Stati membri dovrebbero fornire sussidi aggiuntivi mirati a favore delle fasce svantaggiate (quali persone con disabilità o malattie croniche, genitori single o famiglie con molti figli), che coprano le spese extra relative, tra l'altro, all'assistenza personale e all'uso di strutture e cure mediche e sociali specifiche, nonché fissando livelli dei prezzi dei medicinali accessibili per le fasce sociali più svantaggiate; sottolinea l'esigenza di garantire livelli decorosi per le pensioni di invalidità e di anzianità;

16.

concorda, in particolare alla luce delle esigenze spesso complesse delle persone, che occorre elaborare e attuare misure personalizzate di coinvolgimento attivo che comprendano il reddito minimo, l'inserimento nel mercato del lavoro e nei servizi sociali, che occorre dare rilievo all'individuazione precoce e all'azione preventiva e dare priorità alle misure rivolte alle persone più vulnerabili;

17.

ritiene che nell'elaborazione e nell'attuazione di tali misure occorra tenere conto delle opinioni delle persone alle quali esse sono rivolte; invita gli Stati membri a sostenere il conferimento di poteri alle organizzazioni non governative del settore sociale, al fine di favorire la loro partecipazione alla formulazione e all'attuazione delle politiche di inclusione;

18.

chiede agli Stati membri di adottare un approccio più costruttivo per quanto riguarda la politica in materia di stupefacenti, che ponga l'accento sulla prevenzione, l'istruzione e il trattamento dei tossicodipendenti e non sulle sanzioni penali;

19.

invita a destigmatizzare le persone affette da problemi di salute mentale e da difficoltà di apprendimento, a promuovere la salute e il benessere mentale, a prevenire i disordini mentali nonché ad aumentare le risorse destinate ai trattamenti e alle cure;

20.

ritiene che, essendo i problemi associati all'esclusione in molti casi presenti dai primissimi anni di vita, sia essenziale un'azione preventiva per individuare, a partire da un'età precoce, ovvero molto prima che abbandonino gli studi e la formazione, i bambini e i giovani più a rischio; osserva che i giovani esclusi dalla scuola hanno maggiori probabilità di incorrere in comportamenti antisociali e criminali, che possono compromettere il loro ingresso nel mercato del lavoro in una fase successiva della vita; ritiene che un ampio dialogo con le parti interessate e il sostegno ad azioni preventive e ai servizi sociali, volti a migliorare le opportunità per i bambini e i giovani adulti vulnerabili, siano cruciali per il successo delle politiche di inclusione; sottolinea altresì l'importanza dei problemi di esclusione che colpiscono le persone di una certa età che perdono il lavoro e non riescono a reinserirsi nel mercato del lavoro;

21.

ritiene che si debbano tenere nel debito conto le esigenze dei giovani alla ricerca della prima occupazione e che le politiche e le misure suscettibili di favorire il passaggio dal mondo dell'istruzione al mercato del lavoro vadano adottate a livello nazionale; ritiene altresì che il dialogo strutturato con le organizzazioni giovanili dovrebbe essere costantemente accompagnato dall'attività delle istituzioni dell'Unione europea e degli Stati membri;

22.

chiede agli Stati membri di adoperarsi maggiormente per trattare le questioni cui sono confrontati i prestatori di cure, tra cui il diritto di scegliere liberamente se e in quale misura dedicarsi all'assistenza che forniscono, la possibilità di combinare l'assistenza con un lavoro retribuito e l'occupazione, come pure l'accesso ai regimi di sicurezza sociale e alle pensioni di anzianità, onde evitare l'impoverimento come conseguenza della prestazione di cure;

23.

accoglie con favore il riconoscimento della necessità di garantire accesso universale a servizi sociali accessibili e di elevata qualità, quale diritti fondamentali e come uno degli elementi essenziali del modello sociale europeo, nonché di favorire la permanenza delle persone nel mercato del lavoro e i principi stabiliti nella raccomandazione 2008/867/CE; ritiene che, per essere tali, i servizi sociali debbano includere un alloggio fisso e a buon mercato, trasporti pubblici accessibili, la formazione professionale di base e l'assistenza sanitaria, nonché l'accesso a servizi energetici e ad altri servizi di rete a prezzi convenienti; nota che sono necessari ulteriori progressi per garantire gli obblighi del servizio universale nei servizi di interesse generale, e ritiene necessario lo sviluppo di un piano d'azione inteso a definire una direttiva quadro dell'Unione europea sui servizi di interesse generale che garantisca tali obblighi; osserva che non sono stati compiuti sufficienti progressi nel raggiungimento degli obiettivi di Barcellona per un'assistenza all'infanzia accessibile e di alta qualità, che dovrebbe essere rafforzata in modo da includere tutti i bambini della scuola primaria; osserva inoltre che non sono stati sufficientemente soddisfatti neppure i bisogni di altri aventi diritto che dovrebbero essere sottoposti a un processo simile;

24.

ritiene che per conseguire l'inclusione sia essenziale combattere le discriminazioni subite dalle persone nel quadro dell'accesso ai beni, ai servizi e alle strutture e plaude quindi alla proposta relativa a una direttiva globale per la lotta contro le discriminazioni al di fuori dell'ambito lavorativo, fondate sull'età, la disabilità, l'orientamento sessuale, la religione o le convinzioni personali;

25.

invita gli Stati membri a valutare l'introduzione di tariffe sociali predefinite per i gruppi vulnerabili, ad esempio nel settore dell'energia e dei trasporti pubblici, nonché facilitazioni per l'ottenimento di microcrediti al fine di promuovere il coinvolgimento attivo, nonché cure sanitarie e istruzione gratuite per le persone con difficoltà economiche;

26.

invita gli Stati membri a rafforzare il profilo delle cooperative di credito per contribuire a offrire alle persone un ambiente sicuro e regolamentato in cui possano risparmiare e prendere in prestito del denaro e per contrastare il fenomeno sempre più grave dell'indebitamento personale; invita gli Stati membri a provvedere affinché le persone abbiano il diritto di aprire un conto bancario a costi accessibili, il che costituisce un mezzo essenziale per partecipare sia alle attività economiche sia alla società;

27.

invita gli Stati membri a fornire alle persone disabili un sostegno supplementare sia per entrare nel mercato del lavoro sia quando sono già lavorativamente attive; chiede agli Stati membri che non l'hanno ancora fatto di firmare e ratificare sia la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità sia il suo Protocollo Opzionale; rileva che gli Stati membri dovrebbero predisporre procedure e strutture appropriate per un'efficace applicazione di tale Convenzione delle Nazioni Unite;

28.

reputa che i giovani si trovino di fronte a ostacoli specifici al coinvolgimento attivo, tra cui una discriminazione ingiustificata basata sull'età e difficoltà in relazione all'accesso a programmi di formazione professionale accessibili;

29.

plaude alla deistituzionalizzazione dei disabili, ma prende atto che ciò richiede un sufficiente livello di servizi a livello locale, che favoriscano una vita autonoma, il diritto all'assistenza personale, il diritto all'indipendenza economica e la piena partecipazione nella società in seno agli Stati membri;

30.

invita la Commissione e gli Stati membri a mobilitare risorse adeguate per facilitare l'accesso ai programmi di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, quale mezzi per limitare l'emarginazione delle persone anziane, tra l'altro in materia di impiego, e di promuovere la loro partecipazione permanente alla vita sociale, culturale e civica;

31.

ritiene che si debbano adottare misure supplementari per lottare contro la violenza domestica e gli abusi ai danni di bambini e persone anziane;

32.

invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che la legislazione comunitaria esistente sull'uguaglianza di genere, l'uguaglianza in generale e la non discriminazione sia attuata appieno, in modo adeguato ed efficace; ne chiede l'estensione e l'applicazione al fine di eliminare le barriere strutturali all'occupazione;

33.

ritiene che un'istruzione di qualità sia una precondizione essenziale per una riuscita occupazione e integrazione future ; invita gli Stati membri ad ampliare la legislazione in materia di pubblica istruzione al fine di eliminare tutti gli ostacoli esistenti all'istruzione, garantendo un'istruzione integrata e parità di accesso a tutti; reputa che le persone escluse per lungo tempo dal mercato del lavoro debbano beneficiare di maggiori diritti al finanziamento di formazioni lungo tutto l'arco della vita e all'accesso a tali formazioni, in particolare qualora si tratti di «competenze chiave»;

34.

invita la Commissione e gli Stati membri ad applicare il principio dell'integrazione orizzontale delle questioni di genere in tutta la strategia di coinvolgimento attivo;

35.

ritiene che la formazione offerta dovrebbe tenere conto delle necessità delle persone interessate ed essere adeguata a queste ultime; chiede misure di formazione e di integrazione mirate, in quanto quelle standardizzate spesso ignorano le esigenze delle persone affette da disabilità o da problemi di salute e di chi le assiste; sottolinea le migliori prassi del Fondo sociale europeo (FSE) e di EQUAL per quanto concerne gli approcci alla formazione mirati sulla base delle esigenze delle persone più lontane dal mercato del lavoro, che riconoscono capacità non documentate e capacità acquisite attraverso un'istruzione non tradizionale;

36.

raccomanda di migliorare la qualità dell'istruzione e di integrare i sistemi educativi con il mercato del lavoro e con criteri di partecipazione sociale, nonché di ridurre le disparità nell'accesso a tutte le forme di istruzione e nella qualità dell'istruzione offerta;

37.

ritiene che la formazione dovrebbe altresì garantire una buona preparazione in materia di diritti e obblighi dei lavoratori, incluso il diritto di iscrizione al sindacato, e di salute e sicurezza sul lavoro, nonché in materia di diritti all'informazione e alla consultazione, alla formazione e all'istruzione lungo tutto l'arco della vita;

38.

osserva che esiste il rischio che approcci più creativi alla preparazione delle persone più lontane dal mercato del lavoro per l'eventuale accesso a quest'ultimo possano essere privati di finanziamenti a favore di un approccio più convenzionale basato su risultati facilmente quantificabili; invita pertanto la Commissione a migliorare il finanziamento di approcci «dal basso verso l'alto» nel quadro dei Fondi strutturali, e in particolare del FSE, e lo sviluppo di indicatori che misurino i progressi conseguiti in materia di coinvolgimento attivo e di inclusione sociale al fine di stimolare iniziative di base innovative per la promozione del coinvolgimento attivo, che rientra tra gli obiettivi di inclusione sociale messi in rilievo nell'ambito dei Fondi strutturali destinati alla strategia di Lisbona, dei finanziamenti proposti per l'innovazione sociale e di altre modalità di finanziamento;

39.

rileva che per effetto dei cambiamenti demografici, entro il 2030 il rapporto tra popolazione attiva e non attiva sarà presumibilmente di 2 a 1; esorta la Commissione e gli Stati membri a elaborare politiche di coinvolgimento attivo volte a garantire che coloro che prestano assistenza, spesso costretti a ritirarsi dal mercato del lavoro per assumersi responsabilità familiari, non subiscano conseguenze negative negli anni futuri;

40.

sottolinea la necessità di creare un mercato del lavoro che favorisca l'inserimento quale fulcro di qualunque strategia di coinvolgimento attivo, un mercato del lavoro con condizioni lavorative adeguate e una varietà di opportunità occupazionali adatte a tutti i lavoratori, tenendo conto delle diverse esigenze del posto di lavoro, delle necessità dei singoli lavoratori, dei diversi metodi e orari di lavoro, delle diverse capacità e delle diverse esigenze in termini di conciliazione della vita familiare e privata con la vita professionale; nota che l'elevata qualità dell'occupazione è un fattore essenziale per promuovere il mantenimento dell'impiego;

41.

invita gli Stati membri a promuovere un mercato del lavoro competitivo, favorendo lo sviluppo di sistemi di protezione sociale pubblici e privati a costi ragionevoli e consentendo alle persone interessate, comprese le persone appartenenti a minoranze etniche, di poter scegliere di ridurre i rischi di esclusione dal mercato del lavoro;

42.

invita gli Stati membri a utilizzare gli strumenti e i mezzi disponibili per motivare tutti gli attori a creare mercati del lavoro che favoriscano l'inserimento e a migliorare la partecipazione delle persone più lontane dal mercato del lavoro; indica gli strumenti esistenti nel quadro del dialogo sociale localizzato, gli incentivi finanziari, le agevolazioni fiscali e lo sviluppo dell'economia sociale; accoglie con favore la raccomandazione della Commissione intesa a sostenere l'economia sociale quale fonte essenziale di prima occupazione per le persone più svantaggiate;

43.

rileva che il ruolo delle autorità locali e regionali nella promozione del coinvolgimento attivo è triplice: quali datori di lavoro, promotori dello sviluppo economico e dell'occupazione e prestatori di servizi pubblici, inclusi i servizi per i gruppi più vulnerabili; invita gli Stati membri a istituire delle reti a livello regionale e locale per consigliare e indirizzare le persone verso i servizi dove possono ricevere consulenza e aiuto ad accedere al mercato del lavoro, nonché verso servizi sociali specifici (regimi di indennità sociale, servizi di assistenza sanitaria, di salute mentale e di assistenza sociale) in base alle loro esigenze specifiche;

44.

ritiene fermamente che si dovrebbe fare di più per rimuovere gli ostacoli all'inserimento cui si trovano di fronte i richiedenti asilo; invita gli Stati membri ad adoperarsi per porre fine alla dipendenza dei richiedenti asilo dalle indennità che ricevono, consentendo loro di lavorare e valutare lo sviluppo di percorsi legali di immigrazione;

45.

invita tutti gli Stati membri a tutelare le politiche di asilo fondate sui diritti umani, conformemente alla Convenzione sullo statuto dei rifugiati e alle altre normative fondamentali in materia di diritti umani;

46.

riconosce che la tratta di esseri umani è all'origine di enormi sofferenze e di emarginazione sociale e chiede agli Stati membri di fare di più per applicare la legislazione in materia di lotta contro la tratta e contro la discriminazione, di procedere al reinserimento sociale delle vittime della tratta e, in particolare, di firmare, di ratificare e di attuare la Convenzione sulla lotta contro la tratta degli esseri umani;

47.

esorta la Commissione e gli Stati membri a rifiutare la confusione fuorviante tra migrazione economica e richiesta d'asilo, nonché tra migrazione economica e richiesta d'asilo, da una parte, e immigrazione illegale, dall'altra;

48.

ritiene che la reclusione delle persone senza un reinserimento e una rieducazione adeguati crei ostacoli all'inclusione e spesso conduca solo a ulteriore esclusione sociale, disoccupazione e criminalità;

49.

ritiene fermamente che il mantenimento di un limite di età obbligatorio per la pensione sia un ostacolo per il coinvolgimento attivo e costringa molte persone che potrebbero scegliere di continuare a lavorare a uscire dal mercato del lavoro;

50.

invita la Commissione a coordinare da vicino il processo politico relativo al coinvolgimento attivo, in particolare per quanto concerne i servizi sociali di elevata qualità, con la creazione attualmente in corso di un quadro volontario di servizi sociali di interesse generale di qualità e ad esaminare senza indugio tutte i possibili modi di chiarire il contesto giuridico in cui operano i servizi sociali di interesse generale, dotandoli di un quadro giuridico di riferimento, in particolare adottando strumenti legislativi tra cui una direttiva quadro;

51.

sottolinea la sua recente richiesta alla Commissione e al Consiglio di stabilire obiettivi per la riduzione della povertà (la povertà in generale, la povertà infantile, la povertà delle persone occupate e la povertà persistente a lungo termine), per un salario minimo versato attraverso la pensione, per l'accesso all'assistenza sanitaria e per la qualità di quest'ultima (ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute e aumentare l'aspettativa di vita, ecc.); ribadisce la sua richiesta di fissare un obiettivo comunitario per ridurre la povertà infantile del 50 % entro il 2012 e per risolvere il problema dei bambini, giovani e adulti senza dimora entro il 2015;

52.

chiede un programma concreto per l'attuazione delle strategie di coinvolgimento attivo, basato sulla partecipazione della società civile e di altre parti interessate, tra cui le persone colpite dalla povertà; ritiene che il programma dovrebbe specificare scadenze e obiettivi qualitativi e quantitativi realistici sulla base di indicatori specifici e del dialogo approfondito tra le parti interessate; ritiene inoltre che tale programma dovrebbe stabilire le modalità di attuazione del coinvolgimento attivo e del relativo monitoraggio attraverso il Metodo aperto di coordinamento per la protezione e l'inclusione sociale, in particolare a livello locale, regionale e nazionale; accoglie quindi con favore l'iniziativa della Commissione di coinvolgere le autorità locali nel monitoraggio dell'attuazione delle strategie di coinvolgimento attivo, attraverso il finanziamento di una rete di osservatori delle autorità locali sul coinvolgimento attivo mediante il programma Progress; invita la Commissione e gli Stati membri a conferire a tali osservatori un ruolo importante nel futuro processo politico grazie ai programmi nazionali di riforma della strategia di Lisbona riveduta ed in particolare alla strategia europea per l'occupazione;

53.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 307 del 18.11.2008, pag. 11.

(2)  GU L 245 del 26.8.1992, pag. 46.

(3)  GU C 316 E del 22.12.2006, pag. 370.

(4)  GU C 305 E del 14.12.2006, pag. 148.

(5)  GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(6)  Testi approvati, P6_TA(2008)0467.

(7)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 463.

(8)  Testi approvati, P6_TA(2009)0370.

(9)  Testi approvati, P6_TA(2008)0556.

(10)  Testi approvati, P6_TA(2008)0163.

(11)  GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.

(12)  GU L 298 del 7.11.2008, pag. 20.

(13)  Testi approvati, P6_TA(2009)0062.

(14)  GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.

(15)  GU L 327 del 24.11.2006, pag. 45.

(16)  GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 46.

(17)  GU C 306 del 17.12.2007, pag. 158.


Giovedì 7 maggio 2009

5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/32


Giovedì 7 maggio 2009
Integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea

P6_TA(2009)0372

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea nonché nel consolidamento della pace/dello Stato (2008/2198(INI))

2010/C 212 E/07

Il Parlamento europeo,

visti i principi di cui all'articolo 2, all'articolo 3, paragrafo 2, all'articolo 13, all'articolo 137, paragrafo 1, lettera i), e all'articolo 141 del trattato CE,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea proclamata il 7 dicembre 2000,

visto il trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 a Lisbona,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 18 dicembre 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne,

visti la Quarta conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino nel settembre 1995, la dichiarazione e la piattaforma d'azione approvate a Pechino e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite Pechino +5 e Pechino +10 sulle ulteriori azioni e iniziative per attuare la dichiarazione di Pechino e la piattaforma d'azione, adottate rispettivamente il 9 giugno 2000 e l'11 marzo 2005,

visto il programma d'azione dell'Unione europea per gli obiettivi di sviluppo del Millennio, adottato dal Consiglio il 18 giugno 2008,

viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite RES/1325 (2000), adottata il 31 ottobre 2000, e S/RES/1820 (2008), adottata il 19 giugno 2008, sulle donne, la pace e la sicurezza,

viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali e relazioni esterne» del 23 e 24 maggio 2005 sulla sicurezza europea,

visto il documento del Consiglio dell'8 dicembre 2008 intitolato «Attuazione della risoluzione 1325, rafforzata dalla risoluzione 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nell'ambito della PESD»,

viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali» del 13 novembre 2006 sulla promozione dell'uguaglianza di genere e dell'integrazione della dimensione di genere nella gestione delle crisi,

viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali» dell'8 dicembre 2008 sulla lotta alla violenza contro le donne, in particolare nel contesto della Politica europea di sicurezza e di difesa (PESD), e a tutte le forme di discriminazione nei loro confronti,

visto il documento intitolato «Approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione europea delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza» approvato dal Consiglio «Affari generali» dell'8 dicembre 2008,

vista l'attività in corso sul documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato «Toward an EU Action Plan on Gender Equality and Women's Empowerment in EU External Action» (Verso un piano d'azione dell'Unione europea sull'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'Unione europea),

visti lo sviluppo della politica europea di vicinato (PEV) dal 2004, in particolare le relazioni di avanzamento della Commissione sulla sua attuazione, e i piani d'azione adottati congiuntamente con Armenia, Azerbaigian, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Moldova, Marocco, Autorità palestinese, Tunisia e Ucraina,

visti il processo di allargamento e le relazioni di avanzamento della Commissione,

viste le sue precedenti risoluzioni sull'emancipazione femminile nella politica internazionale e di sviluppo e sul ruolo delle donne nella pace e nella sicurezza, in particolare quella del 1o giugno 2006 (1), quella del 16 novembre 2006 (2) e quella del 13 marzo 2008 (3),

viste le sue risoluzioni sulla politica europea di vicinato, sulla strategia di allargamento dell'Unione europea e sui paesi e le regioni confinanti con l'Unione europea,

viste le sue risoluzioni sugli strumenti di assistenza esterna,

vista la sua risoluzione del 18 dicembre 2008 sulle prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni postconflittuali (4),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0225/2009),

A.

considerando che la realizzazione dei diritti umani delle donne, l'emancipazione e la partecipazione attiva femminile non sono importanti solo per affrontare la disuguaglianza di genere e attuare una reale dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea ma che esse risultano essenziali anche per il successo dell'attuazione delle politiche esterne dell'Unione europea, compresi i settori degli aiuti, dello sviluppo, dell'allargamento, della politica di vicinato, della risoluzione dei conflitti, della costruzione della sicurezza e della pace e del commercio internazionale,

B.

considerando che, sebbene gli Stati membri aderiscano a tutti i principali quadri internazionali sull'uguaglianza di genere e i diritti della donna e benché a livello europeo esistano diversi documenti programmatici, l'impegno pratico per la promozione dell'integrazione della dimensione di genere e dell'emancipazione femminile nell'ambito delle politiche esterne resta debole, l'attuazione dei documenti programmatici esistenti è modesta e le risorse finanziarie stanziate specificamente per le questioni relative al genere sono insufficienti,

C.

considerando che, malgrado i notevoli miglioramenti nella promozione dell'uguaglianza di genere registrati negli ultimi anni, le principali istituzioni dell'Unione europea, ossia il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, non dispongono di personale sufficiente appositamente designato per attuare gli obiettivi dichiarati in materia di questioni di genere nell'ambito della politica esterna e dell'allargamento e che la maggior parte del personale esistente responsabile delle questioni di genere deve combinare tale attività con almeno un'altra funzione, talvolta con altre due,

D.

considerando che l'Unione europea necessita di un approccio olistico e coerente all'integrazione della dimensione di genere,

Osservazioni generali

1.

riconosce che le istituzioni dell'Unione europea hanno attribuito sempre più importanza all'integrazione della dimensione di genere e all'emancipazione femminile, ma sottolinea che molto resta ancora da fare per mettere in pratica gli impegni politici ed evidenzia l'importanza di finanziamenti adeguati e di personale competente adeguato per la realizzazione degli obiettivi di genere;

2.

rammenta che per l'integrazione della dimensione di genere non servono solo dichiarazioni programmatiche di alto livello ma occorrono anche la volontà politica della leadership dell'Unione europea e degli Stati membri, una definizione della gerarchia degli obiettivi e un monitoraggio dei progressi compiuti;

3.

accoglie con favore l'adozione del summenzionato «Approccio globale all'attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite UNSCR 1325 (2000) e 1820 (2008) da parte dell'Unione europea sulle donne, la pace e la sicurezza», oltre all'adozione da parte del Consiglio «Affari generali» dell'8 dicembre 2008 degli orientamenti sulla violenza contro le donne e le ragazze e sulla lotta a tutte le forme di discriminazione nei loro confronti; invita gli Stati membri che ancora non l'abbiano fatto a conformarsi con urgenza alla richiesta avanzata dal Consiglio di Sicurezza di adottare i rispettivi piani d'azione nazionali sulla UNSCR 1325; invita la Commissione a fornire aiuti e assistenza tecnica ai paesi terzi che intendano sviluppare strategie nazionali per l'attuazione delle summenzionate risoluzioni del Consiglio di sicurezza;

4.

si compiace che il testo riveduto della strategia di sicurezza europea contenga un riferimento alle succitate risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite S/RES/1325 (2000) e S/RES/1820 (2008), nonché alla risoluzione S/RES/1612(2005);

5.

invita la Commissione ad accelerare la propria attività e a proporre entro il luglio 2009, in stretta collaborazione con gli Stati membri e il segretariato del Consiglio, il documento «EU Action Plan on Gender Equality and Women's Empowerment in EU Internal and External Action» (Piano d'azione dell'Unione europea sull'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'Unione europea), da applicarsi nei 27 Stati membri e nei negoziati con i paesi terzi, congiuntamente a una serie di strumenti efficaci di controllo;

6.

chiede al Consiglio e alla Commissione di includere sistematicamente l'uguaglianza di genere e l'emancipazione delle donne nel dialogo politico dell'Unione europea e nei dibattiti programmatici con i paesi partner;

7.

chiede alle delegazioni del Parlamento europeo di affrontare le questioni connesse all'uguaglianza di genere e all'emancipazione femminile nelle sue relazioni con i parlamenti dei paesi terzi; sottolinea l'importanza di fornire sostegno e assistenza ai parlamenti nazionali dei paesi terzi con l'obiettivo di rafforzarne la capacità di inserire la prospettiva di genere nell'ambito della propria attività legislativa;

8.

sottolinea l'importanza delle organizzazioni della società civile nell'emancipazione femminile; invita la Commissione a fornire a tali organizzazioni un sostegno finanziario adeguato e a promuovere la partecipazione delle organizzazioni non governative femminili nei processi del dialogo civile con i paesi partner, così come nei negoziati di pace in tutto il mondo;

9.

invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la coerenza delle rispettive strategie relative all'integrazione della dimensione di genere e all'emancipazione femminile; chiede che i diversi quadri politici esistenti siano riuniti all'interno di un consenso europeo sulle questioni di genere, riguardante sia le politiche interne che quelle esterne;

10.

Sostiene la tenuta regolare di conferenze per discutere questioni relative alle pari opportunità per donne e uomini, con la partecipazione di delegazioni a livello dei parlamenti nazionali, composte di donne e uomini, nonché l'avvio di strategie comuni per attuare progetti legati a tale tematica;

11.

chiede alla Commissione di affrontare e dare priorità, in maniera più coerente e più sistematica, alle disuguaglianze di genere nella programmazione e nell'attuazione degli strumenti di assistenza esterna, specialmente per quanto concerne l'assistenza alla riforma del settore della sicurezza; ribadisce che le attività, gli obiettivi specifici e le risorse per le questioni di genere devono essere incluse nei documenti di strategia nazionali e che, per il loro tramite, le questioni in materia di dimensione di genere devono essere migliorate; sottolinea la necessità di un approccio olistico nell'uso degli strumenti di assistenza esterna, inclusi lo strumento di assistenza di preadesione, lo strumento della politica europea di vicinato, lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, lo strumento per la stabilità e i programmi tematici, come «Investire nelle persone», per raggiungere al meglio gli obiettivi di uguaglianza di genere ed emancipazione femminile;

12.

ritiene che le risorse stanziate per il settore sanitario e, conseguentemente, per la salute delle ragazze e delle donne, siano insufficienti rispetto agli impegni dell'Unione europea in materia di politica dello sviluppo; sottolinea che, stando alla relazione speciale della Corte dei conti sugli aiuti allo sviluppo forniti dalla Comunità europea ai servizi sanitari nell'Africa subsahariana, pubblicata nel gennaio 2009, gli stanziamenti comunitari a favore del settore sanitario per tale regione non sono aumentati dopo il 2000, rispetto al totale degli aiuti comunitari a detto settore, mentre nella tabella 2007 di controllo degli Obiettivi di sviluppo del millennio figura un livello ancora molto elevato di mortalità materna nell'Africa subsahariana;

13.

sottolinea che un'integrazione efficace della dimensione di genere richiede un coordinamento rafforzato tra attori e donatori, meccanismi di rendicontazione e una maggiore appropriazione del processo di sviluppo da parte dei governi nazionali; sottolinea a questo proposito il valore aggiunto di un partenariato CE/Nazioni Unite sull'uguaglianza di genere per lo sviluppo e la pace e di iniziative di bilancio a favore delle questioni di genere; accoglie con favore la creazione di una task force sulle donne, sulla pace e sulla sicurezza prevista nel summenzionato approccio globale all'attuazione delle risoluzioni S/RES/1325 (2000) e S/RES/1820 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite da parte dell'Unione europea;

14.

ribadisce la necessità di incentrare l'attenzione non solo sulle donne ma anche sulle relazioni di genere fra uomini e donne, che creano e perpetuano le disuguaglianze di genere; ritiene che i progetti dovrebbero quindi essere destinati sia agli uomini che alle donne;

15.

sottolinea che l'Unione europea dovrebbe prestare particolare attenzione alle esigenze delle donne più vulnerabili e socialmente escluse, specialmente alle donne disabili, rifugiate e appartenenti a gruppi minoritari;

16.

invita la Commissione a sviluppare ulteriormente procedure, parametri di riferimento e indicatori in modo tale da rispettare gli impegni assunti in materia di uguaglianza di genere nella sua politica esterna;

17.

ritiene che l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, istituito nel 2006, dovrebbe diventare operativo quanto prima e che il suo mandato dovrebbe essere esteso alle politiche esterne;

18.

invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare l'appello di Bruxelles all'azione contro la violenza sessuale nei conflitti e oltre;

19.

invita la Commissione e gli Stati membri ad attivarsi per prevenire e combattere il traffico degli esseri umani;

20.

sottolinea che gli stupri e le violenze sessuali sono usate come arma di guerra e che dovrebbero essere puniti come crimini di guerra e come crimini contro l'umanità; chiede un maggior numero di programmi di sostegno per le vittime di tali crimini;

21.

sottolinea la necessità di mettere a frutto il partenariato dell'Unione europea con le Nazioni Unite, fondato sull'esperienza e competenza su scala globale di quest'ultima organizzazione nella promozione dell'uguaglianza di genere e dell'emancipazione femminile, allo scopo di migliorare l'efficacia e l'impatto degli aiuti e delle politiche comunitarie e per garantire la coerenza del sostegno esterno affinché i paesi partner adempiano i rispettivi obblighi in materia;

Integrazione della dimensione di genere nei processi decisionali dell'Unione europea

22.

ritiene che il numero di membri del personale attualmente assegnato alle questioni di genere in seno al Consiglio e alla Commissione sia inadeguato; invita queste istituzioni a destinare un numero maggiore di personale alle strutture incaricate dell'azione esterna dell'Unione europea con una responsabilità specifica in materia di integrazione della dimensione di genere ed emancipazione femminile;

23.

rileva la perdurante assenza delle donne dai posti di alto livello in seno alle strutture del Consiglio e della Commissione e sollecita, in particolare, un maggior impegno al fine di incrementare il numero di donne fra i capi delle delegazioni e i rappresentanti speciali dell'Unione europea; sottolinea che nell'ambito del futuro Servizio europeo per l'azione esterna dovrebbe esserci un miglior equilibrio fra uomini e donne, specialmente per i posti di alto livello, e che esso dovrebbe includere un numero maggiore di membri del personale responsabili delle questioni di genere;

24.

invita gli Stati membri a destinare un numero maggiore di donne alle operazioni e alla missione PESD e chiede che la partecipazione delle donne a tutti i livelli e in tutte le fasi della pianificazione e dell'attuazione sia aumentata; sottolinea la necessità di includere il ricorso alle competenze sulle questioni di genere sin dall'inizio della pianificazione di una missione o di un'operazione così come l'importanza di una formazione sistematica e approfondita sulle questioni di genere precedente allo spiegamento del personale nel corso di missioni e operazioni;

25.

rileva i numerosi sforzi compiuti per integrare un approccio che tenga conto della parità di genere nella cultura della PESD, tra l'altro attraverso lo sviluppo dell'aspetto quantitativo dell'integrazione di genere in seno a tale politica (ad esempio mediante questionari, l'elaborazione di elenchi di controllo, il censimento del numero di donne e uomini coinvolti in operazioni PESD, ecc.); sottolinea tuttavia la necessità di sviluppare il quadro concettuale qualitativo per comprendere il contesto economico e sociale in cui si sviluppano le missioni PESD (per esempio le aree di conflitto) e le preoccupazioni per la parità di genere nell'attuazione delle operazioni e di programmi;

26.

accoglie con favore la nomina di un consulente per le questioni di genere in quasi tutte le operazioni PESD, in linea con le succitate conclusioni del Consiglio di novembre 2006; sottolinea tuttavia che l'attività dei consulenti può essere compromessa dalla mancanza di una politica di genere concreta dell'Unione europea, in particolare dalla mancanza della sensibilizzazione alla questione della parità di genere e da una riluttanza a considerarne l'importanza, nonché dalla mancanza di linee di bilancio specifiche per il finanziamento delle emissioni PESD;

27.

approva le iniziative assunte per formare riguardo al genere il personale impiegato delle missioni PESD e nelle relative sedi centrali nonché lo sforzo notevole intrapreso dalla Commissione per formare il proprio personale, specialmente in seno alle delegazioni; ribadisce che tutto il personale di ogni grado responsabile della pianificazione, della programmazione e dell'attuazione delle politiche esterne dell'Unione europea dovrebbe essere addestrato in maniera adeguata; chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire che la formazione obbligatoria sia impartita a tutto il personale delle missioni e delle delegazioni, compresa la direzione, e che siano fornite opportune istruzioni in materia di questioni di genere ed emancipazione femminile;

28.

esprime la convinzione che la pianificazione delle missioni PESD debba tener conto del coinvolgimento delle organizzazioni femminili locali nel processo di pace, apprezzando il contributo specifico che esse possono apportare e riconoscendo la peculiarità dell'influenza dei conflitti sulle donne;

29.

sottolinea che le quote attuali sono uno strumento indispensabile per garantire la parità di genere nelle missioni di pace e di sicurezza e per assicurare il corretto svolgimento delle procedure decisionali relative ai processi di ricostruzione nazionali e internazionali, nonché per garantire la presenza politica delle donne al tavolo dei negoziati;

30.

sottolinea l'importanza della costruzione del bilancio secondo la prospettiva di genere; fa osservare che la parità fra i sessi dovrebbe essere trattata come un aspetto tematico nel contesto dei principali strumenti di aiuto esterno, che dovrebbero essere destinati stanziamenti specifici alle questioni inerenti al genere e dovrebbero essere messi a punto degli indicatori per misurare l'efficacia dell'utilizzo dei fondi stanziati;

*

* *

31.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 298 E dell’8.12.2006, pag. 287.

(2)  GU C 314 E del 21.12.2006, pag. 347.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2008)0103.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2008)0639.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/37


Giovedì 7 maggio 2009
Nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona

P6_TA(2009)0373

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulle nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona (2008/2063(INI))

2010/C 212 E/08

Il Parlamento europeo,

visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea (trattato di Lisbona), firmato il 13 dicembre 2007,

visti il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, modificato dall'Atto unico europeo e dai trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza,

vista la Carta dei diritti fondamentali del 12 dicembre 2007,

vista la dichiarazione di Laeken del 15 dicembre 2001 sul futuro dell'Unione europea,

visto il trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, firmato il 29 ottobre 2004, a Roma,

vista la sua risoluzione del 7 giugno 2007 sul tracciato per il processo costituzionale dell'Unione (1),

vista la sua risoluzione dell'11 luglio 2007 sulla convocazione della Conferenza intergovernativa (CIG): parere del Parlamento europeo (articolo 48 del trattato sull'Unione europea) (2),

vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sul trattato di Lisbona (3),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali nonché i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, della commissione per la pesca, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione giuridica, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le petizioni (A6-0145/2009),

Nuove politiche

Nuovi obiettivi e clausole orizzontali

1.

accoglie con favore il carattere vincolante che il trattato di Lisbona conferisce alla Carta dei diritti fondamentali e si compiace del riconoscimento dei diritti, delle libertà e dei principi che vi figurano per tutti i cittadini e i residenti nell'Unione europea; sottolinea che il trattato di Lisbona s'impegna ad assicurare il pieno rispetto della Carta;

2.

plaude al rafforzamento della democrazia rappresentativa e partecipativa grazie, tra l'altro, all'introduzione della cosiddetta «iniziativa dei cittadini» (articolo 11 del trattato dell'Unione europea, quale modificato dal trattato di Lisbona (TUE)), in base alla quale i cittadini dell'Unione europea, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono invitare la Commissione a presentare una proposta di atto giuridico;

3.

si compiace del fatto che la protezione dell'ambiente occupi una posizione preminente in tutte le politiche dell'Unione europea e che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, quale modificato dal trattato di Lisbona (TFUE), contenga, all'articolo 191, un riferimento specifico alla lotta ai cambiamenti climatici a livello internazionale; sottolinea che il Parlamento europeo dovrebbe continuare a spingere l'Unione europea ad assumere un ruolo guida in tutte le politiche relative alla lotta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale;

4.

valuta positivamente il fatto che il TFUE colleghi la realizzazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al rispetto dei diritti fondamentali e degli ordinamenti giuridici dell'Unione europea e dei suoi Stati membri (articolo 67 del TFUE);

5.

prende atto in particolare dell'obiettivo di creare «un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale e (…) un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente» (articolo 3, paragrafo 3, del TUE), collegando in tal modo l'obiettivo del completamento del mercato interno ad altre finalità;

6.

prende atto con soddisfazione del fatto che la parità tra donne e uomini è stata inserita tra i valori (articolo 2 del TUE) e gli obiettivi (articolo 3, paragrafo 3, del TUE) dell'Unione europea;

7.

si compiace del fatto che, conformemente all'articolo 208, paragrafo 1, del TFUE «la politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea e quella degli Stati membri si completano e si rafforzano reciprocamente», mentre, ai sensi dell'articolo 177, paragrafo 1, del TCE, attualmente in vigore, «la politica della Comunità nel settore della cooperazione allo sviluppo […] integra quelle svolte dagli Stati membri»; sottolinea l'accresciuta responsabilità del Parlamento, dato che l'Unione europea svolgerà un ruolo maggiore a livello d'iniziativa nella definizione delle politiche che, a sua volta, dovrebbe contribuire a migliorare il coordinamento tra i donatori e la divisione del lavoro nonché l'efficacia degli aiuti ai fini della «riduzione e, a termine, dell'eliminazione della povertà» nel contesto degli obiettivi di sviluppo del millennio;

8.

ritiene che l'inclusione della coesione territoriale quale obiettivo dell'Unione europea (articolo 3 del TUE) completi gli obiettivi della coesione economica e sociale e che l'introduzione di basi giuridiche nelle rispettive aree accrescerà la capacità del Parlamento di valutare l'impatto territoriale delle politiche chiave dell'Unione europea; rileva con soddisfazione che lo statuto speciale delle regioni ultraperiferiche è confermato dagli articoli 349 e 355 del TFUE;

9.

valuta positivamente l'introduzione di disposizioni orizzontali per quanto riguarda un elevato livello di occupazione, la garanzia di un'adeguata protezione sociale, la lotta contro l'esclusione sociale e un elevato livello di istruzione, formazione e tutela della salute umana, la lotta contro la discriminazione e la tutela dell'ambiente, che costituiscono i principi generali alla base del processo decisionale dell'Unione europea (articoli 9, 10 e 11 del TFUE);

10.

saluta inoltre il rafforzamento della protezione dei consumatori in quanto compito trasversale nella definizione e attuazione delle altre politiche comunitarie, dal momento che tale compito ha ora una collocazione più visibile nell'articolo 12 del TFUE;

11.

si compiace della clausola sulla solidarietà contenuta nell'articolo 122 del TFUE, in base alla quale il Consiglio può decidere le misure adeguate qualora sorgano gravi difficoltà nell'approvvigionamento di determinati prodotti, in particolare nel settore dell'energia;

12.

si compiace del fatto che l'articolo 214 del TFUE riconosca che l'aiuto umanitario rientra a pieno titolo tra le politiche dell'Unione europea; esprime l'opinione che la parte quinta, titolo III, capo 1 (cooperazione allo sviluppo) e capo 3 (aiuto umanitario) del TFUE costituiscano una chiara base giuridica per gli aiuti umanitari e l'assistenza allo sviluppo ai quali si applica la procedura legislativa ordinaria;

13.

si compiace, altresì, del rafforzamento delle competenze dell'Unione europea nel settore della protezione civile, per fornire assistenza e soccorso puntuali nei paesi terzi in caso di catastrofi (articolo 214 del TFUE);

Nuove basi giuridiche

14.

sottolinea che l'ampliamento dell'azione esterna dell'Unione europea prevista dal trattato di Lisbona, compresa la predisposizione di nuove basi giuridiche e di strumenti concernenti settori che rientrano nella politica estera (azione esterna e politica estera e di sicurezza comune (PESC)/politica europea in materia di sicurezza e di difesa) richiede un nuovo equilibrio interistituzionale che garantisca un adeguato controllo democratico da parte del Parlamento;

15.

plaude al fatto che l'energia trovi ora la sua collocazione distinta nella parte 3, titolo XXI, e che le azioni in tale settore abbiano quindi una base giuridica (articolo 194 del TFUE); rileva, tuttavia, che, sebbene in linea generale sarà applicata la procedura legislativa ordinaria, le decisioni sul mix energetico resteranno di competenza degli Stati membri, mentre per le misure fiscali in tale settore continuerà ad essere richiesta solo la consultazione del Parlamento europeo;

16.

prende atto con soddisfazione dei valori comuni dell'Unione europea per quanto riguarda i servizi di interesse economico generale e si compiace che la base giuridica consenta la definizione di principi e condizioni che disciplinano la prestazione di servizi di interesse economico generale secondo la procedura legislativa ordinaria (articolo 14 del TFUE e protocollo n. 26 sui servizi di interesse generale);

17.

ritiene che le modifiche introdotte dal trattato di Lisbona nel settore della politica commerciale comune (PCC) (articoli 206 e 207 del TFUE) contribuiscano nel complesso a potenziare la sua legittimità democratica e la sua efficacia, in particolare con l'introduzione della procedura legislativa ordinaria e il requisito dell'approvazione per tutti gli accordi; rileva che tutte le questioni rientranti nella PCC diventeranno di esclusiva competenza dell'Unione, il che significa che non si avranno più accordi commerciali misti, conclusi sia dall'Unione che dagli Stati membri;

18.

esprime la propria soddisfazione per l'inserimento di una disposizione sulla politica spaziale europea (articolo 189 del TFUE) e si compiace dell'opportunità offerta al Parlamento e al Consiglio di adottare, con la procedura legislativa ordinaria, le misure necessarie per istituire un programma spaziale europeo; ritiene tuttavia che la formulazione «ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri» figurante nell'articolo summenzionato possa creare degli ostacoli in vista dell'attuazione di una politica spaziale europea comune;

19.

sottolinea che il trattato di Lisbona comprende una nuova base giuridica che prevede la procedura di codecisione ai fini della protezione dei diritti di proprietà intellettuale (articolo 118 del TFUE);

20.

si compiace che sia stato esteso il campo d'azione dell'Unione europea nel settore della politica per la gioventù, incoraggiando così la partecipazione dei giovani alla vita democratica in Europa (articolo 165 del TFUE);

21.

plaude alla nuova base giuridica stabilita all'articolo 298 del TFUE il quale prevede che «nell'assolvere i loro compiti le istituzioni, organi e organismi dell'Unione europea si basano su un'amministrazione europea aperta, efficace ed indipendente», in quanto fornisce la base per un regolamento che disciplini le procedure amministrative dell'Unione europea;

22.

plaude al rafforzamento della base giuridica per l'adozione di misure comunitarie nel campo della prevenzione e della lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione europea (articolo 325 del TFUE); fa notare che il trattato di Lisbona sopprime la precisazione contenuta nell'attuale articolo 280 del TCE secondo cui «tali misure non riguardano l'applicazione del diritto penale nazionale o l'amministrazione della giustizia negli Stati membri»;

23.

sottolinea che le nuove disposizioni del trattato concernenti la cooperazione giudiziaria in materia civile e penale comprendono una base giuridica per l'adozione di misure di sostegno alla formazione dei magistrati e degli operatori giudiziari (articoli 81 e 82 del TFUE);

24.

sottolinea che il trattato di Lisbona prevede inoltre l'eventuale istituzione di una Procura europea per combattere i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea (articolo 86 del TFUE);

25.

si compiace del fatto che il trattato di Lisbona introduca disposizioni vincolanti per la tutela dei diritti del minore, nel quadro degli obiettivi della politica interna ed esterna dell'Unione europea (articolo 3, paragrafo 3, comma 2, e paragrafo 5, del TUE);

26.

si compiace del fatto che il turismo sia incluso, con un nuovo titolo, nel trattato di Lisbona (articolo 195 del TFUE) il quale prevede che l'Unione europea completi l'azione degli Stati membri nel settore; si compiace altresì del fatto che la procedura legislativa ordinaria disciplinerà l'adozione delle proposte legislative che rientrano in questo titolo;

27.

apprezza il fatto che il trattato di Lisbona abbia incluso lo sport tra i settori per i quali è prevista una base giuridica (articolo 165 del TFUE); sottolinea, in particolare, che l'Unione europea può finalmente intervenire a favore dello sviluppo dello sport e della sua dimensione europea, tenendo in debita considerazione le specificità dello sport nell'ambito dell'attuazione di altre politiche europee;

Nuovi poteri al Parlamento

Nuovi poteri di codecisione

28.

plaude al fatto che il trattato di Lisbona rafforzerà considerevolmente la legittimità democratica dell'Unione europea, estendendo i poteri di codecisione del Parlamento;

29.

si compiace del fatto che lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia sia pienamente integrato nel TFUE (articoli 67 - 89), mettendo in tal modo formalmente fine al terzo pilastro; si compiace che la maggior parte delle decisioni concernenti le politiche nel campo della giustizia civile, dell'asilo, dell'immigrazione e dei visti nonché la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale siano soggette alla procedura legislativa ordinaria;

30.

ritiene che l'introduzione della procedura legislativa ordinaria nel settore della politica agricola comune (PAC) migliori la responsabilità democratica dell'Unione europea, dal momento che il Parlamento europeo potrà colegiferare su un piano di parità con il Consiglio; sottolinea che la codecisione si applicherà a tutta la legislazione del settore, a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, del TFUE e che ciò riguarderà in particolare i quattro testi orizzontali principali in campo agricolo (organizzazione comune unica dei mercati agricoli, il regolamento sui pagamenti diretti, il regolamento sullo sviluppo rurale e il finanziamento della PAC); sottolinea, inoltre, che anche la legislazione sulla qualità, l'agricoltura biologica e la sua promozione rientreranno nel campo di applicazione dell'articolo 43, paragrafo 2, del TFUE;

31.

fa notare come tutte le misure che il Consiglio può adottare ai sensi dell'articolo 43, paragrafo 3, del TFUE siano assoggettate alla previa approvazione, secondo la procedura legislativa ordinaria, di un atto normativo ai sensi dell'articolo 43, paragrafo 2, del TFUE, che stabilisce le condizioni e i limiti relativi ai poteri conferiti al Consiglio; è del parere che l'articolo 43, paragrafo 3, del TFUE non istituisca un potere autonomo per l'adozione o la modifica di atti del Consiglio già in vigore nell'ambito della PAC né fornisca una base giuridica in tal senso; invita il Consiglio ad astenersi dall'adottare le misure di cui all'articolo 43, paragrafo 3, del TFUE senza consultare preventivamente il Parlamento;

32.

prende atto del fatto che il trattato di Lisbona modifica profondamente il processo decisionale per la politica comune della pesca (PCP) aumentandone altresì la responsabilità democratica; si compiace del fatto che il Parlamento e il Consiglio stabiliranno, nel quadro della procedura legislativa ordinaria, le norme necessarie per conseguire gli obiettivi della PCP (articolo 43, paragrafo 2, del TFUE); ritiene, a tale riguardo, che qualsiasi argomento formalmente inserito nel regolamento annuale, diverso dalla fissazione delle possibilità di pesca e della distribuzione delle quote, come le misure tecniche o lo sforzo di pesca, o l'incorporazione di accordi adottati nel quadro delle organizzazioni regionali di pesca, che hanno la propria base giuridica, dovrebbe essere soggetto alla procedura legislativa ordinaria;

33.

si compiace dell'introduzione della procedura legislativa ordinaria per l'adozione di norme dettagliate sulla procedura di sorveglianza multilaterale (articolo 121, paragrafo 6, del TFUE), che dovrebbe rafforzare il coordinamento economico;

34.

ritiene che il riconoscimento della Banca centrale europea (BCE) in quanto istituzione dell'Unione europea rafforzi la sua responsabilità di riferire in materia di politica monetaria; si compiace del fatto che numerose disposizioni dello statuto del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e della BCE possano essere modificate previa consultazione del Parlamento, ai sensi dell'articolo 40, paragrafo 2, di detto statuto; è del parere che tale possibilità non sia in conflitto con l'indipendenza della BCE nell'ambito della politica monetaria o con le priorità stabilite nel trattato;

35.

ritiene che l'articolo 182 del TFUE rappresenti un miglioramento, in quanto il programma quadro pluriennale e l'attuazione dello spazio europeo della ricerca, che l'articolo prevede, saranno soggetti alla procedura legislativa ordinaria; rileva, tuttavia, che i programmi specifici menzionati nell'articolo saranno adottati secondo una procedura legislativa speciale, che comporta la semplice consultazione del Parlamento europeo (articolo 182, paragrafo 4, del TFUE);

36.

si compiace del fatto che, per quanto riguarda l'attuazione dei Fondi strutturali, il trattato di Lisbona collochi il Parlamento europeo sullo stesso piano del Consiglio, sostituendo l'attuale procedura del parere conforme con la procedura legislativa ordinaria; ritiene che ciò sia particolarmente significativo per quanto riguarda i Fondi strutturali nel periodo successivo al 2013, in quanto rafforza la trasparenza ed aumenta la responsabilità, per quanto concerne tali fondi, verso i cittadini;

37.

rileva che la legislazione che vieta le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale sarà oggetto di una procedura legislativa speciale e richiederà l'approvazione del Parlamento europeo (articolo 19 del TFUE);

38.

si compiace del fatto che la procedura legislativa ordinaria si applicherà alle misure volte a combattere la tratta degli esseri umani, in particolare delle donne e dei bambini, e lo sfruttamento sessuale (articoli 79, paragrafo 2, e 83, paragrafo 1, del TFUE);

39.

valuta positivamente l'estensione del processo decisionale a maggioranza qualificata al settore dell'istruzione, compreso lo sport (articolo 165, paragrafo 4, del TFUE);

40.

si compiace del fatto che in futuro la codecisione si applicherà allo statuto dei funzionari dell'Unione europea (articolo 336 del TFUE), nel senso che ciò consentirà al Parlamento di prender parte su un piano di parità con il Consiglio all'adeguamento di tali disposizioni;

Nuovi poteri di bilancio

41.

prende atto del fatto che il trattato di Lisbona introduce modifiche radicali a livello di finanze dell'Unione europea, in particolare per quanto riguarda le relazioni interistituzionali e le procedure decisionali;

42.

sottolinea che il Consiglio e il Parlamento devono concordare, entro i limiti delle risorse proprie, la programmazione della spesa che diventa giuridicamente vincolante (articolo 312 del TFUE); si compiace del fatto che il bilancio nel suo complesso debba essere adottato congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio, in conformità del quadro finanziario pluriennale, nonché dell'abolizione della distinzione tra spese obbligatorie e non obbligatorie (articolo 314 del TFUE) e del fatto che l'adozione del regolamento finanziario sarà soggetta alla procedura legislativa ordinaria (articolo 322 del TFUE);

43.

si richiama alla sua risoluzione del 7 maggio 2009 sugli aspetti finanziari del trattato di Lisbona (4);

Nuova procedura di approvazione

44.

si compiace del fatto che la procedura di revisione semplificata per quanto riguarda l'introduzione della votazione a maggioranza qualificata e della procedura legislativa ordinaria in un dato settore, nel quadro del titolo V del TUE o del TFUE, richiede l'approvazione del Parlamento;

45.

prende atto dell'introduzione di una «clausola di recesso» per gli Stati membri (articolo 50 del TUE); sottolinea che l'accordo che stabilisce le modalità secondo cui uno Stato membro può recedere dall'Unione europea non può essere concluso se non previa approvazione del Parlamento;

46.

si compiace del fatto che l'approvazione del Parlamento sarà richiesta per tutta una serie di accordi internazionali firmati dall'Unione europea; sottolinea la propria intenzione di chiedere, se del caso, al Consiglio di non avviare negoziati in materia di accordi internazionali finché il Parlamento non avrà espresso la sua posizione, di consentire al Parlamento, sulla base di una relazione della commissione competente per il merito, di approvare raccomandazioni in qualsiasi fase dei negoziati e di tenerne conto prima della conclusione dei negoziati stessi;

47.

chiede che qualsiasi futuro accordo «misto», che associ elementi non-PESC e PESC, sia, di norma, fondato su un'unica base giuridica, che dovrebbe essere quella direttamente collegata all'oggetto dell'accordo; constata che il Parlamento avrà il diritto di essere consultato, tranne nel caso in cui l'accordo riguardi esclusivamente la PESC;

Nuovi poteri di controllo

48.

si compiace del fatto che il Presidente della Commissione sarà eletto dal Parlamento europeo, su proposta del Consiglio europeo, tenendo conto delle elezioni per il Parlamento europeo; si richiama alla sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'impatto del trattato di Lisbona sullo sviluppo dell'equilibrio istituzionale dell'Unione europea (5);

49.

si compiace del fatto che il Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza sarà soggetto a un voto di approvazione del Parlamento europeo, unitamente agli altri membri della Commissione, in quanto Collegio, oltre che a un voto di censura, e sarà tenuto a render conto del suo operato al Parlamento;

50.

plaude alla nuova procedura per la nomina dei giudici e degli avvocati generali della Corte di giustizia e del Tribunale, prevista dall'articolo 255 del TFUE, in base alla quale la decisione dei governi nazionali deve essere preceduta da un parere sull'adeguatezza dei candidati all'esercizio delle funzioni, espresso da un comitato di sette personalità, uno dei quali è proposto dal Parlamento europeo;

51.

sottolinea l'esigenza di trasparenza e controllo democratico per quanto riguarda l'istituzione del servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) in conformità dell'articolo 27, paragrafo 3, del TUE, e ribadisce il proprio diritto ad essere consultato in merito a tale istituzione; ritiene che il SEAE dovrebbe dipendere amministrativamente dalla Commissione;

52.

attende maggiore chiarezza per quanto riguarda i criteri nonché la nomina e la valutazione dei Rappresentanti speciali dell'Unione europea, compresa la definizione e l'obiettivo delle loro funzioni, la durata del mandato, il coordinamento e la complementarietà con le future delegazioni dell'Unione europea;

53.

sottolinea l'esigenza di trasparenza e controllo democratico per quanto riguarda l'Agenzia europea per la difesa (AED) e le sue attività, in particolare assicurando un regolare scambio di informazioni tra il direttore esecutivo dell'Agenzia e la commissione competente del Parlamento europeo;

54.

plaude al nuovo ruolo consultivo che gli sarà conferito ai sensi dell'articolo 40, paragrafo 2, dello statuto del SEBC e della BCE, per quanto riguarda la modifica della composizione del consiglio direttivo della BCE;

55.

plaude al fatto che le agenzie, in particolare Europol ed Eurojust, saranno soggette a un maggiore controllo parlamentare (articoli 85 e 88 del TFUE); ritiene, quindi, che il mantenimento della procedura di consultazione per la creazione di imprese comuni nei settori della ricerca e dello sviluppo tecnologico (articoli 187 e 188 del TFUE) rischi di non essere conforme allo spirito degli atti normativi dell'Unione europea sulla costituzione di agenzie;

Nuovi diritti d'informazione

56.

invita il Presidente del Consiglio europeo a tenere pienamente informato il Parlamento sulla preparazione delle riunioni del Consiglio europeo e a riferire sui risultati di tali riunioni, ove possibile entro due giorni lavorativi (se necessario nell'ambito di una seduta straordinaria del Parlamento);

57.

invita il Presidente di turno del Consiglio a informare il Parlamento in merito ai programmi della Presidenza e ai risultati conseguiti;

58.

esorta il futuro Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza a concordare, con il Parlamento, modalità adeguate per tenerlo pienamente informato e a consultarlo sull'azione esterna dell'Unione europea, associando debitamente tutte le commissioni parlamentari che sono competenti per i settori che rientrano nel mandato dell'Alto Rappresentante;

59.

sottolinea che, per quanto riguarda il negoziato e la conclusione di accordi internazionali, la Commissione avrà l'obbligo giuridico di informare il Parlamento sui progressi compiuti, ponendolo sullo stesso piano del comitato speciale designato dal Consiglio, come stabilito dall'articolo 218 del TFUE; chiede che tali informazioni siano fornite nella stessa misura e contemporaneamente al pertinente comitato del Consiglio, ai sensi del suddetto articolo;

Nuovi diritti d'iniziativa

60.

si compiace del nuovo ruolo del Parlamento nel proporre modifiche ai trattati; si riserva di avvalersi di tale diritto e presenterà nuove idee per il futuro dell'Europa allorché nuove sfide lo renderanno necessario;

61.

plaude al fatto che il Parlamento avrà il diritto d'iniziativa per quanto riguarda le proposte concernenti la sua composizione, nel rispetto dei principi stabiliti nei trattati (articolo 14 del TUE);

62.

rileva che il trattato di Lisbona introduce una procedura legislativa speciale per l'adozione di disposizioni che stabiliscono le modalità e le competenze delle commissioni temporanee d'inchiesta (articolo 226 del TFUE);

Nuove procedure

Controllo da parte dei parlamenti nazionali

63.

plaude ai nuovi diritti conferiti ai parlamenti nazionali in relazione al controllo preliminare sull'applicazione del principio di sussidiarietà in tutta la legislazione dell'Unione europea; ritiene che il rafforzamento del controllo sulle politiche europee da parte dei parlamenti razionali renderà anche più consapevole l'opinione pubblica delle attività dell'Unione europea;

64.

sottolinea che le nuove prerogative dei parlamenti nazionali devono essere pienamente rispettate sin dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona;

65.

plaude all'impegno delle autorità locali e regionali a favore del rispetto del principio di sussidiarietà; prende atto del diritto del Comitato delle regioni di adire la Corte di giustizia qualora ritenga che il principio di sussidiarietà sia stato violato (articolo 8, paragrafo 2, del protocollo n. 2);

Atti delegati

66.

apprezza i miglioramenti derivanti dalle nuove disposizioni sugli atti e la gerarchia delle norme, in particolare la creazione dell'atto delegato (articolo 290 del TFUE) che consente di delegare alla Commissione il potere di adottare atti non legislativi di portata generale o di modificare elementi non essenziali di un atto legislativo; sottolinea che gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata di tale delega devono essere chiaramente definiti dal Parlamento e dal Consiglio nell'atto legislativo;

67.

accoglie con favore, in particolare, la disposizione dell'articolo 290, paragrafo 2, del TFUE, che conferisce al Parlamento (e al Consiglio) il diritto di revocare la delega e di sollevare obiezioni in merito a singoli atti delegati;

68.

rileva che il TFUE non prevede una base giuridica per una misura quadro concernente gli atti delegati, ma propone che le istituzioni concordino una formula standard per tali deleghe che verrebbe regolarmente inserita dalla Commissione nella proposta di atto legislativo; sottolinea che ciò salvaguarderebbe la libertà del legislatore;

69.

chiede alla Commissione di chiarire come intende interpretare la dichiarazione 39 allegata all'atto finale della Conferenza intergovernativa che ha adottato il trattato di Lisbona, per quanto riguarda la consultazione di esperti del settore dei servizi finanziari, e come intende applicare tale interpretazione, al di là delle disposizioni sugli atti delegati contenute nel TFUE;

Atti di esecuzione

70.

rileva che il trattato di Lisbona abroga l'attuale articolo 202 del trattato CE sulle competenze di esecuzione e introduce, all'articolo 291 del TFUE, una nuova procedura - gli «atti di esecuzione» - che prevede la possibilità di conferire competenze di esecuzione alla Commissione allorché «sono necessarie condizioni uniformi di esecuzione degli atti giuridicamente vincolanti dell'Unione»;

71.

rileva che l'articolo 291, paragrafo 3, del TFUE richiede che il Parlamento e il Consiglio stabiliscano preventivamente le regole concernenti le modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione;

72.

rileva che il trattato di Lisbona non contiene più alcuna base per la procedura di comitatologia e che le proposte legislative pendenti che non sono adottate prima della sua entrata in vigore devono essere modificate per soddisfare ai requisiti degli articoli 290 e 291 del TFUE;

73.

è del parere che sia possibile negoziare con il Consiglio una soluzione interlocutoria per il periodo iniziale, in modo da non incontrare ostacoli a seguito di un eventuale vuoto giuridico e il legislatore possa adottare i nuovi atti previo debito esame delle proposte della Commissione;

Priorità per il periodo transitorio

74.

chiede alla Commissione di trasmettere ai colegislatori tutte le proposte pendenti, alle quali si applichino nuove basi giuridiche e modifiche delle procedure legislative;

75.

sottolinea che il Parlamento deciderà quale posizione assumere in merito ai pareri che sono già stati adottati nel quadro delle procedure di consultazione su questioni che passano alla procedura legislativa ordinaria, a prescindere dal fatto che ciò comporti la conferma della sua posizione precedente o l'approvazione di una nuova; sottolinea che la conferma di pareri espressi come posizione del Parlamento in prima lettura può essere votata dal Parlamento solo dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona;

76.

ribadisce la necessità di concludere un accordo interistituzionale che precluda l'adozione di proposte legislative pendenti rientranti nel «terzo pilastro» e che vertano sui diritti fondamentali fino all'entrata in vigore del trattato di Lisbona, in modo da consentire un controllo giurisdizionale integrale in relazione a tali questioni, mentre le misure che hanno solo un impatto limitato, o non ne hanno alcuno, sui diritti fondamentali possono essere adottate prima della sua entrata in vigore;

Proposte

77.

invita le altre istituzioni ad avviare negoziati su un accordo interistituzionale concernente:

a)

i principali obiettivi che l'Unione europea dovrà conseguire dopo il 2009, ad esempio sotto forma di un accordo quadro su un programma di lavoro per la durata della legislatura e del mandato della Commissione, a partire dal 2009;

b)

le misure di esecuzione che dovranno essere adottate affinché il trattato diventi un successo per le istituzioni e per i cittadini dell'Unione europea;

78.

chiede l'aggiornamento dell'accordo interistituzionale tra il Parlamento e il Consiglio che definisce i loro rapporti di lavoro, per quanto riguarda la politica estera, compresa lo scambio d'informazioni riservate, sulla base degli articoli 14 e 36 del TUE e dell'articolo 295 del TFUE;

79.

invita il Consiglio e la Commissione a considerare la possibilità di negoziare un nuovo accordo con il Parlamento inteso a fornire a quest'ultimo una definizione concreta della sua partecipazione in tutte le fasi che portano alla conclusione di un accordo internazionale;

80.

chiede, a seguito delle nuove disposizioni concernenti il quadro finanziario pluriennale (articolo 312 del TFUE) e il regolamento finanziario (articolo 322 del TFUE), la revisione dell'accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria;

81.

ritiene che occorra compiere tutti i passi necessari per istituire una politica europea d'informazione e comunicazione e considera la dichiarazione politica congiunta sulla comunicazione formulata dalle tre istituzioni un importante primo passo in vista del conseguimento del citato obiettivo;

82.

invita la Commissione a presentare rapidamente una proposta per l'attuazione della «iniziativa dei cittadini», che preveda condizioni chiare, semplici e comprensibili per l'esercizio di questo diritto civile; si richiama alla sua risoluzione del 7 maggio 2009 recante richiesta alla Commissione di presentare una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per l'attuazione dell'iniziativa dei cittadini (6);

83.

invita la Commissione ad adottare regolamenti per l'attuazione dell'articolo 298 del TFUE sulla buona amministrazione, che rispondano all'invito, ribadito a più riprese dal Parlamento e dal Mediatore europeo, ad istituire un ordinamento amministrativo comune che disciplini l'amministrazione europea;

84.

rileva che il trattato di Lisbona consente l'inserimento del Fondo europeo di sviluppo nel bilancio dell'Unione e quindi incrementa la legittimazione democratica di una parte importante della politica di sviluppo dell'Unione europea; invita il Consiglio e la Commissione a compiere i passi necessari per il bilancio dell'Unione europea in occasione della revisione intermedia 2008/2009;

85.

raccomanda l'urgente riesame e il rafforzamento dello status dell'Unione nelle organizzazioni internazionali, una volta che il trattato di Lisbona sarà entrato in vigore e l'Unione succederà alle Comunità europee;

86.

invita il Consiglio e la Commissione a concordare con il Parlamento una strategia intesa a garantire la coerenza tra la legislazione adottata e la Carta dei diritti fondamentali, nonché le norme dei trattati concernenti politiche quali la prevenzione delle discriminazioni, la protezione dei richiedenti asilo, il miglioramento della trasparenza, la protezione dei dati, i diritti delle minoranze e i diritti delle vittime e degli imputati;

87.

chiede al Consiglio e alla Commissione di contribuire a migliorare le relazioni tra le autorità europee e nazionali, in particolare in campo legislativo e giurisdizionale;

88.

chiede al Consiglio e alla Commissione di adoperarsi per la realizzazione di un'efficace politica energetica comune, ai fini di un coordinamento efficiente dei mercati energetici degli Stati membri dell'Unione europea e del loro sviluppo, integrando al contempo gli aspetti esterni riguardanti le fonti e le vie dell'approvvigionamento energetico;

89.

invita il Consiglio a valutare, assieme al Parlamento, le modalità di utilizzo delle disposizioni dell'articolo 127, paragrafo 6, del TFUE, che consentono al Consiglio di affidare alla BCE compiti specifici «in merito alle politiche che riguardano la vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle altre istituzioni finanziarie, escluse le imprese di assicurazione»;

90.

si impegna ad adattare la propria organizzazione interna ottimizzando e razionalizzando l'esercizio delle nuove competenze conferite dal trattato;

*

* *

91.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 125 E del 22.5.2008, pag. 215.

(2)  GU C 175 E del 10.7.2008, pag. 347.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2008)0055.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2009)0374.

(5)  Testi approvati, P6_TA(2009)0387.

(6)  Testi approvati, P6_TA(2009)0389.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/46


Giovedì 7 maggio 2009
Aspetti finanziari del trattato di Lisbona

P6_TA(2009)0374

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sugli aspetti finanziari del trattato di Lisbona (2008/2054(INI))

2010/C 212 E/09

Il Parlamento europeo,

visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato il 13 dicembre 2007 («trattato di Lisbona»),

visto il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, quale emendato dall'Atto unico europeo, nonché i trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza,

visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (1),

vista la risoluzione dell'11 marzo 2003 sulla riforma della procedura di bilancio: possibili opzioni in vista della revisione dei trattati (2),

vista la risoluzione del 29 marzo 2007 sul futuro delle risorse proprie dell'Unione europea (3),

vista la risoluzione dell'8 giugno 2005 sulle sfide e i mezzi finanziari dell'Unione allargata nel periodo 2007-2013 (4),

viste le conclusioni del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008 sulla ripresa dei lavori riguardanti il trattato di Lisbona,

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i bilanci e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale(A6-0183/2009),

A.

considerando che il trattato di Lisbona introduce profonde modifiche in materia di finanze dell'Unione, soprattutto in riferimento alle relazioni interistituzionali e alle procedure decisionali,

B.

considerando che esso stabilisce una precisa gerarchia degli atti fondamentali della vita finanziaria e di bilancio dell'Unione, operando in tal modo la necessaria chiarificazione del sistema decisionale,

C.

considerando che il quadro finanziario pluriennale (QFP), cioè la programmazione per più anni delle spese che traduce le priorità politiche dell'Unione in termini finanziari e massimizza le spese dell'Unione durante un periodo determinato, diventa con il trattato di Lisbona un atto giuridicamente vincolante fondato su una nuova specifica base giuridica per l'adozione del regolamento che lo contiene,

D.

considerando che la mancanza di contemporaneità tra i quadri finanziari e i mandati del Parlamento europeo e della Commissione ha finora contribuito a spossessare in parte il Parlamento dei propri poteri in materia di bilancio in quanto è spesso legato a un quadro finanziario negoziato e approvato nella legislatura precedente,

E.

considerando che se non verrà operato nessun cambiamento nel calendario certe legislature del Parlamento non saranno mai in grado di prendere decisioni di bilancio che le impegnano in quanto il quadro finanziario approvato dai precedenti deputati copre l'intera durata del loro mandato,

F.

considerando che la scarsa ampiezza dei margini attualmente disponibili per ciascuna rubrica e la ridotta dotazione dei meccanismi di flessibilità disponibili rendono assai difficile un'adeguata reazione dell'Unione a elementi politici imprevisti e rischiano di svuotare di sostanza la procedura di bilancio annuale,

G.

considerando che l'entrata in vigore del trattato di Lisbona esige che le istituzioni responsabili delle decisioni finanziarie e di bilancio dell'Unione trovino un accordo su una transizione ottimale verso i nuovi atti giuridici e le nuove procedure decisionali,

H.

considerando che, per il corretto funzionamento dell'Unione economica e monetaria, è necessario tener conto del bilancio dell'Unione nel coordinare le strategie di bilancio degli Stati membri;

I.

considerando che il Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008 ha ribadito che il trattato di Lisbona è necessario per aiutare l'Unione allargata a funzionare in maniera più efficace, più democratica e più efficiente, anche sulla scena internazionale, e ha definito un approccio e garanzie giuridiche che rispondono alle preoccupazioni espresse dagli elettori irlandesi, per consentire che il trattato entri in vigore entro la fine del 2009, nel rispetto degli obiettivi e delle finalità dei trattati,

Valutazione globale

1.

si compiace dei progressi compiuti con il trattato di Lisbona in materia di controllo democratico e di trasparenza delle finanze dell'Unione; segnala la necessità di migliorare e adattare i meccanismi di concertazione interistituzionale e i metodi di cooperazione interna volti a permettere al Parlamento di avvalersi pienamente dei suoi nuovi poteri;

Risorse proprie

2.

deplora, per quanto riguarda le risorse proprie dell'Unione, che gli Stati membri non abbiano colto l'occasione di istituire un sistema di autentiche risorse proprie dell'Unione più equo, più trasparente e più agevolmente percettibile da parte del cittadino e soggetto a una procedura decisionale più democratica;

3.

deplora in particolare che nessun progresso sia stato compiuto per associare il Parlamento alla definizione dei limiti e del tipo di risorse proprie di cui l'Unione dispone; ricorda che la separazione tra la decisione sulle entrate e quella sulle spese continua a sussistere;

4.

plaude, tuttavia, agli sforzi compiuti per quanto riguarda la possibilità di adottare norme d'attuazione della decisione sulle risorse proprie grazie a una procedura legislativa speciale secondo cui il Consiglio decide a maggioranza qualificata solo dopo l'approvazione del Parlamento;

5.

chiede al Consiglio di utilizzare al massimo tale modalità per rendere la procedura decisionale più flessibile;

Quadro finanziario pluriennale

6.

si compiace del fatto che nel trattato di Lisbona sia stato formalizzato il QFP, che diventa un atto giuridicamente vincolante; ricorda che tale quadro stabilisce la programmazione delle spese dell'Unione e le massimizza per un periodo determinato contribuendo al rafforzamento della disciplina di bilancio;

7.

accoglie positivamente il fatto che il regolamento che fissa il QFP dovrà essere approvato congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio attraverso una procedura speciale;

8.

deplora tuttavia il fatto che il trattato di Lisbona abbia mantenuto l'esigenza della decisione all'unanimità del Consiglio per l'adozione del QFP rendendo la procedura decisionale molto difficile e favorendo un negoziato sul cosiddetto «minimo comune denominatore»; incoraggia pertanto il Consiglio europeo a utilizzare, non appena possibile, la clausola che gli permette, attraverso una decisione all'unanimità, di passare alla maggioranza qualificata per l'adozione del QFP;

9.

deplora altresì il fatto che nella nuova procedura il Parlamento abbia solo un diritto di approvazione e non un vero e proprio potere di codecisione; sottolinea comunque che il trattato di Lisbona ha previsto che le istituzioni devono fare tutto il possibile sin dall'inizio della procedura per garantirne il successo finale; invita dunque il Consiglio a rendersi disponibile sin dall'inizio della procedura per instaurare un dialogo politico strutturato con il Parlamento onde tenere pienamente conto delle priorità di quest'ultimo;

10.

constata che il trattato di Lisbona indica che il QFP verterà non solo sugli «importi» dei «massimali annui degli stanziamenti per impegni per categoria di spesa e del massimale annuo degli stanziamenti per i pagamenti», ma anche su «ogni altra disposizione utile per il corretto svolgimento della procedura annuale di bilancio» (5);

Durata del QFP

11.

si compiace del fatto che il trattato di Lisbona rende possibile una programmazione finanziaria superiore a cinque anni in modo da abbinarla, per quanto possibile e a condizione che vengano realizzati gli adattamenti necessari, con il mandato del Parlamento e della Commissione come richiesto dalla logica democratica; sottolinea che potrebbero rendersi necessari particolari accordi per affrontare le necessità di politiche specifiche per cicli finanziari più lunghi;

12.

sostiene dunque il passaggio a un QFP quinquennale, ma è cosciente che una piena coincidenza tra il QFP e il mandato del Parlamento e della Commissione può essere difficile se si considera che possono essere necessari tempi negoziali di un anno per consentire a ogni nuova legislatura del Parlamento e a ogni nuovo mandato della Commissione di prendere le decisioni politico-finanziarie fondamentali durante il loro mandato;

13.

ritiene molto positiva l'integrazione del QFP nella logica globale della programmazione strategica interistituzionale – concetto questo che peraltro è rafforzato nel trattato di Lisbona – come suggerito nella relazione della commissione per gli affari costituzionali sull'equilibrio istituzionale (6);

14.

sostiene la proposta formulata in tale relazione secondo cui il nuovo collegio dei commissari, in sede di presentazione del suo «programma per il mandato» deve sottoporre proposte sugli orientamenti del quadro finanziario che considera necessari alla realizzazione delle priorità politiche del suo mandato, priorità che, una volta condiviso tra le istituzioni il programma di legislatura, verrebbero sviluppate attraverso le sue proposte nel QFP;

15.

ritiene d'altra parte che durante i dibattiti in plenaria e le audizioni davanti alle commissioni parlamentari il candidato alla presidenza della Commissione dovrebbe essere già in grado di fornire indicazioni sulle conseguenze finanziarie prevedibili degli obiettivi politici che la nuova Commissione intende perseguire;

16.

sottolinea che la transizione verso un sistema di programmazione finanziaria quinquennale, come già menzionato, potrebbe esigere il prolungamento e l'aggiustamento del QFP attuale fino al 2016 per fare in modo che il prossimo QFP quinquennale possa entrare in vigore all'inizio del 2017 (7); raccomanda che i negoziati sul successivo QFP siano in ogni caso conclusi alla fine del primo trimestre del 2016 per far sì che la procedura di bilancio 2017 sia pronta secondo i parametri del quadro che entrerà in vigore nel 2017;

17.

sottolinea che i negoziati dovranno essere condotti in modo che le istituzioni prevedano l'entrata in vigore del nuovo QFP nel 2016;

18.

ritiene che il prolungamento e aggiustamento dell'attuale QFP debba esser preso in considerazione in sede di prossima riunione di metà percorso nel 2010;

Flessibilità

19.

sottolinea che il carattere giuridicamente vincolante del QFP richiede, oggi più che mai, l'introduzione di una maggiore flessibilità per consentire all'Unione di reagire alle sfide impreviste, sia al suo interno che all'esterno in modo sufficientemente flessibile e efficace;

20.

richiama l'attenzione sul fatto che il trattato di Lisbona prevede la reiterazione dei massimali e delle altre disposizioni del QFP corrispondente all'ultimo anno qualora il nuovo quadro non abbia potuto essere approvato prima della scadenza del precedente; è del parere che ciò rappresenta un argomento in più a favore di una maggiore flessibilità;

21.

insiste a tal fine sull'importanza di rafforzare i meccanismi di flessibilità all'interno di ciascuna rubrica e tra di esse, da un lato, e attraverso strumenti di flessibilità specializzati e attivabili al di fuori dei margini, dall'altro;

22.

ricorda che la commissione per i bilanci sarà indotta a pronunciarsi su tali questioni in sede di adozione della sua relazione sulla revisione di metà percorso del QFP 2007-2013;

Passaggio dall'accordo interistituzionale al QFP

23.

ribadisce la necessità di trovare in tempo utile prima dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona un accordo tra le istituzioni sul modo di passare dall'attuale accordo interistituzionale a un QFP contenuto in un atto legislativo come previsto dal trattato di Lisbona; rammenta che è necessario un periodo di otto settimane per l'esame dei progetti di atti legislativi da parte dei parlamenti nazionali;

24.

ritiene al riguardo che occorrerà trovare un accordo sulla distribuzione delle norme ora contenute nell'accordo interistituzionale e che devono «scivolare» verso il QFP, sulle norme che troverebbero posto nel futuro regolamento finanziario o ancora su quelle che giustificherebbero, se del caso, il mantenimento di un accordo interistituzionale – eventualmente arricchito di nuove disposizioni – sulla cooperazione di bilancio; ricorda che tale divisione delle norme dell'attuale accordo interistituzionale dovrà avvenire tenendo conto dei criteri enunciati nel trattato di Lisbona stesso;

Procedura di bilancio annuale

25.

accoglie assai favorevolmente la soppressione della distinzione tra le spese obbligatorie (SO) e le spese non obbligatorie (SNO) che implica il diritto del Parlamento di decidere in termini di parità di competenze con il Consiglio sull'insieme delle spese dell'Unione;

26.

sottolinea che la soppressione della distinzione tra SO e SNO non confligge con l'obbligo dell'Unione di rispettare i propri impegni finanziari e si compiace del fatto che il trattato di Lisbona riconosce che spetta al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione vigilare «sulla disponibilità dei mezzi finanziari necessari a consentire all'Unione di rispettare gli obblighi giuridici nei confronti dei terzi» (8);

27.

nota che i cambiamenti introdotti nella procedura annuale dovrebbero tendere verso la sua semplificazione creando una lettura unica per ciascuna istituzione e attuando vari dispositivi destinati a facilitare l'accordo i due rami dell'autorità di bilancio; sottolinea che questi cambiamenti devono permettere di ridurre la burocrazia;

Ruolo della Commissione

28.

sottolinea il rafforzamento del ruolo conferito alla Commissione che acquisisce il diritto di iniziativa in materia di bilancio e può modificare il proprio progetto di bilancio fino al momento in cui è convocato il comitato di conciliazione;

29.

si compiace del fatto che il trattato riconosce altresì che spetta alla Commissione prendere tutte le iniziative necessarie per ravvicinare le posizioni del Parlamento e del Consiglio durante i lavori del comitato di conciliazione e la invita pertanto ad assumere pienamente il suo ruolo di mediatore tra il Parlamento e il Consiglio in vista dell'ottenimento dell'accordo;

Una logica completamente nuova

30.

richiama l'attenzione sul fatto che la nuova procedura comporta una lettura unica da parte di ciascuna delle istituzioni sul progetto di bilancio; sottolinea che la nuova procedura e la lettura unica non consentono più de facto alle istituzioni di correggere la rispettiva posizione in seconda lettura, come poteva avvenire prima; è pertanto convinto che questa procedura implicherà l'esigenza per il Parlamento di mettere a punto le sue priorità politiche in una fase precedente, adattando di conseguenza l'approccio operativo e i metodi organizzativi finalizzati a raggiungere la totalità degli obiettivi fissati;

31.

ricorda che tale lettura unica deve far affermare le priorità politiche del Parlamento permettendogli altresì di trovare l'accordo con il Consiglio al termine del comitato di conciliazione (ovvero votare nuovamente i propri emendamenti a larga maggioranza, in caso di approvazione da parte del Parlamento e di reiezione da parte del Consiglio del testo convenuto in comitato di conciliazione);

32.

insiste in tale contesto sull'importanza di mantenere un calendario pragmatico simile a quello attuale, pur prevedendo per tempo dei meccanismi di concertazione; ricorda d'altra parte che l'introduzione di meccanismi informali di dialogo tra le istituzioni è fondamentale se si vuol facilitare l'accordo sin dall'inizio della procedura e poi durante la medesima;

33.

è convinto che il trattato di Lisbona rafforzerà i poteri del Parlamento a condizione che quest'ultimo si doti dei mezzi per gestire efficacemente l'accorciamento del calendario e l'esigenza crescente di anticipazione indotta dalla nuova procedura;

34.

è del parere che in futuro la risoluzione del Parlamento che precede la prima riunione di conciliazione avrà un'importanza maggiore in quanto consentirà al Parlamento di enunciare formalmente le sue priorità di bilancio per l'esercizio finanziario a venire, senza essere condizionato da considerazioni tattiche derivanti dalla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio; ritiene che detta risoluzione consentirà così alle altre istituzioni di discernere chiaramente quali sono le priorità del Parlamento prima dei negoziati interistituzionali; aggiunge che ciò offrirà al Parlamento l'opportunità di fornire alcune linee guida iniziali riguardanti i progetti pilota e le azioni preparatorie;

35.

ricorda anche che tali priorità saranno di grande utilità per il Parlamento in quanto potranno costituire linee direttrici per la sua lettura del progetto di bilancio come pure mandato alla sua delegazione per i negoziati al comitato di conciliazione;

36.

insiste sull'importanza di organizzare a luglio di ogni anno un dialogo a tre al fine di consentire a ciascuna istituzione di avere un'indicazione chiara delle priorità delle altre parti e al Parlamento di portare a conoscenza delle altre istituzioni il contenuto della risoluzione di luglio sul progetto di bilancio;

37.

evidenzia l'utilità politica di istituire, nel rispetto delle competenze proprie di ciascuno, un dialogo approfondito con le omologhe commissioni dei parlamenti nazionali sul progetto di bilancio e sulle priorità del Parlamento per la procedura di bilancio annuale;

Comitato di conciliazione

38.

sottolinea l'importanza che avrà in futuro il comitato di conciliazione in quanto sede di composizione delle divergenze politiche tra i due rami dell'autorità di bilancio; ricorda che tale comitato sarà incaricato di trovare, in 21 giorni, un accordo su un testo di compromesso che entrerà in vigore se non sarà respinto dall'autorità di bilancio; ritiene che occorra assicurare a tale comitato una composizione politica di altissimo livello;

39.

si compiace del fatto che il trattato di Lisbona attribuisce un ruolo decisivo al Parlamento alla fine della procedura; rileva infatti che:

il testo del comitato di conciliazione («progetto comune») non sarà considerato approvato se il Parlamento vi si oppone (a maggioranza dei membri che lo compongono);

se il Consiglio respinge il progetto comune mentre il Parlamento lo approva, esso entra in vigore tal quale oppure il Parlamento può imporre gli emendamenti che aveva approvato durante la sua lettura del progetto di bilancio a maggioranza qualificata (a maggioranza dei membri che lo compongono più i tre/quinti dei voti espressi);

40.

sottolinea l'auspicio che la delegazione del Parlamento al comitato di conciliazione sia presieduta dal presidente della commissione per i bilanci e comprenda, se necessario e fatto salvo il carattere politico della nomina dei suoi membri da parte dei gruppi politici, oltre ai membri di tale commissione, i membri delle commissioni parlamentari specializzate, nel caso in cui sia oggetto di negoziato una questione specifica che ricade nel loro ambito di competenza;

41.

invita il Consiglio a trovare rapidamente un accordo con il Parlamento sulle modalità di funzionamento del comitato di conciliazione;

42.

ritiene da parte sua che il comitato di conciliazione dovrebbe poter riunirsi almeno due volte, se ciò sarà necessario per trovare un accordo al massimo livello politico, mentre le sue riunioni dovrebbero essere precedute da un trilogo politico preparatorio secondo la formula tradizionale; ricorda la necessità che i rappresentanti il Consiglio siano dotati di un mandato politico negoziale per tali incontri;

43.

propone che i lavori siano preparati da un gruppo preparatorio interistituzionale composto dal relatore generale accompagnato dai rappresentanti dei gruppi politici per il Parlamento e dal rappresentante permanente del paese che esercita la Presidenza dell'Unione, lasciando aperta la possibilità che questi sia accompagnato dai rappresentanti di altre due presidenze a livello di troika;

44.

ricorda altresì che le istituzioni devono mettersi d'accordo sulla composizione della segreteria di tale comitato che dovrebbe verosimilmente essere composta di funzionari di entrambi i rami dell'autorità di bilancio e assistita dalla Commissione;

Questioni agricole

45.

richiama l'attenzione sul fatto che la regola secondo cui la Commissione non può più modificare il suo progetto dopo la convocazione del comitato di conciliazione non consente più il ricorso alla tradizionale lettera rettificativa d'autunno per tener conto delle previsioni aggiornate sulla politica agricola e le sue implicazioni di bilancio; ritiene che in tal caso la procedura più adeguata sia quella della presentazione da parte della Commissione, se necessario, di un progetto di bilancio rettificativo specifico («BR agricolo») una volta definitivamente stabiliti tutti i dati agricoli;

Relazioni con il potere legislativo

46.

sottolinea che il parallelismo tra l'estensione del potere di bilancio del Parlamento a tutte le spese dell'Unione e la quasi generalizzazione della codecisione in materia legislativa richiede una maggiore presa in considerazione della dimensione finanziaria dell'attività legislativa; ritiene necessario a tal fine accrescere la cooperazione tra la commissione per i bilanci e le commissioni settoriali per tenere in debita considerazione l'impatto dell'attività legislativa del Parlamento in materia finanziaria soprattutto per quanto riguarda le ripercussioni sul QFP e sul bilancio annuale; propone in tale ottica che i comitati di conciliazione legislativa su materie che hanno un impatto finanziario comprendano un membro della commissione per i bilanci; rammenta, in proposito, i lavori del gruppo di lavoro sulla riforma parlamentare, in particolare per quel che riguarda le forme specifiche di cooperazione tra le commissioni parlamentari di cui alla terza relazione interlocutoria;

47.

ricorda altresì che il trattato di Lisbona estende a tutte le istituzioni dell'Unione l'obbligo di vigilare sul rispetto della disciplina di bilancio; ribadisce che il regolamento interno del Parlamento prevede già una procedura specifica per garantire il rispetto di tale principio; reputa che occorra rendere tale procedura più operativa ed efficace;

Regolamento finanziario

48.

si compiace del fatto che il regolamento finanziario diventa un regolamento approvato conformemente alla procedura legislativa ordinaria (codecisione) dal Parlamento europeo e dal Consiglio, previo parere della Corte dei conti;

49.

ricorda che il trattato di Lisbona contiene le principali disposizioni per operare la distinzione tra le norme dell'attuale accordo interistituzionale che dovrebbero trovar posto nel futuro accordo e quelle che dovrebbero invece essere integrate nel QFP;

50.

nota tuttavia che il regolamento finanziario dovrebbe includere tutte le norme necessarie per definire la procedura conformemente alle disposizioni del trattato (9); ritiene che tale formulazione coprirebbe il funzionamento del comitato di conciliazione, il meccanismo di allerta e ovviamente l'aggiornamento delle norme del regolamento finanziario direttamente interessate dalle modifiche del trattato di Lisbona (vale a dire l'abolizione della differenza tra SO e SNO, una nuova procedura di codecisione per gli storni, ecc.);

51.

ritiene cruciale che le istituzioni trovino a tempo debito un accordo politico su tali questioni affinché, una volta entrato in vigore il trattato di Lisbona, possano essere rapidamente apportate le modifiche necessarie del regolamento finanziario secondo la nuova procedura e si possano adottare, se necessario, accordi provvisori che consentano il regolare proseguimento della procedura di bilancio;

52.

invita la Commissione a presentare a tempo debito una proposta suscettibile di permettere al Parlamento e al Consiglio di trovare un accordo sull'applicazione della distinzione di cui al paragrafo 49 al contenuto dell'attuale accordo interistituzionale;

53.

sostiene che tale adeguamento del regolamento finanziario non debba in alcun caso essere confuso con la sua revisione triennale prevista per il 2010;

Impatto di bilancio delle modifiche istituzionali e delle nuove competenze dell'Unione europea

54.

nota che l'entrata in vigore del trattato di Lisbona avrà anche un impatto sul bilancio dell'Unione per quanto riguarda le innovazioni che introduce a livello istituzionale, in particolare l'elevazione del Consiglio europeo al rango di istituzione accompagnata dalla creazione di una presidenza fissa nonché dalla creazione della carica di Alto rappresentante e del Servizio europeo per l'azione esterna, il cui compito è quello di appoggiarne l'azione;

55.

ribadisce sin d'ora la sua intenzione di esercitare pienamente i propri poteri di bilancio per quanto riguarda tali innovazioni istituzionali e sottolinea l'importanza di pervenire in tempo utile a un accordo politico con il Consiglio sul finanziamento del Consiglio europeo e in particolare della sua presidenza fissa, nonché sul finanziamento del futuro Servizio europeo per l'azione esterna; sottolinea che il finanziamento di tale servizio deve rimanere totalmente sotto il controllo dell'autorità di bilancio;

56.

fa rilevare che nel quadro della PESC e della politica di sicurezza e di difesa comune il trattato di Lisbona prevede l'istituzione di nuove procedure per un rapido accesso al bilancio dell'Unione e per la creazione di un fondo di avvio costituito dai contributi degli Stati membri; sottolinea tuttavia che tutte le azioni esterne dell'Unione dovrebbero di norma essere finanziate con stanziamenti comunitari e soltanto in via eccezionale – in caso di emergenza – con contributi che esulano dal bilancio dell'Unione;

57.

constata che il trattato di Lisbona avrà altresì un impatto finanziario, al momento limitato, in conseguenza delle nuove competenze specifiche attribuite all'Unione; si dichiara pronto ad analizzare, al momento opportuno, le conseguenze concrete dell'esercizio di tali nuove competenze; è del parere che la loro attuazione, nella loro globalità, non avverrà certamente immediatamente dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, ma via via che verranno elaborate le pertinenti proposte legislative; ritiene tuttavia che il loro finanziamento non debba avvenire a danno del finanziamento delle attuali attività dell'Unione;

Coordinamento con i bilanci nazionali

58.

desidera invitare i parlamenti nazionali a partecipare ogni anno, prima dell'esame dei rispettivi progetti di bilancio, a un dibattito comune e pubblico sugli orientamenti delle politiche di bilancio nazionali e comunitarie in modo da introdurre, sin dalla fase iniziale, un quadro di riflessione comune per il coordinamento delle politiche nazionali degli Stati membri tenendo conto dell'apporto comunitario;

59.

rileva che la decisione sulla ripartizione delle spese del bilancio dell'Unione europea per quel che riguarda i grandi obiettivi dell'Unione, potrebbe essere utilmente illustrata dalla pubblicazione annuale da parte di ciascuno Stato membro, degli stanziamenti di bilancio nazionali ed eventualmente regionali che contribuiscono alla realizzazione di questi obiettivi;

*

* *

60.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.

(2)  GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 143.

(3)  GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 214.

(4)  GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 373.

(5)  Articolo 312, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

(6)  Relazione Dehaene del 18 marzo 2009 sull'impatto del trattato di Lisbona sullo sviluppo dell'equilibrio istituzionale dell'Unione europea (A6-0142/2009).

(7)  Secondo il modello descritto nella tabella seguente della relazione della commissione per i bilanci del 26 febbraio 2009 sul riesame di metà percorso del quadro finanziario 2007-2013 (A6-0110/2009).

Anno

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

prep. bilancio

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020


Legislatura

2004 / 2009

2009 / 2014

2014 / 2019

QFP

Riesame 2007 / 2013

2013 / 2016

2017 / 2021

(8)  Articolo 323 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

(9)  Secondo l'articolo 322, paragrafo 1, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea esso deve includere «le regole finanziarie che stabiliscono in particolare le modalità relative alla formazione e all'esecuzione del bilancio».


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/54


Giovedì 7 maggio 2009
Situazione nella Repubblica moldova

P6_TA(2009)0384

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla situazione nella Repubblica moldova

2010/C 212 E/10

Il Parlamento europeo,

viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica moldova, in particolare quella del 24 febbraio 2005 sulle elezioni parlamentari in Moldova (1), nonché quelle sulla politica europea di vicinato (PEV) e sulla cooperazione regionale nel Mar Nero,

viste la dichiarazione finale e le raccomandazioni in esito alla riunione della commissione di cooperazione parlamentare UE-Repubblica moldova del 22 e 23 ottobre 2008,

visto il documento strategico della Commissione del 2004, ivi compresa la relazione per paese sulla Repubblica moldova,

visto l'accordo di partenariato e cooperazione tra la Repubblica moldova e l'Unione europea, firmato il 28 novembre 1994 ed entrato in vigore il 1o luglio 1998,

vista la comunicazione della Commissione del 3 dicembre 2008 sul partenariato orientale (COM(2008)0823),

visti gli aiuti forniti dall'Unione europea alla Repubblica moldova nell'ambito dello strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI), compresi quelli per il progetto intitolato «Sostegno elettorale alla Repubblica moldova», che ha fornito assistenza finanziaria a sostegno di elezioni libere ed eque nella Repubblica moldova,

visti il piano d'azione della politica europea di vicinato (PEV) UE-Repubblica moldova, adottato in occasione della settima riunione del Consiglio di cooperazione UE-Moldova il 22 febbraio 2005, nonché le relazioni annuali sui progressi compiuti dalla Repubblica moldova,

visto l'accordo di agevolazione dei visti UE-Repubblica moldova, sottoscritto nel 2007,

viste la dichiarazione relativa ai risultati preliminari e alle conclusioni della missione internazionale di osservazione elettorale (MIOE) nella Repubblica moldova in occasione delle elezioni parlamentari del 5 aprile 2009 e la relazione post-elettorale elaborata dall'ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE (OSCE/ODIHR) per il periodo dal 6 al 17 aprile 2009,

vista la dichiarazione congiunta del 9 aprile 2009 dei ministri degli affari esteri di Francia, Repubblica Ceca e Svezia sulla situazione nella Repubblica moldova,

viste le dichiarazioni della Presidenza dell'Unione europea del 7 e 8 aprile 2009 sulla situazione nella Repubblica moldova,

visti le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 27-28 aprile 2009 e lo scambio di opinioni su questo tema con la Presidenza dell'Unione europea, che ha avuto luogo durante la riunione della commissione per gli affari esteri del Parlamento, in data 28 aprile 2009,

viste le dichiarazioni del 7 e 11 aprile 2009 di Javier Solana, Alto Rappresentante dell'Unione Europea per la PESC, sulla situazione nella Repubblica moldova,

viste le dichiarazioni del 6, 7 e 11 aprile 2009 di Benita Ferrero-Waldner, Commissario per le relazioni esterne, sulla situazione nella Repubblica moldova,

vista la dichiarazione del 12 aprile 2009 del Country Team dell'ONU nella Repubblica moldova,

vista la risoluzione n. 1280 del Consiglio d'Europa, del 24 aprile 2002,

visto il memorandum di Amnesty International sulla Moldova, del 17 aprile 2009, sulla situazione nella Repubblica moldova durante e dopo gli avvenimenti del 7 aprile 2009,

vista la relazione della delegazione ad hoc del Parlamento nella Repubblica moldova, che ha visitato il paese dal 26 al 29 aprile 2009,

visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.

considerando che la PEV e il partenariato orientale, di imminente varo, riconoscono le aspirazioni europee della Repubblica moldova e l'importanza della Moldova come paese con profondi legami storici, culturali ed economici con gli Stati membri dell'Unione europea,

B.

considerando che il piano d'azione UE-Repubblica moldova mira a promuovere riforme politiche e istituzionali nella Repubblica moldova anche in settori quali democrazia e i diritti umani, lo Stato di diritto, l'indipendenza del potere giudiziario e la libertà dei mezzi di comunicazione nonché le relazioni di buon vicinato,

C.

considerando che uno degli obiettivi prevede l'avvio, nel giugno 2009, dei negoziati sul nuovo accordo tra la Repubblica moldova e l'Unione europea nell'ambito del Consiglio di cooperazione UE-Moldova,

D.

considerando che la Repubblica moldova è un membro del Consiglio d'Europa e dell'OSCE e si è quindi impegnata in una reale promozione della democrazia e del rispetto dei diritti umani, in particolare nel campo della prevenzione e della lotta contro la tortura, i maltrattamenti e altri trattamenti inumani e degradanti,

E.

considerando che il 5 aprile 2009 si sono tenute nella Repubblica moldova elezioni parlamentari e considerando che queste sono state monitorate da una MIOE composta da rappresentanti dell'OSCE/ODIHR e del Parlamento europeo, dell'Assemblea parlamentare dell'OSCE e dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa,

F.

considerando che durante il periodo pre-elettorale sono state espresse gravi preoccupazioni in merito al controllo del governo sui media pubblici, alle intimidazioni e molestie nei confronti di leader dell'opposizione e dei media privati e all'uso improprio di risorse amministrative a favore del partito di governo,

G.

considerando che tra 500 000 e 1 milione di moldavi vivono all'estero e che prima delle elezioni del 5 aprile 2009 sono stati inviati alle autorità moldave numerosi appelli, sottoscritti da un gran numero di ONG e associazioni della diaspora moldava, di cui uno a febbraio 2009 indirizzato al presidente della Repubblica moldova, al Presidente del Parlamento europeo e al Primo ministro della Repubblica moldova, riguardo alla privazione del diritto di voto dei moldavi che vivono all'estero, che sono stati ignorati; visto che il numero di elettori moldavi che risiedono al di fuori della Repubblica moldova è molto limitato (22 000),

H.

considerando che le autorità di fatto della regione separatista della Transnistria hanno impedito a un ampio numero di cittadini moldavi di partecipare alle elezioni,

I.

considerando che la MIOE ha concluso nei propri risultati preliminari, che le elezioni hanno rispettato molti standard e impegni internazionali, ma che sono necessari ulteriori miglioramenti per garantire un processo elettorale libero da indebite interferenze amministrative e per rafforzare la fiducia della popolazione,

J.

considerando che i partiti di opposizione e il gruppo noto come la Coalizione 2009 hanno lamentato massicce irregolarità durante le elezioni del 5 aprile 2009 nella preparazione delle liste elettorali e delle liste supplementari, nonché nel conteggio e nella tabulazione,

K.

considerando che, dopo un nuovo conteggio, i risultati finali delle elezioni sono stati pubblicati dalla commissione elettorale centrale il 21 aprile 2009 e convalidati dalla Corte costituzionale il 22 aprile 2009,

L.

considerando che gli eventi successivi alle elezioni sono stati caratterizzati da violenze e da una massiccia campagna di intimidazione e di violenza condotta dal governo moldavo, che hanno messo in dubbio l'impegno delle autorità moldave a favore dei valori democratici e dei diritti umani e la fiducia dei cittadini in tali autorità,

M.

considerando che le proteste pacifiche sono state generate da dubbi sulla correttezza delle elezioni e dalla sfiducia nelle istituzioni pubbliche, comprese quelle che hanno gestito il processo elettorale, e che deplorevoli atti di violenza e vandalismo sono stati sfruttati dalle autorità per intimidire la società civile rispondendo in maniera violenta e sproporzionata e limitando ulteriormente i già fragili diritti e libertà fondamentali dei cittadini moldavi,

N.

considerando che è riconosciuto che almeno 310 persone sono state arrestate e detenute, che un certo numero di coloro che sono stati arrestati sono ancora in carcere e che, al momento dell'arresto, i detenuti hanno subito maltrattamenti sistematici presso le stazioni di polizia, in una misura che può essere considerata come tortura,

O.

considerando che le percosse e gli arresti ingiustificati dei civili da parte di unità di polizia non identificate sembravano non essere volti a pacificare la situazione, ma piuttosto a condurre atti deliberati di repressione,

P.

considerando che persistono nel paese gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità moldave, vessazioni ingiustificate di rappresentanti della società civile e di manifestanti e atti di mancanza di rispetto per lo Stato di diritto e le convenzioni europee di cui la Repubblica moldova è firmataria,

Q.

considerando che il governo moldavo ha accusato la Romania di coinvolgimento nelle manifestazioni post-elettorali e ha espulso l'ambasciatore romeno; considerando che il governo moldavo ha inoltre ripristinato l'obbligo del visto per i cittadini di detto Stato membro dell'Unione europea,

R.

considerando che va sottolineato che non è emersa alcuna indicazione o prova seria sulla cui base uno Stato membro dell'Unione europea potesse essere accusato di essere responsabile dei violenti eventi delle scorse settimane,

S.

considerando che un partenariato reale ed equilibrato può essere conseguito solamente sulla base di valori comuni per quanto riguarda, in particolare, la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà civili,

T.

considerando che l'Unione europea sta cercando di conseguire, mediante il suo programma per un partenariato orientale, una maggiore stabilità, una migliore governance e un maggiore sviluppo economico nella Repubblica moldova e negli altri paesi alle proprie frontiere orientali,

1.

sottolinea l'importanza di relazioni più strette tra l'Unione europea e la Repubblica moldova e conferma la necessità di lavorare insieme per contribuire ad aumentare la stabilità, la sicurezza e la prosperità sul continente europeo e per impedire la formazione di nuove linee divisorie;

2.

ribadisce il proprio impegno a proseguire un dialogo significativo e mirato con la Repubblica moldova, ma attribuisce grande importanza all'introduzione di disposizioni concernenti lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, sottolineando che l'ulteriore consolidamento delle relazioni, anche attraverso la conclusione di un nuovo accordo rafforzato, dovrebbe avere come condizione il reale e manifesto impegno delle autorità moldave per la democrazia e i diritti umani;

3.

sottolinea che il pieno rispetto degli standard democratici internazionali prima, durante e dopo il processo elettorale è di fondamentale importanza per l'ulteriore sviluppo delle relazioni tra la Repubblica moldova e l'Unione europea;

4.

condanna fermamente la massiccia campagna vessatoria, le gravi violazioni dei diritti umani e tutte le altre azioni illegali commesse dal governo moldavo successivamente alle elezioni parlamentari;

5.

esorta le autorità moldave a porre immediatamente fine a tutti gli arresti arbitrari e a condurre le attività di governo in conformità degli impegni e degli obblighi internazionali del paese in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti umani;

6.

è particolarmente preoccupato per gli arresti illegali e arbitrari e le diffuse violazioni dei diritti umani delle persone arrestate, in particolare il diritto alla vita, il diritto a non essere sottoposti ad abusi fisici, a tortura o trattamenti o punizioni inumani o degradanti, il diritto alla libertà e alla sicurezza, il diritto ad un giusto processo e il diritto alla libertà di riunione, di associazione e di espressione, e per il fatto che questi abusi persistono;

7.

sottolinea che deve essere instaurato un dialogo nazionale, che veda la partecipazione del governo e dei partiti dell'opposizione, in un serio sforzo volto a migliorare radicalmente i processi democratici e il funzionamento delle istituzioni democratiche nella Repubblica moldova e ad affrontare senza indugio le carenze evidenziate dalla MIOE nelle sue conclusioni;

8.

sottolinea tuttavia che, date le forti tensioni interne nella Repubblica moldova, vi è urgente necessità di istituire una commissione d'inchiesta indipendente, con la partecipazione dell'Unione europea, del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa e di esperti indipendenti, con il compito di garantire l'imparzialità e la trasparenza del processo d'inchiesta;

9.

insiste sulla necessità di deferire alla giustizia tutte le persone resesi responsabili degli atti di brutale violenza perpetrati contro i detenuti; insiste altresì affinché le conclusioni della commissione d'inchiesta conducano anche a una reale riforma del sistema giuridico e delle forze di polizia nella Repubblica moldova;

10.

chiede che sia condotta un'indagine speciale sui casi di coloro che hanno perso la vita durante gli avvenimenti successivi alle elezioni e su tutte le accuse di stupro e maltrattamenti durante la detenzione e gli arresti a sfondo politico, come quelli di Anatol Mătăsaru e Gabriel Stati;

11.

condanna la campagna vessatoria avviata dalle autorità moldave nei confronti di giornalisti, rappresentanti della società civile e partiti di opposizione, comportante in particolare arresti ed espulsioni di giornalisti, l'interruzione dell'accesso a siti web e a emittenti televisive, la diffusione di propaganda sui canali pubblici e il rifiuto di far accedere ai rappresentanti dell'opposizione e ai media pubblici ; ritiene che tali azioni siano intese a isolare la Repubblica moldova dai media nazionali e internazionali, sottraendola al controllo pubblico; deplora e condanna il sussistere di questa censura attraverso le lettere inviate dal Ministro degli Affari interni e il Ministro della Giustizia alle ONG, ai partiti politici e ai mass media;

12.

deplora fortemente la decisione delle autorità moldave di espellere l'ambasciatore romeno e di introdurre l'obbligo del visto per i cittadini di tale Stato membro dell'Unione europea; sottolinea che la discriminazione nei confronti di cittadini comunitari sulla base della loro origine nazionale non è accettabile e chiede alle autorità moldave di ripristinare il sistema di esenzione del visto per i cittadini romeni;

13.

esorta al contempo il Consiglio e la Commissione ad intraprendere una revisione del sistema di visti dell'Unione europea per la Repubblica moldova, al fine di allentare le condizioni relative alla concessione dei visti ai cittadini moldavi, in particolare quelle finanziarie, e di migliorare la regolamentazione in materia di viaggi; spera tuttavia che i cittadini moldavi non si serviranno di un miglior sistema di visti e di transito per lasciare in massa il proprio paese, ma saranno incoraggiati a contribuire attivamente all'ulteriore sviluppo del proprio paese di origine;

14.

rileva che le accuse secondo cui un paese dell'Unione europea sarebbe stato coinvolto negli eventi sembrano infondate e non sono state discusse o ripetute nel corso delle riunioni della delegazione ad hoc nella Repubblica moldova;

15.

richiede prove immediate e sostanziali a sostegno di qualsiasi asserzione da parte del governo moldavo in merito alle presunte azioni criminali dei manifestanti e al coinvolgimento di governi stranieri;

16.

prende atto delle dichiarazioni da parte delle autorità moldave per quanto riguarda l'apertura di un fascicolo penale per il «tentativo di usurpazione del potere statale il 7 aprile 2009» e chiede che l'indagine venga condotta in modo trasparente e chiarisca tutte le accuse formulate dalle autorità moldave circa l'eventuale coinvolgimento di uno o più paesi terzi in questi eventi;

17.

ritiene inaccettabile, pur condannando tutti gli atti di violenza e di vandalismo, presentare tutte le proteste come atti criminali o presunti «complotti anticostituzionali»; ritiene che le proteste pacifiche siano state in notevole misura generate da dubbi circa la correttezza delle elezioni, dalla scarsa fiducia nelle istituzioni pubbliche e dall'insoddisfazione per la situazione sociale ed economica della Repubblica moldova;

18.

ritiene che un dialogo costruttivo con i partiti di opposizione, la società civile e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali sia l'unica via d'uscita dalla situazione attuale della Repubblica moldova;

19.

sottolinea che ogni nuova elezione richiederà un consenso tra l'opposizione e il governo in merito a miglioramenti reali del processo elettorale;

20.

ribadisce l'importanza dell'indipendenza della magistratura e chiede ulteriori misure per assicurare l'indipendenza editoriale di tutti i media, inclusa la radio e televisione moldava, e la cessazione di qualsiasi intimidazione nei confronti del canale ProTV e di qualsiasi minaccia connessa alla proroga della sua licenza, nonché miglioramenti considerevoli nella legge elettorale moldava, che si configurano come elementi fondamentali di qualsiasi futuro processo elettorale e consolidamento democratico nella Repubblica moldova;

21.

deplora che il governo moldavo non abbia compiuto alcuno sforzo per facilitare il voto dei cittadini moldavi residenti all'estero, come proposto dalla commissione di Venezia del Consiglio d'Europa; invita le autorità moldave ad adottare a tempo debito le misure necessarie affinché ciò sia possibile;

22.

evidenzia le notevoli discrepanze tra la relazione preliminare dell'OSCE/ODIHR sullo svolgimento delle elezioni e le asserzioni da parte di un numero considerevole di ONG moldave in merito a irregolarità diffuse; sottolinea che tali discrepanze devono essere prese in considerazione in ogni futura revisione delle attività di monitoraggio elettorale dell'OSCE/ODIHR e del contributo dell'Unione europea alle missioni internazionali di osservazione elettorale;

23.

ritiene che, per conservare la sua credibilità agli occhi dei cittadini della Repubblica moldova, l'Unione europea dovrebbe partecipare alla gestione della situazione attuale in modo proattivo, profondo e globale; esorta il Consiglio a prendere in considerazione la possibilità di inviare una missione sullo Stato di diritto nella Repubblica di Moldova, onde assistere le autorità incaricate dell'applicazione della legge nel loro processo di riforma, in particolare nei settori della polizia e della giustizia;

24.

sottolinea che il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri devono fare pieno uso della PEV e in particolare del nuovo programma per il partenariato orientale, al fine di conseguire una maggiore stabilità, una migliore governance e uno sviluppo economico equilibrato nella Repubblica moldova e negli altri paesi alle frontiere orientali dell'Unione europea;

25.

chiede alla Commissione di garantire che i finanziamenti comunitari a disposizione della Repubblica moldova nel settore dei diritti umani e delle libertà fondamentali abbiano una portata maggiore, in particolare utilizzando appieno lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani e le disposizioni dello strumento ENPI; invita la Commissione a presentargli una relazione dettagliata sull'utilizzo dei fondi comunitari nella Repubblica moldova, ponendo in particolare l'accento su quelli destinati al buon governo e allo sviluppo democratico;

26.

invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare la missione del rappresentante speciale dell'Unione europea nella Repubblica moldova, in termini di ambito di applicazione e di mezzi a disposizione;

27.

ribadisce il suo sostegno a favore dell'integrità territoriale della Repubblica moldova e sottolinea la necessità che l'Unione europea più incisivo nella ricerca di una soluzione alla questione della Transnistria;

28.

ribadisce che l'Unione europea deve fare tutto ciò che è in suo potere per offrire alla popolazione della Repubblica moldova un vero futuro europeo; invita tutte le forze politiche moldave e i partner della Repubblica moldova a non approfittare della situazione attuale di instabilità per distogliere il paese dal suo percorso europeo;

29.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa e dell'OSCE e al governo e al parlamento della Repubblica moldova.


(1)  GU C 304 E dell'1.12.2005, pag. 398.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/60


Giovedì 7 maggio 2009
Diritti umani nel mondo nel 2008 e politica dell'Unione in materia

P6_TA(2009)0385

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2008 e sulla politica dell'Unione europea in materia (2008/2336(INI))

2010/C 212 E/11

Il Parlamento europeo,

vista la decima relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani (2008) (documento del Consiglio 14146/1/2008),

visti gli articoli 3, 6, 11, 13 e 19 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 177 e 300 del trattato CE,

visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e tutti gli strumenti internazionali pertinenti in materia di diritti umani (1),

vista la Carta delle Nazioni Unite,

viste tutte le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli facoltativi,

visti gli strumenti regionali in materia di diritti umani, compresi, in particolare, la Carta africana dei diritti umani e dei popoli, il protocollo facoltativo sui diritti delle donne in Africa, la Convenzione americana dei diritti umani e la Carta araba dei diritti umani,

vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2009 sulla situazione nella striscia di Gaza (2) e le conclusioni del Consiglio «Affari generali e relazioni esterne» del 27 gennaio 2009 sul processo di pace in Medio Oriente,

viste l'entrata in vigore, in data 1o luglio 2002, dello statuto di Roma del Tribunale penale internazionale (TPI) e le risoluzioni del Parlamento relative al TPI (3),

vista la convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani e il piano Unione europea del 2005 sulle migliori pratiche, le norme e le procedure per contrastare e prevenire la tratta di esseri umani (4),

visto il protocollo n. 13 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (ECHR), relativo all'abolizione della pena di morte in ogni circostanza,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (convenzione contro la tortura),

vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e il relativo protocollo facoltativo,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (5),

visto l'accordo di partenariato ACP-CE e il suo testo rivisto (6),

visto il regolamento (CE) n. 1889/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (7) (strumento europeo per la democrazia e i diritti umani o EIDHR),

viste le sue precedenti risoluzioni sui diritti umani nel mondo,

viste le sue risoluzioni sulle sessioni quinta e settima del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), approvate rispettivamente il 7 giugno 2007 (8) e il 21 febbraio 2008 (9), e sull'esito dei negoziati sull'UNHRC,

vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea (10),

viste le sue risoluzioni del 1o febbraio 2007 (11) e del 26 aprile 2007 (12) sull'iniziativa di moratoria universale della pena di morte, e la risoluzione 62/149 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2007, su una moratoria sull'uso della pena di morte,

vista la sua risoluzione del 20 settembre 2001 sulle mutilazioni genitali femminili (13), che afferma che qualsiasi mutilazione di tal genere, indipendentemente dalla sua entità, costituisce un atto di violenza contro le donne e rappresenta una violazione dei loro diritti fondamentali,

vista la sua risoluzione del 6 settembre 2007 sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni con i paesi terzi in materia di diritti umani (14), compresi i diritti delle donne, che devono essere trattati espressamente in tutti i dialoghi in materia di diritti umani,

vista la sua risoluzione del 4 settembre 2008 sulla valutazione delle sanzioni dell'Unione europea in quanto parte delle azioni e delle politiche europee in materia di diritti umani (15),

vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2008 sulla comunicazione intitolata «Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori» (16),

vista la sua risoluzione del 6 luglio 2006 sulla libertà di espressione su Internet (17),

viste tutte le sue risoluzioni su casi urgenti di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

visto il forum delle ONG dell'Unione europea sui diritti umani, tenutosi a Lisbona a dicembre 2007,

vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, firmata il 30 marzo 2007 dalla Comunità europea e dalla maggioranza dei suoi Stati membri, che prevede l'obbligo di considerare gli interessi e i problemi delle persone con disabilità nelle iniziative in materia di diritti umani destinate ai paesi terzi,

viste la dichiarazione sui difensori dei diritti umani adottata dalle Nazioni Unite e le attività del Rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU sulla situazione dei difensori dei diritti umani,

vista la Convenzione internazionale sulla protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, adottata a dicembre 2006,

visti gli orientamenti dell'Unione europea per favorire l'osservanza del diritto internazionale umanitario (IHL) (18), gli orientamenti sui bambini e i conflitti armati e sui difensori dei diritti umani, nonché gli orientamenti in materia di pena di morte, tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi, promozione e protezione dei diritti del bambino, violenze contro le donne e lotta contro tutte le discriminazioni nei loro confronti,

vista la sua risoluzione dell'8 maggio 2008 sulle missioni di osservazione elettorale dell'Unione europea: obiettivi, prassi e sfide future (19),

vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2009 sullo sviluppo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, incluso il ruolo dell'Unione europea (20),

visti l'articolo 45 e l'articolo112, paragrafo2, del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A6-0264/2009),

A.

considerando che i diritti umani e la loro protezione dipendono dal riconoscimento della dignità della persona umana; che, a tale proposito, occorre rammentare le parole introduttive della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che recita: «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo»,

B.

considerando che la giustizia, la libertà, la democrazia e lo Stato di diritto derivano da un autentico riconoscimento della persona umana, e che tale riconoscimento è il fondamento di tutti i diritti umani,

C.

considerando che la decima relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani (2008), redatta dal Consiglio e dalla Commissione, presenta il quadro generale delle attività delle istituzioni dell'Unione in materia di diritti umani all'interno e all'esterno dell'Unione europea,

D.

considerando che la presente risoluzione si propone di esaminare, valutare e, in casi specifici, formulare critiche costruttive sulle attività della Commissione, del Consiglio e del Parlamento in materia di diritti umani,

E.

considerando che i risultati interni dell'Unione europea in materia di diritti umani hanno un impatto diretto sulla sua credibilità e sulla sua capacità di attuare una politica esterna efficace,

F.

considerando che è necessario adoperarsi per prestare maggiore attenzione al rispetto dei diritti umani fondamentali, in particolare dei diritti politici, in sede di negoziazione e attuazione di accordi commerciali bilaterali o regionali, anche con importanti partner commerciali,

G.

considerando che è necessario che sia rispettata la clausola relativa ai diritti umani negli accordi sottoscritti dall'Unione europea con partner di paesi terzi,

H.

considerando che le politiche di promozione dei diritti umani continuano ad essere minacciate in varie regioni del mondo, in quanto la violazione dei diritti umani va inevitabilmente di pari passo con lo sforzo, da parte di chi li víola, di ridurre l'impatto di qualsiasi politica che li promuova, particolarmente in paesi ove le violazioni dei diritti umani sono cruciali per mantenere al potere un governo non democratico,

1.

ritiene che l'Unione europea debba compiere passi avanti verso una politica coerente e omogenea di affermazione e promozione dei diritti umani nel mondo e sottolinea la necessità di condurre tale politica in modo più efficace;

2.

ribadisce la sua convinzione che, per migliorare la promozione dei diritti umani, sia essenziale rafforzare la politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'Unione, e assicurare che la promozione dei diritti umani, intesa come obiettivo primario della PESC ai sensi dell'articolo 11 del trattato sull'Unione europea, sia rigorosamente perseguita nei dialoghi e nelle relazioni istituzionali dell'Unione europea con tutti i paesi del mondo;

3.

invita il Consiglio e la Commissione a compiere maggiori sforzi per migliorare la capacità dell'Unione europea di rispondere rapidamente alle violazioni dei diritti umani da parte di paesi terzi; rileva l'importanza, nel mondo attuale, del ruolo dell'Unione in materia di diritti umani e l'aumento delle sue aspettative in tal senso; chiede una linea comune dell'Unione europea sia nelle sue politiche esterne relative al rispetto dei diritti umani sia nelle sue strategie interne attuate in tale ambito;

4.

chiede che venga mantenuta un'attenta vigilanza sul rispetto della clausola relativa ai diritti umani negli accordi sottoscritti dall'Unione europea con i paesi terzi, e che detta clausola sia inserita sistematicamente negli accordi futuri; ricorda che la clausola relativa ai diritti umani, essendo un elemento essenziale, dovrebbe essere applicata alla totalità delle disposizioni dell'accordo; insiste ancora una volta affinché tale clausola sia accompagnata in modo sistematico da un autentico meccanismo di attuazione;

Relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani nel 2008

5.

sottolinea l'importanza della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani per quanto riguarda l'analisi e la valutazione della politica dell'Unione in materia di diritti umani e riconosce che le attività delle istituzioni dell'Unione in tale ambito hanno registrato sviluppi positivi;

6.

ribadisce che occorre fornire maggiori e migliori informazioni per la valutazione delle politiche e che è necessario proporre elementi e orientamenti per migliorare l'approccio generale, ridurre al minimo le eventuali contraddizioni e adattare le priorità politiche al contesto di ciascun paese, allo scopo di adottare una strategia per paese in materia di diritti umani o, almeno, di inserire un capitolo sui diritti umani nei documenti strategici per paese; ribadisce l'invito a introdurre una valutazione periodica regolare dell'uso e dei risultati delle politiche, degli strumenti e delle iniziative dell'Unione europea in materia di diritti umani nei paesi terzi; invita il Consiglio e la Commissione a elaborare indici e obiettivi di riferimento specifici e quantificabili per misurare l'efficacia di dette politiche;

7.

si compiace della presentazione pubblica della relazione per il 2008 effettuata dal Consiglio e dalla Commissione in occasione della riunione della sottocommissione per i diritti umani del 4 novembre 2008, in concomitanza con il 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948, e della presentazione in seduta plenaria lo stesso giorno dell'assegnazione, da parte del Parlamento, del premio annuale Sakharov per la libertà di pensiero al cinese Hu Jia;

8.

chiede nuovamente al Consiglio e alla Commissione di individuare i «paesi che destano particolare preoccupazione» in ragione delle particolari difficoltà che vi si incontrano nella difesa dei diritti umani, nonché i paesi in cui i diritti umani sono violati e, a tal fine, di mettere a punto criteri con i quali misurare i paesi con riferimento al rispetto dei diritti umani, consentendo in tal modo di stabilire priorità politiche specifiche;

9.

invita il Consiglio e la Commissione a intensificare gli sforzi intesi a diffondere e far pervenire la loro relazione annuale sui diritti umani al più ampio numero di destinatari possibile; chiede, inoltre, la realizzazione di campagne d'informazione pubblica che diano maggiore visibilità al ruolo dell'Unione europea in questo ambito;

10.

invita il Consiglio e la Commissione a svolgere studi periodici per analizzare il grado di informazione della società in merito alle azioni dell'Unione europea in materia di diritti umani e verificarne l'impatto;

11.

ritiene che dalla relazione emerga che, nonostante le indagini condotte in taluni Stati membri, l'Unione europea non ha eseguito una valutazione dell'operato degli Stati membri rispetto alla politica di lotta al terrorismo adottata dal governo statunitense sotto la presidenza di George Bush;

12.

invita il Consiglio a prevedere l'inclusione del Movimento rivoluzionario Túpac Amaru (MRTA) nell'elenco delle organizzazioni terroristiche dell'Unione europea, conformemente alla risoluzione approvata all'unanimità dal Congresso peruviano nell'aprile 2008;

13.

rileva che, secondo ampi segmenti dell'opinione pubblica mondiale, le politiche di immigrazione rappresentano una sfida per la credibilità dell'azione esterna dell'Unione europea in materia di diritti umani;

Attività del Consiglio e della Commissione nell'ambito dei diritti umani nelle sedi internazionali

14.

ritiene che un rafforzamento quantitativo e qualitativo del segretariato per i diritti umani del Consiglio permetterebbe di accrescere la visibilità e il ruolo della politica esterna dell'Unione europea ai fini della promozione e del rispetto dei diritti umani; si attende che la nomina di un Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, titolare al tempo stesso della carica di Vicepresidente della Commissione, rafforzi notevolmente la coerenza e l'efficacia dell'Unione in materia, qualora entri in vigore il trattato di Lisbona;

15.

giudica indispensabile che, data l'importanza delle questioni relative ai diritti umani in situazioni belliche e postbelliche, in futuro il mandato dei rappresentanti speciali dell'Unione europea menzioni esplicitamente la promozione e il rispetto dei diritti umani;

16.

ribadisce la sua richiesta alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri dell'Unione europea e i paesi terzi con cui sono in corso negoziati per una futura adesione o per il rafforzamento delle relazioni, a firmare e ratificare tutte le convenzioni principali in materia di diritti umani delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa e i relativi protocolli facoltativi, nonché a collaborare con le procedure e i meccanismi internazionali in materia di diritti umani; chiede in particolare la conclusione di un accordo quadro tra l'Unione europea e l'UNHCR, al fine di promuovere la ratifica e l'attuazione delle convenzioni delle Nazioni Unite da parte di tutti gli Stati membri;

17.

chiede al Consiglio e alla Commissione di proseguire i loro vigorosi sforzi volti a promuovere la ratifica universale dello Statuto di Roma e l'adozione della necessaria legislazione attuativa nazionale, conformemente alla posizione comune 2003/444/PESC del Consiglio, del 16 giugno 2003, sul Tribunale penale internazionale (21) (TPI) e al piano d'azione 2004 per dar seguito alla posizione comune; chiede che tali sforzi siano estesi fino a includere la ratifica e l'attuazione dell'accordo sui privilegi e le immunità del TPI, che costituisce un importante strumento operativo per il Tribunale; si compiace che nel luglio 2008, con la ratifica dello Statuto di Roma cui hanno proceduto nello stesso anno Madagascar, Isole Cook e Suriname, il numero degli Stati parte sia salito a 108; esorta la Repubblica ceca, in quanto unico Stato membro dell'Unione europea a non averlo ancora fatto, a ratificare quanto prima lo Statuto di Roma (22); invita la Romania a recedere dall'accordo bilaterale di immunità con gli Stati Uniti;

18.

chiede a tutte le Presidenze dell'Unione europea di rafforzare l'importanza della cooperazione con il TPI in tutti i vertici e dialoghi dell'Unione europea con i paesi terzi, incluso il Vertice UE-Russia e i dialoghi UE-Cina, ed esorta tutti gli Stati membri a rafforzare la cooperazione con il Tribunale e a concludere accordi bilaterali sull'attuazione delle sentenze, nonché sulla protezione delle vittime e dei testimoni; prende inoltre atto dell'accordo in materia di cooperazione e assistenza tra l'Unione europea e il TPI e, sulla base di tale accordo, chiede all'Unione europea e ai suoi Stati membri di fornire al Tribunale tutta l'assistenza necessaria, incluso il sostegno sul campo, alle cause in corso; approva in questo ambito il sostegno da parte del Belgio e del Portogallo nell'arresto e nella consegna al TPI di Jean-Pierre Bemba nel maggio 2008;

19.

chiede la tempestiva ratifica, da parte della Comunità europea e dei suoi Stati membri, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità; ribadisce che il protocollo facoltativo dovrebbe essere ritenuto parte integrante di detta convenzione e chiede l'adesione simultanea alla convenzione e al protocollo (23);

20.

sottolinea la necessità di intensificare ulteriormente il coinvolgimento attivo dell'Unione europea e dei suoi Stati membri nelle questioni attinenti ai diritti umani e alla democrazia, in vista della loro partecipazione ai lavori che si svolgeranno in varie sedi internazionali nel corso del 2009, tra cui l'UNHRC, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Consiglio ministeriale dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) e il Consiglio d'Europa;

21.

accoglie con favore la conferenza dei difensori dei diritti umani finanziata dall'EIDHR, svoltasi il 7 e l'8 ottobre 2008 negli edifici del Parlamento a Bruxelles, in quanto importante iniziativa interistituzionale organizzata dal Parlamento, dalla Commissione e dalle Nazioni Unite in occasione del 60o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani;

22.

si compiace della cooperazione tra l'Unione europea e il Consiglio d'Europa nel quadro del memorandum d'intesa firmato a maggio 2007; accoglie con favore gli incontri quadripartiti tenutisi il 23 ottobre 2007 e il 10 marzo 2008 con la partecipazione della Presidenza dell'Unione europea, della Commissione, del segretario generale del Consiglio d'Europa e del presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa; ribadisce l'importanza di promuovere ulteriormente la cooperazione in materia di diritti umani, Stato di diritto e democrazia pluralistica, che costituiscono i valori condivisi di entrambi quegli organismi e di tutti gli Stati membri dell'Unione europea;

23.

accoglie con favore l'accordo firmato il 18 giugno 2008 dalla Commissione e dal Consiglio d'Europa in materia di cooperazione in seno all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali; rileva che l'accordo comprende disposizioni sull'organizzazione di riunioni periodiche, sullo scambio di informazioni e sul coordinamento delle attività;

24.

si compiace dell'adozione della Convenzione sulle munizioni a grappolo da parte della Conferenza diplomatica di Dublino, svoltasi dal 19 al 30 maggio 2008; esprime inquietudine nel constatare che non tutti gli Stati membri dell'Unione europea hanno firmato il trattato nel corso della conferenza di Oslo convocata per la firma del medesimo in data 3 dicembre 2008, e chiede loro di procedere in tal senso al più presto (24); rileva che la Convenzione impone la proibizione immediata e incondizionata di tutte le munizioni a grappolo che provocano danni inaccettabili alla popolazione civile;

25.

si compiace della cooperazione della Serbia nell'arresto e nel trasferimento di Radovan Karadžić al Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY); rileva con preoccupazione che Ratko Mladić e Goran Hadžić sono ancora in libertà e non sono stati consegnati all'ICTY; a tal riguardo, invita le autorità serbe ad assicurare la piena cooperazione con l'ICTY, per portare all'arresto e al trasferimento di tutti i restanti imputati ed aprire così la strada alla firma di un accordo di stabilizzazione e di associazione;

26.

esorta tutti gli Stati membri a collaborare pienamente nell'ambito dei meccanismi internazionali di giustizia penale, e in particolare nella consegna dei latitanti alla giustizia; rileva con estrema preoccupazione il perpetrarsi del mancato arresto e del mancato trasferimento da parte del Sudan al TPI di Ahmad Muhammad Harun («Ahmad Harun») e di Ali Muhammad Ali Abd-Al-Rahman («Ali Kushayb»), in violazione dei suoi obblighi ai sensi della risoluzione 1593 (2005) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; condanna fermamente le ritorsioni da parte del Sudan in seguito all'emissione di un mandato da parte del TPI per l'arresto del presidente al-Bashir, ed esprime la sua più profonda preoccupazione per i recenti provvedimenti nei confronti dei difensori dei diritti umani che hanno comportato l'arresto, nel giugno 2008, di Mohammed el-Sari, il quale è stato condannato a 17 anni di reclusione per aver collaborato con il TPI; accoglie con favore la liberazione di Hassan al-Turabi, leader del principale gruppo di opposizione, il Partito popolare del congresso, dopo due mesi di detenzione, per la sua dichiarazione contenente la richiesta al presidente al-Bashir di assumersi la responsabilità politica per i crimini commessi in Darfur; ricorda infine la sua risoluzione del 22 maggio 2008 sul Sudan e sul Tribunale penale internazionale (25) e chiede ancora una volta alle Presidenze dell'Unione e agli Stati membri di rispettare e di agire in base alle parole espresse nella dichiarazione dell'Unione europea del marzo 2008 e alle conclusioni del Consiglio sul Sudan del giugno2008, in cui si afferma che l'Unione europea è pronta a prendere in considerazione misure nei confronti degli individui responsabili di non collaborare con il TPI, nel caso in cui l'obbligo di cui alla risoluzione 1593 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla cooperazione con il TPI continui a non essere rispettato;

27.

si compiace dell'avvio, il 26 gennaio 2009, del primo processo in assoluto dinanzi al TPI nei confronti di Thomas Lubanga della Repubblica democratica del Congo (RDC), e osserva che si tratta del primo processo nella storia del diritto penale internazionale a prevedere la partecipazione attiva delle vittime nel procedimento; in tale contesto, esorta il TPI a intensificare i propri sforzi al fine di coinvolgere le comunità dei paesi in situazioni di crisi in un processo di interazione costruttiva con il TPI, volto a promuovere la comprensione e il sostegno del suo mandato, a gestire le aspettative e a consentire a quelle comunità di seguire e comprendere il processo di giustizia penale internazionale; rileva con favore la collaborazione della RDC nel trasferimento di Thomas Lubanga, Germain Katanga e Mathieu Ngudjolo al TPI; deplora tuttavia il fatto che il mandato di arresto del TPI nei confronti di Bosco Ntaganda non sia ancora stato eseguito, ed esorta le prossime riunioni del Consiglio «Affari generali e relazioni esterne» a chiedere l'arresto e la consegna immediata di Bosco Ntaganda al TPI; osserva con preoccupazione che la già volatile situazione nella RDC è stata ulteriormente destabilizzata di recente da nuovi attacchi da parte della Lord's Resistance Army (LRA), che ha brutalmente massacrato almeno 620 civili e rapito 160 bambini tra il 24 dicembre 2008 e il 13 gennaio 2009 nella Repubblica democratica settentrionale del Congo; sottolinea pertanto l'urgente necessità di arrestare i comandanti della LRA, come chiesto nella risoluzione del Parlamento del 21 ottobre 2008 sull'imputazione e il processo di Joseph Kony dinanzi al Tribunale penale internazionale (26); rileva con preoccupazione che i mandati d'arresto del TPI relativi a quattro membri della LRA in Uganda non sono ancora stati eseguiti;

28.

si compiace delle prime dichiarazioni favorevoli sul TPI da parte della nuova amministrazione degli Stati Uniti, che riconosce che il TPI «promette di diventare uno strumento importante ed eccezionale per cercare di riconoscere la responsabilità dei vertici responsabili delle atrocità commesse in Congo, in Uganda e nel Darfur» (27), e chiede agli USA di ripristinare la propria firma e di impegnarsi ulteriormente nei confronti del TPI, soprattutto cooperando in situazioni che sono oggetto di un'indagine o di una valutazione preliminare da parte del TPI stesso;

29.

accoglie nuovamente con favore l'adozione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite della dichiarazione sui diritti delle popolazioni indigene, che creerà un contesto in cui gli Stati potranno tutelare e promuovere i diritti delle popolazioni indigene senza esclusioni o discriminazioni; sollecita pertanto la Commissione a dare seguito all'attuazione della dichiarazione, segnatamente attraverso l'EIDHR, e auspica in particolare la ratifica urgente, da parte di tutti i paesi membri, della Convenzione 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sui popoli indigeni e tribali, che sostiene i principi sanciti in detta dichiarazione con uno strumento giuridicamente vincolante; si compiace, peraltro, delle attività della Commissione in favore delle popolazioni indigene e accoglie favorevolmente il progetto per la promozione dei diritti delle popolazioni indigene e tribali attraverso la consulenza giuridica, la creazione di capacità e il dialogo, avviato e gestito congiuntamente dalla Commissione e dall'OIL; osserva che, a quasi vent'anni dalla sua entrata in vigore, solo tre Stati membri hanno ratificato la Convenzione dell'OIL, ossia Danimarca, Paesi Bassi e Spagna; incoraggia pertanto le iniziative volte ad accrescere la conoscenza di questo importante strumento legislativo e a rafforzarne l'efficacia nel mondo, attraverso la sua ratifica da parte di tutti gli Stati membri;

30.

ribadisce l'invito a sviluppare una strategia quadro per i rom a livello europeo, in considerazione della particolare situazione sociale delle comunità rom nell'Unione europea, nei paesi candidati e nei paesi partecipanti alla politica di stabilizzazione ed associazione; prende atto con soddisfazione del primo vertice europeo dedicato ai rom, organizzato dalla Commissione a settembre 2008 sotto il patrocinio congiunto del Presidente della Commissione e della Presidenza francese, e inteso a promuovere un preciso impegno ad affrontare i problemi concreti e a pervenire alla creazione di meccanismi attraverso i quali garantire una migliore comprensione della situazione dei rom in Europa;

31.

si compiace del consenso raggiunto il 21 aprile 2009 durante la Conferenza di aggiornamento di Durban riguardo a un documento finale quale seguito del percorso avviato con la Conferenza mondiale contro il razzismo, che tra l'altro tutela pienamente il diritto alla libertà di espressione quale definita dal diritto internazionale, esprime e ribadisce l'appello alla tutela dei diritti dei migranti e riconosce l'esistenza di molteplici e gravi forme di discriminazione; condanna il discorso del Presidente Mahmoud Ahmadinejad, che ha contraddetto lo spirito e lo scopo della conferenza, ovvero sconfiggere la piaga del razzismo; accoglie con favore l'operato delle sessioni ordinarie dell'UNHRC in qualità di comitato preparatorio per la Conferenza di aggiornamento di Durban svoltasi dal 21 aprile al 2 maggio 2008 e dal 6 al 17 ottobre 2008;

32.

è deluso per la mancata assunzione di un ruolo guida da parte del Consiglio e per l'incapacità degli Stati membri di concordare una strategia comune alla Conferenza di revisione di Durban contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza in questo campo, svoltasi a Ginevra dal 20 al 24 aprile 2009 (Durban II); deplora vivamente la mancanza di unità e di cooperazione, in particolare alla luce dell'atteso rafforzamento della politica estera dell'Unione europea nel quadro del nuovo trattato UE; invita la Commissione e specialmente il Consiglio a spiegare al Parlamento se è stata pianificata una strategia dell'Unione europea e quali sforzi sono stati compiuti per trovare una linea comune, e a riferire sul quanto è accaduto e sulle implicazioni dell'esito di Durban II;

33.

valuta positivamente lo svolgimento, a marzo 2008, del secondo Forum europeo sui diritti dei minori, organizzato dalla Commissione e incentrato sui meccanismi di allerta per i minori scomparsi e sui temi della povertà infantile e dell'esclusione sociale, con particolare riguardo ai bambini rom;

34.

accoglie con favore l'istituzione dell'Anno europeo del dialogo interculturale (2008), avviata dalla Commissione e concretizzata dalle decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio; ribadisce che il dialogo interculturale è destinato a svolgere un ruolo di importanza crescente nella promozione dell'identità e della cittadinanza europee; esorta gli Stati membri e la Commissione a proporre strategie per favorire il dialogo interculturale, a promuovere, nei loro ambiti di competenza, gli obiettivi dell'Alleanza delle civiltà, nonché a mantenere il loro sostegno politico nei confronti della suddetta Alleanza;

Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani

35.

accoglie con favore l'operato dell'UNHRC, sottolineando il ruolo fondamentale di tale organismo nella struttura dell'ONU e il suo potenziale per quanto concerne lo sviluppo di un contesto utile per le iniziative multilaterali dell'Unione europea in materia di diritti umani; rileva la necessità che tale nuovo organismo prosegua nel proprio operato affinché possa acquisire maggiore credibilità;

36.

sottolinea che la funzione svolta dagli organismi della società civile è indispensabile per l'efficacia dell'UNHRC;

37.

accoglie con favore l'avvio della revisione periodica universale e lo svolgimento della prima fase di tale revisione ad aprile e maggio 2008, conclusasi con l'adozione delle relazioni finali da parte della sessione plenaria dell'UNHRC a giugno 2008; rileva che l'attuazione dei primi due cicli della revisione periodica universale ha confermato il potenziale di tale nuovo meccanismo, e confida che la sua applicazione consentirà di ottenere ulteriori risultati e miglioramenti concreti; invita il Consiglio e la Commissione a seguire e a monitorare attentamente le iniziative legate alla revisione periodica universale, e invita il Consiglio a consultare il Parlamento a tale riguardo;

38.

osserva che, come sottolineato nella relazione annuale, gli Stati membri dell'Unione europea sono una minoranza in seno all'UNHRC e chiede alle istituzioni dell'Unione e agli Stati membri di mettere a punto un'azione concertata volta a superare la situazione attuale, intessendo le alleanze opportune con gli Stati e gli attori non statali che portano avanti la lotta per l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani;

39.

a tal riguardo, invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare il loro impegno con i governi democratici degli altri gruppi regionali appartenenti all'UNHRC, al fine di migliorare le probabilità di successo delle iniziative volte a garantire il rispetto dei principi contemplati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani; chiede alla Commissione di fornire una relazione annuale sulle modalità di voto all'ONU per le questioni riguardanti i diritti umani, che analizzi in che modo tali questioni sono state influenzate dalle politiche dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e da quelle di altri blocchi;

40.

chiede una maggiore cooperazione tra il Consiglio d'Europa e l'Unione europea nell'ambito della promozione dei diritti delle minoranze e della tutela delle lingue regionali e minoritarie, utilizzando gli strumenti giuridici della non discriminazione per sostenere la diversità e la tolleranza;

41.

ribadisce l'importanza cruciale delle procedure speciali e dei «mandati per paese» nel contesto dell'UNHRC; insiste sulla trasparenza del processo di rinnovo dei titolari di mandato; accoglie positivamente il nuovo manuale delle procedure speciali dell'ONU e insiste sulla necessità di continuare ad adoperarsi per la nomina di candidati indipendenti in possesso di un adeguato bagaglio di esperienza e sufficientemente rappresentativi sia sul piano geografico che sotto il profilo del genere; constata i recenti sviluppi relativi ai mandati tematici e per paese; valuta positivamente i mandati tematici di nuova istituzione, inerenti alle moderne forme di schiavitù e all'accesso all'acqua potabile sicura e ai servizi sanitari; accoglie con favore la proroga sino a giugno 2009 del mandato del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Sudan;

42.

si compiace che l'Unione europea abbia preso l'iniziativa di tenere una sessione speciale dell'UNHRC dedicata alla Birmania, svoltasi a ottobre 2007 e culminata nell'adozione, a giugno 2008, di una risoluzione che condanna la violazione sistematica e continua dei diritti umani e il fenomeno dell'arruolamento di bambini soldato in Birmania, sollecitando il governo birmano a rilasciare immediatamente e senza condizione alcuna tutti i prigionieri politici;

Risultati per quanto riguarda gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani

43.

ritiene che, nonostante i ritardi nella ratifica finale del trattato di Lisbona, i preparativi per la creazione del nuovo Servizio europeo per l'azione esterna debbano essere utilizzati in modo proattivo per armonizzare gli approcci delle missioni degli Stati membri e della Commissione all'estero nel campo dei diritti umani, mediante la condivisione di strutture e di personale in modo da creare delle vere «ambasciate dell'Unione europea»;

44.

prende atto del desiderio delle Presidenze francese e slovena di finalizzare gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani per quanto riguarda i diritti del fanciullo; attende con interesse di ricevere entro il prossimo anno progetti di misure attuative specifiche, che verteranno sull'applicazione dell'approccio olistico e globale sviluppato dagli orientamenti centrali;

45.

ritiene che dovrebbero essere attuate misure per garantire che le questioni riguardanti i diritti umani siano seguite in modo più sistematico dalle missioni dell'Unione europea, ad esempio mediante la definizione di punti focali per i diritti umani e l'inclusione di orientamenti sui diritti umani e sulla loro attuazione nei programmi di formazione del personale delle missioni dell'Unione;

Situazione delle donne, violenza fondata sul genere, femminicidi

46.

si compiace che, nel secondo semestre del 2008, la Presidenza francese abbia identificato la problematica situazione delle donne come nuova priorità dell'azione comunitaria nell'ambito dei diritti umani; sottolinea in particolare la necessità di affrontare le tragiche conseguenze dei fenomeni di violenza fondata sul genere (inclusa la pratica della circoncisione femminile) e dei femminicidi (inclusa la pratica dell'aborto in funzione del sesso del nascituro);

47.

dato che la comunità internazionale non è riuscita a migliorare la situazione in Zimbabwe, teatro di una catastrofe in termini di diritti umani, chiede al Consiglio e agli Stati membri di esaminare i motivi di tale fallimento, al fine di definire politiche più efficaci, e di informare il Parlamento in merito alle azioni che intendono intraprendere, in considerazione della portata delle relazioni tra l'Unione europea e i suoi Stati membri e molti paesi africani, soprattutto dell'Africa meridionale;

48.

accoglie con favore l'adozione, l'8 dicembre 2008, di nuovi orientamenti che definiscono una strategia globale volta a rafforzare l'azione comunitaria e a migliorare la sicurezza delle donne, in particolare nei paesi colpiti dai conflitti nonché in altri paesi; deplora tuttavia che il Parlamento non sia stato coinvolto più da vicino nella redazione di tali nuovi orientamenti e chiede a questo proposito che venga stabilito in futuro un meccanismo di consultazione con il Parlamento sia nella fase di elaborazione dei nuovi orientamenti che nella fase della loro valutazione e revisione;

49.

rileva, tuttavia, le carenze esistenti nello sviluppo di politiche e azioni dell'Unione europea in materia di diritti umani delle donne; dette carenze sono rispecchiate dalla relazione del Consiglio che, nel valutare diverse questioni tematiche, fornisce un numero di elementi limitato;

Pena di morte

50.

rammenta la risoluzione su una moratoria sul ricorso alla pena di morte (risoluzione 62/149) adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007, che chiede una moratoria internazionale sull'uso della pena di morte; sottolinea che tale risoluzione si conclude invitando tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a stabilire una moratoria sulle esecuzioni nella prospettiva di abolire la pena di morte;

51.

accoglie con favore la dichiarazione congiunta contro la pena di morte, firmata il 10 ottobre 2008 dai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione a nome dell'Unione europea, e dal Presidente dell'Assemblea parlamentare, dal presidente del Comitato dei ministri e dal Segretario generale del Consiglio d'Europa, nonché l'istituzione della Giornata europea contro la pena di morte, che sarà celebrata il 10 ottobre di ogni anno; ribadisce che il divieto della pena capitale costituisce una delle disposizioni principali dell'articolo 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che afferma esplicitamente: «Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato»;

52.

accoglie con favore l'adozione della versione riveduta e aggiornata degli orientamenti dell'Unione europea in materia di pena di morte; ribadisce che l'Unione europea è contraria alla pena di morte in ogni circostanza, e sottolinea nuovamente che l'abolizione della pena capitale contribuisce all'innalzamento della dignità umana e al progressivo sviluppo dei diritti umani;

53.

chiede alla Presidenza di incoraggiare l'Italia, la Lettonia, la Polonia e la Spagna, che non hanno ancora ratificato il protocollo n. 13 della CEDU sull'abolizione della pena di morte in ogni circostanza, pur avendolo firmato, a provvedervi; riconosce a tal riguardo che gli orientamenti sulla pena di morte potrebbero essere applicati in modo più coerente se gli Stati membri sottoscrivessero e ratificassero tali protocolli e convenzioni;

54.

si compiace che la pena di morte sia in regresso, essendo stata abolita nel 2008 per tutti i reati in Ruanda e Uzbekistan; accoglie con favore il progetto di codice penale in Iran, che proibisce la pena di morte per lapidazione, e chiede al parlamento iraniano di approvare definitivamente il codice penale in modo da introdurre la proibizione assoluta della lapidazione; condanna il fatto che il regime iraniano continui a comminare la pena capitale a condannati di età inferiore a 18 anni (in particolare a coloro il cui unico «crimine», secondo la Sharia, è di aver praticato atti omosessuali); sottolinea che l'Iran è l'unico paese ad aver giustiziato minori autori di reati nel 2008; esprime profonda preoccupazione per il fatto che almeno altri 130 minori autori di reati si trovino nel braccio della morte in Iran; ribadisce la propria condanna del regime iraniano per il suo crescente ricorso alla pena capitale, che colloca l'Iran in seconda posizione, alle spalle della Cina, nella classifica dei paesi con il più alto numero di esecuzioni; prende atto che in Guatemala non sono state emesse condanne a morte, ma esprime inquietudine per la possibilità che la pena capitale possa essere ripristinata in tale paese; sollecita il governo guatemalteco ad impegnarsi invece seriamente per la moratoria universale sulla pena di morte; plaude tuttavia alla decisione presa a marzo 2008 dal presidente Colom, che potrebbe condurre all'abolizione della pena di morte in Guatemala; esprime la propria preoccupazione per il mantenimento della pena di morte nella legislazione nazionale del Perù; si compiace che dal 2007 tutte le condanne alla pena capitale in Cina siano state riesaminate dalla Corte suprema, ma resta preoccupato per il fatto che la Cina è lo Stato che effettua più esecuzioni al mondo; condanna l'applicazione della pena di morte in Bielorussia in quanto è l'unico paese in Europa che continua ad applicare la pena di morte, contrariamente quindi ai valori europei;

Tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti

55.

sollecita tutti gli Stati membri dell'Unione europea che non hanno ancora firmato e/o ratificato il protocollo facoltativo della Convenzione contro la tortura (OPCAT) a farlo quanto prima possibile;

56.

esprime preoccupazione circa il vero impegno nei confronti dei diritti umani degli Stati membri dell'Unione europea che si rifiutano di firmare la summenzionata Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate; accoglie con soddisfazione la ratifica di detta Convenzione da parte dell'Argentina a maggio 2008 e chiede a tutti gli Stati membri dell'Unione europea che non l'hanno ancora fatto di firmarla e ratificarla tempestivamente (28);

57.

accoglie con favore la versione riveduta degli orientamenti dell'Unione europea sulla tortura, adottati dal Consiglio nell'aprile 2001 e aggiornati nel 2008, che mirano a dotare l'Unione europea di uno strumento operativo da utilizzare a tutti i livelli nei contatti con i paesi terzi, nonché nei forum multilaterali sui diritti umani, al fine di sostenere e rafforzare gli sforzi intrapresi per prevenire ed eliminare la tortura e i casi di maltrattamento in tutto il mondo; ribadisce il serio impegno dell'Unione europea nel sostenere la proibizione assoluta della tortura e dei trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

58.

auspica che il Consiglio e la Commissione accrescano la cooperazione con il Consiglio d'Europa per fare dell'Europa uno spazio libero dalla tortura o da altre forme di maltrattamento e dare così un chiaro segnale del fermo impegno dei paesi europei a favore della messa al bando di tali pratiche innanzitutto entro i propri confini, e fornendo quindi un esempio agli altri paesi del mondo in cui tali pratiche sono purtroppo ancora presenti;

59.

accoglie con favore la valutazione dell'applicazione degli orientamenti dell'Unione europea sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, che comprende nuove raccomandazioni e misure di attuazione studiate per rafforzare ulteriormente gli interventi in questo ambito; constata con soddisfazione l'inclusione delle raccomandazioni contenute nello studio intitolato «L'applicazione degli orientamenti dell'Unione europea sulla tortura e altri trattamenti o pene crudeli, disumani o degradanti», presentato alla sottocommissione per i diritti umani del Parlamento il 28 giugno 2007 e al gruppo «diritti umani» del consiglio (COHOM) nel dicembre 2007; prende atto con soddisfazione delle conclusioni emerse dalla valutazione dell'applicazione degli orientamenti; accoglie con favore le misure di attuazione, destinate a fornire un orientamento in questo ambito per le missioni dell'Unione europea e le delegazioni della Commissione; in tale contesto, esprime soddisfazione riguardo ai criteri specifici di azione previsti nei singoli casi, e si rammarica per l'assenza di misure atte a impedire il trasferimento di persone verso un paese nel quale esse possano essere esposte al rischio di tortura o di altre pene disumane o degradanti; a tale proposito, invita nuovamente l'Unione europea a rispettare le norme e le disposizioni previste dagli strumenti internazionali e regionali per ciò che riguarda la tortura e altri maltrattamenti;

60.

accoglie con favore la risoluzione 62/148 sulla tortura ed altre pene e trattamenti crudeli, disumani o degradanti, co-patrocinata dall'Unione europea e adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 marzo 2008, e rammenta che la libertà dalla tortura e da altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti è un diritto fondamentale che deve essere protetto in qualsiasi circostanza; prende atto che la rete delle commissioni parlamentari per i diritti umani dell'Unione europea ha tenuto la sua seconda riunione presso il Parlamento europeo il 25 giugno 2008, riservando una particolare attenzione alla lotta contro la tortura, alla presenza di Manfred Nowak, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura;

61.

sollecita il Consiglio e la Commissione a proseguire la prassi delle iniziative nei riguardi di tutti i partner internazionali dell'Unione europea finalizzate alla ratifica e all'applicazione delle convenzioni internazionali che vietano il ricorso alla tortura e ai maltrattamenti e alla disponibilità di servizi di assistenza per la riabilitazione delle vittime di torture; invita il Consiglio e la Commissione a considerare la lotta contro la tortura e i maltrattamenti come una priorità assoluta della loro politica in materia di diritti umani, in particolare attuando in modo più vigoroso gli orientamenti e tutti gli altri strumenti comunitari, come l'EIDHR, e garantendo che gli Stati membri si astengano dall'accettare garanzie diplomatiche da paesi terzi ove vi sia un rischio reale di tortura o maltrattamento;

62.

rileva l'importanza del regolamento (CE) n.1236/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005, relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti (29), entrato in vigore il 30 luglio 2006, che vieta l'esportazione e l'importazione di merci il cui unico utilizzo pratico sia eseguire la pena capitale o infliggere torture ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; invita il Consiglio e la Commissione a verificare l'attuazione di detto regolamento da parte degli Stati membri, e a valutare l'opportunità di ampliarne il campo di applicazione;

63.

deplora il fatto che vi siano 1 350 000 di sfollati nella RDC, di cui 850 000 nel Kivu settentrionale; sottolinea ancora una volta la necessità di un'azione urgente nella forma di un'indagine globale, volta a consegnare alla giustizia gli autori responsabili dell'uccisione di un numero stimato di 150 persone da parte del CNDP (Congresso nazionale per la difesa del popolo) e dei combattenti Mai Mai a Kiwandja nel novembre 2008; chiede ai governi della RDC e del Ruanda di garantire il pieno appoggio alla MONUC (la missione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo) nella regione e all'adempimento del suo mandato di pace e di operare nella regione ai fini della protezione dei civili dalla violenza e dalle gravi atrocità finora compiute; chiede inoltre al Consiglio e alla Commissione di effettuare un'indagine in merito alle gravi violazioni del diritto umanitario internazionale che si verificano quotidianamente, incluse le violenze sessuali, le esecuzioni extragiudiziali e la tortura, e sottolinea la necessità di attuare una forte strategia dell'Unione che consentirebbe di facilitare il cambiamento nella regione;

64.

rimane fortemente preoccupato per la devastante crisi umanitaria nello Zimbabwe, per l'epidemia di colera e per il continuo rifiuto da parte del regime di Mugabe di dare una risposta efficace alla crisi; chiede inoltre al Consiglio e alla Commissione di condannare duramente le azioni del regime di Mugabe e di ribadire il loro impegno nei confronti del popolo dello Zimbabwe nella forma di un programma di aiuti umanitari a lungo termine; denuncia inoltre le intimidazioni e la detenzione di difensori dei diritti umani e di membri della società civile, ad esempio Jestina Mukoko, da parte del regime di Mugabe e chiede che gli autori di questi atti vengano consegnati alla giustizia;

Diritti dei minori

65.

sottolinea nuovamente il carattere cruciale dell'attuazione degli orientamenti dell'Unione europea sui bambini e i conflitti armati; invita tutti gli Stati ad adottare gli impegni di Parigi sottoscritti nel 2007, allo scopo di proteggere i minori dall'arruolamento o dall'impiego illecito ad opera di forze o gruppi armati;

66.

accoglie con favore la versione aggiornata dei citati orientamenti, adottata il 16 giugno 2008, e rileva con soddisfazione che l'Unione europea ha incaricato gli ambasciatori di redigere singole strategie per i 13 paesi prioritari per fornire informazioni sulle sei questioni tematiche individuate negli orientamenti: reclutamento, uccisione e menomazione, attacchi contro scuole e ospedali, blocco dell'accesso umanitario, violenze sessuali e di genere e violazioni e abusi;

67.

accoglie con favore l'adozione nel giugno 2008 delle conclusioni del Consiglio europeo sui diritti del bambino, in particolare sui bambini coinvolti nei conflitti armati; rileva che il Consiglio ha invitato la Commissione e gli Stati membri a proseguire negli sforzi intesi ad assicurare coerenza, complementarità e coordinamento delle politiche e dei programmi in materia di diritti umani, sicurezza e sviluppo, al fine di affrontare in modo efficace, sostenibile e globale le ripercussioni dei conflitti armati sui bambini a breve, medio e lungo termine;

68.

accoglie con favore l'adozione da parte dell'Unione europea nel giugno 2008 di una lista di controllo rivista, il cui scopo è integrare la protezione dei bambini coinvolti nei conflitti armati nella politica europea di sicurezza e di difesa; rileva che da essa derivano sensibili miglioramenti, in particolare per quanto concerne l'elaborazione della definizione di protezione dei bambini, la formazione specifica in materia di bambini coinvolti nei conflitti armati, le attività di monitoraggio e segnalazione, il miglioramento della visibilità e della consapevolezza, la possibilità di disporre di esperti qualificati sul campo e il potenziamento della comunicazione specialistica tra i partecipanti alle missioni/operazioni e Bruxelles;

69.

accoglie con favore le iniziative della Presidenza relative ai bambini coinvolti nei conflitti armati; rileva che ad aprile 2008 la Presidenza slovena ha organizzato una conferenza intitolata «Aumento dell'impatto sul campo - Collaborazione fra le ONG e l'Unione europea sul tema dei bambini coinvolti nei conflitti armati»;

70.

prende atto della risoluzione sui bambini e i conflitti armati adottata il 22 febbraio 2008 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e della relazione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite; condanna fermamente l'arruolamento e l'impiego di bambini nei conflitti armati in Ciad e in Iraq;

71.

accoglie con favore la relazione e le conclusioni annuali del gruppo di lavoro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati; condanna fermamente le gravi violazioni dei diritti dei bambini e il continuo impiego dei bambini nei conflitti armati in Sri Lanka, Birmania, Filippine, Somalia, Congo e Burundi;

72.

accoglie con favore l'avvenuta firma, da parte di 16 Stati membri (30) dell'Unione europea, della Dichiarazione di Ginevra sulla violenza armata e lo sviluppo, che porta il numero delle parti contraenti a 97; fa appello agli 11 Stati membri dell'Unione europea che non hanno ancora sottoscritto la Convenzione di Ginevra a farlo il più rapidamente possibile;

73.

chiede agli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto di firmare e ratificare quanto prima i protocolli opzionali alla Convenzione sui diritti dei minori (31);

74.

si compiace che nel 2008 la Commissione abbia lanciato, nel quadro del programma tematico «Investire nelle persone», un invito a presentare proposte di progetti elaborati da organizzazioni non governative (ONG) e riguardanti i bambini coinvolti nei conflitti armati e la tratta di bambini; esorta la Commissione a continuare a riservare particolare attenzione alla situazione dei bambini coinvolti nei conflitti armati;

Difensori dei diritti umani

75.

accoglie con favore la Conferenza dei difensori dei diritti umani, svoltasi il 7 e l'8 ottobre 2008; ribadisce l'impegno dell'Unione europea a migliorare la tutela dei difensori dei diritti umani nei loro sforzi per realizzare la prospettiva presentata nella Dichiarazione universale dei diritti umani;

76.

richiama l'attenzione sugli abusi e sullo sfruttamento sessuale nei confronti di milioni di minori nel mondo; chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di fare tutto il possibile per prevenire e combattere lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali nei confronti dei minori, tutelare i diritti delle vittime di tali forme di sfruttamento e abusi e promuovere la cooperazione in ambito nazionale e internazionale nella lotta contro lo sfruttamento sessuale e gli abusi sessuali nei confronti dei minori;

77.

accoglie con favore la dichiarazione sull'azione del Consiglio d'Europa per migliorare la tutela dei difensori dei diritti umani e promuovere le loro attività, adottata dal Comitato dei ministri il 6 febbraio 2008;

78.

si compiace della creazione, nel 2006, da parte dell'Ufficio dell'OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti dell'uomo (ODIHR), di un punto focale per i difensori dei diritti umani, allo scopo di monitorare la situazione dei diritti umani in tutti i paesi OSCE; esorta le istituzioni dell'Unione europea a rafforzare il loro sostegno nei confronti dei difensori dei diritti umani mediante la creazione di un punto focale presso il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, al fine di migliorare il controllo dei singoli casi e il coordinamento con altre organizzazioni internazionali ed europee;

79.

accoglie con favore la versione rivista del 2008 degli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani; evidenzia l'inclusione di disposizioni finalizzate al miglioramento del sostegno e della protezione dei difensori dei diritti umani da parte delle missioni dell'Unione, quali le strategie locali per l'attuazione degli orientamenti, i gruppi di lavoro locali sui diritti umani e l'organizzazione di incontri almeno una volta all'anno tra difensori dei diritti umani e diplomatici; accoglie con favore anche l'inserimento della possibilità di rilasciare visti di emergenza e di facilitare l'accoglienza temporanea negli Stati membri dell'Unione, come misure volte a fornire rapida assistenza e protezione ai difensori dei diritti umani che si trovano in pericolo in paesi terzi;

80.

chiede nuovamente al Consiglio e agli Stati membri di occuparsi concretamente della questione dei visti d'emergenza per i difensori dei diritti umani, includendo nel nuovo Codice comunitario dei visti un chiaro riferimento alla particolare situazione dei difensori dei diritti umani e creando in tal modo una speciale procedura accelerata di visto, eventualmente basata sull'esperienza dei governi irlandese e spagnolo; prende atto del dibattito sul rilascio dei visti per il trasferimento temporaneo di difensori dei diritti umani in situazione di pericolo immediato o bisognosi di protezione, e chiede al COHOM di compiere ulteriori progressi al riguardo; ritiene che la confidenzialità delle iniziative dell'Unione a favore dei difensori dei diritti umani sia talvolta utile ma chiede che, nonostante la loro confidenzialità, il personale locale dell'Unione fornisca sistematicamente tutte le informazioni utili in merito a tali iniziative alle ONG in loco, ai difensori dei diritti umani e alle loro famiglie;

81.

rimanda alle conclusioni del Consiglio sulla Bielorussia del 13 ottobre 2008 e alla dichiarazione emessa dalla Presidenza il 30 settembre 2008 circa le elezioni parlamentari tenutesi nello stesso mese in Bielorussia; si rammarica che tali elezioni non abbiano avuto luogo nel rispetto delle norme internazionali e dei principi democratici definiti dall'OSCE; accoglie con favore il rilascio, precedente alle elezioni, dell'ultimo prigioniero politico riconosciuto dalla comunità internazionale, Alyaksandr Kazulin; rimane tuttavia preoccupato del fatto che almeno 10 attivisti continuino a scontare sentenze di «libertà limitata» che consentono loro di essere presenti solo a casa o sul luogo di lavoro; permane profondamente preoccupato per la situazione dei diritti umani in Bielorussia;

82.

condanna il rafforzamento delle restrizioni imposte dal governo cinese nei confronti dei difensori dei diritti umani prima dei Giochi olimpici, che hanno proibito loro di comunicare telefonicamente o via Internet, controllando i loro spostamenti e sottoponendoli a vari livelli di arresti domiciliari e di sorveglianza e di controllo senza precedenti, con la conseguente decisione da parte di molti attivisti di posticipare o di sospendere la propria attività lavorativa sino alla fine dei Giochi;

83.

pone l'accento in particolare sull'impatto significativo che può avere il diritto di libera espressione su Internet per le comunità chiuse e chiede all'Unione di sostenere i cyber-dissidenti a livello mondiale; chiede pertanto al Consiglio e alla Commissione di affrontare tutte le restrizioni alla fornitura di Internet e di servizi della società dell'informazione da parte delle imprese europee nei paesi terzi come parte della politica del commercio estero dell'Unione europea e di considerare un ostacolo al commercio tutte le limitazioni non necessarie alla fornitura di quei servizi;

84.

constata con profonda preoccupazione che nel 2008 l'Iran ha proseguito nella repressione dei difensori indipendenti dei diritti umani e di alcuni membri della società civile, e che permangono nel paese gravi violazioni dei diritti umani; condanna l'arresto, la tortura e l'incarcerazione arbitraria dei difensori dei diritti umani che per effetto delle loro attività sono accusati di svolgere «attività contrarie alla sicurezza nazionale»; deplora l'attuale politica del governo iraniano volta a osteggiare l'operato di insegnanti ed esponenti del mondo accademico e a impedire agli studenti di accedere all'istruzione superiore, e condanna la persecuzione e l'incarcerazione degli studenti attivisti;

85.

esprime preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Nicaragua e in Venezuela e per gli attacchi e le intimidazioni cui sono soggette numerose organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani in quei paesi; chiede pertanto ai governi del Nicaragua e del Venezuela e alle loro autorità di adoperarsi per tutelare i diritti e le libertà democratiche e lo Stato di diritto;

86.

ribadisce la sua posizione relativamente ai vincitori cubani del premio Sakharov Oswaldo Payá Sardiñas e il gruppo noto come «Damas de Blanco» («Donne in bianco»); considera inaccettabile che un paese con il quale l'Unione europea ha ripreso un dialogo politico su ogni sorta di questioni, inclusi i diritti umani, debba vietare a Oswaldo Payá Sardiñas e alle «Donne in bianco» di partecipare alla cerimonia per il ventennale del premio; respinge con fermezza le violenze sistematiche e le ripetute molestie nei confronti dei vincitori del premio Sakharov; in tale contesto, esorta il governo cubano a liberare immediatamente tutti i prigionieri politici e di coscienza e a riconoscere a tutti i cubani il diritto di entrare e di uscire liberamente dal paese;

Orientamenti relativi ai dialoghi sui diritti umani e consultazioni riconosciute con paesi terzi

87.

prende atto della versione riveduta degli orientamenti, adottati sotto la Presidenza francese, relativi ai dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi; insiste nuovamente presso il Consiglio e la Commissione affinché diano avvio a una valutazione organica di quegli orientamenti basata su una valutazione approfondita di ciascun dialogo e dei risultati ottenuti e, a tale scopo, affinché si adoperino per elaborare chiari indicatori dell'impatto di ciascun dialogo nonché criteri per l'avvio, l'interruzione e la ripresa dei dialoghi; sottolinea la necessità di continuare le riunioni informali interistituzionali prima e dopo ciascun dialogo, allo scopo di aumentare lo scambio d'informazioni tra le istituzioni e di consentire, se necessario, un migliore coordinamento; ricorda, a questo proposito, che l'adozione di strategie per paese in materia di diritti umani contribuirà a rafforzare la coesione della politica dell'Unione europea in materia di diritti umani;

88.

sottolinea nuovamente, a tale proposito, le proposte avanzate nella sua summenzionata risoluzione del 6 settembre 2007 sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni con i paesi terzi in materia di diritti umani;

89.

si rammarica del rinvio, da parte della Cina, dell'11o vertice con l'Unione europea in conseguenza della visita del Dalai Lama in Europa, e sottolinea la necessità di una radicale intensificazione e di un ripensamento del dialogo tra l'Unione europea e la Cina in materia di diritti umani; esprime inquietudine per le gravi violazioni dei diritti umani in Cina e sottolinea che, malgrado le promesse fatte dal regime in vista dei Giochi olimpici dell'agosto 2008, la situazione in loco per quanto riguarda i diritti umani non è migliorata; rileva, inoltre, che le restrizioni alla libertà di associazione, di espressione e di religione sono state ulteriormente intensificate; condanna duramente le repressioni nei confronti dei tibetani a seguito dell'ondata di proteste che hanno interessato tutto il Tibet dal 10 marzo 2008 nonché la repressione da parte del governo cinese che, da quel momento, si è intensificata in Tibet, e chiede il rilancio di un dialogo sincero e orientato ai risultati tra entrambe le parti, sulla base del «memorandum su un'autentica autonomia per il popolo del Tibet»; rileva che la ratifica del Patto internazionale sui diritti civili e politici è ancora in sospeso, nonostante le ripetute assicurazioni da parte del governo cinese della sua intenzione di ratificarlo; rimanda alla propria risoluzione del 17 gennaio 2008 sull'arresto del dissidente cinese Hu Jia (32), cui è stato assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero; chiede al governo cinese il rilascio immediato di Hu Jia e la sospensione degli arresti domiciliari nei confronti di sua moglie Zeng Jinyan e di sua figlia; denuncia l'ondata di repressioni nei confronti dei firmatari della petizione «Carta 08», un documento che chiede riforme democratiche in Cina e il rilascio del dissidente Liu Xiaobo, detenuto dal 9 dicembre 2008; esprime preoccupazione per il fatto che il sistema giuridico rimanga esposto a interferenze arbitrarie e spesso politicamente motivate, compreso il sistema del segreto di Stato, che impedisce la trasparenza necessaria allo sviluppo del buon governo e di un sistema in cui prevalga lo Stato di diritto; deplora, a tale riguardo, la repressione sistematica degli avvocati che si adoperano affinché il funzionamento del sistema giuridico cinese sia conforme alla legislazione del paese e ai diritti dei suoi cittadini; prende atto della persistente fragilità della libertà su Internet in Cina e, a questo proposito, chiede alle imprese comunitarie che forniscono un servizio di hosting per contenuti Internet di non divulgare a pubblici ufficiali stranieri alcuna informazione che identifichi personalmente un particolare utente del servizio in questione, tranne per legittime finalità di applicazione del diritto estero, conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

90.

permane preoccupato per l'interruzione sin dal 2004 del dialogo sui diritti umani con l'Iran a causa dell'assenza di qualsiasi progresso positivo verso il miglioramento della situazione dei diritti umani nonché della mancanza di cooperazione da parte dell'Iran; invita le autorità iraniane a riprendere il dialogo a beneficio di tutti gli attori della società civile impegnati per la democrazia e a rafforzare, in modo pacifico e non violento, gli attuali processi volti a favorire le riforme democratiche, istituzionali e costituzionali, garantire la sostenibilità di tali riforme e consolidare la partecipazione di tutti i difensori iraniani dei diritti umani e rappresentanti della società civile nei processi di elaborazione delle politiche, rafforzando il ruolo che essi svolgono nella dialettica politica generale; esprime profonda preoccupazione per il peggioramento della situazione in Iran in materia di diritti umani nel 2008 e per il permanere delle restrizioni alla libertà di espressione e di assemblea; a tale riguardo, è gravemente preoccupato per la repressione di giornalisti, scrittori, studiosi e attivisti nel campo dei diritti delle donne e dei diritti umani; permane preoccupato per la repressione delle minoranze etniche e religiose in Iran; denuncia il crescente ricorso in Iran alla pena capitale anche nei confronti di minori;

91.

deplora la mancanza di risultati ottenuti nelle consultazioni Unione europea-Russia sui diritti umani; si rammarica che le autorità russe abbiano rifiutato di partecipare alle tavole rotonde di preparazione alle consultazioni con ONG nazionali e internazionali; nota che, durante tali consultazioni, l'Unione europea ha espresso le sue preoccupazioni in materia di diritti umani e in particolare sui temi della libertà di espressione e di assemblea, funzionamento della società civile, diritti delle minoranze, lotta al razzismo e alla xenofobia e diritti dei bambini e delle donne, nonché rispetto degli obblighi internazionali di Unione europea e Russia in materia di diritti dell'uomo; si rammarica che l'Unione europea abbia ottenuto finora scarsi risultati nel favorire cambiamenti politici in Russia, in particolare per quanto riguarda l'impunità e l'indipendenza della magistratura, il trattamento dei difensori dei diritti umani e dei prigionieri politici, tra cui Mikhail Khodorkovsky, l'indipendenza dei mezzi di informazione e la libertà di espressione, il trattamento delle minoranze etniche e religiose, il rispetto dello Stato di diritto e la tutela dei diritti umani nelle forze armate, le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e altre questioni; rimanda alla sua risoluzione del 19 giugno 2008 sul vertice UE-Russia, svoltosi il 26 e 27 giugno 2008 a Khanty-Mansiysk (33); esprime nuovamente la sua preoccupazione per il deterioramento della situazione dei difensori dei diritti umani e per le difficoltà incontrate dalle ONG nel registrarsi e svolgere le loro attività; ribadisce la sua preoccupazione per la legge antiestremismo, che rischia di compromettere il libero scambio delle informazioni e indurre le autorità russe a restringere ulteriormente la libertà di espressione dei giornalisti indipendenti e degli oppositori politici; esprime ulteriore preoccupazione, in linea con la relazione di Amnesty International del dicembre 2008, nel constatare che l'Ufficio del procuratore continua a non rispettare il diritto di Mikhail Khodorkovsky e del suo socio Platon Lebedev a un processo equo in conformità delle norme internazionali e si rammarica profondamente per il trattamento dell'ex vicepresidente di Yukos, Vasily Aleksanian, il cui rifiuto di fornire falsa testimonianza nei confronti di Mikhail Khodorkovsky ha spinto le autorità russe a consentire che le sue condizioni cliniche si deteriorassero fino a uno stadio terminale; si unisce all'appello dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa affinché le autorità russe ricorrano a tutti gli strumenti giuridici a loro disposizione per garantire il rilascio di Igor Sutiagin e Valentin Danilov; si compiace per il rilascio di Mikhail Trepashkin; esprime profondo rammarico per l'annullamento della missione di monitoraggio dell'ODIHR in occasione delle elezioni presidenziali russe del marzo 2008, dovuto alle restrizioni e alle limitazioni imposte a tale missione dalle autorità russe;

92.

prende atto dell'esistenza di sottocommissioni sui diritti umani, di cui fanno parte paesi della riva meridionale del Mediterraneo (Marocco, Tunisia, Libano, Giordania, Egitto, Israele e Autorità palestinese) nell'ambito della politica europea di vicinato e invita il Consiglio e la Commissione a istituire sottocommissioni sui diritti umani con tutti gli Stati vicini; ribadisce la sua richiesta di associare i parlamentari alla preparazione delle riunioni di tali sottocommissioni e di informarli sul loro esito; accoglie con favore la consultazione con la società civile, sia prima che dopo, da parte della delegazione della Commissione nel paese interessato e dei servizi competenti della Commissione a Bruxelles; dubita tuttavia dell'efficacia e della coerenza del metodo utilizzato e, in particolare, dei criteri di valutazione delle discussioni svolte in seno a queste sottocommissioni; ritiene che queste ultime debbano consentire di dare un seguito specifico alle questioni riguardanti i diritti umani incluse nel piano d'azione, ma sottolinea che le discussioni sui diritti umani non dovrebbero di certo restare confinate nell'ambito di tali sottocommissioni ed evidenzia l'importanza del coordinamento con altre sottocommissioni che si occupano di tematiche inerenti ai diritti umani, quali la migrazione; sottolinea la necessità di includere tali tematiche nel dialogo politico fino al più alto livello, in modo da rafforzare la coerenza della politica dell'Unione in questo campo; è convinto che la politica europea di vicinato, così come è concepita e strutturata (piano d'azione, relazione sui progressi e sottocommissioni) potrebbe rappresentare un autentico strumento di promozione dei diritti umani se l'Unione europea dimostrasse una reale volontà politica di garantire il rispetto del primato dei diritti umani in modo coerente, sistematico e trasversale; ritiene pertanto che il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici debba essere una condizione preliminare per il rafforzamento delle relazioni tra l'Unione europea e un paese terzo; ai fini della conclusione di un accordo quadro con la Libia, accoglie con favore l'avvio dei negoziati e invita il Consiglio e la Commissione a prestare la dovuta attenzione al dialogo e alla cooperazione in materia di diritti umani;

93.

deplora vivamente la recente scalata militare e l'ulteriore deterioramento della situazione umanitaria a Gaza, ed esprime allo stesso tempo la sua solidarietà incondizionata alla popolazione civile nel Sud di Israele; esorta tutte le parti alla completa attuazione della risoluzione 1860 (2009) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di garantire un cessate il fuoco permanente; sottolinea la necessità urgente di una responsabilizzazione effettiva nei casi di violazione del diritto umanitario internazionale; accoglie con favore, a tal riguardo, la decisione dell'UNHRC di nominare una missione conoscitiva indipendente per indagare su crimini di guerra e su gravi violazioni dei diritti umani perpetrati da tutte le parti durante il recente conflitto a Gaza; esorta tutte le parti a cooperare con gli investigatori delle Nazioni Unite in materia di diritti umani; prende atto dell'impegno del 27 gennaio 2009 del Consiglio «Relazioni Esterne» di seguire attentamente tali indagini e invita la Commissione a decidere, in stretta consultazione con gli Stati membri, su ulteriori azioni da adottare quando le conclusioni delle indagini siano disponibili;

94.

prende atto del secondo ciclo di dialogo tra Unione europea e Uzbekistan sui diritti umani, svoltosi il 5 giugno 2008, e del seminario sulla libertà dei media, tenutosi a Tashkent il 2 e 3 ottobre 2008; ritiene, tuttavia, che il seminario non abbia risposto al suo intento originario di fungere da sede per lo scambio aperto di opinioni sulle violazioni dei diritti umani e sulla libertà dei media in Uzbekistan; rileva la perdurante assenza di un'inchiesta internazionale indipendente sul massacro di Andijan e la mancanza di qualsiasi miglioramento della situazione dei diritti umani in Uzbekistan; accoglie con favore il rilascio di due difensori dei diritti umani, Dilmurod Mukhiddinov e Mamarajab Nazarov; condanna la detenzione di difensori dei diritti umani e giornalisti indipendenti sulla base di accuse di natura politica e invita le autorità uzbeke a rilasciare tutti i difensori dei diritti umani e gli altri prigionieri politici; ribadisce di essere seriamente preoccupato per l'incarcerazione di Salijon Abdurakhmanov, giornalista indipendente, e di Agzam Turgunov, attivista nel campo dei diritti umani; prende atto delle conclusioni del Consiglio del 13 ottobre 2008 sull'Uzbekistan; invita le autorità uzbeke ad accettare l'accreditamento del nuovo direttore nazionale di Human Rights Watch e a consentire a detta organizzazione e ad altre organizzazioni internazionali e ONG di operare senza impedimenti; chiede all'Uzbekistan di cooperare pienamente ed efficacemente con i Relatori speciali delle Nazioni Unite sulle torture e sulla libertà di espressione, e di revocare le restrizioni imposte alla registrazione e all'operato delle ONG in Uzbekistan; prende atto della decisione del Consiglio di non rinnovare le misure restrittive in materia di spostamenti in vigore per i soggetti di cui alla posizione comune 2007/734/PESC (34), la cui vigenza era stata sospesa conformemente alle conclusioni del Consiglio del 15 e 16 ottobre 2007 e del 29 aprile 2008; accoglie con favore la decisione del Consiglio di rinnovare invece, per un periodo di 12 mesi, l'embargo sulle armi imposto dalla posizione comune; invita il Consiglio e la Commissione a riesaminare la situazione generale dei diritti umani in Uzbekistan; ribadisce l'appello per il rilascio immediato dei prigionieri politici; prende atto della dichiarazione della Presidenza dell'Unione europea del 17 dicembre 2008 su singoli casi;

95.

accoglie con soddisfazione lo svolgimento, a luglio 2008, del primo ciclo di dialogo tra Unione europea e Turkmenistan in materia di diritti umani; si compiace per la sensibilizzazione in merito alla situazione dei diritti umani in Turkmenistan, in particolare per ciò che concerne la libertà di opinione e di assemblea, l'indipendenza della magistratura e il funzionamento della società civile; fa riferimento alla sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sulla strategia dell'Unione per l'Asia centrale (35) e insiste sulla necessità che, affinché l'Unione europea concluda con esso un accordo interinale, il Turkmenistan compia passi avanti in alcuni settori determinanti, tra l'altro consentendo l'accesso libero e senza ostacoli al Comitato internazionale della Croce Rossa, riformando il sistema di istruzione nel rispetto delle norme internazionali e rilasciando incondizionatamente tutti i prigionieri politici e di coscienza, abolendo tutti gli ostacoli governativi agli spostamenti e permettendo a tutte le ONG e alle organizzazioni dei diritti umani di operare liberamente nel paese; invita il Consiglio e la Commissione a definire chiaramente, prima della sottoscrizione dell'accordo interinale, progressi specifici in materia di diritti umani e ad adottare a tal fine una tabella di marcia che preveda un preciso calendario di attuazione;

96.

appoggia la volontà del Consiglio di istituire dialoghi sui diritti umani con ciascuno dei rimanenti quattro paesi dell'Asia centrale; chiede che i dialoghi siano incentrati sui risultati e pienamente rispondenti agli orientamenti dell'Unione europea relativi ai dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi, garantendo la partecipazione della società civile e del Parlamento europeo; chiede che all'istituzione dei dialoghi corrispondano adeguate risorse in seno ai segretariati del Consiglio e della Commissione;

97.

rileva l'importanza che l'impegno della Turchia e dell'Unione europea nei confronti del processo di adesione della Turchia riveste per il prosieguo delle riforme in materia di diritti umani in questo paese; considera un passo positivo verso la libertà di parola in Turchia la decisione del governo di autorizzare le trasmissioni della televisione curda; si rammarica, tuttavia, del fatto che l'uso della lingua curda sia tuttora vietato in parlamento e nelle campagne politiche; ribadisce che ulteriori riforme legislative sono necessarie per garantire il rispetto e la protezione delle minoranze e la completa libertà di espressione, sia di diritto che di fatto, in linea con l'ECHR e con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo; nota con preoccupazione che non sono stati compiuti progressi in merito alla ratifica di strumenti per i diritti umani, in particolare l'OPCAT, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e il quarto, settimo e dodicesimo protocollo addizionale dell'ECHR;

98.

invita il nuovo governo pakistano a prendere provvedimenti adeguati per migliorare la situazione dei diritti umani in Pakistan; fa riferimento all'invito rivolto al governo pakistano da Amnesty International a reintegrare tutti i giudici destituiti in modo illegittimo dall'ex presidente Pervez Musharraf nel 2007; accoglie favorevolmente l'invio da parte dell'Unione europea di una missione di osservazione elettorale indipendente in occasione delle elezioni legislative di febbraio 2008; constata con soddisfazione che le elezioni sono state competitive e che hanno accresciuto la fiducia dell'opinione pubblica nel processo democratico; rileva l'impegno dell'Unione europea a sostenere il rafforzamento delle istituzioni democratiche, e invita il Consiglio e la Commissione ad appoggiare il movimento per la democrazia promosso dalla magistratura e dall'avvocatura, in particolare invitando alcuni loro rappresentanti, fra cui Parvez Aslam Choudhry; sottolinea la necessità che l'Unione europea attribuisca un ruolo prioritario al rispetto dei diritti umani nella prosecuzione del dialogo con il Pakistan;

99.

accoglie con favore le proposte del Consiglio di instaurare un dialogo sui diritti umani con diversi paesi dell'America latina; sottolinea che il dialogo dovrebbe andare di pari passo con richieste ferme, concrete e tangibili sulle questioni attinenti ai diritti umani, che parimenti comporteranno degli obblighi per le istituzioni dell'Unione europea nelle loro relazioni con i paesi interessati; sottolinea l'opportunità di coinvolgere in tale dialogo anche i paesi dell'America centrale; prende atto della firma del Patto internazionale sui diritti civili e politici e del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali da parte del governo cubano nel febbraio 2008; chiede che questi patti vengano ratificati senza alcuna riserva; chiede al governo cubano il rilascio di tutti i prigionieri politici e il rispetto dei diritti tutelati dai trattati firmati; prende atto della decisione del Consiglio del 20 giugno 2008 di abolire le sanzioni informali nei confronti di Cuba; rileva che il Consiglio deciderà nel 2009 se proseguire il dialogo politico con Cuba, in funzione della realizzazione o meno di progressi significativi in materia di diritti umani;

100.

invita la Russia, in qualità di forza di occupazione in Georgia, al rispetto dei diritti umani in Abkhazia e nell'Ossezia meridionale, ivi compreso il diritto dei cittadini di fare ritorno alle proprie case; invita tutte le parti interessate a proseguire nell'attuazione dei rispettivi impegni in conformità degli accordi siglati il 12 agosto e l'8 settembre 2008; chiede ai governi coinvolti di continuare a fornire carte dettagliate e informazioni sulle aree interessate dal conflitto nelle quali siano state lanciate bombe a grappolo, al fine di agevolare la bonifica delle munizioni e rendere tali aree sicure per i civili; ritiene che entrambi i governi debbano sensibilizzare i cittadini, attraverso campagne di informazione pubblica, sui rischi connessi alla presenza di materiale bellico inesploso; invita le amministrazioni responsabili a concordare il dispiegamento in Ossezia meridionale e Abkhazia di osservatori internazionali incaricati della verifica del rispetto dei diritti dell'uomo;

101.

esprime preoccupazione per la mancanza di progressi nella situazione dei diritti umani in Birmania, in particolare a fronte delle future elezioni previste per il 2010; deplora i recenti arresti e le condanne dopo processi farsa di più di un centinaio di membri dell'opposizione birmana e le sentenze draconiane emesse nei loro confronti; esorta il governo birmano a rilasciare tutti i prigionieri politici immediatamente; ritiene che il Parlamento dovrebbe inviare una missione massiccia in tale paese, dal momento che l'attuale situazione dei diritti umani non sta migliorando nonostante tutte le sanzioni, mentre la pressione internazionale sul regime birmano deve essere rafforzata;

Esame generale delle attività del Consiglio e della Commissione, compresi i risultati delle due Presidenze

102.

invita la Presidenza del Consiglio a concentrarsi sui paesi che destano particolare preoccupazione per ciò che concerne il rispetto dei diritti umani;

103.

accoglie con favore gli eventi e le discussioni svolte nell'ambito dell'Anno europeo del dialogo interculturale 2008, e prende atto con soddisfazione delle iniziative adottate sotto le due Presidenze;

104.

accoglie con favore il decimo Forum Unione europea-ONG sui diritti umani organizzato dalla Presidenza francese e dalla Commissione, tenutosi il 10 dicembre 2008 e incentrato sul sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e, in particolare, sulla discriminazione nei confronti delle donne;

105.

chiede maggiori sforzi e un'azione più incisiva da parte dell'Unione europea che contribuisca alla conclusione di un accordo politico sul conflitto del Darfur e agevoli l'attuazione di un accordo internazionale di pace; sottolinea la necessità di porre fine all'impunità, imponendo il regime di sanzioni stabilito dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; accoglie con favore il sostegno manifestato dall'Unione europea per i mandati d'arresto emessi dal TPI in relazione al Darfur, ai quali deve essere data immediata esecuzione;

106.

accoglie con favore la risoluzione n. 1834 del Consiglio di sicurezza dell'ONU, del 24 settembre 2008, che proroga sino a marzo 2009 il mandato della missione delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana e in Ciad, e l'intenzione delle Nazioni Unite di autorizzare il dispiegamento di un componente militare dell'ONU per proseguire nell'operato dell'EUFOR Ciad/CAR sia in Ciad che nella Repubblica centrafricana;

107.

valuta positivamente il fatto che il Consiglio elabori e aggiorni periodicamente elenchi di paesi prioritari nei confronti dei quali sono esplicati ulteriori sforzi concertati intesi a dare applicazione agli orientamenti dell'Unione europea sui minori e i conflitti armati, sulla pena di morte (i cosiddetti paesi in procinto di adottare modifiche in materia) e sui difensori dei diritti umani;

108.

reitera il suo appello affinché tutte le discussioni con i paesi terzi, gli strumenti, i documenti e le relazioni, comprese le relazioni annuali, in materia di diritti umani affrontino in modo esplicito i temi relativi alla discriminazione, tra cui le questioni riguardanti le minoranze etniche, nazionali e linguistiche, la libertà religiosa, comprese l'intolleranza nei confronti di qualunque religione e le pratiche discriminatorie ai danni delle minoranze religiose, le discriminazioni di casta, la tutela e la promozione dei diritti delle popolazioni indigene, i diritti umani delle donne, e i diritti dei minori, dei disabili, comprese le persone affette da un handicap intellettivo, e delle persone di qualsiasi orientamento sessuale e identità di genere, associando pienamente le loro organizzazioni, sia nell'Unione europea che, se del caso, nei paesi terzi;

109.

prende atto dell'iniziativa dell'Unione per il Mediterraneo avviata dalla Presidenza francese quale nuova sfida finalizzata alla promozione della democrazia e del rispetto dei diritti umani nell'area mediterranea; rileva che lo sviluppo delle nuove iniziative dell'Unione per il Mediterraneo non può andare a discapito dell'attenzione e del ruolo prioritario riconosciuti alla promozione delle opportune riforme in tema di democrazia e diritti umani nella regione;

I programmi di assistenza esterna della Commissione e l'EIDHR

110.

accoglie con favore il fatto che si sia tenuto conto delle priorità del Parlamento nei documenti di programmazione 2007 e 2008 dell'EIDHR;

111.

chiede l'aggiornamento dei compendi elettronici, realizzati per dar conto di tutti i progetti dell'EIDHR, organizzati su base geografica e tematica;

112.

constata con soddisfazione l'interesse manifestato nella presentazione di progetti relativi ai nuovi obiettivi di sostegno ai difensori dei diritti umani, e la possibilità di agire con urgenza a tutela degli stessi; prende atto che la Commissione ha selezionato 11 beneficiari per l'attuazione di tali progetti e si attende l'avvio effettivo delle attività ad inizio 2009;

113.

invita nuovamente la Commissione ad adeguare il livello di risorse umane assegnate all'attuazione dell'EIDHR, presso la sede e le delegazioni, alle specificità e alle difficoltà di questo nuovo strumento;

114.

invita la Commissione ad accertarsi della coerenza fra le priorità politiche dell'Unione e i progetti e programmi che essa sostiene, soprattutto nel quadro della sua programmazione bilaterale con i paesi terzi;

Assistenza e monitoraggio elettorale

115.

constata con soddisfazione che l'Unione europea fa crescente ricorso all'assistenza e al monitoraggio elettorale per favorire la democratizzazione nei paesi terzi, rafforzando il rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto attraverso missioni di riconosciuta qualità e indipendenza;

116.

sottolinea che la metodologia completa dell'Unione per le osservazioni elettorali, che prevede la copertura dell'intero ciclo elettorale e comprende sia l'assistenza elettorale che il monitoraggio delle elezioni, si è rivelata estremamente efficace per l'Unione, trasformandola in un organismo di primo piano in ambito internazionale per ciò che concerne le missioni di osservazione elettorale;

117.

accoglie con favore la pubblicazione, ad aprile 2008, del primo manuale per l'osservazione elettorale da parte dell'Unione europea; constata con soddisfazione la presenza in esso di una sezione specifica dedicata alle questioni di genere; rileva che il nuovo manuale offre una disamina completa della metodologia di osservazione elettorale dell'Unione europea e una descrizione del processo di programmazione, dispiegamento e attuazione di ciascuna missione nonché del modo in cui gli standard internazionali sono adoperati nella valutazione e nella segnalazione;

118.

insiste affinché sia esercitata una maggiore vigilanza sui criteri che presiedono alla scelta dei paesi in cui condurre una missione di assistenza/monitoraggio elettorale, nonché sul rispetto della metodologia e delle regole introdotte a livello internazionale, con particolare riguardo al carattere indipendente della missione;

119.

rinnova la sua richiesta affinché il processo elettorale, comprendente una fase pre- e post-elettorale, sia integrato ai vari livelli del dialogo politico condotto con i paesi terzi interessati, al fine di assicurare la coerenza delle politiche dell'Unione europea e di riaffermare il ruolo centrale dei diritti umani e della democrazia;

Integrazione dei diritti umani

120.

chiede alla Commissione di continuare a controllare da vicino la concessione dei vantaggi derivanti dal sistema di preferenze generalizzate Plus (SPG+) a paesi che hanno evidenziato gravi manchevolezze nell'attuazione delle otto convenzioni dell'OIL relative alle norme fondamentali sul lavoro, in considerazione delle violazioni dei diritti civili e politici o il ricorso al lavoro dei detenuti; chiede alla Commissione di sviluppare criteri atti a determinare in quali casi si dovrebbe ritirare il sistema delle preferenze generalizzate per motivi connessi ai diritti umani;

Diritti economici, sociali e culturali (ESC)

121.

sottolinea che i diritti economici, sociali e culturali rivestono un'importanza analoga a quelli civili e politici; rimarca l'impegno dell'Unione europea in favore della realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio, quali definiti nelle conclusioni dei Consigli europei di dicembre 2007 e giugno 2008;

122.

chiede all'Unione europea di integrare la protezione dei diritti ESC nelle sue relazioni esterne con i paesi terzi, inserendo periodicamente tali diritti all'ordine del giorno dei dialoghi in materia di diritti umani e delle consultazioni con detti paesi, e incoraggiando l'attuazione del protocollo facoltativo relativo al patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, con particolare riguardo al funzionamento efficace delle sue procedure di ricorso individuali;

123.

invita il Consiglio e la Commissione ad assicurare la coerenza dei diritti ESC nello sviluppo dell'Unione europea, nonché in ambiti quali commercio estero e politiche in materia di diritti umani e, a tal fine, li sollecita a istituire un gruppo di lavoro interservizi sui diritti ESC;

124.

sottolinea che i diritti umani comprendono anche il diritto all'alimentazione, a un alloggio adeguato, all'istruzione, all'accesso all'acqua e al territorio, a un lavoro dignitoso, alla previdenza sociale e il diritto di fondare sindacati, e che è particolarmente importante garantire il riconoscimento di tali diritti ai gruppi più vulnerabili, quali le popolazioni dei paesi meno sviluppati, emergenti o usciti da un conflitto, le popolazioni indigene, i profughi per motivi climatici, i migranti, ecc.;

125.

invita la Commissione a compiere particolari sforzi per garantire il diritto all'alimentazione nell'attuale crisi alimentare e nella più generale crisi di carattere economico;

126.

rimarca la necessità di promuovere la responsabilità sociale delle imprese e di obbligare le società transnazionali con sede centrale negli Stati membri dell'Unione al rispetto dei regolamenti OIL in vigore nelle loro operazioni con paesi terzi;

127.

constata con soddisfazione che, nell'affiancare i diritti umani al commercio internazionale, il regime SPG+ promuove lo sviluppo sostenibile e il buon governo, e chiede che l'applicazione della clausola «elemento essenziale» sia sottoposta a un monitoraggio efficace;

128.

insiste nuovamente presso il Consiglio e la Commissione affinché l'Unione europea adotti in ambito internazionale iniziative finalizzate a combattere la persecuzione e la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale e sull'identità sessuale, promuovendo, ad esempio, una risoluzione in materia in seno alle Nazioni Unite e concedendo aiuti alle ONG e ai soggetti impegnati nella promozione dell'uguaglianza e della non discriminazione;

Efficacia degli interventi del Parlamento europeo nei casi relativi ai diritti umani

129.

si attende che le risoluzioni e altri documenti chiave relativi a questioni di diritti umani siano tradotti nelle lingue parlate nelle zone in questione;

130.

accoglie con favore la dichiarazione innovativa, sostenuta da 66 nazioni tra cui tutti gli Stati membri dell'Unione europea, presentata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008, con cui si conferma che la protezione internazionale dei diritti dell'uomo include l'orientamento sessuale e l'identità di genere e si riafferma il principio di non discriminazione, il quale richiede che i diritti umani si applichino allo stesso modo ad ogni essere umano, prescindendo dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere;

131.

chiede al Consiglio di rispondere in modo sostanziale ai desideri e alle preoccupazioni espresse nelle comunicazioni formali dal Parlamento, in particolare in relazione a risoluzioni d'urgenza;

132.

ricorda alle delegazioni del Parlamento in visita in paesi terzi che dovrebbero inserire sistematicamente nell'ordine del giorno delle loro visite un dibattito interparlamentare sulla situazione dei diritti umani, nonché incontri con i difensori dei diritti umani, al fine di acquisire informazioni di prima mano sulla situazione dei diritti umani nel paese interessato e di fornire loro, ove opportuno, visibilità e protezione internazionale;

133.

è convinto che un singolo organo rafforzato «per i diritti umani» nel Parlamento sarebbe in grado di promuovere una politica dei diritti umani coerente, efficace, sistematica e trasversale nell'ambito del Parlamento e di fronte al Consiglio e alla Commissione, in particolare in relazione alle disposizioni del trattato di Lisbona in materia di politica estera;

134.

si compiace della creazione della rete Sakharov, annunciata in occasione del 20o anniversario del premio Sakharov; ritiene che debba decidere rapidamente le proprie modalità operative e mettere a disposizione i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri obiettivi; ribadisce la richiesta che sia accordato l'accesso alle istituzioni europee a tutti i vincitori del premio Sakharov e, in particolare, a Aung San Suu Kyi, a Oswaldo José Payá Sardiñas, al gruppo cubano delle «Donne in bianco» e a Hu Jia; deplora l'assenza di qualsiasi reazione significativa agli appelli rivolti dall'Unione europea alle autorità cinesi, birmane e cubane perché rispettino le libertà fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di associazione politica;

*

* *

135.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e ai governi dei paesi e dei territori citati nella presente risoluzione.


(1)  Per tutti i documenti fondamentali rilevanti, cfr. la tabella nell'allegato III alla relazione A6-0128/2007 della commissione per gli affari esteri.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2009)0025.

(3)  GU C 379 del 7.12.1998, pag. 265; GU C 262 del 18.9.2001, pag. 262; GU C 293 E del 28.11.2002, pag. 88; GU C 271 E del 12.11.2003, pag. 576; Testi approvati del 22.5.2008, P6_TA(2008)0238; Testi approvati del 21.10.2008, P6_TA(2008)0496.

(4)  GU C 311 del 9.12.2005, pag. 1.

(5)  GU C 303 del 14.12.2007, pag. 1.

(6)  GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3; GU L 209 dell'11.8.2005, pag. 27.

(7)  GU L 386 del 29.12.2006, pag. 1.

(8)  GU C 125 E del 22.5.2008, pag. 220.

(9)  Testi approvati, P6_TA(2008)0065.

(10)  GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.

(11)  GU C 250 E del 25.10.2007, pag. 91.

(12)  GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 775.

(13)  GU C 77 E del 28.3.2002, pag. 126.

(14)  GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 214.

(15)  Testi approvati, P6_TA(2008)0405.

(16)  GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 24.

(17)  GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 879.

(18)  GU C 327 del 23.12.2005, pag. 4.

(19)  Testi approvati, P6_TA(2008)0194.

(20)  Testi approvati, P6_TA(2009)0021.

(21)  GU L 150 del 18.6.2003, pag. 67.

(22)  Al 18 luglio 2008, 85 Stati non avevano ancora ratificato lo Statuto di Roma: Algeria, Angola, Arabia Saudita, Armenia, Azerbaijan, Bahamas, Bahrein, Bangladesh, Bielorussia, Bhutan, Brunei, Camerun, Capo Verde, Cile, Cina, Costa d'Avorio, Cuba, Egitto, El Salvador, Emirati Arabi Uniti, Eritrea, Etiopia, Federazione russa, Filippine, Giamaica, Grenada, Guatemala, Guinea-Bissau, Guinea equatoriale, Haiti, India, Indonesia, Iran, Iraq, Isole Salomone, Israele, Kazakstan, Kiribati, Kuwait, Kirghizistan, Laos, Libano, Libia, Malaysia, Maldive, Marocco Mauritania, Moldova, Monaco, Mozambico, Myanmar/Birmania, Nepal, Nicaragua, Oman, Pakistan, Palau, Papua Nuova Guinea, Qatar, Repubblica ceca, Repubblica democratica popolare di Corea, Ruanda, Saint Lucia, São Tomé e Príncipe, Seychelles, Singapore, Siria, Somalia, Sri Lanka, Stati federati di Micronesia, Sudan, Stati Uniti d'America, Swaziland, Tailandia, Togo, Tonga, Tunisia, Turchia, Turkmenistan, Tuvalu, Ucraina, Uzbekistan, Vanuatu, Vietnam, Yemen, Zimbabwe.

(23)  A novembre 2008, Austria, Slovenia, Spagna e Ungheria avevano ratificato sia la convenzione che il protocollo facoltativo.

(24)  Tra gli Stati membri dell'UE, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia non hanno ancora firmato la Convenzione.

(25)  Testi approvati, P6_TA(2008)0238.

(26)  Testi approvati, P6_TA(2008)0496.

(27)  Dichiarazione dell'ambasciatrice Susan E. Rice, rappresentante permanente degli Stati Uniti, sul rispetto del diritto umanitario internazionale, al Consiglio di sicurezza, 29 gennaio 2009.

(28)  Firmatari (a novembre 2008): Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia (solo cinque paesi – Albania, Argentina, Francia, Honduras e Messico – hanno ratificato la Convenzione, che richiede 20 ratifiche per poter entrare in vigore).

(29)  GU L 200 del 30.7.2005, pag. 1.

(30)  Austria, Bulgaria, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

(31)  Protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia concernente la vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile (a novembre 2008): non ancora ratificato da Repubblica ceca, Finlandia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Regno Unito.Protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti del fanciullo relativo al coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (a novembre 2008): non ancora ratificato da Estonia, Ungheria e Paesi Bassi.

(32)  GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 82.

(33)  Testi approvati, P6_TA(2008)0309.

(34)  Posizione comune 2007/734/PESC del Consiglio, del 13 novembre 2007, concernente misure restrittive nei confronti dell'Uzbekistan (GU L 295 del 14.11.2007, pag. 34).

(35)  Testi approvati, P6_TA(2008)0059.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/82


Giovedì 7 maggio 2009
Impatto del trattato di Lisbona sull'evoluzione dell'equilibrio istituzionale dell'Unione

P6_TA(2009)0387

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sull'impatto del trattato di Lisbona sullo sviluppo dell'equilibrio istituzionale dell'Unione europea (2008/2073(INI))

2010/C 212 E/12

Il Parlamento europeo,

vista la decisione della Conferenza dei presidenti del 6 marzo 2008,

visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato il 13 dicembre 2007,

vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sul trattato di Lisbona (1),

viste le conclusioni del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008,

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione per lo sviluppo (A6-0142/2009),

A.

considerando che il trattato di Lisbona aumenta l'equilibrio istituzionale dell'Unione europea nella misura in cui rafforza le funzioni chiave di ognuna delle istituzioni politiche, potenziandone al contempo i rispettivi ruoli nell'ambito di un quadro istituzionale in cui la cooperazione tra le istituzioni è un elemento fondamentale del successo del processo di integrazione dell'Unione europea,

B.

considerando che il trattato di Lisbona trasforma il precedente «metodo comunitario», adeguandolo e rafforzandolo, in un «metodo dell'Unione» in cui, in sostanza:

il Consiglio europeo definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali,

la Commissione promuove l'interesse generale dell'Unione europea e adotta iniziative adeguate a tal fine,

il Parlamento europeo e il Consiglio esercitano congiuntamente la funzione legislativa e la funzione di bilancio sulla base delle proposte della Commissione,

C.

considerando che il trattato di Lisbona estende tale metodo decisionale specifico dell'Unione europea a nuovi settori delle sue attività legislative e di bilancio,

D.

considerando che il trattato di Lisbona prevede che il Consiglio europeo possa, deliberando all'unanimità e previa approvazione del Parlamento europeo, estendere la votazione a maggioranza qualificata e la procedura legislativa ordinaria, rafforzando così il metodo dell'Unione europea,

E.

considerando che, sebbene l'obiettivo del trattato di Lisbona sia quello di semplificare e promuovere la coerenza tra la Presidenza del Consiglio europeo e il Consiglio, la coesistenza di una Presidenza separata del Consiglio europeo e del Consiglio «Affari esteri» (e dell'Eurogruppo), unitamente alla continuazione di un sistema a rotazione per le presidenze delle altre formazioni del Consiglio, potrebbe, almeno all'inizio, ridurre il funzionamento dell'Unione europea,

F.

considerando che il principio della parità di genere implica che l'equa rappresentanza di donne e uomini nella vita pubblica sia rispettata anche nella procedura di nomina ai più importanti posti politici dell'Unione europea,

G.

considerando che la nuova procedura per l'elezione del Presidente della Commissione richiede che si tenga conto dei risultati delle elezioni e che vengano effettuate le appropriate consultazioni tra i rappresentanti del Consiglio europeo e del Parlamento europeo prima che il Consiglio europeo proponga il proprio candidato,

H.

considerando che l'organizzazione della cooperazione interistituzionale nel processo decisionale sarà la chiave del successo dell'azione dell'Unione europea,

I.

considerando che il trattato di Lisbona riconosce la crescente importanza di una programmazione strategica pluriennale e di una programmazione operativa annuale per garantire buoni rapporti tra le istituzioni ed un'efficace attuazione delle procedure decisionali, e sottolinea il ruolo della Commissione quale iniziatore dei principali esercizi di programmazione,

J.

considerando che l'attuale programmazione finanziaria su sette anni comporta che, talvolta, durante un'intera legislatura il Parlamento e la Commissione non possano prendere decisioni finanziarie o politiche fondamentali nel corso del loro mandato, trovandosi bloccati in un quadro adottato dai loro predecessori che durerà fino alla fine del loro mandato, ostacolo che potrebbe, tuttavia, essere superato facendo uso della possibilità offerta dal trattato di Lisbona riguardo a una programmazione finanziaria quinquennale, che potrebbe corrispondere al mandato del Parlamento e della Commissione,

K.

considerando che il trattato di Lisbona introduce un approccio nuovo e globale all'azione esterna dell'Unione europea – sebbene con meccanismi decisionali specifici in materie connesse alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) – creando altresì il posto «a doppio incarico» di Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) appoggiato da un servizio esterno speciale quale elemento chiave per rendere operativo tale nuovo approccio integrato,

L.

considerando che il trattato di Lisbona introduce un nuovo sistema di rappresentanza esterna dell'Unione europea, che è essenzialmente affidata, a diversi livelli, al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente della Commissione e al Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) e che richiederà un'attenta articolazione e un rigoroso coordinamento tra le diverse parti responsabili di tale rappresentanza, al fine di evitare dannosi conflitti di competenze e inutili doppioni,

M.

considerando che il Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008 ha convenuto che, qualora il trattato di Lisbona entrasse in vigore entro la fine dell'anno, adotterebbe le misure giuridiche necessarie a mantenere la composizione della Commissione nella sua forma attuale di un membro per Stato membro,

Valutazione generale

1.

si compiace delle innovazioni istituzionali contenute nel trattato di Lisbona che creano le condizioni per un equilibrio istituzionale rinnovato e potenziato nell'ambito dell'Unione europea, consentendo alle sue istituzioni di funzionare in modo più efficace, aperto e democratico e permettendo all'Unione europea di ottenere risultati migliori che rispondano maggiormente alle aspettative dei cittadini e di svolgere pienamente il proprio ruolo di attore globale in ambito internazionale;

2.

sottolinea che viene rafforzato il nucleo essenziale delle funzioni di ogni istituzione consentendo a ciascuna di esse di sviluppare il proprio ruolo in modo più efficace, ma avverte che il nuovo quadro istituzionale richiede che ogni istituzione svolga il proprio ruolo in permanente cooperazione con le altre istituzioni così da raggiungere risultati positivi per tutta l'Unione europea;

Rafforzamento dello specifico metodo decisionale dell'Unione europea quale base dell'equilibrio interistituzionale

3.

si compiace del fatto che gli elementi essenziali del «metodo comunitario» – il diritto di iniziativa della Commissione e il processo decisionale congiunto di Parlamento europeo e Consiglio – siano stati tutelati e rafforzati dal trattato di Lisbona nella misura in cui:

il Consiglio europeo diventa un'istituzione il cui ruolo specifico nel fornire gli impulsi e definire gli orientamenti all'Unione europea viene rafforzato, definendo così i suoi obiettivi e le sue priorità strategiche senza interferire con il normale esercizio dei poteri legislativi e di bilancio dell'Unione europea;

il ruolo della Commissione quale «motore» che dà impulso all'attività europea è confermato, garantendo così che il monopolio dell'iniziativa legislativa della Commissione resti immutato (e addirittura rafforzato), soprattutto nella procedura di bilancio;

i poteri del Parlamento europeo in quanto ramo dell'autorità legislativa vengono potenziati, visto che la procedura legislativa ordinaria (come sarà definita l'attuale procedura di codecisione) diventerà la norma generale (tranne nei casi in cui i trattati specifichino che va applicata una procedura legislativa speciale) e sarà estesa a quasi tutti i settori della legislazione europea, compresa la giustizia e gli affari interni;

il ruolo del Consiglio in quanto altro ramo dell'autorità legislativa è confermato e tutelato – sebbene con una certa preponderanza in pochi settori importanti – grazie, in particolare, al chiarimento contenuto nel trattato di Lisbona secondo cui il Consiglio europeo non esercita funzioni legislative;

la nuova procedura di bilancio sarà analogamente basata su un processo decisionale congiunto, su un piano di parità, cui parteciperanno il Parlamento europeo e il Consiglio, che riguarderà tutti i tipi di spesa, e il Parlamento e il Consiglio decideranno congiuntamente anche sul quadro finanziario pluriennale, in entrambi i casi su iniziativa della Commissione;

la distinzione tra atti legislativi e atti delegati e il riconoscimento del ruolo esecutivo specifico della Commissione sotto il controllo paritario dei due rami dell'autorità legislativa promuoveranno la qualità della legislazione europea; il Parlamento europeo svolge un nuovo ruolo per quanto concerne l'attribuzione delle competenze delegate alla Commissione nonché la supervisione riguardo agli atti delegati;

per quanto concerne la capacità dell'Unione europea di concludere accordi, il ruolo della Commissione (in stretta associazione con il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante)) viene riconosciuto per quanto riguarda la capacità di condurre negoziati, e l'approvazione del Parlamento sarà richiesta per la conclusione da parte del Consiglio di quasi tutti gli accordi internazionali;

4.

si compiace del fatto che il trattato di Lisbona preveda che il Consiglio europeo, deliberando all'unanimità e previa approvazione del Parlamento europeo, fermo restando che non vi sia alcuna opposizione da parte di un parlamento nazionale, possa estendere il processo decisionale a maggioranza qualificata e la procedura legislativa ordinaria a settori in cui non si applicano ancora;

5.

sottolinea che, nel complesso, tali clausole «passerella» rivelano un'effettiva tendenza ad una applicazione quanto più ampia possibile del «metodo dell'Unione europea» e invita pertanto il Consiglio europeo a fare il massimo uso di tali opportunità offerte dal Trattato;

6.

afferma che la piena utilizzazione di tutte le innovazioni istituzionali e procedurali introdotte dal trattato di Lisbona richiede un'approfondita cooperazione permanente tra le istituzioni che partecipano alle diverse procedure, traendo pienamente vantaggio dai nuovi meccanismi forniti dal Trattato, in particolare gli accordi interistituzionali;

Il Parlamento europeo,

7.

si compiace decisamente del fatto che il trattato di Lisbona riconosca pienamente il Parlamento europeo come uno dei due rami dell'autorità legislativa e di bilancio dell'Unione europea, che sia altresì riconosciuto il suo ruolo nell'adozione di molte decisioni politiche importanti per la vita dell'Unione europea e che le sue funzioni in relazione al controllo politico vengano rafforzate e addirittura estese, sebbene in misura minore, al settore della PESC;

8.

sottolinea che tale riconoscimento del ruolo del Parlamento europeo richiede la completa collaborazione delle altre istituzioni, soprattutto per quanto riguarda la fornitura al Parlamento, in tempo utile, di tutti i documenti necessari all'esercizio delle sue funzioni, su un piano di parità con il Consiglio, nonché il suo accesso e la sua partecipazione a importanti gruppi di lavoro e riunioni di altre istituzioni, su un piano di parità con gli altri partecipanti alla procedura decisionale; invita le tre istituzioni a prevedere la conclusione di accordi interistituzionali volti a strutturare le migliori prassi in tali settori al fine di ottimizzare la loro cooperazione reciproca;

9.

afferma che il Parlamento europeo deve realizzare autonomamente le necessarie riforme interne per potere adeguare le sue strutture, le sue procedure e i suoi metodi di lavoro alle nuove competenze e alle maggiori esigenze di programmazione e cooperazione interistituzionale derivanti dal trattato di Lisbona (2); nota con interesse le conclusioni del gruppo di lavoro sulla riforma del Parlamento e ricorda che la sua commissione competente ha recentemente lavorato alla riforma del regolamento al fine di adeguarlo al trattato di Lisbona (3);

10.

si compiace del fatto che il trattato di Lisbona estende al Parlamento europeo il diritto di iniziativa per quanto concerne la revisione dei trattati, riconosce che il Parlamento ha il diritto di partecipare alla Convenzione e che la sua approvazione è necessaria nel caso in cui il Consiglio europeo ritenga che non vi sia alcun motivo di convocare la Convenzione; ritiene che tale riconoscimento militi a favore del riconoscimento del fatto che il Parlamento europeo ha il diritto di partecipare a pieno titolo alla Conferenza intergovernativa (CIG) in condizioni analoghe alla Commissione; ritiene che, sulla base dell'esperienza delle due CIG precedenti, un accordo interistituzionale potrebbe definire in futuro gli orientamenti per l'organizzazione delle CIG, soprattutto in relazione alla partecipazione del Parlamento europeo e alle questioni concernenti la trasparenza;

11.

prende atto delle misure transitorie riguardanti la composizione del Parlamento europeo; ritiene che l'attuazione di tali misure renderà necessaria una modifica del diritto primario; invita gli Stati membri ad adottare tutte le necessarie disposizioni giuridiche nazionali al fine di consentire la pre-elezione, nel giugno 2009, dei 18 membri supplementari del Parlamento europeo in modo che possano sedere in Parlamento in qualità di osservatori a partire dalla data di entrata in vigore del trattato di Lisbona; ricorda, tuttavia, che i membri supplementari assumeranno pieni poteri solo in una data convenuta e simultaneamente, una volta completate tutte le procedure per la ratifica della modifica del diritto primario; ricorda al Consiglio che il Parlamento, ai sensi del Trattato di Lisbona (articolo 14, paragrafo 2 del trattato dell'Unione europea), si trova ad acquisire importanti diritti di iniziativa e di approvazione per quanto attiene alla propria composizione, che il Parlamento intende pienamente rivendicare;

Il ruolo del Consiglio europeo

12.

ritiene che il riconoscimento formale del Consiglio europeo quale istituzione autonoma separata, con competenze specifiche chiaramente definite nei trattati, comporti una nuova definizione del ruolo del Consiglio europeo per quanto concerne il compito fondamentale di fornire il necessario impulso politico e definire gli orientamenti e le priorità generali dell'attività dell'Unione europea;

13.

si compiace altresì della specificazione contenuta nel trattato di Lisbona in merito al ruolo essenziale del Consiglio europeo per quanto concerne la revisione dei trattati nonché in relazione ad alcune decisioni di importanza fondamentale per la vita politica dell'Unione europea – questioni come le nomine ai posti politici più importanti, la risoluzione di blocchi a livello politico in varie procedure decisionali e l'uso dei meccanismi di flessibilità – che vengono adottate dal Consiglio europeo o con la sua partecipazione;

14.

osserva altresì che, essendo il Consiglio europeo ormai integrato nell'architettura istituzionale dell'Unione europea, risulta necessario definire in modo più chiaro e più specifico i suoi obblighi, compresa la possibilità di un controllo giudiziario delle sue azioni, in particolare alla luce dell'articolo 265 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

15.

sottolinea il particolare ruolo di guida che il Consiglio europeo deve svolgere nel settore delle azioni esterne, soprattutto per quanto concerne la PESC, in cui sono di importanza fondamentale i suoi compiti di identificazione degli interessi strategici, determinazione degli obiettivi e definizione degli orientamenti generali di detta politica; sottolinea in tale contesto la necessità di una stretta partecipazione del Consiglio, del Presidente della Commissione e del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) alla preparazione del lavoro del Consiglio europeo in questo settore;

16.

afferma che la necessità di migliorare la cooperazione interistituzionale tra il Parlamento europeo e il Consiglio europeo milita a favore dell'ottimizzazione delle condizioni in cui il Presidente del Parlamento europeo partecipa alle discussioni in seno al Consiglio europeo, che potrebbero eventualmente essere trattate in un accordo politico sulle relazioni tra le due istituzioni; ritiene che sarebbe utile se il Consiglio europeo potesse formalizzare tali condizioni in un regolamento interno;

La Presidenza fissa del Consiglio europeo

17.

si compiace dell'istituzione di una presidenza fissa a lungo termine del Consiglio europeo che contribuirà a garantire una maggiore continuità, efficacia e coerenza del lavoro di tale istituzione e quindi dell'azione dell'Unione europea; sottolinea che la nomina del Presidente del Consiglio europeo dovrebbe avvenire immediatamente dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, al fine di mantenere un collegamento fra la durata del neoeletto Parlamento e il periodo del mandato della nuova Commissione;

18.

sottolinea il ruolo essenziale che il Presidente del Consiglio europeo dovrà svolgere nella vita istituzionale dell'Unione europea, non in quanto Presidente dell'Unione europea – che egli non sarà – ma in quanto Presidente del Consiglio europeo incaricato di portarne avanti l'attività, garantire la preparazione e la continuità del suo lavoro, promuovere il consenso tra i suoi membri, riferire al Parlamento europeo e rappresentare all'esterno l'Unione europea per quanto concerne la PESC, al proprio livello e senza compromettere le funzioni del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante);

19.

ricorda che la preparazione delle riunioni del Consiglio europeo e la continuità del suo lavoro vanno garantite dal Presidente del Consiglio europeo in cooperazione con il Presidente della Commissione sulla base del lavoro del Consiglio «Affari generali», il che richiede contatti reciproci e una stretta cooperazione tra il Presidente del Consiglio europeo e la Presidenza del Consiglio «Affari generali»;

20.

ritiene, in tale contesto, che ciò sia essenziale per un rapporto equilibrato e di collaborazione tra il Presidente del Consiglio europeo e il Presidente della Commissione, la Presidenza a rotazione e, nella misura in cui è interessata la rappresentanza esterna dell'Unione europea in sede di PESC, il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante);

21.

ricorda che, sebbene il trattato di Lisbona preveda che il Consiglio europeo sia assistito dal Segretariato generale del Consiglio, la spesa specifica del Consiglio europeo deve essere definita in una sezione separata del bilancio e deve includere dotazioni specifiche per il Presidente del Consiglio europeo, che avrà comunque bisogno di essere assistito dal proprio Gabinetto, che andrebbe costituito a condizioni congrue;

Il Consiglio

22.

si compiace dei progressi compiuti nel trattato di Lisbona verso la considerazione del ruolo del Consiglio come secondo ramo dell'autorità legislativa e di bilancio dell'Unione europea che condivide – sebbene ancora con una certa preponderanza in alcuni settori – l'onere dell'attività decisionale con il Parlamento europeo, nell'ambito di un sistema istituzionale che si è gradualmente evoluto conformemente ad una logica parlamentare bicamerale;

23.

sottolinea il ruolo essenziale conferito dal trattato di Lisbona al Consiglio «Affari generali» – e quindi al suo Presidente – al fine di garantire la coerenza e la continuità dell'attività delle diverse formazioni del Consiglio, nonché la preparazione e la continuità del lavoro del Consiglio europeo (in cooperazione con il Presidente e con il Presidente della Commissione);

24.

sottolinea che il ruolo particolare del Consiglio nella preparazione, definizione e attuazione della PESC richiede un coordinamento rafforzato tra il Presidente del Consiglio «Affari generali» e il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) in quanto Presidente del Consiglio «Affari esteri», e tra loro e il Presidente del Consiglio europeo;

25.

esprime la convinzione che la separazione prevista dal trattato di Lisbona tra il ruolo del Consiglio «Affari generali» e quello del Consiglio «Affari esteri» renda necessaria una diversa composizione di queste due formazioni del Consiglio, soprattutto in quanto il più ampio concetto di relazioni esterne dell'Unione europea previsto dai Trattati modificati dal Trattato di Lisbona renderà sempre più difficile avere mandati cumulativi in entrambe le formazioni del Consiglio; ritiene pertanto auspicabile che i ministri degli «Affari esteri» si concentrino innanzitutto sulle attività del Consiglio «Affari esteri»;

26.

ritiene, in tale contesto, che potrebbe essere necessario che il Primo ministro/Capo di Stato dello Stato membro che assume la Presidenza del Consiglio presieda personalmente e garantisca l'adeguato funzionamento del Consiglio «Affari generali» in quanto organo competente per il coordinamento delle diverse formazioni del Consiglio e per l'arbitrato relativo alle priorità e alla risoluzione dei conflitti che attualmente viene affidato con troppa facilità al Consiglio europeo;

27.

riconosce le grandi difficoltà connesse al coordinamento tra le diverse formazioni del Consiglio a causa del nuovo sistema delle presidenze e sottolinea, al fine di evitare tali rischi, l'importanza delle «nuove troike» fisse di 18 mesi (gruppi di tre Presidenze) che condivideranno le Presidenze delle diverse formazioni del Consiglio (a prescindere dal Consiglio «Affari generali» e dall'Eurogruppo) e del COREPER, al fine di garantire la coerenza e la continuità del lavoro del Consiglio nel suo insieme e di assicurare la cooperazione interistituzionale necessaria al buon funzionamento delle procedure legislative e di bilancio nella decisione congiunta con il Parlamento europeo;

28.

ritiene d'importanza fondamentale che le troike sviluppino una cooperazione intensa e permanente attraverso il loro mandato congiunto; sottolinea l'importanza del programma operativo congiunto di ogni troika di 18 mesi per il funzionamento dell'Unione europea, come illustrato al paragrafo 51 della presente risoluzione; invita le troike a presentare il loro programma operativo congiunto - contenente, in particolare, le loro proposte sul calendario delle deliberazioni legislative - al Parlamento riunito in seduta plenaria all'inizio del loro mandato congiunto;

29.

ritiene che il Primo ministro/Capo di Stato dello Stato membro che assume la Presidenza del Consiglio dovrà svolgere un ruolo fondamentale nel garantire la coesione dell'intero gruppo di presidenze e la coerenza del lavoro delle diverse formazioni del Consiglio nonché nel fornire il necessario coordinamento con il Consiglio europeo, soprattutto in relazione alla preparazione e alla continuità del suo lavoro;

30.

sottolinea altresì che il Primo ministro/Capo di Stato del paese che assume la Presidenza a rotazione del Consiglio deve essere l'interlocutore privilegiato del Parlamento europeo per quanto concerne le attività della Presidenza; ritiene che dovrebbe essere invitato a rivolgersi al Parlamento in seduta plenaria, illustrandogli il rispettivo programma di attività della Presidenza e rendendo conto degli sviluppi e dei risultati conseguiti durante il suo mandato semestrale, nonché presentando alla discussione eventuali altre questioni politiche rilevanti emerse durante il mandato della sua Presidenza;

31.

sottolinea che, nella attuale situazione in termini di sviluppo dell'Unione europea, le questioni concernenti la sicurezza e la difesa costituiscono ancora parte integrante della PESC e ritiene che, in quanto tali, esse dovrebbero continuare ad essere di competenza del Consiglio «Affari esteri» che è presieduto dal Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante), con la partecipazione aggiuntiva dei ministri della difesa, ove necessario;

La Commissione

32.

si compiace che sia stato ribadito il ruolo essenziale della Commissione quale «motore» che dà impulso all'attività dell'Unione europea attraverso:

il riconoscimento del suo quasi-monopolio in termini di iniziativa legislativa, che è estesa a tutti i settori di attività dell'Unione europea a prescindere dalla PESC, e in particolare rafforzata nelle questioni di ordine finanziario;

il rafforzamento del suo ruolo nell'agevolare l'accordo tra i due rami dell'autorità legislativa e di bilancio;

il rafforzamento del suo ruolo di «esecutivo» dell'Unione europea ogni qualvolta l'applicazione delle disposizioni del diritto dell'Unioneeuropea richieda un approccio comune, mentre il Consiglio assume un tale ruolo solo nelle questioni attinenti alla PESC e in casi debitamente giustificati e specificati in atti legislativi;

33.

si compiace altresì del rafforzamento della posizione del Presidente nell'ambito del Collegio dei Commissari, in particolare per quanto riguarda la responsabilità istituzionale nei suoi confronti da parte dei Commissari e l'organizzazione interna della Commissione, che crea le condizioni necessarie a rafforzare il suo ruolo di guida della Commissione e ad aumentarne la coesione; ritiene che tale rafforzamento possa essere addirittura potenziato in vista dell'accordo tra i capi di Stato o di governo sul mantenimento di un Commissario per Stato membro;

Elezione del Presidente della Commissione

34.

sottolinea che l'elezione del Presidente della Commissione da parte del Parlamento europeo su proposta del Consiglio europeo attribuirà una natura marcatamente politica alla sua designazione;

35.

sottolinea che tale elezione aumenterà la legittimità democratica del Presidente della Commissione e ne rafforzerà la posizione sia a livello interno nell'ambito della Commissione (per quanto concerne la sua capacità nelle relazioni interne con gli altri Commissari) sia nei rapporti interistituzionali in genere;

36.

ritiene che tale legittimità potenziata del Presidente della Commissione andrà anche a vantaggio della Commissione nel suo insieme, aumentandone la capacità di agire quale promotore indipendente dell'interesse generale europeo e quale forza trainante dell'azione europea;

37.

ricorda, in tale contesto, che il fatto che un candidato alla carica di Presidente della Commissione sia proposto dal Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata, e che l'elezione di tale candidato da parte del Parlamento europeo richieda i voti della maggioranza dei suoi membri, costituisce per tutti coloro che partecipano al processo un ulteriore incentivo a sviluppare il necessario dialogo al fine di garantire il buon esito del processo stesso;

38.

ricorda che il Consiglio europeo è chiamato dal trattato di Lisbona a tenere «conto delle elezioni del Parlamento europeo» e, prima di designare il candidato, a effettuare «le consultazioni appropriate», che non sono contatti istituzionali formali tra le due istituzioni; ricorda, inoltre, che la dichiarazione 11 allegata all'atto finale della Conferenza intergovernativa che ha adottato il trattato di Lisbona (4) prevede in tale contesto «consultazioni nel quadro ritenuto più appropriato» tra i rappresentanti del Parlamento europeo e del Consiglio europeo;

39.

propone che il Presidente del Consiglio europeo venga incaricato dal Consiglio europeo (da solo o con una delegazione) di portare avanti tali consultazioni, che si consulti con il Presidente del Parlamento europeo al fine di organizzare le riunioni necessarie con ognuno dei capi dei gruppi politici del Parlamento europeo, possibilmente accompagnati dai capi (o da una delegazione) dei partiti politici europei, e che il Presidente del Consiglio europeo riferisca quindi al Consiglio europeo;

Procedura di nomina

40.

ritiene che la scelta delle persone chiamate ad occupare la carica di Presidente del Consiglio europeo, di Presidente della Commissione e di Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) dovrebbe tenere conto delle rispettive competenze dei candidati; riconosce inoltre, come previsto dalla dichiarazione 6 allegata all'atto finale (5) sopra menzionato, che occorre tener conto della necessità di rispettare la diversità geografica e demografica dell'Unione europea e dei suoi Stati membri;

41.

ritiene inoltre che, nelle nomine ai più importanti posti politici dell'Unione europea, gli Stati membri e le famiglie politiche europee dovrebbero tener conto non solo dei criteri di equilibrio geografico e demografico ma anche di criteri basati su un equilibrio politico e di genere;

42.

ritiene, in tale contesto, che la procedura di nomina dovrebbe essere attuata dopo le elezioni al Parlamento europeo in modo da poter tener conto dei risultati elettorali, che svolgeranno un ruolo essenziale nella scelta del Presidente della Commissione; segnala che solo dopo la sua elezione sarà possibile garantire l'equilibrio richiesto;

43.

propone, in tale ambito, quale possibile modello, la seguente procedura e il seguente scadenzario per le nomine, che potrebbero essere concordati dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo:

prima e seconda settimana dopo le elezioni europee: insediamento dei gruppi politici al Parlamento europeo;

terza settimana dopo le elezioni: consultazioni tra il Presidente del Consiglio europeo e il Presidente del Parlamento europeo, seguite da riunioni separate tra il Presidente del Consiglio europeo e i Presidenti dei gruppi politici (possibilmente anche con i presidenti dei partiti politici europei o delegazioni ristrette);

quarta settimana dopo le elezioni: annuncio da parte del Consiglio europeo, tenendo conto dei risultati delle consultazioni menzionate al precedente trattino, del candidato alla carica di Presidente della Commissione;

quinta e sesta settimana dopo le elezioni: contatti tra il candidato alla carica di Presidente della Commissione e i gruppi politici; dichiarazioni da parte di tale candidato e presentazione dei suoi orientamenti politici al Parlamento europeo: votazione in seno al Parlamento europeo sul candidato alla carica di Presidente della Commissione;

luglio/agosto/settembre: il Presidente eletto della Commissione concorda con il Consiglio europeo la nomina del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) e propone l'elenco di Commissari designati (compreso il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante));

settembre: il Consiglio adotta l'elenco di Commissari designati (compreso il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante));

settembre/ottobre: audizione da parte del Parlamento europeo dei Commissari designati e del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) designato;

ottobre: presentazione del Collegio dei Commissari e del loro programma al Parlamento europeo; voto sull'intero collegio (compreso il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante)); il Consiglio europeo approva la nuova Commissione; la nuova Commissione assume le proprie funzioni;

novembre: il Consiglio europeo nomina il Presidente del Consiglio europeo;

44.

sottolinea che lo scenario proposto dovrebbe essere comunque applicato dal 2014 in poi;

45.

ritiene che la possibile entrata in vigore del trattato di Lisbona entro la fine del 2009 richieda un accordo politico tra il Consiglio europeo ed il Parlamento europeo al fine di garantire che la procedura per la scelta del Presidente della prossima Commissione e per la nomina della futura Commissione rispetti comunque la sostanza dei nuovi poteri che il trattato di Lisbona riconosce al Parlamento europeo in materia;

46.

ritiene che, qualora il Consiglio europeo avvii la procedura per la nomina del Presidente della futura Commissione senza indugio dopo le elezioni europee del giugno 2009 (6), esso dovrebbe tenere debitamente conto del quadro temporale necessario per consentire il completamento informale della procedura di consultazione politica con i rappresentanti neoeletti dei gruppi politici, come previsto dal trattato di Lisbona; ritiene che, nel rispetto di tali condizioni, l'essenza delle sue nuove prerogative verrebbe pienamente rispettata e il Parlamento europeo potrebbe procedere ad approvare la nomina del Presidente della Commissione;

47.

sottolinea che, comunque, per quanto concerne la nomina del prossimo Collegio, la procedura dovrebbe essere avviata solo una volta che siano noti i risultati del secondo referendum in Irlanda; rileva che le istituzioni sarebbero così pienamente consapevoli del futuro contesto giuridico in cui la nuova Commissione eserciterebbe il suo mandato e che si potrebbero tenere nella debita considerazione i loro rispettivi poteri a livello procedurale, nonché la composizione, la struttura e le competenze della futura Commissione; nota che, nel caso di un esito positivo del referendum, l'approvazione formale del nuovo Collegio, compresi il Presidente e il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) da parte del Parlamento europeo, dovrebbe avvenire solo dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona;

48.

ricorda che, qualora il secondo referendum in Irlanda non dovesse avere un risultato positivo, il trattato di Nizza sarà comunque pienamente applicabile e che la prossima Commissione dovrà essere costituita conformemente alle disposizioni in base alle quali il numero dei Commissari sarà inferiore al numero di Stati membri; sottolinea che, in tal caso, il Consiglio dovrà prendere una decisione sul numero effettivo di membri di tale Commissione ridotta; sottolinea la propria volontà politica di garantire la rigorosa osservanza di tali disposizioni;

Programmazione

49.

ritiene che la programmazione, sia a livello strategico sia operativo, sarà essenziale per garantire l'efficienza e la coerenza dell'azione dell'Unione europea;

50.

si compiace pertanto del fatto che il trattato di Lisbona preveda specificamente che la programmazione sia uno strumento di promozione della capacità delle istituzioni di agire e propone che diversi esercizi concomitanti di programmazione siano organizzati sulle linee seguenti:

il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione dovrebbero concordare un «contratto» o «programma» di legislatura, basato sugli obiettivi strategici generali e le priorità che la Commissione deve presentare all'inizio del suo mandato, che dovrebbe essere sottoposto ad una discussione congiunta con il Parlamento europeo e il Consiglio al fine di raggiungere un consenso (possibilmente nella forma di un accordo interistituzionale specifico anche se non giuridicamente vincolante) fra le tre istituzioni sugli obiettivi e le priorità comuni per la legislatura di cinque anni;

sulla base di tale contratto o programma, la Commissione dovrebbe quindi sviluppare ulteriormente le sue idee in materia di programmazione finanziaria e presentare, entro la fine di giugno dell'anno successivo alle elezioni, le sue proposte relative a un quadro finanziario pluriennale di cinque anni – corredate dall'elenco delle proposte legislative necessarie al fine di attuare i rispettivi programmi – che andrebbe quindi discusso e adottato dal Consiglio e dal Parlamento europeo, conformemente alla procedura stabilita dai trattati, entro la fine dello stesso anno (o, al più tardi, entro la fine del primo trimestre dell'anno successivo);

ciò consentirebbe all'Unione europea di disporre di un quadro finanziario pluriennale di cinque anni pronto ad entrare in vigore all'inizio dell'anno N+2 (o N+3) (7), fornendo così ad ogni Parlamento europeo e ad ogni Commissione la possibilità di decidere in merito alla «propria» programmazione;

51.

ritiene che il passaggio a tale sistema di programmazione politica e finanziaria quinquennale richiederà una proroga e un adeguamento dell'attuale quadro finanziario contenuto nell'accordo interistituzionale sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (8) fino al termine del 2015/2016, in modo che il quadro successivo entri in vigore all'inizio del 2016/2017 (9);

52.

propone che, sulla base del contratto/programma di legislatura e tenendo conto del quadro finanziario pluriennale:

la Commissione dovrebbe presentare il proprio programma legislativo e di lavoro annuale al Parlamento europeo e al Consiglio al fine di una discussione congiunta che consenta alla Commissione di apportare gli adeguamenti necessari;

il Consiglio «Affari generali» dovrebbe adottare, in un dialogo con il Parlamento europeo, la programmazione operativa congiunta delle attività di ogni gruppo di tre Presidenze per tutto il periodo di 18 mesi del loro mandato, che servirà da quadro al rispettivo programma di attività di ogni Presidenza per il suo mandato semestrale;

Relazioni esterne

53.

sottolinea l'importanza della nuova dimensione che il trattato di Lisbona conferisce all'azione esterna dell'Unione europea nel suo insieme, compresa la PESC, che, unitamente alla personalità giuridica dell'Unione europea e alle innovazioni istituzionali attinenti a questo settore (in particolare la creazione di un Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) «a doppio incarico» e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE)), potrebbe costituire un fattore decisivo per quanto concerne la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'Unione europea in questo ambito e promuoverne in modo significativo la visibilità in quanto attore globale;

54.

ricorda che tutte le decisioni concernenti le questioni attinenti all'azione esterna devono specificare la base giuridica su cui vengono adottate al fine di agevolare l'individuazione della procedura seguita per la loro adozione e la procedura da seguire per la loro attuazione;

Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante)

55.

considera la creazione del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) «a doppio incarico» un passo fondamentale per garantire la coerenza, l'efficacia e la visibilità di tutta l'azione esterna dell'Unione europea;

56.

sottolinea che il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) deve essere nominato dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, con l'accordo del Presidente della Commissione, e deve anche ricevere l'approvazione del Parlamento europeo in quanto Vicepresidente della Commissione, unitamente a quella dell'intero Collegio dei Commissari; invita il Presidente della Commissione a garantire che la Commissione eserciti a pieno titolo le proprie responsabilità in tale contesto tenendo conto del fatto che, in quanto Vicepresidente della Commissione, l'Alto rappresentante svolgerà un ruolo fondamentale nel garantire la coesione e l'efficacia del Collegio, e che il Presidente della Commissione ha il dovere politico ed istituzionale di garantire di avere le capacità necessarie a integrare il Collegio; sottolinea altresì che il Consiglio europeo deve essere consapevole di questo aspetto del ruolo del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) e deve procedere fin dall'inizio della procedura alle necessarie consultazioni con il Presidente della Commissione al fine di garantirne l'efficace conclusione; ricorda che, nel quadro dei poteri in materia di nomina di una nuova Commissione, eserciterà pienamente il proprio giudizio in merito alle capacità politiche istituzionali del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) nominato;

57.

sottolinea che l'SEAE dovrà svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere le attività del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) e costituirà un elemento essenziale del successo del nuovo approccio integrato dell'azione esterna dell'Unione europea; sottolinea che la costituzione del nuovo servizio richiederà una proposta formale del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante), proposta che sarà possibile solo una volta che egli abbia assunto le proprie funzioni e che potrà essere adottata dal Consiglio solo dopo il parere del Parlamento europeo e l'approvazione della Commissione; dichiara l'intenzione di esercitare pienamente i propri poteri di bilancio in relazione alla costituzione dell'SEAE;

58.

sottolinea che i compiti del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) sono estremamente gravosi e richiederanno un notevole coordinamento con le altre istituzioni, soprattutto con il Presidente della Commissione rispetto al quale sarà politicamente responsabile nei settori delle relazioni esterne che rientrano nella competenza della Commissione stessa, con la Presidenza a rotazione del Consiglio e con il Presidente del Consiglio europeo;

59.

sottolinea che la realizzazione degli obiettivi che hanno portato alla creazione del posto di Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) dipenderà in ampia misura da un rapporto di fiducia politica tra il Presidente della Commissione e il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante), e dalla capacità del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) di cooperare in modo fruttuoso con il Presidente del Consiglio europeo, con la Presidenza a rotazione del Consiglio e con gli altri Commissari incaricati, sotto il suo coordinamento, di esercitare le competenze specifiche connesse alle azioni esterne dell'Unione europea;

60.

invita la Commissione e il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) a ricorrere pienamente alla possibilità di presentare iniziative comuni nel settore delle relazioni esterne, al fine di promuovere la coesione dei diversi settori di azione dell'Unione europea in ambito esterno ed aumentare la possibilità che tali iniziative vengano adottate dal Consiglio, in particolare per quanto concerne la PESC; sottolinea, al riguardo, la necessità di un controllo parlamentare sulle misure di politica estera e di sicurezza;

61.

afferma che è essenziale adottare alcune misure pratiche al fine di agevolare i compiti del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante):

il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) dovrebbe proporre la nomina di rappresentanti speciali, con il chiaro mandato, definito conformemente al trattato di Lisbona (articolo 33 del trattato sull'Unione europea), di assisterlo in settori specifici di sua competenza per quanto concerne questioni attinenti alla PESC (tali rappresentanti speciali, nominati dal Consiglio, dovrebbero anche essere ascoltati dal Parlamento europeo e dovrebbero tenerlo regolarmente informato in merito alle loro attività);

egli dovrebbe coordinare le sue attività in settori diversi dalla PESC con i Commissari competenti in relazione ai portafogli di tali settori e, qualora necessario, dovrebbe delegare loro la funzione di rappresentanza internazionale dell'Unione europea in questi settori;

in caso di assenza, il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) dovrebbe decidere in modo puntuale, alla luce dei doveri da espletare in ogni occasione, chi lo deve rappresentare;

Rappresentanza

62.

ritiene che il trattato di Lisbona costituisca un efficace, anche se complesso, sistema operativo per la rappresentanza esterna dell'Unione europea e propone che venga articolato in base agli orientamenti seguenti:

il Presidente del Consiglio europeo rappresenta l'Unione europea al livello dei capi di Stato o di governo nelle questioni concernenti la PESC, ma non ha la facoltà di condurre negoziati politici a nome dell'Unione europea che è invece compito del Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante); può anche essere chiamato a svolgere un ruolo specifico di rappresentanza del Consiglio europeo in occasione di determinati eventi internazionali;

il Presidente della Commissione rappresenta l'Unione europea al più alto livello in relazione a tutti gli aspetti delle relazioni esterne dell'Unione europea, ad eccezione delle questioni concernenti la PESC, o qualsiasi politica settoriale specifica che rientri nell'ambito dell'azione esterna dell'Unione europea (commercio estero, ecc.); il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) o il Commissario competente/incaricato può anche assumere tale ruolo sotto l'autorità della Commissione;

il Vicepresidente della Commissione (Alto rappresentante) rappresenta l'Unione europea a livello ministeriale o nell'ambito di organizzazioni internazionali per quanto concerne l'azione esterna globale dell'Unione europea; espleta anche le funzioni di rappresentanza esterna in quanto Presidente del Consiglio «Affari esteri»;

63.

ritiene che non sia più auspicabile che il Presidente del Consiglio «Affari generali» (segnatamente il Primo ministro dello Stato membro che detiene la Presidenza) o il Presidente di una formazione settoriale specifica del Consiglio sia chiamato ad esercitare funzioni di rappresentanza esterna dell'Unione europea;

64.

sottolinea l'importanza del coordinamento e della cooperazione tra tutte le diverse parti competenti per questi differenti compiti concernenti la rappresentanza esterna dell'Unione europea, al fine di evitare conflitti di competenze e garantire la coerenza e la visibilità dell'Unione europea all'esterno;

*

* *

65.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e la relazione della commissione per gli affari costituzionali al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali degli Stati membri.


(1)  Testi approvati, P6_TA(2008)0055.

(2)  Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sulle nuove competenze e prerogative del Parlamento nell'applicazione del trattato di Lisbona (relazione Leinen), P6_TA(2009)0373.

(3)  Decisione del Parlamento europeo del 6 maggio 2009 sulla revisione generale del regolamento del Parlamento europeo (P6_TA(2009)0359) e relazione sull'adeguamento del regolamento al trattato di Lisbona (A6-0277/2009) (relazione Corbett).

(4)  Dichiarazione n. 11 relativa all'articolo 17, paragrafi 6 e 7 del trattato sull'Unione europea.

(5)  Dichiarazione n. 6 relativa all'articolo 15, paragrafi 5 e 6, all'articolo 17, paragrafo 6 e 7 e all'articolo 18 del trattato sull'Unione europea.

(6)  Come affermato nella dichiarazione sulla nomina della futura Commissione concordata nelle conclusioni del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2008.

(7)  N vuol dire «Anno delle elezioni europee».

(8)  Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria.(GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1).

(9)  Conformemente alla risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2009 sulla revisione intermedia del quadro finanziario 2007-2013 (relazione Böge), Testi approvati, P6_TA(2009)0174 e alla risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sugli aspetti finanziari del trattato di Lisbona (relazione Guy-Quint), Testi approvati, P6_TA(2009)0374.


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/94


Giovedì 7 maggio 2009
Relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro del trattato di Lisbona

P6_TA(2009)0388

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 sullo sviluppo delle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro del trattato di Lisbona (2008/2120(INI))

2010/C 212 E/13

Il Parlamento europeo,

visto il Protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea allegato al trattato di Amsterdam,

visto il Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al trattato di Amsterdam,

visto il trattato di Lisbona, in particolare l'articolo 12 del trattato sull'Unione europea,

visto il Protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea allegato al trattato di Lisbona, in particolare l'articolo 9,

visto il Protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al trattato di Lisbona,

vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2002 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel quadro della costruzione europea (1),

visti gli orientamenti per i rapporti tra governi e parlamenti sugli affari comunitari (standard minimi indicativi) del 27 gennaio 2003 («Orientamenti parlamentari di Copenaghen») (2), adottati in occasione della XXVIII Conferenza degli organismi specializzati negli affari comunitari ed europei dei parlamenti dell'Unione europea (COSAC),

visti gli orientamenti per la cooperazione interparlamentare nell'Unione europea del 21 giugno 2008 (3),

viste le conclusioni della XL riunione della COSAC, svoltasi a Parigi il 4 novembre 2008, in particolare il punto 1,

vista la relazione del novembre 2008 della sottocommissione del Parlamento irlandese sul futuro dell'Irlanda nell'Unione europea, in particolare i paragrafi 29-37 della sintesi, in cui si chiede in modo ampio di rafforzare il controllo parlamentare sui governi nazionali in quanto membri del Consiglio,

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per lo sviluppo (A6-0133/2009),

A.

considerando che l'ultima risoluzione adottata dal Parlamento europeo sul tema delle relazioni con i parlamenti nazionali risale al 2002 ed è dunque giunto il momento di un riesame,

B.

considerando che i cittadini sono direttamente rappresentati, a livello di Unione europea, nel Parlamento europeo e che gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio dai rispettivi governi, a loro volta democraticamente responsabili dinanzi ai loto parlamenti nazionali (si veda l'articolo 10, paragrafo 2, del trattato UE nella versione del trattato di Lisbona); che la necessaria parlamentarizzazione dell'Unione europea deve fondarsi pertanto su due pilastri: da un lato l'ampliamento dei poteri del Parlamento europeo per quanto riguarda tutte le decisioni dell'Unione europea e, dall'altro, il rafforzamento dei poteri dei parlamenti nazionali nei confronti dei rispettivi governi,

C.

considerando che in seno alla Convenzione europea si è svolta un'eccellente collaborazione tra i rappresentanti dei parlamenti nazionali e i rappresentanti del Parlamento europeo, nonché tra questi ultimi e i rappresentanti dei parlamenti dei paesi candidati all'adesione,

D.

considerando che lo svolgimento di riunioni parlamentari congiunte su tematiche specifiche nel quadro della fase di riflessione si è rivelata utile, e che pertanto si potrebbe ricorrere a tale pratica in caso di convocazione di una nuova convenzione o in occasioni analoghe,

E.

considerando che negli ultimi anni le relazioni tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali sono migliorate e si sono diversificate, e che si registra un numero crescente di attività sia a livello di assemblee parlamentari sia a livello di commissioni parlamentari,

F.

considerando che il futuro sviluppo delle relazioni dovrebbe tenere conto dei vantaggi e degli svantaggi delle varie pratiche esistenti,

G.

considerando che le nuove competenze accordate ai parlamenti nazionali dal trattato di Lisbona, in particolare riguardo al principio di sussidiarietà, li incoraggiano a partecipare attivamente sin dalle prime fasi al processo di definizione delle politiche a livello dell'Unione europea,

H.

considerando che tutte le forme di cooperazione interparlamentare dovrebbero essere in accordo con due principi basilari: maggiore efficienza e democratizzazione parlamentare,

I.

considerando che compito e funzione primari del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali sono la partecipazione al processo decisionale legislativo e il controllo delle scelte politiche, rispettivamente a livello europeo e nazionale; considerando che ciò non rende affatto superflua una stretta cooperazione per il bene comune, specialmente per quanto concerne la trasposizione del diritto dell'UE in diritto nazionale,

J.

considerando che è opportuno sviluppare orientamenti politici in base ai quali i rappresentanti e gli organi del Parlamento europeo possano definire le azioni future per quanto concerne le relazioni del Parlamento europeo con i parlamenti nazionali e l'attuazione delle disposizioni del trattato di Lisbona relative ai parlamenti nazionali,

Il contributo del trattato di Lisbona allo sviluppo delle relazioni

1.

si compiace che il trattato di Lisbona, che è un «trattato dei parlamenti», preveda per i parlamenti nazionali diritti e doveri che rafforzano il loro ruolo nell'ambito dei processi politici dell'Unione europea; è del parere che essi possano essere divisi in tre categorie:

 

Informazione in merito:

alla valutazione delle politiche attuate nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

ai lavori del Comitato permanente per la sicurezza interna;

alle proposte di modifica dei trattati;

alle domande di adesione all'Unione europea;

alle revisioni semplificate del trattato (con sei mesi di anticipo);

alle proposte di misure integrative al trattato;

 

Partecipazione attiva:

al corretto funzionamento dell'Unione europea (clausola generale);

al controllo di Europol ed Eurojust insieme al Parlamento europeo;

agli accordi su modifiche del trattato;

 

Opposizione:

alla legislazione che non rispetta il principio di sussidiarietà, attraverso le procedure del «cartellino giallo» e del «cartellino arancione»;

alle modifiche del trattato tramite la procedura semplificata;

alle misure di cooperazione giudiziaria in materia civile (diritto di famiglia);

alla violazione del principio di sussidiarietà, mediante ricorso davanti alla Corte di giustizia (se consentito dal diritto nazionale);

Relazioni attuali

2.

nota con soddisfazione che le sue relazioni con i parlamenti nazionali e i loro membri hanno registrato negli ultimi anni un'evoluzione piuttosto positiva, anche se non ancora sufficiente, in particolare grazie alle seguenti forme di attività congiunta:

riunioni parlamentari congiunte su tematiche orizzontali che si estendono al di là dell'ambito proprio di una sola commissione;

periodiche riunioni congiunte a livello di commissioni almeno due volte al semestre;

riunioni interparlamentari ad hoc a livello di commissioni su iniziativa del Parlamento europeo o del parlamento dello Stato membro che detiene la Presidenza del Consiglio;

riunioni interparlamentari a livello di presidenti di commissioni;

cooperazione a livello di Presidenti dei parlamenti nell'ambito della Conferenza dei Presidenti dei parlamenti dell'Unione europea;

visite di membri dei parlamenti nazionali al Parlamento europeo allo scopo di partecipare a riunioni delle commissioni specializzate omologhe;

incontri nell'ambito dei gruppi politici o dei partiti a livello europeo, in cui si riuniscono politici di tutti gli Stati membri con membri del Parlamento europeo;

Relazioni future

3.

è del parere che occorra sviluppare nuove forme di dialogo pre- e post-legislativo fra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali;

4.

esorta i parlamenti nazionali ad intensificare i loro sforzi al fine di obbligare i governi nazionali a rendere conto del modo in cui gestiscono la spesa dei fondi dell'Unione europea; invita i parlamenti nazionali a controllare la qualità delle valutazioni d'impatto nazionali e il modo in cui i governi nazionali attuano il diritto comunitario nel diritto nazionale e attuano le politiche e i programmi di finanziamento dell'Unione europea a livello di Stato, regioni ed enti locali; chiede ai parlamenti nazionali di verificare in maniera rigorosa le relazioni sui piani d'azione nazionali nel quadro dell'agenda di Lisbona;

5.

giudica opportuno offrire sostegno ai parlamenti nazionali nella loro funzione di controllo dei progetti legislativi in fase antecedente all'esame da parte degli organi legislativi dell'Unione europea, nonché di efficace controllo sui rispettivi governi quando questi agiscono in sede di Consiglio;

6.

afferma che le periodiche riunioni bilaterali congiunte fra le commissioni specializzate omologhe e le riunioni interparlamentari ad hoc a livello di commissioni, organizzate su invito del Parlamento europeo, consentono di mantenere un dialogo fin dalle prime fasi dell'elaborazione di atti legislativi o di iniziative politiche, in corso o in programma, e andrebbero pertanto mantenute e sviluppate sistematicamente in una rete permanente di commissioni omologhe; ritiene che tali riunioni possano essere precedute o seguite da incontri bilaterali ad hoc fra le commissioni per affrontare specifiche preoccupazioni nazionali; ritiene che la Conferenza dei presidenti di commissione potrebbe essere incaricata di istituire e coordinare un programma delle attività che le commissioni specializzate svolgono con i parlamenti nazionali;

7.

osserva che le riunioni dei presidenti delle commissioni specializzate del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, come le riunioni dei presidenti della commissione per gli affari esteri, della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, rappresentano anch'esse, grazie al numero limitato dei partecipanti, uno strumento efficace per condividere informazioni e scambiare opinioni;

8.

è del parere che altre forme di cooperazione, diverse da quelle sopra menzionate, potrebbero dare un contributo effettivo alla creazione di uno spazio politico europeo e andrebbero dunque ulteriormente sviluppate e diversificate;

9.

accoglierebbe con favore, in tale contesto, innovazioni a livello dei parlamenti nazionali, come, ad esempio la concessione ai membri del Parlamento europeo del diritto di essere invitati, una volta l'anno, a prendere la parola nelle sedute plenarie dei parlamenti nazionali, di partecipare in veste consultiva alle riunioni delle commissioni per gli affari europei, di prendere parte alle riunioni delle commissioni specializzate ogniqualvolta siano in discussione atti legislativi comunitari pertinenti, oppure di partecipare, in veste consultiva, alle riunioni dei rispettivi gruppi politici;

10.

raccomanda di concedere un'adeguata dotazione di bilancio all'organizzazione di incontri delle commissioni specializzate con le commissioni omologhe dei parlamenti nazionali, nonché incontri dei relatori del Parlamento europeo con i loro omologhi in seno ai parlamenti nazionali, e raccomanda di esaminare la possibilità di installare le infrastrutture tecniche per lo svolgimento di videoconferenze tra i relatori delle commissioni specializzate dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo;

11.

ritiene che un aumento dei poteri dei parlamenti nazionali per quanto concerne il rispetto del principio di sussidiarietà, secondo quanto previsto dal trattato di Lisbona, consentirà di esercitare tempestivamente un'influenza e un controllo sulla legislazione europea, contribuendo a migliorare il processo legislativo e la coerenza della legislazione a livello di Unione europea;

12.

fa presente che per la prima volta i parlamenti nazionali acquisiscono un ruolo definito in materia di questioni comunitarie, ruolo che è distinto da quello dei rispettivi governi nazionali e che contribuisce a rafforzare il controllo democratico e ad avvicinare l'Unione europea ai cittadini;

13.

ricorda che il controllo dei parlamenti nazionali sui governi nazionali dev'essere esercitato, prima di tutto, in conformità delle norme costituzionali e delle leggi afferenti;

14.

sottolinea che i parlamenti nazionali assolvono un ruolo decisivo in sede di attuazione della legislazione europea, e che sarebbe di primaria importanza un meccanismo per lo scambio delle migliori pratiche al riguardo;

15.

osserva, in tale contesto, che la creazione di una piattaforma per lo scambio di informazioni elettroniche fra i parlamenti, il sito web IPEX (4), rappresenta un notevole passo in avanti, dal momento che consente di procedere in tempo reale all'esame dei documenti dell'Unione europea a livello di parlamenti nazionali e di Parlamento europeo nonché, ove necessario, al loro recepimento nel diritto nazionale ad opera dei parlamenti nazionali; considera pertanto essenziale un adeguato finanziamento di tale sistema, sviluppato e gestito dal Parlamento europeo;

16.

si propone di seguire in modo più sistematico il dialogo prelegislativo fra i parlamenti nazionali e la Commissione (la cosiddetta «iniziativa Barroso»), al fine di essere informato della posizione dei parlamenti nazionali sin dalla prima fase del processo legislativo; invita i parlamenti nazionali a mettere contemporaneamente a disposizione del Parlamento europeo i pareri che esprimono in tale contesto;

17.

si compiace dei progressi registrati negli ultimi anni per quanto riguarda lo sviluppo di una cooperazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali nel settore degli affari esteri, della sicurezza e della difesa;

18.

riconosce che ai parlamenti nazionali spetta un ruolo rilevante nell'alimentare il dibattito nazionale riguardo alla politica estera e di sicurezza comune (PESC) e alla politica europea di sicurezza e di difesa (PESD);

19.

constata nuovamente con preoccupazione l'insufficiente responsabilità dinanzi ai parlamenti per quanto riguarda le disposizioni finanziarie relative alla PESC e alla PESD, e osserva che occorre pertanto migliorare la cooperazione tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali per garantire il controllo democratico di tutti gli aspetti di tali politiche (5);

20.

chiede, per motivi di coerenza ed efficienza e per evitare «doppioni», di sciogliere l'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'Europa occidentale (UEO) non appena l'UEO si integrerà pienamente e definitivamente nell'Unione europea con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona;

Il ruolo della COSAC

21.

è del parere che in futuro il ruolo politico della COSAC dovrà essere definito in stretta cooperazione fra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali e che la COSAC, in conformità al Protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea allegato al trattato di Amsterdam, dovrebbe rimanere in primo luogo una sede di scambio d'informazioni e di discussione su questioni politiche generali e sulle migliori pratiche per quanto riguarda il controllo sui governi nazionali (6); ritiene che le informazioni e le discussioni dovrebbero concentrarsi, in secondo luogo, sulle attività legislative concernenti lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia e sul rispetto del principio di sussidiarietà a livello di Unione europea;

22.

è determinato a svolgere appieno il proprio ruolo, ad assolvere le proprie responsabilità riguardo al funzionamento della COSAC e a continuare a fornire assistenza tecnica al segretariato della COSAC e ai rappresentanti dei parlamenti nazionali;

23.

ricorda che le attività del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali in seno alla COSAC devono essere complementari e non devono essere frammentate o utilizzate abusivamente dall'esterno;

24.

è del parere che le proprie commissioni specializzate dovrebbero essere maggiormente coinvolte nelle riunioni della COSAC, sia nella fase di preparazione sia in termini di rappresentanza; ritiene che la propria delegazione dovrebbe essere guidata dal presidente della commissione per gli affari costituzionali e dovrebbe includere i presidenti e i relatori delle commissioni specializzate che hanno competenza per le questioni all'ordine del giorno della riunione della COSAC in questione; considera imperativo che la Conferenza dei presidenti e i deputati siano informati dopo ogni riunione circa lo svolgimento e i risultati delle riunioni della COSAC;

*

* *

25.

incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  Risoluzione adottata sulla base della relazione A5-0023/2002 della commissione per gli affari costituzionali (relazione Napolitano) (GU C 284 E del 21.11.2002, pag. 322).

(2)  GU C 154 del 2.7.2003, pag. 1.

(3)  Versione rivista concordata dalla Conferenza dei Presidenti dei parlamenti dell'Unione europea nel corso della sua riunione di Lisbona del 20-21 giugno 2008.

(4)  IPEX: Interparliamentary EU Information Exchange, entrato ufficialmente in funzione nel luglio 2006.

(5)  Accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria del 17 maggio 2006 (GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1) e articolo 28, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea.

(6)  Si vedano i summenzionati orientamenti per i rapporti tra governi e Parlamenti sugli affari comunitari (standard minimi indicativi).


5.8.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 212/99


Giovedì 7 maggio 2009
Attuazione dell'iniziativa dei cittadini

P6_TA(2009)0389

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 maggio 2009 recante richiesta alla Commissione di presentare una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per l'attuazione dell'iniziativa dei cittadini (2008/2169(INI))

2010/C 212 E/14

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 192, paragrafo due, del trattato CE,

visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007,

visto il trattato che adotta una Costituzione per l'Europa (1),

vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sul trattato di Lisbona (2),

vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2006 sul periodo di riflessione: struttura, temi e contesto per una valutazione del dibattito sull'Unione europea (3),

visti gli articoli 39 e 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione per le petizioni (A6-0043/2009),

A.

considerando che il trattato di Lisbona prevede l'introduzione dell'iniziativa dei cittadini, in virtù della quale i cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa di invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali i cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati - articolo 11, paragrafo 4 della nuova versione del trattato dell'Unione europea nella versione del trattato di Lisbona (TUE n.v.),

B.

considerando che un milione di cittadini dell'Unione europea otterrebbe lo stesso diritto di invitare la Commissione a presentare una proposta legislativa di cui già godono il Consiglio, fin dall'istituzione delle Comunità europee nel 1957 (in origine ex articolo 152 del trattato CEE, ora ex articolo 208 del trattato CE, futuro articolo 241 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea – TFUE), e il Parlamento europeo, fin dall'entrata in vigore del trattato di Maastricht nel 1993 (attuale articolo 192 del Trattato CE, futuro articolo 225 del TFUE),

C.

considerando che i cittadini svolgerebbero un ruolo diretto nell'esercizio del potere di sovranità dell'Unione europea essendo coinvolti per la prima volta direttamente nell'avvio delle proposte legislative comunitarie,

D.

considerando che l'articolo 11, paragrafo 4, del TUE, quale conseguenza speciale del diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione europea (articolo 10, paragrafo 3 del TUE), mira a istituire un diritto individuale di partecipazione all'iniziativa dei cittadini,

E.

considerando che il diritto di iniziativa è spesso confuso con il diritto di petizione; considerando che occorre garantire che i cittadini siano pienamente consapevoli della distinzione fra entrambi i diritti, in particolare poiché una petizione è rivolta al Parlamento mentre l'iniziativa dei cittadini è rivolta alla Commissione,

F.

considerando che gli organismi dell'Unione europea e gli Stati membri devono stabilire le condizioni per un esercizio agevole, trasparente ed efficace del diritto di partecipazione dei cittadini dell'Unione europea,

G.

considerando che le procedure e le condizioni dell'iniziativa dei cittadini, incluso il numero minimo di Stati membri da cui devono provenire i cittadini che presentano l'iniziativa, devono essere definite dal Parlamento europeo e dal Consiglio con le opportune procedure legislative, mediante regolamento (articolo 24, paragrafo 1, del TFUE),

H.

considerando che nell'ambito dell'adozione e dell'attuazione di tale regolamento devono essere garantiti, in particolare, i diritti fondamentali di uguaglianza, di buona amministrazione e di effettiva tutela giuridica,

I.

considerando che il «numero minimo di Stati membri da cui i cittadini che presentano l'iniziativa devono provenire» (articolo 24, paragrafo 1, TFUE) deve essere «un numero significativo di Stati membri» (articolo 11, paragrafo 4, del TUE),

J.

considerando che la definizione di un numero minimo di Stati membri non deve avvenire in modo arbitrario ma deve rispettare la ratio della normativa in oggetto e tenere conto delle altre disposizioni del trattato al fine di evitare valutazioni incongruenti,

K.

considerando che l'obiettivo della normativa in esame è quello di garantire che il processo legislativo comunitario non sia contraddistinto fin dalla partenza dagli interessi particolari dei singoli Stati, ma dall'interesse comune europeo,

L.

considerando che l'articolo 76 del TFUE indica che una proposta legislativa avanzata da un quarto degli Stati membri risulta essere espressione di una sufficiente considerazione dell'interesse comune europeo; e che tale numero minimo può essere pertanto considerato incontestabile,

M.

considerando che l'obiettivo della normativa in questione può essere raggiunto soltanto se quest'ultima prevede un numero minimo di adesioni per ciascuno degli Stati membri interessati,

N.

considerando che si può concludere dall'articolo 11, paragrafo 4, del TUE n.v., in cui si specifica il numero di un milione di cittadini dell'Unione europea a fronte di una popolazione pari a circa 500 milioni di cittadini, che una quota pari a 1/500 della popolazione sarebbe da ritenere rappresentativa,

O.

considerando che l'articolo 11, paragrafo 4, del TUE si rivolge a tutti i cittadini dell'Unione europea,

P.

considerando che qualsiasi limitazione del diritto alla partecipazione democratica e qualsiasi disparità di trattamento fondata sull'età devono in ogni caso ottemperare al principio di proporzionalità,

Q.

considerando che è auspicabile evitare le incongruenze nelle valutazioni, ad esempio quelle che emergerebbero qualora in uno Stato membro l'età minima per la partecipazione alle elezioni europee fosse inferiore all'età minima per la partecipazione all'iniziativa dei cittadini,

R.

considerando che la Commissione, a seguito del buon esito dell'iniziativa dei cittadini, è tenuta a esaminare l'oggetto dell'iniziativa stessa e a decidere se e in quale misura essa presenterà una proposta di atto giuridico in materia,

S.

considerando che ai fini della presentazione dell'atto giuridico da parte della Commissione è opportuno che le iniziative facciano riferimento ad una o più pertinenti basi giuridiche,

T.

considerando che un'iniziativa dei cittadini può avere seguito soltanto se è ricevibile, ovvero

contiene un invito alla Commissione a presentare una proposta per un atto giuridico dell'Unione europea,

l'Unione europea ha competenza legislativa e la Commissione ha la facoltà di presentare una proposta nel caso in specie,

l'atto giuridico richiesto non è manifestamente contrario ai principi generali del diritto applicati nell'Unione europea,

U.

considerando che una iniziativa dei cittadini è di successo se è ricevibile nel senso suddetto è rappresentativa, ovvero se è sostenuta da almeno un milione di cittadini che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri,

V.

considerando che spetta alla Commissione verificare se sussistono le premesse per il buon esito di un'iniziativa dei cittadini,

W.

considerando che ai fini dell'organizzazione di un'iniziativa dei cittadini è necessario, anteriormente all'inizio della raccolta delle adesioni, avere la certezza giuridica della ricevibilità dell'iniziativa dei cittadini,

X.

considerando che il compito di esaminare l'autenticità delle adesioni non può essere condotto dalla Commissione e pertanto deve essere svolto dagli Stati membri; considerando che, tuttavia, gli obblighi degli Stati membri al riguardo si estendono unicamente alle iniziative nel quadro dell'articolo 11, paragrafo 4, del TUE e mai a iniziative non ammissibili per i motivi summenzionati; considerando che è pertanto necessario che anche gli Stati membri, ancor prima della raccolta delle adesioni, abbiano certezza giuridica per quel che riguarda l'ammissibilità dell'iniziativa dei cittadini,

Y.

considerando che la verifica dell'ammissibilità di un'iniziativa dei cittadini da parte della Commissione si limita tuttavia esclusivamente alle summenzionate questioni legali, e non deve mai includere considerazioni di opportunità politica; considerando che ciò garantisce che la decisione se un'iniziativa dei cittadini possa o meno essere dichiarata ammissibile esula dalla discrezionalità politica della Commissione,

Z.

considerando che appare opportuno suddividere la procedura relativa all'iniziativa dei cittadini europei nelle seguenti cinque fasi:

registrazione dell'iniziativa,

raccolta delle adesioni,

presentazione dell'iniziativa,

dichiarazione di presa di posizione della Commissione,

verifica che l'atto legislativo richiesto sia conforme ai Trattati,

AA.

considerando che l'iniziativa dei cittadini è un modo per esercitare poteri pubblici sovrani in campo legislativo ed in quanto tale è soggetta al principio di trasparenza; ciò significa che i promotori di un'iniziativa dei cittadini devono assumersi pubblicamente la responsabilità di rendicontazione del suo finanziamento, comprese le sue fonti,

AB.

considerando che è compito politico del Parlamento monitorare la procedura di un'iniziativa dei cittadini,

AC.

considerando che tale responsabilità riguarda l'applicazione del regolamento sull'iniziativa dei cittadini, in quanto tale, nonché la posizione politica della Commissione per quanto riguarda la richiesta presentata dall'iniziativa dei cittadini,

AD.

considerando che è importante garantire la compatibilità fra le richieste presentate alla Commissione da un'iniziativa di cittadini e le priorità e proposte del Parlamento approvate democraticamente,

1.

chiede alla Commissione di presentare immediatamente dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona una proposta di regolamento sull'iniziativa dei cittadini in base all'articolo 24 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;