ISSN 1725-2466

doi:10.3000/17252466.CE2010.087.ita

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 87E

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

53o anno
1 aprile 2010


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

RISOLUZIONI

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2008-2009
Sedute dal 10 al 12 marzo 2009
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 234 E del 29.9.2009.
TESTI APPROVATI

 

Martedì 10 marzo 2009

2010/C 087E/01

Evoluzione delle prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea ed esperienze analoghe in paesi terzi
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulle prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea ed esperienze analoghe in paesi terzi (2008/2181(INI))

1

2010/C 087E/02

Trasferimento transfrontaliero della sede legale delle società
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 recante raccomandazioni alla Commissione sul trasferimento transfrontaliero della sede legale di una società (2008/2196(INI))

5

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE

8

2010/C 087E/03

Futuro del sistema europeo comune di asilo
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sul futuro del sistema europeo comune di asilo (2008/2305(INI))

10

2010/C 087E/04

Piano d'azione della Commissione per un quadro di controllo interno integrato
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sul piano d'azione della Commissione verso un quadro di controllo interno integrato (2008/2150(INI))

16

2010/C 087E/05

Cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale (2008/2180(INI))

21

2010/C 087E/06

Attuazione della direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sull'attuazione della direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati (2008/2247(INI))

23

2010/C 087E/07

Parità di trattamento e di accesso tra uomini e donne nelle arti dello spettacolo
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla parità di trattamento e di accesso tra uomini e donne nelle arti dello spettacolo (2008/2182(INI))

27

2010/C 087E/08

Integrità del gioco d'azzardo
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sull’integrità del gioco d’azzardo online (2008/2215(INI))

30

2010/C 087E/09

Garantire la qualità degli alimenti, compresa l'armonizzazione o il reciproco riconoscimento delle norme
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 su Garantire la qualità degli alimenti - Armonizzazione o reciproco riconoscimento delle norme (2008/2220(INI))

35

2010/C 087E/10

Relazioni della Commissione sulla politica di concorrenza 2006 e 2007
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla relazione sulla politica di concorrenza 2006 e 2007 (2008/2243(INI))

43

2010/C 087E/11

Sullo Small Business Act per l'Europa
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sullo Small Business Act per l'Europa (2008/2237(INI))

48

 

Mercoledì 11 marzo 2009

2010/C 087E/12

Situazione sociale dei rom e miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea (2008/2137(INI))

60

2010/C 087E/13

Affrontare le sfide connesse all'approvvigionamento di petrolio
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulle ipotesi per affrontare le sfide connesse all'approvvigionamento di petrolio (2008/2212(INI))

70

2010/C 087E/14

Rendere i trasporti più ecologici e internalizzare i costi esterni
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 su come rendere i trasporti più ecologici e internalizzare i costi esterni (2008/2240(INI))

76

2010/C 087E/15

Contributo al Consiglio europeo della primavera 2009: strategia di Lisbona
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul contributo al Consiglio europeo della primavera 2009 per quanto riguarda la strategia di Lisbona

79

2010/C 087E/16

Lotta contro il cambiamento climatico
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla strategia UE relativa ad un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenhagen e alla predisposizione di un adeguato finanziamento alla politica in materia di cambiamento climatico

90

2010/C 087E/17

Orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sull'attuazione degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il periodo 2008-2010

94

2010/C 087E/18

Piano europeo di ripresa economica
Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 su un piano europeo di ripresa economica (2008/2334(INI))

98

2010/C 087E/19

Politica di coesione: investire nell'economia reale
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla politica di coesione: investire nell’economia reale (2009/2009(INI))

113

 

Giovedì 12 marzo 2009

2010/C 087E/20

Migliori carriere e maggiore mobilità: una partnership europea per i ricercatori
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 su migliori carriere e maggiore mobilità: una partnership europea per i ricercatori (2008/2213(INI))

116

2010/C 087E/21

Protezione dei consumatori, in particolare minorenni, per quanto riguarda l'uso di videogiochi
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla protezione dei consumatori, in particolare dei minori, per quanto riguarda l'utilizzo dei videogiochi (2008/2173(INI))

122

2010/C 087E/22

Sviluppare uno spazio aereo comune con Israele
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sullo sviluppo di uno spazio aereo comune con Israele (2008/2136(INI))

126

2010/C 087E/23

Deterioramento della situazione umanitaria in Sri Lanka
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sul deterioramento della situazione umanitaria in Sri Lanka

127

2010/C 087E/24

La sfida del deterioramento dei terreni agricoli nell'Unione europea, in particolare nell'Europa meridionale: la risposta attraverso gli strumenti della politica agricola dell'Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla sfida del deterioramento dei terreni agricoli nell'UE, in particolare nell'Europa meridionale: la risposta attraverso gli strumenti della politica agricola dell'UE (2008/2219(INI))

128

2010/C 087E/25

Partecipazione dei dipendenti ad imprese provviste di uno statuto europeo
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla partecipazione dei dipendenti ad imprese provviste di uno statuto europeo ed altre misure di accompagnamento

133

2010/C 087E/26

Figli di migranti
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sui figli dei migranti lasciati nel paese di origine

134

2010/C 087E/27

Relazione sui progressi compiuti dalla Croazia nel 2008
Risoluzione del Parlamento europeo dell'12 marzo 2009 sulla relazione concernente i progressi compiuti dalla Croazia nel 2008

135

2010/C 087E/28

Relazione concernente i progressi compiuti dalla Turchia nel 2008
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla relazione concernente i progressi compiuti dalla Turchia nel 2008

139

2010/C 087E/29

Relazione concernente i progressi compiuti dalla ex Repubblica jugoslava di Macedonia nel 2008
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla relazione concernente i progressi compiuti dalla ex Repubblica jugoslava di Macedonia nel 2008

147

2010/C 087E/30

Mandato del Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia
Raccomandazione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 destinata al Consiglio sul mandato del Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia (2008/2290(INI))

153

2010/C 087E/31

Quinto Forum mondiale dell'acqua, Istanbul, 16 - 22 marzo 2009
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulle risorse idriche in vista del quinto Forum mondiale dell'acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009

157

2010/C 087E/32

Aiuto allo sviluppo fornito dalla CE ai servizi sanitari nell’Africa subsahariana
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sull’aiuto allo sviluppo fornito dalla CE ai servizi sanitari nell’Africa subsahariana

162

2010/C 087E/33

Avvio dell'area unica dei pagamenti in euro (AUPE)
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sull’attuazione dell’Area unica dei pagamenti in euro (SEPA)

166

2010/C 087E/34

Partenariato strategico UE-Brasile
Raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio del 12 marzo 2009 sul partenariato strategico Unione europea-Brasile (2008/2288(INI))

168

2010/C 087E/35

Partenariato strategico UE – Messico
Raccomandazione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 destinata al Consiglio su un Partenariato strategico UE – Messico (2008/2289(INI))

172

2010/C 087E/36

50o anniversario della rivolta in Tibet e del dialogo tra Sua Santità il Dalai Lama e il governo cinese
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sul 50o anniversario della rivolta in Tibet e del dialogo tra sua santità il Dalai Lama e il governo cinese

177

2010/C 087E/37

Guinea-Bissau
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla Guinea-Bissau

178

2010/C 087E/38

Filippine
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulle Filippine

181

2010/C 087E/39

Espulsione di ONG dal Darfur
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sull’espulsione delle ONG dal Darfur

183

 

II   Comunicazioni

 

COMUNICAZIONI PROVENIENTI DALLE ISTITUZIONI, DAGLI ORGANI E DAGLI ORGANISMI DELL'UNIONE EUROPEA

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2008-2009
Sedute dal 10 al 12 marzo 2009
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 234 E del 29.9.2009.
TESTI APPROVATI

 

Mercoledì 11 marzo 2009

2010/C 087E/40

Proroga dell'applicabilità dell'articolo 139 del regolamento del Parlamento
Decisione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla proroga dell'applicabilità dell'articolo 139 del regolamento del Parlamento fino al termine della settima legislatura

186

 

III   Atti preparatori

 

Parlamento europeo
SESSIONE 2008-2009
Sedute dal 10 al 12 marzo 2009
Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 234 E del 29.9.2009.
TESTI APPROVATI

 

Martedì 10 marzo 2009

2010/C 087E/41

Accordo CE/Armenia su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo tra la Comunità europea e la Repubblica di Armenia su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (COM(2007)0729 – C6-0519/2008 – 2007/0251(CNS))

188

2010/C 087E/42

Accordo CE/Israele su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla proposta di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'Accordo tra la Comunità europea e lo Stato d'Israele su alcuni aspetti relativi ai servizi aerei (COM(2008)0178 – C6-0520/2008 – 2008/0068(CNS))

188

2010/C 087E/43

Protocollo addizionale all’accordo CE/Sudafrica per tener conto dell’adesione della Bulgaria e della Romania all’Unione europea ***
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo addizionale dell’accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Repubblica sudafricana, dall’altro, per tener conto dell’adesione della Repubblica di Bulgaria e della Romania all’Unione europea (16447/2008 – COM(2008)0749 – C6-0017/2009 – 2008/0212(AVC))

189

2010/C 087E/44

Requisiti dell’omologazione riguardo alla sicurezza generale degli autoveicoli ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui requisiti dell’omologazione per tipo riguardo alla sicurezza generale degli autoveicoli (COM(2008)0316 – C6-0210/2008 – 2008/0100(COD))

190

P6_TC1-COD(2008)0100Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 marzo 2009 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio sui requisiti dell’omologazione per tipo riguardo alla sicurezza generale degli autoveicoli, dei loro rimorchi e sistemi, componenti ed entità tecniche ad essi destinati

190

2010/C 087E/45

Emissioni degli impianti industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle emissioni degli impianti industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento (rifusione) (COM(2007)0844 – C6-0002/2008 – 2007/0286(COD))

191

P6_TC1-COD(2007)0286Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 marzo 2009 in vista dell'adozione del regolamento della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle emissioni degli impianti industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento) (rifusione)

192

ALLEGATO I

232

ALLEGATO II

236

ALLEGATO III

237

ALLEGATO IV

238

ALLEGATO V

239

ALLEGATO VI

244

ALLEGATO VII

255

ALLEGATO VIII

265

ALLEGATO IX

266

ALLEGATO X

268

2010/C 087E/46

Statuto della società privata europea *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo allo statuto della società privata europea (COM(2008)0396 – C6-0283/2008 – 2008/0130(CNS))

300

2010/C 087E/47

Orientamenti relativi alla procedura di bilancio - Sezione III - Commissione
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2010 - Sezione III - Commissione (2009/2005(BUD))

321

2010/C 087E/48

Orientamenti sulla procedura di bilancio 2010 - sezioni I, II, IV, V, VI, VII, VIII e IX
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2010 - Sezione I – Parlamento europeo, Sezione II – Consiglio, Sezione IV – Corte di giustizia, Sezione V – Corte dei conti, Sezione VI – Comitato economico e sociale europeo, Sezione VII – Comitato delle regioni, Sezione VIII – Mediatore europeo, Sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati (2009/2004(BUD))

327

 

Mercoledì 11 marzo 2009

2010/C 087E/49

Esenzione dall'imposta sul valore aggiunto di talune importazioni definitive di beni *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla proposta di direttiva del Consiglio che determina il campo di applicazione dell'articolo 143, lettere b) e c) della direttiva 2006/112/CE per quanto concerne l'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto di talune importazioni definitive di beni (versione codificata) (COM(2008)0575 – C6-0347/2008 – 2008/0181(CNS))

332

2010/C 087E/50

Adeguamento degli stipendi base applicabili al personale dell'Europol *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sull'iniziativa della Repubblica francese in vista dell'adozione di una decisione del Consiglio sull'adeguamento degli stipendi base e delle indennità applicabili al personale dell'Europol (14479/2008 – C6-0038/2009 – 2009/0804(CNS))

333

2010/C 087E/51

Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea, in conformità del punto 26 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (COM(2009)0023 - C6-0040/2009 - 2009/2007(ACI))

334

ALLEGATO

334

2010/C 087E/52

Bilancio rettificativo n. 1/2009: inondazioni in Romania
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul progetto di bilancio rettificativo n. 1/2009 dell'Unione europea per l'esercizio 2009, Sezione III – Commissione (6952/2009 – C6-0075/2009 – 2009/2008(BUD))

335

2010/C 087E/53

Disposizioni e norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime (rifusione) (PE-CONS 3719/2008 – C6-0042/2009 – 2005/0237A(COD))

337

2010/C 087E/54

Disposizioni e norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi (rifusione) (PE-CONS 3720/2008 – C6-0043/2009 – 2005/0237B(COD))

338

2010/C 087E/55

Controllo da parte dello Stato di approdo ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al controllo da parte dello Stato di approdo (rifusione) (PE-CONS 3721/2008 – C6-0044/2009 – 2005/0238(COD))

339

2010/C 087E/56

Sistema comunitario di monitoraggio del traffico navale e d’informazione ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 2002/59/CE relativa all’istituzione di un sistema comunitario di monitoraggio del traffico navale e d’informazione (PE-CONS 3722/2008 – C6-0045/2009 – 2005/0239(COD))

340

2010/C 087E/57

Inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i principi fondamentali in materia di inchieste sugli incidenti nel settore del trasporto marittimo e che modifica le direttive 1999/35/CE e 2002/59/CE (PE-CONS 3723/2008 – C6-0046/2009 – 2005/0240(COD))

341

2010/C 087E/58

Responsabilità dei vettori che trasportano passeggeri via mare e per vie navigabili interne in caso di incidente ***III
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 sul progetto comune, approvato dal comitato di conciliazione, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla responsabilità dei vettori che trasportano passeggeri via mare in caso di incidente (PE-CONS 3724/2008 – C6-0047/2009 – 2005/0241(COD))

342

2010/C 087E/59

Responsabilità civile e garanzie finanziarie dei proprietari di navi ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell’adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull’assicurazione degli armatori per i crediti marittimi (14287/2/2008 – C6-0483/2008 – 2005/0242(COD))

343

2010/C 087E/60

Rispetto degli obblighi degli Stati di bandiera ***II
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla relativa alla posizione comune del Consiglio in vista dell'adozione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al rispetto degli obblighi dello Stato di bandiera (14288/2/2008 – C6-0484/2008 – 2005/0236(COD))

344

2010/C 087E/61

Tassazione a carico di autoveicoli pesanti ***I
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di talune infrastrutture (COM(2008)0436 – C6-0276/2008 – 2008/0147(COD))

345

P6_TC1-COD(2008)0147Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'11 marzo 2009 in vista dell'adozione della direttiva 2009/…/CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di talune infrastrutture

345

ALLEGATO

360

2010/C 087E/62

Accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione ***I
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (rifusione) (COM(2008)0229 – C6-0184/2008 – 2008/0090(COD))

362

P6_TC1-COD(2008)0069Regolamento (CE) n. …/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (rifusione)

363

ALLEGATO

380

2010/C 087E/63

Orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa ad orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2008)0869 – C6-0050/2009 – 2008/0252(CNS))

381

 

Giovedì 12 marzo 2009

2010/C 087E/64

Piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso *
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente un piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo (COM(2009)0093 – C6-0081/2009 – 2009/0029(CNS))

381

Significato dei simboli utilizzati

*

procedura di consultazione

**I

procedura di cooperazione, prima lettura

**II

procedura di cooperazione, seconda lettura

***

parere conforme

***I

procedura di codecisione, prima lettura

***II

procedura di codecisione, seconda lettura

***III

procedura di codecisione, terza lettura

(La procedura di applicazione é fondata sulla base giuridica proposta dalla Commissione)

Emendamenti politici: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono indicate dal simbolo ▐ .

Correzioni e adeguamenti tecnici dei servizi: il testo nuovo o modificato è evidenziato in corsivo semplice e le soppressioni sono indicate dal simbolo ║.

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

RISOLUZIONI

Parlamento europeo SESSIONE 2008-2009 Sedute dal 10 al 12 marzo 2009 Il processo verbale delle sessioni è stato pubblicato nella GU C 234 E del 29.9.2009. TESTI APPROVATI

Martedì 10 marzo 2009

1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/1


Martedì 10 marzo 2009
Evoluzione delle prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea ed esperienze analoghe in paesi terzi

P6_TA(2009)0085

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulle prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea ed esperienze analoghe in paesi terzi (2008/2181(INI))

2010/C 87 E/01

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione del 13 febbraio 2008 dal titolo «Preparare le prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea» (COM(2008)0069),

vista la comunicazione della Commissione del 13 febbraio 2008 dal titolo «Relazione sulla valutazione e sullo sviluppo futuro dell’Agenzia FRONTEX» (COM(2008)0067),

vista la comunicazione della Commissione del 13 febbraio 2008 dal titolo «Esame della creazione di un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR)» (COM(2008)0068),

viste le osservazioni preliminari del Garante europeo della protezione dei dati del 3 marzo 2008 e le osservazioni congiunte del gruppo di lavoro «Articolo 29» sulla protezione dei dati e del gruppo di lavoro sulla polizia e la giustizia del 29 aprile 2008 in merito alle tre summenzionate comunicazioni,

viste le conclusioni del Consiglio sulla gestione delle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea,

visto il regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen) (1),

visto il regolamento (CE) n. 767/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, concernente il sistema di informazione visti (VIS) e lo scambio di dati tra Stati membri sui visti per soggiorni di breve durata (regolamento VIS) (2),

visti il regolamento (CE) n. 1104/2008 del Consiglio, del 24 ottobre 2008, sulla migrazione dal sistema d’informazione Schengen (SIS 1+) al sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (3) e la decisione 2008/839/GAI del Consiglio, del 24 ottobre 2008, sulla migrazione dal sistema d’informazione Schengen (SIS 1+) al sistema d’informazione Schengen di seconda generazione (SIS II) (4),

vista la comunicazione della Commissione del 24 novembre 2005 concernente il miglioramento dell’efficienza e l’incremento dell’interoperabilità e delle sinergie tra le banche dati europee nel settore della giustizia e degli affari interni (COM(2005)0597),

vista la sua risoluzione del 18 dicembre 2008 sulla valutazione e sullo sviluppo futuro dell’Agenzia FRONTEX e del sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR) (5),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A6-0061/2009),

A.

considerando che l’abolizione dei controlli alle frontiere interne dell’Unione europea è uno dei principali risultati dell’integrazione europea,

B.

considerando che uno spazio senza frontiere interne non può funzionare senza una responsabilità e una solidarietà condivise per la gestione delle sue frontiere esterne,

C.

considerando che la cooperazione con le autorità dei paesi terzi preposte alla sicurezza alle frontiere dovrebbe ricevere la dovuta attenzione conformemente alla politica esterna generale dell'Unione europea,

D.

considerando che le frontiere esterne dell'Unione europea sono attraversate ogni anno da 160 milioni di cittadini dell'Unione, da 60 milioni di cittadini di paesi terzi esenti dall'obbligo di visto e da 80 milioni di cittadini con obbligo di visto,

E.

considerando che le misure intese a rafforzare la sicurezza alle frontiere devono proseguire di pari passo con l'agevolazione dei flussi di viaggiatori e con la promozione della mobilità in un mondo sempre più globalizzato,

F.

considerando che all’interno del quadro della gestione integrata delle frontiere dell’Unione europea vari strumenti e programmi sono già stati istituiti, sono in corso di preparazione o in una fase di sviluppo politico,

G.

considerando che la Commissione ha dichiarato di essere disposta a presentare nel 2009-2010 proposte legislative volte all’introduzione di un sistema di ingresso/uscita, di un programma di viaggiatori registrati (RTP) e di un sistema elettronico di autorizzazione di viaggio (ESTA),

H.

considerando che sistemi analoghi esistono in Australia e sono in fase di attuazione negli Stati Uniti in quanto parte del programma US-VISIT,

I.

considerando che mancano un piano generale esaustivo che definisca l’architettura globale della strategia dell’Unione europea in materia di frontiere nonché un’analisi e una valutazione approfondite dei sistemi esistenti e di quelli in corso di preparazione,

Sistema di ingresso/uscita

1.

è consapevole che i cosiddetti «soggiornanti fuoritermine», elementi centrali della proposta relativa a un sistema di ingresso/uscita, dovrebbero rappresentare la principale categoria di immigrati irregolari nell’Unione europea; richiede, tuttavia, maggiori informazioni sui dati acquisiti da un contraente esterno contenenti la stima che «nel 2006 sono entrati nell’Unione europea a 25 fino a 8 milioni di immigrati irregolari» (6); insiste inoltre sulla necessità di una definizione chiara di «soggiornante fuoritermine», incluse le possibili esenzioni in determinate circostanze, nonché di un'analisi qualitativa e quantitativa più rigorosa delle minacce/rischi/costi che ne derivano per la società europea;

2.

sottolinea che, sebbene il sistema e la segnalazione proposti possano dissuadere i cittadini di paesi terzi dal soggiorno fuoritermine, nonché fornire dati e informazioni sulle caratteristiche del soggiorno illegale, sono necessari altri incontri con le agenzie di applicazione della legge per arrestare le persone che soggiornano oltre il periodo di tempo autorizzato e pertanto ritiene che il sistema proposto non fermerà il fenomeno del soggiorno fuoritermine in quanto tale;

3.

non dispone di informazioni sufficienti in merito al modo in cui tale sistema sarà integrato e interagirà con il quadro esistente, alle eventuali modifiche che potrebbe essere necessario apportare ai sistemi esistenti nonché ai costi effettivi da esso generati; ritiene pertanto che sussista ancora incertezza sul fatto che l'attuazione di detto sistema costituisca un’assoluta necessità;

4.

ricorda che il corretto funzionamento del sistema di ingresso/uscita dipenderà, sia materialmente che operativamente, dal successo del VIS e del SIS II; sottolinea tuttavia che questi due strumenti non sono ancora pienamente operativi e che non è stato pertanto possibile valutarli in maniera adeguata; evidenzia inoltre che l'operabilità e l'affidabilità del SIS II sono messe in discussione;

5.

rileva che, senza adito a dubbi e sulla scia delle lezioni apprese negli Stati Uniti, è più difficile attuare la capacità di uscita rispetto a quella di ingresso, in particolare relativamente all’uscita dalle frontiere marittime e terrestri; nutre pertanto, a seguito delle lezioni apprese, notevoli preoccupazioni rispetto al rapporto costi-efficacia di un siffatto sistema; esorta pertanto la Commissione a fornire informazioni aggiuntive sugli effettivi investimenti generati da un sistema di questo genere;

Programma di viaggiatori registrati (RTP)

6.

è favorevole in linea di principio al concetto di un RTP per i cittadini di paesi terzi, a prescindere che siano soggetti o meno all’obbligo del visto, che contribuirebbe ad accelerare il flusso di viaggiatori e a prevenire congestioni ai punti di ingresso e di uscita, e all’eventuale uso da parte dei cittadini dell’Unione europea di porte automatiche, poiché il diritto comunitario non consente attualmente controlli semplificati alle frontiere ad eccezione del caso dei cittadini di paesi terzi residenti nelle regioni di frontiera;

7.

critica, tuttavia, la terminologia usata nella summenzionata comunicazione dal titolo «Preparare le prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea» (viaggiatori «a basso rischio»/«in buona fede»), dal momento che ciò implicherebbe che moltissimi viaggiatori siano considerati a priori ad «alto rischio» o in «cattiva fede», e raccomanda il termine «viaggiatori frequenti»;

8.

sottolinea che vari Stati membri hanno già istituito o stanno elaborando un RTP per i cittadini di paesi terzi, ed evidenzia il rischio di trovarsi con una varietà di ventisette sistemi basati su criteri diversi, tra cui quelli sulla protezione dei dati e sugli oneri; è consapevole del fatto che i Paesi Bassi, insieme alla Germania, al Regno Unito e a FRONTEX, sono impegnati nella promozione del programma «International Expedited Traveller» quale possibile orientamento per altri Stati membri;

9.

sostiene un approccio armonizzato ed esorta pertanto la Commissione ad accelerare il processo sulla base delle migliori prassi degli Stati membri, nonché a garantire che gli Stati membri continuino ad agire in conformità al diritto comunitario;

10.

osserva che gli RTP per i cittadini di paesi terzi differiscono dagli RTP per i cittadini dell'Unione; sottolinea pertanto l'esigenza di operare sempre una netta distinzione fra i due concetti;

Sistema elettronico di autorizzazione di viaggio (Electronic System for Travel Authorisation, ESTA)

11.

riconosce che sarebbe poco saggio concentrare l’attenzione in termini di misure di sicurezza solo sui cittadini di paesi terzi che entrano nell’Unione europea da paesi per i quali sussiste l’obbligo di visto; si chiede, tuttavia, se il sistema proposto sia assolutamente necessario e vorrebbe una spiegazione approfondita dell’idea che ne sta alla base; è convinto che la giusta strada da seguire sia, in particolare, una stretta collaborazione tra i servizi di intelligence e non una massiccia acquisizione di dati in generale;

12.

desidera essere informato riguardo al calendario e ai dettagli esatti dello studio stabiliti dalla Commissione;

Preoccupazioni relative alla protezione dei dati e ai dati biometrici

13.

ritiene inaccettabile che la Commissione non abbia consultato né il Garante europeo della protezione dei dati, il quale aveva tuttavia sollevato numerose preoccupazioni, né il gruppo di lavoro «Articolo 29» sulla protezione dei dati prima di adottare la summenzionata comunicazione dal titolo «Preparare le prossime fasi della gestione delle frontiere nell’Unione europea»; chiede pertanto alla Commissione di consultare entrambi prima di intraprendere qualunque azione prevista da tale comunicazione, dal momento che gli elementi basilari proposti implicano il trattamento di enormi quantità di dati personali;

14.

è consapevole del fatto che i dati biometrici costituiscono, in teoria, identificatori personali efficaci, poiché si ritiene che le caratteristiche misurate siano tratti distintivi di ogni persona; sottolinea, tuttavia, che l’affidabilità dei dati biometrici non è mai assoluta e che i dati biometrici non sono sempre accurati; evidenzia pertanto che dovrebbero sempre essere previste soluzioni di ripiego e auspica una migliore elaborazione dei profili di rischio;

15.

insiste sull’introduzione di un protocollo standard per l’utilizzo e lo scambio di informazioni biometriche nonché di accordi in merito al controllo delle interfacce che descrivano come verrà utilizzato il protocollo; è inoltre dell’avviso che l’impiego di dati biometrici dovrebbe essere soggetto a una norma di qualità onde evitare divergenze riguardo all’accettazione tra i diversi sistemi utilizzati dagli Stati membri;

16.

ritiene che un approccio basato sul concetto di «privacy by design» sia un elemento essenziale di qualsiasi sviluppo che rischia di compromettere le informazioni personali dei singoli nonché la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti di coloro che detengono tali informazioni personali;

Conclusioni

17.

ritiene legittimo l’obiettivo di una gestione realmente integrata delle frontiere dell’Unione europea e conviene sull’importanza di continuare a sviluppare e rafforzare la politica comune dell’Unione europea in materia di gestione delle frontiere;

18.

è tuttavia dell’avviso che, nel quadro della gestione delle frontiere e dell’immigrazione, proposte di ampia portata si stiano accumulando a un ritmo impressionante; chiede pertanto alla Commissione di riflettere in merito alla necessità e ai costi della logistica alle frontiere;

19

deplora inoltre il concetto secondo cui la politica di gestione delle frontiere dell'Unione europea si fonda sull'idea che ogni viaggiatore sia potenzialmente sospetto e debba quindi dimostrare la sua buona fede;

20.

critica l’assenza di un piano generale esaustivo, che definisca gli obiettivi e l’architettura globale della strategia dell’Unione europea in materia di gestione delle frontiere, nonché la mancanza di dettagli che dimostrino come tutti i programmi e i meccanismi correlati (già attivi, in fase di preparazione oppure in fase di definizione) dovrebbero funzionare di concerto e le modalità con cui il rapporto tra detti programmi possa essere ottimizzato; sottolinea che, in fase di analisi dell'architettura della strategia dell'Unione europea di gestione delle frontiere, la Commissione dovrebbe prima di tutto valutare l'efficacia dei sistemi di gestione delle frontiere esistenti negli Stati membri al fine di creare sinergie ottimali fra gli stessi;

21.

sottolinea la necessità di operare, in via prioritaria, una valutazione dei sistemi esistenti e di quelli in fase di preparazione ed evidenzia che la capacità dell’Unione europea di conseguire i suoi obiettivi strategici dipende in larga misura dal successo nel gestire le interdipendenze tra programmi correlati, in quanto le duplicazioni e le incongruenze tra i programmi avranno un effetto negativo sulle prestazioni organizzative e, di conseguenza, sui risultati; è del parere che, fintantoché non sarà garantita una piena operatività, sicurezza e affidabilità degli strumenti esistenti non debbano essere lanciati nuovi strumenti o sistemi;

22.

è dell’avviso che, prima di effettuare qualsiasi investimento, sia di fondamentale importanza definire con chiarezza il contesto operativo per allineare tutte le misure e le iniziative che stanno emergendo; sottolinea inoltre che dovrebbe essere assolutamente chiaro quali modifiche sono necessarie per assicurare che la tecnologia e i processi funzionino armoniosamente, ed evidenzia che tutti gli investimenti dovrebbero essere giustificati da un punto di vista economico;

23.

esprime dubbi in merito alla necessità e alla proporzionalità delle misure proposte, in ragione dell'entità dei costi e dei potenziali rischi che comportano in materia di protezione dei dati; ritiene pertanto che dette misure dovrebbero essere valutate in funzione di questi criteri prima di procedere a una proposta formale;

24.

riconosce che il conseguimento di un equilibrio tra garantire la libera circolazione di un numero sempre più elevato di persone che attraversano le frontiere e assicurare ai cittadini europei maggiore sicurezza costituisce un compito arduo e non nega che l’utilizzo dei dati offra vantaggi evidenti; al contempo è del parere che la fiducia dell’opinione pubblica nelle azioni di governo può essere preservata soltanto se nel settore della protezione dei dati sono forniti meccanismi di vigilanza, garanzie e mezzi di ricorso sufficienti;

*

* *

25.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Garante europeo della protezione dei dati e all’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea (FRONTEX).


(1)  GU L 105 del 13.4.2006, pag. 1.

(2)  GU L 218 del 13.8.2008, pag. 60.

(3)  GU L 299 dell'8.11.2008, pag. 1.

(4)  GU L 299 dell'8.11.2008, pag. 43.

(5)  Testi approvati, P6_TA(2008)0633.

(6)  SEC(2008)0153.


1.4.2010   

IT

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CE 87/5


Martedì 10 marzo 2009
Trasferimento transfrontaliero della sede legale delle società

P6_TA(2009)0086

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 recante raccomandazioni alla Commissione sul trasferimento transfrontaliero della sede legale di una società (2008/2196(INI))

2010/C 87 E/02

Il Parlamento europeo,

visto l’articolo 192, secondo comma, del trattato CE,

visti gli articoli 43 e 48 del trattato CE,

vista la comunicazione della Commissione del 21 maggio 2003, intitolata «Modernizzare il diritto delle società e rafforzare il governo societario nell’Unione europea - Un piano per progredire» (COM(2003)0284),

vista la sua risoluzione del 21 aprile 2004 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo dal titolo «Modernizzare il diritto delle società e rafforzare il governo societario nell’Unione europea – Un piano per progredire» (1),

vista la sua risoluzione del 4 luglio 2006 sui recenti sviluppi e le prospettive in materia di diritto societario (2),

vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2007 sulla società privata europea e sulla quattordicesima direttiva in materia di diritto societario a proposito del trasferimento della sede societaria (3),

viste le sentenze della Corte di giustizia nelle cause Daily Mail and General Trust (4), Centros (5), Überseering (6), Inspire Art (7), SEVIC Systems (8) e Cadbury Schweppes (9),

visti gli articoli 39 e 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0040/2009),

A.

considerando che le società dovrebbero godere della libertà di stabilimento nell’ambito del mercato interno, conformemente alle disposizioni del trattato CE e all’interpretazione della Corte di giustizia,

B.

considerando che la migrazione transfrontaliera delle società è uno degli elementi cruciali del completamento del mercato interno,

C.

considerando che il trasferimento transfrontaliero della sede legale di una società non dovrebbe dar luogo alla sua liquidazione né a qualsiasi altra interruzione o perdita della personalità giuridica,

D.

considerando che il trasferimento transfrontaliero della sede legale non dovrebbe aggirare i requisiti giuridici, sociali e fiscali,

E.

considerando che i diritti delle altre parti interessate dal trasferimento, come gli azionisti di minoranza, i lavoratori, i creditori ecc., dovrebbero essere salvaguardati,

F.

considerando che il pertinente acquis comunitario che prevede per i lavoratori diritti d’informazione, consultazione e partecipazione a livello transfrontaliero e garantisce i diritti preesistenti in materia di partecipazione (direttive 94/45/CE (10) e 2005/56/CE (11)) dovrebbe essere pienamente preservato, e che, di conseguenza, il trasferimento della sede legale non dovrebbe comportare la perdita di tali diritti esistenti,

G.

considerando che una norma che obbliga una società a mantenere la sua sede centrale e la sua sede sociale nello stesso Stato membro sarebbe contraria alla giurisprudenza della Corte di giustizia sulla libertà di stabilimento e pertanto violerebbe il diritto comunitario,

1.

chiede alla Commissione di presentare al Parlamento entro il 31 marzo 2009, sulla base dell’articolo 44 del trattato CE, una proposta legislativa concernente una direttiva che stabilisca misure di coordinamento della legislazione nazionale degli Stati membri, al fine di facilitare il trasferimento transfrontaliero all’interno della Comunità della sede legale di una società costituita conformemente alla legislazione di uno Stato membro («quattordicesima direttiva sul diritto societario»), e chiede che detta proposta sia redatta nel quadro di deliberazioni interistituzionali e secondo le raccomandazioni particolareggiate in appresso;

2.

rileva che attualmente una società può trasferire la propria sede soltanto mediante lo scioglimento e la costituzione di una nuova entità giuridica nello Stato membro di destinazione oppure mediante la costituzione di una nuova entità giuridica nello Stato membro di destinazione e conseguente fusione delle due società; rileva altresì che questa procedura comporta ostacoli di natura amministrativa, genera costi e presenta implicazioni a livello sociale, oltre a non offrire alcuna certezza giuridica;

3.

ricorda la libertà di stabilimento garantita alle società a norma dell’articolo 48 del trattato CE, quale interpretata dalla Corte di giustizia (12);

4.

fa notare che il trasferimento della sede di una società coincide con il trasferimento della vigilanza; sottolinea che, nel quadro dell’elaborazione della quattordicesima direttiva sul diritto societario relativa al trasferimento transfrontaliero di sedi sociali, è necessario salvaguardare i diritti di azionisti, creditori e lavoratori nonché l’equilibrio esistente nella gestione aziendale («governo societario»);

5.

propone di inserire nella nuova direttiva un riferimento alla direttiva 94/45/CE e alla direttiva 2005/56/CE al fine di garantire, nell’applicazione delle direttive comunitarie in materia di diritto societario, la coerenza e gli elementi essenziali delle procedure relative alla partecipazione dei lavoratori;

6.

ritiene che il trasferimento della sede di una società debba essere preceduto dall’elaborazione di un piano di trasferimento e di una relazione che illustri e motivi gli aspetti giuridici ed economici nonché le conseguenze per gli azionisti e i lavoratori; sottolinea che sia il piano di trasferimento che la relazione devono essere resi accessibili tempestivamente a tutti i soggetti interessati;

7.

sottolinea gli effetti positivi che la concorrenza fiscale produce sulla crescita economica nel contesto della strategia di Lisbona;

8.

rileva che il trasferimento della sede societaria dovrebbe risultare fiscalmente neutro;

9.

propone di migliorare lo scambio di informazioni e l’assistenza reciproca tra le amministrazioni fiscali;

10.

richiede trasparenza nell’applicazione della nuova direttiva negli Stati membri e propone pertanto un obbligo di notifica degli Stati membri nei confronti della Commissione, in base al quale le società che trasferiscono la loro sede legale conformemente alla direttiva vanno iscritte in un registro europeo delle imprese; fa presente che, nell’intento di legiferare meglio, occorre evitare un eccesso di informazione (information overkill) all’atto del recepimento dell’obbligo di notifica nella legislazione nazionale, purché sia garantita un’informazione sufficiente;

11.

constata che le raccomandazioni rispettano il principio di sussidiarietà e i diritti fondamentali dei cittadini;

12.

ritiene che la proposta richiesta non presenti incidenze finanziarie;

13.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni particolareggiate in allegato alla Commissione e al Consiglio e nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.


(1)  GU C 104 E del 30.4.2004, pag. 714.

(2)  GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 114.

(3)  GU C 263 E del 16.10.2008, pag. 671.

(4)  Causa 81/87 Daily Mail and General Trust [1988], Racc. 5483.

(5)  Causa C-212/97 Centros [1999], Racc. I-1459.

(6)  Causa C-208/00 Überseering [2002], Racc. I-9919.

(7)  Causa C-167/01 Inspire Art [2003], Racc. I-10155.

(8)  Causa C-411/03 SEVIC Systems [2005], Racc. I-10805.

(9)  Causa C-196/04 Cadbury Schweppes [2006], Racc. I-7995.

(10)  Direttiva 94/45/CE del Consiglio, del 22 settembre 1994, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64).

(11)  Direttiva 2005/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alle fusioni transfrontaliere delle società di capitali (GU L 310 del 25.11.2005, pag. 1).

(12)  Sentenza nella causa Centros, citata.


Martedì 10 marzo 2009
ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE

RACCOMANDAZIONI PARTICOLAREGGIATE IN ORDINE AL CONTENUTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di presentare una proposta di direttiva contenente i seguenti elementi.

Raccomandazione 1 (effetti del trasferimento transfrontaliero della sede legale)

Il trasferimento transfrontaliero della sede legale non può dare luogo a liquidazione della società in questione né ad alcuna interruzione o perdita di personalità giuridica; di conseguenza la società mantiene la sua identità giuridica e non ne risultano modificati né i suoi attivi né i suoi passivi, né le sue relazioni contrattuali. Il trasferimento, inoltre, non può aggirare i requisiti giuridici, sociali e fiscali. Esso prende effetto dalla data di registrazione nello Stato membro ospitante. A decorrere dalla data di registrazione nello Stato membro ospitante, la società è soggetta alla legislazione di tale Stato.

Raccomandazione 2 (procedura di trasferimento all'interno della società)

La dirigenza o il consiglio di amministrazione di una società che progetta un trasferimento sono tenuti a redigere una proposta di trasferimento che copre almeno i seguenti elementi:

(a)

la forma giuridica, la denominazione e la sede legale della società nello Stato membro d'origine;

(b)

la forma giuridica, la denominazione e la sede legale previste per la società nello Stato membro ospitante;

(c)

l'atto costitutivo e lo statuto previsto per la società nello Stato membro ospitante;

(d)

il calendario previsto per il trasferimento;

(e)

la data a partire dalla quale le operazioni della società che intende trasferire la propria sede legale saranno trattate ai fini contabili come situate nello Stato membro ospitante;

(f)

se del caso, informazioni dettagliate sul trasferimento dell'amministrazione centrale o del centro principale di attività;

(g)

i diritti garantiti ai soci, ai lavoratori e ai creditori o le misure proposte al riguardo;

(h)

se la società è gestita sulla base della partecipazione dei lavoratori e la legislazione nazionale dello Stato membro ospitante non impone siffatto regime, le informazioni sulle procedure con cui sono determinate le modalità di partecipazione dei lavoratori.

La proposta di trasferimento è sottoposta all'esame dei soci e ai rappresentanti dei lavoratori della società entro un congruo periodo antecedente la data dell'assemblea degli azionisti della società.

Una società che progetta un trasferimento deve essere tenuta a pubblicare almeno le seguenti indicazioni conformemente alla legislazione nazionale applicabile, a norma della direttiva 68/151/CEE (1):

(a)

la forma giuridica, la denominazione e la sede legale della società nello Stato membro d'origine, nonché quelle previste per la società nello Stato membro ospitante;

(b)

il registro presso il quale i documenti e le informazioni di cui all'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 68/151/CEE sono stati iscritti a fronte della società e il numero d'iscrizione nel registro;

(c)

l'indicazione delle modalità con cui i creditori e gli azionisti di minoranza della società possono esercitare i loro diritti e l'indirizzo al quale tutte le informazioni su tali modalità possono essere ottenute gratuitamente.

La dirigenza o il consiglio di amministrazione della società che progetta un trasferimento redige inoltre una relazione per illustrare e motivare gli aspetti giuridici ed economici della proposta e indicare le conseguenze per i soci, i creditori e i lavoratori, salvo diversamente convenuto.

Raccomandazione 3 (decisione di trasferimento da parte dell'assemblea degli azionisti)

L'assemblea degli azionisti approva la proposta di trasferimento in conformità delle disposizioni stabilite e con la maggioranza richiesta per modificare l'atto costitutivo e lo statuto secondo la legislazione applicabile alla società nello Stato membro d'origine.

Se la società è gestita sulla base della partecipazione dei lavoratori, l'assemblea degli azionisti può subordinare il completamento del trasferimento alla sua esplicita approvazione delle modalità di partecipazione dei lavoratori.

Raccomandazione 4 (procedura amministrativa di trasferimento e di verifica)

Lo Stato membro d'origine verifica la legittimità della procedura di trasferimento in base alla propria legislazione. L'autorità competente designata dallo Stato membro d'origine rilascia un certificato che dichiara che tutti gli atti e le formalità richiesti sono stati espletati.

Il certificato, una copia dell'atto costitutivo e dello statuto previsti per la società nello Stato membro ospitante e una copia della proposta di trasferimento sono presentati entro un congruo periodo di tempo all'ente competente per la registrazione nello Stato membro ospitante. Tali documenti sono sufficienti ad abilitare la società ad essere registrata nello Stato membro ospitante. L'autorità competente per la registrazione nello Stato membro ospitante verifica che le condizioni sostanziali e formali del trasferimento sono soddisfatte.

L'autorità competente dello Stato membro ospitante notifica immediatamente la registrazione alla rispettiva autorità dello Stato membro d'origine. L'autorità dello Stato membro d'origine cancella quindi la società dal registro.

La registrazione nello Stato membro ospitante e la cancellazione dal registro dello Stato membro d'origine sono pubblicate. Vanno forniti almeno i dati seguenti:

(a)

la data di registrazione;

(b)

il nuovo numero d'iscrizione e quello precedente nei rispettivi registri dello Stato membro d'origine e dello Stato membro ospitante.

Raccomandazione 5 (partecipazione dei lavoratori)

La partecipazione dei lavoratori è disciplinata dalla legislazione dello Stato membro ospitante.

Tuttavia, la legislazione dello Stato membro ospitante non è applicabile:

(a)

qualora lo Stato membro ospitante non preveda almeno lo stesso livello di partecipazione di quello attuato nella società dello Stato membro d'origine, o

(b)

qualora la legislazione dello Stato membro ospitante non dia ai dipendenti degli stabilimenti della società situati in altri Stati membri lo stesso diritto ad esercitare i diritti di partecipazione di cui i dipendenti godono prima del trasferimento.

In questi casi, si applicano le disposizioni dell'articolo 16 della direttiva 2005/56/CE.

Raccomandazione 6 (terze parti interessate dal trasferimento)

Alle società nei cui confronti sono state promosse procedure di chiusura, liquidazione, insolvenza o sospensione dei pagamenti o altri procedimenti analoghi non deve essere consentito di effettuare un trasferimento transfrontaliero della sede sociale all'interno della Comunità.

Ai fini dei procedimenti giudiziari o amministrativi in corso iniziati prima del trasferimento della sede sociale, l'impresa deve essere considerata come avente la propria sede legale nello Stato membro d'origine.


(1)  Prima direttiva del Consiglio 68/151/CEE del 9 marzo 1968 sul coordinamento delle salvaguardie richieste dagli Stati membri per la protezione degli interessi dei membri e dei terzi alle società secondo gli intendimenti del secondo comma dell'articolo 58 del trattato, per rendere siffatte salvaguardie equivalenti in tutta la Comunità (GU L 65 del 14.3.1968, pag. 8).


1.4.2010   

IT

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CE 87/10


Martedì 10 marzo 2009
Futuro del sistema europeo comune di asilo

P6_TA(2009)0087

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sul futuro del sistema europeo comune di asilo (2008/2305(INI))

2010/C 87 E/03

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 63, paragrafi 1 e 2, del trattato CE,

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

visti la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati e il suo Protocollo aggiuntivo del 1967,

visto il regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (1) («il regolamento di Dublino»),

vista la direttiva 2003/9/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri (2) (direttiva «accoglienza»),

vista la direttiva 2005/85/CE del Consiglio, del 1o dicembre 2005, recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato (3) (direttiva «asilo»),

vista la direttiva 2004/83/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta (4),

vista la relazione della Commissione sull'applicazione della direttiva 2003/9/CE del Consiglio, del 27 gennaio 2003, recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri (COM(2007)0745),

vista la sua risoluzione del 14 aprile 2005 su Lampedusa (5),

vista la sua risoluzione del 6 aprile 2006 sulla situazione dei rifugiati a Malta (6),

vista la sua risoluzione del 21 giugno 2007 sull'asilo: cooperazione pratica, qualità del processo decisionale del regime europeo comune in materia di asilo (7),

vista la sua risoluzione del 2 settembre 2008 sulla valutazione del sistema di Dublino (8),

viste le relazioni della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulle visite effettuate in vari centri di trattenimento per controllarvi le condizioni di accoglienza,

vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 6 maggio 2008 nella causa C-133/06, Parlamento europeo contro Consiglio dell'Unione europea (9), riguardante un ricorso di annullamento della direttiva asilo, volta in particolare ad ottenere l'annullamento delle disposizioni di tale direttiva relative alla procedura di adozione e di modifica di elenchi comuni minimi di paesi sicuri,

visto il Patto europeo sull'asilo e l'immigrazione adottato dal Consiglio europeo il 16 ottobre 2008, il cui quarto obiettivo è di «costruire un'Europa dell'asilo»,

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per lo sviluppo (A6-0050/2009),

A.

considerando che gli strumenti legislativi della prima fase di attuazione del sistema europeo comune di asilo hanno permesso di instaurare norme minime comuni, ma non pari condizioni di accesso alla protezione in tutto il territorio dell'Unione europea, il che fa sussistere fenomeni come movimenti secondari e domande multiple,

B.

considerando che il criterio del primo paese di accesso previsto dal sistema di Dublino può determinare l'effetto di far pesare su taluni Stati membri, segnatamente quelli situati alle frontiere esterne dell'Unione europea, un onere sproporzionato solo a causa della loro situazione geografica esposta, e che tale fenomeno si ripercuote negativamente sia sugli Stati membri sia sui richiedenti asilo,

C.

considerando che dalla valutazione della Commissione del sistema di Dublino è emerso che, nel 2005, i 13 Stati membri situati alle frontiere esterne hanno dovuto affrontare sfide sempre più difficili poste dal sistema di Dublino,

D.

considerando che nella summenzionata relazione sulla direttiva accoglienza la Commissione rileva gravi problemi di attuazione della direttiva, in particolare nei centri chiusi e nelle zone di transito, problemi di cui le delegazioni parlamentari hanno potuto rendersi conto in loco in occasione delle loro numerose visite,

Considerazioni generali

1.

osserva che nell'ultimo anno il numero dei rifugiati nel mondo è salito a oltre 12 milioni e quello degli sfollati interni a più di 26 milioni; appoggia, in tale contesto, la creazione di un sistema europeo comune di asilo e accoglie con favore il Piano strategico della Commissione sulla politica di asilo, che fungerà da tabella di marcia per la realizzazione del sistema europeo comune di asilo;

2.

deplora che, a causa della modifica della base giuridica che sarà determinata dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, sia previsto di spostare al 2012 il termine per la realizzazione della seconda fase del sistema europeo comune di asilo, che deve porre fine alla nefasta disparità esistente fra i sistemi di asilo degli Stati membri;

3.

richiama l'attenzione sul fatto che, per i cittadini di alcuni paesi terzi, il tasso di riconoscimento della qualifica di rifugiato varia dallo 0 % al 90 % da uno Stato membro all'altro;

4.

insiste sul fatto che l'armonizzazione delle norme finalizzata ad una procedura comune e ad uno status uniforme in materia di asilo dovrebbe tradursi in un livello di protezione elevato in tutta l'Unione europea e non risolversi in un livellamento verso il basso, il che farebbe perdere al regime d'asilo comune il suo valore aggiunto;

5.

deplora che il concetto dell'istituzione dell'asilo, aspetto essenziale della democrazia e della tutela dei diritti dell'uomo, sia stato gravemente intaccato nel corso degli ultimi anni; ribadisce la necessità del pieno rispetto dei diritti e delle esigenze dei richiedenti asilo e del principio di non respingimento;

6.

ricorda che l'Unione europea dovrebbe prevedere meccanismi alle frontiere esterne atti ad individuare i richiedenti asilo e a garantire l'accesso al suo territorio alle persone che hanno diritto a una protezione internazionale, ivi compreso nell'ambito di operazioni di controllo delle sue frontiere esterne;

7.

apprezza il fatto che la Commissione abbia inserito tra gli obiettivi globali del sistema europeo comune di asilo la garanzia dell'accesso alla protezione a chi ne ha bisogno;

8.

chiede che l'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex) fornisca dati precisi sul numero di richiedenti asilo individuati come tali nel corso delle operazioni da essa condotte e sulla sorte delle persone intercettate e fatte rientrare in un paese di transito o di origine in occasione delle medesime operazioni; esorta la Commissione a presentare una proposta di revisione del mandato di Frontex, allo scopo di dichiarare esplicitamente che le questioni legate alla protezione e ai diritti dell'uomo sono parte integrante della gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea;

9.

plaude al fatto che la Commissione riconosce l'esigenza di garantire la coerenza con altre politiche aventi un impatto sulla protezione internazionale; invita quindi tale istituzione a sostenere e ad introdurre iniziative volte al riesame e all'adeguamento di tutte le politiche e le pratiche di gestione delle frontiere, come Frontex e il Sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Eurosur), onde assicurare ai rifugiati l'accesso alla protezione nell'Unione europea e il pieno rispetto del principio di non respingimento alle frontiere esterne di quest'ultima; sottolinea inoltre che il dovere di fornire assistenza, quale sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), è giuridicamente vincolante per gli Stati membri, l'Unione europea e Frontex;

Miglioramento della legislazione in vigore

10.

si compiace del fatto che nella summenzionata sentenza nella causa C-133/06, la Corte di giustizia abbia annullato l'articolo 29, paragrafi 1 e 2, e l'articolo 36, paragrafo 3, della direttiva asilo, che riguardavano l'adozione o la modifica di un elenco comune minimo di paesi di origine sicuri e di un elenco comune di paesi terzi sicuri;

11.

plaude agli esperimenti positivi condotti in taluni Stati membri per accogliere i richiedenti asilo – sin dalla presentazione della loro domanda di protezione internazionale – in strutture aperte e in piena integrazione con le comunità locali;

12.

ritiene che i richiedenti asilo siano persone vulnerabili che devono beneficiare di condizioni di accoglienza idonee; ricorda che l'universo carcerario non può in alcun caso aiutarli a superare i traumi vissuti nei rispettivi paesi di origine o durante il viaggio verso l'Europa;

13.

accoglie con favore le disposizioni contenute nelle proposte più recenti della Commissione, in base alle quali gli Stati membri non possono porre in stato di detenzione una persona per il solo motivo che si tratta di un richiedente protezione internazionale; ritiene che, in linea di principio, i richiedenti asilo non dovrebbero essere posti in detenzione, per via della loro situazione particolarmente vulnerabile;

14.

deplora che in numerosi Stati membri la detenzione dei richiedenti asilo sia ancora una realtà a causa del loro ingresso irregolare nel territorio e plaude quindi all'inserimento di garanzie procedurali in materia di detenzione nella direttiva accoglienza; ritiene, a tale proposito, che la detenzione dei richiedenti asilo dovrebbe essere possibile unicamente in circostanze eccezionali definite molto chiaramente e in funzione del principio di necessità e proporzionalità per quanto riguarda sia le sue modalità che il suo scopo; ritiene altresì che, qualora sia posto in detenzione, un richiedente asilo dovrebbe avere diritto a presentare ricorso dinanzi a un tribunale nazionale;

15.

ritiene essenziale che l'ambito di applicazione della nuova direttiva accoglienza sia chiarito in modo da coprire i centri di trattenimento, le zone di transito, le procedure alla frontiera e i trasferimenti previsti dal sistema di Dublino;

16.

si compiace dell'instaurazione, nella direttiva accoglienza, di un sistema formale di identificazione immediata delle persone vulnerabili, soprattutto i minori non accompagnati, le persone anziane che necessitano assistenza, le persone con disabilità, le donne incinte, i monogenitori con bambini e le persone che hanno subito traumi (torture, stupri, violenza psicologica, fisica e sessuale);

17.

ritiene che dovrebbero essere istituite una procedura di richiesta di asilo unica e un'unica serie di criteri per la qualifica di rifugiato o di persona bisognosa di protezione internazionale, che dovrebbero coprire tutte le domande di «protezione internazionale» (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione temporanea);

18.

si compiace del fatto che la Commissione preveda di chiarire le condizioni per l'ottenimento della protezione sussidiaria e soprattutto del fatto che essa suggerisca di rivedere il livello dei diritti e i vantaggi da accordare ai beneficiari di questo tipo di protezione, garantendo in tal modo una maggiore parità di trattamento a un livello superiore;

19.

accoglie con favore l'intenzione della Commissione di modificare la direttiva asilo e sottolinea che la procedura comune in materia di asilo dovrebbe prevedere limiti di tempo ragionevoli, uniformi e precisi entro i quali le autorità devono pronunciarsi riguardo a una domanda di asilo, evitando in tal modo tempi di attesa lunghi e ingiustificati che potrebbero avere conseguenze negative per la salute e il benessere dei richiedenti asilo; ribadisce che la concessione dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria dovrebbe sempre essere subordinata ad una valutazione individuale e mai limitata ad una valutazione generalizzata (ad esempio in base alla nazionalità) o a condizionalità (ad esempio riguardo alla situazione dei diritti dell'uomo in un paese di origine);

20.

ritiene auspicabile mettere in comune le informazioni sui paesi di origine di cui i vari Stati membri dispongono e incoraggia la Commissione ad intensificare i suoi sforzi in vista della creazione di una banca di dati comune; sottolinea che, nell'ambito della raccolta e della presentazione di informazioni sul paese di origine e della gestione di un portale, si dovrebbero garantire l'inclusione di relazioni sui singoli paesi elaborate da esperti di varia provenienza, l'accesso del pubblico ad informazioni prive di indicazioni sul loro utilizzo da parte dei responsabili delle decisioni (cosicché l'informazione rimanga imparziale e libera da influssi politici) e un giusto equilibrio tra fonti governative, non governative e internazionali in sede di raccolta delle informazioni sul paese di origine;

21.

accoglie favorevolmente la rifusione del regolamento di Dublino e le disposizioni proposte in vista di un meccanismo di sospensione dei trasferimenti a titolo del sistema di Dublino qualora si tema che, a seguito di detti trasferimenti, i richiedenti possano non beneficiare di norme di protezione adeguate negli Stati membri competenti, in particolare per quanto attiene alle condizioni di accoglienza e di accesso alle procedure di asilo, come anche in casi in cui detti trasferimenti creerebbero ulteriori oneri per quegli Stati membri che sono sottoposti a pressioni sproporzionate a causa, in particolare, della loro situazione geografica o demografica; sottolinea tuttavia che tali disposizioni finirebbero per rappresentare una dichiarazione politica piuttosto che uno strumento efficace atto a sostenere realmente gli Stati membri, se non si predispone un duplice strumento vincolante per tutti gli Stati membri che preveda i seguenti elementi:

a)

il distacco di funzionari di altri Stati membri, sotto l'egida dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, al fine di assistere gli Stati membri che si trovano in situazioni specifiche e problematiche;

b)

un regime per il trasferimento dei beneficiari di una protezione internazionale dagli Stati membri che si trovano in situazioni specifiche e problematiche verso altri, in consultazione con l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e con il consenso dei beneficiari;

22.

ritiene che, in virtù del regolamento di Dublino rivisto, ai richiedenti asilo dovrebbe essere riconosciuto il diritto di ricorso contro una decisione di trasferimento e che tale ricorso dovrebbe comportare, per le autorità giudiziarie, l'obbligo di esaminare d'ufficio la necessità di sospendere temporaneamente l'esecuzione di una decisione di trasferimento;

Strutture amministrative

23.

sostiene fermamente la creazione di un Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, che dovrebbe operare in stretta collaborazione con l'UNHCR nonché con le ONG specializzate in materia di asilo;

24.

ritiene che uno dei compiti dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo dovrebbe consistere nell'analizzare con precisione le divergenze esistenti tra i sistemi di asilo nazionali, in modo da contribuire a migliorarli;

25.

ritiene che le attività dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo dovrebbero includere lo sviluppo di orientamenti per promuovere una valutazione più accurata delle richieste di asilo, favorire lo scambio di buone prassi nonché monitorare l'attuazione e l'applicazione della pertinente legislazione dell'Unione europea (sostenendo la Commissione nella sua funzione di custode dei trattati);

26.

ritiene opportuno considerare concretamente la possibilità di monitorare il trattamento delle persone rimpatriate nel rispettivo paese di origine o di partenza a seguito della reiezione di una richiesta di protezione;

27.

incoraggia fermamente la Commissione a proseguire i suoi sforzi per definire un programma di formazione europeo comune in materia di asilo, consapevole che la qualità delle decisioni adottate in materia è direttamente legata a quella della formazione e dell'informazione dei responsabili delle decisioni a livello nazionale; è del parere che, in vista dell'elaborazione dei programmi di formazione, una consultazione delle organizzazioni della società civile specializzate in materia sarebbe una garanzia di efficacia;

28.

ritiene che tutti i responsabili delle decisioni debbano godere di pari condizioni di accesso ad informazioni sul paese di origine raccolte in modo professionale e obiettivo, le quali rappresentano uno strumento essenziale per le autorità competenti in materia di asilo e gli organi di ricorso, come pure per i richiedenti asilo, che si basano su tali informazioni per contribuire alla giustificazione della loro richiesta di protezione internazionale;

29.

sottolinea che, nei periodi di attesa, le autorità dovrebbero prendere in considerazione le diverse esigenze dei richiedenti asilo che versano in uno stato di maggiore fragilità, come i minori, i disabili e le donne, e predisporre le necessarie infrastrutture;

Integrazione dei beneficiari di una protezione internazionale

30.

riconosce l'importanza dell'integrazione dei beneficiari di protezione internazionale in relazione a considerazioni in materia di democrazia, di sicurezza ed economiche;

31.

deplora che le regole fissate dal regolamento di Dublino per determinare lo Stato competente per l'esame di una domanda di asilo non tengano conto dei desiderata dei richiedenti e ritiene che taluni criteri di ordine familiare, culturale e linguistico dovrebbero essere presi maggiormente in considerazione ai fini di tale determinazione, in modo da favorire l'integrazione dei richiedenti asilo;

32.

esorta il Consiglio a raggiungere un accordo per estendere ai rifugiati e ai beneficiari di protezione sussidiaria l'ambito di applicazione della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo (10);

33.

plaude alla proposta della Commissione contenuta nella direttiva accoglienza e finalizzata a consentire ai richiedenti un accesso semplificato al mercato del lavoro, nella consapevolezza che il loro inserimento nel mondo professionale costituisce una condizione essenziale per la loro integrazione nello Stato membro di accoglienza e contribuisce altresì allo sviluppo di competenze che possono risultare utili sia durante il loro soggiorno nello Stato membro di accoglienza che, in caso di rimpatrio, nel paese di origine;

34.

ritiene che, in sede di determinazione dello Stato membro competente, il sistema di asilo dovrebbe favorire l'integrazione tenendo conto, fra l'altro, del background sociale, culturale e linguistico, del riconoscimento dei titoli di studio, delle qualifiche e delle competenze professionali del richiedente asilo che corrispondono alle esigenze dell'economia dello Stato membro di accoglienza;

35.

raccomanda di non operare distinzioni tra i diritti concessi ai rifugiati e quelli riconosciuti ai beneficiari di protezione sussidiaria; insiste in particolare sulla necessità di migliorare l'accesso dei beneficiari di protezione sussidiaria ai diritti sociali ed economici, consapevole che ciò è essenziale per la loro integrazione;

Meccanismi di solidarietà

36.

ritiene che uno degli obiettivi del sistema europeo comune di asilo debba essere l'istituzione di meccanismi efficaci di solidarietà onde migliorare la situazione dei paesi che ricevono i maggiori flussi di richiedenti asilo e che hanno difficoltà a garantire loro condizioni di accoglienza adeguate, a trattarne le domande nei tempi e nelle forme prescritti o ad integrare i richiedenti che hanno ottenuto lo status di rifugiato;

37.

è del parere che la solidarietà non possa limitarsi alla concessione di mezzi finanziari e chiede l'efficace attuazione di meccanismi di reinsediamento e di trasferimento interni, su base volontaria, come previsto dal Patto europeo sull'asilo e l'immigrazione; è inoltre del parere che ciò consentirebbe ai beneficiari di una protezione internazionale di essere accolti da uno Stato membro diverso da quello che ha accordato loro il beneficio di tale protezione;

38.

ritiene che si dovrebbe esaminare la possibilità di estendere l'ambito di applicazione della direttiva 2001/55/CE (11) per consentire, in particolare, a categorie specifiche di persone che chiedono la protezione internazionale a titolo temporaneo di essere ricevute anche in assenza di un afflusso massiccio;

39.

incoraggia la creazione, sotto l'egida del futuro Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, di gruppi di esperti in materia di asilo che potrebbero fornire assistenza a Stati membri che si trovino alle prese con afflussi imprevisti e massicci di richiedenti asilo, cui non riescono a far fronte;

40.

chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di istituire un meccanismo europeo di trasferimento della protezione internazionale, sotto il controllo del futuro Ufficio europeo di sostegno per l'asilo, onde permettere la circolazione dei rifugiati in Europa dietro loro richiesta e ridurre in tal modo la pressione su taluni Stati membri;

41.

si compiace del fatto che la Commissione intende realizzare uno studio per passare in rassegna i mezzi suscettibili di migliorare la solidarietà finanziaria in seno all'Unione europea e attende con interesse le proposte che saranno formulate in tal senso;

42.

sostiene la conclusione di accordi di sorveglianza delle frontiere tra autorità nazionali, UNHCR e ONG nell'Unione europea e, a tal fine, lo stanziamento di risorse a titolo del Fondo per le frontiere esterne dell'Unione europea;

Cooperazione con i paesi terzi

43.

sottolinea che il sistema europeo comune di asilo dovrebbe essere pienamente coerente con gli obiettivi e le attività nel settore della protezione dei rifugiati degli strumenti dell'Unione europea per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo (come il Fondo europeo di sviluppo, lo strumento per la cooperazione allo sviluppo (DCI), lo strumento europeo di vicinato e partenariato e lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani) nonché degli accordi e dei partenariati tra l'Unione europea e i paesi in via di sviluppo (come l'Accordo di Cotonou e il Partenariato strategico Africa-UE);

44.

condivide il parere della Commissione secondo cui l'asilo è parte integrante della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi e non uno strumento di gestione delle crisi; ribadisce inoltre che la cooperazione allo sviluppo, in particolare la prevenzione delle crisi, il monitoraggio dei diritti dell'uomo, la trasformazione dei conflitti e la costruzione della pace potrebbero fungere da strumento di prevenzione degli sfollamenti; sottolinea pertanto che il sistema europeo comune di asilo dovrebbe essere strettamente connesso con le politiche europee di sviluppo e umanitarie;

45.

attende con impazienza la valutazione dei programmi di protezione regionale previsti per il 2009; sottolinea che lo sviluppo di tali programmi dovrebbe avvenire in piena coerenza con i piani d'azione nazionali e regionali, con il programma tematico nel settore della migrazione e dell'asilo del DCI e che, più in generale, non dovrebbe mai essere un mezzo per sottrarre responsabilità agli Stati membri e all'Unione europea; invita la Commissione a coordinare meglio le azioni condotte in tale contesto dai suoi vari servizi, così da ottimizzare la loro sinergia, e a riferire al Parlamento sugli sforzi compiuti a tale riguardo;

46.

riconosce l'importanza di un rafforzamento delle capacità di accoglienza dei paesi di primo asilo e dell'istituzione, a livello europeo e in stretta cooperazione con l'UNHCR, di un programma di reinsediamento che definisca criteri comuni e meccanismi di coordinamento;

47.

chiede altresì che venga eseguita una valutazione dell'adeguatezza dei fondi disponibili per misure legate a paesi terzi, ad esempio la protezione all'interno della regione, in particolare alla luce dell'opinione espressa dal Parlamento secondo cui tali misure richiedono finanziamenti supplementari e non una ridistribuzione dei fondi per lo sviluppo;

48.

invita la Commissione a promuovere una maggiore partecipazione degli Stati membri agli sforzi di reinsediamento dei rifugiati condotti a livello mondiale;

49.

prende atto con grande interesse dell'idea di istituire «procedure di entrata protetta» e incoraggia fermamente la Commissione a farsi carico delle modalità concrete e delle implicazioni pratiche di questo tipo di misure;

50.

attende con interesse i risultati dello studio sul trattamento comune delle domande di asilo al di fuori del territorio dell'Unione europea, che la Commissione prevede di realizzare nel 2009, e mette in guardia contro qualsiasi tentativo di trasferire la responsabilità dell'accoglienza dei richiedenti asilo e del trattamento delle loro domande ai paesi terzi o all'UNHCR;

*

* *

51.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri, a Frontex e all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.


(1)  GU L 50 del 25.2.2003, pag. 1.

(2)  GU L 31 del 6.2.2003, pag. 18.

(3)  GU L 326 del 13.12.2005, pag. 13.

(4)  GU L 304 del 30.9.2004, pag. 12.

(5)  GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 598.

(6)  GU C 293 E del 2.12.2006, pag. 301.

(7)  GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 364.

(8)  Testi approvati, P6_TA(2008)0385.

(9)  GU C 158 del 21.6.2008, pag. 3.

(10)  GU L 16 del 23.1.2004, pag. 44.

(11)  Direttiva 2001/55/CE del Consiglio, del 20 luglio 2001, sulle norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati e sulla promozione dell'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi (GU L 212 del 7.8.2001, pag. 12).


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/16


Martedì 10 marzo 2009
Piano d'azione della Commissione per un quadro di controllo interno integrato

P6_TA(2009)0088

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sul piano d'azione della Commissione verso un quadro di controllo interno integrato (2008/2150(INI))

2010/C 87 E/04

Il Parlamento europeo,

visto il trattato CE,

visto il parere n. 2/2004 della Corte dei conti delle Comunità europee sul modello di audit unico (single audit) (e la proposta concernente un quadro di controllo interno comunitario) (1),

vista la comunicazione della Commissione del 15 giugno 2005 su un percorso verso un quadro di controllo interno integrato (COM(2005)0252),

vista la comunicazione della Commissione del 17 gennaio 2006 su un piano d'azione verso un quadro di controllo interno integrato (COM(2006)0009),

vista la prima relazione semestrale sul calendario del piano d'azione della Commissione verso un quadro di controllo interno integrato, pubblicata il 19 luglio 2006 (SEC(2006)1009) a seguito della richiesta formulata dal Parlamento nella sua risoluzione del 27 aprile 2006 sul discarico per l'esercizio finanziario 2004 (2),

vista la relazione interlocutoria della Commissione sullo stato di avanzamento, pubblicata il 7 marzo 2007 (COM(2007)0086), in cui si descrivono i progressi e si annunciano alcune azioni supplementari,

visti la comunicazione della Commissione del 27 febbraio 2008 dal titolo «Relazione sul piano d'azione della Commissione verso un quadro di controllo interno integrato» (COM(2008)0110) e il documento di lavoro dei suoi servizi ad essa allegato (SEC(2008)0259),

vista la comunicazione della Commissione del 4 giugno 2008 dal titolo «Sintesi delle realizzazioni della Commissione in materia di gestione per il 2007» (COM(2008)0338),

vista la relazione annuale della Commissione riguardante le revisioni contabili interne effettuate nel 2007, presentata all'autorità competente per il discarico (COM(2008)0499),

visti la relazione annuale della Commissione all'autorità di discarico sul seguito dato alle decisioni di discarico 2006 (COM(2008)0629 e COM(2008)0628) e i documenti di lavoro della Commissione collegati (SEC(2008)2579 e SEC(2008)2580),

vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2007, corredata delle risposte delle Istituzioni (3),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per i bilanci (A6-0022/2009),

A.

considerando che, a norma dell'articolo 274 del trattato CE, la Commissione cura l'esecuzione del bilancio sotto la propria responsabilità, in conformità del principio della sana gestione finanziaria, in collaborazione con gli Stati membri,

B.

considerando che il principio di un controllo interno efficace figura tra i principi di bilancio stabiliti dal regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, sul regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee (regolamento finanziario) (4), modificato dal regolamento (CE, Euratom) n. 1995/2006 del 13 dicembre 2006 (5), come proposto dalla Commissione nel suo piano d'azione verso un quadro di controllo interno integrato (il «piano d'azione»),

C.

considerando che il modo più efficace per la Commissione di dimostrare il proprio reale impegno a favore della trasparenza e della sana gestione finanziaria consiste nell'attuare e sostenere appieno le iniziative volte a migliorare la qualità della gestione finanziaria, al fine di ottenere una dichiarazione di affidabilità (DAS (6)) positiva da parte della Corte dei conti europea (CCE),

D.

considerando che, nel paragrafo 5 delle sue conclusioni, il Consiglio ECOFIN dell'8 novembre 2005 ha ribadito la fondamentale importanza di introdurre un sistema di controllo interno integrato che semplifichi la legislazione applicabile ai controlli e ha chiesto «alla Commissione di valutare il costo dei controlli per settore di spesa»,

E.

considerando che, a sostegno dell'obiettivo strategico inteso ad ottenere una dichiarazione di affidabilità positiva dalla CCE, la Commissione ha adottato, nel gennaio 2006, il piano d'azione basato sulle raccomandazioni della CCE (7), sulla risoluzione del Parlamento del 12 aprile 2005 relativa al discarico per l'esercizio finanziario 2003 (8) e sulle conclusioni del Consiglio ECOFIN dell'8 novembre 2005,

F.

considerando che il piano d'azione affronta le «lacune» allora esistenti nelle strutture di controllo della Commissione ed identifica 16 settori sui quali intervenire entro la fine del 2007, tenendo conto che il miglioramento della gestione finanziaria nell'Unione europea deve essere sostenuto da un monitoraggio ravvicinato dei controlli presso la Commissione e negli Stati membri,

G.

considerando che nel capitolo 2, paragrafo 2.29 (concernente il sistema di controllo interno della Commissione) della sua relazione annuale per il 2007, la CCE rileva che «la sintesi della Commissione per il 2007 fornisce una valutazione concreta dei progressi compiuti nell’attuazione delle azioni a tale data, pur indicando che l’efficacia delle azioni in termini di riduzione del livello di errori nelle operazioni sottostanti è ancora lungi dall’essere dimostrata»,

H.

considerando che, secondo la risposta della Commissione al paragrafo 2.30 della relazione annuale della CCE per il 2007, «l’attuazione delle azioni è un processo continuo che la Commissione porta avanti con grande impegno. L’impatto delle azioni è necessariamente successivo alla loro attuazione avvenuta negli anni 2006 e 2007. Una prima relazione di impatto verrà redatta all’inizio del 2009»,

1.

plaude al progresso generale realizzato nell'elaborazione del piano d'azione e al fatto che la maggioranza delle azioni sono state attuate e che gran parte delle lacune nel piano d'azione sono state identificate e colmate;

2.

sottolinea che un efficiente quadro di controllo interno integrato, quale previsto nel piano d'azione della Commissione, consentirà alla Commissione e agli Stati membri di attuare in modo più efficace il bilancio dell'Unione europea in base agli obiettivi politici e alle priorità del Parlamento;

3.

si rammarica del fatto che il linguaggio sia poco chiaro e invita la Commissione a indicare in quale fase si trovi nell'ambito del processo di realizzazione di un quadro di controllo interno integrato e quando prevede che le misure adottate avranno un impatto visibile e positivo sulla legalità e la regolarità delle transazioni;

4.

prende nota della relazione di impatto adottata dalla Commissione il 4 febbraio 2009 (COM(2009)0043) e ne terrà conto nella risoluzione sul discarico per l'esercizio finanziario 2007;

5.

rileva gli sforzi compiuti dalla Commissione, ma deplora il fatto che sinora la Commissione non sia stata in grado di presentare cifre complete e affidabili sui recuperi e sulle rettifiche finanziarie a causa di problemi di rendicontazione degli Stati membri; chiede alla Commissione di risolvere tali problemi e si aspetta che essa presenti un calendario dettagliato per lo sviluppo e l'applicazione di un nuovo sistema di rendicontazione;

6.

sottolinea che è l'impatto delle azioni che costituirà la base della valutazione del successo del piano d'azione, mediante la diminuzione del tasso di errore e il miglioramento del rating dei sistemi di controllo confermati dalla CCE;

7.

conta sul fatto che tali miglioramenti avranno un impatto reale sulla relazione annuale della CCE per il 2008;

8.

incoraggia la Commissione a potenziare la trasparenza della sua valutazione d'impatto del piano d'azione e ad assicurare la piena supervisione della sua attuazione;

Azioni 4, 10 e 10N: tasso d'errore o rischio d'errore accettabile - Analisi dell'equilibrio esistente tra le spese operative e i costi dei sistemi di controllo

9.

si rammarica del fatto che due delle azioni più importanti per il Parlamento siano realizzate con un certo ritardo rispetto al calendario previsto;

10.

deplora in particolare che non sia stata ancora attuata l'azione 4 concernente il lancio di un'iniziativa interistituzionale sui principi fondamentali da considerare per quanto riguarda i rischi tollerabili nelle operazioni sottostanti; concorda con quanto affermato dalla CCE nel parere n. 4/2006 (9), vale a dire che, sebbene si tratti di un concetto fondamentale per il sistema di controllo integrato, non sono state ancora chiarite le modalità per determinare un «livello di rischio tollerabile»;

11.

sottolinea che nei paragrafi 2.9 e 2.10 della sua relazione annuale per il 2005 (10), la CCE affermava già, riguardo alla definizione di un quadro di controllo interno integrato, che «l'obbiettivo della proporzionalità e dell'efficienza economica dei controlli è uno dei più importanti approvati dalla Commissione»;

12.

ricorda, inoltre, le summenzionate conclusioni del Consiglio ECOFIN dell'8 novembre 2005, in cui si affermava che «in linea con il parere n. 2/2004 della Corte, il Consiglio ritiene necessario giungere ad un'intesa con il Parlamento europeo riguardo al rischio tollerabile nelle operazioni sottostanti, tenendo conto dei costi e dei benefici dei controlli per le diverse politiche, nonché del valore delle spese in questione»;

13.

sottolinea che, al paragrafo 2.42, lettera c), della sua relazione annuale per il 2007, la CCE raccomanda di compiere «progressi nell’elaborare ulteriormente il concetto di rischio accettabile» mentre, nel capitolo 1, paragrafo 1.52, lettera c) (concernente la dichiarazione di affidabilità e le informazioni a sostegno della stessa) essa afferma che «l’equilibrio tra il costo ed il rischio residuo per i singoli settori di spesa è così importante da richiedere l’approvazione a livello politico (ovvero da parte delle autorità di bilancio/competenti per il discarico) a nome dei cittadini dell’Unione»;

14.

esorta la Commissione ad adottare senza indugio la preannunciata comunicazione in materia, con l'obiettivo di rilanciare la discussione interistituzionale sul rischio tollerabile, come il Parlamento ha già chiesto nelle sue risoluzioni sul discarico del 24 aprile 2007 per l'esercizio finanziario 2005 (11) e del 22 aprile 2008 per l'esercizio finanziario 2006 (12); invita la Commissione a divulgare integralmente al pubblico i metodi utilizzati per determinare i tassi di errore;

15.

ritiene pertanto che la Commissione, nel rispetto dei principi di proporzionalità e di efficienza economica (value for money) dei sistemi di controllo, debba valutare il rapporto esistente, da un lato, tra le risorse di cui dispone a favore di ogni politica specifica e, dall'altro, la quota di tali risorse che essa impiega nei sistemi di controllo per settore di spesa, come richiesto dal Parlamento nella sua risoluzione sul discarico per l'esercizio 2005;

16.

ricorda alla Commissione che è importante procedere all'analisi comparativa, la sola in grado di definire un livello di rischio d'errore tollerabile e trasmetterla al Parlamento, al Consiglio e alla CCE;

17.

ritiene che il rapporto costo/benefici tra le risorse impiegate nel quadro delle attività di controllo e il risultato di detti controlli debba costituire un elemento fondamentale di cui la CCE debba tenere conto;

18.

sottolinea l'importantissima osservazione fatta dalla CCE al paragrafo 1.52, lettera d), della sua relazione annuale per il 2007, secondo cui «se un regime non può essere attuato mantenendo i costi ed il rischio a livelli accettabili, esso deve essere rivisto»;

19.

chiede alla Commissione, in riferimento alle azioni 10 e 10N, di presentare informazioni affidabili sui costi dei sistemi di controllo e sui possibili strumenti di semplificazione, allo scopo di raggiungere un migliore equilibrio tra la necessità dei controlli e l'obiettivo di ridurre l'onere amministrativo per i candidati e i beneficiari dei fondi dell'Unione europea;

20.

ricorda la propria posizione e quella della Corte dei conti, secondo cui norme complicate o incomprensibili e requisiti giuridici complessi incidono negativamente sulla legalità e la regolarità della spesa comunitaria; ritiene necessario affrontare la questione della semplificazione quale punto importante della prossima riforma del regolamento finanziario e della futura base giuridica dei programmi di spesa dell'Unione europea;

Azioni 1, 3, 3N, 5, 10, 10a, 11N, 13 e 15: necessaria la cooperazione con gli Stati membri

21.

sottolinea che, per l'attuazione delle azioni 1, 3, 3N, 5, 10, 10a, 11N, 13 e 15, la Commissione dipende anche dalla cooperazione con gli Stati membri; ribadisce il proprio pieno appoggio a tali azioni e sollecita quindi la Commissione ad avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per attuarle integralmente non appena possibile;

22.

ricorda che, nella comunicazione summenzionata del 2008 (COM(2008)0110), la Commissione ha dichiarato che le azioni 1, 3, 3N, 5, 8 e 13 sono state completate;

23.

sottolinea, tuttavia, che fino a questo momento non gli risulta che esistano documenti di supporto o dichiarazioni che giustifichino tale affermazione; è quindi costretto ad esprimere seri dubbi sul fatto che le suddette misure siano state completate o attuate o abbiano avuto un impatto sui progressi nell'attuazione del piano d'azione;

24.

invita la Corte dei conti a presentare una relazione più dettagliata sulla cooperazione con i suoi omologhi nazionali e a prevedere quando tale cooperazione mostrerà i suoi effetti positivi;

Azioni 5 e 13: promozione dell'utilizzo delle sintesi annuali e delle dichiarazioni di gestione

25.

si compiace delle sintesi annuali degli audit disponibili e delle dichiarazioni a livello nazionale, presentate per la prima volta il 15 febbraio 2008, in quanto si tratta di un passo importante ai fini del miglioramento della gestione dei fondi dell'Unione europea; deplora, tuttavia, la mancanza di trasparenza di tali sintesi annuali che la Commissione non ha trasmesso al Parlamento;

26.

valuta positivamente il fatto che, a partire dal 2008, siano disponibili le sintesi annuali nonché le valutazioni e le dichiarazioni fornite nel 2006 e nel 2007 nelle relazioni annuali d'attività delle direzioni generali che si occupano dei Fondi strutturali, ma è ben lungi dal ritenere completate le azioni 5 e 13, vista la mancanza d'informazioni al Parlamento;

27.

si rammarica di non aver finora ricevuto dalla Commissione informazioni complete sulla valutazione e l'analisi comparativa delle prime sintesi annuali presentate;

28.

sottolinea altresì che, nella sua relazione annuale per il 2007, la CCE afferma che, a causa delle disparità a livello di presentazione, le sintesi annuali non forniscono ancora una valutazione affidabile del funzionamento e dell'efficacia del sistema;

Azione 11N: sviluppo di una tipologia di errore e relazione con recuperi e rettifiche finanziarie

29.

deplora che, nonostante i considerevoli sforzi da essa compiuti, la Commissione non sia stata in grado, secondo la CCE, di presentare cifre complete o di dimostrare che quelle alla fine presentate siano chiaramente conciliabili con gli stati finanziari pubblicati;

30.

incoraggia la Commissione a completare l'esecuzione di quest'importante azione al fine di conseguire una maggiore conformità rispetto ai requisiti in materia d'informazione e migliorare l'accuratezza dei dati forniti dagli Stati membri;

Azione 8N: cooperazione con le istituzioni superiori di controllo nazionali e come utilizzare la loro attività per fornire garanzie

31.

sottolinea che, pur non rientrando nel quadro del controllo interno, le istituzioni superiori di controllo indipendenti, in qualità di revisori esterni della spesa pubblica nazionale, potrebbero essere in grado di svolgere un ruolo chiave nella revisione contabile dei fondi pubblici;

32.

sostiene pienamente la cooperazione avviata dalla Commissione con talune istituzioni superiori di controllo nazionali e incoraggia il contatto permanente con tali istituzioni allo scopo di determinare in che modo il loro lavoro possa essere utilizzato per potenziare le garanzie di esecuzione dei programmi negli Stati membri;

33.

plaude all'iniziativa della Commissione intesa ad elaborare un approccio strutturato per sostenere i contatti con le istituzioni superiori di controllo nazionali ed incoraggia la Commissione a completare l'attuazione dell'azione in stretta cooperazione con la CCE;

*

* *

34.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 107 del 30.4.2004, pag. 1.

(2)  GU L 340 del 6.12.2006, pag. 5.

(3)  GU C 286 del 10.11.2008, pag. 1.

(4)  GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.

(5)  GU L 390 del 30.12.2006, pag. 1.

(6)  Abbreviazione del termine francese «Déclaration d'assurance».

(7)  Parere n. 2/2004 (GU C 107 del 30.4.2004, pag. 1) (parere sull'audit unico).

(8)  GU L 196 del 27.7.2005, pag. 4.

(9)  GU C 273 del 9.11.2006, pag. 2.

(10)  GU C 263 del 31.10.2006, pag. 1.

(11)  GU L 187 del 15.7.2008, pag. 25.

(12)  Testi approvati, P6_TA(2008)0133.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/21


Martedì 10 marzo 2009
Cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale

P6_TA(2009)0089

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale (2008/2180(INI))

2010/C 87 E/05

Il Parlamento europeo,

vista la relazione della Commissione sull’applicazione del regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile o commerciale (COM(2007)0769),

visto il regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio (1),

visti i lavori in corso alla Conferenza dell’Aia sul funzionamento pratico della Convenzione dell’Aia del 18 marzo 1970, in relazione all’assunzione di prove all’estero in materia civile o commerciale,

visto l’articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione giuridica (A6-0058/2009),

A.

considerando che il regolamento (CE) n. 1206/2001 non è stato applicato in modo altrettanto efficace come avrebbe dovuto e che occorre pertanto adottare ulteriori misure intese a migliorare la cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell’assunzione delle prove e rafforzare l’efficacia del regolamento,

B.

considerando che il regolamento (CE) n. 1206/2001 si prefigge di migliorare, semplificare e accelerare la cooperazione fra autorità giudiziarie nel settore dell’assunzione delle prove in materia civile e commerciale,

C.

considerando che la distribuzione da parte della Commissione tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007 di un totale di 50 000 esemplari della guida pratica agli Stati membri è avvenuta effettivamente troppo tardi e che, di conseguenza, occorre adottare iniziative supplementari al fine di permettere alle parti interessate dalla procedura, in particolare alle autorità giudiziarie e agli operatori della giustizia, di conoscere meglio il regolamento in questione,

D.

considerando che la Commissione constata tuttavia che il termine di 90 giorni per l’esecuzione delle richieste di assunzione delle prove, stabilito all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento, «in molti casi» è superato e che «talvolta sono necessari addirittura più di 6 mesi»,

E.

considerando che solo in pochi Stati membri sono già disponibili apparecchiature per videoconferenza, la quali non sono pertanto utilizzate a sufficienza, e che oltretutto gli Stati membri non promuovono adeguatamente l’introduzione delle moderne tecnologie di comunicazione né la Commissione propone soluzioni ad hoc concrete atte a migliorare la situazione,

1.

deplora la tardiva presentazione, il 5 dicembre 2007, della predetta relazione della Commissione che, a norma dell’articolo 23 del regolamento (CE) n. 1206/2001 avrebbe dovuto essere presentata entro il 1o gennaio 2007;

2.

concorda con la Commissione sulla necessità che gli Stati membri compiano maggiori sforzi per portare il regolamento, in misura sufficiente, all’attenzione dei magistrati e degli altri operatori della giustizia negli Stati membri, al fine di incoraggiare i contatti diretti fra autorità giudiziarie, dal momento che l’assunzione diretta delle prove prevista dall’articolo 17 del regolamento ha dimostrato le proprie potenzialità ai fini della semplificazione e accelerazione dell’assunzione delle prove, senza causare particolari problemi;

3.

considera essenziale tenere presente che gli organi centrali previsti dal regolamento devono continuare a svolgere un importante ruolo di supervisione del lavoro delle autorità giudiziarie responsabili di dar corso alle richieste a norma del regolamento, nonché di soluzione dei problemi che possono sorgere; rileva che la rete giudiziaria europea può aiutare a risolvere problemi che non sono stati risolti dagli organi centrali e che il ricorso a questi ultimi potrebbe ridursi se le autorità giudiziarie richiedenti fossero maggiormente sensibilizzate al regolamento in questione; ritiene che l’assistenza fornita dagli organi centrali possa essere fondamentale per le piccole autorità giudiziarie locali che si trovino ad affrontare per la prima volta problemi relativi all’assunzione di prove in un contesto transfrontaliero;

4.

chiede che si faccia ampio ricorso all’informatica e alle videoconferenze, cui va affiancato un sistema sicuro per l’invio e la ricezione della posta elettronica, che dovrebbe diventare a tempo debito il normale strumento per la trasmissione delle richieste di assunzione di prove; constata che, nelle loro risposte a un questionario diffuso dalla Conferenza dell’Aia, alcuni Stati membri fanno cenno a problemi di compatibilità per i collegamenti in videoconferenza e ritiene che tale questione vada affrontata nell’ambito della strategia europea in materia di «giustizia elettronica» (e-Justice);

5.

ritiene che il fatto che in molti Stati membri non siano ancora disponibili apparecchiature per videoconferenza, insieme alla constatazione della Commissione che il ricorso alle moderne tecnologie di comunicazione «è ancora piuttosto raro», confermi l’opportunità dei piani relativi a una strategia europea per la giustizia elettronica, recentemente raccomandati dalla commissione giuridica del Parlamento; sollecita gli Stati membri a destinare maggiori risorse all’installazione di moderne attrezzature di comunicazione negli uffici giudiziari e alla formazione dei magistrati al loro uso e invita la Commissione a presentare proposte concrete tese a migliorare la situazione attuale; ritiene che l’aiuto e l’assistenza finanziaria dell’Unione europea vadano forniti quanto più rapidamente a livello adeguato;

6.

ritiene che, nel contesto della strategia in materia di giustizia elettronica, occorra adoperarsi per aiutare le autorità giudiziarie a far fronte alle esigenze in fatto di traduzione e interpretazione, derivanti dall’assunzione transfrontaliera delle prove in un’Unione europea allargata;

7.

rileva con notevole preoccupazione che la Commissione ha riscontrato che il termine di 90 giorni per l’esecuzione delle richieste di assunzione delle prove, stabilito all’articolo 10, paragrafo 1, del regolamento, «in molti casi» è superato e che «talvolta sono necessari addirittura più di 6 mesi»; invita la Commissione a presentare quanto più rapidamente proposte misure specifiche volte a ovviare a tale problema, prendendo altresì in considerazione la possibilità di istituire un organo preposto ai ricorsi o un interlocutore nell’ambito della rete giudiziaria;

8.

deplora che, constatando un miglioramento generale dell’assunzione delle prove grazie al regolamento (CE) n. 1206/2001, la relazione della Commissione offra di fatto un’immagine distorta della situazione; invita pertanto la Commissione a fornire un sostegno concreto, anche nel contesto della strategia per la giustizia elettronica, e a impegnarsi maggiormente per realizzare le vere potenzialità del regolamento in termini di migliore funzionamento della giustizia civile per cittadini, le imprese, i magistrati e gli operatori della giustizia in generale;

9.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 174 del 27.6.2001, pag. 1.


1.4.2010   

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Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/23


Martedì 10 marzo 2009
Attuazione della direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati

P6_TA(2009)0090

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sull'attuazione della direttiva 2006/43/CE relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati (2008/2247(INI))

2010/C 87 E/06

Il Parlamento europeo,

vista la direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati (1),

vista la sua risoluzione del 21 febbraio 2008 sulla 23a relazione annuale della Commissione sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario (2005) (2),

vista la sua risoluzione del 21 ottobre 2008 sul controllo dell'applicazione del diritto comunitario – 24 a relazione annuale della Commissione (3),

vista la sua risoluzione del 4 settembre 2007 su «Legiferare meglio 2005: applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità» – 13 a relazione annuale (4),

vista la sua risoluzione del 4 settembre 2007 su «Legiferare meglio nell'Unione europea» (5),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0014/2009),

A.

considerando che il Parlamento ha ripetutamente affermato che la legislazione dell'Unione europea ha senso solo se essa viene rispettata dagli Stati membri; che il controllo del recepimento e dell'applicazione della legislazione dell'Unione europea da parte degli Stati membri dev'essere conseguentemente rafforzato; che il Parlamento ha proposto che il relatore responsabile riferisca al Parlamento sulla situazione attuale dopo la scadenza del termine ultimo per il recepimento,

B.

considerando che la direttiva 2006/43/CE («la direttiva») è stata adottata dal Parlamento e dal Consiglio il 17 maggio 2006 e che il termine ultimo per il recepimento negli Stati membri è scaduto il 29 giugno 2008; considerando che si rende necessaria un'indagine per stabilire se il processo di attuazione sia avvenuto correttamente,

C.

considerando che il quadro di valutazione pubblicato dalla Commissione, pur identificando quali articoli siano stati adottati e da chi, non fornisce alcuna indicazione sulle modalità con cui è avvenuto il processo di attuazione, né tanto meno se le norme nazionali soddisfino le regole minime stabilite dalla direttiva,

D.

considerando che l'obiettivo della direttiva è in primo luogo quello di ottimizzare la qualità delle revisioni dei conti annuali in tutta l'Unione europea, accrescendo in tal modo la fiducia in questa informativa e migliorando la situazione dei mercati finanziari, ed in secondo luogo quello di stabilire parità di condizioni per il settore della contabilità nel mercato interno,

E.

considerando che l'attuazione della direttiva negli Stati membri dev'essere verificata alla luce di questo duplice obiettivo,

1.

osserva che la direttiva è stata adottata in risposta alla crisi verificatasi in seguito al tracollo di Enron; sottolinea che l'attuale crisi finanziaria evidenzia l'importanza di procedure efficaci di contabilità e di revisione contabile; deplora che solo 12 Stati membri abbiano recepito integralmente la direttiva; sollecita la Commissione a garantirne il recepimento e l'applicazione con effetto immediato;

2.

osserva con preoccupazione che il recepimento dei concetti fondamentali di «ente di interesse pubblico» (6) e di «rete» (7) sta determinando differenze interpretative tra gli Stati membri; sottolinea al riguardo che la direttiva introduce obblighi di larga portata a carico sia di imprese riconosciute come enti di interesse pubblico sia a carico dei revisori contabili che le controllano; osserva inoltre che la direttiva introduce parecchi obblighi supplementari per le imprese di revisione contabile che rientrano nella definizione di «rete»; osserva che è necessaria ulteriore considerazione rispetto all'impatto della definizione di «rete» e alla mancanza di chiarezza giuridica relativa alla responsabilità societaria per le azioni di altre imprese che appartengono alla stessa rete; teme in generale che una disomogeneità nelle definizioni possa condurre all'incertezza giuridica e ad elevati costi di conformità finendo, in ultima analisi, per compromettere il raggiungimento delle finalità della direttiva; invita pertanto la Commissione a intraprendere una revisione globale dell'attuazione delle definizioni e degli effetti individuabili della loro introduzione, a cercare di ottenere chiarezza relativamente alle priorità politiche a lungo termine per l'Unione europea in questo settore e circa il modo in cui queste essere meglio ottenute, in sede di consultazione con gli Stati membri;

3.

osserva che diversi Stati membri non hanno ancora dato attuazione all'articolo 41 della direttiva, ai sensi del quale gli Stati membri devono disporre che gli enti di interesse pubblico istituiscano un comitato per la revisione contabile o un organo equivalente; è del parere che tale obbligo rappresenti un importante mezzo per garantire l'indipendenza delle revisioni legali dei conti annuali degli enti di interesse pubblico;

4.

sottolinea come le recenti esperienze abbiano palesato l'esigenza di sviluppare interazioni frequenti e approfondite in seno ai comitati per la revisione contabile e tra amministratori, consigli di vigilanza e revisori indipendenti; sottolinea altresì che i membri non esecutivi del consiglio di amministrazione dovrebbero valutare con attenzione la possibilità di riunirsi in presenza dei membri esecutivi;

5.

conclude che alcuni Stati membri hanno dato attuazione all'obbligo di sostituzione dei revisori entro sette anni, previsto dalla direttiva, stabilendo periodi di avvicendamento molto brevi di appena due o tre anni; dubita che tempi di avvicendamento così brevi possano migliorare la qualità e la continuità delle revisioni legali degli enti di interesse pubblico, facendo rilevare che ciò impedisce ai revisori e alle imprese di revisione di avere un quadro approfondito dell'ente oggetto di revisione;

6.

si rammarica del fatto che non tutti gli Stati membri hanno introdotto il sistema di controllo pubblico previsto dalla direttiva; osserva inoltre che negli Stati membri in cui sono state introdotte forme di controllo pubblico, queste differiscono tra loro in misura notevole; osserva che il sistema di controllo pubblico previsto dalla direttiva dev'essere strutturato in modo da evitare conflitti di interesse; si chiede, alla luce di quanto precede, se le autorità di controllo direttamente collegate ai governi nazionali soddisfino tale requisito;

7.

ritiene molto importante che la cooperazione tra le autorità di controllo pubblico, prescritta dalla direttiva, diventi concreta, poiché un'intensa cooperazione tra le autorità di controllo favorisce la convergenza tra gli Stati membri ed è in grado di evitare ulteriori oneri amministrativi scaturenti dalla diversità dei requisiti legali e procedurali nazionali;

8.

sottolinea che le controllate quotate in borsa sono soggette a revisioni legali; raccomanda che il diritto nazionale imponga alle imprese madri di tali controllate una revisione legale eseguita da revisori abilitati conformemente alla direttiva;

9.

ritiene che le modalità di applicazione dell'articolo 47 della direttiva, concernente le carte di lavoro inerenti alla revisione contabile, non siano affatto chiare; sottolinea che mentre gli Stati membri possono autorizzare la trasmissione alle autorità competenti di un paese terzo di carte di lavoro o altri documenti detenuti da revisori legali o da imprese di revisione contabile da loro abilitati, è necessario affrontare aspetti giuridici e questioni in materia di protezione dei dati per garantire che le informazioni trasmesse ai revisori contabili dell'Unione europea dai loro clienti aziendali restino confidenziali e non siano rese pubbliche nei paesi terzi in cui tali aziende sono quotate in borsa o dove la società madre è registrata;

10.

esorta la Commissione a valutare attentamente le legislazioni nazionali che recepiscono la direttiva, ad affrontare in maniera decisa i problemi di cui ai paragrafi da 1 a 9 ed a riferire al riguardo al Parlamento entro due anni; dubita che il metodo prescelto dell'armonizzazione minima possa realmente rappresentare il giusto approccio per la realizzazione degli obiettivi di cui alla presente direttiva e ad altre direttive riguardanti il mercato interno, poiché le numerose deroghe consentite dalla direttiva condurranno ad un'ulteriore frammentazione del mercato della contabilità; invita la Commissione a far uso di concetti univoci in sede di armonizzazione;

11.

rileva che un indebito ritardo nell'approvazione dei principi internazionali di revisione (International Standards on Auditing, ISA) potrebbe avere effetti dannosi sul quadro normativo, con conseguente ulteriore frammentazione, il che è contrario all'obiettivo generale della direttiva; chiede pertanto alla Commissione di adottare senza indugio gli ISA e di avviare una vasta consultazione pubblica in merito alla loro adozione;

12.

ritiene che un'attenta azione di monitoraggio e verifica della corretta e tempestiva attuazione della legislazione dell'Unione europea rappresenti uno strumento essenziale per giungere ad una migliore applicazione del diritto dell'Unione europea, evitando pratiche di sovraregolamentazione o «gold plating» basate ad esempio sull'articolo 40 della direttiva, il quale stila un elenco non esaustivo di requisiti per la relazione di trasparenza;

13.

sostiene il ruolo guida della Commissione e la sua stretta collaborazione con gli Stati membri, al fine di assicurare corretta e tempestiva attuazione, ad esempio tramite seminari di recepimento come luoghi di dibattito per giungere al consenso sull'attuazione di particolari disposizioni della legislazione comunitaria; sostiene l'adozione di tavole di concordanza nel processo di attuazione come mezzo per raggiungere la massima convergenza; è tuttavia del parere che si debba fare di più per dare agli Stati membri una chiara guida nel processo di attuazione e per indirizzarli verso una trasposizione non equivoca della legislazione comunitaria;

14.

rimarca che ogni misura di natura paralegislativa nell'ambito di applicazione della direttiva può essere adottata unicamente tramite l'applicazione della procedura di regolamentazione con controllo, corredata se del caso di una valutazione riguardante il suo impatto;

Raccomandazione sul controllo della qualità

15.

accoglie con favore la raccomandazione 2008/362/CE della Commissione, del 6 maggio 2008, sul controllo esterno della qualità dei revisori legali e delle imprese di revisione contabile che effettuano la revisione legale dei conti degli enti di interesse pubblico (8); condivide l'opinione consolidata che è importante avere un controllo della qualità esterno e indipendente in linea con l'obiettivo della direttiva di migliorare la qualità dei controlli e la credibilità delle informazioni finanziarie pubblicate; sostiene inoltre l'opinione consolidata che la totale indipendenza e imparzialità delle ispezioni e degli ispettori sono della massima importanza;

16.

sollecita la Commissione a promuovere, in stretta collaborazione con gli Stati membri, strutture nazionali di controllo della qualità, che garantiscano un controllo indipendente e imparziale per le imprese di revisione; sottolinea al riguardo che l'autorità legislativa europea deve limitarsi a disposizioni quadro a carattere generale definite nella direttiva e nella raccomandazione, e che l'elaborazione concreta di tali regole va affidata ai professionisti competenti;

Decisione sull'iscrizione all'albo di revisori di un paese terzo

17.

prende atto della decisione 2008/627/CE della Commissione, del 29 luglio 2008, relativa ad un periodo transitorio per le attività di revisione contabile dei revisori dei conti e degli enti di revisione contabile di taluni paesi terzi (9); chiede alla Commissione di comunicare al Parlamento il seguito dato alla questione dell'iscrizione all'albo di revisori di paesi terzi;

Responsabilità dei revisori contabili

18.

osserva che le divergenze tra i regimi di responsabilità degli Stati membri potrebbero comportare forme di arbitraggio normativo e compromettere il mercato interno, ma è anche consapevole dei diversi livelli di esposizione legati alle dimensioni delle società di revisione contabile e delle imprese con cui collaborano; sottolinea che i ricorsi in materia di responsabilità provengono spesso da paesi terzi nei quali tali contenziosi sono sostanzialmente motivati da patti di quota lite; è restio alla diffusione di una simile cultura del contenzioso nell'Unione europea e chiede una soluzione più radicale per contrastare gli effetti perversi di tali prassi orientate al profitto;

19.

prende atto della raccomandazione 2008/473/CE della Commissione, del 5 giugno 2008, relativa alla limitazione della responsabilità civile dei revisori legali dei conti e delle imprese di revisione contabile (10) che invita gli Stati membri a limitare la responsabilità dei revisori tenuto debito conto delle rispettive condizioni nazionali di diritto e di fatto; rileva inoltre l'obiettivo di tale raccomandazione di sostenere la parità di condizioni per le aziende e le imprese di revisione attraverso una più ampia convergenza in materia tra gli Stati membri; sottolinea che l'obiettivo di limitare la responsabilità dei revisori e delle imprese di revisione contabile proposto dalla raccomandazione della Commissione non deve violare i principi giuridici che disciplinano la responsabilità civile in taluni Stati membri, come il principio del diritto di indennizzo per vittime; sottolinea che nell'ambito del contesto dell'attuale crisi economica e finanziaria la raccomandazione non dovrebbe mettere in discussione la qualità della revisione contabile legale né la fiducia nella funzione delle revisioni contabili legali; invita la Commissione ad informare il Parlamento, non oltre il 2010, sull'impatto e sul seguito prodotto dalla raccomandazione. Si tratta al riguardo di stabilire in particolare se e in che misura, alla luce dell'obiettivo della presente direttiva, la raccomandazione conduca ad una maggiore convergenza tra gli Stati membri; sottolinea che, qualora ulteriori misure si dimostrino necessarie, la Commissione deve intraprendere uno studio d'impatto che valuti le possibili ripercussioni della limitazione della responsabilità civile di revisori e di imprese di revisioni sulla qualità delle revisioni contabili, la sicurezza finanziaria e la concentrazione sul mercato delle revisioni;

Consultazione sulle norme di proprietà

20.

si compiace della consultazione avviata dalla Commissione sui diritti di proprietà all'interno delle imprese di revisione contabile e attende con interesse il riscontro delle parti interessate;

*

* *

21.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU L 157 del 9.6.2006, pag. 87.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0060.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2008)0494.

(4)  GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 67.

(5)  GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 60.

(6)  Articolo 2, punto 13, della direttiva.

(7)  Articolo 2, punto 7, della direttiva.

(8)  GU L 120 del 7.5.2008, pag. 20.

(9)  GU L 202 del 31.7.2008, pag. 70.

(10)  GU L 162 del 21.6.2008, pag. 39.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/27


Martedì 10 marzo 2009
Parità di trattamento e di accesso tra uomini e donne nelle arti dello spettacolo

P6_TA(2009)0091

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla parità di trattamento e di accesso tra uomini e donne nelle arti dello spettacolo (2008/2182(INI))

2010/C 87 E/07

Il Parlamento europeo,

vista la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso all'occupazione, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (1),

vista la direttiva 97/80/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, riguardante l'onere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso (2),

vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

viste le sue risoluzioni del 7 giugno 2007 sullo statuto sociale degli artisti (3) e del 3 settembre 2008 sulla parità tra le donne e gli uomini - 2008 (4),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0003/2009),

A.

considerando che le disparità, in termini di opportunità e prospettive professionali, tra le donne e gli uomini sono fortemente presenti e persistenti nelle arti dello spettacolo,

B.

considerando che occorre analizzare seriamente i meccanismi che producono tali disparità,

C.

considerando che il principio di parità tra entrambi i sessi deve applicarsi a tutti gli operatori del settore delle arti dello spettacolo, in tutte le discipline, in tutti i tipi di struttura (produzione, diffusione e insegnamento) e in tutti i settori di attività (artistico, tecnico, amministrativo),

D.

considerando che gli uomini e le donne non esercitano nelle medesime proporzioni i vari mestieri delle arti dello spettacolo e che a questa prima forma di disparità si aggiungono quelle delle condizioni di lavoro e di occupazione nonché del reddito,

E.

considerando che le disparità di accesso alle funzioni decisionali, ai mezzi di produzione e alle reti di diffusione vengono constatate in vario grado in tutte le discipline delle arti dello spettacolo,

F.

considerando che l'obiettivo egalitario nei mestieri delle arti dello spettacolo presuppone il passaggio attraverso l'instaurazione sistematica della parità,

G.

considerando che il talento non spiega da solo la qualità artistica di una realizzazione o il successo di un percorso professionale e che una migliore considerazione della rappresentanza tra uomini e donne nei mestieri delle arti dello spettacolo potrà ridinamizzare l'intero settore,

H.

considerando quindi che occorre modificare le attuali situazioni di segregazione che persistono nelle arti dello spettacolo non solo attraverso l'ammodernamento e la democratizzazione del settore, ma anche attraverso la fissazione di obiettivi egalitari realistici che promuovano la giustizia sociale,

I.

considerando che le disparità constatate lasciano inutilizzate competenze e talenti e sono pregiudizievoli per la dinamica artistica, l'evoluzione e lo sviluppo economico di questo settore d'attività,

J.

considerando che pregiudizi persistenti determinano troppo spesso comportamenti discriminatori nei confronti delle donne nel processo di selezione e di nomina nonché nei rapporti di lavoro, e che le donne, malgrado un elevato livello di preparazione, la disponibilità ad apprendere e una migliore rete di contatti, spesso hanno un reddito inferiore agli uomini,

K.

considerando che gli ostacoli alla parità tra entrambi i sessi sono in questo settore di attività particolarmente tenaci e giustificano l'introduzione di un approccio specifico per ridurre le disparità constatate, anche alla luce dell'effetto leva che un simile provvedimento può avere sulla società in generale,

L.

considerando che la protezione sociale degli artisti è particolarmente lacunosa, sia per gli uomini sia per le donne, e che da ciò consegue, soprattutto per le donne, una situazione reddituale più sfavorevole,

1.

sottolinea l'entità e la persistenza delle disparità tra entrambi i sessi nelle arti dello spettacolo e l'impatto che le modalità di organizzazione non egalitaria del settore possono avere sull'intera società, tenuto conto della particolare natura di queste attività;

2.

insiste sull'assoluta necessità di promuovere e incoraggiare l'accesso delle donne a tutte le professioni artistiche in cui sono minoritarie;

3.

ricorda che la percentuale di donne che lavorano nel mondo dell'arte e in quello della cultura ufficiale è estremamente esigua e che le donne sono sottorappresentate nei posti di responsabilità di istituzioni culturali, accademie e università;

4.

riconosce l'esigenza di avviare passi specifici in questo settore di attività per spiegare meccanismi e comportamenti che producono tali disparità;

5.

ricorda che solo la parità trasforma i comportamenti in quanto apporta una complementarità di opinioni, di sensibilità, di metodi e di interessi;

6.

insiste sulla necessità di promuovere l'accesso delle donne a tutte le professioni artistiche e a tutti i mestieri dello spettacolo in cui sono minoritarie e incoraggia gli Stati membri a rimuovere ogni ostacolo all'accesso delle donne alla testa delle istituzioni culturali, delle accademie e delle università;

7.

sottolinea che la discriminazione nei confronti delle donne penalizza lo sviluppo del settore culturale privandolo di talenti e competenze e fa notare che i talenti, per essere riconosciuti, devono essere portati all'attenzione del pubblico;

8.

chiede l'introduzione di misure volte a migliorare la presenza delle donne nella direzione delle istituzioni, soprattutto promuovendo la parità in seno alle imprese, agli organismi culturali e alle organizzazioni professionali;

9.

invita gli operatori del settore culturale a migliorare la presenza delle creatrici e delle loro opere nelle programmazioni, nelle raccolte, nelle edizioni o nelle consultazioni;

10.

nota che i progressi compiuti in materia di parità tra entrambi i sessi consentiranno di instaurare progressivamente la parità nei gruppi di lavoro, nelle programmazioni e nelle riunioni professionali che spesso oggi funzionano secondo un sistema di separazione dei sessi poco compatibile con le esigenze della nostra società;

11.

sottolinea l'importanza di garantire, ogni volta che sia possibile, l'anonimato delle candidature e insiste sulla necessità di mantenere l'uso delle audizioni dietro un paravento per l'assunzione dei componenti le orchestre, sistema attraverso il quale le donne hanno potuto entrare a farne parte;

12.

invita la Commissione e gli Stati membri a prevedere sin da ora una prima tappa realistica nella lotta contro la disparità nelle arti dello spettacolo, che consiste nell'assicurare la presenza di almeno un terzo di persone del sesso minoritario in tutti i rami del settore;

13.

incoraggia gli Stati membri:

a)

a riflettere assieme alle loro istituzioni culturali sul modo di individuare meglio i meccanismi che producono disparità sì da evitare il più possibile qualsiasi discriminazione legata al sesso;

b)

a rimuovere ogni ostacolo all'accesso delle donne alla testa delle istituzioni e delle organizzazioni culturali più rinomate;

c)

a instaurare in questo settore nuove modalità di organizzazione del lavoro, di delega delle responsabilità e di gestione del tempo che tengano conto dei vincoli della vita personale delle donne e degli uomini;

d)

a prendere coscienza del fatto che, in questo settore in cui gli orari atipici, un'elevata mobilità e la vulnerabilità legata al posto di lavoro sono la norma e rendono le donne maggiormente fragili, occorre trovare soluzioni collettive per assicurare la custodia dei bambini (apertura di asili nido nelle imprese culturali con orari adeguati alle ore di prova e di spettacolo);

14.

ricorda alle istituzioni culturali l'esigenza assoluta di tradurre nei fatti il concetto democratico secondo cui a lavoro uguale tra uomo e donna deve corrispondere un salario anch'esso identico, che, in campo artistico come in altri settori, non sempre è applicato;

15.

incoraggia infine gli Stati membri a effettuare, nel settore delle arti dello spettacolo, analisi comparative delle situazioni esistenti nei vari Stati membri dell'Unione, in modo da facilitare la concezione e l'attuazione di politiche comuni, compilare statistiche e rendere i progressi compiuti raffrontabili e misurabili;

16.

invita gli Stati membri a migliorare la condizione sociale di coloro che lavorano nel mondo della cultura e dell'arte, tenendo conto delle varie tipologie contrattuali e garantendo una migliore protezione sociale;

17.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 269 del 5.10.2002, pag. 15.

(2)  GU L 14 del 20.1.1998, pag. 6.

(3)  GU C 125 E del 22.5.2008, pag. 223.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2008)0399.


1.4.2010   

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CE 87/30


Martedì 10 marzo 2009
Integrità del gioco d'azzardo

P6_TA(2009)0097

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sull’integrità del gioco d’azzardo online (2008/2215(INI))

2010/C 87 E/08

Il Parlamento europeo,

visto l’articolo 49 del trattato CE,

visto il Protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato al trattato CE,

vista la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (1),

vista la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (2) (direttiva sui servizi),

vista la direttiva 2007/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2007, che modifica la direttiva 89/552/CEE del Consiglio relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l’esercizio delle attività televisive (3) (direttiva sui servizi di media audiovisivi),

vista la direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno (direttiva sul commercio elettronico) (4),

vista la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (5),

vista la sua risoluzione, dell’8 maggio 2008, sul Libro bianco sullo sport (6),

viste l’interrogazione orale presentata alla Commissione il 16 ottobre 2006 dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori sul gioco d’azzardo e le scommesse sportive nel mercato interno (O-0118/2006), la successiva discussione del 14 novembre 2006 in seno alla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e la risposta dei membri della Commissione,

visto il documento informativo sul gioco d’azzardo online, incentrato sull’integrità e sul codice di condotta per il gioco d’azzardo, presentato al Parlamento europeo dalla Europe Economics Research Ltd,

visto lo studio del 14 giugno 2006 sui servizi del gioco d’azzardo nel mercato interno dell’Unione europea, elaborato per la Commissione dall’Istituto svizzero di diritto comparato (ISDC),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0064/2009),

A.

considerando che, secondo quanto emerso dal precitato studio dell’ISDC, attualmente il gioco d’azzardo online, caratterizzato nel 2004 da un reddito lordo pari a 2-3 miliardi di euro, rappresenta circa il 5 % del mercato globale del gioco d’azzardo dell’Unione europea e che la sua rapida crescita sembra inevitabile,

B.

considerando che il reddito generato dalle attività di gioco d’azzardo gestite o autorizzate dal governo rappresenta di gran lunga la più importante fonte di reddito delle organizzazioni sportive in molti Stati membri,

C.

considerando che tradizionalmente le attività di gioco d'azzardo, compreso il gioco d'azzardo online, sono state rigidamente regolate in tutti gli Stati membri sulla base del principio di sussidiarietà, al fine di proteggere i consumatori dalla dipendenza e dalla frode, di prevenire il riciclaggio di denaro sporco e altri crimini finanziari, come anche le partite dal risultato concordato, e di preservare l'ordine pubblico; considerando che la Corte di giustizia delle Comunità europee accetta che la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi subiscano limitazioni alla luce di tali obiettivi di interesse generale, purché le limitazioni siano proporzionali e non discriminatorie,

D.

considerando che tutti gli Stati membri hanno differenziato le suddette restrizioni sulla base del tipo di servizio di gioco d’azzardo interessato come, per esempio, i giochi di casinò, le scommesse sportive, le lotterie o le scommesse sulle corse dei cavalli; considerando che la maggioranza degli Stati membri vieta lo svolgimento – compreso quello eseguito da operatori locali – dei giochi di casinò online e che un numero significativo di Stati vieta altresì le scommesse sportive e le lotterie online,

E.

considerando che le attività di gioco d’azzardo erano escluse dall'ambito di applicazione delle direttive 2006/123/CE, 2007/65/CE e 2000/31/CE e che, nella sua summenzionata risoluzione relativa al Libro bianco sullo sport, il Parlamento europeo ha espresso preoccupazione in merito a un’eventuale deregolamentazione del gioco d’azzardo,

F.

considerando che gli Stati membri hanno regolamentato i loro mercati del gioco d’azzardo tradizionale al fine di proteggere i consumatori dalla dipendenza, dalla frode, dal riciclaggio di denaro e dalla prassi di concordare i risultati delle partite; considerando che è più difficile raggiungere simili obiettivi politici nel settore del gioco d’azzardo online,

G.

considerando che la Commissione ha avviato procedure d’infrazione contro dieci Stati membri al fine di verificare se le misure nazionali che limitano l’offerta transfrontaliera di servizi di gioco d’azzardo online siano compatibili con il diritto comunitario, considerando che, come sottolineato dalla Commissione, tali procedure esulano dall'esistenza di monopoli o di lotterie nazionali in quanto tali, né hanno in alcun modo a che vedere con la liberalizzazione dei mercati del gioco d'azzardo in generale,

H.

considerando che un numero crescente di questioni pregiudiziali legate a cause inerenti al gioco d’azzardo viene deferito alla Corte di giustizia delle Comunità europee, il che dimostra palesemente la mancanza di chiarezza sull'interpretazione e l'applicazione della legislazione comunitaria in materia di gioco d’azzardo,

I.

considerando che, nell’ambito della presente risoluzione sul gioco d'azzardo online, per integrità si intende un impegno volto a prevenire non soltanto la frode e il crimine, ma anche il gioco d’azzardo problematico e dei minorenni rispettando la legislazione in materia di tutela dei consumatori e il diritto penale e tutelando le competizioni sportive da qualsiasi influenza indebita legata alle scommesse sportive,

J.

considerando che il gioco d’azzardo online comporta diversi fattori di rischio legati al gioco problematico quali, ad esempio, la facilità di accesso al gioco d'azzardo, la disponibilità di una varietà di giochi e minori costrizioni sociali (7),

K.

considerando che le scommesse sportive e gli altri giochi online si sono sviluppati rapidamente e in modo incontrollato (soprattutto per via transfrontaliera tramite Internet) e che la sempre presente minaccia rappresentata dal fenomeno di concordare i risultati delle partite e delle cosiddette «lay bets» (scommesse amatoriali) su eventi specifici nelle gare sportive rende lo sport particolarmente vulnerabile alle scommesse illegali,

Trasparenza del settore a tutela degli interessi pubblici e dei consumatori

1.

sottolinea che, in conformità con il principio di sussidiarietà e con la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, gli Stati membri hanno l'interesse e il diritto di regolamentare e controllare i propri mercati del gioco d’azzardo conformemente alle proprie tradizioni e culture al fine di proteggere i consumatori dalla dipendenza, dalla frode, dal riciclaggio di denaro sporco e dal fenomeno di concordare il risultato delle partite nello sport, nonché di tutelare le strutture di finanziamento tradizionali che finanziano le attività sportive e alcune altre cause sociali negli Stati membri; sottolinea che anche tutte le altre parti interessate possono trarre beneficio da un mercato del gioco d'azzardo adeguatamente controllato e regolamentato; sottolinea che gli operatori del gioco d’azzardo devono osservare la legislazione dello Stato membro in cui forniscono i propri servizi e in cui risiedono i consumatori;

2.

sottolinea che i servizi di gioco d’azzardo devono essere considerati un’attività economica di natura molto speciale, per via degli aspetti di ordine pubblico e sociale e di assistenza sanitaria ad essi correlati, per la quale la concorrenza non porterà ad una migliore ripartizione delle risorse, ragione per cui il gioco d’azzardo richiede un approccio multipilastro; sottolinea che un approccio basato esclusivamente sul mercato interno non è appropriato in questo settore così delicato ed esorta la Commissione a prestare particolare attenzione ai pareri della Corte di giustizia delle Comunità europee in materia;

3.

sostiene il lavoro avviato in seno al Consiglio sotto la presidenza francese, che affronta questioni relative al gioco d’azzardo online e tradizionale e alle scommesse; invita il Consiglio a continuare a tenere discussioni ufficiali vertenti su una potenziale soluzione politica in merito al metodo da adottare per definire e affrontare i problemi derivanti dal gioco d'azzardo online ed esorta la Commissione a sostenere detto processo, a svolgere studi e a presentare adeguate proposte auspicate dal Consiglio per il conseguimento di obiettivi comuni nel settore del gioco d'azzardo online;

4.

esorta gli Stati membri a cooperare strettamente al fine di risolvere i problemi di ordine pubblico e sociale derivanti dal gioco d’azzardo online transfrontaliero, quali ad esempio la dipendenza dal gioco e l’uso illecito di dati personali o di carte di credito; esorta le istituzioni dell'Unione europea a cooperare strettamente con gli Stati membri nella lotta contro ogni offerta di servizi di gioco d’azzardo non autorizzata o illegale, a proteggere i consumatori e a prevenire le frodi; sottolinea l'esigenza di una posizione comune relativa al metodo per conseguire detto obiettivo;

5.

sottolinea che i legislatori e gli operatori dovrebbero cooperare strettamente con gli altri attori che operano nel settore del gioco d’azzardo online, quali ad esempio gli operatori del settore, i legislatori, le organizzazioni dei consumatori, le organizzazioni sportive, le associazioni del settore e i media, che condividono la responsabilità di garantire l’integrità del gioco d’azzardo online e di informare i consumatori circa le possibili conseguenze negative;

Lotta contro la frode e altre forme di comportamento criminale

6.

sottolinea che le attività criminali quali il riciclaggio di denaro sporco e l’economia sommersa possono essere associate alle attività di gioco d’azzardo e avere un impatto sull’integrità dello sport e degli eventi sportivi; ritiene che la minaccia all'integrità dello sport e delle gare sportive abbia massicce ripercussioni sulla partecipazione della cittadinanza, uno dei principali fattori che contribuisce alla salute pubblica e all'integrazione sociale; è del parere che, qualora lo sport fosse percepito quale oggetto di manipolazioni per il guadagno economico dei giocatori, dei funzionari o di terzi anziché essere praticato conformemente ai suoi valori e alle sue regole e per il piacere dei suoi sostenitori, ne potrebbe derivare una perdita di fiducia pubblica;

7.

è del parere che la crescita del gioco d’azzardo online dia adito a maggiori opportunità di pratiche scorrette quali la frode, le partite dal risultato concordato, i sistemi di scommesse illegali e il riciclaggio di denaro sporco, sia perché i giochi online possono essere creati e smantellati molto rapidamente, sia a causa della proliferazione di operatori offshore; esorta la Commissione, Europol e le altre istituzioni nazionali e internazionali a monitorare da vicino e a riferire i risultati dei controlli in tale ambito;

8.

ritiene che la difesa dell’integrità delle gare e degli eventi sportivi necessiti della collaborazione tra titolari di diritti sportivi, operatori di scommesse online e autorità pubbliche a livello nazionale, europeo e internazionale;

9.

invita gli Stati membri a garantire che gli organizzatori di gare sportive, gli operatori di scommesse e le autorità di regolamentazione cooperino sulle misure da intraprendere per far fronte ai rischi connessi alle attività di scommesse illegali e alla prassi di concordare il risultato delle partite nello sport e definiscano un quadro normativo realizzabile, equo e sostenibile finalizzato a tutelare l’integrità dello sport;

10.

sottolinea che le scommesse sportive costituiscono una forma di sfruttamento commerciale delle gare sportive ed esorta gli Stati membri ad adoperarsi affinché dette gare non siano soggette ad alcun uso commerciale non autorizzato, segnatamente attraverso il riconoscimento di un diritto per gli organizzatori di eventi sportivi, e a creare strumenti volti a garantire eque retribuzioni finanziarie a vantaggio dello sport professionale e amatoriale a tutti i livelli; invita la Commissione a prendere in esame la possibilità di riconoscere agli organizzatori di gare sportive un diritto di proprietà intellettuale (una sorta di diritto all'immagine (8)) su dette gare;

Prevenzione del pregiudizio arrecato al consumatore

11.

ritiene che Internet, fornendo potenzialmente l'opportunità di giocare d'azzardo online in privato in qualsiasi momento, con risultati immediati e con la possibilità di giocare con ingenti somme di denaro, crei nuove circostanze che possono favorire la dipendenza dal gioco d'azzardo; osserva, tuttavia, che ancora non si conoscono pienamente gli effetti sui consumatori delle specifiche forme di servizi di gioco d'azzardo offerte online e che la questione dovrebbe essere oggetto di indagini dettagliate;

12.

richiama l’attenzione sulla crescente preoccupazione nei confronti della capacità dei giovani di accedere, legalmente o illegalmente, alla possibilità di giocare d’azzardo online e sottolinea la necessità di effettuare controlli di età più efficaci e di fare in modo che i minori non possano avere accesso alle dimostrazioni gratuite dei giochi d'azzardo sui siti web;

13.

sottolinea che i giovani in particolare possono avere difficoltà a distinguere tra i concetti di fortuna, destino, caso e probabilità; esorta gli Stati membri ad analizzare i fattori chiave di rischio che possono incrementare la probabilità che una persona (giovane) sviluppi un problema di gioco d’azzardo nonché a trovare gli strumenti idonei per far fronte a questi fattori;

14.

è preoccupato per la crescente interconnessione tra la televisione interattiva, i telefoni cellulari e i siti Internet nell’offrire giochi d’azzardo a distanza od online rivolti soprattutto ai minori; ritiene che detta evoluzione porrà nuove sfide in ambito di regolamentazione e di protezione sociale;

15.

è del parere che il gioco d’azzardo online sia in tutta probabilità fonte di rischi per i consumatori e che gli Stati membri potrebbero quindi legittimamente limitare la libera fornitura di servizi di giochi d’azzardo online al fine di tutelare i consumatori;

16.

sottolinea che i genitori hanno responsabilità nella prevenzione del gioco d’azzardo e della dipendenza da gioco dei minorenni;

17.

esorta, al contempo, gli Stati membri a stanziare fondi adeguati a favore della ricerca, della prevenzione e del trattamento dei problemi legati al gioco d’azzardo online;

18.

ritiene che gli utili derivanti dal gioco d’azzardo dovrebbero essere usati a vantaggio della società, incluso il finanziamento rinnovabile a favore dell’istruzione, della salute, dello sport professionale e amatoriale e della cultura;

19.

sostiene l'elaborazione di standard sul gioco d’azzardo online per quanto concerne i limiti d'età, il divieto di regimi di credito e di bonus per proteggere i giocatori vulnerabili, le informazioni sulle possibili conseguenze del gioco d’azzardo, le informazioni su dove cercare aiuto in caso di dipendenza, la potenziale dipendenza creata da alcuni giochi, ecc.;

20.

esorta tutte le parti interessate ad affrontare il rischio di isolamento sociale causato dalla dipendenza dal gioco d’azzardo online;

21.

ritiene che l’autoregolamentazione in merito alla pubblicità, alla promozione e alla fornitura dei giochi online non sia sufficientemente efficace e sottolinea pertanto la necessità di una regolamentazione e di cooperazione tra gli operatori del settore e le autorità;

22.

esorta gli Stati membri a cooperare a livello europeo al fine di adottare misure contro qualsiasi forma di pubblicità o commercializzazione aggressiva del gioco d'azzardo online da parte di operatori pubblici o privati, comprese le dimostrazioni gratuite dei giochi, per proteggere in modo particolare i giocatori e i consumatori vulnerabili quali bambini e giovani;

23.

propone di esaminare la possibilità di introdurre una somma massima mensile che una persona può dedicare alle attività di gioco d’azzardo o di obbligare gli operatori del gioco d’azzardo online a utilizzare carte prepagate per il gioco d’azzardo online da vendersi nei negozi;

Codice di condotta

24.

osserva che un codice di condotta potrebbe ancora essere uno strumento aggiuntivo utile per raggiungere alcuni obiettivi pubblici (e privati) e per tener conto degli sviluppi tecnologici, dei cambiamenti delle preferenze dei consumatori o degli sviluppi delle strutture di mercato;

25.

sottolinea che il codice di condotta rimane in definitiva un approccio di autoregolamentazione dettato dagli operatori del settore e può quindi intervenire soltanto in aggiunta e non in sostituzione della legislazione;

26.

sottolinea altresì che l’efficacia del codice di condotta dipenderà in larga misura dal suo riconoscimento da parte dei legislatori nazionali e dei consumatori, nonché dalla sua applicazione;

Monitoraggio e ricerca

27.

esorta gli Stati membri a documentare la portata e la crescita dei loro mercati del gioco d’azzardo online, nonché le sfide da esso derivanti;

28.

esorta la Commissione ad avviare uno studio sul gioco d’azzardo online e sul relativo rischio di dipendenza, considerando ad esempio in che misura la pubblicità contribuisce a creare dipendenza, se è possibile dar vita a una categorizzazione comune europea dei giochi in base alle potenzialità di creare dipendenza e quali sono le possibili misure preventive e curative;

29.

esorta la Commissione a esaminare in particolare il ruolo della pubblicità e della commercializzazione (comprese le dimostrazioni online gratuite dei giochi) in quanto fattori che incentivano, direttamente o indirettamente, i minori a giocare d'azzardo;

30.

esorta la Commissione, Europol e le autorità nazionali a raccogliere e condividere informazioni circa la portata della frode e di altri comportamenti criminali nel settore del gioco d’azzardo online, ad esempio tra gli attori coinvolti;

31.

esorta la Commissione a svolgere uno studio, in stretta collaborazione con i governi nazionali, sugli effetti economici e non della fornitura di servizi di gioco d'azzardo online transfrontaliero in termini di integrità, responsabilità sociale, tutela dei consumatori e questioni inerenti all'imposizione fiscale;

32.

sottolinea quanto sia importante che lo Stato membro di residenza del consumatore sia in grado di controllare, limitare e supervisionare efficacemente i servizi di gioco d’azzardo forniti sul suo territorio;

33.

esorta la Commissione e gli Stati membri a specificare il luogo d'imposizione fiscale delle attività di gioco d’azzardo online;

*

* *

34.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  Schindler 1994 (C-275/92), Läärä 1999 (C-124/97), Zenatti 1999 (C-67/98), Anomar 2003 (C-6/01), Gambelli 2003 (C-243/01), Lindman 2003 (C-42/02), Placanica 2007 (C-338/04), Unibet 2007 (C-432/05), UNIRE 2007 (C-260/04).

(2)  GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36.

(3)  GU L 332 del 18.12.2007, pag. 27.

(4)  GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1.

(5)  GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15.

(6)  Testi approvati, P6_TA(2008)0198.

(7)  Parere dell’avvocato generale Bot, del 14 ottobre 2008, nella causa C-42/07; il precitato studio dell’ISDC (pag. 1450); Professore Gill Valentine, Literature review of children and young people’s gambling (lavoro richiesto dalla commissione per il gioco d’azzardo del Regno Unito), settembre 2008.

(8)  Riconducibile alla nozione di «Portretrecht» nei Paesi Bassi.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/35


Martedì 10 marzo 2009
Garantire la qualità degli alimenti, compresa l'armonizzazione o il reciproco riconoscimento delle norme

P6_TA(2009)0098

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 su «Garantire la qualità degli alimenti - Armonizzazione o reciproco riconoscimento delle norme» (2008/2220(INI))

2010/C 87 E/09

Il Parlamento europeo,

visto l’articolo 33 del trattato CE,

visto il Libro verde della Commissione, del 15 ottobre 2008, sulla qualità dei prodotti agricoli: norme di prodotto, requisiti di produzione e sistemi di qualità (COM(2008)0641),

vista la sua risoluzione, del 9 ottobre 1998, sulla politica di qualità per i prodotti agricoli e agroalimentari (1),

visto il documento di lavoro della Commissione sui sistemi di certificazione della qualità alimentare (ottobre 2008),

visto il controllo dello stato di salute della politica agricola comune (PAC),

visto il mandato conferito dal Consiglio europeo alla Commissione per i negoziati OMC sull'agricoltura, quale definito nella proposta della Commissione relativa alle modalità da seguire nei negoziati dell'OMC sull'agricoltura del gennaio 2003 (2),

vista la conferenza organizzata dalla Commissione a Bruxelles il 5 e 6 febbraio 2007 sul tema «Certificazione di qualità alimentare – aggiungere valore al prodotto agricolo»,

vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori (COM(2008)0040),

visto l’articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A6-0088/2009),

A.

considerando che le norme in materia di sicurezza e qualità alimentare dell’Unione europea sono le più rigorose del mondo,

B.

considerando che tali rigorose norme rispondono a un'esigenza del consumatore europeo e rappresentano un mezzo per conseguire un importante valore aggiunto,

C.

considerando che i consumatori manifestano vivo interesse non solo nei confronti della sicurezza degli alimenti, ma anche nei confronti dell'origine e dei metodi di produzione dei prodotti alimentari; che l'Unione europea ha già risposto a questa tendenza introducendo quattro marchi di qualità e origine degli alimenti, quali la denominazione di origine protetta (DOP), l'indicazione geografica protetta (IGP), la specialità tradizionale garantita (STG) e l'agricoltura biologica,

D.

considerando che i prodotti europei di qualità rappresentano un patrimonio culturale e gastronomico «vivente» dell’Unione europea e sono, quindi, un elemento essenziale della vita economica e sociale di numerose regioni dell'Unione europea in quanto garantiscono la continuazione di determinate attività che presentano un legame diretto con il territorio, in particolare con le zone rurali,

E.

considerando che il consumatore associa i sistemi di certificazione a una garanzia di maggiore qualità,

F.

considerando che i sistemi di qualità specifici dell’Unione europea costituiscono un importante vantaggio competitivo per i prodotti dell'Unione europea,

G.

considerando che la grande distribuzione domina ormai il mercato alimentare dell'Unione europea e impone costi per la campionatura e l’esposizione dei prodotti o costi promozionali ingiustificati, tutti fattori che limitano la possibilità per i piccoli produttori di arrivare al grande pubblico,

H.

considerando che le nuove tecnologie possono essere utilizzate per fornire informazioni dettagliate in merito alla provenienza e alle caratteristiche dei diversi prodotti agricoli e alimentari,

I.

considerando che la contraffazione è fonte di danni sia per i produttori che per i consumatori finali,

1.

accoglie con favore il processo di riflessione avviato dal Libro Verde della Commissione e sostiene il criterio di promozione della qualità dei prodotti agricoli dell'Unione europea che non generi costi e oneri aggiuntivi per i produttori;

2.

ritiene che la garanzia di una concorrenza leale per prodotti strategici come quelli agricoli e alimentari dovrebbe rappresentare un obiettivo fondamentale per l'Unione europea e di interesse pubblico a livello europeo; è del parere che sia fondamentale una equa concorrenza anche per i prodotti importati, che in generale tendono a non rispettare requisiti paragonabili a quelli comunitari; ritiene che, per quanto riguarda i prodotti di paesi terzi che hanno accesso al mercato interno, le norme europee relative alla qualità dei prodotti debbano essere regolamentate in base all'accordo in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC);

3.

ritiene necessario incrementare il controllo e il coordinamento tra le diverse autorità al fine di garantire che i prodotti alimentari importati siano conformi alle norme dell'Unione europea in materia di ambiente, sicurezza alimentare e benessere degli animali; prende atto delle conclusioni del Consiglio «Agricoltura» del 19 dicembre 2008 sulla sicurezza dei prodotti agroalimentari d'importazione e il rispetto delle norme comunitarie; rileva tuttavia che nelle citate conclusioni manca l'espressione di una forte volontà politica a supporto del potenziamento dei controlli dell'Unione nei paesi terzi;

4.

sottolinea che una politica basata sulla qualità non può non tenere conto del futuro della politica agricola comune o di sfide quali, ad esempio, il cambiamento climatico, la conservazione della biodiversità, l’approvvigionamento energetico o la gestione delle risorse idriche;

5.

ritiene che, in una congiuntura di prezzi elevati delle derrate, l’incentivo ad aumentare il volume della produzione non debba diventare un pretesto per abbassare la qualità;

6.

ribadisce che l’imposizione di un livello più elevato di sicurezza alimentare nonché di protezione degli animali e dell'ambiente deve altresì avere lo scopo di garantire un livello qualitativo dei prodotti in grado di offrire un cospicuo vantaggio competitivo ai produttori agricoli; ritiene pertanto che gli agricoltori debbano avere la possibilità di recuperare i costi legati al rispetto dei requisiti comunitari in materia di sicurezza alimentare nonché di protezione degli animali e dell'ambiente; è del parere che, qualora il vantaggio competitivo non sia sufficiente per recuperare i costi generati dai requisiti comunitari, un ruolo essenziale in tal senso debba essere svolto dai fondi della politica agricola comune che gli agricoltori europei dovrebbero utilizzare per garantire la sicurezza alimentare nonché la protezione degli animali e dell'ambiente nell'agricoltura;

7.

ritiene che la politica europea in materia di qualità debba essere adeguata in vista della riforma della politica agricola comune successiva al 2013; è del parere che nell’ambito di tale politica l’Unione europea debba svolgere un ruolo di sostegno, anche sul piano finanziario, inteso a garantire il rispetto dei requisiti di elevata qualità dei prodotti agroalimentari europei; sottolinea la necessità di offrire un maggiore sostegno alle associazioni di produttori in modo da non sfavorire, in particolare, le piccole aziende agricole;

8.

ricorda che, con il trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, l'Unione europea si è impegnata ad attuare misure finalizzate alla conservazione delle risorse genetiche; esorta pertanto la Commissione a istituire particolari programmi di sostegno alle vendite che promuovano l'utilizzo di specie vegetali a rischio di erosione genetica; sottolinea che tali programmi possono incrementare l'interesse di agricoltori e giardinieri nei confronti della coltivazione di specie inserite nell'elenco delle risorse fitogenetiche e che quindi è opportuno istituire programmi analoghi anche per le razze di animali in via di estinzione;

9.

rammenta che, alla luce del processo continuo di liberalizzazione dei mercati agricoli mondiali, i produttori europei si trovano direttamente esposti alla concorrenza internazionale e che ogni nuova disposizione a cui devono conformarsi può sì costituire uno svantaggio competitivo ma anche giocare a favore degli agricoltori comunitari purché questi ultimi siano effettivamente in grado di distinguersi sul mercato grazie alla loro produzione e ai riconoscimenti ottenuti dalla stessa; rammenta inoltre che gli agricoltori europei possono sfruttare a proprio vantaggio le esigenze dei consumatori, ad esempio fornendo loro prodotti locali di elevata qualità o garantendo un maggior benessere degli animali e il rispetto di più severe norme ambientali;

10.

rileva la necessità che la Commissione, nell'ambito delle trattative sulle questioni non commerciali in seno all'OMC, ottenga l'imposizione dell'obbligo per i prodotti importati di rispettare gli stessi requisiti cui sono soggetti gli agricoltori dell'Unione europea; in tal modo questi ultimi godranno di un chiaro vantaggio competitivo in virtù della qualità dei prodotti agricoli rispettosi dei requisiti in materia di sicurezza alimentare nonché di protezione degli animali e dell'ambiente;

11.

esprime preoccupazione per l’influenza delle grandi catene di negozi sulla qualità generale dei prodotti alimentari europei; manifesta altresì preoccupazione per il fatto che i mercati in cui la distribuzione è particolarmente concentrata mostrano una tendenza all'uniformazione e alla riduzione della varietà dei prodotti agroalimentari che comporta una minor presenza di prodotti tradizionali e l'incremento di quelli pretrattati; propone alla Commissione di tener conto della necessità di regolamentare le cosiddette «aste al contrario» imposte da un numero limitato di grandi piattaforme commerciali che hanno effetti devastanti sui prodotti di qualità;

Requisiti concernenti la produzione e le norme di commercializzazione

12.

manifesta preoccupazione per la complessità del sistema dell'Unione europea delle norme di base e per le numerose disposizioni a cui devono conformarsi gli agricoltori dell'Unione europea; è favorevole alla semplificazione del sistema e chiede che ogni nuova norma sia valutata in funzione dei criteri di adeguatezza, necessità e proporzionalità;

13.

chiede un'ulteriore semplificazione delle norme di commercializzazione che chiarisca i criteri fondamentali da applicare; auspica la messa a punto di orientamenti Unione Europea sull'uso di termini riservati di uso generale quali «a basso contenuto di zucchero», «a bassa emissione di CO2», «dietetico» e «naturale», in modo da evitare pratiche fuorvianti;

14.

è preoccupato per il fatto che la maggior parte dei consumatori dell'Unione europea non è sufficientemente informata circa la catena alimentare, segnatamente per quanto concerne l’origine dei prodotti e delle materie prime; auspica l’introduzione dell’indicazione obbligatoria del luogo di produzione delle materie prime attraverso un'apposita etichetta che soddisfi l'esigenza dei consumatori di ricevere maggiori informazioni sull'origine del prodotto che acquistano; ritiene che tale sistema dovrebbe estendersi anche ai prodotti alimentari trasformati e ritiene che lo stesso dovrebbe fornire informazioni quanto all'origine dei principali ingredienti e delle materie prime specificando il luogo di origine di queste ultime e quello in cui è avvenuta l'ultima trasformazione del prodotto;

15.

ritiene che il modello australiano, pur tenendo conto delle specificità dei vari settori produttivi dell'Unione europea, costituisca un ottimo esempio di sistema di etichettatura del paese di origine in quanto consente di definire le diverse tappe della fabbricazione dei prodotti, ad esempio, «prodotto a» per gli alimenti caratterizzati da ingredienti e da un processo di fabbricazione autoctoni o «fabbricato in» per gli alimenti che sono stati trasformati in modo sostanziale nel paese indicato oppure «realizzato a … a partire da ingredienti locali o importati»; ribadisce inoltre che altri importanti partner commerciali dell’Unione europea quali gli Stati Uniti o la Nuova Zelanda utilizzano analoghi sistemi di etichettatura;

16.

ritiene che, se un prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza alimentare, le norme in materia di commercializzazione non debbano ostacolarne l’accesso al mercato per ragioni legate all’aspetto, alla forma o alla dimensione;

17.

è del parere che il marchio europeo generale di qualità, recante la dicitura «prodotto nell'Unione europea», debba in ultima analisi consentire ai prodotti comunitari di distinguersi sul mercato grazie alla severità delle norme che ne regolamentano la produzione;

18.

ritiene che sia necessario promuovere i termini riservati facoltativi piuttosto che le norme obbligatorie di commercializzazione; è tuttavia del parere che l'introduzione di definizioni unitarie in grado di soddisfare tutte le parti interessate possa, da un lato, essere ostacolata dalle abitudini e tradizioni alimentari divergenti e, dall'altro, generare un ulteriore carico di informazioni per il cliente e la necessità di istituire un sistema di controllo per verificare il corretto utilizzo dei termini in questione;

19.

auspica l'adozione di misure finalizzate a semplificare la normativa comunitaria, purché ciò non si traduca in uno smantellamento della stessa, e a limitare i settori in cui si pratica l’autoregolamentazione; ritiene che siano necessarie norme comuni di commercializzazione e che le stesse possano essere definite in modo più efficiente; ritiene, in tal senso, che la coregolamentazione debba essere promossa quale procedura ordinaria per l'adozione di normative comunitarie in materia; esorta a coinvolgere in questo processo le autorità nazionali e i rappresentanti dell’industria alimentare e dei produttori agricoli;

Sistemi qualitativi specifici dell’Unione europea

20.

sottolinea che i sistemi relativi alla qualità degli alimenti dovrebbero fornire informazioni e offrire ai consumatori la garanzia dell'autenticità degli ingredienti e delle tecniche di produzione locali; reputa pertanto che tali regimi debbano essere attuati e applicati mediante controlli rafforzati e sistemi di tracciabilità;

21.

ritiene che siano necessari sistemi di etichettatura più trasparenti e largamente riconosciuti dai consumatori e che, ai fini di un'indicazione trasparente della provenienza, debba essere specificata anche l'origine dei principali ingredienti caratteristici derivanti dall'agricoltura sia per i prodotti comunitari che per quelli importati dai paesi terzi;

22.

è del parere che l'utilizzo esclusivo di prodotti originali DOP come materia prima possa essere garantito solo attraverso l'indicazione della denominazione protetta sull'etichetta e nelle pubblicità di un prodotto trasformato; sottolinea che in tal modo si evita, da un lato, di generare confusione nel consumatore e, dall'altro, si incentiva la domanda di prodotti con denominazione di origine protetta;

23.

ritiene opportuno regolamentare l'utilizzo delle diciture «montano» e «isolano» al fine di garantire un ulteriore significativo vantaggio alle corrispondenti regioni in situazione di difficoltà; è del parere che in caso di utilizzo delle diciture «montano» e «isolano» debba essere obbligatoriamente aggiunta l'indicazione del paese di origine;

24.

rileva al riguardo che per il cliente medio la differenza tra DOP e IGP non è chiara e che pertanto è necessario rendere il consumatore consapevole di tale differenza;

25.

si oppone alla fissazione di criteri di valutazione più severi, ad esempio quelli relativi alle possibilità di esportazione e alla sostenibilità; fa notare che esistono casi di prodotti che, pur non essendo esportati, risultano estremamente importanti per lo sviluppo delle economie locali e per il mantenimento della coesione sociale;

26.

sottolinea che le indicazioni geografiche costituiscono un importante patrimonio comunitario che deve essere preservato sia per il dinamismo economico, sia per l'impatto socio-economico fondamentale per numerose regioni dell'Unione europea; ritiene che tali indicazioni rappresentino una garanzia di qualità che deve essere sostenuta, in particolare rafforzando la capacità di gestione delle indicazioni geografiche da parte delle associazioni richiedenti che le rappresentano; è del parere che le indicazioni geografiche aiutino i consumatori ad effettuare la propria scelta tra la gamma dei prodotti in offerta;

27.

giudica necessario chiarire le differenze tra i marchi commerciali e le indicazioni geografiche nonché adottare misure che consentano la concreta applicazione delle norme comunitarie già in vigore, in base alle quali non è consentito registrare un marchio che contiene DOP/STG o vi faccia riferimento se l'operatore richiedente non fa parte delle associazioni di produttori delle DOP/STG interessate; considera essenziale l'avvio di campagne promozionali, finanziate attraverso apposite dotazioni di bilancio, volte a informare il consumatore dei vantaggi offerti dai sistemi di certificazione pubblici in questione;

28.

ritiene che, al fine di preservare la qualità e la rinomanza delle indicazioni geografiche, i produttori di alimenti con indicazione geografica debbano avere la possibilità di disporre di strumenti di gestione commisurati al volume della rispettiva produzione;

29.

ritiene che, nei casi in cui un prodotto con indicazione geografica (IG) viene utilizzato per la preparazione di un alimento composto che prevede l'alterazione dell'ingrediente protetto stesso, gli organismi di tutela o le autorità competenti debbano essere autorizzati a effettuare controlli specifici atti a verificare l'assenza di alterazioni eccessive delle caratteristiche dell'ingrediente interessato;

30.

auspica una migliore tutela dei nomi registrati, in particolare in determinate fasi del confezionamento e della commercializzazione in cui sussiste il rischio di utilizzo improprio; chiede che si applichi la regolamentazione comunitaria che impedisce la registrazione di marchi che hanno una denominazione simile ad una denominazione DOP o IGP già registrata;

31.

è favorevole all'introduzione di norme comuni che consentano ai produttori di alimenti con indicazione geografica di fissare talune condizioni in merito agli obblighi derivanti dall'indicazione geografica stessa e al relativo utilizzo nella denominazione dei prodotti trasformati;

32.

è a favore della semplificazione delle procedure di registrazione delle indicazioni geografiche nonché della riduzione del tempo necessario per ottenerle;

33.

attira l’attenzione sul fatto che il livello di protezione delle indicazioni geografiche varia da uno Stato membro all’altro; ritiene che al riguardo sia auspicabile un’armonizzazione legislativa e procedurale, in particolare per quanto riguarda le norme sull'applicazione della tutela ex-officio;

34.

auspica che sia rafforzata la tutela internazionale delle indicazioni geografiche; esorta la Commissione a intensificare i propri sforzi, in particolare a livello politico, in vista del conseguimento di una migliore protezione delle IGP nel quadro non solo dei negoziati in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (sia in merito all'estensione a tutti i prodotti della protezione garantita dall'articolo 23 dell'accordo sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio, sia per quanto concerne l'istituzione di un registro multilaterale delle IGP), ma anche dei negoziati di adesione all'OMC da parte di nuovi paesi e delle trattative attualmente in corso per la conclusione di accordi bilaterali;

35.

è del parere che tale protezione internazionale da parte dell'Unione Europea debba essere garantita sia ai prodotti destinati all'esportazione sia a quelli che non lo sono e che la stessa possa essere eventualmente adattata a seconda dell'effettivo rischio di contraffazione dei prodotti; i prodotti destinati all'esportazione e che presentano un elevato rischio di contraffazione potrebbero quindi beneficiare di una protezione internazionale a livello di OMC mentre per quelli distribuiti su scala locale e con un rischio di usurpazione moderato si potrebbe proporre una procedura semplificata che, dopo il riconoscimento da parte degli Stati membri, venga notificata alla Commissione (paragonabile al livello dell'attuale protezione transitoria) e possa così godere della protezione giuridica a livello comunitario;

36.

constata l'utilizzo improprio di determinati nomi all'interno dei paesi terzi, la confusione che tale comportamento genera nei consumatori e i rischi da esso derivanti per la rinomanza dei prodotti originali; fa notare l'estrema complessità delle procedure per ottenere la tutela di un nome in un paese terzo e le difficoltà che talune associazioni di produttori sono costrette ad affrontare prima di ottenerla dal momento che ogni paese ha il proprio sistema di protezione e le proprie procedure; invita la Commissione a fornire consulenze alle associazioni di produttori supportandole con il proprio know-how oppure garantendo un'assistenza giuridica nell'ambito della conclusione di accordi con i paesi terzi;

37.

giudica indispensabili non solo il controllo a livello comunitario e nazionale dell’utilizzo delle denominazioni di origine protetta e delle indicazioni geografiche protette, ma anche l’applicazione di rigorose sanzioni intese a scoraggiare l’utilizzo non autorizzato di questi strumenti che impongano agli Stati membri di intervenire automaticamente in caso di contraffazione o imitazione di prodotti a denominazione protetta; propone di inserire una disposizione specifica in tal senso nell'articolo 13 del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d’origine dei prodotti agricoli e alimentari (3); è favorevole alla semplificazione dell’ottenimento della denominazione DOP e all'istituzione di controlli rigorosi da parte delle autorità degli Stati membri atti a verificare la realizzazione di tutte le tappe del processo di produzione in una determinata area geografica;

38.

è del parere che i controlli sul mercato finalizzati a garantire il rispetto delle norme in materia di prodotti DOP e IGP, pur costituendo un onere per la burocrazia degli Stati membri, contribuiscano in maniera determinante alla protezione di tali prodotti; è favorevole ad offrire un’assistenza tecnica comunitaria in vista dell'effettuazione di controlli in tutti gli Stati membri al fine di garantire una protezione quanto più possibile uniforme dei prodotti DOP e IGP nel territorio dell'Unione Europea;

39.

ritiene che sia necessario promuovere, attraverso il sostegno finanziario comunitario, attività di informazione e diffusione dei sistemi descritti sia nell'ambito del mercato interno che nei paesi terzi; giudica indispensabile incrementare la percentuale di cofinanziamento dell’Unione europea a favore dei programmi comunitari di informazione e promozione sui prodotti dell'Unione europea di qualità; auspica che la Commissione continui a promuovere il concetto di IGP presso i paesi terzi, in particolare moltiplicando le missioni di assistenza tecnica in collaborazione con le associazioni di produttori di alimenti IGP;

40.

sottolinea la necessità di istituire un'Agenzia europea per la qualità dei prodotti che collabori strettamente con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e con le unità della Commissione responsabili della tutela della qualità alimentare; l'Agenzia sarebbe competente anche per le richieste di DOP, IGP e STG sempre più spesso avanzate dai paesi terzi;

41.

sottolinea l'importanza del regolamento (CE) n. 1829/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2003, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati (4) per la libertà di scelta dei consumatori; esorta la Commissione a presentare una proposta legislativa per l'introduzione di un obbligo di etichettatura anche per i prodotti di origine animale come il latte, la carne e le uova per la cui produzione vengono utilizzati animali alimentati con mangimi geneticamente modificati;

42.

è favorevole al mantenimento e alla semplificazione del sistema delle STG; manifesta delusione per i risultati di tale strumento che ha finora portato alla registrazione di un numero molto esiguo di STG (venti specialità registrate e trenta richieste in corso); sottolinea la necessità di abolire il secondo elenco contenuto nel registro di STG di cui all'articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 509/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alle specialità tradizionali garantite dei prodotti agricoli e alimentari (5), ovvero quello dei nomi di prodotti o alimenti il cui utilizzo non è riservato al produttore, in quanto indebolisce la tutela delle STG; ribadisce che il sistema delle STG è tuttora uno strumento adeguato per la tutela delle reti e che, ove ricorrano determinate condizioni, offre un interessante margine di sviluppo;

43.

ritiene che la definizione di «prodotto tradizionale» contenuta nel regolamento (CE) n. 509/2006 non sia sufficiente; è del parere che il riferimento ai paesi nei quali viene perpetuata la tradizione dei vari prodotti o i cui produttori hanno diritto all'uso esclusivo della denominazione purché rispettino i metodi tradizionali possa valorizzare le STG;

44.

ritiene che la produzione biologica rappresenti una delle maggiori possibilità di crescita dell’agricoltura dell'Unione europea e che sia necessario promuoverla attraverso appositi programmi che incrementino altresì l'affidabilità del logo dell'Unione europea; sottolinea che, nonostante il regolamento comunitario adottato in tal senso contenga norme unitarie, l'applicazione varia a seconda degli Stati membri; infatti questi ultimi affidano le onerose mansioni di controllo, a loro discrezione, ad apposite autorità oppure a uffici autorizzati dallo Stato; sottolinea che la procedura di certificazione varia a seconda degli Stati membri e comporta costi rilevanti; è favorevole all'armonizzazione delle norme di determinazione dei limiti massimi per l'utilizzo di prodotti fitosanitari nell'agricoltura biologica; sostiene, in linea di principio, la proposta di un marchio europeo per i prodotti biologici;

45.

ritiene necessaria una maggiore omogeneità tra le tipologie di organismi e di procedure di controllo e certificazione dei prodotti biologici in modo da trasmettere sicurezza e fiducia ai consumatori attraverso un nuovo logo comunitario per l'agricoltura biologica che garantisca l'uniformità dei criteri di produzione, controllo e certificazione a livello dell'Unione europea contribuendo altresì a risolvere i problemi e a promuovere ulteriormente il mercato interno comunitario dei prodotti biologici;

46.

è del parere che, laddove l'etichettatura dei prodotti derivanti da agricoltura convenzionale induca a pensare che si tratti di produzione biologica, esista il rischio di frenare lo sviluppo del mercato dei prodotti biologici all'interno dell'Unione europea; esprime pertanto preoccupazione a tale riguardo per i tentativi di estendere l'utilizzo del marchio ecologico anche ai prodotti alimentari non ottenuti in base ai principi dell'agricoltura biologica;

47.

è favorevole all'indicazione obbligatoria del paese di origine per le materie prime e i prodotti trasformati importati da paesi terzi anche quando è applicabile il logo dell'Unione europea per i prodotti biologici;

48.

è del parere che ai fini di un miglior funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici

sia necessaria l'indicazione del paese di origine sia per le materie prime che per i prodotti trasformati importati da paesi terzi anche quando è applicabile il logo dell'Unione europea per i prodotti biologici,

si debba rafforzare la credibilità del logo dell'Unione europea attraverso programmi di supporto alle vendite di prodotti biologici;

si debbano fissare limiti massimi per l'utilizzo dei prodotti fitosanitari vietati nell'agricoltura biologica;

sia necessario riesaminare la questione della doppia certificazione spesso richiesta dai grossisti per impedire la disponibilità di quantitativi sufficienti di prodotti biologici sul mercato comunitario;

sia necessario differenziare chiaramente l'etichettatura dei prodotti non agricoli che presentano un riferimento ai metodi di produzione biologici da quella dei prodotti derivanti da agricoltura biologica;

49.

accoglie con favore l’istituzione, a livello di Stati membri, di enti responsabili dei prodotti tradizionali e biologici; giudica indispensabile che ogni Stato membro disponga di istituzioni pubbliche o private, unanimemente riconosciute dai produttori e dai consumatori, in grado di controllare e di promuovere una produzione autoctona biologica e di qualità;

50.

riconosce che i consumatori sono sempre più esigenti per quanto concerne la qualità degli alimenti e la produzione alimentare, non solo in termini di sicurezza ma anche di aspetti etici, come la sostenibilità ambientale, la tutela del benessere degli animali e le tecnologie relative agli organismi geneticamente modificati (OGM); chiede alla Commissione di prevedere criteri per iniziative in materia di qualità, ad esempio sistemi facoltativi di etichettatura «esente da OGM», che consentiranno ai consumatori di compiere scelte più oculate;

51.

ritiene necessario incentivare i sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente; lamenta, a tale proposito, l'assenza di una normativa comunitaria in materia di produzione integrata che consenta di dare risalto agli sforzi profusi dai produttori dell'Unione europea attraverso campagne promozionali e di marketing volte a divulgare il valore aggiunto dei tipi di produzione in esame;

Sistemi di certificazione

52.

è del parere che non sia necessaria una regolamentazione comunitaria finalizzata all'armonizzazione delle norme; giudica superflua l'introduzione di ulteriori sistemi di certificazione per contraddistinguere determinati alimenti a livello comunitario in quanto un simile provvedimento screditerebbe i sistemi già esistenti e genererebbe confusione nei consumatori;

53.

sottolinea che lo sviluppo di marchi di qualità e la relativa gestione non devono comportare un incremento degli oneri burocratici che gravano sui produttori; a tal proposito auspica l'attribuzione a questi ultimi della facoltà di adottare iniziative in merito all'utilizzo dei marchi in esame e la limitazione dell'intervento degli organi comunitari alla protezione dei marchi stessi; in tal modo sarà possibile garantire un'equa remunerazione degli sforzi dei produttori e tutelare i consumatori da eventuali contraffazioni o altri tipi di frode;

54.

rileva che gli attuali sistemi di certificazione, unitamente al rispetto delle disposizioni legislative garantito attraverso severi controlli, possono anche contribuire in maniera determinante alla sicurezza alimentare, ad esempio in termini di tracciabilità; sottolinea che le norme in materia di certificazione dovrebbero rispondere a determinate esigenze della società e che pertanto dovrebbero esistere forme di finanziamento pubblico dei costi sostenuti dagli agricoltori per la relativa applicazione; è favorevole alla promozione di una cooperazione più attiva tra le associazioni di produttori in quanto i singoli agricoltori da soli non possono contrastare l'eccesso di norme di diritto commerciale in materia di certificazione;

55.

fa notare che, allo stato attuale, i sistemi di certificazione privati non aiutano i produttori a far conoscere ai consumatori le caratteristiche dei loro prodotti e anzi si stanno trasformando in uno strumento esclusivo di accesso al mercato che incrementa gli oneri burocratici a carico degli agricoltori e sta diventando un «business» per diverse società di distribuzione alimentare; considera necessario astenersi dal promuovere la proliferazione di tali sistemi che limitano l'accesso al mercato di una parte dei produttori;

56.

fa notare che l'attuale proliferazione dei sistemi di certificazione privati ostacola l'accesso di una parte del settore al mercato e che tali sistemi non contribuiscono a migliorare l'informazione dei consumatori in merito alle caratteristiche dei prodotti; chiede alla Commissione di promuovere il reciproco riconoscimento dei sistemi di certificazione privati al fine di limitare la citata proliferazione e l'esclusione dal mercato di taluni prodotti di qualità; considera necessaria l'elaborazione di linee guida comunitarie comprendenti aspetti che esulano dall'ambito di regolamentazione dei sistemi in esame, ad esempio i termini e le indicazioni «valorizzanti» che sarebbe opportuno definire mediante scale e dati oggettivi;

57.

fa notare che i prodotti regionali rivestono una grande importanza per l'economia e le comunità delle zone interessate e che pertanto devono essere respinte le proposte miranti a limitare il numero di indicazioni geografiche registrate;

58.

è del parere che non sia opportuno elaborare nuove forme di promozione dei prodotti tradizionali potenzialmente in grado di sminuire il sistema STG;

59.

chiede una maggiore collaborazione con l’Organizzazione internazionale di normalizzazione e l’attuazione quanto più ampia possibile di sistemi alternativi quali l’HACCP (sistema di analisi dei rischi e dei punti critici di controllo);

60.

rileva, per quanto riguarda la sfera internazionale, che l’Unione europea ha avuto problemi di competitività nei confronti dei suoi principali partner commerciali; manifesta preoccupazione per la pressione esercitata dai prodotti dei paesi emergenti che non presentano lo stesso livello di sicurezza e di qualità dei prodotti comunitari e che spesso beneficiano di controlli discutibili; ribadisce al riguardo la necessità di attuare il concetto di «accesso al mercato qualificato», promosso in molte sue risoluzioni;

61.

esorta a concludere un maggior numero di accordi bilaterali con i mercati chiave nonché accordi contro la contraffazione; invita la Commissione ad adoperarsi per risolvere il problema della tutela internazionale dei marchi e delle IGP, DOP e STG;

Aspetti supplementari

62.

giudica necessaria una maggiore pubblicità dei vantaggi delle politiche dell'Unione europea di tutela della qualità e della sicurezza alimentare; deplora che i cittadini europei non abbiano accesso a informazioni esaustive e facilmente reperibili sul contributo dell’Unione europea al settore; raccomanda inoltre alla Commissione e agli Stati membri di intensificare i propri sforzi volti a promuovere e divulgare i requisiti di qualità e sicurezza alimentare che i prodotti dell'Unione europea sono tenuti a rispettare;

63.

pone l’accento sul ruolo del finanziamento europeo del settore in oggetto; rileva che, negli «Stati membri della convergenza», la partecipazione comunitaria ai programmi di crescita della qualità si attesta al 75 %; richiama tuttavia l’attenzione sull’inasprimento, nel quadro della crisi finanziaria mondiale, delle condizioni di concessione dei crediti ai piccoli produttori, con la conseguente drastica limitazione dell'accesso al cofinanziamento;

64.

ritiene che l'esperienza dei Farmer Market, punti vendita di prodotti del territorio e di stagione gestiti direttamente dalle imprese agricole, vada incoraggiata perché assicura un prezzo equo per i prodotti di alta qualità, rafforza il legame del prodotto con il territorio e sensibilizza il consumatore ad una scelta consapevole riguardo gli aspetti qualitativi; ritiene che gli Stati membri debbano promuovere la creazione di spazi commerciali in cui i produttori abbiano la possibilità di offrire i loro articoli direttamente ai consumatori;

65.

chiede di istituire programmi di sostegno alle vendite per i mercati locali in grado di promuovere le iniziative a livello locale e regionale nei settori della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti; ritiene che tale obiettivo possa essere raggiunto, ad esempio, attraverso associazioni di produttori che incrementino la creazione di valore nelle aree rurali e diano il buon esempio per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico evitando i percorsi più lunghi per i trasporti;

*

* *

66.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 328, del 26.10.1998, pag. 232.

(2)  Documento della Commissione 625/02.

(3)  GU L 93 del 31.3.2006, pag. 12.

(4)  GU L 268 del 18.10.2003, pag. 1.

(5)  GU L 93 del 31.3.2006, pag. 1.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/43


Martedì 10 marzo 2009
Relazioni della Commissione sulla politica di concorrenza 2006 e 2007

P6_TA(2009)0099

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sulla relazione sulla politica di concorrenza 2006 e 2007 (2008/2243(INI))

2010/C 87 E/10

Il Parlamento europeo,

viste le relazioni della Commissione sulla politica di concorrenza per il 2006, del 25 giugno 2007 (COM(2007)0358) e per il 2007 del 16 giugno 2008 (COM(2008)0368),

visto il piano di azione della Commissione nel settore degli aiuti di Stato del 7 giugno 2005 su «Aiuti di Stato meno numerosi e più mirati: itinerario di riforma degli aiuti di Stato 2005-2009» (COM(2005)0107),

vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla riforma degli aiuti di Stato 2005-2009 (1),

visto il regolamento (CE) n. 1998/2006 della Commissione, del 15 dicembre 2006, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore («de minimis») (2),

visto il regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato (regolamento generale di esenzione per categoria) (3),

visto il regolamento (CE) n. 1400/2002 della Commissione, del 31 luglio 2002, relativo all'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3, del trattato a categorie di accordi verticali e pratiche concordate nel settore automobilistico (4) (regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico),

visti gli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 (5),

visto il regolamento (CE) n. 1627/2006 della Commissione, del 24 ottobre 2006 che modifica il regolamento (CE) n. 794/2004, relativamente ai moduli standard per la notifica degli aiuti (6),

visto il regolamento (CE) n. 1628/2006 della Commissione, del 24 ottobre 2006, relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti di Stato per investimenti a finalità regionale (7),

vista la disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione (8),

vista la sua risoluzione del 27 aprile 2006 sugli aspetti settoriali del Piano d'azione nel settore degli aiuti di Stato: aiuti all'innovazione (9),

vista la disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente (10),

visti gli orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato destinati a promuovere gli investimenti in capitale di rischio nelle piccole e medie imprese (11),

vista la comunicazione della Commissione concernente la proroga della disciplina per gli aiuti di Stato alla costruzione navale (12),

vista la comunicazione della Commissione sull'applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato CE agli aiuti di Stato concessi sotto forma di garanzie (13),

vista la comunicazione della Commissione relativa alla revisione del metodo di fissazione dei tassi di riferimento e di attualizzazione (14),

vista la direttiva 2006/111/CE della Commissione, del 16 novembre 2006, relativa alla trasparenza delle relazioni finanziarie fra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche e alla trasparenza finanziaria all'interno di talune imprese (15),

vista la sua dichiarazione del 19 febbraio 2008 su uno studio e soluzioni all'abuso di potere dei grandi supermercati operanti nell'Unione europea (16),

viste le indagini settoriali della Commissione nei settori dell'energia e dei servizi bancari al dettaglio,

visti gli orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dell'articolo 23, paragrafo 2, lettera a) del regolamento (CE) n. 1/2003 (17),

vista la comunicazione della Commissione relativa all'immunità dalle ammende o alla riduzione del loro importo nei casi di cartelli tra imprese (18),

visto il Libro bianco della Commissione del 2 aprile 2008 in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie (COM(2008)0165),

visto il Libro bianco della Commissione dell'11 luglio 2007 sullo sport (COM(2007)0391),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A6-0011/2009),

1.

saluta con favore la pubblicazione delle Relazioni della Commissione sulla politica di concorrenza per il 2006 e il 2007;

2.

continua a sostenere per il Parlamento un ruolo più proattivo nello sviluppo della politica di concorrenza con l'introduzione della procedura di codecisione;

3.

si felicita con la Commissione per il suo efficace intervento contro le attività illecite degli hardcore cartels (cartelli veri e propri) e per le ammende record inflitte ai responsabili;

4.

invita la Commissione e il Consiglio, relativamente alla revisione del funzionamento del regolamento (CE) n. 1/2003 (19), a incorporare nel regolamento stesso i principi relativi alle multe e a migliorarlo ulteriormente specificando detti principi perché siano conformi ai criteri dei principi giuridici generali;

5.

è favorevole all'utilizzo della Comunicazione sul trattamento favorevole (riveduta) e relativa procedura per incoraggiare la comunicazione di informazioni in merito al modus operandi dei cartelli illeciti (hardcore);

6.

accoglie con favore la pubblicazione del Libro bianco in materia di azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie, ma raccomanda che la riforma sia portata avanti in modo che gli effetti negativi del sistema USA non si riproducano nell'Unione europea;

7.

chiede alla Commissione di fornire nelle sue future relazioni dati informativi più accurati circa il ruolo e la partecipazione del funzionario della Commissione preposto al collegamento con i consumatori nei procedimenti in materia di concorrenza;

8.

è preoccupato di evitare abusi di potere di mercato da parte dei grandi gruppi industriali ed invita la Commissione a condurre un analisi degli effetti prodotti sulla concorrenza dall'impari rapporto fra i fornitori, precisamente i produttori di generi alimentari e la distribuzione visti i possibili abusi di posizione dominante; aspetta la relazione del gruppo di lavoro della Commissione sul potere di acquisto;

9.

invita la Commissione nella revisione del funzionamento ad esaminare le pratiche abusive nel settore dei servizi, che potrebbero impedire alle piccole imprese di partecipare con successo agli appalti; nota il problema dei lavoratori indipendenti e dei lavoratori freelance cui è talvolta negata la possibilità di applicare tariffe standard in casi in cui dipendono economicamente quasi esclusivamente da uno o più grandi utilizzatori delle loro risorse e chiede alla Commissione di esaminare come possono organizzarsi, negoziare e concludere contratti collettivi compatibili con i principi giuridici della concorrenza;

10.

invita la Commissione a riesaminare le proprie procedure interne per la selezione dei temi delle indagini settoriali;

11.

invita la Commissione a svolgere un'inchiesta di settore sulla pubblicità online;

12.

invita la Commissione a indagare sulle possibili diversità nazionali di applicazione delle norme per gli appalti pubblici e su eventuali distorsioni della concorrenza che ne conseguono;

13.

nota che le relazioni della Commissione riferiscono nei seguenti tre settori: ammende antitrust nei confronti dei cartelli, numero di concentrazioni e numero di notifiche di aiuti di stato trasmesse alla Commissione; sollecita pertanto la Commissione a passare urgentemente in rassegna le sue risorse di personale per assicurarsi che la Direzione generale Concorrenza abbia personale sufficiente per affrontare il crescente carico di lavoro;

14.

sottolinea che l'applicazione delle norme della concorrenza riguardanti fusioni e acquisizioni deve essere valutata nella prospettiva dell'intero mercato interno e non soltanto di parti di esso;

15.

accoglie con favore nelle relazioni della Commissione sulla politica della concorrenza per il 2006 e 2007 la provata efficacia della ristrutturazione dell'Unità preposta al controllo delle concentrazioni nella Direzione generale della concorrenza secondo criteri settoriali e con maggiore accento sulle analisi economiche nonché con la previsione del meccanismo della peer review;

16.

si compiace dell'annunciata apertura di un riesame della regolamentazione sulle fusioni (20); ribadisce il suo parere che le attuali disposizioni sono insufficienti tenuto conto della crescente integrazione e complessità dei mercati dell'Unione europea e che ne va intrapresa una revisione alla ricerca di un'impostazione coerente nella valutazione di operazioni di fusione comparabili;

17.

nota il livello record di notifiche di aiuti di stato e saluta con favore la pubblicazione del regolamento generale di esenzione per le Piccole e medie imprese (PMI), la ricerca e lo sviluppo a vantaggio delle PMI, gli aiuti all’occupazione e alla formazione e gli aiuti a finalità regionale;

18.

si compiace in particolare della possibilità di sovvenzionare i datori di lavoro per quanto riguarda i costi per la cura dei figli e dei genitori sostenuti dai loro lavoratori;

19.

esprime preoccupazione per l’aumento della concentrazione del mercato e dei conflitti di interesse nel settore bancario; pone in guardia contro eventuali rischi sistemici globali risultanti dai conflitti di interesse e dalla concentrazione;

20.

è favorevole a un riesame del Quadro di valutazione degli aiuti di Stato, ma sollecita la Commissione ad intraprendere un'analisi dell'efficacia di tali aiuti e a far sì che in occasione della revisione del Quadro si identifichino gli Stati membri che hanno omesso di attivarsi seriamente per il recupero degli aiuti di Stato illegali;

21.

saluta con favore la pubblicazione della nuova disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente, la quale autorizza gli Stati membri a sostenere la produzione di energia rinnovabile e la cogenerazione efficiente di energia concedendo aiuti al funzionamento che coprano interamente la differenza fra costi di produzione e prezzo di mercato;

22.

ribadisce la sua richiesta di un ulteriore progresso per quanto riguarda la chiarificazione delle attuali regole di concorrenza e la loro applicazione pratica al servizio d'interesse economico generale (SGEI) viste le notevoli differenze fra le politiche seguite dagli Stati membri;

23.

si rammarica che i consumatori di energia nell'Unione europea continuino a subire aumenti tariffari eccessivi e un mercato dell'energia distorto, le cui carenze di funzionamento sono state riconosciute da un'indagine settoriale della Commissione; ribadisce ancora l'importanza di un mercato interno per l'energia, veramente completo e ben funzionante;

24.

sostiene la Commissione nei suoi sforzi per sviluppare ulteriormente i mercati dell'Unione europea del gas e dell'elettricità, il cui elemento essenziale è la separazione delle reti di trasmissione da una parte, e delle attività di produzione e fornitura dall'altra («unbundling»);

25.

si dichiara preoccupato per la mancanza di trasparenza nella formazione dei prezzi del carburante sui mercati europei; chiede alla Commissione di garantire un'adeguata vigilanza sui comportamenti concorrenziali su questi mercati;

26.

chiede l'attuazione di meccanismi che garantiscano che l'adozione del sistema di scambio di quote di emissioni non causi distorsioni di concorrenza né internamente né per i concorrenti esterni;

27.

nota che già il 9 ottobre 2007 il Consiglio aveva invitato la Commissione a prendere in considerazione procedure di snellimento che contemplassero modalità più rapide per il trattamento delle indagini sugli aiuti di Stato in circostanze critiche;

28.

si compiace delle risposte e dei chiarimenti rapidi da parte della Commissione per quanto concerne la gestione della crisi finanziaria ed economica e l’utilizzazione degli aiuti di Stato; nota il crescente aumento degli aiuti di Stato e si compiace dell’elaborazione di ulteriori orientamenti dettagliati che tendono ad aiuti statali meglio mirati;

29.

riconosce l'applicabilità dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera b) del trattato alle condizioni cui si trovano ora confrontate le economie degli Stati membri a seguito delle turbolenze dei mercati finanziari; ritiene necessario tuttavia che la Commissione mantenga una stretta vigilanza sui pacchetti di salvataggio finanziario per garantire la compatibilità delle iniziative di emergenza con i principi della leale concorrenza;

30.

mette in guardia contro l'effettiva sospensione delle regole di concorrenza; sottolinea l'esigenza di valutare in dettaglio le operazioni di salvataggio e garantire che siano conformi alle disposizioni del trattato; chiede alla Commissione di riferire dettagliamene ex post al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali sull'applicazione delle regole di concorrenza in ogni singolo caso nella prossima Relazione annuale sulla politica della concorrenza;

31.

si dichiara preoccupato per l'attuale contrazione dell'attività economica nell'Unione europea, che si prevede si estenderà anche nel 2009; ritiene appropriato che nel quadro delle regole di concorrenza, si mettano in piedi adeguati meccanismi di reazione, quali gli aiuti alla ristrutturazione o il fondo di aggiustamento alla globalizzazione per combattere l'impatto sulla crescita e sull'occupazione della crisi creditizia;

32.

sollecita la Commissione a riconoscere la necessità di istituire meccanismi che riducano al minimo le distorsioni di concorrenza e il potenziale abuso delle situazioni privilegiate in cui si trovano i beneficiari per effetto delle garanzie di Stato;

33.

sollecita la Commissione ad imporre vincoli di comportamento alle istituzioni finanziarie che ottengono aiuti di Stato, onde assicurare che esse non si abbandonino ad iniziative di espansione facendosi scudo della garanzia, a scapito dei concorrenti;

34.

saluta con favore la notevole riduzione dello scarto dei prezzi delle autovetture nuove nell'Unione europea per effetto del regolamento di esenzione per categoria nel settore automobilistico e attende con impazienza che la Commissione valuti l'efficacia del regolamento in questione;

35.

si compiace dell'iniziativa della Commissione volta a ridurre le tariffe di roaming; nota tuttavia che i prezzi si sono fermati giusto al di sotto del picco di prezzo regolamentato; chiede misure che sostengano la concorrenza dei prezzi invece della regolamentazione dei prezzi al dettaglio;

36.

saluta con favore il contributo dato dalla Direzione generale Concorrenza della Commissione al Libro bianco sullo sport e richiama tra l'altro l'attenzione sulla giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e sulla prassi decisionale della Commissione relativamente all'applicazione degli articoli 81 e 82 del trattato CE al settore dello sport;

37.

invita la Commissione a tenere in maggior conto la dimensione internazionale delle sue politiche per quanto riguarda la concorrenzialità dell'Unione europea a livello globale e a chiedere il rispetto e l'applicazione del principio di reciprocità nei negoziati commerciali;

38.

ritiene cruciale che la politica della concorrenza sia adeguatamente rispettata nel quadro del negoziato di accordi commerciali bilaterali; chiede alla Direzione generale Concorrenza di partecipare attivamente ai negoziati per garantire il riconoscimento reciproco delle prassi concorrenziali, in particolare nel settore degli aiuti statali, degli appalti pubblici, dei servizi, degli investimenti e delle agevolazioni commerciali;

39.

sollecita la Commissione a riesaminare le modalità della sua partecipazione alla Rete internazionale della concorrenza e alla Giornata europea della concorrenza, onde assicurare che il pubblico sia meglio e più estesamente informato sull'importanza cruciale della politica di concorrenza per il sostegno alla crescita economica e l'occupazione;

40.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 290 E, del 29.11.2006, pag. 97.

(2)  GU L 379 del 28.12.2006, pag. 5.

(3)  GU L 214 del 9.8.2008, pag. 3.

(4)  GU L 203 dell'1.8.2002, pag. 30.

(5)  GU C 54 del 4.3.2006, pag. 13.

(6)  GU L 302 dell'1.11.2006, pag. 10.

(7)  GU L 302 dell'1.11.2006, pag. 29.

(8)  GU C 323 del 30.12.2006, pag. 1.

(9)  GU C 296 E del 6.12.2006, pag. 263.

(10)  GU C 82 dell'1.4.2008, pag. 1.

(11)  GU C 194 del 18.8.2006, pag. 2.

(12)  GU C 173 dell’8.7.2008, pag. 3.

(13)  GU C 155 del 20.6.2008, pag. 10.

(14)  GU C 14 del 19.1.2008, pag. 6.

(15)  GU L 318 del 17.11.2006, pag. 17.

(16)  Testi approvati, P6_TA(2008)0054.

(17)  GU C 210 dell’1.9.2006, pag. 2.

(18)  GU C 298 dell’8.12.2006, pag. 17.

(19)  Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (GU L 1 del 4.1.2003, pag. 1).

(20)  Regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese (Regolamento comunitario sulle concentrazioni) (GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1).


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/48


Martedì 10 marzo 2009
Sullo «Small Business Act» per l'Europa

P6_TA(2009)0100

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2009 sullo «Small Business Act» per l'Europa (2008/2237(INI))

2010/C 87 E/11

Il Parlamento europeo,

visti la comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008 intitolata «Una corsia preferenziale per la piccola impresa» – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un «Small Business Act» per l’Europa) (COM(2008)0394) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla valutazione d'impatto che l'accompagna (SEC(2008)2102),

viste le sue risoluzioni del 30 novembre 2006 sul tema «È ora di cambiare marcia – Creare un'Europa dell'imprenditorialità e della crescita» (1) e del 19 gennaio 2006 sull'attuazione della Carta europea per le piccole imprese (2),

viste le conclusioni della 2 715a sessione del Consiglio Competitività del 13 marzo 2006 sulla politica a favore delle PMI per la crescita e l'occupazione e della 2 891a sessione del Consiglio Competitività dell'1 e 2 dicembre 2008,

visto il parere del Comitato delle regioni del 12 febbraio 2009,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 14 gennaio 2009,

vista la selezione delle buone prassi per il 2008 della Carta europea per le piccole imprese,

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 25 giugno 2008, intitolato «European Code of Best Practices Facilitating Access by SMEs to Public Procurement Contracts» (codice europeo delle migliori pratiche per agevolare l'accesso delle PMI agli appalti pubblici) (SEC(2008)2193),

vista la comunicazione della Commissione dell'8 ottobre 2007 intitolata «Piccole, ecologiche e competitive – Un programma inteso ad aiutare le piccole e medie imprese a conformarsi alla normativa ambientale» (COM(2007)0379),

vista la comunicazione della Commissione del 16 luglio 2008 sul piano d'azione «Produzione e consumo sostenibili» e «Politica industriale sostenibile» (COM(2008)0397),

vista la comunicazione della Commissione del 16 luglio 2008 intitolata «Una strategia europea in materia di diritti di proprietà industriale» (COM(2008)0465),

visti i pareri del gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti sugli oneri amministrativi del 10 luglio 2008 sulla riduzione dell'onere amministrativo nel settore prioritario del diritto societario e del 22 ottobre 2008 sulla riforma delle disposizioni in materia di fatturazione e di fatturazione elettronica della direttiva 2006/112/CE (direttiva IVA),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione giuridica e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0074/2009),

A.

considerando che i 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI) dell'Unione europea, pari a circa il 99 % del numero complessivo di imprese e che danno lavoro a oltre 100 milioni di persone, svolgono un ruolo fondamentale nel contribuire alla crescita economica, alla coesione sociale e alla creazione di posti di lavoro, sono una fonte d'innovazione di primaria importanza e sono essenziali per il sostegno e l'espansione dell'occupazione,

B.

considerando che le PMI devono essere poste al centro di tutte le politiche comunitarie, per consentire loro di svilupparsi e adattarsi alle esigenze della globalizzazione, di partecipare al triangolo della conoscenza e di adeguarsi alle sfide ambientali ed energetiche,

C.

considerando che dal 2000 a oggi, malgrado le precedenti iniziative dell'Unione europea, il settore delle PMI ha goduto di pochi o appena percettibili miglioramenti,

D.

considerando che la grande maggioranza delle PMI sono microimprese, aziende artigianali, aziende familiari e cooperative, le quali costituiscono il naturale terreno di sviluppo della cultura imprenditoriale e perciò svolgono un ruolo importante nella promozione dell'inclusione sociale e del lavoro autonomo,

E.

considerando che le PMI non godono di sostegno sufficiente per difendersi autonomamente da prassi commerciali sleali transfrontaliere, come quelle delle società che gestiscono in modo ingannevole la compilazione di annuari commerciali,

F.

considerando che, nonostante le differenze, per realizzare pienamente le loro potenzialità, le PMI europee devono affrontare spesso le stesse difficoltà in ambiti quali i costi amministrativi e di conformità alle norme relativamente più elevati rispetto alle imprese più grandi, l'accesso ai finanziamenti e ai mercati, l'innovazione e le problematiche ambientali,

G.

considerando che, per la creazione di un contesto favorevole alle PMI, è fondamentale che cambi la percezione del ruolo degli imprenditori e dell'assunzione del rischio, nel senso che l'imprenditorialità e la connessa propensione ad assumere rischi dovrebbero essere incoraggiate dai leader politici e dai media e sostenute dalle amministrazioni,

H.

considerando che le PMI, nell'avviare i loro processi di internazionalizzazione, devono affrontare problemi specifici quali la mancanza di esperienza internazionale, la scarsità di risorse umane con esperienza, un quadro operativo internazionale altamente complesso e l'esigenza di introdurre cambiamenti nella cultura organizzativa e imprenditoriale,

I.

considerando che il Parlamento ha puntualmente deplorato l'assenza di valore giuridico vincolante della Carta europea delle piccole imprese, che ha compromesso l'effettiva attuazione della Carta e delle sue dieci raccomandazioni che sono rimaste, in gran parte, lettera morta; considerando che, di conseguenza, nella summenzionata risoluzione del 19 gennaio 2006, aveva chiesto al Consiglio di esaminare la questione,

Considerazioni generali

1.

appoggia con convinzione la summenzionata comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008, che mira a portare avanti l'ambizioso obiettivo politico di promuovere la crescita delle PMI attraverso i dieci principi guida e di ancorare l'approccio «Pensare anzitutto in piccolo» («Think Small First») nei processi decisionali a tutti i livelli;

2.

si rammarica tuttavia che lo «Small Business Act» (SBA) non sia uno strumento giuridicamente vincolante; ritiene che il suo aspetto veramente innovativo consista nell'intenzione di porre il principio «Pensare anzitutto in piccolo» al centro delle politiche comunitarie; invita il Consiglio e la Commissione a unirsi al Paramento nello sforzo di rendere tale principio vincolante, in una forma ancora da definire, al fine di garantire che esso sia correttamente applicato in tutti i futuri testi legislativi comunitari;

3.

sottolinea l'assoluta necessità di applicare i dieci principi guida a livello europeo, nazionale e regionale; invita pertanto il Consiglio e la Commissione ad assumere un fermo impegno politico a garantire la loro corretta applicazione; esorta la Commissione e gli Stati membri a collaborare strettamente con tutte le parti interessate per definire le priorità e ad attuare urgentemente, in particolare a livello nazionale, il piano d'azione relativo allo «Small Business Act» adottato dal Consiglio Competitività il 1o dicembre 2008, garantendo che tutte le parti interessate facciano propri i principi guida;

4.

invita la Commissione a rafforzare ulteriormente la visibilità e la conoscenza delle azioni politiche intraprese in materia di piccole e medie imprese raggruppando insieme gli attuali strumenti e fondi comunitari esistenti per le PMI in una specifica linea del bilancio dell'Unione europea;

5.

è fermamente convinto dell'assoluta necessità di introdurre un meccanismo di verifica per monitorare la corretta e rapida attuazione delle iniziative politiche che sono già state avviate; invita pertanto il Consiglio a integrare nel processo di Lisbona le iniziative da assumere a livello degli Stati membri e a informare annualmente il Parlamento in merito ai progressi compiuti;

6.

invita la Commissione a sviluppare un sistema di controllo dei progressi realizzati nel quadro dell'applicazione dei dieci principi guida da parte della Commissione e degli Stati membri; invita la Commissione a elaborare criteri normativi di valutazione per valutare i progressi realizzati; invita gli Stati membri a incorporare le loro prime relazioni sui progressi realizzati nelle loro prossime relazioni annuali sui programmi nazionali di riforma;

7.

sottolinea la necessità di accordare una particolare importanza alle aziende artigianali, alle aziende familiari, alle microimprese e alle imprese individuali a livello dell'Unione europea, nazionale e regionale ed esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure regolamentari, amministrative, fiscali e in materia di apprendimento permanente destinate in modo specifico a tali imprese; chiede inoltre che vengano riconosciute le caratteristiche specifiche dei liberi professionisti e la necessità di trattarli allo stesso modo delle altre PMI, fatta eccezione per i casi in cui ciò è in contrasto con la vigente normativa che disciplina tali professioni; sottolinea il ruolo importante delle associazioni di PMI per i commercianti, le aziende artigianali e le altre professioni; invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare per migliorare il contesto imprenditoriale per questi settori, nonché il quadro giuridico per le loro associazioni professionali e industriali;

8.

ritiene che le proposte della Commissione manchino di una strategia chiara che permetta ai lavoratori autonomi di migliorare il loro status giuridico e i loro diritti, in particolar modo se la loro situazione è paragonabile a quella dei dipendenti salariati; invita la Commissione a garantire ai lavoratori autonomi il diritto di stabilire tariffe generali, di organizzarsi autonomamente e di concludere contratti collettivi, se la loro controparte è una grande impresa che detiene una posizione dominante, a condizione che non vengano lesi i potenziali clienti più deboli e che non ne derivino distorsioni di mercato;

9.

esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure di sostegno mirate e a garantire un'assistenza specifica sotto forma, ad esempio, di informazione, consulenza e semplificazione dell'accesso al capitale di rischio nell'ambito dell'avviamento di attività autonome nel settore delle PMI;

10.

sottolinea la necessità di sviluppare un modello sociale ed economico che garantisca alle realtà imprenditoriali piccole e medie dell'industria creativa, spesso caratterizzate da rapporti di lavoro precari, una rete di sicurezza adeguata;

11.

constata con rammarico che, per creare e sostenere un'impresa, le donne devono affrontare una serie di difficoltà e che ciò è dovuto a fattori quali la scarsità di informazioni, la mancanza di contatti e di accesso alle reti, la discriminazione di genere e la stereotipizzazione, la scarsità e la mancanza di flessibilità delle strutture di accoglienza dei bambini, la difficoltà a conciliare l'attività lavorativa con gli obblighi familiari, nonché le differenze nel modo in cui uomini e donne percepiscono l'imprenditorialità;

12.

plaude all'intenzione di istituire una rete di ambasciatrici dell'imprenditorialità femminile, di introdurre programmi di tutorato per aiutare le donne a fondare imprese proprie e di promuovere lo spirito imprenditoriale fra le donne laureate; ribadisce tuttavia che in molte imprese si riscontra tuttora il fenomeno della segregazione di genere che è, e rimarrà per molto, un problema molto serio, poiché sin quando le donne saranno discriminate nel mercato del lavoro, l'Unione europea perderà lavoratori e imprenditori abili con un conseguente danno economico; ritiene, pertanto, che occorrano maggiori investimenti in progetti a sostegno dell'imprenditoria femminile;

13.

sottolinea che l'imprenditoria femminile contribuisce ad attirare le donne nel mercato del lavoro e a migliorarne lo status economico e sociale; si rammarica tuttavia delle differenze tra uomini e donne, soprattutto a livello retributivo, che persistono in questo settore nonostante il vivo interesse dimostrato per le donne, e del fatto che la percentuale delle imprenditrici nell'Unione europea resta esigua, il che è in parte dovuto al contributo non riconosciuto (ad esempio non remunerato), ma comunque essenziale, che le donne apportano alla gestione quotidiana delle PMI a conduzione familiare;

14.

esorta la Commissione e gli Stati membri a considerare il settore creativo e culturale come un motore dello sviluppo economico e sociale dell'Unione europea, con una quota del 2,6 % del PIL e del 2,5 % della forza lavoro dell'Unione europea; sottolinea l'importante ruolo svolto dalle PMI nel stimolare il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e l'industria creativa;

15.

sottolinea che il settore creativo è dominato da PMI e che esso è particolarmente importante per tutelare un'occupazione duratura a livello regionale;

16.

valuta positivamente l'intenzione della Commissione di presentare una direttiva sulle aliquote IVA ridotte per i servizi ad alta intensità di manodopera prestati localmente, che sono offerti soprattutto dalle PMI; sottolinea, tuttavia, che ciò non deve causare una distorsione della concorrenza e non deve lasciar spazio a dubbi per quanto riguarda i servizi interessati;

17.

rileva la necessità di assicurare che le PMI abbiano la possibilità di acquistare in piccola quantità, a livello locale e in modo ecologico, diventando in questo modo più rispettose del clima e più efficienti;

18.

accoglie con favore la rapida adozione delle disposizioni sull'esenzione generale per categoria riguardo agli aiuti di Stato, sullo statuto della società privata europea e sulle aliquote IVA ridotte;

19.

accoglie con favore la proposta della Commissione di ridurre le aliquote IVA per i servizi forniti a livello locale; invita la Commissione a intraprendere ulteriori iniziative per allentare la normativa in materia di aiuti di Stato, in modo da incrementare le opportunità delle imprese locali, in particolare le PMI, in materia di appalti pubblici;

20.

appoggia l'idea di estendere fino al 2012 l'attuale esenzione dalle regole di concorrenza comunitarie sugli aiuti di Stato per la produzione cinematografica, ritenendo che ciò rappresenti un forte sostegno alle PMI creative;

21.

sostiene le nuove norme sugli aiuti di Stato previste dal regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione, del 6 agosto 2008, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato comune in applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato (regolamento generale di esenzione per categoria) (3), le quali prevedono, in talune condizioni, l'esenzione per le PMI dall'obbligo di notifica;

22.

rileva che, nonostante il chiaro impegno assunto nella Carta europea per le piccole imprese, la voce delle PMI rimane in sordina nel contesto del dialogo sociale; chiede con insistenza una correzione formale di tale deficit attraverso opportune proposte nel contesto dello SBA;

23.

rileva l'esigenza, nel quadro dello SBA, di porre maggiormente l'accento sul diritto del lavoro, con particolare riferimento al concetto di «flessicurezza», che consente soprattutto alle PMI di reagire più prontamente ai cambiamenti del mercato e, per questo, di garantire un tasso più elevato di occupazione nonché la competitività delle imprese, anche a livello internazionale, tenendo conto della necessaria protezione sociale; rimanda, a tale proposito, alla sua risoluzione del 29 novembre 2007 sui principi comuni di flessicurezza (4);

24.

sottolinea inoltre l'importanza del diritto del lavoro e, in particolare, il modo di ottimizzarne l'applicazione alle PMI, ad esempio attraverso una migliore consulenza o la semplificazione delle procedure amministrative, e chiede agli Stati membri di dedicare speciale attenzione alle PMI in relazione agli specifici approcci che essi adottano riguardo alla flessicurezza, anche attraverso politiche attive in materia di mercato del lavoro, dato che le PMI godono di margini di maggiore flessibilità interna ed esterna, a causa del limitato numero di dipendenti, ma hanno anche bisogno di maggiore sicurezza per se stesse e per i loro lavoratori; ritiene essenziale che il diritto del lavoro, che è uno dei principali pilastri della flessicurezza, fornisca una base giuridica affidabile per le PMI, dato che queste imprese spesso non possono permettersi un proprio ufficio legale o un servizio di gestione delle risorse umane; rileva che, secondo i dati forniti da Eurostat, nel 2003 il 91,5 % delle imprese europee impiegava meno di dieci dipendenti;

25.

ritiene che sia necessario introdurre misure di lotta contro il lavoro sommerso, che è incontestabilmente una fonte di concorrenza sleale per le PMI ad alta intensità di manodopera;

26.

invita gli Stati membri a rafforzare l'integrazione, nel contesto economico ufficiale, delle PMI di proprietà di minoranze etniche sottorappresentate, sviluppando programmi per la diversificazione dei fornitori volti ad offrire pari opportunità alle imprese sottorappresentate che sono in concorrenza con imprese più grandi per i contratti;

27.

sottolinea l'importanza dello statuto della società privata europea come nuova forma giuridica aggiuntiva, a condizione che esso sia incentrato sulle PMI che intendono avviare attività transfrontaliere e che le imprese più grandi non possano farne un uso improprio, per indebolire o eludere le norme giuridiche degli Stati membri che sostengono un sistema di governo societario che tiene conto degli interessi di tutte le parti in causa;

28.

invita le autorità pubbliche, partendo dal principio che l'accesso all'informazione è una precondizione per ottenere l'informazione stessa e considerando, a tale riguardo, l'importanza del vettore Internet a semplificare quanto più possibile i siti istituzionali al fine di permettere agli utilizzatori di identificare e comprendere i meccanismi di sostegno offerti;

Promuovere la R&S e l'innovazione

29.

sottolinea l'importanza dell'innovazione per le PMI e le loro difficoltà a trarre vantaggio dalle opportunità di ricerca; ritiene che le accademie scientifiche nazionali e gli istituti di ricerca potrebbero svolgere un ruolo nel promuovere l'innovazione e ridurre gli ostacoli alla ricerca per le PMI; ritiene che non ci si debba concentrare solo sull'innovazione ad alto contenuto tecnologico (high-tech), ma che si debbano prendere in considerazione anche l'innovazione di livello tecnologico basso (low-tech) e medio (mid-tech) e l'innovazione informale; ritiene che l'Istituto europeo per l'innovazione e la tecnologia potrebbe svolgere un ruolo importante nel promuovere la R&S e l'innovazione per le PMI; invita gli Stati membri a moltiplicare le iniziative volte ad abbassare la soglia di accesso alla ricerca per le PMI; è convinto che tutti i programmi comunitari nel settore della ricerca e della tecnologia dovrebbero essere concepiti in modo tale da facilitare la partecipazione transfrontaliera delle PMI;

30.

appoggia l'iniziativa della Commissione relativa al miglioramento dell'accesso al settimo programma quadro per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007-2013) (5);

31.

invita la Commissione e gli Stati membri a stabilire condizioni quadro migliori volte alla creazione di un contesto favorevole all'innovazione da parte delle PMI, in particolare adottando misure per migliorare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale e per combattere più efficacemente la contraffazione in tutta l'Unione europea; ritiene che norme equilibrate in materia di diritti di proprietà intellettuale possano offrire protezione, garantendo nel contempo il flusso e lo scambio di informazioni e di idee; sottolinea che le PMI necessitano di sostegno per accedere alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale, difendere tali diritti con l'assistenza delle autorità competenti in materia e utilizzare i loro diritti di proprietà intellettuale al fine di attirare finanziamenti;

32.

invita la Commissione e gli Stati membri a chiedere ai loro partner commerciali una più rigida applicazione dell'Accordo dell'OMC sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al commercio (TRIPS) e a compiere ogni sforzo necessario per l'adozione di accordi bilaterali, regionali o multilaterali volti a combattere la contraffazione e la pirateria, come l'accordo commerciale anticontraffazione (ACTA);

33.

ritiene che il potenziale del commercio elettronico per le PMI non venga ancora pienamente sfruttato e che rimanga ancora molto da fare per realizzare un unico mercato elettronico europeo per i prodotti e i servizi, nel quale le PMI potrebbero svolgere un ruolo guida per l'ulteriore integrazione dei mercati dell'Unione europea;

34.

ritiene che si debba promuovere la partecipazione ai raggruppamenti di imprese da parte delle PMI, per dare impulso all'innovazione e aumentare la competitività dell'economia dell'Unione europea; invita pertanto la Commissione a sostenere il miglioramento della gestione dei cluster, segnatamente attraverso lo scambio delle migliori prassi e dei programmi di formazione, a elaborare e diffondere strumenti per la valutazione della performance dei cluster, a promuovere la cooperazione tra i cluster e a procedere a un'ulteriore semplificazione delle procedure amministrative per la partecipazione dei raggruppamenti di imprese ai programmi dell'Unione europea;

35.

chiede che lo SBA tenga conto degli accordi di cooperazione tra le PMI (gruppi di acquisto e commercializzazione), essendo stato dimostrato che per tali gruppi il rischio di insolvenza è minore rispetto alle singole imprese;

36.

è fermamente convinto che i brevetti svolgono un ruolo importante nell'innovazione e nella performance economica, poiché consentono agli innovatori di beneficiare degli utili degli investimenti nell'innovazione e forniscono la sicurezza necessaria per investimenti, capitali e prestiti; ritiene pertanto che dovrebbe essere raggiunto rapidamente un accordo su un brevetto comunitario, che assicurerebbe una protezione giuridica a basso costo, efficiente, flessibile e qualitativamente elevata, adeguato alle esigenze delle PMI, e sull'istituzione di un sistema europeo armonizzato per la composizione delle controversie sui brevetti;

37.

sottolinea la necessità di promuovere appalti pubblici innovativi e pre-commerciali, in quanto essi generano un valore aggiunto per le amministrazioni aggiudicatrici, i cittadini e le imprese partecipanti; invita gli Stati membri ad aumentare la quota degli appalti pubblici innovativi e la partecipazione delle PMI innovative alle procedure di appalto pubblico; invita la Commissione a facilitare la diffusione delle migliori prassi in questo settore, ad esempio per quanto concerne i criteri e le procedure delle gare d'appalto e gli accordi sulla condivisione dei rischi e delle conoscenze;

38.

ritiene che nel contesto degli appalti pubblici internazionali, in cui le nuove tecnologie rendono possibile il commercio elettronico transfrontaliero, le nuove forme, ad esempio, di aste combinatorie per i consorzi di PMI e la pubblicazione e la pubblicizzazione on-line delle gare d'appalto consentano un significativo aumento del relativo fatturato, non solo all'interno dell'Unione europea ma anche su scala globale, e incoraggino il commercio elettronico transfrontaliero;

39.

richiama l'attenzione sulla necessità di disporre a sufficienza di personale tecnico e qualificato; ritiene pertanto che occorrano maggiori investimenti nell'istruzione e che si debbano rafforzare i legami tra gli istituti di istruzione e le PMI, affinché la promozione del lavoro autonomo, della cultura imprenditoriale e della sensibilizzazione alle imprese sia inclusa nei piani di studio nazionali; esorta a estendere ulteriormente i programmi di mobilità individuale quali l'«Erasmus per giovani imprenditori» e l'«Erasmus per apprendisti» in particolare per quanto riguarda la partecipazione femminile; appoggia il previsto ampliamento del programma Leonardo da Vinci e la creazione di un Sistema europeo di crediti per l'istruzione e la formazione professionale; esorta gli Stati membri, in collaborazione con le parti sociali e gli istituti di formazione, a istituire programmi di formazione e di riqualificazione professionale sul lavoro e programmi di formazione continua che tengano conto delle specifiche esigenze delle PMI e siano cofinanziati dal Fondo sociale europeo; invita la Commissione a facilitare lo scambio delle migliori prassi nella formazione innovativa e misure per conciliare la vita professionale e la vita familiare e promuovere la parità di genere;

40.

sottolinea l'importanza di incoraggiare l'imprenditoria giovanile e femminile, fra l'altro attraverso l'introduzione di programmi di tutorato e di sostegno; osserva che un numero crescente di donne imprenditrici e di giovani imprenditori lavorano nelle PMI, sebbene ancora soprattutto nell'ambito delle imprese di dimensioni minori (microimprese), e rimangono vulnerabili agli effetti negativi del permanere di stereotipi e pregiudizi in relazione alla trasmissione e alla successione delle imprese, soprattutto di quelle a conduzione familiare; invita pertanto gli Stati membri, tenendo conto dell'impatto dell'invecchiamento demografico, ad attuare politiche e meccanismi adeguati, in particolare mediante l'introduzione di strumenti di diagnostica, informazione, consulenza e supporto per i trasferimenti di imprese;

41.

ribadisce che il settimo programma quadro prevede un meccanismo di condivisione del rischio finanziario volto a facilitare l'accesso ai prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI) per i progetti di grandi dimensioni; invita la Commissione a valutare se sia possibile il ricorso a tale meccanismo per le PMI e a presentare eventualmente le proposte necessarie;

42.

accoglie con favore il varo di un'unica rete europea che integri i servizi attualmente prestati dagli Eurosportelli e dai Centri di collegamento per l'innovazione, onde sostenere le PMI nei loro sforzi per l'innovazione e la competitività mediante una vasta offerta di servizi;

43.

invita la Commissione a valutare la partecipazione delle PMI al programma quadro per l'innovazione e la competitività (6) e a formulare eventuali proposte;

Assicurare la disponibilità di fondi e l'accesso ai finanziamenti

44.

sottolinea che la principale fonte di finanziamento per le PMI europee è rappresentata dalla loro stessa attività, nonché dai prestiti e dai mutui concessi dalle istituzioni finanziarie; constata che le PMI sono percepite come a rischio più elevato, il che ostacola il loro accesso ai finanziamenti; chiede uno sforzo combinato da parte delle istituzioni finanziarie, della Commissione e degli Stati membri per garantire l'accesso ai finanziamenti per le PMI e offrire loro la possibilità di consolidare il loro capitale reinvestendo gli utili nell'impresa; è del parere che non si dovrebbe esigere dalle PMI il pagamento delle spese prima dell'inizio delle attività, in modo tale da garantire che esse possano costituire risorse proprie e una propria tesoreria; a tale riguardo, sottolinea l'urgenza dell'attuale situazione finanziaria e la necessità di un'azione immediata;

45.

chiede alla Commissione e agli Stati membri di moltiplicare gli sforzi di promozione e informazione riguardo all'esistenza dei fondi comunitari e degli aiuti di Stato per le PMI e di rendere questi due strumenti più accessibili e più facilmente comprensibili;

46.

invita gli Stati membri a creare condizioni migliori per consentire alle PMI di investire nella formazione qualificata, anche attraverso sgravi diretti sui pagamenti delle imposte e attraverso compensazioni tra soggetto percettore e Unione europea;

47.

riconosce che il sistema fiscale degli Stati membri può rappresentare un deterrente al trasferimento di imprese, in particolare aziende familiari, accrescendo il rischio di liquidazione o chiusura; invita pertanto gli Stati membri a riesaminare attentamente il loro ordinamento giuridico e fiscale al fine di migliorare le condizioni per il trasferimento di imprese, in particolare nei casi di pensionamento o di malattia del titolare; è convinto che tale miglioramento faciliterà la prosecuzione delle attività delle imprese, in particolare delle imprese familiari, la conservazione dei posti di lavoro e il reinvestimento dei profitti;

48.

è molto soddisfatto della recente armonizzazione tra la strategia di Lisbona e la politica di coesione; ritiene che indirizzando ulteriormente i fondi regionali verso l'imprenditoria, la ricerca e l'innovazione potrebbero rendersi disponibili a livello locale fondi in quantità considerevole che permetterebbero di accrescere il potenziale imprenditoriale;

49.

sottolinea che per il finanziamento delle PMI sono essenziali mercati finanziari dinamici e pone l'accento sulla necessità di aprire i mercati europei del capitale di rischio, migliorando la disponibilità e l'accesso al capitale di rischio, al finanziamento intermedio e al microcredito; per tali ragioni è del parere che, in circostanze normali, le PMI debbano avere accesso al credito offerto da attori sui mercati di capitali in grado di valutare le loro prospettive e soddisfare le loro esigenze in modo più efficace;

50.

appoggia la decisione del Consiglio e della BEI di adottare una serie di riforme per ampliare i prodotti finanziari per le PMI tramite il gruppo BEI e di offrire ai suoi partner bancari uno sviluppo sostanziale dei suoi prestiti globali, sia in termini quantitativi che qualitativi;

51.

sottolinea che la limitata possibilità di accesso ai finanziamenti da parte delle PMI costituisce un grosso ostacolo alla loro creazione e alla loro crescita; a tale riguardo, accoglie con favore la decisione della BEI di sostenere con un importo supplementare pari a 30 000 000 000 EUR i finanziamenti disponibili per garanzie e altri strumenti finanziari per le PMI; esorta la BEI a sviluppare nuove forme di strumenti finanziari e nuove soluzioni tangibili per affrontare gli ostacoli che le garanzie presentano all'accesso al credito; invita inoltre gli Stati membri, alla luce dell'attuale crisi economica, a incoraggiare le banche a garantire alle PMI l'accesso al credito a condizioni ragionevoli;

52.

accoglie con favore la recente iniziativa di azione congiunta a favore degli istituti microfinanziari in Europa (JASMINE), che sarà vantaggiosa per le nuove imprese e in particolare promuoverà l'imprenditoria tra i giovani e le donne; invita gli Stati membri, in cooperazione con le associazioni di PMI e gli istituti di credito, ad assumere un ruolo proattivo nel fornire informazioni sull'accesso e sulla richiesta di beneficiare di microcrediti e forme di finanziamento alternative;

53.

pone l'accento sull'importanza del ruolo della BEI e del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) nel migliorare la disponibilità di finanziamenti per le PMI, in particolare alla luce delle recenti turbolenze finanziarie e delle loro ripercussioni sul mercato del credito; invita la Commissione e gli Stati membri a studiare ulteriormente le possibilità di migliorare le attuali norme bancarie e altre regolamentazioni finanziarie, inclusa la trasparenza della valutazione dell'affidabilità creditizia, per facilitare l'accesso delle PMI ai finanziamenti; invita la Commissione, in collaborazione con gli Stati membri e la BEI, a creare le condizioni quadro idonee per lo sviluppo di un mercato paneuropeo dei capitali di rischio;

54.

sottolinea che in un caso su quattro il fallimento delle PMI è dovuto a ritardi nei pagamenti, nella maggior parte dei casi da parte delle amministrazioni pubbliche; sottolinea che l'attuale «contrazione del credito» potrebbe ripercuotersi in misura sproporzionata sulle PMI, in quanto i clienti più grandi esercitano pressione sui fornitori più piccoli affinché vengano concessi termini di pagamento più estesi; a tale riguardo, accoglie con favore la proposta della Commissione di rivedere la direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (7) e invita gli Stati membri a migliorare il comportamento delle loro amministrazioni pubbliche per quanto riguarda i pagamenti; esorta a fissare un termine uniforme per i pagamenti a livello comunitario, possibilmente più breve per i pagamenti alle PMI, e a stabilire sanzioni in caso di superamento di tale termine;

55.

accoglie con favore le misure proposte nello SBA volte a migliorare l'accesso al capitale per le PMI; chiede in particolare che, alla luce della crisi finanziaria, i programmi sperimentati di sostegno statale alle PMI vengano ampliati e/o confermati e che il sostegno sia esteso agli intermediari finanziari;

56.

rileva l'enorme potenziale del programma quadro dell'Unione europea per la competitività e l'innovazione nella correzione delle inefficienze del mercato in materia di finanziamenti alle PMI, di promozione dell'ecoinnovazione e di sostegno della cultura imprenditoriale;

Migliorare l'accesso al mercato

57.

osserva che la normalizzazione può generare innovazione e competitività facilitando l'accesso ai mercati e consentendo l'interoperabilità; invita la Commissione a migliorare l'accesso delle PMI alle norme e la loro partecipazione al processo di normazione; esorta la Commissione a promuovere ulteriormente le norme comunitarie a livello internazionale;

58.

sottolinea l'importanza di coinvolgere quanto più possibile la rete «Enterprise Europe Network», le autorità nazionali competenti per la gestione dei progetti, le camere di commercio, le industrie e le autorità pubbliche nella promozione a livello locale delle opportunità offerte dai programmi dell'Unione europea per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione e dai Fondi strutturali dell'Unione europea, inclusa l'iniziativa comunitaria relativa alle risorse europee congiunte per le micro, le piccole e le medie imprese (JEREMIE);

59.

rileva che gli appalti pubblici rappresentano circa il 17 % del PIL dell'Unione europea; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l'accesso e la partecipazione delle PMI agli appalti pubblici sfruttando le opportunità offerte dal summenzionato codice europeo delle migliori pratiche per agevolare l'accesso delle PMI agli appalti pubblici, e precisamente:

facendo maggiormente ricorso all'e-procurement (acquisto di beni e servizi on-line);

adattando il volume dei contratti;

alleggerendo gli oneri amministrativi e finanziari legati alla partecipazione alle gare d'appalto;

definendo criteri di selezione pertinenti e proporzionati per la partecipazione a gare d'appalto specifiche;

migliorando l'accesso all'informazione sugli appalti pubblici per le PMI;

armonizzando i documenti richiesti;

60.

incoraggia inoltre gli Stati membri ad adottare le seguenti misure:

obbligare le autorità aggiudicatrici a motivare il mancato ricorso alla divisione in lotti;

estendere la possibilità di rispondere in forma consorziata alle gare d'appalto pubbliche;

generalizzare l'obbligo del versamento di anticipi per tutti gli appalti pubblici;

61.

rileva la necessità di un servizio di consulenza di sistema per assistere le PMI nelle attività quotidiane durante l'intero ciclo di vita in modo da ottimizzare i loro investimenti;

62.

ritiene che le applicazioni avanzate dell'e-business, basate sull'implementazione di firme elettroniche e di certificati di autenticazione interoperabili, possono dare un forte impulso alla competitività delle PMI e dovrebbero pertanto essere incentivate dalla Commissione e dagli Stati membri;

63.

sottolinea l'importanza del mercato interno per le PMI e rileva che la promozione dell'accesso delle PMI al mercato interno dovrebbe essere una priorità;

64.

constata il persistere di alcune restrizioni che impediscono alle PMI di sfruttare pienamente i vantaggi offerti dal mercato interno; rileva quindi che il quadro giuridico e politico del mercato interno dovrebbe essere migliorato per facilitare le operazioni transfrontaliere delle PMI; rileva altresì che un contesto normativo chiaro offrirebbe alle PMI maggiori incentivi per operare nel mercato interno; considera che gli Stati membri dovrebbero creare sportelli unici e portali web;

65.

sottolinea che è essenziale, a livello nazionale e di Unione europea, disporre di migliori informazioni riguardo alle opportunità di esportazione e di accesso al mercato nell'ambito del mercato unico; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a potenziare i servizi di consulenza e informazione, in particolare la rete SOLVIT per la risoluzione di problemi;

66.

sostiene le richieste per la fornitura di servizi di consulenza da parte degli Stati membri per aiutare le PMI a difendersi autonomamente da pratiche commerciali sleali, come quelle delle società che gestiscono la compilazione di annuari commerciali in modo ingannevole, e rafforzare la fiducia delle PMI nelle attività transfrontaliere; sottolinea l'importanza del ruolo della Commissione nel facilitare il coordinamento di tali servizi di consulenza e nel collaborare con gli stessi, per assicurare un'appropriata ed efficiente gestione delle denunce transfrontaliere; insiste tuttavia sul fatto che, qualora tali misure indicative non dovessero produrre risultati, la Commissione dovrebbe essere pronta a promuovere le appropriate modifiche normative per dotare le PMI di una protezione simile a quella dei consumatori, quando esse rappresentano la parte più debole nelle transazioni di questo tipo;

67.

osserva che appena l'8 % delle PMI è coinvolto in attività transfrontaliere, il che limita le possibilità di crescita; ritiene che sia essenziale espandere il mercato interno e ritiene che gli Stati membri debbano cooperare all'armonizzazione dei requisiti amministrativi concernenti attività intracomunitarie; invita gli Stati membri a recepire ed attuare rapidamente la direttiva sui servizi (8), prestando particolare attenzione agli interessi delle PMI ed esorta ad una rapida adozione dello statuto della società privata europea;

68.

è del parere che debba esservi una base consolidata comune per l'imposizione fiscale delle società e chiede la creazione di uno sportello unico («one-stop-shop») per l'IVA, al fine di consentire agli imprenditori di adempiere ai loro obblighi nel paese d'origine dell'attività;

69.

invita la Commissione a migliorare costantemente i requisiti quadro per l'accesso delle PMI ai mercati esteri e a fornire il suo supporto per le informazioni; incoraggia la creazione di «business support centres» (centri di supporto commerciale) europei in Cina, in India e in tutti i mercati emergenti, in stretta cooperazione con gli analoghi centri nazionali già operanti in tali paesi; considerato che la scarsa partecipazione delle PMI alle attività transfrontaliere può essere spiegata anche con la mancanza di competenze linguistiche e multiculturali, ritiene che per vincere questa sfida occorrano strumenti d'intervento più incisivi; ricorda tuttavia che le PMI necessitano di un migliore accesso all'informazione e di servizi di consulenza qualificati nei loro paesi d'origine;

70.

sottolinea l'importanza di avanzare nei negoziati commerciali, per un'ulteriore riduzione degli ostacoli normativi agli scambi il cui impatto sulle PMI è sproporzionato;

71.

chiede alla Commissione di prevedere nel suo programma di lavoro l'inclusione della parità di trattamento delle PMI nelle regole dell'OMC relative all'accesso agli appalti pubblici; invita la Commissione a prestare una particolare attenzione ai problemi incontrati dalle PMI nei confronti delle formalità doganali, segnatamente facilitando l'adattamento dei loro sistemi informatici a quelli utilizzati dalle amministrazioni doganali nazionali, al minor costo possibile e semplificando loro le modalità d'accesso allo status di operatori economici;

Combattere l'eccessiva burocratizzazione

72.

ritiene che vi sia la necessità imperativa di ridurre di almeno il 25 % gli oneri burocratici, laddove possibile, e di creare un'amministrazione moderna, adeguata alle esigenze delle PMI; incoraggia pertanto la promozione della conoscenza delle TIC nelle PMI, in particolare tra i giovani imprenditori e le donne imprenditrici e un migliore uso della tecnologia digitale per consentire loro di risparmiare tempo e denaro e di dedicare al proprio sviluppo le risorse così liberate; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare iniziative per lo scambio e la promozione delle migliori prassi, a definire parametri di riferimento e a elaborare e promuovere orientamenti e norme per prassi amministrative che agevolino le PMI; è persuaso dell'imperativa necessità, nel prossimo futuro, di dare attuazione alle proposte del Gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti sugli oneri amministrativi, al fine di conseguire l'obiettivo di riduzione senza mettere a rischio l'accesso al credito per le PMI;

73.

ritiene che le PMI, e in particolare le microimprese, debbano essere soggette a un tipo di imposizione fiscale che riduca per quanto possibile gli adempimenti amministrativi, in modo da facilitare la fase di avvio e da incoraggiare l'innovazione e gli investimenti per tutta la durata dell'attività;

74.

pone l'accento sull'importanza fondamentale di valutare l'impatto sulle PMI delle future iniziative legislative; chiede pertanto che si proceda in modo sistematico e mirato a valutazioni obbligatorie dell'impatto per le PMI, una sorta di «test delle PMI», i cui risultai dovrebbero essere oggetto di una valutazione indipendente che dovrebbe essere messa a disposizione degli organi legislativi dell'Unione europea; ritiene che vada prestata un'attenzione specifica all'impatto, inclusi gli oneri amministrativi, sulle piccole imprese e sulle microimprese; esorta la Commissione ad applicare il test delle PMI a tutte le nuove proposte legislative dell'Unione europea riguardanti le imprese, inclusa la semplificazione della legislazione in vigore e il ritiro delle proposte in sospeso; incoraggia gli Stati membri a introdurre analoghi testi per le PMI a livello nazionale;

75.

ritiene che qualsiasi nuova normativa, ad esempio per evitare ritardi nel settore dei pagamenti, del diritto d'autore, del diritto societario o del diritto della concorrenza (come ad esempio le norme adottate per facilitare l'acquisizione di dati su controversie concernenti il comportamento anticoncorrenziale derivanti dal regolamento generale di esenzione per categoria), dovrebbe essere formulata in modo tale da non discriminare le PMI e da sostenere invece tali imprese e la fornitura dei loro servizi in tutto il mercato interno;

76.

sottolinea la necessità di un adeguato e tempestivo coinvolgimento delle PMI nella definizione delle politiche; ritiene pertanto che il periodo di consultazione della Commissione dovrebbe essere esteso ad almeno 12 settimane a partire dalla data in cui la consultazione è disponibile in tutte le lingue comunitarie; riconosce il ruolo prezioso e fondamentale delle organizzazioni rappresentative delle imprese; invita pertanto la Commissione, laddove pertinente, a integrare le PMI e le loro organizzazioni direttamente nei suoi comitati consultivi di esperti e nei suoi gruppi di alto livello;

77.

invita la Commissione ad incentivare la semplificazione e l'armonizzazione del diritto societario e, in particolare, delle norme contabili nel quadro del mercato interno, al fine di ridurre l'onere amministrativo per le PMI e di aumentare la trasparenza per tutte le parti interessate; esorta la Commissione a promuovere con determinazione l'uso di nuove tecnologie quali l'eXtensible Business Reporting Language (XBRL), presentando una tabella di marcia per l'introduzione della rendicontazione XBRL nell'Unione europea al fine di renderla obbligatoria entro un periodo di tempo ragionevole, e a promuovere e sostenere un ampio uso di detta norma aperta;

78.

auspica l'istituzione di una «vacanza statistica» per le microimprese, che accordi loro esenzioni temporanee dagli obblighi di rilievi statistici, e invita ad applicare in modo generalizzato il principio «una sola volta» riguardo alle informazioni che le imprese devono fornire alle autorità pubbliche e a sviluppare ulteriormente la pubblica amministrazione on-line (il cosiddetto «e-government»);

79.

sottolinea la necessità di unificare le date di entrata in vigore in tutta l'Unione europea delle nuove disposizioni legislative comunitarie che riguardano le PMI; esorta gli Stati membri e le associazioni di PMI a informare tali imprese in modo sintetico e comprensibile in merito alle modifiche legislative loro applicabili;

80.

esorta gli Stati membri, in collaborazione con le organizzazioni di PMI, a istituire, sulla base delle strutture esistenti quali l'«Enterprise Europe Network» e gli uffici «Europe Direct», punti di contatto e d'informazione fisici o elettronici e agenzie di sostegno specifiche per le PMI a livello nazionale, in linea con il principio dello sportello unico, che offrano accesso a varie fonti d'informazione e servizi di supporto e siano strutturati in funzione del ciclo di vita di un'impresa;

81.

riconosce la difficoltà di creare un’impresa dovuta alla diversità dei sistemi vigenti nei vari Stati membri; ritiene pertanto necessario introdurre un sistema unificato per la creazione di imprese in cui il processo sia eseguito passo per passo e sia possibile creare un'impresa in 48 ore;

82.

ribadisce che le regolamentazioni finanziarie dei programmi comunitari determinano spesso procedure burocratiche lunghe, costose e non necessarie, specialmente per le PMI; invita la Commissione a ridare slancio all'Osservatorio delle PMI europee, a pubblicare dati sulla loro partecipazione a ciascun programma comunitario, accompagnati da un'analisi dei benefici, e a presentare proposte per migliorare la loro partecipazione; invita la Commissione a rafforzare il ruolo e la visibilità dei responsabili per il settore delle PMI nell'ambito delle varie politiche; incoraggia inoltre ogni iniziativa capace di sviluppare uno «spirito PMI» nel processo decisionale in seno alle autorità pubbliche, come ad esempio l'«Enterprise Experience Programme», il programma della Commissione che permette ai funzionari europei di familiarizzarsi personalmente con le PMI;

83.

deplora la pratica della «sovraregolamentazione» seguita dagli Stati membri, che danneggia in modo particolare le PMI, e invita la Commissione a esaminare quali altre misure potrebbero essere adottate per evitarla; chiede che si proceda a valutazioni d'impatto per analizzare l'effettiva applicazione delle decisioni negli Stati membri e a livello locale;

84.

chiede che sia creato uno speciale sito web dell'Unione europea per le PMI, che contenga informazioni e moduli per la partecipazione ai progetti dell'Unione europea, numeri telefonici nazionali, link verso partner, informazioni commerciali e informazioni su progetti di ricerca, e che dia la possibilità di consultare tramite Internet resoconti e informazioni sulle nuove normative;

85.

invita la Commissione ad avviare insieme agli Stati membri un'opera di armonizzazione della modulistica che le imprese devono compilare per presentare le loro candidature o offerte;

86.

accoglie con favore il «Premio per la migliore idea di semplificazione burocratica» per le pubbliche amministrazioni che abbiano varato misure innovative in tal senso a livello locale, regionale o nazionale;

87.

chiede l'adozione di un termine di pagamento di trenta giorni per i progetti già approvati a titolo del Fondo di coesione, in modo da garantire la continuazione, il costante sviluppo e l'efficacia dei progetti in questione;

Trasformare la sostenibilità in un'opportunità economica

88.

riconosce che gli sforzi per migliorare la sostenibilità potrebbero diventare una fonte importante di (eco)innovazione e un fattore essenziale per la competitività delle imprese; richiama l'attenzione sul fatto che spesso le PMI non sono sufficientemente informate in merito alle nuove soluzioni che assicurano efficienza energetica e soluzioni rispettose dell'ambiente, oppure non hanno le risorse finanziarie necessarie per acquisirle; invita pertanto la Commissione a studiare in che modo la Comunità potrebbe aiutare le PMI a diventare più efficienti nell'uso delle risorse e dell'energia;

89.

ricorda l'importanza attribuita alla responsabilità sociale delle imprese nel caso di aziende di piccole dimensioni, che necessita di collegamenti, reti e servizi orizzontali; ritiene inefficace il riferimento alla certificazione EMAS («Eco-management and audit system» Sistema europeo di ecogestione e di audit), sia perché non si tengono in considerazione le altre certificazioni esistenti, sia per il collegamento limitato alla sola sfida ambientale;

90.

plaude alle recenti iniziative volte ad aiutare le PMI ad attuare la legislazione ambientale, tra l'altro accordando loro riduzioni dei diritti d'agenzia, garantendo loro l'accesso alle informazioni sulle norme ambientali o introducendo specifiche esenzioni dalla normativa comunitaria;

*

* *

91.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 316 E del 22.12.2006, pag. 378.

(2)  GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 258.

(3)  GU L 214 del 9.8.2008, pag. 3.

(4)  GU C 297 E del 20.11.2008, pag. 174.

(5)  GU L 412 del 30.12.2006, pag. 1.

(6)  Decisione n. 1639/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 2006, che istituisce un programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007-2013) (GU L 310 del 9.11.2006, pag. 15).

(7)  GU L 200 dell'8.8.2000, pag. 35.

(8)  Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36).


Mercoledì 11 marzo 2009

1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/60


Mercoledì 11 marzo 2009
Situazione sociale dei rom e miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea

P6_TA(2009)0117

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea (2008/2137(INI))

2010/C 87 E/12

Il Parlamento Europeo,

visti gli articoli 3, 6, 7, 29 e 149 del trattato CE, in particolare l'obbligo che impegna gli Stati membri di garantire uguali opportunità a tutti i cittadini dell'Unione europea,

visto l'articolo 13 del trattato CE, in base al quale la Comunità europea può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate, inter alia, sulla razza o l'origine etnica,

viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell'Unione europea (1), del 1o giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell'Unione europea (2), del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom (3) e del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia (4),

vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, compresa la povertà infantile, nell'Unione europea (5),

viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (6) e la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (7),

vista la comunicazione della Commissione del 2 luglio 2008, dal titolo «Agenda sociale rinnovata: Opportunità, accesso e solidarietà nell'Europa del XXI secolo» (COM(2008)0412) (Comunicazione della Commissione su un'agenda sociale rinnovata),

vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, presentata dalla Commissione il 2 luglio 2008 (COM(2008)0426),

vista la sua posizione del 17 giugno 2008 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) (8),

vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti (9),

vista la Convenzione-quadro del Consiglio d'Europa per la tutela delle minoranze nazionali del 1o febbraio 1995 e la Convenzione del Consiglio d'Europa del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,

vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

visto il piano d'azione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE) sul miglioramento della situazione dei rom e dei sinti nello spazio OSCE del 27 novembre 2003,

vista la relazione annuale 2007 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali su «Razzismo e xenofobia negli Stati membri»,

visti la dichiarazione del «Decennio di integrazione dei rom» del 2 febbraio 2005 e la costituzione del Fondo per l'istruzione dei rom del 12 maggio 2005,

vista la relazione della Commissione dal titolo «La situazione dei rom in un’Unione europea allargata» del 2005,

vista la relazione del gruppo consultivo di esperti di alto livello sull'integrazione sociale delle minoranze etniche e la loro piena partecipazione al mercato del lavoro dal titolo «Minoranze etniche sul mercato del lavoro - Un urgente appello per una migliore inclusione sociale» dell'aprile 2007,

vista la relazione finale del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa sulla situazione in materia di diritti umani di rom, sinti e nomadi in Europa del 2006,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo «Integrazione delle minoranze - Rom» (parere CESE) (10),

visto l’articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0038/2009),

A.

considerando che in seguito ai recenti allargamenti dell'Unione europea, la necessità di un'integrazione sociale ha creato nuove sfide che devono essere affrontate nel contesto delle nuove circostanze demografiche ed economiche; che sebbene queste sfide debbano essere affrontate in tutti gli Stati membri, quelli dell'Europa centrale ed orientale sono maggiormente colpiti a causa della loro trasformazione strutturale, economica e sociale nell'arco degli ultimi 20 anni; rileva pertanto che gruppi sociali vulnerabili, come i rom, si trovano nella situazione più critica,

B.

considerando che negli Stati membri in cui si è verificato un tracollo dei settori industriali varie regioni hanno assistito al declino delle loro prospettive di sviluppo e, di conseguenza, molti rom in particolare si sono visti relegati ai margini della società in seguito alla rapida escalation della povertà; considerando di dover far presente e ribadire che, nel corso di tale processo, il diritto dei rom alla cittadinanza nazionale e della cittadinanza dell'Unione europea è passata in seconda linea e che i benefici derivanti dall'allargamento non li hanno adeguatamente raggiunti, aggravando in vari modi la loro marginalizzazione e aumentando il rischio di discriminazione multipla nei loro confronti,

C.

considerando che l’offensiva politica strategica per promuovere pari opportunità nei confronti dei rom deve affrontare una situazione sociale estremamente complessa, poiché i rom, ovvero la più numerosa minoranza etnica in Europa, soffre di svantaggi comuni anche ad altri gruppi; considerando che tale lotta potrebbe essere corroborata nella maniera più efficace da una strategia organica per i rom e da una serie coordinata di strumenti estesi a tutta una serie di politiche strutturali e con l'aiuto dei finanziamenti necessari,

D.

considerando che le popolazioni nomadi costituiscono un fenomeno etnico distinto, che potrebbe ben essere discusso come problematica a sé stante sia sotto il profilo dei diritti umani che sotto il profilo sociale e del mercato del lavoro,

E.

considerando che il processo di integrazione della popolazione rom nella società non è unilaterale bensì multilaterale, donde la necessità di coinvolgere attivamente i rom nel processo decisionale in sede di elaborazione di politiche di inclusione sociale,

F.

considerando che le condizioni di vita dei rom, le loro condizioni sanitarie e il loro grado di scolarizzazione ne determinano la situazione nella società e sul mercato del lavoro e servono spesso da pretesto per la loro esclusione dalle società maggioritarie e per il razzismo e ostacolano il miglioramento della qualità della loro vita, impedendo così l'esercizio dei più fondamentali diritti umani e civili,

G.

considerando che le infrastrutture di trasporto pubblico carenti, la penuria di organi e servizi amministrativi pubblici, in particolare di istituti scolastici e di sistemi sanitari di qualità, e la delocalizzazione delle imprese costringono i giovani all'esodo per motivi economici, aggravando le disparità regionali e la ghettizzazione,

H.

considerando che è di fondamentale importanza valutare - immediatamente prima della chiusura della seconda fase del processo di Lisbona - la situazione sociale e le possibilità occupazionali dei rom e decidere le azioni da intraprendere,

I.

riconoscendo l'importanza dei Fondi strutturali e di coesione per promuovere l'integrazione e rilevando che, a causa della complessità dei problemi sociali concernenti i rom, è inconcepibile che essi possano essere risolti solo mediante l'approccio per progetto che caratterizza i Fondi strutturali e di coesione,

J.

considerando che è indubbiamente importante riconoscere le buone pratiche precedenti, ma che la loro validità è limitata nello spazio e nel tempo,

K.

considerando che molte comunità rom tendono attualmente a restare nello stesso posto, anziché trasferirsi in zone che offrono maggiori opportunità di lavoro,

Rom sul mercato del lavoro: accesso o esclusione?

1.

ritiene che vi sia la necessità di un approccio coordinato per migliorare le condizioni di vita e di lavoro della comunità rom, che persegua i seguenti tre obiettivi:

accrescere le opportunità economiche per i rom;

costruire un capitale umano;

rafforzare il capitale sociale e lo sviluppo della comunità;

2.

sottolinea il fatto che le politiche rivolte ai rom in un certo numero di casi non hanno migliorato la loro situazione; chiede formalmente che tutte le iniziative dell'Unione europea e degli Stati membri, che hanno particolari ripercussioni sui rom, prevedano la partecipazione alle decisioni dei rappresentanti della comunità rom, in modo da rispettare la loro capacità e responsabilità ad organizzarsi;

3.

nota che l'ineguale accesso ai servizi e gli svantaggi socio-economici patiti dai bambini rom finiscono di fatto per negare loro l'accesso allo sviluppo infantile e a un'istruzione di qualità; rileva che tali svantaggi influenzano negativamente il loro sviluppo psicologico, sociale, fisico e cognitivo nonché le loro possibilità future sul mercato del lavoro e conseguentemente la loro integrazione nella società maggioritaria;

4.

constata che i sistemi d'istruzione sono selettivi e che, nonostante gli sforzi degli Stati membri per superare la segregazione, i numerosi e svariati sistemi apparentemente concepiti per ovviare alla segregazione di fatto servono spesso ad accentuare le disparità tra gruppi sociali e svantaggiano profondamente i poveri, rom in particolare, che vengono a trovarsi in una spirale discendente; sottolinea pertanto la necessità di politiche educative mirate rivolte alle famiglie rom, che ne incoraggino la partecipazione attiva;

5.

sottolinea che, nonostante la proporzione di giovani rom sia aumentata anche nell'istruzione secondaria e superiore, in alcuni Stati membri il loro livello di qualifiche continua a rimanere molto al di sotto della media europea; rileva la contraddizione fra, da un lato, la carenza di manodopera e, dall'altro, l'alto tasso di disoccupazione legato al basso livello di competenze professionali dei rom; chiede pertanto un serio impegno da parte degli Stati membri e dell'Unione europea ad aiutare i rom a migliorare le loro qualifiche in via prioritaria; richiama l'attenzione sul fatto che, in assenza di qualifiche formali, la situazione dei rom sul mercato del lavoro può essere migliorata anche elaborando un sistema di riconoscimento delle loro competenze pratiche;

6.

esorta gli Stati membri ad assicurare che le donne e le bambine rom abbiano pari accesso a un’istruzione di alta qualità, e a introdurre incentivi (per esempio opportunità di sviluppo professionale) per attrarre insegnanti altamente qualificati nelle scuole delle aree maggiormente degradate a livello socio-economico, in particolare nelle comunità rurali con un'alta percentuale di abitanti rom;

7.

invita gli Stati membri a migliorare l'accesso delle donne rom alla formazione professionale e ad adeguare l'offerta formativa alle esigenze dei mercati del lavoro locali, affinché le interessate possano acquisire competenze utili sotto il profilo occupazionale;

8.

nota che la grande maggioranza dei laureati rom non fa ritorno alla propria comunità dopo il completamento degli studi universitari e che alcuni di essi negano le proprie origini o non sono più accolti nella loro comunità quando cercano di farvi ritorno;

9.

raccomanda la definizione di un pacchetto organico che promuova e motivi il ritorno dei laureati rom alle rispettive comunità e l'occupazione dei rom all'interno e nell'interesse delle comunità stesse;

10.

considera che i cittadini rom influenzano in maniera specifica la piramide demografica in alcuni Stati membri; osserva che vi è un'elevata proporzione di bambini rom nella popolazione, ma che la loro speranza di vita alla nascita è di 10 anni inferiore rispetto alla popolazione maggioritaria;

11.

constata che, sebbene gli Stati membri abbiano stanziato ingenti fondi dell'Unione europea e degli Stati membri stessi per favorire l'impiego dei disoccupati di lunga durata, non è stata ancora trovata alcuna soluzione organica a livello dell'Unione europea, visto che gli Stati membri affrontano la situazione con un impegno e con modalità quanto mai diverse, senza dare l'opportunità di ritornare stabilmente sul mercato del lavoro, e che le loro misure, come i programmi di pubblico impiego, hanno ulteriormente aggravato la stigmatizzazione dei rom; chiede pertanto che l'Unione europea e gli Stati membri modifichino le proprie politiche per adottare un approccio integrato che affronti tutti gli aspetti della loro emarginazione;

12.

invita gli Stati membri ad adattare i programmi di formazione professionale alle esigenze dei mercati del lavoro locali e a fornire incentivi agli imprenditori che danno lavoro a chi non possiede qualifiche (compresi i rom) e offrono formazione ed opportunità di acquisire esperienza pratica direttamente sul posto di lavoro;

13.

invita le autorità degli Stati membri e le autorità locali a fornire analisi disaggregate per genere dei tassi di rioccupazione fra i disoccupati di lungo periodo (compresi i rom) che hanno completato una formazione finalizzata all'occupazione e, sulla base delle risultanze acquisite, ad elaborare nuove metodologie e a lanciare programmi di formazione adattati alle competenze ed esigenze economiche locali;

14.

invita gli Stati membri ad utilizzare i fondi dell'Unione europea per preservare e proteggere le attività tradizionali dei rom;

15.

condivide la posizione della Commissione, secondo cui gli adulti rom, a causa dei loro molteplici svantaggi, sono sottorappresentati nella popolazione attiva e nell'apprendimento permanente, spesso non hanno accesso alle TCI e sono sovrarappresentati tra i disoccupati di lunga durata e nei lavori di scarso prestigio, il che crea i maggiori ostacoli alla loro reintegrazione sul mercato del lavoro; chiede pertanto un'efficace attuazione della direttiva 2000/78/CE, che vieta le discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l'occupazione e le condizioni di lavoro;

16.

ritiene importante un'azione specifica comunitaria per favorire l'accesso dei rom ai programmi di formazione professionale;

17.

richiama l’attenzione degli Stati membri sul fatto che tale dicotomia sociale potrebbe costringere molti disoccupati rom a passare dall’economia legale all'economia sommersa e che occorre uno sforzo di coordinamento a livello dell'Unione europea e degli Stati membri per riportare tali persone all'occupazione legale e farle beneficiare delle disposizioni del diritto del lavoro e della previdenza sociale;

18.

ritiene necessario favorire una politica sociale ed economica inclusiva, anche attraverso misure ad hoc per alloggi dignitosi;

19.

fa notare in particolare che, promuovendo la mobilità di una manodopera non qualificata e priva di competenze, si rischia di aggravare la discriminazione nei confronti delle donne rom, che sono già particolarmente soggette alla discriminazione multipla, e di impedire l'ulteriore avanzamento sul mercato del lavoro;

20.

chiede ai governi degli Stati membri di migliorare l’indipendenza economica delle donne rom, facilitando l'avvio di PMI e il lavoro autonomo e favorendo l’accesso al microcredito, nonché di stimolare un’economia dei servizi all’interno dei loro stessi insediamenti al fine di ampliare il bagaglio di conoscenze ed esperienze delle donne rom;

21.

chiede ai governi degli Stati membri, inter alia, di creare un sistema di incentivi (ad esempio vantaggi fiscali) per le aziende che assumono donne rom;

22.

ritiene che si debba tener conto del fatto che, in pratica, la chiusura dei campi rom è difficile da realizzare utilizzando le risorse dell'Unione europea in base alle norme che attualmente applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, in quanto, nel caso degli Stati membri che hanno aderito dopo il 2004, la popolazione minima necessaria, affinché gli insediamenti siano idonei al finanziamento proveniente dal budget per le abitazioni, è tale che sono proprio quelli che vivono nelle condizioni peggiori, negli insediamenti più piccoli, a non poter essere raggiunti;

23.

sottolinea il fatto che per risolvere i problemi sociali ed economici dei rom occorrono un approccio organico e una soluzione coordinata e a lungo termine in materia di alloggi, istruzione, assistenza sanitaria e di politiche del mercato del lavoro; propone pertanto alla Commissione e agli Stati membri che tutte le misure destinate a migliorare la situazione dei rom siano considerate parte integrante degli interventi di sostegno allo sviluppo regionale e all'inclusione sociale;

24.

ritiene che gli Stati membri debbano avvalersi della revisione delle norme che disciplinano i Fondi Strutturali e di coesione, che offre un maggior margine di manovra per i programmi complessi, grazie alla possibilità di trasferire oltre il 10 % tra vari fondi;

25.

accoglie con favore la proposta di una nuova direttiva organica per combattere le discriminazioni fuori dall'ambito lavorativo fondate sull'età, gli handicap, l'orientamento sessuale, la religione o le convinzioni personali ed invita a dare effettiva attuazione alla direttiva 2000/43/CE; considera inoltre che nello spirito dell’agenda sociale, la Commissione debba individuare obiettivi specifici ed elaborare programmi equilibrati al fine di eliminare la discriminazione e la tendenza stigmatizzante nei confronti dei rom nonché la criminalizzazione delle comunità rom;

26.

sottolinea che il requisito basilare per promuovere l'inclusione sociale e l'accesso al mercato del lavoro per i rom sia quello di riconoscere loro pari diritti sociali e politici; invita in tal senso gli Stati membri e i Paesi candidati a definire una strategia per migliorare la partecipazione dei rom alle elezioni, sia come votanti che come candidati, a tutti i livelli;

27.

conferma l’importanza dei microcrediti che sono raccomandati sotto vari aspetti nella comunicazione della Commissione su un'agenda sociale rinnovata e nel parere del CESE, e che, fornendo una risorsa minima, possono consentire ai più poveri di raggiungere il proprio senso di responsabilità personale, una propria capacità commerciale nonché sviluppare energia creativa, anche fornendo crediti per coprire i costi del lavoro autonomo;

28.

sostiene la proposta delle istituzioni dell'Unione europea di aumentare il numero di lavoratori rom nelle pubbliche amministrazioni, in nome del principio della parità di trattamento; sottolinea tuttavia che, a tal fine, è necessario che i governi portino avanti politiche del personale e di formazione della manodopera che promuovano questo obiettivo e che compiano particolari sforzi e forniscano un sostegno attivo per facilitare l'accettazione di questo principio da parte dell'opinione pubblica;

29.

sottolinea che, tre l'altro, il mercato sociale, la sanità, l'assistenza domiciliare, la ristorazione pubblica e l'erogazione di servizi di custodia dei bambini potrebbero creare nuovi posti di lavoro per i disoccupati rom (soprattutto le donne); riafferma tuttavia che il mercato sociale richiede un legame permanente fra il fornitore e il fruitore del servizio e che pertanto un aumento dell'occupazione dei rom in tale settore è auspicabile soltanto in un contesto di accettazione sociale, ma che l'occupazione favorisce a sua volta l'accettazione sociale;

30.

invita gli Stati membri a prendere opportuni provvedimenti per eliminare l'odio razziale e l'istigazione alla discriminazione e alla violenza contro i rom nei mezzi di informazione e in ogni forma di tecnologia della comunicazione, ed esorta i grandi media ad instaurare buone prassi in materia di assunzione del personale in modo da riflettere la composizione della popolazione;

31.

osserva che le donne rom sono spesso attive nell'economia informale e denotano un bassissimo tasso di occupazione; ritiene pertanto che per superare la discriminazione multipla, l'elevata disoccupazione e la povertà, occorre che politiche specifiche siano finalizzate alla creazione di un accesso reale al mercato del lavoro per le donne rom, il che rappresenta una precondizione per migliorare il loro status famigliare e sociale;

32.

ritiene che l'occupazione delle donne rom debba essere incoraggiata anche tramite sistemi di sostegno sociale che tengano conto delle esigenze occupazionali e tramite adeguati percorsi formativi e professionalizzanti, che consentano di conciliare la vita familiare e quella lavorativa; invita gli Stati membri ad adottare misure che contribuiscano ad aumentare le possibilità di custodia dei bambini rom anche nel caso in cui la madre rimanga a casa ad accudire gli altri figli;

33.

rileva che una situazione abitativa e servizi sanitari migliori potrebbero incentivare l'accesso delle donne rom al mercato del lavoro e aumentare le loro possibilità di conservare il lavoro più a lungo;

34.

sottolinea che le politiche sociali e occupazionali dovrebbero contribuire a sviluppare il potenziale individuale e a rispondere ai bisogni dei cittadini nonché creare maggiori opportunità per l'enorme serbatoio di manodopera costituito da anziani, disabili e poveri con scarsa scolarizzazione, tra cui i rom;

35.

rileva che la discriminazione multipla cui sono esposte le donne rom deve a sua volta essere riconosciuta e combattuta con politiche mirate rivolte alle donne rom; ritiene che tali politiche possano avere un impatto positivo duraturo, sia sulle donne che su gli altri membri della famiglia, in particolare i bambini;

36.

si oppone all'idea che i sussidi volti ad aiutare i disoccupati di lunga durata (tra cui molti rom) ad inserirsi nel mondo del lavoro, sia che vengano versati ai datori di lavoro che ai lavoratori, violino il principio della neutralità concorrenziale, poiché la reintegrazione dei rom è un obiettivo di politica sociale per il raggiungimento del quale è necessario creare anche posizioni di mercato sovvenzionate; è dell'avviso che sovvenzionare la creazione di posti sul mercato del lavoro per reintegrare i rom sia preferibile all'erogazione di sussidi ai disoccupati strutturali;

37.

riconosce che alcune arti e mestieri tradizionali dei rom possono contribuire a preservare le specificità di questa comunità e migliorarne le condizioni materiali e il livello di integrazione sociale, e ritiene auspicabile dare sostegno a determinate attività professionali;

Lotta per la sopravvivenza ai margini della società

38.

constata che fra le culture europee quella dei rom è caratterizzata da una forte tradizione famigliare; osserva che l’immagine che l’opinione pubblica ha delle famiglie rom è quella della forte persistenza della suddivisione tradizionale dei ruoli, la prole numerosa, la convivenza di più generazioni, la tendenza a vivere molto vicino ai parenti e il mantenimento dei rapporti con la famiglia estesa; ritiene per questo motivo che i programmi a favore delle famiglie rom a livello degli Stati membri e dell’Unione europea devono fondarsi sui punti di forza di questa rete di sostegno naturale;

39.

sottolinea l'importanza di preservare ed affermare i tratti culturali specifici dei rom per proteggerne l'identità e combattere i pregiudizi contro gli stessi; ritiene pertanto necessario che gli Stati membri e la Commissione abbiano una parte più attiva nel sostegno della vita spirituale della minoranza rom;

40.

avalla l'opinione contenuta nel parere del CESE secondo cui le donne rom hanno uno status inferiore nella gerarchia familiare, si sposano in giovane età, patiscono sovente violenze domestiche e sono spesso vittime della prostituzione e del traffico di esseri umani;

41.

ritiene pertanto che i programmi dell'Unione europea e dei suoi Stati membri per i rom debbano puntare all'emancipazione individuale dalle gerarchie tradizionali e all'indipendenza socio-economica dei membri delle comunità rom, in particolare le donne;

42.

sottolinea che la tendenza dei bambini rom ad abbandonare precocemente la scuola ne compromette l'educazione personale, la loro capacità d'integrazione sociale e le loro opportunità sul mercato del lavoro, mentre nel caso delle donne rom il loro stato di salute fisica e psichica nonché l'abbandono scolastico precoce finisce per influenzare anche la salute e la scolarizzazione dei loro figli facilitandone l'esclusione sociale; sottolinea pertanto l'importanza di servizi che informino e sensibilizzino le donne rom;

43.

esorta agli Stati membri ad assicurare che i quadri giuridici attuali e futuri includano disposizioni volte a prevenire e affrontare le molteplici forme di discriminazione di cui sono vittime le donne rom, al fine di migliorare la loro condizione socio-economica e garantire loro l’accesso a cure sanitarie di qualità, all’assistenza all’infanzia e all’istruzione come precondizioni per l’occupazione;

44.

ritiene che il processo d'integrazione debba iniziare in età precoce al fine di fornire in maniera efficace alternative alla povertà e all'esclusione sociale; ritiene pertanto che sia necessario garantire un quadro istituzionale per i servizi educativi e sociali di prossimità per i bambini e le loro famiglie, che risponda alle esigenze locali e personali e che garantisca pari accesso a servizi di qualità; chiede pertanto alla Commissione di sostenere in maniera prioritaria i programmi per l’integrazione precoce dei bambini rom in tutti i paesi in cui siano accessibili risorse dell’Unione Europa come lo Strumento di assistenza preadesione o i Fondi strutturali e di coesione;

45.

osserva che i bambini rom sono sovrarappresentati nelle scuole speciali e in vasta proporzione vi vengono inseriti senza motivo, il più delle volte per discriminazione; sottolinea che costringere i bambini che sono stati illegalmente classificati come disabili mentali a frequentare scuole speciali, è discriminatorio e costituisce una grave violazione del loro diritto fondamentale a un'istruzione di alta qualità e genera difficoltà per il proseguimento degli studi e per trovare lavoro, nonché una maggiore probabilità di inattività sul mercato del lavoro, costituendo così un onere per il bilancio;

46.

conferma il suggerimento contenuto nel parere del CESE relativo alla necessità, per garantire lo sviluppo dei bambini, di sostenere forme di aiuto complesse che abbiano come obiettivo tutta la famiglia e che offrano un aiuto pratico su misura tenendo conto delle esigenze della famiglia, come il programma «sure start»;

47.

condivide l'opinione espressa nel parere del CESE secondo cui - in considerazione delle sue caratteristiche demografiche - la comunità rom ha un accesso asimmetrico alle indennità sociali; sottolinea che le indennità sociali sono mirate a controbilanciare gli oneri o le carenze derivanti dalle condizioni di vita individuali, dall'impegno della cura dei figli e da altri impegni socialmente utili;

48.

condivide le raccomandazioni contenute nel parere del CESE, secondo le quali, al fine di incentivare la partecipazione al mercato del lavoro ufficiale, è necessario fornire un sostegno aggiuntivo a questi lavori che cambiano; sottolinea che è necessario fare in modo che sia il lavoratore che il datore di lavoro abbiano interesse al lavoro in regola;

49.

sottolinea che la fase di vita attiva vissuta dai rom nell’emarginazione ne ostacola l'accesso ai servizi sanitari ed è responsabile delle condizioni in cui si trovano in tarda età; sottolinea anche che il fatto di iniziare a lavorare in tenera età, la frequente disoccupazione, la mancanza di tutela del lavoro, il lavoro invisibile svolto nell’economia sommersa - che è spesso fisicamente logorante, ma che non assicura anni di anzianità contributiva - impediscono ai rom di percepire una pensione accettabile e di vivere una vecchiaia dignitosa;

50.

raccomanda che la Commissione prenda l'iniziativa di identificare le forme più efficaci di supporto all'integrazione sociale, economica e culturale della più grande minoranza dell'Unione europea, e sottolinea la necessità di una cooperazione fra la Commissione e i governi degli Stati membri al fine di intervenire in modo mirato per risolvere i complessi problemi transnazionali dei rom;

Conclusioni

51.

ritiene che la conservazione della lingua e della cultura rom sia un valore comunitario ma al contempo non condivide il concetto secondo il quale i rom dovrebbero essere membri di una «nazione europea» senza Stato, poiché questo esimerebbe gli Stati membri dalla loro responsabilità e metterebbe in discussione la possibilità di integrazione;

52.

richiama l'attenzione degli Stati membri sul rischio che l'adozione di eccessive misure nei confronti delle comunità rom finisca per peggiorare la già drammatica situazione di questa minoranza e per comprometterne le opportunità di integrazione;

53.

invita la Commissione e gli Stati membri ad operare insieme alle ONG, alle comunità e ai leader rom per elaborare un piano per l'inclusione sociale dei rom accettabile per tutti, da attuare in stretta cooperazione;

54.

invita gli Stati membri ad ideare ed attuare progetti volti a combattere gli stereotipi negativi contro i rom a tutti i livelli, che possano essere sostenuti dai Fondi strutturali e di coesione e anche da programmi specifici come Progress nonché da iniziative come l'Anno europeo del dialogo interculturale 2008 e l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale, proclamato per il 2010;

55.

osserva che, se il miglioramento della situazione sociale ed economica dei rom è stato oggetto di attenta considerazione nel processo di allargamento, i progressi registrati sono in generale limitati; invita gli Stati membri e la Commissione ad esaminare i precedenti e gli attuali programmi ed iniziative e a valutarne i risultati; considera che il compito dell’Unione sia un migliore e più stretto coordinamento degli strumenti di integrazione sociale e che tale coordinamento dovrebbe incentivare la lotta alla povertà e l’accesso da parte dei rom a lavori migliori, più duraturi e più stabili, indicare una direzione per rendere più efficaci i sistemi di inserimento sociale e di tutela, essere un mezzo di analisi delle esperienze politiche e di apprendimento reciproco e creare un sistema di analisi coerente delle migliori prassi;

56.

invita la Commissione a valutare specificamente gli effetti degli obiettivi e degli strumenti di tutte le sue politiche settoriali sulla popolazione rom e a sviluppare una strategia politica coerente e un alto livello di coordinamento; chiede alla Commissione e agli Stati membri, nell'ambito di relazioni sugli indicatori integrati e sul metodo aperto di coordinamento per l'inclusione sociale, di prestare attenzione al cambiamento della situazione dei rom; invita la Commissione a monitorare gli effetti della discriminazione, a verificare periodicamente la situazione dei rom in relazione ai cambiamenti intervenuti a livello di istruzione, occupazione, condizioni sociali, sanitarie e abitative negli Stati membri e nei paesi candidati;

57.

invita la Commissione a chiedere al più presto possibile agli Stati membri di adottare chiare politiche dell'occupazione per le categorie svantaggiate, fra cui la popolazione rom attiva, che prevedano misure di sostegno volte a favorire la loro progressiva integrazione nel mercato del lavoro, nonché misure per combattere gli effetti della dipendenza creata dal sistema di sicurezza sociale;

58.

invita la Commissione a collaborare con le varie organizzazioni internazionali e a sostenere lo sviluppo di una rete accademica di esperti rom che forniscano dati scientifici e supporto mediante ricerche, analisi, raccolta di documentazione e stesura di raccomandazioni per analizzare le questioni legate all'integrazione dei rom, determinare le attività da intraprendere, descrivere, sulla base delle relazioni di sintesi di tali organizzazioni, la tematica rom con la dovuta serietà e preparare, almeno ogni due anni, una valutazione complessiva a livello dell'Unione europea;

59.

critica i quattro Stati membri che non hanno ancora ratificato la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sulla protezione delle minoranze nazionali; invita gli Stati membri in questione a ratificare senza indugio la Convenzione; invita gli Stati membri che hanno fatto dichiarazioni restrittive nell'ambito della Convenzione quadro in relazione al riconoscimento dei rom come minoranza nazionale, a ritirare tali dichiarazioni;

60.

raccomanda agli Stati membri:

a)

di istituire a livello di Unione europea un gruppo di esperti comprendente rappresentanti dei rom, che coordini la strategia degli Stati membri per i rom e l'utilizzo dei Fondi dell'Unione europea destinati alla sua promozione;

b)

di istituire partnership fra le varie organizzazioni che rappresentano gli interessi dei rom e le pertinenti istituzioni degli Stati membri; e

c)

di elaborare strumenti quali la concessione di crediti agevolati o sovvenzioni di interessi e, nella pianificazione delle sovvenzioni agricole, di considerare un obiettivo importante il raggiungimento da parte dei cittadini rom di condizioni che permettano loro di vivere di agricoltura, in modo che, oltre al lavoro salariato in agricoltura o al posto di questo, si aprano maggiormente all'idea di puntare a forme innovative di lavoro agricolo, incluse le cooperative sociali, giustificando così lo stanziamento dei fondi necessari;

61.

ritiene che i gruppi target (in insediamenti o parti di insediamenti rom) in alcuni Stati membri siano facilmente raggiungibili sulla base della definizione di «svantaggi multipli», ma che sia arduo raggiungere con tali gruppi target nuclei più piccoli come la famiglia e l'individuo;

62.

ritiene tuttavia che sia necessario creare le condizioni giuridiche necessarie ad una raccolta di dati volontaria e anonima e all’istituzione di una banca dati comparativa, nel rispetto delle norme sulla tutela dei dati personali e dei diritti umani ed escludendo sistemi offensivi per la dignità umana; ritiene che la Commissione dovrebbe proporre le necessarie modifiche legislative;

63.

invita al Commissione a facilitare la definizione, la verifica e la conferma di una serie di migliori prassi nei programmi per i rom (alloggio, istruzione, occupazione ecc.) a seguito di un'analisi condotta da un organo indipendente;

64.

ritiene che la creazione di una banca dati non costituisca un’alternativa, ma la condizione per un sistema di misurazione e valutazione che sia in grado di bilanciare l’effetto dello scambio delle migliori esperienze e dell’utilizzo delle risorse; per questo è necessario un sistema di indicatori che si estenda a tutti i campi della vita e che possa essere utilizzato da chiunque e che, accanto agli indicatori in entrata e in uscita relativi ai programmi, contempli l’utilizzo degli indicatori sociali di risultato e di impatto, anche come condizione per il finanziamento; raccomanda pertanto che la Commissione inserisca tale sistema di indicatori nel regolamento quadro dei Fondi Strutturali e nei regolamenti aventi per oggetto altri tipi di aiuti pubblici;

65.

propone alla Commissione di imporre requisiti più coerenti e uniformi a tutti quei programmi di sviluppo finanziati con fondi europei per i quali si possa verificare se hanno contribuito ad impedire o a invertire l’emarginazione sociale dei rom; ritiene che gli organi degli Stati membri e dell’Unione Europea debbano esaminare tutte le azioni di sviluppo finanziate con i Fondi strutturali e di coesione per valutare quale sia l’effetto del programma sull’integrazione sociale dei rom; raccomanda inoltre che nella fase di selezione sia data la priorità ai programmi di sviluppo che mirano anche a migliorare la situazione dei rom che vivono in insediamenti particolarmente svantaggiati e che sono colpiti da povertà e disoccupazione;

66.

invita la Commissione, in cooperazione con i vari Stati membri, a sviluppare e implementare una vasta e continua campagna d'informazione rivolta al grande pubblico e al popolo rom, sui programmi degli Stati membri finalizzati a migliorare le condizioni di vita dei rom e sulle relative forme di attuazione;

67.

invita la Commissione a monitorare regolarmente le azioni e gli interventi compiuti e i loro effetti sul miglioramento della situazione dei rom nel mercato del lavoro;

68.

auspica che le risorse oggetto di decisioni a livello di Unione europea siano utilizzate anche per programmi «mirati», che prevedano anche la partecipazione di esperti di organizzazioni specializzate in questo settore per supporto e consulenza, atti a controbilanciare gli svantaggi dei rom dal punto di vista della formazione e dell’istruzione; ritiene che gli Stati membri, nell'assegnare fondi dell’Unione Europea e fondi propri - anche al momento di decidere del finanziamento di settori diversi dallo sviluppo in età infantile e dalla pubblica istruzione - dovrebbero esaminare se l'ente locale, l’organizzazione, ecc. che ha chiesto gli aiuti, ha rispettato i propri obblighi di eliminazione della segregazione;

69.

invita la Commissione a incoraggiare le autorità nazionali a porre fine alla pratica discriminatoria di far sgombrare gli occupanti dei campi rom e a sviluppare invece progetti concreti di edilizia sociale con il supporto tecnico e i meccanismi di monitoraggio fra l'altro della Commissione, della Banca mondiale e delle ONG che si dedicano ai rom; è persuaso che la risoluzione del problema abitativo dei rom che vivono in zone rurali debba costituire una priorità e divenire motivo di speciale preoccupazione nonché un'area di intervento;

70.

invita la Commissione a prestare particolare attenzione non solo alle organizzazioni della società civile, ma anche alla capacità dei rom di organizzarsi e di fornire sostegno alla politica di integrazione, nonché a sostenere lo sviluppo delle comunità soprattutto con progetti che rafforzano la partecipazione dei rom al processo decisionale e la loro responsabilità per le decisioni prese insieme a loro;

71.

invita la Commissione e gli Stati membri, in cooperazione con le ONG che si dedicano ai rom, a esaminare le politiche e i programmi esistenti, per trarre insegnamento dai progetti falliti in passato;

72.

invita la Commissione a sostenere le ONG che si dedicano ai rom, a livello dell'Unione europea, a livello nazionale o locale, al fine di monitorare l'attuazione delle politiche e dei programmi destinati ai rom, nonché l'educazione alla democrazia e ai diritti dell'uomo;

73.

propone alla Commissione e agli Stati membri la creazione di un Forum a livello di Unione europea in cui movimenti sociali, sindacati, associazioni non governative che rappresentano i rom e i loro interessi possano consultarsi regolarmente per l'elaborazione degli orientamenti e lo scambio delle migliori prassi, al fine di favorire un approccio coordinato a livello di Unione europea;

74.

invita gli Stati membri a essere più proattivi nell'incentivare il trasferimento di posti di lavoro in aree in cui sono insediate comunità rom e nell'incoraggiare i rom a trasferirsi dove ci sono posti di lavoro;

75.

rammenta agli Stati membri e alla Commissione che, se gli aiuti sociali hanno un ruolo chiave da svolgere nel supportare e rafforzare le comunità svantaggiate, come i rom, la promozione dell'autoaiuto è a sua volta importante; ritiene che una cultura dell'indipendenza, piuttosto che della dipendenza, debba costituire l'obiettivo a lungo termine;

76.

ritiene che occorra assegnare una priorità molto maggiore alla disponibilità di posti di lavoro locali e all'incentivazione dell'imprenditorialità e dell'artigianato locale, come pure allo sviluppo delle competenze di base all'uopo necessarie, il che contribuirà a sviluppare ricchezza e maggiore autostima;

*

* *

77.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati.


(1)  GU C 45 E del 23.2.2006, pag. 129.

(2)  GU C 298 E del 8.12.2006, pag. 283.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2008)0035.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2008)0361.

(5)  Testi approvati, P6_TA(2008)0467.

(6)  GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.

(7)  GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.

(8)  Testi approvati, P6_TA(2008)0286.

(9)  GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.

(10)  GU C 27 del 3.2.2009, pag. 88.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/70


Mercoledì 11 marzo 2009
Affrontare le sfide connesse all'approvvigionamento di petrolio

P6_TA(2009)0118

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulle ipotesi per affrontare le sfide connesse all'approvvigionamento di petrolio (2008/2212(INI))

2010/C 87 E/13

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2007 dal titolo «Una politica energetica per l'Europa» (COM(2007)0001),

vista la comunicazione della Commissione del 13 giugno 2008 dal titolo «Il rincaro del petrolio: come affrontare la sfida» (COM(2008)0384),

vista la direttiva 73/238/CEE del Consiglio, del 24 luglio 1973, concernente le misure destinate ad attenuare le conseguenze delle difficoltà di approvvigionamento di petrolio greggio e prodotti petroliferi (1),

vista la decisione 77/706/CEE del Consiglio, del 7 novembre 1977, che fissa un obiettivo comunitario di riduzione del consumo di energia primaria in caso di difficoltà di approvvigionamento di petrolio greggio e di prodotti petroliferi (2),

vista la direttiva 2006/67/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006, che stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi (3),

vista la proposta della Commissione del 13 novembre 2008 riguardante una direttiva del Consiglio relativa all'obbligo degli Stati membri di allestire scorte minime di petrolio e/o di prodotti petroliferi (COM(2008)0775),

vista la comunicazione della Commissione del 13 novembre 2008 dal titolo «Secondo riesame strategico della politica energetica: piano d'azione dell'UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico» (COM(2008)0781),

visto il libro verde del 12 novembre 2008«Verso una rete energetica europea sicura, sostenibile e competitiva» (COM(2008)0782),

vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2007 sulle ripercussioni economiche dell'aumento del prezzo del petrolio (4),

vista la sua risoluzione del 29 settembre 2005 sulla dipendenza dal petrolio (5),

vista la sua risoluzione del 19 giugno 2008 sulla crisi del settore della pesca in seguito all'aumento del prezzo del gasolio (6),

viste le conclusioni della Presidenza in merito alla sicurezza energetica del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008,

viste le conclusioni della Presidenza in merito alle ripercussioni del rincaro dei prezzi dei prodotti alimentari e del petrolio nei vari settori politici del Consiglio europeo del 19 e 20 giugno 2008,

vista la relazione «World Energy Outlook 2008» dell'Agenzia internazionale per l'energia (AIE),

visto il parere interlocutorio del Comitato economico e sociale europeo del 14 gennaio 2009 sulle ipotesi per affrontare le sfide connesse all'approvvigionamento di petrolio (7),

visto l'articolo 45 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0035/2009),

A.

considerando che il livello europeo acquista sempre maggiore rilevanza per diversificare i canali e i vettori di approvvigionamento energetico nonché per conseguire risparmi energetici ed efficienza energetica, al fine di garantire la sicurezza dei rifornimenti energetici nei prossimi decenni,

B.

considerando che è sempre più pressante la necessità di sviluppare una politica energetica comunitaria coerente e globale che garantisca la sicurezza degli approvvigionamenti in un momento in cui l'Unione europea sta diventando sempre più dipendente dalle importazioni,

C.

considerando che il petrolio è una risorsa destinata all'esaurimento,

D.

considerando che la produzione petrolifera dell'Unione europea e della Norvegia è riuscita ancora a contribuire alla copertura della domanda interna per oltre il 30 % nel 2007,

E.

considerando che attualmente, in molti paesi del mondo, molte risorse petrolifere, in parte anche di agevole sfruttamento, non sono completamente accessibili per vincoli ambientali o nel contesto della gestione delle risorse e che a causa dell'aumento generalizzato dei costi delle materie prime e delle attrezzature, dal 2005 sono raddoppiati anche i costi per l'estrazione,

F.

considerando che la domanda mondiale di petrolio, secondo calcoli della United States Energy Information Administration, nel 2030 sarà di oltre un terzo superiore a quella del 2006, mentre tra il 2005 e il 2030 nell'Unione europea la domanda aumenterà dello 0,25 % all'anno soprattutto per il suo incremento nel settore dei trasporti e pertanto nel 2030 nell'Unione europea la quota del petrolio nella domanda di energia primaria sarà pari al 35 %,

G.

considerando che la dipendenza dell'Unione europea dalle importazioni di petrolio raggiungerà il 95 % entro il 2030, mentre, allo stesso tempo, le riserve convenzionali di petrolio saranno sempre più concentrate nei paesi situati nella cosiddetta «ellisse strategica» e una crescente concorrenza nel settore della domanda potrebbe causare incertezze nell'ambito dell'offerta,

H.

considerando che sono da prevedersi aumenti a lungo termine del prezzo del petrolio,

I.

considerando che l'aumento dell'inflazione, scatenato dalle impennate dei prezzi del petrolio e dei prodotti di base, ha provocato un'erosione del potere d'acquisto,

J.

considerando che le oscillazioni del prezzo del petrolio nel 2008 non possono essere attribuite soltanto al rapporto tra domanda e offerta in un determinato momento e hanno ripercussioni negative sull'economia,

K.

considerando che lo sviluppo di nuovi strumenti d'investimento sul mercato del petrolio e di altri prodotti di base ha amplificato la volatilità dei prezzi di tali merci; considerando che è necessario garantire maggiore trasparenza sui mercati dell'energia,

1.

nota che nella summenzionata comunicazione della Commissione sul secondo riesame strategico della politica energetica è di nuovo al centro dell'attenzione un elemento come la sicurezza degli approvvigionamenti; deplora tuttavia che la Commissione non abbia tratto alcun insegnamento dalla crisi economica, la quale ha dimostrato che solo un cambiamento radicale della politica energetica dell'Unione europea può portare a una soluzione in relazione alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla solidarietà tra gli Stati membri e all'occupazione, nonché in questioni economiche, sociali e ambientali; lamenta inoltre la mancanza di un chiaro impegno a favore dell'ulteriore perfezionamento delle politiche e delle strutture di approvvigionamento nel settore energetico;

2.

sottolinea espressamente che accanto a misure a breve termine per la sicurezza degli approvvigionamenti dovrebbero essere considerate anche opzioni a più lungo termine;

3.

invita la Commissione a concentrarsi maggiormente, durante la stesura di proposte legislative, sull'analisi delle conseguenze sia dirette che indirette delle misure proposte sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui costi;

Sfruttamento delle risorse disponibili

4.

rileva che, secondo varie stime, sarà ancora possibile estrarre petrolio in quantità sufficienti per soddisfare la domanda nei prossimi decenni, anche se nuovi metodi di estrazione potrebbero comportare prezzi petroliferi più elevati; nota che ciò, a sua volta, stimolerà un comportamento orientato verso l'efficienza energetica e promuoverà i carburanti alternativi, come i biocarburanti di seconda generazione e l'idrogeno, nonché l'uso delle auto elettriche; rileva inoltre che occorre migliorare le condizioni d'investimento e sottolinea altresì a questo proposito che la forte domanda di petrolio ha spinto sempre di più l'offerta verso i limiti di capacità;

5.

segnala le incognite in merito alle dimensioni e al momento in cui si arriverà a un divario tra domanda in crescita e offerta in calo; esprime la preoccupazione che tali incognite aggraveranno il rischio di volatilità dei prezzi petroliferi; è pertanto convinto che dovrebbero essere perseguite con determinazione tutte le misure che potrebbero comportare una riduzione della domanda di vettori energetici fossili;

6.

sostiene la proposta dalla Commissione riguardo alle misure a breve termine da adottare, se necessario, per attenuare future impennate dei prezzi petroliferi; invita gli Stati membri a dare sostegno finanziario agli investimenti in fonti energetiche alternative, come le energie rinnovabili, e a dare la priorità alle misure di sensibilizzazione dei consumatori intese a promuovere l’acquisto di beni e servizi efficienti sotto il profilo energetico, onde ridurre al minimo la spesa sul lungo periodo ed alleviare gli effetti di una futura diminuzione dell'offerta di petrolio;

7.

sollecita l'intensificazione degli sforzi per rendere utilizzabili commercialmente le risorse petrolifere non convenzionali in modo da contribuire anche alla diversificazione, purché siano sviluppati e quindi utilizzati metodi di estrazione più ecologici; sottolinea che un approccio basato sul ciclo di vita in relazione alle emissioni di gas a effetto serra dei carburanti immessi nel mercato dell'Unione europea, come introdotto nella proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 98/70/CE per quanto riguarda le specifiche relative a benzina, combustibile diesel e gasolio nonché l'introduzione di un meccanismo inteso a controllare e ridurre le emissioni di gas a effetto serra dovute all'uso di combustibili per i trasporti su strada e modifica la direttiva 1999/32/CE del Consiglio per quanto concerne le specifiche relative al combustibile utilizzato dalle navi adibite alla navigazione interna e abroga la direttiva 93/12/CEE (COM(2007)0018), fornirà all'industria petrolifera un reale incentivo per ridurre il suo impatto sul cambiamento climatico migliorando i metodi di estrazione;

8.

ritiene che il ricorso al petrolio e ad altre fonti di energia ad alta intensità di carbonio dovrebbe essere ridotto sia aumentando l'efficienza energetica che adottando soluzioni più neutre in termini di emissioni di carbonio;

9.

ritiene che lo sfruttamento delle riserve esistenti sarà sempre più condizionato da fattori politici, tra cui instabilità politica, protezione giuridica insufficiente, ma anche misure ambientali e gestione delle risorse; invita pertanto la Commissione a intensificare a tutti i livelli il dialogo con i paesi produttori e a cercare soluzioni pragmatiche dei conflitti nell'interesse reciproco;

10.

invita la Commissione al dialogo con le compagnie petrolifere e con i paesi di estrazione, mirato a individuare vie per poter consolidare gli investimenti nonostante le fluttuazioni dei prezzi e degli utili;

11.

si attende che le compagnie petrolifere reinvestano i loro recenti consistenti profitti nella prospezione e nello sviluppo di nuove riserve petrolifere e nella promozione della tecnologia per il risparmio energetico e della ricerca sui sostituti del petrolio (in particolare per le applicazioni nel settore dei trasporti);

12.

sollecita relazioni più dinamiche tra l'Unione europea e i paesi produttori di petrolio, che implichino la volontà di entrambe le parti di dare oltre che di ricevere e che puntino a creare in campo petrolifero un contesto più stabile ed equilibrato per l'approvvigionamento e la fissazione dei prezzi, nell'interesse di tutte le parti interessate e dell'economia mondiale nel suo insieme;

13.

plaude all'iniziativa della Commissione di tenere un dialogo politico globale sotto forma di un vertice ad alto livello tra paesi consumatori e paesi produttori di petrolio, al fine di instaurare un giusto equilibrio tra domanda e offerta sul mercato del petrolio e di impedire che i paesi produttori mantengano i prezzi petroliferi a livelli artificialmente elevati;

Trasparenza del mercato e formazione dei prezzi

14.

esprime preoccupazione per la crescente e sfrenata volatilità registrata dai prezzi del petrolio nel 2008, che si ripercuote negativamente sull'intera economia dell'Unione europea e sui suoi consumatori;

15.

ritiene che le fluttuazioni del prezzo del petrolio dipendano dall’aumento della domanda di petrolio, dal progressivo esaurimento delle riserve petrolifere, da mutamenti negli andamenti demografici e dell'urbanizzazione, specialmente nelle economie emergenti, in cui l’aumento del reddito medio provoca un incremento della domanda, dalla speculazione sui mercati dei prodotti di base e dai cicli economici mondiali; sottolinea inoltre che il petrolio e altri prodotti di base sono sempre più utilizzati per la diversificazione dei portafogli a seguito del deprezzamento del dollaro USA;

16.

esprime preoccupazione in merito alla volatilità dei prezzi del petrolio e al suo impatto sulla stabilità economica e finanziaria; sollecita la Commissione e gli Stati membri, pur riconoscendo i benefici che apportano mercati attivi del petrolio e di altri prodotti energetici, a garantire il massimo livello possibile di trasparenza sui mercati dell'energia;

17.

riconosce che una siffatta volatilità pregiudica anche le economie dei paesi esportatori di petrolio e che pertanto una stabilizzazione dei prezzi del petrolio rientra nel reciproco interesse;

18.

accoglie con favore la comunicazione della Commissione del 13 giugno 2008 dal titolo «Il rincaro del petrolio: come affrontare la sfida» e fa eco alle sue preoccupazioni per la volatilità recentemente mostrata dai prezzi petroliferi e per i conseguenti effetti negativi sull’inflazione, la competitività, il commercio e la crescita economica;

19.

individua la causa principale dell'aumento del prezzo del petrolio negli ultimi otto anni in un incremento sostenuto della domanda, che ha portato a discontinuità nell'estrazione, nel trasporto e nella raffinazione nonché a esorbitanti profitti per pochi grandi oligopoli petroliferi; riconosce che il netto incremento dei prezzi delle materie prime e le transazioni speculative sui mercati finanziari hanno esercitato un effetto di moltiplicazione sull'evoluzione del prezzo del petrolio;

20.

pone in risalto la necessità di dare priorità al monitoraggio della concorrenza a livello di lavorazione e vendita del petrolio e dei prodotti petroliferi e di assicurare una maggiore trasparenza dei dati sulle scorte petrolifere commerciali;

21.

ritiene indispensabile migliorare la trasparenza dei mercati al fine di stabilizzare il prezzo del petrolio; invita la Commissione a presentare al Parlamento e al Consiglio proposte in materia; sottolinea che occorre aumentare al più presto la trasparenza anche nei paesi produttori e che anche i volumi di produzione e il livello delle riserve in particolare devono essere pubblicati in modo trasparente; chiede alla Commissione e agli Stati membri di lavorare ai fini di una maggiore trasparenza nell'ambito dei rispettivi dialoghi con i paesi produttori;

22.

accoglie con favore, in detto contesto, l'analisi proposta per studiare l'utilità e i costi della pubblicazione settimanale del livello delle scorte di petrolio; invita la Commissione a inserire i risultati di detta analisi nelle sue future proposte legislative per un livello minimo di scorte di petrolio; sottolinea contestualmente che la trasparenza al riguardo va conseguita a livello mondiale;

23.

segnala che le differenti specifiche tecniche per i prodotti petroliferi nei principali paesi destinatari portano a una frammentazione dei mercati, la quale può ripercuotersi fortemente sui rincari in caso di forniture irregolari; invita pertanto la Commissione a presentare proposte sulle modalità per eliminare dette limitazioni all'accesso ai mercati;

24.

ritiene che le riserve strategiche abbiano lo scopo di contrastare blocchi fisici in caso di forniture irregolari; respinge pertanto, per ragioni di politica finanziaria sostenibile, tutti i tentativi volti a contrastare la volatilità dei prezzi ricorrendo alle riserve;

25.

sottolinea l'importanza di operare attivamente per assicurare l'accesso delle piccole imprese alle nuove energie alternative, al fine di renderle meno dipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio; riconosce la rilevanza delle piccole e medie imprese nella produzione di biocarburanti e di altre fonti di energia rinnovabili; esprime tuttavia preoccupazione per le barriere tecniche e regolamentari che ostacolano la produzione e la vendita di detti prodotti e invita pertanto la Commissione a intervenire per agevolare l'accesso ai mercati di detti carburanti;

26.

sottolinea che un sistema efficace di scambio delle quote di emissione e l'adozione di un'ampia gamma di altri provvedimenti per il risparmio energetico dovrebbero costituire strumenti importanti per stimolare lo sviluppo di un mercato delle tecnologie e dei prodotti ad alta efficienza energetica ampiamente diversificato e all'avanguardia; sottolinea altresì l'importanza dell'applicazione del principio «chi inquina paga»; ricorda che quanto più alto sarà il numero di paesi che porranno in atto politiche del genere, tanto più limitato risulterà l'impatto di queste ultime sulla competitività settoriale;

Investimenti nell'estrazione e nella lavorazione del petrolio

27.

prende atto che, secondo l'AIE, fino al 2020 saranno necessari investimenti per 350 miliardi USD nell'industria del petrolio al fine provvedere alla sicurezza degli approvvigionamenti; invita la Commissione e gli Stati membri a predisporre nelle loro rispettive politiche incentivi agli investimenti, specialmente anche all'interno dell'Unione europea; sottolinea al riguardo il ruolo delle sicurezza a lungo termine degli investimenti; rifiuta tuttavia l'eventualità di sostituire gli investimenti e il capitale privato con il denaro pubblico;

28.

esprime preoccupazione per gli effetti che l'attuale crisi creditizia ha sulle possibilità di investire nell'industria petrolifera e invita la Commissione e gli Stati membri a coordinare strettamente i loro sforzi per superare la crisi;

29.

plaude al contributo che il maggiore impiego di biocarburanti nel settore dei trasporti potrà fornire, specialmente per potenziare la sicurezza degli approvvigionamenti; rileva che in tal modo si arriverà a consolidare e ristrutturare l'industria di lavorazione del petrolio; rileva che occorre attuare ulteriori misure strutturali nel settore dei trasporti per ridurre al minimo la domanda di petrolio;

30.

invita gli Stati membri e gli operatori a provvedere, malgrado tali sviluppi, a che nell'Unione europea siano disponibili riserve sufficienti a compensare forniture irregolari, per esempio in caso di catastrofi naturali;

31.

chiede agli Stati membri, alla Commissione e alle compagnie petrolifere di garantire una formazione adeguata per gli specialisti impiegati nella ricerca nell'ambito delle riserve e della produzione petrolifera;

Vie di trasporto

32.

accoglie con favore i risultati positivi conseguiti con il programma INOGATE proprio nel settore delle misure per promuovere la fiducia; invita la Commissione a elaborare una strategia riguardante le modalità per sostenere simili progetti con misure di accompagnamento e con un coordinamento migliore;

33.

segnala l'importanza centrale di relazioni di buon vicinato con gli Stati di transito nonché tra loro e i paesi loro limitrofi e chiede agli Stati membri e alla Commissione di intensificare i loro sforzi in tale direzione;

34.

prende atto dell'esclusione degli oleodotti dalle reti transeuropee nel settore dell'energia e chiede agli Stati membri e alla Commissione di prendere in considerazione l'inclusione di infrastrutture petrolifere nelle reti transeuropee per l'energia (RTE-E/TEN-E) a fronte degli attuali sviluppi, in particolare del calo della produzione nazionale e dell'aumento concomitante della dipendenza dalle importazioni nonché della richiesta di nuove capacità di trasporto;

35.

invita la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi ai fini della stabilizzazione, in particolare nei paesi produttori minacciati dall'instabilità politica, nell'ambito delle politiche estera, commerciale e di sicurezza comuni, poiché dalla stabilità dipendono le basi per gli investimenti e la prosperità;

36.

sottolinea che i nuovi progetti relativi alle infrastrutture petrolifere, come le condotte Odessa-Danzica e Costanza-Trieste, dovrebbero restare progetti ad alta priorità di interesse europeo;

37.

è preoccupato per la crescente pirateria, che minaccia la navigazione marittima e quindi anche il trasporto di petrolio, e accoglie con favore l'azione comune del Consiglio (8) a tale riguardo;

38.

è inoltre preoccupato per le minacce alle vie di trasporto e alle infrastrutture strategiche da parte del terrorismo e invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare il dialogo con i principali interlocutori;

Trasporti ed edilizia

39.

segnala il potenziale di risparmio nel settore edilizio, che potrebbe ridurre la domanda di vettori energetici fossili come il petrolio e il gas, e accoglie con favore gli attuali sforzi della Commissione e degli Stati membri per una valorizzazione ancora migliore di detto potenziale;

40.

accoglie con favore gli sforzi dell'Unione europea per diversificare i vettori energetici nel settore dei trasporti; per l'introduzione di nuove tecnologie privilegia approcci basati sul mercato; riconosce che il prezzo è l'indice migliore per la competitività delle nuove tecnologie; deplora tuttavia la scarsa ambizione nello sfruttamento del potenziale di autoveicoli con maggiore efficienza energetica, migliore progettazione e minor peso;

41.

esprime dubbi in merito alla idoneità a medio e lungo termine dei biocarburanti di prima generazione per sostituire il petrolio; sollecita sforzi più intensi nella ricerca su carburanti sintetici;

42.

è convinto che la crescita del consumo di petrolio nel settore dei trasporti possa essere ridotta a medio e lungo termine soltanto se l'Unione europea e gli Stati membri applicheranno ulteriori misure per trasferire i trasporti e la mobilità verso modalità più sostenibili, che consumino meno petrolio o che non ne consumino affatto, quali i trasporti su rotaia e i trasporti per via navigabile, così come le catene di mobilità intermodali nelle aree urbane (percorsi pedonali, piste ciclabili, trasporti pubblici, mobilità collettiva); è convinto che sia possibile conseguire notevoli risparmi energetici grazie al maggiore impiego dei moderni sistemi di gestione del traffico per ridurre i ritardi e le deviazioni nei trasporti stradali e aerei nonché in quelli per via navigabile, nonché con una più decisa promozione di sistemi logistici ecologici;

Relazioni con i paesi con consumi di petrolio in crescita

43.

ritiene che delle tematiche di politica energetica si debba tenere maggiormente conto nelle relazioni esterne dell'Unione europea con paesi in cui si registra un crescente consumo di petrolio e che l'Unione europea debba operare affinché siano eliminate le sovvenzioni pubbliche ai prodotti petroliferi;

44.

invita la Commissione a integrare nelle sue politiche comuni esterna, commerciale e di vicinato misure atte a concorrere ad eliminare a livello mondiale il legame tra crescita economica e consumo di petrolio;

45.

sottolinea che l’Unione europea non ha ancora adeguatamente considerato e analizzato, in particolare, le ripercussioni geopolitiche determinate dai cambiamenti delle condizioni quadro generali rispetto alla sicurezza energetica internazionale nonché le conseguenze per la futura governance a livello internazionale; è del parere che la fedeltà alle soluzioni nazionali debba essere sostituita da nuove e più strette forme di cooperazione politica ed economica fra l’Unione europea, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, che a medio termine è anche opportuno istituzionalizzare;

*

* *

46.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU L 228 del 16.08.1973, pag. 1.

(2)  GU L 292 del 16.11.1977, pag. 9.

(3)  GU L 217 dell'8.8.2006, pag. 8.

(4)  GU C 287 E del 29.11.2007, pag. 548.

(5)  GU C 227 E del 21.9.2006, pag. 580.

(6)  Testi approvati, P6_TA(2008)0308.

(7)  GU C 182 del 4.8.2009, pag. 60.

(8)  Azione comune 2008/851/PESC del Consiglio, del 10 novembre 2008, relativa all'operazione militare dell'Unione europea volta a contribuire alla dissuasione, alla prevenzione e alla repressione degli atti di pirateria e delle rapine a mano armata al largo della Somalia (GU L 301 del 12.11.2008, pag. 33).


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/76


Mercoledì 11 marzo 2009
Rendere i trasporti più ecologici e internalizzare i costi esterni

P6_TA(2009)0119

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 su come rendere i trasporti più ecologici e internalizzare i costi esterni (2008/2240(INI))

2010/C 87 E/14

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione dell’8 luglio 2008, intitolata «Rendere i trasporti più ecologici» (COM(2008)0433),

vista la comunicazione della Commissione dell’8 luglio 2008, intitolata «Strategia per l’internalizzazione dei costi esterni» (COM(2008)0435),

vista la comunicazione della Commissione dell’8 luglio 2008, intitolata «Misure antirumore per il parco rotabile esistente» (COM(2008)0432),

vista la sua risoluzione del 12 luglio 2007 su «Mantenere l’Europa in movimento – una mobilità sostenibile per il nostro continente» (1),

vista la sua risoluzione dell’11 marzo 2008 sulla politica europea del trasporto sostenibile tenendo conto delle politiche europee dell’energia e dell’ambiente (2),

visto l’articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A6-0055/2009),

A.

considerando gli obiettivi dell'Unione europea di ridurre del 20 % i gas serra, di aumentare al 20 % la quota di energia da fonti rinnovabili e diminuire i consumi energetici del 20 % entro il 2020,

B.

considerando che, al fine di rendere i trasporti più ecologici, la Commissione ha formulato una serie di suggerimenti per la lotta contro il cambiamento climatico una comunicazione sull’internalizzazione dei costi esterni, per tutti i modi di trasporto, una comunicazione sulla riduzione del rumore ferroviario e una proposta legislativa specifica per la revisione dei costi per l’uso delle infrastrutture a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci,

C.

considerando che l’articolo 11, paragrafi 3 e 4, della direttiva eurobollo (3), così come modificata nel 2006, stabiliva quanto segue: «Entro il 10 giugno 2008, la Commissione, dopo avere esaminato tutte le opzioni, compresi i costi legati all'ambiente, al rumore, alla congestione e alla salute, presenta un modello generalmente applicabile, trasparente e comprensibile per la valutazione di tutti i costi esterni che serva da base per i calcoli futuri della tassazione sulle infrastrutture. Tale modello è accompagnato da un'analisi dell'impatto sull'internalizzazione dei costi esterni per tutti i modi di trasporto e da una strategia di applicazione graduale di tale modello a tutti i modi di trasporto. La relazione e il modello sono accompagnati, se del caso, da proposte al Parlamento europeo e al Consiglio per un’ulteriore revisione della presente direttiva.»,

D.

considerando che l'internalizzazione va integrata in una politica più approfondita che promuova la co-modalità e un sistema di trasporti sostenibile e che includa altresì la promozione della ricerca, il finanziamento di infrastrutture, l'apertura dei mercati e la normalizzazione; considerando tuttavia che questi segnali di prezzo non sono di per sé sufficienti a modificare la condotta degli utenti fintantoché non saranno loro disponibili le necessarie alternative (macchine più «pulite», forme di trasporto alternative, ecc.),

E.

considerando che la Commissione ha illustrato in modo convincente l’impatto del rumore ferroviario sulla salute della popolazione e che, però, si limita a mettere in evidenza quale fulcro della sua iniziativa per la riduzione del rumore ferroviario, la necessità di dotare i vagoni merci di sistemi frenanti meno rumorosi,

Rendere i trasporti più ecologici

1.

accoglie favorevolmente la comunicazione della Commissione «Rendere i trasporti più ecologici» quale primo passo, parziale ma importante, verso un’impostazione più generale, finalizzata a rendere i diversi modi di trasporto più rispettosi dell'ambiente e quale riconoscimento dell'importanza e della necessità di rendere il trasporto più efficiente nel contesto della lotta al cambiamento climatico;

2.

sottolinea la grande utilità della mobilità per la qualità di vita dei cittadini, la crescita e l’occupazione nell’Unione europea, la coesione socioeconomica e territoriale e il commercio con i paesi terzi, nonché per le imprese e per i lavoratori che operano direttamente e indirettamente nel settore dei trasporti e della logistica;

3.

riconosce che la mobilità ha ripercussioni positive ed è indispensabile per lo sviluppo economico e la coesione socioeconomica e territoriale dell'Unione europea, ma ha anche effetti negativi sulla natura e sull’uomo; auspica pertanto che la politica europea dei trasporti, tenendo conto dei legittimi interessi dei cittadini e delle aziende in relazione alla mobilità, continui a porsi come obiettivo un maggiore rispetto dell’ambiente nel settore dei trasporti, eliminando o perlomeno riducendo, le ripercussioni negative dei trasporti, coerentemente con gli obiettivi comunitari in tema di lotta al riscaldamento globale entro il 2020;

4.

accoglie con favore la redazione, da parte della Commissione nella sua comunicazione, di un «inventario» delle misure finora adottate dall’Unione europea per una politica dei trasporti sostenibile;

5.

si rammarica del fatto che la Commissione non abbia presentato un piano integrato volto a rendere tutti i settori dei trasporti più rispettosi dell’ambiente; osserva che la Commissione ha già adottato alcune iniziative preliminari finalizzate ad una strategia globale per l'internalizzazione dei costi esterni in tutti i modi di trasporto, ma che finora si è limitata a:

seguire un’impostazione frammentaria, indicata in un manuale per la valutazione dei costi esterni dei trasporti e la loro internalizzazione nei singoli settori (si veda il manuale per la valutazione dei costi esterni nel settore dei trasporti);

presentare una proposta di modifica alla direttiva 1999/62/CE (direttiva eurobollo) finalizzata a consentire agli Stati membri la tassazione dei costi esterni derivanti dagli autoveicoli pesanti, conformemente all'articolo 11 della suddetta direttiva;

proporre la tassazione dei costi esterni causati dal rumore proveniente dai treni tramite canoni per l'uso delle infrastrutture modulati in funzione delle emissioni acustiche;

6.

invita pertanto la Commissione a sviluppare, per tutti i modi di trasporto, le misure e gli strumenti necessari per rendere i trasporti più ecologici, tenendo conto delle convenzioni internazionali in vigore e delle misure già adottate nei diversi settori dei trasporti; esorta inoltre la Commissione a effettuare, in relazione a queste proposte, valutazioni scientificamente fondate, finalizzate a determinare l’impatto delle singole misure e le relative ripercussioni sulla competitività tra i diversi modi di trasporto, nonché il loro impatto sui costi della mobilità e sulla competitività, presentando su tale base un piano integrato volto a rendere i trasporti più ecologici, corredato di proposte legislative specifiche;

Internalizzazione dei costi esterni

7.

rileva che la Commissione, nella sua comunicazione relativa alla strategia per l'internalizzazione dei costi esterni, non ha ottemperato all’obbligo impostole dal Parlamento e dal Consiglio, ai sensi dell’articolo 11 della direttiva eurobollo come modificata, dal momento che, per sua stessa ammissione, non ha messo a punto e presentato un modello di applicabilità generale, trasparente e comprensibile per la valutazione dei costi esterni complessivi, non avendo analizzato l’impatto su ciascun modo di trasporto e limitandosi in pratica a presentare, unicamente per i veicoli pesanti adibiti al trasporto di merci, un primo abbozzo di strategia per l’applicazione graduale del modello a tutti i modi di trasporto;

8.

rileva che la Commissione, nella sua comunicazione, fa numerosi riferimenti al manuale, pubblicato nel gennaio 2008, relativo al calcolo dei costi esterni, il quale riflette le più recenti conoscenze scientifiche riguardanti il calcolo dei costi esterni nel settore dei trasporti;

9.

rileva che nella sua comunicazione la Commissione ha offerto motivazioni scientifiche plausibili per l’imputazione delle singole voci di spesa esterne ai diversi modi di trasporto, adottando un «approccio pragmatico basato sul costo medio»; sostiene in linea di massima la base scelta dalla Commissione - la tariffazione dei costi sociali marginali, in conformità con il Libro bianco sui trasporti del 2001;

10.

rileva che nella sua comunicazione e nella proposta di direttiva volta a modificare la direttiva 1999/62/CE (direttiva eurobollo) la Commissione tiene esplicitamente conto del principio «chi inquina paga» sancito dall'articolo 175, paragrafo 5, del trattato; invita tuttavia la Commissione a tenere conto, nelle prossime iniziative riguardanti l'internalizzazione dei costi esterni, di ogni forma già esistente di internalizzazione dei costi esterni, come le imposte sugli oli minerali e i diritti di utenza stradale;

11.

invita la Commissione in sede di presentazione di ulteriori proposte in materia di ecocompatibilità dei trasporti, ad includere valutazioni dell'impatto in termini di concorrenza tra i modi di trasporto e di ripercussioni ambientali e sociali associate, così come è stato fatto con la proposta di modifica della direttiva 1999/62/CE (direttiva eurobollo), e ad includere i costi della mobilità e della competitività;

12.

deplora che la Commissione non abbia proposto misure atte a mitigare gli effetti dell'aumento delle distanze derivante dall'allargamento dell'Unione europea e che non abbia elaborato alcuna previsione sugli effetti della sua realizzazione, in particolare in quegli Stati membri che presentano barriere geografiche e in quelli che non hanno ancora alternative di tipo multimodale; esorta pertanto la Commissione a porre rimedio a tali carenze nell'ambito della prossima revisione delle reti transeuropee dei trasporti (TEN-T);

13.

esorta a tal fine la Commissione a presentare una proposta complementare di «corridoi verdi» per la mobilità multimodale, nel quadro della revisione delle TEN-T, che neutralizzi gli oneri imposti dalla presente proposta, permettendo un'accessibilità e una mobilità prive di ostacoli;

14.

esorta la Commissione a presentare, senza indugio, in primo luogo, proposte specifiche per tutti i modi di trasporto e, in secondo luogo, ad adempiere al compito risultante dall’articolo 11 della direttiva eurobollo come modificata, presentando un piano esaustivo per la quantificazione e l’imputazione dei costi esterni e valutandone l’impatto in base a un modello comprensibile;

Misure antirumore nel trasporto su rotaia

15.

riconosce che, nella sua comunicazione sulle misure antirumore per il parco rotabile esistente, la Commissione ha tenuto conto della necessità di ridurre l’inquinamento acustico a carico della popolazione che abita lungo le reti ferroviarie, dovuto soprattutto ai vagoni merci;

16.

sottolinea che l'adeguamento dei vagoni a costi ragionevoli presuppone che gli ostacoli tecnici esistenti vengano superati e che gli oneri amministrativi dei rispettivi certificati vengano eliminati il più presto possibile e prima dell'adozione di misure legislative vincolanti;

17.

esorta la Commissione a presentare una proposta di direttiva sulla tassazione, modulata in funzione delle emissioni acustiche, per le locomotive e i vagoni, in modo da introdurre incentivi per le compagnie ferroviarie prima possibile, affinché rendano in breve tempo meno rumoroso il materiale rotabile tramite la sostituzione delle suole dei freni; ritiene che, laddove necessario, possano eventualmente essere prese in considerazione misure a breve termine e che nessuna misura legislativa debba avere conseguenze negative per il trasporto ferroviario ai fini della concorrenza intermodale;

18.

si aspetta dalla Commissione che nella sua proposta individui una modalità praticabile, tale da garantire, tramite la destinazione specifica delle entrate, la conversione non soltanto dei vagoni delle società ferroviarie, ma anche dei vagoni di altre società utilizzati dalle società ferroviarie;

*

* *

19.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


(1)  GU C 175 E del 10.7.2008, pag. 556.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0087.

(3)  Direttiva 1999/62/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 1999, relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l’uso di alcune infrastrutture (GU L 187 del 20.7.1999, pag. 42).


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/79


Mercoledì 11 marzo 2009
Contributo al Consiglio europeo della primavera 2009: strategia di Lisbona

P6_TA(2009)0120

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sul contributo al Consiglio europeo della primavera 2009 per quanto riguarda la strategia di Lisbona

2010/C 87 E/15

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2008, dal titolo «Relazione sull'attuazione del programma comunitario di Lisbona 2008- 2010» (COM(2008)0881) e la raccomandazione della Commissione, del 28 gennaio 2009, su una raccomandazione del Consiglio sull’aggiornamento nel 2009 degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità e sull’attuazione delle politiche per l’occupazione degli Stati membri (COM(2009)0034),

visti i 27 programmi nazionali di riforma per attuare la strategia di Lisbona presentati dagli Stati membri,

vista la comunicazione della Commissione, del 3 ottobre 2007, dal titolo «L'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione - Contributo della Commissione alla riunione di ottobre dei capi di Stato e di governo» (COM(2007)0581),

vista la comunicazione della Commissione, del 20 novembre 2007, su «Un mercato unico per l’Europa del XXI secolo» (COM(2007)0724),

vista la Comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2008 sulla dimensione esterna della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione «Relazione sull'accesso ai mercati e definizione di un quadro per una cooperazione internazionale più efficace in materia di regolamentazione» (COM(2008)0874),

vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2008, dal titolo «Un quadro strategico aggiornato per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione» (COM(2008)0865),

vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2008, dal titolo «Nuove competenze per nuovi lavori - Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi» (COM(2008)0868),

vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2008, dal titolo «Politica di coesione: investire nell'economia reale» (COM(2008)0876),

vista la comunicazione della Commissione, del 26 novembre 2008, dal titolo «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800),

vista la proposta della Commissione, del 16 dicembre 2008, di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (COM(2008)0867),

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 marzo 2000, del 23 e 24 marzo 2001, del 22 e 23 marzo 2005, del 27 e 28 ottobre 2005, del 23 e 24 marzo 2006, dell'8 e 9 marzo 2007 e del 13 e 14 marzo 2008,

vista la sua risoluzione, del 15 novembre 2007, su «L'interesse europeo: riuscire nell'epoca della globalizzazione» (1),

vista la sua risoluzione, del 20 febbraio 2008, sugli orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (parte: «Indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità»): lanciare il nuovo ciclo (2008-2010) (2),

vista la sua risoluzione, del 18 novembre 2008 sull'UEM @10: successi e sfide di un decennio di Unione economica e monetaria (3),

visto l'articolo 103, paragrafo 2, del suo regolamento,

La crisi finanziaria e le sue ripercussioni economiche e sociali

1.

rileva che la crisi finanziaria globale, nata da squilibri globali a livello macroeconomico e da una crisi creditizia su scala mondiale, ha inflitto seri danni ai sistemi finanziari di tutto il mondo, inclusa l'Unione europea; osserva altresì che la crisi finanziaria globale ha arrecato danni devastanti alla capitalizzazione di borsa in tutto il mondo, che i suoi effetti negativi sulle «economie reali» sono profondi e che, in particolare, le implicazioni per l'occupazione e la situazione sociale sono di ampia portata; sottolinea che i mercati finanziari rivestono un'importanza cruciale per l'economia reale e che una delle priorità ai fini della crescita e dell'occupazione, oltre alla salvaguardia dei posti di lavoro, è quella di riattivare la circolazione dei capitali e di fornire crediti e finanziamenti agli investimenti, il che richiede il ripristino di un clima di fiducia mediante chiari impegni e garanzie dei governi nonché una vigilanza più efficace estesa a tutti i mercati finanziari in una prospettiva globale e normative a sostegno di un'erogazione responsabile di crediti ai mercati;

2.

raccomanda che le misure a breve termine applicate per controbilanciare le immediate conseguenze dirette della crisi e contenere al massimo gli effetti negativi per l'economia reale e i pacchetti normativi per favorire la ripresa siano seguiti da un piano d'azione coordinato breve e a lungo termine che riporti le economie dell'Unione europea sulla via di una crescita stabile e le protegga in futuro da crisi analoghe;

3.

ricorda che nella sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sul contributo al Consiglio di primavera 2008 in relazione alla strategia di Lisbona (4), ha già sottolineato «quanto sia importante salvaguardare la stabilità dei mercati finanziari», osservando che «le recenti crisi “subprime” dimostrano la necessità che l'Unione europea metta a punto misure di vigilanza per rafforzare la trasparenza e la stabilità dei mercati finanziari e per proteggere meglio i clienti», chiedendo «una valutazione degli attuali sistemi e strumenti di vigilanza prudenziale in Europa» e insistendo «su una stretta consultazione con il Parlamento, che porti a formulare chiare raccomandazioni su come migliorare la stabilità del sistema finanziario e la sua capacità di fornire finanziamenti a lungo termine sicuri alle imprese europee»;

4.

sottolinea che i mercati finanziari sono e resteranno il fondamento di un'economia sociale di mercato funzionante, che essi hanno la funzione di finanziare l' «economia reale», di apportare efficienza all'allocazione delle risorse e di fornire alle economie i mezzi per prosperare, il che a sua volta ha permesso ai cittadini di migliorare notevolmente il proprio tenore di vita negli ultimi decenni; sottolinea che la piena affidabilità, efficienza e trasparenza dei mercati finanziari sono il presupposto di un'economia europea sana e innovativa, capace di generare crescita e posti di lavoro;

5.

sottolinea che la crisi finanziaria ha creato una situazione in cui la necessità dell'innovazione, in quanto motore dell'economia, non può più essere ignorata; ritiene che sia giunto il momento di creare l'economia dinamica fondata sulla conoscenza che l'Europa si era prefissa di costruire otto anni or sono; allo stesso modo ritiene che sia giunto il momento di creare l'economia più efficiente dal punto di vista energetico che potrà trasformare il mondo e assicurare la prosperità europea e la competitività internazionale nei decenni a venire, nonché di stimolare le industrie innovative, che sono quelle in grado di apportare nuova crescita all'Europa;

6.

riconosce i risultati positivi degli interventi di salvataggio varati per evitare ulteriori danni al sistema fiscale; sollecita tuttavia una nuova architettura finanziaria da realizzare attraverso l'adozione di normative trasparenti ed efficaci, nel migliore interesse dei consumatori, delle imprese e dei lavoratori; sollecita ulteriori proposte legislative ed accordi internazionali in grado di affrontare i problemi fondamentali alla base della crisi, vale a dire l'assunzione di rischi eccessivi, il ricorso alla leva finanziaria e la predilezione per il breve termine; ricorda alla Commissione il suo obbligo di dare seguito alle richieste avanzate dal Parlamento in materia di regolamentazione dei fondi speculativi e dei fondi di investimento privati e si aspetta proposte legislative nel breve periodo;

7.

sottolinea l'urgente necessità di provvedere affinché il settore finanziario, che ha beneficiato del sostegno pubblico, fornisca crediti sufficienti alle aziende, in particolare alle PMI e alle famiglie; insiste affinché i piani di salvataggio prevedano condizioni vincolanti in materia di distribuzione dei dividendi e di condizioni di erogazione di prestiti;

8.

mette in guardia contro il circolo vizioso caratterizzato da un calo degli investimenti e da una diminuzione dei consumi con conseguenti licenziamenti, ridimensionamenti dei piani aziendali e minore innovazione, uno scenario che potrebbe spingere l'Unione europea verso una lunga e profonda recessione; sottolinea al riguardo che una risposta europea coordinata appare cruciale in questo contesto per evitare che la crisi porti a una serie di piani nazionali di stabilità finanziaria e di recupero dell'economia in conflitto tra loro e suscettibili di creare ostilità e costi, compromettendo il mercato unico, la stabilità economica, l'Unione economica e monetaria e il ruolo dell'Unione europea in quanto attore economico globale;

9.

auspica un'azione comune tesa a superare gli effetti della crisi finanziaria sull'economia reale; chiede la definizione di parametri di riferimento per i futuri tassi di occupazione e di crescita, che contribuiscano a determinare le dimensioni e i contenuti del piano europeo di ripresa economica; chiede a tale proposito lo sviluppo, nel quadro del patto di crescita e di stabilità e delle relative norme di flessibilità, di una strategia europea coerente per gli investimenti futuri (ad esempio, in capitale umano qualificato e competente per consentire svolte e sviluppi tecnologici, innovazione, efficienza energetica, infrastrutture sostenibili, tecnologie della comunicazione, interconnessione e servizi, compresi i servizi sanitari, e opportunità per le imprese, nonché per le PMI, di investire in nuovi prodotti e mercati), la salvaguardia dei posti di lavoro e dei redditi e un migliore coordinamento delle politiche economiche e sociali;

10.

ritiene che le energie da fonti rinnovabili, l'efficienza energetica e l'ambiente possano fungere da fulcro strategico per gli interventi di stimolo capaci di creare posti di lavoro «verdi» di elevata qualità e di dare all'industria europea il vantaggio derivante dal suo ruolo di precursore in questo campo rispetto alle altre regioni del mondo che non hanno ancora assunto l'iniziativa in tale ambito;

11.

è del parere che solo una politica che abbini, nel breve periodo, la lotta contro la crescente disoccupazione e povertà alla preparazione, nel lungo periodo, della transizione della nostra economia alla sostenibilità possa apportare una soluzione duratura ispirata alla strategia di sostenibilità concordata a Göteborg, che è stata dichiarata parte integrante della Strategia di Lisbona;

12.

sottolinea che la principale priorità dell'Unione europea deve essere quella di tutelare i suoi cittadini dagli effetti della crisi finanziaria, dal momento che essi sono fortemente colpiti in qualità di lavoratori, membri di una famiglia o imprenditori; è convinto che molti lavoratori e le loro famiglie sono o saranno colpiti dalla crisi, per cui occorre intervenire per contribuire a contenere la perdita di posti di lavoro e aiutare le persone a rientrare rapidamente nel mercato del lavoro anziché subire la disoccupazione strutturale; auspica che il Consiglio europeo di primavera del 2009 convenga su un orientamento chiaro e su misure concrete per tutelare l’occupazione e creare nuove opportunità di lavoro;

13.

ritiene che, fra le ripercussioni della crisi economica, l'aumento della povertà nell'Unione europea sia il problema più preoccupante; reputa indispensabile frenare l'attuale aumento della disoccupazione nell'Unione europea; sottolinea che il modo più efficiente per ridurre e prevenire la povertà è una strategia basata sugli obiettivi della piena occupazione, di posti di lavoro di alta qualità, inclusione sociale, misure atte a incoraggiare l'iniziativa imprenditoriale e attività per accrescere il ruolo delle PMI e gli investimenti; rammenta che qualsiasi strategia che affronti il problema dell'esclusione dal mercato del lavoro deve avere quali punti qualificanti un tenore di vita e un sostegno al reddito adeguati, l'inclusività del mercato del lavoro nonché l'accesso a servizi e a un'istruzione di elevata qualità; ritiene pertanto che l'occupazione vada sostenuta con azioni a favore degli imprenditori, delle PMI e degli investimenti e con iniziative volte ad aiutare i disoccupati a reinserirsi nel mercato del lavoro; considera che occorre accordare particolare priorità alla riqualificazione dei disoccupati, proponendo un'istruzione volta a creare una forza lavoro competente e specializzata; ritiene che il principio della solidarietà sia basilare per la costruzione europea e che occorra mettere a disposizione degli Stati membri finanziamenti comunitari per progetti volti a prevenire la perdita eccessiva di posti di lavoro, a riqualificare i lavoratori e a dare competenze professionali ai lavoratori non specializzati; afferma che il diritto del lavoro va sviluppato per conseguire un più alto grado di flessibilità e sicurezza nel mercato del lavoro e nella ricerca di una nuova occupazione; ritiene che gli strumenti finanziari della Comunità, quali il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, vadano rinnovati in modo da renderne l'intervento più efficiente e tempestivo in relazione alle perdite di posti di lavori in vasti settori dell'economia; plaude alla proposta della Commissione di semplificare i criteri del Fondo sociale europeo e di riorientarne le attività verso i soggetti più vulnerabili;

14.

rileva che le PMI, che sono il fulcro dell'economia dell'Europa, sono particolarmente colpite dall'attuale recessione economica; sottolinea che la stretta creditizia ha colpito soprattutto le PMI, che è il settore dell'economia che più di tutti si affida al capitale circolante a breve termine, di solito assicurato dal credito; osserva che la mancanza di capitali, unita al crollo generalizzato della domanda, costringe le PMI ad arretrare su tutti i fronti; ricorda che le attuali difficoltà delle PMI, che danno il maggiore contributo al PIL e sono il principale datore di lavoro nell'Unione europea, hanno conseguenze di vasta portata per tutta l'Unione e in particolare per le sue regioni più vulnerabili e più colpite; sottolinea inoltre l'importanza di una rapida attuazione dello Small Business Act in generale e in particolare delle disposizioni relative all'erogazione di crediti alle PMI grazie all'azione della Banca europea per gli investimenti (BEI);

15.

sottolinea che un accesso al credito sufficiente, a condizioni ragionevoli e ragionevolmente sicuro è la condizione decisiva per gli investimenti e la crescita; ritiene che nell'attuale clima economico lo Small Business Act e i suoi obiettivi sono oggi più importanti che mai, dato che le PMI hanno potenzialità non sfruttate di crescita economica e di creazione e mantenimento di posti di lavoro e offrono opportunità di leadership politica e di rinnovata fiducia nell'imprenditoria europea;

16.

rileva che, per una crescita sostenuta, l'Europa necessita di una forza lavoro sana, dinamica e competente e che ciò purtroppo risulta compromesso, tra l'altro, a causa della crescita demografica negativa nella maggior parte degli Stati membri; ritiene che le infrastrutture efficienti di custodia dei bambini, secondo quanto concordato dal Consiglio europeo del 15 e 16 marzo 2002, siano un fattore importante per conciliare vita professionale e vita familiare; considera che lo sviluppo di un sistema di custodia dei bambini, basato sulle famiglie, facilita alle donne e agli uomini la partecipazione alla vita lavorativa e la formazione di una famiglia; rileva che l'aumento dell'occupazione femminile non solo genera una crescita dell'economia nel suo insieme ma contribuisce ad alleviare le sfide demografiche che l'Europa deve fronteggiare; ritiene che la solidarietà intergenerazionale vada promossa, per sfruttare maggiormente le potenzialità dell'attuale forza lavoro;

17.

insiste comunque affinché gli Stati membri rinnovino le loro politiche in materia di immigrazione, in modo da attrarre specificamente e in modo mirato immigrati altamente qualificati rispondenti alla domanda del mercato del lavoro europeo, facendo tesoro dell'esperienza maturata in questo campo negli Stati Uniti e prestando attenzione a cooperare con i paesi di provenienza per evitare una «fuga dei cervelli»; ritiene che la politica dell'istruzione dovrebbe essere maggiormente finalizzata ad attrarre studenti e ricercatori stranieri che possano soggiornare nell'Unione europea per periodi di tempo più lunghi (ad esempio, il Programma Erasmus Mundus 2007-2012); ritiene che una delle condizioni fondamentali per realizzare l'economia basata sulla conoscenza più avanzata al mondo sia che gli Stati membri garantiscano e proteggano i diritti fondamentali degli immigrati regolari e permettano loro di apprendere i valori europei e il rispetto per la diversità culturale;

Le esigenze dei cittadini e le necessarie risposte

18.

rileva che, a causa dell'attuale crisi, le istituzioni europee devono perseguire con maggiore urgenza la realizzazione di alcune priorità fondamentali contenute nella strategia di Lisbona: promuovere la competitività regionale e locale e rispettare le regole della concorrenza nonché promuovere le politiche a favore dei consumatori per rendere i mercati più equi ed efficienti e sfruttare i vantaggi del mercato unico, in particolare della direttiva 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (5) nonché della rapida adozione e attuazione della proposta della Commissione, del 25 giugno 2008, in vista dell'adozione di un regolamento del Consiglio relativo allo statuto della società privata europea (COM (2008)0396); compiere rapidi progressi nell'attuazione dello Spazio europeo della ricerca e delle proposte nel quadro della «quinta libertà», tendenti a migliorare la libera circolazione della conoscenza e dell'innovazione, stimolando lo scambio di conoscenze nei settori dell'istruzione, della ricerca e dello sviluppo (R&S) e della produzione industriale; introdurre un brevetto comunitario e un sistema giurisdizionale dei brevetti a livello dell'Unione europea che siano convenienti sotto il profilo dei costi e in grado di migliorare notevolmente la competitività delle imprese europee, di facilitarne l'accesso al credito e di stimolarne l'innovazione;

19.

è del parere che l'Unione europea debba perseguire un fine comune fondamentale: creare opportunità occupazionali per impedire la disoccupazione di massa; ritiene che questo obiettivo dovrebbe pertanto determinare le dimensioni e i contenuti del piano europeo di ripresa economica; ritiene che la solidarietà sia indispensabile per far sì che il piano europeo di ripresa economica e gli interventi da esso previsti abbiano il massimo impatto positivo sui mercati del lavoro in Europa; sottolinea la necessità di compiere ulteriori sforzi per sostenere le categorie sociali più vulnerabili;

20.

raccomanda vivamente una politica che incoraggi l'accesso al mercato del lavoro per tutti e promuova l'apprendimento permanente; invita gli Stati membri e le parti sociali a raggiungere accordi innovativi in grado di mantenere l'occupazione; sostiene, tra l'altro, la riduzione degli oneri sociali per i redditi più bassi onde favorire l'occupabilità dei lavoratori meno qualificati e l'introduzione di soluzioni innovative (quali ad esempio buoni per l’acquisto di servizi domestici e di custodia dei bambini, sussidi elevati per le persone appartenenti a categorie vulnerabili), già sperimentate con successo in alcuni Stati membri; auspica, in tale ambito, iniziative per lo scambio delle migliori prassi;

21.

sottolinea l'indispensabile necessità di rafforzare l'efficacia delle norme a tutela dei consumatori per rispondere alle vive attese dei cittadini dell'Unione europea, soprattutto in relazione ai prodotti finanziari; esorta gli Stati membri a varare politiche di supporto per quanti sono stati maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria;

22.

sottolinea l'importanza di garantire quanto prima la libera circolazione e la mobilità sul mercato del lavoro, insistendo sulla necessità di garantire parità salariale a parità di lavoro e il pieno rispetto della contrattazione collettiva e del ruolo dei sindacati, incluso il loro diritto all'azione collettiva; sottolinea che l'eliminazione delle barriere alla mobilità nel mercato del lavoro europeo permette una maggiore protezione della forza lavoro europea; rileva che l'Unione europea deve adoperarsi per spiegare ai cittadini i vantaggi di un approccio che abbini in modo efficace ampliamento, integrazione, solidarietà e mobilità professionale;

23.

prende atto che taluni Stati membri hanno introdotto il concetto di salario minimo; propone che altri Stati membri potrebbero beneficiare dallo studio di queste esperienze; chiede agli Stati membri di salvaguardare le condizioni essenziali per la partecipazione sociale ed economica per tutti e, in particolare, di prevedere normative su questioni quali il salario minimo o altre disposizioni giuridiche e generalmente vincolanti o attraverso accordi collettivi conformemente alle tradizioni nazionali, in modo da permettere ai lavoratori a tempo pieno di ottenere dai loro guadagni un tenore di vita decoroso;

24.

ritiene che la crisi finanziaria offra l'opportunità di realizzare le necessarie riforme ponendo l'accento sulla solidità dei fondamentali economici, dagli opportuni investimenti nell'istruzione e nella formazione professionale al miglioramento qualitativo delle finanze pubbliche e all'instaurazione di un clima che alimenti l'innovazione e favorisca la creazione di posti di lavoro; ritiene che la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro nell'Unione europea dipendano sempre più dall'eccellenza e dall'innovazione, che costituiscono i principali motori della competitività europea;

25.

invita l'Unione europea e i suoi Stati membri ad agire rapidamente per promuovere la crescita e l'occupazione e rafforzare la domanda e la fiducia dei consumatori; giudica essenziale in tale ambito un'iniziativa di crescita «intelligente» incentrata sugli obiettivi di Lisbona, quali investimenti nel «triangolo della conoscenza» (istruzione, ricerca e innovazione), tecnologie verdi, efficienza energetica, infrastrutture sostenibili e tecnologie delle telecomunicazioni; sottolinea gli effetti sinergici di un'iniziativa di questo tipo per la futura competitività, il mercato del lavoro e la tutela dell'ambiente e delle risorse;

26.

sottolinea che gli Stati membri dovrebbero portare avanti le riforme dei mercati del lavoro per creare più posti di lavoro e sistemi educativi che contribuiscano ad elevare il livello delle competenze professionali e ritiene che gli Stati membri dovrebbero altresì proseguire i loro sforzi tesi a promuovere l'aumento della produttività medianti maggiori investimenti nell'istruzione; sottolinea inoltre che per raccogliere le sfide dell'innovazione e della sua diffusione e assicurare l'occupabilità e la flessibilità della forza lavoro si impongono un miglioramento qualitativo dell'istruzione e della formazione nonché un processo di apprendimento permanente; rileva, tuttavia, che in Europa gli attuali investimenti in capitale umano sono ancora palesemente inadeguati per un'economia basata sulla conoscenza;

27.

sottolinea che l'attuale crisi non deve essere utilizzata come pretesto per ritardare il necessario riorientamento della spesa verso investimenti «verdi», ma deve invece essere considerata come un ulteriore incentivo per accelerare l'indispensabile conversione in senso ecologico dell'industria; è convinto che le argomentazioni economiche per lottare contro il cambiamento climatico sono chiare e che ogni ritardo nell'intraprendere le dovute azioni condurrà in ultima analisi a costi maggiori;

28.

invita gli Stati membri a rivedere i propri bilanci e ad investire in progetti di crescita intelligenti, sfruttando appieno il nuovo Patto di stabilità e di crescita;

29.

sottolinea che le economie degli Stati membri sono fortemente interdipendenti; rileva pertanto la necessità, soprattutto in tempi di crisi, di un coordinamento più efficace e di una migliore governance; ritiene che le argomentazioni a favore di una cooperazione rafforzata sono in particolare valide per la zona euro; rinvia in proposito alle raccomandazioni formulate nel quadro della risoluzione sull'UEM@10; si aspetta dalla Commissione orientamenti chiari e forti verso un approccio maggiormente coordinato tra tutti gli Stati membri;

30.

ritiene che abbandonare la lotta contro il cambiamento climatico e sospendere gli investimenti ambientali sarebbe un errore devastante che avrebbe impatti immediati e intergenerazionali;

L'Europa e il suo campo di azione

31.

sottolinea la necessità di rafforzare la dimensione sociale dei piani europei e nazionali di ripresa; chiede alla Commissione di monitorare le ripercussioni sociali della crisi finanziaria, in particolare sull'esclusione sociale, la povertà e le pensioni, e di avanzare proposte in merito, fino al Consiglio europeo di primavera del 2009;

32.

invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che i progetti di finanziamento del Fondo sociale europeo siano principalmente destinati ad attività nel campo della riqualificazione professionale, dell'aumento dell'occupabilità e dell'inclusione sociale, in modo da assorbire le ripercussioni sociali negative della crisi; ricorda che gli interventi dovrebbero concentrarsi sulle persone più distanti dal mercato del lavoro;

33.

rileva che l'Unione europea necessita di un New Deal per l'Europa che affronti la crisi economica, ambientale e sociale; ritiene che la creazione di posti di lavoro nei settori manifatturieri e dell'industria vada integrata da massicci investimenti nei servizi sociali, in particolare l'istruzione e la sanità, creando migliori condizioni di insegnamento per gli allievi e gli studenti, incrementando notevolmente il numero degli insegnanti e migliorando le strutture educative, in quanto si tratta di investimenti che avranno in futuro ricadute positive;

34.

rileva che tale New Deal per gli investimenti dovrebbe puntare a un incremento dell'efficienza e alla sostituzione delle risorse diverse dal petrolio (le materie prime «critiche») che sono verosimilmente destinate al depauperamento nel breve e medio periodo, compromettendo lo sviluppo di determinati settori, come l'industria dell'informazione, della comunicazione e del tempo libero; osserva che secondo recenti studi è possibile realizzare un notevole incremento dell'efficienza per tali materie prime, con conseguente diminuzione degli sprechi, dei costi e della dipendenza da tali risorse;

35.

rileva, in materia di energia, che i combustibili fossili rappresentano la principale fonte energetica di cui l'Europa è attualmente dipendente; considera che, se va ridotta la dipendenza dai combustibili fossili, è altresì indispensabile per l'Europa conseguire la sicurezza energetica; ritiene che ciò significhi diversificare le sue fonti di combustibile fossile, cercando nel contempo di mantenere accessibili i prezzi dell'energia; ritiene che i settori dell'energia degli Stati membri debbano essere liberalizzati per instaurare un'effettiva concorrenza; reputa necessario un miglioramento dell'efficienza energetica attraverso la R&S e la generalizzazione delle migliori prassi; ritiene che, alla luce dell'aumento dei prezzi di petrolio e gas nel lungo periodo, l'Europa debba essere in grado di ridurre la propria «esposizione» in tale settore; reputa altresì di estrema importanza che l'Europa consideri seriamente la possibilità di creare un mercato interno dell'energia, di distribuire la sua energia in modo più efficiente tra gli Stati membri e di ridurre la sua dipendenza energetica dai paesi terzi; ritiene che l'Unione europea debba aumentare la quota di energia rinnovabile per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; ritiene che occorra intensificare la R&S in questo settore e privilegiare soluzioni locali diversificate per sfruttare in modo ottimale le fonti energetiche rinnovabili disponibili;

36.

prende atto che l'Unione europea è ancora in ritardo rispetto all'economia statunitense in materia di ritmo dell'innovazione; sottolinea che l'innovazione può assicurare una rapida ripresa delle economie europee e dar loro vantaggi comparativi sui mercati mondiali; rileva che in tempi di recessione economica è normale che si operino tagli alla spesa destinata alla ricerca e sviluppo, ma ritiene che questo sia un approccio sbagliato e che occorre fare l'esatto contrario; ritiene che incrementando gli investimenti nella R&S e nell'istruzione si aumenta la produttività e, pertanto, la crescita; chiede che siano realizzati investimenti nella scienza e nella ricerca per centrare l'obiettivo del 3 % del PIL; sottolinea che il bilancio dell'Unione europea deve destinare alla ricerca una quota maggiore di stanziamenti; ritiene che gli Stati membri dovrebbero incrementare, o almeno realizzare, i propri obiettivi in materia di investimenti in R&S, sostenendo gli investimenti in R&S del settore privato attraverso misure fiscali, garanzie di credito, raggruppamenti regionali e centri di eccellenza e mediante qualsiasi altro strumento in grado di contribuire al raggiungimento di tale obiettivo; ritiene che l'istruzione degli adulti e l'apprendimento permanente debbano rappresentare aspetti prioritari delle politiche di qualsiasi livello, in quanto accrescono la produttività fornendo le competenze necessarie per entrare nel mercato del lavoro e restare occupabili in un contesto lavorativo altamente competitivo;

37.

sottolinea che, dall'inizio del XXI secolo, gli strumenti della tecnologia e delle telecomunicazioni hanno liberato le forze della globalizzazione in misura inimmaginabile, comportando un «appiattimento» delle comunicazioni e dei mercati del lavoro e contribuendo a un periodo di innovazioni senza precedenti, che ha reso le economie più produttive e collegato fra loro i cittadini del pianeta; è pertanto persuaso che ottimizzando il peso e l'impatto della tecnologia sull'economia e liberalizzando ulteriormente il mercato interno delle telecomunicazioni, dell'energia e della ricerca e in particolare il settore industriale, l'Unione europea possa uscire rafforzata dagli attuali sconvolgimenti economici, accrescere la qualità e l'accessibilità economica della sua assistenza sanitaria, favorire lo sviluppo e la diffusione di energie rispettose del clima, migliorare l'istruzione in tutti i suoi Stati membri e diventare leader mondiale sul piano tecnologico e dell'innovazione tecnologica applicata; rileva che l'economia basata sulla conoscenza postula lo sviluppo di servizi di alta qualità e una strategia per la banda larga in grado di accelerare il potenziamento e l'estensione delle reti; è del parere che la proposta presentata dalla Commissione nel piano europeo di ripresa economica, mirante a raggiungere entro il 2010 la piena copertura del territorio mediante reti di comunicazione a banda larga, sia un necessario passo in avanti che permetterà all'Unione europea di conservare la sua competitività;

38.

chiede che si presti maggiore attenzione al Libro bianco della Commissione del 21 novembre 2001 sulla gioventù (COM(2001)0681) e al Patto europeo per la gioventù del Consiglio europeo, adottato il 22 e 23 marzo 2005, intesi quali strumenti che contribuiscono agli obiettivi di Lisbona; ritiene che la Commissione dovrebbe esaminare e integrare l'impatto sulla gioventù nonché i risultati del dialogo strutturato con le organizzazioni giovanili al momento di elaborare proposte legislative e che gli Stati membri dovrebbero concentrarsi sulla gioventù in sede di applicazione dei programmi nazionali di riforma di Lisbona e tener conto della gioventù nei rispettivi campi tematici; ritiene che l'aumento della mobilità degli studenti e della qualità dei vari sistemi di insegnamento dovrebbe costituire una priorità nell'ambito della ridefinizione dei principali obiettivi del processo di Bologna oltre l'anno 2010 e che occorra adottare iniziative orizzontali tra vari settori d'intervento; sottolinea che i vari aspetti della mobilità trascendono l'ambito dell'istruzione superiore e riguardano la sfera degli affari sociali, della finanza e delle politiche in materia di immigrazione e di visti, per sviluppare una vero a proprio Spazio europeo per l'istruzione superiore;

39.

giudica essenziali, nel medio termine, una «europeizzazione» della struttura della vigilanza finanziaria, l'efficacia delle regole di concorrenza, un'opportuna regolamentazione e una maggiore trasparenza dei mercati finanziari, per evitare il ripetersi dell'attuale crisi; è del parere che un quadro di vigilanza integrato, completo (esteso a tutti i settori finanziari) e coerente e che proceda da un approccio regolamentare equilibrato nei confronti della propagazione transfrontaliera del rischio finanziario e basato su normative armonizzate, diminuirebbe i costi connessi alla conformità in nel caso di attività che si estendono su più giurisdizioni; invita la Commissione ad avanzare proposte per modificare l'attuale struttura di vigilanza secondo tali principi; chiede agli Stati membri, malgrado le misure di cui a tale paragrafo, di ristabilire a medio termine l'equilibrio delle finanze pubbliche, e li invita pertanto a chiarire in che modo essi intendano raggiungere tale obiettivo;

40.

sostiene la decisione dei paesi europei del G20 tenutosi a fine febbraio a Berlino di adottare misure decisive contro i paradisi fiscali e le giurisdizioni non collaborative concordando quanto prima un pacchetto di sanzioni che dovrà essere approvato al vertice di Londra; raccomanda all'Unione europea di adottare al proprio livello un adeguato quadro legislativo con incentivi adeguati per dissuadere gli attori del mercato dall'operare con tali giurisdizioni; sottolinea l'importanza di una convergenza a livello mondiale per affrontare tale problema;

41.

invita gli Stati membri e l'Unione europea ad adeguare il bilancio dell'Unione europea in vista di consentire l'utilizzo delle risorse finanziarie inutilizzate per sostenere gli obiettivi programmatici dell'Unione europea;

42.

è preoccupato nel constatare che la crisi finanziaria ha effetti sempre più diversi a seconda delle aree geografiche, il che si riflette tra l'altro nell'allargamento del divario fra l'affidabilità creditizia dei vari Stati membri, che è a sua volta responsabile dell'aumento del costo del credito per gli Stati aventi un rating inferiore; chiede lo sviluppo di strumenti finanziari nuovi ed innovativi per mitigare questi effetti e attrarre capitali freschi;

43.

sottolinea che la crisi sta avendo conseguenze estremamente negative sul piano economico e sociale in molti dei nuovi Stati membri e che ne rallenta notevolmente il processo di convergenza con l'UE a 15; teme inoltre che vi saranno ricadute negative sull'euro e sulle economie della zona euro; chiede pertanto misure forti di solidarietà europea, intese a proteggere la zona euro e a rafforzare la coesione interna dell'Unione europea, in particolare per fornire un maggiore sostegno alle economie dell'Europa centrale e orientale, adeguando i fondi strutturali e il Fondo di globalizzazione a tali paesi nonché mediante un sostegno ad hoc da parte della BEI per quanto concerne nuovi strumenti finanziari innovativi; sottolinea l'importanza dell'unità europea nei periodi di crisi economica quando la recessione minaccia anche i valori comuni europei e chiede quindi alla Commissione di agire prestando maggiore attenzione e cura ai nuovi Stati membri;

44.

rileva che gli strumenti di finanziamento europei dovrebbero essere impiegati per sostenere la spesa pubblica; osserva che, per contribuire alla ripresa economica dell'Europa, occorre aumentare il tasso e il ritmo di esecuzione di detti strumenti; ritiene che la politica di coesione dell'Unione europea sia un eccellente strumento di solidarietà territoriale, in particolare nelle sue componenti transfrontaliere; giudica molto positivamente la recente «lisbonizzazione» della politica di coesione; ritiene che le iniziative tese a destinare maggiormente i fondi regionali all'imprenditorialità, la ricerca, l'innovazione, l'occupazione e le nuove competenze professionali renderanno disponibili ingenti risorse a livello locale per migliorare le potenzialità economiche e sostenere le categorie più vulnerabili;

45.

osserva che anche i programmi relativi alla Rete transeuropea di trasporto (RTE-T) e alla Rete transeuropea di energia (RTE-E) devono dare il loro pieno contributo sia al piano europeo di ripresa economica che agli obiettivi della strategia di Lisbona; ritiene che gli apprezzabili sforzi dei coordinatori e l'istituzione dell'Agenzia esecutiva per la Rete transeuropea di trasporto, unitamente alle norme di attuazione per migliorare l'efficienza della co-modalità, si siano tradotti in un numero sostanziale di progetti RTE-T pienamente completati in tutta l'Unione europea e in grado di stimolare la crescita sostenibile e migliorare la mobilità;

46.

prende atto del ruolo fondamentale della BEI in relazione al piano europeo di ripresa economica; si compiace dell'aumento di capitale della BEI deciso dagli Stati membri per erogare più crediti alle PMI; insiste affinché tali crediti siano accessibili alle PMI di tutti gli Stati membri secondo modalità eque e trasparenti; chiede un ulteriore rafforzamento del ruolo della BEI in relazione ai nuovi strumenti finanziari innovativi;

47.

ritiene, in ordine alla governance economica, che l'attuale crisi finanziaria richieda un intervento fermo, coordinato e tempestivo da parte dei governi di tutti gli Stati membri nonché misure normative finalizzate a sostenere i mercati finanziari e a ripristinare la fiducia; ritiene che le nuove misure legislative dovrebbero basarsi sui principi della trasparenza e della responsabilità e che occorra applicare un efficace monitoraggio in modo da salvaguardare i diritti dei consumatori; considera che le nuove normative dovrebbero prevedere disposizioni contro l'eccessivo ricorso alla leva finanziaria e a favore di un aumento delle riserve di capitale per le banche; sottolinea inoltre, a tale proposito, gli attuali problemi in relazione alle regole di valutazione e all'analisi del rischio; ritiene che i controlli debbano andare di pari passo con le innovazioni finanziarie e che l'Europa dovrebbe rafforzare le conoscenze specializzate dei suoi organismi di vigilanza in questo campo; osserva che l'introduzione di più norme non comporta necessariamente un miglioramento della regolamentazione; ritiene che gli Stati membri debbano coordinare le loro iniziative in campo regolamentare; ritiene che occorra salvaguardare i parametri di stabilità e la regolamentazione della vigilanza finanziaria nella zona euro;

48.

ricorda che parte della responsabilità della crisi finanziaria ricade sulle agenzie di rating creditizio; plaude all'invito del Consiglio europeo di accelerare la proposta della Commissione, del 12 novembre 2008, per un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle agenzie di rating del credito (COM(2008)0704), volta a inasprire le norme sulle agenzie di rating;

49.

invita al Commissione a presentare una proposta legislativa che esoneri le cosiddette microimprese dall'ambito di applicazione della quarta direttiva 78/660/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1978, basata sull'articolo 54, paragrafo 3, lettera g), del Trattato e relativa ai conti annuali di taluni tipi di società (6);

50.

è persuaso che sia molto urgente rafforzare la regolamentazione globale del settore finanziario, in modo da estenderne il campo di applicazione ben oltre il settore bancario classico, adottare coraggiose misure per l'introduzione di norme vincolanti in materia di vigilanza prudenziale, trasparenza e buone prassi, e prevedere sanzioni per tutti gli Stati e i territori non disposti a cooperare; invita la Commissione a presentare opportune proposte a riguardo e sollecita vivamente il Consiglio a preparare, in sede di negoziati internazionali, il terreno politico per una rapida accettazione di tale approccio; osserva che la stabilità finanziaria globale è un bene collettivo e che la responsabilità della sua salvaguardia ricade sui leader politici;

51.

sollecita il Consiglio a completare, entro marzo 2009, la revisione della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (7), prevedendo aliquote ridotte per i servizi ad alta intensità di lavoro e di personale ed altri opportuni provvedimenti atti a stimolare la domanda interna; fa appello in proposito all'azione coordinata e alla solidarietà degli Stati membri, invitandoli a prevedere soluzioni differenziate per le riduzioni settoriali dell'aliquota contemplate nella direttiva IVA, che gli Stati membri sarebbero liberi di applicare o meno a seconda delle rispettive priorità; ritiene che la domanda interna e l'economia dovrebbero essere stimolate da incentivi fiscali mirati, mediante la riduzione dell'imposta sui redditi da capitale e sui prodotti «verdi»; ritiene che la riduzione dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per i redditi più bassi e l'esenzione da tali contributi per le piccole imprese andrebbe a vantaggio delle imprese e dei consumatori e darebbe nuovo impulso alla domanda;

52.

giudica molto positiva l'iniziativa della Commissione di costituire un Gruppo di alto livello sulla riduzione della burocrazia e chiede che le proposte adottate da tale Gruppo siano realizzate il più presto possibile; sottolinea che la strategia di Lisbona dovrebbe prevedere la riduzione degli oneri normativi che gravano sulle imprese, favorendo nel contempo la produttività e, pertanto, un aumento dei tassi di crescita in tutti i settori; è persuaso che l'Unione europea debba esaminare alternative alla regolamentazione, consultare le parti interessate sui nuovi progetti legislativi e concentrarsi sul rapporto costi-benefici della normazione;

La valutazione della strategia di Lisbona, le prossime tappe e gli scenari futuri

53.

si compiace dei progressi compiuti nel quadro della strategia di Lisbona negli ultimi anni, ma prende atto che sono ancora pendenti varie importanti iniziative legislative che dovrebbero essere adottate in via prioritaria; sottolinea la situazione di squilibrio in merito alla qualità e alla quantità di iniziative nel quadro dei vari orientamenti europei; chiede un approccio più equilibrato per un autentico programma di riforma europeo operante in via sinergica con un opportuna combinazione di politiche; sostiene il rafforzamento della dimensione esterna dell'agenda di riforma europea che porti a standard elevati, a un opportuno quadro normativo e a metodi di lavoro cooperativi che permettano di collaborare con altri soggetti economici internazionali e rispondere alle sfide globali; plaude in tale contesto al lavoro intrapreso da varie direzioni generali della Commissione per sviluppare nuovi indicatori di tipo qualitativo; sollecita il Consiglio ad invitare la Commissione ad utilizzare detti indicatori nelle prossime valutazioni dei PNR e ad integrarli nella sua opera di monitoraggio, delineando così un quadro più fedele e completo dei successi della strategia di Lisbona-Göteborg;

54.

sottolinea che per una maggiore aderenza alla strategia di Lisbona occorrono efficaci pressioni tra pari da parte del Consiglio nel quadro della sorveglianza multilaterale;

55.

sottolinea che il metodo aperto di coordinamento, su cui si poggia la strategia di Lisbona da 9 anni a questa parte, ha mostrato i suoi limiti dinanzi alle nuove sfide interne ed esterne che l'Unione europea deve fronteggiare; insiste pertanto affinché il periodo posteriore alla strategia di Lisbona si fondi su una politica più proattiva e più globale, cioè sull'ammodernamento delle politiche comuni esistenti (commercio, mercato interno e Unione economica e monetaria, ecc.) e su nuove politiche esterne comuni (energia, clima, sviluppo, immigrazione ecc.);

56.

si rammarica che, a un solo anno dal termine previsto per la Strategia di Lisbona, i precisi obiettivi previsti non siano stati realizzati e che nelle aree di intervento i progressi siano inadeguati; è del parere che siano mancati gli sforzi degli Stati membri nell'adottare misure di attuazione per avvicinarsi agli obiettivi della strategia di Lisbona; è convinto che la strategia di Lisbona deve essere vista come un'importante orientamento per politiche proiettate al futuro e finalizzate a un'Unione europea forte, competitiva e generatrice di crescita; ritiene, pertanto, che essa meriti di essere presa con maggiore serietà dagli Stati membri e di essere vista non tanto come un elenco di obiettivi distanti, quanto come piano d'azione per l'ulteriore progresso dell'Unione europea;

57.

propone che le ulteriori riflessioni su un'Agenda «Lisbona plus» (che dovrà iniziare nel 2010) si basino sull'architettura generale della strategia di Lisbona (competitività ed ecologizzazione delle industrie europee, creazione di nuovi e migliori posti di lavoro, inclusione sociale, sostenibilità), ma sottolinea la necessità di presentare un approccio più omogeneo e solidaristico in grado di rafforzare decisamente la governance della strategia di Lisbona nell'Unione europea; invita la Commissione a effettuare e a presentare, prima della fine del 2009, una valutazione approfondita degli scorsi nove anni della strategia di Lisbona, che illustri le realizzazioni e gli impegni degli Stati membri verso gli obiettivi della Strategia;

58.

invita la Commissione ad esaminare l'opportunità di una strategia post-Lisbona, con nuove finalità ed obiettivi e, in particolare, a valutare la disponibilità degli Stati membri ad attuare un nuovo programma del genere e ad analizzarne la fattibilità; sottolinea la necessità di riorientare gli orientamenti integrati per le politiche in materia di crescita e di occupazione (IPG) alla luce della recessione economica e sollecita il Consiglio a decidere interventi a breve termine per salvaguardare il tasso di occupazione del 2008, investire nella lotta contro il cambiamento climatico e assicurare un reddito sufficiente, in particolare alle categorie sociali più vulnerabili; si attende che la Commissione lanci iniziative e presenti proposte per il conseguimento di tali obiettivi in tempo utile per il Consiglio europeo di primavera nel 2010;

59.

sottolinea che la «lisbonizzazione» della spesa pubblica di tutti gli Stati membri e del bilancio dell'Unione europea deve diventare una realtà, in quanto permetterebbe la generalizzazione della strategia di Lisbona stessa e migliorerebbe radicalmente l'efficacia del processo teso al conseguimento degli obiettivi di crescita e di creazione di posti di lavoro;

60.

rileva che gli strumenti di cui l'Unione europea necessita per favorire il conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona sono essenzialmente la razionalizzazione di tutte le politiche correlate, di tutti i fondi e strumenti finanziari e del bilancio comunitario, in modo da imprimere un'accelerazione a tali interventi e approfondire gli sforzi verso la crescita e la creazione di posti di lavoro; ritiene che nel breve periodo siano necessari incentivi fiscali più forti per favorire un rapido rientro della crisi economica, a condizione che vi sia un riorientamento dei consumi e dei comportamenti privati conforme agli obiettivi della strategia di Lisbona-Göteborg e del pacchetto clima-energia; mette in guardia, a tale riguardo, contro tagli fiscali indiscriminati; ritiene che gli incentivi fiscali debbano essere mirati su obiettivi sociali ed ambientali; ritiene che si possa ricorrere a riduzioni delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto per i servizi ad elevata intensità di manodopera e i servizi forniti a livello locale e che si possano prevedere finanziamenti per iniziative verdi, tra l'altro, nei settori energetico, automobilistico ed settore edile, che sono quelli in cui si registra attualmente un crollo della domanda; ritiene che i consumatori possano, ad esempio, essere incentivati ad acquistare automobili ed abitazioni più ecologiche attraverso esenzioni fiscali;

61.

deplora la tuttora scarsa visibilità della strategia di Lisbona nelle politiche nazionali di molti Stati membri; ritiene che la mobilitazione di tutti i soggetti economici sia fondamentale per garantirne un'attuazione efficace; è in particolare convinto che una maggiore partecipazione delle parti sociali, dei parlamenti nazionali, delle autorità regionali e locali e della società civile migliorerà i risultati della strategia di Lisbona e rafforzerà il dibattito pubblico sulle opportune riforme; ritiene che la mobilitazione di tutte le parti interessate possa essere assicurata mediante una corretta applicazione del principio della governance a più livelli;

62.

deplora ancora una volta che il Parlamento, il Consiglio, la Commissione, il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni non abbiano ancora concordato un calendario e un codice di condotta chiari che garantirebbero una cooperazione adeguata e la piena partecipazione di tutte le istituzioni competenti alle necessarie azioni future previste dal seguito della strategia di Lisbona; a tale proposito, invita il Consiglio e la Commissione a presentare quanto prima le loro proposte per una stretta cooperazione tra le istituzioni competenti dell'Unione europea, in vista dell'imminente revisione degli IPG e per una riflessione sulla prossima agenda di Lisbona II e la sua preparazione;

*

* *

63.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, al Comitato delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo.


(1)  GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 422.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0058.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2008)0543.

(4)  Testi approvati, P6_TA(2008)0057.

(5)  GU L 200 dell'8.8.2000, pag. 35.

(6)  GU L 222 del 14.8.1978, pag. 11.

(7)  GU L 347 dell'11.12.2006, pag. 1.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/90


Mercoledì 11 marzo 2009
Lotta contro il cambiamento climatico

P6_TA(2009)0121

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sulla strategia UE relativa ad un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenhagen e alla predisposizione di un adeguato finanziamento alla politica in materia di cambiamento climatico

2010/C 87 E/16

Il Parlamento europeo,

visto l'articolo 175 del trattato CE,

visto il pacchetto sul clima e l'energia adottato dal Parlamento il 17 dicembre 2008, in particolare la sua posizione sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva del Consiglio n. 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione dei gas ad effetto serra (1) e sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020 (2),

viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 19–20 giugno 2008 e dell'11–12 dicembre 2008,

vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2009 dal titolo «2050: il futuro inizia oggi - Raccomandazioni per una futura politica integrata dell’UE sul cambiamento climatico» (3),

vista la quattordicesima conferenza delle parti (COP 14) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e la quarta conferenza delle parti agente come riunione delle parti del protocollo di Kyoto (COP/MOP 4), a Poznań (Polonia) dal 1o al 12 dicembre 2008,

vista la comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2009 dal titolo «Verso un accordo organico sui cambiamenti climatici a Copenaghen» (COM(2009)0039),

vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2008 dal titolo «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800),

vista la comunicazione della Commissione del 22 novembre 2007 dal titolo «Un piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (Piano SET) - Verso un futuro a bassa emissione di carbonio» (COM(2007)0723),

visto l'articolo 103 del suo regolamento,

A.

considerando che i negoziati su un accordo organico internazionale sui cambiamenti climatici coerente con l'obiettivo di limitare gli aumenti della temperatura globale a meno di 2 °C dovrebbero concludersi a Copenhagen nel dicembre 2009,

B.

considerando che recenti studi dimostrano che esiste un potenziale per ridurre le emissioni globali di gas serra del 40 % entro il 2030 e che, ad un costo di meno di mezzo punto percentuale del PIL mondiale, l'energia eolica, quella solare e altre energie rinnovabili sostenibili potrebbero coprire circa un terzo del fabbisogno mondiale totale di energia; considerando che l'efficienza energetica potrebbe ridurre di oltre un quarto le emissioni di gas serra e che la deforestazione potrebbe essere quasi arrestata,

C.

considerando che un crescente numero di scienziati riconosce che per evitare pericolosi cambiamenti climatici sarà necessario stabilizzare il livello dei gas ad effetto serra nell'atmosfera a 350 ppmv equivalenti CO2, un livello notevolmente inferiore a quello precedentemente raccomandato,

D.

considerando che l'Unione europea concorderà la propria posizione negoziale in occasione del Consiglio europeo di primavera 2009,

E.

considerando che l'Unione europea ha cercato di svolgere un ruolo guida nella lotta al riscaldamento globale e sostiene pienamente il processo negoziale dell'UNFCCC,

F.

considerando che l'Unione europea ha adottato di recente il summenzionato pacchetto sul clima e l'energia formato da misure legislative per attuare entro il 2020 una riduzione unilaterale del 20 % delle emissioni di gas ad effetto serra rispetto ai livelli del 1990, con l'impegno di giungere ad una riduzione del 30 % qualora a Copenhagen si raggiunga un accordo internazionale sufficientemente ambizioso,

G.

considerando che le emissioni stanno aumentando rapidamente nei paesi in via di sviluppo, i quali non possono ridurle senza un cospicuo sostegno tecnico e finanziario,

H.

considerando che la deforestazione e il degrado delle foreste rappresentano circa il 20 % del totale delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e che rappresentano inoltre una grave minaccia nel contesto del cambiamento climatico in quanto compromettono l'importante funzione delle foreste come serbatoio di carbonio; che la deforestazione avviene a un ritmo allarmante di 13 milioni di ettari all'anno, la maggior parte dei quali nelle regioni tropicali dei paesi in via di sviluppo,

I.

considerando che il sistema di scambio delle emissioni dell'Unione europea (ETS) può rappresentare un'indicazione per lo sviluppo degli scambi di emissioni in altre regioni e paesi industrializzati,

J.

considerando che la metà degli sforzi globali di mitigazione potrebbe essere soddisfatta attraverso misure 'di guadagno collettivo' a basso costo, vale a dire migliorando l'efficienza energetica,

K.

considerando che il meccanismo d'asta delle emissioni ha la possibilità di generare un notevole gettito in futuro che potrebbe essere utilizzato per finanziare misure di adeguamento e mitigazione nei paesi in via di sviluppo,

L.

considerando che l'agevolazione del finanziamento di progetti di alta qualità in paesi in via di sviluppo, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese (PMI), dipende da un flusso di informazioni globale, trasparente e costante riguardo alla disponibilità di finanziamenti e agli strumenti per chiederli; che ciò è di competenza della comunità internazionale, con l'Unione europea che assume un ruolo guida e dà il buon esempio,

M.

considerando che, secondo recenti stime, i nuovi investimenti necessari entro il 2020 per una riduzione globale delle emissioni sono pari a 175 000 milioni di euro, oltre la metà dei quali dovrebbero essere investiti nei paesi in via di sviluppo,

N.

considerando che la Commissione ha stimato che dimezzare la deforestazione entro il 2020 avrà un costo di 15 - 25 000 milioni di euro all'anno entro tale anno, e che fermare la deforestazione richiederà importi ancor maggiori,

O.

considerando che una serie di studi da parte di organizzazioni internazionali ha stimato che i costi di adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo si situano attorno alle decine di miliardi di euro l'anno,

1.

sottolinea che l'Unione europea deve mantenere un ruolo guida nella politica internazionale del clima; sottolinea l'importanza che l'Unione europea parli con una sola voce al fine di mantenere la propria credibilità in questo ruolo;

2.

invita l'Unione europea a perseguire attivamente un accordo di Copenhagen che tenga conto delle ultimissime relazioni scientifiche sul cambiamento climatico, impegni le parti a livelli di stabilizzazione e a obiettivi in termini di temperatura che rappresentino la probabilità più sicura di evitare pericolosi cambiamenti climatici e preveda riesami periodici per garantire che gli obiettivi siano in linea con le ultime conoscenze scientifiche; si compiace della proposta della Commissione in questo settore;

3.

ricorda che, al fine di limitare l'aumento della temperatura media globale a non più di 2 °C al di sopra dei livelli pre-industriali, è necessario non solo che i paesi industrializzati riducano sensibilmente le proprie emissioni, ma anche che i paesi in via di sviluppo contribuiscano al raggiungimento di tale obiettivo;

4.

evidenzia che la riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo al di sotto dei livelli «status quo» sarà strumentale per limitare l'aumento medio della temperatura globale al di sotto di 2 °C, il che richiede ampio sostegno da parte dei paesi industrializzati;

5.

sottolinea che, al fine di consentire le necessarie azioni di mitigazione nei paesi in via di sviluppo, è necessario incrementare in maniera significativa le risorse finanziarie;

6.

sottolinea la responsabilità dei paesi industrializzati di fornire sostegno finanziario e tecnico sufficienti, sostenibili e prevedibili ai paesi in via di sviluppo per dar loro incentivi ad impegnarsi a favore della riduzione delle loro emissioni di gas serra, adattarsi alle conseguenze dei cambiamenti climatici e ridurre le emissioni provenienti da deforestazione e degrado delle foreste, nonché rafforzare la creazione di capacità, al fine di conformarsi agli obblighi previsti dal futuro accordo internazionale sul cambiamento climatico; sottolinea che la maggior parte di tali fondi deve essere nuova e integrare l'aiuto ufficiale allo sviluppo (AUS);

7.

ricorda la sua risoluzione del 4 febbraio 2009 e in particolare le parti consacrate alla dimensione internazionale e alle questioni finanziarie e di bilancio, compresa l'importanza di stabilire per l'Unione europea e gli altri paesi industrializzati, come gruppo, un obiettivo di riduzione a lungo termine pari ad almeno l'80 % entro il 2050 rispetto al 1990;

8.

ricorda inoltre la sua raccomandazione che alcuni principi adottati nel pacchetto sul clima e l'energia siano utilizzati come modelli per l'accordo internazionale, in particolare il percorso lineare vincolante per impegni dei paesi industrializzati, la differenziazione sulla base delle emissioni verificate, e un rafforzato regime di conformità con un fattore annuale di riduzione;

9.

sottolinea che, nel quadro dell'attuale crisi finanziaria ed economica, l'obiettivo dell'Unione europea di lottare contro i cambiamenti climatici può integrare grandi e importanti opportunità economiche per lo sviluppo di nuove tecnologie, la creazione di posti di lavoro e il rafforzamento della sicurezza energetica; sottolinea che un accordo a Copenaghen potrebbe fornire l'impulso necessario per un 'Nuovo corso verde' che rilanci la crescita economica, promuova le tecnologie verdi e garantisca questi nuovi posti di lavoro nell'Unione europea e nei paesi in via di sviluppo;

10.

chiede che il Consiglio europeo miri ad un accordo internazionale con i paesi industrializzati che ottenga riduzioni collettive delle emissioni di gas a effetto serra sulla fascia alta della forcella compresa tra il 25 e il 40 % raccomandata dalla quarta relazione di valutazione da parte del panel internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC 4AR) e che tali riduzioni siano interne;

11.

è preoccupato per la mancanza di una precisa indicazione del livello della responsabilità finanziaria dell'Unione europea nella suddetta comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2009; invita il Consiglio europeo a impegnarsi in modo tangibile con il finanziamento, coerentemente con gli sforzi globali necessari per limitare l'aumento della temperatura media ben al di sotto di 2 °C, al momento dell'adozione di un mandato negoziale per la conferenza di Copenhagen;

12.

ritiene che tali impegni in materia di finanziamento debbano includere, come previsto dal Consiglio europeo del dicembre 2008, la promessa da parte degli Stati membri di utilizzare una parte significativa dei ricavi generati dalla vendita all'asta delle quote del sistema dell'Unione europea di scambio per finanziare azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo che hanno avranno ratificato l'accordo internazionale sul cambiamento climatico, ma sottolinea che, essendo meno del 50 % delle emissioni dell'Unione europea interessato da scambio di emissioni, è necessario includere altri settori dell'economia negli Stati membri, quando si tratta dello sforzo per finanziare tali importanti azioni;

13.

insiste sul fatto che tali impegni predispongano un finanziamento prevedibile dei meccanismi istituiti nel contesto della convenzione UNFCCC, che integrino l'AUS e siano indipendenti dalle procedure annuali di bilancio degli Stati membri;

14.

si compiace delle due opzioni di finanziamento innovativo delineate nella summenzionata comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2009, purché esse siano concepite in modo da garantire livelli di finanziamento sufficientemente prevedibili; concorda inoltre con il suggerimento che ciò sia combinato con finanziamenti provenienti dalle aste nel settore del trasporto aereo e marittimo nel quadro di sistemi di limitazione e scambio;

15.

accoglie con favore l'idea della Commissione che una parte dei finanziamenti debba essere concessa sotto forma di prestiti, perché alcune attività possono creare una situazione «di guadagno collettivo» anche nei paesi in via di sviluppo;

16.

sottolinea che obiettivi vincolanti consentirebbero agli investitori di valutare meglio i rischi e le opportunità associati al cambiamento climatico e coinvolgerebbero gli investitori in progetti che assolverebbero sia l'obiettivo della mitigazione che quello dell'adeguamento; sottolinea inoltre la necessità di chiarire il ruolo del capitale privato negli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi;

17.

ritiene tuttavia della massima importanza adottare un piano d'azione più completo sul finanziamento futuro della politica climatica che copra tutti i pertinenti settori e fonti di finanziamento; ritiene che la suddetta comunicazione della Commissione del 28 gennaio 2009 sia un buon punto di partenza per questa attività, ma sottolinea che deve essere rafforzata da misure chiaramente definite; invita il Consiglio europeo a dare mandato alla Commissione perché sviluppi con urgenza detto piano d'azione in vista dei negoziati di Copenhagen;

18.

ritiene che gran parte del contributo collettivo agli sforzi di mitigazione e alle esigenze di adattamento dei paesi in via di sviluppo debba essere dedicata ai progetti che cercano di fermare la deforestazione e il degrado delle foreste nonché ai progetti di riforestazione e imboschimento in tali paesi;

19.

accoglie con favore il meccanismo di sviluppo pulito (CDM) del Protocollo di Kyoto come un possibile modo per consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare al mercato del carbonio; sottolinea che il ricorso alle compensazioni per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni da parte dei paesi industrializzate non può rientrare nella responsabilità dei paesi in via di sviluppo perché essi moderino le loro emissioni di gas con effetto serra nel quadro di un accordo internazionale sul cambiamento climatico; insiste, pertanto, sul fatto che rigorosi criteri di qualità dei progetti devono formar parte dei futuri meccanismi di compensazione, onde evitare che i paesi industrializzati sottraggano ai paesi in via di sviluppo le opzioni di riduzione a basso costo e garantire inoltre standard elevati di tali progetti con effettive riduzioni delle emissioni affidabili e verificabili che comportino altresì lo sviluppo sostenibile in tali paesi;

20.

ritiene che il contributo collettivo dell'Unione europea agli sforzi di mitigazione e alle esigenze di adattamento dei paesi in via di sviluppo non dovrebbe essere inferiore a 30 000 milioni di euro all’anno entro il 2020, una cifra che potrebbe aumentare con le nuove conoscenze sulla gravità dei cambiamenti climatici e l'entità dei relativi costi;

21.

sottolinea che i grandi flussi finanziari per gli sforzi di mitigazione e le esigenze di adattamento dei paesi in via di sviluppo sono solo una parte della soluzione; insiste sul fatto che i fondi devono essere spesi in maniera sostenibile, evitando la burocrazia, in particolare per le PMI, e la corruzione; sottolinea che il finanziamento deve essere prevedibile, coordinato e trasparente, rafforzando le capacità dei paesi in via di sviluppo sia a livello centrale sia a quello locale, dando priorità a chi si trova confrontato ai problemi del cambiamento climatico, e non solo ai governi; sottolinea in questo contesto l'importanza di informazioni costanti e di facile accesso sui finanziamenti disponibili; invita il Consiglio e la prossima Presidenza svedese a promuovere attivamente tali principi durante i negoziati dell'UNFCCC COP15 che si svolgeranno nel dicembre 2009 a Copenaghen;

22.

invita la Commissione ad abbandonare la sua passata resistenza ad includere le foreste nel sistema di scambio delle emissioni; ritiene che sarà necessaria sia la finanza basata sia quella non basata sul mercato per finanziare i futuri meccanismi di «Riduzione delle emissioni originate dalla deforestazione e il degrado» (REDD) nell'ambito di un accordo post-2012; in tale contesto, invita la Commissione e il Consiglio ad assumere un ruolo guida nello sviluppo di mercati pilota di carbonio per i meccanismi REDD; invita inoltre la Commissione e il Consiglio ad esaminare le modalità in cui potrebbero integrarsi finanziamenti forestali basati o meno sul mercato;

23.

ritiene che sotto la guida dell'Unione europea per la fornitura di aiuti finanziari e tecnici ai paesi in via di sviluppo, le possibilità che i negoziati di Copenhagen abbiano un esito positivo miglioreranno notevolmente; ritiene che sia necessario che l'Unione europea assuma un ruolo guida nel settore finanziario, fornendo cifre negoziali concrete fin dall'inizio per mobilitare un sostegno pubblico interno sufficiente, per incoraggiare i paesi in via di sviluppo ad adottare ambiziosi obiettivi vincolanti e incoraggiare altri paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) a contribuire nello stesso modo;

24.

riconosce che l'Unione europea nel suo complesso è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di Kyoto, ma sottolinea che alcuni Stati membri sono lontani dal loro obiettivo di Kyoto, il che potrebbe minare la credibilità dell'Unione europea nel processo di Copenaghen; insiste, pertanto, affinché gli Stati membri che non sono già sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di Kyoto intensifichino le proprie attività;

25.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Segretariato della UNFCCC, con richiesta di trasmettere la stessa a tutte le parti contraenti che non sono Stati membri dell'Unione europea.


(1)  Testi approvati, P6_TA(2008)0610.

(2)  Testi approvati, P6_TA(2008)0611.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2009)0042.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/94


Mercoledì 11 marzo 2009
Orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione

P6_TA(2009)0122

Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2009 sull'attuazione degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione per il periodo 2008-2010

2010/C 87 E/17

Il Parlamento europeo,

vista la sua posizione del 20 maggio 2008 sugli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione per il periodo 2008-2010 (1),

vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2008 intitolata «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800),

vista la decisione 2008/618/CE del Consiglio del 15 luglio 2008 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (2),

vista la proposta della Commissione di decisione del Consiglio, del 28 gennaio 2009, relativa ad orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2008)0869),

viste le conclusioni del Consiglio europeo dell' 11 e 12 dicembre 2008, che stabiliscono il quadro d'azione dell'Unione europea per evitare la recessione e incoraggiare l'attività economica e l'occupazione,

vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea (3),

visto l'articolo 103, paragrafo 2 del suo regolamento,

A.

considerando che esiste una forte correlazione tra crescita economica, occupazione, lotta contro la povertà e inclusione sociale,

B.

considerando che l'attuale crisi economica presenta le sfide senza precedenti di una crescente disoccupazione e dell'esclusione sociale e considerando che si prevede che la situazione economica dell'Unione europea peggiori ulteriormente, generando una crescita dell'occupazione ridotta o persino negativa e un aumento della disoccupazione nell'Unione nel 2009,

C.

considerando che la strategia europea per l'occupazione e gli orientamenti per l'occupazione sono i principali strumenti nel quadro della Strategia di Lisbona per far fronte alle sfide del mercato del lavoro,

D.

considerando che all’Unione e agli Stati membri incombe una responsabilità condivisa per affrontare le sfide, le opportunità e le incertezze dei cittadini nei confronti della globalizzazione,

E.

considerando che la crisi finanziaria ed economica globale richiede che l'Unione reagisca in modo risoluto e coordinato al fine di evitare una perdita di posti di lavoro, sostenere un reddito adeguato per i cittadini ed evitare la recessione e trasformare le attuali sfide sul piano economico ed occupazionale in opportunità,

F.

considerando che pertanto è urgente intensificare gli sforzi a tutti i livelli di governance, con la partecipazione delle parti sociali e degli altri attori interessati, per investire nelle persone e modernizzare i mercati del lavoro europei, in particolare applicando approcci basati sulla flessicurezza, in consultazione con le parti sociali e conformemente alle prassi e agli usi nazionali,

In generale: ripresa economica e orientamenti in materia di politica occupazionale

1.

ritiene che, a fronte della grave recessione mondiale e di un aumento previsto dei disoccupati di almeno 3,5 milioni nell'Unione europea entro la fine del 2009, gli obiettivi centrali della politica occupazionale dell'Unione e dei suoi Stati membri debbano essere i seguenti: conservare il maggior numero possibile di posti di lavoro effettivi a fronte della contrazione a breve termine della domanda; dare un aiuto alla creazione di occupazione e sostenere sia il potere d'acquisto dei lavoratori disoccupati che la loro rapida reintegrazione nel mondo del lavoro; invita la Commissione a segnalare chiaramente agli Stati membri che gli orientamenti per l'occupazione dovrebbero essere applicati in questo spirito e a considerare l'occupazione una questione prioritaria, presentando proposte al Consiglio europeo di primavera 2009 per un'iniziativa occupazionale europea, con un'azione coordinata degli Stati membri per salvaguardare l'occupazione e creare nuovi posti di lavoro;

2.

accoglie con favore la comunicazione della Commissione su un piano europeo di ripresa economica e il fatto che sottolinei la connessione tra l'incentivo fiscale a breve termine e la Strategia di Lisbona a lungo termine e gli orientamenti integrati; sottolinea, a tal riguardo, l'importanza di garantire che qualsiasi misura a breve termine adottata dagli Stati membri per rilanciare l'economia contribuisca a realizzare gli obiettivi stabiliti di comune accordo;

3.

rileva che il dilemma centrale dell'attuale crisi consiste nel fatto che gli strumenti di politica economica dell'Europa non sono ancora sufficientemente sviluppati per raccogliere con successo le sfide che ci attendono; chiede pertanto una revisione e un aggiornamento degli strumenti programmatici essenziali, in particolare gli Orientamenti integrati, il Patto di stabilità e di crescita e la Strategia di sviluppo sostenibile, al fine di integrarli nell'ambito di un New Deal per la crescita intelligente nell'Unione europea;

4.

sottolinea la necessità di riorientare gli Orientamenti integrati alla luce della congiuntura economica negativa e sollecita il Consiglio a decidere misure a breve termine per salvaguardare il tasso di occupazione del 2008 e per investire nella lotta contro il cambiamento climatico, come pure di invitare gli Stati membri e le parti sociali, conformemente alle pratiche nazionali, ad assicurare un reddito sufficiente soprattutto ai gruppi sociali più vulnerabili; si attende che la Commissione lanci iniziative e presenti proposte per il conseguimento di tali obiettivi in tempo utile per il prossimo Consiglio europeo di primavera;

5.

ricorda che gli investimenti coordinati dagli Stati membri nei cinque obiettivi principali di Lisbona – ricerca, istruzione, politiche attive del mercato del lavoro, assistenza per l'infanzia e incentivi per gli investimenti privati – devono costituire un elemento chiave della politica occupazionale e che le infrastrutture per l'infanzia devono essere considerate uno dei presupposti per una maggiore partecipazione, soprattutto delle donne, al mercato del lavoro; esorta gli Stati membri ad integrare questi principi comuni nella loro consultazione con le parti sociali in merito ai loro programmi di riforma nazionali;

Orientamenti per l'occupazione 2008-2010: urgente necessità di una rigorosa attuazione

6.

ritiene che, nell'attuare gli orientamenti, gli Stati membri debbano:

tener conto dei requisiti legati alla promozione di un livello elevato di occupazione, alla garanzia di un'adeguata protezione sociale, alla lotta contro l'esclusione sociale e ad un elevato livello d'istruzione, formazione e protezione della salute umana, e

puntare a combattere la discriminazione fondata sul sesso, l'origine razziale o etnica, la religione o la fede, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

7.

ritiene che gli Stati membri debbano garantire un'interazione rafforzata tra gli orientamenti e il metodo aperto di coordinamento sul processo protezione sociale e di inclusione sociale;

8.

ribadisce che gli Stati membri, in cooperazione con le parti sociali e secondo la tradizione nazionale di ciascuno Stato membro, debbano esaminare e riferire nei loro piani nazionali di riforma sui metodi per migliorare il rispetto e l'applicazione dei principi e delle norme della legislazione sociale europea, degli accordi tra le parti sociali e dei principi fondamentali della parità di trattamento e della non discriminazione;

9.

ribadisce l'importanza di utilizzare il concetto di flessicurezza nell'orientamento 21 per creare un ponte tra i vari posti di lavoro e sottolinea che ciò richiede un livello elevato di protezione nei sistemi di sicurezza sociale nonché politiche attive del mercato del lavoro;

10.

accoglie favorevolmente a questo proposito la dichiarazione della Commissione secondo cui è essenziale: rafforzare i piani di attivazione, in particolare per i lavoratori poco qualificati; migliorare le sovvenzioni per l'occupazione e i corsi di formazione di breve durata per i gruppi vulnerabili e per le persone che sono maggiormente esposte al rischio di disoccupazione di lunga durata; fornire la formazione o una nuova formazione e le nuove competenze necessarie nei settori meno colpiti; assicurare una protezione sociale adeguata che garantisca la sicurezza a livello di reddito nonché assumere un impegno decisivo a favore del dialogo sociale e della partecipazione delle parti sociali;

11.

sottolinea l'importanza di azioni mirate per i gruppi vulnerabili nei periodi di elevata disoccupazione e, in particolare, di azioni mirate per i gruppi dei disoccupati di lunga durata, delle persone con disabilità e dei gruppi di migranti;

12.

è convinto che, in considerazione della gravità della crisi economica, la Commissione debba essere pronta ad adottare misure eccezionali, tra cui un ampliamento dell'accesso al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FAG), che deve essere in grado di sostenere i lavoratori in una più ampia gamma di situazioni, compresi i lavoratori temporanei che hanno perso i loro posti di lavoro, e un'apertura temporanea del Fondo sociale europeo (FSE) per sostenere le misure di conservazione del lavoro attraverso programmi di formazione;

13.

ritiene che la crisi economica richieda il rafforzamento delle misure dell'Unione europea per far fronte alla ristrutturazione, in particolare il rafforzamento dei diritti di informazione e consultazione;

14.

ritiene che la prossima riforma dei Fondi strutturali dell'Unione europea dovrebbe cercare di concentrare gli obiettivi del Fondo più strettamente sulla creazione di un'occupazione sostenibile e di elevata qualità;

15.

sottolinea, inoltre l'importanza della formazione non soltanto per aumentare l'occupabilità dei lavoratori bensì anche per migliorare la loro mobilità, il che è importante per il funzionamento del mercato interno; sottolinea, pertanto, l'importanza della convalida delle qualifiche acquisite a livello formale ed informale;

16.

sottolinea l'importanza dell'orientamento 23 e di cospicui investimenti nell'apprendimento permanente al fine di ridurre il tasso di disoccupazione come pure di raggiungere l'obiettivo di creare migliori posti di lavoro in Europa; sottolinea, in tale contesto, la necessità che tutti i cittadini godano di pari accesso ed opportunità di prendere parte a programmi di apprendimento permanente riservando, al contempo, un'attenzione particolare ai gruppi vulnerabili; sottolinea che il FSE e il FEG dovrebbero essere utilizzati per finanziare immediatamente tali azioni;

17.

si rammarica per il fatto che le persone con i più bassi livelli di istruzione iniziale, gli anziani, le persone che vivono nelle zone rurali, e le persone con disabilità abbiano le minori probabilità di partecipare a corsi di istruzione, formazione e apprendimento permanente in tutti i paesi;

18.

sottolinea il fatto che migliorare l'offerta educativa per gli adulti è essenziale per aumentare la partecipazione e che le misure a favore di un'offerta efficace comprendono la disponibilità di locali per l'apprendimento e strutture di assistenza per l'infanzia a livello locale; la disponibilità di offerte formative aperte e a distanza per coloro che risiedono in zone periferiche; informazione e orientamento; programmi su misura e sistemi di insegnamento flessibili;

19.

ricorda il fatto che i tassi di disoccupazione tra i giovani in Europa sono ancora troppo elevati; ricorda altresì che l'esperienza acquisita nel quadro di crisi economiche precedenti rivela che i giovani adulti che diventano disoccupati abbandonando il sistema educativo, hanno sostanzialmente minori opportunità di entrare sul mercato del lavoro; sottolinea pertanto che è importante che tutti gli Stati membri ottemperino all'obiettivo dell'orientamento 18 secondo cui ogni giovane che abbia lasciato la scuola benefici, entro quattro mesi, di un posto di lavoro, di un apprendistato, di una formazione supplementare o di un'altra misura di occupabilità;

20.

raccomanda l'adozione di misure decisive per lottare contro il problema della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro; ricorda che i tassi di occupazione delle donne sono generalmente più bassi e che è più abituale per le donne, che per gli uomini, occupare un posto di lavoro a tempo parziale; sottolinea pertanto l'importanza di una politica in cui gli uomini e le donne assumano uguali responsabilità; a tal fine, chiede agli Stati membri di ottemperare in modo urgente ai loro obblighi conformemente agli obiettivi di Barcellona;

21.

rileva con preoccupazione che l'occupazione a tempo parziale, in cui la maggior parte dei lavoratori è costituita dalle donne, si rivela particolarmente sensibile alla crisi economica;

22.

ritiene che nei periodi di elevata disoccupazione esista un rischio evidente che la coesione sociale e regionale sia compromessa e, pertanto, sottolinea l'importanza che l'orientamento 17 concernente l'attuazione della coesione sociale e territoriale per prevenire le lacune in tale ambito; invita pertanto gli Stati membri a promuovere un'integrazione sociale attiva per tutti, al fine di lottare contro la povertà e l'esclusione sociale, garantendo un reddito dignitoso e servizi sociali di qualità nonché l'accesso al mercato del lavoro mediante opportunità di assunzione e di formazione professionale di base o continua;

23.

sottolinea l'importanza, specialmente in tempi di crisi economica, degli investimenti nel settore dei servizi sociali; ritiene che si tratti di un settore che realizza una gamma estesa di importanti servizi alla comunità e che impiega altresì una grande percentuale di popolazione; sottolinea che il settore dei servizi sociali deve essere mantenuto per prevenire un declino della qualità dei servizi prestati alla comunità e un aumento dei tassi di disoccupazione;

24.

constata con rammarico che è possibile che, durante questo periodo di crisi economica, si possano avere pressioni sui salari in alcune imprese come alternativa volontaria ai licenziamenti selettivi; sottolinea, tuttavia, l'importanza di non lasciare che la crisi eserciti una pressione negativa sui salari in generale; ritiene importante che:

ogni Stato membro, conformemente alle tradizioni e alle pratiche nazionali, stabilisca una politica che impedisca l'esistenza sul mercato di una concorrenza basata su salari da miseria,

i contratti collettivi abbiano un'estesa copertura,

la gerarchia dei contratti collettivi sia rispettata,

i salari e le condizioni di lavoro, quali previsti nei contratti collettivi e/o nel diritto del lavoro, siano rispettati e attuati nella pratica;

Necessità di un'azione coordinata in risposta alla crisi economica

25.

sottolinea l'importanza di investimenti proattivi e coordinati in tutti gli Stati membri, anche nelle infrastrutture produttive, nell'istruzione e nel cambiamento climatico, per realizzare l'obiettivo di innalzare i livelli di occupazione, contribuire alla creazione di posti di lavoro di qualità e garantire la coesione sociale; sottolinea, in tale contesto, l'importanza del sostegno dell'Unione europea allo sviluppo di un'industria moderna e sostenibile;

26.

sottolinea l'importanza non soltanto di creare posti di lavoro supplementari bensì anche di conservare e migliorare la qualità dei posti di lavoro attualmente disponibili;

27.

invita gli Stati membri a continuare a promuovere la responsabilità e a migliorare la partecipazione di tutti gli attori interessati, comprese le parti sociali e le altre parti interessate, se del caso, al fine di attuare gli orientamenti a favore dell'occupazione in modo efficace;

*

* *

28.

incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Comitato delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo.


(1)  Testi approvati, P6_TA(2008)0207.

(2)  GU L 198 del 26.7.2008, pag.47.

(3)  Testi approvati, P6_TA(2008)0467.


1.4.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 87/98


Mercoledì 11 marzo 2009
Piano europeo di ripresa economica

P6_TA(2009)0123

Risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2009 su un piano europeo di ripresa economica (2008/2334(INI))

2010/C 87 E/18

Il Parlamento europeo,

vista la comunicazione della Commissione del 4 marzo 2009 per il Consiglio europeo di primavera 2009, intitolata «Guidare la ripresa in Europa» (COM(2009)0114),

vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2008 dal titolo «Un piano europeo di ripresa economica» (COM(2008)0800),

vista la comunicazione della Commissione del 29 ottobre 2008 intitolata «Dalla crisi finanziaria alla ripresa – Un quadro d’azione europeo» (COM(2008)0706),

vista la raccomandazione della Commissione del 28 gennaio 2009 su una raccomandazione del Consiglio sull’aggiornamento nel 2009 degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità e sull’attuazione delle politiche per l’occupazione degli Stati membri (COM(2009)0034),

vista la comunicazione della Commissione del 17 dicembre 2008 su un Quadro temporaneo per le misure relative agli aiuti di Stato volte a sostenere l’accesso alle finanze nell’attuale crisi economica e finanziaria (1),

vista la comunicazione della Commissione del 16 dicembre 2008 avente per oggetto la Relazione sull’attuazione del programma comunitario di Lisbona 2008-2010 (COM(2008)0881),

vista la comunicazione della Commissione del 16 dicembre 2008 dal titolo «Politica di coesione: investire nell’economia reale» (COM(2008)0876),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 16 dicembre 2008, intitolato «The Single Market Review: one year on» (SEC(2008)3064),

vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2008, relativa alla dimensione esterna della strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione: relazione sull’accesso ai mercati e definizione di un quadro per una cooperazione internazionale più efficace in materia di regolamentazione (COM(2008)0874),

vista la proposta della Commissione, del 16 dicembre 2008, concernente un regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (COM(2008)0867),

vista la comunicazione della Commissione dell’11 dicembre 2007 sugli Orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione (2008-2010) comprendenti una raccomandazione della Commissione relativa agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità (a norma dell’articolo 99 del trattato CE) e una proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione (a norma dell’articolo 128 del trattato CE) (COM(2007)0803),

vista la comunicazione della Commissione del 7 maggio 2008 dal titolo «UEM@10: successi e sfide di un decennio di Unione economica e monetaria» (COM(2008)0238) (comunicazione sull’UEM@10),

visti i piani d’azione degli Stati membri e i programmi aggiornati di riforma nazionale per il periodo 2008-2010,

vista la composizione del gruppo di esperti di alto livello sulla vigilanza finanziaria nell’Unione europea, presieduto da Jacques de Larosière, nonché la sua relazione destinata alla Commissione del 25 febbraio 2009 in vista del Consiglio europeo della primavera 2009,

viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008 sulle questioni economiche e finanziarie,

vista la riunione dei capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo, del 12 ottobre 2008, finalizzata all’adozione di un piano di salvataggio coordinato per contrastare la crisi economica,

viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo del 13 e 14 marzo 2008 sull’avvio del nuovo ciclo della strategia rinnovata di Lisbona per la crescita e l’occupazione (2008-2010),

viste le conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 ottobre 2008 sulle risposte immediate alla crisi finanziaria,

viste le conclusioni del Consiglio Ecofin del 4 novembre 2008 sulle iniziative internazionali in risposta alla crisi finanziaria e i preparativi per il vertice internazionale sulla crisi,

visto il contributo del Consiglio Ecofin del 2 dicembre 2008 ai lavori del Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008,

visto il memorandum d’intesa del 1o giugno 2008 sulla cooperazione tra le autorità di vigilanza finanziaria, le banche centrali e i ministeri delle finanze dell’Unione europea nel campo della stabilità finanziaria transfrontaliera,

vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2008 sul Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2008 (2),

vista la sua risoluzione del 20 febbraio 2008 sugli orientamenti integrati per la crescita e l’occupazione (parte: «Indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità»): lanciare il nuovo ciclo (2008-2010) (3),

vista la sua risoluzione del 18 novembre 2008 sull’UEM@10: successi e sfide di un decennio di Unione economica e monetaria (4) (risoluzione sull’UEM@10),

vista la sua relazione del 23 settembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sui fondi hedge e i fondi di private equity (5),

vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sul seguito della procedura Lamfalussy: futura struttura della vigilanza (6),

visto l’articolo 45 del suo regolamento,

vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per lo sviluppo, della commissione per l’occupazione e gli affari sociali, della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia e della commissione per lo sviluppo regionale (A6-0063/2009),

A.

considerando che l’economia internazionale e i mercati globali sono riusciti a produrre negli ultimi 25 anni una crescita senza precedenti nella storia, con una capacità di produzione che ha creato prosperità per un numero di persone superiore a qualunque epoca precedente, e che richiede degli aggiustamenti in una fase di rallentamento dell’economia seguita da una diminuzione della domanda,

B.

considerando che la crisi finanziaria ed economica peggiora di giorno in giorno, e che, in assenza di un intervento pubblico più deciso ed efficace di quello intrapreso finora, l’Unione europea e i paesi limitrofi si avvicinano sempre più ad una profonda crisi sociale e politica, che mette alla prova la solidarietà europea,

C.

considerando che le sfide principali per contrastare la fase di contrazione dell’economia internazionale ed europea sono oggi rappresentante dalla mancanza di fiducia nei mercati finanziari e dei capitali nonché dall’aumento della disoccupazione,

D.

considerando che le dimensioni senza precedenti dell’attuale crisi finanziaria e l’intensità del conseguente rallentamento economico richiedono una meditata revisione del quadro di regolamentazione e di governance dei mercati finanziari a livello di Unione europea e internazionale, al fine sia di evitare che futuri problemi dell’economia internazionale dello stesso tipo si ripresentino sui mercati finanziari, sia di rendere l’economia dell’Unione europea più solida di fronte ai cambiamenti,

E.

considerando che l’incapacità delle principali istituzioni finanziarie di far fronte alla situazione indebolisce i mercati del credito, ostacola il flusso dei capitali, gli investimenti e gli scambi e crea pressioni al ribasso su prezzi e valori, erodendo la stabilità e le attività fisse necessarie per consentire alle istituzioni finanziarie di erogare prestiti e alle imprese di garantirsi il proprio finanziamento,

F.

considerando che le cause e le ragioni dell’attuale crisi finanziaria si sono rivelate essere le politiche monetarie permissive e l’aumento dei mutui per la casa, imposto a livello politico, nonché squilibri macroeconomici principalmente fra gli Stati Uniti e le economie emergenti, come quella cinese in passato; sottolineando la necessità di sviluppare ulteriormente la competitività dell’Unione europea e gli investimenti in infrastrutture e ricerca, come pure in nuove imprese e nuovi mercati,

G.

considerando che le priorità principali dei responsabili politici dell’Unione europea al fine di garantire la ripresa economica devono consistere nel ripristinare il funzionamento dei mercati finanziari e dei capitali e nel tutelare l’occupazione, creando le condizioni necessarie affinché l’economia dell’Unione europea possa ritornare a caratterizzarsi per la crescita, gli investimenti e nuovi posti di lavoro,

H.

considerando che l’attuale recessione dovrebbe essere utilizzata come un’opportunità per promuovere investimenti «verdi» e creare posti di lavoro «verdi», in linea con il conseguimento degli obiettivi a lungo termine della strategia di Lisbona-Göteborg e con il pacchetto sul clima e l’energia,

I.

considerando che per garantire la ripresa economica è necessaria un’azione coordinata nel quadro della legislazione comunitaria in materia di concorrenza e aiuti di Stato nonché la stabilità dei mercati finanziari e del lavoro, in modo che non si creino distorsioni della concorrenza tra imprese o squilibri fra gli Stati membri, al fine di garantire la stabilità e la competitività dell’economia dell’Unione europea,

J.

considerando che l’impatto della crisi finanziaria sull’economia reale si è tradotto in circostanze economiche eccezionali che richiedono misure e decisioni tempestive, mirate, temporanee e proporzionali al fine di trovare soluzioni a una situazione economica e occupazionale globale senza precedenti, e che l’intervento pubblico, anche se inevitabile, distorce quelli che sono i ruoli propri dei settori pubblico e privato in situazioni normali,

K.

considerando che le lacune dell’attuale quadro normativo finanziario sono già state segnalate dal Parlamento nelle sue posizioni relative a proposte legislative e nelle sue risoluzioni adottate al riguardo,

L.

considerando che i dati più recenti forniti dalla Comunità sulle prospettive per il 2009 indicano un rapido deterioramento delle condizioni economiche in tutta l’Unione europea e che in ultima analisi spetta all’Unione europea e agli Stati membri la responsabilità di garantire la stabilità macroeconomica, la crescita sostenibile e l’occupazione,

M.

considerando che la crisi finanziaria ha portato alla luce il dilemma tra la necessità di affrontare la questione della competenza normativa in materia di politica economica a livello dell’Unione europea, da un lato, e il fatto che i piani di incentivi all’economia sono di competenza delle autorità degli Stati membri, dall’altro,

N.

considerando che le azioni a breve termine intraprese da singoli Stati membri richiedono un ampio coordinamento a livello di Unione europea per garantire, da un lato, un effetto moltiplicatore comune e per evitare, dall’altro, effetti diffusivi, distorsioni dei mercati e una superflua duplicazione degli sforzi,

O.

considerando che gli interventi a breve termine devono rispecchiare e sostenere gli obiettivi a lungo termine di rendere l’Unione europea l’economia della conoscenza più competitiva, di non minare la futura fiducia e di garantire la stabilità macroeconomica,

P.

considerando che è necessario riconoscere le diverse capacità degli Stati membri di impegnarsi in programmi di ripresa economica e che occorre sviluppare un approccio sostanziale e complementare dell’Unione europea, che ponga un forte accento su un mix di misure di sostegno reciproco nel settore economico, ambientale, dell’occupazione e delle politiche sociali,

Q.

considerando che l’adesione all’area dell’euro ha dimostrato di aumentare la stabilità economica degli Stati membri; considerando che, oltre a un intervento responsabile da parte del governo per contrastare la flessione dell’economia, i cittadini si aspettano, in tale periodo di recessione economica, una forte risposta mediante le disposizioni dell’Unione europea in materia di coesione sociale e regionale, preservando nel contempo le norme e i principi che garantiscono una moneta forte e stabile,

R.

considerando che è della massima importanza ripristinare la fiducia per consentire un ordinato funzionamento dei mercati finanziari e limitare in tal modo gli effetti della crisi finanziaria sull’economia reale,

S.

considerando che gli Stati membri che hanno aderito di recente all’Unione europea e non sono nella zona euro sono fortemente colpiti dalla speculazione contro le loro valute, dalla fuga di capitali e dal congelamento dei mercati internazionali del credito,

In generale

1.

accoglie con favore l’iniziativa della Commissione di varare un piano europeo di ripresa economica (piano di ripresa) in risposta alla grave crisi economica in atto; nota che la dimensione comunitaria di tale proposta ammonta al 15 % del bilancio destinato al programma di ripresa economica, il quale deve ancora essere attuato con urgenza;

2.

sottolinea che la principale priorità del piano di ripresa deve consistere nel promuovere l’economia e la competitività dell’Unione europea al fine di tutelare le opportunità e la sicurezza dei cittadini ed evitare un aumento della disoccupazione; ritiene che il piano di ripresa debba invertire il declino economico consentendo ai mercati finanziari di riprendere un normale funzionamento, favorire gli investimenti e migliorare le opportunità per la crescita e l’occupazione rafforzando nel contempo l’economia e il mercato del lavoro dell’Unione europea e migliorando le condizioni quadro per la crescita e la creazione di posti di lavoro;

3.

attende dalla Commissione orientamenti chiari e forti verso un approccio ben coordinato tra tutti gli Stati membri nella gestione di questa profonda crisi economica, al fine di salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro e tutelare l’occupazione in Europa;

4.

ribadisce che tutti gli aiuti finanziari devono essere tempestivi, mirati e temporanei; mette in guardia da possibili rischi di esclusione e di abbandono della politica di concorrenza dell’Unione europea; invita a ripristinare, non appena possibile, i mercati equi e competitivi definiti dai trattati; prende atto con preoccupazione della rapida crescita del debito pubblico e dei deficit di bilancio; sollecita altresì il ritorno, non appena possibile, a finanze statali sane, come previsto dal patto rivisto di stabilità e crescita, al fine di evitare di addossare troppi oneri alle generazioni future;

5.

sottolinea che eccezioni e deviazioni temporanee dalla politica comunitaria della concorrenza devono essere eliminate e che va ripristinata la normalità in una prospettiva temporale chiaramente definita;

6.

sottolinea che il piano di ripresa economica deve servire a predisporre un accordo internazionale equo e giusto che subentri al protocollo di Kyoto nel 2012 e che tale accordo deve, tra l’altro, offrire ai paesi più poveri l’opportunità di sottrarsi alla povertà senza alimentare il riscaldamento globale, contribuendo a finanziare un investimento massiccio nell’adeguamento al cambiamento climatico e nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica;

7.

prende atto con preoccupazione della rapida crescita del debito pubblico e dei deficit di bilancio; esprime il timore che il debito pubblico possa diventare un onere eccessivo per le future generazioni;

8.

invita l’Unione europea, pur accettando l’esigenza di adeguarsi a un contesto globalmente competitivo e di riportare l’economia europea sul binario della crescita quali obiettivi comuni molto importanti, ad intensificare i suoi sforzi di investimento nelle competenze, nella formazione e nella creazione di posti di lavoro sostenibili, nella tutela dell’occupazione e nella prevenzione della disoccupazione di massa garantendo nel contempo politiche fiscali costruttive, che dovrebbero contribuire a determinare l’entità e le componenti del piano di ripresa; auspica che al Consiglio europeo di primavera 2009 si giunga ad un accordo su un orientamento chiaro e misure concrete per la salvaguardia dell’occupazione e la creazione di nuove opportunità di lavoro;

9.

raccomanda, quale requisito essenziale per l’efficacia, che il coordinamento dei piani nazionali di ripresa economica consenta a ciascun paese di strutturare ogni programma in base alle proprie esigenze specifiche, tenendo conto tuttavia dell’interesse comune e delle strategie comuni definite per combattere il cambiamento climatico e garantendo il massimo effetto moltiplicatore possibile, in particolare per quanto riguarda l’occupazione;

10.

auspica l’adozione di nuove iniziative orizzontali a livello di Unione europea, dal momento che le differenze esistenti in termini di capacità nazionali e margini di manovra del bilancio possono produrre risultati fortemente asimmetrici nell’Unione europea; ricorda tuttavia che ciascuno Stato membro è responsabile dell’esercizio della disciplina fiscale, degli investimenti e delle riforme strutturali;

11.

mette risolutamente in guardia contro il rischio che le soluzioni adottate sfocino nella somma delle politiche nazionali, con conflitti e costi potenziali, pregiudicando il mercato unico e l’unione economica e monetaria e indebolendo il ruolo dell’Unione europea quale attore globale;

12.

sostiene l’impegno della Commissione per quanto riguarda il patto rivisto di stabilità e crescita e prende atto della sua disponibilità ad utilizzare appieno la flessibilità prevista dal patto per attuare politiche anticicliche finalizzate ad affrontare la recessione economica, per permettere agli Stati membri di dare una risposta adeguata alla crisi economica, in particolare per valutare se le decisioni di investimento a breve termine siano compatibili con gli obiettivi di bilancio a medio termine e se contribuiscano alla crescita sostenibile e agli obiettivi a lungo termine della strategia di Lisbona;

13.

sottolinea che è indispensabile che gli Stati membri continuino a seguire un approccio comune in relazione al patto rivisto di crescita e stabilità, nella prospettiva di far fronte con efficacia alle attuali circostanze eccezionali e di garantire il fermo impegno a ripristinare la normale disciplina di bilancio non appena l’economia si riprende, rafforzando nel contempo l’anticiclicità del patto rivisto;

Mercati finanziari: dal controllo della crisi al risanamento dei mercati in futuro

Ripristinare la fiducia nel settore finanziario

14.

si compiace delle misure a breve termine adottate per ripristinare la fiducia nel sistema finanziario; ricorda che tali misure d’emergenza non sono sufficienti per risolvere alcuni dei problemi fondamentali alla base della crisi, vale a dire gli squilibri globali, l’assunzione di rischi estremi, il ricorso alla leva finanziaria e la predilezione per il breve termine; ribadisce la necessità di esaminare i sistemi di remunerazione quale possibile fonte di instabilità finanziaria;

15.

auspica un’azione coordinata fra gli Stati membri che preveda garanzie bancarie generali ed esplicite a livello nazionale a copertura delle passività, ma escluda il capitale azionario al fine di ridurre l’incertezza sui mercati creditizi e facilitare il funzionamento di tali mercati;

16.

invita gli Stati membri, in particolare quelli che fanno parte dell’area dell’euro, a esaminare la possibilità di un grande prestito europeo, garantito in solido dagli Stati membri;

17.

ribadisce che la tutela dei risparmi e la concessione di crediti ai singoli e alle imprese, comprese le piccole e medie imprese (PMI), sono i principali motivi alla base dell’eccezionale intervento pubblico attuale nel sistema finanziario; ricorda ai governi degli Stati membri le loro responsabilità nei confronti dei parlamenti nell’utilizzo di denaro pubblico per piani di ripresa economica e raccomanda vivamente l’introduzione di una serie di adeguate misure di controllo e, se del caso, di sanzioni, coordinate a livello dell’Unione europea, per garantire il conseguimento di tali obiettivi;

18.

sottolinea che è importante garantire che la riduzione del tasso d’interesse profitti anche ai mutuatari;

19.

ricorda la necessità che le autorità di regolamentazione e le altre autorità competenti degli Stati membri controllino in modo approfondito le attività svolte da banche e banchieri negli ultimi mesi e stabiliscano se al crollo del sistema bancario possano aver contribuito comportamenti reprensibili se non fraudolenti e verifichino se l’intervento pubblico e le decisioni di politica monetaria, in termini di tassi d’interesse, siano state in grado di invertire la tendenza per quanto riguarda la stretta creditizia;

20.

ritiene che sia necessario attuare un rigoroso monitoraggio dei pacchetti di salvataggio degli istituti finanziari, in modo da garantire condizioni di parità per quanto concerne il livello di solvibilità, i benefici attesi, la liquidità sul mercato interbancario, l’evoluzione delle risorse umane e la fiducia dei clienti, sia privati che imprese;

21.

reputa che i piani di salvataggio del settore bancario debbano essere soggetti alla condizionalità in termini di incentivi monetari, concessione di crediti, condizioni di prestito, ristrutturazione del settore e salvaguardia dei regimi sociali;

22.

ritiene che debba essere incoraggiato lo sviluppo del microcredito, che è uno strumento di riconosciuta efficacia con un forte effetto moltiplicatore, in particolare imponendolo alle banche commerciali che hanno beneficiato del sostegno pubblico;

23.

ribadisce che occorre riservare un’attenzione particolare al ripristino dei normali livelli di estensione del credito da parte delle banche al momento della definizione di un nuovo quadro regolamentare, soprattutto al fine di rilanciare il processo di cartolarizzazione, essenziale per la ripresa del finanziamento per le ipoteche, l’acquisto di vetture e le carte di credito;

24.

chiede alla Commissione di effettuare un’analisi precisa dell’impatto del pacchetto di salvataggio sulla competitività del settore finanziario e sul funzionamento del mercato interbancario; invita la Commissione a creare gruppi interdisciplinari, comprendenti esperti delle direzioni generali concorrenza, affari economici e finanziari nonché mercato interno e servizi, delle tre commissioni di vigilanza di livello 3 e del sistema europeo delle banche centrali, per raggruppare le conoscenze e il know-how e garantire decisioni tempestive, equilibrate, imparziali e di qualità in tutti gli Stati membri;

Strutture regolamentari e di vigilanza più efficaci

25.

ritiene che, sebbene la Banca centrale europea (BCE) non abbia un mandato ufficiale in materia di vigilanza, occorra potenziare il suo ruolo per quanto riguarda il monitoraggio della stabilità finanziaria nell’area dell’euro, in particolare in termini di supervisione del settore bancario a livello dell’Unione europea; raccomanda pertanto di coinvolgere la BCE nel processo di vigilanza macroprudenziale delle principali istituzioni finanziarie a livello comunitario, ai sensi dell’articolo 105, paragrafo 6, del trattato;

26.

deplora l’assenza di chiari strumenti e politiche dell’Unione europea che consentano di far fronte, in modo incisivo e con rapidità, all’impatto asimmetrico della crisi finanziaria negli Stati membri appartenenti o meno alla zona euro;

27.

ribadisce l’invito alla Commissione ad analizzare gli effetti del comportamento delle banche che hanno spostato le attività dagli Stati membri di più recente adesione dopo l’adozione di piani di salvataggio da parte di altri Stati membri e ad esaminare accuratamente l’azione speculativa (vendite a scoperto) in relazione alle valute degli Stati membri che hanno aderito più di recente; invita la Commissione a comunicare i risultati di tale analisi al gruppo de Larosière e alla commissione parlamentare responsabile;

28.

incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad affrontare con urgenza il problema delle garanzie bancarie, al fine di assicurare che sistemi di simile concezione impediscano i fallimenti bancari nell’Unione europea, consentendo in tal modo la ripresa del sistema di prestito interbancario, condizione necessaria per porre fine alla crisi nel settore bancario e per immettere nuovo credito nell’economia reale, aumentando gli investimenti e il consumo e trovando così una via d’uscita dalla crisi economica;

29.

esorta il gruppo de Larosière a recepire le raccomandazioni formulate dal Parlamento nelle sue precedenti risoluzioni in materia di vigilanza del mercato finanziario; invita la Commissione a far propri i suoi suggerimenti per la creazione di una struttura di regolamentazione e di vigilanza stabile ed efficiente che possa prevenire o limitare l’impatto negativo di crisi future; invita il Consiglio a tenere debitamente in considerazione l’eventuale posizione del Parlamento su tali conclusioni prima di approvarle;

30.

prende atto delle raccomandazioni del gruppo Larosière e sottolinea che molte di esse sono già state sollecitate dal Parlamento negli ultimi anni; accoglie con favore l’intenzione della Commissione di avvalersi del suo potere d’iniziativa e di agire per affrontare i problemi più urgenti in relazione alla crisi finanziaria, ed esorta la Commissione ad avviare tale procedura quanto prima possibile; invita il Consiglio europeo di primavera 2009 a dare un forte impulso politico e a stabilire una tabella di marcia per tutte le iniziative in campo giuridico, al fine di garantire la loro tempestiva adozione, insieme con il Parlamento;

31.

ribadisce che una maggiore trasparenza e una migliore gestione del rischio nonché una vigilanza coordinata consentono di risolvere gran parte dei problemi legati ad una migliore prevenzione delle crisi e che la riforma regolamentare deve essere globale e applicarsi a tutti gli attori e a tutte le transazioni sui mercati finanziari; sottolinea che la natura globale dei mercati finanziari necessita di un coordinamento internazionale delle riforme; sottolinea che le iniziative in materia di regolamentazione devono mirare a creare trasparenza, sostenibilità, stabilità e ad aumentare la responsabilità dei soggetti finanziari nel mercato; ricorda alla Commissione il suo obbligo di dare seguito alle richieste avanzate dal Parlamento in materia di hedge fund e dei fondi di private equity;

32.

ritiene che le agenzie di rating del credito dovrebbero colmare le lacune informative e divulgare le incertezze e i conflitti di interesse; ribadisce la necessità di rivedere e migliorare le politiche contabili onde evitare gli effetti di aggravamento congiunturale;

33.

propone di valutare accuratamente se futuri passi in avanti verso una sana regolamentazione del settore finanziario, in particolare la vigilanza macroprudenziale del quadro normativo, possano rendere difficile o impossibile la ripresa economica e l’innovazione nel settore dei prodotti finanziari e ridurre l’attrattiva dei mercati finanziari dell’Unione europea, dirottando i flussi finanziari e le imprese verso i mercati di paesi terzi; ricorda che il suo interesse è restare il primo mercato finanziario del mondo;

L’economia reale: la crisi come opportunità per realizzare una crescita sostenibile

Salvaguardare l’occupazione e incrementare la domanda

34.

invita la Commissione e gli Stati membri a ricorrere a tutti gli strumenti disponibili al fine di sostenere le imprese dell’Unione europea, in particolare le PMI, promuovere la creazione di posti di lavoro e rafforzare la fiducia degli investitori, dei datori di lavoro, dei lavoratori e dei consumatori dell’Unione europea;

35.

raccomanda vivamente di garantire con urgenza in tutta l’Unione europea un accesso adeguato e ragionevole al credito alle PMI, ai cittadini e ai settori che vedono il loro futuro sostenibile compromesso dalla crisi, in particolare a causa della mancanza di credito; chiede alla Commissione di assicurare in questo ambito uno scambio di buone prassi;

36.

sottolinea che, nell’attuale scenario in cui le piccole e medie imprese affrontano gravi problemi di liquidità e di limitato accesso al credito, per i pagamenti dovuti a queste ultime le autorità pubbliche e i clienti privati dovrebbero rispettare un periodo massimo di 30 giorni; sollecita la Commissione ad affrontare tale questione al momento della revisione della direttiva sui pagamenti ritardati (7);

37.

chiede la piena osservanza e una più rapida attuazione, a livello sia comunitario che nazionale, delle raccomandazioni del Parlamento in relazione alla comunicazione della Commissione «Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un «Small Business Act» per l’Europa)» (COM(2008)0394);

38.

chiede il lancio effettivo di una vasta iniziativa europea dell’occupazione che assicuri, da un lato, che un’impresa possa essere creata in qualunque luogo nell’Unione europea in tre giorni e senza spese e che le formalità per l’assunzione dei primi lavoratori dipendenti possano essere espletate attraverso uno sportello unico, e che, dall’altro, rafforzi i piani di attivazione, in particolare per le persone poco qualificate, attraverso consulenze personalizzate, formazioni/riqualificazioni intensive, ampliamento delle capacità dei lavoratori, apprendistati, impieghi sovvenzionati e sovvenzioni all’avvio di attività per gli autonomi e le imprese; sostiene inoltre lo stanziamento dei fondi del Fondo sociale europeo da parte della Commissione per promuovere lo sviluppo e l’adeguamento delle competenze;

39.

raccomanda vivamente che l’iniziativa dell’Unione europea per l’occupazione includa un intervento rapido proprio nel momento in cui i posti di lavoro vengono effettivamente soppressi, non ultimo allo scopo di ridurre il rischio che le persone siano escluse dal mercato del lavoro; ritiene che siffatti interventi richiederanno investimenti significativi nella formazione, compreso un incremento del numero dei formatori, concentrandosi su un migliore coordinamento dei programmi di formazione e reinserimento professionale, e non dovrebbero avvalersi soltanto di misure a breve termine, ma dovrebbero anche cercare di rendere possibile l’acquisizione di qualifiche di alto livello, allo scopo di incrementare i livelli generali di competenze nell’Unione europea e di rispondere all’evoluzione delle esigenze dell’economia attuale;

40.

accoglie con favore le proposte della Commissione e invita gli Stati membri ad adeguare le nuove disposizioni dei regolamenti sul Fondo sociale europeo, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione e sul Fondo europeo di sviluppo regionale, ivi inclusa la semplificazione delle procedure e l’ampliamento dei costi ammissibili, per contribuire in modo ancora più efficace alla realizzazione degli obiettivi in materia di occupazione e di inclusione sociale, continuando a sostenere l’occupazione nei settori chiave dell’economia e a garantire che, nel prestare tale assistenza, il rafforzamento della coesione sociale e territoriale rimanga una priorità, onde evitare uno sviluppo asimmetrico nell’Unione; auspica un’accelerazione della distribuzione degli strumenti destinati a favorire l’occupazione e un nuovo orientamento dei programmi dell’Unione europea di sostegno ai gruppi più vulnerabili, compresi programmi per garantire condizioni di vita decenti e l’accesso a servizi pubblici di alta qualità per tutti;

41.

invita gli Stati membri a investire nell’economia sociale, la quale può contribuire alla crescita, poiché presenta un notevole potenziale per la creazione di posti di lavoro di elevata qualità e per il rafforzamento della coesione sociale e territoriale;

42.

sottolinea l’importanza dell’attuazione dei principi comuni di flessicurezza, garantendo nel contempo una protezione sociale adeguata per tutti, in particolare mediante sistemi di sicurezza sociale che offrano un’adeguata protezione nel rispetto delle tradizioni nazionali;

43.

invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a continuare a seguire regolarmente lo sviluppo della situazione del mercato del lavoro europeo e l’impatto della crisi su tale mercato e ad adottare le misure appropriate che consentano di porre le economie dell’Unione europea su un cammino di crescita sostenibile;

44.

sottolinea la necessità di garantire un livello di vita adeguato tutti i cittadini dell’Unione e chiede che a tal fine siano adottate misure straordinarie appropriate; chiede che le politiche sociali siano adattate in modo da far fronte alla recessione, che si sostengano politiche concrete a favore del mercato del lavoro e politiche sociali inclusive e che si presti particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili della società;

45.

chiede alla Commissione di valutare urgentemente il rischio di recessione nei settori industriali di tutta Europa per poter intervenire, se necessario, a livello comunitario; sottolinea tuttavia che alcuni dei problemi delle industrie dell’Unione europea non sono stati necessariamente causati solo dalla crisi finanziaria; ritiene pertanto che gli aiuti di Stato dovrebbero essere orientati attentamente in modo da non oltrepassare il livello di compensazione degli effetti della crisi finanziaria ed essere accompagnati da condizioni più rigorose in materia di ristrutturazione, investimenti in innovazione e sostenibilità;

46.

mette in guardia contro l’indebito allentamento delle norme di concorrenza comunitarie, in quanto ciò potrebbe indebolire il mercato interno; esprime preoccupazione per il fatto che le risposte nazionali alla contrazione economica possono condurre a protezionismo e distorsione della concorrenza, il che, nel lungo termine, comprometterebbe gravemente la prosperità economica dei cittadini dell’Unione;

47.

chiede una valutazione delle misure contenute nei piani nazionali di ripresa per quanto riguarda il loro impatto immediato sul potere d’acquisto;

48.

chiede al Consiglio di approvare la proposta di dare a tutti gli Stati membri l’opzione di applicare un’aliquota IVA ridotta per i beni e i servizi efficienti sul piano energetico nonché per i servizi ad alta intensità di manodopera prestati a livello locale, alla luce del loro potenziale effetto di stimolo per l’occupazione e la domanda;

49.

sottolinea il valore aggiunto del programma di reti transeuropee di trasporto (TEN-T) per il conseguimento della strategia di Lisbona, degli obiettivi dell’Unione europea inerenti al cambiamento climatico e per una maggiore coesione sociale, economica e territoriale, fornendo nel contempo il debito sostegno alla domanda aggregata nell’Unione europea; sottolinea l’importanza dei 30 progetti prioritari TEN-T, in particolare dei corridoi transfrontalieri, per rilanciare l’economia e dare spazio alla crescente domanda di una co-modalità migliore e più ecocompatibile; invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare nuovi metodi di finanziamento delle infrastrutture di trasporto e ad aumentare sostanzialmente il bilancio relativo ai progetti TEN-T nel prossimo quadro finanziario dell’Unione europea e nel piano di ripresa;

50.

chiede agli Stati membri di considerare la possibilità di ridurre la tassazione del lavoro per le fasce salariali più basse, al fine di aumentare il potere d’acquisto e di stimolare la domanda dei prodotti al dettaglio;

Maggiore coerenza e minore divario economico

51.

sottolinea l’importanza degli obiettivi relativi alla coesione territoriale nel quadro delle misure di incentivazione proposte, alla luce dei chiari effetti asimmetrici della crisi in tutto il territorio europeo;

52.

invita la Commissione ad esaminare attentamente, soprattutto alla luce dell’attuale crisi, l’impatto delle politiche orizzontali sui divari nelle prestazioni regionali nell’area euro, come sottolineato nella sua comunicazione sull’UEM@10;