ISSN 1725-2466

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 224

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Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

51o anno
30 agosto 2008


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

III   Atti preparatori

 

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

 

445a sessione plenaria del 29 maggio 2008

2008/C 224/01

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Per una produzione rispettosa dell'ambiente

1

2008/C 224/02

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e sviluppo avviato da vari Stati membri per il miglioramento della qualità della vita degli anziani attraverso l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) COM(2007) 329 def. — 2007/0116 (COD)

8

2008/C 224/03

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'accesso alle attività di assicurazione e di riassicurazione e al loro esercizio — Solvibilità II COM(2007) 361 def. — 2007/0143 (COD)

11

2008/C 224/04

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e di sviluppo avviato da vari Stati membri a sostegno di PMI che effettuano attività di ricerca e sviluppo COM(2007) 514 def. — 2007/0188 (COD)

18

2008/C 224/05

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Superare la stigmatizzazione del fallimento aziendale — Per una politica della seconda possibilità — Attuazione del partenariato di Lisbona per la crescita e l'occupazione COM(2007) 584 def.

23

2008/C 224/06

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Gli appalti pubblici internazionali

32

2008/C 224/07

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla

35

2008/C 224/08

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità (versione codificata) COM(2008) 98 def. — 2008/0049 (COD)

39

2008/C 224/09

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro verde — Verso una nuova cultura della mobilità urbana COM(2007) 551 def.

39

2008/C 224/10

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Comunicazione della Commissione — Piano d'azione per la logistica del trasporto merci COM(2007) 607 def.

46

2008/C 224/11

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla

50

2008/C 224/12

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad un codice di comportamento in materia di sistemi telematici di prenotazione COM(2007) 709 def. — 2007/0243 (COD)

57

2008/C 224/13

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma comunitario pluriennale per la protezione dei minori che usano Internet e le altre tecnologie di comunicazione COM(2008) 106 def. — 2008/0047 (COD)

61

2008/C 224/14

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il controllo tecnico dei veicoli a motore e dei loro rimorchi COM(2008) 100 def. — 2008/0044 (COD)

66

2008/C 224/15

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio — Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea COM(2007) 414 def.

67

2008/C 224/16

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata COM(2007) 602 def. — 2007/0223 (CNS)

72

2008/C 224/17

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla

77

2008/C 224/18

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai nuovi prodotti alimentari e recante modifica del regolamento (CE) n. XXX/XXXX [procedura uniforme] COM(2007) 872 def. — 2008/0002 (COD)

81

2008/C 224/19

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio che semplifica le procedure di redazione degli elenchi e di diffusione dell'informazione in campo veterinario e zootecnico e che modifica le direttive 64/432/CEE, 77/504/CEE, 88/407/CEE, 88/661/CEE, 89/361/CEE, 89/556/CEE, 90/427/CEE, 90/428/CEE, 90/429/CEE, 90/539/CEE, 91/68/CEE, 92/35/CEE, 92/65/CEE, 92/66/CEE, 92/119/CEE, 94/28/CE, 2000/75/CE, la decisione 2000/258/CE, nonché le direttive 2001/89/CE, 2002/60/CE e 2005/94/CE COM(2008) 120 def. — 2008/0046 (CNS)

84

2008/C 224/20

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri riguardanti i solventi da estrazione impiegati nella preparazione dei prodotti alimentari e dei loro ingredienti (rifusione) COM(2008)154 def. — 2008/0060 (COD)

87

2008/C 224/21

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Migliorare la qualità e la produttività sul luogo di lavoro: strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro COM(2007) 62 def.

88

2008/C 224/22

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Distacco di lavoratori nell'ambito della prestazione di servizi — Massimizzarne i vantaggi e le potenzialità garantendo la tutela dei lavoratori COM(2007) 304 def.

95

2008/C 224/23

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Modalità pratiche e calendario per meglio promuovere la mobilità dei giovani in Europa

100

2008/C 224/24

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010) COM(2007) 797 def. — 2007/0278 (COD)

106

2008/C 224/25

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1719/2006/CE che istituisce il programma Gioventù in azione per il periodo 2007-2013 COM(2008) 56 def. — 2008/0023 (COD)

113

2008/C 224/26

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la decisione n. 1720/2006/CE che istituisce un programma d'azione nel campo dell'apprendimento permanente COM(2008) 61 def. — 2008/0025 (COD)

115

2008/C 224/27

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Vantaggi e benefici dell'euro: l'ora del bilancio

116

2008/C 224/28

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda il trattamento dei servizi assicurativi e finanziari COM(2007) 747 def. — 2007/0267 (CNS)

124

2008/C 224/29

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il ruolo della società civile nelle relazioni UE-Serbia

130

IT

 


III Atti preparatori

COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO

445a sessione plenaria del 29 maggio 2008

30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Per una produzione rispettosa dell'ambiente

(2008/C 224/01)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 16 febbraio 2007, ha deciso, conformemente all'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema:

Per una produzione rispettosa dell'ambiente.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 6 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice DARMANIN.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato sostiene con forza le iniziative volte allo sviluppo di una politica comunitaria di consumo e produzione sostenibili, pienamente integrata con le altre politiche comunitarie, allo scopo di:

trasformare le sfide potenziali in opportunità competitive per l'industria dell'UE sul mercato globale, adottando metodi di produzione rispettosi dell'ambiente basati su prodotti e servizi «ecologici», facilmente identificabili per i consumatori su tutto il territorio comunitario,

sviluppare un «mercato verde», in modo che tali prodotti e servizi rispondano a definizioni certe e comuni e siano concretamente disponibili in tutti gli Stati membri,

sensibilizzare i cittadini europei a un consumo responsabile e più «eco-intelligente» e a comportamenti più rispettosi dell'ambiente, mediante un forte impegno di informazione, formazione e istruzione a partire dalle scuole primarie,

adottare un approccio più strategico per influenzare il processo decisionale negli ambienti imprenditoriale, politico, dei consumatori e dei cittadini, e garantire un quadro comunitario organico che eviti la frammentazione del mercato causata da prescrizioni e messaggi pubblicitari divergenti e distorsivi in merito agli aspetti ambientali di tali prodotti e ai relativi sistemi di produzione e distribuzione,

garantire la tutela delle scelte dei consumatori e degli impegni dei produttori/distributori a rispettare le normative ambientali e la conformità dei prodotti immessi sul mercato con i requisiti di sostenibilità ambientale,

garantire che le responsabilità, sul piano decisionale e applicativo, della politica di consumo sostenibile siano condivise tra tutte le componenti e le organizzazioni della società civile: produttori, distributori, consumatori, educatori, amministrazioni pubbliche, organizzazioni ambientaliste e di consumatori, parti sociali.

1.2

Il Comitato raccomanda di adottare, per i concetti di prodotto/servizio ecologico e di consumo ecologico nell'ambito dello sviluppo e del consumo sostenibile, delle definizioni valide per tutta l'UE e accettate internazionalmente, basate su criteri e indicatori ambientali chiari e su standard che permettano dinamiche innovative e migliorative.

1.3

Il Comitato chiede, da parte dell'industria europea e dei sistemi di distribuzione e di servizi, un impegno chiaro, con obiettivi cadenzati e verificabili, a conformarsi a un approccio integrato per settore: tale approccio dovrebbe combinare i tre pilastri della sostenibilità — ambientale, economico e sociale — inserendo i requisiti ambientali sin dalla fase di concezione del prodotto, secondo l'ottica del «ciclo di vita», e prevedere obiettivi di qualità, innovazione e customer satisfaction sempre più elevati.

1.4

Il Comitato raccomanda a imprese e organismi pubblici e privati, d'intensificare l'uso congiunto degli strumenti comunitari disponibili e di quelli nazionali per massimizzare gli sforzi di ricerca di tecnologie e prodotti «puliti».

1.5

Il Comitato sottolinea l'esigenza di rafforzare e accelerare i lavori di standardizzazione tecnica per prodotti e produzioni ecologiche.

1.6

Il Comitato chiede che in tutto il mercato interno venga assicurata certezza di criteri e uniformità di requisiti minimi in relazione ai sistemi di etichettatura dei prodotti ecologici: questo per garantire una parità di scelta di consumo ecologico, dei controlli uniformi in tutta l'UE e il rispetto del principio di libera circolazione per il prodotto ecologico degno di questo nome. L'etichetta ecologica europea (eco flower) dovrebbe essere maggiormente commercializzata, e messa in grado di coesistere con sistemi di etichettatura nazionali e settoriali.

1.7

Il Comitato ritiene importante rafforzare la «dimensione prodotto» nei sistemi di gestione ambientale per promuoverne la diffusione presso i produttori e i distributori, e renderla più adatta ai sistemi di gestione degli enti locali e più in grado di attivare sinergie con altri strumenti di promozione dello sviluppo sostenibile.

1.8

Secondo il Comitato è opportuno sostenere la diffusione di EMAS (sistema comunitario di ecogestione e audit); questo può essere fatto attraverso misure finanziarie e fiscali, semplificazioni amministrative, azioni di promozione e marketing, nonché attraverso il riconoscimento di EMAS come «standard d'eccellenza» anche a livello internazionale e l'adozione di misure per permettere anche alle piccole imprese un approccio facilitato e progressivo ad esso.

1.9

È essenziale per il CESE che la performance di un prodotto sia valutata nella sua interezza, e cioè sulla base non solo di criteri ambientali ma anche di altri aspetti importanti quali: la sua performance per il consumatore e per il produttore in termini economici, di sicurezza e funzionalità e di tutela della salute, l'uso razionale di risorse e materiali, la logistica, le caratteristiche innovative, il marketing, la sua capacità di ampliare le possibilità di scelta del consumatore, il suo ciclo di vita e gli aspetti sociali.

1.10

In tema di appalti pubblici «verdi» ( Green public procurement GPP) raccomanda: un loro forte sviluppo tramite l'individuazione delle specifiche tecniche dei prodotti «verdi», a cominciare da quelli a più elevato impatto ambientale; l'inclusione nel capitolato dei costi del ciclo di vita del prodotto o servizio; la disponibilità on-line di un'apposita banca dati; l'adeguamento delle direttive CE sugli appalti pubblici tramite l'inserimento di un riferimento a standard, sistemi EMS, Ecolabel e eco-progettazione, e infine la pubblicazione dei piani d'azione nazionali per l'adozione di appalti verdi.

1.11

Il Comitato ribadisce l'importanza di utilizzare come base giuridica l'articolo 153 del Trattato CE, che considera il più atto a garantire un alto livello di protezione dei consumatori e di tutela dei loro diritti ad una informazione completa, corretta, proporzionata, comprensibile e tempestiva.

1.12

Il Comitato sostiene che, ai fini di un'autoregolamentazione, una via percorribile potrebbe essere quella dello sviluppo di codici di condotta, come previsto dalla direttiva 2005/29/CE, per evitare l'utilizzo abusivo di argomentazioni ecologiche nei messaggi pubblicitari e per scongiurare, in qualsiasi caso, la pubblicità ingannevole. Questi codici dovrebbero operare parallelamente alle eco-tasse e alla regolamentazione. Il CESE raccomanda che le argomentazioni ecologiche si basino su un'etichetta affidabile e riconosciuta.

1.13

Il Comitato ritiene opportuno, oltre a garantire procedimenti giudiziari accessibili a tutti, individuare organi extragiudiziali di controllo e risoluzione dei conflitti in materia di consumo, che siano agili, efficienti, poco costosi e credibili per dare la certezza del rispetto delle normative ambientali di prodotto e della conformità dei prodotti immessi sul mercato con i principi di sostenibilità ambientale.

1.14

Il Comitato, vista la dispersione normativa che caratterizza sia i requisiti essenziali di informazione al consumatore che i requisiti di prodotto sostenibile, chiede con urgenza di procedere all'elaborazione di un quadro unitario ben definito sotto forma di una Carta europea del consumo e del prodotto sostenibile nel mercato interno.

2.   Il quadro attuale e le prospettive

2.1

L'obiettivo del sistema comunitario di assegnazione del marchio di qualità ecologica (1), è quello di promuovere i prodotti caratterizzati da un minor impatto ambientale fornendo ai consumatori informazioni precise e scientificamente fondate. Da tale marchio sono peraltro esclusi i prodotti alimentari e le bevande, i prodotti farmaceutici e i dispositivi medici (2), nonché i prodotti e le sostanze pericolosi o nocivi (3).

2.1.1

La concezione, la produzione, la distribuzione ed il consumo di prodotti rispettosi dell'ambiente costituiscono un elemento integrante della politica comunitaria dell'ambiente quale definita nei suoi obiettivi e priorità all'orizzonte 2010 dal Sesto programma d'azione per l'ambiente (4). Tale programma, sul quale il Comitato ha avuto modo di pronunciarsi a più riprese descrive in modo particolareggiato le prospettive d'intervento per contribuire alla realizzazione della strategia individuata in materia di sviluppo sostenibile.

2.1.2

Tra le principali iniziative comunitarie in materia, un posto importante ha assunto la politica integrata dei prodotti (IPP) (5) — sulla quale il Comitato ha già avuto modo di esprimersi (6) — che prende in considerazione tutti i prodotti e servizi che hanno un impatto ambientale.

2.1.3

Perché la politica integrata dei prodotti sia efficace è necessario incoraggiare i produttori a realizzare prodotti più ecologici e i consumatori ad acquistare tali prodotti. Gli strumenti utilizzabili a tal fine possono essere i seguenti:

incoraggiare il ricorso a misure fiscali per favorire i prodotti più ecologici,

tener conto degli aspetti ambientali nell'aggiudicazione dei contratti pubblici (7),

promuovere l'applicazione del concetto di ciclo di vita,

integrare e promuovere l'applicazione degli strumenti volontari come Ecolabel, EMAS (Sistema comunitario di ecogestione e audit), DAP (Dichiarazione ambientale di prodotto), appalti pubblici-verdi ecc,

fornire ai consumatori le informazioni necessarie per una «scelta consapevole dei prodotti» a livello di acquisto, utilizzo e smaltimento.

2.1.4

Un ulteriore positivo passo in avanti è stato realizzato con l'introduzione di un nuovo quadro regolamentare relativo alla progettazione ecocompatibile dei prodotti che consumano energia, la quale è stata disciplinata da una direttiva quadro del 2005 (8).

2.1.5

A livello di attuazione, la direttiva quadro prevede le prime regole operative per il 2008: sono attualmente allo studio misure relative a 20 gruppi di prodotti (tra cui sistemi di illuminazione, computer e lavatrici) e per 14 di essi (tra cui i sistemi per l'illuminazione stradale e degli uffici) è prevista la definizione di misure entro il 2008, mentre per altri, come i sistemi per l'illuminazione domestica, entro il 2009.

2.1.6

Il Sesto programma di azione per l'ambiente (9) ha previsto cinque assi prioritari di azione strategica: migliorare l'applicazione della legislazione vigente, integrare le tematiche ambientali nelle altre politiche, collaborare con il mercato, coinvolgere i cittadini modificandone il comportamento e favorendo le loro richieste, e infine tener conto dell'ambiente nelle decisioni in materia di assetto e gestione territoriale.

2.1.7

Su un piano più generale, la strategia europea per lo sviluppo sostenibile, quale rivista dal Consiglio europeo nel 2006, identifica la «produzione e lo sviluppo sostenibili» come una delle sfide fondamentali da affrontare orientando lo sviluppo economico e sociale verso forme compatibili con l'ecosistema e propone un nuovo piano d'azione al riguardo.

2.1.8

La relazione del 2007 sulla sua attuazione (10), rileva che il consumo e la produzione sostenibili sono difficili da misurare in modo affidabile su un'ampia base: anche se il numero di prodotti e servizi sostenibili presenti sul mercato sembra in rapido aumento, il numero di prodotti con Ecolabel rimane limitato così come quello delle imprese registrate EMAS, solo 14 Stati membri hanno adottato dei piani nazionali d'azione di Green Procurement e solo 21 hanno completato la roadmap d'applicazione del Piano d'azione per le tecnologie ambientali (ETAP) (11).

2.2

D'altra parte, nell'ambito della standardizzazione tecnica sono state da tempo avviate misure per integrare gli aspetti ambientali nei nuovi standard tecnici, creando in ambito CEN un Environmental Framework nel quale gli organismi tecnici del CEN affrontano le specifiche tecniche ambientali e, quando lo standard è parte del nuovo approccio, questo regola la presunzione di conformità ai requisiti essenziali della corrispondente direttiva europea. Ulteriori passi avanti in materia sono poi stati realizzati con l'adozione dello schema di certificazione ambientale ISO 14001.

2.3

Il 10 ottobre 2007, l'Agenzia europea per l'ambiente ha pubblicato la sua quarta valutazione sul tema L'ambiente in Europa  (12), dedicando un intero capitolo al Consumo e produzione sostenibili.

2.4

Inoltre, la relazione annuale 2007 della Commissione sullo stato di avanzamento della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione ha posto l'accento sull'importanza dei cambiamenti climatici, le eco-innovazioni, l'efficienza energetica, le fonti di energia rinnovabili ed i mercati dell'energia.

2.5

Infine, il Consiglio europeo di Bruxelles dell'8 e 9 marzo 2007 ha dedicato un'attenzione del tutto particolare ai temi dell'ambiente e dei cambiamenti climatici. Dal canto suo il Consiglio Ambiente del febbraio 2007 ha sottolineato la complementarità tra la strategia dell'UE per lo sviluppo sostenibile e la strategia di Lisbona, nonché il contributo essenziale che la seconda fornisce all'obiettivo prioritario della prima, ribadendo altresì la necessità di integrare gli aspetti ambientali in tutte le politiche. Tali orientamenti sono stati riaffermati con forza dal Consiglio europeo del dicembre 2007 (13).

2.6

Nel programma di lavoro della Commissione per il 2008 (14) si indica chiaramente, tra gli obiettivi principali, quello di porre il cittadino al centro del progetto europeo, partendo dalla valutazione della realtà sociale in parallelo con la revisione del mercato interno, con una attenzione costante alla necessità che i cittadini europei traggano il massimo beneficio dal mercato unico.

2.7

L'articolo 153 del Trattato CE, la cui utilizzazione come base giuridica è stata a più riprese sollecitata dal CESE (15), è inteso a garantire ai consumatori un alto livello di protezione e a promuovere il loro diritto ad una informazione completa (16), corretta, chiara, proporzionata, comprensibile, coerente e tempestiva.

2.7.1

A livello del diritto derivato, i diritti dei consumatori in materia d'informazione sono stati regolati dalla direttiva 2005/29/CE (17) sulle «pratiche commerciali sleali» che potrebbero ledere gli interessi economici dei consumatori. Nell'allegato della direttiva è elencata una serie di pratiche commerciali che si possono considerare sleali anche senza una valutazione caso per caso, tra cui ad esempio quella di «esibire un marchio di fiducia, un marchio di qualità o un marchio equivalente senza averne ottenuto la necessaria autorizzazione».

2.8

Il Comitato è però convinto che esista a livello comunitario una certa dispersione normativa sui requisiti essenziali dell'informazione al consumatore, così come anche sui requisiti di prodotto sostenibile, e ritiene importante procedere all'elaborazione di una «Carta europea del consumo e del prodotto sostenibile nel mercato interno».

2.8.1

Se i risultati dell'applicazione di questa Carta — e dei codici di autoregolamentazione previsti dalla direttiva 2005/29/CE — non risultassero soddisfacenti, il Comitato ritiene che si dovrebbero studiare altre possibilità, come ad esempio una armonizzazione più completa della materia o la creazione di un regime specifico comunitario di carattere operativo.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il Comitato ritiene che sia indispensabile partire da definizioni chiare ed univoche di concetti come quelli di «prodotto sostenibile», «concezione, produzione e distribuzione sostenibile», «consumo sostenibile», per poter controllare su tutto il territorio dell'UE e su quello dello Spazio economico europeo l'effettivo rispetto di un qualsiasi quadro comunitario a carattere normativo, regolamentare o volontario, che faccia riferimento a tali definizioni nei vari ambiti nazionali/regionali.

3.2

Tali definizioni, che sono comunemente accettate a livello internazionale, non sono statiche ma sono per loro natura inserite in dinamiche di miglioramento continuo. A parere del Comitato, tuttavia, esse devono in ogni caso essere corredate di:

un pacchetto di indicatori ambientali  (18) capaci di seguirne l'andamento tramite delle soglie cadenzate che consentano di determinare il grado di «sostenibilità» di produzioni, prodotti e servizi nonché dei sistemi distributivi,

standard tecnici ambientali comunitari (possibilmente recepiti dall'ISO) con la piena integrazione degli aspetti ambientali nel processo di normalizzazione europea come è stato sottolineato a più riprese dal Comitato (19), da incorporare nei prodotti, produzioni, distribuzioni e servizi secondo le prescrizioni di conformità delle direttive comunitarie di riferimento (20).

3.2.1

Il Comitato ritiene che le definizioni suggerite più sopra, corredate di indicatori e standard appropriati, siano essenziali per una politica comunitaria efficace in grado di permettere al consumatore informato comportamenti e scelte sostenibili e conformi ad una produzione rispettosa dell'ambiente.

3.3

Come ha sottolineato la stessa Commissione, «l'industria europea è già in buona posizione per consolidare la sua forte posizione sul mercato dei nuovi prodotti, servizi e processi, sulla base delle tecnologie ambientali. Inoltre, le imprese europee sono sempre più sensibili alla prestazione ambientale nel quadro dei loro approcci in materia di responsabilità sociale dell'impresa» (21).

3.3.1

Il Comitato concorda sui tre assi di sviluppo delineati al riguardo: stimolare lo sviluppo e la commercializzazione di tecnologie, prodotti e servizi a basso consumo di carbonio e ad alto rendimento energetico; creare un mercato interno più dinamico; sviluppare mercati globali per tecnologie, prodotti e servizi a basso consumo di carbonio e ad alto rendimento energetico.

3.3.2

Il Comitato ribadisce la posizione da esso già esposta in un suo recente parere, in cui si affermava: «Per garantire il nostro futuro (ad esempio riguardo alle questioni dell'energia e del clima), per conservare e migliorare la nostra attuale posizione nel contesto globale, come pure per non danneggiare bensì rafforzare il modello sociale europeo è assolutamente necessario ottenere risultati tecnico-scientifici di eccellenza e trasformarli in un potenziale economico competitivo» (22).

3.3.3

Secondo il Comitato, occorre un approccio più integrato che permetta di superare le difficoltà e gli ostacoli per un uso congiunto e coordinato di tutti gli strumenti finanziari attivabili (23) a livello europeo, nazionale, regionale e locale e a livello dei singoli operatori per sviluppare tecnologie pulite ed efficienti e applicazioni innovative capaci di generare processi, prodotti e servizi ad elevato grado di sostenibilità.

3.3.4

Il Comitato ritiene che sarebbe necessaria un'iniziativa comunitaria inter-DG di coordinamento e assistenza tecnica per ottimizzare l'uso congiunto degli strumenti comunitari e europei disponibili e di quelli nazionali per massimizzare gli sforzi di ricerca e innovazione sia delle imprese che degli organismi pubblici e privati in materia di tutela ambientale nell'ambito dello Spazio europeo della ricerca e innovazione.

3.3.5

Come è stato più volte ribadito dal CESE (24), dai vertici della Commissione, dal Consiglio e dal Parlamento europeo, è indispensabile ridurre il carico amministrativo e burocratico che grava sulle imprese, per poter liberare le forze economiche e sociali dell'impresa e reindirizzarle all'ammodernamento sostenibile del contesto e delle strutture produttive ed organizzative.

3.4

Per incrementare la produzione rispettosa dell'ambiente l'UE ha varato nel 1997 l'etichettatura ecologica dei prodotti, successivamente estesa ai servizi, che si è arricchita nel corso degli anni fino all'attuale proliferare di etichette pubbliche multicriterio applicate a gruppi di prodotti/servizi (25).

3.4.1

Il Comitato ritiene che tale situazione possa generare confusione sia tra i produttori che, e soprattutto, tra i consumatori europei e che essa debba quindi essere razionalizzata mediante un sistema di criteri minimi comuni stabiliti a livello europeo, che prevedano per le etichette un obbligo di registrazione e di verifica da parte di un ente certificatore esterno e indipendente.

3.4.2

Le etichette europee non devono competere bensì coesistere con quelle nazionali e settoriali, a volte più familiari per il consumatore. È inoltre necessario che vi sia un coordinamento a livello internazionale con etichette che si sono rivelate valide, ad esempio la Energy Star.

3.4.3

È indispensabile che le etichette siano affidabili e ispirino fiducia al consumatore. Per tale motivo, la definizione delle norme relative a tali etichette e il monitoraggio del mercato dovrebbero essere compito di (tutte) le parti interessate, in modo da garantire una maggiore credibilità.

3.4.4

Potrebbe essere utile cominciare ad esaminare l'etichettatura dei prodotti e servizi per identificarne l'impronta di carbonio.

3.5

Anche per quanto concerne il sistema volontario EMAS, che permette ai soggetti che vogliano dimostrare la loro determinazione a migliorare le loro prestazioni ambientali di optare per il sistema comunitario di ecogestione e audit, provando così la loro volontà di rispettare la normativa ambientale e il loro impegno ad adottare un sistema di gestione ecologico, il Comitato ritiene che, dopo l'adozione dello standard ISO 14001, sarà possibile rafforzare la «dimensione prodotto» nei Sistemi di gestione ambientale per facilitarne una maggiore diffusione presso i produttori e distributori e per renderlo più adatto alla gestione dei processi degli enti locali e più aperto a sinergie con altri strumenti per la promozione dello sviluppo sostenibile.

3.5.1

Secondo il Comitato, sarebbe positivo sostenere la diffusione di EMAS attraverso misure finanziarie e fiscali, semplificazioni amministrative, azioni di promozione e marketing, nonché attraverso il riconoscimento di EMAS come «standard d'eccellenza» anche a livello internazionale e la possibilità di un approccio facilitato e progressivo per le PMI, anche nell'ambito di raggruppamenti distrettuali (cluster).

3.6

Il Comitato ritiene imprescindibile sviluppare un «mercato verde» per prodotti e servizi, introducendo una serie di incentivi e strumenti volti — dal lato dell'offerta — a incoraggiare l'innovazione e — dal lato della domanda — a fornire ai consumatori un'informazione adeguata o degli incentivi ad acquistare prodotti più ecologici.

3.6.1

Ai fini di un mercato interno competitivo, la performance di un prodotto dovrebbe essere valutata non solo sulla base di criteri ambientali ma anche sulla base di altri aspetti importanti quali: la sua performance economica per il consumatore e per il produttore, la sua sicurezza e funzionalità, l'uso di risorse che comporta, la logistica, il marketing, le sue caratteristiche sul piano sanitario e dell'innovazione, la sua capacità di ampliare le possibilità di scelta del consumatore, il suo ciclo di vita e di smaltimento dei residui e infine le preoccupazioni sociali.

3.6.2

È indispensabile che vi sia un serio impegno a sostenere la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione nel settore dei prodotti e dei servizi ecologici.

3.7

Un ruolo essenziale dovrebbe essere svolto, a parere del Comitato, dallo sviluppo del processo di standardizzazione tecnica da parte di CEN, Cenelec ed ETSI in tema di sostenibilità ambientale dei prodotti (26).

3.7.1

Il Comitato ha inoltre già sottolineato che «la promozione dell'uso di normative tecniche ambientali non dovrebbe formare oggetto di decisioni top-down, ma essere piuttosto realizzata attraverso una più ampia accettazione dei prodotti eco-compatibili, indirizzando al meglio gli interessi e i bisogni dei cittadini e dei consumatori» (27).

3.8

Nell'ambito degli appalti pubblici, è importante segnalare la direttiva 2004/18/CE relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi (28), nonché la comunicazione interpretativa della Commissione Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni di carattere ambientale negli appalti pubblici  (29).

3.8.1

Il Comitato ritiene che il settore degli appalti pubblici, il quale rappresenta circa il 16 % del PIL comunitario, sia fondamentale per promuovere la diffusione di prodotti più ecologici e invoca misure che spingano gli enti appaltanti a sfruttare le possibilità esistenti in materia di appalti pubblici verdi (Green Public Procurement — GPP).

3.8.2

Il Rapporto finale 2006 sui GPP in Europa (30) individua tra i principali ostacoli alla loro diffusione i seguenti: i maggiori costi dei «prodotti verdi», soprattutto in assenza di indicazioni sui costi a livello di «ciclo di vita»; l'insufficienza di conoscenze ambientali, anche per la mancanza di un'adeguata base dati elettronica di facile accesso; le specifiche e criteri d'appalto non chiari, con definizioni e standard di eco-prodotto incerte; la mancanza di un sostegno a livello manageriale e politico; la mancanza di strumenti di informazione e formazione.

3.8.3

Il Comitato raccomanda quindi: la definizione di criteri solidi per i prodotti «verdi», che ne individuino tutte le specifiche ambientali rilevanti; l'inclusione nel capitolato dei costi dell'intero ciclo di vita del prodotto o servizio; la messa a disposizione di un European GPP knowledge Database  (31); l'introduzione nelle direttive CE sugli appalti pubblici di requisiti di standard ISO 14001 o di Environmental management systems — EMS, riferimenti Ecolabel e di ecoprogettazione; la diffusione pubblica dei piani nazionali d'azione per l'adozione di appalti verdi; la focalizzazione sui prodotti a più elevato impatto ambientale.

3.9

Anche il commercio equo conosce una grande diffusione in tutta Europa. Il commercio equo e il commercio etico rivestono da tempo un grande interesse per il CESE e sono stati trattati in modo approfondito nel parere REX/196 (32). Il Comitato li ritiene, infatti, fattori chiave per portare al successo il consumo sostenibile.

3.10

L'educazione è un elemento chiave del consumo sostenibile e il CESE insiste affinché questa educazione abbia inizio sui banchi di scuola. Il consumatore inoltre deve avere immediatamente accesso alle informazioni in merito ai prodotti e servizi scelti e al loro conseguente impatto sull'ambiente. È altresì essenziale che tale informazione venga fornita in modo da risultare interessante per il consumatore stesso e pertanto facilmente assimilabile e comprensibile.

3.11

Il CESE ritiene opportuno consolidare e semplificare il corpus normativo comunitario in tema di produzione e consumo sostenibile per renderlo più facilmente comprensibile e facilmente individuabile per il consumatore come per il produttore: «Legiferare meno e meglio» deve «tradursi in testi consolidati e coerenti di prescrizioni ambientali, che diano certezza giuridica e trasparenza al processo di adeguamento delle mutazioni industriali, e siano indirizzati alla miglior tutela delle risorse e dell'ambiente ed all'applicazione di innovazioni tecnologiche sostenibili e competitive, sui mercati globali» (33).

3.12

Anche in tema di pubblicità di prodotti «verdi», sarebbe opportuno un rafforzamento delle misure comunitarie volte ad evitare le pubblicità ingannevoli e le pratiche commerciali sleali  (34): i termini «eco» e «bio» spesso vengono utilizzati come semplici strumenti di marketing per incrementare le vendite di questi prodotti e servizi, i quali però in realtà non sono diversi dagli altri e non offrono alcun valore aggiunto.

3.12.1

Secondo il Comitato potrebbe rivelarsi particolarmente significativo al riguardo, ai fini di una autoregolamentazione, lo sviluppo di codici di condotta, come previsto dalla direttiva 2005/29/CE per evitare l'utilizzo abusivo nei messaggi pubblicitari di argomentazioni ecologiche, secondo i seguenti criteri:

la pubblicità ambientale non deve suscitare nella società delle preoccupazioni non giustificate sulle questioni ambientali, né approfittare della mancanza di conoscenze da parte dei cittadini su questa materia,

la pubblicità non deve incoraggiare comportamenti che possano mettere a rischio la protezione ambientale o mostrare comportamenti di questo tipo in maniera non critica,

la pubblicità non deve indurre in errore sugli effetti per l'ambiente del prodotto reclamizzato, vuoi presentandoli in modo ingannevole vuoi nascondendoli,

le caratteristiche positive di un prodotto o di un servizio dal punto di vista dell'ambiente non devono essere indebitamente estese agli altri prodotti offerti dall'impresa che lo reclamizza,

quando le qualità ambientali di un prodotto o di un servizio dipendono da particolari condizioni o modalità d'uso, o sono legate a particolari momenti del suo ciclo di vita, la pubblicità deve indicarlo in maniera ben precisa oppure invitare espressamente i consumatori ad informarsi in proposito,

l'uso nella pubblicità di argomentazioni o slogan ambientali deve basarsi su criteri tecnici e scientifici dimostrabili. In caso di contestazione, l'impresa che reclamizza il prodotto dovrà fornire le prove della veridicità della sua pubblicità, avvalendosi di un organismo o di esperti indipendenti,

il riferimento a ingredienti inseriti nei prodotti reclamizzati o eliminati da essi per modificarne gli effetti ambientali deve indicare in modo chiaro e concreto la natura e l'importanza di tali effetti,

l'uso di segni o di simboli relativi agli effetti ambientali non deve indurre in errore né portare a confusione per quanto concerne il loro significato. Essi non devono nemmeno evocare indebitamente le etichette ecologiche ufficialmente in vigore in taluni paesi, zone geografiche o settori economici. Le dichiarazioni dei testimonial potranno essere utilizzate solo per ribadire le caratteristiche ecologiche del prodotto reclamizzato fondate su affermazioni concrete e dimostrabili, conformemente a quanto sottolineato al quartultimo trattino.

3.12.2

Occorre inoltre, a parere del Comitato, promuovere organi extragiudiziali di controllo e risoluzione dei conflitti in materia di consumo, che siano agili, efficienti, poco costosi e credibili per dare la certezza del rispetto delle normative ambientali di prodotto e della corrispondenza dei prodotti sostenibili immessi sul mercato con i requisiti di sostenibilità ambientali che orientano la scelta del consumatore. Tali organi non dovrebbero sostituire i procedimenti giudiziari, che dovrebbero essere accessibili a tutti.

3.13

Il Comitato riterrebbe particolarmente importante, al fine di tutelare i diritti dei consumatori al consumo di prodotti ecologici, l'elaborazione di una Carta europea del consumo e del prodotto sostenibile. Tale carta potrebbe contenere, tra gli altri, i seguenti elementi:

condivisione di responsabilità per il consumo sostenibile tra tutte le componenti e le organizzazioni della società civile: produttori, distributori, consumatori, educatori, amministrazioni pubbliche, organizzazioni dei consumatori e ambientaliste, parti sociali,

integrazione della politica per il consumo e la produzione sostenibili nelle altre politiche comunitarie pertinenti, in consultazione con le organizzazioni dei consumatori, ambientaliste, dei produttori e del commercio e distribuzione e altri stakeholders,

responsabilità primaria dell'industria e dei produttori europei nell'ottimizzare le disponibilità di consumo sostenibile in tutto il ciclo di vita del prodotto «dal concepimento alla tomba», della distribuzione e dei servizi,

responsabilità dell'Unione europea di fornire un quadro unitario, chiaro, coerente e comprensibile di tutta la legislazione comunitaria in materia, evidenziando in essa i diritti dei consumatori e i mezzi di facile utilizzo e gratuiti per far valere concretamente e rapidamente tali diritti,

eventuali elementi che possano completare i diritti esistenti e che rientrino nella sfera di competenze degli Stati membri,

eventuali elementi che possano completare i diritti esistenti e che possano essere conseguiti, mediante autoregolamentazione  (35) , da parte dei privati, dei rappresentanti dei consumatori  (36) , delle organizzazioni ambientaliste  (37) e dei rappresentanti delle imprese,

responsabilità dell'UE e dei governi degli Stati membri per la promozione di misure dinamiche, verificabili ed univoche nella loro implementazione in tema di progettazione ecocompatibile per settori di prodotto, di ecoetichette affidabili in tutta l'UE, di sistemi di gestione ambientale diffusi, di elaborazione ed adesione a standard tecnici ambientali avanzati e internazionalmente accettati, di specifiche tecniche ambientali negli appalti pubblici, di pubblicità «verde» ingannevole, di commercio equo e di cooperazione internazionale per il consumo sostenibile,

accelerazione della ricerca e dello sviluppo tecnologico e introduzione di applicazioni innovative nell'ambito dellai produzione e del consumo sostenibili, a livello sia di spesa pubblica comunitaria e nazionale che di spesa privata, per conseguire l'obiettivo di spesa del 3 % del PIL definito per il SER  (38) ,

informazione, educazione e formazione di tutte le componenti interessate al consumo sostenibile e azioni di capacity-building delle amministrazioni ed organizzazioni interessate,

sviluppo di indicatori, metodologie e banche dati — accessibili al pubblico — per misurare i progressi compiuti verso il consumo sostenibile a tutti i livelli,

promozione di ricerche sui comportamenti del consumatore dannosi per l'ambiente, al fine di identificare i modi per rendere più sostenibili i modelli di consumo.

3.13.1

Data l'importanza dell'argomento, il CESE propone di organizzare un convegno sulla Carta europea del consumo e del prodotto sostenibile nel mercato interno, con la partecipazione del Parlamento europeo e della Commissione.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

Del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Regolamento (CE) n. 1980/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 luglio 2000, relativo al sistema comunitario,riesaminato, di assegnazione di un marchio di qualità ecologica.

(2)  Direttiva 93/42/CEE.

(3)  Direttiva 67/548/CEE.

(4)  COM(2001) 31 def.

(5)  COM(2003) 302 def. e Libro verde COM(2001) 68 def.

(6)  GU C 80 del 30.3.2004.

(7)  COM(2002) 412 def. del 17.7.2002 e direttiva 2004/18/ CE del 31 marzo 2004.

(8)  Direttiva 2005/32/CEE (GU L 191 del 22.7.2005); decisione 2000/729/CEE, decisione 2000/730/CE e decisione 2000/731/CE — (GU L 293 del 22.11.2000).

(9)  GU L 242 del 10.9.2002.

(10)  Report on the Sustainable Development Strategy 2007.

(11)  Cfr. nota 18.

(12)  ISBN 978-92-9167-932-4- EEA, Copenaghen, 2007.

(13)  Consiglio europeo di Bruxelles del 14 dicembre 2007.

(14)  COM(2007) 640 def.

(15)  GU C 108 del 30.4.2004.

(16)  GU C 175 del 27.7.2007, GU C 44 del 16.2.2008.

(17)  Direttiva 2005/29/CE (GU L 149 dell'11.6.2005).

(18)  Quali ad esempio gli indicatori di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite — Indicators of Sustainable development: Framework and Methodologies (1996).

(19)  GU C 148 del 21.2.2002, pag. 112, GU C 117 del 30.4.2004, GU C 74 del 23.3.2005.

(20)  Il Cenelec ha sviluppato dal 2006 una banca dati on-line sugli aspetti ambientali incorporati negli standard Cenelec.

Il CEN ha sviluppato dall'inizio del 2007 un apposito programma di formazione sull'incorporazione degli aspetti ambientali negli standard CEN.

(21)  COM(2007) 374 def. del 4.7.2007.

(22)  GU C 325 del 30.12.2006.

(23)  Gli strumenti europei ed internazionali attivabili al riguardo sono numerosi (PQ7, CIP, LIFE, Fondi strutturali, BEI, I2I, Eureka, LEED-OECD, CEB-Consiglio d'Europa….), ma il loro utilizzo congiunto si urta con modalità e procedure divergenti, numerose asincronie d'attivazione e notevoli difficoltà di simultaneous engineering (progettazione simultanea) tra varie tipologie di intervento.

(24)  GU C 120 16.5.2008, pag. 66, relatore: PEZZINI.

(25)  Tra gli esempi si possono citare: l'Eco-Flower (logo europeo a forma di fiore utilizzato in tutta Europa; http://europa.eu.int/comm/environment/ecolabel/index_en.htm), il Cigno (usato prevalentemente in Scandinavia; http://www.svanen.nu/Eng/default.asp), l'Angelo azzurro (specifico della Germania; http://blauer-engel.de/englisch/navigation/body_blauer_engel.htm) e il Fair Flower (nato nei Paesi Bassi; http://www.flowercampaign.org). Vi sono invece etichette pubbliche focalizzate su un aspetto ambientale specifico, tra cui: l'Energy Star. Sono diffuse anche etichette private, tra cui quelle biologiche del sistema IFOAM (http://ec.europa.eu/environemt/emas/index_en.htm).

(26)  GU C 74 del 23.3.2005.

(27)  Ibidem.

(28)  GU L 134 del 30.4.2004.

(29)  COM(2001) 274 def. (GU C 333 del 28.11.2001).

(30)  Green Public Procurement in Europe 2006Conclusions and recommendations. Virage Milieu & Management bv, Korte Spaarne 31, 2011 AJ Haarlem, theNetherlands. http://europa.eu.int/comm/environment/gpp

(31)  Anche con riferimento all'European Platform for Life-Cycle for the environmental performance of products, technologies and services.

(32)  Commercio etico e programmi di garanzia per i consumatori, relatore: ADAMS, GU C 28 del 3.2.2006.

(33)  GU C 120 16.5.2008, pag. 66, relatore: PEZZINI.

(34)  Direttiva 2005/29/CE (GU L 149 dell'11.6.2005).

(35)  Cfr. i punti 22 e 23 del progetto interistituzionale «Legiferare meglio», (GU C 321 del 31.12.2003).

(36)  Al punto 3.5 del parere, il Comitato individua le caratteristiche necessarie per definire un concetto uniforme di associazione rappresentativa dei consumatori. (GU C 185 dell'8.8.2006).

(37)  Il CESE è favorevole alla partecipazione della società civile sulle questioni relative allo sviluppo sostenibile. Punto 4.2.6 del parereGU C 120 16.5.2008, pag. 33 .

(38)  SER: Spazio europeo della ricerca.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/8


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e sviluppo avviato da vari Stati membri per il miglioramento della qualità della vita degli anziani attraverso l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC)

COM(2007) 329 def. — 2007/0116 (COD)

(2008/C 224/02)

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 10 luglio 2007, ha deciso, conformemente al disposto degli articoli 169 e 172 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e sviluppo avviato da vari Stati membri per il miglioramento della qualità della vita degli anziani attraverso l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 6 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice DARMANIN.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie favorevolmente la proposta della Commissione volta a migliorare la qualità della vita degli anziani attraverso l'uso delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC). Il programma comune «Domotica per categorie deboli» (Ambient Assisted Living — AAL) può essere uno degli strumenti capaci di garantire efficacemente e prioritariamente la qualità della vita non solo degli anziani, ma di tutte le persone attualmente impossibilitate per motivi di salute a vivere nella propria casa.

1.2

Il CESE è fermamente convinto che l'approccio nei confronti della ricerca e dello sviluppo (R&S) in questo ambito di applicazione delle TIC deve consistere innanzi tutto nel garantire che le esigenze dei beneficiari vengano realmente comprese, gestite e soddisfatte. Si dovrebbe in altri termini trattare di un approccio dal basso, secondo cui saranno le esigenze degli utenti a determinare le attività di R&S.

1.3

Il CESE ritiene che tra i principali soggetti interessati dal programma AAL vi siano coloro che alla fine beneficeranno delle TIC. Di conseguenza, è importante non solo capire le loro esigenze, ma anche prepararli all'uso di tali tecnologie, coinvolgendoli altresì nella loro progettazione e sperimentazione.

1.3.1

Anche per questo il CESE giudica importanti le politiche comunitarie in materia di apprendimento permanente ed e-Inclusione. A tal fine ritiene che la Commissione dovrebbe anche adottare un approccio integrato tra il programma AAL e tali politiche.

1.4

Per il CESE tale programma appare innanzi tutto come un'iniziativa a carattere prettamente «umano», anziché uno dei tanti programmi di R&S. Si tratta in effetti di un programma di ricerca, ma che affronta situazioni sociali particolarmente tipiche di una fase delicata della vita.

1.5

Come indicato più avanti, il CESE ritiene che i quattro aspetti principali di cui tener conto parallelamente nell'ambito del programma AAL siano: le esigenze degli utenti, la loro sicurezza, le organizzazioni attive nel campo della sanità e dell'assistenza (unitamente alle associazioni che rappresentano i lavoratori di questi settori), e le tecnologie da utilizzare.

1.6

Il CESE sottolinea la necessità di tenere adeguatamente conto delle questioni etiche e connesse alla tutela della vita privata, in conformità con gli orientamenti internazionali e si rallegra quindi del fatto che la questione sia stata riconosciuta dalla comunicazione della Commissione.

2.   Sintesi della proposta della Commissione

2.1

La proposta della Commissione si prefigge i seguenti obiettivi specifici:

favorire l'avvento di prodotti e servizi innovativi basati sulle TIC per invecchiare bene, migliorando così la qualità di vita degli anziani e riducendo i costi sanitari e dell'assistenza sociale,

migliorare le condizioni per lo sfruttamento industriale di tali tecnologie prevedendo un quadro europeo coerente volto ad agevolare lo sviluppo di approcci comuni e la localizzazione, e a ridurre il costo dei servizi,

creare e sfruttare una massa critica per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione a livello UE nel settore delle tecnologie e dei servizi nel campo dell'invecchiamento.

2.2

La proposta fa seguito al lancio da parte della Commissione di un piano d'azione per invecchiare bene nella società dell'informazione. Questo piano d'azione è considerato un elemento chiave per far fronte alle sfide sociali ed economiche con cui l'Europa deve misurarsi a causa dei cambiamenti demografici. Si prevede che in Europa il numero delle persone di età compresa tra i 65 e gli 80 anni aumenterà, tra il 2010 e il 2030 (1), di quasi il 40 %. Le TIC vengono viste come un mezzo per migliorare la qualità di vita degli anziani, aiutandoli a essere più autonomi e a rimanere in buona salute più a lungo.

2.3

La Commissione si prefigge di avviare un programma comune della durata di sei anni dal titolo «Domotica per categorie deboli» (Ambient Assisted Living — AAL), che vada a completare le disposizioni del Settimo programma quadro relative alle TIC e all'invecchiamento della popolazione, nonché il Programma per la competitività e l'innovazione (Competitiveness and Innovation Programme — CIP). Il programma AAL sarà provvisto di finanziamenti pari a circa 300 milioni di euro per il periodo 2008-2013, provenienti in parti uguali dalla Comunità e dagli Stati membri.

2.4

Il quadro giuridico su cui si fonda il programma AAL è costituito dall'articolo 169 del Trattato CE, che prevede la partecipazione della Comunità europea ai programmi di ricerca attuati congiuntamente da diversi Stati membri, nonché alle strutture create per l'attuazione di programmi nazionali. Questo quadro giuridico specifico è stato selezionato per il programma AAL allo scopo di aumentare l'efficienza in questo settore della ricerca attraverso la massima valorizzazione del contributo di esperti provenienti da diversi paesi, l'impegno degli Stati membri a cofinanziare tale ricerca, la garanzia di un approccio coerente alla questione sul piano europeo nonché l'adozione nel mercato interno di soluzioni TIC realmente interoperabili in materia di invecchiamento.

3.   Il contesto della proposta della Commissione

3.1

Una precedente iniziativa fondata sull'articolo 169, citata nella proposta della Commissione in esame come «EDCTP prove cliniche in Africa», ha posto in evidenza l'importanza di un chiaro impegno finanziario pluriennale da parte dei paesi partecipanti al progetto. Il programma AAL dovrebbe infatti essere finanziato al 50 % dall'UE e al 50 % dagli Stati membri.

3.2

I lavori preparatori per il programma sono stati effettuati nel quadro di un progetto di azione di sostegno specifico intitolato «Domotica per categorie debol»i, che rientra a sua volta nella priorità «Tecnologie della società dell'informazione» del Sesto programma quadro, realizzato tra il 1o settembre 2004 e il 31 dicembre 2006. Il consorzio era costituito da partner dei seguenti Stati membri: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia e Svizzera. I partner provenivano dal settore privato, da quello pubblico e, in un caso, dal mondo accademico.

3.3

L'entità giuridica del programma comune è l'associazione AAL, attualmente costituita dai rappresentanti di 21 Stati membri. Dal momento che si tratta di un programma originato «dal basso», sono stati nominati dei punti di contatto negli Stati membri che partecipano all'associazione.

4.   Osservazioni di carattere generale

4.1

Il CESE accoglie con favore l'iniziativa «Domotica per categorie deboli», presentata a titolo dell'articolo 169. Riconosce in particolare che essa tiene pienamente conto delle principali tendenze demografiche in Europa.

4.1.1

Il CESE ritiene che per migliorare la coesione economica, sociale e territoriale degli Stati membri che non dispongono di infrastrutture sufficienti per attuare la proposta all'esame, sarebbe necessario adottare «azioni specifiche» come quelle di cui all'articolo 159 del Trattato, volte a correggere i principali squilibri regionali all'interno dell'Unione europea.

4.2

Il CESE ritiene che l'iniziativa non sia da considerare solo un'occasione per realizzare progetti pilota destinati a fungere da modello. Perché i suoi effetti siano durevoli, è infatti molto importante che essa riunisca e coinvolga un'ampia gamma di parti interessate.

4.2.1

Nel programma AAL i principali interessati sono i beneficiari finali dell'iniziativa, la quale è volta principalmente a prolungare l'autonomia delle persone anziane nonché a permettere a questa categoria della popolazione di vivere in casa propria il più a lungo possibile. Occorre tenere presente che, al di là degli anziani, questo obiettivo riguarda tutte le persone che, per motivi di salute, non possono vivere da sole in casa. L'iniziativa deve far sì che i bisogni e le esigenze di queste persone costituiscano effettivamente il perno della ricerca.

4.3

Un altro soggetto importante sono le organizzazioni attive nella sanità e nell'assistenza, per cui l'iniziativa deve tener conto delle loro esigenze organizzative. Per assicurare la riuscita dell'iniziativa, il CESE raccomanda di offrire a tali organizzazioni l'opportunità di esaminare assieme ad altre parti interessate questioni quali l'integrazione e l'interoperabilità tra i sistemi.

4.4

Il CESE raccomanda caldamente di coinvolgere i fruitori dei sistemi che verranno messi a punto nel quadro dell'iniziativa in quanto attori fondamentali sin dalle fasi iniziali dei lavori. Raccomanda inoltre che i consorzi adottino, ove possibile, metodi incentrati sull'utente, come ad esempio il design partecipativo, nella loro metodologia di sviluppo, in particolare per promuovere un'elevata facilità d'uso dei dispositivi e delle interfacce utente. Il Comitato si rallegra inoltre del fatto che si sia tenuto adeguatamente conto delle eventuali questioni etiche e connesse alla tutela della vita privata, in conformità agli orientamenti internazionali.

4.5

Il CESE prende atto dell'impegno assunto nei confronti delle PMI nella proposta di decisione e approva il fatto che le organizzazioni professionali siano considerate soggetti chiave in grado di promuovere modelli imprenditoriali innovativi, orientati al mercato e atti a indicare percorsi intrinseci e chiari per lo sfruttamento industriale delle tecnologie. Il CESE raccomanda in particolare di riconoscere il contributo significativo che le PMI possono apportare alla realizzazione di attività di ricerca dai risultati più rapidamente commercializzabili (almeno 2 anni).

4.5.1

Esorta inoltre a riconoscere la flessibilità tecnologica dimostrata dalle PMI in alcune occasioni, nonché la loro capacità di introdurre sul mercato tecnologie e modelli imprenditoriali nuovi in maniera a volte più rapida rispetto alle imprese più grandi e alle organizzazioni attive nella sanità e nell'assistenza. Questa caratteristica delle PMI riveste un'importanza particolare nel quadro dell'iniziativa all'esame. Il previsto partenariato tra grandi organizzazioni e PMI comporta di conseguenza vantaggi per entrambe le parti.

4.6

Il programma comune si prefigge essenzialmente di aiutare le persone a vivere a casa più a lungo. Per realizzare questo obiettivo è indispensabile disporre di un'ampia gamma di sensori, attuatori, interfacce utente, processori e dispositivi di comunicazione, che spesso possono essere forniti solo da un gran numero di PMI europee diverse.

4.7

Il CESE approva i provvedimenti che, all'interno di tutti questi gruppi di soggetti interessati, promuovono la creazione di reti multidisciplinari tra tecnici, medici e altro personale delle organizzazioni attive nel settore della sanità e dell'assistenza, e in particolare gli utenti, vale a dire le persone che non possono lasciare il loro domicilio ma anche i loro familiari e il personale incaricato della loro assistenza.

4.8

Nel quadro di un sistema europeo dell'innovazione, quest'iniziativa offre l'opportunità di adottare nuovi modelli che rispecchino gli attuali progressi in materia di innovazione aperta e per l'utente, e favoriscano il collegamento tra la strategia di Lisbona e un nuovo sistema maggiormente orientato all'utente.

4.9

A giudizio del CESE, è importante garantire che tutti i tipi di organizzazione in tutti gli Stati membri dell'UE abbiano le medesime possibilità di accesso all'iniziativa.

4.10

È inoltre essenziale incoraggiare tutti i governi nazionali a partecipare al programma. Finora, i seguenti paesi hanno concordato di collaborare ad attività congiunte nel quadro dell'iniziativa: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria, nonché Israele, Norvegia e Svizzera.

4.11

Il CESE nota con preoccupazione che alcuni paesi non intendono partecipare al programma per via dei costi legati al cofinanziamento della ricerca. Sarebbe opportuno che, una volta soddisfatti i requisiti fissati (principalmente in materia di cofinanziamento), tali paesi potessero partecipare a qualsiasi fase del programma.

4.12

Il CESE riconosce che il programma AAL può comportare una riduzione dei costi del sistema assistenziale. Ribadisce tuttavia che l'obiettivo dell'iniziativa non è ridurre i costi, bensì garantire in modo concreto la qualità della vita di una categoria di cittadini. La riduzione dei costi è solo una conseguenza, peraltro molto benaccetta.

5.   Osservazioni di carattere specifico

5.1

Il CESE è fermamente persuaso che il programma comune dovrebbe tenere conto delle specificità dei tre seguenti aspetti: l'utente, le organizzazioni attive nella sanità e la tecnologia utilizzata.

5.2

I beneficiari e i principali soggetti interessati saranno in certi casi gli anziani. È essenziale che il programma si concentri sulle esigenze degli utenti finali. Commettere l'errore di rivolgersi agli utenti solo nel contesto della ricerca per far loro sperimentare i risultati delle ricerche potrebbe avere come effetto indesiderato la creazione di innovazioni non adeguate ai bisogni dei principali beneficiari. Vanno pertanto tenute presenti le esigenze degli utenti, vale a dire: riduzione al minimo delle modifiche del comportamento, mobilità, possibilità di scelta, migliore qualità di vita e rispetto della privacy.

5.3

Occorre inoltre tenere conto del fatto che gli anziani costituiscono forse la categoria della popolazione che più di ogni altra risente dell'e-Esclusione: è pertanto essenziale superare il divario digitale. L'accesso a Internet rappresenta un ulteriore elemento fondamentale, motivo per cui è necessario adoperarsi affinché tutte le regioni, in particolare quelle a carattere maggiormente rurale, abbiano accesso a questo servizio (sul piano sia tecnico che finanziario).

5.3.1

In breve, è essenziale che:

la tecnologia non si sostituisca al contatto diretto con il personale assistenziale o medico,

l'accento cada sulla prevenzione e sull'autonomia del soggetto beneficiario,

l'inclusione sociale sia uno degli obiettivi principali,

il programma AAL venga integrato nel quotidiano delle persone e in altri tipi di servizi,

la tecnologia utilizzata sia sicura e di facile uso, tenendo conto delle particolari condizioni degli utenti.

5.3.2

Di conseguenza, il CESE ritiene fermamente che nell'ambito del programma AAL si dovrebbe adottare un approccio dal basso verso l'alto. Il punto di partenza e il fulcro dell'intero processo dovrebbero essere le esigenze degli utenti, piuttosto che la tecnologia in quanto tale. Bisognerebbe quindi condurre uno studio specifico per identificare tutta la gamma di aspetti da prendere in considerazione, tra cui: la necessità di essere in contatto con gli altri, specie quando si raggiunge un'età avanzata (a tale proposito, sistemi VOIP quali SKYPE e la posta elettronica si sono rivelati strumenti validi ed economici), la scarsa propensione a tenersi aggiornati con i sempre più rapidi mutamenti tecnologici, l'abilità di gestire tali mutamenti e la capacità di servirsi delle nuove tecnologie. Inoltre, gli utenti dovrebbero partecipare alla creazione, alla realizzazione e alla valutazione di tali tecnologie.

5.4

In definitiva, saranno le organizzazioni attive nel settore della sanità e dell'assistenza, i loro rappresentanti e i familiari degli utenti, a far uso della tecnologia per fornire assistenza ai beneficiari: è quindi fondamentale coinvolgere tali organizzazioni nelle varie fasi della ricerca per far sì che il prodotto finale corrisponda al loro sistema operativo. Per poter applicare le nuove tecnologie del programma AAL sarà probabilmente necessario procedere a modifiche di carattere organizzativo. È pertanto indispensabile che le organizzazioni attive nel settore dell'assistenza siano preparate a vivere tali cambiamenti nel modo più naturale possibile, allo scopo di massimizzare le potenzialità delle tecnologie del programma.

5.4.1

Nell'ambito dell'intero processo assistenziale, e dunque anche nel contesto del programma AAL, il personale rappresenta di sicuro un elemento importante. Occorre di conseguenza operare un cambiamento d'impostazione che riguardi non solo le organizzazioni ma anche il personale assistenziale, facendo sì che le persone a diretto contatto con i beneficiari non solo siano competenti nell'uso delle tecnologie, ma credano davvero nella loro utilità. Solo così sarà possibile infondere nei pazienti ulteriore fiducia nei confronti di questi strumenti ai fini di una migliore qualità della vita.

5.4.2

Il CESE ritiene inoltre opportuna un'accurata revisione del sistema sanitario. Questo non solo consentirà di garantire la capacità organizzativa necessaria per attuare il programma AAL, ma metterà anche in grado le associazioni sanitarie ed assistenziali di gestire l'assistenza a domicilio di un maggior numero di persone.

5.4.3

L'adozione del programma AAL rende inoltre ancora più essenziale migliorare la cooperazione e il coordinamento tra le organizzazioni sanitarie e quelle assistenziali. Anche in questo caso la tecnologia può rivelarsi uno strumento valido per migliorare la cooperazione, ma ancor più importanti risultano la consapevolezza dei bisogni e la volontà di collaborare.

5.5

I sistemi del programma comune saranno prevedibilmente complessi, e l'interoperabilità dovrebbe quindi costituire uno degli obiettivi chiave del programma. L'innovazione e la tecnologia dovrebbero essere realizzate su vasta scala, adattate alle diverse esigenze e rese integrate e proattive.

5.6

Il CESE raccomanda infine alla Commissione di adottare un approccio integrato tra il programma AAL e politiche quali l'apprendimento permanente. La formazione prevista nell'ambito di tali politiche dovrebbe in particolare essere mirata ai beneficiari del programma AAL, considerando che la conoscenza di tali tecnologie è un elemento essenziale del loro successo.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  COM(2007) 329 def.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/11


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'accesso alle attività di assicurazione e di riassicurazione e al loro esercizio — Solvibilità II

COM(2007) 361 def. — 2007/0143 (COD)

(2008/C 224/03)

Il Consiglio, in data 31 ottobre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 47, paragrafo 2, e dell'articolo 251 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'accesso alle attività di assicurazione e di riassicurazione e al loro esercizio — Solvibilità II (1).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 6 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore ROBYNS DE SCHNEIDAUER.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 67 voti favorevoli e 1 astensione.

1.   Raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) elogia l'iniziativa della Commissione di procedere a una rigorosa rifusione di molte direttive complesse in un unico e chiaro documento, tenendo conto nel contempo delle norme che disciplinano gli elementi oggetto della rifusione. Dato che il quadro legislativo dell'UE non dovrebbe concentrarsi unicamente sulla politica prudenziale, che riguarda il ruolo del capitale nel fornire i servizi di assicurazione che interessano le imprese e i cittadini europei per molti altri versi, il CESE si riserva il diritto di esprimersi a tempo debito sui nuovi aspetti del rapporto tra consumatori e (ri)assicuratori, più in particolare nel quadro delle recenti iniziative della Commissione sui servizi finanziari al dettaglio.

Il CESE esorta la Commissione ad approfondire ulteriormente l'opera di armonizzazione relativa agli aspetti giuridici del rapporto tra contraenti e assicuratori, rapporto attualmente esaminato nell'ambito dell'esercizio relativo al quadro comune di riferimento (QCR) condotto sotto la supervisione della DG SANCO.

1.2

Il CESE accoglie in generale con favore la direttiva quadro Solvibilità II proposta dalla Commissione ed esprime apprezzamento per la vasta consultazione che ne ha preceduto l'elaborazione. L'approccio della Commissione è stato conforme ai principi di miglioramento della legislazione che essa stessa si è prefissa; sennonché, le consultazioni relative a questo tipo di riforme dovrebbero tenere nella dovuta considerazione i punti di vista di lavoratori e consumatori, per i quali l'esito di tali procedure presenta un ovvio interesse. Il CESE invita la Commissione a mettere a punto sedi appropriate, sul modello di Finuse, dove tali consultazioni possano avere luogo.

1.3

Il CESE accoglie con favore l'adozione di un approccio economico basato sul rischio per valutare i requisiti patrimoniali di solvibilità delle società d'assicurazione, come pure l'adozione di un approccio del totale di bilancio basato su una valutazione economica completa delle attività e passività di tali società, al fine di verificarne la situazione finanziaria. Scopo di tale procedura è tenere adeguatamente conto dei livelli intrinseci di esposizione al rischio e degli strumenti di attenuazione del rischio di cui dispongono le imprese. Questo approccio, oltre a essere corretto sul piano economico, presenta il vantaggio di evitare ogni possibilità di arbitraggio regolamentare e al tempo stesso garantisce un livello di protezione identico e adeguato per i contraenti di tutta Europa, indipendentemente dallo status giuridico, dalle dimensioni o dall'ubicazione della società.

1.4

Il CESE accoglie con espresso favore l'introduzione di un approccio fondato sui tre pilastri in materia di vigilanza prudenziale che, pur essendo conforme ai requisiti patrimoniali per il settore bancario fissati dall'accordo Basilea II, tiene conto delle specificità del settore assicurativo. Desidera sottolineare l'importanza che rivestono, ai fini di un'adeguata vigilanza prudenziale delle imprese di assicurazione, l'aggiunta della procedura di valutazione della vigilanza e dei requisiti qualitativi (pilastro II) e l'introduzione di principi volti a regolamentare le relazioni periodiche alle autorità di vigilanza e l'informativa al pubblico (pilastro III), oltre alla definizione dei requisiti quantitativi patrimoniali basati sul rischio.

1.5

Il CESE accoglie con favore l'introduzione di un regime di solvibilità basato su due diversi requisiti patrimoniali, il requisito patrimoniale di solvibilità e il requisito patrimoniale minimo, ognuno dei quali risponde ad un'esigenza distinta: il requisito patrimoniale di solvibilità indica il livello patrimoniale a cui un'impresa dovrebbe tendere in condizioni di esercizio normali, il requisito patrimoniale minimo rappresenta il livello patrimoniale al di sotto del quale dovrebbe scattare l'intervento di vigilanza estremo. Il CESE vedrebbe con favore l'adozione di misure regolamentari di livello 2 che chiarissero ulteriormente le condizioni applicabili al calcolo semplificato del requisito patrimoniale di solvibilità (articolo 108), come pure le circostanze che fanno scattare la richiesta di incrementare i fondi propri atti a garantire la solvibilità.

1.6

Il CESE è dell'avviso che i calcoli relativi al requisito patrimoniale di solvibilità e al requisito patrimoniale minimo dovrebbero essere rigorosamente allineati gli uni agli altri e, di conseguenza, basarsi entrambi su un approccio sensibile al rischio: lo scopo è consentire la corretta attivazione di una serie crescente di interventi di vigilanza, onde garantire che, in caso di mancato rispetto del requisito patrimoniale di solvibilità, sia la società di assicurazione interessata sia l'autorità di vigilanza abbiano il tempo sufficiente per adottare le misure necessarie a risolvere il problema.

1.7

Il CESE accoglie con favore l'inclusione, nella proposta di direttiva, del principio di proporzionalità, il quale consentirebbe l'applicazione del regime Solvibilità II da parte di tutte le imprese. Vedrebbe inoltre positivamente l'adozione di misure regolamentari di livello 2 tali da chiarire ulteriormente questo principio generale di proporzionalità (articolo 28, paragrafo 3), per far sì che l'adeguatezza dei requisiti e delle eventuali misure correttive possa essere accertata con maggiore sicurezza, sempre che ciò non porti a schematizzare delle norme sclerotizzate. Il CESE raccomanda che questo principio venga applicato in modo effettivo e uniforme in tutta Europa, e che si prevedano strumenti efficaci di ricorso amministrativo o, all'occorrenza, giurisdizionale per garantirne l'osservanza.

1.8

Il CESE raccomanda vivamente alla Commissione di preservare la varietà del mercato assicurativo tenendo conto del ruolo svolto dai piccoli e medi assicuratori, come pure delle mutue assicuratrici e delle cooperative di assicurazione. Dato che molte di esse operano in mercati di nicchia, per il CESE è molto importante che si preveda un certo grado di flessibilità rispetto all'approccio standard, per tenere conto, ad esempio, dell'utilizzo di dati propri e più pertinenti e di metodologie generalmente accettate, senza che ciò incida sulla concorrenza leale tra le imprese di assicurazione. Occorre analizzare e considerare adeguatamente la possibilità che le mutue assicuratrici facciano appello ai propri soci affinché rafforzino la solvibilità della società, come si è già verificato nella pratica.

1.9

Il CESE riconosce l'importanza di prevedere la vigilanza sui gruppi assicurativi che, pur relativamente piccoli come numero di imprese, rappresentano una quota significativa del mercato assicurativo UE. Considera pertanto l'introduzione della vigilanza di gruppo un importante passo avanti che permetterà a tutte le autorità preposte a questo tipo di vigilanza e alle altre autorità di vigilanza interessate di giungere a una migliore comprensione del profilo di rischio di un intero gruppo. Si raccomanda a tal fine che le attività di queste autorità di vigilanza siano improntate alla massima armonizzazione e trasparenza, e che le rispettive competenze vengano delimitate in modo chiaro.

1.10

Il CESE accoglie con favore l'introduzione di un regime facoltativo che faciliti la gestione patrimoniale da parte dei gruppi, in quanto migliora la mobilità del capitale all'interno dei gruppi e fornisce ai gruppi un sistema pratico e trasparente che permette loro di beneficiare del riconoscimento degli effetti di diversificazione, senza incidere sul livello dei requisiti patrimoniali imposti alle imprese figlie. In tale contesto sarà necessario considerare gli effettivi livelli patrimoniali delle imprese figlie di un gruppo, dato che in parte essi saranno coperti da dichiarazioni in merito al supporto di gruppo, e non da liquidità disponibili o attività equivalenti. Il CESE rileva che gli effetti di diversificazione al livello di gruppo verranno tenuti in considerazione solo se si ricorrerà al metodo standard per il calcolo del requisito patrimoniale di solvibilità, e che la proposta dovrebbe permettere di tenere conto di tali effetti anche quando non si ricorre al meccanismo del supporto di gruppo.

1.11

Il Comitato raccomanda di accertare l'impatto del regime facoltativo proposto sulla concorrenza a livello locale e il grado di tutela di cui il consumatore beneficia in situazioni normali e di crisi, e che non dovrebbe essere inferiore a quello previsto dal regime standard; raccomanda altresì di chiarire una serie di aspetti giuridici e pratici, tra cui la sicurezza dei trasferimenti transfrontalieri di fondi tra società diverse all'interno di un gruppo, vale a dire i possibili ostacoli giuridici esistenti a livello nazionale ai trasferimenti di capitali (nell'ambito del regime di supporto di gruppo) verso un'impresa figlia ubicata in un altro Stato membro.

1.12

Il CESE si attende che le autorità di livello 2 tengano conto dei risultati della quarta fase dello studio d'impatto quantitativo (QIS4), ancora in corso al momento dell'adozione del presente parere.

1.13

Il CESE insiste sulla necessità di applicare la direttiva in modo armonizzato, evitando cioè l'aggiunta di requisiti non previsti (il cosiddetto goldplating) o la compresenza di politiche divergenti tramite il ricorso a opzioni, cosa che pregiudicherebbe l'adozione di una politica prudenziale uniforme nel mercato interno.

1.14

Il CESE esorta la Commissione a garantire la prevedibilità delle pratiche prudenziali per dare alle imprese di assicurazione il livello di certezza di cui necessitano per sviluppare la propria politica di rischio e di solvibilità.

1.15

Il CESE riconosce l'importanza che rivestono, nell'ambito del regime Solvibilità II, le tecniche di attenuazione del rischio, come lo scambio di dati attendibili tra assicuratori e pool di assicuratori. Tali tecniche facilitano l'accesso al mercato per i nuovi arrivati e per i piccoli operatori e consentono loro di accrescere le capacità disponibili e di ridurre i margini di incertezza relativi ai loro premi. Il CESE sollecita quindi la Commissione a tenere conto di questa correlazione quando procederà alla revisione del regolamento sull'esenzione per categoria nel settore assicurativo.

1.16

Il CESE si congratula con la Commissione e con i comitati Lamfalussy interessati per il ruolo motore da essi assunto in questo processo di riforma riguardante l'applicazione delle migliori pratiche e la sensibilizzazione di tutti gli attori del mercato europeo. La direttiva proposta definisce un vero e proprio parametro di riferimento per molte altre giurisdizioni e settori di servizi finanziari: tuttavia, le consultazioni relative a questo tipo di riforme dovrebbero tenere nella dovuta considerazione i punti di vista di lavoratori e consumatori, per i quali l'esito di tali procedure presenta un ovvio interesse. Il CESE invita la Commissione a mettere a punto sedi appropriate, sul modello di Finuse, dove tali consultazioni possano avere luogo.

1.17

Il CESE sollecita la Commissione ad allineare le disposizioni in materia di solvibilità applicabili ad altri prestatori — qualunque sia la loro natura — di servizi finanziari analoghi, al livello di quelle della direttiva Solvibilità II, conformemente al principio «stessi rischi, stesse norme». Data, infatti, la volatilità dei mercati finanziari, i consumatori o i beneficiari devono poter contare sulla stessa elevata protezione in materia di solvibilità. L'esistenza di condizioni di parità relativamente ai requisiti patrimoniali di solvibilità è anche essenziale per favorire un contesto concorrenziale leale nel mercato finanziario.

1.18

I principi del regime Solvibilità II dovrebbero fungere da riferimento per l'introduzione di nuovi standard in materia di solvibilità, ad esempio nel quadro della revisione della direttiva EPAP (2) nel 2008, specie per quanto riguarda la definizione degli obblighi relativi ai fondi pensione privati in tutta l'Unione.

2.   Introduzione

2.1

La proposta di direttiva in esame, riguardante un nuovo regime di solvibilità per le imprese private di assicurazione e di riassicurazione, denominato Solvibilità II, introduce un regime riveduto volto a migliorare la tutela dei contraenti e dei beneficiari, ad accrescere l'integrazione del mercato assicurativo unico UE e a rafforzare la competitività del settore assicurativo UE a livello internazionale, come pure quella dei singoli assicuratori e riassicuratori. Allo stesso tempo, essa unisce diverse generazioni di direttive in materia di assicurazione in un'unica direttiva rifusa. Il nuovo quadro si applica sia alle imprese di assicurazione che a quelle di riassicurazione.

2.2

Attraverso una meticolosa e continua consultazione di tutte le parti interessate, la Commissione e i comitati Lamfalussy, composti a loro volta di autorità di regolamentazione e di vigilanza, hanno assunto un ruolo di primo piano nella definizione di pratiche innovative in un ambiente globale, in particolare nel settore dei servizi finanziari. Il risultato è il regime Solvibilità II, che riunisce le norme più sofisticate al mondo in materia di solvibilità nel settore assicurativo e colloca l'Unione europea in una posizione di netto vantaggio rispetto alla maggior parte delle altre giurisdizioni. Tuttavia, le consultazioni relative a questo tipo di riforme dovrebbero tenere nella dovuta considerazione i punti di vista di lavoratori e consumatori, per i quali l'esito di tali procedure presenta un ovvio interesse. Il CESE invita la Commissione a mettere a punto sedi appropriate, sul modello di Finuse, dove tali consultazioni possano avere luogo.

3.   Il contesto

3.1

Il quadro proposto in materia di solvibilità mira a migliorare la stabilità finanziaria e l'affidabilità del mercato europeo delle assicurazioni: ciò dovrebbe andare a vantaggio della competitività sia dell'intero settore assicurativo UE sia dei singoli assicuratori e riassicuratori e dei consumatori, ma anche recare benefici ai consumatori in termini di sicurezza. L'esistenza di mercati assicurativi affidabili è di cruciale importanza per il tessuto sociale ed economico dell'Unione europea.

3.2

In primo luogo, le assicurazioni fungono da strumento di protezione individuale e collettiva. Tra i clienti delle società di assicurazione figurano nuclei familiari, PMI, grandi società, associazioni ed enti pubblici. Gli impegni delle società di assicurazione riguardano, oltre ai clienti veri e propri dei servizi assicurativi, i rispettivi aventi diritto e terzi interessati. Il CESE è particolarmente consapevole di questo impatto sulla vita quotidiana dei cittadini europei. Al di là della sua importanza come fornitore di prestazioni in caso di decesso, il settore assicurativo è diventato nel tempo un importante fornitore di prodotti di risparmio. Le società di assicurazione partecipano alla gestione di regimi di sicurezza sociale come le pensioni (paesi nordici), ai sistemi di risarcimento degli infortuni sul lavoro (BE, FI, PT) e ai sistemi sanitari nazionali (IE, NL), spesso all'interno di un quadro che associa anche i rappresentanti dei lavoratori. Le società di assicurazione offrono ai lavoratori una serie di vantaggi la cui importanza cresce rapidamente, il che le trasforma in attori di primo piano. Esse offrono inoltre protezione contro rischi inediti, come le calamità naturali, le minacce ai raccolti e finanche gli atti terroristici, a volte attraverso partenariati tra (ri)assicuratori e governi.

3.3

Il mercato assicurativo costituisce un'importante leva per l'intera economia giacché incoraggia l'iniziativa e crea fiducia; inoltre, rappresenta di per sé un considerevole fattore economico, visto che dà lavoro a circa un milione di persone in Europa (3). Secondo stime della Commissione, la direttiva proposta comporterà investimenti supplementari da 2 a 3 miliardi di euro per gli assicuratori e le autorità di vigilanza. Ci si attende che una parte molto rilevante di questi investimenti venga effettuata in capitale umano attraverso la creazione di impieghi altamente qualificati di lunga durata a livello locale (ad esempio, addetti alla gestione del rischio, attuari, esperti di TIC e addetti al controllo della conformità). Il CESE considera che tali investimenti dovrebbero arrecare benefici a tutte le parti interessate, compresi consumatori e beneficiari.

3.4

Oltre a questi posti di lavoro diretti, il sistema della distribuzione assicurativa tramite agenti, intermediari e i loro dipendenti fornisce un altro milione di posti di lavoro.

Le imprese di assicurazione e riassicurazione sono anche importanti investitori istituzionali, con importi che superano i 6.500 miliardi di euro (4). In quanto tali, hanno la responsabilità di trasformare i premi individuali in portafogli di attività finanziarie in debita proporzione con i rischi incorsi, e garantire la sicurezza dei contraenti e dei beneficiari nel medio-lungo termine.

3.5

I premi versati in totale da famiglie, PMI, grandi società, associazioni ed enti pubblici equivalgono a più del 5 % del PIL per quanto riguarda l'assicurazione vita (5) e a più del 3 % per quanto riguarda l'assicurazione non vita. Anche nei mercati più maturi, il tasso di crescita del settore assicurativo supera nella maggior parte dei casi quello dell'intera economia. Gli investimenti degli assicuratori rappresentano oltre il 50 % del PIL (6) e si compongono per metà di attività a reddito fisso e prestiti (7), mentre il totale dei loro investimenti a rendimento variabile è pari a circa un quarto della capitalizzazione di borsa in Europa (8).

3.6

Nonostante le numerose fusioni registrate di recente nel settore assicurativo, l'Europa conta ancora circa 5.000 società d'assicurazione (9). I grandi gruppi finanziari possono avere diverse imprese di assicurazione figlie in diversi paesi. I gruppi del settore assicurativo possono svolgere vari tipi di attività assicurative (riassicurazione, assicurazione vita e/o non vita, intermediazione assicurativa) o attinenti al più ampio contesto dei servizi finanziari (compresi i servizi bancari — bancassicurazione — e i mutui ipotecari). Inoltre, possono essere costituiti da un'impresa madre e da imprese figlie, ma anche comprendere joint venture, strutture holding, ecc. I 20 maggiori gruppi raccolgono circa la metà del totale dei premi incassati in Europa (10). Le mutue assicuratrici e le cooperative di assicurazione detengono una quota considerevole del mercato. Queste ultime sono spesso intrinsecamente legate a un gran numero di organizzazioni della società civile e rappresentano il 30 % di tutti i premi incassati in Europa (11).

3.7

L'attuale crisi finanziaria innescata dalle pratiche di concessione dei mutui subprime negli USA mostra con chiarezza la necessità di standard ben fondati e accurati in materia di solvibilità, tali da permettere alle società di assicurazione di onorare i loro impegni anche in situazioni critiche. Le regole, i metodi di gestione e gli stress test (esplorazioni di eventi particolarmente sfavorevoli) sono tutti elementi che contribuiscono al raggiungimento di tale obiettivo.

4.   L'approccio legislativo

4.1

Conformemente al suo programma sul miglioramento della legislazione, la Commissione ha elaborato la direttiva Solvibilità II in modo dettagliato e approfondito, tenendo conto delle norme che disciplinano gli elementi oggetto della rifusione. Grazie a successive valutazioni di impatto qualitativo e quantitativo e consultazioni è stato possibile prendere in considerazione molte delle preoccupazioni espresse dal settore e dalle autorità di vigilanza. Sono ora in programma nuove analisi dettagliate e nuove consultazioni.

4.2

La direttiva proposta della Commissione rientra tra le cosiddette direttive «Lamfalussy», le quali seguono la struttura a quattro livelli dell'architettura Lamfalussy per i servizi finanziari. Le disposizioni di livello 1 della direttiva, di tipo programmatico, fungono da base per l'adozione di misure d'esecuzione (livello 2) e delle istruzioni in merito alla convergenza della vigilanza (livello 3 del processo). Questo approccio è inteso a permettere un adattamento rapido del nuovo regime di solvibilità all'evoluzione del mercato, agli sviluppi su scala internazionale della regolamentazione in materia contabile e (ri)assicurativa, ai progressi tecnologici, alle nuove esperienze e metodologie. Fornire indicazioni particolareggiate di calcolo negli articoli della direttiva significherebbe pregiudicare la stessa essenza di questo approccio legislativo innovativo. I livelli 2 e 3 sono maggiormente indicati per questo tipo di informazioni.

4.3

Il nuovo regime è strutturato in tre pilastri, sul modello dei requisiti patrimoniali per il settore bancario fissati dall'accordo Basilea II, ma tiene conto delle specificità del settore assicurativo. Il pilastro I (articoli 74-142) definisce i requisiti patrimoniali quantitativi, il pilastro II (articoli 27-34, 36-38, 40-49, 181-183) verte sulla procedura di valutazione della vigilanza e sui requisiti qualitativi, e il pilastro III (articoli 35, 50-55) regolamenta il tema delle relazioni periodiche alle autorità di vigilanza e dell'informativa al pubblico. Questi tre pilastri non sono indipendenti l'uno dall'altro, ma si completano al fine di realizzare gli obiettivi del regime. Pertanto, le interazioni tra le disposizioni relative ai vari pilastri andrebbero considerate con la dovuta attenzione.

4.4

La revisione del vigente regime di solvibilità è stata anche l'occasione per rifondere 13 direttive in materia di (ri)assicurazione in un'unica direttiva semplificata, nella quale sono state integrate le nuove norme in materia di solvibilità. Tale direttiva contiene un certo numero di modifiche non sostanziali volte a migliorare la redazione del testo, mentre gli articoli o le parti di articoli divenuti obsoleti sono stati cancellati.

5.   Aspetti generali

5.1

Negli ultimi 30 anni, diverse generazioni di direttive europee hanno portato alla creazione di un mercato europeo (ri)assicurativo disciplinato da un insieme di norme comuni, tra cui i principi del riconoscimento reciproco e del controllo del paese d'origine. Esse hanno inoltre creato un mercato aperto agli operatori extracomunitari e incoraggiato gli assicuratori UE a espandersi nei mercati dei paesi terzi, soprattutto in America settentrionale, in Asia e nei paesi di cui si potrebbe prospettare l'adesione all'UE.

5.2

L'innovativa regolamentazione proposta in materia di solvibilità mira a garantire che gli assicuratori siano finanziariamente affidabili e capaci di fronteggiare circostanze sfavorevoli per mantenere gli impegni contrattuali assunti nei confronti dei contraenti e garantire la stabilità del sistema finanziario. È tuttavia importante sottolineare che tutti i consumatori di questi servizi finanziari meritano questo grado più elevato di protezione. Taluni operatori del mercato non sono soggetti alla regolamentazione in materia di assicurazione: è il caso, ad esempio, degli enti pensionistici professionali o dei fornitori di prodotti di risparmio e di investimento.

5.3

L'adozione di norme armonizzate in materia di solvibilità può instaurare un clima di fiducia non solo fra i consumatori, ma anche tra le autorità di vigilanza. La fiducia è infatti un elemento determinante perché un mercato europeo caratterizzato dai principi del riconoscimento reciproco e del controllo del paese d'origine possa funzionare nella pratica. Le vigenti norme UE in materia di solvibilità (Solvibilità I) sono ormai superate: esse infatti non sono sensibili ai rischi specifici sostenuti dal soggetto che fornisce la copertura assicurativa, per cui requisiti identici in materia di solvibilità vengono imposti a imprese con profili di rischio diversi. Inoltre, le attuali norme in materia di solvibilità sono imperniate per lo più sulla conformità finanziaria, giacché seguono un approccio di tipo prescrittivo anziché un modello di buona gestione, e non disciplinano adeguatamente la vigilanza di gruppo. Infine, l'attuale quadro legislativo comunitario conferisce un'eccessiva discrezionalità agli Stati membri nell'introdurre varianti nazionali, e finisce così per compromettere l'efficacia della vigilanza delle operazioni multinazionali e il principio della parità di condizioni. Dati questi punti deboli, l'attuale regime è stato superato dalle evoluzioni intervenute nel settore e a livello internazionale e transettoriale. In altri termini, le nuove norme in materia di solvibilità definite dalla proposta di direttiva rispecchiano una tendenza già consolidata, in vari paesi, dagli operatori e dalle autorità di vigilanza sensibili al fattore rischio.

5.4

Contrariamente al regime Solvibilità I, la riforma si concentra sull'effettiva qualità della gestione del rischio nell'impresa e su principi e obiettivi, anziché su norme che non tengono conto dei profili di rischio specifici delle società.

Inoltre, essa mira ad allineare le pratiche di vigilanza nello Spazio economico europeo.

5.5

Sostanzialmente, il nuovo sistema è anzitutto finalizzato a dotare le autorità di vigilanza e gli assicuratori di strumenti sofisticati in tema di solvibilità che consentano loro di far fronte non solo ai rischi di assicurazione in caso di circostanze sfavorevoli (ad esempio, inondazioni, tempeste o gravi incidenti automobilistici), ma anche al rischio di mercato, al rischio di credito e ai rischi operativi. Contrariamente alla legislazione attuale, assicuratori e riassicuratori saranno tenuti a detenere fondi propri proporzionati al rispettivo rischio di solvibilità generale, per calcolare il quale si tiene conto non solo di elementi quantitativi, ma anche di aspetti qualitativi capaci di incidere sul profilo di rischio dell'impresa.

5.6

Il nuovo regime si fonda su un approccio sensibile al rischio economico, volto a garantire che si tenga adeguatamente conto dei livelli intrinseci di esposizione al rischio e delle tecniche di attenuazione del rischio, eliminando così le possibilità di arbitraggio regolamentare in grado di distorcere e indebolire la protezione offerta ai contraenti. Ciò significa altresì che i requisiti patrimoniali dovrebbero permettere un'allocazione ottimale del capitale e incoraggiare una migliore gestione interna del rischio.

5.7

In secondo luogo, il regime Solvibilità II sottolinea la responsabilità degli organi direttivi delle società di assicurazione nell'assicurare la qualità della gestione del rischio, e punta a favorire le buone prassi nel settore. Le società saranno tenute a concentrarsi sull'identificazione, la misurazione e la gestione attiva dei rischi, nonché a tenere conto di tutti gli sviluppi futuri — dall'adozione di nuovi piani aziendali al possibile verificarsi di eventi catastrofici — in grado di incidere sulla loro situazione finanziaria. Inoltre, in base alla riforma proposta esse saranno tenute a valutare il proprio fabbisogno di fondi propri alla luce di tutti i rischi esistenti attraverso la cosiddetta «valutazione interna del rischio e della solvibilità», mentre la p«rocedura di valutazione della vigilanza» sposterà l'attenzione delle autorità di vigilanza dal rispetto delle norme al controllo patrimoniale, allo scopo di valutare gli effettivi profili di rischio degli assicuratori e la qualità dei loro sistemi di gestione del rischio e di governance, ad esempio tramite meccanismi di allerta precoce e stress test. Parallelamente, la direttiva incoraggia la cooperazione e la convergenza in materia di vigilanza, ad esempio ampliando il ruolo del Comitato delle autorità europee di vigilanza delle assicurazioni e delle pensioni aziendali o professionali. Si tratta di un passo avanti verso una maggiore unità nella vigilanza dei servizi finanziari, obiettivo che il CESE sostiene.

5.8

Un terzo importante aspetto riguarda il tentativo della direttiva di rendere più efficace la vigilanza dei gruppi assicurativi grazie alla creazione di un'«autorità di vigilanza dei gruppi» nel paese d'origine. La vigilanza di gruppo garantirà che non si trascurino i rischi esistenti al livello di gruppo e consentirà ai gruppi di operare più efficacemente, offrendo nel contempo un livello di protezione più elevato a tutti i contraenti. L'autorità di vigilanza del gruppo avrà competenze specifiche da esercitare in stretta cooperazione con le pertinenti autorità di vigilanza nazionali, e dovrà inoltre pronunciarsi su un numero limitato di questioni. Le autorità di vigilanza locali sono incoraggiate a svolgere un ruolo attivo nel collegio delle autorità di vigilanza: esse infatti detengono un diritto di codecisione fintanto che non si riesce a trovare un accordo. Ciò implica la necessità di un approccio diverso che consenta di tenere conto delle realtà economiche e del potenziale di diversificazione del rischio dei vari gruppi.

5.9

In quarto luogo, la direttiva Solvibilità II introduce maggiore trasparenza e obiettività sia per quanto riguarda le informazioni fornite dalle imprese riguardo alla loro condizione finanziaria e ai rischi connessi, sia sul piano delle procedure di valutazione della vigilanza. Attualmente le pratiche di vigilanza tendono ancora a variare da uno Stato membro all'altro, e lasciano così campo libero all'arbitraggio regolamentare. Appare quindi importante, tanto per le politiche europee in tali ambiti quanto per gli assicuratori che desiderino accedere a nuovi mercati nazionali, che le pratiche di vigilanza siano non solo oggettive e trasparenti, ma anche prevedibili e adeguatamente documentate.

6.   Analisi approfondita

6.1   Requisiti patrimoniali (pilastro I)

(Articoli 74-142)

6.1.1

Per definire i requisiti quantitativi applicabili alle imprese di assicurazione, il nuovo regime adotta un approccio olistico detto del «totale del bilancio», entro il quale tutte le attività (12) e le passività vengono misurate in linea con l'evoluzione del mercato e tutti i rischi quantificabili a esse legati vengono presi in considerazione in termini di requisiti patrimoniali. Misurare le attività e le passività conformemente alle rispettive condizioni commerciali significa anzitutto garantire una valutazione oggettiva e coerente, ma anche attribuire il giusto valore a ognuna delle opzionalità insite in esse. Una valutazione realistica e lungimirante è la migliore forma di protezione contro eventuali distorsioni in grado di ledere i diritti di tutti gli interessati.

6.1.2

In questo contesto di valutazione, particolare importanza è attribuita al calcolo delle riserve tecniche, cioè le passività legate agli impegni nei confronti dei contraenti e di altri beneficiari. Per ottenere una valutazione delle riserve tecniche in linea con l'evoluzione del mercato si calcola la «migliore stima» — ovvero la media dei flussi di cassa futuri ponderata per la probabilità, tenendo conto del valore temporale del denaro — e la si somma a un margine di rischio. Questo approccio dovrebbe essere tale da garantire che il valore complessivo delle riserve tecniche sia equivalente all'importo di cui avrebbe bisogno un terzo per assumersi e onorare le obbligazioni di assicurazione e di riassicurazione. Per il calcolo delle riserve tecniche bisogna avvalersi in modo coerente delle informazioni fornite dai mercati finanziari e dei dati disponibili al pubblico sui rischi assicurativi.

6.1.3

Quanto ai requisiti patrimoniali, il nuovo regime in materia di solvibilità ne prevede due: il requisito patrimoniale di solvibilità e il requisito patrimoniale minimo, ognuno dei quali ha una sua funzione e viene calcolato in modo diverso.

6.1.4

Il requisito patrimoniale di solvibilità indica il livello patrimoniale a cui un'impresa dovrebbe tendere in condizioni di esercizio normali, e al di sotto del quale dovrebbero intensificarsi gli interventi di vigilanza. Esso prevede interventi di vigilanza graduali prima che si raggiunga il requisito patrimoniale minimo, e quindi fornisce a contraenti e beneficiari una ragionevole garanzia quanto al fatto che l'assicuratore onorerà gli impegni in scadenza. Sul piano tecnico, il requisito patrimoniale di solvibilità deve essere concepito e calibrato in modo da definire un livello patrimoniale che consenta a un'impresa di assorbire perdite significative impreviste, in base a una certa probabilità di inadempimento su un certo arco di tempo (0,5 % nell'arco di un anno).

6.1.5

Il requisito patrimoniale minimo rappresenta in effetti il livello patrimoniale al di sotto del quale scattano, se necessario, gli interventi prudenziali estremi. Rispetto al requisito patrimoniale di solvibilità, esso dovrebbe essere calcolato in modo da garantire un margine sufficiente per l'applicazione di una scala ragionevole di interventi da parte delle autorità di vigilanza.

6.1.6

In pratica, un assicuratore può calcolare il requisito patrimoniale di solvibilità valendosi di una formula standard o sulla base di un modello interno approvato dalle autorità di vigilanza. La formula standard deve rispecchiare in modo adeguato le tecniche di attenuazione del rischio e gli effetti di diversificazione, come pure qualsiasi forma di capacità di assorbimento delle perdite di elementi del bilancio che non siano inclusi nel patrimonio disponibile. Il fatto che la direttiva proposta segua un approccio orientato al rischio implica che, previo accordo delle autorità di vigilanza, un modello interno (parziale o completo) può sostituire il calcolo standard, sempre che tale modello rifletta meglio il profilo di rischio dell'impresa. Si tratta di un incentivo importante all'adozione di pratiche interne virtuose in materia di riconoscimento e di gestione del rischio, come pure in relazione alla formazione e all'assunzione di personale altamente qualificato.

6.1.7

Un altro elemento in linea con l'obiettivo di incoraggiare una buona gestione interna è l'applicazione del «principio della persona prudente» alla politica in materia di investimenti: tale principio permette di non fissare limiti artificiali agli investimenti, ma al tempo stesso impone il rispetto di standard qualitativi elevati e l'adeguata considerazione di ogni rischio materiale nel calcolo del requisito patrimoniale.

6.1.8

Data la complessità dei requisiti, è importante osservare che la proposta comprende disposizioni tali da consentire un'attuazione proporzionata e gestibile dei requisiti del pilastro I. Ciò sembrerebbe particolarmente importante per le imprese di assicurazione piccole e medie, sennonché il principio di proporzionalità si riferisce non già alle dimensioni di un'impresa, bensì alla natura e alla complessità dei rischi insiti nella sua attività. Le PMI sono soggette a principi prudenziali generali analoghi a quelli applicabili ad altre imprese, nella misura in cui presentano uno stesso profilo di rischio: in tal caso, anche ai loro clienti e beneficiari si applica lo stesso livello di protezione.

6.2   Procedura di valutazione della vigilanza e requisiti qualitativi (pilastro II)

(Articoli 27-34, 36-38, 40-49, 181-183)

6.2.1

La proposta della Commissione relativa al regime Solvibilità II definisce una serie di procedure e di strumenti relativi alle attività di vigilanza e di valutazione, tra cui le competenze delle autorità di vigilanza e le disposizioni in materia di cooperazione tra le autorità di vigilanza nazionali, come pure quelle relative alla convergenza della vigilanza. Le disposizioni del pilastro II riguardano anche una serie di requisiti qualitativi per le imprese, cioè relativi al loro sistema di governance, in cui rientrano tra l'altro un sistema efficace di controllo interno, un sistema di gestione del rischio, la funzione attuariale, l'audit interno, la funzione di verifica e norme sull'esternalizzazione.

6.2.2

Gli strumenti di vigilanza mirano pertanto a individuare le imprese che, in ragione delle loro caratteristiche finanziarie, organizzative o di altra natura, presentano un profilo di rischio più elevato, e a cui, in circostanze eccezionali, si potrebbe chiedere di detenere fondi propri superiori al requisito patrimoniale di solvibilità e/o di adottare misure per ridurre i rischi sostenuti.

6.2.3

Il già citato principio di proporzionalità si applica anche alla procedura di valutazione della vigilanza. Le autorità di vigilanza devono esercitare le proprie competenze tenendo conto della portata, della natura e della complessità dei rischi insiti nelle attività delle singole imprese per evitare un eccesso di vigilanza in particolare nei confronti delle piccole e medie imprese di assicurazione, le quali sono esposte a un basso livello di rischio.

6.2.4

Il regime Solvibilità II è inteso a rafforzare la valutazione qualitativa effettuata dalle autorità di vigilanza riguardo al profilo di rischio dell'impresa, ed è quindi importante che le loro misure e le loro decisioni siano coerenti nei vari paesi, nelle varie imprese e nel tempo. È il caso di insistere sull'importanza che rivestono la trasparenza, l'obiettività e la prevedibilità delle misure di vigilanza, in particolare quando si tratta dell'approvazione dei modelli interni.

6.3   Relazioni periodiche alle autorità di vigilanza e informativa al pubblico (pilastro III)

(Articoli 35, 50-55)

6.3.1

La trasparenza e la diffusione di informazioni al pubblico, da parte delle imprese, riguardo alle loro condizioni finanziarie e al loro profilo di rischio (informativa al pubblico) sono intese a rafforzare la disciplina di mercato. Inoltre, le imprese di assicurazione dovrebbero fornire alle autorità di vigilanza le informazioni qualitative e quantitative di cui necessitano per realizzare controlli e fornire orientamenti efficaci (relazioni periodiche alle autorità di vigilanza).

6.3.2

L'armonizzazione delle disposizioni in materia di informativa al pubblico e di relazioni periodiche alle autorità di vigilanza è una componente importante del nuovo regime, dato che la convergenza è palesemente necessaria a far sì che le informazioni vengano fornite in modo comparabile per forma e contenuto in tutta Europa. Questo aspetto riveste particolare importanza per i gruppi multinazionali.

6.4   Vigilanza di gruppo

(Articoli 210-268)

6.4.1

L'attuale legislazione comunitaria considera la vigilanza di gruppo solo come una modalità supplementare rispetto alla vigilanza individuale, la quale viene esercitata allo stesso modo nei confronti di tutti i soggetti indipendentemente dal fatto che appartengano (ad esempio, un'impresa figlia) o meno a un gruppo. Di conseguenza, la vigilanza di gruppo viene semplicemente a sovrapporsi alla vigilanza individuale, e ha l'unico scopo di valutare l'incidenza delle relazioni di gruppo su una data impresa. Pertanto, l'attuale regime comunitario in materia di solvibilità non tiene conto della realtà economica dei gruppi assicurativi e trascura il fatto che, in molti casi, la gestione del rischio è condotta al livello di gruppo piuttosto che nelle singole imprese. La proposta Solvibilità II mira a definire un metodo più adeguato per la vigilanza di gruppo, modificando a determinate condizioni le modalità di questo tipo di vigilanza e di quella individuale.

6.4.2

Per ciascun gruppo assicurativo verrà nominata un'autorità di vigilanza del gruppo, la quale avrà la responsabilità principale di tutti gli aspetti fondamentali relativi a questo tipo di vigilanza (solvibilità del gruppo, operazioni intragruppo, concentrazione dei rischi, gestione del rischio e controllo interno). Ciò detto, le autorità preposte rispettivamente alla vigilanza di gruppo e alla vigilanza individuale sono tenute a scambiarsi automaticamente le informazioni essenziali e, su richiesta, altre informazioni pertinenti. Inoltre, l'autorità di vigilanza di gruppo è tenuta a consultare le pertinenti autorità di vigilanza individuale prima di prendere qualsiasi decisione importante. Dal canto loro, le autorità di vigilanza interessate devono fare tutto ciò che è in loro potere perché si possa giungere a una decisione congiunta, anche se nei casi di approvazione di un modello interno di gruppo, come in quelli della regolamentazione bancaria, la decisione finale verrà presa dall'autorità di vigilanza del gruppo. Queste disposizioni sono tese a garantire che le autorità di vigilanza di gruppo e di vigilanza individuale giungano a una migliore comprensione del profilo di rischio di un intero gruppo e che, di conseguenza, si possa offrire una maggiore tutela ai clienti di ciascuna impresa del gruppo.

6.4.3

Oltre a migliorare il concetto di vigilanza di gruppo, la proposta introduce un regime innovativo di supporto di gruppo. I gruppi che desiderino facilitare la propria gestione patrimoniale possono presentare una domanda di autorizzazione a essere assoggettati a tale quadro regolamentare. I gruppi che ottengono un'autorizzazione in tal senso potranno, a una serie di condizioni ben precise, coprire parte del requisito patrimoniale di solvibilità (ma non del requisito minimo di solvibilità) delle imprese figlie valendosi di una dichiarazione sul supporto di gruppo, cioè un impegno finanziario giuridicamente vincolante da parte di un'impresa madre a fornire capitali, in caso di necessità, a un'impresa figlia. Per consentire il funzionamento efficace del regime di supporto di gruppo, sono state introdotte alcune ulteriori deroghe alla vigilanza individuale. Nell'ambito del regime di supporto di gruppo, in caso di condizioni limite (mancato rispetto del requisito patrimoniale di solvibilità da parte di una singola impresa) è prevista una procedura specifica che fa scattare una serie di azioni coordinate delle autorità di vigilanza individuale e di gruppo. Tale regime andrebbe applicato in maniera uniforme nell'intera Unione.

6.4.4

Il sistema di supporto di gruppo prevede che i fondi propri corrispondenti al requisito patrimoniale di solvibilità per le imprese figlie possano essere detenuti da un'altra impresa del gruppo: in questo modo si offre ai gruppi assicurativi un sistema pratico e trasparente che permette loro di beneficiare del riconoscimento degli effetti di diversificazione al livello di gruppo e, allo stesso tempo, si consente alle singole imprese figlie di soddisfare i requisiti patrimoniali a un livello pari a quello cui dovrebbero tendere se non facessero parte di un gruppo. Per questi motivi si rende opportuna un'adeguata attività di vigilanza che garantisca la sollecita trasferibilità del capitale al momento del bisogno. L'esistenza di dichiarazioni in merito al supporto di gruppo e il loro uso sono resi pubblici sia dall'impresa madre sia dall'impresa figlia interessata.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente del

Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  La proposta è stata successivamente rimaneggiata e figura ora nel documento COM(2008) 119 def. Nel contesto del presente parere, la numerazione degli articoli si riferisce a quest'ultima versione della proposta di direttiva.

(2)  Enti pensionistici aziendali o professionali.

(3)  Fonte: Comitato europeo delle assicurazioni, European Insurance in Figures (Le assicurazioni europee in cifre), 2007. Le cifre si riferiscono ai dati disponibili a fine 2006.

(4)  Id.

(5)  Id.

(6)  Id.

(7)  Id.

(8)  Id.

(9)  Id.

(10)  Id.

(11)  Fonte: AISAM.

(12)  Le attività detenute dalle società di assicurazione UE sono per lo più obbligazioni (37 %), azioni (31 %) e prestiti (15 %). Fonte: Comitato europeo delle assicurazioni, European Insurance in Figures (Le assicurazioni europee in cifre), 2007.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/18


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e di sviluppo avviato da vari Stati membri a sostegno di PMI che effettuano attività di ricerca e sviluppo

COM(2007) 514 def. — 2007/0188 (COD)

(2008/C 224/04)

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 11 ottobre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 172 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla partecipazione della Comunità a un programma di ricerca e di sviluppo avviato da vari Stati membri a sostegno di PMI che effettuano attività di ricerca e sviluppo.

L'Ufficio di presidenza del Comitato, in data 25 settembre 2007, ha incaricato la sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo di preparare i lavori in materia.

Considerata l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha designato CAPPELLINI come relatore generale e ha adottato all'unanimità il seguente parere.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene gli obiettivi del programma comune Eurostars e sottolinea che, nell'adozione di nuove politiche e programmi comunitari in materia di ricerca e sviluppo e di innovazione finalizzati e orientati alle reali esigenze delle PMI, occorre tenere conto delle diverse categorie, dimensioni e settori di attività delle PMI stesse.

1.2

Il CESE accoglie con favore la proposta degli Stati membri di adottare il programma comune Eurostars per sostenere le cosiddette «PMI che effettuano attività di R&S» e osserva che tale programma dovrebbe essere aperto a tutte le PMI degli Stati aderenti al programma interessate a partecipare ai processi di innovazione.

1.3

Il CESE sottolinea la necessità di individuare strumenti atti a coinvolgere nel programma tutti gli Stati membri della rete Eureka che non fanno parte del programma in esame.

1.4

Esprime preoccupazione per il criterio di ammissibilità (1) al programma in esame in quanto questo limita la partecipazione alle PMI che effettuano attività di R&S e che investono in tali attività almeno il 10 % del loro fatturato annuo o equivalente a tempo pieno (ETP). Anche se questa limitazione viene applicata unicamente alla PMI che propone il progetto (capo progetto), una tale definizione delle PMI che effettuano attività di R&S, basata su indicatori codificati, ignora i diversi tipi di «conoscenze non codificate» (2), mentre in realtà i processi altamente innovativi sono spesso fortemente caratterizzati dalla presenza di «conoscenze tacite» (3).

1.5

Il CESE ribadisce pertanto il principio secondo cui, affinché vi sia un'equa concorrenza fra i progetti proposti, la selezione dovrebbe basarsi sull'eccellenza dei contenuti, l'esperienza nella gestione di attività di R&S e la conformità agli obiettivi del programma, senza quindi escludere una larga fetta di PMI innovative interessate a candidarsi alle iniziative del programma. Inoltre, dovrebbero essere previsti finanziamenti per programmi di formazione rivolti alla preparazione di manager esperti, in grado di gestire efficacemente il trasferimento delle tecnologie dalla ricerca al prodotto commercializzabile.

1.6

A questo proposito, il CESE chiede che venga creata, conformemente alle procedure del programma comune Eurostars in materia, una linea di bilancio specificamente riservata alle iniziative transnazionali condotte dagli Stati membri in collaborazione con le associazioni delle PMI interessate a sostenere la diffusione, presso un più vasto numero di PMI, di informazioni facilmente fruibili sui risultati dei progetti Eurostars. Un altro modo per favorire il coinvolgimento attivo delle PMI interessate alla riuscita del programma sarebbe la creazione di una banca dati comune e di piattaforme web settoriali multilingui e la promozione di tali strumenti da parte delle associazioni delle PMI e delle parti sociali.

1.7

Il CESE sottolinea la sua preoccupazione circa i criteri utilizzati per stabilire il contributo delle PMI ai costi complessivi dei progetti legati alle attività di R&S. È importante ricordare che allo stato attuale il programma prevede che, collettivamente, le PMI dovrebbero farsi carico di almeno il 50 % dei costi dei progetti collegati alla R&S. Poiché tale criterio esclude molte PMI orientate al mercato, in sede di valutazione intermedia del programma sarebbe opportuno considerare la possibilità di portare questa soglia al 25 % (4).

1.8

Successivamente, durante le fasi di monitoraggio dell'impatto e di diffusione dei risultati, gli Stati membri e le autorità nazionali interessate dovranno tenere conto delle preoccupazioni espresse dalle associazioni europee e nazionali delle PMI e da altri soggetti interessati del settore della ricerca. Il controllo regolare da parte del gruppo consultivo dell'UE sulle PMI e la R&S potrebbe diventare uno strumento permanente di consultazione tecnica per gli Stati membri e altre autorità a livello comunitario/nazionale: di tale gruppo potrebbe altresì fare parte, durante le fasi di attuazione, monitoraggio e diffusione dei risultati, anche l'Osservatorio del mercato interno del CESE in collaborazione con la categoria PMI, artigianato e professioni liberali.

1.9

Il CESE sottolinea che il programma comune Eurostars andrebbe attuato in modo trasparente e non burocratico, in modo da far sì che le PMI possano più facilmente acquisire informazioni, partecipare e, soprattutto, essere coinvolte nelle attività di follow-up con le istituzioni interessate del settore della R&S. I finanziamenti ai progetti dovrebbero quindi consistere in un pagamento forfettario e, quando questo non sia compatibile con i programmi nazionali, in un pagamento a tasso forfettario.

1.10

Ai fini di un'attuazione efficace del programma Eurostars occorre rafforzare le reti regionali a favore dell'innovazione affinché possano fornire un servizio completo a sostegno delle PMI innovative, dando loro effettivo accesso ai finanziamenti europei a favore della R&S. Ad esempio, per far conoscere meglio gli specifici programmi di finanziamento a disposizione delle PMI che effettuano attività di R&S, andrebbero rafforzati e coordinati meglio i collegamenti tra le reti Eureka, altri organismi pubblico/privati esistenti e le associazioni delle PMI a livello europeo/nazionale e regionale. Andrebbe inoltre finanziata tramite le organizzazioni di rappresentanza delle PMI una serie di iniziative per sensibilizzare le PMI e le associazioni interessate al significato e all'importanza dell'innovazione e al ruolo che essa svolgerà nel futuro dell'UE.

1.11

I risultati della selezione dei progetti presentati dalle PMI nel quadro del programma Eurostars (5) dovrebbero essere pubblicati su Internet dalla rete Eureka. Inoltre, andrebbe stilato un elenco dei progetti ammissibili che pur presentando contenuti molto innovativi non hanno ottenuto finanziamenti: in tale modo si segnalerebbe agli investitori nazionali pubblici e privati la necessità di dotare il programma di ulteriori fondi.

1.12

Occorre stabilire tra le autorità nazionali responsabili delle politiche in materia di PMI e R&S e la rete Eureka un coordinamento efficace, che sia coerente con le esigenze espresse dalle associazioni delle PMI e dagli altri soggetti interessati (compresi, tra gli altri, gli organismi di ricerca pubblici e privati) e le soddisfi. Il CESE chiede alle istituzioni europee interessate, agli Stati membri e alla presidenza slovena e francese dell'UE di garantire un coordinamento in linea con le aspettative delle PMI e gli obiettivi del programma.

1.13

In relazione alla partecipazione delle PMI ai programmi di finanziamento della R&S e al programma comune Eurostars, il CESE esorta ad accorciare il periodo, attualmente molto lungo, che intercorre dalla presentazione di una proposta alla sua approvazione da parte dell'UE, in modo da incoraggiare le PMI a presentare progetti.

1.14

Il CESE sottolinea che, per migliorare e aumentare l'utilizzo da parte delle PMI dei finanziamenti per la R&S, la Commissione deve esplorare la possibilità di trasferire le risorse inutilizzate a disposizione delle PMI a titolo del capitolo «Cooperazione» del Settimo programma quadro (7PQ) (corrispondenti al 15 % dello stanziamento riservato alle priorità tematiche del 6PQ) al programma «Capacità» (CRAFT, ecc.), più specificatamente mirato alle PMI.

1.15

Il CESE chiede che si presti maggiore attenzione all'eccessivo onere normativo che grava sulle PMI, che può essere fino a dieci volte superiore a quello a carico delle grandi imprese (6). È inoltre auspicabile ridurre i costi di gestione e semplificare le procedure di presentazione delle proposte per le PMI che si lanciano in programmi di R&S insieme ad altri partner europei e internazionali. Il CESE si augura inoltre che venga risolta la questione dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) e dei brevetti europei (7), in quanto la situazione attuale in questi settori ostacola la competitività e l'innovazione in Europa. Inoltre, brevetti e DPI (8) accessibili possono essere considerati degli atout non monetari ai fini del consolidamento dei partenariati tra le imprese che partecipano ai progetti internazionali.

2.   Il contesto

2.1

Nella Carta europea per le piccole imprese, adottata dai leader europei nel 2000, si è riconosciuto che le piccole imprese vanno considerate il principale motore dell'innovazione, dell'occupazione e dell'integrazione sociale e locale in Europa (9). Nell'ottobre 2007 la Commissione ha poi annunciato la preparazione di una «Small business act» (legge sulle piccole imprese) (10) che definirà una serie di misure intese a promuovere l'imprenditorialità, la cultura d'impresa e l'accesso alle competenze (11). Inoltre, nel corso del 2008, la Commissione esaminerà una serie di iniziative riguardanti le PMI (12) al fine di aumentarne la partecipazione ai programmi UE.

2.2

La proposta di creare il programma comune Eurostars è nata da queste premesse. Questo programma, che si basa sull'articolo 169 del Trattato CE ed è concepito come un completamento e uno stimolo mirato dell'attività «ricerca a vantaggio delle piccole e medie imprese» del 7PQ, è gestito dalla rete Eureka ed è stato avviato congiuntamente da 22 Stati membri dell'UE e da altri 5 paesi facenti parte della rete Eureka (Islanda, Israele, Norvegia, Svizzera e Turchia). Attualmente gli Stati partecipanti al programma sono 30: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia e Ungheria.

2.3

Il 7PQ ha fatte sue molte delle misure proposte durante il riesame del 6PQ (13) al fine di colmare le lacune nelle politiche a favore delle PMI. Esso prevede una strategia rivolta alle PMI comprendente misure sia qualitative che quantitative per stimolare l'adozione di iniziative a livello tanto nazionale quanto regionale. Esso si prefigge la creazione di raggruppamenti e reti di imprese per migliorare la cooperazione paneuropea tra le piccole imprese, utilizzando le tecnologie informatiche per diffondere le migliori pratiche in merito agli accordi di cooperazione e sostenere la cooperazione tra le piccole imprese (14).

2.4

I 23 milioni di PMI registrate nell'UE rappresentano il 99 % del totale delle imprese, producono due terzi del fatturato europeo e sono inoltre le principali protagoniste dello sviluppo sostenibile (15). Tuttavia, per essere più competitive, queste imprese vanno razionalizzate e raggruppate in modo da formare un insieme coeso dotato della massa critica necessaria, in grado di beneficiare della creazione di specifici fondi di capitali di rischio, parchi scientifici, incubatori di imprese e politiche regionali a favore dell'innovazione (16).

2.5

Inoltre, secondo la relazione analitica di Eurobarometro Observatory of European SMEs, la crescita delle PMI potrebbe essere ostacolata dall'avversione degli europei al rischio e dalla loro mancanza di spirito imprenditoriale (17). È quindi particolarmente importante intervenire per migliorare l'immagine della professione di imprenditore e sensibilizzare i cittadini al ruolo fondamentale che gli imprenditori svolgono nel promuovere l'innovazione, il progresso economico e il benessere generale. Solo se ci sarà una classe imprenditoriale responsabile, dinamica, ricca di idee e in grado di realizzarsi nel migliore dei modi, si riusciranno a raggiungere gli obiettivi di Lisbona (18).

2.6

Tuttavia, non sempre le misure specificamente adottate dagli Stati membri a sostegno delle PMI incoraggiano e favoriscono la cooperazione transnazionale in materia di ricerca e il trasferimento di tecnologia. Le trasformazioni in atto sui mercati e l'internazionalizzazione delle catene del valore impongono alle PMI europee di adeguarsi alla forte concorrenza mondiale, impegnandosi in processi di innovazione permanente in un contesto internazionale sempre più vasto. Il programma comune Eurostars dovrebbe premiare le PMI e gli istituti di ricerca pubblici e/o privati che compiono specifici sforzi a sostegno dei progetti di R&S, diffondendo i loro risultati e contribuendo a dare accesso alla conoscenza. In particolare, dovrebbe premiare i progetti che coinvolgono istituti, gruppi di PMI e/o singole PMI che solitamente partecipano meno o hanno difficoltà ad accedere a tali programmi. In questo contesto, il CESE sottolinea l'importanza di ampliare la partecipazione al programma comune Eurostars a tutti gli Stati membri della rete Eureka, in particolare a quelli che hanno aderito recentemente all'UE e che possono trarre beneficio dall'approccio transnazionale.

2.7

Il programma comune Eurostars è mirato alle PMI che effettuano attività di R&S, con particolare riguardo ai progetti di R&S orientati al mercato e ai progetti transnazionali che coinvolgono più partner (almeno due soggetti distinti provenienti da paesi diversi). Un importante aspetto del programma è la sua impostazione «dal basso», che consente alle PMI impegnate in attività di R&S di nutrire un senso di appropriazione e di realizzare innovazioni strategiche per l'attività imprenditoriale. In questo modo, le PMI controllano la situazione e sono in grado di influenzare l'esito della ricerca in corso in base alle opportunità commerciali.

3.   Obiettivi del programma comune Eurostars

3.1

La partecipazione a programmi di ricerca e sviluppo a norma dell'articolo 169 del Trattato CE prevede che gli Stati membri partecipanti integrino i loro programmi nazionali di ricerca impegnandosi a contribuire ad un programma di ricerca comune. Utilizzando come base giuridica l'articolo 169, la Commissione ha individuato quattro iniziative potenziali, tra cui Eurostars, programma comune di ricerca destinato alle PMI e ai loro partner.

3.2

Il programma Eurostars sostiene progetti attinenti a qualsiasi settore scientifico e tecnologico (purché abbiano finalità civili) proposti da una o più PMI con sede negli Stati partecipanti e attivamente coinvolte nella R&S. I progetti devono essere attuati in collaborazione e coinvolgere almeno due soggetti provenienti da due diversi paesi partecipanti, i quali devono essere associati a varie attività di ricerca, sviluppo tecnologico, dimostrazione, formazione e diffusione delle relative informazioni. Conformemente alla natura delle PMI, i progetti hanno un ciclo di vita breve: la loro durata massima non può superare i tre anni e il prodotto della ricerca deve essere pronto per la commercializzazione entro due anni dal completamento del progetto.

3.3

Il programma comune Eurostars può esercitare sul finanziamento comunitario un notevole effetto leva: è previsto infatti un contributo di 300 milioni di euro da parte degli Stati membri e di cinque altri paesi della rete Eureka (Islanda, Israele, Norvegia, Svizzera e Turchia), che la Comunità integrerà con un ulteriore contributo pari a un terzo di quello fornito dagli Stati membri. Il finanziamento pubblico fornirà quindi al bilancio del programma un importo di 400 milioni di euro. Supponendo dei tassi di finanziamento dei progetti compresi fra il 50 % e il 75 %, Eurostars potrebbe mobilitare, per la durata del programma, fra i 133 e i 400 milioni di euro di finanziamenti privati aggiuntivi. La partecipazione viene calcolata ipotizzando un costo medio di 1,4 milioni di euro per ciascun progetto Eurostars. Con un tasso di finanziamento medio del 50 %, un tasso di finanziamento pubblico di 0,7 milioni di euro per progetto e un bilancio globale di circa 400 milioni di euro, possono essere finanziati 565 progetti.

3.4

Il contributo comunitario colma perciò le lacune nel finanziamento della prima fase della R&S, in cui il rischio relativamente elevato associato alle attività innovative può limitare l'afflusso degli investimenti privati (19). L'intervento comunitario e gli investimenti pubblici a favore del programma Eurostars spingeranno un maggior numero di PMI che effettuano attività di R&S a ricercare investimenti privati per sviluppare prodotti o servizi innovativi.

3.5

In materia di finanziamenti, andrebbe altresì considerata l'opportunità di introdurre incentivi fiscali agli investimenti nella R&S negli Stati membri per attirare gli investitori: in questo modo, infatti, questi ultimi beneficerebbero, nella peggiore delle ipotesi, perlomeno degli sgravi, mentre le PMI godrebbero di una forma alternativa di finanziamento.

3.6

Si teme tuttavia che una percentuale notevole di PMI possa essere impossibilitata a partecipare a questa iniziativa europea a favore della competitività e dell'innovazione. Secondo infatti il criterio di ammissibilità del programma, una PMI può proporre un progetto solo se destina alle attività di ricerca almeno il 10 % del suo fatturato o equivalente a tempo pieno. Anche se questa limitazione viene applicata soltanto al capo progetto, tale requisito può comunque impedire a molte piccole imprese la possibilità di presentare progetti innovativi. Come risultato, il programma potrebbe limitarsi ad attirare soltanto imprese ad alta tecnologia già consolidate, che hanno comunque accesso ad altre, più adeguate forme di finanziamento.

3.7

Inoltre, in alcuni Stati membri dell'UE, i costi della R&S sono molto spesso inglobati in altri costi operativi e non possono quindi essere individuati separatamente (20). Pertanto, gli indicatori di R&S utilizzati dall'OCSE non sono del tutto adeguati alle piccole imprese innovative, in quanto non tengono conto della parte di attività caratterizzata da conoscenze non codificate, difficilmente quantificabile (21).

3.8

Sempre secondo l'OCSE, fanno parte del «settore ad alta tecnologia» le industrie in cui le attività di R&S rappresentano oltre il 4 % del fatturato. Anche nelle economie più sviluppate, questo settore rappresenta all'incirca il 3 % del PIL: ciò significa che il 97 % di tutte le attività economiche e la maggior parte dei processi innovativi rientrano nei settori definiti dall'OCSE come mediamente o scarsamente tecnologici (22). Le cifre indicano che se l'accesso fosse limitato alle imprese che dedicano alla R&S almeno il 10 % del loro fatturato, un'ampia quota delle imprese innovative sarebbe esclusa dai finanziamenti del programma. In questo modo quest'ultimo fallirebbe nel suo intento fondamentale, e cioè quello di favorire un atteggiamento positivo nei confronti dell'innovazione.

3.9

Il CESE è pertanto del parere che la selezione dei progetti debba essere basata su criteri di eccellenza e di conformità agli obiettivi del programma e che la soglia del 10 % vada soppressa.

3.10

Un altro requisito del programma Eurostars è che le PMI partecipanti siano in grado di svolgere direttamente la maggior parte del lavoro di R&S: di fatto, invece, non dovrebbe essere esclusa la possibilità di collaborare con altri partner — che possono essere altre PMI, cluster locali, grandi imprese disposte a condividere gli obiettivi del programma, istituti di ricerca o università. Inoltre, il termine «cluster» dovrebbe riferirsi anche alla necessità di collocare le PMI che effettuano R&S in prossimità delle università e degli istituti post universitari per intensificare le interazioni reciproche nell'interesse di entrambi.

3.11

Per quanto riguarda i contributi rispettivi delle PMI che partecipano al programma, è importante ricordare che le PMI che effettuano attività di R&S devono coprire collettivamente almeno il 50 % dei costi di R&S del progetto. Tuttavia, poiché tale criterio potrebbe escludere molte PMI orientate al mercato, in sede di valutazione intermedia del programma (23) andrebbe considerata la possibilità di portare questa soglia al 25 %.

3.12

Va inoltre chiarito ulteriormente il rapporto tra Eurostars e altri strumenti finanziari che rientrano nell'ambito del programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP). Il programma di finanziamento va altresì reso più flessibile e adeguato alle esigenze delle PMI, tenendo al tempo stesso in considerazione le esperienze positive maturate con i fondi di garanzia per la ricerca e lo sviluppo, onde consentire alle imprese di adottare una prospettiva imprenditoriale a più lungo termine.

3.13

L'adozione di un migliore quadro normativo, associata alla consultazione sistematica delle organizzazioni di rappresentanza delle PMI e degli altri soggetti interessati, consentirà di ridurre i costi operativi e i rischi, aumentare i rendimenti, incrementare il flusso del capitale di rischio e migliorare il funzionamento dei mercati dei capitali di rischio. Ciò sarà di particolare giovamento alle PMI innovative. Questi finanziamenti andranno a completare il sostegno pubblico per le primissime fasi (preavviamento) della trasformazione dei risultati della ricerca in iniziative commerciali.

3.14

La Commissione si è impegnata a promuovere misure per aumentare gli investimenti transfrontalieri dei fondi di capitali di rischio (24). In Europa, tale mercato è attualmente suddiviso in 27 ambienti operativi diversi e tale frammentazione incide negativamente sia sulla raccolta di fondi che sugli investimenti.

3.15

Occorre quindi creare un ambiente più favorevole agli investimenti in capitale di rischio. Gli Stati membri devono inoltre incentivare gli investitori privati a impegnarsi in attività di ricerca collaborative a livello internazionale (25) e promuovere il coinvolgimento dei servizi di sostegno alle PMI, al fine di sostenere le imprese che superano con successo la fase di avvio.

4.   Migliorare il coordinamento del programma comune Eurostars

4.1

Il programma Eurostars mira a sostenere le PMI mettendo a disposizione, in qualsiasi campo tecnologico o industriale, il quadro giuridico e organizzativo necessario per una cooperazione europea su larga scala fra gli Stati membri in materia di ricerca applicata e innovazione. Esso è quindi destinato ad aumentare la capacità delle PMI che effettuano attività di R&S di portare sul mercato prodotti, processi e servizi nuovi e innovativi.

4.2

L'internazionalizzazione del progetto può evitare la sovrapposizione degli sforzi in materia di innovazione e dovrebbe fornire l'opportunità di adottare politiche comuni e di intervenire rapidamente per ridurre l'onere amministrativo (26). Con l'aiuto del programma Eurostars, molte PMI potrebbero essere incoraggiate ad avvalersi della collaborazione internazionale, purché siano in grado di proporre e gestire direttamente un progetto. Il coinvolgimento in progetti integrati e nella rete di eccellenza va tuttavia pianificato accuratamente, per evitare squilibri nella partecipazione.

4.3

Oltre a sostenere le attività di R&S, l'UE deve studiare in quale modo i governi possano sostenere l'innovazione più direttamente fornendole infrastrutture adeguate. Esiste una vastissima comunità di «istituzioni» di ricerca, alcune delle quali possono essere associazioni o enti di ricerca, che hanno il compito di sostenere l'innovazione, soprattutto nelle PMI. Vi sono inoltre parchi scientifici, science shop, incubatori di imprese, organismi pubblici locali e regionali e organizzazioni impregnate nel trasferimento di conoscenze. Essi forniscono un importante sostegno alle giovani PMI ad alta tecnologia e anche per quelle più tradizionali che considerano il passaggio a strategie basate sull'innovazione. La presidenza slovena dell'UE e la successiva presidenza francese dovrebbero esaminare in quale modo si possa organizzare il coordinamento del programma Eurostars a livello europeo e nazionale, portandolo a livelli ottimali ed evitando la duplicazione delle cariche e il rischio di confusione tra le agenzie già operanti nel settore delle PMI.

4.4

Il Comitato ha anche raccomandato più volte che una parte decisamente più cospicua degli stanziamenti erogati a titolo dei fondi strutturali comunitari sia utilizzata per potenziare l'infrastruttura di ricerca comune e opportunamente sfruttata per rispondere alle specifiche esigenze delle PMI. I fondi della Banca europea per gli investimenti potrebbero risultare molto utili anche a questo scopo (27).

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  http://www.eurostars-eureka.eu/

(2)  Hartmut Hirsch-Kreinsen, «Low-Tech» Innovations Industry and Innovation (Innovazioni «a bassa tecnologia» nella rivista Industria e innovazione) febbraio 2008.

(3)  Progetto pilota http://www.pilot-project.org.

(4)  A6-0064/2008 (emendamenti alla proposta di decisione), Parlamento europeo, commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, 2008.

(5)  http://ec.europa.eu/research/sme-techweb/index_en.cfm?pg=results

(6)  Models to Reduce the Disproportionate Regulatory Burden on SMEs, Commissione, maggio 2007, DG Imprese e industria.

(7)  The Cost Factor in Patent Systems (Il fattore costo nei sistemi di brevetti), documento di lavoro dell'Università libera di Bruxelles, WP-CEB 06-002, Bruxelles 2006, pagg. 17 e segg.

(8)  Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio — Migliorare il sistema dei brevetti in Europa (COM(2007) 165 def.).

(9)  Carta europea per le piccole imprese, Consiglio europeo di Feira, 19-20 giugno 2000.

(10)  Piccole e medie imprese, essenziali per conseguire una maggiore crescita e rafforzare l'occupazione -Valutazione intermedia della politica moderna a favore delle PMI (COM(2007) 592 def.).

(11)  Luc Hendrickx, UEAPME Expectations on the Proposal for a European Small Business Act (Le aspettative dell'Unione europea dell'artigianato e delle piccole e medie imprese in merito alla proposta di adozione di una legge europea sulle piccole imprese), 14 dicembre 2007.

(12)  http://ec.europa.eu/enterprise/chemicals/studies_en.htm

(13)  GU C 234 del 22.9.2005, pag. 14; UEAPME Position Paper on a Successor to the 6th Framework Programme for R&D (Documento di posizione dell'Unione europea dell'artigianato e delle piccole e medie imprese sul programma che subentrerà al Sesto programma quadro) gennaio 2005.

(14)  Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioniPiccole e medie imprese, essenziali per conseguire una maggiore crescita e rafforzare l'occupazioneValutazione intermedia della politica moderna a favore delle PMI (COM(2007) 592 def.).

(15)  Attuare il programma comunitario di LisbonaFinanziare la crescita delle PMIPromuovere il valore aggiunto europeo (COM(2006) 349 def.).

(16)  Comunicazione della CommissioneLa scienza e la tecnologia, chiavi del futuro dell'EuropaOrientamenti per la politica di sostegno alla ricerca dell'Unione (COM(2004) 353 def.).

(17)  Commissione europea, Observatory of European SMEs (Osservatorio delle PMI europee), serie Flash Eurobarometer, n. 196, maggio 2007.

(18)  GU C 256 del 27.10.2007, pag. 8, sul tema Investire nella conoscenza e nell'innovazione (INT/325).

(19)  Annual Survey of Pan-European Private Equity & Venture Capital Activity (Indagine annuale sulle attività paneuropee nel settore del capitale di rischio), 2004.

(20)  Centro comune di ricerca (CCR) e direzione generale Ricerca (DG RTD), The 2007 EU R&D Investment Scoreboard (Quadro di valutazione degli investimenti europei nella R&S 2007), pag. 20.

(21)  H. Hirsch-Kreinsen, «Low-Technology»: A Forgotten Sector in Innovation Policy («Bassa tecnologia»: un settore dimenticato nella politica dell'innovazione), Facoltà di economia e scienze sociali dell'Università di Dortmund, 15 marzo 2006; Unione europea dell'artigianato e delle piccole e medie imprese (UEAPMI), Towards an Innovation Policy for Crafts, Trades and SMEs (Verso una politica dell'innovazione per l'artigianato, i mestieri e le PMI), 27.10.2004.

(22)  Unione europea dell'artigianato e delle piccole e medie imprese (UEAPMI), Towards an Innovation Policy for Crafts, Trades and SMEs (Verso una politica dell'innovazione per l'artigianato, i mestieri e le PMI), 27.10.2004.

(23)  Parlamento europeo, commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, relazione A6-0064/2008.

(24)  Commission Proposes Measures for More Cross-Border Investment by Venture Capital Funds (La Commissione propone misure per aumentare gli investimenti transfrontalieri dei fondi di capitale di rischio), IP/08/15, 7 gennaio 2008.

(25)  Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioniAttuare il programma comunitario di Lisbona: Finanziare la crescita delle PMIPromuovere il valore aggiunto europeo (COM(2006) 349 def.).

(26)  European Commission Proposals for Administrative Burden Reductions in 2008 (Proposte della Commissione europea per ridurre l'onere amministrativo nel 2008), MEMO/8/152 del 10 marzo 2008.

(27)  (GU C 65 del 17.3.2006) eGU C 256 del 27.10.2007, pag. 17.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/23


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Superare la stigmatizzazione del fallimento aziendale — Per una politica della seconda possibilità — Attuazione del partenariato di Lisbona per la crescita e l'occupazione

COM(2007) 584 def.

(2008/C 224/05)

La Commissione europea, in data 5 ottobre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Superare la stigmatizzazione del fallimento aziendale — Per una politica della seconda possibilità — Attuazione del partenariato di Lisbona per la crescita e l'occupazione.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 6 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore MORGAN.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 70 voti favorevoli e 3 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

È dal 2001 che la Commissione si occupa degli effetti negativi dei fallimenti aziendali, insistendo in particolare sulla necessità di migliorare le procedure fallimentari. Date le sue competenze limitate in questo settore, essa ha incentrato la sua azione sulla raccolta di dati relativi alle conseguenze legali e sociali dei fallimenti aziendali, agevolando così l'identificazione e la diffusione di buone prassi e la messa a punto di strumenti di allarme precoce al fine di ridurre la stigmatizzazione dei fallimenti.

1.2

Il CESE condivide l'enfasi posta dalla Commissione sulla necessità di superare la stigmatizzazione dei fallimenti aziendali. Per sfruttare pienamente il potenziale imprenditoriale esistente nell'UE e creare imprese dinamiche è fondamentale garantire all'imprenditoria opportune condizioni quadro a livello nazionale. L'apprezzamento della società per il successo imprenditoriale, essenziale a tal fine, dovrebbe andare di pari passo con una politica di promozione della seconda possibilità per gli imprenditori che hanno subito un fallimento.

1.3

La Commissione è nel giusto quando afferma che la creazione di un'impresa, il suo successo e il suo fallimento sono tutti aspetti intrinseci dell'economia di mercato. A ragione evidenzia inoltre che, nel quadro della generale mancanza di apprezzamento e di comprensione dell'imprenditorialità da parte della società, il fatto che un'impresa incontri difficoltà o fallisca non viene ancora sufficientemente accettato come il risultato di una normale evoluzione economica, né tanto meno come un'opportunità per creare qualcosa di nuovo. L'UE deve cambiare mentalità: infatti, quanto più si stigmatizza un imprenditore che ha subito un fallimento, tanto maggiore sarà il rischio che anche una sua seconda iniziativa vada incontro al fallimento. Tale rischio investe tutti i soggetti interessati all'interno dell'impresa stessa.

1.4

La legislazione statunitense cerca di stabilire un equilibrio tra interessi dei debitori, interessi dei creditori e interessi della società nel suo complesso. Il CESE ritiene che anche le normative degli Stati membri dell'UE dovrebbero essere formulate in modo tale da realizzare lo stesso equilibrio. L'insolvenza e il mancato pagamento dei debiti possono provocare enormi difficoltà ai creditori e metterli a loro volta in condizioni di insolvenza. Sollevare una società dal debito per riavviarla può essere una soluzione estremamente ingiusta nei confronti dei creditori. La legislazione sull'insolvenza deve invece tendere a un giusto equilibrio.

1.5

Dal punto di vista della società in generale, la soluzione migliore è forse mantenere l'impresa in attività in toto o in parte. Se essa è potenzialmente redditizia, tutte le parti interessate ne trarranno vantaggio. Inoltre, se può essere salvata dai curatori fallimentari, i dipendenti potranno conservare il posto di lavoro. Se un imprenditore si rimette in attività dopo aver subito un fallimento, crea nuovi posti di lavoro. In tutti questi casi, l'occupazione che ne consegue è chiaramente nell'interesse della società nel suo complesso.

1.6

Molte sono le circostanze che possono portare un'impresa al fallimento, anche quando l'imprenditore è animato dalle migliori intenzioni. Nella fase di avvio, ad esempio, non sempre è possibile assicurare la redditività dell'impresa, mentre, superata questa fase, può invece essere l'utilizzo di un modello di gestione errato a comprometterne il futuro. D'altro canto, imprese potenzialmente redditizie possono fallire per errori commessi dagli imprenditori, ma anche per ragioni completamente estranee al loro controllo: queste aziende possono e dovrebbero essere salvate dai curatori, che dovrebbero preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro.

1.7

È importante distinguere un'impresa dai suoi dirigenti: è possibile infatti che questi vadano incontro alla rovina finanziaria, mentre l'impresa e i posti di lavoro vengono salvati dai curatori. Quando un'impresa fallisce, gli imprenditori corrono forti rischi di andare incontro alla rovina finanziaria a causa delle garanzie personali fornite alle banche, anche quando personalmente non hanno posto in essere comportamenti fraudolenti. L'iniziativa della Commissione è destinata per l'appunto a questo tipo di imprenditori non fraudolenti che hanno creato un'impresa valida, ma che hanno poi avuto la sventura di fallire per inesperienza o per sfortuna. Questi imprenditori meritano una seconda possibilità e l'economia ha bisogno delle loro capacità. Altri imprenditori, che falliscono per incompetenza o per mancanza di lungimiranza, hanno probabilmente poco da offrire all'economia, anche qualora riescano a trovare un sostegno finanziario. Non tutti gli imprenditori che falliscono meritano una seconda opportunità.

1.8

L'iniziativa della Commissione ha contribuito ad avviare riforme in tutta l'Unione europea: molti Stati membri hanno già tratto ispirazione dalle buone prassi e dalle conclusioni strategiche raccolte a livello europeo, e circa un terzo di loro ha presentato piani di riforma del rispettivo diritto fallimentare. Tuttavia, quasi la metà dei paesi dell'Unione europea deve ancora muovere i primi passi in questa direzione. Sebbene la Commissione disponga di competenze limitate in quest'ambito, il CESE la esorta a fare quanto in suo potere per spingere i ministri delle Finanze degli Stati membri a intervenire. A giudizio del CESE, infatti, i progressi compiuti dagli Stati membri in materia sono complessivamente insoddisfacenti.

1.9

Il CESE appoggia pienamente tutte le raccomandazioni contenute nella comunicazione in merito al diritto fallimentare, con riserva ovviamente del contenuto preciso della legislazione che verrà poi adottata. Tali raccomandazioni prevedono il riconoscimento ufficiale dei fallimenti non fraudolenti, l'aggiustamento rapido dei debiti e la riduzione delle restrizioni, delle decadenze e dei divieti giuridici, con una procedura accelerata. L'obiettivo a medio termine dovrebbe essere di stabilire una procedura di durata complessivamente non superiore a 12 mesi.

1.10

Il CESE ritiene imperativo che tutti gli Stati membri portino a termine quanto prima la revisione del rispettivo diritto fallimentare. Tuttavia, oltre alla modifica delle leggi in materia, è di fondamentale importanza che le procedure fallimentari vengano trattate con celerità dai tribunali. L'intero processo deve essere organizzato in modo efficace. Queste riforme sono al centro del programma per offrire una seconda possibilità agli imprenditori che hanno subito un fallimento.

1.11

Il secondo messaggio contenuto nella comunicazione riguarda il sostegno attivo alle imprese a rischio. Questo aspetto non rientra di per sé nel programma della Commissione relativo a una seconda possibilità, ma fa parte di un programma concepito per evitare i fallimenti e preservare le imprese e i posti di lavoro. Nella sezione 4 del presente parere vengono riportati numerosi esempi di fallimenti aziendali che si sarebbero potuti evitare. A questo proposito, l'obiettivo della comunicazione è scongiurare i fallimenti evitabili attraverso meccanismi di allarme precoce e la fornitura di finanziamenti temporanei e di servizi di consulenza.

1.12

Per la maggior parte delle PMI questo programma non riveste grande interesse pratico, in quanto prevede pochi meccanismi per l'individuazione precoce delle imprese a rischio tra le decine di migliaia di PMI che operano in ciascuno Stato membro. Ciò detto, gli Stati membri sono incoraggiati a sfruttare al massimo le possibilità esistenti, vedi ad esempio l'utilizzo in Francia delle informazioni fornite dalle autorità preposte alla riscossione dell'IVA come strumento di allarme precoce per segnalare eventuali problemi di liquidità delle imprese. La Commissione afferma che le misure di sostegno dovrebbero privilegiare la prevenzione del fallimento, le consulenze degli esperti e l'intervento tempestivo. Il problema sorge quando gli stessi vertici aziendali non si rendono conto che la propria impresa è a rischio. I governi degli Stati membri dovranno operare in stretto contatto con il settore contabile e le organizzazioni di sostegno alle PMI per sviluppare misure proattive che siano consone alla cultura delle rispettive PMI.

1.13

Chiaramente, la raccomandazione più importante contenuta nella comunicazione è quella riguardante la riforma del diritto fallimentare. Questa è infatti la misura indispensabile per avviare il programma della Commissione per offrire una seconda possibilità agli imprenditori.

1.14

Se alcune delle misure meno incisive previste dalla comunicazione possono essere attuate senza la modifica del diritto fallimentare, le altre potranno essere intraprese solo una volta che la legge sia stata modificata. Senza la riforma del diritto fallimentare, non sarà possibile realizzare l'obiettivo principale della comunicazione.

1.15

Il CESE ritiene che ciascuno Stato membro dovrebbe dare seguito alla comunicazione in esame inserendo le proposte in essa contenute nel programma nazionale di riforma elaborato in attuazione della strategia di Lisbona (orientamento 15).

2.   Introduzione

2.1

È dal 2001 che la Commissione si va occupando degli effetti negativi dei fallimenti aziendali, insistendo in particolare sulla necessità di migliorare le procedure fallimentari. Date le sue competenze limitate in questo settore, essa ha incentrato la sua azione sulla raccolta di dati relativi alle conseguenze legali e sociali dei fallimenti aziendali, agevolando così l'identificazione e la diffusione di buone prassi e la messa a punto di strumenti di allarme precoce al fine di ridurre la stigmatizzazione del fallimento.

2.2

Questi sforzi hanno consentito di avviare riforme in tutta l'Unione europea: molti Stati membri hanno già tratto ispirazione dalle buone prassi e dalle conclusioni strategiche raccolte a livello europeo e circa un terzo di loro ha presentato piani di riforma del rispettivo diritto fallimentare. Ma quasi la metà dei paesi dell'Unione europea deve ancora muovere i primi passi in questa direzione. Sebbene la Commissione disponga di competenze limitate in quest'ambito, il CESE la esorta ad adoperarsi con ogni mezzo a sua disposizione per spingere i ministri delle Finanze degli Stati membri a intervenire. A giudizio del CESE, infatti, i progressi compiuti dagli Stati membri in questo campo sono complessivamente insoddisfacenti.

TABELLA A: LA SITUAZIONE ATTUALE NEGLI STATI MEMBRI

Misure esistenti

(Sì)

Misure previste o esistenti in parte

No

Misure inesistenti

 

Informazione/istruzione

Strategia globale

Pubblicità della sentenza dichiarativa di fallimento non fraudolento

Restrizioni ridotte, ecc.

Migliore trattamento giuridico in caso di fallimento non fraudolento

Aggiustamento rapido e/o cancellazione dei debiti

Procedure razionalizzate

Misure per stimolare il sostegno

Misure per promuovere i collegamenti

Dialogo con il settore finanziario

Totale Sì+(Sì)

Austria

No

(Sì)

No

(Sì)

(Sì)

(Sì)

(Sì)

(Sì)

No

7

Belgio

No

No

(Sì)

(Sì)

(Sì)

No

No

No

No

4

Bulgaria

No

No

No

No

No

No

No

No

No

No

0

Cipro

No

No

(Sì)

(Sì)

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

4

Danimarca

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

4

Estonia

No

No

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

2

Finlandia

No

No

No

No

(Sì)

No

No

4

Francia

No

No

No

No

(Sì)

No

No

(Sì)

No

3

Germania

(Sì)

No

No

(Sì)

No

No

No

No

4

Grecia

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

4

Irlanda

No

No

No

No

No

No

No

No

2

Italia

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

4

Lettonia

No

No

No

No

No

No

(Sì)

No

No

No

1

Lituania

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

4

Lussemburgo

No

No

No

No

No

No

No

No

No

1

Malta

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

No

No

2

Paesi Bassi

(Sì)

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

(Sì)

4

Polonia

No

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

3

Portogallo

No

No

No

No

No

No

No

No

No

No

0

Regno Unito

No

No

No

No

No

5

Repubblica ceca

No

No

No

No

No

No

(Sì)

No

No

No

1

Romania

No

No

No

(Sì)

(Sì)

No

No

No

No

3

Slovacchia

No

No

No

No

No

No

No

No

No

No

0

Slovenia

No

No

No

No

No

(Sì)

No

No

No

No

1

Spagna

No

No

No

No

No

No

No

3

Svezia

No

No

No

No

(Sì)

No

No.

No

3

Ungheria

No

No

No

No

No

No

No

No

No

No

0

Totale Sì+(Sì)

2

1

3

12

15

17

17

3

2

1

 

Stati Uniti

No

No

No

(Sì)

No

No

No

4

2.3

Nella tabella A, tratta dalla comunicazione in esame, le colonne 4-6 si riferiscono alla riforma del diritto fallimentare: dai dati in esse contenuti risulta molto chiaramente che gli Stati membri sono estremamente attivi sul piano legislativo, ma che pochissimi di loro hanno finora applicato le riforme adottate. Se le cifre riportate in fondo alle colonne si riferissero all'applicazione delle norme, allora il totale sarebbe rispettivamente di 6, 6, 5 e 10, anziché 12, 15, 17 e 17, un risultato — quest'ultimo — modesto sul totale dei 27 membri dell'UE. La lentezza o l'inerzia degli Stati membri stanno sicuramente danneggiando l'attività delle imprese in quanto, fintantoché non vengono realizzate le modifiche necessarie, la possibilità del fallimento rappresenta un importante ostacolo per le imprese.

2.4

Va notato inoltre che le colonne 1-3 e 8-10 sono praticamente vuote: ciò è piuttosto sorprendente in quanto, malgrado nella maggior parte degli Stati membri la legislazione sull'insolvenza non sia stata modificata, le altre misure di tipo non legislativo avrebbero tuttavia potuto essere avviate.

2.5

A titolo di confronto, il CESE ha chiesto alla Commissione di fornire dati equivalenti a quelli della tabella per quanto riguarda gli USA. L'inserimento degli USA nella tabella è giustificato da quanto segue:

restrizioni ridotte: Sì. Negli USA non viene applicata nessuna delle restrizioni comunemente in uso nell'UE (ad esempio, l'esclusione di un imprenditore fallito dalla carica di direttore d'impresa e di amministratore fiduciario e la limitazione del credito a lui concesso). Di fatto, la sezione 525 del codice fallimentare statunitense vieta di discriminare un individuo per il semplice fatto che egli è o è stato oggetto di una procedura fallimentare,

migliore trattamento giuridico in caso di trattamento non fraudolento: (Sì). Come in altri Stati membri dell'UE, nessuna possibilità di aggiustamento viene concessa in caso di colpa, comportamento fraudolento, ecc., né è prevista alcun'altra forma di «miglior trattamento»,

aggiustamento rapido: Sì. Non è previsto che l'imprenditore fallito rimanga in tale condizione per un determinato periodo di tempo prima di essere riabilitato,

procedure razionalizzate: Sì. Il tipo di procedura fallimentare più comunemente usata dai singoli individui è quella prevista al capitolo 7, relativo alla liquidazione o fallimento. In generale, questo tipo di procedura richiede in totale 3-4 mesi. Per evitare le domande multiple, non è consentito un secondo ricorso al capitolo 7 entro 6 anni dal primo.

2.6

Il codice fallimentare statunitense segue un'impostazione completamente diversa da quella che domina nella maggioranza, se non nella totalità, degli Stati membri dell'UE. La situazione giuridica attuale della maggior parte degli Stati membri mostra il grado di incomprensione della questione: i tempi necessari per modificare la legislazione sull'insolvenza rivelano infatti che, per usare un colloquialismo, l'UE semplicemente «non ci arriva». L'introduzione delle nuove leggi sarà favorita da un cambiamento di mentalità, senza il quale neanche le misure non legislative riusciranno mai a decollare.

2.7

Nel XIX secolo il fallimento aziendale era così stigmatizzato da spingere gli imprenditori al suicidio. Se nel XXI secolo i casi di suicidio sono meno numerosi, lo stigma sociale, tuttavia, rimane. Bisogna che gli imprenditori siano visti dai cittadini europei come persone che esercitano un'attività estremamente meritevole, anche quando falliscono. È inevitabile che si verifichi un certo numero di fallimenti: delle 931.435 imprese create nel 1998 in Spagna, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Svezia e Regno Unito, poco meno di tre quarti (73 %) sono sopravvissute ai primi due anni di attività e poco meno della metà (49,1 %) era ancora in vita nel 2003, dopo cinque anni di esistenza.

2.8

La Commissione è nel giusto quando afferma che la creazione di un'impresa, il suo successo e il suo fallimento sono tutti aspetti intrinseci dell'economia di mercato. A ragione evidenzia inoltre che, nel quadro della generale mancanza di apprezzamento e di comprensione dell'imprenditorialità da parte della società, il fatto che un'impresa incontri difficoltà o fallisca non viene ancora sufficientemente accettato come il risultato di una normale evoluzione economica, né tanto meno come un'opportunità per creare qualcosa di nuovo. L'UE deve cambiare mentalità: infatti, quanto più si stigmatizza un imprenditore che ha subito un fallimento, tanto maggiore sarà il rischio che anche una sua seconda iniziativa vada incontro al fallimento. Tale rischio investe tutti i soggetti interessati all'interno dell'impresa stessa.

2.9

La legislazione americana cerca di stabilire un equilibrio tra interessi dei debitori, interessi dei creditori e interessi della società nel suo complesso. Il CESE ritiene che anche le normative degli Stati membri dell'UE dovrebbero essere formulate in modo tale da realizzare lo stesso equilibrio. L'insolvenza e il mancato pagamento dei debiti possono provocare enormi difficoltà ai creditori e metterli a loro volta in condizioni di insolvenza. Sollevare una società dal debito per darle una seconda opportunità può essere una soluzione estremamente ingiusta nei confronti dei creditori. La legislazione sull'insolvenza deve invece tendere a un giusto equilibrio.

2.10

Dal punto di vista della società in generale, la soluzione migliore è forse mantenere l'impresa insolvente in attività in toto o in parte. Se essa è potenzialmente redditizia, allora tutte le parti interessate ne trarranno vantaggio.

2.11

Gli interessi dei dipendenti sono tutelati in molti modi. Per i casi di insolvenza gli Stati membri hanno attuato la direttiva sull'insolvenza del datore di lavoro, che prevede il pagamento ai lavoratori subordinati dei diritti non liquidati. Se l'impresa viene salvata dai curatori fallimentari, i dipendenti potranno conservare il posto di lavoro. Se un imprenditore si rimette in attività dopo aver subito un fallimento, crea nuovi posti di lavoro. In tutti questi casi, l'occupazione che ne consegue è chiaramente nell'interesse della società nel suo complesso.

3.   Sintesi della comunicazione della Commissione

3.1   Immagine pubblica, istruzione e mezzi di comunicazione

3.1.1

Il primo passo per affrontare gli effetti negativi di un fallimento aziendale è discuterne pubblicamente. Nell'Unione europea il fallimento viene spesso visto dall'opinione pubblica come un crimine, quale che ne sia la causa. I mezzi di comunicazione hanno un ruolo positivo da svolgere nel modificare questa percezione errata. Gli insegnamenti da trarre sono i seguenti:

a)

le campagne d'informazione e i programmi d'istruzione dovrebbero evidenziare i vantaggi legati all'avvio di una nuova attività dopo un fallimento, mostrando che compiere più tentativi costituisce un normale processo di apprendimento, di ricerca e di scoperta;

b)

i mezzi di comunicazione potrebbero contribuire a differenziare il fallimento dalla frode e diffondere la conoscenza dei vantaggi di un'imprenditoria rinnovata, al fine di migliorare presso l'opinione pubblica l'immagine degli imprenditori che riavviano un'attività e di valorizzarne l'esperienza;

c)

il proseguimento del dialogo con tutti i soggetti interessati dovrebbe contribuire a individuare i numerosi aspetti della riprovazione sociale connessa al fallimento.

3.2   Il ruolo del diritto fallimentare

3.2.1

Avviare una nuova attività dopo un fallimento può essere un'operazione giuridicamente complessa. In molti paesi il diritto fallimentare riserva un unico trattamento a prescindere dal fatto che il fallimento sia dovuto a comportamenti fraudolenti, che sia involontario o che non vi sia alcuna colpa manifesta da parte del proprietario o del dirigente, vale a dire che la loro condotta è stata onesta e corretta.

3.2.2

Numerose disposizioni impongono restrizioni, divieti e interdizioni agli imprenditori che hanno subito un fallimento sulla sola base dell'esistenza di procedure di fallimento. Questa automaticità non tiene conto dei rischi inerenti alla realtà quotidiana della vita delle imprese e implica la convinzione che il fallito non può essere degno di fiducia da parte della società. S'impone quindi nell'Unione europea un radicale cambiamento nell'impianto del diritto fallimentare. I principali insegnamenti da trarre sono i seguenti:

a)

è essenziale creare un giusto quadro di riferimento che, pur proteggendo adeguatamente gli interessi di tutte le parti, riconosca la possibilità per un imprenditore di fallire e di intraprendere successivamente una nuova attività imprenditoriale. La legislazione sul fallimento dovrebbe distinguere chiaramente tra fallimento fraudolento e non fraudolento;

b)

gli imprenditori che falliscono per ragioni estranee al loro controllo dovrebbero poter beneficiare di una decisione giudiziaria formale che li dichiari in fallimento non fraudolento e scusabile. La decisione dovrebbe essere accessibile al pubblico;

c)

il diritto fallimentare dovrebbe prevedere l'aggiustamento rapido dei debiti rimanenti in funzione di alcuni criteri;

d)

le restrizioni, le decadenze e i divieti giuridici dovrebbero essere ridotti;

e)

le procedure giudiziarie dovrebbero essere semplificate e accelerate, consentendo in tal modo di valorizzare al massimo gli attivi del fallito prima della riallocazione delle risorse. In generale, la durata della procedura non dovrebbe superare l'anno.

3.3   Sostegno attivo alle imprese a rischio

3.3.1

La stigmatizzazione dei fallimenti aziendali è uno dei motivi per i quali numerose PMI in difficoltà finanziarie nascondono i loro problemi finché non è troppo tardi. Per evitare un fallimento è essenziale agire tempestivamente, e in molti casi è preferibile un salvataggio alla liquidazione. Queste le principali lezioni da trarre:

a)

se è vero che il numero di insolvenze non può essere ridotto a zero, un sostegno precoce alle imprese sane può tuttavia contribuire a ridurlo al minimo. Le misure di sostegno dovrebbero privilegiare la prevenzione dei fallimenti, le consulenze degli esperti e l'intervento rapido;

b)

occorre vigilare sull'accessibilità del sostegno, dal momento che le imprese in difficoltà non si possono permettere consulenze costose;

c)

bisognerebbe sfruttare pienamente le possibilità di messa in rete offerte dall'UE e dalle organizzazioni europee delle imprese;

d)

il diritto fallimentare dovrebbe prevedere possibilità di ristrutturazione e salvataggio invece di concentrarsi esclusivamente sulla liquidazione.

3.4   Sostegno attivo agli imprenditori che avviano una nuova attività dopo un fallimento

3.4.1

Le misure pubbliche a sostegno degli imprenditori non tengono sufficientemente conto dei principali vincoli a cui essi sono sottoposti — in termini di risorse, competenze e assistenza psicologica — al momento di avviare una seconda impresa. In linea generale, l'avvio di una nuova impresa è frenato dalla mancanza di risorse necessarie, in particolare quelle finanziarie. Gli insegnamenti da trarre sono i seguenti:

a)

le autorità competenti dovrebbero destinare mezzi finanziari sufficienti all'avvio di nuove attività eliminando gli ostacoli ai sistemi di finanziamento pubblico per le nuove imprese;

b)

le banche e le istituzioni finanziarie dovrebbero rivedere il loro atteggiamento estremamente cauto nei confronti degli imprenditori che riavviano un'attività, spesso fondato su valutazioni negative della solvibilità. La Commissione intende inserire tale questione all'ordine del giorno della tavola rotonda dei banchieri e delle PMI;

c)

gli Stati membri dell'UE dovrebbero vigilare affinché i nomi degli imprenditori che hanno subito un fallimento non fraudolento non figurino in elenchi che hanno l'effetto di limitare l'accesso al credito del settore bancario;

d)

i responsabili dell'assegnazione degli appalti pubblici dovrebbero essere consapevoli del fatto che le direttive in materia di appalti pubblici non consentono discriminazioni a danno di imprenditori che abbiano subito fallimenti non fraudolenti;

e)

sarebbe opportuno mettere a disposizione degli imprenditori che riprendono l'attività un sostegno psicologico e tecnico adeguato nonché formazioni e inquadramenti specifici;

f)

le autorità competenti dovrebbero favorire i legami tra gli imprenditori che intendono riprendere l'attività e i loro potenziali clienti, partner commerciali e investitori, in modo che questi possano rispondere ai bisogni dei primi.

3.5

In conclusione, per sfruttare pienamente il potenziale imprenditoriale esistente nell'UE e creare imprese dinamiche è essenziale garantire all'imprenditoria opportune condizioni quadro a livello nazionale. L'apprezzamento della società per il successo imprenditoriale, essenziale a tal fine, dovrebbe andare di pari passo con una politica di promozione della seconda possibilità per gli imprenditori che hanno subito un fallimento.

4.   Osservazioni generali

4.1

Il CESE condivide l'enfasi posta dalla Commissione sulla necessità di superare la stigmatizzazione del fallimento aziendale. La Commissione è nel giusto quando afferma che la creazione di un'impresa, il suo successo e il suo fallimento sono tutti aspetti intrinseci dell'economia di mercato. A ragione, inoltre, evidenzia che, nel quadro della generale mancanza di apprezzamento e di comprensione dell'imprenditorialità da parte della società, il fatto che un'impresa incontri difficoltà o fallisca non viene ancora sufficientemente accettato come il risultato di una normale evoluzione economica, né come un'opportunità per creare qualcosa di nuovo.

4.2

Ciò nonostante, il CESE ritiene che, sebbene molte delle raccomandazioni contenute nella comunicazione siano indispensabili, alcune di esse non sembrino molto credibili. Le sue riserve vengono esposte in più punti all'interno delle sezioni 4 e 5 del presente parere.

4.3

Scopo e obiettivo ultimo dell'attività imprenditoriale è creare un'impresa che al tempo stesso sia redditizia e presenti prospettive di crescita. Gli imprenditori innovano per rispondere a quei bisogni dei clienti che o non sono ancora soddisfatti o non lo sono nel modo più efficiente.

4.4

Un imprenditore può essere colui che individua un'opportunità commerciale: ad esempio, un imprenditore londinese ha visto l'opportunità di svolgere un'attività di import/export tra il Regno Unito e l'India e rispondere così a determinati bisogni di entrambi i paesi. In questo modo, ha colmato una lacuna del mercato. Altri imprenditori colmano lacune analoghe, ad esempio aprendo ristoranti o saloni di parrucchiere in comunità dove questi servizi non esistono in misura sufficiente.

4.5

Amazon è un ottimo esempio di impresa creata per soddisfare un bisogno in modo più efficiente: se le librerie tradizionali continuano infatti a essere il punto di riferimento per quanti hanno il tempo e la voglia di andare in libreria a sfogliare libri, Amazon dal canto suo viene incontro alle esigenze di una diversa categoria di lettori.

4.6

Alcuni imprenditori creano un'impresa per sfruttare i progressi della scienza e della tecnologia. Le imprese di questo tipo sono spesso frutto del lavoro di università, centri di ricerca e aziende di tipo scientifico. Quattro docenti dell'Università di Londra hanno fondato un'impresa che, grazie a un software di loro proprietà, fornisce servizi di analisi dell'immagine per migliorare i sistemi di misurazione degli effetti terapeutici dei farmaci in via di sperimentazione. Il perno di questa impresa è rappresentato dai diritti di proprietà intellettuale legati al software. Uno dei quattro docenti è stato nominato amministratore delegato e si sta attualmente cimentando con il mestiere di imprenditore.

4.7

Per creare un'impresa di successo, un imprenditore ha soprattutto bisogno di tre cose: in primo luogo, deve avere le conoscenze e l'esperienza necessaria per valutare correttamente le prospettive offerte dal mercato e disporre del know-how richiesto per trasformare il suo progetto in realtà, che si tratti di un nuovo ristorante, di un servizio di viaggi online o di un'applicazione scientifica rivoluzionaria. Il primo passo nella creazione di qualsiasi impresa è dimostrare nei fatti l'attuabilità del progetto: ciò significa sviluppare un prodotto o un servizio a un grado tale per cui vi siano clienti disposti a pagare il prezzo necessario perché l'azienda copra i propri costi e realizzi un utile. Molti aspiranti imprenditori falliscono proprio in questa fase. Alcuni riescono a trarre insegnamento dai loro errori e a iniziare una nuova impresa; altri invece ne sono del tutto incapaci.

4.8

Il secondo requisito sono i finanziamenti. Alcune imprese sono così interessanti da riuscire ad attirare fin dall'inizio il capitale di rischio, ma nella maggior parte dei casi ciò avviene solo dopo che l'imprenditore ha trasformato il suo progetto in realtà. È vero che ora disponiamo del programma di capitali di rischio della BEI, ma anche in questo caso le capacità saranno limitate. I finanziamenti di solito arrivano in tranche o momenti diversi. Se la prima tornata di finanziamenti dà buoni risultati, è molto più facile ottenerne altri per le fasi successive.

4.9

Molto spesso sono i familiari e gli amici a finanziare la fase di avvio di un'impresa. Quanto ai prestiti bancari, essi sono disponibili, sennonché le banche esigono garanzie. Se l'impresa non ha beni, le banche prendono i beni dell'imprenditore come garanzia. Per un imprenditore, per la sua famiglia e i suoi amici il rischio principale è legato alla fornitura di garanzie personali. Solitamente tali garanzie rimangono in vigore anche una volta conclusa la fase di avvio, in quanto le società private dipendono generalmente dal sostegno delle banche fintantoché non vengono quotate. L'escussione delle garanzie può comportare per l'imprenditore la perdita della casa. In queste circostanze gli obblighi fiscali e di sicurezza sociale possono aggravare ulteriormente situazione.

4.10

Nel parere sul tema Incentivi fiscali a favore della R&S  (1), il CESE incoraggia gli Stati membri a concedere agevolazioni fiscali ai privati che investono in imprese in fase di avvio. È evidente che queste agevolazioni permetterebbero agli imprenditori di reperire più agevolmente i capitali per nuove imprese.

4.11

Una volta superata la fase di avvio, interviene la terza componente indispensabile del successo di un imprenditore, ovvero la validità del modello d'impresa prescelto. Quest'ultimo, fondamentale per la crescita dell'impresa stessa, dipende da una serie di parametri che riassumono la situazione dell'impresa. Sottraendo i costi di produzione dalle vendite si ottiene un margine lordo che, una volta dedotte le altre spese, fornisce un utile lordo sufficiente per pagare gli interessi e rimborsare il capitale dei prestiti bancari contratti. Quando il modello dell'impresa presenta una qualche disfunzione, o quando il management non possiede le competenze o l'esperienza necessarie per gestire le vendite, ecc., in sostanza per far funzionare l'impresa, i suoi garanti rischiano il fallimento. Chiaramente, da un fallimento di questo tipo si può imparare molto. Se l'imprenditore ha capito quali sono i presupposti del modello d'impresa, potrà considerare l'ipotesi di creare una nuova impresa.

4.12

I modelli d'impresa che hanno funzionato bene in passato sono sempre minacciati da possibili cambiamenti a livello del personale, della clientela, dei mercati, delle tecnologie e della concorrenza. Una volta creata un'impresa di successo, l'imprenditore verrà continuamente messo alla prova dai cambiamenti, il che è particolarmente vero per le imprese tecnologiche. Gli imprenditori che non siano riusciti ad adattarsi potranno trarre insegnamento da questa loro esperienza; altri invece, specialmente se proprietari dell'azienda da due o tre generazioni, forse non sapranno farlo.

4.13

Ai fini della riuscita del modello d'impresa, il ruolo dell'imprenditore e dei suoi collaboratori appare determinante; in particolare, è essenziale che essi dispongano di competenze in materia di gestione finanziaria. Una buona impresa potrà essere vittima del suo stesso successo ed espandere la propria attività al punto da non sapere onorare i propri impegni finanziari. In tal caso può essere posta sotto amministrazione controllata dai suoi creditori. Il riavvio di imprese di questo tipo può offrire ottime possibilità di successo.

4.14

Un'altra difficoltà finanziaria può insorgere nel caso in cui un grosso cliente sia inadempiente nei pagamenti e metta così l'imprenditore nell'incapacità di onorare a sua volta i propri impegni finanziari, provocando il pignoramento dei beni ipotecati da parte della banca. Stando alle statistiche della Commissione, un quarto delle situazioni di insolvenza è dovuto a ritardi nei pagamenti. Anche in tal caso vi sono probabilità di successo in caso di riavvio dell'impresa. La vulnerabilità delle piccole e giovani imprese è ampiamente riconosciuta sia dai governi degli Stati membri che dalla Commissione. La questione, già affrontata nella direttiva sui ritardi di pagamento, sarà ripresa nuovamente nella normativa sulle piccole imprese di prossima adozione.

4.15

Alcune imprese falliscono per ragioni estranee al loro controllo e imprevedibili, come ad esempio le conseguenze degli attentati dell'11 settembre o l'impatto di condizioni meteorologiche estreme. Tuttavia, se fossero state più previdenti, avrebbero potuto sottoscrivere un'assicurazione per limitare i danni. Si invitano pertanto le organizzazioni che sostengono le piccole imprese a informare gli imprenditori dei benefici derivanti dagli strumenti prudenziali.

4.16

In sintesi, sono molte le circostanze che possono portare al fallimento di un'impresa, anche quando l'imprenditore è animato dalle migliori intenzioni: nella fase di avvio, ad esempio, non sempre è possibile assicurare la redditività dell'impresa, mentre, superata questa fase, può invece essere l'utilizzo di un errato modello di gestione a comprometterne il futuro. D'altro canto, imprese potenzialmente redditizie possono senz'altro fallire per errori commessi dagli imprenditori come per ragioni completamente estranee al loro controllo: queste aziende possono e dovrebbero essere salvate dai curatori, che dovrebbero conservare il maggior numero possibile di posti di lavoro.

4.17

È importante distinguere un'impresa dai suoi dirigenti: è possibile infatti che questi vadano incontro alla rovina finanziaria, mentre l'impresa e i posti di lavoro vengono salvati dai curatori. Quando un'impresa fallisce, gli imprenditori corrono forti rischi di andare incontro alla rovina finanziaria a causa delle garanzie personali fornite alle banche, anche quando personalmente non hanno posto in essere comportamenti fraudolenti. L'iniziativa della Commissione è destinata per l'appunto a questo tipo di imprenditori non fraudolenti. Altri imprenditori, che falliscono per incompetenza e per mancanza di lungimiranza, hanno probabilmente poco da offrire all'economia, anche qualora riescano a trovare un sostegno finanziario. Non tutti gli imprenditori che falliscono meritano una seconda opportunità.

5.   Osservazioni specifiche

5.1   Immagine pubblica, istruzione e mezzi di comunicazione

5.1.1

Il messaggio più forte che i governi degli Stati membri possono trasmettere ai cittadini riguarda chiaramente la riforma del diritto fallimentare. Una volta che la legge incoraggerà espressamente una seconda opportunità per gli imprenditori, i messaggi dei media lo sottolineeranno.

5.1.2

Inoltre, i governi possono collaborare con organizzazioni e istituzioni che operano in stretto collegamento con le imprese. Il settore più direttamente coinvolto sarà quello contabile, ma anche le organizzazioni che rappresentano le PMI e le imprese individuali possono dare il loro contributo.

5.1.3

La comunicazione accenna all'idea di un programma di premi per imprenditori che abbiano riavviato con successo un'impresa dopo un fallimento. Se le organizzazioni citate sopra adottassero iniziative di questo tipo, i media potrebbero reagire in modo positivo.

5.2   Il ruolo del diritto fallimentare

5.2.1

Il CESE appoggia pienamente tutte le raccomandazioni contenute nella comunicazione in merito al diritto fallimentare, con riserva ovviamente del contenuto preciso della legislazione che verrà poi adottata. Tali raccomandazioni vengono esaminate in dettaglio al punto 3.2 del presente parere e comprendono il riconoscimento ufficiale dei fallimenti non fraudolenti, l'aggiustamento rapido dei debiti e la riduzione delle restrizioni giuridiche, delle interdizioni e dei divieti, con procedure accelerate. L'obiettivo a medio termine dovrebbe essere di stabilire una procedura di durata non superiore ai 12 mesi.

5.2.2

Il CESE ritiene imperativo che tutti gli Stati membri portino a termine quanto prima la revisione del rispettivo diritto fallimentare. Oltre alla modifica delle leggi in materia, è di fondamentale importanza che le procedure fallimentari vengano trattate con celerità dai tribunali. L'intero processo deve essere organizzato in modo efficace. Queste riforme sono al centro del programma a sostegno degli imprenditori che avviano una seconda impresa dopo un fallimento.

5.3   Sostegno attivo alle imprese a rischio

5.3.1

Questo è il secondo messaggio contenuto nella comunicazione. Esso non rientra di per sé nel programma della Commissione per offrire una seconda possibilità agli imprenditori, ma fa parte di un programma concepito per evitare i fallimenti e preservare le imprese e i posti di lavoro. A questo proposito, l'obiettivo della comunicazione è scongiurare i fallimenti evitabili attraverso meccanismi di allarme precoce e la fornitura di finanziamenti temporanei e di servizi di consulenza.

5.3.2

L'unico problema è che per la maggior parte delle PMI questo programma non riveste grande interesse pratico, in quanto prevede pochi meccanismi per l'individuazione precoce delle imprese a rischio tra le decine di migliaia di PMI che operano in ciascuno Stato membro. Ciò detto, gli Stati membri sono incoraggiati a sfruttare al massimo le possibilità esistenti, vedi ad esempio l'utilizzo in Francia delle informazioni fornite dalle autorità preposte alla riscossione dell'IVA come strumento di allarme precoce per segnalare eventuali problemi di liquidità delle imprese. La Commissione afferma che le misure di sostegno dovrebbero privilegiare la prevenzione del fallimento, le consulenze degli esperti e l'intervento tempestivo. Il problema sorge quando gli stessi vertici aziendali non si rendono conto che la propria impresa è a rischio. I governi degli Stati membri dovranno operare in stretto contatto con il settore contabile e le organizzazioni di sostegno alle PMI per sviluppare misure proattive che siano consone alla cultura delle rispettive PMI.

5.3.3

Il CESE non sottovaluta la difficoltà di fornire un sostegno di questo tipo. L'intervento dei governi per contrastare le forze del mercato può essere controproducente e compromettere il rispetto delle disposizioni vigenti.

5.3.4

Le società per azioni hanno il doppio obbligo di presentare puntualmente i bilanci e di certificare, tramite i loro revisori e dirigenti, che l'impresa è in attività, cioè è in grado di onorare i debiti contratti. L'applicazione di tali disposizioni a tutte le società, specialmente l'obbligo di aggiornamento dei registri contabili, contribuirebbe a migliorare il sistema di allarme precoce.

5.3.5

Il CESE accoglie con favore il risalto dato nella misura del possibile al salvataggio delle imprese in difficoltà, perché agire in tal senso significa contribuire a mantenere i posti di lavoro e a garantire la continuità dell'occupazione.

5.4   Sostegno attivo agli imprenditori che avviano una nuova attività dopo un fallimento

5.4.1

Sebbene da 12 a 17 Stati membri abbiano già modificato o stiano modificando il rispettivo diritto fallimentare, praticamente nessuno di essi sembra aver intrapreso iniziative in merito a questo specifico pacchetto di raccomandazioni della Commissione.

5.4.2

Lo scarso livello di attività registrato in tale ambito è dovuto, ancora una volta, al fatto che alcune delle proposte avanzate possono essere considerate in contrasto con le forze del mercato: si tratta in particolare di quelle che prevedono una minore cautela da parte delle banche nella concessione dei prestiti e la creazione, da parte delle autorità competenti, di reti di sostegno agli imprenditori che avviano una seconda impresa dopo un fallimento.

5.4.3

Dovrebbe essere possibile attuare le proposte che rientrano nella sfera di competenza dei governi degli Stati membri — programmi di finanziamento pubblico, accesso al prestito per gli imprenditori falliti non fraudolenti e appalti pubblici — senza troppi problemi anche prima che venga modificato il diritto fallimentare.

5.4.4

Dovrebbe inoltre essere possibile per gli enti che si occupano di formazione all'imprenditoria impartire formazioni anche agli imprenditori che avviano una seconda impresa, mano a mano che si delinei una domanda in tal senso.

5.5   Altre proposte della Commissione

5.5.1

Il Comitato accoglie positivamente il nuovo sito web della Commissione A Second Chance in BusinessTo Benefit all of us (http//ec.europa.eu/sme2chance): esso sarà di particolare aiuto alle organizzazioni impegnate a sostenere le iniziative adottate dagli Stati membri nel quadro della politica della seconda opportunità agli imprenditori.

5.5.2

Nell'ambito delle manifestazioni a favore delle PMI previste nella primavera del 2009, la Commissione affronterà il tema del riavvio di un'impresa dopo un fallimento e altre questioni legate alla politica della seconda opportunità. Il CESE si attende che questa iniziativa infonda nuovo slancio agli elementi non legislativi del programma volto a dare una seconda possibilità agli imprenditori.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  GU C 10 del 15.1.2008.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/32


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Gli appalti pubblici internazionali

(2008/C 224/06)

In data 25 ottobre 2007, a nome della futura presidenza francese, il sottosegretario di Stato incaricato degli Affari europei Jean-Pierre JOUYET ha invitato il Comitato economico e sociale europeo a elaborare un parere sul tema:

Gli appalti pubblici internazionali.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 6 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore MALOSSE.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 70 voti favorevoli e 2 astensioni.

1.   Raccomandazioni

1.1

Il Comitato incoraggia la Commissione europea a perseguire con fermezza i suoi obiettivi di giungere a una maggiore apertura degli appalti pubblici e di far prevalere i principi di trasparenza, parità di trattamento nonché responsabilità sociale ed ecologica.

1.2

Nel quadro della rinegoziazione dell'accordo sugli appalti pubblici (AAP), il Comitato raccomanda alla Commissione di opporsi con decisione alle pratiche protezionistiche applicate da taluni paesi aderenti all'accordo.

1.3

Per quanto riguarda gli aiuti pubblici allo sviluppo, il Comitato è favorevole a un abbandono progressivo e reciproco dei sistemi di «aiuti collegati», e considera che in relazione a questo punto i criteri essenziali debbano essere l'efficacia e la trasparenza.

1.4

A livello dell'Unione europea, il Comitato raccomanda una maggiore trasparenza e l'adozione di dispositivi moderni di aggiudicazione degli appalti e di pubblicazione delle offerte. A tale proposito, il Comitato intende opporsi a qualsiasi innalzamento delle soglie fissate dalle direttive europee, in quanto esse sono un fattore di garanzia della trasparenza. Il Comitato appoggia la comunicazione della Commissione europea, la quale è diretta ad accrescere la trasparenza degli appalti al di sotto delle soglie fissate dalle direttive.

1.5

Il Comitato si dichiara contrario all'introduzione nell'UE di un sistema di quote per le PMI come quello previsto dallo Small Business Act (Legge sulle piccole imprese) americano, ma riconosce l'interesse di definire una «tabella di marcia» europea a favore delle PMI e in particolare delle microimprese, corredata di progetti concreti, di un calendario e di un bilancio pluriennale, e orientata a favorire l'innovazione e la creazione di imprese, in particolare nei settori chiave dell'efficienza energetica e della tutela dell'ambiente.

1.6

Questa tabella di marcia potrebbe essere utilmente corredata di dispositivi d'informazione basati sui punti di contatto naturali delle PMI, di veri meccanismi di consultazione trasparenti ed equi nonché di strumenti giuridici europei semplici, che ne faciliterebbero l'attuazione.

1.7

Nel quadro di tali progetti concreti e dispositivi di aggiudicazione degli appalti si dovrebbe poter applicare, tutte le volte che ciò fosse possibile, il principio del «pensare prima ai piccoli», ad esempio adottando la regola del «soltanto una volta» per l'adempimento di formalità amministrative. Tutto questo allo scopo di prefigurare delle procedure amministrative e tecniche adatte alle dimensioni e alle caratteristiche delle piccole imprese e in grado di rispondere all'obiettivo di diminuzione dell'onere che grava su di loro.

2.   Presentazione

2.1

La futura presidenza francese dell'Unione europea, con lettera ufficiale del sottosegretario di Stato incaricato degli Affari europei, ha chiesto al CESE di elaborare un parere esplorativo sul tema degli appalti pubblici internazionali.

2.1.1

Questa richiesta fa esplicito riferimento ai negoziati in corso nel quadro della revisione dell'accordo Appalti pubblici (AAP) dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) che collega 12 paesi (1) e l'Unione europea (più 18 altri paesi con lo statuto di osservatori).

2.1.2

Nell'autunno 2007, infatti, il governo francese si era allarmato per un'offerta troppo generosa da parte dell'Unione europea, partendo dalla considerazione che certi paesi (USA, Corea, Giappone) dispongono di clausole restrittive per l'accesso ai loro appalti pubblici grazie alle quali possono riservare alcuni appalti alle piccole e medie imprese nazionali.

2.2

La posizione francese, sostenuta da molti Stati membri, esigeva o un migliore accesso agli appalti pubblici dei suddetti paesi nel quadro di un AAP riveduto oppure l'applicazione nell'Unione europea di restrizioni analoghe a favore delle PMI europee.

2.3

Oggi l'accordo AAP prevede soglie di appalti analoghe a quelle in vigore per l'applicazione degli obblighi previsti dalle direttive interne dell'Unione europea (2), permettendo così, di fatto, alle imprese degli altri 12 Stati parti dell'accordo stesso di partecipare a tutti gli appalti pubblici all'interno dell'Unione europea superiori a queste soglie.

2.4

Il CESE si è già pronunciato sulla questione dell'apertura degli appalti pubblici nell'Unione europea, lamentando in particolare la troppo scarsa partecipazione transfrontaliera delle imprese a questi ultimi (3).

3.   Sul piano internazionale

3.1

In riferimento al livello internazionale si può considerare che i mercati dell'Unione europea siano particolarmente aperti alla concorrenza internazionale. Questo vale anche per un numero crescente di appalti finanziati dall'Unione europea a titolo di aiuto allo sviluppo (l'UE è il primo fornitore di aiuti allo sviluppo nel mondo). Il CESE deplora tuttavia l'esistenza, negli Stati membri, di pratiche che collegano la concessione dell'aiuto allo sviluppo all'ottenimento di contratti per le imprese del paese donatore (4).

3.2

Alcuni dei nostri partner hanno istituito dei meccanismi di protezione diversi, come ad esempio il Buy American o lo Small Business Act (Legge sulle piccole imprese) negli Stati Uniti, oppure l'applicazione generalizzata di dispositivi di aiuto «collegati». L'apertura degli appalti pubblici alla concorrenza internazionale deve essere considerata come una carta vincente per l'Unione europea, dato che quest'ultima conta molte imprese leader a livello mondiale nei settori della costruzione, dei lavori pubblici, delle energie alternative e della protezione dell'ambiente.

3.3

Lo Small Business Act americano prevede, accanto a misure di sostegno alle PMI, anche una disposizione che riserva il 25 % degli appalti pubblici federali alle PMI americane.

3.4

Per quanto riguarda la rinegoziazione dell'accordo sugli appalti pubblici (AAP), il Comitato ritiene che se è vero che va fatto valere il principio di reciprocità, non si possono però adottare misure protezionistiche simili a quelle dei nostri concorrenti perché ciò non faciliterebbe affatto il conseguimento dell'obiettivo generale di apertura dei mercati che l'Unione europea deve porsi.

3.5

Inoltre, questo obiettivo deve riguardare non soltanto le parti che aderiscono all'accordo AAP, ma anche gli altri paesi in cui le procedure di aggiudicazione degli appalti sono particolarmente poco trasparenti e, in generale, chiuse alle imprese europee.

3.6

L'idea di escludere temporaneamente dall'AAP gli appalti finanziati con fondi europei, per quanto riguarda le imprese dei paesi che mantengono misure di protezione nazionali, è un'idea interessante, già avanzata dal CESE in diversi pareri precedenti.

3.7

Il Comitato sottolinea la necessità di prendere in considerazione, in sede di negoziato, le questioni del rispetto dell'ambiente e delle norme sociali minime stabilite dalle convenzioni dell'OIL (nonché gli accordi collettivi interprofessionali, settoriali o di impresa conclusi dalle parti sociali e vigenti nei paesi interessati), e questo segnatamente in relazione ad accordi bilaterali con paesi che non hanno ratificato il protocollo di Kyoto o le convenzioni dell'OIL oppure con paesi che non li applicano o ne fanno una cattiva applicazione.

4.   Nell'Unione europea

4.1

La Commissione europea ha annunciato che, sulla scorta dell'esempio americano, potrebbe lanciare una versione europea dello Small Business Act che, pur senza offrire come negli USA delle quote specifiche alle PMI, ne faciliterebbe la partecipazione agli appalti pubblici e potrebbe, più in generale, prevedere delle azioni concrete a loro favore.

4.2

Nell'Unione europea il problema di adottare delle quote a favore delle PMI non si pone, poiché si considera che, secondo la Commissione europea, il 42 % circa del totale di tutti gli appalti pubblici aggiudicati (fonti del 2005) siano assegnati a imprese definite come PMI secondo la classificazione comunitaria (5).

4.3

Per quanto riguarda l'Unione europea, il problema è quello di valorizzare la dimensione europea del mercato in modo da ottimizzare l'uso dei fondi pubblici. Malgrado un aumento sensibile dei contratti aggiudicati a imprese di altri paesi dell'Unione, le imprese denunciano la mancanza di trasparenza e l'insufficienza di informazioni appropriate per partecipare ad appalti transfrontalieri, in special modo a quelli che sono al di sotto della soglia d'applicazione delle direttive europee che impongono di garantire all'appalto un'adeguata pubblicità a livello europeo. Gli imprenditori deplorano anche il fatto che le direttive europee sono rese più complicate dalle procedure di trasposizione non sempre trasparenti (scadenze, ritardi, ecc.) che spesso danno luogo all'aggiunta di regolamentazioni specifiche nazionali che si sovrappongono l'una all'altra. Il CESE riconosce la necessità di adottare regolamentazioni in materia di appalti pubblici, ma raccomanda una maggiore trasparenza e certezza giuridica.

4.4

Il Comitato ritiene che l'esistenza di soglie al di là delle quali si applicano i principi di apertura, di trasparenza e di pubblicità sia la migliore garanzia per gli attori economici, soprattutto per le microimprese, della possibilità di partecipare agli appalti pubblici. Nella stessa UE sono proprio gli appalti al di sotto di queste soglie, e a cui tuttavia dovrebbero applicarsi i principi di parità di trattamento e di non discriminazione per motivi di nazionalità, ad essere oggetto da parte delle PMI di numerose denunce di mancanza di apertura.

4.5

Anche se l'idea di istituire delle quote «all'americana» non riscuote il consenso delle federazioni europee degli imprenditori, queste ultime riconoscono l'importanza di una politica proattiva di accompagnamento, in particolare per gli appalti al di sotto delle soglie fissate dalle direttive europee e per quelli relativi alle nuove tecnologie, all'efficienza energetica o alla protezione dell'ambiente.

4.6

Il Comitato sostiene con fermezza la proposta di creare una «tabella di marcia» a favore delle PMI europee comprendente tutta una serie di disposizioni precise e vincolanti, corredate di un calendario e di un piano di finanziamento. Tale tabella di marcia si baserebbe sulla ventennale esperienza della politica europea a favore delle piccole imprese e, in particolare, sulla Carta europea delle piccole imprese adottata dal Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del giugno 2000 nonché sulle conclusioni della conferenza di Stoccarda sull'artigianato e le piccole imprese dell'aprile 2007.

4.7

Tra le disposizioni che appaiono più adeguate a questo fine, si possono citare le seguenti:

4.7.1   Proposte legislative con un calendario di adozione:

un codice di condotta degli enti aggiudicatori pubblici, che sottolinei l'interesse di consentire alle imprese più piccole di partecipare agli appalti e che promuova le buone pratiche sulla semplificazione e la dematerializzazione delle procedure,

dispositivi europei comuni, come il Brevetto comunitario o lo Statuto europeo della piccola e media impresa (parere d'iniziativa del CESE sul tema L'accesso delle PMI ad uno statuto di diritto europeo — 21 marzo 2002), che mirano a semplificare il quadro giuridico dell'Unione europea e ad affermare un'«identità europea» delle imprese,

rafforzamento della direttiva relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento, come già richiesto dal CESE (6).

4.7.2   Meccanismi di informazione sugli appalti pubblici con un calendario di attuazione:

sostenere e sviluppare dei sistemi d'informazione e di mediazione sugli appalti pubblici transfrontalieri e la messa in rete delle imprese, utilizzando efficacemente la nuova rete europea Enterprise Europe Network (EEN) e sostenendo le iniziative locali di associazione di PMI,

sostenere progetti pilota di aggiudicazione degli appalti in forma elettronica, messa in rete delle imprese, portali d'informazione e sportelli unici sugli appalti pubblici transfrontalieri, basandosi su strutture esistenti e riconosciute dagli attori economici.

4.7.3   Azioni a livello europeo con risorse finanziarie adeguate:

elaborare uno schema d'ingegneria finanziaria a favore della partecipazione delle PMI agli appalti pubblici sotto forma di fondi di garanzia e cauzione e di assicurazione crediti, utilizzando a tal fine i fondi strutturali europei,

lanciare programmi europei di formazione e dimostrazione per le PMI in materia di efficienza energetica e tutela dell'ambiente (in particolare nel settore della costruzione). Questa nuova iniziativa potrebbe beneficiare dei finanziamenti europei inutilizzati che ogni anno sono restituiti agli Stati membri,

estendere i meccanismi intesi a favorire la partecipazione delle PMI alle azioni e ai programmi di ricerca dell'Unione europea (premi di fattibilità, ricerca in cooperazione) e incoraggiare gli Stati membri a istituire dispositivi identici sul piano nazionale, in particolare nei settori legati alle nuove tecnologie, tra cui la difesa e la sanità.

4.7.4   Procedure di consultazione e di mediazione:

rivedere infine le procedure di consultazione e di valutazione della Commissione europea, che spesso ignorano la realtà del tessuto economico europeo composto in grande maggioranza di PMI, consolidare le «schede d'impatto PMI», ricorrere più sistematicamente ai pareri esplorativi del Comitato, basarsi maggiormente sulle organizzazioni rappresentative della società civile,

rafforzare il ruolo della rete europea Enterprise Europe Network, che conta oltre 600 partecipanti insediati presso strutture locali riconosciute dagli attori economici locali dell'Unione europea, come pure le organizzazioni di imprese esistenti, al fine di sviluppare un'autentica rete europea di segnalazione, mediazione e sostegno per le piccole e medie imprese.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Canada, Corea, Stati Uniti, Hong Kong (Cina), Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Norvegia, Aruba (Paesi Bassi), Singapore, Svizzera.

(2)  Direttive 2004/18/CE e 2004/17/CE del 31 marzo 2004.

(3)  GU C 287 del 22.9.1997.

(4)  Per gli aiuti «collegati», cfr. Annamaria La Chimia, Effectiveness and Legality Issues in Development Aid Procurement for EU Member States, European Current Law, marzo 2008.

(5)  GU C 241 del 7.10.2002.

(6)  GU C 407 del 28.12.1998.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/35


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Prima parte alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo — Seconda parte alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo — Terza parte e alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo — Quarta parte

COM(2007) 741 def. — 2007/0262 (COD)

COM(2007) 824 def. — 2007/0293 (COD)

COM(2007) 822 def. — 2007/0282 (COD)

COM(2008) 71 def. — 2008/0032 (COD)

(2008/C 224/07)

Il Consiglio, in data 21 gennaio 2008, 24 gennaio 2008 e 4 marzo 2008, ha deciso di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Prima parte alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo — Seconda parte alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo — Terza parte e alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adegua alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE, determinati atti soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per quanto riguarda la procedura di regolamentazione con controllo — Adeguamento alla procedura di regolamentazione con controllo — Quarta parte.

L'Ufficio di presidenza del Comitato economico e sociale europeo, in data 11 dicembre 2007, 15 gennaio 2008 e 11 marzo 2008, ha incaricato la sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, di preparare i lavori in materia.

Vista l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha nominato relatore generale PEZZINI e ha adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato accoglie con favore l'introduzione della procedura di regolamentazione con controllo nel sistema della comitatologia e l'allineamento, a tale procedura, dei quattro pacchetti di direttive e di regolamenti proposti.

1.2

Il Comitato constata che la proposta della Commissione di modificare con urgenza determinati atti (1) è conforme alla decisione 2006/512/CE e alla dichiarazione congiunta, che riguarda, sia l'elenco degli atti che devono essere adeguati il più rapidamente possibile, sia la soppressione dei limiti di durata relativi all'esercizio delle competenze di esecuzione, che riguardano la Commissione.

1.3

Il Comitato raccomanda di procedere all'adozione dei regolamenti di riallineamento alla decisione 2006/512/CE in tempo utile, prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

1.4

Il Comitato ricorda infatti che il Trattato di Lisbona introduce una nuova gerarchia delle norme mediante la distinzione tra atti legislativi, atti delegati e atti di esecuzione, con uguali poteri del Parlamento e del Consiglio, per quanto attiene alla definizione delle modalità di controllo di tali atti.

1.5

Il Comitato sottolinea l'importanza:

di una completa partecipazione del PE,

di una razionalizzazione e semplificazione delle procedure,

di una maggiore informazione del PE in merito, sia ai comitati, sia alle misure loro sottoposte durante tutti gli stadi della procedura,

della conferma della soppressione del limite temporale delle competenze di esecuzione previsto in taluni atti, adottati in base alla procedura di codecisione e alla procedura «Lamfalussy».

1.6

Il Comitato ribadisce l'importanza che le procedure di comitato devono essere il più trasparente possibile e più comprensibile per le persone residenti nell'UE, in particolare per le persone direttamente interessate da tali atti.

1.7

Il Comitato ricorda che occorrerà dare piena applicazione all'articolo 8A del Trattato di Lisbona, che prevede che le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini, garantendo piena accessibilità di informazione ai cittadini ed alla società civile.

1.8

Il Comitato chiede, infine, che venga valutato l'impatto dell'applicazione della nuova procedura, presentando al Parlamento, al Consiglio ed al Comitato una relazione periodica sull'efficacia, sulla trasparenza e sulla diffusione delle informazioni.

2.   Introduzione

2.1

Il 17 luglio 2006 (2), il Consiglio ha modificato la decisione recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione (3), aggiungendo una nuova procedura: la regolamentazione con controllo. Grazie a questa procedura, il legislatore potrà opporsi all'adozione di misure «pseudo-legislative», ossia di misure di portata generale, volte a modificare gli elementi non essenziali di un atto di base, adottato secondo la procedura di codecisione, ogniqualvolta egli ritenga che il progetto di misure ecceda le competenze di esecuzione previste nell'atto di base, o che il progetto non sia compatibile con il fine o il contenuto dell'atto di base, o non rispetti i principi di sussidiarietà o di proporzionalità.

2.2

Si tratta di un provvedimento tipico del processo di comitatologia, con cui si designano le procedure mediante le quali la Commissione, in base all'articolo 202 del Trattato CE, esercita i poteri ad essa delegati, per l'attuazione degli atti comunitari «legislativi», cioè gli atti adottati dal Parlamento e dal Consiglio, o dal solo Consiglio, secondo una delle procedure decisionali previste dal Trattato CE (consultazione, codecisione, cooperazione, parere conforme).

2.3

Le cinque procedure di comitatologia (consultazione, gestione, regolamentazione, regolamentazione con controllo e di salvaguardia), sono disciplinate dalla decisione del Consiglio n. 1999/468/CE, modificata dalla decisione 2006/512/CE, e prevedono l'obbligo della Commissione di sottoporre i progetti di misure di attuazione a comitati composti da funzionari delle amministrazioni nazionali.

2.4

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno adottato, nell'ottobre 2006, una dichiarazione congiunta (4), in cui vengono elencati diversi atti, già in vigore, da adeguare in via prioritaria alla nuova procedura, e si esprime soddisfazione per l'adozione della decisione 2006/512/CE, del Consiglio, che ha stabilito l'inclusione nella decisione 1999/468/CE, di una nuova procedura — denominata «procedura di regolamentazione con controllo» — che consente al legislatore di esercitare un controllo sull'adozione delle misure «quasi legislative» di esecuzione di un atto, adottato in codecisione.

2.5

Fatte salve le prerogative delle autorità legislative, il Parlamento ed il Consiglio riconoscono che i principi di una corretta legislazione esigono che le competenze di esecuzione siano conferite alla Commissione senza limiti di durata. Tuttavia, qualora risulti necessario procedere ad un eventuale adeguamento, essi ritengono che, una clausola che chieda alla Commissione di presentare una proposta di revisione o di abrogazione delle disposizioni, relative alla delega delle competenze di esecuzione, possa rafforzare il controllo esercitato dal legislatore.

2.6

La nuova procedura si applica, sin dalla sua entrata in vigore, alle misure «quasi legislative», previste in atti che saranno adottati secondo la procedura di codecisione, ivi comprese quelle previste negli atti che saranno adottati in futuro, nel settore dei servizi finanziari (atti «Lamfalussy» (5)).

2.7

Per contro, affinché la nuova procedura sia applicabile agli atti adottati in codecisione, che sono già in vigore, questi devono essere adeguati, conformemente alle procedure applicabili, al fine di sostituire la procedura di cui all'articolo 5 della decisione 1999/468/CE, con la procedura di regolamentazione con controllo, ogniqualvolta si tratti di misure che rientrano nel suo campo di applicazione.

2.8

La Commissione nel dicembre 2006 ha adottato le relative 25 proposte (6), sulle quali il Comitato ha avuto modo di pronunciarsi (7).

2.8.1

Quando un atto di base adottato secondo la procedura di cui all'articolo 251 del Trattato prevede l'adozione di misure di portata generale, intese a modificare elementi non essenziali di tale atto, anche sopprimendo taluni di questi elementi, o di completarlo tramite l'aggiunta di nuovi elementi non essenziali, tali misure sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo.

2.8.2

Il rappresentante della Commissione sottopone ad un comitato di regolamentazione con controllo — composto dei rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione — un progetto delle misure da adottare.

2.8.3

Se le misure previste dalla Commissione sono conformi al parere del comitato, si applica la procedura seguente:

la Commissione sottopone, senza indugio, il progetto di misure al Parlamento europeo e al Consiglio, per controllo,

il Parlamento europeo, deliberando a maggioranza dei membri che lo compongono, o il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, possono opporsi all'adozione di detto progetto da parte della Commissione, adducendo a motivo della loro opposizione,

se entro tre mesi da quando è stata loro presentata la proposta, il Parlamento o il Consiglio si oppongono al progetto di misure, la Commissione non le adotta. In tal caso la Commissione può sottoporre al comitato un progetto di misure modificato o presentare una proposta legislativa in base al Trattato,

se allo scadere di tale termine né il Parlamento europeo né il Consiglio si sono opposti al progetto di misure, la Commissione adotta le misure.

2.8.4

Se le misure previste dalla Commissione non sono conformi al parere del comitato, o in assenza di parere, si applica la procedura seguente:

la Commissione sottopone senza indugio al Consiglio una proposta relativa alle misure da adottare e la trasmette al tempo stesso al Parlamento europeo,

il Consiglio delibera a maggioranza qualificata sulla proposta, entro due mesi da quando la stessa gli è stata presentata,

se entro questo termine il Consiglio si oppone, a maggioranza qualificata, alle misure proposte, queste ultime non sono adottate. In tal caso la Commissione può sottoporre al Consiglio una proposta modificata o presentare una proposta legislativa, in base al Trattato,

se il Consiglio prevede di adottare le misure proposte, le sottopone senza indugio al Parlamento europeo. Se il Consiglio non delibera entro il suddetto termine di due mesi, la Commissione sottopone senza indugio le misure al Parlamento,

il Parlamento, deliberando a maggioranza assoluta, entro un termine di quattro mesi dalla trasmissione della proposta, può opporsi all'adozione delle misure in questione, adducendo a motivo della sua opposizione:

il fatto che le misure proposte eccedono le competenze di esecuzione previste dall'atto di base,

che le misure non sono compatibili con il fine o il contenuto dell'atto di base,

non rispettano i principi di sussidiarietà e di proporzionalità,

se entro questo termine il Parlamento si oppone alle misure proposte, queste ultime non sono adottate. In tal caso la Commissione può sottoporre al comitato un progetto di misure modificato o presentare una proposta legislativa, in base al Trattato,

se allo scadere di tale termine il Parlamento non si è opposto alle misure proposte, queste sono adottate dal Consiglio o dalla Commissione, a seconda dei casi.

2.9

Le attuali proposte di regolamento si iscrivono nella esigenza di adeguare gli atti già adottati, secondo la procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, conformemente alle procedure applicabili in tema di: agricoltura, occupazione, aiuti umanitari, politica dell'impresa, ambiente, statistiche europee, mercato interno, salute e tutela dei consumatori, energia e trasporti, società dell'informazione.

3.   Le proposte della Commissione europea

3.1

Le proposte della Commissione riguardano le modifiche di regolamenti e direttive (8) soggetti alla procedura di cui all'articolo 251 del Trattato, per adeguarli alle nuove procedure stabilite dalla decisione alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, modificata dalla decisione 2006/512/CE.

3.2

In linea di principio, si tratta, conformemente alle priorità della politica comunitaria in materia di migliore regolamentazione (9), di procedere agli adeguamenti e agli aggiornamenti necessari, ai fini di un'adeguata applicazione dell'atto in questione, conformemente all'articolo 251 del TCE.

4.   Osservazioni generali

4.1

Il Comitato appoggia pienamente la distinzione fra strumenti legislativi ed esecutivi che, nell'ottica del Trattato di Lisbona, porterà ad una nuova definizione di atti delegati, consentendo di semplificare e razionalizzare la produzione legislativa e regolamentare comunitaria (10), mantenendo un sistema di controllo democratico parlamentare delle competenze di esecuzione della Commissione.

4.2

Il Comitato è, quindi, favorevole all'introduzione della procedura di regolamentazione con controllo nel sistema della comitatologia, che consente al Consiglio e al Parlamento europeo di controllare, ed eventualmente modificare, i regolamenti di esecuzione adottati dalla Commissione, quando l'atto legislativo le riconosce la facoltà di esercitare competenze di esecuzione in taluni settori, ma senza autorizzarla ad apportare modifiche di fondo.

4.3

Il Comitato raccomanda di procedere all'adozione dei regolamenti di riallineamento dei quattro pacchetti di direttive e regolamenti, secondo quanto previsto dalla decisione 2006/512/CE in tempo utile, prima dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

4.4

Il Comitato ricorda infatti che il Trattato di Lisbona introduce una nuova gerarchia delle norme mediante la distinzione tra atti legislativi, atti delegati e atti di esecuzione (11), pur mantenendo l'attuale terminologia (direttive, regolamenti e decisioni): il Parlamento e il Consiglio avranno uguali poteri per quanto attiene alla definizione delle modalità di controllo degli atti delegati e degli atti di esecuzione (comitatologia) (12).

4.5

Il Comitato sottolinea l'importanza di:

una completa partecipazione del PE, con diritto quindi, in sede finale, di respingere una decisione,

una riduzione del numero e della complessità delle procedure di comitatologia,

una maggiore informazione del PE in merito sia ai comitati sia alle misure loro sottoposte a tutti gli stadi della procedura,

una procedura di consultazione del PE da parte del Consiglio qualora un progetto di atto di esecuzione venga deferito al Consiglio a seguito di un conflitto interno alla Commissione e comitato d'esperti,

un rafforzato ruolo del PE attraverso una procedura di concertazione fra questi e il Consiglio in caso di parere negativo formulato dal PE,

la conferma della soppressione del limite temporale delle competenze di esecuzione previsto in taluni atti, adottati in base alla procedura di codecisione e alla procedura «Lamfalussy».

4.6

Il Comitato ribadisce, come già in precedenza affermato, che «le procedure di comitato, che coinvolgono soltanto i rappresentanti della Commissione e dei governi degli Stati membri e che sono finalizzate, a seconda del tipo di comitato istituito, alla gestione, alla consultazione o alla regolamentazione risultanti dal follow-up e dall'applicazione degli atti legislativi, debbano essere più trasparenti e più comprensibili per le persone residenti nell'UE, e in particolare per le persone direttamente interessate da tali atti» (13).

4.7

In proposito, il Comitato ricorda che occorre dare piena applicazione all'articolo 8A del Trattato di Lisbona che prevede che le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini, garantendo quindi la massima trasparenza e accessibilità degli atti comunitari per tutti i cittadini e la società civile.

4.8

Occorre, infine, a parere del CESE, che venga valutato l'impatto dell'applicazione della nuova procedura, presentando al Parlamento, al Consiglio ed al Comitato una relazione periodica sull'efficacia, sulla trasparenza e sulla diffusione di informazione user-friendly e accessibile a tutti degli atti comunitari delegati per poter effettuare un monitoraggio di questo esercizio che combina regolamentazione e vera e propria esecuzione.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  COM(2006) da 901 def. a 926 def.

(2)  Decisione 2006/512/CE (GU L 200 del 22.7.2006).

(3)  Decisione 1999/468/CE (GU L 184 del 17.7.1999).

(4)  GU C 255 del 21.10.2006.

(5)  Il cosiddetto metodo Lamfalussy è un modello decisionale che trova applicazione per l'adozione e l'attuazione degli atti legislativi comunitari nel settore dei servizi finanziari (valori mobiliari, banche e assicurazioni). In particolare, il modello prevede l'articolazione del processo decisionale in quattro livelli:

al primo livello si colloca l'attività legislativa in senso stretto (adozione di regolamenti o direttive secondo la procedura di codecisione). In questa fase, in relazione al settore mobiliare, la Commissione consulta, prima di presentare le relative proposte legislative, il Comitato europeo dei valori mobiliari (ESC), composto di rappresentanti di ciascuno Stato membro;

al secondo livello intervengono le disposizioni di attuazione poste in essere dalla Commissione, sulla base della delega contenuta nell'atto legislativo, in conformità alla procedura di regolamentazione (ora di regolamentazione con controllo). In questa fase la Commissione, sulla base di un parere tecnico del Comitato europeo dei regolatori dei valori mobiliari (CESR), composto di rappresentanti delle autorità nazionali di regolamentazione e vigilanza nel settore, predispone un progetto di misure esecutive e lo sottopone al Comitato europeo dei valori mobiliari (ESC), che esprime un parere;

il terzo livello decisionale consiste, per quanto riguarda il settore mobiliare, nel coordinamento, in via informale in seno al CESR, delle attività delle autorità nazionali di regolazione e vigilanza sui valori mobiliari, al fine di garantire un recepimento uniforme e coerente delle disposizioni adottate ai primi due livelli;

al quarto livello decisionale si colloca, infine, l'attività di attuazione, in via legislativa e amministrativa, delle norme comunitarie da parte degli Stati membri e il relativo controllo della Commissione europea.

(6)  COM(2006) da 901 def. a 926 def..

(7)  GU C 161 del 13.7.2007, pag. 48, relatore: RETUREAU.

(8)  Cfr. COM(2007) 741 def., pag. 6, Allegato — Elenco 1 — Elenco Generale.

(9)  Cfr. Parere 1068/2005 del 28 settembre 2005, relatore: RETUREAU, e parere CESE 1069/2005 del 6 ottobre 2005, relatore: VAN IERSEL.

(10)  Cfr. PE relazione sul Trattato di Lisbona 18 febbraio 2008, relatori: Íñigo MÉNDEZ DE VIGO (DE/PPE) e Richard CORBETT (UK/PSE).

(11)  Articoli 249-249d del TFUE.

(12)  Articoli 249b e 249c del TFUE.

(13)  Parere CESE 418/2007 del 14 marzo 2007, relatore: RETUREAU.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/39


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità (versione codificata)

COM(2008) 98 def. — 2008/0049 (COD)

(2008/C 224/08)

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 22 aprile 2008, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 95 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità (versione codificata).

Avendo concluso che il contenuto della proposta è pienamente soddisfacente e non richiede alcun commento da parte sua, il Comitato, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha deciso di esprimere parere favorevole al testo proposto con 80 voti favorevoli e 3 astensioni.

 

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


30.8.2008   

IT

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C 224/39


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro verde — Verso una nuova cultura della mobilità urbana

COM(2007) 551 def.

(2008/C 224/09)

La Commissione europea, in data 25 settembre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito al:

Libro verde — Verso una nuova cultura della mobilità urbana.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 8 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore HERNÁNDEZ BATALLER e dal correlatore BARBADILLO LÓPEZ.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato all'unanimità il seguente parere.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato ritiene che si debbano stabilire delle priorità nella politica della mobilità urbana soprattutto per quanto riguarda la pianificazione urbana, la società dell'informazione, le tecnologie dell'informazione e le buone pratiche, specie per la creazione di spazi pubblici riservati ai pedoni e alle biciclette e l'introduzione di un approccio integrato alle infrastrutture.

1.2

Il Comitato appoggia la Commissione e spera che essa promuova misure comunitarie a favore della mobilità, specie per dare la priorità al trasporto collettivo con un elevato livello di qualità e di protezione degli utenti, dando impulso all'uso della bicicletta e degli spostamenti a piedi.

1.3

Per quanto detto sopra occorre pianificare in modo adeguato e compatto le città, contenendo la domanda di trasporto individuale su gomma, sulla base di un assetto territoriale e una pianificazione urbana coerenti e razionali.

1.4

Il Comitato ritiene che, fatta salva l'adozione di altri tipi di misure, si debbano modificare le direttive 85/377/CEE e 2001/42/CE nel senso illustrato nel presente parere.

1.5

Il Comitato è favorevole alla promozione dell'utilizzo di «acquisti verdi» negli appalti per le infrastrutture finanziate con programmi europei e alla soppressione degli ostacoli esistenti.

1.6

La creazione di un Osservatorio europeo della mobilità urbana e sostenibile apporterebbe un valore aggiunto in quanto raccoglierebbe dati e promuoverebbe lo scambio di esperienze.

1.7

Il Comitato reputa necessarie regole comuni a livello europeo per l'armonizzazione dei criteri di calcolo della tariffazione e dei dati statistici.

2.   Introduzione

2.1

Negli ultimi anni è aumentato sensibilmente il volume di traffico generale sia urbano che extraurbano e spesso si è assistito ad un profondo cambiamento nella ripartizione modale del traffico: l'uso dell'automobile privata ha fatto registrare un aumento, mentre il peso del trasporto pubblico è andato gradualmente diminuendo in termini assoluti e comparativi.

2.2

Nel 2006, in occasione della presentazione del riesame intermedio del Libro bianco sui trasporti (1), la Commissione europea ha annunciato l'intenzione di presentare un Libro verde sul trasporto urbano e negli ultimi mesi ha condotto un'ampia consultazione pubblica. Anche il Comitato si è pronunciato in merito (2)

2.2.1

Il Comitato ritiene utile e necessario l'intervento comunitario in materia di mobilità urbana e reputa che il livello comunitario (3) nell'adozione di decisioni comporti un valore aggiunto europeo che si può declinare in una grande varietà di misure vincolanti o meno.

3.   Il contenuto del Libro verde — Verso una nuova cultura della mobilità urbana

3.1

Il processo di consultazione condotto dalla Commissione ha confermato alcune grandi aspettative sulla formulazione di una vera politica europea di mobilità urbana.

3.2

Ripensare la mobilità urbana significa ottimizzare l'uso di tutti i modi di trasporto e organizzare la «co-modalità» tra i diversi modi di trasporto collettivo (treno, tram, metropolitana, autobus, taxi) e individuale (automobile, motocicletta, bicicletta, spostamenti a piedi, ecc.).

3.3

La mobilità urbana è considerata un importante fattore propulsivo della crescita e dell'occupazione, oltre che un elemento determinante per lo sviluppo sostenibile nell'UE.

3.4

Il valore aggiunto europeo potrà manifestarsi in varie forme: scambio di buone pratiche a tutti i livelli — locale, regionale e nazionale -; definizione di criteri comuni o armonizzazione delle norme vigenti; sostegno finanziario a chi ne ha più bisogno; promozione della ricerca applicata al miglioramento della mobilità, della sicurezza e della tutela ambientale; semplificazione legislativa e, in alcuni casi, abrogazione di normative desuete o introduzione di nuove norme.

3.5

Il Libro verde, formulando 25 domande, analizza in diversi capitoli come affrontare la sfida per ottenere un traffico scorrevole nelle città, città più pulite, un trasporto urbano più intelligente, più accessibile e sicuro, e come creare una nuova cultura della mobilità urbana e reperire le risorse finanziarie necessarie. La Commissione, tuttavia, non propone misure concrete di trasporto urbano di carattere verticale o orizzontale, come pure sarebbe auspicabile.

4.   Risposte al Libro verde

Si cercherà di rispondere a tutte le domande formulate dalla Commissione.

4.1   Domanda 1 — Sarebbe opportuno introdurre una sorta di «marchio» per attestare lo sforzo delle città pioniere nella lotta alla congestione e nell'impegno per migliorare le condizioni di vita?

4.1.1

Il Comitato ritiene che si potrebbe stabilire una sorta di «marchio» che tenga conto dei sistemi già esistenti e risulti compatibile con essi.

4.1.2

A livello comunitario avrebbe un effetto positivo l'impegno della Commissione a rendere oggettivi gli indicatori di rendimento, pianificazione e sviluppo, stabilendo un quadro di riferimento armonizzato.

4.1.3

Si potrebbero anche creare sistemi di riconoscimento (più che incentivi) a cui aderire su base volontaria, come per esempio quelli utilizzati nell'ambito della politica turistica.

4.1.4

In ogni caso tali sistemi devono basarsi su criteri obiettivi e trasparenti, essere soggetti a valutazioni periodiche e, eventualmente, a revisioni ed essere sufficientemente pubblicizzati.

4.2   Domanda 2 — Quali provvedimenti si potrebbero prendere per incoraggiare gli abitanti delle città a spostarsi a piedi e in bicicletta come alternativa all'automobile?

4.2.1

Per la quota modale che detengono, gli spostamenti a piedi e in bicicletta non possono essere considerati in linea generale un'alternativa all'utilizzo del veicolo privato, tranne che nei casi in cui la distanza fra luogo di lavoro e domicilio sia molto limitata e le condizioni meteorologiche siano accettabili. L'uso della bicicletta inoltre non è universale, dato che esclude le persone con mobilità ridotta, le persone disabili, i bambini e gli anziani. Tuttavia, in collegamento con il trasporto collettivo, gli spostamenti a piedi e in bicicletta possono anche rappresentare delle alternative in determinate città.

4.2.2

I comuni dovrebbero elaborare piani di trasporto urbano sostenibile che comprendano piste ciclabili, con l'obiettivo vincolante di ottenere uno spostamento modale verso mezzi di trasporto rispettosi dell'ambiente che soddisfino i requisiti minimi europei che devono ancora essere stabiliti. Questi piani devono prevedere le situazioni pericolose per i pedoni ed evitare le situazioni di conflitto tra i diversi modi di trasporto.

4.2.3

A tale scopo essi dovrebbero introdurre un obiettivo quantitativo per incrementare la quota modale del trasporto pubblico di passeggeri e degli spostamenti in bicicletta e a piedi. Se non elaborano piani con tali caratteristiche, dovrebbero restare esclusi dagli aiuti finanziari a titolo dei fondi comunitari. La Commissione dovrebbe inoltre verificare i dati di tali piani relativi alle zone verdi e alle piste ciclabili.

4.3   Domanda 3 — Cosa si può fare per promuovere un cambio modale verso modi di trasporto sostenibili in città?

4.3.1

Le varianti dipendono, in larga misura, dalle dimensioni (estensione e numero di abitanti) della città, dato che occorre sottolineare che l'inquinamento è anche un problema dovuto ad una cattiva pianificazione territoriale e non solo ai trasporti.

4.3.2

Considerare il problema e le sue possibili soluzioni a livello di pianificazione territoriale e urbanistica; creare parcheggi pubblici sicuri nei punti di accesso alle città; allestire corsie preferenziali destinate esclusivamente al trasporto collettivo; collegare i diversi modi di trasporto (parcheggi, ferrovia e metropolitana) mediante la costruzione di poli di scambio che favoriscano l'intermodalità, in modo da agevolare i trasbordi, e incrementare la qualità del servizio per rendere i trasporti pubblici più attraenti per gli utenti.

4.3.3

Per quanto riguarda il trasporto di merci, la Commissione dovrebbe promuovere lo scambio di buone pratiche nell'ambito della logistica urbana; un esempio di buona pratica in tale ambito è fornito dal comune di Siena in cui il rilascio del permesso di transito per il trasporto merci ha esclusivamente un carattere temporale.

4.4   Domanda 4 — In che modo si potrebbe incrementare ulteriormente l'uso di tecnologie pulite e a basso consumo energetico nel trasporto urbano?

4.4.1

Mediante una politica fiscale nel settore dei trasporti che favorisca l'acquisizione, l'installazione e l'utilizzo delle nuove tecnologie capaci di ridurre l'inquinamento e di incrementare il risparmio energetico.

4.4.2

Mediante la raccolta di «informazioni» sul comportamento ambientale delle città: calcolo delle emissioni dovute al trasporto per abitante e campagna annuale di diffusione dei risultati.

4.5   Domanda 5 — Come si possono promuovere gli appalti ecologici congiunti?

4.5.1

Promuovendo il ricorso ad «acquisti verdi» negli appalti relativi a infrastrutture finanziate con programmi europei e sopprimendo gli ostacoli esistenti (4).

4.5.2

A livello comunitario si dovrebbe procedere alla definizione di norme comuni e, qualora necessario, a un'armonizzazione delle norme.

4.6   Domanda 6 — Si dovrebbero stabilire criteri e orientamenti in merito alle «zone urbane pulite» e alle misure restrittive in esse vigenti? Qual è il modo migliore per garantire che non ostacolino la libertà di circolazione? Sarebbe auspicabile l'applicazione transfrontaliera delle norme locali che regolamentano le «zone urbane pulite»?

4.6.1

Il Comitato ritiene che l'accesso a tali zone dovrebbe essere fortemente ridotto. Ciononostante risulta necessaria un'armonizzazione, per evitare che norme divergenti comportino problemi alla libertà di circolazione delle persone e limitino inutilmente la mobilità urbana.

4.7   Domanda 7 — Come si può promuovere «la guida ecologica»?

4.7.1

La guida ecologica deve essere inserita, nella dovuta misura, nei programmi obbligatori per la formazione iniziale e permanente dei conducenti. Occorre inoltre concedere agevolazioni fiscali alle aziende automobilistiche che installano strumenti di controllo e di misurazione delle modalità di guida dei veicoli. Si potrebbe modificare la direttiva sui corsi di guida per introdurvi tali criteri.

4.8   Domanda 8 — Occorre creare e promuovere migliori servizi d'informazione per i passeggeri?

4.8.1

Sì, sulla sicurezza a bordo, sui tempi di attesa e di transito, sul comportamento dei passeggeri in situazione di emergenza e su tutte le opzioni di trasporto esistenti e sulle loro condizioni.

4.9   Domanda 9 — Sono necessari ulteriori interventi per assicurare la standardizzazione delle interfacce e l'interoperabilità delle applicazioni STI nelle città? Quali applicazioni si considerano prioritarie per attivare simili interventi?

4.9.1

Il grado di compatibilità fra i diversi STI deve essere totale per permettere l'uso delle diverse tecnologie, specie in relazione ai diversi titoli di trasporto, agevolando i trasbordi e migliorando i tempi di accesso al trasporto, il che si tradurrà in un incremento della velocità commerciale del trasporto collettivo. È importante che gli STI consentano l'applicazione dei progressi tecnologici in modo da non risultare obsoleti in un breve lasso di tempo e da poter essere debitamente ammortizzati.

Il Comitato ritiene che si debbano utilizzare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione per migliorare il traffico e l'organizzazione dei trasporti.

4.10   Domanda 10 — Riguardo agli STI, come si potrebbe migliorare lo scambio di informazioni e di buone pratiche tra tutti gli interessati?

4.10.1

Mediante la pubblicazione di un elenco digitale di buone pratiche nell'ambito degli STI che venga costantemente aggiornato e possa essere consultato su Internet.

4.11   Domanda 11 — In che modo può essere migliorata la qualità del trasporto collettivo nelle città europee?

4.11.1

Creando organi di coordinamento dei diversi servizi di trasporto collettivo con l'istituzione di sistemi di integrazione tariffaria, esigendo materiale di trasporto più soddisfacente (meno inquinante e adeguato a persone con mobilità ridotta), incrementando il numero di corse o la frequenza in modo da diminuire i tempi di attesa dei viaggiatori, creando vie riservate per gli autobus (maggior sicurezza, confort e rapidità e minor consumo energetico, il che equivale a un minor inquinamento), costruendo poli di scambio che agevolino i trasbordi, migliorando la formazione dei professionisti del settore e l'informazione e la sensibilizzazione degli utenti, fornendo infrastrutture per l'adeguata distribuzione del traffico di transito nelle città, costruendo parcheggi di interscambio e incentivandone l'uso, introducendo il preferenziamento semaforico dei mezzi di trasporto collettivo, creando spazi adeguati per far scendere e salire i passeggeri in tutta sicurezza.

4.11.2

Uno degli strumenti che risulterebbe più efficace a tal fine è la valutazione dell'impatto di determinati piani, programmi e progetti sulla mobilità.

4.11.3

In tal senso occorre ricordare la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee (causa C-332/04) sull'omissione della valutazione ambientale di un progetto di costruzione di un centro commerciale e ricreativo in una zona urbana: proprio il volume degli utenti che avrebbero utilizzato un mezzo di trasporto privato per recarvisi, e che era stato stimato a suo tempo, ha determinato l'impatto sull'ambiente, ed era precisamente la stima di tale volume a rendere necessaria una valutazione d'impatto.

4.11.4

Di conseguenza, si potrebbe prendere in considerazione la modifica delle direttive esistenti sotto un triplice profilo.

4.11.4.1

La direttiva 85/337/CEE, relativa alla valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati stabilisce nell'allegato III i criteri che gli Stati membri devono applicare per decidere se determinati progetti presentano un impatto ambientale importante.

Si propone di aggiungere un nuovo trattino al paragrafo 1 dell'allegato III in cui si faccia esplicito riferimento ai dati disaggregati della mappa della mobilità (stima del numero di utenti delle strutture, luogo di residenza originario, ecc.).

4.11.4.2

In secondo luogo, la direttiva stabilisce nell'allegato IV le informazioni che dovranno essere necessariamente fornite nella relazione ambientale.

Il Comitato propone:

a)

di inserire un nuovo trattino nel paragrafo 4 dell'allegato IV o di modificare il terzo trattino esistente nel senso di far esplicito riferimento alle emissioni dovute al trasporto degli utenti abituali delle strutture del progetto;

b)

di ampliare il paragrafo 5 dell'allegato IV nel senso di considerare non solo l'esecuzione del progetto, bensì il funzionamento successivo delle strutture e le misure correttrici in relazione alle emissioni imputabili al trasporto collegato a tali strutture.

In definitiva, le modifiche da apportare alla direttiva 85/337/CEE riguardano l'allegato III, paragrafo 1, e l'allegato IV, paragrafi 4 e 5.

4.11.4.3

In terzo luogo, nella direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente si potrebbero inserire elementi aggiuntivi analoghi (criteri da osservare obbligatoriamente e informazioni necessarie per la relazione ambientale relative alla mobilità e ai mezzi di trasporto). In questo caso occorre inserire nel senso indicato l'impatto dei piani sulla mobilità, in particolare nell'allegato I, lettera f) e nell'allegato II, paragrafo 2.

4.12   Domanda 12 — Va incoraggiato l'allestimento di corsie riservate ai mezzi di trasporto collettivo?

4.12.1

Sì, questa misura è indispensabile e ha un notevole impatto sulla mobilità. Corsie preferenziali o vie riservate significano maggiore sicurezza, maggiore rapidità, minore congestione del traffico e minor consumo energetico, nonché maggior confort per i passeggeri. Questa misura contribuisce ad attirare verso il trasporto collettivo utilizzatori del veicolo privato.

4.13   Domanda 13 — Si avverte la necessità di adottare uno statuto europeo dei diritti e doveri degli utenti dei servizi di trasporto collettivo?

4.13.1

Rafforzare i diritti e gli obblighi degli utenti è essenziale affinché i modi di trasporto collettivo migliorino la qualità del servizio (frequenza, puntualità, confort per tutte le categorie di utenti, sicurezza, politica tariffaria, ecc.). Il Comitato invita a farlo, sempre tenendo conto però delle caratteristiche di ogni modo di trasporto, specie di quelli che condividono le infrastrutture con altri.

4.13.2

Data la dispersione normativa esistente nei diversi testi giuridici e per i singoli modi di trasporto, si dovrebbero far confluire tutti i diritti degli utenti del trasporto collettivo in una «carta dei diritti», lasciando un margine di manovra, affinché la carta possa essere completata dagli Stati membri e per autoregolamentazione mediante codici di condotta (5) sottoscritti dagli operatori economici e dalla società civile organizzata (associazioni di consumatori, ambientalisti, imprenditori, sindacati, ecc). Il Comitato insiste sull'importanza del dialogo fra tali associazioni e le aziende di trasporto collettivo, specie per migliorare la qualità del servizio.

Sarebbe opportuna un'azione a livello comunitario, per rimodellare e consolidare i diritti esistenti nei diversi testi giuridici, completata dall'azione degli Stati membri e delle organizzazioni della società civile. Il Comitato insiste sulla necessità di disporre di meccanismi e strumenti agili e semplici che rendano effettivi i diritti degli utenti.

4.14   Domanda 14 — Quali misure sarebbero utili per meglio integrare il trasporto di persone e di merci nelle attività di ricerca e nella pianificazione della mobilità urbana?

4.14.1

I piani di mobilità urbana nelle aree metropolitane dovranno contemplare sia il trasporto di persone che quello di merci, per fare in modo che la logistica della distribuzione delle merci si possa sviluppare senza incidere negativamente sulla mobilità delle persone.

4.14.2

Per questo è necessario un aumento del personale addetto alla sorveglianza delle aree riservate alle operazioni di carico e scarico di passeggeri e merci.

4.14.3

Creazione di meccanismi che agevolino e rendano flessibili i sistemi di denuncia delle infrazioni in modo che il veicolo in infrazione venga rimosso al più presto dall'area riservata e questa possa tornare ad essere operativa.

4.14.4

Creazione di meccanismi efficaci di sanzioni in caso di infrazione, che vadano dalla rimozione del veicolo alla riscossione della multa.

4.14.5

Campagna di informazione e di sensibilizzazione dei cittadini con l'obiettivo di ottenerne il consenso e la collaborazione nel conseguimento degli obiettivi indicati; uno degli obiettivi di tale campagna dovrebbe essere quello di ottenere la collaborazione dei proprietari degli esercizi commerciali nella sorveglianza delle aree riservate alle operazioni di carico e scarico, spiegando loro che l'occupazione illegale di tali aree può essere dannosa per la loro attività economica.

4.14.6

Limitazione del tempo di sosta nelle aree riservate alle operazioni di carico e scarico maggiormente in linea con il tempo necessario per la maggioranza di queste operazioni. Si potrebbe prevedere la possibilità di richiedere autorizzazioni speciali per aumentare il tempo di sosta. In tal modo non si penalizzerebbero alcuni tipi di trasporto (come i traslochi) che richiedono tempi maggiori per le operazioni di carico e scarico delle merci. Si potrebbero stabilire anche delle fasce orarie precise per le operazioni di carico e scarico.

4.15   Domanda 15 — Come si può conseguire un migliore coordinamento tra pianificazione urbanistica e trasporto urbano e interurbano? Che tipo di struttura organizzativa è ritenuto idoneo?

Mediante un adeguato coordinamento nei seguenti ambiti:

a)

coordinamento fra i diversi organismi:

la creazione in alcune città europee di organi di coordinamento del trasporto ha contribuito con ottimi risultati al coordinamento e alla pianificazione dei trasporti in tali città, sviluppando servizi di qualità, efficaci ed efficienti,

in relazione al coordinamento con altri modi di trasporto, si deve introdurre una maggiore trasparenza nell'imputazione dei costi dei diversi modi di trasporto collettivo,

sarebbe opportuno che i servizi di trasporto interurbani disponessero delle infrastrutture necessarie per l'intercambio modale, in modo da agevolare i trasbordi fra i diversi tipi di trasporto collettivo, evitando così il mezzo di trasporto supplementare che il viaggiatore deve prendere per passare da un modo di trasporto ad un altro;

b)

coordinamento con gli strumenti di pianificazione:

la previsione dell'impatto sulla mobilità che hanno determinati piani e progetti è un'esigenza già stabilita dall'importante sentenza della Corte di giustizia del 16 marzo 2006 (causa C-332/04): l'obbligo di sottoporre a valutazione dell'impatto ambientale il controverso progetto si è basato fondamentalmente sulla stima dell'impatto che esso avrebbe avuto sulla mobilità. Tuttavia tale criterio non è stato ancora inserito nel diritto positivo,

di conseguenza, si reputano necessarie due modifiche specifiche delle norme comunitarie sulla valutazione dell'impatto ambientale per inserire, fra gli impatti da considerare, quello del piano o del programma sulla mobilità. In particolare si propongono le modifiche indicate nella risposta alla domanda 11,

gli enti regionali devono utilizzare in modo coerente la pianificazione territoriale strategica per l'uso razionale del suolo.

4.16   Domanda 16 — Quali ulteriori misure si dovrebbero prendere perché nelle città sia garantito un massimo di sicurezza per tutti gli utenti della strada e del trasporto urbano?

4.16.1

Sicurezza stradale: a livello europeo, promuovere le buone pratiche e intavolare un dialogo più assiduo e strutturato con gli attori locali e regionali e con gli Stati membri sulle nuove tecnologie e in particolare sugli STI, al fine di migliorare la sicurezza. Si dovrebbe anche aumentare il livello di formazione dei professionisti del settore in materia di guida e si dovrebbero introdurre misure dissuasive per evitare che le infrazioni transfrontaliere al codice della strada rimangano impunite.

4.16.2

Protezione personale: per promuovere le buone pratiche, si dovrebbe intensificare la presenza fisica della polizia all'interno dei veicoli per il trasporto collettivo, fondamentalmente nelle ore notturne o sulle linee che conducono nei quartieri con maggior indice di conflittualità e di esclusione sociale, nonché aumentare l'uso delle tecnologie dell'informazione e l'informazione degli utenti.

4.17   Domanda 17 — Come informare meglio operatori e cittadini delle possibilità offerte dalle tecnologie avanzate per la sicurezza delle infrastrutture e dei veicoli?

4.17.1

Sensibilizzando i cittadini mediante campagne di educazione e informazione, specie dirette ai giovani. Anche mediante iniziative volte a generalizzare l'impiego di dispositivi di controllo delle infrazioni nelle città, nei confronti di tutti gli utenti della strada. In generale il CESE ritiene particolarmente pertinente l'adozione di misure volte a potenziare l'aspetto culturale e di educazione civica in tutti i temi correlati con la mobilità urbana.

4.18   Domanda 18 — È opportuno promuovere l'introduzione di radar automatici adatti all'ambiente urbano?

4.18.1

In funzione dei fini perseguiti, devono essere sempre orientati al miglioramento della mobilità e all'ottimizzazione delle velocità commerciali. Promuovendo le buone pratiche per aumentare la sicurezza e l'utilizzo di dispositivi intelligenti.

4.19   Domanda 19 — La videosorveglianza è uno strumento utile per garantire la sicurezza nel trasporto urbano?

4.19.1

È opportuna l'installazione, nei veicoli di trasporto collettivo, di sistemi di emergenza basati sulle nuove tecnologie che consentano di informare i servizi di emergenza in caso di atti di vandalismo o di incidenti, comunicando informazioni sulla situazione del veicolo e trasmettendo immagini e suoni di quanto sta avvenendo al suo interno.

4.19.2

Si devono adottare misure adeguate per evitare l'invasione della privacy che è un diritto fondamentale della persona.

4.20   Domanda 20 — L'affiorare di una nuova cultura della mobilità urbana in Europa deve essere il frutto della collaborazione tra tutti gli attori? A sostegno di tale collaborazione, può essere utile creare un osservatorio europeo sulla mobilità urbana, basato sul modello dell'Osservatorio europeo della sicurezza stradale?

4.20.1

Una nuova cultura della mobilità urbana implica la collaborazione delle istituzioni europee, di quelle degli Stati membri, delle regioni e degli enti locali, nonché delle organizzazioni della società civile.

4.20.2

Un osservatorio europeo sulla mobilità urbana sostenibile sarebbe un'iniziativa utile e apporterebbe un valore aggiunto, in quanto consentirebbe di raccogliere dati, conoscere l'evoluzione della domanda di trasporto e promuovere lo scambio di esperienze. Permetterebbe inoltre di disporre di una maggiore conoscenza dei problemi derivanti dalla mobilità e quindi di applicare politiche adeguate alla loro soluzione.

A livello europeo, si dovrebbe procedere ad un'armonizzazione del calcolo delle misure unitarie di valutazione urbana, in quanto un'unificazione dei criteri in tale ambito è, a parere del Comitato, positiva.

4.21   Domanda 21 — Come si potrebbero utilizzare meglio e in modo più coerente gli strumenti finanziari esistentiin particolare fondi strutturali e di coesioneper incentivare un trasporto urbano integrato e sostenibile?

4.21.1

Stabilendo come obiettivo di miglioramento dei fondi strutturali la mobilità urbana e la transizione graduale verso veicoli puliti per il trasporto collettivo (bassi consumi, basse emissioni) e sforzandosi di ottenere un maggior beneficio per ogni euro investito.

Il Comitato è favorevole ad incrementare la percentuale dei fondi destinati all'educazione e alla ricerca.

4.21.2

È però anche necessario diminuire i contributi finanziari mediante la fissazione di parametri obiettivi che consentano di optare per la soluzione più redditizia per la comunità, per offrire al cittadino un trasporto di qualità ad un costo ragionevole. Si dovrebbe dare la priorità all'efficacia e all'adempimento degli obblighi di servizio pubblico.

4.22   Domanda 22 — Quali strumenti economici, soprattutto di mercato, potrebbero incentivare un trasporto urbano pulito e a basso consumo energetico?

4.22.1

L'imposizione di «clausole verdi» negli appalti relativi a infrastrutture finanziate con programmi europei.

4.22.2

Un'altra possibilità sarebbe quella di inserire i criteri illustrati in Acquistare verde! Un manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili [SEC(2004) 1050] in un documento COM, aggiungendovi gli acquisti verdi pubblici delle attrezzature di trasporto.

Il mercato dei veicoli privati e dei mezzi di trasporto collettivi sta cambiando, diventando più rispettoso dell'ambiente. L'acquisto di veicoli più puliti (sotto il profilo del carburante e del motore) dovrebbe essere favorito, e gli sforzi finanziari degli acquirenti dovrebbero essere ricompensati da un trattamento differenziato dei loro veicoli nelle politiche di accesso ai centri urbani.

4.23   Domanda 23 — Quali attività di ricerca mirate potrebbero contribuire ad integrare vincoli urbanistici e sviluppo del traffico cittadino?

4.23.1

Stabilire in modo chiaro le tipologie di progetti che possono ottenere aiuti pubblici comunitari ed esigere (mediante debito controllo) il conseguimento (entro una determinata scadenza) degli obiettivi di tali progetti, in modo che, in caso negativo, sia possibile ottenere la restituzione degli aiuti concessi.

4.24   Domanda 24 — Si dovrebbero incoraggiare le amministrazioni cittadine ad instaurare il pedaggio urbano? Occorre una disciplina generale e/o orientamenti specifici per il pedaggio urbano? I proventi del pedaggio urbano dovrebbero essere utilizzati per migliorare il trasporto collettivo? È opportuno internalizzare i costi esterni?

4.24.1

Mancano regole comuni a livello europeo, cui si dovrebbe arrivare attraverso l'armonizzazione dei criteri di calcolo del pedaggio e la valutazione di una soglia adeguata di densità della rete dei trasporti collettivi.

4.24.2

A prescindere da ciò, il Comitato ritiene che i sistemi di tariffazione o pedaggio per l'accesso al centro delle città vengano introdotti nell'interesse generale e producano risultati immediati accettabili, ma possano risultare discriminatori per le fasce di popolazione a reddito più basso e avere uno scarso effetto dissuasivo sulle fasce sociali con reddito elevato.

Gli enti locali devono adottare misure per ovviare agli eventuali effetti negativi, per esempio promuovendo l'utilizzo del trasporto collettivo o prevedendo tessere o abbonamenti a prezzo ridotto.

4.24.3

Un'alternativa con «effetti orizzontali» su tutte le fasce di reddito sarebbe un «pedaggio» ai punti di accesso, però non per la riscossione di una somma di denaro, bensì per il «computo» della quota disponibile di chilometri urbani che verrebbe assegnata ad ogni conducente. Si propone praticamente un «razionamento» dell'accesso alle città (chilometro/unità di tempo), il che imporrebbe di selezionare e amministrare i tragitti urbani compiuti da veicoli privati, anche se si dovrà considerare il rischio di una certa discriminazione dovuta al luogo di residenza, di origine e di destinazione.

4.24.4

Naturalmente, questa sarebbe un'ulteriore ripartizione in zone rispetto a quella già proposta di «zone a bassa densità di traffico», in cui il traffico resterebbe essenzialmente limitato al trasporto collettivo e ai residenti.

4.25   Domanda 25 — Quale sarebbe, a lungo termine, il valore aggiunto di un contributo finanziario mirato dell'UE a favore di un trasporto urbano pulito e a basso consumo energetico?

4.25.1

Il valore aggiunto è immenso e difficile da quantificare se teniamo conto dei fattori relativi alla salute sia fisica che psichica e del valore del tempo delle persone (elemento influenzato dai notevoli tempi necessari per gli spostamenti casa-lavoro e viceversa che, sommati ad una giornata di lavoro, generano una lunga serie di fattori negativi).

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  COM(2006) 314 def. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeoMantenere l'Europa in movimentouna mobilità sostenibile per il nostro continenteRiesame intermedio del Libro bianco sui trasporti pubblicato nel 2001 dalla Commissione europea.

(2)  GU C 168 del 27.7.2007, pag. 74 sul tema Trasporti nelle aree urbane e metropolitane, relatore: RIBBE.

(3)  Tenuto conto del protocollo n. 30 del Trattato CE sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e dell'Accordo interistituzionale del 25 ottobre 1993 fra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione.

(4)  Cfr. sentenza CGCE Concordia Bus e i criteri ivi utilizzati.

(5)  Cfr. parere in merito alla Comunicazione della CommissioneVerso una Carta europea dei diritti dei consumatori d'energia, GU C 151 del 17.6.2008, relatore: IOZIA


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/46


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Comunicazione della Commissione — Piano d'azione per la logistica del trasporto merci

COM(2007) 607 def.

(2008/C 224/10)

La Commissione europea, in data 18 ottobre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione — Piano di azione per la logistica del trasporto merci.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 8 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore RETUREAU.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 99 voti favorevoli e 1 astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato approva il piano d'azione proposto dalla Commissione e auspica di essere consultato in merito alla relazione intermediaria sulla sua attuazione, prevista per il 2010, in modo da constatare i progressi realizzati e gli eventuali problemi rimasti.

1.2

Il CESE condivide il punto di vista secondo cui per i terminali intermodali, compresi i porti e gli aeroporti, è opportuno effettuare analisi comparative (benchmarking) specifiche, in stretta collaborazione con l'industria. Grazie all'uso di valori generici a livello europeo, che possono essere affinati a livello locale, è possibile, viste le diverse caratteristiche dei terminali terrestri, dei porti marittimi, degli aeroporti e dei porti di navigazione interna, differenziare sufficientemente i valori di riferimento.

1.3

In generale, la fissazione dei prezzi relativi ai vari modi di trasporto non tiene conto del loro impatto reale sulle infrastrutture, l'ambiente e l'efficacia energetica, né del loro costo sociale in senso stretto o dei costi che comportano per la società nel suo insieme e per il territorio.

1.4

Gli strumenti previsti per il raffronto e la valutazione in tale contesto dovranno quindi comparare fra di loro le catene di trasporto utilizzabili, applicando come criterio la loro sostenibilità, per agevolare l'instaurazione di un meccanismo di fissazione delle tariffe e di regolazione che assicuri la scelta del modo di trasporto più efficiente e più sostenibile, in funzione della natura delle merci trasportate e dei modi disponibili.

1.5

La condizione sine qua non per una maggiore efficienza della logistica dei trasporti rispondente alle necessità degli utenti e della società nel suo insieme è rappresentata da progressi decisivi e rapidi sia nell'impiego delle nuove tecnologie disponibili sia nella nuova ricerca in materia, nonché da un impegno costante per la formazione e qualificazione del personale e per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Al tempo stesso occorre ottimizzare l'uso delle infrastrutture esistenti e valorizzare le risorse umane, materiali e finanziarie investite nei trasporti e nella logistica. Occorre altresì promuovere una rivalorizzazione e una maggiore attrattività delle professioni nel settore. Sarà inoltre necessario realizzare nuovi investimenti per accelerare l'integrazione dei nuovi membri e facilitare sia la politica euromediterranea sia la politica di vicinato. Resta peraltro da valutare quali saranno le prospettive di lungo periodo circa l'evoluzione della domanda per procedere alle spese d'investimento da ammortizzare a lunghissimo termine.

1.6

Occorre aumentare la disponibilità e la sicurezza delle strade, in particolare nelle zone che confinano con paesi terzi.

1.7

I confini marittimi dell'UE si sono allungati, e si affacciano ora sul Baltico e sul Mar Nero. Essi sono collegati al grande asse del Danubio, che va rivitalizzato. L'Europa dispone di piattaforme portuali su cui transita il 90 % degli scambi con i paesi terzi e il 40 % degli scambi fra gli Stati membri dell'Unione europea. Esse registrano un forte sviluppo delle attività logistiche, ma necessitano di notevoli miglioramenti: in particolare vanno migliorati i collegamenti terrestri, diversificando i modi di trasporto utilizzati e facendo maggior ricorso alle tecniche intermodali. Sarà necessario migliorare anche le tecniche e l'organizzazione dei trasbordi e ricercare un migliore equilibrio fra le diverse zone portuali e una maggiore complementarità fra di esse e gli hub terrestri.

1.8

Il Comitato appoggia l'impiego delle nuove tecnologie, la ricerca applicata su tutti gli aspetti migliorabili dei diversi modi di trasporto (infrastrutture, materiale di trasporto e manutenzione, organizzazione e condizioni di lavoro, ecc.), il contributo volontario alla definizione delle norme tecniche e degli standard universali per la messaggeria e le comunicazioni per favorire la fluidità dei traffici e una armoniosa co-modalità, nonché una migliore conciliazione fra, da un lato, la crescita della produzione e degli scambi e, dall'altro, i trasporti, anch'essi inevitabilmente in costante aumento. Su questo punto è essenziale una maggiore efficacia delle catene logistiche.

1.9

Occorre proseguire la ricerca sui motori e sulla loro efficacia energetica, sui carburanti non fossili, tanto per i veicoli adibiti ai trasporti di persone (sia individuali che collettivi) quanto per i veicoli adibiti ai trasporti merci.

1.10

La logistica dei trasporti urbani richiede misure d'urgenza e un maggiore impegno per impedire il soffocamento progressivo dell'economia delle grandi città e i forti cali di efficienza provocati dal tempo perduto nel traffico congestionato, in modo improduttivo e inquinante per gli abitanti e per le imprese. Nelle zone urbane occorre un'impostazione globale che tenga conto delle esigenze dei trasporti di persone (individuali e collettivi) e di beni, e questo per realizzare una migliore allocazione della rete stradale e invertire la tendenza degli abitanti e di numerose attività ad abbandonare le città verso periferie tentacolari o altre zone più lontane.

1.11

Il piano d'azione in esame è incentrato sulla sostenibilità e sull'efficienza energetica, nonché sull'intermodalità, e il suo calendario di attuazione evidenzia l'urgenza della politica da seguire. Le proposte della Commissione puntano più sulla cooperazione e sul dialogo che sull'obbligatorietà. Occorre dimostrare che questa opzione sarà operativa: il suo successo dipenderà dagli operatori del mondo dei trasporti e dalla loro capacità di adeguarsi a queste esigenze che la società civile reclama a gran voce.

2.   Proposte della Commissione

2.1   Introduzione

2.1.1

Il 28 giugno 2006 la Commissione ha pubblicato la comunicazione dal titolo La logistica delle merci in EuropaLa chiave per una mobilità sostenibile  (1) che illustrava il ruolo della logistica per garantire trasporti più sostenibili, meno inquinanti e realmente rispettosi dell'ambiente. Questa comunicazione doveva essere seguita da consultazioni per addivenire a un piano europeo d'azione per la logistica del trasporto merci (2), che è stato pubblicato il 18 ottobre 2007.

2.1.2

La Commissione intendeva introdurre la dimensione logistica nella politica dei trasporti dell'Unione europea per ovviare alle frequenti strozzature, ridurre il consumo di energia, sfruttare meglio la co/multi-modalità delle infrastrutture e dei mezzi di trasporto, proteggere l'ambiente e limitare gli effetti nocivi, come anche promuovere la formazione permanente del personale.

2.1.3

È su questo piano d'azione che il Comitato è stato consultato. Il piano prevede degli obiettivi da realizzare, insieme al relativo calendario, e mira a promuovere l'impiego delle nuove tecnologie dell'informazione per accrescere l'efficienza della logistica dei trasporti dei beni (oggetti a sé stanti, colli, pacchi, container) nonché un sistema volontario di certificazione per gli operatori del settore logistico destinato a garantire il possesso delle qualifiche e la formazione indispensabili all'esercizio della loro professione e ad agevolare la loro mobilità.

2.1.4

Già nel 2006 la Commissione faceva presente che è difficile farsi un'idea del mercato europeo della logistica a causa dell'assenza di statistiche adeguate. In genere si ritiene che la logistica «pesi» sul costo dei prodotti trasportati per una quota compresa fra il 10 e il 15 %.

2.1.5

Occorreva introdurre un inquadramento della logistica del trasporto di merci a livello europeo, intervenendo in particolare in vari ambiti. Il piano d'azione fa il punto della situazione e stabilisce tempi di attuazione abbastanza brevi (compresi fra il 2008 e il 2012):

identificazione ed eliminazione delle strozzature,

impiego delle tecnologie avanzate dell'informazione e della comunicazione — TIC (tracking and tracing: sistemi di rintracciamento e localizzazione) mediante Galileo, il sistema LRIT (Long-Range Identification and Tracking: identificazione e verifica delle navi a grande distanza), i servizi d'informazione fluviale (RIS), l'AIS (Automatic Identification System), il SafeSeaNet, le applicazioni telematiche per le merci trasportate nel settore ferroviario (TAF: Telematics Application for Freight) e la sua logistica integrata (ERTMS: European Rail Traffic Management System, che è il sistema europeo di controllo automatico della velocità dei treni); introduzione di tecnologie «intelligenti», come ad esempio lo sviluppo e la standardizzazione delle etichette RFID (identificazione a radiofrequenza) (3),

standard universali per la messaggeria e le comunicazioni,

settore della ricerca (Settimo programma quadro),

interoperabilità e interconnettività,

formazione di personale qualificato nel settore logistico,

valutazione comparativa (benchmarking) della situazione europea. Devono però essere ancora definiti gli indicatori e la metodologia,

politica infrastrutturale: manutenzione e utilizzo ottimale delle infrastrutture esistenti e eventualmente nuovi investimenti, segnatamente nelle tecnologie di punta,

qualità delle prestazioni, attraverso il dialogo sociale, la cooperazione e una regolamentazione adeguata,

promozione e semplificazione delle catene co-modali e conseguenti norme relative al carico.

2.1.6

Il piano d'azione pubblicato nel 2007 consiste nell'inquadrare le azioni previste in precedenza in un programma di obiettivi più particolareggiati, corredato di un calendario dei tempi di attuazione.

2.1.7

Nella sua comunicazione (4) Mantenere l'Europa in movimentoUna mobilità sostenibile per il nostro continente che valuta e nel contempo riesamina il Libro bianco sui trasporti del 2001 (5), la Commissione aveva insistito sul concetto di «mobilità intelligente», che comprende la logistica dei trasporti e i sistemi di trasporto intelligenti (STI), tema su cui ritorna peraltro nel piano d'azione in esame.

2.2   e-Freight e sistemi di trasporto intelligenti (STI)

2.2.1

L'impiego generalizzato delle TIC — sia quelle attualmente disponibili che quelle future — può migliorare in modo sostanziale la logistica del trasporto merci, ma pone ancora dei problemi che vanno risolti, ad esempio la standardizzazione, le competenze degli utenti, gli ostacoli -regolamentari o di altro tipo — alla «smaterializzazione» dei documenti, la sicurezza dei dati e la protezione della vita privata.

2.2.2

A termine, il concetto di e-Freight (trasporto merci informatizzato) sfocerà in una «Internet degli oggetti» (ciascuna componente dei carichi, siano essi oggetti a sé stanti, colli, pacchi o container, potrà essere individuata, denominata e identificata mediante un'etichettatura capace di comunicare, in maniera passiva o attiva, che funziona mediante un lettore a radiofrequenza (RF)). Questa nuova «Internet degli oggetti» permetterà di automatizzare e semplificare il trasferimento dei dati riguardanti i carichi (sistemi di posizionamento geografico, informazioni sulla natura e sul volume, nonché comunicazioni doganali e di altro tipo). I sistemi attualmente disponibili andranno adeguati in vista dell'applicazione concreta di questo nuovo comparto dell'Internet basato sull'identificazione degli oggetti.

2.2.3

Per il 2008 la Commissione ha in programma un grande progetto di ricerca sulla base di una tabella di marcia per la diffusione degli STI e delle tecnologie riguardanti la logistica dei trasporti.

2.3   Le prospettive

2.3.1

Sviluppando l'efficienza il piano in esame intende contribuire a risolvere problemi come la congestione, l'inquinamento, il rumore, le emissioni di CO2, e la dipendenza dai combustibili fossili. Tutte queste iniziative devono essere affiancate da un lavoro, da svolgere d'intesa con gli Stati membri, in una prospettiva di lungo periodo, volto a creare una base comune per gli investimenti nei sistemi di trasporto merci di domani.

2.3.2

Nel 2010 la Commissione europea presenterà una relazione sui progressi realizzati nell'attuazione del piano d'azione.

3.   Osservazioni di carattere generale

3.1

L'allargamento dell'UE, la crescente mondializzazione degli scambi, l'emergere di nuove potenze economiche (non si tratta solo della Cina), il processo di delocalizzazione sono tutti potenti fattori di sviluppo degli scambi. Va rilevato che questi si sviluppano più rapidamente della produzione. Nel Libro bianco del 2001 la Commissione aveva previsto uno «sganciamento» fra crescita dei trasporti e crescita economica. È urgente riavviare le riflessioni al riguardo, almeno per ripristinare un qualche «raccordo», una sorta di «parallelismo». Per parte sua una logistica che, nel quadro del riesame intermedio del Libro bianco del 2006 (6), associ vari modi e soggetti (organizzatori dei flussi, trasportatori, utilizzatori, autorità ai livelli nazionale, comunitario e internazionale) e si avvalga delle nuove tecnologie in materia d'informazione, imballaggi e movimentazione, può costituire un fattore determinante per razionalizzare e accrescere l'efficacia del trasporto di merci.

3.2

Le catene logistiche su scala mondiale impongono, a termine, la completa integrazione dei collegamenti fra i sistemi modali, sia fisici che elettronici, per utilizzare il modo o la combinazione di modi più efficace e per migliorare la logistica affidandole l'obiettivo di realizzare simultaneamente una «triplice» efficacia: economica, sociale e ambientale (che include la riduzione della spesa energetica).

3.3

Nella maggioranza dei casi la pianificazione dei trasporti esige tempi lunghi e la collaborazione di numerosi soggetti. Gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto e nelle piattaforme logistiche vengono effettuati in una prospettiva di lungo periodo e riguardano importi molto elevati, basti pensare in particolare ai porti marittimi e interni, agli aeroporti, ma anche ai cosiddetti «porti secchi» o alle infrastrutture dei trasporti combinati. Sono appunto queste «piattaforme» a creare i maggiori problemi e a richiedere soluzioni rapide, sicure e durature. A giudizio del Comitato occorre dunque, per prima cosa, ottimizzare l'impiego delle infrastrutture esistenti, e a questo scopo può risultare molto fruttuosa la condivisione delle informazioni e delle esperienze. Ma valorizzare ciò che già esiste e utilizzare le tecnologie avanzate non basta: quello che conta è una vera «programmazione» a medio e lungo termine per nuovi investimenti.

3.4

La creazione di nuove infrastrutture, destinate a durare a lungo nel tempo, deve intervenire alla luce di esigenze calcolate a lunghissimo termine e quando non vi sia alcuna soluzione alternativa di co-modalità, ad esempio con l'impiego di altre infrastrutture esistenti. Si può pensare al trasporto combinato strada/rotaia come possibile alternativa all'ampliamento di una rete stradale esistente o alla creazione di nuove strade. La programmazione che ciò presuppone deve coinvolgere tutti i soggetti chiave delle catene logistiche: autorità comunitarie, autorità pubbliche a livello nazionale e regionale, industriali e distributori, operatori logistici, trasportatori e altri caricatori, nonché le parti sociali. Le popolazioni interessate devono poter essere coinvolte nelle discussioni e nelle diverse consultazioni preliminari su queste problematiche e i loro punti di vista vanno presi in seria considerazione.

3.5

Questa programmazione deve dar luogo a partenariati che siano veramente duraturi e consentano di assicurare una vera sostenibilità delle infrastrutture (sotto il profilo sia economico, che ecologico e sociale). Essa dovrebbe inquadrarsi nello Schema di sviluppo dello spazio europeo (SSSE) e contribuire a strutturare meglio, coordinare e garantire la longevità degli investimenti nei trasporti integrandoli opportunamente nel contesto delle attività industriali e commerciali e dei programmi di pianificazione territoriale ed urbanistica (soprattutto per evitare alle piattaforme logistiche un fenomeno analogo alla «sciamatura», ossia abbandoni in massa che si concretizzano in delocalizzazioni affrettate e costose, nonché, da un lato, l'intasamento di taluni assi e di talune aree e, dall'altro, l'isolamento di talune zone a causa dell'assenza o della qualità scadente di taluni collegamenti).

3.6

Circa le nuove norme previste per le unità di carico, esse devono beninteso prevedere disposizioni relative al peso massimo, alle dimensioni e alla maneggevolezza che siano tali da facilitare gli eventuali trasbordi. Tuttavia, dati i problemi connessi alla quasi esclusività della strada per il trasporto terrestre di merci, queste norme non dovranno dar luogo a sovraccarichi che possano usurare le infrastrutture e ridurre ulteriormente la sicurezza dei trasporti su strada, e dovranno inoltre favorire la co-modalità.

3.7

Con riferimento alla proposta del 2003 su una nuova unità di carico intermodale volontaria, il Comitato ricorda in sintesi che la combinazione di unità di carico di diverse dimensioni rappresenta un vero e proprio incubo logistico. La compresenza dei due ostacoli (dimensioni delle guide di scorrimento fisse delle cellule e incertezza quanto alla responsabilità dei costi di questo sistema) permette sin d'ora di concludere che il sistema non sarà utilizzato.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il Comitato auspica vivamente di essere consultato in merito alla relazione che la Commissione presenterà nel 2010 sui progressi relativi al piano d'azione e sugli eventuali problemi incontrati nella sua attuazione.

4.2

L'Internet degli oggetti contribuirà indubbiamente ad accrescere l'efficacia della logistica dei trasporti e dei servizi prestati agli utenti. Tuttavia, sulla base dell'esperienza maturata con l'Internet dei nomi, il Comitato si chiede quali siano i metodi, le procedure e gli strumenti di controllo da instaurare per l'assegnazione dei nomi. Per motivi storici l'Internet dei nomi è soggetta, da ultimo, al controllo del ministero federale del Commercio degli Stati Uniti d'America (USDoC). Il Comitato sostiene l'opzione di una governance europea per l'assegnazione dei nomi, la gestione delle banche dati nonché la definizione di norme tecniche.

4.2.1

Il Comitato si compiace che la Commissione abbia inserito lo sviluppo della logistica nell'Agenda rinnovata di Lisbona per la crescita e l'occupazione, ma, data la sua esperienza precedente, la invita a recuperare rapidamente i ritardi accumulati nell'attuazione delle nuove tecnologie, in particolare per quanto riguarda Galileo.

4.3

A giudizio del Comitato, l'Internet degli oggetti dovrebbe, vista la sua importanza economica e il carattere prevalentemente intraregionale degli scambi, poggiare sulla multipolarità (per l'assegnazione dei nomi, ad esempio, su istituzioni regionali o subregionali) anziché essere assoggettato al controllo di ultima istanza di un'unica autorità, e per di più di un paese terzo.

4.4

Occorre sollevare anche, e in modo chiaro, i problemi della protezione della vita privata e della riservatezza degli affari legati alla diversificazione degli strumenti d'informazione utilizzati per appurare il contenuto dei carichi, evitare di far giungere informazioni alle organizzazioni criminali — in particolare nei paesi terzi (vanno considerate le implicazioni sotto il profilo doganale e assicurativo), rintracciare i carichi stessi, conoscerne mittenti, intermediari e destinatari nel quadro della promozione dei sistemi di trasporto intelligenti i (STI) e delle tecnologie dell'informazione connesse.

4.5

Ciò varrà in particolare per i problemi logistici specifici connessi all'e-commerce.

4.6

Il Comitato si compiace che la Commissione intenda «modernizzare» la professione degli operatori logistici mediante un sistema che preveda una «definizione di valori di riferimento» e una «certificazione» degli operatori, e auspica che tale sistema risulti veramente proficuo.

4.7

Il Comitato si compiace altresì che la Commissione proponga di adoperarsi, insieme alle parti sociali, per la definizione di requisiti relativi alle qualifiche e alla formazione, e al riguardo auspica che le qualifiche e i tipi di formazione richiesti si sviluppino lungo tutto l'arco della vita e tenendo costantemente conto dei progressi della conoscenza. È poi da accogliere positivamente il fatto che la Commissione intenda procedere al reciproco riconoscimento di queste certificazioni volontarie.

4.8

Il miglioramento dell'efficienza logistica attraverso il ricorso intensivo alle nuove tecnologie, semplificazioni di carattere amministrativo, scambi di esperienze, progressione delle qualifiche e della formazione e co-modalità è indubbiamente indispensabile. Tuttavia, il Comitato tiene a sottolineare che questi progressi potranno dare tutti i loro frutti solo se, come raccomandato dalla Commissione nel suo Libro bianco del 2001, nel settore dei trasporti e della logistica si provvederà a un certo equilibrio sia nell'ambito dei singoli modi di trasporto sia fra di essi e, al tempo stesso, a una «concorrenza regolata»: ciò implica una relativa correzione verso l'alto delle tariffe e un'effettiva armonizzazione delle condizioni di concorrenza intramodali e intermodali anche all'interno della stessa Unione europea.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  COM(2006) 336 def.

(2)  COM(2007) 607 def.

(3)  Cfr. il parere esplorativo sul tema Identificazione a radiofrequenza (RFID) (relatore: MORGAN, GU C 256 del 27.10.2007, pagg. 66-72) e i lavori della conferenza di Lisbona del 15 e 16 novembre 2007 (sito della presidenza portoghese).

(4)  COM(2006) 314 def., del 22 giugno 2006.

(5)  Cfr. i pareri del CESE riguardanti, rispettivamente, il Libro biancoLa politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte [COM(2001) 370 def. del 12 settembre 2001] e la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeoMantenere l'Europa in movimentoUna mobilità sostenibile per il nostro continenteRiesame intermedio del Libro bianco sui trasporti pubblicato nel 2001 dalla Commissione europea [COM(2006) 314 def. del 22 giugno 2006].

(6)  Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Mantenere l'Europa in movimentoUna mobilità sostenibile per il nostro continenteRiesame intermedio del Libro bianco sui trasporti pubblicato nel 2001 dalla Commissione europea, COM(2006) 314 def. del 22 giugno 2006.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/50


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche

COM(2007) 697 def. — 2007/0247 (Cod) alla

COM(2007) 698 def. — 2007/0248 (Cod) e alla

COM(2007) 699 def. — 2007/0249 (COD)

(2008/C 224/11)

La Commissione, in data 10 dicembre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 95 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica alla

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione per la tutela dei consumatori e alla

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 8 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore HERNÁNDEZ BATALLER.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 80 voti favorevoli e 1 astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il CESE condivide gli obiettivi della Commissione, che sono quelli di conseguire nel mercato delle comunicazioni elettroniche un massimo di vantaggi per gli utenti, fare in modo che la concorrenza non venga né falsata né limitata, incentivare investimenti efficienti nelle infrastrutture e favorire l'innovazione, promuovendo un uso e una gestione efficienti delle radiofrequenze e delle risorse digitali.

1.2

Poiché il settore delle comunicazioni elettroniche si caratterizza per l'alto livello d'innovazione tecnologica e i mercati estremamente dinamici, il CESE considera soddisfacente il modello normativo del quadro delle comunicazioni elettroniche e le modifiche proposte, che si basano su:

1.2.1

la regolamentazione decentrata negli Stati membri, con l'attribuzione alle autorità nazionali della responsabilità di vigilare sui mercati in base a un complesso comune di principi e procedure. Si rafforza, al tempo stesso, l'indipendenza delle autorità nazionali di regolamentazione (ANR), la loro gestione ordinaria e il loro margine di valutazione, garantendo loro bilanci propri, risorse umane sufficienti e il potenziamento dei loro poteri coercitivi per migliorare l'applicazione effettiva del quadro normativo;

1.2.2

il consolidamento del mercato interno, attraverso l'attribuzione alla Commissione di determinate competenze per i mercati transnazionali che superano l'ambito di uno Stato membro;

1.2.3

il miglioramento della coerenza legislativa, attraverso l'aggiornamento di determinate disposizioni per adattarle all'evoluzione della tecnologia e del mercato, sopprimendo disposizioni obsolete, ridondanti o senza più oggetto;

1.2.4

la definizione di una strategia di gestione efficiente dello spettro, allo scopo di realizzare uno spazio unico europeo dell'informazione;

1.2.5

in casi eccezionali, la separazione funzionale, adottata dalle ANR previa approvazione della Commissione, per garantire la fornitura di prodotti di accesso pienamente equivalente a tutti gli operatori che agiscono nei mercati a valle, e tra questi anche le stesse divisioni dell'operatore integrato verticalmente;

1.2.6

la realizzazione di una comunicazione affidabile ed efficace attraverso le reti di comunicazione elettronica. A tal fine l'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche deve contribuire ad armonizzare le misure di sicurezza tecniche ed organizzative appropriate, offrendo la sua consulenza;

1.2.7

il rafforzamento dei diritti dei consumatori per quanto riguarda determinati aspetti dei contratti, la trasparenza e la pubblicazione delle informazioni, la disponibilità dei servizi, i servizi di informazione e d'emergenza e la portabilità del numero. Nonostante ciò che precede, le proposte non assicurano un elevato livello di tutela dei consumatori, come stabilisce il Trattato per quanto riguarda questa materia, in quanto non contemplano altri aspetti come la regolamentazione dei servizi alla clientela, livelli minimi di qualità, le clausole di penalizzazione e le condizioni di contrattazione congiunta di servizi e terminali;

1.2.8

il miglioramento della tutela della vita privata, sebbene non tutte le proposte risultino abbastanza ambiziose, per esempio per quanto riguarda la protezione contro lo spam, che, secondo il CESE, deve basarsi espressamente sul consenso, espresso e previo, del consumatore a ricevere comunicazioni commerciali.

1.3

Il CESE valuta molto positivamente l'inclusione delle apparecchiature terminali nel campo, d'applicazione del quadro normativo; ciò migliorerà l'accessibilità elettronica per gli utenti finali con disabilità. Analogamente, considera positiva l'istituzione di misure vincolanti nel servizio universale per gli utenti con disabilità, volte a favorire l'accessibilità dei servizi telefonici disponibili al pubblico, compresi i servizi d'emergenza, i servizi d'informazione sui numeri degli abbonati e le guide, equivalente a quella goduta da altri utenti finali, nonché altre misure specifiche.

1.4

La semplificazione e la riduzione dei costi amministrativi è un elemento importante e, poiché vi sarà una maggiore flessibilità nei compiti di gestione dello spettro, risulteranno agevolati le procedure amministrative e l'uso dello spettro per gli operatori. Il CESE ritiene necessaria l'imposizione da parte degli Stati membri di eccezioni limitate di ordine tecnico e eccezioni più ampie per il raggiungimento di obiettivi di interesse generale, quali la diversità culturale e linguistica, la libertà d'espressione e la pluralità dei mezzi di comunicazione, la promozione della coesione sociale e territoriale, la sicurezza della vita umana, tenendo conto delle esigenze tecniche, sociali, culturali e politiche di tutti gli Stati membri, secondo quanto stabilito dalle legislazioni nazionali in conformità con il diritto comunitario.

1.5

La creazione di un'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche, come organo indipendente dalla Commissione che rafforzi i poteri delle ANR, può rivelarsi positiva in quanto fornisce i mezzi per istituire un'associazione efficace tra la Commissione e le autorità di regolamentazione nazionali in materie in cui è necessaria una coerenza a livello europeo, quali la definizione dei mercati, le analisi e le soluzioni per i mercati stessi, l'armonizzazione dell'uso dello spettro radio o la definizione dei mercati transnazionali.

2.   Introduzione

2.1

Nel 2002 è stata adottata una riforma del mercato delle telecomunicazioni che si è tradotta nella creazione del quadro normativo delle comunicazioni elettroniche (che coprono allo stesso tempo tutte le reti satellitari e terrestri, le comunicazioni fisse e senza filo), costituito dalla direttiva-quadro e dalle direttive che disciplinano l'accesso, l'autorizzazione, il servizio universale, il trattamento dei dati personali e la tutela della vita privata in questo settore.

2.2

Questo quadro normativo dell'UE applicabile alle reti e servizi di comunicazioni elettroniche è stato concepito per agevolare l'accesso dei nuovi operatori alle infrastrutture esistenti, incoraggiare gli investimenti nelle infrastrutture alternative ed offrire una scelta più ampia e prezzi più bassi ai consumatori.

2.3

L'attuale modello normativo si basa sul principio della regolamentazione decentrata negli Stati membri e conferisce alle autorità nazionali la responsabilità di vigilare sui mercati in base ad un complesso comune di principi e di procedure.

2.4

Il quadro normativo prevede un livello minimo d'armonizzazione e lascia alle autorità di regolamentazione nazionali (designate qui di seguito come ANR) o agli Stati membri il compito di definire le misure d'applicazione.

2.5

La direttiva-quadro mira a ridurre progressivamente la regolamentazione settoriale ex ante parallelamente allo sviluppo della concorrenza sul mercato e ciò si realizza tramite una raccomandazione della Commissione che precisa i mercati di prodotti e di servizi per cui una regolamentazione ex ante potrebbe essere giustificata.

2.5.1

L'obiettivo di ogni intervento regolamentare ex ante è di servire gli interessi dei consumatori, facendo in modo che i mercati al dettaglio siano competitivi. La definizione di «mercati rilevanti» può variare nel tempo con l'evolversi delle caratteristiche dei prodotti e dei servizi e delle possibilità di sostituzione del lato della domanda e dell'offerta, come indicato nella raccomandazione della Commissione del 17 dicembre 2007 (1).

3.   Le proposte della Commissione

3.1

La Commissione lancia un'ampia rifusione della regolamentazione europea attualmente applicabile alle comunicazioni elettroniche (chiamata qui di seguito «quadro normativo») presentando simultaneamente:

due proposte di direttiva; una che modifica la direttiva-quadro, la direttiva accesso e la direttiva autorizzazione; l'altra che modifica la direttiva sul servizio universale e quella sulla tutela della vita privata,

una proposta di regolamento che istituisce un'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche (chiamata qui di seguito «l'Autorità»).

3.2

In sintesi, queste proposte hanno per oggetto definire il quadro normativo europeo «modificato» delle comunicazioni elettroniche adattandolo alle domande delle autorità di regolamentazione nazionali e degli operatori e dei consumatori di beni e di servizi.

3.3

Si tratta di stabilire un quadro normativo «modificato» coerente per l'economia digitale, che tragga profitto dai risultati positivi che derivano dallo sviluppo del mercato interno. La configurazione delle proposte è illustrata qui di seguito.

3.4

Per quanto concerne la proposta recante modifica della direttiva-quadro e delle direttive autorizzazione ed accesso:

a)

in relazione alla gestione dello spettro radio, essa garantisce che gli Stati membri consultino le parti interessate quando intendono introdurre eccezioni al principio di neutralità tecnologica e dei servizi, anche se si perseguono obiettivi d'interesse generale;

b)

migliora la coerenza del quadro normativo pertinente razionalizzando molti elementi della procedura d'analisi di mercato ed autorizzando la Commissione a farsi carico dell'analisi di mercato se un'ANR ha accumulato un notevole ritardo nell'esecuzione dei suoi compiti;

c)

aumenta la sicurezza e l'integrità delle reti rafforzando gli obblighi esistenti ed estendendo alle reti mobili e a Internet i requisiti d'integrità relativi alle reti telefoniche;

d)

rafforza le garanzie giuridiche degli interessati definendo vari criteri per l'indipendenza delle ANR e riconoscendo il diritto di ricorso contro le loro decisioni e la possibilità della sospensione delle misure da esse adottate per evitare, in caso di necessità imperiosa, un pregiudizio grave ed irrevocabile;

e)

tiene conto delle necessità delle diverse categorie di utenti vulnerabili prevedendo requisiti tecnici per le apparecchiature terminali atti ad agevolare l'accesso degli utenti disabili ed aggiornando gli obiettivi delle ANR per quanto riguarda gli utenti anziani e quelli che hanno esigenze sociali particolari;

f)

permette alle ANR di imporre la separazione funzionale con l'accordo preliminare della Commissione;

g)

stabilisce una procedura di selezione comune;

h)

infine, rafforza i poteri esecutivi delle ANR che dispongono a loro volta della facoltà di apporre condizioni specifiche alle autorizzazioni generali per assicurare l'accessibilità agli utenti disabili, condizioni relative al diritto d'autore e ai diritti di proprietà intellettuale e alle comunicazioni delle autorità al pubblico in caso di pericoli imminenti.

3.5

La proposta recante modifica del regime del servizio universale, dei diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica, del trattamento dei dati personali, della tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e della cooperazione in materia di tutela dei consumatori si basa sui progressi già consolidati nell'approccio legislativo della Commissione in questo settore.

3.5.1

In questo senso, si riconosce che la concorrenza, da sola, non è sufficiente a soddisfare le necessità di tutti i cittadini e a tutelare i diritti degli utenti e sono pertanto previste disposizioni specifiche per preservare il servizio universale, i diritti degli utenti, e la tutela dei dati personali.

3.5.2

Si mira in particolare a migliorare la trasparenza tariffaria e la pubblicazione di informazioni destinate agli utenti finali, imponendo agli operatori l'obbligo di pubblicare informazioni comparabili, adeguate, aggiornate e accessibili sulla qualità dei servizi offerti ed accordando alle ANR il potere di esigere il rispetto di questi obblighi da parte degli operatori.

3.5.3

Per quanto riguarda la portabilità del numero, misure sono previste per permettere ai consumatori di cambiare facilmente fornitore (il termine massimo perché questo cambiamento sia effettivo è fissato ad un giorno e le ANR dispongono del potere di evitare le pratiche dissuasive dei fornitori); la proposta prevede un rafforzamento dell'obbligo di trasmettere le informazioni sulla localizzazione del chiamante ai servizi di emergenza attraverso varie misure, in particolare l'obbligo di trasmettere le informazioni alle autorità incaricate dei servizi di soccorso, ecc.

3.5.4

La «possibilità» data agli Stati membri di adottare misure specifiche a favore degli utenti disabili è sostituita dall'obbligo esplicito di agire in questo senso, in particolare permettendo alle ANR di chiedere agli operatori di pubblicare informazioni destinate agli utenti disabili.

3.5.5

Questa modifica dà inoltre alle ANR il potere di impedire il degrado della qualità dei servizi fissando livelli di qualità minimi per i servizi di trasmissione in rete destinati agli utenti finali e permette loro di sorvegliare le tariffe al dettaglio se nessuna impresa è stata designata come prestatrice di servizio universale.

3.5.6

Questa modifica garantisce anche che gli utenti finali siano informati delle violazioni della sicurezza che comportano la perdita o compromettono in un altro modo i loro dati personali e che siano informati delle precauzioni da prendere per ridurre al minimo i rischi.

3.5.7

Si proibisce coerentemente l'utilizzo di software spia e di altri software maligni, indipendentemente dal metodo utilizzato per la loro installazione nell'apparecchiatura dell'utente, e si rafforza la lotta contro le comunicazioni commerciali indesiderate permettendo ai prestatori di servizi Internet di avviare azioni legali nei confronti di coloro che inviano posta elettronica indesiderata (spam).

3.6

Infine, va segnalata la proposta di creazione «dell'Autorità», responsabile dinanzi al Parlamento europeo, che comprenderà un comitato dei regolatori formato dai responsabili delle ANR di tutti gli Stati membri dell'UE e che sostituirà il gruppo dei regolatori europei (GRE) (2).

3.6.1

«L'Autorità» consiglierà la Commissione per l'adozione di alcune decisioni, svolgerà il ruolo di centro di competenze in materia di reti e di servizi di comunicazioni elettroniche al livello dell'UE ed assumerà le funzioni dell'Agenzia europea per la sicurezza delle reti (ENISA).

4.   Osservazioni generali

4.1

Il CESE giudica positivamente le proposte della Commissione nella misura in cui mirano a rispondere alle necessità in materia di regolamentazione e di gestione del mercato paneuropeo delle comunicazioni elettroniche.

4.1.1

Approva l'obiettivo della Commissione di aumentare l'apertura dei mercati delle telecomunicazioni alla concorrenza e di dare impulso agli investimenti nelle reti ad alta velocità (in cui sono comprese tutte le tecnologie: fisse, mobili e satellitari) (3) con l'obiettivo di assicurare in misura maggiore l'Internet del futuro che sarà l'Internet degli oggetti e l'Internet semantico, anche nel contesto della digitalizzazione dei servizi audiovisivi, e una gestione ottimale dello spettro nel mercato interno. Si tratta di un interesse comune ai consumatori e alle imprese, che hanno bisogno di accedere alle reti ed ai servizi di telecomunicazione di elevata qualità tecnica (performants).

4.1.2

Constata che il quadro normativo del settore delle telecomunicazioni con le norme attualmente in vigore ha permesso di:

compiere progressi sostanziali nella creazione di mercati più aperti e dinamici come osserva la Commissione nella 12a relazione sulla situazione del quadro normativo,

combattere le forti disuguaglianze tra gli operatori, derivanti dai vantaggi di cui beneficiavano i vecchi monopoli di Stato.

4.2

È un fatto positivo anche l'ampliamento del regime normativo previsto nelle proposte al settore delle comunicazioni elettroniche e, quindi, a tutte le reti di trasmissione e di prestazione di servizi che esso presuppone.

4.3

Oltre al miglioramento degli aspetti puramente tecnici e di gestione già citati, si sottolinea anche la valutazione positiva che si dà dell'ampio complesso di disposizioni che mirano in particolare a rafforzare i diritti degli utenti dei servizi di comunicazioni elettroniche e le garanzie procedurali ed amministrative degli operatori che permetteranno la loro attuazione effettiva sul piano nazionale (diritto di essere ascoltate delle persone interessate, motivazione delle decisioni, misure precauzionali e diritto di ricorso). Con l'introduzione di tali garanzie si dà realizzazione al «Diritto a una buona amministrazione», previsto dall'articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

4.4

Il CESE sostiene in particolare le domande formulate in pareri precedenti e riprese nelle proposte, per quanto riguarda:

l'obbligo per gli Stati membri di adottare misure specifiche a favore degli utenti disabili (4), per conseguire gli obiettivi della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone disabili,

i principi generali di gestione dello spettro, che rientra nell'interesse pubblico e deve essere gestito in un'ottica economica, sociale e ambientale, in quanto, oltre alla neutralità rispetto alla tecnologia e al servizio, devono permettere la diversità culturale e linguistica, la libertà d'espressione e il pluralismo dei media e tenere conto delle esigenze tecniche, sociali, culturali e politiche di tutti gli Stati membri (5).

4.4.1

La salvaguardia della diversità culturale e linguistica comporta anche che le lettere dell'alfabeto contenenti segni diacritici, le lettere dell'alfabeto greco e cirillico e altri caratteri appaiano in forma leggibile nei messaggi di posta elettronica; inoltre l'invio di SMS contenenti tali caratteri non dovrebbe risultare più costoso.

4.5

Il CESE approva inoltre, in particolare, le proposte della Commissione che affrontano i seguenti aspetti:

a)

la semplificazione delle procedure di analisi di mercato, che alleggerisce l'onere amministrativo delle ANR e riduce i costi amministrativi degli operatori;

b)

il miglioramento della sicurezza e dell'integrità delle reti, attraverso la garanzia di un uso affidabile delle comunicazioni elettroniche;

c)

il rafforzamento dell'indipendenza delle ANR, grazie alla limitazione della possibile influenza di altri organismi pubblici nella loro gestione ordinaria, garantendo loro un bilancio indipendente e risorse umane sufficienti.

5.   Osservazioni particolari

5.1

Poiché l'obiettivo delle proposte della Commissione è da un lato l'adozione di misure di ravvicinamento delle legislazioni nazionali in materia di comunicazioni elettroniche e, dall'altro, la creazione di un nuovo organismo sopranazionale, il CESE tiene a sottolineare che queste proposte si basano esclusivamente sull'articolo 95 del Trattato CE.

5.1.1

Naturalmente, questa disposizione può essere una base giuridica adeguata e sufficiente per il conseguimento degli obiettivi voluti (6), ma, conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia, la Commissione dovrà fare in modo che le misure adottate a tale scopo abbiano un vero impatto sugli ordinamenti giuridici nazionali (modificandoli) e regolamentino in modo esauriente, al livello sovranazionale, tutti gli aspetti che rafforzano la posizione dei consumatori ed utenti delle comunicazioni elettroniche come pure quelli relativi alle garanzie giuridiche e procedurali previste nelle proposte (7).

5.1.2

Riassumendo, l'adozione del futuro quadro normativo sopranazionale in questo settore non dovrà limitarsi ad una semplice operazione cosmetica del quadro normativo sovranazionale in vigore nel settore delle comunicazioni elettroniche.

5.1.3

La stessa osservazione può essere formulata per quanto riguarda la creazione dell'«autorità», la cui esistenza è perfettamente giustificata nella misura in cui sia in grado di contribuire all'applicazione uniforme ed efficiente delle molte misure proposte di cui sarà, in linea di principio, responsabile, in ragione delle competenze specifiche che le saranno attribuite.

5.1.4

La creazione di tale Autorità rispetta il criterio di sussidiarietà dato che l'attuale cooperazione:

a)

è poco strutturata e presenta meccanismi inefficienti, determinando la frammentazione del mercato interno;

b)

non garantisce la parità di condizioni tra gli operatori stabiliti in diversi Stati membri e

c)

impedisce di ottenere i vantaggi che arrecherebbero al consumatore la concorrenza e i servizi transfrontalieri.

5.1.5

Essa risulta inoltre conforme al principio di proporzionalità in quanto offre gli strumenti per istituire un partenariato efficace tra la Commissione e i regolatori nazionali su temi per i quali è necessaria una coerenza a livello europeo.

5.2

L'Autorità dovrebbe fungere da forum esclusivo per la cooperazione tra le ANR, nell'esercizio delle loro responsabilità sulla base del quadro normativo.

5.2.1

Il Comitato attende la valutazione prevista del funzionamento dell'Autorità per verificare se la sua azione sia effettivamente fondata sulla trasparenza, la rendicontazione e l'indipendenza e se si siano effettivamente rafforzati i poteri delle ANR, dotandole di una base solida e trasparente nel diritto comunitario.

5.3

Inoltre, per quanto riguarda l'approccio legislativo del quadro normativo proposto, occorre riconoscere l'utilità dell'applicazione di criteri specifici di regolamentazione del settore accanto ai principi e alle norme della libera concorrenza nel mercato interno (8). Ciò è particolarmente indicato per questo settore che ha bisogno di interventi amministrativi ex ante che implicano analisi economiche sofisticate del mercato rilevante, di cui non hanno bisogno altri settori del mercato interno (9).

5.3.1

Il CESE è d'accordo con l'obiettivo del quadro normativo consistente nella riduzione progressiva della regolamentazione settoriale ex ante in concomitanza con lo sviluppo della concorrenza nel mercato, secondo l'approccio graduale seguito dalla Commissione, per esempio nella sua raccomandazione del 17 dicembre 2007. Il CESE spera che, visto il dinamismo del mercato delle comunicazioni elettroniche, l'evoluzione delle caratteristiche dei prodotti e servizi e le possibilità di sostituzione rendano inutile il ricorso a questo tipo di interventi.

5.3.2

Il Comitato ritiene che la «separazione funzionale» sia una misura di carattere eccezionale da applicare in modo circoscritto. La sua imposizione dovrebbe spettare esclusivamente alle ANR, previa approvazione della Commissione, che dovrà chiedere un parere all'Autorità.

5.3.3

Una soluzione di questo tipo potrebbe giustificarsi solo quando non si sia potuta conseguire ripetutamente la non discriminazione effettiva in diversi dei mercati interessati e quando sia scarsa o nulla la prospettiva di una concorrenza nelle infrastrutture in un orizzonte temporale ragionevole e dopo essere ricorsi in precedenza a una o più soluzioni che erano state considerate appropriate.

5.4

Tuttavia, le proposte relative a questo settore non tengono conto di molte questioni rilevanti che riguardano, da un lato, l'applicazione efficace e trasparente dei criteri di libera concorrenza tra operatori e prestatori di servizi sul mercato paneuropeo e, dall'altro, alcuni aspetti importanti dei diritti degli utenti.

5.5

In primo luogo, occorrerà precisare la portata del concetto di sicurezza nazionale, il cui mantenimento è affidato agli Stati membri come «competenza esclusiva», a titolo dell'ultimo comma del paragrafo 2 dell'articolo 3 bis del Trattato UE modificato dal Trattato di Lisbona.

5.5.1

Questo riconoscimento di facoltà non regolamentate permetterà un ampio margine di discrezionalità quando si tratterà di definire le cause e le misure che, per ragioni di sicurezza nazionale, possono generare eccezioni all'applicazione delle norme e dei principi settoriali e di diritto in materia di concorrenza, eccezioni incluse nelle proposte della Commissione.

5.5.2

Attualmente, nel settore delle comunicazioni elettroniche, esistono norme nazionali che riservano alla decisione discrezionale degli Stati membri l'individuazione delle reti, servizi, impianti ed attrezzature di telecomunicazioni che sviluppano attività essenziali per la difesa nazionale e la protezione della sicurezza pubblica (10). A tale proposito, il CESE ricorda che può essere un riferimento utile la prassi seguita nell'applicazione del progetto Galileo.

5.6

Per salvaguardare la coesione economica, sociale e territoriale nel quadro dell'installazione delle nuove infrastrutture di rete, in particolare quelle chiamate «reti di nuova generazione», i poteri pubblici devono poter promuovere, nel rispetto del diritto comunitario e, allo stesso tempo, dei principi democratici, il progresso economico e sociale ed un alto livello di occupazione, raggiungendo uno sviluppo equilibrato e sostenibile, per lo sviluppo di un mercato delle comunicazioni elettroniche di alto livello tecnologico.

5.6.1

Le misure d'intervento devono servire per potenziare con il finanziamento pubblico, soprattutto quello proveniente dagli enti locali, il futuro sviluppo di reti di nuova generazione, garantendo che la neutralità tecnologica non sia intaccata e che, nel rispetto del principio di proporzionalità, si eviti la duplicazione inutile delle risorse di rete.

5.7

Per quanto riguarda l'influenza del quadro normativo proposto dalla Commissione sui diritti degli utenti, si segnala che, in alcuni casi, occorrerà realizzare un'analisi specifica del mantenimento del diritto d'accesso ai servizi d'interesse economico generale (11) (che, oltre al fatto che si tratta di un diritto fondamentale riconosciuto dall'articolo 36 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, sarà disciplinato dall'articolo 16 del TUE e dal protocollo 9 allegato ai Trattati) e della difesa della libera concorrenza, che non apparirà fra gli obiettivi specifici dell'UE nell'articolo 3 del Trattato di Lisbona e sarà dunque oggetto di una regolamentazione ad hoc sulla base del protocollo sul mercato interno e sulla concorrenza allegato ai Trattati.

5.7.1

Il CESE, benché consideri positivo il fatto che, nella proposta sul servizio universale, si preveda negli Stati membri l'instaurazione di un meccanismo di consultazione per garantire che il processo decisionale tenga debitamente conto degli interessi dei consumatori, si rammarica tuttavia che nessuna delle disposizioni faccia riferimento al ruolo della società civile organizzata in materia di consultazione e di partecipazione al processo d'adozione da parte degli organi sovranazionali competenti delle misure idonee a garantirne l'applicazione uniforme ed efficace nell'UE.

5.7.2

Quanto all'aspetto materiale del servizio universale, il CESE attende, per pronunciarsi in modo definitivo, la proposta della Commissione in materia, che dovrebbe giungere nel corso dell'anno. Ribadisce (12) per il momento i principi che giudica applicabili a tale riguardo, cioè:

a)

l'accesso a servizi di qualità a prezzi equi, adeguati ed accessibili;

b)

l'accesso a banda larga rapido e pubblico a servizi d'informazione e di telecomunicazioni avanzati in tutte le regioni;

c)

l'accesso per tutti i consumatori, indipendentemente dai loro redditi e dalla loro ubicazione geografica, con diritto a una perequazione tariffaria;

d)

il contributo equo e non discriminatorio dell'insieme dei prestatori di servizi di comunicazioni elettroniche al mantenimento ed allo sviluppo del servizio universale;

e)

l'esistenza di meccanismi specifici, prevedibili e sufficienti per garantire la preservazione e l'estensione del servizio universale, in funzione della tecnologia e degli sviluppi sociali;

f)

qualsiasi altro principio giudicato necessario dalle ANR per proteggere l'interesse pubblico;

g)

l'instaurazione di un «forum» o di un «osservatorio delle comunicazioni elettroniche» a livello dell'UE, per tenere conto del parere di tutti gli operatori economici e sociali e degli altri organismi della società civile organizzata.

5.7.3

In ordine al servizio universale la direttiva dovrebbe affrontare gli aspetti seguenti:

a)

la necessità di regolamentazione dei servizi alla clientela offerti dagli operatori, prevedendo la facoltà di imporre livelli di qualità in tali servizi, nel caso in cui essi si degradino;

b)

la definizione della clausola di penalizzazione, ai fini di una maggiore certezza giuridica;

c)

le modifiche del contratto;

d)

i livelli minimi di qualità per determinati aspetti, dando alle ANR la facoltà, se lo desiderano, di imporre livelli minimi di qualità in tutti i servizi;

e)

la fatturazione dettagliata e la descrizione dei servizi a tariffa più alta, sancendo il principio secondo cui qualunque servizio che non sia un servizio di comunicazioni elettroniche deve essere indicato separatamente nelle fatture;

f)

la stipulazione di contratti congiunti per servizi e terminali, che deve essere caratterizzata da una maggiore trasparenza delle clausole di tali contratti.

5.7.4

Il miglioramento della tutela dei consumatori prevista nella proposta relativa al servizio universale non garantisce loro del tutto il livello elevato di tutela conforme alle disposizioni dell'articolo 153 del Trattato CE, poiché non contempla il principio generale secondo il quale gli abbonati hanno il diritto di annullare senza penalità i loro contratti a durata indeterminata con i fornitori di reti o di servizi di comunicazioni elettroniche.

5.7.5

Tuttavia, tale tutela viene migliorata per alcuni aspetti, come per esempio:

un'informazione più chiara e trasparente sui prezzi o sugli stessi servizi, oppure

la riforma del regolamento (CE) n. 2006/2004 che rende possibile la cooperazione internazionale per evitare pratiche indesiderate come il phishing  (13), il cyberstalking (molestie attuate attraverso il mezzo informatico) e lo spoofing (falsificazione dell'indirizzo IP).

5.8

In materia di tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, il CESE ritiene che la proposta costituisca un progresso rispetto alla legislazione in vigore ed invita la Commissione a rafforzare la riservatezza delle comunicazioni realizzate attraverso le reti pubbliche di comunicazione ed i servizi di comunicazioni elettroniche accessibili al pubblico, e dei dati relativi al traffico associati a tali comunicazioni, secondo i criteri definiti nella giurisprudenza della CGE (14).

5.8.1

Il CESE è favorevole al rafforzamento della regolamentazione dei diritti fondamentali legati alle comunicazioni elettroniche, quali la tutela e il rispetto della vita privata, la protezione dei dati personali, la segretezza delle comunicazioni, la riservatezza, e a quello di determinati aspetti commerciali collegati alla proprietà intellettuale.

5.8.2

Per quanto riguarda la sicurezza (15), vanno adottate le misure opportune per garantire la sicurezza (16) delle reti e l'uso di materiale criptato sufficientemente solido per rafforzare la tutela della vita privata.

5.8.3

Risulta positiva l'applicazione della tutela offerta da questa direttiva alle reti pubbliche di comunicazione che permettono la raccolta di dati e l'identificazione (compresi dispositivi senza contatto, come i sistemi d'identificazione per radiofrequenza, RFID) (17).

5.9

Per quanto riguarda le comunicazioni commerciali indesiderate (spam), il CESE ribadisce (18) di considerare necessario che la legislazione si basi sistematicamente sul principio di consenso espresso preliminare del consumatore. È infatti l'interesse di quest'ultimo a evitare le comunicazioni commerciali indesiderate che deve prevalere. Occorrerebbe dunque prevedere tutte le misure necessarie per garantire il rispetto di questo principio, se necessario instaurando sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  GU L 344 del 28.12.2007, pag. 65.

(2)  Creato con decisione 2002/627/CE della Commissione del 29 luglio 2002, modificata da ultimo con decisione della Commissione del 6 dicembre 2007 (GU L 323 dell'8.12.2007, pag. 43).

(3)  Cfr. parere GU C 44 del 16.2.2008, pag. 50, relatore: RETUREAU.

(4)  Parere esplorativo sul tema La futura legislazione in materia di e-accessibilità, GU C 175 del 27.7.2007, pagg. 91-95.

(5)  GU C 151 del 17.6.2008, pag. 25.

(6)  Sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 2 maggio 2006, causa C-436/03.

(7)  Ibid. punti 44 e 45.

(8)  Cfr. Bavasso, A Electronics Communications: A new Paradigm for European Regulation, CML Rev. 41, 2004, pagg. 110 e seguenti.

(9)  Cfr. De Streel, The integration of Competition Law Principles in the New European Regulatory Framework for Electronics communications, World Competition, 26, 2003, pag. 497.

(10)  Per un'analisi più dettagliata di queste questioni, cfr. Carlos J. Moreiro Gonzalez: Las cláusulas de Seguridad Nacional Iustel 2007, pagg. 26-31 e 53-64.

(11)  Cfr. pareri CESE 267/2008 (adottato il 14 febbraio 2008), relatore: HENCKS.

(12)  Parere CESE, sessione plenaria del 28 febbraio e 1o marzo 2001 (GU C 139 dell'11.5.2001, pag. 15).

(13)  Sottrazione con l'inganno dei dati bancari di una persona in modo da avere accesso al suo conto e sottrarne fondi.

(14)  Sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 29 gennaio 2008 (causa C-275/06).

(15)  Il CESE sta elaborando un parere (INT/417) sulla lotta contro la frode e la falsificazione dei mezzi di pagamento (cfr. documento di lavoro R/CESE 480/2008).

(16)  Cfr. parere CESE sul tema Sicurezza delle reti e sicurezza dell'informazione: proposta di un approccio strategico europeo, relatore: RETUREAU, GU C 48 del 21.2.2002, pag. 33.

(17)  Cfr. parere CESE sul tema Identificazione a radiofrequenza (RFID), relatore: MORGAN, GU C 256 del 27.10.2007, pag. 66.

(18)  Parere adottato il 24 gennaio 2001 (GU C 123 del 25.4.2001, pag. 53).


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/57


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad un codice di comportamento in materia di sistemi telematici di prenotazione

COM(2007) 709 def. — 2007/0243 (COD)

(2008/C 224/12)

Il Consiglio, in data 5 dicembre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 71 e dell'articolo 80, paragrafo 2, del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ad un codice di comportamento in materia di sistemi telematici di prenotazione.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 8 maggio 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore MCDONOGH.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 75 voti favorevoli e 1 astensione.

1.   Raccomandazioni

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE), pur concordando con le proposte della Commissione e appoggiandole, invita a integrarle come segue.

1.1

Adottare norme che obblighino i vettori associati dell'UE alla totale cessione delle loro partecipazioni nei sistemi telematici di prenotazione (Computerised Reservation Systems, CRS) e misure atte a prevenire futuri investimenti, diretti o indiretti, dei vettori nei CRS.

1.2

Mantenere in vigore le regole relative ai vettori associati finché queste compagnie aeree non avranno ceduto le loro partecipazioni nei CRS.

1.3

Sopprimere le disposizioni proposte in materia di visualizzazione neutrale. Nella pratica mantenere una visualizzazione primaria ha un'utilità limitata, per effetto delle preferenze o delle politiche di ogni privato o azienda cliente, mentre nel settore della prenotazione di viaggi online le regole di neutralità sono raramente rispettate oppure non sono contemplate dal Codice di comportamento.

1.4

Imporre la visualizzazione di tariffe che siano sempre comprensive di tutte le imposte, le spese, i supplementi e i costi legati ai CRS nonché garantire che le informazioni sui voli siano trasparenti, in particolare rispetto a pratiche ingannevoli come il code sharing, in modo che il vettore che opera di fatto il volo sia indicato in modo chiaro al consumatore.

1.5

Permettere alle agenzie di viaggio e alle compagnie aeree di negoziare liberamente con i CRS le condizioni di uso e di acquisto delle informazioni di marketing su nastro (Market Information Data Tapes, MIDT).

1.6

Rafforzare le regole in materia di riservatezza dei dati per proteggere in modo specifico tutti coloro i cui dati sono contenuti nei PNR (Passenger Name Record) e non soltanto il passeggero.

1.7

Garantire l'applicazione della parte del Codice riguardante la riservatezza dei dati, e in particolare il trasferimento di informazioni personali in possesso di una compagnia aerea a organizzazioni commerciali e governative di paesi terzi. Tale applicazione deve essere fatta oggetto non tanto di impegni giuridicamente non vincolanti, quanto di trattati bilaterali con i governi dei paesi terzi.

1.8

Introdurre nuove norme per cui tutti i PNR creati dagli abbonati a un CRS, senza eccezioni, sarebbero tutelati dalle disposizioni del Codice in materia di riservatezza dei dati. Ciò si applicherebbe anche alle compagnie aeree che affidano ai venditori di CRS la gestione delle loro banche dati PNR, nonché alle agenzie di viaggio, ai tour operator e alle società.

1.9

Sopprimere la disposizione che permetterebbe agli abbonati di risolvere con tre mesi di preavviso i contratti stipulati con i venditori di sistemi.

1.10

Riconoscere formalmente i CRS come responsabili del trattamento dei dati, non soltanto per i dati riguardanti viaggi aerei e ferroviari, ma anche per quelli relativi ad alberghi, automobili, traghetti e assicurazioni e ogni altro dato contenuto nei loro sistemi.

1.11

Incoraggiare l'accesso di nuovi operatori al mercato dei CRS, favorendo così la concorrenza tra i venditori di sistemi. Abbonati e consumatori potranno così beneficiare di servizi e tecnologie migliori e prezzi più concorrenziali.

1.12

Incoraggiare gli operatori ferroviari a distribuire le loro informazioni per mezzo dei CRS e promuovere all'interno dell'UE modalità di viaggio più ecologiche di questo tipo.

2.   Introduzione

2.1

Il 15 novembre 2007 la Commissione ha proposto di rivedere il Codice di comportamento di cui al regolamento (CEE) n. 2299/89 in materia di CRS. Il regolamento era stato adottato al fine di prevenire comportamenti anticoncorrenziali in un mercato dalle caratteristiche uniche, per il quale le regole generali della concorrenza non sarebbero state sufficienti. All'epoca i CRS erano l'unico canale valido che consentisse ai consumatori di accedere alle informazioni sui viaggi e inoltre, elemento fondamentale, erano di proprietà e sotto il controllo delle compagnie aeree.

2.2

I CRS sono sistemi telematici usati per conservare, recuperare, distribuire informazioni sui viaggi e per eseguire prenotazioni.

2.2.1

I quattro CRS esistenti attualmente sono SABRE, Galileo, Worldspan e Amadeus. Ad eccezione di quest'ultimo, di proprietà europea, sono tutti di proprietà statunitense. Galileo e Worldspan si sono fusi nel 2007 ma operano ancora come entità distinte.

2.3

Nel frattempo le condizioni dei CRS sono completamente cambiate sotto i seguenti aspetti.

2.3.1

Le compagnie hanno in larga maggioranza ceduto le loro quote azionarie nei CRS, con le importanti eccezioni rappresentate da Air France, Lufthansa e Iberia (1).

2.3.2

Con l'avvento di Internet, i CRS non sono più l'unico canale disponibile per prenotare voli. Con la sempre maggiore diffusione dell'accesso a Internet in tutti gli Stati membri dell'UE (2) e il miglioramento della tecnologia per la gestione online dei viaggi, ci si affiderà sempre meno esclusivamente ai CRS per accedere alle informazioni sui viaggi.

2.4

Negli Stati Uniti il mercato dei CRS è stato deregolamentato nel 2004, condizionatamente alla totale cessione delle partecipazioni possedute dalle compagnie aeree, e da allora i canoni di prenotazione sono calati del 20-30 %. I vettori UE faticano a competere con quelli americani in quanto non sono in grado di negoziare contratti più favorevoli con i venditori di sistemi.

2.5

Per effetto del Codice di comportamento, il mercato dei CRS nell'UE è tuttora dominato da un oligopolio e c'è un notevole squilibrio nel potere negoziale degli attori principali. I CRS hanno un mercato garantito e sono proprietari del rapporto con le agenzie di viaggio, mentre le compagnie aeree hanno migliorato la loro posizione negoziale sviluppando capacità di distribuzione via Internet.

2.6

Con l'eccezione della regola sui vettori associati, si presume che, in mancanza di regole specifiche per il settore, la legislazione generale dell'UE in materia di concorrenza sia sufficiente a prevenire abusi come le intese sui prezzi.

3.   Osservazioni

3.1   Vettori associati

3.1.1

Le compagnie aeree che detengono partecipazioni in un CRS sono dette «vettori associati». Abrogare le regole sui vettori associati sarebbe troppo rischioso perché tre delle maggiori compagnie europee (Iberia, Lufthansa, Air France) continuano a detenere quote significative del capitale di Amadeus. I rischi di comportamento anticoncorrenziale sono troppo elevati e la posizione dominante sui mercati nazionali rimane una minaccia reale per gli altri CRS e i vettori non proprietari.

3.1.2

L'UE dovrebbe imporre a tutte le compagnie aeree il divieto totale di partecipazione e azionariato nei CRS (esistenti e futuri).

3.1.3

La completa separazione della proprietà tra CRS e compagnie aeree, o altri prestatori di servizi di trasporto, eliminerà in ultima analisi ogni possibilità di collusione o concorrenza sleale da parte dei vettori associati. In questo scenario il Codice di condotta potrà essere ulteriormente semplificato sopprimendo le numerose clausole di salvaguardia previste dalla proposta della Commissione in esame per i vettori associati. Uno sviluppo del genere andrebbe a beneficio del mercato della distribuzione di viaggi nel suo complesso, poiché così sia i CRS che le compagnie aeree concorrerebbero su base paritaria senza sospetti o timori di abusi.

3.1.4

Finché non saranno soddisfatte tali condizioni, al fine di prevenire comportamenti anticoncorrenziali, dovranno rimanere in vigore le disposizioni specifiche per i vettori associati di cui all'articolo 10.

3.2   Visualizzazione neutrale per le agenzie di viaggio online e offline

3.2.1

Il Codice garantisce che nei CRS tutti i voli siano visualizzati in modo neutrale e ordinati senza preferenze o discriminazioni. Le agenzie di viaggio hanno l'obbligo di presentare le opzioni possibili ai loro clienti in ordine crescente di durata del tempo di volo (voli diretti senza scalo, poi voli diretti, infine voli non diretti). I clienti possono comunque richiedere un ordine di visualizzazione che corrisponda alle loro esigenze individuali.

3.2.2

Nelle condizioni attuali del mercato, mantenere la visualizzazione neutrale è inefficace, soprattutto in quanto le disposizioni in materia di neutralità non valgono per i canali di distribuzione online come i siti delle compagnie aeree o i sistemi aziendali di autoprenotazione.

3.2.3

La domanda del mercato garantisce che il cliente abbia accesso a tutti i vettori: generalmente anche nel caso di agenzie online di proprietà dei CRS, come Lastminute.com e ebookers, tutte le compagnie prenotabili sono disponibili, anche se l'ordine di presentazione non è neutrale.

3.2.4

I siti Internet con raffronto tra tariffe (3) consentono ai vettori o alle agenzie di pagare per occupare i primi posti tra i risultati delle ricerche, a prescindere dal prezzo o dall'orario. Il consumatore ha poi la possibilità di visualizzare i voli in un ordine specifico sulla base di una serie di criteri, tra cui p. es. il prezzo totale, l'orario di partenza, il vettore o la durata del volo. Al consumatore, quindi, non viene negato l'accesso a informazioni neutrali, in quanto esse sono comunque disponibili. Alla fine il consumatore sceglierà la soluzione che più gli si adatta.

3.2.5

Per chi viaggia per affari le modalità di visualizzazione dei voli di norma dipendono dalla politica dell'azienda in questione, dalle tariffe e dai vettori, più che da criteri di neutralità.

3.2.6

Abolire l'obbligo di visualizzazione neutrale permetterebbe ai vettori di pagare per essere ai primi posti nelle visualizzazioni dei CRS. È tuttavia improbabile che i vettori più piccoli perdano quote di mercato significative, per i motivi già citati: il consumatore sceglie in base alle sue esigenze di viaggio, non all'ordine di visualizzazione delle informazioni. Si può fare un paragone con i risultati di una ricerca nel motore Google, che offre le informazioni gratuitamente ma consente a certi fornitori di pagare per occupare le prime posizioni. Non c'è motivo di trattare diversamente il settore del trasporto passeggeri.

3.2.7

Date queste circostanze, il CESE raccomanda di sopprimere l'articolo 5 proposto in materia di visualizzazioni. Disciplinare queste informazioni non è necessario, in quanto saranno le forze di mercato e le scelte dei consumatori a garantire che le informazioni disponibili sui viaggi siano equamente rappresentate.

3.2.8

Garantire la massima trasparenza delle tariffe fin dalla visualizzazione iniziale dei risultati, includendo tutte le tasse, imposte e spese compresi i costi legati ai CRS, è nell'interesse dei consumatori. Ciò impedirebbe alle compagnie di presentare visualizzazioni non neutrali aggiungendo i supplementi solo in un momento successivo della procedura d'acquisto.

3.3   Regole sulle informazioni di marketing su nastro (informazioni MIDT)

3.3.1

Le informazioni MIDT sono informazioni particolareggiate sull'attività di prenotazione delle agenzie di viaggio e delle compagnie aeree a livello mondiale. Sono raccolte dai CRS e vendute alle compagnie, in quanto forniscono a queste ultime preziose informazioni concorrenziali su elementi come le prenotazioni e le entrate delle agenzie e i modelli di traffico.

3.3.2

Rendere impossibile l'identificazione delle agenzie, sia direttamente che indirettamente, andrebbe a vantaggio del mercato nel suo complesso, consentendo di trovare un equilibrio tra compagnie aeree e agenzie di viaggio nell'interesse dei consumatori. Tuttavia, considerando che le informazioni MIDT possono essere ottenute anche da altre fonti, per esempio la IATA, per non svalutarle troppo si dovrebbe dare agli abbonati piena libertà di negoziare con i CRS le modalità del loro utilizzo.

3.3.3

All'articolo 7 andrebbe aggiunta una disposizione che permetta alle compagnie e agli abbonati di negoziare liberamente con i CRS le condizioni di acquisto delle informazioni MIDT.

3.4   Regole relative agli abbonati

3.4.1

Le regole attuali puntano a proteggere le agenzie di viaggio permettendo loro di risolvere un contratto con un CRS con un preavviso di tre mesi.

3.4.2

Il CESE raccomanda quindi di sopprimere il proposto articolo 6, paragrafo 2, permettendo così lo svolgimento di libere trattative tra le parti senza necessità di regolamentare.

3.5   Accordi di hosting

3.5.1

Per evitare un trattamento preferenziale delle compagnie ospitate, e in particolare dei vettori associati, l'hosting deve rimanere separato dai contratti CRS. Se i vettori associati cederanno le loro quote azionarie, questa regola potrà essere abolita.

3.6   Riservatezza dei dati

3.6.1

I PNR sono documenti creati dai CRS ogni volta che un passeggero prenota un biglietto aereo o ferroviario, un alloggio, il noleggio di un'automobile, un'assicurazione o qualsiasi altro servizio riguardante un viaggio. Le informazioni contenute in questi documenti sono molto sensibili, quindi essi dovrebbero essere soggetti a norme rigorose in materia di riservatezza dei dati personali. Si tratta, tra l'altro, del nome, dei recapiti, della data di nascita, di preferenze personali del passeggero suscettibili di rivelarne la fede religiosa (per es. se richiede un pasto kasher), degli estremi di chi paga il biglietto, dei dettagli della carta di credito utilizzata, di eventuali amici, familiari o colleghi che hanno prenotato lo stesso itinerario, nonché del nome e dei recapiti dell'agenzia di viaggio. Nel caso di viaggi d'affari, spesso ai PNR vengono aggiunti dei codici che indicano quale dipartimento o cliente sostiene il costo del viaggio, o l'eventuale appartenenza del passeggero a un sindacato. Poiché in questo modo è possibile compilare un profilo molto particolareggiato sia dei passeggeri che delle altre persone che hanno a che fare con la prenotazione, l'UE deve garantire la protezione di questi dati personali ai sensi delle disposizioni del Codice.

3.6.2

Le regole del Codice di comportamento in materia di riservatezza sono violate in modo sistematico quando:

a)

si verificano trasferimenti di dati dall'UE a un paese terzo,

b)

le informazioni personali sono trattate senza il consenso dell'interessato,

c)

informazioni in possesso del CRS sono trattate a fini diversi dalla prenotazione.

3.6.3

In questi casi si verificano inoltre violazioni della direttiva 95/46/CE (complementare alle disposizioni del Codice di comportamento in materia di riservatezza), secondo la quale, in quanto «responsabile del trattamento dei dati», il CRS deve ottenere il consenso dell'interessato alla divulgazione delle informazioni personali, che non devono essere trasferite al di fuori dell'UE a meno che il paese di destinazione garantisca un equivalente livello di protezione dei dati. Negli Stati Uniti, dove non esiste una normativa di questo tipo, il governo o soggetti commerciali possono avvalersi di queste informazioni per creare profili basati sui dati di viaggio provenienti dall'UE, e i dati in questione possono essere conservati a tempo indeterminato. Un esempio è il sistema statunitense denominato APIS (Advanced Passenger Information System), che prevede il trattamento dei dati relativi ai passeggeri provenienti dall'UE come condizione per l'ingresso sul territorio degli USA.

3.6.4

Andrebbero rafforzate le regole in materia di riservatezza dei dati per proteggere in modo specifico tutti coloro i cui dati sono contenuti nel PNR, e non soltanto il passeggero.

3.6.5

L'applicazione della parte del Codice riguardante la riservatezza dei dati, e in particolare il trasferimento di informazioni personali contenute in un PNR a paesi terzi da parte del CRS, deve essere garantita dall'UE e fatta oggetto di trattati bilaterali con i governi dei paesi terzi. Gli accordi vigenti tra gli USA e l'Europa sono invece «impegni» giuridicamente non vincolanti, di cui non è possibile garantire l'applicazione.

3.6.6

Andrebbero introdotte nuove norme per cui tutti i PNR creati dagli abbonati a un CRS, senza eccezioni, sarebbero tutelati dalle disposizioni del Codice in materia di riservatezza dei dati. Ciò si applicherebbe anche alle compagnie aeree che affidano ai venditori di CRS la gestione delle loro basi di dati PNR, nonché alle agenzie di viaggio, ai tour operator, alle società e a qualsiasi altra fonte di prenotazioni collegata al CRS.

4.   Conclusione — Le prossime tappe

4.1

La semplificazione del Codice di comportamento mira a creare un ambiente economico più naturale, al cui interno i CRS possano farsi concorrenza sulla base dei prezzi e della qualità del servizio, garantendo al tempo stesso che gli interessi dei consumatori rimangano la priorità fondamentale.

4.2

Si dovrebbe vigilare attentamente sul livello di consolidamento delle informazioni (per es. aggiunta di nuovi operatori ferroviari o vettori low cost) risultante dalla liberalizzazione dei prezzi. L'integrazione del settore ferroviario e dei vettori low cost consentirebbe ai consumatori di ottenere dai CRS prezzi più bassi e opzioni più diversificate per le destinazioni a corta o media distanza. È possibile che ciò porti a una concorrenza sui prezzi tra i vettori di rete (network carriers) e, sul medio/lungo periodo, a una riduzione generale del costo delle tariffe. Si tratterebbe di un beneficio cruciale per coloro che si affidano ai venditori di sistemi CRS per ottenere informazioni sui viaggi.

4.3

L'integrazione di informazioni ferroviarie nei sistemi di visualizzazione dei CRS dovrebbe essere incoraggiata, in quanto è un fattore chiave per la riduzione dell'impatto ambientale del trasporto aereo e contribuisce a promuovere mezzi di trasporto più ecologici.

4.4

L'impatto dell'abolizione dell'obbligo di visualizzazione neutrale andrebbe monitorato. Le forze di mercato dovrebbero controbilanciare possibili comportamenti anticoncorrenziali, anche da parte dei vettori associati. Il Codice non dovrebbe puntare a imporre per legge un'unica fonte di informazioni tramite CRS, consolidata e neutrale. Viste le mutevoli condizioni del mercato, in particolare di quello via Internet, questo aspetto si fa sempre più irrilevante.

4.5

Anche l'impatto socioeconomico delle modifiche che si propongono per il Codice di comportamento dovrebbe concentrarsi sulle piccole e medie imprese, compresi vettori e agenzie di viaggio, che possono risultare vulnerabili alla nuova flessibilità introdotta nel mercato dei CRS.

4.6

L'UE deve sensibilizzare il pubblico sull'utilizzo dei dati personali contenuti negli archivi delle prenotazioni. Gran parte dell'opinione pubblica, infatti, non è al corrente dell'esistenza dei sistemi telematici di prenotazione e di ciò che accade alle informazioni personali da essi trattate. Senza questa sensibilità, il diritto degli interessati ad avere accesso ai dati che li riguardano, proposto dal Codice, rimarrà privo di significato. È poco probabile che un passeggero abbia mai richiesto a un CRS la restituzione dei propri dati personali, per il semplice fatto che non sa che uso se ne fa e che se lo sapesse non acconsentirebbe.

4.7

Andrebbe ampliata, nel processo di consultazione, la rappresentanza di gruppi che non rientrano direttamente nel sistema di distribuzione dei viaggi, come associazioni di consumatori ed esperti in materia di riservatezza dei dati. Ciò consentirebbe di avere una prospettiva più equilibrata sullo stato del mercato dei CRS nell'UE.

4.8

Andrebbero esaminati i progressi della tecnologia per le prenotazioni di viaggi online. I miglioramenti apportati dai CRS e da altre aziende del settore in fatto di disponibilità e funzionalità, sia durante che dopo la prenotazione, sono assai significativi. Questi miglioramenti della tecnologia online daranno più potere ai consumatori e forse imporranno ulteriori modifiche della normativa.

4.9

Altri sviluppi tecnologici hanno permesso a compagnie aeree statunitensi di collegarsi direttamente alle agenzie (aggirando così i CRS), mossa che ha cambiato ancora il contesto operativo di questi ultimi. Ci si affida sempre meno ai CRS, mentre i consumatori, le agenzie e le compagnie guadagnano potere negoziale.

4.10

Andrebbe incoraggiato l'ingresso nel mercato di nuovi operatori. Aumentare la concorrenza nell'oligopolio esistente nell'UE stimolerebbe il mercato dei CRS. Negli Stati Uniti, la deregolamentazione ha favorito la nascita di venditori di sistemi di nuova generazione (4), che grazie all'uso di nuove tecnologie sono in grado di offrire alle compagnie servizi molto interessanti a costi più bassi.

4.11

Andrebbe valutato l'impatto della diminuzione dei costi di distribuzione sia sul mercato interno che sui mercati internazionali, per quanto riguarda sia le tariffe aeree che la competitività rispetto ai vettori statunitensi.

4.12

Tra due o tre anni andrebbe riesaminato il Codice di comportamento per valutare la situazione dei vettori associati, l'effettiva applicazione della protezione dei dati personali e le condizioni del mercato e, prima di prendere in considerazione ulteriori modifiche, andrebbero consultati anche altri gruppi di pressione.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Proprietà combinata del 46,4 % di Amadeus.

(2)  Attualmente al 50 % nell'insieme degli Stati membri.

(3)  P. es. Kelkoo (http://www.kelkoo.fr).

(4)  Per es. G2 Switchworks o Farelogics, note come GNE o GDS New Entrants.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/61


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma comunitario pluriennale per la protezione dei minori che usano Internet e le altre tecnologie di comunicazione

COM(2008) 106 def. — 2008/0047 (COD)

(2008/C 224/13)

Il Consiglio, in data 7 aprile 2008, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 153 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma comunitario pluriennale per la protezione dei minori che usano Internet e le altre tecnologie di comunicazione.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione è stata incaricata, in data 11 marzo 2008, dall'Ufficio di presidenza del Comitato economico e sociale europeo di preparare i lavori in materia.

Vista l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha nominato relatrice generale SHARMA e ha adottato all'unanimità il seguente parere.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) elogia la Commissione per il lavoro già svolto nell'ambito della protezione dei minori nei riguardi delle tecnologie in linea (1), e osserva in particolare come il livello medio di sensibilizzazione della popolazione sia in crescita grazie alle campagne condotte dalle parti sociali, in particolare ONG, e alle «Giornate per una Internet più sicura» promosse annualmente dalla Commissione.

1.2

Il CESE stesso ha redatto molti pareri per dare risalto a queste problematiche (2). Inoltre, raccomanda un approccio di partenariato internazionale volto a incoraggiare le misure elencate qui di seguito.

1.2.1

La condivisione di dati su scala internazionale e la messa in comune di idee tra governi, autorità preposte al rispetto della legge, punti di contatto (hotlines), istituti bancari e finanziari, gestori di carte di credito, centri di consulenza contro gli abusi sui minori, organizzazioni per il benessere dei minori e il settore Internet.

1.2.2

La creazione di una task force a livello UE o mondiale che si riunisca ogni tre mesi per facilitare la condivisione di dati, esperienze e buone prassi tra i soggetti interessati, compresi punti di contatto, autorità preposte al rispetto della legge, governi e in particolare il settore Internet su scala internazionale.

1.2.3

La definizione e la promozione di un modello internazionale ed europeo di buone pratiche per quanto riguarda la lotta ai contenuti pedopornografici su Internet grazie ai punti di contatto.

1.2.4

Un esame di tutte i punti di contatto esistenti e futuri alla luce delle buone pratiche attualmente in uso e la valutazione delle loro prestazioni rispetto al nuovo modello di buone pratiche.

1.2.5

Una razionalizzazione dell'attività di ripartizione delle risorse e dei finanziamenti del programma in conseguenza dell'esame dei punti di contatto.

1.2.6

La partecipazione dei punti di contatto al progetto sulla banca dati europea.

1.2.7

La promozione di partenariati tra i punti di contatto o altre organizzazioni interessate e i registri nazionali dei nomi di dominio per cancellare dai registri i nomi di dominio che incitano alla pedofilia o che forniscono accesso a questo tipo di contenuti.

1.2.8

Un impegno congiunto per la sensibilizzazione sui problemi della manipolazione psicologica a scopi sessuali (grooming) e del bullismo in linea (cyber-bullying) (3) e l'eventuale segnalazione di tali problemi alle autorità preposte al rispetto della legge competenti e agli organismi di protezione dell'infanzia.

1.2.9

Introduzione di procedure di supporto per gli analisti e coloro che, lavorando nell'ambiente dei punti di contatto, prendono visione delle immagini.

1.2.10

Attività volte ad accertare e a garantire l'armonizzazione dei quadri giuridici in materia in tutti gli Stati membri.

1.2.11

La creazione, a livello di Commissione europea, di un centro di messa in rete che funga da organo di valutazione indipendente, coordini le ricerche e verifichi l'attuazione del programma e delle raccomandazioni.

1.2.12

La costituzione, su base annua, di un gruppo di «esperti» con il compito di intensificare il trasferimento di conoscenze.

1.2.13

La creazione di un forum della gioventù volto a garantire che nell'attività di ricerca e nell'attuazione futura del programma si tenga conto delle opinioni e delle esperienze dei minori e dei giovani.

1.2.14

Uso proattivo e basato sulla collaborazione dei flussi di finanziamento, quali i programmi Daphne e per un uso più sicuro di Internet.

1.2.15

La creazione di legami con le competenti autorità statunitensi per incoraggiare la riduzione dei contenuti pedopornografici ospitati negli Stati Uniti e istituire scambi attivi di dati a livello transatlantico.

1.3

L'adozione di un approccio di partenariato è tale da assicurare la massima valorizzazione delle competenze e la diffusione delle conoscenze, delle informazioni e dei finanziamenti. Soprattutto, un tale approccio garantisce la partecipazione dei soggetti interessati e delle parti sociali agli sforzi globali profusi dall'UE per ridurre al minimo i contenuti illeciti in linea e ridurre le opportunità di accedervi.

2.   Osservazioni generali sulla proposta della Commissione

2.1

Internet e le altre tecnologie della comunicazione (qui di seguito, «tecnologie in linea») (4), che in origine erano state concepite e ideate come strumenti di comunicazione per esperti e ricercatori, sono ormai usate correntemente nelle famiglie, nelle scuole, nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni nella maggior parte del mondo.

2.2

I minori sono utenti attivi — e in misura crescente — delle tecnologie in linea. Tuttavia, al di là dei vantaggi insiti nell'interazione e nella partecipazione all'ambiente on line, essi sono anche esposti ad alcuni gravi rischi:

a)

maltrattamenti diretti come vittime di abusi sessuali documentati da fotografie, filmati o registrazioni audio e trasmessi in linea (materiale pedopornografico);

b)

il perpetuarsi di tali abusi attraverso la visione ripetuta delle registrazioni che le documentano, le quali vengono ampiamente diffuse in linea e sono quindi accessibili su scala mondiale;

c)

contatti diretti avviati al fine di fare amicizia con i minori e abusarne sessualmente (grooming);

d)

bullismo in linea a danno dei minori.

2.3

Tra le altre tendenze riscontrate (cfr. Allegato 1) (5) rientrano:

a)

la rapida e dinamica evoluzione dei nuovi paesaggi tecnologici, sempre più caratterizzati da convergenza digitale, canali di distribuzione più rapidi, Internet mobile, Web 2.0, accesso wi-fi e altri nuovi formati di contenuto e servizi tecnologici in linea;

b)

il riconoscimento della giovanissima età dei minori vittime di abusi sessuali e dell'estrema gravità degli abusi da essi subiti;

c)

la precisazione dell'entità del problema per quanto riguarda i siti Internet pubblicamente accessibili contenenti materiale pedopornografico: in altri termini, un obiettivo concreto «gestibile» di circa 3.000 siti all'anno ospitati in tutto il mondo e che danno accesso a varie centinaia di migliaia di immagini pedopornografiche;

d)

alcuni dati recenti relativi all'ubicazione regionale delle reti di pornografia infantile, da cui emerge che questo tipo di contenuti è ospitato in maggioranza negli Stati Uniti;

e)

il fatto che, sempre secondo tali dati, i divulgatori di contenuti pedopornografici in linea cambiano regolarmente gestore e paese ospitante per evitare l'individuazione e la cancellazione dei siti, il che complica le indagini delle autorità preposte al rispetto della legge, a livello esclusivamente nazionale;

f)

la mancanza di sforzi congiunti su scala internazionale da parte dei registri nazionali dei nomi di dominio per cancellare dai registri i nomi di dominio che incitano alla pedofilia o che forniscono accesso a questo tipo di contenuti;

g)

il persistere e, potenzialmente, l'allargarsi del divario generazionale tra i ragazzi che usano le tecnologie in linea e la loro percezione dei rischi, da un lato, e la comprensione dell'uso di tali tecnologie da parte degli adulti, dall'altro;

h)

la constatazione che il grado di esposizione degli utenti al materiale pedopornografico può essere ridotto grazie a interventi volontari del settore, come il blocco di singole URL da parte dei fornitori di servizi;

i)

l'importanza delle raccomandazioni nazionali riguardanti gli strumenti in linea, come i prodotti di filtraggio, le opzioni di sicurezza dei motori di ricerca, ecc.

2.4

Proteggere gli internauti, soprattutto i minori, dall'esposizione ai contenuti e ai comportamenti illeciti e dannosi in linea e ridurre i contenuti illeciti distribuiti in rete rappresenta una costante preoccupazione per i decisori politici, i legislatori, l'industria e gli utenti finali, in particolare genitori, assistenti ed educatori.

2.5

Sotto il profilo giuridico occorre fare una distinzione fondamentale tra ciò che è illecito e ciò che è dannoso, poiché a seconda dei casi cambiano i metodi, le strategie e gli strumenti da usare. I contenuti o i comportamenti illeciti, la cui definizione varia da paese a paese in funzione della legislazione nazionale vigente, sono perseguiti dalle autorità preposte al rispetto della legge, da altri organi statali e dai punti di contatto dotati delle relative competenze.

2.6

Il CESE chiede che una legislazione armonizzata tra gli Stati membri venga attuata e applicata a livello nazionale, e includa almeno gli elementi menzionati dalla convenzione sulla criminalità informatica del Consiglio d'Europa (6):

a)

la definizione del concetto di materiale pedopornografico,

b)

il fatto che la pornografia infantile riguarda i minori di età inferiore ai 16 anni,

c)

il fatto che il possesso e la visione/scarico di materiale pedopornografico sono reati punibili con lunghe pene detentive.

2.7

Per quanto siano state fissate alcune norme su scala europea che chiariscono le disposizioni di legge attraverso varie raccomandazioni e direttive, occorrerebbe accertare se esse siano state messe in pratica in tutti gli Stati membri.

2.8

Si parla di contenuti dannosi in riferimento a quei contenuti che genitori, insegnanti e altri adulti considerano potenzialmente dannosi per i minori. La definizione di tali contenuti, che varia da paese a paese e da cultura a cultura, può andare dalla pornografia e dalla violenza al razzismo, alla xenofobia e all'incitamento all'odio attraverso i discorsi e la musica, nonché all'incitamento all'automutilazione, all'anoressia e al suicidio. Pertanto, il CESE ammette la difficoltà di costituire partenariati internazionali relativi a tali contenuti, ma ritiene che si potrebbero fare degli sforzi a livello nazionale per sensibilizzare agli strumenti, ai metodi e alle tecnologie intesi a proteggere i bambini dall'esposizione a essi.

2.9

L'UE ha svolto sin dal 1996 un ruolo precursore in materia di protezione dei minori in linea, e i vari programmi succedutisi al fine di rendere più sicuro l'uso di Internet (il Piano d'azione per l'uso sicuro di Internet 1999-2004 e il programma Safer Internet plus 2004-2008) sono contributi importanti in tal senso. La Commissione ha adottato una comunicazione sull'attuazione del programma comunitario pluriennale per promuovere l'uso sicuro di Internet e delle nuove tecnologie online (Safer Internet plus) nel periodo 2005-2006 (7). Inoltre, una valutazione d'impatto realizzata tra aprile e luglio 2007 (8) ha confermato l'efficacia delle azioni condotte, pur sottolineando la necessità di adattarle alle tecnologie Internet emergenti e alla rapida evoluzione delle forme di criminalità in questo settore.

2.10

L'obiettivo del nuovo programma è promuovere un uso più sicuro di Internet e delle altre tecnologie della comunicazione, in particolare per i minori, e lottare contro i contenuti illeciti e i comportamenti illegali e dannosi in linea, agevolando la collaborazione e lo scambio di esperienze e buone pratiche a tutti i livelli sulle tematiche riguardanti la sicurezza dei minori in linea e garantendo così un valore aggiunto di livello europeo.

2.11

La collaborazione internazionale sarà incoraggiata come parte integrante di ciascuna delle quattro azioni del programma, incentrate rispettivamente sui seguenti obiettivi:

a)

riduzione dei contenuti illeciti e lotta contro i comportamenti dannosi in linea;

b)

promozione di un ambiente in linea più sicuro;

c)

sensibilizzazione del pubblico;

d)

creazione di una base di conoscenze.

2.12

Il CESE, tuttavia, invita la Commissione a fornire definizioni e chiarimenti giuridici riguardo ai termini «comportamenti» e «dannosi», specie in vista di un recepimento negli ordinamenti nazionali. Ulteriori chiarimenti occorrerebbero anche in relazione al ruolo di punti di contatto, i quali non compiono indagini sui sospetti e non dispongono delle necessarie competenze in tal senso (cfr. Allegato 2) (9).

3.   Un modello internazionale

3.1

Internet non è di proprietà di grandi gruppi multinazionali né è gestito da gruppi del genere che ne controllino il contenuto. Si compone di centinaia di milioni di pagine pubblicate da numerosissimi internauti, cosa che rende difficile la sorveglianza o il controllo del contenuto illecito. È tuttavia possibile intervenire per ridurre il volume di contenuti illeciti disponibile se tutti gli attori interessati cooperano, con azioni locali (a livello delle famiglie), nazionali ed internazionali (compreso il ciberspazio).

3.2

Nel 2007, la Internet Watch Foundation (fondazione per la sorveglianza di Internet) ha individuato 2.755 siti pedopornografici, ospitati in tutto il mondo. Per l'80 % si tratta di siti commerciali, che cambiano spesso ospite e regione per evitare di essere individuati (10). Queste tattiche, associate alla complessa natura multinazionale dei reati, fanno sì che solo una reazione concertata a livello mondiale, che coinvolga le autorità preposte al rispetto delle leggi, i governi e il settore Internet a livello internazionale, permetterà di indagare efficacemente su questi siti, sul loro contenuto e sulle organizzazioni che si nascondono dietro di loro.

3.3

Il CESE ammette che un «approccio di partenariato» è necessario per garantire la tutela dei minori. Le parti sociali, compreso il governo, l'industria in linea, le autorità di polizia e giudiziarie, le associazioni di tutela dell'infanzia, le imprese, i rappresentanti dei lavoratori, le ONG (fra cui le associazioni di consumatori) ed il pubblico devono operare insieme per mettere in luce i pericoli ed i rischi, pur permettendo ai giovani di fruire dei vantaggi di questo strumento rivoluzionario di socializzazione, d'apprendistato e d'innovazione.

3.4

A Internet può essere attribuito il miglioramento della qualità della vita di numerose persone, in particolare dei giovani, delle persone anziane e di un buono numero di persone disabili. È uno strumento di comunicazione unica, che diventa sempre più una «rete sociale». Nuove dinamiche per quanto riguarda i modi di vita, le famiglie ed i modelli d'occupazione hanno portato all'aumento dei periodi di tempo trascorsi in modo più indipendente o isolato. Di conseguenza, la protezione dell'utente, in particolare l'utente vulnerabile — specialmente i minori –, è una priorità la cui responsabilità non può essere lasciata alle sole persone incaricate della loro custodia.

3.5

L'emergere di nuove tecnologie e di nuovi servizi è la chiave dell'innovazione e della crescita per le imprese del mondo intero. I giovani sono spesso i primi ad osservare il potenziale di queste innovazioni e ad adottarle. Tuttavia, questi sviluppi si accompagnano ad abusi, cosa che costituisce una preoccupazione sempre più grave. Gli organi d'autoregolamentazione del settore e degli attori interessati possiedono una conoscenza approfondita di queste tecnologie, ed hanno la possibilità di sviluppare contromisure per combattere questi abusi. La condivisione delle conoscenze, la sensibilizzazione dei consumatori e l'informazione relativa a come segnalare questi siti, insieme, laddove possibile, alla distribuzione dei fondi destinati all'eliminazione degli abusi, soprattutto degli abusi inflitti a minori, è un dovere essenziale del settore Internet e costituisce parte integrante della responsabilità sociale delle imprese del settore.

3.6

L'ampiezza e la portata del problema della diffusione in linea di contenuti pedopornografici è oggetto di numerose ipotesi. Tuttavia, come riconosce la relazione della Commissione, mancano dati statistici per gli Stati membri dell'UE. Occorrerebbe cercare di seguire i movimenti e le attività dei siti Internet associati alla diffusione di contenuto pedopornografico per fornire informazioni agli organi competenti ed alle autorità di repressione internazionali al fine di potere ritirare questo contenuto della rete ed indagare su coloro che lo diffondono.

3.7

Tali organizzazioni devono essere istituite a livello nazionale ed incontrare regolarmente la Commissione europea per formulare strategie. Una piattaforma a livello dell'UE, che riunisca le imprese, i governi, gli istituti bancari e finanziari, i gestori di carte di credito, le ONG, nonché rappresentanti del mondo dell'istruzione, dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti, potrebbe rappresentare uno strumento prezioso per valutare e agire rapidamente in tutta l'Unione, diffondendo le informazioni al di là delle frontiere dell'UE per facilitare la cooperazione nelle azioni volte a far rispettare la legge a livello internazionale.

3.8

Una riunione annuale di esperti europei riguardante gli sviluppi in materia di tecnologia, di fattori psicologici e sociali e dell'azione di polizia e giudiziaria dovrebbe essere incoraggiata per intensificare il trasferimento di conoscenze. Le conclusioni di queste riunioni sarebbero diffuse in tutti gli Stati membri dell'UE e presso tutti i membri della piattaforma, per essere adattate, integrate o utilizzate a livello nazionale e locale.

3.9

L'istituzione di un «centro di messa in rete» a livello della Commissione, che procederebbe a ricerche su progetti condotti non soltanto in Europa ma anche nel resto del mondo, assisterebbe la piattaforma nel garantire che le conoscenze, comprese le statistiche, siano aggiornate e pertinenti, che i metodi efficaci per lottare contro questi problemi siano diffusi e trasmessi rapidamente ai partner attivi. Fra i compiti del centro di messa in rete vi sarebbero anche le visite e la sorveglianza. Inoltre, esso potrebbe esercitare un ruolo di consulente indipendente dei punti di contatto e valutare le candidature per nuovi progetti onde evitare che alcuni si sovrappongano a progetti già condotti a termine, e per vigilare su un utilizzo effettivo ed efficace dei fondi. Il centro potrebbe anche proporre partenariati. Il centro di messa in rete potrebbe avere la funzione di reagire alle nuove sfide man mano che si presentano.

3.10

La creazione di un «forum della gioventù» può essere uno strumento prezioso per la partecipazione dei giovani e la diffusione di informazioni a reti sociali utilizzate dagli internauti più vulnerabili. I giovani hanno il loro linguaggio e sono spesso restii ad ascoltare i rappresentanti dell'autorità, ma sono aperti ai consigli dei loro pari nel loro ambiente sociale. Si deve tener conto dei diritti dei minori ed i giovani devono quindi essere associati al processo.

3.11

È necessario un modello efficace, che preveda l'impegno delle parti interessate a condividere le informazioni necessarie per adattarsi alle nuove forme di criminalità informatica nel mondo e a quelle emergenti e a scambiarsi le conoscenze.

4.   Orientamenti per l'attuazione di punti di contatto per le segnalazioni di contenuti illeciti (hotlines)

4.1

Un modello di buona pratica in materia di punti di contatto dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

4.1.1

analisti con una formazione riconosciuta nella valutazione di contenuti in linea illeciti.

4.1.2

Analisti esperti nell'individuazione di contenuti in linea potenzialmente illeciti.

4.1.3

Un approccio chiaro di partenariato con i principali attori interessati a livello nazionale, cioè i governi, gli istituti bancari e finanziari, i gestori di carte di credito, le autorità di polizia e giudiziarie, le organizzazioni che lavorano con le famiglie, le associazioni di protezione dell'infanzia, e, in particolare, il settore Internet.

4.1.4

La coregolamentazione e l'autoregolamentazione dei punti di contatto, con un partenariato efficace con il settore Internet nazionale e l'adesione a un codice di buone pratiche.

4.1.5

Procedura universale di «notifica e ritiro» per i contenuti in linea illeciti ospitati da imprese nazionali.

4.1.6

Partecipazione al progetto europeo di base di dati centralizzata di URL con contenuti pedopornografici.

4.1.7

Impegno, da parte delle imprese internet nazionali, a bloccare a livello di rete una serie di siti pedopornografici, contenuti in un elenco da aggiornare costantemente, per proteggere gli utenti dall'esposizione accidentale.

4.1.8

Ogni punto di contatto dovrebbe disporre di siti Internet completi nella lingua nazionale, che propongano un meccanismo di segnalazione semplice ed anonimo, con indicazioni chiare che rinviino a helpline e ad altre organizzazioni competenti per le questioni che non sono di loro competenza (come ad esempio grooming e cyber-bullying).

4.1.9

Sensibilizzazione del pubblico alla funzione punto di contatto ed alle questioni connesse.

4.1.10

Disponibilità di dati europei e internazionali, condivisione di intelligence e competenze.

4.1.11

Partecipazione a partenariati europei ed internazionali con le parti interessate per condividere i dati e l'intelligence e mettere in comune le idee per lottare contro il carattere transfrontaliero di questi reati.

4.1.12

Misure a livello europeo ed internazionale per permettere il ritiro del contenuto pedopornografico presente in Internet e le indagini su chi lo diffonde, indipendentemente dal luogo dove esso è ospitato.

4.1.13

Contributo ad ogni organo nazionale o internazionale creato per assumersi, a livello internazionale, la responsabilità della lotta contro questi siti Internet e facilitare la collaborazione tra le agenzie multinazionali preposte al rispetto della legge.

4.1.14

Diffusione di linee direttrici da presentare ai datori di lavoro, insegnanti, organizzazioni, genitori minori, ad esempio, il programma d'istruzione ThinkuKnow della CEOP (Child Exploitation and Online Protection Centre) (polizia britannica).

4.1.15

Sensibilizzazione degli internauti, in particolare in partenariato con le imprese nazionali in linea o con il loro sostegno.

4.1.16

Le organizzazioni dovrebbero essere membri di Inhope, l'associazione internazionale dei punti di contatto Internet, affinché la condivisione delle buone pratiche a livello internazionale tra i punti di contatto e il settore permetta di eliminare i contenuti illeciti (11).

4.1.17

Le procedure di segnalazione devono essere semplici ed anonime, e le segnalazioni devono essere gestite con rapidità.

4.1.18

Gli operatori dei punti di contatto devono mettere a disposizione procedure che garantiscano un certo livello di sostegno e consulenza per gli analisti che guardano le immagini e elaborano dati.

4.2

Inoltre, i punti di contatto dovrebbero:

a)

creare partenariati con le società nazionali di registrazione dei nomi dei domini per fare in modo che i domini che forniscono regolarmente un accesso a contenuti pedopornografici, o con nomi che suggeriscono attività sessuale con minori, siano oggetto di un'indagine ed eliminati;

b)

cercare di ottenere finanziamenti volontari su una base di autoregolamentazione da parte delle imprese Internet nazionali che si avvalgono del funzionamento di un meccanismo di segnalazione gestito dai punti di contatto, del servizio di «notifica e ritiro» e della fornitura di elenchi costantemente aggiornati di siti da bloccare;

c)

incoraggiare o facilitare il blocco dei siti a contenuto pedopornografico da parte del settore Internet del paese interessato;

d)

Incoraggiare le relazioni positive tra i punti di contatto e le helpline, offrendo la possibilità di segnalare gli abusi alle organizzazioni di sostegno delle vittime, allo scopo di promuovere un'azione di sensibilizzazione complementare sulle questioni pertinenti e di attualità.

5.   Osservazioni specifiche sulla proposta della Commissione

5.1

La proposta della Commissione non dà risposte a tutta una serie di domande:

a)

Chi coordinerà le misure proposte, ed a quale titolo?

b)

Come sono formulati i criteri applicabili ai vari settori? Molti programmi esistenti risponderebbero a più di un criterio della base di dati di conoscenze proposta (12).

c)

Chi sceglie i candidati adeguati?

d)

Chi è responsabile della valutazione continua e della messa in rete di questi progetti?

5.2

Rispondendo alle domande di cui sopra, si eviterebbe di dover reinventare la ruota, cioè di rifare ciò chi è stato già fatto, e si garantirebbe un uso efficiente ed efficace dei fondi. È particolarmente importante fare in modo che gli esperti del settore partecipino attivamente all'iniziativa, in stretta cooperazione con consulenti o funzionari. Lo stesso dicasi per la proposta di istituire, a livello di Commissione europea, un centro di messa in rete che effettui ricerche su questi progetti, ne approfondisca la conoscenza, effettui visite in loco e tenga i contatti.

5.3

La Commissione deve inoltre ipotizzare un uso più proattivo e basato sulla collaborazione dei flussi di finanziamento, quali il programma Daphne e i programmi per un uso più sicuro di Internet.

5.4

Infine, il Comitato invita la Commissione ad insistere sull'importanza e l'impatto degli elementi seguenti:

adozione, in tutti gli Stati membri, della procedura di «notifica e ritiro», da parte dei punti di contatto e del settore Internet, dei contenuti pedopornografici;

adozione più generalizzata dell'iniziativa che mira a proteggere gli internauti bloccando l'accesso alle URL pedopornografiche;

uno sforzo internazionale da parte dei registri dei nomi dei domini e delle autorità interessate per cercare di eliminare i nomi di domini associati a contenuti pedopornografici.

5.5

Le misure summenzionate ridurrebbero le occasioni in cui utenti ignari potrebbero essere esposti ad immagini traumatizzanti ed illecite, abbasserebbero il grado di ulteriore vittimizzazione dei minori limitando le possibilità di guardare gli abusi sessuali da essi subiti, interromperebbero l'accessibilità e la fornitura di tali contenuti a coloro che ricercano eventualmente tali immagini e metterebbero fine alla diffusione di immagini agli utenti di Internet da parte di organizzazioni criminali a fini commerciali.

5.6

Fatto non trascurabile, l'attuazione di tali misure complicherebbe sempre più il compito delle persone responsabili della diffusione dei contenuti pedopornografici. Anche se la natura dinamica dei reati e la sofisticazione tecnologica dei contravventori impediscono una soppressione totale del contenuto, più le operazioni sono costose, rischiose e transitorie, meno appaiono come una via per realizzare facili guadagni, finanziari o di altro tipo.

5.7

I dati recenti relativi alla portata e all'ampiezza dei siti pedopornografici (non le singole immagini o le singole URL Internet) incoraggiano ulteriormente ad intensificare la lotta per la loro totale eliminazione. Adesso possono essere stabiliti obiettivi concreti per dimostrare i benefici della condivisione dei dati e dell'assunzione di responsabilità ai massimi livelli internazionali, nonché l'importanza di un partenariato internazionale coordinato e ben funzionante nel ridurre sostanzialmente il numero di siti pedopornografici.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Ai fini del presente documento, per «tecnologie in linea» si intendono le tecnologie utilizzate per accedere a Internet e ad altre tecnologie di comunicazione. Inoltre, in certi casi, come ad esempio i videogiochi, esistono sia usi «on-line» che usi «offline» di contenuti e servizi, i quali possono entrambi essere importanti in termini di sicurezza dei minori.

(2)  «Uso sicuro di Internet attraverso la lotta alle informazioni di contenuto illegale e nocivo», GU C 61 del 14.3.2003, pag. 32 e «Uso più sicuro di Internet», GU C 157 del 28.6.2005, pag. 136.

(3)  Grooming: i malfattori sono in contatto diretto con i minori, mostrando loro amicizia allo scopo di commettere abusi sessuali; Cyber-bullying: bullismo tramite Internet.

(4)  Cfr. nota 1.

(5)  Disponibile unicamente in inglese e consultabile sul web, allegato alla versione elettronica del parere.

(6)  Consiglio d'Europa ETS 185 — Convenzione sulla criminalità informatica, 23.11.2001. http://conventions.coe.int/Treaty/en/Treaties/Html/185.htm

(7)  COM(2006) 661 def. — Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Comunicazione sull'attuazione del programma comunitario pluriennale per promuovere l'uso sicuro di Internet e delle nuove tecnologie online (Safer Internet plus).

(8)  http://ec.europa.eu/saferinternet

(9)  Disponibile unicamente in inglese e consultabile sul web, allegato alla versione elettronica del parere.

(10)  Punto di contatto inglese per la segnalazione di contenuti illeciti: siti contenenti abusi sessuali sui minori ospitati in tutto il mondo; siti contenenti atti osceni illegali e incitamento dell'odio razziale ospitati nel Regno Unito (cfr. Allegati 1 e 2, disponibili unicamente in inglese e consultabili sul web, allegati alla versione elettronica del parere).

(11)  Tra settembre 2004 e dicembre 2006, Inhope ha trattato 1,9 milione di segnalazioni, di cui 900.000 in provenienza da semplici cittadini; 160.000 sono stati trasmessi alle autorità di repressione per le opportune misure.

(12)  Ad esempio, il progetto di prevenzione «Innocenza in pericolo» risponderebbe a più di un criterio. Esistono numerosi diversi esempi di questo tipo.


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/66


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il controllo tecnico dei veicoli a motore e dei loro rimorchi

COM(2008) 100 def. — 2008/0044 (COD)

(2008/C 224/14)

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 16 aprile 2008, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 80, paragrafo 2, del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il controllo tecnico dei veicoli a motore e dei loro rimorchi.

Avendo concluso che il contenuto della proposta è pienamente soddisfacente e non richiede alcun commento da parte sua, il Comitato, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha deciso di esprimere parere favorevole al testo proposto con 85 voti favorevoli e 2 astensioni.

 

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/67


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio — Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea

COM(2007) 414 def.

(2008/C 224/15)

La Commissione, in data 18 luglio 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio — Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 29 aprile 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore BUFFETAUT.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 97 voti favorevoli e un'astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

È evidente che la questione della carenza idrica e della siccità va affrontata non solo per la sua dimensione ambientale, ma anche perché è un aspetto fondamentale di una crescita economica sostenibile in Europa, e dunque riveste un'importanza strategica.

1.2

L'acqua non solo è indispensabile per la vita degli esseri umani, ma costituisce anche una risorsa vitale per numerosi settori economici basati sugli esseri viventi (a cominciare dall'agricoltura e dal settore agroalimentare).

1.3

La comunicazione della Commissione in esame ha il merito di evidenziare l'importanza del problema e di definire una serie di orientamenti intesi, da un lato, a contrastare il fenomeno della carenza idrica e della siccità e, dall'altro, a contemplare possibilità di adeguamento a una nuova situazione.

1.4

Dato che il cambiamento climatico constatato sia dagli studiosi che dai cittadini potrebbe aggravare la situazione, sarebbe necessario realizzare rapidamente le misure raccomandate dalla Commissione.

1.5

Indubbiamente, le situazioni non sono identiche in tutti gli Stati membri, e presentano differenze tra il Sud e il Nord e tra l'Est e l'Ovest. Ad ogni modo questi fenomeni interessano tutti gli Stati membri, e si sono constatati casi di siccità estiva anche nei paesi nordici.

1.6

Per questo la varietà delle situazioni riscontrabili non deve ostacolare l'adozione né di una politica concertata in Europa né di misure pratiche che tengano conto delle peculiarità concrete degli Stati membri, dato che non esiste una soluzione ideale per l'intera Unione europea.

1.7

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) chiede pertanto un monitoraggio energico e sistematico delle azioni che verranno intraprese a seguito della comunicazione in esame.

1.8

Circa il prezzo dell'acqua il Comitato sottolinea che le politiche tariffarie possono risultare inefficaci se una quota rilevante dell'acqua estratta non viene né misurata né registrata. Suggerisce dunque alla Commissione di proporre agli Stati membri la definizione che essa ritiene consigliabile per i diversi impieghi dell'acqua.

1.9

Il CESE raccomanda di creare un sito Internet europeo dei bacini idrografici in cui gli enti locali potrebbero reperire esempi da seguire per la messa a punto dei loro piani in materia e migliorare la loro informazione.

1.10

Quanto alla ripartizione dei fondi relativi all'acqua, la Commissione potrebbe modulare il suo tasso d'intervento in funzione del criterio di utilizzazione razionale dell'acqua e di conservazione delle risorse idriche, in modo da incoraggiare gli enti locali che non danno prova di un comportamento responsabile a modificare rotta, senza penalizzare le regioni che già s'impegnano su questo fronte.

1.11

Per meglio gestire il rischio della siccità, il Comitato chiede che l'UE incoraggi l'interoperabilità degli strumenti di prevenzione e di lotta contro gli incendi nel quadro del meccanismo europeo di protezione civile.

1.12

Nella riflessione sulle infrastrutture per l'approvvigionamento idrico esso raccomanda di studiare la possibilità dello stoccaggio sotterraneo e della reiniezione dell'acqua nelle falde freatiche. A suo giudizio, l'idea dei trasferimenti d'acqua all'interno di uno Stato membro non deve essere esclusa in partenza, però misure di questo tipo vanno regolamentate per evitare un atteggiamento poco parsimonioso nei confronti delle risorse idriche, le quali devono invece essere gestite con costante parsimonia e servendosi delle tecniche più avanzate per controllarne l'utilizzazione (1).

1.13

Per favorire un uso razionale dell'acqua il Comitato raccomanda di servirsi di tecniche di rilevazione all'avanguardia e di una fatturazione adeguata. Fa altresì presente l'importanza delle buone pratiche nel settore agricolo e raccomanda il rimboschimento, il reimpianto delle siepi nelle regioni in cui ciò sia utile e possibile, nonché la promozione delle tecniche di drenaggio e d'irrigazione sostenibili, con il sostegno dei fondi stanziati per la politica di sviluppo rurale. L'impiego efficiente dell'acqua in agricoltura registra progressi graduali, ma dev'essere migliorato ulteriormente mediante la modernizzazione e l'impiego parsimonioso delle annaffiature e dell'irrigazione. In proposito va sottolineata la necessità di approfondire e sviluppare la ricerca e le nuove tecnologie in agricoltura. Il Comitato evidenzia l'utilità dei sistemi individuali di risparmio idrico, riciclo e trattamento, soprattutto nel caso delle zone scarsamente popolate.

1.14

Circa il miglioramento delle conoscenze e della raccolta dei dati, il Comitato propone di creare un sito Internet dal quale sia possibile scaricare, e mettere a disposizione degli attori locali e regionali, i parametri climatici ottenuti mediante i modelli globali dell'IPCC.

2.   Il contenuto della comunicazione

2.1

I problemi di carenza idrica e la maggiore frequenza degli episodi di siccità sono ormai evidenti in Europa, non solo in alcune regioni tradizionalmente vulnerabili, ma nell'intero continente. La percentuale dei bacini fluviali interessati da un grave stress idrico nell'Unione europea potrebbe passare dall'attuale 19 % al 39 % nel 2070. Il fenomeno colpirebbe soprattutto, e in maniera grave, l'Europa meridionale e l'Europa centrale e orientale.

2.2

In trent'anni il numero delle regioni e delle popolazioni interessate dalla siccità è aumentato del 20 %. La siccità comporta costi economici oltre che umani: il periodo di siccità del 2003 è costato almeno 8,7 miliardi all'economia europea. Lo studio dell'uso dell'acqua nel mondo evidenzia situazioni molto diverse fra di loro. Un americano consuma in media 600 litri d'acqua al giorno, un europeo 250-300, un giordano 40 e un africano 30. Dinanzi alla minaccia di carenza idrica tutti devono sforzarsi di modificare le proprie abitudini, però occorre intervenire in quegli ambiti in cui l'impegno può produrre maggiori risultati. L'agricoltura è il settore che assorbe più acqua (il 71 % dell'acqua prelevata), seguita dall'industria (20 %) e quindi dagli impieghi domestici (9 %) (2).

2.3

La Commissione dà seguito a una richiesta del Consiglio Ambiente del giugno 2006 proponendo una serie di opzioni strategiche sul piano europeo:

fissare il giusto prezzo dell'acqua,

ripartire in modo più efficace l'acqua e i fondi destinati al settore idrico,

finanziare l'efficienza idrica,

mettere a punto piani di gestione del rischio siccità,

migliorare ulteriormente l'utilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea e del Meccanismo europeo di protezione civile,

promuovere le tecnologie e le pratiche che consentono un uso efficiente dell'acqua,

predisporre un sistema d'informazione europeo sulla carenza idrica e la siccità in tutta l'Europa,

additare le prospettive in materia di ricerca e sviluppo tecnologico.

2.4

In questo modo la Commissione intende gettare le basi di una strategia efficace per favorire un uso razionale dell'acqua, che si iscrive nel quadro della lotta contro il cambiamento climatico e della volontà d'imprimere nuovo slancio all'economia europea.

2.5

Il Consiglio europeo (3) ha sottolineato che il problema della carenza idrica e della siccità va affrontato in modo selettivo a livello non solo europeo ma anche internazionale, e ha insistito sull'attuazione integrale della direttiva quadro sulle acque.

2.6

Il Consiglio ha invitato la Commissione a monitorare l'attuazione della comunicazione e a riesaminare e completare entro il 2012 la strategia dell'UE in questi ambiti.

2.7

Il Comitato non intende aggiungere una sua diagnosi, che sarebbe superflua, ma preferisce formulare osservazioni sulle soluzioni prospettate, integrarle, e soprattutto avanzare proposte e raccomandazioni concrete.

2.8

I problemi della carenza delle risorse idriche e della siccità nell'UE hanno ricadute su varie politiche. Di conseguenza alla Commissione, ad esempio, potranno essere competenti, a seconda dei casi, la DG AGRI, la DG ENV e la DG REGIO, perché la problematica in esame interessa l'agricoltura, la politica dell'acqua, il cambiamento climatico, la gestione delle crisi e l'organizzazione della sicurezza civile europea. Il Comitato auspica che la Commissione si adoperi a fondo affinché i problemi idrici vengano affrontati in maniera trasversale.

3.   Osservazioni di carattere generale

Il Comitato formula le sue osservazioni seguendo l'ordine della comunicazione in esame.

3.1   Fissare il giusto prezzo dell'acqua

3.1.1

Per la comunicazione la Commissione ha preso come riferimento la direttiva quadro sulle acque. Essa si rammarica che gli strumenti economici non siano stati utilizzati a sufficienza e fa notare come politiche tariffarie possano dimostrarsi inefficaci se buona parte dell'acqua estratta non viene né misurata né registrata dalle autorità.

3.1.2

Inoltre, numerosi Stati membri hanno adottato definizioni restrittive degli impieghi dell'acqua e dei loro beneficiari. Adottando un'interpretazione limitativa degli utenti dell'acqua (erogazione di acqua potabile e usi igienico-sanitari) senza prendere in considerazione l'irrigazione, la navigazione, la produzione di energia idroelettrica, la protezione contro le inondazioni, ecc., taluni Stati membri hanno limitato le possibilità di recuperare interamente i costi sostenuti (full cost recovery) e di attuare una tariffazione efficace dei diversi usi dell'acqua.

3.1.3

Il CESE suggerisce pertanto che la Commissione induca gli Stati membri che hanno adottato definizioni troppo restrittive degli usi e degli utenti dell'acqua a rivederle, ad esempio utilizzando un elenco degli impieghi dell'acqua sulla base del quale essi siano tenuti a motivare l'eventuale esclusione di uno di essi. Sarebbe interessante definire dei criteri per predisporre una «gerarchia» degli usi dell'acqua: ciò faciliterebbe anche l'istituzione di un sistema di tariffazione intelligente.

3.1.4

Il CESE raccomanda altresì di predisporre un programma di ricerca di economia applicata per modellizzare i flussi finanziari e l'utilità sociale dei vari impieghi dell'acqua e dei suoi circuiti al livello di un bacino.

3.1.5

In effetti, i dibattiti sul giusto prezzo dell'acqua vanno supportati dall'analisi economica dei costi/benefici che tutti i settori d'attività e tutti i consumatori, utenti e contribuenti — rispettivamente — subiscono/traggono in relazione all'uso dell'acqua.

3.1.6

Il Comitato avverte inoltre la Commissione che, per effetto della loro definizione troppo limitativa degli impieghi dell'acqua, taluni Stati membri tendono a far ricadere sull'utenza residenziale l'onere della conservazione delle risorse idriche a vantaggio degli utenti agricoli o industriali. Nel caso si aumentassero i prezzi per gli utenti agricoli, bisognerebbe cercare di fissare una tariffa equa.

3.1.7

Il Comitato rileva che gli incentivi tariffari al risparmio idrico devono essere congegnati in modo da evitare che i loro effetti siano attenuati dai costi legati alla loro complessità. Il Comitato rammenta che il modo principale per risparmiare acqua sta nel garantire la buona manutenzione delle reti e nel combattere le perdite che talvolta causano sprechi inammissibili. Rileva infine che la tariffazione non è un toccasana, e che una regolamentazione risulta opportuna nei casi in cui s'impongano scelte fra i diversi impieghi.

3.1.8

Quando la domanda di acqua per usi non agricoli è stagionale (caso frequente nei luoghi di villeggiatura), sarebbe opportuna una tariffazione differenziata: sotto il profilo della ripartizione dei costi fissi del sistema assicurerebbe infatti una maggiore equità fra residenti e villeggianti.

3.2   Ripartire in modo più efficace l'acqua e i fondi destinati al settore idrico

3.2.1

La Commissione rileva che lo sviluppo economico di alcuni bacini idrografici può avere ripercussioni negative sulla disponibilità delle risorse idriche e fa presente che devono essere monitorati con particolare attenzione i bacini idrografici soggetti a stress idrico o a carenza idrica.

3.2.2

Il Comitato raccomanda di istituire un sito Internet europeo che renda accessibili al pubblico esempi concreti di piani di gestione dei bacini idrografici, destinato in particolare agli enti locali e alle autorità competenti interessate e facente capo all'Agenzia europea dell'ambiente e/o alla Commissione.

3.2.3

I soggetti locali interessati potrebbero reperirvi metodologie, obiettivi, soluzioni a eventuali problemi e stime economiche, in modo da guadagnare parecchio tempo nella messa a punto dei propri piani.

3.2.4

L'impatto dell'agricoltura sulle risorse idriche è ben noto. Occorre promuovere un impiego più efficace dell'acqua favorendo in particolare l'irrigazione e il drenaggio sostenibili (ad esempio con la tecnica d'irrigazione a goccia). La valutazione dello stato di salute della PAC del 2008 deve offrire l'opportunità di tenere maggiormente conto dell'impiego quantitativo dell'acqua negli strumenti di tale politica. La volontà del disaccoppiamento totale degli aiuti potrebbe quindi andare di pari passo con un incremento dei fondi per la gestione dell'acqua nel quadro dei programmi di sviluppo rurale. Strumenti specifici dovrebbero essere creati anche per gestire i rischi di siccità nel settore agricolo.

3.2.5

In generale, la Commissione potrebbe modulare l'entità degli aiuti in funzione del criterio di utilizzazione razionale dell'acqua e di conservazione delle risorse idriche (ad esempio, 5-10 punti del massimale d'intervento), soprattutto per quanto riguarda il fondo di coesione. L'autorità beneficiaria dell'aiuto europeo dovrebbe poi sottoporre questo criterio, precisato in sede d'istruttoria del progetto, o di relativo bando di appalto in caso di costruzione, ad un audit entro cinque anni dalla realizzazione del progetto. Il finanziamento aggiuntivo ridurrebbe i costi per il rimborso degli investimenti ricompensando i risultati conseguiti.

3.2.6

A giudizio del Comitato, il contenimento dei costi globali dei progetti relativi alla distribuzione dell'acqua potabile o alla depurazione costituisce un sistema corretto sul piano sia economico che dello sviluppo sostenibile. Per costi globali s'intende il valore effettivo netto dell'investimento e dei costi di funzionamento, manutenzione e sostituzione su un lungo periodo.

3.2.7

Sarebbe dunque opportuno che soprattutto la Commissione promuovesse progetti volti a diffondere pratiche collaudate di utilizzazione razionale dell'acqua e di conservazione delle risorse idriche sulla base di criteri di selezione e garanzie in linea con il suddetto approccio.

3.2.8

Questa visione è pienamente in linea con il desiderio della Commissione di sostenere anzitutto le misure volte a economizzare le risorse idriche e a garantirne l'impiego razionale. Andrebbe ricercata una coerenza fra questa politica e quella in materia di biocarburanti, la cui produzione richiede a sua volta acqua.

3.3   Migliorare la gestione del rischio siccità

3.3.1

La Commissione intende incoraggiare gli scambi di buone pratiche.

3.3.2

Il Comitato auspica che ogni primavera vengano utilizzati strumenti satellitari per produrre una mappatura dei rischi di siccità, delle perdite previste sul fronte della produzione agricola e dei rischi d'incendio che integri le analisi meteorologiche locali. In tale contesto andrebbero utilizzati anche i dati relativi ai piani di gestione dei bacini già predisposti, rendendoli accessibili agli agricoltori o alle loro associazioni ai fini della gestione dei rischi.

3.3.3

Il Comitato giudica auspicabile passare dalla gestione della crisi alla gestione del rischio di siccità, e ritiene che la prima possa essere ancora migliorata (come peraltro ha dimostrato la situazione registrata in Grecia durante gli incendi catastrofici dell'estate 2007). L'Unione europea potrebbe facilitare e incoraggiare l'interoperabilità degli strumenti di prevenzione e di lotta contro gli incendi, la standardizzazione dei materiali, la containerizzazione di pompe diesel e la realizzazione di esercitazioni congiunte. Ciò costituirebbe un'attuazione concreta del meccanismo europeo di protezione civile.

3.3.4

Va beninteso tenuta presente la possibilità, menzionata dalla Commissione, di fare appello al Fondo di solidarietà dell'UE, modificato e adattato, per far fronte alle conseguenze dei casi di gravi siccità. Sarebbe altresì opportuno istituire regimi assicurativi per ovviare alle conseguenze dei periodi di siccità, specie per gli agricoltori che ne sono le prime vittime.

3.4   Considerare la creazione di ulteriori infrastrutture per l'approvvigionamento idrico

3.4.1

Al riguardo la Commissione prevede progetti collettivi. In taluni casi si potrebbero peraltro contemplare anche delle iniziative individuali, pur seguendo l'idea di una gerarchia degli usi dell'acqua.

3.4.2

Ad ogni modo, la comunicazione prevede i trasferimenti d'acqua da un bacino idrografico ad un altro, la costruzione di dighe e di microdighe a condizioni ben regolamentate, ma anche il reimpiego delle acque reflue e la desalinizzazione. Per quanto riguarda il riutilizzo, il problema è costituito dall'accumularsi delle sostanze inquinanti durante i cicli di reimpiego. Sarebbe pertanto utile varare o sostenere un programma di ricerca sulla modellizzazione delle concentrazioni di sostanze nocive dopo cicli multipli di trattamento, per individuare dei criteri di stabilizzazione della qualità dell'acqua, onde determinare quando la concentrazione delle diverse sostanze raggiunga i valori limite compatibili con le capacità di autodepurazione del sistema.

3.4.3

Per parte sua la desalinizzazione presenta due tipi di problemi: da un lato energetici, dall'altro ambientali (sottoprodotti e concentrazioni di sali residui).

3.4.4

Si potrebbe prevedere un programma per lo sviluppo della desalinizzazione mediante energia solare in una serie di microimpianti che rappresenterebbero l'apporto tecnologico dell'Europa ai paesi in via di sviluppo alle prese con la siccità.

3.4.5

In generale è opportuno incoraggiare la ricerca e lo sviluppo nelle nuove tecniche che permettono di risparmiare l'acqua o favoriscono la ricarica delle falde freatiche (ad esempio, rivestimento stradale nelle zone urbane) e le biotecnologie che consentirebbero di sviluppare, nelle coltivazioni agricole, delle varietà che consumano meno acqua.

3.4.6

Infine, occorrerebbe studiare anche la possibilità di stoccaggio sotterraneo e di reiniezione d'acqua nelle falde freatiche. In questo contesto occorrerebbe selezionare dei progetti pilota e definire, per le acque immagazzinate, delle norme che siano al tempo stesso realistiche e atte a proteggere il sottosuolo. Il problema delle acque sotterranee interessa al tempo stesso la quantità e la qualità di tali acque perché le falde freatiche sono anch'esse soggette ad inquinamento. In proposito è opportuno riservare particolare attenzione alle attività industriali che utilizzano quantità particolarmente ingenti d'acqua e che, da un lato, attingono alle falde e, dall'altro, rischiano di inquinarle.

3.4.7

Il Comitato invita inoltre la Commissione a esaminare le opportunità di trasferimenti di acqua fra le regioni. Un trasferimento fra un bacino eccedentario e un deficitario può risultare auspicabile, anche da un punto di vista europeo, ad esempio ai fini dell'autosufficienza agricola, a condizione che nel bacino «beneficiario» l'acqua sia poi utilizzata in maniera efficiente e parsimoniosa. Le misure tecniche, tariffarie o regolamentari devono evitare gli sprechi in altri ambiti, ossia evitare che gli aiuti collettivi a un settore d'attività «meritevole» promuovano il consumo di acqua in settori non prioritari.

3.4.8

Il CESE ritiene necessario concordare possibili misure di regolazione della portata d'acqua dei fiumi tra i paesi terzi e gli Stati membri dell'UE che hanno fiumi comuni che attraversano le frontiere dell'UE.

3.5   Promuovere le tecnologie e le pratiche che consentono un uso efficiente dell'acqua

3.5.1

A giudizio della Commissione, sarebbe possibile migliorare sensibilmente l'impiego delle tecnologie atte a consentire un uso razionale dell'acqua. Oltre alla lotta contro le perdite, considerevoli su talune reti, e contro gli sprechi, la modernizzazione delle pratiche di gestione idrica schiude delle prospettive interessanti.

3.5.2

Le azioni raccomandate dalla Commissione sono chiaramente opportune (norme relative agli impianti che utilizzano acqua, efficienza idrica degli edifici, indicatori di rendimento, adeguamento delle attività economiche alla carenza idrica,…).

3.5.3

Dovrebbe essere previsto anche l'impiego delle acque grigie, pur nella consapevolezza che ciò richiede investimenti soprattutto per l'installazione di tubature separate e per le misure di sicurezza. Dovrebbe essere inoltre previsto in maniera più sistematica il recupero delle acque piovane.

3.5.4

Appare promettente la tecnica costituita dal sistema di misurazione intelligente del consumo (smart metering) accompagnato da un'apposita fatturazione. In effetti, attualmente, la tecnologia della misurazione e della teletrasmissione dei dati relativi ai consumi lascia intravvedere la possibilità di adottare vari tipi di tariffazione, sull'esempio di quanto avviene nel settore dell'elettricità. L'abbonato potrebbe allora sottoscrivere un abbonamento corrispondente alla sua situazione, che al tempo stesso gli consenta però di risparmiare: tariffa stagionale, tariffa permanente, tariffa che esclude i giorni o le ore di punta, ecc.

3.5.5

Per conservare le risorse idriche, combattere le inondazioni, l'erosione e il conseguente inquinamento, la politica per la protezione dell'ambiente rurale dovrebbe incoraggiare con decisione sia il rimboschimento e l'impianto di siepi ovunque possibile e utile, sia il mantenimento delle colture. Le richieste e i controlli relativi potrebbero avvenire sulla base dei sistemi più moderni di rilevazione geografica. Il Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo dovrebbe incoraggiare la ricerca agricola fondamentale per creare varietà vegetali più resistenti alla siccità.

3.5.6

Sempre in tema di pratiche agricole, sarebbe utile promuovere sia il drenaggio e l'irrigazione sostenibili, sia, in generale, l'impiego delle migliori tecniche disponibili. Soprattutto nei punti d'intersezione i canali di scolo dovrebbero avere dei tratti più ristretti per lo stoccaggio locale, onde frenare la concentrazione delle acque, l'erosione e il conseguente inquinamento e favorire la reinfiltrazione. Questo stoccaggio in loco comporterebbe beninteso delle servitù di pulizia che andrebbero studiate con i professionisti.

3.6   Favorire lo sviluppo di una cultura del risparmio idrico in Europa

3.6.1

Il Comitato non può che condividere le considerazioni della Commissione: la certificazione e l'etichettatura sono effettivamente soluzioni idonee a favorire l'impiego razionale e parsimonioso dell'acqua. Riguardo all'etichettatura, però, s'impone una certa cautela, in quanto la moda delle etichette ecologiche comporta il pericolo di un accumulo di etichette che nuoce alla chiarezza delle informazioni.

3.6.2

Sarebbe opportuno mobilitare l'intera società civile organizzata (parti sociali e mondo associativo), come pure il mondo dell'insegnamento e della formazione, per contribuire a forgiare questa cultura del risparmio idrico. Sul fronte professionale, nella formazione dei tecnici e nella diffusione delle nuove tecnologie vanno evitati gli errori del passato, specie nell'idraulica urbana.

3.6.3

Si può sottolineare che attualmente si va sviluppando l'offerta di attrezzature per il recupero delle acque piovane e per il riciclo di acque grigie per gli alloggi individuali. Ciò rivela l'emergere di una cultura del risparmio idrico, peraltro vivamente auspicata dalla Commissione. Andrebbe però evitato che la giusta preoccupazione di risparmiare si traduca in una ricerca individualistica dell'autarchia, che comprometterebbe — sul piano tecnico ed economico — i servizi pubblici di erogazione dell'acqua e gli usi igienico-sanitari, i quali sono stati, e sono tuttora, all'origine di grandi progressi sul fronte dell'igiene e della speranza di vita. Nelle nostre società sviluppate abbiamo infatti dimenticato che l'acqua non solo è necessaria alla vita, ma può anche essere portatrice di morte.

3.6.4

I sistemi individuali per il risparmio idrico, riciclo/trattamento, sembrano dunque interessanti e adeguati soprattutto nel caso di zone scarsamente popolate. In un ambiente urbano, invece, essi sembrano avere un interesse economico e sociale meno evidente tranne quando i sistemi di raccolta dell'acqua piovana e di riciclo (anche se captano acqua in proprietà private) vengono trattati e utilizzati dai servizi pubblici.

3.7   Migliorare le conoscenze e la raccolta di dati

3.7.1

La Commissione rileva che è indispensabile disporre di informazioni affidabili sull'ampiezza e sugli impatti della carenza delle risorse idriche e dei periodi di siccità. Non si può che sottoscrivere l'idea di predisporre una valutazione annuale e di utilizzare appieno i servizi dell'iniziativa GMES (Monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza) per fornire dati satellitari e strumenti di monitoraggio a sostegno delle politiche in campo idrico. Le università e i centri per la ricerca scientifica dovrebbero essere incoraggiati a compiere studi sulla problematica dell'acqua, sulla conservazione di questa risorsa e sugli strumenti per accrescerla grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie.

3.7.2

Sarebbe necessario uniformare i criteri di rilevazione utilizzati negli inventari dei corpi idrici previsti dalla direttiva quadro sulle acque. In pratica, i rapporti predisposti dagli Stati membri in materia sono estremamente eterogenei sia per le dimensioni dei bacini studiati, sia per la quantità dei dati raccolti sulla qualità delle acque e la biodiversità.

3.7.3

Il Comitato incoraggia pertanto la Commissione ad accompagnare attivamente i lavori dei comitati specializzati nel monitoraggio dell'applicazione della direttiva quadro sulle acque e a pubblicare in forma di tabelle i progressi realizzati dagli Stati membri, in modo da stimolare le attività e incoraggiarne la convergenza.

3.7.4

Occorrerebbe dar prova di realismo concentrando gli sforzi sulle zone più sensibili, senza attendere l'uniformità e la qualità di tutti i bilanci e di tutti i piani d'azione. Tali zone potrebbero essere scelte per iniziativa degli Stati membri, che però applicherebbero criteri comuni (deficit pluviometrico e definizione dell'area geografica).

3.7.5

La sensibilizzazione degli attori locali e regionali al rischio della carenza idrica, e più in generale, agli impatti del cambiamento climatico sarebbe agevolata se le informazioni sulle tendenze climatiche fossero accessibili al maggior numero possibile d'interessati.

3.7.6

In proposito il Comitato propone concretamente di creare un sito Internet eventualmente integrato nel Sistema informativo sulle acque per l'Europa (Water information system for Europe, WISE) dal quale possano essere scaricati i parametri climatici (livello delle precipitazioni, evapotraspirazione, temperatura, velocità del vento, soleggiamento) tratti dai modelli globali del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) (in linea con i progetti Prudence o Ensembles, ma più sistematici in termini di copertura in quanto forniscono dati numerici oltre a quelli grafici).

3.7.7

Un gruppo di laboratori europei membri dell'IPCC sarebbe responsabile della validità scientifica dei dati pubblicati sul sito Internet e del loro aggiornamento annuale.

3.7.8

L'UE potrebbe finanziare i lavori per la creazione del sito, mentre i lavori di ricerca dei laboratori che contribuiranno ai modelli verrebbero finanziati dalle tariffe modiche previste per lo scaricamento dei dati.

Bruxelles, 29 maggio 2008

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  L'audizione pubblica e la visita di studio organizzate a Murcia il 3 aprile 2008 hanno permesso di constatare che siffatte tecniche di utilizzazione sensata e responsabile delle risorse idriche sono già disponibili sul mercato. Inoltre, le coltivazioni e l'impianto di alberi permettono di contrastare la desertificazione.

(2)  Fonte: Atlas pour un monde durable (Atlante per un mondo sostenibile), Michel Barnier. Edition Acropole.

(3)  Consiglio europeo di Bruxelles del 14 dicembre 2007: Conclusioni della presidenza (16616/1.07, riv. 1, pag. 17).


30.8.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 224/72


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata

COM(2007) 602 def. — 2007/0223 (CNS)

(2008/C 224/16)

Il Consiglio, in data 4 dicembre 2007, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 37 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Consiglio che stabilisce un sistema comunitario destinato a prevenire,a scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 29 aprile 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore SARRÓ IPARRAGUIRRE.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 29 maggio 2008, nel corso della 445a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 70 voti favorevoli, e 3 astensioni.

1.   Conclusioni

1.1

Il CESE, ritiene che la pratica persistente della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (pesca INN) richieda una risposta globale fondata su uno strumento regolamentare efficace, applicabile all'insieme della catena d'approvvigionamento, dalla pesca alla vendita; considera che la proposta di regolamento così come è formulata contenga, in generale, le disposizioni necessarie per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca Inn e le esprime il suo sostegno in quanto le misure proposte rafforzano, a suo parere, il ruolo della Comunità come Stato di bandiera, Stato di approdo, Stato di commercializzazione e Stato del beneficiario.

1.2

Il Comitato è del parere che il successo di questa proposta si basi su quattro pilastri:

impegno degli Stati membri nel combattere la pesca INN,

collaborazione tra Stati membri,

cooperazione internazionale,

lavoro continuo e costante per la sua attuazione.

1.3

Senza volere escludere dall'ambito di applicazione della proposta di regolamento la flotta comunitaria, il CESE ritiene tuttavia che la proposta dovrebbe operare una distinzione più netta tra la pesca Inn effettuata da navi di paesi terzi, sulle quali gli Stati di bandiera non esercitano un controllo, e altre attività di pesca illegale svolte da navi battenti bandiera comunitaria che costituiscono infrazioni alla politica comune della pesca e che sono attualmente disciplinate dagli strumenti giuridici previsti dal regolamento (CEE) n. 2847/93 (1).

1.4

Il Comitato ritiene che l'attuazione di tutte le misure di controllo e d'ispezione proposte costituirà per gli Stati membri un aggravio in termini di bilancio, di burocrazia e di infrastrutture amministrative di controllo. Invita, pertanto, la Commissione a tenerne conto per non compromettere il risultato finale e le chiede, in ogni caso, di agire con sufficiente cautela per evitare che l'applicazione della proposta di regolamento comporti un incremento dei costi di esercizio delle imprese i cui pescherecci praticano una pesca rispettosa delle norme.

1.5

Inoltre, il Comitato considera che le misure proposte non dovrebbero comportare, in nessun caso, una diminuzione del traffico commerciale legale che si traduca in un ostacolo agli scambi in contrasto con le norme che disciplinano il commercio internazionale.

1.6

Il CESE è dell'avviso che la proposta di regolamento non chiarisca sufficientemente in che modo debba essere convalidato, da parte dell'autorità dello Stato di bandiera, il certificato di cattura richiesto dalla Comunità europea. Ritenendo che tale convalida debba effettuarsi in forma elettronica, il CESE è dell'avviso che nella proposta di regolamento andrebbero chiaramente spiegate le modalità della convalida, sia per le navi che trasportano catture di pesce vivo sia per quelle che trasportano prodotti della pesca congelati.

1.7

Il CESE reputa che il controllo delle navi da pesca dei paesi terzi dovrebbe svolgersi in maniera simile in tutti i porti designati dei diversi Stati membri. Inoltre considera che nel testo della proposta di regolamento si dovrebbe esprimere con maggior chiarezza che le ispezioni si effettueranno sia per mare che su terra che per via aerea.

1.8

Il CESE ribadisce quanto detto in altri pareri in riferimento al ruolo dell'Agenzia comunitaria di controllo della pesca, vale a dire che questa dovrebbe svolgere una funzione importante nel coordinamento, monitoraggio e controllo della pesca INN. A tal fine si dovrebbero mettere a disposizione dell'Agenzia maggiori risorse finanziarie ed umane.

1.9

Il CESE ritiene che il livello delle sanzioni alle navi dei paesi terzi andrebbe uniformato in tutti gli Stati membri dell'UE. Reputa inoltre che, nel caso di inadempimento degli obblighi da parte di Stati non cooperanti, si dovrebbe prevedere la possibilità di applicare sanzioni che non siano correlate soltanto alla pesca.

1.10

Ad ogni modo, il CESE ritiene che debbano essere rafforzate le garanzie nelle procedure di identificazione delle navi INN e degli Stati non cooperanti, principalmente la garanzia di difesa, e che tali procedure debbano basarsi su prove solide per evitare che i tribunali in seguito revochino le misure adottate dagli Stati membri.

2.   Introduzione

2.1

Da oltre dieci anni, la Comunità lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (Inn). Dal 2002, questa lotta si è iscritta in un piano d'azione comunitario, nella Comunità stessa e su scala regionale ed internazionale, per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca Inn (2).

2.2

Nel 2005, il Parlamento europeo ha segnalato, nella sua risoluzione (3) sull'attuazione del piano d'azione dell'Unione europea contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, la necessità da parte dell'Unione europea di estendere ed intensificare gli sforzi per lottare contro la pesca Inn.

2.3

Tuttavia, benché si notino miglioramenti significativi, la pesca Inn non è scomparsa. La Commissione considera che la persistenza di questa situazione esiga una risposta ferma ed urgente dell'Unione europea.

2.4

Di conseguenza, la Commissione ha elaborato l'anno scorso una nuova comunicazione (4) su una nuova strategia comunitaria per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

2.5

Dopo lunghe consultazioni condotte l'anno scorso con la partecipazione attiva del Comitato (5), la Commissione ha elaborato la presente proposta di regolamento (6) che copre gli ambiti d'azione seguenti:

migliorare il controllo della legalità delle attività dei pescherecci di paesi terzi e delle loro catture al loro arrivo nei porti di pesca dell'Unione europea,

controllare più efficacemente il rispetto delle misure di conservazione e di gestione applicabili ai prodotti della pesca che provengono da paesi terzi ed importati nella Comunità con mezzi diversi dalle navi da pesca,

chiudere il mercato comunitario ai prodotti derivati dalla pesca Inn,

lottare contro le attività di pesca Inn svolte da cittadini della Comunità europea al di fuori del suo territorio,

rafforzare gli strumenti giuridici dedicati all'individuazione delle attività di pesca Inn,

instaurare un regime efficace di sanzioni atte a scoraggiare le infrazioni gravi alla regolamentazione della pesca,

migliorare le misure di lotta contro la pesca Inn nel quadro delle organizzazioni regionali di gestione della pesca,

sostenere la politica ed i mezzi di lotta contro la pesca Inn nei paesi in via di sviluppo,

rafforzare le sinergie tra organismi incaricati del monitoraggio, del controllo e della sorveglianza tra gli Stati membri e tra questi e i paesi terzi.

2.6

Questa proposta parte dunque del principio che, per essere efficace, la strategia di lotta contro la pesca Inn deve essere globale ed includere tutti gli aspetti del problema lungo tutta la catena d'approvvigionamento.

3.   Osservazioni generali

3.1

Considerando le inquietanti conseguenze ambientali e socioeconomiche della pratica della pesca Inn, il CESE ritiene che sia necessario intraprendere un'azione risoluta a livello dell'Unione europea e pertanto appoggia in linea di principio la Commissione.

3.2

Le norme comunitarie in vigore che istituiscono un regime di controllo applicabile alla politica comune della pesca (7) prevedono un sistema ampio di controllo della legalità delle catture effettuate dai pescherecci comunitari, ma non permettono un livello di controllo e di sanzioni simile per le catture effettuate da navi di paesi terzi ed importate nella Comunità.

3.3

Questa carenza costituisce una via di penetrazione nel mercato della Comunità, che è il più grande mercato al mondo ed il principale importatore di prodotti della pesca, della pesca Inn gestita da operatori economici, comunitari o stranieri, che aumentano in tal modo la redditività delle loro attività. Per questa ragione, il Comitato considera opportuno che, pur senza escludere dall'ambito di applicazione la flotta comunitaria, come stabilisce il suo articolo 1, paragrafo 4, la proposta di regolamento si concentri sulle attività di pesca Inn delle navi dei paesi terzi.

3.4

La proposta di regolamento in esame stabilisce un nuovo regime di controllo che sarà applicato a tutte le attività di pesca Inn ed a tutte le attività connesse realizzate nel territorio degli Stati membri o nelle acque marittime sotto la loro sovranità o giurisdizione o realizzate da pescherecci o cittadini di Stati membri dell'Unione europea. Sarà applicata anche, senza pregiudizio della competenza dello Stato di bandiera o dello Stato costiero interessato, alle attività di pesca Inn esercitate da navi non comunitarie in alto mare o nelle acque sotto giurisdizione di un paese terzo, così come la politica comune della pesca esige dalla flotta comunitaria.