ISSN 1725-2466

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 305

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Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

50o anno
15 dicembre 2007


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

III   Atti preparatori

 

COMITATO DELLE REGIONI

 

71a sessione plenaria del 10 e dell'11 ottobre 2007

2007/C 305/01

Parere del Comitato delle regioni — Pacchetto energetico

1

2007/C 305/02

Parere del Comitato delle regioni in merito alle comunicazioni della Commissione —

6

2007/C 305/03

Parere del Comitato delle regioni — Il futuro degli aeroporti europei

11

2007/C 305/04

Parere del Comitato delle regioni — Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a + 2 gradi Celsius e Includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione

15

2007/C 305/05

Parere del Comitato delle regioni — Le amministrazioni locali e regionali in Ucraina e lo sviluppo della cooperazione UE-Ucraina

20

2007/C 305/06

Parere del Comitato delle regioni — Nuove prospettive per lo spazio europeo della ricerca

25

2007/C 305/07

Parere di prospettiva del Comitato delle regioni — I fattori di successo delle strategie locali e regionali per l'anticipazione e l'accompagnamento dei processi di ristrutturazione

30

2007/C 305/08

Parere del Comitato delle regioni — Pacchetto Legiferare meglio 2005 e 2006

38

2007/C 305/09

Parere del Comitato delle regioni — L'applicazione dell'approccio globale in materia di migrazione alle frontiere marittime meridionali dell'Unione europea e alle aree orientali e sudorientali vicine all'Unione europea

43

2007/C 305/10

Parere di prospettiva del Comitato delle regioni — Situazione delle donne migranti nell'Unione europea

48

2007/C 305/11

Parere del Comitato delle regioni — Le pari opportunità e lo sport

53

IT

 


III Atti preparatori

COMITATO DELLE REGIONI

71a sessione plenaria del 10 e dell'11 ottobre 2007

15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/1


Parere del Comitato delle regioni — Pacchetto energetico

(2007/C 305/01)

IL COMITATO DELLE REGIONI

fa notare che gli enti regionali e locali contribuiscono in modo decisivo al successo delle iniziative europee. La legislazione comunitaria viene applicata a livello regionale e locale, e spetta ai responsabili in loco, come pure ai cittadini, comportarsi in modo da influire in maniera tangibile e durevole sul consumo energetico,

reputa che la politica energetica e quella di protezione del clima siano strettamente correlate e vadano coordinate, considerato che l'80 % delle emissioni di CO2 in Europa provengono dalla produzione di energia. È fondamentale, quindi, che le misure proposte nel quadro della politica climatica vengano prese in considerazione anche nel settore energetico e viceversa. Una politica energetica che punta alla tutela ambientale e all'efficienza è sempre, di per sé, anche una politica climatica,

approva gli sforzi intrapresi dalla Commissione per rimuovere quanto prima gli ostacoli amministrativi, la disparità delle condizioni di accesso alle reti (p. es. la discriminazione a scapito dei fornitori di energie rinnovabili) e la complessità delle procedure,

esorta la Commissione ad impedire, mediante misure adeguate, le concentrazioni di mercato e a promuovere la pluralità degli operatori,

appoggia l'obiettivo di un risparmio energetico dell'UE pari al 20 % entro il 2020, da conseguire mediante una maggiore efficienza energetica, e auspica che si conferisca carattere vincolante a questo obiettivo,

insiste sul fatto che l'efficienza energetica dovrebbe essere la chiave di volta della politica energetica europea e avere la massima priorità in tutte le considerazioni in materia,

dubita che le tecnologie di cattura e stoccaggio del biossido di carbonio (Carbon capture and storage, CCS) possano essere considerate delle soluzioni a lungo termine: in effetti riducono drasticamente il rendimento utile dell'impianto in questione, tanto più che, ora come ora, non risultano particolarmente efficienti sul piano economico. In un contesto mondiale, però, la strategia per il sequestro del carbonio potrebbe effettivamente rappresentare una soluzione transitoria.

Testi di riferimento

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Una politica energetica per l'Europa

COM(2007) 1 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Prospettive del mercato interno del gas e dell'elettricità

COM(2006) 841 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Produzione sostenibile di energia elettrica da combustibili fossili: obiettivo emissioni da carbone prossime allo zero dopo il 2020

COM(2006) 843 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Relazione sui progressi compiuti nell'uso dei biocarburantiRelazione sui progressi compiuti nell'uso dei biocarburanti e di altri combustibili provenienti da fonti rinnovabili negli Stati membri dell'Unione europea

COM(2006) 845 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Piano d'interconnessione prioritario

COM(2006) 846 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Verso un piano strategico europeo per le tecnologie energetiche

COM(2006) 847 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Tabella di marcia per le energie rinnovabiliLe energie rinnovabili nel XXI secolo: costruire un futuro più sostenibile

COM(2006) 848 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Azioni adottate a seguito del Libro verdeRelazione sui progressi realizzati nel settore dell'elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili

COM(2006) 849 def.

Relatore

:

Bernd VÖGERLE, sindaco di Gerasdorf bei Wien (AT/PSE)

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Introduzione

1.

sottolinea l'importanza dell'energia quale pilastro fondamentale della vita moderna. Le interruzioni di fornitura e le difficoltà di approvvigionamento hanno quindi profonde conseguenze e comportano un ingente danno economico. La politica energetica europea comune e i relativi obiettivi di sicurezza dell'approvvigionamento, sostenibilità e competitività hanno pertanto una grande importanza anche dal punto di vista degli enti regionali e locali, e per raggiungere tali obiettivi è necessario un mix energetico equilibrato;

2.

fa notare che gli enti regionali e locali contribuiscono in modo decisivo al successo delle iniziative europee. La legislazione comunitaria viene applicata a livello regionale e locale, e spetta ai responsabili in loco, come pure ai cittadini, comportarsi in modo da influire in maniera tangibile e durevole sul consumo energetico;

3.

esorta pertanto le istituzioni europee competenti, e in particolare la Commissione, a tenere in debito conto il ruolo determinante degli enti regionali e locali per la politica energetica europea, specie nel contesto dell'attuazione concreta del «pacchetto energia»;

4.

reputa che la politica energetica e quella di protezione del clima siano strettamente correlate e vadano coordinate, considerato che l'80 % delle emissioni di CO2 in Europa provengono dalla produzione di energia. È fondamentale, quindi, che le misure proposte nel quadro della politica climatica vengano prese in considerazione anche nel settore energetico e viceversa. Una politica energetica che punta alla tutela ambientale e all'efficienza è sempre, di per sé, anche una politica climatica;

5.

sottolinea che i consumatori che agiscono in modo consapevole svolgono un ruolo decisivo nell'attuazione degli obiettivi europei e vanno quindi posti al centro di qualsiasi considerazione. In proposito si ricorda che qualsiasi aumento del prezzo dell'energia colpisce più duramente le fasce sociali più deboli della popolazione. Nell'ottica della sostenibilità e di una politica climatica coerente, gli aiuti erogati dal settore pubblico dovrebbero pertanto essere utilizzati per l'efficienza energetica e per le misure di sensibilizzazione piuttosto che per fornire un sostegno puramente finanziario.

Mercato interno

6.

fa notare che le aspettative riposte nella liberalizzazione del mercato dell'elettricità e del gas, ossia la diminuzione dei prezzi e il superamento della posizione monopolistica delle imprese fornitrici di energia, non sono state soddisfatte in tutti gli Stati membri. Inoltre, ritiene che l'esiguità degli investimenti nelle centrali elettriche e nelle reti, e in particolare nelle fonti di energia rinnovabili e nelle reti e nei sistemi di approvvigionamento locali, metta in pericolo la sicurezza dei rifornimenti: se le attuali tendenze permangono, per l'avvenire si possono prevedere difficoltà al riguardo;

7.

esorta pertanto la Commissione a creare incentivi per indurre i produttori e gli operatori delle reti a investire nuovamente (come prima della liberalizzazione) nel potenziamento degli impianti di produzione e nell'infrastruttura delle reti. Al riguardo potrebbero essere utili dei programmi per la produzione di energia a livello locale e regionale, predisposti con il supporto dei livelli locali e regionali;

8.

approva gli sforzi intrapresi dalla Commissione per rimuovere quanto prima gli ostacoli amministrativi, la disparità delle condizioni di accesso alle reti (p. es. la discriminazione a scapito dei fornitori di energie rinnovabili) e la complessità delle procedure;

9.

è favorevole a una separazione (unbundling), e a tal fine si ritiene sufficiente una separazione societaria con l'appoggio di un'autorità di regolazione forte;

10.

esorta la Commissione ad impedire, mediante misure adeguate, le concentrazioni di mercato e a promuovere la pluralità degli operatori (incluse le aziende municipalizzate/aziende comunali);

11.

reputa che il potenziamento delle reti transfrontaliere migliori il margine di manovra del livello regionale e locale (ad es. per l'acquisto dell'energia);

12.

respinge l'idea di istituire nuove strutture amministrative, come per esempio un'autorità di regolazione europea, dal momento che le autorità nazionali di regolazione sono in grado di conseguire gli obiettivi proposti dalla Commissione e confermati dal Consiglio europeo;

13.

esorta la Commissione a concepire il meccanismo per lo scambio dei diritti di emissione in modo tale che, nel quadro del piano di assegnazione, le centrali ricevano solo un numero di certificati di emissione corrispondente alla produzione della quantità prevista di energia elettrica e termica in una centrale a ciclo combinato che utilizzi il sistema di cogenerazione di calore ed energia. Si darebbe così un segnale chiaro in favore dell'obiettivo di una maggiore efficienza energetica nella produzione di elettricità.

Efficienza energetica

14.

appoggia l'obiettivo di un risparmio energetico dell'UE pari al 20 % entro il 2020, da conseguire mediante una maggiore efficienza energetica, e auspica che si conferisca carattere vincolante a questo obiettivo;

15.

insiste sul fatto che l'efficienza energetica dovrebbe essere la chiave di volta della politica energetica europea e avere la massima priorità in tutte le considerazioni in materia;

16.

esorta le istituzioni europee competenti, e anzitutto la Commissione, a provvedere alla creazione di condizioni generali adeguate in diversi settori, fra cui i seguenti:

veicoli a basso consumo,

standard elevati (comprendenti in particolare una funzione stand-by disattivabile) e una migliore certificazione per gli apparecchi (elettrodomestici),

consumo energetico globale quanto più ridotto possibile o standard di casa passiva per le costruzioni nuove,

internalizzazione dei costi esterni negli appalti pubblici attraverso un calcolo sistematico dei costi dell'intero ciclo di vita o dell'intera catena dei prodotti e servizi a monte,

prestiti BEI per i programmi di efficienza energetica degli enti regionali e locali,

aiuti a favore dell'efficienza energetica nel quadro del regolamento di esenzione per categoria;

17.

sottolinea che a livello regionale e locale vengono attuate molte misure che contribuiscono al successo dell'iniziativa europea:

sviluppo regionale, tenendo conto degli aspetti energetici,

programmi di sostegno per le misure a favore dell'efficienza energetica (ad es. risanamento degli edifici, sostituzione dell'illuminazione obsoleta e dei vecchi elettrodomestici),

programmi di sostegno per le energie rinnovabili,

definizione di standard di costruzione che vadano al di là di quelli previsti dalla direttiva sull'edilizia,

pianificazione del territorio,

organizzazione dei trasporti (offerta di trasporti pubblici urbani, piste ciclabili),

gestione delle aree adibite a parcheggio per ridurre la circolazione di automobili nei centri urbani e promuovere, ad esempio, il car pooling e l'uso di autovetture che garantiscano una maggiore ecocompatibilità,

consulenza alle imprese in materia di energia,

pubbliche relazioni, campagne, sensibilizzazione (ad es. informazioni concrete su come risparmiare energia nella vita domestica, nell'uso dei veicoli, ecc.),

funzione di modello (risparmio energetico nel settore pubblico) e formazione del personale degli enti regionali e locali,

ricorso agli appalti pubblici per migliorare l'efficienza energetica dei prodotti e dei servizi;

18.

esorta a mettere a disposizione risorse UE più cospicue per lo scambio delle migliori pratiche a livello regionale e locale, ad esempio nel quadro del programma Energia intelligente per l'Europa (EIE);

19.

chiede alla Commissione di fissare l'obiettivo in materia di efficienza energetica a livello aggregato (sulla base, cioè, dell'intensità energetica dell'intera economia). Questa soluzione offrirebbe agli Stati membri e alle regioni la flessibilità necessaria per conseguire l'obiettivo utilizzando un più ampio ventaglio di misure, ivi comprese misure finalizzate al consumo energetico degli impianti e alla struttura industriale dell'economia (regionale).

Fonti energetiche rinnovabili

20.

appoggia l'obiettivo vincolante di coprire il 20 % del fabbisogno energetico totale mediante fonti rinnovabili entro il 2020;

21.

sottolinea l'importanza socioeconomica delle fonti energetiche locali come pure la loro importanza per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e l'efficienza del trasporto, e fa notare che la promozione delle energie rinnovabili deve tener conto delle condizioni geografiche, climatiche ed economiche di ciascuna regione; a questo proposito evidenzia il ruolo fondamentale che gli enti locali e regionali possono svolgere nel promuovere e mettere a disposizione fonti energetiche rinnovabili locali;

22.

è favorevole alla definizione di obiettivi, nel campo delle energie rinnovabili, che tengano conto dei settori del riscaldamento, del condizionamento e della refrigerazione, fermo restando che va attribuita una particolare importanza alla produzione combinata di energia elettrica e di calore/freddo;

23.

fa notare che la sostenibilità va messa in primo piano in tutte le misure. I paesi che fin dalla fase iniziale hanno puntato sulla biomassa come fonte di energia sono già in grado di coprire una quota notevole del loro fabbisogno energetico mediante questa fonte. In tale contesto, però, spesso il problema è che il fabbisogno non può più essere coperto unicamente con l'energia disponibile a livello locale (soprattutto sotto forma di legna) e che i biocombustibili devono essere trasportati per lunghe distanze fino al luogo di destinazione: in questi casi è chiaro che tale alternativa risulta meno sostenibile. Occorre prendere in considerazione modi di trasporto meno dispendiosi di energia;

24.

è dell'avviso che si debba dare agli Stati membri con scarse possibilità di produrre energia a partire da fonti rinnovabili la facoltà di realizzare attraverso degli scambi i loro obiettivi per questa forma di energia, all'interno di un sistema di certificati di energia verde su scala europea oppure attraverso contratti bilaterali con altri Stati che dispongono di fonti rinnovabili più abbondanti. In questo modo si cerca di ridurre il costo complessivo del conseguimento degli obiettivi riguardanti l'energia rinnovabile;

25.

esorta la Commissione europea e gli Stati membri dell'UE a sentire obbligatoriamente il punto di vista degli enti locali e regionali quando si preveda la messa a punto di piani d'azione nazionali per le fonti energetiche rinnovabili.

Biocarburanti

26.

Appoggia l'obiettivo vincolante di coprire il 10 % del consumo complessivo di carburanti dell'UE mediante biocarburanti entro il 2020, a condizione che la produzione sia sostenibile;

27.

sottolinea l'importanza di diversificare le fonti energetiche e i tipi di biomassa;

28.

ritiene cruciale che la politica per il clima sia considerata in una prospettiva internazionale e che si promuovano diversi biocarburanti in funzione del loro rendimento ecologico e delle loro ripercussioni sul clima, adottando un approccio basato sul ciclo di vita che tenga conto dei metodi di produzione, dei trasporti, ecc. Oltre ad incentivare una produzione europea efficiente, possono risultare necessarie importazioni dai paesi extracomunitari. Nel settore dei biocarburanti, sarebbe opportuno promuovere processi di produzione rispettosi dell'ambiente e basati sull'uso efficiente dell'energia, indipendentemente dal tipo di biocarburante e dalle varietà delle piante utilizzate;

29.

fa notare che promuovere la produzione di biocarburanti nei paesi terzi è contrario agli obiettivi concernenti la riduzione della dipendenza dalle importazioni nel settore energetico e crea nuove dipendenze; sottolinea pertanto che le importazioni dai paesi extracomunitari devono avere un'importanza secondaria. Le importazioni devono avvenire tenendo conto della sostenibilità e dell'efficienza energetica dei diversi biocarburanti alla luce del ciclo di vita rispettivo;

30.

osserva che la produzione di biocarburanti deve essere sostenibile, in modo da evitare una perdita di biodiversità. Bisogna impedire che le grandi «monocolture» energetiche (coltivazione intensiva di un unico prodotto su vaste aree) turbino eccessivamente l'ecosistema locale;

31.

sottolinea che per le importazioni delle materie prime utilizzate per le bioenergie va osservato un codice di sostenibilità. Imponendo requisiti di questo tipo ai propri partner commerciali, l'UE potrebbe contribuire a promuovere approcci economici che siano rispettosi dell'ambiente, socialmente equi ed impediscano la perdita di importanti habitat. Si dovrebbero avviare senza indugi negoziati a livello internazionale, come pure la definizione di una normativa appropriata in materia.

Uso del carbone

32.

dubita che le tecnologie di cattura e stoccaggio del biossido di carbonio (Carbon capture and storage, CCS) possano essere considerate delle soluzioni a lungo termine: in effetti, riducono drasticamente il rendimento utile dell'impianto in questione, tanto più che, ora come ora, non risultano particolarmente efficienti sul piano economico. In un contesto mondiale, però, la strategia per il sequestro del carbonio potrebbe effettivamente rappresentare una soluzione transitoria;

33.

osserva che bisogna promuovere maggiormente le attività di ricerca e sviluppo nel campo delle suddette tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del biossido di carbonio (CCS);

34.

esorta affinché nell'autorizzare nuove centrali a carbone si prendano in considerazione tali tecnologie CCS (appena saranno disponibili sul mercato);

Tecnologie energetiche

35.

rileva che gli sforzi compiuti attualmente nel settore delle tecnologie energetiche non sono sufficienti. Inoltre, il sistema è molto lento, ragion per cui l'applicazione di nuove tecnologie richiede spesso decenni;

36.

chiede di aumentare ulteriormente le risorse a favore delle tecnologie energetiche nell'ambito del Programma quadro di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, nonché del programma Energia intelligente per l'Europa. La dimostrazione di nuove tecnologie a livello regionale e locale è un elemento che contribuisce in modo particolare alla sensibilizzazione dei cittadini e all'aumento del livello delle competenze dei lavoratori in questo campo. È importante che sia gli attori commerciali privati minori che il settore pubblico possano disporre di aiuti per la ricerca e lo sviluppo;

37.

constata che lo sviluppo di tecnologie di punta offre anche una serie di opportunità sul fronte delle esportazioni, e quindi la possibilità di creare molti nuovi posti di lavoro.

Cooperazione internazionale

38.

ritiene che solo un'ampia e completa cooperazione transfrontaliera e accordi in materia di politica energetica e di prevenzione del cambiamento climatico miranti alla tutela sostenibile dell'ambiente, all'efficienza energetica e al risparmio energetico, possano raggiungere risultati concreti nel breve e nel lungo periodo ed essere veramente utili per la generazione attuale e per quelle future, all'interno e all'esterno dell'UE;

39.

chiede che l'assistenza tecnica ai paesi terzi non consista assolutamente nell'esportare, dietro compenso o gratuitamente, prodotti e metodi di produzione che nell'UE sono obsoleti o vietati. In tale contesto occorre vigilare affinché i criteri al riguardo siano validi a tutti i livelli (comunitario, nazionale, regionale, locale) e per tutte le istituzioni (compresa la BEI).

Dimensione sociale

40.

invita la Commissione a impegnarsi più a fondo affinché nell'UE vengano messe a frutto le migliori esperienze internazionali nel campo del risparmio energetico e affinché si diffondano le iniziative europee, gli sforzi e le prassi più efficaci dell'UE anche al di là dei suoi confini;

41.

constata che gli enti regionali e locali possono influire solo in pochi settori, e in misura molto limitata, sulla struttura dei prezzi dell'energia. Ciò diventa possibile quando sono in grado di utilizzare su vasta scala le proprie fonti energetiche, ma a condizione che queste abbiano prezzi competitivi rispetto a quelli di altre materie prime energetiche sul mercato liberalizzato. Inoltre si può tentare, mediante misure di sensibilizzazione, di incoraggiare i cittadini ad accettare i maggiori costi dovuti all'impiego delle energie rinnovabili. Il Comitato s'interroga sull'utilità del perpetuarsi degli aiuti (sussidi per l'energia e il riscaldamento) in quanto, generalmente, non inducono i consumatori a modificare il loro comportamento. Caldeggia invece la promozione di misure a favore dell'efficienza energetica che consentano sia una riduzione dei costi che una migliore qualità di vita. In particolare occorrerebbe promuovere l'accesso dei consumatori alle informazioni sull'utilizzo dell'energia (contatori intelligenti) e rendere disponibili le informazioni sul consumo locale di energia affinché gli enti locali e regionali possano predisporre misure di efficienza e di sostegno mirate, intese ad evitare disagi per i cittadini a basso reddito (povertà energetica);

42.

prende atto con preoccupazione delle conseguenze della maggiore domanda di materie prime energetiche, che comporta un eccessivo aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Sembra pertanto opportuno uno studio esauriente del mercato dell'energia e della domanda prevista per le materie prime destinate a produrre bioenergia, soprattutto per poterne valutare l'impatto complessivo, dal settore alimentare fino al livello delle regioni più piccole.

Bruxelles, 10 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/6


Parere del Comitato delle regioni in merito alle comunicazioni della Commissione —

Relazione annuale dei sei coordinatori europei della rete transeuropea dei trasporti,

Reti transeuropee: verso un approccio integrato,

Estensione dei principali assi di trasporto transeuropei

(2007/C 305/02)

IL COMITATO DELLE REGIONI

ricorda anzitutto l'importanza delle RTE-T, che contribuiscono in modo significativo alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona,

sottolinea inoltre che i coordinatori possono svolgere un ruolo chiave ai fini del raggiungimento di un accordo tra gli Stati membri sui parametri uniformi da applicare alle diverse tratte nazionali dei singoli assi delle RTE-T. Per favorire il conseguimento di quest'obiettivo, invita la Commissione a considerare tale accordo un presupposto per la concessione di aiuti finanziari da parte dell'UE,

reputa che la Commissione europea potrebbe anche incoraggiare il collegamento in rete dei vari attori locali e regionali interessati dai progetti prioritari delle RTE-T, in particolare mediante un forum annuale. Manifesta peraltro il proprio interesse e la propria disponibilità a cooperare con la Commissione in tal senso,

deplora ancora una volta la flagrante incoerenza tra, da un lato, le sfide capitali che le RTE comportano per l'Unione (nuovamente ricordate nella comunicazione all'esame) e il ruolo determinante che possono svolgere gli incentivi finanziari comunitari e, dall'altro, le scarse dotazioni di bilancio previste, anche se concentrate sulle tratte transfrontaliere e sulle strozzature; insiste pertanto sulla necessità di una sinergia tra tutte le fonti di finanziamento disponibili a livello dell'UE,

sottolinea l'importanza di estendere gli assi di trasporto oltre i confini dell'Unione per sviluppare gli scambi commerciali e la libera circolazione delle persone non solo con i paesi limitrofi, ma anche con il resto del mondo.

Testi di riferimento

Relazione annuale dei sei coordinatori europei sullo stato di avanzamento di taluni progetti della rete transeuropea dei trasporti

COM(2006) 490 def.

Le reti transeuropee: verso un approccio integrato

COM(2007) 135 def.

Estensione dei principali assi di trasporto transeuropei ai paesi confinanti — Orientamenti per i trasporti in Europa e nelle regioni confinanti

COM(2007) 32 def.

Relatore

:

Bernard SOULAGE (FR/PSE), primo vicepresidente del Consiglio regionale della regione Rodano-Alpi

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

A.   Reti RTE

In generale

1.

ricorda anzitutto l'importanza delle reti transeuropee di trasporto (RTE-T), che contribuiscono in modo significativo alla realizzazione degli obiettivi di Lisbona e consentono di rafforzare la coesione territoriale e la competitività a livello regionale, facilitando gli scambi commerciali e la libera circolazione delle persone. I cittadini europei che vivono nelle regioni attraversate dalle RTE-T ne avvertiranno gli effetti nella loro vita quotidiana, e questo non potrà che andare a vantaggio della legittimità dell'Unione europea;

In merito alle relazioni dei coordinatori

2.

desidera in particolare ringraziare i coordinatori per il lavoro efficace da essi svolto per far avanzare la realizzazione dei progetti prioritari delle RTE-T, cosa che conferma tutta l'utilità del loro mandato;

3.

considera che il lavoro dei coordinatori e le informazioni diffuse dalla Commissione al riguardo migliorino notevolmente la trasparenza dei progetti e della loro esecuzione; auspica pertanto che il dialogo tra il Comitato delle regioni e la Commissione prosegua attivamente, considerato che numerose regioni sono direttamente interessate da questo tipo di investimenti effettuati sul loro territorio;

4.

ricorda in particolare i punti di forza dell'azione dei coordinatori, che hanno consentito:

una migliore conoscenza dei progetti e del loro reale grado di avanzamento, cosa che dovrebbe permettere scelte più ponderate nell'allocazione degli stanziamenti destinati alle RTE-T,

un effettivo miglioramento del coordinamento tra i vari attori, soprattutto per le tratte transfrontaliere, che sono state riconosciute come le più delicate, e quindi una maggiore efficacia nelle fasi di studio e di definizione dei progetti, soprattutto là dove finora non è esistita alcuna struttura formale internazionale (ad esempio, tra la Slovenia e l'Italia),

l'assegnazione di ciascun progetto a una determinata persona, cosa che, per i progetti transfrontalieri, può facilitare le spesso complesse modalità di funzionamento delle conferenze intergovernative e contribuire con il peso e l'indipendenza dell'UE alla promozione o alla difesa del progetto (come avvenuto per esempio con Loyola de Palacio per il collegamento Lione-Torino);

5.

constata che i compiti svolti dai coordinatori hanno consentito anche di facilitare il coordinamento tra i diversi ministeri di un medesimo Stato membro, i quali sono stati sottoposti allo sguardo di un osservatore esterno;

6.

concorda con la Commissione sulla necessità di fornire un contributo adeguato (massa critica, che spesso i coordinatori identificano con il valore massimo consentito dal regolamento) per sbloccare i progetti transfrontalieri e creare così il massimo effetto leva, nonché un effetto trainante per le reti nazionali;

7.

insiste sulla questione fondamentale dell'interoperabilità, fattore importante per garantire il ritorno degli investimenti, e sottolinea in particolare la scelta fatta nel quadro del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS) di concentrarsi su sei corridoi prioritari per il trasporto merci, scelta che faciliterà il buon uso di questi assi e accrescerà l'attrattiva degli investimenti nelle nuove infrastrutture ad essi collegate;

8.

sottolinea anche il ruolo chiave che i coordinatori possono svolgere ai fini del raggiungimento di un accordo tra gli Stati membri sui parametri uniformi da applicare alle varie tratte nazionali dei singoli assi delle RTE-T. Per favorire il conseguimento di quest'obiettivo, invita la Commissione a considerare tale accordo un presupposto per la concessione di aiuti finanziari da parte dell'UE;

9.

sottolinea, come la maggior parte dei relatori, la necessità che gli Stati membri prendano misure intese a massimizzare il ritorno di questi investimenti: trasferimento modale, corretta gestione delle priorità di sfruttamento delle infrastrutture, ottimizzazione della programmazione temporale degli investimenti in un determinato asse;

10.

propone che i coordinatori intervengano anche al livello dell'interazione tra i diversi progetti per garantire, se non proprio la coerenza delle pratiche, quanto meno uno scambio di riflessioni e di buone prassi relative allo studio, alla messa a punto e al finanziamento degli stessi. Reputa che la Commissione europea potrebbe anche incoraggiare il collegamento in rete dei vari attori locali e regionali interessati dai progetti prioritari delle RTE-T, in particolare mediante un forum annuale. Manifesta peraltro il proprio interesse e la propria disponibilità a cooperare con la Commissione in tal senso;

11.

auspica che, considerate le esperienze positive fatte finora, parallelamente all'estensione del mandato dei coordinatori già in carica vengano eventualmente nominati altri coordinatori per progetti prioritari finanziati dall'Unione nel campo dei trasporti, e in particolare nei settori che richiedono un appoggio solido, e spesso di carattere politico, per superare le difficoltà della fase di pianificazione e di costruzione, come pure per i progetti prioritari. Puntualizza comunque che finora si sono nominati dei coordinatori solo per sei progetti, i quali peraltro sono già in una fase avanzata di sviluppo, laddove altri assi prioritari avrebbero necessità di un tale sostegno, visto che la loro realizzazione vede coinvolti più Stati membri (p. es. il progetto n. 22, che interessa 8 Stati membri);

12.

constata che nelle varie relazioni presentate dai coordinatori sin dal luglio 2006 vengono individuate ulteriori tappe necessarie ed urgenti per dare credibilità ai progetti e si specificano gli impegni che gli Stati membri devono assumere per ottimizzare gli investimenti principali;

13.

auspica di conseguenza che si accerti in quale misura tali tappe e impegni sono stati finora effettivamente realizzati in modo da orientare le prossime decisioni relative all'allocazione degli stanziamenti per le RTE-T per il periodo 2007-2013. Le analisi e le raccomandazioni dei coordinatori andrebbero tenute nella più alta considerazione nel quadro delle decisioni relative all'assegnazione dei fondi, in particolare a titolo del programma pluriennale per le RTE;

14.

constata che le incertezze sui finanziamenti comunitari nel periodo successivo al 2013 possono costituire un freno per i progetti che comportano spese limitate nell'attuale periodo di programmazione; chiede pertanto di prevedere meccanismi in grado di ridurre questo ostacolo;

15.

fa notare che per i progetti prioritari sostenuti dai coordinatori la Commissione dispone di informazioni più precise, dettagliate e complesse sullo stato di preparazione; ciò però non deve andare a scapito della parità di trattamento dei progetti;

16.

deplora tuttavia che non sia stata effettuata un'analisi incrociata dei progetti, del loro grado di avanzamento e delle loro sinergie reciproche, e raccomanda alla Commissione di effettuare delle analisi sulla base di dati statistici aggiornati e corretti rilevati in modo appropriato negli Stati membri. Per quanto la Commissione sottolinei la necessità di un coordinamento ottimale tra i progetti affinché la realizzazione della rete RTE-T avvenga secondo una tempistica ottimizzata, nessuna analisi in questo senso è stata finora effettuata. Una tale analisi potrebbe avvenire nel quadro del gruppo di orientamento delle RTE e potrebbe servire a orientare meglio l'allocazione, sottoposta peraltro a vincoli notevoli, degli aiuti europei per il periodo 2007-2013;

In merito al lavoro del gruppo di orientamento delle RTE

17.

concorda con la Commissione sull'importanza di garantire una sinergia tra i progetti delle RTE relativi a un medesimo asse, come pure sui vantaggi che se ne possono trarre sia sul piano degli investimenti (riduzione dei costi, minore impatto sul territorio) sia su quello dell'efficacia delle opere stesse;

18.

auspica che, viste le difficoltà constatate per coniugare progetti di natura molto diversa (p. es. gallerie ferroviarie e collegamenti ad alta tensione), al di là del manuale di buone pratiche annunciato, l'obiettivo di creare sinergie venga incluso nel mandato dei coordinatori;

19.

deplora ancora una volta la flagrante incoerenza tra, da un lato, le sfide capitali che le RTE comportano per l'Unione (nuovamente ricordate nella comunicazione all'esame) e il ruolo determinante che possono svolgere gli incentivi finanziari comunitari e, dall'altro, le scarse dotazioni di bilancio previste, anche se concentrate sulle tratte transfrontaliere e sulle strozzature; insiste pertanto sulla necessità di una sinergia tra tutte le fonti di finanziamento disponibili a livello dell'UE. La Commissione europea dovrebbe altresì esaminare nuove fonti di finanziamento da utilizzare eventualmente in futuro. In tal senso, sembra necessaria una revisione a medio termine della direttiva Eurovignetta per tenere conto dei costi esterni;

20.

osserva che il completamento dei 30 assi prioritari rallenterà l'aumento delle emissioni di CO2 provenienti dai trasporti di appena il 4 %, un risultato — questo — assai modesto; auspica pertanto che, nel quadro della revisione della direttiva Eurovignetta, si tenga conto dei costi esterni per poter adottare misure di trasferimento modale in particolare, ma non solo, nelle regioni e nelle zone sensibili, per le quali andrebbero previste anche misure più dirette e prescrittive. Lo sfruttamento delle nuove tecnologie dell'informazione, suggerito nella comunicazione, può fornire un contributo in tal senso, come pure lo sviluppo di sistemi di trasporto intelligenti, un settore nel quale i paesi asiatici, ad esempio, sono decisamente più avanzati dell'Europa;

21.

appoggia l'auspicato sviluppo dei partenariati pubblico-privato (PPP), che dovrà avvenire soprattutto garantendo una migliore sicurezza giuridica e sviluppando strumenti finanziari innovativi a livello della BEI. Tuttavia, gli incontestabili vantaggi legati ai finanziamenti di questo tipo andrebbero sempre considerati alla luce dei costi supplementari che possono comportare all'inizio. Inoltre, sarebbe opportuna una maggiore precisione sul tema dei trasferimenti di rischio;

22.

sottolinea che, se i vantaggi dell'apertura alla concorrenza sono ampiamente riconosciuti nel campo delle telecomunicazioni, un tale effetto benefico si dovrebbe constatare anche nel settore dei trasporti ferroviari. Certo, non è realistico sperare che il livello degli investimenti privati nel settore ferroviario sia pari a quello degli investimenti nelle telecomunicazioni, ma l'apertura alla concorrenza nel settore ferroviario dovrebbe perlomeno permettere di valorizzare meglio gli investimenti pubblici;

23.

chiede di precisare ed eventualmente rendere più flessibili le regole di deconsolidamento (ai sensi dei criteri di convergenza di Maastricht) dei prestiti contratti per investire nei progetti di RTE. La questione andrebbe sicuramente posta per tutti gli investimenti strategici per lo sviluppo dell'Unione.

B.   Estensione dei principali assi di trasporto transeuropei

In generale

24.

sottolinea l'importanza di estendere gli assi di trasporto oltre i confini dell'Unione per sviluppare gli scambi commerciali e la libera circolazione delle persone non solo con i paesi limitrofi, ma anche con il resto del mondo;

25.

aggiunge che il miglioramento dei collegamenti con i paesi limitrofi dell'UE renderà anche più efficaci i cospicui investimenti nelle RTE-T;

26.

riconosce che lo sviluppo controllato e l'integrazione del settore dei trasporti tra l'UE e i paesi limitrofi contribuiscono pienamente alla realizzazione dell'Agenda di Lisbona stimolando il commercio, la crescita sostenibile e la coesione sociale;

27.

constata che l'estensione degli assi di trasporto transeuropei è un fattore significativo di stabilizzazione della democrazia e dell'economia nei paesi vicini e contribuisce anche a realizzare la politica europea di vicinato e a diffondere le realizzazioni dell'Unione, facilitando così la cooperazione su tutti i piani con tali paesi e, in certi casi, preparandone perfino l'eventuale futura integrazione;

In merito alla relazione del gruppo di alto livello

28.

insiste anzitutto sull'altissima qualità della relazione del gruppo di alto livello presieduto da Loyola de Palacio, alla cui memoria rende omaggio;

29.

esprime apprezzamento per il processo di consultazione, che ha avvalorato e arricchito il lavoro del gruppo ad alto livello;

30.

auspica che questa relazione molto ricca e dettagliata serva da base per definire con precisione le azioni da attuare a breve e medio termine;

31.

sottolinea la pertinenza degli assi transnazionali individuati:

i cinque «assi transnazionali», che coprono tutte le esigenze di collegamento per il prolungamento degli assi prioritari delle RTE-T, raggruppandole in grandi settori,

le autostrade del mare, elemento fondamentale dell'attuale sviluppo del commercio mondiale, alle quali viene accordata la debita importanza in quanto asse di trasporto a tutti gli effetti,

constata che i possibili margini di miglioramento sono molto simili a quelli individuati nell'Unione per la realizzazione della RTE-T, vale a dire:

migliore coordinamento tra gli Stati che si trovano lungo il medesimo asse,

soppressione delle strozzature di qualsiasi tipo,

miglioramento dell'interoperabilità,

scambi di buone pratiche;

32.

accoglie con favore, in questo contesto, l'iniziativa della Commissione di avviare un'analisi intesa a individuare le strozzature e le possibili soluzioni nella logistica dei trasporti merci;

33.

constata che la relazione propone delle scadenze imperative che non sono riprese nella comunicazione: l'esame e l'aggiornamento dei principali assi e progetti, come pure misure orizzontali per il 2010, con un esame di medio percorso nel 2008;

In merito alla stessa comunicazione della Commissione

34.

approva la raccomandazione rivolta al Consiglio e al Parlamento europeo affinché accettino la proposta di rivedere il concetto di corridoi e spazi paneuropei in base agli orientamenti della relazione;

35.

si duole tuttavia che, nonostante gli assi siano stati definiti multimodali, non sia stato formulato alcun orientamento generale in merito ai modi di trasporto da privilegiare, fatta eccezione per le autostrade del mare, la cui importanza è peraltro sottolineata dal Comitato delle regioni; un siffatto orientamento generale offrirebbe in particolare la possibilità di promuovere il trasferimento a modi di trasporto rispettosi dell'ambiente;

36.

ricorda al riguardo i punti fondamentali del proprio parere del 14 febbraio 2007 in merito al riesame intermedio del Libro bianco sui trasporti, e cioè che:

per quanto l'estensione delle RTE-T ai paesi vicini sia uno degli obiettivi più importanti della politica europea dei trasporti, l'UE deve dare priorità al completamento delle RTE-T nell'UE-27,

uno degli obiettivi della politica europea dei trasporti dev'essere la riduzione dell'impatto dei trasporti sull'ambiente, anche attraverso l'adempimento degli obblighi derivanti dal protocollo di Kyoto sulle emissioni di CO2 (punto 1.4),

ripristinare l'equilibrio nella ripartizione modale dei trasporti terrestri riveste carattere di priorità e allo stesso tempo occorre mettere in atto strategie per l'intermodalità e la multimodalità (punto 2.1);

37.

auspica pertanto che, in linea con le preoccupazioni espresse nel quadro delle consultazioni pubbliche, l'accento venga posto realmente sugli aspetti ambientali e che si affermi il principio di operare scelte modali coerenti con gli impegni di Kyoto e con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile;

38.

sottolinea l'importanza e l'urgenza delle misure orizzontali volte a promuovere l'interoperabilità, misure che figurano anche nella comunicazione della Commissione, la quale illustra inoltre nei dettagli i principi per la definizione di piani d'azione;

39.

approva la struttura istituzionale proposta, che prevede i seguenti tre livelli:

gruppi direttivi regionali coordinati tra loro,

riunioni ministeriali per le decisioni strategiche, e

un segretariato che assicura il sostegno tecnico e amministrativo;

chiede inoltre che in futuro:

i paesi interessati e la Commissione europea provvedano congiuntamente al finanziamento del segretariato, onde garantirne la qualità e la continuità dei lavori,

il segretariato venga coinvolto nella fase precedente all'assegnazione dei sussidi per i progetti;

40.

constata con rammarico una certa reticenza nella comunicazione per quanto riguarda le azioni da intraprendere sul piano sia degli investimenti sia dell'attuazione delle proposte istituzionali;

41.

auspica quindi che si proceda con la massima sollecitudine ai cosiddetti colloqui esplorativi con i paesi vicini, parallelamente alla creazione dei gruppi direttivi regionali, allo scopo di definire le misure da attuare a breve e medio termine;

42.

chiede che fin dall'inizio di questo processo vengano confermate le implicazioni finanziarie illustrate nella relazione del gruppo ad alto livello, ma non menzionate nella comunicazione;

43.

chiede altresì che le amministrazioni regionali e locali interessate vengano coinvolte ampiamente nella definizione e nell'attuazione delle azioni previste, al fine di ottenere una buona sinergia con gli sviluppi locali sia in campo economico sia per quanto riguarda l'assetto del territorio.

Bruxelles, 10 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/11


Parere del Comitato delle regioni — Il futuro degli aeroporti europei

(2007/C 305/03)

IL COMITATO DELLE REGIONI

raccomanda quanto segue:

il settore necessita di un certo grado di regolamentazione, che però sia ridotta all'essenziale e intervenga laddove le normative nazionali si rivelano inefficaci (principio di sussidiarietà). Le caratteristiche principali di tale regolamentazione dovrebbero essere la trasparenza del processo di consultazione e l'esistenza di una procedura di ricorso a livello europeo,

la soglia di un milione di passeggeri sembra arbitraria e forse non necessaria, in quanto implicherebbe l'applicazione della nuova direttiva ad oltre 150 aeroporti, molti dei quali sono piccoli aeroporti regionali, non in grado di far fronte agli adempimenti burocratici che essa comporterebbe. Pertanto, la direttiva si dovrebbe applicare soltanto agli aeroporti che hanno una quota superiore all'1 % nel mercato del trasporto aereo di passeggeri nell'UE,

l'autorità nazionale di regolamentazione indipendente dovrebbe anche avere la facoltà di concedere esenzioni nonché di includere aeroporti che non raggiungono la soglia se si ritiene che essi abbiano un potere di mercato significativo. Le valutazioni del mercato eseguite dalle autorità nazionali di regolamentazione del trasporto aereo dovrebbero essere soggette all'esame della Commissione europea, in modo da assicurare parità di trattamento in tutta Europa (andrebbe quindi modificato l'articolo 1, paragrafo 2, della nuova direttiva proposta dalla Commissione [COM(2006) 820 def.],

riguardo al principio single-till (determinazione delle tariffe aeroportuali in base ai proventi delle attività sia aeronautiche che commerciali), la direttiva dovrebbe adottare un atteggiamento neutrale,

oltre ad essere di per sé una componente essenziale della capacità di un aeroporto, un accesso grazie a diverse possibilità di trasporto è fondamentale per sfruttare meglio la capacità degli aeroporti regionali,

gli aeroporti regionali sono fondamentali per la prosperità delle regioni e possono svolgere un ruolo importante nell'alleviare la congestione dei principali hub aeroportuali. Essi, inoltre, possono servire il settore dell'aviazione generale e offrire una serie di servizi che, in prospettiva, avranno meno spazio nei grandi aeroporti a causa dell'incremento del traffico commerciale.

Testi di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme comuni per la prestazione di servizi di trasporto aereo nella Comunità (rifusione)

COM(2006) 396 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Un piano d'azione per migliorare le capacità, l'efficienza e la sicurezza degli aeroporti in Europa

COM(2006) 819 def.

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente i diritti aeroportuali

COM(2006) 820 def.

Relazione della Commissione sull'applicazione della direttiva 96/67/CE del Consiglio del 15 ottobre 1996

COM(2006) 821 def.

Relatore

:

Gordon KEYMER, membro del Consiglio del distretto di Tandridge (UK/PPE)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

I.   Necessità di regolamentazione

1.

Il settore necessita di un certo grado di regolamentazione, che però sia ridotta all'essenziale e intervenga laddove le normative nazionali si rivelano inefficaci (principio di sussidiarietà). Le caratteristiche principali di tale regolamentazione dovrebbero essere la trasparenza del processo di consultazione e l'esistenza di una procedura di ricorso a livello europeo.

II.   Diritti aeroportuali

2.

La soglia di un milione di passeggeri sembra arbitraria e forse non necessaria, in quanto implicherebbe l'applicazione della direttiva ad oltre 150 aeroporti, molti dei quali sono piccoli aeroporti regionali, non in grado di far fronte agli adempimenti burocratici che essa comporterebbe. Il Comitato delle regioni raccomanda che le autorità nazionali di regolamentazione del trasporto aereo eseguano valutazioni del mercato, che potrebbero essere sottoposte all'esame dell'UE per assicurare parità di trattamento in tutta Europa.

3.

La direttiva si applica soltanto agli aeroporti che hanno una quota superiore all'1 % nel mercato del trasporto aereo di passeggeri nell'UE.

4.

L'autorità nazionale di regolamentazione indipendente ha la facoltà di concedere esenzioni, sulla base di una valutazione della contestabilità del mercato (market contestability test) oppure nel caso di aeroporti con una quota del mercato nazionale inferiore al 20 %. Essa ha anche la facoltà di includere aeroporti che non raggiungono la soglia se si ritiene che essi abbiano un potere di mercato significativo.

5.

Ogni valutazione del mercato eseguita dalle autorità nazionali di regolamentazione del trasporto aereo dovrebbe essere soggetta all'esame della Commissione europea, in modo da assicurare parità di trattamento in tutta Europa.

6.

Riguardo al principio single-till (determinazione delle tariffe aeroportuali in base ai proventi delle attività sia aeronautiche che commerciali), la direttiva dovrebbe adottare un atteggiamento neutrale, dato che il dual-till (determinazione delle tariffe aeroportuali in base ai soli proventi aeronautici) può comunque assicurare un buon funzionamento.

7.

Gli aeroporti devono essere in grado di applicare diritti differenziati, sia per incoraggiare le compagnie aeree consolidate, sia per consentire lo sviluppo nel proprio ambito di terminal low-cost.

III.   Autorità di regolamentazione

8.

Le autorità nazionali di regolamentazione devono essere realmente indipendenti, sotto il profilo sia operativo che finanziario.

IV.   Capacità

9.

L'Europa ha bisogno sia di migliorare l'uso della capacità esistente che di investire in nuove capacità.

10.

Oltre ad essere di per sé una componente essenziale della capacità di un aeroporto, un accesso illimitato grazie a diverse nuove possibilità di trasporto è fondamentale per sfruttare meglio la capacità degli aeroporti regionali. Particolarmente importanti per ridurre il traffico a corto raggio, e quindi «liberare» capacità, sono il collegamento degli aeroporti con i centri urbani e con le reti ferroviarie ad alta velocità e una rete più fitta di collegamenti ferroviari ad alta velocità.

11.

In un'Europa allargata, l'aviazione generale svolge un ruolo importante nel consentire spostamenti rapidi e flessibili tra gli aeroporti regionali. Per i movimenti di aviazione generale sarebbe quindi opportuno mantenere lo status quo.

V.   Servizi di assistenza a terra

12.

La direttiva del 1996 ha recato benefici in termini di migliore efficienza, costi inferiori e nuovi posti di lavoro. Attuare la direttiva esistente in maniera migliore sarebbe possibile, ma non appaiono necessari nuovi strumenti legislativi.

VI.   Impatto sulla pianificazione

13.

Riconoscendo la correlazione tra la facilità di collegamento di una regione e la sua crescita, il Comitato ritiene che gli aeroporti regionali siano fondamentali per la prosperità delle regioni, e che possano svolgere un ruolo importante nell'alleviare la congestione dei principali hub aeroportuali. Essi, inoltre, possono servire il settore dell'aviazione generale e offrire una serie di servizi che, in prospettiva, avranno meno spazio nei grandi aeroporti a causa dell'incremento del traffico commerciale.

14.

Gli enti regionali e locali devono interagire con il settore dell'aviazione in maniera diversa, soprattutto su orizzonti temporali più brevi e con modalità più dinamiche.

15.

La futura crescita degli aeroporti deve essere presa in più attenta considerazione nella pianificazione territoriale di lungo periodo a livello locale e regionale (edilizia, reti di trasporto, commercio al dettaglio, ecc.).

II.   RACCOMANDAZIONI DEL COMITATO DELLE REGIONI

Raccomandazione 1

Proposta di direttiva della Commissione concernente i diritti aeroportuali [COM(2006) 0820]

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La funzione principale e l'attività commerciale degli aeroporti consiste nell'assicurare il compimento di tutte le operazioni relative agli aeromobili dal momento dell'atterraggio al momento del decollo, ai passeggeri e alle merci, in modo da consentire ai vettori aerei di fornire i propri servizi di trasporto aereo. A tal fine, gli aeroporti mettono a disposizione una serie di infrastrutture e di servizi connessi all'esercizio degli aeromobili e alle operazioni relative ai passeggeri e alle merci, il cui costo viene in genere recuperato mediante la riscossione di diritti aeroportuali.

La funzione principale e l'attività commerciale degli aeroporti consiste nell'assicurare il compimento di tutte le operazioni relative agli aeromobili dal momento dell'atterraggio al momento del decollo, ai passeggeri e alle merci, in modo da consentire ai vettori aerei di fornire i propri servizi di trasporto aereo. A tal fine, gli aeroporti mettono a disposizione una serie di infrastrutture e di servizi connessi all'esercizio degli aeromobili e alle operazioni relative ai passeggeri e alle merci, il cui costo viene in genere recuperato mediante la riscossione di diritti aeroportuali, anche se non necessariamente in via esclusiva.

Motivazione

La direttiva dovrebbe adottare un atteggiamento neutrale riguardo al principio single-till, dato che il dual-till può comunque assicurare un buon funzionamento.

Raccomandazione 2

Proposta di direttiva della Commissione concernente i diritti aeroportuali [COM(2006) 0820]

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 1, secondo comma, primo capoverso

La presente direttiva si applica a tutti gli aeroporti che si trovano in un territorio soggetto alle disposizioni del trattato e aperto al traffico commerciale il cui volume di traffico annuale supera la soglia di un milione di movimenti passeggeri o di 25 000 tonnellate di merci.

Articolo 1, secondo comma, primo capoverso

La presente direttiva si applica a i 20 principali tutti gli aeroporti che si trovano dell'UE, che sono soggetti in un territorio soggetto alle disposizioni del trattato e aperti aperto al traffico commerciale . il cui volume di traffico annuale supera la soglia di un milione di movimenti passeggeri o di 25.000 tonnellate di merci.

La presente direttiva si applica a tutti gli aeroporti che si trovano in un territorio soggetto alle disposizioni del trattato, sono aperti al traffico commerciale e hanno una quota di mercato del trasporto aereo di passeggeri dell'UE superiore all'1 % del totale.

L'autorità nazionale di regolamentazione indipendente ha la facoltà di concedere esenzioni, sulla base di una valutazione della contestabilità del mercato ( market contestability test ) oppure nel caso di aeroporti con una quota del mercato nazionale inferiore al 20 %. Essa ha anche la facoltà di includere aeroporti che non raggiungono la soglia se si ritiene che essi abbiano un potere di mercato significativo.

Le valutazioni del mercato eseguite dalle autorità nazionali di regolamentazione del trasporto aereo sono sottoposte all'esame della Commissione europea, per assicurare parità di trattamento in tutta Europa.

Motivazione

Nella sua formulazione attuale la direttiva disciplinerebbe oltre 150 aeroporti, molti dei quali non sono attrezzati per gli adempimenti burocratici che essa comporterebbe e hanno una quota di mercato che non ne giustifica l'inclusione nel suo campo d'azione. Come indicazione di massima, si tenga presente che un aeroporto compreso tra i primi 20 dell'UE avrà oltre 10 milioni di movimenti di passeggeri.

Bruxelles, 10 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/15


Parere del Comitato delle regioni — Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a + 2 gradi Celsius e Includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione

(2007/C 305/04)

IL COMITATO DELLE REGIONI

esorta la Commissione a moltiplicare gli sforzi ai massimi livelli politici per rafforzare il consenso internazionale sulla lotta ai cambiamenti climatici, i quali possono essere contrastati solo con il contributo di tutti i (grandi) paesi,

è dell'avviso che si debba dare agli Stati membri con possibilità limitate di produrre energia a partire da fonti rinnovabili la facoltà di realizzare, attraverso appositi scambi, i loro obiettivi per questa forma di energia, all'interno di un sistema di certificati di energia verde su scala comunitaria oppure attraverso contratti bilaterali con altri Stati che dispongono di fonti rinnovabili più abbondanti. La finalità è quella di ridurre i costi complessivi legati al rispetto degli obiettivi in materia di energia rinnovabile,

raccomanda di prevedere ulteriori risorse e misure, in aggiunta al ricorso ai fondi strutturali, per sostenere opportunamente la politica di adeguamento e la realizzazione di provvedimenti di mitigazione in campi come il risparmio energetico e le energie rinnovabili, al fine di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra,

sottolinea l'importanza di garantire alle regioni una certa flessibilità nel conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica e di ricorso alle fonti rinnovabili, in quanto la flessibilità regionale consente di ridurre i costi complessivi della politica climatica, fermo restando che gli obiettivi in sé dovrebbero essere vincolanti a livello comunitario,

concorda con la Commissione nel ritenere che nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (ETS) debba essere incluso anche il trasporto aereo, in quanto fonte in rapida crescita di gas a effetto serra, e incita la Commissione a tenere conto della totalità degli effetti di questo settore sui cambiamenti climatici,

intende incoraggiare la formazione di una rete permanente di enti locali e regionali che ambiscano a potenziare lo scambio di informazioni e a creare una piattaforma per lo sviluppo di nuove idee volte ad attenuare le emissioni di gas a effetto serra in modo economicamente efficace.

Testi di riferimento

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a + 2 gradi Celsius — La via da percorrere fino al 2020 e oltre

COM(2007) 2 def.

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di includere le attività di trasporto aereo nel sistema comunitario di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra

COM(2006) 818 def. — 2006/0304 (COD)

Relatrice

:

Lenie DWARSHUIS-VAN DE BEEK, membro del consiglio esecutivo della provincia dell'Olanda meridionale (NL/ALDE)

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

ritiene che un ambiente sano sia un presupposto fondamentale delle attività umane ed è perciò convinto che proteggerlo sia di vitale importanza per il benessere dell'uomo;

2.

ritiene che una politica ambientale e climatica opportunamente concepita favorisca senz'altro lo sviluppo economico.

Per quanto concerne la valutazione delle minacce derivanti dai cambiamenti climatici

3.

è dell'avviso che le minacce legate ai cambiamenti climatici da tempo in atto, dovuti all'emissione di gas ad effetto serra, siano particolarmente gravi e debbano essere affrontate con grande rigore, in primo luogo dall'attuale generazione;

4.

condivide la valutazione per cui i cambiamenti climatici avranno un impatto significativo sul benessere umano e causeranno l'intensificarsi di fenomeni come ad esempio lo stress da calore, i problemi di salute, i danni alla biodiversità, la diminuzione della produttività agricola in diverse regioni, il calo delle opportunità nel settore turistico e i danni conseguenti all'innalzamento del livello delle acque marine e a condizioni meteorologiche estreme capaci di provocare enormi flussi migratori per ragioni ambientali verso le regioni sviluppate più vicine;

5.

è convinto che la politica climatica avrà anche numerosi effetti collaterali positivi: migliorerà infatti la qualità dell'aria (grazie alla diminuzione delle emissioni di SO2, PM e NOx), la sicurezza degli approvvigionamenti energetici (grazie alla minore dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili) e la fertilità dei suoli (grazie alla minore perdita di materia organica);

6.

concorda pienamente con la Commissione nel ritenere che il costo delle misure politiche per ridurre i cambiamenti climatici sarà notevolmente inferiore al costo stimato degli effetti di tali cambiamenti e che la politica climatica sia quindi una politica molto efficace;

7.

condivide le affermazioni contenute nel Protocollo di Kyoto sull'importanza dei terreni agricoli come deposito di carbonio. L'aumento del tenore di carbonio organico e lo stoccaggio di materia organica nei terreni contribuiscono in modo notevole anche al miglioramento del bilancio di CO2 di un paese. Tramite una gestione agricola orientata alla protezione del suolo, è possibile anche ridurre le emissioni di altri gas che incidono sul clima, come il protossido di azoto, il metano, ecc. Non si tratta soltanto di mantenere la capacità di stoccaggio, ma anche e soprattutto di utilizzarla. Il suolo deve svolgere oggi la propria funzione di deposito di carbonio per influire positivamente sul bilancio di CO2, oltre ad esercitare altri effetti benefici come l'aumento della fertilità dei terreni e il miglioramento della capacità di immagazzinamento idrico. La gestione dell'humus come parte dello sfruttamento agricolo e il riciclaggio regionale di materiale organico tramite il compost e i residui dei raccolti sono obiettivi importanti per migliorare il bilancio di CO2.

Per quanto concerne la dimensione internazionale della politica climatica

8.

esorta la Commissione a moltiplicare gli sforzi ai massimi livelli politici per rafforzare il consenso internazionale sulla lotta ai cambiamenti climatici, i quali possono essere contrastati solo con il contributo di tutti i (grandi) paesi.

9.

invita la Commissione a presentare una tabella di marcia per le iniziative da attuare in materia di cambiamenti climatici, insieme ad una strategia ben definita intesa a coinvolgere gli enti locali e regionali, la quale andrà realizzata nella fase di preparazione del vertice ONU sul clima in programma a Copenaghen nel 2009.

Per quanto concerne la dimensione regionale dei cambiamenti climatici e della politica climatica

10.

riconosce che in Europa la vulnerabilità ai cambiamenti climatici varia notevolmente da una regione all'altra, principalmente in funzione delle condizioni naturali e della densità demografica;

11.

riconosce anche che la disponibilità di soluzioni economicamente convenienti per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra varia molto da una regione all'altra, principalmente in funzione delle condizioni naturali e del tessuto economico;

12.

si duole perciò che la Commissione non presti maggiore attenzione alla distribuzione regionale dei costi dell'inazione e dei benefici dell'azione, e la esorta a condurre un'analisi approfondita della dimensione regionale dei costi e dei benefici dei cambiamenti climatici e della politica climatica;

13.

raccomanda di prevedere ulteriori risorse e misure, in aggiunta al ricorso ai fondi strutturali, per sostenere opportunamente la politica di adeguamento e la realizzazione di provvedimenti di mitigazione in campi come il risparmio energetico e le energie rinnovabili, al fine di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Ciò rafforzerebbe l'adesione alla politica climatica europea;

14.

chiede alla Commissione che, nell'ambito della revisione intermedia del bilancio prevista per il 2008, assegni risorse più ingenti alle misure di mitigazione: infatti, per realizzare gli ambiziosi obiettivi climatici stabiliti è essenziale disporre di maggiori finanziamenti pubblici.

Per quanto concerne gli obiettivi della politica climatica

15.

concorda con la Commissione, il Consiglio europeo e il Parlamento europeo nel ritenere che l'UE debba perseguire anche unilateralmente obiettivi elevati, vista la necessità di una guida nella creazione di una coalizione mondiale contro i cambiamenti climatici. Accoglie pertanto con favore l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra nell'Unione europea di almeno il 20 % entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, a prescindere dalle politiche praticate in altre regioni del mondo;

16.

esorta la Commissione a formulare altresì obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni di CO2, ad esempio per il 2013 o per il 2015, al fine di anticipare, analizzare e monitorare l'attuazione delle misure di mitigazione;

17.

sostiene l'obiettivo di migliorare l'efficienza energetica di almeno il 20 % entro il 2020 e di aumentare la quota dell'energia rinnovabile portandola ad almeno il 20 % per quella stessa data. Tali obiettivi potrebbero dimostrarsi efficaci per conseguire l'obiettivo globale di riduzione delle emissioni. Tuttavia, essi non possono essere conseguiti soltanto tramite nuovi sviluppi tecnologici, ma richiedono anche un progressivo cambiamento di mentalità da parte sia dei produttori (ad esempio attraverso una concezione dei prodotti efficiente sul piano energetico e al tempo stesso allettante per i consumatori) che dei consumatori;

18.

sottolinea l'importanza di garantire alle regioni un margine di flessibilità nel conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica e di ricorso alle fonti rinnovabili, in quanto la flessibilità regionale consente di ridurre i costi complessivi della politica climatica, fermo restando che gli obiettivi in sé dovrebbero essere vincolanti a livello comunitario.

Per quanto concerne lo scambio delle quote di emissione in quanto strumento della politica climatica

19.

è d'accordo con la Commissione nel ritenere che il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione (Emissions Trading Scheme — ETS) debba svolgere un ruolo fondamentale, essendo uno strumento potenzialmente efficace dal punto di vista economico per ridurre le emissioni di gas a effetto serra;

20.

incita la Commissione a gestire efficacemente il numero di quote concesse, visto che il sistema ETS funzionerà correttamente soltanto se il tetto (vale a dire, il livello totale dei permessi di emissione) risulterà notevolmente inferiore al livello delle emissioni di gas a effetto serra;

21.

sottolinea che il numero totale delle quote da assegnare all'interno dell'ETS andrebbe ridotto in linea con gli obiettivi della Commissione per il 2020, onde evitare che una parte eccessiva dell'onere di ridurre le emissioni gravi su soggetti che non fanno parte del sistema, come ad esempio le famiglie e altri piccoli consumatori di energia;

22.

è favorevole a una vendita all'asta parziale delle quote, specialmente per le industrie protette, in quanto ciò fornirà un incentivo migliore per ridurre le emissioni e migliorare così l'efficienza del sistema di scambio di quote. Questo approccio è inoltre maggiormente in sintonia col principio «chi inquina paga» e comporta un minore onere economico per le industrie che vi partecipano rispetto alla vendita all'asta integrale delle quote;

23.

è dell'avviso che la vendita all'asta e l'assegnazione gratuita (in base a un parametro di riferimento) dell'altra (principale) parte delle quote di emissione possano essere lasciate agli Stati membri, a condizione che le procedure di assegnazione vengano armonizzate all'interno dell'UE per evitare distorsioni della concorrenza tra gli Stati membri e rendere il sistema più efficiente; in un futuro sistema di scambio, per specifici settori economici con parametri di riferimento europei comparabili, si potrebbe prendere in considerazione l'ipotesi di un'assegnazione delle quote o definizione di obiettivi a livello comunitario, al di fuori dell'obiettivo nazionale di riduzione, prevedendo per tutti gli operatori economici l'assegnazione di un numero identico di quote per unità di produzione;

24.

esorta la Commissione a considerare l'opportunità di avvalersi di mezzi adeguati, come i fondi strutturali, per compensare le regioni ultraperiferiche qualora l'inclusione del settore dei trasporti aerei nell'ETS arrechi loro un danno relativamente grave;

25.

si compiace di tutti gli sforzi intesi a coordinare il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione con approcci simili adottati dai paesi terzi; le distorsioni di concorrenza a vantaggio dei produttori di Stati che non dispongono di un analogo sistema di scambio delle quote vanno impedite mediante misure adeguate quali per es. le imposte compensative;

26.

accoglie con favore la proposta di estendere l'ETS ad altri gas e ad altri settori, in quanto ciò consentirà di aumentare l'efficacia e l'efficienza del sistema;

27.

esorta la Commissione a considerare attentamente l'ipotesi di aprire l'ETS ai piccoli emettitori ad elevato consumo di energia, in quanto ciò contribuirebbe probabilmente a diminuire i loro costi di riduzione;

28.

concorda con la Commissione nel ritenere che nell'ETS debba essere incluso anche il trasporto aereo, in quanto fonte di gas a effetto serra in rapida crescita, e incita la Commissione a tenere conto della totalità degli effetti di questo settore sui cambiamenti climatici;

29.

chiede alla Commissione di tenere conto delle specificità del settore aereo nell'assegnazione delle quote, e in particolare di considerare il fatto che le emissioni aeree (sia il carbonio che l'idrogeno) incidono maggiormente sui cambiamenti climatici rispetto alle attività al suolo;

30.

si oppone vigorosamente alla proposta esenzione dei voli effettuati con aeromobili di Stato, in quanto i governi dovrebbero dare il buon esempio al fine di rafforzare il sostegno pubblico per la politica climatica;

31.

è favorevole a integrare nell'ETS anche le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (Carbon Capture and Storage — CCS) solo sulla base di rigorosi criteri di monitoraggio e di sicurezza. Prima, però, occorre dimostrare con impianti di sperimentazione in che misura e con quali costi queste tecnologie possono contribuire ad evitare le emissioni di gas a effetto serra.

Per quanto concerne altri strumenti della politica climatica

32.

incita la Commissione a sviluppare sistemi che consentano agli Stati membri e alle regioni di conseguire in modo economicamente efficiente gli obiettivi in materia di energia rinnovabile e di efficienza energetica;

33.

è dell'avviso che si debba dare agli Stati membri con possibilità limitate di produrre energia a partire da fonti rinnovabili la facoltà di realizzare, attraverso appositi scambi, i loro obiettivi per questa forma di energia, all'interno di un sistema di certificati di energia verde su scala comunitaria oppure attraverso contratti bilaterali con altri Stati che dispongono di fonti rinnovabili più abbondanti. La finalità è quella di ridurre i costi complessivi legati al rispetto degli obiettivi in materia di energie rinnovabili;

34.

chiede alla Commissione di fissare l'obiettivo in materia di efficienza energetica a livello aggregato (sulla base, cioè, dell'intensità energetica dell'intera economia), tenendo conto delle differenze regionali nella struttura settoriale. Questa soluzione offrirebbe agli Stati membri e alle regioni la flessibilità necessaria per conseguire tale obiettivo utilizzando un più ampio ventaglio di misure, comprese quelle mirate al consumo energetico degli impianti e alla struttura industriale dell'economia (regionale);

35.

si compiace dell'intenzione della Commissione europea di ridurre a 120 g CO2/km le emissioni medie delle automobili nuove vendute nell'UE a partire dal 2012, e la invita a fare il possibile, ad esempio promuovendo la ricerca in questo settore, affinché entro il 2020 si possa raggiungere l'obiettivo dei 95 g CO2/km;

36.

chiede alla Commissione di prendere in attenta considerazione il principio di sussidiarietà al momento della creazione di nuovi strumenti politici. Gli enti locali e regionali sono nella posizione idonea per adottare misure efficaci in materia di trasporti pubblici, infrastrutture del traffico ed energetiche, pianificazione territoriale, efficienza energetica e comunicazione con il pubblico.

Per quanto concerne il ruolo degli enti locali e regionali nella politica climatica europea

37.

è convinto che l'adozione di misure a livello locale e regionale sia indispensabile per garantire l'efficacia della politica climatica europea;

38.

reputa che anche gli enti locali e regionali abbiano un importante ruolo da svolgere nella fase di adeguamento ai cambiamenti climatici. Il CdR elaborerà a tempo debito un parere su questo tema;

39.

fa osservare che gli enti locali e regionali contribuiscono già in numerosi modi alla politica climatica europea, ad esempio:

a)

informando l'opinione pubblica, ad esempio nelle scuole, sulla necessità di agire per prevenire ulteriori cambiamenti climatici;

b)

facendo delle questioni climatiche ed energetiche un elemento determinante della pianificazione territoriale;

c)

incoraggiando gli investimenti in infrastrutture per le centrali a biomassa e le stazioni di rifornimento di biocarburanti;

d)

incentivando gli investimenti in infrastrutture che collegano l'approvvigionamento termico (calore residuo, calore geotermico, stoccaggio di calore/freddo nel terreno) alla domanda;

e)

rafforzando l'intermodalità dei trasporti, ad esempio tramite la politica di pianificazione territoriale;

f)

incoraggiando i trasporti pubblici regionali, ad esempio le metropolitane leggere;

g)

intensificando la progettazione e la realizzazione di piste pedonali e di altre strade destinate al traffico non motorizzato;

h)

promuovendo l'uso di tecnologie pulite nei trasporti pubblici grazie ad appalti pubblici «verdi»;

i)

semplificando le procedure di autorizzazione per i progetti riguardanti le energie rinnovabili;

j)

migliorando la propria regolamentazione dell'efficienza energetica tramite la creazione di centri specializzati;

k)

creando partenariati internazionali per estendere il consenso internazionale sulla lotta ai cambiamenti climatici e trasferire le tecnologie per il risparmio energetico ai paesi meno sviluppati;

l)

rafforzando la ricerca e lo sviluppo tecnologico grazie alla creazione di «valli energetiche» regionali;

m)

collegando gli obiettivi in materia di efficienza energetica o di energia rinnovabile a obiettivi regionali come l'occupazione, l'innovazione e la politica sociale;

n)

fissando obiettivi ambiziosi, come la realizzazione di piani d'azione per la riduzione delle emissioni a livello locale e regionale o zone, trasporti ed edifici pubblici «a effetto climatico zero»;

o)

ricorrendo ai bandi di gara come strumento per ridurre il consumo energetico e accrescere l'efficienza energetica di beni e servizi;

p)

incoraggiando il recupero del materiale organico e delle materie prime rinnovabili a livello regionale e locale, poiché riducendo le attività di trasporto si contribuisce a migliorare il bilancio di CO2;

40.

assumerà la propria parte di responsabilità incoraggiando vigorosamente l'attuazione di misure di questo tipo a livello locale e regionale tramite una triplice azione volta a:

a)

migliorare la diffusione delle conoscenze sulle misure economicamente efficaci per combattere i cambiamenti climatici;

b)

incoraggiare la cooperazione tra le regioni dell'UE;

c)

favorire la cooperazione tra le regioni europee e le regioni di altre parti del mondo, ad esempio Stati Uniti, Cina e India, in parte anche rafforzando le relazioni già esistenti tra loro;

41.

invita la Commissione a organizzare un convegno sulle politiche climatiche locali e regionali per diffondere le migliori pratiche tra le regioni europee, e a esaminare in che modo essa stessa possa sostenere efficacemente tali politiche;

42.

incoraggerà la formazione di una rete permanente di enti locali e regionali che ambiscano a potenziare lo scambio di informazioni e a creare una piattaforma per lo sviluppo di nuove idee volte ad attenuare le emissioni di gas a effetto serra in modo economicamente efficace;

43.

si offre di svolgere un ruolo attivo nelle fasi successive del processo di elaborazione della politica climatica europea.

Bruxelles, 10 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/20


Parere del Comitato delle regioni — Le amministrazioni locali e regionali in Ucraina e lo sviluppo della cooperazione UE-Ucraina

(2007/C 305/05)

IL COMITATO DELLE REGIONI

osserva che, sulla scia degli eventi che alla fine del 2004 hanno condotto alla «rivoluzione arancione», l'Ucraina ha perseguito un programma di riforme ambiziose volto a consolidare la democrazia e l'economia di mercato a livello nazionale, nonché a rinsaldare i rapporti con l'UE; rileva però che, essendo ancora in fase embrionale, tali riforme permangono fragili,

si compiace che nel marzo 2007 l'UE e l'Ucraina abbiano avviato i negoziati su un nuovo accordo di vicinato rafforzato,

attende con interesse l'attuazione della fase successiva del piano di riforma amministrativa dell'Ucraina, in particolare per quanto riguarda le competenze degli enti locali e regionali, il decentramento fiscale e la riforma territoriale,

accoglie con favore la proposta di creare una piattaforma istituzionale per favorire la consultazione degli attori della società civile nell'UE e in Ucraina nel contesto dei negoziati in corso sul nuovo accordo di vicinato; si rammarica tuttavia che attualmente non sia previsto alcun provvedimento per garantire il medesimo livello di consultazione agli attori della cooperazione transfrontaliera e regionale; invita pertanto la Commissione europea a creare una piattaforma istituzionale analoga per i rappresentanti degli enti locali e regionali dell'UE e dell'Ucraina,

propone di elaborare, con l'aiuto pratico della Commissione e in conformità con l'accordo di partenariato e cooperazione UE-Ucraina, un accordo quadro con la collaborazione degli enti locali e regionali dell'Ucraina e degli Stati membri dell'UE; tale accordo potrebbe costituire la base della cooperazione tra gli enti territoriali degli Stati membri dell'UE e i loro omologhi ucraini,

ricorda che gli stanziamenti per la cooperazione transfrontaliera lungo i confini orientali dell'UE rappresentano solo il 5 % dell'ENPI; ritiene che la dotazione complessiva dell'ENPI sia insufficiente e chiede pertanto che almeno il 10 % di tale dotazione sia destinato al sostegno di programmi di cooperazione transfrontaliera.

Relatore

:

Istvan SÉRTŐ-RADICS (HU/ALDE), sindaco di Uszka, vicepresidente della commissione RELEX

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Strategia e principali sfide nelle relazioni UE-Ucraina

1.

auspica, con il presente parere di iniziativa, di contribuire a promuovere la democrazia locale e regionale in Ucraina, oltre che di incoraggiare e intensificare l'impegno tangibile già in atto nel contesto del partenariato strategico e del piano d'azione UE-Ucraina, nel più ampio ambito della nuova politica europea di vicinato (PEV) già in corso di attuazione. Più specificamente, il parere dovrebbe pertanto concentrarsi su come risolvere problemi comuni mediante una maggiore cooperazione transfrontaliera e regionale tra gli enti locali e regionali di UE e Ucraina;

2.

è dell'avviso che l'UE abbia un grande interesse strategico nella stabilità politica e nello sviluppo economico dell'Ucraina, e che l'esigenza di rafforzare le relazioni tra le due parti si sia ulteriormente acuita dopo l'allargamento e l'adesione di due paesi che hanno confini terrestri o marittimi con l'Ucraina. Lo sviluppo complessivo dell'Ucraina sarà certamente favorito se il paese rafforzerà la propria posizione di mercato prospero per le esportazioni e gli investimenti europei, nonché di partner stabile e affidabile, pronto a collaborare alla pace e alla sicurezza in Europa. Tutti questi fattori incidono fortemente sulla stabilità, la sicurezza e il benessere dell'UE;

3.

ricorda che l'Ucraina è attualmente impegnata in una riforma autonomistica, e potrebbe sicuramente trarre vantaggio dagli esempi pratici e dai modelli adottati dagli Stati membri dell'UE in materia. Nella fase successiva sarà tuttavia importante verificare in quale misura la legislazione venga applicata in modo coerente e trasparente: ciò richiederà tra l'altro il potenziamento delle capacità istituzionali, necessario ai fini dello sviluppo della democrazia, ma anche un buon governo e l'osservanza dei principi europei di sussidiarietà, prossimità e partenariato. Questi termini sono tutti essenziali ai fini di uno sviluppo economico sostenibile, che è l'obiettivo non solo dell'Ucraina ma anche dell'UE;

4.

rammenta che la frontiera comune tra l'UE e l'Ucraina si va allungando considerevolmente: di conseguenza l'Ucraina, al pari di altri nuovi Stati indipendenti (NSI), diventerà per l'UE un vicino ancor più rilevante e strategico. È importante quindi che l'UE sviluppi buone relazioni equilibrate con questo paese, che è il suo secondo vicino in ordine di grandezza, e che vi promuova il buon governo e la democrazia a livello non solo nazionale, ma anche regionale e locale. A questo fine è opportuno adottare provvedimenti pratici e concreti per far fronte alle trasformazioni dinamiche e alle nuove sfide poste dall'adesione all'UE degli ultimi due gruppi di paesi (10 + 2), le quali sono tali da influenzare sensibilmente le relazioni tra l'UE e l'Ucraina;

5.

sottolinea che l'allargamento dell'UE incide sulle relazioni non solo tra l'Ucraina e gli attuali Stati membri, ma anche tra essa e gli altri NSI e la Russia. Occorrerà quindi riesaminare le attuali strutture di cooperazione e le altre reti, e migliorarle in modo che non abbiano un effetto di disturbo, ma anzi consentano prima di tutto di ottenere progressi più concreti in termini di stabilizzazione democratica, di effettivo decentramento e di coesione territoriale. Inoltre, è importante notare che con l'adesione dei nuovi Stati membri le prospettive della zona intorno al Mar Nero cambieranno radicalmente: queste nuove sfide dovranno essere affrontate sul piano sia politico che economico;

6.

evidenzia che in passato l'UE ha appoggiato lo sviluppo della democrazia locale e di un'amministrazione locale efficace nei paesi dell'Europa centrale e orientale, per esempio attraverso iniziative come Tacis e i programmi quadro di gemellaggio. Dato però che il coordinamento di tali programmi si è rivelato inadeguato, il CdR auspica ora il ricorso a un metodo più efficace di gestione dei nuovi programmi comunitari di assistenza esterna, come il nuovo strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) e il nuovo fondo di investimento a favore della politica di vicinato. In tale contesto occorrerà precisare il collegamento tra le vecchie e le nuove politiche dal punto di vista degli enti locali e regionali, in particolare per quanto riguarda i programmi e gli strumenti finanziari ad esse correlati;

7.

ricorda che l'UE attribuisce particolare valore ai gemellaggi tra enti locali e regionali, che si sono dimostrati uno strumento utile per rendere più efficiente la gestione amministrativa e migliorare i contatti tra cittadini. Auspica pertanto che tali iniziative di partenariato vengano portate avanti ed eventualmente ampliate per far fronte alle speciali esigenze collegate allo sviluppo di istituzioni locali e regionali in Ucraina e nella relativa area geografica. Inoltre, la democrazia locale e regionale è uno strumento fondamentale per il rafforzamento delle istituzioni democratiche e delle capacità in Ucraina, e dovrebbe fornire un segnale di conformità rispetto, tra l'altro, ai principi della Carta europea dell'autonomia locale del 15 ottobre 1985. È importante perciò che al dibattito partecipino tutte le parti interessate, ivi compresi gli enti locali e regionali e le altre autorità subnazionali;

8.

reputa che per costruire un partenariato credibile occorrano una strategia e un programma concreto basati su interessi comuni, che consentano di perseguire gli obiettivi politici stabiliti. A questo fine bisogna adottare misure pratiche specifiche in grado di rispondere ai cambiamenti e alle nuove sfide nelle relazioni tra l'Ucraina e l'UE dopo l'allargamento. A livello locale e regionale, è essenziale assicurare la crescita in quanto fondamento della prosperità futura; lo sviluppo deve inoltre essere adeguato ai diversi compiti degli enti locali e regionali. L'istruzione, la protezione dell'ambiente, i trasporti, i servizi sociali e le cure sanitarie, lo sviluppo delle imprese basato sulla collaborazione tra settore pubblico e privato sono i principali aspetti dello sviluppo regionale che consentono di garantire la crescita dell'Ucraina e dell'UE e di intensificare la collaborazione tra enti locali e regionali;

9.

raccomanda inoltre di dedicare grande attenzione alle regioni con maggiori esigenze di crescita e sviluppo, ad esempio utilizzando l'ENPI per aiutare le aree in ritardo di sviluppo nelle regioni economicamente depresse dell'Ucraina. Bisogna inoltre cercare di adeguare i principi della politica strutturale e di coesione dell'UE alle circostanze locali, tenendo conto della necessità di migliorare le condizioni di vita, realizzare uno sviluppo sostenibile e potenziare la competitività regionale;

10.

rammenta che intende dare priorità ai settori di competenza degli enti locali e regionali. Infatti, mentre gli ambiti in cui si esplica l'attività delle autorità nazionali interessano la società nel suo complesso, gli enti locali e regionali concentrano la propria attività su ambiti specifici della società che sono prossimi alla vita quotidiana dei cittadini;

11.

osserva che, attraverso una stretta collaborazione su singoli progetti, l'UE può contribuire a fare sì che la riforma dell'amministrazione e dei servizi pubblici venga attuata in modo equilibrato su scala nazionale, regionale e locale. A livello dei progetti, l'UE può così concorrere al rafforzamento del capitale umano favorendo sviluppi in singoli settori. L'UE deve continuare a coltivare le relazioni personali in quest'area, in particolare tramite partenariati nel campo dell'istruzione.

Relazioni UE-Ucraina: sviluppi recenti

12.

osserva che, sulla scia degli eventi che alla fine del 2004 hanno condotto alla «rivoluzione arancione», l'Ucraina ha perseguito un programma di riforme ambiziose volto a consolidare la democrazia e l'economia di mercato a livello nazionale, nonché a rinsaldare i rapporti con l'UE; rileva però che, essendo ancora in fase embrionale, tali riforme permangono fragili;

13.

osserva che gli obiettivi politici definiti nell'accordo di partenariato e cooperazione dell'aprile 1998 e nel piano d'azione UE-Ucraina del febbraio 2005 restano un importante punto di partenza per lo sviluppo della cooperazione tra l'UE e l'Ucraina. L'accordo definisce il quadro della cooperazione bilaterale e istituisce le sedi di discussione e gli organi decisionali principali per assicurare l'esame delle questioni di interesse comune a tutti i livelli, lo scambio delle informazioni e la composizione dei conflitti;

14.

si compiace che nel marzo 2007 l'UE e l'Ucraina abbiano avviato i negoziati su un nuovo accordo di vicinato rafforzato; scopo principale di tale accordo, che rispecchia l'importanza strategica di sviluppare le relazioni tra UE e Ucraina, è quello di avvicinare il paese all'UE, migliorare la cooperazione politica, incrementare gli scambi e gli investimenti, contribuendo così alla prosperità e allo sviluppo economico dell'Ucraina;

15.

accoglie con favore la proposta di creare una piattaforma istituzionale per favorire la consultazione degli attori della società civile nell'UE e in Ucraina nel contesto dei negoziati in corso sul nuovo accordo di vicinato; si rammarica tuttavia che attualmente non sia previsto alcun provvedimento per garantire il medesimo livello di consultazione agli attori della cooperazione transfrontaliera e regionale; invita pertanto la Commissione europea a creare una piattaforma istituzionale analoga per i rappresentanti degli enti locali e regionali dell'UE e dell'Ucraina;

16.

fa notare che a suo giudizio la cooperazione nel quadro della nuova PEV è un processo distinto dall'adesione all'UE: di per sé essa non comporta infatti l'adesione all'UE; tuttavia, una cooperazione rafforzata nel quadro della nuova PEV può promuovere i processi di riforma in Ucraina e creare una strategia futura di relazioni a lungo termine, contribuendo così eventualmente ad avvicinare il paese all'UE;

17.

è pronto a partecipare in modo costruttivo alla definizione e allo sviluppo di spazi comuni, tra cui uno spazio economico comune, uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia comune, e uno spazio di cooperazione in materia di sicurezza esterna, ricerca, istruzione e cultura, come convenuto ai vertici UE-Ucraina svoltisi nel dicembre 2005 e nell'ottobre 2006;

18.

ritiene che gli enti locali e regionali abbiano un legittimo interesse in molti di tali ambiti oggetto della cooperazione e propone di partecipare direttamente ai lavori per la creazione degli spazi comuni sulle questioni di sua competenza, nonché su quelle soggette al metodo aperto di coordinamento;

19.

attende con interesse l'attuazione della fase successiva del piano di riforma amministrativa dell'Ucraina, in particolare per quanto riguarda le competenze degli enti locali e regionali, il decentramento fiscale e la riforma territoriale, e si aspetta un miglioramento delle opportunità di cooperazione tra gli enti locali e regionali dell'UE e dell'Ucraina;

20.

si augura che nelle prossime proposte legislative vengano altresì integrati i principi della Carta europea dell'autonomia locale dell'ottobre 1985;

21.

apprezza l'attenzione dedicata alla cooperazione tra gli enti locali e regionali dell'UE e quelli dell'Ucraina: ciò significa infatti dare priorità, a livello degli enti territoriali, alla risoluzione dei problemi comuni più sentiti dai cittadini;

22.

ritiene che lo scambio delle informazioni e delle migliori pratiche a livello locale e regionale contribuisca a promuovere la democrazia e lo sviluppo sociale ed economico;

23.

si compiace di osservare che l'esito positivo dei progetti realizzati congiuntamente dagli enti locali dell'UE e dell'Ucraina ha infuso il desiderio di proseguire la cooperazione in condizioni favorevoli e sottolinea che una cooperazione duratura tra gli enti locali e regionali è un presupposto indispensabile affinché i promotori dei progetti comuni possano svolgere il loro ruolo.

Il processo decisionale e le principali priorità a livello locale e regionale

24.

esorta gli enti locali e regionali dell'UE e dell'Ucraina a cooperare nei settori di interesse comune: è infatti possibile sviluppare la cooperazione in numerosi campi, come ad esempio la cultura, gli affari sociali, le economie regionali, la protezione ambientale, i trasporti, l'agricoltura e le iniziative specifiche per promuovere le attività di ricerca e sviluppo nel settore privato. Sono tutti ambiti che rivestono particolare interesse per gli enti territoriali ai fini dello sviluppo regionale;

25.

ritiene che la salute e, in larga misura, le cure sanitarie costituiscano le condizioni principali del potenziale di crescita della società e abbiano quindi un ruolo importante tra le competenze degli enti locali e regionali. Esse hanno una dimensione sociale e influenzano, direttamente o indirettamente, anche altri campi; sono perciò diventate fattori chiave di altri settori e contribuiscono a promuovere e a mantenere la stabilità sociale;

26.

propone di elaborare, con l'aiuto pratico della Commissione e in conformità con l'accordo di partenariato e cooperazione UE-Ucraina, un accordo quadro con la collaborazione degli enti locali e regionali dell'Ucraina e degli Stati membri dell'UE; tale accordo potrebbe costituire la base della cooperazione tra gli enti territoriali degli Stati membri dell'UE e i loro omologhi ucraini;

27.

è favorevole a promuovere lo scambio di informazioni e la diffusione delle migliori pratiche nei settori di intervento, purché ciò avvenga in condizioni favorevoli per la società in generale; esprime la propria disponibilità a contribuire all'organizzazione di dibattiti periodici per valutare l'andamento della cooperazione e delle relazioni UE-Ucraina; tali dibattiti sarebbero particolarmente utili per i settori di competenza degli enti locali e regionali;

28.

ritiene che lo scambio di esperienze e di informazioni con il Comitato economico e sociale europeo possa favorire una migliore comprensione reciproca tra l'UE e l'Ucraina in settori di interesse comune; tale scambio schiuderebbe inoltre nuove possibilità di iniziative specifiche destinate all'Ucraina sotto forma di workshop, seminari, incontri e convegni congiunti, dato che entrambi i Comitati tengono a sviluppare questo aspetto e desiderano contribuire a una più intensa cooperazione UE-Ucraina.

Cooperazione transfrontaliera e regionale

29.

fa notare che la seconda fase della nuova PEV, prevista per il 2007-2013, aprirà probabilmente la strada a una più stretta e più efficace cooperazione transfrontaliera, e quindi a risultati tangibili;

30.

conviene sulla necessità di rafforzare il sostegno tecnico e politico nel periodo 2007-2013 per assicurare una cooperazione transfrontaliera e regionale permanente tra l'UE e i paesi vicini oltre confine e conviene sull'opportunità di utilizzare l'ENPI per offrire un valido appoggio alla realizzazione degli obiettivi della cooperazione territoriale;

31.

accoglie con favore il documento di strategia nazionale (DSN-ENPI) 2007-2013 della Commissione europea per l'Ucraina, che ripropone la cooperazione transfrontaliera quale elemento chiave per la cooperazione tra paesi vicini; sottolinea che questa forma di cooperazione costituisce il modo migliore per superare eventuali riserve circa l'introduzione della frontiera Schengen, oltre a presentare grandi vantaggi per le regioni frontaliere su entrambi i lati, indipendentemente dall'attuale stato di sviluppo delle zone lungo i confini orientali dell'UE;

32.

ricorda che gli stanziamenti per la cooperazione transfrontaliera lungo i confini orientali dell'UE rappresentano solo il 5 % dell'ENPI; ritiene che la dotazione complessiva dell'ENPI sia insufficiente e chiede pertanto che almeno il 10 % di tale dotazione sia destinato al sostegno di programmi di cooperazione transfrontaliera;

33.

ritiene — alla luce di quanto precede — che le priorità della cooperazione transfrontaliera vadano attentamente definite per assicurare le massime sinergie e per evitare una inutile dispersione di fondi; questa dotazione così esigua non andrebbe destinata a sostenere i programmi generali di sviluppo economico e sociale nelle regioni frontaliere; analogamente, è poco realistico pensare che una dotazione tanto modesta serva a realizzare altri obiettivi comunitari prioritari, come quello di garantire frontiere funzionanti e sicure, che devono invece rientrare in politiche comunitarie differenti;

34.

raccomanda di potenziare tre priorità della cooperazione transfrontaliera — vale a dire a) soluzione di problemi frontalieri comuni, comprese le infrastrutture locali comuni e lo sviluppo regionale integrato, b) contatti tra cittadini e c) sviluppo di risorse umane e sostegno all'istruzione, alle scienze e alla ricerca nelle regioni frontaliere;

35.

evidenzia il vantaggio di stimolare e sviluppare un interesse nella cooperazione — soprattutto nel campo della cultura e dell'istruzione — sulla base di attività e tradizioni culturali caratteristiche delle culture locali e regionali autoctone;

36.

ripone grandi speranze nel possibile ruolo futuro dello strumento giuridico del gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) negli ambiti succitati, e soprattutto nella sanità pubblica, nei trasporti pubblici, nella preparazione alle catastrofi naturali o nella creazione di strutture transnazionali per il turismo. Il GECT potrà inoltre costituire uno strumento aggiuntivo per attuare le strategie di partenariato pubblico-privati. Invita pertanto le autorità nazionali competenti, in Ucraina e nei paesi confinanti dell'UE, ad adottare i necessari provvedimenti per consentire la partecipazione degli interlocutori ucraini ai futuri GECT, come previsto dal regolamento (CE) n. 1082/2006;

37.

reputa importante che l'UE rafforzi la cooperazione finanziaria con l'Ucraina, in particolare tramite l'ENPI e l'adozione di nuovi strumenti, come ad esempio il fondo di investimento per la politica di vicinato. Questi potrebbero essere utilizzati dalle istituzioni degli Stati membri che forniscono aiuti allo sviluppo per stimolare gli investimenti nei paesi della PEV. Propone inoltre che l'Ucraina contribuisca alla firma di un accordo di finanziamento congiunto da attuarsi a cura di una fondazione comune;

38.

sottolinea l'importante contributo dei programmi di gemellaggio tra città allo scambio di informazioni in specifici settori di intervento;

39.

si compiace della grandissima importanza che la Commissione annette alla responsabilizzazione a livello locale, fermo restando il sostegno da assicurare a livello nazionale; ai fini di una migliore cooperazione, suggerisce però che il piano d'azione UE-Ucraina contempli anche programmi bilaterali.

La situazione particolare delle regioni direttamente confinanti con l'UE

40.

sottolinea che le regioni ucraine direttamente confinanti con l'UE sono anche quelle maggiormente interessate alle relazioni tra UE e Ucraina; sostiene perciò la necessità di rafforzare la cooperazione con queste regioni attraverso le relazioni interregionali e forme di partenariato tra enti locali;

41.

sollecita una rapida conclusione di accordi bilaterali tra l'Ucraina e gli Stati membri confinanti, applicando le norme sul traffico frontaliero locale stabilite dal regolamento (CE) n. 1931/2006;

42.

sottolinea l'importanza di aiutare le regioni economicamente depresse e arretrate a recuperare il loro ritardo di sviluppo. Ritiene che per far ciò l'Ucraina debba dotarsi di una strategia di governo coerente con i principi della politica regionale europea e debba mettere a punto un sistema di strumenti e istituzioni. Le regioni degli Stati membri potrebbero contribuire a tale opera attraverso il trasferimento di conoscenze, fornendo a tutte le parti interessate l'opportunità di partecipare a progetti specifici, cooperare nelle aree espressamente individuate nel piano d'azione UE-Ucraina e concorrere alla diffusione delle migliori pratiche. È estremamente importante rendere disponibili le risorse finanziarie per l'attuazione dei contenuti specifici del piano d'azione e fare in modo che esse siano facilmente accessibili;

43.

sottolinea l'importanza dei contatti tra cittadini nelle realtà multiculturali, specialmente nel settore della cultura e dell'istruzione, nonché della cooperazione tra i giovani. È proprio mettendo assieme le esperienze e le conoscenze che si può dare un impulso decisivo alla cooperazione transfrontaliera ed aiutare l'Ucraina a portare avanti riforme indispensabili.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/25


Parere del Comitato delle regioni — Nuove prospettive per lo spazio europeo della ricerca

(2007/C 305/06)

IL COMITATO DELLE REGIONI

sottolinea la necessità d'intensificare il processo di creazione dello Spazio europeo della ricerca per realizzare l'obiettivo di rendere l'Europa l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Le regioni, ponendo in essere condizioni generali di sostegno a carattere programmatico, strutturale e legislativo nel quadro delle loro politiche di ricerca, contribuiscono in misura rilevante alla creazione di uno Spazio europeo della ricerca veramente dinamico,

conviene sulla necessità di coordinare i programmi e le priorità della ricerca di livello regionale, nazionale e comunitario. Richiama tuttavia l'attenzione sulle responsabilità che, in virtù del principio di sussidiarietà, incombono agli Stati membri e agli enti regionali e locali in tema di scienza e ricerca, e continua a respingere attività di ricerca centralizzate e programmate a livello europeo,

reputa che per lo sviluppo di uno Spazio europeo della ricerca sia molto importante realizzare progressi sul fronte della mobilità del personale scientifico, senza dimenticare i necessari adeguamenti legislativi per quanto riguarda il diritto di soggiorno, le pensioni e i provvedimenti di sostegno alle famiglie,

ribadisce la necessità di istituire norme e diritti a tutela della proprietà intellettuale. La messa a punto di una Carta europea della proprietà intellettuale da parte di istituti di ricerca pubblici e di istituti di livello universitario può offrire un contributo importante alla creazione dello Spazio europeo della ricerca e alla promozione di reti di cooperazione,

esorta gli istituti di livello universitario a studiare nuovi percorsi di collaborazione fra gli enti pubblici e il settore privato, ad esempio mediante fondi comuni per l'innovazione. Gli istituti di livello universitario vanno considerati e sostenuti come centri propulsivi dell'innovazione nelle rispettive regioni.

Testi di riferimento

Libro verde — Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca

COM(2007) 161 def.

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Migliorare il trasferimento delle conoscenze tra gli organismi di ricerca e le imprese nell'insieme dell'Europa: per un'innovazione apertaAttuare l'Agenda di Lisbona

COM(2007) 182 def.

Relatore

:

Michael SCHROEREN (DE/PPE), membro del Parlamento del Land Renania settentrionale — Vestfalia

RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

sottolinea quanto sia importante creare uno Spazio europeo della ricerca per lo sviluppo economico e sociale e la capacità innovativa dell'Europa, per il conseguimento degli obiettivi di Lisbona, per la crescita sostenibile ed equilibrata e il successo delle regioni europee, come pure per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini;

2.

conviene sul fatto che, da quando il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha deciso d'istituire uno Spazio europeo della ricerca, sono state adottate misure importanti per la sua realizzazione; osserva però che questo processo va intensificato affinché l'Europa possa diventare la società della conoscenza più all'avanguardia e l'economia più dinamica a livello mondiale;

3.

si compiace pertanto che, con il Libro verde, la Commissione europea abbia voluto fare il punto dei progressi, successi e insuccessi che hanno segnato la creazione dello Spazio europeo della ricerca dai suoi inizi nel 2000, nonché esaminare ed illustrare nuove idee alla luce degli sviluppi più recenti;

4.

reputa che per lo sviluppo di uno Spazio europeo della ricerca sia molto importante realizzare progressi sul fronte della mobilità del personale scientifico, senza dimenticare i necessari adeguamenti legislativi per quanto riguarda il diritto di soggiorno, le pensioni e i provvedimenti di sostegno alle famiglie. Inoltre, un coordinamento e una cooperazione più stretti fra gli Stati membri e le regioni sui programmi di ricerca possono consentire effetti sinergici, conferire un valore aggiunto allo Spazio europeo della conoscenza, e quindi rafforzare la competitività europea sul mercato mondiale della conoscenza. Al riguardo è urgente intensificare il trasferimento delle conoscenze, anche attraverso la cooperazione in «raggruppamenti» (cluster) per l'innovazione. I programmi di sostegno dell'UE, ed in particolare l'Ottavo programma quadro comunitario per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione, andrebbero adeguatamente potenziati e finalizzati. Soprattutto quest'ultimo va collegato in maniera ancor più efficiente con i fondi strutturali europei;

5.

sottolinea la considerevole importanza delle regioni che, nel quadro delle loro politiche di ricerca, pongono in essere condizioni generali di sostegno a carattere programmatico, strutturale e legislativo, contribuendo così in misura rilevante a creare un valore aggiunto europeo nell'ambito della ricerca e a forgiare uno Spazio europeo della ricerca veramente dinamico. L'UE deve adottare disposizioni quadro solo quando ciò risulti indispensabile per la creazione di uno Spazio europeo della ricerca e quando le misure di coordinamento risultino insufficienti anche nel contesto del metodo del coordinamento aperto. Resta inaccettabile qualsiasi programmazione centralizzata a livello europeo che oltrepassi questi limiti;

6.

fa presente la grande importanza delle città e delle regioni per forgiare un clima propizio all'innovazione. Con le loro attività producono un impatto notevole sulla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca, tramite la mobilità del personale scientifico (perché questo è attratto solo da ambienti versatili, tolleranti e innovativi), e costituiscono centri propulsivi per lo sviluppo delle infrastrutture della ricerca. Al riguardo giocano molto fattori come le politiche dell'innovazione attuate a livello regionale, i centri tecnologici, gli incubatori d'imprese, i parchi scientifici e il capitale di rischio;

7.

ritiene che, in genere, nel Libro verde sullo Spazio europeo della ricerca si dimentichi che una stretta cooperazione tra la ricerca finanziata con risorse pubbliche e altri attori della società riguarda anche gli enti locali e regionali, e non solo l'industria, la quale viene menzionata in relazione a taluni aspetti. In numerosi Stati membri gli enti locali e regionali sono infatti responsabili dell'erogazione di importanti servizi alla collettività. Occorre sviluppare la cooperazione tra gli ambienti accademici e gli attori pubblici e vi è una forte necessità di «innovazioni in campo sociale», anche per affrontare le grandi sfide che incombono sulla società e contribuire in tal modo alla realizzazione della strategia di Lisbona.

La mobilità del personale scientifico

8.

conviene che la mobilità settoriale, geografica ed istituzionale del personale scientifico sia cruciale per l'ulteriore sviluppo e per la trasmissione delle conoscenze, e dovrebbe quindi diventare parte integrante degli odierni percorsi professionali e delle odierne carriere;

9.

condivide l'idea secondo cui questa mobilità del personale scientifico è tuttora spesso ostacolata da condizioni generali inadeguate sotto il profilo legislativo e istituzionale, come pure da condizioni di lavoro insoddisfacenti e da ostacoli alle carriere;

10.

sottolinea l'importanza di formare personale scientifico in varie parti dell'Unione europea, inclusi i nuovi Stati membri. Un'azione in questo senso nell'intera Unione europea sarà tale da garantire il consolidamento delle pari opportunità anche in termini di accesso alla formazione nell'ambito scientifico, contribuendo quindi a valorizzare al meglio le potenzialità intellettuali nell'interesse globale dell'Unione europea. Ciò evidenzia l'importanza dei finanziamenti a favore delle università e degli istituti di ricerca grazie agli strumenti finanziari UE e nazionali, e alle misure attuate dagli enti regionali e locali;

11.

esorta gli enti locali e regionali ad adottare, per quanto consentito dalle loro competenze, i provvedimenti atti a migliorare la mobilità in tutti gli ambiti, soprattutto anche fra gli ambienti scientifici e l'industria. Al riguardo è inoltre molto importante una stretta, ampia cooperazione su scala europea fra imprese, istituti di livello universitario e istituti di ricerca, anche coinvolgendo responsabili politici e amministrazioni a livello locale, regionale e nazionale. Occorre aumentare costantemente la percentuale delle donne che intraprendono una carriera scientifica. In proposito sono particolarmente importanti sia le disposizioni che assicurano la flessibilità nella carriera e negli orari di lavoro e la trasferibilità dei diritti pensionistici, sia la disponibilità di adeguate strutture per l'infanzia e altre misure di sostegno alle famiglie (ad esempio aiuti per permettere al coniuge o al convivente di svolgere un'attività lavorativa);

12.

evidenzia la necessità di attirare scienziati di vaglia dai paesi extraeuropei. Insiste quindi sull'importanza dei programmi dell'UE a favore della mobilità (ad es. il Programma Marie Curie) e plaude alle misure adottate in talune regioni per favorire il ritorno del personale scientifico;

13.

al riguardo conviene, in linea di principio, sulla necessità di una maggiore apertura dei programmi di ricerca e sviluppo regionali e nazionali, fermo restando che occorre precisarne meglio le modalità concrete;

14.

conferma che l'UE ha un ruolo da svolgere per migliorare il coordinamento delle misure degli enti regionali e nazionali a favore della mobilità, creando trasparenza e illustrando le migliori pratiche nelle regioni grazie al metodo del coordinamento aperto.

Creazione di infrastrutture di ricerca eccellenti

15.

ribadisce che è indispensabile creare infrastrutture europee per la ricerca che siano moderne ed efficienti, soprattutto predisponendo reti virtuali moderne e banche dati, e appoggia l'idea che, oltre alle risorse europee, a tale scopo occorre attirare anche investimenti regionali, nazionali e privati. In proposito è vitale conseguire l'obiettivo di un volume d'investimenti pari al 3 % del PIL, con una quota del settore privato pari ai 2/3;

16.

ribadisce che per garantire la competitività dello Spazio europeo della ricerca a livello internazionale è indispensabile intensificare il collegamento in rete e l'ulteriore sviluppo degli attuali istituti di ricerca. I fondi strutturali europei possono offrire un contributo essenziale al finanziamento e alla creazione di nuove infrastrutture di ricerca. Occorre inoltre un più stretto collegamento con il Programma quadro di ricerca. Ora come ora, il Libro verde non precisa né questo aspetto né il ruolo dei fondi strutturali nella creazione di uno Spazio europeo della ricerca;

17.

al riguardo, invita a discutere anche dell'attuazione e del finanziamento della tabella di marcia europea presentata dal Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca (ESFRI) come tappa importante verso la creazione di uno Spazio europeo della ricerca. Al riguardo occorre annettere un'importanza centrale sia alla definizione di processi decisionali chiari e trasparenti, sia al criterio dell'eccellenza;

18.

si compiace pertanto delle iniziative compiute in diverse regioni per ottenere un maggiore impegno dei privati aumentando l'autonomia degli istituti di livello universitario ed esorta tali regioni ad esplorare nuovi percorsi di collaborazione fra gli enti pubblici e il settore privato, ad esempio nel quadro di fondi comuni per l'innovazione, che potrebbero servire da modello anche per un impiego sostenibile e per la salvaguardia delle risorse pubbliche. Gli istituti di livello universitario devono essere considerati ancor più che in passato come centri propulsivi dell'innovazione nelle rispettive regioni, ed essere sostenuti e coinvolti nei dibattiti e negoziati che li interessano da vicino;

19.

conviene sulla necessità di un maggiore coordinamento delle attività di R&S ai livelli pubblico e privato, come pure al livello degli Stati membri dell'UE, e ritiene che il metodo del coordinamento aperto offra uno strumento adeguato per ottenere sinergie in questo campo.

Rafforzamento degli istituti di ricerca e loro orientamento all'eccellenza

20.

sottolinea l'importanza degli istituti di livello universitario e degli istituti di ricerca extrauniversitari per la ricerca fondamentale e applicata come centri propulsivi per lo sviluppo della cultura, dell'economia e dell'intera società, sia nelle rispettive regioni sia in contesti sovraregionali. Il Comitato auspica quindi un'interpretazione estensiva del concetto d'innovazione che vada al di là delle implicazioni puramente economiche;

21.

richiama l'attenzione sulla cooperazione transfrontaliera fra gli istituti universitari e gli istituti di ricerca con partner extrauniversitari del mondo economico, della pubblica amministrazione, del mondo della cultura e di altre categorie della società;

22.

appoggia le iniziative volte a creare anche centri di competenze virtuali, e al riguardo sottolinea gli sforzi intrapresi dalle regioni per promuovere la collaborazione dei soggetti interessati in «raggruppamenti» (cluster), anche virtuali;

23.

accoglie con favore le iniziative dell'UE volte a rafforzare tali misure mediante programmi di aiuti adeguati o stanziamenti nel contesto di tali programmi (ad esempio il Settimo programma quadro per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione dell'UE). Esorta inoltre a sviluppare ulteriormente, in modo mirato, i programmi in tale ambito nell'ottica di una più stretta cooperazione fra gli enti e i soggetti in parola, onde conseguire la massa critica necessaria e realizzare «raggruppamenti» (cluster) caratterizzati da eccellenza e visibilità internazionale;

24.

rileva che, se l'obiettivo da conseguire è la massa critica al livello degli istituti di ricerca, questa massa critica dipende dal tema oggetto di studio, dall'ambito della ricerca e dai partecipanti. Va evitato un modello standard da applicare a tutti gli ambiti della ricerca o a tutti i tipi di sostegno;

25.

accoglie con favore l'obiettivo indicato nel Libro verde d'incentivare un «buon equilibrio tra i finanziamenti istituzionali e concorrenziali». Conformemente alle sue prese di posizione precedenti, il Comitato delle regioni esorta a proseguire il dibattito sull'equilibrio più adeguato tra i finanziamenti istituzionali e concorrenziali. L'approccio che verrà adottato per ottenere tale equilibrio è molto importante per le capacità del sistema;

26.

in linea con quanto fatto notare in precedenza, ripone maggiore fiducia nella scelta di temi di ricerca interessanti e utili da parte dei ricercatori e delle comunità scientifiche, e anche nella creazione di reti volontarie (dal basso verso l'alto), preferendole a procedure gestite decisamente dall'alto e al tipo di cooperazione formalistica che esse comportano;

27.

sottolinea al tempo stesso la necessità che, oltre a promuovere l'eccellenza e prestazioni di alta qualità, alle popolazioni di tutte le regioni venga offerto un buon livello d'istruzione e di formazione come fondamento del benessere dei singoli e della collettività e della capacità innovativa delle regioni.

Un trasferimento delle conoscenze democratico ed efficace

28.

conviene sull'importanza cruciale dei media digitali per una diffusione delle conoscenze e delle scoperte scientifiche che sia democratica, transfrontaliera e mirata a gruppi specifici, non da ultimo al fine di orientare le decisioni politiche, e appoggia la diffusione di queste conoscenze anche attraverso reti internazionali;

29.

appunto nel contesto della collaborazione internazionale, sottolinea la necessità di istituire norme e diritti a tutela della proprietà intellettuale, la cui assenza ostacolerebbe notevolmente qualsiasi cooperazione transfrontaliera e fra istituzioni che sia basata sulla fiducia, ad esempio nei «raggruppamenti» (cluster) e nei centri di eccellenza;

30.

ribadisce l'opportunità di promuovere a tal fine lo sviluppo e l'applicazione sistematici di norme europee e internazionali e di appoggiare soprattutto il trasferimento di conoscenze fra l'industria e la ricerca pubblica mediante la pubblicazione di esempi delle migliori pratiche. La messa a punto di una Carta europea della proprietà intellettuale da parte di istituti di ricerca pubblici e di istituti di livello universitario può offrire un contributo importante alla creazione dello Spazio europeo della ricerca e alla promozione di reti di cooperazione;

31.

fa notare che anche nei maggiori progetti di cooperazione dell'UE, come ad esempio l'Istituto europeo di tecnologia, è indispensabile assicurare l'inclusione e possibilità di collaborazione alle regioni e alle PMI.

Il coordinamento dei programmi e delle priorità della ricerca

32.

conviene sulla necessità di coordinare i programmi e le priorità della ricerca a livello regionale e nazionale nell'ottica di uno Spazio e di un mercato della ricerca europei, allo scopo di assicurare una migliore sintonia fra le attività di ricerca a livello nazionale e di finalizzare meglio le iniziative all'obiettivo comune della creazione di uno Spazio comune della ricerca. In considerazione del principio di sussidiarietà occorrerà tuttavia porre l'accento sulla responsabilità che incombe sia agli Stati membri sia agli enti regionali e locali in tema di scienza e ricerca, continuando a respingere attività di ricerca centralizzate e programmate a livello europeo;

33.

ribadisce che garantendo agli enti regionali e locali un contesto generale favorevole alla ricerca si contribuirebbe notevolmente alla creazione di uno Spazio europeo della ricerca e al coordinamento delle attività di ricerca anche sotto il profilo dei contenuti. Ciò è reso possibile dai programmi di aiuti dell'UE, come ad esempio il Settimo programma quadro di ricerca dell'UE, ma può essere anche decisamente favorito da programmi operativi dei fondi strutturali opportunamente coordinati e mirati che permettano sinergie fra gli aiuti alle strutture e quelli a favore della ricerca;

34.

è convinto che i modelli per lo sviluppo e l'innovazione che hanno avuto successo in determinate regioni non possano essere semplicemente «copiati» e trasposti ad altre regioni o entità politiche. Ciò non toglie che possano offrire utili esempi per sviluppare modelli appropriati in altre regioni, anche svantaggiate, sempre prestando la dovuta attenzione alle rispettive peculiarità strutturali, sociali e culturali;

35.

conviene che il Programma della rete ERA (Spazio europeo della ricerca) per il coordinamento dei programmi di ricerca regionali ed europei si è dimostrato valido e va proseguito;

36.

fa presente che un sistema di valutazione comparativa dell'UE sarà accettato a livello regionale solo se terrà conto delle condizioni, degli stadi e delle esigenze di sviluppo specifici delle singole regioni. Per la riuscita di una tale valutazione comunitaria condotta a livello regionale occorrerà definire indicatori e metodi d'indagine appropriati che permettano un effettivo raffronto tra le regioni e diano risultati utilizzabili. Il coinvolgimento delle regioni in questo processo definitorio è assolutamente indispensabile per il futuro successo della valutazione comparativa;

37.

si rammarica che il Libro verde sullo Spazio europeo per la ricerca non menzioni le cosiddette «piattaforme sociali», le quali offrono un approccio innovativo mirato a formulare e attuare agende strategiche di ricerca per importanti sfide cui la società europea deve far fronte: ad esempio l'ambiente, l'invecchiamento demografico e l'integrazione. Ad ogni modo, il Comitato constata con piacere che il programma di lavoro sulla cooperazione del dicembre 2006, nella parte dedicata alle scienze sociali e umane, accenna alle piattaforme sociali per le città e per la coesione sociale. È tuttavia importante che la Commissione continui a sviluppare questo approccio innovativo definendo le future tematiche di ricerca, come peraltro già avviene nel quadro del dialogo fra il personale scientifico, i soggetti pubblici, le imprese, la società civile, ecc.

L'apertura dello Spazio europeo della ricerca al resto del mondo

38.

condivide l'idea del forte carattere internazionale della scienza e della ricerca e sottolinea la necessità di promuovere la cooperazione e d'incoraggiare scambi di conoscenze e di personale scientifico al di là dei confini dell'UE;

39.

si compiace delle iniziative intraprese dagli Stati membri per rafforzare tale cooperazione internazionale creando condizioni generali favorevoli, ad esempio un adeguato aggiornamento delle leggi sull'immigrazione, ed esorta gli Stati membri ad una stretta collaborazione in questi ambiti.

Per ulteriori azioni

40.

si compiace dell'iniziativa della Commissione europea di promuovere un ampio dibattito pubblico, con la partecipazione del Comitato delle regioni, destinato a concretare e sviluppare ulteriormente le azioni e i temi prioritari proposti per la creazione di uno Spazio europeo della ricerca tenendo presente il principio di sussidiarietà vigente in materia di ricerca.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/30


Parere di prospettiva del Comitato delle regioni — I fattori di successo delle strategie locali e regionali per l'anticipazione e l'accompagnamento dei processi di ristrutturazione

(2007/C 305/07)

RACCOMANDAZIONI DEL COMITATO DELLE REGIONI

è importante riconoscere che i processi di ristrutturazione nelle città e nelle regioni sono un fenomeno che accompagna costantemente la nostra vita sociale ed economica. Le ristrutturazioni vanno considerate un'occasione per risolvere i problemi economici attuali e futuri,

il Comitato raccomanda di realizzare in tutta l'Unione europea un monitoraggio costante di questi processi da parte di organismi indipendenti da tutte le parti interessate. L'Unione europea e gli Stati membri dovrebbero, mediante strumenti finanziari, incoraggiare la creazione di partenariati a livello locale e regionale tra le autorità amministrative, i soggetti economici e le parti sociali, promuovendo così una cooperazione per lo sviluppo locale in un mondo globalizzato e ciò in particolar modo nelle zone periferiche, dove vi è il pericolo di una perdita del patrimonio culturale,

le ristrutturazioni a livello locale e regionale devono permettere di conseguire obiettivi conformi alle politiche UE, mantenendo allo stesso tempo alti tassi di occupazione per garantire un livello di vita adeguato. L'attuale processo di ristrutturazione dovrebbe anche essere un primo passo nel processo di modernizzazione volto a creare un'economia orientata al futuro e basata sulla conoscenza e l'innovazione. Questo obiettivo non può essere conseguito senza un incremento degli investimenti nel capitale umano,

un approccio integrato alla ristrutturazione delle aree rurali garantisce (o dovrebbe garantire) un livello minimo di accesso ai servizi d'interesse generale in modo da poter attirare attività economiche e lavoratori qualificati e porre un freno allo spopolamento. È inoltre assolutamente necessario che i finanziamenti del FESR, del FES e del FEASR siano usati per sostenere azioni innovative piuttosto che per favorire lo status quo. Uno strumento importante per affrontare i problemi immediati che possono essere causati dalle ristrutturazioni è il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

Relatore

:

Witold KROCHMAL (PL/UEN-AE)

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Contesto politico, economico e sociale del parere

1.

Il 16 ottobre 2006, la Commissione europea ha chiesto al Comitato delle regioni di elaborare un parere di prospettiva sui fattori di successo delle strategie di ristrutturazione nelle città e nelle regioni d'Europa. Secondo la Commissione, il parere del Comitato apporterà un contributo essenziale all'elaborazione della strategia della Commissione riguardante i processi indispensabili di ristrutturazione dell'economia europea.

2.

L'Unione europea si trova in realtà in una fase di profondi cambiamenti economici, consistenti nella ristrutturazione dell'intera economia di regioni e città. Di conseguenza gli enti territoriali si trovano ad affrontare una nuova sfida che devono raccogliere se vogliono preservare le condizioni che garantiscono l'equilibrio sociale, economico e ambientale.

3.

Le ristrutturazioni andrebbero considerate un'occasione per risolvere i problemi economici attuali e futuri e attenuare o eliminare le loro ripercussioni negative. Per la sua prossimità alla realtà e la sua capacità di dare risposte adeguate, rapide e flessibili, l'ambito locale e regionale può essere quello più efficace per mettere in atto politiche di ristrutturazione, specialmente quando tali processi non corrispondono a problemi strutturali.

4.

Le ristrutturazioni a livello regionale e locale devono garantire il conseguimento di obiettivi conformi alle politiche comunitarie, cioè consolidare la competitività e l'innovazione, pur preservando un tasso d'occupazione elevato che garantisca un adeguato tenore di vita ai cittadini dell'UE.

5.

Queste sfide riguardano in particolare le regioni e le città, cioè i poteri locali e regionali, che dispongono di possibilità notevoli per tradurre gli orientamenti strategici in azioni concrete e mobilitare i soggetti economici e sociali locali a favore di tali iniziative.

6.

Il presente parere mira ad apportare una serie di elementi al dibattito sugli attuali processi di ristrutturazione locali e regionali che sono diventati un processo continuo e inevitabile che accompagna costantemente la nostra vita economica e sociale.

7.

Le cause principali dei processi di ristrutturazione che le autorità locali, regionali e nazionali devono gestire e, se possibile, prevedere e anticipare, sono:

l'estensione del processo di globalizzazione,

la sicurezza e la lotta contro il terrorismo,

l'energia e i cambiamenti climatici,

l'apertura delle economie mondiali al commercio internazionale,

lo sviluppo del mercato interno dell'UE,

l'introduzione di nuove tecnologie innovatrici,

l'innalzamento degli standard nel campo della tutela ambientale,

la crescente importanza dei servizi di interesse generale,

le modifiche della domanda dei consumatori.

8.

I processi di ristrutturazione possono essere condotti a vari livelli e in vari settori:

a livello intersettoriale,

a livello settoriale,

a livello di impresa.

9.

Indipendentemente da un approccio per ramo e per settore, i processi di ristrutturazione si realizzano principalmente a livello territoriale: ne consegue che sono le comunità locali e regionali ad essere le più toccate dagli effetti che ne derivano.

10.

A causa del ritmo sostenuto con cui emergono i cambiamenti economici e sociali che rendono indispensabile una ristrutturazione, tali processi sono spesso azioni improvvise che le imprese sono costrette ad intraprendere per adeguarsi alle esigenze dell'economia globale e ai cambiamenti del mercato dei consumatori.

11.

Come conseguenza di questa economia sempre più globalizzata assumono sempre maggiore importanza le crisi o il deficit di competitività delle imprese o dei settori di natura congiunturale, fenomeni difficili da prevedere e che, con la loro azione costante, possono giungere ad intaccare gravemente il tessuto economico di una regione.

12.

Per la stessa ragione si sta assistendo con sempre maggiore frequenza a fenomeni di delocalizzazione, intesa come il brusco trasferimento di un'attività economica da una regione a un'altra. Queste decisioni impreviste sono basate su criteri strategici e finanziari, o su altri ancora come il costo dei fattori di produzione; tuttavia, gli incentivi regionali e le politiche di richiamo degli investimenti tendono in alcuni casi a favorirle.

13.

Benché in numerosi Stati membri esistano strumenti giuridici e gruppi di professionisti validi, questo tipo di ristrutturazione decisa «a caldo» non dà risultati soddisfacenti. Tale processo non esclude cambiamenti sociali e territoriali profondi e negativi e porta a privilegiare soluzioni di breve termine a scapito di soluzioni più durature e solide. Questo modo di agire sfocia spesso in problemi seri per la società e il territorio. I vantaggi che accompagnano le delocalizzazioni di imprese comportano spesso gravi ripercussioni per le regioni che le subiscono.

14.

Non si tratta di frenare le inevitabili ristrutturazioni, bensì di accoglierle, purché in una forma che, per quanto possibile, non pregiudichi le regioni, i comuni e i cittadini coinvolti ed anzi consenta loro di apprezzare le opportunità che esse offrono nel lungo periodo.

15.

Particolarmente colpiti da ristrutturazioni incisive sono stati quegli Stati diventati membri dell'UE nel 2004 e nel 2007. Ciò era imputabile in buona parte alle disparità esistenti tra gli Stati dell'UE-27 in termini di sviluppo economico e di penetrazione delle nuove tecnologie e dell'innovazione. In molti casi, gli effetti economici previsti sono stati raggiunti, ma non è stato tuttavia possibile evitare ripercussioni sociali spiacevoli, dovute principalmente al breve lasso di tempo in cui i processi sono stati realizzati.

16.

Se si presuppone che tali processi di ristrutturazione riemergano in continuazione, è indispensabile analizzarli negli Stati dell'ex UE-15 ricorrendo al metodo dell'anticipazione, come strumento per riconoscere prematuramente le difficoltà che si verificheranno ed eliminare in parte o almeno ridurre le conseguenze negative delle ristrutturazioni.

17.

Il successo del processo di ristrutturazione e, in particolare, la sua anticipazione, dipendono in gran parte dal dialogo instaurato tra le imprese, il terzo settore, i lavoratori e le loro organizzazioni (ad esempio i sindacati), gli enti locali e regionali, gli istituti d'insegnamento superiore e gli istituti di ricerca, come pure gli organi amministrativi come le agenzie di sviluppo regionale. Gli effetti e il successo del processo di ristrutturazione dipendono molto spesso dalla qualità di questo dialogo.

18.

Nel corso del processo, occorre assegnare un ruolo specifico agli enti regionali e locali. Quando si rende necessaria una ristrutturazione, si possono distinguere tre tipi d'intervento:

il consolidamento e, laddove necessario, la diversificazione del tessuto economico e sociale locale e delle infrastrutture locali,

le azioni destinate a trattenere in loco i principali datori di lavoro e a rafforzare il ruolo delle PMI come motore dell'occupazione,

il rafforzamento dell'attrattività di una regione, di una città o di un comune.

Queste azioni e il processo di ristrutturazione stesso esigono dati statistici adeguati, risorse nel settore dell'informazione e una strategia specifica per raccogliere e condividere le informazioni fra tutti in partecipanti al processo.

19.

La politica dell'informazione dovrebbe prestare un'attenzione particolare alle PMI che, a causa della loro specificità, possono incontrare più difficoltà per accedere alle fonti di informazione che consentono di prevedere i cambiamenti del mercato.

20.

Il settore delle PMI merita una protezione specifica, tanto durante il processo di ristrutturazione che nel corso dei cambiamenti previsti. È in queste fasi, infatti, che maggiormente bisogna intervenire perché si rafforzino e si sviluppino le competenze e le capacità manageriali, organizzative e strategiche idonee a sostenere la crescita delle PMI, uscendo dallo schema tradizionalmente accentrato nelle famiglie fondatrici ed instaurando un modello di controllo e di conduzione adeguato al livello della competizione globale. Gli esempi analizzati mostrano che la strategia che consiste nel subappaltare è risultata la più efficace, ma solo quando si è potuto andare oltre ai normali scambi di mercato per arrivare ad una cooperazione fra imprese sulla base di un partenariato o ad una cooperazione di società in rete, in particolare a livello regionale.

Conclusioni

21.

I processi di ristrutturazione esaminati mostrano che non esiste uno solo modo di affrontare tali processi e che l'approccio scelto dipende soprattutto dal tipo di ente territoriale interessato (regione, città, comune), dal settore economico, dalla natura del territorio da ristrutturare sotto il profilo della sua ubicazione (zone periferiche), della sua destinazione d'uso (agricoltura, industria leggera, industria pesante) e del livello di sviluppo economico del paese in cui si trova.

22.

L'attuale processo di ristrutturazione dovrebbe nel contempo aprire la strada ad un processo di modernizzazione volto a creare un'economia orientata al futuro e basata sulla conoscenza e l'innovazione. Non si può conseguire tale obiettivo se non si aumentano gli investimenti nel capitale umano, migliorando l'istruzione e aumentando le competenze. A tal fine sono indispensabili investimenti efficaci e redditizi sul mercato del lavoro regionale o locale, che sarà così in grado di anticipare le sfide poste dal rapido processo di ristrutturazione economica e sociale.

23.

Estendere ed aumentare il livello di investimenti nel capitale umano e adeguare l'istruzione e la formazione alle nuove esigenze di qualificazione derivanti dal processo di ristrutturazione avviato comporta costi supplementari, che, grazie a meccanismi adeguati, dovrebbero essere condivisi tra imprese, pubblici poteri e singoli individui. Occorrerebbe sostenere in particolare strategie di formazione articolate che forniscano le qualificazioni necessarie in un'economia fondata sulla conoscenza e l'innovazione. Per un'efficace attuazione di tali processi, è indispensabile che le regioni e le città scambino le loro esperienze e creino partenariati nel settore dell'istruzione e della formazione.

24.

Come indicano alcuni esempi, le iniziative nell'ambito degli investimenti in capitale umano sono particolarmente importanti per i processi di ristrutturazione e di rilancio delle zone urbane e rurali. Rappresentano un compito essenziale delle organizzazioni impegnate in una ristrutturazione a livello locale. Questioni quali la mobilità professionale ed economica, così come l'adattamento dell'offerta e della domanda sul mercato del lavoro a livello locale hanno un impatto decisivo sull'efficacia dei processi di ristrutturazione. La mobilità delle persone in cerca di un'occupazione, di coloro che sono a rischio di disoccupazione, in particolare i lavoratori meno qualificati, dovrebbe essere promossa fornendo servizi individualizzati per la ricerca di un lavoro, tirocini, corsi di formazione per adeguare le competenze di quanti cercano un posto di lavoro o rischiano la disoccupazione ai bisogni del mercato del lavoro locale. Ciò riguarda in larga misura i giovani che incontrano più difficoltà ad accedere al mercato del lavoro.

25.

Le azioni basate sui principi del programma europeo per la gioventù, che coprono settori come l'orientamento professionale, l'assistenza per completare gli studi e l'accesso a corsi di formazione adeguati, agevolano una transizione più dolce dal mondo dell'istruzione a quello del lavoro nelle zone in cui sono in atto processi di ristrutturazione.

26.

Tali azioni dovrebbero contribuire a contrastare eventuali sviluppi indesiderati nelle zone urbane e rurali, ad esempio lo spopolamento delle campagne. Quest'ultimo è un fenomeno pericoloso perché rischia di privare le comunità locali rurali della loro capacità di funzionare come comuni, da cui deriva la perdita di valori culturali, di tradizioni e di peculiarità locali, ma anche perché rappresenta una minaccia per l'equilibrio idrogeologico. Il modo più efficace e utile di contrastare tale processo è mediante azioni finanziate dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), dal Fondo sociale europeo (FSE) e dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Un approccio integrato alla ristrutturazione delle aree rurali garantisce — o dovrebbe garantire — un livello minimo di accesso ai servizi economici d'interesse generale, allo scopo di attirare le imprese e i lavoratori qualificati e limitare lo spopolamento. Un altro obiettivo importante è l'assegnazione dei fondi del FESR, del FSE e del FEASR alla promozione delle misure innovative e non di quelle che favoriscono lo status quo.

27.

Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione costituisce uno strumento importante per affrontare i problemi immediati che possono risultare dal processo di ristrutturazione. Esso fornisce assistenza a breve termine alle regioni colpite dalla delocalizzazione delle attività economiche a seguito della globalizzazione. Il Comitato delle regioni ha accolto con soddisfazione la creazione di questo strumento e ha raccomandato di aumentarne la dotazione a 1 000 milioni di euro all'anno. Il CdR attende la prima relazione annuale (la cui pubblicazione è prevista nel 2008) sui risultati conseguiti (nel 2007) dal Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per valutare in maniera approfondita se i criteri di intervento di cui all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 1927/2006 istitutivo del Fondo consentono un'esecuzione appropriata di quest'ultimo. Inoltre, il CdR offre il proprio contributo ad ogni futuro dibattito sull'eventuale revisione di tali criteri.

28.

Numerose sono le zone che, a seguito dei processi di ristrutturazione, dipendono in misura sempre maggiore dal turismo. In questo caso, l'approccio integrato all'utilizzo delle risorse naturali e delle loro ricchezze culturali è incentrato sulla qualità, il cui principale obiettivo è quello di soddisfare i consumatori. Un elemento indispensabile per garantire il successo di questi processi consiste nello sviluppare la comunicazione, collegando il territorio oggetto di ristrutturazione alle grandi reti nazionali ed europee, e nel ricorrere alle nuove tecnologie, fra cui l'accesso a Internet a banda larga per la comunicazione in senso lato, nonché nell'adottare misure appropriate di istruzione e formazione.

29.

La ricchezza culturale e le risorse naturali dovrebbero diventare strumenti chiave da utilizzare in questi processi. Talvolta si tratta di punti di forza nel processo di ristrutturazione, specie nelle aree scarsamente popolate. Rendono possibile uno sviluppo dinamico del turismo che si traduce in una leva per lo sviluppo locale.

30.

Circa il 60 % della popolazione dell'UE abita in centri urbani che contano più di 50 000 abitanti. È nelle città e in queste zone urbane che si trova la maggior parte dei posti di lavoro, delle imprese, delle scuole superiori e delle altre istituzioni della vita economica e sociale. Si tratta di uno spazio in cui si concentrano le opportunità, ma anche i pericoli. Oltre a misure legate strettamente all'economia, i processi di ristrutturazione condotti nelle città europee comportano anche altre azioni per la riqualificazione delle aree urbane in senso lato.

31.

Come indicano gli esempi, solo soluzioni articolate ai problemi economici, sociali o riguardanti l'assetto territoriale producono gli effetti che sono attesi dagli abitanti, dai poteri locali e accettati dall'UE. Nelle zone urbane è più facile trovare i partner per il processo di ristrutturazione, ma solo mantenendo un partenariato pubblico-privato-terzo settore e ricorrendo a diverse fonti di finanziamento è stato possibile concludere positivamente il processo.

32.

Le città che mantengono una posizione dominante, per es. in virtù delle loro dimensioni o della loro storia, hanno adottato una strategia di rinnovamento in qualità di forze motrici delle loro regioni. Oggi la loro posizione consente a queste città di sostenere i processi di ristrutturazione in tutta la regione sia mediante partenariati diretti che mediante organizzazioni che hanno in esse la loro sede.

33.

Le azioni condotte per rafforzare la competitività, promuovere lo spirito imprenditoriale, incoraggiare l'innovazione e sviluppare i servizi hanno permesso di conservare e attirare una manodopera molto qualificata. Ne è conseguito un miglioramento significativo del livello e della portata dei servizi offerti ai cittadini. Un'adeguata pianificazione, progettazione e mantenimento degli spazi urbani hanno portato ad una riduzione della criminalità nelle città rendendo più attraenti le strade, i parchi e le aree giochi. Un ambiente urbano di elevata qualità è un elemento indispensabile per un processo di ristrutturazione efficace in quanto garantisce un ambiente attraente per lavorare, vivere e investire.

34.

L'esperienza mostra che le città che nelle loro azioni hanno promosso la creazione di cluster hanno aumentato in modo sostanziale la loro competitività. Le relazioni che esistono tra le aree urbane e quelle rurali devono essere intrattenute ad un livello adeguato e occorre, a tal fine, creare delle condizioni di sviluppo uniformi, riducendo così le disparità fra le zone urbane e quelle rurali.

35.

Un approccio diversificato ai processi di ristrutturazione a livello territoriale dovrebbe essere monitorato da reti che riuniscono aree accomunate da uno stesso tipo di ristrutturazione (rete di regioni periferiche, rete di regioni minerarie, ecc.).

36.

Occorre inoltre che i soggetti destinatari del processo di ristrutturazione beneficino di un accesso più ampio alle fonti di finanziamento, che dovrebbero comprendere, oltre alle sovvenzioni ed ai fondi europei disponibili, strumenti come le garanzie bancarie, le garanzie congiunte, i prestiti ed i microcrediti. La Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti possono svolgere un ruolo importante in questo ambito.

37.

Non esiste un unico modello di ristrutturazione che garantisca il successo finale. Nonostante l'eterogeneità dei processi in materia, si possono individuare alcuni fattori che caratterizzano i processi di ristrutturazione con esito positivo:

un monitoraggio permanente dei processi economici, per anticipare le ristrutturazioni in una fase più precoce,

l'anticipazione non può limitarsi a formulare previsioni, ma deve anche creare scenari probabili per prepararne la realizzazione,

la presenza di un dialogo strutturato con la società e i cittadini, che includa anche la trasmissione di informazioni tra le parti che partecipano al processo di ristrutturazione,

l'esistenza di strutture che collegano le istituzioni accademiche, gli istituti di ricerca scientifica, l'industria e le autorità amministrative a tutti i livelli,

l'esistenza di strutture d'istruzione e di formazione di alta qualità e facilmente accessibili,

una valutazione, pubblica ed effettuata su base regolare, della qualità, dell'efficacia e dei risultati delle azioni realizzate,

la disponibilità di fonti di finanziamento differenziate per i processi di ristrutturazione, che dovrebbero coprire tutti i partecipanti ai processi, da cui la necessità di una maggiore efficacia delle azioni,

la capacità della regione o della città di adottare una politica territoriale che riesca a salvaguardare la capacità degli attori di produrre beni e fornire servizi o di garantirne la distribuzione,

la consapevolezza della comunità locale della necessità di un cambiamento costante che si esprime nell'identità regionale o locale. Ciò garantisce un approccio integrato allo sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale e costituisce un fattore supplementare per attirare nuovi investimenti,

un atteggiamento particolarmente proattivo degli enti regionali e locali, basato su una capacità di guida e sulla disponibilità di competenze e strumenti finanziari,

un progetto specifico, adeguato alla realtà locale e di carattere globale, che integri diversi aspetti, in funzione di ciascun caso: sviluppo economico, istruzione, integrazione sociale, cultura, urbanistica, ecc.

Raccomandazioni del Comitato delle regioni

38.

È fondamentale che la Commissione europea riconosca che i processi di ristrutturazione nelle città e nelle regioni costituiscono un fenomeno che accompagna costantemente la nostra vita sociale ed economica.

39.

Il Comitato invita gli enti regionali e locali a sviluppare sui loro territori vere azioni di anticipazione, che comprendano il monitoraggio, il sostegno dell'economia locale e l'inserimento nelle strategie regionali e locali di azioni in materia, sulla base di progetti città-regione ampi e condivisi.

40.

Per questa ragione, il Comitato raccomanda di realizzare in tutta l'Unione europea un monitoraggio costante di questi processi da parte di organismi indipendenti dagli attori in essi coinvolti, che includa, per area geografica e per settore interessato, le imprese, le parti sociali e le comunità regionali e locali. Questo sistema dovrebbe comprendere l'analisi dei cambiamenti socioeconomici a livello nazionale, regionale e locale, tenendo conto delle zone rurali, periferiche e montane e delle tendenze economiche future sul mercato del lavoro.

41.

Il Comitato invita a pubblicare le buone pratiche in materia di ristrutturazioni, utili per altre regioni e città dell'Unione europea. Occorre che simili pubblicazioni siano ordinate per aree in funzione del tipo di ristrutturazione (regioni agricole, regioni periferiche, regioni caratterizzate dall'industria pesante — mineraria — o dall'industria leggera — tessile, zone urbane).

42.

L'Unione europea e gli Stati membri dovrebbero, mediante strumenti finanziari, incoraggiare la creazione di partenariati, a livello locale e regionale, tra le autorità amministrative, i soggetti economici e le parti sociali, promuovendo così una cooperazione per lo sviluppo locale in un mondo globalizzato. Ciò faciliterà notevolmente l'anticipazione dei processi di ristrutturazione.

43.

Chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di prestare un'attenzione particolare alla flessibilità dei meccanismi di finanziamento comunitari, e in particolare del FSE, per assicurarne la capacità di rispondere in tempi rapidi alle esigenze insorte in maniera improvvisa e imprevista. In questi casi, infatti, vi è un immediato bisogno di finanziare incubatori, attività di assunzione, aiuto e consulenza alle start up e formazione mirata. Le possibilità per chi ha perso il posto di lavoro a causa delle ristrutturazioni di trovarne un altro sono massime nei primi tre mesi, dopodiché si riducono notevolmente. I meccanismi applicativi dei diversi strumenti comunitari dovrebbero quindi tener conto di questa necessità di reagire rapidamente. Le misure di reazione tempestiva alle eventuali conseguenze negative delle ristrutturazioni dovrebbero comprendere anche l'assistenza prestata per rispondere ai bisogni sociali immediati delle persone colpite da tali conseguenze (alloggio, assistenza sanitaria, consulenza, ecc.), che hanno bisogno di sostegno sociale per poter avviare nuove attività e adattarsi alla ristrutturazione.

44.

Il Comitato raccomanda di sfruttare, nel quadro dei processi di ristrutturazione, l'ubicazione transfrontaliera delle regioni e delle città e invita a sopprimere tutti gli ostacoli procedurali che si frappongono alla mobilità della manodopera e dei capitali e rendono più difficili le ristrutturazioni.

45.

Raccomanda che, nel quadro delle possibilità offerte dai fondi strutturali dell'UE, la Commissione europea adotti un approccio integrato al finanziamento dei processi di ristrutturazione mediante i fondi comunitari che consenta di affrontare i problemi di tipo sia economico che sociale e di attuare nel contempo le politiche dell'Unione.

46.

Il Comitato esorta gli Stati membri a sopprimere gli ostacoli giuridici e di altra natura alla creazione di partenariati pubblico-privato (PPP), che possono portare un sostegno attivo ed efficace ai processi di ristrutturazione.

47.

Il Comitato invita la Commissione europea e le altre istituzioni che partecipano al cofinanziamento dei processi di ristrutturazione a rafforzare la sorveglianza sull'efficacia dei mezzi finanziari utilizzati, in particolare per i progetti «soft» finanziati dal Fondo sociale europeo (FSE).

48.

Il Comitato sollecita l'Unione europea a prendere in considerazione, nelle sue politiche attuali e nell'elaborazione di nuove politiche, gli aspetti relativi ai processi di ristrutturazione, dalla fase della loro anticipazione a quella del loro completamento.

49.

Il Comitato invita gli Stati membri a utilizzare strumenti finanziari compatibili con la legislazione dell'UE a favore dei soggetti coinvolti in processi di ristrutturazione, in particolare nelle zone periferiche in cui vi è il rischio di perdere il patrimonio culturale o l'identità locale o territoriale e in cui le ristrutturazioni riguardano il settore delle PMI, per le quali questo processo è particolarmente difficile.

50.

Si aspetta di essere consultato dalla Commissione quando nel 2007-2008 si dovrà procedere alla revisione degli Orientamenti comunitari sugli aiuti di Stato per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà, che scadranno nell'ottobre del 2009.

51.

Il Comitato raccomanda con insistenza agli Stati membri e a tutti gli attori che partecipano ai processi di ristrutturazione di preservare le tradizioni e la cultura locale che possono costituire un punto di forza nelle ristrutturazioni attuali e future.

52.

Raccomanda di sfruttare la nuova iniziativa della Commissione Le regioni, soggetti attivi del cambiamento economico e le reti di città e regioni che stanno nascendo nel quadro di tale iniziativa e che sono cofinanziate del Fondo europeo di sviluppo regionale, pur continuando ad anticipare i processi di ristrutturazione e a promuovere le migliori pratiche per aiutare le città e le regioni ad adeguarsi ai cambiamenti causati dalla globalizzazione.

53.

Raccomanda alla Commissione di vigilare con particolare attenzione sull'applicazione degli incentivi regionali nell'ambito dei processi di delocalizzazione.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


ALLEGATO

Breve sintesi degli esempi di ristrutturazione comunicati da città e regioni

Ciò che nel corso degli anni '70 e '80 del secolo scorso sembrava una crisi transitoria di adattamento, si è rivelata essere una situazione ricorrente della vita sociale ed economica dell'Europa attuale. Ha assunto la forma di un adattamento permanente delle imprese e del loro ambiente alle mutate esigenze del mercato, quindi di un costante processo di ristrutturazione. Ai fini del parere di prospettiva elaborato su proposta della Commissione europea in merito ai processi di ristrutturazione nelle regioni e nelle città dell'UE, si è proceduto ad un'analisi approfondita delle informazioni pervenute sullo svolgimento di tali processi e di altre informazioni contenute in una serie di documenti; le conclusioni e le raccomandazioni sono state invece incorporate nel parere.

Scozia — (Regno Unito) — esempio di sana concorrenza sul mercato mondiale

Nel corso del periodo 2002-2006, il numero di lavoratori occupati nell'industria si è ridotto da 276 000 a 227 000 unità e il volume globale della produzione destinata all'esportazione è diminuito del 36 %. La maggior parte delle imprese hanno delocalizzato la produzione verso i nuovi Stati membri dell'UE e verso l'India e la Cina. L'attuale quadro per lo sviluppo economico della Scozia (Framework for Economic Development in Scotland — FEDS) è inteso a garantire la produttività e la competitività sul mercato mondiale. Le autorità scozzesi hanno creato il programma PACE (Partnership Action for Continued Employment, ovvero Azione di partenariato per un'occupazione continua), un'iniziativa che ha consentito a tutti i soggetti del settore pubblico e privato di evitare i licenziamenti di massa in modo attivo. Le ristrutturazioni hanno considerevolmente influito sul mercato scozzese del lavoro, in particolare nel settore industriale. L'aumento dell'occupazione nei servizi e nel settore degli affari ha tuttavia permesso alla Scozia di registrare uno dei tassi di occupazione più elevati dell'UE e il suo tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi trent'anni. Inoltre, l'economia scozzese trae vantaggio dal processo di globalizzazione. Le banche scozzesi hanno esteso le loro attività all'estero, il che ha rafforzato la loro posizione rispetto ai concorrenti.

Paese Basco — Spagna — ristrutturazione di una regione e delle sue città

Negli anni '80 l'industria locale, imperniata sui tre settori della costruzione navale, della siderurgia e dei metalli pesanti, ha iniziato il suo declino. Il governo basco, i datori di lavoro e i sindacati hanno deciso di impegnarsi nella ristrutturazione e nella modernizzazione delle attività industriali. Sono stati creati 9 cluster produttivi, che rappresentavano il 45 % del PIL del Paese Basco. Questi settori costituiscono ancora oggi ancora la forza motrice dell'economia basca. Al termine di questo processo di ristrutturazione che è durato 20 anni, il PIL del Paese Basco è in terza posizione in Europa, dopo regioni di paesi quali il Lussemburgo e l'Irlanda. Il tasso di disoccupazione, che nel 1990 era pari al 25 %, attualmente è del 4,5 %. Molto del capitale investito è andato al settore dell'innovazione e il 66 % di esso proviene da fonti private (in media in Spagna tale tasso è pari al 48 % e in Europa al 54 %). Il processo di ristrutturazione era collegato ad una riqualificazione delle città della regione, fra cui la capitale regionale, Bilbao. La cultura e l'identità locale hanno svolto un ruolo importante nella realizzazione di questo processo e ciò ha contribuito ad un'ampia accettazione sociale del processo stesso.

Creta — Grecia — dall'agricoltura ai servizi turistici

Finanziata con fondi del governo nazionale e dell'Unione europea, la ristrutturazione a Creta si basa su una cooperazione fra le imprese e i centri di ricerca (Università di Creta, centro di ricerca di Iràklion) e mira ad agevolare la transizione della popolazione dal settore agricolo verso il settore dei servizi. Questo obiettivo è stato raggiunto solo in parte, principalmente a causa della struttura verticale e dell'approccio dall'alto verso il basso delle azioni. Sono stati rafforzati i centri forti e rese marginali le aree periferiche situate all'interno dell'isola, questo approccio non ha fatto che aggravare il divario fra sottoregioni e non si è tradotto in un aumento della competitività.

Città di Tavira — Portogallo

Il processo di ristrutturazione, fondato sulla riqualificazione, ha portato ad un aumento dei servizi turistici e ad un rafforzamento degli investimenti in questo settore, che hanno consentito di finanziare la conservazione del patrimonio storico ed architettonico e di aumentare ancor più i flussi turistici e l'afflusso di capitali privati. Questo processo è stato finanziato grazie ai fondi PITER, Urbcom, Interreg e ProAlgarve.

I Länder — Austria

Nei Länder austriaci, la ristrutturazione mira ad operare una transizione da un'economia monosettoriale ad una struttura industriale multidimensionale — basata su progetti di ricerca e sviluppo — e al settore del turismo e dei servizi destinati al mondo degli affari. Questo processo è fortemente sostenuto da uno sviluppo continuo dell'offerta in materia di formazione e di formazione professionale.

Città di Oporto — Portogallo

È stato avviato recentemente un processo di ristrutturazione, reso necessario dal trasferimento di numerosi organismi amministrativi ed economici verso la capitale, dal declino demografico e da quello del commercio tradizionale a vantaggio della grande distribuzione. Il processo mira a rivitalizzare il centro della città, a sviluppare i servizi culturali e a rinnovare l'offerta di alloggi. Nel 2004 è stata avviata l'iniziativa PortoVivo, che ha il compito di attirare gli investimenti privati verso la città. Questo vasto progetto di ristrutturazione e di riqualificazione si estende su vent'anni. Nello stesso tempo, si prevede di ristrutturare oltre 5 000 edifici, progetto che contribuirà alla conservazione di un prezioso patrimonio storico e culturale e, di conseguenza, allo sviluppo del settore dei servizi, che creerà posti di lavoro.

Liberec — Repubblica ceca

Il processo di ristrutturazione innescato dal cambiamento di sistema politico intende allineare l'economia alle norme comunitarie. Finanziato principalmente dal bilancio dello Stato e della regione e dai fondi comunitari, si traduce in un sostegno al settore delle PMI e nello sviluppo di partenariati pubblico-privati. I principali problemi incontrati riguardano l'indebitamento e la situazione delle finanze pubbliche.

Città di Breslavia — Polonia

Negli ultimi diciassette anni, la città ha modificato sia il suo profilo economico che il suo aspetto esterno. La riqualificazione del centro e di singoli quartieri della città ha attirato investitori privati. Sono sorti alberghi e ristoranti. La politica aperta delle autorità comunali, la cooperazione con città partner, le autorità regionali e il governo nazionale, la cooperazione tra la città e i comuni vicini hanno portato all'insediamento di nuovi rami di attività nei dintorni della città. Il parco tecnologico di Breslavia, gli istituti di insegnamento della città e l'industria hanno lanciato molte iniziative nel settore della ricerca e sviluppo. Nel periodo in questione, il tasso di disoccupazione è sceso dal 18 al 6 %. Il processo ha tuttavia avuto una conseguenza negativa, l'aumento del costo della vita in città, per es. un aumento del 400 % del prezzo degli immobili.


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/38


Parere del Comitato delle regioni — Pacchetto Legiferare meglio 2005 e 2006

(2007/C 305/08)

IL COMITATO DELLE REGIONI

ritiene assolutamente necessario rafforzare l'azione dell'Unione europea, degli Stati membri e degli enti regionali e locali grazie a un vero partenariato, al fine di rendere tale azione più efficiente nell'affrontare i problemi economici, sociali, ambientali e democratici dell'Europa, nel rispetto delle competenze dei diversi livelli di potere,

reputa che il miglioramento del quadro normativo, la semplificazione dell'acquis comunitario, l'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e il rafforzamento dei metodi di consultazione e valutazione d'impatto siano prioritari per promuovere un'autentica governance a più livelli in seno all'Unione europea,

deplora che il pacchetto «Legiferare meglio» faccia solo pochi riferimenti alla dimensione locale e regionale, mentre il Libro bianco sulla governance europea adottato nel 2001 sottolineava la necessità di realizzare un partenariato migliore tra i diversi livelli di potere, nella consapevolezza che sono in larga parte gli enti locali e regionali ad applicare — o addirittura a recepire in funzione delle loro competenze — la legislazione comunitaria,

auspica che il regolamento istituzionale che sarà delineato nel quadro dell'attuale CIG mantenga le disposizioni del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa relative agli enti locali e regionali e al Comitato delle regioni, e più in particolare quelle relative alla definizione, all'attuazione e al controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità,

è favorevole alla creazione, da parte della Commissione e dei parlamenti nazionali e regionali, quanto prima possibile, di un sistema di controllo dell'applicazione del principio di sussidiarietà che consenta di esaminare le proposte legislative comunitarie in maniera dettagliata già nelle primissime fasi del processo legislativo,

è favorevole a rafforzare il proprio impegno nella valutazione dell'impatto territoriale delle grandi politiche comunitarie e propone di mettere la propria competenza specifica al servizio della Commissione europea per contribuire alle valutazioni d'impatto relative a tutte le nuove proposte legislative aventi forti ripercussioni sul piano territoriale,

auspica che l'iniziativa «legiferare meglio» sia accompagnata da misure appropriate di informazione e comunicazione nei confronti dei soggetti responsabili dell'attuazione della normativa comunitaria, e segnatamente, nella grande maggioranza dei casi, gli enti locali e regionali, nonché dei beneficiari di quest'ultima, vale a dire i cittadini europei.

Testi di riferimento

Relazione Legiferare meglio 2005

COM(2006) 289 def.; SEC(2006) 289

Esame strategico del programma per legiferare meglio nell'Unione europea

COM(2006) 689 def.

Documento di lavoro della Commissione — Prima relazione sullo stato d'avanzamento della strategia per la semplificazione del contesto normativo

COM(2006) 690 def.

Documento di lavoro della Commissione — Misurazione dei costi amministrativi e riduzione degli oneri amministrativi nell'Unione europea

COM(2006) 691 def.

Programma d'azione per la riduzione degli oneri amministrativi nell'Unione europea

COM(2007) 23 def.; SEC(2007) 84; SEC(2007) 85

Relazione Legiferare meglio 2006

COM(2007) 286 def.; SEC(2007) 737

Relatore

:

VAN DEN BRANDE (BE/PPE), membro del Parlamento fiammingo

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Raccomandazioni generali

1.

ritiene assolutamente necessario rafforzare l'azione dell'Unione europea, degli Stati membri e degli enti regionali e locali grazie a un vero partenariato. Ciò al fine di rendere tale azione più efficiente nell'affrontare i problemi economici, sociali, ambientali e democratici dell'Europa, nel rispetto delle competenze dei diversi livelli di potere;

2.

reputa che il miglioramento del quadro normativo, la semplificazione dell'acquis comunitario, l'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e il rafforzamento dei metodi di consultazione e valutazione d'impatto siano prioritari per promuovere un'autentica governance a più livelli in seno all'Unione europea;

3.

sottolinea, nell'ambito dello sforzo di codificazione e rifusione delle proposte legislative profuso dalla Commissione, che «legiferare meglio» non deve significare solo «legiferare meno»: il ritiro da parte della Commissione di una proposta pendente dinanzi al legislatore deve sempre essere motivato da una valutazione dell'effettivo valore aggiunto per l'Europa di una proposta legislativa. Il Comitato esorta vivamente la Commissione a svolgere appieno il suo ruolo propulsivo al centro del processo di integrazione europea e rammenta che una visione politica coerente a lungo termine che si traduca in un'azione politica concreta è una condizione preliminare per «legiferare meglio» e «regolamentare meglio»;

4.

appoggia la Commissione nei suoi sforzi per «legiferare meglio», attraverso la decisione di ritirare una delle sue proposte legislative ogni qualvolta ciò si rivelasse appropriato ai fini del rispetto del principio di sussidiarietà, e la esorta a perseverare su questa strada;

5.

deplora che il pacchetto «Legiferare meglio» faccia solo pochi riferimenti alla dimensione locale e regionale, mentre il Libro bianco sulla governance europea adottato nel 2001 sottolineava la necessità di realizzare un partenariato migliore tra i diversi livelli di potere, nella consapevolezza che sono in larga parte gli enti locali e regionali ad applicare — o addirittura a recepire in funzione delle loro competenze — la legislazione comunitaria e che essi dovrebbero quindi essere più coinvolti nell'iniziativa «legiferare meglio» nel suo insieme, in particolare mediante la partecipazione del Comitato ai vari gruppi di coordinamento interistituzionale;

6.

auspica che gli enti locali, i parlamenti regionali e le altre assemblee regionali siano coinvolti, conformemente alle rispettive competenze, nell'elaborazione e nella redazione della normativa comunitaria al fine di rafforzare la legittimità democratica del processo decisionale;

7.

concorda sulla priorità, dichiarata nel programma di lavoro della Commissione per il 2007, di «semplificare e modernizzare il quadro normativo» per perseguire, fra gli altri, gli obiettivi di competitività, di crescita, di occupazione e di sviluppo sostenibile fissati dalla strategia di Lisbona e, così facendo, promuovere una migliore qualità della vita per i cittadini europei;

8.

accoglie con favore la relazione Legiferare meglio 2006, che tiene conto delle attese del Comitato di essere consultato e coinvolto nella fase prelegislativa, in particolare quanto al rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità nel quadro delle valutazioni d'impatto; per il futuro, tuttavia, insiste sulla necessità di moltiplicare questi sforzi per quanto riguarda l'aspetto del coordinamento tra i diversi livelli di potere e della comunicazione riguardante il processo decisionale comunitario, la portata dell'intervento legislativo europeo e il suo impatto finanziario e amministrativo sugli enti locali e regionali.

Applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

9.

ribadisce il suo attaccamento alla dimensione costituzionale dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e sottolinea l'importanza, per gli enti regionali e locali così come per il Comitato, di garantire, in assenza di un Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, l'attuazione più rapida possibile dei protocolli sul ruolo dei parlamenti nazionali nell'Unione europea e sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità o dei loro rispettivi contenuti;

10.

auspica che il regolamento istituzionale che sarà delineato nel quadro dell'attuale CIG mantenga le disposizioni del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa relative agli enti locali e regionali e al Comitato delle regioni, e più in particolare quelle relative alla definizione, all'attuazione e al controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità;

11.

sottolinea che, «a Trattato costante», i principi di sussidiarietà e proporzionalità sono le basi di una governance a più livelli, che comporta, per ciò stesso, una responsabilità condivisa nell'applicazione di tali principi. Ciò, a sua volta, presuppone la creazione di una vera cultura della sussidiarietà in seno all'Unione europea;

12.

accoglie con favore la Dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007 che, celebrando il 50o anniversario della firma dei Trattati di Roma, sottolinea la necessità di una ripartizione dei compiti tra l'Unione europea, gli Stati membri e gli enti regionali e locali e riconosce così la governance multilivello;

13.

invita le istituzioni europee a tener conto in maniera costante e sistematica della dimensione locale e regionale dei principi di sussidiarietà e proporzionalità in tutte le fasi del processo legislativo;

14.

a tal fine, desidera mettere a disposizione la propria competenza specifica, in particolare attraverso la rete di controllo della sussidiarietà, in base alle conclusioni e alle valutazioni delle due fasi di sperimentazione condotte fino ad oggi;

15.

esorta i parlamenti regionali ad istituire commissioni parlamentari incaricate di garantire il controllo dell'applicazione del principio di sussidiarietà, le quali diventerebbero, quindi, interlocutrici privilegiate della rete di controllo;

16.

accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di comunicare ogni nuova proposta legislativa e ogni nuovo documento di consultazione direttamente ai parlamenti nazionali e di invitarli a comunicarle le loro posizioni in merito a tali documenti al fine di migliorare il processo di elaborazione delle politiche, in particolare riguardo ai principi di sussidiarietà e proporzionalità e al contenuto stesso della proposta in questione. Inoltre, chiede che tale pratica sia estesa agli organi legislativi substatali, in funzione della ripartizione delle competenze vigente all'interno di ogni Stato membro;

17.

invoca la conclusione, negli Stati membri in cui le competenze sono ripartite tra i livelli nazionale e regionale, di un accordo interno a carattere vincolante sulla procedura da seguire nel quadro del meccanismo di allerta precoce riguardante il controllo sull'applicazione del principio di sussidiarietà;

18.

chiede pertanto alla Commissione di mettere a disposizione un sistema informatizzato che consenta agli enti locali e regionali di accedere alle informazioni appropriate in tutte le fasi del processo legislativo;

19.

è favorevole alla creazione, quanto prima possibile, da parte della Commissione e dei parlamenti nazionali e regionali, di un sistema di controllo dell'applicazione del principio di sussidiarietà che consenta di esaminare le proposte legislative comunitarie in maniera dettagliata già nelle primissime fasi del processo legislativo; insiste sul fatto che si dovrebbero prevedere delle modalità di cooperazione con il Comitato ai fini della creazione di tale sistema per approfittare delle sinergie esistenti. Il Comitato è disposto a condividere l'esperienza acquisita grazie alla propria rete di controllo della sussidiarietà.

Processo di consultazione e dialogo strutturato

20.

sottolinea l'importanza di essere consultato nel quadro del processo legislativo, in qualità di rappresentante istituzionale degli enti locali e regionali dell'Unione europea e di interlocutore istituzionale della Commissione. Ogni potenziamento di tale consultazione rende infatti il processo decisionale più aperto, inclusivo, operativo e democratico, riportando l'adozione delle decisioni al livello più vicino ai cittadini europei;

21.

ribadisce gli impegni assunti nel quadro del protocollo di cooperazione firmato con la Commissione nel novembre 2005, secondo il quale «in applicazione dei principi della governance, il Comitato svolge a pieno titolo un ruolo di raccordo nel dialogo con le associazioni degli enti territoriali. La Commissione fa sì che il CdR sia integrato appieno nella preparazione politica delle riunioni organizzate congiuntamente»; si compiace della partecipazione, dal 2004, di nove membri della Commissione a un dialogo strutturato, cui partecipano anche un'ottantina di associazioni europee e nazionali rappresentative degli enti locali e regionali;

22.

ritiene che il dialogo strutturato con le associazioni degli enti territoriali locali e regionali sia uno strumento da utilizzare in particolare nella fase preparatoria del programma di lavoro legislativo della Commissione;

23.

avanza, per il prosieguo della discussione con i partner che partecipano al dialogo strutturato, le seguenti proposte intese a migliorarne le modalità nonché a garantire i suoi obiettivi iniziali e il ruolo politico e istituzionale del Comitato:

organizzare al momento opportuno, durante l'anno, una sessione del dialogo strutturato per consentire alle associazioni degli enti locali e regionali e alla Commissione di annodare un vero dialogo sulle priorità operative prima che la Commissione adotti il suo programma annuale di lavoro legislativo,

definire il programma annuale del dialogo strutturato e l'ordine del giorno delle relative riunioni in stretta cooperazione tra il Comitato e le associazioni europee e nazionali degli enti locali e regionali,

sviluppare l'interfaccia con i mezzi di informazione locali e regionali, in collaborazione con le associazioni degli enti locali e regionali,

prevedere la possibilità, per gli enti locali e regionali, di sottoporre dei commenti scritti e proporre degli argomenti di loro interesse, in linea con l'agenda dell'Unione europea, e di ricevere una risposta in merito,

poter disporre, dopo ogni riunione, di un resoconto redatto dai servizi competenti della Commissione,

porre l'accento sull'esigenza di rafforzare il monitoraggio del dialogo strutturato mediante una valutazione periodica da effettuare in stretta cooperazione con il Comitato e con le associazioni nazionali ed europee che rappresentano gli enti territoriali;

24.

auspica inoltre che gli sia attribuita una maggiore responsabilità nell'organizzazione del dialogo strutturato e che questo processo sia reso più trasparente;

25.

ribadisce le raccomandazioni formulate nel parere in merito alla relazione Legiferare meglio 2004, volte a rendere sistematica la consultazione degli enti locali e regionali già in una prima fase dell'elaborazione della normativa europea; ritiene indispensabile garantire che tali consultazioni siano effettuate e che siano prese in considerazione.

Migliore attuazione e applicazione della normativa e delle politiche comunitarie a livello locale e regionale

26.

rammenta che gli enti locali e regionali sono in maggioranza tributari della buona o cattiva attuazione della normativa comunitaria a livello nazionale; insiste sull'importanza di un migliore coordinamento tra il livello nazionale e gli enti territoriali locali e regionali;

27.

ribadisce la necessità di applicare concretamente il principio di partenariato, sia nella fase di elaborazione che in quella di attuazione della legislazione e delle politiche comunitarie;

28.

ricordando che la Commissione ha lanciato e sviluppato l'idea dei contratti e delle convenzioni tripartite di obiettivi, ribadisce la propria proposta di revisione di tali strumenti e, forte dell'esperienza maturata nella fase sperimentale avviata dalla Commissione per le convenzioni tripartite, propone l'istituzione di patti territoriali europei;

29.

sottolinea che i patti territoriali europei, così come i gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT), consentirebbero di accrescere la coerenza territoriale e la flessibilità delle politiche a forte impatto locale, grazie a una collaborazione strutturata tra i diversi livelli di governance per realizzare obiettivi definiti congiuntamente tra i livelli locale, regionale, nazionale ed europeo; il ricorso a tali patti resterebbe comunque volontario;

30.

insiste sul fatto che non può esservi un vero partenariato senza un contributo finanziario da parte di ciascuna delle parti dell'accordo; propone che la riflessione sul tema del finanziamento dei patti territoriali europei si articoli intorno alle possibili sinergie tra due elementi: da un lato, per il livello europeo, le linee di bilancio esistenti nei settori interessati e i fondi strutturali, dall'altro, per i livelli locali, regionali e nazionali, le linee di bilancio disponibili. Ciò senza creare uno strumento finanziario aggiuntivo nel quadro della politica regionale comunitaria o sollecitare ulteriori risorse finanziarie a questo scopo;

31.

ritiene opportuno intensificare la concertazione tra la Commissione europea, il Consiglio dell'UE, il Parlamento europeo e il Comitato delle regioni per la definizione e l'attuazione dei patti territoriali europei;

32.

conferma alla Commissione la sua volontà di svolgere un ruolo proattivo per promuovere la conclusione dei patti territoriali e di costituire un partner affidabile per tutti gli attori interessati;

33.

chiede tuttavia un maggiore sostegno da parte della Commissione per quanto riguarda le iniziative degli enti locali e regionali; insiste inoltre sulla necessità di prestare una maggiore attenzione ai progetti attuali, che non possono essere messi da parte una volta conclusa la fase sperimentale.

Valutazione d'impatto e valutazione degli oneri amministrativi e finanziari

34.

accoglie con favore la proposta della Commissione di istituire un comitato indipendente per la valutazione d'impatto, posto sotto l'autorità del Presidente della Commissione, con l'obiettivo di rendere più efficace il controllo sulla qualità di tale valutazione, conformemente alla raccomandazione formulata dal Comitato nel parere sulla relazione Legiferare meglio 2004;

35.

è favorevole a rafforzare il proprio impegno nella valutazione dell'impatto territoriale delle grandi politiche comunitarie; insiste inoltre sul ruolo determinante che gli enti regionali e locali possono svolgere nel recepimento e nell'applicazione della normativa comunitaria, se coinvolti in modo appropriato nella sua elaborazione;

36.

sostiene la ricerca di un metodo comune per la valutazione d'impatto nonché di una metodologia comune per la valutazione dei costi amministrativi generati dalla legislazione europea; raccomanda di adattare tale metodologia al livello locale e regionale per poter valutare nel modo migliore gli oneri finanziari e amministrativi gravanti sugli enti locali e regionali, e auspica di essere pienamente associato alla cooperazione interistituzionale in questo campo;

37.

accoglie con favore il programma d'azione della Commissione europea per la riduzione degli oneri amministrativi nell'Unione europea, e sottoscrive l'obiettivo, proposto al Consiglio europeo dell'8 e 9 marzo 2007, di fissare al 25 % la riduzione degli oneri che l'Unione europea e gli Stati membri dovranno realizzare congiuntamente entro il 2012; ricorda tuttavia la necessità di tener conto della dimensione locale e regionale, come anche del ruolo degli enti locali e regionali nel conseguimento di tale obiettivo;

38.

propone, nello spirito del protocollo di cooperazione del novembre 2005, di mettere la propria competenza specifica al servizio della Commissione per contribuire alle valutazioni d'impatto relative a tutte le nuove proposte legislative aventi forti ripercussioni sul piano territoriale;

39.

a questo titolo si impegna a condurre un'esperienza pilota nel quadro della propria piattaforma di monitoraggio dell'attuazione della strategia di Lisbona al fine di contribuire, da un lato, a rendere sistematica la consultazione degli enti locali e regionali sulla legislazione comunitaria nella fase della sua elaborazione e, dall'altro, alla ricerca di un metodo comune per la valutazione dell'impatto di tale legislazione sugli enti locali e regionali. A questo proposito, ritiene opportuno e coerente con il proprio impegno per il conseguimento degli obiettivi di Lisbona essere rappresentato al Consiglio europeo di primavera.

Semplificazione della normativa comunitaria, trasparenza e informazione

40.

ribadisce la propria richiesta che nei piani di azione nazionali di semplificazione normativa venga previsto un capitolo regionale;

41.

si compiace dell'iniziativa della Commissione volta a promuovere la trasparenza, e a tale proposito rammenta che se l'UE vuole davvero accrescere la sua legittimità democratica deve anche coinvolgere maggiormente gli attori locali e regionali nel suo processo legislativo e decisionale. Deplora quindi che in tale iniziativa non si faccia riferimento alla dimensione locale e regionale e invita la Commissione a tenere maggiormente in considerazione questo aspetto;

42.

auspica che l'iniziativa «legiferare meglio» sia accompagnata da misure appropriate di informazione e comunicazione nei confronti dei soggetti responsabili dell'attuazione della normativa comunitaria, e segnatamente, nella grande maggioranza dei casi, gli enti locali e regionali, nonché dei beneficiari di quest'ultima, vale a dire i cittadini europei. La legislazione comunitaria, infatti, non può essere attuata in modo corretto se non viene compresa dai soggetti interessati, per cui è necessario impegnarsi a fondo per il loro coinvolgimento, ma anche fare uno sforzo di informazione e comunicazione;

43.

a questo proposito richiama l'attenzione della Commissione sulla necessità di garantire, prima dell'avvio formale dell'iter legislativo comunitario, ivi compresa la consultazione del Comitato, la traduzione di tutte le sue proposte legislative in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea;

44.

sottolinea il potenziale della propria rete di controllo della sussidiarietà di diventare uno strumento di informazione e comunicazione efficace nel quadro del processo legislativo comunitario.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/43


Parere del Comitato delle regioni — L'applicazione dell'approccio globale in materia di migrazione alle frontiere marittime meridionali dell'Unione europea e alle aree orientali e sudorientali vicine all'Unione europea

(2007/C 305/09)

IL COMITATO DELLE REGIONI

ritiene che la politica migratoria europea e la gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea rispettivamente siano di competenza dell'Unione europea e dei singoli Stati membri, i quali dovrebbero cooperare all'insegna della solidarietà e della fiducia reciproca, nel pieno rispetto dei diritti umani e della politica europea della migrazione,

è convinto che in materia di politica migratoria gli enti locali e regionali si trovino in prima linea per quanto concerne sia i problemi causati dalla migrazione illegale (accoglienza e gestione degli arrivi, lavoro nero, criminalità e sicurezza dei centri urbani) sia i servizi che tali enti devono garantire ai residenti (alloggio, assistenza sanitaria, istruzione, ecc.),

raccomanda di intraprendere azioni immediate di armonizzazione normativa per porre fine alla tratta di esseri umani e stroncare le organizzazioni criminali che la praticano,

fa notare che gli enti locali e regionali svolgono un importante ruolo di promozione della cooperazione e dei programmi di gemellaggio con i loro omologhi; ricorda inoltre che essi contribuiscono alla cooperazione decentrata con le competenze e le esperienze maturate. Tutto questo bagaglio deve essere inglobato sistematicamente nell'elaborazione della politica europea della migrazione,

invita la Commissione ad incoraggiare e contribuire all'individuazione di soluzioni pratiche per rafforzare la gestione delle frontiere marittime meridionali e aumentare la capacità dell'Unione europea, dei suoi Stati membri e dei suoi enti locali e regionali di affrontare situazioni critiche come un afflusso massiccio di immigranti illegali,

nel contempo, incoraggia gli attori locali e regionali ad utilizzare nei vari progetti le risorse a disposizione e sottolinea la necessità di rendere tali risorse disponibili al più presto,

raccomanda di coinvolgere gli enti locali e regionali e le loro associazioni nazionali, in particolare nei paesi candidati ma anche nei paesi partner, nelle iniziative europee in settori come la formazione e i programmi di gemellaggio destinati alle forze dell'ordine, la cooperazione con Frontex, la protezione sociale e la formazione di funzionari competenti per le questioni occupazionali, il reinserimento delle vittime della tratta, la raccolta di dati e il controllo dei flussi migratori.

Testi di riferimento

L'approccio globale in materia di migrazione un anno dopo: verso una politica europea globale della migrazione

COM(2006) 735 def.

Rafforzare la gestione delle frontiere marittime meridionali dell'Unione europea

COM(2006) 733 def.

Applicazione dell'approccio globale in materia di migrazione alle aree orientali e sudorientali vicine all'Unione europea

COM(2007) 247 def.

Relatore

:

Ian MICALLEF (MT/PPE), membro del consiglio comunale di Gzira

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Raccomandazioni di carattere generale

1.

ritiene che la politica migratoria europea e la gestione delle frontiere esterne dell'Unione europea rispettivamente siano di competenza dell'Unione europea e dei singoli Stati membri, i quali dovrebbero cooperare all'insegna della solidarietà e della fiducia reciproca, nel pieno rispetto dei diritti umani e della politica europea della migrazione;

2.

appoggia gli sforzi dell'Unione europea, che dal 1999 ha intrapreso una serie di iniziative per una politica europea della migrazione, e incoraggia la Commissione europea a procedere ancora in questa direzione, gettando le basi anche per una cooperazione e un coordinamento più stretti tra l'UE e i paesi terzi; si rallegra inoltre, in particolare, che nelle conclusioni del Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 2007 sia stato riconfermato l'obiettivo comune di pervenire all'adozione di una tale politica;

3.

è convinto che in materia di politica migratoria gli enti locali e regionali si trovino in prima linea per quanto concerne sia i problemi causati dalla migrazione illegale (accoglienza e gestione degli arrivi, lavoro nero, criminalità e sicurezza dei centri urbani) sia i servizi che tali enti devono garantire ai residenti (alloggio, assistenza sanitaria, istruzione, ecc.);

4.

sottolinea il ruolo fondamentale svolto dagli enti locali e regionali, data l'esperienza da loro maturata attraverso le relazioni con i paesi di origine degli immigrati e le misure adottate per integrare questi ultimi, in particolare nei campi dell'assistenza sanitaria, dei servizi abitativi, dell'istruzione e dell'occupazione;

5.

invita la Commissione a lanciare, con la cooperazione delle autorità nazionali, locali e regionali, campagne di sensibilizzazione e informazione dell'opinione pubblica sulle politiche della migrazione legale e il loro impatto positivo, in particolare al fine di fugare i timori dei cittadini. Parallelamente, chiede alla Commissione di aiutare i paesi di origine a varare campagne intese ad accrescere la consapevolezza e la conoscenza delle possibilità di migrazione legale come anche a sottolineare i rischi di quella illegale;

6.

sollecita la Commissione a proporre meccanismi che garantiscano, in futuro, una regolarizzazione coordinata degli immigrati illegali nel quadro di un regime comune di immigrazione e di asilo; accoglie quindi con favore la proposta della Commissione di pubblicare, entro la fine del 2007, uno studio sulle pratiche della regolarizzazione negli Stati membri e sui relativi effetti per gli enti regionali e locali;

7.

appoggia la proposta della Commissione secondo cui, quando uno Stato membro della regione si trova di fronte a una situazione critica quale un afflusso massiccio di immigranti, si dovrebbe potenziare la capacità della futura rete di pattuglie costiere;

8.

accoglie con favore la decisione del Parlamento europeo di aumentare in misura considerevole i fondi destinati a Frontex e di approvare la dotazione di bilancio delle squadre di intervento rapido alle frontiere; raccomanda che, riguardo a queste squadre, sia previsto anche il coordinamento tra gli Stati membri e le altre parti interessate, ivi comprese le comunicazioni con i proposti centri di comando regionali sulle frontiere marittime esterne meridionali (1) e con le amministrazioni regionali particolarmente interessate dall'afflusso di immigranti;

9.

appoggia la proposta di istituire un gruppo di esperti provenienti dalle amministrazioni degli Stati membri, da mettere con breve preavviso a disposizione di altri Stati membri le cui capacità siano messe a dura prova. Tale gruppo potrebbe in particolare aiutare gli Stati in questione a effettuare una prima valutazione rapida dei singoli casi ai punti di arrivo, identificando tra l'altro gli immigrati e determinando quali di essi possano essere rinviati nei paesi di origine o di transito; in un secondo momento, potrebbe collaborare a gestire i singoli casi in maniera efficace, ad esempio valutando le condizioni di salute degli immigranti e dei rifugiati e gli eventuali problemi epidemiologici correlati, e occuparsi in modo specifico dei casi di minori non accompagnati e di altri gruppi vulnerabili;

10.

raccomanda che la composizione del gruppo di esperti provenienti dalle amministrazioni degli Stati membri rifletta il più possibile le esigenze degli enti locali e regionali, che al gruppo siano associati, su richiesta, i rappresentanti delle amministrazioni regionali o locali delle zone interessate e quelli delle associazioni nazionali o regionali degli enti locali, e che anche le amministrazioni regionali e locali abbiano la possibilità di chiedere l'intervento degli esperti nel proprio territorio, dato che in qualsiasi Stato membro l'afflusso di immigrati illegali ha un impatto immediato sulla località o regione di arrivo;

11.

concorda con la proposta del Consiglio Giustizia e affari interni secondo cui gli accordi di partenariato su migrazione e sviluppo dovrebbero obbligare i paesi partner a riconoscere i principi della democrazia e dello Stato di diritto e a garantire la tutela dei diritti umani;

12.

raccomanda di intraprendere azioni immediate di armonizzazione normativa per porre fine alla tratta di esseri umani e stroncare le organizzazioni criminali che la praticano;

13.

condivide la richiesta della Commissione agli Stati membri di moltiplicare gli sforzi per assicurare una rapida attuazione delle misure già concordate e per integrare l'azione dell'Unione europea con le loro iniziative;

14.

sottolinea che i governi regionali e locali vanno considerati parti interessate e devono quindi essere coinvolti in tutte queste iniziative di dialogo anche con i paesi di origine e di transito, in particolare tramite il Comitato delle regioni;

15.

sottolinea l'importanza, e auspica vivamente di poter partecipare attivamente alle future edizioni, di convegni come quello intitolato Integrating cities: European policies, local practices (Integrare le città: politiche europee, prassi locali), organizzato nel 2006 per promuovere lo scambio di buone pratiche e rafforzare la cooperazione tra le regioni, e raccomanda all'UE di sfruttare il potenziale delle regioni che formano la sua frontiera marittima come piattaforma per lo sviluppo di relazioni reciprocamente proficue con i paesi terzi;

16.

sottolinea che gli enti locali e regionali svolgono un importante ruolo di promozione della cooperazione e dei programmi di gemellaggio con i loro omologhi; ricorda inoltre che essi contribuiscono alla cooperazione decentrata con le competenze e le esperienze maturate nell'esercizio di funzioni quali la sanità pubblica e l'istruzione, i servizi urbani e lo sviluppo economico del territorio, nonché con il sostegno istituzionale alla gestione locale e con la loro esperienza in materia di democrazia locale e regionale e di funzionamento delle istituzioni democratiche. Tutto questo bagaglio deve essere inglobato sistematicamente nell'elaborazione della politica europea della migrazione;

17.

invita la Commissione a incoraggiare e contribuire all'individuazione di soluzioni pratiche per rafforzare la gestione delle frontiere marittime meridionali e aumentare la capacità dell'Unione europea, dei suoi Stati membri e dei suoi enti locali e regionali di affrontare situazioni critiche quali un afflusso massiccio di immigranti illegali;

18.

sottolinea la propria richiesta unanime, formulata nel febbraio 2007 (CdR 258/2006 fin) (2), di creare un'agenzia, con sede a Malta, con il compito specifico di affrontare la questione dell'immigrazione illegale e delle domande di asilo dei cittadini di paesi terzi;

19.

chiede una speciale attenzione per le regioni comunitarie dell'area mediterranea e di quella atlantica in cui si registra un afflusso particolarmente sostenuto di immigranti illegali, e che lamentano la mancanza di mezzi per far fronte a un tale fenomeno nel dovuto rispetto della dignità umana. Tale situazione esige un'azione immediata e decisiva al livello locale, regionale, nazionale e comunitario per impedire ulteriori tragedie tra gli immigranti illegali, molti dei quali muoiono nel tentativo di raggiungere le coste dell'Unione europea, e le conseguenze derivanti da tale afflusso per la sicurezza e la coesione dell'intera UE. Sottolinea quindi la necessità di una politica di breve termine che affronti con urgenza ed efficacia i problemi posti dall'afflusso di immigranti illegali, e chiede urgentemente la creazione di uno strumento finanziario specifico per le regioni con i livelli più elevati di immigrazione e per le zone di transito in cui si registrano afflussi consistenti di immigranti illegali;

20.

sottolinea che gli Stati membri devono manifestare la loro solidarietà in modo tangibile, adottando misure concrete per alleviare la pressione che il continuo afflusso massiccio di immigranti esercita sugli Stati e le regioni che si trovano in prima linea, e consentendo il trasferimento e la permanenza di tali immigranti sul proprio territorio fino a quando non sia stata presa una decisione finale in merito al loro status;

21.

incoraggia nel contempo gli attori locali e regionali a utilizzare nei vari progetti le risorse a disposizione, in particolare il Fondo per le frontiere esterne, il Fondo per i rimpatri, il Fondo per i rifugiati e il Fondo per l'integrazione, e sottolinea la necessità di rendere tali risorse disponibili al più presto. Osserva con preoccupazione che il Fondo per le frontiere esterne e il Fondo per l'integrazione avrebbero dovuto essere operativi già dal 1o gennaio 2007, mentre il Fondo per i rimpatri non sarà attivato prima del 2008;

22.

invita gli Stati membri ad associare, nel rispetto del principio di sussidiarietà, gli enti locali e regionali all'elaborazione delle politiche migratorie e alla definizione dei piani nazionali per l'integrazione e l'occupazione, anche per quanto concerne il contingentamento dei lavoratori stranieri da ammettere nei rispettivi territori; ritiene inoltre che la dimensione locale e regionale debba essere compresa nelle analisi, nelle statistiche e nelle relazioni intese a definire le politiche migratorie europee.

Le relazioni con l'Africa

23.

condivide l'approccio volto a intensificare il dialogo e la cooperazione con l'Africa sulle tematiche della migrazione, coprendone tutti gli aspetti, dalla migrazione legale e illegale al rafforzamento della tutela dei rifugiati e al miglioramento delle sinergie tra la politica migratoria e quella di sviluppo;

24.

riguardo ai paesi nordafricani, ricorda che si punterà a nuovi sviluppi, promuovendo e incrementando i protocolli bilaterali a livello regionale nel quadro della politica europea di vicinato (PEV) e della politica di «Grande vicinato» tra le regioni ultraperiferiche (RUP) e i paesi vicini dell'Africa subsahariana, le quali tengono conto delle questioni legate alla migrazione. Si dovrebbe peraltro continuare a lavorare anche nel contesto del partenariato euromediterraneo e rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale con i partner mediterranei, coinvolgendo gli enti locali e regionali;

25.

sottolinea che, in questo quadro di cooperazione bilaterale, è essenziale approfittare dell'esperienza che vantano alcune regioni, come le RUP. Queste ultime, data la loro particolare posizione geografica e la loro riconosciuta esperienza, offrono all'UE una piattaforma privilegiata di cooperazione con i paesi vicini;

26.

appoggia la cooperazione dell'Unione europea con l'Africa, così come definita dalla strategia dell'UE per l'Africa e volta innanzitutto a conseguire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) per la promozione dello sviluppo sostenibile, della sicurezza e del buongoverno attraverso un dialogo costante con i paesi ACP in base al programma stabilito dall'articolo 13 dell'accordo di Cotonou;

27.

osserva che l'articolo 13 dell'accordo di Cotonou prevede che «ciascuno Stato ACP accetta il rimpatrio dei propri cittadini presenti illegalmente sul territorio di uno Stato membro dell'Unione europea e li riammette sul proprio territorio su richiesta di detto Stato membro e senza ulteriori formalità. […] Gli Stati ACP forniscono ai propri cittadini documenti d'identità appropriati a tal fine»;

28.

sottolinea che l'UE dovrebbe promuovere l'applicazione di tale articolo e moltiplicare gli sforzi per obbligare i paesi di origine a riammettere coloro che, pur non avendo diritto all'asilo, hanno preso la strada della migrazione illegale;

29.

prende atto della proposta di creare delle piattaforme sulla migrazione e sullo sviluppo che riuniscano i paesi africani, gli Stati membri dell'UE e le organizzazioni internazionali allo scopo di gestire i flussi migratori in maniera più efficace nell'interesse di tutti; è convinto che gli enti locali e regionali, in particolare quelli direttamente interessati, dovrebbero partecipare anche tramite le proprie associazioni nazionali e regionali a queste piattaforme di cooperazione e al dialogo con i paesi ACP, dal momento che ciò andrebbe a beneficio di tutte le parti interessate;

30.

appoggia l'iniziativa della Commissione volta a promuovere gli investimenti in settori ad elevata intensità di manodopera nelle regioni dell'Africa in cui vi è una forte emigrazione e a invitare gli Stati membri a dare il loro contributo, anche se non bisogna dimenticare che questa attività di promozione non è possibile senza una appropriata partecipazione delle imprese private, e che a questo fine occorrerebbe mettere a punto gli strumenti per facilitare tali investimenti;

31.

appoggia la proposta della Commissione di creare dei profili migratori per ciascuno dei paesi in via di sviluppo interessati e delle squadre di appoggio alla migrazione (migration support teamsMISTs) composte da esperti degli Stati membri, in grado di fornire l'assistenza necessaria ai paesi africani che la richiedano. Appoggia altresì le iniziative della Commissione per la creazione di una rete panafricana di «osservatori» sulla migrazione e/o di istituti di ricerca su tale fenomeno, ma sottolinea che gli enti locali e regionali andrebbero dotati delle competenze necessarie e inoltre che gli esperti delle regioni e degli enti locali sono senz'altro in grado di recare un valore aggiunto alle squadre di appoggio;

32.

sottolinea che le amministrazioni locali e regionali possono contribuire alla raccolta delle informazioni da pubblicare sul portale dell'Unione europea sull'immigrazione, sul portale europeo della mobilità professionale, nel quadro della rete EURES e sul portale europeo della mobilità dei ricercatori: in questo modo, come si è detto, si fornirebbero ai paesi africani ragguagli sulle possibilità di lavorare legalmente in Europa, grazie anche a campagne d'informazione mirate. Le amministrazioni locali e regionali possono inoltre contribuire a facilitare la gestione dei lavoratori stagionali, degli scambi di studenti e ricercatori e di altre forme di spostamento legale di persone.

Contrastare l'immigrazione illegale e potenziare le misure di integrazione

33.

appoggia la proposta di una nuova normativa volta a imporre sanzioni a chi impiega immigrati illegali e le iniziative con le quali Europol si impegnerà a combattere il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani;

34.

sottolinea inoltre la necessità di sforzarsi di adottare tutte le misure necessarie per porre fine alla tratta di esseri umani, assicurare alla giustizia le persone e/o le organizzazioni criminali che la praticano e infine lottare contro l'economia sommersa che dà origine a tali attività;

35.

appoggia il potenziamento, annunciato dalla Commissione, delle attività relative alle misure di integrazione. In tale contesto verranno elaborati strumenti che consentano una più ampia partecipazione delle diverse parti interessate, compresi gli stessi migranti, contribuendo così a promuovere una strategia di integrazione efficace. Al riguardo il Comitato è convinto che i governi locali e regionali debbano essere considerati parti interessate ed essere quindi coinvolti in tutte queste iniziative di dialogo;

36.

osserva che detti strumenti comprenderanno: a) la creazione di una piattaforma d'integrazione in cui le parti interessate possano scambiarsi regolarmente i loro punti di vista; b) il consolidamento del ruolo svolto dagli enti locali; c) la creazione di un sito Internet per l'integrazione e versioni aggiornate del Manuale di integrazione e della relazione annuale sulla migrazione e l'integrazione.

L'agenzia Frontex

37.

raccomanda l'applicazione dell'articolo 7 del regolamento (CE) n. 2007/2004 che istituisce un'Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Frontex), in quanto si tratta di un'importante misura di solidarietà tra gli Stati membri. Questi ultimi, infatti, fornirebbero su base volontaria le attrezzature tecniche a Frontex, mentre l'agenzia garantirebbe la gestione di tali attrezzature e le metterebbe a disposizione degli altri Stati membri che ne facciano richiesta a seguito di un'analisi dei fabbisogni e dei rischi effettuata dall'agenzia stessa;

38.

osserva che, per permettere a Frontex di effettuare un'analisi mirata e generale dei rischi, allo scopo di prevenire e gestire situazioni di emergenza, l'agenzia dovrebbe avere accesso alle informazioni raccolte dai funzionari di collegamento sull'immigrazione degli Stati membri;

39.

appoggia la proposta della Commissione di modificare il regolamento (CE) n. 377/2004 relativo alla creazione di una rete di funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione, in modo da permettere a Frontex di accedere alle informazioni e partecipare alle riunioni organizzate nel quadro della rete. Tali informazioni, infatti, costituiscono una risorsa utile e il CdR accoglie quindi con favore la possibilità di accedervi;

40.

sottolinea la necessità che la Commissione assicuri il pattugliamento delle frontiere da parte di Frontex, in particolare al largo delle Canarie e nel Mediterraneo centrale, in tutti i periodi di mare calmo, specialmente da metà primavera a inizio autunno, al fine di impedire ulteriori flussi migratori verso l'Unione europea;

41.

incoraggia la Commissione a proporre incentivi per impegnare gli Stati dell'Africa settentrionale a collaborare per evitare il traffico di esseri umani sulle coste europee del Mediterraneo. Tuttavia, il miglior modo per arrivare a una soluzione di lungo periodo consiste nell'applicare politiche di aiuti allo sviluppo nei paesi d'origine.

Le aree orientali e sudorientali vicine all'Unione europea

42.

Osserva che, nell'applicazione dell'approccio globale alle aree orientali e sudorientali vicine all'UE, l'obiettivo principale è mantenere la coerenza e la complementarità con il dialogo già in corso e con le iniziative di cooperazione sulle questioni migratorie e le tematiche connesse già avviate nel contesto generale della politica di relazioni esterne dell'UE;

43.

sostiene il parere della Commissione secondo cui il dialogo con le autorità dei paesi candidati e dei paesi partner dovrebbe includere discussioni su come l'impatto della migrazione in termini di sviluppo possa contribuire a rafforzare la stabilità e a favorire la crescita nella regione, anche attraverso la promozione di politiche volte ad evitare la fuga di cervelli, prevedendo investimenti nella formazione e nello sviluppo delle capacità, al fine di migliorare le condizioni di lavoro e aumentare le possibilità occupazionali;

44.

propone di lavorare in più stretta collaborazione con il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa per quanto riguarda i paesi membri di quest'ultimo, in modo da migliorare la capacità dei paesi partner di trattare gli immigrati irregolari conformemente alle norme internazionali e ai bisogni delle vittime della tratta di esseri umani e di altri soggetti vulnerabili;

45.

raccomanda di coinvolgere gli enti locali e regionali e le loro associazioni nazionali, in particolare nei paesi candidati, ma anche nei paesi partner, nelle iniziative europee in settori come la formazione e i programmi di gemellaggio destinati alle forze dell'ordine, la cooperazione con Frontex, la protezione sociale e la formazione di funzionari competenti per le questioni occupazionali, il reinserimento delle vittime della tratta, la raccolta di dati e il controllo dei flussi migratori;

46.

accoglie con favore la proposta di conferire a Frontex un ruolo più importante, compreso lo sviluppo della cooperazione con la Russia, l'Ucraina, la Moldova, la Georgia, i Balcani occidentali e i paesi asiatici; sottolinea tuttavia che l'agenzia dovrebbe prima rafforzare le sue attività attuali e l'analisi dei rischi, dato che esse sono iniziate ad anno già avanzato e sono poi state sospese durante l'estate, periodo di altissimo afflusso di immigrati irregolari nelle regioni meridionali d'Europa;

47.

sostiene la proposta di approfondire il dialogo globale con la Russia su tutte le questioni legate alle migrazioni compreso l'asilo, la protezione degli sfollati interni ai paesi in base alle norme internazionali, la lotta all'immigrazione irregolare e la tratta di esseri umani, la migrazione di manodopera e tutti gli aspetti sociali relativi al fenomeno migratorio;

48.

ribadisce che gli Stati che hanno messo in dubbio l'efficacia delle pattuglie congiunte dovrebbero essere più disponibili a stanziare risorse a favore di Frontex, non solo in uno spirito di condivisione degli oneri, ma anche per interesse diretto, in quanto le migrazioni irregolari sono un problema che interessa tutta l'Europa e non solo i paesi delle coste mediterranee.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


(1)  COM(2006) 733 def., punto 23.

(2)  Parere del Comitato delle regioni sul tema Verso una politica marittima dell'Unione, adottato all'unanimità in data 13 febbraio 2007, nel corso della 68a sessione plenaria.


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/48


Parere di prospettiva del Comitato delle regioni — Situazione delle donne migranti nell'Unione europea

(2007/C 305/10)

IL COMITATO DELLE REGIONI

sottolinea che un'integrazione ottimale delle donne e degli uomini migranti, tenuto conto anche del loro ruolo di educatori, rappresenta un elemento chiave, essenziale anche per l'effettiva inclusione della seconda e terza generazione delle persone con famiglie di origine straniera, in considerazione del ruolo della donna nello sviluppo delle società,

mette in rilievo che l'integrazione implica la condivisione ed il rispetto dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, costituenti il patrimonio giuridico europeo,

mette in evidenza il ruolo essenziale che rivestono sul campo i servizi pubblici, in particolare quelli territoriali, e la loro capacità di creare reti nel territorio con le comunità, le associazioni di donne migranti e quelle di volontariato,

si preoccupa degli alti tassi di insuccesso e dispersione scolastica tra le ragazze giovani di origine straniera, le quali nelle scelte formative e professionali vengono penalizzate e talvolta limitate anche dalle loro famiglie oltre che da pregiudizi culturali o da difficili condizioni economiche. A suo parere, per assicurare che nel sistema scolastico vi siano pari opportunità per le ragazze (e anche per i ragazzi) di famiglie di immigrati, è necessario familiarizzare i genitori con tale sistema, e metterli in condizione di prendere decisioni sull'educazione dei loro figli e soprattutto delle loro figlie che siano ben fondate e che tengano conto del loro potenziale e delle loro aspirazioni individuali, al di là degli stereotipi di genere. Ritiene, inoltre, necessarie azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento, nei confronti di tutti gli interessati, così da favorire un'effettiva parità di opportunità.

Relatrice

:

Sonia MASINI (IT/PSE) presidente della provincia di Reggio Emilia

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

si compiace della richiesta da parte della Commissione di un parere di prospettiva sull'argomento, anche in riferimento all'anno in corso come Anno europeo delle pari opportunità per tutti e al 2008 come Anno europeo del dialogo interculturale;

2.

riafferma la necessità di un'organica politica europea dell'immigrazione che preveda strumenti coordinati tra Stati e comunità locali e regionali e azioni coerenti riguardo all'immigrazione legale: e questo sia allo scopo di favorire l'integrazione degli immigrati che agiscono nel rispetto delle leggi dei paesi di accoglienza, che a quello di potenziare la lotta all'immigrazione clandestina ed alla irregolarità;

3.

ricorda che la comunicazione della Commissione Un'Agenda comune per l'integrazione riconosce che ciascuna azione deve integrare una prospettiva di genere nonché un'attenzione specifica per i giovani migranti ed i bambini;

4.

sottolinea che un'integrazione ottimale delle donne e degli uomini migranti, tenuto conto anche del loro ruolo di educatori, rappresenta un elemento chiave, essenziale anche per l'effettiva inclusione della seconda e terza generazione delle persone con famiglie di origine straniera, in considerazione del ruolo della donna nello sviluppo delle società;

5.

ricorda di aver evidenziato, nel proprio parere sul Piano d'azione sull'immigrazione legale, la preoccupazione degli enti locali e regionali per la dimensione di genere, in quanto occorre tenere conto delle discriminazioni cui può essere soggetta la donna a causa del genere, dell'origine etnica, della provenienza geografica e di altre cause di discriminazione indicate all'articolo 13 del trattato CE;

6.

ricorda la necessità di garantire una protezione giuridica efficace contro la discriminazione; di valutare azioni future a completamento dell'attuale quadro legislativo; di integrare i principi della non discriminazione e delle pari opportunità nelle politiche dell'Unione; di promuovere l'innovazione e le buone pratiche; di migliorare la sensibilizzazione delle parti interessate e della comunità d'accoglienza e la cooperazione con le stesse; di affrontare la discriminazione e l'esclusione sociale cui sono soggette numerose minoranze etniche;

7.

ribadisce che l'integrazione è un processo a due direzioni: esso coinvolge infatti da un lato le comunità di accoglienza e, dall'altro, le stesse donne migranti, sia individualmente che in quanto appartenenti a comunità nazionali, e che l'opera di sensibilizzazione è necessaria sia per la comunità di migranti che per quella di accoglienza;

8.

sottolinea che l'integrazione implica la condivisione ed il rispetto dei doveri e dei diritti fondamentali della persona, costituenti il patrimonio giuridico europeo, come riconosciuti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo, dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani;

9.

prende atto che, con particolare riferimento alle donne immigrate, possono profilarsi situazioni di conflitto tra diverse categorie di diritti individuali e il diritto all'identità culturale e religiosa; afferma che quest'ultimo è meritevole di tutela a condizione che i comportamenti ritenuti espressione di tale identità non violino diritti fondamentali e siano comunque frutto di scelte libere e consapevoli delle donne, e non imposti dalla rete familiare o dalla comunità di appartenenza e/o di origine;

10.

constata che gli enti regionali e locali hanno maturato una considerevole esperienza nelle politiche di accoglienza, di mediazione, di accesso al mercato del lavoro e di welfare rivolte alle donne immigrate, nonché nel contrasto alle forme di sfruttamento e violenza: tale esperienza può essere estremamente utile per l'elaborazione di nuove strategie e programmi europei; allo stesso tempo, per poter sviluppare strategie e programmi efficaci, è urgentemente necessario coinvolgere le associazioni di donne migranti e altre rappresentanti dei gruppi di immigrati interessati in un dialogo permanente con gli enti locali e regionali, nonché dare rappresentanza a questi gruppi nell'ambito dell'amministrazione;

11.

invita pertanto, in linea con il Parlamento europeo, gli Stati membri e l'Unione europea, a sostenere questi sforzi sia sul piano finanziario che su quello delle risorse umane che attraverso uno scambio di informazioni e buone pratiche;

12.

accoglie con notevole soddisfazione l'approvazione del programma quadro Solidarietà e gestione dei flussi migratori, e segnatamente la previsione di un Fondo per l'integrazione, le cui misure dovranno tener conto della dimensione di genere e dell'integrazione ottimale delle donne di ogni età, dei giovani e dei figli dei migranti;

13.

ribadisce l'auspicio, formulato nel proprio parere sul Piano d'azione sull'immigrazione legale, che la gestione del Fondo per l'integrazione tenga conto delle esigenze degli enti locali e regionali e che questi ultimi partecipino in modo attivo e costruttivo alla negoziazione dei programmi nazionali e dei piani operativi;

14.

mette in evidenza il fondamentale contributo delle comunità organizzate di donne migranti e delle ONG;

15.

sottolinea l'importanza, ai fini della promozione dei diritti delle donne, di prendere misure congiunte con i paesi di origine e invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere azioni realizzate dagli enti regionali e locali in collaborazione con tali paesi e le rispettive autorità regionali o locali al fine di stabilire appropriati indicatori;

16.

ricorda la grande importanza di un uso della lingua sensibile al genere.

Quadro statistico

17.

mette l'accento sulla mancanza a tutt'oggi di dati statistici dettagliati sull'immigrazione nell'Unione europea e in particolare sull'immigrazione illegale e su tutte le condizioni di irregolarità sul lavoro;

18.

considera essenziale che il processo di raccolta dei dati includa variabili di genere non vincolanti e che vengano elaborati indicatori di disuguaglianze di genere;

19.

sottolinea le possibilità di analisi offerte dai dati elaborati a livello regionale e locale, indispensabili per mettere in opera le politiche decentrate e per assicurare un approccio qualitativo al fenomeno migratorio.

Servizi sociali e sanitari

20.

constata che l'accesso ai servizi sociosanitari costituisce spesso il primo contatto della migrante con il mondo dei servizi pubblici e con le regole della società di accoglienza e ritiene indispensabile superare le discriminazioni che di fatto si profilano, al fine di eliminare le «disuguaglianze di salute»;

21.

sottolinea la necessità che tutta la popolazione migrante sia interessata dalle attività di controllo e prevenzione sanitaria che vengono assicurate dai servizi appositi; sottolinea inoltre la necessità di predisporre e finanziare appositi programmi sociali e sanitari che, sulla base di oggettive indagini su specifici problemi di salute, possano contrastare le patologie ricorrenti nella popolazione migrante;

22.

sottolinea la necessità di rafforzare le attività di informazione e di sensibilizzazione sanitaria appropriate rivolte alle persone di origine straniera, in particolare alle donne, e considera importante strutturare forme di ascolto più attento alle specificità individuali e culturali. A questo fine si devono valorizzare strumenti quali la mediazione linguistica e culturale e il dialogo, da attuare oltre che con i singoli e con i gruppi anche con le associazioni. Il rispetto della diversità delle culture deve basarsi sul diritto fondamentale della donna alla salute e all'autodeterminazione, segnatamente in campo sanitario e sessuale;

23.

appoggia pertanto la realizzazione di misure mirate di informazione, prevenzione, sostegno e sensibilizzazione allo scopo di combattere qualsiasi pratica o tradizione discriminatoria e/o umiliante, e di valorizzare strumenti efficaci e di qualità. Tali strumenti, messi in atto nei diversi Stati europei a livello nazionale o a livello regionale e locale, hanno essenzialmente un carattere preventivo e promozionale e l'obiettivo di fungere da ponte/dialogo multidisciplinare e transculturale: tra di essi si possono citare ad esempio interventi di mediazione linguistico-culturale, corsi di accompagnamento alla nascita, iniziative di coinvolgimento sociale per le donne immigrate, formule di consultazione transculturale, ecc.);

24.

mette in evidenza il ruolo essenziale che rivestono sul campo i servizi pubblici, in particolare quelli territoriali (come i consultori familiari), e la loro capacità di creare reti nel territorio con le comunità, le associazioni di donne migranti e quelle di volontariato, il terzo settore;

25.

considera importante incrementare la diffusione di buone prassi in ambito sociale e sanitario, istituendo un vero e proprio registro europeo in cui inserire le diverse politiche di eccellenza e le migliori pratiche messe in atto nel settore.

Istruzione, politiche giovanili e cultura

26.

sottolinea che le giovani generazioni rappresentano la scommessa decisiva su cui fondare una prospettiva di integrazione, anche in considerazione del ruolo fondamentale di mediazione che possono svolgere tra società di crescita e famiglia di appartenenza;

27.

riafferma la necessità di attuare azioni specifiche ed appropriate per consentire la piena integrazione degli immigrati nel sistema educativo di accoglienza (in primo luogo la formazione linguistica), in particolare nel periodo iniziale del loro soggiorno;

28.

ribadisce l'esigenza di concepire programmi scolastici che riflettano le diversità;

29.

ricorda quanto già osservato nel proprio parere sul Piano d'azione sull'immigrazione legale riguardo l'alto tasso di insuccesso scolastico in molti paesi dell'UE dei giovani di origine straniera, nonché la proposta di creare strumenti finanziari e politiche specifiche per affrontare tali problemi. In particolare rileva la necessità di operare affinché tutti i giovani possano realizzare le proprie aspirazioni e il proprio potenziale; rileva la necessità di prestare particolare attenzione ai risultati scolastici e alle opportunità di formazione delle ragazze. Una stretta interazione tra i docenti e i genitori e un'informazione completa sul sistema di istruzione dovrebbero garantire che il potenziale individuale delle ragazze venga riconosciuto e incoraggiato in base alle loro aspirazioni e necessità;

30.

mette l'accento sulla particolare situazione delle donne migranti di ogni età, soprattutto le ragazze giovani di origine straniera, talvolta divise tra l'identità culturale trasmessa dalle famiglie e l'attrazione verso nuove identità che le società in cui crescono propongono loro; sottolinea come esse meritino specifica attenzione poiché possono essere una delle forze vere grazie a cui potrà camminare la nuova Europa;

31.

si preoccupa degli alti tassi di insuccesso e dispersione scolastica tra le ragazze giovani di origine straniera, le quali nelle scelte formative e professionali vengono penalizzate e talvolta limitate anche dalle loro famiglie oltre che da pregiudizi culturali o da difficili condizioni economiche. A suo parere, per assicurare che nel sistema scolastico vi siano pari opportunità per le ragazze (e anche per i ragazzi) di famiglie di immigrati, è necessario familiarizzare i genitori con tale sistema, e metterli in condizione di prendere decisioni sull'educazione dei loro figli, e soprattutto delle loro figlie, che siano ben fondate e che tengano conto del loro potenziale e delle loro aspirazioni individuali, al di là degli stereotipi di genere. Ritiene, inoltre, necessarie azioni di sensibilizzazione e coinvolgimento, nei confronti di tutti gli interessati, così da favorire un'effettiva parità di opportunità;

32.

sostiene l'invito, contenuto nella risoluzione del Parlamento sull'immigrazione femminile, a promuovere l'accesso delle giovani migranti al Programma d'azione integrato (2007-2013) relativo all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita;

33.

ritiene che nell'elaborazione delle politiche giovanili occorra sviluppare azioni inclusive della diversità culturale e di genere dei giovani di origine straniera, valorizzare questi ultimi come risorsa di mediazione interculturale, favorire la nascita di luoghi dedicati al confronto culturale e lo sviluppo dell'associazionismo femminile;

34.

sottolinea come la comunicazione, specie attraverso i media, giochi un ruolo decisivo ai fini dell'integrazione delle donne migranti e chiede che siano promosse azioni nei confronti dei media per valorizzare le relative potenzialità, per colmare i deficit di informazione sia nelle comunità di immigrati che in quelle di accoglienza e per superare stereotipi e pregiudizi negativi;

35.

riafferma in proposito l'interesse, evidenziato nel proprio parere sulla comunicazione Un'agenda comune per l'integrazione, per forme di cooperazione con i media (mediante la promozione di codici di condotta volontari per i giornalisti).

Integrazione economica

36.

riafferma la necessità di promuovere l'accesso delle donne migranti all'occupazione ed alla formazione professionale, anche mediante azioni positive volte a combattere le discriminazioni ed a rimuovere gli ostacoli che di fatto pregiudicano il raggiungimento della pari opportunità;

37.

rileva come spesso le donne migranti siano impiegate in lavori temporanei, a bassa qualificazione e retribuzione, in settori dell'economia sommersa o in attività illecite e invita pertanto la Commissione ad intraprendere uno studio su questa questione e a formulare raccomandazioni su come affrontarla nel miglior modo possibile;

38.

sottolinea l'importanza delle azioni volte al riconoscimento delle abilitazioni e delle competenze professionali e dei titoli di studio conseguiti dalle donne nei paesi di origine;

39.

conferma il proprio sostegno all'obiettivo della Commissione di elaborare una direttiva quadro generale sui diritti dei cittadini di paesi terzi legalmente occupati in uno Stato membro e di affrontare in tale contesto il problema del riconoscimento dei diplomi e qualifiche professionali;

40.

constata che, specialmente in alcuni Stati membri, le donne immigrate sono largamente impiegate in lavori di cura e di assistenza domestica e che ciò sta modificando le condizioni di welfare europeo e chiede alla Commissione di studiare il fenomeno e considerare l'elaborazione di strumenti specifici;

41.

sottolinea con forza come si debba favorire anche in campo economico l'autonomia e l'imprenditorialità delle donne, sia negli Stati di origine che nei paesi di accoglienza, attraverso misure specifiche, come ad esempio il microcredito;

42.

accoglie con favore l'attenzione dedicata dalla seconda edizione del Manuale per l'integrazione alle azioni di sostegno dell'imprenditorialità degli immigrati, considera essenziale tale tipo di azioni al fine di contribuire all'effettiva indipendenza delle donne ed invita la Commissione a sostenere iniziative analoghe, come la formazione professionale e linguistica nei paesi di origine;

43.

mette in evidenza i problemi particolari che devono affrontare le lavoratici immigrate con figli e la conseguente necessità di azioni volte a favorire la conciliazione della vita lavorativa e familiare; sottolinea come importanti iniziative siano state realizzate a livello regionale e locale, anche in collaborazione con associazioni femminili o di volontariato, ed invita la Commissione a sostenere tali iniziative;

44.

prende atto che in molti casi un'effettiva realizzazione dei diritti delle donne è pregiudicata dalle gravi difficoltà che esse incontrano sotto il profilo dei trasporti e della mobilità, anche in considerazione di condizionamenti culturali delle comunità di origine e invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere percorsi di indipendenza nei trasporti (ad es. corsi per il conseguimento della patente di guida);

45.

rileva che il lavoro sommerso favorisce forme di sfruttamento delle donne e appoggia le azioni volte a favorirne l'emersione ed il contrasto;

46.

sottolinea l'esigenza di prevedere interventi per lottare contro il lavoro illegale, avendo un comportamento equanime nei confronti delle vittime di tale situazione, e prende nota della recente proposta della Commissione di una direttiva volta ad introdurre sanzioni omogenee contro i datori di lavoro che impieghino immigrate ed immigrati irregolari, oppure che impieghino in condizioni irregolari quelli che hanno un regolare permesso di soggiorno;

47.

ripete, in linea col proprio parere sul Piano d'azione sull'immigrazione legale, l'invito alla Commissione e agli Stati membri ad adottare misure volte a facilitare le rimesse dei migranti e ad incentivarne l'impiego in investimenti produttivi nei paesi di origine.

Protezione contro forme di costrizione e diritti di partecipazione

48.

rileva che parte delle donne immigrate possono essere particolarmente esposte a forme di sfruttamento, violazione dei diritti fondamentali, costrizione fisica e psicologica e concorda con il Parlamento europeo che tali pratiche non possono essere in alcun modo giustificate né tollerate in base a qualsivoglia motivo culturale o religioso;

49.

si unisce pertanto all'invito rivolto dal Parlamento europeo agli Stati membri ad affrontare e contrastare con tempestività ed efficacia ogni forma di violenza a danno delle donne, in conformità alle proprie legislazioni nazionali e alle norme internazionali e dell'Unione europea; ritiene essenziale un'informazione completa su queste norme e disposizioni, in modo che anche i migranti — uomini e donne — ne siano a conoscenza;

50.

invita la Commissione a sostenere tali misure e gli sforzi realizzati dagli enti regionali e locali;

51.

nota la particolare diffusione del fenomeno della violenza domestica e invita la Commissione a studiare efficaci azioni di prevenzione e contrasto, presentando delle misure appropriate in tempi brevi per poterle integrare nella legislazione comunitaria. I «delitti d'onore» sono una forma specifica di violenza familiare cui bisogna prestare una particolare attenzione;

52.

sottolinea che i matrimoni (o le unioni di fatto) tra persone di diverse nazionalità rappresentano, da un lato, l'espressione di un diritto di cittadinanza e, dall'altro, possibili laboratori di integrazione positiva tra culture, sensibilità, religioni e leggi differenti. Al contempo sottolinea che l'assicurare i diritti fondamentali delle donne e dei figli minorenni debba prescindere dalla presenza di reciprocità legislative;

53.

rileva che i ricongiungimenti familiari sono una realtà sempre più consistente, del tutto positiva per migliorare i percorsi di integrazione ed essenziale per la tutela del diritto alla vita familiare, e concorda con il Parlamento europeo sul fatto che la direttiva 2003/86/CE non è stata ancora applicata in modo soddisfacente da tutti gli Stati membri;

54.

mette in evidenza come i ricongiungimenti familiari debbano rispettare i diritti individuali di tutti i componenti del nucleo familiare e garantire la libera scelta da parte delle donne;

55.

condanna i matrimoni forzati e le pratiche che non rispettano le leggi europee (es. infibulazione, poligamia) e invita gli Stati membri ad adottare azioni immediate ed appropriate per garantire la piena applicazione delle leggi che vietano queste pratiche;

56.

ribadisce, in linea col proprio parere sulla lotta contro l'immigrazione clandestina, la raccomandazione ad adottare, in via prioritaria, tutte le misure necessarie per porre fine al traffico di esseri umani, di cui sono vittime specialmente le donne, e per debellare le organizzazioni che lo praticano ed ogni forma di schiavitù, anche verso i bambini e gli adolescenti, adottando perciò le opportune norme e gli specifici programmi di azione, nonché a riconoscere che, se anche alcune di queste vittime sono clandestine, esse vanno considerate come dei casi speciali e che, in determinate circostanze, il rimpatrio può comportare gravissime violenze nei loro confronti o addirittura la morte, qualora esse siano costrette a rientrare nel paese d'origine;

57.

sostiene l'invito rivolto agli Stati membri dal Parlamento europeo nella sua Risoluzione sull'immigrazione femminile, ad evidenziare una sensibilità particolare in merito alla partecipazione delle donne migranti alla vita sociale e politica, conformemente alle legislazioni nazionali.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE


15.12.2007   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 305/53


Parere del Comitato delle regioni — Le pari opportunità e lo sport

(2007/C 305/11)

IL COMITATO DELLE REGIONI ESPRIME LE SEGUENTI RACCOMANDAZIONI

lo sport può servire ad affrontare i casi di discriminazione e ineguaglianza al suo stesso interno e nella società in generale, e promuovere valori sociali quali la collaborazione, la tolleranza e la solidarietà,

gli enti locali e regionali dovrebbero prevedere, sviluppare e promuovere la parità mediante l'offerta di sport e la fornitura di servizi sportivi,

alcune categorie sociali tendono a partecipare meno alla vita sportiva, sono scarsamente rappresentate ai livelli decisionali e sono escluse da alcuni impianti sportivi; in molti paesi, inoltre, le dirigenze sportive non rispecchiano la diversità delle comunità di cui sono al servizio,

gli enti locali e regionali dovrebbero incoraggiare la partecipazione a eventi sportivi di atleti e spettatori provenienti da tutte le comunità, e proteggerli da abusi e molestie; dovrebbero inoltre mettere a disposizione di tutti i cittadini, senza discriminazioni di sorta, gli impianti sportivi che possiedono, gestiscono, finanziano direttamente o indirettamente; infine, dovrebbero incoraggiare gli appartenenti a tutte le comunità a partecipare all'amministrazione, alla gestione e all'allenamento sportivo a tutti i livelli: queste funzioni dovrebbero, anzi, diventare un indicatore delle prestazioni complessive degli enti locali e regionali,

gli enti locali e regionali dovrebbero fare tesoro delle esperienze condotte da altri enti in tutta Europa e nel mondo, e promuovere le buone pratiche a livello locale e regionale,

l'UE dovrebbe definire una serie di parametri per la promozione delle pari opportunità nello sport e nell'offerta sportiva; in tale contesto, il CdR ha elaborato una «Carta per l'uguaglianza nello sport».

Relatore

:

Peter MOORE, consigliere comunale di Sheffield (UK/ALDE)

«Lo sport ha, come poche altre cose, il potere di unire le persone, può far rinascere la speranza là dove un tempo c'era disperazione, abbatte le barriere razziali, se ne infischia della discriminazione e parla alla gente in un linguaggio comprensibile.»

Nelson Mandela

«La faccia nascosta dello sport sono le migliaia di appassionati che trovano nelle associazioni calcistiche, nei circoli di canottaggio, nei club di atletica o di scalata un luogo di incontro e di scambio, ma soprattutto un terreno dove allenarsi alla vita di comunità. In questo microcosmo, essi imparano ad assumersi le proprie responsabilità, a rispettare le regole, ad accettarsi l'un l'altro, a cercare il consenso e a vivere in democrazia. Da questo punto di vista, lo sport è, per eccellenza, la scuola ideale della democrazia.»

Daniel Tarschys

Segretario generale del Consiglio d'Europa

RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni generali

1.

Ritiene che lo sport, come altri aspetti della vita sociale, sia in grado tanto di unire quanto di dividere la società.

2.

Considera che lo sport, pur non essendo immune da casi di discriminazione e ineguaglianza, possa essere usato per affrontare questi problemi sia al suo stesso interno sia nella società in generale. Lo sport, inoltre, promuove valori sociali quali lo spirito di gruppo, la concorrenza leale, lo spirito di collaborazione, la tolleranza e la solidarietà.

3.

Ritiene che per consentire a tutte le categorie della società di godere di pari opportunità nello sport e attraverso lo sport sia necessario uno sforzo comune e complementare da parte di tutti i livelli di governo: gli enti locali e regionali hanno un ruolo fondamentale da svolgere in tale contesto.

4.

È lieto che il 2007 sia stato proclamato «Anno europeo delle pari opportunità per tutti» ma si rammarica che il Comitato stesso e alcuni Stati membri non abbiano assicurato una partecipazione adeguata alle loro possibilità. Il presente parere va inteso come un contributo a questa iniziativa.

5.

Fa riferimento alla dichiarazione del Consiglio europeo di Nizza del 2000 in cui si invita l'UE a tener conto delle caratteristiche specifiche dello sport e delle sue funzioni sociali, educative e culturali. Ricorda inoltre che l'importanza sociale dello sport è oggetto della Dichiarazione n. 29 allegata al Trattato di Amsterdam. Accoglie infine con favore il Libro bianco sullo sport pubblicato dalla Commissione europea l'11 luglio 2007 e chiede alla Commissione stessa di affrontare le questioni ivi menzionate sul tema delle pari opportunità.

6.

Fa propria la definizione del Consiglio d'Europa, secondo cui per sport si intende «qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo l'espressione o il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli».

7.

Ritiene che perseguire l'uguaglianza significhi non solo combattere le discriminazioni illegittime, là dove esistono, ma anche attivarsi per modificare mentalità e comportamenti al fine di dissipare l'ignoranza e i pregiudizi, nonché sfruttare al massimo i talenti disponibili nelle nostre società e permettere a ciascuno di realizzare le proprie potenzialità.

8.

Riconosce che esistono diverse forme di discriminazione: diretta e indiretta, istituzionale e individuale, manifesta e occulta. Per alcuni gruppi, la discriminazione contribuisce a favorire (o ad ostacolare) l'accesso e a ridurre (o ad accrescere) le opportunità e le prospettive nella vita sociale, politica ed economica.

9.

Riconosce che per varie ragioni alcune fasce della società tendono a partecipare meno alla vita sportiva, sono scarsamente rappresentate ai livelli decisionali e per una serie di motivi sono escluse da alcuni impianti sportivi. Di conseguenza soffrono a volte, in misura di gran lunga maggiore rispetto ad altre categorie, di malattie associate ad esempio a uno stile di vita sedentario.

10.

Riconosce che in molti paesi le dirigenze sportive non rispecchiano la diversità delle comunità di cui sono al servizio. Ritiene che gli enti locali e regionali debbano occuparsi di questo aspetto, fornendo se necessario una formazione adeguata ai dirigenti sportivi al fine di garantire che le pratiche discriminatorie — siano esse deliberate o involontarie — vengano identificate e affrontate.

11.

Ricorda il lavoro svolto dall'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (EUMC) in collaborazione con l'organizzazione Football against racism in Europe (FARE) e la UEFA per combattere il razzismo nel calcio. In proposito plaude alla creazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, la quale offre l'opportunità di estendere il raggio d'azione di tali organismi. Esorta questa agenzia a inserire le pari opportunità e lo sport nella sua sfera di competenze e a presentare al CdR una relazione annuale su questo argomento.

12.

Esorta gli organizzatori dei principali eventi sportivi internazionali: a) a sollevare la questione delle pari opportunità nelle rispettive discipline, e b) a organizzare, parallelamente ai vari eventi, dei seminari per discutere le questioni collegate alla parità nello sport, tenendo conto della dimensione locale e regionale.

Età

13.

Consapevole del fatto che, per ovvie ragioni, le politiche sportive si rivolgono essenzialmente ai giovani, riconosce che la partecipazione alle attività sportive, pur contribuendo alla longevità e migliorando la qualità della vita degli anziani, diminuisce sensibilmente con l'età.

14.

Considera che lo sport fornisce alle persone anziane un'opportunità di apprendimento permanente, vuoi perché permette di sviluppare capacità e competenze agonistiche, vuoi, più in generale, perché consente di partecipare durante tutto l'arco della vita alla formazione in attività come quelle di allenatore, di dirigente sportivo e di amministratore.

15.

Esorta gli enti locali e regionali a predisporre politiche e a prendere disposizioni sul piano sportivo che tengano conto in misura equilibrata delle esigenze di tutte le fasce d'età e che attribuiscano pari valore agli sport meno fisici e non competitivi maggiormente alla portata degli anziani.

Disabilità

16.

Riconosce che la partecipazione allo sport è minore nelle persone con disabilità: occorrono dunque iniziative per garantire che i disabili di ambo i sessi e di tutte le età possano esercitare pienamente il loro diritto a praticare qualsiasi forma di sport.

17.

Chiede agli enti locali e regionali di mettere a punto politiche e di prendere disposizioni sul piano sportivo che tengano conto delle esigenze delle persone con disabilità e che attribuiscano pari valore agli sport meno fisici e non competitivi maggiormente alla portata dei disabili. Esorta a considerare con particolare attenzione l'offerta di attività e impianti sportivi agli anziani, unitamente a un'adeguata consulenza sulla loro salute fisica e mentale.

18.

Chiede agli enti locali e regionali di monitorare l'assunzione di persone con disabilità ai posti di dirigenti sportivi e allenatori.

Genere

19.

Riconosce che in alcuni Stati membri gli uomini partecipano alle attività sportive più delle donne, anche se è oramai dimostrato che tale divario tende a ridursi.

20.

Invita gli enti locali e regionali a evitare, sostanzialmente attraverso le rispettive politiche d'istruzione e formazione, i tradizionali stereotipi basati sul genere al momento di orientare le ragazze e i ragazzi verso le attività sportive. Esorta ad offrire ai giovani di entrambi i sessi pari possibilità di partecipare alle attività sportive che li interessano. Gli enti locali e regionali dovrebbero, in fase di bilancio di previsione per gli impianti sportivi e di programmazione dell'offerta sportiva, assumere la tecnica del gender budgeting.

21.

Esorta gli enti locali e regionali a badare a che vi sia un equilibrio tra i sessi nella scelta dei dirigenti sportivi e degli allenatori.

22.

Chiede agli enti locali e regionali di prendere in particolare considerazione la possibilità di offrire attività e impianti sportivi alle donne incinte e alle giovani madri, fornendo anche un'adeguata consulenza relativa alla loro condizione fisica, di prevedere servizi di assistenza all'infanzia nei centri sportivi e nelle varie manifestazioni, e infine di garantire un servizio di trasporto pubblico ai centri e agli impianti sportivi che sia sicuro, adeguato e a prezzi accessibili.

Origine etnica

23.

Riconosce che, sebbene sport quali ad esempio la pallacanestro, il baseball, la corsa, il tennis e la pallavolo richiedano tutti le stesse doti «bioenergetiche», vi è motivo di ritenere che sulla scelta di un'attività sportiva da parte di un individuo incidano più le condizioni sociali e culturali che i fattori fisici.

24.

Sottolinea l'importanza di un accesso senza discriminazioni a qualsiasi tipo di attività sportiva per tutte le fasce della popolazione.

25.

Accoglie favorevolmente la risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2006 sul calcio e il razzismo, in cui si chiede a tutte le parti interessate di dare un maggiore contributo alla lotta contro il razzismo nello sport.

26.

Constata che il tasso relativamente elevato di diversità razziale nello sport di alto livello, soprattutto nel calcio, non sia riscontrabile in altri livelli di attività sportiva. L'emergere di atleti o giocatori di razza non bianca ai massimi livelli in alcuni sport può dare l'impressione che il razzismo sia stato sconfitto. Al contrario, lo sport professionistico offre a ben pochi la possibilità di affrancarsi da una condizione di svantaggio sociale. Fenomeni di razzismo possono anche verificarsi quando si attribuiscono ruoli stereotipati a giocatori non bianchi.

27.

Esorta a combattere i pregiudizi razziali eventualmente presenti negli insegnanti o allenatori, e che possano contribuire a spingere certe minoranze etniche verso la scelta o l'abbandono di determinati sport.

28.

Esorta gli enti locali e regionali a badare a che vi sia un equilibrio tra i vari gruppi razziali ed etnici nella scelta di dirigenti sportivi e allenatori.

Religione o credo

29.

Riconosce che tutte le religioni e tutti i gruppi confessionali seguono usi e consuetudini proprie (ad esempio bagno separato per uomini e donne) o pratiche specifiche (il rituale della preghiera con orari e frequenza regolari) che possono involontariamente portare a una esclusione dall'attività sportiva: ad esempio, il divieto di indossare il velo islamico (hijab) crea una potenziale barriera alla piena partecipazione delle donne musulmane al mondo del calcio. Il Comitato ritiene inoltre che l'esclusione di taluni gruppi possa essere dovuta all'islamofobia, all'antisemitismo, ad altre forme di paura o di odio e chiede all'UE di combattere questi fenomeni di discriminazione alla stessa stregua del razzismo e della xenofobia. In questo contesto l'UE dovrebbe coinvolgere, da un lato, gli Stati membri, le regioni e i comuni in quanto fornitori di infrastrutture e, dall'altro, i cittadini e le organizzazioni sportive in quanto utilizzatori delle stesse, nello sforzo di incoraggiare e promuovere maggiormente le attività sportive a carattere ludico e spontaneo come occasione di pari opportunità per tutti.

30.

Esorta gli enti locali e regionali a promuovere il dialogo tra questi gruppi e gli organizzatori sportivi al fine di ottenere una visione comune di tali problemi e di esaminare in che modo si possa tener conto delle pratiche e delle abitudini specifiche alle varie confessioni in maniera tollerante e costruttiva, pur riconoscendo che in alcuni casi potrebbe non esserci una soluzione pratica.

Orientamento sessuale

31.

Ritiene che il trattamento riservato a omosessuali e lesbiche nello sport sia causa di particolare preoccupazione. Spesso gli omosessuali si trovano di fronte alla difficile scelta di nascondere la propria sessualità, o in alternativa di creare gruppi sportivi e organizzare eventi pensati appositamente per loro. Riconosce che nonostante una buona percentuale della popolazione europea sia omosessuale, attualmente nessun calciatore professionista lo è dichiaratamente. L'occultamento e la segregazione non possono essere soluzioni valide a lungo termine: l'obiettivo è far sì che tutti, uomini e donne possano entrare a far parte di qualsiasi gruppo sportivo, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

32.

Esorta gli enti locali e regionali a collaborare, ai rispettivi livelli, con le associazioni di omosessuali, lesbiche, bisessuali e transessuali per trovare una soluzione a questi problemi.

33.

Sottoscrive i cinque punti della guida FARE 2006 per combattere l'omofobia nel calcio.

Pari opportunità nello sport e nell'offerta sportiva

34.

Esorta gli enti locali e regionali ad affrontare ed eliminare il fenomeno della discriminazione nello sport e nell'offerta sportiva.

35.

Considera utile effettuare ulteriori ricerche sulla situazione delle minoranze nello sport. Bisognerebbe rivolgere attenzione a tutte le forme di discriminazione, che possono variare da un paese all'altro, da una regione all'altra e anche da uno sport all'altro.

36.

Esorta gli organismi sportivi su scala europea, in particolare l'UEFA, ad applicare sanzioni esemplari ed efficaci in caso di abusi razziali o altre forme di discriminazione in eventi che rientrano nella loro sfera di competenze; esorta in particolar modo l'UEFA a correggere la situazione in atto e a trasmettere una relazione al CdR al termine dei campionati europei di calcio 2008.

37.

Esorta gli enti locali e regionali a incoraggiare e accogliere favorevolmente la partecipazione a eventi sportivi di atleti e spettatori provenienti da tutte le comunità, a prescindere dal fatto che siano organizzati da un ente locale o regionale, e proteggerli da abusi e molestie.

38.

Esorta gli enti locali e regionali a mettere a disposizione di tutti i cittadini, senza discriminazioni di sorta, gli impianti sportivi che possiedono, gestiscono, finanziano direttamente o indirettamente, o di cui autorizzano l'uso a fini agonistici.

39.

Esorta gli enti locali e regionali a incoraggiare gli appartenenti a tutte le comunità a partecipare all'amministrazione, alla gestione e all'allenamento sportivo a tutti i livelli.

Promuovere le pari opportunità attraverso lo sport

40.

Esorta gli enti locali e regionali a utilizzare lo sport come mezzo per promuovere la tolleranza e la comprensione nel contesto dell'inclusione sociale e della lotta alla discriminazione.

41.

Esorta gli enti locali e regionali a partecipare più attivamente all'offerta sportiva.

42.

Esorta le autorità responsabili nel campo dell'istruzione a incoraggiare i bambini non solo a praticare lo sport, ma anche ad apprezzarne la dimensione sociale e culturale in tutta la sua diversità.

43.

Ritiene che le reti europee di organizzatori di eventi sportivi, di allenatori e di amministratori sportivi dovrebbero essere incoraggiate a prendere in considerazione e a promuovere l'aspetto della parità nel loro lavoro.

44.

Esorta gli enti regionali e locali, le organizzazioni e i club a offrire al loro personale e agli istruttori una formazione sui temi del multiculturalismo, della non discriminazione e della tolleranza.

Gli enti locali e regionali

45.

Ritiene che gli enti locali e regionali svolgano un ruolo fondamentale nell'offerta di servizi sportivi, ricreativi e culturali. Tali servizi devono essere riconosciuti come strumenti essenziali nella promozione dell'inclusione sociale e nella lotta alla discriminazione.

46.

Ritiene che gli enti locali e regionali dovrebbero prevedere, sviluppare e promuovere la parità mediante l'offerta di sport e la fornitura di servizi sportivi anche attraverso il gender budgeting.

47.

Ritiene che l'offerta sportiva e le pari opportunità insite in tale offerta e da essa favorite dovrebbero diventare parametri per valutare le prestazioni globali degli enti locali e regionali.

48.

Esorta gli enti locali e regionali a riconoscere e affrontare la discriminazione praticata dalle istituzioni nel fornire servizi adeguati a determinate persone per motivi di età, disabilità, genere, razza o origine etnica, religione o credo, o orientamento sessuale. Questo fenomeno è visibile o riscontrabile in situazioni, atteggiamenti o comportamenti che costituiscono altrettante discriminazioni dovute a pregiudizi involontari, ignoranza, superficialità e presenza di stereotipi che vanno a scapito di questi gruppi della società.

49.

Esorta gli enti locali e regionali a operare in tre settori d'intervento principali:

i)

impegno, azione politica e programmazione: gli enti locali e regionali devono dimostrare la loro volontà di promuovere la parità attraverso lo sport elaborando politiche scritte e solidi piani d'azione, e sottoponendoli periodicamente a monitoraggio e a verifica;

ii)

partecipazione e immagine pubblica: gli enti locali e regionali devono intraprendere tutti gli sforzi necessari per incrementare la diversità degli utenti e degli addetti ai servizi sportivi e ricreativi, anche tramite iniziative volte a dare dello sport un'immagine positiva e inclusiva;

iii)

amministrazione e gestione: gli enti locali e regionali devono definire procedure per lottare contro la discriminazione e l'ineguaglianza, sforzandosi di incrementare la diversità tra i responsabili della governance, dell'amministrazione e della gestione sportive.

50.

Esorta gli enti locali e regionali a collaborare con la società civile, le associazioni partner, le associazioni sportive, i club locali e le organizzazioni non governative per conseguire obiettivi comuni in questo settore ed esercitare un ruolo di guida politica.

51.

Raccomanda agli enti locali e regionali di definire una strategia mediatica per far conoscere le opportunità sportive a favore di alcuni gruppi di destinatari in modo da incrementarne la partecipazione, e per rendere pubbliche le proprie attività e realizzazioni. Le regioni e gli enti locali dovrebbero adoperarsi per eliminare gli stereotipi, la discriminazione e il razzismo nel giornalismo sportivo, incluse le pubblicazioni prodotte o finanziate dagli stessi enti, trattando ad esempio il calcio femminile come un fenomeno normale e non come una novità assoluta.

52.

Esorta gli enti locali e regionali a scambiarsi e trarre profitto dalle esperienze condotte da altri enti in tutta Europa e nel mondo, nonché di promuovere le buone pratiche a livello locale e regionale. Esorta le istituzioni europee a facilitare questo scambio di buone pratiche. In particolare, il CdR e le organizzazioni europee degli enti locali (CCRE, ARE, Eurocities, ecc.) dovrebbero riflettere alle modalità per promuovere la creazione di reti di città, regioni ed enti locali con un'esperienza specifica in questo campo.

53.

Esorta l'UE a definire un parametro di riferimento per la promozione, da parte degli enti locali e regionali, delle pari opportunità nello sport e nell'offerta sportiva. In tale contesto, elabora la seguente Carta per l'uguaglianza nello sport:

Carta del CdR per l'uguaglianza nello sport

«I firmatari si impegnano a esercitare la loro influenza al fine di creare un ambiente sportivo al quale tutti i cittadini possano prendere parte senza subire discriminazioni di alcun genere. I firmatari si impegnano a:

affrontare ed eliminare la discriminazione nello sport,

incoraggiare i cittadini di tutte le comunità a partecipare ad attività sportive,

accogliere addetti e spettatori appartenenti a tutte le comunità e proteggerli contro discriminazioni e intimidazioni,

incoraggiare le persone qualificate e di talento appartenenti a tutte le comunità a prendere parte all'amministrazione, alla gestione e all'allenamento sportivo a tutti i livelli,

elaborare le migliori politiche e le migliori pratiche in materia di uguaglianza, rivedendole e aggiornandole periodicamente,

celebrare la diversità nello sport.»

54.

Esorta gli enti locali e regionali a firmare la Carta e rivedere la loro attuale strategia alla luce di essa.

55.

Si impegna a istituire un premio annuale del CdR da assegnare agli enti locali e regionali che meglio applicheranno la Carta.

Bruxelles, 11 ottobre 2007.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Michel DELEBARRE