ISSN 1725-2466

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 309

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Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

49o anno
16 dicembre 2006


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

II   Atti preparatori

 

Comitato economico e sociale europeo

 

428a sessione plenaria del 6 luglio 2006

2006/C 309/1

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema regolamentazione della concorrenza e consumatori

1

2006/C 309/2

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Attuare il programma comunitario di Lisbona: Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Potenziare la ricerca e l'innovazione — Investire per la crescita e l'occupazione: una strategia comune COM(2005) 488 def.

10

2006/C 309/3

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui medicinali per terapie avanzate recante modifica della direttiva 2001/83/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004 COM(2005) 567 def. — 2005/0227 (COD)

15

2006/C 309/4

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Attuazione del programma comunitario di Lisbona: Una strategia per la semplificazione del contesto normativo COM(2005) 535 def.

18

2006/C 309/5

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (codice doganale aggiornato) COM(2005) 608 def. — 2005/0246 (COD)

22

2006/C 309/6

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro bianco: La politica dei servizi finanziari per il periodo 2005-2010 COM(2005) 629 def.

26

2006/C 309/7

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Consiglio recante approvazione dell'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, adottato a Ginevra il 2 luglio 1999COM(2005) 687 def. — 2005/0273 (CNS) e alla — Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 6/2002 e il regolamento (CE) n. 40/94 allo scopo di rendere operativa l'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali COM(2005) 689 def. — 2005/0274 (CNS)

33

2006/C 309/8

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del Settimo programma quadro e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2013) COM(2005) 705 def. — 2005/0277 (COD)

35

2006/C 309/9

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio (Euratom) che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del Settimo programma quadro della Comunità europea dell'energia atomica e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2011) COM(2006) 42 def. — 2006/0014 (CNS)

41

2006/C 309/0

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 4056/86, che determina le modalità di applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi, e che modifica il regolamento (CE) n. 1/2003 estendendone il campo di applicazione al cabotaggio e ai servizi di trasporto con navi da carico non regolari COM(2005) 651 def. — 2005/0264 (CNS)

46

2006/C 309/1

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema La sicurezza aerea

51

2006/C 309/2

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti COM(2005) 667 def. — 2005/0281 (COD)

55

2006/C 309/3

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca COM(2005) 647 def.

60

2006/C 309/4

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali COM(2005) 670 def. — [SEC(2005) 1683 + SEC(2005) 1684]

67

2006/C 309/5

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio concernente la lotta contro la cocciniglia di San José COM(2006) 123 def. — 2006/0040 (CNS)

71

2006/C 309/6

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Rischi e problemi relativi alla fornitura di materie prime all'industria europea

72

2006/C 309/7

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul sistema europeo di statistiche integrate della protezione sociale (Sespros) COM(2006) 11 def. — 2006/0004 (COD)

78

2006/C 309/8

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Le relazioni fra l'UE e la Comunità andina delle nazioni

81

2006/C 309/9

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il futuro della dimensione nordica

91

2006/C 309/0

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Politica europea di prossimità

96

2006/C 309/1

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di Decisione del consiglio relativa al sistema delle risorse proprie delle Comunità europee (//CE, Euratom) COM(2006) 99 def. — 2006/0039 (CNS)

103

2006/C 309/2

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio sull'esenzione dall'imposta sul valore aggiunto e dalle accise delle merci importate da viaggiatori provenienti da paesi terzi COM(2006) 76 def. — 2006/0021 (CNS)

107

2006/C 309/3

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Attuazione del programma comunitario di Lisbona: stimolare lo spirito imprenditoriale attraverso l'istruzione e l'apprendimento COM(2006) 33 def.

110

2006/C 309/4

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro bianco su una politica europea di comunicazione COM(2006) 35 def.

115

2006/C 309/5

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Coesione sociale: dare un contenuto al modello sociale europeo

119

2006/C 309/6

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il ruolo delle organizzazioni della società civile nell'attuazione della politica comunitaria di coesione e sviluppo regionale

126

2006/C 309/7

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio relativo alla costituzione di un'impresa comune per la realizzazione del sistema europeo di nuova generazione per la gestione del traffico aereo (SESAR) COM(2005) 602 def. — 2005/0235 (CNS)

133

2006/C 309/8

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il futuro dei servizi di interesse generale

135

IT

 


II Atti preparatori

Comitato economico e sociale europeo

428a sessione plenaria del 6 luglio 2006

16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema regolamentazione della concorrenza e consumatori

(2006/C 309/01)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 luglio 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema regolamentazione della concorrenza e consumatori.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali e cittadinanza, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice SÁNCHEZ MIGUEL.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 134 voti favorevoli, nessun voto contrario e 2 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

La libera concorrenza comporta benefici per tutti i soggetti che partecipano al mercato, e in particolare per i consumatori. Tuttavia, l'inosservanza delle disposizioni giuridiche in materia ha avuto notevoli conseguenze sulle imprese concorrenti. Di fatto, le regole hanno un obiettivo sanzionatorio volto ad attenuare gli effetti economici della mancanza di concorrenza tra le imprese.

1.2

Finora ai consumatori sono mancati gli strumenti giuridici appropriati derivati dalla normativa in materia di concorrenza, che consentissero loro di intervenire o di reclamare il risarcimento dei danni provocati sul mercato da pratiche concorrenziali illecite. È solo a partire dai grandi cambiamenti che intervengono nel mercato interno, specie con la liberalizzazione dei servizi economici di interesse generale, che prende il via il dibattito sull'esigenza di strumenti che permettano ai consumatori di partecipare alla politica della concorrenza.

1.3

Il primo passo è stata la nomina, nella DG Concorrenza, di un funzionario con compiti di collegamento con i consumatori, incaricato di trattare con le organizzazioni dei consumatori le questioni di concorrenza per le quali il loro parere rivesta particolare importanza. A tre anni dalla sua introduzione, si può dire che l'efficacia di tale figura è stata limitata dalla mancanza dei mezzi idonei a eseguire tale compito.

1.4

Nel frattempo nei principali settori liberalizzati si è verificata una vera e propria limitazione della libera concorrenza, con effetti di esclusione per i concorrenti e con una netta limitazione dei diritti economici dei consumatori. Una delle ragioni di questo impatto negativo è la dimensione nazionale della liberalizzazione adottata dalla maggior parte degli Stati membri con un ritorno al protezionismo in favore delle imprese nazionali. La Commissione deve disporre degli strumenti necessari per porre termine a questa situazione.

1.5

L'articolo 153, paragrafo 2, del Trattato CE offre alla Commissione la base giuridica per definire nelle politiche comunitarie e in special modo in quella di concorrenza, un'azione orizzontale di tutela dei consumatori. Ciò consente di tenere conto, nelle modalità di attuazione degli articoli 81 e 82 del Trattato, anche degli interessi dei consumatori oltre che di quelli delle imprese concorrenti danneggiate dall'inosservanza delle disposizioni in materia di concorrenza. Gli Stati membri, a loro volta, dovranno orientare le proprie disposizioni nazionali a questa finalità.

1.6

A tal fine dovranno adottare misure che garantiscano il risarcimento dei danni e dei pregiudizi, specie economici, eventualmente causati dal ricorso a pratiche vietate.

1.7

Inoltre, il sistema di informazione e di consultazione dei consumatori va rafforzato. Se la DG Concorrenza vuole mantenere la figura del funzionario al collegamento, deve anche dotarla dei mezzi necessari per il suo lavoro, mentre la DG SANCO dovrebbe coinvolgere gli organi di cui dispone per intervenire meglio nelle questioni della concorrenza direttamente collegate agli interessi dei consumatori. Si ritiene, a tale proposito, che la rete europea della concorrenza possa adattare la sua attività per dare spazio alle informazioni e osservazioni che le organizzazioni dei consumatori nazionali o comunitarie desiderino fornire per rendere più efficiente la politica della concorrenza nei mercati e veder riconosciuti i loro diritti economici.

2.   Orientamento attuale della politica europea della concorrenza

2.1

La libera concorrenza è un principio di base dell'economia di mercato, che ha come presupposto la libera iniziativa degli operatori economici e, in generale, di tutti coloro che partecipano al mercato. Le disposizioni che disciplinano la concorrenza contenute nel Trattato sono nate dall'esigenza di contemperare la libera concorrenza nel mercato e i diritti di tutti i soggetti che ne fanno parte. In piena epoca di liberalizzazioni, la Commissione europea (1) ha affermato la necessità di trovare un equilibrio tra gli interessi delle imprese e quelli dei consumatori in considerazione delle nuove situazioni economiche, non previste dalle disposizioni in materia di concorrenza. La Commissione, inoltre, si è detta favorevole a rendere efficaci gli strumenti volontari e a promuovere il dialogo tra consumatori ed imprese, in modo da accrescere la fiducia dei consumatori nel mercato, dato che la concorrenza da sola non basta a crearla.

2.2

Come emerge dalla relazione della Commissione sulla politica della concorrenza 2004 (2) e da un intervento del commissario Kroes (3), la situazione attuale è caratterizzata da alcune novità. Sia la relazione che l'intervento sottolineano che bisogna dirigere gli interventi verso i settori che, secondo l'Agenda di Lisbona, sono essenziali per il mercato interno e la competitività, ma soprattutto bisogna tenere conto degli interessi dei consumatori e dell'incidenza dei cartelli e dei monopoli sui loro diritti. Si può ritenere che tale posizione preluda all'inserimento della protezione del consumatore come una delle misure di regolamentazione del mercato basata sulla domanda e non più esclusivamente sull'offerta, com'è avvenuto sinora.

2.3

Va segnalato che definire la politica di concorrenza spetta all'UE, in collaborazione con gli Stati membri, non soltanto per il fatto che questa è applicabile al mercato unico e quindi alle operazioni transfrontaliere, ma anche perché la finalità di tale politica è armonizzare le norme nazionali in modo che non vengano attuate politiche nazionali protezionistiche volte a favorire i mercati nazionali discriminando i concorrenti. A tal fine, risulta essenziale il ruolo svolto dalle istituzioni comunitarie e specialmente dalla Commissione, la quale è competente non soltanto in materia di formulazione di proposte legislative per la disciplina della concorrenza, ma anche in tema di controllo delle concentrazioni e degli aiuti di Stato, in cui l'interesse generale prevale su quello del singolo Stato.

2.4

La liberalizzazione dei servizi di interesse generale e la regolamentazione dei servizi finanziari ha fatto sì che si cercasse di mettere in relazione la politica di concorrenza e le altre politiche della Commissione, specialmente quella relativa ai consumatori. Nell'ultima relazione sulla concorrenza, relativa al 2004, viene menzionato tra gli obiettivi di un'applicazione rigorosa di questa politica il rafforzamento degli interessi e della fiducia dei consumatori nei confronti del mercato interno.

2.5

Malgrado queste dichiarazioni di principio, dall'analisi delle diverse disposizioni che costituiscono la politica europea della concorrenza emergono pochi cambiamenti concreti; la situazione è rimasta praticamente immutata. Nel 2003, in occasione della Giornata europea della concorrenza (4), viene annunciata la nomina di un «funzionario con compiti di collegamento con i consumatori» all'interno della DG Concorrenza, con competenze in ciascuno dei campi in cui si suddivide tale politica, allo scopo di vigilare sugli interessi dei consumatori. Si stanno anche pubblicando opuscoli informativi (5) destinati ad orientare e aggiornare i consumatori circa il contenuto della politica di concorrenza e di come essa possa incidere sui loro interessi.

2.6

Tra i compiti assegnati al funzionario di collegamento con i consumatori (6) vanno segnalati i seguenti:

fungere da referente per le organizzazioni di consumatori e per i singoli consumatori (7),

stabilire contatti regolari con le suddette organizzazioni, in particolare con il Gruppo consultivo europeo dei consumatori (GCEC),

mettere a conoscenza le associazioni dei consumatori delle questioni di concorrenza, in merito alle quali la loro opinione sia importante, consigliandoli circa la maniera di esprimerla,

mantenere le relazioni con le autorità nazionali garanti della concorrenza per quanto concerne le questioni che riguardano i consumatori.

2.7

Questo orientamento della politica di concorrenza verso la considerazione, tra l'altro, degli interessi dei consumatori, dovrebbe essere orizzontale, superando la rigida ripartizione delle competenze tra la DG COMP e la DG SANCO. Occorrerebbe quindi un coordinamento permanente non solo tra le differenti politiche europee, ma anche tra esse e quelle nazionali, al fine di realizzare una libera concorrenza sul mercato e favorire così gli agenti economici e sociali e i consumatori.

3.   Politiche comunitarie in materia di concorrenza che hanno conseguenze per i consumatori

3.1

Si può dire che la politica di concorrenza abbia subito nell'ultima fase un'importante trasformazione e non solo per la forte incidenza della cosiddetta globalizzazione economica, ma anche per l'esigenza di conciliare la liberalizzazione dei servizi con altri obiettivi di interesse pubblico, come la garanzia del pluralismo e dell'affidabilità dei prestatori di tali servizi. La politica di concorrenza si è impegnata a svolgere un ruolo importante in relazione agli obiettivi di competitività — definiti nell'Agenda di Lisbona e incentrati sul corretto funzionamento dell'economia di mercato e soprattutto delle concentrazioni economiche, fondamentali per garantire il successo dell'economia europea nel confronto con i nostri concorrenti internazionali — salvaguardando al tempo stesso i diritti dei vari concorrenti e specialmente dei consumatori europei.

3.2

L'esigenza di dare une definizione concreta della politica di concorrenza che interessa i consumatori richiede un esame degli articoli nei quali tale politica viene disciplinata, vale a dire quelli corrispondenti del Trattato e le relative modalità di attuazione. In alcuni casi queste modalità sono state modificate di recente, in altri sono in attesa di essere adottate.

3.3   Accordi e pratiche restrittive

3.3.1

Gli accordi tra imprese rientrano tra le relazioni del mercato che servono a facilitarne il buon funzionamento. Tali accordi, tuttavia, non sempre nascono per favorire la concorrenza, bensì proprio il contrario, e già al momento in cui fu istituito il mercato comune si considerò l'esigenza di vietarli qualora avessero la finalità di impedire, limitare o falsare il libero gioco della concorrenza. Altrettanto vale per le associazioni tra imprese, la cui fattispecie più significativa è quella dei cartelli, che funzionano come unioni tra imprese, senza apparente coordinamento tra esse. Essi sono vietati quando il loro contenuto limita o impedisce la libera concorrenza.

3.3.2

Il fondamento giuridico sia degli accordi che delle decisioni di associazione tra imprese è di tipo contrattuale, che dà origine a obblighi reciproci. In entrambi i casi la loro validità è subordinata alla conformità delle disposizioni giuridiche applicabili. Il problema qui esaminato è quello degli effetti che essi producono nei confronti di terzi e, in modo particolare, sulle regole che disciplinano la concorrenza nel mercato.

3.3.3

L'obiettivo delle disposizioni è, in definitiva, impedire che si arrivi a ottenere il risultato, cioè la limitazione della concorrenza; tuttavia esse si spingono più oltre, annullando di pieno diritto tutti gli accordi e le decisioni, con gli effetti pratici che questo comporta per quanto riguarda il risarcimento dei danni causati ai concorrenti e all'economia in generale attraverso la distorsione del funzionamento dei mercati.

3.3.4

La complessità delle situazioni a cui si applica l'articolo 81 del Trattato, sia nei mercati nazionali che nel mercato interno europeo, ha indotto la Commissione a elaborare il pacchetto modernizzazione (8), che permette di adattare le disposizioni del Trattato alla giurisprudenza dei tribunali e al numero considerevole di situazioni incontrate nel corso della sua applicazione.

3.3.5

Anche le norme di esenzione per categoria sono state aggiornate attraverso il regolamento CE 772/2004 (9), contenente nuovi criteri di esenzione, conformi alle attuali esigenze del mercato e in particolare agli accordi sui trasferimenti di tecnologie. Data l'esigenza di una norma chiara che permetta di promuovere accordi tra imprese senza incorrere in divieti, bisogna definire dei limiti entro i quali detti accordi possano essere negoziati e garantire prima di tutto che in nessun caso a subire le conseguenze negative di tali esenzioni siano i consumatori.

3.4   Abuso di posizione dominante

3.4.1

L'articolo 82 vieta l'abuso, da parte di una o più imprese, di una posizione dominante nel mercato comune o in una parte sostanziale di questo. Questa disposizione non impedisce la formazione di posizioni dominanti, anzi, semmai la tendenza è stata di favorire le concentrazioni economiche per consentire alle imprese europee di competere a livello mondiale, bensì intende impedire che il predominio acquisito venga utilizzato per imporre agli altri concorrenti le proprie condizioni, eliminando così la concorrenza. La disposizione dell'articolo non si preoccupa dell'origine della posizione dominante, a differenza dell'articolo 81, che invece si basa sull'origine degli accordi o delle decisioni per dichiararli nulli.

3.4.2

La posizione dominante ha effetti differenti da quelli delle pratiche concordate, dato che essa non sembra avere effetti sulla concorrenza, nella misura in cui questa può essere già limitata a causa della situazione stessa, vale a dire l'assenza di concorrenti o la loro irrilevanza sul mercato. Invece, sembra necessario, quindi è deciso l'intervento a favore dei consumatori, che subiranno le conseguenze negative delle imposizioni create dall'impresa in posizione dominante (10).

3.4.3

La Commissione ha cominciato a intervenire quindi nei principali settori, in cui a causa della loro liberalizzazione tardiva le imprese godevano di posizioni dominanti nella maggior parte degli Stati membri, come per esempio nelle telecomunicazioni (11), o nei quali in ragione di importanti innovazioni tecnologiche non si trovavano di fronte a una concorrenza effettiva da parte dei loro concorrenti, come per esempio è il caso Microsoft (12). In entrambi i casi si è accertato un abuso di posizione dominante. Nel primo caso, l'abuso riguardava la determinazione dei prezzi per la prestazione dei servizi di telecomunicazioni (13); la relativa decisione è stata significativa anche perché ha riguardato un settore economico soggetto a priori a regolamentazione da parte dello Stato, ma ciò malgrado la Commissione ha ritenuto di dover intervenire sebbene i prezzi fossero assoggettati ad una regolamentazione settoriale.

3.4.4

Nel secondo caso, quello della Microsoft, la questione era più complicata in quanto l'impresa nordamericana ha un quasi monopolio con i suoi sistemi informatici. La Commissione ha tuttavia ritenuto che vi fosse stata una violazione dell'articolo 82, per abuso di posizione dominante sul mercato dei sistemi operativi per computer, essendosi Microsoft rifiutata di fornire informazioni necessarie ai fini dell'interoperabilità e soprattutto per aver reso obbligatorio acquistare, insieme al sistema operativo Windows, anche il programma Media Player. La Commissione non solo ha comminato ingenti ammende per infrazione molto grave, ma ha imposto una serie di misure concernenti la divulgazione dei sistemi operativi e la vendita separata delle varie componenti del sistema Windows.

3.5   Il controllo delle concentrazioni

3.5.1

Nel Trattato CE non è stato inserito alcun articolo concreto per regolamentare le concentrazioni di imprese, in un primo tempo perché non vi erano operazioni economiche di questo tipo, e in un secondo momento perché le stesse autorità degli Stati membri hanno appoggiato tali processi di concentrazione allo scopo di favorire la competitività delle imprese nazionali. Nondimeno, quando tali concentrazioni hanno provocato la nascita di posizioni dominanti, sono stati applicati gli articoli 81 e 82, ma con una riserva, nel senso che non si è esercitato un controllo a priori di tali concentrazioni, bensì si è intervenuti nei soli casi di abuso di posizione dominante.

3.5.2

Per porre rimedio a questo vuoto e consentire un controllo effettivo, il Consiglio, sulla base degli articoli 83 e 308 del Trattato, che gli consentono di dotarsi di poteri d'azione aggiuntivi per raggiungere gli scopi della Comunità, in questo caso la libera concorrenza, ha adottato vari regolamenti, fino a giungere al regolamento attuale, 139/2004 (14), che modifica e migliora il regolamento CE/1310/97 (15) e soprattutto include la giurisprudenza derivata dalla sentenza Gencor/Commissione (16).

3.5.3

Il nuovo regolamento modifica tra l'altro alcuni aspetti concernenti la competenza, demandando alle autorità nazionali le questioni che a giudizio della Commissione o di almeno tre Stati membri siano di rilevanza nazionale, e in tal modo alleggerendo notevolmente il lavoro delle autorità comunitarie competenti. Il Comitato ritiene tuttavia che tale rinvio possa aver luogo solo quando la questione non riguardi una parte sostanziale del mercato comune, giacché in questo caso sarebbe più facile porre rimedio alla limitazione della concorrenza e proteggere le parti interessate, in special modo i consumatori, dai relativi effetti.

3.5.4

Per quanto riguarda le modifiche apportate agli aspetti sostanziali, va segnalata la definizione più chiara non soltanto delle soglie quantitative di cui all'articolo 1, ma anche delle soglie concettuali previste dall'articolo 2, in modo che risulti chiaro quando ci si trova di fronte ad una posizione dominante e soprattutto ad una riduzione sostanziale della concorrenza.

3.5.5

Tra gli altri aspetti che sono stati modificati, quelli procedurali rivestono importanza non minore degli altri menzionati sopra. In questo caso la modifica, di particolare rilevanza, consiste nella proroga delle scadenze per la presentazione dei fascicoli agli Stati membri: ciò consente alle parti interessate di intervenire in modo più adeguato, sebbene pur sempre nei limiti definiti dalle disposizioni nazionali. Lo stesso vale per la scadenza imposta alle parti richiedenti; in questo caso il termine di 15 giorni lavorativi per di più in una fase molto precoce del procedimento potrebbe sembrare troppo rigido perché le parti richiedenti stesse non conoscerebbero le argomentazioni eventualmente ricevute dalla Commissione in merito all'operazione per la quale avviene la notifica. Va comunque fatto presente che non è previsto, in alcuna fase della procedura, l'intervento dei consumatori; inoltre il testo non prevede più, tra gli aspetti relativi alla valutazione delle concentrazioni, la considerazione degli interessi dei lavoratori delle imprese in questione e degli aspetti occupazionali.

3.6   Casi tipici di limitazione della concorrenza

3.6.1

Sia nell'articolo 81 che nell'articolo 82 il legislatore comunitario ha enumerato in maniera non esaustiva ciò che intende per pratiche vietate; quelle di cui all'articolo 81, in particolare, sono le pratiche collusive, mentre quelle di cui all'articolo 82 riguardano l'abuso di posizione dominante. Bisogna anzitutto chiarire che non si tratta di liste chiuse, bensì di un campione di pratiche frequenti che configurano entrambi i comportamenti di cui sopra, potendosi individuare altre pratiche con gli stessi effetti e di conseguenza soggette allo stesso divieto.

3.6.2

Le pratiche elencate nei due articoli sono molto simili:

fissare i prezzi,

limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti,

ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento,

applicare ad altri contraenti, condizioni dissimili per prestazioni equivalenti,

subordinare la conclusione di contratti all'accettazione di prestazioni supplementari.

3.6.3

In base alla situazione da cui prendono le mosse, queste pratiche si possono classificare in due categorie:

a)

abuso nel campo della concorrenza, che comprende un gran numero di pratiche anticoncorrenziali, come il rifiuto di effettuare la fornitura, la fissazione di prezzi inferiori al prezzo reale, i premi di fedeltà o la discriminazione nei prezzi. Questo comportamento ha l'effetto economico di ridurre o impedire la concorrenza sul mercato o in una parte sostanziale di esso;

b)

abuso o sfruttamento sleale nei confronti delle imprese che dipendono dalla posizione dominante di un'altra o di altre per l'acquisto di beni o servizi, attraverso prezzi sleali, discriminazione, inefficienza o negligenza o addirittura abusi del diritto di proprietà industriale.

3.6.4

Uno dei tipi di abuso più frequenti si verifica nella determinazione di prezzi, in senso ampio, come nel caso degli sconti, dei margini, delle condizioni di pagamento o dei ribassi. Vanno inoltre aggiunte pratiche come quella di non fornire preventivi, non adeguarsi ai listini dei prezzi e non vendere a prezzi differenti da quelli offerti. In tutti questi casi chi subisce un danno sono i consumatori, i quali, malgrado le disposizioni specifiche che ne tutelano i diritti, si trovano in una situazione di inferiorità di fronte alle imprese che occupano una posizione dominante sul mercato e spesso costituiscono addirittura l'unica fonte di offerta per il mercato in questione.

3.7   Evoluzione della concorrenza in alcuni settori liberalizzati

La politica di concorrenza contemplata nel Trattato CE è pensata in funzione dei settori tradizionali dell'economia europea, ragion per cui l'evoluzione delle sue modalità di applicazione è andata di pari passo con i nuovi fenomeni economici, che richiedevano un livello più elevato di competitività. Le modalità con cui è stata effettuata la liberalizzazione di importanti settori del mercato ha avuto ripercussioni negative per i consumatori, dal momento che nella maggior parte dei casi dei servizi pubblici sono diventati imprese con posizioni dominanti sui rispettivi mercati, con le quali è difficile competere per i loro concorrenti.

3.7.1   Energia

3.7.1.1

Negli ultimi anni si è registrato un considerevole avanzamento nella liberalizzazione del settore energetico europeo (elettricità e gas), che faceva parte fino a tempi recenti del settore pubblico e come tale era soggetto a controllo per quanto riguardava i prezzi e le condizioni di fornitura. La Commissione aveva previsto che il mercato venisse liberalizzato a partire dal luglio 2004 per le utenze non domestiche e a partire dal luglio 2007 per quelle domestiche. La prima previsione non si è realizzata per intero e dato lo stato attuale delle cose, la liberalizzazione totale per il consumo domestico è impraticabile.

3.7.1.2

La situazione è complicata e i risultati della gestione delle reti privatizzate non sono soddisfacenti, specie nel caso delle reti elettriche, per le quali i gestori si limitano a una manutenzione a basso costo, con conseguenze rilevanti per gli utenti e frequenti interruzioni della somministrazione di elettricità.

3.7.1.3

Ciò nondimeno, l'attuale regolamento relativo all'elettricità (17), che promuove gli scambi transfrontalieri di elettricità, può servire ad accrescere la concorrenza nel mercato interno attraverso un meccanismo di compensazione in favore degli operatori dei sistemi di trasmissione e mediante l'introduzione di tariffe non discriminatorie, trasparenti e indipendenti dalla distanza.

3.7.1.4

La Commissione ha inoltre istituito all'interno della rete europea delle autorità garanti della concorrenza un sottogruppo incaricato dell'energia, allo scopo di discutere e di mettere a punto un accordo relativo all'applicazione ai mercati dell'energia delle norme comunitarie in materia di concorrenza.

3.7.2   Telecomunicazioni

3.7.2.1

Il settore delle telecomunicazioni è stato oggetto di una riforma legislativa nel 2002 (18), in particolare per l'aggiornamento delle disposizioni in materia di comunicazioni elettroniche, allo scopo di adeguare alle nuove tecnologie l'utilizzazione delle reti. I risultati del recepimento da parte degli Stati membri sono stati disuguali. È per questo che la 9a relazione sull'attuazione del quadro normativo per le comunicazioni elettroniche nell'UE (19) si concentra sul recepimento di detto quadro normativo nelle legislazioni nazionali, nonché sui compiti di pertinenza delle autorità nazionali di regolamentazione.

3.7.2.2

La 9a relazione riferisce che il numero di operatori non è mutato, quantunque alcuni di essi siano rimasti in attività unicamente nel loro mercato di origine; d'altro canto la pressione concorrenziale tra operatori si è trasferita dai mercati internazionali e dalle chiamate a lunga distanza al settore delle chiamate locali, con una progressiva riduzione degli operatori tradizionali in questo settore. Ciò ha favorito i consumatori in termini di prezzi delle chiamate, ma non in relazione a certi abusi commessi dalla loro posizione iniziale al momento di stipulare nuovi contratti.

3.7.2.3

La vigilanza sullo stato della concorrenza nei mercati delle telecomunicazioni permette di controllare, in certa misura, gli operatori con posizione dominante, al fine di imporre loro specifici obblighi volti a prevenire abusi nell'imposizione ai consumatori delle condizioni e dei prezzi. In ogni caso la Commissione ha eseguito un ampio monitoraggio dell'attuazione della direttiva 2002/77/CE in ciascuno Stato membro (20), allo scopo di correggere i difetti riscontrati, i quali non soltanto limitavano la concorrenza ma si ripercuotevano anche sugli interessi dei consumatori.

3.7.3   Trasporti

Il settore dei trasporti va considerato in base ai differenti modi di trasporto; il presente documento prenderà in esame principalmente il trasporto aereo, quello ferroviario e quello marittimo, che sono oggetto di importanti modifiche, volte in particolare a proteggere i passeggeri nel caso del trasporto aereo e a salvaguardare la sicurezza del trasporto marittimo.

3.7.3.1   Il trasporto aereo

3.7.3.1.1

Nel 2003 la Commissione ha avviato un dialogo con il settore dell'aviazione civile, allo scopo di elaborare una posizione comune per applicare la politica della concorrenza alle alleanze e alle fusioni che stavano avendo luogo nel settore. Nel corso dello stesso anno si evidenziò l'esigenza di modificare il regolamento CE/1/2003 integrando il trasporto aereo tra l'Unione e paesi terzi, allo scopo di creare un «cielo aperto» che permettesse di intervenire nelle alleanze tra compagnie aeree europee e di paesi terzi, in particolare statunitensi. Nello stesso periodo la Commissione ha esaminato vari accordi tra imprese, per alcuni dei quali si è stimato vi fosse incompatibilità con le norme in materia di concorrenza (21), mentre per altri si è provveduto a modificare il contenuto e il periodo di validità.

3.7.3.1.2

Sempre nello stesso periodo è stato approvato il regolamento che definisce i diritti dei passeggeri (22).

3.7.3.2   Trasporto ferroviario

3.7.3.2.1

Il regolamento 1/2003 conferisce alle autorità nazionali garanti della concorrenza la facoltà di applicare le norme in difesa della concorrenza al settore ferroviario. Da allora le autorità sia comunitarie che nazionali devono determinare, in collaborazione con la DG Trasporti ed energia, gli argomenti di interesse comune nel contesto della liberalizzazione del settore.

3.7.3.2.2

Il primo pacchetto di direttive concernenti la liberalizzazione del settore ferroviario era finalizzato a realizzare la libera circolazione nel campo dei trasporti transfrontalieri di merci e a creare un quadro di riferimento per l'accesso ai servizi sia merci che passeggeri, assegnando i relativi itinerari, le tariffe ecc.

3.7.3.2.3

Il secondo pacchetto comprendeva la liberalizzazione dei mercati nazionali del trasporto merci e del mercato nazionale e internazionale del trasporto di passeggeri.

3.7.3.2.4

L'obiettivo globale consiste nel mettere a punto un approccio comune per l'applicazione al settore ferroviario della legislazione in materia di concorrenza, onde evitare decisioni contraddittorie tra autorità nazionali e Commissione.

3.7.3.3   Trasporto marittimo

3.7.3.3.1

Il settore marittimo è uno di quelli maggiormente caratterizzati da esenzioni per categoria, concernenti in particolare le conferenze e i consorzi marittimi; tali esenzioni si basano sul regolamento CE/823/2000, attualmente in corso di revisione (23), e sono intese ad applicare l'articolo 83, paragrafo 1, del Trattato CE, in forza del quale i suddetti consorzi e conferenze possono superare il limite previsto dalle disposizioni in vigore, a condizione di trasmettere alla Commissione la relativa notifica e di ottenere l'autorizzazione attraverso la procedura di opposizione.

3.7.3.3.2

Nella prassi alcuni consorzi hanno utilizzato gli accordi per attuare pratiche non previste dall'esenzione, come per esempio la determinazione di prezzi; ciò ha indotto la Commissione (24) ad intervenire limitando il contenuto degli accordi. Il Tribunale di primo grado (25) si è pronunciato in termini simili in merito ad un accordo tra compagnie di trasporto marittimo, volto a non concedere ai clienti sconti rispetto alle tariffe pubblicate a motivo di spese e maggiorazioni.

3.8   Effetti per i consumatori delle liberalizzazioni esaminate

3.8.1

Le modalità con cui è stata effettuata la liberalizzazione dei settori summenzionati, essendo stata attuata su scala nazionale, ha sortito effetti negativi dal punto di vista del mercato interno. A causa della nascita di oligopoli, i consumatori sono stati privati di una reale concorrenza, in grado di far scendere i prezzi e di favorire la competitività delle imprese. La Commissione dovrebbe inoltre studiare gli effetti prodotti sinora, specie in relazione ai consumatori, dalle concentrazioni nei settori liberalizzati.

3.8.2

In termini generali la mancanza di trasparenza, le tariffe elevate e ingiustificate che sopportano i clienti industriali e i consumatori, come pure l'integrazione verticale tra imprese, non hanno inciso sulla concorrenza effettiva dei mercati liberalizzati, bensì, al contrario, le condizioni previste dai contratti per i consumatori hanno spesso violato le norme di contrattazione stabilite per i contratti tipo destinati al pubblico.

3.8.3

Il problema riguarda gli strumenti a disposizione dei consumatori per vedere riconosciuti i propri diritti nei confronti delle imprese, in particolare grazie ad azioni legali basate sulle norme in materia di concorrenza e specialmente sugli articoli 81 e 82 del Trattato. I ricorsi alle autorità garanti della concorrenza, Commissione e autorità nazionali, vengono avanzati per lo più dalle imprese e la Corte di giustizia non ha statuito in merito ad alcun reclamo avanzato da privati.

3.8.4

La presentazione, da parte della Commissione, del Libro verde Azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust comunitarie (26) fornirà ai consumatori uno strumento, che sarà esaminato nel parere del CESE in materia.

4.   Protezione dei consumatori nel contesto della politica della concorrenza

4.1

È evidente che esiste un corpus giuridico specifico concernente i consumatori, i loro diritti e i loro doveri (27). L'articolo 153, paragrafo 2, del Trattato CE stabilisce che «Nella definizione e nell'attuazione di altre politiche o attività comunitarie sono prese in considerazione le esigenze inerenti alla protezione dei consumatori». Si tratta di una politica di carattere orizzontale e come tale dovrebbe riflettersi nel contenuto di tutte le politiche che hanno ripercussioni sui consumatori. Per quanto riguarda la politica della concorrenza non vi sono dubbi: nel mercato di cui tale politica si occupa i consumatori rappresentano la domanda.

4.1.1

Il presente capitolo intende evidenziare quali diritti dei consumatori, e in che modo, subiscono le conseguenze della politica della concorrenza, e in particolare del mancato rispetto della relativa normativa nel mercato interno. I consumatori saranno considerati come parti in causa nel quadro di detta politica, onde tenere conto dei loro interessi nei casi concreti in cui la Commissione deve intervenire per salvaguardare le regole del mercato.

4.2   Diritti economici

4.2.1

I diritti economici del consumatore consistono nell'assenza di qualsiasi pregiudizio valutabile in termini economici che impedisca al consumatore o all'utente l'utilizzazione e il godimento dei beni e dei servizi acquistati alle condizioni concordate con il venditore. Il principio di base che disciplina questa materia è quello della buona fede e del giusto equilibrio tra le parti; ogni atto o clausola contrari a tale principio possono essere considerati abusivi e contrari agli interessi del consumatore.

4.2.2

Nel definire le disposizioni comunitarie si è dedicata grande considerazione alla relazione tra la politica di salvaguardia della concorrenza e la libertà di scelta del consumatore. Sia il vecchio articolo 85, paragrafo 3, che l'attuale articolo 81 del Trattato CE stabiliscono che gli accordi tra imprese sono consentiti quando, pur limitando la concorrenza, comportano un vantaggio per i consumatori. Un esempio tipico è dato dalla ripartizione di aree geografiche tra concorrenti allo scopo di coprire l'intero mercato quantunque alcune aree non siano redditizie.

4.2.3

La tutela del mercato dal punto di vista della protezione del consumatore si effettua vigilando sulla possibilità di intese orizzontali, sotto forma di accordi volontari, cartelli sui prezzi, centrali di acquisti, ripartizione del mercato, come pure di accordi verticali, contratti tipo che regolano la relazione tra produttori, importatori ecc. Inoltre si controlla l'abuso di posizione dominante attraverso pratiche che rendono difficile o impediscono l'accesso al mercato da parte dei concorrenti, come per esempio la determinazione di prezzi eccessivamente elevati o bassi, o di prezzi volti a escludere i concorrenti, oppure l'applicazione di vantaggi discriminatori nei confronti di un cliente e rispetto ad altri.

4.2.4

Ogni anno la Commissione presenta sistematicamente, nella relazione sulla concorrenza, un numero elevato di decisioni concernenti casi di pratiche concordate e di abusi di posizione dominante, nonché alcune sentenze della Corte di giustizia che, in molti casi modificano l'interpretazione delle norme o rendono addirittura necessario modificare la legislazione.

4.2.5

Negli ultimi anni i casi trattati dalla Commissione sono diminuiti; ciò è in gran parte dovuto all'azione ferma delle autorità nazionali sui rispettivi mercati nonché, in particolare, alla definitiva soppressione del sistema di notifica. Nell'ambito della DG Concorrenza sono stati risolti mediante decisioni formali 24 casi, ossia un numero molto basso se si confronta con quello relativo al controllo delle concentrazioni, dove si è registrato un numero elevato di decisioni formali (231) (28) in base al sistema previsto dal regolamento modificato; nella nuova fase tale numero si ridurrà, dato che nella maggior parte dei casi la competenza spetterà all'autorità nazionale.

4.2.6

Diversi dei casi trattati riguardavano direttamente i consumatori o rivestivano particolare interesse per loro. Le decisioni individuali hanno riguardato i settori della telefonia mobile, della radiodiffusione e delle linee aeree (29), mentre gli interventi relativi alle iniziative settoriali hanno avuto per oggetto i trasporti, le libere professioni, i veicoli a motore e i mezzi di comunicazione (30). In tutte e due i contesti, i casi analizzati concernevano abusi relativi ai prezzi, con l'applicazione dell'articolo 82 per la determinazione di prezzi volti a escludere la concorrenza o di prezzi di fornitura abusivi (31).

4.3   Diritto di informazione e di partecipazione

4.3.1

L'efficacia della politica dei consumatori si misura in termini di partecipazione alle politiche che li interessano, di modo che è necessario integrarli in tutte le politiche dalle quali sinora sono stati esclusi. Già la strategia in materia di politica dei consumatori (32) prevedeva, tra l'altro, l'obiettivo di un'adeguata partecipazione delle organizzazioni dei consumatori alle politiche comunitarie. L'anno successivo è stato infatti nominato, nella DG Concorrenza, il funzionario incaricato del collegamento con i consumatori.

4.3.2

Le organizzazioni dei consumatori dispongono di un forum, il comitato dei consumatori, che costituisce il meccanismo di intervento nella politica specifica dei consumatori; manca tuttavia un'applicazione più estesa che consenta la partecipazione ad altre politiche. La sfida attuale per i consumatori consiste nell'avere la possibilità e la capacità di contribuire alle iniziative comunitarie in tutte le fasi del processo decisionale dell'UE. Occorrerà trovare dei requisiti minimi che permettano loro di partecipare agli organi consultivi, come accade attualmente nel caso dell'agricoltura, e in particolare agli organi di nuova formazione, come quelli per i trasporti, per l'energia, per le telecomunicazioni, o qualsiasi altro organo eventualmente istituito.

4.3.3

Per quanto concerne l'argomento del presente documento, formalmente non esiste alcuna partecipazione; i consumatori non vengono nemmeno consultati in merito agli argomenti che il Trattato considera di loro interesse, e specificamente in merito alle esenzioni di pratiche concordate, di cui all'articolo 81, paragrafo 3, nonché alle pratiche abusive che limitano la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico, a danno dei consumatori, articolo 82, lettera b). Tocca quindi alla DG Concorrenza e alle organizzazioni dei consumatori predisporre i meccanismi di partecipazione e di consultazione, attraverso norme concordate, così come stabiliva il Libro bianco sulla governance europea (33); tali meccanismi avranno un impatto sul mercato interno.

4.3.4

La DG SANCO deve assumere una responsabilità analoga. Attraverso il gruppo consultivo permanente essa potrebbe intervenire nelle questioni di concorrenza che abbiano riflessi per i diritti dei consumatori.

4.3.5

Il diritto di informazione dei consumatori in materia di concorrenza è stato rafforzato dalla nomina del funzionario incaricato del collegamento con essi. Le organizzazioni europee dei consumatori vengono informate regolarmente, e le associazioni nazionali e i singoli consumatori dispongono di una pagina web (34) che contiene addirittura un formulario per i reclami (35) relativi ai danni eventualmente provocati dal comportamento anticoncorrenziale delle imprese.

5.   Organismi

A parere del Comitato, per rendere effettivo il diritto di informazione e partecipazione dei consumatori, si deve, da un lato, assicurare che essi siano legittimamente rappresentati dalle loro organizzazioni e, dall'altro, definire l'organismo in cui tale partecipazione si realizzi effettivamente, così come si segnala nei punti che seguono.

5.1   Dei consumatori

5.1.1

Le organizzazioni dei consumatori sono regolamentate da norme nazionali che prevedono requisiti minimi per il loro riconoscimento e la loro legittimazione a rappresentare i consumatori vittime di pratiche proibite.

5.1.2

A livello europeo vengono riconosciute a tutti gli effetti le organizzazioni che sono registrate presso la DG SANCO, le quali hanno diritto a essere informate e consultate e sono coinvolte in tutte le questioni che sinora sono considerate di loro competenza.

5.1.3

Può presentarsi un problema in caso di applicazione di tale legittimazione, che ha in qualche misura un carattere escludente, alle questioni di concorrenza, che solitamente consistono di violazioni di concreti diritti dei consumatori, e sono talora limitate sotto il profilo territoriale e tematico. Per potere intervenire su tale questione bisognerebbe discutere estesamente il concetto di legittimazione.

5.2   Rete europea delle autorità garanti della concorrenza

5.2.1

Il regolamento CE 1/2003 (36) e il cosiddetto pacchetto modernizzazione definiscono i mezzi di cooperazione tra la Commissione e le autorità competenti in materia di concorrenza attraverso la Rete europea delle autorità garanti della concorrenza (ECN) (37). Quest'ultima ha avviato la propria attività nel 2003 attraverso un gruppo di lavoro che ha studiato le questioni più generali, come pure il funzionamento del sistema di comunicazione tra le varie autorità. Attualmente la rete è pienamente operativa ed è suddivisa in 14 sottogruppi che si occupano di problemi settoriali (38).

5.2.2

Il regolamento 1/2003 concede alla Rete i mezzi necessari per la mutua assistenza e per agire conformemente alle istruzioni dell'autorità competente, nonché in generale per raccogliere tutte le informazioni necessarie per consentire la risoluzione dei casi. La rete esegue anche le ispezioni richieste dalle autorità nazionali e i cui risultati vengono trasmessi conformemente alla procedura stabilita, affinché siano accessibili a tutte le parti coinvolte.

5.2.3

Riveste particolare importanza l'intervento della Rete nel programma in materia di trattamento favorevole, dato che gli Stati membri hanno sottoscritto una dichiarazione in cui si impegnano a rispettare le regole stabilite nella citata comunicazione. In tal modo i tribunali nazionali competenti hanno a disposizione uno strumento pratico concernente la concorrenza, allorché si occupano di aggiornare la giurisprudenza della Corte di giustizia (39).

5.2.4

La comunicazione che deve aver luogo tra la Rete, le autorità garanti della concorrenza e i tribunali permette di conoscere le richieste concernenti accordi e abusi di posizione dominante, nonché la relativa procedura; in tal modo le decisioni relative all'istruzione dei ricorsi vengono adottate più rapidamente che in passato.

5.2.5

L'azione della rete serve anche per constatare le infrazioni, e la sua azione quasi preventiva riduce gli effetti negativi sui concorrenti e sui consumatori. È inoltre importante segnalare l'intervento nelle procedure di esenzione, nelle quali si deve valutare se il risultato sia positivo per i consumatori e addirittura se una parte dell'accordo debba specificare i benefici concreti che se ne attendono per essi.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Piano di azione in materia di politica dei consumatori 1999-2001.

(2)  SEC(2005) 805 def. del 17.6.2005. Parere CESE GU C 110 del 9.5.2006, pag. 8.

(3)  Pronunciato il 15 settembre 2005 a Londra, nel quadro della Giornata europea dei consumatori e della concorrenza.

(4)  Il 6 dicembre 2003, a Roma, il commissario Monti annuncia la nomina del signor Rivière y Martí.

(5)  La politica di concorrenza in Europa e il cittadino. Ufficio delle pubblicazioni delle Comunità europee — Lussemburgo.

(6)  Cfr. XXXIII relazione sulla politica di concorrenza 2003, pag. 6 e segg. SEC(2004) 658 def. del 4.6.2004. Parere CESE GU C 221 dell'8.9.2005.

(7)  Si può prendere contatto attraverso l'indirizzo e-mail: comp-consumer-officer@cec.europa.eu

(8)  Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato, modificato successivamente dal regolamento (CE) n. 411/2004 (GU L 68 del 6.3.2004); regolamento (CE) n. 773/2004 della Commissione del 7 aprile 2004 relativo ai procedimenti della Commissione in applicazione degli articoli 81 e 82 del Trattato (GU L 123 del 27.4.2004, pag. 18). Sono state inoltre pubblicate varie comunicazioni e linee direttrici volte a definire le relazioni procedurali tra le autorità nazionali competenti e la Commissione, come pure tra questa e le autorità giudiziarie.

(9)  Regolamento (CE) n. 772/2004, della Commissione del 27 aprile 2004 relativo all'applicazione dell'articolo 81, paragrafo 3, del Trattato CE a categorie di accordi di trasferimento di tecnologia (GU L 123 del 27.4.2004, pag. 11).

(10)  Data la mancanza di una definizione nel Trattato, la Corte di giustizia ha dovuto delimitare nella sua giurisprudenza la nozione di posizione dominante; essa considera tale la posizione economica occupata da una o più imprese quando queste possono avvalersene per impedire un'effettiva concorrenza sul mercato, attraverso un comportamento indipendente dai loro concorrenti, dai loro clienti e dai consumatori.

(11)  Causa Deutsche Telekom AG, COMP/C-1/37.451, GU L 263 del 14.10.2003. pag. 9.

(12)  Causa Microsoft COMP/37/792.

(13)  Deutsche Telekom ridusse sensibilmente le tariffe di interconnessione per i servizi di accesso a Internet a banda larga sulla propria rete fissa di telecomunicazioni.

(14)  Regolamento (CE) n. 139/2004, del Consiglio, del 20.1.2004, sul controllo delle concentrazioni tra imprese, GU L 24 del 29.1.2004; regolamento (CE) n. 802/2004, della Commissione, del 7.4.2004, concernente l'applicazione del regolamento (CE) n. 139/2004, GU L 133 del 30.4.2004, pag. 1.

(15)  Il regolamento (CE) n. 4064/89, (GU L 395 del 30.12.1989, pag. 1) e le modifiche inseritevi con l'atto di adesione di Austria, Finlandia e Svezia, sono stati modificati dal regolamento citato. Il nuovo regolamento costituisce pertanto una rifusione di tutti i testi giuridici, nonché degli articoli oggetto di interpretazione giurisprudenziale.

(16)  Causa T-102/96, in cui la Corte ha definito il concetto di posizione dominante e quello di sostanziale riduzione della concorrenza, includendovi situazioni la cui interpretazione era in precedenza dubbia, come per esempio gli oligopoli.

(17)  Regolamento (CE) n. 1228/2003 relativo alle condizioni di accesso alla rete per gli scambi transfrontalieri di energia elettrica — GU L 176 del 15.7.2003, pag. 1.

(18)  Direttiva 2002/77 CEE (GU L 249 del 17.9.2002, pag. 21).

(19)  COM(2003) 715 def.

(20)  Un ampio resoconto di tale monitoraggio figura nella XXXIII relazione della Commissione sulla politica della concorrenza — 2003, pag. 41 e segg.

(21)  La Commissione ha rifiutato di autorizzare l'accordo fra Air France e Alitalia, nella sua prima versione, e ha chiesto l'intervento di altre parti interessate perché formulassero osservazioni. Nel caso di British Airways e Iberia la Commissione ha limitato la validità dell'accordo a 6 anni.

(22)  Regolamento (CE) n. 261/2004 (GU L 46 del 17.2.2004, pag. 1).

(23)  GU C 233 del 30.9.2003, pag. 8.

(24)  Causa Wallenius/Wilhelmsen/Hyundai, 2002.

(25)  Causa IV/34.018, GU L 268 del 20.10.2000, pag. 1.

(26)  COM(2005) 672 def. del 19.12.2005.

(27)  Parere CESE 594/2006 — INT/263, relatore: PEGADO LIZ.

(28)  Cfr. la relazione annuale sulla politica di concorrenza 2003, pag. 191 e segg.

(29)  Cfr. il riquadro 3 della relazione 2003, relativo ai prezzi abusivi nel settore delle telecomunicazioni; il riquadro 2 della relazione 2004, pag. 28: Utilizzazione delle reti per la diffusione e la vendita dei diritti relativi ad eventi sportivi; relazione annuale 2004, pag. 43.

(30)  Cfr. la relazione annuale 2004, Trasporti, pag. 52; relazione annuale 2003, Libere professioni, pag. 6; relazione annuale 2004, Distribuzione di veicoli, pag. 44.

(31)  Particolare importanza ha rivestito il caso British Telecomunications, GU L 360, trattandosi di un monopolio statale.

(32)  Comunicazione della commissione Strategia della politica dei consumatori 2002-2006 COM(2002) 208 def.

(33)  COM(2001) 248 def.

(34)  Pagina web:

http://europa.eu.int/comm/consumers/redress/compl/index_en.htm

(35)  In allegato.

(36)  Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio del 16 dicembre 2002 concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato, modificato successivamente dal regolamento CE/411/2004, GU L 68 del 6.3.2004, pag. 1.

(37)  Comunicazione della Commissione sulla cooperazione nell'ambito della rete delle autorità garanti della concorrenza (GU C 101 del 27.4.2004).

(38)  Nel 2004 sono stati presi in considerazione 298 casi, dei quali 99 erano stati trasmessi dalla Commissione e 199 dalle autorità nazionali garanti della concorrenza.

(39)  Comunicazione della Commissione sulla cooperazione con le giurisdizioni nazionali per l'applicazione degli articoli 81 e 82 del Trattato (GU C 101 del 27.4.2004, pag. 54).


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/10


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Attuare il programma comunitario di Lisbona: Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Potenziare la ricerca e l'innovazione — Investire per la crescita e l'occupazione: una strategia comune

COM(2005) 488 def.

(2006/C 309/02)

La Commissione europea, in data 12 ottobre 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice FUSCO.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 152 voti favorevoli e 3 astensioni.

1.   Antecedenti e sintesi della comunicazione della Commissione

1.1

L'obiettivo della comunicazione della Commissione è quello di presentare un approccio comune  (1) in materia di ricerca e innovazione nel quadro dell'attuazione del programma di Lisbona, conformemente alle decisioni adottate dal Consiglio europeo di Lisbona nel marzo 2000, con le quali è stato fissato l'obiettivo di fare dell'UE, entro il 2010, «l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale». Si ricorda inoltre che questo stesso Consiglio europeo aveva altresì approvato il progetto presentato dalla Commissione nella sua comunicazione Verso uno spazio europeo della ricerca  (2).

1.2

Il Consiglio europeo di Barcellona, nelle sue conclusioni del marzo 2002, ha fissato l'obiettivo di aumentare gli investimenti dell'UE nella ricerca e sviluppo (R&S) fino ad arrivare al 3 % nel 2010 e di aumentare fino ai 2/3 la quota dei finanziamenti del settore privato; successivamente, il Consiglio europeo di Bruxelles del marzo 2003 ha esortato tutte le parti in causa a prendere iniziative concrete al riguardo.

1.3

Dal canto suo la Commissione, nella comunicazione del 30 aprile 2003Investire nella ricerca: un piano d'azione per l'Europa, ha presentato le azioni giudicate necessarie a livello nazionale ed europeo per dar seguito alla precedente comunicazione del settembre 2002 intitolata Più ricerca per l'EuropaObiettivo: 3 % del PIL  (3) . Dai primi dati ufficiali sulla R&S si evince che nel 2003 l'intensità di R&S è rimasta pressoché invariata all'1,93 % del PIL dell'UE a 25. Soltanto la Finlandia e la Svezia hanno raggiunto l'obiettivo fissato.

1.4

Nel marzo 2005 il Consiglio europeo ha adottato una versione aggiornata della strategia di Lisbona (4). La volontà politica comune espressa in tale sede è stata ribadita nell'ottobre 2005 a Hampton Court, in occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo europei, per rispondere all'esigenza imperativa di una maggiore competitività di fronte a una concorrenza globalizzata.

1.5

Il primo documento di iniziativa presentato dalla Commissione dopo la sua accettazione della strategia di Lisbona aggiornata è la comunicazione del giugno 2005 sulla società europea dell'informazione nel 2010 (i2010) (5), con la quale essa invitava gli Stati membri a definire le rispettive priorità per la società dell'informazione nell'ambito dei loro Programmi nazionali di riforma da presentare entro l'ottobre 2005, al fine di contribuire agli obiettivi menzionati nella comunicazione stessa

1.6

Le opzioni e le azioni proposte sono motivate dal contrasto tra la situazione esterna e quella interna: da un lato una concorrenza mondiale accanita e dall'altro rigidità e frammentazione dei mercati nazionali a fronte della necessità di creare uno spazio europeo unico e di garantire la mobilità dei lavoratori altamente qualificati. La Commissione, riconoscendo che in questo settore dispone solo di competenze limitate, ha precisato che intende svolgere soprattutto un ruolo di catalizzatore.

1.7

La comunicazione è volta a consolidare la correlazione tra ricerca e innovazione sia attraverso una politica di ricerca incentrata sullo sviluppo di nuove conoscenze e relative applicazioni e sul contesto in cui si iscrive la ricerca stessa, sia attraverso una politica dell'innovazione incentrata sulla trasformazione delle conoscenze in valore economico e successo commerciale. La strategia per una migliore regolamentazione prevede che qualunque misura con potenziali ripercussioni sulla competitività formi oggetto di una valutazione d'impatto.

1.8

La valutazione allegata alla comunicazione prende in considerazione, scegliendo poi l'ultima, le tre opzioni politiche seguenti (6):

non intervenire,

attuare una politica di integrazione,

adottare un approccio comune.

1.9

Il piano d'azione proposto nella comunicazione è suddiviso in quattro parti:

la ricerca e l'innovazione al centro delle politiche dell'UE,

la ricerca e l'innovazione al centro dei finanziamenti dell'UE,

la ricerca e l'innovazione al centro dell'attività economica,

migliorare le politiche per la ricerca e l'innovazione.

1.10

Sono previste diciannove azioni che riguardano tre settori principali: iniziativa pubblica e regolamentazione, aspetti finanziari e tassazione (7), ruolo degli attori privati (8).

1.11

Se da un lato la comunicazione sembra essere concepita sulla falsariga della precedente comunicazione del 2003, dall'altro la Commissione introduce un elemento nuovo aggiungendo che i Programmi nazionali di riforma (PNR) devono assolutamente comprendere anche la ricerca e l'innovazione. I PNR riceveranno quindi aiuti comunitari destinati ad attività d'interesse europeo, potranno avvalersi di consulenze intese a garantire uno sviluppo coordinato delle politiche e avranno a disposizione delle piattaforme specifiche di apprendimento reciproco in tutte le regioni in cui la cooperazione transfrontaliera presenta un forte valore aggiunto. D'altronde, anche il Patto di stabilità riconosce gli sforzi in materia di R&S e quindi autorizza le relative spese al di fuori del tetto del 3 % del PIL previsto per il deficit.

1.12

Il Comitato ha deciso di tener conto anche della relazione di Esko Aho, benché questa non sia — strettamente parlando — oggetto della presente consultazione, poiché la Commissione, al punto 3.1 della sua comunicazione al Consiglio europeo di primavera del 2006 (Potenziare gli investimenti destinati alla conoscenza e all'innovazione), cita tale relazione invece della comunicazione COM(2005) 488 def. Il Comitato si duole che tale documento non sia stato oggetto né di una consultazione né di una valutazione preventiva e, pertanto, lo inserisce nel presente dibattito.

1.13

La genesi della relazione è la seguente. Nell'ottobre 2005, ad Hampton Court, è stato creato un gruppo formato da 4 personalità e coordinato da Esko Aho. Nel gennaio 2006 il gruppo ha presentato alla Commissione, in vista del Consiglio europeo di primavera del 2006, una relazione in cui formulava delle raccomandazioni intese ad accelerare l'attuazione delle iniziative intraprese a livello europeo e nazionale a sostegno della ricerca e dell'innovazione. La relazione si basa sulla comunicazione in esame, ma propone una maggiore integrazione [opzione 2, documento SEC(2005) 1289]. Nel marzo 2006 la relazione è stata presentata al Consiglio Competitività e al Consiglio europeo di Bruxelles. Quest'ultimo ha rilevato l'importanza della relazione Aho e ha invitato la Commissione a valutarla entro il settembre 2006 (9).

2.   Osservazioni generali

2.1

Il Comitato accoglie con soddisfazione la comunicazione in esame, che prende le mosse dal partenariato per la crescita e l'occupazione, poiché affronta l'intero settore della ricerca e dell'innovazione, compresa l'innovazione non tecnologica. Essa delinea azioni che vanno al di là del 3 % fissato a Barcellona (10) e descrive in termini generali gli impegni assunti dalla Commissione, specificando le misure di sostegno alla ricerca e all'innovazione sia in corso che programmate (11).

2.2

Come si afferma nella comunicazione, la concorrenza per attirare investimenti nella ricerca e nell'innovazione cresce costantemente a livello mondiale, anche in paesi emergenti quali la Cina, l'India e il Brasile. «Il divario negli investimenti per la ricerca tra l'Unione europea e gli Stati Uniti già supera 120 miliardi di € e sta rapidamente aumentando» (12). In Europa le dimensioni di questa concorrenza sono tali che nessuno Stato membro può farcela da solo. Le sinergie transnazionali sono dunque l'unica strada per promuovere la ricerca e l'innovazione e trasformarle in crescita e occupazione. La ricerca e l'innovazione sono anche necessarie per rendere più sostenibile l'economia dell'UE, trovando soluzioni per armonizzare la crescita economica, lo sviluppo sociale e la protezione dell'ambiente.

2.3

Con il piano d'azione del 2003 la maggior parte degli Stati membri ha iniziato ad adottare delle misure nazionali per stimolare la R&S nel settore privato e a fissare degli obiettivi per portare gli investimenti nella ricerca al 2,6 % del PIL nel 2010. In questo contesto assumono un'importanza particolare le agevolazioni fiscali (13). Tuttavia si stima che l'intensità delle attività di ricerca nell'UE sia rimasta più o meno invariata, anche nel settore privato. La situazione è preoccupante.

2.4

La giustificazione delle misure previste apre il dibattito sul raffronto tra la produttività degli Stati membri dell'UE e quella di altri paesi.

2.4.1

Anzitutto esistono diverse definizioni di produttività (il rapporto tra la quantità di beni o servizi prodotta e il numero di unità del fattore di produzione impiegato). L'unità di misura utilizzata più spesso è monofattoriale (si tiene conto solo del lavoro) e ha come indicatore la produzione oraria per ogni lavoratore nel settore industriale. Si tratta di un parametro più facile da calcolare ma parziale; inoltre, in questo caso il capitale viene considerato un fattore esogeno al processo di produzione.

2.4.2

In secondo luogo, non si deve generalizzare nel raffronto tra l'Europa e gli Stati Uniti. Al contrario, bisogna riconoscere le importanti differenze presenti in ogni settore e in ogni Stato, anche in paesi come gli Stati Uniti. In Europa ci sono dei settori e dei paesi competitivi, in cui si registrano progressi notevoli a livello della produttività. Per quanto riguarda l'UE nel suo insieme, secondo O'Mahony e van Ark (2003), dal calcolo dei costi per unità di lavoro nel settore manifatturiero si evince che nel campo dell'alta tecnologia l'Europa non è competitiva rispetto agli Stati Uniti, ma in altri settori lo è. Tuttavia, la concorrenza nelle industrie tradizionali è dovuta principalmente al basso livello dei salari nei paesi terzi e non agli Stati Uniti, e questo crea forti pressioni sull'UE. Dosi, Llerana e Labini (2005) hanno una visione più critica della situazione e reputano che l'esigenza di una politica industriale europea non sia più un tabù.

2.4.3

In terzo luogo, il parametro migliore sarebbe la produzione multifattoriale, ossia il fattore di produttività totale (total factor productivity, TFP) ottenuto adeguando il PIL per tener conto delle differenze relative a tutti gli input utilizzati (Calderon 2001); esso consentirebbe infatti un migliore raffronto tra i vari paesi. Per spiegare le differenze di produttività tra i vari paesi, alcuni studi empirici hanno classificato in tre gruppi i fattori di aumento della produttività della manodopera e/o il fattore totale. Considerata l'interdipendenza tra i diversi paesi, però, Calderon afferma che le differenze in termini di TFP sembrano dovute alla velocità di diffusione delle tecnologie (tramite il commercio, gli investimenti esteri diretti o l'immigrazione) (14).

2.4.4

Se ciò che fa la differenza è garantire la rapidità di diffusione delle tecnologie, allora le PMI innovanti sarebbero indispensabili in quanto creano i nuovi mercati. Per lo stesso motivo, la scelta delle priorità strategiche per la ricerca e l'innovazione potrebbe promuovere una diffusione più rapida delle conoscenze.

2.4.5

Infine, fonte di preoccupazione appare, sia negli Stati Uniti che in Europa, la necessità di garantire la disponibilità di personale qualificato e la localizzazione degli investimenti delle imprese, soprattutto tenuto conto della Cina, che deve anch'essa far fronte alla mancanza di 75.000 lavoratori altamente qualificati per poter diventare un'economia dei servizi.

2.5

Detto questo, ci si trova di fronte a due visioni a livello «macro» che caratterizzano le scelte politiche: da un lato si afferma l'urgente necessità di un'innovazione sul piano organizzativo quale presupposto indispensabile per l'innovazione tecnica (Lam 2005 e OCSE 2005), cosa che vale anche per le istituzioni europee (Sachwald 2005, Sapir et al. 2003, Esko Aho 2006); dall'altro si sottolinea però che la ragione per cui le imprese non investono abbastanza nella R&S e nell'innovazione in Europa sarebbe la mancanza di un mercato «favorevole all'innovazione» in cui lanciare nuovi prodotti e servizi (Esko Aho 2006). Il Comitato osserva tuttavia che lo spirito imprenditoriale e l'assunzione di rischi restano indispensabili.

2.6

L'incapacità del mercato di creare innovazione è ampiamente riconosciuta in letteratura, a partire da Arrow (1962) e da Dasgupta e Stiglitz (1980). I programmi quadro comunitari sono largamente fondati sulla ratio di un sostegno attivo di livello «micro» alla R&S nelle imprese. Tale sostegno viene fornito sotto forma di una combinazione di aiuti alla R&S e di misure intese a promuovere la cooperazione per superare gli ostacoli più demoralizzanti (facilitare la ricerca di partner e promuovere dinamiche congiunte in grado di produrre dei vantaggi in termini di immissione nel mercato, di downstreaming e di economie di scala). Queste iniziative, però, non sono state sufficienti per innescare una dinamica di innovazione sostenibile nell'insieme dell'UE.

2.7

Il Comitato si compiace pertanto che la Commissione abbia posto l'accento sul livello «meso», settoriale e trasfrontaliero. Gli strumenti del partenariato, le reti, i cluster, gli agglomerati, i forum e i dialoghi sottolineano l'importanza che hanno i collegamenti, i fattori esterni, gli spillover tra le imprese e altri organismi, nonché i fattori geografici, per facilitare l'innovazione. Tutte queste piattaforme di coordinamento consentiranno di individuare più facilmente sia i fattori in grado d'influire sul livello di investimenti nell'innovazione sia i «colli di bottiglia».

2.8

L'approccio adottato e le azioni proposte non sono però accompagnati da alcuna indicazione relativa alla dotazione finanziaria, laddove per ottenere buoni risultati sono invece necessarie ingenti risorse e capacità di coordinamento. Inoltre, nell'unico punto della comunicazione al Consiglio europeo di primavera 2006 in cui la Commissione cita la comunicazione in esame, essa ricorda che «le proposte legislative produrranno effetti concreti solo dopo essere state adottate dal Consiglio e dal Parlamento europeo. Inoltre, molte delle azioni di finanziamento dipendono dalla messa a punto definitiva delle prospettive finanziarie 2007-2013 e dalla loro applicazione». Anche le azioni proposte hanno quindi solo un carattere indicativo.

2.9

Il Comitato invita la Commissione a fornire quanto prima delle indicazioni in merito alla dotazione finanziaria, prevedendo anche un meccanismo chiaro di seguito e di valutazione della comunicazione all'esame, con una scadenza ben precisa, per esempio il 2008. Inoltre, a parere del Comitato è necessario che la Commissione presenti un documento che riunisca tutte le relazioni dei gruppi di esperti riguardanti direttamente il tema della comunicazione, e contenga anche una valutazione delle raccomandazioni in esse formulate. Tali raccomandazioni dovranno essere coerenti con l'opzione prescelta e con le azioni intraprese. Infine, nel quadro degli sforzi per superare l'attuale frammentazione, sarebbe auspicabile disporre di un elenco delle persone responsabili per il coordinamento delle azioni proposte nel documento COM(2005) 488 a tutti i livelli: regioni, Stati membri e istituzioni europee. Nel quadro dell'Indagine sulle tendenze dell'innovazione in Europa (TrendChart), la Commissione ha compiuto sforzi notevoli nella compilazione delle relazioni sui singoli paesi, nelle quali vengono descritti gli organismi di ricerca e innovazione; questi dati potrebbero essere utilizzati come base per il summenzionato esercizio di mappatura. Sarebbe interessante anche riflettere sulle esperienze di «agenzia virtuale» fatte negli Stati Uniti nel settore della ricerca e dell'innovazione.

2.10

Il Comitato osserva inoltre che nella comunicazione all'esame non vi è alcuna definizione dei concetti principali (ricerca, innovazione, conoscenza e tecnologia). Eppure la Commissione ha finanziato la ricerca transeuropea effettuata per arrivare a tali definizioni e Eurostat e l'OCSE hanno definito il concetto di innovazione. Nell'ultimo Quadro di valutazione dell'innovazione in Europa sul rapporto tra gli input e gli output innovativi viene sviluppato il concetto di efficienza dell'innovazione e si afferma che la R&S costituisce un input per l'innovazione. Inoltre, sarebbe necessario distinguere meglio tra le azioni destinate alla ricerca e all'innovazione in quanto tali e le politiche intese a creare condizioni tali da favorire l'innovazione (p. es. formazione, accoglienza e inquadramento di risorse umane mobili, sostegno alle PMI e alle regioni meno favorite per l'introduzione di TIC qualora i costi siano proporzionalmente più significativi che per altri attori). Ciò significa che si dovrebbe distinguere meglio tra l'innovazione intesa come «immissione nel mercato di nuovi prodotti e servizi», e l'innovazione come processo. Il primo tipo di innovazione è una condizione necessaria, ma non è sufficiente ai fini di una crescita endogena dinamica.

2.11

Il Comitato segue molto attivamente questo argomento e ha elaborato numerosi pareri su tutta l'ampia tematica su cui verte il documento COM(2005) 488. Per ragioni di spazio, in questa sede il Comitato ricorda solo brevemente tali pareri, e in primo luogo quello sullo Spazio europeo della ricerca (CESE 595/2000), nel quale figurano già tutti gli argomenti affrontati nella comunicazione all'esame. In questo contesto sottolinea in particolare il punto 7 di tale parere, relativo alla «Ricerca e innovazione tecnica», e il punto 8 concernente la necessità di «Scambi di personale tra istituti di ricerca e industria».

2.12

Il parere del Comitato sulla scienza e la società in Europa (CES 724/2001) sottolinea il ruolo della ricerca fondamentale nella maggior parte delle grandi scoperte. Il parere sulla ricerca di base in Europa (15) e sulla sua interazione con la ricerca applicata, al punto 2.5 affronta invece la questione dei brevetti. In tale parere il Comitato sottolinea l'urgenza di creare un sistema di brevetti «europei» che preveda, come negli Stati Uniti, un periodo di grazia tra la pubblicazione scientifica relativa a una determinata invenzione e il brevetto di utilizzazione dell'invenzione. Il brevetto comunitario deve poter essere ottenuto rapidamente ed avere costi modesti. Il Comitato deplora il ritardo di un tale brevetto, dovuto a questioni linguistiche.

2.13

Nel suo parere sui ricercatori nello Spazio europeo della ricerca (16) il Comitato appoggia la Carta europea dei ricercatori; inoltre, al punto 5.4 sottolinea la necessità di prevedere scambi di personale tra il mondo accademico e l'industria e raccomanda di valorizzare maggiormente gli esperti con esperienza pluriennale, prevedendo al medesimo tempo la compatibilità e il riconoscimento di numerose componenti della sicurezza sociale, mentre al punto 5.5.5 esorta ad adeguare le disposizioni relative agli alloggi e a garantire l'«unità familiare». Il Comitato ricorda altresì il suo parere sulla scienza e la tecnologia (17) e quello sul Settimo programma quadro di ricerca (18) nel quale, oltre a sottolineare l'importanza del programma, ne illustra le modalità di finanziamento e l'organizzazione in sottoprogrammi e 9 ambiti di ricerca sui quali ha poi elaborato pareri specifici (19).

2.14

Nel suo parere sulla competitività e l'innovazione (2007 2013) (20) il Comitato sottolinea l'importanza di coinvolgere le PMI e le parti sociali nel processo di innovazione. Per riuscire a innovare con successo è infatti necessaria la loro piena partecipazione (21). Nel suo ultimo parere sul quadro politico per rafforzare l'industria manifatturiera dell'UE, il Comitato si compiace dell'adozione di un approccio settoriale, ma ricorda che per garantire il coordinamento sono necessarie risorse adeguate, di cui denuncia la carenza. Auspica inoltre che si presti la dovuta attenzione alle qualifiche dei lavoratori, che restano un tema intersettoriale. Una tale politica industriale caratterizzata da una maggiore integrazione è molto importante in quanto l'industria manifatturiera dà lavoro ad oltre 34 milioni persone ed è la destinataria di più dell'80 % delle spese del settore privato per la R&S nell'UE.

3.   Osservazioni specifiche

3.1

Il Comitato si compiace in particolare degli sforzi profusi dalla Commissione da un lato per creare un sistema europeo di proprietà intellettuale competitivo e dall'altro per definire le regole per la diffusione dei risultati della ricerca per il periodo 2007-2013. A tale proposito raccomanda di prestare un'attenzione particolare alla gestione dei brevetti d'innovazione nel contesto e per il tramite degli strumenti di cui al punto 2.7.

3.2

Un migliore sistema di diffusione delle conoscenze è fondamentale ai fini della competitività. A tale proposito vanno segnalate l'iniziativa dei Centri relais innovazione (CRI) e la proposta della Commissione di utilizzare dei buoni, nel quadro del Programma quadro per la Competitività e l'Innovazione (CIP), per la fornitura di servizi di consulenza alle PMI nell'ambito delle loro strategie di innovazione. I raggruppamenti transfrontalieri dovrebbero facilitare la diffusione delle conoscenze; la loro importanza sarà riconosciuta in una futura comunicazione sui cluster in Europa. Inoltre, a partire dal 2006 verrà messa a punto una banca dati sui cluster.

3.3

Il Comitato insiste sull'importanza della dimensione sociale dell'innovazione e della valorizzazione del capitale umano e sociale in quanto produttore di ricerca e innovazione, ed auspica che la prossima versione del Manuale di Oslo (OCSE-Eurostat) contenga anche statistiche che tengano conto di questo aspetto, nonché indicatori relativi al capitale umano qualificato e alle sedi di produzione dell'innovazione (università, altri istituti di istruzione e piattaforme miste industria-organismi statali-università).

3.4

Per quanto riguarda gli aiuti di Stato all'innovazione, che avrebbero un sostanziale effetto di leva sulle spese delle imprese per la ricerca, il Comitato si compiace dell'attenzione riservata alle PMI ed esorta la Commissione a considerare la creazione di posti di lavoro come un investimento nella ricerca e nell'innovazione se i nuovi posti sono proprio in tali settori. Sottolinea altresì la necessità di promuovere le PMI innovative in fase di start-up mediante strumenti come il capitale di rischio e garantendo la partecipazione del Fondo europeo per gli investimenti.

3.5

Un fattore importante ai fini dell'innovazione è la disponibilità di risorse umane adeguate a tutti i livelli, considerata la concorrenza globale menzionata al 2.4.5. La comunicazione all'esame si concentra sulle risorse umane nel campo della ricerca. Si dovrebbe però affrontare anche la questione dei posti di lavoro qualificati in settori diversi da quello scientifico. È necessario altresì creare un equilibrio tra l'offerta e la domanda di qualifiche e conoscenze specifiche, in base alle necessità dei vari settori. Per poter trovare delle soluzioni rapide ed efficaci sarebbe utile la partecipazione di tutte le parti sociali e delle altre parti interessate. Il Comitato invita la Commissione ad avviare un dibattito su questo argomento.

3.6

Parallelamente, ai fini della mobilità sarebbe necessario compiere dei progressi per quanto riguarda l'elaborazione di carte europee comuni delle competenze necessarie nei singoli settori o ambiti, senza peraltro dimenticare la dimensione qualitativa dell'istruzione (valori, pari opportunità). Dato che anche la DG Occupazione e la DG Istruzione e cultura si occupano del tema delle «risorse umane», sarebbe importante integrare le loro iniziative in materia di ricerca e innovazione nella comunicazione all'esame, al fine di coprire tutti gli aspetti della questione.

3.7

Il Comitato invita la Commissione a promuovere la ricerca e l'innovazione in tutti i settori possibili: i problemi di competitività non esistono infatti solo nel settore delle alte tecnologie. Fra le azioni proposte si potrebbe inserire anche la gestione strategica dei cambiamenti dovuti a un'adozione massiccia delle nuove tecnologie nelle PMI. In tale contesto sarebbe essenziale la partecipazione delle parti sociali e delle altre parti interessate.

3.8

Il Comitato concorda con la relazione di Esko Aho sul fatto che le imprese con più di 250 dipendenti non ricevono tutta l'attenzione necessaria, probabilmente anche in quanto la definizione di PMI è troppo limitata rispetto a quella utilizzata negli Stati Uniti e in Giappone. Il Comitato considera la particolare attenzione prestata ai finanziamenti per le PMI innovative come un fattore necessario per creare un'economia europea dell'innovazione in cui vi sia coesione sociale. Non sorprende il fatto che l'Emilia Romagna, che fa parte della rete Paxis (Pilot action of excellence on innovative start-ups), sia una delle regioni più attive di un paese come l'Italia, che pure presenta anche indicatori dell'innovazione meno positivi. Inoltre, i servizi di sostegno alle imprese devono essere specializzati per poter rispondere alle particolarità delle PMI nelle loro diverse forme (cooperative, altre imprese dell'economia sociale, ecc.).

3.9

Il Comitato gradirebbe che la Commissione menzionasse le azioni intraprese a favore della ricerca e dell'innovazione in cooperazione con altre regioni del mondo. La Commissione ha già adottato un approccio globale nell'Indagine sulle tendenze dell'innovazione in Europa e in molte altre iniziative. Dalla comunicazione COM(2001) 346 def., del 25 giugno 2001, intitolata «La dimensione internazionale dello spazio europeo della ricerca (SER)» si evince che il programma INCO del 6PQ ha favorito esplicitamente la partecipazione dei paesi terzi e che questo approccio dovrebbe continuare nel 7PQ. Tali progetti potrebbero essere valorizzati ulteriormente dedicando loro una sezione specifica. Inoltre, anche il ruolo delle aree urbane e metropolitane per l'innovazione merita uno studio più approfondito.

3.10

Il Comitato raccomanda alla Commissione di valutare il calendario relativo agli investimenti nelle tecnologie, alla liberalizzazione e alla ristrutturazione, considerato che le imprese, e soprattutto quelle più grandi, dovranno far fronte contemporaneamente a cambiamenti nel controllo societario e alle necessità di investimenti nella ricerca e nell'innovazione (per esempio nel settore dell'energia, dei trasporti e delle industrie di rete).

3.11

Il Comitato fa notare inoltre che potrebbe essere necessario trovare un giusto equilibrio tra la promozione dell'innovazione in materia di marketing e di licenze congiunte di nuovi prodotti e servizi da parte delle imprese e il diritto della concorrenza.

3.12

Reputa inoltre che l'innovazione sia piuttosto un «input» ai fini di un'economia competitiva caratterizzata dalla coesione sociale che non un risultato finale. Pur sapendo che si tratta di una sfida, il Comitato esorta la Commissione a elaborare statistiche e a promuovere studi per quantificare meglio i legami tra l'innovazione, la competitività e la coesione sociale. L'obiettivo dovrà essere quello di valutare in modo chiaro ed efficace i risultati ottenuti e di comunicarli ai cittadini in modo convincente. Come hanno affermato Dosi, Llerena e Labini, è necessario svolgere compiti ambiziosi e tecnologicamente audaci, giustificabili per il loro intrinseco valore sociale e politico.

3.13

Il Comitato considera l'innovazione come un sistema e, pertanto, esso invita la Commissione a coordinare il suo intervento con la Banca europea per gli investimenti (BEI) per garantire delle sinergie tra i programmi di quest'ultima, il Fondo europeo per gli investimenti, il Settimo programma quadro di ricerca e il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP) in modo che tale sistema sia dinamico e ben strutturato.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  SEC(2005) 1289, allegato al documento COM(2005) 488 def. Si tratta di una valutazione d'impatto, nella quale la Commissione sceglie la terza opzione dell'approccio comune.

(2)  GU C 204 del 18.7.2000.

(3)  COM(2002) 499 def.

(4)  Lavorare insieme per la crescita e l'occupazioneIl rilancio della strategia di Lisbona, COM(2005) 24 def. del 2.2.2005 e Azioni comuni per la crescita e l'occupazione. Il programma comunitario di Lisbona, COM(2005) 330 def. del 20.7.2005.

(5)  COM(2005) 229 def. e SEC(2005) 717 del 1o giugno 2005i2010Una società europea dell'informazione per la crescita e l'occupazione. La comunicazione, il cui obiettivo è quello di promuovere la crescita e l'occupazione nelle industrie della società dell'informazione e nel settore dei media, è incentrata sulle TIC, settore economico a cui si deve il 40 % dell'aumento della produttività e il 25 % della crescita del PIL dell'UE.

(6)  SEC(2005) 1289 — Valutazione d'impatto.

(7)  Mobilitazione delle risorse pubbliche e private, agevolazioni fiscali, fondi strutturali europei, accesso delle PMI ai finanziamenti.

(8)  Partenariati tra università e industria, poli e cluster, servizi proattivi di sostegno alle imprese e servizi innovativi.

(9)  Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 marzo 2006: conclusioni della presidenza.

(10)  Lo si evince dal documento INI/2006/2005, in cui il Parlamento europeo analizza la comunicazione COM(2005) 488 def. del 12.10.2005.

(11)  SEC(2005) 1253 allegato al documento COM(2005) 488 def., Fasi di attuazione.

(12)  COM(2003) 226 def., punto 2.

(13)  Otto Stati membri le hanno già introdotte e in tali paesi esse corrispondono al 13 % degli investimenti diretti nella ricerca.

(14)  Idem (Calderon 2001), pag. 19.

(15)  GU C 110 del 30.4.2004.

(16)  GU C 110 del 30.4.2004.

(17)  GU C 157 del 26.6.2005.

(18)  GU C 65 del 17.3.2006.

(19)  Nanotecnologie, biotecnologia, ricerca biomedica, tecnologie dell'informazione, ricerca energetica (compresa quella relativa alla fusione nucleare ), spazio e ricerca nel campo della sicurezza.

(20)  GU C 65 del 17.3.2006.

(21)  «In Europa il 98 % delle imprese è costituito da piccole e medie imprese (PMI): esse rappresentano il 55 % dei posti di lavoro del settore privato e hanno un notevole potenziale innovativo per quanto riguarda i processi di produzione, i prodotti e i servizi».


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/15


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui medicinali per terapie avanzate recante modifica della direttiva 2001/83/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004

COM(2005) 567 def. — 2005/0227 (COD)

(2006/C 309/03)

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 10 gennaio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 95 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore BEDOSSA.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 150 voti favorevoli e 1 astensione.

1.   Sintesi

1.1

Il Comitato si compiace della Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui medicinali per terapie avanzate recante modifica della direttiva 2001/83/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004.

1.2

Dinanzi all'accelerazione dei progressi scientifici, soprattutto nel settore delle biotecnologie, è importante adoperarsi per una maggiore chiarezza, competenza e rigore.

1.3

La proposta in esame ha lo scopo di predisporre un quadro coerente in materia di terapie avanzate, colmare l'attuale lacuna normativa e prevedere una valutazione specifica rigorosa da parte dell'Agenzia europea di valutazione dei medicinali in questi nuovi settori. Così facendo si potrà:

rispondere adeguatamente alle esigenze dei pazienti e alle attese delle imprese interessate dalla ricerca e sviluppo nel settore della medicina rigenerativa,

garantire ai pazienti europei un livello elevato di protezione della salute,

assicurare una sicurezza giuridica globale mantenendo nel contempo un buon livello di flessibilità sul piano tecnico per adeguarsi alle realtà dell'evoluzione scientifica e tecnologica.

1.4

Per tener conto delle specificità dei medicinali per terapie avanzate occorre adottare un quadro giuridico esauriente, solido e applicabile in tutti gli Stati membri.

1.5

Si è optato per un regolamento perché questo appare come lo strumento giuridico più idoneo, tanto più che la creazione di un sistema legislativo specifico è la condizione sine qua non per risolvere i problemi di sanità pubblica che permangono nell'Unione europea in relazione ai medicinali per terapie avanzate.

1.6

Tuttavia, la proposta in esame presenta alcuni aspetti che possono generare difficoltà applicative a causa della definizione fornita rispetto alla proposta di direttiva sui dispositivi medici. Nel testo definitivo è necessario chiarire vari interrogativi e possibili dubbi:

ci si può infatti chiedere quali vantaggi apporti questa nuova regolamentazione, visto che i medicinali per terapie avanzate di terapia genica e di terapia cellulare sono già disciplinati dalle direttive specifiche sui prodotti farmaceutici,

le definizioni che figurano in particolare all'articolo 2, lettera b), appaiono complicate e hanno una funzione piuttosto accessoria,

è inoltre chiaro che una legislazione nazionale sui prodotti farmaceutici può impedire l'applicazione di una legislazione europea,

di conseguenza, in questo caso sarebbe stato preferibile adottare un approccio più flessibile, prevedendo accordi di riconoscimento reciproco,

la questione dei prodotti autologhi nel settore ospedaliero e di origine non industriale pone anche il problema dei prodotti border-line (o «di confine») di origine diversa e di applicazione europea.

2.   Osservazioni di carattere generale

2.1

Seguono alcune osservazioni, interrogativi e raccomandazioni riguardanti singoli articoli della proposta di regolamento (1).

2.2

Le definizioni riguardanti la terapia genica e la terapia cellulare somatica non presentano in genere alcun problema, tanto più che grazie alla riflessione e all'esperienza maturata è stato possibile raggiungere un consenso. I prodotti in oggetto sono classificati come medicinali e sono già disciplinati in quanto tali nella Comunità.

2.2.1

La definizione di un prodotto ottenuto grazie all'ingegneria tissutale risulta più complessa. L'attuale versione dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera b), nell'affermare al primo trattino che un prodotto di ingegneria tissutale «contiene o consiste in cellule o tessuti…», senza specificare «come parte integrante», di fatto ingloba tra i medicinali innovanti anche i dispositivi medici che contengono «con un'azione accessoria» prodotti di ingegneria tissutale, svuotando di significato quanto previsto dalla proposta di direttiva sui dispositivi medici attualmente in discussione.

2.2.2

Anche il secondo trattino dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera b), è formulato in modo da ingenerare problemi di applicazione e in particolare di sovrapposizione con la direttiva sui dispositivi medici: poiché i prodotti di ingegneria tissutale rientrano nella normativa sui farmaci, sarebbe auspicabile far riferimento alla loro attività primaria di trattamento o prevenzione delle malattie, o di modifica di funzioni fisiologiche con un'azione farmacologica, immunologica o metabolica, e non limitarsi alla proprietà di «ristabilire, correggere o modificare un tessuto umano», proprietà peraltro comune anche ad alcuni tipi di dispositivi medici.

2.3

Per quanto si debbano riconoscere gli sforzi compiuti per delimitare in maniera ottimale la nozione di «prodotto ottenuto grazie all'ingegneria cellulare», non risulta chiara la differenza rispetto alla terapia cellulare (trapianto di midollo osseo, trapianto di cellule staminali, trapianto delle cellule staminali del sangue del funicolo ombelicale, cellule staminali adulte o embrionali, ecc.).

2.4

Per tentare di chiarire questa definizione il Comitato propone di procedere ad una riflessione sulla base degli esempi offerti da prodotti attualmente considerati come frutto dell'ingegneria tessutale. Così facendo si faciliterebbe la comprensione, tanto più che nessuno nega l'esistenza di un dibattito e di controversie, specie riguardo alle cellule staminali embrionali.

2.5

Se si eccettua il caso delle cellule staminali embrionali umane (HESC), gli aspetti etici non presentano più alcun problema.

2.6

La principale controversia riguarda le modalità di produzione delle cellule staminali. In particolare, la produzione di queste cellule mediante trasferimento nucleare (ossia clonazione) presenta notevoli problemi etici, e sinora nell'Unione europea non si è potuto raggiungere alcun effettivo consenso in proposito. Le riserve più frequenti riguardano il rischio della clonazione riproduttiva, del traffico di ovociti e dell'immissione in commercio di parti del corpo umano.

2.7

Queste pratiche sono infatti condannate esplicitamente dalla Convenzione europea sulla bioetica (Convenzione di Oviedo del 1998) e dal Comitato internazionale di bioetica (Unesco, 1997).

2.8

Mancando un consenso fra gli Stati membri dell'Unione europea, l'uso delle HESC rimane nell'ambito di competenza dei singoli Stati membri.

2.9

La precisazione contenuta nel considerando n. 6 del regolamento in esame (2) è quindi essenziale perché prende manifestamente in considerazione l'attuale dibattito e rammenta che la normativa proposta «non deve interferire con le decisioni adottate dagli Stati membri circa l'opportunità di autorizzare o meno questo o quel tipo di cellule umane, ad esempio cellule staminali embrionali o cellule animali».

2.10

Il regolamento in esame non dovrebbe nemmeno «incidere sull'applicazione della legislazione nazionale che proibisce o limita la vendita, la fornitura o l'utilizzazione di medicinali contenenti, consistenti in/derivati da tali cellule».

3.   Osservazioni particolari

3.1

L'armonizzazione dei principi applicabili a tutti gli altri medicinali biotecnologici moderni attualmente disciplinati a livello comunitario richiede una procedura centralizzata di autorizzazione, e quindi una valutazione scientifica unica della qualità, sicurezza ed efficacia dei medicinali per terapie avanzate.

3.2

Per la loro stessa natura, però, queste terapie avanzate richiedono delle procedure precliniche e cliniche specifiche rispetto ai trattamenti della medicina classica, specie sotto il profilo delle competenze, del piano di gestione dei rischi e della farmacovigilanza successiva all'autorizzazione d'immissione in commercio (AIC).

3.3

Il progetto di regolamento in esame evidenzia giustamente la necessità di sviluppare nelle commissioni di valutazione nell'ambito del comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) (3) delle competenze specifiche per la valutazione di questi prodotti, soprattutto coinvolgendo le associazioni dei pazienti nei loro lavori.

3.4

Il CESE giudica determinante la proposta d'istituire un comitato per le terapie avanzate (CAT) (4) che dovrà essere consultato dal CHMP dell'Agenzia europea di valutazione dei medicinali su ogni aspetto riguardante la valutazione dei dati relativi ai medicinali per terapie avanzate prima di formulare il proprio parere scientifico definitivo.

3.5

In effetti, creando il suddetto comitato sarà possibile riunire i migliori e, al momento attuale, notoriamente rari esperti disponibili a livello comunitario nel campo dei medicinali per terapie avanzate insieme a rappresentanti selezionati dei soggetti interessati.

3.6

La creazione di questo comitato è decisamente opportuna perché consentirà di definire, oltre alle procedure scientifiche, le norme di buona prassi clinica e di buona prassi di fabbricazione e di seguirne la valutazione fino all'autorizzazione d'immissione in commercio e oltre.

3.7

La menzione secondo cui «le cellule o i tessuti umani contenuti nei medicinali per terapie avanzate debbono provenire da donazioni volontarie e gratuite» è importante perché contribuisce a tener conto dell'esigenza permanente d'innalzare le norme di sicurezza dei tessuti e delle cellule e di evitare il rischio d'immissione in commercio di parti del corpo umano, con un risultato positivo per la protezione della salute umana.

3.8

La funzione consultiva dell'Agenzia europea di valutazione dei medicinali viene confermata e sarà determinante a tutti i livelli, sia per la produzione dei medicinali per terapie avanzate, le buone prassi di fabbricazione e le regole riguardanti il prospetto delle caratteristiche del prodotto, l'etichettatura e il foglietto illustrativo, sia in vista di una successiva delimitazione rispetto ad altri comparti (ad es. i cosmetici o taluni prodotti medici), per rispondere ai problemi che rischiano di manifestarsi con l'evolvere del progresso scientifico.

3.8.1

Taluni constatano che le procedure utilizzate possono comportare costi elevati (in effetti, le autorizzazioni nazionali sono più economiche) e sollevano la questione della concessione di periodi transitori più lunghi a livello nazionale (5 anni, mentre il periodo transitorio previsto nell'Unione europea è di soli 2 anni). La procedura nazionale decentrata può comportare un ostacolo sotto il profilo dell'accessibilità, in quanto può esistere in alcuni Stati e non essere prevista in altri.

3.9

Infine, la proposta in esame affronta opportunamente la problematica economica (5): nella concorrenza mondiale che coinvolge l'industria della salute è indispensabile che l'Unione europea si affermi pienamente sia al livello del mercato interno sia a livello extracomunitario.

3.10

Le incognite economiche legate alle incertezze o ai rapidi sviluppi in campo scientifico e i costi rilevanti degli studi provocano forti ritardi nella realizzazione d'investimenti significativi e durevoli nel settore dei medicinali, e più precisamente di quelli per le terapie avanzate.

3.11

Per di più, questi studi, necessari per dimostrare la qualità e la sicurezza non clinica dei medicinali per terapie avanzate, vengono effettuati sempre più spesso da piccole e medie imprese che non traggono origine da pregresse esperienze in campo farmaceutico (in generale, si tratta di spin-off di laboratori di biotecnologie o produttori di dispositivi medici).

3.12

Il Comitato giudica pertinente la proposta d'istituire «un sistema di valutazione e certificazione preliminari della qualità e della sicurezza dei dati non clinici da parte dell'Agenzia, indipendentemente da eventuali domande di autorizzazione all'immissione in commercio».

3.12.1

Tuttavia, poiché l'ingegneria tessutale permette di ottenere prodotti messi a punto da PMI, nuove imprese e spin-off che non provengono dal settore farmaceutico, s'impongono i seguenti rilievi:

che cosa deve coprire il regolamento in esame per diventare operativo? C'è forse il rischio che, pur riguardando tecnologie promettenti, esso susciti notevoli dibattiti ?

La composizione del CAT presenta anche il problema della dipendenza di quest'ultimo dal CHMP, il quale è composto da un rappresentante per ciascuno Stato membro.

Il quadro legislativo utilizzato non è adeguato, poiché si tratta di prodotti farmaceutici non tradizionali che implicheranno modifiche in altri testi.

Le precauzioni adottate per quanto riguarda l'impiego di cellule staminali possono provocare un veto nei paesi interessati: la redazione deve quindi essere adeguata per evitare che insorgano problemi a livelli dei dettagli.

3.13

Merita di essere sostenuto, anzi incoraggiato, l'obiettivo di facilitare la valutazione di qualsiasi successiva richiesta di commercializzazione presentata sulla base dei medesimi dati.

3.14

Occorrerà tuttavia essere vigilanti e se del caso adattare tale disposizione per tener conto dei rapidi sviluppi dei dati scientifici (ad es. sotto il profilo della durata di validità dei dati e delle condizioni per la loro conservazione), proteggere costantemente la salute dei pazienti, e più in generale, rispettare le regole etiche.

3.15

La relazione prevista «sull'attuazione del […] regolamento alla luce dell'esperienza acquisita» potrebbe offrire l'opportunità di un dibattito nell'ambito degli organi interessati (in particolare il CAT e il CHMP).

3.15.1

Tuttavia la subordinazione del CAT al CHMP in quanto meccanismo originale di esperti facente capo a quest'ultimo appesantisce eccessivamente le procedure e può provocare contraddizioni forse inutili.

3.16

Più in generale, la pubblicazione della relazione generale, prevista al capitolo 8, articolo 25, potrebbe includere non solo «informazioni approfondite circa i vari tipi di medicinali per terapie avanzate autorizzati nel quadro del presente regolamento», ma anche informazioni e risultati circa gli incentivi di cui al capitolo 6 (articoli 17, 18 e 19: consulenza scientifica, raccomandazione scientifica circa la classificazione delle terapie avanzate e certificazione della quantità e dei dati non clinici).

4.   Conclusioni

4.1

Nell'insieme il Comitato giudica che la proposta di regolamento in esame sia pertinente e utile: essa permette di seguire gli sviluppi scientifici e di stabilire le definizioni e le condizioni d'impiego dei medicinali per terapie avanzate nell'interesse dei pazienti.

4.1.1

Se dal punto di vista del paziente le nuove tecnologie lasciano intravedere grandi speranze di eliminare le sofferenze umane e rispondere ad attese legittime, soprattutto nell'utilizzo della medicina rigenerativa, d'altro canto la vigilanza sulle ricerche in questo ambito va effettuata mediante test essenziali, i cui protocolli devono offrire la garanzia di una sicurezza assoluta per i pazienti. Questa presuppone, fra gli obiettivi principali (punto 2.1 della motivazione che precede la proposta di regolamento in esame), oltre a un elevato livello di protezione sanitaria, anche un sistema di gestione della qualità. Non va poi trascurato il problema delle sostanze rimaste inutilizzate, da risolvere assicurando il rispetto dell'ambiente.

4.2

Il testo in esame è importante soprattutto in materia di terapia genica e di terapia cellulare somatica. Le precauzioni adottate al livello sia delle definizioni che dell'utilizzo dei prodotti di ingegneria tessutale evidenziano bene il fatto che il progetto di regolamento in esame non pretende di risolvere il dibattito etico, che rimane aperto e che si impernia sostanzialmente su interpretazioni diverse dei valori umani, né di contribuirvi andando oltre quanto deciso al livello dei singoli Stati.

4.2.1

Il progetto di regolamento crea le premesse per colmare il vuoto normativo che esiste fra la materia in esso trattata e il progetto di direttiva sui dispositivi medici. La valutazione del rischio, come principio generale, riguarda il campo d'applicazione relativo ai medicinali per terapie avanzate e ai dispositivi medici. Una complicazione può venire dai prodotti combinati (cioè dispositivi medici che contengono elementi d'ingegneria tessutale): in tal caso occorre garantire qualità e sicurezza insieme, e la valutazione deve riguardare anche l'efficacia nell'uso di un medicinale innovante nello specifico dispositivo medico.

4.3

Il Comitato esprime dunque un parere favorevole in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui medicinali per terapie avanzate recante modifica della direttiva 2001/83/CE e del regolamento (CE) n. 726/2004 qui esaminata, indicando peraltro i punti critici per i quali è opportuno trovare soluzioni chiare che assicurino la corretta applicazione della direttiva.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2005) 567 def.

(2)  COM(2005) 567 def.

(3)  CHMP: comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia europea di valutazione dei medicinali.

(4)  CAT: comitato per le terapie avanzate.

(5)  Cfr. COM(2005) 567 def., considerando n. 23.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/18


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Attuazione del programma comunitario di Lisbona: Una strategia per la semplificazione del contesto normativo

COM(2005) 535 def.

(2006/C 309/04)

La Commissione europea, in data 9 dicembre 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore CASSIDY.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 146 voti favorevoli e 6 astensioni.

1.   Conclusioni generali e raccomandazioni del CESE

1.1

Il documento oggetto del presente parere, richiesto dalla Commissione, fa seguito alla comunicazione del marzo 2005 intitolata Una migliore regolamentazione per la crescita e l'occupazione nell'Unione europea  (1).

1.2

Tramite la semplificazione ci si prefigge di creare un quadro normativo di qualità elevata, più comprensibile e di più facile utilizzo.

1.3

La semplificazione dovrebbe aumentare il rispetto per la legislazione dell'UE e al tempo stesso rafforzarne la legittimità.

1.4

Il Comitato ritiene che agli Stati membri spetti una grande responsabilità nel garantire che le misure dell'UE siano correttamente recepite nelle legislazioni nazionali e applicate. Il Comitato riconosce che l'accordo interistituzionale Legiferare meglio  (2) fornisce un codice di condotta per gli Stati membri al fine di un recepimento ed un'applicazione migliori delle direttive CE. L'importante è che ne risulti un quadro normativo a livello nazionale quanto più equilibrato nei contenuti e nello stesso tempo quanto più semplice possibile per le imprese, i lavoratori, i consumatori e i diversi attori della società civile.

1.5

Il Comitato auspica che gli attori socioprofessionali vengano associati alle procedure di comitatologia in materia di semplificazione delle normative, adottando un modello analogo ai comitati SLIM, ma in modo più sistematico e in una fase a monte della formulazione della normativa, piuttosto che a posteriori come avveniva appunto nel caso di SLIM.

1.6

Il Comitato auspica un più frequente ricorso al tipo di consultazione che si è svolta tra la Commissione e le parti interessate per l'elaborazione del documento in esame, ritenendo che ciò darebbe un contribuito concreto alla coregolamentazione (3) menzionata al punto 3, lettera d), della comunicazione. Deplora tuttavia la mancanza di riferimenti all'«autoregolamentazione» (4), procedura che il CESE raccomanda già da tempo (5).

1.6.1

Per quanto riguarda l'autoregolamentazione, il Comitato riconosce però anche il pericolo che non vengano adottate normative vincolanti per gli attori interessati, ma che questi stessi concludano accordi volontari a cui possono o meno attenersi.

1.7

La Corte di giustizia delle Comunità europee svolge un ruolo sempre più importante nell'interpretazione delle direttive comunitarie; essa si è trovata a dover interpretare il testo, talvolta ambiguo, di talune direttive adottate attraverso il processo di codecisione. La Corte, inoltre, viene sempre più spesso invitata a fornire indicazioni ai tribunali nazionali nei settori in cui le loro attività sono complementari. Il Comitato prende atto dei progressi compiuti dalla Corte, che ha ridotto del 12 % il numero dei procedimenti pendenti relativi alla mancata notifica, all'errata trasposizione e al mancato rispetto delle direttive CE da parte degli Stati membri.

1.8

Il Comitato riconosce l'importanza della comunicazione in esame per quanto riguarda l'attuazione del programma di Lisbona, che ha accumulato un deplorevole ritardo a causa della riluttanza dei governi degli Stati membri a dare attuazione agli impegni sottoscritti a Lisbona.

1.9

Il CESE accoglie con particolare favore l'impegno della Commissione a fare un uso più ampio delle tecnologie dell'informazione e auspica che la Commissione garantisca che, quali che saranno i dispositivi volti a migliorare le TI, essi siano compatibili con quelli nazionali (o viceversa).

1.10

Il CESE ha sempre sostenuto la dichiarazione comune Advancing regulatory reform in Europe («Progressi della riforma della regolamentazione in Europa») firmata il 7 dicembre 2004 (6) dai sei Stati membri che si sono succeduti alla presidenza del Consiglio tra il 2004 e il 2006, e spera che venga fatta propria anche dalle presidenze future (7).

1.11

Il CESE ha preso conoscenza delle relazioni del Parlamento europeo sul tema Legiferare meglio e, in particolare, della relazione Gargani su una strategia per la semplificazione del contesto normativo (8).

1.12

Il Comitato riconosce la grande determinazione con cui l'attuale Commissione sta dando seguito alle iniziative settoriali SLIM (Simpler Legislation for the Internal Market) e BEST (Business Environment Simplification Taskforce). L'azione quadro (febbraio 2003 — dicembre 2004) ha portato all'esame di circa 40 settori di azione e all'adozione, da parte della Commissione, di circa 40 proposte di semplificazione. Ad oggi, sono ancora in sospeso 9 proposte di semplificazione legate a quel programma.

1.13

Il Comitato riconosce che l'allargamento dell'Unione europea a 25 Stati membri ha anche reso più gravoso l'onere derivante dalla regolamentazione sia per i servizi della Commissione che per le amministrazioni dei nuovi Stati membri.

1.14

Semplificare e migliorare la legislazione sono attività complementari, che rientrano nelle competenze del Consiglio, del Parlamento e della Commissione, e per cui è prevista, in alcuni casi, la consultazione del CESE e del CdR.

1.15

Il Comitato ribadisce quanto già espresso a più riprese in precedenti pareri, ossia l'importanza di alleggerire gli oneri normativi e finanziari per le imprese, soprattutto per le PMI.

2.   Introduzione

2.1

Nel corso degli anni, il Comitato ha adottato numerosi pareri sul tema della semplificazione, a partire da una richiesta del Consiglio europeo del 1995: in tale occasione era stato istituito un gruppo di lavoro incaricato di esaminare le modalità per semplificare le norme dell'UE.

Nei suoi pareri, il CESE è giunto alle seguenti conclusioni:

occorre instaurare un dialogo tra il CESE e il Comitato delle regioni, nonché i consigli economici e sociali degli Stati membri,

il processo di semplificazione non richiede nuove idee, ma piuttosto di mettere in atto quelle già enunciate dalle istituzioni europee e dal Consiglio europeo di Lisbona,

le proposte legislative dovrebbero rispettare i seguenti criteri:

le disposizioni sono comprensibili e di facile utilizzo?

sono univoche nel loro intento?

sono coerenti con la legislazione in vigore?

il campo di applicazione delle disposizioni deve essere ampio come previsto?

le scadenze fissate per l'attuazione sono realistiche e danno alle imprese e alle altre parti direttamente interessate la possibilità di adeguarsi?

quali procedure di revisione sono previste per garantire un'applicazione uniforme e per valutare costi ed efficacia?

le parti interessate sono molto favorevoli all'ipotesi di ricorrere maggiormente all'autoregolamentazione e alla coregolamentazione,

non sono state finora valutate sufficientemente le possibilità di ricorrere a una regolamentazione meno dettagliata e meno puntigliosa, che lasci spazio alla coregolamentazione e all'autoregolamentazione  (9) .

2.2

Vi è una necessaria interazione tra la semplificazione, da un lato, e un recepimento ed un'applicazione migliori della legislazione, dall'altro. La comunicazione in esame sembra aver tenuto conto delle conclusioni di precedenti documenti del CESE, riconoscendo che «la semplificazione non è una nuova tematica». Infatti, la serie di comunicazioni della Commissione risale al 1997, ossia due anni dopo il primo invito alla semplificazione da parte del CESE.

3.   Sintesi della comunicazione della Commissione

3.1

La Commissione riconosce che la semplificazione, a livello comunitario e nazionale, deve creare condizioni di vita più favorevoli e meno costose per i cittadini e gli operatori.

3.2

Una parte importante della nuova strategia di semplificazione a livello europeo consiste nella revisione dell'acquis. A questo proposito, la Commissione propone un ambizioso programma modulato triennale, dal 2005 al 2008, fondato sull'esperienza pratica delle parti direttamente interessate e su valutazioni settoriali continue e approfondite.

3.3

L'approccio della Commissione in materia di semplificazione è basato su cinque strumenti (10):

a)

abrogazione — eliminazione di normative irrilevanti o obsolete;

b)

codificazione — consolidamento di un atto e di tutte le modifiche ad esso apportate in un nuovo strumento, senza alterarne la sostanza;

c)

rifusione — consolidamento (come sopra) ma al contempo modifica della sostanza dell'atto;

d)

modifica della strategia normativa — individuazione di un approccio giuridicamente più efficace di quello attuale, ad esempio sostituzione di una direttiva con un regolamento;

e)

un maggiore ricorso alle tecnologie dell'informazione  (11) — agevolazione dell'uso delle TI per aumentare l'efficienza.

3.4

La Commissione è consapevole di poter realizzare il proprio obiettivo solo se tutte le istituzioni dell'UE, e soprattutto gli Stati membri, sosterranno tale strategia. Sarebbe importante che gli Stati membri riconoscessero la necessità di recepire la legislazione dell'UE restando il più possibile vicino alle direttive originarie, approvate nel quadro del processo di codecisione, senza inutili aggiunte (il cosiddetto gold-plating).

3.5

La comunicazione tiene conto dei risultati del vasto processo di consultazione che si è tenuto con gli Stati membri e le parti interessate. Da tale consultazione è emerso che le proposte dell'UE in materia di semplificazione dovrebbero prefiggersi di:

chiarire e migliorare la leggibilità della legislazione,

aggiornare e modernizzare il contesto normativo,

ridurre i costi amministrativi,

accrescere la coerenza dell'acquis,

migliorare la proporzionalità  (12) dell' acquis .

Quest'ultimo è forse il problema di più ampia portata per le parti direttamente interessate.

Nell'allegato 2 alla comunicazione vengono elencate 222 misure di semplificazione. Il programma della Commissione copre il periodo dal 2005 al 2008.

3.6

La prima direttiva sul diritto societario (68/151/CEE) è stata semplificata, aggiornata e modernizzata nel 2003 al fine di sfruttare al meglio i moderni strumenti e tecnologie di informazione ed aumentare la trasparenza delle società per azioni. Tuttavia, la direttiva modificata potrebbe anche rientrare in un'eventuale procedura di rifusione o codificazione. Alla fine dello scorso anno è stata lanciata una consultazione pubblica per raccogliere le opinioni delle parti direttamente interessate su queste diverse opzioni.

4.   Osservazioni di carattere generale

4.1

La semplificazione, in linea di principio, non può essere intesa come un mezzo per far passare una deregolamentazione attraverso la porta di servizio. La semplificazione amministrativa non deve portare a un annacquamento ovvero a uno svuotamento delle norme sociali esistenti, soprattutto quelle relative alla protezione dei lavoratori, dei consumatori e dell'ambiente.

4.2

Il Comitato accoglie con favore la comunicazione e concorda con la Commissione nel rilevare che il successo della semplificazione del contesto normativo dipende tanto dagli Stati membri e dai loro organi di regolamentazione quanto dalle istituzioni europee.

4.2.1

Sarebbe utile elaborare un codice di condotta, come il CESE ha già proposto in alcuni pareri (13) (cfr. anche allegato I).

4.2.2

Il CESE rammenta che il successo del programma di semplificazione non dipenderà soltanto dalla capacità della Commissione di ottenere risultati, ma anche dalla capacità del colegislatore di adottare in un arco di tempo ragionevole le proposte di semplificazione presentate dalla Commissione.

4.2.3

A questo proposito, è utile rammentare che l'accordo interistituzionale Legiferare meglio dispone, al paragrafo 36, che «entro i sei mesi successivi all'entrata in vigore del presente accordo, il Parlamento e il Consiglio, ai quali spetta in quanto autorità legislativa adottare in via definitiva le proposte di atti semplificati, dovrebbero, da parte loro, modificare i propri metodi di lavoro istituendo, ad esempio, strutture ad hoc incaricate specificamente della semplificazione legislativa».

4.3

La comunicazione riconosce l'importanza dell'iniziativa di semplificazione per le PMI e i consumatori. Infatti, quando le normative, a livello dell'UE oppure nazionale, sono redatte in modo insoddisfacente, i consumatori restano nell'incertezza circa i loro i diritti e possibilità di ricorso.

4.4

Il Comitato approva anche l'impegno della Commissione a perfezionare l'impiego della valutazione d'impatto, non solo per individuare i costi per le imprese, ma anche per determinare l'impatto delle normative sui consumatori, sui gruppi svantaggiati (come i disabili) e sull'ambiente. Per conseguire l'obiettivo dichiarato nel quadro del processo di Lisbona, cioè quello di creare «più crescita e occupazione», sarebbero altamente auspicabili valutazioni d'impatto relative ai lavoratori e all'occupazione in generale. Si apprezzano in particolare la proposta di aumentare il ricorso a sportelli unici e il riferimento, contenuto in talune direttive, a «prove e procedure di autocontrollo» per i veicoli a motore.

4.5

Sarebbe utile se la Commissione preparasse una valutazione d'impatto per giustificare la scelta, compiuta in passato, di ritirare talune proposte, come fa attualmente per le nuove proposte.

5.   Osservazioni specifiche

5.1

La comunicazione sostiene che il processo di adattamento delle direttive ai progressi tecnici (comitatologia) debba essere reso più trasparente: il Parlamento europeo si è spesso pronunciato in tal senso. Tuttavia, anche gli Stati membri sono responsabili di questo stato di cose. Infatti, il lavoro di comitatologia viene svolto da «esperti nazionali», e numerosi episodi dimostrano che questi ultimi, nelle attività di comitatologia, non tengono conto delle opinioni dei loro governi (un esempio in tal senso è la direttiva «uccelli» del 1979, i cui allegati tecnici sono stati aggiunti da «esperti» dopo che i ministri avevano approvato il testo della direttiva in sede di Consiglio).

5.2

Occorre sottolineare l'importanza che la semplificazione riveste per i consumatori, le parti sociali ed altre parti interessate. Le discrepanze tra gli atti nazionali di recepimento e i testi originari delle direttive CE su cui i primi sono fondati aumentano considerevolmente il carico di lavoro della Corte di giustizia. Il compito di tale istituzione è, infatti, quello di «interpretare» la normativa comunitaria: essa, tuttavia, si trova sempre più a dover chiarire aspetti che nei testi sono stati trascurati oppure testi per cui la necessità di raggiungere l'unanimità in seno al Consiglio ha impedito di pervenire ad una formulazione soddisfacente, ad esempio in materia fiscale. Tuttavia il fatto che la Corte di giustizia assuma sempre più il ruolo di decisore politico costituisce un problema, in quanto essa non dispone a tal fine di chiari presupposti politici e questo ruolo decisionale esula dal suo mandato. In questo modo essa si trova a prendere decisioni che in realtà spetterebbero alle istituzioni democraticamente elette.

5.3

Il CESE riconosce l'impegno profuso dalla stessa Commissione che ha dato luogo a diverse centinaia di abrogazioni e dichiarazioni di obsolescenza: tali atti, però, pur avendo contribuito in modo considerevole a ridurre il volume dell'acquis, non necessariamente hanno ridotto gli oneri che gravano sulle imprese, sui lavoratori, sui consumatori o su altre parti direttamente interessate. Il Comitato riconosce che vi sono ancora dei settori in cui sono necessari ulteriori atti legislativi a livello dell'UE, al fine di proteggere l'ambiente e tutelare i diritti dei consumatori e dei gruppi svantaggiati (come i disabili o altre minoranze) e garantire che tutti i cittadini possano beneficiare appieno dei vantaggi apportati dal mercato unico.

5.3.1

D'altro lato, al momento il sistema più comunemente impiegato è l'aggiornamento. Tale procedura, mentre da un lato consente di apportare le modifiche necessarie per aggiornare le normative, dall'altro non ne garantisce necessariamente la semplificazione. Accade spesso, invece, che le misure si sovrappongano le une alle altre, cosicché in alcuni Stati membri coesistono normative vecchie e nuove. Tale situazione, evidentemente, genera confusione nelle parti interessate. I responsabili dell'applicazione negli Stati membri possono quindi nutrire dei dubbi sulla conformità dei propri atti con gli istituti giuridici nazionali.

5.3.2

Le caratteristiche di semplificazione di ogni proposta contenuta nel programma modulato dovrebbero essere chiaramente illustrate nella motivazione e, se necessario, nella valutazione di impatto che la accompagna. I servizi della Commissione dovrebbero monitorare attentamente queste proposte nel corso del processo decisionale interistituzionale, al fine di garantire che la dimensione della semplificazione venga preservata, come previsto dagli accordi interistituzionali (Metodo di lavoro accelerato ai fini della codificazione ufficiale dei testi legislativi (14), Accordo interistituzionale ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi (15) e Accordo interistituzionale Legiferare meglio  (16)).

5.4

Il Comitato richiama l'attenzione, ancora una volta, sulla lunga serie di pareri da esso elaborati riguardo alla necessità di legiferare meglio e di semplificare le normative e, in particolare, sul suo recente parere esplorativo Legiferare meglio  (17), formulato su richiesta della presidenza britannica.

5.5

Il Comitato ribadisce l'auspicio, già espresso a più riprese, che il processo volto a migliorare e a semplificare la legislazione prosegua nel solco tracciato dalla dichiarazione delle sei presidenze (18).

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2005) 97 del 16.3.2005.

(2)  GU C 321 del 31.12.2003.

(3)  GU C 321 del 31.12.2003.

(4)  GU C 321 del 31.12.2003.

(5)  Relazione informativa sul tema La situazione attuale della coregolamentazione e della autoregolamentazione nel mercato unico, CESE 1182/2004 fin, dell'11.1.2005, relatore VEVER.

(6)  Dichiarazione congiunta delle presidenze dell'UE irlandese, olandese, lussemburghese, britannica, austriaca e finlandese.

(7)  2007: Germania, da gennaio a giugno; Portogallo, da luglio a dicembre; 2008: Slovenia, da gennaio a giugno; Francia, da luglio a dicembre.

(8)  Relazione A6-0080/2006, adottata il 16.5.2006.

(9)  Relazione informativa sul tema La situazione attuale della coregolamentazione e della autoregolamentazione nel mercato unico, CESE 1182/2004 fin, dell'11.1.2005, relatore VEVER.

(10)  Piano d'azione Semplificare e migliorare la regolamentazione, COM(2002) 278 def. e Codificazione della normativa comunitaria, COM(2001) 645 def.

(11)  La Commissione propone un'iniziativa nel settore dei servizi amministrativi on line tramite il lancio di un piano d'azione al riguardo nel 2006.

(12)  Le normative dovrebbero essere commisurate agli obiettivi stabiliti.

(13)  GU C 125 del 27.5.2002.

GU C 14 del 16.1.2001.

(14)  GU C 102 del 4.4.1996.

(15)  GU C 77 del 28.3.2002.

(16)  GU C 321 del 31.12.2003.

(17)  GU C 24 del 31.1.2006, relatore RETUREAU.

(18)  Advancing regulatory reform in Europe (Progressi della riforma della regolamentazione in Europa ) — Dichiarazione congiunta delle presidenze dell'UE irlandese, olandese, lussemburghese, britannica, austriaca e finlandese, firmata il 7.12.2004.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/22


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (codice doganale aggiornato)

COM(2005) 608 def. — 2005/0246 (COD)

(2006/C 309/05)

Il Consiglio, in data 17 gennaio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 95 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore BURANI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 152 voti favorevoli, 1 voto contrario e 3 astensioni.

1.   Introduzione: principi ispiratori del nuovo Codice

1.1

Il programma d'azione doganale della Comunità (Dogana 2007), approvato dal Consiglio nel 2002, prevedeva fra le sue azioni principali una revisione radicale dell'attuale Codice doganale comunitario [regolamento del Consiglio (CEE) N. 2913/92], diventato obsoleto a seguito delle evoluzioni intervenute nei mercati e nelle tecnologie, dell'adozione di diversi Trattati e soprattutto dei successivi allargamenti dell'Unione.

1.2

L'idea di proporre un Codice totalmente rinnovato deriva dalla considerazione che il Codice vecchio — e tuttora vigente — «non ha seguito né i radicali mutamenti del contesto in cui si svolge il commercio internazionale né l'evoluzione dell'oggetto dell'attività doganale». La proposta in esame è coerente con le politiche comunitarie — in particolare con i principi del mercato interno e della protezione del consumatore, nonché con la strategia di Lisbona — e costituisce la base di azioni ulteriori volte alla razionalizzazione dei regimi e delle procedure doganali, nonché all'adeguamento delle norme in funzione della creazione di standard comuni fra i sistemi informatici degli Stati membri.

1.2.1

Questo complesso di azioni consentirà, secondo la Commissione, di recepire gli indirizzi del Consiglio in materia di e-Government e dell'iniziativa per «una migliore regolamentazione», nonché di conseguire una serie di obiettivi concreti, fra i quali l'aumento della sicurezza delle frontiere esterne, la riduzione dei rischi di frode, nonché una migliore coerenza con le altre politiche comunitarie e in particolare con quella fiscale.

1.3

Il nuovo Codice è stato concepito nel contesto della strategia di Lisbona, che mira a fare dell'Europa «un polo di attrazione per gli investimenti e l'occupazione»; esso è inoltre coerente con le proposte avanzate dalla Commissione, e approvate dal Consiglio nel dicembre 2003, per la creazione di un ambiente semplificato e privo di supporti cartacei. L'indirizzo del Consiglio trova d'altronde applicazione anche nella proposta parallela di decisione concernente «un ambiente privo di supporti cartacei per le dogane e il commercio» [COM(2005) 609 del 30.11.2005] sulla quale il CESE si pronuncerà in un parere separato.

1.4

Le innovazioni del nuovo Codice non sono soltanto di carattere formale o di aggiornamento; di ben maggiore importanza sono infatti i cambiamenti che esso introduce negli indirizzi di politica doganale. Nel corso degli ultimi venti anni le dogane hanno visto progressivamente ridursi la loro funzione di percettori di dazi, con un corrispondente e deciso incremento del loro ruolo di responsabili dell'attuazione di misure non tariffarie in materia in particolare di sicurezza, controllo dell'immigrazione clandestina, lotta contro la contraffazione, riciclaggio di denaro, traffico di stupefacenti, igiene, salute, ambiente e protezione dei consumatori, in aggiunta alla riscossione dell'IVA e delle accise. Il documento della Commissione non cita tuttavia in modo esplicito, sotto la voce «sicurezza», una funzione collaterale che invece sicuramente spetta alle dogane, vale a dire quella di prezioso ausilio al controllo del traffico di armi ed alla lotta contro il terrorismo. Questa omissione trova riscontro in una carenza nella concezione dei sistemi informativi, che il CESE commenta nel successivo punto 3.1.3.1.

1.5

Un'altra innovazione riguarda l'adozione di procedure informatizzate. Nel Codice attualmente vigente tali procedure sono previste — e sono largamente adottate in quasi tutti gli Stati membri — ma mantengono un carattere facoltativo, sia per le dogane nazionali che per gli utenti; il nuovo Codice ne prevede invece l'obbligatorietà, un passo necessario per l'eliminazione dei supporti cartacei, oggetto dell'iniziativa parallela di cui al precedente punto 1.3.

1.6

L'elaborazione del nuovo Codice è coerente con le politiche della Commissione e rispetta le procedure previste in materia di fattibilità, di trasparenza e di valutazione d'impatto. Il CESE rileva con soddisfazione che i settori della società civile interessati sono stati consultati e hanno dato pareri in larga parte favorevoli; concorda con la Commissione per quanto riguarda il rispetto delle basi legali così come dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, mentre si riserva di formulare più oltre qualche commento in materia di valutazione d'impatto.

1.7

La Commissione ha preso in esame quattro diversi approcci alla materia, optando alla fine per una soluzione che prevede una collaborazione rafforzata tra i sistemi informatici doganali nazionali. Questa scelta si giustifica, secondo la Commissione, con la necessità di rispettare il principio di sussidiarietà e la constatata scarsa disponibilità, da parte degli Stati membri, ad accettare una soluzione basata su un sistema europeo centralizzato. Il CESE prende atto di questa scelta obbligata, pur rilevando che quest'ultima opzione avrebbe rappresentato una soluzione più affidabile, più semplice e meno onerosa per gli utenti. Quanto al principio di sussidiarietà, esso si sarebbe declinato a livello europeo piuttosto che nazionale.

2.   Osservazioni di carattere generale

2.1

Nel febbraio dell'anno scorso, il CESE aveva commentato una proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio di modifica del Codice doganale (1), la quale già proponeva delle innovazioni in materia di eliminazione dei supporti cartacei e di gestione integrata delle frontiere esterne. Il Comitato nota con soddisfazione che i principi enunciati nella proposta suddetta, e sui quali esso aveva formulato commenti largamente positivi, sono stati mantenuti nella proposta oggetto del presente parere e concretamente tradotti in disposizioni che, ancora una volta, esso può in linea di massima accogliere con favore.

2.2

Il complesso delle nuove disposizioni denota una più marcata attenzione ai diritti e alle esigenze degli operatori, che si traduce tra l'altro in una serie di disposizioni che tengono conto, se del caso, dei possibili danni che le procedure possono arrecare. Di tale sensibilità è prova sia la semplificazione della normativa, sia il raggruppamento dei regimi doganali, che vengono ridotti dagli attuali tredici a tre: importazione, esportazione e regimi speciali. Grazie poi al lavoro redazionale, due terzi degli articoli del Codice in vigore vengono modificati, unificati o trasferiti alle disposizioni di applicazione, passando così da 258 a 200.

2.2.1

Il CESE dà atto alla Commissione di avere validamente compiuto un lavoro delicato e laborioso, rispettando i principi generali del mercato unico e con un marcato rispetto dei diritti e delle necessità degli operatori. Rileva tuttavia, per inciso, che la mancanza di un regolamento di esecuzione — la cui redazione rientra peraltro nei poteri della Commissione stessa — lascia per il momento un certo margine di incertezza nei confronti di diverse norme: esso formula dunque l'auspicio che un nuovo regolamento di esecuzione sia predisposto ed approvato in tempi brevi.

3.   Osservazioni specifiche

3.1   Titolo I: disposizioni generali

3.1.1

L'articolo 3 elenca i territori nazionali che compongono il territorio doganale della Comunità. L'articolo non solleva particolari commenti, salvo l'incertezza determinata dal paragrafo 3, dove si afferma: «alcune disposizioni della normativa doganale possono applicarsi fuori del territorio doganale della Comunità nel quadro di normative specifiche o di convenzioni internazionali». La certezza del diritto non permette che in una legge si parli di «alcune disposizioni» senza precisare, nel testo stesso o in allegato, di «quali» disposizioni si parli. Sotto il profilo giuridico — ed anche per esigenze di trasparenza — è necessario indicare in modo esplicito e dettagliato a quali territori e a quali normative ci si riferisce. Troppe volte sfuggono al cittadino — ed anche agli esperti — esenzioni e deroghe concesse in varie occasioni e in vari modi: spesso tali esenzioni e tali deroghe costituiscono delle vere e proprie distorsioni di concorrenza, non sempre temporanee.

3.1.2

In linea generale, lo scambio e la protezione dei dati e delle informazioni (articoli 5, 6 e 7) non richiedono particolari commenti, in quanto la normativa proposta rientra nella normale protezione accordata dalle pubbliche amministrazioni alla vita privata del cittadino ed alla riservatezza aziendale. Il CESE considera con particolare favore le disposizioni dell'articolo 8, secondo il quale le autorità doganali sono tenute a fornire informazioni sull'applicazione della normativa doganale, così come a promuovere la trasparenza mettendo gratuitamente a disposizione degli operatori — tramite Internet — la normativa, le decisioni amministrative e i moduli di domanda.

3.1.2.1

Una riflessione particolare merita peraltro il primo paragrafo dell'articolo 5, che impone l'adozione di procedimenti informatici per tutti gli scambi di dati, documenti, decisioni o notifiche fra operatori economici e autorità doganali. Questa disposizione, pienamente corretta quando riguarda aziende o operatori professionali, può causare delle difficoltà se l'importatore (o più raramente l'esportatore) è un privato, e non necessariamente un «operatore economico». Il problema è tutt'altro che secondario, in una fase in cui sta aumentando in modo esponenziale il volume degli acquisti di merci effettuati, via Internet o per corrispondenza, in paesi fuori dell'Unione. Il CESE prende nota del fatto che la materia è in corso di esame secondo la procedura della comitologia, e suggerisce che i privati siano esplicitamente inclusi fra coloro che sono ammessi, secondo l'articolo 93, a presentare dichiarazioni sommarie. Occorrerebbe anche modificare le disposizioni dell'articolo 94 che accordano alle autorità doganali la possibilità di accettare dichiarazioni sommarie di importazione in forma cartacea, ma solo in circostanze eccezionali. In alternativa, o in aggiunta, si potrebbe prendere in esame la possibilità di estendere ai privati la facoltà di presentare la dichiarazione semplificata occasionale (sempre in forma cartacea) prevista dall'articolo 127.

3.1.2.2

Sempre in materia di procedimenti informatici, ma in una linea più generale, il CESE attira l'attenzione sugli elevati costi della nuova procedura informatica integrata; tali costi sono da sostenere in tempi brevi, mentre una parte consistente dei benefici (particolarmente quelli a carattere qualitativo) saranno percepibili solo nel medio-lungo periodo. Taluni Stati membri sembrano sin d'ora preoccupati sia per gli oneri da sostenere sia per l'obbligo di rispettare i termini di messa in opera dei nuovi sistemi; altri — particolarmente quelli più avanzati in materia di informatizzazione — ritengono dispendioso cambiare i loro sistemi di recente adozione per allinearsi a quello comune. Il CESE raccoglie queste perplessità, delle quali la Commissione non potrà non tenere conto: esprime tuttavia l'avviso che l'interesse dell'Europa ad avere un sistema doganale efficiente e moderno merita qualche sacrificio individuale, da compensare eventualmente con un aiuto in termini di risorse, da limitare a casi precisi e di documentata necessità.

3.1.3

L'articolo 10 prevede che gli Stati membri collaborino con la Commissione per «sviluppare, mantenere ed utilizzare un sistema elettronico per la registrazione e l'aggiornamento comune dei dati» riguardanti tutti gli operatori e le autorizzazioni concesse. I dubbi circa la natura ed il funzionamento del sistema sono chiariti dall'articolo 194: ogni Stato membro mantiene il proprio sistema informativo, assicurandone l'interoperabilità con i sistemi degli altri Stati membri secondo norme e standard fissati dalla Commissione, assistita dal comitato del Codice doganale. La data di entrata in vigore del sistema è fissata al 30 giugno 2009. Secondo il CESE, un sistema basato su banche dati nazionali che si scambiano reciprocamente — una volta assicurata l'interoperabilità — informazioni e aggiornamenti rischia di rivelarsi difficile da gestire, oltre che costoso. Soprattutto, è piuttosto improbabile che un tale sistema possa concretamente entrare in funzione entro il termine previsto. Nella valutazione d'impatto la Commissione ha valutato il costo aggiuntivo della messa in opera del sistema in 40-50 milioni di euro all'anno: una cifra che diversi esperti giudicano ottimistica.

3.1.3.1

Esiste peraltro una carenza evidente e di vitale importanza nel progetto di questo sistema, o per lo meno nella sua enunciazione, e cioè l'assenza di qualunque accenno ad una possibilità strutturata di accesso ai sistemi informativi delle autorità preposte alla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, beninteso nel rispetto delle norme a protezione della vita privata e delle attività produttive. Questo aspetto è stato più volte, e in diverse occasioni, messo in evidenza dal CESE. Il Consiglio evoca da anni la necessità di una collaborazione fra le varie autorità, di polizia criminale e finanziaria, dogane, servizi segreti, OLAF, Europol, ma purtroppo finora senza grandi risultati.

3.1.4

Un particolare interesse suscita l'articolo 11, relativo alla figura del rappresentante doganale: l'articolo prevede che questi può «espletare gli atti e le formalità previsti dalla normativa doganale» su mandato di un operatore, in nome e per conto di questi (rappresentante diretto), o per conto proprio (rappresentante indiretto). Il paragrafo 2 richiede che il rappresentante doganale sia stabilito all'interno del territorio doganale della Comunità, senza altra precisazione. Il CESE rileva peraltro che nella relazione introduttiva la Commissione afferma che «le norme relative ai rappresentanti sono state modificate con l'abolizione delle precedenti restrizioni», incompatibili con un ambiente informatizzato e con i principi del mercato unico. Se ne dovrebbe dedurre che il rappresentante doganale gode di un'autorizzazione unica (passaporto comunitario) che lo abilita ad agire su tutto il territorio della Comunità ed in nome di qualsiasi operatore, ovunque sia esso stabilito. Sarebbe opportuno riformulare questo articolo in forma più esplicita, rinviando magari ad una regolamentazione a parte le modalità di creazione di un albo, o elenco, o altro, sulla falsariga di quanto previsto per l'operatore economico autorizzato, di cui al punto seguente.

3.1.5

Un'altra figura di interesse è quella dell'operatore economico autorizzato (articoli 4, e da 13 a 16), che è in pratica un'azienda (meno frequentemente un singolo individuo) che presenta garanzie di serietà, solvibilità e professionalità particolari e tali da farla accreditare presso le autorità doganali degli Stati membri come avente diritto ad un certo numero di agevolazioni in materia di controlli e di procedure. La Commissione si riserva di precisare, in base al già citato articolo 196, le modalità di concessione della qualifica di operatore economico autorizzato. Il CESE prende atto di queste disposizioni, intese certamente ad agevolare il commercio internazionale e la creazione di un ambiente favorevole agli scambi; osserva peraltro che molto dipenderà dalle condizioni per la concessione della qualifica e dalle norme per evitare gli eventuali abusi. Non è chiaro, inoltre, se alla figura dell'operatore economico autorizzato sarà concesso o meno il passaporto europeo.

3.1.6

Un passo deciso verso un'armonizzazione dei regimi doganali è costituito dalle disposizioni dell'articolo 22, che impongono agli Stati membri — sia pure in termini piuttosto «elastici» — di adottare sanzioni amministrative e penali applicabili ai casi di infrazione alla normativa doganale comunitaria. Il CESE è senz'altro d'accordo sulla necessità di pervenire ad una regolamentazione armonizzata in questa delicata materia; resta da vedere quale sarà l'accoglienza degli Stati membri ai tentativi di dettare regole o indirizzi in materia penale, un campo nel quale sono da prevedere resistenze o per lo meno riserve.

3.1.7

Gli articoli 24, 25 e 26 trattano dei ricorsi in via amministrativa (l'articolo 23 esclude la materia penale), per i quali prevedono una procedura in due fasi: la prima dinanzi alle autorità doganali e la seconda dinanzi ad un'autorità superiore, giudiziaria o di altro genere. In caso di sanzioni vale il principio generale del solve et repete, salvo quando le autorità doganali ritengano che la misura imposta potrebbe provocare un «danno irreparabile» alla persona che ha presentato il ricorso: un segno di attenzione alle necessità del cittadino, del quale il CESE prende atto con soddisfazione.

3.1.8

L'articolo 27 stabilisce l'ovvio principio della possibilità, per le autorità doganali, di effettuare controlli di ogni genere, fisici, amministrativi, contabili o statistici; stabilisce inoltre che venga messo in opera un sistema elettronico per la gestione dei rischi, inteso a «identificare e valutare i rischi e a consentire di mettere a punto le misure necessarie a farvi fronte». Tale sistema, che gli Stati membri dovrebbero attuare in collaborazione con la Commissione al più tardi il 30 giugno 2009, sarà anch'esso regolato dalle norme che la Commissione detterà in base all'articolo 196. Il CESE si rallegra comunque dell'iniziativa, e spera che la Commissione abbia bene sondato la disponibilità di tutti gli Stati membri a mettere in opera un sistema che risulterà presumibilmente costoso e delicato da gestire.

3.1.9

L'articolo 30 esenta dai controlli e dalle formalità doganali i bagagli a mano e i bagagli registrati dei passeggeri nei viaggi aerei e marittimi intracomunitari, senza pregiudizio, peraltro, dei controlli di sicurezza e dei controlli connessi con i divieti o le restrizioni stabiliti dagli Stati membri: questo equivale a dire che l'esenzione vale soltanto nei paesi che non hanno stabilito divieti o restrizioni. Siccome delle limitazioni esistono sempre e ovunque, non foss'altro che per le merci sottoposte ad accise, la norma generale viene in pratica vanificata e rimane quindi inalterato il potere delle dogane di effettuare sempre dei controlli sui bagagli, siano essi a mano o registrati.

4.   Successivi titoli, da II a VIII: formalità e procedure doganali

4.1

I titoli da II a VIII trattano delle formalità e delle procedure doganali, riprendendo in larga parte il contenuto del Codice attualmente in vigore. Il CESE non intende entrare nell'esame dettagliato di questa materia, già ampiamente discussa nel corso delle consultazioni delle parti interessate effettuate preliminarmente alla redazione del testo. Ci si limita pertanto a commentare taluni articoli di particolare interesse.

4.2

L'articolo 55 stabilisce che l'obbligazione doganale sorge anche nei casi di contrabbando o traffico illegale (definiti come «importazione od esportazione di merci soggette a misure di qualunque specie che ne vietino o limitino l'importazione o l'esportazione»): i diritti doganali sono comunque dovuti, fatta salva l'applicazione di altre misure penali o amministrative. Sono invece esenti dall'obbligazione doganale la moneta falsa e gli stupefacenti fuori dai circuiti autorizzati; tali traffici sono evidentemente visti soltanto sotto il profilo penale, tranne nei casi in cui la legislazione di uno Stato membro preveda che i dazi doganali devono servire di base per la determinazione di sanzioni pecuniarie. Nonostante un parere contrario espresso dalla Corte europea di giustizia, il CESE non ritiene che le amministrazioni doganali debbano perdere un introito legittimo, rinunciando a stabilire un'obbligazione doganale — sanzioni amministrative e penali a parte — almeno per quanto riguarda gli stupefacenti, determinandone il valore al rispettivo prezzo di mercato. Il fatto che un'importazione di droga è criminosa, non cancella il fatto che sempre di un'importazione (illegale) si tratta. Si comprende insomma l'esenzione per la moneta falsa, ma non quella per gli stupefacenti.

4.3

In base all'articolo 61, le autorità doganali possono autorizzare l'operatore a costituire una garanzia globale per il pagamento delle sue obbligazioni doganali. L'articolo 64 stabilisce poi che una delle forme ammesse per tale garanzia è la fideiussione e l'articolo 66 precisa che questa può essere prestata da una «banca o altra istituzione finanziaria ufficialmente riconosciuta accreditata nella Comunità». La disposizione è importante in quanto riconosce che qualsiasi banca o istituzione finanziaria, di qualunque paese europeo, può prestare una fideiussione valida presso la dogana di un altro paese: si tratta di un principio importante e già in vigore, ma che è spesso ostacolato dalle dogane di vari paesi. Resta tuttavia da comprendere il significato della dizione «ufficialmente riconosciuta accreditata nella Comunità» che, ad avviso del CESE, è pleonastica e fuorviante: le banche e istituzioni finanziarie stabilite nella Comunità sono già in possesso del «passaporto europeo», senza necessità di ulteriori precisazioni.

4.4

Sempre in materia di fideiussioni, l'articolo 83 prevede la possibilità per la Commissione di adottare, sempre secondo la procedura «articolo 196», una «procedura speciale» per assicurare il pagamento da parte dei fideiussori. Mancano però indicazioni sul contenuto e sulla portata di tale procedura speciale. Se con questo si fa riferimento alla richiesta di escussione del fideiussore «a prima domanda», non si è certamente in presenza di niente di nuovo, in quanto tale tipo di garanzia già esiste ed è prevista anche da altre regolamentazioni (per esempio dal regolamento contabile dell'UE); se invece si pensa ad altre formule, sarebbe bene precisarle, in quanto il costo di una fideiussione varia a seconda del rischio e delle modalità di escussione del fideiussore.

4.5

L'articolo 83 prevede inoltre che i debiti doganali vengano gravati da interessi per il periodo intercorrente fra la data di scadenza e la data di effettivo pagamento; l'articolo 84 contempla invece il caso inverso, e cioè quando è l'autorità doganale a essere in debito verso l'importatore o esportatore: in tale ipotesi, la norma prevede esplicitamente che nessun interesse è dovuto per i primi tre mesi. Il CESE sottolinea la palese e inammissibile disparità di trattamento fra la pubblica autorità e il cittadino.

5.   Titolo IX: comitato del Codice doganale e disposizioni finali

5.1

Le disposizioni di questo Titolo sono fondamentali per comprendere la struttura del Codice e la sua portata. La chiave di volta è l'articolo 196, il quale prevede che per l'esecuzione della normativa «la Commissione è assistita dal comitato del Codice doganale» (in breve: «il comitato»), che agisce in forza «degli articoli 4 e 7 della decisione 1999/468/CE, tenendo conto dell'articolo 8 della stessa». In pratica, questo significa che la Commissione ha il potere di regolamentare — sia pure con l'assistenza del comitato — l'intera materia del Codice doganale, il che rientra nella normalità delle procedure comunitarie. Il CESE non ha nulla da obiettare in proposito; esprime tuttavia l'auspicio che le regole che saranno adottate siano rispettose delle necessità degli utenti e sufficientemente elastiche da poter essere adeguate tempestivamente alle evoluzioni delle tecniche, della tecnologia e degli usi commerciali.

5.2

In base ai poteri conferitile dal predetto articolo 196, la Commissione (articolo 194) può adottare misure tendenti a stabilire:

norme e standard per l'interoperabilità dei sistemi doganali,

«in quali casi e a quali condizioni la Commissione può emettere decisioni volte a richiedere agli Stati membri di revocare o modificare una decisione»,

«altre misure di applicazione eventualmente necessarie, in particolare quando la Comunità accetta impegni o obblighi in relazione ad accordi internazionali che richiedono l'adattamento delle disposizioni del codice».

5.2.1

I poteri della Commissione sono quindi piuttosto ampi, e includono anche la facoltà di determinare essa stessa (secondo trattino) i casi e le condizioni in cui può imporre agli Stati membri di revocare o modificare una loro decisione. Il CESE osserva che, mentre in relazione agli aspetti previsti dal primo e terzo trattino la Commissione esercita la sua funzione istituzionale di coordinamento e di esecuzione di decisioni prese o avvallate dal Consiglio, nel caso del secondo trattino si è in presenza di un esercizio del potere di tipo anomalo — anche se, tutto sommato, giustificato dalle circostanze e certamente non avversato dal CESE.

5.2.2

In linea generale, il CESE rileva che la decisione di esercitare dei controlli sulle operazioni di ogni genere fatte dai cittadini — ivi comprese le operazioni commerciali e doganali — influenza il libero scambio e deriva dalle scelte politiche, condivise a seconda delle sfere di competenza fra l'UE e gli Stati membri. La Commissione è, evidentemente, l'esecutrice di queste scelte.

5.2.3

Il CESE auspica che la riforma intrapresa in materia doganale non metta in causa il necessario equilibrio fra la libertà di commercio e la sicurezza degli utilizzatori nonché dei consumatori finali, e che essa rispetti la professionalità del personale doganale e quella dei dipendenti degli importatori/esportatori.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU C110 del 30.4.2004.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/26


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro bianco: La politica dei servizi finanziari per il periodo 2005-2010

COM(2005) 629 def.

(2006/C 309/06)

La Commissione, in data 1o dicembre 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito al: Libro bianco: La politica dei servizi finanziari per il periodo 2005-2010

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore IOZIA.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 152 voti favorevoli, 1 voto contrario e 9 astensioni.

1.   Conclusioni e proposte

1.1

Il CESE condivide la proposta della Commissione di dedicare il prossimo quinquennio al «consolidamento dinamico» dell'industria finanziaria, implementando e rafforzando la legislazione vigente ed evitando al contempo il sovrapporsi di troppi interventi normativi (il cosiddetto gold-plating ), rispettando lo spirito della strategia di Lisbona e le specificità del modello sociale europeo.

1.2

È essenziale, anche a giudizio del CESE, valutare con attenzione il ruolo e l'attività delle autorità di vigilanza, stimolando il miglior coordinamento possibile, secondo quanto previsto per i comitati di livello 3 dal processo Lamfalussy.

1.2.1

Il CESE considera prematuro, allo stato, un'unica autorità di vigilanza europea, che potrebbe contribuire in futuro a facilitare l'integrazione dei mercati, ma ritiene utile oggi suggerire alle autorità europee l'individuazione di un'autorità di vigilanza principale, quella del paese di appartenenza della casa-madre, cui affidare il compito di sovrintendere anche alle attività svolte dalle filiali e dalle società controllate negli altri paesi dell'Unione. I vantaggi per le imprese a dimensione europea e per i consumatori sarebbero evidenti.

1.3

L'aumento dell'efficienza nelle transazioni finanziarie è alla base del crescente peso che le attività finanziarie hanno nell'economia (si tratta della cosiddetta finanziarizzazione dell'economia). La finanziarizzazione dell'economia si traduce in interessanti potenzialità di sviluppo economico ed occupazionale nel settore finanziario; essa può dar luogo a conseguenze negative per l'economia nel suo complesso. Il ruolo importante dei mercati borsistici motivati dal criterio del «valore per gli azionisti» (shareholder value) può trovarsi in rotta di collisione con le strategie industriali. Le pressioni commerciali e finanziarie sui dirigenti d'impresa possono determinare problemi nel lungo periodo ed essere la causa di OPA non meditate, che allo stato, in percentuali significative, hanno determinato distruzione di ricchezza nel breve termine.

1.3.1

Non si deve però dimenticare che a seguito dei processi di consolidamento si assiste, almeno nel medio-breve periodo, a una riduzione dell'occupazione nell'industria finanziaria che alimenta una crescente insicurezza tra gli addetti. Il CESE sottolinea la necessità di tener in conto le ricadute sociali nei processi di consolidamento, auspicando che gli Stati membri adottino adeguati ammortizzatori sociali e sostengano piani di formazione e riqualificazione professionale, indispensabili per realizzare gli obiettivi previsti dalla strategia di Lisbona.

1.4

Il CESE condivide gli obiettivi di semplificazione, codificazione e di impegno alla chiarezza, per realizzare la «migliore regolamentazione» e, a questo proposito plaude all'impegno della Commissione di tenere costanti, frequenti ed aperte consultazioni con tutti i soggetti interessati e di far precedere ogni proposta da una seria valutazione di impatto che comprenda anche la dimensione sociale ed ambientale e le esternalità relative a tutto il sistema economico.

1.4.1

Il CESE chiede che i lavori riguardanti il piano d'azione per i servizi finanziari abbiano maggiore visibilità e formino oggetto di dibattiti anche al di fuori delle cerchie di esperti.

1.5

Il CESE concorda sulla iniziativa proposta dalla Commissione di emanare una comunicazione/raccomandazione sugli OICVM, per cercare di superare gli attuali ostacoli rilevati sulla libera circolazione di questi strumenti finanziari.

1.6

Essenziale sarà rafforzare l'informazione, la cultura finanziaria e la consapevolezza dei consumatori. Opportuna l'intenzione della Commissione di avviare specifiche azioni con le associazioni europee dei consumatori, ma la Commissione dovrebbe essere più attiva nei confronti degli Stati membri, per indurli ad attivare forme più stringenti di coinvolgimento degli stakeholder a livello nazionale. Il CESE è disponibile a collaborare con queste iniziative, attraverso un proprio specifico intervento presso i consigli dei consumatori e i comitati economici e sociali nazionali.

1.7

Le attuali regole di vigilanza, diverse tra gli Stati membri, costringono le imprese a significativi obblighi di redazione di bilanci e di informazione societaria. L'adozione degli IFRS può essere l'occasione adatta per uniformare a livello europeo tali obblighi informativi. Il CESE rileva che lo IASB, organo di normalizzazione internazionale privato, non rispecchia completamente la realtà economica mondiale e auspica che esso si apra alla cooperazione internazionale con altri soggetti quali ad esempio la Commissione europea.

1.8

Per quanto riguarda le direttive proposte per il mercato retail, il CESE si riserva uno specifico giudizio sulla direttiva sul credito al consumo, da approvare al più presto, e su quella sui servizi di pagamento, per la quale sta elaborando un parere ad hoc. Per quanto riguarda quella sui mutui ipotecari, invece, il CESE, pur condividendone gli obiettivi, esprime fondate perplessità sulla effettiva possibilità di creare in tempi brevi un mercato integrato dei mutui. Con riferimento ai sistemi di regolamento e compensazione, infine, il CESE vedrebbe con favore l'adozione di una direttiva quadro.

1.9

La Commissione ha espresso delle perplessità sull'adozione del cosiddetto 26o regime nell'area dei servizi finanziari. Il CESE ne prende atto e si dichiara pronto a valutare, quando saranno fornite dai proponenti le condizioni per un'applicabilità effettiva, la quale dovrà tenere sempre in considerazione gli interessi e i reali vantaggi per i consumatori.

1.10

Per quanto riguarda le iniziative future, il CESE evidenzia:

l'utilità di un intervento sugli OICVM, finalizzato alla parificazione degli standard normativi delle polizze unit linked con gli altri prodotti finanziari,

l'importanza di garantire l'accesso a un conto bancario,

la necessità di eliminare gli ostacoli alla mobilità dei conti bancari transfrontalieri.

1.11

Il CESE è convinto che la qualità degli standard europei in materia di regolamentazione dei servizi finanziari sia molto elevata e che l'UE possa aspirare a diventare punto di riferimento per tutti gli altri paesi. L'Europa dovrebbe aprire un dialogo, oltre che con i paesi di nuova industrializzazione (ad esempio India, Brasile e Cina), come la Commissione propone, anche con quelli in via di sviluppo che necessitano di un notevole aiuto per sviluppare il mercato dei loro servizi finanziari.

1.12

Il CESE affianca tutte le istituzioni europee e nazionali nel contrastare la criminalità e il terrorismo. Anche in questa occasione, nella quale la Commissione sottolinea l'esigenza che il sistema finanziario fornisca una collaborazione piena e continua alle autorità competenti, il CESE sostiene e ribadisce tale appello alle istituzioni finanziarie, ma anche alle autorità competenti le quali dovrebbero far conoscere il seguito delle informazioni ricevute dagli intermediari finanziari.

2.   Premessa

2.1

Il Libro bianco sulla politica in materia di servizi finanziari 2005-2010 individua alcuni obiettivi da realizzare per favorire il consolidamento dinamico dell'industria di tali servizi, nella consapevolezza che un mercato finanziario efficiente è un elemento fondamentale nel perseguimento di una strategia di sviluppo e di crescita economica. La parola d'ordine del Libro bianco è «consolidamento dinamico», che identifica l'obiettivo di rimuovere, nonostante gli importanti risultati già conseguiti con il FSAP 1999-2005 (Piano d'azione per i servizi finanziari), le barriere che ancora sussistono alla libera circolazione dei servizi finanziari e dei capitali.

2.2

Il ruolo essenziale che la regolamentazione svolge nel funzionamento dei mercati finanziari legittima l'attenzione e l'enfasi con cui il Libro bianco si sofferma sulla necessità di implementare e rafforzare la legislazione esistente, evitando allo stesso tempo il sovrapporsi di troppi interventi normativi, soprattutto da parte degli Stati membri (il cosiddetto gold-plating).

2.3

L'analisi della cornice normativa non può prescindere da una riflessione sui limiti, compiti e responsabilità di coordinamento delle autorità di vigilanza nell'UE: allo stato attuale il mantenimento di una base nazionale per la vigilanza può rappresentare ancora la migliore forma di tutela e garanzia per i consumatori e gli investitori, ma non possono essere trascurati due importanti problemi che questa impostazione di fondo pone.

2.3.1

L'esercizio di una vigilanza non integrata a livello soprannazionale limita fortemente l'integrazione dei mercati: bisogna, pertanto, stimolare e consolidare una stretta cooperazione tra le autorità dei paesi membri. In effetti la gestione dei rischi nelle grandi banche europee, attive in più Stati membri, viene effettuata a livello di gruppo, su base consolidata. Occorre che le autorità di sorveglianza siano in grado di valutare correttamente il profilo di rischio di questi grandi gruppi europei.

2.3.2

Il mantenimento di forti prerogative a livello di vigilanza nazionale non deve essere l'occasione per innalzare quelle barriere al «consolidamento dinamico» a livello UE delle quali il Libro bianco auspica una progressiva rimozione.

3.   Osservazioni generali

3.1

In un recente parere il CESE ha formulato le proprie osservazioni sul Libro verde sulla politica sui servizi finanziari (2005-2010). Poiché il Libro bianco riprende molte delle proposte lì avanzate, il CESE ribadisce le valutazioni già formulate, riprendendole sinteticamente in questo parere (1).

3.1.1

Il Libro bianco sottolinea le potenzialità di sviluppo economico e occupazionale del settore dei servizi finanziari. Il Comitato ritiene, tuttavia, che su questo presupposto essenziale del documento si debba riflettere attentamente e con realismo, tenendo presenti diversi fatti ormai ben documentati.

3.2

Il processo di consolidamento del settore può favorire una maggiore efficienza e delle economie di scala che potranno, in ultima analisi, avvantaggiare i detentori di quote del capitale di rischio degli intermediari (attraverso l'aumento della redditività del capitale investito) e i fruitori dei servizi finanziari (attraverso la riduzione del costo degli stessi).

3.3

Allo stesso tempo esiste però un'ampia evidenza empirica che documenta una riduzione dell'occupazione nell'industria finanziaria a seguito dei processi di consolidamento, che alimenta un crescente senso di insicurezza tra gli addetti. Non ci si può nascondere il fatto che i piani industriali presentati in occasioni di fusioni e acquisizioni mettono l'accento soprattutto sui risparmi derivanti da minori costi del personale. Nell'immediato i processi di consolidamento si traducono in una perdita netta di posti di lavoro; si deve tuttavia riconoscere che essi aprono lo spazio per lo sviluppo di servizi e aree di attività innovativi che, a loro volta, avranno impatti positivi sull'occupazione. Riducendo gli ostacoli che impediscono ai fornitori di servizi finanziari di sfruttare appieno le sinergie delle fusioni transfrontaliere si consentirebbe alle banche di produrre i loro servizi a costi inferiori, permettendo politiche di prezzo più favorevoli per i clienti e favorendo pertanto un incremento della domanda. A ciò conseguirebbe uno stimolo degli investimenti da parte degli intermediari finanziari con ricadute positive anche in termini di occupazione. Questi nuovi posti di lavoro, con l'eccezione di settori particolari come i call center e i back office attirano in genere profili professionali più qualificati e meglio retribuiti.

3.4

Anche ammesso, quindi, che il consolidamento del settore non abbia ricadute nette negative sull'occupazione, il Comitato sottolinea con forza che non si può trascurare il gap temporale e di diversa qualifica professionale che intercorre tra la perdita di posti di lavoro esistenti e la creazione di nuovi. Nel momento in cui si sposta l'enfasi dalla difesa del posto di lavoro a quella della possibilità di trovare un lavoro, gli Stati membri dovrebbero mettere l'accento, in via prioritaria, oltre che sulla disponibilità di adeguati ammortizzatori sociali, anche sul sostegno a piani di formazione e di riqualificazione professionale.

3.5

Se i lavoratori percepiscono che le loro qualifiche e le loro competenze sono facilmente spendibili anche in un contesto economico in rapida evoluzione, accetteranno più di buon grado la minore stabilità del posto di lavoro che il «consolidamento dinamico» del settore comporta. Questa constatazione deve indurre a vedere la formazione professionale oltre che come uno strumento di contenimento dell'instabilità sociale, anche come un elemento essenziale e imprescindibile del successo di lungo periodo del piano di «consolidamento dinamico» e, più in generale, della strategia di Lisbona che mira a trasformare l'economia europea nella più importante «economia della conoscenza» del mondo. Occorre peraltro creare un'appropriata rete sociale che contribuisca a mitigare gli effetti, spesso gravi, di tali fasi di transizione.

4.   Osservazioni specifiche

4.1   Il miglioramento normativo

4.1.1

I tre principi guida del processo di miglioramento normativo sono così individuati: semplificazione, codificazione e impegno alla chiarezza. È importante procedere su questa strada, per garantire la necessaria coerenza tra provvedimenti, semplicità di applicazione e uniformità di recepimento.

4.1.2

Il CESE approva le proposte della Commissione sulla «migliore regolamentazione»; condivide in particolare l'impegno a mantenere consultazioni frequenti ed aperte con tutti i soggetti interessati e quello di far sempre precedere ogni proposta da una valutazione d'impatto, incentrata sui costi/benefici economici in senso largo, e cioè comprendenti anche la dimensione sociale ed ambientale. Altrettanto significativo è l'impegno da assumere con il Consiglio e il Parlamento per migliorare la qualità della legislazione e le esternalità relative a tutto il sistema economico.

4.1.3

Il CESE condivide l'opinione della Commissione sulla sfida rappresentata sia dal recepimento corretto e tempestivo, sia dalla successiva corretta applicazione da parte dei 25 Stati membri della legislazione europea, anche in vista degli ulteriori allargamenti, così come condivide l'esigenza di contrastare il gold-plating , e cioè l'adozione unilaterale di regole ulteriori che contrastano con il principio del mercato unico. Di fatto, l'ingiustificata diversità di regole nazionali a tutela dei consumatori rappresenta uno degli ostacoli principali all'integrazione dei servizi finanziari all'interno della UE.

4.1.4

Anche il CESE ritiene fondamentale verificare ex post se le regole abbiano dato i frutti sperati e se, almeno per i settori coperti dal cosiddetto «processo Lamfalussy», l'evoluzione dei mercati sia in linea con quanto in esso previsto.

4.1.5

La verifica della coerenza tra la normativa comunitaria e quella nazionale deve iniziare partendo dai settori più rilevanti o dove maggiori possono essere i problemi di armonizzazione e consolidamento normativo, come nel caso della distribuzione e pubblicità degli OICVM (organismi di investimento collettivo in valori mobiliari). L'aumento della concorrenza e dell'efficienza in questo settore passa necessariamente anche attraverso più ampi margini di manovra a livello distributivo e commerciale, fortemente ostacolati da un quadro normativo non ancora ben definito. Particolarmente opportuna è, pertanto, l'iniziativa della Commissione di preparare una comunicazione/raccomandazione per il 2006 e un Libro bianco nel mese di novembre sull'asset management.

4.1.6

La Commissione proporrà di riassumere in un'unica direttiva tra le 16 direttive esistenti del comparto assicurativo. Il CESE sostiene questa proposta di codificazione e la ritiene un ottimo esempio da seguire anche in altri campi, attraverso l'adozione di atti legislativi che riepilogano, semplificano e riordinano le diverse materie trattate in più direttive.

4.1.7

Il CESE ritiene utile anche il ricorso a procedure di infrazione, laddove si sia registrato un recepimento o un'applicazione scorretti delle norme europee; deve tuttavia notare che in questi ultimi tempi la Commissione è stata molto condizionata dal Consiglio ed ha fatto sempre meno ricorso a tali procedure.

4.1.8

Il miglioramento e la razionalizzazione nel settore dei servizi finanziari al dettaglio non possono trascurare il problema dell'informazione, dell'educazione e della consapevolezza dei consumatori: si tratta infatti di elementi essenziali per l'efficacia di qualsivoglia quadro normativo. È assai opportuna, pertanto, l'intenzione di avviare azioni specifiche a livello europeo con le associazioni rappresentative dei consumatori e con i rappresentanti dell'industria finanziaria, anche se la Commissione dovrebbe impegnarsi di più perché a livello nazionale tali pratiche diventino, se non obbligatorie, almeno fortemente consigliate. Il bollettino europeo per i consumatori è in linea di principio un'ottima iniziativa: bisogna però essere consapevoli che gli strumenti di informazione devono avere come caratteristica una reale prossimità al consumatore. Il CESE chiede alla Commissione di attivarsi nei confronti del Consiglio e del Parlamento per esaminare forme più stringenti di coinvolgimento degli stakeholder a livello nazionale, sull'esempio di quanto si intende realizzare a livello europeo. Lo sviluppo del FIN-NET — strumento attualmente sconosciuto alla stragrande maggioranza dei consumatori — va nella giusta direzione. Nella prospettiva di una revisione del ruolo di questo strumento, il CESE raccomanda di coinvolgere le organizzazioni dei consumatori e della società civile, così come gli attori sociali e si dichiara pronto a sostenere l'iniziativa attraverso, ad esempio, un suo specifico intervento presso i consigli nazionali dei consumatori e i comitati economici e sociali nazionali.

4.1.9

Il CESE ritiene che nel momento in cui la Commissione sostiene l'importanza della diffusione dell'informazione, soprattutto tra consumatori, investitori e impiegati nell'industria finanziaria, non si può sottovalutare il problema della lingua in cui sono redatti i documenti. La Commissione deve porre attenzione a questo problema, facendo tutti gli sforzi necessari per rendere disponibili nel maggior numero di lingue possibili almeno i documenti essenziali.

4.1.10

Il CESE apprezza l'attenzione rivolta ai consumatori e ai dipendenti delle imprese bancarie e finanziarie e l'impegno ad una loro regolare consultazione sui temi che li riguardano. Il valore aggiunto dell'integrazione dei mercati risiede nella soddisfazione del consumatore, ferma restando la necessaria attenzione all'impatto sociale delle decisioni assunte. Non sempre, però, nel passato le direttive in materia finanziaria si sono conformate a questo approccio. Le osservazioni proposte nel paragrafo «Osservazioni generali» vogliono ribadire con forza questa prospettiva d'analisi.

4.1.11

Per quanto riguarda l'interazione con altre aree della politica economica europea, il CESE ha già sottolineato come il regime dell'IVA per i grandi gruppi europei (2), possa essere un ostacolo al rafforzamento dei servizi finanziari e si compiace che la Commissione abbia espresso l'intenzione di presentare una proposta legislativa in tal senso. Si dovrà tuttavia valutare con particolare attenzione l'impatto economico, sociale ed ambientale che può avere un processo, pur auspicabile, di armonizzazione del regime dell'IVA. Il CESE ha comunque già fatto osservare come l'attuale situazione potrebbe rappresentare un ostacolo alla piena integrazione e al pieno sviluppo del mercato finanziario. Esso desidera inoltre richiamare l'attenzione sul problema dell' outsourcing , che potrebbe essere oltremodo incentivato da un quadro fiscale non armonico, con ricadute negative sull'occupazione, sulla qualità dei servizi e sull'affidabilità complessiva del sistema. Il CESE auspica che si proceda ad una attenta riflessione sull'argomento, visti anche i risultati spesso tutt'altro che eccellenti di tale pratica.

4.2   Assicurare una corretta struttura normativa e di vigilanza

4.2.1

L'obiettivo di conseguire un maggiore coordinamento tra le autorità di sorveglianza dei mercati è senza dubbio condivisibile. Questo obiettivo potrebbe essere facilitato da un ruolo progressivamente più incisivo dei comitati di livello 3, armonizzandone le competenze dei membri, nell'ambito del «processo Lamfalussy», ai fini del completamento del quadro normativo europeo. Ciò permetterebbe sia un alleggerimento del lavoro della Commissione sia l'abbassamento del rischio del gold-plating, da parte degli Stati membri o delle autorità di vigilanza.

4.2.2

Il CESE considera prematuro, allo stato attuale, pensare a un'unica autorità di vigilanza europea cui demandare la responsabilità del coordinamento. Nondimeno, esso ritiene che le autorità di vigilanza nazionali debbano cooperare attivamente e continuativamente, cercando di stabilire protocolli di comportamento e di intervento comuni. La maggiore fiducia reciproca che ne conseguirebbe rappresenterebbe un primo passo per avviare un processo che conduca in futuro alla costituzione di un'autorità di supervisione europea per i grandi gruppi finanziari, bancari ed assicurativi attivi in più Stati membri. Una prima importante decisione dovrebbe riguardare l'individuazione di un'autorità di vigilanza principale, nel paese sede della casa-madre, cui demandare la responsabilità della vigilanza sulle filiali e sulle società controllate presenti negli altri paesi europei. Le multinazionali e le autorità di vigilanza potrebbero effettivamente trarre vantaggio dal mercato unico, evitando così di dover moltiplicare la presentazione di bilanci, documenti informativi e dover tener conto di diverse regolamentazioni nazionali.

4.2.3

Il metodo utilizzato, ad esempio, nella direttiva Market abuse va incoraggiato. L'aver presentato un progetto di direttiva molto particolareggiato ha consentito dei recepimenti molto omogenei e ha permesso di lasciare ai regolatori una responsabilità importante: questa è stata altresì condivisa a livello europeo, individuando delle specifiche attività da trasferire tra le diverse autorità di sorveglianza.

4.2.4

L'adozione degli IFRS (International Financing Reporting Standards) è stata un'occasione importante per uniformare e fare convergere verso standard moderni la rappresentazione contabile della gestione d'impresa. Può anche diventare l'occasione per uniformare a livello europeo i tipi di dati che gli intermediari devono fornire alle rispettive autorità di vigilanza. Il CESE ritiene che l'adozione degli IFRS non lasci più alibi a rinvii o ritardi nel perseguimento di tale obiettivo, che è un prerequisito essenziale per un coordinamento e una cooperazione efficiente ed efficace nell'attività di vigilanza a livello europeo. Ci dovrebbe essere comunque un allineamento con i corrispondenti obiettivi nel progetto europeo «Solvency II». Comunque le imprese che non hanno ancora armonizzato i loro bilanci e i loro bilanci consolidati con gli IFRS non dovrebbero avere svantaggi nei confronti di quelle imprese in cui esiste questo obbligo.

4.3   Iniziative legislative in corso e future

4.3.1   Iniziative legislative in corso

4.3.1.1

Il retail banking è interessato da tre iniziative molto importanti. Per quanto riguarda quella sui mutui ipotecari, il CESE (3) ha già espresso alcuni fondati dubbi sulla concreta possibilità di integrare il mercato, alla luce delle implicazioni legali e delle difficoltà sostanziali che sono state evidenziate in un recente parere. Il CESE rimane in attesa di conoscere gli orientamenti della Commissione e le risposte che essa fornirà alle obiezioni avanzate.

4.3.1.2

Gli emendamenti proposti dalla Commissione alla direttiva sul credito al consumo, ora al vaglio del Parlamento, migliorano la precedente proposta, pur non soddisfacendo pienamente i consumatori. Il CESE attende di conoscere l'esito di questo confronto e auspica che in tempi brevi la direttiva venga approvata.

4.3.1.3

Anche la direttiva sui servizi di pagamento assume un ruolo importante. Esiste ancora un'area di opacità per quanto riguarda i servizi di pagamento transfrontalieri. Il sistema finanziario dovrebbe sottomettersi alle regole di concorrenza, trasparenza e comparabilità emanate dalla DG Concorrenza. La costruzione entro il 2010 dell'Area europea unica dei pagamenti (SEPA) è un obiettivo ambizioso e condivisibile, che renderà più efficienti i pagamenti transfrontalieri e garantirà i consumatori. Occorrerà, comunque, prendere in considerazione che sistemi efficienti e poco costosi (per esempio il sistema di addebito diretto) sono già operativi in alcuni Stati membri. Quando si realizzerà SEPA bisognerà tenere in conto gli interessi degli utenti e offrire un valore aggiunto. Il CESE ha in corso l'elaborazione di uno specifico parere in materia di servizi di pagamento, nel quale saranno evidenziate compiutamente le sue valutazioni.

4.3.1.4

La revisione del concetto di partecipazione qualificata, attraverso l'intervento sugli articoli 16 e 15 rispettivamente della direttiva sulle banche e di quella sulle assicurazioni, è un'iniziativa essenziale per impedire che alcune autorità di vigilanza possano ostacolare lo sviluppo equilibrato del mercato interno nascondendosi dietro l'alibi della gestione prudenziale dei sistemi finanziari. Il CESE ritiene che la migliore garanzia della stabilità di un sistema consista nel migliorare la sua efficienza, piuttosto che porre limitazioni al trasferimento del controllo delle imprese.

4.3.1.5

Per quanto riguarda i sistemi di regolamento e compensazione, la mancanza di un quadro di riferimento normativo ha contribuito al permanere di forti diseconomie e di veri e propri abusi. Le compensazioni e i regolamenti transfrontalieri sono più cari e meno efficienti di quelli nazionali. Il CESE vedrebbe con favore l'adozione di una direttiva quadro con l'obiettivo di accrescere la capacità competitiva degli operatori europei anche di fronte ai concorrenti internazionali. Un mercato efficiente ed ordinato attira gli investimenti e l'Europa ha bisogno di questo se vuole perseguire concretamente gli obiettivi della crescita economica e dell'occupazione.

4.3.2   Riflessioni in corso

4.3.2.1

Il CESE condivide le valutazioni della Commissione sugli ostacoli ingiustificati alla piena realizzazione della circolazione dei capitali e degli investimenti transfrontalieri.

4.3.2.2

La Commissione ha espresso perplessità sul cosiddetto 26o regime nell'area dei servizi finanziari. D'altra parte il principio dell'armonizzazione minimale ha portato a troppe differenze. Il principio dell' home country è stato un formidabile strumento di liberalizzazione e di concorrenza nell'ambito dell'UE. Questo principio di fatto sarà tanto più pienamente accettato dagli Stati membri quanto più consolidata è la fiducia reciproca circa la qualità della legislazione interna in ciascuno di essi. In questa prospettiva l'obiettivo della piena armonizzazione normativa è un importante volano che alimenta e consolida le anzidette relazioni di fiducia, che sono alla base del progressivo instaurarsi di una cultura comune. Questo dovrebbe portare all'armonizzazione delle clausole essenziali dei contratti dei servizi finanziari. Il CESE fa presente che d'altro canto, sinora, non è stata addotta alcuna prova dell'applicabilità (effettiva) del 26o regime e che la Commissione dovrebbe in ogni caso avviare un esame approfondito circa la sua applicazione. In un recente parere il CESE ha affermato: «(il 26o regime) potrebbe costituire una opzione praticabile solo dopo che si sarà verificato, attraverso uno studio approfondito delle legislazioni e dei contratti dei venticinque Stati membri, che lo strumento “parallelo” non infrange né i loro regolamenti né le loro legislazioni. In ogni caso le regole di normalizzazione non devono impedire l'offerta di nuovi prodotti, frenando l'innovazione» (4).

4.3.3   Iniziative future

4.3.3.1

Il CESE in un suo recente parere sul Libro verde del luglio 2005 ha evidenziato l'utilità di un intervento sugli OICVM  (5). «I fondi d'investimento si confrontano con prodotti finanziari, come le polizze unit linked , percepiti dagli investitori sullo stesso piano, nonostante abbiano una disciplina normativa assai diversa. Ciò può comportare distorsioni nelle scelte degli investitori, con conseguenze negative sul piano dei costi e su quello dei rischi degli investimenti effettuati. Il Comitato ritiene che non si possa affrontare il problema con una concorrenza al ribasso, allentando i vincoli e le garanzie richieste all'investimento in fondi. È auspicabile, invece, un adeguamento verso l'alto degli standard normativi grazie al quale i prodotti finanziari che nei fatti dimostrano di essere percepiti come un'alternativa diretta all'investimento in fondi, sono sottoposti a requisiti normativi paragonabili a quelli degli investimenti in fondi.» L'asimmetria degli obblighi tra fondi e polizze unit linked, lo sviluppo solo parziale del passaporto europeo, dovuto agli ostacoli che alcune autorità di vigilanza continuano a frapporre, la scarsa trasparenza sui costi, e in particolare quelli di uscita, la frammentazione del mercato e i relativi alti costi sono alcuni dei problemi evidenziati. Il CESE, comunque, guarda con preoccupazione lo sviluppo, in qualche Stato membro, di fondi a capitale garantito senza nessun obbligo di adeguati fondi propri da parte della società di gestione, così che, in caso di andamenti di mercato particolarmente sfavorevoli, ci si potrebbe trovare di fronte ad una protezione inadeguata dei consumatori. Il CESE chiede alla Commissione di eliminare questa mancanza, fissando adeguati obblighi di patrimonializzazione per le società proponenti fondi a capitale garantito e un livello specifico ed adeguato di sorveglianza. La tensione verso una migliore efficienza degli OICVM è particolarmente sentita dal CESE, anche in ragione del fatto che, come significativa componente di schemi di fondi pensione, essi possono dare un contributo importante alla soluzione di un problema giustamente ricordato all'inizio del Libro bianco, vale a dire il finanziamento del rilevante deficit pensionistico che affligge la maggior parte delle economie europee.

4.3.3.2

Il CESE concorda con la Commissione sull'importanza, non solo economica, dell'accesso a un conto bancario. Nell'economia moderna la titolarità di un conto bancario attribuisce di fatto una sorta di cittadinanza economica agli individui. In alcuni paesi dell'Unione tale diritto di cittadinanza viene riconosciuto per via legale, impegnando il sistema finanziario a garantire, a costi minimi di accesso, l'utilizzo di servizi base. In altri Stati si sta sviluppando una forte sensibilità all'argomento da parte delle imprese, che offrono, a pochi euro al mese, un «pacchetto» di servizi collegato al conto corrente.

4.3.3.3

L'intenzione di eliminare gli ostacoli alla mobilità dei conti transfrontalieri è apprezzabile e potrebbe contribuire ad abbassare i prezzi applicati dalle banche. Alla luce della possibilità di aprire conti on line, ciò potrebbe rendere veramente raggiungibile l'obiettivo di assicurare la mobilità intraeuropea dei conti. Occorre però tenere in conto che non tutti i consumatori sono in grado di utilizzare le tecnologie informatiche. La Commissione dovrebbe prospettare una soluzione soddisfacente anche per queste persone, che normalmente appartengono alle fasce più deboli. Va sottolineato che solo il consolidamento di una reale e costruttiva collaborazione tra le autorità di vigilanza può rendere concretamente attuabile questa ipotesi. La Commissione, in data 16 maggio 2006 (6) ha deciso di affidare ad un gruppo di esperti il compito di analizzare il tema della mobilità dei clienti in relazione ai conti bancari, dando seguito alle proposte contenute nel Libro bianco.

4.4   La dimensione esterna

4.4.1

L'ambizioso obiettivo della Commissione di far diventare l'Europa leader nella individuazione di standard a livello globale è sicuramente condivisibile. Coerentemente con le raccomandazioni del Doha round il CESE auspica inoltre che l'Europa guidi i paesi più avanzati nell'impegno di fornire a quelli meno sviluppati un'adeguata assistenza tecnica e finanziaria, sul piano sia normativo che dell'applicazione degli accordi e standard adottati. Il progredire dell'integrazione internazionale deve considerare anche le esigenze delle economie più deboli, che hanno la necessità di attrarre investimenti. Il CESE auspica che la Commissione tenga ben presenti queste esigenze nella trattativa e nel dialogo con le altre economie più avanzate.

4.4.2

La lotta all'utilizzo criminale dei sistemi finanziari vede attivamente impegnato il CESE, che affianca la Commissione e le altre istituzioni europee nel contrastare ogni forma di criminalità, spesso d'altronde legata anche al terrorismo internazionale. La criminalità economica ha numerose manifestazioni: frodi societarie e commerciali, riciclaggio di denaro sporco, evasione fiscale, corruzione. Spesso essa utilizza i canali dei servizi finanziari per completare l'azione criminosa. Il CESE fa appello alle istituzioni finanziarie perché forniscano un aiuto convinto alle autorità competenti. Le quali dovrebbero, d'altro lato, dare sufficienti riscontri alle segnalazioni ricevute dalle istituzioni finanziarie. Se esse, infatti, sono sufficientemente informate del seguito dato alle informazioni fornite alle autorità, a proposito di transazioni sospette, saranno più motivate a continuare ed incrementare gli sforzi necessari.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU C 65 del 17.3.2006.

(2)  GU C 65 del 17.3.2006.

(3)  GU C 65 del 17.3.2006.

(4)  GU C 65 del 17.3.2006.

(5)  GU C 110 del 17.5.2006.

(6)  Decisione 2006/355/CE della Commissione, del 16 maggio 2006, relativa alla costituzione di un gruppo di esperti sulla mobilità dei clienti in materia di conti bancari (GU L 132 del 19.5.2006).


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/33


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Consiglio recante approvazione dell'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, adottato a Ginevra il 2 luglio 1999

COM(2005) 687 def. — 2005/0273 (CNS)

e alla

Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 6/2002 e il regolamento (CE) n. 40/94 allo scopo di rendere operativa l'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali

COM(2005) 689 def. — 2005/0274 (CNS)

(2006/C 309/07)

Il Consiglio, in data 17 febbraio 2006, ha deciso, conformemente agli articoli 308 e 300 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

Il Consiglio, in data 14 febbraio 2006, ha deciso, conformemente all'articolo 308 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 6/2002 e il regolamento (CE) n. 40/94 allo scopo di rendere operativa l'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali

COM(2005) 689 def. — 2005/0274 (CNS).

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore Bryan CASSIDY.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 155 voti favorevoli, 3 voti contrari e 2 astensioni.

1.   Sintesi delle conclusioni e raccomandazioni del CESE

Le due proposte della Commissione sono tra loro connesse e quindi saranno esaminate dal CESE in un unico parere.

Il CESE sostiene pienamente le due proposte della Commissione.

2.   Principali elementi delle proposte della Commissione

2.1

L'obiettivo delle proposte in esame è stabilire un collegamento tra i sistemi comunitario e internazionale (o «dell'Aia») di registrazione dei disegni e modelli industriali, grazie all'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aia. La prima proposta prevede l'approvazione dell'adesione della CE all'Atto di Ginevra, mentre la seconda mira a modificare i relativi regolamenti per rendere operativa tale adesione.

2.2

Il cosiddetto «sistema dell'Aia» si fonda sull'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali. L'Accordo è costituito da tre diversi Atti (l'Atto di Londra del 1934, l'Atto dell'Aia del 1960 e l'Atto di Ginevra del 1999), che sono autonomi e coesistono per quanto riguarda le loro disposizioni sostanziali. Le parti dell'Accordo possono decidere di aderire soltanto ad uno degli Atti, a due o a tutti e tre; in ogni caso, esse diventano automaticamente membri dell'Unione dell'Aia, di cui attualmente fanno parte 42 paesi, tra i quali 12 Stati membri dell'UE (1).

2.3

L'adesione della Comunità europea all'Atto di Ginevra permetterebbe ai disegnatori di tutta la CE di chiedere, con il deposito di un'unica domanda, la protezione di un loro disegno o modello nuovo e originale in tutti i paesi che sono parti dell'Atto. In questo modo si offrirebbe ai disegnatori un'ulteriore opzione di tutela dei propri disegni e modelli, che si aggiungerebbe alla protezione garantita a livello nazionale e a quella assicurata a livello comunitario.

2.4

Il risultato sarebbe un sistema più semplice, meno costoso e più efficiente sul piano economico. Nel sistema dell'Aia, infatti, i richiedenti non sono tenuti a fornire traduzioni dei documenti prodotti, a pagare una serie di tasse agli uffici di vari paesi e ad osservare scadenze diverse per il rinnovo delle domande presentate nei singoli Stati. Ciò in quanto, con tale sistema, il richiedente può chiedere la protezione del proprio disegno o modello in tutti i paesi (parti dell'Atto di Ginevra) da lui designati presentando una sola domanda in un solo ufficio e pagando un'unica serie di tasse.

2.5

Il sistema di registrazione comunitario permette ai disegnatori di proteggere disegni o modelli nuovi e originali, caratterizzati dal loro aspetto esteriore, attribuendo dei diritti esclusivi sui disegni o modelli registrati con effetto uniforme sull'intero territorio comunitario. Se è vero che sistemi analoghi di registrazione di disegni o modelli esistono anche nei singoli Stati membri, tuttavia il sistema comunitario rappresenta, per ogni impresa che operi nel mercato europeo, un modo economico e conveniente di ottenere una protezione uniforme in tutta la CE.

2.6

L'Accordo dell'Aia concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali istituisce un sistema, gestito dall'Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI), in virtù del quale il deposito di una domanda internazionale unica consente di ottenere la protezione di un disegno o modello negli Stati contraenti designati dal richiedente. Il sistema dell'Aia può essere utilizzato da qualunque cittadino di un paese che sia parte dell'Accordo e da qualsiasi persona, fisica o giuridica, residente, domiciliata o stabilita in un tale paese. Attualmente l'OMPI non riceve domande depositate tramite uffici nazionali. Con il deposito diretto presso l'Ufficio internazionale dell'OMPI si prevengono confusioni e duplicazioni e si evita il rischio di dover pagare una tassa anche all'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (UAMI), che ha sede ad Alicante.

2.7

Inoltre, uno dei vantaggi del sistema dell'Aia è che agevola sia la registrazione delle eventuali modifiche che il rinnovo della registrazione.

2.8

L'Atto di Ginevra, entrato in vigore il 23 dicembre 2003, ha apportato una serie di modifiche volte a rendere più accessibile il sistema dell'Aia, in particolare consentendo alle organizzazioni internazionali come la CE di aderire agli Atti che lo compongono. Attualmente, sono parti dell'Atto di Ginevra 19 paesi, tra cui Singapore, la Svizzera e la Turchia, mentre alcuni Stati membri devono ancora siglarlo o ratificarlo.

2.9

L'Atto di Ginevra consente di presentare domande di registrazione redatte solo in una delle due lingue ufficiali del sistema (l'inglese e il francese).

2.10

Gli Stati Uniti dovrebbero aderire all'Atto di Ginevra nel novembre 2006, e la loro adesione e quella della CE dovrebbero incoraggiare altri importanti partner commerciali (Cina, Giappone, Corea del Sud) ad aderire a loro volta, consentendo così la registrazione di disegni o modelli in una serie di paesi di notevole rilievo economico.

2.11

La proposta stabilisce un collegamento tra la CE — considerata come un solo paese ai fini dell'Atto di Ginevra — e il sistema dell'Aia, aumentando in tal modo l'utilità di quest'ultimo.

3.   Osservazioni specifiche

3.1

La proposta di decisione del Consiglio (COM(2005) 687 def.) mira a consentire alla CE di agire come un solo paese nell'ambito del sistema dell'Aia in relazione al sistema di registrazione comunitario. Modificando il regolamento (CE) n. 6/2002, la proposta di regolamento del Consiglio rende operativa l'adesione della CE all'Atto di Ginevra.

3.2

Modificando il regolamento (CE) n. 40/94 (marchio comunitario), la stessa proposta consente all'UAMI di riscuotere le tasse dovute per la registrazione internazionale di disegni e modelli a norma dell'Atto di Ginevra.

3.3

La base giuridica della proposta volta a modificare questi due regolamenti è l'articolo 308 TCE.

3.4

Gli atti comunitari che sono oggetto delle due proposte non saranno adottati con la procedura di codecisione, ma con quella di consultazione, per cui sarà richiesto il parere del Parlamento europeo.

3.5

L'adozione di tali atti da parte del Consiglio dovrà avvenire all'unanimità.

4.   Costi

4.1

Concernendo la modifica di regolamenti direttamente applicabili negli Stati membri, le proposte in esame non dovrebbero comportare costi aggiuntivi.

4.2

Attualmente, le domande relative ai disegni e modelli sono soggette a tasse di registrazione e di rinnovo in ciascuno dei paesi in cui sono depositate. Si stima che, in generale, l'importo delle normali tasse di registrazione nazionali sia inferiore a 100 euro. Nel caso della registrazione internazionale, tuttavia, a ciò si aggiungono i costi e gli svantaggi del cambio di valuta.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Ungheria. L'UE come tale non è membro del sistema dell'Aia.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/35


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del Settimo programma quadro e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2013)

COM(2005) 705 def. — 2005/0277 (COD)

(2006/C 309/08)

Il Consiglio, in data 1o marzo 2006, ha deciso, conformemente al disposto degli articoli 167 e 172, secondo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore WOLF.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 152 voti favorevoli, 1 contrario e 3 astensioni.

1.   Sintesi

1.1

La proposta della Commissione concerne le condizioni, le regole e le procedure in base alle quali le imprese, le università, i centri di ricerca ed altre persone giuridiche possono beneficiare di un sostegno a titolo del Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico (RST).

1.2

Il Comitato approva la maggior parte del quadro normativo proposto, individuandovi miglioramenti e un potenziale di netta semplificazione delle procedure amministrative. Quanto alle disposizioni di attuazione interne alla Commissione, non ancora presentate, il Comitato, nell'ottica della semplificazione perseguita, raccomanda di vegliare anche in questo caso a una maggiore uniformazione e un'attuazione coerente, ad esempio per quanto riguarda i criteri applicabili.

1.3

Dato che le disposizioni di attuazione interne alla Commissione non sono state ancora presentate, non è però possibile allo stadio attuale valutare alcune conseguenze specifiche del quadro giuridico proposto. In questi casi (ad esempio il rimborso dei costi aggiuntivi), il Comitato raccomanda di mantenere, almeno per il momento, la normativa già esistente, onde evitare un'eventuale discriminazione dei diversi beneficiari.

1.4

Il Comitato approva i nuovi massimali di finanziamento previsti per i vari settori di attività e beneficiari e si compiace in modo particolare del fatto che questo contribuirà a migliorare il sostegno a favore delle PMI.

1.5

Il Comitato raccomanda di mettere su un piano di parità tutti gli organismi di ricerca finanziati con fondi pubblici, a prescindere dalla loro rispettiva forma giuridica.

1.6

Il Comitato raccomanda inoltre di dare maggiore libertà alle future parti contraenti nella scelta non solo della forma contrattuale, ma anche degli strumenti. Questo concerne in particolare i diritti di accesso alle conoscenze acquisite (foreground) e/o preesistenti (background) delle parti. In tale contesto, la gratuità dei diritti di accesso dovrebbe essere offerta come opzione e non essere prescritta indiscriminatamente — come si propone in alcuni casi.

1.7

Per maggiori particolari si rimanda al punto 4.

2.   Introduzione

2.1

Nella proposta relativa al Settimo programma quadro di RST (2007-2013) (1) (in breve: 7PQ) la Commissione ha illustrato gli obiettivi, i contenuti, i temi e il quadro finanziario del sostegno previsto per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione nel summenzionato periodo. Il Comitato ha già adottato pareri specifici (2) in merito sia a tale documento sia alle proposte preparatorie e integrative della Commissione, con particolare attenzione per i cosiddetti programmi specifici (3).

2.2

La proposta all'esame riguarda le condizioni, le regole e le procedure in base alle quali le imprese, le università e i centri di ricerca o altre persone giuridiche possono partecipare alle azioni del 7PQ, ossia beneficiare di un sostegno a titolo di tale programma.

2.3

In questo contesto, un punto fondamentale è l'intenzione della Commissione di semplificare le procedure amministrative legate al sostegno comunitario alla ricerca, intenzione che il Comitato aveva già accolto con favore e incoraggiato in pareri precedenti. A sua volta, esso aveva ribadito la raccomandazione di semplificare le procedure amministrative e di ridurre i relativi oneri, aumentando così l'efficienza dei programmi di ricerca europei. «Il fatto che attualmente le procedure di presentazione e approvazione delle proposte siano troppo onerose in termini di lavoro e di costi crea problemi agli utenti provenienti dal mondo scientifico e dall'industria. È fondamentale che la partecipazione al programma europeo di ricerca basti a ripagare, tra l'altro, il rischio legato alla presentazione di una proposta. Questo vale soprattutto per le entità di dimensioni più modeste, come le PMI o i gruppi di ricerca più piccoli a livello di università e centri di ricerca» (4). Come affermato esplicitamente, le regole per la partecipazione proposte dovranno quindi garantire anche l'auspicata semplificazione.

2.4

La proposta all'esame illustra il quadro normativo fondamentale ai fini di un impiego quanto più efficace, proficuo ed equo possibile delle risorse stanziate dalla Comunità per la ricerca e lo sviluppo (7PQ).

2.5

Le regole proposte per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università dovrebbero quindi offrire un quadro coerente e trasparente per garantire un'attuazione efficace del 7PQ e un accesso agevole al programma da parte di tutti i partecipanti. In tal modo si intende, da un lato, fornire sostegno a una vasta gamma di imprese, centri di ricerca e università e, dall'altro, consentire la partecipazione di soggetti provenienti dalle regioni ultraperiferiche della Comunità.

3.   Sintesi della proposta della Commissione

3.1

Le regole proposte dalla Commissione per la partecipazione al 7PQ sono intese ad attuare molti aspetti della summenzionata semplificazione basandosi sui principi definiti nel Sesto programma quadro (6PQ). Nel presente capitolo vengono riassunti brevemente alcuni punti importanti.

3.2

La proposta della Commissione contempla le seguenti sezioni: disposizioni introduttive, condizioni di partecipazione alle azioni indirette e relative procedure, contributo finanziario della Comunità, regole per la diffusione e la valorizzazione dei risultati, diritti di accesso alle conoscenze preesistenti e a quelle acquisite, Banca europea per gli investimenti.

3.3   Condizioni per la partecipazione alle azioni indirette

3.3.1

Alle azioni indirette devono partecipare almeno tre soggetti giuridici stabiliti ciascuno in uno Stato membro o in un paese associato; in nessun caso due di essi possono essere stabiliti nello stesso Stato membro o paese associato.

3.3.2

Per le azioni di coordinamento e sostegno e quelle di formazione e sviluppo della carriera dei ricercatori, la condizione minima è la partecipazione di un soggetto giuridico.

3.3.3

Per le azioni indirette a sostegno dei progetti di ricerca di frontiera finanziati nell'ambito del Consiglio europeo della ricerca, la condizione minima è la partecipazione di un soggetto giuridico stabilito in uno Stato membro o in un paese associato.

3.4   Contributo finanziario della Comunità

3.4.1

Per le attività di ricerca e sviluppo tecnologico, il contributo finanziario della Comunità può raggiungere al massimo il 50 % dei costi totali ammissibili.

3.4.1.1

Nel caso di organismi pubblici, istituti di istruzione secondaria e superiore, organismi di ricerca (5) e PMI, il relativo contributo della Comunità può arrivare invece fino al 75 % dei costi totali ammissibili.

3.4.2

Per le attività di dimostrazione, il contributo finanziario della Comunità può raggiungere al massimo il 50 % dei costi totali ammissibili.

3.4.3

Per le attività svolte nel quadro di progetti di ricerca di frontiera, azioni di coordinamento e sostegno e azioni per la formazione e lo sviluppo della carriera dei ricercatori, il contributo finanziario della Comunità può arrivare fino al 100 % dei costi totali ammissibili.

3.4.4

Anche per la gestione e i certificati di audit e altre attività non menzionate ai paragrafi 1, 2 e 3 dell'articolo 33, il contributo finanziario della Comunità può arrivare fino al 100 % dei costi totali ammissibili.

3.4.5

Per le reti di eccellenza viene proposto un importo forfetario specifico. A norma delle regole di partecipazione, si tratta di un importo fisso calcolato in funzione del numero di ricercatori coinvolti nella rete di eccellenza e della durata dell'azione.

3.5   Ulteriori regole

Le regole stabiliscono le procedure per la pubblicazione degli inviti a presentare proposte e quelle per la presentazione, la valutazione, la selezione e il finanziamento dei progetti,

il processo di valutazione elaborato nell'ambito dei programmi quadro precedenti resta pressoché invariato. La Commissione elaborerà un modello di convenzione di sovvenzione, il quale preciserà i diritti e gli obblighi reciproci dei partecipanti e quelli nei confronti della Commissione,

sono previsti tre tipi di sovvenzione: il rimborso dei costi ammissibili, un importo forfetario e il finanziamento a tasso forfetario. Per le azioni di ricerca di frontiera, il consiglio scientifico del Consiglio europeo della ricerca proporrà modalità di finanziamento adeguate.

3.6

Per quanto riguarda la diffusione, la valorizzazione e i diritti di accesso (proprietà, protezione, pubblicazione, diffusione e valorizzazione, diritti di accesso alle conoscenze preesistenti e acquisite) si intende garantire la massima continuità possibile con il programma precedente. I cambiamenti introdotti serviranno a garantire ai partecipanti una maggiore flessibilità nell'attuazione dei progetti. È fatta salva la possibilità di escludere le conoscenze preesistenti e di stabilire condizioni diverse da quelle previste dalle regole di partecipazione. A livello delle disposizioni relative alla diffusione e alla pubblicazione vi è una maggiore coerenza.

3.7

Come già nel 6PQ, i partecipanti ad un consorzio saranno responsabili della completa esecuzione degli incarichi loro affidati anche se uno di loro non dovesse rispettare gli impegni presi. Tuttavia non verrà più applicato il principio della responsabilità finanziaria collettiva introdotto nel 6PQ per la maggior parte delle azioni. In funzione di una valutazione dei rischi che il finanziamento comunitario della ricerca comporta per il bilancio dell'Unione, potrebbe essere introdotto un meccanismo per coprire il rischio finanziario dovuto al mancato rimborso dell'importo dovuto alla Comunità dai partecipanti che abbandonano il programma. Le garanzie bancarie, pertanto, saranno richieste solo quando, in via eccezionale, l'anticipo costituisce più dell'80 % della sovvenzione.

4.   Osservazioni del Comitato

4.1

Semplificazione. Il Comitato è favorevole all'obiettivo estremamente importante di una semplificazione di tutte quelle procedure che sono state finora applicate dalla Commissione o che sono state imposte dalla stessa Commissione a coloro che operano nella RST. Il Comitato presenta le sue osservazioni, formulate qui di seguito, come un contributo costruttivo su questo tema ed è consapevole del fatto che la realizzazione di tale obiettivo non è un compito facile, in considerazione delle regole generali di bilancio e dell'esigenza di trasparenza, peraltro sostenuta dal Comitato stesso. Sarebbe particolarmente auspicabile sperimentare, mediante progetti pilota selezionati, procedure amministrative ulteriormente semplificate, nel quadro di quanto giuridicamente possibile; le esperienze maturate potrebbero essere di aiuto nella decisione riguardante le misure future.

4.1.1

Miglioramenti. Il Comitato riconosce gli sforzi compiuti dalla Commissione per raggiungere questo obiettivo e per garantire alla ricerca il miglior sostegno comunitario possibile. Reputa pertanto che in molti punti delle proposte presentate vi siano stati dei sensibili miglioramenti rispetto alle procedure precedenti, come nel caso del rimborso dei costi (articoli 30 e 31), dei diversi tipi di sovvenzione, o anche delle convenzioni di sovvenzione, dei contratti e delle lettere di nomina (articoli 18 e 19). In quest'ultimo caso, però, solo a patto di semplificare anche le modalità di pagamento e soprattutto quelle di rendicontazione. In tale contesto, il Comitato rimanda anche alle sue precedenti raccomandazioni in materia di semplificazione (6), che riguardano anche il coordinamento, a livello di contenuti e di scadenze, tra le procedure richieste dalla Commissione e quelle di altri donatori o di altri organi di controllo (7).

4.1.2

Uniformazione. L'obiettivo dell'uniformazione contribuisce inoltre allo sforzo di standardizzare maggiormente le varie procedure applicate o imposte dalla Commissione, come quella relativa all'indicazione dei costi o alla verifica della capacità finanziaria. In considerazione del mercato interno e ai fini di una maggiore certezza giuridica, il Comitato non può che condividere pienamente questo obiettivo (8). Purtroppo, però, non sarà possibile ottenere una completa uniformazione fino a quando i vari beneficiari degli aiuti esistenti nei diversi Stati membri (p. es. le università) non utilizzeranno a loro volta un sistema di fatturazione standard o adeguato.

4.2

Ulteriori disposizioni e misure. Ai fini della semplificazione e dell'uniformazione sono però necessarie anche ulteriori misure da parte della Commissione, finora solamente annunciate nella proposta all'esame, ad esempio all'articolo 16, paragrafo 4, che recita: «La Commissione adotta e pubblica delle regole destinate a garantire una verifica coerente dell'esistenza e dello statuto giuridico dei partecipanti alle azioni indirette, nonché della loro capacità finanziaria». Dato che le ulteriori misure, che qui di seguito verranno chiamate «disposizioni di attuazione interne alla Commissione», non sono state ancora presentate, in alcuni casi non è possibile valutare, per il momento, le conseguenze che avranno le proposte della Commissione che da esse dipendono.

4.2.1

Interpretazione uniforme e criteri. Il Comitato esprime l'auspicio che in tutti i servizi della Commissione coinvolti venga garantita un'interpretazione uniforme delle disposizioni di attuazione interne alla Commissione, soprattutto per quanto riguarda le disposizioni legislative e finanziarie relative ai progetti, in modo tale che le regole all'esame rappresentino un ulteriore importante passo verso la semplificazione e l'uniformazione e che per i singoli esecutori di RST non ne derivino degli svantaggi rispetto all'applicazione delle modalità vigenti attualmente. In linea generale, laddove la proposta della Commissione lascia ancora un margine di interpretazione, il Comitato raccomanda di colmare questa lacuna apportando ulteriori precisazioni alle disposizioni di attuazione interne alla Commissione, a vantaggio della certezza giuridica.

4.2.2

Misure di sostegno. Gli helpdesk e le stanze di compensazione (clearing houses) già attivati o proposti dalla Commissione dovrebbero garantire che le informazioni fornite dalla Commissione siano coerenti ed uniformi. Il Comitato reputa che si tratti di una misura importante ed utile. Parallelamente si dovrebbe però fare in modo di garantire modalità di intervento uniformi anche nel caso delle procedure interne alla Commissione e nel quadro dei requisiti formulati dai responsabili di progetto e delle decisioni da essi adottate.

4.2.3

Rendicontazione. A parte alcune eccezioni motivate, va evitato anche, ad esempio, che i responsabili di progetto, oltre alle relazioni previste dalle disposizioni vigenti, richiedano ulteriori relazioni intermedie, o che sia necessario fornire le medesime informazioni in più relazioni in forma diversa. (9) È importante anche una standardizzazione della rendicontazione; quello che conta sono infatti i contenuti e non le forme.

4.2.4

Valutazione intermedia ( midterm-assessment ). Ciò nondimeno, considerato che la durata prevista del 7PQ è di sette anni, il Comitato raccomanda di procedere a una valutazione intermedia sia del programma che delle regole di partecipazione a metà di tale periodo, onde apportare gli adeguamenti eventualmente necessari.

4.2.5

Responsabili di progetto. Ai fini della semplificazione, dell'uniformazione e, in generale, dell'efficacia delle procedure amministrative, è importante inoltre che i responsabili di progetto, anche per garantire la necessaria continuità (cfr. il punto seguente), dispongano di un'eccellente esperienza specialistica e conoscano i partecipanti. Non sarebbe sufficiente che i responsabili di progetto si limitassero ad esercitare una funzione puramente amministrativa, senza conoscere profondamente la materia in questione e gli ambienti coinvolti. In questo contesto il Comitato rimanda alle proprie raccomandazioni (10) formulate al riguardo (11) in svariate occasioni.

4.3

Continuità. Dato che ogni nuova disposizione comporta un'interruzione della continuità e quindi ulteriori disfunzioni, occorre valutare attentamente se le modifiche proposte dalla Commissione portino effettivamente a risultati decisamente migliori a fronte dei quali i citati inconvenienti sono irrilevanti, o se invece non vadano mantenute le disposizioni in vigore. Il Comitato approva il fatto che, ai sensi della proposta della Commissione, molte delle regole che hanno dato buoni risultati restino in vigore. Nel caso di alcune modifiche proposte, tuttavia, non è chiaro se in tal modo si possano effettivamente ottenere dei miglioramenti rispetto alle norme vigenti finora. In questo contesto il Comitato raccomanda di tenere presente la continuità.

4.4

Contributo finanziario della Comunitàrimborso dei costi e tipologie di finanziamento. Ferma restando la necessità di chiarire in modo soddisfacente le questioni ancora aperte (p. es. al punto 4.5), il Comitato riconosce che nelle proposte della Commissione al riguardo vi sono stati in gran parte dei miglioramenti, che esso accoglie con favore.

4.4.1

PMI. Il Comitato si compiace soprattutto del fatto che i massimali di finanziamento per le PMI  (12), ad esempio, siano passati dal 50 % al 75 % (articolo 33, paragrafo 1, secondo comma). Reputa che questo sia anche merito delle sue precedenti raccomandazioni, in cui aveva esortato a creare incentivi maggiori e più adeguati per una più ampia partecipazione delle PMI al 7PQ, potenziando in tal modo anche i collegamenti tra le PMI e gli istituti di ricerca (13).

4.4.2

Istituti di istruzione superiore, ecc. Il Comitato si compiace altresì del fatto che i massimali siano stati fissati al 75 % anche per gli organismi pubblici, gli istituti di istruzione secondaria e superiore e gli organismi di ricerca (anche in questo caso articolo 33, paragrafo 1, secondo comma). In tale contesto raccomanda di strutturare in modo più chiaro l'articolo 33 in modo da poter distinguere meglio tra i partecipanti aventi scopo di lucro e quelli del settore non profit.

4.4.3

Tassi medi per il rimborso dei costi relativi al personale. Il Comitato reputa che la possibilità per i partecipanti di fissare tassi medi per il rimborso dei costi relativi al personale (articolo 31, paragrafo 3, lettera a)) rappresenti un vantaggio ai fini della semplificazione.

4.4.4

Costi di gestione. Anche ai fini della necessaria continuità, il Comitato si compiace altresì che sia stato mantenuto il rimborso totale, come previsto finora, dei cosiddetti costi di gestione. La proposta di sopprimere senza riserve il massimale del 7 % previsto finora per tale tipologia di costi appare però discutibile, se non si applicano, secondo altre modalità, criteri estremamente severi alle spese di gestione richieste per i singoli progetti. Effettivamente è vero che l'attuale limite del 7 % si è dimostrato troppo basso proprio a causa degli elevati oneri imposti finora sul piano amministrativo, del coordinamento, ecc., e che quindi andrebbe innalzato. D'altro canto, però, si dovrebbe evitare che un rimborso illimitato di tutti i costi amministrativi porti a una indesiderata lievitazione degli oneri di gestione, invece che alla loro riduzione.

4.5

Costi aggiuntivi nel caso delle università. Secondo la proposta della Commissione non sarà più prevista la possibilità di un finanziamento del 100 % dei costi ulteriori o aggiuntivi (additional cost) (14) contemplata finora per le università e gli organismi di ricerca analoghi. Sebbene in compenso vengano proposti altri modelli di finanziamento, il Comitato reputa che la proposta di sopprimere tale possibilità sia di difficile realizzazione poiché gli organismi in questione, in generale, non applicano una contabilità analitica che consenta di determinare i costi totali (full cost) (15). Inoltre, per quanto concerne il finanziamento a tasso forfetario proposto dalla Commissione in alternativa, non è ancora possibile stabilire se esso non comporterà un notevole peggioramento, in quanto non esistono ancora le disposizioni di attuazione interne alla Commissione previste al riguardo (cfr. sopra). Il Comitato raccomanda pertanto che, qualora tali organismi non dispongano di un consuntivo dei costi totali, venga mantenuta la regola del rimborso del 100 % dei costi aggiuntivi, almeno fino a quando non verrà garantito che altri sistemi di finanziamento (16) non comporteranno svantaggi rispetto all'applicazione delle norme attualmente vigenti.

4.6

Forma giuridica degli organismi di ricerca. A parere del Comitato, tutti gli organismi di ricerca il cui finanziamento di base è a carico dello Stato vanno trattati allo stesso modo sotto tutti i punti di vista (e in tutti gli articoli della proposta, per esempio all'articolo 33, paragrafo 1, e all'articolo 38, paragrafo 2), indipendentemente dalla loro forma giuridica. Ciò significa, ad esempio, che anche le organizzazioni o i centri di ricerca di diritto privato senza scopo di lucro il cui finanziamento di base è a carico dello Stato (17) vanno equiparati agli organismi di diritto pubblico. In fin dei conti la scelta della forma giuridica che gli Stati membri reputano più idonea per organismi di ricerca di questo tipo rientra tra le prerogative giuridiche degli Stati membri e non dovrebbe in alcun caso comportare delle differenziazioni sul piano dei finanziamenti comunitari alla ricerca.

4.7

Proprietà intellettuale. Nel quadro delle norme proposte (articoli da 39 a 43) si dovrebbe garantire che i diritti di proprietà intellettuale frutto delle attività di ricerca finanziate con i soldi dei contribuenti europei non possano essere trasferiti in modo incontrollato ad imprese con sede in paesi extraeuropei.

4.7.1

Software libero ( open source ). Attualmente i software sviluppati nel quadro di progetti di ricerca finanziati dalla Comunità, in generale, hanno la possibilità di essere ampiamente diffusi e largamente utilizzati — e le potenzialità, quindi, per essere sfruttati per versioni commerciali o servizi basati su di essi — solo se sono disponibili come «software libero». A tal fine andrebbe concesso al consorzio il più ampio margine di manovra per quanto riguarda le condizioni di concessione delle licenze.

4.8

Diritti di accesso. Nella parte dedicata ai diritti di accesso (articoli da 48 a 52) (18) alle conoscenze acquisite (foreground) e/o alle conoscenze preesistenti (background) dei partecipanti, i diritti di accesso non riguardano tutte le conoscenze o i diritti acquisiti da una parte contraente (per esempio da un'università o da un centro di ricerca), ma solo quelli che derivano da attività di ricerca o lavori preparatori effettuati dal o dagli enti organizzativi e dai gruppi coinvolti nel progetto comune in questione, e di cui gli altri partecipanti necessitano per poter svolgere il lavoro previsto nel quadro dell'azione indiretta. Il Comitato esprime pertanto parere favorevole in merito all'articolo 48, che consente di chiarire questo punto separatamente per ogni singolo progetto stilando un elenco degli elementi inclusi e/o esclusi  (19) concordato tra le parti. Gli elenchi positivi servono anche ad evitare di rivelare informazioni preesistenti di cui va garantita la riservatezza. Per non ritardare inutilmente l'avvio del progetto sarebbe tuttavia opportuno concedere ad esempio un periodo fino a 6 mesi dall'inizio del progetto per disciplinare questi aspetti.

4.9

Diritti di accesso gratuiti alle conoscenze. Il Comitato nutre perplessità sulle disposizioni volte a concedere a titolo gratuito, senza alcuna eccezione, il diritto di accesso alle conoscenze. Raccomanda in generale di concedere ai partecipanti ai progetti il margine di manovra più ampio possibile per poter giungere all'accordo più adatto a ogni singolo caso. Può essere opportuno, ad esempio, concedere diritti di accesso a titolo gratuito anche agli esecutori di RST.

4.9.1

Conoscenze preesistenti necessarie ai fini dell'attuazione di azioni indirette. Il Comitato, in linea di principio, è favorevole alla proposta di prevedere che gli esecutori di RST concedano sempre a titolo gratuito l'accesso alle conoscenze preesistenti qualora esse siano necessarie ai fini dell'attuazione di un'azione indiretta. Tuttavia, una norma esclusiva di questo tipo, in taluni casi, può creare delle difficoltà alle parti coinvolte. Il Comitato raccomanda pertanto di modificare l'ultimo comma dell'articolo 50, paragrafo 2 (20).

4.9.2

Conoscenze preesistenti necessarie per valorizzare la conoscenze acquisite. È molto problematica, invece, la proposta in base alla quale gli esecutori di RST sono tenuti a concedere l'accesso alle conoscenze preesistenti sempre a titolo gratuito, qualora esse siano necessarie per la valorizzazione delle conoscenze acquisite. Le conoscenze preesistenti sono state acquisite con le risorse degli esecutori di RST, con gli aiuti erogati in precedenza o con i fondi pubblici dello Stato membro interessato e sono quindi soggette agli obblighi e alle condizioni che ciò comporta (21). Qualora venissero applicate le disposizioni proposte dalla Commissione, ci sarebbe il pericolo che proprio gli esecutori di RST particolarmente potenti e quelli che detengono un forte potenziale di know-how non possano o non vogliano partecipare e vengano quindi esclusi dal progetto. Il Comitato raccomanda pertanto di sopprimere o modificare il testo dell'articolo 51, paragrafo 5 (22).

4.9.3

Ricerca di «frontiera». Anche se nel caso della ricerca di «frontiera» si tratta prevalentemente di attività di R&S nel campo della ricerca di base, il Comitato ha fatto notare più volte che in molti casi (23) i confini tra la ricerca di base e le applicazioni sono fluidi. Anche in questo caso, quindi, ci si devono attendere le stesse conseguenze negative menzionate sopra. Una tale situazione andrebbe assolutamente evitata e nel quadro regolamentare se ne dovrebbe pertanto tenere conto. Il Comitato raccomanda perciò di sopprimere l'intero paragrafo 1 dell'articolo 52 oppure di modificarlo in modo adeguato (24).

4.9.4

Gruppi specifici. Nella proposta della Commissione non vi è alcuna definizione delle attività di ricerca destinate a gruppi specifici. Le affermazioni formulate a tale proposito non andrebbero assolutamente confuse o addirittura equiparate a quanto affermato riguardo alla ricerca di frontiera.

4.10

Libera scelta degli strumenti. Il Comitato ribadisce la sua raccomandazione (25) secondo cui i progetti non vanno subordinati a priori a determinati strumenti, ma, al contrario, «i proponenti devono poter adeguare gli strumenti in funzione della struttura e delle dimensioni necessarie e ottimali di ciascun progetto. Solo in questo modo è possibile evitare che vengano creati dei progetti le cui dimensioni e struttura si adattino agli strumenti prefissati piuttosto che ai requisiti ottimali sul piano tecnico-scientifico. Gli strumenti devono servire le condizioni di lavoro e gli obiettivi di ricerca e sviluppo, e in nessun caso deve avvenire il contrario.» Andrebbe perciò mantenuta in particolare la possibilità di ricorrere ai progetti di ricerca specifici mirati (Specific Targeted Research Projects, STREP) in quanto sono particolarmente adatti soprattutto alla partecipazione delle PMI e di gruppi di ricerca più piccoli.

4.11

Soppressione della responsabilità finanziaria collettiva. Il Comitato si compiace che la Commissione intenda sopprimere il principio della responsabilità finanziaria collettiva e ricorda che già nelle raccomandazioni (26) formulate in merito al 6PQ aveva fatto presenti i problemi legati a tale principio.

4.11.1

Fondo per la copertura dei rischi. Il Comitato appoggia pertanto anche l'istituzione del fondo per la copertura dei rischi (articolo 38, paragrafo 1), come garanzia contro eventuali mancati rimborsi degli importi dovuti; in tale fondo verrà versata una piccola percentuale del contributo finanziario corrisposto per le azioni indirette. Tuttavia sarebbe auspicabile che la Commissione, nella pubblicazione del bando, indicasse la forcella entro cui si situa tale percentuale da definire poi in funzione del livello di rischio stimato. Il Comitato si compiace anche del fatto che eventuali somme in eccesso di questi importi accantonati verranno rimborsate al programma quadro e costituiranno entrate assegnate.

4.11.2

Esclusione. Il Comitato raccomanda tuttavia di escludere dal campo di applicazione di tale disposizione (a norma dell'articolo 38, paragrafo 2) tutti gli organismi di ricerca il cui finanziamento di base è a carico dello Stato (27), indipendentemente dalla loro forma giuridica.

4.11.3

Interruzione del progetto. Il Comitato, al contempo, richiama l'attenzione sulla proposta relativa alla responsabilità solidale, sul piano tecnico, dei partecipanti al progetto (articolo 18, paragrafo 4). A parere del Comitato anche il consorzio dovrebbe avere la facoltà di decidere in merito a un'eventuale interruzione del progetto qualora il suo proseguimento non avesse più senso o non fosse più accettabile per motivi tecnico-scientifici o a causa degli eccessivi oneri finanziari. I paragrafi 4 e 5 dell'articolo 18 andrebbero modificati di conseguenza.

4.12

Comitati di programma. La proposta della Commissione prevede che i comitati di programma non abbiano più il compito di approvare i singoli progetti proposti per un finanziamento. A parere del Comitato, ciò dovrebbe avvenire però solo qualora la Commissione, nella scelta dei programmi, segua il voto degli esperti che hanno effettuato la valutazione. In caso contrario, nonché per l'approvazione dei programmi di lavoro e per l'assegnazione dei fondi, dovrebbe restare necessaria l'approvazione da parte dei comitati di programma competenti. Una soluzione di compromesso potrebbe essere quella di presentare al comitato di programma, al termine della valutazione, un piano per l'attuazione dell'invito a presentare proposte (call implementation plan) sul quale il comitato di programma delibera e adotta una decisione formale. Ciò non comporterebbe alcun ritardo in quanto il comitato di programma non deciderebbe più in merito ai singoli progetti.

4.13

Convenzione di sovvenzione. Il pertinente articolo 19, paragrafo 8, fa riferimento alla Carta europea dei ricercatori e al Codice di condotta per l'assunzione di ricercatori. Il Comitato fa notare che tale Carta ha solo carattere di raccomandazione e quindi non deve diventare vincolante in questo modo. Ribadisce inoltre di essere favorevole a diversi elementi della Carta, ma fa comunque presente che in passato aveva raccomandato di rivedere il testo soprattutto a motivo dell'eccesso di regolamentazione e della presenza di alcuni elementi poco chiari (28).

4.14

Banca europea per gli investimenti. Il Comitato accoglie con favore la proposta (e la regolamentazione indicata al riguardo) di concedere alla Banca europea per gli investimenti una sovvenzione per coprire i rischi legati ai prestiti concessi per realizzare gli obiettivi del 7PQ. Tali prestiti dovrebbero essere utilizzati soprattutto per progetti di dimostrazione (per esempio nel campo della ricerca energetica o sulla sicurezza).

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2005) 119 def.

(2)  GU C 65 del 17.3.2006 e CESE 583/2006.

(3)  COM(2005) 439, 440, 441, 442, 443, 444, 445 deff.

(4)  GU C 65 del 17.3.2006, punto 1.11.

(5)  La Commissione dà, all'articolo 2, punto 3, della proposta, una definizione di «organismo di ricerca». In altri punti del documento utilizza anche i termini «istituto di ricerca» e «centro di ricerca» come sinonimi.

(6)  GU C 110 del 30.04.2004.

GU C 157 del 28.06.2005.

GU C 65 del 17.03.2006.

(7)  GU C 157 del 28.06.2005 punto 4.17: «Evitare organismi paralleli e sovrapposizioni

(8)  Al di là della proposta all'esame, sarebbe addirittura auspicabile uniformare maggiormente le procedure di pagamento di tutte le misure di sostegno comunitarie, compresi il programma CIP e i fondi strutturali.

(9)  Cfr. anche le due note precedenti.

(10)  Cfr. p. es. il punto 9.8.4 del parere CES 595/2000 (GU C 204 del 18.7.2000).

(11)  Cfr. nota 6

(12)  Così come per gli organismi pubblici, gli istituti di istruzione secondaria e superiore e gli organismi di ricerca.

(13)  In questo contesto il Comitato ricorda la sua raccomandazione di reintrodurre il periodo di grazia nel diritto brevettuale, anche se non sarebbe necessario che dalla pubblicazione scientifica derivi un diritto di priorità. Cfr. CESE 319/ 2004, punto 2.5 e segg. (GU C 110 del 30.4.2004).

(14)  Sistema AC: finanziamento dei costi aggiuntivi diretti ammissibili dei contraenti e versamento di un importo forfetario per i costi indiretti in base al sistema dei costi aggiuntivi (Additional Cost Model, AC). Nel 6QP l'importo forfetario è pari al 20 % del totale dei costi aggiuntivi diretti, esclusi i costi di subappalto.

(15)  Sistema FC: finanziamento dei costi ammissibili diretti e indiretti dei contraenti in base al sistema dei costi totali (Full Cost Model, FC). In tale contesto è previsto il caso particolare del sistema FFC: finanziamento dei costi diretti ammissibili dei contraenti e versamento di un importo forfetario per i costi indiretti in base al sistema dei costi totali con percentuale forfetaria (Full Cost Flat Rate Model, FFC). L'importo forfetario è pari al 20 % dei costi diretti complessivi, esclusi i costi di subappalto. Per tutti e tre i sistemi (FC, FCF e AC) nel 6PQ i costi totali sono dati semplicemente dalla somma dei costi diretti e indiretti.

(16)  In ogni caso, per le attività di ricerca l'eventuale importo forfetario (flat rate) per coprire i costi indiretti (overhead) di cui all'articolo 32 dovrebbe essere pari almeno al 20 % dei costi diretti ammissibili, ad esclusione dei costi di subappalto. Questa regola, che è già prevista nel 6PQ per i sistemi FCF e AC, andrebbe mantenuta per soddisfare l'esigenza di continuità e soprattutto per tener conto del diverso grado di sviluppo dei sistemi di contabilità degli organismi che partecipano al PQ.

(17)  In Germania, per esempio, organizzazioni di ricerca quali le società Helmholtz, Fraunhofer, Leibniz e Max Planck; nei Paesi Bassi, l'organizzazione olandese per la ricerca scientifica — Nederlandse Organisatie voor Wetenschappelijk Onderzoek (NWO).

(18)  Il Comitato fa notare che nella versione tedesca della proposta della Commissione, l'articolo 50, paragrafo 1, e l'articolo 51, paragrafo 1, contengono degli errori di traduzione rispetto alla versione inglese. Il presente parere fa quindi riferimento alla versione inglese del testo, che è corretta!

(19)  Elenco degli elementi inclusi: elenco di tutte le conoscenze o i settori per i quali viene accordato il diritto di accesso. Elenco degli elementi esclusi: elenco delle conoscenze e dei settori per i quali non viene accordato il diritto di accesso.

(20)  L'ultimo comma dell'articolo 50, paragrafo 2, potrebbe essere così formulato: «Gli esecutori di RST concedono gratuitamente i diritti di accesso alle conoscenze preesistenti, fatte salve le eccezioni giustificate convenute da tutti i partecipanti prima della loro adesione alla convenzione di sovvenzione.»

(21)  In Germania, ad esempio, anche alla legge sulle invenzioni dei lavoratori.

(22)  Il paragrafo in questione potrebbe essere così formulato: «Gli esecutori di RST concedono gratuitamente l'accesso alle conoscenze preesistenti necessarie per valorizzare la conoscenze acquisite prodotte nell'ambito dell'azione indiretta, se non diversamente convenuto da tutti i partecipanti prima della loro adesione alla convenzione di sovvenzione.»

(23)  Ad esempio nel campo della microbiologia, delle tecnologie laser e delle TIC.

(24)  L'articolo 52, paragrafo 1, potrebbe per esempio recitare: «Nel caso delle azioni di ricerca di frontiera i diritti di accesso alle conoscenze acquisite ai fini dell'attuazione del progetto sono concessi a titolo gratuito. I diritti di accesso alle conoscenze acquisite ai fini della valorizzazione sono concessi a condizioni eque e ragionevoli o a titolo gratuito, come convenuto da tutti partecipanti prima della loro adesione alla convenzione di sovvenzione.»

(25)  Punto 3.4 (GU C 157 del 28.6.2005).

(26)  GU C 94 del 18.4.2002.

(27)  Cfr. sopra: equiparazione di tutti gli organismi di ricerca che ricevono un finanziamento di base pubblico.

(28)  GU C 65 del 17.03.2006, punto 4.13.2.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/41


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio (Euratom) che stabilisce le regole per la partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del Settimo programma quadro della Comunità europea dell'energia atomica e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2011)

COM(2006) 42 def. — 2006/0014 (CNS)

(2006/C 309/09)

Il Consiglio, in data 8 marzo 2006, ha deciso, conformemente al disposto degli articoli 7 e 10 del Trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore PEZZINI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 156 voti favorevoli, 3 voti contrari e 4 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il CESE accoglie con favore le proposte della Commissione sulle nuove regole per la partecipazione delle imprese, centri di ricerca e università all'attuazione del Settimo programma quadro di ricerca, sviluppo e formazione in campo nucleare per la diffusione dei suoi risultati, per il quinquennio 2007-2011.

1.2

Le proposte sono volte a semplificare e a razionalizzare le procedure e i metodi, per realizzare concretamente la strategia di Lisbona, come ridefinita dai Consigli europei del 2005 e del marzo 2006, e per rispondere ai bisogni dei diversi attori della ricerca e degli utenti finali. Tuttavia, un giudizio definitivo in merito al successo di queste misure potrà essere formulato solo dopo che siano state finalizzate le norme di attuazione.

1.3

Fino al Capo III compreso, le proposte della Commissione sono quasi identiche a quelle presentate per il 7o PQ di ricerca, sviluppo e formazione in campo non nucleare (1), anche se con numerazione differente (2). Il Comitato rinvia pertanto al parere adottato in merito, richiamando e ribadendo le osservazioni ivi contenute (3), che valgono anche per la proposta in esame fino al Capo III incluso.

1.4

Il Comitato ritiene, in particolare, che il programma europeo di fusione nucleare sia da considerare un modello di reale integrazione degli sforzi comunitari e di pieno coordinamento d'azione, nel quadro dell'Accordo europeo per lo sviluppo della fusione (EFDA) e nei contratti di associazione.

1.4.1

Tale programma svolge un ruolo primario per l'UE nel campo della ricerca dell'energia di fusione, si concretizza in un sostegno comunitario costante sotto forma di mezzi finanziari e capitale umano e si arricchisce di un'elevata sostenibilità ambientale, grazie alle attività del progetto ITER/DEMO (4).

1.5

Il Comitato è convinto che l'energia nucleare (5), la quale genera circa un terzo dell'energia elettrica prodotta oggi nell'Unione (6), contribuisca all'indipendenza e alla sicurezza degli approvvigionamenti d'energia (7) e alla sostenibilità dello sviluppo economico europeo, nel rispetto degli Accordi di Kyoto; questo tuttavia a condizione che vengano applicati standard sempre migliori, efficienti e sicuri di trattamento delle scorie, e che si possano sviluppare una ricerca ed una industria europea competitiva nell'area della tecnologia nucleare e dei servizi.

1.6

Il Comitato ritiene appropriati i livelli di finanziamento comunitario indicati per le attività di ricerca, formazione e dimostrazione, coordinamento e sostegno, nonché per le reti di eccellenza e per il regime finanziario previsto per la ricerca sull'energia di fusione.

1.6.1

Il CESE sottolinea la necessità di promuovere la ricerca e l'applicazione di tecnologie pulite e sicure, secondo le esigenze e le caratteristiche dei singoli Stati, e raccomanda di rispettare le decisioni di diversi Stati membri che non considerano l'energia nucleare una soluzione per coprire il loro fabbisogno energetico futuro e tengono conto di questo nei loro programmi di ricerca.

1.7

Il CESE sottolinea il ruolo delle azioni di formazione e dei percorsi previsti per lo sviluppo della carriera dei ricercatori e sottolinea che tali azioni rivestono particolare importanza per il settore privato, per la società civile e per i cittadini.

1.8

Il CESE ritiene fondamentale assicurare, per la partecipazione al 7o PQ Euratom ed ai suoi programmi specifici, un quadro di regole che sia semplice, leggibile, comprensibile, chiaro e trasparente e che soprattutto sia in grado di dare certezza ai potenziali partecipanti, e specie a quelli di minori dimensioni, sui principi e sui criteri che disciplinano l'accesso, la valutazione e la selezione, nonché la formulazione dei contratti e la gestione dei progetti.

1.8.1

Il CESE si rammarica che questo non sempre trovi riscontro nella proposta di regolamento e ritiene comunque che l'efficacia di tali regole vada monitorata da esperti indipendenti, dopo un congruo periodo di tempo, e che la relazione di monitoraggio venga trasmessa al Consiglio e al Comitato.

1.9

Il Comitato ritiene che la valorizzazione e la diffusione dei risultati della ricerca sia indispensabile, per rispettare il principio del value for money applicabile ai contribuenti europei. Ricorda a tale proposito che va trovato, sempre, un giusto equilibrio tra, da un lato, la tutela degli interessi comunitari, delle sensibilità, anche di difesa, degli Stati membri, dei diritti di proprietà intellettuale e industriale e, dall'altro, i rischi, altrettanto importanti, nei quali si potrebbe incorrere nel caso di un'insufficiente diffusione dell'informazione scientifica e tecnica nel settore.

1.9.1

Il Comitato ritiene, infine, indispensabile rafforzare l'IPR-Helpdesk, per un'assistenza puntuale e proattiva rivolta ai potenziali partecipanti ai contratti di sovvenzione, e per le azioni indirette a sostegno della formazione e dello sviluppo dei ricercatori, così come alla fase di preparazione e di sottoscrizione di accordi consortili.

2.   Motivazioni

2.1

Il CESE si compiace che la richiesta di consultazione gli sia stata trasmessa tempestivamente, ed è ben consapevole delle sue competenze esclusive, in materia consultiva, riguardo al Trattato Euratom. Il CESE attribuisce una grande importanza a tali competenze, a causa del carattere estremamente sensibile che riveste per la società l'energia nucleare e della necessità di un'informazione e di una consultazione adeguate.

2.2

L'energia atomica solleva, infatti, una problematica estremamente difficile, in termini di coinvolgimento dei cittadini, per i rischi significativi e per i problemi di trattamento dei rifiuti che essa comporta.

2.2.1

Il CESE auspica che sia evidenziata la preoccupazione di rafforzare i modelli di valutazione delle prestazioni e della sicurezza/affidabilità in questo settore, istituendo meccanismi permanenti di informazione, consultazione e formazione.

2.2.2

Si tratta di organizzare meglio il processo di governance, per definire le più opportune scelte strategiche e rispondere alle preoccupazioni dei cittadini sull'energia atomica e sulle sue conseguenze a lungo termine.

2.3

Il Comitato ha avuto già modo di esprimersi (8), sulle soluzioni avanzate dalla Commissione in materia di semplificazione (9) delle procedure amministrative e di riduzione degli oneri corrispondenti nell'ambito delle proposte di decisione concernenti rispettivamente il Settimo programma quadro, UE e il Settimo programma quadro Euratom adottate il 6 aprile 2005.

2.3.1

La Commissione ha indicato come «fattori critici del successo» dieci misure fondamentali, da attuare per la semplificazione delle procedure di accesso, di partecipazione e di gestione del 7o PQ. Su questo tema il CESE ha rilevato che «le attuali procedure di domanda e di autorizzazione sono troppo complesse e troppo costose e sono fonte di difficoltà per gli utilizzatori provenienti dal mondo della scienza e dell'industria. La partecipazione al programma europeo di ricerca deve risultare conveniente per gli attori interessati» (10) e compensare i rischi che comporta la presentazione di un dossier di candidatura.

2.3.2

Il CESE ha altresì ribadito l'importanza di: «associare più largamente le PMI al processo di ricerca, di sviluppo e d'innovazione» e ha sottolineato che: «le prospettive di successo di PMI, create apposta per sviluppare e commercializzare nuovi prodotti di alta tecnologia, riposano in particolare sulla messa a disposizione di un capitale d'avviamento e di un capitale di rischio sufficienti…». «Ma per far ciò, occorre che anche qui le procedure non oltrepassino una certa soglia, che sia accettabile e adattata alle PMI» (11).

2.3.3

I punti indicati dai servizi della Commissione in materia di semplificazione delle procedure regolamentari riguardano:

un ventaglio ridotto di schemi di finanziamento, che garantiscano continuità con gli strumenti del 6PQ e assicurino una larga flessibilità di utilizzo,

una comunicazione di elevata qualità, completa e tempestiva e di interpretazione univoca e uniforme degli obiettivi e modalità applicative sia per il 7PQ CE che per il 7PQ Euratom,

la razionalizzazione delle indicazioni richieste ai partecipanti, con estensione della modalità di presentazione «2-steps», oltre all'uso sistematico degli strumenti di inoltro informatici,

la protezione degli interessi finanziari UE, senza peraltro l'imposizione di oneri eccessivi sui partecipanti, riducendo al minimo il controllo a priori e basandolo su un'unica lista di criteri predefiniti,

l'autonomia operativa per i consorzi, grazie a contratti che incorporano una grande flessibilità e a un uso esteso delle anticipazioni forfetarie, sulla base di costi imputabili predefiniti e audit esterni indipendenti,

processi di selezione più rapidi, sostituendo la procedura di comitatologia con un'altra più semplice basata sulla procedura d'informazione,

un uso più efficiente delle risorse di bilancio dedicate alla R&S, con un coordinamento più stretto con quelle delle altre politiche previste dalla strategia di Lisbona; e con l'abbattimento dei costi di amministrazione/gestione comunitaria dei progetti, previsti per le attività di R&S,

un uso esteso del finanziamento flat-rate all'interno di un quadro semplificato di formule di finanziamento comunitario,

l'eliminazione degli attuali modelli di relazione sui costi di progetto, modelli che si sono dimostrati eccessivamente complessi, accompagnata da definizioni chiare dei costi ammissibili,

la definizione di tassi di intervento comunitario per tipo d'attività (ricerca, sviluppo, dimostrazione, formazione, disseminazione e uso dei risultati, trasferimento di conoscenze) correlati solo a singole attività, con soglie massime per tipo d'attività, riferite al consorzio e non a singoli partecipanti.

2.4

Il regolamento in esame presenta, inoltre, varie modifiche rispetto al regolamento precedente (12), per quanto concerne, in particolare: l'obiettivo della proposta; le definizioni; la confidenzialità; la valutazione, selezione e attribuzione delle proposte; le forme di sovvenzione; il rimborso dei costi ammissibili; il limite del contributo finanziario comunitario; i rischi del consorzio; la diffusione, valorizzazione e diritti di accesso; le regole specifiche per l'accordo europeo per lo sviluppo della fusione; l'accordo sulla mobilità del personale.

2.4.1

Il Comitato rinvia, per le parti della proposta in esame comuni anche all'analoga proposta relativa al Settimo programma quadro CE (proposta di regolamento del Parlamento e del Consiglio, che stabilisce le regole di partecipazione di imprese, centri di ricerca e università alle azioni nell'ambito del Settimo programma quadro e per la diffusione dei risultati della ricerca (2007-2013) (13), al suo parere relativo a quest'ultima, attualmente in corso di elaborazione (14).

2.5

Il Comitato concorda con i limiti fissati per il finanziamento della ricerca nucleare e per la formazione; si compiace in particolare della possibilità, nel caso di PMI, organismi pubblici, istituti di istruzione ed università e organismi di ricerca (15), di passare da un limite di contributo massimo del 50 % ad uno del 75 %, nonché del fatto che le azioni di coordinamento, sostegno, formazione e sviluppo della carriera dei ricercatori possono raggiungere il 100 % dei costi totali ammissibili.

2.5.1

Il Comitato raccomanda, peraltro, di riassumere in una tabella allegata alla proposta le diverse tipologie di attività ed il relativo tasso d'intervento massimo previsto, così come le eventuali possibilità di cumulo, specie per le infrastrutture di ricerca, con altre tipologie di interventi comunitari (fondi strutturali, ecc.).

3.   Osservazioni generali sulle regole di partecipazione al 7PQ Euratom

3.1

Il CESE ritiene fondamentale assicurare per le regole di partecipazione al 7PQ Euratom e ai suoi programmi specifici, un quadro che sia semplice, leggibile, comprensibile, chiaro e trasparente, ed esistente in tutte le lingue comunitarie. Tale quadro dovrebbe in particolare dare la certezza ai potenziali partecipanti, specie quelli di dimensioni minori, dei principi e dei criteri che disciplinano la disponibilità, le condizioni di partecipazione, la presentazione e la valutazione delle proposte progettuali, le tipologie e gli obblighi contrattuali, i tassi e i sistemi di ripartizione dei cofinanziamenti comunitari, la protezione della proprietà industriale ed intellettuale e la valorizzazione e diffusione delle conoscenze, ferme restando le disposizioni specifiche per la priorità tematica concernente l'energia di fusione.

3.1.1

Il Comitato raccomanda, in particolare, il reinserimento esplicito dei criteri di selezione e di aggiudicazione per le azioni indirette di cui all'articolo 14, fatti salvi eventuali criteri specifici particolari. Tali criteri generali sono:

l'eccellenza scientifica e tecnologica e il grado di innovazione,

la capacità di realizzazione dell'azione indiretta e di gestione efficace di risorse e di competenze,

la pertinenza, rispetto agli obiettivi del programma specifico e del programma di lavoro,

il valore aggiunto europeo, la massa critica di risorse attivate e il contributo alle politiche comunitarie,

la qualità del piano di valorizzazione e di diffusione delle conoscenze, il potenziale di promozione dell'innovazione e la chiarezza progettuale di gestione della proprietà intellettuale,

il rispetto dei principi etici e della parità di genere.

3.2

Il Comitato ha già preso posizione sulle tematiche generali attinenti alla semplificazione e razionalizzazione dei programmi quadro di ricerca nucleare comunitaria, nei suoi pareri sul 7PQ Euratom e sui due programmi specifici riguardanti, rispettivamente: l'energia nucleare, con particolare riferimento alla ricerca sull'energia di fusione, e le attività di ricerca nucleare del Centro comune di ricerca. Un parere sulla proposta di regole di partecipazione relative al 7PQ di ricerca comunitaria non nucleare, è parimenti in corso di elaborazione da parte del Comitato (16).

3.3

Per quanto attiene alle norme riguardanti il programma Euratom, il Comitato desidera insistere, in particolare, sulla necessità di una semplificazione più radicale delle formalità riguardanti la presentazione dei dossier.

3.3.1

Si compiace peraltro che la responsabilità in solido, a suo tempo prevista nel 6PQ Euratom e che poteva costituire un ostacolo significativo alla partecipazione di soggetti di piccole e medie dimensioni (imprese, università…), sia stata rimossa nella proposta in esame e sostituita con una somma da definire che dovrebbe essere attorno all'1 % del contributo comunitario (17), posta a garanzia del rischio di non-copertura nei consorzi (articolo 37). Nel settore Euratom, infatti, una parte importante delle attività di ricerca può essere affidata anche a soggetti di piccole e medie dimensioni, per le quali tale norma avrebbe potuto rappresentare un serio ostacolo alla partecipazione.

3.4

Il CESE avanza riserve sulla pluralità di possibili deroghe alle regole di partecipazione previste negli oltre 50 articoli proposti, nonché sulle ampie possibilità di diversi criteri e regolamentazioni che verrebbero stabiliti nei programmi di lavoro annuali, nei programmi specifici e negli inviti a presentare proposte. Tali deroghe riguardano in particolare: il numero di partecipanti e condizioni supplementari di accesso (articolo 11); i principi di valutazione, di selezione e di attribuzione (articolo 14, paragrafo 1); le eccezioni alla pubblicazione di bandi di gara (articolo 13); i criteri di valutazione con possibilità di fissare criteri specifici supplementari (articolo 14 paragrafo 2); il contributo finanziario comunitario alle reti d'eccellenza (articolo 34, paragrafi 1 e 3).

3.4.1

In particolare, per quanto riguarda le reti di eccellenza, il Comitato sottolinea la sua preoccupazione per la determinazione del contributo in forma forfetaria, perché ritiene che tale forma potrebbe rivelarsi fittizia e priva di riscontri con la realtà. Una tale situazione potrebbe nuocere allo sviluppo delle reti di eccellenza, necessario al raggiungimento degli obiettivi concreti del programma.

3.5

Il Comitato sottolinea che la necessaria flessibilità di gestione e di definizione dei bisogni delle singole azioni non dovrebbe andare a discapito della chiarezza, certezza e trasparenza dei requisiti di partecipazione richiesti, dei criteri di valutazione e selezione predefiniti e di un quadro certo per i finanziamenti e cofinanziamenti proposti.

3.6

Il Comitato ritiene che quando il contratto di sovvenzione preveda, per il consorzio di ricerca, la possibilità di ricorrere a bandi di gara per effettuare alcuni lavori o per estendere alcune attività, tali gare debbano essere organizzate secondo le norme definite dalla Commissione, per garantire la massima trasparenza ed accessibilità all'informazione.

3.7

Il CESE sottolinea l'importanza delle disposizioni di monitoraggio e di controllo dei programmi e delle azioni indirette di ricerca, dimostrazione, coordinamento e formazione in campo nucleare; suggerisce altresì di stabilire per tali funzioni e per quelle di gestione dei bandi di gara, valutazione, selezione e seguito contrattuale e auditing dei progetti acquisiti a finanziamento una soglia massima di spesa, che non dovrebbe essere superiore, come costo globale, ad un importo quantificabile tra il 7 % ed il 10 % delle risorse comunitarie globali del 7PQ Euratom. Questo al fine di riservare il massimo delle risorse alle attività primarie vere e proprie di ricerca, dimostrazione e formazione ed all'ottenimento di risultati concreti e trasferibili in applicazioni di mercato, e cioè l'obiettivo finale di un programma quadro comunitario di ricerca.

3.7.1

Al riguardo il CESE raccomanda che la rilevazione, l'archiviazione e la gestione dei dati del monitoraggio vengano inseriti in una banca dati integrata, nel quadro dell'IDABC (18).

3.8

Il Comitato accoglie favorevolmente le indicazioni della Commissione per quanto concerne i tipi di sovvenzione proposti per il rimborso dei costi ammissibili: importo forfetario e finanziamento a tasso forfetario; suggerisce tuttavia di chiarire la metodologia più adatta, anche in relazione alla semplificazione dei costi ammissibili, e di allegare alla proposta di regolamento un prospetto delle varie opzioni, così da facilitarne la comprensione da parte dei potenziali utenti.

3.9

Per quanto concerne le diverse tipologie di contributo finanziario della Comunità, così come descritte agli articoli 32 e 34, il Comitato raccomanda di riassumerle in una tabella, allegata alla proposta, insieme al relativo tasso d'intervento massimo previsto ed alle eventuali possibilità di cumulo, specie per le infrastrutture di ricerca, con gli interventi a titolo dei fondi strutturali e di coesione, della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo degli investimenti, senza altresì trascurare quanto previsto dall'Iniziativa JEREMIE (19), che dovrebbe agevolare la partecipazione al 7PQ Euratom delle entità di minori dimensioni.

3.10

Quanto alle regole proposte per la diffusione, valorizzazione e diritti d'accesso alle conoscenze, il Comitato ritiene indispensabile, al di là della distinzione tra conoscenze pregresse ed acquisite e delle eccezioni in campo militare e di sicurezza, rafforzare l'IPR-Helpdesk per garantire una'ssistenza puntuale e proattiva ai potenziali partecipanti ai contratti di sovvenzione (cfr. articolo 18, paragrafi 5 e 6, nonché articolo 19 e articolo 21) e per le azioni indirette a sostegno della formazione e dello sviluppo dei ricercatori, così come alla preparazione e sottoscrizione di accordi consortili, che stabiliscono regole supplementari (articolo 23), concernenti la diffusione e valorizzazione dei risultati e i diritti di proprietà intellettuale.

3.11

Infine, per quanto riguarda l'area tematica Ricerca sull'energia di fusione, il Comitato ha sottolineato ampiamente, nei due pareri citati, l'importanza della ricerca sulla fusione termonucleare controllata, del progetto ITER del programma preparatorio DEMO e degli studi di confinamento (20).

3.11.1

Il Comitato prende atto del fatto che il tasso annuo di base del contributo finanziario della Comunità proposto per la suddetta area tematica non dovrebbe superare il 20 % per tutta la durata del 7PQ Euratom. Reputa che questo tasso fornisca il necessario effetto leva per un contributo fondamentale, da parte degli Stati membri, a un programma comunitario ben coordinato (cfr. punto 1.4) in grado di offrire l'indispensabile base, il punto di sostegno e l'input per l'impresa comune ITER e DEMO. Se da un lato questo tasso può essere adeguato all'inizio, dall'altro c'è da chiedersi se sarà un incentivo sufficiente per l'intera durata del programma per far sì che gli Stati membri partecipino in misura soddisfacente al necessario finanziamento. Per precauzione, il Comitato raccomanda pertanto di elevare il tasso al 25 %, che equivarrebbe comunque solo alla metà o ad un terzo (facendo riferimento all'articolo 32, paragrafo 1) del contributo finanziario altrimenti erogato dalla Comunità. Inoltre il Comitato reputa che, come regola generale, andrebbero applicati i massimali più elevati.

3.11.2

Per quanto riguarda il tasso massimo di finanziamento comunitario pari al 40 % proposto per i progetti cooperativi specifici nell'ambito dei contratti di associazione, con sostegno prioritario alle azioni concernenti ITER/DEMO e a quelle realizzate nell'ambito dell'Accordo sulla mobilità del personale, il Comitato dubita che, a lungo termine, questo tasso possa essere sufficiente per avviare il necessario cofinanziamento da parte degli Stati membri per tutti i progetti o azioni auspicati. In questo contesto fa riferimento all'articolo 52, paragrafo 2.

4.   Osservazioni particolari

4.1

Il Comitato si domanda perché sia stata soppressa nella Sottoparte 1 Inviti a presentare proposte la disposizione relativa alla possibilità di far precedere tali inviti da inviti a manifestazioni di interesse, per permettere di individuare e valutare con precisione obiettivi e necessità dell'azione, evitando così costi amministrativi inutili sia per la preparazione di proposte che non possono essere accettate, sia per la selezione e valutazione di tali proposte da parte della Commissione e dei valutatori indipendenti.

4.2

Gli inviti a manifestare interesse potrebbero essere accompagnati dall'organizzazione di Proposers Information Days, intesi ad avvicinare e far partecipare la potenziale utenza scientifica e industriale alla definizione dell'azione di politica comunitaria di ricerca nucleare.

4.3

Il CESE sottolinea i rischi nei quali si potrebbe incorrere nel caso di un'insufficiente diffusione dell'informazione scientifica e tecnica nel settore. Pur riconoscendo che è necessario formulare alcune riserve in proposito, ritiene che non si debbano chiudere le porte. Ciò potrebbe concretizzarsi nella definizione di un protocollo tecnico molto preciso dei contenuti e delle modalità di diffusione, che tenga conto delle esigenze di sicurezza e di affidabilità, ma salvaguardi al massimo la trasparenza.

4.4

Secondo il CESE, sarebbe importante dare ampia informazione e diffusione alle regole che disciplinano, da una parte, la verifica dell'esistenza dei presupposti e, dall'altra, lo statuto giuridico dei partecipanti. Allo stesso modo, dovrebbero essere predisposte alcune regole chiare e comprensibili, per tutti gli attori della ricerca, sulle procedure semplificate, previste per la presentazione, in due fasi, delle proposte, dei criteri e dei requisiti dei due livelli di valutazione.

4.4.1

Dette regole dovrebbero essere messe a disposizione, non solo degli esperti valutatori, ma anche dei proponenti, secondo criteri e ponderazioni univoche ed uniformi.

4.5

Il CESE desidera inoltre sottolineare la pertinenza, di organizzare non solo per i ricercatori, ma anche per i rappresentanti della società civile e per tutti i cittadini, delle azioni di formazione ed informazione sulla sicurezza/affidabilità dell'energia nucleare, nonché di rafforzare strumenti e procedure per lo sviluppo di modelli, attendibili e incontestabili, per valutare l'affidabilità e la sicurezza dell'energia atomica.

4.6

Per quanto attiene alla valorizzazione dei risultati della ricerca, alla loro diffusione e alla protezione della proprietà intellettuale e industriale, occorrerebbe, a parere del Comitato, che, oltre alle discipline e tutele previste dalla proposta di regolamento, dalle convenzioni di sovvenzione, dagli accordi di consorzio, dall'articolo 24 e dalle altre disposizioni del Trattato Euratom  (21) , dai contratti d'associazione, dall'Accordo europeo di sviluppo della fusione, dall'impresa comune ITER e relativi accordi internazionali, nonché infine da accordi multilaterali come l'Accordo sulla mobilità del personale, sia prevista la più ampia diffusione di una «Guida al proponente IPR-Euratom» rinnovata, che riassuma, in modo chiaro e trasparente, vincoli ed opportunità per i potenziali partecipanti alle attività di ricerca, dimostrazione, formazione e sviluppo del 7PQ Euratom.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2005) 705 def.

(2)  Vi sono infatti alcune eccezioni: ad esempio le disposizioni in tema di ricerca di «frontiera».

(3)  Per esempio, le osservazioni sulla forma giuridica degli organismi di ricerca, sui diritti di accesso alle conoscenze, sui diritti di proprietà intellettuale, sul rimborso dei costi, sulle forme di finanziamento e sulla semplificazione, sulle concezioni di sovvenzione, sui principi generali della Carta europea dei ricercatori e i rilievi sullo status giuridico degli istituti di ricerca.

(4)  Cfr. anche punto 3.11.

(5)  Cfr. GU C 110 del 30.4.2004 — relatore CAMBUS.

(6)  Energia prodotta nell'UE-25 nel 2004: Nucleare 31,2 %; Gas naturale 24,3 %; Petrolio 17,1 %; Carbon fossile 13,1 %; Lignite 10,2 %; Energia primaria 4,1 %. Energia consumata, nello stesso periodo: Petrolio 39,2 %; Gas naturale 25,4 %; Nucleare 14,8 %; Carbon fossile 13,7 %; Lignite 4,9 %; Energia primaria 2,0 % (Eurostat, Energia, 5/2006).

(7)  Nel 2004 le importazioni lorde — Tasso di dipendenza energetica — nell'UE-25, hanno rappresentato il 53,8 %, di cui petrolio e prodotti petroliferi 33,2 %. Dipendenza energetica dei quattro maggiori Stati dell'UE: IT 87,7 %; DE 64,6 %; FR 54,3 %; UK 5,2 %. L'unica nazione UE che non ha dipendenza energetica è la DK, che ha un attivo del 53,5 %. (Eurostat, Energia, 5/2006).

(8)  Cfr. GU C 65 del 17.3.2006 — relatore WOLF.

(9)  COM(2005) 119 def. — SEC(2005) 430/431 del 6.4.2005.

(10)  Cfr. GU C 65 del 17. 3.2006, paragrafo 1.11 — relatore WOLF.

(11)  Cfr. GU C 65 del 17.3.2006, paragrafo 1.12 e 4.15.2 — relatore WOLF.

(12)  Regolamento Euratom 2322/2002 del Consiglio.

(13)  COM(2005) 705 def. del 23.12.2005.

(14)  Cfr. CESE 557/2006 (INT/309) — relatore WOLF.

(15)  Cfr. CESE 557/2006, punto 4.6 (INT/309) — relatore WOLF.

(16)  Idem nota 9.

(17)  Cfr. CESE 557/2006, punto 4.11.2 (INT/309) — relatore WOLF.

(18)  Cfr. GU C 80 del 30.3.2004 — su IDABC (Interoperable Delivery of European eGovernment Services to Public Administrations, Businesses and Citizens).

(19)  Cfr. GU C 110 del 9.5.2006 — relatore PEZZINI.

(20)  Cfr. GU C 65 del 17.3.2006 — relatore WOLF, paragrafi 6.1 e seguenti.

(21)  Cfr. nota 10.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/46


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che abroga il regolamento (CEE) n. 4056/86, che determina le modalità di applicazione degli articoli 85 e 86 del Trattato ai trasporti marittimi, e che modifica il regolamento (CE) n. 1/2003 estendendone il campo di applicazione al cabotaggio e ai servizi di trasporto con navi da carico non regolari

COM(2005) 651 def. — 2005/0264 (CNS)

(2006/C 309/10)

Il Consiglio dell'Unione europea, in data 10 febbraio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 83 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 30 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice BREDIMA-SAVOPOULOU.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 156 voti favorevoli, 1 voto contrario e 7 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato approva la proposta di estendere ai settori del cabotaggio e del trasporto con navi da carico non regolari, le disposizioni generali di applicazione delle regole di concorrenza del regolamento (CE) n. 1/2003 (1) e si rallegra del dibattito in corso tra la Commissione e l'industria dei trasporti navali per quanto riguarda l'applicazione degli articoli 81 e 82 a quest'ultimo settore. In assenza di reclami e di precedenti legali nel settore del trasporto con navi da carico non regolari, saranno necessarie maggiori informazioni sul suo funzionamento e sugli accordi in esso operanti. Il Comitato si compiace dell'iniziativa della Commissione di lanciare uno studio sulle caratteristiche economiche e giuridiche dei servizi di trasporto con navi da carico non regolari. In nome della certezza giuridica, esso esorta la Commissione ad adottare (prima di abrogare l'esclusione dal campo di applicazione del regolamento (CE) n. 1/2003) degli orientamenti sull'autovalutazione della compatibilità con le regole della concorrenza dell'UE delle varie forme di accordi di cooperazione vigenti nell'ambito di tali servizi.

1.2

In riferimento al settore delle compagnie di trasporti di linea, il Comitato prende atto della proposta della Commissione di abrogare l'esenzione di categoria dalle regole di concorrenza del Trattato CE a favore delle conferenze di compagnie marittime di linea; la proposta è motivata con il fatto che le quattro condizioni cumulative dell'articolo 81, paragrafo 3, del Trattato CE non sarebbero più soddisfatte. La Commissione ritiene che con l'abrogazione si otterrà una riduzione dei costi di trasporto, mantenendo nel contempo l'affidabilità dei servizi su tutte le rotte commerciali, e migliorando anche la competitività dell'industria europea. Il Comitato attende, per un giudizio definitivo, di vedere se l'effetto dell'abrogazione proposta sarà sostenibile.

1.3

Il Comitato raccomanda alla Commissione di prendere altresì in considerazione, nel quadro della suddetta abrogazione, oltre ai fattori puramente concorrenziali, anche l'aspetto della sicurezza (la perdita di trasporti marittimi di qualità nelle acque europee in seguito alla rinuncia a battere la bandiera dell'UE).

1.4

Il Comitato raccomanda alla Commissione di prendere altresì in considerazione, nel quadro della suddetta abrogazione, oltre ai fattori puramente concorrenziali, anche l'aspetto delle risorse umane (l'impatto sull'occupazione dei lavoratori marittimi europei).

1.5

Il Comitato prende nota dell'intenzione della Commissione di emanare orientamenti adeguati sulla concorrenza nel settore marittimo in modo da favorire la transizione senza attriti ad un regime interamente concorrenziale. La Commissione intende pubblicare tali orientamenti entro la fine 2007. Come preparazione ad essi, la Commissione pubblicherà nel settembre 2006 un «documento di discussione» sui trasporti marittimi di linea. Il Comitato invita la Commissione a elaborare gli orientamenti mantenendosi in stretto contatto con le parti direttamente interessate ed a informare di conseguenza le istituzioni competenti dell'UE.

1.6

La proposta della Commissione è il risultato di un processo di revisione, iniziato nel 2003, che ha interessato tutte le istituzioni competenti dell'UE e le parti direttamente interessate. La Commissione inoltre ha fatto svolgere tre studi da consulenti indipendenti, i quali hanno esaminato le questioni derivanti dall'abrogazione del regime d'esenzione di categoria; i risultati degli studi sono pubblicati sul sito web della direzione generale Concorrenza.

1.7

Il Comitato ha inoltre preso nota del fatto che la proposta della Commissione di abrogare l'esenzione di categoria a favore delle conferenze di compagnie marittime di linea è basata soltanto sull'articolo 83 del Trattato (regole di concorrenza), mentre la base giuridica del regolamento (CEE) n. 4056/86 era costituita dalla combinazione dell'articolo 83 (regole di concorrenza) e dell'articolo 80, paragrafo 2, (politica dei trasporti) del Trattato CE. Il Comitato prega il Servizio giuridico del Parlamento europeo di chiarire se le considerazioni di politica dei trasporti siano accessorie a quelle di politica della concorrenza e se intenda mantenere il punto di vista sulla doppia base giuridica espresso nel suo parere precedente (2).

1.8

Il Comitato, in previsione di possibili conflitti di legge nel futuro, derivanti da strumenti giuridici di altre giurisidizioni, insiste con la Commissione affinché essa preveda tra gli orientamenti una disposizione per affrontare tali problemi. Una disposizione del genere relativa alle consultazioni minimizzerà gli attriti e porterà a soluzioni reciprocamente accettabili a livello internazionale.

1.9

Il Comitato prende nota del fatto che la Commissione riconosce che le regole della concorrenza non sono applicate nello stesso modo in tutte le giurisdizioni del mondo e che esistono divergenze. La Commissione inoltre riconosce l'importanza crescente della cooperazione internazionale tra le autorità preposte a far rispettare le regole della concorrenza.

1.10

Il Comitato apprezza il fatto che la Commissione stia perseguendo una duplice politica, da un lato di sviluppo della cooperazione bilaterale con i principali partner commerciali dell'UE, e dall'altro di esame delle migliori modalità per ampliare la cooperazione multilaterale nel campo della concorrenza. Il Comitato incoraggia dunque la Commissione ad accelerare gli sforzi per garantire che tale cooperazione e tale dialogo contribuiscano ad individuare i problemi potenziali che deriverebbero da un'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86 nell'UE e a risolvere tali problemi in un modo costruttivo, rispettando quindi le particolarità dei rispettivi sistemi giuridici. Esso ribadisce che un trattamento coerente — da parte dei diversi paesi — dei servizi regolari di trasporto marittimo riveste un'importanza vitale per il commercio internazionale.

1.11

Il Comitato invita la Commissione a tenere conto dei risultati del dialogo e della cooperazione con i suoi principali partner commerciali al momento della redazione degli orientamenti sulla concorrenza nel settore marittimo.

1.12

Il comitato ritiene altresì che nella redazione di tali orientamenti si dovrebbe tener conto anche dei seguenti elementi, d'altronde già presenti nella relazione introduttiva della proposta della Commissione:

i servizi di trasporto marittimo sono cruciali per lo sviluppo dell'economia dell'UE, considerando che il trasporto marittimo muove il 90 % del suo commercio estero ed il 43 % del commercio intra-UE,

dall'epoca dell'adozione del regolamento (CEE) n. 4056/86 la tendenza costante ad un uso crescente dei container ha profondamente cambiato il trasporto marittimo di linea. Essa si è risolta in un aumento del numero e della dimensione delle navi portacontainer cellulari integrali e in un incremento dell'importanza delle reti di trasporto mondiali. Questo ha contribuito al successo di nuovi accordi operativi e ad un declino dell''importanza delle conferenze di linea,

il sistema delle conferenze, in funzione da 150 anni, è ancora soggetto ad accordi multilaterali e bilaterali, dei quali gli Stati membri dell'UE e la Comunità sono parti. Il Comitato osserva che la Commissione riconosce che, per permettere di denunciare o rivedere questi accordi, sarebbe opportuno rinviare di due anni la data d'abrogazione delle seguenti disposizioni del regolamento (CEE) n. 4056/86: l'articolo 1, paragrafo 3, lettere b) e c), gli articoli da 3 a 8 e l'articolo 26.

1.13

Il Comitato reputa che la Commissione, nel quadro dell'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86, dovrebbe tener conto anche degli interessi delle piccole e medie imprese, che costituiscono il nerbo dell'economia dell'UE e svolgono un ruolo importante nel contesto della strategia riveduta di Lisbona. I mercati dovrebbero rimanere aperti alla concorrenza sia effettiva che potenziale, la quale comprende anche i trasportatori piccoli e medi.

1.14

Il Comitato ritiene che, sebbene il consolidamento che può seguire all'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86 potrebbe avere effetti positivi per l'industria dell'UE (incrementi d'efficienza, economie di scala, risparmi sui costi), si imponga la massima cautela sia per evitare che esso si traduca in un numero inferiore di operatori nei mercati pertinenti, cioè, in una riduzione della concorrenza.

1.15

Nel quadro di un nuovo regime, il Comitato invita le due parti interessate a livello europeo, i caricatori e i trasportatori, ad avviare discussioni sulle questioni di interesse ed importanza per entrambe.

2.   Introduzione

2.1   Tendenze e legislazione attuali

2.1.1

I servizi di trasporto marittimo sono cruciali per lo sviluppo dell'economia dell'UE, considerato che il trasporto marittimo muove il 90 % del commercio estero ed il 43 % del commercio intra-UE. È un'attività che ha sempre avuto, sin dall'antichità, un carattere internazionale e globalizzato. Fondamentalmente, il trasporto marittimo è effettuato in base a due tipi di servizi: servizi di linea e navi da carico non regolari che operano rispettivamente come bus e taxi dei mari. La flotta dell'UE rappresenta il 25 % della flotta mondiale e gli armatori UE controllano oltre il 40 % della flotta mondiale, di cui un altro 40 % appartiene ai paesi del bacino del Pacifico. Il settore dei trasporti marittimi dell'UE, come anche i suoi principali clienti (noleggiatori/caricatori), è esposto a un'intensa concorrenza sui mercati internazionali e europei.

2.1.2

Il regolamento (CEE) n. 4056/86 stabiliva delle disposizioni precise per l'applicazione delle regole della concorrenza (articoli 81 e 82 del Trattato) ai servizi regolari di trasporto marittimo da e per i porti della Comunità. Esso escludeva, tuttavia, dal suo campo di applicazione i servizi di trasporto con navi da carico non regolari. Originariamente, il regolamento aveva una duplice funzione. Da una parte, infatti, esso conteneva disposizioni procedurali relative all'attuazione nel settore dei trasporti marittimi delle regole di concorrenza della CE, funzione però divenuta superflua dal 1omaggio 2004, da quando cioè i trasporti marittimi sono soggetti alle disposizioni generali di attuazione delle regole di concorrenza, di cui al regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio. Dall'altra, esso fissava alcune disposizioni specifiche e sostanziali in materia di concorrenza relative al settore marittimo, prevedendo in particolare l'esenzione di categoria a favore delle conferenze di compagnie marittime di linea, che permette loro, a certe condizioni, di fissare i prezzi e di regolare la capacità.

2.2   I trasporti di linea

2.2.1

Il mercato dei servizi di trasporto di linea è notevolmente cambiato rispetto all'epoca in cui venne adottato il regolamento (CEE) n. 4056/86. La tendenza consolidata a utilizzare i container ha prodotto l'aumento del numero e delle dimensioni delle navi portacontainer ha accresciuto l'importanza delle reti di trasporto mondiali. Ciò ha contribuito a rendere popolari nuove modalità operative, a ridurre l'importanza delle conferenze e ad aumentare considerevolmente il numero di nuovi e potenti soggetti. Negli Stati Uniti, per esempio, con l'introduzione della legge di riforma del trasporto marittimo oceanico (OSRA) nel 1999 si sono cambiate le regole per le conferenze che operano nel traffico commerciale, permettendo contratti di servizio riservati. Oggi i trasportatori di linea globali operano principalmente nei traffici Est-Ovest e Nord-Sud, mentre i trasportatori di piccola e media dimensione operano essenzialmente nei traffici Nord-Sud e nei servizi di cabotaggio in Europa.

2.2.2

Il codice di condotta Unctad per le conferenze di compagnie marittime di linea è stato concepito in origine per regolare il sistema delle conferenze di linea nei commerci tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo (3). Tredici Stati membri dell'UE e la Norvegia hanno ratificato, approvato o aderito al Codice di condotta e malta lo ha firmato, ma non ancora ratificato. Esso è citato (4) in diversi accordi dell'UE con i paesi terzi e nell'acquis comunitario (regolamenti (CEE) nn. 954/79, 4055/86, 4056/86 e 4058/86). Pur risultando ormai virtualmente superfluo nei traffici regolari di alto mare, dal punto di vista legale, il codice Unctad ancora esiste.

2.2.3

Gli utenti dei trasporti (caricatori e spedizionieri) hanno sistematicamente messo in dubbio il sistema delle conferenze che, a loro parere, non garantisce un servizio adeguato, efficiente, affidabile e adattato alle loro esigenze. In particolare, l'ESC (5) ritiene che l'abrogazione dell'esenzione di categoria per le conferenze permetterà delle partnership cliente-fornitore più attente alle soluzioni di logistica in grado di aiutare le imprese dell'UE a competere a livello internazionale. Inoltre, i consumatori godrebbero di una leggera riduzione dei prezzi al diminuire delle tariffe applicate ai prodotti diretti nell'UE. Gli armatori, al contrario, hanno espresso il parere che le conferenze di linea abbiano contribuito alla stabilità del servizio e che il regime delle conferenze abbia permesso loro — sia globalmente che regionalmente — di fare fronte agli squilibri (stagionali o geografici o dovuti alle condizioni climatiche) nella maggior parte dei traffici commerciali. Nel frattempo, i trasportatori globali (membri dell'ELAA (6)) e l'ESC hanno avviato un dialogo con la Commissione aiutandola a mettere a punto un sistema alternativo rispettoso delle regole della concorrenza della CE.

2.2.4

Nel 2003, la Commissione ha avviato un riesame del regolamento (CEE) n. 4056/86 allo scopo di determinare se si potessero ottenere servizi marittimi programmati affidabili tramite mezzi meno restrittivi del regolamento orizzontale sulla fissazione dei prezzi e delle capacità. A tal fine, la Commissione ha pubblicato un documento di consultazione nel marzo 2003 ed ha organizzato un'audizione pubblica con le parti direttamente interessate nel dicembre dello stesso anno. Inoltre, la Commissione ha pubblicato un documento di lavoro nel mese di giugno 2004 ed un Libro bianco nel mese di ottobre 2004 seguito da ampie consultazioni con le parti direttamente interessate. Il Parlamento europeo (7) e il Comitato (8) hanno espresso i loro pareri sul Libro bianco il 1o dicembre 2005 e 16 dicembre 2004 rispettivamente, concordando sul fatto che la linea d'azione preferibile fosse la revisione piuttosto che l'abrogazione. Nel mese di dicembre 2005, la Commissione ha alla fine pubblicato la proposta di regolamento che abroga il regolamento (CEE) n. 4056/86.

2.3   Il settore dei servizi di trasporto con navi da carico non regolari

2.3.1

Sebbene l'80 % dell'intero trasporto marittimo a livello mondiale di materie solide e liquide alla rinfusa si effettui utilizzando navi da carico non regolari, si tratta di un settore in generale molto poco conosciuto. Le sue caratteristiche fondamentali sono: mercati concorrenziali a livello mondiale, modello concorrenziale vicino a quello della concorrenza perfetta, domanda volatile e difficile da prevedere, molte piccole compagnie imprenditoriali, modelli commerciali globali, facilità di ingresso e di uscita, efficienza dal punto di vista dei costi, capacità di adattamento allo sviluppo dei mercati e alle esigenze dei caricatori. Il mercato di tali servizi è molto frammentato e ha operato in generale con soddisfazione dei caricatori, senza grandi problemi in termini di rispetto delle regole della concorrenza sia sul piano internazionale che con riferimento all'UE. L'assenza di lamentele riguardanti questo settore è una prova ulteriore della sua natura altamente concorrenziale. In considerazione di tutto ciò, il regolamento (CEE) n. 4056/86 esclude dal suo campo di applicazione i servizi di trasporto con navi da carico non regolari. Gli articoli 81 e 82 del Trattato CE si applicano direttamente a questo settore. Inoltre, i servizi internazionali di trasporto con navi da carico non regolari (e i servizi di cabotaggio) non rientrano nel campo d'applicazione del regolamento (CE) n. 1/2003 (disposizioni generali d'applicazione delle regole sulla concorrenza).

2.4   La proposta della Commissione

2.4.1

In considerazione dei cambiamenti nella struttura del mercato e dell'industria intervenuti successivamente al 1986, la Commissione europea ha concluso che le quattro condizioni cumulative, ai sensi dell'articolo 81, paragrafo 3, del Trattato CE, per la concessione dell'esenzione di categoria alle conferenze di linea non sono più soddisfatte. Per questo la Commissione intende abrogare il regolamento (CEE) n. 4056/86 nella sua interezza, e in particolare l'esenzione di categoria a favore delle conferenze (articoli da 3 a 8, articolo 13 e articolo 26). Vengono abrogate anche alcune disposizioni superflue, conformemente alla politica generale di riduzione e semplificazione della legislazione comunitaria (articolo 2 e articolo 9). La Commissione ritiene che una tale abrogazione si traduca in costi di trasporto più bassi, assicurando nel contempo il mantenimento dell'affidabilità dei servizi in tutti i traffici commerciali ed il miglioramento della competitività dell'industria europea.

2.4.2

Prima di abrogare l'esenzione di categoria a favore delle conferenze di linea, la Commissione intende pubblicare gli orientamenti sulla concorrenza nel settore marittimo in modo da contribuire alla transizione senza attriti ad un regime perfettamente concorrenziale. La Commissione intende pubblicare questi orientamenti entro la fine 2007. A titolo di preparazione essa pubblicherà, nel settembre 2006, un «documento di discussione» sui trasporti marittimi di linea.

2.4.3

La proposta della Commissione sull'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86 contiene inoltre una proposta di modifica del regolamento (CE) n. 1/2003 volta a far rientrare nel campo d'applicazione di quest'ultimo i servizi internazionali di trasporto con navi da carico non regolari ed i servizi di cabotaggio.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il Comitato ritiene che la questione all'esame meriti un'impostazione equilibrata che tenga conto degli elementi seguenti: i vantaggi della concorrenza per la competitività dell'industria dell'UE, la modifica intervenuta ai modelli del commercio mondiale e le sue conseguenze sulla prestazione dei servizi di trasporto, le implicazioni internazionali dei trasporti per i partner commerciali principali dell'UE e per paesi in via di sviluppo, la posizione dei trasportatori e dei caricatori che operano a livello mondiale e quelle dei caricatori e dei trasportatori di piccole e medie dimensioni.

3.2   I settori dei trasporti con navi da carico non regolari e del cabotaggio

3.2.1

Il settore dei servizi di trasporto con navi da carico non regolari opera in un mercato globale in condizioni di concorrenza perfetta. Questa caratteristica eccezionale, ammessa dagli operatori del settore stesso e dal mondo accademico, è stata riconosciuta anche dall'UE nel regolamento (CEE) n. 4056/86. Il Comitato comprende l'esigenza di far rientrare questo settore nel campo di applicazione delle disposizioni generali di applicazione delle regole di concorrenza, di cui al regolamento (CE) n. 1/2003 e appoggia pertanto l'approccio proposto. Il Comitato accoglie con favore la decisione della Commissione di intraprendere uno studio sulle caratteristiche economiche e giuridiche del settore in questione. In nome della certezza giuridica, il Comitato invita la Commissione a fornire orientamenti (prima di abrogare l'esclusione dal campo di applicazione del regolamento (CE) n. 1/2003) sull'autovalutazione della compatibilità con le regole della concorrenza dell'UE delle varie forme di accordi di cooperazione vigenti nei servizi di trasporto con navi da carico non regolari. L'assenza di denunce e di precedenti legali nel settore dei servizi di trasporto con navi da carico non regolari è una prova del suo funzionamento in condizioni di concorrenza perfetta. Per fornire parametri di riferimento legali per la sua autovalutazione in relazione alle regole di concorrenza dell'UE, saranno necessarie maggiori informazioni sul suo funzionamento e sugli accordi in essere. Il comitato apprezza inoltre le discussioni in corso tra la Commissione e l'industria dei trasporti marittimi per quanto riguarda l'applicazione degli articoli 81 e 82 al trasporto con navi da carico non regolari.

3.2.2

Riguardo al cabotaggio, il Comitato è d'accordo con il trattamento proposto, secondo cui il cabotaggio rientrerà nelle disposizioni generali di applicazione del regolamento (CE) n. 1/2003. La maggior parte degli accordi in questo settore non influirebbe sui traffici commerciali intra-UE né darebbe luogo a restrizioni della concorrenza.

3.2.3

Alla luce di quanto sopra, il Comitato è d'accordo con l'impostazione della Commissione sul futuro trattamento dei settori del trasporti con navi da carico non regolari e del cabotaggio.

3.3   Il settore dei servizi di linea

3.3.1

Per quanto riguarda il settore dei servizi di linea, il Comitato prende atto della proposta della Commissione di abrogare l'esenzione di categoria dalle regole di concorrenza del Trattato CE a favore delle conferenze di compagnie marittime di linea, in base alla considerazione che le quattro condizioni cumulative dell'articolo 81, paragrafo 3, del Trattato CE non sono più soddisfatte. La Commissione ritiene che con l'abrogazione si avrà una riduzione dei costi del trasporto, mantenendo nel contempo l'affidabilità dei servizi in tutti i traffici commerciali e migliorando allo stesso tempo la competitività dell'industria europea. Il Comitato attende, per un giudizio definitivo, di vedere se l'effetto dell'abrogazione proposta sarà sostenibile.

3.3.2

Il Comitato prende nota dell'intenzione della Commissione di emanare orientamenti adeguati sulla concorrenza nel settore marittimo in modo da favorire la transizione senza attriti ad un regime perfettamente concorrenziale. Il Comitato invita la Commissione a elaborare gli orientamenti in stretto contatto con le parti direttamente interessate e ad informare di conseguenza le istituzioni competenti dell'UE.

3.3.3

La proposta della Commissione è il risultato di un processo di revisione, iniziato nel 2003, che ha interessato tutte le istituzioni competenti dell'UE e le parti direttamente interessate. La Commissione inoltre ha fatto svolgere tre studi da consulenti indipendenti, i quali hanno esaminato le questioni derivanti dall'abrogazione del regime d'esenzione di categoria; i risultati degli studi sono pubblicati sul sito web della direzione generale Concorrenza.

3.3.4

Il Comitato ha inoltre preso nota del fatto che la proposta della Commissione di abrogare l'esenzione di categoria a favore delle conferenze di compagnie marittime di linea è basata soltanto sull'articolo 83 del Trattato (regole di concorrenza), mentre la base giuridica del regolamento (CEE) n. 4056/86 era costituita dalla combinazione dell'articolo 83 (regole di concorrenza) e dell'articolo 80, paragrafo 2, (politica dei trasporti) del Trattato CE.

3.3.5

Il Comitato prende nota del fatto che la Commissione riconosce che le regole della concorrenza non sono applicate nello stesso modo in tutte le giurisdizioni del mondo e che esistono divergenze. La Commissione inoltre riconosce l'importanza crescente della cooperazione internazionale tra le autorità preposte a far rispettare le regole della concorrenza.

3.3.6

Il Comitato apprezza il fatto che la Commissione stia perseguendo una duplice politica di sviluppo di una cooperazione bilaterale rafforzata con i principali partner commerciali dell'UE e di esame delle modalità per ampliare la cooperazione multilaterale nel campo della concorrenza. Il Comitato incoraggia dunque la Commissione ad accelerare gli sforzi per assicurarsi che tale cooperazione e tale dialogo contribuiscano ad individuare i problemi potenziali che deriverebbero da un'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86 nell'UE e a risolvere tali problemi in un modo costruttivo, rispettando quindi le particolarità dei rispettivi sistemi giuridici. Un trattamento coerente dei servizi regolari di trasporto marittimo da parte dei diversi paesi è effettivamente di importanza vitale per il commercio internazionale.

3.3.7

Il Comitato invita la Commissione a tenere conto dei risultati del dialogo e della cooperazione con i suoi principali partner commerciali al momento della redazione degli orientamenti sulla concorrenza nel settore marittimo.

3.3.8

Il comitato ritiene altresì che nella redazione di tali orientamenti si dovrebbe tener conto anche dei seguenti elementi, d'altronde già presenti nella relazione introduttiva della proposta della Commissione:

i servizi di trasporto marittimo sono cruciali per lo sviluppo dell'economia dell'UE, considerando che il trasporto marittimo muove il 90 % del suo commercio estero ed il 43 % del commercio intra-UE,

dall'epoca dell'adozione del regolamento (CEE) n. 4056/86 la tendenza costante ad un uso crescente dei container ha profondamente cambiato il trasporto marittimo di linea. Essa si è risolta in un aumento del numero e della dimensione delle navi portacontainer cellulari integrali e in un incremento dell'importanza delle reti di trasporto mondiali. Questo ha contribuito al successo di nuovi accordi operativi e ad un declino dell''importanza delle conferenze di linea,

il sistema delle conferenze, in funzione da 150 anni, è ancora soggetto ad accordi multilaterali e bilaterali, dei quali gli Stati membri dell'UE e la Comunità sono parti. Il Comitato osserva che la Commissione riconosce che, per permettere di denunciare o rivedere questi accordi, sarebbe opportuno rinviare di due anni la data d'abrogazione delle seguenti disposizioni del regolamento (CEE) n. 4056/86: l'articolo 1, paragrafo 3, lettere b) e c), gli articoli da 3 a 8 e l'articolo 26.

3.3.9

Il Comitato raccomanda alla Commissione di prendere in considerazione, nel quadro dell'abrogazione dell'esenzione di categoria per le conferenze di compagnie marittime di linea, oltre ai fattori puramente concorrenziali, anche l'aspetto delle risorse umane (l'impatto sull'occupazione dei lavoratori marittimi europei). Il Comitato chiede anche alla Commissione di valutare la portata di questo impatto, in particolare attraverso la consultazione del comitato per il dialogo sociale settoriale nel settore marittimo.

3.3.10

Il Comitato raccomanda alla Commissione di prendere in considerazione, nel quadro dell'abrogazione dell'esenzione di categoria per le conferenze di compagnie marittime di linea, oltre ai fattori puramente concorrenziali, anche l'aspetto della sicurezza (la perdita di trasporti marittimi di qualità nelle acque europee in seguito alla rinuncia a battere la bandiera dell'UE).

3.3.11

Il Comitato reputa che la Commissione, nel quadro dell'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86, dovrebbe tener conto anche degli interessi delle piccole e medie imprese, che costituiscono il nerbo dell'economia dell'UE e svolgono un ruolo importante nel contesto della strategia riveduta di Lisbona. I mercati dovrebbero rimanere aperti alla concorrenza sia effettiva che potenziale, la quale comprende anche i trasportatori piccoli e medi.

3.3.12

Il Comitato ritiene che, sebbene il consolidamento che può seguire all'abrogazione del regolamento (CEE) n. 4056/86 potrebbe avere effetti positivi per l'industria dell'UE (incrementi d'efficienza, economie di scala, risparmi sui costi), si imponga la massima cautela sia per evitare che esso si traduca in un numero inferiore di operatori nei mercati pertinenti, cioè, in una riduzione della concorrenza.

3.3.13

Nel quadro di un nuovo regime, il Comitato invita le due parti interessate a livello europeo, i caricatori e i trasportatori, ad avviare discussioni sulle questioni di interesse ed importanza per entrambe.

4.   Osservazioni specifiche

4.1   Base giuridica

4.1.1

Il Comitato osserva che il regolamento (CEE) n. 4056/86 aveva una duplice base giuridica (articolo 80, paragrafo 2, e articoli 81, 82 e 83 riguardanti rispettivamente la politica dei trasporti e quella della concorrenza), mentre la proposta in esame conserva solo l'articolo 83 (regole di concorrenza) del Trattato CE. Esso prende nota inoltre del fatto che il servizio giuridico del Consiglio è favorevole alla base giuridica unica. Al Comitato interesserebbe sapere dal Servizio giuridico del Parlamento europeo se le considerazioni di politica dei trasporti siano accessorie rispetto a quelle di politica della concorrenza e se tale Servizio mantiene il suo punto di vista sulla doppia base giuridica espresso nel suo parere precedente (dicembre 2005).

4.2   Conflitto di leggi

4.2.1

La Commissione propone di abolire l'articolo 9 del regolamento (CEE) n. 4056/86, in quanto essa non ritiene che l'abrogazione dell'esenzione di categoria per le conferenze di linea creerà conflitti di leggi. La procedura prevista all'articolo 9, tuttavia, è utile e avrebbe dovuto essere attivata per procedere al riesame del sistema delle conferenze a livello internazionale. L'impostazione della Commissione è che si ha un conflitto di leggi solo quando una giurisdizione proibisce ciò che un'altra esige: essa non è a conoscenza di alcuna giurisdizione che imponga un tale obbligo agli operatori di servizi di trasporto di linea.

4.2.2

Il comitato, anticipando possibili conflitti di legge in futuro derivanti dagli strumenti giuridici di altre giurisdizioni, invita la Commissione a prevedere negli orientamenti una disposizione che consenta di affrontare tali problemi. Tale disposizione, relativa alle consultazioni, ridurrà al minimo gli attriti e condurrà a soluzioni reciprocamente accettabili a livello internazionale.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16.12.2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del Trattato (GU L 1 del 4.1.2003, pag. 1); parere CESE, GU C 155 del 29.5.2001, pag. 73.

(2)  A6-0314/2005 dell'1.12.2005.

(3)  Per maggiori informazioni sul codice di condotta Unctad e sul regolamento (CEE) n. 954/79, cfr. parere CESE, GU C 157 del 28.6.2005, pag. 130.

(4)  Cfr. il documento sullo status dei Trattati multilaterali pubblicato dal segretariato dell'Unctad

http://www.unctad.org/en/docs/tbinf192.en.pdf (pag. 4).

(5)  ESC: European Shippers' Council.

(6)  ELAA: European Liner Affaire Association.

(7)  A6-0314/2005 dell'1.12.2005.

(8)  Parere CESE, GU C 157 del 28.6.2005, pag. 130.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/51


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema La sicurezza aerea

(2006/C 309/11)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 19 gennaio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema La sicurezza aerea.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 30 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore McDONOGH.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 155 voti favorevoli, 2 contrari e 3 astensioni.

1.   Raccomandazioni

1.1

Gli equipaggi di cabina dovrebbero essere in possesso di licenza o certificazione specifica per ogni tipo di aeromobile su cui sono chiamati a prestare servizio rilasciata da un'autorità competente per garantire che essi siano in possesso delle capacità necessarie a svolgere le loro funzioni (sicurezza, aspetti medici, gestione dei passeggeri, ecc.) e dei requisiti tecnici.

1.2

L'AESA (Agenzia europea per la sicurezza aerea) dovrà valutare attentamente se consentire ai fornitori di attrezzature aeree di approvare autonomamente i progetti dei componenti senza sottoporli né all'AESA né ai fabbricanti di aeromobili.

1.3

Le compagnie aeree non europee dovrebbero ottenere l'approvazione dell'AESA prima di essere ammesse all'interno dello spazio aereo dell'UE.

1.4

L'ente di regolamentazione dovrebbe essere uno solo, e cioè l'AESA, per arrivare in futuro all'armonizzazione delle norme aeroportuali ed evitare per quanto possibile ogni distorsione della concorrenza tra gli aeroporti comunitari e quelli dei paesi terzi. L'AESA dovrebbe essere rafforzata e dotata di poteri analoghi a quelli della CEAC (Conferenza europea dell'aviazione civile).

1.5

L'AESA dovrebbe esaminare come gli operatori del settore possano garantire meglio la sicurezza e l'integrità delle comunicazioni, della trasmissione dati, dei sistemi avionici di bordo, come ad esempio l'EFB (electronic flight bags), proteggendoli dalla pirateria informatica.

1.6

Essa deve garantire che il futuro sviluppo di aeromobili come gli LBJ (Light Business Jet) sia regolamentato, onde assicurare che i proprietari e i piloti abbiano un numero di ore di volo sufficiente prima di essere autorizzati a iniziare le attività di volo. Questi velivoli voleranno ad una quota di almeno 25.000 piedi e saranno soggetti alle stesse norme di manutenzione e di funzionamento dei jet commerciali più grandi.

1.7

L'AESA dovrebbe stabilire i necessari protocolli prima di considerare l'ipotesi di autorizzare i voli UAV (unmanned airborne vehicles) al di fuori dello spazio aereo riservato.

1.8

Occorre effettuare controlli casuali sia sul personale addetto alla cabina di pilotaggio che su quello della cabina di volo per verificarne il tasso alcolemico e l'eventuale uso di sostanze stupefacenti.

1.9

L'AESA dovrebbe assicurare che gli enti di regolamentazione degli Stati membri siano in possesso di qualifiche, personale e risorse finanziarie adeguate ai compiti che devono svolgere.

1.10

Dovrebbe inoltre intraprendere uno studio scientifico approfondito degli effetti della stanchezza, dello stress e della trombosi venosa profonda (TVP) sul personale addetto alla cabina di pilotaggio e su quello della cabina di volo.

1.11

Occorre riesaminare la politica e le procedure in vigore per la concessione della licenza di pilota di aviazione generale e per la certificazione degli aeromobili utilizzati nell'aviazione generale.

1.12

L'AESA dovrebbe garantire l'introduzione di una licenza europea di pilota di aviazione generale, con endorsement/rating specifici per l'aeromobile da pilotare.

1.13

La sicurezza dell'equipaggio e dei passeggeri e quella delle popolazioni che vivono nelle località situate al di sotto dei corridoi aerei deve avere la precedenza sulle considerazioni politiche quando si tratti di vietare l'uso dello spazio aereo europeo a determinate aerolinee.

2.   Introduzione

2.1

Con la cooperazione degli Stati membri e dei loro esperti la Commissione europea ha pubblicato una lista nera di 96 compagnie aeree. A 93 di queste compagnie sarà vietato completamente l'accesso al territorio europeo, mentre le altre 3 subiranno restrizioni operative. In modo indipendente, la Francia sta considerando l'ipotesi di introdurre autonomamente un nuovo sistema di etichette relative alle prestazioni di sicurezza che potrebbero essere utilizzate a livello pubblicitario.

2.2

Dall'inizio del 2004, quando un charter della Flash Airlines è precipitato nel Mar Rosso causando 148 morti, per lo più turisti francesi, in Europa vi sono state forti pressioni per il miglioramento della legislazione in materia di sicurezza aerea. L'incidente della Flash Airlines ha evidenziato la mancanza di coordinamento tra i governi per quanto riguarda la condivisione delle informazioni sulla sicurezza, visto che — come è poi emerso — le autorità aeronautiche svizzere avevano vietato i voli della compagnia in questione sul territorio elvetico.

2.3

È fondamentale che vi sia coerenza e armonizzazione tra gli Stati membri per quanto riguarda gli standard operativi delle compagnie aeree, se si vuole che la lista nera abbia l'effetto voluto. Bisogna evitare che, per ragioni economiche e sociali, uno Stato membro decida che una compagnia presente sulla lista è «marginalmente ammissibile» ad operare nei suoi aeroporti, mentre gli altri Stati membri ne giudicano gli standard inaccettabili.

2.4

È stato tuttavia chiesto all'UE di intervenire in alcuni contenziosi, in particolare quello che ha visto opposti la Turchia e i governi di alcuni paesi europei, con in testa i Paesi Bassi, che avevano deciso di sospendere alla Onur Air, una compagnia aerea turca a basso costo, l'autorizzazione ad atterrare sul loro territorio per motivi di sicurezza. Dal canto suo la Grecia riceve sollecitazioni insistenti ad avanzare con l'indagine relativa all'incidente subito dal volo della Helios Airways in provenienza da Larnaca (Cipro).

2.5

Le preoccupazioni investono principalmente le norme generali di manutenzione, l'addestramento dell'equipaggio, il numero di ore di volo dell'equipaggio, i periodi di riposo, le prassi in uso per il risparmio di carburante, il contenimento del rumore nonché il controllo del traffico aereo.

2.6

L'aumento della concorrenza nel settore aereo e la precarietà finanziaria di molte compagnie fa sì che gli equipaggi debbano volare in condizioni in cui normalmente non si dovrebbe volare, spesso a bordo di aerei che non sono perfettamente idonei al volo. Gli equipaggi sono sempre più sollecitati a decollare in quanto in caso di ritardo le norme comunitarie impongono alle compagnie aeree di offrire ai passeggeri il pernottamento in hotel oppure un risarcimento pecuniario. Tutto ciò va a scapito della sicurezza. Un ulteriore problema deriva dal fatto che le autorità aeronautiche degli Stati membri spesso chiudono un occhio sull'applicazione di molte norme, quando si tratta delle rispettive compagnie di bandiera.

2.7

Nonostante le sia stato vietato di operare in numerosi paesi europei per ragioni di sicurezza, una certa aerolinea effettua ancora voli verso gli aeroporti di Bruxelles e Parigi mentre la Svizzera, con la sua rigida ossessione culturale della riservatezza degli affari, ha vietato l'accesso al suo spazio aereo a 23 aeronavi, sebbene i nomi e, addirittura, il numero delle compagnie rimanga riservato.

3.   Effetti della fatica e sicurezza delle prestazioni

3.1

Nel corso degli anni molti incidenti aerei sono stati attribuiti alla stanchezza: si tratta effettivamente di un problema che continua a interessare gli equipaggi degli aerei di qualsiasi dimensione. Ma come fa un pilota a rendersi conto quand'è troppo stanco per volare? Che ruolo svolgono i cicli del sonno, la disidratazione, l'alimentazione e lo stato di salute nella capacità di individuare e di reagire all'affaticamento?

3.2

I piloti che attraversano vari fusi orari accusano sicuramente stanchezza e un deterioramento della capacità di giudizio. In teoria essi dovrebbero avere la possibilità di riposare nel corso di voli lunghi, ma per far ciò bisognerebbe mettere a loro disposizione strutture adeguate, come ad esempio letti per dormire in posizione orizzontale, ecc.

3.3

Vi sono numerose prove del fatto che la stanchezza incide sulla sicurezza. In un recente rapporto sull'incidente mortale verificatosi a Kirksville, nel Missouri, il 19 ottobre 2004, la National Transportation Safety Board afferma che «visto il numero d'ore di riposo notturno inferiore all'ottimale, l'ora precoce di inizio e la lunghezza del turno di servizio, il numero di scali, le difficili condizioni di lavoro — avvicinamenti non di precisione con pilotaggio manuale in presenza di nuvole basse e in condizioni di visibilità ridotta — è probabile che la stanchezza abbia contribuito a diminuire la qualità delle prestazioni e a compromettere la capacità dei piloti di prendere decisioni.»

3.4

In ogni caso, nessun pilota con un minimo di esperienza può negare di aver dovuto lottare occasionalmente con una crisi di stanchezza o che tale stanchezza abbia in qualche modo inciso sulle sue prestazioni. La qualità del sonno durante i periodi di riposo è molto importante.

3.5

Anche la dieta e l'alimentazione svolgono un ruolo di rilievo. Ad esempio, qualsiasi pilota, da quello alle prime armi al capitano alla soglia della pensione, vi dirà che la bevanda preferita dei piloti è il caffè. Tuttavia, se il caffè è uno stimolante e provoca un temporaneo aumento dell'attenzione, uno dei sintomi dell'astinenza da caffè è proprio la stanchezza. Inoltre il caffè è diuretico e fa espellere al corpo una maggiore quantità di liquidi di quella che assume, provocando così disidratazione, che a sua volta può ingenerare fatica.

3.6

La noia incide gravemente sulla stanchezza nei viaggi a lunga distanza, in cui il pilotaggio è quasi completamente automatico. Per assicurarsi che l'equipaggio rimanga vigile, alcune compagnie aeree, in particolare nei voli transiberiani, insistono affinché il pilota automatico sia riattivato ogni ora.

3.7

Molti degli incidenti aerei che si verificano sono dovuti a errori del pilota e la stanchezza è una delle cause principali di tali errori.

3.8

È previsto che la concessione delle licenze diventi di competenza dell'AESA, che sostituirà così l'attuale JAA (Joint Aviation Authorities) in questo settore. Tuttavia l'uso delle licenze dell'International Civil Aviation Organisation (ICAO) ottenute negli USA ed esercitate da piloti in Europa non verrà modificato da questo passaggio di competenze.

4.   Equipaggi di cabina

4.1

Tutti i miglioramenti relativi alle norme per il riposo del personale addetto alla cabina di pilotaggio dovrebbero — ove possibile — essere applicati anche all'equipaggio della cabina di volo, che deve essere perfettamente pronto ad affrontare qualsiasi problema di sicurezza e i casi di emergenza.

4.2

L'equipaggio della cabina di volo deve essere adeguatamente addestrato alle tecniche di rianimazione, avere piena padronanza della propria madrelingua più una conoscenza minima dell'inglese corrispondente al livello 4 dell'ICAO, ed essere in grado di facilitare la comunicazione con i passeggeri in caso di emergenza.

5.   Il controllo del traffico aereo

5.1

Il CESE si è già espresso in merito al controllo del traffico aereo e ai relativi problemi (1). Il proposto sistema SESAR dovrebbe contribuire a migliorare la sicurezza, se e quando sarà introdotto: esso sarà oggetto di un altro parere del CESE (2). Rimane il fatto tuttavia che l'Europa ha bisogno di un sistema di controllo del traffico aereo uniformato, che superi i confini tra paesi e che riconosca il ruolo di Eurocontrol in quanto «autorità di regolamentazione federale» analoga alla Federal Aviation Administration (FAA) negli USA. Si accoglie perciò positivamente l'assegnazione del primo contratto nell'ambito del programma TMA2010+ di Eurocontrol.

5.2

Si sente fortemente l'esigenza di standardizzare il controllo del traffico aereo e di introdurre sistemi integrati paneuropei che contribuiscano a garantire la sicurezza.

5.3

È inoltre auspicabile introdurre adeguati sistemi di certificazione dei tecnici e informatici che operano nell'ambito dell'assistenza al volo (ATSEP — air traffic safety electronics personnel).

6.   Manutenzione degli aeromobili

6.1

Alcuni Stati membri sembrano avere difficoltà a passare dalle loro norme nazionali alle norme europee Part 66. Le licenze di manutenzione rilasciate dagli Stati si basano sui requisiti stabiliti dalla Joint Aviation Authorities (JAA), che sono stati recepiti nel diritto nazionale per dar loro forza giuridica. In base al sistema AESA, tuttavia, le norme per il rilascio delle licenze sono soggette al diritto comunitario. La loro applicazione risulta essere un processo lungo e soggetto a ricorsi.

6.2

Nel 2005 tutti i 25 Stati membri dell'UE si sono avvalsi di un'opzione in deroga che dà loro tempo fino al settembre 2005 per adeguarsi alle norme Part 66. Bisogna applicare i termini fissati dall'AESA affinché gli Stati si conformino alle norme di sicurezza, o quantomeno occorrerebbe concordare dei termini con tutte le parti interessate per evitare di dover poi concedere proroghe o periodi transitori.

6.3

Il CESE si chiede se esista una disposizione che prevede che, se necessario, l'AESA controlli l'affidamento della manutenzione degli aeromobili, da parte dei vettori aerei a basso costo, a imprese di manutenzione di paesi terzi.

6.4

Occorre prevedere tempi adeguati per le ispezioni a terra, particolarmente nelle operazioni di imbarco/sbarco dei passeggeri e di carico/scarico dei bagagli. I 25 minuti destinati in media a tali operazioni per i voli a corto raggio non possono certamente essere considerati adeguati in tutti i casi.

6.5

Bisogna inoltre stanziare risorse adeguate e impiegare personale qualificato che utilizzi soltanto componenti certificati nell'esecuzione delle manutenzioni.

6.6

Le autorità aeronautiche nazionali dovrebbero effettuare controlli e ispezioni casuali per verificare il rispetto delle norme.

7.   Le compagnie aeree

7.1

Le compagnie aeree devono dimostrare di essere finanziariamente solide e di disporre di fondi adeguati per poter avere la licenza di esercizio. Bisogna inoltre chiedere agli Stati di controllarne periodicamente i risultati finanziari per garantire che non vengano adottate facili «scorciatoie».

7.2

Esse devono essere dotate di esperienza e disporre di personale dirigente competente.

8.   Le competenze dell'Agenzia europea per la sicurezza aerea

8.1

L'attuale intenzione della Commissione europea è quella di ampliare ulteriormente le competenze dell'AESA nel settore della regolamentazione (ivi compresa la sicurezza e l'interoperabilità) degli aeroporti, della gestione del traffico aereo e dei servizi di navigazione aerea.

8.2

Il Comitato è favorevole all'AESA, istituita dal regolamento 1592/2002/CE, e ritiene che la definizione di un quadro europeo che disciplini le procedure e la concessione delle autorizzazioni per aeromobili e apparecchiature da parte di un'unica autorità contribuirà sicuramente a migliorare la sicurezza e l'efficienza aerea in Europa.

8.3

L'AESA avrà l'opportunità di affrontare la questione delle SARPS (Standard and recommended practices), e delle anomalie create da queste «norme» e «pratiche raccomandate» contenute negli annessi alla Convenzione sull'aviazione civile internazionale dell'ICAO.

9.   La concessione delle licenze nell'aviazione generale

9.1

Le licenze dei piloti privati (PPL) che operano nello spazio aereo europeo con titoli rilasciati dalla FAA devono essere approvate dell'AESA.

9.2

Tutti i velivoli dell'aviazione generale (GA) devono rispettare le norme UE stabilite dall'AESA prima di poter volare nello spazio aereo europeo.

10.   Sicurezza dei sistemi avionici

10.1

L'AESA dovrebbe elaborare una serie di orientamenti/regole generali per proteggere attrezzature o reti specifiche dagli «atti di interferenza illecita» definiti dall'ICAO.

10.2

Oltre al crescente uso di Ethernet (LAN) e dell'IP, gli altri settori vulnerabili sono i seguenti:

il maggiore uso dei data link aria/terra e delle relative tecnologie di comunicazione utilizzate dai passeggeri, dalle compagnie aeree e dai controllori del traffico aereo,

il ricorso più generale al trasferimento di dati e programmi informatici attraverso reti di bordo e tra diversi siti a terra a fini di produzione, trasmissione, manutenzione o aggiornamento,

la proliferazione dei virus e della pirateria informatica, insieme alla ricerca di dati riservati attraverso reti interconnesse.

11.   Voli UAV

11.1

L'AESA deve essere dotata dei poteri necessari per regolamentare questo settore dell'industria aeronautica non soltanto per quanto riguarda la navigabilità e la progettazione, bensì anche la certificazione degli operatori di terra, i sistemi di lancio, ecc.

11.2

Tutte le norme relative agli aeromobili convenzionali devono essere considerate obbligatorie anche per gli UAV e si dovranno consultare tutti gli utenti dello spazio aereo che potranno essere condizionati da questo tipo di attività.

12.   L'AESA

12.1

L'AESA, l'ente di regolamentazione generale dell'UE, stabilisce i principi e le norme per la sicurezza aerea nell'Unione. Attualmente essa non dispone né delle risorse finanziarie né del personale di cui avrebbe bisogno; non ha inoltre alcun potere per far rispettare le norme che adotta.

12.2

Essa dipende dai vari enti nazionali di vigilanza per l'applicazione delle norme e dei regolamenti.

12.3

Questo equivale, in pratica, a un'autoregolamentazione. È infatti improbabile che un ente nazionale adotti provvedimenti restrittivi nei confronti di una compagnia aerea che rientra nella sua giurisdizione, a meno che non si tratti di un problema estremamente grave.

12.4

Le autorità aeronautiche nazionali sono inoltre responsabili di tutti gli aeromobili registrati nel loro territorio e di quelli le cui compagnie hanno uffici nel loro paese. Molto spesso però questi aeromobili e i relativi equipaggi hanno sede in altri paesi UE e da questi vengono gestiti. Ciò ne rende problematica la regolamentazione.

12.5

Affidando l'attuazione delle decisioni dell'AESA alle autorità nazionali si rischia di avere un'applicazione eterogenea delle norme comunitarie dovuta a interpretazioni diverse. Ciò a sua volta potrebbe portare una compagnia aerea ad adottare una bandiera di comodo qualora un paese si rivelasse più permissivo di altri nell'interpretazione delle norme.

12.6

Dall'altro lato, la CEAC, l'organismo responsabile della sicurezza degli aeroporti, ha il potere di controllare i livelli locali di conformità: una competenza, questa, che spetterebbe all'AESA.

12.7

L'AESA è attualmente finanziata con i proventi delle certificazioni. Essendo previste perdite pari a 15 milioni di euro nel 2006 su questo fronte, è essenziale che i governi assicurino all'AESA i finanziamenti necessari per garantire il suo futuro funzionamento.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la licenza comunitaria dei controllori del traffico aereo (relatore: McDONOGH), GU C 234 del 22.9.2005 pagg. 17-19.

(2)  Impresa comune — SESAR, CESE 379/2006, relatore: McDONOGH.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/55


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti

COM(2005) 667 def. — 2005/0281 (COD)

(2006/C 309/12)

Il Consiglio, in data 24 febbraio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 175 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 24 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore BUFFETAUT.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 114 voti favorevoli e 4 astensioni.

1.   Conclusioni

1.1

Il CESE approva la volontà della Commissione di aggiornare, semplificare e adeguare la legislazione in materia di rifiuti. Condivide in particolare l'approccio e lo spirito che contraddistinguono la strategia sulla prevenzione e sul riciclaggio dei rifiuti. Occorre sostenere la volontà di realizzare un'applicazione generale ed equa della normativa, allo scopo di evitare distorsioni sul piano ambientale, della salute pubblica e della concorrenza nell'ambito del mercato dei rifiuti. Il CESE sottolinea l'importanza che rivestono la chiarezza e la precisione delle definizioni e degli allegati per evitare i ricorsi e le procedure giudiziarie. Si rammarica, tuttavia, della mancanza di ambizione dimostrata dalla proposta per quanto riguarda la prevenzione dei rifiuti. Il CESE dichiara, infatti, che ogni intenzione di mettere in atto un autentico sviluppo sostenibile implica un'efficace politica di prevenzione e di recupero dei rifiuti, in un contesto in cui le materie prime diventano sempre più scarse e costose, e raccomanda che vengano messi a punto degli strumenti a livello europeo per garantire il conseguimento degli obiettivi stabiliti sul piano sia qualitativo che quantitativo. A questo proposito il testo risulta molto debole. Inoltre, la Commissione sembra ritenere che, semplificando le procedure per il rilascio delle autorizzazioni degli impianti di trattamento, si incoraggerà il riciclaggio. Tale approccio è errato: esso produrrà conseguenze ambientali negative e comporterà rischi per la salute. Inoltre, non è conforme ai principi della convenzione di Aarhus relativa all'informazione del pubblico in materia di rifiuti. In effetti, l'autorizzazione contiene degli elementi tecnici relativi alla protezione dell'ambiente, ha carattere pubblico e prevede obblighi in materia di informazione e controllo. Essa non costituisce affatto un freno allo sviluppo del trattamento e del riciclaggio, bensì fornisce le garanzie necessarie per quanto riguarda il controllo del rispetto delle norme e dell'impiego delle migliori tecniche disponibili da parte delle amministrazioni.

1.2

Il CESE considera inoltre del tutto pertinente l'introduzione del concetto di ciclo di vita nella politica relativa ai rifiuti, nonché l'approccio in materia di riduzione delle discariche, compostaggio, recupero di energia, riciclaggio nel senso proprio del termine e prevenzione dei rifiuti.

1.3

Per quanto riguarda la proposta di direttiva, il CESE osserva che la volontà di rispettare il principio di sussidiarietà, se affermata in modo troppo drastico, rischia di essere in contraddizione con l'intento di realizzare un'applicazione generale e armonizzata della normativa in tutta l'Unione europea.

1.4

Chiede che la fusione/abrogazione della direttiva sui rifiuti pericolosi non comporti un inquadramento meno soddisfacente o una protezione meno efficace della salute pubblica, e osserva che, nella sua formulazione attuale, il testo non fornisce garanzie sufficienti. Bisognerebbe come minimo precisare che, per questo tipo di rifiuti, non sono consentite miscelazioni e non sono previste esenzioni dalla richiesta di autorizzazione. È infatti la classificazione in «pericolosi» e «non pericolosi» che disciplina in particolare le precauzioni e gli obblighi specifici in materia di trasporto e trattamento dei rifiuti. Qualunque attenuazione di tale distinzione non può essere in alcun modo considerata come un progresso in materia di protezione dell'ambiente.

1.5

Sottolinea che il riciclaggio da incoraggiare è quello che non determina un impatto ambientale negativo e consente un effettivo recupero di materie.

1.6

Esprime forti dubbi circa la pertinenza della procedura di comitato nella definizione di taluni criteri specifici allo scopo di stabilire quando un rifiuto cessa di essere tale.

1.7

Reputa che alcune definizioni continuino a essere poco chiare (in particolare quelle di «produttore» e di «recupero»). Sarebbe opportuno, infatti, definire da un lato il «recupero di materia», che conduce al riciclaggio di materia e rende possibile, per taluni flussi, la perdita della qualifica di rifiuto e, dall'altro, il «recupero di energia», che non offre tale possibilità, al fine di applicare in modo omogeneo la direttiva sull'incenerimento a tutti i rifiuti trattati termicamente tramite incenerimento o coincenerimento. Per quanto riguarda l'incenerimento dei rifiuti, è auspicabile incoraggiare il conseguimento di alti rendimenti di recupero energetico per ottenere la qualifica di «recupero», ma è sorprendente che tale disposizione si applichi unicamente all'incenerimento e non agli altri tipi di recupero energetico. A questo proposito, per quanto riguarda l'incenerimento dei rifiuti, tale pratica dovrebbe essere considerata come una forma di recupero solo qualora essa garantisca un livello elevato di efficienza energetica.

1.8

Si rammarica vivamente del fatto che la Commissione non formuli alcuna proposta in merito a strumenti finanziari unificati per tutta l'Unione.

1.9

Deplora che il testo non preveda alcun obbligo in materia di condizioni di lavoro e di salute delle persone impiegate nel settore.

2.   Introduzione

2.1

La politica relativa ai rifiuti è una delle più antiche politiche ambientali dell'Unione europea: l'attuale direttiva quadro risale infatti al 1975. Nel giro di trent'anni, però, rispetto al problema dei rifiuti si è assistito ad una notevole evoluzione del contesto economico e sociale generale, delle prassi e delle tecnologie, delle politiche nazionali e locali nonché della coscienza collettiva. Dopo uno sviluppo costante iniziato nel 1975, l'evoluzione della legislazione europea in materia di rifiuti è accelerata negli anni '90 con la modifica, nel 1991, della direttiva quadro e l'adozione di una serie di direttive su taluni metodi di trattamento e sulla gestione di determinati flussi di rifiuti.

2.2

Alla prova del tempo, le lacune e le inesattezze della normativa in vigore sono venute alla luce: ne sono scaturite controversie e decisioni giurisprudenziali che, a loro volta, hanno evidenziato una legislazione frammentaria, complessa e di difficile interpretazione, cosa dovuta, almeno in parte, alla coesistenza di testi che rimandano l'uno all'altro.

2.3

Allo stesso tempo, si è sviluppata un'autentica «economia dei rifiuti». Le attività di gestione e riciclaggio dei rifiuti sono infatti diventate settori economici a pieno titolo, con un elevato tasso di crescita e la capacità di generare un fatturato stimato nell'ordine di più di 100 miliardi di euro per l'Europa dei 25.

2.4

Va poi ricordato che l'Unione europea si è allargata, e che tale processo continuerà. I nuovi Stati membri incontrano però molte difficoltà in questo campo, soprattutto se si considera la grande quantità di rifiuti che essi smaltiscono ancora nelle discariche. Era quindi naturale che la Commissione si proponesse di affrontare la questione dei rifiuti attraverso una riflessione rinnovata, senza però alterare lo spirito della legislazione in vigore o rivoluzionarne la struttura.

2.5

È per questo motivo che la Commissione ha appena pubblicato una comunicazione relativa ad una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (1) e presentato una nuova proposta di direttiva relativa ai rifiuti (2). Nella prima la Commissione definisce gli orientamenti politici e la filosofia generale di cui la seconda costituisce la concreta trasposizione legislativa.

3.   Una politica rinnovata

3.1

Alla base della strategia tematica vi è la constatazione che la produzione di rifiuti continua ad aumentare, le attività di riciclaggio e di recupero permangono insufficienti e i mercati interessati stentano a svilupparsi, nonostante i notevoli progressi compiuti nel settore dei rifiuti in questi ultimi trent'anni. Del resto, oltre ai testi specifici in materia di rifiuti, anche le direttive IPPC hanno indubbiamente svolto un ruolo positivo.

3.2

Bisogna poi aggiungere che lo smaltimento dei rifiuti contribuisce, in una certa misura, a creare dei problemi ambientali e genera costi economici.

3.3

Infine, la legislazione europea resta imprecisa su taluni punti, e ciò provoca dei contenziosi e delle divergenze in materia di applicazione da un paese all'altro.

3.4

Come vengono smaltiti i rifiuti urbani oggigiorno? Le statistiche più attendibili riguardano proprio i rifiuti urbani, che rappresentano il 14 % circa di tutti i rifiuti prodotti: nel 49 % dei casi essi vengono smaltiti in discarica, nel 18 % inceneriti e nel 33 % dei casi sottoposti a riciclaggio e compostaggio. Inoltre, la situazione varia molto da uno Stato membro all'altro: si passa infatti da paesi in cui lo smaltimento in discarica raggiunge il 90 % del totale a paesi in cui esso interessa appena il 10 %. Del resto si rilevano differenze analoghe per altre categorie di rifiuti.

3.5

Complessivamente, quindi, nonostante vi siano stati evidenti passi avanti, nell'Unione europea il volume globale dei rifiuti è in aumento; inoltre, il quantitativo assoluto di rifiuti smaltiti in discarica non cala affatto o solo in maniera irrilevante, malgrado i progressi compiuti nel riciclaggio e nell'incenerimento. Per quanto riguarda la prevenzione dei rifiuti, infine, si può affermare che le politiche attuate finora non hanno ottenuto risultati tangibili.

3.6

È quindi evidente che, pur rimanendo ancora validi gli obiettivi dell'attuale politica comunitaria (prevenzione dei rifiuti e incentivo al riutilizzo, al riciclaggio e al recupero al fine di ridurre gli effetti negativi sull'ambiente e di contribuire ad un migliore utilizzo delle risorse), bisogna però garantire una maggiore efficacia dei dispositivi impiegati.

3.7

Perciò la Commissione propone delle iniziative che interessano al tempo stesso la tecnica legislativa, la riflessione e la concezione di quella che dovrebbe essere una politica relativa ai rifiuti, il miglioramento dell'informazione e la definizione di norme comuni. Nella strategia per la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti la Commissione raccomanda dunque di:

progredire verso la realizzazione di una società in cui prevalga il riciclaggio e in cui si eviti, nella misura del possibile, la produzione di rifiuti, sfruttando appieno le risorse materiali ed energetiche offerte da questi ultimi,

insistere sull'applicazione generale della normativa al fine di evitare divergenze nell'interpretazione e nell'applicazione, e garantire che gli Stati membri realizzino, nei tempi previsti, gli obiettivi previsti dalla legislazione esistente,

semplificare e aggiornare la legislazione in vigore,

introdurre il concetto di «ciclo di vita» nella politica relativa ai rifiuti in modo da tenere conto del potenziale beneficio che esso può apportare alla riduzione degli impatti ambientali dell'utilizzo delle risorse,

mettere in atto una politica più ambiziosa ed efficace di prevenzione dei rifiuti,

migliorare l'informazione e la diffusione delle conoscenze nel settore della prevenzione,

formulare norme comuni di riferimento allo scopo di realizzare un quadro normativo per il mercato europeo del riciclaggio,

elaborare ulteriormente la politica in materia di riciclaggio.

3.8

Attraverso queste modifiche della legislazione e della concezione della politica dei rifiuti la Commissione prevede di realizzare una diminuzione del volume dei rifiuti smaltiti in discarica, un aumento del compostaggio e del recupero di energia dai rifiuti nonché un miglioramento del riciclaggio sul piano qualitativo e quantitativo. Spera così di potenziare il recupero dei rifiuti ottenendo quindi di salire di livello in quella che è stata definita la «gerarchia dei rifiuti», nonché di contribuire con la politica in materia di rifiuti ad un migliore utilizzo delle risorse.

Qual è la prima trasposizione legislativa degli obiettivi annunciati nella strategia tematica?

4.   La proposta di direttiva relativa ai rifiuti: cambiare senza stravolgere

4.1

Nell'articolo 1 della proposta vengono enunciati i due obiettivi interdipendenti stabiliti dalla Commissione. Essi sono:

da un lato, adottare «misure dirette a ridurre gli impatti ambientali complessivi, connessi all'uso delle risorse, derivanti dalla produzione e dalla gestione dei rifiuti»,

dall'altro, e per i medesimi motivi, far sì che «gli Stati membri adottino le misure appropriate per promuovere, in primo luogo, la prevenzione o la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti e, in secondo luogo, il recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclaggio e altre operazioni di recupero».

4.2

La Commissione osserva che, per conseguire tale obiettivo, non è necessario procedere ad una revisione sostanziale del quadro legislativo in vigore: occorre piuttosto apportare delle modifiche atte a migliorare l'attuale quadro giuridico e a colmare le lacune esistenti. La proposta di direttiva rappresenta solo uno dei tanti aspetti dell'attuazione della strategia, che darà luogo, ben presto, a nuove proposte in materia. In ogni modo, la politica europea in materia di rifiuti si fonda inevitabilmente sulla sussidiarietà. Per ottenere risultati validi, infatti, è necessario intraprendere una serie di azioni partendo dal livello comunitario fino a raggiungere quello comunale, dove gran parte di tali azioni trova poi attuazione pratica. A giudizio della Commissione, il rispetto del principio di sussidiarietà non comporta assolutamente un ridimensionamento delle ambizioni di carattere ambientale.

4.3

La proposta si presenta quindi come una revisione della direttiva 75/442/CEE. Essa fonde in un unico strumento, e abroga al contempo, la direttiva relativa ai rifiuti pericolosi (91/689/CEE) e la direttiva quadro. Abroga altresì la direttiva concernente l'eliminazione degli oli usati (75/439/CEE), incorporando però nella direttiva quadro l'obbligo specifico di raccolta.

4.4

Le principali modifiche prevedono:

l'introduzione di un obiettivo ambientale,

il chiarimento dei concetti di «recupero» e «smaltimento»,

il chiarimento delle condizioni per la miscelazione di rifiuti pericolosi,

l'introduzione, per determinati flussi di rifiuti, di una procedura volta a chiarire quando un rifiuto cessa di essere tale,

l'introduzione di norme minime o di una procedura atta a definire norme minime per una serie di operazioni di gestione dei rifiuti,

l'introduzione dell'obbligo di elaborare programmi nazionali di prevenzione dei rifiuti.

4.5

Bisogna chiedersi, quindi, se le modifiche legislative proposte consentiranno di realizzare gli obiettivi globali definiti dalla strategia e di porre rimedio alle carenze e alle imprecisioni della normativa attualmente in vigore.

5.   Osservazioni di carattere generale sulla proposta di direttiva relativa ai rifiuti

5.1

La nuova proposta era attesa già da tempo e doveva costituire, per tutte le parti interessate (Stati membri, ONG, cittadini e professionisti) la base per la politica ambientale europea in materia di gestione dei rifiuti. È in quest'ottica che viene proposto al CESE di analizzarla. Le aspettative per il nuovo testo erano molteplici: esso doveva migliorare la situazione esistente tenendo conto dell'esperienza acquisita a partire dal 1991, delle carenze del testo precedente e della strategia da adottare in Europa in materia di sviluppo sostenibile, che presuppone una politica di gestione, recupero e riciclaggio dei rifiuti in un contesto in cui le materie prime e le risorse energetiche scarseggiano sempre più.

5.2

La legislazione vigente è stata spesso contestata per la mancanza di precisione e di chiarezza (in particolare per quanto concerne gli allegati e le definizioni). Allo stesso modo sono state spesso criticate, da un lato, l'assenza di un'attuazione omogenea delle direttive e dei regolamenti in seno all'Unione e, dall'altro, l'adozione di approcci divergenti nei diversi Stati membri. La revisione del regolamento relativo alle spedizioni transfrontaliere di rifiuti ha recentemente evidenziato i problemi posti da tale situazione.

5.3

Quale tipo di lettura e di analisi della proposta di direttiva quadro può fare il CESE? È lecito chiedersi se il livello degli obiettivi della Commissione non si stia abbassando rispetto a quelli definiti nella comunicazione del 2003 «Verso una strategia tematica di prevenzione e riciclo dei rifiuti» (3). L'approccio adottato in materia di sussidiarietà appare alquanto minimalista e può determinare divergenze nell'attuazione della normativa. Inoltre, non viene affatto menzionato il ruolo che le parti socioeconomiche possono svolgere in tale campo.

5.4   Sulla semplificazione della legislazione

5.4.1

La Commissione propone di fondere in un unico testo la direttiva sui rifiuti pericolosi e la direttiva quadro. A tal fine occorre far sì che i rifiuti pericolosi siano oggetto di un inquadramento molto più rigoroso rispetto agli altri rifiuti, soprattutto considerando che, in parallelo, la normativa REACH dovrebbe applicarsi a tutte le sostanze immesse sul mercato. La direttiva concernente gli oli usati viene invece semplicemente abrogata dal momento che non si sono riscontrati vantaggi ambientali di rilievo per quanto riguarda la trasformazione di detti oli: in compenso, però, vengono mantenute le disposizioni relative alla loro raccolta.

5.4.2

Si può inoltre osservare che, anche dopo aver definito i criteri di pericolosità, la Commissione non sempre ha prodotto i necessari documenti di accompagnamento, ad esempio, i test standardizzati oppure le soglie di concentrazione per un impiego corretto dell'elenco dei rifiuti.

5.4.3

Le proposte di deroga formulate nel testo relativamente alle operazioni di recupero sembrano comportare dei rischi e dovrebbero quindi essere rimesse in discussione in alcuni settori. È ancora fresca, infatti, la memoria degli incidenti dovuti alla miscelazione di rifiuti pericolosi con sostanze naturali nella preparazione di alimenti per animali. Tali pratiche potrebbero diffondersi qualora venissero a mancare gli obblighi in materia di tracciabilità e di controlli necessari per gestire correttamente questo tipo di rifiuti. Infine, la Commissione dovrebbe chiedersi se le deroghe proposte (Sottosezione 2 — Deroghe) non siano contrarie alle disposizioni della Convenzione di Aarhus riguardante l'informazione dei cittadini e il loro coinvolgimento sui temi relativi al trattamento dei rifiuti.

6.   Osservazioni di carattere particolare

6.1   Definizioni migliori

6.1.1

L'attuale direttiva non forniva definizioni valide per un certo numero di punti. Il numero di ricorsi presentati alla Corte di giustizia europea è abbastanza eloquente a tale proposito. Il nuovo testo è migliore da questo punto di vista? Per alcuni aspetti è possibile dubitarne.

6.1.2

La definizione di «produttore», ripresa dal testo precedente (4), deve essere modificata. Infatti, come si può ammettere che la persona che ha effettuato operazioni che hanno mutato la natura o la composizione dei rifiuti possa diventarne il nuovo produttore? Ne è semplicemente un gestore, e a questo titolo deve far parte della catena di tracciabilità, altrimenti si apre la porta al «declassamento» dei rifiuti e alla diluizione della responsabilità del vero produttore del rifiuto. Inoltre, andrebbe almeno menzionato il concetto di «responsabilità allargata del produttore» (di prodotti immessi sul mercato).

6.1.3

La Commissione, nel quadro del regolamento transfrontaliero (5) inteso a mantenere le esportazioni, ha ribadito l'opportunità delle operazioni cosiddette «intermedie», che non vengono definite più di quanto lo siano gli «intermediari o i commercianti» menzionati nello stesso regolamento.

6.1.4

Il testo fornisce sì una definizione del riciclaggio, ma la definizione del recupero non è chiara. Inoltre sarebbe opportuno distinguere tra il recupero di «materia», che conduce al «riciclaggio di materia», e il recupero di «energia». Infatti, mentre nel primo caso la fine del ciclo di trattamento può condurre alla perdita dello status di rifiuto, ciò non è applicabile al recupero di energia. Nella pratica, il recupero energetico dei rifiuti è disciplinato, per quanto riguarda la protezione dell'ambiente, dalla direttiva sull'incenerimento. Se i rifiuti cessano di essere tali, le norme di protezione dell'ambiente non sono più applicabili.

6.2   Oggetto

6.2.1

L'obiettivo principale della direttiva è e deve restare la protezione dell'ambiente e della salute.

6.2.2

In linea generale, invece, la Commissione ha la tendenza ad attribuire una grande importanza all'apertura del mercato: questo, però, è solo un aspetto della politica in materia di rifiuti.

6.2.3

Il CESE ritiene che si debba prendere chiaramente posizione sulla dibattuta questione di come definire un quadro normativo che permetta ai meccanismi del mercato di orientare la gestione dei rifiuti verso un miglioramento delle condizioni ambientali, applicando i concetti di ecoefficacia e di ecogestione alle attività produttive e di servizio. Nei fatti, la gestione dei rifiuti è un mercato regolato e regolamentato che si prefigge come obiettivi principali la tutela dell'ambiente e della salute nonché la conservazione delle risorse, tenendo quindi conto degli impatti economici, sociali e ambientali. La protezione dell'ambiente è un elemento essenziale che favorisce la creazione di posti di lavoro e l'aumento della competitività, offrendo al contempo delle possibilità di innovazione e di nuovi mercati. Ci si può chiedere se, in questo ambito, la sussidiarietà costituisca l'approccio ideale. Inoltre, è significativo constatare che la Commissione stessa, nella comunicazione sulla strategia tematica, convenga sul fatto che talune operazioni di riciclaggio possono essere dannose per l'ambiente. Ciononostante essa propone che gli Stati membri si impegnino a far sì che tutti i rifiuti vengano sottoposti ad operazioni di recupero. Va quindi precisato che occorre promuovere un mercato del riciclaggio nel senso proprio del termine, tenendo conto delle esigenze comuni sviluppatesi a livello europeo.

6.2.4

Inoltre, con riferimento alla «gerarchia dei rifiuti», essa «dimentica» anche di affermare, come invece avveniva nel testo precedente, che l'eliminazione in condizioni corrette può arrecare beneficio all'ambiente, anche se mantiene delle disposizioni operative in tale senso. Ne deriva che su questo punto il nuovo testo è meno chiaro del precedente.

6.2.4.1

La direttiva quadro deve continuare ad essere alla base di una gestione efficace e adeguata dei rifiuti, in tutte le diverse filiere. La sua attuazione e quindi i mezzi per rafforzare la strategia di riciclaggio sono ancora da definire.

6.2.5

La Commissione aveva suggerito la possibilità di creare degli strumenti finanziari per sostenere e favorire una gestione efficace dei rifiuti, del loro riciclaggio e recupero. La creazione di tali strumenti a livello europeo avrebbe potuto essere incoraggiata, a condizione, però, di garantirne l'omogeneità. Tuttavia non è stata presentata alcuna proposta in questo senso a causa della difficoltà di raggiungere l'unanimità in seno al Consiglio. Pur essendo realistica, la scelta di non avanzare alcuna proposta in merito lascia trasparire una certa insicurezza da parte della Commissione, che avrebbe potuto proporre il ricorso al metodo aperto di coordinamento.

6.3   Rifiuti pericolosi

6.3.1

Il tema della fusione/abrogazione della direttiva sui rifiuti pericolosi è già stato affrontato nel punto intitolato «Osservazioni di carattere generale», in cui ci si è soffermati sul principio stesso della fusione o dell'abrogazione.

6.3.2

È curioso osservare come, nell'articolo che riguarda la separazione di tali rifiuti, si parli soltanto di miscelazione.

6.3.3

Questi rifiuti, più di ogni altro, dovrebbero essere inquadrati da normative severe e sottoposti a rigorose procedure di tracciabilità. La regolamentazione dovrebbe proibire chiaramente la dispersione nell'ambiente. Inoltre, occorre far sì che la fusione/abrogazione della direttiva sui rifiuti pericolosi non comporti un abbassamento del livello di protezione della salute pubblica. Si potrebbe almeno affermare chiaramente che, per definizione, ogni miscelazione contenente rifiuti pericolosi deve essere essa stessa considerata pericolosa, salvo che non ne risulti una vera detossificazione chimica. Ogni tipo di diluizione deve essere proibita.

6.4   Rete di impianti di smaltimento

6.4.1

La Commissione propone che gli Stati membri si coordinino tra loro per creare una rete di impianti di smaltimento. Come è possibile chiedere che vengano effettuati degli investimenti in questo settore se d'altra parte gli Stati membri non sono in grado di mettere a punto gli strumenti atti a garantire che tali impianti non vengano sottoutilizzati? Infatti, un operatore potrebbe «esportare» i rifiuti per avviarli al recupero in un altro paese. Occorre dunque che le norme in materia siano particolarmente precise e non comportino effetti perversi.

6.4.2

Il principio di prossimità deve essere esaminato e spiegato in base al principio di autosufficienza: questi due principi sono indissociabili al fine di una gestione sostenibile dei rifiuti.

6.5   Prevenzione

6.5.1

La direttiva non impone alcun obbligo agli Stati membri per quanto riguarda l'aspetto sociale della prevenzione, che imporrebbe di tenere conto dei possibili effetti sulle condizioni di lavoro e sulla salute dei lavoratori e di attuare delle vere campagne di informazione. La prevenzione riguarda anche i cittadini. Inoltre, sarebbe auspicabile portare avanti le riflessioni su due piani: il piano qualitativo e il piano quantitativo, poiché in economia, il primo, indubbiamente meno dogmatico del secondo, è portatore di progresso e buoni risultati.

6.6   Allegati

6.6.1

Non sono state apportate modifiche di rilievo, salvo l'introduzione di una valutazione di efficienza energetica che riguarda soltanto gli impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani. Sorprendentemente non viene previsto nulla riguardo agli obblighi dei «coinceneritori». Inoltre l'incenerimento dei rifiuti domestici può essere considerato come una forma di recupero solo qualora esso garantisca un livello elevato di efficienza energetica. Infatti, se alcuni rifiuti non possono essere recuperati, occorre evitare che degli impianti di incenerimento rudimentali e poco efficaci per il recupero di energia utile possano beneficiare delle disposizioni in materia di recupero. L'incenerimento diventerebbe allora una soluzione di comodo, che rischierebbe di dare luogo a pratiche di esportazione di rifiuti che vanno invece evitate.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2005) 666 def.

(2)  COM(2005) 667 def.

(3)  COM(2003) 301 def.

(4)  Direttiva 91/156/CEE del Consiglio del 18.3.1991 che modifica la direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti.

(5)  Regolamento (CEE) n. 259/93 del Consiglio, dell'1.2.1993, relativo alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti all'interno della Comunità europea, nonché in entrata e in uscita dal suo territorio.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/60


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca

COM(2005) 647 def.

(2006/C 309/13)

La Commissione, in data 23 gennaio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 24 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore SARRÓ IPARRAGUIRRE.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 164 voti favorevoli, nessun voto contrario e 1 astensione:

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo, come ha già espresso in precedenti pareri, appoggia il processo di semplificazione della normativa comunitaria e accoglie con favore la pubblicazione del Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca. Il presente parere si propone di dare un contributo al lavoro straordinario che la Commissione intende portare avanti e che è di estrema importanza per migliorare la legislazione comunitaria sulla pesca.

1.2

Il Comitato ritiene che per garantire il successo del processo di semplificazione sia necessario mettere in atto una stretta collaborazione con il settore della pesca per mezzo del sostegno e della promozione dei rapporti con gli organismi consultivi della Commissione, vale a dire, i consigli consultivi regionali (CCR), il Comitato consultivo della pesca e dell'acquacoltura dell'Unione europea (CCPA) e il Comitato di dialogo sociale settoriale per la pesca.

1.3

A parere del Comitato, il primo compito della Commissione europea è quello di consolidare la normativa vigente; Il Comitato, premesso questo, ritiene che la Commissione debba cercare di conseguire gli obiettivi annunciati nella comunicazione, che esso condivide pienamente:

a)

aumentare la chiarezza dei testi esistenti, semplificarli e renderli più accessibili;

b)

ridurre gli oneri e i costi amministrativi delle amministrazioni pubbliche;

c)

ridurre gli oneri amministrativi e altri obblighi per gli addetti del settore.

1.4

Il Comitato reputa inoltre giusta la scelta degli ambiti e degli atti legislativi oggetto del piano d'azione: la conservazione e la gestione delle risorse ittiche e il controllo delle attività di pesca. In seguito la Commissione dovrà continuare il processo di semplificazione e miglioramento della PCP.

1.5

In ordine alla scheda 1 che riguarda i TAC, i contingenti e lo sforzo di pesca, il Comitato ritiene le misure proposte adeguate, in quanto trattano in modo differenziato i diversi aspetti della politica di conservazione, la sua regolamentazione in gruppi omogenei e il suo sviluppo in piani di gestione pluriennali. Nonostante ciò, ritiene che il periodo intercorrente tra la data di consegna dei pareri scientifici e la riunione del Consiglio di dicembre in cui vengono fissati i TAC e i contingenti e altre importanti misure di gestione, è molto breve e non è sufficiente a realizzare tutte le consultazioni e le concertazioni necessarie. Per tale motivo il Comitato chiede di allungare i tempi tra la pubblicazione dei parerei scientifici e il momento dell'adozione definitiva delle decisioni.

1.6

In riferimento alla scheda 2 che propone di semplificare le misure tecniche, il Comitato esprime la sua preoccupazione per la possibilità che la Commissione europea assuma delle competenze detenute attualmente dal Consiglio.

1.7

Inoltre per quanto riguarda l'altra possibilità prevista dalla scheda 2 di autorizzare gli Stati membri ad adottare misure tecniche locali, il Comitato ritiene che il Consiglio dovrebbe approvare anche le domande presentate dagli Stati membri per evitare disuguaglianze e situazioni di discriminazione tra i pescatori di diversi Stati membri.

1.8

Il Comitato è d'accordo con la Commissione in merito alle misure previste nelle schede 3, 4 e 5 per semplificare il processo di raccolta e gestione dei dati e per rendere più efficaci le misure di controllo. Per l'elaborazione di queste ultime considera estremamente importante il coordinamento tra la Commissione e l'Agenzia comunitaria di controllo della pesca. Riguardo all'uso delle tecnologie dell'informazione, il comitato ritiene che per la loro applicazione debba essere previsto un periodo transitorio, necessario per definire questo processo in concertazione con i tecnici, gli operatori del settore e gli Stati membri, per offrire tutte le garanzie di riservatezza commerciale, per ottenere la fiducia e l'adesione degli interessati, per verificare il processo nella realtà, per contribuire agli oneri finanziari supplementari imposti dai nuovi materiali di cui si richiede l'utilizzazione e garantire così il successo di questa riforma, che va nel senso della semplificazione.

1.9

Il Comitato accoglie molto favorevolmente la proposta della Commissione, prevista nella scheda 6, di abrogare tutti gli obblighi di comunicazione inutili o poco utili, allo scopo di ridurre gli oneri burocratici dei pescatori e degli Stati membri.

1.10

Secondo il comitato le misure di semplificazione annunciate nella scheda 7 sono necessarie. Il Comitato sottopone alla considerazione della Commissione la conclusione di un accordo tipo che costituisca la base della negoziazione degli accordi di pesca con qualsiasi paese terzo; propone inoltre l'informatizzazione dell'istruzione delle richieste e dell'emissione delle licenze di pesca.

1.11

Il Comitato considera che anche la lotta contro la pesca di frodo, non regolamentata e non dichiarata, lotta che è uno degli obiettivi della PCP, dovrebbe essere menzionata nel piano d'azione. Dovrebbe esserlo sotto forma di obiettivo diretto a definire un processo di lotta contro tale attività illegale quanto più semplice ed efficace possibile. A parere del Comitato questo processo deve incentrarsi sull'accesso ai mercati di consumo, sul rafforzamento dei poteri dello Stato del porto corrispondente e sulla proibizione di trasbordi in alto mare.

1.12

Da ultimo, il Comitato pensa che il lavoro che il piano d'azione 2006-2008 comporta sia notevole, ragion per cui è possibile che i risultati non siano raggiungibili nel termine di tre anni. Per questo motivo raccomanda alla Commissione di procedere a una revisione del piano entro la fine del 2007.

2.   Ragioni dell'iniziativa

2.1

Dall'inizio del XXI secolo l'Unione si è dedicata a un compito di grande importanza che consiste nel migliorare il proprio contesto legislativo per renderlo più efficace e trasparente.

2.2

Con lo sviluppo dell'Unione, nella seconda metà del secolo scorso, il contesto legislativo si è concretizzato in un vasto corpus di norme legislative comunitarie che costituisce l'acquis comunitario.

2.3

L'acquis si è via via ampliato come conseguenza delle diverse normative relative alle singole politiche comunitarie e forma, nel suo insieme, il quadro regolamentare della politica comunitaria.

2.4

Conformemente al mandato assegnatole dal Consiglio, la Commissione è attualmente impegnata in un'azione coordinata con le altre istituzioni dell'Unione per semplificare e migliorare il quadro regolamentare della politica comunitaria.

2.5

Quest'azione di semplificazione e miglioramento della legislazione comunitaria è pienamente integrata nella strategia di Lisbona riveduta per la crescita e l'occupazione, e s'incentra quindi sugli elementi dell'acquis comunitario che influiscono sulla competitività delle imprese dell'Unione europea.

2.6

Quest'azione di semplificazione e miglioramento della legislazione comunitaria è estremamente importante per le piccole e medie imprese (PMI) europee, le quali rappresentano il 99 % del totale delle imprese dell'Unione e due terzi dei posti di lavoro, perché farà diminuire gli oneri legislativi ed amministrativi cui esse devono attualmente far fronte.

2.7

Nell'ambito di tale strategia di semplificazione e miglioramento della legislazione comunitaria la Commissione intende predisporre un programma permanente di semplificazione nei settori dell'agricoltura, dell'ambiente, della salute e della sicurezza sul luogo del lavoro, della pesca, della fiscalità, delle dogane, delle statistiche e del diritto del lavoro.

2.8

La comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca oggetto del presente parere lancia per il periodo 2006-2008 questo programma di semplificazione e miglioramento relativamente alla PCP.

2.9

Il CESE, in quanto rappresentante istituzionale della società civile organizzata, ha già espresso alla Commissione in altri pareri il proprio appoggio alla semplificazione del processo legislativo europeo; saluta ora la pubblicazione del piano d'azione in oggetto e si accinge a elaborare questo parere con l'intenzione di contribuire al lavoro straordinario portato avanti dalla Commissione, incoraggiandola a continuarne lo sviluppo pluriennale.

3.   Contesto

3.1

Il Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 ha affidato alla Commissione il mandato di elaborare un piano d'azione a favore di una strategia per altre azioni coordinate intese a semplificare il quadro regolamentare. Questo mandato è stato successivamente confermato dai Consigli europei di Stoccolma (23 e 24 marzo 2001), Laeken (8 e 9 dicembre 2001) e Barcellona (15 e 16 marzo 2002).

3.2

In questa prospettiva, la Commissione ha presentato il Libro bianco sulla governance europea, adottato nel luglio 2001 (1), nel quale figurava una sezione dedicata al miglioramento della qualità della normativa comunitaria. Il documento è stato sottoposto ad un ampia procedura di consultazione, conclusasi il 31 marzo 2002.

3.3

Nel parere elaborato dal Comitato economico e sociale (2) sul Libro bianco si può leggere quanto segue: «Il Comitato sostiene la proposta del Libro bianco di semplificare ed accelerare il processo legislativo europeo, dato che le norme comunitarie si stanno facendo sempre più complesse e tendono in molti casi ad aggiungersi alle normative nazionali esistenti, anziché semplificarle ed armonizzarle».

3.4

È in questo contesto che la Commissione ha proposto nel giugno 2002 il piano d'azione Semplificare e migliorare la regolamentazione  (3), presentato per discussione alle altre istituzioni comunitarie.

3.5

Il piano d'azione invita chiaramente a concludere un accordo interistituzionale per migliorare la qualità della legislazione comunitaria, nel rispetto delle tre fasi principali dell'iter legislativo: la presentazione della proposta legislativa da parte della Commissione; l'esame della proposta nel Parlamento europeo e nel Consiglio e infine il recepimento dello strumento normativo da parte degli Stati membri.

3.6

La semplificazione della legislazione comunitaria, già avviata negli anni precedenti, ha ricevuto un forte impulso a partire dal febbraio 2003 grazie alla comunicazione della Commissione Aggiornare e semplificare l'acquis comunitario  (4). La Commissione ha avviato su tali basi un vasto programma di identificazione degli atti legislativi che si possono semplificare, consolidare e codificare. Tale programma è ancora in corso.

3.7

La comunicazione della Commissione Una migliore regolamentazione per la crescita e l'occupazione nell'Unione europea  (5), pubblicata nel marzo 2005, ha dato nuovi impulsi all'accordo interistituzionale Legiferare meglio, sottoscritto il 16 dicembre 2003 dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla Commissione. Il suo obiettivo principale è il miglioramento della qualità della legislazione in Europa e la sua trasposizione nelle legislazioni nazionali (6).

3.8

Infine, nell'ottobre del 2005, la Commissione ha pubblicato la comunicazione Attuazione del programma comunitario di Lisbona: Una strategia per la semplificazione del contesto normativo  (7), che ha permesso di avviare i piani d'azione destinati alle diverse politiche comunitarie mediante programmi permanenti di semplificazione.

3.9

Parallelamente all'intenso lavoro inteso ad incanalare la semplificazione ed il miglioramento di tutti gli aspetti dell'acquis legislativo comunitario e — più in particolare — del suo ambito normativo, la Commissione ha trasmesso al Consiglio ed al Parlamento europeo la comunicazione Prospettive di semplificazione e miglioramento della regolamentazione nella politica comune della pesca  (8).

3.10

Il presente parere poggia sia sulla succitata comunicazione della Commissione, sia su quelle ora presentate con il titolo Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca.

3.11

Il CESE, consapevole della complessità che comportano la semplificazione e il miglioramento dell'intera legislazione comunitaria, invita la Commissione a procedere lungo la strada intrapresa, esortandola a rispettare i tempi previsti per conseguire gli obiettivi prefissati.

4.   Osservazioni generali

4.1   Legislazione comunitaria in materia di pesca 1983-2002

4.1.1

La legislazione comunitaria in materia di pesca è stata riunita nella Politica comune della pesca del 1983. La normativa in materia di politica della pesca si è rivelata inadeguata, con regole di gestione basate sulla traduzione di conclusioni scientifiche in norme legislative, senza praticamente alcuna comunicazione con il settore comunitario della pesca e con una procedura decisionale farraginosa tra la Commissione, il Consiglio ed il Parlamento europeo, che ha appesantito e reso estremamente complessa tale legislazione.

4.1.2

La valutazione della situazione passata e di quella attuale deve tener conto del fatto che la legislazione in materia di pesca interessa, da un lato, un complesso eterogeneo di attività di pesca e, dall'altro, si applica a componenti diverse: infrastrutture, conservazione ed ambiente, risorse esterne, mercati e controllo. Tale varietà impone un numero elevatissimo di regolamenti o a volte regolamenti molto estesi e di difficile interpretazione.

4.1.3

Inoltre, le procedure decisionali di fine anno del Consiglio, relative alla determinazione annuale dei TAC e contingenti, rendono difficile effettuare tutte le consultazioni necessarie e prevedere tempi adeguati tra le decisioni e le date di applicazione, situazione che provoca a sua volta tutta una serie di modifiche a posteriori dei regolamenti pubblicati.

4.1.4

L'accumulazione inevitabile di modifiche ai diversi regolamenti della politica comune della pesca rende ostica per il cittadino comune — e anche per gli operatori del settore — la lettura dei testi elaborati da esperti, i quali redigono le varie disposizioni legislative basandosi molte volte su testi scientifici di difficile interpretazione.

4.1.5

in altre occasioni i negoziati a livello di Consiglio e di Parlamento si risolvono in testi definitivi ancor più complessi delle proposte di partenza.

4.1.6

Infine, alcune disposizioni sono state incorporate in regolamenti il cui livello giuridico-politico è superiore a quello strettamente necessario, fatto che ne ostacola la loro modifica o semplificazione.

4.1.7

Il CESE prende atto che, nonostante le ragioni alla base di queste situazioni siano tuttora presenti, la Commissione le conosce e sta adottando le disposizioni necessarie a correggerle, come ha fatto già nel 1992, modificando la PCP del 1983, e adesso con il piano d'azione 2006-2008, che presenta dopo la riforma della PCP del 31 dicembre 2002.

4.2   Legislazione comunitaria in materia di pesca — La situazione attuale

4.2.1

La riforma della politica comune della pesca del 31 dicembre 2002 (9) si inquadra in modo naturale nella semplificazione della PCP, dato che si sono già adottate misure di abrogazione, dichiarazioni di obsolescenza e una revisione sistematica del quadro legislativo.

4.2.2

La proposta di regolamento che prevede la creazione di un nuovo Fondo europeo per la pesca (10), in merito alla quale il Comitato ha elaborato un parere positivo, è un buon esempio di pianificazione di questa iniziativa di semplificazione, dato che sostituisce o modifica in un unico regolamento le disposizioni dei quattro regolamenti che costituivano il corpus dei programmi di orientamento pluriennali (POP) e dello strumento finanziario di orientamento della pesca (SFOP).

4.2.3

Nel corso del 2004 e del 2005 la Commissione ha elaborato una serie di misure legislative che le saranno utili per avviare la riforma e la semplificazione della PCP. Tra queste vale la pena sottolineare:

il Fondo europeo per la pesca,

l'Agenzia comunitaria di controllo della pesca,

la creazione di consigli consultivi regionali (CCR),

le misure finanziarie comunitarie per l'applicazione della PCP e del diritto del mare.

È stata inoltre portata a termine un'ampia riflessione con numerosi contatti e dibattiti sfociati nella presentazione della già citata comunicazione Prospettive di semplificazione e miglioramento della regolamentazione nella politica comune della pesca (cfr. nota 8).

4.2.4

Dalla comunicazione si evince che per migliorare il quadro regolamentare della PCP non basta limitare quantitativamente i regolamenti che essa prevede. È invece necessario:

aumentare la chiarezza dei testi esistenti, semplificarli e renderli più accessibili,

ridurre gli oneri ed i costi amministrativi delle amministrazioni pubbliche,

diminuire gli oneri amministrativi e gli altri obblighi imposti agli operatori del settore.

4.2.5

A parere del CESE la Commissione dovrebbe fare uno sforzo particolare per consolidare i testi, prima di aumentarne la chiarezza. I continui riferimenti ai regolamenti degli anni precedenti rendono estremamente difficile la comprensione dei testi.

4.2.6

Secondo la comunicazione in esame è evidente che alcuni elementi della PCP presentano difficoltà particolari di monitoraggio: il controllo delle attività di pesca, a causa delle divergenze esistenti nella sua applicazione tra i diversi Stati membri, e le misure di conservazione delle risorse, a causa dell'applicazione simultanea di misure di gestione differenti.

4.2.7

Senza voler negare la complessità inerente alla gestione della pesca comunitaria, l'analisi rivela che la normativa esistente è divenuta via via eccessivamente complessa.

4.2.8

Il CESE ritiene che la Commissione debba affrontare il miglioramento e la semplificazione della legislazione della PCP ponendo particolare enfasi sul controllo delle attività di pesca e sulle misure di conservazione delle risorse. In tal senso va potenziata l'attività dell'Agenzia comunitaria di controllo della pesca, che è stata recentemente creata.

4.3   Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione ed il miglioramento della PCP

4.3.1

In seguito a tutti i lavori realizzati in base alle diverse comunicazioni elencate in precedenza, il Consiglio ha chiesto alla Commissione di presentare un piano d'azione pluriennale, elaborato in base ai criteri suesposti, volto a semplificare e migliorare la PCP. Rispondendo a tale richiesta la Commissione ha presentato nel dicembre 2005 la comunicazione Piano d'azione 2006-2008 per la semplificazione e il miglioramento della politica comune della pesca  (11).

4.3.2

Il piano d'azione 2006-2008 presentato dalla Commissione comporta:

una metodologia per la semplificazione ed il miglioramento della PCP,

una definizione delle iniziative che devono venir semplificate e migliorate in via prioritaria.

4.3.3

L'approccio del piano d'azione è semplice. Il testo indica i settori di intervento (controllo, sforzo di pesca, finanziamenti ...) nei quali sarà necessario intervenire per semplificare e migliorare i testi legislativi. Per ciascun ambito vengono indicate le misure necessarie, gli attori che dovranno intervenire ed i tempi di realizzazione previsti all'interno del periodo 2006-2008. Infine per ciascuno dei settori di intervento vengono indicate le tre categorie di atti legislativi da semplificare:

atti legislativi già in corso di revisione,

nuovi atti legislativi da elaborare negli anni a venire,

alcuni atti legislativi vigenti, ma da sottoporre in via prioritaria a semplificazione.

4.3.4

Questi ultimi atti legislativi sono quelli sui quali si concentra l'avvio del piano di semplificazione della PCP nel periodo 2006-2008. Tutte queste disposizioni normative riguardano le misure di controllo delle attività di pesca.

4.3.5

Il CESE concorda nel ritenere che tali due ambiti rappresentino le priorità del piano d'azione dato che nella maggior parte dei casi sono proprio questi a rendere l'attuale legislazione estremamente complessa. Successivamente la Commissione dovrà portare avanti il processo di semplificazione e miglioramento degli altri aspetti della PCP.

4.3.6

Gli atti legislativi già in corso di revisione e quelli nei confronti dei quali sono già stati applicati i principi di semplificazione continueranno il proprio iter in base a questo piano di miglioramento della legislazione. Ciò vale ad esempio per il Fondo europeo della pesca e per le disposizioni generali sulle licenze di pesca nelle acque di un paese terzo, nell'ambito degli accordi di pesca. Questi atti legislativi sono già stati semplificati dalla Commissione e sono stati valutati positivamente dal Comitato nei suoi pareri.

4.3.7

Il piano d'azione prevede che i nuovi atti legislativi che verranno elaborati nei prossimi anni rispettino sistematicamente gli obiettivi prefissati in materia di semplificazione.

4.3.8

L'orientamento generale del piano d'azione 2006-2008 è corretto e può contare sul sostegno del Comitato. È evidente tuttavia che lo sviluppo del piano che figura in allegato al testo in esame richiederà un notevole sforzo di semplificazione se si vogliono rispettare i tempi previsti. È essenziale che si uniscano gli sforzi e vi sia una comprensione reciproca tra Stati membri, Parlamento europeo e settore della pesca, tramite i suoi consigli consultivi regionali, il Comitato consultivo della pesca e dell'acquacoltura e il Comitato di dialogo sociale settoriale per la pesca.

4.3.9

Lo sviluppo del piano d'azione interessa soprattutto i seguenti ambiti ed atti legislativi:

Conservazione delle risorse della pesca:

TAC/contingenti, sforzo di pesca,

misure tecniche per la protezione del novellame,

raccolta e gestione dei dati per la PCP.

Controllo delle attività di pesca:

controllo — corpus legislativo,

controllo — informatizzazione,

obblighi di comunicazione,

autorizzazioni ad esercitare la pesca al di fuori delle acque comunitarie.

4.3.10

Ciascuno di questi sette atti legislativi viene sviluppato nell'allegato al piano d'azione mediante una scheda che raccoglie le misure di semplificazione previste per migliorare il quadro regolamentare vigente ed il corrispondente contesto amministrativo. Per ciascuna misura viene indicata la programmazione prevista con i diversi partecipanti, elencando gli strumenti legislativi da semplificare e i documenti di riferimento utili per portare a termine la semplificazione.

4.3.11

Il CESE — dopo aver analizzato attentamente le sette schede — ritiene che il procedimento di riforma e semplificazione proposta sia corretto. Se tutte le fasi indicate in ciascuna scheda saranno portate a termine nei tempi previsti, il piano d'azione 2006-2008 permetterà un miglioramento assai considerevole della legislazione comunitaria in materia di pesca.

4.3.12

Nella scheda n. 1 il piano d'azione propone le misure di semplificazione relative ai TAC/contingenti e allo sforzo di pesca. Si tratta in linea di massima di semplificare i regolamenti annuali del Consiglio che stabiliscono per l'anno successivo le possibilità di pesca strutturando l'architettura delle disposizioni in base alle condizioni di sfruttamento delle risorse della pesca, destinando le decisioni a gruppi omogenei e stabilendo per tali gruppi piani pluriennali di gestione.

4.3.13

A parere del CESE le misure di semplificazione proposte dalla scheda n. 1 risultano corrette, dato che è essenziale prevedere un trattamento differenziato dei diversi aspetti della politica di conservazione, la sua strutturazione in gruppi omogenei ed il suo sviluppo in piani pluriennali di gestione.

4.3.13.1

Tuttavia, il Comitato ritiene che il periodo di tempo troppo corto tra la data di consegna dei pareri scientifici e la riunione del Consiglio in dicembre in cui si fissano i TAC e i contingenti e altre misure molto importanti di gestione, come la limitazione dello sforzo di pesca, costituisca un ostacolo alla realizzazione di tutte le consultazioni e le concertazioni necessarie. La normativa che deriva da questo processo decisionale affrettato e complesso può presentare difetti tecnici o giuridici che potrebbero richiedere regolamenti di modifica, destinati ad aumentare ulteriormente la complessità della normativa e della sua applicazione. La consultazione insufficiente degli operatori del settore e di altre parti interessate pregiudica gravemente la comprensione, l'accettazione e l'applicazione della normativa e, di conseguenza, la sua efficacia.

4.3.13.2

Il Comitato pensa inoltre che anche il processo decisionale relativo alle misure di gestione delle organizzazioni regionali di pesca (ORP) soffra del problema dell'insufficiente estensione del periodo di tempo intercorrente tra la presentazione del parere scientifico e la data di riunione dell'organo decisionale. Questi tempi troppo brevi producono gli stessi effetti già segnalati al punto precedente.

4.3.13.3

L'impostazione per «gruppi omogenei» proposta dalla Commissione è considerata pertinente dal Comitato, soprattutto se, come spera, significa un'impostazione per «attività di pesca omogenea» e una normativa di due livelli, vale a dire un regolamento quadro orizzontale e un regolamento di applicazione per attività di pesca.

4.3.13.4

D'altro canto, il Comitato ritiene che l'esperienza dimostri chiaramente che i piani di recupero e quelli di gestione pluriennale danno luogo a una consultazione ampia e a una estesa concertazione. Questi piani, una volta adottati, semplificano il processo decisionale negli anni di applicazione. Il Comitato è tuttavia del parere che si debba rispettare l'attuale distribuzione di poteri tra il Consiglio e la Commissione e si debbano prevedere possibilità di revisione, tenuto conto dell'evoluzione dei criteri che permettono di valutare lo stato delle popolazioni ittiche in questione.

4.3.14

Secondo il Comitato, la riforma del processo decisionale e delle misure di gestione delle risorse, garanzia della semplificazione della normativa e di una sua maggiore efficacia, esige che si anticipi nel tempo la consegna dei pareri e delle raccomandazioni di natura scientifica (del CIEM — Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare per le acque comunitarie e dei comitati scientifici delle ORP per quelle non comunitarie) rendendo così possibile un'effettiva consultazione dei consigli consultivi regionali e del Comitato consultivo della pesca e dell'acquacoltura. Essa può anche richiedere una distribuzione del «pacchetto TAC e contingenti» tra diversi Consigli e una modifica dell'anno di gestione per avvicinarlo all'anno biologico e prendere in considerazione un miglior adeguamento al mercato. Si tratta quindi di un processo globale, non limitato al solo front loading (consultazione preliminare e precoce). Il Comitato ritiene che lo si dovrà esaminare dettagliatamente in tutti i suoi aspetti e avviare la concertazione più ampia possibile con gli Stati membri, gli operatori del settore e le altre parti interessate.

4.3.15

L'obiettivo della scheda n. 2 è quello di riformare la normativa vigente per la protezione del novellame attraverso il progressivo raggruppamento delle misure tecniche per le attività di pesca. Malgrado il Comitato sostenga questa impostazione per attività di pesca in relazione a tutte le misure di gestione, ritiene che essa sia applicabile in via prioritaria alle misure tecniche. La Commissione propone un sistema basato sulla riorganizzazione del dispositivo giuridico delle norme che regolano tali misure, prevedendo che il Consiglio disciplini in modo conciso gli orientamenti generali e la Commissione più dettagliatamente gli aspetti tecnici. Il CESE esprime preoccupazione per una semplificazione che permetterebbe alla Commissione di legiferare assumendo competenze che attualmente appartengono al Consiglio dei ministri. Pertanto il Comitato è del parere che, anche se la legislazione viene elaborata conformemente alle misure di semplificazione proposte, la decisione finale debba essere sottoposta all'esame del Consiglio.

4.3.16

Per quanto riguarda la possibilità di autorizzare gli Stati membri ad adottare specifiche misure tecniche da applicare a livello locale, prevista dalla scheda n. 2, il CESE osserva che una tale autorizzazione contrasta con la necessaria armonizzazione delle disposizioni che regolano la PCP e può quindi creare disuguaglianze e situazioni di discriminazione tra i pescatori dei diversi Stati membri dell'Unione, specialmente se soggetta ad abusi o non controllata adeguatamente. Pertanto le eventuali proposte in tal senso degli Stati membri dovrebbero anch'esse venir sottoposte all'approvazione del Consiglio.

4.3.17

Per attuare le misure proposte la Commissione ritiene necessario incrementare la consultazione preliminare del settore, valutare i risultati delle misure tecniche utilizzate e prevedere una migliore definizione di taluni concetti tecnici, elaborare opuscoli e documenti informativi, utilizzare le tecnologie dell'informazione e ridurre gli obblighi di comunicazione imposti ai pescatori. Il CESE, che ritiene necessarie tutte queste azioni, desidera far notare alla Commissione che il ricorso alle tecnologie dell'informazione per la raccolta e la gestione dei dati rende logicamente necessario un processo di adattamento e un sostegno finanziario che permetta alle navi di adeguarsi alle nuove tecnologie. Il Comitato ritiene pertanto che occorra prevedere un ragionevole periodo transitorio necessario per definire il processo in concertazione con i tecnici, gli operatori del settore e gli Stati membri, al fine di offrire tutte le garanzie di riservatezza commerciale, ottenere la fiducia e l'adesione degli interessati, verificare il processo nella realtà, contribuire agli oneri finanziari supplementari imposti dai nuovi materiali di cui si richiede l'utilizzazione e garantire così il successo di questa riforma che va nel senso della semplificazione

4.3.18

La scheda n. 3 propone di ridurre i testi legislativi relativi alla raccolta ed alla gestione dei dati per la PCP. Tale semplificazione prevede, analogamente alla scheda n. 2, di riorganizzare il dispositivo giuridico attuale in base a un regolamento del Consiglio di impostazione generale e a un regolamento di applicazione della Commissione relativo agli aspetti tecnici e amministrativi. Il CESE ribadisce la preoccupazione manifestata nel precedente punto 4.3.14 riguardo alle competenze che la Commissione intende assumere.

4.3.19

Per ragioni di semplificazione la Commissione propone, nella scheda n. 3, di elaborare un programma pluriennale per la raccolta e la gestione dei dati, allo scopo di ridurre gli oneri amministrativi degli Stati membri. Il Comitato giudica la proposta della Commissione opportuna e necessaria, fatte salve le osservazioni esposte precedentemente al punto 4.3.17.

4.3.20

La scheda n. 4 intende riformare la legislazione vigente in materia di controllo mediante una revisione dei regolamenti esistenti ed un loro adeguamento alla riforma della PCP. Il CESE giudica di estrema importanza la revisione dei regolamenti in materia di controllo per armonizzare le diverse norme ed evitare che possano dare adito ad interpretazioni differenti. Le disposizioni relative alle ispezioni ed ai controlli devono essere molto chiare, soprattutto in termini di ispezioni, dei metodi per realizzarle e delle forme in cui vengono eseguite. Il Comitato chiede comunque alla Commissione che, nel quadro della semplificazione della legislazione sul controllo, si tenga sempre presente l'Agenzia comunitaria di controllo della pesca.

4.3.21

Nella scheda n. 5 la Commissione propone la revisione di tutte le disposizioni in materia di controllo ed informatizzazione. È prevista l'elaborazione di regolamenti dopo che il Consiglio avrà approvato la proposta della Commissione concernente la registrazione e la trasmissione elettronica dei dati sulle attività di pesca e i sistemi di telerilevamento (12). Si prevede inoltre l'informatizzazione della gestione degli accordi di pesca con i paesi terzi, al fine di consentire la gestione informatizzata delle licenze di pesca e dei dati relativi alle catture e allo sforzo di pesca collegati agli accordi. Il CESE ritiene necessaria una tale informatizzazione dei sistemi di controllo e ribadisce quanto osservato in precedenza (cfr. punto 4.3.16) circa la necessità di un periodo transitorio per l'applicazione delle tecnologie dell'informazione.

4.3.22

La scheda n. 6 prevede la revisione dell'intera legislazione della PCP al fine di eliminare le disposizioni che istituiscono obblighi di comunicazione superfui o inutili ai fini della corretta attuazione della PCP. Il CESE ritiene necessario che in tale processo di semplificazione sia prevista l'eliminazione di tutti gli obblighi di comunicazione superfui o inutili, per ridurre gli oneri burocratici imposti agli interessati e agli Stati membri.

4.3.23

La scheda n. 7 prevede infine la semplificazione delle autorizzazioni di pesca fuori delle acque comunitarie in base alla riforma dei dispositivi relativi alla gestione degli accordi di pesca con i paesi terzi. Tale semplificazione prevede di riorganizzare il dispositivo giuridico attuale riservando al Consiglio i principi di base e gli aspetti tecnici e amministrativi alla Commissione. Il Comitato considera necessaria tale semplificazione e propone alla Commissione di elaborare un accordo tipo che costituisca la base per la negoziazione degli accordi di pesca con i paesi terzi, nonché la preparazione e l'emissione informatizzate delle licenze di pesca.

4.3.24

Per il Comitato la semplificazione e il miglioramento della PCP a favore delle flotte che operano al di fuori delle acque comunitarie richiede inoltre un'impostazione per attività di pesca e un trattamento speciale a tutti i livelli: flotta, autorizzazioni, licenze, permessi, dichiarazioni, ecc. In effetti, il Comitato ritiene che le navi che battono bandiera di uno degli stati membri dell'Unione europea e che esercitano la pesca fuori delle acque comunitarie debbano veder adeguati i loro diritti e i loro obblighi alle catture che essi eseguono e alle zone in cui operano. Il Comitato chiede pertanto alla Commissione di inserire tale obiettivo nel piano di azione, che non deve limitarsi soltanto al capitolo «accordi di pesca» (o accordi di associazione). A tale proposito il Comitato mette in rilievo la necessità del rispetto della clausola sociale accettata dalle parti sociali comunitarie.

4.3.25

Da ultimo, il Comitato ritiene che la lotta contro la pesca di frodo, non regolamentata e non dichiarata, uno degli obiettivi della PCP e in particolare della sua dimenzione esterna, andrebbe anch'essa menzionata nel piano d'azione sotto forma di obiettivo destinato a definire un processo di lotta contro tale attività illegale quanto più semplice ed efficace possibile. A giudizio del Comitato tale processo deve incentrarsi sull'accesso ai mercati di consumo, sul rafforzamento dei poteri dello Stato del porto corrispondente e sulla proibizione di trasbordi in alto mare.

5.   Osservazioni particolari

5.1

Il piano d'azione 2006-2008 che la comunicazione in esame presenta è di cruciale importanza per migliorare la legislazione comunitaria in materia di pesca. Nell'ambito del controllo e della gestione delle risorse della pesca non sono stati individuati atti legislativi importanti da aggiungere a quelli proposti nel testo. Il Comitato esorta pertanto la Commissione a procedere senza indugi sulla strada intrapresa.

5.2

Il Comitato ritiene che tra gli atti legislativi che si intendono migliorare e semplificare, quello relativo ai TAC/contingenti e sforzi di pesca abbia la massima importanza per lo sviluppo dei piani di gestione pluriennali.

5.3

L'evoluzione del piano d'azione 2006-2008 può obbligare la Commissione ad elaborare nuovi regolamenti di applicazione. A parere del CESE una tale ulteriore produzione normativa non è necessariamente problematica. La cosa importante non è l'incremento dell'acquis comunitario di per sé, bensì il fatto che i regolamenti siano più semplici, diretti alle aziende del settore interessate, di facile lettura ed il più consolidati possibile.

5.4

A proposito di questo ultimo aspetto, il Comitato desidera ricordare alla Commissione le difficoltà di interpretazione che l'attuale legislazione in materia di pesca presenta a causa dei continui rimandi ad altri regolamenti, direttive e comunicazioni. Il consolidamento dei testi è di primordiale importanza per facilitarne la lettura e la comprensione.

5.5

Per elaborare i nuovi testi migliorati e semplificati in materia di controllo è estremamente importante garantire il coordinamento tra la Commissione e l'Agenzia comunitaria di controllo della pesca. Per porre rimedio alle diverse interpretazioni degli Stati membri circa la legislazione comunitaria in materia di controllo della pesca, situazione di cui frequentemente si lamentano i pescatori, è necessario che l'Agenzia comunitaria di controllo della pesca operi allo scopo di unificare i criteri.

5.6

Il Comitato ritiene infine che l'informatizzazione della legislazione comunitaria in materia di pesca sia importante per permettere l'accesso elettronico ai testi comunitari riguardanti il settore. È evidente tuttavia che l'incorporazione delle nuove tecnologie dell'informazione nei battelli da pesca, senza costi per i pescatori, vada effettuata in maniera lenta e progressiva, dato che alcune attrezzature di tipo informatico possono rivelarsi poco adatte all'impiego sulle navi.

5.7

Il Comitato esorta la Commissione a superare le difficoltà che il piano d'azione 2006-2008 potrà presentare, nella convinzione che esso sia necessario e sarà vantaggioso per il settore comunitario della pesca.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2001) 428 def. del 30.7.2001.

(2)  GU C 125 del 27.5.2002, pag. 61, sul Libro bianco La governance europea (COM(2001) 428 def.).

(3)  COM(2002) 278 def. del 5.6.2002.

(4)  COM(2003) 71 def. dell'11.2.2003.

(5)  COM(2005) 97 def. del 16.3.2005.

(6)  GU 321 del 31.12.2003 e rettifica nella GU C 4, dell'8.1.2004.

(7)  COM(2005) 535 def. del 25.10.2005.

(8)  COM(2004) 820 def. del 15.12.2004.

(9)  Regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio.

(10)  COM(2004) 497 def.

(11)  COM(2005) 647 def. dell'8.12.2005.

(12)  COM(2004) 724 def.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/67


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali

COM(2005) 670 def. — [SEC(2005) 1683 + SEC(2005) 1684]

(2006/C 309/14)

La Commissione europea, in data 21 dicembre 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 24 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore RIBBE.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 157 voti favorevoli, 2 voti contrari e 6 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni del comitato

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo, in linea di principio, accoglie con favore la presentazione della comunicazione della Commissione Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali e appoggia gli obiettivi ivi descritti intesi a migliorare la produttività e l'efficienza delle risorse, vale a dire a scorporare ulteriormente la crescita economica dallo sfruttamento delle risorse, riducendo al medesimo tempo anche l'impatto ambientale delle risorse impiegate.

1.2

Il Comitato ricorda nuovamente quanto già segnalato due anni fa alla Commissione, e cioè che una strategia della Commissione in questo campo deve affrontare in modo approfondito anche la questione delle risorse non rinnovabili. Uno dei punti maggiormente criticati dal Comitato è il fatto che il documento della Commissione non dia seguito a questa richiesta.

1.3

A parere del Comitato la strategia dovrebbe contenere anche indicazioni chiare in merito alle risorse non rinnovabili, che sicuramente dovrebbero andare oltre l'orizzonte temporale previsto per la strategia stessa (25 anni). Il Comitato reputa pertanto che sia opportuno integrare la strategia ed estenderne l'orizzonte temporale a un periodo di 50-100 anni, fermo restando che in questo caso, ovviamente, andranno definite delle tappe intermedie.

1.4

D'altra parte va considerato che per la conservazione di determinate risorse naturali (come ad es. gli stock ittici) non si può assolutamente più perdere tempo, ragion per cui a questo riguardo sono indispensabili subito delle azioni concrete.

1.5

Affinché una vera strategia abbia successo è indispensabile formulare anzitutto obiettivi chiari e tangibili, che andranno poi realizzati con strumenti concreti da definire in modo altrettanto chiaro (che costituiscono la strategia vera e propria). Tuttavia nel documento della Commissione si cercano invano sia obiettivi chiari che strumenti concreti, e questo è dovuto sicuramente anche al fatto che, considerato il gran numero di risorse naturali, non può esistere una strategia che tenga conto di tutte e di tutto. A tal fine sono necessarie piuttosto singole strategie specifiche per ciascun settore, e la Commissione, del resto, sta in parte lavorando in tal senso.

1.6

Il Comitato, pertanto, non può considerare la comunicazione della Commissione una vera strategia, ma piuttosto una filosofia di fondo che è assolutamente degna di approvazione e corretta, ma non potrà essere attuata con le banche dati proposte e i gruppi di esperti che si prevede di istituire.

2.   Elementi principali e contesto del parere

2.1

Il 1o ottobre 2003 la Commissione europea aveva pubblicato una comunicazione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata «Verso una strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali» (1). Nella comunicazione venivano discusse le basi di una tale strategia e veniva avviato un primo processo di consultazione con le parti coinvolte o interessate.

2.2

Il Comitato, nel suo parere del 28 aprile 2004 sull'uso sostenibile delle risorse naturali (2), aveva approvato, in linea di principio, la proposta della Commissione di elaborare una strategia in materia.

2.3

Lo scorso 21 dicembre 2005 la Commissione ha presentato una comunicazione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla Strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali (3), che è oggetto del presente parere.

2.4

Il Comitato, ovviamente, esprime anche in questo caso parere favorevole sulla presentazione della «strategia», che a suo avviso va considerata anche nel contesto della strategia per lo sviluppo sostenibile. Secondo il Comitato è assolutamente necessaria una strategia europea per la conservazione delle diverse risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili per poter affrontare in modo sostenibile le sfide che si presenteranno. La comunicazione all'esame va decisamente nella direzione giusta, ma secondo il Comitato le iniziative e le azioni ivi descritte non sono sufficienti.

3.   Osservazioni in merito al contenuto della comunicazione della Commissione

3.1

Nell'analisi intrapresa dalla Commissione sui problemi da risolvere, le due comunicazioni naturalmente non si differenziano. In entrambe si afferma infatti quanto segue:

il funzionamento della nostra economia dipende dalla presenza, e quindi dalla disponibilità, di risorse naturali sia rinnovabili sia non rinnovabili,

le risorse naturali sono importanti per la nostra qualità di vita,

i modelli di impiego delle risorse nella loro forma attuale non possono essere mantenuti, anche se «l'Europa ha migliorato in modo significativo l'uso efficiente dei materiali»,

è pertanto urgentemente necessario un disaccoppiamento (decoupling) ancora più deciso della crescita economica dall'uso delle risorse ovvero dal loro consumo e

un uso delle risorse non efficiente e uno sfruttamento eccessivo di risorse rinnovabili frenano nel lungo periodo la crescita economica.

3.2

Nel documento all'esame viene tuttavia sottolineato con un'intensità decisamente maggiore che non si tratta solo di disaccoppiare la crescita economica dall'impiego delle risorse, ma anche di ridurre le conseguenze ambientali del loro impiego (che è già stato o va ridotto); si tratta quindi di una specie di duplice strategia che la Commissione aveva già presentato anni fa, prima dell'adozione della strategia per lo sviluppo sostenibile, utilizzando il concetto di «fattore dieci».

3.3

Un esempio al riguardo potrebbe essere il seguente: oggigiorno le moderne centrali a carbone, avendo un grado di efficienza maggiore, producono un chilowattora di corrente con un impiego di risorse limitato. Tuttavia, per diminuire ulteriormente l'impatto ambientale, attualmente ci si sforza ad esempio di ridurre maggiormente la rilevanza climatica di ogni tonnellata di carbone utilizzato, anche mediante lo sviluppo di cosiddette centrali «neutrali per il clima» in cui la CO2 prodotta viene dapprima catturata, per poi procedere allo stoccaggio geologico.

3.4

Nella «strategia» all'esame si afferma che questo approccio improntato all'efficienza deve diventare un principio valido per l'impiego di tutte le risorse naturali, cosa di cui il Comitato si compiace vivamente.

Osservazioni critiche del Comitato

3.5

Sebbene il Comitato appoggi pienamente questo approccio della Commissione, esso deve tuttavia formulare alcune osservazioni molto critiche in merito alla «strategia» all'esame.

3.6

La Commissione nella sua comunicazione afferma che occorre distinguere tra risorse rinnovabili e non rinnovabili e che i problemi principali riguardano piuttosto le risorse rinnovabili (per es. le risorse ittiche, le acque dolci).

3.7

La Commissione segnala che l'uso delle risorse è al centro dei dibattiti di politica ambientale europei già da trent'anni e che «una delle principali preoccupazioni degli anni '70, conseguente alla prima crisi petrolifera, era (…) costituit[a] dalla scarsità delle risorse naturali e dai limiti della crescita». Tuttavia «non è stato dimostrato che la scarsezza delle risorse sia un fattore problematico come si temeva anni addietro. Il mondo non è a corto di combustibili fossili ed il mercato, attraverso il meccanismo dei prezzi, è riuscito a gestire e a regolare la loro scarsità».

3.8

In pratica il problema ambientale non consiste principalmente nel fatto che, per esempio, una risorsa non rinnovabile sia scarsa, ancora disponibile o non più disponibile. Il problema ambientale (e anche la Commissione parte proprio da questa considerazione) dipende dalle conseguenze dell'uso ovvero dello sfruttamento eccessivo (per esempio le conseguenze climatiche). Quindi, dal punto di vista ecologico non è un problema in sé il fatto che l'energia solare immagazzinata sotto forma di petrolio, carbone o gas si esaurisca. Il Comitato fa però notare che l'indisponibilità di risorse non rinnovabili, che comincia a farsi sentire, si dimostrerà invece un problema drammatico per la nostra economia e quindi anche un problema sociale con notevoli conseguenze per il tenore di vita delle persone. Non si tratta quindi solo della questione dell'impatto ecologico dello sfruttamento delle risorse, ma, al contrario, si deve assolutamente tener conto anche del potenziale accesso delle generazioni attuali e di quelle future alle risorse naturali. Pertanto, una delle sfide centrali dei prossimi decenni nel quadro del dibattito sulla sostenibilità consiste nel garantire la disponibilità delle risorse anche per le future generazioni. Secondo il Comitato, quindi, il problema della diminuzione delle risorse non ha esclusivamente una valenza ambientale, ma riguarda la sostenibilità che, com'è noto, comprende parametri ambientali, sociali ed economici.

3.9

Il riferimento della Commissione al «mercato», che reagisce alla diminuzione dell'offerta con prezzi più alti, è giustissimo. Tuttavia, gli aumenti talvolta spettacolari del prezzo del petrolio negli ultimi mesi, che hanno colpito duramente anche l'economia europea, naturalmente non possono essere ricondotti solo al prevedibile esaurimento nel lungo termine delle risorse non rinnovabili, ma sono anche legati al potere di mercato del quasi monopolio dell'offerta e all'instabilità politica dei paesi in cui si trovano in prevalenza tali risorse.

3.10

Il CESE rinvia alle osservazioni già formulate due anni fa nel suo parere sul primo progetto di strategia: presentare adesso una «strategia» che si estende solo su 25 anni e che non si occupa, o lo fa in misura del tutto insoddisfacente, della riduzione (a lungo termine senz'altro prevedibile) ovvero dell'esaurimento di determinate, cruciali risorse non rinnovabili (come per es. i combustibili fossili) vuol dire inviare un segnale sbagliato alla società. A parere del CESE la disponibilità di risorse non rinnovabili costituisce un elemento decisivo ai fini dell'assunzione di responsabilità per quanto riguarda i criteri previsti in materia di sostenibilità.

3.11

In questo contesto il Comitato ricorda che numerosi settori economici si basano non solo, in generale, sulla disponibilità di fonti di energia fossili, ma anche sulla loro disponibilità a prezzi contenuti. Le economie nazionali con queste caratteristiche avranno in futuro i maggiori problemi di adattamento. In questo senso il Comitato sottoscrive l'affermazione della Commissione secondo cui «l'uso inefficiente delle risorse» rappresenta «a lungo termine un freno alla crescita».

3.12

Per il momento l'aumento del prezzo delle risorse può ancora essere compensato fino a un certo punto da misure volte ad aumentare l'efficienza. In molti settori, per es. in quelli dei trasporti e dell'energia, situazioni di scarsità ovvero prezzi estremamente elevati potrebbero però richiedere cambiamenti strutturali più significativi. Dato che ciò può essere legato a investimenti molto rilevanti, si dovrebbe intervenire quanto più rapidamente possibile per evitare che i fondi vengano allocati in modo inefficiente.

3.13

Un esempio di riflessione strategica a lungo termine è l'annuncio del governo svedese non solo di rinunciare all'energia nucleare, ma anche di cominciare a uscire dalla dipendenza dal petrolio. È ovvio che una tale impostazione è immaginabile solo come percorso di lungo periodo, che però deve essere iniziato tempestivamente per evitare rotture successive sia in economia che nella società.

3.14

Il Comitato è pertanto del parere che la strategia dell'Ue dovrebbe affrontare in modo attivo i problemi, cosa che essa purtroppo non fa. Ci si chiede se ciò non dipenda dal fatto che effettivamente l'orizzonte temporale di 25 anni sia (decisamente) troppo corto. Il Comitato non può accettare che la Commissione affermi che, all'interno di questa prospettiva temporale, probabilmente non ci si troverà di fronte a gravi fenomeni di scarsità delle risorse non rinnovabili, per cui il problema di queste risorse viene per così dire messo da parte. È necessario che la Commissione si pronunci chiaramente in merito alle risorse non rinnovabili e che tali indicazioni vadano oltre l'attuale prospettiva temporale della strategia. Sarebbe perciò necessario prolungare fin dall'inizio l'orizzonte temporale della strategia, per es. a 50 o addirittura 100 anni, periodo che nell'ottica dell'uso delle risorse è relativamente ridotto. Ovviamente, con un periodo così lungo, per gli obiettivi a lungo termine andranno definite delle tappe intermedie. Il Comitato fa notare che la Commissione, in una comunicazione del 2005 (4), aveva annunciato che avrebbe proceduto in tal senso.

3.15

Nel suo documento la Commissione indica come obiettivo principale della strategia quello di «ridurre gli impatti ambientali negativi prodotti dall'uso delle risorse naturali in un'economia in espansione». Non vi è sicuramente nessuno in Europa che si opporrebbe a un obiettivo così generale, ma anche così vago.

3.16

La Commissione rinuncia volutamente a presentare «in questa fase iniziale» della strategia «l'indicazione di valori-obiettivo». Il Comitato ritiene che ciò sia fondamentalmente sbagliato. Da un lato, infatti, non siamo in una fase iniziale e i problemi sono noti da anni, e in alcuni casi da decenni. Dall'altro il Comitato, già in molte altre occasioni, ha segnalato che, affinché una strategia abbia veramente successo, è indispensabile fissare degli obiettivi chiari. Una strategia è un piano per il raggiungimento di obiettivi dichiarati! Se gli obiettivi sono assenti, formulati in maniera del tutto non vincolante o generici, alla politica viene a mancare anche l'indicazione di quali strumenti d'indirizzo vadano applicati a quale situazione.

3.17

Secondo il Comitato, quindi, la «strategia tematica per l'uso sostenibile delle risorse naturali» non è una vera strategia, ma piuttosto una filosofia di fondo, peraltro totalmente corretta (questo punto va sottolineato esplicitamente), per la quale occorre però ancora elaborare strategie di attuazione specifiche relative alle singole risorse naturali.

3.18

Il Comitato riconosce tranquillamente che è praticamente impossibile trattare in modo completo ed esaustivo tutte le risorse naturali in un'unica strategia. La materia è decisamente troppo complessa, ragion per cui è indispensabile inserire questa giusta filosofia di fondo in strategie specifiche e nella politica generale. Proprio per questo motivo la Commissione, quasi contemporaneamente alla «strategia» all'esame, ha presentato anche una strategia tematica sulla prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti (5) (indirettamente si tratta anche in questo caso di una risorsa naturale) e ha annunciato una strategia tematica per la protezione del suolo. Le decisioni strategiche pertinenti devono essere ancorate saldamente nelle politiche settoriali.

3.19

Tutte le parti coinvolte potrebbero così riconoscere più chiaramente qual è il punto di partenza delle varie strategie. Mediante esempi concreti si potrebbero creare dei collegamenti trasversali con altre strategie e altri settori politici a livello dell'UE e degli Stati membri. In tal modo verrebbero definite più chiaramente le competenze e si potrebbe garantire meglio l'attuazione degli obiettivi strategici.

3.20   Quattro iniziative per realizzare gli obiettivi

La Commissione nella comunicazione menziona in totale quattro nuove iniziative, attraverso le quali si intende gettare le basi per la strategia per i prossimi 25 anni:

«Costruzione della base di conoscenze», che comprende l'istituzione di un centro dati al servizio dei responsabili politici,

«Misurare il progresso», ossia elaborare diversi indicatori entro il 2008,

«La dimensione interna», nel cui quadro la Commissione propone, da un lato, che ogni Stato membro dell'UE predisponga misure e programmi nazionali per l'utilizzo sostenibile delle risorse naturali e, dall'altro, l'istituzione di un «Forum di alto livello, formato da alti funzionari nazionali» responsabile per la definizione della politica nel campo delle risorse naturali; questo Forum dovrebbe inoltre essere composto da rappresentanti della Commissione e, «a seconda dei casi» (resta poi da vedere che cosa si intenda con questa espressione), da organizzazioni di consumatori, da ONG ambientaliste, dall'industria, dal mondo accademico, ecc.,

«La dimensione mondiale», nel cui quadro è prevista l'istituzione di un panel internazionale.

3.21

Il Comitato non mette in dubbio l'opportunità e l'utilità delle banche dati e dei nuovi organi. Quante più conoscenze abbiamo e quante più persone, specie persone con responsabilità politiche, si occupano di questo tema, tanto meglio.

3.22

Tuttavia, il Comitato non può non chiedere alla Commissione se essa creda di avere realmente elaborato una «strategia» in grado davvero di avere un peso a livello politico. Con le misure previste, infatti, non è affatto possibile risolvere i problemi descritti.

3.23

Con affermazioni del genere si dà piuttosto a credere che si debba in primo luogo allargare la base delle conoscenze per creare in tal modo i presupposti dell'azione politica. Il Comitato vede in ciò non tanto una strategia per un'azione coerente, quanto piuttosto una strategia del differimento delle decisioni politiche. La Commissione dovrebbe fare tutto il possibile per evitare che si abbia questa impressione.

3.24

Da anni si sa, per esempio, che la risorsa naturale «pesce» è soggetta a uno sfruttamento davvero eccessivo. La Commissione reagisce a questa situazione minacciosa ogni anno con la richiesta, sicuramente giustissima, di prevedere quote di cattura inferiori, per esempio per evitare una pesca eccessiva del merluzzo (6). Senza successo. Questo è un problema che in futuro non si risolverà né con nuovi dati né con nuovi organi.

3.25

Il Comitato auspica quindi che per determinate risorse naturali (ad esempio per la conservazione degli stock ittici) non si continui sempre solo a parlare, ma che alle parole seguano finalmente i fatti.

3.26

Il Comitato desidera con ciò rendere chiaro ancora una volta che non ritiene assolutamente adeguati i cosiddetti «strumenti» previsti dalla Commissione nel quadro della strategia.

3.27

Già nel parere sul documento preparatorio della Commissione, oltre che in diversi altri pareri, per esempio in merito a questioni relative allo sviluppo sostenibile o su temi di politica energetica o dei trasporti, il Comitato ha invitato la Commissione a:

definire, da un lato, obiettivi chiari, cioè quantificabili, che la politica si propone di raggiungere,

definire chiaramente, dall'altro, gli strumenti, anche e soprattutto quelli che hanno ripercussioni sul piano fiscale, che si intende utilizzare per il raggiungimento degli obiettivi. Più volte, per esempio, il Comitato ha chiesto alla Commissione di indicare come intenda conseguire l'internalizzazione dei costi esterni, tema oggetto di tante discussioni.

3.28

Fino ad ora non vi è stato neanche un minimo sospetto di un'indicazione del genere da parte della Commissione. Si è tanto lontani dalla definizione di obiettivi concreti, come per es. il concetto di «fattore dieci» (7), quanto dalla descrizione e discussione degli strumenti.

3.29

Il Comitato reputa quindi indispensabile che la Commissione, ogni qualvolta parla di una «strategia», indichi chiaramente con quali strumenti di indirizzo politico e con quali misure indispensabili intende realizzare obiettivi definiti chiaramente.

3.30

In questo contesto il Comitato ricorda il proprio parere adottato nel maggio 2006 in merito alla Comunicazione sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibileUna piattaforma d'azione  (8), nel quale affronta parimenti questo problema.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2003) 572 def. dell'1.10.2003.

(2)  GU C 117 del 30.4.2004.

(3)  COM(2005) 670 def. del 21.12.2005.

(4)  COM(2005) 37 def. Cfr. anche i riferimenti al riguardo contenuti nel parere del CESE in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibileUna piattaforma d'azione (CESE 736/2006).

(5)  COM(2005) 666 def.

(6)  Cosa che tuttavia non ha determinato ancora la scomparsa del merluzzo, specie minacciata, dai menù delle mense delle istituzioni europee.

(7)  COM(1999) 543 def. del 24.11.1999, punto 4.4 (Uso e gestione efficienti delle risorse), pag. 15. Cfr. il parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della CommissioneL'ambiente in Europa: quali direzioni per il futuro? Valutazione globale del programma di politica e azione della Comunità europea a favore dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, Verso la sostenibilità (GU C 204, del 18.7.2000, pagg. 59-67).

(8)  COM(2005) 658 def. — NAT/304: parere del CESE in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibileUna piattaforma d'azione (CESE 736/2006).


16.12.2006   

IT

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C 309/71


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio concernente la lotta contro la cocciniglia di San José

COM(2006) 123 def. — 2006/0040 (CNS)

(2006/C 309/15)

Il Consiglio, in data 2 maggio 2006, ha deciso, conformemente al disposto degli articoli 37 e 94 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 24 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore SIECKER.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 166 voti favorevoli, 2 voti contrari e 1 astensione.

1.   Introduzione

1.1

La proposta in esame mira ad avviare la codificazione della direttiva 69/466/CEE del Consiglio dell'8 dicembre 1969 concernente la lotta contro la cocciniglia di San José. La nuova direttiva sostituisce le varie direttive che essa incorpora, preserva in pieno la sostanza degli atti oggetto di codificazione e pertanto si limita a riunirli apportando unicamente le modifiche formali necessarie ai fini dell'opera di codificazione.

2.   Osservazioni di carattere generale

2.1

Il Comitato giudica estremamente utile che tutti gli atti normativi sull'argomento siano raggruppati in una direttiva unica. In linea con le finalità di un'Europa dei cittadini, il Comitato conviene con la Commissione sull'importanza di semplificare e chiarire la legislazione comunitaria in modo che questa risulti più trasparente e accessibile per i comuni cittadini, schiuda loro nuove opportunità e consenta loro di avvalersi dei diritti specifici che essa conferisce.

2.2

Il Comitato si è assicurato che la codificazione in oggetto non comporta alcuna modifica sostanziale ai provvedimenti che raggruppa e ha unicamente la funzione di presentare la legislazione comunitaria in maniera chiara e trasparente. Appoggiando pienamente questa finalità e alla luce delle suddette assicurazioni, il Comitato si esprime a favore della proposta in esame.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


16.12.2006   

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C 309/72


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Rischi e problemi relativi alla fornitura di materie prime all'industria europea

(2006/C 309/16)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 luglio 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere tema: Rischi e problemi relativi alla fornitura di materie prime all'industria europea.

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 22 maggio 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore VOSS e dal correlatore GIBELLIERI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 157 voti favorevoli e 7 astensioni.

1.   Sintesi e raccomandazioni

1.1

Le raccomandazioni esposte qui di seguito vanno intese come linee guida per le decisioni relative all'attuazione di una politica lungimirante delle risorse, della ricerca, dello sviluppo ed esterna, a livello sia comunitario che nazionale. Il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, secondo cui l'Unione europea dovrebbe diventare entro la fine del decennio l'economia più competitiva e dinamica nel mondo, richiede una politica industriale innovativa e in sintonia con gli obiettivi sociali e ambientali che presuppongono la disponibilità ad accogliere i mutamenti strutturali. L'indispensabile cambiamento industriale va predisposto in maniera dinamica e in quanto strategia integrata per uno sviluppo sostenibile. Ciò significa non solo elaborare un processo di creazione del valore più efficiente sul piano dei materiali e prevedere un utilizzo oculato di tutte le risorse, ma anche predisporre la graduale sostituzione delle risorse a disponibilità limitata con quelle rinnovabili. Nel quadro di entrambe queste strategie si va delineando una nuova prospettiva industriale basata sull'innovazione tecnologica e tale da generare posti di lavoro qualitativamente elevati e sicuri nell'industria e nei servizi.

1.2

Nelle economie di mercato, garantire l'approvvigionamento delle materie prime è per lo più responsabilità dell'economia. Alla politica spetta invece il compito di contribuire a creare le condizioni quadro per un'elevata sicurezza dell'approvvigionamento e favorire l'approvvigionamento sostenibile delle materie prime attraverso le politiche dell'industria, della ricerca, dell'occupazione e dell'ambiente. Ciò è importante perché intensificare la promozione di nuove tecnologie significa non solo incidere positivamente sulla competitività e sulla situazione occupazionale, ma anche incoraggiare la transizione verso un'economia sostenibile.

1.3

Le valutazioni del ciclo di vita, che stanno alla base di una politica sostenibile delle materie prime, contribuiscono ad un'estrazione efficiente e a una lavorazione rispettosa dell'ambiente delle materie prime minerali e metalliche, allo sviluppo di processi di riciclaggio e, dove la tecnologia lo consente, alla sostituzione graduale ma sempre più consistente delle materie a disponibilità limitata o tali da favorire l'effetto serra con combustibili poveri di carbonio, rinnovabili e innocui per il clima o al loro consumo tramite tecnologie efficienti con emissioni di anidride carbonica ridotte. Si tratta di un obiettivo da raggiungere soprattutto attraverso una politica mirata da parte sia dell'UE che dei governi nazionali. Il Comitato ritiene che entrambe le strategie, cioè quella intesa ad accrescere l'efficienza e quella incentrata sulla sostituzione di taluni combustibili, consentiranno di ridurre la dipendenza dalle importazioni nell'ambito della fornitura di materie prime.

1.4

La rilevante crescita del consumo mondiale di materie prime potrà portare in futuro a strozzature nella fornitura, quanto meno per alcune di tali materie. Le trasformazioni in atto sul mercato mondiale richiedono un approccio dinamico da parte dell'economia dell'UE e dei suoi Stati membri. Garantire l'approvvigionamento delle materie prime spetta per lo più all'industria, ma le istituzioni dell'Unione europea possono fare la loro parte adottando misure concrete in materia di commercio, di ricerca e di affari esteri, mentre gli Stati membri possono contribuire, con le rispettive politiche delle materie prime e dell'energia, a prevenire il trasferimento delle produzioni all'estero. Il Comitato esorta gli Stati membri dell'UE a partecipare alla formulazione degli orientamenti per una politica europea delle materie prime e dell'energia e ad assumersi la responsabilità di una politica sostenibile delle materie prime in Europa.

1.5

Il Comitato ritiene necessario che l'UE, operando in stretta collaborazione con gli Stati membri e con tutte le categorie interessate, provveda a far sì che la fornitura di materie prime all'industria europea non corra rischi e che le materie prime siano disponibili a prezzi ragionevoli sul mercato mondiale. Per raggiungere tali obiettivi, l'Unione europea, sia attraverso le organizzazioni internazionali come l'OCSE, l'OMC e l'OIL, sia bilateralmente, dovrebbe prendere provvedimenti contro le pratiche concorrenziali sleali e le manovre protezionistiche. Uno strumento chiave a tal fine consiste nel condurre un dialogo intensivo con i soggetti politici e industriali che influenzano il mercato delle materie prime.

1.6

Il Comitato è convinto che l'industria europea abbia tutte le carte in regola per far fronte con decisione alle sfide presenti e future legate ai mutamenti strutturali nel quadro della concorrenza mondiale. L'Europa è un polo industriale competitivo e tale resterà. Al tempo stesso, essa si evolverà verso uno spazio economico sostenibile solo se perseguirà una politica innovativa globale orientata al benessere economico e che tenga conto in maniera equilibrata dei relativi effetti sociali e ambientali.

1.7

In conclusione va sottolineato che, dato l'elevato tasso di industrializzazione dell'Europa, l'approvvigionamento delle materie prime riveste una chiara importanza per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona. La dipendenza relativamente elevata dell'Europa dalle importazioni di materie prime fossili, metalliche e minerali comporta una serie di rischi non solo per la sicurezza degli approvvigionamenti, ma anche per l'andamento dei prezzi delle materie prime in rapporto al consumo mondiale. L'economia e la politica possono prevenire gli effetti negativi adottando misure concrete per un uso più oculato delle risorse, la promozione delle innovazioni tecnologiche nel settore delle materie prime e del riciclaggio, la sostituzione delle materie prime non rinnovabili con quelle rinnovabili e la diversificazione dell'offerta di materie prime con l'aumento delle materie prime europee. Per quanto riguarda il carbone, occorre inoltre valutare la possibilità di applicare l'approccio Clean Coal («carbone pulito») che tiene conto della tutela del clima. Viceversa, limitarsi a garantire la disponibilità delle quantità necessarie a prezzi competitivi significa non risolvere il problema. Per quanto concerne la dimensione esterna, serve uno sforzo politico a livello mondiale per ridurre in modo significativo il crescente impiego di combustibili fossili. Il ruolo dell'Unione europea in questo processo andrà definito nei prossimi mesi.

2.   Presentazione della problematica

2.1

Le materie prime sono il primo anello di una catena di creazione del valore con numerose ramificazioni. In tempi di crescente globalizzazione, esse rappresentano il presupposto per la capacità di funzionamento e le opportunità di sviluppo e di crescita di un'economia nazionale: ciò dicasi per le fonti energetiche e per molte materie prime metalliche, minerali e biologiche, che costituiscono un elemento primario essenziale per l'industria. Riguardo a numerose materie prime, l'Europa si trova in una situazione di dipendenza dalle importazioni alla quale finora si è troppo poco riflettuto ma che, con il rincaro dei prezzi, è destinata ad essere avvertita con maggiore acutezza. Un esempio evidente di ciò è dato dalle impennate dei prezzi dei combustibili fossili, del carbone da coke e dell'acciaio.

2.2

Spesso si ha solo una vaga idea dell'importanza di alcune specifiche materie prime: ciò può dipendere dal fatto che esse rivestono un'importanza secondaria rispetto alla totalità dei fattori di produzione, anche se, a differenza di altri fattori, generalmente non sono sostituibili, quanto meno nel breve periodo. Per questo, fenomeni come la scarsità degli approvvigionamenti o anche interruzioni nella fornitura si traducono spesso in tagli alla produzione. Le oscillazioni dei prezzi sui mercati delle materie prime si ripercuotono in maniera pressoché incontrollata sui costi dei settori produttivi a valle, incidendo quindi sull'intera economia. A questo riguardo è anche importante non trascurare gli aspetti sociali.

2.3

La vigorosa crescita economica di alcune regioni extraeuropee (Cina, India, ecc.) ha portato nell'ultimo decennio a un sensibile innalzamento del consumo di fonti energetiche e di materie prime industriali.

2.4

È inoltre importante menzionare la distribuzione regionale delle materie prime e la discrepanza tra i luoghi di provenienza e quelli di consumo. In questo contesto l'Europa è una regione che mostra sin d'ora un elevato fabbisogno di materie prime e di combustibili fossili, ma anche una dipendenza dalle importazioni che è destinata a crescere ulteriormente in futuro.

2.5

L'approvvigionamento energetico è il volano dell'economia europea. A causa della limitatezza di numerose fonti, dei forti rincari dei prezzi, del peso delle vicende belliche e delle politiche sulla sicurezza dell'approvvigionamento, nonché della frequente inefficacia delle «politiche energetiche» nazionali nel contesto mondiale, l'Europa si trova oggi esposta a un rischio estremamente elevato.

3.   La situazione mondiale

3.1

Le osservazioni che precedono valgono per molte materie prime, ma nel presente parere si esporrà e si analizzerà a titolo di esempio la situazione nel settore delle fonti energetiche. Si è scelto tale settore perché in esso stanno intervenendo sviluppi critici (oscillazioni del prezzo del greggio, sospensione della fornitura di gas russo), perché i dati esistenti al riguardo sono particolarmente attendibili e perché le misure politiche in materia sono già in fase di discussione.

3.2

Nel 2004 la produzione mondiale di greggio ha raggiunto 3.847 milioni di tonnellate. Dall'inizio della produzione industriale di greggio alla fine del 2004 sono stati estratti in totale circa 139 miliardi di tonnellate di petrolio, di cui metà nel corso degli ultimi 22 anni. Ciò significa che oltre il 46 % delle riserve accertate di petrolio convenzionale sono già esaurite.

3.3

In questo contesto va ricordato in particolare il ruolo della Cina, paese che negli ultimi 20 anni si è trasformato da esportatore netto in importatore netto di greggio, e che in futuro dovrà attingere sempre più alle risorse mondiali disponibili per sostenere la sua straordinaria crescita economica.

3.4

Oltre a ciò, altri avvenimenti quali il conflitto iracheno, gli uragani in America, la stasi degli investimenti che ha a sua volta ingenerato strozzature nelle capacità di produzione e di trasporto, le mancate consegne occasionali legate a scioperi e le speculazioni hanno contribuito al consistente rincaro del greggio e, in un secondo momento, del gas naturale. Ciononostante i prezzi reali, depurati cioè dagli effetti dell'inflazione, sono attualmente più bassi che agli inizi degli anni '80.

3.5

Accanto alle fluttuazioni dei prezzi si situa ovviamente anche la questione della disponibilità di combustibili fossili. Alla fine del 2004 il potenziale complessivo di petrolio convenzionale si aggirava intorno ai 381 miliardi di tonnellate. In termini di distribuzione regionale, i paesi del Medio Oriente posseggono circa il 62 % delle riserve mondiali, l'America il 13 % e la CSI poco meno del 10 %. Va però osservato che in Nordamerica si sono già estratti quasi due terzi del potenziale complessivo presunto, mentre nella CSI ci si è fermati a un terzo e in Medio Oriente ad appena un quarto.

3.6

Non molto diversa si presenta la situazione per il gas naturale. Il potenziale complessivo mondiale del gas naturale convenzionale ammonta a circa 461.000 miliardi di metri cubici, il che in termini energetici corrisponde pressappoco al potenziale totale di greggio. Più della metà delle riserve si concentra in tre paesi (Russia, Iran e Qatar), ma si ipotizzano circa 207.000 miliardi di metri cubici di riserve naturali supplementari. Fino a oggi è già stato sfruttato quasi il 18 % delle riserve attestate. Nel 2004 il consumo di gas naturale ha raggiunto il massimo storico di circa 2.800 miliardi di metri cubici: i maggiori consumatori sono risultati gli Stati Uniti, seguiti da Russia, Germania, Regno Unito, Canada, Iran e Italia.

3.7

Le maggiori riserve disponibili sono quelle di carbone. Sulla base del consumo mondiale di carbone per il 2004, si può stimare che le riserve di carbon fossile dureranno altri 172 anni dall'inizio del 2005, e quelle di lignite altri 218 anni. Nel 2004 il carbone ha contribuito al consumo mondiale di energia primaria per il 27 % (di cui, il 24 % di carbon fossile e il 3 % di lignite), percentuale superata solo da quella del petrolio. Nel 2004, infine, il carbone è stata la principale materia prima utilizzata nella produzione di energia elettrica, con una percentuale mondiale di circa il 37 %.

3.8

La ripartizione dei giacimenti di carbon fossile si presenta in modo più equilibrato rispetto al petrolio e al gas naturale. Per quanto infatti la Russia disponga di una porzione ragguardevole delle riserve carbonifere mondiali, importanti giacimenti esistono anche in Nordamerica, Asia, Australia e Sudafrica, regioni in cui la presenza di petrolio e di gas naturale è molto meno consistente. La concentrazione delle riserve mondiali di carbone è considerevole. Quasi tre quarti di esse si trovano infatti in appena quattro paesi: Stati Uniti, Russia, Cina e India, ma anche l'UE, diversamente da quanto avviene per il petrolio e il gas naturale, dispone di considerevoli giacimenti. Va comunque notato che le qualità di carbone differiscono notevolmente tra loro. Nel caso del carbone da coke, prodotto solo in alcune regioni e il cui fabbisogno mondiale è relativamente stabile, i mercati internazionali assorbono circa il 35 % della produzione totale. Nel complesso, sulle piazze internazionali viene commercializzato appena il 16 % della produzione mondiale di carbone. Anche per le esportazioni si registra un'elevata concentrazione in certi paesi e in aumento appare anche la concentrazione delle imprese: in particolare, le forniture per l'esportazione di carbone da coke provengono per oltre il 60 % dalla sola Australia, mentre il 50 % di tutte le esportazioni di coke giunge dalla Cina.

3.9

Negli ultimi decenni il prezzo del carbone ha subito un'evoluzione comparabile a quella del greggio e del gas naturale, anche se il suo tenore energetico è di gran lunga inferiore a quello di questi ultimi. Nell'ambito di un discorso sulle materie prime non si può dimenticare che il carbone può essere utilizzato non solo come fonte energetica e agente riducente fondamentale nella produzione di ghisa grezza, ma anche in maniera molto versatile come carburante, per diverse applicazioni chimiche o nel settore dei materiali da costruzione. Va notato però che per motivi ambientali il carbone è trattato per quanto possibile con tecnologie moderne, pulite ed efficienti, tra cui, visti anche i livelli molto elevati di gas a effetto serra, quelle in grado di captare e immagazzinare l'anidride carbonica da esso liberata.

3.10

Per comprendere meglio quanto la sicurezza dell'approvvigionamento sia un tema spinoso, si consideri quanto afferma l'Agenzia internazionale per l'energia (AIE) nel bollettino World Energy Outlook («Prospettive energetiche mondiali») del novembre 2005, riguardo all'incessante aumento del consumo energetico mondiale. Secondo l'AIE, in assenza di mutamenti nel comportamento dei consumatori, entro il 2030 la richiesta mondiale di energia dovrebbe crescere di oltre il 50 % e attestarsi sui 16,3 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Quanto avvenuto agli inizi del 2006, quando l'interruzione delle forniture di gas russo all'Ucraina ha comportato la riduzione delle forniture dirette in Europa centrale e occidentale, può essere visto come una prima indicazione dei possibili scenari futuri in materia di approvvigionamento, qualora la dipendenza dell'Europa dalle importazioni energetiche dovesse continuare a crescere. Per questo motivo, anche l'attuazione dei due Libri verdi della Commissione sulla sicurezza dell'approvvigionamento e sull'efficienza energetica, come pure un dibattito ampio e costruttivo sul nuovo Libro verde per una strategia energetica europea (COM(2006) 105 def.) vanno visti come un obiettivo prioritario.

3.11

A questo proposito va osservato che le proiezioni dell'AIE appaiono incompatibili con le esigenze di protezione del clima: esse infatti comporterebbero non già la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra necessaria per la protezione del clima, bensì una crescita delle emissioni di CO2 non inferiore al 52 % entro il 2030. Serve quindi uno sforzo politico a livello mondiale per ridurre in modo significativo le emissioni di anidride carbonica determinate dal crescente impiego di combustibili fossili. Il ruolo dell'Unione europea in questo processo andrà definito nei prossimi mesi.

3.12

Da più parti si invoca il ricorso all'energia nucleare come possibile soluzione per l'effetto serra. Tuttavia, al di là dei rischi legati a tale opzione, essa pone degli interrogativi anche riguardo alla sicurezza dell'approvvigionamento. Le riserve mondiali di uranio si trovano in un numero circoscritto di paesi. Le principali regioni estrattive sono ubicate in Australia, Nordamerica, in alcuni paesi africani e nella CSI, anche se si ipotizza la presenza di giacimenti pure in Cina e Mongolia. Un incremento dell'energia nucleare usata a scopi pacifici, specie in Cina, potrebbe condurre a un impoverimento delle riserve entro i prossimi 30 anni.

3.13

Circa il 12 % del greggio disponibile è usato per la produzione di prodotti petrolchimici, di cui le materie plastiche rappresentano un importante sottogruppo. Nel 2004 si sono prodotti nel mondo 224 milioni di tonnellate di materiali plastici, di cui il 23,6 % in Europa occidentale. Stando alle previsioni attuali, il consumo mondiale di materie plastiche è destinato a crescere ulteriormente: l'utilizzo pro capite dovrebbe aumentare del 4,5 % annuo fino al 2010. Il maggiore incremento si avrà sui mercati dell'Europa orientale e del Sudest asiatico.

3.14

Oltre ai combustibili fossili, altre importanti materie prime per l'economia europea sono i minerali, in particolare il minerale di ferro. Nel 2004 si è prodotto nel mondo più di 1 miliardo di tonnellate di acciaio, una quantità di gran lunga più ingente di quella registrata per altre materie. Il consumo di minerali di ferro è stato di 1,25 miliardi di tonnellate nel 2004, una cifra superiore di uno o due ordini di grandezza rispetto a quella degli altri minerali più utilizzati (bauxite: 146 milioni di tonnellate, minerale di cromo: 15,5 milioni di tonnellate, minerale di zinco: 9 milioni di tonnellate, minerale di manganese: 8,2 milioni di tonnellate).

3.15

Nel 2005 la Geological Society of America ha stimato la quantità di minerale di ferro sfruttabile economicamente a 80 miliardi di tonnellate, pari a oltre 100 volte il fabbisogno attuale. Se poi a tale stima si aggiungono le riserve oggi non ritenute sfruttabili sul piano economico, il volume complessivo passa a 180 miliardi di tonnellate di ferro. Nonostante le ingenti riserve disponibili, si prevede che i prezzi dei minerali di ferro rimarranno elevati anche in futuro. Un motivo consiste senz'altro nella posizione dominante di tre grandi società (CVRD, BHP e Rio Tinto), le quali detengono una quota di mercato pari a oltre il 75 % della produzione mondiale di minerale di ferro. Bisogna inoltre fare i conti con le strozzature presenti nel trasporto marittimo, le quali determinano un aumento dei costi di trasporto e quindi prezzi di costo più elevati dei minerali di ferro per l'industria siderurgica europea.

3.16

Per garantire la produzione europea di ferro e di acciaio è necessario tenere conto anche della disponibilità di coke e di carbone da coke. Le esportazioni di carbone da coke dagli Stati Uniti sono destinate ad assottigliarsi, il che porterà a sua volta a un rafforzamento della posizione di mercato del Canada e dell'Australia. Tuttavia, per garantire un approvvigionamento su scala mondiale, serve un'espansione continua delle capacità di tali paesi. L'attuale sviluppo delle cokerie farà della Cina un fornitore sempre più importante di coke, ma anche altri paesi stanno mettendo a punto nuove capacità di produzione del coke per il loro mercato interno.

3.17

Un'altra materia prima importante per la produzione dell'acciaio è costituita dai rottami metallici, il cui commercio mondiale ha subito una netta espansione negli ultimi anni. Data l'alta longevità dei prodotti siderurgici, tuttavia, l'offerta di tale materiale fatica a stare al passo con la domanda, il che significa che il mercato dei rottami — già oggi fortemente sotto pressione — è destinato a espandersi ancora. Malgrado una certa contrazione negli ultimi mesi, è lecito supporre che i prezzi dei rottami, triplicatisi tra il 2002 e il 2004, riprenderanno a crescere nel lungo periodo.

3.18

Altre materie prime metalliche, come il manganese, il cromo, il nickel, il rame, il titano e il vanadio sono importanti agenti leganti che incidono profondamente sulle caratteristiche del materiale di base. Questi metalli — per non dimenticare il palladio, una materia prima fondamentale per il settore high-tech — devono tutti essere importati in Europa.

3.19

Le materie prime finora menzionate, ma anche molte altre, sono ancora disponibili in quantità sufficienti, per cui gli aumenti di prezzo osservabili al momento non fanno presagire un esaurimento a medio termine delle risorse. Ciò però non significa che siano da escludere oscillazioni dell'offerta e della domanda, né che le evoluzioni dei prezzi siano casuali. Nel breve periodo, infatti, l'offerta di materie prime non appare molto flessibile, dati i lunghi tempi di realizzazione dei progetti di prospezione ad alta intensità di capitali. Quando la domanda di materie prime è elevata, è sempre possibile che esse scarseggino e che quindi i prezzi rincarino. Altrettanto dicasi per le capacità di trasporto, le quali vengono anch'esse limitate dalla disponibilità delle materie prime (importate). Il fatto che le riserve e le risorse mondiali siano sufficienti può certo arginare i rischi di disfunzione degli approvvigionamenti sul piano quantitativo, ma non offre alcuna protezione contro i rincari percettibili a breve e a medio termine. Ai fini di una valutazione completa dei rischi legati ai fornitori e ai prezzi sui mercati internazionali delle materie prime, sarà necessario tenere conto di interventi politici, tra cui la formazione di monopoli o cartelli di imprese con un forte posizionamento sul mercato.

3.20

Ciò è tanto più importante in quanto gran parte della produzione, non solo di importanti fonti energetiche ma anche di metalli, tende a concentrarsi in poche regioni della Terra e in certe imprese, e tale tendenza si è accentuata notevolmente sin dall'inizio degli anni '90, almeno per quanto riguarda le materie prime metalliche. Si consideri per esempio che il Cile è riuscito quasi a triplicare la quota di minerale di rame prodotto rispetto al 1990 e che quasi il 40 % della bauxite estratta su scala mondiale proviene dall'Australia. Anche il Brasile è riuscito a migliorare considerevolmente la propria posizione nell'estrazione della bauxite, imponendosi come secondo produttore mondiale ed evidenziando così l'importanza del Sudamerica nella produzione dei minerali grezzi metallici. Altrettanto dicasi per i minerali ferrosi, i quali provengono dal Brasile per circa il 30 %. Tra gli Stati membri dell'UE, solo la Svezia presenta una produzione di minerali ferrosi degna di nota, la quale però corrisponde solo all'1,6 % circa della produzione mondiale.

4.   L'industria europea

4.1

Dato il suo contributo alla creazione di posti di lavoro e di valore, l'industria resta oggi più che mai un elemento di estrema rilevanza per l'economia dell'UE. Si tratta anzi dell'anello principale nella catena di creazione del valore per la produzione dei beni materiali, giacché senza taluni prodotti fabbricati su base industriale la fornitura di numerosi servizi non avrebbe senso. Ne consegue che la produzione industriale non perderà mai la sua importanza come fonte di benessere e che a maggior ragione è essenziale assicurare l'approvvigionamento di materie prime per l'industria. Per le materie prime fossili e molte materie prime metalliche si ravvisa uno squilibrio tra giacimenti e luoghi di utilizzo, squilibrio che per via delle strutture oligopolistiche esistenti nei paesi fornitori può portare a distorsioni del mercato anche in Europa. Come afferma il Libro verde sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, per ridurre la futura dipendenza europea dalle importazioni è necessario adottare misure adeguate per tutte le materie prime.

4.2

Le statistiche mostrano che nelle imprese industriali europee esistono notevoli differenze per quanto riguarda l'efficienza nell'uso sia delle materie prime che dell'energia. Si può affermare che in tutta Europa esiste un potenziale di risparmio che andrebbe concretizzato in via prioritaria, al fine di tagliare la dipendenza globale e intensificare l'attività di sviluppo.

4.3

Esiste un settore industriale che lascia intravedere segnali positivi per il futuro, nonostante la sua dipendenza dalle importazioni di materie prime. La competitività della siderurgia europea sul mercato mondiale deriva dall'avere già superato la fase di mutamento strutturale e dall'averne tratto gli opportuni insegnamenti. Grazie a tale processo di consolidamento, si è creato un assetto che consente alle società di trarre profitti adeguati anche in periodi di crisi. Viceversa, paesi come Cina e India non hanno ancora vissuto la necessaria transizione strutturale.

4.4

Nell'Unione europea, in particolare, l'industria siderurgica dispone di catene del valore sane ed efficienti in cui l'acciaio svolge un ruolo chiave. A ciò si aggiungono alcune condizioni favorevoli sul piano infrastrutturale e logistico: sul mercato siderurgico europeo produttori e clienti si incontrano in un territorio relativamente ridotto e ben collegato con la rete ferroviaria, fluviale e stradale internazionale, il che si traduce in una serie di vantaggi competitivi.

4.5

Inoltre, le imprese siderurgiche europee hanno effettuato considerevoli sforzi e investito somme notevoli nei settori della tutela ambientale e dell'efficienza energetica. Oggi presentano il più alto tasso mondiale di riciclaggio dopo gli Stati Uniti, il che vuol dire che per la produzione utilizzano grossi quantitativi di rottami, risparmiando così sulle risorse. Anche l'utilizzo di agenti riducenti negli altiforni è nettamente inferiore rispetto a molti paesi non europei.

4.6

Malgrado l'atmosfera positiva che regna nell'industria siderurgica europea, bisogna pensare che per via della dipendenza dalle importazioni di materie prime, degli elevati prezzi energetici e del rafforzamento delle misure di protezione ambientale, potrebbe non essere più possibile realizzare a medio termine in Europa il settore dei processi in fase liquida, che potrebbe quindi essere trasferito in regioni in grado di offrire un approvvigionamento sicuro di materie prime e prezzi energetici ragionevoli. Poiché questa situazione non riguarda unicamente il ferro, ma anche l'alluminio e altri metalli, l'Europa rischia di perdere un numero considerevole di posti di lavoro, i quali potranno essere recuperati solo attraverso la ricerca e lo sviluppo nei campi dell'efficienza delle risorse e dell'energia, nonché attraverso processi produttivi innovativi e servizi industriali. Il trasferimento dei processi in fase liquida in paesi con standard ecologici più bassi e la riduzione dei prezzi dell'energia non contribuiscono a promuovere lo sviluppo sostenibile su scala mondiale e non fanno che peggiorare la posizione europea.

5.   Scenari alternativi per le materie prime e tendenze tecnologiche

5.1

Se lo sviluppo dell'economia mondiale continuerà a dipendere, come è avvenuto finora, dall'utilizzo di materie prime fossili, è da prevedere, prima ancora che le fonti di tali materie prime si esauriscano, un aggravamento dei problemi climatici dovuto all'innalzamento delle emissioni di gas a effetto serra. A questo proposito, l'AIE calcola nel suo studio sulle prospettive energetiche mondiali nel 2006 che entro il 2030 le emissioni mondiali di CO2 saranno cresciute del 52 % rispetto al 2004. Stando invece ad altre stime, le emissioni di CO2 dei paesi industrializzati di tutto il mondo andranno ridotte dell'80 % entro il 2050 perché si possa nel lungo termine mantenere i cambiamenti climatici a livelli tollerabili per l'uomo e l'ambiente. Per questo sono richieste tecnologie che permettano di ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

5.2

Un maggiore ricorso alle energie rinnovabili è spesso considerato la soluzione più immediata per ridurre i gas a effetto serra. L'UE è un'antesignana in questo campo, visto che il suo Libro bianco in materia (1) pone come obiettivo esplicito quello di far sì che entro il 2010 il 12 % della disponibilità di energia primaria provenga da fonti energetiche rinnovabili. Tuttavia, per conseguire questo obiettivo non basta procedere a nuovi investimenti nei settori della biomassa, dell'energia eolica e di quella solare. È soprattutto necessario tendere a una minore crescita del consumo energetico rispetto ai tassi attuali. Le potenzialità in termini di risparmio energetico vanno sfruttate a tutti i livelli della creazione di valore, dell'utilizzo e dello smaltimento. Il sostegno mirato al progresso tecnologico consentirà di ridurre le emissioni di gas a effetto serra in futuro, accrescendo nel contempo la competitività dell'industria europea.

5.3

Nel 2005 l'Agenzia europea dell'ambiente è giunta alla conclusione che entro il 2030 si potrebbero produrre 230-300 milioni di tonnellate equivalenti di biomassa (Mtep) all'anno (corrispondenti a 9,6-12.6 x 1019 joule) senza nuocere all'ambiente e consentendo all'UE un alto grado di autosufficienza nei prodotti agricoli. Tale quantità equivarrebbe a circa il 20 % dell'attuale consumo di energia primaria nell'UE a 25. In un anno si otterrebbero così 100 Mtep dai rifiuti, 40-60 Mtep dai prodotti silvicoli e 90-140 Mtep dai prodotti agricoli. Oltre all'energia, dalle materie prime biogeniche è anche possibile ricavare una vasta gamma di prodotti che per motivi di prezzo danno vita solo a mercati di nicchia. Ciò non toglie che l'abbinamento oculato di materie prime e metodi di lavorazione, unitamente alle nuove strategie di riciclaggio, potrebbero rendere materiali, quali ad esempio la bioplastica, competitivi già nel prossimo futuro.

5.4

Il crescente impiego di materie prime rinnovabili si rende ormai necessario su scala mondiale. Finora non si è tenuto sufficientemente conto delle fonti energetiche e delle materie prime rinnovabili nella promozione della ricerca e della tecnologia. Alla luce dei prezzi e dei costi attuali occorre garantire un più ampio sviluppo del mercato e delle tecnologie ricorrendo a una serie di misure di commercializzazione.

5.5

Riguardo alle potenzialità della biomassa ottenuta dai prodotti agricoli, si deve tenere conto che la superficie arabile pro capite al livello mondiale tende ad assottigliarsi drasticamente. Per quanto riguarda la cerealicoltura, ad esempio, è vero che oggi è disponibile circa la stessa quantità di terreno esistente nel 1970, ma è anche vero che all'epoca vi erano quasi tre miliardi di persone in meno: di conseguenza, se nel 1970 la superficie coltivata pro capite era pari a circa 0,18 ettari, oggi la media è di appena 0,11 ettari. Questa tendenza è destinata ad accentuarsi visto che, a causa dell'erosione, della salinizzazione e della desertificazione, ogni anno vengono a perdersi circa 7 milioni di ettari di superficie agricola e oltre un quarto di tutti i terreni coltivati è ormai ritenuto a rischio.

5.6

Stando a stime della FAO, i paesi in via di sviluppo dovranno raddoppiare le loro importazioni di cereali nei prossimi 20 anni: ciò significa che tali prodotti scarseggeranno e diverranno più cari. Il fabbisogno di foraggio per gli animali domestici e la domanda di materie prime rinnovabili nei paesi industrializzati entreranno pertanto sempre più in conflitto con le esigenze alimentari dei paesi in via di sviluppo. Il fabbisogno di foraggio destinato agli animali domestici potrebbe essere contenuto riducendo l'elevato consumo di carne: ciò condurrebbe a una maggiore disponibilità di calorie, dato che circa il 90 % del contenuto energetico si perde attraverso il consumo di foraggio. Sarà quindi necessario procedere ad un migliore impiego delle piante e delle rispettive componenti contenenti legnocellulosa, nonché dei diversi sottoprodotti (legno, paglia, erba, per menzionare solo i più noti). A causa delle elevate esigenze in materia di sviluppo e ricerca, sarà anche indispensabile introdurre nel programma quadro per la ricerca dell'UE una modifica degli schemi tradizionali per quanto riguarda la riserva di materie prime ed energie rinnovabili, nonché l'efficienza.

5.7

Da quanto precede è chiaro che il passaggio alle fonti energetiche rinnovabili e alle materie prime industriali potrà risolvere il problema solo in parte. Al riguardo sarà opportuno impiegare tecnologie che consumino una quantità di gran lunga minore di energia e materie prime per ottenere un'efficienza comparabile a quella odierna. Nell'industria siderurgica si è riusciti negli ultimi 40 anni a ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2 di circa il 50 %. Per promuovere il potenziale per ulteriori risparmi, il consorzio ULCOS (Ultra Low CO 2 Steelmaking — produzione di acciaio a tasso ultra basso di CO2), creato dall'industria siderurgica europea, in collaborazione con alcuni istituti di ricerca, sta pianificando una riduzione considerevole delle emissioni come primo passo verso un processo di produzione dell'acciaio a maggiore efficienza energetica. Grazie ad un processo di riduzione messo a punto negli anni '80, è già possibile ridurre l'impatto negativo sulla qualità del carbone e le emissioni di CO2 fino al 30 % rispetto alla produzione in altoforno.

5.8

Migliorare l'efficienza energetica è lo scopo dell'ambiziosa strategia intesa ad abbattere i costi, a tutelare le risorse e a garantire l'occupazione. Nel settore manifatturiero, i costi delle materie prime, pari in media al 40 % dei costi totali, rappresentano infatti il maggiore fattore di costo. A parità di prestazioni, un impiego efficiente delle materie prime contribuisce sia a ridurre i costi sia, dato il minore consumo di risorse, a salvaguardare l'ambiente. Le imprese possono essere indotte a sfruttare tale potenziale mediante iniziative e programmi statali che incoraggino il miglioramento dell'efficienza (ad esempio, progetti di ricerca e concorsi). Le piccole e medie imprese vanno in particolare sensibilizzate sul potenziale di efficienza e di risparmio insito nell'impiego dei materiali e sulla necessità di promuovere adeguati sistemi di gestione come EMAS e ISO 14001.

5.9

Lo sfruttamento dei giacimenti di materie prime disponibili nell'Unione europea, specie quelli di carbone, deve avvenire in base a standard tecnici molto elevati. Per motivi legati anche alla tutela del clima, l'ulteriore sviluppo delle capacità può essere favorito solo a condizione che si segua anche l'approccio Clean Coal («carbone pulito»).

5.10

Un'altra soluzione alla dipendenza dalle esportazioni è costituita dalle innovazioni tecnologiche dotate di caratteristiche di maggiore efficienza sul piano della produzione, della lavorazione e dell'utilizzazione, come pure dall'aumento delle quote di riciclaggio. In questo ambito, il sostanziale miglioramento dell'efficienza delle materie prime sarebbe da abbinare a processi produttivi innovativi. Ciò fa prevedere una trasformazione nella domanda di talune materie prime, da cui potrà emergere un potenziale di crescita industriale legato alle iniziative di ricerca, con vantaggi non solo per l'industria, ma anche per l'occupazione e l'ambiente rispetto ai tradizionali processi produttivi.

5.11

Accanto alle economie dirette dell'industria, anche nell'ambiente domestico e nei trasporti esiste un considerevole potenziale di risparmio. Le case a basso consumo di energia o a energia passiva procurano un considerevole risparmio di energia primaria ai fini sia del riscaldamento che del raffreddamento. Dotandole anche di tecnologie di approvvigionamento energeticamente efficienti, quali caldaie a gas a condensazione o pompe di calore, sono ipotizzabili economie fino al 90 % della media attuale. Anche per quanto riguarda il trasporto privato, l'idea di ridurre di quattro volte il consumo di energia ottimizzando le tecnologie di propulsione e migliorando i comportamenti individuali sembra a tutt'oggi realizzabile.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Comunicazione della Commissione Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabiliLibro bianco per una strategia e un piano di azione della Comunità.


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/78


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul sistema europeo di statistiche integrate della protezione sociale (Sespros)

COM(2006) 11 def. — 2006/0004 (COD)

(2006/C 309/17)

Il Consiglio, in data 10 febbraio 2006, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 2 giugno 2006, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice SCIBERRAS.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 162 voti favorevoli e 5 astensioni.

1.   Raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo sottolinea che, per rafforzare la dimensione sociale della strategia di Lisbona, gli Stati membri dovrebbero ricorrere al nuovo quadro per dare un maggiore peso politico all'obiettivo della modernizzazione e del miglioramento della protezione sociale. La dimensione sociale è essenziale per raccogliere le sfide derivanti dalla globalizzazione e dall'invecchiamento della popolazione. Vanno ugualmente sottoscritti e sostenuti gli altri obiettivi della strategia di Lisbona, vale a dire una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro, e una maggiore coesione sociale (1).

1.2

Il Comitato reputa che il sistema europeo di statistiche integrate della protezione sociale (Sespros) sia importante nel quadro del metodo aperto di coordinamento per quanto attiene ai settori dell'inclusione sociale e delle pensioni.

1.3

Serve un approccio analitico basato su indicatori affidabili e comparabili. Ciò è fondamentale per tracciare un quadro attendibile dei progressi compiuti o meno nella realizzazione degli obiettivi fissati. Secondo il Comitato, oltre a razionalizzare le statistiche è anche necessario definire indicatori qualitativi.

1.4

Alcuni Stati membri potrebbero avere difficoltà a finanziare l'elaborazione delle statistiche necessarie. Occorre pertanto tener conto della capacità degli Stati membri di raccogliere le informazioni necessarie. Inoltre, andrebbero valutati in precedenza i costi, anche minimi, che ciascuno Stato membro dovrà sostenere per svolgere questo compito, per il quale non sono previsti finanziamenti. Il Comitato si compiace che la Commissione preveda un sostegno finanziario per gli Stati membri al fine di innovare l'attuale sistema.

1.5

È altresì importante che la scelta degli indicatori si ispiri a criteri non monetari basati sui bisogni individuali, quali l'accesso, la qualità e la partecipazione (2).

1.6

Un raffronto minuzioso delle statistiche può anche essere utile ai governi degli Stati membri per adattare gli attuali sistemi di sicurezza sociale alle esigenze delle rispettive società e soddisfare i bisogni delle categorie di persone non coperte dagli attuali sistemi di protezione sociale.

1.7

Un'elaborazione accurata può servire inoltre alla creazione e alla promozione di programmi mirati a favore delle fasce sociali vulnerabili ed escluse, in particolare al fine di sradicare la povertà infantile.

1.8

Negli ultimi anni la cooperazione a livello politico nel campo della protezione sociale ha fatto enormi passi avanti in tutti gli Stati membri. L'obiettivo dell'azione proposta di armonizzare i dati sulle statistiche comunitarie della protezione sociale può essere realizzato solo dalla Comunità, e non dai singoli Stati membri.

1.9

Gli indicatori e la valutazione dei risultati economici e del programma per la crescita e l'occupazione possono contribuire a dare un giudizio sui risultati della strategia di Lisbona. È però necessario collegare tali indicatori a quelli relativi alla protezione sociale. Questo è infatti il modo migliore per valutare i risultati dell'intera strategia di Lisbona.

2.   Introduzione

2.1

Al fine di realizzare gli obiettivi previsti dalla strategia di Lisbona è necessario analizzare la dimensione della protezione sociale e rendere visibili e comparabili i suoi diversi obiettivi ed elementi. Il nuovo quadro della Commissione per il coordinamento aperto della protezione sociale è uno strumento destinato agli Stati membri e all'UE a questo scopo. Come il Comitato ha affermato nel parere sulla strategia per il coordinamento aperto della protezione sociale (3), è necessario creare indicatori adeguati per tale strumento.

2.2

I regimi di sicurezza sociale in tutta l'UE si sono evoluti in base alla storia e alle condizioni specifiche dei singoli Stati membri, dando luogo a sistemi diversi a seconda dei paesi.

2.3

Il concetto di protezione sociale comprende l'insieme delle prestazioni erogate da organismi pubblici o privati per consentire alla comunità (famiglie o singoli individui) di far fronte a determinati rischi o esigenze (4).

2.4

La protezione sociale ha conosciuto uno sviluppo considerevole dagli inizi degli anni '90, quando si era creata una certa confusione in seguito a due raccomandazioni del Consiglio: una relativa alla convergenza degli obiettivi e delle politiche della protezione sociale (92/442/CEE) e l'altra intesa a definire criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale di tutti gli Stati membri dell'UE (92/441/CEE) (5).

2.5

Altre comunicazioni sulla protezione sociale hanno reso questo tema prioritario nell'agenda europea, contribuendo in modo positivo a creare una concezione comune della protezione sociale in Europa (6).

2.6

È sorta così la necessità di un'efficace valutazione comparativa (benchmarking), fondata sulla cooperazione (già in atto) e su un coordinamento che consiste in particolare in uno scambio di opinioni e di raccomandazioni basate sulle migliori pratiche.

2.7

La questione più delicata restava la definizione concertata di indicatori comuni. I sistemi di statistiche comparative esistenti andavano rivisti ed era necessario analizzare le caratteristiche, le cause e gli sviluppi dell'esclusione sociale, oltre che migliorare la qualità dei dati.

2.8

Gli indicatori e la valutazione dei risultati economici e del programma per la crescita e l'occupazione possono contribuire a dare un giudizio sui risultati della strategia di Lisbona. È però necessario collegare tali indicatori a quelli relativi alla protezione sociale. Questo è infatti il modo migliore per valutare i risultati dell'intera strategia di Lisbona.

3.   Sintesi del documento della Commissione

3.1

I sistemi di protezione sociale sono molto sviluppati nell'UE. La loro organizzazione e il loro finanziamento rientrano fra le competenze degli Stati membri.

3.2

All'UE spetta il ruolo specifico di garantire la protezione dei cittadini sia all'interno di ciascuno Stato membro che nel quadro della mobilità transfrontaliera, conformemente alla legislazione comunitaria intesa a coordinare i sistemi nazionali di sicurezza sociale.

3.3

È fondamentale, pertanto, concertare una serie di indicatori comuni, il che presuppone l'impegno degli Stati membri a mettere a punto strumenti indispensabili come Sespros. Come specificato nella proposta della Commissione, un quadro giuridico per Sespros «accrescerà le possibilità di impiego delle attuali raccolte di dati in termini di tempestività, copertura e comparabilità».

3.4

Al Consiglio europeo dell'ottobre 2003 (7) si è convenuto che la relazione congiunta annuale sull'inclusione e la protezione sociale sarà il principale strumento informativo per razionalizzare il metodo aperto di coordinamento (MAC) (8).

3.5

Nella comunicazione della Commissione Lavorare insieme, lavorare meglio: un nuovo quadro per il coordinamento aperto delle politiche di protezione sociale e di integrazione nell'Unione europea è stata espressa la necessità di definire un nuovo quadro per rafforzare il MAC e conferirgli maggiore visibilità (9).

3.6

La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio su Sespros sottolinea l'importanza della dimensione sociale come uno dei pilastri della strategia di Lisbona.

3.7

L'obiettivo del regolamento è quello di definire un quadro per la raccolta e l'elaborazione di dati sulla protezione sociale da parte degli Stati membri. Attualmente, infatti, vengono utilizzati diversi metodi e le definizioni variano a seconda degli Stati membri, il che rende impossibile la comparazione dei dati. L'impossibilità di procedere a un raffronto riduce l'utilità di tali dati ai fini di un'analisi dei sistemi di protezione sociale nell'UE.

3.8

Gli obiettivi della proposta della Commissione verranno realizzati meglio se l'elaborazione e l'analisi delle statistiche saranno effettuate a livello comunitario sulla base di dati raccolti nei diversi Stati membri con un metodo armonizzato.

3.9

Il Comitato concorda con il giudizio secondo cui il quadro giuridico di Sespros contribuirà a realizzare gli obiettivi di competitività, occupazione e inclusione sociale definiti nella strategia di Lisbona e, di conseguenza, aiuterà a migliorare i sistemi di protezione sociale nei vari Stati membri.

3.10

Anche il metodo aperto di coordinamento, che faciliterà i lavori nel settore della protezione sociale, comporta la necessità di statistiche comparabili e affidabili nel campo della politica sociale (10).

3.11

I principali elementi del regolamento della Commissione sono:

il sistema centrale Sespros, che riguarda i flussi finanziari delle spese e delle entrate nell'ambito della protezione sociale,

oltre al sistema centrale, l'aggiunta di moduli sui beneficiari delle pensioni e sulle prestazioni nette di protezione sociale.

4.   Metodologia di Sespros

4.1

La metodologia Sespros è stata sviluppata alla fine degli anni '70 come risposta alla necessità di uno strumento specifico per monitorare a livello statistico la protezione sociale negli Stati membri dell'UE (11).

4.2

Il manuale Sespros del 1996 conteneva un sistema estremamente particolareggiato per classificare le prestazioni sociali.

4.3

La metodologia riveduta del manuale Sespros prevede una maggiore flessibilità, elemento che manca per certi versi nella compilazione delle statistiche da parte di Eurostat.

4.4

Un modo per aumentare la flessibilità consiste nel passare a un sistema centrale corredato da moduli (12).

4.5

Il sistema centrale corrisponde alle informazioni standard pubblicate annualmente da Eurostat sulle spese e le entrate nell'ambito della protezione sociale.

4.6

I moduli contengono invece informazioni statistiche supplementari su aspetti specifici della protezione sociale. I temi oggetto dei moduli vengono stabiliti in base alle esigenze della Commissione e dei vari Stati membri (13).

4.7

Per quanto l'obiettivo di Sespros sia fornire un quadro esauriente della protezione sociale negli Stati membri dell'UE, la sua metodologia non prevede la raccolta di statistiche su temi importanti quali i servizi sanitari, l'edilizia abitativa, la povertà, l'esclusione sociale e l'immigrazione. Vi è poi un considerevole lavoro di elaborazione di tali statistiche da parte di Eurostat e un ampio scambio di informazioni tra gli Stati membri dell'UE in merito alla protezione sociale mediante il sistema d'informazione reciproca Missoc (14). Ciò non toglie che l'adozione di un quadro giuridico per Sespros permetterebbe di avere un quadro più esauriente e realistico della protezione sociale negli Stati membri.

5.   Tendenze nel campo della protezione sociale

5.1   Edilizia abitativa

5.1.1

La reale accessibilità finanziaria degli alloggi è un elemento da valutare attraverso misurazioni quanto più possibile esaustive.

5.1.2

Temi come questo sottolineano ancora una volta l'importanza di elaborare statistiche economiche e sociali negli Stati membri nell'interesse dei cittadini. In questo contesto gli indicatori della sostenibilità andrebbero mantenuti come segnale di avvertimento.

5.2   Pensioni

5.2.1

In molti Stati membri dell'UE vengono compilate statistiche in questo settore.

5.2.2

Tuttavia, la misurazione dei cambiamenti demografici previsti è resa più ardua dalla difficoltà di valutare i dati relativi all'immigrazione. Al riguardo potrebbe essere utile includere le proiezioni relative a tale fenomeno e il suo probabile impatto sulla sostenibilità dei fondi pensionistici finanziati dallo Stato. Di conseguenza, quanto più accurati sono i dati relativi ai flussi migratori, tanto più le statistiche contribuiranno a un processo decisionale adeguato.

Bruxelles, 5 luglio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Parere del CESE, del 20.4.2006, in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni Lavorare insieme, lavorare meglio: un nuovo quadro per il coordinamento aperto delle politiche di protezione sociale e di integrazione nell'Unione europea (relatore: OLSSON). GU C 185 dell'8.8.2006.

(2)  Id.

(3)  Id.

(4)  Caroline de la Porte, «Social Benchmarking, Policy Making and New Governance in the EU».

(5)  Definizione tratta dal manuale Sespros del 1996.

(6)  Caroline de la Porte, «Social Benchmarking, Policy Making and New Governance in the EU».

(7)  Consiglio europeo di Bruxelles del 16 e 17 ottobre 2003, Conclusioni della presidenza.

(8)  COM(2006) 11 def., 2006/0004 (COD).

(9)  COM(2005) 706 def.

(10)  COM(2003) 261 def.

(11)  Id.

(12)  Manuale Sespros (1996).

(13)  Id.

(14)  Manuale Missoc (2004).


16.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 309/81


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Le relazioni fra l'UE e la Comunità andina delle nazioni

(2006/C 309/18)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 luglio 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere: Le relazioni fra l'UE e la Comunità andina delle nazioni.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 1o giugno 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore MORENO PRECIADO.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 5 luglio 2006, nel corso della 428a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 156 voti favorevoli, 2 voti contrari e 10 astensioni:

1.   Introduzione

1.1

La dichiarazione finale adottata in occasione del terzo incontro della società civile organizzata Unione europea (UE)-America Latina e Caraibi (ALC) raccomanda la creazione di una vera e propria associazione basata su una rete di accordi tra l'Unione europea (UE) e i vari organismi della regione. Nella dichiarazione si richiede inoltre l'avvio dei negoziati con la Comunità andina (CAN) (1).

1.2

La dichiarazione di Guadalajara, adottata in occasione del terzo vertice di capi di Stato e di governo UE-ALC (2), definisce «obiettivo strategico comune»