ISSN 1725-2466

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 221

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Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

48o anno
8 settembre 2005


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

II   Atti preparatori

 

Comitato economico e sociale europeo

 

414a Sessione plenaria del 9 e 10 febbraio 2005

2005/C 221/1

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla XXXIII relazione sulla politica di concorrenza — 2003 SEC(2004) 658 def.

1

2005/C 221/2

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale (COM(2004) 143 def. — 2004/0049 (COD))

8

2005/C 221/3

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indennità per inosservanza dei requisiti contrattuali di qualità nei servizi di trasporto ferroviario di merci (COM(2004) 144 def. — 2004/0050 (COD))

13

2005/C 221/4

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Libro bianco sui servizi di interesse generale COM(2004) 374 def.

17

2005/C 221/5

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Lo sfruttamento dell'energia geotermica — il calore endogeno della Terra

22

2005/C 221/6

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'attuazione della fase di spiegamento e della fase operativa del Programma europeo di radionavigazione via satellite COM(2004) 477 def. — 2004/0156 (COD)

28

2005/C 221/7

Progetto di parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità (Inspire) COM(2004) 516 def. — 2004/0175 (COD)

33

2005/C 221/8

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Gestione dei rischi di inondazione — Prevenzione, protezione e mitigazione delle inondazioni COM(2004) 472 def.

35

2005/C 221/9

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio relativo al finanziamento della politica agricola comune COM(2004) 489 def. — 2004/0164 (CNS)

40

2005/C 221/0

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 2759/75, il regolamento (CEE) n. 2771/75, il regolamento (CEE) n. 2777/75, il regolamento (CE) n. 1254/1999, il regolamento (CE) n. 1255/1999 e il regolamento (CE) n. 2529/2001 per quanto riguarda le misure eccezionali di sostegno al mercato COM(2004) 712 def. — 2004/0254 (CNS)

44

2005/C 221/1

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Pechino, 10 anni dopo: valutazione dei progressi registrati in Europa e nei paesi in via di sviluppo in materia di parità fra uomo e donna

46

2005/C 221/2

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro verde — Gli appalti pubblici della difesa COM(2004) 608 def.

52

2005/C 221/3

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/440/CEE del Consiglio relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie COM(2004) 139 def. — 2004/0047 (COD)

56

2005/C 221/4

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla certificazione del personale viaggiante addetto alla guida di locomotori e treni sulla rete ferroviaria della Comunità COM(2004) 142 def. — 2004/0048 (COD)

64

2005/C 221/5

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio relativo all'applicazione di uno schema di preferenze tariffarie generalizzate COM(2004) 699 def. — 2004/0242 (CNS)

71

2005/C 221/6

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento COM(2004) 173 def./3 — 2004/0055 (COD)

77

2005/C 221/7

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dei minori e della dignità umana e al diritto di replica relativamente alla competitività dell'industria europea dei servizi audiovisivi e d'informazione COM(2004) 341 def. — 2004/0117 (COD)

87

2005/C 221/8

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema: La politica occupazionale: il ruolo del CESE dopo l'allargamento e nella prospettiva del processo di Lisbona

94

2005/C 221/9

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo: Finanziamento di Natura 2000 COM(2004) 431 def.

108

2005/C 221/0

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno COM(2004) 2 def. — 2004/0001 (COD)

113

2005/C 221/1

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo — Compensazione e regolamento nell'Unione europea — Prospettive future COM(2004) 312 def.

126

2005/C 221/2

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione integrato nel campo dell'apprendimento permanente COM(2004) 474 def. — 2004/0153 (COD)

134

2005/C 221/3

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Verso una maggiore integrazione delle regioni gravate da svantaggi naturali e strutturali permanenti

141

2005/C 221/4

Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema La politica dei consumatori dopo l'allargamento dell'UE

153

IT

 


II Atti preparatori

Comitato economico e sociale europeo

414a Sessione plenaria del 9 e 10 febbraio 2005

8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla XXXIII relazione sulla politica di concorrenza — 2003

SEC(2004) 658 def.

(2005/C 221/01)

La Commissione europea, in data 4 giugno 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla XXXIII relazione sulla politica di concorrenza — 2003

La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 11 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore CHIRIACO.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 75 voti favorevoli e 1 astensione.

1.   Introduzione

1.1

La relazione annuale del 2003 sulla politica di concorrenza mette in evidenza le modifiche intervenute nella organizzazione interna del settore e nei metodi di lavoro della Commissione e documenta il modo in cui la Commissione assicura la coerenza della struttura della governance economica europea.

1.2

La politica di concorrenza dell'UE svolge un ruolo importante nel conseguimento degli obiettivi di competitività enunciati nella Strategia di Lisbona. Essa comprende non solo le norme in materia di antitrust e di concentrazioni, ma anche l'applicazione di una disciplina efficiente e rigorosa in materia di aiuti di Stato.

1.3

La Commissione, per permettere l'ingresso senza ripercussioni negative dei nuovi 10 paesi aderenti, ha elaborato un sistema di regole di concorrenza comuni a tutti gli Stati membri per un'equa applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato, evidenziando l'importanza di affrontare gli interventi statali che falsano la concorrenza con lo stesso vigore con cui vengono applicate le norme riguardanti le imprese.

1.4

Nel 2003 si sono registrati 815 nuovi casi di violazione del diritto della concorrenza e, tra gli altri provvedimenti, è stata istituita la figura del «funzionario di collegamento» per assicurare il dialogo permanente con i consumatori europei: l'interesse dei consumatori è infatti la missione principale della politica della concorrenza, ma la loro voce non trova sufficiente eco in sede di trattazione dei singoli casi o di discussione degli aspetti della politica comunitaria. Le competenze del «funzionario di collegamento» non sono limitate al controllo delle concentrazioni, ma comprendono altresì le intese contrarie alla concorrenza — cartelli e abusi di posizione dominante — nonché altre politiche riguardanti il settore.

1.5

Nel mese di ottobre 2003 la Commissione europea ha pubblicato un progetto di regolamento e delle linee direttrici sugli accordi di trasferimento di tecnologia, su cui già il CESE ha espresso un parere (1). La proposta di riforma, tenendo conto dell'evoluzione intervenuta in questa tipologia di accordi negli ultimi anni, persegue l'obiettivo di semplificare ed ampliare l'ambito di applicazione del regolamento comunitario di esenzione. Le nuove norme presentano i seguenti vantaggi:

il regolamento di esenzione per categoria prevederà ormai solo una lista nera: tutto ciò che non è espressamente escluso dall'esenzione beneficia dell'esenzione,

una netta distinzione viene operata tra accordi tra imprese concorrenti e accordi tra imprese non concorrenti,

è già prevista l'adozione di un «pacchetto di modernizzazione».

1.6

La Commissione ha inoltre nominato un economista capo per la concorrenza, il cui mandato ha preso effetto il 1o settembre 2003, e contemporaneamente ha rafforzato in maniera positiva il ruolo del consigliere auditore. L'economista capo assolverà tre funzioni principali:

prestare consulenza nelle questioni metodologiche di economia ed econometria inerenti all'applicazione delle regole di concorrenza dell'UE, ed eventualmente contribuire allo sviluppo di strumenti di politica generale,

prestare una consulenza generale nei singoli casi di concorrenza sin dalle prime fasi del loro trattamento,

prestare una consulenza dettagliata nei casi principali di concorrenza che pongono questioni economiche complesse e che richiedono in particolare un'analisi quantitativa sofisticata.

1.7

Il Consigliere auditore, da parte sua, assolverà con maggiori poteri ed indipendenza al ruolo di garante del diritto alla difesa in alcuni procedimenti in materia di concorrenza. Esso dipende direttamente dal commissario responsabile e non riceve istruzioni dalla DG Concorrenza. Può intervenire ogni qualvolta emergano questioni legittime di diritto alla difesa; organizza e conduce in modo obiettivo le audizioni orali, decide sul diritto dei terzi interessati ad essere ascoltati e sul fatto se si debba ammettere la presentazione di nuovi documenti. Su tutto riferisce al commissario competente.

2.   Applicazione delle norme antitrust — art. 81 e art. 82 del Trattato

2.1

Nell'ottobre del 2003 la Commissione ha avviato la fase finale del processo di riforma del sistema di applicazione delle norme antitrust (cosiddetto pacchetto di modernizzazione) al fine di agevolare l'esercizio dei poteri attribuiti alle autorità garanti della concorrenza e di elaborare i meccanismi di cooperazione con le autorità nazionali della concorrenza ed i giudici nazionali previsti dal regolamento 1/2003.

2.2

In particolare il pacchetto di modernizzazione contiene un nuovo regolamento di applicazione sugli aspetti relativi all'audizione delle parti interessate, nonché una serie di altre questioni procedurali come l'accesso al fascicolo e il trattamento delle informazioni riservate. I sei progetti di comunicazioni riguardano tra l'altro le modalità di cooperazione all'interno della rete delle autorità di concorrenza europee e tra Commissione e giudici nazionali, la nozione di impatto sugli scambi tra gli Stati membri, il trattamento delle denunce e gli orientamenti da trasmettere alle imprese al fine di assisterle nella valutazione di questioni nuove o irrisolte. Sull'insieme di tale pacchetto di modernizzazione si richiama il parere del CESE (1).

2.3

Nel corso del 2003 la Commissione ha adottato 5 decisioni contro accordi orizzontali illeciti: carni bovine francesi, sorbati, prodotti a base di carbonio e grafite per applicazioni elettriche e meccaniche, perossidi organici e tubi industriali di rame. Le ammende inflitte ammontano a 400 milioni di euro: il loro importo dovrebbe garantire un effetto dissuasivo. Gli accertamenti comportano lo svolgimento di ispezioni presso le imprese. Viene concessa l'immunità totale all'impresa che rivela per prima l'esistenza di un'intesa e che fornisce prove sufficienti a svolgere un accertamento. È previsto che la Commissione esprima invece parere favorevole quando gli accordi tra imprese non limitano la concorrenza sui mercati interessati ed i consumatori traggono vantaggio da queste cooperazioni. Sempre nel 2003 la Commissione si è pronunciata in merito a tre casi di violazione dell'art. 82 relativi:

alle tariffe imposte da Deutsche Telekom AG alle imprese concorrenti per l'accesso all'infrastruttura locale della propria rete di telecomunicazioni,

alla politica tariffaria di Wanadoo per i servizi ADSL,

all'abuso di posizione dominante posto in essere da Ferrovie dello Stato SpA nei mercati dell'accesso all'infrastruttura ferroviaria, della trazione e del trasporto passeggeri.

3.   Sviluppi della politica di concorrenza a livello settoriale

3.1

Nel 2003 si sono registrati progressi significativi, anche se non del tutto soddisfacenti, nel processo di liberalizzazione del settore energetico (elettricità e gas): è di giugno il pacchetto legislativo volto ad assicurare che tutti i consumatori europei possano scegliere il proprio fornitore entro il luglio 2007. Tali disposizioni mirano a garantire l'equilibrio fra gli incentivi alla creazione di nuove infrastrutture e la piena realizzazione del mercato comune.

3.2

Rimangono, tuttavia, tra i consumatori e tra le imprese di diversi paesi dell'Unione sentimenti diffusi di insoddisfazione per i livelli ancora elevati dei prezzi e la relativa efficienza di questi servizi. Inoltre, specie nei nuovi Stati membri, viene fortemente sottolineata dalle parti sociali e dalle organizzazioni dei consumatori l'esigenza che sia pienamente rispettata l'indipendenza delle autorità nazionali garanti della concorrenza e delle autorità di regolamentazione dei servizi di pubblica utilità.

3.2.1

Quando è in vigore un'ampia e adeguata legislazione in materia di concorrenza capita a volte, specie nei nuovi Stati membri, che le autorità incaricate del controllo e della regolamentazione incontrino resistenze a svolgere il loro ruolo in maniera indipendente; si è pertanto talvolta verificato che le normative del settore non riuscissero a promuovere né gli interessi dei consumatori né l'efficienza dei mercati. Il Comitato è in favore di un rapporto più funzionale tra politica di concorrenza e politiche di tutela dei consumatori. Un movimento di consumatori meglio organizzato e partecipe potrà contribuire anche alle decisioni delle pubbliche autorità e fornirà informazioni sui mercati e sulle pratiche anticoncorrenziali.

3.3

Nel campo dei servizi postali, la direttiva adottata nel 2002 tende alla realizzazione del mercato interno, in particolare tramite una progressiva riduzione dell'area riservata e la liberalizzazione della posta transfrontaliera in uscita. La Commissione inoltre, sulla base di un accordo raggiunto in sede di Consiglio europeo, realizzerà nel corso del 2006 uno studio per valutare l'impatto del servizio universale per ciascuno Stato membro. Sulla base dei risultati di questo studio la Commissione adotterà una proposta di apertura totale del mercato postale a partire dal 2009 o qualunque altra misura al fine di garantire la natura del servizio universale.

3.4

Quanto alle comunicazioni elettroniche, nel luglio 2004 è scaduto il termine per il recepimento del nuovo quadro normativo relativo al settore. Nella sua relazione in merito, la Commissione ha in particolare sottolineato i principi seguenti: i mercati devono essere analizzati in base ai principi della concorrenza; possono essere imposti obblighi soltanto alle imprese che detengono una posizione dominante; tutti i servizi e le reti di comunicazione elettronica devono essere trattati in modo non discriminatorio (neutralità tecnologica). Lo sviluppo e l'accesso generalizzato alle comunicazioni elettroniche non potranno assicurare da soli il rilancio della crescita economica. Per raggiungere questo risultato è fondamentale accrescere il livello delle conoscenze e delle competenze di tutti coloro che saranno chiamati a servirsi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

3.5

Nel settore del trasporto aereo, la Commissione ha deciso nel 2003 di avviare con tutti gli interessati al settore un ampio dialogo settoriale, non riferito a casi specifici, allo scopo di elaborare linee guida trasparenti di tutela della concorrenza nel campo delle alleanze e delle concentrazioni tra compagnie aeree.

3.5.1

È stato inoltre portato avanti il lavoro di definizione ed implementazione di orientamenti comuni per l'applicazione delle norme antitrust nel settore ferroviario per quanto riguarda sia il trasporto merci che quello passeggeri.

3.5.2

Il dialogo settoriale si è sviluppato anche nel settore dei trasporti marittimi, della distribuzione degli autoveicoli e delle assicurazioni, allo scopo di rivedere o adottare norme regolamentari appropriate di esenzione per categoria.

3.5.3

Detto dialogo dovrà tenere conto anche di forme comparabili di trattamento fiscale.

3.6

Media: la Commissione considera il pluralismo dei mezzi di informazione fondamentale per lo sviluppo sia della UE che dell'identità culturale degli Stati membri, ma ribadisce che il controllo sulla concentrazione dei media spetta in prima istanza agli Stati membri. L'applicazione degli strumenti della politica di concorrenza è circoscritta al mercato interessato, all'impatto economico del comportamento delle imprese di media e al controllo degli aiuti di Stato. Tali strumenti non possono sostituire i controlli a livello nazionale sulla concentrazione di media e le misure interne svolte a garantire il pluralismo. Lo scopo dell'applicazione delle regole di concorrenza è semplicemente quello di risolvere i problemi sollevati dalla creazione o dal rafforzamento di posizioni dominanti sui rispettivi mercati e dall'esclusione di concorrenti da tali mercati.

3.6.1

Avremo modo di osservare che questa impostazione della Commissione, pur formalmente corretta, non è stata in grado di impedire o contrastare, soprattutto in alcuni paesi, posizioni dominanti e relative pratiche anticoncorrenziali. I mercati interessati sono diversi e tra di essi un peso determinante ai fini della tutela del pluralismo ce l'ha sempre più il mercato pubblicitario televisivo, che non è stato finora adeguatamente indagato.

3.6.2

Inoltre, nell'attività di controllo sono stati trascurati i metodi che alcuni gruppi societari attivi nel campo dei media impiegano per rafforzare la posizione dominante, in particolare attraverso il ricorso a misure difensive volte a scoraggiare scalate ostili mediante l'indebitamento della target company o attraverso l'attribuzione di diritti di voto multipli che facilitano il controllo della società da parte degli azionisti di minoranza.

3.6.3

La Commissione quindi dovrà essere eccezionalmente vigile nell'applicazione delle norme e delle pratiche concorrenziali.

3.7

Libere professioni: La Commissione ha reso accessibile al pubblico uno studio realizzato dall'Istituto di studi avanzati di Vienna, dal quale emerge l'esistenza di livelli diversi di regolamentazione dei servizi prestati dai liberi professionisti tra gli Stati membri e tra le varie professioni. La conclusione dello studio è la seguente: nei paesi dove la regolamentazione è più ristretta e la libertà nell'esercizio delle professioni è maggiore, è possibile creare globalmente più ricchezza.

3.7.1

Inoltre nel corso della Conferenza sulla regolamentazione delle professioni liberali tenutasi a Bruxelles nell'ottobre 2003 si sono dibattuti, alla presenza di 260 rappresentanti delle categorie interessate, gli effetti delle norme e delle regolamentazioni sulla struttura del mercato e sulla tutela dei consumatori.

3.7.2

In questa stessa occasione il commissario Monti ha annunciato l'intenzione della Commissione di elaborare nel 2004 una relazione sulla concorrenza nei servizi professionali. Questa relazione, che contiene orientamenti e linee guida assai importanti, è stata pubblicata il 9 febbraio 2004.

4.   Riforma del sistema di controllo delle concentrazioni

4.1

Il 27 novembre 2003 il Consiglio ha raggiunto un accordo politico per la riforma del regolamento sulle concentrazioni, che sostanzialmente incorpora le modifiche proposte dalla Commissione nel dicembre 2002. Tali modifiche includevano misure non legislative intese a razionalizzare il processo decisionale, a migliorare l'analisi economica e a garantire una tutela più efficace dei diritti di difesa. È stato inoltre nominato un economista capo per le questioni della concorrenza e istituito un panel per garantire delle conclusioni totalmente indipendenti. Per quanto riguarda la valutazione delle fusioni si rinvia al parere del CESE in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulle fusioni transfrontaliere delle società di capital  (2).

4.2

Obiettivo: garantire che il criterio di valutazione sostanziale del regolamento sulle concentrazioni (criterio della posizione dominante) copra effettivamente tutte le concentrazioni anticoncorrenziali assicurando al contempo la continuità della certezza del diritto. Il criterio di valutazione sostanziale è stato confrontato con quello della diminuzione sostanziale della concorrenza («substantial lessening of competition») ed alla fine la nuova formulazione del criterio adottato è la seguente: «le concentrazioni che ostacolino in modo significativo una concorrenza effettiva nel mercato comune o in una parte sostanziale di esso, in particolare a causa della creazione o del rafforzamento di una posizione dominante, sono dichiarate incompatibili con il mercato comune.»

4.2.1

La nuova disposizione, quando recita «in particolare a causa della creazione o del rafforzamento …..» fa intravedere un potenziale allargamento dell'ambito di applicazione del divieto non più strettamente vincolato al requisito della dominanza. Tuttavia questa norma andrà interpretata ed applicata alla luce di quanto contenuto nella dichiarazione congiunta del Consiglio e della Commissione sull'art. 2 con riferimento al considerando 25 del regolamento (3) laddove si precisa che tale nozione «dovrebbe essere interpretata come riguardante, al di là del concetto di posizione dominante, solo gli effetti anticoncorrenziali di una concentrazione risultanti dal comportamento non coordinato di imprese che non avrebbero una posizione dominante sul mercato in questione». Ne consegue che l'ambito di applicazione continuerà ad essere definito in corrispondenza alla nozione di dominanza.

4.3

Orientamenti sulla valutazione delle concentrazioni orizzontali: ossia le concentrazioni tra imprese concorrenti, o potenzialmente concorrenti. Tali concentrazioni vengono ritenute illegittime solo nella misura in cui rafforzino il potere di mercato delle imprese determinando probabili effetti negativi sui consumatori, in particolare sotto forma di prezzi più elevati, minore qualità dei prodotti o riduzione della scelta. E ciò a prescindere dal fatto se gli effetti anticoncorrenziali derivino dalla creazione o dal rafforzamento di un unico operatore dominante ovvero da una situazione di oligopolio. L'impatto della concentrazione sarà tuttavia valutato in relazione a quanto sarebbe accaduto sul mercato interessato in assenza della concentrazione stessa. Ciò potrebbe significare, ad esempio, che l'acquisizione di una impresa sul punto di fallire non giustificherebbe l'intervento della Commissione.

4.4

Nuove pratiche di buona condotta (best practices): nell'ambito del pacchetto di riforme del 2002 si è svolta una consultazione, conclusasi nel febbraio 2003, avente come obiettivo quello di fornire orientamenti alle parti interessate in merito alla gestione ordinaria dei procedimenti relativi al controllo delle concentrazioni dell'UE.

5.   Cooperazione internazionale

5.1

La Commissione partecipa attivamente al gruppo di lavoro dell'ICN (International Competition Network) sul controllo delle concentrazioni in un contesto multigiurisdizionale. Le attività di tale gruppo sono state ripartite in tre sottogruppi:

notificazioni e procedure,

tecniche di indagine,

quadro analitico.

5.1.1

La Commissione partecipa alle attività di tutti e tre i sottogruppi. Lo scopo principale è quello di migliorare la comprensione reciproca tra giurisdizioni diverse in modo da rendere più efficiente l'attività di controllo delle concentrazioni.

5.1.2

Più in generale l'ICN si configura come una rete virtuale tra varie autorità garanti della concorrenza, intesa a facilitare la cooperazione internazionale e a formulare proposte per ridurre i costi regolamentari e favorire la convergenza procedurale e sostanziale.

5.1.3

Nel corso della seconda conferenza della ICN tenutasi nel giugno 2003 a Merida in Messico è stata posta in particolare evidenza la necessità di adottare in materia di tutela della concorrenza un linguaggio chiaro e facilmente accessibile e si è inoltre ribadito il ruolo strategico dell'attività di promozione della concorrenza nell'ambito dei settori regolamentati, al fine di ridurre i costi regolamentari e di superare gli ostacoli che si frappongono alla comprensione tra giurisdizioni per quanto riguarda in particolare le politiche in materia di concentrazioni.

6.   Aiuti di Stato

6.1

Il controllo degli aiuti di Stato è focalizzato sugli effetti che gli aiuti concessi alle imprese dagli Stati membri producono sulla concorrenza. Obiettivo: garantire che gli interventi pubblici non interferiscano con il buon funzionamento del mercato interno, promuovano la concorrenza e i mercati concorrenziali e rafforzino le riforme strutturali. Va garantito in particolare che gli effetti positivi della liberalizzazione non vengano pregiudicati da misure di aiuto di Stato. Consiglio europeo di Stoccolma: gli Stati membri devono ridurre il livello generale degli aiuti e riorientarli verso obiettivi orizzontali di interesse comunitario (rafforzamento della coesione economica e sociale, occupazione, tutela dell'ambiente, promozione di ricerca e sviluppo delle PMI). La Commissione considera il recupero degli aiuti illegalmente concessi dagli Stati membri una sua priorità.

6.1.1

In questo quadro occorre deplorare la mancata apertura, da parte di una serie di Stati membri, delle gare per gli appalti pubblici ai candidati provenienti da altri Stati membri. Nell'UE il settore degli appalti pubblici ha un fatturato annuo di oltre 1.500 miliardi di euro: la prassi, seguita da alcuni Stati membri, di favorire le proprie imprese nazionali pregiudica la concorrenza ed aumenta l'imposizione fiscale sui consumatori.

6.2

Aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione di imprese in difficoltà. I relativi orientamenti, che sono scaduti nell'ottobre 2004, prevedevano che tali aiuti avrebbero potuto essere considerati legittimi solo se avessero soddisfatto rigorose condizioni. Tali orientamenti hanno formato oggetto di un riesame, il quale si è concentrato in particolare sulle seguenti considerazioni:

garantire che gli aiuti per il salvataggio siano limitati ad un sostegno finanziario reversibile, transitorio ed a breve termine, concesso soltanto per il periodo necessario a realizzare un piano di ristrutturazione completo,

concentrare il controllo degli aiuti di Stato sulle grandi imprese attive in tutta l'UE,

rafforzare il principio secondo cui il beneficiario degli aiuti, in particolare se si tratta di una grande impresa, è tenuto a finanziare buona parte dei costi di ristrutturazione senza gli aiuti di Stato,

applicare il «principio dell'aiuto unico».

6.3

Disciplina multisettoriale per i grandi progetti di investimento: norme rigorose per i settori colpiti da problemi di ordine strutturale. L'elenco di tali settori doveva essere redatto entro la fine del 2003. Poiché per difficoltà metodologiche e tecniche la Commissione ha deciso di rinviare l'adozione di tale elenco, si sono prorogate fino al dicembre 2006 le norme transitorie esistenti relative ai grandi progetti di investimento nei settori «sensibili».

6.4

Aiuti alla ricerca e sviluppo a favore delle PMI: gli aiuti alla ricerca ed allo sviluppo possono contribuire alla crescita economica, a rafforzare la competitività e a dare impulso all'occupazione. Nel caso delle PMI essi sono particolarmente importanti.

6.5

Aiuti per la tutela dell'ambiente, aiuti alla ricerca e sviluppo, aiuti alla formazione, aiuti fiscali. Nell'ambito degli aiuti fiscali, sono stati in particolare esaminati i metodi di tassazione alternativi quali il metodo «cost plus» (reddito imponibile determinato su base forfetaria e corrispondente ad una percentuale dell'importo delle spese e dei costi di funzionamento). Nell'ambito degli aiuti settoriali (cfr. in particolare l'applicazione dell'MTD — meccanismo difensivo temporaneo) sono stati presi in considerazione i settori seguenti: siderurgia, telecomunicazioni, carbone, trasporti ferroviari, trasporti combinati, trasporti su strada, marittimi e aerei.

6.6

Agricoltura: il 23 dicembre 2003 la Commissione ha adottato un nuovo regolamento che istituisce un regime di esenzione per categoria di alcuni tipi di aiuto di Stato, in base al quale gli Stati membri non dovranno più notificare preventivamente tali aiuti alla Commissione ai fini dell'approvazione. Il nuovo regolamento, che sarà applicabile fino alla fine del 2006, riguarda gli aiuti concessi alle PMI del settore agricolo. Data la definizione di PMI (250 dipendenti e 40 milioni di euro di fatturato, o 27 milioni di euro bilancio), rientrano nella sfera di applicazione del regolamento praticamente tutte le imprese del settore agricolo. La Commissione introduce infine una nuova regola di trasparenza: una sintesi di tutti gli aiuti di Stato esentati dagli Stati membri sarà pubblicata su Internet 5 giorni prima dell'inizio del pagamento degli aiuti in modo da garantire a tutte le parti interessate tutte le informazioni utili.

7.   Valutazioni di carattere generale

7.1

Dopo aver riassunto ed in parte commentato la XXXIII relazione della Commissione sulla politica di concorrenza nell'anno 2003, è necessario ora formulare alcune valutazioni di carattere generale sull'insieme della relazione ed in particolare su alcuni dei suoi aspetti più significativi e di prospettiva.

7.2   Rapporto tra politica della concorrenza e politica economica di sviluppo

7.2.1

La politica di concorrenza dell'Unione europea è diventata più efficiente e più aperta ad un rapporto positivo con le imprese ed i consumatori grazie all'introduzione delle nuove procedure di applicazione delle norme antitrust, alla revisione del regolamento sulle concentrazioni e infine ai nuovi assetti organizzativi interni della Commissione.

7.2.2

Grazie alla politica della concorrenza, l'UE ha compiuto sostanziali passi in avanti nel processo di liberalizzazione restituendo alla logica ed alla dinamica del mercato interi settori economici e per ciò stesso lavorando concretamente per la creazione di un mercato unico europeo. La politica della concorrenza dunque è essenziale e la sua piena autonomia va sempre tutelata.

7.2.3

Tuttavia la politica della concorrenza non può soddisfare da sola il bisogno, oggi particolarmente acuto in tutta l'UE, di una intensa ripresa della crescita e di una politica economica di sviluppo sostenibile basate sull'innovazione ed il dialogo sociale. I cambiamenti strutturali intervenuti nella produzione e nel commercio mondiali, a partire da quelli indotti dal nuovo sistema tecnologico, richiedono alla Commissione l'attivazione ed il coordinamento di altri strumenti di politica economica al fine di salvaguardare e rilanciare la competitività dell'economia europea e di rafforzare la coesione economica e sociale, l'occupazione, la tutela dell'ambiente nonché la promozione di vasti ed impegnativi programmi di ricerca e sviluppo. La posizione assunta dalla Commissione nella sua comunicazione Accompagnare le trasformazioni strutturali: una politica industriale per l'Europa allargata ed il relativo parere espresso dal CESE (4), spingono in questa direzione. L'agenda di Lisbona delinea la via da seguire. Occorre tuttavia renderne possibile ed anzi accelerarne l'attuazione, sia a livello generale che settoriale.

7.2.3.1

A livello settoriale il CESE, confermando le considerazioni contenute nel suo parere del 30 giugno 2004 su «LeaderSHIP 2015 — definire il futuro della cantieristica europea — la concorrenzialità mediante l'eccellenza» (5), ribadisce la necessità di portare avanti il nuovo approccio pienamente integrato definito dal Consiglio Concorrenza del novembre 2003 allo scopo di rafforzare la competitività industriale ed incoraggiare in tutti i settori la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione.

7.3   Aiuti di Stato e servizi di interesse generale

7.3.1

Il processo di riforma volto a razionalizzare e semplificare le procedure relative al controllo degli aiuti di Stato ha fatto importanti passi in avanti, perseguendo l'indirizzo fissato dal Consiglio europeo di Stoccolma di ridurre il livello degli aiuti di Stato e riorientarli verso obiettivi orizzontali di interesse comunitario, inclusi gli obiettivi di coesione. In questo senso vanno infatti diverse misure prese dalla Commissione, quali una certa estensione del campo di applicazione degli aiuti alla ricerca e lo sviluppo; le linee direttrici sugli accordi di trasferimento di tecnologia, sulla ristrutturazione delle imprese in difficoltà e sugli aiuti per la formazione e per la tutela dell'ambiente; la disciplina multisettoriale per i grandi progetti di investimento.

7.3.2

Con la sentenza Altmark del luglio 2003, la Corte di giustizia ha confermato, sulla base di alcune condizioni, la esclusione dalla fattispecie di aiuti di Stato delle compensazioni concesse alle imprese incaricate della fornitura di servizi di interesse generale. Rimangono tuttavia aperti alcuni problemi, soprattutto per quanto riguarda la relazione ottimale da stabilire tra aiuti di Stato e servizi di interesse generale (SIG). La natura delle condizioni poste dalla Corte pone infatti l'esigenza di migliorare la certezza giuridica soprattutto in materia di valutazione dei costi, di definizione dei finanziamenti dei servizi (4)e di descrizione degli obblighi di servizio pubblico oggetto di compensazione. Del resto nel Libro verde sui servizi di interesse generale (SIG) pubblicato nel maggio 2003 era stata già riconosciuta la necessità di valutare se i principi che reggono i SIG debbano essere ulteriormente consolidati in un quadro comunitario generale e di precisare la regolamentazione ottimale di tali servizi e le misure per accrescere la certezza giuridica di tutti gli operatori.

7.3.3

Gli obblighi di servizio universale, infatti, ove non correttamente definiti e finanziati potrebbero condurre le imprese soggette a tale obbligo a perdite crescenti per il possibile ingresso dei concorrenti nei segmenti di attività più profittevoli.

7.3.4

Il CESE ribadisce pertanto la necessità, già evidenziata nel proprio parere (1) sul Libro verde presentato dalla Commissione, di adottare un atto normativo chiaro sui SIG al fine di assicurare un accesso efficiente ed equo di tutti gli utenti a servizi di qualità in grado di rispondere alle loro esigenze. Inoltre, in particolare per la riorganizzazione ed il funzionamento dei servizi sociali, raccomanda di favorire un dialogo quanto più ampio possibile con le parti sociali e le ONG.

7.4   Libere professioni

7.4.1

Il lavoro di analisi approfondita svolto dalla Commissione sugli assetti regolamentari dei servizi professionali negli Stati membri è stato molto utile perché ha permesso di motivare con grande efficacia il messaggio sulla necessità di rivedere, seppur con ponderazione, le regolamentazioni restrittive in questo campo e di rendere più produttive e competitive le grandi risorse di cultura e conoscenza esistenti nel mondo professionale: questo si traduce ovviamente in un grande vantaggio, oltre che per gli stessi professionisti, anche per le imprese e per i consumatori.

7.4.2

È diventato così di senso comune, oltre che principio più volte affermato dalla Corte di giustizia, affermare che anche l'offerta dei servizi professionali deve rispettare le regole della concorrenza. Se infatti è assolutamente vero che il criterio economico non può costituire l'unico parametro con cui valutare la prestazione professionale in quanto essa non è una semplice prestazione tecnica applicativa e ripetitiva ma una prestazione che confronta un sapere ad un problema, è anche vero che il suo esercizio costituisce un'attività economica che, se sviluppata nel rispetto delle regole della concorrenza, produce più benessere e può dare un contributo importante all'agenda di Lisbona.

7.4.2.1

Significativo è al riguardo quanto contenuto nella comunicazione della Commissione sulla «Relazione sulla concorrenza nei servizi professionali» (6). In essa infatti si sottolinea, da una parte, il ruolo importante che possono svolgere i servizi professionali ai fini del miglioramento della competitività dell'economia europea in quanto rappresentano input essenziali per le imprese e le famiglie. Dall'altra si argomenta, sulla base anche di ricerche empiriche, sugli effetti negativi che regolamentazioni restrittive eccessive o superate — come quelle a volte esistenti sui prezzi, sulla pubblicità, sui requisiti d'accesso e sui diritti esclusivi e sulla struttura aziendale — possono avere ed hanno sui consumatori.

7.4.3

È necessario allora implementare ed accelerare il processo di riforma. Il CESE sollecita a tale scopo la Commissione a mantenere l'impegno assunto di pubblicare nel 2005 una nuova relazione sui «progressi compiuti nell'eliminazione delle regole restrittive ed ingiustificate» già ricordate in precedenza. Ricorda inoltre che in tale quadro la Commissione si è anche impegnata ad approfondire la relazione che esiste tra il livello di regolamentazione, i risultati economici (prezzi e qualità) e la soddisfazione dei consumatori.

7.4.4

Nello stesso tempo il CESE richiama l'importanza della sentenza della Corte di giustizia del 9 ottobre 2003 nella causa Consorzio industria fiammiferi, la quale legittima le autorità nazionali a «disapplicare» le norme nazionali che obbligano le imprese a tenere un comportamento contrario all'art. 81 del Trattato CE.

7.4.5

Infine occorre promuovere una maggiore e più consapevole partecipazione delle categorie interessate al processo di riforma.

7.5   Pluralità dell'informazione e diritto della concorrenza

7.5.1

Nella sua XXXIII relazione sulla politica della concorrenza, la Commissione da una parte sostiene che il mantenimento e lo sviluppo del pluralismo dei mezzi di informazione e la libertà di fornire e ricevere informazioni sono obiettivi fondamentali dell'Unione europea in quanto valori costitutivi del processo democratico, dall'altra precisa che il controllo sulla concentrazione dei media spetta in prima istanza agli Stati membri. L'applicazione degli strumenti della politica della concorrenza al settore dei media, aggiunge essa, è semplicemente diretta a risolvere i problemi sollevati dalla creazione o dal rafforzamento di posizioni dominanti nei rispettivi mercati e dall'esclusione di concorrenti da tali mercati. Secondo il CESE, tale distinzione tra compiti dell'UE e compiti degli Stati nazionali da una parte appare assai vaga, dall'altra lascia comunque scoperti alcuni importanti problemi:

intanto va ricordato che nei vari Stati membri esistono regolamentazioni ed approcci diversi che sollecitano una armonizzazione: la Commissione ha cominciato ad intervenire in tal senso nell''89 e ha poi proseguito nel '97 con la direttiva «Televisione senza frontiere», con la quale si indicano non solo obiettivi di efficienza economica ma anche il rispetto delle diversità culturali, la protezione dei minori, il diritto di replica ecc.,

inoltre occorre distinguere, nel campo dei media, tra normative generali antitrust e normative specificatamente orientate a difendere il pluralismo dell'informazione. L'operare delle regole di concorrenza è condizione fondamentale ma non sufficiente per perseguire il pluralismo. A differenza di un regime concorrenziale in cui il potere di mercato di ciascuna impresa deve fare i conti con l'iniziativa e l'attività delle imprese concorrenti, la promozione e difesa del pluralismo richiede invece l'esplicito riconoscimento del diritto dei cittadini di disporre effettivamente di libere fonti di informazione e di un'informazione alternativa e potenzialmente diversa da tutelare a tutti i livelli,

infine il processo di progressiva convergenza tra telecomunicazioni, informatica, radiotelevisione ed editoria rende complessa l'individuazione degli assetti strutturali che i diversi mercati tendono ad assumere. Senza cogliere in modo corretto tale processo, si rischia nello stesso tempo un impoverimento dell'efficacia delle regole della concorrenza e un indebolimento del principio del pluralismo.

7.5.2

La nuova Costituzione europea amplierà in misura significativa il mandato della Commissione. Il CESE è convinto che nel nuovo quadro giuridico la Commissione potrà esercitare con maggiore vigore la sua azione di indirizzo e/o di intervento diretto per la difesa e lo sviluppo della libertà e del pluralismo dell'informazione.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU C 80 del 30.03.2004.

(2)  GU C 117 del 30.04.2004.

(3)  Regolamento 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004.

(4)  GU C 157 del 28.06.2005.

(5)  GU C 302 del 7.12.2004.

(6)  COM(2004) 83 def., del 9 febbraio 2004.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/8


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale

(COM(2004) 143 def. — 2004/0049 (COD))

(2005/C 221/02)

Il Consiglio, in data 28 aprile 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 71 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il proprio parere il 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore CHAGAS.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 119 voti favorevoli, 1 voto contrario e 4 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale (in prosieguo «regolamento sulla qualità nel trasporto passeggeri») fa parte del cosiddetto terzo pacchetto ferroviario, che è stato adottato dalla Commissione europea il 3 marzo 2004 e comprende anche:

la modifica della direttiva 91/440/CEE relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie (COM(2004) 139 def.),

la proposta di direttiva relativa alla certificazione del personale viaggiante (COM(2004) 142 def.),

la proposta di regolamento relativo alle indennità per inosservanza dei requisiti contrattuali di qualità nei servizi di trasporto ferroviario di merci (COM(2004) 144 def.),

nonché

la comunicazione della Commissione «Il futuro dell'integrazione del sistema ferroviario europeo» (COM(2004) 140 def.) e

il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla graduale liberalizzazione del mercato del trasporto internazionale di passeggeri per ferrovia (SEC(2004) 236).

1.2

Il primo pacchetto ferroviario (noto anche come «pacchetto infrastruttura»), in vigore dal 15 marzo 2001 e il cui recepimento nelle legislazioni degli Stati membri era previsto per il 15 marzo 2003, comprendeva i seguenti elementi:

la modifica della direttiva 91/440/CEE, che prevede tra l'altro il libero accesso alla rete transeuropea per il trasporto ferroviario di merci entro il 15 marzo 2003 e la liberalizzazione totale del trasporto internazionale di merci per ferrovia entro il 15 marzo 2008 (1),

l'estensione dell'ambito di applicazione di una licenza europea per le imprese ferroviarie (modifica della direttiva 95/18/CE) (2),

l'armonizzazione delle disposizioni relative alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria, all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza (sostituzione della direttiva 95/19/CE) (3).

1.3

Nell'ottobre 2003, la Commissione europea ha presentato ricorso alla Corte di giustizia europea contro i nove Stati membri che non avevano notificato il recepimento del primo pacchetto ferroviario nelle rispettive legislazioni nazionali. Nel maggio 2004, cinque paesi non avevano ancora provveduto a tale notifica, mentre due Stati membri avevano recepito solo parzialmente le disposizioni nel diritto nazionale.

1.4

Il secondo pacchetto ferroviario è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il 30 aprile 2004 e deve essere recepito nel diritto nazionale entro il 30 aprile 2006. In esso figurano i seguenti documenti:

la modifica della direttiva 91/440/CEE, con cui si prevede di anticipare il libero accesso al mercato per il trasporto ferroviario internazionale di merci al 1o gennaio 2006 e di liberalizzare il trasporto nazionale di merci per ferrovia, compreso il cabotaggio, a partire dal 1o gennaio 2007 (4),

la direttiva relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie (5),

il regolamento che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea (6),

la modifica della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario ad alta velocità (96/48/CE) e della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario convenzionale (2001/16/CE) (7).

1.5

Il primo e il secondo pacchetto ferroviario hanno fornito le basi giuridiche per la creazione di un mercato interno del trasporto ferroviario di merci. Le misure riguardano aspetti quali l'accesso al mercato, il rilascio delle licenze e i certificati di sicurezza delle imprese ferroviarie, l'accesso alle infrastrutture e il calcolo dei diritti di utenza, la creazione di un quadro giuridico in materia di sicurezza delle ferrovie e, infine, l'interoperabilità tecnica del sistema ferroviario.

1.6

Come già rilevato dal Comitato nel parere sul secondo pacchetto ferroviario (8), questo quadro giuridico istituito dal primo e dal secondo pacchetto ferroviario rende necessaria una ristrutturazione totale del settore sul piano organizzativo, l'istituzione di nuovi organismi e la definizione di nuove competenze.

1.7

Nella proposta all'esame, la Commissione propone di adottare disposizioni legislative per proteggere i passeggeri del trasporto ferroviario internazionale analogamente a quanto si è fatto nel settore dell'aviazione civile, dove i diritti dei passeggeri in caso di overbooking e di ritardo sono maggiormente tutelati.

2.   La proposta della Commissione

2.1   Responsabilità e indennizzo

2.1.1

La proposta di regolamento disciplina la responsabilità delle imprese ferroviarie in caso di decesso o di lesioni dei passeggeri, nonché di perdita o danneggiamento del bagaglio.

2.1.2

In caso di ritardi sono previste indennità minime da versare al passeggero (Allegato III), fermo restando il suo diritto di essere trasportato.

ALLEGATO III

Tipo di viaggio

Durata del viaggio

50% di indennità in caso di

100% di indennità in caso di

Viaggi internazionali su un treno ordinario (parzialmente) ad alta velocità

Fino a 2 ore

Ritardo di 30-60 minuti

Ritardo superiore a 60 minuti

Oltre 2 ore

Ritardo di 60-120 minuti

Ritardo superiore a 120 minuti

Viaggi internazionali su treni ordinari convenzionali

Fino a 4 ore

Ritardo di 60-120 minuti

Ritardo superiore a 120 minuti

Oltre 4 ore

Ritardo di 120-240 minuti

Ritardo superiore a 240 minuti

2.1.3

La proposta di regolamento disciplina in modo esaustivo i diritti dei passeggeri in caso di perdita di coincidenza o di soppressione del treno, nonché l'assistenza da prestare agli utenti in caso di ritardo o di perdita di coincidenza.

2.2   Informazioni e vendita dei biglietti

2.2.1

L'Allegato I della proposta stabilisce le informazioni minime che le imprese ferroviarie devono fornire prima, durante e dopo il viaggio, mentre l'Allegato II fissa le informazioni minime da fornire sul biglietto.

2.2.2

Le imprese ferroviarie devono emettere biglietti e/o biglietti globali per le stazioni ferroviarie principali e per le zone circostanti. A tal fine è necessario che diverse imprese ferroviarie collaborino tra loro e concludano contratti per garantire la vendita di biglietti globali. Tali biglietti devono essere emessi nelle biglietterie, presso i distributori automatici, per telefono e via Internet. Qualora le biglietterie siano chiuse o i distributori automatici fuori uso, i titoli di trasporto per i viaggi internazionali devono poter essere acquistati in treno. I venditori di sistemi devono consentire a tutte le imprese ferroviarie di partecipare ai servizi di informazione e di vendita dei biglietti.

2.2.3

Le imprese ferroviarie devono informare il pubblico dell'eventuale intenzione di sopprimere uno o più servizi internazionali.

2.3   Persone a mobilità ridotta

2.3.1

La proposta di regolamento disciplina l'assistenza da fornire alle persone a mobilità ridotta in stazione, a bordo del treno, nonché per salire e scendere dal treno e per prendere una coincidenza. La richiesta di assistenza deve essere inoltrata con 24 ore di anticipo.

2.4   Norme di qualità del servizio e procedure per la presentazione di reclami

2.4.1

Le imprese ferroviarie sono tenute a fissare norme in materia di qualità del servizio (specificate nell'Allegato IV della proposta) e a creare un sistema di gestione della qualità. I dati inerenti alla qualità del servizio vanno pubblicati nella relazione annuale.

2.4.2

Va istituito un meccanismo per il trattamento dei reclami, in base al quale gli utenti hanno il diritto di ricevere una risposta nella lingua in cui hanno inoltrato il reclamo. A tal fine è possibile utilizzare una delle lingue degli Stati membri attraversati dal treno internazionale, mentre il francese, l'inglese e il tedesco sono ammessi in ogni caso. Questo vale anche qualora i reclami vengano presentati in biglietteria.

3.   Valutazione della proposta

3.1   Osservazioni generali

3.1.1

La proposta della Commissione disciplina due aspetti al medesimo tempo. Le proposte sulla responsabilità delle imprese e sulle indennità dovute in caso di ritardo o di soppressione del treno, di danni alle cose o alle persone, nonché quelle sull'assistenza alle persone a mobilità ridotta, hanno un campo di applicazione analogo a quello del regolamento in materia di compensazione e assistenza ai passeggeri nel trasporto aereo, in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato (9). Con la proposta all'esame vengono disciplinati al livello europeo i diritti dei passeggeri in un altro settore dei trasporti, quello ferroviario.

3.1.2

Il secondo aspetto su cui verte la proposta di regolamento riguarda l'introduzione dell'obbligo di cooperazione per le imprese ferroviarie: l'obiettivo in questo caso è garantire ai passeggeri l'accesso a informazioni su orari e tariffe e la possibilità di acquistare il biglietto presso uno sportello unico nell'ambito di un sistema concorrenziale. Questo vale sia per i collegamenti tra le cosiddette «stazioni ferroviarie principali» sia per le stazioni situate nella zona circostante alla stazione principale più vicina. La proposta è strettamente legata a quella relativa alla liberalizzazione del trasporto internazionale di passeggeri, la quale modifica la direttiva 91/440/CEE.

3.1.3

Il sistema attuale, in base al quale i collegamenti ferroviari internazionali per il trasporto di passeggeri sono effettuati in collaborazione tra più compagnie o da associazioni internazionali di imprese ferroviarie, soddisfa i requisiti in materia di informazione su orari e tariffe e, salvo poche eccezioni (es. Thalys e Eurostar), quelli relativi all'emissione dei biglietti. Nel quadro di un sistema di imprese concorrenti, è necessario che tali regole siano mantenute e migliorate mediante disposizioni legislative o regolamentari.

3.2   Campo di applicazione

3.2.1

La proposta si applica ai servizi di trasporto internazionale di passeggeri per ferrovia. Le disposizioni previste riguardano però anche i collegamenti dalle stazioni ferroviarie principali a quelle situate nelle zone immediatamente circostanti.

3.2.2

Il Comitato richiama l'attenzione sul fatto che, nel caso delle coincidenze, può trattarsi di collegamenti soggetti a contratti di servizio pubblico.

3.2.3

Il campo di applicazione viene tuttavia circoscritto dalla definizione di «impresa ferroviaria» (articolo 2, punto 1), che contempla solo le imprese la cui attività principale consiste nel trasporto di passeggeri. Da ciò si potrebbe dedurre che le disposizioni del regolamento non si applicano alle imprese ferroviarie che effettuano anche trasporto merci, il che però sarebbe inaccettabile.

3.3   Responsabilità e indennizzo

3.3.1

In linea di principio, il Comitato accoglie con favore l'introduzione di disposizioni comunitarie sull'indennità da versare ai passeggeri qualora un determinato servizio non sia stato fornito o sia stato corrisposto in misura non soddisfacente, e sugli obblighi di responsabilità delle imprese ferroviarie.

3.3.2

Tuttavia, nelle norme vincolanti andrebbe garantita la parità di trattamento tra i diversi modi di trasporto concorrenti.

3.3.3

Colpisce che, nel caso del traffico ferroviario internazionale, il diritto all'indennità scatti prima che nel settore aereo, e questo anche se, trattandosi di trasporti terrestri, i collegamenti ferroviari comportano spesso tempi di percorrenza più lunghi e sono soggetti a maggiori disguidi. Nel caso dei trasporti aerei, ad esempio, i biglietti sono rimborsabili solo dopo ritardi di almeno 5 ore.

3.3.4

In caso di ritardi ferroviari, il diritto dei passeggeri a ricevere un pasto gratuito deve essere commisurato al tempo di attesa. Nel caso dei trasporti aerei la soglia è un tempo di attesa di almeno 2 ore.

3.3.5

In caso di cancellazione di un volo non vi è obbligo di versare alcuna compensazione pecuniaria qualora la cancellazione sia dovuta a «circostanze eccezionali». Tale clausola di esclusione di responsabilità non è prevista per il trasporto di passeggeri per ferrovia.

3.3.6

Il regolamento sui trasporti aerei non sancisce nemmeno il diritto di risarcimento per danni indiretti dovuti a ritardi o alla cancellazione del volo, mentre nel caso dei trasporti ferroviari è previsto l'obbligo di indennizzo. Inoltre, la proposta di regolamento non fissa alcun massimale per i danni indiretti.

3.3.7

Il limite di responsabilità varia a seconda del tipo di bagaglio: 1.800 euro per il bagaglio a mano e 1.300 per gli altri tipi di bagaglio. Dalla relazione introduttiva si evince che la Commissione si è basata su accordi diversi, ma comparabili (le regole CIV per il settore ferroviario e la Convenzione di Montreal per quello aeronautico). Dal punto di vista dei passeggeri questa differenziazione non è comprensibile.

3.3.8

La proposta di regolamento prevede una serie di disposizioni sulla responsabilità diretta e su quella oggettiva dell'impresa ferroviaria nei confronti dei passeggeri. Ad esempio, la responsabilità per lo smarrimento o il danneggiamento del bagaglio a mano trasportato sotto la custodia del passeggero spetta all'impresa solo qualora essa sia stata inadempiente. Negli altri casi vi è solo una responsabilità oggettiva.

3.3.9

L'impresa ferroviaria non è responsabile dei ritardi dovuti a condizioni climatiche eccezionali, a catastrofi naturali, ad atti di guerra o di terrorismo. Qualora il ritardo sia imputabile ad altre cause, l'impresa è responsabile anche se non ha commesso alcuna inadempienza.

3.3.10

Il Comitato è favorevole, in linea di principio, a prevedere una responsabilità oggettiva in caso di ritardo per tutti i modi di trasporto. Non si tratta di un risarcimento in senso stretto, ma di una compensazione per un servizio non stato fornito. Dal punto di vista del consumatore/utente è irrilevante se il vettore abbia o meno colpa. Le limitazioni previste in tale contesto sono adeguate.

3.3.11

Dalla proposta di regolamento non si evince chiaramente che un passeggero, in caso di ritardo, può rinunciare a intraprendere il viaggio, ottenendo un rimborso totale. Soprattutto nel caso di viaggi d'affari un ritardo può rendere inutile il viaggio.

3.4   Assistenza alle persone a mobilità ridotta e ad altri passeggeri

3.4.1

Il Comitato accoglie con favore le disposizioni in materia di assistenza alle persone a mobilità ridotta.

3.4.2

Le imprese ferroviarie dovrebbero fornire informazioni accessibili a tutti i passeggeri — inclusi quelli a mobilità ridotta, in base alla definizione di cui all'articolo 2, punto 21 -, ubicando sportelli e pannelli informativi a un'altezza appropriata, scrivendo le informazioni con caratteri più grandi e formulando i testi in modo leggibile.

3.5   Informazioni da fornire ai passeggeri e biglietti

3.5.1

Il Comitato è favorevole alle norme relative alle informazioni da fornire ai passeggeri prima, durante e dopo il viaggio (Allegato I). Soprattutto la mancanza di informazioni prima e durante il viaggio in caso di ritardo provoca regolarmente notevole irritazione nei passeggeri.

3.5.2

Quanto alle informazioni minime da fornire sul biglietto (Allegato II), andrebbe specificato se e quando sia possibile restituire il biglietto ottenendone il rimborso. Spesso, infatti, a causa delle notevoli differenze tra i sistemi di prenotazione, ciò non è chiaro.

3.5.3

Il regolamento prevede quanto segue (articoli 3, 5 e 6):

le imprese ferroviarie e/o i tour operator sono tenuti a fornire, tramite tutti i sistemi di vendita (biglietterie, telefono, Internet o altri sistemi disponibili in futuro), informazioni sugli orari, sui costi, sulle modalità per il trasporto di biciclette, ecc., per tutti i servizi, inclusi quelli offerti da altri operatori,

le imprese ferroviarie devono collaborare tra loro per fornire ai passeggeri biglietti globali integrati tramite tutti i sistemi di vendita.

3.5.4

In linea di massima, il Comitato ritiene auspicabile che i passeggeri abbiano a disposizione sistemi di prenotazione e informazione a sportello unico per tutti i collegamenti ferroviari e gli altri servizi collegati.

3.5.5

Desidera tuttavia richiamare l'attenzione sulle particolarità dei trasporti ferroviari:

la dipendenza da una rete, la connessione tra collegamenti internazionali e nazionali a lunga percorrenza e traffico locale, compresi i servizi di interesse pubblico soggetti ad altri obblighi contrattuali,

i vantaggi di poter prenotare il biglietto con poco anticipo (viaggi spontanei), la possibilità di salire a bordo del treno lungo il tragitto e il fatto che spesso non sia necessario prenotare un posto,

il carattere non nominativo dei biglietti.

3.5.6

Un regolamento, essendo direttamente applicabile, non può tener conto in modo adeguato della complessità che viene a crearsi a causa della connessione tra i servizi ferroviari internazionali per il traffico passeggeri e i servizi regionali in una rete in cui sono integrati anche operatori concorrenti che offrono servizi di linea. Il numero delle stazioni interessate (stazioni ferroviarie principali e stazioni situate nella zona circostante), ad esempio, è molto elevato.

3.5.7

Il Comitato sottolinea che, nel caso dei servizi di trasporto ferroviario internazionale di passeggeri, attualmente i requisiti previsti sono in gran parte rispettati. Tuttavia, in un sistema di imprese concorrenti, tali disposizioni vanno mantenute e migliorate mediante norme adeguate.

3.6   Conseguenze del regolamento per i lavoratori

3.6.1

A norma dell'articolo 21 della proposta di regolamento, l'impresa ferroviaria è responsabile del proprio personale. L'articolo 22 prevede invece la possibilità di cumulare le richieste risarcitorie e si applica anche alle azioni nei confronti del personale. Va specificato chiaramente che nei confronti del personale ferroviario non si possono intentare azioni di risarcimento da parte di passeggeri o terzi e che in tale contesto è l'impresa a rimanere responsabile.

3.6.2

La prospettiva di dover corrispondere indennità elevate per i ritardi non deve indurre le imprese ferroviarie a tollerare rischi maggiori sul piano della sicurezza per evitare richieste di risarcimento. Bisogna anche impedire che le imprese ferroviarie esercitino una pressione eccessiva sui loro dipendenti, con il rischio di non rispettare gli orari di lavoro, i tempi di guida e i periodi di riposo. Inoltre, occorre garantire la disponibilità di personale qualificato in misura sufficiente per soddisfare i requisiti di qualità.

3.6.3

L'Allegato IV sulle norme minime di qualità del servizio deve pertanto contemplare anche la qualifica del personale in questione. Questo non vale solo per il personale dei treni, ma anche per quello in servizio presso le stazioni ferroviarie e per gli addetti al trattamento dei reclami.

4.   Conclusioni

4.1

Il Comitato si compiace della presentazione di una proposta di regolamento sui diritti e i doveri dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale. Tale regolamento estende a un altro modo di trasporto le disposizioni in materia di protezione dei consumatori finora applicabili solo nel settore aeronautico.

4.2

Il Comitato è però contrario al diverso trattamento di modi di trasporto concorrenti tra loro. Le disposizioni applicabili al settore ferroviario non devono essere più rigorose di quelle previste per i trasporti aerei.

4.3

Il Comitato reputa che il regolamento vada migliorato per quanto concerne le disposizioni in materia di responsabilità in caso di danni indiretti, la fissazione di massimali di responsabilità e i motivi di esonero della responsabilità in caso di soppressione del treno.

4.4

Il Comitato è favorevole, in linea di principio, al risarcimento del prezzo del biglietto qualora un servizio non sia stato fornito o lo sia stato in misura insufficiente, indipendentemente dal fatto che l'operatore ne abbia o meno colpa, a condizione che tali disposizioni si applichino a tutti i modi di trasporto.

4.5

È favorevole anche all'idea di uno sportello unico per le informazioni e le prenotazioni che garantisca un servizio di qualità ai passeggeri. Nutre tuttavia delle riserve circa l'opportunità di trattare tale aspetto nel quadro del regolamento che fissa norme in materia di indennità e di responsabilità.

4.6

A giudizio del Comitato, la creazione di sistemi di informazione e prenotazione a sportello unico in una rete integrata di operatori che offrono collegamenti internazionali, nazionali, regionali e servizi di trasporto pubblico, in collegamento con operatori concorrenti che offrono servizi di linea, è estremamente complessa, soprattutto se tali prestazioni devono essere offerte tramite tutti i sistemi di vendita.

4.7

Ricorda infine che la presentazione di disposizioni legislative in materia di informazione dei passeggeri e di emissione dei biglietti per i collegamenti ferroviari internazionali va considerata in stretta relazione con la modifica della direttiva 91/440/CEE sulla liberalizzazione dei trasporti ferroviari internazionali di passeggeri.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Direttiva 2001/12/CE, GU L 75 del 15.3. 2001, pag. 1. Parere CESE in GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(2)  Direttiva 2001/13/CE, GU L 75 del 15.3.2001, pag. 26. Parere CESE in GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(3)  Direttiva 2001/14/CE, GU L 75 del 15.3.2001, pag. 29. Parere CESE in GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(4)  Direttiva 2004/51/CE, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 164. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(5)  Direttiva 2004/49/CE, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 44. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(6)  Regolamento (CE) n. 881/2004, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 1. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(7)  Direttiva 2004/50/CE, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(8)  GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(9)  Regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/13


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indennità per inosservanza dei requisiti contrattuali di qualità nei servizi di trasporto ferroviario di merci

(COM(2004) 144 def. — 2004/0050 (COD))

(2005/C 221/03)

Il Consiglio, in data 28 aprile 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 71 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il proprio parere il 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore CHAGAS.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 130 voti favorevoli, nessun voto contrario e 2 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

La proposta di regolamento all'esame fa parte del «Terzo pacchetto ferroviario», adottato dalla Commissione europea il 3 marzo 2004 e comprendente anche:

la modifica della direttiva 91/440/CEE relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie (COM(2004) 139 def.),

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale (COM(2004) 143 def.),

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indennità per inosservanza dei requisiti contrattuali di qualità nei servizi di trasporto ferroviario di merci (COM(2004) 144 def.)

e:

la comunicazione della Commissione intitolata «Il futuro dell'integrazione del sistema ferroviario europeo: il terzo pacchetto ferroviario» (COM(2004) 140 def.) e

il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla graduale liberalizzazione del mercato del trasporto internazionale di passeggeri per ferrovia (SEC(2004) 236) (1).

1.2

Il primo pacchetto ferroviario (detto anche pacchetto «Infrastruttura»), entrato in vigore dal 15 marzo 2001 e che doveva essere attuato nell'ordinamento degli Stati membri entro il 15 marzo 2003, era costituito dai seguenti elementi:

la modifica della direttiva 91/440/CEE, incluso, tra l'altro, il libero accesso alla rete transeuropea per il trasporto ferroviario di merci entro il 15 marzo 2003 e la liberalizzazione totale del trasporto internazionale di merci per ferrovia entro il 15 marzo 2008 (2),

l'estensione dell'ambito di applicazione della licenza europea delle imprese ferroviarie (modifica della direttiva 95/18/CE) (3),

l'armonizzazione delle disposizioni relative alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria, all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza (in sostituzione della direttiva 95/19/CE) (4).

1.3

Nell'ottobre 2003, la Commissione europea ha presentato alla Corte europea di giustizia un ricorso contro i 9 Stati membri che non hanno notificato il recepimento del primo pacchetto ferroviario nella legislazione nazionale. Nel maggio 2004, cinque paesi non avevano ancora provveduto a tale notifica, mentre due Stati membri avevano recepito solo parzialmente le disposizioni nel diritto nazionale.

1.4

Il secondo pacchetto ferroviario è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il 30 aprile 2004 e deve essere recepito nel diritto nazionale entro il 30 aprile 2006. In esso figurano i seguenti documenti:

la modifica della direttiva 91/440/CEE che prevede di anticipare il libero accesso al mercato per il trasporto ferroviario internazionale di merci al 1o gennaio 2006 e di liberalizzare il trasporto nazionale di merci per ferrovia, compreso il cabotaggio, a partire dal 1o gennaio 2007 (5),

la direttiva relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie (6),

il regolamento che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea (7),

la modifica della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario ad alta velocità (96/48/CE) e della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario convenzionale (2001/16/CE) (8).

1.5

Il primo e il secondo pacchetto ferroviario hanno fornito le basi giuridiche per la creazione di un mercato interno del trasporto ferroviario di merci. Le misure riguardano aspetti quali l'accesso al mercato, il rilascio delle licenze e i certificati di sicurezza delle imprese ferroviarie, l'accesso all'infrastruttura e il calcolo dei diritti di utenza, la creazione di un quadro giuridico in materia di sicurezza delle ferrovie e infine l'interoperabilità tecnica del sistema ferroviario.

1.6

La proposta oggetto del presente parere completa il quadro giuridico già definito per la liberalizzazione dei mercati con misure volte a migliorare la qualità del trasporto di merci.

2.   La proposta della Commissione

2.1

La proposta di regolamento all'esame prevede un miglioramento della qualità del trasporto ferroviario di merci attraverso un accordo contrattuale stipulato tra le imprese ferroviarie e i clienti in materia di indennità. Per la Commissione è stata soprattutto la mancanza di qualità e di affidabilità del trasporto ferroviario di merci a causare la modesta quota delle ferrovie nell'aumento del volume di traffico e la riduzione della loro quota di mercato rispetto ad altri modi di trasporto.

2.2

La Commissione spera che l'applicazione del regime di indennità spinga le imprese ferroviarie a rendere più efficienti i servizi di trasporto merci. La Commissione parte dal presupposto che col tempo la concorrenza eserciterà una forte pressione in favore di un miglioramento della qualità; tuttavia l' effettiva apertura del mercato europeo del trasporto ferroviario di merci non avviene, a suo parere, con la dovuta rapidità. Alle nuove imprese spetta solo una quota di mercato che va dal 3 al 4 %, mentre in numerosi Stati membri non esiste affatto concorrenza.

2.3

La proposta di regolamento obbliga le imprese ferroviarie e i clienti a fissare nei contratti di trasporto requisiti di qualità e a prevedere il pagamento di indennità in caso di mancata osservanza. Le parti sono obbligate a stabilire, per contratto, almeno i seguenti requisiti di qualità:

gli orari per la consegna delle merci, dei carri o dei treni,

l'orario di arrivo e l'indennità per ritardi,

l'indennità in caso di perdita o avaria delle merci,

l'indennità in caso di soppressione di un treno da parte dell'impresa ferroviaria o del cliente,

un sistema di controllo della qualità.

2.4

In caso di perdita, avaria, ritardi, mancata informazione sui ritardi, perdita o avaria della merce causate da ritardi, la proposta di regolamento fissa un'indennità minima e una massima. Ad esempio, in caso di avaria l'indennità massima fissata è di 75 euro al chilogrammo di massa lorda. In caso di ritardi per trasporti a treno completo, l'indennità deve essere compresa tra il 5 % e il 25 % del prezzo del trasporto. In caso di mancata informazione sui ritardi, l'indennità è pari ad un minimo del 5 % del prezzo del trasporto.

2.5

Le parti sono obbligate a stabilire un'indennità in caso di soppressione di un treno da parte dell'impresa ferroviaria o del cliente e possono fissare indennità in caso sia di dichiarazione del valore delle merci sia di interesse alla consegna.

2.6

La responsabilità è esclusa in caso di colpa di una delle parti, colpa o altro comportamento imputabile a terzi, forza maggiore oppure circostanze impossibili da evitare o dalle conseguenze imprevedibili. Nei casi in cui la responsabilità è imputabile al gestore dell'infrastruttura, l'impresa ferroviaria corrisponde l'indennità prevista e ne chiede il rimborso allo stesso gestore.

2.7

In caso di partecipazione di più imprese, esiste una «responsabilità solidale» tra tutte le imprese coinvolte, indipendentemente dall'impresa che abbia causato effettivamente il ritardo o l'avaria.

3.   Osservazioni sulla proposta della Commissione

3.1

Per garantire un sistema di trasporto sostenibile e un rapporto equilibrato tra i diversi modi di trasporto, come auspicato nel Libro bianco sulla politica europea dei trasporti fino al 2010, la Comunità si è posta tra i suoi obiettivi l'aumento della quota di trasporto merci delle ferrovie. Una delle strategie per il conseguimento di tale obiettivo consiste nel migliorare la qualità dei servizi nel trasporto ferroviario di merci: si tratta di un approccio sostanzialmente condivisibile.

3.2

La Commissione propone un sistema di incentivi che permettano di migliorare la qualità e soprattutto la puntualità, onde evitare il pagamento di indennità. Normalmente, gli operatori del mercato reagiscono ad un aumento del rischio finanziario rappresentato dalle possibili indennità con un incremento dei prezzi.

3.3

Ci si deve chiedere se l'approccio proposto dalla Commissione sia o no adeguato.

3.4

L'ambito di applicazione si estende ai trasporti nazionali ed internazionali. La stessa Commissione afferma, nella relazione introduttiva alla proposta di regolamento, che prescrizioni contrattuali di qualità già esistono e sono più frequenti nei trasporti nazionali e meno frequenti nei trasporti internazionali. In un altro punto del documento, la Commissione sottolinea l'esistenza di problemi soprattutto in presenza di più imprese ferroviarie, il che avviene principalmente nei trasporti internazionali.

3.5

Considerando che si interviene nella conclusione di accordi contrattuali tra partner commerciali — qui non si tratta di protezione dei consumatori — è opportuno chiedersi se un ambito di applicazione più limitato per il trasporto internazionale di merci non risulti più adeguato.

3.6

Occorrerebbe inoltre riflettere sugli incentivi esistenti in alternativa alla fissazione di indennità e stabiliti da una regolamentazione europea unica per tutto il settore ferroviario e da aggiungere alla Convenzione internazionale COTIF (CIM) già in vigore. Ad esempio l'articolo 11 della direttiva 2004/14/CE già prevede la possibilità di concedere premi sulle tariffe delle infrastrutture alle imprese che riducono al minimo le perturbazioni o che migliorano le prestazioni del sistema.

3.7

Al fine di promuovere il trasporto ferroviario di merci, bisogna assolutamente evitare una disparità di trattamento dei diversi modi di trasporto in concorrenza tra loro.

3.8

Questo porta a chiedere quali disposizioni comunitarie comparabili siano in vigore per il trasporto aereo di merci e il trasporto di merci su strada. Gli accordi internazionali prevedono, in caso di avaria o perdita, indennità notevolmente inferiori (la convenzione di Montreal per il trasporto aereo stabilisce una somma pari ad un terzo di quella massima fissata nel regolamento all'esame, la convenzione CMR relativa al trasporto internazionale di merci su strada stabilisce un ammontare pari ad un sesto di quello massimo fissato dal regolamento).

3.9

Non è chiaro quale rapporto vi sia tra il sistema di controllo della qualità definito di comune accordo tra le parti e le specifiche tecniche di interoperabilità (STI) elettronica nell'ambito del trasporto di merci. La questione del controllo elettronico del movimento ferroviario di merci in tempo reale e su scala europea rientra nell'ambito delle specifiche tecniche di interoperabilità (STI) relative al trasporto di merci. Tale sistema definisce i presupposti tecnici armonizzati e le condizioni di comunicazione. Tuttavia, la loro applicazione e attuazione richiedono ancora notevoli investimenti e diversi anni di tempo.

3.10

La proposta dà alle imprese ferroviarie la possibilità di chiedere al gestore dell'infrastruttura, qualora quest'ultimo sia responsabile dei ritardi, il rimborso delle indennità corrisposte.

3.11

Anche in questo caso, è possibile che vi siano tentativi di aggirare l'ostacolo, ad esempio aumentando i prezzi delle tratte ferroviarie (rischio supplementare) oppure introducendo meccanismi per ammortizzare i ritardi in sede di programmazione degli orari. Viste le limitate capacità infrastrutturali, questa sarebbe una reazione poco auspicabile. Nel settore del trasporto aereo, è stato possibile osservare questo fenomeno già dopo l'entrata in vigore della direttiva sull'indennità dei passeggeri. Il calcolo del rischio è estremamente complicato per il gestore dell'infrastruttura in quanto non conosce né può influenzare il valore del flusso di merci e l'ammontare dell'indennità che ne risulta.

3.12

Occorre tener conto del fatto che le infrastrutture nei nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale si trovano in una situazione peggiore e richiedono notevoli investimenti. Le disposizioni del regolamento relative all'indennità potrebbero pertanto causare grossi problemi.

3.13

In base alla proposta, la determinazione delle responsabilità e le richieste di risarcimento da parte delle imprese ferroviarie nei confronti dei gestori delle infrastrutture comportano notevoli spese. Anche l'imputazione delle responsabilità in caso di coinvolgimento di più imprese ferroviarie risulta onerosa.

3.14

La prospettiva di dover pagare un'indennità elevata non deve pertanto far sì che le imprese ferroviarie mettano a rischio la sicurezza al fine di rispettare i termini per la consegna. Bisogna inoltre evitare che le stesse imprese ferroviarie esercitino una eccessiva pressione sui loro lavoratori, con il pericolo che non vengano rispettati gli orari di lavoro e i tempi di guida e di riposo.

3.15

Nel suo parere sul secondo pacchetto ferroviario, il CESE ha già sottolineato come le condizioni sociali nel trasporto su strada rappresentino svantaggi concorrenziali per il trasporto ferroviario di merci. Ma questo non vuol dire che si debbano adeguare le condizioni di lavoro nel settore del trasporto ferroviario a quelle esistenti nel settore dei trasporti su strada, incitando le imprese a non rispettare le disposizioni e ad esercitare una pressione sui lavoratori.

4.   Conclusioni

4.1

Il CESE approva in linea di massima le misure per migliorare la qualità del trasporto di merci per ferrovia.

4.2

Incentivi di natura positiva sono da preferire a norme rigide sull'indennità, le quali potrebbero comportare il tentativo di aggirare l'ostacolo e dare origine ad un complicato sistema di rimborso. Questo concerne in particolare il ruolo dei gestori delle infrastrutture.

4.3

Le misure per migliorare la qualità del trasporto ferroviario di merci non devono comportare discriminazioni nei confronti di altri modi di trasporto.

4.4

Il CESE invita la Commissione ad esaminare le ripercussioni di tali misure sulle imprese e sui gestori delle infrastrutture dei nuovi Stati membri.

4.5

Il CESE insiste affinché le misure per il miglioramento della qualità nel trasporto merci non portino le imprese a cercare di aggirare l'ostacolo a scapito della sicurezza e delle condizioni di lavoro.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  N.d.T.: documento non disponibile in lingua italiana.

(2)  Direttiva 2001/12/CE - GU L 75 del 15.3.2001, pag. 1 - Parere del CESE - GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(3)  Direttiva 2001/13/CE - GU L 75 del 15.3.2001, pag. 26 - Parere del CESE - GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(4)  Direttiva 2001/14/CE - GU L 75 del 15.3.2001, pag. 29 - Parere del CESE - GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(5)  Direttiva 2004/51/CE - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 164 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(6)  Direttiva 2004/49/CE - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(7)  Regolamento (CE) n. 881/2004 - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(8)  Direttiva 2004/50/CE - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/17


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Libro bianco sui servizi di interesse generale

COM(2004) 374 def.

(2005/C 221/04)

La Commissione, in data 13 maggio 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore HENCKS e dal correlatore HERNÁNDEZ BATALLER.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 131 voti favorevoli, 5 voti contrari e 2 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Ai giorni nostri i servizi d'interesse generale (SIG) rappresentano un tema d'interesse per la società intimamente legato alla costruzione europea.

1.2

I servizi d'interesse economico generale (SIEG) sono riconosciuti dai Trattati attuali come parte integrante dei valori comuni dell'Unione e come elementi che contribuiscono alla sua coesione sociale e territoriale (articolo 16 TCE); l'accesso ai SIEG e i diritti relativi a componenti specifiche dei servizi d'interesse generale (sicurezza sociale e assistenza sociale, protezione della salute, tutela dell'ambiente, ecc.) sono riconosciuti nella Carta dei diritti fondamentali (Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa — Parte II — Titolo IV articoli da II-94 a II-96).

1.3

I SIEG non soltanto sono fondamentali per la competitività e costituiscono un elemento importante per contribuire al conseguimento degli obiettivi fissati a Lisbona, ma rappresentano componenti costitutive del modello sociale europeo. Formano parte della garanzia dei diritti fondamentali della persona, sono fattori dell'economia della conoscenza e della coesione sociale, economica e territoriale oltre a costituire elementi dello sviluppo sostenibile.

1.4

Anche se la richiesta del Comitato di inserire la promozione dei servizi d'interesse generale tra gli obiettivi di cui all'articolo 3 del Trattato che adotta una costituzione per l'Europa non è stata accolta, tale Trattato costituzionale rappresenta comunque un certo progresso per i servizi d'interesse generale: l'articolo III-122 permette, infatti, all'UE di legiferare in modo trasversale in materia di servizi d'interesse economico generale sui principi e le condizioni di funzionamento di tali servizi. Il Trattato riconosce il principio di libera amministrazione degli enti locali e fa della possibilità che questi ultimi forniscano essi stessi dei servizi d'interesse economico generale un principio costituzionale, il quale concretizza in tal modo il principio di sussidiarietà per quanto riguarda le competenze rispettive dell'Unione e degli Stati membri per i servizi d'interesse generale.

1.5

Nonostante ciò, nella sostanza, il diritto derivato continua a essere caratterizzato da uno squilibrio generale tra il diritto della concorrenza, corpus giuridico comunitario dettagliato e con effetti diretti, da un lato, e, dall'altro, gli obiettivi d'interesse generale che si configurano come eccezioni a tale diritto.

1.6

L'Unione europea continua a trovare difficoltà nel superare le contraddizioni tra l'impegno a costruire un mercato che ha come unico strumento la concorrenza e la necessità di assicurare un controllo pubblico di processi che non possono dipendere soltanto dai meccanismi economici. I servizi d'interesse generale non sono tecniche o strumenti, dando invece essi espressione a diritti della persona, a legami sociali, all'inclusione e all'integrazione.

1.7

Non si può poi ignorare che si sta assistendo allo sviluppo di incomprensioni, di critiche e di rifiuti da parte dei cittadini europei in relazione alle politiche che sembrano rivolte verso l'obiettivo di un'integrazione europea che appare sempre più lontana dalle loro preoccupazioni, che accentua la frattura sociale, che mette in pericolo la coesione sociale e rende precario il modello sociale.

1.8

La costruzione europea dovrà tradursi in una combinazione armoniosa dei meccanismi di mercato e dei compiti d'interesse generale nei settori in cui tale complementarità è compatibile con gli obiettivi dei servizi d'interesse generale e può apportare un valore aggiunto al consumatore. Ciò comporta che, fatte salve le condizioni di cui all'articolo 86, paragrafo 2 del Trattato CE, l'assolvimento effettivo di un compito di interesse generale prevale, in caso di conflitto, sull'applicazione delle regole relative alla concorrenza, conformemente alla giurisprudenza comunitaria.

1.9

I servizi d'interesse generale riflettono la volontà politica di controllare la gestione di interessi collettivi e di soddisfare bisogni e diritti fondamentali nel quadro del modello di società europeo. Quest'ultimo consiste nell'assicurare a tutti, indipendentemente dall'età, dallo status sociale o dalla regione di residenza, una protezione sociale adeguata, ma anche un accesso comodo, di buona qualità e a prezzi abbordabili a beni essenziali quali i prodotti alimentari, l'alloggio, l'acqua, la mobilità, le comunicazioni, ecc. I servizi d'interesse generale si collocano quindi chiaramente nel campo dell'economia sociale di mercato che non può essere assicurata semplicemente dal gioco della concorrenza. Senza un adeguato intervento pubblico, l'Unione si svilupperà a due velocità, provocando l'accentuarsi delle disparità di sviluppo, delle ineguaglianze e dell'esclusione sociale.

1.10

In un futuro ravvicinato, molti cittadini europei saranno chiamati a pronunciarsi nel quadro di un referendum sulla ratifica del Trattato costituzionale. Non vi sarà Europa politica senza sostegno delle opinioni pubbliche e questo sostegno non vi sarà se l'Unione non è in grado di fornire le garanzie di salvaguardia e di sviluppo del modello europeo di società e del modello sociale europeo.

1.11

In tale contesto, il Libro bianco sui servizi d'interesse generale, in quanto stabilisce le basi per garantire dei servizi d'interesse generale di qualità, accessibili e con un prezzo abbordabile, costituisce una tappa importante (fra altre) per promuovere l'Europa presso gli europei e per evitare che un No spezzi la dinamica della costruzione europea.

1.12

La riflessione avviata dal Libro bianco e il seguito che le verrà dato non possono essere separati dalle riflessioni riguardanti il partenariato privato/pubblico e il mercato dei servizi, in particolare dei servizi sociali, gli aiuti di Stato, la relazione sui servizi di approvvigionamento idrico, attualmente in preparazione, il riesame della strategia di Lisbona e le relazioni di valutazione.

2.   Il Libro bianco sui servizi d'interesse generale

2.1

Il Libro bianco adottato dalla Commissione europea il 12 maggio 2004 riassume l'importante discussione che si è tenuta a livello europeo in seguito alla pubblicazione nel 2003 del Libro verde e dei numerosi contributi cui esso ha dato luogo, in particolare da parte delle istituzioni europee e della società civile. Il Libro bianco propone orientamenti strategici per i prossimi anni.

2.2

Il dibattito sul Libro verde ha evidenziato differenze di punti di vista e di prospettive, anche se si è formato un consenso riguardo alla necessità di garantire una combinazione armoniosa dei meccanismi di mercato e dei compiti di servizio pubblico.

2.3

Mentre l'erogazione dei servizi d'interesse generale può essere organizzata in cooperazione con il settore privato o affidata a imprese private o imprese pubbliche del settore dell'economia di mercato o del settore dell'economia sociale, la definizione degli obblighi e dei compiti di servizio pubblico, invece, rimane di spettanza dei poteri pubblici del livello appropriato. Ai poteri pubblici interessati è altresì attribuito l'incarico di regolare i mercati e di fare in modo che gli operatori, pubblici o privati, assolvano i compiti di servizio pubblico loro affidati.

2.4   La Commissione fonda il suo approccio su nove principi:

2.4.1

consentire alle autorità pubbliche di operare nell'interesse dei cittadini: i servizi d'interesse generale dovrebbero essere organizzati e regolati quanto più possibile nell'interesse dei cittadini e il principio di sussidiarietà deve essere rigorosamente rispettato.

2.4.2

Realizzare gli obiettivi del servizio pubblico all'interno di mercati aperti e competitivi: la Commissione resta convinta che un mercato interno aperto e concorrenziale, da un lato, e lo sviluppo di servizi d'interesse generale di alta qualità, accessibili e a prezzi abbordabili, dall'altro, siano obiettivi compatibili: in base al Trattato CE e con riserva delle condizioni fissate all'articolo 86, paragrafo 2, l'assolvimento effettivo di un compito di interesse generale prevale in caso di conflitto, sull'applicazione delle norme del Trattato.

2.4.3

Garantire la coesione e l'accesso universale: l'accesso di tutti i cittadini e di tutte le imprese a servizi d'interesse generale di alta qualità e a prezzi abbordabili in tutto il territorio degli Stati membri è essenziale per favorire la coesione sociale e territoriale dell'Unione europea. In questo contesto, il servizio universale è una nozione fondamentale sviluppata dalla Comunità per garantire che i servizi essenziali siano effettivamente accessibili.

2.4.4

Mantenere un livello elevato di qualità e sicurezza: la sicurezza dell'erogazione dei servizi, in particolare la sicurezza dell'approvvigionamento, costituisce un'esigenza essenziale che va considerata in sede di definizione dei compiti di servizio pubblico. Occorre anche che le condizioni di erogazione dei servizi offrano agli operatori incentivi sufficienti per mantenere livelli appropriati di investimento nel lungo periodo.

2.4.5

Garantire i diritti dei consumatori e degli utenti: tale principio riguarda soprattutto l'accesso ai servizi, in particolare i servizi transfrontalieri, in tutto il territorio dell'Unione e per tutti i gruppi della popolazione, l'accessibilità finanziaria dei servizi, compresi regimi speciali per le persone a basso reddito, l'incolumità fisica, la sicurezza e l'affidabilità, la continuità, la qualità elevata, la varietà, la trasparenza e l'accesso alle informazioni fornite dai fornitori e dalle autorità di regolamentazione. L'attuazione di tale principio richiede generalmente l'esistenza di autorità di regolamentazione indipendenti con poteri e doveri chiaramente definiti, come per esempio poteri sanzionatori (strumenti di controllo del recepimento e dell'applicazione delle norme in materia di servizio universale), nonché disposizioni relative alla rappresentanza e alla partecipazione attiva dei consumatori e degli utenti al momento di definire e di valutare i servizi, la messa a disposizione di strumenti di ricorso e di meccanismi di compensazione adeguati, nonché l'esistenza di una clausola evolutiva che consenta l'adeguamento dei requisiti in base alle mutevoli esigenze e preoccupazioni degli utenti e dei consumatori e ai cambiamenti in campo economico e tecnologico.

2.4.6

Controllare e valutare le prestazioni: in linea con l'opinione prevalente emersa dalla consultazione pubblica, la Commissione ritiene che l'eventuale valutazione debba tener conto delle varie dimensioni e di tutti gli aspetti giuridici, economici, sociali e ambientali pertinenti.

2.4.7

Rispettare la diversità dei servizi e delle situazioni: ogni politica comunitaria nel settore dei servizi di interesse generale deve riflettere la diversità che caratterizza i vari servizi di interesse generale e i differenti contesti in cui essi vengono erogati. Tuttavia, è necessario garantire un approccio comunitario uniforme nei diversi settori e sviluppare concetti comuni applicabili agli stessi.

2.4.8

Aumentare la trasparenza: questo principio dovrebbe essere applicato a tutti gli aspetti del processo di erogazione del servizio e dovrebbe riguardare la definizione delle funzioni del servizio pubblico, l'organizzazione, il finanziamento e la regolamentazione dei servizi, nonché la produzione e la valutazione degli stessi, compresi i meccanismi di gestione delle azioni legali.

2.4.9

Garantire la certezza giuridica: la Commissione è consapevole del fatto che l'applicazione del diritto comunitario ai servizi di interesse generale potrebbe sollevare problemi complessi. Essa si adopererà pertanto per migliorare la certezza giuridica riguardante l'applicazione del diritto comunitario all'erogazione dei servizi di interesse generale, fatta salva la giurisprudenza della Corte di giustizia europea e del Tribunale di primo grado.

2.5   Su tali basi, il Libro bianco propone otto nuovi orientamenti:

2.5.1

rispettare la diversità nell'ambito di un quadro coerente: la Commissione riesaminerà la fattibilità e la necessità di una legge quadro relativa ai servizi d'interesse generale al momento dell'entrata in vigore del Trattato costituzionale, procederà a un esame della situazione dei servizi d'interesse generale e presenterà una relazione entro il 2005.

2.5.2

Chiarire e semplificare il quadro giuridico riguardante la compensazione degli obblighi di servizio pubblico: entro il luglio 2005 la Commissione adotterà una decisione relativa all'applicazione dell'articolo 86 del Trattato CE agli aiuti di Stato concessi sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico a determinate imprese incaricate della gestione di servizi d'interesse economico generale; sempre entro il luglio 2005 adotterà un quadro comunitario relativo agli aiuti di Stato concessi sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico e una modifica della direttiva 80/723/CEE relativa alla trasparenza delle relazioni finanziarie tra gli Stati membri e le loro imprese pubbliche; entro questa stessa scadenza preciserà le condizioni alle quali le compensazioni degli obblighi di servizio pubblico possono costituire un aiuto di Stato ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1.

2.5.3

Fornire un quadro chiaro e trasparente per la selezione delle imprese incaricate di gestire un servizio di interesse generale: la Commissione procederà ad una consultazione pubblica relativa al Libro verde sugli aspetti dei partenariati pubblico/privato che riguardano gli appalti pubblici; presenterà, eventualmente, proposte fondate sui risultati della consultazione pubblica.

2.5.4

Riconoscere pienamente l'interesse generale legato ai servizi sociali e sanitari: la Commissione presenterà una comunicazione sui servizi sociali e sanitari di interesse generale nel corso del 2005; promuoverà la collaborazione tra gli Stati membri nel settore dei servizi sanitari e dell'assistenza medica per contribuire a garantire un elevato livello di protezione sanitaria in tutta l'Unione.

2.5.5

Valutare i risultati e le prestazioni: la Commissione ha presentato nel 2004 la sua prima valutazione orizzontale sui servizi di interesse generale sulla base della propria metodologia di valutazione e riesaminerà nel 2006 i suoi meccanismi di valutazione per i servizi di interesse generale.

2.5.6

Riesaminare le politiche settoriali: la Commissione incoraggerà la collaborazione delle autorità nazionali di regolamentazione nell'ambito delle relative reti, terrà conto dei risultati della consultazione pubblica sul Libro verde nell'ambito dei riesami già previsti nei diversi settori, in particolare: riesame della portata del servizio universale nel settore delle comunicazioni elettroniche entro luglio 2005; riesame del pacchetto sulle comunicazioni elettroniche entro luglio 2006; riesame della direttiva sui servizi postali entro la fine del 2006; riesame del mercato interno dell'elettricità entro il 1o gennaio 2006; riesame del mercato interno del gas entro il 1o gennaio 2006; riesame della direttiva Televisione senza frontiere all'inizio del 2005; valutazione del settore idrico in corso.

2.5.7

Garantire che le politiche interne trovino riflesso nella nostra politica commerciale internazionale: la Commissione continuerà a garantire che le posizioni adottate dalla Comunità nell'ambito dei negoziati commerciali internazionali siano pienamente coerenti con il quadro normativo interno dell'UE riguardante i servizi di interesse generale.

2.5.8

Promuovere i servizi di interesse generale nell'ambito della cooperazione allo sviluppo: la Commissione aiuterà i paesi in via di sviluppo a creare un solido quadro normativo ed istituzionale, quale presupposto fondamentale per la promozione degli investimenti nei servizi di base di interesse generale e per l'accesso agli stessi.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il Comitato si congratula con la Commissione per la pubblicazione del Libro bianco e prende atto dei nove principi e degli otto nuovi orientamenti in esso proposti per consolidare i servizi d'interesse generale. Deplora, tuttavia, che le sue richieste reiterate degli ultimi anni (1) di una direttiva quadro, o di una legge quadro, che consenta di garantire l'esistenza dei SIG, la libertà di definizione e di organizzazione in materia degli Stati membri, la libera scelta dei modi di gestione dei SIG, il loro finanziamento a lungo termine, la valutazione delle loro prestazioni, i diritti dei consumatori, ecc., non siano ancora state accolte, anche se la Commissione s'impegna a redigere una relazione in materia entro la fine del 2005.

3.2

In particolare, il Comitato apprezza il fatto che il Libro bianco comporti un programma preciso di proposte e misure che la Commissione europea s'impegna a realizzare per applicare tali principi e orientamenti nel corso dei prossimi anni.

3.3

Il Comitato seguirà con attenzione la traduzione in pratica di tali impegni ed è pronto a contribuire alla loro efficacia.

4.   Osservazioni particolari

4.1

Il primo principio Consentire alle autorità pubbliche di operare nell'interesse dei cittadini comporta che i servizi d'interesse generale siano organizzati e regolati ad un livello quanto più possibile vicino ai cittadini e «salvaguardando nel contempo il principio di sussidiarietà». Ora, la nota 30 a piè di pagina del Libro bianco fa riferimento alla proposta di regolamento sui trasporti locali interni che «imporrebbe agli Stati membri di utilizzare le concessioni di servizio pubblico» e quindi dei bandi di gara sistematici. Non vi è più sussidiarietà se non esiste libertà di scelta per l'ente locale del modo di gestione dei servizi d'interesse generale di sua competenza.

4.2

Il terzo principio Garantire la coesione e l'accesso universale induce la Commissione a sottolineare che «il servizio universale rappresenta un concetto chiave sviluppato dalla Comunità per garantire l'effettiva accessibilità dei servizi essenziali». Ciò presuppone che si permetta «l'adeguamento dei requisiti in base alle mutevoli esigenze e preoccupazioni degli utenti e dei consumatori e ai cambiamenti in campo economico e tecnologico». In quest'ordine di idee e nel quadro del piano eEurope che raccomanda una generalizzazione dell'uso della banda larga per le comunicazioni elettroniche, il Comitato ricorda che, nell'Europa dei 15, il 20 % della popolazione è attualmente escluso dall'accesso a tali servizi. Ebbene, la banda larga è un servizio d'interesse generale che migliora le condizioni di vita, riducendo le distanze e facilitando l'accesso alle cure sanitarie, all'istruzione e ai servizi pubblici anche ai cittadini che vivono in zone geograficamente isolate e alle persone di condizione disagiata. Se non si estende il servizio universale delle telecomunicazioni, a un prezzo abbordabile, all'accesso ad alta velocità e alla telefonia mobile, il ritardo che fa segnare l'Unione europea nell'installazione e nell'uso delle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e della società della conoscenza si accrescerà, mentre la frattura digitale si accentuerà, in particolare nei nuovi Stati membri.

4.3

Anche il sesto principio Controllo e valutazione delle prestazioni corrisponde alla richiesta del Comitato, nonché di molti altri soggetti, di sviluppare una dinamica progressiva di valutazione delle prestazioni dei servizi d'interesse generale per contribuire alla loro efficienza, a un accesso a tali servizi uguale per tutti e al loro adeguamento alle mutevoli esigenze dei consumatori, dei cittadini e della società e, infine, alla revisione delle regole. Il Libro bianco sottolinea, correttamente, che la valutazione deve «tener conto delle varie dimensioni e di tutti gli aspetti giuridici, economici, sociali e ambientali»; in questo contesto il Comitato auspica che nel corso della valutazione si esaminino precisamente i problemi dell'occupazione. Il Comitato insiste sul fatto che il ruolo dell'Unione europea è quello di definire una metodologia comune, dei criteri comuni, in particolare in ordine alla qualità, e di dare impulso alla dinamica di una valutazione oggettiva e indipendente, che deve essere portata avanti nel rispetto del principio di sussidiarietà. Secondo il Comitato, le proposte del Libro bianco per il riesame delle politiche settoriali (cfr. punto 2.5.6) devono essere affiancate da relazioni di valutazione degli effetti delle misure precedenti. Il Comitato ribadisce la sua proposta di partecipare alla valutazione, dal momento che nel suo seno sono presenti tutte le parti direttamente interessate. Il comitato analizzerà l'opportunità di creare in questa prospettiva un gruppo di studio permanente sui SIG.

4.4

Il settimo principio Rispettare la diversità dei servizi e delle situazioni non vuol dire, tuttavia, che non sia «necessario garantire un approccio comunitario uniforme nei diversi settori e sviluppare concetti comuni applicabili agli stessi». L'orientamento proposto prevede che la Commissione riesamini, al momento dell'entrata in vigore del Trattato costituzionale, la fattibilità e l'esigenza di una normativa quadro per i servizi di interesse generale e presenti una relazione entro il 2005. Il Libro bianco non accoglie pertanto la richiesta di una direttiva quadro avanzata dal Comitato (cfr. parere del CESE in merito al «Libro verde sui servizi di interesse generale»GU C 80 del 30.3.2004) e da molti altri soggetti europei. Eppure sembra urgente consolidare i SIG nel loro complesso, compresi i servizi sociali e sanitari d'interesse generale in considerazione delle loro specificità, per quanto riguarda i loro rapporti con il diritto della concorrenza, il loro finanziamento, l'attuazione del principio di sussidiarietà o il loro ruolo nell'integrazione europea.

4.5

Il nono principio Garantire la certezza giuridica induce la Commissione ad adoperarsi per migliorare la certezza giuridica, fatta salva la giurisprudenza della Corte di giustizia europea e del Tribunale di primo grado. Si riferiscono a questo principio due proposte di orientamento:

4.5.1

Chiarire e semplificare il quadro giuridico riguardante la compensazione degli obblighi di servizio pubblico: ciò dovrebbe garantire, nel rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di proporzionalità, la sicurezza del finanziamento a lungo termine, da un lato, degli investimenti necessari alla continuità e sostenibilità dei servizi, e dall'altro, della compensazione degli obblighi di servizio pubblico o di servizio universale; ciò dovrebbe inoltre consentire di riconoscere che tali compensazioni possono assumere forme molto diverse, tali da permettere l'adattamento agli obiettivi definiti: sovvenzioni pubbliche, perequazioni interne che permettano di finanziare i costi generati con utili derivanti da attività redditizie, accompagnate o no da diritti esclusivi, fondi di compensazione tra operatori, esenzioni fiscali o di altro genere, partenariati pubblico/privato, aiuti per l'erogazione dei servizi agli utenti, ecc.

4.5.2

Fornire un quadro chiaro e trasparente per la selezione delle imprese incaricate di gestire un servizio di interesse generale, sulla base della consultazione pubblica relativa al Libro verde sui partenariati pubblico/privato. A parere del Comitato ciò comporta il riconoscimento della necessaria diversità dei possibili modi di gestione dei servizi d'interesse generale e della libertà di scelta per ogni ente interessato: vale a dire, una gestione diretta da parte della stessa autorità pubblica (servizio o azienda autonoma), ovvero una gestione affidata a un'impresa pubblica o mista, sulla quale l'autorità pubblica esercita un controllo equivalente a quello sui suoi stessi servizi, oppure a un'impresa dell'economia sociale e cooperativa o associativa senza scopo di lucro, o ancora la delega a un'impresa per un periodo di tempo determinato (concessione con previa procedura di appalto), senza dimenticare la possibilità di una reversibilità da un modo di gestione a un altro.

5.   Conclusioni

5.1

Il Libro bianco sui servizi d'interesse generale segna un progresso nella presa in considerazione di tali servizi a livello dell'Unione, rappresentando una buona base per lo sviluppo degli elementi concettuali di una politica europea in materia di servizi d'interesse generale, capace di mettere a disposizione delle imprese europee e di ciascun cittadino servizi pubblici accessibili, a prezzi abbordabili, efficienti e tecnologicamente avanzati.

5.2

I servizi d'interesse generale non solo sono cruciali per la competitività, ma costituiscono altresì un elemento chiave nel settore sociale e in quello ambientale. Essi completano il trittico (economia, società, ambiente) della strategia di Lisbona, di cui rappresentano un punto di forza significativo e indispensabile per fare dell'Unione europea l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. I servizi d'interesse generale, considerata le loro specificità, vanno al di là del mercato unico e costituiscono un requisito preliminare necessario per il benessere economico e sociale dei cittadini e delle imprese.

5.3

Occorrerà dunque arrivare a una combinazione armoniosa dei meccanismi di mercato e dei compiti di servizio pubblico nei settori in cui tale complementarità è compatibile con gli obiettivi di interesse generale e può apportare un valore aggiunto a vantaggio del miglioramento della vita dei cittadini europei in una logica di crescita economica, di creazione di posti di lavoro e di benessere sostenibile.

5.4

Il diritto dei cittadini di beneficiare di servizi d'interesse generale accessibili, a prezzi abbordabili e efficienti deve essere salvaguardato e affermato in nome della solidarietà e della coesione economica e sociale, riconosciute dai principi fondamentali del Trattato CE. Un processo di liberalizzazione dei servizi d'interesse generale deciso da uno Stato membro deve svolgersi nel rispetto dei criteri summenzionati. È per questa ragione che è opportuno elaborare, sempre nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, un corpus di principi universali per servizi che sono eterogenei e le cui modalità di prestazione variano da uno Stato membro all'altro.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Cfr. i pareri del CESE sul tema «I servizi d'interesse generale», GU C 241 del 7.10.2002 e in merito al «Libro verde sui servizi di interesse generale», GU C 80 del 30.3.2004.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/22


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Lo sfruttamento dell'energia geotermica — il calore endogeno della Terra

(2005/C 221/05)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 1o luglio 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema Lo sfruttamento dell'energia geotermica — il calore endogeno della Terra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore WOLF.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 132 voti favorevoli e 2 astensioni.

Il presente parere completa una serie di precedenti lavori del Comitato in materia di energia e ricerca. Affronta il tema dello sviluppo e dello sfruttamento della geotermia (calore endogeno della Terra) in quanto fonte energetica che, sotto il profilo della disponibilità, potrebbe soddisfare il criterio della sostenibilità, il cui utilizzo non genera emissioni di CO2 che incidono sul clima e che pertanto può essere considerata una fonte energetica rinnovabile. Il parere descrive sinteticamente e valuta la situazione attuale in materia di sviluppo e sfruttamento della geotermia, il suo potenziale e i problemi legati alla sua introduzione sul mercato, visti sullo sfondo della questione energetica globale.

Sommario

1.

La questione energetica

2.

La geotermia

3.

La situazione attuale

4.

Sviluppi futuri e raccomandazioni

5.

Sintesi

1.   La questione energetica

1.1

Lo sfruttamento dell'energia (1) è alla base del nostro attuale stile di vita e della nostra civiltà; soltanto la disponibilità di energia in quantità sufficiente ha potuto rendere possibile gli attuali livelli di vita: nelle grandi nazioni industrializzate ed emergenti l'aspettativa di vita, l'approvvigionamento alimentare, il benessere generale e la libertà individuale hanno raggiunto un livello senza precedenti. Un insufficiente approvvigionamento energetico metterebbe a forte rischio tutte queste conquiste.

1.2

La necessità di garantire un approvvigionamento energetico sicuro, economico, rispettoso dell'ambiente e sostenibile è un elemento comune alle decisioni dei Consigli di Lisbona, Göteborg e Barcellona. La politica energetica dell'Unione europea persegue quindi tre obiettivi strettamente collegati tra loro e di pari importanza, vale a dire la salvaguardia e il miglioramento 1) della competitività, 2) della sicurezza dell'approvvigionamento e 3) dell'ambiente, il tutto nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile.

1.3

In diversi pareri (2) il Comitato ha sottolineato che la produzione e l'utilizzo di energia comportano danni ambientali, rischi, problemi di esaurimento delle risorse e di dipendenza dall'esterno, oltre a una serie di incognite — basti pensare ai prezzi attualmente raggiunti dal petrolio -, e che la prima misura da adottare per ridurre i rischi di approvvigionamento, di crisi economiche e di altro tipo consiste nel diversificare ed equilibrare per quanto possibile i tipi e le forme di energia utilizzate, sforzandosi anche in tutti i modi di risparmiare l'energia e di utilizzarla in modo razionale.

1.4

Nessuna delle alternative e delle tecnologie che potranno contribuire in futuro all'approvvigionamento energetico è tecnicamente perfetta, completamente priva di impatti negativi sull'ambiente e in grado di soddisfare tutte le esigenze; è impossibile poi valutarne il potenziale su un arco temporale abbastanza lungo. Inoltre, le tendenze attuali e l'andamento dei costi sia delle fonti energetiche convenzionali che di quelle alternative indicano chiaramente che in futuro difficilmente sarà ancora possibile produrre energia a buon mercato, come è avvenuto finora ricorrendo a combustibili fossili (3) quali il petrolio, il carbone e il gas naturale.

1.5

Per tale motivo una politica energetica europea lungimirante e responsabile non può sperare di garantire un approvvigionamento energetico sufficiente nel rispetto dei summenzionati obiettivi ricorrendo solo a poche fonti energetiche.

1.6

Un approvvigionamento energetico di lungo periodo, compatibile con le esigenze ambientali ed economiche non è quindi garantito né in Europa né a livello mondiale (4). La chiave per trovare possibili soluzioni può giungere soltanto dall'ulteriore approfondimento delle attività di ricerca e sviluppo, che devono comprendere anche la creazione di impianti pilota, il loro collaudo tecnico ed economico e infine la loro progressiva introduzione sul mercato.

1.7

Il Comitato ha inoltre sottolineato che il problema energetico va affrontato in termini più globali e su un arco temporale decisamente più lungo, in quanto i cambiamenti nel settore energetico avvengono lentamente e le emissioni di gas nocivi per il clima (gas a effetto serra) non sono un problema regionale, bensì globale. È inoltre prevedibile un ulteriore aggravarsi dei problemi in futuro, soprattutto nella seconda metà del secolo.

1.8

Sia le limitazioni sul versante delle risorse che il problema delle emissioni si acuiranno infatti ulteriormente, in quanto si prevede che la crescita demografica e l'esigenza dei paesi meno sviluppati di recuperare terreno faranno probabilmente raddoppiare o addirittura triplicare il fabbisogno energetico mondiale di qui al 2060. Allo stato attuale delle conoscenze, questo notevole aumento del fabbisogno non potrà essere compensato solo da aumenti dell'efficienza e da risparmi energetici.

1.9

La strategia (5) e le linee di sviluppo devono pertanto iscriversi in una prospettiva di più lungo termine rispetto al 2060.

1.10

Come il Comitato ha già avuto modo di rilevare, anche la percezione della problematica da parte dei cittadini e nei dibattiti pubblici in generale comprende un'ampia gamma di opinioni che spaziano dalla tendenza a sopravvalutare i rischi e le opportunità esistenti alla tendenza a sottovalutarli.

1.11

Non esiste quindi ancora una politica energetica sufficientemente armonizzata a livello globale e ciò rende più difficile per l'Unione europea competere ad armi pari nell'economia mondiale.

1.12

Perfino all'interno degli Stati membri vi sono differenze di approccio al problema energetico. Ciò nondimeno, sia a livello nazionale che comunitario vi è ampio consenso sull'opportunità di sviluppare ulteriormente tutte le alternative (ad eccezione del nucleare secondo parecchi Stati membri). A tal fine esistono numerosi programmi di R&S e di finanziamento, in parte anche cumulabili, sia a livello nazionale che comunitario.

1.13

L'Unione europea persegue in particolare l'obiettivo di aumentare considerevolmente, a medio e lungo termine, l'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, il che può contribuire anche alla protezione del clima. In questo contesto l'energia geotermica occupa uno spazio importante.

2.   La geotermia

2.1

Per sfruttamento dell'energia geotermica si intendono quelle tecniche che consentono di captare e sfruttare il flusso di calore proveniente dall'interno della Terra e diretto verso la superficie terrestre, utilizzando come fluido termovettore l'acqua (allo stato liquido o sotto forma di vapore).

2.1.1

Tuttavia la densità di questo flusso termico è molto bassa. Sotto la superficie terrestre le temperature crescono solo lentamente con l'aumentare della profondità: il gradiente termico medio è infatti di circa 3 °C ogni 100 m di profondità. Le aree geologiche che presentano un gradiente termico più elevato vengono definite anomalie geotermiche.

2.1.2

Il bilancio termico degli strati superficiali della crosta terrestre può essere influenzato anche dall'irraggiamento solare; ma nel prosieguo, questo fenomeno viene fatto rientrare nella geotermia.

2.2

Esistono due forme di utilizzazione del calore terrestre.

2.2.1

In primo luogo esso può essere utilizzato per scopi di riscaldamento. Attualmente nell'UE il 40 % circa dell'approvvigionamento energetico totale viene utilizzato a scopo di riscaldamento. A tal fine sono sufficienti di norma temperature (dell'acqua) relativamente basse (anche inferiori ai 100oC).

2.2.1.1

Al solo scopo di riscaldamento vengono utilizzate fra l'altro le cosiddette sonde geotermiche: si tratta di tubi coassiali (di profondità compresa fra i 2,5 e i 3 km) chiusi all'estremità inferiore e percorsi da una corrente d'acqua a circuito chiuso che captano una potenza termica utile che può arrivare fino a 500 kWth.

2.2.1.2

Una forma particolare di sfruttamento del calore terrestre situato in prossimità della superficie consiste nell'utilizzo di pompe geotermiche (macchine frigorifere a ciclo inverso) per il riscaldamento di edifici (da 2 kWth fino a 2 MWth) che utilizzano un «fluido frigorigeno» (6). Ne esistono diversi tipi che, a seconda della tecnologia utilizzata, possono captare il calore a profondità variabili da uno a parecchie centinaia di metri.

2.2.2

La seconda utilizzazione delle risorse geotermiche riguarda la produzione di energia elettrica, per la quale sono necessarie invece temperature (dell'acqua) più elevate (per es. > 120 °C). In questo caso l'acqua da riscaldare viene normalmente condotta nel sottosuolo mediante due perforazioni effettuate ad una certa distanza fra loro e nelle quali l'acqua circola in direzioni opposte. Questo metodo consente di ottenere una potenza termica superiore compresa fra i 5 e i 30 MWth.

2.2.2.1

Ma anche queste temperature (dell'acqua) sono ancora troppo basse rispetto al grado di rendimento termodinamico auspicato (per la conversione dell'energia termica in energia elettrica) e rispetto alle temperature di ebollizione necessarie per il ciclo delle turbine.

2.2.2.2

Per il ciclo delle turbine vengono pertanto utilizzati preferibilmente fluidi di lavoro con una temperatura di ebollizione inferiore rispetto a quella dell'acqua (come per es. il perfluoropentano C5F12). A tal fine vengono sviluppati cicli speciali delle turbine come l'«Organic Rankine Cycle» (ciclo Rankine) o il ciclo Kalina.

2.2.3

Risulta particolarmente vantaggioso combinare le due forme di utilizzazione e sfruttare il calore non utilizzato nel corso della produzione di elettricità a fini di riscaldamento (cogenerazione di energia elettrica e termica).

2.3

Per fornire energia utile, in particolare per la produzione di elettricità, si possono tuttavia sfruttare in genere solo i serbatoi geotermici situati a una profondità sufficiente — ovvero a diversi chilometri sotto la superficie terrestre. Ciò richiede la realizzazione di perforazioni profonde e costose.

2.3.1

Tuttavia con l'aumentare della profondità di perforazione aumentano anche i costi per la valorizzazione e la gestione degli impianti, ragione per cui a seconda dell'utilizzo previsto occorre valutare comparativamente la profondità di perforazione, il rendimento termodinamico e il calore estraibile.

2.4

Ecco perché inizialmente si sono ricercati serbatoi geotermici da sfruttare soprattutto nelle zone caratterizzate da anomalie geotermiche.

2.4.1

Le anomalie geotermiche più rilevanti (i cosiddetti giacimenti ad alta entalpia (7)) si trovano prevalentemente nelle regioni a elevato vulcanismo (Islanda, Italia, Grecia, Turchia). I giacimenti ad alta entalpia venivano sfruttati già nell'antichità come fonti termali e da circa un secolo servono anche per produrre elettricità (Larderello, Italia, 1904).

2.4.2

Le anomalie geotermiche lievi (i cosiddetti giacimenti idrotermali a bassa entalpia), ossia quelle dal gradiente geotermico solo di poco più elevato del normale, sono ubicate invece nelle aree ad attività tettonica (Fossa renana, Tirreno, Egeo ecc.) e sono anche diffuse nei sedimenti acquiferi (bacino pannonico fra l'Ungheria e la Romania, bacino situato fra la Germania settentrionale e la Polonia).

2.5

Dato che le aree caratterizzate da anomalie geotermiche sono limitate, dalla metà degli anni '80 si cerca sempre più di sfruttare anche il calore accumulato nelle formazioni geologiche «normali», per soddisfare maggiormente il crescente fabbisogno energetico e adeguare meglio la produzione di energia termica ed elettrica ai diversi bisogni regionali.

2.5.1

A partire dagli anni '90 si è quindi iniziato a sfruttare per la produzione energetica giacimenti situati al di fuori delle zone di anomalia geotermica, principalmente nei paesi di lingua tedesca; la produzione di elettricità nei campi geotermici di Altheim e Bad Blumau (Austria) e di Neustadt-Glewe (Germania) è in corso soltanto da 4 anni.

2.5.2

Dato che in questi casi devono essere raggiunte profondità di almeno 2,5 km, ma preferibilmente di 4 o 5 chilometri, sono necessarie adeguate perforazioni in profondità.

2.6

Queste tecniche comportano i seguenti vantaggi:

l'utilizzo dell'energia geotermica non dipende dalle condizioni metereologiche né da cicli giornalieri/annuali come nel caso dell'energia eolica o solare, quindi essa può servire a garantire la copertura del carico di base,

si deve solo portare in superficie il calore già presente nel serbatoio situato ad alcuni chilometri di profondità, quindi i processi normalmente necessari per la produzione di calore primario (combustione o processi nucleari) non hanno ragion d'essere e si evitano così anche i costi e l'inquinamento che ne derivano,

si tratta di serbatoi di calore rinnovabile quasi inesauribili, il cui sfruttamento potrebbe teoricamente fornire un notevole contributo alla produzione di energia.

2.7

Tali tecniche presentano tuttavia anche alcuni svantaggi:

le temperature disponibili sono relativamente basse per poter ottenere un rendimento termodinamico soddisfacente per la produzione di elettricità,

la necessità di ripristinare il flusso di calore verso i serbatoi ipogei e l'estrazione di calore dagli stessi impongono di esplorare e sfruttare enormi volumi, per evitare che, in caso di consistenti prelievi di calore, si verifichino fenomeni di esaurimento che potrebbero costringere ad abbandonare lo sfruttamento del serbatoio (in anticipo rispetto alle previsioni),

nello sfruttare i serbatoi si deve evitare l'azione o il rilascio eventuale di sostanze inquinanti e/o corrosive (come CO2, CH4, H2S e sali) e prevenire problemi di corrosione delle componenti dell'impianto,

i costi e i fattori di incertezza economica (fra cui il rischio geologico e il rischio di esaurimento del giacimenti) legati allo sfruttamento e all'utilizzo dei giacimenti geotermici sono ancora relativamente elevati.

3.   La situazione attuale

3.1

La geotermia di profondità fa sostanzialmente ricorso a tre tecniche di sfruttamento e utilizzo (8) — che solitamente richiedono almeno due perforazioni ciascuna (il cosiddetto «doublet» costituito da una coppia di pozzi geotermici) (9) -, o alle loro varianti, ossia:

i giacimenti idrotermali, dai quali si pompa in superficie acqua termale ipogea non artesiana (ossia non sottoposta a una pressione superiore a quella idrostatica) per utilizzarla finora perlopiù a scopi di riscaldamento. Attualmente questa tecnica viene estesa anche ai giacimenti idrotermali dalla temperatura più elevata ai fini della produzione di energia elettrica; il calore viene veicolato dall'acqua presente in profondità,

le rocce calde secche (Hot Dry Rock), nel cui caso si sfrutta il calore di determinate formazioni rocciose mediante perforazioni in profondità e robusti interventi di stimolazione. L'acqua iniettata dalla superficie consente di estrarre il calore raffreddando la superficie di scambiatori di calore creati artificialmente mediante stimolazione nella roccia profonda,

i serbatoi geopressurizzati, dove la miscela di acqua e vapore può anche superare i 250 °C (temperature raggiunte però soltanto in pochi casi particolari) e può essere utilizzata per produrre elettricità o calore industriale.

A complemento di tali sistemi, si stanno perfezionando tecniche di superficie (10) che consentono un migliore trasferimento e utilizzo del calore.

3.2

Nell'Unione europea, l'attuale capacità di produzione di energia elettrica installata proveniente da impianti geotermici — principalmente sfruttando le anomalie geotermiche — è di circa 1 GWel, pari al 2‰ circa della potenza elettrica complessiva installata nell'UE; gran parte di questa produzione si realizza in Italia. La capacità installata destinata all'utilizzo diretto del calore per il riscaldamento è attualmente di circa 4 GWth, ma studi prospettici lasciano prevedere fin d'ora il raggiungimento o anche il superamento di 8 GWth nel 2010.

3.3

Finora entrambi i tipi di utilizzo non hanno dato un apporto quantitativamente rilevante all'approvvigionamento energetico dell'Unione, e anche la loro quota sul totale delle fonti energetiche rinnovabili utilizzate è ancora trascurabile.

3.4

Negli ultimi anni tuttavia lo sfruttamento dell'energia geotermica è in netto aumento grazie agli incentivi nazionali e comunitari. Se assicura un rendimento termico dell'ordine di alcuni MWth fino a qualche decina di MWth, la geotermia contribuisce anche alla fornitura decentrata di energia.

3.5

Il Comitato considera che questa politica sia pienamente giustificata e meriti di essere sostenuta. Anche in questo caso si tratta perlopiù di impianti pilota, che servono per collaudare e perfezionare diversi metodi.

3.6

Al di fuori delle zone con anomalie geotermiche, il costo di produzione di 1 kWhel di elettricità ottenuto con energia geotermica è ancora pari alla metà di quello derivante dall'energia solare e al doppio di quello ottenuto con l'energia eolica; anche in questo caso è necessario in generale produrre contemporaneamente calore ed elettricità.

3.6.1

Tuttavia (vedi sopra) l'offerta di energia geotermica può essere ampiamente modulata sul fabbisogno, una caratteristica, questa, che risulterà sempre più vantaggiosa man mano che le energie rinnovabili deterranno una quota maggiore del mercato energetico. Le fluttuazioni tipiche della produzione di energia eolica e solare richiederanno infatti crescenti interventi di regolazione e misure tampone. È probabile che, per funzionare, queste tecnologie dovranno necessariamente ricorrere a fluidi vettore e ad alto consumo energetico e costosi quali l'idrogeno.

4.   Sviluppi futuri e raccomandazioni

4.1

Se riuscirà a non essere più limitato alle zone che presentano anomalie geotermiche (cfr. anche i punti 2.4 e 2.5), lo sfruttamento della geotermia offrirà un grande potenziale in grado di dare un contributo determinante a un approvvigionamento energetico ecocompatibile e sostenibile (cfr. anche punto 4.13).

4.2

Per sfruttare e sviluppare questo potenziale producendo elettricità a costi sostenibili, occorre procedere a perforazioni di almeno 4 o 5 km di profondità, in modo da raggiungere gli strati (di roccia) che hanno la temperatura minima necessaria (ca. 150 °C). Inoltre le rocce devono essere trattate (stimolate) in modo tale da consentire uno scambio di calore sufficiente fra le rocce calde e l'acqua naturalmente presente oppure iniettata, nonché un flusso idrico adeguato.

4.2.1

Viceversa (cfr. anche il punto 2.2.1.1) per la produzione di energia termica a scopi di riscaldamento basta raggiungere profondità anche inferiori, di 2-3 km per esempio.

4.3

A tal fine sono già in fase di sviluppo e collaudo varie tecnologie in parecchi siti europei dalla diversa conformazione geologica (per es. Soultz-sous-Forêts, Groß Schönebeck). Il potenziale di sviluppo risiede nella messa a punto di tecnologie non legate, nella misura del possibile,alle caratteristiche specifiche del sito, e quindi esportabili. Raggiungere questo obiettivo richiederà tuttavia consistenti attività di R&S.

4.4

Da un lato è opportuno continuare a perfezionare le varie tecnologie già esistenti fino a renderle operative, e verificare se sussistono i summenzionati presupposti per uno sfruttamento sostenibile della geotermia.

4.4.1

In questo contesto è particolarmente importante stabilire se in un serbatoio stimolato con queste tecniche si possano effettivamente soddisfare le condizioni idrauliche e termodinamiche necessarie per garantire una sufficiente sostenibilità.

4.5

Dall'altro, occorre migliorare e razionalizzare progressivamente anche le singole tappe del processo in modo da rendere concorrenziali i costi di produzione di questa energia (vedi oltre). A tale scopo occorre realizzare i necessari sforzi di R&S (cfr. punto 1.6), ma anche preparare l'introduzione sul mercato per ridurre i costi di produzione.

4.6

Per l'energia geotermica, essere competitiva a medio termine significa concorrere con l'energia eolica in termini di costi. Ed è probabile che ciò avvenga, visti gli inconvenienti sempre più evidenti dell'energia eolica, quali le fortissime fluttuazioni dell'offerta, che notoriamente generano ingenti costi secondari e anche emissioni in altri luoghi, l'impatto negativo sulla popolazione residente e sul paesaggio, ma anche i crescenti interventi richiesti per la manutenzione e le riparazioni. La valutazione globale dovrà tenere conto anche degli oneri finanziari a carico dei consumatori e delle casse pubbliche.

4.7

In un'ottica di lungo termine e tenendo conto del probabile ulteriore aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale (nonché della possibile scarsità di tali combustibili) sorge la questione della competitività generale dell'energia geotermica: ci si chiede infatti se e quando anche questa fonte energetica — tenuto conto dei costi esterni di tutte le tecniche di trasformazione dell'energia — possa diventare competitiva a lungo termine senza beneficiare di sovvenzioni o di trattamenti preferenziali distorsivi del mercato.

4.8

Nel frattempo è però necessario (11):

proseguire le attività di sviluppo tecnico-scientifico attraverso programmi mirati di R&S, finanziati sia dai singoli Stati membri che dall'Unione europea, in modo da sviluppare e collaudare le varie tecniche e fasi del processo in un numero sufficiente di impianti pilota,

per sostenere inizialmente l'introduzione dell'energia geotermica sul mercato, adottare anche normative (12) che servano da stimolo agli investimenti privati e, prevedendo una certa degressività, rendano economicamente interessante la vendita dell'energia in questione per un periodo limitato, ovverosia nella fase di lancio sul mercato. È infatti importante poter verificare, migliorare e valutare anche il potenziale economico di tale energia. Ciò vale in particolare anche per i modelli di contracting che le imprese di fornitura energetica propongono ai consumatori,

offrire garanzie contro i rischi legati all'esplorazione e allo sfruttamento dei giacimenti geotermali, quali il cosiddetto «rischio geologico» e i rischi legati alla perforazione.

4.9

Il Comitato riconosce con soddisfazione che si sta già facendo molto in questo campo. Sostiene pienamente la Commissione per i progetti di R&S già in corso o oggetto di un bando di gara e condivide l'intenzione di quest'ultima di potenziare l'impegno in materia nell'ambito del prossimo programma quadro di R&S. Il Comitato caldeggia inoltre i programmi di R&S degli Stati membri, nonché i loro sforzi volti ad agevolare e promuovere sin d'ora, mediante incentivi, l'introduzione a titolo sperimentale di tali tecniche sul mercato.

4.10

In questo contesto il Comitato ribadisce la raccomandazione già precedentemente espressa di sfruttare le opportunità offerte dallo Spazio europeo della ricerca per mettere in atto una strategia per la RICERCA ENERGETICA che sia globale, trasparente, coordinata e sostenuta da tutti i partner, e farne un elemento fondamentale del Settimo programma quadro per la R&S e del Programma Euratom.

4.11

La strategia dovrebbe comprendere e dare il giusto spazio anche alle necessarie misure di R&S nel settore dell'energia geotermica, fintanto che non si riusciranno a stimare e valutare meglio l'andamento dei costi a lungo termine in un mercato energetico in evoluzione e l'effettivo potenziale di queste tecnologie.

4.12

Inoltre, nello spirito del metodo aperto di coordinamento, il Comitato raccomanda di far confluire in un programma di ricerca europeo sull'energia tutti i programmi di R&S sulla geotermia (ovvero anche quelli finora finanziati solo a livello nazionale) e di promuovere anche la cooperazione europea.

4.13

In tale contesto il Comitato ritiene che un'opportunità derivi anche dalla partecipazione dei nuovi Stati membri al Programma quadro per la R&S dell'Unione europea. L'imminente rinnovo dei sistemi energetici di questi paesi dovrebbe offrire l'occasione per installarvi anche nuovi impianti pilota e dimostrativi.

4.14

Il Comitato raccomanda inoltre alla Commissione di adoperarsi per armonizzare gli incentivi efficaci alla commercializzazione esistenti nell'Unione europea (come per esempio leggi sull'alimentazione della rete pubblica con elettricità prodotta da fonti rinnovabili) in modo tale da consentire, in un primo tempo almeno nel settore della geotermia, condizioni di concorrenza equa in Europa fra tecnologie simili.

4.15

Dato che la geotermia è particolarmente adatta alla cogenerazione di energia termica e di elettricità, il Comitato raccomanda inoltre alla Commissione di adoperarsi anche per realizzare i relativi impianti di distribuzione e di utilizzo.

5.   Sintesi

5.1

Per sfruttamento dell'energia geotermica si intendono quelle tecniche che consentono di captare il flusso di calore endogeno della Terra che risale verso la superficie.

5.2

Esse permettono innanzi tutto di fornire calore a scopo di riscaldamento, ma anche di produrre elettricità, oppure entrambe queste forme di energia contemporaneamente.

5.3

La produzione di energia geotermica avviene già nelle zone caratterizzate da anomalie geotermiche, ma l'apporto relativo di questa fonte all'approvvigionamento energetico totale resta comunque molto ridotto.

5.4

L'impiego di tecnologie che consentono di operare anche al di fuori delle anomalie geotermiche può sviluppare il potenziale della geotermia e farle assumere un ruolo di rilievo nell'approvvigionamento energetico sostenibile, soprattutto per la copertura del carico di base. Tuttavia ciò richiede perforazioni fino a 4 o 5 chilometri di profondità e ulteriori interventi di «stimolazione».

5.5

La geotermia poco profonda, che utilizza pompe geotermiche per il riscaldamento e la climatizzazione di locali, presenta anch'essa un forte potenziale di sviluppo.

5.6

È proprio nella capacità di garantire il carico di base che l'energia geotermica si distingue dalle altre fonti caratterizzate da un'offerta fluttuante (come l'energia eolica e solare), che dipendono o dipenderanno sempre più da sistemi di regolazione, tampone e di accumulo e che incontrano resistenze nella popolazione per via delle superfici richieste e dell'impatto sul paesaggio.

5.7

Il Comitato ribadisce la raccomandazione di sfruttare le opportunità offerte dallo Spazio economico della ricerca avviando una strategia globale per la RICERCA ENERGETICA.

5.8

Questa strategia dovrebbe comprendere anche le misure di R&S necessarie per lo sviluppo della geotermia e volte a proseguire e a potenziare adeguatamente i programmi già in corso.

5.9

Inoltre, nello spirito del metodo aperto di coordinamento, il Comitato raccomanda di inserire i programmi di R&S relativi alla geotermia che finora hanno beneficiato solo di aiuti nazionali in un programma di ricerca europeo sull'energia e nelle misure integrative ad esso collegate.

5.10

Il Comitato raccomanda di adottare in tutti gli Stati membri in una fase iniziale incentivi e normative degressivi riguardanti l'introduzione sul mercato (come per esempio leggi sull'alimentazione della rete pubblica con elettricità prodotta da fonti rinnovabili) e gli investimenti privati, in modo da rendere economicamente interessante per un periodo limitato lo sfruttamento e la vendita dell'energia, per contribuire in tal modo a sondare, migliorare e valutare il potenziale economico di questa fonte di energia.

5.11

Il Comitato raccomanda di armonizzare questi incentivi all'interno dell'UE, in modo da creare condizioni di concorrenza equa a livello comunitario nel settore della geotermia.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  L'energia non si consuma, ma si trasforma per essere utilizzata. Ciò avviene attraverso appositi processi, come per esempio la combustione del carbone, la trasformazione dell'energia eolica in elettricità oppure la fissione nucleare (conservazione dell'energia: E = mc2). In questo contesto si parla anche di «approvvigionamento energetico», «produzione di energia» e «consumo energetico».

(2)  Parere sul tema «Promuovere le energie rinnovabili: modalità d'azione e strumenti di finanziamento» (CESE 94/2004), parere in merito alla «Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione della cogenerazione basata su una domanda di calore utile nel mercato interno dell'energia» (CESE 279/2003), parere in merito alla «Proposta di direttiva (Euratom) del Consiglio che definisce gli obblighi fondamentali e i principi generali nel settore della sicurezza degli impianti nucleari» e alla «Proposta di direttiva (Euratom) del Consiglio sulla gestione del combustibile nucleare esaurito e dei residui radioattivi» (CESE 411/2003), parere sul tema «Le sfide del nucleare per la produzione di elettricità» (CESE 317/2004), parere sul tema «L'energia di fusione» (CESE 955/2004).

(3)  In futuro il loro utilizzo dovrà essere sempre più ridotto non soltanto per l'esaurirsi delle risorse, ma anche a causa delle emissioni di CO2 (Kyoto!).

(4)  Le crisi petrolifere verificatesi finora (per es. nel 1973 e nel 1979), l'attuale aumento del prezzo del petrolio nonché l'odierna controversia sull'attribuzione dei certificati di emissione espressione del conflitto esistente fra economica ed ecologia - sono indice dell'intera problematica.

(5)  Cfr. però i punti 2.2.1.2. e 2.2.2.2 .

(6)  In futuro per es. CO2.

(7)  Con il termine di entalpia in termodinamica si intende la somma dell'energia interna più l'energia elastica.

(8)  Cfr. per esempio in E. Rebhan (ed.) «Energiehandbuch» Springer-Verlag 2002, il contributo di Manfred Kleemann al capitolo 3.6.4.

(9)  Cfr. tuttavia i punti 2.2.1.1, (sonda geotermica chiusa) e 2.2.1.2 (pompa geotermica).

(10)  Cfr. punto 2.2.2.2 sul ciclo delle turbine.

(11)  In merito «Promuovere le energie rinnovabili: modalità d'azione e strumenti di finanziamento»

(12)  Cfr. ad esempio la legge tedesca sull'alimentazione della rete pubblica con elettricità proveniente da fonti energetiche rinnovabili e le disposizioni relative al riscaldamento e alla climatizzazione degli edifici.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/28


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'attuazione della fase di spiegamento e della fase operativa del Programma europeo di radionavigazione via satellite

COM(2004) 477 def. — 2004/0156 (COD)

(2005/C 221/06)

Il Consiglio, in data 16 novembre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 156 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore RANOCCHIARI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005 nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 134 voti favorevoli e 3 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Il CESE ha seguito sin dall'inizio la nascita e lo sviluppo del programma europeo Galileo di radionavigazione e posizionamento via satellite, riconoscendone il ruolo strategico fondamentale per la competitività del sistema europeo, sia per le ripercussioni innovative in termini economici, occupazionali e sociali che ne discendono, che per il miglioramento della qualità della vita per la società civile che Galileo può assicurare (1). Il CESE ha altresì evidenziato l'esigenza di associare, sin dal varo dell'Impresa comune Galileo (2), le componenti private allo sviluppo ed allo sfruttamento del sistema, assicurando un sostegno continuo durante le fasi di sviluppo e spiegamento (3).

1.2

Come ha sottolineato il CESE nel suo più recente parere sull'argomento (4), «il programma Galileo è finalmente entrato in una fase d'avvio effettivo dopo l'accordo intervenuto il 26 maggio 2003 nell'ambito del consiglio dell'ESA sui contributi finanziari dei suoi membri», ed ha ribadito che «il programma Galileo rappresenta una sfida importante per l'Unione europea, la sua indipendenza, le sue capacità tecnologiche e scientifiche, la sua economia e in primis per il settore spaziale».

2.   La situazione attuale e gli sviluppi attesi

2.1

È utile ricordare che il programma Galileo si sviluppa in quattro fasi:

la fase di definizione, iniziata nel 1999 e conclusasi nel 2001: nel corso di tale fase si è disegnata l'architettura dell'intero sistema e sono state definite le cinque tipologie di servizi offerti elencate più avanti; la fase è stata finanziata principalmente attraverso il V programma quadro di RST&D 1998-2002,

la fase di sviluppo e convalida, iniziata nel 2002 e che terminerà nel 2005: prevede lo sviluppo dei satelliti e delle componenti terrestri, nonché la convalida «in orbita» del sistema. La dotazione finanziaria pubblica UE/ASE è stata di 1,2 mrd di euro, a cui si aggiungono 100 mio di euro provenienti dal VI programma quadro di RST&D 2002-2006,

la fase di dispiegamento, che durerà prevedibilmente dal 2006 al 2007: comprende la costruzione ed il lancio dei satelliti — i primi due satelliti saranno lanciati già a fine 2005 — e l'installazione dell'intero segmento terrestre. La dotazione finanziaria globale è di 2,1 mrd di euro di cui 1/3, pari a 700 mio di euro a carico del bilancio comunitario e 2/3, vale a dire circa 1,4 mrd di euro, a carico del consorzio che sarà selezionato,

la fase di sfruttamento commerciale, che inizierà nel 2008: prevede un costo annuo d'operatività e mantenimento di circa 220 mio di euro ad intero carico dei privati, con l'eccezione di un intervento straordinario pubblico UE dell'ordine di 500 mio di euro in totale per i primi anni della fase stessa, in funzione delle decisioni che saranno prese sulle prospettive finanziarie 2007-2013.

2.2

Dopo la fase di definizione, nel maggio del 2002 è stata costituita l'Impresa comune Galileo, per un periodo di quattro anni. Lo scopo dell'azione era quello di «garantire l'unicità di gestione e di controllo finanziario del progetto di ricerca, sviluppo e dimostrazione del programma Galileo utilizzando allo scopo i fondi assegnati a questo programma».

2.3

Inoltre, con il regolamento 1321/2004 (5) che istituisce l'Autorità di vigilanza europea GNSS (sistema globale di radionavigazione via satellite) e con l'azione comune 2004/552/PESC (6), entrambe del 12 luglio 2004, sono state realizzate le strutture operative del sistema, intese sia a gestire gli interessi pubblici inerenti ai programmi che a garantire la sicurezza e la protezione del sistema Galileo.

2.4

A livello internazionale, l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America hanno concluso il 26 giugno 2004, dopo quattro anni di negoziati, un accordo di estrema importanza su Galileo e GPS (7). L'accordo prevede la promozione, la fornitura e l'utilizzazione, su base compatibile ed interoperabile, dei servizi dei due sistemi di navigazione e posizionamento satellitari e delle connesse applicazioni: ogni sistema funzionerà in parallelo con l'altro, senza interferenze tra i rispettivi segnali. Questo permetterà a Galileo, nell'ambito dei sistemi mondiali di navigazione satellitare GNSS, di diventare la norma mondiale dei segnali aperti di utilizzo civile e commerciale (il GPS è a gestione militare) e di essere accessibile e «appetibile» anche per gli attuali utilizzatori del GPS attraverso un unico ricevitore.

2.5

Sempre a livello di cooperazione internazionale, il 13 luglio 2004 è stato firmato un accordo di cooperazione con Israele, che fa seguito a quello siglato con la Cina il 30 ottobre 2003. Sono inoltre stati da tempo avviati negoziati per ottenere l'interoperatività con il sistema russo Glonass  (8), già avanzati soprattutto per l'acquisizione delle frequenze e l'utilizzo di vettori di lancio russi, mentre accordi di cooperazione sono in stadio avanzato di negoziazione con la Federazione russa stessa, l'Ucraina e l'India. Infine, sono già stati avviati dei contatti con Australia, Brasile, Messico e Corea del Sud; anche Svizzera, Norvegia e Canada stanno esaminando una loro possibile partecipazione finanziaria.

2.6

Per quanto riguarda il bacino del Mediterraneo, la Conferenza euro-mediterranea dei ministri degli Esteri di Valenza, dell'aprile 2002, ha lanciato un piano d'azione, nel quale figura tra l'altro anche la cooperazione in tema di radionavigazione e posizionamento satellitare. Recentemente, l'Impresa comune Galileo ha varato al Cairo un progetto Euro-med GNSS di dimostrazione, formazione e coordinamento del piano GNSS regionale, per verificare, in cooperazione con i partner Meda, l'impatto di EGNOS  (9), satellite geostazionario precursore di Galileo.

2.7

Una volta a regime, il sistema Galileo intende fornire cinque tipologie di servizi:

«un servizio di base aperto, destinato in particolare ad applicazioni per il grande pubblico e a servizi di interesse generale,

un servizio commerciale, che assicurerà lo sviluppo di applicazioni a fini professionali e che offrirà pertanto servizi a più elevato rendimento rispetto al servizio di base, con particolare riferimento alla garanzia del servizio,

un servizio chiamato Safety of Life di altissima qualità e articolazione per le applicazioni che mettono in gioco la vita umana, come la navigazione marittima o aerea,

un servizio di ricerca e salvataggio destinato a migliorare i sistemi di assistenza esistenti attualmente per i casi di pericolo e di salvataggio di persone,

un servizio per l'utenza istituzionale, denominato Public regulated service (PRS), concepito in forma criptata e resistente a radiodisturbi e interferenze: il servizio è principalmente riservato alle istituzioni pubbliche operanti nel campo della protezione civile, della sicurezza nazionale, della tutela dell'ordine pubblico e del rispetto della legge, che richiedono una protezione assoluta» (10).

2.8

Date le caratteristiche di uso e gestione civile del sistema Galileo e le sue prevalenti applicazioni commerciali e professionali, il suo mercato potenziale, secondo la Commissione, dovrebbe collocarsi nel 2010 intorno ai 3 miliardi di ricevitori, con ritorni di investimento annui di circa 250 mrd di euro e la creazione di nuove imprese e posti di lavoro altamente qualificati dell'ordine di centinaia di migliaia di addetti, di cui più di 150.000 in Europa.

2.9

L'Impresa comune Galileo ha concluso, nel settembre 2004, la fase di competizione negoziale ed ha ricevuto le proposte finali di due consorzi candidati alla concessione (Eurely (11) e Inavsat (12)). Le proposte sono state sottoposte a valutazione finale sulla base di tre criteri: capacità imprenditoriali e finanziarie; capacità tecniche; aspetti legali e contrattuali.

2.10

Conformemente al suo mandato, l'Impresa comune ha presentato un rapporto alla Commissione, la quale ha prodotto una comunicazione al Parlamento ed al Consiglio (13) sul passaggio alle fasi di spiegamento e di esecuzione operativa. Essa potrà quindi ottenere «le direttive politiche necessarie quanto al finanziamento pubblico delle prossime fasi del programma e alle missioni di servizio pubblico, in particolare la definizione dei servizi», e quindi avanzare una proposta di affidamento per la firma del contratto da parte dell'Autorità di vigilanza, che è di fatto l'autorità responsabile dell'esecuzione del contratto stesso ai sensi del citato regolamento CE 1321/2004.

2.11

Il Comitato si domanda se tale procedura non rischi di rivelarsi troppo complessa, con sovrapposizioni e doppi controlli che non appaiono né agevoli né chiari.

2.12

Peraltro l'Autorità di vigilanza, istituita dal regolamento CE 1321/2004 e richiamata nella proposta di regolamento oggetto del presente parere, che la definisce come l'agenzia comunitaria responsabile della gestione degli interessi pubblici dei programmi di radionavigazione satellitare, vedrà la luce solo nel 2005.

3.   La proposta della Commissione europea

3.1

La proposta oggetto del presente parere risponde alla necessità di disporre di uno strumento giuridico specifico che, assicurando al programma una linea autonoma di bilancio, consenta una più efficace gestione e monitoraggio delle fasi di spiegamento e di sfruttamento di Galileo dal punto di vista finanziario, anche nei confronti del concessionario.

3.2

La proposta mira, quindi, a stabilire le modalità del contributo finanziario della Comunità per le fasi di spiegamento e di esecuzione operativa e si focalizza su:

3.2.1

la necessità dell'intervento comunitario inteso ad assicurare la congruenza del quadro finanziario tra le risorse erogate dalla Comunità stessa e quelle derivanti al concessionario:

dalla fornitura dei vari servizi generati da Galileo,

dalle licenze e diritti di proprietà intellettuale sulle componenti del sistema a lui concesse gratuitamente dall'Autorità di vigilanza,

da prestiti a lungo termine che saranno erogati dalla BEI;

3.2.2

l'adeguatezza dello schema istituzionale di gestione e controllo dell'Autorità di vigilanza.

4.   Osservazioni generali

4.1

Il CESE ritiene che sin da ora occorra approfondire le caratteristiche tecniche dell'erogazione delle diverse tipologie di servizi al fine di garantire standard aperti che permettano l'accesso ad ulteriori service providers e a tipologie di servizi innovative, evitando barriere artificiali o canoni costosi per i new comers specie se di dimensioni minori.

4.2

Quanto alla congruità del quadro finanziario di riferimento, il CESE auspica che le nuove prospettive finanziarie del bilancio comunitario vengano approvate al più presto e appoggia la richiesta della Commissione intesa ad ottenere per il programma Galileo la somma di 1 mrd di euro, attraverso una specifica linea di bilancio non dipendente da altre linee. Il Comitato chiede inoltre che tale somma sia aumentata adeguatamente per assicurare lo sviluppo e l'integrazione di EGNOS nel programma Galileo. Il CESE ritiene altresì opportuno che le attività di ricerca sui sistemi di radioposizionamento satellitare GNSS trovino spazio e risorse anche nel VII programma quadro di RST&D.

4.3

Il CESE si domanda peraltro come verranno inseriti in tale quadro gli eventuali contributi pubblici di organismi di paesi terzi che hanno già manifestato l'intenzione di partecipare finanziariamente al programma Galileo.

4.4

Il CESE nota che nel quadro finanziario per il concessionario vengono indicati benefici derivanti dalla sua funzione di fornitore di servizi e fruitore di licenze e diritti IRP (14) gratuiti. Al riguardo il CESE non può non manifestare la propria preoccupazione per l'eventuale pre-costituzione di una posizione dominante o monopolista del concessionario, con conseguenti possibili distorsioni della concorrenza e restrizioni del libero mercato.

4.5

Per quanto attiene all'adeguatezza del quadro istituzionale di gestione e controllo esternalizzato ad un'agenzia europea (Autorità di vigilanza europea del sistema globale di radionavigazione via satellite), il Comitato sottolinea i seguenti punti:

4.5.1

il consiglio di amministrazione dell'Autorità di vigilanza europea GNSS esclude la rappresentanza dell'Agenzia spaziale europea, che è invece parte dell'attuale consiglio d'amministrazione dell'Impresa comune;

4.5.2

le responsabilità gestionali e di controllo vengono trasferite dall'Impresa comune all'Autorità di vigilanza europea GNSS che gestisce i fondi per Galileo, agisce come autorità concedente i contratti di concessione, vigila sull'osservanza degli obblighi contrattuali, cede al concessionario i diritti di utilizzazione dei beni per la durata contrattuale, gestisce l'accordo con l'operatore di EGNOS, coordina le iniziative degli Stati membri per le frequenze necessarie al funzionamento del sistema, garantisce la conformità delle certificazioni delle componenti e fa rispettare le disposizioni di sicurezza, incluse quelle derivanti dall'Azione comune 2004/552 PESC;

4.5.3

il CESE non può nascondere la propria preoccupazione per la delicatissima fase di trasferimento della responsabilità dall'Impresa comune Galileo, che viene a scadenza nel maggio 2006, alla nuova Autorità di vigilanza europea GNSS, che dovrebbe diventare operativa dalla prima metà del 2005;

4.5.4

il Comitato raccomanda, quindi, alla Commissione e al Consiglio di vigilare su tale fase, che vedrà anche la «coabitazione» tra Impresa comune e Autorità di vigilanza;

4.5.5

le disposizioni dell'Azione comune 2004/552/PESC ed il regolamento istitutivo dell'Autorità di vigilanza europea GNSS, che prevede un comitato per la sicurezza e la protezione del sistema, regolano le questioni di sicurezza interna di Galileo.

Secondo il CESE dovrebbero sin d'ora essere approfonditi i rapporti del sistema Galileo con le altre iniziative europee coesistenti, quali il sistema Global monitoring for environment and security — GMES, il sistema COSPAS-SARSAT (15) di ricerca e salvataggio, le reti per giustizia e affari interni, le reti multimediali GRID, ecc.;

4.5.6

il CESE sottolinea l'esigenza, già espressa in suoi precedenti pareri (16), di affrontare parallelamente alla regolazione dei problemi in tema di sicurezza, anche quelli relativi alla tutela della privacy e protezione dei dati personali investendo dell'argomento, laddove possibile, l'Agenzia europea dei diritti fondamentali, (17) oppure prevedendo l'istituzione di un apposito organismo consultivo. Non appare infatti sufficiente alla bisogna il richiamo al regolamento CE 45/2001 fatto all'art. 19 del regolamento citato che istituisce l'Autorità di vigilanza europea GNSS. Assicurare esplicitamente un'adeguata tutela della privacy e dei dati personali riveste a parere del Comitato un'importanza non inferiore a quella relativa alla sicurezza se si vuole garantire il successo del sistema Galileo con il pieno sostegno della società civile;

4.5.7

sempre in tema di coinvolgimento della società civile, il CESE nota come un'iniziativa così importante per l'Europa come il programma Galileo risulti ancora praticamente sconosciuta alla maggioranza dei cittadini europei. A questo riguardo il CESE auspica che le Istituzioni comunitarie in concerto con i governi nazionali diano avvio, appena possibile, ad una campagna di informazione e sensibilizzazione che oltre a far conoscere ed apprezzare questo eccellente prodotto della ricerca e dell'industria europea, rassicuri i cittadini europei sul rispetto e la tutela dei loro diritti alla privacy.

5.   Osservazioni particolari

5.1

In relazione a quanto sopra esposto, il CESE raccomanda che nei «considerando» della proposta di regolamento vengano inseriti i seguenti rilievi:

5.1.1

nuovo considerando 3 bis: in ragione dell'impatto che il programma potrà avere sulla vita dei cittadini europei, la Commissione si adopererà affinché venga affidata all'Agenzia europea dei diritti fondamentali, o in alternativa ad un organo consultivo «ad hoc», la tutela della privacy e la protezione dei dati personali nell'erogazione dei servizi Galileo, al fine di assicurare uno sviluppo trasparente ed un dialogo costante con l'utenza potenziale e la società civile;

5.1.2

al considerando 12 aggiungere: «assicurare ulteriori risorse comunitarie sulla stessa linea di bilancio per lo sviluppo e l'integrazione di EGNOS in Galileo e prevedere adeguato spazio e risorse nell'ambito del VII programma quadro di ricerca e sviluppo per la radionavigazione satellitare e l'integrazione tra le reti esistenti»;

5.1.3

nuovo considerando 13 bis: «la Commissione e il Consiglio assicureranno che il processo di transizione tra l'Impresa comune Galileo e la nuova Autorità di vigilanza europea GNSS avvenga nella più assoluta trasparenza onde evitare possibili sovrapposizioni, ritardi operativi o, peggio ancora, restrizioni di mercato»;

5.1.4

nuovo considerando 14 bis: «la Commissione veglierà affinché gli eventuali apporti e le partecipazioni finanziarie da parte di organismi di paesi terzi al patrimonio dell'Autorità di vigilanza europea GNSS si realizzino nel rispetto degli interessi reciproci e degli equilibri esistenti attraverso opportuni accordi da sottoporre al Consiglio e al Parlamento europeo».

6.   Conclusioni

6.1

Il CESE ribadisce con forza il suo pieno sostegno al programma Galileo ed alla accelerazione dei tempi di realizzo delle ultime due fasi del suo sviluppo affinché possa diventare operativo a tutti gli effetti nel 2008.

6.2

Il CESE invita la Commissione a proseguire nella valutazione ex-ante dei benefici aggiuntivi per il concessionario, derivanti dalle forniture di servizi e dai diritti di proprietà intellettuale, e a diffondere un'informazione chiara e puntuale sui risultati di tale valutazione.

6.3

Il CESE ritiene che siano stati fatti passi avanti essenziali per realizzare un'infrastruttura di portata mondiale, in particolare con l'Accordo di cooperazione UE/USA volto a garantire la piena compatibilità ed interoperatività tra i diversi sistemi di radionavigazione e posizionamento satellitare presenti sullo scenario mondiale.

6.4

Il CESE sottolinea l'importanza della cooperazione internazionale con la Cina ed Israele e ritiene che tutti gli sforzi debbano essere fatti per raggiungere intese di mutuo interesse con la Svizzera, la Norvegia, la Federazione russa, l'Ucraina, l'India, l'Australia, il Messico, il Brasile e la Corea del Sud. Il Comitato ritiene che il bacino del Mediterraneo debba costituire un'area privilegiata, in quanto già può usufruire delle prestazioni di servizi di EGNOS e rappresenta un'area strategica per la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile dell'Europa.

6.5

In proposito, il CESE è convinto che l'apertura ai paesi terzi costituisca un importante contributo alla dimensione esterna della politica dell'Unione europea.

6.6

Il CESE auspica che la Commissione europea possa disporre di una voce di bilancio da dedicare ad una campagna di informazione e sensibilizzazione che oltre a far conoscere ed apprezzare questo eccellente prodotto della ricerca e dell'industria europea, rassicuri i cittadini europei sul rispetto e tutela dei loro diritti alla privacy.

6.7

Il CESE auspica infine che siano accolti i propri rilievi e suggerimenti su alcuni «considerando» del regolamento proposto (tutela della privacy, incremento delle risorse finanziarie, periodo di transizione e apporti di paesi terzi) così come sopra indicati. Tali suggerimenti intendono contribuire ad una maggiore chiarezza e trasparenza dell'iniziativa, oltre che a garantirle risorse adeguate nell'interesse sia delle istituzioni europee che della società civile.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU C 311 del 17.11.2001, pag. 19.

(2)  Impresa comune Galileo: creata ai sensi dell'art 171 del Trattato CE con il regolamento CE 876/2002 del 21 maggio 2002. Assicura la gestione della fase di sviluppo del programma Galileo e prepara la gestione delle fasi di spiegamento ed operative del programma. Ha sede a Bruxelles. Membri fondatori sono la Comunità europea, rappresentata dalla Commissione, e l'Agenzia spaziale europea.

(3)  GU C 48 del 21.2.2002, pag. 42.

(4)  Parere del CESE sulla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio: Progressi del programma di ricerca Galileo all'inizio del 2004 - GU C 302 del 7.12.2004.

(5)  Regolamento del Consiglio sulle strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite. (GU L 246 del 20.7.2004).

(6)  Cfr. GU L 246 del 20.7.2004.

(7)  US GPS: United States Global Positioning System, a gestione militare.

(8)  Glonass: Global navigation satellite system.

(9)  EGNOS: European Geostationary Navigation Overlay Service: sistema basato sulla correzione del segnale GPS attraverso una rete di stazioni terrestri e di satelliti geostazionari. Lanciato nel 1996 e già in funzione come precursore di Galileo, EGNOS dovrebbe ora integrarsi con quest'ultimo anche in termini di schema comune di concessione.

(10)  Cfr. contratto di concessione delle fasi di spiegamento e di gestione del programma Galileo - 2003/s200-179789 pubblicato il 17 ottobre 2003.

(11)  Eurely: Consorzio fondato da Alcatel, Finmeccanica e Vinci.

(12)  Inavsat: fondato da EADS Space, Inmarsat ventures e The Thales group.

(13)  COM(2004) 636 def. del 6.10.2004.

(14)  IPR: Intellectual property rights.

(15)  COSPAS (acronimo russo Cosmicheskaya Sistyema Poiska Avariynich Sudov, ossia Sistema spaziale per la ricerca di vascelli in difficoltà); SARSAT (Search and Rescue Satellite-Aided Tracking: Ricerca e salvataggio via satellite): si tratta di un sistema internazionale di ricerca, identificazione e salvataggio via satellite con finalità umanitarie. Il sistema, nel periodo 1982-2003, ha permesso di salvare oltre 15.000 persone in tutto il mondo.

(16)  Cfr. Parere del CESE sulla «Proposta di regolamento del Consiglio relativo alla costituzione dell'impresa comune Galileo» punto 3.5 - GU C 48 del 21.2.2002.

(17)  Cfr. COM(2004) 693 del 25 ottobre 2004. Nella comunicazione, la Commissione mentre propone l'istituzione dell'Agenzia nel 2005, ipotizza che alla stessa venga affidata anche la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali.


8.9.2005   

IT

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C 221/33


Progetto di parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità (Inspire)

COM(2004) 516 def. — 2004/0175 (COD)

(2005/C 221/07)

Il Consiglio, in data 13 settembre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 175 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore RETUREAU.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 140 voti favorevoli e 2 astensioni.

1.   Sintesi del parere del Comitato

1.1

Il Comitato ritiene che la proposta di istituire un'infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità (Inspire) sia adeguata, auspicabile e conforme al principio di proporzionalità. Tale infrastruttura coordinerà e renderà interoperabili e accessibili i dati territoriali raccolti dagli Stati membri a livello nazionale per meglio documentare, su base scientifica, le decisioni e il monitoraggio in materia ambientale, nonché le relazioni da redigere nel quadro di talune direttive. Il Comitato ritiene che la base giuridica (articolo 175 TCE) sia adeguata.

1.2

L'iniziativa proposta è volta a ridurre gli inutili doppioni, le lacune o le insufficienze e a favorire il coordinamento e la coerenza nella raccolta dei dati e nel loro trattamento. Essa necessita di un'azione comunitaria e consentirà di ottenere una migliore efficacia nell'utilizzo dei dati da parte delle amministrazioni e dei servizi interessati e nel loro sfruttamento da parte degli operatori pubblici e privati sotto diverse forme, per es. nei servizi a valore aggiunto (mappe o basi di dati specializzate, ecc.).

1.3

La direttiva proposta istituisce il quadro giuridico e tecnico indispensabile a tale iniziativa; istituisce un comitato tecnico e impone agli Stati membri l'obbligo di consentire l'accesso ai loro dati geografici. Il monitoraggio verrà garantito dalla Commissione; sono previste relazioni periodiche.

1.4

Il Comitato approva pertanto la proposta sulla quale è chiamato a pronunciarsi, dato che essa apporta un innegabile valore aggiunto comunitario, offrendo un quadro armonizzato di riferimento e promuovendo progressi indispensabili nella qualità e nella natura dei dati territoriali raccolti, necessari alla politica ambientale ed eventualmente ad altre politiche nazionali ed europee nonché utili ai processi decisionali.

1.5

Il Comitato desidera insistere sulla necessità di utilizzare protocolli e formati di file aperti o standard universalmente impiegati e leggibili con software di lettura gratuiti; insiste altresì sulla necessità di garantire che le informazioni referenziate e disponibili nel quadro di Inspire siano di dominio pubblico, dato che si tratta di dati scientifici indispensabili sia per le politiche ambientali che per gli studenti e i ricercatori. Il Comitato sottolinea infine che l'esercizio deve avvenire senza compromettere la riservatezza di taluni dati, sia essa dovuta alla tutela della vita privata o a considerazioni di interesse generale e di sicurezza.

2.   La proposta della Commissione

2.1

La base giuridica scelta è l'articolo 175, paragrafo 1 del TCE. Con il rimando all'articolo 174 essa consente di proporre misure nell'ambito ambientale e della protezione della salute sulla base di dati tecnici e scientifici.

2.2

I fenomeni naturali, al pari di quelli provocati dalle attività umane, hanno un impatto sulla qualità dell'ambiente e sulla salute; ciò giustifica un'azione comunitaria di informazione e di coordinamento, nel rispetto dei principi di proporzionalità e di sussidiarietà, nonché del principio di precauzione.

2.3

Viene proposta una direttiva quadro per consentire che, in piena applicazione del principio di sussidiarietà, si possano adattare le disposizioni alle diverse realtà nazionali e regionali.

2.4

I metadati raccolti proverranno principalmente da fonti pubbliche nazionali, ma non è escluso il ricorso ad altre fonti. Un portale comunitario consentirà di accedere alle basi dati nazionali in formato elettronico.

2.4.1

La raccolta dei dati menzionati negli allegati non è obbligatoria per gli Stati membri. L'iniziativa Inspire è complementare ad altre iniziative, quali GMES e Galileo, che possono raccogliere dati specifici o complementari.

2.4.2

La natura orizzontale di Inspire è essenziale; il suo carattere intersettoriale permetterà di individuare le lacune e di incitare a colmarle.

2.4.3

La legislazione ambientale prevede la natura, la qualità e la notifica di dati pertinenti per ognuno dei testi settoriali (direttiva sulla qualità dell'acqua, per esempio).

2.4.4

La condivisione dei dati — che permette di individuare le difficoltà incontrate dagli Stati membri e le eventuali lacune — dovrebbe consentire di trovare progressivamente delle soluzioni.

2.5

Si tratta di raccogliere e coordinare i dati territoriali (geografici) specificati a titolo d'esempio negli allegati I, II e III, garantendo l'interoperabilità dei diversi sistemi nazionali di raccolta e di trattamento dei dati, per metterli a disposizione dei responsabili politici, dei servizi amministrativi, delle strutture di ricerca e, più in generale, del pubblico interessato.

2.6

I dati armonizzati, che vengono messi in rete dagli Stati membri, e i diversi servizi facilmente accessibili potranno fungere da base tecnica e scientifica per le politiche europee, nazionali o infranazionali in un'ampia gamma di settori.

2.7

Condividendo e combinando le informazioni e le conoscenze raccolte nei diversi paesi e settori, sarà possibile evitare gli inutili doppioni e tener conto degli imperativi ambientali in tutte le politiche comunitarie.

2.8

La Commissione eserciterà le competenze di esecuzione che le sono state conferite dalla decisione del Consiglio del 22 giugno 1998; diversi servizi della Commissione, fra i quali Eurostat e il Centro comune di ricerca, saranno attivamente coinvolti nell'attuazione della direttiva e anche l'Agenzia europea dell'ambiente darà il proprio contributo fattivo. Ogni Stato membro designerà l'autorità pubblica nazionale incaricata di mantenere i contatti con la Commissione. Per la gestione tecnica di Inspire è prevista una procedura di comitatologia che coinvolgerà gli esperti governativi, le agenzie europee e le DG interessate.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il Comitato approva e sostiene la proposta di direttiva che istituisce un'infrastruttura per i dati geografici comunitari. Considera adeguata la scelta dell'articolo 175 TCE quale base giuridica.

3.2

In sinergia con altre fonti di informazione, Inspire apporterà un valido sostegno alle decisioni in materia di politica ambientale, di salute, nonché in altri numerosi ambiti.

3.3

Il Comitato ritiene che il rapporto costi-benefici sia a favore del progetto, che permetterà di evitare inutili doppioni, di affinare le politiche comunitarie e di migliorare l'informazione al pubblico.

3.4

Secondo il Comitato, l'infrastruttura comunitaria, le informazioni e i servizi ai quali essa dà accesso devono essere di dominio pubblico, dato che si tratta essenzialmente di dati scientifici e di basi di conoscenze il cui utilizzo è di interesse generale (prevenzione dei rischi naturali o industriali, salute, ecc.). Vanno evitati gli ostacoli derivanti da eventuali diritti di utilizzo troppo restrittivi riguardanti i set di dati e i servizi ad essi relativi.

3.5

Si possono prevedere tuttavia partenariati pubblico-privati nonché l'utilizzo di dati da parte di organismi o di enti privati al fine di fornire dei servizi a valore aggiunto o di creare delle basi di dati geografici specializzati a fini commerciali.

3.6

L'interoperabilità dei set di dati e dei servizi ad essi relativi è assolutamente essenziale per il successo dell'infrastruttura Inspire, e il Comitato appoggia la proposta di determinare le regole di attuazione in collaborazione con i fornitori e gli utenti e con gli organismi di normalizzazione. Esiste sicuramente un bisogno urgente di armonizzazione, ma si tratta di un settore complesso. Il Comitato approva tuttavia i termini previsti per l'applicazione e per la presentazione delle relazioni.

3.7

Il Comitato ritiene che i protocolli e i formati di file applicati a livello nazionale e comunitario dovrebbero essere aperti o di libero accesso e non soggetti a diritti e che i dati dovrebbero essere leggibili mediante tutti i software normalmente utilizzati per l'accesso a Internet, per evitare discriminazioni nell'accesso e nell'utilizzo dei dati in funzione dei software o dei materiali utilizzati.

3.8

Infine il Comitato, pur approvando l'elenco delle eccezioni proposto dalla Commissione, ricorda la sua costante preoccupazione in materia di protezione dei dati personali e della vita privata. Tale protezione deve aggiungersi alla necessità di proteggere interessi nazionali essenziali e di soddisfare le esigenze di pubblica sicurezza per quanto riguarda la natura o la delicatezza dei dati di libera consultazione.

4.   Osservazioni particolari

4.1

Per quanto riguarda le relazioni periodiche previste dalla proposta di direttiva, il Comitato desidererebbe anch'esso esserne destinatario.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


8.9.2005   

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Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Gestione dei rischi di inondazione — Prevenzione, protezione e mitigazione delle inondazioni

COM(2004) 472 def.

(2005/C 221/08)

La Commissione, in data 12 luglio 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice SÁNCHEZ MIGUEL.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 132 voti favorevoli, nessun voto contrario e 2 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Si può affermare che l'adozione della direttiva quadro in materia di acque (1) ha comportato un cambiamento sostanziale nella politica dell'Unione europea in materia. Ciò è dovuto non soltanto al fatto che la direttiva punta ad armonizzare le diverse situazioni riscontrate nelle nostre acque continentali e marittime, ma anche alla scelta di un metodo efficace di valutazione della qualità delle acque e all'istituzione di un sistema organizzativo centralizzato, grazie al quale sono possibili interventi uniformi in tutti i bacini idrografici, indipendentemente dalla coesistenza di competenze prefissate per ciascun tratto di un bacino. La Commissione ha inoltre completato e sviluppato il contenuto della direttiva in materia di acque mediante disposizioni normative (2) e di altra natura (3), di modo che la politica dell'Unione europea in materia di acque possa proteggere sempre meglio i nostri fiumi e i nostri mari.

1.2

Incomprensibilmente però non sono contemplati dalla direttiva taluni aspetti di notevole importanza nella qualità dei nostri bacini idrografici, come appunto la questione delle inondazioni. Queste ultime sono di per sé fenomeni del tutto naturali, ma i loro effetti possono a volte essere aggravati dall'intervento dell'uomo. Molti effetti catastrofici potrebbero tuttavia essere ridotti adottando una politica che disciplini adeguatamente lo sfruttamento e la protezione di letti e rive dei fiumi e soprattutto imponga concretamente e non solo formalmente il rispetto delle norme sull'impatto ambientale nella costruzione di infrastrutture idrauliche, onde evitare che si alterino le dinamiche naturali e si snaturi la finalità perseguita, che è quella di utilizzare correttamente le risorse idriche.

1.3

Nel territorio dell'Unione europea i rischi di inondazione sono in continuo aumento, fondamentalmente a causa di due fattori: i cambiamenti climatici, caratterizzati dal possibile aumento della frequenza delle piogge torrenziali e dal potenziale innalzamento del livello dei mari, conseguenza del riscaldamento dell'atmosfera; l'impatto delle attività umane, che comportano ad esempio le costruzioni nei bacini idrografici e le opere idrauliche che deviano e canalizzano i corsi d'acqua, la costruzione di porti senza valutazione dell'impatto ambientale e adozione di misure correttive. Il fattore umano è inoltre all'origine della marcata desertificazione del nostro continente, provocata da disboscamenti massicci, incendi e altre attività dannose per la natura. In definitiva, l'aumento dei rischi di inondazione è la conseguenza di uno sviluppo non sostenibile. Si può dunque affermare che l'adozione di modelli sostenibili di sviluppo economico, sociale e ambientale riducono al minimo tali rischi.

1.3.1

L'inondazione di terreni che ospitano industrie, attività agricole e di allevamento di tipo intensivo, ma anche di zone edificate comporta la dispersione di sostanze e prodotti che, utilizzati in condizioni normali, non costituiscono un rischio per la qualità delle acque ma che, a seguito di un episodio di questo tipo, divengono pericolosi inquinanti e possono quindi avere effetti sulla salute dei cittadini e sugli ecosistemi interessati dall'inondazione.

1.4

Il CESE ricorda che tra il 1998 e il 2002 l'Europa è stata colpita da oltre un centinaio di gravi inondazioni, tra cui le catastrofiche alluvioni del Danubio e dell'Elba nel 2002. Dal 1998 a oggi le inondazioni hanno causato 700 vittime, lo sfollamento di circa mezzo milione di persone e non meno di 25 miliardi di perdite di beni assicurati (4).

1.5

Consapevole della situazione, la Commissione ha presentato al Consiglio Ambiente, tenutosi nel luglio 2004, una proposta di intervento destinata alla protezione dalle inondazioni su scala europea, per gestire un'azione concertata in materia di rischi di inondazione, la cui finalità è di migliorare la protezione contro questi fenomeni. Gli Stati membri dovrebbero cooperare nell'elaborare una mappatura dei rischi di inondazione e nell'attuare piani di gestione di tali rischi in ogni bacino idrografico e nelle zone costiere. Spetterebbe alla Commissione il compito di coordinare l'informazione fra gli Stati membri e promuovere le migliori pratiche.

1.6

Va infine sottolineato che, pur trattandosi di un intervento nel quadro della politica comunitaria in materia di acque, la questione riguarda altre politiche europee, come ad esempio la PAC, la politica ambientale, la politica di protezione civile e la politica dei trasporti. Vi è inoltre un problema giuridico di notevole portata sottostante a tutte queste politiche e connesso con la gestione delle zone inondabili: la demarcazione e la definizione del demanio pubblico da proteggere in corrispondenza delle rive dei fiumi e nelle coste marine, di modo che esso non possa formare oggetto di modifiche sostanziali esclusivamente per mezzo delle decisioni politiche delle autorità cui spettano altre competenze nella gestione delle acque e dei rischi di inondazione. In tal modo, la delimitazione delle zone protette agevolerebbe gli interventi tesi a prevenire gli effetti delle inondazioni.

2.   Sintesi della proposta

2.1

Il contenuto della comunicazione può suddividersi nelle tre sezioni seguenti:

gestione dei rischi di inondazione,

azioni in corso e iniziative,

programma d'azione concertato dell'Unione europea.

2.2

In merito alla proposta relativa alla gestione dei rischi va segnalato che essa persegue l'obiettivo di ridurre la frequenza e l'impatto delle inondazioni, prevedendo a tal fine di includere nei programmi i seguenti aspetti:

prevenzione,

protezione,

preparazione,

reazione alle emergenze,

recupero e insegnamenti tratti.

2.3

In quanto alle azioni in corso e alle iniziative contro gli effetti delle inondazioni vengono proposti tre livelli di intervento.

2.3.1

A livello europeo le azioni puntano a sfruttare gli strumenti e le politiche esistenti che hanno un'incidenza sulla prevenzione e il contenimento delle inondazioni. Nella politica di ricerca, si tratta di servirsi dei progetti di ricerca come FLOODsite, che contribuisce al miglioramento delle metodologie di gestione e di analisi integrata dei rischi di inondazione. L'utilizzo dei fondi strutturali, specie del Fondo europeo di sviluppo, può invece contribuire a migliorare le attività di ricerca e sviluppo tecnologico relative alle infrastrutture (5). Il progetto IRMA (Interreg Rhine-Meuse Activities, Attività Interreg Reno-Mosa) costituisce un esempio di cooperazione transfrontaliera nella lotta alle inondazioni.

2.3.1.1

Sempre a livello europeo, si propone di ricorrere alla PAC istituendo zone di protezione dalle inondazioni tramite la silvicoltura e altre attività agricole, come sistema di protezione del suolo. Allo stesso modo si intende applicare la politica ambientale nel quadro della direttiva in materia di acque mediante l'integrazione della gestione dei rischi di inondazione nei piani integrati dei bacini. Viene inoltre mantenuto il Fondo di solidarietà, creato nel 2002 in seguito alle gravi inondazioni verificatesi nell'Europa centrale, per le situazioni di emergenza.

2.3.2

Relativamente alle funzioni degli Stati membri va sottolineato che sono state adottate iniziative per fronteggiare gli effetti delle inondazioni mediante l'adozione di orientamenti ufficiali o testi normativi, specie da parte dei paesi più colpiti dal fenomeno. Si tratta di piani e strategie di protezione dalle inondazioni e sono state persino elaborate carte dei rischi per le regioni in cui le inondazioni si verificano con maggior frequenza.

2.3.3

In terzo luogo sono previste azioni di cooperazione internazionale per i fiumi transfrontalieri, specie nell'Europa centrale, grazie all'istituzione di enti che garantiscano un approccio coordinato alla gestione dei bacini idrografici.

2.4

Il programma d'azione concertato dell'Unione europea comprende elementi essenziali per creare misure di protezione e mitigazione delle inondazioni. Fra queste sottolineiamo il miglioramento del coordinamento fra le autorità mediante piani di gestione dei rischi per ciascun bacino idrografico e zona costiera, nonché l'elaborazione di mappature dei rischi di inondazione ai fini di pianificazione; il tutto attraverso lo scambio di buone pratiche.

2.4.1

Per portare a termine questo programma, è fondamentale la collaborazione fra Stati membri, Commissione e altri soggetti interessati, ai quali spetta infatti il compito di agire adeguatamente nel campo della prevenzione dei rischi di inondazione, secondo i termini stabiliti.

2.4.2

È arduo quantificare i costi del programma d'azione concertato. In ogni modo, i benefici derivanti dalla riduzione dei rischi per i cittadini europei, i loro beni e il territorio superano in termini qualitativi qualsiasi costo.

2.5

Alla comunicazione è accluso un allegato — di notevole importanza per la preparazione e l'attuazione dei piani di gestione dei rischi di inondazione e per l'elaborazione delle mappature — che dovrebbe consentire una armonizzazione dei piani e delle mappature in base a obiettivi determinati.

3.   Osservazioni di carattere generale

3.1

Il Comitato valuta positivamente il contenuto della comunicazione con la quale la Commissione punta a migliorare e armonizzare i sistemi di prevenzione istituiti da molti Stati membri per limitare gli effetti delle inondazioni. Il Comitato ritiene tuttavia che il problema vada sottoposto a una più approfondita disamina al fine di adottare i provvedimenti opportuni, specie quelli destinati ad attuare gli interventi più efficaci, che ridurrebbero notevolmente i danni derivanti dalle inondazioni. In secondo luogo, il Comitato reputa necessario definire alcuni concetti fondamentali che non figurano nella comunicazione e debbono invece sottostare alle azioni proposte mediante i piani di gestione e le mappature dei rischi di inondazione, nel modo più armonizzato possibile.

3.2

Le inondazioni sono fenomeni naturali associati al normale funzionamento dei sistemi fluviali e marini che vanno di fatto intesi riferendosi alla scala del tempo geologico, la quale è di gran lunga superiore a quella adottata nelle attività di gestione, come ad esempio la pianificazione economica e urbanistica. In riferimento al periodo di ricorrenza va notato quanto segue:

al momento delle piene che ricorrono ogni 100 o 500 anni, il fiume occuperà l'area corrispondente a questa eventualità,

queste piene si verificheranno con assoluta certezza,

entrambe le tipologie di piena possono avere luogo in qualsiasi momento.

Fondamentalmente, nella pianificazione idrologica sono compresi i seguenti concetti:

alveo o letto naturale di un corso d'acqua perenne o discontinuo: il terreno che rimane coperto dalle acque durante le fasi ordinarie di massima portata,

zone inondabili: aree delimitate dai livelli teorici che raggiungerebbero le acque nelle piene periodiche che statisticamente possono ricorrere ogni 100 o 500 anni. Queste aree possono essere indipendentemente terreni pubblici o privati; spetta dunque all'autorità competente imporre limitazioni nel loro utilizzo per garantire la sicurezza di cose e persone,

solitamente le zone alluvionali comprendono le zone umide, la vegetazione ripariale, altre pianure alluvionali, i coni di deiezione dei torrenti nelle zone di montagna, le paludi, le lagune saline e numerosi elementi (molti dei quali associati a ecosistemi di notevole valore) che indicano i limiti raggiunti dalle acque nel corso di tali fenomeni che, come è già stato detto, sono avvenimenti legati all'essenza del regime fluviale e alla dinamica costiera.

3.3

La gravità delle inondazioni è connessa all'occupazione e allo sfruttamento dei terreni inondabili da parte dell'uomo per lo svolgimento di attività che turbano il normale funzionamento di questi sistemi idrici, alterando in maniera sostanziale le condizioni dell'ambiente fluviale e costiero. In tal modo aumentano i rischi di un funzionamento anomalo ed estremamente dannoso per l'uomo e per i suoi beni. A giudizio del CESE, fra le cause che intensificano la gravità e l'entità delle inondazioni figurano:

una pianificazione inadeguata dello sfruttamento del suolo a volte anche di lunga data, frutto dell'inosservanza delle conoscenze scientifiche e tecniche (oggigiorno inammissibile),

una gestione dei rischi di inondazione che fa astrazione da dette conoscenze (alterazione degli alvei, canalizzazione di corsi d'acqua, costruzioni di bacini artificiali e dighe, separazione delle aree di contenimento mediante argini prospicienti al corso di un fiume). Provvedimenti che in numerose occasioni si sono rivelati insufficienti e talvolta, globalmente parlando, anche controproducenti, soprattutto nel corso inferiore.

3.4

Per contrastare la tendenza all'aumento dei rischi di inondazione conseguente all'evoluzione dei fattori naturali e in particolare ai cambiamenti climatici, è necessario un notevole impegno nel campo della ricerca, onde determinare in che modo i mutamenti possono interessare la dinamica dei fiumi e delle coste, quindi le zone inondabili e le piene ricorrenti, per citare alcune variabili.

3.5

La tendenza all'aumento dei rischi di inondazione dovuta a fattori umani (lo sfruttamento dei terreni e il numero di persone che li occupano) può e deve essere corretta attraverso politiche attive di pianificazione volte a garantire uno sfruttamento sostenibile delle zone inondabili e il massimo contenimento dei rischi.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il CESE concorda con lo scopo della gestione dei rischi, che è quello di ridurre la probabilità che si generino dei rischi e di contenere il loro impatto, seguendo solitamente un iter che include gli obiettivi di prevenzione, protezione, informazione e così via, come indicato dalla Commissione. Ritiene tuttavia opportuno classificare gli interventi e i provvedimenti di possibile attuazione, nonché i criteri per effettuare la scelta adeguata a ciascun caso. A titolo orientativo, propone di distinguere le seguenti misure preventive:

misure naturali per la prevenzione delle inondazioni, ad esempio miglioramento o ripristino della percolazione naturale riducendo l'ispessimento del terreno o risanando le foreste montane; recupero di (ex) aree naturali di contenimento delle piene; rallentamento della velocità della corrente e della propagazione dell'onda di piena ripristinando la correzione delle acque; miglioramento della percolazione delle acque piovane nelle zone abitate,

interventi che migliorano la resistenza della zona inondabile ai danni potenziali (sistemi di previsione e allerta, gestione delle zone inondabili e restrizione del loro utilizzo, ecc.),

interventi di gestione delle piene (azioni idrologiche o idrauliche). Possono essere strutturali (serbatoi di laminazione delle piene, canalizzazioni, dighe, ecc.) o non strutturali (restrizioni dello sfruttamento urbanistico, programmi di assicurazione e garanzia dei beni, ecc.).

4.2

Il CESE esorta la Commissione a tenere conto, nell'elaborazione dei piani di gestione, dei seguenti principi e misure non strutturali:

l'adeguamento al funzionamento naturale dei sistemi idrici fluviali e costieri, promuovendo il recupero di spazi ed elementi naturali di autoregolamentazione dei bacini (rimboschimento delle zone di montagna interessate, protezione delle zone umide e degli ecosistemi correlati, linee di controllo dell'erosione e della sedimentazione degli alvei, programmi che prevedano il cambio di destinazione e il recupero dei terreni ad alto rischio, ecc.),

il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile delle zone inondabili, mediante:

i.

la valutazione del potenziale economico reso disponibile utilizzando queste zone in maniera compatibile con il regime naturale delle inondazioni;

ii.

la pianificazione della transizione verso questi modelli nei diversi settori della pianificazione, in particolare urbanistica.

Il principio dell'approccio strategico di lungo periodo va inteso in quest'ottica. Non si tratta soltanto di tenere conto dell'evoluzione prevista, come indicato nella comunicazione della Commissione, ma essenzialmente di correggerla, nei casi in cui è ragionevole pensare che si mantengano o aumentino i rischi attuali.

4.3

La scelta delle misure più adeguate ai fini di una migliore gestione dei rischi di inondazioni deve presupporre la definizione di appositi orientamenti e criteri:

il miglioramento della gestione dei rischi di inondazioni non deve comportare alcun peggioramento dell'equilibrio idraulico in altri luoghi (ad esempio l'aumento del deflusso o del livello delle acque, o l'accelerazione dell'onda di piena nel corso inferiore di un fiume),

per quanto possibile, ai fini di uno sviluppo sostenibile, alla creazione di strutture tecniche di protezione è preferibile l'adozione di misure per risanare i bacini idrografici e di interventi naturali volti a contenere maggiormente le inondazioni in superficie provocando meno danni possibile (facendo in pratica scorrere l'acqua in estensione e non aumentando il suo livello in altezza),

nei limiti del possibile, sono da privilegiare quelle misure che lasciano sperare sinergie positive con altri obiettivi dello sviluppo sostenibile (ad esempio gli obiettivi della direttiva quadro in materia di acque concernenti la qualità delle acque e le falde freatiche, oppure gli obiettivi delle direttive europee sulla salvaguardia della natura).

4.4

Le esperienze di gestione dei rischi di inondazione registrate in varie parti del mondo, soprattutto a partire dagli anni '70, insegnano che le principali difficoltà riscontrate nell'attuazione delle misure preventive non sono di natura tecnica, ma possono essere risolte semplicemente mediante una mappatura dei rischi o della pericolosità. Negli Stati Uniti, ad esempio, l'Army Corps of Engineers (il Genio dell'esercito) ha elaborato una cartografia dei rischi che comprende oltre 20 000 tavole. Poche sono però le autorità che tengono conto di questa mappatura e, quando lo fanno, decidono di attuare un tipo di interventi strutturali (canalizzazioni, briglie, dighe, ecc…) che sovente non hanno permesso di controllare adeguatamente le inondazioni e ai quali vanno imputati molti danni che si sarebbero potuti evitare e si sono invece verificati proprio perché alle autorità e alla popolazione veniva data una falsa sensazione di sicurezza.

4.5

È opportuno evidenziare che nell'Unione europea i fondi strutturali (FESR e Fondo di coesione) finanziano proprio questi interventi, che prevedono essenzialmente la costruzione di infrastrutture di contenimento o canalizzazione e hanno un'utilità limitata. Agli interventi preventivi invece, siano essi strutturali o no, sono generalmente destinate dotazioni finanziarie di minore entità. A giudizio del CESE, bisogna pertanto valutare la necessità di stabilire una voce specifica per il finanziamento di questo programma di azione o, in sua assenza, si dovranno elaborare degli orientamenti che includano gli interventi in altri programmi finanziati dalla Commissione.

4.6

In ogni modo, queste azioni strutturali non sono sufficienti per prevenire le inondazioni o proteggere le zone inondabili e hanno anzi un significato soltanto se inserite in una prospettiva più ampia che tenga conto della pianificazione urbanistica, della pianificazione delle linee di trasporto (strade, ferrovie, ecc.), del mantenimento dei canali di scarico ed evacuazione e della protezione delle zone e degli ecosistemi che regolano il deflusso naturale delle acque. In futuro sarebbe quindi opportuno sviluppare in maniera più concreta le linee guida che figurano nell'allegato alla comunicazione, introducendo fra l'altro principi metodologici e buone pratiche per l'elaborazione dei piani di gestione.

4.7

L'inserimento dei piani di gestione dei rischi di inondazione nei piani di gestione della direttiva quadro in materia di acque è fondamentale per garantire la pianificazione necessaria ad agire lungo tutto un bacino idrografico, equilibrando azioni e interventi efficaci ai vari livelli (locale, statale, transnazionale…), e per assicurare il necessario coordinamento di tutte le autorità competenti. Bisogna tuttavia definire criteri e formule in grado di consentire un'adeguata integrazione di questi due quadri di pianificazione, compatibili ma diversi, mediante un'opportuna direttiva. Questi elementi andrebbero affrontati in un nuovo capitolo della proposta di completamento delle linee guida allegate alla comunicazione.

4.8

L'integrazione della gestione delle inondazioni nelle disposizioni della direttiva quadro si fonda sui seguenti elementi:

una definizione di inondazione come evento tipizzato nel regime fluviale e nella dinamica costiera che può avere un'incidenza sulla qualità delle acque e sugli ecosistemi in maniera eccezionale e periodica,

una definizione di zona inondabile strettamente legata all'ambito territoriale di intervento della direttiva quadro (utilizzo del suolo, inquinamento potenziale, ecosistemi associati alla qualità delle acque, ecc.),

una definizione di rischio di inondazione connessa ai rischi e ai danni arrecati ai corpi idrici oggetto della direttiva quadro,

una gestione specifica dei rischi relativi alla gestione delle acque così come viene definita nella direttiva quadro (utilizzo idrico nei bacini, recupero dei costi, piani per misure, istituzione di aree protette).

4.9

Nella gestione dei rischi di inondazione, gli elementi più rilevanti connessi alla pianificazione determinata dalla direttiva quadro sono i seguenti:

1)

Definizione e gestione dei rischi:

rischi idrologici, qualità delle acque ed ecosistemi,

rischi geologici associati, cedimenti di scarpate, valanghe,

gestione e recupero del demanio pubblico idraulico e marittimo,

criteri ecologici per la gestione delle inondazioni,

criteri urbanistici.

2)

Allarmi ed emergenze:

zonizzazione territoriale,

sistemi d'informazione idrologica e sistema di prevenzione in caso di emergenze,

protezione civile,

quadro normativo di regolamentazione in ciascuno Stato membro degli elementi suddetti,

educazione civica,

coordinamento fra le autorità competenti.

3)

Altri aspetti:

ricerca e coordinamento multidisciplinare,

copertura rischi mediante polizze assicurative,

sicurezza nella costruzione delle infrastrutture.

5.   Conclusioni

5.1

A giudizio del CESE, qualsiasi intervento in materia di prevenzione, protezione e mitigazione delle inondazioni deve essere integrato con la metodologia e gli strumenti creati dalla direttiva quadro in materia di acque — soprattutto nei piani di gestione per ciascun bacino idrografico — grazie a cui è possibile disciplinare tutte le materie connesse alle gestione delle acque continentali e delle zone costiere afferenti a ciascun bacino. Il CESE reputa pertanto necessario far confluire il contenuto della comunicazione e le osservazioni qui presentate in una direttiva comunitaria che favorisca l'adeguamento dei piani di gestione dei rischi alle caratteristiche di ciascun piano di gestione integrato per ogni bacino idrografico e dunque alle condizioni specifiche dei nostri fiumi e delle nostre coste.

5.2

Per rendere effettiva questa integrazione è necessario:

definire in maniera precisa i concetti fondamentali in base a cui si deve agire, specie quelli riportati al punto 4.8 del presente parere,

effettuare una disamina approfondita dell'attuale situazione in ogni bacino e zona costiera in Europa, specie nelle zone ad alto rischio a causa dei mutamenti climatici e dell'intervento dell'uomo,

potenziare gli interventi preventivi contro gli effetti dannosi delle inondazioni, sviluppando e includendo tutte le misure destinate alla popolazione, per mezzo dell'educazione e dell'informazione necessaria.

5.3

I piani di gestione dei rischi e le mappature dei rischi, indicati negli allegati alla comunicazione, vanno ampliati al fine di stabilire e chiarire una classificazione degli interventi e delle misure — tenendo conto di quelle prioritarie e adeguate al finanziamento concesso — nonché dei criteri da seguire per contenere i costi e aumentare i vantaggi per la popolazione e i beni. L'obiettivo più importante è quello di trovare un equilibrio tra il funzionamento naturale dei sistemi idrologici e costieri e lo sviluppo umano, e infine di raggiungere uno sviluppo sostenibile integrato nelle zone inondabili.

5.4

Il CESE ritiene infine che, nella gestione dei rischi di inondazione, gli elementi di maggior rilievo connessi alla pianificazione prevista dalla direttiva quadro corrispondano alla definizione dei rischi, agli allarmi e alle emergenze in corrispondenza col verificarsi di questi fenomeni. Bisogna inoltre tener conto di altri interventi comunitari finalizzati alla ricerca e al coordinamento multidisciplinare e destinati a ridurre i danni delle inondazioni, nonché di quelli tesi a garantire la copertura rischi mediante polizze assicurative, che minimizzino le perdite economiche. Soprattutto va ribadita la necessità di controllare e verificare la sicurezza nella costruzione delle infrastrutture che interessano il sistema idrologico e costiero.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU L 327 del 22.12.2000, pag. 72.

(2)  Parere del CESE in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento (COM(2003) 550 def.) - GU C 112 del 30.4.2004, pagg. 40-43.

(3)  Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di un elenco di sostanze prioritarie nel settore della politica in materia di acque, COM(2000) 47 def. Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale - Politiche di tariffazione per una gestione più sostenibile delle riserve idriche, COM(2000) 477 def. Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Verso una strategia per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino, COM(2002) 539 def.

(4)  Fonte: COM(2004) 472 def.

(5)  Il responsabile del Dipartimento ungherese per l'Ambiente e le Risorse idriche, Sandor Toth, ha illustrato alla sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente del CESE un esempio interessante, relativo al programma di gestione a lungo termine delle inondazioni e allo sviluppo regionale della valle del Tibisco.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/40


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio relativo al finanziamento della politica agricola comune

COM(2004) 489 def. — 2004/0164 (CNS)

(2005/C 221/09)

Il Consiglio, in data 29 ottobre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 37, paragrafo 2, del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore KIENLE.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 133 voti favorevoli, e 6 astensioni.

1.   Introduzione

Dal 1o gennaio 2005 ha preso il via l'attuazione di una profonda riforma agricola, il fulcro della quale è l'introduzione del pagamento disaccoppiato all'azienda, nonché il conferimento di un maggiore risalto allo sviluppo rurale. Le basi finanziarie per la politica agricola comune sono definite dalla decisione dei capi di Stato e di governo dell'ottobre 2002, nella quale veniva fissato un massimale per le spese agricole del primo pilastro che non può superare il livello effettivo delle spese del 2006, per l'Europa a 25, fino al 2013. Nelle prospettive finanziarie dell'UE 2007-2013, che disciplinano il finanziamento complessivo dell'UE, è stata accettata la suddetta decisione per il settore agricolo. Le spese per la politica agricola comune, compreso lo sviluppo rurale (per l'UE a 27) nel 2007 dovranno quindi ammontare a 57,180 miliardi di euro e aumentare fino al 2013 dell'1,1 % (prezzi del 2004).

Tuttavia, l'oggetto della proposta in esame non è, come il titolo lascia intendere, la provenienza e l'utilizzo delle risorse per la politica agricola comune: si tratta piuttosto dell'attuazione in termini finanziari del sostegno all'agricoltura e allo sviluppo rurale.

2.   Contenuto della proposta della Commissione

Con il documento in esame la Commissione intende porre le basi per il finanziamento della politica agricola comune dell'UE, compresa la politica di sviluppo rurale, negli anni 2007-2013: in questo modo vi sarà un unico strumento giuridico per la regolamentazione della politica agricola comune; inoltre la proposta va esaminata insieme con la proposta di regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale. La Commissione persegue così una semplificazione e una maggiore efficacia, da ottenere tramite l'introduzione di un sistema più rigido per il controllo, la valutazione e la presentazione di relazioni.

2.1   Struttura dei fondi di finanziamento

2.1.1   Finora: il Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG)

Il Fondo europeo agricolo di orientamento e garanzia (FEAOG), sinora utilizzato per il finanziamento della politica agricola comune, è suddiviso in due sezioni: Garanzia e Orientamento. Dalla sezione Garanzia provengono i finanziamenti relativi all'organizzazione dei mercati agricoli in generale (pagamenti diretti, restituzioni all'esportazione, interventi destinati alla regolazione dei mercati), ad alcune spese nel settore veterinario e fitosanitario, come pure a misure per l'informazione e la valutazione della politica agricola comune. La sezione Garanzia finanzia su tutto il territorio anche determinate azioni per lo sviluppo rurale (misure agroambientali, indennità compensativa per le regioni svantaggiate, rimboschimento, pensionamento anticipato), come pure investimenti destinati a zone non comprese nell'obiettivo 1.

La sezione Orientamento finanzia le altre spese di investimento per lo sviluppo rurale che non sono a carico del FEAOG, sezione Garanzia: si tratta quindi di interventi nelle zone dell'obiettivo 1 e dell'iniziativa Leader+.

2.1.2   Principi alla base dei nuovi fondi per la politica agricola comune

I nuovi fondi hanno una struttura simile al FEAOG. La gestione dei fondi avviene tramite un comitato costituito da rappresentanti degli Stati membri e della Commissione (articolo 41, comitato dei fondi agricoli). Tutte le misure finanziate dai nuovi fondi verranno ora sottoposte alla procedura di liquidazione dei conti, mentre finora ciò è stato fatto soltanto per le misure della sezione Garanzia. La verifica delle misure finanziate dalla sezione Orientamento veniva effettuata finora nel quadro dei programmi pluriennali di sostegno (a norma del regolamento sui fondi strutturali n. 1260/1999).

2.1.3   Il nuovo Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA)

Il FEAGA è simile all'attuale sezione Garanzia del Fondo agricolo comune (FEAOG) e, come è avvenuto finora, finanzia, tra l'altro, misure di intervento, restituzioni all'esportazione, pagamenti diretti, diffusione dell'informazione e promozione dei prodotti. Le misure riguardanti lo sviluppo rurale non verranno più adottate nel quadro di tale fondo: esse rientreranno in futuro nell'ambito del FEASR.

2.1.4   Il nuovo Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)

Attraverso il nuovo fondo FEASR dovranno essere finanziate in futuro tutte le misure per lo sviluppo rurale, semplificando così il finanziamento del secondo pilastro. Il fondo deve riunire i finanziamenti della sezione Orientamento del FEAOG e le risorse per lo sviluppo rurale del FEAOG Garanzia. Con le risorse provenienti dal primo pilastro nel quadro della modulazione, come risultano dalle percentuali di riduzione di cui all'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1782/2003, nel 2013 le risorse finanziarie destinate allo sviluppo rurale devono ammontare, nelle intenzioni della Commissione, complessivamente a 14,2 miliardi di euro (per l'UE a 27, in base ai prezzi del 2004).

2.2   Gestione dei pagamenti e controllo

2.2.1   Organismi pagatori

Secondo la proposta, continuano ad essere competenti per la gestione dei pagamenti gli organismi pagatori istituiti dagli Stati membri. Gli organismi pagatori sono i servizi o gli enti autorizzati dagli Stati membri che hanno il compito di verificare l'ammissibilità delle domande, di contabilizzare i pagamenti eseguiti e di presentare alla Commissione i documenti necessari.

2.2.2   Modalità di pagamento e impegni finanziari

I pagamenti del FEAGA dovranno avvenire a scadenze mensili, quelli del FEASR ogni tre mesi. Secondo la proposta di regolamento, l'impegno finanziario va effettuato per singoli programmi e su diversi anni, suddivisi in quote annue. In tale contesto viene applicata la regola «n+2», ed è previsto il disimpegno automatico degli impegni di bilancio al termine di questo periodo. La regola «n+2» significa che i fondi messi a disposizione nel quadro di un programma devono essere spesi entro la fine del secondo degli anni che seguono «n» (n = anno della messa a disposizione).

2.2.3   Comunicazione di informazioni alla Commissione

Gli Stati membri devono trasmettere alla Commissione le dichiarazioni delle spese e, al termine dell'esercizio finanziario, i conti annuali, come pure un documento che certifichi la completezza, l'esattezza e la veridicità dei conti presentati. Con la nuova proposta viene introdotta la necessità di presentare una dichiarazione di affidabilità da parte del responsabile dell'organismo pagatore designato. Inoltre, per le spese del FEASR, secondo la proposta della Commissione, l'organismo pagatore deve presentare conti annuali separati per i diversi programmi.

2.2.4   Liquidazione dei conti, verifica di conformità e rapporto finanziario

Secondo la proposta in esame, la Commissione deve liquidare entro il 30 aprile i conti degli organismi pagatori. La decisione di liquidazione dei conti si basa sulla completezza, l'esattezza e la veridicità dei conti presentati. Analogamente alla procedura attuale, la Commissione deve verificare se e quali importi siano da escludere dal finanziamento comunitario (verifica di conformità). La nuova proposta prevede una proroga da 24 a 36 mesi dei termini per una rettifica finanziaria. La Commissione deve presentare al Parlamento europeo e al Consiglio un rapporto finanziario sulla gestione dei fondi ogni anno entro il 1o settembre (finora: 1o luglio).

3.   Osservazioni di carattere generale

3.1   Il sostegno deve essere accettabile e comprensibile per la società

Il Comitato è consapevole del fatto che le risorse finanziarie destinate alla politica agricola comune, per quanto siano col tempo relativamente in diminuzione, rappresentano una componente di rilievo del bilancio generale dell'UE. A maggior ragione, quindi, il Comitato ritiene indispensabile che il sostegno all'agricoltura e allo sviluppo rurale sia comprensibile e accettabile dalla società. A tale proposito, secondo il Comitato, devono essere soddisfatte due condizioni preliminari:

i pagamenti devono raggiungere i destinatari finali il più possibile integri,

gli abusi devono essere evitati grazie ad un controllo efficace.

3.2   Approcci innovativi per facilitare la gestione

Il Comitato ha individuato nella proposta di regolamento diversi approcci innovativi per una migliore gestione e semplificazione finanziarie. L'attuazione di tale semplificazione tramite la creazione di due fondi con una chiara distinzione di contenuto appare al Comitato giusta e sensata. Il regolamento mira ad ottenere progressi significativi nel processo di semplificazione: infatti, tramite un'unica base giuridica viene regolamentato il finanziamento della politica agricola comune. Al posto dei due sistemi di controllo esistenti viene introdotto un unico sistema; inoltre vengono unificati i diversi sistemi di gestione finanziaria destinati a misure di sviluppo rurale. Resta tuttavia un secondo sistema di gestione finanziaria per le misure nel quadro del FEAGA. D'altronde il progetto di regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale riduce i cinque sistemi di pianificazione dei programmi ad un unico sistema, e diminuisce il numero dei programmi. Il Comitato prende atto di tali semplificazioni, che verranno notate soprattutto dall'amministrazione di Bruxelles.

3.3   I beneficiari devono percepire la semplificazione

Il Comitato ritiene però che la semplificazione dovrebbe assolutamente essere percepibile a tutti i livelli, e che ne debbano beneficiare sia l'UE che gli Stati membri, nonché i destinatari finali. Per il Comitato è particolarmente importante che la semplificazione delle procedure burocratiche arrivi fino in fondo alla catena amministrativa, ossia ai produttori agricoli, che attualmente sono oberati da una grande quantità di oneri burocratici, associati a frequenti ritardi nel pagamento degli aiuti. Ad esempio, questa tendenza si è manifestata in modo estremo nel programma Sapard (aiuti di preadesione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale nei paesi candidati), a tal punto che la Corte di giustizia ha recentemente espresso delle critiche al riguardo. Il rischio che non si possano recuperare i contributi versati a torto ai produttori agricoli è tuttavia molto limitato e, per questo motivo, il Comitato giudica urgente l'obiettivo di garantire un sostegno rapido e il più semplice possibile ai beneficiari finali.

3.4   Gli oneri amministrativi possono essere ridotti

L'obiettivo auspicato di una semplificazione viene conseguito in modo sufficiente per la Commissione, ma non per gli Stati membri. Alcune parti del regolamento sembrano addirittura essere in contrasto con l'obiettivo della semplificazione e aumentare gli oneri amministrativi. Il Comitato deplora il fatto che gli organismi pagatori debbano continuare a disporre di due sistemi di gestione finanziaria a causa delle diverse modalità di pagamento e di impegni di bilancio. Pertanto si dovrebbe assolutamente far sì che questi due sistemi siano resi «aerodinamici», per mantenere al minimo gli oneri burocratici. A tale proposito sono necessari ulteriori adeguamenti, in particolare per quanto riguarda il regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale. La presentazione di documenti aggiuntivi costituisce un onere supplementare imposto agli Stati membri.

3.5   Gli Stati membri sono maggiormente sollecitati

La proposta in esame presenta un aumento della corresponsabilità finanziaria per gli Stati membri dovuto al prolungamento dei tempi di addebito e all'inasprimento delle disposizioni temporali, come pure al recupero di finanziamenti da parte della Commissione. Il Comitato accoglie sostanzialmente con favore la proposta di una regolamentazione relativa al recupero di risorse, secondo la quale la responsabilità per i fondi versati spetta non solo all'UE, ma anche agli Stati membri. Al fine di utilizzare le risorse in modo efficace e trasparente, deve essere possibile recuperare i fondi versati a torto, anche dopo tempi più lunghi. Consapevole delle critiche formulate da molti Stati membri riguardo all'aumento della corresponsabilità finanziaria, il CESE presterà particolare attenzione a che tali Stati non perdano interesse nei confronti dei programmi, tutto a svantaggio dei potenziali destinatari finali. Una maggiore disciplina da parte degli Stati membri viene perseguita anche tramite la riduzione dei termini di pagamento (prescrizione). Il Comitato approva una limitazione temporale dei pagamenti, considera però eccessiva una limitazione così a breve termine e invita dunque la Commissione a riesaminare i tempi previsti.

3.6   Il «meta-sostegno» dovrebbe restare un'eccezione

Il Comitato osserva che, attraverso l'estensione dell'assistenza tecnica, vengono sottratte delle risorse al vero obiettivo del fondo, ossia la promozione dell'agricoltura e dello sviluppo rurale. Un «meta-sostegno» di questo tipo, vale a dire il sostegno ad istituzioni e strutture che devono gestire il sostegno effettivo, non dovrebbe essere aumentato, bensì limitato alle effettive necessità. A questo proposito il Comitato critica in particolare il sostegno, da parte della Comunità, alla creazione o allo sviluppo di strutture amministrative e di controllo di uno Stato membro. Ciò rientra indubbiamente negli obblighi degli Stati membri, e il Comitato propone di autorizzare una tale estensione dell'assistenza tecnica solo in pochi casi eccezionali e per un periodo di tempo limitato. Il Comitato chiede che in casi del genere la Commissione presenti una relazione, in modo da poter tenere sotto controllo questo tipo di sostegno.

4.   Osservazioni specifiche

4.1   Denominazione del nuovo Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) (1)

Nella versione tedesca del regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale, il nuovo Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) viene denominato Europäischen Landwirtschaftsfonds für die Entwicklung des ländlichen Raums (ELER), mentre nel documento in esame lo stesso fondo porta il nome di Europäischer Fonds für Landwirtschaft und Landentwicklung (EFLL). Il Comitato chiede di evitare queste discordanze e di accogliere nei testi dei regolamenti un'unica denominazione.

4.2   Oneri amministrativi

4.2.1   Estensione delle procedure di certificazione (art. 7)

Un ulteriore onere amministrativo viene imposto dall'estensione delle procedure di certificazione fino a comprendere i sistemi di sorveglianza (art. 7). Finora l'organismo di certificazione verificava la completezza, l'esattezza e la veridicità dei conti annuali presentati alla Commissione, mentre, secondo la proposta, tale organismo è «responsabile della certificazione dei conti annuali e dei sistemi di gestione, sorveglianza e controllo istituiti dagli organismi pagatori riconosciuti». Il Comitato chiede un chiarimento sulla necessità di tale certificazione: l'obiettivo, infatti, dovrebbe essere quello di concentrare l'azione degli organismi di certificazione unicamente sull'attestazione delle spese effettuate dagli organismi pagatori.

4.2.2   Configurazione dei conti annuali (art. 8)

Per i pagamenti del nuovo Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) devono essere predisposti dei conti annuali, ma il sistema di finanziamento (impegni di bilancio, prefinanziamenti, pagamenti intermedi, pagamenti a saldo) è impostato sulla durata del programma nel suo complesso. Il Comitato teme che gli organismi pagatori debbano indicare le proprie spese sia nei conti annuali che al momento della conclusione del programma: ciò comporterebbe un aumento degli oneri. I conti annuali devono essere accettati volta per volta.

Gli organismi pagatori devono inoltre trasmettere conti annuali separati per le spese dei singoli programmi del FEASR. Anche gli organismi di certificazione, che finora hanno presentato relazioni nel quadro dei conti annuali, devono elaborare relazioni annuali suddivise. Il Comitato deplora il fatto che la Commissione non sia riuscita a realizzare un'ulteriore semplificazione, ma ritiene comunque che gli oneri previsti siano sostenibili.

4.2.3   Documenti aggiuntivi (art. 8)

Oltre ai conti annuali deve essere presentata una dichiarazione di affidabilità del responsabile dell'organismo pagatore. Il Comitato non vede alcuna necessità in tal senso, poiché esiste già un sistema di controllo basato sull'organizzazione degli organismi pagatori e degli organismi di certificazione; secondo il Comitato potrebbe anche bastare che il responsabile dell'organismo pagatore confermasse l'esattezza delle informazioni.

4.3   Finanziamento

4.3.1   Estensione del finanziamento all'assistenza tecnica (art. 5)

Il finanziamento dell'assistenza tecnica viene esteso all'analisi, alla gestione, alla sorveglianza e all'attuazione della politica agricola comune, come pure alla creazione di sistemi di controllo e di assistenza tecnica e amministrativa. A ciò si aggiunge anche il finanziamento di agenzie esecutive ai sensi del regolamento (CE) n. 58/2003 e il finanziamento di azioni di divulgazione e sensibilizzazione, nonché di misure intese a promuovere la cooperazione e gli scambi di esperienze a livello comunitario in materia di sviluppo rurale (compresa la messa in rete dei soggetti interessati). Ciò dovrebbe avvenire nel quadro della gestione finanziaria centralizzata. Il Comitato giudica molto negativamente la proposta di dare un sostegno all'amministrazione di uno Stato membro attraverso la Comunità.

In compenso, il Comitato giudica ragionevole che la promozione della messa in rete rientri nelle competenze della Commissione.

4.3.2   Il recupero di importi (artt. 32, 33 e 35)

La partecipazione degli Stati membri alle conseguenze finanziarie di un mancato recupero viene aumentata. Secondo la proposta, la Commissione può decidere di imputare gli importi da recuperare allo Stato membro se quest'ultimo non ha avviato ai fini del recupero tutti i procedimenti amministrativi e giudiziari (per il FEAGA: entro un anno dal primo verbale amministrativo o giudiziario). Le disposizioni attuali non prevedono un tale intervento. Nel caso in cui il recupero non avvenga entro 4 anni (se il recupero è oggetto di un procedimento giudiziario di uno Stato: 6 anni), è a carico dello Stato membro il 50 % delle conseguenze finanziarie, che erano finora soltanto a carico della Comunità. Il Comitato approva in generale il fatto che non solo la Commissione, ma anche gli Stati membri siano responsabili per i pagamenti. In questo modo si potrebbe ottenere che gli Stati membri prestino maggiore attenzione all'organizzazione delle strutture di sostegno e al loro controllo. L'aumento della corresponsabilità finanziaria non deve però causare una perdita di interesse nei programmi da parte degli Stati membri. Considerando che la durata del procedimento può superare i 4-6 anni, il Comitato propone di riconsiderare i tempi e le percentuali a carico degli Stati membri.

4.3.3   Limitazione del prefinanziamento al 7 % (art. 25)

Ai sensi dell'articolo 25 il prefinanziamento che la Commissione versa all'organismo pagatore designato dallo Stato membro dopo l'adozione di un programma di sviluppo rurale è limitato al 7 % del contributo del FEASR. Il Comitato giudica tale limitazione accettabile, poiché già esistono limitazioni di questo tipo e non vi sono da temere conseguenze negative per la liquidità dell'organismo pagatore.

4.4   Rispetto dei termini di pagamento (art. 16)

L'articolo 16 fissa al 15 ottobre dell'esercizio finanziario interessato la scadenza definitiva dei pagamenti in ritardo da parte degli Stati membri. In una certa misura, tuttavia, i pagamenti in ritardo non possono essere evitati (ad es. sentenze giudiziarie). In particolare, con il passaggio al nuovo sistema di pagamento (disaccoppiato) all'azienda, le amministrazioni necessitano di un margine più ampio: il Comitato ritiene pertanto che non sia opportuno fissare la data al 15 ottobre.

4.5   Scadenze per il rifiuto di un finanziamento (art. 31)

Ai sensi dell'articolo 31 (verifica di conformità) la Commissione può rifiutare un finanziamento a certe condizioni (non conformità con le disposizioni comunitarie, difficoltà di giungere ad un accordo con lo Stato membro). Ciò non si applica alle spese sostenute più di 36 mesi prima che la Commissione comunichi allo Stato membro per iscritto i risultati della sua verifica. Tale «prescrizione» è attualmente di 24 mesi. La modifica accresce le possibilità della Commissione di evitare pagamenti non conformi alle norme comunitarie. Il Comitato ritiene opportuno, tuttavia, che vengano fissati tempi contenuti per verificare tale legittimità, come previsto nel regolamento attualmente in vigore; inoltre, un intervento tempestivo della Commissione sarebbe utile per la prevenzione e disciplinerebbe gli Stati membri.

4.6   Riduzione dei pagamenti da parte della Commissione (art. 17)

Nell'articolo 17 la Commissione si dà la possibilità di ridurre o sospendere temporaneamente i pagamenti mensili agli Stati membri. Oltre alla possibilità per la Commissione di richiedere o di non effettuare i pagamenti nel quadro della liquidazione dei conti, viene ora introdotta l'opportunità di sospendere rapidamente l'erogazione dei contributi nel caso di un abuso manifesto delle risorse comunitarie. Anche se una simile procedura è stata finora già applicata, il Comitato approva la creazione di una base giuridica in materia.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Il punto non riguarda la versione italiana.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/44


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CEE) n. 2759/75, il regolamento (CEE) n. 2771/75, il regolamento (CEE) n. 2777/75, il regolamento (CE) n. 1254/1999, il regolamento (CE) n. 1255/1999 e il regolamento (CE) n. 2529/2001 per quanto riguarda le misure eccezionali di sostegno al mercato

COM(2004) 712 def. — 2004/0254 (CNS)

(2005/C 221/10)

Il Consiglio, in data 3 dicembre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 37 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore Leif E. NIELSEN.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 135 voti favorevoli e 6 astensioni.

1.   Antefatto

1.1

L'insorgenza di malattie animali gravi e contagiose, quali ad esempio l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE), l'afta epizootica, la peste suina e la malattia di Newcastle ha provocato diverse crisi sui mercati UE dei prodotti animali. Per evitare l'ulteriore diffusione del contagio, tali epizoozie hanno tra l'altro comportato la necessità di abbattere i capi di bestiame colpiti, nonché di imporre restrizioni sugli scambi. In linea generale i costi legati alle azioni intese a debellare le epizoozie sono stati finora finanziati dal Fondo veterinario, con un contributo degli Stati membri pari al 50 % degli esborsi.

1.2

La situazione di mercato dei prodotti interessati risulta inoltre ulteriormente aggravata, tra l'altro, dal divieto imposto sulle vendite e dalla presenza di zone chiuse. In queste circostanze, le organizzazioni di mercato per la carne suina, le uova, il pollame, la carne bovina, il latte ed i prodotti lattiero-caseari, nonché per la carne ovina e caprina, prevedono la possibilità di misure di sostegno al mercato. Una condizione determinante per l'applicazione di queste misure eccezionali è che gli Stati membri interessati abbiano fatto il necessario per sconfiggere le epizoozie in questione. Tali misure eccezionali vengono attuate unicamente nella misura e per il periodo strettamente necessario al sostegno del mercato in questione.

1.3

Le misure eccezionali di volta in volta adottate dalla Commissione attraverso la cosiddetta procedura del comitato di gestione, erano in origine interamente a carico del bilancio comunitario: così è stato per la peste suina alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90. Nel 1992 per la prima volta è stata applicata, per la peste suina, la procedura di cofinanziamento, che prevedeva la partecipazione ai costi da parte degli Stati membri. Vista la scarsa chiarezza sulla ripartizione del finanziamento, nel 1994 la Commissione ha fissato al 70 % la quota del finanziamento comunitario, precisando il numero massimo di capi di bestiame. La stessa percentuale è stata poi applicata nel settore della carne bovina nel caso della BSE e dell'afta epizootica. Dal 2001 il cofinanziamento a carico degli Stati membri è pari al 50 %, in linea con la richiesta della Corte dei conti di assicurare un parallelismo tra il cofinanziamento del Fondo veterinario e quello delle misure di sostegno al mercato.

1.4

Nel 2003, in una sentenza (1) scaturita da un ricorso presentato dalla Germania per il regime di acquisto di bovini in relazione alla BSE, la Corte europea di giustizia ha statuito che la Commissione non ha titolo per fissare al 30 % la quota di cofinanziamento nazionale. La Commissione quindi, non essendo autorizzata a seguire la prassi attuale, propone di portare la quota di cofinaziamento nazionale al 50 %, provvedendo a meglio definire le organizzazioni di mercato dei prodotti animali per la carne suina, le uova, il pollame, la carne bovina, il latte e la carne ovina e caprina, sia per le misure relative al mercato interno sia per le esportazioni verso i mercati dei paesi terzi.

2.   Osservazioni di carattere generale

2.1

Il Comitato deplora che dal 1992 né la Commissione né gli Stati membri rispettino il principio generale, finora vigente, che stabilisce il finanziamento comunitario integrale delle misure comprese nel cosiddetto «primo pilastro» della politica agricola comune, tra cui, appunto, quelle attuate nel quadro delle organizzazioni comuni di mercato. Adottando l'attuale proposta il Consiglio può, per ovvi motivi, derogare a tale principio, da esso stesso introdotto. Tuttavia, come stabilito dalla Corte per il caso in esame, la Commissione non può, senza espressa autorizzazione, derogare alle decisioni del Consiglio, anche se ciò avviene con la partecipazione degli Stati membri nei rispettivi comitati di gestione.

2.2

A seconda della portata e della durata delle epizoozie, le misure adottate possono comportare costi significativi, che per la maggior parte dovranno essere coperti dallo Stato. L'aspetto della ripartizione dei costi tra l'UE e gli Stati membri riguarda in primo luogo la solidarietà finanziaria tra gli Stati membri. In caso di finanziamento nazionale alcuni Stati membri saranno più disponibili e avranno maggiori possibilità di coprire le spese rispetto ad altri. In alcuni Stati membri, direttamente o indirettamente, tali costi si ripercuoteranno sulle imprese, cosa che, come è risultato evidente dalla crisi della BSE, comporterà forti distorsioni di concorrenza.

2.3

Secondo la Commissione, gli Stati membri, in caso di cofinanziamento a loro carico, dovranno impegnarsi maggiormente per combattere e prevenire la diffusione delle epizoozie. Pur comprendendo tale punto di vista, il CESE non può escludere che, in alcune situazioni, questa esigenza rallenterà o complicherà le decisioni, attenuando l'efficacia della lotta contro le malattie.

2.4

Il Comitato comprende anche le argomentazioni della Commissione, secondo cui la proposta comporterà il proseguimento della prassi adottata dal 1992, e garantirà il parallelismo tra le misure attuate nel quadro del Fondo veterinario e quelle adottate nell'ambito degli ordinamenti di mercato.

2.5

Ciò non toglie che, a giudizio del CESE, gli esborsi inizialmente previsti dal Consiglio per le misure eccezionali nel quadro delle organizzazioni di mercato devono essere visti in una prospettiva di responsabilità comune e di solidarietà finanziaria. Scostarsi da questo principio, secondo il Comitato, comporta il rischio che, nei vari Stati membri, vengano adottati sistemi divergenti di lotta contro le epizoozie, le quali possono insorgere in maniera del tutto casuale ed imprevedibile nonostante l'efficacia dei controlli e delle misure di prevenzione. A ciò si aggiunga che le ripercussioni sul mercato hanno poi ricadute anche su altri Stati membri. Inoltre, il cofinanziamento a carico degli Stati membri in questo settore specifico comporta il rischio di «contagio» in altri ambiti, e, quindi, di un'ulteriore rinazionalizzazione della politica agricola comune.

2.6

Se, nonostante queste considerazioni, la proposta della Commissione venisse appoggiata, risulterebbe amministrativamente molto gravoso e oggettivamente poco giustificabile far rientrare la questione del contributo finanziario degli Stati membri nel quadro del regime in esame secondo le disposizioni del Trattato in materia di aiuti di Stato. Sarebbe stato pertanto preferibile applicare fin dall'inizio la proposta della Commissione circa la deroga dalla procedura di notifica.

3.   Conclusioni

3.1

Il CESE è favorevole al mantenimento del principio della piena solidarietà comunitaria per le misure eccezionali nel quadro delle organizzazioni di mercato e, per questo motivo, respinge la proposta della Commissione di portare al 50 % la quota di finanziamento a carico degli Stati membri.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Sentenza del 30 settembre 2003 per la causa C-239/01, Raccolta 2003, I-10333.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/46


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Pechino, 10 anni dopo: valutazione dei progressi registrati in Europa e nei paesi in via di sviluppo in materia di parità fra uomo e donna

(2005/C 221/11)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 16 dicembre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema: Pechino, 10 anni dopo: valutazione dei progressi registrati in Europa e nei paesi in via di sviluppo in materia di parità fra uomo e donna.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dalla relatrice FLORIO.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 135 voti favorevoli, 1 voto contrario e 6 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

La 49a sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSD), che si svolgerà dal 28 febbraio all'11 marzo 2005, sarà dedicata alla valutazione dell'attuazione della Piattaforma d'azione e della Dichiarazione di Pechino, approvati durante la 4a Conferenza mondiale sulle donne (Pechino, 1995), e dei documenti finali approvati durante la 23a sessione speciale dell'Assemblea generale «Donne 2000: eguaglianza di genere, sviluppo e pace per il ventunesimo secolo» (New York, 2000). Si ricorda che è durante quest'ultima sessione che si era proceduto ad un primo monitoraggio dei progressi raggiunti e degli ostacoli incontrati nel percorso verso l'eguaglianza di genere.

1.2

In quell'occasione l'Assemblea generale ha approvato una risoluzione intitolata «Ulteriori azioni e iniziative per mettere in opera la Dichiarazione di Pechino e la Piattaforma d'azione», nonché una dichiarazione politica con la quale gli Stati membri si sono impegnati ad un nuovo confronto, dieci anni dopo l'adozione della piattaforma, per valutare i progressi realizzati e considerare nuove attività.

1.3

Come previsto dal programma di lavoro pluriennale della CSD, i lavori della 49a sessione si concentreranno sui progressi realizzati nelle dodici aree individuate nella Piattaforma d'azione e sull'identificazione delle sfide attuali e di nuove strategie per l'avanzamento e l'empowerment di donne e ragazze. In tale occasione, per favorire il dialogo, l'assemblea sarà aperta alla più vasta partecipazione delle delegazioni degli Stati membri, della società civile e delle organizzazioni internazionali.

1.4

L'impegno delle Nazioni Unite è stato fondamentale per conferire al problema della parità dei diritti fra uomini e donne una valenza internazionale: nel 1975 viene convocata la prima conferenza mondiale sulle donne, con la quale si proclama aperto il «decennio della donna» (Città del Messico); con la seconda conferenza (detta «di metà decennio» — Copenhagen, 1980) i governi iniziano a firmare (in 57) la Convenzione internazionale contro ogni forma di discriminazione verso le donne (CEDAW, 1979) che costituisce una delle pietre miliari nel difficile percorso verso l'uguaglianza di genere; con la terza conferenza (Nairobi, 1985) viene approvato il piano d'azione «Strategie future per l'avanzamento delle donne» con il quale governi e organizzazioni internazionali proclamano l'obiettivo della parità.

1.5

Un ulteriore passo nel processo di riconoscimento delle specificità femminili e del ruolo delle donne è stato fatto con la Risoluzione 1325 del 2000 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul tema Donne, pace e sicurezza, con la quale si riconosce la diversità e specificità dell'impatto della guerra sulle donne e si riafferma il bisogno di rafforzare il ruolo di queste ultime nei processi decisionali relativi alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti. Più in generale, comunque, il tema dell'avanzamento delle donne è da ormai più di un decennio preso in considerazione nelle conclusioni di tutte le grandi conferenze e incontri internazionali promossi nell'ambito delle Nazioni Unite (1).

1.6

Un altro momento importante è rappresentato dal «Millennium summit» delle Nazioni Unite, tenutosi nel settembre del 2000, in cui gli Stati membri hanno fissato otto obiettivi (Millennium Development Goals) chiari e misurabili per ridurre significativamente la povertà, la fame, le malattie e il degrado ambientale entro il 2015. La Dichiarazione del millennio nasce anche dall'esigenza di definire una lista omogenea di priorità fra quelle evidenziate nel decennio precedente dalle varie conferenze e summit tenuti a livello internazionale. Fra gli obiettivi, il terzo è dedicato alla promozione dell'eguaglianza di genere e all'empowerment delle donne ed è strettamente legato alla formazione e all'istruzione, mentre il quinto si occupa della salute riproduttiva. La prospettiva di genere è comunque trasversale agli otto punti.

2.   Considerazioni generali

2.1

Nonostante il sistema delle Nazioni Unite abbia stabilito un quadro normativo significativo per il raggiungimento della parità di genere, si avverte a volte una mancanza di coerenza fra quelli che sono gli intenti sulla carta e l'applicazione pratica dei principi al livello della politica interna degli Stati e delle loro politiche commerciali e di cooperazione allo sviluppo. La piena affermazione dei diritti civili, economici, sociali e politici delle donne viene infatti spesso minata da politiche macroeconomiche e accordi commerciali ispirati al neoliberalismo che non prendono neanche lontanamente in considerazione la dimensione di genere.

2.2

Inoltre, è indubbio che la complessa situazione internazionale non costituisce un terreno favorevole per il processo di avanzamento delle donne che, anzi, rischia di subire una erosione continua delle posizioni guadagnate negli anni precedenti.

2.3

I conflitti in atto stanno indebolendo e aggravando sempre di più la situazione delle donne.

2.4

La violenza domestica è ancora una realtà in tutto il mondo e colpisce donne di qualunque età, classe sociale e religione.

2.5

È quindi importante riaffermare l'eguaglianza di genere e la difesa dei diritti delle donne come obiettivo prioritario e come mezzo per il raggiungimento di uno sviluppo equo e di una migliore redistribuzione della ricchezza, per una crescita economica sostenibile e per il rafforzamento dei sistemi di protezione delle fasce più deboli della popolazione.

3.   Ruolo del Comitato economico e sociale europeo

3.1

Ci sembra importante che il Comitato economico e sociale europeo partecipi con un proprio documento alla valutazione in corso dei progressi compiuti dall'Unione europea nel campo dell'eguaglianza di genere.

3.2

Si ricorda a questo proposito che il Comitato ha sempre seguito con grande attenzione le attività rivolte all'avanzamento dello status delle donne nella società, sia attraverso numerosi pareri sia facendosi esso stesso promotore di diverse iniziative. Con particolare riferimento alla quarta conferenza sulle donne (Pechino 1995) e al suo seguito (Pechino+5) il CESE ha dato il suo contributo con due pareri (EXT/131 e REX/033) nei quali affermava, tra l'altro, l'importanza della presenza di una sua delegazione ai lavori delle Nazioni Unite.

3.3

Inoltre, in un'ottica di collaborazione con le istituzioni europee — prime fra tutte il Consiglio, il Parlamento e la Commissione-, il Comitato ha acquisito un ruolo importante nel monitoraggio delle numerose iniziative dell'Unione europea sulla parità fra uomini e donne con le quali negli ultimi anni si è cercato di rispondere alle sfide e di rimuovere gli ostacoli evidenziati a Pechino.

3.4

In questo senso crediamo che, sulla base di un esame dei progressi e degli ostacoli incontrati dalla quarta conferenza ad oggi, il Comitato possa fornire un notevole contributo per far sì che l'integrazione delle problematiche femminili diventi sistematica in settori sempre più vasti della politica e della società europee.

3.5

Partendo dalla consapevolezza del ruolo da protagonista che l'Unione europea deve assumere nello scenario internazionale e delle forti responsabilità a questo connesse, ci proponiamo con il presente documento di delineare i contributi al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e al loro avanzamento nel mondo che l'UE può apportare attraverso le sue politiche di cooperazione allo sviluppo e commerciali.

4.   L'Unione europea

4.1

Nell'Unione europea il tema dell'eguaglianza di genere, già presente nel Trattato, è stato ulteriormente codificato dal Trattato di Amsterdam, con il quale viene adottato il «doppio approccio» che pone in parallelo, da un lato, l'applicazione del mainstreaming di genere in tutte le politiche comunitarie e, dall'altro, l'attuazione di azioni specifiche in favore delle donne. Ma la questione delle pari opportunità fra uomini e donne era già stata inserita nella politica di coesione economica e sociale della Comunità e costituiva un obiettivo primario dei fondi strutturali sin dal 1994.

4.2

L'UE ha adottato un approccio integrato distinguendo tra gli strumenti legislativi e finanziari e l'utilizzazione del metodo aperto di coordinamento nelle politiche sociali. Tra più recenti strumenti adottati per il raggiungimento dell'eguaglianza di genere troviamo, all'interno della UE, la Strategia quadro sulla parità di genere (2001-2005), con i relativi Programmi di lavoro annuali, ed i Fondi Strutturali.

4.3

La Strategia quadro sulla parità di genere (2001-2005) tende a coordinare attività e programmi che prima venivano sviluppati su base settoriale, accogliendo l'ottica del doppio approccio di Amsterdam: il suo obiettivo è quello di assicurare a dette attività e programmi una maggiore coerenza, anche attraverso la messa a punto di indicatori certi e di un sistema di monitoraggio, valutazione e diffusione dei risultati ottenuti.

4.4

I settori d'intervento/obiettivi, comunque interdipendenti, individuati dalla Strategia sono essenzialmente cinque: economia (in collegamento con la strategia per l'occupazione e con i Fondi Strutturali nonché con l'applicazione del mainstreaming in tutte le politiche che hanno un impatto sulla posizione delle donne nella vita economica); partecipazione e rappresentanza (relativa ai processi decisionali); diritti sociali (in relazione alla vita quotidiana e alle disparità presenti nei sistemi di protezione sociale); vita civile (in collegamento con i diritti umani e le libertà fondamentali, e con un accento particolare sulla violenza e il traffico a scopi sessuali); cambiamento di ruoli e stereotipi (in collegamento con il sistema culturale e i mass-media).

4.5

Al rafforzamento delle politiche per l'eguaglianza di genere contribuiscono tuttavia anche i Fondi Strutturali. Il regolamento dei fondi per il periodo 2000-2006 è scaturito da un'attenta analisi e critica delle misure in favore delle pari opportunità e delle loro debolezze ed ha accolto il doppio approccio previsto dal Trattato di Amsterdam. Del resto, i FS — e soprattutto il Fondo sociale europeo — sono stati sempre considerati lo strumento principale della Strategia europea per l'occupazione; nei Nuovi orientamenti per l'occupazione, approvati nel luglio 2003, si prevede che l'eguaglianza di genere abbia una dimensione orizzontale in tutti gli obiettivi e si individua la Parità uomo-donna come uno degli orientamenti specifici.

4.6

Grandi passi avanti sono stati fatti all'interno del Fondo sociale europeo, legato essenzialmente alle politiche per l'occupazione e la formazione. Gli sforzi in questo ambito si sono concentrati soprattutto sul miglioramento dell'accesso, della partecipazione e della posizione delle donne nel mercato del lavoro (Asse E) e sull'ampliamento della possibilità di conciliare lavoro e vita familiare ed esiste già una casistica incoraggiante di esempi positivi. In questo campo, l'FSE ha fatto proprio l'obiettivo quantitativo varato dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, secondo il quale entro il 2010 il tasso di attività femminile deve passare dal 51 % (2000) al 60 % e quello del Consiglio di Barcellona del 2002 secondo il quale va assicurato l'inserimento prescolare al 90 % dei bambini di età compresa fra i tre anni e l'età scolare e ad almeno il 33 % dei bambini di età inferiore a tre anni.

4.7

Cionondimeno, appaiono ancora sporadiche le misure volte a migliorare la qualità del lavoro e le possibilità di carriera, ad incoraggiare l'imprenditorialità femminile, a ridurre i divari salariali e ad aumentare la presenza delle donne nel settore delle nuove tecnologie. Nel campo poi della riconciliazione vita/lavoro vi sono parecchie azioni volte a migliorare le strutture per la cura dei bambini, ma pochissime esplicitamente rivolte agli anziani o ai familiari non autonomi.

4.8

La dimensione di genere resta invece molto debole negli altri fondi, soprattutto quelli relativi all'agricoltura e alla pesca, settori in cui tradizionalmente le donne sono sottorappresentate pur svolgendo un ruolo attivo nel loro sviluppo. In tali ambiti restano quindi profonde le disuguaglianze e poco valorizzato il contributo che le donne forniscono alle comunità, anche in relazione ad una maggiore protezione dell'ambiente.

4.9

Le politiche dell'UE sono supportate da diverse iniziative e programmi di finanziamento: si possono citare ad esempio NOW (Occupazione) per il mercato del lavoro, STOP per rafforzare la cooperazione contro il traffico di donne e bambine, DAPHNE per migliorare l'informazione e la protezione delle vittime di violenze; Women and Science (del Programma quadro di ricerca e sviluppo) per le nuove tecnologie. La Strategia quadro, inoltre, si propone di rafforzare l'integrazione della tematica di genere in varie iniziative comunitarie, quali Equal, Interreg, Urban, Leader o, nel settore culturale, Leonardo, Socrates, Youth, Culture etc.

4.10

Il rapporto della Commissione sulla parità fra uomini e donne (COM(2004) 115 def.) mette in evidenza come esista già nell'Unione europea una legislazione in materia abbastanza avanzata (2), tra l'altro rafforzata da un'estesa giurisprudenza. È anche in corso un progetto di direttiva unica sull'attuazione del principio di pari opportunità ed eguaglianza di trattamento fra uomini e donne in materia di impiego e occupazione, che dovrebbe unificare e sistematizzare la legislazione esistente in materia.

4.11

In questo senso si è espresso anche il recente Consiglio europeo Occupazione e affari sociali, tenutosi durante la Presidenza olandese che, nell'individuare una possibile direttiva unica in materia di parità di trattamento, ha rilevato come i campi su cui intervenire siano soprattutto quelli della parità salariale, delle pari opportunità nell'accesso al mercato del lavoro, della parità di trattamento nei sistemi di protezione sociale, nella formazione e nella possibilità di carriera- e, infine, dell'onere della prova nei casi di discriminazione di genere.

4.12

La proposta di direttiva che attua il principio della parità di trattamento per l'accesso ai beni e servizi (COM(2003) 657 def.) è stata affrontata anche dal CESE (3) in un parere, che ha rilevato alcune lacune importanti che dovranno essere colmate nel prossimo futuro.

4.13

Inoltre, proprio in seguito all'approvazione della Piattaforma d'azione di Pechino ed al Consiglio di Lisbona si sono sviluppate negli ultimi anni le statistiche di genere, anche attraverso la definizione di nuovi indicatori (relativi, per esempio, ai processi decisionali, al mercato del lavoro o alla violenza domestica), intese a permettere un'analisi reale dei problemi e una valutazione dell'impatto delle politiche e azioni messe in atto. Nel campo statistico, quindi, si registrano già dei progressi evidenti anche se molto resta ancora da fare per permettere un serio monitoraggio dei differenti settori. Infatti, solo la possibilità di studiare e analizzare fenomeni e processi in atto da un punto di vista quantitativo e qualitativo ci può dare l'esatta dimensione dei progressi ottenuti.

4.14

Ancora pressoché sconosciuti, invece, a livello sia dell'UE che degli Stati nazionali, sono i «bilanci di genere» (gender budgeting), intesi come l'applicazione del mainstreaming di genere alle procedure di bilancio. Con l'introduzione di una prospettiva di genere a tutti i livelli del processo di definizione dei bilanci si riconosce che le decisioni degli amministratori non sono neutre ma hanno una ricaduta diversa su uomini e donne; in questo senso il gender budgeting si pone anche come strumento di valutazione dell'impatto di politiche, finanziamenti e tassazione sugli uomini e sulle donne.

4.15

Purtroppo, nonostante le politiche comunitarie a favore delle donne siano state rafforzate, perché i loro obiettivi vengano effettivamente raggiunti sono ancora necessarie delle azioni positive nonché il massimo impegno da parte degli Stati membri in quanto principali responsabili dell'applicazione di queste politiche.

4.16

Benché il tasso di disoccupazione femminile in Europa sia effettivamente diminuito fino a raggiungere il 55,6 %, il traguardo fissato dal Consiglio di Lisbona sembra ancora lontano in diversi paesi e, di fatto, le donne sono andate a ingrossare le file della fascia più debole dei lavoratori, quelli precari, e spesso senza alcun sistema di protezione sociale; in molti Stati permangono o aumentano le discriminazioni salariali fra uomini e donne e la segregazione delle donne sia verticale che orizzontale è ancora una deplorevole realtà. Come già accennato, anche nel campo della conciliazione fra vita e lavoro, le misure sembrano concentrarsi solo sulla cura dei figli mentre sono quasi assenti quelle relative agli altri familiari bisognosi di cure; inoltre, solo pochi Stati hanno introdotto misure per incoraggiare il congedo parentale anche per i padri lavoratori.

4.17

Anche a livello dell'apparato di decision-making sono ancora forti le disparità: basti pensare che, all'interno della UE, il Collegio dei commissari della Commissione europea è composto da 22 uomini e 7 donne (solo il 24 %), mentre il Parlamento è composto da 510 uomini e 222 donne (solo il 30 %). A livello nazionale, d'altronde, la situazione non è migliore: la media della presenza femminile nei parlamenti nazionali non raggiunge il 25 %, mentre nei governi è pari a poco più del 20 % (4). Nel CESE stesso la presenza femminile è sottorappresentata: su 317 consiglieri, solo 79 sono donne (il 25 %).

5.   L'Unione europea e i paesi terzi: cooperazione e commercio internazionale a favore delle donne

5.1

La problematica relativa alle pari opportunità fra uomini e donne è ormai entrata a pieno titolo anche nelle politiche di cooperazione e sviluppo dell'Unione europea: la comunicazione della Commissione sull'integrazione degli aspetti relativi alla tematica uomo-donna nella cooperazione allo sviluppo (COM(95) 423 def.), seguita dalla risoluzione del Consiglio sullo stesso tema (20 dicembre 1995) hanno costituito la base per l'approvazione nel 1998 di un primo regolamento (regolamento CE n. 2836/98 del Consiglio del 22 dicembre 1998), ora rinnovato per il biennio 2004-2006. Il nuovo testo (CE n. 806/2004) ne rafforza gli obiettivi — sostegno al mainstreaming e adozione di misure positive per la promozione delle pari opportunità come contributo essenziale alla riduzione della povertà nel mondo — e individua come prioritari il controllo delle risorse e dei servizi a favore delle donne, soprattutto nelle aree dell'istruzione, dell'occupazione e della partecipazione ai processi decisionali. Viene anche ribadito il sostegno alle attività pubbliche e private che hanno per obiettivo la parità di genere.

5.2

Il Programma d'azione per l'integrazione della parità tra i generi nella cooperazione allo sviluppo della Comunità (2001-2006) (5) si propone di contribuire a colmare il divario fra i principi enunciati e la pratica, attraverso una strategia concreta e la definizione di aree prioritarie: supporto alle politiche macro-economiche legate alla riduzione della povertà e ai programmi di sviluppo sociale nei settori della salute e dell'istruzione; sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile; trasporti; capacity building istituzionale e good governance; commercio e sviluppo, cooperazione e integrazione regionale; supportare l'integrazione della parità di genere in tutti i progetti e programmi sia a livello regionale che nazionale; fornire gli strumenti e un'appropriata formazione in materia allo stesso personale della Commissione europea.

5.3

Il Documento di programmazione per la promozione dell'eguaglianza di genere nella politica di cooperazione per il 2005-2006 ha individuato come aree prioritarie di intervento da un lato, la promozione di atteggiamenti positivi nel comportamento degli adolescenti per combattere la violenza contro le donne e le ragazze, e dall'altro la necessità di formazione e supporto metodologico ai principali attori coinvolti nei paesi partner.

5.4

La Commissione europea fornisce il proprio sostegno ad azioni e progetti volti a migliorare l'eguaglianza di genere attraverso la cooperazione bilaterale e regionale. È il caso dei Balcani occidentali, dell'Europa dell'Est, dell'Asia Centrale, dell'area del Mediterraneo, di Africa, Caraibi e paesi del Pacifico e dell'America Latina. Altri finanziamenti vengono erogati su base non geografica, ma tematica.

5.5

Un momento importante per l'evoluzione delle relazioni dell'UE con i paesi terzi è certamente anche l'Accordo di Cotonou, firmato il 23 giugno del 2000 con i paesi ACP (Africa-Caraibi-Pacifico). L'accordo, evidenziando il legame esistente fra politica, commercio e sviluppo, introduce una dimensione sociale, anche tramite la promozione della piena partecipazione alle strategie di sviluppo degli attori non statali, ivi compresa la società civile, e stabilisce che l'eguaglianza di genere costituisce uno dei temi trasversali dell'accordo e deve essere pertanto presa sistematicamente in considerazione (artt. 8 e 31). Mentre consideriamo molto positiva la prevista partecipazione degli attori non statali nelle diverse fasi della programmazione dei documenti strategici nazionali auspichiamo che venga posta particolare attenzione nell'inclusione in essa anche delle associazioni femminili.

L'accordo, inoltre, conferisce al Comitato un esplicito mandato di consultazione dei gruppi di interesse economici e sociali, istituzionalizzandone il ruolo di interlocutore preferenziale.

5.6

La piena inclusione e il coinvolgimento attivo delle donne nelle politiche di sviluppo rappresenta certamente un processo non facile e di lungo periodo: riteniamo tuttavia importante che sia mantenuto sempre alto il livello di attenzione di tutte le istituzioni europee affinché ciò che è stato enunciato sulla carta venga tradotto in azioni concrete.

5.7

Da questo punto di vista, ci sembra essenziale che le politiche comunitarie di coesione economica e sociale si propongano come modello esportabile nel resto del mondo e che l'UE si impegni a promuoverne e applicarne i principi a livello internazionale attraverso le sue relazioni con i paesi terzi.

5.8

Uno strumento utile a questo fine può certamente essere l'inclusione di clausole specifiche negli accordi commerciali e di cooperazione nonché l'adozione di misure positive nei confronti dei paesi che rispettano i diritti delle donne.

5.9

Se è vero che la liberalizzazione del commercio ha favorito l'occupazione femminile nei paesi in via di sviluppo, è anche vero che questa le ha spesso relegate nella fascia dei lavoratori precari, meno qualificati, meno retribuiti e privi di qualsiasi protezione sociale. Inoltre, la liberalizzazione degli scambi è spesso accompagnata da politiche di aggiustamento strutturale, suggerite o imposte dagli organismi internazionali; in assenza di adeguati meccanismi di protezione sociale, tali politiche si rivelano difficilmente sostenibili per gli strati più deboli della popolazione, di cui le donne costituiscono spesso la maggioranza.

5.10

Ciononostante il livello di attenzione che queste politiche, e soprattutto quelle commerciali, riservano alle questioni di genere risulta ancora abbastanza basso. In considerazione del fatto che queste non sono affatto neutre e che anzi generano spesso un impatto negativo proprio sulle donne, e che lo sviluppo economico di un paese non può prescindere dall'equità sociale, sarebbe utile, da un lato, che le suddette politiche venissero negoziate tenendo conto della problematica di genere e, dall'altro, che si introducessero dei sistemi di monitoraggio dei loro effetti a livello sia macro che micro-economico.

6.   Conclusioni e proposte di lavoro

La buona collaborazione tra le istituzioni europee ha dato importanti risultati per quanto riguarda l'individuazione di politiche attive nei confronti delle donne e l'adozione di programmi e progetti specifici che hanno contribuito al loro inserimento nel mercato del lavoro, alla difesa dei loro diritti e al miglioramento delle loro condizioni di vita. Il CESE ritiene che siano ancora numerosi i campi su cui intervenire, e in particolare:

la partecipazione ai processi decisionali e la rappresentanza femminile sono ancora troppo basse sia nelle istituzioni europee che nella maggior parte degli Stati membri a livello nazionale, regionale e locale e andrebbero incentivate in tutte le sedi, anche con una riflessione sul sistema delle quote;

azioni formative dirette alla diffusione della problematica di genere dovrebbero essere realizzate nelle istituzioni e negli Stati membri, in tutte le sedi, da quelle di decisione a quelle di attuazione delle politiche e strategie;

studi e analisi di genere mirate, statistiche e indicatori specifici sono indispensabili per definire le tematiche e migliorare le politiche e le strategie di intervento, e per effettuare una reale valutazione del loro impatto; è necessario continuare a produrre statistiche disaggregate e definire nuovi indicatori;

sarebbe necessario quantificare le risorse destinate alle azioni positive in favore delle donne in tutti i fondi e gli strumenti di finanziamento dell'UE, e negli Stati membri, anche e soprattutto attraverso l'incentivazione e la diffusione del gender budgeting;

la condizione base più importante è comunque l'affermazione della parità delle donne nel diritto di accesso all'istruzione e alla formazione, come previsto anche dal 3o punto dei Millennium development goals;

rispetto ai Fondi strutturali, andrebbero rafforzate le azioni destinate alle donne nei settori dell'agricoltura (FEAOG) e della pesca (SFOP); detti settori dovrebbero essere messi in relazione con la protezione dell'ambiente, altro tema in cui la politiche comunitarie legate al genere sono piuttosto deboli;

nuovo slancio andrebbe dato alle politiche a favore dell'imprenditorialità femminile e a quelle volte ad aumentare la presenza delle donne nel settore delle nuove tecnologie;

bisogna intensificare le azioni formative nel settore della società della conoscenza affinché questa non diventi un ulteriore momento di discriminazione ed esclusione per le donne che, invece, molto possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona;

più in generale, rispetto al mercato del lavoro bisogna continuare a insistere con misure mirate contro le segregazioni di tipo verticale e orizzontale e per la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono il raggiungimento dell'effettiva parità, attraverso l'individuazione di obiettivi e target specifici e quantificabili da parte degli Stati membri in accordo con le parti sociali. Soprattutto in relazione alle discriminazioni salariali, gli Stati membri devono cominciare ad applicare l'approccio multiplo, previsto dalle Linee guida del Consiglio per le politiche per l'occupazione degli Stati membri (6), che include la formazione e l'istruzione, la classificazione dei tipi di lavoro, i sistemi salariali, gli stereotipi culturali come dimensioni fondamentali del problema,

nelle misure volte a conciliare la vita lavorativa e quella familiare, maggiore attenzione deve essere dedicata alla cura dei familiari anziani, anche in considerazione dell'invecchiamento della popolazione, pur senza abbassare il livello di guardia nel settore dell'infanzia;

per favorire le pari opportunità fra uomini e donne andranno incentivati e migliorati gli investimenti nei servizi pubblici, in particolare nel settore dell'istruzione scolastica ed universitaria, della sanità e dell'assistenza;

rafforzare, anche all'interno degli Stati membri, le politiche per l'immigrazione e l'integrazione delle donne immigrate, quelle a favore dell'asilo e le misure destinate alle donne vittime di conflitti, discriminazioni e violenze nei loro paesi d'origine,

lotta alla tratta delle donne e dei bambini;

rispetto alle politiche di sviluppo e commerciali, è necessario continuare a rafforzare l'approccio partecipativo della società in generale e il ruolo delle donne in particolare: a questo fine si impone il pieno coinvolgimento dei gruppi di interesse femminili nella formulazione delle politiche di sviluppo e nella definizione dei documenti di strategia nazionali dei rispettivi paesi, nonché e soprattutto un aumento dei finanziamenti specifici per le donne, atti a migliorarne la posizione a livello economico e sociale;

monitorare gli effetti di accordi commerciali e politiche di sviluppo anche a livello microeconomico, prevedendo analisi specifiche dell'impatto che questi hanno sulle condizioni di vita delle fasce più deboli e prendendo in considerazione le differenze di genere;

valorizzare il ruolo della Commissione e delle delegazioni affinché si eserciti una certa influenza per affermare il rispetto dei diritti umani, e quindi anche quelli delle donne. laddove questi vengono violati;

le delegazioni dovrebbero avere responsabilità specifiche per la promozione del mainstreaming di genere;

l'Unione europea dovrebbe esercitare tutta la sua influenza per far sì che il maggior numero di Stati ratifichi e metta in atto tutti i trattati internazionali che hanno un impatto positivo sulla condizione femminile, e in particolare la Convenzione internazionale contro ogni forma di discriminazione verso le donne e il Protocollo addizionale, e che vengano ritirate le riserve degli Stati già firmatari.

Il Comitato si impegna ad approfondire la situazione della condizione femminile nei nuovi paesi membri dell'Unione europea.

In considerazione della natura del Comitato, delle sue funzioni nei confronti della società civile, dei suoi obiettivi e dell'esperienza acquisita con il costante monitoraggio dei temi relativi alla parità di genere, sarebbe utile, inoltre, che una sua rappresentanza facesse parte della delegazione della Commissione dell'Unione europea alla 49a sessione della Commissione sullo status delle donne delle Nazioni Unite.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Conferenza sull'ambiente e lo sviluppo (Rio de Janeiro, 1992), Conferenza mondiale sui diritti umani, (Vienna, 1993), Sessione speciale dell'Assemblea generale delle NU sull'HIV/AIDS (New York, 2001), Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (Cairo, 1994), Summit mondiale sullo sviluppo sociale (Copenaghen, 1995), Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e le forme connesse di intolleranza (Durban, 2001), Conferenza internazionale per il finanziamento dello sviluppo (Monterey, 2002), Seconda assemblea mondiale sull'invecchiamento (Madrid, 2002), Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile (Johannesburg, 2002), Summit mondiale sulla società dell'informazione (Ginevra, 2003 – Tunisi, 2005).

(2)  Direttive sulla parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda: la parità delle retribuzioni (75/117/CEE); l'accesso al mercato del lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e le condizioni di lavoro (direttiva del Consiglio 2002/73/CE che modifica la direttiva 76/207/CEE); la sicurezza sociale (79/7/CEE) e i regimi legali e professionali di sicurezza sociale (86/378/CEE); i lavoratori autonomi (86/613/CEE). Direttive relative alla sicurezza e la salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento (92/85/CEE), all'organizzazione dei tempi di lavoro (93/104/CE), ai congedi parentali (96/34/CE), all'onere della prova nei casi di discriminazione fondata sul sesso (97/80/CE), al lavoro a tempo parziale (97/81/CE).

(3)  GU C 241 del 28.9.2004.

(4)  Dati Commissione Europea, DG Occupazione e affari sociali, aggiornati al 29 settembre 2004.

(5)  COM(2001) 295 def.

(6)  Decisione del Consiglio del 22 luglio 2003 sulle linee guida per le politiche per l'occupazione degli Stati membri (GU L 197/13).


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/52


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito al Libro verde — Gli appalti pubblici della difesa

COM(2004) 608 def.

(2005/C 221/12)

La Commissione, in data 23 settembre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito al — Libro verde — Gli appalti pubblici della difesa

Il Comitato economico e sociale europeo ha incaricato la sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo di preparare i lavori in materia.

Considerata l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha nominato relatore generale WILKINSON e ha adottato il seguente parere con 96 voti favorevoli e 9 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Il Libro verde sugli appalti pubblici della difesa (COM(2004) 608 def.) è una delle azioni previste dalla comunicazione «Verso una politica comunitaria in materia di attrezzature militari» (COM(2003) 113 def.), adottata dalla Commissione nel marzo 2003 e su cui il Comitato si è pronunciato nel settembre dello stesso anno (1).

1.2

In realtà, il Mercato europeo per gli equipaggiamenti di difesa (European Defence Equipment Market — EDEM) non è che una parte del mercato interno relativa a un settore specifico. Il Libro verde intende contribuire a realizzare, a termine, un mercato interno europeo per gli equipaggiamenti di difesa più aperto e trasparente, pur rispettando la specificità del settore. Questo dovrebbe rafforzare l'industria della difesa e renderla più competitiva, migliorando al tempo stesso il rapporto costi-benefici e fornendo un maggior sostegno allo sviluppo delle capacità militari dell'UE nel campo della politica europea in materia di sicurezza e di difesa (PESD), la quale rientra a sua volta nel quadro più ampio della politica estera e di sicurezza comune (PESC).

1.3

Il Consiglio, in data 12 luglio 2004, ha approvato la creazione di un'Agenzia europea per la difesa (AED) intesa ad «aiutare […] gli Stati membri nello sforzo di migliorare le capacità di difesa dell'UE nel settore della gestione delle crisi e […] sostenere la PESD nel suo assetto attuale e in quello futuro». Tutti i compiti dell'Agenzia (2), che nel frattempo è diventata operativa, puntano a migliorare le prestazioni dell'Europa nel settore della difesa promuovendo la coerenza al posto dell'attuale frammentazione.

1.4

Ottenere «buone prestazioni» nel settore della difesa significa anche garantire la disponibilità delle capacità necessarie e il rispetto dei criteri per svolgere i compiti previsti in modo economicamente efficace, assicurando tra l'altro la massima interoperabilità possibile. Attualmente i 25 Stati membri spendono complessivamente circa 160 miliardi di euro all'anno per la difesa, di cui il 20 % per gli equipaggiamenti militari (compresi ricerca e sviluppo, acquisto e assistenza) (3).

2.   Osservazioni di carattere generale

2.1

Il Libro verde esplora le possibilità di migliorare il sistema degli appalti per le attrezzature militari nei 25 Stati membri, fermo restando che a questo riguardo si potranno compiere progressi significativi solo una volta definiti chiaramente gli altri elementi delle «prestazioni nel settore della difesa» (cfr. punto 1.4 del presente parere) (4). Particolarmente importante per il settore è che vi siano orientamenti quanto mai chiari, requisiti omogenei e continuità. Ciò nonostante, il Comitato accoglie con favore l'iniziativa della Commissione, la quale può essere vista come un contributo puntuale al processo di elaborazione di una PESD più efficace in un mercato trasparente e competitivo.

2.2

Il Comitato si compiace del ruolo guida assegnato alla AED, ma aggiunge che sarà necessario un accordo chiaro sul ruolo di tale Agenzia e degli altri organismi attualmente coinvolti nel settore degli equipaggiamenti militari (5). In questo contesto, il Comitato auspica che venga meno la distinzione fra le rispettive funzioni, nella misura in cui lo consentono i progressi compiuti. In ogni caso, prima di procedere a eventuali modifiche andrebbe tenuto conto dell'esperienza dell'OCCAR (6) (che si occupa della gestione concreta dei progetti, compresa la questione chiave del diritto contrattuale).

2.3

Il Comitato si compiace per il riconoscimento del fatto che le situazioni di partenza (e le procedure impiegate) per gli appalti pubblici della difesa variano notevolmente da uno Stato membro all'altro e che quindi i cambiamenti avverranno probabilmente con ritmi diversi. Concorda quindi che sarebbe utile creare una base comune più omogenea per gli appalti della difesa, il che può avvenire in modo relativamente rapido, considerati l'accordo e la cooperazione fra tutti gli Stati membri.

2.4

Il Comitato concorda sulla necessità di ridurre la frammentazione del mercato delle attrezzature militari e di aumentarne la competitività e la trasparenza. Sono questi infatti i presupposti per mantenere e rafforzare un'industria europea sostenibile nel settore della difesa e per contribuire a migliorare il rapporto costi-benefici nell'acquisizione e nella gestione di capacità di difesa adeguate.

2.5

L'analisi delle caratteristiche specifiche dei mercati della difesa, di cui al capitolo 2 del Libro verde, oltre a essere una buona base per valutare il mercato, enuclea anche alcune delle difficoltà incontrate.

2.6

Il Comitato desidera però sottolineare che qualsiasi eventuale ristrutturazione dell'industria della difesa deve essere effettuata in primo luogo dalle imprese stesse, tenendo conto delle realtà del mercato (7). Ciò si rende necessario tra l'altro perché le aziende principali operano per lo più a livello transnazionale, anche se la loro clientela è nazionale. Inoltre, gli Stati membri hanno strategie industriali diverse di cui il settore della difesa è solo una parte.

2.7

Per funzionare in modo efficace e produrre risultati soddisfacenti in termini di rapporto costi-benefici e di economicità, l'industria (sia nel settore della difesa che in altri comparti) deve evitare ogni eccesso di procedure regolamentari.

3.   Osservazioni specifiche

3.1

È necessario chiarire esattamente a quali aspetti delle procedure di appalto relative agli equipaggiamenti militari debbano applicarsi le norme concordate. Oltre all'acquisizione delle attrezzature andranno presi in considerazione la ricerca e lo sviluppo, l'assistenza, la riparazione, la modifica e la formazione (che rientrano nei costi di «proprietà»), tutti aspetti che a lungo termine sono generalmente ben più costosi dell'acquisizione stessa.

3.2   Articolo 296

3.2.1

Il Comitato concorda sul fatto che le deroghe alle norme comunitarie sugli appalti pubblici in virtù dell'articolo 296 del Trattato CE continueranno a essere necessarie per consentire agli Stati membri di tutelare, attraverso tali esenzioni, gli interessi essenziali della propria sicurezza.

3.2.2

La Commissione dovrebbe indicare il valore delle attrezzature che hanno beneficiato di deroghe negli ultimi cinque anni (oltre che la loro percentuale rispetto all'importo complessivo speso nell'UE per le attrezzature militari). In tal modo si avrebbe a disposizione un indicatore in grado di aiutare a misurare i progressi ottenuti.

3.2.3

Il problema sta nel fatto che, per taluni Stati membri, il ricorso a tale deroga è diventato quasi la regola, anziché l'eccezione, il che ovviamente non è compatibile con il mercato unico. Il Comitato condivide la posizione della Commissione, secondo cui tale stato di cose va cambiato. La sfida consisterà nell'applicare l'articolo 296 in conformità con le precedenti decisioni (8), mantenendo però la possibilità di deroga alle disposizioni generali in materia di appalti pubblici. Gli Stati membri devono essere pronti a giustificare (se necessario anche sul piano legale) le deroghe concesse. Nel quadro della discussione andrebbero sottolineati i vantaggi di una maggiore concorrenza e trasparenza.

3.2.4

L'elenco di prodotti messo a punto nel 1958 a norma dell'articolo 296, paragrafo 2, per delimitare il campo di applicazione dell'articolo 296, paragrafo 1, è inadeguato e con ogni probabilità rimarrà praticamente inutile come strumento volto a garantire un'applicazione corretta della deroga per ragioni di sicurezza. Bisogna continuare a considerare ogni singolo caso nel merito, in quanto anche le attrezzature di base (9) rientreranno in taluni casi nel campo di applicazione delle deroghe. Inoltre, è improbabile che questo tipo di elenchi tenga il passo con i nuovi sviluppi.

3.2.5

Non esiste pertanto una soluzione facile per stabilire quali attrezzature e quali servizi a esse collegati potrebbero rientrare nel campo di applicazione dell'articolo 296. Come primo passo, è necessario chiarire il quadro regolamentare vigente al livello comunitario mediante una «comunicazione interpretativa» volta a migliorare la comprensione e a facilitare un'applicazione più corretta e coerente.

3.2.6

Oltre che sugli appalti, un'eventuale comunicazione di questo tipo avrà un impatto su vari altri aspetti, fra cui figurano e vanno presi in considerazione gli aiuti di Stato e (eventualmente) i servizi di interesse generale.

3.2.7

A parere del Comitato, la procedura «negoziata» con previa pubblicazione di un bando di gara si rivelerebbe adatta alle esigenze specifiche nel settore degli equipaggiamenti di difesa, nei casi in cui la procedura «aperta» e quella «ristretta» non fossero adeguate. Tuttavia, sarà forse necessario rivedere questa posizione alla luce dell'esperienza maturata nel quadro dell'applicazione della «comunicazione interpretativa».

3.2.8

Secondo alcuni, una comunicazione può essere una misura provvisoria solo fino all'elaborazione di una direttiva specifica (o di un altro strumento giuridico specifico). A giudizio del Comitato, invece, una volta elaborata e adottata una «comunicazione interpretativa» si potrà valutare la necessità di uno strumento legislativo alla luce del suo impatto. Il Comitato auspica che si proceda quanto prima a redigere una tale comunicazione.

3.2.9

Vi è anche un'altra possibilità, non menzionata nel Libro verde: elaborare un «codice di condotta» a uso degli Stati membri come strumento per realizzare un mercato interno nel settore della difesa. Dato che questo settore rientra fra le competenze degli Stati membri, si potrebbe contemplare questa possibilità, magari ricorrendo all'intermediazione dell'AED. Potrebbe essere difficile dare attuazione e monitorare l'applicazione di un siffatto codice di condotta; inoltre, continuerebbe a essere necessario considerare anche gli aspetti relativi al mercato interno.

3.3   La pubblicazione del bando di gara

3.3.1

La necessità di analizzare ulteriormente il sistema e il formato dei bandi di gara non appare convincente. Se le attrezzature militari sono da considerare in linea di principio alla stregua di qualsiasi altro settore del mercato interno (nonostante le maggiori possibilità di deroga), si suppone che anche gli appalti in questo settore debbano essere trattati allo stesso modo degli altri. Ciò significa che vi saranno diversi sistemi e problemi (come quello linguistico) riscontrabili anche altrove. Le motivazioni addotte a favore di un sistema di pubblicazione centralizzato sono deboli.

3.3.2

I possibili aspetti problematici sono la segretezza e le compensazioni — aspetti che è più probabile riscontrare nel campo degli equipaggiamenti di difesa che per altre attrezzature e servizi -, nonché la sicurezza degli approvvigionamenti, in quanto sarà difficile cambiare fornitore o contraente una volta assegnato il contratto. In tutti questi settori la competenza dovrebbe spettare agli Stati membri interessati, anche se alcuni orientamenti generali da parte della Commissione potrebbero rivelarsi utili.

3.4   Il duplice uso

3.4.1

Spesso nell'industria moderna è difficile classificare le imprese come «produttrici di attrezzature militari»: attualmente, infatti, molte di tali attrezzature sono a «duplice uso» e la loro percentuale è in crescita. Da molti punti di vista si tratta di un fatto positivo, per esempio in quanto le economie di scala possono rendere i prezzi più competitivi e può essere più facile garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.

3.4.2

Inoltre, gli sforzi compiuti sul piano della RST per tali attrezzature servono anche per altri scopi (civili). È importante quindi che le risorse impiegate nella RST nel settore della difesa non siano soggette a un regime troppo rigido.

3.4.3

Il Comitato resta preoccupato perché — come ha già sottolineato in un precedente parere sulle attrezzature militari (10) — molto resta da fare per massimizzare i risultati del coordinamento e della convergenza necessari nel settore delle attrezzature militari.

3.5   L'Agenzia europea per la difesa (AED)

3.5.1

Il Comitato si compiace della creazione dell'AED e riconosce che essa può svolgere un ruolo di leadership nel settore delle attrezzature militari, anche se — come rileva — non dispone ancora delle risorse necessarie per svolgere le funzioni previste.

3.5.2

Sarà importante che l'AED garantisca che la dottrina e le capacità dell'UE tengano pienamente conto del ruolo, dei principi e delle capacità della NATO, massimizzando l'interoperabilità e minimizzando ogni eventuale differenza. Al momento non è ancora chiaro come l'AED possa apportare un valore aggiunto partecipando direttamente agli appalti pubblici anche se, grazie alle sue competenze specialistiche nel settore delle attrezzature militari, essa dovrebbe essere in grado di suggerire in che modo migliorare l'armonizzazione delle regolamentazioni nazionali.

3.5.3

L'Agenzia fornirà un aiuto prezioso anche per raggiungere un accordo, se necessario, sugli aspetti finanziari della cooperazione in materia di attrezzature militari. Un aspetto importante sul quale potrebbero sorgere difficoltà è quello della ripartizione dei costi e dei benefici della RST nei settori collegati alla difesa, nonché della distinzione, in tale contesto, fra gli aspetti generali e quelli relativi alla difesa.

3.5.4

L'AED dovrebbe anche contribuire al ravvicinamento dei sistemi nazionali di licenze in caso di trasferimento degli equipaggiamenti di difesa tra Stati membri, visto che attualmente le procedure nazionali sono diversificate e onerose. L'Agenzia potrebbe inoltre aiutare a raggiungere un accordo sull'approccio da adottare nei confronti degli accordi di compensazione, dato che essi resteranno anche in futuro una caratteristica degli appalti pubblici.

3.5.5

L'AED potrebbe riuscire a ottenere un'intesa sulle politiche industriali nazionali per quanto riguarda gli aspetti relativi agli equipaggiamenti di difesa, e a stabilire in che cosa consistono gli «equipaggiamenti strategici» che l'UE vorrebbe essere in grado di fornire per ridurre la sua dipendenza dai paesi terzi. Si tratterebbe di due risultati quanto mai opportuni.

3.5.6

L'AED potrebbe anche incoraggiare gli Stati membri a prendere in considerazione metodi di acquisizione innovativi quali la messa in comune, la locazione con opzione di acquisto e la specializzazione per soddisfare le esigenze in materia di capacità.

3.5.7

La PESD sarà davvero operativa solo se gli Stati membri mostreranno la forte volontà politica necessaria per fornire e mantenere le capacità atte allo svolgimento dei compiti concordati a livello comunitario: pertanto, l'AED dovrebbe anche incoraggiare gli Stati membri in tal senso.

4.   Conclusioni

4.1

Gli equipaggiamenti di difesa sono solo uno degli elementi necessari per garantire «prestazioni di difesa» adeguate. Per poter svolgere fino in fondo il proprio compito, l'industria avrà bisogno di orientamenti chiari, requisiti omogenei e continuità, e dovrà detenere la principale responsabilità in merito alle necessarie ristrutturazioni. Essa dovrà anche evitare procedure regolamentari troppo gravose.

4.2

Bisogna inoltre specificare molto chiaramente quali aspetti degli appalti pubblici nel settore delle attrezzature militari rientreranno nel campo di applicazione delle norme concordate.

4.3

L'articolo 296 del Trattato continuerà a essere necessario: tuttavia, per garantire un ricorso sempre meno frequente a esso, la Commissione deve definire un indicatore basato su un'analisi delle attuali prestazioni. Il mantenimento di un elenco di attrezzature e procedure alle quali è applicabile l'articolo 296 non è una soluzione praticabile.

4.4

La Commissione dovrebbe elaborare quanto prima una «comunicazione interpretativa» sull'articolo 296. Solo dopo aver maturato una certa esperienza con l'applicazione di tale comunicazione sarà possibile decidere se serva anche uno strumento giuridico.

4.5

Le attrezzature a «duplice uso» sono sempre più comuni. Si tratta di una tendenza positiva, non ultimo per via delle possibilità di un «uso civile» della RST applicata alle attrezzature militari.

4.6

Il Comitato si compiace dell'importante ruolo assegnato all'Agenzia europea per la difesa (AED), ferma restando la necessità di chiarire quale ruolo spetterà a tutte le agenzie attualmente coinvolte.

4.7

L'AED è destinata a svolgere una serie di importanti funzioni in questo settore, tra cui:

garantire il coordinamento con le esigenze della NATO,

contribuire a negoziare tutti gli aspetti finanziari necessari,

contribuire ad armonizzare le procedure nazionali esistenti,

proporre metodi innovativi per fornire le capacità necessarie,

incoraggiare il mantenimento della volontà politica necessaria.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU C 10 del 14.1.2004, pag. 1.

(2)  Il mandato dell'AED contempla quattro funzioni: (a) sviluppare le capacità di difesa, (b) intensificare la cooperazione in materia di armamenti, (c) rafforzare la base industriale e tecnologica della difesa europea e creare un mercato europeo dei materiali di difesa, e (d) promuovere la ricerca e la tecnologia.

(3)  Come il Comitato ha sottolineato nel parere sul documento COM(2003) 113 def., la spesa complessiva dell'UE per la difesa è pari a circa il 40 % di quella statunitense, ma le capacità operative da essa generate corrispondono solo al 10 % circa di quelle degli Stati Uniti.

(4)  Il Comitato, ad esempio, prende atto della recente dichiarazione (settembre 2004) del direttore esecutivo dell'AED, secondo cui le forze dell'UE mal si adattano al mondo moderno, con i suoi conflitti e le sue minacce, e che è necessario dotarsi di attrezzature tecnologicamente più avanzate.

(5)  Ad esempio l'OCCAR, il Gruppo armamenti dell'Europa occidentale (GAEO) e i paesi che hanno firmato il memorandum d'intesa (LoI) in materia di armamenti.

(6)  L'OCCAR è un'organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti, della quale attualmente fanno parte cinque Stati membri dell'Unione europea.

(7)  Tuttavia, data la particolare natura dei mercati della difesa e considerata la necessità di gestire i pagamenti nel quadro degli accordi finanziari nazionali, gli Stati membri svolgeranno inevitabilmente un ruolo importante nel promuovere lo sviluppo delle attrezzature di difesa.

(8)  Le decisioni relative ai casi «Land Brema» (1999/763/CE, GU L 301 del 24.11.1999, pag. 8) e «Koninklijke Schelde Groep» (GU L 14 del 21.1.2003, pag. 56) sono esempi dell'attuale mancanza di chiarezza.

(9)  Va notato che anche equipaggiamenti apparentemente semplici come ad esempio gli indumenti possono impiegare tecnologie avanzate.

(10)  Parere CESE 1160/2003, punto 5.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/56


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/440/CEE del Consiglio relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie

COM(2004) 139 def. — 2004/0047 (COD)

(2005/C 221/13)

Il Consiglio, in data 28 aprile 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 71 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore CHAGAS.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 122 voti favorevoli, 53 voti contrari e 12 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

La proposta di modifica della direttiva 91/440/CEE del Consiglio relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie fa parte del cosiddetto terzo pacchetto ferroviario, che è stato adottato dalla Commissione europea il 3 marzo 2004 e comprende anche:

la proposta di direttiva relativa alla certificazione del personale viaggiante (COM(2004) 142 def.),

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale (COM(2004) 143 def.),

la proposta di regolamento relativo alle indennità per inosservanza dei requisiti contrattuali di qualità nei servizi di trasporto ferroviario di merci (COM(2004) 144 def.),

e

la comunicazione della Commissione «Il futuro dell'integrazione del sistema ferroviario europeo» (COM(2004) 140 def.) e

il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla graduale liberalizzazione del mercato del trasporto internazionale di passeggeri per ferrovia (SEC(2004) 236).

1.2

Il cosiddetto primo pacchetto ferroviario (noto anche come «pacchetto infrastruttura»), in vigore dal 15 marzo 2001 e il cui recepimento nelle legislazioni degli Stati membri era previsto per il 15 marzo 2003, comprendeva i seguenti elementi:

la modifica della direttiva 91/440/CEE che prevede, tra l'altro, il libero accesso alla rete transeuropea per il trasporto ferroviario di merci entro il 15 marzo 2003 e la liberalizzazione totale del trasporto internazionale di merci per ferrovia entro il 15 marzo 2008 (1),

l'estensione dell'ambito di applicazione di una licenza europea per le imprese ferroviarie (modifica della direttiva 95/18/CE) (2),

l'armonizzazione delle disposizioni relative alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria, all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza (in sostituzione della direttiva 95/19/CE) (3).

1.3

Nell'ottobre 2003, la Commissione europea ha presentato ricorso alla Corte di giustizia europea contro i 9 Stati membri che non avevano notificato il recepimento del primo pacchetto ferroviario nella legislazione nazionale. Nel maggio 2004, cinque paesi non avevano ancora provveduto a tale notifica mentre due Stati membri avevano recepito solo parzialmente le disposizioni nel diritto nazionale.

1.4

Il cosiddetto secondo pacchetto ferroviario è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 30 aprile 2004 e deve essere recepito nel diritto nazionale entro il 30 aprile 2006. In esso figurano i seguenti documenti:

la modifica della direttiva 91/440/CEE che prevede di anticipare il libero accesso al mercato per il trasporto ferroviario internazionale di merci al 1o gennaio 2006 e di liberalizzare il trasporto nazionale di merci per ferrovia, compreso il cabotaggio, a partire dal 1o gennaio 2007 (4),

la direttiva relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie (5),

il regolamento che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea (6),

la modifica della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario ad alta velocità (96/48/CE) e della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario convenzionale (2001/16/CE). (7)

1.5

Il primo e il secondo pacchetto ferroviario hanno fornito le basi giuridiche per la creazione di un mercato interno del trasporto ferroviario di merci. Le misure riguardano aspetti quali l'accesso al mercato, il rilascio delle licenze e i certificati di sicurezza delle imprese ferroviarie, l'accesso all'infrastruttura e il calcolo dei diritti di utenza, la creazione di un quadro giuridico in materia di sicurezza delle ferrovie e, infine, l'interoperabilità tecnica del sistema ferroviario.

1.6

Questo nuovo quadro giuridico, come già rilevato dal Comitato nel proprio parere sul secondo pacchetto ferroviario (8), richiede una ristrutturazione completa del settore sul piano organizzativo, con l'istituzione di nuovi organismi e la definizione di nuove competenze.

1.7

Nel medesimo parere il Comitato ha ricordato anche la necessità di elaborare norme sociali europee. Nel frattempo, il 17 gennaio 2004, le parti sociali europee del settore ferroviario, la Comunità europea delle ferrovie (CER) e la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) hanno firmato due accordi, rispettivamente:

1)

sull'introduzione di una licenza europea per i macchinisti che operano su tratte transfrontaliere;

2)

su determinati aspetti delle condizioni di lavoro del personale viaggiante impiegato nelle prestazioni transfrontaliere.

1.8

La Commissione, nel quadro di questo terzo pacchetto ferroviario, ha presentato una proposta di direttiva relativa alla certificazione del personale viaggiante, che verrà attuata in due tappe, rispettivamente nel 2010 e 2015.

1.9

Con la presentazione di un'ulteriore modifica della direttiva 91/440/CEE la Commissione continua a perseguire l'obiettivo di una graduale liberalizzazione del settore ferroviario.

2.   La proposta della Commissione europea

2.1

La Commissione propone di liberalizzare l'accesso al mercato del trasporto ferroviario di passeggeri dal 1o gennaio 2010. La proposta comprende il cabotaggio, cioè la possibilità di far salire e scendere passeggeri nelle stazioni situate lungo tutto il percorso. Si propone inoltre di sopprimere le disposizioni relative al diritto di accesso al mercato per le associazioni internazionali di imprese ferroviarie.

2.2

Nell'UE dei Venticinque le ferrovie trasportano circa 6 miliardi di passeggeri all'anno. I principali segmenti sono quelli dei servizi ferroviari locali di trasporto di passeggeri e i trasporti regionali. Sulla base dei biglietti venduti, la quota del trasporto internazionale di passeggeri è pari circa al 10 %. Tale segmento comprende i collegamenti regionali transfrontalieri, i servizi internazionali a lunga percorrenza e quelli ad alta velocità.

2.3

La Commissione riconosce che l'apertura alla concorrenza nei servizi di trasporto internazionale di passeggeri, compreso il cabotaggio, potrebbe forse avere un impatto negativo sull'equilibrio economico del trasporto di passeggeri in quanto servizio pubblico. Essa propone di consentire deroghe alla libertà di accesso al mercato se per una determinata tratta sono stati conclusi contratti di servizio pubblico ai sensi del regolamento (CEE) n. 1191/69 e la liberalizzazione del traffico internazionale potrebbe mettere in pericolo l'equilibrio di tali servizi. Questa eccezione è applicabile solo se è assolutamente necessaria per garantire il servizio pubblico ed è stata approvata dall'organismo di regolamentazione di cui all'articolo 30 della direttiva 2001/14/CE. Dev'essere inoltre possibile sottoporre la decisione di concessione della deroga a un controllo giurisdizionale.

2.4

Entro il 31 dicembre 2012 la Commissione è tenuta a presentare una relazione sull'applicazione delle disposizioni oggetto della proposta.

3.   Valutazione della proposta

3.1   Presupposti per rilanciare il settore ferroviario

3.1.1

La proposta di liberalizzare il trasporto internazionale di passeggeri parte dal presupposto che la concorrenza nei trasporti transfrontalieri avrà una o più delle seguenti conseguenze: aumento del numero dei passeggeri, trasferimento da altri modi di trasporto (soprattutto dai collegamenti aerei) alla ferrovia, una qualità migliore per gli utenti e prezzi inferiori.

3.1.2

Il Comitato, nel proprio parere sul secondo pacchetto ferroviario (9), ha già sottolineato le premesse fondamentali per rilanciare il sistema ferroviario:

finanziare il potenziamento e il miglioramento dell'infrastruttura,

realizzare l'interoperabilità tecnica e provvedere al suo finanziamento,

assicurare una concorrenza leale con gli altri modi di trasporto e, in particolare:

garantire il rispetto delle norme sociali nel settore dei trasporti su strada,

applicare tariffe eque per l'uso delle infrastrutture per tutti i modi di trasporto.

3.1.3

A tutt'oggi non è ancora stata presentata la proposta, annunciata nel Libro bianco «Politica europea dei trasporti fino al 2010», di un quadro legislativo per l'applicazione di tariffe eque per l'uso delle infrastrutture per tutti i modi di trasporto.

3.1.4

Il monitoraggio e la corretta applicazione della legislazione sociale nel settore dei trasporti su strada costituiscono ancora un problema rilevante.

3.1.5

Inoltre è necessario trovare soluzioni per sanare il debito di molte aziende ferroviarie. Soprattutto nei nuovi Stati membri, le imprese ferroviarie non saranno in grado di operare in un mercato concorrenziale se non si troverà una soluzione per i loro ingenti debiti.

3.1.6

Il Comitato aveva altresì segnalato che gli organismi da istituire nel quadro del primo e del secondo pacchetto ferroviario (organismo di regolamentazione, organismo incaricato della determinazione dei diritti, organismo preposto all'assegnazione, organismo notificato, autorità preposta alla sicurezza e organismo investigativo sugli incidenti) rendono necessaria una riorganizzazione a breve termine del settore ferroviario che, per un funzionamento ottimale, richiede diversi anni nonché tutta una serie di esperienze pratiche. Il Comitato ha esortato a dare priorità alla sicurezza delle ferrovie, adottando fra l'altro norme sociali a livello europeo per il settore ferroviario.

3.2   Valutazione ex post della liberalizzazione dei trasporti ferroviari di merci

3.2.1

Le decisioni in materia di liberalizzazione del trasporto di merci per ferrovia sono state adottate, ma finora non si sa concretamente quale sarà il loro impatto.

3.2.2

Entro il 1o gennaio 2006 la Commissione europea deve presentare una relazione che contempli i seguenti elementi (10):

l'attuazione della direttiva 91/440/CEE negli Stati membri e il lavoro effettivo dei vari organismi coinvolti,

lo sviluppo del mercato, in particolare le tendenze del traffico internazionale, la divisione delle attività e del mercato di tutti gli operatori del mercato, inclusi i nuovi operatori,

l'impatto sul settore globale dei trasporti, in particolare per quanto riguarda il trasferimento fra modi,

l'impatto sul livello di sicurezza in ciascuno Stato membro,

le condizioni di lavoro nel settore, per ciascuno Stato membro.

3.2.3

Il Comitato ritiene opportuno attendere la presentazione di tale relazione e ricevere informazioni sugli sviluppi delle misure finora adottate prima di proporre ulteriori provvedimenti per l'apertura del mercato; invita pertanto la Commissione a presentare la relazione in tempo utile.

3.3   Valutazione ex ante della liberalizzazione dei servizi ferroviari internazionali di trasporto passeggeri

3.3.1

La Commissione, prima di presentare il terzo pacchetto ferroviario, ha commissionato uno studio per analizzare la liberalizzazione del traffico passeggeri. L'obiettivo concreto di tale studio era quello di esaminare diversi modelli di liberalizzazione e di raccomandarne uno. Si trattava dei seguenti modelli:

trasporti internazionali senza cabotaggio,

trasporti internazionali con cabotaggio,

trasporto ferroviario nazionale e internazionale di passeggeri.

3.3.2

Dallo studio emerge che, fra i tre modelli di trasporto analizzati, è consigliabile optare per la liberalizzazione del trasporto ferroviario internazionale di passeggeri con cabotaggio (11).

3.3.3

Il Comitato deplora che non sia stata sfruttata tale valutazione ex ante per esaminare in modo esauriente questioni importanti, come l'impatto della liberalizzazione dei trasporti passeggeri:

sui collegamenti regionali e sui trasporti ferroviari in quanto servizio di interesse economico generale, soprattutto negli Stati membri medi e piccoli,

sulla qualità dei servizi forniti agli utenti,

sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro nel settore del trasporto ferroviario di passeggeri,

sulle imprese di trasporto nei nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale.

3.3.4

Lo studio contiene alcune osservazioni in merito ai singoli settori analizzati (anche sull'importanza dei prezzi dei biglietti e dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria), formulate sulla base di quattro casi specifici (Svezia, Germania, Spagna e Ungheria) e un modello di simulazione per due tragitti. Inoltre, sconsiglia di liberalizzare i trasporti nazionali di passeggeri. Il suo obiettivo era però esplicitamente quello di raccomandare uno dei tre modelli.

3.4   Impatto dell'apertura del mercato sui collegamenti regionali e sui trasporti in quanto servizio pubblico

3.4.1

Con il cabotaggio, la proposta di liberalizzare i servizi di trasporto internazionale di passeggeri contiene un elemento di apertura del mercato per una parte dei servizi di trasporto nazionale di passeggeri.

3.4.2

Spesso i trasporti nazionali di passeggeri sono costituiti da collegamenti di rete in cui i ricavi derivanti dalle tratte molto frequentate bilanciano le perdite registrate sulle tratte meno frequentate, consentendo quindi un'offerta più ampia. Ciò non riguarda solo i collegamenti che garantiscono il servizio pubblico e godono di diritti esclusivi e/o percepiscono aiuti, per i quali la proposta della Commissione, a condizioni rigorose, prevede la possibilità di eccezioni.

3.4.3

Soprattutto negli Stati membri medi e piccoli questo può perturbare sensibilmente il trasporto ferroviario di passeggeri che non gode di diritti esclusivi in virtù di un contratto.

3.4.4

In alcuni Stati membri i contratti relativi agli obblighi di servizio pubblico non vengono conclusi per le singole tratte, bensì valgono per tutta una rete. È quindi praticamente impossibile dimostrare che vi è il pericolo di minacciare l'equilibrio del servizio pubblico.

3.4.5

La possibilità di concedere deroghe prevista dalla Commissione implica complessi meccanismi per dimostrarne la necessità e rischia di generare controversie.

3.4.6

Nel luglio 2000 la Commissione europea ha presentato il documento COM(2000) 7 def. per sostituire con un nuovo regolamento il regolamento (CEE) n. 1191/69 relativo agli obblighi inerenti alla nozione di servizio pubblico nel settore dei trasporti, recante disposizioni in materia di diritti esclusivi e di compensazioni per i trasporti pubblici di passeggeri.

3.4.7

La proposta di modifica del regolamento (CEE) n. 1191/69 è bloccata da parecchi anni al Consiglio Trasporti. Tra la proposta della Commissione e la posizione del Parlamento europeo vi sono divergenze sostanziali che potrebbero incidere notevolmente sull'impatto della proposta nel quadro della liberalizzazione dei trasporti ferroviari di passeggeri. Inoltre, la Commissione intende presentare una nuova proposta prima della fine dell'anno.

3.4.8

Anche per questo motivo sarebbe opportuno attendere l'adozione del pertinente testo legislativo prima di presentare proposte intese a tutelare l'equilibrio del servizio pubblico nel settore dei trasporti ferroviari di passeggeri nel quadro della liberalizzazione.

3.5   Impatto sulla qualità del servizio fornito agli utenti

3.5.1

Stando allo studio già citato, dati i costi elevati e i prezzi generalmente bassi dei biglietti, è piuttosto improbabile che la liberalizzazione del traffico passeggeri internazionale porti a un'ulteriore riduzione dei prezzi per gli utenti.

3.5.2

Al tempo stesso, a causa della maggiore offerta da parte di imprese ferroviarie in concorrenza tra loro sulla medesima tratta, gli standard offerti finora (orario, biglietto e informazioni forniti dalla stessa fonte) potrebbero non essere più garantiti. Accedere alle informazioni desiderate diventerà più difficoltoso.

3.5.3

La Commissione affronta questa problematica proponendo disposizioni legislative che obbligano le imprese concorrenti a cooperare tra loro per mantenere gli standard garantiti finora in materia di informazione.

3.5.4

Il Comitato esaminerà tale proposta in un parere specifico. Desidera tuttavia sottolineare che solo con l'apertura del mercato dei trasporti di passeggeri sarà necessario obbligare le imprese concorrenti a cooperare per fornire informazioni agli utenti.

3.6   Impatto sull'occupazione

3.6.1

La Commissione prevede che, a breve termine, la liberalizzazione dei servizi di trasporto internazionale di passeggeri comporterà la soppressione di posti di lavoro ma, a medio termine, l'occupazione aumenterà grazie al potenziamento dei collegamenti. Questo però non tiene conto, ad esempio, delle possibili conseguenze negative per l'occupazione a causa dell'impatto sui trasporti regionali e su quelli di servizio pubblico. Quanto all'articolo 1, punto 7, della proposta di direttiva, le eventuali ripercussioni dipenderanno dalla decisione di ogni singolo Stato membro di finanziare i trasporti regionali di passeggeri.

3.6.2

Nell'ultimo decennio il numero di persone occupate nel settore ferroviario si è dimezzato. Le imprese ferroviarie dei nuovi Stati membri, ma anche quelle dell'Europa occidentale, annunciano un'ulteriore soppressione di un gran numero di posti di lavoro. Se la liberalizzazione dei servizi internazionali di trasporto di passeggeri dovesse scalzare dal mercato le imprese ferroviarie degli Stati membri medi e piccoli anche nei collegamenti nazionali a lunga percorrenza, non ci si possono certo aspettare conseguenze positive per l'occupazione.

3.6.3

Per il traffico passeggeri la ferrovia è tradizionalmente un mezzo di trasporto per tutte le classi sociali. I trasporti aerei si sono trasformati da un modo di trasporto di lusso ad uno di massa. È praticamente impossibile che l'impatto che questa trasformazione ha avuto sull'occupazione si ripeta nella stessa misura nel caso dei servizi internazionali di trasporto di passeggeri.

3.6.4

Al tempo stesso, nel settore aereo si osserva che i posti di lavoro di qualità nelle compagnie un tempo di proprietà dello Stato sono stati soppiantati da posti qualitativamente peggiori in altri segmenti dell'aviazione civile.

3.6.5

Il Comitato è seriamente preoccupato per i forti tagli di personale nel settore ferroviario. Soprattutto nei nuovi Stati membri che hanno una disoccupazione elevata e un sistema sociale debole la forte riduzione dei posti di lavoro causa notevoli problemi sociali. Sono assolutamente necessarie misure di accompagnamento sul piano sociale. Il Comitato è contrario all'adozione di misure che comportino ulteriori tagli di personale in questo settore messo già a dura prova, nonché un peggioramento della qualità dell'occupazione nel settore ferroviario.

3.7   Impatto sulle imprese ferroviarie dei nuovi Stati membri

3.7.1

Nel già citato studio di Steer Davies Gleave si sottolinea che le condizioni scadenti in cui versa l'infrastruttura nei nuovi Stati membri, la precaria situazione finanziaria delle imprese ferroviarie e i prezzi generalmente molto inferiori al livello dei costi a lungo termine rappresentano ulteriori importanti ostacoli ad una maggiore concorrenza.

3.7.2

Inoltre, le imprese ferroviarie non dispongono di materiale rotabile di una qualità tale da poter far fronte alla concorrenza.

3.7.3

Nei nuovi Stati membri i trasporti regionali sono ancor più importanti che nell'UE dei Quindici. Se la liberalizzazione dei servizi internazionali di trasporto di passeggeri dovesse avere un impatto negativo sull'offerta di collegamenti regionali, nei nuovi Stati membri le conseguenze sarebbero più gravi e accelererebbero la diminuzione della quota della ferrovia nel trasporto passeggeri, quota attualmente relativamente elevata.

4.   Conclusioni

4.1

Il Comitato, nei propri pareri, si è sempre pronunciato a favore del rilancio del settore ferroviario in Europa, sottolineando importanti e necessari presupposti:

il potenziamento dell'infrastruttura e l'eliminazione delle strozzature,

la realizzazione dell'interoperabilità dei sistemi ferroviari,

la garanzia di una concorrenza equa tra i vari modi di trasporto,

la garanzia della sicurezza del trasporto ferroviario e la salvaguardia delle norme sociali.

4.2

Il Comitato esorta la Commissione e gli Stati membri a contribuire a realizzare quanto prima tali premesse.

4.3

Sottolinea inoltre l'importanza del trasporto ferroviario di passeggeri per soddisfare le esigenze di mobilità dei cittadini, nonché la funzione di pubblico servizio di tale modo di trasporto.

4.4

Il Comitato riconosce i grandi vantaggi che derivano dalla presenza di un operatore di rete e dalla sua integrazione con altri mezzi di trasporto pubblico per rispondere alle esigenze di mobilità della popolazione. Tale servizio non dev'essere in pericolo.

4.5

Il Comitato reputa che qualsiasi decisione in merito alla liberalizzazione dei servizi di trasporto internazionale di passeggeri debba basarsi su una conoscenza precisa e approfondita delle ripercussioni globali sui trasporti ferroviari di passeggeri e dell'impatto delle misure adottate nel quadro del primo e del secondo pacchetto ferroviario.

4.6

Esorta pertanto la Commissione ad effettuare un'adeguata valutazione ex ante dei vantaggi e degli svantaggi della liberalizzazione del trasporto di passeggeri. L'analisi deve esaminare le conseguenze della liberalizzazione:

sui collegamenti regionali e sui trasporti ferroviari in quanto servizio di interesse economico generale, soprattutto negli Stati membri medi e piccoli,

sulla qualità dei servizi forniti agli utenti,

sull'occupazione e sulle condizioni di lavoro nel settore dei trasporti ferroviari di passeggeri,

sulle imprese ferroviarie nei nuovi Stati membri dell'Europa centrale e orientale.

4.7

Il Comitato esorta la Commissione a presentare dapprima la relazione, richiesta nella direttiva 91/440/CEE (come modificata dalla direttiva 2004/51/CE), sulla realizzazione dell'apertura del mercato nel settore del trasporto merci su rotaia.

4.8

Il Comitato ricorda che il progetto di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'azione degli Stati membri in tema di obblighi di servizio pubblico e di aggiudicazione di contratti di servizio pubblico nel settore del trasporto di passeggeri per ferrovia, su strada e per via navigabile interna (COM(2000) 7 def. e proposta modificata COM(2002) 107 def.) è ancora bloccato in sede di Consiglio. Il modo in cui è articolato tale regolamento può avere ripercussioni sulle disposizioni in materia di tutela del sevizio pubblico nel quadro della liberalizzazione del trasporto ferroviario internazionale di passeggeri.

4.9

Il miglioramento della qualità dei servizi di trasporto ferroviario di passeggeri contribuisce a rendere attraente tale modo di trasporto e può promuovere gli obiettivi della politica europea dei trasporti di creare un sistema di trasporti sostenibile. In tale contesto, la principale responsabilità spetta alle imprese ferroviarie. Il Comitato è tuttavia critico quanto alle misure che potrebbero abbassare gli attuali livelli di qualità dei servizi e presterebbe più attenzione alle misure intese a migliorare la qualità dei servizi.

4.10

Il Comitato reputa che la promozione di una migliore cooperazione tra le imprese ferroviarie sia l'approccio giusto per migliorare la qualità dei servizi forniti agli utenti nel settore dei trasporti ferroviari internazionali di passeggeri, specialmente per quanto riguarda i collegamenti regionali transfrontalieri.

4.11

Il Comitato gradirebbe vivamente che la Commissione avviasse un dialogo con le parti sociali europee in merito alle conseguenze dell'apertura del mercato dei trasporti su rotaia e, in particolare, all'impatto quantitativo e qualitativo sull'occupazione.

4.12

Nei nuovi Stati membri la quota del traffico passeggeri su rotaia rispetto al traffico di passeggeri totale è decisamente maggiore che nell'Europa dei Quindici. Il Comitato reputa necessario prestare un'attenzione particolare allo sviluppo dei servizi di trasporto ferroviario di passeggeri nei nuovi Stati membri e alle conseguenze dell'apertura del mercato in tali paesi. Mantenere questa quota elevata di trasporto di passeggeri per ferrovia è nell'interesse dell'intera Comunità e risponde agli obiettivi del Libro bianco sulla politica dei trasporti.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Direttiva 2001/12/CE - GU L 75 del 15.3.2001, pag. 1 - Parere del CESE - GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(2)  Direttiva 2001/13/CE - GU L 75 del 15.3.2001, pag. 26 - Parere del CESE - GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(3)  Direttiva 2001/14/CE - GU L 75 del 15.3.2001, pag. 29 - Parere del CESE - GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(4)  Direttiva 2004/51/CE - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 164 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(5)  Direttiva 2004/49/CE - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 44 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(6)  Regolamento (CE) n. 881/2004 - GU L 164 del 30.4.2004, pag. 1 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(7)  Direttiva 2004/50/CE - GU L 164 del 30.4. 2004, pag. 114 - Parere del CESE - GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(8)  GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(9)  Cfr. nota 8.

(10)  Articolo 1, punto 2, lettera d), della direttiva 2004/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, che modifica la direttiva 91/440/CEE relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie.

(11)  Steer Davies Gleave: EU Rail Passenger Liberalisation: Extended impact assessment, Londra, febbraio 2004.


ALLEGATO

al parere del Comitato economico e sociale europeo (conformemente al disposto dell'art. 54, par. 3, del Regolamento interno)

Qui di seguito si riportano gli emendamenti respinti durante il dibattito, ma che hanno ottenuto un numero di voti favorevoli pari almeno ad un quarto dei voti espressi.

Punto 3.1.4

Eliminare.

Motivazione

Il punto non ha nulla a che vedere con la liberalizzazione delle ferrovie. Si mescolano infatti due settori in un parere che riguarda la modifica e lo sviluppo delle ferrovie in Europa. Non si può affermare che il monitoraggio della legislazione sociale nel settore dei trasporti su strada costituisca un problema serio, allorquando esistono diverse normative che regolamentano i tempi di guida e di riposo e la giornata di lavoro degli autotrasportatori. L'osservanza di queste normative viene controllata mediante il tachigrafo. Inoltre in agosto di quest'anno sarà operativo un nuovo sistema di controllo, il tachigrafo digitale, che consentirà di controllare in maniera più precisa la giornata di lavoro dei conducenti.

Esito della votazione

Voti favorevoli: 58

Voti contrari: 80

Astensioni: 7

Punto 3.1.6

Modificare l'ultima frase:

Il Comitato ha esortato ad accordare la priorità alla sicurezza delle ferrovie, adottando fra l'altro norme sociali a livello europeo per il settore ferroviario.

Motivazione

La sicurezza delle ferrovie comunitarie è regolamentata dalla direttiva 2004/49 CE.

Esito della votazione

Voti favorevoli: 52

Voti contrari: 93

Astensioni: 5

Punto 3.2.3

Sostituire con il seguente testo:

Il Comitato ritiene opportuno attendere la presentazione di tale relazione e ricevere informazioni sugli sviluppi delle misure finora adottate prima di proporre ulteriori provvedimenti per l'apertura del mercato; invita pertanto la Commissione a presentare la relazione in tempo utile. A giudizio del Comitato, il contenuto di tale relazione andrà esaminato fin dalla sua pubblicazione per stabilire se la proposta di direttiva debba essere emendata o modificata.

Motivazione

Il testo, nella sua redazione attuale, chiede infatti di bloccare il processo legislativo, il che comporta una certa incertezza giuridica deleteria per tutti: imprese, lavoratori e clienti.

Sarebbe meglio e più costruttivo manifestare chiaramente la volontà di tener conto delle conclusioni della relazione per poi eventualmente emendare o modificare la proposta di direttiva.

In questo modo il processo resta dinamico e aperto.

Esito della votazione

Voti favorevoli: 54

Voti contrari: 92

Astensioni: 9

Punti 3.4.7 e 3.4.8

Sostituire i punti 3.4.7 e 3.4.8 con un nuovo punto, formulato come segue, e modificare la numerazione dei punti successivi:

Quando la nuova proposta di regolamento (CEE) n. 119/69 verrà presentata al Consiglio e al Parlamento europeo, si dovranno esaminare le conseguenze che tale testo potrà avere sulla liberalizzazione dei trasporti ferroviari di passeggeri e sull'equilibrio del servizio pubblico.

Motivazione

Il testo, nella sua versione originaria, fa riferimento a una situazione che non è più attuale. La Commissione ha elaborato un nuovo testo che potrebbe essere presentato al Consiglio Trasporti nel mese di giugno. Non si può stabilire a priori come verrà accolto dal Consiglio e dal Parlamento europeo.

La nuova formulazione proposta rientra nel quadro di un approccio più costruttivo.

Esito della votazione

Voti favorevoli: 68

Voti contrari: 90

Astensioni: 8

Punto 3.6

Eliminare.

Motivazione

Non si può affermare che la liberalizzazione delle ferrovie comporterà un aumento della disoccupazione e la creazione di posti di lavoro di peggior qualità, allorquando negli altri modi di trasporto uno degli effetti della liberalizzazione è stato proprio l'incremento dei posti di lavoro. Va ricordato che le ferrovie sono l'unico modo di trasporto a non esser stato liberalizzato.

Esito della votazione

Voti favorevoli: 66

Voti contrari: 102

Astensioni: 6


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/64


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla certificazione del personale viaggiante addetto alla guida di locomotori e treni sulla rete ferroviaria della Comunità

COM(2004) 142 def. — 2004/0048 (COD)

(2005/C 221/14)

Il Consiglio, in data 28 aprile 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 71 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore CHAGAS.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 127 voti favorevoli, 25 voti contrari e 26 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

La proposta di direttiva all'esame fa parte del terzo pacchetto ferroviario, che è stato adottato dalla Commissione europea il 3 marzo 2004 e comprendente anche:

la modifica della direttiva 91/440/CEE relativa allo sviluppo delle ferrovie comunitarie (COM(2004) 139 def.),

la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario internazionale (COM(2004) 143 def.),

la proposta di regolamento relativo alle indennità per inosservanza dei requisiti di qualità nel trasporto ferroviario di merci (COM(2004) 144 def.),

nonché

la comunicazione della Commissione «Il futuro dell'integrazione del sistema ferroviario europeo» (COM(2004) 140 def.) e

il documento di lavoro dei servizi della Commissione sulla graduale liberalizzazione del mercato del trasporto internazionale di passeggeri per ferrovia (SEC(2004) 236).

1.2

Il primo pacchetto ferroviario (noto anche come «pacchetto infrastruttura»), in vigore dal 15 marzo 2001 e il cui recepimento nelle legislazioni degli Stati membri era previsto per il 15 marzo 2003, comprendeva i seguenti elementi:

la modifica della direttiva 91/440/CEE, che prevede tra l'altro il libero accesso alla rete transeuropea per il trasporto ferroviario di merci entro il 15 marzo 2003 e la liberalizzazione totale del trasporto internazionale di merci per ferrovia entro il 15 marzo 2008 (1),

l'estensione dell'ambito di applicazione di una licenza europea per le imprese ferroviarie (modifica della direttiva 95/18/CE) (2),

l'armonizzazione delle disposizioni relative alla ripartizione della capacità di infrastruttura ferroviaria, all'imposizione dei diritti per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria e alla certificazione di sicurezza (sostituzione della direttiva 95/19/CE) (3).

1.3

Nell'ottobre 2003, la Commissione europea ha presentato ricorso alla Corte di giustizia europea contro i nove Stati membri che non avevano notificato il recepimento del primo pacchetto ferroviario nelle rispettive legislazioni nazionali. Nel maggio 2004, cinque paesi non avevano ancora provveduto a tale notifica, mentre due Stati membri avevano recepito solo parzialmente le disposizioni nel diritto nazionale.

1.4

Il secondo pacchetto ferroviario è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 30 aprile 2004 e deve essere recepito nel diritto nazionale entro il 30 aprile 2006. In esso figurano i seguenti documenti:

la modifica della direttiva 91/440/CEE con cui si prevede di anticipare il libero accesso al mercato per il trasporto ferroviario internazionale di merci al 1o gennaio 2006 e di liberalizzare il trasporto nazionale di merci per ferrovia, compreso il cabotaggio, a partire dal 1o gennaio 2007 (4),

la direttiva relativa alla sicurezza delle ferrovie comunitarie (5),

il regolamento che istituisce un'Agenzia ferroviaria europea (6),

la modifica della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario ad alta velocità (96/48/CE) e della direttiva sull'interoperabilità del sistema ferroviario convenzionale (2001/16/CE) (7).

1.5

Il primo e il secondo pacchetto ferroviario hanno fornito le basi giuridiche per la creazione di un mercato interno del trasporto ferroviario di merci. Le misure riguardano aspetti quali l'accesso al mercato, il rilascio delle licenze e i certificati di sicurezza delle imprese ferroviarie, l'accesso alle infrastrutture e il calcolo dei diritti di utenza, la creazione di un quadro giuridico in materia di sicurezza delle ferrovie e, infine, l'interoperabilità tecnica del sistema ferroviario.

1.6

Come già rilevato dal Comitato nel parere sul secondo pacchetto ferroviario (8), questo nuovo quadro giuridico rende necessaria una ristrutturazione totale del settore sul piano organizzativo, con l'istituzione di nuovi organismi e la definizione di nuove competenze.

1.7

Tale quadro giuridico non ha previsto, o ha previsto in maniera insufficiente, disposizioni di carattere sociale per quanto concerne in particolare la certificazione del personale addetto alla sicurezza e le sue condizioni di lavoro.

1.8

Il 17 gennaio 2004, le parti sociali europee del settore ferroviario, la Comunità europea delle ferrovie (CER) e la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti (ETF) hanno firmato due accordi, rispettivamente:

1)

sull'introduzione di una licenza europea per i macchinisti che operano su tratte transfrontaliere;

2)

su determinati aspetti delle condizioni di lavoro del personale viaggiante impiegato nelle prestazioni transfrontaliere.

1.9

La proposta di direttiva all'esame riprende in parte l'accordo delle parti sociali sull'introduzione di una licenza europea di macchinista.

1.10

La Commissione europea ha comunicato al CESE che le parti sociali hanno chiesto formalmente che l'accordo sulle condizioni di lavoro (tempi di riposo e di guida) venga attuato sotto forma di decisione del Consiglio. La richiesta è attualmente all'esame della Commissione.

2.   La proposta della Commissione europea

2.1

La Commissione ha motivato la presentazione della proposta di direttiva con la necessità di migliorare l'interoperabilità e la gestione del personale. L'obiettivo è quello di agevolare la certificazione delle imprese ferroviarie salvaguardando al tempo stesso un elevato livello di sicurezza e garantendo la libera circolazione dei lavoratori.

2.2

La Commissione cita inoltre gli obiettivi delle parti sociali europee, vale a dire:

assicurare un grado elevato di qualificazione del personale viaggiante al fine di mantenere e di accrescere il livello di sicurezza,

ridurre i rischi di dumping sociale.

2.3

La Commissione propone la certificazione dei macchinisti in base a standard minimi armonizzati a livello europeo. In una prima fase (entro il 2010) dovranno essere certificati i macchinisti addetti ai servizi transfrontalieri. Entro il 2015 sarà poi la volta di tutti gli altri macchinisti addetti ai trasporti nazionali.

2.4

Secondo i calcoli della Commissione, questa disposizione riguarderà circa 10.000 macchinisti comunitari nella prima fase e circa 200.000 macchinisti comunitari nella seconda fase.

2.5

La Commissione propone inoltre la certificazione del rimanente personale viaggiante che partecipa indirettamente alla guida di un locomotore. La proposta di direttiva, tuttavia, non contiene disposizioni specifiche, in particolare per quanto concerne i livelli di qualificazione del personale di accompagnamento. In tal caso si deve tener conto dei principi contenuti nella direttiva, mentre gli standard di qualificazione andranno definiti in un secondo tempo dall'Agenzia ferroviaria europea oppure nell'ambito delle specifiche tecniche di interoperabilità.

2.6

La proposta di direttiva prevede una certificazione in due fasi:

1)

una licenza europea rilasciata dall'autorità competente, valida su tutto il territorio comunitario e di proprietà del macchinista, la quale attesta le qualifiche di base e i requisiti fondamentali;

2)

un attestato complementare armonizzato rilasciato dall'impresa ferroviaria, il quale resta di proprietà dell'impresa e attesta le qualifiche specifiche relative all'impresa o all'infrastruttura.

2.7

Questa procedura rende necessari due registri, il primo presso l'autorità competente, il secondo presso l'impresa ferroviaria, nei quali devono figurare le qualifiche, il loro aggiornamento, i ritiri e le eventuali modifiche alle licenze e agli attestati complementari armonizzati.

2.8

La direttiva propone tre categorie di macchinisti: A) addetti ai locomotori di manovra e a treni adibiti a lavori; B) addetti ai treni per il trasporto di persone; C) addetti ai treni per il trasporto di merci.

2.9

L'età minima è fissata a 20 anni. È tuttavia possibile portare l'età minima a 18 anni con validità limitata al territorio nazionale.

2.10

La proposta contiene disposizioni concernenti le modifiche ed il rinnovo delle licenze e degli attestati complementari armonizzati, i controlli periodici dei requisiti, il ritiro e le possibilità di ricorso. In essa figurano inoltre disposizioni relative ai controlli e alle sanzioni.

2.11

La proposta prevede infine disposizioni sull'accesso alla formazione, gli esami e la valutazione della qualità dei sistemi di formazione e delle procedure.

2.12

L'Allegato I descrive il modello comunitario di licenza e di attestato complementare. Gli Allegati da II a VII definiscono i compiti, i requisiti medici e psicologici e le qualifiche professionali dei macchinisti.

2.13

Nel 2010, l'Agenzia ferroviaria europea sarà chiamata a fare un bilancio della situazione e a presentare una relazione in cui valuterà la possibilità di introdurre una smart card.

3.   Valutazione della proposta della Commissione

3.1   Osservazioni generali

3.1.1

Il CESE approva in linea di massima la proposta di direttiva all'esame.

3.1.2

I macchinisti e il personale addetto a mansioni esenziali sotto il profilo della sicurezza hanno notevoli responsabilità per la sicurezza dei trasporti, del personale, dei passeggeri e delle merci. In un mercato ferroviario liberalizzato è opportuno garantire, mediante disposizioni comuni, un elevato livello di qualificazione.

3.1.3

Inoltre, l'esistenza di norme minime armonizzate facilita l'impiego di personale sui servizi transfrontalieri (9). Va tuttavia sottolineato che la disparità dei sistemi di gestione e delle disposizioni di sicurezza degli Stati membri è forse il principale ostacolo al lavoro dei macchinisti sui servizi transfrontalieri e continuerà ad esserlo ancora per molti anni. La diversità dei sistemi e le differenze linguistiche rappresentano una notevole sfida nell'ambito della formazione del personale.

3.1.4

Il CESE fa inoltre osservare che un elevato livello di qualificazione e la conseguente certificazione servono a mantenere alto il prestigio e il potere di attrazione di una professione. Questo elemento è importante in un settore in cui gli orari di lavoro risultano poco interessanti, mentre la sicurezza del posto di lavoro è sempre più precaria a causa della presenza sempre più massiccia di agenzie di lavoro temporaneo. Nel settore dei trasporti su strada e per via navigabile le imprese si lamentano già delle notevoli difficoltà che incontrano nella ricerca di personale. L'obiettivo della direttiva non deve essere quello di ridurre la formazione.

3.1.5

Le imprese ferroviarie tradizionali autoregolamentate si sono assunte l'intera responsabilità della formazione e del grado di qualificazione del personale viaggiante nonché della sicurezza dei trasporti. Questo ha permesso di conseguire un livello elevato di qualificazione e ha reso le ferrovie uno dei modi di trasporto più sicuri.

3.1.6

Bisogna far sì che gli obiettivi fissati dalla direttiva, vale a dire una maggiore mobilità dei macchinisti e un accesso indiscriminato agli istituiti di formazione, non comportino un deterioramento globale della qualità della formazione facendo ricadere i costi della formazione sui lavoratori.

3.2   Osservazioni specifiche

3.2.1   Ambito di applicazione e introduzione della certificazione

3.2.1.1

Il CESE approva l'introduzione di una certificazione in più fasi per i trasporti nazionali ed internazionali. Questo dà alle imprese la possibilità di adeguarsi progressivamente.

3.2.1.2

È tuttavia sorprendente che il termine fissato all'articolo 34 vari a seconda che si tratti di macchinisti addetti ai servizi transfrontalieri (2008-2010) o di macchinisti che operano sulle tratte nazionali (2010-2015). Tenendo conto che la liberalizzazione dei trasporti internazionali di merci è già iniziata nel 2003 o inizierà nel 2006 e che per i trasporti nazionali di merci è prevista a partire dal 2007, la certificazione dei macchinisti dovrebbe avvenire entro una scadenza più ravvicinata.

3.2.1.3

Il CESE è favorevole anche alla certificazione degli altri agenti. Il personale che svolge mansioni di sicurezza ha, naturalmente, un ruolo importante per la sicurezza delle ferrovie. Tuttavia la definizione proposta risulta incomprensibile: «Tutti gli agenti diversi dal macchinista presenti nel locomotore o nel treno che partecipano indirettamente alla condotta dei locomotori e dei treni…» (articolo 25). Sarebbe meglio parlare di personale di accompagnamento che assume incarichi di sicurezza. Per il CESE sarebbe preferibile che le mansioni di questa categoria del personale e le qualifiche necessarie per espletarle fossero anch'esse oggetto di regolamentazione in un allegato alla direttiva.

3.2.2   Categorie di macchinisti

3.2.2.1

La direttiva propone tre «categorie di licenze», per i locomotori di manovra, il trasporto di persone e il trasporto di merci (articolo 4, paragrafo 2). Una distinzione tra trasporto di persone e trasporto di merci non è pratica e non risponde a nessuna giustificazione di fondo. La formazione e lo svolgimento dell'attività non differiscono a seconda delle due categorie. Le conoscenze dei rispettivi locomotori sono oggetto di due diverse certificazioni ma spesso si utilizza lo stesso tipo di veicolo. In tale contesto sono sufficienti due categorie, basate sui requisiti di sicurezza: locomotori operanti su tratte chiuse (stazioni di manovra, cantieri) o su tratte aperte (macchinisti di linea).

3.2.2.2

Il CESE ritiene inoltre più opportuno indicare la categoria sulla licenza e non sull'attestato complementare armonizzato.

3.2.3   Età minima ed esperienza professionale

3.2.3.1

La proposta di direttiva fissa l'età minima a 20 anni, età che può essere abbassata a 18 anni con validità limitata al territorio dello Stato membro che prende una decisione in tal senso (articolo 8). In alcuni paesi (10), l'età minima è di 21 anni. La direttiva avrebbe come effetto un abbassamento dell'età minima, per lo meno nei trasporti transfrontalieri.

3.2.3.2

Il CESE ritiene che l'età minima dovrebbe essere fissata a 21 anni. È proprio nel settore dei trasporti transfrontalieri che i requisiti sono più elevati e il personale deve essere maggiormente qualificato. Questo tuttavia non impedisce agli Stati membri di fissare un'età minima più bassa sul loro territorio.

3.2.3.3

Il CESE è inoltre favorevole a che i macchinisti vantino una esperienza professionale di tre anni sulle tratte nazionali prima di operare nei trasporti transfrontalieri. Una disposizione analoga è già prevista all'articolo 10 per quanto concerne i trasporti nazionali. Nel caso di imprese ferroviarie che offrono solo servizi di trasporto internazionale, i macchinisti possono acquisire l'esperienza necessaria collaborando con altre imprese ferroviarie che offrono servizi nazionali.

3.2.4   Struttura della certificazione

3.2.4.1

La Commissione propone una certificazione in due documenti: una licenza europea rilasciata dall'autorità competente e valida su tutto il territorio comunitario e un attestato armonizzato rilasciato dalle imprese. La Commissione motiva questa duplice certificazione sostenendo che l'idea iniziale di introdurre una licenza unica sotto forma di smart card era troppo complicata e costosa.

3.2.4.2

Il CESE approva in linea di massima la struttura proposta dalla Commissione. Ritiene tuttavia che l'indicazione delle qualifiche su due documenti diversi possa creare confusione, in particolare per quanto attiene alla conoscenza delle infrastrutture. Qui occorre fare una netta differenziazione tra la conoscenza delle norme in materia di esercizio e di sicurezza di una data infrastruttura da un lato e la conoscenza delle linee ferroviarie e delle località dall'altro. Mentre la conoscenza delle norme di esercizio di una o più infrastrutture deve figurare sulla licenza, la conoscenza delle linee ferroviarie e delle località, che va aggiornata costantemente, dev'essere comprovata sull'attestato complementare armonizzato.

3.2.4.3

Il sistema di certificazione in due documenti è possibile per un periodo di transizione. Tuttavia non bisogna perdere di vista l'obiettivo finale di un documento unico sotto forma di smart card, che attesti sia le conoscenze fondamentali sia quelle specifiche di un'impresa.

3.2.5   Accreditamento degli esaminatori e degli istituti di formazione

3.2.5.1

L'Agenzia ferroviaria europea ha il compito di elaborare criteri per l'accreditamento di formatori, esaminatori e istituti di formazione. Per il CESE si tratta di un approccio adeguato, ma giudica il testo della direttiva abbastanza confuso, in quanto non specifica con chiarezza quali esami debbano essere effettuati dagli esaminatori accreditati e quali qualifiche possano invece essere attestate dall'impresa ferroviaria senza ricorrere a tali esaminatori. La direttiva inoltre non stabilisce con precisione che l'esame delle conoscenze dei sistemi di esercizio e di sicurezza di una data infrastruttura deve essere condotto da un esaminatore accreditato dallo Stato membro in questione.

3.2.6   Qualifiche professionali e requisiti medici e psicologici

3.2.6.1

Negli allegati alla proposta di direttiva figurano l'elenco dei compiti dei macchinisti, le conoscenze professionali generali e specifiche, nonché i requisiti medici e psicologici. Nella sua proposta, la Commissione si è in gran parte ispirata all'accordo tra le parti sociali relativo all'introduzione di una licenza europea per macchinista.

3.2.6.2

Il CESE approva la volontà di attenersi ai requisiti professionali, medici e psicologici definiti dalle stesse parti sociali e vede in questo orientamento la garanzia di un elevato livello di qualificazione, che a sua volta aumenta la sicurezza dei trasporti. Il CESE ritiene sostanzialmente che le qualifiche e i requisiti necessari per la certificazione dei macchinisti debbano essere stabiliti dalla direttiva.

3.2.6.3

La modifica degli allegati spetta al comitato formato da rappresentanti degli Stati membri, il quale è incaricato anche di adottare le specifiche tecniche di interoperabilità (STI). Le direttive sull'interoperabilità prevedono l'obbligo di consultare le parti sociali sulle questioni concernenti le qualifiche, la protezione della salute e la tutela della sicurezza sul lavoro. Dato che gli allegati alla direttiva sulla certificazione del personale viaggiante si basano su definizioni elaborate dalle parti sociali, queste ultime devono di conseguenza essere consultate anche in caso di una modifica degli allegati. Il CESE insiste affinché la direttiva preveda una disposizione in tal senso.

3.2.7   Controlli periodici

3.2.7.1

Determinate conoscenze devono essere sottoposte a costante verifica ai fini del mantenimento della licenza o dell'attestato complementare armonizzato.

3.2.7.2

Per quanto riguarda le visite mediche periodiche, la Commissione si è basata sull'accordo tra le parti sociali europee.

3.2.7.3

In tale contesto, il CESE sottolinea la necessità di un'assistenza psicologica a seguito di un incidente ferroviario in cui sono coinvolti i passeggeri (spesso un suicidio sui binari). Si tratta di un aspetto non previsto dalla direttiva (articolo 14 in combinato disposto con l'Allegato III).

3.2.7.4

Per quanto concerne il regolare aggiornamento della conoscenza delle linee ferroviarie, la proposta resta tuttavia troppo confusa. La direttiva dovrebbe specificare chiaramente che la conoscenza attestata di una linea ferroviaria è considerata persa qualora il macchinista non abbia percorso l'itinerario in questione per almeno un anno.

3.2.7.5

Contrariamente all'accordo concluso tra le parti sociali, la direttiva non contiene alcuna disposizione circa il regolare aggiornamento delle conoscenze generali dei macchinisti. Il CESE raccomanda di prevedere l'obbligo, nella direttiva, di sviluppare e di aggiornare annualmente le conoscenze di base, conformemente all'accordo tra le parti sociali.

3.2.8   Ritiro della licenza

3.2.8.1

La proposta di direttiva prevede che il macchinista debba comunicare all'autorità competente di non essere più in possesso dei requisiti necessari allo svolgimento della professione. Questo equivale ad un'autodenuncia di cui il macchinista non può farsi carico. Solo un medico del lavoro accreditato è in grado di prendere una decisione del genere e di comunicarla all'impresa, la quale a sua volta è tenuta ad informarne le autorità competenti.

3.2.8.2

La proposta di direttiva non stabilisce la procedura per il recupero di una licenza ritirata.

4.   Proposta di direttiva sulla certificazione del personale viaggiante e accordo tra le parti sociali sull'introduzione di una licenza europea di macchinista

4.1

Il CESE si compiace che le parti sociali (CER e ETF) abbiano già preso l'iniziativa di promuovere nel loro settore l'introduzione di una licenza per i macchinisti che effettuano un servizio transfrontaliero.

4.2

L'accordo ha il vantaggio di garantire agli operatori delle imprese che fanno parte della CER un elevato livello di qualificazione senza dover aspettare il 2010. Tali imprese non devono trovarsi in una posizione svantaggiata rispetto a quelle che non applicano l'accordo.

4.3

Per il CESE è necessario tener pienamente conto dell'accordo tra le parti sociali nei settori in cui il suo ambito di applicazione coincide con quello della direttiva.

4.4

L'accordo tra le parti sociali presuppone che i macchinisti interessati dispongano di una certificazione nazionale di qualsiasi tipo e dunque non affronta tale questione. Esso si basa sulla lunga esperienza di cooperazione tra le imprese ferroviarie tradizionali nell'ambito dei servizi di trasporto.

4.5

La licenza europea di macchinista prevista dall'accordo tra le parti sociali è una licenza aggiuntiva che attesta le conoscenze complementari necessarie per operare sulle infrastrutture di un altro paese. Essa è rilasciata dall'impresa e resta di sua proprietà.

4.6

L'attestato complementare armonizzato proposto dalla direttiva corrisponde grosso modo al sistema della licenza europea di macchinista.

4.7

Il CESE invita la Commissione a verificare fino a che punto la licenza europea di macchinista prevista dall'accordo tra le parti sociali possa essere equiparata, per un periodo di transizione, all'attestato complementare armonizzato, per venire incontro alle imprese che già hanno rilasciato detta licenza. La direttiva dovrebbe contenere una disposizione specifica in tal senso.

4.8

Il CESE è del parere che le imprese che hanno siglato l'accordo tra le parti sociali possano essere svantaggiate rispetto a quelle che applicano la certificazione ai sensi della direttiva: l'accordo prevede infatti un aggiornamento annuale delle conoscenze professionali di base. Questa disposizione però, pur essendo indispensabile per il mantenimento del livello di qualificazione, non è stata inserita nella direttiva.

5.   Conclusioni

5.1

Il CESE accoglie con favore la proposta di direttiva sulla certificazione del personale viaggiante. Deplora tuttavia che tale misura di carattere sociale venga presentata come ultimo anello di una catena di disposizioni legislative europee sulla liberalizzazione dei trasporti di merci per ferrovia.

5.2

I macchinisti e gli altri agenti svolgono importanti funzioni nel campo della sicurezza. La certificazione dei macchinisti e degli altri agenti deve pertanto garantire un elevato livello di qualificazione.

5.3

Il CESE guarda con preoccupazione al grande divario di tempo che separa la completa apertura del mercato dei trasporti di merci per ferrovia e le scadenze previste per l'introduzione della certificazione. Sollecita pertanto la Commissione ad adottare tutte le misure possibili per colmare tale divario.

5.4

Il CESE chiede quindi al Consiglio e al Parlamento europeo di esaminare separatamente la proposta di direttiva sulla certificazione del personale viaggiante estrapolandola dal terzo pacchetto ferroviario, onde evitare ulteriori ritardi. Il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero adottare la direttiva in tempi rapidi, dandole la dovuta precedenza.

5.5

In tale contesto, andrebbero presi pienamente in considerazione il parere presentato dal CESE e le modifiche in esso proposte.

5.6

Il CESE accoglie favorevolmente l'accordo tra le parti sociali europee su determinati aspetti delle condizioni di lavoro del personale viaggiante addetto ai servizi transfrontalieri di trasporto su ferrovia. Chiede alla Commissione di sottoporre l'accordo per decisione al Consiglio e raccomanda a quest'ultimo di adottare la proposta.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  Direttiva 2001/12/CE, GU L 75 del 15.3.2001, pag. 1. Parere CESE in GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(2)  Direttiva 2001/13/CE, GU L 75 del 15.3.2001, pag. 26. Parere CESE in GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(3)  Direttiva 2001/14/CE, GU L 75 del 15.3.2001, pag. 29. Parere CESE in GU C 209 del 22.7.1999, pag. 22.

(4)  Direttiva 2004/51/CE, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 164. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(5)  Direttiva 2004/49/CE, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(6)  Regolamento (CE) n. 881/2004, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(7)  Direttiva 2004/50/CE, GU L 164 del 30.4.2004, pag. 114. Parere CESE in GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(8)  GU C 61 del 14.3.2003, pag. 131.

(9)  Tuttavia, è opportuno sottolineare che il cambio di macchinisti e di personale viaggiante alla frontiera richiede solo pochi minuti (ad esempio 8 minuti al Brennero). Per i treni merci, la sosta alla frontiera è più lunga ma è giustificata da altri motivi, quali la verifica dei documenti o il controllo delle vetture.

(10)  Ad esempio, Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Norvegia.


ALLEGATO

al parere del Comitato economico e sociale europeo (conformemente al disposto dell'articolo 54, paragrafo 3, del Regolamento interno)

Qui di seguito si riporta l'emendamento respinto durante il dibattito, ma che aveva ottenuto un numero di voti favorevoli pari almeno ad un quarto dei voti espressi.

Punto 3.2.3.3

Sopprimere il punto.

Motivazione

La proposta di direttiva prevede che la certificazione consista in due fasi:

una licenza ferroviaria europea riconosciuta a livello europeo,

un attestato complementare armonizzato che certifica le conoscenze specifiche relative all'impresa e a ciascuna infrastruttura.

La direttiva prevede anche disposizioni sulla modifica e il rinnovo della licenza per i macchinisti e dell'attestato complementare armonizzato e su un controllo periodico dei requisiti minimi richiesti.

L'attestato complementare armonizzato ha lo scopo di verificare l'idoneità di un macchinista e la sua conoscenza della o delle linee interessate.

Non pare quindi giustificato esigere, in aggiunta, per il trasporto transfrontaliero un periodo di prova di tre anni, che verrebbe ad aggiungersi, secondo la redazione attuale del punto, ai due anni di prova eventualmente istituiti per il trasporto nazionale, per passare dalla categoria di macchinista di locomotori di manovra a quella di macchinista di treni di linea (passeggeri o merci).

Un requisito del genere, che equivarrebbe a istituire un periodo di cinque anni, toglierebbe valore all'attestato complementare armonizzato e sarebbe in contrasto con la volontà di favorire l'interoperabilità transfrontaliera. Esso avrebbe come effetto o come oggetto quello di bloccare lo sviluppo e il miglioramento delle relazioni transfrontaliere attraverso le ferrovie.

Non si comprende, poi, perché i requisiti per guidare un treno sulla rete nazionale o quella internazionale dovrebbero essere diversi, dal momento che l'attestato complementare armonizzato garantisce già le competenze e la conoscenza della rete.

Per tale motivo il punto 3.2.3.3 non pare fondato e dovrebbe essere eliminato.

Esito della votazione

Voti favorevoli: 59

Voti contrari: 100

Astensioni: 11


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/71


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Consiglio relativo all'applicazione di uno schema di preferenze tariffarie generalizzate

COM(2004) 699 def. — 2004/0242 (CNS)

(2005/C 221/15)

Il Consiglio, in data 10 novembre 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 12 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore PEZZINI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 132 voti favorevoli, 1 voto contrario e 3 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Il regolamento (CE) n. 2501/2001 del Consiglio, del 10 dicembre 2001 (1), relativo all'applicazione di uno schema pluriennale di preferenze tariffarie generalizzate (SPG) giungerà a scadenza il 31 dicembre 2005. Nel luglio 2004 la Commissione ha adottato una serie di orientamenti (2) sul ruolo dell'SPG per il decennio 2006-2015 ed ora presenta una proposta di regolamento (3) relativo all'applicazione di tale schema.

1.1.1

Nel 1994 i precedenti orientamenti (4) per il decennio 1994-2005 e i relativi regolamenti di applicazione avevano introdotto numerose modifiche importanti, tra cui la modulazione dei dazi a seconda della sensibilità del prodotto, la graduazione e i regimi speciali di incentivazione. Nel 2001 è stato instaurato un regime speciale (Everything but Arms — EBA — Tutto fuorché le armi), di durata illimitata, per i paesi meno sviluppati (PMS). Col tempo si è constatato che alcuni dispositivi funzionavano bene e andavano pertanto mantenuti, mentre altri sembravano richiedere un adattamento alla luce dell'esperienza acquisita.

1.1.2

Dal 1971 la Comunità europea concede preferenze commerciali a paesi in via di sviluppo nel quadro dell'SPG. La politica commerciale svolge un ruolo fondamentale nelle relazioni dell'Unione europea con il resto del mondo. L'SPG deve essere coerente con questa politica, di cui è parte integrante, e contribuire al conseguimento degli obiettivi della politica di sviluppo. A tal fine, deve soddisfare i requisiti dell'OMC, in particolare la clausola di abilitazione GATT del 1979, ed essere compatibile con l'Agenda sviluppo di Doha. Una delle priorità fondamentali consiste nell'aiutare i paesi in via di sviluppo a beneficiare della globalizzazione, creando in particolare un collegamento tra il commercio e lo sviluppo sostenibile. In questo contesto, lo sviluppo sostenibile si intende costituito di diversi aspetti, quali il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e dei lavoratori, il buon governo e la protezione dell'ambiente. La lotta contro la droga, inoltre, è una responsabilità condivisa da tutti i paesi.

1.2

Sin dalla loro pubblicazione, la Commissione ha effettuato ampie consultazioni sugli orientamenti da adottare per il prossimo decennio. Vista però la natura specialistica delle statistiche necessarie, le valutazioni d'impatto sono state eseguite a livello interno. Non appena il regolamento entrerà in vigore, la Commissione ne valuterà l'impatto sulle regioni periferiche dell'Unione.

1.3

I cambiamenti introdotti dalla proposta di regolamento non dovrebbero dar luogo ad una perdita considerevole di entrate doganali rispetto alla situazione attuale.

2.   La proposta di regolamento della Commissione

2.1

La proposta di regolamento comporta una semplificazione del sistema attuale in quanto riduce il numero di regimi da cinque a tre; un regime di incentivazione unico sostituisce infatti gli attuali tre regimi speciali per la tutela dei diritti dei lavoratori, la protezione dell'ambiente e la lotta contro la produzione e il traffico di droga. Lo schema proposto comporta pertanto:

un regime generale,

un regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e

un regime speciale (EBA) a favore dei PMS.

2.2

In un'ottica di ulteriore semplificazione, col tempo saranno eliminati dall'elenco dei beneficiari i paesi che godono attualmente di un accesso preferenziale al mercato comunitario in virtù di un accordo bilaterale, regionale o di libero scambio (ALS). La Comunità farà in modo che nessun paese sia leso da questa misura in quanto i vantaggi relativi a un determinato prodotto che prima beneficiava del trattamento SPG saranno inglobati nell'ALS.

2.3

Le preferenze saranno differenziate anche in futuro a seconda della natura sensibile o meno dei prodotti. I dazi della tariffa doganale comune (TDC) sui prodotti definiti non sensibili continueranno ad essere totalmente sospesi, ad eccezione degli elementi agricoli. Sarà mantenuto l'attuale tasso forfettario di riduzione del 3,5 % per i prodotti sensibili.

2.4

Tutti i paesi potranno beneficiare del regime generale ad eccezione di quelli classificati dalla Banca mondiale per tre anni consecutivi come paesi ad alto reddito e nel caso in cui i cinque settori principali delle loro esportazioni coperte dall'SPG nella Comunità rappresentino meno del 75 % delle loro esportazioni complessive coperte dall'SPG nella Comunità. Questi paesi che attualmente beneficiano dell'SPG ne saranno tutti esclusi con l'entrata in vigore del regolamento in esame. I paesi beneficiari firmatari di un accordo commerciale con la Comunità che copra come minimo tutte le preferenze previste a loro favore dallo schema attuale saranno anch'essi esclusi dall'elenco dei paesi ammissibili.

2.5

Il regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile è destinato ai paesi in via di sviluppo più bisognosi. Le preferenze supplementari verranno concesse immediatamente (previa presentazione di apposita richiesta) ai paesi in via di sviluppo che abbiano ratificato e posto effettivamente in applicazione le 16 convenzioni fondamentali sui diritti dell'uomo e dei lavoratori (cfr. Allegato I), nonché almeno sette delle convenzioni riguardanti la protezione dell'ambiente e il buon governo (cfr. Allegato II). Al tempo stesso, ai paesi beneficiari verrà richiesto di impegnarsi a ratificare e a porre effettivamente in applicazione le convenzioni internazionali non ancora ratificate. I paesi beneficiari dovranno ratificare le 27 convenzioni entro il 31 dicembre 2008.

2.5.1

Le convenzioni elencate all'allegato 3 della proposta di regolamento sono quelle che prevedono meccanismi periodici di valutazione dell'applicazione ad opera delle organizzazioni internazionali competenti. La Commissione terrà conto di tali valutazioni prima di redigere l'elenco dei beneficiari del regime di incentivazione. In base alle richieste presentate dai paesi in via di sviluppo, la Commissione pubblicherà poi tale elenco.

2.5.2

I paesi che desiderino beneficiare del regime di incentivazione dovranno presentare una richiesta in tal senso entro tre mesi dalla data di pubblicazione del regolamento.

2.5.3

Un altro requisito per i richiedenti sarà quello di appartenere alla categoria dei paesi vulnerabili. In questo caso, sono definiti vulnerabili i paesi che la Banca mondiale non abbia classificato come paesi ad alto reddito o le cui esportazioni coperte dall'SPG nella Comunità rappresentino meno dell'1 % di tutte le esportazioni coperte dall'SPG nella Comunità.

2.6

La proposta di regolamento introduce misure volte a ridurre l'impatto dell'esclusione di un paese beneficiario dall'elenco dei PMS a cura delle Nazioni Unite, stabilendo un periodo transitorio per il ritiro graduale di tale paese dal regime speciale EBA. Allo stato attuale, tale ritiro comporta per il paese in questione la perdita automatica di tutti i benefici dell'SPG ad esso applicabile in quanto PMS. La proposta di regolamento prevede che questo processo avvenga nell'arco di un periodo transitorio.

2.7

Il meccanismo di graduazione è stato mantenuto, ma è stato modificato in modo da semplificare la procedura. Come già avviene ora, la graduazione sarà applicata a gruppi di prodotti provenienti da paesi che sono competitivi sul mercato comunitario e non hanno più bisogno dell'SPG per sviluppare le loro esportazioni; i criteri attuali (quota delle importazioni preferenziali, indice di sviluppo e indice di specializzazione nell'esportazione) saranno invece sostituiti da un unico semplice criterio: la quota di mercato comunitario, espressa come proporzione delle importazioni preferenziali. I gruppi di prodotti vengono definiti mediante il semplice riferimento ai «settori» della nomenclatura combinata. Poiché vengono graduati solo i paesi che risultano competitivi per tutti i prodotti di un settore, i piccoli paesi beneficiari non potranno essere graduati solo sulla base di alcuni prodotti competitivi di un unico settore.

2.7.1

La graduazione sarà applicata ai prodotti di qualunque paese beneficiario appartenenti ad un unico settore quando per tre anni consecutivi la media delle importazioni comunitarie dei prodotti di tale settore provenienti da tale paese superi il 15 % delle importazioni comunitarie degli stessi prodotti da tutti i paesi. Per alcuni prodotti tessili questo valore soglia è ridotto al 12,5 %.

2.8

Il dazio sarà totalmente sospeso in due casi, vale a dire quando l'aliquota di un dazio ad valorem, ridotta conformemente alle disposizioni del regolamento, è pari o inferiore all'1 %, e quando l'aliquota di un dazio specifico è pari o inferiore a 2 euro per ogni singolo importo in euro.

2.9

La proposta di regolamento prevede, in determinate circostanze, la revoca temporanea delle preferenze tariffarie nei confronti delle importazioni di tutti o alcuni prodotti originari di un paese, il che non rappresenta un allontanamento significativo dalla situazione attuale. La Commissione ha infatti precisato che tali disposizioni si intendono applicabili solo in circostanze eccezionali.

2.9.1

Qualora un prodotto originario di un paese beneficiario sia importato a condizioni tali da danneggiare o da minacciare di danneggiare gravemente un produttore comunitario di prodotti simili o direttamente concorrenti, i normali dazi della TDC possono essere ripristinati in qualsiasi momento per detto prodotto, su richiesta di uno Stato membro o su iniziativa della Commissione.

2.10

Nell'applicazione del regolamento la Commissione sarà assistita dal comitato delle preferenze generalizzate, composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto da un rappresentante della Commissione. Detto comitato riceverà le relazioni elaborate dalla Commissione sul funzionamento dell'SPG e potrà esaminare qualunque aspetto ad esso correlato, partecipando in particolare alla definizione di questioni quali l'ammissibilità di un paese al regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile, la revoca temporanea delle preferenze tariffarie, il ripristino dei normali dazi della TDC se le condizioni di importazione di un determinato prodotto danneggiano un produttore comunitario, e la fissazione di un periodo transitorio nel caso di un paese escluso dal regime speciale EBA in quanto stralciato dall'elenco dei PMS a cura delle Nazioni Unite.

3.   Osservazioni generali

3.1

L'SPG è un aspetto importante della politica comunitaria in materia di commercio estero e presenta ripercussioni di vasta portata in quanto influisce in misura considerevole su quanto avviene nei paesi in via di sviluppo, sul bilancio dell'Unione e sui rapporti con i partner commerciali dell'Unione in seno ad organizzazioni del calibro dell'OMC, nonché sull'industria europea, specie quella manifatturiera. Si tratta di uno dei pochi aspetti ad essere gestito a livello europeo secondo un approccio di preferenza federale; la Commissione detiene in questo campo una competenza esclusiva. La globalizzazione ha accresciuto l'importanza dell'SPG; l'Unione ha infatti utilizzato questo regime per aiutare i paesi in via di sviluppo a trarre vantaggio dal processo di globalizzazione. Al tempo stesso ha consentito all'Unione di promuovere la pratica dello sviluppo sostenibile concedendo condizioni preferenziali di accesso al mercato europeo a quei paesi che rispettano i principi fondamentali dei diritti umani.

3.2

Quando la Commissione ha pubblicato gli orientamenti (5) alla base della proposta in esame, il Comitato economico e sociale europeo ha elaborato un parere che ne forniva un commento dettagliato. (6) In tale occasione, il Comitato ha dichiarato che uno degli obiettivi principali dei nuovi orientamenti doveva essere la semplificazione dell'SPG. Il Comitato plaude pertanto alle misure contenute nella proposta di regolamento in esame in quanto sono volte a semplificare la struttura dello schema e constata, in particolare, che la riduzione del numero di regimi da cinque a tre faciliterà considerevolmente il raggiungimento di questo obiettivo.

3.3

Il Comitato aveva al tempo auspicato una riduzione del numero di beneficiari (7) proponendo, tra l'altro, l'esclusione dei paesi che godono di un accesso preferenziale al mercato comunitario in virtù di un ALS, con la clausola di modificare il relativo accordo bilaterale in modo da includervi tutti i benefici a cui tali paesi avevano diritto in base all'attuale SPG. Il Comitato rileva ora con piacere che questa raccomandazione è stata accolta dalla Commissione.

3.4

Il Comitato, che aveva espresso preoccupazione (7) per il fatto che gran parte dell'assistenza comunitaria andava ai paesi in via di sviluppo più avanzati e non a quelli che ne avevano maggior bisogno, nota con soddisfazione che la Commissione ha affrontato tale questione, ma si chiede se le disposizioni introdotte siano sufficienti.

3.5

Il Comitato, che aveva raccomandato (7) di mantenere sì il meccanismo di graduazione, ma di semplificarlo e di renderlo maggiormente trasparente, appoggia le misure proposte dalla Commissione al riguardo e ritiene che costituiranno un notevole miglioramento in termini sia di semplificazione sia di trasparenza. In particolare la sostituzione dei criteri attuali con un unico semplice criterio dovrebbe snellire il processo e favorirne la trasparenza.

3.6

Il Comitato, che aveva esortato (7)«a cogliere l'occasione per armonizzare, uniformare e snellire le norme e le procedure dell'SPG nel quadro dei nuovi orientamenti», ritiene che la proposta della Commissione compia notevoli passi avanti in questa direzione.

3.7

Il Comitato, che aveva espresso l'auspicio (7) che la Commissione pubblicasse una dettagliata valutazione d'impatto per le sue proposte di revisione dell'SPG, nota con rammarico che questa sua istanza non è stata accolta e sottolinea l'inutilità di effettuare una valutazione dell'impatto sulle regioni periferiche dell'Unione a posteriori, a meno che non si intenda modificare lo schema alla luce di tale valutazione, il che però va contro il requisito di mantenere la regolamentazione stabile nel tempo. Un clima di incertezza non favorisce infatti il corretto funzionamento dell'SPG.

3.8

Il Comitato è favorevole all'idea di integrare nella definizione di «sviluppo sostenibile» aspetti come il rispetto dei diritti umani, la tutela dei diritti dei lavoratori, la protezione dell'ambiente, il buon governo e la lotta contro la produzione e il traffico di droga.

3.9

Il Comitato aveva segnalato (7) che i regimi di incentivazione esistenti non erano affatto riusciti a raggiungere i loro lodevoli obiettivi. Soltanto due paesi, infatti, avevano i requisiti per poter beneficiare del regime speciale di incentivazione per la tutela dei diritti dei lavoratori, mentre non è stata inoltrata nessuna richiesta per la protezione dell'ambiente. Nel frattempo, 12 paesi hanno beneficiato del regime speciale per la lotta contro la produzione e il traffico di droga, senza però che esso abbia avuto un impatto tangibile sull'incidenza di queste attività.

3.9.1

A giudizio del Comitato, è improbabile che le nuove disposizioni proposte, pur comportando una certa apprezzabile semplificazione, riescano ad essere più efficaci del regime attuale. Infatti, l'entità dell'incentivo non è aumentata, né vi è ragione di credere che le nuove disposizioni offriranno ai paesi beneficiari una spinta maggiore ad abbracciare i principi e la pratica dello sviluppo sostenibile. Di fronte al requisito di adottare 27 convenzioni internazionali, essi potrebbero infatti decidere di continuare a seguire i loro orientamenti rinunciando all'offerta di un regime preferenziale.

3.9.2

Di fronte alla difficoltà di fornire un incentivo valido nei limiti di una barriera tariffaria in continua diminuzione, si potrebbe considerare anche la possibilità di associare il rispetto di queste convenzioni all'erogazione di aiuti allo sviluppo.

3.10

Il Comitato osserva che le convenzioni che i paesi sono tenuti ad applicare per poter beneficiare di un regime preferenziale prevedono meccanismi a cui le «competenti organizzazioni internazionali» possono ricorrere per valutare il grado di attuazione delle suddette convenzioni. A giudizio del Comitato le parti sociali dovrebbero svolgere un ruolo in questa valutazione.

3.11

Il Comitato costata che le condizioni di revoca temporanea delle preferenze tariffarie non sono troppo cambiate rispetto al regime attuale. Dal momento che tale revoca è stata invocata nel caso di un solo paese (Myanmar), il quale rappresenta un caso estremo di violazione delle convenzioni internazionali, c'è da chiedersi se questo regime sia davvero utile al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile. Una sanzione che viene applicata solo in circostanze così rare ha uno scarso effetto deterrente. Il Comitato avrebbe preferito un'applicazione più ampia di tale meccanismo allo scopo di rendere più efficace il regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile che teme di veder cadere in disuso.

3.12

Il Comitato si chiede se il nuovo regime avrà un maggior effetto deterrente nei confronti delle frodi rispetto a quello attuale. In questo caso avrebbe infatti preferito che la Commissione adottasse un approccio maggiormente anticipatore e che venissero introdotti dei meccanismi di più stretta cooperazione tra le agenzie nell'Unione e le loro omologhe nei paesi beneficiari. Ciò indurrebbe a pensare che, in tal caso, la Commissione abbia agito secondo il motto festina lente.

3.13

Il Comitato si congratula con la Commissione per aver effettuato ampie consultazioni, sia all'interno dell'Unione sia nei paesi beneficiari, prima di formulare la sua proposta.

3.14

Il Comitato constata che nella gestione dell'SPG la Commissione continuerà ad essere assistita dal comitato delle preferenze generalizzate nel quadro della procedura del «comitato di regolamentazione».

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il Comitato constata che saranno esclusi dal regime generale solo i paesi classificati dalla Banca mondiale tra quelli ad alto reddito e con esportazioni insufficientemente diversificate. A suo avviso il numero di paesi che rispondono a tali criteri sarà limitato. Il Comitato aveva raccomandato (7) di escludere dallo schema, nel quadro dei nuovi orientamenti, anche i paesi aventi un programma di armamento nucleare e i paradisi fiscali, ed ora nota con rammarico che molti di questi paesi potranno continuare a figurare nell'elenco dei beneficiari.

4.2

Tra i criteri che i paesi devono soddisfare per poter essere ammessi al regime speciale di incentivazione vi è quello di rientrare nella categoria dei paesi «vulnerabili». L'articolo 9, paragrafo 2, della proposta di regolamento definisce vulnerabile un paese che non sia stato escluso dal regime generale in virtù di quanto disposto all'articolo 4, paragrafo 1, della stessa, oppure le cui importazioni coperte dall'SPG nella Comunità rappresentino meno dell'1 % di tutte le importazioni coperte dall'SPG nella Comunità. A giudizio del Comitato, tale articolo andrebbe riformulato sostituendo «oppure» con «e»; in caso contrario, l'articolo avrebbe un effetto che non è certo quello voluto.

4.3

Il Comitato aveva segnalato (7) l'eccessiva distanza, nel sistema esistente, tra la fine del periodo di riferimento utilizzato per aggiornare la graduazione e il momento dell'effettivo aggiornamento. Ora accoglie con piacere il fatto che, in futuro, la graduazione avverrà nell'anno successivo ai tre anni consecutivi che rappresentano il periodo di riferimento per qualunque paese e settore.

4.4

Il Comitato appoggia la proposta della Commissione europea di mantenere il cumulo regionale ai sensi del regolamento (CEE) n. 2454/93 laddove un prodotto sottoposto ad ulteriore lavorazione in un paese membro di un gruppo regionale sia originario di un altro paese del gruppo che non beneficia dei regimi applicabili al prodotto finale, purché entrambi i paesi usufruiscano del cumulo regionale per quel gruppo. A tale proposito, il Comitato tiene a precisare che in passato tali disposizioni sono state fonte di numerose manipolazioni fraudolente.

4.5

Il Comitato ribadisce (7) la necessità di semplificare le norme di origine preferenziali e di ridurre di conseguenza i requisiti che i paesi importatori nella Comunità devono rispettare, allineando tali norme con le attuali regole di origine sulle importazioni non preferenziali.

4.6

Il Comitato rinnova l'invito (8) al dialogo tra l'UE ed i PMS al fine di migliorare le disposizioni di attuazione dei regimi speciali previsti per i PMS in determinati casi specifici, in particolare mediante l'adeguamento delle norme in tema di periodo transitorio.

4.7

Il Comitato accoglie con favore la proposta di sospendere i dazi nei casi in cui il trattamento preferenziale porti ad un dazio ad valorem pari o inferiore all'1 % o a dazi specifici pari o inferiori a 2 euro, in quanto ciò costituisce un apprezzabile passo avanti in termini di semplificazione.

4.8

Il Comitato rileva che la revoca temporanea delle preferenze tariffarie è limitata ad un periodo di tre mesi, rinnovabile. La Commissione ha facoltà di estendere tale periodo in conformità degli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE, come già fatto nel caso di Myanmar. A giudizio del Comitato sarebbe stata preferibile una disposizione secondo cui la revoca temporanea delle preferenze tariffarie si applica fintanto che il paese trasgressore non ne elimina la causa ponendo fine alla violazione delle convenzioni internazionali che ha condotto in primo luogo a tale revoca.

4.9

Il Comitato ritiene inoltre che l'obbligo per i paesi o i territori che intendano beneficiare del regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile di presentarne richiesta entro tre mesi dall'entrata in vigore del regolamento sia piuttosto oneroso e controproducente in quanto limita la possibilità di accesso a tale regime. Numerosi potrebbero essere i paesi che, non soddisfacendo in quel determinato periodo i criteri di ammissione, ritengano inutile presentare la richiesta. Alla scadenza del termine dei tre mesi, tali paesi non avranno più alcun incentivo a ratificare e porre in applicazione le convenzioni internazionali elencate agli Allegati I e II. Il Comitato preferirebbe lasciare a questi paesi la possibilità di presentare la richiesta in una fase successiva purché abbiano nel frattempo ottemperato ai criteri di ammissione.

4.10

Come il Comitato ha già ribadito (7) l'SPG costituisce un aspetto soltanto della politica commerciale dell'Unione e, in quanto tale, deve essere compatibile con gli altri. Perché tale politica risulti coerente, è essenziale che le altre direzioni generali della Commissione siano coinvolte nel processo. In particolare la DG Commercio e quella Imprese dovrebbero collaborare su base continua ed efficace.

4.11

Il Comitato reputa auspicabile che, in caso di grave perturbazione dei mercati dei prodotti contemplati all'Allegato I del Trattato, si possa ricorrere alla clausola di salvaguardia anche su richiesta di uno Stato membro alla Commissione, la quale consulti poi il comitato di gestione interessato.

4.12

Secondo la proposta della Commissione, occorre integrare nell'SPG il regime speciale per i PMS e riprendere le altre disposizioni (ivi incluse quelle sullo zucchero) in conformità al regolamento (CE) n. 416/2001. I PMS temono — a ragione — che, nel caso di una riforma del regime comunitario riguardante lo zucchero, con un massiccio calo dei prezzi a seguito della completa apertura del mercato comunitario a tali paesi (prevista a partire dal 1o luglio 2009), gli svantaggi per loro possano rivelarsi ben superiori ai vantaggi. In proposito, il Comitato rimanda al proprio parere sulla proposta di riforma del settore saccarifero, adottato il 15 dicembre 2004 (9), nel quale, facendo seguito all'auspicio espresso dai PMS, esorta la Commissione a negoziare quote di importazione preferenziali per lo zucchero da tali paesi per il periodo successivo al 2009, con verifiche periodiche che tengano conto del rapporto tra la riforma del sistema del mercato comunitario dello zucchero e gli obiettivi di sviluppo dei paesi meno sviluppati (PMS). Il Comitato si dichiara favorevole al divieto di praticare le cosiddette «triangolazioni».

4.13

In generale, il Comitato ritiene che, in relazione ai prodotti considerati, la sfera di applicazione dell'articolo 12, paragrafo 1, debba essere definita in modo chiaro nell'ambito delle relative organizzazioni comuni di mercato.

5.   Conclusioni

5.1

Se in passato il Comitato aveva esortato la Commissione a semplificare e rendere più trasparente l'SPG, nonché a cogliere l'occasione per armonizzare, uniformare e snellire le norme e le procedure dell'SPG nel quadro dei nuovi orientamenti, ora ritiene che la proposta di regolamento rappresenti un concreto passo avanti in questo senso e come tale la appoggia.

5.2

Il Comitato approva la riduzione del numero di paesi beneficiari, ma teme che tale riduzione possa non essere sufficiente.

5.2.1

Secondo il Comitato l'SPG andrebbe riservato ai paesi meno sviluppati e a quelli più bisognosi affinché essi possano essere i principali beneficiari del nuovo regime. È per questo che la soglia per l'applicazione del meccanismo di graduazione per i prodotti tessili e i prodotti d'abbigliamento andrebbe abbassata al 10 % (10).

5.3

Il Comitato ritiene che il nuovo regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile avrà sul comportamento dei paesi beneficiari un impatto non molto superiore a quello del sistema attuale.

5.4

Il Comitato teme che la questione delle frodi nell'ambito dell'attuale SPG non sia stata affrontata in modo efficace e ritiene che, al riguardo, si sarebbe potuto fare di più.

5.5

Il Comitato deplora, infine, che non sia stata pubblicata o, a quanto risulta in alcuni casi, neppure eseguita, una dettagliata valutazione d'impatto del regolamento proposto.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  GU L 346 del 31.12.2001, pag. 1.

(2)  COM(2004) 461 def.

(3)  COM(2004) 699 def.

(4)  COM(1994) 212 def.

(5)  Cfr. nota 2.

(6)  Parere CESE del 25 febbraio 2004, GU C 110 del 30.4.2004.

(7)  Ibidem.

(8)  CESE 1646/2004 - Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Realizzazione di un modello agricolo sostenibile per l'Europa mediante la riforma della PAC - Riforma del settore dello zucchero - COM(2004) 499 def.

(9)  CESE 1646/2004 - Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Realizzazione di un modello agricolo sostenibile per l'Europa mediante la riforma della PAC - Riforma del settore dello zucchero - COM(2004) 499 def.

(10)  Articolo 13 della proposta di regolamento del Consiglio (COM(2004) 699 def.).


ALLEGATO I

Convenzioni essenziali ONU/OIL sui diritti umani e sul diritto del lavoro

1.

Convenzione internazionale sui diritti civili e politici

2.

Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali

3.

Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale

4.

Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne

5.

Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti

6.

Convenzione sui diritti del fanciullo

7.

Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio

8.

Convenzione concernente l'età minima per l'ammissione al lavoro (n. 138)

9.

Divieto delle peggiori forme di lavoro minorile e azioni immediate in vista della loro eliminazione (n. 182)

10.

Convenzione sull'abolizione del lavoro forzato (n. 105)

11.

Convenzione concernente il lavoro forzato (n. 29)

12.

Convenzione concernente l'uguaglianza di remunerazione tra la manodopera maschile e la manodopera femminile per un lavoro di valore uguale (n. 100)

13.

Convenzione concernente la discriminazione in materia di impiego e professioni (n. 111)

14.

Convenzione concernente la libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (n. 87)

15.

Convenzione concernente l'applicazione dei principi del diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva (n. 98)

16.

Convenzione internazionale sulla lotta e la repressione dell'apartheid.


ALLEGATO II

Convenzioni relative ai principi ambientali e di buon governo

17.

Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono

18.

Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento

19.

Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti

20.

Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione

21.

Convenzione sulla diversità biologica

22.

Protocollo di Cartagena sulla sicurezza biologica

23.

Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro dell'ONU sul cambiamento climatico

24.

Convenzione ONU unica sugli stupefacenti

25.

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope

26.

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope (1988)

27.

Convenzione Messico — ONU contro la corruzione.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/77


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento

COM(2004) 173 def./3 — 2004/0055 (COD)

(2005/C 221/16)

Il Consiglio, in data 6 aprile 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 95 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

L'Ufficio di presidenza del Comitato economico e sociale europeo ha incaricato la sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo di preparare i lavori in materia.

Vista l'urgenza dei lavori, il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha nominato relatore generale Jorge PEGADO LIZ e ha adottato il seguente parere con 73 voti favorevoli e 2 astensioni.

1.   Oggetto della proposta

1.1

Con la proposta di regolamento relativa all'istituzione di un procedimento giudiziario europeo d'ingiunzione di pagamento (1), la Commissione intende dare seguito a una serie di iniziative tese a realizzare e sviluppare gradualmente uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, eliminando gli ostacoli esistenti e promuovendo l'agevolazione dei procedimenti civili a livello europeo, come definito in particolare nel piano d'azione della Commissione, adottato dal Consiglio Giustizia e Affari interni del 3 dicembre 1998 (2).

1.2

Con la proposta in esame si intende realizzare uno dei due obiettivi fondamentali indicati nel Libro verde del 20 dicembre 2002 (3), dal momento che il secondo obiettivo — la creazione di un procedimento europeo per le controversie di modesta entità — viene affrontato dalla Commissione in separata sede.

1.3

Per quanto riguarda invece il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento, la Commissione, considerate le osservazioni e le raccomandazioni presentate dal Parlamento europeo e dallo stesso Comitato economico e sociale europeo in merito al suddetto Libro verde, presenta ora un progetto di regolamento per l'istituzione di un procedimento unico valevole in tutto il territorio dell'Unione europea.

1.4

La Commissione giustifica l'iniziativa sulla base delle disparità esistenti fra i regimi di diritto processuale civile degli Stati membri, dei costi elevati che ne derivano e dei ritardi registrati nella risoluzione delle controversie transfrontaliere, che raggiungono proporzioni esagerate, specie nelle procedure di recupero dei crediti non contestati.

1.5

Intenzione della Commissione è di estendere l'applicazione del procedimento unico di ingiunzione alle controversie interne, al fine di garantire equità fra i soggetti di diritto e non falsare la concorrenza fra gli operatori economici. Si garantisce così un orientamento rispondente alle osservazioni del citato parere sul Libro verde e inoltre compatibile con i principi di proporzionalità e sussidiarietà.

1.6

La natura facoltativa del procedimento di ingiunzione è ben enunciata nell'articolato. Anche in questo si tiene conto dell'opinione del CESE: al creditore infatti viene sempre lasciata la possibilità di ricorrere a un altro procedimento, più formale, previsto dal diritto interno.

1.7

Nella formulazione dei meccanismi processuali in oggetto, la Commissione si è attenuta ai seguenti principi fondamentali:

a)

massima semplicità procedurale grazie all'utilizzo di moduli standard;

b)

assenza di esame del merito;

c)

superfluità della produzione di prova;

d)

sufficienti garanzie del diritto di difesa per il convenuto;

e)

assenza di ricorso;

f)

esecutorietà;

g)

assenza di obbligo di patrocinio legale.

1.8

La Commissione garantisce inoltre il reciproco scambio di informazioni fra le autorità giudiziarie competenti per l'emissione dell'ingiunzione europea negli Stati membri, informazioni che verranno aggiornate regolarmente.

1.9

Il Comitato esprime soddisfazione per l'indicazione fornita da Irlanda e Regno Unito, i quali considerano la possibilità di aderire all'iniziativa, similmente a quanto avvenuto per proposte analoghe. Ai fini di un miglior funzionamento del sistema proposto, il Comitato avrebbe d'altra parte preferito che la Danimarca non si fosse esclusa totalmente dal campo di applicazione del regolamento e auspica pertanto che in futuro si superino i vincoli che ostacolano la piena adesione di questo paese a uno spazio giudiziario europeo unico.

1.10

L'ambito territoriale di applicazione potrà creare difficoltà. Per evitarle bisognerebbe tener conto delle specificità di taluni territori, contemplate all'articolo 299 del Trattato CE, e delle responsabilità che alcuni Stati membri hanno assunto nei loro confronti. Occorre precisare a questo proposito che, indipendente mente dall'attuazione concreta del procedimento di ingiunzione, gli organismi competenti dovranno essere designati dall'autorità nazionale che assume tale funzione per lo Stato membro, onde garantire la legittimità dei suddetti organismi.

2.   Antecedenti e iniziative parallele

2.1

Da tempo ormai la preoccupazione di uniformare e semplificare la procedura civile, così da garantire un'applicazione rapida ed efficace della giustizia, traspariva chiaramente in diversi documenti elaborati dalle istituzioni comunitarie, dal Parlamento europeo (4) allo stesso Comitato economico e sociale europeo (5).

2.2

Facendo proprie queste preoccupazioni, generalmente espresse dagli operatori economici e professionali e dai consumatori, anche la Commissione sta valutando da diverso tempo le migliori strade da seguire. Al riguardo risultano particolarmente interessanti i progressi registrati nel settore all'avanguardia dei diritti dei consumatori (6).

2.3

Ma è evidentemente con il Libro verde sul procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento e sulle misure atte a semplificare ed accelerare il contenzioso in materia di controversie di modesta entità che la questione è stata esaminata nella prospettiva di un'eventuale iniziativa normativa.

2.4

Questa iniziativa si inserisce pertanto nel quadro di una serie di misure di straordinaria rilevanza adottate a livello di cooperazione giudiziaria in materia civile, nel corso degli ultimi anni (7).

2.5

Di particolare rilevanza è il regolamento (CE) n. 805/2004, del 21 aprile 2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (8). Nel valutare la proposta in esame bisogna infatti tener presente anche questo regolamento, dal momento che i due testi costituiscono due espressioni di una medesima realtà: la necessità di garantire una giustizia civile semplice ed efficace in uno spazio giudiziario unico.

3.   Atto normativo e base giuridica

3.1

Analogamente a quanto avvenuto in generale per le iniziative prese in questo campo, la Commissione ha deciso di proporre l'adozione di un regolamento, fondandosi sull'articolo 61, lettera c, e sull'articolo 65 del Trattato CE.

3.2

Nel proprio parere, il CESE si era pronunciato in maniera aperta e decisa a favore dell'adozione di un regolamento e appoggia pertanto pienamente la scelta della Commissione.

3.3

Anche la base giuridica è, secondo il CESE, del tutto adeguata, poiché corrisponde a un'interpretazione delle norme giuridiche in questione che non è meramente formalistica ed è la sola adeguata all'obiettivo di creare uno spazio giudiziario unico nell'Unione europea.

4.   Osservazioni di carattere generale

4.1

Il CESE esprime soddisfazione per la presentazione della proposta di regolamento in esame, con la quale, come si è detto, vengono accolte in generale le osservazioni presentate dal Comitato in merito al Libro verde sul procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento e sulle misure atte a semplificare ed accelerare il contenzioso in materia di controversie di modesta entità. La proposta inoltre mira giustamente a garantire l'osservanza del diritto sancito all'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

4.2

Il CESE esorta la Commissione a valutare la possibilità di estendere l'ambito territoriale d'applicazione del regolamento proposto allo Spazio economico europeo.

4.3

La necessità di creare un procedimento europeo per il rapido recupero dei crediti non contestati è ben documentata nelle risposte fornite dagli Stati membri al già citato Libro verde, insieme alla volontà di garantire ai debitori adeguati diritti di difesa.

4.3.1

Il CESE ritiene tuttavia che la proposta della Commissione risulterebbe sicuramente migliorata se comprendesse dati statistici tali da permettere di prevedere le controversie transfrontaliere o nazionali che saranno oggetto del nuovo procedimento ora proposto e se fosse corredata di un'analisi costi-benefici riguardante la sua attuazione — un aspetto ignorato nella relazione introduttiva della Commissione.

4.4

Nel parere relativo al Libro verde il CESE afferma in particolare: «Nel concepire un procedimento europeo uniforme per le controversie di modesta entità bisognerà anzitutto mettere a punto misure idonee ad accelerare l'iter di tali controversie senza per questo compromettere le garanzie che lo Stato di diritto riconosce alle parti».

4.5

A giudizio del CESE, la proposta di regolamento in esame — anche se necessita di una revisione accurata e attenta, tesa ad adeguare al meglio il testo agli obiettivi — ha il merito di tener conto in maniera equilibrata di queste due esigenze: rapidità nel recupero dei crediti e garanzia del diritto di difesa.

4.6

Il CESE attira tuttavia l'attenzione sull'importanza di non considerare l'ingiunzione come un modo per mascherare procedure non del tutto regolari da parte di certe imprese, in particolare come uno strumento di pressione o un mezzo per il recupero di crediti originati dal mancato rispetto delle norme di protezione dei consumatori. Bisogna inoltre garantire che, con questo sistema, non vengano favorite situazioni di collusione tra imprese situate in Stati membri diversi che, simulando ingiunzioni per crediti non contestati, trasferiscano liquidità di provenienza dubbia e/o persino illecita, ricorrendo così a un mezzo legale per il riciclaggio di denaro.

4.7

D'altra parte il CESE fa rilevare quanto segue: un numero significativo di procedure per il recupero di crediti, eventualmente persino non contestati, che rallentano la attività dei tribunali, risultano connesse a pubblicità aggressive e/o ingannevoli, che promuovono i prodotti con messaggi che generano nel consumatore la convinzione che l'acquisto o l'uso di tali prodotti non causi spese aggiuntive o comunque rilevanti per il bilancio familiare.

4.8

Il CESE reputa pertanto che il testo in esame affronti soltanto un aspetto di una problematica ben più ampia e complessa, ed esorta quindi ancora una volta la Commissione a presentare una proposta normativa che definisca la responsabilità dei fornitori, nei casi in cui questi contribuiscano, adottando comportamenti non del tutto leali, al sovraindebitamento delle famiglie (9).

4.9

La Commissione ritiene che il procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento proposto potrà coesistere con altri procedimenti di identica natura e con i medesimi obiettivi, previsti negli ordinamenti degli Stati membri.

4.9.1

Ebbene, a giudizio del CESE, dovrà invece esservi un unico procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento: quello previsto e regolamentato dal testo in esame. Esso dovrà inoltre essere considerato assolutamente il più adeguato alle situazioni a cui si applica, se non si vuole che perda legittimità. Con l'adozione del regolamento proposto dovranno pertanto venir meno i procedimenti d'ingiunzione di pagamento previsti da talune legislazioni nazionali.

4.9.2

La natura facoltativa di questo procedimento d'ingiunzione sarà da considerare soltanto nei confronti di altri processi comuni e non rispetto a procedimenti d'ingiunzione d'identica natura e con medesima finalità.

4.9.3

Di conseguenza, tanto la relazione, quanto l'ottavo considerando vanno riformulati al fine di precisare chiaramente che il procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento è unicamente complementare ad altre procedure comuni, sommarie od ordinarie, e non a procedimenti nazionali d'ingiunzione d'identica natura.

4.10

La proposta di regolamento allo studio utilizza ripetutamente il termine debitore per riferirsi al destinatario del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento. Il CESE reputa che si tratti di una definizione inesatta, poiché presuppone che il destinatario del procedimento sia già un debitore quando invece, fintanto che l'ingiunzione di pagamento non è esecutiva, a rigore non vi è, e potrebbe persino non esistere mai, un debitore.

4.10.1

Il CESE ritiene pertanto che, in tutti gli articoli in cui compare, il termine debitore vada sostituito con convenuto, onde uniformare la definizione nella proposta di regolamento.

4.11

Tutte le scadenze previste dal testo debbono inoltre essere indicate in giorni e non in settimane, definendo precisamente le regole per il loro calcolo, la loro sospensione o interruzione (ad es. giorni festivi, sabato, domenica, ecc.), per ovvie ragioni di certezza giuridica. A tal fine, si propone di adottare regole mutuate dagli articoli 80 e seguenti del regolamento di procedura della Corte di giustizia.

4.12

Nel diritto processuale, la procedura comune e la procedura ordinaria sono concetti distinti. In diversi Stati membri la distinzione di base è quella tra procedura comune e procedura speciale. La procedura è speciale quando la legge prevede un procedimento specifico per determinate controversie; è comune in tutte le altre situazioni. A sua volta, la procedura comune può essere ordinaria, sommaria o molto sommaria, a seconda del tipo di causa.

4.12.1

La proposta di regolamento utilizza l'espressione «procedimento ordinario» senza il necessario rigore. All'articolo 2, paragrafo 2, si fa infatti riferimento al procedimento ordinario in opposizione al procedimento sommario. All'articolo 6, paragrafo 5, e agli articoli 8 e 12 si fa riferimento al procedimento ordinario nell'accezione di procedimento comune.

4.12.2

È pertanto necessario sostituire i riferimenti al procedimento ordinario presenti all'articolo 6, paragrafo 5, e agli articoli 8 e 12 della proposta con «procedimento comune».

5.   Osservazioni specifiche

5.1   Articolo 2 — Procedimento europeo di ingiunzione di pagamento

5.1.1

L'espressione «crediti pecuniari non contestati per un importo specifico che siano giunti in scadenza» va sostituita con l'espressione «crediti pecuniari non contestati per un importo certo, netto ed esigibile».

5.1.2

In effetti, perché un determinato credito possa essere recuperato, è essenziale che esso sia certo, netto ed esigibile. Si tratta di un concetto ben preciso presente nei vari sistemi giuridici, che andrà rispettato per garantire maggior certezza giuridica nell'applicazione del diritto.

5.2   Articolo 4 — Condizioni per l'emissione di un'ingiunzione di pagamento europea

5.2.1

Nella versione portoghese, al paragrafo 1, la frase «… se estão preenchidos os requisitos estabelecidos nos artos 1o, 2o e 3o» va modificata, dal momento che gli articoli 1 e 2 non si riferiscono propriamente a «requisitos». L'articolo 1 definisce il campo di applicazione del regolamento e l'articolo 2 determina il procedimento stabilito dal regolamento.

5.2.1.1

Il CESE propone pertanto la seguente formulazione: «… se sono soddisfatte le condizioni e i requisiti di cui all'articolo 1, all'articolo 2 e all'articolo 3, rispettivamente».

5.2.2

Il paragrafo 2 dell'articolo 4 conferisce all'organo giurisdizionale la facoltà di consentire al ricorrente la possibilità di completare o rettificare la domanda.

5.2.2.1

Il CESE esorta la Commissione a considerare i vantaggi di mutare questa facoltà in obbligo, quanto meno nei casi palesi in cui sono stati commessi errori grossolani nella compilazione dei moduli, onde garantire maggior certezza giuridica e snellire la procedura.

5.2.2.2

D'altra parte la proposta di regolamento dovrebbe prevedere un termine definito, necessariamente breve, per permettere al ricorrente di adempiere alla richiesta del tribunale. Se alla scadenza di detto termine il ricorrente non avrà rettificato la domanda, quest'ultima verrà direttamente rigettata.

5.3   Articolo 5 — Rigetto della domanda

5.3.1

Da un punto di vista procedurale, in termini generali la decisione di rigetto della domanda di ingiunzione di pagamento potrebbe essere soggetta a impugnazione o a ricorso. Con l'articolo 5, paragrafo 2, si mira invece a rendere tale decisione insindacabile, indipendentemente dal mezzo procedurale utilizzato.

5.3.2

Così, tenuto conto del modo in cui il procedimento è stato concepito e della sua natura facoltativa, che non osta all'impiego di altri mezzi giudiziari, l'impugnazione diventa inutile.

5.3.3

Alla fine dell'articolo 5, paragrafo 2, occorre aggiungere l'espressione «o appello», per rendere compatibili le disposizioni dell'articolo 5 con quanto esposto nella relazione, nel capitolo «Commento agli articoli»  (10).

5.4   Articolo 6 — Avviso di pagamento europeo

5.4.1

Alla fine del paragrafo 2 di questo articolo è previsto che, qualora sia noto con certezza l'indirizzo del convenuto (come indicato in precedenza il termine debitore va sostituito con convenuto), sono ammissibili i metodi di notifica che non prevedono alcun avviso di ricevimento da parte del debitore in persona.

5.4.1.1

Il CESE mette in guardia la Commissione sul fatto che la formulazione «sia noto con certezza l'indirizzo del debitore stesso» è eccessivamente vaga e può dunque creare situazioni di grande incertezza giuridica con conseguenze pregiudizievoli per i ricorrenti.

5.4.1.2

In diversi Stati membri vige la regola dell'elezione di domicilio, in base alla quale, se la notifica viene inviata al domicilio eletto dalle parti contraenti vi è presunzione che essa sia stata ricevuta, senza che sia necessario un avviso di ricevimento. Il CESE ritiene che questa regola non sia sufficiente per rispettare il requisito della avvenuta notifica con certezza.

5.4.1.3

Se questa regola, in base alla quale non è necessaria una notifica con avviso di ricevimento da parte del convenuto, venisse applicata a un pignoramento esecutivo, prima della sua notifica agli interessati, si potrebbe facilmente giungere a una situazione in cui il convenuto viene a conoscenza dell'ingiunzione al momento dell'esecuzione del pignoramento.

5.4.1.4

A giudizio del CESE, questo genere di situazioni, gravi e pregiudizievoli per chi vede i propri bene pignorati senza aver avuto la possibilità di opporsi, vanno evitate (11). Sulla scia di quanto ribadito insistentemente nel parere sul citato Libro verde, il CESE propone di non ammettere i metodi di notifica che non prevedono alcun avviso di ricevimento da parte del debitore in persona e di eliminare pertanto, alla fine del paragrafo 2 dell'articolo 6, l'espressione: «qualora non sia noto con certezza l'indirizzo del debitore stesso».

5.4.2

Il termine di tre settimane indicato alla paragrafo 3, lettera b), dell'articolo 6 va espresso in giorni, onde facilitare il calcolo delle scadenze.

5.4.3

Il CESE ritiene necessario che, in tutte le versioni linguistiche, sia specificata la natura del periodo indicato al paragrafo 5. Nella versione portoghese e in quelle che non contengono questa precisazione, propone pertanto di aggiungere dopo il termine «prazo» (periodo) l'espressione «de prescrição» (di prescrizione).

5.4.4

Nel parere relativo al Libro verde, precedentemente citato, il CESE raccomandava alla Commissione di «prevedere nello strumento giuridico una disposizione che disciplini le conseguenze di una mancata informazione».

5.4.4.1

Dal momento che nella proposta in esame non è contenuta alcuna disposizione in merito, il CESE esorta nuovamente la Commissione a fare il necessario.

5.5   Articolo 8 — Effetti della replica del convenuto

5.5.1

A giudizio del CESE, nel testo in esame non è chiaro che, a partire dal momento in cui il convenuto presenta un replica, il procedimento prosegue applicando le norme di procedura civile di ciascun Stato membro, senza bisogno di alcuna iniziativa delle parti.

5.5.2

Al paragrafo 1, dopo l'espressione «il procedimento prosegue», bisogna pertanto aggiungere la frase «automaticamente e senza necessità di avviare un nuovo procedimento».

5.6   Articolo 9 — Ingiunzione di pagamento europea

5.6.1

Analogamente all'articolo 6, alla fine del paragrafo 2 dell'articolo 9 è previsto che, qualora sia noto con certezza l'indirizzo del convenuto (come indicato in precedenza il termine debitore va sostituito con convenuto), sono ammissibili i metodi di notifica che non prevedono alcun avviso di ricevimento da parte del debitore in persona.

5.6.2

Il CESE mette in guardia la Commissione sul fatto che la formulazione «sia noto con certezza l'indirizzo del debitore stesso» è sufficientemente vaga e può dunque creare situazioni di grande incertezza giuridica con conseguenze pregiudizievoli per i ricorrenti.

5.6.3

Per questo motivo, il CESE ribadisce in questo caso quanto ha proposto per l'articolo 6: non vanno ammessi i metodi di notifica che non prevedono alcun avviso di ricevimento da parte del debitore in persona e va quindi eliminata, alla fine del paragrafo 2 dell'articolo 9, l'espressione: «qualora non sia noto con certezza l'indirizzo del debitore stesso».

5.7   Articolo 11 — Opposizione contro l'ingiunzione di pagamento europea

5.7.1

Qualora la Commissione dovesse accogliere la proposta del CESE di non ammettere i metodi di notifica che non prevedono alcun avviso di ricevimento da parte del debitore in persona, essa dovrà stralciare, di conseguenza, il punto i) all'articolo 11, paragrafo 4, lettera a).

5.7.2

L'espressione «agisca tempestivamente» che figura alla fine dell'articolo 11, paragrafo 4, è estremamente vaga e può essere interpretata in modi molti diversi.

5.7.2.1

Pertanto, allo scopo di rafforzare la certezza e la sicurezza giuridica, il CESE propone che la Commissione definisca un termine per l'esercizio dei diritti previsti all'articolo 11, paragrafo 4.

5.8   Articolo 12 — Effetti dell'opposizione

5.8.1

Analogamente a quanto sostenuto per l'articolo 8, il CESE reputa che nel testo in esame non sia chiaro che, a partire dal momento in cui il convenuto presenta un replica, il procedimento prosegue applicando le norme di procedura civile di ciascun Stato membro, senza bisogno di alcuna iniziativa delle parti.

5.8.2

All'articolo 12, paragrafo 1, dopo l'espressione «il procedimento prosegue», bisogna pertanto aggiungere la frase «automaticamente e senza necessità di avviare un nuovo procedimento».

5.9   Articolo 13 — Assistenza legale

5.9.1

A giudizio del CESE, l'assenza di obbligo di patrocinio da parte di un avvocato o di altro professionista del settore legale può essere ammessa quando il valore della controversia è sufficientemente ridotto da giustificare, dal punto di vista economico, la scelta di non rivolgersi a un legale.

5.9.2

Dal momento che la proposta in esame non definisce però dei massimali (diversamente da alcune legislazioni nazionali), questo procedimento d'ingiunzione potrà essere impiegato per recuperare importi elevati che, ad esempio, in base alla legislazione dei vari Stati membri e in caso di opposizione, obbligano a seguire la procedura ordinaria.

5.9.3

In questi casi appare irragionevole limitare l'intervento del legale alla fase del passaggio alla procedura civile ordinaria. Infatti, al momento di compilare il modulo standard di risposta, il convenuto è tenuto non soltanto a precisare se riconosce o meno il debito, ma anche a presentare opposizione relativamente alla totalità del debito o relativamente a uno solo dei seguenti elementi: il credito principale, gli interessi, le spese. Pertanto, compilando il modulo standard di risposta, il convenuto potrebbe compromettere, inavvertitamente, la difesa che l'avvocato adotterebbe, se fosse in grado di intervenire sin dall'avvio del procedimento d'ingiunzione.

5.9.4

D'altra parte, l'assenza di obbligo di patrocinio legale può costituire uno svantaggio, qualora vi sia un notevole squilibrio nel rapporto di forza fra le parti in causa (consumatori contro professionisti, grandi imprese contro piccole imprese o contro imprese a conduzione familiare).

5.9.5

Per queste ragioni, il CESE esorta la Commissione a introdurre l'obbligatorietà del patrocinio legale a partire da un importo determinato (ad esempio 2.500 euro).

5.10   Articolo 14 — Spese

5.10.1

Il CESE ritiene opportuno integrare l'articolo con un secondo paragrafo, così formulato: «Il procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento non dà luogo a spese in assenza di replica o di opposizione».

5.10.2

Data la natura extragiudiziale del procedimento d'ingiunzione non contestato, si propone innanzitutto di fissare un importo unico iniziale, ridotto, indipendentemente dalle somme reclamate.

5.10.3

In caso contrario, il regolamento dovrà precisare che sono applicabili a questo procedimento le disposizioni nazionali di recepimento della direttiva 2002/8/CE del 27 gennaio 2003, relativa al patrocinio a spese dello Stato (12).

5.11   Moduli allegati

5.11.1

L'intero sistema si basa sull'utilizzo dei moduli standard riportati negli allegati 1, 2 e 3 della proposta di regolamento (13). L'efficienza dei procedimenti proposti dipende pertanto dall'adeguatezza dei moduli alle loro funzioni.

5.11.2

In caso di controversia transfrontaliera, il CESE ha motivo di dubitare dell'efficacia dei moduli e della possibilità di utilizzarli.

5.11.3

Si consideri il seguente esempio: un'impresa italiana presenta una domanda di ingiunzione di pagamento a un tribunale italiano contro un consumatore polacco. In che lingua riceverà quest'ultimo l'avviso di pagamento europeo? In italiano? In polacco? Nella prima ipotesi, come si può essere certi che il consumatore abbia compreso il contenuto dell'avviso e si trovi quindi in grado di presentare una replica? Nella seconda ipotesi, a chi spetta la responsabilità di tradurre l'avviso?

5.11.4

I moduli in questione presuppongono inoltre che il ricorrente non soltanto apponga delle croci su delle caselle prestampate, ma anche che introduca delle precisazioni. A chi spetta la responsabilità di tradurre il testo scritto dal ricorrente? Chi ne certifica la conformità?

5.11.5

Il regolamento (CE) n. 1348/2000, del 29 maggio 2000, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale, non risolve gli interrogativi sollevati, vista la natura scarsamente formale e rapida del procedimento europeo di ingiunzione ora proposto.

5.11.6

Infatti, quand'anche l'ipotetico consumatore polacco ricevesse l'avviso di pagamento europeo nella sua lingua, in che lingua risponderebbe? E chi tradurrebbe poi dal polacco in italiano? D'altra parte, se non ricevesse l'avviso in polacco, ai sensi di legge potrebbe rifiutare di accettarlo. In ognuna di queste situazioni insomma sussistono degli ostacoli che mettono in discussione la rapidità del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento.

5.11.7

Il CESE esorta dunque la Commissione a valutare la maniera più efficace per garantire che gli obiettivi di rapidità nel recupero dei crediti e garanzia del diritto di difesa del convenuto non siano compromessi dall'utilizzo dei moduli nelle controversie transfrontaliere.

5.11.8

Il CESE ritiene inoltre che, ad eccezione dei moduli di risposta, tutti gli altri moduli siano eccessivamente complessi per essere compilati da persone che non dispongano di una formazione giuridica.

5.11.9

Per i profani, infatti, concetti quali «tasso di interesse legale», «% superiore al tasso base della BCE», «fondamento dell'azione» o «esecutorietà» non sono di facile comprensione. Inoltre, dato che la Commissione propone la non obbligatorietà del patrocinio legale (a giudizio del CESE unicamente fino a un determinato importo), è indispensabile garantire in questo procedimento che i reali utilizzatori siano in grado di comprendere e compilare i moduli standard.

5.11.10

D'altra parte, quanto meno in Portogallo, si usano due termini distinti per definire la locazione di beni immobili e quella di beni mobili (rispettivamente «arrendamento» e «aluguer»). Nella versione portoghese, al punto 8.2 della domanda di ingiunzione di pagamento europea e ai punti 9.3 dell'avviso di pagamento europeo e dell'ingiunzione di pagamento europea, è pertanto necessario sostituire l'espressione «contrato de arrendamentobens móveis» con: «contrato de locaçãobens móveis». La stessa precisione giuridica nella scelta della terminologia va garantita nelle varie versioni linguistiche della proposta, nel rispetto dei concetti di diritto civile di ciascuno Stato membro.

5.11.11

Infine, completare il punto 11 della domanda di ingiunzione di pagamento europea e il punto 12 dell'avviso di pagamento europeo e dell'ingiunzione di pagamento europea risulta estremamente difficile per chi non abbia una formazione giuridica. Il CESE propone che tale questione sia analizzata dall'organo giurisdizionale in base ai domicili del ricorrente e del convenuto.

Bruxelles, 9 febbraio 2005.

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2004) 173 def. del 19 marzo 2004.

(2)  GU C 19 del 23.1.1999.

(3)  COM(2002) 746 def. del 20 dicembre 2002, in merito al quale è stato elaborato il parere, relatore: FRANK VON FUSTENWERTH (GU C 220 del 16.9.2003).

(4)  Cfr. le risoluzioni del PE A2-152/86 del 13 marzo 1987, A3-0212/94 del 22 aprile 1994 e A-0355/96 del 14 novembre 1996.

(5)  A questo proposito si ricordano in particolare il parere in merito al Libro verde: l'accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nell'ambito del mercato unico - relatore: ATAÍDE FERREIRA (GU C 295 del 22.10.1994) - e il parere sul tema Mercato unico e protezione dei consumatori: opportunità e ostacoli nel grande mercato - relatore: CEBALLO HERRERO (GU C 39 del 12.2.1996).

(6)  Cfr. i seguenti documenti:

Memorandum della Commissione sull'accesso dei consumatori alla giustizia (COM(84) 692 def. del 12 dicembre 1984) e Comunicazione complementare della Commissione sulla protezione giuridica dei consumatori (COM(87) 210 def. del 7 maggio 1987), in supplemento al Bollettino delle Comunità europee 2/85,

Comunicazione della Commissione - Nuovo impulso per la politica dei consumatori (COM(85) 314 def. del 23 luglio 1985, GU C 160 dell'1.7.1985),

Piano d'azione della Commissione del 14 febbraio 1996 (COM(96) 13 def.),

Comunicazione della Commissione - Verso una maggiore efficienza nell'ottenimento e nell'esecuzione delle decisioni nell'ambito dell'Unione europea (COM(97) 609 def. del 22 dicembre 1997, GU C 33 del 31.1.1998),

Libro verde - L'accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nell' ambito del mercato unico (COM(93) 576 def.),

Libro verde relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale (COM(2002) 196 def. del 19 aprile 2002).

(7)  Fra le quali segnaliamo:

Raccomandazione della Commissione, del 12 maggio 1995, riguardante i termini di pagamento nelle transazioni commerciali e comunicazione della Commissione a essa relativa; rispettivamente nelle GU L 127 del 10.6.1995 e GU C 144 del 10.6.1995,

Direttiva 98/27/CE, del 10 maggio 1998, relativa a provvedimenti inibitori a tutela degli interessi dei consumatori, GU L 166 dell'11.6.1998,

Direttiva 2000/35/CE, del 29 giugno 2000, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, GU L 200 dell'8.8.2000,

Regolamento (CE) n. 44/2001, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (Bruxelles I), GU L 12 del 16.1.2001, e parere del CESE sul tema, elaborato da MALOSSE, GU C 117 del 26.4.2000,

Regolamento (CE) n. 1206/2001 del 28 maggio 2001 relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell'assunzione delle prove in materia civile o commerciale, GU L 174 del 27.6.2001, e parere del CESE sul tema, elaborato da HERNÁNDEZ BATALLER, GU C 139 dell'11.5.2001,

Progetto di programma di misure relative all'attuazione del principio del riconoscimento reciproco delle decisioni in materia civile e commerciale, GU C 12 del 15.1.2001,

Regolamento (CE) n. 1346/2000, del 29 maggio 2000, relativo alle procedure di insolvenza, GU L 160 del 30.6.2000, e parere del CESE sul tema, elaborato da RAVOET, GU C 75 del 15.3.2000,

Regolamento (CE) n. 1347/2000, del 29 maggio 2000, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di potestà dei genitori sui figli di entrambi i coniugi, e parere del CESE sul tema, elaborato da BRAGHIN, GU C 368 del 20.12.1999,

Regolamento (CE) n. 1348/2000, del 29 maggio 2000, relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale, e parere del CESE sul tema, elaborato da HERNÁNDEZ BATALLER, GU C 368 del 20.12.1999,

Decisione del Consiglio, del 28 maggio 2001, relativa all'istituzione di una rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, GU L 174 de 27.6.2001. Cfr. parere del CESE sul tema, elaborato da RETUREAU, GU C 139 dell'11.5.2001,

Comunicazione della Commissione relativa a un nuovo quadro normativo per i pagamenti nel mercato interno (COM(2003) 718 def. del 2 dicembre 2003), e parere del CESE sul tema, elaborato da RAVOET, GU C 302 del 7.12.2004.

(8)  COM(2002) 159 def., GU C 203 del 27.8.2002. Cfr. parere del CESE sul tema, elaborato da RAVOET, GU C 85 dell'8.4.2003.

(9)  Cfr. relazione informativa e parere del CESE sul tema «Sovraindebitamento delle famiglie», elaborato da ATAÍDE FERREIRA, GU C 149 del 21.6.2002.

(10)  Il relatore propone di aggiungere nella versione portoghese il termine «recurso» che è quello utilizzato nella relazione della proposta della Commissione nel capitolo «Commento agli articoli» nelle osservazioni relative all'articolo 5. Nella versione italiana nel commento all'articolo 5 il termine corrispondente al portoghese «recurso» è il termine «appello».

(11)  Il regolamento (CE) n. 805/2004 del 21 aprile 2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati, contempla all'articolo 14 la possibilità di notificazione senza avviso di ricevimento da parte del debitore, ma non considera ammissibile che non sia noto con certezza l'indirizzo del convenuto. La semplice analisi delle fattispecie previste alle lettere c), d) e e) giustifica le obiezioni sollevate dal CESE nel presente parere e in quello riguardante il Libro verde.

(12)  GU L 26 del 31.1.2003, pag. 41.

(13)  Nell'allegato 1 è riportato il modulo per la «Domanda di ingiunzione di pagamento europea» di cui all'articolo 3 della proposta di regolamento. Nell'allegato 2 sono riportati il modulo per l'«Avviso di pagamento europeo», di cui all'articolo 6 della proposta, e il «Modulo di risposta - Avviso di pagamento europeo», di cui all'articolo 7 della proposta. Nell'allegato 3 sono riportati l'«Ingiunzione di pagamento europea», di cui all'articolo 9 della proposta, e il «Modulo di risposta - Ingiunzione di pagamento europea», di cui all'articolo 11 della proposta.


8.9.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 221/87


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla protezione dei minori e della dignità umana e al diritto di replica relativamente alla competitività dell'industria europea dei servizi audiovisivi e d'informazione

COM(2004) 341 def. — 2004/0117 (COD)

(2005/C 221/17)

Il Consiglio, in data 14 maggio 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 157 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla Proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Trasporti, energia, infrastrutture, società dell'informazione, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 17 gennaio 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore J. PEGADO LIZ.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 febbraio 2005, nel corso della 414a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 73 voti favorevoli e 2 voti contrari.

1.   Sintesi della proposta di raccomandazione

1.1

Con la proposta di raccomandazione in oggetto (1), che riguarda il contenuto dei servizi audiovisivi e di informazione e comprende tutte le forme di diffusione, dalla radiodiffusione a Internet, si intende dar seguito al secondo rapporto di valutazione della commissione al consiglio e al parlamento europeo relativo all'applicazione della raccomandazione del Consiglio del 24 settembre 1998 concernente lo sviluppo della competitività dell'industria dei servizi audiovisivi e d'informazione europei attraverso la promozione di strutture nazionali volte a raggiungere un livello comparabile e efficace di tutela dei minori e della dignità umana (2).

1.2

I motivi determinanti invocati per giustificare la necessità della nuova raccomandazione sono i seguenti: da un lato, le sfide poste dai recenti sviluppi tecnologici, tra cui risaltano l'aumento della potenza di calcolo e della capacità di memoria dei computer e la possibilità di distribuire contenuti, quali video sui telefoni cellulari di terza generazione (3), offerta dalle tecnologie a banda larga; dall'altro, le preoccupazioni manifestate dai cittadini in generale e, in particolare, dai genitori e dagli educatori, dall'industria e dalle autorità di regolamentazione riguardo alla proliferazione di contenuti e comportamenti illeciti, nocivi e indesiderabili in tutte le forme di diffusione a distanza, dalla radiodiffusione a Internet.

1.3

Benché la Commissione abbia facoltà di formulare raccomandazioni in questo settore, escluso dall'ambito dell'armonizzazione legislativa, quando lo reputi necessario per garantire il funzionamento e lo sviluppo del mercato comune, ha preferito, in questo caso, coinvolgere direttamente il Consiglio e il Parlamento europeo nella formulazione e adozione della raccomandazione all'esame.

Dato che l'obiettivo della raccomandazione è quello di contribuire allo sviluppo della competitività dell'industria dei servizi audiovisivi e d'informazione europei attraverso la promozione di strutture nazionali volte a raggiungere un livello comparabile e efficace di tutela dei minori e della dignità umana, la Commissione reputa che l'allargamento del dibattito pubblico, che è conseguenza dell'intervento del Parlamento europeo, da un lato, e del coinvolgimento degli Stati membri in sede di Consiglio, dall'altro, sono garanzia del fatto che tale obiettivo sarà conseguito più facilmente. A tal fine la Commissione propone che la base giuridica per l'adozione della raccomandazione sia l'articolo 157 del Trattato CE.

1.4

L'intenzione della Commissione è che il Parlamento europeo e il Consiglio raccomandino agli Stati membri la creazione di condizioni giuridiche o di altro tipo atte a favorire l'instaurarsi di un clima di cooperazione che incoraggi lo sviluppo dell'industria dei servizi audiovisivi e d'informazione.

A tal fine, specifica quattro tipi di misure destinate a:

a)

garantire l'esistenza di un diritto di replica in tutti i mezzi di comunicazione, compreso Internet, senza pregiudizio della possibilità di adattare la maniera in cui tale diritto è esercitato alle particolarità di ciascun tipo di mezzo di comunicazione;

b)

incentivare i minori a un utilizzo responsabile dei nuovi servizi audiovisivi e d'informazione in linea, segnatamente tramite una maggiore sensibilizzazione dei genitori, degli educatori e degli insegnanti riguardo al potenziale dei nuovi servizi e alla possibilità di renderli sicuri per i minori, in particolare attraverso l'alfabetizzazione mediatica o programmi educativi in questo settore;

c)

facilitare l'identificazione di contenuti e servizi di qualità destinati ai minori e l'accesso agli stessi, segnatamente mettendo a disposizione strumenti di accesso negli istituti d'insegnamento e nei luoghi pubblici;

d)

incoraggiare il settore ad evitare e a combattere ogni discriminazione basata sul sesso, sulla razza o l'origine etnica, sulla religione o sulle convinzioni, su handicap, sull'età o sulla tendenza sessuale in tutti i mezzi di comunicazione.

1.5

Inoltre, secondo la Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio devono raccomandare alle industrie e alle parti interessate:

a)

di mettere a punto iniziative volte a facilitare un maggiore accesso dei minori ai servizi audiovisivi e d'informazione, con garanzie di sicurezza e controllo dei contenuti dei programmi, evitando al contempo contenuti potenzialmente nocivi; di sviluppare inoltre misure di armonizzazione «dal basso verso l'alto» mediante la collaborazione tra gli organismi di autoregolamentazione e di coregolamentazione degli Stati membri, nonché tramite lo scambio di buone pratiche relativamente a questioni quali un sistema di simboli descrittivi comuni che aiuti gli spettatori a valutare il contenuto dei programmi;

b)

di evitare e combattere qualsiasi forma di discriminazione e promuovere un'immagine diversificata e realistica delle possibilità ed attitudini delle donne e degli uomini nella società.

1.6

L'allegato della proposta comprende orientamenti indicativi per l'attuazione, a livello nazionale, di misure dirette a assicurare il diritto di replica in tutti i mezzi di comunicazione, tra le quali si distinguono:

legittimazione all'esercizio del diritto indipendente dalla nazionalità,

termini sufficienti per l'esercizio del diritto,

possibilità di una tutela giurisdizionale.

2.   Antecedenti della proposta

2.1

La problematica della protezione dei minori contro contenuti nocivi e quella dell'esercizio del diritto di replica nelle trasmissioni televisive appare per la prima volta nel diritto comunitario nella direttiva del Consiglio del 3 ottobre 1989 relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive (89/552/CEE) (4), modificata dalla direttiva 97/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 giugno 1997 (5) (la cosiddetta TV senza frontiere).

2.2

Nondimeno, come ricorda la Commissione, il primo testo comunitario inteso a introdurre una regolamentazione dei contenuti dei servizi audiovisivi e di informazione,