ISSN 1725-2466

Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea

C 109

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

47° anno
30 aprile 2004


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

II   Atti preparatori

 

Comitato delle regioni

 

2004/C 109/1

Parere del Comitato delle regioni in merito alla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri e alla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne temporanee tra gli Stati membri

1

2004/C 109/2

Parere del Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione programma di azione europeo per la sicurezza stradale dimezzare il numero di vittime della strada nell'Unione europea entro il 2010: una responsabilità condivisa

7

2004/C 109/3

Parere del Comitato delle regioni sul tema corridoi e RTE-T: volano per la crescita e strumento di coesione europea e lo sviluppo di una rete euromediterranea di trasporto

10

2004/C 109/4

Parere del Comitato delle regioni in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture

14

2004/C 109/5

Parere del Comitato delle regioni in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio: Seguito del Libro bianco Un nuovo impulso per la gioventù europea - Proposta di obiettivi comuni in materia di partecipazione e di informazione dei giovani a seguito della risoluzione del Consiglio del 27 giugno 2002 relativa al quadro di cooperazione europea in materia di gioventù

25

2004/C 109/6

Parere del Comitato delle regioni in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento

29

2004/C 109/7

Parere del Comitato delle regioni dell'11 febbraio 2004 in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive

33

2004/C 109/8

Parere del Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico sociale e al Comitato delle regioni su immigrazione, integrazione e occupazione

46

2004/C 109/9

Parere del Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulle attività dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia e proposte di rifusione del regolamento (CE) n. 1035/97 del Consiglio e alla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (versione oggetto di rifusione)

50

2004/C 109/0

Risoluzione del Comitato delle regioni sui risultati della conferenza intergovernativa

52

2004/C 109/1

Risoluzione del Comitato delle regioni, in merito al programma di lavoro della Commissione europea e priorità del Comitato delle regioni per il 2004

53


IT

 


II Atti preparatori

Comitato delle regioni

30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/1


Parere del Comitato delle regioni in merito alla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri e alla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne temporanee tra gli Stati membri

(2004/C 109/01)

Il Comitato delle regioni,

vista la proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri e la proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne temporanee tra gli Stati membri (COM(2003) 502 def. - 2003/0193 (CNS); 2003/0194 (CNS)),

vista la decisione del Consiglio del 18 settembre 2003 di consultare il Comitato delle regioni su questo argomento, conformemente al disposto dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la decisione del suo Ufficio di presidenza del 19 giugno 2003 di incaricare la commissione Relazioni esterne di elaborare un parere in materia,

visti gli articoli 61 e 62 del Trattato che istituisce la Comunità europea (1),

visto il Protocollo al Trattato sull'Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea sull'integrazione dell'acquis di Schengen nell'ambito dell'Unione europea,

visto il Protocollo al Trattato che istituisce la Comunità europea sulle relazioni esterne degli Stati membri in materia di attraversamento delle frontiere esterne,

vista la proposta di direttiva del Consiglio relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo (COM(2001) 386 def. dell'11 luglio 2001),

vista la comunicazione della Commissione relativa all'impatto dell'ampliamento sulle regioni confinanti con i paesi candidati (COM(2001) 437 def. del 25 luglio 2001),

vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Verso una gestione integrata delle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea» (COM(2002) 233 def. del 7 maggio 2002),

visto il documento di lavoro dal titolo «Sviluppare l'acquis sul traffico frontaliero locale» (trad. provv.) (SEC(2002) 947 del 9 settembre 2002),

vista la comunicazione della commissione «Europa ampliata - Prossimità: Un nuovo contesto per le relazioni con i nostri vicini orientali e meridionali» (COM(2003) 104 def. dell'11 marzo 2003),

vista la comunicazione della Commissione «Preparare il terreno per un nuovo strumento di prossimità» (COM(2003) 393 def. del 1o luglio 2003),

visto il Piano per la gestione delle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea (Consiglio dell'Unione europea GAI) del 13 giugno 2002,

visto il proprio parere del 13 marzo 2002 in merito alla proposta di direttiva del Consiglio relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo (COM(2001) 386 def. - 2001/0154 (CNS)) e alla proposta di direttiva del Consiglio relativa alle condizioni alle quali i cittadini di paesi terzi possono circolare liberamente all'interno del territorio degli Stati membri per un periodo non superiore a tre mesi, all'introduzione di un'autorizzazione specifica di viaggio e alla fissazione delle condizioni d'ingresso in previsione di uno spostamento di durata non superiore a sei mesi (COM(2001) 388 def. - 2001/0155 (CNS)) (CdR 386/2001 fin) (2),

visto il proprio parere del 16 maggio 2002 in merito alla politica di immigrazione: comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo su una politica comune in materia d'immigrazione illegale (COM(2001) 672 def.), proposta di decisione del Consiglio che istituisce un programma d'azione finalizzato alla cooperazione amministrativa nei settori delle frontiere esterne, dei visti, dell'asilo e dell'immigrazione (programma ARGO) (COM(2001) 567 def. - 2001/0230 (CNS)), comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa ad un metodo aperto di coordinamento della politica comunitaria in materia d'immigrazione (COM(2001) 387 def.), e alla politica in materia di asilo: proposta di direttiva del Consiglio recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi ed apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto dello status di protezione (COM(2001) 510 def. - 2001/0207 (CNS)), documento di lavoro della Commissione« La relazione tra la salvaguardia della sicurezza interna ed il rispetto degli obblighi e strumenti internazionali in materia di protezione» (COM(2001) 743 def.), comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa alla politica comune in materia di asilo, recante un metodo aperto di coordinamento (COM(2001) 710 def.) (CdR 93/2002 fin) (3),

visto il proprio parere del 13 febbraio 2003 sul tema «Verso un'Unione allargata: Documento strategico e relazione della Commissione europea sui progressi compiuti da ciascun paese candidato all'adesione» (COM(2002) 700 def. e SEC(2002) 1400-1412) e sulla relazione della Commissione al Consiglio «Spiegare l'ampliamento dell'Europa (COM(2002) 281 def.) (CdR 325/2002 fin)» (4),

visto il proprio parere del 9 aprile 2003 in merito alla proposta di direttiva del Consiglio relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, formazione professionale o volontariato (COM(2002) 548 def. - 2002/0242 CNS) (CdR 2/2003 fin) (5),

visto il proprio parere del 13 marzo 2002 in merito alla strategia per la promozione della cooperazione transfrontaliera e interregionale in un'Europa ampliata - Documento di riferimento e di orientamento per l'avvenire (CdR 181/2000 fin) (6),

visto il proprio parere in merito al secondo piano d'azione sulla dimensione nordica 2004-2006 (COM(2003) 343 def.) (CdR 102/2003 fin) (7),

visto l'articolo III-166 del progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa, trasmesso dalla Convenzione al Presidente del Consiglio europeo il 18 giugno 2003 a Roma (CONV 850/03) (8),

visto il progetto di parere (CdR 277/2003 riv. 1), adottato il 27 novembre 2003 dalla commissione Relazioni esterne (relatore: Karsten NEUMANN, membro del parlamento regionale del Land Meclemburgo - Pomerania anteriore, DE/PSE),

Considerando quanto segue:

«La riconciliazione al di là delle frontiere non può avvenire in un'Europa dei muri, ma in un continente le cui frontiere non siano più un fattore di separazione».

(Richard von Weizsäcker, ex presidente della Repubblica federale di Germania)

1)

Il Comitato delle regioni approva il regime proposto inteso ad avviare, a livello europeo, la conclusione di accordi bilaterali sul traffico frontaliero locale nella prospettiva dell'imminente ampliamento dell'Unione. Infatti, l'attraversamento delle frontiere tra gli attuali e i futuri Stati membri, da un lato, e tra i futuri Stati membri e i nostri futuri vicini, dall'altro, assume molto spesso un'importanza regionale.

2)

Il Comitato delle regioni sottolinea che, data l'imminenza dell'ampliamento, questa misura complementare può assicurare che le nuove frontiere e quelle che saranno istituite tra i nuovi Stati membri e i loro vicini non rappresentino un eccessivo ostacolo agli scambi commerciali, sociali e culturali o alla cooperazione regionale, in particolare per gli abitanti delle zone di frontiera.

3)

Il Comitato delle regioni sottolinea che gli enti comunali, locali e regionali delle zone di frontiera sono sempre stati e sempre saranno i pionieri della comprensione e della cooperazione al di là delle frontiere, in quanto i problemi e i rischi legati a una separazione sono innanzi tutto problemi locali che possono essere risolti o per lo meno limitati attraverso una intensa cooperazione a tale livello. Gli interessi e le questioni regionali possono essere, in tale contesto, molto differenziati: anche se spesso sono facilmente risolvibili sul piano locale, sono anche in grado di influenzare negativamente le relazioni tra paesi limitrofi e di rappresentare un ostacolo ai rapporti di buon vicinato.

4)

Il Comitato delle regioni basa il suo convincimento sulle numerose esperienze decisamente positive acquisite nell'ambito del traffico frontaliero locale in quelle regioni europee di frontiera che applicano con successo, a volte già da decenni, questa regolamentazione.

5)

Il Comitato delle regioni approva che i paesi candidati siano stati coinvolti finora nell'elaborazione della proposta della Commissione e sottolinea la necessità di proseguire il dialogo con tali paesi per quanto concerne il regime del traffico transfrontaliero.

6)

Sarebbe auspicabile, per il futuro dell'integrazione europea, portare avanti una strategia coerente per la cooperazione transfrontaliera tenendo conto in particolare dell'ampliamento. Sarebbe altresì opportuno che le proposte di regolamento all'esame dessero un grosso impulso in tal senso attraverso la piena applicazione della regolamentazione da parte dei paesi candidati e degli Stati membri loro confinanti, qualora a ciò non si sia già provveduto nel quadro di accordi bilaterali,

ha adottato l'11 febbraio 2004 nel corso della 53a sessione plenaria, il seguente parere all'unanimità.

1.   Osservazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

1.1

Accoglie positivamente la proposta della Commissione di creare, attraverso due regolamenti deliberatamente destinati a essere esaminati insieme, un quadro coerente di disposizioni in materia di visti. L'obiettivo è integrare le norme previste per agevolare il traffico frontaliero locale per i residenti frontalieri durante il periodo di transizione - al momento difficile da delimitare con esattezza - che si concluderà con la piena applicazione dell'acquis di Schengen da parte dei paesi candidati. In questo periodo di transizione, tali disposizioni dovranno essere definite con la massima flessibilità possibile, onde prevedere un adeguamento progressivo della regolamentazione in funzione del grado di attuazione dell'acquis di Schengen negli Stati membri.

1.2

Constata con soddisfazione che i documenti oggetto del presente parere formano parte di un pacchetto di misure che - data l'integrazione dell'acquis di Schengen nel quadro dell'Unione europea in conformità del Trattato di Amsterdam e la competenza generale ivi istituita per quanto riguarda misure relative all'attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri (articolo 62, paragrafo 2) - rientrano, a norma dell'articolo 61, tra le misure di accompagnamento volte ad assicurare la libera circolazione delle persone conformemente all'articolo 7, lettera a), e che devono essere adottate entro 5 anni dall'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam.

1.3

Rinvia al proprio parere sul tema «Sviluppo di una politica comune in materia di immigrazione illegale, introduzione clandestina e tratta di esseri umani, di frontiere esterne e di rimpatrio delle persone soggiornanti illegalmente» (COM(2003)323 def., CdR 250/2003 fin) e sottolinea la grande importanza di una politica ben ponderata in materia di concessione dei visti al fine di prevenire l'immigrazione illegale, combattere l'introduzione clandestina e il traffico di esseri umani, con particolare riferimento all'ignobile tratta delle donne. Tale politica deve basarsi su un sistema d'informazione efficiente e su un efficace e integrato sistema di protezione delle frontiere esterne.

1.4

Concorda con la Commissione quando, nella sua comunicazione intitolata «Preparare il terreno per un nuovo strumento di prossimità», asserisce che una gestione efficiente delle frontiere è indispensabile per garantire una prosperità e sicurezza comuni e per agevolare gli scambi e il transito proteggendo al tempo stesso le frontiere.

1.5

Ricorda che gli enti locali e regionali svolgono un ruolo primario nel garantire stabilità e sicurezza proprio nelle zone di frontiera.

1.6

Condivide l'affermazione della Commissione secondo cui, considerati i legami sociali e culturali da tempo esistenti al di là delle frontiere esterne dell'Unione, è importante che le nuove frontiere esterne non siano viste come un ostacolo ai contatti e alle misure di cooperazione attualmente esistenti a livello locale e fa osservare che esse possono invece servire a creare relazioni pacifiche e di buon vicinato tra l'UE e i suoi nuovi vicini.

1.7

Sottolinea che la cooperazione regionale e transfrontaliera tra le autorità comunali, locali e regionali è di importanza determinante per far fronte a queste complesse sfide nel lungo periodo, anche quando è necessario agire a livello nazionale.

1.8

Ritiene che la cooperazione transfrontaliera possa avanzare concretamente e più rapidamente soprattutto nelle zone in cui un sostegno finanziario cospicuo e con carattere di urgenza, concesso ad esempio attraverso il programma Interreg III A, si accompagna a un'intensa collaborazione tra gli operatori locali e regionali delle zone di frontiera, collaborazione destinata a proseguire al di là del sostegno.

1.9

Torna a chiedere che le regioni di frontiera continuino a godere di particolare attenzione e che ad esse vengano costantemente assegnati, a causa della loro posizione periferica, risorse e strumenti adeguati, conformemente all'Azione comunitaria a favore delle regioni frontaliere.

1.10

È convinto che un più agevole attraversamento delle frontiere nel quadro del traffico frontaliero locale abbia contribuito a una cooperazione armoniosa tra gli operatori locali delle zone di frontiera, siano essi amministrazioni oppure organizzazioni, e possa continuare a dare un ulteriore contributo in questo senso, sulla base delle proposte di regolamento all'esame.

1.11

Chiede pertanto che il modello positivo delle Euroregioni continui a essere applicato anche alle future frontiere esterne e che le possibilità del traffico frontaliero locale vengano concesse sia a tali frontiere sia alle frontiere esterne temporanee. Questo dovrebbe riguardare per lo meno gli abitanti dei comuni che fanno parte delle zone ammesse a beneficiare delle misure di sostegno dell'Unione europea e degli Stati membri, al fine di consolidare il valore aggiunto dei progetti finanziati dalla Comunità e facilitare la cooperazione nell'ambito di tali progetti.

1.12

Chiede pertanto di verificare se la fissazione a livello regolamentare di un campo di applicazione territoriale, pur trattandosi solo di una estensione massima, sia necessaria e quindi proporzionata ai fini del conseguimento degli obiettivi, oppure se non sia più opportuno, conformemente al principio di sussidiarietà, lasciare agli Stati membri, che conoscono le condizioni locali specifiche e i legami economici, sociali e culturali esistenti fra le varie aree, la libertà di fissare a livello bilaterale il campo di applicazione territoriale, tanto più che non vi è pericolo di ulteriori ripercussioni per gli interessi di altri Stati membri.

1.13

Sottolinea che, al pari di tutte le misure volte a eliminare le frontiere interne tra gli Stati membri nel quadro della Convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen, il traffico frontaliero locale deve essere regolamentato in base al diritto nazionale e prendendo in considerazione gli interessi di tutte le parti in causa.

1.14

Sottolinea pertanto che, nonostante le previste facilitazioni, i controlli devono essere garantiti a ogni passaggio di frontiera, giacché in assenza di controlli risulta impossibile verificare effettivamente la validità, limitata nello spazio e nel tempo, di un visto non soggetto a timbro.

1.15

Sottolinea che il rilascio di un visto speciale di breve periodo «L» deve essere soggetto alle stesse condizioni attinenti al rilascio di un visto di breve periodo, con la differenza che, contrariamente agli altri visti di breve periodo, un visto speciale autorizzerebbe unicamente il soggiorno in una regione di frontiera.

1.16

Chiede di esaminare in che modo, nel caso del visto speciale e della deroga di cui all'articolo 16 all'obbligo di apporre il timbro d'ingresso e di uscita, sarà possibile verificare l'osservanza delle disposizioni temporali dell'articolo 9 della proposta; si chiede inoltre fino a che punto tale verifica possa essere ritenuta necessaria e definita in maniera adeguata al conseguimento degli obiettivi fissati dal regolamento.

1.17

Constata che la cooperazione tra i consolati locali, regolata dall'Istruzione consolare comune, e la politica in materia di visti devono anche contribuire alla protezione delle frontiere esterne.

1.18

Fa osservare che i regolamenti sono atti giuridici basati sull'acquis di Schengen ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1 degli atti di adesione, e devono pertanto essere interamente recepiti da tutti i paesi candidati anche qualora non vengano integrati direttamente nel sistema al momento dell'adesione all'Unione europea.

1.19

Insiste sul fatto che l'introduzione di un regime concernente il traffico frontaliero locale dipenderà in gran parte anche da condizioni locali; per tale motivo, nonostante questo settore sia di competenza degli Stati membri, una consultazione preliminare e complementare degli enti locali e regionali delle regioni di frontiera appare indispensabile per il successo delle misure previste.

1.20

Sottolinea che parallelamente alle misure proposte è necessario adottare una serie di disposizioni pratiche per aumentare i posti di frontiera al fine di organizzare il passaggio alle frontiere esterne in maniera più efficiente e armoniosa e concentrare, al tempo stesso, gli sforzi sul mantenimento della sicurezza di dette frontiere.

1.21

Fa osservare che, nella prospettiva dell'eliminazione dei controlli alle frontiere interne, tali misure non risultano superflue nemmeno alle cosiddette «frontiere esterne temporanee»; esse anzi, essendo in grado di colmare le lacune esistenti nell'ambito delle reti transfrontaliere regionali, possono creare condizioni favorevoli allo sfruttamento delle opportunità economiche, politiche, sociali e culturali concesse dall'ampliamento dell'UE.

1.22

Approva che le disposizioni siano applicabili anche alla frontiera con la regione di Kaliningrad e raccomanda di elaborare quanto prima un regime in tal senso, al fine di integrare opportunamente le norme di transito tra i paesi candidati, l'UE e la Russia in linea con i compromessi raggiunti.

1.23

Esorta ad avviare quanto prima il processo di armonizzazione delle disposizioni in materia di visti applicabili al traffico frontaliero locale con le corrispondenti disposizioni doganali, in particolare quelle relative all'esenzione dei dazi all'importazione.

1.24

Constata che la Commissione, a seguito della prevista verifica, ha rinunciato, contrariamente a quanto annunciato nella comunicazione «Verso una gestione integrata delle frontiere esterne degli Stati membri dell'UE», a concludere accordi tra la Comunità e i paesi terzi limitrofi, privilegiando l'idea di accordi bilaterali tra Stati vicini, che tengano conto dei diversi interessi locali e regionali delle zone di frontiera nonché degli interessi di tutti gli Stati membri.

1.25

Auspica pertanto che il coinvolgimento degli enti comunali, locali e regionali nella negoziazione di detti accordi bilaterali venga assicurato in maniera del tutto naturale, così come la partecipazione del Comitato delle regioni all'ulteriore sviluppo dell'acquis comunitario in materia di cooperazione transfrontaliera.

2.   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

2.1   Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne degli Stati membri (2003/0193 (CNS))

Raccomandazione 1

Articolo 3, lettera b)

Testo proposto dalla Commissione

Modifica proposta dal CdR

(b)

«zona di frontiera» è la zona che, in linea d'aria, si estende per non più di 50 chilometri oltre la frontiera. All'interno di questa zona, gli Stati interessati possono precisare ulteriormente i distretti amministrativi locali da considerare come facenti parte della zona di frontiera

(b)

«zona di frontiera»: è la zona che, in linea d'aria, si estende per non più di 50 chilometri oltre la frontiera. All'interno di questa zona, Gli Stati interessati possono precisare ulteriormente stabilire quali distretti amministrativi locali sono da considerare come facenti parte della zona di frontiera. Questi ultimi di regola devono trovarsi, almeno in parte, all'interno di una zona che si estende a non più di 50 chilometri oltre la frontiera.

Motivazione

La fissazione di un limite massimo non appare necessaria ai fini del regolamento e pertanto non risulta proporzionata. Conformemente al principio di sussidiarietà, è opportuno lasciare agli Stati membri - che sono al corrente delle concrete condizioni locali e dei legami economici, sociali e culturali esistenti fra le varie aree - la libertà di fissare a livello bilaterale il campo di applicazione territoriale, tanto più che non vi è pericolo di pregiudicare gli interessi di altri Stati membri. Per conseguire gli obiettivi del regolamento potrebbe essere sufficiente formulare la disposizione regolamentare nel modo proposto dal Comitato: ciò potrebbe rivelarsi particolarmente opportuno nelle regioni periferiche, i cui comuni più grandi si trovano a una distanza superiore ai 50 chilometri dalla frontiera, ma che tuttavia hanno intensi legami economici con la vicina zona di frontiera e che, essendo per l'appunto regioni frontaliere, possono essere ammessi a beneficiare di aiuti da parte della Commissione nell'ambito di un'Euroregione. È il caso dell'isola di Rügen (Repubblica federale di Germania) e dell'agglomerato urbano di Stettino (Polonia), situati nell'Euroregione Pomerania e distanti circa 200 chilometri dalla frontiera. Nel calcolare la distanza con la frontiera terrestre, occorrerà tener conto per lo meno della situazione particolare delle zone insulari, se l'espressione «in linea d'aria per non più di 50 chilometri», a norma dell'articolo 1, si riferisce alla più vicina frontiera terrestre.

Raccomandazione 2

Articolo 18, lettera c)

Testo proposto dalla Commissione

Modifica proposta dal CdR

c)

autorizzare i residenti frontalieri ad attraversare la loro frontiera in punti diversi dai valichi autorizzati e al di fuori dell'orario stabilito

c)

autorizzare i residenti frontalieri ad attraversare la loro frontiera in punti diversi dai valichi autorizzati e al di fuori dell'orario stabilito

Motivazione

La proposta dà l'impressione che sia possibile attraversare le frontiere esterne senza che le autorizzazioni speciali vengano controllate. In linea di massima, l'introduzione di tale procedura alle frontiere interne è possibile senza che vi siano «ripercussioni criminali» di rilievo; tuttavia, esiste il rischio di un uso illecito del regime proposto se il controllo alle frontiere non è garantito e se i controlli interni non assicurano il rispetto delle limitazioni territoriali e temporali al permesso di soggiorno. A questo rischio non bisogna rispondere inasprendo le norme in materia di rilascio dei visti, tanto più che l'obiettivo è concedere un maggior numero di tali visti nell'ambito del traffico frontaliero locale. Le agevolazioni di cui alle lettere a) e b) facilitano sin d'ora l'attraversamento delle frontiere in un modo consono alle esigenze di lotta alla criminalità transfrontaliera e all'immigrazione illegale.

Nella relazione, la Commissione afferma che questa possibilità è già prevista all'articolo 3, paragrafo 1, della convenzione di applicazione dell'accordo di Schengen e al punto 1.3, parte I, del Manuale comune. La Commissione però non precisa che la decisione 2002/352/CE del Consiglio del 9 maggio 2002 ha in parte abrogato la regolamentazione: dal 1o giugno 2002, infatti, questa possibilità è concessa solo alle «persone cui sono accordate autorizzazioni corrispondenti nel quadro di accordi bilaterali sul piccolo traffico di frontiera, chiamato in Italia piccolo traffico di frontiera o traffico escursionistico» oppure ai «marittimi che si recano a terra, conformemente alla disposizione 6.5.2». Inoltre il Comitato esecutivo, giustamente, non ha mai fatto ricorso a questa disposizione di autorizzazione e pertanto non vi è alcun motivo per prevederne il ricorso adesso.

2.2   Proposta di regolamento del Consiglio che istituisce il regime del traffico frontaliero locale alle frontiere terrestri esterne temporanee tra gli Stati membri (2003/0194 (CNS))

Raccomandazione 3

Articolo 5, par. 2, lettera c)

Testo proposto dalla Commissione

Modifica proposta dal CdR

c)

autorizzano i residenti frontalieri ad attraversare la loro frontiera in punti diversi dai valichi autorizzati e al di fuori dell'orario stabilito

c)

autorizzano i residenti frontalieri ad attraversare la loro frontiera in punti diversi dai valichi autorizzati e al di fuori dell'orario stabilito

Motivazione

Cfr. motivazione alla raccomandazione 2.

Fintanto che la seconda fase del regime di Schengen non sarà applicata, gli argomenti della motivazione alla raccomandazione 2 valgono anche in questo caso.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 325 del 24.12.2002 pag. 57.

(2)  GU C 192 del 12.8.2002, pag. 20.

(3)  GU C 278 del 14.11.2002, pag. 44.

(4)  GU C 128 del 29.5.2003, pag. 56.

(5)  Bollettino UE 6-2003, punto 1.4.7.

(6)  GU C 192 del 12.8.2002, pag. 37.

(7)  GU C 23 del 27.1.2004, pag. 27.

(8)  GU C 169 del 18.7.2003, pag. 58.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/7


Parere del Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione programma di azione europeo per la sicurezza stradale dimezzare il numero di vittime della strada nell'Unione europea entro il 2010: una responsabilità condivisa

(2004/C 109/02)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

vista la comunicazione della Commissione europea in merito al Programma di azione europeo per la sicurezza stradale (COM(2003) 311 def.),

vista la decisione della Commissione europea, del 2 giugno 2003, di consultarlo in materia, conformemente al disposto dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la decisione del proprio Ufficio di presidenza, del 14 maggio 2003, di incaricare la commissione Politica di coesione territoriale di elaborare un parere in materia,

visto il proprio precedente parere sul Libro bianco «La politica europea dei trasporti fino al 2010: Il momento delle scelte» (COM(2001) 370 def.), CdR 54/2001 fin (1),

visto il proprio precedente parere sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni «Le priorità della sicurezza stradale nell'Unione europea – Relazione di avanzamento e classificazione delle azioni» (COM(2000) 125 def.), CdR 166/2000 fin (2),

visto il proprio progetto di parere (CdR 184/2003 riv. 2) adottato il 3 dicembre 2003 dalla commissione Politica di coesione territoriale (Relatore: Consigliere Royston Brady, membro della Dublin Regional Authority, IE/EA),

considerando quanto segue:

1)

La sicurezza stradale riguarda direttamente la totalità del territorio dell'Unione europea e dei suoi abitanti. Il costo economico di 1 300 000 incidenti che causano 40 000 morti e 1 700 000 feriti è stato quantificato a 160 miliardi di euro, mentre le tragedie personali sono incalcolabili.

2)

Il Trattato sull'Unione europea prevede espressamente che la politica comune dei trasporti contempli misure intese a promuovere la sicurezza stradale.

3)

Il perseguimento degli obiettivi della politica comune dei trasporti e il piano d'azione europeo per la sicurezza stradale sono competenze condivise e agli enti locali e regionali spetta un ruolo importante.

4)

La Commissione ha proposto che l'Unione europea si prefigga l'obiettivo di dimezzare il numero di morti per incidenti stradali entro il 2010,

ha adottato il seguente parere all'unanimità in data 11 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria.

1.   Considerazioni del Comitato delle regioni

1.1

Il Comitato delle regioni si compiace della comunicazione e del piano d'azione in quanto costituiscono un importante contributo ai continui sforzi di migliorare e promuovere la sicurezza stradale.

1.2

Il Comitato sostiene l'obiettivo di dimezzare la mortalità stradale entro il 2010 e si compiace che il Consiglio appoggi tale obiettivo. Come sottolinea la comunicazione, tale obiettivo costituisce un impegno collettivo serio che comporta responsabilità e presuppone azioni a tutti i livelli dell'amministrazione pubblica. La definizione di obiettivi, l'attribuzione delle responsabilità e la natura integrata della pianificazione sono fattori fondamentali per il successo del programma di azione. Tuttavia il Comitato reputa necessario soffermarsi ulteriormente sull'obiettivo fissato per il programma di azione. Dato che il numero dei decessi per incidenti stradali è diminuito del 50 % negli ultimi 30 anni, l'obiettivo di un'ulteriore riduzione del 50 % entro il 2010 può sembrare troppo ambizioso, soprattutto alla luce delle misure illustrate nel programma di azione. Considerato che la mortalità stradale e il tasso di incidenti variano notevolmente da uno Stato membro dell'UE all'altro, è importante anche che l'obiettivo fissato venga realizzato in ciascuno degli Stati membri tenendo conto, in particolare, del tasso di incidenti stradali e dei buoni risultati già ottenuti in materia di sicurezza stradale, e che esso riguardi tutti gli utenti della strada, e non solo gli automobilisti.

1.3

Nonostante il numero delle lesioni e dei decessi dovuti ad incidenti stradali stia calando, il Comitato sottolinea che non vi è motivo di rallegrarsi in quanto la situazione sulle strade dell'Unione continua ad essere inaccettabile.

1.4

Il Comitato sottolinea che i diritti dei singoli utenti della strada non devono prevalere sul diritto alla sicurezza dell'intera comunità.

1.5

Affinché il programma di azione abbia successo sono necessari gli sforzi e l'impiego di risorse da parte di tutte le parti interessate; a tale proposito il Comitato delle regioni si compiace che la Commissione abbia riconosciuto il ruolo centrale degli enti locali e regionali. A tale proposito il Comitato si compiace che la Commissione abbia accolto numerose raccomandazioni formulate nel suo parere sulla comunicazione Le priorità della sicurezza stradale nell'Unione europea - Relazione di avanzamento e classificazione delle azioni (3).

1.6

Il Comitato reputa che un'azione a livello comunitario sia importante soprattutto nel caso delle tecnologie in rapida evoluzione e delle multinazionali che operano sui mercati globali ed è pertanto favorevole all'applicazione del metodo aperto di coordinamento a taluni aspetti del miglioramento della sicurezza stradale nell'Unione.

1.7

È riconosciuto che il mancato rispetto della legislazione di base in materia di sicurezza stradale da parte degli utenti della strada, soprattutto per quanto riguarda l'eccesso di velocità, l'alcolemia del conducente e il mancato uso dei dispositivi di sicurezza, è la principale causa degli incidenti gravi. A tale proposito il Comitato ribadisce che va riservata un'attenzione particolare all'attuazione e all'applicazione delle norme vigenti negli Stati membri.

1.8

È favorevole alla Carta europea della sicurezza stradale e invita a sostenerla attivamente. È peraltro convinto di poter fungere da intermediario per promuovere ulteriormente la Carta a livello degli enti locali e regionali in tutta l'UE ed esorta ad adoperarsi in modo particolare per promuoverla anche nei paesi in via di adesione.

1.9

Accoglie con favore la proposta di istituire un osservatorio europeo della sicurezza stradale in quanto, per mettere a punto ulteriori misure specifiche per rendere più sicuri i trasporti stradali, sono necessari dati statistici attendibili e comparabili.

1.10

Invita inoltre a sviluppare dispositivi tecnici come i registratori di bordo (»scatole nere«) da installare sui veicoli stradali. Siffatti dispositivi, se utilizzati su larga scala, potrebbero avere un enorme impatto sul comportamento dei conducenti e ridurrebbero notevolmente gran parte dei costi legati all'applicazione della legislazione in materia di sicurezza.

1.11

Entro i limiti delle attuali politiche comunitarie, il Comitato invita a concedere incentivi fiscali per lo sviluppo e l'applicazione di dispositivi di sicurezza per i veicoli. Sottolinea tuttavia che la messa a punto di dispositivi di sicurezza per i veicoli e i passeggeri non deve avvenire a spese degli altri gruppi di utenti della strada, che sono già adesso più vulnerabili.

1.12

Nella comunicazione della Commissione si afferma che l'Unione europea dispone di »mezzi finanziari« per sostenere iniziative per la sicurezza stradale; il Comitato sottolinea che tali risorse vanno messe a disposizione degli enti locali e regionali affinché possano attuare programmi mirati nel campo della sicurezza stradale. La sicurezza stradale dovrebbe essere inoltre un criterio di ammissione ai finanziamenti dei fondi strutturali per la costruzione di infrastrutture di trasporto.

1.13

A parere del Comitato la comunicazione avrebbe potuto soffermarsi anche sulla situazione degli utenti della strada non motorizzati, quali i pedoni e i ciclisti, e sulle questioni legate alla loro sicurezza. La scarsa considerazione che tradizionalmente viene riservata a tale gruppo di utenti ha provocato troppi incidenti sulle strade dell'UE. Il Comitato teme che il programma di azione per la sicurezza stradale proposto possa rafforzare questa tendenza.

2.   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

2.1

Il Comitato reputa che sarebbe opportuno soffermarsi ulteriormente sull'obiettivo proposto per il programma di azione. A questo proposito si potrebbero tra l'altro indicare sotto-obiettivi per i singoli Stati membri e per le varie categorie di utenti della strada, perché nell'UE il livello di sicurezza dei trasporti varia sensibilmente. Gli obiettivi fissati devono essere incoraggianti e realistici anche per gli Stati che hanno avuto successo nel campo della sicurezza stradale. Gli eventuali sotto-obiettivi per i singoli Stati membri devono essere stabiliti di concerto con gli Stati membri stessi e con gli enti locali e regionali.

2.2

Il Comitato è favorevole all'attuale campagna per i bambini organizzata dalla Croce Rossa e dalla Commissione. Sottolinea l'importanza che i giovani conducenti e utenti della strada assumano un comportamento prudente alla guida e sulla strada; a tale proposito invita a presentare proposte per un programma su scala europea inteso a promuovere il senso della strada e della guida sicura, destinato agli studenti delle scuole secondarie e sponsorizzato dalla Commissione, possibilmente in cooperazione con il programma Gioventù. A parere del Comitato le amministrazioni locali e regionali sarebbero dei partner adeguati e disponibili e potrebbero contribuire all'attuazione di tale programma.

2.3

Il Comitato esorta a tener maggiormente conto del ruolo svolto dagli enti locali e regionali nell'integrare l'applicazione del codice stradale in stretta cooperazione con le forze dell'ordine; essi potrebbero infatti contribuire notevolmente all'applicazione della legislazione vigente. Tuttavia la legislazione non deve imporre a titolo obbligatorio ulteriori compiti, questi ultimi devono essere invece facoltativi e concentrarsi principalmente sulle problematiche locali della sicurezza stradale.

2.4

Il Comitato è favorevole alla proposta di promuovere l'estensione del programma EuroNCAP (programma europeo di valutazione dei nuovi modelli di automobili) ad altri aspetti della sicurezza passiva, come la protezione contro il traumatismo cervicale da contraccolpo e la compatibilità dei veicoli in caso di urto tra due di essi. Reputa tuttavia che la valutazione della gravità del rischio di incidenti che coinvolgono i pedoni andrebbe prevista come test standard nel programma di valutazione EuroNCAP.

2.5

Il Comitato sottolinea che le autorità competenti devono considerare la sicurezza stradale come un aspetto fondamentale nell'elaborazione e nella pianificazione dei progetti di infrastruttura stradale e che in tale contesto esse potrebbero consultare i responsabili della sicurezza stradale, come ad esempio la polizia.

2.6

Riconosce che i miglioramenti dell'infrastruttura stradale possono contribuire a ridurre la gravità e la frequenza degli incidenti. Rileva che il programma d'azione prevede misure per le nuove infrastrutture stradali, auspicherebbe tuttavia l'attuazione di iniziative per la gestione del traffico e la sicurezza stradale per le arterie già esistenti, anche nelle aree urbane. A titolo di esempio, nei segmenti stradali caratterizzati da un livello elevato di rischio si dovrebbe prevedere in maniera generale il divieto di sorpasso per gli automezzi pesanti.

2.7

Propone di estendere eventualmente il mandato dell'osservatorio europeo della sicurezza stradale per facilitare la raccolta delle migliori pratiche nell'applicazione della sicurezza stradale e la loro diffusione ad altri professionisti del settore. Il ruolo dell'osservatorio potrebbe prevedere anche la raccolta, in tutti gli Stati membri, di dati comparativi sul tasso di rispetto delle norme di circolazione e di sicurezza e sulla probabilità di misure repressive. La pubblicazione di tali dati, raccolti in maniera uniforme, dovrebbe incentivare gli Stati membri a migliorare i risultati ottenuti in questo campo.

2.8

Il Comitato auspica che si tenga maggiormente conto dell'impatto degli incidenti stradali sulle vittime, i loro familiari e le persone a loro carico per poter definire le migliori pratiche circa le informazioni e il sostegno da fornire loro. Anche questo potrebbe rientrare tra i compiti dell'osservatorio della sicurezza stradale.

2.9

Il Comitato, in quanto organo comunitario che rappresenta le amministrazioni locali e regionali (partner importanti nell'attuazione del programma di azione per la sicurezza stradale), chiede di essere rappresentato in seno al gruppo di monitoraggio istituito per verificare i progressi compiuti.

2.10

Accoglie con favore il proposito espresso dalla Commissione, di favorire la realizzazione di una rete di informazione tra le amministrazioni nazionali competenti in materia di patente di guida. Esorta infine a prendere in considerazione l'ipotesi di creare dei meccanismi per recuperare le multe non pagate relative a infrazioni commesse dai cittadini comunitari in un altro Stato membro.

2.11

Il Comitato ribadisce il proprio impegno in materia di sicurezza stradale chiedendo un inasprimento delle misure repressive nei confronti di chi guida senza patente e senza assicurazione. Troppi incidenti hanno come protagonisti conducenti non in regola con gli obblighi relativi alla patente o all'assicurazione. Per rendere più sicure le strade è necessario rendere i conducenti più consapevoli sia dei rischi che corrono che degli obblighi cui devono ottemperare.

2.12

Il Comitato sottolinea che il territorio comunitario è uno spazio aperto, nel quale i cittadini possono muoversi liberamente. Le misure volte a ridurre gli incidenti stradali non devono conoscere frontiere. Occorre quindi rafforzare la cooperazione internazionale volta a rendere effettivamente applicabili le sanzioni emanate per reati e crimini commessi sul territorio di uno Stato membro da parte di cittadini di altri Stati membri o di paesi terzi.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 192 del 12.8.2002, pag. 8.

(2)  GU C 22 del 24.1.2001, pag. 25.

(3)  GU C 22 del 24.1.2001, pag. 25.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/10


Parere del Comitato delle regioni sul tema corridoi e RTE-T: volano per la crescita e strumento di coesione europea e lo sviluppo di una rete euromediterranea di trasporto

(2004/C 109/03)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

VISTE la richiesta di consultazione del Consiglio dell'Unione europea e la lettera del 15 settembre 2003 con la quale il presidente del Coreper chiede il parere del Comitato delle regioni sul tema Il problema dei collegamenti e dei trasporti in Europa nel contesto delle realtà locali, con particolare attenzione alle grandi opere infrastrutturali transfrontaliere,

VISTA la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sullo sviluppo di una rete euromediterranea di trasporto (COM(2003) 376 def.),

VISTA la decisione del proprio Presidente, in data 19 giugno 2003, di incaricare la commissione Politica di coesione territoriale di elaborare un parere sull'argomento,

VISTA la Comunicazione della Commissione Una iniziativa europea per promuovere la crescita attraverso gli investimenti nella ricerca e nelle reti transeuropee - Relazione interinale al Consiglio europeo (COM(2003) 579 def.),

VISTA la relazione del gruppo ad alto livello presieduto da Karel Van Miert sui progetti prioritari per la rete transeuropea di trasporto fino al 2020 del 30 giugno 2003,

VISTO il proprio parere sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea di trasporto (CdR 284/2001 fin) (1),

VISTA la proposta modificata di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica alla decisione n. 1692/96/CE sugli orientamenti comunitari per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (COM(2003) 564 def.),

VISTA la Carta di Napoli adottata dal Consiglio informale dei ministri dei Trasporti dell'Unione europea del 4-5 luglio 2003,

VISTO il progetto di parere (CdR 291/2003 riv. 1) adottato il 3 dicembre 2003 dalla commissione Politica di coesione territoriale (relatore: SOULAGE, presidente della commissione Trasporti del Consiglio regionale Rodano-Alpi (FR/PES)),

CONSIDERANDO QUANTO SEGUE:

1)

lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto è un volano essenziale per la costruzione dell'Europa, in quanto agevola gli scambi, che sono fonte di crescita economica, contribuisce alla coesione territoriale e a realizzare un'Europa di «prossimità»; le RTE-T ed i corridoi espletano quindi un ruolo di primo piano in quanto consentono la libera circolazione di beni, servizi, capitali e manodopera, l'agevole funzionamento, cioè, del mercato unico;

2)

il riequilibrio dei modi di trasporto è un presupposto indispensabile per uno sviluppo sostenibile, rispettoso dell'ambiente e conforme agli impegni assunti dall'Unione europea a livello internazionale;

3)

lo sviluppo equilibrato del territorio richiede un'adeguata considerazione delle regioni periferiche e delle enclavi, la tutela delle zone sensibili e il potenziamento dell'accessibilità, in particolare nelle zone transfrontaliere, nonché la creazione di uno spazio europeo di prossimità,

ha adottato all'unanimità, in data 11 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria, il seguente parere.

1.   Osservazioni del Comitato delle regioni

Il ruolo delle reti di trasporto nello sviluppo dell'Unione

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.1

si compiace dell'iniziativa in quanto le reti europee e transeuropee producono un effetto di volano su crescita e occupazione e sottolinea l'esigenza di una prospettiva di sviluppo a lungo termine per l'Unione, in particolare nel contesto dell'allargamento e dell'estensione dei corridoi multimodali oltre le sue frontiere. Tutto ciò è di particolare importanza se si vuole evitare una collocazione periferica dei nuovi Stati membri;

1.2

sottolinea che l'azione dell'Unione europea in materia di trasporti non può limitarsi a un'ottica di bilancio e di breve termine, ma deve assolutamente tenere conto dell'apporto dato dal sistema dei trasporti allo sviluppo policentrico del territorio dell'Unione in una prospettiva di sostenibilità. Le infrastrutture da realizzare in futuro non sono soltanto destinate a porre rimedio alle situazioni di congestione oggi esistenti o a quelle previste nell'Unione allargata. Esse incidono anche sui flussi (di persone, servizi e merci) del futuro, che a loro volta comprendono anche i collegamenti nel Mediterraneo, nel Baltico, con i Balcani e con altri paesi terzi limitrofi;

1.3

considera che le infrastrutture siano fonte di sviluppo economico e a lungo termine contribuiscano al riequilibrio economico fra le regioni. Bisogna prepararsi fin d'ora allo sviluppo (o addirittura a un ulteriore allargamento) dell'Unione rafforzando i legami (materiali e immateriali) con i paesi vicini, orientali e meridionali, al fine di creare un'ampia area di stabilità, integrazione e prosperità. È in questa prospettiva che occorre stabilire un legame sempre più stretto fra la rete transeuropea di trasporto e i corridoi paneuropei ed euromediterranei, il cui sviluppo si colloca nel quadro della nuova strategia della politica di prossimità. Come indica la relazione del gruppo di alto livello, una saggia pianificazione a lungo termine delle RTE deve prevedere uno stretto legame fra i progetti prioritari della rete transeuropea di trasporto e i corridoi, e utilizzare a tale proposito gli strumenti disponibili;

1.4

sottolinea in tale contesto la natura prioritaria dei collegamenti transfrontalieri e delle opere progettate per superare ostacoli naturali, il cui miglioramento deve permettere di ridurre le barriere che frenano gli scambi e l'armonizzazione dei livelli di sviluppo in Europa;

1.5

approva la proposta della Commissione consistente nel definire alcune priorità chiare per la realizzazione dei vari progetti che compongono la rete transeuropea di trasporto, in modo da destinare con efficacia i mezzi finanziari disponibili e di evitare una realizzazione frammentaria per tratti, che tende ad allontanarne nel tempo l'operatività e di conseguenza l'impatto sullo sviluppo dell'Europa;

1.6

manifesta, in tale contesto, il proprio interesse per le proposte avanzate dal gruppo ad alto livello (gruppo Van Miert), che si basano su precisi criteri di scelta dei progetti prioritari in funzione del valore aggiunto europeo e del livello di impegno, specie finanziario, degli Stati coinvolti; esprime altresì preoccupazione per il numero particolarmente elevato di progetti ancora nell'elenco, tra cui taluni già avviati e non conclusi e/o non finanziati; è quindi necessario definire un programma integrativo comprendente progetti immediatamente realizzabili e coperti da finanziamento, e che possano essere avviati a breve termine (programma Quick-start). Il Comitato delle regioni intende contribuirvi ed esservi associato;

1.7

approva la priorità attribuita ai progetti transfrontalieri che favoriscono l'intermodalità e l'utilizzo di modi di trasporto sostenibili, e in particolare il concetto di autostrade del mare, nella misura in cui esse siano integrate in un piano globale di trasporti sostenibili; gli incentivi a favore delle autostrade del mare non devono provocare significative distorsioni della concorrenza fra porti, né rispetto a servizi già esistenti di trasporto merci della navigazione marittima o dei modi di trasporto terrestri sostenibili quali la ferrovia o la navigazione interna;

1.8

afferma la volontà degli enti territoriali di partecipare in modo più diretto al processo di studio, elaborazione e integrazione dei progetti, in particolare nel caso dei collegamenti transfrontalieri, i cui progetti hanno negli enti territoriali i loro più attivi promotori.

Definizione e realizzazione degli assi prioritari

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.9

apprezza che la Commissione auspichi di aumentare al 30 % il tasso di finanziamento comunitario dei progetti di collegamenti trasfrontalieri appartenenti agli assi dichiarati di interesse europeo, che sono tradizionalmente quelli che meno attingono alle fonti classiche di finanziamento, e chiede ai governi di applicare immediatamente questa raccomandazione;

1.10

approva la proposta della Commissione di istituire una procedura per la «dichiarazione di interesse europeo» e la nomina di «coordinatori» incaricati di seguire i progetti transfrontalieri;

1.11

auspica che la «dichiarazione di interesse europeo» sia attribuita soltanto ai progetti per i quali è confermato l'impegno degli Stati interessati, sia in termini di finanziamento che di tempi di realizzazione delle opere, in modo da garantire un'esecuzione rapida e coordinata fra le parti;

1.12

auspica che, analogamente ai corridoi multimodali, i progetti prioritari siano gestiti attraverso un comitato di pilotaggio per ogni asse, cui partecipano anche gli enti territoriali direttamente interessati;

1.13

suggerisce che i criteri di definizione degli assi prioritari identifichino chiaramente gli obiettivi dei vari progetti in base a tre elementi principali: il loro contributo alla creazione della rete e all'eliminazione delle strozzature (collegamento delle regioni di origine/destinazione molto redditizie, miglioramento delle condizioni di trasporto, guadagni in termini di tempo, l'impatto in termini di sviluppo sostenibile (ambiente, compresi gli impatti locali sulle regioni attraversate e le zone sensibili, azioni a favore del trasferimento verso i modi sostenibili), ed il loro impatto in materia di assetto territoriale (migliore accessibilità, impatto sulle attività delle zone attraversate). Il Comitato suggerisce, anche per considerazioni di politica industriale, di prestare maggiore attenzione allo sviluppo e all'impiego di tecnologie innovative nella Comunità;

1.14

considera indispensabile istituire procedure preliminari di valutazione coordinata, che possano dare adito alla nomina di commissioni di inchiesta transnazionali per le sezioni transfrontaliere, per far sì che le decisioni sugli assi prioritari mostrino maggiore coerenza e trasparenza e comportino una maggiore partecipazione da parte degli enti territoriali interessati;

1.15

auspica che siano approfondite le modalità di realizzazione delle «autostrade del mare» in modo da garantire la redditività economica delle linee regolari previste, l'adeguamento delle infrastrutture portuali e dei raccordi con le infrastrutture di trasporto dell'hinterland, ma da tenere anche direttamente conto delle questioni relative alla sicurezza della navigazione marittima e delle garanzie quanto ai rischi di inquinamento insite in questo tipo di traffico. Per evitare qualsiasi forma di distorsione della concorrenza fra i porti, è altresì importante definire linee marittime regolari nell'ambito di un processo coordinato per grandi fronti marittimi.

Modalità di finanziamento degli assi prioritari

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.16

ritiene che il lancio di un'iniziativa di crescita europea presupponga la mobilitazione di mezzi di finanziamento straordinari; in questa iniziativa, la parte delle reti di trasporto non può che essere considerevole;

1.17

sottolinea l'importanza del fabbisogno finanziario legato allo sviluppo delle reti transeuropee di trasporto ed esprime preoccupazione quanto alla capacità degli Stati di mettere a disposizione i fondi necessari proprio nel momento in cui tentano di ridurre il peso della spesa pubblica sul PIL nel quadro del rispetto del patto di stabilità;

1.18

condivide il parere espresso dal Consiglio dei ministri, secondo il quale occorre coinvolgere maggiormente la BEI nel finanziamento della rete, accoglie favorevolmente gli stanziamenti supplementari già impegnati ed esorta la BEI a individuare nuove modalità di finanziamento della rete;

1.19

sottolinea che la proposta di potenziare il ruolo della BEI resta comunque insufficiente per attuare l'iniziativa di crescita e la rete transeuropea di trasporto;

1.20

ritiene che il ricorso al partenariato pubblico privato (PPP) possa essere una soluzione per taluni progetti, ma che spesso i rischi in termini di costi e di traffico siano tali che, a meno che non vengano prestate garanzie molto onerose a copertura dei rischi, i fondi propri e gli introiti commerciali derivanti dalle infrastrutture a pagamento saranno molto ridotti e dovranno comunque essere integrati con contributi pubblici europei o nazionali e attraverso i nuovi strumenti di finanziamento descritti ai punti che seguono. La BEI potrebbe aumentare la propria presenza in questo ambito e agevolare la partecipazione degli investitori privati, specie attraverso meccanismi di garanzia già sfruttati con successo in taluni progetti;

1.21

ricorda che la redditività economica delle sezioni transfrontaliere a breve termine non è sufficiente a favorire un partenariato equilibrato e che l'applicazione di pedaggi unicamente su questi grandi itinerari non può attenuare gli attuali effetti frontiera, ma rischia anzi di accentuarli;

1.22

considera che, per tutti questi motivi, sia necessario precisare le forme di finanziamento disponibili per la realizzazione della rete transeuropea. Se, da un canto, occorre accrescere considerevolmente gli sforzi specifici degli Stati e delle finanze pubbliche, dall'altro bisogna anche reperire nuovi introiti. Bisogna usare cautela nell'aumentare la pressione fiscale complessiva, soprattutto quella sui carburanti: si tratta infatti di tasse destinate principalmente a coprire i costi esterni (problemi di sicurezza, inquinamento, rumore, effetto serra) e che non possono essere considerate come una facile fonte di finanziamento per l'estensione delle reti. Del resto, l'attuale quadro legislativo europeo rende molto aleatorio il ricorso al gettito fiscale da destinare a un utilizzo prioritario. Un'evoluzione della situazione è indubbiamente auspicabile, ma le possibilità di riuscirci sono esigue e i tempi di realizzazione prevedibilmente lunghi. Una prima tappa in tal senso potrebbe consistere nel lasciare agli Stati maggiore autonomia nella gestione della tassazione dei carburanti;

1.23

ritiene, viste le difficoltà di un ricorso alla fiscalità globale, che il finanziamento degli assi prioritari debba oggi fondarsi principalmente su un'imposizione specifica del tipo contrassegno, canone o pedaggio, attraverso l'istituzione di meccanismi di perequazione per evitare gli effetti perversi di una tariffazione elevata per le opere onerose oppure per le sezioni meno trafficate. Il Comitato delle regioni veglierà in particolare alla rapida ed equa istituzione di questi meccanismi;

1.24

ricorda che le sezioni transfrontaliere devono beneficiare di un elevato sostegno finanziario da parte dell'Europa - in base alle proposte attuali, fino al 30 % dei costi dei progetti - ma anche degli Stati interessati, in particolare per il superamento di barriere naturali oppure per le zone sensibili;

1.25

suggerisce che l'impegno degli Stati interessati a finanziare la parte delle sezioni transfrontaliere che li riguarda rappresenti un criterio chiave per dichiarare l'interesse europeo degli assi prioritari e chiede ai governi di rispettare le scadenze proposte dalla relazione del gruppo ad alto livello;

1.26

propone di reperire, per le varie sezioni che formano un asse prioritario, modalità di finanziamento collegate alle rispettive finalità principali: per il riassorbimento della congestione e delle strozzature si può facilmente fare appello ad un partenariato pubblico privato, date la presenza di un traffico intenso e la disponibilità degli utenti a pagare per ridurre i tempi di percorrenza, mentre il miglioramento dell'accessibilità delle zone periferiche e la realizzazione delle sezioni transfrontaliere vanno piuttosto finanziati attraverso la fiscalità o risorse equivalenti;

1.27

auspica di approfondire questi meccanismi di finanziamento dei progetti prioritari, facendo in modo che ciascuna delle parti interessate, anche quella europea, renda disponibili le risorse e che si eviti l'eccessivo ricorso a risorse europee destinate ad altri fini, come per esempio i fondi strutturali europei;

1.28

sottolinea che la quota di finanziamento della rete transeuropea dei trasporti da parte degli enti regionali e locali non può che restare marginale, posto che essi sono fortemente impegnati in altre infrastrutture, spesso indispensabili al buon funzionamento delle RTE-T; per migliorare l'accessibilità delle regioni, la loro competitività e coesione territoriale, in sede di revisione degli orientamenti comunitari sarà necessario assicurare la coerenza tra i fondi strutturali e la rete transeuropea di trasporto;

1.29

ritiene che, nella misura in cui è ammesso il cumulo fra questi finanziamenti RTE-T e altri fondi comunitari (FESR, fondi di coesione), sia opportuno prevedere massimali cumulativi per gli aiuti, variabili a seconda dell'intensità dello svantaggio da compensare. A tal fine, a livello europeo bisogna istituire una tipologia di riferimento delle regioni coinvolgendo i responsabili delle politiche dei trasporti e delle politiche regionali (senza dimenticare, se del caso, quelli della politica della concorrenza).

2.   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

IL COMITATO DELLE REGIONI

2.1

chiede di esaminare più in dettaglio l'elenco delle opere inserite nella proposta della Commissione, in base al programma Quick-start annunciato da quest'ultima, nel quadro dell'iniziativa per la crescita, per ricavarne un elenco realistico dei progetti che potrebbero essere avviati a breve termine;

2.2

propone che la dichiarazione d'interesse europeo per gli assi prioritari della rete transeuropea di trasporto sia subordinata alla conferma della partecipazione finanziaria da parte degli Stati interessati alla realizzazione delle sezioni transfrontaliere di questi assi e al coinvolgimento delle amministrazioni locali interessate;

2.3

insiste sull'esigenza di definire priorità realistiche per la realizzazione degli assi della rete transeuropei trasporto, specie in materia di pianificazione pluriennale delle risorse finanziarie europee e nazionali, in modo che la concentrazione dei mezzi sia garanzia di efficacia e di rispetto delle scadenze previste; i criteri di selezione devono tenere conto dell'adeguatezza dei modi di finanziamento adottati (utenti e/o contribuenti) rispetto alle principali finalità delle varie sezioni costitutive dell'asse in questione;

2.4

suggerisce di far partecipare gli enti territoriali interessati alla costituzione dei comitati di pilotaggio per gli assi prioritari nonché alle procedure di valutazione e di elaborazione dei progetti; per esempio - qualora l'idea si concreti - attraverso una partecipazione stabile ai lavori dell'Agenzia per le grandi opere infrastrutturali proposta dalla presidenza italiana dell'Unione europea durante la riunione del 4 e 5 luglio 2003 a Napoli;

2.5

propone che le questioni della sicurezza marittima e della tutela dell'ambiente siano esplicitamente iscritte nei fascicoli di istruzione delle autostrade del mare;

2.6

chiede che la nuova strategia di prossimità, nel confermare l'importanza dei corridoi paneuropei ed euromediterranei per la creazione di uno spazio di integrazione e di sviluppo, assegni adeguate risorse finanziarie alla loro realizzazione e ribadisca la centralità della partecipazione degli enti territoriali interessati alla loro programmazione.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 278 del 14.11.2002, pag. 7.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/14


Parere del Comitato delle regioni in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture

(2004/C 109/04)

Il Comitato delle regioni,

Vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 1999/62/CE relativa alla tassazione a carico di autoveicoli pesanti adibiti al trasporto di merci su strada per l'uso di alcune infrastrutture COM(2003) 448 def./2 - 2003/0175 (COD),

Vista la decisione del Consiglio, in data 12 settembre 2003, di consultarlo in materia, a norma dell'articolo 71 e dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

Vista la decisione del proprio Presidente, in data 19 giugno 2003, di incaricare la commissione Politica di coesione territoriale di elaborare un parere in materia,

Visto il proprio progetto di parere (CdR 290/2003 riv. 1), adottato in data 3 dicembre 2003 dalla commissione Politica di coesione territoriale (relatore: Robert NEILL, membro dell'assemblea della città metropolitana di Londra (UK/PPE)),

Considerando che:

1.

Nelle nostre città e regioni la congestione del traffico e l'inquinamento comportano costi crescenti per le aziende, compromettono l'efficacia del sistema dei trasporti, danneggiano l'ambiente e nuocciono alla salute dei cittadini.

2.

La tassazione per l'uso delle infrastrutture rappresenta solamente uno di una gamma di strumenti utilizzabili per garantire un uso più sostenibile ed efficace delle infrastrutture di trasporto.

3.

Gli attuali livelli delle tasse e dei prelievi a carico dei trasporti su strada non vengono calcolati in base ai costi reali: ciò induce una distorsione della concorrenza tra Stati membri, ignora i costi ambientali e sociali e dà luogo a problemi di finanziamento degli investimenti in infrastrutture.

4.

Il trasporto di merci rappresenta un fattore vitale per il conseguimento dell'integrazione europea e per la promozione dello sviluppo economico e sociale delle regioni.

5.

Le autorità responsabili degli assi stradali percorsi da un intenso traffico internazionale di merci debbono attualmente sopportarne i costi, addossandosi in certi casi un onere sproporzionato;

6.

L'art. 3 C, introdotto dal Trattato di Amsterdam, obbliga l'UE ad integrare le esigenze di tutela dell'ambiente nella definizione e nell'attuazione delle politiche comunitarie nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile.

7.

Il Consiglio europeo di Göteborg ha posto al centro della strategia comunitaria di sviluppo sostenibile una ripartizione più equilibrata tra i diversi modi di trasporto.

8.

Nel pacchetto di proposte volte a promuovere lo sviluppo delle reti transeuropee figura anche la proposta di direttiva sull'interoperabilità dei telepedaggi autostradali nell'Unione, che è oggetto di un parere separato del Comitato (CdR 185/2003 fin) (1),

ha adottato all'unanimità in data 11 febbraio, nel corso della 53a sessione plenaria (svoltasi in data 11 e 12 febbraio 2004), il seguente parere.

1)   Considerazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

esprime soddisfazione per la revisione del quadro giuridico comune europeo sulla tassazione degli autoveicoli pesanti adibiti al trasporto merci per l'uso di determinate strade allo scopo di assicurare agli operatori di tali autoveicoli condizioni uniformi nel mercato interno rispetto ad altri modi di trasporto;

ritiene che tale quadro giuridico dovrebbe permettere il funzionamento efficace dei sistemi di trasporto nel mercato interno, influenzando le modalità di utilizzazione della rete stradale, affrontando il problema della congestione del traffico e dei costi inerenti all'uso estensivo delle strade, e alla manutenzione delle infrastrutture, nonché dell'offerta efficiente di nuove infrastrutture;

sostiene il principio chi «inquina paga» ed il principio territoriale (i costi vengono pagati lì dove sorgono): si dovrebbe pervenire ad un sistema uniforme di pagamento per l'uso della rete stradale, indipendentemente dalla provenienza degli utenti;

esprime soddisfazione per la revisione del sistema di tassazione che rispecchierà in maniera più accurata i fattori sociali ed ambientali locali, ma ritiene che la tassazione dovrebbe essere basata su tutti costi esterni;

ritiene che una miglior gestione della domanda relativa all'uso della rete stradale potrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza stradale, e ricorda che quest'ultima viene trattata in un altro parere del CESE.

1.   In merito all'applicazione della direttiva

il Comitato delle regioni

1.1

sostiene la limitazione dell'applicazione del quadro europeo agli autoveicoli adibiti al trasporto delle merci di peso superiore a 3,5 tonnellate, alle reti transeuropee e agli eventuali itinerari alternativi, conformemente al principio di sussidiarietà. Si compiace che sia espressamente riconosciuto che gli Stati membri sono pertanto liberi di introdurre, o di non introdurre, pedaggi riguardanti altre strade. Il Comitato si compiace inoltre del fatto che la proposta della Commissione lascia agli Stati membri la facoltà di riscuotere o meno sull'intera rete stradale pedaggi e/o diritti di utilizzo;

1.2

ritiene che gli enti locali e regionali debbano essere coinvolti nel processo decisionale relativo alla tassazione nell'area di competenza, contemperando la necessità d'evitare distorsioni della concorrenza nell'Unione con gli interessi economici, ambientali e sociali a livello locale e regionale. D'accordo con gli Stati membri gli enti locali e regionali devono poter decidere con libertà e flessibilità se e dove imporre una tassazione; nondimeno, ai fini di una politica sostenibile dei trasporti, sarebbe auspicabile introdurre una tariffa minima armonizzata, valida in tutta Europa, per i trasporti pesanti;

1.3

accoglie con soddisfazione il riconoscimento esplicito del problema degli itinerari alternativi e chiede la massima flessibilità in materia di modulazione della struttura della tassazione per fare in modo che le strade meno importanti non siano utilizzate in sostituzione degli assi principali;

1.4

è del parere che, conformemente al principio di sussidiarietà, gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a chiedere l'accordo della Commissione per introdurre tasse sulle altre strade;

1.5

chiede alla Commissione di promuovere un dialogo tecnico fra i propri funzionari ed esperti delle amministrazioni locali e regionali, nella fase di elaborazione della politica e di definizione della politica dei trasporti.

2.   In merito alla struttura della tassazione

il Comitato delle regioni

2.1

concorda sul fatto che una struttura della tassazione trasparente sia essenziale per garantirne l'accettabilità presso gli utenti;

2.2

si rammarica tuttavia nel constatare che le proposte in esame non riprendono i suggerimenti formulati dalla stessa Commissione nel libro bianco del 2001 «La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte» nel senso che per calcolare il costo delle infrastrutture non si possono utilizzare parametri diversi dal costo delle infrastrutture stesse e dai costi connessi agli incidenti non coperti da assicurazione. Il Comitato delle regioni aveva inoltre espresso il proprio sostegno per l'impostazione adottata dalla Commissione nel libro bianco del 1998, «Pagamento commisurato all'uso dell'infrastruttura», in cui il modello proposto prevedeva una tariffazione basata sui costi marginali, integranti tutti i costi esterni;

2.3

chiede alla Commissione di continuare a cercare una metodologia che renda possibile includere tutti i costi esterni realmente sostenuti, meglio se ricorrendo a una strategia che adotti il metodo del costo marginale, in modo che sia possibile valutare correttamente l'opportunità pratica di includere tali costi nel regime di tassazione, considerando il potenziale impatto negativo che potrebbero avere per le aziende e la competitività;

2.4

è d'accordo sul fatto che i costi dovrebbero tener conto dell'impatto del veicolo sull'infrastruttura e sull'ambiente. La proposta fa riferimento al peso del veicolo, alla configurazione degli assi, al tipo di motore ed ai suoi livelli di emissione, ragion per la quale possono esservi ripercussioni per gli enti locali e regionali o gli organismi che possono dover controllare tali veicoli o agire per garantirne la conformità alle norme minime. Tuttavia non tutti gli organismi responsabili del controllo dei veicoli disporranno - nella fase attuale - delle informazioni relative all'omologazione o all'immatricolazione dei veicoli adibiti al trasporto merci;

2.5

chiede tuttavia alla Commissione di riesaminare le proposte relative alla «classe dei danni» presentate nell'allegato III. Va in particolare riveduto il caso apparentemente anomalo nel quale un autoveicolo (autoarticolato o autotreno) avente 3 + 3 assi e un peso totale a pieno carico autorizzato compreso tra 36 e 40 tonnellate rientra nella classe dei danni I, alla stregua di un autoveicolo a due assi di peso totale a pieno carico autorizzato compreso tra 3, 5 e 7,5 tonnellate. La reale entità dell'usura della strada provocata dalle categorie di autoveicoli in questione non coincide minimamente con i livelli di tariffazione proposti;

2.6

sostiene la facoltà di modulare la tassazione in base a fattori locali, che tengano conto della maggiore densità della popolazione in determinate aree o di zone particolarmente sensibili sotto il profilo ambientale;

2.7

invita la Commissione a chiarire la definizione di «zone particolarmente sensibili», nelle quali è possibile applicare maggiorazioni che possono arrivare al 50 %. Tale definizione è al momento eccessivamente vaga, e potrebbe dare adito ad interpretazioni assai diverse da parte degli Stati membri. Per la regione alpina un criterio di delimitazione territoriale è costituito dal campo di applicazione della convenzione per la protezione delle Alpi, ratificata anche dall'Unione europea;

2.8

sostiene altresì le modulazioni basate sulla fascia oraria e sul livello di congestione del traffico, allo scopo di garantire un'utilizzazione ottimale della rete stradale da parte dei trasportatori di merci;

2.9

ritiene che si dovrebbe poter modulare la tassazione non solo a seconda della fascia oraria, ma anche del carattere feriale o festivo della giornata, nonché in base alla direzione della circolazione, purché i costi medi applicati rispettino gli orientamenti dell'Unione;

2.10

invita la Commissione europea a sopprimere il massimale fissato per la modulazione dei pedaggi anti-congestione; tale massimale vanificherebbe infatti l'effetto dei pedaggi modulati, che in alcuni casi dovrebbero essere più che raddoppiati rispetto al livello minimo per ottenere un traffico ragionevolmente scorrevole. Le autorità competenti dovrebbero essere libere di fissare i pedaggi a un livello appropriato, commisurato alla situazione locale, nel rispetto del principio di proporzionalità;

2.11

esprime la preoccupazione che una tariffazione correlata alla distanza percorsa possa avere un impatto sproporzionato sulle economie locali, dato che le importazioni e le esportazioni delle regioni più periferiche e meno accessibili dell'UE devono inevitabilmente affrontare percorsi più lunghi. Per compensare tale impatto dovrebbero venir permesse modulazioni;

2.12

concorda sul fatto che tali modulazioni debbano essere proporzionate all'obiettivo, per evitare fenomeni di concorrenza sleale nel mercato;

2.13

accoglie favorevolmente la possibilità di compensare la tassazione mediante sgravi fiscali, soprattutto per quanto riguarda la tassa di circolazione annuale;

2.14

si chiede ancora una volta se le politiche comunitarie in questo settore siano davvero adeguate ad accelerare l'utilizzazione di tecnologie e carburanti più puliti. Ritiene che la Commissione dovrebbe prevedere una maggior integrazione delle politiche in tale settore e in quello della tassazione delle infrastrutture, per garantire che possano tutte contribuire direttamente agli obiettivi di ridurre la congestione del traffico e di far diminuire i livelli di emissioni nocive;

2.15

esorta la Commissione ad investire in studi tecnici per sviluppare il sistema di tassazione per l'uso delle infrastrutture stradali, soprattutto per quanto riguarda il calcolo dei costi marginali, includendo nella tariffazione tutti i costi esterni.

3.   In merito all'uso delle entrate derivanti dalla tassazione delle infrastrutture

il Comitato delle regioni

3.1

ritiene che una buona infrastruttura di trasporto sia fondamentale per contribuire alla coesione economica e sociale delle regioni europee. Dato l'aumento del traffico stradale è importante cambiare i comportamenti in materia di scelte di trasporto: i modi di trasporto sostenibili devono venir incoraggiati, il che rende essenziale disporre di alternative praticabili, altrettanto competitive ed efficaci;

3.2

sostiene il vincolo delle entrate derivanti dalla tassazione al finanziamento dei servizi collegati ai trasporti, fondamentale per garantire l'accettabilità di un sistema di tariffazione dell'uso della rete stradale; contestualmente, invita a permettere che dette entrate siano anche usate per compensare le perdite derivanti dalla riduzione della tassa di circolazione o delle tasse sui carburanti;

3.3

tuttavia il Comitato reputa che, conformemente al principio di sussidiarietà, gli Stati membri e le amministrazioni locali e regionali dovrebbero avere la facoltà di decidere in che modo impiegare le risorse provenienti dalla proposta tassazione dei trasporti, soprattutto laddove derivino dall'uso di strade poste sotto la responsabilità degli enti locali;

3.4

ritiene che le possibilità di un finanziamento incrociato per i modi di trasporto alternativi dovrebbero venir riconosciute espressamente in relazione a tutti i tipi di tariffe, allo scopo di promuovere modi di trasporto più sostenibili e che tale possibilità non dovrebbe sussistere solamente «per le zone particolarmente sensibili», nelle quali è possibile applicare maggiorazioni dei pedaggi;

3.5

invita gli Stati membri a migliorare i modi alternativi di trasporto che contribuiranno a risolvere il problema della congestione del traffico ed a promuovere il «riequilibrio modale» dei trasporti di merci;

3.6

non ritiene necessario istituire un'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture stradali in ciascuno Stato membro, tuttavia, qualora un'autorità nazionale di supervisione dovesse venir creata, questa dovrebbe includere tra i suoi membri dei rappresentanti degli enti locali e regionali. Gli Stati membri, al pari degli enti locali e regionali, dovrebbero poter decidere autonomamente le rispettive modalità di controllo e di gestione del gettito della tassazione; essi dovrebbero adottare procedure adeguate e trasparenti per dar conto delle tasse prelevate e di come vengono spese nel settore dei trasporti. La trasparenza deve riguardare tutti gli operatori coinvolti nel processo;

3.7

ricorda che il finanziamento delle RTE è oggetto di un parere a sé stante.

4.   In merito alla tariffazione delle infrastrutture urbane

il Comitato delle regioni

4.1

ricorda che molti enti locali e regionali hanno introdotto od intendono introdurre provvedimenti di tariffazione dell'uso delle strade, che prevedono sistemi basati sia sulle distanze percorse che su periodi di validità, comprendenti, rispettivamente, pedaggi o bolli («vignette» (2));

4.2

accoglie con soddisfazione il riconoscimento esplicito del fatto che, conformemente al principio di sussidiarietà, i sistemi di tariffazione delle altre strade e del traffico urbano restano di competenza degli Stati membri e degli enti locali e regionali, e non verranno limitati dai principi della direttiva, bensì solo, come avviene attualmente, dalle disposizioni generali dei Trattati;

4.3

osserva che la direttiva «Eurobollo» non si applica alle strade urbane o locali, ad eccezione dei casi in cui si possono imporre tasse per il loro uso in quanto itinerari alternativi o in quanto elementi delle principali reti transeuropee;

4.4

ribadisce pertanto quanto segue:

la necessità d'evitare una doppia tassazione o una sovrapposizione tra sistemi di tariffazione nazionali ed urbani, soprattutto laddove la rete stradale principale include sezioni urbane,

per quanto riguarda i sistemi di controllo del traffico a livello locale, che sono improntati alla gestione della domanda, possono applicarsi principi di calcolo dei costi diversi. Gli enti locali e regionali possono decidere di introdurre meccanismi di tariffazione basati sui costi marginali, anziché sui costi medi come fa la Commissione nella direttiva «Eurobollo». Se - in futuro - il campo d'applicazione della direttiva verrà esteso ad altre strade ed altri utenti, si dovrà procedere ad una revisione della base della tassazione, dato che in tal caso entreranno in gioco altri fattori sociali, economici ed ambientali.

5.   In merito alle valutazioni d'impatto

il Comitato delle regioni

5.1

chiede alla Commissione di valutare l'impatto del sistema di tassazione soprattutto in relazione con:

i sistemi di tassazione riguardanti la rete stradale urbana e locale,

la problematica delle aree periferiche,

i piccoli trasportatori di merci attivi per lo più su scala nazionale o locale,

al momento di elaborare la relazione destinata al Parlamento europeo ed al Consiglio, nel 2008, sull'applicazione e sugli effetti della direttiva. Le misure proposte non dovrebbero comunque imporre alcun onere amministrativo inutile per gli Stati membri o le loro regioni.

2)   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

Emendamenti

Raccomandazione n. 1

Considerando

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(5)

Sarebbe auspicabile che, nell'introdurre i pedaggi, gli Stati membri tengano conto anche dei costi connessi agli incidenti non coperti dalle assicurazioni, i quali sono a carico della collettività.

(5)

Sarebbe auspicabile che, nell'introdurre i pedaggi, gli Stati membri tengano conto anche dei di tutti i costi esterni, compresi quelli connessi alla congestione del traffico, ai danni alla salute e all'ambiente e agli incidenti non coperti dalle assicurazioni, i quali sono a carico della collettività nella misura in cui sia possibile concordare in futuro una metodologia di quantificazione che tenga anche conto del possibile impatto per le aziende e per la competitività.

Motivazione

La tariffazione dovrebbe tener conto di tutti i costi esterni, e non solo di quelli connessi agli incidenti, allo scopo di rispecchiare i reali costi sociali, ambientali ed economici dell'utilizzazione della rete stradale.

Raccomandazione n. 2

Considerando - Modifica al testo

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(8)

Per quanto possibile, l'onere finanziario per il settore dei trasporti su strada non deve subire un aumento ma deve essere ripartito in modo diverso, sostituendo il sistema di tasse e di tariffe fisse con un sistema in cui i prezzi imposti variano a seconda dell'utilizzo. Introducendo i pedaggi e/o i diritti di utilizzo, gli Stati membri devono già essere in grado di diminuire la percentuale delle tasse annuali sugli autoveicoli, eventualmente al di sotto dei livelli minimi di cui all'allegato I della direttiva 1999/62/CE.

(8)

Per quanto possibile, l'onere finanziario per il settore dei trasporti su strada non deve subire un aumento ma deve essere ripartito in modo diverso, sostituendo il Il sistema di tasse e di tariffe fisse dev'essere sostituito da con un sistema in cui i prezzi imposti variano a seconda dell'utilizzo. Introducendo i pedaggi e/o i diritti di utilizzo, gli Stati membri devono possono già essere in grado di diminuire la percentuale delle tasse annuali sugli autoveicoli, o sui carburanti,. L'eventuale riduzione delle tasse annuali sugli autoveicoli non deve portare tali tasse al di sotto dei limiti di cui all'Allegato I della direttiva 1992/62/CE.

Motivazione

Le tasse sugli autoveicoli non devono poter scendere al di sotto dei limiti di cui all'Allegato I della direttiva 1992/62/CE, e ciò per ragioni di principio. Andare al di sotto di tali limiti minimi potrebbe comportare svantaggi inaccettabili. Inter alia ciò

indebolirebbe l'effetto di orientamento ambientale delle tasse sugli autoveicoli proporzionali alle emissioni,

distorcerebbe in maniera ingiustificabile il livello di tassazione rispetto a quello applicato agli autoveicoli adibiti al trasporto di persone. Questi ultimi potrebbero essere in molti casi assoggettati ad un'imposizione fiscale molto più elevata di quella applicata agli autoveicoli pesanti. Ciò sarebbe in contraddizione con il principio della tassazione degli autoveicoli che, sotto il profilo non giuridico ma pratico, è inteso a compensare i costi dell'infrastruttura stradale.

Raccomandazione n. 3

Nono considerando

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(9)

Riguardo al finanziamento delle infrastrutture, occorre impegnarsi maggiormente per diminuire la congestione e ultimare le infrastrutture della rete transeuropea. Di conseguenza, per garantire lo sviluppo della rete dei trasporti nel suo complesso, le entrate derivanti dalla tassazione delle infrastrutture devono essere destinate alla manutenzione delle infrastrutture stradali e a profitto del settore dei trasporti per contribuire allo sviluppo equilibrato di tutte le infrastrutture.

(9)

Riguardo al finanziamento delle infrastrutture, occorre impegnarsi maggiormente per diminuire la congestione e ultimare le infrastrutture della rete transeuropea. Di conseguenza, per garantire lo sviluppo della rete dei trasporti nel suo complesso, le entrate derivanti dalla tassazione delle infrastrutture devono essere destinate alla manutenzione delle infrastrutture stradali e a profitto del settore dei trasporti, e in particolare a modi di trasporto alternativi e sostenibili, per contribuire allo sviluppo equilibrato di tutte le infrastrutture. In quest'ottica, dette entrate possono essere destinate anche a compensare le perdite derivanti dalla riduzione della tassa di circolazione.

Motivazione

Le possibilità di un finanziamento incrociato per i modi di trasporto alternativi dovrebbero venir riconosciute espressamente in relazione a tutti i tipi di tasse, allo scopo di promuovere modi di trasporto più sostenibili. Ciò non dovrebbe valere solamente «per le zone particolarmente sensibili», nelle quali è possibile applicare maggiorazioni dei pedaggi.

Raccomandazione n. 4

Considerando

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(13)

Affinché la direttiva sia attuata in modo corretto, gli Stati membri devono designare un'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture stradali. Si tratta di un organismo chiave atto a garantire, mediante un adeguato controllo, un uso equilibrato dei fondi disponibili. In tale contesto, vanno promosse norme semplici e chiare sulla creazione di sinergie tra le infrastrutture di modalità di trasporto alternative concorrenti lungo uno stesso corridoio.

(13)

Affinché la direttiva sia attuata in modo corretto, gli Stati membri devono designare un'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture stradali. a Si tratta di un organismo chiave atto a garantire, mediante un adeguato controllo, un adottare procedure contabili trasparenti per l'uso equilibrato dei fondi disponibili. In tale contesto, vanno promosse norme semplici e chiare sulla creazione di sinergie tra le infrastrutture di modalità di trasporto alternative concorrenti lungo uno stesso corridoio.

Motivazione

L'istituzione di un'autorità indipendente di supervisione in ciascuno Stato membro non sembra necessaria. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere le modalità di controllo e di gestione dei finanziamenti e adottare procedure adeguate e trasparenti per dar conto delle tasse prelevate e di come sono spese nel settore dei trasporti.

Raccomandazione n. 5

Considerando

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(14)

Sono necessari ulteriori progressi tecnici per mettere a punto il sistema di tariffazione per l'uso della infrastruttura stradale. Deve essere istituita una procedura che consenta alla Commissione di adattare le disposizioni della direttiva 1999/62/CE ai progressi tecnici e di consultare gli Stati membri al proposito. Le misure necessarie per attuare detta direttiva devono essere adottate conformemente alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione.

(14)

Sono necessari ulteriori progressi tecnici per mettere a punto il sistema di tariffazione per l'uso della infrastruttura stradale, in particolare il calcolo dei costi marginali comprendente tutti i costi esterni. Deve essere istituita una procedura che consenta alla Commissione di adattare le disposizioni della direttiva 1999/62/CE ai progressi tecnici e di consultare gli Stati membri al proposito. Le misure necessarie per attuare detta direttiva devono essere adottate conformemente alla decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione.

Motivazione

Esistono numerosi modelli per il calcolo dei costi marginali, che comprendono tutti i costi esterni. Il Comitato desidera ribadire la necessità di esaminare ulteriormente la questione, per poter adottare un'impostazione coerente su scala paneuropea.

Raccomandazione n. 6

Punto 3 (a) che modifica il paragrafo 2 dell'articolo 7

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

2.

I pedaggi e i diritti di utenza si applicano agli autoveicoli definiti sulla rete stradale transeuropea. Gli Stati membri possono estendere i pedaggi e i diritti di utenza ad altre strade della rete stradale principale. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 6, tale estensione è assoggettata alla procedura di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 5.

2.

I pedaggi e i diritti di utenza si applicano agli autoveicoli definiti sulla rete stradale transeuropea. Gli Stati membri possono estendere i pedaggi e i diritti di utenza ad altre strade della rete stradale principale. Fatte salve le disposizioni del paragrafo 6, tale estensione è assoggettata alla procedura di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 5.

Motivazione

Conformemente al principio di sussidiarietà, gli Stati membri non dovrebbero essere tenuti a chiedere l'accordo della Commissione per introdurre tasse sulle altre strade.

Raccomandazione n. 7

Punto 1 (b) che modifica il paragrafo a ter dell'articolo 2

Testo proposto dalla Commissione

Proposta del Comitato delle regioni

Sono inserite le seguenti lettere a) bis e a) ter «costi di costruzione», i costi legati alla costruzione, compresi, se del caso, il costo degli interessi sul capitale investito, di infrastrutture nuove o non ultimate prima del... [15 anni prima dell'entrata in vigore della presente direttiva];

b) Sono inserite le seguenti lettere a) bis e a) ter «costi di costruzione», i costi legati alla costruzione, compresi, se del caso, il costo degli interessi sul capitale investito, di infrastrutture nuove o non ultimate prima del... [15 30 anni prima dell'entrata in vigore della presente direttiva];

Motivazione

Limitando la possibilità di imputare i costi di costruzione si causerebbe uno svantaggio agli Stati membri che hanno investito già da tempo nello sviluppo di una rete stradale di livello superiore.

Raccomandazione n. 8

Punto 3 (f) che modifica il paragrafo 9 dell'articolo 7

Testo proposto dalla Commissione

Proposta del Comitato delle regioni

9.

I pedaggi medi ponderati sono in funzione dei costi di costruzione, esercizio e sviluppo della rete di infrastrutture di cui trattasi, compresi i costi della infrastruttura che mirano a ridurre gli effetti nocivi connessi al rumore e i costi corrispondenti ai pagamenti effettivi da parte del gestore dell'infrastruttura, agli elementi ambientali obiettivi, quali ad esempio la contaminazione del terreno nonché ai costi diretti o indiretti connessi agli incidenti, i quali, non essendo coperti da un regime assicurativo, rimangono a carico della società.

Il calcolo dei pedaggi medi ponderati è effettuato lasciando impregiudicati, per quanto riguarda l'internalizzazione dei costi di costruzione, i diritti derivanti da contratti di concessione esistenti al … [data dell'entrata in vigore della presente direttiva].

9.

I pedaggi medi ponderati sono in funzione dei costi di costruzione, esercizio e sviluppo della rete di infrastrutture di cui trattasi, compresi i costi della infrastruttura che mirano a ridurre gli effetti nocivi connessi al rumore e i costi corrispondenti ai pagamenti effettivi da parte del gestore dell'infrastruttura, agli elementi ambientali e relativi alla salute obiettivi, quali ad esempio la dalla contaminazione del terreno nonché fino ai costi diretti o indiretti connessi agli incidenti, i quali, non essendo coperti da un regime assicurativo, rimangono a carico della società.

Il calcolo dei pedaggi medi ponderati è effettuato lasciando impregiudicati, per quanto riguarda l'internalizzazione dei costi di costruzione, i diritti derivanti da contratti di concessione esistenti al … [data dell'entrata in vigore della presente direttiva].

Motivazione

La tariffazione dovrebbe tener conto di tutti i costi esterni, e non solo di quelli connessi agli incidenti, allo scopo di rispecchiare i reali costi sociali, ambientali ed economici dell'utilizzazione della rete stradale.

Raccomandazione n. 9

Punto 3 (h) che modifica il paragrafo 11 dell'articolo 7

Testo proposto dalla Commissione

Proposta del Comitato delle regioni

11.

In casi eccezionali di infrastrutture in regioni particolarmente sensibili, in particolare nelle regioni montane, e previa consultazione della Commissione conformemente alla procedura di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 5, è possibile applicare ai pedaggi una maggiorazione per la copertura di un finanziamento incrociato dei costi di investimento di altre infrastrutture di trasporto aventi un elevato interesse europeo lungo il medesimo corridoio e nella medesima zona di trasporto. La maggiorazione non può superare il 25% dei pedaggi. L'applicazione di questa disposizione è assoggettata alla presentazione dei piani finanziari per le infrastrutture di cui trattasi e di un'analisi dei costi e dei benefici per il nuovo progetto di infrastruttura. Nel caso di nuovi progetti transfrontalieri, l'applicazione di tale disposizione è soggetta all'accordo degli Stati membri interessati.

Se ritiene che la maggiorazione prevista non soddisfa le condizioni fissate dal presente paragrafo, la Commissione richiede il parere del comitato di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 1. La Commissione può respingere i piani di tariffazione presentati dallo Stato membro interessato a norma della procedura di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 2.

Quando la Commissione comunica allo Stato membro interessato che intende chiedere il parere del comitato, viene sospeso il termine di 30 giorni di cui all'articolo 2 della decisione del Consiglio citata all'articolo 9 quater, paragrafo 5.

11.

In casi eccezionali di infrastrutture in regioni particolarmente sensibili, in particolare nelle regioni montane e nella zona delle Alpi, limitatamente all'area di applicazione della Convenzione alpina, e previa consultazione della Commissione conformemente alla procedura di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 5, è possibile applicare ai pedaggi una maggiorazione per la copertura di un finanziamento incrociato dei costi di investimento di altre infrastrutture di trasporto aventi un elevato interesse europeo, come pure di misure alternative per la riduzione del traffico stradale e di misure di tutela ambientale, lungo il medesimo corridoio e nella medesima zona di trasporto. La maggiorazione non può superare il 50% 25% dei pedaggi. L'applicazione di questa disposizione è assoggettata alla presentazione dei piani finanziari per le infrastrutture di cui trattasi e di un'analisi dei costi e dei benefici per il nuovo progetto di infrastruttura. Nel caso di nuovi progetti transfrontalieri, l'applicazione di tale disposizione è soggetta all'accordo degli Stati membri interessati.

Se ritiene che la maggiorazione prevista non soddisfa le condizioni fissate dal presente paragrafo, la Commissione richiede il parere del comitato di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 1. La Commissione può respingere i piani di tariffazione presentati dallo Stato membro interessato a norma della procedura di cui all'articolo 9 quater, paragrafo 2.

Quando la Commissione comunica allo Stato membro interessato che intende chiedere il parere del comitato, viene sospeso il termine di 30 giorni di cui all'articolo 2 della decisione del Consiglio citata all'articolo 9 quater, paragrafo 5.

Motivazione

Per definire le regioni sensibili, nella zona alpina, ci si può avvalere dell'area di applicazione della Convenzione alpina. Inoltre il finanziamento incrociato dovrebbe essere possibile non soltanto per migliorare le infrastrutture dei trasporti, ma anche per misure alternative volte alla riduzione del traffico e per misure di protezione dell'ambiente. Infine le maggiorazioni nelle regioni sensibili non dovrebbero limitarsi categoricamente al 25 %, bensì essere più elevate e più flessibili.

Raccomandazione n. 10

Punto 3 (g) che modifica il paragrafo 10 dell'articolo 7

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

10.

Fatti salvi i pedaggi medi ponderati di cui al paragrafo 9, gli Stati membri possono differenziare le aliquote dei pedaggi riscossi in funzione:

a)

dei diversi tipi di autoveicoli, secondo la classe dei danni arrecati alle strade, conformemente all'allegato III, e la classe delle emissioni EURO, conformemente all'allegato 0;

b)

dell'ora del giorno e del livello di congestione, a condizione che nessun pedaggio superi di oltre il 100% del pedaggio imposto durante il periodo del giorno meno costoso;

c)

dell'asse della rete stradale interessato, a seconda della sensibilità della zona sul piano ambientale la densità di popolazione o il rischio di incidenti.

Qualsiasi modulazione dei pedaggi in relazione ai diversi tipi degli autoveicoli, del momento della giornata e del livello di congestione o dell'asse interessato della rete stradale è proporzionale all'obiettivo perseguito.

Entro il 1o luglio 2008, gli Stati membri sono tenuti a fare variare le aliquote dei pedaggi in funzione dell'asse interessato della rete stradale, in conformità con la lettera c).

10.

Fatti salvi i pedaggi medi ponderati di cui al paragrafo 9, gli Stati membri possono differenziare le aliquote dei pedaggi riscossi in funzione:

a)

dei diversi tipi di autoveicoli, secondo la classe dei danni arrecati alle strade, conformemente all'allegato III, e la classe delle emissioni EURO, conformemente all'allegato 0;

b)

del carattere feriale o festivo della giornata e della direzione della circolazione;

b) c)

dell'ora del giorno e del livello di congestione, a condizione che nessun pedaggio superi di oltre il 100 % del pedaggio imposto durante il periodo del giorno meno costoso;

c) d)

dell'asse della rete stradale interessato, a seconda della sensibilità della zona sul piano ambientale la densità di popolazione, la situazione periferica o il rischio di incidenti.

Qualsiasi modulazione dei pedaggi in relazione ai diversi tipi degli autoveicoli, del momento della giornata e del livello di congestione o dell'asse interessato della rete stradale è proporzionale all'obiettivo perseguito.

Entro il 1o luglio 2008, gli Stati membri sono tenuti a fare variare le aliquote dei pedaggi in funzione dell'asse interessato della rete stradale, in conformità con la lettera c).

Motivazione

Se si vogliono impiegare le tariffe come strumento efficace di gestione della domanda è necessario tener conto di tutti i fattori che influenzano l'utilizzazione della rete stradale, compreso ad esempio il carattere feriale o festivo della giornata. In certe fasce orarie dovrebbe inoltre essere possibile modulare la tariffa a seconda della direzione della circolazione.

La limitazione alle differenze nelle aliquote riscosse per la gestione del traffico dovrebbe venir rimossa: a tale limitazione ostacolerebbe l'efficacia dei pedaggi volti ad evitare le congestioni, che in taluni casi dovrebbero venir raddoppiati rispetto ai livelli minimi per poter ottenere una circolazione ragionevolmente fluida. Le autorità competenti dovrebbero poter liberamente fissare livelli efficaci e correlati alle circostanze locali. Il principio guida dovrebbe essere quello della proporzionalità.

Dato che le importazioni e le esportazioni delle regioni più periferiche e meno accessibili dell'UE devono inevitabilmente affrontare percorsi più lunghi, una tariffazione correlata alla distanza percorsa potrebbe avere un impatto sproporzionato sulle economie locali. Per compensare tale impatto dovrebbero venir permesse le modulazioni di aliquota indicate.

Raccomandazione n. 11

Punto 4 che modifica l'articolo 7 ter

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

1.

Fatte salve le disposizioni degli articoli 87 e 88 del Trattato e altre disposizioni del diritto comunitario, istituendo un sistema di pedaggi e/o di diritti di utenza per le infrastrutture, gli Stati membri possono concedere, a titolo compensativo per tali oneri, una riduzione delle aliquote applicabili per la tassa sugli autoveicoli, se del caso, a un livello inferiore alle aliquote minime fissate all'allegato I.

1.

Fatte salve le disposizioni degli articoli 87 e 88 del Trattato e altre disposizioni del diritto comunitario, istituendo un sistema di pedaggi e/o di diritti di utenza per le infrastrutture, gli Stati membri possono concedere, a titolo compensativo per tali oneri, una riduzione delle aliquote applicabili per la tassa sugli autoveicoli. o le tasse sui carburanti, se del caso, a un livello inferiore alle aliquote minime fissate all'allegato I.

Motivazione

La direttiva dovrebbe riconoscere espressamente la facoltà degli Stati membri di ridurre a titolo compensativo le tasse sui carburanti. Tale riduzione rappresenta un sistema più equo per garantire che tutti gli utilizzatori della rete stradale siano trattati imparzialmente, nell'ambito del mercato interno, indipendentemente dalla loro nazionalità.

Raccomandazione n. 12

Punto 6 che modifica l'articolo 8 bis - sopprimere e modificare parte del testo

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

5)

Sono inseriti i seguenti articoli 8 bis e 8 ter:

Articolo 8 bis

1.    Ciascuno Stato membro provvede a designare un'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture.

2.    L'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture controlla il funzionamento del sistema di pedaggi e/o di diritti di utenza in modo da garantirne la trasparenza e la non discriminazione tra gli operatori.

3.    Lasciando impregiudicata l'autonomia dei concessionari privati, l'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture verifica che le entrate derivanti da pedaggi e diritti di utenza per l'uso delle infrastrutture di trasporto siano utilizzate per progetti sostenibili nel settore dei trasporti.

4.    L'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture promuove la creazione di sinergie nel finanziamento, coordinando diverse fonti di finanziamento delle infrastrutture di trasporto.

5.    Gli Stati membri comunicano la Commissione l'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture designata e le relative competenze e responsabilità.

Articolo 8 ter

Gli abbattimenti o le riduzioni eventuali concessi sui pedaggi si limitano al risparmio effettivo realizzato sui costi amministrativi da parte dell'operatore dell'infrastruttura. Per fissare il livello dell'abbattimento, si devono escludere le economie sui costi già comprese nei pedaggi riscossi.

5)

Sono inseriti i seguenti articoli 8 bis e 8 ter:

Articolo 8 bis

1.    Ciascuno Stato membro provvede a designare un'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture.

2.   L'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture controlla il funzionamento del sistema di pedaggi e/o di diritti di utenza in modo da garantirne la trasparenza e la non discriminazione tra gli operatori.

3.   Lasciando impregiudicata l'autonomia dei concessionari privati, l'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture verifica che le entrate derivanti da pedaggi e diritti di utenza per l'uso delle infrastrutture di trasporto siano utilizzate per progetti sostenibili nel settore dei trasporti.

4.   L'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture promuove la creazione di sinergie nel finanziamento, coordinando diverse fonti di finanziamento delle infrastrutture di trasporto.

5.    Gli Stati membri comunicano la Commissione l'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture designata e le relative competenze e responsabilità.

Articolo 8 ter bis

Gli abbattimenti o le riduzioni eventuali concessi sui pedaggi si limitano al risparmio effettivo realizzato sui costi amministrativi da parte dell'operatore dell'infrastruttura. Per fissare il livello dell'abbattimento, si devono escludere le economie sui costi già comprese nei pedaggi riscossi.

Motivazione

L'istituzione di un'autorità indipendente di supervisione delle infrastrutture in ciascuno Stato membro non sembra necessaria. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere le modalità di controllo e di gestione dei finanziamenti e adottare procedure adeguate e trasparenti per dar conto delle tasse prelevate e di come sono spese nel settore dei trasporti.

Raccomandazione n. 13

Punto 6 (b) che modifica l'articolo 9 - modificare il testo

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

b)

Il paragrafo 2 è sostituito dal testo seguente:

2.

Fatto salvo l'articolo 7, le entrate derivanti dai pedaggi e dai diritti di utenza devono essere utilizzate per la manutenzione della relativa infrastruttura stradale e a favore del settore dei trasporti nel suo complesso, considerando altresì lo sviluppo equilibrato delle reti di trasporto.

b)

Il paragrafo 2 è sostituito dal testo seguente:

2.

Fatto salvo l'articolo 7, le entrate derivanti dai pedaggi e dai diritti di utenza devono essere utilizzate per la manutenzione della relativa infrastruttura stradale e a favore del settore dei trasporti nel suo complesso, compresi i modi di trasporto sostenibili alternativi, considerando altresì lo sviluppo equilibrato delle reti di trasporto. In quest'ottica, dette entrate possono essere destinate anche a compensare le perdite derivanti dalla riduzione della tassa di circolazione.

Motivazione

Le possibilità di un finanziamento incrociato per i modi di trasporto alternativi dovrebbero venir riconosciute espressamente in relazione a tutti i tipi di tasse, allo scopo di promuovere modi di trasporto più sostenibili. Ciò non dovrebbe valere solamente «per le zone particolarmente sensibili», nelle quali è possibile applicare aumenti ai pedaggi.

Andrebbe fatto un riferimento alla possibilità di utilizzare i pedaggi per finanziare riduzioni fiscali a titolo compensatorio.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 73 del 23.3.2004, pag. 54.

(2)  Il sistema di bolli (o vignette) è una forma di pedaggio frequentemente utilizzata nell'Unione, soprattutto per la rete autostradale, e permette agli utilizzatori di comprovare l'avvenuto pagamento della tassa esibendo una ricevuta o permesso chiamato bollo (o vignetta).


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/25


Parere del Comitato delle regioni in merito alla «Comunicazione della Commissione al Consiglio: Seguito del Libro bianco “Un nuovo impulso per la gioventù europea” - Proposta di obiettivi comuni in materia di partecipazione e di informazione dei giovani a seguito della risoluzione del Consiglio del 27 giugno 2002 relativa al quadro di cooperazione europea in materia di gioventù»

(2004/C 109/05)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

vista la comunicazione della Commissione al Consiglio: Seguito del Libro bianco «Un nuovo impulso per la gioventù europea» - Proposta di obiettivi comuni in materia di partecipazione e di informazione dei giovani a seguito della risoluzione del Consiglio del 27 giugno 2002 relativa al quadro di cooperazione europea in materia di gioventù, COM(2003) 184 def.,

vista la decisione della Commissione europea, del 14 aprile 2003, di consultarlo sull'argomento ai sensi dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la decisione, adottata il 1o luglio 2003 dal proprio Ufficio di presidenza, di affidare alla commissione Cultura e istruzione l'elaborazione di un parere sull'argomento,

visti il Libro bianco della Commissione europea «Un nuovo impulso per la gioventù europea» (COM(2001) 681 def.) e il proprio parere sull'argomento (CdR 389/2001 fin. (1)),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione relativo all'analisi delle risposte degli Stati membri ai questionari della Commissione sulla partecipazione e l'informazione dei giovani,

visto l'articolo 149 del Trattato CE,

vista la risoluzione del Consiglio del 27 giugno 2002 relativa al quadro di cooperazione europea in materia di gioventù (COM(2001) 681 def.),

vista la risoluzione del Consiglio del 27 giugno 2002 sull'apprendimento permanente (2),

vista la risoluzione del Consiglio del 28 giugno 2001 sulla promozione dello spirito d'iniziativa, dell'intraprendenza e della creatività dei giovani: dall'esclusione all'autonomia,

vista la risoluzione del Consiglio in merito alla cooperazione europea in materia di gioventù del 30 maggio 2002,

visto il proprio progetto di parere (CdR 309/2003 riv. 1), adottato il 5 dicembre 2003 dalla commissione Cultura e istruzione (relatore: Jens KRAMER MIKKELSEN, DK/PSE, sindaco di Copenaghen),

considerando quanto segue:

1.

Per il futuro dell'Europa è importante che la crescente «spoliticizzazione», rilevata soprattutto tra i giovani, nonostante il livello di istruzione sempre più elevato, venga combattuta su tutti i fronti. Da studi sull'argomento emerge che i giovani mostrano il loro impegno democratico in quegli ambiti di attività che sono più vicini ai loro interessi personali.

2.

Le amministrazioni locali e regionali svolgono un ruolo determinante nella politica europea per i giovani, dato che sono proprio questi gli enti più a contatto con le nuove generazioni, e visto che è proprio a questo livello che i giovani cominciano a sperimentare, nella scuola e nel tempo libero, come si interagisce in una società democratica.

3.

La politica europea nei confronti dei giovani dovrà essere una politica coesa, pensata per e con i giovani, che dovrà coinvolgere le autorità ed i settori competenti, utilizzando al meglio le risorse disponibili in questo ambito.

4.

La risoluzione del Consiglio del 24 novembre 2003 relativa al futuro della cooperazione nel settore della gioventù (CONS 14575/03).

5.

L'articolo III-182 del progetto di Trattato, elaborato dalla Convenzione, che istituisce una Costituzione per l'Europa.

6.

La politica europea in materia di gioventù deve essere visibile a tutti i livelli amministrativi e politici e in tutti i paesi, e deve essere trasmessa attraverso il linguaggio ed i canali di comunicazione con cui i giovani hanno maggiore dimestichezza,

ha adottato il seguente parere in data 11 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria.

1.   Osservazioni e raccomandazioni del Comitato delle regioni

1.1

Il Comitato delle regioni sottoscrive l'approccio adottato dalla Commissione quanto allo studio effettuato tramite il questionario, che coinvolge tutti gli Stati membri, inclusi i paesi candidati, e si compiace sia della consultazione del Forum europeo della gioventù sia del documento che ne sintetizza la posizione (3). Tale approccio è una conseguenza positiva del metodo contemplato nel Libro bianco Un nuovo impulso per la gioventù europea (4), nella misura in cui sono coinvolti numerosi giovani, esperti e politici dei vari paesi ad ogni livello.

1.2

Già in precedenti occasioni il Comitato ha espresso compiacimento per l'applicazione del metodo di coordinamento aperto e del principio di sussidiarietà alla politica europea in materia di giovani, a condizione che questo metodo coinvolga appieno gli enti locali e regionali. Per l'avvenire il Comitato chiede quindi di essere consultato, e non semplicemente informato, quando si tratta di prendere iniziative sulla politica che interessa i giovani.

1.3

Il Comitato condivide l'idea della Commissione secondo cui una politica coerente in materia di gioventù, che tenga conto della situazione dei singoli paesi, nonché delle sfide e dei problemi che i giovani di oggi si trovano ad affrontare, può contribuire alla realizzazione degli obiettivi strategici stabiliti in occasione dei Consigli europei di Lisbona e di Barcellona: fare dell'Europa l'economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo.

1.4

Il Comitato concorda con la Commissione nel ritenere che l'istruzione non formale e informale, nonché le azioni di mobilità, costituiscono, accanto all'istruzione ufficiale, un fattore determinante sia per lo sviluppo personale dei giovani sia per la cittadinanza attiva: a queste forme di istruzione deve quindi essere accordata importanza prioritaria nelle politiche in materia di gioventù a livello locale, regionale, nazionale e europeo. A livello europeo tali obiettivi vanno integrati soprattutto nella nuova generazione di programmi, ad esempio il programma Gioventù e il programma Grundtvig (periodo 2006-2012).

Obiettivi comuni per accrescere la partecipazione dei giovani

1.5

Il Comitato condivide l'obiettivo generale della Commissione di delineare ed appoggiare azioni che favoriscano l'esercizio di una cittadinanza attiva dei giovani e rafforzare la loro partecipazione effettiva alla vita democratica, ma ritiene decisivo sottolineare l'importanza di coinvolgere i giovani anche nella formulazione degli obiettivi concreti della politica loro destinata e anche far presente che per «giovani» si intende tutti i «giovani».

1.6

Il Comitato concorda con la Commissione nel rilevare il progressivo allontanamento dalla politica, soprattutto da parte delle nuove generazioni, e invita ad effettuare uno studio approfondito circa i meccanismi all'origine di questo fenomeno, nonché a proporre misure per affrontarne le cause e promuovere un'inversione di tendenza. Queste iniziative andranno intraprese parallelamente all'attuazione di obiettivi comuni per favorire la partecipazione dei giovani alla vita democratica.

Maggiore partecipazione dei giovani alla vita sociale delle comunità locali

1.7

Il Comitato concorda con la Commissione e con la Carta europea sulla partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale del Consiglio d'Europa nel sottolineare il ruolo determinante delle comunità locali, ed esorta i governi degli Stati membri a creare, insieme agli attori locali, condizioni legislative e finanziarie che consentano di lavorare affinché tutti i giovani partecipino alla vita politica delle rispettive comunità locali.

1.8

Per questo motivo il Comitato incoraggia e sostiene la creazione di consigli giovanili a livello locale.

1.9

Il Comitato si compiace degli interventi proposti con l'intento di incoraggiare questa partecipazione, ma ritiene che grande importanza debba essere data al coinvolgimento paritario di uomini e donne in giovane età e debba inoltre essere perseguita la partecipazione di quei gruppi di giovani che, per motivi sociali o etnici, per handicap fisici o mentali o per altre ragioni ancora, incontrano particolari difficoltà nel partecipare alla vita politica. Il Comitato giudica imprescindibile la tutela della parità di accesso ai processi democratici.

1.10

Il Comitato ritiene che una migliore interazione tra, da una parte le ONG private, le associazioni giovanili e quelle per il tempo libero, nonché le associazioni dei genitori e, dall'altra, gli enti pubblici e le istanze politiche, costituisca una premessa fondamentale per la riuscita del progetto di partecipazione. Lo stesso principio vale per la cooperazione tra il livello locale, regionale, nazionale ed europeo.

1.11

Il Comitato si compiace del fatto che la Commissione europea lanci progetti pilota intesi ad accrescere la partecipazione dei giovani (DG EAC 43/03), ed esprime soddisfazione per il grande interesse suscitato. Chiede tuttavia alla Commissione di destinare risorse più ingenti alle prossime tornate di proposte, dato che l'ultima volta è stato possibile finanziare solo una minima parte dei progetti presentati.

Maggiore partecipazione dei giovani ai meccanismi di democrazia rappresentativa

1.12

Il Comitato concorda nel ritenere necessario un cambiamento nella mentalità e nell'atteggiamento non solo dei giovani, ma anche dei politici: il cambiamento dei giovani è infatti possibile soltanto in presenza di un impegno concreto da parte delle istanze politiche. Il dialogo con i giovani deve quindi essere intensificato soprattutto laddove i giovani sono/possono trovarsi nella posizione di partecipare alle decisioni politiche favorendone il coinvolgimento nella progettazione e gestione dei servizi che li riguardano e sperimentando forme di partecipazione attiva della gioventù alla vita della comunità. Le iniziative in tal senso devono essere concrete e contenere, tra l'altro, proposte per un lavoro di raccolta di dati inteso a coinvolgere quei giovani che non sono organizzati in associazioni o altre entità.

1.13

Il Comitato sottolinea l'importanza di mettere a disposizione delle organizzazioni europee dei giovani e delle altre organizzazioni impegnate a promuovere una politica attiva in materia di gioventù strumenti economici che consentano loro una più stretta cooperazione, per potersi scambiare buone pratiche in questo settore. Si compiace quindi della Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce un programma d'azione comunitario per la promozione degli organismi attivi a livello europeo nel settore della gioventù (5).

1.14

Il Comitato conviene sul fatto che le condizioni socioeconomiche, le differenze di istruzione, le circostanze etnico-culturali, le differenze di genere e gli handicap fisici o mentali impediscano a molti giovani di partecipare ai processi democratici. È quindi determinante che, al di là delle attività di mainstreaming, vengano investite, soprattutto a livello locale, risorse per indagare sui motivi più profondi alla base della scarsa partecipazione di tali giovani, e che si lancino iniziative atte a prevenire e correggere i fattori negativi individuati.

1.15

È per questo motivo che il Comitato appoggia energicamente l'idea che l'articolo III-182 del progetto di Costituzione per l'Europa proponga di completare le disposizioni dei Trattati attualmente in vigore nel settore della politica sulla gioventù, in modo da sottolineare che l'Unione mira ad incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita democratica dell'Europa.

Imparare a partecipare

1.16

Il Comitato concorda nel ritenere che l'istruzione, nelle sue varie dimensioni, cioè non formale (ossia le iniziative che facilitano l'accesso all'istruzione per le popolazioni svantaggiate), formale o informale (ad esempio Second Chance Schools, ovvero scuole «della seconda opportunità», o iniziative analoghe, che appoggiano una visione olistica della persona), sia una delle pietre miliari per sviluppare nei giovani la capacità di partecipare ai processi democratici: spetta quindi alle autorità nazionali, regionali e locali strutturare le politiche dell'istruzione, orientandole concretamente verso un'istruzione di tipo decisamente democratico.

1.17

Come la Commissione, anche il Comitato ritiene importante che i giovani comprendano e sperimentino la democrazia rappresentativa, e invita ad attuare misure e iniziative concrete, organizzando, ad esempio, giornate dedicate alla politica per la gioventù e attivando, nei luoghi dove i giovani si trovano (scuole, centri giovanili, ecc.) e/o a livello cittadino, strumenti di democrazia partecipativa.

1.18

Il Comitato ritiene che la cosiddetta «eredità sociale» condizioni in maniera determinante anche la capacità e la volontà di partecipare ai processi democratici. Chiede quindi che, nel coordinare l'istruzione formale con quella non formale e informale, si tenga conto, quanto più possibile, dell'effettiva partecipazione dei genitori e delle famiglie.

1.19

Anche il Comitato ritiene necessario approfondire la ricerca sulle cause di emarginazione dei gruppi di giovani per motivi legati, tra l'altro, alla suddetta «eredità sociale», e invita a prendere iniziative concrete a livello europeo, incluso il benchmarking.

1.20

Il Comitato condivide l'idea della Commissione secondo cui l'informazione dei giovani si rivolge, in linea di principio, ad almeno due gruppi destinatari: (1) i giovani stessi e (2) gli adulti che con essi hanno contatti. Quando si diffondono le informazioni, è quindi importante essere ben consapevoli dei destinatari, in modo da orientare la divulgazione, la forma, il mezzo di diffusione ed il contenuto delle informazioni stesse. Si dovranno in particolare prevedere servizi d'informazione, orientamento e consulenza specificamente dedicati ai giovani (informagiovani).

1.21

Il Comitato conviene che spetta sia agli Stati membri sia agli enti locali e regionali diffondere le informazioni su e per i giovani, ma sottolinea che sono soprattutto il livello locale e quello regionale, come principali responsabili dell'attuazione, a dover essere coinvolti quanto più possibile nell'ideazione della strategia.

Migliorare l'accesso dei giovani ai servizi d'informazione

1.22

Il Comitato prende atto delle conclusioni raggiunte dalla Commissione circa l'analisi dei servizi d'informazione per i giovani negli Stati membri, molti dei quali mostrano diverse lacune sotto il profilo della qualità, del coordinamento tra i livelli europeo, nazionale, regionale e locale, e della fruibilità. Conviene quindi sulla necessità di un sensibile miglioramento in questo senso, soprattutto quando i destinatari sono i gruppi di giovani più svantaggiati, tra cui i portatori di handicap fisici o mentali. Questi servizi d'informazione devono coinvolgere attivamente le attività di ricerca di informazioni e puntare sulla partecipazione dei giovani stessi.

1.23

Pur condividendo le azioni proposte circa il coordinamento delle varie istanze d'informazione, nonché l'opportunità di una più stretta cooperazione sia verticale che orizzontale a livello europeo, il Comitato ritiene che manchino indicazioni concrete su come attuare queste iniziative.

1.24

Per quanto riguarda l'informazione dei gruppi più svantaggiati, il Comitato ritiene che, ancor prima di attivarsi per garantire loro pari opportunità di accesso, si devono conoscere i risultati della ricerca in merito ai fattori che ne fanno un gruppo sfavorito.

Offrire informazioni di qualità

1.25

Il Comitato accoglie con favore la proposta della Commissione di istituire un codice normativo nel settore dei servizi d'informazione e consulenza destinati ai giovani, definendo tra l'altro criteri di qualità comuni e meccanismi di controllo della qualità. Ritiene tuttavia necessario effettuare un'analisi comparativa (benchmarking) dell'impatto. Operando con un codice normativo comune si rafforza automaticamente la dimensione europea.

1.26

Come la Commissione, anche il Comitato ritiene necessario migliorare la formazione del personale attivo nel settore dell'informazione. Sarebbe soprattutto opportuno includere nei programmi in questo campo l'avvicinamento all'universo dei giovani ed alle loro modalità di comunicazione, in rapida evoluzione, dove le nuove tecnologie, inclusi SMS e Internet, svolgono un ruolo determinante.

Maggior coinvolgimento dei giovani nell'elaborazione e nella divulgazione delle informazioni

1.27

Il Comitato delle regioni, pur condividendo la proposta della Commissione di coinvolgere le organizzazioni giovanili, e in generale i giovani, nel pianificare e attuare le strategie d'informazione, tiene a sottolineare l'importanza di far partecipare le minoranze (etniche o di altro tipo) alla raccolta, produzione e diffusione d'informazioni, destinate soprattutto ai giovani esclusi.

1.28

Il Comitato si compiace che la Commissione intenda realizzare gli obiettivi comuni avvalendosi del metodo di coordinamento aperto, in maniera flessibile e tenendo conto del principio di sussidiarietà, e provvedendo al relativo follow-up.

1.29

Il Comitato chiede che sia definito e rispettato il ruolo attivo degli enti locali e regionali per quanto riguarda lo scambio di esperienze e di buone prassi, nonché la partecipazione ai frequenti incontri transnazionali previsti.

1.30

Invita inoltre gli Stati membri a consultarsi con gli enti locali e regionali per la stesura, prevista per il 2005, delle relazioni nazionali sullo stato di attuazione delle due priorità «partecipazione» e «informazione», sulla base delle quali la Commissione predisporrà una relazione intermedia all'attenzione del Consiglio.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 287 del 22.11.2002, pag. 6.

(2)  GU C 163 del 9.7.2003.

(3)  Implementing common objectives to enhance the participation of young people and improve information for young people (25 e 26 aprile 2003).

(4)  (COM(2001) 681 def.)

(5)  COM(2003) 272 def.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/29


Parere del Comitato delle regioni in merito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento

(2004/C 109/06)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

VISTA la «Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento» (COM(2003) 550 def. – 2003/0210 (COD)),

VISTA la decisione, presa dal Consiglio il 3 ottobre 2003, di consultarlo a norma dell'articolo 175, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

VISTA la decisione, presa dal proprio Ufficio di presidenza il 19 giugno 2003, d'incaricare la commissione Sviluppo sostenibile di elaborare un parere sull'argomento,

VISTO il proprio parere in merito alla «Proposta di direttiva del Consiglio che istituisce un quadro per la politica comunitaria in materia di acque» (CdR 171/97 fin (1)),

VISTA la «Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque»,

VISTO il proprio parere in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul sesto programma di azione per l'ambiente della Comunità europea «Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta - Sesto programma di azione per l'ambiente» e alla «Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma comunitario di azione in materia di ambiente» 2001-2010, (CdR 36/2001 fin (2)),

VISTO il proprio progetto di parere (CdR 240/2003 riv. 1), adottato il 12 dicembre 2003 dalla commissione Sviluppo sostenibile (relatore: Johannes Flensted-Jensen, presidente del consiglio provinciale di Århus, DK/PSE),

CONSIDERANDO QUANTO SEGUE:

1)

Le acque sotterranee, che rappresentano una risorsa preziosa ma messa a repentaglio dall'inquinamento, svolgono un ruolo fondamentale per la qualità dell'ambiente in numerosi corpi idrici e aree naturali terrestri, per la produzione industriale e agricola, nonché come fonte di approvvigionamento di acqua potabile;

2)

la protezione della quantità e della qualità delle acque sotterranee deve quindi avere una grande rilevanza nelle politiche sia nazionali che europee: sono necessarie iniziative comunitarie che armonizzino quanto più possibile la regolamentazione del settore, tenendo conto delle grandi differenze naturali che si riscontrano in tutta l'Europa nelle zone in cui sono presenti corpi idrici sotterranei;

3)

la quantità delle acque sotterranee è un argomento già affrontato nella direttiva quadro: per questo motivo la direttiva sulle acque sotterranee si incentra sulla loro qualità,

ha adottato l'11 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria, il seguente parere:

1.   Il punto di vista del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

1.1

ritiene che la proposta della Commissione su una nuova direttiva in materia di acque sotterranee nonché sulla direttiva quadro, che è la direttiva «madre», esprima una strategia globale ragionevole sotto il profilo sia ambientale che socioeconomico, che punta sulla prevenzione dell'inquinamento e sul recupero ambientale;

1.2

condivide, in quest'ottica, la proposta per una nuova direttiva sulle acque, ritenendo che essa integri opportunamente le disposizioni della direttiva quadro in materia di acque sotterranee;

1.3

si compiace che la proposta non contenga una lista esaustiva di norme qualitative europee espresse sotto forma di valori limite relativi alla quantità di varie sostanze inquinanti presenti nelle acque sotterranee, e che si limiti invece ad indicare i valori limite validi per le sostanze per le quali già esistono atti giuridici comunitari, quali ad esempio la direttiva sui nitrati e quelle sui pesticidi e sui biocidi;

1.4

osserva con soddisfazione che, invece di adottare norme qualitative comunitarie, gli Stati membri stabiliranno valori limite per le varie sostanze inquinanti (naturali o sintetiche) presenti nelle acque sotterranee, sulla base dei criteri esposti nella direttiva;

1.5

condivide il fatto che la direttiva definisca un elenco minimo di sostanze per le quali gli Stati membri devono stabilire valori limite;

1.6

reputa ragionevole adottare una procedura in base alla quale la Commissione, sulla base di relazioni presentate dagli Stati membri, possa pronunciarsi sull'opportunità o meno di proporre l'introduzione di norme qualitative europee come componente di un'ulteriore armonizzazione del settore;

1.7

presuppone che il Comitato venga coinvolto nell'eventuale modifica dell'allegato I alla direttiva, che espone le norme europee di qualità;

1.8

ritiene necessario che le norme europee di qualità attuali e future possano essere rese più restrittive a livello nazionale, per proteggere le acque superficiali;

1.9

desidera sottolineare la necessità che, nel classificare i corpi idrici e nell'ideare la rete di monitoraggio, gli Stati membri garantiscano che il raffronto della qualità delle acque sotterranee faccia riferimento a parametri omogenei, quali, ad esempio, condizioni geologiche o di ossidoriduzione comparabili.

2.   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

2.1

raccomanda che dalla direttiva emerga che i valori soglia nazionali potranno essere resi più restrittivi dalle autorità responsabili del distretto idrografico, qualora ciò si riveli necessario per conseguire gli obiettivi ambientali di cui alla direttiva quadro nelle varie regioni dove sono localizzati i corpi idrici;

2.2

raccomanda che, nel caso di sostanze presenti naturalmente, laddove non siano conosciuti i livelli di fondo nei corpi idrici sotterranei, questi livelli vengano definiti in base alle stime professionali più autorevoli, finché non saranno resi disponibili dati di controllo. In alcuni casi i livelli di fondo naturali saranno tuttavia difficilmente individuabili;

2.3

raccomanda che gli Stati membri garantiscano che per individuare le tendenze in aumento significative e durature in un corpo idrico sotterraneo o in un gruppo di corpi idrici sotterranei ci si basi su punti di monitoraggio comparabili;

2.4

raccomanda che il fosforo venga incluso nell'elenco minimo di cui all'allegato III, parte A.1, della proposta di direttiva: si tratta in effetti di una sostanza che, con ogni evidenza, costituisce una minaccia alla qualità chimica delle acque sotterranee;

2.5

raccomanda che qualora i siti contaminati non possano essere gestiti in maniera equilibrata in base all'articolo 4, paragrafi 4 e 5, della direttiva quadro sulle acque, queste disposizioni vengano modificate appena se ne presenterà l'occasione. Nella stessa circostanza si dovrà poi riflettere sull'opportunità di introdurre il concetto di «zone di gestione del rischio» nei piani di gestione delle acque per le regioni dove sono localizzati i corpi idrici, dato che il concetto si riferisce sia agli aspetti ecologici ed economici che alla fattibilità pratica;

2.6

raccomanda che l'articolo 4, paragrafo 3, della direttiva sulle acque sotterranee specifichi chiaramente a quale Comitato sarà richiesto un parere in caso di modifica dell'allegato I della direttiva stessa;

2.7

raccomanda che il Comitato delle regioni venga coinvolto quanto più possibile nella futura modifica della direttiva sulle acque sotterranee, che prevede, tra l'altro, un adattamento sostanziale degli allegati II-IV: in molti casi gli enti locali e regionali dispongono infatti di una grande esperienza tecnico-amministrativa in materia di acque sotterranee, e gli Stati membri dovrebbero essere invitati a farne tesoro per i futuri lavori sulla direttiva;

2.8

riconosce che la proposta di direttiva, inserendosi nel contesto della direttiva che istituisce un quadro per la politica comunitaria in materia di acque, comporterà pesanti ricadute finanziarie per gli Stati membri e insiste affinché le disposizioni finanziarie, sia nuove che preesistenti, tengano conto dell'onere economico che gli Stati membri sosterranno per soddisfare gli obiettivi ambientali della direttiva quadro sulle acque;

2.9

propone, alla luce di quanto sopra, le seguenti modifiche concrete:

Raccomandazione 2.1

Articolo 4, paragrafo 1

Proposta della Commissione

Proposta di emendamento del CdR

1.

Attenendosi al processo di caratterizzazione prescritto dall'articolo 5 della direttiva 2000/60/CE e ai punti 2.1 e 2.2 del suo allegato II, in conformità della procedura descritta all'allegato II della presente direttiva e tenendo conto dei costi economici e sociali, gli Stati membri stabiliscono, entro il 22 dicembre 2005, valori soglia per ciascuno degli inquinanti che sul loro territorio sono stati individuati come fattori che contribuiscono alla caratterizzazione di corpi o gruppi di corpi idrici sotterranei come a rischio.

Gli Stati membri stabiliscono, come minimo, valori soglia per gli inquinanti di cui alle parti A.1 e A.2 dell'allegato III alla presente direttiva. Questi valori soglia sono tra l'altro usati per effettuare l'esame dello stato delle acque sotterranee, come previsto dall'articolo 5, paragrafo 2 della direttiva 2000/60/CE.

1.

Attenendosi al processo di caratterizzazione prescritto dall'articolo 5 della direttiva 2000/60/CE e ai punti 2.1 e 2.2 del suo allegato II, in conformità della procedura descritta all'allegato II della presente direttiva e tenendo conto dei costi economici e sociali, gli Stati membri stabiliscono, entro il 22 dicembre 2005, valori soglia per ciascuno degli inquinanti che sul loro territorio sono stati individuati come fattori che contribuiscono alla caratterizzazione di corpi o gruppi di corpi idrici sotterranei come a rischio.

Gli Stati membri stabiliscono, come minimo, valori soglia per gli inquinanti di cui alle parti A.1 e A.2 dell'allegato III alla presente direttiva. Questi valori soglia sono tra l'altro usati per effettuare l'esame dello stato delle acque sotterranee, come previsto dall'articolo 5, paragrafo 2 della direttiva 2000/60/CE.

Se gli Stati membri scelgono di definire valori soglia nazionali, le autorità locali responsabili della gestione delle acque devono avere la facoltà di rendere tali valori più restrittivi, qualora ciò si renda necessario per soddisfare gli obiettivi ambientali della direttiva quadro nei distretti idrografici interessati.

Motivazione

Se gli Stati membri scelgono di definire valori soglia a livello nazionale, le autorità responsabili dei distretti idrografici devono avere la facoltà di rendere tali valori più restrittivi in funzione della sensibilità delle aree dei loro rispettivi distretti, qualora ciò si renda necessario per soddisfare gli obiettivi ambientali stabiliti. Tale precisazione corrisponde alla logica della direttiva quadro e può vantaggiosamente essere inserita nella direttiva quadro sulle acque sotterranee.

Raccomandazione 2.2

Allegato III, parte B, punto 2.2

Proposta della Commissione

Proposta di emendamento del CdR

2.2

Il rapporto tra i valori soglia e, nel caso di sostanze presenti naturalmente, i livelli di fondo osservati.

2.2

Il rapporto tra i valori soglia e, nel caso di sostanze presenti naturalmente, i livelli di fondo osservati. Nella misura in cui, nel caso di sostanze presenti naturalmente, i livelli di fondo nei corpi idrici sotterranei non siano conosciuti, essi saranno definiti in base alle valutazioni professionali più autorevoli.

Motivazione

In diversi casi i livelli di fondo non possono essere accertati prima di un periodo di monitoraggio piuttosto lungo, e, per alcuni gruppi di corpi idrici sotterranei, può inoltre essere difficile poter misurare un livello di fondo naturale. In entrambe le situazioni sarà necessario stabilire livelli di fondo sulla base delle valutazioni professionali più autorevoli.

Raccomandazione 2.3

Allegato IV, punto 1.2, lettera (a)

Proposta della Commissione

Proposta di emendamento del CdR

(a)

la valutazione è basata sulla media aritmetica dei valori medi dei singoli punti di monitoraggio in ciascun corpo o gruppi di corpi idrici sotterranei, calcolata secondo una frequenza di monitoraggio trimestrale, semestrale o annuale.

(a)

la valutazione è basata sulla media aritmetica dei valori medi dei singoli punti di monitoraggio in ciascun corpo o gruppi di corpi idrici sotterranei, calcolata secondo una frequenza di monitoraggio trimestrale, semestrale o annuale. È necessario garantire che i punti di monitoraggio siano comparabili.

Motivazione

Le condizioni chimiche naturali delle acque sotterranee sono molto diverse, sia tra i vari corpi idrici sotterranei che all'interno dello stesso corpo: si rilevano ad esempio differenze tra le caratteristiche chimiche negli strati più superficiali o più profondi di un corpo idrico sotterraneo. Una valutazione attendibile presuppone quindi che i punti di monitoraggio siano comparabili, ad esempio, sotto il profilo delle condizioni geologiche o di ossidoriduzione.

Raccomandazione 2.4

Allegato III, parte A.1

Proposta della Commissione

Proposta di emendamento del CdR

Ammonio

Arsenico

Cadmio

Cloruro

Piombo

Mercurio

Solfato

Ammonio

Arsenico

Cadmio

Cloruro

Piombo

Mercurio

Solfato

Fosforo

Motivazione

Il fosforo è una sostanza che rappresenta un'evidente minaccia per la qualità chimica delle acque sotterranee.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 180 dell'11.6.1998, pag. 38.

(2)  GU C 357 del 14.12.2001, pag. 44.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/33


Parere del Comitato delle regioni dell'11 febbraio 2004 in merito alla Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive

(2004/C 109/07)

Il Comitato delle regioni,

VISTA la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive (COM(2003) 319 def. - 2003/0107 (COD)),

VISTA la decisione del Consiglio, del 20 giugno 2003, di consultarlo a norma dell'articolo 175, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

VISTA la decisione del proprio Presidente, del 4 dicembre 2002, di incaricare la commissione Sviluppo sostenibile di elaborare un parere in materia,

VISTA la comunicazione della Commissione «Sicurezza delle attività minerarie: situazione dopo i recenti incidenti» (COM(2000) 664 def.),

VISTA la risoluzione del Parlamento europeo sulla comunicazione della Commissione concernente la sicurezza delle attività minerarie: situazione dopo i recenti incidenti (COM(2000) 664 def. - C5-0013/2001-2001/2005(COS)),

VISTA la relazione della Commissione contenuta nella proposta di modifica della direttiva Seveso II (COM(2001) 624 def.),

VISTA la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque (direttiva quadro sulle acque),

VISTA la direttiva 76/464/CEE del Consiglio, del 4 maggio 1976, concernente l'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose scaricate nell'ambiente idrico della Comunità,

VISTA la direttiva 80/68/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1979, concernente la protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento provocato da certe sostanze pericolose,

VISTA la direttiva 85/337/CEE del Consiglio concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici, modificata dalla direttiva 97/11/CE del 3 marzo 1997 (direttiva VIA),

VISTA la direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio,

VISTA la direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (direttiva IPPC),

VISTA la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose (direttiva Seveso II),

VISTA la direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti (direttiva quadro sui rifiuti), così come modificata dalla direttiva 91/156/CEE,

VISTA la direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999, relativa alle discariche di rifiuti (direttiva sulle discariche),

VISTE le sentenze della Corte di giustizia del 18 aprile 2002 (causa C-9/00) e dell'11 settembre 2003 (causa C-114/01),

VISTA la decisione del Consiglio relativa alla conclusione della Convenzione sugli effetti transfrontalieri degli incidenti industriali (1),

VISTA la comunicazione della Commissione «Promuovere lo sviluppo sostenibile nell'industria estrattiva non energetica dell'UE» (COM(2000) 265 def.),

VISTO il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 7 luglio 2003, concernente la quarta relazione annuale sull'attuazione e il rispetto della normativa comunitaria in campo ambientale (2002) (SEC(2003) 804),

VISTO il progetto di parere (CdR 330/2003) adottato il 12 dicembre 2003 dalla commissione Sviluppo sostenibile (relatrice: Gabriela SIKORA, membro del parlamento del Land Renania settentrionale - Vestfalia (DE/PSE)),

ha adottato all'unanimità l'11 febbraio 2004, nel corso della 543a sessione plenaria, il seguente parere:

1.   Osservazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni (CdR)

1.1

accoglie con favore, in linea di principio, la proposta della Commissione di istituire un quadro giuridico specifico, mediante una direttiva, sulla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive nell'UE. Anche a causa dell'imminente allargamento, la definizione di requisiti minimi uniformi per la gestione dei rifiuti è opportuna per l'ambiente, e quindi anche per la salute e il benessere dei cittadini che vivono nella Comunità;

1.2

ammette che, per le industrie estrattive, la direttiva comporta costi che possono avere pesanti conseguenze economiche. È pertanto necessario tener conto dell'impatto sociale che ne deriva per i cittadini e per le regioni;

1.3

richiama l'attenzione sul fatto che l'impegno amministrativo e i relativi costi per le amministrazioni degli Stati membri, ma anche per le imprese, non devono essere sproporzionati;

1.4

reputa che, tenuto conto dei summenzionati aspetti e al fine di garantire una legislazione europea uniforme e strutturata in modo sistematico e di evitare incongruenze,

la direttiva non dovrebbe prevedere disposizioni già disciplinate in via definitiva a livello comunitario,

la definizione di «rifiuti» debba essere compatibile con la direttiva 75/442/CEE (direttiva quadro sui rifiuti) in combinato disposto con la recente giurisprudenza della Corte di giustizia,

il principio di sviluppo sostenibile debba essere rigorosamente rispettato e

l'industria mineraria non debba essere svantaggiata rispetto ad altri settori produttori di rifiuti.

2.   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

Raccomandazione 1

Considerando 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

In conformità degli obiettivi perseguiti dalla politica comunitaria in materia di ambiente, è necessario fissare requisiti minimi per prevenire o ridurre, per quanto possibile, qualsiasi effetto negativo sull'ambiente o sulla salute umana derivante dalla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive, come gli sterili (cioè i solidi che rimangono dopo il trattamento di minerali con varie tecniche), la roccia sterile e lo strato di copertura (cioè il materiale rimosso con le operazioni di estrazione per accedere ad un giacimento o un corpo minerario) e il topsoil (cioè lo strato più superficiale del terreno).

In conformità degli obiettivi perseguiti dalla politica comunitaria in materia di ambiente, è necessario fissare requisiti minimi per prevenire o ridurre, per quanto possibile, qualsiasi effetto negativo sull'ambiente o sulla salute umana derivante dalla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive, come gli sterili (cioè i quelli risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento e dall'ammasso di materie prime. solidi che rimangono dopo il trattamento di minerali con varie tecniche), la roccia sterile e lo strato di copertura (cioè il materiale rimosso con le operazioni di estrazione per accedere ad un giacimento o un corpo minerario) e il topsoil (cioè lo strato più superficiale del terreno).

Motivazione

Menzionando vari materiali quale esempio di rifiuti minerari tipici si dà l'impressione errata che si tratti sempre di rifiuti. Una tale classificazione è però in contrasto con la definizione di rifiuti di cui nella direttiva 75/442/CEE (direttiva quadro sui rifiuti) - decisiva anche per la proposta di direttiva all'esame (art. 3, punto 1) - e con i criteri di valutazione applicabili all'estrazione di materie prime sviluppati dalla Corte di giustizia nelle sue sentenze del 18.4.2002 (causa C-9/00) e dell'11.9.2003 (causa C-114/01). Quali singoli materiali o sostanze vadano considerati rifiuti viene stabilito solo in base ai criteri della direttiva sui rifiuti e tenuto conto delle condizioni specifiche. Ai sensi della definizione di cui nella direttiva sui rifiuti, alla «roccia sterile», allo «strato di copertura» e al «topsoil» non va conferita la qualifica di rifiuto se, come generalmente avviene, vengono riutilizzati subito dopo la loro produzione, senza venir trasformati.

Raccomandazione 2

Considerando 5

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

La presente direttiva deve pertanto disciplinare la gestione dei rifiuti provenienti dalle industrie estrattive onshore. Le disposizioni devono anche rispecchiare i principi e le priorità contenuti nella direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti che, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera b) ii), continua ad applicarsi a tutti gli aspetti della gestione dei rifiuti delle industrie estrattive che non rientrano nella presente direttiva.

La presente direttiva deve pertanto disciplinare la gestione dei rifiuti provenienti dalle industrie estrattive onshore. Le disposizioni devono anche rispecchiare i principi e le priorità contenuti nella direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975, relativa ai rifiuti che, ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, lettera b) ii), continua ad applicarsi a tutti gli aspetti della gestione dei rifiuti delle industrie estrattive che non rientrano nella presente direttiva. I rifiuti delle industrie estrattive rientrano nella presente direttiva se soddisfano la definizione di cui all'articolo 1, lettera a), della direttiva 75/442/CEE. In tale contesto si deve tener conto dei principi generali stabiliti dalle sentenze della Corte di giustizia del 18 aprile 2002 (causa C-9/00) e dell'11 settembre 2003 (causa C-114/01).

Motivazione

Questa aggiunta è intesa a chiarire che, in linea generale, la direttiva si applica solo ai rifiuti che soddisfano la definizione di «rifiuto» di cui alla direttiva quadro sui rifiuti. Inoltre, per ragioni di chiarezza giuridica, va menzionata anche la più recente giurisprudenza della Corte di giustizia circa i criteri in base ai quali il materiale roccioso prodotto durante le operazioni di estrazione delle materie prime va considerato un rifiuto. Ciò è in linea anche con la posizione della Commissione che, nella nota 21 della sua comunicazione, fa riferimento alla prima delle due summenzionate sentenze della Corte di giustizia.

Raccomandazione 3

Considerando 8

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Analogamente, le disposizioni della presente direttiva non devono applicarsi ai rifiuti derivanti dall'estrazione e dal trattamento di risorse minerarie in alto mare, al deposito di terra non inquinata o ai rifiuti derivanti dalla prospezione di risorse minerali, mentre ai rifiuti inerti non pericolosi derivanti dall'estrazione e dal trattamento delle risorse minerali si applicano solo alcune disposizioni, visti i minori rischi ambientali che tali rifiuti comportano.

Analogamente, le disposizioni della presente direttiva non devono applicarsi ai rifiuti derivanti dall'estrazione e dal trattamento di risorse minerarie in alto mare, al deposito di terra non inquinata o ai rifiuti derivanti dalla prospezione di risorse minerali, mentre ai rifiuti inerti non pericolosi derivanti dall'estrazione e dal trattamento delle risorse minerali si applicano solo alcune disposizioni, visti i minori rischi ambientali che tali rifiuti comportano. Inoltre, le disposizioni della presente direttiva non devono applicarsi alle attività contemplate all'articolo 11, paragrafo 3, lettera j), della direttiva quadro sulle acque e disciplinate in via definitiva in tale sede.

Motivazione

Si tratta di una precisazione. Le attività di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettera j), della direttiva quadro sulle acque non rientrano comunque nel campo di applicazione della proposta di direttiva all'esame, in quanto non si tratta di gestione dei rifiuti ma di reintroduzione delle acque estratte da miniere nelle acque sotterranee.

Raccomandazione 4

Considerando 10

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Al fine di rispettare i principi e le priorità della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, ed in particolare gli articoli 3 e 4, gli Stati membri sono tenuti a garantire che gli operatori impegnati nell'industria estrattiva facciano tutto il necessario per prevenire o ridurre il più possibile le ripercussioni negative, effettive o potenziali, sull'ambiente o sulla salute umana connesse alla gestione dei rifiuti generati dalle industrie estrattive.

Al fine di rispettare i principi e le priorità della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, ed in particolare gli articoli 3 e 4, gli Stati membri sono tenuti a garantire che gli operatori impegnati nell'industria estrattiva, tenuto conto della sostenibilità, facciano tutto il necessario per prevenire o ridurre il più possibile le ripercussioni negative, effettive o potenziali, sull'ambiente o sulla salute umana connesse alla gestione dei rifiuti generati dalle industrie estrattive.

Motivazione

Ai sensi della normativa comunitaria l'obiettivo della direttiva all'esame, quale formulato nel decimo considerando, è subordinato ai tre pilastri della sostenibilità. Questo aspetto va esplicitato nel considerando.

Raccomandazione 5

Articolo 2, paragrafo 1 (Campo di applicazione)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Nel rispetto delle disposizioni del paragrafo 2, la presente direttiva si applica alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive, di seguito «rifiuti di estrazione», cioè ai rifiuti derivanti dalle attività di estrazione, trattamento e ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave.

Nel rispetto delle disposizioni del paragrafo 2, La presente direttiva si applica alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive, di seguito «rifiuti di estrazione», cioè ai rifiuti ai sensi dell'articolo 1, lettera a), in combinato disposto con l'articolo 2, paragrafo 1, lettera b), punto ii), della direttiva 75/442/CEE, e ai rifiuti derivanti dalle attività di prospezione, estrazione, trattamento e ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave.

Motivazione

Il presente emendamento è inteso a chiarire che il concetto di «rifiuto» deve corrispondere a quello previsto dalla direttiva quadro sui rifiuti e dalle sentenze pronunciate su tale base dalla Corte di giustizia.

Raccomandazione 6

Articolo 2, paragrafo 2 (Campo di applicazione)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Sono esclusi dal campo di applicazione della presente direttiva:

a)

i rifiuti prodotti durante l'estrazione e il trattamento di risorse minerali, ma che non derivano direttamente da tali operazioni, quali, ad esempio, i rifiuti alimentari, gli oli usati, i veicoli fuori uso, le batterie usate e gli accumulatori;

b)

i rifiuti derivanti dalle attività di estrazione e di trattamento in alto mare delle risorse minerali;

c)

il deposito di terra non inquinata derivante dalle operazioni di estrazione, trattamento e stoccaggio delle risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave;

d)

i rifiuti prodotti in un sito di estrazione o di trattamento e trasportati in altra sede per essere depositati sul terreno o interrati;

e)

i rifiuti derivanti dalla prospezione di risorse minerali.

Sono esclusi dal campo di applicazione della presente direttiva:

a)

i rifiuti prodotti durante l'estrazione e il trattamento di risorse minerali, ma che non derivano direttamente da tali operazioni, quali, ad esempio, i rifiuti alimentari, gli oli usati, i veicoli fuori uso, le batterie usate e gli accumulatori;

b)

i rifiuti derivanti dalle attività di estrazione e di trattamento in alto mare delle risorse minerali;

c)

il deposito di terra non inquinata derivante dalle operazioni di estrazione, trattamento e stoccaggio delle risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave;

d)

i rifiuti prodotti in un sito di estrazione o di trattamento e trasportati in altra sede, esterna all'industria estrattiva, per essere depositati sul terreno o interrati;.

e)

i rifiuti derivanti dalla prospezione di risorse minerali.

Motivazione

Per quanto riguarda la lettera a) L'enumerazione riportata a titolo di esempio va soppressa in quanto le singole circostanze sono decisive per stabilire se si tratta o meno di rifiuti tipici delle attività estrattive.

Per quanto riguarda la lettera c) Il testo della lettera c) dovrebbe confluire nelle disposizioni del paragrafo 3. A tale proposito cfr. la motivazione relativa al paragrafo 3.

Per quanto riguarda la lettera d) Anche i rifiuti che per lo smaltimento vengono trasportati in un'altra industria estrattiva dovrebbero rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva. In caso contrario lo smaltimento centralizzato di rifiuti provenienti da diverse industrie estrattive, che di fatto è una prassi comune, sarebbe ingiustamente disciplinato dalle norme generali in materia di rifiuti, mentre ai rifiuti smaltiti nell'azienda che li ha prodotti si applicherebbe la presente direttiva. Questo non è giustificato né da un punto di vista oggettivo né per motivi ambientali.

Il presente emendamento chiarisce che l'obiettivo della direttiva è quello di applicare le norme generali in materia di rifiuti ai rifiuti minerari che vengono smaltiti all'esterno dell'industria estrattiva.

Per quanto riguarda la lettera e) Per ragioni di sistematicità giuridica, i rifiuti derivanti dalla prospezione dovrebbero rientrare nel campo di applicazione della presente direttiva in quanto sono esplicitamente esclusi da quello della direttiva quadro sui rifiuti.

Raccomandazione 7

Articolo 2, paragrafo 3 (Campo di applicazione)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Al deposito di rifiuti inerti non pericolosi si applicano solo le disposizioni dell'articolo 5, paragrafi 1 e 2, dell'articolo 11, paragrafo 2, lettere da a) ad e) e dell'articolo 13, paragrafo 1, lettere da a) a c) della presente direttiva.

Al deposito di rifiuti inerti non pericolosi si applicano solo le disposizioni dell'articolo 5, paragrafi 1 e 2, dell'articolo 11, paragrafo 2, lettere da a) ad e) e dell'articolo 13, paragrafo 1, lettere da a) a c) della presente direttiva. Le disposizioni della presente direttiva non si applicano al deposito di terra non inquinata e di rifiuti inerti non pericolosi derivanti dalle operazioni di estrazione, trattamento e stoccaggio delle risorse minerarie e dallo sfruttamento delle cave.

Le disposizioni della presente direttiva non si applicano al deposito di terra non inquinata e di rifiuti inerti non pericolosi derivanti dalle operazioni di estrazione, trattamento e stoccaggio delle risorse minerarie e dallo sfruttamento delle cave.

Motivazione

Alla terra non inquinata e ai rifiuti inerti non pericolosi non si applica neanche la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti. Pertanto non vi è motivo di far rientrare tali rifiuti nel campo di applicazione della direttiva all'esame. In virtù del principio di sussidiarietà, tali rifiuti dovrebbero essere disciplinati solo dalle disposizioni nazionali.

Raccomandazione 8

Articolo 2, paragrafo 4 (Campo di applicazione)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Fatte salve altre normative comunitarie in vigore, ai rifiuti disciplinati dalla presente direttiva non si applica la direttiva 1999/31/CE.

Fatte salve altre normative comunitarie in vigore, ai rifiuti disciplinati dalla presente direttiva o per i quali, ai sensi del precedente paragrafo 3, non valgono le disposizioni della presente direttiva non si applica la direttiva 1999/31/CE.

Motivazione

L'aggiunta è necessaria in quanto, altrimenti, ai rifiuti di cui al paragrafo 3 si applicherebbe la direttiva sulle discariche di rifiuti.

Raccomandazione 9

Articolo 3 punto 12 (Definizioni)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

(12) «percolato»: s'intende qualsiasi liquido che filtra attraverso i rifiuti depositati e che viene emesso dalla struttura di deposito dei rifiuti o vi è contenuto, compreso il drenaggio inquinato, che possa avere effetti negativi per l'ambiente se non viene trattato adeguatamente;

(12) «percolato»: s'intende qualsiasi liquido che filtra cola attraverso i rifiuti depositati e che viene emesso dalla struttura di deposito dei rifiuti o vi è contenuto all'interno di essa, compreso il drenaggio inquinato, che possa avere effetti negativi per l'ambiente se non viene trattato adeguatamente;

Motivazione

Va utilizzata la definizione di «colaticcio» di cui all'articolo 2, lettera i), della direttiva sulle discariche.

Raccomandazione 10

Articolo 3, punto 13 (Definizioni)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

(13) «struttura di deposito dei rifiuti»: s'intende qualsiasi area adibita all'accumulo o al deposito di rifiuti, allo stato solido o liquido, in soluzione o in sospensione, per un periodo superiore ad un anno e che comprende una diga o un'altra struttura destinata a contenere, racchiudere, confinare i rifiuti o svolgere altre funzioni per la struttura, inclusi, in particolare, i cumuli e i bacini di decantazione; sono esclusi i vuoti di miniera dove vengono risistemati i rifiuti dopo l'estrazione del minerale;

(13) «struttura di deposito dei rifiuti»: s'intende qualsiasi area adibita all'accumulo o al deposito di rifiuti, allo stato solido o liquido, in soluzione o in sospensione, per un periodo superiore ad un anno a tre anni e che comprende una diga o un'altra struttura destinata a contenere, racchiudere, confinare i rifiuti o svolgere altre funzioni per la struttura, inclusi, in particolare, i cumuli e i bacini di decantazione; sono esclusi i vuoti di miniera dove vengono risistemati i rifiuti dopo l'estrazione del minerale;

Motivazione

La durata di deposito proposta (un anno) non è adeguata. Soprattutto nel caso di progetti minerari di notevole entità, al fine di riutilizzare in modo rispettoso dell'ambiente le superfici sfruttate per le attività minerarie, può essere opportuno depositare i rifiuti per periodi più lunghi, per poi utilizzarli per interventi di bonifica. Pertanto, anche per le strutture destinate ai rifiuti minerari va previsto un periodo di deposito almeno superiore a tre anni prima di un successivo recupero, in conformità dell'articolo 2, lettera g), della direttiva sulle discariche. In caso contrario, l'applicazione di determinate misure incombenti in virtù di disposizioni legislative o di requisiti minerari verrebbe complicata inutilmente o addirittura compromessa.

Raccomandazione 11

Articolo 3, punto 14 (Definizioni)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

(14) «incidente rilevante»: s'intende un evento avvenuto nel sito che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno del sito;

(14) «incidente rilevante»: s'intende un evento avvenuto nel sito che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno del sito; è un incidente ai sensi dell'articolo 3, punto 5, della direttiva 96/82/CE;

Motivazione

Il concetto di «incidente rilevante» è già stato definito nella direttiva Seveso II.

Raccomandazione 12

Articolo 3, punto 18 (Definizioni)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

(18) «ripristino»: s'intende il trattamento del terreno sul quale si trova la struttura di deposito dei rifiuti, al fine di ripristinare uno stato soddisfacente del terreno rispetto alla situazione precedente l'inizio delle attività, in particolare riguardo alla qualità del suolo, alla flora e alla fauna selvatiche, agli habitat naturali, ai sistemi delle acque dolci, al paesaggio e agli opportuni utilizzi benefici;

(18) «ripristino»: s'intende il trattamento del terreno sul quale si trova la struttura di deposito dei rifiuti, al fine di ripristinare uno stato soddisfacente del terreno rispetto alla situazione precedente l'inizio delle attività, in particolare riguardo alla qualità del suolo, alla flora e alla fauna selvatiche, agli habitat naturali, ai sistemi delle acque dolci, al paesaggio e o agli opportuni utilizzi benefici;

Motivazione

In seguito al «ripristino» delle superfici sfruttate non è sempre possibile ristabilire le condizioni precedenti l'inizio dell'attività o creare un'area naturale protetta. Alternativamente, si può invece prevedere anche un tipo di impiego successivo, a seconda della pianificazione regionale e delle condizioni specifiche.

Raccomandazione 13

Articolo 5, paragrafo 2 (Piano di gestione dei rifiuti)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Il piano di gestione dei rifiuti persegue gli obiettivi elencati di seguito:

Il piano di gestione dei rifiuti persegue gli obiettivi elencati di seguito, tenendo conto degli interessi ecologici, economici e sociali:

Motivazione

Gli obiettivi formulati all'articolo 5, paragrafo 2, devono tener conto del cosiddetto principio di sostenibilità, che presuppone una pari considerazione degli interessi ecologici, economici e sociali.

Raccomandazione 14

Articolo 5, paragrafo 2, lettera a), punto iii) (Piano di gestione dei rifiuti)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

iii)

prevedendo la possibilità di ricollocare i rifiuti nei vuoti di miniera dopo l'estrazione del minerale, se l'operazione è fattibile dal punto di vista pratico e non presenta rischi per l'ambiente;

iii)

prevedendo la possibilità di ricollocare i rifiuti nei vuoti di miniera dopo l'estrazione del minerale, se l'operazione è fattibile dal punto di vista pratico tecnico, accettabile sul piano economico e non presenta rischi per l'ambiente e se, inoltre, essa non è contraria all'interesse pubblico alla riutilizzazione del sito;

Motivazione

Soprattutto la possibilità di ricollocare i rifiuti nei vuoti di miniera deve essere subordinata al fatto che l'onere necessario sia giustificabile sia dal punto di vista tecnico che sul piano economico.

Anche in questo caso va rispettato il principio comunitario della tutela della sostenibilità.

Raccomandazione 15

Articolo 6 (Prevenzione di incidenti rilevanti e informazione)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

1.

Il presente articolo si applica alle strutture di gestione dei rifiuti di categoria A definite all'articolo 9, ad esclusione delle strutture che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 96/82/CE.

1.

Il presente articolo si applica alle strutture di gestione dei rifiuti di categoria A definite all'articolo 9, ad esclusione delle strutture che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 96/82/CE.

2.

Fatte salve altre normative comunitarie, in particolare la direttiva 92/91/CEE del Consiglio e la direttiva 92/104/CEE del Consiglio, gli Stati membri garantiscono che vengano individuati i rischi di incidenti rilevanti e che a livello di progettazione, costruzione, funzionamento e manutenzione della struttura di deposito dei rifiuti vengano incorporati tutti gli elementi necessari per prevenire tali incidenti e limitarne le conseguenze negative per la salute umana e per l'ambiente, compresi eventuali impatti transfrontalieri.

2.

Fatte salve altre normative comunitarie, in particolare la direttiva 92/91/CEE del Consiglio e la direttiva 92/104/CEE del Consiglio, gli Stati membri garantiscono che vengano individuati i rischi di incidenti rilevanti e che a livello di progettazione, costruzione, funzionamento e manutenzione della struttura di deposito dei rifiuti vengano incorporati tutti gli elementi necessari per prevenire tali incidenti e limitarne le conseguenze negative per la salute umana e per l'ambiente, compresi eventuali impatti transfrontalieri.

3.

Per adempiere agli obblighi di cui al paragrafo 2, l'operatore è tenuto a formulare una politica di prevenzione degli incidenti rilevanti in materia di rifiuti e a mettere in atto un sistema di gestione della sicurezza che la attui, in base agli elementi del punto 1 dell'allegato I.

Nell'ambito di tale politica, l'operatore nomina un responsabile della sicurezza incaricato dell'attuazione e della sorveglianza periodica della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti.

L'operatore prepara un piano di emergenza interno contenente le misure da adottare nel sito nel caso si verifichi un incidente.

Le autorità competenti preparano un piano di emergenza esterno riguardo alle misure da adottare al di fuori del sito in caso di incidente. L'operatore fornisce all'autorità competente le informazioni necessarie per consentirle di preparare tale piano.

3.

Per adempiere agli obblighi di cui al paragrafo 2, l'operatore è tenuto a formulare una politica di prevenzione degli incidenti rilevanti in materia di rifiuti e a mettere in atto un sistema di gestione della sicurezza che la attui, in base agli elementi del punto 1 dell'allegato I.

Nell'ambito di tale politica, l'operatore nomina un responsabile della sicurezza incaricato dell'attuazione e della sorveglianza periodica della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti.

L'operatore prepara un piano di emergenza interno contenente le misure da adottare nel sito nel caso si verifichi un incidente.

Le autorità competenti preparano un piano di emergenza esterno riguardo alle misure da adottare al di fuori del sito in caso di incidente. L'operatore fornisce all'autorità competente le informazioni necessarie per consentirle di preparare tale piano.

4.

I piani di emergenza del paragrafo 3 perseguono i seguenti obiettivi:

a)

limitare e controllare gli incidenti rilevanti e altri incidenti onde ridurne al minimo gli effetti, e soprattutto limitare i danni alla salute umana o all'ambiente e ai beni;

b)

mettere in atto le misure necessarie per tutelare la salute umana, l'ambiente e i beni contro le conseguenze degli incidenti rilevanti e di altri incidenti;

c)

comunicare le informazioni necessarie al pubblico e ai servizi o alle autorità interessate della zona;

d)

garantire il ripristino, il recupero e il disinquinamento dell'ambiente dopo un incidente rilevante.

Gli Stati membri garantiscono che, in caso di incidente rilevante, l'operatore comunichi immediatamente all'autorità competente tutte le informazioni necessarie per ridurre al minimo le conseguenze sulla salute umana e per valutare e ridurre al minimo l'entità, effettiva o potenziale, del danno ambientale.

4.

I piani di emergenza del paragrafo 3 perseguono i seguenti obiettivi:

a)

limitare e controllare gli incidenti rilevanti e altri incidenti onde ridurne al minimo gli effetti, e soprattutto limitare i danni alla salute umana o all'ambiente e ai beni;

b)

mettere in atto le misure necessarie per tutelare la salute umana, l'ambiente e i beni contro le conseguenze degli incidenti rilevanti e di altri incidenti;

c)

comunicare le informazioni necessarie al pubblico e ai servizi o alle autorità interessate della zona;

d)

garantire il ripristino, il recupero e il disinquinamento dell'ambiente dopo un incidente rilevante.

Gli Stati membri garantiscono che, in caso di incidente rilevante, l'operatore comunichi immediatamente all'autorità competente tutte le informazioni necessarie per ridurre al minimo le conseguenze sulla salute umana e per valutare e ridurre al minimo l'entità, effettiva o potenziale, del danno ambientale.

5.

Gli Stati membri garantiscono che al pubblico interessato venga data tempestivamente la possibilità di partecipare fattivamente alla preparazione o al riesame del piano di emergenza esterno di cui al paragrafo 3. A tal fine il pubblico interessato è informato di qualsiasi proposta e dispone di tutte le informazioni pertinenti, comprese quelle sul diritto di partecipare al processo decisionale e sull'autorità competente alla quale presentare osservazioni e quesiti.

Gli Stati membri garantiscono che il pubblico interessato possa esprimere osservazioni entro termini ragionevoli e che, nell'adottare la decisione sul piano di emergenza esterno, si tengano in debito conto tali osservazioni.

5.

Gli Stati membri garantiscono che al pubblico interessato venga data tempestivamente la possibilità di partecipare fattivamente alla preparazione o al riesame del piano di emergenza esterno di cui al paragrafo 3. A tal fine il pubblico interessato è informato di qualsiasi proposta e dispone di tutte le informazioni pertinenti, comprese quelle sul diritto di partecipare al processo decisionale e sull'autorità competente alla quale presentare osservazioni e quesiti.

Gli Stati membri garantiscono che il pubblico interessato possa esprimere osservazioni entro termini ragionevoli e che, nell'adottare la decisione sul piano di emergenza esterno, si tengano in debito conto tali osservazioni.

6.

Gli Stati membri garantiscono che le informazioni riguardanti le misure di sicurezza e le azioni da intraprendere in caso di incidente, che devono contenere almeno gli elementi descritti al punto 2 dell'allegato I, vengano divulgate gratuitamente e automaticamente al pubblico interessato.

Tali informazioni vengono riesaminate ogni tre anni ed eventualmente aggiornate.

6.

Gli Stati membri garantiscono che le informazioni riguardanti le misure di sicurezza e le azioni da intraprendere in caso di incidente, che devono contenere almeno gli elementi descritti al punto 2 dell'allegato I, vengano divulgate gratuitamente e automaticamente al pubblico interessato.

Tali informazioni vengono riesaminate ogni tre anni ed eventualmente aggiornate.

Qualora le strutture di gestione dei rifiuti contemplate dalla presente direttiva rientrino nel campo di applicazione della direttiva 96/82/CE, si applicano le disposizioni di tale direttiva.

Motivazione

Per evitare una doppia regolamentazione, nonché l'incertezza giuridica, è opportuno riformulare l'articolo 6. La direttiva Seveso II, dopo un lungo dibattito al Parlamento europeo e in sede di Consiglio, è stata modificata a causa degli incidenti menzionati anche nella proposta di direttiva all'esame e contempla ora anche le strutture di gestione dei rifiuti minerari. Non sono pertanto necessarie nuove norme in materia.

Raccomandazione 16

Articolo 8 (Partecipazione del pubblico)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

1.

Il pubblico viene informato, mediante pubblici avvisi o altro mezzo adeguato, ad esempio per via elettronica, se possibile, delle questioni indicate di seguito fin dalle prime fasi della procedura di autorizzazione o al massimo quando le informazioni possono essere ragionevolmente fornite:

a)

domanda di autorizzazione o, eventualmente, richiesta di aggiornamento di un'autorizzazione ai sensi dell'articolo 7;

b)

se applicabile, necessità di una consultazione tra Stati membri prima dell'adozione della decisione ai sensi dell'articolo 15;

c)

informazioni dettagliate sulle autorità competenti responsabili dell'adozione della decisione, sulle autorità cui è possibile rivolgersi per ottenere le pertinenti informazioni e a cui possono essere rivolti osservazioni e quesiti nonché sui termini per la loro presentazione;

d)

natura delle eventuali decisioni o, se esiste, del progetto di decisione;

e)

se applicabile, informazioni dettagliate sulla proposta di aggiornamento di un'autorizzazione o delle condizioni dell'autorizzazione;

f)

indicazione delle date e dei luoghi dove saranno depositate le informazioni ed i mezzi utilizzati per la divulgazione;

g)

dettagli delle disposizioni in merito alla partecipazione e alla consultazione del pubblico ai sensi del paragrafo 5.

1.

Il pubblico viene informato, mediante pubblici avvisi o altro mezzo adeguato, ad esempio per via elettronica, se possibile, delle questioni indicate di seguito fin dalle prime fasi della procedura di autorizzazione o al massimo quando le informazioni possono essere ragionevolmente fornite:

a)

domanda di autorizzazione o, eventualmente, richiesta di aggiornamento di un'autorizzazione ai sensi dell'articolo 7;

b)

se applicabile, necessità di una consultazione tra Stati membri prima dell'adozione della decisione ai sensi dell'articolo 15;

c)

informazioni dettagliate sulle autorità competenti responsabili dell'adozione della decisione, sulle autorità cui è possibile rivolgersi per ottenere le pertinenti informazioni e a cui possono essere rivolti osservazioni e quesiti nonché sui termini per la loro presentazione;

d)

natura delle eventuali decisioni o, se esiste, del progetto di decisione;

e)

se applicabile, informazioni dettagliate sulla proposta di aggiornamento di un'autorizzazione o delle condizioni dell'autorizzazione;

f)

indicazione delle date e dei luoghi dove saranno depositate le informazioni ed i mezzi utilizzati per la divulgazione;

g)

dettagli delle disposizioni in merito alla partecipazione e alla consultazione del pubblico ai sensi del paragrafo 5.

2.

Gli Stati membri provvedono affinché il pubblico interessato abbia a disposizione, in tempi adeguati:

a)

conformemente alla legislazione nazionale, i principali rapporti e pareri forniti alla o alle autorità competenti nel momento in cui il pubblico è stato informato ai sensi del paragrafo 1;

b)

conformemente alla direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale, altre informazioni oltre a quelle indicate al paragrafo 1 del presente articolo e attinenti alla decisione di cui all'articolo 7 della presente direttiva, e che vengono divulgate solo dopo che il pubblico è stato informato ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo.

2.

Gli Stati membri provvedono affinché il pubblico interessato abbia a disposizione, in tempi adeguati:

a)

conformemente alla legislazione nazionale, i principali rapporti e pareri forniti alla o alle autorità competenti nel momento in cui il pubblico è stato informato ai sensi del paragrafo 1;

b)

conformemente alla direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale, altre informazioni oltre a quelle indicate al paragrafo 1 del presente articolo e attinenti alla decisione di cui all'articolo 7 della presente direttiva, e che vengono divulgate solo dopo che il pubblico è stato informato ai sensi del paragrafo 1 del presente articolo.

3.

Il pubblico interessato ha diritto di esprimere osservazioni e pareri all'autorità competente prima dell'adozione di una decisione.

3.

Il pubblico interessato ha diritto di esprimere osservazioni e pareri all'autorità competente prima dell'adozione di una decisione.

4.

I risultati delle consultazioni svoltesi a norma del presente articolo sono tenuti in debita considerazione al momento della decisione.

4.

I risultati delle consultazioni svoltesi a norma del presente articolo sono tenuti in debita considerazione al momento della decisione.

5.

Le modalità precise per la partecipazione del pubblico nell'ambito del presente articolo sono stabilite dagli Stati membri e devono consentire al pubblico interessato di prepararsi e partecipare efficacemente.

5.

Le modalità precise per la partecipazione del pubblico nell'ambito del presente articolo sono stabilite dagli Stati membri e devono consentire al pubblico interessato di prepararsi e partecipare efficacemente.

6.

Dopo l'adozione della decisione l'autorità competente informa il pubblico interessato secondo le modalità opportune, mettendo a disposizione le seguenti informazioni:

a)

contenuto della decisione, compresa una copia dell'autorizzazione;

b)

motivazioni e considerazioni su cui si è fondata la decisione.

6.

Dopo l'adozione della decisione l'autorità competente informa il pubblico interessato secondo le modalità opportune, mettendo a disposizione le seguenti informazioni:

a)

contenuto della decisione, compresa una copia dell'autorizzazione;

b)

motivazioni e considerazioni su cui si è fondata la decisione.

Alla partecipazione del pubblico alla procedura di autorizzazione ai sensi dell'articolo 7 si applicano per analogia le disposizioni della direttiva 2003/4/CE.

Motivazione

Per evitare una doppia regolamentazione, nonché l'incertezza giuridica, all'articolo 8 andrebbe inserito un richiamo alle disposizioni della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale; le strutture di gestione dei rifiuti sono contemplate infatti anche in tale direttiva.

Raccomandazione 17

Articolo 9 (Sistema di classificazione delle strutture di deposito dei rifiuti)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Ai fini della presente direttiva gli Stati membri classificano le strutture di deposito dei rifiuti costituite da cumuli o da bacini di decantazione attrezzati in una delle seguenti categorie, in funzione del potenziale rischio:

(1)

categoria A: struttura di deposito di rifiuti il cui guasto o cattivo funzionamento potrebbe presentare un notevole rischio di incidente;

(2)

categoria B: qualsiasi struttura di deposito non appartenente alla categoria A.

I criteri applicabili per classificare le strutture di deposito nella categoria A sono fissati all'allegato III.

Ai fini della presente direttiva gli Stati membri classificano le strutture di deposito dei rifiuti costituite da cumuli o da bacini di decantazione attrezzati in una delle seguenti categorie, in funzione del potenziale rischio:

(1)

categoria A: struttura di deposito di rifiuti il cui guasto o cattivo funzionamento potrebbe presentare un notevole rischio di incidente;

(2)

categoria B: qualsiasi struttura di deposito non appartenente alla categoria A.

I criteri applicabili per classificare le strutture di deposito nella categoria A sono fissati all'allegato III.

Motivazione

Non è chiaro che scopo e che senso abbia un siffatto sistema di classificazione, e questo a maggior ragione in quanto, evidentemente, tale disposizione riguarda essenzialmente l'articolo 6 relativo alla prevenzione di incidenti rilevanti. Inoltre, i criteri riportati nell'allegato III non sono adatti per effettuare una classificazione oggettiva delle strutture di deposito. Dato che, in fondo, è impossibile evitare completamente qualsiasi rischio per gli addetti ai lavori, in base a questo primo criterio tutti gli impianti finirebbero per rientrare nella categoria A.

Raccomandazione 18

Articolo 10 (Vuoti di miniera)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Gli Stati membri provvedono affinché l'operatore che valuta l'ipotesi di utilizzare i rifiuti per la ripiena dei vuoti di miniera adotti i provvedimenti adeguati per:

(1)

garantire la stabilità dei rifiuti in questione ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2;

(2)

impedire l'inquinamento delle acque di superficie e sotterranee ai sensi dell'articolo 13, paragrafi 1 e 2;

(3)

monitorare i rifiuti ai sensi dell'articolo 12, paragrafi 4 e 5.

Gli Stati membri provvedono affinché l'operatore che valuta l'ipotesi di utilizzare i rifiuti per la ripiena dei vuoti di miniera adotti i provvedimenti adeguati per:

(1)

garantire la stabilità dei rifiuti in questione ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2;

(2)

impedire l'inquinamento del terreno, nonché delle acque di superficie e sotterranee ai sensi dell'articolo 13, paragrafi 1 e 2;

(3)

monitorare i rifiuti ai sensi dell'articolo 12, paragrafi 4 e 5, qualora vi sia motivo di temere effetti nocivi per la biosfera.

Motivazione

Una volta che si è finito di riempire i vuoti di miniera con rifiuti minerari, il monitoraggio generalmente non è possibile per ragioni tecniche in quanto, terminati i lavori, non si può più accedere ai rifiuti. Del resto, dati gli enormi costi e il tempo necessario, un monitoraggio regolare è giustificato solo se si temono effetti nocivi per la biosfera.

Raccomandazione 19

Articolo 13, paragrafo 1, lettera b) (Prevenzione dell'inquinamento delle acque e del suolo)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

b) impedire la produzione di percolato e la contaminazione delle acque di superficie o sotterranee da parte dei rifiuti;

b) impedire limitare quanto più possibile la produzione di percolato e impedire la contaminazione del terreno e delle acque di superficie o sotterranee da parte dei rifiuti;

Motivazione

All'atto pratico, generalmente è impossibile impedire la produzione di percolato. Nelle discariche, ad esempio, esso si forma anche semplicemente a causa delle precipitazioni. Si può solo raccoglierlo ed eventualmente trattarlo.

Raccomandazione 20

Articolo 13, paragrafo 2 (Prevenzione dell'inquinamento delle acque e del suolo)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Se, in base alla valutazione dei rischi ambientali e tenuto conto, in particolare, della direttiva 76/464/CEE del Consiglio, della direttiva 80/68/CEE del Consiglio o della direttiva 2000/60/CE, secondo il caso, l'autorità competente decide che la raccolta e il trattamento del percolato non sono necessari o se stabilisce che la struttura non rappresenta alcun potenziale pericolo per il suolo, le acque sotterranee o di superficie, è possibile limitare o rinunciare all'applicazione delle disposizioni del paragrafo 1, lettere b) e c).

Se, in base alla valutazione dei rischi ambientali e tenuto conto, in particolare, a norma della direttiva 76/464/CEE del Consiglio, della direttiva 80/68/CEE del Consiglio o della direttiva 2000/60/CE, secondo il caso, l'autorità competente decide che la raccolta e il trattamento del percolato non sono necessari o se stabilisce che la struttura non rappresenta alcun potenziale pericolo per il suolo, le acque sotterranee o di superficie, non si applicano le è possibile limitare o rinunciare all'applicazione delle disposizioni del paragrafo 1, lettere b) e c).

Motivazione

Nel decidere quali requisiti le strutture di gestione dei rifiuti debbano soddisfare in materia di protezione delle acque sotterranee e di superficie, l'autorità deve attenersi alle disposizioni delle summenzionate direttive comunitarie sulle acque. Le autorità non hanno alcun ulteriore margine di manovra. Qualora le strutture di gestione dei rifiuti non presentino alcun rischio per il suolo e per le acque, non vi è alcun motivo oggettivo per continuare ad applicare le disposizioni del paragrafo 1, lettere b) e c).

Raccomandazione 21

Articolo 14, paragrafo 1 (Garanzia finanziaria e responsabilità civile in campo ambientale)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Prima dell'avvio di qualunque operazione che comporti il deposito o l'interramento dei rifiuti, l'autorità competente chiede una garanzia, sotto forma di cauzione o di altro strumento equivalente, compresi fondi di garanzia mutualistici finanziati dall'industria, affinché:

a)

vengano assolti tutti gli obblighi derivanti dall'autorizzazione rilasciata ai sensi della presente direttiva, comprese le disposizioni relative alla fase successiva alla chiusura;

b)

in qualsiasi momento siano prontamente disponibili i fondi per il ripristino del terreno che possa aver subito un impatto dalla struttura di deposito dei rifiuti.

Prima dell'avvio di qualunque operazione che comporti il deposito o l'interramento dei rifiuti, l'autorità competente chiede una garanzia, ad esempio sotto forma di cauzione o di altro strumento equivalente, compresi fondi di garanzia mutualistici finanziati dall'industria o di una misura equivalente, secondo modalità che vengono stabilite dagli Stati membri, affinché:

a)

vengano assolti tutti gli obblighi derivanti dall'autorizzazione rilasciata ai sensi della presente direttiva, comprese le disposizioni relative alla fase successiva alla chiusura;

b)

in qualsiasi momento siano prontamente disponibili i fondi per il ripristino del terreno che possa aver subito un impatto dalla struttura di deposito dei rifiuti.

Motivazione

Il contenuto del nuovo testo corrisponde a quanto previsto dall'articolo 8, lettera a), punto iv), della direttiva 1999/31/CE sulle discariche, in base alla quale sono già state adottate disposizioni nazionali.

Raccomandazione 22

Articolo 14, paragrafo 5 (Garanzia finanziaria e responsabilità civile in campo ambientale)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Le disposizioni della direttiva …/…/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale si applicano, mutatis mutandis, ai danni ambientali causati dall'esercizio di una struttura di deposito dei rifiuti di estrazione e a qualsiasi pericolo immediato di danni che possano derivare dall'esercizio di qualsiasi struttura di questo genere.

Le disposizioni della direttiva …/…/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale si applicano, mutatis mutandis, ai Ai danni ambientali causati dall'esercizio di una struttura di deposito dei rifiuti di estrazione e a qualsiasi pericolo immediato di danni che possano derivare dall'esercizio di qualsiasi struttura di questo genere.

che rientri nel campo di applicazione della presente direttiva si applicano le disposizioni della direttiva …./…/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.

Motivazione

Le disposizioni in materia di responsabilità per danni ambientali causati da strutture di deposito dei rifiuti che rientrino nel campo di applicazione della direttiva all'esame dovrebbero ispirarsi alla direttiva sulla responsabilità ambientale, che è già stata approvata e deve solo essere pubblicata.

Raccomandazione 23

Articolo 22 (Disposizione transitoria)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi struttura di deposito di rifiuti a cui sia stata rilasciata un'autorizzazione o che sia già in funzione alla [data di recepimento] o prima di tale data si conformi alle disposizioni della presente direttiva entro quattro anni dalla data in questione, ad esclusione delle strutture dell'articolo 14, paragrafo 1, per le quali è necessario garantire la conformità entro sei anni da tale data.

Gli Stati membri provvedono affinché qualsiasi struttura di deposito di rifiuti a cui sia stata rilasciata un'autorizzazione o che sia già in funzione alla [data di recepimento] o prima di tale data si conformi alle disposizioni della presente direttiva entro quattro dieci anni dalla data in questione, ad esclusione delle strutture dell'articolo 14, paragrafo 1, per le quali è necessario garantire la conformità entro sei anni da tale data a meno che ciò sia impossibile per ragioni concrete, ovvero non sia necessario dal punto di vista ambientale o non sia giustificabile sul piano economico.

Motivazione

Per gli impianti dismessi che erano stati autorizzati ai sensi della legislazione vigente non può essere previsto alcun effetto retroattivo. L'industria mineraria esiste ormai da secoli in innumerevoli località. Se il presente articolo avesse effetto retroattivo per gli impianti già autorizzati ne deriverebbero necessariamente costi insostenibili (a titolo di esempio, la Repubblica federale tedesca, dalla riunificazione con la Germania orientale in poi, ha già speso oltre 10 miliardi di euro per le attività di risanamento della Wismut s.r.l. e delle miniere di lignite).

Il prolungamento del periodo transitorio previsto per l'adeguamento è necessario ai fini della pianificazione e delle possibilità di finanziamento, anche perché, oltretutto, nella direttiva sulle discariche di rifiuti è stato fissato un periodo transitorio decisamente più lungo.

Bruxelles, 11 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU L 326 del 3.12.1998.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/46


Parere del Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico sociale e al Comitato delle regioni su immigrazione, integrazione e occupazione

(2004/C 109/08)

Il Comitato delle regioni,

vista la Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su immigrazione, integrazione e occupazione (COM (2003) 336 def.),

visto il documento dei servizi della Commissione intitolato Valutazione d'impatto approfondita relativa alla comunicazione su immigrazione, integrazione e occupazione (COM(2003) 336 def.) SEC(2003) 694,

vista la decisione della Commissione, del 3 giugno 2003, di consultarlo in materia, conformemente al disposto dell'articolo 265, primo comma, del trattato che istituisce la Comunità europea,

vista la decisione del proprio Presidente, del 19 marzo 2003, di incaricare la commissione Politica economica e sociale dell'elaborazione del parere in materia,

viste le conclusioni del Consiglio europeo di Nizza del 9 dicembre 2000,

viste le conclusioni del Consiglio europeo di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002,

viste le conclusioni del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999,

viste le conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona del 24 marzo 2000,

visto il proprio parere sulla Proposta modificata di direttiva del Consiglio relativa al diritto al ricongiungimento familiare (CdR 243/2002 fin) (1),

visto il proprio parere in merito alla comunicazione della Commissione su una politica comune in materia di immigrazione illegale (COM(2001) 672 def.) e al metodo aperto di coordinamento della politica comunitaria in materia di immigrazione (COM(2001) 387 def.) adottato il 16 maggio 2002 (CdR 93/2002 fin) (2),

visto il proprio parere in merito alla Politica comunitaria in materia di immigrazione e alla procedura comune in materia di asilo (CdR 90/2001 fin) (3),

visto il proprio parere in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo (CdR 213/2001 fin) (4),

visto il proprio parere in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri (CdR 214/2001 fin) (5),

visto il proprio parere in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendono svolgere attività di lavoro subordinato o autonomo (CdR 386/2001 riv 1) (6),

visto il proprio parere in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio relativa alle condizioni d'ingresso e di soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, formazione professionale o volontariato (COM(2002) 548 def.) (CdR 2/2003 fin) (7),

vista la Comunicazione della Commissione sull'integrazione delle questioni relative all'immigrazione nelle relazioni dell'Unione europea con i paesi terzi (COM(2002)703),

visto il proprio parere sull'elaborazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (CdR 327/99 fin) (8),

visto il proprio parere in merito alla Relazione della Commissione redatta su richiesta del Consiglio europeo di Stoccolma: accrescere il tasso di attività e prolungare la vita attiva (COM (2002) 9 final) (CdR 94/2002 fin) (9),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata (CES 365/2002),

visto l'articolo 13 del Trattato CE e le seguenti due direttive che vi fanno riferimento: direttiva 2000/78/CE del Consiglio, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e direttiva 2000/43/CE del Consiglio, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica

vista la relazione del Consiglio d'Europa del luglio 2000 sul tema Diversità e coesione: nuove sfide per l'integrazione degli immigranti e delle minoranze,

visto il proprio progetto di parere (CdR 223/2003 riv. 2) adottato il 16 dicembre 2003 dalla commissione Politica economica e sociale (relatore: Consigliere Derek Boden, Presidente dell'Assemblea regionale del North-West (UK/PSE)),

ha adottato il 12 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria, il seguente parere.

1.   Considerazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

1.1

si compiace dell'opportunità di procedere ad una valutazione comune delle proposte in materia di integrazione dei cittadini di paesi terzi che risiedono nell'Unione europea;

1.2

accoglie con favore lo sviluppo di un'ampia strategia di integrazione degli immigrati, nell'ottica della futura integrazione europea e, soprattutto, dell'allargamento;

1.3

sottolinea l'importanza e la necessità di principi, politiche e procedure comuni in materia di immigrazione e di integrazione, sia per quanto riguarda l'immigrazione legale che per quella illegale;

1.4

riconosce che le politiche di integrazione costituiscono per gli Stati membri un settore sensibile e ritiene che l'UE potrebbe contribuire alle azioni intraprese a livello nazionale anzitutto sostenendo programmi e iniziative, piuttosto che armonizzando la legislazione;

1.5

valuta positivamente gli sforzi della Commissione volti a predisporre una serie di azioni e di iniziative per favorire l'integrazione degli immigranti nella società civile e nel mercato del lavoro dell'Unione europea;

1.6

chiede alla Commissione di adottare un approccio conforme al principio di sussidiarietà, che consenta il coinvolgimento attivo dell'Unione, degli Stati membri, del livello locale e regionale, delle parti sociali e della società civile;

1.7

si rammarica del fatto che la comunicazione e la valutazione di impatto approfondita non riconoscano il ruolo essenziale che, ai fini di un'applicazione efficace delle politiche di integrazione, ricade sulle amministrazioni locali e regionali. Queste garantiscono direttamente o in partenariato con altri soggetti istituzionali e volontari la fornitura di servizi, svolgono un ruolo guida nelle rispettive comunità, sono competenti per la fornitura di servizi alle comunità di immigranti e sono i responsabili politici più prossimi ai rispettivi elettorati;

1.8

esprime delusione per il fatto che le amministrazioni locali e regionali non sono state consultate ai fini della valutazione di impatto approfondita relativa alla comunicazione su immigrazione, integrazione e occupazione;

1.9

richiama l'attenzione sulla fondamentale azione degli enti locali nei campi dell'alloggio, della programmazione, dell'istruzione, della salute e del mercato del lavoro, che si riflette direttamente sull'integrazione e può contribuire all'inserimento sociale e alla convivenza sostenibile delle comunità;

1.10

è persuaso che per applicare efficacemente le politiche di integrazione occorra dedicare particolare attenzione agli organi locali e regionali, in particolare a quelli dotati di un mandato democratico, che sono più sensibili alle preoccupazioni delle rispettive comunità;

1.11

si compiace del fatto che le amministrazioni locali e regionali siano invitate a contribuire allo sviluppo dei piani di azione nazionali sull'integrazione sociale e sull'occupazione. Ciò rende più facile comparare e individuare le migliori pratiche e analizzare l'impatto effettivo e il risultato delle strategie adottate dagli Stati membri;

1.12

richiama l'attenzione sul fatto che l'immigrazione apporta benefici al paese ospitante; fa tuttavia presente che affinché gli immigrati possano sviluppare al massimo le loro potenzialità occorre che gli Stati membri predispongano basi adeguate per la loro integrazione, nel quadro di una corretta politica di programmazione dei flussi immigratori. accoglie al tempo stesso con favore la disposizione inserita nel progetto di Costituzione europea, che prevede che nel corso dell'ulteriore coordinamento a livello europeo non venga pregiudicato il «diritto degli Stati membri di determinare il volume di ingresso nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi provenienti da paesi terzi allo scopo di cercarvi un lavoro subordinato o autonomo» (Articolo III-168, paragrafo 5);

1.13

fa osservare che l'integrazione deve avvenire in un contesto di reciprocità e che ai fini di un'autentica coesione sociale occorrono sforzi sia da parte delle comunità autoctone che da parte degli immigrati;

1.14

sottolinea l'importanza di coinvolgere gli immigranti e gli stessi rifugiati nello sviluppo dei servizi forniti a livello locale e regionale, sia per realizzare servizi mirati ed efficaci che come primo passo per favorire l'integrazione attiva di immigranti e rifugiati nella vita civile e lavorativa degli Stati membri;

1.15

ribadisce che nel quadro della politica comunitaria in materia di immigrazione si deve dedicare particolare attenzione allo sviluppo socioeconomico dei paesi di provenienza, nell'ottica di migliorarvi la qualità della vita rimuovendo così le cause del disagio e del malessere che inducono ad espatriare, e di contenere l'emigrazione entro livelli sostenibili e vantaggiosi sia per i paesi di accoglienza che per i paesi di origine;

1.16

fa osservare che l'immigrazione non sarà di per sé sufficiente a compensare nel lungo periodo la mancanza di mano d'opera nell'UE e richiama l'attenzione sul parere in merito al contributo dei lavoratori più anziani al mercato del lavoro, e più in generale sulla necessità di realizzare politiche di formazione, riqualificazione e orientamento professionale nonché di regolazione degli strumenti d'incontro tra domanda e offerta, che favoriscano il pieno impiego;

1.17

constata con preoccupazione che la comunicazione in esame non tiene conto delle questioni attinenti la parità tra i sessi e sottolinea che è importante adottare misure di integrazione specifiche in questo campo, perché spesso la disoccupazione è maggiore tra le donne immigrate;

1.18

osserva che una conoscenza insufficiente della lingua del paese ospitante ostacola fortemente l'integrazione e in particolare la possibilità di trovare lavoro, di seguire corsi di formazione professionale o di avere buoni risultati a scuola;

1.19

ribadisce che gli obiettivi di Lisbona non possono essere raggiunti in assenza di un'efficace politica di immigrazione; pertanto, dopo il 2006, bisognerà favorire l'integrazione sociale degli immigrati e dei rifugiati attraverso gli strumenti della politica strutturale comunitaria e includere tale questione nelle politiche economiche e sociali nel quadro del nuovo obiettivo 2;

1.20

osserva con compiacimento che la Commissione ha stemperato le ambizioni espresse nella comunicazione sulla politica comunitaria in materia di immigrazione (COM(2000) 757 def.) nella quale si faceva riferimento ad uno statuto giuridico per i cittadini di paesi terzi su di un piede di parità con i cittadini dell'Unione, che potrebbe venir ampliato sino all'offerta di una forma di cittadinanza civile, basata sul Trattato.

2.   Raccomandazioni del Comitato delle regioni

Il Comitato delle regioni

2.1

invita la Commissione a tenere conto in misura maggiore del ruolo che le amministrazioni locali e regionali svolgono nell'attuazione e nella promozione di iniziative efficaci di integrazione e di occupazione. Tali amministrazioni svolgono infatti delle funzioni di guida delle rispettive comunità, di principali fornitori di servizi, e hanno una conoscenza diretta, sul campo, delle problematiche degli immigrati, grazie anche al loro rapporto immediato con questi ultimi e con le loro rappresentanze;

2.2

invita a prendere atto dell'esistenza di un gran numero di lavoratori immigrati in condizioni di illegalità, sottolinea che occorre istituire dei meccanismi che permettano a questi immigrati, dopo che il loro caso è stato trattato in maniera individuale e ove ciò sia opportuno, di regolarizzare la propria posizione senza ingiustificati ritardi, ma compatibilmente con le esigenze di una accoglienza dignitosa ed escludendo quanti si siano resi colpevoli di gravi reati; ribadisce inoltre che occorre agire in modo da penalizzare quanti approfittano del lavoro illegale;

2.3

chiede alla Commissione e al Consiglio di elaborare degli orientamenti per il reclutamento di lavoratori qualificati provenienti dai paesi in via di sviluppo, riconoscendo la nostra responsabilità di evitare che i paesi di origine soffrano di una «fuga di cervelli» e rispettando pienamente i diritti umani dei lavoratori migranti;

2.4

richiama l'attenzione sull'esigenza di instaurare politiche attive di prevenzione dei fenomeni di immigrazione illegale, che alimentano tra l'altro un mercato umano assolutamente indegno. A tal fine, è necessario un quadro di azioni concertate tra l'UE e gli Stati membri, soprattutto quelli più direttamente esposti ai flussi immigratori. Lo scopo di tali azioni sarebbe, da un lato, quello di responsabilizzare, anche attraverso iniziative di aiuto e di sostegno, i paesi di partenza e di transito esterni all'Unione affinché contrastino e blocchino sul posto l'organizzazione illegale di trasporti verso i paesi di arrivo, e, dall'altro, quello di sorvegliare e preservare i confini dell'UE dagli ingressi illeciti;

2.5

invita la Commissione ad avvalersi dell'esperienza che le regioni e gli enti locali hanno sviluppato attraverso i partenariati internazionali con le regioni e gli enti locali dei paesi di provenienza, per promuovere lo sviluppo socioeconomico di tali paesi, e a facilitare la partecipazione delle regioni e degli enti locali alla discussione con i paesi terzi circa il programma dell'UE per la cooperazione in materia di immigrazione;

2.6

chiede alla Commissione di rafforzare i programmi comunitari come EQUAL – il cui obiettivo è promuovere l'integrazione sostenendo le categorie sfavorite e le vittime potenziali di discriminazione a scuola o sul lavoro. Tali programmi forniscono infatti alle amministrazioni locali e regionali delle risorse che possono essere utilizzate per favorire l'integrazione dei rifugiati nella società e nel mondo del lavoro;

2.7

fa presente che la Commissione dovrebbe promuovere anche dei programmi di integrazione degli immigrati destinati specificamente alle regioni e agli enti locali;

2.8

nell'ottica di garantire una migliore integrazione ritiene utile promuovere l'insegnamento ai gruppi di immigranti, indipendentemente dall'età, delle lingue nazionali del paese di accoglienza in quanto lingue straniere; chiede che vengano individuate e diffuse le migliori prassi in questo campo;

2.9

ribadisce che le politiche di integrazione devono essere accompagnate da strategie di sostegno volte a contrastare il razzismo e la xenofobia, in particolare:

l'istruzione, per promuovere la tolleranza e la non discriminazione, la conoscenza reciproca tra differenti minoranze etniche e culturali, per mostrare gli effetti dannosi del razzismo sull'intera comunità e unirla così in favore dell'integrazione e contro il razzismo; a questo proposito, il Comitato prende atto dell'importante opera svolta in questo settore dall'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia,

equi principi, politiche e pratiche di immigrazione e di asilo, accompagnati da finanziamenti adeguati per il sostegno e l'integrazione degli immigranti e dei rifugiati, con particolare attenzione alle esigenze delle donne, che sono potenzialmente oggetto di una doppia discriminazione,

finanziamento adeguato delle amministrazioni locali e delle organizzazioni non governative, in modo che si possano occupare adeguatamente degli immigrati e dei rifugiati,

accoglie con favore l'articolo III-168, paragrafo 4, del progetto di Costituzione europea, che afferma che «La legge o la legge quadro europea può stabilire misure volte a incentivare e sostenere l'azione degli Stati membri al fine di favorire l'integrazione dei cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti nel loro territorio, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri»,

2.10

chiede che le future relazioni annuali sulla politica comune dell'immigrazione comprendano anche una valutazione dei programmi di finanziamento intesi a promuovere l'integrazione degli extracomunitari; su tale base sarà possibile individuare le migliori pratiche e presentare delle raccomandazioni in merito alla politica da seguire;

2.11

chiede alla Commissione di tener conto, nel dibattito sul futuro della politica europea di coesione, degli sforzi messi in atto da determinate regioni che potrebbero subire una diminuzione del sostegno offerto dai fondi strutturali, e la cui popolazione migrante è aumentata considerevolmente negli anni recenti;

2.12

chiede che, come principio di base per l'effettiva integrazione degli immigranti, vengano elaborati orientamenti per il riconoscimento dei loro diritti civili, in funzione della durata del loro soggiorno negli Stati membri dell'Unione.

Bruxelles, 12 febbraio 2004

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 73 del 26.3.03, pag. 16

(2)  GU C 278 del 14.11.2002, pag. 44

(3)  GU C 19 del 22.1.2002, pag. 20

(4)  GU C 19 del 22.1.2002, pag. 26

(5)  GU C 107 del 3.5.2002, pag. 85

(6)  GU C 192 del 12.8.2002, pag. 20

(7)  GU C 244 del 10.10.2003, pag. 5

(8)  GU C 156 del 6.06.2000, pag. 1

(9)  GU C 287 del 22.11.2002, pag. 1


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/50


Parere del Comitato delle regioni in merito alla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulle attività dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia e proposte di rifusione del regolamento (CE) n. 1035/97 del Consiglio e alla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (versione oggetto di rifusione)

(2004/C 109/09)

IL COMITATO DELLE REGIONI,

VISTA la Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulle attività dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia e proposte di rifusione del regolamento (CE) 1035/97 del Consiglio e sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (versione oggetto di rifusione) (COM(2003) 483 def.),

VISTA la decisione della Commissione europea del 22 maggio 2003 di consultarlo sull'argomento, ai sensi dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

VISTA la decisione, adottata il 19 marzo 2003 dal proprio Presidente, di affidare alla commissione Politica economica e sociale l'elaborazione di un parere sull'argomento,

VISTO il progetto di parere (CdR 313/2003 riv. 1) adottato il 16 dicembre 2003 dalla commissione Politica economica e sociale (relatore: Peter MOORE, membro del consiglio comunale di Sheffield (UK/ELDR)),

ha adottato all'unanimità il 12 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria, il seguente parere.

1.   Le osservazioni del Comitato delle regioni

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

riconosce ed apprezza il ruolo strategico dell'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia nella lotta al razzismo e alla xenofobia all'interno dell'Unione europea;

2.

si compiace dell'intenzione della Commissione di includere le capacità gestionali, oltre alle specifiche competenze in materia, tra i requisiti richiesti ai membri del consiglio di amministrazione;

3.

ritiene che gli enti locali e regionali, in quanto importante fonte di occupazione e nella loro veste di erogatori di beni e servizi ai residenti e ai cittadini, esercitino un ruolo rilevante nella realizzazione, nella valutazione e nella partecipazione alle iniziative contro il razzismo e nella messa a punto di buone prassi. Occorre pertanto che le strategie nazionali ottengano l'appoggio e il consenso degli enti territoriali e che attraverso questi ultimi l'informazione giunga ai mezzi di comunicazione locali e regionali per la massima diffusione su tutto il territorio degli Stati membri;

4.

sottolinea l'importanza dei meccanismi di consultazione e del mantenimento dei legami con la società civile;

5.

teme che la soppressione delle tavole rotonde nazionali dalle attività dell'Osservatorio riduca l'interazione tra quest'ultimo e la società civile degli Stati membri. Le tavole rotonde nazionali hanno infatti contribuito alla creazione e al mantenimento di legami essenziali ai fini del flusso bilaterale delle informazioni tra le minoranze etniche e le maggiori agenzie della società civile;

6.

per quanto riguarda la composizione del consiglio di amministrazione, il CdR è contrario alla proposta di includervi tassativamente i responsabili degli organismi per la parità di trattamento;

7.

prende atto della volontà della Commissione di ottimizzare l'efficacia delle strutture decisionali dell'Osservatorio, con particolare riferimento alla necessità di potenziare al massimo, tramite la composizione del consiglio di amministrazione, l'influenza esercitata dall'Osservatorio sui responsabili politici degli Stati membri, pur continuando a garantirne l'indipendenza;

8.

conviene sulla necessità di accordare la massima priorità alla rete RAXEN. L'Osservatorio gode di notevoli competenze in materia di monitoraggio. La raccolta sistematica di dati e informazioni è infatti fondamentale per affrontare problematiche relative a razzismo e xenofobia come il persistere di episodi di mancata denuncia o di denuncia parziale dovuti a tutta un serie di ragioni; per seguire l'evoluzione delle tendenze e pratiche discriminatorie e stabilire l'efficacia dei provvedimenti adottati per combatterle; per rafforzare, tramite l'utilizzo di formati, indicatori e metodologie comuni, la comparabilità di dati provenienti da fonti diverse. L'attività di raccolta, collazione, analisi e divulgazione dei dati pertinenti da parte dell'Osservatorio permetterà all'UE di avere una mappa più precisa dei fenomeni di razzismo e di xenofobia; le consentirà inoltre di giungere a una migliore formulazione delle strategie e dei metodi per incrementare la comparabilità, l'obiettività, la coerenza e l'attendibilità dei dati a livello comunitario; consentirà infine una maggiore cooperazione con i centri di ricerca universitari degli Stati membri, le ONG, i gruppi di pressione e le formazioni analoghe operanti nel settore;

9.

riconosce, a questo proposito, che per migliorare i meccanismi di monitoraggio e di rendicontazione a livello nazionale è fondamentale incrementare la cooperazione con gli Stati membri e le autorità nazionali. Il CdR conviene con la Commissione sul fatto che, affinché l'Osservatorio possa esercitare le proprie competenze, le autorità nazionali devono adottare sistemi di classificazione compatibili, se non comuni. Si compiace che le autorità nazionali siano disposte a svolgere un ruolo più attivo a questo proposito nelle consultazioni con la Commissione e l'Osservatorio. Appoggia inoltre fermamente la proposta della Commissione di incentivare maggiormente il regolamento sulla cooperazione tra l'Osservatorio e le autorità nazionali, onde garantire all'Unione di trarre il massimo profitto dai suoi investimenti;

10.

reputa che le relazioni dell'Osservatorio debbano essere chiaramente collegate agli obiettivi generali di quest'ultimo così da incidere sull'elaborazione delle politiche nazionali ed europee;

11.

ritiene necessario continuare ad incoraggiare e sostenere l'opera di monitoraggio e di rafforzamento della Carta dei partiti politici europei per una società non razzista (febbraio 1998) condotta dall'Osservatorio. Le iniziative attualmente appoggiate dall'Osservatorio tramite le tavole rotonde, come ad esempio le attività svolte con i media e le organizzazioni sportive come la UEFA e la FIFA nonché i convegni, vanno estese per includere le attività dei partiti politici a livello di enti locali e regionali;

12.

per quanto riguarda l'ampliamento dell'UE, il Comitato ritiene che l'Osservatorio debba avere una visione chiara della realtà attuale nei paesi candidati ed essere pronto ad affrontare le implicazioni dell'ampliamento in termini di possibile accentuazione dei timori connessi all'immigrazione, alla disoccupazione, ecc. Esso dovrebbe proseguire la legittima e importante opera finora svolta a favore di una società senza esclusi.

2.   Le raccomandazioni del Comitato delle regioni

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

per quanto concerne la cooperazione con le altre organizzazioni e le competenze di cui all'articolo 2, paragrafo, 1 del regolamento, propone di integrare maggiormente gli enti locali e regionali nel campo d'attività dell'Osservatorio, onde far sì che essi beneficino della divulgazione delle informazioni e contribuiscano alla loro raccolta. A questo fine si potrebbe prevedere:

a)

l'inserimento di disposizioni specifiche in merito negli accordi con i corrispondenti nazionali della rete RAXEN;

b)

la presentazione della relazione annuale dell'Osservatorio al Comitato delle regioni al fine di promuovere un dialogo permanente con gli enti locali e regionali sulle attività svolte, la condivisione di conoscenze e informazioni e la partecipazione degli enti territoriali alla ricerca e alla raccolta dei dati;

2.

chiede che vengano chiariti l'articolo 3, lettera e) e l'articolo 2, paragrafo 2 (l'articolo che definisce l'obiettivo dell'Osservatorio). Occorre inoltre delucidare ulteriormente il ruolo delle parti sociali e della società civile a livello di strutture, funzioni e attività dell'Osservatorio;

3.

per quanto riguarda il consiglio di amministrazione e l'ufficio di presidenza dell'Osservatorio, il Comitato:

a)

raccomanda di chiarire la combinazione di competenze richieste ai membri del consiglio di amministrazione e di determinare e stabilire taluni livelli di competenza, cui gli Stati membri dovranno attenersi nelle designazioni e nelle nomine;

b)

raccomanda che i membri del consiglio di amministrazione siano personalità indipendenti conformemente al disposto dell'articolo 8, paragrafo 1 del regolamento;

c)

raccomanda vivamente di fissare la durata del mandato dei membri del consiglio di amministrazione, in quanto l'assenza di un termine fisso aumenta il rischio di mancanza di responsabilità e di instabilità e va contro le buone prassi consolidate;

d)

contesta l'opportunità di attribuire un ulteriore voto alla Commissione nel consiglio di amministrazione e nell'ufficio di presidenza e ciò al fine di evitare indebite ingerenze nell'operato di un'agenzia indipendente come l'Osservatorio;

e)

raccomanda di ampliare il mandato dell'ufficio di presidenza prevedendo un maggiore controllo di gestione in alcune aree specifiche: ciò consentirà di accrescere l'efficacia e l'efficienza del processo decisionale in linea con gli imperativi operativi e strategici;

f)

raccomanda di includere una rappresentanza del CdR all'interno dell'ufficio di presidenza per rispecchiare il ruolo chiave svolto dagli enti locali e regionali nel settore di competenza dell'Osservatorio;

4.

raccomanda di chiarire ulteriormente la natura del «coinvolgimento» degli Stati membri nelle attività della rete RAXEN, come indicato all'articolo 3, paragrafo 2, pur difendendo l'indipendenza prevista per l'Osservatorio nel regolamento originario;

5.

prende atto del legame essenziale tra la raccolta dei dati e l'analisi delle informazioni e raccomanda pertanto di sostenere il contributo dell'Osservatorio sia alla definizione delle politiche che al potenziamento delle capacità in questo settore. La raccolta dei dati è perciò condizione necessaria, ma non sufficiente affinché l'Osservatorio possa assolvere al compito previsto dal regolamento;

6.

ritiene che le attività di sensibilizzazione siano parte integrante delle competenze dell'Osservatorio e raccomanda quindi di definirle nel regolamento;

7.

raccomanda di provvedere affinché l'Osservatorio sia pronto ad affrontare adeguatamente le sfide e le opportunità offerte dai paesi candidati nel contesto dell'ampliamento e a collaborare con la Commissione nel monitoraggio dell'applicazione dei criteri di Copenaghen, ivi compresa la lotta al razzismo;

8.

appoggia la proposta di autorizzare l'Osservatorio ad invitare esperti indipendenti provenienti dai paesi candidati a partecipare alle proprie riunioni per facilitare la loro futura adesione.

Bruxelles, 12 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/52


Risoluzione del Comitato delle regioni sui risultati della conferenza intergovernativa

(2004/C 109/10)

Il Comitato delle regioni,

A. VISTO il progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa del 18 luglio 2003 elaborato dalla Convenzione europea,

B. VISTE le conclusioni della presidenza del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2003,

C. VISTE le proposte presentate dalla presidenza alla CIG in occasione del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2003 (CIG 60/03, CIG 60/03 add. 1, CIG 60/03 add. 2),

D. VISTA la dichiarazione di Laeken sul futuro dell'Unione europea,

E. VISTE le risoluzioni del Parlamento europeo del 18 dicembre 2003 sui risultati della Conferenza intergovernativa (P5-TA PROV (2003) 0593) e del 29 gennaio 2004 sul programma della Presidenza irlandese in carica del Consiglio e sulla Costituzione europea (P5_TA-PROV (2004) 0052),

F. VISTO il proprio parere del 9 ottobre 2003 in merito alle proposte per la Conferenza intergovernativa (CdR 169/2003 fin (1)),

G. VISTA la decisione del proprio Ufficio di presidenza, del 18 novembre 2003, di elaborare una risoluzione sull'argomento, a norma dell'articolo 265, paragrafo 5, del Trattato che istituisce la Comunità europea,

ha adottato il 12 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria, la seguente risoluzione.

Il Comitato delle regioni,

1.

DEPLORA il fallimento della CIG in occasione del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2003 e APPOGGIA gli sforzi della presidenza irlandese intesi a rilanciare la negoziazione intergovernativa per dotare i cittadini europei di una Costituzione il più rapidamente possibile e preferibilmente prima delle elezioni europee;

2.

CHIEDE che i dibattiti siano pubblici, al fine di migliorare la trasparenza e l'assunzione di responsabilità;

3.

SOTTOLINEA i progressi storici registrati dalla Convenzione europea e sanciti da una forte legittimità democratica fondata sui cittadini europei;

4.

CONSIDERA il progetto presentato dalla Convenzione europea ai capi di Stato e di governo, che esso sottoscrive, quale fondamento per il futuro Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa e RITIENE che esso rappresenti pertanto la base per l'accordo finale della CIG;

5.

FA APPELLO alla responsabilità dei governi degli Stati membri e li INVITA a far prevalere l'interesse comunitario sugli interessi nazionali per salvaguardare il futuro dell'integrazione europea e, in particolare, la sua politica di coesione;

6.

SOTTOLINEA a tale proposito quanto l'inserimento della coesione territoriale fra gli obiettivi dell'Unione costituisca uno degli elementi fondamentali acquisiti con il progetto di Costituzione elaborato dalla Convenzione;

7.

ESORTA la CIG a confermare il riconoscimento costituzionale del ruolo degli enti locali e regionali nel processo di costruzione europea e del nuovo ruolo assegnato al CdR nel monitoraggio del principio di sussidiarietà, come sancito dalla Convenzione;

8.

RIBADISCE le proprie raccomandazioni intese a correggere talune incoerenze fra le diverse parti del Trattato senza tuttavia sconvolgere l'equilibrio istituzionale, per, da un lato, chiarire il proprio status istituzionale, inserire gli ambiti di consultazione obbligatoria nella base costituzionale e rafforzare la propria funzione consultiva, e, dall'altro, consolidare la coesione economica, sociale e territoriale, specie grazie alla creazione di una base giuridica esplicita per la cooperazione interregionale e transfrontaliera;

9.

INVITA i governi degli Stati membri a portare a termine il processo di riforma dell'Unione lanciato in occasione del Consiglio europeo di Laeken;

10.

INCARICA il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio dell'Unione, al Parlamento europeo, alla Commissione europea e ai membri della Convenzione.

Bruxelles, 12 febbraio 2004.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  GU C 23 del 27.1.2004, pag. 1.


30.4.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 109/53


Risoluzione del Comitato delle regioni, in merito al programma di lavoro della Commissione europea e priorità del Comitato delle regioni per il 2004

(2004/C 109/11)

Il Comitato delle regioni

visto il programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2004 (COM(2003) 645 def.),

vista la risoluzione del Parlamento europeo in merito al programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2004, adottata in sessione plenaria, il 17 dicembre 2003 (P5_TA PROV(2003)0585),

visto il Protocollo sulle modalità di cooperazione fra la Commissione europea e il Comitato delle regioni (DI CdR 81/2001 riv. 2),

considerando quanto segue:

ha adottato il 12 febbraio 2004, nel corso della 53a sessione plenaria, la seguente risoluzione:

Il Comitato delle regioni

Osservazioni di carattere generale

1.

approva l'approccio strategico definito nel programma annuale di lavoro della Commissione europea per il 2004;

2.

ritiene che le proprie priorità trovino riscontro in quelle della Commissione: contribuire a definire il futuro della politica di coesione, realizzare l'agenda di Lisbona, completare l'ampliamento, elaborare una nuova politica di prossimità e rafforzare la dimensione locale e regionale dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia;

3.

ribadisce il proprio desiderio di partecipare al dialogo interistituzionale sulla strategia politica annuale e sul programma di lavoro. In tale contesto approva la comunicazione della Commissione «Dialogo con le associazioni degli enti territoriali sull'elaborazione delle politiche dell'Unione europea» (1), la quale prevede che «il dialogo sistematico sarà proposto a partire dalla presentazione del programma di lavoro annuale della Commissione (...)»;

4.

s'impegna, in particolare nella prospettiva delle elezioni europee del giugno 2004, a difendere i risultati dei lavori della Convenzione europea, conformemente alla propria risoluzione in merito ai risultati della Conferenza intergovernativa, votata il 12 febbraio 2004;

5.

considera indispensabile approfondire la concertazione con la Commissione europea su come valutare il rispetto dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e prossimità e l'impatto territoriale della legislazione comunitaria. Ricorda inoltre che, nella propria risoluzione sul programma di lavoro della Commissione per il 2003, il CdR aveva esortato la Commissione «ad attuare sin d'ora la raccomandazione del gruppo di lavoro Sussidiarietà della Convenzione, secondo cui ogni proposta legislativa dovrebbe comportare una scheda “sussidiarietà” contenente elementi circostanziati che consentano di formulare una valutazione riguardo al rispetto del principio di sussidiarietà»;

6.

considera necessario proseguire gli esperimenti avviati dalla Commissione europea al fine di promuovere i contratti tripartiti e accrescere la coerenza territoriale. Chiede pertanto alla Commissione di tenerlo informato sui risultati di questi esperimenti;

7.

invita la Commissione europea a valutare congiuntamente i risultati dell'applicazione del Protocollo di cooperazione ai fini di una revisione da effettuare entro la fine dell'anno in corso e alla luce sia della nuova cultura di consultazione e cooperazione sia dei nuovi compiti affidati al Comitato;

8.

è lieto che il Consiglio abbia adottato un programma strategico pluriennale 2004-2006 (2) che costituisce un utile quadro di riferimento per la programmazione strategica delle altre istituzioni europee;

Futuro della politica di coesione

9.

s'impegna a garantire la propria piena partecipazione all'elaborazione di una nuova politica di coesione, avvalendosi delle proprie competenze e della profonda conoscenza della realtà locale e regionale maturata dai propri membri. Le regioni sono non solo il livello più adeguato per decidere la politica di coesione, ma anche il livello più efficiente per metterla in atto;

10.

si compiace delle iniziative legate all'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport; inoltre, dato che gli enti locali e regionali partecipano attivamente all'organizzazione di manifestazioni sportive, chiede di essere maggiormente associato agli eventi che la Commissione organizza nel quadro dell'iniziativa EYES 2004;

11.

dà il suo fermo appoggio ad un'autentica politica regionale europea che promuova la competitività per realizzare gli obiettivi della strategia di Lisbona, e intende respingere qualsiasi idea di rinazionalizzazione nonché il tentativo di sostituire detta politica con una semplice assistenza a favore delle regioni degli Stati membri più poveri;

12.

ritiene che l'obiettivo di destinare lo 0,45 % del PIL dell'UE alla politica regionale offra il livello necessario per garantire all'Unione una politica regionale realistica e respinge l'idea che la politica regionale possa costituire la variabile di adeguamento delle richieste di tagli al bilancio dell'Unione europea avanzate da taluni governi di Stati membri che sono «contribuenti netti»;

13.

respinge qualsiasi tentativo di condizionare un eventuale accordo sulle future prospettive finanziarie e gli stanziamenti della politica di coesione all'allineamento alle posizioni dei «contribuenti netti» in seno alla Conferenza intergovernativa;

14.

sottolinea che la cooperazione regionale rappresenta un fattore d'integrazione ed un autentico valore aggiunto comunitario per la politica regionale; essa deve costituire un pilastro su cui basare i futuri fondi strutturali;

15.

ribadisce la necessità di semplificare ulteriormente i fondi strutturali, rendendoli più efficienti e maggiormente decentrati, come evidenzia il rapporto di prospettiva dello stesso CdR e come hanno richiesto gli operatori locali nel corso delle ampie consultazioni condotte in tale contesto;

16.

chiede nuovamente l'applicazione operativa di una politica comunitaria di sviluppo rurale che si basi su un approccio integrato in un unico quadro giuridico e operativo, conformemente alle dichiarazioni di York (1996) e Salisburgo (2003); chiede inoltre che venga abbandonata l'attuale interpretazione dello sviluppo rurale come semplice estensione delle attività agricole ed esige una politica che integri la pluriattività dei produttori agricoli, il turismo, il sostegno alle attività artigianali, l'accesso alla società dell'informazione, i servizi alla popolazione e alle imprese, la politica dell'habitat;

Verso l'attuazione degli obiettivi della strategia di Lisbona

17.

chiede che la strategia di Lisbona venga attuata in maniera più intensiva e decentrata grazie ad adeguati mezzi di bilancio;

18.

si compiace della grande importanza assegnata all'agenda di Lisbona dalla comunicazione della Commissione al Consiglio europeo di primavera e invita quest'ultimo a prendere le misure necessarie per attuare le riforme destinate a stimolare la competitività, l'innovazione, la crescita sostenibile e la stabilità. Ritiene che gli enti locali e regionali vadano considerati come interlocutori nell'attuazione della strategia di Lisbona e sottolinea il loro contributo alla realizzazione di tali obiettivi e alla riduzione delle disparità regionali;

19.

ritiene tuttavia che le riforme strutturali necessarie per realizzare gli obiettivi di Lisbona non debbano avvenire a scapito della coesione sociale e vadano pertanto affiancate da importanti investimenti nei campi economico, sociale e dell'istruzione; in tale contesto il Comitato delle regioni sostiene la necessità che il «Patto di stabilità e di crescita» sia accompagnato da criteri più precisi, che tengano conto degli investimenti dei pubblici poteri, comprendenti fra l'altro le spese per le infrastrutture e gli aiuti all'inserimento professionale e sociale;

20.

chiede che le preoccupazioni ambientali vengano tenute presenti maggiormente, e con maggiore decisione, in tutti i settori della politica, conformemente alla strategia di Göteborg e tenendo conto dell'efficienza economica;

21.

approva la priorità assegnata alla promozione degli investimenti nelle reti e nella conoscenza, e si compiace in particolare dello sviluppo dello Spazio europeo della ricerca e dell'attuazione di un piano d'azione per accrescere, da un lato, gli investimenti nella ricerca e lo sviluppo, in linea con l'obiettivo del 3 % del PIL, e garantire, dall'altro, adeguate risorse umane al settore della ricerca;

22.

chiede che nell'ambito della promozione della crescita in Europa e della realizzazione della strategia di Lisbona venga dato maggiore risalto al ruolo dell'istruzione e della formazione nonché agli investimenti nelle risorse umane;

23.

attende con impazienza il seguito che la Commissione intende dare alla sentenza della Corte di giustizia Altmark Trans relativa al finanziamento degli obblighi di servizio pubblico e al Libro verde sui servizi d'interesse generale, in cui la Commissione ha formulato solo poche proposte d'intervento legislativo o regolamentare;

24.

sottolinea l'importanza fondamentale di rivedere e adeguare l'iniziativa eEurope 2005 nell'Europa ampliata, e in particolare di sviluppare e utilizzare un'infrastruttura europea a banda larga protetta, e attende quanto prima la revisione del piano d'azione eEurope 2005;

25.

invita la Commissione ad evitare che il crescente processo di concentrazione nel settore dei media porti a una situazione di oligopolio capace di minacciare il pluralismo, la diversità culturale e la libera scelta dei consumatori;

L'ampliamento dell'Unione

26.

esprime preoccupazione circa l'insufficiente coinvolgimento degli enti locali e regionali da parte della Commissione e delle autorità nazionali nella preparazione dell'ampliamento e chiede che la politica di coesione svolga un ruolo vitale nell'integrazione dei nuovi Stati membri;

27.

nota con soddisfazione che la Commissione ha inserito l'ulteriore sviluppo della capacità amministrativa tra le sue priorità nei confronti dei paesi in via di adesione; ricorda che sono soprattutto gli enti locali e regionali di tali paesi ad aver bisogno di un ulteriore sostegno; invita pertanto la Commissione a presentare urgentemente nuove misure innovative per rafforzare la capacità amministrativa e di attuazione degli enti locali e regionali dei paesi in via di adesione;

28.

raccomanda vivamente una maggiore partecipazione degli enti locali e regionali agli attuali e futuri negoziati di adesione. Ricorda che i dieci paesi in via di adesione stanno attualmente affrontando problemi dovuti anche ad un'inadeguata capacità amministrativa e di attuazione, problemi che sarebbe stato possibile evitare se si fosse prestata maggiore attenzione alle necessità degli enti locali e regionali nel processo di ampliamento;

29.

dà il proprio totale appoggio alla politica di prossimità definita dalla Commissione e all'elemento di stabilità su cui si basa: fa nuovamente osservare con rammarico che il programma di lavoro della Commissione ancora non prevede la consultazione del Comitato delle regioni sulla maggior parte delle questioni legate all'ampliamento e alla prossimità;

Politica di prossimità

30.

sottolinea l'importanza di promuovere la diversità culturale in una Europa ampliata e si propone di perseguire attivamente i propri obiettivi prioritari per quanto concerne il rispetto e la promozione della diversità culturale e linguistica in quanto patrimonio da preservare;

31.

ritiene che lo sviluppo delle reti transeuropee rappresenti un fattore positivo indispensabile per una maggiore stabilità alle frontiere dell'UE;

32.

ricorda che per portare al successo l'Europa ampliata è indispensabile stabilire due linee di intervento differenziate: la prima per il Mediterraneo, la seconda per la Russia e i Nuovi Stati Indipendenti;

33.

raccomanda alla Commissione di tenere pienamente conto dell'esperienza che i nuovi membri del Comitato delle regioni provenienti dai paesi in via di adesione hanno acquisito nei rapporti con i loro vicini orientali e del Mediterraneo e le suggerisce vivamente di coinvolgere gli enti locali e regionali dell'Europa a 25 nel mettere a punto la cosiddetta nuova politica della «cerchia di amici»; a tale proposito il CdR attribuirà una particolare attenzione alla dimensione orientale della politica dell'Europa ampliata organizzando su questo tema un seminario che si terrà nel secondo semestre 2004 a Kaliningrad;

34.

sollecita, conformemente alla propria risoluzione del 28 novembre 2003, una maggiore partecipazione degli enti locali e regionali al partenariato euromediterraneo, il che implica la creazione, nel quadro delle istituzioni euromediterranee, di un organo che rappresenti gli enti locali e regionali. Occorre inoltre che la cooperazione euromediterranea decentrata diventi uno dei pilastri del processo di Barcellona e sia affiancata da linee guida circa un programma interregionale e transnazionale di cooperazione destinato agli enti territoriali della zona del Mediterraneo; a tale riguardo sarebbe opportuno concentrarsi su programmi di formazione specifici volti a creare capacità amministrative;

35.

chiede di impegnarsi con forza nella realizzazione dell'agenda di Salonicco, coinvolgendo gli enti locali e regionali dei Balcani occidentali in tutti i programmi e le reti dell'UE che portano avanti la loro integrazione europea in tutti i settori, siano essi economico, sociale o culturale.

Spazio di libertà, sicurezza e giustizia

36.

sottolinea la dimensione locale e regionale inerente alla realizzazione dello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia; chiede, da un lato, di tener conto di questa dimensione nel definire gli orientamenti risultanti dal programma di Tampere, di cui il CdR auspica la realizzazione entro i termini stabiliti dal Consiglio europeo di Salonicco e, dall'altro, di essere consultato a tale riguardo;

37.

prende atto con soddisfazione che il CdR viene consultato sempre più spesso in materia di asilo e di politiche dell'immigrazione; si rammarica tuttavia che la Commissione non abbia chiesto il parere del CdR in merito a taluni documenti in materia, documenti sui quali il Comitato aveva espressamente chiesto di essere consultato;

38.

sottolinea che l'integrazione degli immigrati e la coesione sociale sono argomenti di estrema attualità nella maggior parte dei paesi dell'UE e ritiene che l'integrazione dovrebbe costituire un aspetto fondamentale in tutti gli ambiti pertinenti dell'azione dell'Unione europea, in particolare la politica comune in materia di immigrazione e asilo;

39.

raccomanda di fare ricorso anche ai fondi strutturali al fine di sostenere e sviluppare gli strumenti volti alla realizzazione dello Spazio di libertà, sicurezza e giustizia nelle zone sensibili a livello regionale e locale;

40.

incarica il proprio Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione europea, al Parlamento europeo, al Consiglio, alla presidenza irlandese, a quella olandese, e infine ai governi e ai parlamenti dei paesi in via di adesione.

Bruxelles, 12 febbraio 2004

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Peter STRAUB


(1)  [COM(2003)811 def.]

(2)  (Doc.15709/03 del 5.12.2003)