ISSN 1725-2466

doi:10.3000/17252466.C_2009.200.ita

Gazzetta ufficiale

dell’Unione europea

C 200

European flag  

Edizione in lingua italiana

Comunicazioni e informazioni

52o anno
25 agosto 2009


Numero d'informazione

Sommario

pagina

 

I   Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

 

PARERI

 

Comitato delle regioni

 

79a sessione plenaria 21-22 aprile 2009

2009/C 200/01

Parere del Comitato delle regioni piano d'azione sulla mobilità urbana

1

2009/C 200/02

Parere del Comitato delle regioni quadro strategico europeo per la cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico

5

2009/C 200/03

Parere del Comitato delle regioni correlazione tra mercato del lavoro e bisogni regionali nel settore turistico

9

2009/C 200/04

Parere del Comitato delle regioni il pacchetto della commissione europea per la ripresa economica e il ruolo degli enti locali e regionali

13

2009/C 200/05

Parere del Comitato delle regioni le autorità locali: attori di sviluppo

18

2009/C 200/06

Parere del Comitato delle regioni il ruolo degli enti regionali e locali nella nuova strategia del mar baltico

23

2009/C 200/07

Parere del Comitato delle regioni il ruolo degli enti regionali e locali nell'ambito del partenariato orientale

31

2009/C 200/08

Parere del Comitato delle regioni agenda sociale rinnovata: opportunità, accesso e solidarietà nell'europa del XXI secolo

37

 

III   Atti preparatori

 

Comitato delle regioni

 

79a sessione plenaria 21-22 aprile 2009

2009/C 200/09

Parere del Comitato delle regioni energia: riesame strategico e rendimento energetico nell'edilizia

41

2009/C 200/10

Parere del Comitato delle regioni proposta di decisione sull'istituzione del programma MEDIA Mundus

51

2009/C 200/11

Parere del Comitato delle regioni soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA)

58

2009/C 200/12

Parere del Comitato delle regioni sicurezza dei pazienti

63

2009/C 200/13

Parere del Comitato delle regioni istituzione di un fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

70

2009/C 200/14

Parere del Comitato delle regioni diritti dei consumatori

76

IT

 


I Risoluzioni, raccomandazioni e pareri

PARERI

Comitato delle regioni

79a sessione plenaria 21-22 aprile 2009

25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/1


Parere del Comitato delle regioni piano d'azione sulla mobilità urbana

(2009/C 200/01)

IL COMITATO DELLE REGIONI

deplora la mancata elaborazione da parte della Commissione dell'atteso piano d'azione sulla mobilità urbana poiché ciò rischia di limitare il potenziale della politica europea in materia,

accoglie con favore le numerose iniziative emerse a livello europeo in materia di politica urbana, si compiace del fatto che una serie di iniziative urbane abbia già goduto del sostegno finanziario dell'UE, ed è quindi convinto della necessità di andare oltre il Libro verde e di ampliare ulteriormente la sfera di intervento della politica in materia di mobilità urbana,

sottolinea l'importanza di assicurarsi che vengano creati meccanismi adeguati di finanziamento e meccanismi che assicurino l'effettivo funzionamento dei partenariati. Il CdR è quindi favorevole a un modello di attuazione dei piani di mobilità urbana mediante accordi sostenibili di lungo termine pubblico-pubblico o pubblico-privato («accordi di mobilità»),

invita la Commissione a istituire uno strumento finanziario che incoraggi le autorità urbane e metropolitane ad adottare piani di mobilità. Tale strumento dovrebbe esser posto a diretta disposizione delle regioni e degli enti locali, senza bisogno dell'approvazione degli Stati membri. Responsabili dell'attuazione dei piani di mobilità urbana dovrebbero essere le città stesse,

invita inoltre la Commissione a contribuire concretamente al miglioramento della mobilità urbana mediante la creazione di incentivi finanziari, sistemi di assegnazione di marchi di qualità e meccanismi di scambio di buone prassi. Nel suo parere in merito al Libro verde sulla mobilità urbana il CdR suggerisce di istituire un riconoscimento analogo alle «bandiere blu» europee, da assegnare sulla base di indicatori specifici alle aree urbane con bassi livelli di inquinamento e di congestione.

Relatore generale

:

Albert BORE, membro del Consiglio comunale di Birmingham (UK/PSE)

Testo di riferimento

consultazione da parte del Parlamento europeo in data 10 marzo 2009

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Messaggi chiave

1.

deplora la mancata elaborazione da parte della Commissione dell'atteso piano d'azione sulla mobilità urbana poiché ciò rischia di limitare il potenziale della politica europea in materia;

2.

accoglie con favore la decisione del Parlamento europeo di elaborare una relazione di iniziativa e di consultare il Comitato delle regioni;

3.

accoglie con favore le numerose iniziative emerse a livello europeo in materia di politica urbana, si compiace del fatto che una serie di iniziative urbane abbia già goduto del sostegno finanziario dell'UE, ed è quindi convinto della necessità di andare oltre il Libro verde e di ampliare ulteriormente la sfera di intervento della politica in materia di mobilità urbana. Visti i potenziali benefici che una mobilità urbana e metropolitana migliore e sostenibile può recare alla qualità della vita dei cittadini europei nelle aree urbane, nonché alla decarbonizzazione, alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e alla competitività economica, è opportuno che l'UE rinnovi i propri sforzi in questo campo. L'agenda deve essere coerente e, conformemente al principio di sussidiarietà, l'UE dovrebbe assumere un ruolo di sostegno alle azioni intraprese ai livelli locale e regionale, promuovendo le migliori prassi e lo scambio di esperienze e promuovendo la ricerca e lo sviluppo tecnologico;

4.

dà atto che l'UE sostiene già in misura notevole la ricerca in materia di mobilità urbana, nella regolamentazione del trasporto pubblico così come riguardo alle questioni ambientali. La risposta del CdR al Libro verde della Commissione sulla mobilità urbana ha messo in luce l'utilità di promuovere una più ampia adesione da parte delle città di tutta l'UE ai piani di mobilità urbana del tipo già sviluppato, ad esempio, da alcune città francesi e tedesche: nel lungo periodo, infatti, ciò potrebbe recare un effettivo valore aggiunto, in quanto tali piani sono strumenti atti ad affrontare i problemi della congestione e dell'inquinamento urbani. Ciò detto, il CdR si pronuncia a favore di un maggiore coinvolgimento delle città nei progetti di ricerca promossi dall'UE in materia di mobilità urbana, gestione dei trasporti pubblici e questioni ambientali — obiettivo che può essere realizzato adattando di conseguenza i programmi di ricerca;

5.

sottolinea l'importanza di assicurarsi che vengano creati meccanismi adeguati di finanziamento e meccanismi che assicurino l'effettivo funzionamento dei partenariati. Il CdR è quindi favorevole a un modello di attuazione dei piani di mobilità urbana mediante accordi sostenibili di lungo termine pubblico-pubblico o pubblico-privato («accordi di mobilità»), che dovrebbero poter beneficiare di finanziamenti da parte del settore privato e di programmi locali, regionali o nazionali;

6.

reputa che l'UE sia chiamata a svolgere un ruolo importante nel definire, in stretta cooperazione con la BEI, strumenti finanziari innovativi in grado di finanziare le infrastrutture necessarie per la mobilità sostenibile e gli investimenti nei veicoli a basse emissioni di carbonio. Le iniziative già attuate in questo campo sono senz'altro benvenute, ma adesso occorre compiere un salto di qualità per passare da progetti-modello isolati a un'ampia diffusione in tutta l'UE. Gli accordi di mobilità aiuterebbero a stabilire fra le parti interessate alleanze abbastanza forti da consentire loro di sostenere i rischi associati agli alti livelli di indebitamento commerciale necessari per portare avanti la realizzazione su vasta scala di infrastrutture di trasporto sostenibile;

7.

appoggia le proposte contenute nel progetto di relazione del PE sul piano d'azione sulla mobilità urbana riguardo allo studio, nel quadro delle prospettive finanziarie 2014-2020, di uno strumento finanziario europeo che permetta di cofinanziare:

piani di trasporto urbano e metropolitano (piani di mobilità), nonché

investimenti nella mobilità urbana e metropolitana che rispondano agli obiettivi ambientali e socioeconomici dell'UE;

8.

invita la Commissione a istituire uno strumento finanziario che incoraggi le autorità urbane e metropolitane ad adottare piani di mobilità. Tale strumento dovrebbe esser posto a diretta disposizione delle regioni e degli enti locali, senza bisogno dell'approvazione degli Stati membri. Responsabili dell'attuazione dei piani di mobilità urbana dovrebbero essere le città stesse. Spesso, a livello locale e regionale, la realizzazione dei progetti dipende dalla possibilità di assicurarsi la giusta combinazione di investimenti pubblici e privati, e l'UE può contribuire ad agevolare questo processo;

9.

invita inoltre la Commissione ad apportare un valore aggiunto a tale processo mediante la creazione di incentivi finanziari, sistemi di assegnazione di marchi di qualità e meccanismi di scambio di buone prassi. Nel suo parere in merito al Libro verde sulla mobilità urbana il CdR suggerisce di istituire un riconoscimento analogo alle «bandiere blu» europee, da assegnare sulla base di indicatori specifici alle aree urbane con bassi livelli di inquinamento e di congestione.

Osservazioni generali

10.

sistemi di trasporto urbano efficienti, efficaci e sostenibili possono dare un notevole contributo alla competitività economica di città e regioni, nonché dell'Unione europea nel suo insieme. Se è vero che l'applicazione del principio di sussidiarietà conduce alla conclusione che lo sviluppo di siffatti sistemi rientra nella responsabilità degli enti locali e regionali interessati, è vero altresì che l'Unione europea può e deve svolgere un ruolo di rilievo nel promuovere le migliori prassi, agevolare l'apprendimento comune, accelerare il trasferimento di tecnologie e garantire la compatibilità tra le tecnologie utilizzate nella misura necessaria per facilitare la libera circolazione dei veicoli fra gli Stati membri;

11.

in un momento in cui la recessione globale si aggrava e le imprese europee lottano per conservare la propria quota di mercato su mercati mondiali sempre più competitivi, l'UE deve dare l'esempio contribuendo a far sì che la qualità delle infrastrutture urbane per la circolazione delle persone e delle merci assicuri alle imprese europee un vantaggio sui loro concorrenti del resto del mondo anziché indebolire la loro capacità concorrenziale. È dunque assolutamente necessario mantenere lo slancio dell'iniziativa sulla mobilità urbana che nel settembre 2007 ha portato alla pubblicazione di un Libro verde sull'argomento e assicurarsi che l'UE si impegni a portare avanti questa agenda con azioni tangibili.

Raccomandazioni relative al progetto di relazione del Parlamento europeo

Accelerare la ricerca e l'innovazione europee in materia di mobilità urbana

12.

appoggia la proposta di avviare un esame, una valutazione e un'armonizzazione immediati delle statistiche e delle banche dati sulla mobilità urbana esistenti, al fine di valutare la necessità di un loro aggiornamento;

13.

appoggia la proposta di aprire immediatamente su Internet un portale e un forum europei sulla mobilità urbana onde facilitare lo scambio e la diffusione di informazioni, di buone prassi e di esperienze innovative, in particolare in materia di promozione del trasporto sostenibile;

14.

appoggia la proposta di istituire un premio annuale europeo per premiare iniziative o progetti di trasporto urbano notevoli e imitabili, ma propone altresì di integrare tale iniziativa nell'istituzione di un riconoscimento analogo alle «bandiere blu» europee, da assegnare sulla base di indicatori specifici alle aree urbane con bassi livelli di inquinamento e di congestione;

15.

appoggia lo sviluppo di una nuova iniziativa Civitas, ma raccomanda anche di esaminare e migliorare, ovunque possibile, i meccanismi volti a promuovere un'ampia diffusione degli insegnamenti e delle esperienze innovative acquisiti nel quadro dei progetti Civitas;

16.

appoggia, in linea di principio, l'aumento del finanziamento europeo del programma di ricerca e sviluppo per un «sistema di trasporto intelligente» (Intelligent Transport System — ITS), ma fa notare che la realizzazione degli obiettivi di integrazione e interoperabilità dei sistemi rappresenta una sfida impegnativa.

Promuovere l'ottimizzazione dei vari modi di trasporto e incentivare la mobilità sostenibile negli spazi urbani con il valore aggiunto recato dall'UE

17.

appoggia con vigore la promozione dei piani di trasporti urbani sostenibili (piani di mobilità urbana); tuttavia, essendo consapevole delle questioni di sussidiarietà che potrebbero insorgere al riguardo, fa notare che, mentre all'UE spetta senz'altro incentivare — nel quadro della promozione delle buone prassi — la definizione dei piani di mobilità urbana, la decisione di elaborarli spetta comunque alle città nonché alle regioni interessate, sì da coprire anche i bacini di occupazione oltre i confini urbani;

18.

appoggia con vigore la proposta di subordinare il finanziamento e il cofinanziamento europei dei progetti in materia di trasporti urbani all'esistenza di piani integrati di mobilità, dando così un ulteriore incentivo europeo all'adozione di questi ultimi;

19.

appoggia con vigore l'introduzione di orientamenti in materia di incentivi finanziari da parte dell'UE nel quadro degli attuali strumenti di politica regionale per il coordinamento degli investimenti nazionali e regionali, dei programmi di intervento e dei progetti relativi ai trasporti urbani e ai collegamenti con i luoghi di lavoro periurbani, a condizione che tali investimenti siano conformi agli obiettivi ambientali e socioeconomici dell'UE e in particolare garantiscano l'interoperabilità tra tutti i modi di trasporto; appoggia inoltre l'introduzione, nell'ambito delle prospettive finanziarie 2014-2020, di uno strumento finanziario europeo che consenta di cofinanziare i piani di mobilità urbana, finanziando non progetti bensì risultati conformi agli obiettivi ambientali e socioeconomici dell'UE, e chiede che si valuti la possibilità di rendere disponibili in una fase più precoce i finanziamenti per le iniziative pilota su piccola scala. Oltre a ciò, il Comitato raccomanda di puntare a strumenti più ambiziosi che, per sostenere la realizzazione dei piani di mobilità urbana, eroghino finanziamenti su scala più ampia, purché subordinati all'esistenza di accordi di mobilità pubblico-pubblico o pubblico-privato in grado di attrarre finanziamenti da parte del settore privato e di programmi locali, regionali o nazionali;

20.

accoglie con favore l'avvio di uno studio sulle esperienze di integrazione tariffaria (incluse quelle che contemplano l'uso di smart card) e suggerisce di promuoverne un altro sulla fornitura di informazione intermodale nelle conurbazioni dell'UE; chiede inoltre di valutare l'interoperabilità delle smart card, affinché in futuro esse possano costituire titoli di viaggio validi in diverse aree metropolitane dell'UE;

21.

appoggia la richiesta del PE alla Commissione di elaborare una relazione sui pedaggi urbani e sull'opportunità di adottare orientamenti in materia, nonché in materia di pedaggi stradali per l'accesso alle grandi città o ai centri cittadini. Se è vero che la realizzazione di una tale iniziativa si prospetta notevolmente complessa, è anche vero che essa comporterebbe considerevoli vantaggi, contribuendo in particolare alla coerenza dei piani di mobilità urbana e rappresentando una tappa di avvicinamento a sistemi di pagamento del trasporto intermodale basati su uno «sportello unico».

I trasporti urbani: un settore industriale e delle tecnologie europee di cui tener conto nel quadro della strategia di Lisbona e del piano di rilancio dell'economia europea

22.

appoggia con vigore l'attuazione di un'iniziativa europea di normalizzazione e certificazione dei materiali in relazione alla sicurezza, al comfort (riduzione di rumori, vibrazioni, ecc.), all'interoperabilità delle reti, all'accessibilità per le persone a mobilità ridotta, al trasporto sostenibile e alle motorizzazioni pulite sulla base di un «bilancio del carbonio»;

23.

appoggia con vigore la proposta di destinare una parte cospicua degli stanziamenti sbloccati dal piano di rilancio dell'economia europea al finanziamento degli investimenti e dei progetti in corso nel settore dei trasporti urbani immediatamente finanziabili, quando tali investimenti sono coerenti con il perseguimento degli obiettivi ambientali e socioeconomici dell'UE.

Garantire una maggiore coerenza con altre politiche dell'UE

24.

invita la Commissione a promuovere una maggiore coerenza a livello locale in e con altre politiche europee, come quelle in materia di ambiente, sviluppo urbanistico sostenibile, trasporto di passeggeri e merci nelle zone extraurbane, cambiamenti climatici e politica regionale;

25.

ribadisce il suo invito a istituire un meccanismo a livello europeo per riferire sullo stato di avanzamento dell'attuazione dei piani di mobilità urbana, al fine di offrire esempi di riferimento ad altre città. Tale processo andrebbe avviato con uno studio comparativo finanziato dall'UE che esamini diverse città in tutta l'Unione europea e metta a confronto il loro diverso approccio alla riduzione della congestione del traffico, al miglioramento dell'ambiente e all'offerta di modi di trasporto più sostenibili, compresi quelli non motorizzati.

Bruxelles, 21 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/5


Parere del Comitato delle regioni quadro strategico europeo per la cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico

(2009/C 200/02)

IL COMITATO DELLE REGIONI

sottolinea che gli enti regionali e locali hanno un ruolo particolarmente importante da svolgere nella realizzazione dello Spazio europeo della ricerca (SER),

insiste sulla necessità che la Commissione europea e gli Stati membri adottino le misure necessarie per coinvolgere in modo efficace e completo gli enti regionali e locali nella gestione delle iniziative connesse con il SER,

riconosce la necessità di una cooperazione tra l'UE e i paesi vicini in campo scientifico e tecnologico. Ciò dovrebbe comportare la partecipazione dei paesi vicini non solo al programma quadro dell'UE per la ricerca, ma anche alle altre dimensioni del SER, come il coordinamento dei programmi e delle infrastrutture di ricerca, l'applicazione dei principi della condivisione delle conoscenze e la mobilità continua dei ricercatori,

desidera garantire un uso coordinato del 7o Programma quadro, dei fondi strutturali, del programma quadro per la competitività e l'innovazione e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, aspetto essenziale per la competitività dell'UE e per le sinergie tra le politiche in materia di coesione, ricerca, istruzione superiore e innovazione a livello nazionale e regionale, come già indicato in precedenti pareri del CdR.

Relatore

:

Jyrki MYLLYVIRTA (FI/PPE), sindaco di Lahti

Testo di riferimento:

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo Quadro strategico europeo per la cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico

COM(2008) 588 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

Il COMITATO DELLE REGIONI

Rilevanza per i livelli regionale e locale e per il CdR

1.

sottolinea che gli enti regionali e locali hanno un ruolo particolarmente importante da svolgere nella realizzazione dello Spazio europeo della ricerca (SER). Essi infatti sono soggetti primari dello sviluppo delle strategie regionali di ricerca e innovazione, spesso gestiscono gli istituti di ricerca e promuovono un clima propizio all'innovazione, in quanto hanno l'esperienza necessaria. In generale inoltre comuni e regioni sono dotati di poteri legislativi riconosciuti e provvisti di un loro bilancio per la ricerca, oppure svolgono altri ruoli importanti in quanto promotori e cofinanziatori delle attività di ricerca e sviluppo. Ai fini della pianificazione e dell'attuazione di un'attività di ricerca fruttuosa e coronata da successo, è fondamentale disporre di un sistema istituzionale efficace a livello locale e regionale;

2.

gli enti regionali e locali sono quindi tra le principali parti interessate alle politiche e alle iniziative volte ad approfondire e — aspetto ancora più importante — ad ampliare il SER, in particolare la sua visione, da un lato, di istituzioni accademiche e di ricerca forti e immerse in un contesto innovativo e, dall'altro, di una cooperazione e di un coordinamento internazionale delle attività di ricerca;

3.

il CdR mette in rilievo la grande importanza delle città e delle regioni per forgiare un clima propizio all'innovazione. Con le loro attività, esse esercitano un impatto notevole sulla realizzazione del SER tramite la mobilità del personale scientifico (attratto solo da ambienti versatili, tolleranti e innovativi) e costituiscono centri propulsivi per lo sviluppo delle infrastrutture della ricerca. Al riguardo, svolgono un ruolo importante fattori come le politiche dell'innovazione, i centri tecnologici, gli incubatori d'imprese, i parchi scientifici e il capitale di rischio (1) di tipo locale;

Osservazioni generali

4.

ritiene che l'iniziativa proposta rappresenti un contributo importante all'approfondimento e all'ampliamento del SER. Nel suo parere sulle nuove prospettive del SER (1), il CdR sottolinea la necessità di intensificare il processo di creazione di tale spazio come passo verso la realizzazione dell'obiettivo di fare dell'Europa l'economia più dinamica del mondo (2);

5.

insiste sulla necessità che la Commissione europea e gli Stati membri adottino le misure necessarie per coinvolgere in modo efficace e completo gli enti regionali e locali nella gestione (2) delle iniziative connesse con il SER. Bisogna fare in modo che la conoscenza e l'innovazione divengano l'elemento propulsore dell'economia. La partecipazione attiva degli enti locali e regionali al SER contribuisce ad aumentare la produttività e la competitività;

6.

constata che le città e le regioni svolgono un ruolo particolarmente importante nella cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico. Nel quadro delle loro politiche di ricerca, esse pongono in essere condizioni generali di sostegno a carattere programmatico, strutturale e legislativo, contribuendo così in misura rilevante a creare un valore aggiunto europeo nell'ambito della ricerca e a forgiare uno Spazio europeo della ricerca veramente dinamico (1);

7.

accoglie con favore la comunicazione in esame, in particolare l'obiettivo di rafforzare la base scientifica e tecnologica dell'UE, aumentare la competitività della sua industria e contribuire a far fronte alle sfide mondiali in un contesto di «responsabilità globale»;

8.

ricorda alla Commissione europea la propria intenzione di vigilare sull'effettivo coinvolgimento di comuni, regioni e altre parti interessate come le università e gli istituti di ricerca, la società civile e le imprese, nella governance del SER (3), e sul rispetto dei principi di sussidiarietà e di geometria variabile;

9.

riconosce la necessità di una cooperazione tra l'UE e i paesi vicini in campo scientifico e tecnologico. Ciò dovrebbe comportare la partecipazione di tali paesi non solo al programma quadro dell'UE per la ricerca (4), ma anche alle altre dimensioni del SER, come il coordinamento dei programmi e delle infrastrutture di ricerca, l'applicazione dei principi della condivisione delle conoscenze e la mobilità continua dei ricercatori (5);

10.

sottolinea l'importanza di tale cooperazione, che può avere un impatto importante sullo sviluppo regionale nell'UE. Ciò vale per la Russia, dotata di una notevole capacità in campo scientifico e tecnologico, ma anche per i paesi terzi dell'Europa orientale, dei Balcani e del Mediterraneo;

L'importanza dei programmi di ricerca e degli strumenti di finanziamento UE esistenti per l'apertura del SER

11.

accoglie con favore le azioni volte ad aprire il Settimo programma quadro (7o PQ) e il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP) ai paesi vicini, conferendo in questo modo un'ulteriore dimensione territoriale a detti programmi;

12.

ricorda le conclusioni del gruppo di esperti SER (6) circa la crescente importanza degli attori nazionali e regionali per lo sviluppo di nuove grandi iniziative europee (ERA-NET, Eurostar, IET o iniziative tecnologiche congiunte e cluster);

13.

desidera garantire un uso coordinato del 7o PQ, dei fondi strutturali (FS), del CIP e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), aspetto essenziale per la competitività dell'UE e per le sinergie tra le politiche in materia di coesione, ricerca, istruzione superiore e innovazione a livello nazionale e regionale, come già indicato in precedenti pareri del CdR (7);

14.

insiste sul fatto che la capacità europea di ricerca, formazione e innovazione deve essere rafforzata nel contesto del finanziamento dell'infrastruttura di ricerca, della ricerca a vantaggio delle PMI, dei cluster regionali orientati alla ricerca, della valorizzazione del potenziale di ricerca nelle regioni comunitarie «della convergenza», delle questioni legate al tema La scienza nella società e della cooperazione internazionale di tipo orizzontale (8);

15.

favorisce un'interpretazione ampia del concetto di innovazione, che comprenda le scienze umane e sociali e la loro fertile interazione con le culture urbane e regionali delle rispettive località;

16.

rileva che l'obiettivo di conseguire la massa critica al livello degli istituti di ricerca e delle reti internazionali dipende dal tema oggetto di studio, dall'ambito della ricerca e dai partecipanti. Occorre evitare di applicare indistintamente un unico modello standard a tutti i partenariati internazionali;

17.

ricorda l'obiettivo indicato nel Libro verde (5) di incentivare un buon equilibrio tra i finanziamenti istituzionali e concorrenziali. Conformemente alle posizioni adottate nei pareri precedentemente emessi su temi correlati, il CdR esorta a proseguire il dibattito sull'equilibrio più adeguato tra finanziamenti istituzionali e concorrenziali;

18.

come evidenziato in precedenza (1), ripone maggiore fiducia nella scelta di temi di ricerca interessanti e utili da parte dei ricercatori e delle comunità scientifiche e nella creazione di reti volontarie (dal basso verso l'alto) e orizzontali rispetto a una gestione che imponga le scelte dall'alto e alla cooperazione formalistica che ne consegue;

19.

chiede che vi sia coerenza politica nel caso di programmi multilivello in cui siano coinvolte più parti, in particolare partner di paesi terzi, che necessitano di un sistema di governance multilivello efficiente (7);

La mobilità dei ricercatori

20.

condividendo pienamente l'idea che la mobilità dei ricercatori costituisce un aspetto essenziale della cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico, il CdR sottolinea i seguenti punti:

per lo sviluppo di uno Spazio europeo della ricerca è molto importante realizzare progressi sul fronte della mobilità del personale scientifico, ivi compresi i necessari adeguamenti legislativi per quanto riguarda il diritto di soggiorno, le pensioni e i provvedimenti di sostegno alle famiglie (1),

le prospettive di carriera e la mobilità dei ricercatori (9) devono essere migliorate identificando un mix ottimale di strumenti nazionali e comunitari e sviluppando ulteriormente le competenze di tutti i ricercatori. Occorre promuovere l'interesse per la ricerca e l'innovazione nella società, e in particolare tra i giovani;

21.

evidenzia inoltre la necessità di attirare accademici di vaglia dai paesi extraeuropei e insiste quindi sull'importanza dei programmi dell'UE a favore della mobilità (ad es. il programma Marie Curie) e delle misure adottate in talune regioni per favorire il ritorno del personale scientifico (1);

L'infrastruttura di ricerca mondiale e i programmi di ricerca aperti

22.

approva le conclusioni del Consiglio Competitività del 30 maggio 2008, in cui si fa appello alla Commissione e agli Stati membri perché «proseguano gli sforzi per aumentare la capacità delle regioni in tutta l'Europa di accedere, utilizzare, costruire e gestire infrastrutture di ricerca moderne». Tra le possibili misure da prendere a tal fine, il CdR propone di:

attribuire alle regioni e agli enti locali un maggior peso nell'elaborazione della roadmap dell'ESFRI (Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca) (10) per le infrastrutture di ricerca europee e, in particolare, al momento di classificare secondo un ordine di priorità i 35 progetti chiave di interesse europeo già approvati,

tener conto del peso delle regioni e degli enti locali e del loro coinvolgimento nelle infrastrutture europee di ricerca (ERI),

garantire un coinvolgimento reale ed effettivo degli enti locali e regionali in una governance efficiente delle ERI (2);

23.

sottolinea l'importanza degli enti regionali e locali come promotori dei programmi di ricerca congiunti, compresi quelli cui partecipano paesi terzi, grazie al fatto che tali istituzioni sono più vicine alle specifiche realtà scientifico-tecnologiche e imprenditoriali presenti sul territorio e quindi alle esigenze di cooperazione in settori strategici (2). Diverse regioni europee già collaborano con successo al coordinamento degli strumenti per i programmi di ricerca, come nel caso dei progetti ERA-NET. Al pari degli Stati membri, i comuni e le regioni devono essere tra i promotori degli accordi di cooperazione nell'ambito della programmazione congiunta (2);

Sussidiarietà, proporzionalità e miglioramento normativo

24.

rileva che la comunicazione non tiene conto di tutti gli aspetti locali e regionali e che non cita alcuna valutazione d'impatto. Il presente parere riguarda i poteri degli enti regionali e locali e sottolinea la particolare importanza della cooperazione scientifica e tecnologica per le città e le regioni.

II.   ALLEGATO

La comunicazione della Commissione europea: antefatti

La comunicazione oggetto del presente parere è stata elaborata in risposta alle conclusioni del Consiglio del febbraio 2008 e rappresenta una delle cinque iniziative intraprese dalla Commissione successivamente ai dibattiti pubblici sul futuro del SER (11) e sulla globalizzazione della società dell'informazione. Essa dà inoltre seguito alle conclusioni del vertice mondiale sulla società dell'informazione (WSIS) svoltosi nel 2005.

Con la comunicazione in esame, la Commissione intende potenziare il lavoro di ricerca europeo e facilitare il ricorso alle nuove tecnologie per reagire con maggior efficacia ed efficienza alle grandi sfide che deve affrontare oggi la società.

Per rispondere alla necessità di approfondire e ampliare il SER mediante una cooperazione rafforzata con i partner internazionali, il 7o PQ è stato aperto alla partecipazione di paesi terzi e dotato di diversi nuovi strumenti destinati a incoraggiare la cooperazione internazionale. Esso però rappresenta una quota modesta di tutta la ricerca effettuata in Europa. La comunicazione in esame propone quindi un nuovo quadro europeo articolato in un certo numero di principi fondamentali e di orientamenti operativi. Le azioni intraprese in questo quadro rafforzeranno i soggetti pubblici e privati europei nella loro interazione con i partner e i concorrenti di altre parti del mondo. Il quadro proposto contribuirà a realizzare la libera circolazione della conoscenza — la «quinta libertà» dell'UE — a livello globale, a conferire all'Europa un più alto profilo sul piano della S&T a livello internazionale e a diffondere il know-how europeo in materia di TIC nel mondo. Il SER acquisterà così rilievo mondiale come spazio aperto al mondo e la competitività europea nell'economia mondiale (12) ne uscirà rafforzata.

Bruxelles, 21 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  CdR 83/2007 fin

(2)  CdR 283/2008 fin

(3)  Conclusioni del Consiglio sul tema Avviare il Processo di Lubiana — Verso la piena realizzazione del SER, 30 maggio 2008.

(4)  Cfr. la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo relativa all'impostazione generale volta a consentire la partecipazione dei paesi partner dell'ENP (Politica europea di prossimità) ai programmi e alle agenzie comunitari, COM(2006) 724 def.

(5)  COM(2007) 161 def.

(6)  Relazione del gruppo di esperti SER Aprirsi al mondo: la cooperazione internazionale nel settore scientifico e tecnologico.

(7)  CdR 263/2007 fin

(8)  CdR 155/2005 fin

(9)  Documento sui punti chiave 2009 — contributo del Consiglio Competitività al Consiglio europeo di primavera.

(10)  Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca, http://cordis.europa.eu/esfri/home.html.

(11)  SEC(2008) 430 del 2 aprile 2008.

(12)  Comunicazione della Commissione Quadro strategico europeo per la cooperazione internazionale in campo scientifico e tecnologico COM(2008) 588 def.


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/9


Parere del Comitato delle regioni correlazione tra mercato del lavoro e bisogni regionali nel settore turistico

(2009/C 200/03)

IL COMITATO DELLE REGIONI

riconosce che il turismo contribuisce in misura notevole al PIL nazionale di tutti gli Stati membri, benché il suo ruolo e il suo apporto in quanto attività imprenditoriale differiscano molto da uno Stato membro all'altro, sia a livello delle economie nazionali che per quanto riguarda lo sviluppo locale e regionale,

riconosce che l'industria turistica deve affrontare una serie di sfide, in primis quella della recessione economica. A questo proposito, si ritiene indispensabile stimolare l'industria turistica e potenziare l'imprenditorialità in questo settore, vista la dimensione sociale del turismo nella sfera dell'occupazione e della coesione sociale e regionale,

sottolinea che, affinché il turismo non si traduca nello spreco delle risorse naturali e nel degrado dell'ambiente naturale, esso deve svilupparsi in maniera sostenibile. Deve rispettare la ricchezza naturale di una regione e sfruttarla in direzione di uno sviluppo turistico sostenibile e rispettoso dell'ambiente, finalizzato a conservare e riqualificare l'ambiente, a proteggerlo per le generazioni future e a creare le condizioni per lo sviluppo di nuove possibilità occupazionali.

Relatore

:

Konstantinos TATSIS (EL/PPE), presidente della Prefettura autonoma di Drama-Kavala-Xanthi

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

riconosce che il turismo contribuisce in misura notevole al PIL nazionale di tutti gli Stati membri, benché il suo ruolo e il suo apporto in quanto attività imprenditoriale differiscano molto da uno Stato membro all'altro, sia a livello delle economie nazionali che per quanto riguarda lo sviluppo locale e regionale;

2.

osserva che, se per molte economie regionali il turismo costituisce una fonte di ricchezza fondamentale, la dimensione comunitaria di questo tema risulta finora molto limitata. Accoglie quindi con favore la comunicazione della Commissione Rinnovare la politica comunitaria per il turismo: una partnership più forte per il turismo europeo e l'Agenda per un turismo europeo sostenibile e competitivo;

3.

si rallegra che il turismo sia stato riconosciuto, all'articolo 195 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Trattato di Lisbona), come settore di azione complementare dell'UE e spera pertanto che la ratifica di detto Trattato avvenga quanto prima possibile onde fornire all'attività dell'UE in questo campo una solida base giuridica.

Ruolo del turismo

4.

nota che il settore turistico svolge un ruolo importante sotto molteplici aspetti: esso rappresenta infatti un apporto rilevante sia per l'economia europea nel suo insieme sia per lo sviluppo delle economie nazionali di molti Stati membri e per l'incremento del loro PIL; al tempo stesso, lo sviluppo turistico, oltre a essere importante per l'istruzione e la salute, nonché per il tempo libero e il riposo, ha notevoli ripercussioni anche in campo occupazionale: sono molte le professioni che dipendono dai flussi turistici, come molti sono gli operatori che lavorano nell'ambito delle strutture turistiche e delle attività che gravitano intorno ad esse;

5.

osserva inoltre che il turismo contribuisce in modo positivo a promuovere una più ampia coesione sociale, in quanto offre a talune regioni — in particolare quelle sprovviste di altre fonti di ricchezza — prospettive di sviluppo e di imprenditorialità, diffondendo nella società una parte della ricchezza economica prodotta. In aree caratterizzate da un persistente declino demografico e da una situazione economica difficile, un settore turistico in espansione può costituire addirittura un fattore di riequilibrio, capace in alcuni casi di invertire le tendenze negative e di promuovere il necessario adeguamento strutturale;

6.

evidenzia che occorrerà sottolineare l'importanza del turismo nel processo di sviluppo di una coscienza sociale europea tramite la mobilità dei cittadini dell'Unione. Il contributo del turismo al rafforzamento di tale coscienza tramite le relazioni e i contatti dei cittadini con altri Stati membri, altre culture sociali e paesi diversi acuisce sì la sensazione di diversità, ma al tempo stesso accentua il senso di una comune prospettiva. La mobilità garantita ai cittadini dallo sviluppo turistico delle regioni europee è al centro del concetto di cittadinanza europea;

7.

osserva che lo sviluppo turistico è direttamente collegato con settori come l'ambiente e la cultura. Per quanto riguarda l'ambiente, urge promuovere politiche che consentano uno sviluppo turistico sostenibile e duraturo, onde sfruttare l'ambiente in modo tale da preservarlo. Per quanto riguarda invece la cultura, il turismo consente tanto di sfruttare la produzione culturale contemporanea quanto di valorizzare la ricchezza del patrimonio culturale europeo;

8.

sottolinea che a livello regionale il turismo costituisce una fonte stabile di lavoro e che esso contribuisce al mantenimento e al rafforzamento dell'occupazione, partecipando in misura rilevante al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona in materia di potenziamento dell'occupazione.

Le sfide dell'industria turistica a livello regionale

9.

riconosce che l'industria turistica deve affrontare una serie di sfide, in primis quella della recessione economica. A questo proposito, si ritiene indispensabile stimolare l'industria turistica e potenziare l'imprenditorialità in questo settore, vista la dimensione sociale del turismo nella sfera dell'occupazione e della coesione sociale e regionale;

10.

sottolinea che, affinché il turismo non si traduca nello spreco delle risorse naturali e nel degrado dell'ambiente naturale, esso deve svilupparsi in maniera sostenibile. Deve rispettare la ricchezza naturale di una regione e sfruttarla in direzione di uno sviluppo turistico sostenibile e rispettoso dell'ambiente, finalizzato a conservare e riqualificare l'ambiente, a proteggerlo per le generazioni future e a creare le condizioni per lo sviluppo di nuove possibilità occupazionali;

11.

fa notare che i piani nazionali in materia di assetto turistico del territorio a livello regionale costituiscono uno strumento per trovare un giusto equilibrio tra sviluppo dell'imprenditorialità e valorizzazione dell'ambiente naturale, e così facendo evitare lo spreco delle risorse naturali ed energetiche di ciascuna regione. In alcune regioni è già stato fissato un tetto per limitare il numero di unità alberghiere e si propone di discutere tale prassi anche nel quadro di uno scambio di buone prassi. In questo contesto, si raccomanda di imporre precisi criteri per la valutazione di tale tetto, tenuto conto delle esigenze di sviluppo regionali, dei bisogni sociali e della creazione di nuovi posti di lavoro;

12.

osserva che nel settore del turismo vi è una triplice concorrenza: innanzitutto, vi è una concorrenza esterna tra le mete turistiche nazionali interne e esterne all'UE; vi è poi una concorrenza interna tra le diverse mete turistiche europee, e infine una concorrenza infranazionale tra le diverse mete turistiche all'interno di uno stesso paese. Ciascuna di queste forme di concorrenza ha determinate caratteristiche e richiede un approccio diverso;

13.

rimarca che un'ulteriore sfida cui si trova di fronte l'industria turistica regionale è la stagionalità del turismo. Data la natura del problema, la soluzione non va ricercata a livello nazionale, bensì regionale, in quanto la stagionalità è collegata a determinate caratteristiche sociali e regionali che influiscono direttamente sui flussi turistici. Inversamente, a livello nazionale, è possibile uno sviluppo multiforme e differenziato del prodotto turistico a seconda delle stagioni;

14.

riconosce che il turismo costituisce sostanzialmente un'industria per la prestazione di servizi caratterizzata da una feroce concorrenza e, dalla parte del cliente, da una ricerca della qualità. Di conseguenza, le risorse umane impiegate in tale industria devono essere di livello elevato e possedere una formazione adeguata;

15.

segnala la necessità di rafforzare le imprese operanti nel settore del turismo affinché siano in grado di attirare risorse umane qualificate e dotate di competenze elevate. In questo modo, il prodotto turistico creerà un maggiore dinamismo a livello paneuropeo e consentirà di migliorare notevolmente i servizi forniti ai visitatori, rendendo più attraenti le mete turistiche europee;

16.

sottolinea la necessità di sostenere le PMI in base al principio Think Small First (Pensare anzitutto in piccolo), enunciato nello Small Business Act. Il settore turistico è composto per lo più da PMI. Di conseguenza il quadro giuridico che ne regge il funzionamento deve essere più favorevole a queste ultime e vanno adottate misure dirette volte tanto a conservare i posti di lavoro esistenti quanto a creare nuove opportunità occupazionali.

Proposte

17.

nota che il rafforzamento dell'industria turistica deve realizzarsi nel quadro della più generale politica europea in materia di sviluppo, tenendo presenti le priorità fondamentali dell'UE e i suoi principali strumenti in questo settore;

18.

propone di lanciare iniziative pubbliche e private per promuovere un maggiore collegamento sia aereo sia marittimo tra le regioni europee al fine di consentire una più ampia mobilità dei cittadini europei;

19.

osserva che lo sfruttamento e la protezione dell'ambiente nel quadro di uno sviluppo sostenibile e duraturo costituiscono uno dei due principali pilastri in materia di sviluppo;

20.

rileva che il secondo pilastro di tale sviluppo consiste nel rafforzamento della dimensione sociale del turismo, nel quadro della tutela dell'occupazione e delle necessità di distribuire la ricchezza prodotta dal turismo nella più vasta collettività sociale;

21.

propone, in questo contesto, di adottare iniziative per rafforzare l'occupazione nel settore turistico tramite programmi di formazione degli operatori, di avviare iniziative per collegare il turismo all'ambiente e promuovere uno sviluppo turistico sostenibile, di sostenere l'introduzione delle nuove tecnologie nel prodotto turistico regionale collegandole alla cultura e ai servizi forniti correntemente, di promuovere il collegamento in rete delle destinazioni turistiche a livello europeo, in funzione della protezione dell'ambiente, della valorizzazione della produzione locale e del miglioramento qualitativo dei servizi forniti, nonché di favorire le pratiche imprenditoriali che contribuiscono al più vasto progresso sociale e alla diffusione della ricchezza nella società locale;

22.

rileva la necessità di rafforzare le pratiche e le azioni comunitarie esistenti, come l'azione preparatoria sul turismo sociale in Europa e l'azione Destinazioni europee di eccellenza (EDEN), e di dare loro una forma più settoriale. In questo senso, accoglie con favore la prassi di selezionare ogni anno più di una categoria da riprendere poi di anno in anno, in modo da evitare che una modifica del contenuto comporti una soluzione di continuità da un periodo all'altro. Invita inoltre la Commissione europea ad adottare misure per favorire la cooperazione a livello transfrontaliero e interregionale tra gli enti locali e regionali per la promozione di prodotti turistici comuni;

23.

evidenzia la necessità di promuovere forme alternative di turismo in modo da sfruttare tutte le possibilità a nostra disposizione, creare nuovi servizi e promuovere nuovi prodotti;

24.

propone che sia valorizzato un modello europeo di sviluppo turistico sostenibile, basato su un programma che comprenda l'integrazione della cultura nel prodotto turistico, la tutela dell'ambiente, la promozione della competitività del prodotto turistico europeo, il miglioramento dei collegamenti aerei e marittimi tra le regioni, il potenziamento dell'imprenditorialità e l'introduzione delle nuove tecnologie;

25.

propone di rafforzare il ruolo del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) a livello regionale e di incaricarlo di esaminare programmi per la formazione degli operatori turistici sulla base dei bisogni e degli obiettivi delle regioni, al fine, da un lato, di rafforzare più ampiamente le possibilità occupazionali e, dall'altro, di migliorare il livello delle prestazioni fornite;

26.

propone di sfruttare l'esperienza europea dei piani d'azione locali per l'occupazione, seguendo l'esempio degli 89 Patti territoriali per l'occupazione realizzati a titolo sperimentale, e di elaborare piani a livello regionale, con la collaborazione degli enti locali e regionali, dei rappresentanti del settore alberghiero e ricreativo e dell'industria culturale, dei rappresentanti dei lavoratori occupati in tali settori e delle parti sociali del turismo europeo alternativo, al fine di applicare una politica regionale coerente per promuovere l'occupazione nel settore turistico. Propone che le azioni intraprese nel quadro di tali piani siano ammissibili all'assistenza finanziaria dei fondi strutturali.

27.

propone che vengano adottate misure per una temporanea riduzione delle tasse a carico degli aeroporti regionali, in modo da potenziare il traffico in tali aeroporti e rafforzare il loro collegamento diretto con le fonti dell'attività turistica.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/13


Parere del Comitato delle regioni il pacchetto della commissione europea per la ripresa economica e il ruolo degli enti locali e regionali

(2009/C 200/04)

IL COMITATO DELLE REGIONI

accoglie con favore il chiaro messaggio trasmesso al G20 di Londra del 2 aprile 2009 dal Presidente della Commissione Barroso, che ha sottolineato l'importanza di cinque interventi coordinati per la ripresa economica: il coordinamento a livello mondiale degli stimoli fiscali; la creazione di una domanda durevole tramite misure per stimolare la fiducia; la necessità di promuovere la governance globale; l'esigenza di fornire incentivi al commercio e, infine, l'importanza di creare stimoli per lo sviluppo e la lotta al cambiamento climatico,

tenuto conto del previsto impatto asimmetrico della crisi nelle diverse regioni, sottolinea l'importanza dell'obiettivo della coesione territoriale nel quadro delle misure proposte per salvare o creare posti di lavoro e per stimolare l'attività economica,

condivide l'approccio della Commissione dell'Unione europea inteso a concretizzare i massicci interventi necessari al rilancio dell'economia, sia promuovendo il potere d'acquisto, sia intervenendo nei settori prioritari della strategia di Lisbona (competitività e innovazione, sviluppo sostenibile e coesione sociale).

Relatore

:

Dietmar BROCKES (DE/ALDE) membro del Parlamento del Land Renania settentrionale-Westfalia

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Consiglio europeo — Un piano europeo di ripresa economica

COM(2008) 800 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

esprime preoccupazione per il rapido deteriorarsi della situazione economica negli Stati membri dell'UE e nelle loro regioni e comuni, e per l'enorme impatto della crisi sull'intera economia mondiale;

2.

si rallegra che la Commissione europea abbia reagito rapidamente alla crisi finanziaria ed economica globale elaborando un pacchetto di misure per favorire la ripresa economica; al tempo stesso, osserva che le previsioni economiche su cui si basa il pacchetto sono già state rese obsolete dall'evoluzione negativa della situazione;

3.

accoglie con favore il chiaro messaggio trasmesso al G20 di Londra del 2 aprile 2009 dal Presidente della Commissione Barroso, che ha sottolineato l'importanza di cinque interventi coordinati per la ripresa economica: il coordinamento a livello mondiale degli stimoli fiscali; la creazione di una domanda durevole tramite misure per stimolare la fiducia; la necessità di promuovere la governance globale; l'esigenza di fornire incentivi al commercio e, infine, l'importanza di creare stimoli per lo sviluppo e la lotta al cambiamento climatico;

4.

sottolinea che la crisi economica e finanziaria mondiale rappresenta una sfida per l'economia di mercato ed invita quindi tutti i responsabili in campo economico a reagire alla crisi con calma e determinazione e ad infondere coraggio ai cittadini dando il buon esempio;

5.

critica severamente gli eccessi del capitale finanziario, come l'uso del leveraging e di derivati sul credito come i CDO (collateralised debt obligations), i fondi ABS (asset backed securities) e i CDS (credit default swaps), la mancanza di controllo da parte delle autorità e istituti di vigilanza nazionali, europei e internazionali, nonché la debolezza della regolamentazione finanziaria;

6.

invita la Commissione e gli Stati membri, nelle prossime discussioni per un nuovo ordine finanziario mondiale, a insistere per un'adeguata ed efficace riforma dell'intero sistema finanziario (ivi comprese le banche d'investimento, i fondi speculativi e il settore del private equity) che impedisca il riverificarsi di tali eccessi. A questo proposito è indispensabile:

mettere fine al sistema dei conduit e stabilire, per gli istituti finanziari, quote di capitale proprio obbligatorie che li mettano al riparo dalle crisi,

vietare l'uso dei derivati che, a causa della loro struttura, non possono essere regolati, o che, anche se regolati, contengono rischi sistemici imprevedibili,

non autorizzare, nel settore finanziario, incentivi (premi, agevolazioni fiscali, ecc.) che presentino rischi sistemici,

adottare uno statuto pubblico per le agenzie di rating del credito e prevedere un controllo organizzato di tali organismi a livello internazionale;

7.

è più convinto che mai che l'economia reale e il sistema finanziario debbano essere al servizio dei cittadini; ritiene che la regolamentazione e il controllo, in particolare secondo le regole stabilite dall'Accordo di Basilea II, debbano essere estesi a tutti gli attori del sistema finanziario, compresi i fondi speculativi (hedge funds), i fondi di private equity e altri organismi finanziari non regolamentati;

8.

ritiene che una riforma strutturale e fondamentale del sistema finanziario mondiale sia altrettanto importante delle misure adottate dall'UE e dagli Stati membri per sostenere l'economia a seguito dell'attuale crisi economica; una rinnovata fiducia nei mercati finanziari impedirà il discredito permanente dell'intera economia di mercato. Soltanto una correzione chiara, efficace e comprensibile e adeguatamente comunicata delle attuali perturbazioni su certi segmenti dei mercati finanziari ristabilirà tale fiducia;

9.

ritiene che l'eccezionalità del momento richieda misure eccezionali: adesso è necessario agire rapidamente, abbandonare le idee preconcette e attenersi alla versione riveduta dei criteri di Maastricht, rendendo più flessibili i criteri del patto di stabilità e di crescita in materia di finanze pubbliche (debito pubblico e disavanzo di bilancio);

10.

tenuto conto del previsto impatto asimmetrico della crisi nelle diverse regioni, sottolinea l'importanza dell'obiettivo della coesione territoriale nel quadro delle misure proposte per salvare o creare posti di lavoro e per stimolare l'attività economica;

11.

osserva che i servizi forniti dagli Stati membri e dai loro enti locali rappresentano la maggior parte dei servizi pubblici che hanno un impatto diretto sulla capacità della popolazione di far fronte alla crisi economica mondiale. I significativi tagli di bilancio negli Stati membri consentono però agli enti locali di garantire solo in misura ridotta l'espletamento autonomo delle loro funzioni. Anche in queste condizioni è tuttavia necessario preservare i principi dello Stato di diritto nell'Unione europea e in ogni singolo Stato membro, in quanto costituiscono il fondamento della fiducia dei cittadini nei poteri pubblici.

Valutazione generale del piano europeo di ripresa economica

12.

si compiace della rapidità e della determinazione con cui la Commissione europea ha elaborato il piano europeo di ripresa economica per arrestare la spirale economica negativa;

13.

sottolinea che in questo momento di crisi gli Stati membri dell'UE devono agire come una «comunità», e non possono ricadere in comportamenti nazionalistici e protezionistici;

14.

sottolinea pertanto la necessità di uno stretto coordinamento a livello UE e di un approccio europeo risoluto, in grado di offrire un quadro d'azione comune che consenta di introdurre misure nazionali adattate alle specifiche situazioni economiche dei singoli Stati membri e alla capacità dei loro bilanci pubblici; è fermamente convinto che il fatto che governi di alcuni Stati membri stiano incidendo negativamente su funzioni fondamentali delle amministrazioni locali impedisca sostanzialmente a tali Stati membri in particolare e, più in generale, all'intera Unione europea di raggiungere gli obiettivi di Lisbona e approfondisca le disparità di sviluppo tra le diverse regioni europee;

15.

appoggia le proposte presentate dalla Commissione europea circa gli investimenti su progetti infrastrutturali nel campo dell'energia e della banda larga, nel quadro dell'attuazione del piano europeo di ripresa economica approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008 e nel marzo 2009. Osserva tuttavia che sia la limitazione del margine di manovra della Commissione riguardo ai fondi non spesi del bilancio UE sia l'eccessiva lunghezza dei negoziati con gli Stati membri circa l'utilizzo di tali fondi mettono in luce l'esigenza — evidenziata anche dal CdR nel parere sulla revisione intermedia del bilancio (1) — di una riforma strutturale del bilancio UE e in particolare di un aumento della sua flessibilità;

16.

condivide l'approccio dell'Unione europea inteso a concretizzare i massicci interventi necessari al rilancio dell'economia, sia promuovendo il potere d'acquisto, sia intervenendo nei settori prioritari della strategia di Lisbona (competitività e innovazione, sviluppo sostenibile e coesione sociale);

17.

accoglie con favore l'impegno assunto dal Consiglio europeo del 19 e 20 marzo rispetto alla strategia di Lisbona rinnovata per la crescita e l'occupazione e sottolinea la grande attualità dei lavori in corso sul futuro di tale strategia oltre il 2010. A questo proposito rammenta la propria decisione di lanciare una consultazione degli enti regionali e locali europei sul futuro della strategia per la crescita e l'occupazione dopo il 2010 (2);

18.

accoglie con favore l'esplicito riconoscimento dato dal Consiglio europeo del 19 e 20 marzo alla priorità di affrontare le ripercussioni sociali della crisi stimolando «l'occupazione, in particolare promuovendo l'acquisizione delle nuove competenze necessarie per nuovi posti di lavoro», basandosi sulla solidarietà e consentendo «ai sistemi di protezione sociale di svolgere pienamente il loro ruolo di stabilizzatori automatici […]» (punto 19 delle conclusioni);

19.

deplora che il Consiglio europeo, nel corso dell'ultimo vertice, svoltosi a Bruxelles il 19 e 20 marzo 2009, non abbia espressamente riconosciuto l'importanza degli enti regionali e locali nella gestione della crisi finanziaria;

20.

invita la Commissione ad impegnarsi, nei negoziati internazionali, a favore della riorganizzazione e della stabilizzazione a lungo termine dei sistemi finanziari mondiali;

21.

ritiene che gli investimenti pubblici e i programmi di incentivi finanziari concepiti per appoggiare il rilancio dell'economia debbano anche aiutare la transizione verso un'economia a basso uso di carbonio. Chiede alla Commissione e agli Stati membri di impostare i propri piani e programmi di ripresa economica tenendo conto di questo aspetto. Gli obiettivi climatici dell'UE dopo il 2010 non devono essere messi a rischio dall'attuale crisi finanziaria;

22.

invita gli Stati membri a sviluppare rapidamente piani nazionali di ripresa economica e a rendere disponibili le risorse necessarie alla loro attuazione finanziaria, a meno che non siano già stati attuati programmi analoghi;

23.

osserva che, nell'elaborare i piani nazionali per la ripresa economica, è indispensabile valutare attentamente l'impatto che le misure di risparmio ivi previste avranno — nel lungo periodo — sulla situazione sociale ed economica del paese. Risparmi non ponderati, anche se modesti, rischiano di comportare più perdite che benefici e, a lungo termine, tali perdite possono aumentare ulteriormente. D'altra parte si deve anche tener conto dell'impatto dell'indebitamento sul margine di manovra disponibile nel quadro dei bilanci nazionali. Per questo motivo ciascuna spesa deve essere esaminata sotto il profilo della necessità e dell'efficacia;

24.

insiste sulla necessità di impiegare i fondi strutturali europei per accelerare gli investimenti e modernizzare l’infrastruttura europea;

25.

insiste affinché la Commissione e gli Stati membri propongano nuovi meccanismi di flessibilità per i fondi strutturali UE, che contribuiscano ad agevolare l'accesso — attualmente difficoltoso — al finanziamento complementare pubblico e privato;

26.

chiede alla Commissione di esaminare le possibilità di contrastare a breve termine, attraverso deroghe, quei meccanismi previsti nelle norme finanziarie, economiche e di bilancio che, nelle circostanze attuali, rischiano di aggravare la crisi;

27.

invita gli Stati membri, in particolare quelli della zona euro, ad esaminare la possibilità di lanciare un grande prestito europeo, ed altre possibilità con una garanzia in solido da tutti gli Stati membri;

28.

sostiene la recente proposta della Commissione di conferire una maggiore flessibilità al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in modo che tale strumento possa essere utilizzato efficacemente per attenuare gli effetti negativi della crisi sui mercati del lavoro; rammenta al riguardo che molte delle modifiche ora proposte dalla Commissione figuravano già nel proprio parere del 2006 sul FEG, ed accoglie con favore il fatto che tali suggerimenti siano stati accolti.

Dimensione locale e regionale della crisi

29.

fa presente che molti progetti di sviluppo e di infrastrutture pubbliche rivolte ai cittadini vengono attuati a livello locale e regionale dagli enti territoriali competenti, che sono responsabili di un terzo della spesa pubblica e di oltre due terzi degli investimenti pubblici nell'UE;

30.

vorrebbe richiamare l'attenzione sul fatto che negli ultimi anni numerosi enti e regionali locali hanno concluso dei contratti transfrontalieri di leasing finanziario per la realizzazione di infrastrutture essenziali, molti dei quali sono ora a rischio a causa della crisi finanziaria e della scarsa informazione su cui erano fondati. Molti di questi strumenti presentano ancora rischi finanziari e giuridici non quantificabili, e potrebbe quindi rendersi necessario un intervento concertato inteso a limitare le conseguenze, potenzialmente molto dannose per i cittadini, dei problemi posti da tali strumenti;

31.

invita il Consiglio, la Commissione europea e gli Stati membri a tener conto del ruolo importante degli enti regionali e locali per superare la crisi congiunturale ed economica; esorta gli Stati membri ad evitare i tagli diretti al bilancio degli enti locali, già colpiti da una diminuzione delle entrate dovuta alla crisi economica;

32.

richiama l'attenzione sulle buone pratiche messe in atto da diversi Stati membri i quali, nonostante la situazione economica, sono riusciti a sostenere gli enti locali a compensare l'aumentato bisogno di servizi pubblici accordando loro prestiti supplementari e finanziamenti aggiuntivi;

33.

fa osservare che gli sforzi di consolidamento intrapresi nel passato, nella misura in cui sono andati a scapito degli investimenti pubblici netti, hanno provocato una contrazione del capitale pubblico. Questo spiega il ritardo negli investimenti pubblici, soprattutto a livello locale e regionale, in materia di infrastrutture pubbliche, strade, asili, scuole, università, ospedali, reti a banda larga, efficienza energetica; d'altra parte, gli sforzi di consolidamento intesi a limitare le spese di consumo devono essere intensificati, per evitare l'indebitamento e per garantire alle generazioni future un certo margine di manovra;

34.

chiede alla Commissione di presentare una proposta relativa all'introduzione di norme per la concessione di microcrediti nell'UE. L'obiettivo dovrebbe essere quello di fissare dei parametri di base per la concessione del microcredito, in modo da evitare ogni possibile distorsione della concorrenza e facilitare l'accesso transfrontaliero al microcredito, come pure il cofinanziamento da parte del bilancio dell'UE. A questo proposito il Comitato delle regioni appoggia l'iniziativa Jasmine annunciata dalla Commissione e dalla Banca europea per gli investimenti nel settembre 2008.

Contributo degli enti locali e regionali al superamento della crisi

35.

sottolinea che le misure intese a rilanciare l'economia devono essere attuate in tutte le regioni dell'UE conformemente al principio di sussidiarietà; in linea di principio, per rilanciare la domanda nel breve termine è opportuno scegliere misure aggiuntive che possano essere attuate rapidamente; per una rapida adozione delle misure sarebbe utile, tra l'altro, il versamento anticipato degli aiuti comunitari;

36.

fa osservare che le misure devono anche essere utili nel lungo periodo ed efficaci ai sensi della strategia di Lisbona, e che deve essere possibile finanziare non solo le misure stesse, ma anche i costi che ne derivano;

37.

chiede alla Commissione di autorizzare procedure semplificate e flessibili in materia di appalti nei settori a basso investimento soprattutto per le amministrazioni regionali e comunali. In questo modo le risorse potranno essere messe a disposizione rapidamente, e le PMI e le imprese artigianali riceveranno gli ordini con maggiore celerità riuscendo così a mantenere i posti di lavoro;

38.

accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia formulato proposte relative all'impiego più rapido e semplice dei fondi strutturali negli Stati membri; solo grazie a una considerevole semplificazione sarà possibile ricorrere a questi fondi per realizzare e finanziare con celerità dei progetti infrastrutturali;

39.

sottolinea che la Commissione europea dovrebbe intensificare gli sforzi in questa direzione ed esaminare la possibilità di una revisione più ampia del quadro istituzionale della politica di coesione, con l'obiettivo di rendere più agili e flessibili le sue procedure di attuazione (gestione, monitoraggio, controllo) allo scopo di attriare ed accelerare in modo sostanziale gli investimenti;

40.

chiede alla Commissione collaborazione e appoggio per capire in che modo gli enti territoriali finanziariamente deboli possano partecipare ai programmi, anche nel quadro dell'obiettivo della coesione: il primo punto da chiarire a tale riguardo è la questione del cofinanziamento. Occorre valutare l'opportunità di definire nuovi tassi di cofinanziamento con l'obiettivo di agevolare il ricorso ai fondi UE;

41.

chiede quindi alla Commissione di adottare misure che aiutino gli enti locali e regionali come pure le PMI ad accedere più facilmente ai programmi o a fornire i finanziamenti integrativi necessari. Il CdR, pur approvando l'iniziativa che prevede di aumentare il prefinanziamento dei progetti UE, fa rilevare che le attuali difficoltà di garantire un adeguato cofinanziamento ne limiteranno i risultati concreti;

42.

sottolinea che si dovrebbero prendere in considerazione misure specifiche di appoggio in ambito regionale e locale nelle regioni caratterizzate da un più rapido aumento della disoccupazione. In tale contesto andrebbe considerata la revisione urgente della carta degli aiuti di Stato a finalità regionale;

43.

insiste affinché le misure siano selezionate in maniera tale da recare beneficio alle PMI;

44.

auspica che, per gli aiuti erogati per le garanzie dei crediti, la Commissione applichi un sistema di calcolo adeguato alla crisi finanziaria, in particolare per le PMI. Si segnala in primo luogo la necessità — in via straordinaria e con urgenza — di rafforzare e dotare delle risorse necessarie i sistemi di mutua garanzia e di capitale di rischio, per agevolare l'accesso delle PMI a finanziamenti adeguati, soprattutto nella già citata situazione di crisi attuale, che le colpisce in modo particolare;

45.

ritiene indispensabile erogare aiuti a carattere globale, che prevedano finanziamenti per le misure di formazione e di qualificazione professionale, e chiede alla Commissione di considerare la possibilità di proporre una maggiore flessibilità, per consentire ai programmi di sviluppo regionale di riconfigurare i propri investimenti a sostegno di priorità del Fondo sociale europeo come la riqualificazione e la riduzione della disoccupazione;

46.

rimanda, per un sostegno efficace alle imprese in difficoltà, a strumenti consolidati quali i servizi di consulenza, la creazione di reti, i centri di informazione. Tali strumenti dovrebbero essere utilizzati soprattutto per le piccole e medie imprese che, pur avendo solide basi, sono colpite dalla crisi: sono proprio queste imprese che, una volta superata la crisi, contribuiranno a consolidare il rilancio;

47.

invita la Commissione europea a tracciare un primo bilancio già a giugno, valutando i risultati ottenuti dagli interventi attuati fino a quel momento a livello UE e di Stati membri ed esaminando l'opportunità di adottare un secondo programma;

48.

incoraggia le regioni a valutare l'attuazione delle misure nel quadro di un approccio fondato sulle buone pratiche;

49.

dà mandato al suo Presidente di trasmettere il presente parere alla Commissione europea, al Parlamento europeo, al Consiglio e allo Stato membro che detiene la presidenza del Consiglio dell'UE;

50.

richiama l'attenzione della Commissione europea sulla necessità di garantire il rispetto incondizionato della Carta europea dell'autonomia locale da parte di tutti gli Stati membri.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  CdR 16/2008 fin.

(2)  http://www.cor.europa.eu/pages/EventTemplate.aspx?view=folder&id=bb54a097-28c8-4025-88cc-b9f8a63caeb7&sm=bb54a097-28c8-4025-88cc-b9f8a63caeb7.


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/18


Parere del Comitato delle regioni le autorità locali: attori di sviluppo

(2009/C 200/05)

IL COMITATO DELLE REGIONI

plaude al testo della Commissione europea, che già nel titolo riconosce apertamente la funzione svolta dagli enti locali e regionali nella cooperazione internazionale a favore dei paesi in via di sviluppo (PVS),

si rallegra di ritrovare la maggior parte degli elementi da esso evidenziati nei suoi pareri del 2005, 2007 e 2008 su questo tema,

pur sottolineando l'apporto specifico degli enti locali e regionali, riconosce la necessità di armonizzare le azioni di cooperazione a favore dello sviluppo a tutti i livelli e auspica che vengano compiuti progressi per integrare pienamente gli enti locali e regionali dei PVS nelle politiche di sviluppo e cooperazione,

accoglie con soddisfazione e accetta la proposta di diventare il fulcro di un dialogo strutturato con gli enti territoriali in materia di sviluppo, proposta pienamente coerente con il ruolo riconosciuto al CdR dai Trattati,

s'impegna a prendere le disposizioni necessarie per organizzare con la Commissione europea le assise annuali della cooperazione decentrata associandovi «tutti coloro che partecipano alla cooperazione» e propone che esse si svolgano dopo una sessione plenaria del Comitato e possibilmente, per quanto riguarda la prima edizione, entro la fine del 2009,

ha intenzione di istituire e organizzare, in partenariato con la Commissione europea, una «borsa» della cooperazione decentrata, sotto forma di un portale Internet che rappresenti la continuazione, per vie virtuali, delle assise annuali della cooperazione decentrata,

raccomanda l'elaborazione di documenti che tengano conto del bisogno d'informazione degli enti locali e regionali in merito alla politica di sviluppo dell'UE,

ricorda che «sapere chi fa che cosa e dove» è indispensabile per evitare doppioni e che i lavori in quest'ambito potranno avvalersi delle informazioni disponibili.

Relatore

:

Christophe ROUILLON (FR/PSE) sindaco di Coulaines

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Le autorità locali: attori di sviluppo

COM(2008) 626 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI,

A.   Osservazioni generali

1.

plaude alla comunicazione della Commissione europea, che già nel titolo riconosce apertamente la funzione svolta dagli enti locali e regionali nella cooperazione internazionale con i paesi in via di sviluppo (PVS);

2.

apprezza inoltre l'impostazione seguita dalla Commissione, che parte da questo riconoscimento per prevedere successivamente una graduale strutturazione del rapporto tra la politica di sviluppo europea e l'azione di cooperazione decentrata condotta dagli enti territoriali. La Commissione propone infine vari modi per tradurre in pratica questo riconoscimento degli enti locali e regionali in quanto attori di sviluppo;

3.

sottolinea che, dopo la pubblicazione della comunicazione, dal 15 al 17 novembre 2008 si è tenuta a Strasburgo la terza edizione delle Giornate europee dello sviluppo. In un contesto di crisi economica mondiale questa edizione, incentrata sulla dimensione locale dello sviluppo, ha offerto l'occasione per valorizzare in più modi e presso un pubblico numeroso la ricchezza degli interventi degli enti locali e regionali: presentazione e diffusione ufficiale della Carta europea sulla cooperazione allo sviluppo a sostegno della governance locale, testo che costituisce il documento d'accompagnamento alla comunicazione della Commissione oggetto del presente parere; varo ufficiale della nuova piattaforma degli enti locali e regionali per lo sviluppo, la cui creazione era stata raccomandata dal CdR già in un parere del novembre 2005; valorizzazione della cooperazione decentrata per lo sviluppo e dei gemellaggi attraverso una cerimonia che ha visto la partecipazione del commissario europeo per lo Sviluppo e gli aiuti umanitari e del Presidente del CdR;

4.

valuta positivamente la presentazione, da parte della Commissione, del contributo specifico degli enti locali e regionali al processo di sviluppo e della governance locale attraverso — e si tratta di una novità — esempi precisi intesi a illustrarne la varietà e la ricchezza;

5.

si rallegra di ritrovare la maggior parte degli elementi da esso stesso evidenziati in pareri precedenti del 2005, 2007 e 2008 sulla cooperazione degli enti locali e regionali a favore dello sviluppo;

6.

non intende ripetere inutilmente tutti gli aspetti della cooperazione decentrata che ha già avuto l'occasione di esporre in modo dettagliato. Si limita quindi a ricordare che tale cooperazione è caratterizzata da due elementi: la diversità delle basi giuridiche su cui essa si fonda a seconda degli Stati membri e il notevole valore aggiunto che essa apporta al processo di sviluppo nel mondo. La sua efficacia è legata alla presenza sul territorio di eletti locali, i più vicini alle esigenze delle popolazioni beneficiarie. Gli enti locali e regionali che partecipano alla cooperazione decentrata maturano un'esperienza che conferisce loro una capacità di fornire consigli e conoscenze specialistiche particolarmente preziose per combattere contro la povertà e contribuire alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio (OMS) (1);

7.

ricorda altresì che gli enti locali e regionali sono in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella cooperazione internazionale per incoraggiare la governance democratica a livello locale. Si rallegra quindi che alla comunicazione in esame sia stata allegata la Carta europea sulla cooperazione allo sviluppo a sostegno della governance locale di cui al punto 3, che definisce i principi e gli assi d'intervento. Raccomanda la più ampia diffusione possibile di questo testo — frutto di una consultazione condotta negli Stati membri e con partner dei PVS -, che insiste particolarmente sulla necessità di un coordinamento non solo tra i diversi attori a livello locale, ma tra tutti i livelli d'intervento (locale, nazionale e mondiale);

8.

desidera sottolineare che, parallelamente alla governance democratica, che favorisce la partecipazione delle popolazioni interessate, la cooperazione degli enti territoriali rappresenta, per la molteplicità dei settori d'intervento e la diversità degli attori pubblici e privati che può attirare, un potente fattore di sviluppo locale. Tale cooperazione può ad esempio stimolare l'organizzazione della produzione, di circuiti di commercializzazione o di attività economiche che rispettano le popolazioni e l'ambiente. Questa dimensione è specialmente utile per le aree rurali svantaggiate, in quanto consente di combattere contemporaneamente contro la povertà, l'esodo verso le aree urbane e la tentazione della migrazione clandestina verso altri paesi;

9.

rileva con piacere che la comunicazione sottolinea il ruolo degli enti locali e regionali nel sensibilizzare il pubblico alla tematica dello sviluppo e della lotta alla povertà nel mondo. È certo che la sensibilizzazione può essere tanto più efficace se si fonda su un legame di cooperazione tra un ente territoriale europeo e uno o più enti omologhi dei paesi in via di sviluppo. Queste azioni di sensibilizzazione sono l'espressione tangibile dei partenariati che le associazioni e gli enti territoriali sanno stringere a favore dello sviluppo, in quanto si fondano in larga misura sulla partecipazione di associazioni locali composte da cittadini che si mobilitano per le tematiche legate allo sviluppo. Inoltre, accrescendo l'interesse del pubblico in rapporto all'urgenza dello sviluppo, gli enti territoriali possono anche contribuire a una maggiore integrazione delle popolazioni di origine immigrata, che grazie a queste azioni di solidarietà e di condivisione possono avere l'opportunità di riscoprire la propria cultura d'origine e superare il senso di sradicamento.

B.   Osservazioni

10.

desidera formulare varie osservazioni che ritiene essenziali per una migliore definizione del ruolo degli enti locali e regionali nella politica europea a favore dello sviluppo;

11.

esprime riserve in merito alla definizione del concetto di cooperazione decentrata contenuta nella comunicazione (si veda il riquadro introduttivo, pag. 3 della comunicazione). In precedenza la Commissione utilizzava questa espressione per indicare la cooperazione a livello infranazionale, indipendentemente dalla natura dei numerosi attori coinvolti nell'attuazione. Il CdR da parte sua desidera ricordare che con questa espressione esso intende in senso stretto la cooperazione tra enti territoriali;

12.

invita la Commissione a riconoscere che la cooperazione decentrata svolge un ruolo centrale anche nella salvaguardia e nella valorizzazione dell'ambiente naturale e che, a livello locale, essa costituisce una risposta alle attuali preoccupazioni mondiali circa i pericoli dei cambiamenti climatici, consentendo al tempo stesso di sensibilizzare le popolazioni interessate;

13.

desidera evidenziare che il riferimento al contributo finanziario degli enti locali e regionali all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) non deve far dimenticare l'importanza del loro apporto in termini qualitativi. Il valore aggiunto del loro operato deriva innanzitutto dal fatto che i loro interventi a livello locale sono frutto di partenariati creati per loro stessa volontà, e non dell'attuazione di impegni sottoscritti dagli Stati. A titolo di esempio, si potrebbero peraltro citare enti territoriali di piccole dimensioni che non dispongono di grandi risorse finanziarie e che ciò nonostante realizzano azioni assolutamente rilevanti e pertinenti;

14.

ribadisce che la cooperazione degli enti territoriali rappresenta la dimensione locale di una strategia globale di solidarietà tra regioni ricche e povere del nostro pianeta. Grazie a essa, gli enti territoriali hanno saputo riunirsi su basi diverse per formare raggruppamenti — uno sforzo di coordinamento che è stato nuovamente riconosciuto nelle conclusioni del Consiglio dei ministri dell'Unione europea del 10 novembre 2008 sulla comunicazione della Commissione;

15.

riconosce la necessità di armonizzare le azioni di cooperazione a favore dello sviluppo a tutti i livelli e ritiene che la dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti costituisca un passo in avanti decisivo. Si aspetta quindi che la Commissione, per il tramite delle sue delegazioni nei paesi beneficiari, si adoperi in un primo tempo per favorire i contatti utili, rispettando il principio di sussidiarietà e tenendo conto della specificità dell'azione degli enti locali e regionali;

16.

ai fini di una governance migliore, uno dei principi fondamentali della dichiarazione di Parigi è l'appropriazione delle politiche e delle strategie di cooperazione e sviluppo (2). Il Comitato delle regioni desidera sottolineare in modo particolare questo principio e ritiene che la cooperazione decentrata, essendo basata sulla nozione di prossimità, sia particolarmente idonea ad attuarlo. Auspica a questo proposito che vengano compiuti progressi per integrare pienamente gli enti locali e regionali dei PVS nelle politiche di sviluppo e cooperazione.

II.   ASPETTI OPERATIVI

17.

accoglie con il più vivo interesse le proposte della Commissione per tradurre in pratica il suo riconoscimento del ruolo degli enti locali e regionali come autori di sviluppo e desidera formulare le seguenti osservazioni:

In merito all'organizzazione di un dialogo strutturato

18.

accoglie con particolare favore la proposta della Commissione di organizzare un dialogo sullo sviluppo con gli enti territoriali, in quanto essa risponde agli sforzi profusi costantemente negli ultimi anni da tali enti per vedersi riconosciuti non solo come attori, ma anche come interlocutori a pieno titolo nei «gruppi internazionali, bilaterali e multilaterali di donatori»;

19.

accoglie con soddisfazione e accetta la proposta rivoltagli dalla Commissione di diventare il fulcro di tale dialogo in seno alle istituzioni europee, proposta pienamente coerente con il ruolo riconosciuto al CdR dai Trattati, vale a dire quello di esprimere il punto di vista degli enti locali e regionali europei;

20.

s'impegna a prendere le disposizioni necessarie per organizzare con la Commissione europea le assise annuali della cooperazione decentrata quali proposte nella comunicazione e approva l'idea di farvi intervenire «tutti coloro che partecipano alla cooperazione» su scala europea. Senza escludere altri partecipanti, questo implica che la Commissione potrebbe essere rappresentata sia dalle direzioni generali interessate sia da varie sue delegazioni — in quanto soggetti pilota della cooperazione europea a livello dei paesi — di diverse regioni del mondo. Oltre al CdR stesso, vi parteciperebbero gli enti locali e regionali sia dell'UE che dei paesi in via di sviluppo, anche attraverso le loro associazioni. Inoltre, il Comitato delle regioni rinnova alla Commissione europea la sua richiesta di sostegno finanziario per integrare le risorse che esso mobiliterà. Per consentire il pieno coinvolgimento dei membri del CdR nei dibattiti di queste assise, sarebbe auspicabile organizzarle immediatamente dopo una sessione plenaria del Comitato e possibilmente, per quanto riguarda la prima edizione, entro la fine del 2009.

In merito agli strumenti da adottare per un approccio concertato

21.

accoglie con soddisfazione il progetto della Commissione di mettere a punto «orientamenti operativi», ma si domanda se tali orientamenti riguardino le sue delegazioni nei vari paesi — per guidarne meglio i rapporti con gli enti locali e regionali — oppure gli stessi enti locali e regionali. In ogni caso, il CdR accoglierà con favore qualsiasi documento volto a chiarire il ruolo dei vari attori, non foss'altro che per favorire il coordinamento dei rispettivi interventi;

22.

ad avviso del CdR questi «orientamenti», se destinati agli enti locali e regionali, dovranno tenere conto delle specificità della cooperazione decentrata e della già collaudata esperienza degli enti territoriali in materia. Il CdR reputa infatti che non si tratti tanto di «orientare», quanto piuttosto di tenere conto del bisogno di informazione degli enti locali e di consentire loro di comprendere gli obiettivi, la logica, i meccanismi — per non parlare della terminologia — della politica di sviluppo dell'UE, la cui complessità la rende troppo spesso un ambito riservato ai soli specialisti;

23.

raccomanda pertanto di elaborare documenti che siano il risultato di un lavoro concertato tra la Commissione e gli enti locali e regionali. È importante che questi documenti possano essere di largo utilizzo grazie a un contenuto adeguato e a un linguaggio chiaro e rappresentino un'espressione autentica del dialogo strutturato affidato al CdR. Ciò consentirebbe agli enti territoriali, soprattutto in caso di scarsità di risorse umane per le attività di cooperazione, di inserirsi più adeguatamente nella dinamica di sviluppo europea e nel suo contesto internazionale.

In merito all'individuazione degli attori e delle attività della cooperazione decentrata

24.

desidera ricordare che già nel suo primo parere su questo argomento si era indicata come prioritaria l'individuazione delle azioni di cooperazione decentrata. «Sapere chi fa che cosa e dove» è indispensabile per valutare gli apporti di questa forma di cooperazione, ma anche per favorire la convergenza nell'operato degli enti degli Stati membri su uno stesso territorio o, ai fini della complementarietà, per ripartire gli interventi in funzione del vero interesse degli enti beneficiari;

25.

rileva con soddisfazione che il Consiglio, nelle sue conclusioni del 10 novembre 2008 sulla comunicazione della Commissione, si è dichiarato favorevole al fatto che la Commissione avvii dei lavori in questo senso «sulla base delle informazioni disponibili». In effetti, esistono già alcune banche dati, anche se ancora in nuce, create per iniziativa di taluni Stati membri oppure tramite l'osservatorio istituito a Barcellona, tra le cui attività rientrano anche le relazioni tra gli enti locali e regionali dell'UE e gli enti omologhi dell'America Latina.

In merito alla creazione di nuovi partenariati

26.

ha recentemente sottolineato quanto sia indispensabile e urgente conoscere le relazioni già esistenti nell'ambito della cooperazione decentrata, se si desiderano incoraggiare gli scambi d'informazioni e nuovi partenariati rispondenti alle attese degli enti territoriali dei paesi in via di sviluppo, confrontati a nuove responsabilità derivanti da politiche di decentramento sempre più diffuse. Il CdR desidera quindi richiamare l'attenzione sulla necessità di ridurre il più possibile i rischi di confusione e frammentazione che potrebbero insorgere con la creazione di nuovi partenariati che non tengano conto delle relazioni già esistenti e che, anziché promuovere un coordinamento favorevole alla governance, diano luogo a doppioni, cioè proprio quello che si vuole evitare;

27.

propone che questi «nuovi partenariati» siano invece di natura qualitativa e apprezza il sostegno dato alla proposta, contenuta in un proprio parere precedente, di istituire uno strumento per favorire lo scambio d'informazioni, vale a dire «la borsa» della cooperazione decentrata menzionata nella comunicazione. Questa borsa dovrebbe essere preferibilmente concepita come uno strumento di dialogo permanente con e tra gli enti locali e regionali di tutte le regioni del mondo coinvolte in operazioni di cooperazione decentrata. Il CdR ha pertanto intenzione di istituire e organizzare tale «borsa», in partenariato con la Commissione europea, sotto forma di un portale Internet che rappresenti in un certo senso la continuazione virtuale delle assise annuali della cooperazione decentrata. Nella fase di elaborazione di questa «borsa» di informazioni, il CdR terrà conto delle iniziative esistenti per evitare il rischio di processi paralleli.

In merito al rafforzamento dei legami esistenti tra enti territoriali

28.

si rende conto che non tutti i legami creati tra gli enti locali e regionali dell'UE e gli enti omologhi dei paesi in via di sviluppo costituiscono, strettamente parlando, delle azioni di cooperazione decentrata che aiutano gli enti partner a strutturare il loro sviluppo secondo il principio della governance;

29.

condivide l'idea che le relazioni «di amicizia» possono trasformarsi in azioni più sostanziali se esiste una migliore conoscenza delle opportunità di cooperazione decentrata da parte di tutti gli enti locali e regionali. In quanto istituzione europea che rappresenta gli enti territoriali europei di ogni livello, il CdR ritiene di poter svolgere una funzione centrale nonché contribuire ad accrescere la partecipazione degli enti locali e regionali ad attività di sviluppo mediante vere e proprie azioni di cooperazione decentrata che, in funzione delle necessità e priorità degli enti partner, possono talvolta tradursi in scambi tecnici di breve durata;

30.

come già sottolineato nel primo parere sulla cooperazione decentrata, il CdR considera fondamentale il ruolo delle istanze rappresentative e delle associazioni nazionali degli enti locali e regionali dei paesi partner, in quanto esse non solo creano legami e permettono scambi tra eletti locali posti di fronte a problemi simili, ma possono anche allacciare un dialogo con i governi centrali per stabilire priorità strategiche che tengano adeguatamente conto dei livelli infranazionali di sviluppo;

31.

raccomanda pertanto di favorirne la creazione e la strutturazione, anche appoggiando la costituzione di raggruppamenti regionali, e chiede di mobilitarsi in questa direzione, attraverso il sostegno di enti omologhi degli Stati membri o dell'Unione europea.

Osservazione complementare

32.

raccomanda con insistenza di garantire la coerenza tra i principi enunciati e i programmi d'intervento dell'Unione europea, a prescindere dalla zona interessata e dallo strumento europeo di cooperazione utilizzato. Per esempio:

esaminare i rapporti tra i meccanismi di sostegno di bilancio — attraverso i quali passano ormai prevalentemente i contributi dell'UE e degli Stati membri -, gli stanziamenti assegnati agli enti locali e regionali dai governi centrali e le competenze loro attribuite dalle normative sul decentramento adottate da numerosi paesi che beneficiano dell'aiuto allo sviluppo,

nella Carta sulla governance si afferma in più modi — e questa affermazione è stata peraltro verificata anche da studi condotti dalla Banca mondiale e dall'OCSE — che un decentramento benefico si fonda su una buona interazione tra tutti i livelli di governo, il che presuppone che il livello centrale sia funzionante ed efficace. Il CdR auspicherebbe quindi che, in occasione della valutazione intermedia del programma tematico Attori non statali e autorità locali nello sviluppo, da realizzarsi nel 2009, ci si interroghi sulla pertinenza del sostegno agli enti locali in paesi in cui, secondo quanto si afferma nel programma, le condizioni sono problematiche,

per quel che riguarda le risorse finanziarie disponibili, il programma tematico non è che la punta dell'iceberg. Il CdR auspicherebbe che si mettessero a disposizione degli attori interessati, sia dell'UE che dei paesi in via di sviluppo, informazioni precise sul modo in cui gli enti locali e regionali sono effettivamente associati all'attuazione degli accordi di cooperazione, in modo che si possano apportare dei miglioramenti se necessario. In questo contesto, sarebbero assolutamente accolte con favore la conoscenza e la diffusione di buone prassi;

33.

ritiene che, complessivamente, il documento della Commissione rappresenti un grande passo in avanti e ne sottolinea l'atteggiamento positivo in rapporto alla cooperazione decentrata realizzata dagli enti locali e regionali; si dichiara convinto infine dell'assoluta necessità di mantenere un dialogo permanente e costruttivo tra tutti gli attori interessati per sostenere in modo adeguato l'impegno degli enti locali sia dell'UE che dei paesi beneficiari nel processo di cooperazione e sviluppo. A questo riguardo il CdR desidera e si dichiara pronto a svolgere appieno la funzione che gli compete in quanto istituzione europea che riunisce e rappresenta gli enti territoriali europei di ogni livello.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  Nel 2005, ossia cinque anni dopo l'adozione degli obiettivi di sviluppo del millennio (da raggiungere entro il 2015), la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite (A/59/2005) richiamava l'attenzione sul fatto che oltre un miliardo di persone vive tuttora sotto la soglia della povertà, disponendo di meno di un dollaro al giorno. La versione integrale della relazione è consultabile al seguente indirizzo web: http://daccessdds.un.org/doc/UNDOC/GEN/N05/270/79.

(2)  Fare proprie queste politiche e strategie costituisce il primo degli «impegni di partenariato» enunciati nella dichiarazione di Parigi del 2005. Assumendosi questo impegno, «i paesi partner esercitano un pieno e reale controllo sulle loro politiche e strategie di sviluppo e assicurano il coordinamento dell'azione a sostegno dello sviluppo». Si veda il testo della dichiarazione di Parigi e di altri documenti sulla sua attuazione nel sito dell'OCSE (www.oecd.org).


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/23


Parere del Comitato delle regioni il ruolo degli enti regionali e locali nella nuova strategia del mar baltico

(2009/C 200/06)

IL COMITATO DELLE REGIONI

accoglie con favore la richiesta — rivolta dal Consiglio europeo alla Commissione europea — di elaborare una strategia per la regione del Mar Baltico. Per diversi motivi questa regione si presta in modo particolare al lancio di un progetto pilota per l'introduzione di una strategia interna dell'UE destinata ad una macroregione, e, come nel caso della dimensione nordica, allo sviluppo della cooperazione con i paesi terzi,

sottolinea la necessità che la strategia del Mar Baltico coinvolga gli enti regionali e locali e presenti una chiara prospettiva di cittadinanza, e osserva che, per avere risultati positivi, la strategia del Mar Baltico deve coinvolgere la Russia e la Norvegia in tutte le fasi, dall'elaborazione fino all'applicazione, nonché tenere conto della dimensione nordica,

propone che sia il Consiglio a definire gli obiettivi e le attività comuni nel quadro della strategia, e a prendere le decisioni al riguardo. Tutte le decisioni sarebbero preparate da un gruppo di lavoro guidato dalla Commissione europea e costituito da rappresentanti dei governi della regione del Mar Baltico e della Commissione europea, da membri del Parlamento europeo nonché da esponenti dei governi regionali e locali scelti anche tra i membri del Comitato delle regioni,

propone che questo lavoro sia sostenuto da un Forum del Mar Baltico (Baltic Sea Forum) destinato a riunirsi una volta all'anno. In questo forum convergerebbe un ampio spettro di partner, selezionati in base ai medesimi principi adottati per le conferenze delle parti interessate tenutasi nel corso dell'elaborazione della strategia del Mar Baltico, allo scopo di discutere dell'impostazione della strategia e dell'attuazione dei piani d'azione.

Relatore

:

Uno ALDEGREN vicepresidente del Consiglio regionale dello Skåne

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni generali

1.

accoglie con favore la richiesta — rivolta dal Consiglio europeo alla Commissione europea — di elaborare una strategia per la regione del Mar Baltico. Per diversi motivi questa regione si presta in modo particolare al lancio di un progetto pilota per l'introduzione di una strategia interna dell'UE destinata ad una macroregione, e, come è il caso della strategia del Mar Baltico, allo sviluppo della cooperazione con i paesi terzi attraverso la dimensione nordica;

2.

approva l'intenzione di prendere in considerazione iniziative macroregionali analoghe anche per il Mar Nero, per il Danubio e per il Mare del Nord/Canale della Manica, al fine di creare un quadro di cooperazione multilaterale per migliorare le forme attualmente esistenti di cooperazione. In tale contesto, fa riferimento al parere adottato nel 2007 sul Mar Nero e al parere attualmente in fase di elaborazione sulla regione del Danubio. È importante che la regione del Mar Baltico, in quanto regione pilota, abbia un ruolo di sostegno nella definizione di altre strategie e che possa trasmettere le esperienze maturate al suo interno, contribuendo in tal modo allo sviluppo delle prospettive di cooperazione;

3.

sottolinea che gli enti regionali e locali sono attori con un ruolo importante da svolgere per tutti gli obiettivi che la Commissione ha definito per la strategia;

4.

osserva che otto dei nove paesi che si affacciano sul Mar Baltico sono Stati membri dell'UE, e che questi insieme occupano quasi l'intera zona costiera di questo bacino. Il nono paese che confina con il Mar Baltico, la Russia, riveste, per motivi geopolitici ed economici, un'importanza particolare per l'UE. Questo vale anche per la Norvegia che, oltre ad essere membro del SEE, è per tradizione un partner di grande rilievo per la regione del Mar Baltico. Se si considera il bacino idrografico del Baltico, anche la Bielorussia e l'Ucraina svolgono un ruolo importante dal punto di vista ambientale;

5.

rileva che la regione del Mar Baltico presenta una serie di sfide particolari che ben si prestano ad essere affrontate sul piano regionale. Il Mar Baltico è un mare interno, fragile e poco profondo, con un livello non elevato di salinità. È uno dei mari interni con il maggior traffico al mondo. Il trasporto di risorse energetiche nel Golfo di Finlandia, ad esempio, è aumentato di ben 7 volte dal 1995, e registra attualmente fino a circa 140 milioni di tonnellate all'anno. Inoltre, le differenze economiche tra i paesi che si affacciano sul Mar Baltico sono notevoli e la regione presenta un forte dinamismo economico;

6.

rammenta che la regione presenta notevoli disparità territoriali. Le regioni della Svezia settentrionale e la Finlandia sono molto scarsamente popolate e distanti dai mercati dell'Europa centrale. Sulla sponda meridionale del Mar Baltico la densità della popolazione è più in linea con la norma europea e le distanze dai mercati dell'Europa centrale sono minori;

7.

osserva che la regione del Mar Baltico è ricca di materie prime importanti per l'UE, come ad esempio i minerali e le materie prime forestali e, se si includono la Russia e la Norvegia, anche il petrolio e il gas;

8.

sottolinea la necessità che la strategia del Mar Baltico coinvolga gli enti regionali e locali e presenti una chiara prospettiva di cittadinanza;

9.

ritiene che, per avere risultati positivi, la strategia del Mar Baltico debba coinvolgere in tutte le fasi, dall'elaborazione fino all'applicazione, la Russia e la Norvegia, e tenere conto della dimensione nordica. Attraverso la dimensione nordica, la strategia del Mar Baltico si estende alla regione del Mare di Barents;

10.

sottolinea che negli ultimi vent'anni sono fiorite numerose forme di collaborazione a tutti i livelli, non da ultimo nel contesto di relazioni più intense fra regioni di frontiera e città partner. Si tratta di una risorsa importante per la strategia del Mar Baltico, in particolare per quanto riguarda le attività intese a sviluppare una identità baltica comune più chiara, presupposto importante per applicare con successo la strategia;

11.

afferma quindi, riassumendo, che la regione del Mar Baltico offre possibilità e sfide particolari per l'introduzione di una prospettiva macroregionale nella cooperazione comunitaria. Tale prospettiva si fonda sull'idea che lo sviluppo positivo in una parte della regione non si realizza a scapito dello sviluppo in un'altra parte, detto in altre parole: la crescita sostenibile non è un gioco a somma zero. Questa prospettiva macroregionale dovrebbe tuttavia evitare, per quanto possibile, di incoraggiare la creazione di aree normative concorrenti che mettano in discussione l'acquis comunitario. L'Europa non deve diventare un insieme di mercati interni diversi e in concorrenza fra loro;

12.

sostiene che la strategia del Mar Baltico può costituire uno degli esempi per l'attuazione di una politica di coesione territoriale;

13.

sottolinea inoltre che l'impostazione scelta dalla Commissione per la strategia dimostra chiaramente che la crescita sostenibile si fonda su tre pilastri: sostenibilità ambientale, economica e sociale. A questo va aggiunta la particolare importanza delle questioni energetiche nella regione del Mar Baltico, di cui la strategia deve adeguatamente tenere conto. La sicurezza e la sostenibilità ambientale dell'accesso all'energia sono di importanza cruciale per uno sviluppo economicamente sostenibile della regione;

14.

fa rilevare che l'attuazione regionale della politica marittima europea dovrebbe rappresentare una componente essenziale della strategia del Mar Baltico. Quest'ultima, infatti, dovrebbe conferire un nuovo slancio all'ambizione di fare della regione del Baltico una regione modello (best practice region) nel settore marittimo in Europa, così come è stato chiesto da diverse organizzazioni della regione e anche dalla Conferenza parlamentare del Mar Baltico. L'approccio integrato della politica marittima europea si addice perfettamente all'impostazione transettoriale della strategia del Mar Baltico e andrebbe applicato in modo coerente;

15.

appoggia la proposta avanzata da sei organizzazioni del Mar Baltico (1), che prevede un piano d'azione in cinque punti intitolato Clean Baltic Shipping (Per una navigazione«pulita»nel Mar Baltico). Il piano consente di illustrare l'approccio integrato della strategia del Mar Baltico e al tempo stesso risulta adeguato per affrontare uno dei problemi più seri della regione, ovvero l'aumento delle emissioni marittime nocive per l'ambiente. Di conseguenza, è opportuno che esso venga promosso come l'iniziativa di punta della strategia del Mar Baltico;

16.

rammenta che esistono numerosi esempi validi dell'importanza dei partenariati locali per uno sviluppo economico e sociale positivo. Nel quadro della strategia del Mar Baltico occorre pertanto promuovere i partenariati regionali e locali tra il terzo settore, le imprese private e gli enti locali e regionali;

17.

osserva che gli obiettivi fissati dalla Commissione europea per la strategia del Mar Baltico (sostenibilità ambientale, prosperità economica, accessibilità, attrattiva e sicurezza) sono giusti anche se assai ampi. Sarà quindi necessario fare particolare attenzione nella definizione delle priorità e degli elementi essenziali dei programmi di azione. La collaborazione tra gli organi amministrativi competenti sarà determinante per il successo della strategia, come pure la capacità di creare un sistema di governance multilivello all'interno del quale i livelli locale e regionale possano partecipare alla sua attuazione.

18.

sottolinea che, affinché la strategia del Mar Baltico sia percepita dai popoli della regione come un progetto comune e una responsabilità comune, occorre sviluppare maggiormente i legami che uniscono i popoli che vivono intorno al Mar Baltico. Ciò va fatto nell'ambito di un processo transnazionale che coinvolga i cittadini, in modo particolare i giovani. Una linea d'azione dovrebbe consistere nell'esplorare e migliorare la comprensione reciproca della storia, ad esempio tramite la redazione congiunta di un manuale di storia del Mar Baltico, allo scopo di creare e rafforzare un'identità baltica comune.

Attuazione e procedure decisionali

19.

ricorda che nell'ambito della regione del Mar Baltico esistono già numerose strategie per i diversi ambiti politici, sia sul piano macroregionale che su quello nazionale. Esiste inoltre una serie di esempi di esperienze positive maturate in ambiti specifici. La strategia del Mar Baltico offre la grande possibilità di creare valore aggiunto mediante l'adozione di un approccio globale sul piano territoriale e politico e l'impegno a favore di un'attuazione coerente e rigorosa;

20.

sottolinea che, per avere successo, la strategia deve disporre dei contributi di un ampio ventaglio di attori europei, macroregionali, nazionali, regionali e locali, e che questi devono esservi coinvolti dalla fase dell'elaborazione della strategia fino alla sua attuazione;

21.

accoglie pertanto con soddisfazione l'ampio processo di consultazione avviato dalla Commissione europea per la strategia del Mar Baltico. Sono state organizzate numerose conferenze e tavole rotonde importanti che hanno dimostrato l'esistenza di un ampio e profondo impegno a favore delle questioni relative al Mar Baltico, impegno che costituisce una risorsa importante per l'attuazione della strategia. Queste manifestazioni hanno inoltre dimostrato che gli enti regionali e locali costituiscono degli attori chiave per i quattro obiettivi definiti dalla Commissione;

22.

sottolinea che, ai fini del successo della strategia del Mar Baltico, è indispensabile prevedere risorse da destinare alla sua applicazione. In considerazione del fatto che non saranno messe a disposizione risorse nuove, si dovrebbero rendere disponibili risorse mediante un riordinamento delle priorità in relazione a quelle esistenti. Occorre avviare quanto prima le discussioni sulla possibilità di procurarsi tali risorse, alla luce degli obiettivi e delle esigenze della strategia del Mar Baltico. Diversi degli ambiti d'intervento menzionati sono attualmente oggetto di valutazione o discussione ed è essenziale porre in rilievo la prospettiva della strategia del Mar Baltico in tale contesto;

23.

segnala che, sebbene esista un ampio consenso sulle sfide e anche sulla necessità di prendere i dovuti provvedimenti per farvi fronte, le difficoltà non vanno sottovalutate. Pare mancare la volontà di creare nuove istituzioni e di contribuire con nuove risorse; si sostiene invece la posizione che sia più opportuno impiegare in maniera più efficace le strutture e risorse esistenti. È sicuramente un approccio lodevole, però il Comitato delle regioni osserva che non deve diventare un pretesto per non procedere all'allocazione prioritaria delle risorse e ai necessari interventi. È pertanto particolarmente marcata l'esigenza di una guida politica e di una chiara assunzione di responsabilità;

24.

osserva che, pur avendo sostenuto che non è necessario costruire nuove strutture e organizzazioni, è indispensabile disporre di piattaforme e forum in cui discutere dell'elaborazione e attuazione della strategia e prendere le opportune decisioni;

25.

propone che sia il Consiglio a definire gli obiettivi e le attività comuni nel quadro della strategia e a prendere le decisioni al riguardo. Tutte le decisioni sarebbero preparate da un gruppo di lavoro guidato dalla Commissione europea e costituito da rappresentanti dei governi della regione del Mar Baltico e della Commissione europea, da membri del Parlamento europeo nonché da esponenti dei governi regionali e locali scelti anche tra i membri del Comitato delle regioni;

26.

propone che questo lavoro sia sostenuto da un Forum del Mar Baltico (Baltic Sea Forum) destinato a riunirsi una volta all'anno. In questo forum convergerebbe un ampio spettro di partner, selezionati in base ai medesimi principi adottati per la conferenza delle parti interessate prevista nel corso dell'elaborazione della strategia del Mar Baltico, allo scopo di discutere dell'impostazione della strategia e dell'attuazione dei piani d'azione. Nel corso della riunione annuale del forum verrebbe presentata una relazione sul seguito e sui risultati fondata su indicatori ed esempi regionali. Se vi sono dei responsabili per gli specifici ambiti politici, saranno essi a presentare la relazione. Nel contesto ambientale, ad esempio, la relazione spetterà alla Commissione di Helsinki (Helcom). All'interno del forum saranno rappresentate anche la Russia e la Norvegia;

27.

ritiene che il Comitato delle regioni debba essere rappresentato all'interno del Forum del Mar Baltico. Il gruppo interregionale del CdR sulle politiche per il Mar Baltico si occupa della strategia del Mar Baltico in modo soddisfacente e porta avanti il suo lavoro;

28.

osserva che, pur essendo la strategia del Mar Baltico destinata agli Stati membri della regione, la Russia svolge un ruolo importante per la buona attuazione della strategia nella maggior parte delle aree di intervento previste. Sarà pertanto necessario, nel contesto della strategia stessa e relativamente a questioni concrete, avviare un dialogo con la Russia fondato su una relazione paritaria e che integri il dialogo strutturale globale esistente nel quadro della dimensione settentrionale;

29.

segnala che in ciascuno dei paesi coinvolti dalla strategia del Mar Baltico verrà individuato un esponente di spicco del governo al quale verrebbe assegnata la specifica responsabilità dell'attuazione della strategia. Questa persona potrebbe fungere anche da punto di contatto. Il modello da seguire potrebbe essere quello adottato per l'attuazione della strategia di Lisbona dal 2005;

30.

osserva che, per quanto riguarda i progetti che rientrano nella strategia del Mar Baltico, questi verrebbero seguiti dalle strutture previste per i fondi strutturali. Le priorità della strategia verrebbero integrate nei criteri di ammissibilità e l'organo decisionale dovrebbe monitorare i risultati. Una responsabilità particolare consisterà nel promuovere una serie di progetti di grande prestigio che dovrebbero rafforzare la prospettiva del Mar Baltico nell'ambito di questioni che presentano un'importanza particolare per la riuscita della strategia. Essi dovrebbero inoltre avere un'alta visibilità e rispecchiare l'ambizione di trasformare la regione del Mar Baltico in una regione in cui si attuano buone pratiche (best practice region);

31.

fa notare che, essendo tali progetti di importanza centrale nell'attuazione della strategia, vi è un'esigenza speciale di promuovere tra i promotori dei progetti e le parti interessate un apprendimento efficace, incentrato sui risultati e fondato sulle esperienze maturate nel quadro di progetti coronati da successo. Un esempio di come si potrebbe realizzare questo obiettivo è costituito dai metodi di apprendimento messi a punto nel quadro della strategia nazionale svedese per l'attuazione dei fondi strutturali 2007-2013;

32.

raccomanda che alle organizzazioni della regione del Mar Baltico venga assegnato un ruolo particolare, ad esempio tramite la partecipazione al Forum del Mar Baltico (Baltic Sea Forum). Queste organizzazioni illustrano positivamente la tradizionale collaborazione creatasi nella regione in quasi vent'anni. Esse forniscono numerosi esempi di come dei paesi della regione del Mar Baltico confinanti con l'UE possono dare un contributo costruttivo e proficuo agli sforzi in quest'area;

33.

osserva che la collaborazione nella regione del Mar Baltico risulta anche dai numerosi gemellaggi che esistono nella regione. Questi sono in parte serviti come punto di partenza per una collaborazione approfondita nelle principali attività a livello comunale e regionale, e in parte come punto d'incontro per le persone provenienti da diverse parti della regione. Grazie a questi incontri si sono creati dei ponti e una base comune di conoscenze e comprensione. È nata così una visione comune della storia, delle sfide e dei problemi;

34.

raccomanda che i partecipanti al Forum del Mar Baltico (Baltic Sea Forum) siano in particolare responsabili della diffusione delle conoscenze e informazioni sulla strategia del Mar Baltico tra i cittadini, dal momento che senza l'attivo impegno e la collaborazione di questi ultimi non è possibile creare la consapevolezza comune di cui abbiamo bisogno.

Sostenibilità ambientale

35.

sottolinea che la strategia del Mar Baltico deve fondarsi sulle strategie e iniziative esistenti e sulla loro efficace attuazione. Ciò vale soprattutto per il piano d'azione per il Mar Baltico lanciato da Helcom e per la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino. Il programma Helcom per di più presenta il vantaggio di essere stato approvato dalla Russia;

36.

segnala che occorre proporsi un obiettivo generale, ovvero lo sviluppo sostenibile fondato sui tre pilastri della strategia di Lisbona e dell'agenda di Göteborg: la sostenibilità economica, sociale e ambientale. La strategia deve inoltre chiaramente basarsi sulla convinzione che lo sviluppo sostenibile non è un gioco a somma zero in cui non si può che vincere o perdere. Occorre mantenere un approccio integrato e partire dal presupposto che i diversi ambiti politici sono interdipendenti e che insieme costituiscono la base per lo sviluppo sostenibile;

37.

osserva che il drammatico peggioramento della situazione economica nella regione del Mar Baltico negli ultimi tempi non deve indurre a trascurare gli aspetti ambientali;

38.

sostiene che l'obiettivo della sostenibilità ambientale dimostra in modo particolarmente chiaro quanto sia importante tenere conto della Russia e dell'intero bacino del Mar Baltico nella strategia del Mar Baltico, vale a dire anche della Bielorussia e dell'Ucraina. È sufficiente menzionare questioni quali il trattamento delle acque, i trasporti, l'uso dell'energia, Kaliningrad e San Pietroburgo;

39.

raccomanda che le attività in campo ambientale mirino a trasformare la regione del Mar Baltico in una regione modello in termini ambientali, una regione in cui si attuano buone pratiche (best practice region) nell'ambito della sostenibilità ambientale;

40.

nota che il Mar Baltico presenta un problema particolare, vale a dire che le sue acque sono poco profonde e hanno limitati contatti con il mare aperto. L'acqua è relativamente fredda, la qual cosa implica che le sostanze chimiche vi si degradano lentamente. Infine il numero delle specie presenti è limitato a causa del grado relativamente basso di salinità e del clima freddo. Il ricambio delle acque richiede molto tempo. Complessivamente, ci vuole un considerevole lasso di tempo per ridurre il contenuto di sostanze chimiche o per far fronte all'uso eccessivo di fertilizzanti;

41.

sottolinea la necessità di un'accurata pianificazione dello spazio marittimo conformemente alle proposte formulate dalle 6 organizzazioni/reti regionali baltiche (Cooperazione subregionale degli Stati del Mar Baltico — BSSSC, B7 Rete delle isole baltiche, euroregione del Baltico, Forum per lo sviluppo del Baltico, Comitato del Mar Baltico CPMR, UBC — Unione delle città baltiche). Ciò deve avvenire in base alle competenze esistenti in materia di pianificazione e nel pieno rispetto della sussidiarietà;

42.

sottolinea che è necessario ridurre le emissioni di gas ad effetto serra grazie al ricorso all'energia rinnovabile, all'utilizzo di forme di energia più ecologica e a un più efficace trattamento delle emissioni. Occorre portare le emissioni dei trasporti terrestri, marittimi e aerei ad un livello compatibile con la sostenibilità;

43.

osserva che uno dei problemi ambientali più gravi nella regione del Mar Baltico è l'uso eccessivo dei fertilizzanti. Grazie al piano d'azione di Helcom per il Mar Baltico, entro il 2021 si dovrebbe raggiungere un buono stato ecologico della regione. Per quanto riguarda l'uso eccessivo dei fertilizzanti, si tratta di un obiettivo ambizioso. Inizialmente è possibile conseguire risultati sostanziali a prezzi accessibili grazie a interventi per far fronte alle emissioni più importanti. In un secondo tempo, tuttavia, il costo marginale degli interventi salirà, richiedendo di conseguenza un maggiore impegno per assicurare la sostenibilità;

44.

sottolinea che, in relazione all'attuale revisione della politica agricola comune, occorre chiarire e tenere conto delle conseguenze ambientali. Un altro provvedimento che si raccomanda di adottare è il divieto di utilizzare fosfati nei detergenti Questo divieto è già stato introdotto in Germania, Svezia e in altri Stati membri, in particolare in relazione ai detersivi da bucato per uso domestico. Adesso è necessario rivedere la direttiva 98/34/CE, del 22 giugno 1998, e il regolamento (CE) n. 648/2004, del 31 marzo 2004, al fine di vietare a livello europeo l'uso di tali sostanze in tutti i detergenti, compresi quelli industriali e quelli utilizzati per il lavaggio di macchinari. Anche una più efficace rimozione dei fosfati dalle acque reflue dovrebbe dare buoni risultati;

45.

segnala che i trasporti marittimi svolgono e svolgeranno anche in futuro un ruolo determinante per l'integrazione economica nella regione del Mar Baltico. Occorre tuttavia far fronte alle conseguenze ambientali sempre più marcate. A questo fine il piano d'azione messo a punto da Helcom costituisce una valida base ed esiste un gran numero di misure efficienti in termini di costi che si potrebbero adottare. Occorre innanzitutto ridurre le emissioni di SOx e di NOx. In occasione della tavola rotonda tenutasi a Danzica in ottobre sono state passate al vaglio diverse proposte, tra cui, ad esempio, quella di vietare l'utilizzo di navi che non soddisfano i requisiti attualmente in vigore in materia di sicurezza marittima (le cosiddette navi inferiori alle norme o substandard ships). Un altro provvedimento potrebbe consistere nell'introduzione dello scambio delle quote di emissioni di SOx e di NOx per le navi, analogamente a quanto è stato fatto per i trasporti terrestri. Inoltre, occorre vietare l'uso del rame nei rivestimenti antiincrostazione per navi e imbarcazioni. È infine necessario migliorare la possibilità per le navi ancorate in un porto di utilizzare le reti elettriche terrestri;

46.

osserva che anche la depurazione delle acque è un importante settore che va migliorato e nel quale gli enti regionali e locali svolgono un ruolo centrale. A questo proposito si può fare riferimento alla Water Users Partnership, che promuove una migliore gestione della risorse idriche e viene menzionata dall'euroregione del Baltico nel suo contributo alle consultazioni sulla strategia del Mar Baltico;

47.

sottolinea che le riserve ittiche non vanno semplicemente mantenute al livello attuale, bensì che vanno di nuovo ricostituite. La gestione delle riserve ittiche va effettuata in base a principi ambientali adeguati al fragile ecosistema del Mar Baltico. In tale contesto, si compiace del fatto che le caratteristiche specifiche delle risorse ittiche del Mar Baltico siano state riconosciute dal regolamento (CE) n. 2187/2005, del 21 dicembre 2005, relativo alla conservazione delle risorse della pesca attraverso misure tecniche nel Mar Baltico, nei Belt e nell’Øresund e, in particolare, desidera far notare che tale regolamento, adottato dopo un'ampia consultazione delle parti interessate e applicato dal 1o gennaio 2006, ha notevolmente semplificato la gestione delle risorse ittiche del Mar Baltico e consentito di sostituire la gestione multilaterale di tali risorse tra gli Stati rivieraschi, in seno alla Commissione internazionale per la pesca nel Mar Baltico (International Baltic Sea Fishery Commission — IBSFC), con una gestione bilaterale tra l'Unione europea e la Federazione russa;

48.

rammenta che il turismo, pur essendo un elemento essenziale della prosperità economica della regione, deve essere sostenibile sotto il profilo ambientale. Un ambiente sano e intatto è un elemento importante dell'immagine che dovrebbe attirare i turisti nella regione, ma al tempo stesso il turismo rischia di pregiudicare l'ambiente e di offuscare tale immagine.

Una regione economicamente prospera

49.

osserva che, dopo un prolungato periodo di crescita economica, la regione del Mar Baltico attraversa un periodo di grave recessione. Occorre intervenire con urgenza, senza tuttavia perdere di vista la prospettiva strategica che costituisce il punto di partenza della strategia del Mar Baltico. Le trasformazioni formano parte integrante dello sviluppo economico e anche se i problemi più gravi fanno passare in secondo piano la prospettiva strategica, restano tuttavia ben presenti le sfide globali dello sviluppo demografico e della concorrenza internazionale nel contesto della globalizzazione;

50.

sottolinea che vi è ancora parecchio lavoro da fare per realizzare il mercato interno in maniera effettiva e coordinata nella regione. Ciò rappresenta un importante fattore di successo per la prosperità economica della regione del Mar Baltico. Sono soprattutto le piccole e medie imprese a risentire degli ostacoli commerciali e di un'eccessiva burocrazia. Interpretazioni divergenti delle disposizioni in vigore rischiano inoltre di creare nuovi ostacoli regionali agli scambi. Occorre migliorare le conoscenze del mercato interno nel contesto delle amministrazioni e dei tribunali dei diversi paesi. È infine essenziale istituire piattaforme per la verifica e lo scambio di esperienze. In tale contesto, richiama l'attenzione sulla rete online Solvit (http://ec.europa.eu/solvit/), un help desk cui rivolgersi in caso di problemi nell'applicazione della normativa concernente il mercato interno;

51.

segnala che l'attività imprenditoriale, soprattutto all'interno delle piccole e medie imprese, è indispensabile per la prosperità economica della regione del Mar Baltico. L'imprenditorialità va pertanto sostenuta. Dovrebbe inoltre essere facilitato l'accesso al capitale di rischio per le PMI;

52.

raccomanda di impegnarsi per migliorare l'accesso al capitale di rischio per la costituzione di nuove imprese, soprattutto capitale di avviamento (seed money). Occorre inoltre adoperarsi per promuovere l'imprenditorialità, soprattutto tra i giovani imprenditori;

53.

segnala che la costituzione di nuove imprese implica spesso la commercializzazione di innovazioni, siano esse ad elevato contenuto tecnologico o meno. Raccomanda pertanto che la regione del Mar Baltico affronti questioni quali una politica coordinata in materia di cluster, sistemi innovativi coordinati, programmi innovativi e progetti di grande prestigio. Occorre inoltre ampliare le possibilità per i diversi attori di accedere agli aiuti a favore della R&S in paesi baltici diversi dal proprio;

54.

rammenta inoltre che l'atteggiamento nei confronti dell'attività imprenditoriale si sviluppa in una fase precoce. Sarebbe pertanto opportuno prevedere corsi di insegnamento e di formazione sul tema dell'imprenditorialità nei programmi delle scuole, delle università e delle scuole superiori;

55.

propone che i paesi interessati dalla strategia del Mar Baltico elaborino dei programmi comuni per promuovere un turismo sostenibile nella regione. In questo contesto bisognerebbe porre in risalto i valori naturali e l'ambiente nonché il ricco patrimonio culturale e storico della regione;

56.

osserva che la regione del Mar Baltico dispone di ricchi giacimenti di materie prime, soprattutto sotto forma di minerali e di materie prime forestali. Sarebbe opportuno considerare l'elaborazione di una specifica strategia per le risorse minerali del Mar Baltico, che tenga conto della proposta di direttiva che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE (COM(2006) 232 def.) (cfr. il parere CdR 321/2006 fin). Tale proposta di direttiva, se da un lato fissa obiettivi comuni per la protezione del suolo, dall'altro lascia agli Stati membri un ampio margine di flessibilità nella scelta dei modi per conseguirli (vi è dunque un obbligo di risultato, ma libertà di scelta quanto ai mezzi). La possibilità di estrarre e gestire queste materie prime in maniera sostenibile ed efficace costituisce un fattore importante per la prosperità della regione. Ciò richiede inoltre un grosso impegno per la realizzazione di una struttura che possa accogliere dei trasporti sostenibili;

57.

nota che le questioni energetiche sono e rimangono essenziali per lo sviluppo economico della regione del Mar Baltico. L'impegno a favore di una maggiore efficienza energetica costituisce un aspetto importante, ma è anche essenziale garantire un accesso sicuro e stabile alle materie prime energetiche e all'energia elettrica. Per motivi storici, i paesi baltici sono ancora legati alla rete elettrica russa. Essi devono invece integrarsi in una rete elettrica nordica ed europea e cooperare all'interno di un mercato dell'energia per l'UE e la regione del Mar Baltico. Ciò richiede connessioni, strumenti regolamentari adeguati e investimenti strutturali;

58.

sottolinea che la libera circolazione dei lavoratori costituisce un aspetto essenziale dell'integrazione nella regione del Mar Baltico. È quindi importante procedere all'applicazione del principio della libera circolazione delle persone;

59.

appoggia la posizione della Rete delle organizzazioni sindacali del Mar Baltico (Bastun), secondo cui nella strategia per il Mar Baltico dovrebbe essere integrata anche la dimensione sociale. Tale strategia dovrebbe essere utilizzata per garantire nella regione mercati del lavoro equi e ben funzionanti. Condizioni di lavoro dignitose dovrebbero essere considerate un aspetto importante della competitività di questa regione, in quanto rappresentano un vantaggio di crescente importanza per attrarre e trattenere manodopera qualificata;

60.

evidenzia il fatto che la conoscenza e quindi anche la cosiddetta quinta libertà, vale a dire la libera circolazione delle conoscenze, saranno essenziali per la concorrenza e lo sviluppo economico in futuro. La libera circolazione degli studenti all'interno della regione del Mar Baltico costituisce un aspetto importante della questione. Attualmente è una forma di mobilità che non ha quasi toccato la regione. La quota degli studenti che decidono di studiare nella regione del Mar Baltico è limitata nonostante l'importanza che ciò potrebbe avere per una maggiore integrazione economica. Apparentemente il fatto di compiere gli studi nella regione del Mar Baltico non viene considerato un fattore di successo per la carriera. Uno dei compiti più importanti della strategia del Mar Baltico è di analizzare i motivi alla base di questa situazione e ciò che si può fare per far apparire lo studio in un altro paese baltico come un'alternativa più attraente. Il problema riguarda la qualità degli studi e probabilmente anche le conoscenze linguistiche;

61.

ritiene che la circolazione dei ricercatori e dei risultati della ricerca costituisca un importante fattore di successo per lo sviluppo nella regione del Mar Baltico. Per promuovere la mobilità dei ricercatori è indispensabile favorire l'accesso ai progetti più interessanti e ai finanziamenti. Occorre inoltre sviluppare la collaborazione tra i diversi attori, non solo tra le università e le scuole superiori ma anche tra il mondo accademico, quello imprenditoriale e gli enti pubblici nel quadro di un modello a «tripla elica».

Una regione accessibile e attraente

62.

ritiene che gli sforzi compiuti per trasformare la regione del Mar Baltico in una regione accessibile e attraente dovrebbero partire dal presupposto che si tratta di sviluppare non solo le infrastrutture fisiche, come ad esempio i sistemi di trasporto, ma anche le infrastrutture fondate sulle conoscenze per la trasmissione di conoscenze, informazioni, funzioni, ecc. Inoltre, occorre in particolare collegare tra loro le strutture e i sistemi nazionali in modo da costituire un sistema regionale, mentre attualmente prevale la tendenza a fermare la pianificazione infrastrutturale alle frontiere. Infine, si deve intervenire con la prospettiva di creare una regione del Mar Baltico integrata, la qual cosa presuppone che la prospettiva est-ovest rivesta la medesima importanza della prospettiva nord-sud. I corridoi di trasporto est-ovest rappresentano inoltre un'apertura sui mercati situati ad est e a sud-est della regione;

63.

osserva che dal punto di vista territoriale la regione del Mar Baltico è estremamente squilibrata, visto che a nord presenta regioni a densità demografica molto bassa e a sud aree più densamente popolate. Le distanze tra i centri popolati a nord sono elevate e la rete di trasporto è poco sviluppata; i collegamenti tra, da un lato, gli Stati baltici e le zone più settentrionali, e, dall'altro, le aree centrali della regione dovrebbero essere potenziati e far parte delle reti transeuropee di trasporto (TEN-T). È inoltre urgente migliorare la capacità della rete ferroviaria;

64.

segnala che per accelerare l'integrazione occorre cooperare in misura molto maggiore rispetto al passato nella pianificazione dei flussi dei trasporti transfrontalieri. È possibile, ad esempio, migliorare il flusso di trasporti mediante una gestione più omogenea dei trasporti ferroviari e un'interpretazione più coordinata delle direttive comunitarie relative al settore ferroviario;

65.

osserva che un sistema regionale di trasporto nella regione del Mar Baltico sarà contraddistinto da una specificità, vale a dire dal fatto che tutti mezzi di trasporto rivestiranno la medesima importanza. I trasporti si effettuano sia via terra che via mare, ad esempio il trasporto di merci su rotaia ma anche su rotte marittime a corto raggio e per via aerea. È pertanto importante concepire corridoi di trasporto che prevedano sistemi perfettamente integrati, vale a dire l'intermodalità. Ciò comporta grosse sfide sul piano logistico, nonché la necessità di tenere conto anche degli aspetti relativi alla sostenibilità;

66.

ritiene che un compito importante consisterà nell'impiegare in maniera più efficace i sistemi esistenti. È necessario non solo individuare e correggere le eventuali strozzature, ma anche collegare tra di loro i sistemi di trasporto nazionali, regionali e locali;

67.

segnala che occorre sviluppare urgentemente le tratte transfrontaliere delle TEN-T con l'obiettivo di realizzare una migliore «modalità» e collaborazione all'interno di reti logistiche competitive;

68.

sottolinea che non bisogna sottovalutare l'importanza del trasporto aereo per la mobilità delle persone nella regione, anche se il trasporto terrestre e marittimo costituirà il nerbo del sistema di trasporto non solo delle merci ma anche in gran parte delle persone. È inoltre necessario sviluppare le infrastrutture per il trasporto aereo, soprattutto se si tratta di aeroporti regionali;

69.

ricorda l'importanza che ha avuto il ponte sull'Öresund come investimento infrastrutturale per l'economia regionale e per eliminare una strozzatura. Anche il ponte dell'isola di Fehmarn svolgerà un ruolo importante e va costruito quanto prima;

70.

osserva che, oltre agli investimenti nelle infrastrutture fisiche, occorre dare la priorità allo sviluppo di infrastrutture basate sulla conoscenza che siano funzionanti e integrate, come ad esempio le TIC. Questi investimenti saranno particolarmente importanti per la competitività e lo sviluppo futuri e richiederanno investimenti sia nel software che nell'hardware. In quest'ultima categoria rientra l'ulteriore espansione della banda larga nella regione, che potrebbe trasformarsi in un progetto faro. Per garantire trasparenza e coordinamento occorre promuovere una particolare responsabilità regionale. La neutralità dei fornitori è importante per far sì che lo sviluppo della banda larga non sia condizionato da questi ultimi e che non porti alla creazione di monopoli locali o regionali. Le infrastrutture immateriali consistono, ad esempio, in standard comuni per l'identificazione elettronica in tutta la regione. Si tratta di un elemento essenziale per realizzare gli scambi con servizi basati sulle TIC.

Una regione sicura

71.

ricorda che il Mar Baltico è e continuerà ad essere un dei «mari interni» più trafficati al mondo. Attualmente è attraversato quotidianamente da oltre 2 000 navi. Anche se la crisi economica lascerà dei segni, tendenzialmente il traffico di navi registrerà un aumento. Inoltre, ad eccezione delle acque territoriali russe, l'Organizzazione marittima internazionale (OMI) delle Nazioni Unite ha riconosciuto alla regione del Baltico lo status di area marittima particolarmente sensibile (Particularly Sensitive Sea Area — PSSA), il che comporta la possibilità di adottare misure di sicurezza per il traffico nel Mar Baltico;

72.

osserva che, a seguito dell'aumento del traffico, aumenterà anche la necessità di una disponibilità e capacità di intervento comuni. In senso stretto, non ci si deve chiedere «se» bensì «quando» si produrrà un grave incidente nel Mar Baltico. In questo caso le conseguenze sarebbero di natura transfrontaliera, richiedendo pertanto una disponibilità e capacità di intervento transfrontaliere;

73.

si pronuncia a favore di una maggiore coordinazione negli interventi di protezione e nelle strutture per poter realizzare un'azione efficace. Occorre tenere conto della prospettiva locale e regionale sin dalle fase iniziali. Propone di procedere all'attuazione del piano d'azione Baltic Master Project mediante una programmazione preventiva delle emergenze, lo sviluppo e il rafforzamento della pianificazione delle zone costiere in tutta la regione del Mar Baltico, nonché una migliore sorveglianza dei movimenti delle navi nel Mar Baltico. In tale contesto, richiama l'attenzione sul regolamento in materia di petroliere monoscafo (2) e accoglie con favore il varo del terzo pacchetto legislativo sulla sicurezza marittima (il cosiddetto «pacchetto Erika III»), adottato l'11 marzo 2009 dal Parlamento europeo. Tale pacchetto di misure, che entrerà in vigore entro il 2012, detta norme non solo in materia di risarcimento dei passeggeri, ma anche di ispezioni, dotazione dei pescherecci con sistemi di identificazione e tracciamento automatici delle navi (AIS), controllo da parte dello Stato di approdo, assicurazione delle navi, indagini in caso di incidenti e designazione dell'autorità incaricata di decidere il luogo di rifugio delle navi in difficoltà. In proposito, tuttavia, il Comitato pone l'accento sulla necessità di ampliare la capacità di controllo del traffico attualmente esistente nel Golfo di Finlandia, in modo da estenderla all'intero Mar Baltico. Oltre a ciò, esso raccomanda di istituire un meccanismo congiunto di controllo di conformità;

74.

sottolinea che le questioni di sanità pubblica costituiscono una tematica importante da affrontare nel quadro della strategia del Mar Baltico. I problemi possono sorgere per il fatto che, a seguito delle rapide trasformazioni economiche, i giovani si trasferiscono nei centri urbani. Le marcate disparità tra i gruppi nei quali la povertà può addirittura aumentare (ad esempio i minori) sono e rimangono un grosso problema sociale. L'esclusione che porta all’abuso di alcol e di droga, nonché i problemi di salute legati allo stile di vita, sono altri problemi sociali che vanno affrontati in maniera coordinata e su un piano regionale;

75.

reputa particolarmente importante che gli interventi in materia di salute pubblica vengano effettuati in coordinazione con i paesi della regione del Mar Baltico che confinano con l'UE. In Russia, Bielorussia e Ucraina si registrano grossi problemi nell'ambito della sanità pubblica. In questo contesto occorre adottare come punto di riferimento la dimensione nordica e la piattaforma creata al suo interno, vale a dire la Northern Dimension Partnership in Public Health and Social Well-being (NDPHS). Tale partenariato deve rappresentare un importante punto di riferimento e i cittadini vanno maggiormente sensibilizzati al riguardo;

76.

rammenta che la priorità assoluta per la NDPHS consiste nel ridurre la diffusione delle epidemie come ad esempio l'HIV/AIDS, la tubercolosi e i microrganismi resistenti agli antibiotici. Un'altra priorità consiste nel migliorare il benessere sociale dei cittadini;

77.

segnala che il crimine organizzato rappresenta una seria minaccia per la sicurezza nella regione del Mar Baltico. Le reti criminali agiscono in maniera sempre più sempre più sofisticata e senza tenere conto dei confini. I paesi che si affacciano sul Mar Baltico devono pertanto portare avanti una lotta congiunta contro il crimine organizzato, il traffico di stupefacenti e la tratta di esseri umani nella regione. Ciò va sottolineato nella strategia del Mar Baltico. È già prevista una certa cooperazione tra le forze di polizia all'interno della Task Force on Organised Crime in the Baltic Sea Region (BSTF), alla quale partecipano anche la Norvegia, l'Islanda e la Russia, oltre a organizzazioni come Europol e Interpol. Questa cooperazione va consolidata nel quadro della strategia del Mar Baltico in modo da completare la cooperazione prevista anche nel quadro dell'UE;

78.

ricorda la necessità di proteggere le infrastrutture critiche, vale a dire gli impianti e i sistemi necessari per il mantenimento delle principali funzioni sociali, dell'assistenza sanitaria, della sicurezza e del benessere economico e sociale dei cittadini. Eventuali perturbazioni nel loro funzionamento o danni irreversibili a tali infrastrutture potrebbero avere conseguenze gravi. I trasporti, l'approvvigionamento energetico e lo scambio di informazioni sono esempi di attività fondamentali che richiedono un'infrastruttura efficiente.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  Cooperazione subregionale degli Stati del Mar Baltico (BSSSC); Commissione Mar Baltico della CRPM; Forum per lo sviluppo del Baltico; euroregione del Baltico; Unione delle città baltiche; Rete delle isole baltiche (B7).

(2)  Regolamento (CE) n. 417/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 febbraio 2002, sull'introduzione accelerata delle norme in materia di doppio scafo o di tecnologia equivalente per le petroliere monoscafo.


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/31


Parere del Comitato delle regioni il ruolo degli enti regionali e locali nell'ambito del partenariato orientale

(2009/C 200/07)

IL COMITATO DELLE REGIONI

mette in risalto il ruolo degli enti locali e regionali nel PO nel più ampio quadro della PEV. Tale ruolo si concentrerà in particolare sul loro contributo allo sviluppo territoriale, al miglioramento delle relazioni economiche, all'estensione del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a facilitare la mobilità e a sostenere l'istituzione di relazioni reciproche,

intende sviluppare forme di cooperazione più stretta con i paesi che partecipano al Partenariato orientale. La creazione di un'Assemblea locale e regionale dell'Europa orientale e del Caucaso meridionale (ALR PO) che funga da piattaforma istituzionale per un dialogo regolare e per la cooperazione potrebbe rappresentare un obiettivo di breve termine per istituire una cooperazione formale, sulla base delle forme concrete e tangibili di cooperazione che si sia riusciti a sviluppare,

chiede che gli enti locali e regionali partecipino se possibile sin dalle prime fasi, a fianco dei governi centrali, all'elaborazione degli accordi di associazione, dei documenti di strategia e dei piani d'azione adottati su base bilaterale fra l'Unione europea e i paesi partner del PO, in particolare, nel quadro della politica europea di vicinato, in materia di preparazione, attuazione e valutazione dei programmi indicativi nazionali,

incoraggia la promozione di relazioni più strette tra gli enti regionali e locali dell'UE e le loro controparti nei paesi del PO attraverso le piattaforme istituzionali europee esistenti per il dialogo politico regolare e per mezzo di progetti condivisi con l'obiettivo di avviare un percorso comune per la possibile futura istituzione di un'Assemblea locale e regionale dell'Europa orientale e del Caucaso meridionale (ALR PO).

Relatore generale

:

István SERTÖ-RADICS (HU/ALDE) sindaco di Uszka

Testi di riferimento

Consultazione da parte della presidenza ceca del Consiglio dell'Unione europea sul tema Il ruolo degli enti regionali e locali nell'ambito del partenariato orientale e in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al ConsiglioPartenariato orientale

(COM(2008) 823 def.)

I.   OSSERVAZIONI GENERALI

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

sottolinea l'importanza dello sviluppo del Partenariato orientale (PO) nel quadro della Politica europea di vicinato (PEV). Le differenze tra i paesi interessati dalla PEV e i loro recenti sviluppi politici, il divario nelle aspettative e il dibattito sul processo di allargamento, il rapporto strategico dell'UE con la Russia e la richiesta di creare una dimensione orientale parallelamente al Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo, sono sfociate nell'istituzione del PO sulla base di una proposta svedese-polacca. I paesi interessati dalla PEV da prendere in considerazione nello sviluppo del Partenariato orientale sono Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina. Ad eccezione della Bielorussia, questi Stati sono membri del Consiglio d'Europa. La Commissione europea (CE) ha elaborato la sua proposta sulla quale sarà presa una decisione al vertice del partenariato orientale nella primavera 2009. Sarà essenziale, per rimediare alle carenze della PEV attuale, che il PO potenzi la cooperazione transfrontaliera o interregionale e la creazione di istituzioni, vale a dire ambiti nei quali gli enti locali e regionali possono fare la loro parte nel creare relazioni e promuovere l'integrazione europea;

2.

mette in risalto il ruolo degli enti locali e regionali nel PO nel più ampio quadro della PEV. Tale ruolo si concentrerà in particolare sul loro contributo allo sviluppo territoriale, al miglioramento delle relazioni economiche, all'estensione del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, a facilitare la mobilità e a sostenere l'istituzione di relazioni reciproche;

3.

apprezza il successo di certe misure e iniziative e il fatto che la PEV si basi sugli accordi di partenariato e cooperazione (APC) esistenti, i quali continuano a rappresentare la base giuridica delle relazioni. Su questa base, vengono approvati i piani d'azione bilaterali della PEV tra l'UE e il singolo paese partner i quali stabiliscono il programma delle riforme politiche ed economiche. Gli incentivi offerti per avanzare nelle riforme sono i seguenti: maggiore integrazione nei programmi e nelle reti europei, sostegno ulteriore e un più ampio accesso al mercato. Se da un lato la differenziazione, l'appropriazione e l'integrazione regionale sono principi chiave della PEV, dall'altro essa copre un ampio spettro di paesi con problemi diversi e si rende necessario un approccio più mirato;

4.

concorda con l'invito contenuto nella proposta ad approfondire la cooperazione bilaterale esistente attraverso la liberalizzazione di visti, una zona di libero scambio, un sostegno maggiore per le riforme settoriali, contatti più intensi tra i popoli, nuovi piani d'azione, che prevedano parametri di riferimento chiari e stabiliscano un collegamento con il ravvicinamento agli standard europei, e accordi potenziati per sostituire gli APC. La proposta della Commissione europea chiede inoltre un rafforzamento della cooperazione multilaterale, complementare alla dimensione nordica e alla sinergia del Mar Nero e chiede che tale cooperazione sia orientata ai progetti. La proposta individua come aree prioritarie per la cooperazione i settori della politica e della sicurezza, della gestione delle frontiere e dei movimenti transfrontalieri, i settori economico e finanziario, ambientale e sociale;

5.

approva anche la proposta della Commissione europea che prevede un approfondimento dell'integrazione economica grazie a zone di libero scambio globali ed approfondite, subordinate all'appartenenza del paese partner in questione all'OMC, un'accresciuta mobilità attraverso una facilitazione dei visti e la gestione delle frontiere; la sicurezza energetica attraverso il riconoscimento dell'interdipendenza energetica; il sostegno allo sviluppo economico e sociale per mezzo di programmi regionali e transnazionali. Ai fini della promozione della cooperazione multilaterale il Partenariato orientale offrirà un forum per lo scambio di informazioni, per la creazione di attività comuni e per l'accompagnamento del processo di modernizzazione. La cooperazione multilaterale è pianificata a livello di capi di governo e a livello ministeriale, oltre che mediante piattaforme tematiche per fissare gli obiettivi e verificare i progressi. Sono previste piattaforme per la democrazia, il buon governo e la stabilità; l'integrazione economica; la sicurezza energetica; i contatti tra i popoli;

6.

fatta salva la regola stabilita al momento di adottare le prospettive finanziarie, che prevede di destinare 2/3 del bilancio della PEV al Sud e 1/3 all'Est, appoggia la proposta della Commissione europea di aumentare gli stanziamenti da 450 milioni di euro nel 2008 a 785 milioni di euro nel 2013. Ciò comporta un pacchetto supplementare di €350 milioni e una riprogrammazione degli stanziamenti per i programmi regionali 2007-2013 della PEV. Il lancio dell'iniziativa del partenariato orientale è previsto nella primavera 2009, in occasione del vertice speciale per il partenariato orientale. Fino a quel momento rimangono in vigore la vecchia PEV e il suo strumento;

7.

osserva che lo strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) che copre anche la Russia, è impostato per essere più flessibile e caratterizzato da un approccio politico e a perseguire l'obiettivo dello sviluppo sostenibile e dell'avvicinamento alle politiche e agli standard UE. Per il periodo di bilancio 2007-2013 sono stati stanziati circa 12 miliardi di euro. Ciò rappresenta un aumento dei fondi del 32 %; tuttavia, il 62 % di tali fondi è destinato specificamente ai vicini del Sud e solo il 38 % ai vicini dell'Est. La differenza è meno pronunciata in termini pro capite, ma ciò non corrisponde agli sforzi per il rafforzamento della dimensione orientale;

8.

rileva anche che i programmi nazionali nel quadro dell'ENPI vengono sviluppati nei documenti di strategia per paese e i fondi sono assegnati in base ai programmi indicativi nazionali. I documenti di strategia per paese elencano da tre a quattro priorità per ogni paese partner; tutti includono, tuttavia, un riferimento al potenziamento delle capacità amministrative e ad un buon sistema di governo. Per tutti i paesi partner il governo locale e regionale dovrebbe essere elencato come una sottocategoria della priorità relativa allo sviluppo dello stato di diritto nei programmi nazionali indicativi. Un altro aspetto che riduce fortemente gli effetti della PEV sugli enti locali e regionali è il fatto che i documenti di strategia per paese e i programmi nazionali indicativi menzionano i contatti tra i popoli, ma si tratta quasi esclusivamente di contatti a livello educativo e di ricerca. Il governo locale e regionale può svolgere un ruolo in questo campo come dimostrano i programmi di cooperazione transfrontaliera e tale ruolo andrebbe riconosciuto;

9.

osserva, analogamente, che nel documento di strategia per la cooperazione transfrontaliera 2007-2013 dell'ENPI, la Commissione europea individua quattro campi di cooperazione: sviluppo economico e sociale, sfide comuni nei settori dell'ambiente, dalla sanità pubblica e lotta contro la criminalità organizzata; gestione delle frontiere e contatti tra i popoli. Dovrebbe essere richiesto un forte coinvolgimento egli enti locali e regionali, che a sua volta esige una cooperazione su più piccola scala, un miglior sostegno per le misure di potenziamento delle capacità per gli enti locali e regionali e un impulso prioritario alle azioni volte a migliorare gli standard di vita nelle aree di confine;

10.

fa rilevare che diverse sfide cui devono far fronte i paesi della regione, come lo sviluppo dei corridoi transnazionali, la gestione dei problemi ambientali transfrontalieri, la gestione dei confini e dei flussi migratori, la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata transfrontaliera e le attività che comportano contatti diretti tra le persone hanno un carattere transfrontaliero intrinseco e a volte possono essere affrontate efficacemente solo mediante uno sforzo di cooperazione a livello subnazionale. Pertanto, in riferimento al documento di strategia regionale orientale dello strumento europeo di vicinato e partenariato 2007-2013, la cooperazione tra i paesi partner e tra l'UE e i paesi partner dovrebbe fornire assistenza in vista degli obiettivi comuni della PEV per cui risulta chiaramente vantaggiosa l'assistenza a livello subnazionale;

11.

è convinto che le iniziative di entrambe le parti, ue e partner del PO, imperniate unicamente sull'approccio diplomatico non condurranno a soluzioni durature fintantoché la democrazia locale non verrà collocata al centro del dibattito, sotto il profilo sia del suo rafforzamento sia della collaborazione diretta fra regioni e città di entrambe le parti, Ue e partner del PO;

12.

in questo spirito accoglie con favore il fatto che il programma interregionale avrà il compito di sostenere l'effettiva attuazione della PEV e punterà a rafforzare gradualmente il dialogo e la cooperazione tra l'UE e i suoi vicini nonché tra i paesi vicini tra loro in conformità del documento di strategia del programma regionale dell'ENPI 2007-2013. La promozione della cooperazione tra gli attori locali includerà uno scambio di esperienze sui programmi PEV e avrà l'obiettivo di potenziare la governance democratica e lo sviluppo regionale e locale sostenibile. Si pone l'accento su un approccio dal basso per l'individuazione e lo sviluppo dei partenariati, su progetti con una pluralità di partecipanti e sulla diffusione dei risultati ad altri enti locali nei paesi partner;

13.

sottolinea che il PO dovrebbe consentire di passare da un sistema di cooperazione puramente intergovernativa a un progetto di dialogo fra i cittadini e più specificamente di collaborazione fra l'Ue e i paesi del PO, unendo i loro enti regionali e locali in una cornice di progetti concreti e concordati quali elementi di una strategia globale basata sulle esigenze dei cittadini e sulla solidarietà;

14.

ritiene che una delle condizioni per una cooperazione riuscita tra l'Ue e i paesi PO e per un partenariato rafforzato attraverso la PEV consista nell'enucleare nuovi temi catalizzatori in modo che i vantaggi pratici siano evidenti per i cittadini, trasformando le dichiarazioni di principio in misure concrete, e che ciò comporti il forte coinvolgimento dei leader eletti a livello locale e regionale ed un'attività di comunicazione chiara e vivace;

15.

osserva che un intervento più deciso da parte degli enti regionali e locali e della società civile nelle politiche pubbliche è spesso limitato dalla debolezza della democrazia locale e dall'assenza di un autentico processo di decentramento nei paesi del PO;

16.

analogamente, constata che decentramento e governo locale partecipativo non sempre procedono di pari passo. In alcuni paesi, sia dell'UE che al di là dei suoi confini, gli enti locali e regionali condividono il problema di far aumentare l'affluenza dei votanti alle elezioni e di promuovere la partecipazione dei cittadini, di coinvolgere il settore associativo nella definizione delle strategie e nello sviluppo di grandi progetti urbani o regionali;

17.

esprime la disponibilità e l'impegno degli enti regionali e locali ad arricchire il PO. I governi nazionali e la Commissione europea non dovrebbero gestire da soli il PO, in cui dovrebbero essere coinvolte come parti interessate la società civile in senso ampio e altri attori. Gli enti locali e regionali, le imprese e le ONG (sia dell'UE che dei paesi partner) devono diventare parte integrante dell'intero processo del PO;

18.

in linea con i precedenti pareri in materia, insiste sull'importanza di coinvolgere gli enti locali e regionali affinché essi siano parte integrante del processo programmazione, attuazione e monitoraggio/valutazione del partenariato orientale e della PEV. Ciò vale in particolare per i settori in cui gli enti locali e regionali hanno competenze ampie e dirette;

19.

ribadisce pertanto il suo invito a riconoscere gli enti locali e regionali come partner indispensabili nella PEV ai fini del PO;

20.

riconosce il ruolo e l'esperienza delle diverse reti e associazioni degli enti locali e regionali, delle autorità nazionali europee ed internazionali, impegnate nella cooperazione decentrata nel PO, e le loro competenze specifiche e la loro conoscenza delle singole realtà locali. Per tale ragione gli sforzi devono essere maggiormente condivisi e gli obiettivi dei progetti di cooperazione decentrata devono essere meglio sintonizzati su quelli del PO allo scopo di massimizzare i risultati;

21.

ritiene che l'obiettivo della PEV consistente nel sostenere il processo di trasformazione nei paesi vicini sia in linea con i criteri europei. L'aspirazione principale della PEV è stata quella di oltrepassare l'orizzonte della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e le semplici relazioni esterne dell'UE con i paesi terzi. Ai paesi partner della PEV è stata prospettata la partecipazione allo spazio integrato delle quattro libertà dell'UE se essi attuano l'acquis comunitario corrispondente, sebbene senza una prospettiva di adesione all'UE;

22.

sostiene la modernizzazione politica, economica e settoriale dei paesi PO grazie a nuove strutture come il Nuovo strumento di partenariato e gli Strumenti settoriali;

23.

accoglie con compiacimento l'invito rivoltogli dalla Commissione europea a partecipare al partenariato orientale, in particolare al lavoro che sarà condotto nell'ambito delle piattaforme tematiche democrazia, buon governo e stabilità e contatti tra i popoli;

24.

intende sviluppare forme di cooperazione più stretta con i paesi interessati dal Partenariato orientale. L'istituzione di un'Assemblea locale e regionale dell'Europa orientale e del Caucaso meridionale (ALR PO) che funga da piattaforma istituzionale per un dialogo regolare e per la cooperazione potrebbe rappresentare un obiettivo di breve termine per una cooperazione formale, sulla base delle forme di cooperazione concrete e tangibili che si sia riusciti a sviluppare.

II.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

25.

chiede alla Commissione europea di riesaminare il processo di preparazione dei programmi indicativi nazionali che dovrebbero essere negoziati tra l'Ue e ciascun paese PO sulla base dei bisogni e della capacità del paese stesso oltre che dei suoi interessi e di quelli dell'UE. La programmazione a livello nazionale deve essere effettuata congiuntamente dal governo di ciascun paese partner e dalla Commissione europea e quest'ultima dovrebbe lavorare con i paesi partner per la preparazione dei loro programmi di attuazione dei programmi indicativi nazionali;

26.

invita pertanto i paesi partner a operare per la progressiva attuazione delle priorità e degli obiettivi dei programmi indicativi nazionali; il meccanismo di comunicazione tra l'Ue e i singoli paese partner deve essere rivisto. Così, se il PO vuole essere uno strumento politico più efficiente, dovrebbero essere obbligatorie la presentazione di relazioni a scadenze regolari e riunioni di verifica; inoltre un organo di controllo dovrebbe essere incaricato di sorvegliare questo processo;

27.

accoglie con favore il rilievo dato nel PO al tema della mobilità, ma ritiene che la proposta della Commissione europea non sia sufficientemente esplicita sul contenuto dei patti «mobilità e sicurezza» che si prevede di proporre (cfr. il punto 3.3 della comunicazione della Commissione). Il Comitato incoraggia pertanto la Commissione a spiegare meglio la sua proposta, in modo che i paesi partner del PO conoscano e comprendano chiaramente che cosa devono fare e ciò che possono attendersi in contropartita dall'UE;

28.

apprezza l'intenzione del Parlamento europeo di accettare l'invito da parte della Commissione europea di far diventare l'Assemblea EuroNest parte integrante del PO;

29.

è a favore di un ruolo di supervisione per sé stesso e per l'Assemblea locale e regionale del PO, specie in materia di monitoraggio del lavoro dei sottocomitati tematici bilaterali UE — paese PO che trattano questioni collegate alle piattaforme tematiche democrazia, buon governo e stabilità e contatti tra i popoli, ivi comprese le questioni dello sviluppo economico e sociale, dello sviluppo regionale, della cooperazione transfrontaliera, delle riforme amministrative e del decentramento nei paesi PO;

30.

esorta caldamente gli organi di governo dei paesi Po non solo a dare riconoscimento politico agli enti locali e regionali, ma anche a coinvolgerli in modo formale e effettivo nel processo di cooperazione e nel PO;

31.

insiste affinché gli enti locali e regionali partecipino sin dalle prime fasi, a fianco dei governi centrali, all'elaborazione degli accordi di associazione, dei documenti di strategia e dei piani d'azione adottati su base bilaterale fra l'Unione europea e i paesi partner del PO, in particolare, nel quadro della politica europea di vicinato, in materia di preparazione, attuazione e valutazione dei programmi indicativi nazionali;

32.

perciò invita i governi dei paesi PO a istituire meccanismi per il dialogo nazionale strutturato e la consultazione degli attori substatali (regionali e locali), delle parti sociali e della società civile coinvolgendo le reti e le associazioni degli enti locali e regionali;

33.

ritiene che gli strumenti settoriali esistenti della PEV (dialogo tematico, partecipazione ai programmi ed alle agenzie della Comunità e accordi settoriali) dovrebbero essere armonizzati con quelli offerti dal PO, che potrebbero essere sintetizzati come segue: relazione contrattuale settoriale basata su due principi fondamentali — ravvicinamento obbligatorio al corrispondente acquis settoriale dell'UE e accesso ai programmi ed alle strutture settoriali dell«UE».; Lo status di osservatore per l'accordo settoriale dovrebbe essere un'idea fondamentale del partenariato orientale, corrispondente pienamente all'esigenza dichiarata di rafforzare l'impegno dell'UE nei confronti dei suoi vicini orientali e viceversa;

34.

propone in particolare che sia il nuovo strumento di partenariato che gli strumenti settoriali siano parte integrante del pacchetto PO che l'Ue negozia singolarmente con ciascun paese partner. Questo pacchetto di strumenti del PO dovrebbe fornire le basi per l'armonizzazione e per la valutazione trasparente dei vari strumenti del PO. Ai paesi PO dovrebbero essere forniti parametri di riferimento trasparenti e chiari in modo che essi sappiano dove si collocano in relazione all'UE nell'ambito del PO;

35.

punta a espandere e migliorare la cooperazione tra gli enti locali e regionali dell'UE e dei paesi PO e farne un elemento integrante delle relazioni dell'Ue con i partner dell'Europa orientale. Gli enti locali e regionali sono insostituibili in considerazione del loro ruolo in diversi settori interessati dal PO quali il buon governo, la riforma amministrativa e il decentramento, lo sviluppo economico e sociale, lo sviluppo regionale e la politica di coesione, la cooperazione transfrontaliera, la protezione dell'ambiente, le questioni di ordine pubblico, la prevenzione e la risposta alle calamità naturali e alle catastrofi causate dall'azione dell'uomo, la cooperazione culturale, l'istruzione, il turismo, gli scambi di studenti delle scuole e delle università;

36.

intende avviare un dialogo con la Commissione europea allo scopo di trovare modalità per la partecipazione degli enti locali e regionali dei paesi PO al programma globale di potenziamento istituzionale, il quale mira a migliorare la capacità amministrativa dei partner orientali e dovrebbe coprire tutti i pertinenti settori di cooperazione, compresi quelli in cui gli enti locali e regionali hanno un ruolo insostituibile. Inoltre, il CdR dovrebbe preparare un proprio programma per definire le modalità del suo contributo all'applicazione del programma di potenziamento istituzionale in cooperazione con i suoi partner dei paesi PO;

37.

è deciso a contribuire in misura significativa all'attuazione del PO nel settore dello sviluppo economico e sociale dei paesi PO. Il CdR dovrebbe sostenere la proposta della Commissione di firmare Memorandum d'intesa sulla politica regionale con i partner orientali destinati a rafforzare la loro capacità amministrativa a livello nazionale e locale. Ciò potrebbe essere combinato con lo strumento per il potenziamento istituzionale e il programma di azioni e/o cooperazione del CdR con i partner degli enti locali e regionali nei paesi PO. La cooperazione dovrebbe avere come obiettivo lo scambio delle buone pratiche e delle esperienze derivanti dalla politica di sviluppo regionale e dalla politica di coesione dell'UE;

38.

è inoltre determinato a assistere/o consultare — in collaborazione con gli enti locali e regionali dei paesi PO — la Commissione europea e i governi nazionali nell'ambito del processo di individuazione di programmi pilota di sviluppo regionale, concepiti sul modello della politica di coesione dell'UE, volti a rispondere ai bisogni di sviluppo regionale e locale nei paesi PO. Inoltre, il CdR dovrebbe avviare discussioni con i suoi partner dei paesi PO per sostenere la loro diretta cooperazione con le regioni dell'UE e incoraggiare la loro partecipazione ai programmi transnazionali esistenti nell'Europa, sudorientale, centrale e settentrionale. Il CdR dovrebbe altresì incoraggiare gli enti locali e regionali nei paesi PO a fare uso della nuova opportunità offerta dal PO in relazione ai progetti finanziati dall'ENPI per la cooperazione transfrontaliera nelle zone di confine dei paesi PO (alle frontiere esterne dell'UE);

39.

intende avviare un dialogo con la Commissione europea per precisare la propria partecipazione alle piattaforme tematiche democrazia, buon governo e stabilità e contatti tra i popoli. Il CdR dovrebbe lanciare la creazione di alcuni panel ad hoc (quarto livello operativo del PO) incaricati di trattare questioni strettamente legate agli elementi essenziali del programma di lavoro degli enti locali e regionali, nell'ottica di sostenere il lavoro delle piattaforme tematiche (terzo livello operativo). La Commissione europea potrebbe, dal canto suo, invitare rappresentanti degli enti locali e regionali a partecipare al lavoro delle piattaforme tematiche e/o dei panel ad hoc quando ciò sia opportuno e/o necessario. È necessaria una discussione più ampia allo scopo di precisare il ruolo del CdR nelle due piattaforme tematiche summenzionate e anche ai fini di un miglior coordinamento con la Commissione;

40.

è determinato ad assistere la Commissione europea nell'elaborazione del programma per la formazione e il collegamento in rete degli enti locali avendo come obiettivo il rafforzamento delle capacità amministrative e la promozione della riforma del governo locale nell'ambito della piattaforma tematica democrazia, buon governo e stabilità. Il CdR elaborerà e presenterà proprie proposte per uno specifico programma culturale PO che sarà lanciato nel quadro della piattaforma tematica contatti tra i popoli. Il CdR avvierà una discussione con la Commissione sulla sua possibile partecipazione al lavoro condotto nel quadro delle piattaforme tematiche cooperazione economica e convergenza con le politiche UE e sicurezza energetica, dal momento che vi sono parti del programma di queste politiche a cui gli enti locali e regionali potrebbero dare un contributo rilevante;

41.

sta in particolare considerando di contribuire all'iniziativa faro sulla prevenzione, preparazione e risposta alle calamità naturali e alle catastrofi causate dall'azione dell'uomo, per rafforzare le capacità di gestione dei disastri a livello locale, regionale e nazionale. Il CdR avvierà un confronto con i partner dei paesi PO su un eventuale contributo degli enti locali e regionali all'attuazione di questa iniziativa faro;

42.

incoraggia la promozione di relazioni più strette tra gli enti regionali e locali dell'UE e le loro controparti nei paesi del PO attraverso le piattaforme istituzionali europee esistenti per il dialogo politico regolare e per mezzo di progetti condivisi con l'obiettivo di avviare un percorso comune per la possibile futura istituzione di un'Assemblea locale e regionale dell'Europa orientale e del Caucaso meridionale (ALR PO);

43.

invita la Commissione europea ad armonizzare, coordinare e collegare strettamente il nuovo approccio con i vari programmi, progetti e strumenti comunitari esistenti in modo da mettere a frutto le esperienze pertinenti, evitare le duplicazioni delle attività e compiere progressi;

44.

ritiene che una maggiore responsabilizzazione dei rappresentanti eletti locali e regionali contribuirà all'emergere di una governance multilivello, che riunisca livelli istituzionali diversi nel processo di decisione, preparazione, attuazione e valutazione delle politiche pubbliche e delle politiche di sviluppo;

45.

propone di mobilitare le risorse umane locali, tecniche ed accademiche, per la realizzazione dei progetti, e di promuovere la massima partecipazione dei cittadini, in modo che essi si approprino del processo di cooperazione e dei progetti che ne derivano;

46.

riconosce l'opportunità di un'iniziativa aperta per la partecipazione di paesi terzi — in particolare la Federazione russa e la Turchia, — che potrebbero essere coinvolti nel lavoro di una piattaforma tematica, di un panel o di un'iniziativa, in modo puntuale e sempre che vi sia accordo sul fatto che l'interesse comune per un tema, la vicinanza geografica o i legami economici esistenti rendono tale partecipazione utile;

47.

invita il proprio Presidente a trasmettere il presente parere alla presidenza dell'Ue, alla Commissione europea, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo, ai capi di Stato dei paesi del partenariato PO.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/37


Parere del Comitato delle regioni agenda sociale rinnovata: opportunità, accesso e solidarietà nell'europa del XXI secolo

(2009/C 200/08)

IL COMITATO DELLE REGIONI FORMULA LE SEGUENTI RACCOMANDAZIONI:

apprezza il modo in cui l'agenda sociale rinnovata consolida il lavoro della Commissione nel campo della politica sociale. L'agenda rinnovata e le misure che essa propone consistono essenzialmente di azioni pratiche preparatorie già avviate dalla Commissione. Pertanto, l'agenda contiene relativamente poche nuove iniziative in grado di migliorare la visibilità o il contenuto sostanziale della politica sociale dell'Unione europea,

sottolinea l'importanza della coesione sociale e regionale per la realizzazione di tutti gli obiettivi della strategia di Lisbona rinnovata ed evidenzia in particolare il contributo essenziale fornito dal livello locale e regionale nel promuovere tale coesione,

fa notare che gli interventi in campo economico e sociale non hanno automaticamente la capacità di sostenersi e di integrarsi a vicenda, e che è necessario garantire costantemente l'effettivo, reciproco equilibrio tra i rispettivi obiettivi e strumenti. Ciò è particolarmente importante in un momento come quello attuale, in cui il senso di incertezza percepito dai cittadini cresce a causa dei rapidi mutamenti in corso nell'economia mondiale,

sottolinea la necessità di prestare un'attenzione continua alle ripercussioni sociali delle politiche dell'UE: ad esempio, le ripercussioni sociali del mercato interno dell'UE sono state talvolta imprevedibili e non sempre è stato possibile prepararsi in maniera adeguata ad affrontarle,

esorta la Commissione a raccogliere dati comparabili e diversificati sul miglioramento dell'efficacia dei sistemi di protezione sociale, e in particolare richiama l'attenzione sulle condizioni generali a livello regionale e locale in quanto livello essenziale nella prestazione dei servizi sociali e sanitari.

Relatore

:

Veikko KUMPUMÄKI (FI/PSE) membro del consiglio regionale della Lapponia

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Agenda sociale rinnovata: Opportunità, accesso e solidarietà nell'Europa del XXI secolo

COM(2008) 412 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

apprezza il modo in cui l'agenda sociale rinnovata consolida il lavoro della Commissione nel campo della politica sociale. L'agenda rinnovata e le misure che essa propone consistono essenzialmente di azioni pratiche preparatorie già avviate dalla Commissione. Pertanto, l'agenda contiene relativamente poche nuove iniziative in grado di migliorare la visibilità o il contenuto sostanziale della politica sociale dell'Unione europea;

2.

fa notare che la consultazione pubblica condotta nel quadro dell'inventario della realtà sociale dell'UE ha contribuito a evidenziare che la fiducia dei cittadini nell'UE dipende in un modo o nell'altro dall'esistenza di una politica sociale europea credibile, che a sua volta costituisce un elemento essenziale del modello sociale europeo. Costruire tale fiducia è fondamentale ai fini del progresso, del rinnovamento e della disponibilità al cambiamento;

3.

sottolinea l'importanza della coesione sociale e regionale per la realizzazione di tutti gli obiettivi della strategia di Lisbona rinnovata ed evidenzia in particolare il contributo essenziale fornito dal livello locale e regionale nel promuovere tale coesione.

La dimensione sociale dell'Europa

4.

fa notare che gli interventi in campo economico e sociale non hanno automaticamente la capacità di sostenersi e di integrarsi a vicenda, e che è necessario garantire costantemente l'effettivo, reciproco equilibrio tra i rispettivi obiettivi e strumenti. Ciò è particolarmente importante in un momento come quello attuale, in cui il senso di incertezza percepito dai cittadini cresce a causa dei rapidi mutamenti in corso nell'economia mondiale;

5.

sottolinea la necessità di prestare un'attenzione continua alle ripercussioni sociali delle politiche dell'UE: ad esempio, le ripercussioni sociali del mercato interno dell'UE sono state talvolta imprevedibili e non sempre è stato possibile prepararsi in maniera adeguata ad affrontarle;

6.

considera importante il fatto che l'agenda sociale sottolinei che gli obiettivi sociali fondamentali dell'UE — e in particolare l'impegno dell'UE per la costruzione di società armoniose, coesive e inclusive — non sono cambiati;

7.

richiama l'attenzione sul fatto che la politica sociale va considerata anche come un fattore di garanzia e stabilità dello sviluppo armonico della società, e non solo come un fattore di flessibilità e di cambiamento;

8.

riconosce l'esigenza di un'agenda sociale più ampia e l'importanza della formazione lungo tutto l'arco della vita come componente essenziale di tale agenda, fermo restando che la formazione non va considerata esclusivamente come un fattore di competitività, ma bisogna riconoscerne anche la grande importanza sociale. Oltre a offrire alle persone opportunità di affermarsi, bisogna garantire anche la protezione e l'integrazione sociale di quanti hanno avuto meno successo;

9.

sottolinea l'importanza della solidarietà tra categorie sociali, generazioni e regioni diverse. Il dibattito sui mutamenti della struttura per età della popolazione e sull'adeguatezza e sostenibilità dei sistemi di protezione sociale andrebbe esteso a tutte le classi di età e a tutte le categorie sociali, e in tale contesto andrebbe dedicata particolare attenzione anche alla partecipazione attiva dei disabili o parzialmente tali;

10.

esorta la Commissione a raccogliere dati comparabili e diversificati sul miglioramento dell'efficacia dei sistemi di protezione sociale, e in particolare richiama l'attenzione sulle condizioni generali a livello regionale e locale in quanto livello essenziale nella prestazione dei servizi sociali e sanitari;

11.

è favorevole al rafforzamento della cooperazione europea per favorire l'integrazione degli immigrati e sottolinea l'opportunità di avvalersi in tale contesto delle competenze specifiche degli enti regionali e locali.

Obiettivi dell'agenda sociale rinnovata

12.

in merito ai tre obiettivi generali, tra loro collegati, dell'agenda sociale rinnovata, osserva quanto segue:

il fatto di concentrarsi sulla creazione di opportunità uguali per tutti non dovrebbe far passare in secondo piano l'importanza dell'eguaglianza nei risultati finali delle politiche,

offrire accesso non dovrebbe significare concentrarsi in misura eccessiva sull'accertamento dei redditi dei potenziali beneficiari ai fini dell'ottenimento di servizi e agevolazioni; piuttosto, andrebbero messe in luce e garantite anche le opportunità di accesso universale,

dimostrare solidarietà significa anche tenere conto in maniera flessibile, nel concentrarsi sulle politiche e sui fondi europei, delle mutevoli esigenze che caratterizzano le diverse regioni;

13.

osserva che il livello regionale e locale ha molto da offrire, in termini di innovazione e di sviluppo, per rispondere alle esigenze dell'UE. Nel quadro dell'agenda sociale rinnovata si dovrebbero poter utilizzare in maniera efficace le loro competenze specifiche.

Obiettivi principali

14.

accoglie con favore il proseguimento della gamma di attività dirette ai bambini e ai giovani, e sottolinea in particolare l'importanza del ruolo svolto in questo campo dalle misure preventive;

15.

osserva che, nel valutare e migliorare la qualità dei sistemi scolastici, occorre porre l'accento non solo sui risultati scolastici, ma anche sul benessere, sulla sicurezza e sulla soddisfazione dei bambini e dei giovani. Bisognerebbe dedicare particolare attenzione anche alle competenze pedagogiche degli insegnanti e all'obiettivo dell'eguaglianza a tutti i livelli di istruzione;

16.

esorta ad applicare in questo settore il metodo aperto di coordinamento al fine di inventariare e sviluppare le soluzioni e le prassi ottimali esistenti a livello regionale e locale, nonché di diffondere informazioni che rendano possibile la loro applicazione su più vasta scala; in proposito il CdR rammenta che il metodo aperto di coordinamento è una forma di cooperazione volontaria tra gli Stati membri;

17.

osserva che la crescita e l'occupazione non bastano da sole a garantire l'equità sociale, e che occorre anche, a tutti i livelli, una politica sociale efficace e responsabile;

18.

sottolinea l'importanza di raccogliere e diffondere informazioni ampie e diversificate al fine di rendere possibili modelli efficaci di flessicurezza;

19.

sottolinea che l'apprendimento permanente dovrebbe essere garantito nell'interesse di tutte le fasce di età e di tutte le categorie sociali ed essere reso accessibile a tutti, ma che a tal fine bisogna prima informare i cittadini in maniera completa; e che, per sviluppare un'istruzione per adulti di buona qualità, occorre un'ampia cooperazione a tutti i livelli di governo e tra i diversi soggetti interessati. Per quanto riguarda la formazione professionale, è particolarmente importante assicurarsi che essa fornisca le competenze necessarie per l'occupazione e che all'occorrenza il sistema di istruzione possa rispondere rapidamente alle esigenze didattiche che si presentano. Ove possibile, bisognerebbe inoltre sviluppare, grazie alla collaborazione con gli enti regionali e locali, le previsioni relative al fabbisogno di istruzione;

20.

fa notare che la società necessita pure di persone dotate delle competenze appropriate in materia di assistenza e cure alle persone, ragion per cui anche tali competenze andrebbero incluse nel «patrimonio odierno di conoscenze» menzionato nell'agenda sociale;

21.

richiama l'attenzione sull'esigenza di nuove forme di istruzione che combinino il lavoro e l'apprendimento, e invita le pubbliche autorità, i datori di lavoro e i cittadini in genere a discutere in maniera aperta riguardo alle rispettive responsabilità in questo campo;

22.

richiama l'attenzione sull'obiettivo di migliorare al tempo stesso la qualità dell'ambiente di lavoro e la produttività, ed è convinto dell'importanza di diffondere i risultati della ricerca e delle buone prassi in questo campo;

23.

accoglie con favore l'impegno della Commissione a garantire che non vi sia alcun contrasto tra i diritti e le libertà fondamentali sanciti dal Trattato, ed esorta la Commissione a tener conto delle esperienze compiute in questo campo anche a livello regionale e locale;

24.

osserva che, nell'analizzare e sviluppare i sistemi sanitari europei, occorre tener conto delle loro caratteristiche generali, comprese la possibilità di pianificazione, la qualità e la disponibilità di servizi e personale. Gli enti regionali e locali, in quanto principali fornitori di servizi sociali e sanitari pubblici, sono partner essenziali in questo compito;

25.

accoglie con particolare soddisfazione l'impegno della Commissione a far sì che le norme in materia di mercato interno e di concorrenza facilitino lo sviluppo di servizi sociali di qualità, accessibili a tutti. Ciò presuppone che si assicuri una base giuridica solida per i servizi di interesse generale e che si creino i canali necessari per discutere e decidere in maniera aperta in merito ai problemi legati al coordinamento dei servizi sociali con le regole del mercato interno. Per garantire che siano disponibili informazioni sufficienti e sia fatto più ampio uso delle buone prassi, occorrerebbe confrontare sistematicamente fra loro le esperienze compiute a livello regionale e locale, senza peraltro imporre agli Stati membri gravosi obblighi di presentazione di resoconti e senza accrescere di conseguenza il lavoro amministrativo a carico degli enti regionali e locali;

26.

raccomanda di dare la priorità ai diritti sociali e alla solidarietà nel quadro degli sforzi dell'UE volti a combattere la povertà e l'esclusione sociale, e di considerare attentamente se i programmi alimentari e le banche del cibo debbano far parte dello Stato sociale europeo del XXI secolo;

27.

considera essenziale promuovere l'uguaglianza di genere, colmare il divario retributivo tra i sessi (gender pay gap) e giungere ad una effettiva conciliazione tra vita professionale e vita familiare;

28.

apprezza l'attenzione dedicata alla nuova priorità politica della non discriminazione, e sottolinea che l'UE ha grandi potenzialità per svolgere un ruolo guida in questo campo.

Principali considerazioni del Comitato delle regioni

29.

accoglie con favore l'approccio a largo raggio dell'agenda sociale rinnovata, che riunisce insieme le azioni previste in vari settori. Invita tuttavia la Commissione a fare in modo che tale approccio non metta in ombra le sfide fondamentali della tradizionale politica sociale, come l'aumento dei differenziali di reddito e le crescenti disuguaglianze nonché le misure necessarie per farvi fronte;

30.

osserva che le azioni presentate nell'agenda sociale hanno spesso più dimensioni divergenti — e talvolta persino in contrasto tra loro -, che richiedono una specifica considerazione. Per esempio, nel quadro della promozione della mobilità occorre tenere conto anche dei problemi causati dall'emigrazione dei giovani e dalla conseguente distorsione della struttura anagrafica della popolazione in determinate zone. Il Comitato sottolinea l'esigenza di proteggere la componente «non mobile» della popolazione e di garantire pari opportunità nelle zone meno attrattive. Occorre inoltre considerare anche altri fattori, come l'impatto ambientale dell'accresciuta mobilità;

31.

sottolinea che il metodo aperto di coordinamento — al pari di qualsiasi altro strumento della politica sociale europea — andrebbe sviluppato sulla base delle esigenze di politica sociale dei singoli Stati membri, che possono essere meglio comprese nella pratica a livello regionale e locale. Dal momento che le condizioni degli Stati membri e delle loro regioni sono molto diverse, introdurre obiettivi quantitativi di politica sociale potrebbe comportare problemi. Il coordinamento aperto a livello europeo andrebbe migliorato anzitutto applicandolo a determinate questioni essenziali, rendendo più efficaci le attività di informazione e di ricerca e rafforzando il ruolo svolto dalle conoscenze specifiche del livello regionale e locale nell'applicazione e nello sviluppo dei processi di coordinamento. Ciò potrebbe accrescere sensibilmente l'impatto e la visibilità di tale metodo e dunque la qualità della politica sociale europea, che costituisce un elemento importante del progetto di integrazione dell'UE. Attualmente i collegamenti tra il metodo aperto di coordinamento e le amministrazioni regionali e locali sono ancora troppo deboli;

32.

richiama l'attenzione sul ruolo e sul potenziale del dialogo sociale a livello europeo nell'elaborazione e attuazione a livello regionale e locale delle iniziative previste dall'agenda sociale, ed è convinto dell'importanza di sviluppare ulteriormente tale dialogo.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


III Atti preparatori

Comitato delle regioni

79a sessione plenaria 21-22 aprile 2009

25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/41


Parere del Comitato delle regioni energia: riesame strategico e rendimento energetico nell'edilizia

(2009/C 200/09)

IL COMITATO DELLE REGIONI

deplora che non venga avanzata alcuna proposta per l'introduzione di uno strumento legislativo vincolante specificamente destinato alla realizzazione dell'obiettivo di migliorare l'efficienza energetica del 20 %,

sottolinea le opportunità offerte dalle soluzioni che coniugano attività industriali e produzione di energia (recupero del calore di scarto, raffreddamento, produzione di energia, tecniche di cogenerazione e di poligenerazione, ecc.),

ricorda l'importanza del lavoro svolto dalle agenzie regionali e locali per l'energia in tutta l'UE: esse sono partner strategiche della politica energetica europea e le loro azioni dovrebbero essere maggiormente spalleggiate e valorizzate dall'UE,

sottolinea l'importanza di accelerare il ricorso ai fondi strutturali per gli investimenti in materia di efficienza energetica nell'edilizia,

sostiene l'iniziativa della Commissione mirante ad autorizzare l'applicazione permanente di aliquote IVA ridotte al settore dell'edilizia abitativa, compresi i lavori di ristrutturazione,

sostiene gli sforzi della Commissione per sviluppare, in cooperazione con la BEI e la BERS, strumenti finanziari destinati a migliorare l'efficienza energetica. Ricorda che una delle sfide essenziali, nella creazione di tali strumenti, è fare in modo che siano accessibili agli enti locali e regionali, onde sostenere gli sforzi compiuti da questi ultimi in quanto attori centrali nell'attuazione della direttiva in esame.

Relatore

:

Jean-Louis JOSEPH (FR/PSE), sindaco di La Bastidonne

Testi di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Secondo riesame strategico della politica energetica — Piano d'azione dell'UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico (COM(2008) 781 def./2)

e Rifusione della direttiva 2002/91/CE del 16 dicembre 2002 sul rendimento energetico nell'edilizia

(COM(2008) 780 def. — 2008/0223(COD))

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI,

A.   Secondo riesame strategico della politica energetica dell'UE

1.

ritiene che le sfide legate alla politica energetica europea siano essenziali sia per il presente e il futuro dell'UE e dei cittadini europei che per le questioni climatiche mondiali. Fa presente il ruolo chiave svolto dagli attori locali e regionali in quanto partner ai fini di una definizione, programmazione e attuazione efficace della politica energetica europea. A questo proposito, deplora il riconoscimento solo marginale riservato a tale ruolo dal secondo riesame strategico;

2.

riconosce l'importanza della sicurezza degli approvvigionamenti, tema che occupa un posto centrale nel secondo riesame strategico e politicamente molto delicato. Riconosce altresì che gli Stati membri presentano situazioni diverse a questo proposito. Tali differenze, dovute, fra le altre cose, a motivi storici, esigono un'azione coordinata a livello europeo al fine di ridurre gli squilibri, rafforzare i legami reciproci e ridurre i rischi per l'UE nel suo complesso;

3.

prende atto degli importanti progressi realizzati a seguito del primo riesame strategico, in particolare la definizione dei cosiddetti obiettivi «3x20», e dei primi progressi legislativi, sanciti dal recente accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio sul pacchetto energia e clima;

4.

ritiene tuttavia che tali progressi, quantunque degni di nota, costituiscano soltanto un primo passo. È importante quindi che gli obiettivi «3x20» rimangano la priorità principale della politica energetica europea, onde garantire la coerenza e la continuità necessarie per la riuscita dell'azione intrapresa;

5.

sottolinea che l'efficienza energetica deve quindi figurare in cima alle preoccupazioni dell'UE in materia di energia. Ricorda il modello della cosiddetta «triade energetica», che indica, per ordine di importanza decrescente, le politiche che consentono di ridurre l'impatto climatico del consumo di energia, e cioè: efficienza energetica, promozione delle energie rinnovabili e ottimizzazione dell'uso delle energie fossili. L'efficienza energetica non è soltanto la chiave di volta degli obiettivi «3x20»: essa svolge un ruolo essenziale anche per quanto riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti. Il CdR si rammarica che, contrariamente agli altri obiettivi «3x20», quello dell'efficienza energetica non si sia ancora tradotto nell'adozione di uno strumento legislativo vincolante;

6.

in questo contesto, accoglie con favore le misure per l'efficienza energetica proposte dalla Commissione in occasione nel secondo riesame strategico (in particolare la revisione della direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia, cfr. infra), ma deplora:

6.1

che in generale l'efficienza energetica occupi solo il quarto posto tra le cinque priorità che compongono il piano d'azione dell'UE per la sicurezza e la solidarietà nel settore energetico;

6.2

che non venga avanzata alcuna proposta per l'introduzione di uno strumento legislativo vincolante specificamente destinato alla realizzazione dell'obiettivo di migliorare l'efficienza energetica del 20 %. Occorre tuttavia stabilire un nesso più chiaro con gli obiettivi e gli strumenti stabiliti dalla direttiva concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici (2006/32/CE). Si tratta di uno strumento concreto per compiere un primo passo verso il conseguimento dell'obiettivo del 20 %;

6.3

che la Commissione, in base alle proiezioni presentate in allegato al secondo riesame strategico, conti in parte su un fenomeno indipendente dalla sua azione (l'aumento del prezzo del petrolio) per realizzare questo obiettivo. Ciò dimostra una mancanza di volontà politica e l'insufficienza degli investimenti a favore dell'efficienza energetica. Un tale atteggiamento è tanto più deplorevole in quanto i benefici attesi dagli investimenti a favore dell'efficienza energetica fanno di questi ultimi un potente strumento per favorire la ripresa economica e creare posti di lavoro, essenziali nel contesto di crisi attuale;

6.4

che le proposte in materia di efficienza energetica che accompagnano il secondo riesame strategico non comprendano misure specifiche per l'industria, che pure fa largo consumo di energia. In materia di sicurezza degli approvvigionamenti, è importante tuttavia sottolineare le opportunità offerte dalle soluzioni che coniugano attività industriali e produzione di energia (recupero del calore di scarto, raffreddamento, produzione di energia, tecniche di cogenerazione e di poligenerazione, ecc.);

6.5

si rallegra che venga riconosciuto il ruolo cruciale dei trasporti nel conseguimento degli obiettivi energetici. Tuttavia, dato che i trasporti europei sono fortemente dipendenti dal petrolio, si rammarica che il secondo riesame strategico non proponga una strategia per questo settore, responsabile da solo di oltre il 30 % del consumo finale di energia. La problematica della sicurezza degli approvvigionamenti investe direttamente questo settore, che dipende quasi esclusivamente dal petrolio, che l'UE importa per oltre l'80 %. Il Comitato invita dunque la Commissione a presentare, accanto al pacchetto di misure in materia di efficienza energetica, delle proposte per rendere efficienti i trasporti. Questo settore presenta un potenziale enorme e ancora inesplorato per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra: pensiamo ad esempio a investimenti nei trasporti su rotaia e in altre forme di trasporto pubblico, ai veicoli a basso consumo energetico, a iniziative di car sharing, alla guida ecologica, a un maggiore ricorso alla bicicletta, ecc;

7.

sottolinea il ruolo essenziale svolto dagli enti locali e regionali nel campo dell'efficienza energetica. A questo proposito:

a)

ribadisce il suo sostegno al Patto dei sindaci e ricorda il parere di prospettiva a suo tempo elaborato su questo tema, in cui sottolineava fra l'altro «che l'azione locale è un fattore chiave per raggiungere l'obiettivo di aumentare del 20 % l'efficienza energetica, e che il ruolo cruciale delle regioni e dei comuni nel perseguire questo obiettivo è già stato chiaramente riconosciuto dalla Commissione e dal Parlamento europeo» (1);

b)

rammenta che la pianificazione territoriale a livello locale costituisce uno strumento importante per realizzare una struttura sociale rispettosa del clima ed efficiente sotto il profilo energetico, in un'ottica globale. Ciò comporta in particolare la necessità di ubicare le infrastrutture, i posti di lavoro, le sedi commerciali e degli affari nonché gli alloggi in modo da ridurre le necessità di trasporto e da promuovere i trasporti a basso consumo energetico e la diffusione del teleriscaldamento, dell'energia eolica e dell'energia geotermica;

c)

osserva che in generale il settore pubblico offre un ampio margine di risparmio energetico, dal momento che presenta un potenziale significativo ma tuttora inesplorato. Aiuti ed incentivi ben concepiti possono non solo migliorare l'efficienza energetica e ridurre le spese energetiche, ma anche stimolare l'occupazione:

d)

accoglie con favore l'annuncio di «una nuova iniziativa per il finanziamento dell'energia sostenibile» ed esorta a dedicare una parte consistente degli strumenti d'azione di quest'ultima al finanziamento di progetti condotti a livello regionale e locale dando priorità all'efficienza energetica;

e)

ricorda l'importanza del lavoro svolto dalle agenzie regionali e locali per l'energia in tutta l'UE: esse sono partner strategiche della politica energetica europea e le loro azioni dovrebbero essere maggiormente spalleggiate e valorizzate dall'UE;

f)

esorta alla creazione di un gruppo di lavoro che riunisca la Commissione e i rappresentanti degli enti locali e regionali e delle loro reti, al fine di sviluppare una nuova visione dell'efficienza energetica, basata su un approccio dal basso verso l'alto;

8.

per quanto riguarda i sei progetti prioritari definiti essenziali per l'UE, il CdR, senza pronunciarsi sul loro contenuto, fa notare che:

a)

sarebbe opportuno che venissero fornite delle stime dei loro costi, onde permettere un confronto ragionato con altre iniziative prima di approvarli formalmente. Questi progetti proposti come «prioritari» rischiano infatti di assorbire una parte notevole dei bilanci disponibili;

b)

alcuni dei 6 progetti proposti sembrano beneficiare di un maggior grado di priorità rispetto ad altri, essendo già previste disposizioni piuttosto precise per la loro attuazione (elaborazione di comunicazioni e piano d'azione comprendente anche gli strumenti di finanziamento), mentre gli altri presentano un calendario d'attuazione molto più vago;

c)

l'interconnessione è essenziale per ripartire il rischio e rafforzare la solidarietà tra gli Stati membri. Il CdR conviene che, per garantire l'approvvigionamento di gas e elettricità a tutti i cittadini dell'UE, occorre apportare profonde modifiche all'infrastruttura energetica interna dell'UE. Sottolinea inoltre che queste modifiche saranno importanti anche per lo sviluppo della produzione decentrata di energia e per la produzione di energie rinnovabili in Europa. Qualsiasi decisione relativa agli investimenti nelle infrastrutture energetiche europee dovrà tener conto degli obiettivi dell'UE in questo settore. Senza entrare nel merito dei sei progetti proposti in materia di infrastrutture energetiche, prevede che il fabbisogno finanziario che verrà definito in modo dettagliato nel 2009-2010 sarà enorme ed esorta a dare un certo grado di priorità, nei futuri bilanci dell'UE, anche ai progetti in materia di efficienza energetica e alla riduzione dell'impatto dei viaggi internazionali;

9.

sempre in materia di investimenti, sottolinea che la trasformazione del sistema energetico europeo in un sistema più decentrato richiede investimenti consistenti, la concertazione con gli attori locali e regionali e un maggiore riconoscimento del ruolo di questi ultimi nella politica energetica;

10.

per quanto riguarda il capitolo dedicato alle riserve endogene di energia, sottolinea che:

a)

occorre assegnare un ruolo di primo piano alle energie rinnovabili, conformemente agli obiettivi «3x20», dati anche i vantaggi economici, sociali e ambientali che esse comportano. Ricorda il suo parere sul tema Promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili  (2). Inoltre:

accoglie con favore la proposta della Commissione di preparare «una comunicazione dal titolo Superare le barriere all'energia rinnovabile nell'UE, nella quale indicherà quali sono le barriere e come abolirle». Chiede che tale comunicazione sia pubblicata quanto prima e comunque entro il 2010, e che venga periodicamente aggiornata e corredata delle misure necessarie per l'eliminazione delle barriere individuate,

fa presente che i problemi legati alle reti di trasporto e di distribuzione occupano un posto centrale nello sviluppo delle energie rinnovabili e chiede alla Commissione di preparare la comunicazione sullo sviluppo di una «super-rete europea» cui accenna nel secondo riesame strategico. Tale comunicazione dovrà affrontare in via prioritaria le questioni relative alle infrastrutture e alle opportunità offerte dalle tecnologie delle «reti intelligenti» (smart grid) per la realizzazione degli obiettivi «3x20» dell'UE e alla transizione verso un maggiore decentramento della produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel quadro della suddetta comunicazione occorrerebbe inoltre riformulare le proposte contenute nel secondo riesame strategico in materia di reti di trasporto e di distribuzione, onde adottare un approccio veramente globale alle questioni trattate;

b)

l'energia nucleare dipende da un combustibile per lo più d'importazione e non può quindi essere considerata una fonte «endogena» di energia. «Endogene» sono invece le conseguenze del suo utilizzo, che gravano sugli enti territoriali, in particolare per quanto riguarda i rischi che questa forma di energia comporta e la gestione delle scorie. In questo contesto, il CdR accoglie con favore l'annunciata presentazione da parte della Commissione di una «proposta riveduta di direttiva recante un quadro comunitario per la sicurezza nucleare» e propone che al suo interno sia affrontata anche la questione della gestione sostenibile delle scorie nucleari e dei relativi costi;

c)

anche il carbone è, sempre più, un combustibile d'importazione e il suo trasporto, così come la sua combustione, comportando dei residui, pongono problemi considerevoli in termini di emissioni. Per continuare a farne uso, all'occorrenza, bisognerà quindi dotarsi di centrali ad alto rendimento e a basse emissioni;

d)

chiede alla Commissione di osservare i più rigorosi criteri ambientali nella valutazione delle opportunità offerte dallo sfruttamento delle riserve endogene «non tradizionali» di energie fossili (cfr il punto 2.5, settimo e ottavo capoverso, del secondo riesame strategico) e di tenere conto di tutte le esternalità legate allo sfruttamento di queste riserve nella valutazione del loro rendimento;

e)

ritiene che gli aiuti debbano essere destinati in via prioritaria a incoraggiare la ricerca e lo sviluppo per sfruttare energie marine pulite e rinnovabili come il vento, il moto ondoso, le maree e le correnti oceaniche, dato che le energie marine non sono ancora oggetto di uno sfruttamento commerciale. In questo settore, tuttavia, l'UE può conquistare un vantaggio competitivo e svolgere un ruolo guida dal punto di vista ambientale;

11.

accoglie con favore l'annuncio di una «comunicazione sul finanziamento delle tecnologie a bassa emissione di carbonio». Dato che tale comunicazione terrà conto dei redditi generati dalla revisione della direttiva sullo scambio delle quote di emissione, il CdR ricorda il suo parere su questo tema, in cui raccomandava «che almeno il 30 % degli introiti provenienti dalla vendita all'asta delle quote sia destinato dagli Stati membri alle autorità regionali e locali al fine[, da un lato,] di promuovere l'uso delle energie rinnovabili e l'efficienza energetica negli usi finali […]» (3);

sottolinea inoltre che, nella prospettiva di un utilizzo quanto più efficace possibile delle risorse di bilancio disponibili, le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, che sono soltanto nelle prime fasi del loro sviluppo e non sono in grado di risolvere il problema della produzione energetica né quello della sicurezza degli approvvigionamenti, non dovrebbero beneficiare di finanziamenti sproporzionati rispetto alle tecnologie del settore dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili;

12.

accoglie con favore la proposta di definire un'agenda politica fino al 2030 e una prospettiva per il 2050. Soltanto una prospettiva a lungo termine consente infatti di stabilire veri e propri orientamenti strategici, prendere decisioni in materia di investimenti e definire progetti di infrastrutture. Si sorprende che nell'elenco — non esaustivo — dei temi citati per la prospettiva 2050, il tema Decarbonizzare l'elettricità prodotta nell'UE entro il 2050 sembri avere un posto prioritario, dato che si propone di affrontarlo già nel prossimo piano strategico per le tecnologie energetiche. Pur essendo sicuramente un tema importante e promettente, ve ne sono altri che presentano un grado di urgenza analogo, se non superiore. La definizione di una prospettiva per il 2050 dovrà tradursi nell'elaborazione di una strategia globale, e non concentrarsi su un numero limitato di priorità tematiche.

B.   Adeguamento della direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia

I.   Raccomandazioni politiche

13.

accoglie con favore il principio dell'adeguamento della direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia;

14.

sottolinea la necessità di un intervento rapido e deciso nel settore del rendimento energetico nell'edilizia, visti i benefici che ne derivano:

ai fini del conseguimento degli obiettivi energetici dell'UE in materia di clima ed energia,

in termini sociali (date le crescenti difficoltà dei cittadini a sostenere il costo del riscaldamento delle abitazioni). Fa inoltre osservare che l'attuale contesto di crisi potrebbe rafforzare le disparità socioeconomiche esistenti tra i cittadini in grado di finanziare lavori di ristrutturazione energetica e beneficiare di bollette meno care e il numero sempre crescente di persone che, non potendo far fronte ai costi della ristrutturazione, devono sostenere spese sempre più ingenti,

in termini economici e di creazione di ricchezza e occupazione a livello locale;

15.

sottolinea l'urgenza di tali questioni ed esorta quindi il Consiglio e il Parlamento a fare in modo che vengano adottate decisioni rapide e ambiziose in materia; esorta inoltre gli Stati membri a evitare di ripetere i ritardi che si sono verificati nel recepimento e nell'attuazione della prima versione della direttiva;

16.

per agevolare l'applicazione degli attestati di certificazione energetica, invita la Commissione a introdurre, tra gli Stati membri nonché tra i loro enti regionali e locali, un programma di scambio di pratiche ottimali e di utilizzo di soluzioni tecniche, e a promuovere il ricorso agli appalti pubblici per sviluppare l’efficienza energetica;

17.

rammenta il ruolo essenziale degli enti locali e regionali nell'attuazione della direttiva in questione tramite:

la gestione dei loro propri edifici,

le loro competenze in materia di pianificazione territoriale e di rilascio di permessi edilizi, l'utilizzo di materiali edili isolanti nonché la qualità nello svolgimento dei lavori di costruzione e ristrutturazione,

la raccolta e il riciclaggio delle materie prime secondarie, al fine di aumentare la disponibilità di risorse energetiche (per l'elettricità e il calore),

la loro prossimità ai cittadini;

gli enti locali e regionali in Europa hanno adottato numerose iniziative, su base volontaria, in materia di rendimento energetico nell'edilizia, ad esempio iniziative comportanti interventi intesi a razionalizzare il consumo di energia nelle abitazioni e negli edifici pubblici, o nel quadro della riqualificazione degli spazi urbani. Gli Stati membri devono integrare pienamente gli enti e gli attori locali e regionali in quanto partner strategici nell'attuazione di questa direttiva, cercare di sfruttarne l'esperienza e garantire la promozione e la duplicazione delle esperienze più riuscite. Il Comitato invita pertanto a far partecipare gli enti locali e regionali all'elaborazione dei piani d'azione nazionali;

18.

ritiene che l'adeguamento proposto rafforzi la direttiva sotto diversi aspetti. Apprezza in modo particolare:

le proposte in materia di progressivo abbassamento o eliminazione della soglia dei 1 000 m2. Accoglie favorevolmente il mantenimento della soglia dei 250 m2 di cui all'articolo 12, paragrafo 1, (rifusione),

i miglioramenti apportati al sistema degli attestati di certificazione energetica (in particolare l'obbligo della loro pubblicazione in qualsiasi annuncio relativo all'affitto o alla vendita di un edificio);

19.

sottolinea l'importanza di sviluppare la direttiva in base alle esperienze pratiche maturate nel quadro della sua applicazione, opportunamente analizzate e valutate. Occorre tra le altre cose esaminare l'importanza degli attestati di certificazione energetica e del modo di configurarli. Grazie ad un approccio flessibile, dovrebbe essere possibile risolvere gli eventuali problemi causati da una carenza di competenze;

20.

ritiene che il proposto «metodo comparativo per calcolare livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di rendimento energetico» possa costituire uno strumento di analisi comparativa efficace a livello europeo. Invita tuttavia la Commissione a tenere conto di tutte le esternalità nella definizione di tale metodologia, in particolare del costo dell'inerzia (degrado dell'ambiente, della salute, della competitività, ecc. dovuto a investimenti insufficienti in materia di efficienza energetica), e degli effetti positivi degli investimenti per l'efficienza energetica (in termini di creazione di posti di lavoro e di ricchezza, sostegno alla ricerca, autonomia energetica, qualità e sostenibilità degli edifici costruiti, ecc.);

21.

è inoltre importante sfruttare la possibilità di migliorare l'efficienza energetica degli edifici senza effettuare alcun investimento, ad esempio ottimizzandone l'uso e incoraggiando la partecipazione degli utenti. Sono numerosi gli enti locali e regionali che applicano con successo misure di questo genere;

22.

sottolinea la necessità di fornire al pubblico un'informazione completa sui parametri utilizzati per il calcolo del rapporto costo-efficacia delle raccomandazioni riportate nell'attestato di certificazione energetica, al fine di consentire una comprensione chiara del calcolo effettuato e di dare ai cittadini la possibilità di rivalutare il rapporto costo-efficacia delle misure di efficienza energetica in funzione di elementi nuovi (andamento dei prezzi dell'energia, premi erogati dagli enti pubblici, vita utile delle attrezzature, ecc.);

23.

sottolinea, tra le nuove misure proposte, l'utilità delle comunicazioni richieste agli Stati membri (tra l'altro all'articolo 5, paragrafo 2, e all'articolo 9, paragrafo 3). Per garantire l'incisività di tali comunicazioni, la direttiva dovrebbe rendere obbligatoria la partecipazione degli enti locali e regionali alla loro elaborazione;

24.

facendo presente il suo parere sul tema Promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, accoglie (4) con favore la presenza di elementi di coordinamento tra la direttiva in esame e altri atti legislativi importanti in questo settore, in particolare la direttiva sui servizi energetici (2006/32/CE) nonché le attuali e future proposte relative agli appalti pubblici verdi dell'UE. Questi elementi di coordinamento rafforzano la coerenza dell'insieme e riducono l'onere a carico degli Stati membri raggruppando le diverse comunicazioni loro richieste;

25.

accoglie con favore l'obiettivo di aumentare il numero di «edifici per i quali le emissioni di biossido di carbonio e il consumo di energia primaria sono bassi o nulli» e il ruolo esemplare del settore pubblico in quest'ambito;

26.

ricorda tuttavia che l'essenza della direttiva è risparmiare energia per ridurre al minimo l'impatto ambientale. La definizione di «edifici per i quali le emissioni di biossido di carbonio e il consumo di energia primaria sono bassi o nulli» non deve quindi portare a privilegiare gli edifici a basse emissioni di CO2 rispetto a quelli a basso consumo di energia. Inoltre, la visione dell'impatto ambientale globale deve sempre prevalere sul solo criterio delle emissioni di CO2;

27.

sottolinea altresì l'interesse e la sfida rappresentata dall'obbligo di effettuare un controllo di qualità degli attestati di certificazione energetica e dei rapporti di ispezione: questa misura sarà essenziale per migliorare in modo significativo la qualità dell'edilizia in Europa;

28.

evidenzia che la questione del momento in cui verranno realizzati i lavori inciderà sensibilmente sull'impatto globale della direttiva. A questo proposito:

accoglie con favore la proposta di collegare la concessione di aiuti pubblici in materia di edilizia e ristrutturazione al rispetto delle norme sul rendimento energetico. È dell'avviso che tale collegamento vada istituito prima possibile ma ritiene che la sua definizione andrebbe preferibilmente lasciata ai programmi nazionali e locali specifici,

propone di avviare una riflessione su un meccanismo che stabilisca, durante il ciclo di vita degli edifici, il momento in cui è obbligatorio adeguare il livello di rendimento energetico degli edifici stessi. Un tale sistema avrebbe come obiettivo quello di favorire il rapido miglioramento della qualità degli edifici esistenti tramite l'introduzione di un momento privilegiato di ristrutturazione energetica;

29.

sottolinea che l'attuazione della direttiva richiede uno sforzo notevole in materia di formazione. A questo proposito, propone di inserire una disposizione che preveda:

l'obbligo per gli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per valutare e soddisfare adeguatamente i bisogni in questo settore e fornire in particolare i finanziamenti necessari per assicurare la disponibilità di personale qualificato,

l'obbligo di fare riferimento a questo aspetto nei piani d'azione nazionali in materia di efficienza energetica;

30.

per quanto riguarda la formazione degli operatori del settore, sottolinea il successo ottenuto dalle iniziative locali e regionali destinate alla catena edilizia sotto forma di creazione di gruppi di discussione che riuniscono diverse maestranze (idraulici, muratori, elettricisti, ecc.) ai fini di uno scambio di esperienze sulle interazioni reciproche nel processo di costruzione di un edificio. Tali esperienze si sono rivelate proficue per la qualità del processo edilizio in generale e, di conseguenza, degli edifici stessi. Nei gruppi in cui l'efficacia energetica è stata individuata come obiettivo da perseguire, è stato possibile trovare soluzioni efficaci e innovative grazie alle interazioni tra i diversi mestieri;

31.

sottolinea la necessità di valutare in modo appropriato i costi iniziali effettivi che la direttiva proposta comporterebbe, al fine di offrire adeguati strumenti finanziari di incentivazione per sostenere e accelerare l'attuazione della direttiva. A questo proposito:

a.

si rallegra che il piano di ripresa economica presentato dalla Commissione nel dicembre 2008 riconosca il fatto che gli investimenti a favore dell'efficienza energetica rappresentano un'opportunità per l'economia europea;

b.

tuttavia, deplora profondamente che la proposta di compromesso approvata dal Consiglio europeo nel marzo 2009 e relativa al «finanziamento dei progetti di infrastruttura presentati dalla Commissione nel quadro del piano europeo di ripresa economica» non preveda alcun investimento in progetti volti al miglioramento dell'efficienza energetica.

Eppure, progetti quali la Campagna a favore di edifici intelligenti dal punto di vista energetico («Energy Smart Buildings Campaign»), elaborata dal Consiglio europeo delle fonti di energia rinnovabili sulla base di esperienze concrete in questo stesso settore, hanno bisogno solo di investimenti limitati se misurati alle dimensioni del piano di ripresa economica (300 milioni di euro) ma avrebbero un grosso impatto sia a livello energetico e ambientale sia sul piano occupazionale (creazione di 150 000 nuovi posti di lavoro), capace di generare rapidamente attività economica (con risultati previsti a partire dal 2010) e di avere un importantissimo effetto moltiplicatore (per ogni euro investito in questa campagna si arriverebbe fino a 33 euro d'investimenti nel miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici).

Il progetto «Energy Smart Buildings Campaign» si articola intorno a tre campagne di promozione a favore di «edifici intelligenti dal punto di vista energetico», campagne rivolte rispettivamente a: 1) i proprietari, 2) le strutture con effetto moltiplicatore, e 3) i professionisti (incluse le attività di formazione);

c.

sottolinea l'importanza di accelerare il ricorso ai fondi strutturali per gli investimenti in materia di efficienza energetica nell'edilizia. In questo contesto:

accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di modificare i regolamenti relativi al FESR per favorire gli investimenti in questo settore (5),

esorta gli Stati membri a considerare con attenzione la revisione di talune parti dei loro programmi operativi per dare un posto più importante all'efficienza energetica nell'edilizia, in particolare nell'edilizia popolare;

d.

sostiene l'iniziativa della Commissione mirante ad autorizzare l'applicazione permanente di aliquote IVA ridotte al settore dell'edilizia abitativa, compresi i lavori di ristrutturazione (6);

e.

sostiene gli sforzi della Commissione per sviluppare, in cooperazione con la BEI e la BERS, strumenti finanziari destinati a migliorare l'efficienza energetica. Ricorda che una delle sfide essenziali, nella creazione di tali strumenti, è fare in modo che siano accessibili agli enti locali e regionali, onde sostenere gli sforzi compiuti da questi ultimi in quanto attori centrali nell'attuazione della direttiva in esame;

f.

sottolinea la necessità di coordinare i fondi dedicati europei e quelli nazionali.

II.   EMENDAMENTI PROPOSTI

Emendamento 1

Articolo 5, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

1.

La Commissione elabora, entro il 31 dicembre 2010, un metodo comparativo per calcolare livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di rendimento energetico degli edifici o di loro parti. Il metodo comparativo distingue tra edifici di nuova costruzione ed edifici esistenti e tra diverse categorie di edifici.

Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva, completandola, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 19, paragrafo 2.

1.

La Commissione elabora, entro il 31 dicembre 2010, un metodo comparativo per calcolare livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di rendimento energetico degli edifici o di loro parti. Il metodo comparativo distingue tra edifici di nuova costruzione ed edifici esistenti e tra diverse categorie di edifici.

Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva, completandola, sono adottate secondo la procedura di cui all'articolo 19 21, paragrafo 2.

Motivazione

Emendamento tecnico inteso a correggere un errore palese in un riferimento interno al documento.

Emendamento 2

Articolo 5, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

2.

Gli Stati membri calcolano livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di rendimento energetico avvalendosi del metodo comparativo stabilito conformemente al paragrafo 1 e di parametri pertinenti, quali le condizioni climatiche, e comparano i risultati di tale calcolo con i requisiti minimi di rendimento energetico da essi stabiliti.

Essi comunicano alla Commissione tutti i dati e le ipotesi utilizzati per il calcolo, nonché i risultati del calcolo stesso. I dati comunicati possono essere inclusi nei piani d'azione in materia di efficienza energetica di cui all'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2006/32/CE. La comunicazione suddetta è trasmessa ogni tre anni alla Commissione. La prima comunicazione è trasmessa entro il 30 giugno 2011.

2.

Gli Stati membri calcolano livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di rendimento energetico avvalendosi del metodo comparativo stabilito conformemente al paragrafo 1 e di parametri pertinenti, quali le condizioni climatiche, e comparano i risultati di tale calcolo con i requisiti minimi di rendimento energetico da essi stabiliti.

Essi comunicano alla Commissione tutti i dati e le ipotesi utilizzati per il calcolo, nonché i risultati del calcolo stesso. La comunicazione è redatta in stretta collaborazione con gli enti e gli attori locali e regionali e i I dati comunicati possono essere inclusi nei piani d'azione in materia di efficienza energetica di cui all'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2006/32/CE. La comunicazione suddetta è trasmessa ogni tre anni alla Commissione. La prima comunicazione è trasmessa entro il 30 giugno 2011.

Motivazione

Per garantire l'incisività delle comunicazioni richieste agli Stati membri nel quadro della presente direttiva, occorre che queste siano elaborate in stretta collaborazione con gli enti e gli attori locali e regionali.

Emendamento 3

Articolo 9, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

3.

Gli Stati membri comunicano alla Commissione il piano nazionale di cui al paragrafo 1 entro il 30 giugno 2011 e essi trasmettono ogni tre anni alla Commissione una relazione sull'attuazione del piano nazionale. Il piano nazionale e la relazione di attuazione possono essere inclusi nei piani d'azione in materia di efficienza energetica di cui all'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2006/32/CE.

3.

Gli Stati membri comunicano alla Commissione elaborano, in stretta collaborazione con gli enti e gli attori locali e regionali, il piano nazionale di cui al paragrafo 1 e lo comunicano alla Commissione entro il 30 giugno 2011. E essi trasmettono ogni tre anni alla Commissione una relazione sull'attuazione del piano nazionale. Il piano nazionale e la relazione di attuazione possono essere inclusi nei piani d'azione in materia di efficienza energetica di cui all'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2006/32/CE.

Motivazione

Per garantire l'incisività delle comunicazioni richieste agli Stati membri nel quadro della presente direttiva, occorre che queste siano elaborate in stretta collaborazione con gli enti e gli attori locali e regionali.

Emendamento 4

Articolo 10, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

3.

Le raccomandazioni riportate nell'attestato di certificazione energetica devono essere tecnicamente fattibili per l'edificio considerato e recare informazioni chiare sul loro rapporto costo-efficacia. La valutazione del rapporto costo-efficacia deve essere basata su una serie di condizioni standard, quali la valutazione del risparmio energetico, i prezzi dell'energia e i tassi di interesse per gli investimenti necessari per attuare le raccomandazioni.

3.

Le raccomandazioni riportate nell'attestato di certificazione energetica devono essere tecnicamente fattibili per l'edificio considerato e recare informazioni chiare sul loro rapporto costo-efficacia e il periodo di recupero (esclusi gli incentivi finanziari e i regimi di sostegno). La valutazione del rapporto costo-efficacia deve essere basata su una serie di condizioni standard, quali la valutazione del risparmio energetico, i prezzi dell'energia e i tassi di interesse per gli investimenti necessari per attuare le raccomandazioni. I dati, i valori e i metodi di calcolo utilizzati per valutare il rapporto costo-efficacia sono indicati chiaramente nell'attestato di certificazione energetica.

Motivazione

L'attestato di certificazione energetica deve fornire al pubblico raccomandazioni chiare e facilmente comprensibili e consentire di comparare in qualsiasi momento le valutazioni teoriche del rapporto costo-efficacia, calcolate al momento della redazione dell'attestato, con le condizioni reali, tenuto conto del mutato contesto (andamento dei prezzi dell'energia, dei tassi di interesse, dei costi delle attrezzature, ecc.) e/o dei fattori nuovi (premi offerti dagli enti pubblici, durata di utilizzo prevista, ecc.).

Emendamento 5

Articolo 12, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

2.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che negli edifici per i quali è stato rilasciato un attestato di certificazione energetica in conformità dell'articolo 11, paragrafo 1, in cui una metratura utile totale di oltre 250 m2 è aperta al pubblico, l'attestato di certificazione energetica sia affisso in un luogo chiaramente visibile per il pubblico.

2.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie a garantire che negli edifici per i quali è stato rilasciato un attestato di certificazione energetica in conformità dell'articolo 11, paragrafo 1, in cui una metratura utile totale di oltre 250 m2 è aperta al pubblico, l'attestato di certificazione energetica dell'edificio in questione sia affisso in un luogo chiaramente visibile per il pubblico.

Motivazione

L'affissione dell'attestato di certificazione energetica negli edifici aperti al pubblico sarà essenziale nel sensibilizzare i cittadini all'importanza delle questioni legate al rendimento energetico nell'edilizia.

Emendamento 6

Articolo 15, paragrafo 2, lettera b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

b)

le raccomandazioni per migliorare, con interventi efficaci rispetto ai costi, il rendimento energetico dell'impianto dell'edificio o di parti dell'edificio.

Le raccomandazioni di cui alla lettera b) devono riferirsi in modo specifico all'impianto considerato e comprendere informazioni chiare sul loro rapporto costo-efficacia. La valutazione del rapporto costo-efficacia deve essere basata su una serie di condizioni standard, quali la valutazione del risparmio energetico, i prezzi dell'energia e i tassi di interesse per gli investimenti.

b)

le raccomandazioni per migliorare, con interventi efficaci rispetto ai costi, il rendimento energetico dell'impianto dell'edificio o di parti dell'edificio.

Le raccomandazioni di cui alla lettera b) devono riferirsi in modo specifico all'impianto considerato e comprendere informazioni chiare sul loro rapporto costo-efficacia e il periodo di recupero (esclusi gli incentivi finanziari e i regimi di sostegno). La valutazione del rapporto costo-efficacia deve essere basata su una serie di condizioni standard, quali la valutazione del risparmio energetico, i prezzi dell'energia e i tassi di interesse per gli investimenti. I dati, i valori e i metodi di calcolo utilizzati per valutare il rapporto costo-efficacia sono indicati chiaramente nel rapporto di ispezione.

Motivazione

I rapporti di ispezione devono fornire al pubblico raccomandazioni chiare e facilmente comprensibili e consentire di comparare in qualsiasi momento le valutazioni teoriche del rapporto costo-efficacia, calcolate al momento della redazione del rapporto di ispezione, con le condizioni reali, tenuto conto del mutato contesto (andamento dei prezzi dell'energia, dei tassi di interesse, dei costi delle attrezzature, ecc.) e/o dei fattori nuovi (premi offerti dagli enti pubblici, durata di utilizzo prevista, ecc.).

Emendamento 7

Nuovo articolo 17 bis

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

 

17 bis

Formazione

1.

Gli Stati membri, in coordinamento con gli enti e gli attori locali e regionali, adottano le misure necessarie per garantire la formazione degli operatori del settore edilizio alle nuove tecnologie, metodi e materiali che consentono di migliorare il rendimento energetico degli edifici nuovi ed esistenti. A questo fine, essi assicurano un'adeguata offerta di formazione continua accessibile a tutti gli operatori già attivi. Assicurano inoltre che i programmi di formazione dei futuri operatori siano rivisti e periodicamente adeguati in questo senso. Gli Stati membri, in coordinamento con gli enti e gli attori locali e regionali, garantiscono altresì la disponibilità di un'offerta di formazione accessibile a tutti e di una capacità sufficiente per assicurare la formazione di un numero adeguato di esperti certificati per il rilascio degli attestati di certificazione energetica e per l'ispezione dei sistemi tecnici di cui agli articoli 13 e 14 della presente direttiva.

2.

Gli Stati membri comunicano le iniziative adottate e i risultati ottenuti nel settore della formazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo, nonché le nuove misure che prevedono di adottare in caso di necessità. Ai fini della suddetta comunicazione, gli Stati membri, in collaborazione con gli enti e gli attori locali e regionali, realizzano uno studio sui bisogni di formazione onde garantire la conformità con le disposizioni della presente direttiva. Gli Stati membri comparano le iniziative da loro adottate o pianificate e i risultati da queste ottenuti alle luce delle conclusioni del suddetto studio.

3.

Gli Stati membri elaborano la comunicazione di cui al paragrafo 2 del presente articolo in stretta collaborazione con gli enti e gli attori locali e regionali e la presentano entro e non oltre il 30 giugno 2011 e successivamente ogni tre anni. La comunicazione può essere inclusa nei piani d'azione nazionali in materia di efficienza energetica di cui all'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2006/32/CE. La Commissione pubblica una relazione sui progressi realizzati dagli Stati membri nel campo della formazione professionale comprendente un confronto degli studi nazionali relativi al fabbisogno di formazione. Se del caso, essa presenta inoltre raccomandazioni e linee direttrici riguardanti la formazione degli operatori del settore nel quadro della presente direttiva.

Motivazione

Per un'attuazione efficace della presente direttiva sono necessari sforzi significativi in materia di formazione che devono essere stabiliti e resi vincolanti dalla direttiva, compresa la definizione di obiettivi e di obblighi di rendicontazione.

Emendamento 8

Articolo 19

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del CdR

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per informare i proprietari o i locatari di edifici o di loro parti sui diversi metodi e sulle diverse prassi che contribuiscono a migliorare il rendimento energetico.

In particolare, gli Stati membri forniscono ai proprietari o locatari di edifici informazioni sugli attestati di rendimento energetico e sui rapporti di ispezione, anche per quanto riguarda le loro finalità e i loro obiettivi, sulle misure atte a migliorare il rendimento energetico degli edifici in modo economicamente conveniente e sulle conseguenze finanziarie che la mancata adozione di tali misure comporterebbe a medio e lungo termine

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per informare i proprietari o i locatari di edifici o di loro parti sui diversi metodi e sulle diverse prassi che contribuiscono a migliorare il rendimento energetico.

In particolare, gli Stati membri forniscono ai proprietari o locatari di edifici informazioni sugli attestati di rendimento energetico e sui rapporti di ispezione, anche per quanto riguarda le loro finalità e i loro obiettivi, sulle misure atte a migliorare il rendimento energetico degli edifici in modo economicamente conveniente e sulle conseguenze finanziarie che la mancata adozione di tali misure comporterebbe a medio e lungo termine.

Gli Stati membri collaborano e si consultano in una fase precoce con gli enti locali per definire programmi di informazione e sensibilizzazione.

Motivazione

Le disposizioni della direttiva rifusa interessano gli enti locali in molti modi, date le responsabilità di tali enti in materia di programmazione e il fatto che essi sono proprietari e gestori di un'ampia e diversificata gamma di beni, che include tra l'altro il patrimonio abitativo sociale. La prossimità ai cittadini conferisce inoltre ai governi locali un ruolo cruciale nell'offrire informazioni e incentivi che incoraggino inquilini e proprietari a migliorare il rendimento energetico degli edifici di loro pertinenza e a cambiare i loro comportamenti di consumo energetico. A ciò si aggiunge il fatto che gli enti locali dispongono di un considerevole patrimonio di esperienze e competenze specifiche.

Bruxelles, 21 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  CdR 241/2008 fin

(2)  CdR 160/2008 fin.

(3)  CdR 161/2008 fin

(4)  CdR 160/2008 fin

(5)  COM(2008) 838 def.

(6)  COM(2008) 428 def.


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/51


Parere del Comitato delle regioni proposta di decisione sull'istituzione del programma MEDIA Mundus

(2009/C 200/10)

IL COMITATO DELLE REGIONI

approva l'iniziativa della Commissione europea di creare il programma MEDIA Mundus,

è dell'avviso che l'elaborazione e l'attuazione di un programma di cooperazione internazionale allargata nel settore audiovisivo, inteso a rafforzare le relazioni sia culturali sia commerciali tra l'industria cinematografica europea e quella dei paesi terzi, rappresenti la soluzione adeguata per rispondere alle sfide attuali derivanti dalla trasformazione della scena audiovisiva mondiale,

fa rilevare che gli enti locali e regionali possono svolgere un ruolo di primo piano nella promozione delle opere audiovisive locali e regionali, rafforzando in modo sostanziale la produzione audiovisiva e contribuendo attivamente alla promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale,

sottolinea che il settore audiovisivo costituisce non soltanto un'industria di notevole importanza per la crescita, la competitività e l'occupazione, ma anche un settore nevralgico che tutela e promuove l'identità e la diversità culturale a livello locale e regionale. Questa sua specificità, inoltre, ne fa un elemento di primo piano per lo sviluppo dei valori sociali europei e il buon funzionamento delle società democratiche, dato che le opere audiovisive possono svolgere un ruolo importante nella creazione dell'identità europea.

Relatore

:

Ioannis SGOUROS (EL/PSE), prefetto di Atene

Testo di riferimento

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma di cooperazione nel settore audiovisivo con i paesi terzi denominato MEDIA Mundus

COM(2008) 892 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

approva l'iniziativa della Commissione europea di creare il programma MEDIA Mundus;

2.

sostiene quindi la proposta della Commissione «di un programma di sostegno teso a promuovere la cooperazione tra i professionisti dell'industria audiovisiva europea e quelli dell'industria dei paesi terzi, a vantaggio reciproco di tutti i partecipanti»;

3.

è dell'avviso che l'elaborazione e l'attuazione di un programma di cooperazione internazionale allargata nel settore audiovisivo, inteso a rafforzare le relazioni sia culturali sia commerciali tra l'industria cinematografica europea e quella dei paesi terzi, rappresenti la soluzione adeguata per rispondere alle sfide attuali. Tali sfide derivano dalla trasformazione della scena audiovisiva mondiale ad opera degli sviluppi tecnologici e dalle debolezze strutturali nella diffusione delle opere audiovisive europee sui mercati dei paesi terzi, che impediscono all'industria europea di tale settore di trarre vantaggio dalle prospettive internazionali e minacciano la sua competitività;

4.

segnala la necessità di intraprendere una cooperazione internazionale nel settore audiovisivo, nonché di garantire la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, come stabilito dalla convenzione Unesco ratificata dalla Comunità europea e da 13 Stati membri il 18 dicembre 2006;

5.

conviene sul fatto che la decisione della Commissione riveste un'importanza particolare, dato che i programmi esistenti dell'UE a sostegno del settore audiovisivo (come MEDIA 2007, Euromed Audiovisual II o il programma UE-ACP per il cinema) non possono affrontare tutte le sfide poste dalla rapida internazionalizzazione del settore audiovisivo perché sono stati concepiti per la cooperazione all'interno dell'UE oppure perché rispondono alle esigenze delle politiche di sviluppo e non a quelle delle politiche industriali;

6.

ritiene inoltre che la reazione estremamente positiva dei professionisti del settore, come risulta dalla consultazione pubblica lanciata su Internet dal 10 aprile al 25 giugno 2008, costituisca la dimostrazione della necessità di creare il programma MEDIA Mundus;

7.

giudica altresì importante che, dai risultati della consultazione pubblica, siano emerse come priorità dell'azione la formazione, la facilitazione delle coproduzioni, la circolazione delle opere audiovisive e l'alfabetizzazione cinematografica;

8.

fa propria la conclusione della valutazione di impatto secondo cui «la creazione di un nuovo strumento è il modo più efficace ed efficiente per conseguire gli obiettivi generali e specifici e per rispondere alle sfide legate all'internazionalizzazione dei mercati audiovisivi».

Obiettivi fondamentali del programma MEDIA Mundus

9.

condivide l'idea secondo cui MEDIA Mundus renderà l'industria audiovisiva europea più competitiva sui mercati internazionali, rafforzando al tempo stesso il ruolo culturale e politico dell'Europa nel mondo; conviene sul fatto che il programma faciliterà notevolmente la diffusione delle opere audiovisive a livello mondiale, ampliando così le possibilità di scelta dei consumatori e al tempo stesso promuovendo considerevolmente la diversità culturale;

10.

ritiene che anche gli scambi di informazioni sul mercato e di know-how rafforzeranno la competitività del settore audiovisivo, tanto in Europa che nei paesi terzi, e che, al tempo stesso, si verificherà un aumento della domanda di diversità culturale da parte del grande pubblico;

11.

fa rilevare l'importanza particolare dell'obiettivo di facilitare le coproduzioni, azione indicata come prioritaria dai professionisti nella consultazione pubblica;

12.

segnala inoltre l'esigenza di applicare il principio del trattamento positivo nei confronti degli Stati membri che hanno una produzione audiovisiva di piccole dimensioni; ritiene pertanto che si debba prestare particolare attenzione a quei paesi che non hanno tassi elevati di produzione di opere audiovisive e sono confrontati ad ostacoli maggiori in ragione delle loro specificità geografiche, linguistiche o di altro tipo;

13.

evidenzia il ruolo di MEDIA Mundus come strumento di promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale a livello europeo e internazionale, e sottolinea, per questi motivi, che MEDIA Mundus si differenzia dagli altri programmi comunitari riguardanti il settore audiovisivo proprio per gli obiettivi che si prefigge, i quali sono incentrati sulle cooperazioni internazionali al fine di promuovere la competitività del settore a livello mondiale;

14.

giudica positive le modalità di funzionamento del programma, basate sul principio del vantaggio reciproco, ossia su proposte di azioni presentate in cooperazione con i professionisti dei paesi terzi;

15.

giudica soddisfacente il presupposto secondo cui possono essere finanziate esclusivamente le opere prodotte tramite cooperazioni, poiché in questo modo viene garantito il collegamento in rete sul piano internazionale;

16.

esprime tuttavia i propri dubbi sulla disposizione per cui «ogni progetto deve contare almeno tre partner»;

17.

fa inoltre rilevare che, per quanto riguarda il finanziamento delle opere, bisognerà ridurre al minimo le procedure burocratiche e le formalità per la presentazione delle proposte, per la creazione e il funzionamento di reti di cooperazione, nonché per la rendicontazione;

18.

sottolinea altresì che, per quanto concerne la procedura di selezione delle opere da finanziare, occorrerà garantire l'assoluta trasparenza ed eventualmente specificare ulteriormente i criteri di valutazione.

Osservazioni generali sugli obiettivi di MEDIA Mundus

19.

osserva che MEDIA Mundus costituisce uno strumento essenziale per affrontare il problema della frammentazione dell'industria cinematografica europea, poiché favorisce le iniziative di collegamento in rete e di cooperazione tra tutti i soggetti operanti nel settore audiovisivo; in particolare, quindi, considera che tale programma costituisca anche una valida opportunità per rafforzare le piccole e medie imprese;

20.

giudica quindi opportuno mettere l'accento tanto sulla creazione di posti di lavoro specializzati quanto su una migliore formazione dei professionisti nel campo della programmazione, delle tecniche di ritrasmissione, della distribuzione, delle vendite internazionali nonché della promozione di opere audiovisive;

21.

ritiene inoltre che la promozione dello scambio di informazioni e di know-how tra professionisti faciliti considerevolmente non solo la creazione di reti di cooperazione e l'accesso ai mercati stranieri, ma anche l'instaurazione di relazioni durature di collaborazione, rafforzando così la competitività dell'industria audiovisiva europea come pure il ruolo culturale e politico dell'Europa a livello internazionale;

22.

ritiene che MEDIA Mundus contribuirà decisamente a migliorare la circolazione internazionale delle opere audiovisive, ma anche ad aumentare la domanda da parte del pubblico di una maggiore diversità culturale nei contenuti audiovisivi;

23.

fa rilevare, sulla scorta di quanto precede, il valore positivo dell'aumento del numero di proiezioni e di prime visioni esclusive delle opere audiovisive;

24.

ritiene quindi che MEDIA Mundus possa avere un effetto incoraggiante per i gestori di sale cinematografiche sia in Europa che nei paesi terzi, inducendoli ad aumentare reciprocamente la programmazione di opere audiovisive e a migliorare le condizioni di presentazione, come il periodo di proiezione, la promozione pubblicitaria e il numero di prime visioni esclusive;

25.

ritiene che si possano, rispettivamente, rafforzare e migliorare le condizioni per la ritrasmissione di contenuti audiovisivi europei sulle reti dei paesi terzi, e viceversa, di contenuti audiovisivi di tali paesi sulle reti europee;

26.

approva altresì la priorità accordata dall'Unione europea ai giovani, in quanto rappresentano il futuro del settore audiovisivo europeo. Tramite la promozione di opere di giovani autori europei di talento, MEDIA Mundus garantisce la scoperta di nuovi talenti, la mobilità dei giovani, l'acquisizione di una buona conoscenza dei mercati europei e internazionali, realizzando al tempo stesso l'economia della conoscenza e il dialogo interculturale;

27.

osserva che, anche attraverso il ruolo dei giovani autori, appare evidente che MEDIA Mundus potrebbe utilmente fungere da programma di formazione e, al contempo, contribuire ad attirare un pubblico più vasto di giovani alle proiezioni di opere audiovisive;

28.

ritiene altresì che il settore audiovisivo contribuisca in modo decisivo all'economia europea della creazione e della conoscenza, e svolga un ruolo di primo piano nella promozione della diversità culturale e del pluralismo;

29.

sottolinea che, pur essendo innegabile il contributo sostanziale dato dal settore della cultura alla realizzazione degli obiettivi della strategia di Lisbona, tale settore non può essere considerato unicamente una forza economica: altrettanto importante è, infatti, il suo apporto alla creazione di un ambiente dinamico e sostenibile, condizione indispensabile per la prosperità e lo sviluppo umano (1).

Il ruolo degli enti locali e regionali

30.

fa rilevare che gli enti locali e regionali possono svolgere un ruolo di primo piano nella promozione delle opere audiovisive locali e regionali, rafforzando in modo sostanziale la produzione audiovisiva e contribuendo attivamente alla promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale;

31.

ritiene che, promuovendo le produzioni locali e regionali di opere audiovisive, gli enti locali e regionali possano anche, insieme alla produzione nazionale, fare da contrappeso alla produzione cinematografica di massa dei paesi terzi;

32.

sottolinea che gli enti locali e regionali possono svolgere un ruolo decisivo anche nel campo dell'istruzione e della formazione, come pure nel sostegno economico agli organismi e ai soggetti culturali;

33.

segnala inoltre che in questo modo gli enti locali e regionali possono contribuire anche al rafforzamento delle piccole e medie imprese, aumentando la competitività del frammentato settore audiovisivo europeo e garantendo al tempo stesso la redditività di tali imprese;

34.

ritiene altresì che gli enti locali e regionali possano svolgere una funzione importante anche per quanto riguarda sia la formazione dei giovani autori sia la capacità di attirare un più vasto pubblico di giovani alle proiezioni delle opere audiovisive che promuovono la diversità culturale e il dialogo interculturale;

35.

è quindi dell'avviso che gli enti locali e regionali possano contribuire in modo decisivo sia alla produzione di opere audiovisive a livello locale e regionale, sia alla creazione di un'identità europea forte, soprattutto presso i giovani;

36.

ritiene che, tramite l'organizzazione di festival, eventi tematici e seminari di formazione, gli enti locali e regionali possano lanciare iniziative importanti e contribuire notevolmente a far sì che il settore audiovisivo diventi un fattore di primaria importanza per creare cultura, dare forma ad un'identità europea multiculturale e sostenere l'alfabetizzazione cinematografica, in particolare per un pubblico giovane;

37.

propone quindi, per conferire una dimensione più ampia a MEDIA Mundus, di inserire nell'articolo 7 una menzione specifica del ruolo che gli enti locali e regionali sono chiamati a svolgere, grazie a programmi e ad attività specifiche, nello sforzo di aumentare la competitività del mercato europeo. Nello stesso contesto, ritiene opportuno ed estremamente utile sostenere e rinnovare i media desk che operano a livello regionale e costituiscono la fonte principale di informazioni per i cittadini europei su tutti gli sviluppi del settore audiovisivo;

38.

sottolinea al tempo stesso che, in relazione diretta con quanto precede, sarebbero opportuni sia un maggiore coinvolgimento degli enti locali e regionali nel tentativo di instaurare una cooperazione tra le diverse reti dell'industria audiovisiva, sia uno sviluppo dei consorzi regionali, in particolare di quelli che si occupano di formazione, di produzione e di distribuzione delle opere audiovisive;

39.

sottolinea che, come si evince dai punti precedenti, il settore audiovisivo costituisce non soltanto un'industria di notevole importanza per la crescita, la competitività e l'occupazione, ma anche un settore nevralgico che tutela e promuove l'identità e la diversità culturale a livello locale e regionale. Questa sua specificità, inoltre, ne fa un elemento di primo piano per lo sviluppo dei valori sociali europei e il buon funzionamento delle società democratiche, dato che le opere audiovisive possono svolgere un ruolo importante nella creazione dell'identità europea.

Osservazioni conclusive — proposte

40.

ritiene che il programma in esame rivesta una particolare importanza poiché combina la promozione della cultura con il sostegno alla competitività (ossia al valore commerciale ed economico) del settore audiovisivo europeo e, allo stesso tempo, conferisce a quest'ultimo una dimensione internazionale in modo molto più efficace e mirato rispetto a MEDIA International, che potrebbe essere considerato un suo precursore;

41.

fa rilevare che MEDIA Mundus viene lanciato come un programma di breve durata (2011-2013) e con una dotazione limitata (15 milioni di euro, di cui 13,5 destinati alle azioni): ciò significa che i tempi e i finanziamenti disponibili non consentiranno né di mettere a punto molte iniziative né di realizzare molte azioni;

42.

tuttavia ritiene, ed auspica al tempo stesso, che i risultati saranno significativi e che verranno giudicati positivamente, in modo che il programma venga non solo prorogato ma anche dotato, per il futuro, di finanziamenti più consistenti;

43.

sottolinea la necessità di dare risalto alla strategia di comunicazione del programma e ritiene che un ruolo vitale nella sua diffusione possa essere svolto anche dagli enti locali e regionali. A questo proposito, inoltre, appare particolarmente importante la cooperazione dei media desk con le associazioni e gli organismi dei professionisti del settore audiovisivo, con l'ACE (Associazione delle cinemateche europee) e la FIAF (Federazione internazionale degli archivi dei film), nonché con gli archivi cinematografici nazionali;

44.

evidenzia, inoltre, la necessità di dare particolare rilievo — se non immediatamente, certo nella fase successiva del programma — alla dimensione formativa di MEDIA Mundus, che non dovrà limitarsi alla formazione dei professionisti bensì rivolgersi anche ai giovani studenti. Tale obiettivo può essere conseguito tramite una cooperazione sia con altri programmi MEDIA sia con i media desk che hanno sviluppato attività simili per altri programmi, con gli istituti universitari, i dipartimenti di studi audiovisivi e gli archivi cinematografici, che sono in contatto con gli studenti, i ricercatori e i professionisti del settore. Inoltre, le azioni di formazione e i seminari tematici, oltre a servire come importante fonte di informazioni, possono anche offrire ai professionisti dell'Unione europea e dei paesi terzi una preziosa occasione per incontrarsi e conoscersi.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento I

Articolo 3, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(3)

«opere europee» indica le opere audiovisive provenienti dai paesi elencati all'articolo 2, paragrafi 1, 2 e 3.

(3)

«opere europee» indica le opere audiovisive provenienti dai paesi elencati all'articolo 2, paragrafi 1, 2 e 3 con speciale attenzione alle produzioni audiovisive locali e regionali.

Motivazione

Il CdR dovrebbe sottolineare che i fornitori di servizi mediatici a livello locale e regionale, come pure gli operatori del servizio pubblico che assicurano la copertura regionale, hanno evidenti responsabilità sociali e culturali nonché il dovere di fornire un servizio ai cittadini. Per quanto riguarda la promozione dell'industria europea dell'audiovisivo tali fornitori, tramite la loro produzione solitamente più intensa, possono dare un contributo più diretto allo sviluppo e alla competitività del settore.

Emendamento II

Articolo 5, paragrafo 2, lettera b)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

migliorare la competitività e la distribuzione transnazionale di opere audiovisive a livello mondiale;

migliorare la competitività e la distribuzione transnazionale di opere audiovisive a livello mondiale tramite incentivi intesi a promuovere la cooperazione tra imprese operanti in Europa ma anche nel settore audiovisivo globale;

Motivazione

Come è stato dimostrato da una serie di studi in questo campo come pure dalla situazione di fatto, la debolezza del sistema di distribuzione costituisce l'ostacolo fondamentale alla circolazione dei film europei sul mercato internazionale.

Emendamento III

Articolo 5, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

d)

si dovrebbe prestare particolare attenzione alla promozione della diversità linguistica, soprattutto per quanto riguarda le lingue meno diffuse.

Motivazione

Le sfide attuali non devono essere affrontate soltanto dall'UE e dagli Stati membri ma anche dagli enti locali e regionali. Questi ultimi hanno un ruolo in tal senso quando gestiscono il loro patrimonio culturale e linguistico, favoriscono la diffusione di nuovi modelli imprenditoriali nelle industrie e nei mass media creativi locali, promuovono opere creative (co)finanziate da istituzioni/organizzazioni culturali e mediatiche locali.

Emendamento IV

Articolo 6, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

rafforzare le competenze dei professionisti europei e dei paesi di cui all'articolo 2, paragrafo 4, per migliorare la loro comprensione in particolare delle condizioni operative, dei quadri giuridici, dei sistemi di finanziamento e delle possibilità di cooperazione dei loro rispettivi mercati audiovisivi, e quindi facilitare il collegamento in rete e la creazione di nuove relazioni commerciali durature. Innalzare il livello dell'informazione e della conoscenza dei mercati audiovisivi per garantire e agevolare la cooperazione audiovisiva tra professionisti.

rafforzare le competenze dei professionisti europei e dei paesi di cui all'articolo 2, paragrafo 4, per migliorare la loro comprensione in particolare delle condizioni operative, dei quadri giuridici, dei sistemi di finanziamento e delle possibilità di cooperazione dei loro rispettivi mercati audiovisivi, e quindi facilitare il collegamento in rete e la creazione di nuove relazioni commerciali durature. Innalzare il livello dell'informazione e della conoscenza dei mercati audiovisivi per garantire e agevolare la cooperazione audiovisiva tra professionisti. Le borse di studio dovrebbero riconoscere l'esigenza, da un lato, di rafforzare la competitività a livello globale del frammentato settore europeo dell'audiovisivo e, dall'altro, di potenziare le strutture produttive delle piccole e medie imprese (PMI) dell'UE, che in pratica costituiscono la spina dorsale del mercato europeo.

Motivazione

Il programma MEDIA Mundus presenta notevoli potenzialità per la crescita economica e offre l'opportunità di creare posti di lavoro altamente qualificati nel settore audiovisivo. Le PMI dovrebbero essere pienamente coinvolte.

Emendamento V

Articolo 7, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Facilitare la ricerca di partner stranieri per le opere audiovisive europee. Il programma sostiene l'organizzazione di mercati della coproduzione e di eventi per la ricerca di partner (lanci), allo scopo di far incontrare potenziali partner (sceneggiatori, registi, produttori e distributori).

Facilitare la ricerca di partner stranieri per le opere audiovisive europee. Il programma sostiene l'organizzazione di mercati della coproduzione e di eventi per la ricerca di partner (lanci), allo scopo di far incontrare potenziali partner (sceneggiatori, registi, produttori, e distributori, e soggetti dell'industria audiovisiva locale e regionale).

Motivazione

Nel campo specifico delle opere audiovisive, le regioni europee, con un sostegno adeguato, possono costituire una forza trainante per la creazione di opere originali e per la tutela della diversità culturale, nonché rafforzare la competitività del mercato europeo.

Emendamento VI

Articolo 8, paragrafo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Agevolare l'organizzazione di eventi e di iniziative di alfabetizzazione cinematografica, destinati soprattutto ad un pubblico giovane, miranti a promuovere a livello internazionale la diversità delle opere audiovisive e a rafforzare la domanda di contenuti audiovisivi culturalmente diversificati da parte del pubblico.

Agevolare l'organizzazione di eventi e di iniziative di alfabetizzazione cinematografica, destinati soprattutto ad un pubblico giovane, miranti a promuovere a livello internazionale la diversità delle opere audiovisive e a rafforzare la domanda di contenuti audiovisivi culturalmente diversificati da parte del pubblico. Si dovrebbe esplicitamente prevedere un sostegno finanziario per la promozione di festival audiovisivi regionali e locali, che svolgono un ruolo importante nel favorire il dialogo interculturale e la diversità delle culture.

Emendamento VII

Articolo 12, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

La Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dal rappresentante della Commissione.

La Commissione è assistita da un comitato composto da rappresentanti degli Stati membri nonché degli enti locali e regionali, e presieduto dal rappresentante della Commissione.

Bruxelles, 21 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  Parere del Comitato delle regioni — Un'agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione, in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioniComunicazione su un'agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione, COM(2007) 242 def., CdR 172/2007 fin, pag. 1, disponibile su: http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2008:053:0025:01:IT:HTML.


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/58


Parere del Comitato delle regioni soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA)

(2009/C 200/11)

IL COMITATO DELLE REGIONI

accoglie con favore l'iniziativa della Commissione europea di portare avanti i programmi precedenti mediante il programma sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA), che ne costituisce il seguito,

reputa che gli enti regionali e locali dovrebbero partecipare a una cooperazione ad ampio raggio volta a migliorare l'interoperabilità delle pubbliche amministrazioni e l'efficienza dell'erogazione dei servizi pubblici,

sottolinea che il programma non deve isolare le amministrazioni pubbliche europee dal mondo esterno e propone di sviluppare standard di interoperabilità sulla base di un'ampia cooperazione internazionale,

rileva che lo scambio delle migliori pratiche tra regioni ed enti locali non solo sarebbe utile, ma dovrebbe di fatto essere una componente essenziale del programma ISA.

Relatrice

:

Veronica IONIȚĂ (RO/PPE), sindaco della città di Gorgota

Testo di riferimento:

Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA)

COM(2008) 583 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

accoglie con favore l'iniziativa della Commissione europea di portare avanti i precedenti programmi IDA (relativo all’interscambio di dati fra le amministrazioni) e IDABC (relativo all'erogazione interoperabile di servizi paneuropei di governo elettronico alle amministrazioni pubbliche, alle imprese e ai cittadini) tramite il programma sulle soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni europee (ISA), che ne costituisce il seguito. I due programmi iniziali hanno fornito senza dubbio un valore aggiunto allo scambio di informazioni tra le amministrazioni e il nuovo programma contribuirà certamente allo sviluppo regionale e locale facilitando lo scambio di idee ed esperienze in vari settori quali l'occupazione, la pesca, l'agricoltura, la sanità, la protezione dei consumatori, nonché la giustizia e gli affari interni;

2.

sottolinea l'importanza delle amministrazioni regionali e locali, in linea con la strategia i2010 per una società europea dell'informazione, in quanto tali istituzioni sono il motore della crescita economica a livello locale;

3.

reputa che, nel contesto della proposta all'esame, gli enti regionali e locali non andrebbero esclusivamente considerati utenti dei servizi telematici paneuropei, ma anche importanti fornitori di servizi;

4.

ritiene che la Commissione europea dovrebbe porre un accento maggiore sul processo di collegamento in rete delle amministrazioni pubbliche europee a tutti i livelli e sottolinea che tale processo andrebbe riconosciuto dagli Stati membri a livello nazionale, considerate le difficoltà sorte in passato a causa del diverso approccio culturale e politico, di barriere linguistiche o di questioni di bilancio;

5.

reputa pertanto che gli enti regionali e locali dovrebbero partecipare a una cooperazione ad ampio raggio volta a migliorare l'interoperabilità delle pubbliche amministrazioni e l'efficienza dell'erogazione dei servizi pubblici;

6.

sottolinea che il programma non deve isolare le amministrazioni pubbliche europee dal mondo esterno e propone di sviluppare standard di interoperabilità sulla base di un'ampia cooperazione internazionale;

7.

sottolinea che diversi programmi comunitari (IST, eTEN, eContent) sono legati alla precedente versione del programma IDABC. Una cooperazione con i programmi attuali (7PQ, CIP, fondi strutturali) potrebbe apportare risorse preziose;

8.

rileva che lo scambio delle migliori pratiche tra regioni ed enti locali non solo sarebbe utile, ma dovrebbe di fatto essere anche una componente essenziale del programma ISA;

9.

invita la Commissione europea a valutare meglio l'importanza degli obiettivi e delle misure del programma ISA per gli enti regionali e locali;

10.

esorta la Commissione europea e gli Stati membri a prevedere una dotazione finanziaria per le amministrazioni centrali e gli enti regionali e locali responsabili dell'attuazione del programma ISA, che comprenda anche il finanziamento di attività di formazione per i dipendenti pubblici. In questo modo il programma risponderà meglio alle esigenze dei cittadini europei.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Considerando (11)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Il programma ISA deve basarsi sull’esperienza acquisita nel corso dei programmi IDA e IDABC, dai quali è emerso che un approccio coordinato consente di ottenere più rapidamente risultati di migliore qualità, tali da soddisfare le esigenze delle imprese, grazie a soluzioni comuni e condivise, elaborate e rese operative in cooperazione con gli Stati membri. Tali attività hanno già dato (e continuano a dare) importanti contributi all’interoperabilità a sostegno dello scambio elettronico di informazioni tra le pubbliche amministrazioni europee.

Il programma ISA deve basarsi sull’esperienza acquisita nel corso dei programmi IDA e IDABC. Si dovrebbe altresì tener conto dei risultati emersi dalla revisione intermedia dell'attuazione del programma IDABC per quanto riguarda l'aspetto della rilevanza, dell'efficienza, dell'efficacia, dell'utilità e della coerenza del programma. Andrebbe prestata un'attenzione particolare alle necessità segnalate dagli utenti di tale programma., dai quali è emerso È stato dimostrato che un approccio coordinato consente di ottenere più rapidamente risultati di migliore qualità, tali da soddisfare le esigenze delle imprese, grazie a soluzioni comuni e condivise, elaborate e rese operative in cooperazione con gli Stati membri. Tali attività hanno già dato (e continuano a dare) importanti contributi all’interoperabilità a sostegno dello scambio elettronico di informazioni tra le pubbliche amministrazioni europee.

Motivazione

Dato che il programma ISA fa seguito al precedente programma IDA e all'attuale programma IDABC, che terminerà alla fine del 2009, sarebbe utile e raccomandabile prendere in considerazione i risultati di entrambi i programmi per creare una base per la futura attuazione del programma ISA. Le relazioni della Commissione europea sulla valutazione e attuazione dei summenzionati programmi andrebbero quindi messe a disposizione per poter essere valutate.

Emendamento 2

Considerando (27 bis)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

(27 bis) Sarebbe utile valutare più a fondo la possibilità di compatibilità con i fondi strutturali e di un cofinanziamento per gli utenti a titolo di tali fondi, per utilizzare quadri comuni e strumenti generici creati o perfezionati con il programma ISA.

Motivazione

La creazione e il perfezionamento del quadro comune e degli strumenti generici saranno finanziati dal programma ISA, mentre il loro uso dovrà essere finanziato dagli utenti. Andrebbe pertanto valutata meglio la possibilità di un cofinanziamento a titolo dei fondi strutturali.

Emendamento 3

Articolo 1, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

2.

L’obiettivo del programma ISA è sostenere la cooperazione tra le pubbliche amministrazioni europee, agevolando l’efficace ed efficiente interazione elettronica transfrontaliera e intersettoriale fra tali amministrazioni che consenta l’erogazione di servizi pubblici elettronici che favoriscano l’attuazione di attività e politiche comunitarie.

2.

L’obiettivo del programma ISA è sostenere la cooperazione tra le pubbliche amministrazioni europee, ivi comprese quelle regionali e locali, agevolando l’efficace ed efficiente interazione elettronica transfrontaliera e intersettoriale fra tali amministrazioni che consenta l’erogazione di servizi pubblici elettronici che favoriscano l’attuazione di attività e politiche comunitarie.

Motivazione

In base alla strategia di Lisbona, la promozione di una società dell'informazione inclusiva ed equa sul piano regionale e sociale, che utilizzi le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni (TIC) per accrescere la competitività e migliorare i servizi pubblici, è un obiettivo chiave della politica dell'UE, che può essere realizzato in modo ottimale dagli enti regionali e locali. Il Comitato ritiene quindi importante mettere l'accento sul coinvolgimento delle amministrazioni regionali e locali.

Emendamento 4

Articolo 2, lettera h)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

(h)

«pubbliche amministrazioni europee»: tutti gli organismi pubblici a livello centrale, regionale e locale ufficialmente riconosciuti dalla legislazione nazionale degli Stati membri dell'UE;

Motivazione

Secondo il Comitato, oltre alle definizioni già figuranti all'articolo 2, sarebbe opportuno inserire anche una nuova definizione di «pubbliche amministrazioni europee», considerato il ruolo di tali amministrazioni nella decisione all'esame.

Emendamento 5

Articolo 3, lettera d)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

 

(d)

un approccio pluridimensionale comprendente gli aspetti tecnici che consentono alle amministrazioni di effettuare tale perfezionamento;

Motivazione

Oltre alle attività proposte, sarebbe utile anche una standardizzazione delle questioni tecniche, tenuto conto dei vari servizi forniti dalle amministrazioni.

Emendamento 6

Articolo 8, paragrafo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

4.

Per evitare duplicazioni e accelerare lo sviluppo di soluzioni, si tengono in considerazione, ove opportuno, i risultati ottenuti da altre iniziative pertinenti, comunitarie o avviate dagli Stati membri. Per massimizzare le sinergie e garantire complementarità e sforzi congiunti, le azioni vengono coordinate, ove opportuno, con altre iniziative comunitarie pertinenti.

4.

Per evitare duplicazioni e accelerare lo sviluppo di soluzioni, si tengono in considerazione, ove opportuno, i risultati ottenuti da altre iniziative pertinenti, comunitarie o avviate dagli Stati membri. Per massimizzare le sinergie e garantire complementarità e sforzi congiunti, le azioni vengono coordinate, ove opportuno, con altre iniziative comunitarie pertinenti. Lo scambio delle migliori pratiche tra le amministrazioni pubbliche andrebbe incoraggiato con tutti i mezzi possibili.

Motivazione

Per ottenere i migliori risultati possibili ed essere in grado di offrire servizi amministrativi efficaci, gli enti regionali e locali potrebbero imparare gli uni dagli altri attraverso lo scambio delle loro esperienze di maggiore successo, migliorando al medesimo tempo il meccanismo di coordinamento e le questioni di interoperabilità transfrontaliera.

Emendamento 7

Articolo 12, paragrafo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

1.

La Commissione è assistita da un comitato denominato «comitato della interoperabilità transfrontaliera», composto da rappresentanti degli Stati membri e presieduto dalla Commissione.

1.

La Commissione è assistita da un comitato denominato «comitato della interoperabilità transfrontaliera», composto da rappresentanti degli Stati membri, tra cui un rappresentante di un ente regionale e uno di un ente locale, e presieduto dalla Commissione.

Motivazione

La partecipazione degli enti regionali e locali a tale comitato sarebbe utile ai fini dell'attuazione degli obiettivi di cui all'articolo 1. In Europa, infatti, i servizi pubblici sono forniti principalmente dagli enti regionali e locali e sono importanti per la vita quotidiana e la libera circolazione di imprese e persone.

Emendamento 8

Articolo 14, paragrafo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

2.

È incoraggiata la cooperazione con altri paesi terzi e con organizzazioni e organismi internazionali, in particolare nel quadro del partenariato euromediterraneo e con i paesi vicini, soprattutto quelli dei Balcani occidentali. I relativi costi non sono coperti dal programma ISA.

2.

È incoraggiata la cooperazione con altri paesi terzi e con organizzazioni e organismi internazionali, in particolare nel quadro del partenariato euromediterraneo e con i paesi vicini, soprattutto quelli dei Balcani occidentali, i paesi delle regioni del Mar Nero e del Mar Baltico. I relativi costi non sono coperti dal programma ISA.

Motivazione

Non dovrebbero esserci dei limiti rigorosi alla cooperazione con i partner dei paesi situati oltre le frontiere dell'UE, anche se questi ultimi dovrebbero coprire con le proprie risorse i costi derivanti dalla loro partecipazione.

Bruxelles, 21 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/63


Parere del Comitato delle regioni sicurezza dei pazienti

(2009/C 200/12)

IL COMITATO DELLE REGIONI RACCOMANDA

una migliore definizione del ruolo delle autonomie locali e regionali nell'ambito delle azioni proposte, in linea con il ruolo svolto dalle stesse negli ambiti degli ordinamenti nazionali disciplinanti l'erogazione dei servizi sanitari,

una migliore definizione degli elementi di partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni ai processi programmatori e decisionali correlati alla gestione del rischio,

l'inclusione del riferimento ai processi, indicatori e standard della gestione del rischio e della sicurezza dei pazienti nell'ambito dei sistemi di autorizzazione, accreditamento e certificazione delle strutture sanitarie,

la definizione di canali specifici di garanzia giuridica e regolamentare che favoriscano la comunicazione — da parte degli operatori sanitari — degli errori, degli eventi sfavorevoli e delle situazioni che hanno quasi provocato incidenti,

l'inserimento dei temi della gestione del rischio e della sicurezza dei pazienti tra gli insegnamenti (universitari o meno) per la professione medica e le altre professioni sanitarie,

l'inclusione di raccomandazioni supplementari che rafforzino l'impegno, già in corso a livello di singoli comitati scientifici, a definire strumenti normativi e procedurali specificamente dedicati alla sicurezza nell'uso dei farmaci.

Relatore

:

Piero MARRAZZO (IT/PSE), presidente della regione Lazio

Testi di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo ed al Consiglio sulla sicurezza dei pazienti, comprese la prevenzione e la lotta contro le infezioni nosocomiali

COM(2008) 836 def.

Proposta di raccomandazione del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti, comprese la prevenzione e la lotta contro le infezioni nosocomiali

COM(2008) 837 def./2

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Raccomandazioni generali

1.

Sottolinea come già più volte il Comitato stesso si sia dimostrato sensibile, attento ed interessato al tema, sollecitando la Commissione a presentare specifiche proposte, considerando che «una cooperazione strutturata e coordinata a livello europeo in materia di scambi di esperienze, di condivisione delle conoscenze e di sviluppo delle tecnologie sanitarie [può] presentare un notevole valore aggiunto per gli Stati membri» (cfr. parere CdR 153/2004 fin);

2.

considera come già altre organizzazioni quali l'OMS, l'OCSE e il Consiglio d'Europa abbiano sollevato ed affrontato il tema della sicurezza in sanità;

3.

dà atto che la proposta della Commissione si inserisce in questo percorso portando significativamente avanti il coinvolgimento effettivo degli Stati membri sul tema, enfatizzando l'arma della sussidiarietà come elemento decisivo per la piena conoscenza del fenomeno e come strumento elettivo di approccio alla sua soluzione;

4.

ritiene che l'opzione della Commissione di promuovere un rafforzamento della cooperazione tra gli Stati membri, attraverso una comunicazione della Commissione ed una raccomandazione del Consiglio, risponda a quanto richiesto dal Comitato delle regioni;

5.

dà atto che la comunicazione della Commissione e la proposta di raccomandazione del Consiglio sulla sicurezza dei pazienti sono correttamente mirate ad ottenere l'impegno politico, da parte di tutti i paesi dell'UE, affinché gli Stati membri applichino singolarmente o collegialmente le raccomandazioni proposte, con il sostegno della Commissione, e adottino misure concrete per migliorare la sicurezza dei pazienti;

6.

considera che gli elementi qualificanti della proposta sono eminentemente correlati:

al peso politico ed alla visibilità alla questione della sicurezza dei pazienti conferita da una specifica proposizione comunitaria,

alla possibilità di rafforzare la conoscenza del fenomeno da parte dei singoli Stati membri mediante il consolidamento di banche di dati raccolti in maniera omogenea e condivisi,

alla possibilità per i singoli Stati membri di condividere buone pratiche per migliorare la sicurezza dei pazienti;

7.

dà atto che l'iniziativa non toglie agli Stati membri nessuna competenza in materia sanitaria, in quanto la raccomandazione del Consiglio è uno strumento giuridico che lascia agli Stati membri adeguata libertà di organizzare, come già fanno, i propri sistemi sanitari a livello nazionale, regionale e locale.

Elementi generali di valutazione della proposta e della raccomandazione

8.

Prende atto che più rapporti indicano che la sicurezza nell'ambito dei processi di diagnosi e cura ed i rischi di essere vittima di danni sanitari sono largamente avvertiti dalla popolazione europea come uno dei problemi maggiori, non solo con riferimento alla sicurezza della salute propria e dei propri congiunti, ma più in generale alla sicurezza di vita del cittadino;

9.

sottolinea che le autorità locali e regionali sono, in molti ordinamenti statuali, direttamente responsabili dell'erogazione dei servizi sanitari, e sono pertanto particolarmente interessate al miglioramento dei sistemi di sicurezza e qualità in sanità;

10.

considera che le implicazioni negative connesse ai danni sanitari hanno un impatto diretto sulla percezione che il cittadino ha della qualità e sicurezza dei servizi erogati, che costituisce in molti Stati uno dei maggiori fattori di valutazione da parte dei cittadini dell'efficacia dei governi locali e regionali;

11.

ritiene che l'estensione dei danni sanitari, associata all'aumento della conflittualità in ambito legale, costituisca per le amministrazioni direttamente responsabili dell'erogazione dei servizi sanitari un problema non solo etico, sociale e sanitario, ma anche economico, in considerazione dei crescenti costi delle polizze assicurative e della tendenza all'aumento dei costi sostenuti per il ristoro dei danni subito dai cittadini;

12.

ritiene pertanto che — sebbene in numerosi settori della sicurezza dei pazienti e della prevenzione del rischio in sanità esistano già specifiche iniziative settoriali (sicurezza dei medicinali e delle apparecchiature mediche, resistenza agli agenti antimicrobici, ecc.) — appaia di rilevante utilità una iniziativa quale quella configurata dalla proposta e dalla raccomandazione, volta cioè a definire un approccio integrato utile a ridurre nel loro insieme le molteplici cause potenziali di danni sanitari;

13.

ritiene che le proposte ed i principi presenti nella proposta e nella raccomandazione rispondano alle richieste formulate in passato dal Comitato delle regioni in materia di sanità, ossia incoraggiare lo scambio delle buone pratiche in materia di scurezza dei pazienti nel rispetto del principio di sussidiarietà e contribuire a ridurre le disparità in campo sanitario per quanto riguarda la disponibilità e la qualità dei servizi;

14.

considera che gli emendamenti e le integrazioni alla raccomandazione appresso indicati possano utilmente completare l'impianto della stessa, sottolineando o rafforzando alcuni elementi di particolare interesse per il Comitato delle regioni, e specificamente raccomanda:

una migliore definizione del ruolo delle autonomie locali e regionali nell'ambito delle azioni proposte, in linea col ruolo svolto dalle stesse negli ambiti degli ordinamenti nazionali disciplinanti l'erogazione dei servizi sanitari,

una migliore definizione degli elementi di partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni ai processi programmatori e decisionali correlati alla gestione del rischio,

l'inclusione del riferimento ai processi, indicatori e standard della gestione del rischio e della sicurezza dei pazienti nell'ambito dei sistemi di autorizzazione, accreditamento e certificazione delle strutture sanitarie,

la definizione di canali specifici di garanzia giuridica e regolamentare che favoriscano la comunicazione — da parte degli operatori sanitari — degli errori, degli eventi sfavorevoli e delle situazioni che hanno quasi provocato incidenti,

l'inserimento dei temi della gestione del rischio e della sicurezza dei pazienti sia tra gli insegnamenti (universitari o meno) per la professione medica e le altre professioni sanitarie, sia nella formazione continua,

l'inclusione di raccomandazioni supplementari che rafforzino l'impegno, già in corso a livello di singoli comitati scientifici, a definire strumenti normativi e procedurali specificamente dedicati alla sicurezza nell'uso dei farmaci,

l'integrazione dell'allegato 2, relativo alle azioni di sostegno, con l'inserimento di ulteriori specifiche azioni discendenti dall'eventuale recepimento delle raccomandazioni e degli emendamenti qui proposti.

II.   PROPOSTE DI EMENDAMENTO

Emendamento 1

Considerando 15

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(15)

I dati disponibili sulle infezioni nosocomiali sono insufficienti per consentire alle reti di sorveglianza di procedere a raffronti significativi tra singole istituzioni, per sorvegliare l'epidemiologia dei patogeni associati alle cure sanitarie e per valutare e guidare le politiche in materia di prevenzione e lotta contro le infezioni nosocomiali. Di conseguenza è necessario creare e rafforzare sistemi di sorveglianza a livello delle istituzioni sanitarie nonché a livello regionale e nazionale. Il personale sanitario è soggetto al rischio di infezioni nosocomiali.

(15)

I dati disponibili sulle infezioni nosocomiali sono insufficienti per consentire alle reti di sorveglianza di poter procedere a raffronti significativi tra singole istituzioni, per sorvegliare l'epidemiologia dei patogeni associati alle cure sanitarie e per valutare e guidare le politiche in materia di prevenzione e lotta contro le infezioni nosocomiali. Di conseguenza è necessario creare e rafforzare sistemi di sorveglianza registrazione e valutazione a livello delle istituzioni sanitarie nonché a livello regionale e nazionale. Il personale sanitario è soggetto al rischio di infezioni nosocomiali.

Motivazione

Parlare di «reti di sorveglianza» non aggiunge niente al testo, anzi, lo rende fuorviante.

Emendamento 2

Parte I — Titolo II, articolo 1

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(1)

Gli Stati membri dovrebbero sostenere la creazione e lo sviluppo di politiche e programmi nazionali tramite:

(a)

La nomina dell'autorità o delle autorità responsabili per la sicurezza dei pazienti sul proprio territorio;

(b)

L'inserimento della sicurezza dei pazienti tra i temi prioritari nelle politiche e nei programmi sanitari a livello nazionale, regionale e locale;

(c)

Il sostegno allo sviluppo di sistemi, procedure e strumenti più sicuri, compreso l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.

(1)

Gli Stati membri dovrebbero sostenere la creazione e lo sviluppo di politiche e programmi nazionali tramite:

(a)

La nomina dell'autorità o delle autorità responsabili per la sicurezza dei pazienti sul proprio territorio anche a livello regionale o locale;

(b)

L'inserimento della sicurezza dei pazienti tra i temi prioritari nelle politiche e nei programmi sanitari a livello nazionale, regionale e locale;

(c)

Il sostegno allo sviluppo di sistemi, procedure e strumenti più sicuri, compreso l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione anche definendo specifici set standard per le tecnologie dell'informazione ed i protocolli di comunicazione;

(d)

L'inserimento del tema della sicurezza del pazienti e dei relativi processi, indicatori e standard nell'ambito dei criteri definiti in ambito statale per l'autorizzazione, l'accreditamento o la certificazione delle strutture sanitarie.

Motivazione

(a)

Determinare una migliore definizione del ruolo delle autonomie locali e regionali nell'ambito delle azioni proposte, in linea con il ruolo svolto dalle stesse negli ambiti degli ordinamenti nazionali disciplinanti l'erogazione dei servizi sanitari;

(c)

uniformare le modalità tecniche della raccolta dei dati e della loro trasmissione;

(d)

l'inserimento — a livello di autorizzazione, accreditamento o certificazione — di elementi correlati non solo agli standard strutturali o alla dotazione tecnologica, ma anche ad aspetti del processo volti a vincolare all'utilizzo delle migliori pratiche, costituirebbe una concreta garanzia per la sicurezza dei pazienti.

Emendamento 3

Parte I — Titolo II, articolo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(2)

Gli Stati membri dovrebbero informare cittadini e pazienti e metterli in grado di agire attivamente tramite:

(a)

Il coinvolgimento a tutti i livelli delle organizzazioni e dei rappresentanti dei pazienti nello sviluppo delle politiche e dei programmi in materia di sicurezza dei pazienti;

(b)

La fornitura ai pazienti di informazioni riguardo ai rischi, ai livelli di sicurezza e alle misure in vigore per ridurre o prevenire gli errori, e la garanzia che i pazienti, prima di dare il proprio consenso a una terapia, ricevano informazioni sufficienti a riguardo, al fine di assicurare la libertà di scelta e di decisione dei pazienti.

(2)

Gli Stati membri dovrebbero informare cittadini e pazienti e metterli in grado di agire attivamente tramite:

(a)

Il coinvolgimento a tutti i livelli delle organizzazioni e dei rappresentanti dei pazienti nello sviluppo delle politiche e dei programmi in materia di sicurezza dei pazienti anche prevedendo specificamente la partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni agli organismi consultivi che saranno istituiti, compresi quelli di cui al punto (1) (a);

(b)

La fornitura ai pazienti di informazioni riguardo ai rischi, ai livelli di sicurezza e alle misure in vigore per ridurre o prevenire gli errori, e la garanzia che i pazienti, prima di dare il proprio consenso a una terapia, ricevano informazioni sufficienti a riguardo, al fine di assicurare la libertà di scelta e di decisione dei pazienti, definendo a livello statale, locale o regionale il set minimo ed il formato delle indicazioni da fornire al paziente per garantire l'esercizio dei diritti e delle tutele qui previsti.

Motivazione

(a)

La partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni viene resa vincolante;

(b)

è opportuno orientare ed uniformare le modalità di comunicazione al paziente all'atto della richiesta del consenso informato, in analogia a quanto già previsto per l'informazione relativa all'uso dei farmaci.

Emendamento 4

Parte I — Titolo II, articolo 4

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(4)

Gli Stati membri dovrebbero promuovere l'istruzione e la formazione del personale sanitario riguardo alla sicurezza dei pazienti, attraverso:

(a)

L'incoraggiamento dell'istruzione e formazione multidisciplinare in materia di sicurezza dei pazienti di tutto il personale sanitario, di altri lavoratori del settore e del personale manageriale e amministrativo delle strutture sanitarie;

(b)

La collaborazione con organizzazioni attive nell'istruzione professionale in campo sanitario, per assicurare che nei piani di studio della scuola secondaria e nell'istruzione e formazione impartita agli operatori sanitari si tenga in debito conto la sicurezza dei pazienti.

(4)

Gli Stati membri dovrebbero promuovere l'istruzione e la formazione del personale sanitario riguardo alla sicurezza dei pazienti, attraverso:

(a)

L'incoraggiamento dell'istruzione e formazione multidisciplinare in materia di sicurezza dei pazienti di tutto il personale sanitario, di altri lavoratori del settore e del personale manageriale e amministrativo delle strutture sanitarie;

(b)

La collaborazione con organizzazioni attive nell'istruzione professionale in campo sanitario, per assicurare che nei piani di studio della scuola secondaria e nell'istruzione e formazione impartita agli operatori sanitari si tenga in debito conto la sicurezza dei pazienti;

(c)

L'istituzione di specifici insegnamenti dedicati alla sicurezza dei pazienti ed alla gestione del rischio legato all'assistenza sanitaria sia negli ordinamenti degli studi (universitari o meno) per la professione medica e le altre professioni sanitarie, sia nella formazione continua.

Motivazione

(c)

È necessario affrontare il problema della diffusione della conoscenza e della pratica delle tecniche di gestione del rischio in maniera organica e specifica all'interno degli ordinamenti universitari, quale elemento forte di diffusione della coscienza e della competenza sui temi della sicurezza del paziente.

Emendamento 5

Parte I — Titolo III, articolo 1, lettera (c)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(1)

Gli Stati membri dovrebbero adottare e attuare una strategia nazionale per la prevenzione e la lotta contro le infezioni nosocomiali, perseguendo i seguenti obiettivi:

(c)

Creare o rafforzare sistemi di sorveglianza attiva a livello degli Stati membri e a livello delle istituzioni sanitarie;

(1)

Gli Stati membri dovrebbero adottare e attuare una strategia nazionale per la prevenzione e la lotta contro le infezioni nosocomiali, perseguendo i seguenti obiettivi:

(c)

Creare o rafforzare sistemi di sorveglianza attiva di registrazione, monitoraggio e valutazione attivi a livello degli Stati membri e a livello delle istituzioni sanitarie;

Motivazione

È importante che gli Stati membri procedano alla registrazione e al monitoraggio delle infezioni nosocomiali, per potere, sulla base di questi risultati, introdurre miglioramenti. Il termine «sorveglianza» non è altrettanto efficace per descrivere il lavoro di miglioramento, che per avere successo non può prescindere dalla valutazione.

Emendamento 6

Parte I — Titolo III, articolo 2

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(2)

Gli Stati membri dovrebbero valutare la creazione, possibilmente entro un anno dall'adozione della presente raccomandazione, di un meccanismo intersettoriale per l'attuazione coordinata della strategia nazionale nonché ai fini dello scambio di informazioni e del coordinamento con la Commissione, con il CEPCM e con gli altri Stati membri.

(2)

Gli Stati membri dovrebbero valutare la creazione, possibilmente entro un anno dall'adozione della presente raccomandazione, di un meccanismo intersettoriale per l'attuazione coordinata della strategia nazionale nonché ai fini dello scambio di informazioni e del coordinamento con la Commissione, con il CEPCM e con gli altri Stati membri anche attraverso il diretto coinvolgimento delle istituzioni regionali e locali aventi specifiche competenze in ambito sanitario.

Motivazione

(2)

Determinare una migliore definizione del ruolo delle autonomie locali e regionali nell'ambito delle azioni proposte, in linea con il ruolo svolto dalle stesse negli ambiti degli ordinamenti nazionali disciplinanti l'erogazione dei servizi sanitari.

Emendamento 7

Parte I — Titolo IV, articolo 3

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(3)

Gli Stati membri dovrebbero riferire alla Commissione riguardo all'attuazione della presente raccomandazione entro due anni dalla sua adozione e successivamente su richiesta della Commissione, puntando a contribuire al follow-up della presente raccomandazione a livello comunitario.

(3)

Gli Stati membri dovrebbero riferire alla Commissione riguardo all'attuazione della presente raccomandazione entro due anni dalla sua adozione e successivamente su richiesta della Commissione, puntando a contribuire al follow-up della presente raccomandazione a livello comunitario. Per evitare ulteriori oneri burocratici sarebbe opportuno ricorrere, per quanto possibile, a dati già esistenti.

Motivazione

(3)

Lo sforzo comunitario inteso ad affrontare il problema e la considerazione della sua rilevanza debbono essere sostenuti da una maggiore rapidità di azione.

Emendamento 8

Allegato 2, Parte 2, articolo 1, lettera (c)

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(c)

Creazione di sistemi di sorveglianza attiva o rafforzamento di quelli già esistenti:

(c)

Creazione di sistemi di sorveglianza attiva di registrazione, monitoraggio e valutazione attivi o rafforzamento di quelli già esistenti:

Motivazione

È importante che gli Stati membri procedano alla registrazione e al monitoraggio delle infezioni nosocomiali, per potere, sulla base di questi risultati, introdurre miglioramenti. Il termine «sorveglianza» non è altrettanto efficace per descrivere il lavoro di miglioramento, che per avere successo non può prescindere dalla valutazione.

Bruxelles, 21 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/70


Parere del Comitato delle regioni istituzione di un fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione

(2009/C 200/13)

IL COMITATO DELLE REGIONI

invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare con gli enti regionali e locali e altri soggetti interessati e a tener conto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità ogniqualvolta si avvalgono del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG),

è consapevole del carattere ciclico delle crisi economiche e propone che la limitazione temporale del FEG venga adattata in funzione del quadro finanziario pluriennale in modo da accrescere la sicurezza della programmazione,

constata che le misure ammissibili a interventi del FEG possono beneficiare anche di una percentuale di cofinanziamento del FSE pari all'85 %. Ne consegue che molti Stati, regioni ed enti locali e regionali non hanno motivo di ricorrere al FEG, visto che prevede un tasso di cofinanziamento del 50 % o anche 75 %. Si propone pertanto che questo tasso venga portato ad almeno l'85 %,

prende atto che il punto n. 28 dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (1) prevede che il Fondo non può superare un importo annuo massimo di 500 milioni EUR. Si compiace dell'annuncio, contenuto nella Comunicazione della Commissione al Consiglio europeo Un piano europeo di ripresa economica (COM(2008) 800 def.), secondo cui la Commissione riesaminerà la dotazione di bilancio del Fondo per tener conto dell'attuazione delle norme rivedute.

Relatore

:

Uno SILBERG (EE/UEN-AE), presidente del Consiglio comunale di Kose

Testo di riferimento

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione COM(2008) 867 def.

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI,

in quanto organo europeo rappresentativo degli enti regionali e locali, a norma del Trattato che istituisce la Comunità europea,

Osservazioni di carattere generale

1.

si compiace della proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (qui di seguito «FEG») e invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare con gli enti regionali e locali e altri soggetti interessati e a tener conto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità ogniqualvolta si avvalgono del FEG;

2.

prende atto dell'obiettivo perseguito con le misure in programma, che consiste nel modificare il regolamento in vigore sul FEG, mostrando quindi solidarietà nei confronti dei lavoratori che hanno perduto il lavoro a causa dei profondi cambiamenti indotti dalla globalizzazione e introducendo una misura temporanea volta ad aiutare i lavoratori in esubero per la crisi economica e finanziaria mondiale; è consapevole del carattere ciclico delle crisi economiche e propone che la limitazione temporale venga adattata in funzione del quadro finanziario pluriennale in modo da accrescere la di sicurezza della programmazione;

3.

rammenta di aver sottolineato, nel parere in merito alla Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (GU C 51 del 6.3.2007, pag. 1), che gli enti locali e regionali contribuiscono attivamente a contrastare gli effetti dei licenziamenti collettivi e di aver già formulato le seguenti proposte: fissare il massimale annuo di spesa del FEG a 1 000 milioni di euro, sempre che ciò sia compatibile con i vincoli delle prospettive finanziarie 2007-2013; evitare che il FEG faccia venir meno la responsabilità degli Stati membri, i quali devono trovare una soluzione autonoma ai problemi posti dalle ristrutturazioni economiche; assicurare l'intervento del FEG: — quando il licenziamento di almeno 500 dipendenti di un'impresa in una regione in cui la disoccupazione, misurata al livello NUTS III, è più elevata della media nazionale, oppure — nel caso del licenziamento di almeno 500 dipendenti, per un periodo di 12 mesi, di una o più imprese di un settore che, misurato al livello 2 della NACE, rappresenti almeno l'1 % dell'occupazione regionale o in cui l'occupazione regionale, misurata al livello NUTS II, sia diminuita di almeno il 10 % nello stesso periodo;

4.

fa presente che nel 2007 e nel 2008 il FEG ha funzionato piuttosto a rilento (è stato utilizzato solo il 7,3 % dei fondi disponibili), il che evidenzia i limiti delle sue possibilità d'intervento con gli attuali criteri per la presentazione delle domande;

5.

appoggia l'intento della Commissione di rivedere le disposizioni riguardanti il FEG affinché possa essere utilizzato rapidamente in ambiti chiave, ad esempio mediante il cofinanziamento di misure a favore della formazione professionale e per far ritrovare un impiego ai lavoratori in esubero a causa della crisi economica;

6.

ritiene che i problemi generati dalla crisi economica e finanziaria in corso si tradurranno in una crisi sociale e in una crisi della fiducia, e che, inevitabilmente, l'impatto della crisi e delle misure per porvi rimedio ricadrà interamente sugli enti regionali e locali. Ciò rende più che mai importanti sia il FEG e i suoi nuovi obiettivi, sia il coinvolgimento degli enti regionali e locali;

7.

fa presente che realizzando l'obiettivo del FEG si deve contribuire in modo chiaro al conseguimento degli obiettivi della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione: incremento dei posti di lavoro, calo della disoccupazione e del tasso di inattività, miglioramento della qualità dei posti di lavoro e della produttività del lavoro, maggiore attrattività dei posti di lavoro e rafforzamento della coesione sociale e territoriale;

8.

ritiene che sotto il profilo occupazionale anche le PMI comportino un potenziale inutilizzato per la creazione e il mantenimento dei posti di lavoro; è inoltre del parere che il FEG possa offrire opportunità supplementari e rafforzi la fiducia del mondo imprenditoriale europeo;

9.

teme che nel contesto della crisi finanziaria ed economica generalizzata le regioni ultraperiferiche e gli Stati e le regioni economicamente più deboli non siano in grado di soddisfare le condizioni previste per beneficiare del Fondo, e in particolare quella del cofinanziamento al 50 %: di conseguenza il ricorso al FEG rischia di accentuare le disparità fra il centro e la periferia;

10.

constata che le misure ammissibili a interventi del FEG possono beneficiare anche di una percentuale di cofinanziamento del FSE pari all'85 %, che contribuisce soprattutto a finanziare le misure attive del FSE a favore del mercato del lavoro (fra cui progetti per ovviare alle conseguenze dei licenziamenti). Ne consegue che molti Stati, regioni ed enti locali e regionali non hanno motivo di ricorrere al FEG, visto che prevede un tasso di cofinanziamento del 50 % o anche 75 %. Si propone pertanto che questo tasso venga portato ad almeno l'85 %;

11.

conviene sul fatto che la crisi finanziaria su scala mondiale ha già comportato (e comporta tuttora) licenziamenti collettivi in un numero sempre maggiore di settori economici: ciò perché l'attuale congiuntura risente della contrazione del credito disponibile e del calo del potere d'acquisto dei cittadini. Si prevede peraltro che questa tendenza si protrarrà anche a breve termine; appoggia l'intento della Commissione europea di adottare provvedimenti per fare del FEG uno strumento idoneo a reagire meglio a tali problemi;

12.

prende atto che il punto n. 28 dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (1) prevede che il Fondo non può superare un importo annuo massimo di 500 milioni EUR. Si compiace dell'annuncio, contenuto nella Comunicazione della Commissione al Consiglio europeo Un piano europeo di ripresa economica (COM(2008) 800 def.), secondo cui la Commissione riesaminerà la dotazione di bilancio del Fondo per tener conto dell'attuazione delle norme rivedute;

13.

rileva gli effetti nel complesso positivi della globalizzazione sulla crescita economica nella Comunità e sottolinea pertanto che un fondo destinato ad attenuare le ricadute negative della globalizzazione dovrebbe disporre di una dotazione adeguata;

14.

nutre preoccupazione per il fatto che in vari Stati membri il cofinanziamento dei programmi dell'UE, anche tramite il FEG, ricade sugli enti regionali e locali, già soggetti a tagli di bilancio.

Osservazioni particolari sulla proposta di regolamento

15.

riconosce la necessità di ridurre il numero soglia dei licenziamenti da 1 000 a 500, chiarendo quindi i problemi originati dai criteri previsti per gli interventi, come pure di adottare, sulla base della giurisprudenza, una definizione degli eventi qualificabili come licenziamenti. Giudica tuttavia necessario precisare meglio ciò che s'intende per «evento qualificabile come licenziamento» (2);

16.

appoggia la proposta di una modifica (dell'articolo 5, paragrafo 2, lettera a)) intesa a riservare un trattamento equo e non discriminatorio ai lavoratori il cui licenziamento, anche se antecedente o posteriore al periodo di riferimento di 4 mesi, può essere chiaramente collegato allo stesso evento;

17.

si compiace della proposta di modifica (dell'articolo 8) volta a specificare il metodo di calcolo dell'importo destinato all'assistenza tecnica e il tipo di attività ammissibili ad un finanziamento in virtù dell'articolo 13;

18.

appoggia la modifica prevista per la proroga da 12 a 24 mesi del periodo di utilizzo dell'aiuto del FEG, e ritiene che questa misura aiuti i lavoratori licenziati a frequentare corsi di riqualificazione, che nell'attuale congiuntura economica saranno prevedibilmente più lunghi, e a conseguire in questo modo nuove qualifiche;

19.

conviene sul fatto che il Parlamento europeo e il Consiglio possano rivedere il regolamento FEG, ivi inclusa la deroga temporanea prevista all'articolo 1, paragrafo 1 bis, sulla base della valutazione intermedia di cui all'articolo 17, paragrafo 1, lettera a), e di una proposta della Commissione.

II.   PROPOSTE CONCRETE DI EMENDAMENTO

Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1927/2006 che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione.

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

(5)

[Quinto «considerando»] Al fine di garantire un'applicazione trasparente dei criteri d'intervento, occorre dare una definizione di «evento qualificabile come licenziamento». Per rendere più flessibili le condizioni di presentazione di una domanda da parte degli Stati membri e raggiungere meglio gli obiettivi di solidarietà, occorre abbassare la soglia degli esuberi.

(5)

[Quinto «considerando»] Al fine di garantire un'applicazione trasparente dei criteri d'intervento, occorre dare una definizione di «evento qualificabile come licenziamento»che sia più precisa e possa essere applicata in maniera univoca negli Stati membri. Per rendere più flessibili le condizioni di presentazione di una domanda da parte degli Stati membri e raggiungere meglio gli obiettivi di solidarietà, occorre abbassare la soglia degli esuberi.

Motivazione

L'obiettivo deve essere quello di armonizzare sia il concetto di «licenziamento», sia la sua applicazione negli Stati membri.

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1927/2006 è così modificato:

1.

All'articolo 1 è inserito un nuovo paragrafo 1 bis:

«1 bis   In deroga al paragrafo 1, il FEG fornisce un sostegno anche ai lavoratori in esubero a causa della crisi finanziaria ed economica mondiale, a condizione che le domande di aiuto soddisfino i criteri di cui all'articolo 2, lettere a), b) e c).

Tale deroga si applica a tutte le domande presentate entro il 31 dicembre 2010.»

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1927/2006 è così modificato:

1.

All'articolo 1 è inserito un nuovo paragrafo 1 bis:

«1 bis   In deroga al paragrafo 1, il FEG fornisce un sostegno anche ai lavoratori in esubero a causa della crisi finanziaria ed economica mondiale, a condizione che le domande di aiuto soddisfino i criteri di cui all'articolo 2, lettere a), b) e c).

Tale deroga si applica a tutte le domande presentate prima del 2013 entro il 31 dicembre 2010

Motivazione

Sembra opportuno modificare la scadenza temporale in funzione del quadro finanziario pluriennale in modo da consentire un'adeguata programmazione del FEG.

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

2. L'articolo 2 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 2

Criteri di intervento

Il FEG fornisce un contributo finanziario qualora trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale siano all'origine di gravi perturbazioni economiche, in particolare un aumento sostanziale delle importazioni nell'UE, un rapido calo della quota di mercato dell'Unione europea in un determinato settore o una delocalizzazione in paesi terzi, aventi come conseguenza: […]»

2. L'articolo 2 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 2

Criteri di intervento

Il FEG fornisce un contributo finanziario qualora trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale siano all'origine di gravi perturbazioni economiche, in particolare un aumento sostanziale delle importazioni nell'UE, un rapido calo della quota di mercato dell'Unione europea in un determinato settore o una delocalizzazione in paesi terzi che producono a costi inferiori, aventi come conseguenza: […]»


Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

2. L'articolo 2 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 2

Criteri di intervento

b)

l'esubero di almeno 500 dipendenti, nell'arco di 9 mesi, in particolare in piccole e medie imprese di una divisione NACE 2, in una regione o in due regioni contigue di livello NUTS II, oppure

c)

in mercati del lavoro di piccole dimensioni o in circostanze eccezionali, debitamente motivata dallo Stato membro interessato, una richiesta di contributo del FEG può essere considerata ammissibile anche se le condizioni fissate alle lettere a) e b) non sono interamente soddisfatte, qualora gli esuberi abbiano un'incidenza molto grave sull'occupazione e sull'economia locale. Lo Stato membro precisa che la sua domanda non risponde pienamente ai criteri d'intervento di cui alle lettere a) e b). L'importo cumulato dei contributi in circostanze eccezionali non può eccedere il 15 % delle spese del FEG in un anno.»

2. L'articolo 2 è sostituito dal testo seguente:

«Articolo 2

Criteri di intervento

b)

l'esubero di almeno 500 dipendenti, nell'arco di 9 mesi, in particolare in piccole e medie imprese di una divisione NACE 2, in una regione o in due regioni contigue di livello NUTS II, oppure

c)

in mercati del lavoro di piccole dimensioni o in circostanze eccezionali, debitamente motivata dallo Stato membro interessato, una richiesta di contributo del FEG può essere considerata ammissibile anche se le condizioni fissate alle lettere a) e b) non sono interamente soddisfatte, qualora gli esuberi abbiano un'incidenza molto grave sull'occupazione e sull'economia locale. Lo Stato membro precisa che la sua domanda non risponde pienamente ai criteri d'intervento di cui alle lettere a) e b). L'importo cumulato dei contributi in circostanze eccezionali non può eccedere il 15 % delle spese del FEG in un anno.»

Motivazione

c)

Mentre la programmazione dei finanziamenti del FSE è impostata sul lungo periodo e in base a un modello rigido, dotando il FEG di un modello d'intervento più flessibile sarebbe possibile disporre di un maggior margine di manovra risolvendo i problemi capo per caso, e quindi con maggiore flessibilità.

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

L'articolo 5 è così modificato:

al paragrafo 2, il testo della lettera a) è sostituito dal seguente:

«a)

un'analisi motivata del legame tra gli esuberi e le importanti trasformazioni della struttura del commercio mondiale o la crisi finanziaria ed economica, un'indicazione del numero di esuberi e una spiegazione della natura imprevista di tali esuberi. I licenziamenti che hanno avuto luogo prima o dopo il periodo di cui all'articolo 2, lettera a) o all'articolo 2, lettera c), nel caso di una domanda ai sensi di quest'ultimo se i criteri di cui all'articolo 2, lettera a), non sono soddisfatti, possono essere oggetto di misure di cofinanziamento purché siano stati effettuati dopo il preavviso generale dei licenziamenti previsti a condizione che possa essere stabilito un chiaro nesso funzionale con l'evento che è all'origine dei licenziamenti durante il periodo di riferimento.»

L'articolo 5 è così modificato:

Il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:

«1.   Lo Stato membro presenta alla Commissione, di concerto con gli enti locali e/o regionali e con le parti sociali, una domanda di contributo del FEG entro un periodo di 10 settimane a partire dal giorno in cui risultano soddisfatte le condizioni di intervento del Fondo, enunciate all'articolo 2. Lo Stato membro o gli Stati membri possono integrare ulteriormente la domanda.»

a Al paragrafo 2, il testo della lettera a) è sostituito dal seguente:

«a)

un'analisi motivata del legame tra gli esuberi e le importanti trasformazioni della struttura del commercio mondiale o la crisi finanziaria ed economica, un'indicazione del numero di esuberi e una spiegazione della natura imprevista di tali esuberi. I licenziamenti che hanno avuto luogo prima o dopo il periodo di cui all'articolo 2, lettera a) o all'articolo 2, lettera c), nel caso di una domanda ai sensi di quest'ultimo se i criteri di cui all'articolo 2, lettera a), non sono soddisfatti, possono essere oggetto di misure di cofinanziamento purché siano stati effettuati dopo il preavviso generale dei licenziamenti previsti a condizione che possa essere stabilito un chiaro nesso funzionale con l'evento che è all'origine dei licenziamenti durante il periodo di riferimento.»

Motivazione

1)

Gli enti locali e regionali e le loro popolazioni risentiranno delle conseguenze della delocalizzazione e della chiusura d'imprese e dovrebbero essere associati alla definizione di strategie per far fronte a tali circostanze. Dovrebbero quindi poter partecipare alla procedura relativa alle domande di contributo, non da ultimo per assicurare una complementarità fra le misure adottate a livello locale, regionale, nazionale ed europeo.

2)

Nella forma attuale il testo della prima frase della lettera a) del paragrafo 1 non è comprensibile.

Testo proposto dalla Commissione

Emendamento del Comitato delle regioni

5. All'articolo 10, il paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente:

«1.   Sulla base della valutazione effettuata a norma dell'articolo 5, paragrafo 5, e prendendo in particolare considerazione il numero di lavoratori da sostenere, le azioni proposte e i costi stimati, la Commissione valuta e propone il più rapidamente possibile l'importo dell'eventuale contributo finanziario che può essere concesso entro i limiti delle risorse disponibili. L'importo non può superare il 75 % dei costi stimati complessivi di cui all'articolo 5, paragrafo 2, lettera d).»

5. All'articolo 10, il paragrafo 1 è sostituito dal testo seguente:

«1.   Sulla base della valutazione effettuata a norma dell'articolo 5, paragrafo 5, e prendendo in particolare considerazione il numero di lavoratori da sostenere, le azioni proposte e i costi stimati, la Commissione valuta e propone il più rapidamente possibile l'importo dell'eventuale contributo finanziario che può essere concesso entro i limiti delle risorse disponibili. L'importo non può superare il 75 l'85% dei costi stimati complessivi di cui all'articolo 5, paragrafo 2, lettera d).»

Motivazione

Se si considerano i licenziamenti alla luce sia dei criteri per gli interventi attualmente in vigore, sia dei criteri proposti nell'emendamento, risulta chiaro che un numero esiguo di licenziamenti non influisce in misura sensibile sulla possibilità delle regioni periferiche di chiedere l'intervento del Fondo.

Nonostante il deterioramento della congiuntura economica comporti un aumento sia dei licenziamenti collettivi, sia del numero dei lavoratori in esubero, se si considera l'entità ridotta dei mercati del lavoro di tali regioni, il numero minimo di 500 esuberi permane comunque decisamente elevato. Perciò le regioni periferiche tendono a far unicamente ricorso agli interventi del FSE, che con un ampliamento della crisi rischierebbero tuttavia di esaurirsi più rapidamente del previsto.

Peraltro, le regioni più povere della periferia non dispongono di pari possibilità di cofinanziamento. Si rischia quindi che i governi indeboliti dalla crisi prestino minore attenzione alle regioni e/o agli enti locali e regionali non provvisti di strumenti di pressione (lobby) efficaci.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  GU C 139 del 14 giugno 2006, pag. 1.

(2)  Il Comitato delle regioni giudica inoltre essenziale che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione tenga conto della diminuzione complessiva della massa salariale per bacino occupazionale nei settori più colpiti dalla crisi.


25.8.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 200/76


Parere del Comitato delle regioni diritti dei consumatori

(2009/C 200/14)

IL COMITATO DELLE REGIONI

sostiene l'obiettivo politico di uniformare ulteriormente il mercato interno e di migliorarne il funzionamento per quanto riguarda le transazioni tra consumatori e imprese, in particolare le PMI,

continua a sottoscrivere allo stesso tempo l'obiettivo di rafforzare e sviluppare la tutela dei consumatori all'interno dell'UE, che rappresenta una condizione necessaria per il funzionamento del mercato interno,

ritiene che la proposta di direttiva all'esame non sia ancora in grado di rafforzare la fiducia dei consumatori negli scambi commerciali transfrontalieri,

si oppone al principio dell'armonizzazione completa su ampia scala visto che comporta il rischio che, per procedere all'unificazione, gli Stati membri debbano rinunciare ad alcune norme specifiche per la tutela dei consumatori,

confida che anche in futuro gli Stati membri possano andare al di là delle norme uniformi a livello comunitario,

si dichiara pertanto a favore di un approccio differenziato, in base al quale si possa accettare l'armonizzazione completa per le disposizioni di natura più tecnica, ma in tutti gli altri casi si lasci agli Stati membri un margine discrezionale in campo normativo,

sottolinea che le informazioni essenziali, applicabili a ogni tipo di contratto, andrebbero formulate in maniera più concreta,

ritiene che sia necessario intervenire per apportare ulteriori chiarimenti e adattamenti nell'ambito delle vendite a distanza.

Relatore

:

Wolfgang G. GIBOWSKI (DE/PPE), sottosegretario di Stato, rappresentante del Land Bassa Sassonia presso il governo federale

Testo di riferimento

Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sui diritti dei consumatori

COM(2008) 614 def. — 2008/0196 (COD)

I.   RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni di carattere generale

1.

sostiene l'obiettivo politico di uniformare ulteriormente il mercato interno e di migliorarne il funzionamento per quanto riguarda le transazioni tra consumatori e imprese, in particolare le PMI;

2.

continua a sottoscrivere allo stesso tempo l'obiettivo di rafforzare e sviluppare la tutela dei consumatori all'interno dell'UE, che rappresenta una condizione necessaria per il funzionamento del mercato interno;

3.

in questo contesto accoglie con favore lo sforzo di riunire nella proposta di direttiva all'esame le direttive esistenti in materia di tutela dei consumatori creando un unico strumento da applicare in maniera orizzontale a tutti i contratti tra consumatori e commercianti contemplati nella proposta;

4.

si rammarica tuttavia del fatto che la proposta di direttiva della Commissione non comprenda tutte le direttive concernenti i consumatori, ma si limiti a rivederne quattro. Così facendo la Commissione non sfrutta appieno le possibilità di definire un quadro normativo comune per tutti i diritti dei consumatori nel mercato interno;

5.

deplora inoltre il fatto che la Commissione riesca solo in parte a eliminare le contraddizioni e imprecisioni presenti nei testi normativi esistenti e ad accrescere la trasparenza delle norme dell'acquis relativo ai consumatori in generale;

6.

esprime preoccupazione per le (crescenti) differenze tra le disposizioni in materia di tutela dei consumatori in vigore nell'UE e quelle di paesi terzi, e propone alla Commissione di dedicare maggiore attenzione a questo tema.

Competenza, sussidiarietà e proporzionalità

7.

sottolinea che finora le direttive prevedevano norme minime europee, lasciando quindi gli Stati membri liberi di andare oltre il livello di tutela dei consumatori stabilito dall'UE. Alcuni paesi hanno fatto ampio uso di questa possibilità; si augura che l'introduzione di tale possibilità contribuisca ad innalzare il livello generale di tutela dei consumatori in tutti gli Stati membri;

8.

si oppone al principio dell'armonizzazione completa su ampia scala visto che comporta il rischio che, per procedere all'unificazione, gli Stati membri debbano rinunciare ad alcune norme specifiche per la tutela dei consumatori, nonostante si siano dimostrate efficaci nei loro territori;

9.

reputa che il principio di armonizzazione minima, principio di provata efficacia e conforme al fondamentale articolo 153, paragrafo 5 del Trattato CE in materia di tutela dei consumatori debba essere sostanzialmente mantenuto. In linea di principio occorre lasciare agli Stati membri la possibilità di adattare con flessibilità il diritto dei consumatori ai rispettivi ordinamenti giuridici nazionali mediante un rafforzamento delle misure di protezione;

10.

osserva che l'armonizzazione completa rappresenta una novità nel diritto europeo relativo alla protezione dei consumatori in Europa, novità la cui introduzione non appare indispensabile. L'armonizzazione completa va presa in considerazione solo puntualmente in specifici casi tecnici, quando i diversi regimi nazionali esistenti costituiscono effettivamente dei veri e propri ostacoli per le imprese operanti a livello transfrontaliero o limitazioni sostanziali delle quattro libertà fondamentali dell'UE;

11.

dubita che un'armonizzazione completa sia conforme al principio di sussidiarietà. La Commissione deve ancora giustificare le ragioni per cui si attribuisce tutte le competenze regolamentari in questo ambito. L'armonizzazione completa andrebbe pertanto applicata solo in un numero limitato di settori essenziali del mercato interno;

12.

dubita inoltre che l'armonizzazione completa possa portare ad una maggiore fiducia dei consumatori e che possa incidere favorevolmente sulla concorrenza. Attualmente i problemi dei consumatori sono dovuti piuttosto all'incertezza e alla complessità dell'applicazione delle norme negli scambi transfrontalieri (barriere linguistiche, spese legali e di giudizio, ecc.). La direttiva non apporta alcun miglioramento in questi ambiti;

13.

sottolinea che l'obiettivo della Commissione di disciplinare con la proposta di direttiva all'esame sia le transazioni commerciali transfrontaliere che le operazioni interne negli Stati membri è discutibile. In ogni caso non vi sono prove del fatto che norme nazionali divergenti costituiscano un ostacolo agli scambi transfrontalieri;

14.

segnala inoltre che ogni norma di armonizzazione richiede una giustificazione empirica comprensibile nonché una valutazione d'impatto realistica;

15.

ritiene in particolare che l'indagine Eurobarometro cui fa riferimento la Commissione non costituisca una ragione sufficiente per giustificare l'adozione della proposta di direttiva. Ad ogni modo, la necessità di intervenire in merito alle varie disposizioni deve essere giustificata empiricamente e presentata in maniera convincente dalla Commissione. Per il momento la valutazione d'impatto contiene solo un'indicazione astratta degli effetti delle diverse linee d'azione possibili.

Osservazioni di carattere particolare

Definizioni

16.

reputa che la proposta di direttiva all'esame non corregga in misura sufficiente le imprecisioni concettuali presenti nelle direttive esistenti in materia di consumatori, imprecisioni che hanno contribuito a una notevole mancanza di trasparenza. Le definizioni presentate richiedono ulteriori chiarimenti perfino, ad esempio, nel caso di concetti quali «consumatore» o «commerciante».

Informazioni per i consumatori

17.

ritiene che le disposizioni riguardanti gli obblighi generali d'informazione continuino ad essere ambigue e possano determinare considerevoli incertezze giuridiche; perlomeno la limitazione all'obbligo di informazione («il commerciante fornisce al consumatore le seguenti informazioni, se non sono già apparenti dal contesto») rimane poco precisa e poco adatta a costituire una solida base per eventuali differenziazioni;

18.

sottolinea che le informazioni essenziali, applicabili a ogni tipo di contratto, andrebbero formulate in maniera più concreta.

Informazioni per il consumatore e diritto di recesso per i contratti a distanza e per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali

19.

evidenzia che soprattutto le aziende di piccole dimensioni si lamentano del fatto di non essere più in grado di adempiere agli obblighi di informazione senza ricorrere ad un'assistenza legale. Un modulo standardizzato aiuterebbe sia le imprese che i consumatori. Utilizzando il modulo previsto dalla direttiva, le imprese sarebbero certe della conformità delle informazioni da loro fornite ai requisiti della direttiva. I consumatori usufruirebbero delle medesime informazioni in tutta Europa. Il modulo proposto nell'allegato alla direttiva risponde solo in misura limitata a questo obiettivo;

20.

ritiene che sia necessario intervenire per apportare ulteriori chiarimenti e adattamenti nell'ambito delle vendite a distanza. Per quanto riguarda questo tipo di vendite, la proposta da un lato va al di là delle normative nazionali attualmente in vigore, mentre dall'altro non riprende la deroga prevista dalla precedente direttiva sulle vendite a distanza, secondo la quale il diritto di recesso non si applica ai beni «che, per loro natura, non possono essere rispediti»;

21.

considera con preoccupazione il fatto che l'armonizzazione completa debba riguardare anche le disposizioni in materia di vendite a domicilio. La stragrande maggioranza delle visite a domicilio o dei contratti negoziati fuori dei locali commerciali si svolge in ambito nazionale;

22.

si chiede perché il diritto di recesso non si debba applicare agli abbonamenti a riviste e ai giochi d'azzardo. Altrettanto vale per le aste private on line, che in alcuni Stati membri (per lo meno in Germania) vengono considerate come normali contratti di compravendita. Anche in questi casi si dovrebbe prevedere una deroga nazionale.

Altri diritti del consumatore specifici ai contratti di vendita

23.

accoglie con favore le proposte relative alla vendita dei beni di consumo, dal momento che si dimostrano «rispettose del venditore» (diritto all'adempimento successivo, termini per l'esecuzione);

24.

considera invece con preoccupazione le proposte relative ai difetti di conformità, in particolare il termine entro il quale far valere i diritti in questo ambito.

Diritti dei consumatori in materia di clausole contrattuali

25.

osserva con preoccupazione le proposte relative alle condizioni contrattuali standard, dal momento che alcune delle disposizioni proposte comporterebbero una riduzione dei diritti dei consumatori. L'acquis giuridico degli Stati membri non va in alcun modo intaccato ulteriormente.

Conclusioni

26.

ritiene che la proposta di direttiva all'esame non sia ancora in grado di rafforzare la fiducia dei consumatori negli scambi commerciali transfrontalieri. Al contrario: se la legislazione proposta comporterà un adeguamento del diritto nazionale al livello più basso richiesto per conformarsi alle norme comunitarie, non è escluso che si possa verificare un ulteriore indebolimento della domanda dei consumatori, visto che livelli più bassi di tutela potrebbero rendere più insicuri i consumatori e indurli ad essere più cauti;

27.

si pronuncia espressamente contro una completa armonizzazione e confida che anche in futuro gli Stati membri possano andare al di là delle norme uniformi a livello comunitario;

28.

si dichiara pertanto a favore di un approccio differenziato, in base al quale si possa accettare l'armonizzazione completa per le disposizioni di natura più tecnica, ma in tutti gli altri casi si lasci agli Stati membri un margine discrezionale in campo normativo. Ciò permetterebbe inoltre agli Stati membri di reagire ad eventuali evoluzioni indesiderate in maniera più rapida rispetto a quanto potrebbe fare il legislatore europeo;

29.

ritiene che si debba adottare un approccio integrato che permetta di trovare definizioni e regolamentazioni in grado di migliorare non solo i settori specifici previsti dalla proposta di direttiva, ma anche il resto dell'acquis relativo ai consumatori;

30.

è dell'avviso che, allo stato attuale dei negoziati, vi sia bisogno di ulteriori chiarimenti e consultazioni. Nei prossimi negoziati sarà necessario perseguire un equilibrio tra un elevato livello di protezione dei consumatori e la competitività delle imprese. Bisognerà inoltre adoperarsi per non imporre oneri eccessivi in particolare alle imprese di medie dimensioni, e per evitare un abbassamento del livello di protezione dei consumatori particolarmente elevato già raggiunto in alcuni Stati membri. I negoziati dovrebbero inoltre servire per rendere le informazioni ai consumatori uniformemente più semplici e comprensibili;

31.

attende con vivo interesse il proseguimento del dibattito su questo tema al quale intende partecipare con il proprio contributo positivo.

Bruxelles, 22 aprile 2009

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE