Parole chiave
Massima

Parole chiave

1. Libera circolazione delle persone — Lavoratori — Parità di trattamento — Esercizio dei diritti sindacali — Normativa nazionale che esclude i lavoratori cittadini di un altro Stato membro dell’Unione o dello Spazio economico europeo dall’eleggibilità alle camere professionali — Inammissibilità — Giustificazione basata su un’eventuale partecipazione all’esercizio di pubblici poteri — Insussistenza

[Art. 39 CE; Accordo SEE, art. 28; regolamento (CEE) del Consiglio n. 1612/68, art. 8]

2. Accordi internazionali — Accordi di associazione o di cooperazione della Comunità — Libera circolazione delle persone — Lavoratori — Parità di trattamento — Esercizio dei diritti sindacali — Normativa nazionale che esclude dall’eleggibilità alle camere professionali e ai consigli di fabbrica i lavoratori cittadini di un paese terzo che ha stipulato un accordo con la Comunità — Inammissibilità

Massima

1. Viene meno agli obblighi ad esso incombenti in forza degli artt. 39 CE e 8 del regolamento n. 1612/68, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità, come modificato dal regolamento n. 2434/92, e in forza dell’art. 28 dell’Accordo sullo Spazio economico europeo uno Stato membro che nega il diritto all’eleggibilità ad organismi di rappresentanza e di tutela degli interessi dei lavoratori, come le camere professionali, ai lavoratori cittadini degli altri Stati membri dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo.

Una normativa del genere è infatti contraria al principio fondamentale che vieta qualsiasi discriminazione a causa della cittadinanza, sul quale si basano dette disposizioni.

Né la natura giuridica di detti organismi come definita dal diritto nazionale né il fatto che taluni dei loro compiti potrebbero comportare una partecipazione all’esercizio di pubblici poteri possono giustificare tale normativa.

(v. punti 30, 33, 40, 56 e dispositivo)

2. Viene meno agli obblighi ad esso incombenti in forza delle disposizioni degli accordi stipulati tra la Comunità e taluni paesi terzi che sanciscono, a favore dei lavoratori regolarmente occupati in uno Stato membro, il divieto di discriminazioni per quanto riguarda le condizioni di lavoro uno Stato membro che nega a detti lavoratori il diritto all’eleggibilità ad organismi di rappresentanza e di tutela degli interessi dei lavoratori come le camere professionali e i consigli di fabbrica.

Infatti, il divieto di discriminazioni a causa della cittadinanza sancito dagli accordi in questione implica che tutti i lavoratori, siano essi cittadini nazionali o cittadini di uno dei paesi terzi interessati, beneficino di identiche condizioni di lavoro e, in particolare, possano partecipare, allo stesso modo, alle elezioni organizzate in seno ai suddetti organismi. Una disparità di trattamento in funzione della cittadinanza è contraria a tale divieto fondamentale.

(v. punti 48-49, 56 e dispositivo)