61991J0110

SENTENZA DELLA CORTE DEL 14 DICEMBRE 1993. - MICHAEL MORONI CONTRO COLLO GMBH. - DOMANDA DI PRONUNCIA PREGIUDIZIALE: ARBEITSGERICHT BONN - GERMANIA. - PARITA DI RETRIBUZIONE TRA LAVORATORI E LAVORATRICI - PENSIONI DA LAVORO - LIMITI ALL'EFFICACIA TEMPORALE DELLA SENTENZA C-262/88, BARBER. - CAUSA C-110/91.

raccolta della giurisprudenza 1993 pagina I-06591
edizione speciale svedese pagina I-00453
edizione speciale finlandese pagina I-00501


Massima
Parti
Motivazione della sentenza
Decisione relativa alle spese
Dispositivo

Parole chiave


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1. Politica sociale ° Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile ° Parità di retribuzione ° Retribuzione ° Nozione ° Pensione di vecchiaia integrativa versata da un regime convenzionale privato ° Inclusione ° Diritto alla pensione subordinato ad un requisito di età diverso a seconda del sesso ° Inammissibilità

(Trattato CEE, art. 119)

2. Politica sociale ° Lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile ° Parità di retribuzione ° Art. 119 del Trattato ° Applicabilità ai regimi pensionistici convenzionali privati ° Accertamento nella sentenza 17 maggio 1990, causa C-262/88 ° Efficacia limitata alle prestazioni dovute per periodi lavorativi successivi alla data della pronuncia della suddetta sentenza

(Trattato CEE, art. 119; direttiva del Consiglio 86/378/CEE)

Massima


1. Le pensioni di vecchiaia versate da un regime convenzionale privato risultante da una concertazione tra il datore di lavoro e i rappresentanti dei suoi lavoratori e integrativo del regime previdenziale legale, pensioni che non fruiscono di alcun intervento finanziario pubblico, rientrano nella nozione di retribuzione ai sensi dell' art. 119 del Trattato, con la conseguenza che esse sono soggette al divieto delle discriminazioni fondate sul sesso sancito da questa disposizione. E' irrilevante al riguardo che questo regime sia stato istituito conformemente alla normativa nazionale e che quest' ultima imponga il versamento della pensione che tale regime prevede contemporaneamente a quello della pensione legale maturata dall' interessato.

Pertanto, l' art. 119 del Trattato osta a che nell' ambito di un regime previdenziale convenzionale integrativo un lavoratore di sesso maschile, a causa della fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso, possa maturare un diritto a una pensione d' impresa soltanto a un' età più avanzata rispetto a un lavoratore di sesso femminile che si trovi nella stessa posizione.

2. L' art. 119 del Trattato si applica direttamente a qualsiasi forma di discriminazione che possa venir rilevata in base ai soli criteri di identità di lavoro e di parità di retribuzione indicati nel citato articolo, senza che sia necessario adottare provvedimenti comunitari o nazionali che determinino detti criteri al fine di consentirne l' applicazione.

Dato che una discriminazione derivante dalla fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso in materia di pensioni d' impresa può essere direttamente accertata attraverso gli elementi costitutivi della retribuzione di cui trattasi e i criteri enunciati nell' art. 119, il lavoratore discriminato può, nonostante le disposizioni della direttiva 86/378, far valere i propri diritti al versamento della pensione d' impresa alla stessa età delle sue colleghe donne, in quanto qualsiasi riduzione in caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro deve essere calcolata in funzione di questa età.

Tuttavia, alla stregua della sentenza 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber, la diretta efficacia dell' art. 119 del Trattato può essere fatta valere, per esigere la parità di trattamento in materia di pensioni erogate da regimi convenzionali privati, soltanto con riferimento alle prestazioni dovute per i periodi lavorativi successivi alla data della pronuncia della suddetta sentenza, fatta salva l' eccezione prevista per i lavoratori o per i loro aventi causa che abbiano, prima di tale data, esperito un' azione in giudizio o proposto un reclamo equivalente a norma del diritto nazionale.

Parti


Nel procedimento C-110/91,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dell' art. 177 del Trattato CEE, dall' Arbeitsgericht di Bonn, nella causa dinanzi ad esso pendente tra

Michael Moroni

e

Collo GmbH,

domanda vertente sull' interpretazione dell' art. 119 del Trattato CEE, della direttiva del Consiglio 24 luglio 1986, 86/378/CEE, relativa all' attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale (GU L 225, pag. 40), nonché della limitazione dell' efficacia nel tempo della sentenza della Corte 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber (Racc. pag. I-1889),

LA CORTE,

composta dai signori O. Due, presidente, G.F. Mancini, J.C. Moitinho de Almeida e M. Díez de Velasco, presidenti di sezione, C.N. Kakouris, R. Joliet, F.A. Schockweiler, G.C. Rodríguez Iglesias, M. Zuleeg, P.J.G. Kapteyn e J.L. Murray, giudici,

avvocato generale: W. Van Gerven

cancelliere: signor H. von Holstein, vicecancelliere, e signora D. Louterman-Hubeau, amministratore principale

viste le osservazioni scritte presentate:

° per il signor Michael Moroni, dall' avv. M. Hohlfeld, del foro di Bonn;

° per l' impresa Collo GmbH, dalla Bundesvereinigung der Deutschen Arbeitgeberverbaende;

° per il governo tedesco, dal signor E. Roeder, Ministerialrat presso il ministero federale dell' Economia, in qualità di agente;

° per il governo olandese, dal signor B.R. Bot, segretario generale presso il ministero degli Affari esteri, in qualità di agente;

° per il governo del Regno Unito, dalla signora R. Caudwell, del Treasury Solicitor' s Department, in qualità di agente, e dal signor S. Richards, barrister;

° per il governo irlandese, dal signor L.J. Dockery, Chief State Solicitor, in qualità di agente;

° per la Commissione delle Comunità europee, dalla signorina K. Banks e dal signor B. Jansen, membri del servizio giuridico, in qualità di agenti,

vista la relazione d' udienza,

sentite le osservazioni orali del governo tedesco, del governo olandese, rappresentato dai signori J.W. de Zwaan e T. Heukels, viceconsiglieri giuridici presso il ministero degli Affari esteri, in qualità di agenti, del governo del Regno Unito, rappresentato da Sir Nicholas Lyell, QC, Attorney-General, dai signori S. Richards e N. Paines, barristers, e dal signor J.E. Collins, del Treasury Solicitor' s Department, in qualità di agente, del governo irlandese, rappresentato dai signori J. Cooke, SC, e A. O' Caoimh, BL, e della Commissione all' udienza del 26 gennaio 1993,

sentite le conclusioni dell' avvocato generale, presentate all' udienza del 28 aprile 1993,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Motivazione della sentenza


1 Con ordinanza 14 febbraio 1991, pervenuta in cancelleria l' 11 aprile seguente, l' Arbeitsgericht di Bonn ha sottoposto alla Corte, a norma dell' art. 177 del Trattato CEE, tre questioni pregiudiziali relative all' interpretazione dell' art. 119 dello stesso Trattato, della direttiva del Consiglio 24 luglio 1986, 86/378/CEE, relativa all' attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale (GU L 225, pag. 40; in prosieguo: la "direttiva 86/378"), nonché della sentenza della Corte 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber, Racc. pag. I-1889 (in prosieguo: la "sentenza Barber"), per quanto riguarda la limitazione della sua efficacia nel tempo.

2 Tali questioni sono state sollevate nell' ambito di una controversia sorta tra il signor Moroni e la società Collo (in prosieguo: la "Collo") in merito alle modalità di concessione di una pensione convenzionale d' impresa.

3 Il signor Moroni, nato nel 1948, ha lavorato alle dipendenze della Collo tra il 1968 ed il 1983 e, a tale titolo, è stato affiliato al regime convenzionale di assicurazione vecchiaia di questa impresa. Secondo il detto regime, integrativo del regime legale, i lavoratori di sesso maschile non maturano il diritto a una pensione d' impresa prima del compimento del 65 anno di età, mentre i lavoratori di sesso femminile possono fruirne già al compimento del 60 anno di età, a condizione, in entrambi i casi, che abbiano, fino a quel momento, lavorato nell' impresa per almeno dieci anni.

4 In forza del Gesetz zur Verbesserung der betrieblichen Altersversorgung (legge relativa al miglioramento dei regimi aziendali di assicurazione vecchiaia; in prosieguo: il "BetrAVG"), un lavoratore subordinato che lascia l' impresa prima di aver raggiunto l' età per il pensionamento conserva i diritti pensionistici maturati nel corso del periodo lavorativo, diritti che egli può far valere già al compimento del 65 o del 60 anno di età, a seconda che si tratti di un uomo o di una donna. L' importo della pensione viene allora calcolato applicando alla pensione che sarebbe dovuta spettare all' età normale di pensionamento un coefficiente di riduzione pari al rapporto tra l' anzianità contributiva effettiva del lavoratore subordinato e la sua anzianità totale teorica. Poiché il numero di anni che le separano dall' età pensionabile è inferiore, le donne subiscono una riduzione minore rispetto ai loro colleghi maschi.

5 Dinanzi all' Arbeitsgericht di Bonn il signor Moroni ha sostenuto, facendo valere l' art. 119 del Trattato, che egli ha diritto ad una pensione nel regime convenzionale d' impresa già al compimento del 60 anno di età, come le sue colleghe donne, e che perciò la sua pensione andrebbe ridotta solo in funzione del numero di anni che separano la cessazione dell' attività lavorativa dal compimento del suo 60 anno di età.

6 La Collo contesta l' applicazione dell' art. 119 nel caso di specie e si richiama alla direttiva 86/378, secondo la quale, da un lato, la revisione delle disposizioni dei regimi convenzionali contrari al principio della parità di trattamento, da effettuarsi al più tardi il 1 gennaio 1993, non deve necessariamente avere effetto retroattivo (art. 8), e, dall' altro, gli Stati membri sono autorizzati a differire l' applicazione del principio della parità di trattamento per quanto riguarda la fissazione dell' età del pensionamento per la concessione di pensioni di vecchiaia o di anzianità o fino alla data alla quale tale parità è realizzata nei regimi legali, o al più tardi fino a quando una direttiva imporrà tale parità (art. 9). In ogni caso, occorrerebbe tener conto della limitazione dell' efficacia nel tempo della sentenza Barber.

7 Stando così le cose, l' Arbeitsgericht di Bonn ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali:

"1) Se un regime previdenziale convenzionale gestito secondo il sistema dell' assicurazione diretta e che comporta l' impegno di versare una pensione di vecchiaia integrativa ad un lavoratore di sesso maschile al compimento del 65 anno di età, ma già al compimento del 60 anno di età ad un lavoratore di sesso femminile, costituisca già ora un' inosservanza dell' art. 119 del Trattato CEE, tenuto conto anche della direttiva 86/378/CEE.

2) In caso di soluzione affermativa della prima questione, se un' inosservanza comporti già ora le conseguenze giuridiche che la direttiva 86/378/CEE prefigura solo per l' anno 1993. Se un lavoratore affiliato a tale regime previdenziale possa far valere i propri diritti a pensione già al compimento del 60 anno di età e se la pensione di vecchiaia integrativa debba essere pagata integralmente, nonostante venga chiesta anticipatamente rispetto alla data prevista nell' assicurazione diretta stipulata dal datore di lavoro.

3) Se un' eventuale inosservanza dell' art. 119 del Trattato CEE ° considerata la direttiva 86/378/CEE ° rimanga ancora oggi priva di conseguenze,

a) qualora il lavoratore subordinato, prima della pubblicazione della direttiva 86/378/CEE, prima della pronuncia della sentenza della Corte di giustizia 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber/Guardian Royal Exchange Assurance Group, ovvero anteriormente al 1 gennaio 1993, giorno di riferimento indicato nell' art. 8, n. 1, della direttiva 86/378/CEE, dopo essere divenuto titolare di un' aspettativa irrevocabile a una prestazione previdenziale, sia receduto o sia in procinto di recedere anticipatamente dal rapporto di lavoro con il datore di lavoro,

oppure solo nel caso in cui

b) l' ex lavoratore subordinato, in uno dei giorni di riferimento alternativamente indicati, fosse già titolare di una pensione nel regime convenzionale,

oppure solo nella misura in cui

c) fossero già sorti diritti alla pensione integrativa entro uno dei giorni di riferimento alternativamente indicati, cosicché sia possibile far valere ancora un aumento per quanto riguarda futuri diritti a pensione,

oppure

d) se la questione dell' efficacia nel tempo delle modifiche derivanti dall' art. 119 del Trattato CEE, di cui alle sopra richiamate ipotesi alternative, rimanga in simili casi riservata alla decisione dei giudici nazionali".

8 Per una più ampia illustrazione degli antefatti della causa principale, dello svolgimento del procedimento nonché delle osservazioni scritte presentate alla Corte, si fa rinvio alla relazione d' udienza. Questi elementi del fascicolo sono richiamati solo nella misura necessaria alla comprensione del ragionamento della Corte.

Sulla prima questione

9 Con la prima questione il giudice a quo intende accertare se l' art. 119 del Trattato osti a che nell' ambito di un regime previdenziale convenzionale integrativo un lavoratore di sesso maschile, a causa della fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso, maturi un diritto a una pensione d' impresa soltanto a un' età più avanzata rispetto a un lavoratore di sesso femminile che si trovi nella stessa posizione.

10 Si deve ricordare al riguardo che, nella sentenza Barber (punto 32 della motivazione), la Corte ha già statuito che l' art. 119 vieta qualsiasi discriminazione in materia di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile, quale che sia il meccanismo che genera questa ineguaglianza, e, in particolare, la fissazione di un requisito di età che varia a seconda del sesso per le pensioni versate nel contesto di un regime di deroghe convenzionali, anche se la differenza tra l' età di pensionamento degli uomini e quella delle donne è analoga a quella stabilita dal regime legale nazionale.

11 La Corte è giunta a questa conclusione dopo aver considerato nella stessa sentenza che le pensioni erogate da regimi convenzionali privati rientrano nella nozione di retribuzione ai sensi del secondo comma dell' art. 119, nozione che comprende, secondo la costante giurisprudenza della Corte, tutti i vantaggi, in contanti o in natura, attuali o futuri, purché siano pagati, sia pure indirettamente, dal datore di lavoro al lavoratore in ragione dell' impiego di quest' ultimo, in quanto la circostanza che talune prestazioni siano corrisposte dopo la cessazione del rapporto di lavoro non esclude che esse possano avere carattere di retribuzione ai sensi del suddetto articolo (v., in particolare, punto 12 della motivazione).

12 E' vero che, come osserva il giudice nazionale, gli antefatti della sentenza Barber riguardavano un regime professionale di deroghe convenzionali ("contracted-out") di diritto britannico e non un regime convenzionale integrativo come quello di cui trattasi nell' ambito della causa principale.

13 Tuttavia, è opportuno rilevare che, per riconoscere che le pensioni erogate in base a questo tipo di regime rientrano nella sfera di applicazione dell' art. 119, la Corte si è basata sugli stessi criteri a cui si era richiamata nella sua precedente giurisprudenza per distinguere i regimi previdenziali legali da quelli convenzionali.

14 Nella sentenza 25 maggio 1971 (causa 80/70, Defrenne, Racc. pag. 445, punti 7 e 8 della motivazione), la Corte ha affermato che la nozione di retribuzione non può riguardare i regimi o le prestazioni previdenziali, come ad esempio le pensioni di vecchiaia, direttamente disciplinati dalla legge al di fuori di qualsiasi concertazione nell' ambito dell' impresa o della categoria professionale interessata, e obbligatorie per categorie generali di lavoratori. Questi regimi garantiscono infatti ai lavoratori il vantaggio di un sistema legale al cui finanziamento i lavoratori, i datori di lavoro ed eventualmente la pubblica autorità contribuiscono non tanto in funzione del rapporto di lavoro, quanto in base a considerazioni di politica sociale.

15 Nella sentenza 13 maggio 1986, causa 170/84, Bilka-Kaufhaus (Racc. pag. 1607), concernente per l' appunto un regime convenzionale d' impresa tedesco, la Corte ha dichiarato che, anche se detto regime è stato adottato conformemente alle disposizioni previste dalla legislazione nazionale, esso è il risultato di una concertazione tra il datore di lavoro e i rappresentanti dei suoi lavoratori, è integrativo del regime legale previdenziale e non fruisce di alcun intervento finanziario pubblico. Un regime avente tali caratteristiche rientra quindi nella sfera di applicazione dell' art. 119 del Trattato.

16 Occorre inoltre considerare che la sentenza Barber trattava per la prima volta sotto il profilo dell' art. 119 la questione relativa alla valutazione della disparità di trattamento derivante dalla fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso. Orbene, è pacifico che tale differenziazione non costituisce una caratteristica peculiare dei regimi convenzionali di deroga al regime legale; anzi essa si riscontra negli altri tipi di regimi convenzionali e produce gli stessi effetti discriminatori.

17 Ne consegue che i principi enunciati nella sentenza Barber non possono essere considerati avere una portata limitata ai regimi convenzionali di deroga ai regimi legali, ma riguardano anche i regimi integrativi del tipo di quello di cui trattasi nella causa principale.

18 Il governo tedesco sostiene che nel sistema legale di assicurazione di vecchiaia applicabile in Germania il lavoratore di sesso maschile può ottenere il versamento anticipato della propria pensione legale già al compimento del 60 anno di età. In questo caso il BetrAVG prevede che egli ha altresì diritto, nello stesso momento, al versamento della propria pensione convenzionale d' impresa. Queste disposizioni evidenzierebbero la stretta e diretta interrelazione esistente tra il regime legale e quello convenzionale.

19 Questo argomento non può essere condiviso. Infatti, da un lato, l' obbligo imposto da una norma nazionale di versare la pensione dovuta per il regime convenzionale contemporaneamente a quella dovuta per il regime legale non può implicare l' esclusione del regime convenzionale dalla sfera di applicazione dell' art. 119 del Trattato. Dall' altro, è giocoforza constatare che la norma nazionale richiamata non incide affatto sul carattere discriminatorio della riduzione controversa, che deriva esclusivamente dalle norme convenzionali del regime specifico di cui trattasi, relative alla fissazione di età per il pensionamento diverse per i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile.

20 Occorre pertanto risolvere la prima questione pregiudiziale nel senso che, come si evince dalla sentenza Barber, l' art. 119 del Trattato osta a che nell' ambito di un regime previdenziale convenzionale integrativo un lavoratore di sesso maschile, a causa della fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso, maturi un diritto a una pensione d' impresa soltanto ad un' età più avanzata rispetto ad un lavoratore di sesso femminile che si trovi nella stessa posizione.

Sulla seconda questione

21 Con la seconda questione il giudice a quo chiede se l' art. 8, n. 1, della citata direttiva 86/378 non osti a che le conseguenze dell' incompatibilità con l' art. 119 del Trattato della fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso, ai fini del versamento delle pensioni convenzionali d' impresa, siano desunte anteriormente al 1 gennaio 1993, data in cui gli Stati membri devono, in forza della suddetta disposizione, aver adottato tutti i provvedimenti necessari per conformarsi alla direttiva.

22 Tale questione prospetta in sostanza il problema del rapporto tra l' art. 119 del Trattato e la direttiva 86/378.

23 E' sufficiente ricordare al riguardo che, secondo la costante giurisprudenza della Corte, l' art. 119 si applica direttamente a qualsiasi forma di discriminazione che possa venir rilevata in base ai soli criteri di identità di lavoro e di parità di retribuzione indicati nel citato articolo, senza che sia necessario adottare provvedimenti comunitari o nazionali che determinino detti criteri al fine di consentirne l' applicazione (v., in particolare, sentenza Barber, punto 37 della motivazione).

24 Dato che una discriminazione derivante dalla fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso in materia di pensioni d' impresa può essere direttamente accertata attraverso gli elementi costitutivi della retribuzione di cui trattasi e i criteri enunciati nell' art. 119, il problema dell' efficacia della direttiva 86/378 non si pone. Infatti, le disposizioni di quest' ultima non possono in ogni caso limitare la portata delle prescrizioni del suddetto articolo.

25 Ne consegue che, in linea di principio, ferma restando la soluzione fornita per la terza questione pregiudiziale, il lavoratore discriminato per effetto della fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso può far valere le proprie spettanze relative ad una pensione d' impresa alla stessa età delle sue colleghe donne, in quanto qualsiasi riduzione in caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro dev' essere calcolata in funzione di questa età.

26 Occorre pertanto risolvere la seconda questione pregiudiziale nel senso che la direttiva 86/378 non può ostare a che l' art. 119 del Trattato sia fatto valere direttamente e immediatamente dinanzi ai giudici nazionali, fatto salvo quanto indicato nella soluzione data alla terza questione pregiudiziale.

Sulla terza questione

27 Con la terza questione si chiede in sostanza alla Corte di pronunciarsi sulla portata esatta della limitazione dell' efficacia nel tempo della sentenza Barber.

28 Come la Corte ha già affermato nella sentenza 6 ottobre 1993, causa C-109/91, Ten Oever (Racc. pag. I-4879), è sufficiente rilevare che la suddetta limitazione è stata disposta nello specifico contesto di prestazioni (in particolare pensionistiche) previste da regimi convenzionali privati, che sono state qualificate retribuzione ai sensi dell' art. 119 del Trattato.

29 Questa decisione teneva conto della particolarità di questa forma di retribuzione consistente in una dissociazione nel tempo tra la costituzione del diritto a pensione, che matura gradualmente durante tutta la carriera del lavoratore, e l' effettiva erogazione della prestazione, che è invece rimandata al raggiungimento di un' età determinata.

30 La Corte ha anche preso in considerazione le peculiarità dei sistemi di finanziamento delle pensioni convenzionali e quindi i nessi contabili esistenti in ciascun caso particolare tra i contributi periodici e gli importi da pagare in futuro.

31 Tenuto conto altresì delle ragioni che hanno giustificato la limitazione dell' efficacia nel tempo della sentenza Barber, indicate nel punto 44 di questa, occorre precisare che la parità di trattamento in materia di pensioni erogate da regimi convenzionali privati può essere fatta valere soltanto per le prestazioni dovute per i periodi lavorativi successivi al 17 maggio 1990, data della sentenza, fatta salva l' eccezione prevista per i lavoratori o per i loro aventi causa che abbiano, prima di tale data, esperito un' azione in giudizio o proposto un reclamo equivalente a norma del diritto nazionale.

32 Alla luce delle ipotesi formulate nel punto d) della terza questione, è opportuno rammentare che spetta esclusivamente alla Corte limitare, in via eccezionale, la possibilità per ogni interessato di far valere l' interpretazione che, su richiesta contenuta in una domanda di pronuncia pregiudiziale, essa fornisce di una disposizione di diritto comunitario.

33 Occorre pertanto risolvere la terza questione pregiudiziale nel senso che, alla stregua della sentenza Barber, la diretta efficacia dell' art. 119 del Trattato può essere fatta valere per esigere la parità di trattamento in materia di pensioni erogate da regimi convenzionali privati, soltanto con riferimento alle prestazioni dovute per i periodi lavorativi successivi al 17 maggio 1990, fatta salva l' eccezione prevista per i lavoratori o per i loro aventi causa che abbiano, prima di tale data, esperito un' azione in giudizio o proposto un reclamo equivalente a norma del diritto nazionale.

Decisione relativa alle spese


Sulle spese

34 Le spese sostenute dai governi tedesco, olandese, irlandese e del Regno Unito nonché dalla Commissione delle Comunità europee, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese.

Dispositivo


Per questi motivi,

LA CORTE,

pronunciandosi sulle questioni sottopostele dall' Arbeitsgericht di Bonn con ordinanza 14 febbraio 1991, dichiara:

1) Dalla sentenza 17 maggio 1990, causa C-262/88, Barber, discende che l' art. 119 del Trattato osta a che, nell' ambito di un regime previdenziale convenzionale integrativo un lavoratore di sesso maschile, a causa della fissazione di età per il pensionamento diverse a seconda del sesso, maturi un diritto a una pensione d' impresa soltanto a un' età più avanzata rispetto a un lavoratore di sesso femminile che si trovi nella stessa posizione.

2) La direttiva del Consiglio 24 luglio 1986, 86/378/CEE, relativa all' attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale, non può ostare a che l' art. 119 del Trattato sia fatto valere direttamente e immediatamente dinanzi ai giudici nazionali, fatto salvo quanto indicato nella soluzione data alla terza questione pregiudiziale.

3) Alla stregua della citata sentenza 17 maggio 1990, la diretta efficacia dell' art. 119 del Trattato può essere fatta valere, per esigere la parità di trattamento in materia di pensioni erogate da regimi convenzionali privati, soltanto con riferimento alle prestazioni dovute per i periodi lavorativi successivi al 17 maggio 1990, fatta salva l' eccezione prevista per i lavoratori o per i loro aventi causa che abbiano, prima di tale data, esperito un' azione in giudizio o proposto un reclamo equivalente a norma del diritto nazionale.