61990J0237

SENTENZA DELLA CORTE DEL 24 NOVEMBRE 1992. - COMMISSIONE DELLE COMUNITA EUROPEE CONTRO REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA. - MANCATA TRASPOSIZIONE DELLA DIRETTIVA DEL CONSIGLIO 80/778/CEE - ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO. - CAUSA C-237/90.

raccolta della giurisprudenza 1992 pagina I-05973


Massima
Parti
Motivazione della sentenza
Decisione relativa alle spese
Dispositivo

Parole chiave


++++

1. Ravvicinamento delle legislazioni ° Qualità delle acque destinate al consumo umano ° Direttiva 80/778 ° Attuazione da parte degli Stati membri ° Autorizzazione al superamento delle concentrazioni massime ammissibili ° Presupposti

(Direttiva del Consiglio 80/778/CEE, art. 10, n. 1)

2. Ravvicinamento delle legislazioni ° Qualità delle acque destinate al consumo umano ° Direttiva 80/778 ° Attuazione da parte degli Stati membri ° Autorizzazione al superamento delle concentrazioni massime ammissibili ° Obbligo di notifica alla Commissione delle deroghe concesse

(Direttiva del Consiglio 80/778/CEE, artt. 9, n. 1, e 10, n. 3)

Massima


1. L' autorizzazione al superamento delle concentrazioni massime ammissibili di cui all' allegato I della direttiva 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, prevista dall' art. 10, n. 1, della direttiva stessa, può essere concessa soltanto in una situazione d' urgenza nella quale le autorità nazionali debbono fare repentinamente fronte a difficoltà di approvvigionamento di acqua destinata al consumo umano.

Non garantisce una corretta trasposizione della direttiva una normativa nazionale che non subordina la concessione della detta autorizzazione alla sussistenza di una situazione di urgenza ed ammette che essa possa essere accordata, purché non vi siano rischi per la salute pubblica, qualora un approvvigionamento in osservanza delle concentrazioni massime non sia possibile ad un costo accettabile. Quest' ultima ipotesi non può essere ammessa richiamandosi al principio di proporzionalità, in quanto l' obiettivo della direttiva consiste nell' attuazione, in tutta la Comunità, di un livello sanitario minimo uniforme per l' acqua destinata al consumo umano.

2. L' obbligo degli Stati membri, previsto dagli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, di informare la Commissione qualora si avvalgano della facoltà di concedere talune deroghe in materia di concentrazioni massime ammissibili, non è assolto per mezzo della semplice comunicazione dei parametri generali adottati per la concessione delle dette deroghe o dei motivi che hanno condotto alla loro adozione.

Esso è parimenti trasgredito dallo Stato membro che non preveda l' obbligo, per le autorità decentrate, di trasmettere al potere centrale le informazioni relative alle deroghe concesse entro un termine sufficiente affinché quest' ultimo le possa fornire tempestivamente alla Commissione.

Parti


Nella causa C-237/90,

Commissione delle Comunità europee, rappresentata dal signor Ingolf Pernice, membro del servizio giuridico, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo presso il signor Roberto Hayder, rappresentante del servizio giuridico, Centre Wagner, Kirchberg,

ricorrente,

contro

Repubblica federale di Germania, rappresentata dai signori Ernst Roeder, Ministerialrat al ministero federale degli Affari economici, e Joachim Karl, Regierungsdirektor presso lo stesso ministero, in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo presso l' ambasciata della Repubblica federale di Germania, 20-22, avenue Émile Reuter,

convenuta,

avente ad oggetto il ricorso volto a far dichiarare che, non avendo adottato tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per trasporre la direttiva del Consiglio 15 luglio 1980, 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (GU L 229, pag. 11), la Repubblica federale di Germania è venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi del Trattato CEE,

LA CORTE,

composta dai signori O. Due, presidente, C.N. Kakouris, G.C. Rodríguez Iglesias e M. Zuleeg, presidenti di sezione, R. Joliet, J.C. Moitinho de Almeida, F. Grévisse, M. Diez de Velasco e P.J.G. Kapteyn, giudici,

avvocato generale: F.G. Jacobs

cancelliere: H.A. Ruehl, amministratore principale

vista la relazione d' udienza,

sentite le difese orali svolte dalle parti all' udienza del 14 gennaio 1992,

sentite le conclusioni dell' avvocato generale, presentate all' udienza del 12 febbraio 1992,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Motivazione della sentenza


1 Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria della Corte il 27 luglio 1990, la Commissione delle Comunità europee ha proposto, ai sensi dell' art. 169 del Trattato CEE, un ricorso volto a far dichiarare che, non avendo adottato tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per trasporre la direttiva del Consiglio 15 luglio 1980, 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (GU L 229, pag. 11, in prosieguo: la "direttiva"), la Repubblica federale di Germania è venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi del Trattato CEE.

2 L' art. 18, n. 1, della direttiva dispone che gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva ed ai suoi allegati entro due anni a decorrere dalla notifica e ne informano immediatamente la Commissione. Detto termine è scaduto, riguardo alla Repubblica federale di Germania, il 18 luglio 1982.

3 La Repubblica federale di Germania ritiene di aver trasposto la direttiva nel diritto interno in particolare con la Trinkwasserverordnung del 22 maggio 1986 (regolamento sull' acqua potabile, BGBl. 1986 I, pag. 760, in prosieguo: la "TrinkwV"), entrata in vigore il 1 ottobre 1986, ed emendata dalla Verordnung zur AEnderung der Trinkwasserverordnung und der Mineral- und Tafelwasser-Verordnung del 5 dicembre 1990 (regolamento recante modifica del regolamento sull' acqua potabile nonché del regolamento sull' acqua minerale e l' acqua da tavola, BGBl. 1990 I, pag. 2600), entrato in vigore il 1 gennaio 1991.

4 Durante la fase scritta del procedimento dinanzi alla Corte, la Commissione ha rinunciato a sette dei dieci addebiti inizialmente formulati nel ricorso, pur sottolineando che, contrariamente alle affermazioni della convenuta, quanto ai punti che sono stati oggetto di rinuncia la direttiva era stata trasposta correttamente nel diritto interno tedesco solo con il citato regolamento del 5 dicembre 1990.

5 I tre addebiti mantenuti riguardano la violazione dell' art. 10, n. 1, della direttiva, la mancata notifica delle deroghe, prescritta dagli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, e l' assenza di provvedimenti che consentano alle autorità competenti di notificare deroghe specifiche nei termini stabiliti.

6 Per una più ampia illustrazione degli antefatti, dello svolgimento del procedimento nonché dei mezzi e argomenti delle parti, si fa rinvio alla relazione d' udienza. Questi elementi del fascicolo sono richiamati solo nella misura necessaria alla comprensione del ragionamento della Corte.

Sulla violazione dell' art. 10, n. 1, della direttiva

7 Secondo l' art. 10, n. 1, della direttiva,

"In caso di circostanze accidentali gravi, le competenti autorità nazionali possono autorizzare, per un periodo di tempo limitato e fino al raggiungimento di un valore massimo che esse stabiliscono, un superamento delle concentrazioni massime ammissibili di cui all' allegato I, nella misura in cui tale superamento non presenti assolutamente un rischio inaccettabile per la salute pubblica e l' approvvigionamento d' acqua destinata al consumo umano non possa essere assicurato in nessun altro modo".

8 Questa disposizione della direttiva è stata trasposta nel diritto interno tedesco con l' art. 4, n. 1, della TrinkwV.

9 Nella versione originale del 22 maggio 1986, l' art. 4, n. 1, della TrinkwV disponeva:

"In casi determinati e per un periodo di tempo limitato, l' autorità competente può autorizzare, fino al raggiungimento di un livello che essa stabilirà, una deroga ai valori limite di cui all' allegato 2, purché non ne derivi alcun rischio per la salute pubblica e l' approvvigionamento d' acqua destinata al consumo umano non possa essere assicurato in nessun altro modo ad un costo accettabile".

10 Nella versione emendata dal citato regolamento del 5 dicembre 1990, l' art. 4, n. 1, della TrinkwV prevede, per il periodo successivo al 1 gennaio 1991, quanto segue:

"In caso di circostanze accidentali gravi, l' autorità competente può autorizzare, per un periodo di tempo limitato e fino al raggiungimento di un livello che essa stabilisce, una deroga ai valori limite di cui all' allegato 2, purché non ne derivi alcun rischio per la salute pubblica e l' approvvigionamento d' acqua destinata al consumo umano non possa essere assicurato in nessun altro modo".

11 Per quanto riguarda la versione originale dell' art. 4, n. 1, della TrinkwV, la Commissione ritiene che, non limitando la possibilità di accordare deroghe ai casi di "circostanze accidentali gravi" e ammettendo tali deroghe allorché l' approvvigionamento d' acqua non possa essere assicurato in altro modo "ad un costo accettabile", la citata disposizione tedesca non abbia correttamente trasposto l' art. 10, n. 1, della direttiva nel diritto interno.

12 Secondo la convenuta, invece, tenuto conto che, da una parte, alcune deroghe sono di fatto state concesse, ai sensi della disposizione de qua, solo in circostanze accidentali gravi e che, dall' altra, il criterio del "costo accettabile" aveva il solo scopo di garantire l' osservanza del principio di proporzionalità, l' addebito della Commissione non è fondato.

13 Questo argomento dev' essere disatteso.

14 Occorre anzitutto rammentare, infatti, che nella sentenza 22 settembre 1988, causa 228/87, Procedimento penale contro ignoti (Racc. pag. 5099), vertente sulla stessa direttiva 80/778, la Corte ha precisato che le disposizioni della direttiva che consentono di derogare a quest' ultima devono essere interpretate in senso restrittivo (punto 10 della motivazione) e che la nozione di "circostanze accidentali gravi", ai sensi del citato art. 10, n. 1, della direttiva, dev' essere interpretata come una situazione di urgenza nella quale le autorità responsabili debbono fare repentinamente fronte a difficoltà di approvvigionamento di acqua destinata al consumo umano (punto 14 della motivazione).

15 Orbene, la deroga prevista all' art. 4 della TrinkwV poteva essere concessa a condizioni diverse da quelle previste all' art. 10, n. 1, della direttiva. Non era infatti richiesta alcuna situazione di urgenza e l' autorizzazione poteva essere rilasciata allorché, in mancanza di rischio per la salute pubblica, un approvvigionamento fosse possibile, ma ad un costo non accettabile.

16 Occorre poi sottolinerare che il principio di proporzionalità non può essere invocato per consentire un superamento delle concentrazioni massime ammissibili indicate nell' allegato I della direttiva. Come la Commissione ha giustamente osservato, una tale interpretazione della direttiva sarebbe in contrasto con il suo obiettivo, consistente nell' attuazione, nella Comunità, di un livello sanitario minimo uniforme per l' acqua destinata al consumo umano.

17 Ne deriva che l' addebito secondo il quale l' art. 10, n. 1, della direttiva non è stato correttamente trasposto nel diritto interno tedesco dall' art. 4, n. 1, della TrinkwV, nella sua versione originale del 22 maggio 1986, è fondato.

18 Per quanto riguarda la versione emendata del citato art. 4, n. 1, della TrinkwV, la Commissione ammette, nella memoria di replica, che essa corrisponde testualmente all' art. 10 della direttiva. Tuttavia, essa rileva che, nella pratica, le autorità tedesche non rispettano i requisiti imposti da tale disposizione e che, di conseguenza, la Corte dovrebbe dichiarare l' inadempimento della Repubblica federale a tale riguardo.

19 Questo argomento non può essere accolto.

20 Conformemente alla giurisprudenza della Corte (v., segnatamente, sentenza 7 febbraio 1984, causa 166/82, Commissione/Italia, Racc. pag. 459, punto 16 della motivazione), l' oggetto di un ricorso proposto ai sensi dell' art. 169 del Trattato è stabilito dalla fase precontenziosa ivi contemplata nonché dalle conclusioni del ricorso. Il parere motivato della Commissione e il ricorso devono essere fondati sui medesimi motivi e mezzi.

21 Orbene, tanto nel ricorso quanto nella fase precontenziosa del presente procedimento, la Commissione si è limitata a censurare la convenuta per non aver trasposto, nel suo diritto interno, i requisiti imposti dall' art. 10 della direttiva. Di conseguenza la Commissione, la quale ammette che l' art. 4, n. 1, della TrinkwV, emendato, corrisponde ormai testualmente al citato art. 10, non può, senza ampliare l' oggetto del presente ricorso, contestare alla convenuta l' inosservanza nella pratica dei dettami di un regolamento già di per sé successivo all' introduzione del presente ricorso.

22 Ne consegue che l' addebito vertente sul fatto che le autorità tedesche non rispettano, nella pratica, i requisiti dell' art. 10 della direttiva va oltre l' ambito del presente procedimento per inadempimento e deve, quindi, essere respinto in quanto irricevibile.

Sulla mancata notifica delle deroghe, stabilita dagli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva

23 La Commissione rileva che la TrinkwV, nella sua versione originale, non comportava alcun obbligo, per le autorità competenti dei Laender, di comunicare alle autorità federali le deroghe accordate ai sensi della TrinkwV, laddove solo la comunicazione da parte dei Laender consente allo Stato federale di rispettare il suo obbligo di notifica delle suddette deroghe alla Commissione, nelle condizioni e nei termini stabiliti dagli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva.

24 Il governo tedesco contesta tale addebito. Esso fa valere anzitutto che le condizioni di concessione di deroghe ai valori limite, formulate all' art. 9, n. 1, della direttiva, sono state notificate alla Commissione mediante la comunicazione del testo della TrinkwV del 22 maggio 1986, che contiene la motivazione dei parametri fissati per l' ammonio, il potassio, il magnesio e il solfato. Esso aggiunge tuttavia che nessuna deroga è stata concessa finora ai sensi della citata disposizione.

25 Il governo tedesco fa valere inoltre che la direttiva non richiede l' inserimento, nella normativa interna, dell' obbligo di notifica, previsto agli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della stessa, in quanto tale obbligo risulta direttamente dalla direttiva. Riguardo all' obbligo di notifica al governo federale da parte delle autorità dei Laender, esso non è imposto dalla direttiva e sarebbe, in ogni caso, inutile in quanto risulta già dal principio della lealtà verso il Bund (Grundsatz des bundesfreundlichen Verhaltens).

26 Il governo tedesco deduce infine, che l' art. 4, n. 3, della TrinkwV, nella versione che risulta dal regolamento del 5 dicembre 1990, rispondeva, in ogni caso, ai requisiti della direttiva.

27 Tale argomento va disatteso.

28 In primo luogo, l' obbligo di informazione formulato dall' art. 9, n. 1, della direttiva non è assolto per mezzo della comunicazione dei parametri cui ogni deroga deve rispondere e dei motivi che hanno condotto alla loro adozione. L' obbligo di cui trattasi è volto a porre la Commissione in grado di valutare se le deroghe individualmente concesse rispondano alle condizioni poste dall' art. 9 della direttiva e non può quindi essere adempiuto mediante la semplice comunicazione del testo della TrinkwV.

29 In secondo luogo, l' addebito della Commissione riguarda l' assenza non di qualunque trasposizione nel diritto interno degli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva, ma quella di provvedimenti concreti che consentano alle autorità nazionali competenti di fornire le informazioni alla Commissione, conformemente alla direttiva ed entro i termini stabiliti. Ora, come la Commissione ha osservato, il principio di lealtà verso il Bund non è sufficiente a garantire al governo federale la tempestiva acquisizione delle informazioni relative alle deroghe accordate dai Laender. D' altronde, a tale riguardo la Commissione ha fornito, senza essere contraddetta, numerosi esempi di ritardi occorsi nella comunicazione delle informazioni alle autorità federali.

30 In terzo luogo, il governo tedesco non può valersi delle modifiche della normativa adottate successivamente al termine fissato dal parere motivato.

31 In ogni caso, neppure la nuova normativa è conforme alla direttiva. Infatti, sebbene l' obbligo di notifica sia ormai sancito dall' art. 4, n. 3, della TrinkwV, risulta dall' allegato 4, sezione III, di tale regolamento che detto obbligo non comprende deroghe riguardanti taluni parametri, allorché i superamenti siano connessi a condizioni geologiche, fino al raggiungimento di un certo valore limite. Si tratta quindi, in tali casi, di deroghe di natura generale che, per le ragioni enunciate precedentemente al punto 28, non soddisfano i requisiti della direttiva.

32 Risulta da quanto sopra che l' addebito relativo alla mancata notifica delle deroghe stabilita dagli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva è fondato.

Sulla mancata notifica delle deroghe specifiche a talune concentrazioni massime ammissibili

33 La Commissione ha rinunciato a tale addebito riguardo alle deroghe previste nella TrinkwV per il ferro e l' argento, soppresse dal citato regolamento del 5 dicembre 1990. Il presente addebito è pertanto limitato all' assenza di provvedimenti volti a far sì che le informazioni previste all' art. 9, n. 1, possano essere fornite alla Commissione entro i termini ivi prescritti.

34 Tale addebito, che si confonde con il precedente, non può essere oggetto di una valutazione distinta da parte della Corte.

35 Tenuto conto dell' insieme delle considerazioni che precedono, occorre dichiarare che, avendo ammesso, fino al 1 gennaio 1991, la possibilità di deroghe alla direttiva del Consiglio 15 luglio 1980, 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, a condizioni non previste all' art. 10, n. 1, di tale direttiva, e non avendo previsto l' obbligo per i Laender di comunicare le deroghe concesse in modo da garantire l' osservanza degli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva, la Repubblica federale di Germania è venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi del Trattato CEE.

Decisione relativa alle spese


Sulle spese

36 Ai sensi dell' art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese. La Repubblica federale di Germania è rimasta sostanzialmente soccombente e dev' essere pertanto condannata alle spese.

Dispositivo


Per questi motivi,

LA CORTE

dichiara e statuisce:

1) Avendo ammesso, fino al 1 gennaio 1991, la possibilità di deroghe alla direttiva del Consiglio 15 luglio 1980, 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, a condizioni non previste all' art. 10, n. 1, di tale direttiva, e non avendo previsto l' obbligo per i Laender di comunicare le deroghe concesse in modo da garantire l' osservanza degli artt. 9, n. 1, e 10, n. 3, della direttiva, la Repubblica federale di Germania è venuta meno agli obblighi che le incombono ai sensi del Trattato CEE.

2) La Repubblica federale di Germania è condannata alle spese.