29.10.2021   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 440/62


Parere del Comitato europeo delle regioni — Un piano d'azione per l'economia sociale

(2021/C 440/12)

Relatore:

Mikel IRUJO AMEZAGA (ES/AE), assessore allo Sviluppo economico e imprenditoriale della regione Navarra

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Importanza del piano d'azione europeo per l'economia sociale per promuovere il contributo dell'economia sociale allo sviluppo locale e regionale in Europa

1.

accoglie con favore l'impegno della Commissione europea di presentare nel quarto trimestre del 2021 un piano d'azione per l'economia sociale, conformemente alle richieste del Comitato economico e sociale europeo, dell'intergruppo Economia sociale del Parlamento europeo, del GECES (1), di vari governi dell'UE e delle reti europee impegnate nello sviluppo dell'economia sociale come Social Economy Europe o REVES (2);

2.

ritiene che l'intervento dell'Unione europea volto a promuovere lo sviluppo dell'economia sociale sia particolarmente importante nel contesto attuale in cui, a causa della crisi economica e sociale causata dalla COVID-19, occorre sfruttare appieno il potenziale delle imprese e degli enti dell'economia sociale per la ripresa economica, la promozione dell'imprenditoria collettiva e la creazione di posti di lavoro di qualità;

3.

ricorda che, secondo il Comitato economico e sociale europeo (3), l'economia sociale in Europa (UE-28) conta 2,8 milioni di imprese ed enti, con 13,6 milioni di lavoratori, pari a circa il 6,3 % della popolazione attiva nell'UE. L'economia sociale comprende inoltre più di 232 milioni di membri di cooperative, mutue e enti analoghi e 82,8 milioni di volontari;

4.

fa osservare che l'economia sociale europea rappresenta una varietà di imprese ed enti come le cooperative, nella loro enorme ricchezza di forme di cooperazione, le mutue, le associazioni, le fondazioni o varie forme di impresa sociale, nonché altre forme giuridiche specifiche di ciascuno Stato membro, come le imprese del lavoro, le società a impatto sociale, le istituzioni di solidarietà ecc.;

5.

ricorda che questa varietà di imprese ed enti presenti in tutti i settori di attività condivide una forte identità plasmata attorno a valori e caratteristiche comuni, quali il primato delle persone e dell'oggetto sociale sul capitale, la parità di genere, la governance democratica e il reinvestimento della maggior parte dei profitti per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'impresa o dell'ente, od obiettivi di interesse collettivo e generale;

6.

sottolinea l'ancoraggio territoriale delle imprese e degli enti dell'economia sociale, ossia di soggetti che non vengono mai delocalizzati, dato che sono costituiti nel territorio, sono di proprietà di persone radicate in tale territorio e sono fortemente impegnati nello sviluppo economico e sociale del luogo in cui operano. Ricorda l'importanza dell'economia sociale per lo sviluppo rurale in quanto fattore di sviluppo delle risorse endogene del territorio e fattore di attivazione contro lo spopolamento, alla luce tra l'altro dell'importanza di questi fattori per lo sviluppo dell'economia sociale nelle zone rurali e per l'interconnessione tra aree rurali e aree urbane, che contribuisce sia a mantenere la popolazione nel territorio che ad assicurare una maggiore coesione sociale;

7.

sottolinea che gli enti dell'economia sociale fanno propri principi e valori che rendono possibile uno sviluppo compatibile sia con gli aspetti economici che con quelli ambientali, mostrando in questo modo di essere fortemente impegnati nella realizzazione dell'Agenda 2030. Tali enti rappresentano pertanto l'economia pluralistica, l'equilibrio e la sostenibilità necessari, secondo una prospettiva globale, per contribuire al conseguimento di ciascuno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile;

8.

invita la Commissione europea a sviluppare un quadro normativo europeo per l'economia sociale che offra una cornice giuridica adeguata per una definizione comune, oltre che per l'organizzazione e l'integrazione, delle imprese che soddisfano determinati criteri organizzativi e operativi, dato che tale quadro rappresenterebbe un sostegno cruciale per la promozione di questo settore;

9.

ritiene opportuno inoltre orientare gli attori dell’economia sociale verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

10.

rileva che, attraverso il patto per le competenze, la Commissione dovrebbe sostenere la formazione e l'accesso all'apprendimento permanente da parte dei lavoratori dell'economia sociale in settori quali la digitalizzazione — inclusa l'alfabetizzazione mediatica -, la leadership partecipativa, la resilienza o la transizione verde, per aiutarli a entrare o a rimanere nel mercato del lavoro delle imprese dell'economia sociale. Per raggiungere tale obiettivo, suggerisce di cooperare con l'ecosistema industriale dell'economia sociale, in cui sono coinvolte in particolare amministrazioni pubbliche, centri di formazione professionale e università. Inoltre, il Patto dei sindaci sul clima e l'energia potrà fornire supporto per incoraggiare percorsi di formazione orientati alla protezione dell'ambiente e alla promozione dell'economia circolare. Il CdR richiama pertanto l'attenzione sulle proposte formulate nel proprio parere sul tema Agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza che contiene suggerimenti su questa materia secondo la prospettiva degli enti locali e regionali, il cui punto di vista riveste grande importanza anche nel campo dell'economia sociale;

11.

chiede che venga esplorato il potenziale dell'economia sociale nel campo della formazione professionale e delle politiche attive per l'occupazione, oltre che per lo sviluppo di capacità e di competenze, riservando un'attenzione speciale ai gruppi con maggiori difficoltà di inserimento sul mercato del lavoro, come i giovani, i disoccupati di lungo periodo, le persone con disabilità, o gli abitanti di zone remote che hanno un accesso limitato alle risorse digitali;

12.

invita la Commissione europea a eseguire un'indagine sulle cessioni di imprese ai dipendenti attraverso formule dell'economia sociale. Tale studio dovrebbe essere accompagnato da una piattaforma dell'UE per lo scambio di buone pratiche tra Stati membri, enti locali e regionali e reti dell'economia sociale, e dovrebbe affrontare anche il potenziale dell'economia sociale per l'imprenditoria industriale;

13.

sottolinea il potenziale dei cluster dell'economia sociale di integrarsi nelle catene del valore europee e costituire alleanze con altri operatori economici, amministrazioni pubbliche, centri di formazione professionale, istituti professionali, università e centri di ricerca al fine di conseguire obiettivi strategici e mettere in comune le risorse;

14.

riconosce la possibilità di includere l'economia sociale nella piattaforma europea di collaborazione tra i cluster di imprese (4), al fine di agevolare la creazione di alleanze e la partecipazione di tali imprese ed enti alle catene di valore strategiche;

15.

segnala l'importanza di includere l'economia sociale nelle strategie di specializzazione intelligente, quale leva fondamentale per lo sviluppo economico e sociale; ricorda inoltre che l'economia sociale può portare avanti con successo l'innovazione sociale e, a tale proposito, sottolinea che «le iniziative dell'economia sociale, essendo basate sulla collaborazione e l'impegno civico tra le persone che compongono le comunità, contribuiscono ad aumentare la coesione sociale, economica e territoriale, oltre che il livello di fiducia in tutta l'UE» (5);

16.

mette in rilievo l'importanza di promuovere la cooperazione interregionale nel settore dell'economia sociale, quale strumento chiave per formare cluster transnazionali, sfruttare le sinergie a livello transfrontaliero, mettere a profitto la cooperazione regionale — unica nel suo genere — delle regioni ultraperiferiche nei rispettivi spazi di cooperazione con i paesi terzi, nonché per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese e degli enti dell'economia sociale nel mercato unico. A tale proposito fa osservare che uno strumento utile per promuovere la cooperazione interregionale è la piattaforma tematica dell'economia sociale nell'ambito della piattaforma europea di specializzazione intelligente, che riunisce sette regioni europee, e le cui esperienze e buone pratiche dovrebbero essere prese in considerazione nel futuro piano d'azione europeo per l'economia sociale;

17.

invita la Commissione a dare un'ambizione e una coerenza maggiori alle sue iniziative a sostegno del ruolo degli enti locali e regionali nella promozione dell'economia sociale. Ricorda che molte amministrazioni locali e regionali dispongono già di strategie ambiziose e di piani d'azione per la promozione dell'economia sociale che la Commissione dovrebbe individuare e integrare nell'ampliamento del futuro piano d'azione europeo per l'economia sociale. La Commissione dovrebbe inoltre aiutare la condivisione delle buone pratiche e delle iniziative esistenti tra gli enti locali e regionali (ad esempio, attraverso una rete di enti locali e regionali finalizzata a promuovere l'economia sociale);

18.

invita la Commissione europea a elaborare uno studio sulle politiche pubbliche regionali e locali per la promozione dell'economia sociale nell'UE che comprenda alcuni esempi di altre regioni e amministrazioni locali a livello mondiale;

19.

riconosce l'impatto significativo dell'iniziativa ESER (European Social Economy Regions — Regioni europee dell'economia sociale), oltre che dell'invito a presentare proposte «Missioni dell'economia sociale», sulla creazione di un'ampia comunità di enti locali e regionali impegnati nello sviluppo dell'economia sociale, e invita la Commissione a rafforzare tale programma nel quadro del piano d'azione per l'economia sociale;

20.

invita la Commissione a promuovere il coinvolgimento degli enti locali e regionali nel suo gruppo di esperti sull'economia sociale e le imprese sociali, insieme agli Stati membri e alle reti dell'economia sociale. Chiede a tale proposito che nel suddetto gruppo di esperti venga formato un gruppo di lavoro sulle politiche regionali e locali di economia sociale;

21.

chiede che si tenga conto della prospettiva di genere nelle analisi, negli studi e nelle misure proposte, nonché negli strumenti e nei meccanismi di monitoraggio e sostegno riguardanti l'economia sociale che raccolgono dati statistici sui lavoratori o sull'assetto interno delle varie forme di imprese dell'economia sociale, in modo che sia possibile fornire dati disaggregati per genere e inglobare indicatori di genere.

Promuovere la visibilità dell'economia sociale

22.

invita la Commissione a istituire un'unica piattaforma online per il sostegno delle imprese, degli enti e dell'imprenditorialità riconducibili a forme di economia sociale, che fornisca collegamenti a tutti gli studi e i rapporti europei sull'economia sociale, come pure alle opportunità che l'UE offre a tali imprese ed enti;

23.

raccomanda che tale piattaforma online sia concepita e gestita in collaborazione con le reti europee dell'economia sociale e il gruppo di esperti della Commissione europea sull'economia sociale e le imprese sociali;

24.

suggerisce alla Commissione di prevedere nel piano d'azione per l'economia sociale un'ampia campagna di comunicazione che coinvolga il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale e le reti dell'economia sociale. Tale campagna è essenziale per promuovere l'imprenditorialità collettiva e la conoscenza degli strumenti europei a sostegno dell'economia sociale;

25.

invita la Commissione a elaborare una guida alle politiche pubbliche in materia di economia sociale che tenga conto della varietà di forme giuridiche dell'economia sociale in Europa e serva da riferimento per gli enti locali e regionali;

26.

ricorda che la chiave del successo dell'economia sociale risiede nella sua diversità e nella sua capacità di offrire soluzioni innovative alle grandi sfide in campo economico, sociale e ambientale, oltre che nel campo dell'istruzione;

27.

invita la Commissione a designare ogni anno una capitale europea dell'economia sociale, attraverso un processo democratico e trasparente che coinvolga il Comitato delle regioni, il CESE e il gruppo di esperti sull'economia sociale e le imprese sociali;

28.

propone che l'economia sociale sia meglio integrata e più visibile nella rete Enterprise Europe. Raccomanda inoltre di attribuire maggior peso all'economia sociale nel quadro dei criteri per l'assegnazione del marchio Regione imprenditoriale europea (EER);

29.

ricorda l'importanza di sostenere, finanziare e rafforzare le reti europee dell'economia sociale e delle città e regioni impegnate nell'economia sociale quale alleato fondamentale per l'attuazione del piano d'azione e la comunicazione delle opportunità che esso crea.

Migliorare l'accesso ai finanziamenti per le imprese e gli enti dell'economia sociale

30.

richiama l'attenzione sulle difficoltà supplementari cui fanno fronte le imprese e gli enti dell'economia sociale nell'accedere ai finanziamenti, in parte a causa della scarsa visibilità e comprensione dei loro modelli aziendali, che antepongono l'interesse collettivo o generale alla massimizzazione dei profitti;

31.

ricorda il ruolo chiave dei fondi di coesione, in particolare del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo, nel finanziamento di progetti di economia sociale;

32.

chiede il potenziamento dell'imprenditoria collettiva per tutte le forme di impresa dell'economia sociale tramite la creazione di linee di sostegno economico, volte a favorire la costituzione di imprese dell'economia sociale e a permettere a tali imprese di affrontare le future sfide imprenditoriali;

33.

sottolinea che il programma InvestEU sarà di fondamentale importanza per il finanziamento di progetti innovativi dell'economia sociale attraverso i suoi quattro ambiti di intervento, con particolare attenzione per quello relativo alle PMI e per quello riguardante gli «investimenti sociali e competenze», che comprende la microfinanza e il finanziamento delle imprese dell'economia sociale;

34.

raccomanda alla Commissione di coinvolgere, nel comitato consultivo, un membro del Comitato delle regioni e, nel comitato per gli investimenti, degli esperti in materia di finanziamento delle imprese e degli enti dell'economia sociale;

35.

invita la Commissione europea a sviluppare una tassonomia degli investimenti sociali e ambientali che sia chiara, trasparente ed efficace;

36.

mette in rilievo l'importanza degli attori finanziari dell'economia sociale (banche etiche e banche cooperative, associazioni di credito mutualistico, istituti di microfinanza, istituti finanziari sociali, mutue e cooperative di assicurazione ecc.) nel settore della finanza sostenibile; segnala inoltre la loro importante presenza nelle zone rurali e nelle regioni meno sviluppate, nonché la loro attività per l'inclusione finanziaria dei gruppi vulnerabili e gli investimenti nell'economia reale;

37.

chiede che si tenga conto della prospettiva di genere nell'accesso ai finanziamenti per le imprese e gli enti dell'economia sociale, prestando attenzione al fatto che le donne hanno maggiori difficoltà degli uomini nell'accedere al credito e alle risorse finanziarie. È necessario prendere in considerazione questa realtà nella fase iniziale di elaborazione di qualsiasi strumento che si prefigga di migliorare l'accesso ai finanziamenti.

Promuovere la formazione imprenditoriale attraverso l'economia sociale

38.

ricorda, in linea con le conclusioni del Consiglio del 2015 sulla promozione dell'economia sociale quale motore fondamentale dello sviluppo economico e sociale in Europa, che è importante promuovere l'educazione e la formazione in materia di imprenditorialità attraverso forme differenti di economia sociale a tutti i livelli di istruzione, dall'istruzione primaria a quella superiore (comprese l'istruzione universitaria e la formazione professionale);

39.

sottolinea che progetti come la scuola di gestione aziendale dell'economia sociale, promossa da sette regioni europee nell'ambito della piattaforma di specializzazione intelligente, forniscono soluzioni innovative a questa carenza di formazione sulle imprese dell'economia sociale e mirano a formare professionisti competenti in grado di accompagnare e guidare la crescita di tali imprese ed enti;

40.

rammenta che le imprese e gli enti dell'economia sociale richiedono competenze specifiche, applicabili anche alle imprese tradizionali, come la leadership inclusiva;

41.

invita la Commissione a utilizzare maggiormente il programma Erasmus+ per promuovere l'educazione e la formazione in materia di imprenditorialità e per i posti di lavoro nelle imprese dell'economia sociale. Propone, a tale proposito, di esplorare le possibilità di un maggiore ricorso al programma Erasmus per i giovani imprenditori da parte delle imprese e degli enti dell'economia sociale, in particolare nelle regioni europee più distanti, in cui i giovani sono soggetti a maggiori limitazioni in termini di mobilità a causa della lontananza di questi territori dal continente europeo;

42.

invita ad esplorare nuove possibilità per promuovere l'istruzione, la formazione e il miglioramento delle competenze dei lavoratori dell'economia sociale attraverso il piano generale per la cooperazione settoriale sulle competenze e le alleanze della conoscenza; inoltre, il contenuto delle conoscenze e competenze acquisite a tutti i livelli di istruzione e nelle strutture di istruzione non formale dovrà essere tale da promuovere, tra i cittadini, l'utilizzo ottimale di tali conoscenze, in modo tale cioè da coltivare le cosiddette «competenze trasversali» e da consentir loro di adattarsi a un ambiente in continua evoluzione.

Migliorare l'accesso ai mercati e agli appalti pubblici socialmente responsabili

43.

ricorda che le imprese e gli enti dell'economia sociale fanno fronte, nelle loro operazioni transfrontaliere nel mercato unico, a ostacoli supplementari a quelli delle altre PMI. Tali difficoltà derivano dalla diversità, e talvolta dall'assenza, di quadri giuridici completi per tutte le forme giuridiche dell'economia sociale, come le cooperative, una diversità che riguarda, tra l'altro, le sottocategorie di cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali;

44.

ricorda il ruolo rilevante delle donne nella governance di imprese sociali per il successo della formazione imprenditoriale nell'economia sociale;

45.

rileva inoltre la mancanza di strumenti europei per superare questi ostacoli. A causa dell'assenza di un quadro giuridico europeo rimane pertanto difficile istituire un'associazione europea transnazionale composta da membri di diversi paesi, come avviene anche per le mutue e le fondazioni;

46.

invita la Commissione a continuare a promuovere presso le amministrazioni pubbliche europee gli appalti pubblici socialmente responsabili, quale strumento chiave per aumentare la trasparenza negli appalti pubblici, contrastare le pratiche di corruzione, promuovere la concorrenza e la partecipazione agli appalti pubblici di attori imprenditoriali di diverse dimensioni e incoraggiare pratiche commerciali socialmente responsabili come quelle che caratterizzano l'economia sociale;

47.

chiede l'ampliamento del progetto Buying for Social Impact (Acquisti con impatto sociale), che ha analizzato il recepimento della direttiva sugli appalti in quindici Stati membri e ha organizzato eventi nazionali e territoriali per diffondere le opportunità di appalti pubblici responsabili in altri Stati membri dell'UE;

48.

invita tutte le amministrazioni pubbliche locali e regionali a sviluppare strategie pubbliche di acquisto trasparenti e socialmente responsabili, subordinando tra l'altro l'aggiudicazione di appalti pubblici al rispetto del criterio dell'equa retribuzione del lavoro svolto, oltre che delle altre clausole e condizioni stabilite dalla legge e/o dai contratti collettivi, anche per quel che riguarda le catene di subappalto.

Un piano d'azione che comprenda misure e strumenti di monitoraggio e promuova un dialogo strutturato con gli attori dell'economia sociale e altre istituzioni

49.

invita la Commissione a garantire che il piano d'azione per l'economia sociale abbia un orizzonte temporale di almeno cinque anni per la sua attuazione, e che comprenda una valutazione ex ante, oltre a meccanismi di valutazione annuale ed ex post, nonché meccanismi per il rinnovo del piano dopo la sua attuazione;

50.

invita la Commissione a rafforzare i suoi meccanismi di monitoraggio e sostegno alle politiche dell'economia sociale — quali il gruppo di esperti della Commissione europea sull'economia sociale e le imprese sociali (GECES), il gruppo di lavoro interno della Commissione sull'economia sociale, e il dialogo permanente e strutturato sull'economia sociale con il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo — e ad assicurare che per tali meccanismi sia prevista una composizione di genere equilibrata;

51.

invita la Commissione a studiare l'inclusione dei datori di lavoro dell'economia sociale nel dialogo sociale intersettoriale, con l'introduzione di misure per lo sviluppo di capacità e il consolidamento di un'organizzazione europea dei datori di lavoro dell'economia sociale.

Bruxelles, 1o luglio 2021

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Apostolos TZITZIKOSTAS


(1)  Gruppo di esperti della Commissione europea sull'economia sociale e le imprese sociali.

(2)  Rete europea delle città e regioni dell’economia sociale.

(3)  https://www.eesc.europa.eu/sites/default/files/files/qe-04-17-875-it-n.pdf

(4)  https://clustercollaboration.eu/social-economy

(5)  COR-2016-06945.