21.12.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 461/1


Risoluzione del Comitato delle regioni — Le politiche economiche per la zona euro e in vista dell’analisi annuale della crescita 2019

(2018/C 461/01)

Presentato dai gruppi politici PPE, PSE, ALDE, AE ed ECR

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI,

visti la comunicazione della Commissione europea — Analisi annuale della crescita 2018 (1) e il semestre europeo 2018;

viste la sua risoluzione dell’11 ottobre 2017Il semestre europeo 2017 e la prospettiva dell’analisi annuale della crescita 2018, nonché la sua risoluzione del 1o febbraio 2018Analisi annuale della crescita della Commissione europea per il 2018;

viste le risoluzioni del Parlamento europeo del 26 ottobre 2017 sulle politiche economiche della zona euro (2) e del 14 marzo 2018 sull’analisi annuale della crescita 2018;

1.

constata che, se si prende come parametro di riferimento il tasso di attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese (3), in tutta l’Unione europea il ritmo delle riforme strutturali che hanno rilievo per l’UE è in generale lento e irregolare; sottolinea che in tutti gli Stati membri sono necessarie riforme per favorire la competitività e la crescita e per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale e la convergenza economica, nonché la resilienza agli shock esterni, la quale è un elemento cruciale per la stabilità della zona euro; ricorda che è ampiamente condivisa l’idea che i fattori principali che contribuiscono all’insoddisfacente attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese che si registra attualmente (4) siano soprattutto la mancanza di titolarità a livello dei singoli paesi e in taluni casi anche un’insufficiente capacità amministrativa e istituzionale;

2.

prende atto del forte aumento del numero di raccomandazioni specifiche per paese indirizzate direttamente agli enti locali e regionali (36 % nel 2018, rispetto al 24 % nel 2017) (5); osserva inoltre che, tenuto conto delle raccomandazioni specifiche per paese riguardanti gli enti locali e regionali, anche se indirettamente, e di quelle che non li coinvolgono ma hanno un impatto territoriale, le raccomandazioni relative al territorio corrispondono all’83 % di tutte le raccomandazioni specifiche per paese (rispetto al 76 % nel 2017);

3.

rileva che il 48 % delle 124 raccomandazioni specifiche che sono indirizzate agli enti locali e regionali nel 2018 e/o che sollevano questioni legate alle disparità territoriali ripete quanto già detto nel 2015; accoglie pertanto con favore la valutazione pluriennale della Commissione europea in merito all’attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese, dalla quale si evince che oltre due terzi delle raccomandazioni specifiche per paese emanate da quando è stata introdotta la procedura del semestre europeo nel 2011 sono stati attuati con almeno «alcuni progressi» (6); deplora, tuttavia, la persistente mancanza di trasparenza in merito ai criteri sui quali si basa tale valutazione;

4.

sottolinea che il semestre europeo deve essere allineato a una strategia a lungo termine dell’UE che recepisca a livello dell’UE l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. La transizione verso un nuovo quadro strategico europeo successivo alla strategia Europa 2020 sarebbe il momento propizio per una riforma della governance del semestre europeo;

5.

insiste fermamente sulla necessità che le raccomandazioni specifiche per paese affrontino esplicitamente le questioni delle sfide territoriali e del ruolo degli enti locali e regionali nell’individuarle e nel dar loro risposta, mentre le sfide riguardanti il territorio e gli scenari futuri dovrebbero essere debitamente analizzati e presi in considerazione nell’analisi annuale della crescita e nelle relazioni per paese e essere rispecchiati nei programmi nazionali di riforma;

6.

sottolinea la necessità di garantire che il semestre europeo sia pienamente coerente con l’obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale stabilito dal trattato sull’Unione europea, e propone che le raccomandazioni specifiche per paese affrontino le sfide pluriennali della coesione degli Stati membri;

7.

accoglie con favore l’attenzione particolare che il semestre europeo rivolge al pilastro europeo dei diritti sociali, e sottolinea che il 45 % delle raccomandazioni specifiche per paese per il 2018 attribuisce un ruolo agli enti locali e regionali e/o pone questioni legate alle disparità territoriali nel campo dei diritti sociali (7);

8.

ribadisce che il coinvolgimento degli enti locali e regionali come partner nella pianificazione e nell’attuazione del semestre europeo, insieme all’adozione di dispositivi di governance multilivello e a un ruolo strutturato, permanente ed espressamente riconosciuto degli enti locali e regionali, darebbe un forte impulso alla titolarità delle raccomandazioni specifiche per paese a livello di singoli paesi; sottolinea che tale coinvolgimento è ancora più importante nel contesto dei legami più stretti tra la politica di coesione e il semestre europeo nell’ambito del QFP per il periodo 2021-2027 e della possibile adozione del programma di sostegno alle riforme, che sarebbe gestito nel quadro del semestre europeo;

9.

evidenzia pertanto la forte necessità di assicurare un miglior coordinamento e maggiori sinergie tra il processo del semestre europeo e l’approccio di gestione condivisa, e il carattere decentrato dei fondi SIE; rinnova la sua proposta secondo cui l’UE dovrebbe adottare un codice di condotta per implicare gli enti locali e regionali nel semestre europeo (8); e sottolinea che tale proposta è in linea con il principio di sussidiarietà e l’attuale divisione dei poteri e delle competenze tra tutti i livelli di governo negli Stati membri; osserva che il codice di condotta dovrebbe tener conto dell’esperienza pertinente del codice europeo di condotta sul partenariato nel quadro dei fondi SIE per la politica di coesione (9), nonché delle buone pratiche, in vigore in alcuni Stati membri, che comportano un ampio coinvolgimento degli enti locali e regionali nel semestre;

10.

accoglie con favore la «forte» raccomandazione della task force per la sussidiarietà e la proporzionalità e per «Fare meno in modo più efficiente» affinché gli Stati membri seguano gli orientamenti emanati dalla Commissione sulla promozione di una maggiore partecipazione e titolarità delle raccomandazioni specifiche per paese alla luce del fatto che … le riforme economiche … possono avere implicazioni per tutti i livelli di governance … Ciò dovrebbe andare al di là delle amministrazioni nazionali per includere gli enti locali e regionali, le parti sociali e la società civile in generale» (10);

11.

si rammarica che la Commissione non abbia tuttora fornito alcuna definizione delle «riforme strutturali» nel quadro della governance economica dell’UE e di un eventuale sostegno mediante programmi dell’UE, come il progetto di Programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP). Ribadisce, in tale contesto, che, in base al principio di sussidiarietà, l’ambito delle riforme strutturali ammissibili al sostegno dell’UE dovrebbe essere limitato ai settori strategici che hanno rilievo ai fini dell’attuazione degli obiettivi del trattato UE e che sono direttamente legati alle competenze dell’UE. Respinge ogni proposta di finanziare negli Stati membri riforme strutturali non specificate, che non siano state sottoposte a una prima valutazione del valore aggiunto europeo e che non riguardino direttamente competenze dell’UE basate sul trattato. In tale contesto, rinvia alla propria risoluzione del 1o febbraio 2018, in cui respinge la proposta di regolamento della Commissione europea del 6 dicembre 2017 che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013 recante disposizioni comuni (11);

12.

mette in evidenza il fatto che la situazione delle finanze locali e regionali merita una rinnovata attenzione ai livelli europeo e nazionale, e accoglie quindi con favore la richiesta rivoltagli dalla presidenza austriaca di studiare la questione; ricorda che i bilanci degli enti locali e regionali, inclusa la spesa sociale e la spesa per il welfare in particolare, sono stati i primi a essere colpiti dalla crisi economica e finanziaria, e dalle successive misure di risanamento dei bilanci e di tagli dei trasferimenti dai governi centrali; fa osservare che, a dieci anni dalla crisi, le finanze di molti enti locali e regionali sono ancora soggette a forti pressioni;

13.

torna a esprimere preoccupazione per il persistente basso livello di investimenti pubblici nell’UE, e in particolare per quello degli investimenti degli enti locali e regionali, che nel 2017 era del 30 % inferiore al livello raggiunto nel 2009 in termini di quota sul PIL (12); osserva con rammarico, pertanto, che gli investimenti pubblici sono spesso i più colpiti dalle politiche di risanamento di bilancio, sebbene essi abbiano un impatto diretto sulle economie locali e sulla vita quotidiana dei cittadini; è inoltre preoccupato per la crescente centralizzazione degli investimenti: la quota degli investimenti pubblici effettuati dagli enti locali e regionali, pur se in media superiore al 50 % nell’UE, è declinata notevolmente rispetto al livello del 60 % registrato negli anni ‘90 (13);

14.

apprezza il fatto che la Commissione intenda sviluppare l’esperienza del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e del Piano d’investimenti per l’Europa con la sua proposta per il Programma InvestEU; riconosce che la proposta ha il potenziale di semplificare l’uso degli strumenti finanziari, una richiesta da tempo formulata dal CdR, dato che l’attuale complessità è un ostacolo a un impiego diffuso e efficace dei fondi;

15.

deplora le accresciute tendenze protezionistiche nel commercio internazionale e avverte delle conseguenze negative di misure pregiudizievoli alla cooperazione multilaterale negli scambi commerciali e ai sistemi di risoluzione delle controversie; ribadisce, tuttavia, la sua opinione che le nuove iniziative in materia di libero scambio debbano essere precedute da valutazioni d’impatto, tali da facilitare l’individuazione tempestiva di possibili effetti asimmetrici sulle regioni europee e da quantificarli, in modo da permettere di reagire rapidamente con politiche pubbliche;

16.

richiama l’attenzione sul fatto che la politica commerciale è una competenza esclusiva dell’UE e che il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è attualmente uno degli strumenti destinati ad attenuare i possibili effetti collaterali negativi delle scelte di politica commerciale; si rammarica che nel passato i fondi disponibili a titolo del FEG non siano stati utilizzati appieno e osserva che alcuni Stati membri hanno in precedenza preferito utilizzare l’FSE. Il CdR esaminerà in dettaglio, in un parere specifico, se la proposta della Commissione di estendere l’ambito di applicazione e la missione del FEG, nonché di abbassarne le soglie, possa garantire che il FEG così riformato apporti un valore aggiunto ed eviti sovrapposizioni e scambi con l’FSE+, come è il caso attualmente (14);

17.

rinnova la sua richiesta di una strategia dell’UE per una politica industriale forte e completa, che permetta all’industria europea, in particolare alle PMI, di affrontare le sfide e le opportunità collegate alla digitalizzazione e alla decarbonizzazione, e che presti particolare attenzione agli investimenti nel potenziamento tecnologico delle PMI, nonché nella specializzazione dei lavoratori tramite la formazione permanente; sottolinea ancora una volta il ruolo cruciale degli enti locali e regionali nello sviluppo di ecosistemi e distretti d’innovazione regionali, che si rivelano essenziali per innovare con successo; mette in rilievo che il mercato unico europeo è al centro dell’integrazione economica e politica dell’UE e fa notare che la creazione del mercato unico è un progetto in corso e resta incompiuto in aspetti importanti, con un impatto in particolare sui consumatori e le PMI; accoglie inoltre con favore la proposta della Commissione per un nuovo programma per il mercato unico dopo il 2020, che fornisca un quadro di riferimento per misure volte a migliorare la competitività delle PMI europee;

18.

constata che la necessità di migliorare la capacità amministrativa e istituzionale è al centro della maggior parte delle riforme a carattere strutturale individuate nel quadro del semestre europeo; sottolinea che la fissazione di altre priorità politiche è una delle ragioni principali dell’insoddisfacente attuazione delle riforme strutturali nel contesto del semestre europeo; a ciò si aggiunge in alcuni paesi una capacità amministrativa e istituzionale insufficiente ai diversi livelli di governo, che ostacola gli investimenti pubblici e privati, abbassa la qualità dei servizi pubblici forniti ai cittadini e rallenta l’attuazione dei fondi SIE e di altri programmi europei; mette in evidenza che nel 2018 il 63 % di tutte le raccomandazioni rivolte direttamente agli enti locali e regionali riguarda il miglioramento della capacità amministrativa;

19.

rileva che, sebbene le richieste di usufruire del programma di sostegno alle riforme strutturali siano state presentate dalla maggior parte degli Stati membri, il problema della qualità e della capacità dell’amministrazione pubblica è più grave in molti paesi dell’Europa meridionale e orientale (15); apprezza la possibilità data agli enti locali e regionali di avere accesso al programma di sostegno alle riforme strutturali e invita la Commissione a incoraggiare gli Stati membri ad affrontare i bisogni di sviluppo delle capacità dei governi subnazionali; accoglie con favore l’impegno della Commissione a rafforzare il coordinamento tra i diversi strumenti di miglioramento delle strutture amministrative finanziati dall’UE e ribadisce che la Commissione dovrebbe farlo in maniera trasparente pubblicando un documento strategico unico (16);

20.

chiede alla Commissione di condurre una valutazione del modo in cui le norme dell’UE in materia di appalti pubblici sono state recepite nel diritto nazionale e del modo in cui vengono applicate, evidenziando sia le modalità della loro applicazione a livello locale e regionale, alla luce del peso degli enti subnazionali nel campo degli appalti pubblici, sia la misura in cui le nuove regole hanno determinato una semplificazione o una complicazione della regolamentazione di questo settore; prende atto che occorre compiere maggiori progressi sugli appalti pubblici elettronici e che gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a fondo a favore di una rapida trasformazione in senso elettronico delle procedure e per l’introduzione di processi elettronici per tutte le fasi principali;

21.

incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione europea, al Parlamento europeo, alla presidenza austriaca del Consiglio dell’UE e al presidente del Consiglio europeo.

Bruxelles, 10 ottobre 2018

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Karl-Heinz LAMBERTZ


(1)  COM(2017) 690 final.

(2)  http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P8-TA-2017-0418+0+DOC+XML+V0//IT

(3)  Comunicazione della Commissione sulle raccomandazioni specifiche per paese 2018, pag. 3 (http://api.cor.europa.eu/documents/com400-2018_part1_ext_it.docx/content); cfr. anche la valutazione d’impatto della Commissione europea in merito alla proposta di un programma di sostegno alle riforme http://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/10102/2018/EN/SWD-2018-310-F1-EN-MAIN-PART-1.PDF (doc. non disponibile in italiano).

(4)  Cfr. pagg. 23-26 della valutazione d’impatto di cui alla nota precedente.

(5)  http://portal.cor.europa.eu/europe2020/Documents/publi-file/2018-Territorial-Analysis-of-CSRs/2018_CSRs_draft_final.pdf

(6)  Comunicazione della Commissione sulle raccomandazioni specifiche per paese del 2018, pag. 3.

(7)  http://portal.cor.europa.eu/europe2020/Documents/publi-file/2018-Territorial-Analysis-of-CSRs/2018_CSRs_draft_final.pdf

(8)  Cfr. il parere del CdR sul tema Migliorare la governance del semestre europeo: un codice di condotta per il coinvolgimento degli enti locali e regionali dell’11 maggio 2017.

(9)  Regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione, del 7 gennaio 2014, recante un codice europeo di condotta sul partenariato nell’ambito dei fondi strutturali e d’investimento europei.

(10)  https://ec.europa.eu/commission/files/report-task-force-subsidiarity-proportionality-and-doing-less-more-efficiently_en

(11)  COM(2017) 826 final.

(12)  Fonte: Eurostat https://ec.europa.eu/eurostat/tgm/refreshTableAction.do?tab=table&plugin=1&pcode=tec00022&language=en.

(13)  Commissione europea, 7a relazione sulla coesione (pag. 168).

(14)  https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR13_07/SR13_07_IT.pdf

(15)  Tale situazione è presentata sinteticamente a pagina 27 della valutazione d’impatto della Commissione sulla proposta di un programma di sostegno alle riforme https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52018SC0310&from=EN

(16)  https://memportal.cor.europa.eu/Handlers/ViewDoc.ashx?doc=COR-2018-00502-00-00-AC-TRA-IT.docx