2.3.2018   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 81/117


Parere Comitato economico e sociale europeo sulla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulla revisione intermedia del piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali»

[COM(2017) 292 final]

(2018/C 081/16)

Relatore:

Daniel MAREELS

Consultazione

Commissione europea, 5.7.2017

Base giuridica

Articolo 304 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea

 

 

Sezione competente

Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale

Adozione in sezione

5.10.2017

Adozione in sessione plenaria

19.10.2017

Sessione plenaria n.

529

Esito della votazione

(favorevoli/contrari/astenuti)

136/0/3

Preambolo

Il presente parere fa parte di un più ampio pacchetto di quattro pareri del CESE sul futuro dell’economia europea (dedicati rispettivamente all’approfondimento dell’Unione economica e monetaria, alla politica economica della zona euro, all’Unione dei mercati dei capitali e al futuro delle finanze dell’UE)  (1) . Il pacchetto si iscrive nel contesto del processo avviato di recente dalla Commissione europea con il suo Libro bianco sul futuro dell’Europa e tiene conto del discorso sullo stato dell’Unione 2017 pronunciato dal presidente Juncker. In linea con la sua risoluzione sul futuro dell’Europa  (2) e con i suoi pareri precedenti in merito al completamento dell’UEM  (3) , in questo pacchetto di pareri il CESE sottolinea la necessità di costruire, in relazione alla governance dell’UE, una visione comune che vada ben al di là delle impostazioni e delle misure tecniche e sia in primo luogo una questione di volontà politica e di prospettiva comune.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

Il CESE è un convinto fautore dell’Unione dei mercati dei capitali e nutre grandi aspettative in merito alla sua realizzazione, considerando tale unione, nel suo complesso, essenziale per portare avanti e approfondire l’integrazione europea e il progresso in ogni Stato membro, e considerata anche la necessità di tenere conto dell’evoluzione del contesto internazionale. Per il Comitato è importante che si compia ogni sforzo per garantire il buon esito di tale iniziativa. Bisogna fare progressi rapidi e raggiungere presto risultati per rilanciare l’economia dell’UE nel breve termine e per imprimerle nuovo dinamismo.

1.2.

Il Comitato, infatti, ha sempre sostenuto con forza e in modo esplicito l’ulteriore approfondimento e il completamento dell’Unione economica e monetaria (UEM). In questa sede rinnova con fermezza tale sostegno, pronunciandosi senza riserve a favore dell’Unione dei mercati dei capitali. Insieme all’unione bancaria, l’Unione dei mercati dei capitali deve portare all’unione finanziaria, la cui realizzazione concorrerà a garantire l’attuazione dell’UEM, in quanto ne costituisce uno dei fondamenti. Le prime realizzazioni nella costruzione dell’Unione dei mercati dei capitali sono ormai un dato di fatto, e anche sulla strada dell’unione bancaria sono stati compiuti numerosi passi avanti con l’attuazione del primo e del secondo pilastro e con le proposte relative al terzo pilastro. Ora è importante proseguire il lavoro su entrambi i fronti e realizzare effettivamente e quanto più rapidamente possibile quelli che sono gli obiettivi finali di queste iniziative.

1.3.

L’Unione dei mercati dei capitali potrà inoltre fornire un contributo sostanziale al consolidamento della ripresa economica, concorrendo così a favorire la crescita, gli investimenti e l’occupazione, con benefici sia per i singoli Stati membri che per l’UE nel suo insieme. Sul piano strutturale, l’ampliamento e la diversificazione delle fonti di finanziamento che accompagnano l’Unione dei mercati dei capitali garantiranno una maggiore integrazione, il che, a sua volta, contribuirà ad assicurare l’auspicato rafforzamento della stabilità, della sicurezza e della resilienza del sistema sia economico che finanziario. È ormai impensabile continuare a operare in maniera frammentata, perché questo ci farebbe perdere molte opportunità.

1.4.

Allo stesso modo, tenendo presenti gli spostamenti di forze e di equilibri di potere in atto a livello internazionale e mondiale e il processo che ci riguarda da vicino della Brexit, è essenziale che l’UE dia prova di determinazione e rafforzi la sua posizione economica. L’Europa potrebbe prendere esempio dalla resilienza e dal dinamismo mostrati dall’economia statunitense all’indomani della crisi.

1.5.

Per il CESE è evidente che l’Unione dei mercati dei capitali non deve essere un’opzione facoltativa a vantaggio di alcuni, ma deve diventare una realtà in tutti gli Stati membri dell’UE. Si tratta di un requisito indispensabile. A livello europeo e di singoli Stati membri deve esistere la volontà politica di compiere tutti gli sforzi possibili in questa direzione e di creare tutte le condizioni adeguate necessarie. Il risultato di questo processo deve essere un’Unione dei mercati dei capitali che favorisca l’integrazione in tutta l’Unione ma che, al tempo stesso, tenga conto delle esigenze, delle necessità e delle aspirazioni esistenti, in particolare di determinate regioni e di determinati territori. Occorre attuare una politica coerente e omogenea a tutti i livelli e respingere le iniziative che non sono in linea con gli obiettivi perseguiti.

1.6.

Secondo il CESE è estremamente importante massimizzare le possibilità di successo dell’Unione dei mercati dei capitali. Il Comitato propone pertanto espressamente di prevedere gli strumenti necessari a rilevare e misurare il perseguimento effettivo degli obiettivi fissati in relazione all’Unione dei mercati dei capitali e i progressi reali compiuti su questo piano in tutti gli Stati membri. Più concretamente, il Comitato è decisamente favorevole a introdurre un sistema di valutazione periodica dei progressi compiuti e dello stato di attuazione dell’Unione dei mercati dei capitali negli Stati membri, basato su criteri sia qualitativi che quantitativi e i cui risultati siano pubblici, accompagnato da misure e azioni adeguate da attuare in caso di inadempienza.

1.7.

Il successo finale dell’Unione dei mercati dei capitali dipenderà dalla misura in cui si riuscirà a dare attuazione concreta agli elementi costitutivi proposti, a far nascere un effettivo mercato unico e a far sì che questo sia utilizzato in modo efficace da tutte le parti interessate, in particolare i fornitori di servizi finanziari, le imprese, gli investitori e i risparmiatori. Il Comitato accoglie pertanto con favore l’attuale valutazione intermedia e la tempestività con cui è stata realizzata, e raccomanda che in futuro tali valutazioni siano effettuate a intervalli regolari, coinvolgendo attivamente e da vicino anche le suddette parti interessate.

1.8.

Le ulteriori tappe per portare a compimento l’Unione dei mercati dei capitali impongono di operare delle scelte. Secondo il Comitato occorre dare la precedenza a misure e azioni capaci di produrre il massimo grado di convergenza e che lascino agli Stati membri un margine di manovra quanto più limitato possibile per andare al di là di ciò che è strettamente necessario. In questo quadro va tenuto presente l’approccio REFIT, al fine di semplificare il tutto riducendo i costi ed evitando inutili oneri amministrativi.

1.9.

Nel documento della Commissione vengono definiti 38 elementi costitutivi che dovranno essere approntati entro il 2019 per realizzare l’Unione dei mercati dei capitali. Sebbene questo elevato numero di misure da attuare nel breve termine possa suscitare alcuni interrogativi in merito all’approccio da adottare, per il Comitato è importante gettare le basi per l’Unione dei mercati dei capitali al più presto e in maniera irrevocabile e irreversibile.

1.10.

In tale contesto il CESE chiede, in particolare, di rivolgere tutta la necessaria attenzione al finanziamento delle PMI, per le quali il finanziamento bancario rimane di fondamentale importanza. Oltre alle misure già realizzate, previste nel piano d’azione originale a loro favore (ad esempio, le cartolarizzazioni STS e la direttiva sui prospetti informativi), occorre adoperarsi per dare attuazione a tutte le iniziative enunciate nella comunicazione in esame volte a migliorare ulteriormente la situazione per questa categoria di imprese. Bisogna inoltre sviluppare e incoraggiare anche altri canali quali il finanziamento alternativo e la promozione di altri strumenti d’intervento a favore delle PMI.

1.11.

Inoltre, il CESE accoglie con favore il fatto che s’incentri l’attenzione sul rafforzamento degli investimenti sostenibili e sul ruolo guida che l’UE dovrebbe svolgere in tale ambito. Il CESE sostiene l’idea che si dovrebbe tener conto degli aspetti di sostenibilità quando si dovrà procedere prossimamente a riesaminare la legislazione finanziaria (azione prioritaria 6).

1.12.

Infine, il Comitato si compiace del fatto che la vigilanza sia al centro degli sforzi volti a sviluppare l’Unione dei mercati dei capitali. La vigilanza a livello europeo svolge un ruolo fondamentale, sia nel garantire la sicurezza e la stabilità, sia nel consentire di realizzare l’auspicata integrazione dei mercati e di eliminare le barriere, gli ostacoli e le disuguaglianze all’interno dell’Unione dei mercati dei capitali.

2.   Contesto

2.1.

All’inizio del suo mandato, la Commissione Juncker ha posto tra le sue priorità assolute l’impulso alla crescita, agli investimenti e all’occupazione. Al fine di realizzare questo obiettivo si è adoperata sin da subito per elaborare un piano di investimenti per l’Europa, articolato in diversi pilastri.

2.2.

Il piano prevede tra l’altro che si compiano progressi nel completamento dell’Unione dei mercati dei capitali. Questo percorso è stato avviato alla fine del settembre 2015, con la pubblicazione da parte della Commissione del suo Piano di azione per la creazione dell’Unione dei mercati dei capitali (4), nel quale vengono poste le basi per realizzare, entro il 2019, un’Unione dei mercati dei capitali ben funzionante e integrata, estesa a tutti gli Stati membri.

2.3.

In relazione a questo piano, meno di un anno più tardi, il Consiglio europeo ha chiesto «progressi rapidi e decisi […] per garantire alle imprese un accesso più facile ai finanziamenti e sostenere gli investimenti nell’economia reale proseguendo con l’agenda dell’unione dei mercati dei capitali» (5). Poco tempo dopo, la Commissione ha adottato una comunicazione in cui auspicava anch’essa un’accelerazione delle riforme (6).

2.4.

A ciò si è aggiunta ultimamente una serie di nuove sfide sul fronte dell’integrazione finanziaria, quale la futura uscita dall’UE del suo attuale maggiore centro finanziario (in seguito alla Brexit).

2.5.

Tutto questo ha indotto la Commissione a pubblicare, di recente (7), la Comunicazione sulla revisione intermedia del piano d’azione per l’Unione dei mercati dei capitali  (8). In tale riesame intermedio, la Commissione non si limita a fare a) il punto della situazione sullo stato di avanzamento nell’attuazione del piano d’azione originario, ma annuncia anche b) una serie di nuove iniziative legislative riguardanti le misure ancora in sospeso e presenta c) diverse nuove azioni prioritarie.

2.5.1.

Con questo riesame intermedio la Commissione si propone in particolare di rispondere alle sfide sempre mutevoli che sono emerse, e intende altresì tenere conto dei risultati della consultazione pubblica svoltasi nella primavera del 2017.

2.5.2.

Delle 33 (9) misure previste nel piano, la Commissione ne ha realizzate 20, ossia oltre la metà, secondo il calendario originario. Le proposte sono volte, in particolare, a sviluppare i mercati del venture capital, semplificare e rendere meno costoso per le imprese l’accesso ai mercati aperti al pubblico tramite la revisione delle norme sui prospetti informativi, eliminare il trattamento fiscale preferenziale del debito rispetto al capitale, promuovere un mercato sicuro e liquido per le cartolarizzazioni, e offrire agli imprenditori onesti la possibilità di una ristrutturazione o una seconda opportunità in caso di fallimento.

2.5.3.

Per quanto riguarda le misure non ancora realizzate del programma (10), la Commissione intende presentare, in particolare, tre proposte legislative, considerate fondamentali per la creazione dell’Unione dei mercati dei capitali. Concretamente, si tratta di una proposta per la creazione di un prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP, testo pubblicato il 29 giugno 2017), una proposta volta a chiarire i conflitti di legge in materia di opponibilità ai terzi delle operazioni in titoli e crediti (4o trimestre 2017) e di una proposta per l’introduzione di un quadro UE per le obbligazioni garantite (1o trimestre 2018).

2.5.4.

Per rispondere alle sfide in evoluzione, la Commissione adotta nove nuove azioni prioritarie (11) volte a rafforzare l’Unione dei mercati dei capitali:

ampliare i poteri dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) al fine di promuovere l’efficacia di una vigilanza uniforme in tutta l’UE e oltre;

introdurre un contesto normativo più proporzionato per la quotazione delle PMI sui mercati aperti al pubblico;

rivedere il trattamento prudenziale delle imprese di investimento;

valutare l’opportunità di introdurre un regime UE di rilascio della licenza e del passaporto per le attività di fintech;

adottare misure atte a sostenere i mercati secondari dei crediti deteriorati e valutare eventuali iniziative legislative finalizzate a rafforzare la capacità dei creditori privilegiati di recuperare valore dai prestiti garantiti erogati a imprese e imprenditori;

dare seguito alle raccomandazioni del gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile;

facilitare la distribuzione transfrontaliera degli OICVM e dei fondi d’investimento alternativi (FIA) e la collegata attività di vigilanza;

fornire orientamenti sulla normativa vigente dell’UE in materia di trattamento degli investimenti transfrontalieri dell’UE e definire un adeguato quadro per la risoluzione amichevole dei contenziosi sugli investimenti;

elaborare una strategia organica dell’UE sulle possibili misure da adottare per sostenere lo sviluppo dei mercati dei capitali a livello locale e regionale.

2.6.

Lo scopo resta quello di contribuire in maniera determinante e durevole a posare, entro il 2019, gli elementi costitutivi per la creazione dell’Unione dei mercati dei capitali. Tutte queste iniziative saranno integrate nel programma di lavoro della Commissione per il 2018.

3.   Osservazioni generali

3.1.

Innanzitutto, il Comitato rinnova il suo sostegno di massima, formulato in un precedente parere (12), a favore dell’Unione dei mercati dei capitali, la cui realizzazione è assolutamente necessaria per un’ulteriore integrazione finanziaria ed economica all’interno dell’Unione. Lo slancio attuale non deve rimanere sprecato, specie con i diversi spostamenti di forze e di equilibri di potere ora in atto a livello mondiale tra oriente e occidente. L’UE deve mostrare determinazione.

3.2.

L’Unione dei mercati dei capitali è un elemento essenziale di un più ampio programma che dovrebbe contribuire a generare crescita, investimenti e occupazione, e il rilancio, su basi sane e durevoli, dell’economia deve rimanere una priorità da perseguire senza tentennamenti. È infatti fondamentale consolidare la ripresa economica e far sì che un maggior numero di persone possano entrare e rimanere nel mondo del lavoro.

3.3.

L’Unione dei mercati dei capitali deve inoltre mettere in moto una mobilitazione su vasta scala dei capitali in Europa in un contesto più omogeneo e convogliare questi ultimi verso l’intero universo delle imprese, delle infrastrutture e dei progetti sostenibili a lungo termine. L’ampliamento e la diversificazione delle fonti di finanziamento, che sono gli obiettivi di tale Unione e in cui il finanziamento bancario e quello proveniente dal mercato svolgono appieno il loro ruolo, devono rendere l’economia più dinamica e vigorosa. A questo riguardo, oltre ad altre innovazioni tra cui quella di assegnare un ruolo più importante ai finanziatori non bancari, può servire da fonte di ispirazione il modello americano che nel dopo crisi ha dimostrato una maggiore resilienza.

3.4.

Al tempo stesso, bisogna proseguire sulla strada della convergenza economica e sociale e rafforzare quindi la stabilità economica e finanziaria all’interno dell’UE. Deve essere inoltre prioritario adottare un approccio qualitativo, caratterizzato da crescita e prosperità sane e sostenibili. L’Unione dei mercati dei capitali deve recare vantaggi anche alle imprese, agli investitori e ai risparmiatori, senza però che essi debbano sostenere un rischio eccessivo.

3.5.

La realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali è indispensabile anche per l’ulteriore approfondimento e il completamento dell’Unione economica e monetaria (UEM) (13). Il Comitato ribadisce in questa sede la sua tradizionale posizione in materia (14). Associata a un’unione bancaria a pieno titolo, l’Unione dei mercati dei capitali deve portare a una vera e propria unione finanziaria, la quale costituisce uno dei quattro pilastri (15) dell’UEM (16). In questi settori sono già stati compiuti diversi passi avanti ed è importante proseguire gli sforzi senza sosta.

3.6.

La realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali è nell’interesse di tutti gli Stati membri. Come sottolineato di recente «un altro importante vantaggio […] è rappresentato dal suo contributo alla crescita convergente tra gli Stati membri, derivante da una migliore circolazione e ripartizione del risparmio in tutta l’Unione». Di conseguenza, le economie più deboli saranno in grado di mettersi più rapidamente al passo con quelle più forti (17). A ciò va aggiunta la considerazione che «da questo punto di vista, la Brexit rende ancora più essenziale che l’Unione dei mercati dei capitali sia attuata in modo efficace e che la crescita europea possa avvalersi dei servizi di un sistema finanziario integrato» (18).

3.7.

Per queste ragioni il Comitato ritiene che sia assolutamente auspicabile compiere dei progressi rapidi, e condivide le dichiarazioni del Consiglio europeo del giugno 2016 (19) e le altre affermazioni in tal senso (20).

3.8.

La valutazione intermedia, realizzata con prontezza (21), del piano d’azione consente di monitorare i progressi compiuti e di reagire in maniera tempestiva. Il Comitato se ne compiace in quanto essa permette di dare una risposta più incisiva e mirata alle molteplici sfide future dettate da circostanze in continua evoluzione sul piano politico ed economico. È auspicabile, tra l’altro, che in futuro tali valutazioni intermedie vengano realizzate a intervalli regolari. Per il Comitato è opportuno che le diverse parti interessate siano coinvolte da vicino e in maniera attiva in questa analisi. Ciò è particolarmente importante in quanto il successo finale dell’Unione dei mercati dei capitali dipenderà dalla misura in cui si riuscirà a tradurre in realtà «concreta» gli elementi costitutivi proposti, a far nascere un effettivo mercato unico e a far sì che questo sia utilizzato in modo efficace dal maggior numero possibile di fornitori di servizi finanziari, di imprese, di investitori e di risparmiatori.

3.9.

Per realizzare l’Unione dei mercati dei capitali occorre dare la precedenza a misure che contribuiscano maggiormente a rafforzare la convergenza (22) e che lascino agli Stati membri il minore margine di manovra possibile per andare al di là di quanto strettamente necessario. Bisogna evitare che il recepimento della normativa europea negli ordinamenti nazionali e la sua applicazione concreta possano dar luogo a differenze. Occorre, inoltre, basarsi il più possibile sull’approccio REFIT.

3.10.

A giudizio del Comitato, l’Unione dei mercati dei capitali non deve essere un’opzione facoltativa unicamente a beneficio di alcuni paesi, ma deve invece diventare una realtà in tutti gli Stati membri dell’UE. Si tratta di un requisito indispensabile. Pertanto è di estrema importanza che a livello europeo e in ogni Stato membro vi sia la volontà (politica) di creare le condizioni adeguate e di prevedere gli incentivi necessari affinché questo risultato positivo sia possibile e si trasformi in realtà.

3.11.

Nessuna concessione può essere fatta in merito all’assoluta necessità di attuare l’Unione dei mercati dei capitali in tutti gli Stati membri (cfr. il punto 3.10 supra). A tal fine bisogna prevedere strumenti che consentano di valutare il perseguimento effettivo degli obiettivi fissati e i progressi reali compiuti su questo piano in tutti gli Stati membri. In quest’ottica, il Comitato è decisamente favorevole a introdurre un sistema di valutazione periodica dei progressi compiuti e dello stato di attuazione dell’Unione dei mercati dei capitali negli Stati membri, basato su criteri sia quantitativi che qualitativi, i cui risultati devono essere resi pubblici. Devono inoltre essere previste azioni e misure adeguate da attuare in caso di inadempienza.

3.12.

Il risultato di questo processo deve essere un’Unione dei mercati dei capitali che favorisca l’integrazione in tutta l’Unione ma che, al tempo stesso, tenga conto delle esigenze, delle necessità e delle aspirazioni dei singoli Stati membri, senza che ciò possa dar luogo a nuove divisioni o frammentazioni. In questo contesto è chiaro che lo sviluppo di mercati dei capitali a livello regionale è molto importante per talune regioni e per gli operatori economici che vi sono stabiliti (azione prioritaria 9). Tale sviluppo può contribuire anche a stimolare il commercio e la prestazione di servizi a livello transfrontaliero, che attualmente risultano spesso più onerosi e difficili di quanto non lo siano a livello locale.

3.13.

L’efficace realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali impone inoltre l’attuazione di una politica coerente e omogenea a tutti i livelli. A tal fine è importante respingere le iniziative che non sono in linea con questo progetto e/o che potrebbero creare frammentazione, barriere o altri ostacoli.

3.14.

Attualmente la panoramica degli elementi basilari dell’Unione dei mercati dei capitali da approntare entro il 2019, delineata nel documento della Commissione (23), comprende non meno di 38 misure e azioni. Se si vogliono tenere aperte tutte le possibilità di riuscita descritte sopra, è opportuno chiedersi se non si stia mettendo troppa carne al fuoco in un lasso di tempo molto ridotto e se non sia invece meglio concentrarsi su un numero limitato di priorità (24). Quale che sia la risposta a questo interrogativo, la cosa importante è procedere secondo la tabella di marcia che ci si è dati, guardando il più possibile ai risultati, e gettare in maniera irreversibile le basi per l’Unione dei capitali.

3.15.

Il finanziamento delle PMI, che costituiscono il motore trainante dell’economia europea e sono di vitale importanza per l’occupazione, è un tema di grandissimo interesse per il Comitato, come già sottolineato nel suo precedente parere sul piano d’azione. Anche dopo questa valutazione intermedia, il Comitato s’interroga però (25) quanto alla pertinenza e all’efficacia dell’Unione dei mercati dei capitali nel caso delle PMI.

3.16.

In particolare per quanto riguarda le PMI — soprattutto quelle di piccole dimensioni — occorre compiere ogni sforzo per far sì che il finanziamento bancario sia e rimanga facilmente accessibile e interessante, sia a livello locale che a livello transfrontaliero (26). Bisogna inoltre incoraggiare e migliorare le possibilità di finanziamento alternativo per le PMI. Le proposte in materia di cartolarizzazione (cartolarizzazioni STS), in merito alle quali il CESE si è espresso positivamente in un precedente parere (27), costituiscono senza dubbio un passo nella giusta direzione, ma bisogna fare di più. Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati (azione prioritaria 4) e la definizione di un quadro per le obbligazioni garantite possono svolgere anch’essi un ruolo di primo piano, così come la promozione degli strumenti di natura politica esistenti a sostegno delle PMI.

4.   Osservazioni particolari

4.1.

Senza pretese di esaustività, il Comitato formula qui di seguito una serie di osservazioni e commenti in merito ad alcune azioni prioritarie (28) annunciate nel documento in esame che hanno attirato la sua attenzione.

4.2.

Il Comitato accoglie con particolare soddisfazione il fatto che la vigilanza sia al centro degli sforzi volti a sviluppare l’Unione dei mercati dei capitali (azione prioritaria 1), e si augura che tale aspetto continui a essere oggetto di un’attenzione prioritaria. La vigilanza a livello europeo svolge un ruolo fondamentale, sia nel garantire la sicurezza e la stabilità del sistema finanziario ed economico, sia nel consentire di realizzare l’auspicata integrazione dei mercati e di eliminare le disuguaglianze e altri ostacoli, di qualsiasi natura essi siano, dal mercato unico.

4.3.

La ricerca di una migliore proporzionalità delle norme a sostegno delle offerte pubbliche iniziali e delle imprese di investimento (azione prioritaria 2) è assolutamente encomiabile e merita senz’altro attenzione ma, al tempo stesso, non bisogna perdere di vista gli interessi e la protezione dei piccoli risparmiatori e investitori.

4.4.

Del tutto giustificato è anche l’interesse a rafforzare il ruolo guida dell’UE negli investimenti sostenibili (azione prioritaria 6). È infatti importante che l’Europa svolga un ruolo di primo piano in materia di crescita «buona» e sostenibile. Al riguardo occorre privilegiare un approccio qualitativo. È altresì importante che i risparmiatori e gli investitori possano disporre di informazioni pertinenti, riguardanti un periodo di tempo sufficientemente lungo. Ad esempio, nessun dato viene conservato per più di 3 anni per quanto riguarda l’impatto di un investimento. Bisognerebbe perciò valutare la possibilità di estendere tale termine.

4.5.

Il CESE è d’accordo con la Commissione europea (29) nel considerare che sarebbe opportuno combinare in maniera efficace capitali privati, finanziamenti del FEIS e altri fondi UE per reindirizzare gli investimenti verso le PMI che presentano esternalità sociali e ambientali positive, contribuendo in tal modo anche al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (OSS) e in particolare agli obiettivi del recente pilastro europeo dei diritti sociali.

Bruxelles, 19 ottobre 2017

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  Il pacchetto comprende i seguenti pareri del CESE: Politica economica della zona euro 2017 (supplemento di parere) (Cfr. pag. 216 della presente Gazzetta ufficiale), Unione dei mercati dei capitali: riesame intermedio, Approfondimento dell'UEM entro il 2025 (Cfr. pag. 124 della presente Gazzetta ufficiale) e Le finanze dell'UE entro il 2025 e Le finanze dell'UE entro il 2025. (Cfr. pag. 131 della presente Gazzetta ufficiale).

(2)  Risoluzione del CESE, del 6 luglio 2017, in merito al Libro bianco della Commissione sul futuro dell'Europa e oltre..*GU C 345 del 13.10.2017, pag. 11***.

(3)  GU C 451 del 16.12.2014, pag. 10 e GU C 332 dell'8.10.2015, pag. 8.

(4)  COM(2015) 468 final.

(5)  http://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2016/06/28-euco-conclusions/.

(6)  COM(2016) 601 final.

(7)  In data 8 giugno 2017.

(8)  COM(2017) 292 final.

(9)  COM(2017) 292 final, punto 2.

(10)  Ibidem, nota 9.

(11)  COM(2017) 292 final, punto 4.

(12)  GU C 133 del 14.4.2016, pag. 17.

(13)  GU C 451 del 16.12.2014, pag. 10, punto 1.8.

(14)  Cfr. anche il parere del CESE sul tema Approfondire l'UEM entro il 2025. (Cfr. pag. 124 della presente Gazzetta ufficiale).

(15)  Oltre alla creazione un’unione monetaria, è necessario realizzare una vera unione economica, come anche un’unione di bilancio e un’unione politica. Relazione dei cinque presidenti Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa, giugno 2015.

(16)  Cfr. anche la relazione dei cinque presidenti Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa, giugno 2015.

(17)  In questo modo potranno essere anche assorbiti meglio gli effetti asimmetrici delle crisi economiche.

(18)  Cfr., in particolare, Vítor Constâncio, vicepresidente della Banca centrale europea, Effectiveness of Monetary Union and the Capital Markets Union (Efficacia dell’Unione monetaria e dell’Unione dei mercati dei capitali), Malta, 6 aprile 2017. http://malta2017.eurofi.net/highlights-eurofi-high-level-seminar-2017/vitor-constancio-vice-president-european-central-bank/.

(19)  Cfr. il punto 2.3 del presente parere.

(20)  Cfr. nota 13.

(21)  Entro meno di due anni dalla pubblicazione del piano d’azione.

(22)  Sarebbe, ad esempio, preferibile adottare, ove possibile, dei regolamenti piuttosto che direttive.

(23)  Cfr. l’allegato alla comunicazione della Commissione, COM(2017) 292 final.

(24)  Durante il seminario ad alto livello EUROFI 2017 svoltosi a Malta (il 5, 6 e 7 aprile 2017) sono stati realizzati diversi sondaggi tra i partecipanti. Uno dei quesiti posti era il seguente: «Come si può fare per imprimere un’accelerazione significativa all’Unione dei mercati dei capitali?» Per il 37 % dei partecipanti la risposta è stata «concentrarsi su un numero limitato di priorità fondamentali», il 29 % ha scelto la risposta «imprimere slancio a livello politico per abbattere le barriere nazionali»; il 12 % ha risposto «creare uno centro finanziario nell’UE-27» e un altro 12 % ha stimato che «non è possibile imprimere un’accelerazione significativa all’Unione dei mercati dei capitali». Le risposte al quarto e quinto posto in ordine di preferenza sono state rispettivamente «rafforzare la convergenza in materia di vigilanza» (8 %) e «adeguare ulteriormente la regolamentazione bancaria alle specificità del mercato finanziario dell’UE» (3 %).

Un altro quesito era il seguente: «Quali sono le due priorità fondamentali nell’UE-27 per realizzare gli obiettivi in materia di Unione dei mercati dei capitali?». Le prime tre risposte sono state: «migliorare la coerenza della normativa sull’insolvenza e sui valori mobiliari» (21 %), «sviluppare il finanziamento tramite capitale» (16 %) e «realizzare con successo le priorità a breve termine (cartolarizzazioni, prospetti informativi ecc.)» (15 %).

In merito al seminario ad alto livello EUROFI (e in particolare i risultati dei sondaggi), cfr. https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2017/html/sp170406_2.en.html.

(25)  GU C 133 del 14.4.2016, pag. 17, punto 1.6.

(26)  La situazione varia da uno Stato membro all’altro.

(27)  GU C 82 del 3.3.2016, pag. 1.

(28)  Si tratta di quelle alle quali non è stato fatto riferimento in altre parti del presente parere.

(29)  COM(2017) 292 final, punto 4.5.