13.9.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 264/33


Mercoledì 23 maggio 2012
UE e Cina: squilibrio commerciale?

P7_TA(2012)0218

Risoluzione del Parlamento europeo del 23 maggio 2012 sull'UE e la Cina: uno squilibrio commerciale? (2010/2301(INI))

2013/C 264 E/06

Il Parlamento europeo,

visti gli articoli 2, 3, 6 e 21 del trattato sull'Unione europea,

visti gli articoli 153, 191, 207 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visti gli articoli 12, 21, 28, 29, 31 e 32 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

visto il protocollo di adesione della Repubblica popolare cinese all'Organizzazione mondiale del commercio del 23 novembre 2001,

viste la sua risoluzione del 5 febbraio 2009 sulle relazioni commerciali ed economiche con la Cina (1) e la relazione della sua Direzione generale delle Politiche esterne, del luglio 2011,

vista la dichiarazione comune rilasciata in occasione del 13o vertice UE-Cina tenutosi a Bruxelles il 6 ottobre 2010,

viste la comunicazione della Commissione intitolata «Commercio, crescita e affari mondiali - La politica commerciale quale componente essenziale della strategia 2020 dell'UE» (COM(2010)0612) e la sua risoluzione del 27 settembre 2011 su una nuova politica commerciale per l'Europa nel quadro della strategia Europa 2020 (2),

vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2008 sulla strategia dell'Unione europea per assicurare alle imprese europee l'accesso ai mercati (3),

visti il regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea e la comunicazione della Commissione del 6 dicembre 2006 intitolata «Europa globale: gli strumenti europei di difesa commerciale in un'economia globale in mutamento»,

viste la comunicazione della Commissione intitolata «Un mercato unico dei diritti di proprietà intellettuale», del 24 maggio 2011, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale da parte delle autorità doganali (COM(2011)0285, la relazione della Commissione del 14 luglio 2011 sull'applicazione da parte delle dogane europee dei diritti di proprietà intellettuale e la sua risoluzione del 18 dicembre 2008 sull'impatto della contraffazione sul commercio internazionale,

viste la relazione dell'OMC del 5 luglio 2011 sulle misure in materia di esportazioni adottate dalla Cina riguardo a varie materie prime e la sua risoluzione del 13 settembre 2011 su una strategia efficace per le materie prime in Europa (4),

vista la sua risoluzione del 13 dicembre 2011 sugli ostacoli agli scambi e agli investimenti (5),

vista la sua risoluzione del 6 aprile 2011 sulla futura politica europea in materia di investimenti internazionali (6),

viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali (7), sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali (8) e sulle politiche commerciali internazionali nel quadro degli imperativi dettati dai cambiamenti climatici (9),

viste la sua risoluzione del 24 aprile 2008 intitolata «Verso una riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio» (10) e la sua risoluzione del 14 settembre 2011 sull'andamento dei negoziati sull'agenda di Doha per lo sviluppo (11),

visti la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata «UE – Cina: maggiori responsabilità nell'ambito di un partenariato più forte» (COM(2006)0631) e il documento di lavoro che l'accompagna «Concorrenza e cooperazione – Un documento programmatico sul commercio e gli investimenti tra l'UE e la Cina» (COM(2006)0632),

vista la sua risoluzione del 5 febbraio 2009 sul rafforzamento del ruolo delle PMI europee nel commercio internazionale (12),

viste le conclusioni del Consiglio europeo del 23 ottobre 2011 e la dichiarazione finale del vertice del G20 svoltosi a Cannes del 4 novembre 2011 intitolata «Costruire il nostro futuro comune: rinnovare l'azione collettiva per il bene di tutti»,

visto il Libro bianco del governo cinese, del 23 dicembre 2010, sulla cooperazione economica e sociale sino-africana,

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A7-0141/2012),

A.

considerando che la Cina è entrata nell'OMC nel 2001 e che successivamente è diventata il primo esportatore mondiale di merci, con il 10,36 % delle esportazioni nel 2010, e la seconda potenza economica mondiale;

B.

considerando che l'UE è la prima destinataria delle esportazioni cinesi, che sono cresciute del 39,5 % tra il 2009 e il 2010, e che la Cina è il secondo partner commerciale dell'UE;

C.

considerando che l'UE è subentrata al Giappone come principale fonte di importazioni della Cina e che la crescita delle importazioni cinesi è risultata fondamentale per il recente andamento dell'economia degli Stati membri dell'UE orientati all'esportazione, come la Germania;

D.

considerando che il maggiore sviluppo della sua economia e la sua adesione all'OMC comportano per la Cina non solo notevoli vantaggi, ma anche una maggiore responsabilità a svolgere pienamente un ruolo positivo nell'ordine economico mondiale, in particolare in seno al Fondo monetario internazionale (FMI) e nel gruppo della Banca mondiale;

E.

considerando che dalla firma dell'accordo di cooperazione UE-Cina nel 1985 le relazioni commerciali bilaterali tra queste due regioni si sono intensificate in modo considerevole e che risulta pertanto fondamentale adeguare l'accordo all'attuale congiuntura economica; considerando che la Commissione ha adottato nel 2006 la sua strategia politica di fondo sulla Cina e che, in tale contesto, nel gennaio 2007 ha avviato negoziati su un accordo di partenariato e cooperazione globale finalizzato a migliorare ulteriormente le relazioni tra l'UE e la Cina in tema di scambi commerciali e investimenti;

F.

considerando che gli scambi tra l'UE e la Cina hanno registrato negli ultimi trent'anni una crescita rapida e ininterrotta fino a raggiungere un picco di 395 milioni di euro nel 2010, che il commercio bilaterale accusa uno squilibrio a favore della Cina dal 1997 e che nel 2010 tale disavanzo commerciale ammontava a 168,8 miliardi di euro, contro i 49 miliardi di euro del 2000, laddove il valore aggiunto delle esportazioni cinesi è molto limitato, una volta detratto il valore delle componenti importate dall'UE e da altre regioni; considerando che quasi l'85 % delle esportazioni imperniate su operazioni di assemblaggio è riconducibile ad aziende straniere insediate in Cina;

G.

considerando che nel 2010 gli investimenti esteri dell'UE in Cina si sono attestati su 4,9 miliardi di euro, mentre nel medesimo anno gli investimenti esteri cinesi nell'UE sono stati pari a 0,9 miliardi di euro;

H.

considerando che le divergenze tra i modelli sociali, economici e democratici dell'UE e della Cina, come pure sotto il profilo demografico e delle rispettive risorse naturali, hanno un ruolo rilevante negli squilibri commerciali tra le due regioni;

I.

considerando che la sfida posta dalla Cina è di natura più industriale che commerciale e impone all'Europa l'attuazione di una politica industriale ambiziosa, concepita a livello europeo, dal momento che gli approcci meramente nazionali impediscono una strategia comunitaria coerente nei confronti della Cina;

J.

considerando che la delocalizzazione della produzione di numerosi beni di consumo in Cina ha provocato la scomparsa di molti posti di lavoro nell'Unione europea; che tale delocalizzazione è stata accompagnata anche da una drastica diminuzione dei prezzi, che ha fatto sì che molti dei suddetti beni di consumo divenissero accessibili per i nuclei familiari dell'UE a basso reddito e che ha contribuito a un contesto di inflazione relativamente bassa;

K.

considerando che i partecipanti all'ultima conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, svoltasi a Durban, non hanno raggiunto un accordo vincolante e che gli impegni assunti da alcuni paesi circa la riduzione delle proprie emissioni di gas a effetto serra sono insufficienti, data l'urgenza di limitare l'aumento della temperatura a 2° C nel corso del XXI secolo se si vogliono rispettare gli obiettivi in materia di cambiamento climatico;

L.

considerando che, in base alle stime, l'economia europea dovrebbe crescere a un ritmo molto più debole di quella cinese, per la quale si prevede una crescita dell'ordine del 9 % nel 2012;

M.

considerando che gli squilibri economici interni di cui risentono le economie europee si stanno diffondendo anche all'interno dell'economia cinese, non da ultimo nel settore immobiliare, come evidenziato dalla recente bolla speculativa edilizia;

N.

considerando che l'impatto della politica commerciale comune dell'UE è a volte compromesso dagli interessi nazionali divergenti che gli Stati membri coltivano nei confronti della Cina;

O.

considerando che i costi sociali dell'attuale crisi economica sono elevati; che l'occupazione nell'Unione europea ha subito una contrazione dell'1,8 %, e che, di conseguenza, il 9,6 % della popolazione attiva (23 milioni di persone) si ritrova disoccupato, che il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 21 %, che permangono incerte le prospettive di ripresa dei livelli di occupazione e che il 17 % dei cittadini dell'Unione rischia di divenire indigente;

P.

considerando che, avendo aderito all'OMC nel 2001, la Cina dovrebbe rispettare le regole dell'OMC, liberalizzando i suoi scambi e aprendo il proprio mercato; che sinora, tuttavia, il suo impegno al riguardo non è stato affatto soddisfacente;

Q.

considerando che l'adesione della Cina all'Accordo sugli appalti pubblici (AAP) dovrebbe essere facilitata dall'estensione del campo di applicazione delle norme di suddetto accordo mediante la loro revisione, come pattuito il 15 dicembre 2011 nel corso dell'ultima conferenza ministeriale dell'OMC;

R.

considerando che i tentativi delle imprese europee di accedere al mercato cinese si scontrano con la politica industriale intervenzionista del governo cinese, con l'insufficiente tutela della proprietà intellettuale, con un sistema normativo ambiguo – per quanto riguarda sia il contenuto delle norme che l'applicazione delle stesse – come pure con altri ostacoli tecnici e non tariffari agli scambi commerciali;

S.

considerando che la sottovalutazione dello yuan seguita a creare vantaggi commerciali artificiali per la Cina e che i paesi membri del G20 si sono impegnati a facilitare una maggiore flessibilità dei tassi di cambio;

T.

considerando che nel 2010 sono stati sequestrati alle frontiere esterne dell'UE più di 103 milioni di articoli sospettati di violare i diritti di proprietà intellettuale (DPI), per un valore totale di 1,11 miliardi di euro; che la Cina è il paese d'origine dell'85 % di tali articoli; che uno degli elementi centrali della tutela della proprietà intellettuale consiste nella corretta applicazione delle leggi e degli impegni internazionali in essere, ivi compresa la regolamentazione in materia di sanzioni; che tali merci sono di frequente prodotte in impianti in cui vengono prodotte anche merci regolarmente etichettate, e che la produzione avviene spesso nell'inosservanza dei diritti dei lavoratori e delle norme igieniche e di sicurezza, il che rappresenta un rischio concreto per i consumatori e, nel caso delle sostanze chimiche, anche per l'ambiente;

U.

considerando che, in base al suo 12o piano quinquennale – i cui obiettivi sono in parte simili a quelli illustrati nella strategia Europa 2020 –, la Cina dovrebbe sviluppare i settori strategici dell'energia, dell'edilizia e dei trasporti e far fronte a ingenti esigenze nel settore dei servizi, il che potrebbe offrire nuove opportunità di investimento alle imprese europee e favorire una maggiore cooperazione;

Migliorare l'accesso ai mercati

1.

chiede alla Commissione di applicare il principio di reciprocità nella politica commerciale comune dell'UE con i paesi sviluppati ed emergenti, come la Cina, per ripristinare una concorrenza equa e garantire condizioni più omogenee;

2.

plaude al rafforzamento delle relazioni economiche fra l'Unione europea e la Cina; esorta tanto l'UE quanto la Cina a perseguire relazioni basate sulla cooperazione e su vantaggi reciproci, anziché su una concorrenza e una rivalità accanite;

3.

constata che l'economia cinese non soddisfa i criteri dell'economia di mercato definiti dall'OMC; invita la Commissione a cooperare con il governo cinese per eliminare gli ostacoli residui entro il 2016, data in cui l'OMC dovrebbe riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato; insiste sul fatto che tale status dovrebbe essere accordato alla Cina prima di detta data solo se essa avrà rispettato tutti i criteri; chiede che l'UE proceda a una regolare valutazione, sotto forma di relazioni annuali, del rispetto da parte cinese degli obblighi inclusi nel suo protocollo di adesione all'OMC;

4.

riconosce che nel prossimo futuro sarà verosimilmente poco probabile che sussistano i presupposti oggettivi affinché la Cina possa essere considerata un'economia di mercato, ma esorta nondimeno la Commissione a presentare al Parlamento europeo, entro la fine del 2012, una proposta che indichi quali misure la Commissione stessa dovrebbe adottare prima che l'UE riconosca alla Cina tale status;

5.

deplora l'esistenza di numerose barriere tariffarie e non tariffarie che ostacolano l'accesso al mercato cinese, come pure di talune discriminazioni nei confronti degli operatori stranieri soprattutto nel settore bancario, delle assicurazioni e delle telecomunicazioni, oltre che la complessità della struttura tariffaria e gli ostacoli tecnici agli scambi, come la mancanza di trasparenza delle norme tecniche e delle procedure di valutazione di conformità nonché del sistema cinese di certificazione obbligatoria (CCC); deplora il fatto che la Cina, contrariamente a quanto previsto dall'accordo OMC sulle sovvenzioni e le misure compensative (ASMC), non notifichi sistematicamente le proprie sovvenzioni specifiche;

6.

ricorda che la Cina si assicura vantaggi commerciali considerevoli rispetto all'UE attraverso sovvenzioni statali mirate sulla base delle costruzioni giuridiche più disparate; sollecita urgentemente la Cina ad adeguare i propri programmi in materia di sovvenzioni pubbliche alle pertinenti norme dell'OMC; esorta inoltre la Commissione a procedere quanto prima alla riforma del regolamento antisovvenzioni affinché l'UE possa rispondere efficacemente alle notevoli sfide poste dalla Cina;

7.

rileva che la Cina deplora l'esistenza di ostacoli commerciali in materia di accesso al mercato europeo, come le importanti sovvenzioni che l'UE eroga agli agricoltori europei, il complicato sistema dei dazi agricoli, gli ostacoli tecnici agli scambi, nonché le barriere agli investimenti di paesi terzi introdotte in taluni Stati membri;

8.

esprime preoccupazione per l'inaffidabilità del sistema giudiziario, che non è in grado di far rispettare gli obblighi contrattuali, e per l'assenza di trasparenza e uniformità nell'applicare il regime che disciplina gli investimenti;

9.

è preoccupato per l'assenza di prevedibilità e di pubblicità delle regole e delle norme tecniche applicabili ai prodotti, segnatamente in materia di certificazione, il che è fonte di notevoli ostacoli commerciali per le imprese che esportano in Cina;

10.

esorta la Cina a recepire le norme internazionali in materia di prodotti e servizi al fine di promuovere maggiormente i propri scambi con gli altri paesi; accoglie con favore l'accresciuta partecipazione della Cina negli organismi internazionali preposti alla definizione delle norme e ritiene che debba essere incoraggiata attraverso la partecipazione dell'UE, su una base di reciprocità, negli enti di normalizzazione cinesi; evidenzia l'importanza di garantire che le merci importate dalla Cina rispettino le norme europee in materia di prodotti alimentari e non;

11.

guarda con preoccupazione al fatto che le imprese straniere hanno difficoltà ad accedere agli appalti pubblici cinesi, il che contrasta con la garanzia dell'accesso alle gare d'appalto pubbliche europee; è preoccupato per le possibili condizioni di concorrenza sleale, dal momento che aiuti di Stato mascherati consentono in particolare alle imprese cinesi di presentare offerte di gran lunga più vantaggiose di quelle dei loro concorrenti europei; valuta positivamente la revisione dell'accordo sugli appalti pubblici (AAP) e l'ampliamento del suo ambito d'applicazione, decisi il 15 dicembre 2011 nel corso dell'ultima conferenza ministeriale dell'OMC, così come gli impegni assunti dalla Cina in tale occasione, che restano tuttavia ancora insufficienti; incoraggia di conseguenza la Cina a proporre che la sua adesione all'AAP avvenga a condizioni comparabili a quelle delle altre parti dell'accordo, coerentemente con gli impegni assunti da parte cinese nel protocollo di adesione all'OMC; invita la Commissione a elaborare rapidamente, se possibile nel 2012, uno strumento europeo volto a garantire reciprocità per quanto riguarda l'apertura dei mercati degli appalti pubblici; ritiene altresì fondamentale rafforzare gli strumenti intesi ad incoraggiare, coordinare e sostenere l'accesso delle PMI europee a un mercato prioritario quale quello cinese;

12.

nota che i crediti all'esportazione concessi dalle autorità e dalle banche cinesi favoriscono le distorsioni commerciali; invita pertanto la Cina a conformarsi alle linee guida dell'accordo dell'OCSE sui crediti all'esportazione che beneficiano di un sostegno pubblico; invita la Commissione a sostenere gli sforzi dell'OCSE volti a ottenere la partecipazione della Cina a tale accordo; incoraggia altresì la Cina a divenire parte firmataria della convenzione dell'OCSE sulla lotta contro la corruzione;

13.

ricorda che la principale forma autorizzata di insediamento di imprese straniere in Cina è la joint venture, dispositivo molto vincolante e troppo spesso associato a trasferimenti di tecnologie strategiche che possono favorire lo sviluppo concorrenziale della Cina a danno dell'industria europea in settori in cui l'UE è all'avanguardia; è convinto che una maggiore apertura della Cina circa il meccanismo della joint venture, accompagnata da una miglior tutela dei diritti di proprietà intellettuale (DPI), apporterà vantaggi a entrambe le parti e favorirà un maggiore accesso delle imprese europee al mercato cinese;

14.

invita l'UE a ricorrere in caso di bisogno, qualora la Cina adotti pratiche commerciali sleali, a strumenti di difesa commerciale conformi alle regole dell'OMC, vale a dire le misure antidumping, antisovvenzione e di salvaguardia, nonché ad avvalersi maggiormente del meccanismo di risoluzione delle controversie dell'OMC, al fine di assicurare parità di condizioni per gli scambi UE-Cina; esprime preoccupazione per il crescente ricorso, da parte cinese, a misure anti-dumping nei confronti delle esportazioni europee, così come al dumping dei prezzi e agli aiuti di stato; invita pertanto la Cina a garantire che le sue misure antidumping siano conformi alle regole dell'OMC;

Difendere gli interessi delle industrie europee

15.

deplora l'insufficiente protezione dei DPI in Cina e la mancanza di mezzi concreti a disposizione delle imprese europee, in particolare le PMI, per lottare efficacemente contro le violazioni dei DPI; plaude alla decisione della Commissione di proporre una revisione della direttiva sull'applicazione dei DPI; invita la Commissione e gli Stati membri a difendere più efficacemente i DPI in seno a tutte le organizzazioni multilaterali cui la Cina aderisce (OMC, Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (OMPI)); auspica che la Cina continui a recepire nella propria legislazione nazionale il diritto internazionale in vigore in materia di protezione dei DPI, e in particolare di lotta alla contraffazione e alla pirateria, e sollecita le autorità cinesi a garantirne l'applicazione, segnatamente a livello regionale; deplora che la Cina non abbia preso parte ai negoziati dell'Accordo commerciale anticontraffazione (ACTA); invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare la cooperazione doganale nell'UE e con i paesi terzi, in particolare con la Cina, relativamente al sequestro delle merci contraffatte e a semplificare le procedure doganali; invita la Commissione e gli Stati membri a cooperare più strettamente con i paesi terzi sulle questioni inerenti i diritti d'autore e sulle licenze;

16.

è convinto che una miglior tutela dei diritti di proprietà intellettuale e un'applicazione efficace delle regole inerenti agli stessi in Cina costituirebbero un forte incentivo per gli investitori dell'Unione europea e di altre regioni a investire in tale paese, condividere nuove competenze tecnologiche e modernizzare le tecnologie esistenti;

17.

nota che la Cina produce il 97 % delle terre rare utilizzate nel mondo e la invita a garantire ai suoi partner commerciali metodi di produzione sostenibili e un accesso equo al mercato; invita la Commissione a prestare particolare attenzione a qualsiasi eventuale restrizione da parte cinese quanto all'esportazione delle sue materie prime; ricorda in tale contesto che il 5 luglio 2011 la Cina è stata condannata dall'OMC per aver introdotto restrizioni all'esportazione di talune materie prime e che tale condanna è stata confermata in appello; invita la Commissione a sviluppare una strategia europea per una corretta gestione delle materie prime che passi attraverso l'aumento dell'efficienza energetica, il riciclaggio, un'utilizzazione più efficiente delle risorse e lo sviluppo della cooperazione industriale nei settori promettenti e innovativi dell'economia verde; auspica negoziati volti all'adozione di norme e principi condivisi riguardo al commercio delle materie prime, per stabilire in questo modo un quadro di riferimento per il ricorso alle restrizioni alle esportazioni nell'ambito OMC così come del G20, dal momento che tale problematica interessa innanzitutto i paesi industrializzati e la Cina;

18.

invita la Commissione a negoziare un accordo di investimento UE-Cina ambizioso ed equilibrato, volto a creare un ambiente più favorevole per gli investitori europei in Cina nonché a garantire trasparenza in fatto di governance delle imprese cinesi che investono nell'UE, aumentando nel contempo il livello dei reciproci flussi di capitali; invita il Consiglio a elaborare il mandato negoziale per un futuro accordo di investimento con la Cina tenendo pienamente conto delle valutazioni e posizioni espresse dal Parlamento nella sua risoluzione del 6 aprile 2011 sulla futura politica europea in materia di investimenti internazionali;

19.

plaude all'inaugurazione, nel novembre 2010 a Pechino, del centro dell'Unione europea per le piccole e medie imprese (centro UE per le PMI), che ha aperto i battenti alle PMI nel marzo 2011 e offre competenze per aiutare le PMI europee a superare i problemi che incontrano operando sul mercato cinese, in particolare nelle prime fasi di sviluppo dell'attività; valuta altresì positivamente il fatto che il centro svolga attività di prospezione economica per individuare i settori che, in Cina, presentano opportunità per le PMI dell'Unione europea e le assista nel districarsi nel contesto normativo cinese;

20.

sottolinea l'importanza della cooperazione tra imprese e dell'instaurazione di partenariati tra università cinesi e aziende dell'UE per promuovere l'innovazione in Cina; rammenta i benefici offerti dalla banca dati dell'UE sull'accesso ai mercati, dalla quale le imprese UE possono reperire informazioni sulle condizioni di accesso ai mercati, come i dazi all'importazione, le specifiche dei prodotti, le barriere commerciali, le formalità e la documentazione e le statistiche; esprime compiacimento per l'attività della Camera di commercio europea in Cina;

21.

ritiene che l'istituzione, da parte della Commissione, di un meccanismo di scambio di informazioni sugli accordi intergovernativi fra Stati membri e paesi terzi relativamente agli scambi commerciali con la Cina agevolerà un approccio coerente verso tale paese;

Ridurre la concorrenza monetaria

22.

ricorda che la Cina detiene debito sovrano di Stati membri della zona euro; sottolinea che ciò ha assunto una dimensione politica nuova alla luce dei gravi problemi di indebitamento sopravvenuti nella zona euro; invita la Commissione ad avviare una riflessione con la Banca centrale europea (BCE) e gli Stati membri per quanto riguarda la creazione di un sistema coordinato per individuare i detentori di debito sovrano pubblici e privati; è preoccupato che la capacità negoziale dell'UE nei negoziati commerciali con la Cina risulti minata per via del contributo che tale paese sta dando alla stabilizzazione finanziaria dell'eurozona;

23.

sottolinea che la supposta sottovalutazione e la non convertibilità dello yuan potrebbero arrecare un vantaggio concorrenziale sleale alle esportazioni cinesi, dal momento che la Cina detiene un terzo delle riserve mondiali di valuta; chiede un rafforzamento della regolamentazione finanziaria internazionale applicabile ai paesi del G20 – e del coordinamento macroeconomico tra gli stessi –, dal momento che la stabilità economica e il commercio mondiale sarebbero altrimenti in pericolo; invita la Cina a permettere che lo yuan si rivaluti e raggiunga un tasso di cambio appropriato; ricorda che, come previsto dai trattati europei, in caso di squilibri monetari mondiali insostenibili l'UE può dotarsi di una politica dei cambi;

24.

invita la Commissione a esortare la Cina alla liberalizzazione delle proprie partite correnti; chiede alla Commissione di dimostrare in che modo il regime di tasso di cambio fisso danneggia la competitività dell'UE e di prendere in considerazione, sulla base dei dati raccolti, opportune priorità d'intervento;

Verso un nuovo quadro istituzionale per le relazioni commerciali UE-Cina

25.

invita gli Stati membri a garantire, attraverso opportuni meccanismi di controllo, che le imprese straniere attive nell'UE rispettino la totalità delle leggi vigenti nel mercato unico, ivi comprese le norme sociali e ambientali, assicurino la protezione dei brevetti e contribuiscano agli sforzi intesi a promuovere la stabilità dell'occupazione allorché acquistano imprese europee o istituiscono filiali nell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a creare un organismo incaricato di valutare ex ante gli investimenti strategici stranieri sul modello della commissione CFIUS negli Stati Uniti, onde avere una visione chiara delle imprese che operano e investono nel territorio dell'Unione, nonché a riferire in merito al Parlamento con cadenza regolare;

26.

chiede che l'UE si attivi in tutte le organizzazioni internazionali pertinenti, come l'OMS, l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e le Nazioni Unite (ONU), per promuovere un processo di riforma orientato all'inclusione di norme vincolanti di carattere sociale, ambientale e sanitario nelle regole in materia di organizzazione del commercio dell'OMC;

27.

deplora il quadro istituzionale per le relazioni commerciali UE-Cina, che è frammentato e privo di coordinamento; invita la Commissione a procedere urgentemente alla revisione della struttura organizzativa delle relazioni bilaterali per tendere a un miglior coordinamento e per sopprimere le ridondanze a livello degli innumerevoli gruppi di lavoro, organi di dialogo e altri organismi formali e informali attivi in questo settore; invita gli Stati membri, le singole regioni e le amministrazioni comunali a coordinare meglio le proprie politiche concernenti la Cina e ad adottare misure urgenti per raggiungere un consenso operativo che favorisca la realizzazione degli obiettivi comuni dell'UE;

28.

invita l'UE a sviluppare una strategia per evitare i trasferimenti forzati di tecnologia; auspica a tale riguardo che venga rapidamente conclusa la procedura di cooperazione rafforzata in materia di brevetto comunitario;

29.

esige che tutte le merci in circolazione sul mercato interno rispettino rigorosamente le regole e le norme europee e chiede alla Commissione di proporre rapidamente uno scenario conforme alle regole dell'OMC per l'introduzione progressiva di un meccanismo di condizionalità per gli scambi commerciali e/o di una serie di misure di aggiustamento alle frontiere per le merci provenienti dai paesi terzi che non rispetteranno tali norme;

Valutare il ruolo globale della Cina

30.

sottolinea l'influsso crescente della Cina sulla scena commerciale internazionale; invita pertanto l'UE a mantenere un atteggiamento vigile per quanto concerne l'impatto politico, economico, sociale e ambientale degli investimenti crescenti della Cina nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in America latina e in Africa;

31.

ribadisce la necessità che gli investimenti cinesi in America latina e in Africa, specialmente nelle zone economiche speciali (ZES), contribuiscano allo sviluppo economico dei paesi interessati e alla nascita di catene di produzione locali con l'impiego di manodopera locale;

32.

esprime inquietudine per il fatto che alcune aziende europee investono in Cina soprattutto per via dei bassi costi di produzione, che derivano dal minor rigore delle norme sociali, ambientali e sui diritti umani; raccomanda vivamente che la Commissione e gli Stati membri promuovano l'applicazione di prassi efficaci in tema di responsabilità sociale d'impresa (RSI) da parte delle aziende europee in Cina e incoraggino la diffusione e la pubblicità delle migliori prassi in fatto di iniziative concernenti la responsabilità sociale d'impresa; chiede inoltre che la Commissione valuti in quale modo potrebbero essere inserite disposizioni in materia di RSI nel futuro accordo di investimento UE-Cina;

33.

è del parere che considerare l'attività della Cina nei paesi in via di sviluppo come una forma di concorrenza sleale e ricercare una risposta conflittuale risulterà improduttivo, soprattutto per gli stessi paesi in via di sviluppo; sottolinea che, nell'interesse dei paesi in via di sviluppo, oltre che di una più ampia concorrenza e della crescita globale, le imprese e gli attori dell'UE che intendono competere con la Cina nell'ambito delle relazioni commerciali ed economiche con i paesi in via di sviluppo dovrebbero adoperarsi per proporre offerte più allettanti in termini di sostenibilità e vantaggi a lungo termine, anche per quanto concerne gli aspetti ambientali e sociali e quelli riguardanti i diritti umani e la governance;

34.

ricorda che la Cina si colloca al primo posto a livello mondiale in termini di emissioni di gas a effetto serra; chiede che l'UE proponga in seno alle organizzazioni internazionali di integrare nella discussione relativa al commercio internazionale gli aspetti ecologici e gli obiettivi in materia di cambiamento climatico; ritiene che la forza economica della Cina e la sua capacità di promuovere l'innovazione tecnologica andrebbero utilizzate a sostegno della lotta mondiale contro il cambiamenti climatici;

35.

ritiene che gli sforzi compiuti dalle autorità cinesi per quanto riguarda taluni diritti basilari in Cina, specialmente i diritti sociali e di tutela dei lavoratori, non siano sufficienti; esorta di conseguenza l'UE e la Cina a sviluppare un dialogo strategico più stretto e responsabile fondato sulla comprensione reciproca;

Rafforzare l'UE per far fronte alla concorrenza globale

36.

invita l'UE a sviluppare un'ambiziosa politica industriale comune fondata sulla ricerca e l'innovazione che fruisca di meccanismi di finanziamento innovativi come i project bond e che promuova lo sviluppo delle PMI, soprattutto attraverso l'accesso agli appalti pubblici, al fine di mantenere la propria competitività di fronte ai nuovi grandi attori dell'industria e della ricerca; chiede all'UE di valorizzare la produzione europea fornendo ai consumatori informazioni migliori, in particolare mediante l'approvazione del regolamento «Made In» sull'indicazione del paese di origine dei prodotti importati nell'UE;

37.

esorta l'UE a rafforzare la propria governance economica, di bilancio, fiscale e politica per divenire un interlocutore credibile e di peso sulla scena internazionale; invita il Consiglio e la Commissione a parlare all'unisono onde evitare che partenariati e accordi bilaterali indeboliscano la posizione dell'UE; esorta la Commissione a operare in stretta collaborazione con gli Stati membri nella definizione delle rispettive politiche commerciali e delle loro strategie nei confronti della Cina; esorta l'UE a porre in essere una strategia di lungo termine nei confronti della Cina assicurando il coordinamento operativo tanto tra le istituzioni dell'UE quanto tra l'Unione stessa e gli Stati membri;

38.

sottolinea la necessità di adottare un approccio equilibrato nei confronti della Cina; invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare un'ampia cooperazione con la Cina in settori comuni di ricerca, quali la sicurezza dei prodotti e la salute umana, e a istituire ulteriori scambi in campo scientifico, tecnologico e culturale;

39.

osserva che molti dei problemi commerciali con la Cina riguardano la qualità della normativa e la relativa attuazione in diversi ambiti politici, tra cui la politica industriale, la politica ambientale, le misure in caso di crisi, la stabilità finanziaria e la protezione dei consumatori; invita a risolvere tali questioni attraverso il potenziamento della cooperazione bilaterale o il ricorso alla risoluzione delle controversie in ambito OMC;

*

* *

40.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


(1)  GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 132.

(2)  Testi approvati, P7_TA(2011)0412.

(3)  GU C 184 E del 6.8.2009, pag. 16.

(4)  Testi approvati, P7_TA(2011)0364.

(5)  Testi approvati, P7_TA(2011)0565.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2011)0141.

(7)  GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.

(8)  GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.

(9)  GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 94.

(10)  GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 77.

(11)  Testi approvati, P7_TA(2011)0380.

(12)  GU C 67 E del 18.3.2010, pag.101.