20.8.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 239/74


Giovedì 2 febbraio 2012
La situazione delle donne in guerra

P7_TA(2012)0028

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla situazione delle donne in guerra 2011/2198(INI)

2013/C 239 E/12

Il Parlamento europeo,

visti la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite del 10 dicembre 1948 e la dichiarazione e il programma di azione di Vienna adottati dalla Conferenza mondiale sui diritti dell’uomo del 25 giugno 1993, in particolare i paragrafi I 28-29 e II 38 sullo stupro sistematico, la schiavitù sessuale e la gravidanza forzata in situazioni di conflitto armato,

viste la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979 e la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 20 dicembre 1993 (1),

viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000) e 1820 (2008) sulle donne, la pace e la sicurezza, 1888 (2009) sulla violenza sessuale contro donne e bambini in situazioni di conflitto armato, 1889 (2009) volta a rafforzare l'attuazione e il monitoraggio della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nonché 1960 (2010), che introduce un meccanismo per la compilazione dei dati e di un elenco relativi agli autori di violenza sessuale nei conflitti armati,

vista la nomina, nel marzo 2010, di una rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati,

visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995 e i successivi documenti finali adottati dalle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino+5 (2000), Pechino+10 (2005) e Pechino+15 (2010),

vista la risoluzione 54/134 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 7 febbraio 2000, che ha designato il 25 novembre "giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne",

visto il patto europeo per la parità di genere (2011-2020) adottato dal Consiglio europeo nel marzo 2011 (2),

vista la comunicazione della Commissione intitolata "Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015" (COM(2010)0491),

visto il piano d'azione del Consiglio dell'Unione europea sulla parità di genere nella cooperazione allo sviluppo (SEC(2010)0265), che dovrebbe garantire l'integrazione della parità di genere in tutte le attività dell'Unione europea con i paesi partner a tutti i livelli,

vista la relazione del 2011 sugli indicatori dell'Unione europea per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione europea delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (3),

visti gli indicatori del 2010 per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione europea delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

visti l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'UE delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (4) e il documento operativo sull'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rafforzata dalla risoluzione 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell'ambito della PESD, ambedue adottati nel dicembre 2008,

visti gli orientamenti dell'Unione europea sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti,

viste le conclusioni del Consiglio del 13 novembre 2006 sulla promozione dell'uguaglianza di genere e dell'integrazione della dimensione di genere nella gestione delle crisi,

viste le norme generali di comportamento elaborate nel 2005 dal Consiglio per le operazioni PESD (5),

visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottato il 17 luglio 1998, in particolare gli articoli 7 e 8 che definiscono lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata e la sterilizzazione forzata o altre forme di violenza sessuale di analoga gravità quali crimini contro l'umanità e crimini di guerra,

vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sul decimo anniversario della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza (6),

vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea e nel consolidamento della pace/dello Stato (7),

vista la sua risoluzione del 1o giugno 2006 sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo nella ricostruzione e il processo democratico nei paesi nella fase successiva al conflitto (8),

visto l'articolo 48 del suo regolamento,

visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0429/2011),

A.

considerando che nel decennio trascorso dall'adozione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sono stati compiuti pochi progressi; che, in alcuni casi, sono state fissate quote per la partecipazione delle donne nei governi e il numero di donne presenti in istituzioni rappresentative è aumentato; considerando che da allora la consapevolezza delle differenze di genere nei conflitti è aumentata; che, nonostante gli sforzi intrapresi, la partecipazione delle donne ai negoziati di pace continua ad essere, con rare eccezioni, inferiore al 10% dei partecipanti ufficiali (9);

B.

considerando che è stata creata la carica di rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati, attualmente ricoperta da Margot Wallström;

C.

considerando che la violenza sessuale, sotto forma di stupri di massa, di tratta di esseri umani e di altre forme di abuso sessuale di donne e bambini, è ancora usata, il che è inaccettabile, come tattica di guerra in zone di conflitto in tutto il mondo; che il vuoto di potere che emerge in aree post-conflitto può portare al deterioramento dei diritti delle donne e delle ragazze, come constatato in Libia e in Egitto;

D.

considerando che gli effetti della violenza sessuale in periodo di guerra, tanto fisici (rischio di sterilità, di incontinenza e di malattie sessualmente trasmissibili) e psicologici, sono devastanti per le vittime dato che queste sono spesso stigmatizzate, respinte, maltrattate e che si ritiene che siano disonorate e che, in molti casi, sono escluse dalle loro comunità e, a volte, anche assassinate;

E.

considerando che le famiglie delle vittime sono a loro volta particolarmente colpite e subiscono le violenze sessuali come un'umiliazione; che i bambini nati da stupri possono essere oggetto di rifiuto; che tale rifiuto può essere brutale, sotto forma di abbandono alla nascita o di infanticidio;

F.

considerando che la dichiarazione di Vienna, adottata dalla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui Diritti umani il 25 giugno 1993, afferma che "i diritti umani delle donne e delle bambine sono parte inalienabile, integrante e indivisibile dei diritti umani universali";

G.

considerando con preoccupazione il fatto che, nella maggior parte dei casi, gli autori delle violenze sessuali restano impuniti, come mostra l'esempio della Colombia dove, in una situazione di conflitto armato, la violenza sessuale contro le donne è una pratica sistematica e occulta che gode di totale impunità, e che questa forma di violenza dovrebbe essere considerata un crimine di guerra;

H.

riconoscendo il fatto che le donne nell'esercito e/o che lavorano nelle organizzazioni civili operanti nel mantenimento della pace costituiscono un modello di riferimento importante, fungono da mediatori interculturali e da incentivo all'emancipazione per le donne locali, con le quali riescono a comunicare meglio, e contribuiscono a smantellare gli stereotipi tra gli uomini locali;

I.

considerando che, nella maggior parte dei paesi, le azioni relative alle questioni di genere non sono viste come priorità assoluta, visto che tali questioni sono considerate secondarie e che le pratiche culturali, religiose e socioeconomiche sono utilizzate quale pretesto per ostacolare i progressi nel settore dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne;

J.

considerando che occorre mettere l'accento sul genere fin dalle prime fasi di pianificazione delle missioni civili e di sicurezza; che le missioni di mantenimento della pace si sono dimostrate fondamentali per introdurre una prospettiva di genere nell'ambito della prevenzione dei conflitti, della smobilitazione e della ricostruzione postbellica;

K.

considerando il fatto che la storia ha dimostrato che sono soprattutto gli uomini a dedicarsi alla pratica della guerra e che, pertanto, la particolare attitudine delle donne in termini di dialogo e di non violenza potrebbe contribuire in modo molto efficace a prevenire e a gestire pacificamente i conflitti;

L.

considerando che l'importanza del coinvolgimento delle donne e di una prospettiva di genere è sottolineata dal fatto che, nei casi in cui un maggior numero di donne si impegna nei processi di risoluzione dei conflitti e di costruzione della pace, viene trattato un maggior numero di settori di ricostruzione e consolidamento della pace: infrastrutture di mercato, viabilità rurale, centri sanitari, scuole accessibili e giardini di infanzia, ecc.;

M.

considerando che nel 2010 sono stati adottati 17 indicatori per l'approccio globale (10) e che gli sforzi intrapresi per presentare, nel 2011, la prima relazione di monitoraggio basata su tali indicatori sono stati coronati di successo (11), che sono necessarie relazioni di monitoraggio dell'Unione europea di ampio respiro, basate su una metodologia chiara e su indicatori adeguati;

N.

considerando che i piani d'azione nazionali sulle donne, la pace e la sicurezza sono fondamentali e che dovrebbero essere basati su norme minime uniformi europee per quanto riguarda gli obiettivi che si propongono, la loro attuazione e il loro monitoraggio in tutta l'Unione europea;

O.

considerando che la Commissione ha deciso il 31 agosto 2011 di accordare altri 300 milioni di euro per la pace e la sicurezza in Africa; che nel 2011 almeno 12 paesi africani, con una popolazione complessiva di circa 386,6 milioni di persone, saranno annoverati tra le regioni attualmente in conflitto;

P.

considerando che, nei paesi in cui sono in corso processi di ricostruzione e reintegrazione in seguito a conflitti, i meccanismi istituzionali e gli impegni in materia di parità di genere sono primi passi efficaci per la protezione e la promozione dei diritti delle donne; che il coinvolgimento di tutte le parti pertinenti, come i governi e i rappresentanti politici, la società civile e i rappresentanti del mondo accademico, insieme alla diretta partecipazione di organizzazioni, gruppi e reti di donne – che dovrebbero ricevere sostegno politico, finanziario e giuridico per l'elaborazione di programmi che includano i membri più vulnerabili della popolazione, comprese le migranti, le sfollate interne, le donne rifugiate e rimpatriate – è il presupposto essenziale per la costruzione della pace nonché per il conseguimento di uno sviluppo sostenibile e la creazione di una società democratica che rispetti i diritti delle donne come pure l'uguaglianza di genere;

Q.

considerando che le cause più profonde della vulnerabilità delle donne durante i conflitti risiedono spesso nell'accesso notoriamente più limitato all'istruzione e al mercato del lavoro e che pertanto la partecipazione economica delle donne su base paritaria costituisce una conditio sine qua non della lotta contro la violenza specifica di genere nei conflitti armati; che la partecipazione delle donne alla governance, tanto al tavolo dei negoziati quanto in ruoli attivi a favore di transizioni pacifiche, continua ad essere limitata e che, ciononostante, resta una massima priorità ed un elemento cruciale per conseguire l'uguaglianza di genere;

Le donne responsabili della pace e della sicurezza

1.

chiede che il sostegno dell'Unione europea ai processi di pace sia subordinato alla partecipazione delle donne nei gruppi internazionali che conducono i negoziati di pace; chiede che si facciano progressi per quanto riguarda l'inserimento permanente di donne leader, di organizzazioni locali per i diritti delle donne e/o di gruppi della società civile ai tavoli delle trattative lungo l'intero processo di pace;

2.

sottolinea l'importanza del dialogo politico per l'emancipazione delle donne e invita le delegazioni dell'Unione europea a includere le questioni relative alle donne, la pace e la sicurezza nel loro dialogo politico e in materia di diritti umani con i governi ospitanti; invita la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a promuovere e sostenere attivamente l'emancipazione delle donne mediante la loro partecipazione alle relazioni con Stati e organizzazioni esterni all'Unione;

3.

plaude al piano d'azione dell'UE sull'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile nello sviluppo e invita l'Alto rappresentante dell'UE a prendere tutte le misure necessarie a formare in modo adeguato ed efficace il personale di delegazioni UE ad un approccio attento alle specificità di genere in materia di mantenimento della pace, prevenzione dei conflitti e consolidamento della pace; chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire un'adeguata assistenza tecnica e finanziaria a sostegno dei programmi che consentono alle donne di partecipare a pieno titolo alla conduzione dei negoziati di pace e che emancipano le donne nella società civile;

4.

chiede che l'Unione europea e gli Stati membri promuovano attivamente un aumento del numero di donne nelle forze armate e civili impegnate in operazioni di mantenimento della pace, soprattutto in posizioni di responsabilità, e a tal fine chiede:

campagne nazionali per promuovere la professione militare e le forze di polizia come una opzione valida per le donne come per gli uomini, per smantellare possibili stereotipi; tali campagne dovrebbero includere azioni informative e giornate aperte, in cui si forniscano informazioni effettive sulle opzioni di formazione e di impiego nelle forze armate;

la revisione della politica in materia di promozioni nelle forze armate, per esaminare se le donne sono state svantaggiate in sede di promozione, nonostante siano uguali ai loro colleghi maschi, a prescindere dal loro genere;

l'inclusione di politiche favorevoli alle donne nell'ambito delle forze armate, ad esempio la possibilità di un congedo di maternità;

la promozione di modelli di riferimento – donne che hanno fatto prova di coraggio e che hanno agito per conseguire cambiamenti;

l'inclusione di un maggior numero di donne, soprattutto nelle operazioni civili, in posizioni di alto rango e nelle interazioni con la comunità locale;

una formazione approfondita di uomini e donne che interagiscono con la popolazione civile sugli aspetti legati al genere, sulla protezione, sulle necessità specifiche e i diritti umani di donne e bambini in situazioni di conflitto, e sulla cultura e le tradizioni dei paesi ospitanti, al fine di migliorare la protezione dei partecipanti e assicurare che non vi siano differenze nella formazione di uomini e donne;

5.

chiede adeguati finanziamenti dell'Unione europea, anche nell'ambito dello strumento per la stabilità, a sostegno dell'effettiva partecipazione delle donne, e contributo, alle istituzioni rappresentative a livello nazionale e locale e a tutti i livelli del processo decisionale nell'ambito della risoluzione dei conflitti, dei negoziati di pace, delle attività di mantenimento della pace e nella pianificazione postconflittuale;

6.

sottolinea la necessità di elaborare un codice di condotta per il personale UE assegnato a missioni militari e civili che metta in chiaro che lo sfruttamento sessuale costituisce un comportamento ingiustificabile e criminale e richiede che sia applicato rigorosamente in casi di violenza sessuale perpetrata da personale umanitario, da rappresentanti delle istituzioni internazionali, da forze di mantenimento della pace e da diplomatici mediante sanzioni severe sul piano amministrativo e penale; chiede una tolleranza zero quanto allo sfruttamento sessuale dei bambini e delle donne nei conflitti armati e nei campi profughi e, a tal fine, accoglie favorevolmente le recenti indagini delle Nazioni Unite sulle denuncie di sfruttamento sessuale in cui erano coinvolti membri dell'operazione delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace in Costa d'Avorio;

L'impatto dei conflitti armati sulle donne

7.

condanna fermamente il ricorso continuato alla violenza sessuale contro le donne come arma di guerra, equiparandolo a un crimine di guerra; riconosce le profonde ferite fisiche e psicologiche che tali abusi lasciano sulle vittime e le conseguenze drammatiche per le loro famiglie; sottolinea che tale fenomeno deve essere affrontato attraverso programmi di sostegno per le vittime e sollecita la mobilitazione della leadership politica per presentare una serie coordinata di misure per prevenire e ridurre l'uso della violenza sessuale; sottolinea, a tal riguardo, l'incessante situazione di orrore in Congo; ricorda che tra il 30 luglio e il 4 agosto 2010 si sono verificati stupri di massa nel distretto minerario del Congo orientale, che nel 2009 sono stati segnalati almeno 8 300 stupri nel Congo orientale e che le donne che hanno denunciato di aver subito violenza nel primo trimestre del 2010 sono state non meno di 1 244, il che corrisponde a una media di 14 stupri al giorno; segnala che la situazione resta immutata nel 2011; esorta le due missioni dell'UE nella Repubblica democratica del Congo, EUPOL RD Congo ed EUSEC RD Congo, a fare della lotta contro la violenza sessuale e della partecipazione delle donne le principali priorità nello sforzo di riforma del settore della sicurezza congolese;

8.

sottolinea che, dato che la violenza sessuale, di cui sono vittime soprattutto donne e bambini, è aggravata tra l'altro dalle differenze di genere, dalla propagazione della violenza – tanto in generale quanto dalla militarizzazione della società in particolare – e dallo sfacelo della struttura della società, sarebbe opportuno accordare particolare attenzione e risorse alla prevenzione di questi crimini di guerra;

9.

invita gli Stati membri a promuovere l'adozione di misure per limitare le conseguenze negative dei conflitti armati sulla vita familiare;

10.

chiede una maggiore cooperazione con le organizzazioni locali di donne, per introdurre un sistema di allarme precoce e, eventualmente, consentire loro di evitare gli abusi o ridurne l'incidenza;

11.

chiede alla Commissione di sostenere i gruppi locali della società civile, in particolare i gruppi femminili e quelli che prestano attenzione al genere, attraverso finanziamenti accessibili e sviluppo di capacità affinché possano svolgere il loro ruolo di sorveglianza, soprattutto nei confronti dei paesi inadempienti;

12.

è inorridito dal fatto che gli autori delle violenze sessuali continuino a sfuggire impuniti; chiede energicamente che sia posta fine all'impunità per i responsabili di violenze sessuali; esorta le autorità nazionali a far rispettare la legislazione relativa all'impunità, e chiede che si rafforzi il sistema giudiziario fornendo una formazione ai giudici e ai pubblici ministeri in materia di indagini e sanzione dei casi di violenza sessuale; chiede pertanto che i procedimenti giudiziari abbiano un'elevata visibilità e pubblicità, quale mezzo per diffondere il messaggio che tale pratica è intollerabile;

13.

chiede che la questione dell'impunità costituisca un fattore di primo piano nei negoziati di pace, poiché non può esservi pace senza giustizia e i responsabili devono essere portati davanti alla giustizia e affrontare le conseguenze penali delle loro azioni; sottolinea che l'impunità non deve essere negoziabile; rammenta che l'iter giudiziario per condannare i responsabili di violenze sulle donne in guerra è spesso troppo lento creando ulteriore malessere per le vittime; chiede dunque una giustizia certa e uguale per tutti, nel rispetto di tempi ragionevoli e della dignità anche delle donne vittime di guerra;

14.

ricorda il ruolo chiave dell'istruzione non solo nell'emancipazione delle donne e delle ragazze, bensì anche nella lotta contro gli stereotipi e per l'evoluzione delle mentalità; chiede l'attuazione e/o il rafforzamento dei programmi di sensibilizzazione nel quadro dei programmi educativi, ponendo in rilievo il rispetto della dignità delle donne;

15.

chiede che le forze armate installino ambulatori per le donne vittime di violenza sessuale e psicologica nelle zone di guerra;

16.

esige che le donne vittime di sevizie e di violenza durante i conflitti possano adire giurisdizioni internazionali in condizioni compatibili con la propria dignità e venendo da queste protette dalle aggressioni fisiche e dai traumi derivanti da interrogatori in cui si mostri insensibilità rispetto ai traumi; esige che, in tali casi, sia loro resa giustizia sia sul piano civile sia su quello penale e che siano attuati programmi di assistenza per aiutarle a reinserirsi economicamente, socialmente e psicologicamente;

17.

chiede che l'Unione europea e gli Stati membri sostengano efficacemente l'attuazione degli orientamenti dell'Unione europea sulle violenze contro le donne e le ragazze, attraverso misure specifiche quali:

l'istituzione di un sistema efficace di monitoraggio di tutte le azioni giudiziarie connesse a casi di violenza sessuale e del seguito loro dato;

l'adozione di misure, strategie e programmi che si incentrano non soltanto sulla protezione e sugli elementi del procedimento giudiziario, ma soprattutto sulla prevenzione;

programmi volti a offrire consulenza sanitaria e psicologica gratuita alle vittime di violenza nella loro lingua madre e in linea con la loro cultura e costumi, ove possibile, da parte di medici donne;

programmi volti a fornire corsi e letteratura di facile accesso in materia di salute, in particolare di salute riproduttiva e sessuale, rivolti alle donne e agli uomini e campagne di sensibilizzazione adattate alle culture delle persone a cui sono destinate;

misure specifiche da adottare per garantire che le donne in situazioni di conflitto abbiano un accesso equo ai sistemi di sanità pubblica (12) in particolare all'assistenza sanitaria primaria, compresa la protezione della madre e del minore, quale definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (13), e assistenza sanitaria ginecologica e ostetrica;

lo sviluppo di programmi di protezione dei testimoni volti a proteggere le vittime e a incoraggiarle, con la garanzia della protezione, a farsi avanti e testimoniare contro i loro aggressori;

18.

sottolinea l'importanza cruciale di garantire che le donne siano protagoniste paritarie negli iter di riforma della giustizia o di giustizia transnazionale in modo che possano difendere efficacemente l'applicazione della parità di diritti nel quadro dei sistemi giudiziari nazionali;

19.

invita la Commissione, il SEAE e le delegazioni del Parlamento a trovare modalità per promuovere la firma, la ratifica e l'attuazione dello Statuto di Roma del 1998 (per la Corte penale internazionale) da parte dei paesi in via di sviluppo che non l'abbiano ancora fatto, come passo necessario in vista della tutela dei diritti sessuali delle donne in tempo di guerra e per evitare l'impunità dei colpevoli;

20.

condanna la presa di ostaggi e chiede una punizione più forte dell'uso di scudi umani durante i conflitti;

21.

chiede alloggi per detenute separati da quelli degli uomini, soprattutto per evitare abusi sessuali;

22.

sottolinea l'importanza del diritto di conoscere la sorte dei parenti dispersi e invita le parti nei conflitti armati ad adottare tutte le misure possibili per rendere conto delle persone disperse;

23.

chiede disposizioni specifiche che offrano un'ulteriore protezione alle donne da stupro, prostituzione forzata e da qualsiasi altra forma di offesa al pudore, nonché particolare attenzione per le donne incinte e le madri di bambini piccoli nella fornitura di servizi alimentari, abbigliamento, evacuazione, trasporto e strutture mediche per evitare gravidanze indesiderate e malattie trasmesse sessualmente come settori prioritari nell'ambito dello strumento di finanziamento dello sviluppo per il periodo 2014-2020;

24.

invita la Commissione ad esaminare la possibilità di stabilire unità di reazione rapida composte da personale qualificato (come medici, psicologi, sociologi e consulenti legali) onde fornire sostegno immediato in situ alle vittime dei crimini di genere;

25.

accoglie con favore l'adozione della risoluzione 1960 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede informazioni dettagliate sui presunti responsabili di violenze sessuali durante i conflitti armati; invita gli Stati membri a intensificare i loro sforzi per attuare la risoluzione 1960;

26.

chiede che sia analizzata la possibilità di un adeguato indennizzo per le vittime tenendo conto anche delle conseguenze psicologiche sulle famiglie e i figli delle vittime, in conformità al vigente diritto internazionale e nazionale;

27.

invita la Commissione e gli Stati membri a mettere in grado le donne di esercitare i loro diritti di accesso alla terra, all'eredità, al credito e ai risparmi nelle situazioni di post-conflitto, in particolare nei paesi in cui i diritti di proprietà delle donne non sono giuridicamente vincolanti o socialmente riconosciuti;

28.

sottolinea la necessità di integrare l'immagine delle donne come vittime vulnerabili con un'immagine delle donne come gruppo altamente differenziato di attori sociali in possesso di preziose risorse e capacità e dotate di propri programmi; sostiene che le donne influenzino il corso degli eventi e che debbano plasmare il processo di sviluppo; è del parere che le donne vittime della guerra non dovrebbero più essere considerate soltanto come vittime di guerra, quanto piuttosto come fautrici della stabilizzazione e risoluzione di conflitti; sottolinea il fatto che le donne in generale possono svolgere questo ruolo soltanto se sono rappresentate pariteticamente nel processo decisionale a livello politico ed economico;

29.

osserva che la comprensione che la gente ha del ruolo delle donne nelle società postbelliche e dei loro contributi alla ricostruzione postbellica deve andare al di là della retorica universalistica dell'"esperienza della guerra vissuta dalle donne", e che occorre riconoscere la specificità e la diversità delle esperienze delle donne;

Raccomandazioni

30.

chiede la nomina di una rappresentante speciale dell'Unione europea per le donne, la pace e la sicurezza nell'ambito del SEAE, al fine di integrare trasversalmente la prospettiva di genere e cooperare in modo più efficiente con i rispettivi omologhi delle Nazioni Unite; chiede che tutte le politiche dell'Unione europea, i gruppi di azione e le unità/punti focali che trattano delle questioni di genere e sicurezza siano sottoposti al coordinamento di tale rappresentante speciale dell'Unione europea e ad essa collegati, per garantirne la coerenza e l'efficacia come pure l'attuazione sistematica, coerente e globale delle strategie e delle azioni da adottarsi;

31.

chiede che il gruppo di azione informale "Donne, pace e sicurezza" sia sostenuto e riconosciuto;

32.

chiede di accordare particolare attenzione alla dimensione di genere nel contesto della ricerca della pace, di prevenzione e soluzione di conflitti, nelle operazioni di mantenimento della pace e di risanamento e di ricostruzione postbellica e che la dimensione di genere sia una componente dei documenti di strategia nazionale;

33.

incoraggia vivamente il SEAE, la Commissione e gli Stati membri a inserire le questioni inerenti allo sviluppo – in particolare riconoscendo i diritti delle madri ad avere tutela e sostegno, la cura e la crescita dei figli e la sicurezza sanitaria ed economica delle donne, dando specifica attenzione ai diritti di proprietà, in particolare in relazione alla proprietà e alla coltivazione delle terre – nelle proprie azioni relative alle donne nelle zone di conflitto;

34.

accoglie con favore la decisione dell'UE di adottare un elenco di 17 indicatori di attuazione al fine di valutare il suo rendimento sulle questioni relative al genere in paesi fragili, in situazioni belliche e postbelliche; sottolinea che questi indicatori, che dovranno anche comprendere misurazioni qualitative, devono essere migliorati; invita la Commissione e il SEAE a tenere conto delle conclusioni di questo processo di valutazione durante le fasi di programmazione e attuazione;

35.

invita il SEAE, ai sensi dell'articolo 9 della decisione del Consiglio 2010/427/UE del 26 luglio 2010, a garantire che la programmazione, l'attuazione e il monitoraggio delle iniziative nazionali per la promozione della prospettiva di genere nelle situazioni prebelliche, belliche e postbelliche, siano gestiti a livello di delegazione in modo da inquadrare meglio le specificità di ogni contesto e la probabile esistenza di una dimensione regionale;

36.

invita gli Stati membri ad adottare, attuare e monitorare i propri piani d'azione nazionali su donne, pace e sicurezza; ribadisce il suo invito all'Unione europea e agli Stati membri a sviluppare nei loro piani e strategie un insieme di norme minime contenenti obiettivi realistici con indicatori specifici, punti di riferimento, scadenze, bilanci assegnati e un meccanismo di monitoraggio efficace; sottolinea l'importanza di associare le organizzazioni non governative allo sviluppo, l'attuazione e il monitoraggio dei piani d'azione;

37.

chiede all'Unione europea di assicurare l'equilibrio delle assunzioni nell'ambito delle missioni e delle operazioni e di promuovere un maggior numero di donne a posizioni di responsabilità, ad esempio come capo di delegazione dell'Unione europea presso paesi terzi o capo di missioni dell'Unione europea;

38.

sottolinea l'invito della Commissione all'UE affinché sostenga i paesi terzi nel rispettare ed attuare gli obblighi internazionali, come la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, il Programma di azione del Cairo, la Piattaforma di azione di Pechino e la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite;

39.

appoggia energicamente l'inclusione di consulenti o di punti di contatto per le questioni di genere nelle missioni di politica di sicurezza e di difesa comune (PESD) e delle delegazioni dell'Unione europea; invita l'Alto rappresentante/Vicepresidente a evitare che queste funzioni siano accorpate ad altre e a fornire loro adeguate risorse e autorità;

40.

sottolinea l'importanza delle campagne di sensibilizzazione nella lotta contro gli stereotipi, la discriminazione (basata sul genere, la cultura o la religione) e la violenza domestica nonché l'importanza dell'uguaglianza di genere nel suo complesso; rileva che tali campagne dovrebbero essere integrate dalla promozione di un'immagine positiva delle donne attraverso modelli di riferimento femminili nel contesto dei media, nella pubblicità, nei materiali didattici e in Internet;

41.

chiede l'istituzione di adeguate procedure pubbliche di denuncia nell'ambito della PSDC, che favoriscano in particolare la segnalazione delle violenze sessuali e basate sul genere; invita l'AR/VP ad includere una relazione dettagliata sulle donne, la pace e la sicurezza nella valutazione semestrale delle missioni PSDC; ricorda che le missioni PSDC costituiscono uno degli strumenti più importanti dell'UE per dimostrare il suo impegno rispetto agli obiettivi delle risoluzioni 1820 e il 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nei paesi e regioni colpiti dalla crisi;

42.

chiede che sia previsto un bilancio specifico per la valutazione e il monitoraggio dei dati raccolti sulla base degli indicatori elaborati a livello di Unione europea; chiede linee di bilancio specifiche per consulenze in materia di genere e progetti e attività sulle donne, la pace e la sicurezza nell'ambito delle missioni PSDC;

43.

invita l'autorità di bilancio dell'UE ad aumentare le risorse finanziarie destinate alla promozione dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle donne nei futuri strumenti finanziari per lo sviluppo riguardo al periodo 2014-2020;

44.

invita l'Alto rappresentante dell'UE e la Commissione a prendere le misure necessarie per migliorare la complementarità e la mobilitazione tempestiva di tutti gli strumenti finanziari per l'azione esterna dell'UE, ovvero il Fondo europeo di sviluppo, lo Strumento di cooperazione allo sviluppo, lo Strumento europeo di vicinato e partenariato, lo Strumento di assistenza preadesione, lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani e lo Strumento per la stabilità, per evitare una reazione frammentata dell'UE alla situazione delle donne nei conflitti bellici;

45.

chiede un sostegno specifico da parte dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) per quanto riguarda la raccolta, l'elaborazione e la divulgazione di pratiche efficaci in materia di integrazione orizzontale della dimensione di genere nell'attuazione degli indicatori di Pechino riguardanti il campo delle donne e conflitti armati;

46.

sottolinea l'importante ruolo svolto dal Partenariato CE/ONU sull'uguaglianza di genere per lo sviluppo e la pace che si prefigge di individuare approcci con cui integrare l'uguaglianza di genere e i diritti umani delle donne in nuove modalità di aiuto, come pure di prestare sostegno agli sforzi dei partner nazionali nell'eseguire gli obblighi internazionali sull'uguaglianza di genere e nell'abbinare il loro impegno a favore dell'uguaglianza di genere ad adeguati stanziamenti finanziari in programmi e bilanci di sviluppo nazionali; sottolinea che tale progetto si incentra specificamente sul ruolo delle donne in situazioni di conflitto e in situazioni postbelliche e, in particolare, sulla corretta attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;

47.

chiede all'Unione di concentrarsi sulla creazione di scuole al fine di migliorare l'istruzione di ragazzi e ragazze, quando proponga aiuti alla ricostruzione postbellica;

48.

plaude alle varie iniziative per l'introduzione di indicatori specifici di genere di allarme rapido e di sorveglianza dei conflitti, come quelli del Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), del Consiglio d'Europa, della Fondazione svizzera per la pace, dell'International Alert (Allarme internazionale) e del Forum on Early Warning and Early Response (Forum su allarme e risposta tempestivi);

49.

sottolinea l'importanza di mettere le donne al centro delle politiche di approvvigionamento idrico, delle misure sanitarie e dell'igiene, e sottolinea quindi l'importanza di aumentare l'accesso all'acqua potabile sicura, a misure sanitarie adeguate e all'acqua per usi produttivi;

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50.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.


(1)  A/RES/48/104.

(2)  Allegato alle conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011.

(3)  Documento 09990/2011 del Consiglio, dell'11 maggio 2011.

(4)  Documento 15671/1/2008 del Consiglio, del 1o dicembre 2008.

(5)  Documento del Consiglio 08373/3/2005 del 18 maggio 2005.

(6)  Testi approvati, P7_TA(2010)0439.

(7)  GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 32.

(8)  GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 287.

(9)  Studio decennale d'impatto sull'attuazione della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza nel contesto del mantenimento della pace, Relazione finale al dipartimento operativo di sostegno sul campo alle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, 2010.

(10)  Documento 11948/2010 del Consiglio del 14 luglio 2010.

(11)  Documento 09990/2011 del Consiglio dell'11 maggio 2011.

(12)  Come stabilito all'articolo 25 della Dichiarazione Universale dei diritti umani e della Carta Sociale europea (riveduta del Consiglio d'Europa),Parte I, principio 11.

(13)  56a Assemblea Mondiale della Sanità A56/27, ordine del giorno provvisorio, punto 14.18, 24 aprile 2003, Conferenza internazionale sull'assistenza sanitaria primaria, Alma-Ata: 25o anniversario, Relazione del Segretariato.