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22.12.2011 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
C 376/44 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — L'Europa, prima destinazione turistica mondiale — un nuovo quadro politico per il turismo europeo
COM(2010) 352 definitivo
2011/C 376/08
Relatore: GKOFAS
La Commissione europea, in data 30 giugno 2010, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — L'Europa, prima destinazione turistica mondiale — un nuovo quadro politico per il turismo europeo
COM(2010) 352 definitivo.
La sezione specializzata Mercato unico, produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 30 agosto 2011.
Alla sua 474a sessione plenaria, dei giorni 21 e 22 settembre 2011 (seduta del 21 settembre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 121 voti favorevoli, 14 voti contrari e 8 astensioni.
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1 |
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la comunicazione della Commissione relativa alla proposta presentata al Parlamento europeo L'Europa, prima destinazione turistica mondiale - un nuovo quadro politico per il turismo europeo e sottolinea che, malgrado alcune importanti lacune, essa contiene molti elementi positivi da realizzare. Presenta tuttavia le seguenti proposte per rafforzare e arricchire questa iniziativa. |
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1.2 |
Dato che in Europa il settore turistico comprende diversi soggetti (amministrazioni, istituzioni, enti, interlocutori sociali), diversi ambiti (locale, regionale, nazionale, europeo) e diversi comparti (trasporti, alloggi, offerta di servizi complementari, ecc.), alle iniziative previste dovrebbero partecipare tutti i protagonisti. Per tale motivo, il CESE rinnova la proposta di creare una Agenzia europea del turismo che, grazie ad un effettivo monitoraggio dei dati a sostegno e rinforzo delle misure illustrate, faccia convergere gli sforzi volti ad avanzare concretamente verso una politica europea globale in materia di turismo che tenga contro della diversità e del pluralismo dell'identità europea quale destinazione turistica. |
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1.3 |
Il CESE ritiene opportuno sottolineare e adottare le seguenti misure al fine di far fronte alle sfide esposte nella comunicazione della Commissione, nonché di realizzare le azioni concrete previste:
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1.4 |
A livello degli Stati membri occorre lanciare un'analisi dell'impatto dei cambiamenti climatici sul turismo e adottare misure efficaci di adattamento in linea con le implicazioni, in termini di competitività, delle previsioni relative ai cambiamenti climatici. |
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1.5 |
Occorre sviluppare ulteriormente alcune tipologie specifiche di turismo, ossia il turismo sociale, culturale, gastronomico, rurale, sportivo, sanitario, senza barriere, congressuale, religioso, ecc., nel quadro di una politica europea volta a diversificare l'offerta e a concentrarsi su nuovi mercati emergenti. |
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1.6 |
Il CESE ritiene che i progetti di portata europea, quale l'iniziativa Calypso, abbiano dimostrato l'efficacia della cooperazione tra le istituzioni europee e i diversi livelli di governo, come pure gli interlocutori sociali e gli organismi del settore, e abbiano prodotto effetti socioeconomici positivi. Invita pertanto la Commissione e il Parlamento europeo a continuare ad impegnarsi, soprattutto attraverso misure di bilancio, in questo tipo di iniziative. |
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1.7 |
Ferma restando l'esigenza di sicurezza, l'obbligo di visto può creare problemi concreti ai turisti provenienti dai paesi non-Schengen. In alcuni casi questo dipende dall'applicazione di procedure eccessivamente burocratiche da parte dei singoli Stati membri. Il CESE invita la Commissione ad adottare misure specifiche per superare questo ostacolo. |
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1.8 |
Il CESE esorta i governi nazionali a introdurre una certificazione comune europea per la formazione professionale turistica, che sia riconosciuta in tutti gli Stati membri dell'UE. Il CESE reputa necessario che la formazione impartita in tale ambito non soltanto venga riconosciuta in tutta l'UE, ma sia anche di alto livello per formare dei veri professionisti del settore, in linea con gli orientamenti formulati dalla Commissione europea e dal Cedefop. È necessario prestare particolare attenzione ai risultati del processo di apprendimento e alla loro certificazione, ma anche riqualificare i diplomi di formazione turistica a livello universitario, laddove possibile. La strategia Europa 2020 deve tenere conto anche del settore turistico, con uno specifico riferimento alle nuove competenze necessarie per i nuovi lavori, ad altre iniziative previste, come il riconoscimento dell'esperienza professionale e della formazione formale e non formale, e all'impatto che il comunicato di Bruges sulla formazione professionale, adottato dai ministri dell'Istruzione dell'UE e dalle parti sociali, dovrebbe avere sul settore turistico. |
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1.9 |
Il CESE sottolinea che in materia di turismo non esiste una soluzione universale per tutte le situazioni e riconosce che le singole destinazioni hanno esigenze differenti e attirano nicchie di mercato diverse. Il quadro politico per il turismo deve quindi tenere conto delle esigenze specifiche, ad esempio, delle regioni periferiche, continentali, costiere, rurali, insulari, aride, ecc. |
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1.10 |
L'obiettivo è creare, mettere a punto e attuare una programmazione strategica per una politica europea comune del turismo a livello regionale, in modo da favorire la competitività sostenibile e la qualità in questo campo, nonché un livello elevato di protezione dei consumatori, integrando al tempo stesso l'azione degli Stati membri. Ciononostante, data la grande diversità degli Stati membri, ciascun paese dovrà presentare una programmazione strategica delle proprie politiche turistiche nazionali che preveda azioni specifiche per ciascuna regione, da realizzare in una prospettiva almeno decennale. |
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1.11 |
Il CESE invita i governi nazionali ad adeguare le tasse comunali e a cercare di ridurre l'IVA a carico dei prodotti turistici di carattere sociale, in modo da renderli più attraenti al fine ultimo di sviluppare e di garantire un accesso migliore ai servizi turistici. È necessario assicurare l'esistenza di infrastrutture e servizi locali che offrano prestazioni turistiche di qualità, migliorando sia la qualità di vita dei residenti che le condizioni di soggiorno dei turisti. |
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1.12 |
L'UE ha bisogno di una strategia di comunicazione che tuteli l'immagine positiva dell'Europa e del settore turistico, e risolva il problema della pubblicità negativa. |
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1.13 |
Occorre inoltre adottare misure intese ad evitare la disoccupazione strutturale nelle imprese turistiche, al fine di migliorare sia la qualità e la stabilità dell'occupazione che la redditività delle imprese. |
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1.14 |
La Commissione dovrà intensificare gli sforzi che ha già in atto per comunicare il significato autentico del turismo di qualità in tutte le sue dimensioni, ossia un'esperienza che prevede sia il riposo fisico sia la rigenerazione intellettuale tramite il contatto con modelli di cultura e civiltà. La programmazione dovrà avvenire a livello regionale, mentre la promozione e la comunicazione dovranno interessare i livelli regionale, nazionale e UE. |
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1.15 |
Il CESE rileva la mancanza di un riferimento chiaro a un quadro giuridico relativo ai diritti dei consumatori nel settore del turismo e l'assenza di qualsiasi giustificazione per l'inammissibile rinvio della revisione della direttiva 90/314/CEE del 13 giugno 1990, inizialmente annunciata per la fine del 2010, poi prevista dal programma di lavoro della Commissione per l'inizio del 2011 e a tutt'oggi non realizzata. |
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1.16 |
Il CESE apprezza l'impulso dato dalla Commissione, dal Parlamento europeo e dalle parti sociali europee alla definizione di una politica europea del turismo. Su questa falsariga, esso prosegue il proprio impegno e collaborerà all'obiettivo e ai valori che sta via via proponendo nei propri pareri al fine di realizzare un modello turistico europeo. |
2. Introduzione
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2.1 |
La nuova politica per il turismo individua tre obiettivi principali che sono alla base del nuovo quadro, ossia:
Sostenendo questi tre pilastri tramite strutture e risorse sufficienti, si garantirà una base adeguata per attuare una politica estremamente solida e proficua in materia di turismo. |
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2.2 |
La Commissione individua una serie di sfide che il settore turistico europeo deve affrontare e che sono emerse o si sono aggravate negli ultimi anni. Tuttavia, le principali sfide rimaste invariate nel corso degli anni sono: la stagionalità del settore, il fatto che il turismo non sia considerato, nella pratica, come un'importante industria in crescita; le condizioni di lavoro precarie dei lavoratori del settore; la disoccupazione strutturale nelle imprese turistiche; la mancanza di accesso delle PMI a finanziamenti adeguati che consentano loro di adattarsi al processo costante di trasformazione e sviluppo dell'industria turistica, e infine l'innovazione nel settore. È indispensabile che la Commissione affronti le suddette sfide. In numerosi pareri il CESE ha sottolineato l'importanza di raccogliere tali sfide, indicando le misure da adottare (1). |
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2.3 |
Il turismo è un'attività economica di rilievo, con un impatto particolarmente positivo sulla crescita economica, lo sviluppo sostenibile e l'occupazione in Europa. Esso rappresenta un elemento importante della vita dei cittadini europei. |
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2.4 |
Dal 2008 la domanda di servizi turistici ha subito influssi negativi. Tuttavia, se vuole restare la prima destinazione turistica al mondo e trarre vantaggio dalla ricchezza e dalla diversità delle regioni che la compongono, l'Europa deve elaborare una politica turistica comune. |
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2.5 |
Se la Commissione intende favorire un nuovo quadro d'azione per accrescere la competitività del turismo nell'UE e la capacità di quest'ultima di svilupparsi in modo sostenibile, il CESE ritiene che le sue proposte debbano essere più concrete, pur riconoscendo che ciascun paese ha interesse a sviluppare il proprio modello e potenziale turistico. Dato il carattere transnazionale del settore turistico, è evidente la necessità di creare un quadro politico per il turismo a livello dell'UE, che dia però ancora piena libertà agli Stati membri di sviluppare le loro specifiche politiche nazionali. Deve risultare chiaro che ciò che accade in una regione dell'UE può avere conseguenze per il turismo di un altro Stato membro. |
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2.6 |
I paesi dell'Europa meridionale, ad esempio, pur non essendo direttamente interessati dalla chiusura dello spazio aereo europeo dovuta alla nuvola di cenere vulcanica nella primavera 2010, hanno comunque registrato un calo dell'attività turistica per via di pubblicazioni di tono negativo che hanno creato un clima sfavorevole alla scelta di tali paesi come destinazione turistica. |
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2.7 |
Il CESE ritiene inoltre che un quadro politico per il turismo europeo non possa non essere basato su un chiaro quadro giuridico di diritti e obblighi per le diverse parti interessate, che la comunicazione ignora completamente e nella cui definizione assume una particolare rilevanza la revisione della direttiva 90/314/CEE del 13 giugno 1990, inizialmente annunciata per la fine del 2010, poi prevista per l'inizio del 2011 dal programma di lavoro della Commissione e a tutt'oggi non realizzata, sebbene tale direttiva sia ormai totalmente obsoleta. Questo ritardo lascia i consumatori gravemente scoperti, mina la loro fiducia e ostacola lo sviluppo del turismo, in quanto la revisione è un elemento essenziale del quadro giuridico necessario per dare concretezza alle nuove competenze che il Trattato assegna all'UE in questo settore. |
3. Osservazioni specifiche
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3.1 |
L'Unione europea deve dare un contributo e favorire la definizione di una politica dinamica intesa ad accelerare la crescita e a creare le condizioni per migliorare il suo potere di attrattiva turistica. Lo sviluppo di una programmazione comune che preveda azioni concrete non deve più essere di competenza della Commissione, ma va affidato a un altro organo, mediante una politica che non proponga discorsi fumosi o riesumi idee ormai vecchie; a tale organo parteciperanno e aderiranno tutti gli operatori turistici, come le federazioni di imprenditori e di organismi privati collegati alle figure professionali di questo settore, le organizzazioni sindacali dei lavoratori, le regioni e gli uffici nazionali del turismo. A tal fine potrebbe svolgere un ruolo importante un'Agenzia europea del turismo, già proposta dal CESE in pareri precedenti. |
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3.2 |
Si ritiene essenziale che la Commissione, come pure le altre istituzioni dell'UE, applichi il principio della legislazione intelligente e che tutte le proposte legislative dell'UE comprendano un'adeguata valutazione di impatto delle misure proposte che interessano il settore turistico. Nel quadro di azione proposto per il turismo non viene fatto alcun riferimento alla necessità di effettuare adeguate valutazioni di impatto per esaminare, ogni volta che una proposta UE viene pubblicata, le possibili conseguenze per il settore. Ciò riveste particolare importanza in una serie di casi, quali ad esempio la proposta di etichettatura per i prodotti alimentari e la legislazione relativa ai diritti dei passeggeri e dei consumatori. |
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3.3 |
Il turismo non dovrebbe essere visto come una politica a sé stante, bensì come una tematica orizzontale che subisce l'influsso delle varie altre politiche dell'UE, in particolare quelle in materia di trasporti, istruzione, occupazione, ricerca e innovazione, cambiamenti climatici, mercato unico, sicurezza, consumatori, ecc. Di conseguenza, la politica turistica non è in realtà una competenza esclusiva della DG Imprese, ma un tema che va affrontato in modo trasversale in tutte le altre politiche dell'UE. |
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3.4 |
La promozione e lo sviluppo dei servizi turistici nell'intera UE, realizzati nella loro forma attuale, mancano di coordinamento e di organizzazione, il che crea problemi ai cittadini che desiderano viaggiare. Spostarsi ricorrendo ai mezzi di trasporto pubblici sull'intero territorio dell'UE è un'impresa ardua e richiede il coordinamento dei diversi orari di treni, traghetti, autobus, ecc., con il risultato che è impossibile anche solo garantire un soggiorno senza problemi. |
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3.5 |
L'industria del turismo deve far fronte a una concorrenza mondiale sempre più agguerrita da parte dei paesi emergenti o in via di sviluppo, che attirano un numero sempre maggiore di turisti. Per reagire a questa concorrenza, l'Europa deve proporre una politica turistica sostenibile e dare risalto ai tanti vantaggi che è in grado di offrire, come la sicurezza in fatto di:
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3.6 |
I turisti nell'UE danno spesso per scontata la possibilità che hanno di godere di cose elementari, come bere l'acqua ovunque e mangiare senza timori di avvelenamento, oppure camminare per le strade e viaggiare senza dover essere accompagnati. Per questo dobbiamo promuovere tutti i vantaggi basilari che l'UE offre ai turisti. Gli aspetti di cui sopra andrebbero particolarmente evidenziati, in quanto danno ai turisti un senso di sicurezza e non si ritrovano in quasi nessun'altra delle principali destinazioni turistiche al mondo, mentre costituiscono un vantaggio comparativo nella scelta e nella promozione di una destinazione. |
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3.7 |
L'Europa deve sviluppare e consolidare la propria immagine sui mercati mondiali, nonché rafforzare la cooperazione con la Cina, la Russia, l'India, il Brasile, il Giappone e gli Stati Uniti, nonché con i paesi del Mediterraneo. A tal fine va però incoraggiato lo sviluppo dell'imprenditorialità e dell'innovazione, così come va migliorata la qualità dell'offerta di prodotti, in modo tale che i servizi e le strutture dell'UE tengano testa alla concorrenza internazionale. Bisogna limitare la stagionalità e le grandi oscillazioni della domanda rafforzando e differenziando l'offerta di servizi turistici. L'UE deve migliorare e completare, con attestati di formazione professionale comuni riconosciuti sul suo intero territorio, le competenze professionali di tutti coloro che operano nell'industria del turismo, riservando particolare attenzione ai risultati dell'apprendimento e alla relativa certificazione. La necessità di attestazioni comuni e riconosciute gioverà non soltanto alle imprese, ma anche ai lavoratori in tutta l'UE. |
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3.8 |
I metodi attuali di raccolta e di analisi dei dati statistici sono inadeguati. La carenza di dati conduce a decisioni lacunose o errate nella programmazione delle linee guida. A questo proposito la comunicazione evidenzia l'importanza di migliorare le statistiche e le analisi relative al turismo. La Commissione giudica essenziale procedere in tal senso per disporre, a livello europeo, di una migliore base di conoscenze socioeconomiche sul turismo. La raccolta strutturata di dati statistici non soltanto consentirà di informare e di effettuare scelte razionali, ma incoraggerà anche la collaborazione interdisciplinare tra studiosi e ricercatori e lo scambio di opinioni e di esperienze. È necessario migliorare i metodi statistici e i relativi risultati, fermo restando che la raccolta di tali dati non deve imporre ulteriori oneri amministrativi (burocrazia) alle imprese. |
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3.9 |
Oltre la metà degli Stati membri dell'UE fa ricorso al conto satellite del turismo, uno strumento che si è dimostrato estremamente efficace. La Commissione dovrebbe trovare il modo di incoraggiare e sostenere i rimanenti Stati membri ad adottare questo metodo, che servirà anche a effettuare un confronto dettagliato tra i risultati ottenuti. Quest'ultimo aspetto è fondamentale, dati i notevoli cambiamenti in atto nelle tendenze e nei modelli comportamentali in materia di turismo in Europa. |
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3.10 |
La diversificazione rappresenta la chiave del turismo europeo. Le esperienze diverse offerte da ciascun paese contribuiscono ad attirare i turisti, orientandoli nella scelta della loro destinazione. La diversità del patrimonio culturale, dell'ambiente naturale, della gastronomia, della produzione vinicola e della storia offre ai visitatori un'esperienza diversa per ciascun paese. È importante tutelare queste diversità, che rappresentano un importante fattore promozionale dell'Europa di fronte al resto del mondo. |
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3.11 |
Dato che le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono la maggioranza delle imprese impegnate in questo settore, è necessario sfruttare il loro dinamismo e assisterle economicamente nello sviluppo della loro attività, in considerazione del loro contributo alla conservazione del patrimonio culturale e allo sviluppo delle comunità locali. Sono proprio le PMI che assorbono la disoccupazione primaria (migranti economici, persone prive di formazione) e la ridimensionano in misura significativa, impiegando una buona parte della popolazione attiva, e che inoltre riducono l'esclusione sociale. Il settore privato deve dare il proprio contributo in ambiti quali il marketing turistico e il sostegno all'occupazione, favorendo al tempo stesso la creazione di reti tra le imprese turistiche. |
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3.12 |
La politica del turismo è caratterizzata dalla sua natura trasversale. Essa influisce in particolare sulla politica dei trasporti (diritti e sicurezza dei passeggeri e qualità dei trasporti), sugli aiuti di Stato, sul mercato interno (libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi connessi al turismo, promozione della qualità dei servizi, sviluppo del commercio elettronico) e sulla fiscalità, spesso con risultati negativi (ostacoli di natura fiscale al corretto funzionamento del mercato interno, trattamento fiscale delle PMI del settore turistico, agevolazioni fiscali). Il settore dovrà quindi essere sostenuto mediante una politica economica specifica, mentre le imprese turistiche, dal canto loro, dovranno impegnarsi ad investire come pure a sostenere e incrementare l'occupazione. |
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3.13 |
Il CESE ritiene che si debba promuovere un meccanismo di perfezionamento e rafforzamento degli scambi turistici tra Stati membri, che permetta ad alcuni gruppi specifici, come i giovani (affinando il coordinamento delle vacanze scolastiche), gli anziani, le persone con mobilità ridotta e le famiglie a basso reddito, di viaggiare soprattutto durante la bassa stagione. I paesi le cui economie non sono orientate al turismo dovranno favorire quelli che invece puntano su questo settore, promuovendo le destinazioni intraeuropee tra i propri cittadini. Le compagnie aeree europee dovranno rendersi conto che non favoriscono il turismo e il mercato interno quando offrono ai cittadini del Nord Europa biglietti per paesi asiatici a tariffe spesso più vantaggiose di quelli per destinazioni dell'Europa sudorientale. |
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3.14 |
Il CESE ritiene necessario elaborare una specifica politica comune, di impronta innovatrice, e offrire un prodotto turistico appositamente concepito per gli anziani e i pensionati che - stando alle previsioni - costituiranno il 20 % della popolazione nel 2020, e per le persone con disabilità, esigenze specifiche e a mobilità ridotta, secondo stime recenti pari a 127 milioni, allo scopo di attirare questi gruppi di popolazione. Per far fronte alle esigenze di tali gruppi è necessaria una formazione specialistica. Dal momento che a questa fascia della popolazione spesso appartengono anche persone che, oltre a rappresentare un potenziale di mercato particolarmente significativo, dispongono di potere d'acquisto, di cultura e di tempo libero, l'UE dovrà promuovere in particolare la politica comune loro destinata, al fine di aiutarli ad acquisire dei diritti nel settore turistico perché possano profittare, senza discriminazioni di sorta, dell'attività turistica. Tale impegno va però accompagnato anche da sforzi da parte del settore privato, in modo da garantire la presenza delle infrastrutture adeguate per rispondere alle esigenze di questo mercato. |
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3.15 |
Il CESE ritiene necessario incoraggiare la cooperazione su scala internazionale e soprattutto sui mercati rilevanti per l'UE. Vanno creati i presupposti per una procedura semplificata di rilascio di un visto europeo comune, allo scopo di attirare turisti provenienti da paesi che non appartengono allo spazio Schengen. I turisti dovranno avere la possibilità di spostarsi tra i paesi dell'UE, e i regolamenti e le direttive andranno semplificati in questo senso. |
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3.16 |
Va garantita a livello regionale una maggiore visibilità turistica, rafforzando e promuovendo, in quanto prodotto turistico europeo, gli itinerari culturali, la creazione culturale contemporanea, i siti naturali protetti, tutelando e valorizzando gli edifici e le imprese tradizionali, il turismo legato al benessere e alla salute (compreso il turismo termale), il turismo d'istruzione, quello enogastronomico, storico o religioso, il turismo rurale o che valorizza il mare, mettendo in risalto e preservando le tradizioni culturali e la gastronomia (ristoranti tradizionali e aziende strettamente legate alla storia locale), e non da ultimo il patrimonio culturale subacqueo. Non sempre è necessario aumentare la ricettività alberghiera, mentre occorre investire nel miglioramento della qualità dei servizi e delle infrastrutture degli stabilimenti, innovando tramite nuove offerte quali centri termali, di benessere, ecc. Nella comunicazione della Commissione non vi è alcun riferimento alle modalità di attuazione delle azioni di cui sopra e, in particolare, non sono indicate le priorità, né - naturalmente - il piano con cui dovrebbero essere realizzate da ciascuno Stato membro, tenendo conto delle regioni, al fine di dar vita a una politica europea del turismo. Inoltre non è previsto uno sforzo pubblicitario comune, che sarebbe invece necessario. |
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3.17 |
Il CESE condivide l'idea di creare un marchio del patrimonio culturale europeo a cui propone di associare un marchio del patrimonio gastronomico europeo, in modo che sia possibile valutare, attribuire «stelle» e certificare i luoghi di ristorazione secondo un sistema comune armonizzato, ricorrendo - in base a criteri appropriati - ai vari programmi nazionali ed europei in parallelo ad altre azioni come le giornate europee del patrimonio e il premio dell'Unione europea per il patrimonio culturale. Il CESE propone inoltre di armonizzare il sistema di assegnazione delle «stelle» e la certificazione degli alberghi nell'UE. Il CESE invita la Commissione a mantenere in vita il Forum del turismo europeo, quale occasione di incontro e di analisi per tutti i professionisti del settore, i responsabili nazionali, regionali e locali e le parti sociali, allo scopo di promuovere un'identità turistica europea che tenga conto della diversità e della pluralità. |
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3.18 |
Il quadro in esame propone altresì lo sviluppo di un marchio europeo per il turismo di qualità e di un'apposita etichetta. Tale iniziativa presuppone un miglioramento degli standard del settore che andrebbe incoraggiato. Tuttavia, l'etichettatura di qualità va anche favorita tramite adeguati meccanismi di finanziamento che consentano agli operatori turistici di perfezionare la loro offerta di prodotti e investire nel miglioramento delle loro proprietà e del livello dei servizi, nonché nella formazione e riqualificazione del personale. |
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3.19 |
La correlazione tra gastronomia, ristorazione e turismo fornisce un'alternativa chiara per un turismo di qualità, in cui il turista è a contatto diretto con la cultura culinaria offerta da ciascuno Stato membro ed è quindi in grado di valutare il servizio ottenuto. I turisti che percorrono l'Europa mossi da interessi gastronomici sono in continuo aumento. La cucina diventa così uno strumento di promozione dei prodotti europei e dei piaceri della tavola. È indispensabile promuovere gli alimenti e le bevande, le ricette e le «strade della gastronomia e del vino», favorendo le collaborazioni coordinate che offrono forme alternative di valore aggiunto per consolidare il rapporto tra alimentazione e turismo. |
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3.20 |
La formazione dei lavoratori del settore turistico costituisce di certo un investimento molto cospicuo per il turismo europeo, in particolare per le PMI. L'introduzione di nuove tecnologie e di nuovi metodi di lavoro ha dato luogo a una domanda di personale qualificato. L'estensione dei programmi UE di perfezionamento e formazione ai lavoratori del settore turistico, così come si è fatto per altri ambiti, costituisce un'azione positiva destinata a facilitare l'adattamento ai nuovi dati tecnologici che caratterizzano il settore. Occorre istituire un certificato europeo di formazione professionale, che sia fondato su «requisiti» comuni sotto forma di risultati dell'apprendimento e possa essere utilizzato (con procedure di certificazione a livello nazionale o locale) in modo autonomo e indipendente pur facendo riferimento alle qualifiche nazionali esistenti. Per il settore turistico, il conseguimento di una formazione professionale certificata dovrebbe diventare obbligatorio. Il CESE ritiene che la spinta fornita dal comunicato di Bruges sulla formazione professionale nell'UE sia importante per la formazione nel settore turistico. La presenza di condizioni di lavoro stabili e di qualità farà sì che tale settore diventi particolarmente attraente. |
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3.21 |
La programmazione formativa e lo sviluppo di competenze comportamentali dovranno obbligatoriamente comprendere l'apprendimento delle lingue straniere per il personale impiegato nel settore turistico, tenendo conto delle specificità culturali e prevedendo il rilascio di certificati di formazione professionale in linea con gli orientamenti elaborati dalla Commissione e dal Cedefop. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle professioni turistiche in diretto rapporto con il patrimonio culturale, come ad esempio le guide, che dovranno essere provviste di diploma e dimostrare la loro capacità di dare risalto alla qualità del patrimonio culturale mediante un'attestazione rilasciata dalle autorità locali, grazie alla conoscenza dei principali monumenti del territorio in cui operano, anche se si tratta di un'attività limitata nel tempo, e grazie all'indispensabile conoscenza della lingua locale e di quella delle persone che accompagnano, come previsto dal Comitato europeo di normalizzazione (EN 13809-2003) fino al 1975, nonché dalle direttive 1975/368/CEE e 1992/51/CEE. Un'analoga certificazione dovrà riguardare tutte le categorie professionali del settore turistico, come camerieri, cuochi, istruttori, ecc., che vengono a contatto con i turisti. |
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3.22 |
Il CESE ritiene che si debba prendere in seria considerazione il fatto che la politica del «tutto compreso», attuata da numerose aziende in tanti Stati membri, finisce per produrre risultati diametralmente opposti a quelli attesi. È purtroppo evidente l'aggravarsi dei problemi per le PMI situate in zone prossime a club che adottano la formula «tutto compreso» o grandi complessi alberghieri. |
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3.23 |
L'agguerrita concorrenza tra i grandi tour operator stranieri, da un lato, e gli alberghi che offrono «pacchetti» per riempire le stanze disponibili, dall'altro, ha innescato il declino della qualità dei servizi offerti, il che si traduce anche nel discredito, all'estero, di determinate mete turistiche. Di fronte a queste pressioni, le PMI sono costrette ad operare sotto costo e vanno in perdita o in fallimento. |
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3.24 |
Il sistema del «tutto compreso» non va rifiutato in blocco, in quanto può rispondere alle esigenze di un certo segmento del mercato turistico, ma, al pari degli altri prodotti turistici, va applicato conformemente al diritto, in condizioni di leale concorrenza con le altre offerte, in modo controllato e sulla base di fondi propri, escludendo gli aiuti di Stato. È necessaria una distribuzione per quanto possibile ampia delle entrate prodotte dal turismo, perché vi sia sviluppo anche «intorno» agli alberghi di lusso. Il visitatore deve poter stabilire - in base alle proprie disponibilità finanziarie - quanto consumerà all'interno o all'esterno dell'albergo. Tuttavia, questo è uno dei pochi segmenti di mercato che ha registrato una crescita malgrado il calo delle attività dei tour operator tradizionali negli ultimi anni. Mentre non si deve mai transigere sulla qualità, è però importante tenere presente che intere località turistiche hanno saputo sviluppare con successo questo mercato nel corso degli anni. È quindi necessario adottare una definizione chiara del mercato «tutto compreso» che rispecchi un prodotto di qualità, in modo da escludere i prodotti e i servizi di livello inferiore che vengono spacciati per pacchetti «tutto compreso». |
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3.25 |
La stagionalità del turismo, derivante da una domanda eccessivamente concentrata nei mesi di luglio e agosto, limita le potenzialità di sviluppo del settore e i loro effetti sull'economia nel suo complesso; tale fenomeno incide di conseguenza sui flussi di entrate e comporta un utilizzo non ottimale delle infrastrutture esistenti e del personale. Le azioni che valorizzano l'occupabilità del personale e la redditività delle infrastrutture in bassa stagione favoriranno la creazione di un potenziale umano più attivo e produttivo, mentre il coordinamento effettuato per consentire l'utilizzo delle infrastrutture a determinati gruppi sociali o alle scuole, anche nei periodi «morti», servirà ad allungare di molto la stagione turistica, con tutti i vantaggi che ciò comporta. Una migliore distribuzione, nel corso dell'anno, delle vacanze dei lavoratori dipendenti tramite il ricorso ad incentivi appropriati contribuirà notevolmente ad attenuare la stagionalità. Grazie ad un maggiore utilizzo delle infrastrutture turistiche esistenti e del personale in bassa stagione, le imprese potrebbero sfruttare meglio le loro infrastrutture e aumentare la produttività, potendo contare su una manodopera più stabile e più motivata. Il CESE apprezza il fatto che un primo passo in questa direzione sia stato compiuto con l'iniziativa Calypso e invita la Commissione e il Parlamento europeo a dare impulso, in particolare attraverso impegni di bilancio, allo sviluppo di tale iniziativa, in considerazione delle sue ripercussioni sociali sul turismo europeo. |
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3.26 |
Il CESE ritiene che il turismo sia un elemento importante per l'ambiente e abbia tutte le ragioni per proteggerlo e valorizzarlo. Il turismo non distrugge i paesaggi, non esaurisce le risorse né modifica i cicli naturali, ma ha bisogno di una programmazione adeguata e dell'attuazione di una politica razionale in questo campo. È proprio il turismo, infatti, che ha messo in luce e valorizzato intere zone prima considerate «da evitare», come i Docks di Londra, la spiaggia di Barcellona nei pressi del porto e altre ancora, offrendo al tempo stesso lavoro a milioni di cittadini dell'UE. |
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3.27 |
In un'ottica più a lungo termine, la sfida dei cambiamenti climatici è giustamente riconosciuta dalla Commissione come il fattore scatenante di una profonda ristrutturazione dei modelli di viaggio e soggiorno. Gli operatori del settore già vedono profilarsi una trasformazione profonda nel modo in cui i prodotti turistici vengono sviluppati, presentati e commercializzati, trasformazione che prevede il ricorso a pratiche più ecologiche nel settore. A livello degli Stati membri occorre lanciare un'analisi dell'impatto dei cambiamenti climatici sul turismo e adottare misure efficaci di adattamento in linea con le implicazioni, in termini di competitività, delle previsioni relative ai cambiamenti climatici. |
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3.28 |
Le azioni previste dalla Commissione per diversificare il prodotto turistico tengono conto della dinamica propria di tale settore, in quanto industria direttamente legata alla persona e alle sue molteplici esigenze. Il sostegno del turismo alternativo tramite una promozione più sistematica condurrà automaticamente a una migliore valorizzazione delle caratteristiche naturali locali e dei vantaggi comparativi di ciascuna regione. |
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3.29 |
L'UE deve altresì affrontare delle problematiche che riguardano la società, come pure la coesione territoriale e la sua protezione. |
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3.30 |
Per concludere, le azioni volte a rafforzare la mobilitazione delle risorse finanziarie dell'UE a favore dello sviluppo del turismo consentiranno di sfruttare le potenzialità del settore dando la priorità alle regioni che sono interessate dal fenomeno della deindustrializzazione dell'economia e offrono prospettive in campo turistico. |
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3.31 |
Il turismo marittimo e costiero riveste particolare importanza in quanto catalizzatore dello sviluppo economico. Sarà necessario realizzare delle azioni volte a promuoverne lo sviluppo nell'ambito della politica marittima integrata dell'UE. La diversificazione delle attività economiche a favore del turismo è una priorità per molte zone costiere in cui il declino delle attività economiche legate in particolare alla pesca, alla costruzione navale, all'agricoltura e all'industria mineraria ha determinato una diminuzione dei redditi e un aumento della disoccupazione. Le imprese turistiche, soprattutto se piccole o micro, in molti casi operano nei pressi delle zone costiere o in regioni turistiche dalle caratteristiche analoghe, incarnando non soltanto la «componente» imprenditoriale e sociale, ma anche una dimensione storica di lunga data che spesso, in alcuni paesi dell'UE, supera il mezzo secolo; di conseguenza esse costituiscono anche un patrimonio culturale per gli abitanti di queste regioni. Per tale ragione, pur nel rispetto della regolamentazione dell'UE e con l'intento di preservare il patrimonio culturale, la qualità e la storia di ciascuna regione in cui queste imprese familiari sono state fondate, è possibile ipotizzare alcune iniziative per mantenere le imprese dove esse esistono. |
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3.32 |
L'UE deve fare attenzione ai contenuti delle pubblicazioni riguardanti i suoi Stati membri, in quanto essi possono trasmettere al potenziale visitatore extraeuropeo un'immagine negativa e un senso di incertezza quanto all'opportunità di visitarli, con notevoli conseguenze negative per la loro promozione turistica. L'UE deve costituire un gruppo specifico per la gestione della comunicazione di crisi riguardo al turismo europeo e imporre agli Stati membri di costituire e far funzionare un gruppo analogo per ciascun paese. |
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3.33 |
La politica europea e le politiche nazionali in materia di turismo dovranno tener conto di tutti questi cambiamenti strutturali adottando misure intese a evitare la disoccupazione strutturale, ma anche garantendo una ripartizione efficace degli investimenti destinati al turismo. |
Bruxelles, 21 settembre 2011
Il presidente del Comitato economico e sociale europeo
Staffan NILSSON
(1) GU C 32 del 5.2.2004, pag. 1.