3.2.2009   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 27/95


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Elementi per la struttura, l'organizzazione e il funzionamento di una piattaforma per un maggior coinvolgimento della società civile nella promozione delle politiche d'integrazione di cittadini dei paesi terzi a livello UE

(2009/C 27/21)

Con lettera datata 24 luglio 2007, la vicepresidente della Commissione europea Margot WALLSTRÖM e il vicepresidente Franco FRATTINI hanno chiesto al Comitato economico e sociale europeo, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di elaborare un parere esplorativo sul tema:

Elementi per la struttura, l'organizzazione e il funzionamento di una piattaforma per un maggior coinvolgimento della società civile nella promozione delle politiche d'integrazione di cittadini dei paesi terzi a livello UE.

La sezione specializzata Occupazione, affari sociali, cittadinanza, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 10 giugno 2008, sulla base del progetto predisposto dal relatore PARIZA CASTAÑOS.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 9 luglio 2008, nel corso della 446a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 136 voti favorevoli, 4 voti contrari e 7 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

La Commissione europea, nelle persone del vicepresidente Franco FRATTINI e della vicepresidente Margot WALLSTRÖM, ha chiesto al CESE di elaborare un parere esplorativo sul tema Elementi per la struttura, l'organizzazione e il funzionamento di una piattaforma per un maggior coinvolgimento della società civile nella promozione delle politiche d'integrazione di cittadini dei paesi terzi a livello UE.

1.2

Il Comitato ha elaborato negli ultimi anni diversi pareri (1) che hanno insistito sulla necessità di porre l'integrazione al centro delle politiche europee in materia di immigrazione e asilo e, nella promozione di tali politiche, ha collaborato molto attivamente con la Commissione, il Parlamento e il Consiglio.

1.3

Il Comitato ha promosso la partecipazione delle organizzazioni della società civile, in quanto attori fondamentali delle politiche di integrazione, all'elaborazione dei suoi pareri. Già nel 2002 il CESE e la Commissione europea hanno convocato le parti sociali e le organizzazioni della società civile degli Stati membri ad un'importante conferenza (2) che ha dato un primo impulso ad un approccio comune delle politiche europee di integrazione; nelle conclusioni si è proposta l'elaborazione di un programma comunitario di integrazione e la creazione di un fondo per finanziarne gli obiettivi.

2.   Il quadro europeo per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nell'Unione europea

2.1

Nel parere sul tema Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata del 21 marzo 2002 (3), il Comitato ha evidenziato la necessità di sviluppare politiche chiare ed efficaci di integrazione all'interno di un programma quadro dell'UE. Sebbene lo sviluppo di un quadro comune per l'integrazione degli immigrati non sia stato esente da difficoltà, l'Unione europea avrà, dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, i migliori strumenti politici e giuridici necessari per la sua applicazione.

2.2

Il programma dell'Aia (4) per il rafforzamento dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell'UE ha fatto dell'integrazione dei cittadini di paesi terzi una delle strategie politiche chiave per il consolidamento della libertà nell'UE durante il periodo 2005-2009 (5).

2.3

Il Consiglio europeo ha espresso la necessità di favorire un coordinamento fra le politiche nazionali di integrazione e le iniziative dell'UE da sviluppare sulla base dei principi fondamentali comuni (PFC), che costituiscono un quadro comune per l'integrazione degli immigrati e che sono stati adottati dal Consiglio Giustizia e affari interni del 19 novembre 2004 (6). Tale approccio è stato anche confermato dalla Commissione europea nella sua comunicazione Programma dell'Aia: dieci priorità per i prossimi cinque anni  (7), in cui si faceva riferimento alla necessità di stabilire un quadro europeo per l'integrazione basato sui PFC, che garantisse il rispetto dei valori e dei diritti fondamentali dell'UE e che sostenesse la non discriminazione.

2.4

I PFC costituiscono un'espressione coerente del concetto europeo di integrazione sociale dei cittadini di paesi terzi in base all'obiettivo di «integrazione civica» che, come proposto dal Comitato (8), «si basa, principalmente, sulla progressiva equiparazione degli immigranti al resto della popolazione, per quanto riguarda diritti e doveri, l'accesso ai beni, ai servizi e alle basi di partecipazione civile in condizioni di parità di opportunità e di trattamento». I PFC costituiscono un approccio bidirezionale, dato che l'integrazione implica l'adeguamento e la responsabilità reciproca degli immigrati e della società di accoglienza.

2.5

Nella sua comunicazione del 1o settembre 2005Un'agenda comune per l'integrazioneQuadro per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nell'Unione europea  (9), la Commissione europea ha offerto misure concrete destinate a mettere in pratica e rafforzare l'applicazione dei PFC a livello nazionale e dell'UE. La Commissione ha riconosciuto anche la necessità di far partecipare tutte le parti interessate per garantire il successo dell'integrazione e per applicare un approccio globale e coerente nel quadro dell'UE.

2.6

Per questo, fra le altre iniziative, si sono proposti in collaborazione con la rete di punti di contatto nazionali, un sito Internet, l'elaborazione di manuali, la relazione annuale su migrazione e integrazione e la creazione di un Forum europeo dell'integrazione.

2.7

Nelle conclusioni del Consiglio europeo del giugno 2007 si afferma: «Il Consiglio europeo si compiace parimenti degli sforzi compiuti per migliorare la cooperazione costante e approfondita a livello dell'UE e tra gli Stati membri nel settore dell'integrazione e del dialogo interculturale. Il Consiglio europeo si compiace, in particolare, delle conclusioni del Consiglio, del 12 giugno, sul rafforzamento delle politiche d'integrazione nell'Unione europea attraverso la promozione dell'unità nella diversità. Sottolinea l'importanza di ulteriori iniziative volte ad agevolare lo scambio di esperienze sulle politiche di integrazione degli Stati membri» (10).

2.8

Il Comitato condivide l'approccio globale che è stato recentemente formulato dal Consiglio europeo, secondo cui l'integrazione e il dialogo interculturale devono essere elementi fondamentali della politica dell'UE in materia di immigrazione.

2.9

Il vincolo complementare e indissolubile fra integrazione e immigrazione è stato riconosciuto nelle conclusioni del Consiglio Giustizia e affari interni del 12 e 13 giugno 2007 (11). Il Consiglio, seguendo le raccomandazioni formulate nella riunione informale del 10 e 11 maggio 2007 dei ministri responsabili dell'integrazione a Potsdam — alla quale ha partecipato anche il Comitato — ha sottolineato la necessità di riesaminare a livello politico i possibili margini per ulteriori misure volte al rafforzamento del quadro europeo per l'integrazione e delle politiche d'integrazione degli Stati membri.

2.10

Alle organizzazioni della società civile e alle parti sociali spetta un ruolo da protagonisti nel garantire la coerenza e l'efficacia dei processi sociali di integrazione degli immigrati e nel definire e valutare le politiche nell'UE. Nel suo parere sul tema L'immigrazione nell'UE e le politiche di integrazione: la collaborazione tra le amministrazioni regionali e locali e le organizzazioni della società civile del 13 settembre 2006 (12), il Comitato ha affermato che la collaborazione attiva con la società civile e le parti sociali costituisce un elemento essenziale nella promozione delle politiche europee sull'integrazione. In particolare, il Comitato ha sottolineato l'importanza delle funzioni e del ruolo che le parti sociali, le organizzazioni di difesa dei diritti umani, le organizzazioni di immigrati, le associazioni culturali e sportive, le comunità religiose, le associazioni di quartiere, le comunità educative, le scuole e le università, i mezzi di comunicazione, ecc. svolgono nei processi di integrazione a livello nazionale, regionale e locale e la necessità di promuovere il loro sviluppo, rafforzamento e riconoscimento a livello europeo nel rinnovamento del quadro dell'UE per l'integrazione degli immigrati.

2.11

L'attuazione di politiche e programmi di accoglienza e integrazione degli immigrati deve poter contare su un'ampia partecipazione e sul coinvolgimento diretto delle organizzazioni sociali e delle associazioni di immigrati. Ciò è stato anche confermato nella Terza relazione annuale su migrazione e integrazione pubblicata dalla Commissione europea l'11 settembre 2007 (13). La relazione annuale ripropone l'iniziativa di istituire un Forum europeo dell'integrazione in cui le parti interessate che lavorano nell'UE a favore dell'integrazione possano scambiare esperienze ed elaborare raccomandazioni (14).

2.12

La promozione di politiche di integrazione e lo scambio di esperienze verranno d'altro canto enormemente favoriti dall'adozione di un quadro finanziario solido e ambizioso. All'interno del programma «Solidarietà e gestione dei flussi migratori 2007-2013», il Fondo europeo di integrazione di cittadini dei paesi terzi (15) agevolerà lo sviluppo di politiche nazionali ispirate ai PFC e il rinnovamento della politica dell'UE sull'integrazione degli immigrati.

2.13

Una politica comune europea per l'integrazione degli immigrati è stata inoltre ufficialmente riconosciuta come una politica cruciale per l'Unione nel Trattato di riforma adottato il 18 ottobre scorso a Lisbona (Trattato di Lisbona). Per la prima volta il nuovo Titolo V del Trattato sul funzionamento dell'Unione doterà l'Unione europea di una base giuridica (articolo 63 bis, paragrafo 4, nuovo articolo 79, paragrafo 4), per sviluppare misure legislative comuni per promuovere ed appoggiare l'azione degli Stati membri nell'integrazione dei cittadini di paesi terzi (16).

3.   Proposta del CESE sull'istituzione del forum europeo dell'integrazione

3.1

Il Comitato ritiene necessario migliorare la coerenza delle politiche dell'UE, visto l'elevato numero di strumenti già attuati: l'agenda comune per l'integrazione, il fondo europeo di integrazione, i punti di contatto nazionali per l'integrazione, i manuali sull'integrazione, le relazioni annuali su migrazione e integrazione, il sito Internet, ecc. Il Comitato ritiene opportuno riaprire il dibattito sul metodo aperto di coordinamento. La Commissione europea deve proporre al Consiglio l'attuazione del metodo aperto di coordinamento sull'integrazione rifiutato dal Consiglio qualche anno fa.

3.2

Per rafforzare la coerenza di questa politica e dei suoi strumenti è necessario istituire una piattaforma di partecipazione della società civile, per cui il Comitato si sente onorato dall'iniziativa della Commissione europea di richiedere un parere esplorativo e la accoglie con favore.

3.3

Tenuto conto di altre piattaforme esistenti (in relazione ad altre politiche dell'UE e delle esperienze maturate a livello nazionale, il Comitato propone di adottare per la piattaforma europea la denominazione utilizzata dalla Commissione (17) Forum europeo dell'integrazione ( European integration forum ).

3.4

Il Comitato ritiene che il Forum debba costruirsi in modo evolutivo. La prima riunione si terrà nell'autunno 2008 per elaborare il programma di lavoro del Forum e completarne la struttura.

3.5   Funzioni del Forum europeo dell'integrazione

3.5.1

Il Comitato ha fatto presente in diversi pareri (18) la necessità di disporre di un approccio complessivo per l'integrazione e a tal fine devono essere coinvolti tutti gli attori, in particolare le parti sociali e le organizzazioni della società civile.

3.5.2

Nella comunicazione Un'agenda comune per l'integrazione  (19) la Commissione afferma che le funzioni del forum possono essere «la consulenza, lo scambio di know-how e la pubblicazione di raccomandazioni».

3.5.3

Il Comitato è d'accordo e considera che tale compito possa essere svolto mediante l'elaborazione di relazioni (che possono comprendere degli orientamenti) sulle politiche di integrazione a livello comunitario.

3.5.4

La Commissione, il Parlamento e il Consiglio possono consultare il Forum sulle politiche europee di integrazione.

3.5.5

Il Forum potrà elaborare per le istituzioni dell'UE relazioni di propria iniziativa per migliorare l'integrazione dei cittadini dei paesi terzi.

3.5.6

Lo scambio di know-how e di buone pratiche deve essere una funzione molto importante del Forum da svolgere in collaborazione con la rete dei punti di contatto nazionali.

3.5.7

Il Forum può collaborare alle conferenze preparatorie per il manuale sull'integrazione e alle riunioni dei punti di contatto nazionali.

3.5.8

Le attività del Forum, le relazioni e le conclusioni verranno pubblicate sul sito web del CESE e su quello della Commissione dedicato all'integrazione, che consentirà la partecipazione dei cittadini europei e di quelli di paesi terzi (forum virtuale).

3.6   Membri del Forum

3.6.1

Il Forum sarà composto al massimo di 100 persone e si riunirà due volte all'anno.

3.6.2

La Commissione ritiene che «il valore aggiunto consisterà nel riunire una vasta gamma di attori interessati attivi nel settore dell'integrazione a livello dell'UE: fra questi, per esempio, le organizzazioni ombrello dell'UE che hanno iscritti in diversi Stati membri» (20). Il Comitato condivide il criterio proposto dalla Commissione e ritiene che l'integrazione occupazionale in condizioni di parità di trattamento sia una delle priorità, per cui è necessario che al Forum partecipino anche le parti sociali.

3.6.3

È fondamentale che il Forum lavori con un'impostazione europea, sulla base dell'esperienza e delle prassi nazionali. Per questo motivo il Comitato propone che vi partecipino rappresentanti delle organizzazioni di livello UE e di livello nazionale.

3.6.4

Un terzo dei partecipanti del Forum rappresenterà queste organizzazioni di livello UE operanti nel campo dell'integrazione degli immigrati, tra cui le parti sociali.

3.6.5

Il resto dei partecipanti proverranno da organi consultivi degli Stati membri (tra uno e quattro rappresentanti). In questo modo parteciperanno al Forum europeo i forum, le piattaforme, i consigli o istituzioni analoghe che esistono negli Stati membri e, in particolare, quelli che contano tra i partecipanti organizzazioni di immigrati. Per gli Stati membri che non dispongono di tali istituzioni, si prevede la partecipazione dei consigli economici e sociali (o istituzioni analoghe).

3.6.6

Il Comitato reputa essenziale agevolare la partecipazione al Forum europeo dell'integrazione delle organizzazioni degli immigrati, la maggior parte delle quali sono organizzate solo a livello nazionale e non dispongono di reti europee, ragion per cui i forum, le piattaforme, i consigli o i CES degli Stati membri designeranno i rappresentanti delle organizzazioni di immigrati considerate più rappresentative.

3.7

Le organizzazioni dovranno tener conto dell'equilibrio di genere nella designazione dei partecipanti.

3.7.1

Il Forum europeo dell'integrazione potrà invitare a prendere parte alle sue riunioni osservatori ed esperti, soprattutto le agenzie europee specializzate, esponenti del mondo accademico e della ricerca e le reti europee di enti locali.

3.7.2

Per promuovere la più ampia partecipazione, il Forum europeo dell'integrazione dovrà lavorare in rete con le organizzazioni della società civile (organizzazioni locali, regionali, nazionali ed europee).

3.7.3

Alle riunioni del Forum parteciperà il CESE in linea con quanto previsto al punto 3.7; vi potranno partecipare anche rappresentanti della Commissione, del Parlamento europeo, e del Comitato delle regioni.

3.8   L'impegno del Comitato economico e sociale europeo

3.8.1

Il Comitato si impegnerà molto attivamente nelle attività del Forum e a tal fine istituirà in seno alla sezione specializzata SOC un gruppo di studio permanente sull'integrazione formato da quindici membri. Per mezzo di questo gruppo permanente il Forum collaborerà con il Comitato nel quadro dell'elaborazione dei pareri.

3.8.2

I membri del gruppo di studio permanente parteciperanno alle riunioni plenarie del Forum.

3.8.3

Tenuto conto della nuova base giuridica del Trattato di Lisbona, il Comitato elaborerà nuovi pareri con proposte e raccomandazioni politiche per promuovere e appoggiare l'azione degli Stati membri nel campo dell'integrazione.

3.9   Struttura del Forum

3.9.1

Il Comitato propone che il Forum abbia una struttura molto leggera:

un presidente, nominato dal CESE, in accordo con la Commissione europea,

tre vicepresidenti nominati dal Forum,

il presidente e i tre vicepresidenti costituiranno l'ufficio di presidenza del Forum che si riunirà almeno quattro volte all'anno,

una segreteria di piccole dimensioni, composta di 2 persone del CESE,

il Forum si riunirà nei locali del CESE, dove avrà la sua sede,

l'Assemblea plenaria del Forum si riunirà due volte all'anno, su convocazione del presidente,

per l'elaborazione delle relazioni si potranno costituire gruppi di studio di dimensioni ridotte.

3.10   Agenda del Forum

3.10.1

I principi di base comuni determinano la tabella di marcia per le attività del Forum e quindi la sua agenda di lavoro.

3.10.2

Quest'ultima verrà elaborata dall'Ufficio di presidenza del Forum, tenendo conto dell'agenda delle istituzioni dell'UE e di quelle delle organizzazioni della società civile.

3.10.3

Gli obiettivi e i programmi del Fondo europeo per l'integrazione, così come gli altri strumenti previsti dalla politica europea di integrazione, potranno essere valutati nel Forum.

3.11   Regolamento

3.11.1

Il CESE propone che la Commissione europea adotti il regolamento, su proposta del CESE stesso.

3.11.2

Propone inoltre che la Commissione europea, sempre su proposta del CESE, designi i partecipanti al Forum.

3.12   Quadro finanziario

3.12.1

Il Forum dovrà essere finanziato con le risorse economiche apportate dalle istituzioni dell'UE.

Bruxelles, 9 luglio 2008.

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Dimitris DIMITRIADIS


(1)  Parere del Comitato economico e sociale del 21 marzo 2002 sul tema Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 125 del 27.5.2002).

Parere del Comitato economico e sociale europeo del 10 dicembre 2003 in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni su immigrazione, integrazione e occupazione (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 80 de 30.3.2004).

Parere del Comitato economico e sociale europeo del 13 settembre 2006 sul tema L'immigrazione nell'UE e le politiche di integrazione: la collaborazione tra le amministrazioni regionali e locali e le organizzazioni della società civile (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 318 del 23.12.2006).

(2)  Conferenza sul tema Immigrazione: il ruolo della società civile nell'integrazione, Bruxelles, 9-10 settembre 2002.

(3)  Parere del Comitato economico e sociale europeo del 21.3.2002 sul tema Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 125 del 27.5.2002).

(4)  Comunicazione del Consiglio Programma dell'Aia: rafforzamento della libertà, della sicurezza e della giustizia nell'Unione europea (GU C 53 del 3.3.2005, pag. 1).

(5)  Parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 dicembre 2005 in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeoIl programma dell'Aia: dieci priorità per i prossimi cinque anniPartenariato per rinnovare l'Europa nel campo della libertà, sicurezza e giustizia (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 65 del 17.3.2006).

(6)  Consiglio dell'Unione europea, sessione n. 2618 del Consiglio Giustizia e affari interni, Bruxelles, 19 novembre 2004 14615/04.

(7)  Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeoIl programma dell'Aia: dieci priorità per i prossimi cinque anniPartenariato per rinnovare l'Europa nel campo della libertà, sicurezza e giustizia, COM(2005) 184 def., Bruxelles, 10.5.2005.

(8)  Parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 marzo 2002 sul tema Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 125 del 27.5.2002).

(9)  Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioniUn'agenda comune per l'integrazioneQuadro per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nell'Unione europea COM(2005) 389 def., Bruxelles, 1.9.2005.

(10)  http://www.consilium.europa.eu/ueDocs/cms_Data/docs/pressData/it/ec/94947.pdf, punto 20.

(11)  Consiglio dell'Unione europea, sessione n. 2807 del Consiglio Giustizia e Affari interni, 12 e 13 giugno 2007, 10267/07.

(12)  Parere del Comitato economico e sociale europeo del 13 settembre 2006 sul tema L'immigrazione nell'UE e le politiche di integrazione: la collaborazione tra le amministrazioni regionali e locali e le organizzazioni della società civile (GU C 318 del 23.12.2006) (relatore: PARIZA CASTAÑOS).

(13)  Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioniTerza relazione annuale su migrazione e integrazione, COM(2007) 512 def., Bruxelles, 11.9.2007.

(14)  Cfr punto 3.1 della comunicazione COM(2007) 512 def.

(15)  http://ec.europa.eu/justice_home/funding/integration/funding_integration_en.htm

(16)  Articolo 63 bis, paragrafo 4: «Il Parlamento europeo e il Consiglio, deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria, possono stabilire misure volte a incentivare e sostenere l'azione degli Stati membri al fine di favorire l'integrazione dei cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti nel loro territorio, ad esclusione di qualsiasi armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri».

(17)  COM(2005) 389 def.

(18)  Parere del Comitato economico e sociale del 21 marzo 2002 sul tema Immigrazione, integrazione e ruolo della società civile organizzata (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 125 del 27.5.2002 e Parere del Comitato economico e sociale europeo del 13 settembre 2006 sul tema L'immigrazione nell'UE e le politiche di integrazione: la collaborazione tra le amministrazioni regionali e locali e le organizzazioni della società civile (relatore: PARIZA CASTAÑOS) (GU C 318 del 23.12.2006).

(19)  COM(2005) 389 def.

(20)  COM(2005) 389 def.