52003DC0098

Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo , al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell'Unione europea 2002 /* COM/2003/0098 def. */


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI - Relazione annuale sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell'Unione europea 2002

Sintesi

La presente relazione annuale, la settima sulle pari opportunità per le donne e gli uomini nell'Unione europea, contiene una panoramica dei principali sviluppi e traguardi raggiunti nel campo della parità tra donne e uomini a livello degli Stati membri e e a livello europeo.

Il 2002 è stato un anno fondamentale, che ha segnato una pietra miliare nel processo dell'allargamento grazie alla conclusione dei negoziati d'adesione con Cipro, la Repubblica ceca, l'Estonia, l'Ungheria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica slovacca e la Slovenia. L'Unione è felice di potere accogliere questi stati come membri a decorrere dal 1° maggio 2004. Il periodo che ci separa da questa data rappresenta un'occasione per rafforzare la sorveglianza ed il sostegno alla cooperazione per questi paesi nelle fasi finali della loro preparazione all'adesione piena. In questo contesto, durante il 2002 il programma d'azione per la parità tra i sessi è stato aperto ai paesi candidati.

Il 2002 ha segnato anche l'inizio dei lavori della convenzione sul futuro dell'Europa. Per controbilanciare la mancanza di rappresentazione femminile in seno a questa convenzione - oggetto di numerose critiche - è stato invocato un rafforzamento dell'approccio basato sul mainstreaming di genere. Per rispondere alle numerose sfide che attendono l'Unione europea, è chiaro che qualsiasi futuro trattato costituzionale dovrà riflettere le aspirazioni degli uomini e delle donne in un'Europa allargata, e confermare il sacrosanto principio della parità di trattamento tra i due sessi. Per raggiungere una società equa dal punto di vista della parità tra i sessi, l'Unione deve continuare ad operare per eliminare le diseguaglianze e per promuovere la parità tra le donne e gli uomini in tutte le sue politiche ed azioni (mainstreaming della dimensione di genere).

La strategia-quadro per la parità delle opportunità tra le donne e gli uomini ha continuato a rappresentare una cornice per l'integrazione di tali questioni in tutti i settori politici. Il 2002 ha visto ad esempio la valutazione della strategia europea per l'occupazione - tra cui la valutazione dell'impatto "del mainstreaming di genere" - e un'analisi relativa al genere nei fondi strutturali. Grandi progressi si sono registrati per quanto riguarda la sensibilizzazione e lo scambio di buone pratiche nel processo d'inserimento sociale, nonché nella relazione sulle pensioni.

La modifica, portata a termine con successo, delle direttive sulla parità di trattamento, grazie alla profonda collaborazione con il Consiglio ed il Parlamento europeo durante la procedura di codecisione, ha fatto saldamente progredire il tema della parità nel settore dell'occupazione. L'attenzione si è inoltre concentrata sulla violenza domestica nei confronti delle donne, con l'adozione di una serie di indicatori, mentre sono stati aumentati gli sforzi volti a prevenire ed eliminare questa pratica inaccettabile.

La parità tra i sessi è un diritto fondamentale per tutti; è fondamentale garantire solidarietà internazionale e un sostegno visibile alle donne cui questo diritto è negato. Nel corso del 2002 sono state adottate una serie di importanti misure, ma molto rimane ancora da fare: questo settore continuerà ad essere uno dei principali scenari per gli sforzi futuri.

Ai fini della completezza statistica, alla relazione di quest'anno è stato allegato un inserto statistico. Per chi desiderasse documentarsi più approfonditamente, un'ampia relazione statistica intitolata "The life of women and men in Europe" è stata pubblicata nel 2002 da Eurostat (ISBN 92-894-3568-2)

Capitolo I

LA PARITÀ TRA I SESSI IN UN'UE ALLARGATA

1. Sfide e opportunità dell'allargamento

Dopo la conclusione dei negoziati d'adesione con Cipro [1], la Repubblica ceca, l'Estonia, l'Ungheria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica slovacca e la Slovenia, l'Unione è felice di poter accogliere questi stati come membri a decorrere dal 1° maggio 2004.

[1] le condizioni dell'adesione di Cipro all'Ue, per quanto riguarda la Comunità cipriota turca, dipenderanno da un accordo nel trattato di adesione in linea con i principi sui quali si fonda l'Ue.

Lungo tutto l'arco del processo d'allargamento, le implicazioni delle discussioni e dei negoziati riguardanti la parità tra gli uomini e le donne sono andate ben oltre al semplice annullamento, da parte dei paesi candidati, del proprio gap rispetto alla legislazione ed alle procedure comunitarie. La creazione di un'Unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa e l'ingresso di questi paesi nell'Unione europea apportano un patrimonio di esperienza e di realizzazioni dal quale possono trarre insegnamento anche gli attuali Stati membri. Questo processo di reciproca amalgama tra i traguardi raggiunti in numerosi paesi potrebbe risultare in una nuova focalizzazione del tema della parità tra i sessi in Europa e imprimere un fresco e promettente slancio verso una società basata sulla parità dei sessi.

La parità tra donne e uomini è da tempo considerata un principio ed un diritto fondamentale, e rappresenta un "obiettivo" del trattato sull'Unione europea. La parità tra i sessi è un fatto positivo per tutti i cittadini - uomini e donne - nella misura in cui permette alle società democratiche di realizzare interamente le proprie potenzialità con la piena partecipazione e il pieno contributo di tutti. Occorre dunque sottolineare che la parità tra i sessi non è una questione secondaria, poiché riguarda tutta la popolazione. È dunque essenziale che le disposizioni e le pratiche giuridiche ed amministrative volte a realizzare la parità tra gli uomini e le donne si concentrino su quest'obiettivo senza essere catalogate come una preoccupazione secondaria da un punto di vista concettuale.

La cosa più importante per tutti i paesi aderenti è comunque la moltiplicazione rafforzamento dei loro sforzi miranti a sensibilizzare i cittadini riguardo ai loro nuovi diritti. Per ancorare pienamente la legge nella società è indispensabile informare i cittadini sui loro diritti ed incoraggiarli ad approfittarne in un atmosfera di dibattito aperto basata sulla capacità giuridica di affrontare efficacemente le controversie.

Recepimento legislativo

Nel settore della parità delle opportunità si attendeva il recepimento di nove direttive relative alle questioni di genere e alla parità. Come indicato nella relazione periodica [2], il processo d'allineamento con l'acquis è a buon punto in molti paesi candidati, in particolare a Cipro, nella Repubblica ceca, in Lettonia, Lituania, Ungheria, Slovacchia e Slovenia, dove molte misure supplementari sono state aggiunte nel 2002. Invece l'Estonia, Malta e, in misura minore, la Polonia, sono ancora in ritardo. Progressi nel processo d'allineamento sono necessari in tutti i paesi e la Commissione, conformemente al chiaro mandato affidatole dal Consiglio europeo di Copenaghen, intensificherà il suo monitoraggio degli sviluppi politici in tutti gli stati interessati dall'allargamento.

[2] COM (2002) XXX dell'ottobre 2002

Una modifica alla legge ceca sull'occupazione, approvata dal Parlamento nell'aprile 2002, precisa ulteriormente la definizione della discriminazione diretta ed indiretta nell'accesso all'occupazione. Una modifica della legge lituana sulla parità delle opportunità riguardo alla discriminazione diretta ed indiretta è stata adottata nel giugno 2002, migliorando il sostegno accordato ai due genitori che educano bambini fino all'età di 8 anni. In Slovenia, la legge sulla parità delle opportunità, una legge - quadro che fornisce una base comune per realizzare la parità delle opportunità per gli uomini e per le donne nella vita pubblica, è stata adottata nel giugno 2002. In Lettonia, il 1° gennaio 2002 è entrata in vigore la legge sulla protezione del lavoro e il 1 giugno 2002 è entrato in vigore il nuovo codice del lavoro. In Slovacchia, la nuova legge sull'assicurazione sociale approvata nel maggio 2002 mira a completare il recepimento della direttiva sulla parità di trattamento nelle questioni di sicurezza sociale. Nel settembre 2002, la parità di retribuzione per le donne e per gli uomini per un lavoro di pari livello è entrata in vigore a Cipro.

La cooperazione continuerà con la Bulgaria e con la Romania, paesi che hanno compiuto importanti progressi, come dimostra lo stato d'avanzamento dei loro negoziati d'adesione. La cooperazione continuerà anche con la Turchia.

Strutture di attuazione

Tuttavia il recepimento legislativo da solo non è sufficiente. L'esperienza ha dimostrato l'importanza di meccanismi di sostegno quali gli organi per la parità, i difensori civici per la parità e fonti ben informate ed attive di consulenza indipendente. La vera sfida sta ora nell'attuazione efficace della legislazione recentemente adottata e nel garantire che le istituzioni interessate dispongano di adeguate strutture amministrative e siano messe in grado di fare fronte alle nuove responsabilità loro imposte in virtù della nuova legislazione.

Nella Repubblica ceca, gli uffici del lavoro possono attuare misure anti-discriminatorie al fine di eliminare o almeno ridurre le disparità sul mercato del lavoro. Inoltre, il consiglio per la parità di opportunità tra donne e uomini si è riunito per la prima volta nell'aprile 2002. Tale consiglio è un organo addetto a consultazioni e consulenze su scala interministeriale, il cui mandato prevede la promozione della politica per la parità tra i sessi. Dal gennaio 2002 ciascun ministero ha creato un posto permanente per un funzionario incaricato esclusivamente di gestire l'ordine del giorno relativo alla parità delle opportunità tra le donne e gli uomini. Nel giugno 2002 il governo ungherese ha annunciato la creazione di un nuovo ufficio antidiscriminazione per lottare contro la discriminazione occupazionale nei confronti delle persone disabili, dei nomadi e di altri gruppi minoritari, nonché contro le donne. In Lettonia, con una decisione del febbraio 2002, è stato creato un organo consultivo e di coordinamento, il Consiglio della parità tra gli uomini e le donne. In Lituania, l'ufficio del mediatore per la parità delle opportunità continua a funzionare attivamente nel settore della discriminazione diretta ed indiretta. Nel 2002 tale ufficio è stato ulteriormente rafforzato. La nuova legge sui rapporti del lavoro in Slovenia prevede l'adozione di un programma nazionale speciale sulla parità delle opportunità e consentirà all'ufficio nazionale per la parità di nominare un mediatore addetto ai casi di disparità di trattamento. In Polonia, nell'ottobre 2001, è stato creato un ufficio plenipotenziario governativo per la parità di status tra le donne e gli uomini. A Cipro, le strutture ed i meccanismi per l'attuazione pratica della legislazione dovranno essere rafforzati, in particolare per quanto riguarda le strutture di consulenza indipendenti. A Malta esistono già le capacità amministrative necessarie per applicare l'acquis, anche se necessitano di ulteriore rafforzamento.

In Romania ed in Bulgaria i progressi realizzati per sviluppare strutture istituzionali ed amministrative volte ad agevolare l'attuazione e l'entrata in vigore dei diritti in materia di parità tra donne e uomini sono stati scarsi o nulli..

Inoltre nei paesi candidati sono state intraprese anche altre iniziative riguardanti il mainstreaming di genere. L'Ungheria ha incoraggiato il mainstreaming tramite iniziative di formazione per le professioni giuridiche, aumentando il livello di sensibilizzazione e combattendo le disparità, in particolare sul mercato del lavoro. In Lettonia gli sforzi sono stati incentrati sulla promozione dell'attuazione del concetto di parità tra i sessi. Nel marzo 2002 è stato approvato il piano d'azione d'accompagnamento per l'attuazione della parità nel 2002, che prevede una strategia nazionale per la parità tra i sessi per il periodo 2003-2007, la quale comprende tra l'altro la formazione alla parità tra gli uomini e le donne per i funzionari statali.

2. Dimensione socioeconomica

2.1. Occupazione

La cooperazione con i paesi in via d'adesione è già iniziata a livello dei processi di coordinamento socioeconomico. Un processo di cooperazione in materia di occupazione, basato sui cosiddetti "documenti congiunti di valutazione" (Joint assessment papers - JAP) mira a preparare i paesi candidati alla loro futura partecipazione alla strategia per l'occupazione dell'Ue nonché a definire le priorità politiche per l'occupazione nel quadro dei loro preparativi per il futuro sostegno nel quadro dei FSE.

Il contrasto con le esperienze dei 15 Stati membri è sorprendente: la partecipazione delle donne al mercato del lavoro nei paesi in via d'adesione, già elevata (a parte Malta, dove è particolarmente debole), è calata in modo spettacolare nel corso dei primi anni della transizione. Sia le donne che gli uomini sono colpiti da alti tassi di disoccupazione, in particolare in Lettonia, Lituania, Malta, Polonia e nella Repubblica slovacca. D'altra parte, la partecipazione maschile è più debole che nella media Ue, tanto che il divario tra gli uomini e le donne in materia d'attività e di disoccupazione risulta più limitato rispetto all'Ue. Al pari di quanto avviene nell'Ue, i mercati del lavoro dei paesi in procinto di aderire all'Ue sono caratterizzati da una forte segregazione tra i sessi, mentre il divario retributivo di genere è ancora ampio.

Nella maggior parte dei paesi in procinto di aderire all'Ue si è consapevoli della necessità di una politica e di una strategia improntate al mainstreaming di genere, benché gli strumenti siano limitati. Ad esempio vi sono carenze per quanto riguarda un organizzazione dell'orario di lavoro rispettosa della vita familiare - se si eccettuano le disposizioni basilari concernenti il congedo di maternità ed il congedo parentale. La maggior parte dei paesi in procinto di aderire all'Ue dovrà inoltre sviluppare delle strutture di accoglimento dei bambini economicamente accessibili (con particolare riferimento ai paesi dell'Europa centrale ed orientale nei quali tali strutture sono scomparse con il crollo del sistema precedente).

>SPAZIO PER TABELLA>

L'inserimento dei 10 paesi in procinto di aderire all'Ue implicherà un leggero riequilibrio dei tassi di occupazione posti come obiettivo a Lisbona. Il tasso di occupazione globale calerà di circa l'1,5 %, attestandosi sul 62.4%, con un impatto maggiore sul tasso di occupazione maschile rispetto a quello femminile.

>SPAZIO PER TABELLA>

Nell'ambito della cooperazione in corso, la parità tra i sessi e il mainstreaming di genere sono stati espressamente inclusi nei seminari sui fondi strutturali organizzati nel 2002 con i paesi in procinto di aderire all'Ue, giacché anche tali paesi, nel quadro della futura attuazione dei fondi strutturali, dovranno adottare la doppia strategia del mainstreaming di genere e delle azioni specifiche. Occorrerà inoltre fare in modo che nei nuovi Stati membri le ONG siano coinvolte nei programmi come partner di programmazione e d'attuazione, nonché come beneficiari dei fondi.

2.2. Inserimento sociale

Nel campo dell'inserimento sociale la cooperazione consiste soprattutto nel preparare i memorandum comuni sull'inserimento sociale, il cui scopo è di preparare i paesi in procinto di aderire all'Ue alla piena partecipazione al processo europeo d'inserimento sociale a partire dalla data dell'adesione. La redazione comune di tali memorandum funge da esercizio d'apprendistato reciproco che coinvolge sia i servizi della Commissione e le autorità nazionali in ogni paese candidato, cui si richiede di descrivere la situazione sociale delle donne e degli uomini nei gruppi a basso reddito, ad individuare i problemi collegati con la differenza tra i sessi, e ad illustrare in che modo si tenga conto di tali problemi all'atto di formulare le politiche per l'inserimento sociale e quali misure specifiche possano essere richieste. Tali memorandum saranno completati entro la fine del 2003 e rappresentano un grande passo verso il lancio, nel 2005, dei primi piani d'azione nazionali di lotta contro la povertà e l'emarginazione sociale da parte dei paesi in procinto di aderire all'Ue.

2.3. Le donne nel processo decisionale

Il processo d'allargamento presuppone un'Europa "nella quale le donne possono svolgere un nuovo ruolo, senza alcuna forma d'esclusione". I diritti delle donne non possono essere dissociati del progresso sociale. È dunque essenziale che le donne dei paesi in procinto di aderire all'Ue siano in grado di approfittare dei vantaggi della normativa comunitaria in vigore in materia di parità tra uomini e donne. Nelle elezioni europee che si terranno nel 2004, le donne devono essere messe in grado di svolgere un ruolo primario nel processo decisionale e nella vita politica. Le donne dei paesi in procinto di aderire all'Ue devono sfruttare questa opportunità per conquistare una maggiore "visibilità" politica.

Nel quadro del sostegno fornito ai paesi in procinto di aderire all'Ue, nel 2002 il programma d'azione per la parità tra i sessi è stato aperto anche ad essi. A tale riguardo si sta seguendo un approccio graduale, che permette di approfondire la consapevolezza "di genere" da parte dei paesi in procinto di aderire all'Ue tramite una serie di seminari, che si svolgeranno a livello locale nel 2003 ed ai quali saranno invitati i principali soggetti locali e nazionali. La seconda fase prevede la partecipazione a progetti con partner di altri Stati membri o di altri paesi.

Nel 2003 la Commissione concentrerà le proprie attività sulla promozione dell'equilibrio tra i sessi nel processo decisionale. Si tratta del tema prioritario individuato nell'invito a presentare proposte pubblicato nel novembre 2002 (il termine per presentare le proposte è il 14 marzo 2003). Tale approccio rappresenterà una fruttuosa base di azioni e di scambi tra i paesi in procinto di aderire all'Ue e gli Stati membri.

Infine, è solo tramite il dialogo aperto che può essere raggiunta una reale comprensione reciproca, base indispensabile di qualsiasi partnership. I paesi in procinto di aderire all'Ue sono stati quindi invitati ad assistere, in qualità di osservatori, alle riunioni del comitato consultivo e del comitato di programma svoltesi nell'ottobre 2002. Questa positiva esperienza verrà generalizzata a decorrere dall'aprile 2003 al fine di costruire una solida base per la cooperazione futura.

Capitolo II

la strategia quadro in materia di parità tra donne e uomini

3. Il duplice approccio

La cosiddetta strategia del mainstreaming di genere (integrazione della questione della parità tra donne e uomini in tutti i settori politici), riconosciuta a livello internazionale sin dalla conferenza delle Nazioni Unite sulle donne svoltasi a Pechino nel 1995, si è rivelata un efficace strumento di promozione della parità tra gli uomini e le donne. Il mainstreaming di genere, combinato con azioni specifiche - soprattutto programmi legislativi e finanziari - forma il duplice approccio descritto nella strategia quadro per la parità tra donne e uomini. Il 2002 è stato il terzo anno dell'attuazione della strategia-quadro sulla parità tra i sessi, che include il programma di lavoro annuale relativo a tutti i dipartimenti della Commissione.

L'esperienza tratta dalla redazione e dal monitoraggio dei due precedenti programmi di lavoro annuali dimostra che si tratta di un approccio efficace e foriero di risultati. Il programma di lavoro di quest'anno [3] ci traghetterà verso il cuore stesso della strategia-quadro comunitaria quinquennale relativa alla parità tra gli uomini e le donne; in questa fase si procederà infatti a uno studio più dettagliato dei progressi realizzati nell'attuazione della parità tra i sessi all'interno dei vari dipartimenti della Commissione europea, compresa una valutazione delle implicazioni in materia di risorse (umane e finanziarie).

[3] Programma di lavoro COM(2003)xxx, SEC(2003)xxx.

La Commissione ha approvato una metodologia generalizzata per la valutazione d'impatto. [4]. Pertanto, in modo graduale a partire dal 2003, per tutte le principali nuove iniziative, vale a dire quelle presentate nella strategia politica annuale oppure in seguito nel programma di lavoro della Commissione, verrà attuata la valutazione d'impatto basata sulle dimensioni della sostenibilità (sociale, economica e ambientale).Questa valutazione d'impatto sostituirà le prescrizioni esistenti in materia di valutazione d'impatto economico, valutazione in termini di genere, valutazione ambientale, valutazione delle piccole e medie imprese, valutazione d'impatto commerciale, normativo, ecc. Il nuovo strumento integrato di valutazione d'impatto si basa, in effetti, su queste pratiche oggi esistenti e le fonde in un nuovo strumento. Le varie DG dovranno comunque continuare a vigilare affinché le valutazioni d'impatto da esse condotte tengano conto anche - se del caso - dell'impatto in termini di genere; si tratta infatti di un settore in cui si impone una vigilanza continua.

[4] Comunicazione della Commissione in materia di valutazione d'impatto COM(2002)276 def., cfr.

4. La strategia europea per l'occupazione

Sin dall'inizio, la parità tra gli uomini e le donne è una componente fondamentale del processo di Lussemburgo, con le relative ripercussioni sulla strategia europea per l'occupazione. Nel 2002 la Commissione ha portato a termine un esercizio di valutazione sulla strategia europea per l'occupazione. Uno dei principali risultati accertati è stato il successo riscosso dalla duplice strategia mirante a raggiungere la parità tra gli uomini e le donne, ovvero il mainstreaming e le azioni specifiche. La visibilità della questione della parità tra gli uomini e le donne è migliorata anche negli Stati membri finora in ritardo, ed il divario tra i due sessi si è ridotto in particolare per il tasso d'occupazione ed il tasso di disoccupazione.

Tuttavia, nonostante i grandi progressi realizzati nel corso degli ultimi cinque anni, molto rimane ancora da fare per raggiungere gli obiettivi di Lisbona e di Stoccolma ed eliminare i divari tra gli uomini e le donne, che sono ancora troppo ampi. Sarà necessario un fermo impegno per raggiungere gli obiettivi relativi al tasso d'occupazione nell'Ue, in particolare l'obiettivo riguardante i lavoratori anziani. Nella relazione congiunta sul rafforzamento della partecipazione della forza lavoro si stima che tra il 2002 ed il 2010 sarà necessario creare 15,4 milioni di posti di lavoro supplementari, di cui 9,6 milioni per le donne e 7,4 milioni per i lavoratori anziani. In base agli scenari attuali, l'obiettivo di Lisbona - tasso d'occupazione globale al 70% - potrà essere raggiunto soltanto se i recenti miglioramenti strutturali nel funzionamento dei mercati europei del lavoro e l'aumento della partecipazione femminile saranno mantenuti fino al 2010 e, se necessario, ulteriormente sviluppati.

Tali obiettivi (Lisbona e Stoccolma) si riferiscono al tasso d'occupazione, e benché sia chiaro che l'aumento dell'occupazione è direttamente legato all'aumento dei livelli di partecipazione, anche la riduzione della disoccupazione svolgerà un importante ruolo. L'aumento della partecipazione non sarà facile, in parte perché ciò dipenderà da cambiamenti dei fattori culturali e sociopsicologici. Le principali ragioni alla base dell'inattività della popolazione di età compresa tra i 15 ed i 64 anni sono le seguenti: responsabilità personali o familiari (quasi il 20% del totale degli inattivi, ma il 29,2 % delle donne inattive), malattie o handicap (9 %), istruzione e formazione (27 %, quasi il 90% nel gruppo d'età dai 15 ai 24 anni) e pensione (16 %, circa il 90% nel gruppo d'età dai 55 ai 64 anni). Vi sono grandi differenze tra i sessi per quanto riguarda le ragioni dell'inattività. Gli uomini sono inattivi soprattutto a causa dell'istruzione o della pensione, mentre quasi la metà delle situazioni di inattività delle donne tra i 25 e i 54 anni sono dovute a responsabilità familiari e domestiche. I disincentivi fiscali influiscono sulle decisioni delle donne riguardo all'attività soprattutto se cumulati a situazioni di responsabilità riguardo all'assistenza ai bambini ed ai persistenti divari retributivi tra i sessi, che spesso comportano un'aspettativa di reddito inferiore.

Vi è una sempre maggiore consapevolezza del fatto che i divari di retribuzione tra i sessi non diminuiscono automaticamente in proporzione alla crescita del tasso di partecipazione delle donne, giacché sono collegati a disparità strutturali tra i sessi sul mercato del lavoro. I risultati devono comunque essere analizzati e valutati a medio e lungo termine e messi in relazione alla segregazione tra i sessi.

Al Consiglio europeo di Barcellona gli Stati membri hanno fissato degli obiettivi nazionali per quanto riguarda i servizi relativi alla custodia dei figli. Questa dovrebbe essere fornita ad almeno il 90% dei bambini di età compresa tra i 3 anni e l'obbligo scolastico, e ad almeno il 33% dei bambini al di sotto dei 3 anni per il 2010. Anche se un numero crescente di Stati membri hanno introdotto nuove misure, tra cui obiettivi quantitativi e date limite per il miglioramento delle capacità di accoglienza dei bambini, il numero di servizi soddisfacenti e di buona qualità non è ancora sufficiente per venire incontro alla domanda o per raggiungere gli obiettivi di Barcellona. Come già durante l'anno precedente, il tema del miglioramento dell'assistenza ad altri familiari a carico ha ricevuto un'attenzione assai scarsa.

Diversi Stati membri stanno ampliando il ricorso ai regimi di congedo (la Danimarca, la Francia, la Finlandia, la Spagna, la Svezia, il Regno Unito, l'Irlanda, l'Austria ed i Paesi Bassi). Benché questa sia un'evoluzione positiva, alla luce dello squilibrio tra i sessi per quanto riguarda l'approccio verso l'assistenza ai bambini (responsabilità che continua a ricadere sulle donne), esiste il pericolo che lunghi periodi di congedo possano avere un impatto negativo sul tasso di partecipazione delle donne, allargare il divario retributivo ed aumentare la segregazione tra i sessi.

La politica in materia di parità tra gli uomini e le donne, in generale, ed il duplice approccio in particolare sono i fattori essenziali per aumentare i tassi d'occupazione, migliorare la qualità del lavoro e promuovere un mercato del lavoro basato sull'inserimento. Le principali sfide future nel campo delle pari opportunità continuano ad essere il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, la moltiplicazione del monitoraggio sull'impatto delle politiche, il miglioramento delle strutture di custodia dei bambini (obiettivi di Barcellona) e un maggiore coinvolgimento delle parti sociali, in particolare nel campo dei divari retributivi e del congedo parentale.

5. I fondi strutturali

I fondi strutturali dell'Unione europea forniscono aiuti finanziari su vasta scala per sviluppare le competenze, promuovere la creazione di posti di lavoro e sostenere le regioni più bisognose. La parità tra gli uomini e le donne è un obiettivo chiave e si basa sul duplice approccio, con misure specifiche per la parità delle opportunità affiancate da un impegno di più ampio respiro mirante ad integrare le tematiche di genere in tutte le operazioni dei fondi (mainstreaming di genere).

Questo approccio basato su due fronti è maggiormente sviluppato nel Fondo sociale europeo (FSE), il principale strumento di sostegno finanziario dell'Ue nel quadro della strategia europea per l'occupazione. La maggior parte delle iniziative miranti a ridurre le disparità tra i due sessi si concentra sull'occupazione ed è finanziata dal FSE. Il mainstreaming di genere si è invece rivelato di più difficile attuazione in altri settori dei fondi strutturali, come i trasporti, l'ambiente o lo sviluppo rurale.

Finanziamento FSE per "l'accesso e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro" in Euro e in percentuali della spesa totale FSE

>SPAZIO PER TABELLA>

La 3a Conferenza sul mainstreaming di genere nei fondi strutturali (14 e 15 giugno 2002, Santander, Spagna) ha sottolineato che solo alcuni tra i programmi volti ad attuare i fondi negli Stati membri adottano una strategia globale improntata al mainstreaming di genere. Benché molti programmi comprendano impegni generali per affrontare l'impatto delle operazioni svolte nel quadro dei fondi sulle donne e sugli uomini, la maggior parte di essi manca di obiettivi chiari e di azioni di controllo relative alla parità tra uomini e donne.

L'Italia è uno dei primi Stati membri ad avere introdotto un pacchetto globale di valutazione per misurare i progressi in materia di parità tra i due sessi nell'ambito dei fondi strutturali. Munite di tale pacchetto, le autorità italiane responsabili dei fondi cercano di fare in modo che le persone che concepiscono, selezionano e realizzano i progetti da finanziare tengano pienamente conto della dimensione delle pari opportunità tra gli uomini e le donne.

Un altro esempio di buona pratica è lo sforzo congiunto profuso da 8 regioni della Spagna per utilizzare una parte del denaro loro versato dai fondi strutturali per migliorare la capacità di impiego delle donne, lottare contro la segregazione tra i due sessi e promuovere la conciliazione tra vita familiare e vita professionale. Queste azioni includono iniziative di formazione (soprattutto in settori in cui le donne sono sottorappresentate), aiuti finanziario alle imprese che assumono donne disoccupate, sostegni alle imprese dirette da donne, campagne promozionali, azioni di ricerca e la promozione dell'accesso delle donne ai posti di responsabilità .

I risultati della conferenza di Santander hanno aiutato la Commissione ad elaborare una comunicazione [5] alla fine del 2002. In essa vengono sottolineati gli esempi di buona pratica nel mainstreaming di genere e si raccomandano i modi per migliorare ulteriormente tale sforzo. Questa comunicazione rientra nel quadro della valutazione intermedia della Commissione relativo al periodo di programmazione su 6 anni dei fondi strutturali, prevista per il 2003 e contiene una serie di messaggi molto chiari:

[5] COM ecc.

- Misure specifiche imperniate sul genere sottorappresentato sono essenziali, ed è importante che i finanziamenti ad esse destinati siano visibili, in particolare attribuendo, fin dall'inizio - nei criteri di selezione - dei punti supplementari ai progetti che contribuiscono alla parità uomo-donna.

- I finanziamenti assegnati ad azioni specifiche a favore della parità uomo-donna, ed in particolare il mainstreaming di genere, devono risultare visibili ed in molti casi essere rafforzati

- Realizzare un efficace mainstreaming della dimensione di genere è difficile e richiede - per essere coronato da successo - competenze specifiche da raggiungere attraverso la formazione. A tale riguardo sono essenziali delle statistiche ripartite per genere.

In occasione degli eventuali futuri sostegni dei fondi strutturali, sarà importante mantenere il duplice approccio - mainstreaming della dimensione di genere e azioni specifiche - per ridurre le diseguaglianze e raggiungere l'obiettivo di una società basata sulle pari opportunità.

6. Il processo di inserimento sociale

Il processo europeo d'inserimento sociale è volto a sostenere gli Stati membri nella loro lotta contro la povertà e l'emarginazione sociale. Il Consiglio ha stabilito degli obiettivi comuni sulla base dei quali gli Stati membri formulano i loro piani d'azione nazionali. Il Consiglio ha chiesto agli Stati membri di incorporare una dimensione di genere nel complesso della loro strategia di lotta contro la povertà e l'emarginazione sociale.

All'interno dell'Ue, nel 1999 il 16% delle donne ed il 15% degli uomini erano minacciati di povertà, con il 10% delle donne e l'8% degli uomini soggetti a rischio permanente di povertà. [6] Se poi procediamo a una classificazione incrociata del fattore "genere" con altri fattori, il divario aumenta. Ad esempio, nei nuclei familiari composti da una sola persona, il 24% delle donne è a rischio di povertà, rispetto al 19% degli uomini. Il rischio di povertà dei genitori single, soprattutto donne, è di circa il 38%. [7]

[6] Eurostat, ECHP-UDB cer. ic. 2002

[7] Relazione congiunta sull'inserimento - dati del 1997 - tabella 3C.

La dimensione di genere non era molto visibile nei primi piani d'azione nazionali presentati nel 2001. Nel luglio 2002, i ministri hanno concordato che la dimensione di genere doveva essere migliorata. Quest'impegno politico ha impresso un forte slancio al successo del mainstreaming di genere. La prossima serie di piani d'azione nazionali è attesa per il luglio 2003 e la loro preparazione è già cominciata.

A livello europeo, un esercizio d'apprendistato reciproco è stato organizzato nel settembre 2002 con i coordinatori nazionali dei piani e gli esperti nazionali in materia di questioni di genere. Gli Stati membri hanno discusso delle loro esperienze in materia di mainstreaming di genere, sia dei propri successi che anche delle proprie difficoltà e dei modi in cui intendono superarle. Una seduta speciale dedicata al mainstreaming di genere è stata organizzata anche nel contesto della tavola rotonda europea sull'inserimento sociale svoltasi ad Aarhus nell'ottobre 2002. La tavola rotonda ha visto riuniti parlamentari europei, amministrazioni nazionali, enti locali e regionali, ricercatori, parti sociali ed ONG.

Di conseguenza il testo degli obiettivi comuni per i piani per il 2003 è stato adattato dal Consiglio per sottolineare la necessità di tenere conto della problematica di genere ad ogni fase del piano. Questo concetto è stato ulteriormente specificato nell'abbozzo comune dei piani elaborato dai coordinatori nazionali. Si prevede dunque che azioni specifiche attinenti alla problematica di genere avranno più spazio nei piani del 2003 e che il mainstreaming di genere in generale ne esca rafforzato.

7. La dimensione di genere nelle strategie nazionali in materia di pensioni

Nel dicembre 2001 gli Stati membri hanno concordato di presentare delle relazioni relative alla maniera in cui intendono garantire che le generazioni future di pensionati usufruiscano di redditi adeguati senza gravare in maniera eccessiva sulle future generazioni di lavoratori. Le relazioni sono basate su obiettivi comuni relativi all'adeguatezza e alla sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici nonché alla loro capacità di reagire all'evoluzione delle necessità. L'obiettivo 10 invita gli Stati membri a spiegare come il loro sistema pensionistico possa rispondere all'aspirazione di una migliore parità tra donne e uomini.

Le donne rappresentano la maggioranza delle persone anziane, quasi il 60% delle persone di oltre 65 anni e quasi due terzi di quelle di oltre 75 anni. Tuttavia, la maggior parte dei regimi pensionistici è stata tradizionalmente concepita per gli uomini nel loro tradizionale ruolo di sostegno della famiglia, lavoratori a tempo pieno senza interruzione di carriera. Dalle prime relazioni nazionali, presentate nel settembre 2002 emerge che molti sistemi pensionistici rispecchiano ancora questi principi di base.

Il livello medio delle pensioni delle donne resta in molti paesi in gran parte inferiore a quello delle pensioni degli uomini, un fatto dovuto principalmente a differenti tradizioni in materia di occupazione tra gli uomini e le donne. [8] In Finlandia, la pensione media totale delle donne raggiungeva nel 2000 un importo di 841 Euro, il 27% di meno che per gli uomini. In Spagna, la differenza è del 37 %. Nel 2001 la pensione contributiva media era infatti pari a 405 Euro per le donne e a 650 Euro per gli uomini. In Austria la pensione legale media nel 2000 era di 734 Euro per le donne e di 1334 Euro per gli uomini (divario: 45%). In Francia, la pensione mensile media per gli uomini nel 1997 era di 1342 Euro contro 767 Euro per le donne, con un divario del 43%. Nel Regno Unito, nel 2001 il divario era pari al 16 %: gli uomini prendevano infatti 183 sterline alla settimana e le donne 153 sterline.

[8] Comunicazione del Commissione sul progetto di una relazione congiunta in materia di pensioni adeguate e sostenibili - COM(2002)737 def.

Tuttavia la valutazione delle relazioni compiuta dalla Commissione evidenzia che gli Stati membri stanno adattando gradualmente i propri sistemi all'evoluzione dei ruoli femminili e maschili nel settore sociale ed economico, tenendo conto della partecipazione più elevata delle donne al mercato del lavoro e introducendo nuove disposizioni che facilitano la conciliazione tra le responsabilità professionali e familiari. Tuttavia i loro effetti saranno lenti, e differenze significative tra i diritti pensionistici delle donne e degli uomini continueranno a pesare ancora a lungo.

8. Altre politiche

8.1. Relazioni esterne

Un sottogruppo sulle relazioni esterne è stato creato nel quadro del gruppo interservizi sulla parità tra i sessi, con rappresentanti delle direzioni generali per lo sviluppo e per l'allargamento, dell'Ufficio di cooperazione EuropeAid, della direzione generale per le relazioni esterne, dell'Ufficio per gli aiuti umanitari, della direzione generale per il commercio e della direzione generale per l'occupazione. Nel 2002, questo sottogruppo ha svolto un riesame delle politiche esistenti, compreso lo stato d'attuazione delle tre comunicazioni [9] sulle relazioni esterne, sulla base della relazione preparata da un esperto in materia.

[9] Gli uomini e le donne nella cooperazione. Le donne nella prevenzione dei conflitti. Il ruolo dell'Ue nella promozione dei diritti della persona umana e della democratizzazione.

Il gruppo si concentra sull'efficace attuazione del programma d'azione del giugno 2001 per il mainstreaming della parità tra gli uomini e le donne nella cooperazione allo sviluppo comunitaria nonché sull'esame dell'impatto sortito fino a questo momento dal commercio, dallo sviluppo e dalle altre politiche estere comunitarie sulla situazione delle donne. Esso rifletterà inoltre su cosa la Commissione possa offrire come valore aggiunto nei suoi negoziati e nel quadro dei suoi contatti bilaterali con i partner al di fuori dell'Ue, nonché su come la Commissione sostiene l'empowerment delle donne e la loro partecipazione a processi umanitari e politici.

8.2. Ricerca e sviluppo

La Commissione ha proseguito le proprie attività nel settore "le donne e la scienza" adottando diversi approcci.

Un gruppo di esperti creato nel gennaio 2002 per analizzare la partecipazione delle donne nella ricerca industriale ha presentato una relazione nel gennaio 2003.

La Commissione sta inoltre pensando alla creazione di una piattaforma europea di ricercatrici, che svilupperà attività destinate a promuovere le ricercatrici ed a coinvolgerle in modo più attivo nella strutturazione del dibattito politico scientifico a livelli nazionale ed europeo. Per preparare questa iniziativa, uno studio sulle reti di ricercatrici è stato lanciato nel novembre 2002. Tale studio durerà dal novembre 2002 al giugno 2003.

Alla fine di ottobre del 2002 la Commissione ha creato il gruppo d'esperti Enwise per studiare e descrivere la situazione delle ricercatrici dei paesi dell'Europa centrale ed orientale e degli stati baltici. Questo gruppo presenterà raccomandazioni per migliorare il ruolo ed la posizione delle donne nella ricerca scientifica europea (obiettivo dello spazio europeo della ricerca) ed aumentare il numero delle partecipanti provenienti dai paesi target del sesto programma quadro di ricerca comunitaria (2002-2006).

Il 17 dicembre 2002 la Commissione ha pubblicato i suoi primi inviti a presentare proposte nel quadro del sesto programma quadro. Fra questi appelli vi è un bando di gara aperto che riguardante le donne e le attività scientifiche. In questo campo ci si concentrerà sullo sviluppo di sinergie tra le politiche e le azioni nazionali e regionali, sull'aumento della partecipazione delle donne nella ricerca industriale nonché sul mainstreaming di genere nelle istituzioni scientifiche.

Inoltre, dei progetti integrati e delle reti d'eccellenza finanziate dal programma quadro dovranno fornire un piano d'azione per la parità uomo-donna nel quadro di ogni progetto. Inoltre, sarà chiesto ad esperti di verificare se in un progetto sia presente una dimensione di genere, e in caso affermativo di precisare il modo in cui verrà affrontata.

8.3. Istruzione

Il 29 e 30 novembre 2002 si è svolto a Budapest un seminario con la partecipazione delle agenzie nazionali e dei ministeri dell'istruzione incaricati della gestione di Socrates. In tale occasione sono stati analizzati i risultati e le raccomandazioni relative allo studio di valutazione dell'impatto di genere della prima fase del programma di azione comunitario; inoltre sono stati individuati una serie di indicatori da impiegare durante la seconda fase del programma.

In risposta alla comunicazione della Commissione "Realizzare uno spazio europeo dell'apprendimento permanente", [10] il Consiglio nel maggio 2002 ha adottato una risoluzione. Questo testo dichiara le pari opportunità uno dei principi fondamentali del concetto di apprendimento permanente. Tra gli obiettivi chiave, l'accesso e la partecipazione delle donne all'apprendimento permanente, segnatamente nell'ambito delle imprese.

[10] COM (2001) 678 def. del 21 Novembre 2001

Sulla scorta della relazione della Commissione "Gli obiettivi futuri e concreti dei sistemi d'istruzione", [11] il Consiglio ha adottato un programma di lavoro [12] che prevede un approccio più marcatamente incentrato sul genere. Questi due testi rappresentano una base per i futuri sviluppi delle politiche in materia di istruzione e formazione in Europa.

[11] COM (2001) 59 def. del 31 Gennaio 2001

[12] Adozione in data 14 Febbraio 2002 N. 6365/02

8.4. Ambiente

In associazione con la presidenza spagnola, nel febbraio 2002 è stato organizzato un seminario a Segovia, sul tema "La politica ambientale europea e le donne", durante il quale sono stati analizzati tre argomenti: la necessità di un'approfondita analisi dei temi ambientali da un punto di vista basato sulla prospettiva di genere; azioni concrete volte ad incorporare le prospettive di genere nelle politiche ambientali; la necessità di curare la formazione. I risultati sono stati presentati in seno alla riunione del Consiglio del 4 marzo 2002.

Nel 2002 il mainstreaming è stato inserito nel piano di gestione della DG "Ambiente", ed i progressi sono stati evidenti, segnatamente nel campo della gestione dei rifiuti e della protezione delle acque, dei mari e del suolo. Sono stati svolti due studi di valutazione dell'impatto di genere:

- In relazione alla gestione dei rifiuti è in corso di svolgimento un'analisi degli effetti in termini di impatto di genere dell'attuale politica di pianificazione dei rifiuti a livello municipale nell'UE, allo scopo di utilizzare i risultati di un simile studio al fine dell'elaborazione di orientamenti per la pianificazione della gestione dei rifiuti da parte degli Stati membri.

- Un secondo studio sul mainstreaming di genere nel quadro della direttiva quadro sulle acque è stato lanciato con l'obiettivo di accertare se le politiche hanno ripercussioni diverse per gli uomini e per le donne , e se del caso, di ridurre al minimo qualsiasi impatto negativo.

La formazione in materia di mainstreaming di genere è stata estesa al livello dei coordinatori, coinvolgendo i punti di contatto in tutte le unità.

9. Principali protagonisti della parità tra uomini e donne

Il 6 marzo 2002, il gruppo di commissari incaricato delle queste questioni attinenti alla parità tra donne e uomini ha dialogato con una serie di organi-chiave a livello europeo, in particolare con il Parlamento europeo, la presidenza spagnola, il Comitato consultivo per la parità delle opportunità tra le donne e gli uomini e la lobby europea delle donne.

Il gruppo interservizi sulla parità tra donne e uomini ha proseguito la propria opera di coordinamento della politica di mainstreaming di genere all'interno dei servizi della Commissione ed ha aiutato il gruppo di commissari a sorvegliare i progressi e le realizzazioni.

Il Comitato consultivo per la parità delle opportunità tra le donne e gli uomini [13] ha proseguito i suoi lavori ed ha adottato 5 pareri. Due di tali pareri erano indirizzati alla convenzione e riguardavano il contenuto di una futura costituzione dell'Ue e/o di un trattato. Tali pareri elencano i principi fondamentali dei quali secondo questo comitato si deve tenere conto se l'Europa vuole essere una società basata sulla parità tra uomini e donne.

[13] http://europa.eu.int/comm/ employment_social/equ_opp/ strategy/advcom.html

Per intensificare la cooperazione con le autorità nazionali incaricate delle questioni della parità tra donne e uomini e coordinare le attività, la Commissione organizza su base biennale, lavorando in stretta cooperazione con la presidenza dell'Unione, una riunione di alto livello con gli alti funzionari degli Stati membri, incaricati delle politiche di parità tra uomini e donne. Lo scopo è quello di creare un forum per lo scambio di opinioni sulle questioni politiche e strategiche legate al mainstreaming di genere ed alla parità tra uomini e donne. Tema prioritario, il seguito da dare alla piattaforma d'azione di Pechino in seno al Consiglio nonché il mainstreaming di genere nelle azioni di formazione del Consiglio. Nel 2002, la presidenza spagnola ha seguito l'esempio delle presidenze precedenti, integrando la dimensione di genere in due ambiti di formazione del Consiglio: l'ambiente e l'agricoltura. La presidenza danese ha ulteriormente integrato la dimensione di genere in tutti i punti pertinenti dell'ordine del giorno del Consiglio "occupazione e politica sociale", ed ha presentato una guida sul modo di attuare il mainstreaming di genere nelle azioni di formazione del Consiglio.

La cooperazione con altre organizzazioni internazionali, quali le Nazioni Unite (seguito alla piattaforma d'azione di Pechino), il Consiglio d'Europa (comitato direttivo per la parità delle opportunità) e l'OCSE (nuovo piano d'azione sulla parità tra i sessi), è stata portata avanti nell'intento di approfittare delle competenze di queste organizzazioni e fare progredire il mainstreaming di genere nelle rispettive sfere politiche.

Le organizzazioni non governative svolgono un ruolo fondamentale nella promozione della parità tra uomini e donne. Il loro contributo è particolarmente prezioso nella lotta contro la tratta degli esseri umani e l'assistenza alle sue vittime. Nel 2002 le ONG femminili hanno contribuito in modo molto attivo ai lavori della convenzione sul futuro dell'Europa.

Nel corso del 2002 la commissione sui diritti delle donne e sulla parità delle opportunità del Parlamento europeo ha fornito un contributo di valore incalcolabile al settore della parità tra uomini e donne. Nella sfera di competenza di questa commissione rientrano settori come la sorveglianza dell'evoluzione e dell'attuazione dei diritti della donna nell'Unione e la promozione dei diritti della donna nei paesi terzi, l'attuazione e la prosecuzione dello sviluppo dell'integrazione in tutti i settori, la politica di promozione della parità tra donne e uomini per quanto riguarda le opportunità del mercato del lavoro ed il trattamento sul lavoro, nonché il monitoraggio all'attuazione delle spese correnti di cui tale commissione è responsabile. Nel 2002, tale commissione è stata il principale soggetto colegislatore nel quadro della modifica della direttiva 76/207/CEE, relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro. Al contempo, la commissione ha avuto occasione di discutere di una serie di questioni quali la politica dell'Unione nei confronti dei paesi mediterranei in relazione alla promozione dei diritti della donna ed alla parità di opportunità in tali paesi; la rappresentanza delle donne fra le parti sociali nell'Unione europea; l'esame intermedio del programma Daphne 2000-2003; la salute ed i diritti in materia di sessualità e di riproduzione; il mainstreaming di genere nella cooperazione allo sviluppo comunitaria, ed infine, le donne ed il fondamentalismo.

Capitolo III

Strategia specifica ed azioni per la parità tra uomini e donne

10. Legislazione

10.1. Parità di trattamento

La direttiva relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro è stata modificata nel settembre 2002 [14] dopo un'intensa e costruttiva cooperazione tra il Consiglio dei ministri, il Parlamento europeo e la Commissione.

[14] Direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 settembre 2002, che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio relativa all'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro, GU L 269 del 5.10.2002, pagg. 15-20

Una delle riforme chiave affronta il tema delle molestie sessuali sul lavoro. Per la prima volta a livello Ue, un atto giuridico vincolante dà una definizione della molestia sessuale e la vieta come forma di discriminazione fondata sul sesso. La direttiva proibisce ogni forma di comportamento sessuale non desiderato, che provochi una situazione intimidatoria o degradante, ed invita urgentemente i datori di lavoro ad adottare misure preventive contro qualsiasi forma di discriminazione nonché a stilare periodicamente delle relazioni sulla parità per il personale.

L'adozione di convenzioni collettive che stabiliscano norme per porre fine alla discriminazione fondata sul sesso viene fortemente incoraggiata. La direttiva impone inoltre la creazione di organi addetti alla parità negli Stati membri e concede a quest'ultima ampi poteri per controllare i progressi e fornire assistenza a coloro che presentano reclami contro le discriminazioni sessuali. Essa prevede inoltre che l'indennità accordata ai lavoratori dipendenti vittime di discriminazione debba essere proporzionale ai danni subiti, escludendo a priori qualsiasi limite massimo.

La direttiva prevede anche che una donna in congedo di maternità debba avere il diritto, dopo la fine del periodo del suo congedo di maternità, di ritrovare il proprio posto di lavoro - o un posto equivalente - in condizioni non meno favorevoli, e di beneficiare di qualsiasi miglioramento delle condizioni di lavoro al quale avrebbe avuto diritto durante la sua assenza.

Benché gli Stati membri abbiano tempo fino al 2005 per modificare la loro legislazione nazionale per conformarsi a questa direttiva, la maggior parte di essi ha già anticipato questo obbligo adottando a livello nazionale misure contro le molestia sessuali. La legge belga contro le molestie sul lavoro [15] è stata adottata nel giugno 2002. La legislazione francese sulle molestie è stata modificata [16] per ampliare la definizione ed includervi le vessazioni nonché ampliare l'elenco delle persone aventi diritto a protezione. Inoltre, le parti sociali finlandesi si sono riunite per elaborare e pubblicare i primi orientamenti comuni per lottare contro le molestie sessuali sul luogo di lavoro. Concludendo, in Irlanda sono stati pubblicati tre nuovi codici di pratica nel quadro di tre atti legislativi diversi che riflettono i numerosi reclami riguardanti le vessazioni sul luogo di lavoro [17].

[15] Monitor belga/Belgisch Staatsblad, 22 giugno 2002.

[16] Legge del 2 novembre 2002.

[17] Si tratta dei codici seguenti: the code of Practice Detailing procedures for Addressing Bullying in the Workplace under the Industrial relations Act, 1990; the national Authority for Occupational Safety and Health code of Practice on the prevention of Workplace Bullying under the Safety, Health and Welfare at Work Act, 1989 and the Safety Health and Welfare at Work ( applicazione generale) regolamenti, 1993 (direttiva 89/391/CE del Consiglio ); e il code of Practice pubblicato dall'Equality Authority on Sexual Harassment and Harassment at Work under the Employment Equality Act, 1998 - Employment Equality Act, 1998 (codice of Practice) (Harassment) Order 2002.

Anche i tribunali nazionali intervengono sempre più frequentemente riguardo alla questione, e la tipologia degli interventi varia moltissimo da un tribunale all'altro. In Francia, ad esempio, la Corte di cassazione [18] ha confermato la decisione di un datore di lavoro di licenziare per molestie sessuali il responsabile del servizio medico dell'impresa .In Spagna il Tribunal di Justicial di Castilla y Léon [19] ha dichiarato un sindaco colpevole dell'offesa di molestia sessuale nei confronti di un consigliere all'interno del municipio, infliggendogli una forte ammenda. In Austria, la Corte costituzionale ha confermato una decisione del ministero del lavoro, della salute e degli affari sociali, in virtù della quale l'ex responsabile di un istituto di ricerca federale è stato trasferito ad un altro posto (di livello inferiore), perché aveva sottoposto molte delle sue subalterne a molestie sessuali verbali [20]. Infine, in Irlanda, in seguito alla relazione redatta da un comitato consultivo esterno, la strategia interna delle forze armate dovrà essere modificata per rimediare al livello elevato di molestie al loro interno.

[18] Soc.5 marzo 2002 societé Luisiane v. Alsaz RJS 5/02- n. 528 p.411.

[19] Corte suprema di giustizia della Comunità autonoma di Castilla- Leon, sentenza del 30 maggio 2002.

[20] Verfassungsgerichtshof 26.11.2002, B 2212/00.

10.2. Parità di retribuzione

I tribunali nazionali sono stati invitati ad affrontare anche la questione della parità in materia di retribuzione. A Lussemburgo, la legislazione prevede che un lavoratore/una lavoratrice qualificato/a debba ricevere un aumento pari al 20% del salario minimo garantito, qualora possieda qualifiche professionali regolarmente acquisite nel corso proprio iter d'istruzione o di formazione, certificate da un diploma ufficiale, o anche qualora abbia lavorato almeno per dieci anni nella professione in questione. Il Kantonrechter di Hilversum, nei Paesi Bassi, ha pronunciato una sentenza favorevole in un reclamo in materia di parità di retribuzione presentato da un'educatrice [21]. La donna riceveva una retribuzione inferiore a quella dei suoi colleghi, non essendo in possesso di diplomi. In gioventù, nel 1957, aveva seguito l'iter di formazione e d'istruzione prescritto, ma non era stata autorizzata ad affrontare l'esame perché sposata. Il giudice, conformemente ad un parere della commissione per la parità di trattamento [22], ha sancito che questa persona non aveva potuto conseguire un diploma perché donna. In questo caso, il requisito del possesso di un diploma per salire nella scala retributiva era dunque indirettamente discriminatorio. Una nuova legge danese [23], che impone ai datori di lavoro di produrre statistiche sui salari ripartite per sesso, è entrata in vigore il 1 luglio 2002.

[21] Fonte: www.cgb.nl/cgbrief/11-rechters1.html

[22] Parere 1998-01.

[23] Legge n°.445 del 7 giugno 2001.

10.3. Conciliazione della vita lavorativa e familiare

Nel corso del 2002 iniziative legislative in materia sono state prese in diversi Stati membri. In Austria, una nuova legge sul congedo per assistenza nell'ambito familiare [24] è stata introdotta nel diritto del lavoro per permettere di accordare migliori cure ai familiari in fin di vita ed ai bambini molto malati. Questa legge prevede il diritto per qualsiasi lavoratore di ridurre le proprie ore di lavoro o prendere un congedo non retribuito con l'accordo del datore di lavoro. Il 21 gennaio 2002, il governo olandese ha proposto al Parlamento una legge che introduce un regime giuridico di congedi per cure di lunga durata [25]. In Finlandia, l'11 aprile 2002 il governo ha presentato una relazione al Parlamento sulla politica relativa ai bambini e sulla valutazione dei metodi che permettono di conciliare vita professionale e vita familiare, sulla scorta della quale si prevede di prolungare la durata del congedo di paternità fino a 4 settimane in luogo dei 18 giorni attuali. La provincia spagnola della Catalogna ha sancito legalmente il diritto dei propri dipendenti di ridurre il proprio orario di lavoro quotidiano di un terzo per 8 mesi, senza riduzione salariale, dopo il congedo di maternità di 18 settimane. Questa misura era inizialmente prevista solo per le donne, ma sarà estesa a tutti i funzionari indipendentemente dal sesso. Il congedo parentale danese e le norme del congedo per l'assistenza ai bambini sono stati profondamente modificati. In base alla legge n° 141 del 25 marzo 2002, non vi esiste più un congedo separato per l'assistenza ai bambini oltre al congedo parentale [26]. La nuova legge tedesca denominata Job-AQTIV-Gesetz garantisce che a decorrere dal 1 gennaio 2003, le persone in congedo parentale saranno in grado di beneficiare dell'assicurazione disoccupazione alla fine di detto congedo [27].

[24] GU I 89/2002

[25] Fonte: Comunicato del ministero degli affari sociali e dell'occupazione, 21-1-2002. www.minszw.nl

[26] Disponibile in danese in Retsinformation - http://www.retsinfo.dk/DELFIN/HTML/A2002/ 0014130.htm

[27] Bundesgesetzblatt Teil i, 2001, nr. 66 vom 14.12.2001, p. 3443; http://217.160.60.235/BGBL/bgbl1f/ b101066f.pdf

Le decisioni dei tribunali nazionali sono assai incoraggianti anche per quanto riguarda la conciliazione della vita professionale e familiare. La corte costituzionale tedesca [28] ha respinto un reclamo che si opponeva all'estensione degli orari della scuola elementare in Sassonia-Anhalt. L'idea generale alla base di tali orari è quella di rendere gli orari della scuola elementare più pratici per i genitori che lavorano. Nel Regno Unito, la Corte d'appello [29] ha deciso che un datore di lavoro aveva esercitato indirettamente una discriminazione contro una donna a causa del suo sesso, licenziando i lavoratori dipendenti con contratto a durata determinata prima di quelli con contratto a durata indeterminata. Per concludere, in Italia il tribunale di Venezia [30] ha deciso che a titolo della legislazione nazionale [31], i genitori sono liberi di scegliere il periodo nel quale desiderano utilizzare il loro congedo parentale, alla sola condizione di dare un preavviso. I datori di lavoro non possono rifiutare o posporre un congedo parentale adducendo motivazioni di servizio.

[28] Decisione del 16 aprile 2002,.1 BvR 279/02, http://www.bundesverfassungsgericht.de/ entscheidungen/rk20020416_1bvr027902.

[29] Whiffen v Milham Ford Girls'School [ 2001 ] Industrial relations Law reports 468.

[30] Il lavoro nella giurisprudenza, 2001, p. 1052 e seguenti

[31] Articolo 32 del decreto n° 151 del 21 marzo 2001 (Testo unico delle disposizioni sulla tutela della maternità e della paternità (Gazzetta ufficiale del 26 aprile 2001, N°. 93 http://www.parlamento.it/parlam/leggi/ deleghe/01151dl.htm).

11. Il programma d'azione

La Commissione sostiene i progetti transnazionali miranti allo scambio di informazioni e di buone pratiche e alla creazione di reti al livello dell'Ue, offrendo finanziamenti d'importo compreso tra 250.000 a 500.000 Euro per coprire fino all'all'80% dei costi. Il restante 20% dei costi deve essere finanziato in contanti dal candidato o da altre fonti. I progetti devono coinvolgere partner di almeno tre paesi e normalmente hanno una durata un periodo di 15 mesi.

11.1. Parità di retribuzione: la priorità del 2001

La parità di retribuzione per le donne e gli uomini nell'Ue era il tema prioritario del primo anno del programma, poiché il divario tra i salari maschili e femminili rappresenta una delle disparità più evidenti subite dalle donne sul lavoro. Il salario medio delle donne nell'Unione rappresenta appena il 84% del salario degli uomini. La maggioranza dei 27 progetti [32] scelti nel 2001 nel quadro del programma d'azione - e finanziati per un importo ammontante a 8 milioni di Euro - trattava di questioni attinenti alla parità di retribuzione; i risultati sono attesi nel 2003. Tuttavia, poiché questi progetti avevano una durata di 15 mesi, molte conferenze si sono già svolte nel 2002. Il persistente divario tra le retribuzioni è stato nuovamente sottolineato durante queste conferenze e in numerose relazioni [33] a conferma dell'importanza delle convenzioni collettive, dei sistemi di valutazione dei posti di lavoro basati sul genere, di un elenco di punti da sottoporre a discussione durante i negoziati salariali e di un piano d'azione per la parità delle retribuzioni.

[32] Riferimento web

[33] Centraal Bureau voor de Statistiek, www.cbs.nl comunicato stampa del 29 maggio 2002. Cfr. bollettino 2/2002, p. 32. Cfr.bollettino 2/2002, p. 24. Bericht zur Berufs - und Einkommenssituation von Frauen und Männern im Auftrag des Bundesministeriums für Familie, Senioren, Frauen und Jugend, Juli 2001; reperibile su http://www.bmfsfj.de/Anlage19920/ Bericht_der_Bundesregierung_zur_ Berufs-_und_Einkommenssituation_ von_Frauen_und_Maennern.pdf. http://www.destatis.de/presse/deutsch/ pm2002/p2460042.htm.

Il 29 novembre 2002 la presidenza danese ha organizzato una conferenza sulla parità di retribuzione in cooperazione con due progetti nel quadro del programma comunitario europeo relativo alla strategia-quadro per l'uguaglianza tra gli uomini e le donne. Lo scopo di questa conferenza era di provare alle imprese che la parità di retribuzione rappresenta un valore aggiunto. Tra gli invitati vi erano imprese pubbliche e private - nonché rappresentanti delle parti sociali - e delle istituzioni nazionali ed europee.

11.2. Conciliazione della vita lavorativa e familiare: la priorità del 2002

Le politiche relative alla conciliazione sono componenti essenziali della dimensione di genere nella strategia europea per l'occupazione e nel processo d'inserimento sociale, e mirano a garantire condizioni favorevoli alle donne ed agli uomini per l'entrata, il ritorno e la permanenza sul mercato del lavoro.

Si tratta ad esempio della possibilità di usufruire di servizi di custodia accessibili e di buona qualità, della condivisione paritaria delle responsabilità in materia di custodia dei bambini e dei lavori domestici, dell'incoraggiamento rivolto ai padri perché usufruiscano del congedo parentale nonché dell'offerta di soluzioni improntate alla flessibilità sia per gli uomini che per le donne. Particolare attenzione speciale viene prestata ai problemi delle donne facenti parte dei gruppi a basso reddito. Solo il 12% delle donne tra i 16 ed i 64 anni lavora a tempo pieno e l'8% ad orario ridotto, mentre il 66% di esse è inattivo, contro il 35% degli uomini nei gruppi a debole reddito [34].

[34] La vita delle donne e degli uomini in Europa -un ritratto statistico, Eurostat, ECHP-UDB, dic 2001-p.102.

È importante anche che gli Stati membri tengono conto delle misure di conciliazione al momento di riformare i propri sistemi pensionistici, per evitare di mettere in pericolo i diritti pensionistici delle donne e degli uomini che hanno preso un congedo per occuparsi dei propri figli.

Il primo ministro finlandese Paavo Lipponen rappresenta un eccellente esempio di successo nella conciliazione della vita familiare e della vita professionale. Dopo la nascita di ciascuna delle sue due figlie, il primo ministro ha chiesto ed ottenuto 5 giorni di congedo di paternità. "Un primo ministro non è mai in vacanza. Dovevo essere costantemente rintracciabile per telefono. Ma ciò non ha disturbato l'aspetto principale, stare in famiglia. È stato il periodo più bello per tutta la famiglia, ed il mio congedo di paternità non ha avuto alcuna conseguenza negativa sulla mia carriera. Al contrario: la stampa in Spagna, in Italia, in Belgio ed in Francia - e fino ad un certo punto anche i giornali finlandesi - hanno riferito la storia del primo ministro che preferiva restare a casa con il figlio neonato mentre si svolgeva il vertice di Madrid. È stata la migliore pubblicità che la Finlandia abbia mai ricevuto. L'ho fatto per incoraggiare i padri finlandesi - e tutti i padri europei - a usufruire della possibilità di un congedo di paternità".

In risposta agli inviti a presentare proposte lanciati nel quadro del programma dell'UE per l'uguaglianza tra i sessi, nel 2002 sono stati lanciati 18 progetti nel quadro del programma d'azione. Questi progetti, finanziati per un importo di 7,5 milioni di Euro sono stati lanciati alla fine del 2002 ed avranno una durata di 15 mesi.

11.3. Le donne nel processo decisionale : La priorità del 2003

La parità nella vita politica resta un problema sia a livello degli Stati membri che a livello europeo. Mentre in alcuni Stati membri si propende per l'introduzione di disposizioni legislative in materia di parità, i risultati di recenti elezioni nazionali hanno raffreddato alcuni propositi. In Francia, ad esempio, la legge sulla parità non ha avuto l'impatto atteso (bilanciamento della rappresentazione dei due sessi) né nelle elezioni locali né in quelle parlamentari [35]. D'altra parte, benché il Portogallo abbia una debole rappresentazione delle donne a livello parlamentare e governativo, in questo paese si è registrato un leggero riequilibrio [36]. Viceversa, nei Paesi Bassi, l'evoluzione della rappresentazione delle donne nelle elezioni parlamentari del maggio 2002 è stata negativa rispetto alle elezioni precedenti [37]. In Germania il tono della relazione governativa sull'equilibrio tra i sessi nei comitati [38] è invece piuttosto incoraggiante. [39]

[35] Cfr. bollettino 2/2002, p. 21.

[36] Cfr. bollettino 2/2002, p. 33.

[37] Cfr. bollettino 2/2002, p. 33.

[38] Cfr. http://www.bmfsfj.de/top/sonstige/ Politikbereiche/Gleichstellung/ix4790_htm.

[39] Cfr. bollettino 2/2002, p. 24.

Alcuni Stati membri stanno ora affrontando la questione della rappresentazione politica equilibrata tra gli uomini e le donne. In Belgio è stata modificata la costituzione per facilitare la parità a livello federale e federativo [40]. In Irlanda, l'autorità per la parità ha prodotto un documento-quadro [41], comprendente l'obiettivo di raggiungere la parità sul piano politico [42]. Anche i Parlamenti di due Comunità autonome spagnole hanno adottato leggi sulla parità elettorale, che costringeranno i partiti politici a presentare un numero uguale di candidati e di candidate [43]. Infine nel Regno Unito, il Sex Discrimination (Election candidates) Act 2002 [44] modifica la legislazione sulla discriminazione sessuale per permettere ai partiti politici di scegliere candidate a partire da liste riservate esclusivamente a donne [45].

[40] Cfr. bollettino 2/2002, p. 17.

[41] National Action Plan for Women, (Aprile 2002) CE. documento disponibile su www.equality.ie - andare su pubblications.

[42] Cfr. bollettino 2/2002, p. 30.

[43] Cfr. bollettino 2/2002, p. 35.

[44] Questa legge è disponibile su: www.hmso.gov.uk/acts/acts2002/ 20020002.htm.

[45] Cfr. bollettino 1/2002, p. 40.

Nel 2003 l'attenzione sarà puntata sulle donne nel processo decisionale. Sulla scorta del processo di valutazione in corso riguardo alla partecipazione delle donne a livello decisionale e nella prospettiva delle elezioni del Parlamento europeo del 2004, la Commissione prevede di imperniare le proprie attività di finanziamento del 2003 sulla promozione dell'equilibrio dei sessi nel processo decisionale, sia nella vita politica che nella vita economica.

Un bando di gara aperto è stato lanciato nell'ottobre 2002 nel quadro del programma sulla parità tra le donne e gli uomini. L'invito è aperto alle proposte delle ONG o delle parti sociali a livello europeo, nonché delle di reti di autorità e di organizzazioni regionali o locali, attive nella promozione della parità tra uomini e donne.

11.4. Tematiche prioritarie per gli anni a venire nell'ambito del programma comunitario per la parità tra donne e uomini

Per coprire tutti gli aspetti della strategia quadro per la parità tra donne e uomini (2001-2005) cui il programma conferisce un sostegno finanziario, il Comitato del programma e la Commissione hanno definito le seguenti priorità:

2001-2: Parità retributiva

2002-3: Conciliazione della vita lavorativa e di quella familiare

2003-4: Le donne nel processo decisionale

2004-5: Stereotipi legati al genere

Capitolo IV

I DIRITTI UMANI

12. La tratta degli esseri umani

I temi attinenti alla tratta degli esseri umani, in particolare delle donne, a fini di sfruttamento sessuale, hanno continuato a fare parte delle priorità anche nell'ordine del giorno politico del 2002.Il fatto che decine di migliaia di donne e bambini siano oggetto di un traffico verso l'Unione europea è fonte di grande preoccupazione.

La lotta contro il traffico di esseri umani è una delle priorità politiche dell'Unione. Nel 1996, essa ha lanciato il programma STOP per sostenere le azioni di lotta contro il traffico degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei bambini. Inoltre l'UE ha intensificato la cooperazione relativa all'applicazione delle leggi per lottare contro i trafficanti ed ha cercato di affrontare questo problema nelle sue discussioni con i paesi d'origine, di transito e di destinazione, con un bilancio di 2 milioni di Euro per le attività svolte nel 2002.

Nel quadro del bilancio comunitario del 2002, una nuova linea di bilancio (A-3046) è stata adottata dal Parlamento europeo per finanziare organizzazioni di donne diverse dalla lobby europea delle donne (EWL). Questa nuova linea di bilancio, denominata "Organizzazioni di donne" e dotata di un bilancio di 300.000 Euro, è stata concepita per coprire i finanziamenti di organizzazioni di donne diverse dalla lobby europea delle donne, da attuarsi da parte della direzione generale "Occupazione e affari sociali". È stato quindi lanciato un invito a presentare proposte - bando aperto per la creazione di un "consorzio" di organizzazioni di donne non coperte dalla lobby europee delle donne, le quali assistono le vittime di tali traffici in Europa.

Dal 18 al 20 settembre 2002 si è svolta a Bruxelles la "Conferenza europea sulla prevenzione e la lotta contro la tratta di esseri umani - Sfida mondiale per il 21° secolo". La conferenza è stata concepita dalla Commissione europea nel quadro del programma STOP II ed organizzata dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) in stretta cooperazione con il Parlamento europeo e la Commissione europea. Essa ha visto riuniti oltre 1000 partecipanti in rappresentanza degli Stati membri dell'UE, dei paesi candidati, dei paesi confinanti della futura Unione allargata, degli Stati Uniti, del Canada, di organizzazioni internazionali, di organizzazioni intergovernative e non governative (ONG) nonché delle istituzioni dell'UE.

La dichiarazione di Bruxelles è il risultato principale della conferenza. Essa è volta a sviluppare ulteriormente la cooperazione europea ed internazionale e a definire misure concrete, norme, Buone/migliori pratiche e meccanismi per prevenire e combattere la tratta degli esseri umani. A tal fine la dichiarazione di Bruxelles contiene raccomandazioni relative alla prevenzione del traffico, alla fornitura di protezione ed assistenza alle vittime nonché alla cooperazione tra polizie e a livello giudiziario. La Commissione attribuisce un alto grado di priorità all'applicazione della dichiarazione di Bruxelles.

Una conferenza della Commissione intitolata "Puntare i riflettori sulla tratta delle donne" svoltasi il 5 e il 6 dicembre 2002 a Siracusa, in Sicilia, ha riunito esperti ed uomini politici di numerosi Stati membri dell'Ue e paesi candidati. Si è discusso degli strumenti di lotta contro questo traffico a disposizione a livello nazionale e comunitario e sono state esaminate eventuali misure di prevenzione e d'assistenza per fermare questa minaccia.

Durante questa conferenza è stata annunciata la creazione del consorzio finanziata a titolo della nuova linea di bilancio. Le attività di questo consorzio saranno coordinate da un'ONG italiana, IRENE, al fine di aiutare le associazioni collaterali in sei Stati membri [46] ed in Norvegia per fornire assistenza a una parte delle 500.000 donne e bambini (cifra stimata) che ogni anno in Europa cadono vittime di questo tipo di traffico.

[46] Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Italia e Spagna.

13. Violenza domestica

Nel contesto dell'attuazione della piattaforma d'azione di Pechino e sotto l'impulso della presidenza spagnola nel primo semestre del 2002, sono stati pubblicati uno studio ed una guida di buone pratiche sulla violenza contro le donne. I loro risultati sono stati discussi dal Consiglio, che ha sottolineato l'importanza di un approccio pluridisciplinare ed a più livelli all'estirpazione della violenza contro le donne, dello scambio di buone pratiche nell'Ue e della prosecuzione della progettazione di campagne di sensibilizzazione. Su questa base, nel quadro della presidenza danese, nel dicembre 2002 il Consiglio ha adottato una serie di indicatori.

La scelta di tali indicatori evidenzia una preoccupazione ed un approccio comuni riguardo alla violenza domestica in tutti gli Stati membri. In questo contesto la Commissione sta elaborando una comunicazione volta a riunire gli elementi comuni delle politiche in materia di prevenzione ed eliminazione della violenza domestica, nella quale questi nuovi indicatori potranno essere integrati al fine di migliorare l'azione al livello degli Stati membri ed a livello europeo.

La seconda fase dell'azione comunitaria (2004-2008) diretta a prevenire la violenza contro i bambini, gli adolescenti e le donne ed a proteggere le vittime ed i gruppi rischio (il programma DAPHNE II) è stata proposta nel dicembre 2002. Tale proposta si impernia sull'esperienza acquisita durante l'attuazione del primo programma, e la sua struttura è simile a quella del primo programma DAPHNE, che abbraccia il periodo 2000-2003. Il programma DAPHNE, i suoi progetti ed i suoi risultati, sono in effetti riconosciuti - sia in Europa che al di fuori di essa - come un importantissimo strumento di programmazione contro la violenza ed un modello di buona pratica per collegare la politica e le strutture regionali alle azioni di cooperazione regionali.

14. Le donne musulmane in Europa

Un'altra delle iniziative portate avanti nel 2002 è stata l'integrazione delle donne musulmane nella società europea. La giornata internazionale della donna dell'8 marzo, organizzata dalla Commissione, è stata dedicata a questo tema. Il 24 ottobre 2002 il commissario Diamantopoulou ha animato una conferenza in rete, nell'intento di offrire alle donne musulmane viventi in qualsiasi parte d'Europa la possibilità di partecipare ad una discussione interessante e tecnicamente innovativa sul modo in cui percepiscono il proprio ruolo e il proprio coinvolgimento nella società europea, nonché di dire quali risposte si attendono dall'Unione.

Questa conferenza rientra nell'ambito degli sforzi profusi dall'Ue per lottare contro la discriminazione e promuovere la parità, ed ha fatto seguito alle recenti visite del commissario Diamantopoulou nei territori palestinesi ed Israele. Il messaggio consegnato dall'Unione europea è che "la società europea è fondata sui principi dei diritti umani, della parità tra donne e uomini e della non discriminazione. Se è vero che gli europei devono rispettare lo stile di vita dei musulmani, i musulmani che vivono in Europa devono a loro volta rispettare le regole e i principi europei".

L'Unione europea ha invitato le istituzioni e le agenzie europee e nazionali, nonché le stesse comunità musulmane, a compiere ulteriori sforzi per combattere la xenofobia e l'islamafobia e per comprendere le esigenze, le priorità e le richieste delle donne musulmane. È necessario impegnarsi maggiormente per riconoscere gli ostacoli che tali donne devono affrontare per accedere al mondo del lavoro e dell'istruzione e il contributo che apportano alle proprie comunità.

15. Lapidazioni di donne

La pena di morte non è più applicata in nessuno Stato membro. Essa è dunque considerata una pratica inaccettabile, specie se attuata tramite lapidazione. Purtroppo questa pratica è più comune di quanto crediamo, poiché è poco pubblicizzata a livello mondiale. Inoltre a questo proposito le donne sono oggetto di una grave discriminazione. Nel 2002, dodici donne sono state lapidate in Iran per "crimini conto la moralità". Per motivi analoghi, gli uomini subiscono "solo" l'amputazione delle mani.

Nelle conclusioni della presidenza al Consiglio di Barcellona (15-16 marzo 2002), l'Unione europea ha espresso profonda preoccupazione per le informazioni ricevute in merito alla possibile lapidazione di una donna in Nigeria ed ha esortato le autorità nigeriane a rispettare pienamente i diritti umani e la dignità umana con particolare riferimento alle donne.

Nel settembre 2002, 1.300 000 firme sono state consegnate all'alto commissario nigeriano a Londra per protestare contro la condanna a morte tramite lapidazione pronunciata conto una donna nigeriana per avere commesso adulterio. Amina Lawal, 30 anni, è stata dichiarata colpevole da una Corte d'appello islamica nello Stato del Katsina, in marzo, per aver dato luce a un bambino in seguito a una relazione extraconiugale. Il 24 settembre 2002, si è svolta una manifestazione di cittadini belgi in favore di Amina Lawal dinanzi all'ambasciata della Nigeria a Bruxelles.

16. Le donne afgane

La difficile situazione delle donne afgane nell'Unione europea è stata oggetto di particolare attenzione durante il 2002. Nella capitale dell'Afganistan vi sono migliaia di vedove. Le donne sono obbligate a coprirsi della testa ai piedi, si vedono rifiutare l'accesso all'istruzione ed a cure sanitarie adeguate, non hanno il diritto di lavorare per mantenere la propria famiglia e se non si conformano alle norme stabilite per esse dai loro oppressori vengono selvaggiamente picchiate.

Il 9 ottobre 2002, il commissario Diamantopoulou ha incontrato il vicepresidente afgano e primo ministro incaricato della condizione femminile, Habiba Sorabi. La volontà di agire è stata espressa da entrambe le parti, le quali hanno concordato sulla necessità di non dimenticare la situazione delle donne in Afganistan ed hanno ribadito la loro ferma intenzione di sviluppare maggiormente la cooperazione per migliorare la situazione delle donne in Afganistan. L'aumento delle competenze e l'istruzione sono stati i temi principali di discussione insieme a quello dei progetti finanziati dall'Ue. Il commissario Diamantopoulou ha inoltre sottolineato la necessità di coinvolgere le donne in tutti gli aspetti della ricostruzione e della costruzione dello stato.

CAPITOLO V

LE PROSPETTIVE PER IL 2003

17. La strategia quadro

Il programma di lavoro della Commissione per il 2003 comprenderà le seguenti priorità orizzontali per tutte le DG e servizi:

- Una valutazione dell'impatto di genere verrà incorporata nella valutazione globale dell'impatto delle nuove proposte, se del caso, e il mainstreaming di genere verrà proseguito in settori strategici selezionati, fino ad oggi non soggetti al mainstreaming di genere.

- Ciascun servizio intensificherà gli sforzi per raccogliere dati disaggregati per genere e per ripartire sistematicamente per genere tutte le statistiche pertinenti e sviluppare indicatori della parità tra i generi.

- Ciascuna DG e ciascun servizio incorporeranno moduli sul mainstreaming di genere in tutti i loro piani di formazione per il personale a tutti i livelli, in particolare per i quadri.

18. Iniziative giuridiche

Nel settore della parità di trattamento, una riformulazione delle direttive esistenti risponde alle nuove linee guida per una "una migliore regolamentazione" e mira a semplificare ed attualizzare la normativa comunitaria in vigore. La Commissione lancerà una consultazione aperta sulle possibili linee guida per questa riformulazione entro il primo trimestre dell'anno, e la presentazione di una proposta è in programma per la fine di quest'anno.

Nel 2003 la Commissione intende presentare una relazione sull'entrata in vigore della direttiva relativa al congedo parentale, comprendente delle riflessioni sui motivi che hanno portato molti padri a non esercitare questo diritto.

19. Rafforzamento della strategia di Lisbona

Come preannunciato nella comunicazione della Commissione [47] al vertice di Barcellona, un'analisi sui divari di genere, comprese le disparità retributive, sarà preparata nel 2003.

[47] COM (2002) 14 def del 15.01.02

20. Iniziative delle presidenze greca ed italiana riguardo alle donne nel processo decisionale

Per completare gli indicatori di Pechino relativi alle donne nel processo decisionale, le presidenze greca ed italiana prepareranno un'analisi sul tema delle donne nel processo decisionale nel quadro della vita economica, completo di indicatori. Tale analisi coinciderà con la realizzazione della base dati della Commissione sui protagonisti del processo decisionale, relativa sia alla vita politica che alla vita economica.