52003AE0576

Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla "Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 40/94 sul marchio comunitario" (COM(2002) 767 def. — 2002/0308 (CNS))

Gazzetta ufficiale n. C 208 del 03/09/2003 pag. 0007 - 0010


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla "Proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 40/94 sul marchio comunitario"

(COM(2002) 767 def. - 2002/0308 (CNS))

(2003/C 208/02)

Il Consiglio, in data 17 gennaio 2003, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Mercato unico, Produzione e consumo, incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il parere sulla base del rapporto introduttivo della relatrice Sánchez Miguel, in data 4 aprile 2003.

Il Comitato economico e sociale europeo ha adottato all'unanimità il 14 maggio 2003, nel corso della 399a sessione plenaria, il seguente parere.

1. Introduzione

1.1. Il marchio comunitario, in quanto sistema unitario di protezione nel mercato europeo, ha rappresentato dal punto di vista giuridico un notevole passo avanti rispetto ai marchi nazionali, non soltanto per aver semplificato i sistemi per conseguire diritti esclusivi sugli elementi che caratterizzano i vari prodotti e servizi, ma anche per le ripercussioni positive che ha avuto sul mercato, sui consumatori e sugli utenti.

1.2. Il marchio comunitario ha avuto un effetto determinante sul completamento del mercato unico europeo. La libera circolazione delle merci è stata infatti favorita grazie alla possibilità di identificare i prodotti e i servizi comunitari. Il rispetto delle norme di sicurezza europee ha consentito ai consumatori e agli utenti di meglio valutare l'affidabilità di una serie di marchi specifici, anche se con risultati talvolta diseguali. Complessivamente, dunque, il marchio comunitario ha permesso di conseguire risultati positivi sia sul versante dei diritti esclusivi del titolare del marchio, sia su quello dell'identificazione dei prodotti e dei servizi.

1.3. La Commissione, assieme all'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno (UAMI), ha effettuato un monitoraggio costante dell'evoluzione e delle ripercussioni del marchio comunitario, grazie al quale dovrebbe essere ormai possibile correggere alcune carenze o migliorare delle situazioni in modo da ottenere dei risultati realmente ottimali. In tale prospettiva sono state condotte tutta una serie di consultazioni sia con gli Stati membri che con le organizzazioni interessate.

1.4. Il risultato di tale attività è la presente proposta di modifica del regolamento (CE) n. 40/94(1) sul marchio comunitario, la quale persegue un duplice scopo: da un lato migliorare il funzionamento dell'UAMI e dall'altro adeguare il sistema alle conseguenze che potrebbe comportare l'adesione di nuovi paesi dotati di sistemi giuridici diversi.

2. Sintesi della proposta

2.1. Le modifiche proposte hanno un carattere fondamentalmente procedurale e sono intese a correggere i difetti che limitano l'efficacia degli strumenti previsti dal regolamento (CE) n. 40/94, nonché a risolvere alcune questioni relative alle formalità da espletare da parte di quanti richiedono il marchio comunitario. Vi sono tuttavia anche altre modifiche che riguardano il riconoscimento e la tutela del marchio ed è quindi opportuno valutare le possibili ripercussioni globali di tutte le modifiche in questione.

2.2. Le modifiche di carattere procedurale proposte possono venir suddivise in tre grandi gruppi:

2.2.1. Modifiche che riguardano la registrazione del marchio comunitario e che interessano soprattutto lo sviluppo del processo di ammissibilità o meno di un marchio distintivo in quanto marchio comunitario. Tra queste è opportuno ricordare:

- i motivi di rifiuto assoluti;

- i motivi di rifiuto relativi;

- il deposito della domanda;

- la revisione delle decisioni ex parte e inter partes;

- la revoca di una decisione;

- la ripartizione delle spese;

- il proseguimento della procedura;

- la richiesta di trasformazione;

- la domanda riconvenzionale.

2.2.1.1. È opportuno segnalare che tra le modifiche a carattere procedurale ve ne sono due i cui effetti travalicano di molto l'ambito del processo di registrazione:

- effetti sulla procedura di insolvibilità del titolare del marchio comunitario (adeguamento delle norme al regolamento (CE) n. 1346/2000)(2);

- divisione della domanda e della registrazione (domande divisionali e registrazioni divisionali), mediante l'incorporazione di due nuovi articoli che semplificano ed agevolano la divisione del marchio comunitario per permetterne l'applicazione a più di un singolo prodotto o servizio.

2.2.2. Modifiche che riguardano le commissioni di ricorso, per migliorarne il funzionamento e, soprattutto, per abbreviare i tempi richiesti per i ricorsi. Tra le misure in questione figurano:

- la nomina dei membri delle commissioni di ricorso da parte del consiglio di amministrazione dell'UAMI;

- la possibilità che il presidente di una commissione di ricorso assuma anche la carica di presidente del dipartimento ricorsi;

- la possibilità - in determinati casi - che un solo membro prenda decisioni in materia di ricorso;

- la possibilità di decidere in commissione allargata.

2.2.3. Vengono soppresse alcune tasse, ad esempio quelle il cui importo non assicura all'Ufficio un'entrata significativa e che, al contrario, appesantiscono notevolmente la procedura.

2.3. Le altre modifiche proposte riguardano due tematiche di rilievo.

2.3.1. La definizione di titolare del marchio comunitario, che viene estesa ai cittadini di paesi terzi non membri della Convenzione di Parigi e/o dell'Organizzazione mondiale del commercio, i quali possono diventare titolari di un marchio siffatto solo a patto che vi sia un regime di reciprocità con gli Stati membri.

2.3.2. Il sistema di ricerca, che verrà eliminato dato che non apporta alcun valore aggiunto al sistema del marchio comunitario.

3. Osservazioni generali

3.1. Il CESE accoglie favorevolmente le modifiche proposte al regolamento (CE) n. 40/94, ma considera che la loro portata vada ben al di là di una semplice modifica procedurale, necessaria per adeguare le procedure amministrative di registrazione del marchio comunitario alle nuove condizioni determinate dall'ampliamento. Per tale motivo il Comitato ritiene necessario prendere posizione sulle altre questioni oggetto del pacchetto di modifiche proposto.

3.2. Titolari del marchio

3.2.1. Maggior flessibilità

La Commissione propone, per consentire una maggior flessibilità, la soppressione del principio di reciprocità per i titolari di marchi di paesi terzi che desiderino accedere al marchio comunitario. La proposta favorisce in linea di massima i titolari di un marchio ed i loro rappresentanti, offrendo loro la possibilità di far valere la preesistenza della registrazione di un marchio comunitario, nonché chiedere la revoca delle decisioni inficiate da errori materiali o la proroga, in determinate occasioni, dei termini procedurali di trasmissione. Viene inoltre garantita una maggior chiarezza in materia di costi.

3.2.2. Possibili difficoltà

La flessibilità in questione non è proporzionata alla libertà di scelta per il titolare di un segno distintivo. Il problema può porsi allorché il titolare di una denominazione o indicazione geografica desidera registrarla come marchio comunitario. Dato che tale eventualità figura tra i motivi assoluti di rifiuto elencati nell'articolo 7, ne consegue che in base a criteri in molti casi nazionali gli imprenditori non avranno il diritto di farne uso, anche qualora rappresenti realmente il segno distintivo dei loro prodotti o servizi.

3.3. Un punto che ha sollevato dubbi interpretativi e ha dato luogo a decisioni divergenti nella giurisprudenza è l'espressione "di portata non puramente locale", che figura all'articolo 8, paragrafo 4 del regolamento. Si propone pertanto che il nuovo testo giuridico definisca esattamente che cosa si intende per "locale" nell'ambito della citata disposizione.

3.4. Rappresentanti legali

3.4.1. Nella relazione della Commissione si esamina il funzionamento del sistema di rappresentanza, evidenziando gli ostacoli esistenti per la libertà di circolazione dei servizi. Per garantire tale diritto è necessario facilitare l'accesso, nell'intero mercato interno, a quanti svolgono tale funzione nei confronti dell'UAMI. La proposta offre ai rappresentanti professionali, tramite una sorta di "passaporto", la possibilità di rappresentare in materia di marchi delle persone fisiche o giuridiche anche in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno il proprio domicilio professionale. L'ottenimento di tale documento in uno degli Stati membri permetterà loro di operare in tutta l'Unione.

3.4.2. Nonostante la semplificazione delle modifiche introdotte in materia di rappresentatività, le condizioni finali verranno determinate dalla Commissione quando il regolamento in esame sarà in fase di attuazione. Al CESE risulta quindi difficile pronunciarsi in materia, poiché non dispone delle informazioni sui criteri da soddisfare per essere riconosciuti in qualità di rappresentanti.

3.4.3. Il CESE considera comunque che la Commissione dovrebbe esaminare le diverse opzioni attualmente esistenti in alcuni Stati membri: (i) superamento di un esame; (ii) autorizzazione amministrativa in base ad una titolarizzazione specialistica; (iii) inclusione in un elenco elaborato dagli Stati stessi. Sarà necessario tener conto del fatto che le attuali condizioni non sono armonizzate, ragion per la quale la Commissione dovrà prendere posizione al proposito.

3.4.3.1. Una possibilità, complementare a quelle permesse da un regolamento esecutivo, potrebbe consistere nell'adozione di Codici di condotta, come proposto dalla Commissione, che permettano ai rappresentanti un'adesione su base volontaria, senza che ciò comporti un aumento dei costi o degli oneri amministrativi, il che semplificherebbe il funzionamento armonizzato del sistema in tutti gli Stati membri.

3.5. Dal punto di vista del CESE, comunque, la tematica più importante della riforma proposta è l'abrogazione del sistema di ricerca. La giustificazione sarebbe, stando al quarto considerando della proposta, il fatto che "tale sistema non incrementa il valore aggiunto del regime comunitario, ma comporta invece spese esorbitanti, ritardi nei procedimenti e altri inconvenienti".

3.5.1. Le differenze tra le pratiche nazionali, unite al fatto che alcuni paesi (Germania, Francia ed Italia) non partecipano attualmente al sistema di ricerca, potrebbero motivare tale abrogazione. Le relazioni dell'UAMI con gli uffici nazionali sono infatti limitate, e con risultati non sempre positivi, in assenza di un'armonizzazione del contenuto delle ricerche.

3.5.2. D'altro canto i costi che la ricerca comporta raddoppierebbero. Stando ai calcoli dell'UAMI infatti, dopo l'ampliamento, tali costi passerebbero dai 270 EUR attuali a 592 EUR per ricerca.

3.5.3. Nonostante le osservazioni che precedono, il CESE invita la Commissione a considerare le due questioni seguenti:

1) Le ripercussioni che l'abrogazione del sistema di ricerca comporterebbe per le PMI, le quali vedrebbero limitate le possibilità di difesa dei propri marchi al solo diritto di opposizione ad una registrazione.

2) Le ripercussioni per i consumatori, dato che potrebbe verificarsi il caso di un marchio comunitario coesistente con i marchi nazionali.

3.5.4. Il CESE ritiene inoltre che in relazione al sistema di ricerca si sarebbe dovuta trovare una soluzione meno drastica dell'abrogazione: ad esempio considerare la possibilità di un'attuazione volontaria, su domanda dell'interessato, su cui graverebbe allora l'onere dei costi. Altrimenti, secondo il CESE, le PMI saranno discriminate rispetto ai grandi gruppi imprenditoriali, i quali possono permettersi ricerche private.

3.6. Un'altra espressione fonte di inutili conflitti interpretativi e superflua, in quanto ovvia, è "... se infine, nell'atto correttivo, l'interesse pubblico prevale sul fatto di non correggere l'errore", che figura all'articolo 77 bis del regolamento. Si propone pertanto di cancellarla.

3.7. Agli articoli 127, paragrafo 2, 129, paragrafo 2 e 130, paragrafo 2, laddove si fa menzione di "un solo membro", occorre specificare che quest'ultimo "dovrà essere un giurista". Infatti, non ha senso stabilire, giustamente, che in un organo composto da più membri almeno uno di essi "sarà un giurista" e non imporre la stessa condizione in caso di decisioni prese "da un solo membro", a maggior ragione quando si tratta di una commissione di ricorso (articolo 130, paragrafo 2).

3.8. Una questione che la proposta riforma del regolamento sul marchio comunitario non tocca è quella della relazione di tale marchio con i trattati internazionali e nella fattispecie con il Trattato di Madrid (Madrid Agreement concerning the international registration of marks - Trattato di Madrid sulla registrazione internazionale dei marchi), la quale permetterebbe all'Unione europea di godere degli stessi diritti dagli altri Stati che vi aderiscono. L'adesione della Comunità, proposta nel 1996, continua attualmente ad essere bloccata a livello di Consiglio. Il risultato è che il marchio comunitario non è tutelato a livello internazionale contro i nostri concorrenti, il che ne sminuisce la portata sul mercato internazionale. Inoltre, se l'Unione europea aderirà al Trattato, sarà necessario modificare ancora una volta il regolamento.

3.9. È opportuno anche ricordare le due grandi sfide che il sistema del marchio comunitario dovrà affrontare, e cioè l'ampliamento del mercato interno a 25 Stati membri, che dovrebbe essere accompagnato dall'assegnazione all'UAMI di maggiori risorse umane e materiali, e l'impiego delle nuove tecnologie, applicabili a tutti i registri comunitari. Se infatti da una parte queste nuove tecnologie faciliteranno senz'altro l'accesso alle informazioni contenute in tali registri, dall'altra comporteranno anche la necessità di impiegare sistemi di protezione in grado di salvaguardare la sicurezza giuridica del contenuto dei registri.

4. A titolo di conclusione, è infine opportuno ribadire che la flessibilità perseguita dalla proposta di riforma non deve in nessun caso provocare una diminuzione della sicurezza giuridica garantita dal marchio comunitario, soprattutto per le PMI. Il Comitato ritiene pertanto che la soppressione dell'articolo 39 non vada giustificata in base a motivi puramente economici. Il marchio comunitario possiede infatti, accanto agli aspetti commerciali, anche un altro valore aggiunto: esso certifica infatti un sistema di produzione conforme ai regolamenti ed alle norme comunitarie, che rappresentano a loro volta per i consumatori europei una garanzia di qualità dei prodotti e dei servizi in questione.

Bruxelles, 14 maggio 2003.

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Roger Briesch

(1) GU L 349 del 31.12.1994.

(2) GU L 160 del 30.6.2000.