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8.4.2004 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
CE 88/257 |
(2004/C 88 E/0262)
INTERROGAZIONE SCRITTA E-0971/04
di José Ribeiro e Castro (UEN) alla Commissione
(29 marzo 2004)
Oggetto: Venezuela — referendum
Secondo quanto riferito dai mezzi di informazione, il Coordinamento democratico, organizzazione che riunisce i partiti politici che si oppongono al presidente Hugo Chávez, ha accolto con favore la decisione della Corte suprema venezuelana (STJ) che invita il Consiglio nazionale elettorale (CNE) a convalidare 876 017 firme, la cui autenticità è stata messa in discussione, nonostante fossero accompagnate dalle impronte digitali dei rispettivi firmatari.
La decisione della STJ invita il CNE ad aggiungere alle oltre 876 000 firme quelle già convalidate precedentemente, pari a 1 832 493 firme (per un totale di 2 708 510) e a convocare il referendum sulla revoca del mandato presidenziale.
Un portavoce di Coordinamento democratico ha espresso ai mezzi di informazione venezuelani la soddisfazione del movimento per il «ritorno alla legalità e alla costituzionalità», ponendo l'accento sull'esigenza di applicare la decisione che incombe sul Consiglio nazionale elettorale.
Nel frattempo, il sindaco della municipalità di Libertador (una delle due municipalità che compongono Caracas), Fredy Bernal, ha annunciato che il Movimento Quinta República (MVR), partito di governo, presenterà un ricorso contro la decisione emessa dalla sezione elettorale della Corte suprema.
Secondo numerosi analisti politici potrebbe sorgere a breve un conflitto tra i diversi poteri e istituzioni giuridiche del paese, particolarmente tra la sezione elettorale e quella costituzionale della Corte suprema venezuelana e il Consiglio nazionale elettorale.
Pertanto, chiedo alla Commissione quanto segue:
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1. |
Di quali informazioni dispone relativamente a questi eventi? |
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2. |
Ritiene auspicabile che la convocazione del referendum di revoca del mandato rimanga ancora all'ordine del giorno? |
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3. |
Quali conseguenze ritiene che potrebbero derivare da questa situazione per il Venezuela? |
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4. |
Quali iniziative ha adottato o intende adottare per contribuire ad evitare questa possibile tensione tra le istituzioni e per dare finalmente la possibilità di esprimersi al popolo venezuelano, che rappresenta l'unico modo per risolvere la crisi democratica che si abbatte su quel paese? |
Risposta data dal sig. Patten in nome della Commissione
(30 aprile 2004)
Dopo che il Consiglio nazionale elettorale (CNE) ha annunciato il 2 marzo 2004 i risultati preliminari sul referendum di revoca del presidente Chavez, l'organizzazione di tale referendum è stata oggetto di un'intensa attività legale. Il CNE ha stabilito che delle firme esaminate (3 086 013, secondo l'opposizione ne sono state presentate 3 467 050), poco più di 1 800 000 sono valide, 876 017 dubbie e oltre 230 000 non valide. Le firme ritenute dubbie sono state giudicate tali per le cosiddette «planillas planas» (formulari per la firma in cui i dati essenziali dei firmatari sono stati parimenti inseriti a mano) e dovrebbero essere verificate in un «processo di convalida» («reparo»), insieme ad altre firme originariamente dichiarate non valide. Di conseguenza, secondo il CNE, per oltre 1 milione di firme era necessaria un'ulteriore verifica e la conferma da parte dei firmatari. Per indire un referendum presidenziale occorrono 2,4 milioni di firme.
Tuttavia, il 15 marzo 2004, la camera elettorale della Corte suprema ha sentenziato che le «planillas planas» erano valide. Contro questa sentenza, il CNE ha presentato appello alla camera costituzionale della Corte suprema che, sulla base della costituzione del 1999, ha ritenuto non competente in materia la camera elettorale, imponendole di non statuire sul processo di referendum. La camera elettorale ha ribadito la propria competenza, chiedendo che a decidere sia una sessione plenaria della Corte. Il risultato è quanto mai incerto. Questa polemica costituzionale causa altri ritardi ad un eventuale referendum sul presidente Chávez.
L'Unione europea sostiene il ruolo svolto dall'Organizzazione degli Stati americani (OAS) e dal centro Carter nel conflitto e nelle iniziative intraprese per attuare l'accordo politico firmato il 29 maggio 2003 dal governo venezuelano e dall'opposizione, conformemente alla risoluzione 833 dell'OAS, che chiede una soluzione pacifica, democratica, costituzionale ed elettorale. L'UE ha ripetutamente sottolineato l'importanza di mettere in atto questo accordo. Tuttavia, anche se verrà tenuto un referendum, occorrerà tempo per superare la polarizzazione della società venezualana ed anche per recuperare la situazione economica.