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27.3.2004 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
CE 78/541 |
(2004/C 78 E/0562)
INTERROGAZIONE SCRITTA E-3407/03
di José Ribeiro e Castro (UEN) alla Commissione
(17 novembre 2003)
Oggetto: Cabinda — Relazione sui diritti umani
Stando a quanto riportato da un rapporto basato sulla raccolta di testimonianze effettuata da religiosi cattolici in Cabinda, in questa «enclave» si sono verificati frequentemente casi di tortura, stupri, omicidi, detenzioni stragiudiziarie, rapine e sottrazione di beni a danno della popolazione civile. Nello specifico, in riferimento ai casi avvenuti di recente, il rapporto cita, fra l'altro, l'uccisione di 30 civili e 16 casi di violenza sessuale.
Secondo la stessa fonte, dopo la morte di Jonas Savimbi e la fine del conflitto con l'UNITA, le Forze armate angolane (FAA) hanno dislocato nella zona di Cabinda trentamila uomini, nell'intento di porre fine alla guerriglia nel territorio. La relazione denuncia inoltre, violazioni dei diritti umani perpetrati dalle forze del FLEC e dalle FAA, attribuendo a queste formazioni militari la maggior parte dei fatti denunciati.
Nella prefazione del rapporto, stilata dal vescovo di Cabinda, mons. Paulino MADECA, si legge «purtroppo, la situazione politica nell'enclave si è deteriorata negli ultimi anni. La logica della guerra prevale come la soluzione del cosiddetto»caso Cabinda'«. (...) I risultati di quest'offensiva sono sotto gli occhi di tutti e si possono riassumere nella seguente espressione: violazione sistematica dei diritti umani e crimini contro l'umanità, a seconda dei casi accertati». Chiedo quindi alla Commissione quanto segue:
— di quali informazioni dispone per quanto riguarda le informazioni sulle violazioni dei diritti umani in Cabinda? Essa ha avuto modo di esaminare nel concreto il rapporto?
— Essa ha adottato misure volte a far conoscere e sensibilizzare le autorità angolane in merito alla necessità di promuovere la tutela dei diritti umani in Cabinda? E per quanto riguarda i ribelli, essa ha adottato analoghe misure?
— Quali contatti mantiene con la Chiesa e con la società civile di Cabinda, al fine di poter avere elementi di valutazione obiettivi e indipendenti sulla situazione nella regione?
— Quali sono le sue aspettative nei confronti di un'auspicabile pacificazione del territorio di Cabinda e della possibilità di addivenire a una soluzione politica del conflitto?
Risposta data da Poul Nielson a nome della Commissione
(22 dicembre 2003)
La Commissione è a conoscenza del rapporto e, pur non avendo la possibilità di esaminare in dettaglio tutte le denunce, ritiene che esso costituisca un'ulteriore indicazione di come la situazione in Cabinda resti critica. La Commissione mantiene contatti regolari con la società civile, in generale, e con la Chiesa, in particolare, per discutere della situazione in Angola, senza tralasciare il problema dei diritti umani. Il sostegno alla società civile è una componente della strategia di cooperazione Comunità europea/Angola. (La questione dei diritti umani viene inoltre affrontata attraverso l'Iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), la quale sta finanziando un progetto denominato «La chiesa e la costruzione della pace in Angola») (1).
I diritti umani figureranno certamente tra i temi prioritari del dialogo politico regolare con l'Angola (articolo 8 dell'accordo di Cotonou), come menzionato nelle conclusioni del Consiglio del 13 ottobre 2003. Il dialogo politico costituisce la sede appropriata e lo strumento più efficace per discutere della questione con il governo angolano. La Commissione non ha contatti diretti con i ribelli.
Per quanto riguarda le prospettive a lungo termine per la situazione in Cabinda, la Commissione è convinta che il consolidamento della democrazia in Angola risulterà vantaggioso anche per la popolazione dell'enclave. Pur trattandosi di una situazione molto critica, la Commissione farà il possibile per garantire il rispetto dei diritti umani e per cercare una soluzione pacifica al conflitto, sollecitando la partecipazione di tutte le parti interessate, vale a dire il governo angolano, le forze di liberazione dello Stato di Cabinda (FLEC) e i rappresentanti dell'attivissima società civile di Cabinda.
(1) Progetto del Comite Intereclesial para a paz em Angola (COIEPA).