27.3.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 78/809


(2004/C 78 E/0858)

INTERROGAZIONE SCRITTA E-3398/03

di Stefano Zappalà (PPE-DE) alla Commissione

(17 novembre 2003)

Oggetto:   Dumping operato dalla Cina sul mercato mondiale del rame

La Cina ha posto in atto un impianto protezionistico, con il quale sovvenziona la propria industria del rame consentendole di operare sui mercati mondiali con indebiti e sleali vantaggi.

In particolare, le imprese importatrici di materie prime secondarie (rottami) vengono direttamente rimborsate del 30 % dell'IVA mentre il restante 70 % viene assegnato ad una società di Stato di cui fanno parte le cinque principali imprese del settore.

L'indebito vantaggio viene utilizzato per accaparrare sui principali mercati mondiali materia prima, a prezzi così elevati che gli altri acquirenti sono impossibilitati a pagarlo.

In soli quattro anni, dal 1998 al 2002, l'export di rottami di rame e leghe dall'UE verso la Cina è passato da t. 70 000 all'anno a t. 246 000.

L'UE, priva di minerali di rame, si vede sottrarre i rottami di rame e leghe, cioè l'unica risorsa disponibile, in mancanza della quale l'industria europea della trasformazione subisce una drammatica perdita di competitività, con conseguenti riduzioni dell'attività e dei livelli occupazionali.

Questa distorsione colpisce l'industria della raffinazione, che produce una materia prima analoga a quella che altrimenti dovremmo importare, e soprattutto l'industria produttrice di semilavorati, che si basa per oltre il 50 % dei propri fabbisogni sulla disponibilità ed economicità dei rottami generati in Europa.

Si nota con disappunto che la Commissione, da molto tempo informata dei fatti dalle associazioni di categoria e ultimamente anche da Europa Metalli, non ha ancora risposto, né ha preso alcun provvedimento atto a ristabilire condizioni paritarie di mercato.

Può specificare quali misure urgenti intenda la Commissione prendere contro le forme protezionistiche attuate dalla Cina sul mercato del rame, e segnatamente quali provvedimenti intenda adottare per far cessare le forme dirette e indirette di sussidio all'industria, e in particolare il rimborso dell'IVA?

Risposta data dal sig. Lamy a nome della Commissione

(15 dicembre 2003)

La Commissione è al corrente delle difficoltà riscontrate dall'industria europea del rame nell'approvvigionamento delle materie prime secondarie (vale a dire dei rifiuti di metalli). Tale industria si trova in effetti in difficoltà sia per la scarsa disponibilità presenza dei rifiuti del rame sul mercato internazionale a seguito delle restrizioni imposte sulle esportazioni dalla Russia e da diversi nuovi altri Stati indipendenti che per ma considerevole pressione sui prezzi, conseguenza della forte domanda proveniente da numerosi paesi asiatici, in particolare dalla Cina.

Per promuovere lo sviluppo dell'industria del rame, la Cina ha istituito nel 2000, apportandovi ulteriori modifiche nel 2003, un sistema di rimborso parziale dell'IVA sulle importazioni dei rifiuti del rame. L'industria europea ritiene che con l'introduzione di tale agevolazione, gli operatori cinesi possano finanziare una politica aggressiva per il potenziamento della presenza dei rifiuti di metalli prodotti dalla Cina sul mercato internazionale.

La Commissione ha preso in esame le preoccupazioni espresse dalle industrie comunitarie e ha sottoposto il problema all'attenzione delle autorità cinesi diverse volte nel corso di questi mesi, sia a livello bilaterale che multilaterale. Essa ha ugualmente chiesto informazioni dettagliate in merito a questa procedura di rimborso dell'IVA nell'ambito del «meccanismo transitorio di verifica» della politica commerciale cinese instaurato dall'Organizzazione mondiale del commercio. In base a questi elementi, la Commissione analizzerà se un sistema del genere rispetti gli obblighi internazionali assunti dalla Cina.

Occorre tuttavia precisare che per ora la Commissione non ha rilevato aumenti significativi nelle importazioni di tali prodotti d'origine cinese. A tutt'oggi nessuna denuncia antidumping o antisovvenzioni è stata presentata dall'industria europea presso la Commissione, la quale è autorizzata ad iniziare le relative procedure ex officio solamente in casi eccezionali.

La Commissione, che si mantiene in stretto contatto con l'industria comunitaria, segue attentamente gli sviluppi di questo caso con l'obiettivo di ristabilire le condizioni normali di concorrenza nel settore.