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27.3.2004 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
CE 78/272 |
(2004/C 78 E/0273)
INTERROGAZIONE SCRITTA E-3362/03
di Koenraad Dillen (NI) alla Commissione
(14 novembre 2003)
Oggetto: Sviluppo di nuove centrali nucleari
In una risposta al recente black-out in Italia, il Commissario europeo per l'energia, Loyola de Palacio, ha fatto sapere che tale problema va parzialmente ascritto alla decisione dell'Italia di chiudere tre centrali nucleari. Nel quadro della liberalizzazione del mercato dell'energia nell'UE, la Commissione vuole evidentemente incentivare lo sviluppo dell'energia nucleare negli Stati membri (La Quinzaine européenne, 3.11.2003). La precedente Presidente del Parlamento europeo, Nicole Fontaine, lancia un appello, nella sua attuale veste di Ministro francese per l'industria, a favore dell'ulteriore sviluppo del tipo di reattori della terza generazione EPR (European pressurised reactor). Contrariamente alla maggior parte degli Stati membri, Francia e Finlandia hanno deciso di non «congelare» la loro energia nucleare. Il precedente governo belga (legislatura 1999-2003) ha deciso di procedere a termine al completo smantellamento dell'energia nucleare in Belgio.
La Commissione non ritiene che una moratoria sull'energia nucleare o una distruzione delle centrali esistenti sia in contrasto con la proposta liberalizzazione dell'energia? Che atteggiamento assumerà la Commissione nei confronti degli Stati membri che intendono chiudere le proprie centrali nucleari?
La Commissione ritiene che si possano costruire nuove centrali nucleari se tale costruzione viene eventualmente abbinata ad una flessibilizzazione delle norme ambientali esistenti?
La Commissione, in vista della liberalizzazione dell'energia, applicherà a termine norme ambientali uniformi, applicate in tutti gli Stati membri, al cui interno gli Stati membri eventualmente potranno scegliere di erigere nuove centrali nucleari?
Risposta data dalla sig.ra de Palacio a nome della Commissione
(15 dicembre 2003)
Il dibattito lanciato dalla Commissione in seguito all'adozione del Libro verde «Verso una strategia europea di sicurezza dell'approvvigionamento energetico», avvenuta il 29 novembre 2000, ha suscitato nuove riflessioni sulle opzioni di cui dispongono gli Stati membri e l'Unione allargata in materia di energia. La relazione finale sul Libro verde (1), adottata il 26 giugno 2002, precisa le conclusioni di questo vasto dibattito, sottolineando la necessità di mantenere aperte tutte le forme di produzione energetica.
Le reazioni al Libro verde hanno dimostrato chiaramente che il nucleare resta un elemento fondamentale del dibattito. L'energia nucleare assicura infatti circa il 35% della produzione di elettricità nell'Unione europea e permette di ridurre la dipendenza dell'Unione dagli idrocarburi.
La scelta di ricorrere all'energia nucleare per la produzione di elettricità spetta interamente agli Stati membri. Ogni Stato membro resta sovrano quanto ai mezzi di cui intende servirsi per garantire la propria sicurezza di approvvigionamento energetico. Una delle lezioni fondamentali del dibattito sul Libro verde per quanto riguarda l'energia nucleare è che l'avvenire di questa filiera dipende da una risposta chiara, certa e trasparente alla questione del trattamento dei residui radioattivi e dalla capacità di garantire un elevato livello di sicurezza nucleare.
L'Unione europea si è ripetutamente impegnata a mantenere un elevato livello di sicurezza nucleare sul proprio territorio, in particolare in occasione del vertice di Laeken del dicembre 2001, ed è per tale ragione che la Commissione ha adottato, il 30 gennaio 2003, due proposte di direttiva del Consiglio nel settore della sicurezza nucleare e della gestione dei residui radioattivi (2). Le due proposte, il cui fondamento giuridico risiede nel trattato Euratom, sono attualmente in discussione al Consiglio e, conformemente all'articolo 31 del trattato, è stato richiesto il parere del Parlamento europeo.
L'approccio seguito dalla Commissione nelle due proposte legislative non è normativo, ma giuridico e politico. Si tratta in effetti di riprendere alcuni principi internazionalmente riconosciuti e di conferire loro forza di diritto comunitario. L'attuazione di tali principi in un quadro comunitario permetterà di garantire che tutti i gestori di impianti nucleari obbediscano alle stesse regole e siano sottoposti agli stessi obblighi. Un approccio di questo genere favorirà una sana concorrenza sul mercato interno dell'elettricità.
(1) COM(2002) 321 def.
(2) COM(2003) 32 def.