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27.3.2004 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
CE 78/429 |
(2004/C 78 E/0449)
INTERROGAZIONE SCRITTA E-2791/03
di Eija-Riitta Korhola (PPE-DE) alla Commissione
(19 settembre 2003)
Oggetto: Il problema del double-accounting nello scambio delle quote di emissione
Le quote nazionali di AAU (BSA) verranno valutate, per la parte riguardante i trasferimenti di emissioni transfrontalieri, a partire dal 2008 in maniera da risultare, per il paese cessionario, in una diminuzione delle AAU (BSA), e, per il paese acquirente, in un aumento pari alla quantità trasferita. D'altro lato le autorità del paese cessionario disporranno di una quota inferiore, equivalente alla quantità trasferita, da distribuire durante il successivo periodo di scambio. Dato che le autorità non potranno probabilmente trattare le imprese diversamente a seconda se hanno venduto i diritti di emissione all'interno del paese oppure all'estero, bisognerebbe in ogni caso procedere in proporzione ad un'assegnazione ridotta dei diritti di emissione dei cessionari per il periodo successivo. Questo modo di procedere sarebbe coerente con il principio secondo cui una riduzione delle emissioni verrebbe premiata una volta soltanto.
Ciononostante, fra una vendita ed una messa a credito delle quote di emissioni (banking), l'impresa potrebbe optare per quella strategia che le reca il maggior vantaggio. Se invece l'impresa può mettere a credito le proprie quote per vedersene assegnare una migliore (quindi invariata) il periodo successivo, le autorità dovrebbero trattare le imprese creditrici alla stessa stregua di quelle cessionarie, vale a dire sottrarre, in ambedue i casi, dalla prossima assegnazione la quantità di quote venduta o messa a credito (a meno che non si tratti semplicemente di una messa a credito effettuata per motivi inerenti al ciclo produttivo dell'azienda, ovvero riguardante il business cycle). Negli altri casi, all'impresa converrebbe rimandare la vendita e mettere le quote rimanenti a credito, affinché possa vendere il doppio di quote di emissioni durante il periodo successivo.
Secondo la Commissione, si può parlare in questo caso di un problema di parità di trattamento delle imprese? Gli Stati membri dovrebbero cercare di sottrarre, di comune accordo, dalla prossima assegnazione la quantità di quote che un'impresa mette a credito o vende, per impedire il sorgere del problema della doppia premiazione? Sarebbe il caso di riconsiderare la questione in sede di revisione della direttiva?