6.2.2004   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 33/28


(2004/C 33 E/026)

INTERROGAZIONE SCRITTA E-3904/02

di Nelly Maes (Verts/ALE) alla Commissione

(14 gennaio 2003)

Oggetto:   Aiuti finanziari al Ruanda e all'Uganda

Martedì 3 dicembre 2002 si è tenuta in seno alla commissione per lo sviluppo e la cooperazione del Parlamento europeo una discussione con esperti sulla relazione delle Nazioni Unite sullo sfruttamento illegale delle risorse naturali e di altre ricchezze della Repubblica democratica del Congo.

Nonostante l'annuncio del ritiro delle truppe straniere continua immutato il saccheggio delle ricchezze congolesi. Il gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha comunicato tra l'altro anche l'esistenza di una rete in cui sono coinvolti importanti personalità politiche, capi dei ribelli e militari del Ruanda e dell'Uganda. Insieme allo Zimbabwe hanno creato delle strutture che consentono loro di conservare il controllo sui diamanti, il cobalto, il rame, il germanio, l'oro, il coltan e il legname.

Per la Commissione, l'annuncio dei saccheggi non costituisce un motivo valido per fare pressione su questi paesi, subordinando la concessione degli aiuti loro accordati e di cui beneficiano direttamente o indirettamente i governi al rispetto di criteri quali il completo ritiro delle truppe del Congo, la completa sospensione di ogni sostegno ai gruppi ribelli in Congo e misure concrete adottate da questi paesi per porre fine allo sfruttamento illegale delle ricchezze naturali da parte di civili e militari nel Congo orientale? Non dovrebbe la Commissione raccomandare anche al Consiglio di prendere in considerazione «sanzioni mirate» contro le persone e le imprese che incentivano tali traffici?

Qual è il sostegno dato dalla Commissione al Ruanda e all'Uganda?

Sono concessi anche aiuti finanziari diretti?

In caso affermativo, non sarebbe opportuno sospenderli immediatamente?

Risposta data dal sig. Nielson in nome della Commissione

(3 marzo 2003)

La Commissione ha preso atto del contenuto della relazione del panel di esperti circa lo sfruttamento illegittimo di risorse naturali e di altre ricchezze nella Repubblica democratica del Congo (RDC) inviata dal Segretario generale delle Nazioni Unite al Consiglio di sicurezza il 15 ottobre 2002.

La relazione osserva, in particolare ai paragrafi 171, 172 e 173, che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe, eventualmente, proporre talune riduzioni dell'aiuto pubblico allo sviluppo al fine di promuovere la pace ed il buon governo nella regione. La relazione propone anche un meccanismo generale di introduzione di tali riduzioni che sarebbero condizionate, segnatamente, al ritiro delle truppe straniere dalla RDC, ritiro, peraltro, appena completato. La relazione non entra invece nei particolari del diverso tipo di misure correttrici che dovrebbero essere prese in considerazione per l'introduzione di un meccanismo di graduale riduzione dell'aiuto.

Il Consiglio di sicurezza, nella sua risoluzione n. 1457 del 24 gennaio 2003 si è pronunciato sulla relazione dando al panel un ulteriore termine di sei mesi al fine di consentire al gruppo di esperti di esaminare i dati relativi ed analizzare le informazioni raccolte in precedenza per verificare, confermare ed eventualmente aggiornare le conclusioni.

A motivo della complessità della materia la Commissione considera positiva tale proroga che consentirà di avere una visione più nitida della situazione. Peraltro la Commissione è del parere, nella fattispecie, che una risoluzione del Consiglio di sicurezza — concertata con l'intera comunità internazionale per le eventuali sanzioni — volta a definire il quadro attuativo di una posizione comune sia un presupposto necessario per assicurare l'efficacia di tale tipo di sanzioni rispetto agli obiettivi considerati.

Nell'ambito del dialogo politico condotto dall'Unione con i paesi ACP ai sensi dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, la Commissione invita con decisione i paesi citati nella relazione a svolgere approfondite indagini nonché ad adottare i provvedimenti appropriati nei confronti dei cittadini vi sono menzionati, allorché fatti provati in modo incontestabile e circostanze obiettive lo giustificano. D'altra parte la Commissione si pregia di attirare l'attenzione sul fatto che la relazione del gruppo di esperti delle Nazioni Unite cita tra i responsabili del saccheggio delle risorse della RDC anche cittadini ed imprese degli Stati membri dell'Unione europea o di altri paesi situati fuori dal continente africano.

La Commissione non dispone di competenze specifiche in materia di sanzioni contro persone e imprese. Visto che le sanzioni contro le persone e le imprese menzionate nella relazione avrebbero carattere penale e/o interno, la Commissione non è in grado di raccomandarne formalmente l'adozione al Consiglio.

Nel caso dell'Uganda e del Rwanda, la Comunità opera tramite il progetto di aiuto in materia sociosanitaria e di istruzione, interviene nel settore dei trasporti e dello sviluppo locale e finanzia l'attuazione di strategie nazionali di riduzione della povertà elaborate di concerto con le istituzioni di Bretton Woods, la società civile e la comunità dei finanziatori.