INTERROGAZIONE SCRITTA n. 319/98 dell'on. Magda AELVOET alla Commissione. Sicurezza nella regione africana dei Grandi Laghi
Gazzetta ufficiale n. C 310 del 09/10/1998 pag. 0048
INTERROGAZIONE SCRITTA E-0319/98 di Magda Aelvoet (V) alla Commissione (17 febbraio 1998) Oggetto: Sicurezza nella regione africana dei Grandi Laghi Può la Commissione comunicare se intende sostenere gli sforzi internazionali volti alla riattivazione della Commissione internazionale ONU (Ruanda) e all'estensione del suo mandato alle inchieste sull'afflusso di armi nella regione dei Grandi Laghi, come chiesto dal Parlamento europeo? Può precisare inoltre se appoggia le richieste internazionali di inviare osservatori militari delle Nazioni Unite o dell'Organizzazione per l'Unità Africana presso piste di atterraggio e attraversamenti chiave nella regione dei Grandi Laghi? Risposta data dal sig. Pinheiro in nome della Commissione (22 aprile 1998) La Commissione internazionale d'inchiesta, istituita dalla risoluzione 1013 (1995) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e incaricata di indagare sul traffico di armi destinato alle ex-forze governative ruandesi nella regione dei Grandi Laghi, ha terminato i suoi lavori alla fine del 1996 e ha presentato una relazione a cui si sono aggiunte le informazioni inviate dai governi al Segretariato delle Nazioni Unite nel corso del 1997. Durante la riunione del Consiglio di sicurezza del 22 dicembre 1997 l'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la regione dei Grandi Laghi, Mohamed Sahnoun, ha chiesto che la commissione d'inchiesta riprendesse i lavori. La proposta è stata appoggiata da vari membri del Consiglio di sicurezza, il quale sta ora prendendo in considerazione l'idea di riattivare la commissione. La decisione di riprendere l'inchiesta, così come l'indicazione del suo mandato e la sua portata geografica, rientrano nell'ambito delle competenze del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per quanto riguarda la sua posizione nel quadro della politica estera e di sicurezza comune della Comunità, la Commissione ha ripetutamente manifestato la propria preoccupazione per la violenza che si è scatenata in Ruanda e in Burundi, nonché per la presenza di vari gruppi armati nella Repubblica Democratica occidentale del Congo. Comunque, va sottolineato che, anche se fino ad un certo punto il commercio di armi ha alimentato i violenti conflitti scoppiati nella regione dei Grandi Laghi, non esistendo un accordo di sicurezza regionale o un embargo sulle armi a livello regionale imposto dalle Nazioni Unite, un'inchiesta sul commercio di armi nella regione dei Grandi Laghi incontrerebbe seri ostacoli. Spesso le armi vengono consegnate ai governi della regione, i quali non sono soggetti ad alcuna restrizione internazionale in questo campo. Probabilmente questi governi si opporrebbero a qualsiasi inchiesta che non trovasse giustificazione giuridica nel diritto internazionale. L'unico embargo internazionale in vigore nel settore della vendita di armi è quello imposto nei confronti delle ex-forze governative ruandesi (ex-forze armate ruandesi), che sono soltanto una delle numerose fazioni armate della regione. L'embargo imposto al Burundi da otto paesi della regione dei Grandi Laghi dopo il colpo di Stato a Bujumbura nel luglio del 1996 non è stato seguito da un embargo ONU. Inoltre, l'obbligo del governo ruandese di notificare al comitato per le sanzioni ONU ogni acquisto di armi e materiale militare, imposto dalla risoluzione 1011 (1995) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, è stato sospeso nel settembre 1996. La Commissione sostiene ogni sforzo concreto per limitare il traffico di armi nella regione dei Grandi Laghi. Tuttavia, tali sforzi devono avere una solida base giuridica e tener presente il diritto legittimo dei governi di difendersi in caso di ribellione armata. Un embargo regionale sulle armi sarebbe una misura utile soltanto se adeguatamente attuato e combinato ad un accordo sulla sicurezza regionale tra gli Stati della regione dei Grandi Laghi, che includesse garanzie reciproche per la sicurezza sui confini. Dal momento che non esistono accordi di questo tipo e neppure iniziative in tale direzione, la ripresa dei lavori della commissione d'inchiesta o l'impiego di osservatori ONU o dell'Organizzazione per l'unità africana sulle principali piste di atterraggio della regione dei Grandi Laghi risulterebbe poco efficace ai fini della limitazione del traffico di armi e della violenza etnica e politica. Infine, occorre ricordare che il genocidio in Ruanda è stato perpetrato in gran parte con attrezzi agricoli come machete e zappe, e non con armi militari. Anche un rigido embargo sulle armi a livello regionale non sarebbe in grado di impedire gli eccessi della violenza etnica. Ciò evidenzia l'importanza di cercare soluzioni politiche sostenibili ai conflitti nella regione dei Grandi Laghi e la necessità di promuovere la riconciliazione nazionale fra tutte le fasce sociali.