61990C0076

Conclusioni dell'avvocato generale Jacobs del 21 febbraio 1991. - MANFRED SAEGER CONTRO DENNEMEYER & CO LTD. - DOMANDA DI PRONUNCIA PREGIUDIZIALE: OBERLANDESGERICHT MUENCHEN - GERMANIA. - LIBERA PRESTAZIONE DEI SERVIZI - ATTIVITA INERENTI IL MANTENIMENTO DEI DIRITTI DI PROPRIETA INDUSTRIALE. - CAUSA C-76/90.

raccolta della giurisprudenza 1991 pagina I-04221


Conclusioni dell avvocato generale


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Signor Presidente,

Signori Giudici,

1. Nella presente causa, che è stata sottoposta alla Corte con domanda di pronuncia pregiudiziale presentata dall' Oberlandesgericht di Monaco di Baviera, la questione principale sollevata è quella se, nonostante talune disposizioni del diritto tedesco, l' art. 59 del Trattato CEE autorizzi un' impresa stabilita in un altro Stato membro a fornire taluni servizi ad imprese stabilite nella Repubblica federale di Germania. I servizi di cui trattasi consistono nel provvedere alla sorveglianza di brevetti, nell' avvisare i loro titolari quando sono dovute le tasse per il rinnovo e nel versare queste tasse per conto dei titolari stessi.

2. La convenuta nella causa principale, la Dennemeyer & Co. Ltd, è una società inglese fondata nel 1973 da due esperti in materia di brevetti. Uno di essi è in possesso del titolo di british chartered patent agent ed entrambi sono presentati nelle osservazioni della convenuta come consulenti in materia di brevetti europei. Questa società fornisce un' attività che si può descrivere come prestazione di servizi per il rinnovo dei brevetti. Essa raccoglie informazioni sui brevetti dei clienti in un elaboratore elettronico, li informa quando sono dovute le tasse per il rinnovo e, se i clienti le danno l' ordine, versa per conto loro dette tasse. Essa fornisce questo tipo di servizi in numerosi paesi del mondo, tra cui la Repubblica federale di Germania. Il sig. Saeger, attore nalla causa principale, è consulente in materia di brevetti in Monaco di Baviera, dove hanno la loro sede allo stesso tempo l' ufficio tedesco dei brevetti e l' Ufficio europeo dei brevetti. Egli sostiene che in base al diritto tedesco la Dennemeyer non può fornire i suddetti servizi per i brevetti tedeschi poiché essa non è in possesso della speciale autorizzazione di cui all' art. 1, n. 1, del Rechtsberatungsgesetz (legge sulla consulenza legale, in prosieguo: il "RBerG").

3. Regna una certa confusione riguardo alla citata legge tedesca e alla sua portata. L' art. 1, n. 1, punto 1, del RBerG dispone, in sostanza, che nessuno può occuparsi a titolo professionale, con o senza retribuzione, del disbrigo di pratiche per conto terzi senza aver ottenuto un' autorizzazione dell' autorità competente; è pacifico che i servizi di cui trattasi, allorché sono eseguiti nella Repubblica federale di Germania, rientrano nella sfera d' applicazione di queste norme. Tuttavia, benché possano essere concesse autorizzazioni per più settori specifici, nessuna fra esse riguarda l' attività di consulente in materia di diritti sulla proprietà intellettuale.

4. A tenore dell' art. 1, n. 1, punto 2, del RberG un' autorizzazione può essere concessa soltanto se il richiedente fornisce le necessarie garanzie di onorabilità, le capacità personali e la competenza e se la domanda di tale servizio non sia già soddisfatta per la presenza di un sufficiente numero di professionisti. L' art. 1, n. 3, del RberG stabilisce che taluni settori non sono considerati da questa legge. Questi settori comprendono le attività professionali dei notai, degli avvocati (Rechtsanwaelte) e dei consulenti in materia di brevetti.

5. Dal combinato disposto di queste norme, quali esse sono interpretate dall' organo giurisdizionale nazionale, sembra emergere che, per fornire nella Repubblica federale di Germania servizi di rinnovo di brevetti come quelli forniti dalla Dennemeyer, occorre essere avvocato, consulente in materia di brevetti o titolare di un' autorizzazione concessa a norma dell' art. 1 del RBerG. Tuttavia, l' ultima possibilità dev' essere considerata meramente ipotetica, poiché di fatto non potrebbe essere rilasciata alcuna autorizzazione riguardante l' attività di cui trattasi. Ciò emerge chiaramente dall' art. 186 della Patentanwaltsordnung (statuto dei consulenti in materia di brevetti), secondo cui un' autorizzazione concessa ai sensi dell' art. 1, n. 1, del RBerG non autorizza il suo titolare ad occuparsi delle pratiche per conto terzi nel settore della proprietà intellettuale. Inoltre, sembra che i servizi di cui trattasi possano essere forniti soltanto da un avvocato o da un consulente in materia di brevetti che agisce a titolo individuale; essi non possono essere forniti da una società, anche posseduta e diretta da consulenti in materia di brevetti (v., in prosieguo, il punto 18).

6. Il sig. Saeger ha invocato l' art. 1 del RBerG per chiedere al Landgericht Muenchen I di vietare alla Dennemeyer mediante ordinanza di fornire nella Repubblica federale di Germania servizi di rinnovo di brevetti per conto terzi che non siano in possesso della qualifica di consulenti in materia di brevetti o di avvocato. L' istanza del sig. Saeger è stata respinta dal Landgericht che ha ritenuto che il RBerG non fosse applicabile, poiché le attività della Dennemeyer erano svolte interamente nel Regno Unito. Il governo tedesco aveva espresso esattamente la stessa opinione allorché la Commissione si era rivolta ad esso in risposta ad un reclamo presentato dalla Dennemeyer. Il governo tedesco si è attenuto a questo punto di vista nelle osservazioni che ha presentato alla Corte. Nondimeno, l' Oberlandesgericht di Monaco, dinanzi al quale il sig. Saeger ha interposto appello, considera che il RBerG si applichi poiché una parte dei servizi della Dennemeyer - il versamento delle tasse di rinnovo - è eseguita nella Repubblica federale di Germania. Di conseguenza il sig. Saeger otterrà l' ordinanza richiesta, a meno che la Dennemeyer possa basare la propria difesa sul diritto comunitario. L' Oberlandesgericht di Monaco ha deferito alla Corte la seguente questione:

"Se sia compatibile con l' art. 59 del Trattato CEE il fatto che una società di diritto inglese con sede in Gran Bretagna necessiti di un' autorizzazione a norma delle disposizioni della legge tedesca sulla consulenza legale (Rechtsberatungsgesetz) per curare per conto terzi, dalla sua sede, il mantenimento della tutela di diritti tedeschi sulla proprietà industriale, i cui titolari hanno sede nel territorio della Repubblica federale di Germania, controllando la scadenza delle tasse di concessione governativa, comunicando ai terzi le date di scadenza e provvedendo per conto di questi ultimi al pagamento delle tasse nel territorio della Repubblica federale di Germania, mentre le normative di un gran numero di Stati membri incontestabilmente consentono la pratica di questa attività senza autorizzazione".

7. Si deve notare come la questione formulata riguardi la legittimità dell' obbligo di autorizzazione imposto dal RBerG. Tuttavia, dalle norme già menzionate della legge tedesca emerge (e questa impressione è stata confermata dal governo tedesco all' udienza) che nel caso di specie l' obbligo di un' autorizzazione costituisce una finzione, poiché non vi è alcuna possibilità di concedere un' autorizzazione a qualsivoglia persona ai sensi del RBerG per il tipo di attività svolta dalla Dennemeyer. Ne consegue, a mio parere, che la Corte non può limitarsi a risolvere la questione così come è stata formulata dall' organo giurisdizionale nazionale, ma deve invece esaminare la questione più ampia se ad un' impresa stabilita in uno Stato membro e che fornisce servizi del tipo di quelli della Dennemeyer possa essere vietato di fornire tali servizi a clienti stabiliti in un altro Stato membro in base alla normativa del secondo Stato membro la quale limita tali attività ai membri di una particolare categoria professionale, quali i consulenti in materia di brevetti o gli avvocati che agiscono a titolo individuale.

8. Hanno presentato osservazioni scritte le parti nel procedimento della causa principale, il governo tedesco e quello britannico nonché la Commissione. Inoltre, tranne il sig. Saeger, tutte le parti sopracitate erano rappresentate all' udienza.

9. Il sig. Saeger fa valere che l' art. 59 del Trattato impone soltanto la soppressione della discriminazione. Chiunque desideri fornire servizi in un altro Stato membro dovrebbe osservare tutte le norme professionali vigenti in questo Stato, a meno che esse non siano discriminatorie.

10. Secondo la Dennemeyer la portata dell' art. 59 è molto più ampia. Esso riguarderebbe tutte le restrizioni alla libera prestazione di servizi oltre le frontiere nazionali, indipendentemente se sussista una discriminazione fra le imprese straniere e quelle nazionali. Tali restrizioni sarebbero consentite solo se giustificate dall' interesse generale. Nel caso di specie tale giustificazione manca, poiché a) i clienti della Dennemeyer non sarebbero utenti comuni, ma grandi imprese che hanno alle dipendenze esperti in materia di brevetti e b) la Dennemeyer è a sua volta diretta da qualificati consulenti in materia di brevetti. Essa aggiunge che, secondo l' Ufficio europeo dei brevetti, il titolare di un brevetto può far effettuare il versamento delle tasse da qualsiasi persona di sua scelta.

11. Il governo tedesco considera che il RBerG non si applichi in realtà alle attività della Dennemeyer, poiché esse sono esercitate al di fuori del territorio tedesco. Ammettendo tuttavia che il RberG si applichi, detto governo ritiene che non vi sia alcuna giustificazione oggettiva per assoggettare la Dennemeyer all' obbligo di autorizzazione. Gli obiettivi del RberG sarebbero quelli di proteggere gli utenti di pareri giuridici nella Repubblica federale di Germania e di contribuire ad una buona amministrazione della giustizia in questo paese. Questi obiettivi non possono giustificare il controllo di attività svolte al di fuori del territorio tedesco.

12. Il governo britannico sostiene che la questione di cui trattasi può essere risolta in conformità al principio già consolidato secondo cui l' art. 59 vieta le discriminazioni nei confronti di qualsiasi prestatore di servizi a causa della sua nazionalità o per il fatto che esso risiede in uno Stato membro diverso da quello nel quale il servizio è fornito. Il rappresentante del Regno Unito ha confermato all' udienza che, secondo il Regno Unito, l' art. 59 non si applica ai provvedimenti non discriminatori.

13. Il governo individua tre elementi discriminatori nella normativa tedesca:

1) Secondo l' art. 26 dello Statuto dei consulenti in materia di brevetti (Patentanwaltsordnung) un consulente in materia di brevetti deve prendere la residenza nella Repubblica federale di Germania ed aprirvi un ufficio. Tale obbligo avrebbe chiaramente un effetto discriminatorio nei confronti delle persone residenti in altri Stati membri.

2) L' art. 1, n. 3, punto 2, del RBerG, che esenta i consulenti in materia di brevetti e gli avvocati tedeschi dall' obbligo di ottenere un' autorizzazione, non riconosce le stesse agevolazioni ai consulenti in materia di brevetti ed agli avvocati autorizzati ad esercitare negli altri Stati membri.

3) A norma del RBerG sono accordate autorizzazioni soltanto se la domanda dei servizi di cui trattasi non sia già soddisfatta dai professionisti già operanti nel settore. Poiché tali professionisti sono probabilmente quelli che già risiedono nella Repubblica federale di Germania, tale condizione sfavorirebbe i cittadini degli altri Stati membri ed avrebbe perciò un effetto discriminatorio.

14. Secondo il governo britannico le restrizioni di cui trattasi, essendo discriminatorie, possono applicarsi soltanto se sono obiettivamente giustificate dall' interesse generale. Questa giustificazione manca poiché le funzioni svolte dalla Dennemeyer avrebbero essenzialmente un carattere automatico. Non vi sarebbe perciò nessuna ragione di riservare tali attività a particolari categorie di persone in possesso di qualifiche speciali.

15. La Commissione assume una posizione analoga con la differenza che essa non pone molto l' accento sulla natura discriminatoria della normativa tedesca. Tuttavia essa osserva che gli avvocati ed i consulenti in materia di brevetti sono tenuti a stabilirsi nella Repubblica federale di Germania per potervi esercitare la loro attività.

16. Benché gli argomenti sviluppati dal governo britannico e dalla Commissione sulla natura discriminatoria della normativa tedesca siano sembrati del tutto sostenibili in una fase precedente del procedimento, sussistono attualmente dei dubbi, in particolare alla luce delle informazioni fornite dal governo tedesco all' udienza, riguardo all' esistenza dell' asserita discriminazione.

17. Secondo il rappresentante del governo tedesco, la condizione che impone agli avvocati ed ai consulenti in materia di brevetti di aprire un ufficio nella Repubblica federale di Germania non si applica agli avvocati ed ai consulenti in materia di brevetti stabiliti in altri Stati membri. Se ciò è esatto, e se quindi un consulente britannico in materia di brevetti è autorizzato a fornire i suoi servizi nella Repubblica federale di Germania alle stesse condizioni di un consulente tedesco, il primo elemento di discriminazione affermato dal governo britannico non può più essere preso in considerazione. Il terzo elemento - vale a dire il fatto che le autorizzazioni sono concesse soltanto se la domanda dei servizi di cui trattasi non è soddisfatta dai professionisti già operanti - non viene neanch' esso considerato, poiché, come si è visto, non viene concessa l' autorizzazione per i servizi di cui trattasi ((si può anche osservare come questa condizione sia stata già da tempo dichiarata anticostituzionale dal Bundesverwaltungsgericht (NJW 1955, 1532 = BVerwGE 2, 85) e non sia applicata)). E' perciò evidente che anche il secondo elemento di discriminazione dev' essere respinto.

18. Tuttavia, il punto essenziale è che alla Dennemeyer si applichi esattamente la stessa disciplina cui sarebbe soggetta se fosse una società stabilita nella Repubblica federale di Germania. E' un punto che emerge chiaramente dalla sentenza "Masterpatt" citata all' udienza (pronuncia del Bundesgerichtshof 12 marzo 1987, riportata nella GRUR 1987, pag. 710). In questa causa, in cui l' attore era del pari il sig. Saeger, il Bundesgerichthof ha statuito che ad una società tedesca che forniva lo stesso tipo di servizi della Dennemeyer doveva essere vietato di prestare tali servizi a norma dell' art. 1, n. 1, punto 1, del RBerG. In tale causa non era stato sostenuto che la società Masterpatt fosse posseduta e diretta da consulenti in materia di brevetti qualificati, ma anche se ciò si fosse verificato, non sembra che questo fatto avrebbe portato ad un diverso risultato. Infatti, come sembra, la normativa tedesca non consente mai ad una società di fornire i servizi di cui trattasi nella Repubblica federale di Germania; questi servizi possono essere forniti soltanto da un consulente in materia di brevetti o da un avvocato che agisce a titolo individuale.

19. Per questi motivi, benché nei procedimenti ai sensi dell' art. 177 del Trattato le questioni di diritto nazionale siano di competenza dell' organo giurisdizionale nazionale ritengo che questa causa debba essere esaminata partendo dal principio che non vi è stata alcuna discriminazione palese né dissimulata. Per discriminazione palese intendo una discriminazione che trova espressione nella normativa stessa, vale a dire in una normativa che espressamente applica condizioni diverse ai cittadini di un altro Stato membro od alle persone residenti in un altro Stato membro. Per discriminazione dissimulata intendo una discriminazione derivante da una normativa che apparentemente applica le stesse condizioni, le quali però hanno l' effetto di favorire i cittadini di un altro Stato membro o le persone che vi risiedono.

20. In genere, quando il Trattato vieta le discriminazioni, un principio ormai consolidato impone che il divieto si estenda alle discriminazioni dissimulate: v., per esempio, a proposito della libera circolazione dei lavoratori, causa Sotgiu/Deutsche Bundespost, punto 11 della motivazione (causa 152/73, Racc. 1974, pag. 153). E' del pari principio consolidato che l' art. 59 vieta le due forme di discriminazione: v. causa SECO/EVI, punto 8 della motivazione (cause riunite 62/81 e 63/81, Racc. 1982, pag. 223). Tuttavia, la questione che si pone nel caso di specie è quella di stabilire se l' art. 59 vieti soltanto queste forme di discriminazione o se richieda anche l' eliminazione di qualsiasi restrizione, comprese quelle non discriminatorie, a meno che esse siano giustificate dall' interesse generale. Orbene, la giurisprudenza attuale non consente di stabilire con certezza se l' art. 59 si estenda ai provvedimenti che non comportano alcuna discriminazione palese o dissimulata.

21. Talvolta si afferma che è già stato stabilito dalla giurisprudenza che l' art. 59 si estende a tali provvedimenti. Tuttavia le cause citate a sostegno di questa opinione sembrano tutte aver comportato un elemento di discriminazione dissimulata. Nella sentenza Webb (causa 279/80, Racc. 1981, pag. 3305), per esempio, l' applicazione da parte dei Paesi Bassi di un obbligo di autorizzazione ad un' impresa britannica già titolare di un' autorizzazione nel suo paese, benché questo obbligo fosse applicabile a tutte le imprese che fornivano il servizio di cui trattasi nei Paesi Bassi, sarebbe stata discriminatoria se non si fosse tenuto conto delle garanzie fornite dall' impresa nel suo Stato d' origine. L' impresa britannica avrebbe dovuto superare due ostacoli, mentre l' impresa dei Paesi Bassi uno solo.

22. Per contro non si può neppure considerare che è stabilito dalla giurisprudenza che l' art. 59 si applica soltanto ai provvedimenti che determinano qualsiasi forma di discriminazione palese o dissimulata. E' vero che alcune isolate considerazioni, in particolare nella sentenza Koestler (causa 15/78, Racc. 1978, pag. 1971), sembrano suffragare questa tesi, ma non è questo l' orientamento della giurisprudenza nel suo complesso. Sia l' avvocato generale Warner, nelle sue conclusioni presentate nelle cause Debauve, causa 52/79, e Coditel, causa 62/79 (Racc. 1980, pag. 833, in particolare pagg. 870-873), sia l' avvocato generale Sir Gordon Slynn, nelle sue conclusioni a proposito della summenzionata causa Webb (pagg. 3330-3333), hanno esaminato la giurisprudenza e sono giunti alla conclusione che essa non consentiva di considerare che l' art. 59 si applicasse soltanto ai provvedimenti discriminatori. La situazione a mio parere non è mutata. E' esatto che in molte cause l' accento è posto sull' elemento della discriminazione, ma ciò avviene senza dubbio perché numerose restrizioni, che sono state imposte autonomamente dagli Stati membri e che riflettono le loro differenze di approccio e di tradizioni, sono per loro natura in grado di colpire maggiormente i prestatori stranieri di servizi che quelli che sono stabiliti nello Stato membro ove il servizio è fornito, il che porta necessariamente ad un effetto discriminatorio.

23. A sostegno della tesi secondo cui l' art. 59 si applica soltanto ai provvedimenti discriminatori, il governo britannico si è richiamato alla giurisprudenza sulla libertà di stabilimento riguardante l' art. 52, da cui, a suo parere, risulta chiaramente che è soltanto la discriminazione ad essere vietata. Tuttavia, ammettendo che sia esatto affermare che solo la discriminazione è vietata in base alla giurisprudenza sulla libertà di stabilimento, l' analogia con tale libertà non è comunque decisiva; sussistono infatti evidenti differenze fra la situazione di una persona che si stabilisce permanentemente in uno Stato membro e quella di una persona che si limita a fornire servizi in uno Stato membro, sia che ciò avvenga occasionalmente o regolarmente. Appare abbastanza logico che una persona che si stabilisce in uno Stato membro sia tenuta in genere ad adeguarsi alla normativa di questo Stato sotto ogni aspetto. E' invece meno facile comprendere perché una persona che sia stabilita in uno Stato membro e che fornisca servizi in altri Stati membri debba essere tenuta ad adeguarsi del tutto alle disposizioni vigenti in ciascuno di questi Stati. Ammettere tale punto di vista equivarrebbe a privare di efficacia la nozione di mercato unico nel settore dei servizi.

24. Per questa ragione è lecito pensare che i servizi dovrebbero piuttosto essere considerati analogamente alle merci e che le restrizioni non discriminatorie riguardanti la fornitura di servizi dovrebbero essere esaminate allo stesso modo delle restrizioni non discriminatorie alla libera circolazione delle merci, conformemente alla giurisprudenza "Cassis de Dijon". Questa analogia sembra particolarmente adatta quando, come nel caso di specie, il servizio non comporta per sua natura uno spostamento fisico del prestatore fra gli Stati membri, ma il servizio è invece fornito mediante l' amministrazione postale o le telecomunicazioni (Kapteyn, P.J.G. e VerLoren van Themaat, P.: Introduction to the Law of the European Communities, seconda edizione, edito da L.W. Gormley, 1989, pagg. 443-452).

25. Le prestazioni di servizi comprendono in realtà un' ampia gamma di attività diverse. In un caso estremo nell' ambito di tale gamma il prestatore di servizi può dover trascorrere un lungo periodo di tempo nello Stato membro ove è fornito il servizio: ad esempio, un architetto che sopraintende alla realizzazione di un grande progetto edile. Per questo tipo di attività il confine fra i servizi e lo stabilimento può essere difficile da stabilire e si può sostenere che il Trattato in tali casi richiede soltanto la soppressione delle discriminazioni. In realtà il capo relativo ai servizi menziona espressamente in questo contesto l' obbligo di non discriminazione; l' art. 60, terzo comma, dispone che:

"Senza pregiudizio delle disposizioni del capo relativo al diritto di stabilimento, il prestatore può, per l' esecuzione della sua prestazione, esercitare, a titolo temporaneo, la sua attività nel paese ove la prestazione è fornita, alle stesse condizioni imposte dal paese stesso ai propri cittadini".

26. All' altro capo di detta gamma, la persona che fornisce il servizio può farlo pervenire al suo destinatario sotto forma di merce; ad esempio, essa può fornire un servizio pedagogico spedendo tramite posta una serie di libri e videocassette: vi è in tal caso un' analogia evidente con la libera circolazione delle merci, e si potrebbe anche considerare che tale fattispecie rientra nell' ambito di applicazione dell' art. 30 piuttosto che in quello dell' art. 59.

27 E' evidente che, come la Corte ha ammesso nella sentenza Van Binsbergen, punto 13 della motivazione (causa 33/74, Racc. 1974, pag. 1299), vi possono essere casi in cui uno Stato membro ha il diritto di applicare le proprie disposizioni nazionali alle persone stabilite in un altro Stato membro che forniscono servizi sul territorio del primo Stato membro: ad esempio, quando una persona si stabilisce nel secondo Stato membro per eludere le norme professionali obbligatorie pur continuando a dirigere le sue attività verso il primo Stato. Tuttavia, non mi sembra possibile stabilire in generale che un provvedimento si sottragga del tutto all' applicazione dell' art. 59 purché non stabilisca nessuna discriminazione fra le imprese nazionali e quelle stabilite in altri Stati membri. Tale concezione peraltro non trova nessun sostegno nel testo dell' art. 59: così come esso è formulato, la sua portata è molto più ampia. Se questa concezione fosse accolta le restrizioni alla libera prestazione di servizi dovrebbero essere tollerate, anche in mancanza di qualsiasi giustificazione obiettiva, purché non siano discriminatorie nei confronti delle imprese straniere. Orbene, potrebbe sussistere ogni specie di restrizione nei diversi Stati membri, di cui nessuna intrinsecamente giustificata, restrizioni che potrebbero insieme opporsi totalmente al conseguimento degli obiettivi di cui all' art. 59 e rendere impossibile la realizzazione di un mercato unico nel settore dei servizi. A mio parere, si dovrebbe seguire il principio secondo cui un' impresa, se si conforma alla normativa dello Stato membro nel quale è stabilita, può fornire servizi a clienti in un altro Stato membro, anche se la fornitura di tali servizi di regola non è lecita in base al diritto del secondo Stato membro. Le restrizioni imposte da questo diritto possono essere applicate all' impresa straniera soltanto se giustificate da esigenze compatibili con gli obiettivi della Comunità. E' particolarmente opportuno adottare tale punto di vista se il servizio è fornito mediante la posta o le telecomunicazioni, senza che il prestatore del servizio si sposti fisicamente fra gli Stati membri.

28. La giustificazione richiesta dipenderà dalla natura dei servizi e dalla natura della restrizione. Nella sentenza Webb, punto 17 della motivazione, la Corte ha statuito che:

"(...) tenuto conto delle speciali caratteristiche di talune prestazioni di servizi, non si possono considerare incompatibili col Trattato talune condizioni specifiche, eventualmente imposte al prestatore di servizi, che siano giustificate dall' applicazione di norme relative a questo tipo di attività. Tuttavia, la libera prestazione dei servizi, in quanto principio fondamentale sancito dal Trattato, può venire limitata solamente da norme giustificate dal pubblico interesse e obbligatorie nei confronti di tutte le persone e le imprese che esercitino la propria attività sul territorio di tale Stato, nella misura in cui tale interesse non risulti garantito dalle norme alle quali il prestatore di servizi è soggetto nello Stato membro in cui è stabilito".

29. Da questo brano emerge chiaramente che le restrizioni alla libera prestazione dei servizi devono soddisfare due condizioni per evitare il divieto sancito dall' art. 59: esse devono essere "giustificate dal pubblico interesse" e devono applicarsi a qualsiasi persona o impresa che eserciti un' attività nello Stato membro interessato. La sentenza Commissione/Germania (causa 205/84, Racc. pag. 3755), ha ripreso il summenzionato brano aggiungendovi la seguente frase:

"Inoltre, le suddette condizioni devono essere obiettivamente necessarie al fine di assicurare l' osservanza delle norme professionali e di garantire la tutela degli interessi da queste perseguiti".

Questa frase, sebbene sembri aggiungere una terza condizione, in realtà mira, secondo me, a menzionare un particolare tipo di giustificazione - forse il più ricorrente - che può essere invocato riguardo all' art. 59. Detta frase sarebbe più adeguata al suo contesto se iniziasse con: "in particolare, le suddette condizioni possono essere obiettivamente necessarie (...)".

30. E' già stato accertato che gli obblighi imposti dal RBerG sembrano soddisfare uno dei requisiti posti dalla giurisprudenza della Corte (vale a dire quello secondo cui essi devono applicarsi ad ogni persona che eserciti un' attività nello Stato di cui trattasi). Rimane da esaminare se sia soddisfatto il secondo requisito. Di conseguenza la questione fondamentale che si deve porre è quella di accertare se le norme tedesche che riservano i servizi di rinnovo di brevetti ai consulenti in materia di brevetti ed agli avvocati siano giustificate dall' interesse generale. In particolare, si pone la questione se dette norme siano giustificate dalla necessità di garantire l' osservanza di norme professionali.

31. Si afferma che il RBerG ha un duplice obiettivo. In primo luogo, esso mirerebbe a tutelare i singoli dal danno che potrebbero subire a causa di pareri giuridici ricevuti da parte di persone non qualificate (Altenhoff, Busch, Kampmann, Chemnitz: Rechtsberatungsgesetz, Kommentar, ottava edizione, pag. 11). In secondo luogo, esso mirerebbe a tutelare gli avvocati dalla concorrenza sleale esercitata da persone non qualificate e non soggette ai vincoli di una professione regolamentata (ibidem).

32. Il primo obiettivo di per sé è senza dubbio legittimo. Il pubblico dev' essere tutelato dai falsi professionisti non qualificati che si spacciano per avvocati, come dev' essere protetto dai ciarlatani che si presentano come medici. Il secondo obiettivo è in realtà una variante del primo, perché presuppone l' esistenza di un interesse pubblico a tutelare i clienti dalle persone che non sono qualificate per fornire i servizi di cui trattasi.

33. Senza alcun dubbio vi sono numerosi servizi forniti da consulenti in materia di brevetti qualificati come il sig. Saeger per i quali è necessaria la competenza professionale di una persona qualificata soggetta alle norme deontologiche di una professione regolamentata. Tuttavia, non mi sembra che i servizi come quelli forniti dalla Dennemeyer rientrino in questa categoria. La Dennemeyer non fornisce pareri ai suoi clienti su aspetti tecnici del diritto dei brevetti né sull' opportunità di ottenere o rinnovare un brevetto. Essa si limita ad avvisare i clienti quando devono essere versate le tasse di rinnovo per evitare la scadenza del brevetto a chiedere loro di precisare se intendano rinnovare il brevetto, ed a pagare le tasse corrispondenti per loro conto se essi lo desiderano. Questi compiti hanno essenzialmente un carattere automatico, come dimostra l' elevato livello di informatizzazione raggiunto dalla Dennemeyer. Non c' è nessun motivo valido per riservare queste attività ai soli avvocati od ai soli consulenti in materia di brevetti.

34. Qualsiasi dubbio sussistesse su questo punto dovrebbe essere dissipato dalle osservazioni della Commissione, la quale ha osservato come non siano particolarmente gravi le conseguenze dell' inadempimento delle obbligazioni da parte di una persona incaricata della sorveglianza di brevetti tedeschi. Ciò dipende dal fatto che un brevetto non scade automaticamente se le tasse di rinnovo non sono corrisposte entro i termini stabiliti. Due mesi dopo la data di scadenza, l' ufficio tedesco dei brevetti informa il titolare che il suo brevetto scadrà se le tasse non sono corrisposte entro un ulteriore termine di quattro mesi. Sebbene in tal caso sia applicata una tassa più elevata, l' ammontare della maggiorazione (pari al 10% della tassa normale) non supera i limiti di un normale rischio commerciale e non giustifica perciò che l' attività di rinnovo dei brevetti sia riservata ai titolari di una particolare qualifica professionale.

35. Si deve inoltre tener conto del tipo di clienti serviti dalla Dennemeyer e da altre imprese analoghe. I servizi di cui trattasi non sono forniti al grande pubblico, privo delle cognizioni in materia. La Dennemeyer osserva come nella maggior parte dei casi i suoi clienti siano a loro volta consulenti in materia di brevetti o imprese con alle dipendenze esperti qualificati in materia di brevetti. E' evidente che tali clienti sono in grado di valutare da soli se desiderano affidare il controllo dei loro brevetti ad un consulente in materia di brevetti, quale il sig. Saeger, oppure ad una ditta specializzata, quale la Dennemeyer. Essi non hanno bisogno della "tutela" fornita dalle restrizioni imposte dal RBerG.

36. Poiché la questione posta dall' organo giurisdizionale nazionale è formulata in termini che fanno riferimento ad un obbligo di autorizzazione, aggiungerò, per essere esauriente, che le precedenti considerazioni si applicano anche ad un siffatto obbligo, in particolare quando sembra che per l' attività di cui trattasi non possa essere concessa in ogni caso alcuna autorizzazione.

37. Di conseguenza, ritengo che la questione deferita alla Corte dall' Oberlandesgericht di Monaco di Baviera si debba risolvere come segue:

"L' art. 59 del Trattato CEE dev' essere interpretato nel senso che ad un' impresa stabilita in uno Stato membro, che fornisce a persone stabilite in un altro Stato membro un servizio di rinnovo di brevetti garantendo la sorveglianza dei loro brevetti, informandole della scadenza delle tasse di rinnovo e versando queste tasse per loro conto, non può essere vietato di fornire tale servizio per il motivo che queste attività sono riservate in forza del diritto del secondo Stato membro ai consulenti in materia di brevetti ed agli avvocati. E' del pari illecito vietare a detta impresa di fornire servizi di questo tipo per il motivo che essa non è titolare di una speciale autorizzazione prevista dal diritto del secondo Stato membro".

(*) Lingua originale: l' inglese.