Bruxelles, 29.1.2026

COM(2026) 43 final

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

sulla strategia dell'UE in materia di visti


I.Strategia dell'UE in materia di visti: un'Europa connessa, sicura e forte

La politica dell'UE in materia di visti rispecchia gli interessi e i valori dell'Unione. È molto più di un insieme di norme e procedure amministrative: è un ponte che collega l'Europa alle opportunità globali. In un'epoca plasmata caratterizzata da crescente mobilità, instabilità regionale e concorrenza geopolitica, il modo in cui gestiamo l'accesso all'Europa è una scelta strategica. La politica dell'UE in materia di visti deve riflettere l'Europa che vogliamo: fermamente impegnata a favore della sicurezza dei nostri cittadini e dell'integrità delle nostre frontiere esterne, ma aperta e capace di contribuire alla nostra prosperità.

Una politica credibile in materia di visti è essenziale per mantenere la sicurezza 1 dell'Europa. L'integrità dello spazio Schengen, uno dei nostri risultati più tangibili, dipende da una solida gestione delle frontiere e dall'applicazione coerente di norme comuni. Il sistema dei visti è la prima linea del controllo di sicurezza in Europa e contribuisce a prevenire la migrazione illegale, la criminalità organizzata e il terrorismo. Le nuove tecnologie, la condivisione delle informazioni e l'interoperabilità tra le banche dati dell'UE renderanno il nostro sistema dei visti più intelligente e resiliente. Ma la sicurezza dipende anche dal mantenimento di relazioni affidabili con i paesi partner, che garantiscano il rispetto delle norme europee e l'allineamento alle stesse. Per garantire la sicurezza, la politica dei visti deve rafforzare tale fiducia e salvaguardare la libertà di circolazione che costituisce l'essenza stessa dell'Unione.

La politica dei visti deve inoltre essere un motore della crescita economica e della competitività dell'Europa. Oggi i talenti, le idee innovative e gli investimenti si dirigono verso le regioni in cui il sistema dei visti è ben sviluppato, affidabile ed efficiente. L'Europa deve rimanere la destinazione preferita per turisti e persone che viaggiano per affari, studenti e ricercatori, artisti e professionisti della cultura, atleti, imprenditori e professionisti qualificati, che contribuiscono alle nostre economie e società. Procedure digitali di rilascio dei visti, un processo decisionale più rapido e procedimenti relativi ai visti più efficienti possono rendere i viaggi verso l'Europa tanto agevoli quanto sicuri. La modernizzazione del sistema dei visti è un investimento strategico nella forza economica e nell'attrattiva globale dell'Europa.

La politica europea in materia di visti riflette anche le strategie di partenariato e l'influenza dell'Europa. Il modo in cui consentiamo o limitiamo l'accesso invia un chiaro segnale al mondo in merito ai valori dell'Europa e ai suoi interessi strategici. In un mondo sempre più competitivo e volatile, una chiara politica dei visti conferisce all'Europa una reale capacità di influenza. È uno strumento potente che rafforza la nostra posizione a livello mondiale e promuove i nostri interessi all'estero.

Questa prima strategia dell'UE in materia di visti definisce un quadro per una politica dei visti che promuova gli interessi a lungo termine dell'Europa. Si tratta di una politica che rafforza la sicurezza in tutto lo spazio Schengen, promuove la prosperità e la competitività dell'UE e rispecchia la posizione e la resilienza dell'Europa sulla scena mondiale. La strategia ribadisce pertanto il duplice scopo della politica europea in materia di visti: proteggere la sicurezza e l'integrità dell'Unione e consentire viaggi in buona fede a vantaggio dell'UE. La strategia mira a rendere la politica in materia di visti più coerente e unificata, fondata su un quadro comune europeo di norme e standard condivisi, sistemi interoperabili e risposte coordinate. Mira inoltre a rendere la politica dell'UE in materia di visti più intelligente, più digitale e più efficace nello sfruttare le innovazioni tecnologiche. Modernizzando la gestione degli ingressi nell'Unione, intendiamo plasmare il modo in cui l'Europa si collega al mondo, con convinzione e determinazione.

II.Una politica dei visti che rafforzi la nostra sicurezza

1.Un sistema moderno di esenzione dall'obbligo del visto

Il regime di esenzione dal visto dell'UE è un potente strumento per promuovere gli interessi strategici dell'Unione e rafforzare il nostro quadro di sicurezza. Offrendo la prospettiva dell'esenzione dall'obbligo del visto a determinate condizioni, l'UE esercita una forte influenza geopolitica nelle sue relazioni con i paesi terzi, ancorandoli a uno spazio comune di circolazione e offrendo loro un accesso privilegiato ai nostri mercati. Per ottenere lo status di esenzione dal visto, i paesi partner devono soddisfare diversi requisiti in settori che vanno dal rispetto dello Stato di diritto alla cooperazione in materia di sicurezza e alla gestione della migrazione 2 .

L'attuale sistema dell'UE per la concessione dell'esenzione dall'obbligo del visto si basa su un'ampia serie di criteri 3 . L'assenza di soglie distintive lascia un notevole margine di interpretazione sia all'UE che ai paesi terzi, il che può creare una percezione di opacità nel processo decisionale. Tale percezione è diventata talvolta una fonte di irritazione per i paesi terzi piuttosto che un efficace amplificatore degli obiettivi strategici europei.

La Commissione metterà a punto pertanto un sistema moderno per proporre l'esenzione dall'obbligo del visto che offra maggiore chiarezza e trasparenza ai paesi terzi e tuteli gli interessi strategici dell'UE in modo più efficace e coerente.

L'elemento chiave di tale sistema sarà un nuovo quadro di valutazione per valutare gli attuali paesi soggetti all'obbligo del visto come potenziali candidati all'esenzione dal visto. A sostegno del futuro quadro la Commissione, in consultazione con gli Stati membri, elaborerà una serie di criteri più mirati, operando nell'ambito dell'attuale quadro giuridico. Oltre alle considerazioni qualitative già esistenti, saranno valutati ulteriori parametri di riferimento per i cittadini del paese terzo interessato, che potrebbero comprendere: il tasso di rifiuto del visto, le domande di asilo infondate, il tasso di rimpatrio e una valutazione della cooperazione pratica del paese in materia di rimpatrio e riammissione. È opportuno tenere conto anche di altri criteri, in particolare quelli legati alla sicurezza, compresa la cibersicurezza (come la cooperazione in materia di lotta al terrorismo, al traffico di migranti e alla criminalità organizzata). Il nuovo quadro continuerà a tenere conto dello stato generale delle relazioni con il paese terzo interessato e della promozione degli interessi strategici dell'Unione. Tali criteri indicativi saranno concordati con gli Stati membri nel 2026 e saranno utilizzati per valutare se i paesi soggetti all'obbligo del visto possano beneficiare dell'esenzione.

Una volta che un paese sarà stato identificato come candidato all'esenzione dall'obbligo del visto per i suoi cittadini, il processo sarà integrato da un dialogo strutturato sulla liberalizzazione dei visti, basato su parametri di riferimento concordati e su una cooperazione comprovata in settori di importanza strategica per l'UE, tra cui la sicurezza, la migrazione e la gestione delle frontiere. L'esito di tali dialoghi sarà formalizzato mediante un accordo di esenzione dall'obbligo del visto, che garantirà la reciprocità e la sostenibilità a lungo termine di tale esenzione.

Parallelamente la Commissione, in consultazione con gli Stati membri, valuterà se sia necessaria una revisione del regolamento sui visti per allineare i nuovi motivi di sospensione, introdotti di recente, alle condizioni da soddisfare per ottenere l'esenzione dall'obbligo del visto.

2.Monitoraggio più rigoroso dei regimi di esenzione dal visto

L'elenco dei paesi i cui cittadini beneficiano dell'esenzione dall'obbligo del visto per recarsi nell'UE è cresciuto costantemente e attualmente include 64 paesi e territori, un numero superiore a qualsiasi altra destinazione di viaggio analoga 4 . Quando i paesi ottengono lo status di esenzione dal visto per i loro cittadini, questi ultimi potrebbero tuttavia non soddisfare sempre tutte le condizioni per l'esenzione.

Il monitoraggio dei regimi di esenzione dal visto da parte della Commissione europea rivela sfide significative per la gestione della sicurezza e delle frontiere dell'UE e della migrazione, dovute varie forme di abuso dell'esenzione dal visto, tra cui l'uso improprio delle procedure di asilo: quasi un quarto delle domande di asilo nell'UE nel 2024 proveniva da viaggiatori esenti dall'obbligo del visto e una percentuale significativa di tali domande era infondata 5 . Un'altra questione riguarda i cittadini esenti dall'obbligo del visto che prolungano il soggiorno oltre il periodo autorizzato e rimangono illegalmente nell'UE. Inoltre i rischi per la sicurezza sono aggravati dalla pratica di alcuni paesi esenti dall'obbligo del visto che attuano programmi di cittadinanza per investitori, concedendo la cittadinanza senza adeguati controlli di sicurezza. Inoltre i persistenti disallineamenti delle politiche in materia di visti di alcuni partner esenti dall'obbligo del visto rispetto alla politica dei visti dell'UE possono creare o favorire rotte migratorie illegali verso l'UE. Per i paesi candidati e potenziali candidati all'adesione all'UE, l'allineamento della politica in materia di visti è un requisito fondamentale e contribuisce alla sicurezza e alla protezione dello spazio Schengen.

Il meccanismo riveduto di sospensione dell'esenzione dal visto, che ora prevede fattori di attivazione più ampi e più forti 6 per sospendere l'esenzione dal visto, fornisce all'Unione uno strumento solido per rispondere rapidamente e proporzionalmente agli abusi e alle preoccupazioni in materia di sicurezza. L'uso pieno e coordinato del meccanismo riveduto sarà fondamentale per garantire che l'esenzione dal visto rimanga sicura, credibile e subordinata alla fiducia reciproca. Mantenere il dialogo con i paesi interessati sarà fondamentale per promuovere una cooperazione efficace al riguardo.

La relazione sul meccanismo di sospensione dell'esenzione dal visto continuerà a concentrarsi sui paesi o sulle regioni che si trovano ad affrontare sfide particolari che potrebbero comportare una possibile sospensione delle esenzioni dall'obbligo del visto. La relazione comprenderà inoltre una panoramica del rispetto, da parte dei paesi esenti dall'obbligo del visto, delle condizioni per l'esenzione dal visto, in linea con il nuovo quadro di valutazione e i relativi parametri di riferimento aggiuntivi. Ciò contribuirà a garantire il costante rispetto dei criteri da parte dei paesi partner e salvaguarderà l'integrità dell'esenzione dal visto per i viaggi verso l'UE. Infine, nei casi in cui l'esenzione dal visto sia stata sospesa per determinati titolari di passaporto, la Commissione monitorerà e sosterrà gli Stati membri nell'effettiva attuazione di tale sospensione.

3.Maggiori mezzi di pressione per promuovere la cooperazione da parte dei paesi terzi

La legislazione dell'UE, in particolare l'articolo 25 bis del codice dei visti 7 , collega già la politica dei visti alla cooperazione dei paesi terzi in materia di rimpatrio e riammissione dei propri cittadini il cui soggiorno nell'UE è irregolare. Se la cooperazione è insufficiente, sulla base della valutazione e della proposta della Commissione, l'UE può imporre un'applicazione più restrittiva di alcune disposizioni del codice dei visti, ad esempio: la sospensione del rilascio di visti per ingressi multipli, tempi di trattamento più lunghi o l'aumento dei diritti per i visti. Tali misure possono essere applicate a determinate categorie di richiedenti (ad esempio i titolari di passaporti diplomatici o di servizio) o a tutte le categorie. Questo meccanismo costituisce un potente strumento per influenzare la cooperazione da parte dei paesi terzi in materia di riammissione attraverso un approccio comune europeo. Il meccanismo si è dimostrato più efficace se applicato in modo ben coordinato a livello dell'UE e accompagnato da messaggi coerenti ai paesi terzi sulle conseguenze di una cooperazione insufficiente.

È possibile utilizzare il meccanismo in modo più coerente e rafforzarne il ruolo nella promozione dei valori e degli interessi dell'UE. Nell'ambito della prevista revisione legislativa del codice dei visti, la Commissione proporrà un meccanismo più strategico e agile per l'attuazione dell'articolo 25 bis.

La revisione proposta mirerà ad allineare ulteriormente il meccanismo con l'obiettivo dell'Unione di salvaguardare e promuovere gli interessi dell'UE già nella fase di valutazione, e a porre maggiormente l'accento sulle priorità politiche dell'Unione.

Tale revisione dovrebbe prevedere una maggiore flessibilità nella fase della proposta della Commissione e della successiva scelta delle misure restrittive in materia di visti. Le due fasi esistenti del meccanismo saranno ricalibrate e incentrate sulle misure che si sono dimostrate più efficaci nella pratica, vale a dire la sospensione del trattamento accelerato dei visti e la sospensione dei visti per ingressi multipli per alcune categorie di passaporti (ad esempio diplomatici o di servizio) o per tutte le categorie. In situazioni particolarmente gravi, il meccanismo dovrebbe consentire altresì la sospensione del rilascio dei visti per alcune categorie di passaporti (ad esempio diplomatiche o di servizio) o per tutte le categorie. Il meccanismo dovrebbe inoltre prevedere la possibilità di reagire rapidamente a un deterioramento grave e improvviso della cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione da parte di un paese terzo, consentendo l'attivazione diretta di misure restrittive se, ad esempio, un paese terzo introduce una moratoria sui rimpatri forzati.

Per garantire un uso più strategico del meccanismo e un approccio comune europeo, esso deve essere applicato in modo coerente in tutta l'UE. Pertanto la revisione mirerà anche a rafforzare la coerenza a livello dell'UE e a garantire che le misure in materia di visti imposte a un paese terzo a norma del meccanismo di cui all'articolo 25 bis non siano compromesse da esenzioni per talune categorie di passaporti (ad esempio diplomatici o di servizio) concesse bilateralmente dagli Stati membri, il che pregiudicherebbe l'efficacia delle misure.

La Commissione valuterà la possibilità di estendere la logica del meccanismo di cui all'articolo 25 bis ad altri settori strategici, consentendo lo sviluppo di misure ad hoc agili e mirate nell'ambito del codice dei visti, in risposta all'insufficiente cooperazione dei paesi terzi nei settori della sicurezza e della gestione delle frontiere, compresa la lotta alla migrazione illegale e al traffico di migranti. Ciò potrebbe contribuire a creare un approccio più globale e integrato per affrontare le cause soggiacenti che compromettono un'efficace politica in materia di visti.

Oltre alle modifiche legislative, la Commissione attuerà misure pratiche per sfruttare appieno il potenziale del meccanismo, quali: l'introduzione di una durata iniziale minima per le misure adottate in materia di visti, durante la quale il paese terzo interessato dovrebbe conseguire progressi sostenibili nella cooperazione in materia di riammissione, il che rafforzerà l'efficacia delle misure e garantirà una comunicazione e una prevedibilità più chiare nei confronti dei paesi terzi; l'incoraggiamento di un uso più sistematico della notifica di cui all'articolo 25 bis, paragrafo 3, del codice dei visti quando gli Stati membri si trovano ad affrontare problemi pratici sostanziali e persistenti nella cooperazione; e il perseguimento di un approccio sistematico per quanto riguarda il riesame periodico della pertinenza delle proposte della Commissione non adottate dal Consiglio e l'abrogazione delle misure adottate dal Consiglio.

Per rendere il meccanismo di cui all'articolo 25 bis più efficace nel migliorare la cooperazione dei paesi terzi in materia di rimpatrio e riammissione, l'UE deve ampliare il suo pacchetto di strumenti per includervi strumenti vigenti in altri settori, quali la cooperazione e il commercio internazionali, tenendo conto degli interessi strategici dell'UE. La Commissione garantirà pertanto sinergie con il regolamento Europa globale (articolo 12, paragrafo 3) proposto nell'ambito del nuovo quadro finanziario pluriennale per il periodo di programmazione 2028-2034, al fine di incentivare la cooperazione dei paesi terzi in materia di riammissione. Anche il sistema di preferenze generalizzate (SPG) riveduto, che concede un accesso commerciale preferenziale al mercato unico dell'UE, dovrebbe favorire la cooperazione in materia di riammissione. Un approccio più integrato conferirebbe al meccanismo dei visti un impatto più sostanziale e promuoverebbe un approccio strategico più coerente nelle relazioni dell'UE con i paesi terzi interessati.

4. Introduzione di misure restrittive mirate in materia di visti

In un contesto geopolitico sempre più volatile, l'Unione europea deve essere in grado di rispondere in modo rapido e proporzionato alle azioni ostili dei paesi terzi. La politica dell'UE in materia di visti è una delle interfacce più visibili e dirette dell'Unione con il mondo esterno e dovrebbe comprendere strumenti efficaci che fungano sia da deterrente che da meccanismo di risposta in caso di grave deterioramento della situazione politica o della sicurezza.

Negli ultimi anni l'Unione ha dovuto far fronte a una crescente ostilità da parte di diversi paesi terzi, tra cui attacchi ibridi, manipolazione delle informazioni e ingerenze, strumentalizzazione dei migranti per motivi politici, uso della migrazione come arma e atti di aggressione evidenti. In tali circostanze, il proseguimento del rilascio di visti (in particolare per viaggi non essenziali, come il turismo, le attività ricreative o le visite non ufficiali) potrebbe non essere più considerato appropriato in quanto potrebbe comportare rischi tangibili per la sicurezza, l'ordine pubblico o le relazioni internazionali dell'Unione.

Per affrontare tali rischi e promuovere un approccio comune europeo nel settore della politica dei visti in tali contesti, la Commissione valuterà la possibilità di proporre, nell'ambito di una futura proposta legislativa di revisione del codice dei visti, l'introduzione di una nuova categoria di misure restrittive mirate in materia di visti nel quadro della politica dei visti dell'UE. Questa nuova categoria di misure potrebbe includere il conferimento alla Commissione della facoltà di adottare, in consultazione con gli Stati membri, misure vincolanti che siano nell'interesse dell'UE e che permettano di sospendere, respingere o limitare la concessione di visti a cittadini di tali paesi terzi. Tali misure potrebbero riguardare categorie specifiche di viaggiatori, quali: titolari di passaporti diplomatici, di servizio o ufficiali; ex combattenti e attuali combattenti identificati dello Stato aggressore; o richiedenti i cui viaggi non hanno finalità essenziali. In tale contesto, si presterà particolare attenzione agli interessi generali dell'UE e alle sue relazioni con il paese in questione. Per garantire la trasparenza, la proporzionalità e la certezza del diritto, l'attivazione di tali misure dovrebbe seguire un quadro procedurale chiaro, che comprenda la consultazione preventiva degli Stati membri e un periodo di riesame prestabilito. Dovrebbero inoltre essere previste garanzie che offrano una flessibilità sufficiente per rilasciare visti ai difensori dei diritti umani, ai dissidenti, ai giornalisti indipendenti, ai membri delle organizzazioni della società civile e in altri casi umanitari ed eccezionali.

Tali misure integrerebbero i meccanismi esistenti, quali l'articolo 25 bis del codice dei visti e il meccanismo di sospensione dell'esenzione dal visto, permettendo di adottare restrizioni rapide, proporzionate e reversibili in caso di grave deterioramento delle relazioni con specifici paesi terzi.

L'introduzione di tale strumento aumenterebbe l'autonomia strategica e la coerenza dell'Unione, allineando maggiormente la politica in materia di visti agli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune dell'UE. Invierebbe inoltre un chiaro messaggio politico secondo cui la concessione dell'accesso allo spazio Schengen è una prerogativa dell'Unione e dei suoi Stati membri legata al rispetto del diritto internazionale, alla condotta pacifica e all'interazione costruttiva con l'UE. Ciò renderebbe la politica dell'UE in materia di visti uno strumento credibile e strategico nel pacchetto di strumenti dell'azione esterna dell'Unione.

5.Rafforzare la sicurezza dei documenti di viaggio

La politica in materia di visti dipende dall'uso di documenti di viaggio sicuri e affidabili che presentino caratteristiche di sicurezza in grado di prevenire la falsificazione e la contraffazione. Nonostante gli sforzi volti a conseguire un approccio armonizzato tra gli Stati membri per quanto riguarda i documenti di viaggio di paesi terzi che possono essere utilizzati per entrare e soggiornare nell'UE, le posizioni adottate a livello nazionale variano notevolmente. Per affrontare questo problema la Commissione, previa consultazione con gli Stati membri, valuterà la possibilità di proporre un nuovo meccanismo per redigere un elenco di documenti di viaggio di paesi terzi accettati per l'ingresso nello spazio Schengen. Un'impostazione comune per quanto riguarda l'accettazione di tali documenti, sia per le domande di visto che per l'attraversamento delle frontiere, rafforzerebbe la coerenza delle politiche dell'UE in materia di visti e gestione delle frontiere e ridurrebbe le incertezze operative e giuridiche. A seguito di ulteriori consultazioni con gli Stati membri, la Commissione presenterà opzioni strategiche per allineare le posizioni degli Stati membri in materia.

Inoltre vi sono stati casi in cui cittadini di paesi terzi hanno utilizzato in modo fraudolento passaporti o titoli di soggiorno dell'UE per accedere allo spazio Schengen. Sebbene la verifica biometrica sia fondamentale per la gestione sicura dell'ingresso, limitazioni operative e tecniche ostacolano l'accesso transfrontaliero ai dati relativi alle impronte digitali conservati nei documenti di viaggio dell'UE. È pertanto essenziale migliorare la capacità delle autorità degli Stati membri di verificare le impronte digitali conservate nei documenti di viaggio dell'UE. La Commissione valuterà pertanto la possibilità di creare un punto di contatto centrale a livello dell'UE attraverso il quale gli Stati membri possano scambiare in modo sicuro i certificati per la verifica delle impronte digitali, sostituendo gli attuali 992 collegamenti bilaterali 8 (che connettono tra loro ciascuno Stato membro e la Commissione) e le eventuali modifiche legislative necessarie a tal fine. Una maggiore interoperabilità di tali collegamenti contribuirebbe in modo significativo alla semplificazione e favorirebbe risparmi sui costi.

Infine la frode documentale consente forme gravi di criminalità e la migrazione illegale, ma attualmente non esistono definizioni comuni a livello dell'UE né sanzioni penali o amministrative minime per contrastare l'uso di documenti fraudolenti. L'assenza di definizioni, norme e sanzioni comuni per le frodi documentali crea frammentazione e opportunità di abuso, compreso il "visa shopping" (caccia al visto più vantaggioso) 9 . La Commissione valuterà la situazione negli Stati membri e presenterà opzioni strategiche per un approccio più coerente alle sanzioni per l'uso di documenti fraudolenti. Tali opzioni potrebbero includere un'iniziativa legislativa su definizioni armonizzate, sanzioni penali minime e modifiche mirate dell'acquis esistente per elaborare sanzioni amministrative comuni, compresi divieti d'ingresso, che introdurrebbero un metodo sanzionatorio più coerente, rafforzerebbero la deterrenza, agevolerebbero le indagini e l'azione penale e consentirebbero l'applicazione di sanzioni anche quando i responsabili risiedono al di fuori delle giurisdizioni degli Stati membri. Tali misure migliorerebbero il monitoraggio, sosterrebbero la cooperazione operativa e rafforzerebbero l'integrità complessiva delle politiche dell'UE in materia di visti, frontiere e migrazione.

6.Un approccio più strategico per quanto riguarda gli adeguamenti locali delle norme in materia di visti

Per il rilascio dei visti per soggiorni di breve durata, il coordinamento tra gli Stati membri avviene attraverso la cooperazione locale Schengen e le procedure di consultazione preventiva o ex post 10 . La Commissione adotta regolarmente atti di esecuzione di adeguamento a livello locale per adeguare le norme stabilite nel codice dei visti, ad esempio per quanto riguarda i documenti giustificativi o il rilascio di visti per ingressi multipli, rendendole più o meno favorevoli, a seconda dei contesti regionali specifici.

Sebbene tali adeguamenti si siano dimostrati utili, il loro potenziale di promuovere gli interessi strategici dell'UE attraverso un approccio comune europeo dovrebbe essere ulteriormente rafforzato mediante la partecipazione della Commissione: quest'ultima dovrebbe orientare la preparazione di tali decisioni al fine di sostenere e fornire indicazioni agli Stati membri, di garantire l'applicazione coerente degli adeguamenti locali tra i paesi soggetti all'obbligo del visto e di salvaguardare la coerenza con obiettivi geopolitici più ampi.

Inoltre, nel contesto di una proposta di revisione del codice dei visti, la Commissione valuterà l'opportunità di aggiungere nuovi criteri per orientare gli adeguamenti locali. Ad esempio, nel valutare i rischi migratori e per la sicurezza, questi nuovi criteri potrebbero includere situazioni in cui si registra un forte e incontrollato aumento degli arrivi di cittadini di un paese terzo soggetto all'obbligo del visto, non compensato da un numero corrispondente di rimpatri, o il livello di cooperazione del paese in materia di riammissione.

7.Una politica dei visti che protegga i più vulnerabili

Pur rafforzando la sicurezza dell'UE, la politica comune in materia di visti offre agli Stati membri sufficiente flessibilità per rispondere caso per caso ai richiedenti vulnerabili, quali i difensori dei diritti umani, i dissidenti, i giornalisti indipendenti e i membri delle organizzazioni della società civile. Gli Stati membri possono, in circostanze eccezionali e ove giustificato, rilasciare visti per soggiorni di breve durata per motivi umanitari, anche se determinate condizioni non sono soddisfatte 11 . Per trovare il giusto equilibrio tra le deroghe nei singoli casi e un'applicazione armonizzata delle norme comuni, la Commissione ha recentemente aggiornato il manuale per il codice dei visti con ulteriori orientamenti per gli Stati membri sull'utilizzo delle disposizioni vigenti sulla flessibilità del quadro giuridico in tali situazioni e continuerà a discutere la questione con gli Stati membri. Inoltre la digitalizzazione delle procedure di rilascio dei visti ridurrà gli oneri amministrativi per tutti i richiedenti, compresi i gruppi vulnerabili. Gli Stati membri mantengono altresì la possibilità di rilasciare visti per soggiorni di lunga durata per motivi umanitari.

Prossime tappe principali

·Sviluppare nel 2026 un nuovo quadro di valutazione per proporre esenzioni dall'obbligo del visto.

·Proporre una revisione del codice dei visti nel 2026, anche al fine di:

Ørendere il meccanismo di cui all'articolo 25 bis più strategico e agile per rispondere in modo più efficace all'insufficiente cooperazione in materia di riammissione, concentrandosi sulla sospensione del trattamento accelerato dei visti e dei visti per ingressi multipli, e permettendo di sospendere il rilascio dei visti per determinate categorie di passaporti (ad esempio diplomatici o di servizio) o per tutte le categorie;

Øelaborare misure ad hoc nell'ambito del codice dei visti in risposta all'insufficiente cooperazione dei paesi terzi nei settori della sicurezza e della gestione delle frontiere, compresa la lotta contro la migrazione illegale e il traffico di esseri umani;

Øintrodurre misure restrittive mirate in materia di visti in caso di grave deterioramento della situazione politica o della sicurezza in un paese terzo;

Øintrodurre nuovi criteri per gli adeguamenti locali delle norme in materia di visti.

·Utilizzare appieno e in modo coordinato il meccanismo riveduto di sospensione dell'esenzione dal visto.

·Garantire sinergie con il regolamento SPG e il regolamento Europa globale proposti nell'ambito del nuovo quadro finanziario pluriennale per incentivare la cooperazione dei paesi terzi in materia di riammissione.

·Valutare la possibilità di rafforzare la sicurezza dei documenti di viaggio, fra l'altro:

Østabilendo un elenco uniforme dei documenti di viaggio dei paesi terzi accettati;

Øistituendo un punto di contatto centrale a livello dell'UE per la verifica delle impronte digitali conservate nei documenti di viaggio dell'UE.

·Perseguire un approccio più coerente alle sanzioni per l'uso di documenti fraudolenti.

III.Una politica dei visti che potenzi la nostra economia e la nostra competitività

1.Agevolare i viaggi per turismo e affari

Lo spazio Schengen è la destinazione più visitata al mondo: le sue frontiere esterne sono attraversate dal 40 % dei viaggiatori internazionali a livello globale 12 . Tra questi figurano, oltre a viaggiatori provenienti da paesi esenti dall'obbligo del visto, anche viaggiatori in possesso degli oltre 10 milioni di visti rilasciati lo scorso anno dagli Stati membri 13 . Il turismo rappresenta circa il 10 % del PIL dell'UE e sostiene circa 23 milioni di posti di lavoro in vari settori 14 . Rafforza la posizione globale dell'UE mettendo in evidenza i nostri valori e il nostro patrimonio; il turismo culturale rappresenta il 40 % di tutto il turismo dell'UE e ha un importante impatto economico su altri settori 15 . Nel 2024 i turisti internazionali hanno speso 515 miliardi di EUR nell'UE e i viaggi di lavoro hanno registrato la spesa più elevata per viaggio 16 . Ciò costituisce una fonte fondamentale di entrate per le economie locali, regionali e nazionali.

Una politica moderna in materia di visti deve rendere i viaggi legittimi più facili e più prevedibili. I turisti e gli imprenditori si aspettano un'esperienza di viaggio senza ostacoli, con procedure di rilascio dei visti più rapide, dematerializzate e sicure. Semplificando l'accesso per tali viaggiatori, l'UE rafforzerà la sua posizione di polo globale per il turismo e le imprese, senza tuttavia compromettere i suoi elevati standard di sicurezza.

Nei prossimi anni l'UE introdurrà un'importante riforma delle sue norme in materia di visti che trasformerà radicalmente le modalità di acquisizione e trattamento delle domande e di rilascio del visto, agevolando gli spostamenti per i viaggiatori che necessitano di un visto per entrare nell'UE. Una caratteristica fondamentale di questa riforma sarà la digitalizzazione delle procedure di rilascio dei visti. I richiedenti potranno completare l'intera procedura di domanda di visto online e i visti adesivi tradizionali saranno sostituiti da visti digitali sicuri 17 . La riforma renderà i viaggi verso l'Europa più sicuri e pratici, fornendo nel contempo agli Stati membri strumenti aggiornati e armonizzati per trattare le domande in modo efficiente e sicuro.

I visti per ingressi multipli con periodi di validità più lunghi sono uno strumento che premia i viaggiatori affidabili, riduce gli oneri amministrativi e stimola l'attività economica 18 . Per intensificare l'utilizzo di tale strumento, la Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri, valuterà la possibilità di rilasciare visti per ingressi multipli per turismo e affari con un periodo di validità superiore a cinque anni ai richiedenti in buona fede con precedenti legittimi in materia di visti e che non presentano rischi migratori o per la sicurezza, tenendo conto nel contempo dei periodi di conservazione dei dati biometrici archiviati nei sistemi informatici dell'UE per la gestione delle frontiere. Nell'ambito di una futura revisione del codice dei visti, la Commissione prenderà in considerazione varie possibili opzioni, quali la proroga della validità degli attuali visti per ingressi multipli di cinque anni dopo una nuova valutazione, la loro riconferma per un ulteriore numero di anni o la creazione di una nuova categoria di visti per ingressi multipli validi per un periodo più lungo.

I richiedenti il visto che viaggiano per affari per conto di imprese fidate presentano generalmente rischi bassi e sono affidabili. Tuttavia non esiste un approccio comune nella gestione di tali viaggiatori affidabili e sponsor aziendali, in quanto ciascuno Stato membro dispone di regimi e agevolazioni distinti per la procedura di rilascio dei visti. Alcuni di questi regimi riguardano settori specifici, come il trasporto marittimo o il trasporto su strada. Ciò comporta una frammentazione per le imprese attive in tutta l'UE. Insieme agli Stati membri, la Commissione consulterà gli Stati membri in merito alla creazione di un eventuale elenco comune di imprese verificate, incluse start-up e scale-up, i cui dipendenti sarebbero soggetti a un trattamento accelerato, agevolando le procedure per le persone che viaggiano per affari in buona fede e apportando benefici economici all'intero mercato unico dell'UE.

Per i viaggiatori che non hanno bisogno di un visto per entrare nell'UE, nel 2026 l'UE lancerà il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS). Imponendo ai viaggiatori di presentare prima della partenza una domanda online contenente dati personali e informazioni di viaggio, l'ETIAS renderà le verifiche di frontiera più rapide ed efficienti, permettendo alle autorità di effettuare controlli di sicurezza rafforzati prima che i viaggiatori raggiungano le frontiere europee. L'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) istituirà un centro di assistenza ETIAS operativo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per sostenere sia i viaggiatori (ad esempio aiutandoli a compilare il modulo di domanda) sia i vettori (ad esempio fornendo loro assistenza per questioni tecniche) 19 .

2.Attrarre talenti per favorire l'innovazione e la competitività

Nell'odierno panorama globale sempre più competitivo, la politica dell'UE in materia di visti dovrebbe sostenere l'agenda dell'UE per la competitività, con un quadro più agile per attrarre talenti a livello mondiale, promuovere il trasferimento di conoscenze e la collaborazione internazionale e apportare chiari benefici alle PMI, alle start-up e alle grandi imprese alla ricerca di una forza lavoro diversificata, altamente qualificata e competente nei settori più pertinenti per la duplice transizione.

Gli studenti e i ricercatori internazionali contribuiscono all'economia dell'UE colmando le carenze di competenze, promuovendo la ricerca e l'innovazione e alimentando una forza lavoro più qualificata attraverso le loro successive occupazioni o la loro imprenditorialità. Lavoratori e imprenditori altamente qualificati e specializzati, compresi quelli con competenze digitali, apportano idee, stimolano gli investimenti e aiutano le imprese a crescere. Anche gli accademici, gli artisti e i professionisti della cultura contribuiscono a rafforzare la competitività globale dell'UE promuovendo la collaborazione internazionale.

Per rimanere leader mondiale nell'innovazione, l'UE deve diventare una destinazione preferita per le persone più qualificate e creative del mondo. L'Unione delle competenze 20 , la strategia per le start-up e le scale-up 21 , il piano d'azione per il continente dell'IA 22 e l'iniziativa "Scegli l'Europa" 23 sottolineano la necessità di agevolare l'arrivo di studenti, ricercatori, lavoratori con elevate qualifiche e competenze, fondatori di start-up e imprenditori innovativi internazionali. Anche iniziative faro quali Erasmus Mundus, le alleanze delle università europee, il futuro diploma europeo/marchio di diploma europeo congiunto, la prossima strategia per l'istruzione e la formazione professionale e il patto per il Mediterraneo 24 intendono contribuire ad attrarre talenti internazionali e a rafforzare l'importanza della mobilità dei talenti per costruire partenariati globali. Il futuro 28º regime consentirà alle imprese di registrarsi e operare senza soluzione di continuità in tutti gli Stati membri, aiutando le imprese dell'UE a crescere e ad attrarre investimenti da tutto il mondo.

Oggi, tuttavia, la lunghezza e la frammentazione delle procedure per i visti per soggiorni di lunga durata scoraggiano le persone di cui l'Europa ha più bisogno dal venire nell'UE.

L'UE dispone di un quadro per attrarre studenti e ricercatori internazionali, nonché lavoratori con elevate qualifiche e competenze, in particolare la direttiva su studenti e ricercatori 25 e la direttiva "Carta blu UE" 26 . Eppure le lacune e le inefficienze nell'attuazione di tale quadro rendono l'UE meno attraente per queste categorie di persone. I richiedenti, le università europee e i datori di lavoro spesso sollevano preoccupazioni in merito ai ritardi nel trattamento delle domande di visto per soggiorni di lunga durata da parte dei consolati, alle difficoltà nella prenotazione degli appuntamenti, alla mancanza di informazioni chiare e accessibili sulla documentazione richiesta, nonché alla complessità e all'incoerenza delle procedure di rilascio dei visti.

Occorre adoperarsi affinché il quadro in materia di attrazione dei talenti esistente funzioni meglio. A tal fine la Commissione presenta, insieme alla presente strategia, la raccomandazione "Attirare talenti per favorire l'innovazione", che incoraggia gli Stati membri a semplificare e accelerare le procedure, a mettere in comune e coordinare le risorse consolari, a garantire diritti e garanzie coerenti e a migliorare l'accesso alle informazioni e il coordinamento tra le autorità nazionali, gli istituti di istruzione e gli ecosistemi dell'innovazione. Nell'imminente atto legislativo sullo Spazio europeo della ricerca (SER) saranno prese in considerazione misure complementari per i ricercatori di alto livello, ad esempio per facilitare la mobilità dei ricercatori verso l'Europa nell'ambito dei programmi finanziati dall'UE.

I finanziamenti dell'UE integreranno tali sforzi sostenendo i consolati degli Stati membri nel trattamento delle domande presentate da cittadini di paesi terzi con competenze specialistiche e un forte potenziale di innovazione e ricerca, in particolare i partecipanti a programmi dell'UE quali Erasmus+ e le azioni Marie Skłodowska-Curie, nonché con particolare attenzione ai paesi del partenariato volto ad attirare talenti 27 . Il primo progetto pilota dell'ufficio polifunzionale di accesso legale europeo sarà avviato in India a partire dal settore delle TIC. Sulla base degli insegnamenti tratti da questo progetto pilota, la Commissione si adopererà per estendere l'ufficio polifunzionale di accesso legale europeo ad altri settori e ad altri paesi partner, come i paesi del partenariato volto ad attirare talenti, anche al fine di aiutare i cittadini di paesi terzi e i datori di lavoro ad affrontare le sfide legate alla procedura di rilascio dei visti. Una volta operativo, il bacino di talenti dell'UE 28  faciliterà l'incontro tra domanda e offerta di lavoro nell'assunzione di talenti di paesi terzi a tutti i livelli di competenze, anche fornendo informazioni sulle norme in materia di assunzione e migrazione e sulle procedure di riconoscimento 29 . L'attuazione di tali iniziative dovrà ridurre al minimo l'impatto negativo e massimizzare l'impatto positivo sui paesi partner al fine di trasformare la fuga di cervelli in un afflusso di cervelli. Sarà inoltre importante fornire garanzie per la sicurezza della ricerca e attenuare i rischi connessi alla cooperazione internazionale in materia di ricerca e innovazione 30 .

Parallelamente, e facendo il punto sull'attuazione della raccomandazione, nel 2026 la Commissione valuterà se siano necessari adeguamenti legislativi mirati per rendere le procedure di rilascio dei visti per soggiorni di lunga durata più semplici e più adeguate alle ambizioni dell'UE in materia di competitività e innovazione, rivolte in particolare alle persone che lavorano, svolgono ricerche o studiano in settori connessi alle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica). La Commissione esaminerà in particolare la fattibilità di una serie "omnibus" di modifiche mirate delle norme dell'UE vigenti in materia di studenti e ricercatori e lavoratori con elevate qualifiche e competenze per adattarle agli ecosistemi di innovazione e ricerca, nonché di un quadro giuridico dell'UE mirato per i fondatori di start-up e scale-up e gli imprenditori innovativi.

Tali misure, nel loro complesso, contribuiranno a trasformare l'Europa in un vero e proprio polo di attrazione per i talenti, un continente che accoglie con favore la conoscenza, la creatività e l'imprenditorialità quali motori della sua prosperità futura.

3.Ridurre le complessità

Attualmente il diritto dell'UE autorizza soggiorni all'interno dello spazio Schengen per un massimo di 90 giorni nell'arco di 180 giorni sia per i viaggiatori esenti dall'obbligo del visto sia per quelli soggetti all'obbligo del visto. Per soggiorni superiori a 90 giorni è necessario un visto per soggiorno di lunga durata o un titolo di soggiorno rilasciato da uno Stato membro. Tuttavia alcuni professionisti di paesi terzi che dipendono fortemente dalla mobilità tra Stati membri — come gli artisti in tournée, gli atleti che partecipano a eventi sportivi, gli esperti che lavorano a progetti transfrontalieri, la forza lavoro che sostiene le industrie e i servizi dell'UE o i camionisti che lavorano per le imprese dell'UE — possono avere bisogno di accedere a diversi Stati membri per più di 90 giorni nell'arco di 180 giorni, senza dover soggiornare o risiedere a lungo nell'UE.

Ciò crea un sistema complesso, ulteriormente complicato dall'esistenza di accordi bilaterali conclusi da alcuni Stati membri prima dell'entrata in vigore dell'acquis di Schengen, che consentono ai cittadini di determinati paesi terzi di soggiornare oltre 90 giorni, ma solo nel territorio dello Stato membro interessato, compromettendo in tal modo l'applicazione uniforme dell'acquis di Schengen.

La Commissione collaborerà strettamente con gli Stati membri per individuare soluzioni pragmatiche che consentano soggiorni di breve durata prolungati per determinate categorie di cittadini di paesi terzi, garantendo la sicurezza e vantaggi economici per l'Unione, nonché chiarezza giuridica per i viaggiatori. Nell'ambito di tali riflessioni si esaminerà anche l'introduzione di una nuova legislazione con una serie specifica di norme in materia di soggiorno di breve durata prolungato a livello dell'UE. In tale contesto, la Commissione riesaminerà l'impatto degli accordi bilaterali esistenti che consentono soggiorni prolungati, al fine di eliminarli gradualmente 31 .

Prossime tappe principali

·Introdurre rapidamente la digitalizzazione delle procedure di rilascio dei visti.

·Avviare il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) nel 2026.

·Individuare opzioni per i visti per ingressi multipli con un periodo di validità più lungo.

·Attuare la raccomandazione della Commissione "Attirare talenti per favorire l'innovazione".

·Vagliare le opzioni per adattare il quadro dell'UE in materia di visti per soggiorni di lunga durata agli ecosistemi di innovazione e ricerca.

·Esplorare nuove norme per soggiorni di breve durata prolungati per categorie selezionate di professionisti di paesi terzi, quali artisti in tournée, atleti impegnati nelle competizioni sportive o conducenti di autocarri.

IV.Sostenere gli Stati membri con strumenti moderni per il rilascio dei visti

1.Sistemi informatici intelligenti per migliorare la condivisione delle informazioni e prevenire l'abuso dei visti

L'UE sta realizzando uno dei sistemi digitali più avanzati al mondo per la gestione delle frontiere.

Il sistema di ingressi/uscite (EES), un sistema informatico automatizzato che registra i viaggiatori di paesi terzi che si recano nell'UE per soggiorni di breve durata ogni volta che attraversano le frontiere esterne di uno dei 29 paesi Schengen, è entrato in funzione con successo nell'ottobre 2025. Permette ai viaggiatori di verificare in qualsiasi momento il restante periodo di soggiorno autorizzato e avverte automaticamente gli Stati membri quando sono individuati soggiornanti fuoritermine. Con la registrazione di oltre 20 milioni di ingressi e uscite dal momento in cui è entrato in funzione, l'EES si è già dimostrato un fattore di svolta nella gestione delle frontiere, nella prevenzione della migrazione illegale, nell'individuazione dei documenti e nel rilevamento delle frodi e, in ultima analisi, nell'aumento della sicurezza dell'UE. Dopo l'entrata in funzione graduale, l'EES sarà pienamente operativo a tutti i valichi di frontiera nello spazio Schengen a partire dall'aprile 2026.

Inoltre il nuovo sistema Eurodac per la registrazione dei richiedenti protezione internazionale diventerà operativo nel giugno 2026. Migliorerà notevolmente la capacità dell'Unione di contrastare l'uso improprio dei visti da parte di cittadini di paesi terzi soggetti all'obbligo del visto. Comprenderà informazioni più dettagliate sui cittadini di paesi terzi, collegherà tutte le serie di dati corrispondenti alla stessa persona e conserverà i dati sui titolari di visto che hanno presentato domanda di protezione internazionale.

L'ETIAS aumenterà la sicurezza interna sottoponendo i viaggiatori a una preaccettazione per individuare prima della partenza potenziali rischi per la sicurezza, di migrazione illegale e alto rischio epidemico. Automatizzando tali verifiche in varie banche dati dell'UE, l'ETIAS renderà gli attraversamenti delle frontiere più rapidi ed efficienti per i viaggiatori che non rappresentano un rischio.

Il sistema di informazione visti (VIS) comprende già i dati relativi alle domande di visto per soggiorni di breve durata per i cittadini stranieri provenienti da paesi soggetti all'obbligo del visto. Esso mira ad agevolare, in particolare, la procedura di rilascio dei visti per i viaggiatori in regola, aiutando nel contempo le autorità a prevenire le frodi e il "visa shopping". Contribuisce inoltre alle verifiche ai valichi di frontiera esterni per garantire che la persona che arriva alla frontiera sia il legittimo titolare del visto. Il VIS riveduto integrerà i dati sui visti per soggiorni di lunga durata e sui permessi di soggiorno, oltre alle informazioni sui visti per soggiorni di breve durata. Automatizzerà inoltre l'interrogazione di tutte le banche dati pertinenti dell'UE, migliorando la qualità e la coerenza delle decisioni sulle domande di visto.

Una volta che il quadro di interoperabilità dei sistemi di informazione dell'UE sarà pienamente attuato nel 2028, sarà possibile interrogare contemporaneamente più banche dati attraverso un'unica ricerca centrale. Il quadro di interoperabilità presenterà un quadro completo dello status di una persona riunendo i dati pertinenti su un unico schermo. Ciò significa che le autorità saranno in grado di individuare automaticamente le identità multiple o fraudolente o di stabilire se una persona non ha rispettato le norme relative al suo soggiorno. Genererà inoltre statistiche intersistemiche che forniranno informazioni preziose sui modelli di viaggio, sui rischi e sui potenziali abusi, sostenendo in tal modo una politica dei visti basata su dati concreti.

In futuro i sistemi informatici dell'UE a sostegno del trattamento dei visti dovrebbero mirare a sfruttare gli sviluppi tecnologici, in particolare le soluzioni di intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, le nuove tecnologie offriranno ulteriori opportunità per migliorare la sicurezza delle procedure di rilascio dei visti e rendere più semplice e agevole l'esperienza di viaggio dei viaggiatori in buona fede.

2.Sostenere gli Stati membri nel trattamento delle domande di visto

Una politica moderna in materia di visti richiede anche un trattamento efficiente delle domande di visto. La gestione di volumi elevati di domande e la garanzia di appuntamenti tempestivi presso i consolati pongono difficoltà, in particolare durante i periodi di punta. Tali pressioni sono ulteriormente aggravate dalle necessarie fasi procedurali, quali lo svolgimento di controlli di sicurezza approfonditi, l'identificazione affidabile dei richiedenti e la gestione dei rischi connessi alla frode documentale. Anche le differenze nelle pratiche nazionali e i livelli di digitalizzazione diversi tra gli Stati membri possono rendere l'esperienza meno snella e meno trasparente per i richiedenti. Tali sfide possono compromettere l'efficacia del sistema, ridurre la fiducia tra gli Stati membri e diminuire la fiducia dei cittadini nell'equità delle procedure di rilascio dei visti dell'UE.

L'introduzione degli strumenti informatici per la gestione delle frontiere di cui sopra sarà fondamentale per rafforzare la sicurezza e l'integrità della procedura di rilascio dei visti dell'UE. Tuttavia ciò deve essere integrato da un sostegno pratico per l'attuazione della politica in materia di visti a livello sia consolare che centrale. Tale sostegno mira a garantire un'applicazione più armonizzata delle norme in materia di visti, migliorare la qualità, l'efficienza e la coerenza del processo decisionale in tutti gli Stati membri, agevolare l'introduzione della digitalizzazione della procedura di rilascio dei visti e contribuire a ridurre il "visa shopping".

La politica in materia di visti, sebbene sia una componente fondamentale della politica di gestione delle frontiere dell'UE e rappresenti il primo livello di protezione dell'Unione nella salvaguardia dello spazio Schengen, è l'unica politica in materia di affari interni che non beneficia del sostegno strutturato di un'agenzia dell'UE. A tal fine, nella prossima revisione del mandato di Frontex si esamineranno le opportunità di istituire un ufficio di sostegno dell'UE in materia di visti all'interno dell'agenzia, incaricato di fornire sostegno operativo a titolo consultivo. I suoi compiti potrebbero comprendere: la messa a punto e l'erogazione della formazione per i funzionari consolari al fine di garantire standard costantemente elevati nel processo decisionale in materia di visti; il sostegno ai consolati nella verifica dei documenti e nell'individuazione delle frodi documentali attraverso competenze specialistiche, strumenti e migliori pratiche; e lo svolgimento di valutazioni dei rischi e analisi per paese al fine di promuovere un processo decisionale in materia di visti coerente e basato su dati concreti in tutta l'Unione.

Inoltre la crescente dipendenza degli Stati membri da fornitori esterni di servizi per gestire parti della procedura di rilascio dei visti richiede un migliore controllo e monitoraggio della qualità. Per questo motivo, la Commissione avvierà uno studio globale sulle pratiche di esternalizzazione e sul finanziamento dei fornitori esterni di servizi incaricati di raccogliere le domande di visto, al fine di elaborare opzioni per prevenire gli abusi del sistema.

3.Uso strategico dei finanziamenti dell'UE ai fini dell'attuazione della politica in materia di visti

Gli Stati membri dovrebbero continuare a utilizzare in modo strategico i finanziamenti dell'UE disponibili per sostenere l'efficace attuazione della politica in materia di visti. Dovrebbe essere data priorità al finanziamento dello sviluppo di componenti nazionali e dei necessari adeguamenti per il VIS riveduto e della digitalizzazione delle procedure di rilascio dei visti. I finanziamenti dovrebbero inoltre rafforzare le capacità di trattamento (personale e attrezzature) nei luoghi in cui i richiedenti devono affrontare lunghi tempi di attesa per gli appuntamenti per i visti Schengen. La Commissione intende fornire sostegno finanziario agli Stati membri ai fini dell'attuazione delle priorità politiche in materia di visti per rispondere alle esigenze fondamentali della politica dei visti. La Commissione intende inoltre fornire orientamenti mirati e organizzare seminari tematici e scambi di migliori pratiche per mettere in evidenza le iniziative di successo e facilitare l'attuazione pratica delle attività connesse ai visti. In vista del periodo di programmazione 2028-2034, la Commissione tenta di trarre insegnamenti dall'attuazione in corso affinché le priorità relative ai visti siano integrate in modo più incisivo nei futuri quadri di finanziamento. Mantenendo una forte attenzione sull'innovazione, l'interoperabilità e l'efficacia operativa, la Commissione desidera fare in modo che i finanziamenti dell'UE promuovano ulteriormente una politica dell'UE in materia di visti moderna, sicura ed efficiente. La Commissione, insieme agli Stati membri, esaminerà la possibilità di aumentare i diritti di visto armonizzati a livello dell'Unione per i visti Schengen e di utilizzare le entrate derivanti da tale aumento a sostegno dell'ulteriore sviluppo della politica comune dell'UE in materia di visti.

Prossime tappe principali

·Garantire l'introduzione di sistemi informatici intelligenti per la gestione delle frontiere e il quadro di interoperabilità.

·Proporre l'istituzione di un ufficio di sostegno dell'UE per i visti nell'ambito della proposta di revisione del mandato di Frontex nel 2026.

·Avviare uno studio globale sul ricorso a fornitori esterni di servizi nella procedura di rilascio dei visti.

V.Conclusioni

Per far fronte alle sfide globali attuali e future, l'Unione deve adattarsi. La politica dell'UE in materia di visti è fondamentale per tale trasformazione e si colloca all'intersezione tra competitività, sicurezza e politica estera dell'Unione.

Al fine di garantire un'attuazione efficace di tale strategia, la Commissione collaborerà con il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea e inviterà entrambe le istituzioni a sostenere i lavori sulle iniziative future annunciate. In considerazione del loro impatto sulle relazioni esterne dell'UE, le azioni proposte nella presente strategia saranno realizzate in cooperazione con il servizio europeo per l'azione esterna, nell'ambito delle sue funzioni.

Una politica dei visti moderna e lungimirante sarà un fattore chiave dell'attrattiva globale dell'UE, in quanto sosterrà la capacità di innovazione, la crescita e la competitività dell'Europa. Ma l'apertura deve andare di pari passo con la responsabilità. Una politica in materia di visti credibile deve pertanto prevenire gli abusi, scoraggiare la migrazione illegale e proteggere l'integrità dello spazio Schengen. Trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e facilitazione è essenziale sia per mantenere la fiducia dei cittadini, sia per garantire la resilienza delle frontiere esterne dell'Europa e la sua sicurezza interna.

Allo stesso tempo, la politica in materia di visti è un potente strumento della politica estera ed esterna dell'Unione. Può promuovere la cooperazione con i paesi partner in settori di importanza strategica per l'UE. Le riforme proposte garantiranno che l'esenzione dall'obbligo del visto non sia un diritto permanente, ma un privilegio che richiede sforzi costanti.

Per realizzare questa visione sono necessari strumenti moderni e un'attuazione efficace. La digitalizzazione delle procedure di rilascio dei visti e la semplificazione dei sistemi di domanda renderanno la politica europea in materia di visti più efficiente, sicura e di facile utilizzo, a vantaggio sia dei viaggiatori che degli Stati membri. Un'attuazione coerente in tutta l'Unione sarà fondamentale per trasformare tali riforme in risultati tangibili.

In ultima analisi, la politica in materia di visti, in quanto pilastro essenziale dell'acquis di Schengen, deve fungere da ponte strategico tra apertura e protezione. Deve rassicurare i cittadini sul fatto che le frontiere dell'Europa sono gestite in modo efficace, indicando nel contempo al mondo che l'Unione europea è un attore globale assertivo, competitivo e con competenze strategiche, pronto a plasmare la mobilità alle sue condizioni, in un mondo sempre più interconnesso.

(1)

In linea con il documento COM(2025) 148/final .

(2)

 Il regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (codificazione) (GU L 303 del 28.11.2018, pag. 39) ("regolamento sui visti"), individua i paesi terzi i cui cittadini sono soggetti all'obbligo del visto per recarsi nello spazio Schengen e quelli che ne sono esenti.

(3)

 L'articolo 1 del regolamento sui visti prevede che l'esenzione dal visto sia basata su una valutazione, caso per caso, di vari criteri che attengono, in particolare, all'immigrazione clandestina, all'ordine pubblico e alla sicurezza, ai vantaggi economici, segnatamente in termini di turismo e commercio estero, e alle relazioni esterne dell'Unione con i paesi terzi in questione, includendo anche considerazioni relative ai diritti umani e alle libertà fondamentali e tenendo conto delle implicazioni di coerenza regionale e reciprocità. L'elenco dei criteri non è esaustivo.

(4)

  Accordi dell'UE in materia di visti con paesi terzi , consultato il 6 gennaio 2026.

(5)

  Latest Asylum Trends - Annual Analysis | Agenzia dell'Unione europea per l'asilo , consultato il 6 gennaio 2026. Il grafico a barre interattivo (nella sezione "Tassi di riconoscimento" e "Cittadinanze principali") illustra i tassi di riconoscimento per cittadinanza tra il 2015 e il 2024, dimostrando che i tassi sono molto bassi per le domande presentate da cittadini di paesi esenti dall'obbligo del visto.

(6)

Le soglie basate sui tassi di respingimento o di soggiorno fuoritermine e sull'aumento sostanziale delle domande di asilo sono state abbassate. Sono stati aggiunti nuovi motivi di sospensione: il funzionamento dei programmi di cittadinanza per investitori, il mancato allineamento alla politica dell'UE in materia di visti, il mancato rispetto degli impegni assunti durante i dialoghi sulla liberalizzazione dei visti e il deterioramento delle relazioni esterne tra l'UE e il paese terzo interessato.

(7)

 Regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti) (GU L 243 del 15.9.2009, pag. 1).

(8)

 I documenti di viaggio rilasciati dagli Stati membri dell'UE contengono le impronte digitali del titolare. Attualmente la verifica della corrispondenza tra le informazioni biometriche conservate in tale documento di viaggio e il titolare richiede lo scambio bilaterale di certificati tra i punti di contatto designati dei singoli Stati membri (in pratica 992 collegamenti tecnici). Le differenze tecniche tra i sistemi possono incidere sulla velocità di tali verifiche.

(9)

 Il "visa shopping" è la pratica in cui il richiedente presenta la domanda di visto non presso il consolato dello Stato membro che meglio si adatta alla reale destinazione principale o alla finalità del viaggio, ma presso il consolato di uno Stato membro che si ritiene offra condizioni più favorevoli, quali tassi di rifiuto inferiori, tempi di trattamento più rapidi o una più facile disponibilità di appuntamenti, oppure il richiedente che è già stato respinto presenta domanda in Stati membri diversi.

(10)

La consultazione preventiva conferisce a ogni Stato membro il diritto di opporsi alle decisioni in materia di visti adottate da altri Stati membri; la consultazione ex post consente di essere informati in merito alle decisioni degli altri Stati membri.

(11)

 In linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, gli Stati membri non sono tenuti, ai sensi del diritto dell'UE, a concedere un visto umanitario alle persone che desiderano entrare nel loro territorio per chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del loro diritto nazionale (sentenza C-638/16 PPU X e X/État belge).

(12)

  COM(2025)185 final .

(13)

  DG HOME, Vivere, lavorare, viaggiare nell'UE , consultato il 6 gennaio 2026.

(14)

Panoramica della politica dell'UE in materia di turismo - Mobilità e trasporti, consultato il 6 gennaio 2026.

(15)

  COM(2025) 785 final .

(16)

  Statistiche del turismo , consultato il 6 gennaio 2026. Turismo dell'UE nel 2024: Aggiornamenti chiave e tendenze emergenti , consultato il 6 gennaio 2026.

(17)

  Digitalizzazione dei visti Schengen , consultato il 6 gennaio 2026.

(18)

Canada, Regno Unito, Stati Uniti.

(19)

  ETIAS , consultato il 6 gennaio 2026.

(20)

  COM(2025) 90 final .

(21)

  COM(2025) 270 final .

(22)

  COM(2025) 165 final .

(23)

  Scegli l'Europa: dai slancio alla tua carriera di ricerca nell'UE , consultato il 6 gennaio 2026.

(24)

  JOIN(2025) 26 final .

(25)

Direttiva (UE) 2016/801 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2016, relativa alle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi, e collocamento alla pari (GU L 132 del 21.5.2016, pag. 21).

(26)

 Direttiva (UE) 2021/1883 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2021, sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati (GU L 382 del 28.10.2021, pag. 1).

(27)

I partenariati volti ad attirare talenti mirano a promuovere quadri di cooperazione strutturata con i paesi partner. La Commissione, insieme agli Stati membri dell'UE, ha attualmente avviato partenariati volti ad attirare talenti con Tunisia, Marocco, Egitto, Bangladesh e Pakistan.

(28)

  COM(2023) 716 .

(29)

 Nel contesto del bacino di talenti, i lavoratori scarsamente e mediamente qualificati in grado di contribuire a sopperire alla carenza di lavoratori potrebbero potenzialmente beneficiare di procedure di domanda di visto agevolate.

(30)

 Raccomandazione del Consiglio, del 23 maggio 2024, relativa al rafforzamento della sicurezza della ricerca (GU C, C/2024/3510, 30.5.2024, ELI: http://data.europa.eu/eli/C/2024/3510/oj).

(31)

 Come previsto dal regolamento (UE) 2017/2226 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2017, che istituisce un sistema di ingressi/uscite per la registrazione dei dati di ingresso e di uscita e dei dati relativi al respingimento dei cittadini di paesi terzi che attraversano le frontiere esterne degli Stati membri e che determina le condizioni di accesso al sistema di ingressi/uscite a fini di contrasto e che modifica la Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen e i regolamenti (CE) n. 767/2008 e (UE) n. 1077/2011 (GU L 327 del 9.12.2017, pag. 20).