COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 20.11.2025
COM(2025) 839 final
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
Rafforzare la capacità del settore delle pensioni complementari dell'UE di migliorare il reddito pensionistico e fornire capitale a lungo termine all'economia dell'UE
{SWD(2025) 367 final}
1.Introduzione
I progressi sociali ed economici di vasta portata compiuti negli ultimi decenni hanno consentito alle persone in tutta Europa di vivere e restare in salute più a lungo. Tuttavia l'invecchiamento della popolazione e la diminuzione della popolazione in età lavorativa stanno aumentando la pressione sui bilanci pubblici e sui sistemi pensionistici. Questi cambiamenti richiedono un adeguamento dei sistemi pensionistici, al fine di garantire che le persone possano mantenere un buon tenore di vita durante il pensionamento.
Le pensioni sono una pietra angolare della protezione sociale, in quanto garantiscono la sicurezza del reddito e la dignità in età avanzata. Il principio 15 del pilastro europeo dei diritti sociali() stabilisce che "i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi in pensione hanno diritto a una pensione commisurata ai loro contributi e che garantisca un reddito adeguato. Donne e uomini hanno pari opportunità di maturare diritti a pensione".
In tutta l'UE i cambiamenti demografici e le mutevoli dinamiche del mercato del lavoro stanno mettendo a dura prova la sostenibilità e l'adeguatezza a lungo termine dei sistemi pensionistici. Ne sono un esempio l'invecchiamento della popolazione, i bassi tassi di fertilità, le nuove realtà del mercato del lavoro (dalla diffusione delle forme di lavoro atipiche, alla ristrutturazione guidata dall'automazione, fino a un maggiore ricambio del personale), la riduzione della forza lavoro e i periodi di pensionamento più lunghi.
I sistemi pensionistici nazionali forniscono un reddito di vecchiaia attraverso diversi tipi di pensioni. Le pensioni pubbliche sono generalmente finanziate dalle entrate correnti. I regimi pensionistici complementari, aziendali o professionali e individuali, sono forme integrative di risparmio a fini pensionistici generalmente finanziate dagli individui e/o dai loro datori di lavoro per fornire un reddito in aggiunta alla pensione pubblica.
I sistemi pensionistici svolgono varie funzioni sociali, con particolare riguardo per la prevenzione della povertà e il reddito sostitutivo. La prevenzione della povertà, ossia il mantenimento degli anziani al di fuori della povertà, compresi quelli con carriere brevi o redditi bassi, è garantita dalle pensioni pubbliche (comprese le pensioni minime) e da altre prestazioni sociali. Il reddito sostitutivo, ossia la garanzia che il precedente livello di reddito dei lavoratori sia ragionevolmente protetto al momento del pensionamento, può essere rafforzato da una combinazione di pensioni pubbliche e complementari, come dimostrato da alcuni sistemi nazionali.
Le pensioni aziendali o professionali sono spesso basate sulla contrattazione collettiva e sono state fondamentali per garantire un reddito sostitutivo adeguato in molti Stati membri, in particolare in quelli in cui sono obbligatorie per la maggior parte dei titolari di posti di lavoro. Il ruolo delle pensioni individuali come prodotti di risparmio individuali che contribuiscono al reddito pensionistico sta diventando sempre più importante, per effetto della maggiore flessibilità e mobilità del lavoro(). Tuttavia le pensioni complementari sono rimaste sottosviluppate in molti Stati membri. Alla luce del ruolo che le pensioni complementari possono svolgere nell'affrontare le attuali sfide legate all'evoluzione demografica e del mercato del lavoro, è opportuno adoperarsi per aumentare la copertura e la trasparenza delle pensioni complementari a beneficio dei futuri pensionati e per aumentare i rendimenti reali netti delle attività per il finanziamento delle pensioni.
È pertanto urgente che gli Stati membri agiscano ora rafforzando le pensioni complementari e adottino un approccio globale per facilitare l'accesso a tali pensioni. Tali riforme aumenteranno il reddito pensionistico e contribuiranno a garantire la sostenibilità dei sistemi pensionistici per le generazioni future.
Recenti dichiarazioni e relazioni politiche ad alto livello hanno inoltre sottolineato l'urgente necessità di mobilitare i risparmi privati per gli investimenti a lungo termine. Tra queste si annoverano la dichiarazione dell'Eurogruppo in formato inclusivo del marzo 2024(), le conclusioni del Consiglio europeo dell'aprile 2024() e del marzo 2025(), la relazione del Parlamento europeo sulla competitività del settembre 2025() e le relazioni Letta() e Draghi(). La natura a lungo termine delle passività pensionistiche rende il settore complementare un potenziale importante fornitore di capitale a lungo termine per gli investimenti. Nella bussola per la competitività() e nella strategia per l'Unione del risparmio e degli investimenti(), la Commissione si è impegnata a presentare misure per sbloccare tale potenziale.
La strategia per l'Unione del risparmio e degli investimenti mira ad aumentare la ricchezza e a stimolare la crescita economica e la competitività dell'UE, offrendo una scelta più ampia ai risparmiatori che desiderano incrementare il patrimonio familiare e consentendo alle imprese di tutta Europa di espandersi. Le pensioni complementari, in particolare, possono contribuire a conseguire una maggiore sicurezza finanziaria e stabilità durante il pensionamento, integrando le prestazioni delle pensioni obbligatorie, che in molti casi non saranno sufficienti per mantenere il tenore di vita.
Oltre a garantire un reddito adeguato dopo il pensionamento, i regimi pensionistici finanziati e sostenuti da un paniere di attività possono anche sostenere la crescita economica e la competitività dell'UE, sia direttamente, mobilitando risparmi a lungo termine per gli investimenti, sia indirettamente, aumentando la profondità e la liquidità dei mercati dei capitali dell'UE.
Con questo pacchetto la Commissione europea adotta misure per dare seguito a tali impegni. Il pacchetto integra e sviluppa le altre iniziative dell'Unione del risparmio e degli investimenti, tra cui la strategia per l'alfabetizzazione finanziaria() e la raccomandazione sui conti di risparmio e investimento(), per aumentare la partecipazione degli investitori al dettaglio in tutta l'UE. L'alfabetizzazione finanziaria è essenziale per promuovere le pensioni complementari, in quanto consente alle persone, compresi i nuovi arrivati nel mercato del lavoro, di comprendere e pianificare il risparmio e gli investimenti a fini pensionistici e di prendere decisioni informate al riguardo. I conti di risparmio e investimento possono essere uno strumento prezioso per sviluppare abitudini di risparmio per diversi scopi, anche per obiettivi a breve e medio termine, che possono tradursi in investimenti a più lungo termine, come le pensioni complementari.
Il pacchetto varato contestualmente alla presente comunicazione contiene una raccomandazione della Commissione agli Stati membri sui sistemi di tracciamento delle pensioni, i pannelli di controllo delle pensioni e l'iscrizione automatica, una direttiva di modifica (EPAP II)() e un regolamento di modifica (PEPP)(). La necessità e la motivazione di questo pacchetto di misure, nonché una sintesi di ciascuna di esse, sono illustrate di seguito.
2.Panorama delle pensioni complementari nell'UE
Il panorama pensionistico dell'UE è molto eterogeneo e gli Stati membri si trovano in fasi di sviluppo diverse dei loro sistemi pensionistici a più livelli. Per il reddito sostitutivo, alcuni si basano principalmente sulle pensioni obbligatorie, mentre altri attribuiscono un ruolo importante ai regimi aziendali o professionali o a quelli individuali. È dunque necessario adottare azioni strategiche su misura per affrontare le lacune e le sfide specifiche di ciascun paese e garantire l'integrazione nel contesto sociale ed economico nazionale. Il presente pacchetto è stato elaborato a seguito di ampie consultazioni e sulla base delle migliori pratiche individuate negli Stati membri con regimi pensionistici complementari più sviluppati.
Sebbene i sistemi pensionistici siano principalmente una questione di competenza nazionale e una componente essenziale della politica di protezione sociale degli Stati membri, l'UE può contribuire in modo significativo al rafforzamento delle pensioni complementari, compresi i regimi aziendali o professionali (talvolta denominati "secondo pilastro") e individuali ("terzo pilastro"). Anche se i sistemi pensionistici rientrano in gran parte nel diritto nazionale, quadri dell'UE quali la direttiva relativa agli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP II)(), il regolamento sul prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP)() e le direttive sulla salvaguardia dei diritti a pensione complementare() e sull'acquisizione e la salvaguardia di diritti pensionistici complementari() stabiliscono importanti norme comuni in tutto il mercato unico e agevolano la libera circolazione dei lavoratori. Riforme mirate di alcuni di questi quadri possono contribuire ad aumentare la partecipazione ai regimi pensionistici complementari, migliorare i risultati in termini di investimenti, aumentare la fiducia e promuovere mercati pensionistici più integrati ed efficienti in tutta l'UE, contribuendo nel contempo alla sostenibilità e all'adeguatezza dei sistemi pensionistici e consentendo investimenti del risparmio più efficaci.
3.Problematiche attuali
Le principali sfide e questioni che gli Stati membri si trovano ad affrontare sono sintetizzate di seguito, con ulteriori dettagli disponibili nel documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la presente comunicazione.
Se non affrontate adeguatamente, le problematiche descritte di seguito, unitamente all'incertezza economica e ad altri fattori quali l'inflazione, possono minacciare il benessere finanziario dei futuri pensionati. Ciò comprometterebbe la sicurezza finanziaria individuale, ridurrebbe il tenore di vita degli anziani e aumenterebbe la dipendenza dall'assistenza sociale e dai bilanci pubblici, esercitando così un'ulteriore pressione sulla sostenibilità di bilancio e sulle finanze pubbliche degli Stati membri.
Sfide demografiche
I cambiamenti demografici legati all'invecchiamento della popolazione e alla contrazione della forza lavoro mettono a dura prova l'adeguatezza e la sostenibilità future dei sistemi pensionistici in tutta l'UE. La diminuzione della popolazione in età lavorativa esercita una pressione al ribasso sulle entrate provenienti dalle imposte sul reddito delle persone fisiche e dai contributi sociali. La contrazione della forza lavoro significa inoltre che la futura crescita economica dipenderà sempre più dagli incrementi di produttività e dagli investimenti nelle priorità strategiche, nell'innovazione e nei progetti infrastrutturali dell'UE.
Per contro, con l'invecchiamento della popolazione si prevede che la spesa per l'assistenza sanitaria, l'assistenza a lungo termine e le pensioni aumenterà, esercitando una maggiore pressione sui bilanci pubblici. Eurostat prevede che tra il 2024 e il 2100 la percentuale della popolazione in età lavorativa diminuirà, mentre gli anziani rappresenteranno probabilmente una quota maggiore della popolazione totale: entro il 2070 le persone di età pari o superiore a 65 anni rappresenteranno il 30,5 % della popolazione dell'UE, rispetto al 21,6 % nel 2024(). Tali tendenze mettono a dura prova le finanze pubbliche e si prevede che porteranno a tassi di sostituzione delle pensioni più bassi nella maggior parte degli Stati membri(), a un aumento delle disuguaglianze e a squilibri intergenerazionali. Poiché la percentuale di pensionati nella popolazione continua ad aumentare, le pensioni complementari possono contribuire a mantenere l'adeguatezza, allentando nel contempo le pressioni sul bilancio.
Sfide sotto il profilo della sostenibilità
L'invecchiamento della popolazione europea, associato a una bassa crescita della produttività, rappresenta una grave minaccia per la sostenibilità delle pensioni. L'indice di dipendenza degli anziani() è salito dal 29 % nel 2010 al 37 % nel 2024() e si prevede che entro il 2070 supererà il 59 %. Ciò significa che ogni pensionato sarà sostenuto da meno di due persone in età lavorativa, rispetto a quasi 3,5 persone in età lavorativa che oggi sostengono ciascun pensionato. Tra il 2024 e il 2070 si prevede inoltre una contrazione della forza lavoro del 14 % (25 milioni di persone)(). Questo cambiamento demografico minaccia in particolare la sostenibilità dei regimi pubblici a ripartizione (), con un minor numero di contributori rispetto ai beneficiari, il che rende più difficile finanziare le pensioni attuali e future. Anche tenendo conto di una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e dell'allungamento della vita lavorativa, si prevede che i futuri livelli pensionistici diminuiranno. Ciò esercita un'ulteriore pressione sulle pensioni complementari affinché forniscano un reddito adeguato per periodi di pensionamento più lunghi.
Sfide sotto il profilo dell'adeguatezza
Secondo la relazione 2024 sull'adeguatezza delle pensioni(), l'"adeguatezza delle pensioni" descrive la misura in cui i sistemi pensionistici garantiscono un reddito pensionistico che prevenga la povertà in età avanzata e mantengono il reddito di uomini e donne per la durata del pensionamento, sia nel presente che in futuro(). Come sottolineato nella relazione 2024 della Commissione europea sull'invecchiamento demografico, si prevede che il reddito pensionistico pubblico diminuirà rispetto ai salari e che il benefit ratio medio() scenderà di sette punti percentuali entro il 2070 rispetto al 2022(). Analogamente, secondo la relazione 2024 sull'adeguatezza delle pensioni(), si prevede che i tassi di sostituzione delle pensioni per una determinata carriera diminuiranno nei prossimi quattro decenni in 20 Stati membri.
Pur avendo una forte propensione al risparmio, le famiglie dell'UE risparmiano prevalentemente in attività liquide, come i depositi bancari, invece di investire in strumenti finanziari a lungo termine che genererebbero rendimenti più elevati e potrebbero sostenere meglio l'innovazione, l'adeguamento industriale e la diffusione di nuove tecnologie. Inoltre molti regimi pensionistici complementari sono guidati da politiche di investimento molto prudenti che limitano la quota di attività a lungo termine, in particolare titoli di capitale, nei portafogli dei fondi pensione, nonostante il potenziale di ricavi più elevati associato a tali investimenti a lungo termine. I fondi pensione e gli assicuratori del ramo vita che offrono prodotti pensionistici si trovano anche spesso ad affrontare ostacoli fiscali nel mercato unico. Ciò ha implicazioni per l'adeguatezza dei regimi.
Inoltre i bassi contributi e i costi elevati nei regimi di dimensioni minori limitano l'adeguatezza delle pensioni complementari, in particolare nei regimi a contribuzione definita(). I fondi più piccoli spesso sostengono costi più elevati, con conseguenti commissioni più alte che riducono gli utili netti per i risparmiatori. Il protrarsi dei bassi tassi di interesse e la recente volatilità del mercato hanno eroso i rendimenti dei regimi a prestazione definita e le rendite. È necessario migliorare il rendimento degli investimenti, la partecipazione e l'efficienza in termini di costi per garantire l'adeguatezza del reddito in età avanzata.
Lacune nella copertura delle pensioni complementari
I regimi pensionistici pubblici costituiscono la base dei sistemi pensionistici in tutti gli Stati membri e forniscono una copertura (quasi) universale. Per affrontare le sfide derivanti dalle trasformazioni demografiche e del mercato del lavoro è necessaria un'ampia combinazione di politiche, compreso il rafforzamento delle pensioni complementari per fornire un reddito aggiuntivo in età avanzata ai pensionati. Un'altra sfida fondamentale da affrontare è il divario pensionistico di genere del 24,5 %.
Ciononostante la relazione 2024 dell'EIOPA sulle tendenze dei consumatori() mostra che solo il 20 % degli europei partecipa a un regime pensionistico aziendale o professionale e solo il 18 % possiede un prodotto pensionistico individuale. La copertura è particolarmente bassa tra i lavoratori più giovani, le donne, i lavoratori dipendenti a tempo parziale e a più basso reddito e i lavoratori autonomi. Man mano che il lavoro atipico diventa più comune, vi è il rischio che le lacune nell'accesso aggraveranno le disuguaglianze e aumenteranno la dipendenza dalle pensioni obbligatorie. Il mercato delle pensioni complementari, poco sviluppato nella maggior parte degli Stati membri, necessita pertanto di un'espansione urgente per garantire una migliore adeguatezza e copertura delle pensioni per i futuri pensionati.
Frammentazione e dimensioni insufficienti dei regimi pensionistici complementari e interpretazione del principio della "persona prudente"
Il settore delle pensioni complementari dell'UE è relativamente piccolo rispetto ad altre economie avanzate, in particolare gli Stati Uniti, con eccezioni degne di nota in alcuni Stati membri. Inoltre circa l'80 % degli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP) dell'UE ha meno di 1 miliardo di EUR di attività gestite, mentre un terzo di essi ha meno di 25 milioni di EUR(). Molti di questi regimi non hanno le dimensioni necessarie per investire in modo efficiente o per diversificare il rischio, il che spinge alcune autorità di vigilanza a incoraggiare il consolidamento in grandi "master trust" o fondi a livello di settore().
Inoltre i regimi pensionistici complementari nell'UE sono estremamente frammentati tra fornitori, regimi e prodotti, sia all'interno degli Stati membri, dove l'accesso e la copertura variano a seconda del tipo di occupazione, sia a livello transfrontaliero, dove la diversità delle normative nazionali e dei regimi fiscali ostacola la portabilità e la comparabilità. I regimi pensionistici aziendali o professionali, che sono ben consolidati in alcuni Stati membri, sono spesso legati a singoli datori di lavoro o settori industriali.
Fondi pensione di grandi dimensioni e potenziati possono conseguire una notevole efficienza in termini di costi e migliori risultati degli investimenti(). Le ricerche dimostrano che un aumento delle attività gestite è associato a una riduzione dei costi annuali()(). Ciò suggerisce che il consolidamento tra i fondi di piccole e medie dimensioni potrebbe essere un modo per ridurre i costi(), in particolare le spese amministrative e di gestione. Senza dimensioni adeguate, molti fondi risentono di inefficienze che riducono i rendimenti netti().
Le dimensioni sono fondamentali per ridurre i costi per i futuri pensionati, ottenere rendimenti più elevati (compresi quelli generati dagli investimenti in classi di attività meno liquide), migliorare la diversificazione e la governance e consentire ai fondi pensione di contribuire più efficacemente agli investimenti produttivi, comprese le priorità strategiche dell'Europa nel campo degli investimenti.
Inoltre un'interpretazione conservativa del principio della "persona prudente" da parte delle autorità competenti o degli enti pensionistici ha spesso limitato la capacità dei regimi pensionistici su più ampia scala di diversificare gli investimenti e di allocarli a titoli di capitale, che nel lungo termine hanno un comprovato potenziale di rendimento positivo.
4.Misure strategiche
Le misure previste mirano principalmente ad aumentare la sicurezza finanziaria delle persone dopo il pensionamento, contribuendo nel contempo alla sostenibilità e alla resilienza a lungo termine dei sistemi pensionistici, alla luce delle pressanti sfide demografiche e dei persistenti divari di genere sotto il profilo della pensione e della copertura pensionistica. Un altro obiettivo dell'iniziativa è rafforzare lo sviluppo del mercato dei capitali e gli investimenti nella crescita e nell'innovazione dell'UE, obiettivo che viene affrontato anche attraverso diverse altre azioni nell'ambito dell'Unione del risparmio e degli investimenti. Poiché le politiche pensionistiche sono principalmente di competenza degli Stati membri, la loro effettiva attuazione a livello nazionale sarà fondamentale per conseguire i risultati auspicati.
A sostegno di questi obiettivi, la Commissione propone una serie di iniziative, tra cui una raccomandazione sui sistemi di tracciamento delle pensioni, i pannelli di controllo delle pensioni e l'iscrizione automatica, e due proposte legislative riguardanti settori già soggetti alla regolamentazione dei mercati finanziari dell'UE: una direttiva di modifica (EPAP II) e un regolamento di modifica (PEPP). Esse mirano a rafforzare sia il lato della domanda che quello dell'offerta del settore delle pensioni complementari.
Le misure sul versante della domanda affrontano la bassa adesione ai risparmi volontari a fini pensionistici, dovuta a una distorsione comportamentale che induce parti della popolazione a rinviare le decisioni a tale riguardo()()(). La mancanza di consapevolezza e di alfabetizzazione finanziaria che incide sul modo in cui le persone pianificano il proprio pensionamento e l'assenza di prodotti pensionistici attraenti che scoraggia parte della popolazione dal risparmiare in tali prodotti si traducono in bassi tassi di partecipazione.
Le misure sul versante dell'offerta mirano ad aumentare la disponibilità di prodotti pensionistici efficienti sotto il profilo dei costi che puntino a offrire rendimenti più elevati. Ciò richiede sia strategie di espansione nel settore delle pensioni complementari sia una maggiore concorrenza tra i fornitori.
Costi più bassi e rendimenti più elevati possono rendere più attraente per le famiglie partecipare ai regimi pensionistici complementari. Questo aumento della domanda può quindi generare un circolo virtuoso, in quanto gli enti pensionistici cresceranno e potranno ridurre i costi grazie alle economie di scala. Ciò richiede due cose: che i fornitori accettino chiari obblighi fiduciari (dovere di diligenza) e che la loro assunzione di rischi e la generazione di profitti siano monitorate in modo efficace, in modo che le famiglie possano essere sicure che i loro risparmi pensionistici siano gestiti correttamente.
Sistemi di tracciamento delle pensioni
La scarsa partecipazione alle pensioni complementari è dovuta in parte al fatto che le persone hanno una consapevolezza e informazioni limitate in merito alla loro futura pensione. In un'indagine dell'EIOPA, il 25 % degli intervistati non sapeva dove accedere alle informazioni sui propri diritti() e il 19 % affermava di non aver "pensato" alle pensioni individuali().
I sistemi di tracciamento delle pensioni possono offrire alle persone una panoramica consolidata dei loro diritti pensionistici e delle prestazioni previste nei diversi regimi ed enti pensionistici. Aumentando la trasparenza e la consapevolezza delle pensioni, questi sistemi incoraggiano decisioni informate in materia di risparmio e pensionamento.
Tuttavia i servizi di informazione sulle pensioni esistenti nella maggior parte degli Stati membri rimangono frammentati tra i diversi pilastri pensionistici e offrono una copertura incompleta, in particolare per quanto riguarda i diritti derivanti dai regimi pensionistici complementari. Sulla base dell'esperienza positiva acquisita a livello nazionale, l'EIOPA ha sviluppato una serie di buone pratiche() per i sistemi di tracciamento nazionali. Parallelamente la Commissione sostiene l'introduzione di un servizio europeo di tracciamento delle pensioni (European Tracking System, ETS) che possa collegare i sistemi nazionali di tracciamento esistenti per fornire ai lavoratori mobili una panoramica dei loro diritti pensionistici in tutta l'UE().
La Commissione propone pertanto, nella sua raccomandazione, che gli Stati membri istituiscano o amplino i sistemi nazionali di tracciamento delle pensioni, coprendo i diritti pensionistici di tutti i regimi pensionistici, senza alcun costo per i singoli. Raccomanda inoltre che i loro sistemi nazionali di tracciamento siano in grado di sostenere la futura connettività con l'ETS.
Pannelli di controllo delle pensioni
I pannelli di controllo delle pensioni forniscono ai responsabili delle politiche e agli altri principali portatori di interessi una panoramica dei sistemi pensionistici nazionali(), consolidando indicatori chiave quali la copertura, i contributi, il reddito pensionistico e i costi di bilancio. Ciò sostiene l'elaborazione di politiche basate su dati concreti, contribuendo a rafforzare la fiducia dei cittadini nei sistemi pensionistici e a orientare le riforme.
Nella sua raccomandazione la Commissione raccomanda pertanto agli Stati membri di sviluppare o adattare pannelli di controllo nazionali, utilizzando i dati esistenti, se disponibili, e di ampliare la copertura nel tempo, beneficiando delle sinergie con i sistemi di tracciamento delle pensioni. Una volta attuati, i pannelli di controllo nazionali potrebbero confluire in un quadro di valutazione delle pensioni dell'UE da creare in un orizzonte temporale di circa cinque anni. Tale pannello di controllo dell'UE promuoverebbe i confronti tra paesi, l'apprendimento reciproco e strategie di riforma più informate.
Iscrizione automatica
L'"iscrizione automatica" si verifica quando i dipendenti sono automaticamente inclusi nei regimi pensionistici complementari, con possibilità di rinuncia. L'uso diffuso di questo strumento può aumentare in modo significativo i tassi di partecipazione alle pensioni complementari, in quanto i dati dimostrano che le persone, una volta iscritte, tendono a rimanere nei regimi(). L'esperienza acquisita all'interno e all'esterno dell'UE dimostra che regimi di iscrizione automatica ben concepiti — con contributi economicamente alla portata, commissioni basse, un'amministrazione efficiente e opzioni di rinuncia flessibili — aiutano i lavoratori, in particolare quelli più giovani e a basso reddito, ad accumulare nel tempo risparmi pensionistici adeguati. Rendendo l'iscrizione automatica uno strumento efficace per attenuare il rischio di futuri divari pensionistici, queste buone pratiche() sostengono l'adeguatezza e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi pensionistici..
Nella sua raccomandazione la Commissione raccomanda pertanto agli Stati membri che non dispongono di regimi pensionistici aziendali o professionali obbligatori di adottare l'iscrizione automatica seguendo le buone pratiche esistenti e gli insegnamenti tratti per ampliare la copertura e migliorare l'adeguatezza e la sostenibilità delle pensioni. Con la sua raccomandazione, la Commissione incoraggia gli Stati membri a fornire ai datori di lavoro o alle associazioni professionali i mezzi e gli incentivi per utilizzare l'iscrizione automatica e a valutare se l'obbligo per i datori di lavoro di iscrivere i loro lavoratori sia adatto al loro contesto nazionale.
Direttiva EPAP II
La revisione della direttiva EPAP II() mira a creare un panorama delle pensioni aziendali e professionali più forte ed efficiente nell'UE. La direttiva stabilisce norme comuni fondamentali per garantire una gestione sana e salvaguardare gli interessi degli aderenti al regime, nel rispetto del diritto sociale e del lavoro nazionale per quanto riguarda l'organizzazione dei sistemi pensionistici e senza interferire con il ruolo delle parti sociali. Tuttavia molti regimi rimangono troppo piccoli e frammentati per trarre il massimo beneficio da investimenti diversificati e produrre risultati ottimali per i risparmiatori.
Per sbloccare il potenziale delle pensioni aziendali e professionali, la Commissione propone di modernizzare il quadro al fine di sostenere meglio l'efficienza e le economie di scala. Ciò comprende: i) una maggiore attenzione da parte della vigilanza ai costi, ai rendimenti e alle dimensioni, essendo queste uno dei fattori che determinano la riduzione dei costi e l'aumento dei rendimenti; ii) l'aumento della trasparenza sui risultati insoddisfacenti; e iii) l'eliminazione degli ostacoli al consolidamento guidato dal mercato o altre modalità di promozione delle economie di scala.
Le autorità competenti svolgeranno un ruolo importante nel promuovere una gestione più solida e professionale delle attività pensionistiche e nel creare fiducia nei regimi pensionistici complementari. Allo stesso tempo i costi, le commissioni e i rendimenti dei fondi pensione saranno resi più trasparenti.
Un settore delle pensioni aziendali e professionali più efficiente dovrebbe contribuire a garantire che i risparmiatori beneficino di rendimenti più elevati, consentendo una mobilitazione più efficace dei capitali a lungo termine a sostegno della crescita dell'UE.
Pur stabilendo norme rigorose per la sana gestione e la tutela degli aderenti alle pensioni aziendali o professionali, la direttiva EPAP II non copre l'intero panorama degli enti e dei regimi pensionistici complementari, alcuni dei quali rimangono disciplinati esclusivamente dal diritto nazionale. Molti di tali enti operano anche su scala limitata, il che ne limita la capacità di conseguire la diversificazione, realizzare economie di scala e offrire forti rendimenti agli aderenti e ai beneficiari.
Per contribuire ad affrontare tali sfide e mettere a frutto l'esperienza positiva acquisita in alcuni Stati membri, tutti gli Stati membri sono incoraggiati a fare un uso più ampio del quadro EPAP II. Ciò comprende gli enti che attualmente non rientrano nell'ambito di applicazione del quadro. La direttiva offre una struttura flessibile che può essere adattata ai sistemi nazionali e alle caratteristiche specifiche del loro assetto istituzionale. Un più ampio allineamento renderebbe gli enti pensionistici più forti ed efficienti, consentendo loro di mettere in comune le risorse, diversificare gli investimenti e ridurre i costi per i partecipanti. La crescita di scala sosterrebbe inoltre, ove opportuno, un consolidamento orientato al mercato, promuovendo una governance più forte, una gestione professionale e una vigilanza più trasparente.
Sfruttando appieno il quadro EPAP II, gli Stati membri potrebbero rendere le pensioni complementari più resilienti ed efficienti, aiutando gli aderenti e i beneficiari a conseguire risultati migliori. Allo stesso tempo potrebbero mobilitare in modo più efficace i risparmi a lungo termine per finanziare le priorità dell'UE in materia di crescita verde, digitale e strategica inclusiva. Un'adozione più ampia degli EPAP non è solo una scelta tecnica. Si tratta di un'opportunità strategica per modernizzare i sistemi pensionistici complementari europei, creare fiducia e massimizzare il contributo dei risparmi a lungo termine al futuro economico dell'UE, nel pieno rispetto delle competenze nazionali e del ruolo e dell'autonomia delle parti sociali.
Regolamento PEPP
La revisione del regolamento PEPP() mira a rendere il prodotto pensionistico individuale paneuropeo (PEPP) un'opzione più attraente e accessibile sia per i risparmiatori che per i fornitori. Nonostante i suoi solidi principi di progettazione, volti alla trasparenza, alla protezione degli investitori e all'accessibilità digitale, la diffusione è stata molto limitata.
L'esperienza ha dimostrato che il rigoroso massimale dell'1 % per le commissioni e l'obbligo di sottoconti nazionali nell'ambito dell'attuale quadro PEPP non hanno portato al successo commerciale sperato. Anziché tradursi in un'ampia diffusione, tali prescrizioni hanno scoraggiato i fornitori dall'offrire PEPP e limitato le scelte dei risparmiatori.
La proposta della Commissione prevede pertanto modalità alternative per garantire che i PEPP offrano un buon rapporto costi-benefici, mantenendo nel contempo un solido quadro di protezione per gli investitori al dettaglio. Combinando una maggiore flessibilità per i fornitori con norme chiare in materia di trasparenza, informativa sui costi e tutela degli investitori e rendendo i PEPP adatti agli accordi sul luogo di lavoro o all'iscrizione automatica, il quadro riveduto mira a creare un mercato più dinamico in cui i risparmiatori possano accedere a soluzioni pensionistiche di alta qualità ed economicamente alla portata, che soddisfino le loro esigenze individuali.
Le modifiche ridurranno gli ostacoli all'erogazione e alla distribuzione, ampliando la scelta dei risparmiatori e garantendo un trattamento fiscale favorevole coerente tra il PEPP e altri prodotti pensionistici individuali. Il PEPP sarà idoneo a vari tipi di fornitori, tra cui gestori di patrimoni e assicuratori, e adattabile alle diverse preferenze degli investitori. Le modifiche al regolamento PEPP semplificheranno pertanto le procedure e promuoveranno la concorrenza tra il PEPP di base e il PEPP con opzioni.
Questa proposta legislativa rappresenta un'opportunità per trasformare il PEPP in un prodotto di risparmio a lungo termine realmente europeo, che rifletta le preferenze degli investitori (semplice o con opzioni), sia trasparente ed efficace sotto il profilo dei costi per gli investitori e sufficientemente flessibile da attrarre i fornitori.
5.Principio della "persona prudente"
Il principio della "persona prudente" disciplina attualmente il modo con cui gli EPAP e i fornitori di PEPP dovrebbero investire e gestire i loro portafogli di attività. Tuttavia gli Stati membri hanno interpretato e attuato la norma in modi molto diversi. Ciò ha spesso limitato la capacità dei regimi pensionistici di diversificare gli investimenti e di allocarli a titoli di capitale. In linea con la strategia per l'Unione del risparmio e degli investimenti, le proposte di modifica dell'EPAP II e del PEPP sostituiscono la norma della "persona prudente" con un principio della "persona prudente", chiarendo che gli enti pensionistici dovrebbero avere la libertà di investire in qualsiasi tipo di attività, a condizione che siano in grado di individuare, misurare, monitorare, gestire e segnalare adeguatamente i rischi associati. La strategia per l'Unione del risparmio e degli investimenti mira a promuovere l'aumento degli investimenti sia nel capitale non quotato che in quello quotato, al fine di fornire nuove fonti di finanziamento per l'economia dell'UE. In quanto investitori istituzionali con un orizzonte a lungo termine, i fondi pensione sono nella posizione ideale per fornire parte di questi finanziamenti, con benefici per i loro aderenti derivanti sia dall'aumento dei rendimenti degli investimenti sia dal più ampio impatto economico positivo.
Con la presente sezione, la Commissione intende i) illustrare in che modo considera il principio della "persona prudente" un obbligo fiduciario fondamentale, ii) sintetizzare quanto richiesto dalle norme dell'UE e iii) fornire orientamenti non vincolanti a sostegno dell'attuazione efficace e coerente del principio della "persona prudente". La sezione si basa sui riscontri ricevuti dalla Commissione nell'ambito della consultazione mirata sulle pensioni complementari. Essa è intesa ad assistere le autorità competenti nelle loro attività di vigilanza e a fornire chiarezza agli enti. Pur essendo radicati nella legislazione vigente, questi orientamenti non vincolanti mirano ad avere una rilevanza più ampia orientando tutti i fondi pensione, compresi quelli che esulano dall'ambito di applicazione formale della direttiva EPAP II e del regolamento PEPP. Ciò riflette l'opinione secondo cui i principi di prudenza e di sana governance sono fondamentali per l'intero panorama pensionistico e non sono limitati a quadri giuridici specifici.
Che cos'è il principio della "persona prudente"?
Il principio della persona prudente è una norma fiduciaria flessibile ma esigente. Non prescrive una specifica combinazione di attività. Piuttosto sottolinea le responsabilità e i doveri degli enti pensionistici di agire nell'interesse a lungo termine dei beneficiari dei regimi pensionistici, tenendo conto sia dei rendimenti che dei rischi inerenti alle attività pensionistiche. Il principio stabilisce un quadro decisionale in materia di investimenti per gli enti pensionistici basato sulla diversificazione, la gestione del rischio e l'adeguatezza. Gli investimenti azionari, compreso il capitale quotato e non, non sono intrinsecamente imprudenti. Al contrario possono essere una componente essenziale di un portafoglio pensionistico ben diversificato e orientato al lungo termine, a condizione che i loro rischi siano chiaramente compresi e che il loro valore di mercato possa essere stimato in modo attendibile e allineato agli obiettivi del regime. Ciò che conta è se i gestori sono in grado di individuare, misurare e controllare i rischi associati e garantire che gli investimenti siano in linea con la tolleranza complessiva al rischio e il fabbisogno di liquidità del regime. I gestori dovrebbero inoltre evitare conflitti di interessi o un'eccessiva concentrazione, in particolare nell'impresa promotrice o nel suo settore.
Sebbene il principio della "persona prudente" si applichi sia ai regimi a prestazione definita che ai regimi a contribuzione definita, vi sono lievi differenze nelle modalità di applicazione. Per i regimi a prestazione definita, l'accento è posto sulla corrispondenza tra attività e passività (investimenti basati sulle passività), con un uso prudente dei titoli di capitale e delle attività alternative per colmare i deficit di finanziamento. Per i piani a contribuzione definita, in cui i rischi di investimento sono sostenuti dai beneficiari, l'accento è posto su una selezione e un'allocazione prudenti e sul monitoraggio continuo delle opzioni di investimento. I fondi a contribuzione definita predefiniti, come i fondi con data obiettivo, dovrebbero essere concepiti in modo sia da corrispondere al profilo di rischio tipico del risparmiatore sia da offrire un'esposizione diversificata a un'ampia gamma di classi di attività. Nei regimi misti, alla luce del passaggio in corso dai piani a prestazione definita a quelli a contribuzione definita, il principio della "persona prudente" garantisce che le componenti a prestazione definita e a contribuzione definita siano gestite in modo prudente, bilanciando rischio, rendimento e diversificazione, e che il regime nel suo complesso tuteli gli interessi degli aderenti e consenta una crescita a lungo termine.
Che cosa prevedono le norme dell'UE in relazione al principio della "persona prudente"?
Come stabilito all'articolo 19 della direttiva EPAP II e all'articolo 41 del regolamento PEPP, il principio della "persona prudente" significa che le attività devono servire gli interessi a lungo termine dei risparmiatori, bilanciando il rendimento con la sicurezza, la qualità e la liquidità. I portafogli dovrebbero essere adeguatamente diversificati per evitare un'eccessiva dipendenza da ogni singola attività, emittente, regione o settore. Gli investimenti in attività al di fuori dei mercati regolamentati, quali infrastrutture, private equity o capitale di rischio, sono consentiti ma devono rimanere a livelli prudenti. I responsabili della gestione dei regimi devono possedere le competenze necessarie e mantenere solidi sistemi di gestione del rischio.
Attualmente molti Stati membri vietano o limitano gli investimenti in determinate attività. Ciò può impedire agli aderenti e ai beneficiari di accedere a rendimenti potenzialmente più elevati o a strategie di investimento più diversificate. I fornitori più piccoli, sebbene generalmente più prudenti nel loro approccio agli investimenti, sono più a rischio di fornire rendimenti inferiori agli aderenti e ai beneficiari, in quanto le loro dimensioni e la loro limitata capacità di assorbimento del rischio e competenza ne limitano la capacità di esplorare attività alternative e a rendimento più elevato. Incoraggiare gli enti pensionistici a prendere in considerazione una gamma più ampia di opportunità di investimento, ove prudentemente fattibile, può contribuire a sbloccare i vantaggi delle economie di scala, di una migliore diversificazione e di un aumento dei rendimenti corretti per il rischio. Nel corso del tempo, ciò può anche stimolare la crescita dei fondi, consentendo a un maggior numero di aderenti e beneficiari di beneficiare delle efficienze e delle possibilità di investimento associate a regimi pensionistici di maggiori dimensioni e ben gestiti.
Orientamenti sull'attuazione del principio della "persona prudente".
Sebbene non tutti gli enti pensionistici, in particolare quelli più piccoli che potrebbero non disporre delle competenze o delle dimensioni necessarie, possano permettersi di investire in attività alternative, è comunque importante che tutti gli enti pensionistici beneficino della diversificazione e prendano in considerazione la possibilità di includere titoli di capitale nei loro portafogli. Fondi di maggiori dimensioni, con economie di scala e una capacità di assorbimento del rischio sufficienti, possono accedere a una gamma più ampia di opportunità di investimento. Come parte di una strategia di investimento ben diversificata, i fondi di maggiori dimensioni, con economie di scala e una capacità di assorbimento del rischio sufficienti, dovrebbero prendere in considerazione anche i fondi di private equity, di capitale di rischio e di capitale di espansione. Tali fornitori di grandi dimensioni hanno maggiori probabilità di spuntare condizioni interessanti che i fondi più piccoli faticano a ottenere. Se non prendessero in considerazione titoli di capitale adeguati o attività alternative in grado di aumentare i rendimenti entro limiti di rischio accettabili, tali fornitori trascurerebbero il loro dovere di garantire la redditività degli investimenti e la necessità di diversificare ampiamente gli attivi.
È buona prassi documentare il rispetto del principio della "persona prudente" nel documento illustrante i principi della politica d'investimento per i regimi che rientrano nell'ambito di applicazione della direttiva EPAP II o del regolamento PEPP, o in un documento equivalente che disciplini i regimi che non rientrano nell'ambito di applicazione della legislazione dell'Unione. Qualora seguano tale prassi, i fornitori dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di indicare gli obiettivi di investimento, gli obiettivi di diversificazione e i limiti di esposizione, allineando nel contempo il loro portafoglio alle passività e al profilo demografico del piano. Si dovrebbe prevedere inoltre che i documenti stabiliscano meccanismi di sorveglianza, monitoraggio e rendicontazione e norme dettagliate in materia di gestione della liquidità, della qualità e dei conflitti di interessi. Le autorità nazionali competenti svolgono un ruolo importante nel verificare se gli investimenti dei fornitori siano in linea con tali documenti illustranti i principi della politica d'investimento o con documenti equivalenti.
6.Conclusioni
Il rafforzamento dei sistemi pensionistici complementari è fondamentale per far fronte alla crescente pressione esercitata dai cambiamenti demografici e dalle tendenze economiche e del lavoro. Tuttavia tali sfide, sebbene significative, presentano anche importanti opportunità. Il fatto di apportare modifiche ai quadri pensionistici complementari, a livello sia dell'UE che degli Stati membri, offre un grande potenziale per aumentare la copertura e migliorare i rendimenti. Tali riforme attentamente concepite garantirebbero alle persone un reddito adeguato durante il pensionamento e allevierebbero la pressione sui regimi pensionistici obbligatori. Ciò, a sua volta, aumenterebbe gli investimenti nell'economia dell'UE. Tale approccio garantirà un futuro più stabile e prospero per tutti, indipendentemente dall'età, e contribuirà all'equità intergenerazionale.
La Commissione monitorerà attentamente l'attuazione delle sue raccomandazioni, anche attraverso il semestre europeo, e promuoverà lo scambio di migliori pratiche tra gli Stati membri. È inoltre pronta a collaborare con i colegislatori per raggiungere rapidamente un accordo politico sulle riforme legislative.