Bruxelles, 23.12.2025

COM(2025) 805 final

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Accelerare la transizione dell'Europa verso l'economia circolare:

un progetto pilota per la circolarità della plastica


Accelerare la transizione dell'Europa verso l'economia circolare: 
un progetto pilota per la circolarità della plastica

1.Introduzione

L'economia circolare è essenziale tanto per centrare gli obiettivi che l'Europa si è prefissata in materia di ambiente e clima quanto per la nostra sicurezza economica, resilienza e competitività. Come sottolineato nella relazione Draghi, promuovere la circolarità nei settori chiave potrebbe sbloccare un potenziale enorme: migliore efficienza delle risorse, minor dipendenza dalle importazioni di materie prime, potenziamento della base industriale dell'UE. Ogni tonnellata di materie prime risparmiata, ogni prodotto o materiale riutilizzato o riciclato incrementa la resilienza economica dell'Europa, ne rafforza la competitività industriale e riduce le emissioni e gli impatti ambientali. I dati parlano chiaro: adottare soluzioni circolari nei settori ad alta intensità energetica in tutta Europa potrebbe aumentare il surplus commerciale dell'UE del 4 % entro il 2050 e, sempre entro lo stesso anno, tagliare di 200 Mt di CO2 equivalente le emissioni di gas a effetto serra nel ciclo di vita associate alla produzione in questi settori, con una netta riduzione delle emissioni anche nel settore dell'incenerimento e un calo consistente della domanda di minerali metalliferi, energia elettrica e combustibili fossili ( 1 ). L'economia circolare rappresenta anche un'importante opportunità commerciale per l'Unione ( 2 ). I settori dell'economia circolare generano già 316 miliardi di EUR circa di valore aggiunto lordo ogni anno, investono indicativamente 131 miliardi di EUR ( 3 ) e danno lavoro a 4,3 milioni di persone, con un forte potenziale di crescita all'orizzonte 2030.

Nonostante queste opportunità, però, i progressi verso un'economia davvero circolare sono ancora troppo lenti. L'UE è ancora lontana dal realizzare l'ambizione di raddoppiare il tasso di circolarità in Europa, portandolo al 24 % entro il 2030. Dal 2010 al 2024 la quota di materiali riciclati nell'economia è aumentata appena, passando dal 10,7 % al 12,2 % ( 4 ). Senza un'azione più incisiva e coordinata non riusciremo a conseguire pienamente gli obiettivi della bussola per la competitività, del patto per l'industria pulita e di RESourceEU.

Per imprimere un'accelerazione al cambiamento, nel 2026 la Commissione proporrà un atto legislativo sull'economia circolare che affronterà gli ostacoli strutturali, creerà un mercato unico dei rifiuti e delle materie prime secondarie e stimolerà la domanda di prodotti, servizi e soluzioni circolari. Ciascun flusso di materiali deve fare i conti con ostacoli specifici che richiedono misure ad hoc: per rimuoverli e concretizzare appieno il potenziale dell'economia circolare serve un'azione coordinata a livello locale, nazionale e dell'UE.

Tuttavia alcuni settori sono già fortemente sotto pressione. La presente comunicazione presenta dunque un primo progetto pilota, in vista dell'atto legislativo sull'economia circolare, concentrandosi su misure a breve termine per promuovere la circolarità nel settore della plastica. Queste misure rappresentano un passo avanti concreto verso un mercato della plastica più integrato. Lo scopo è far sì che chi si occupa di riciclaggio in Europa possa fare la sua parte per estenderne la scala, in un contesto di certezza normativa e parità di condizioni, e stimolare l'innovazione e gli investimenti.

Queste azioni sono complementari alla recente strategia della Commissione per la bioeconomia e all'iniziativa RESourceEU, che insieme contribuiscono alla circolarità, alla resilienza e alla competitività in tutte le principali catene del valore.

Un settore della plastica circolare e competitivo nell'UE

La plastica è fondamentale in molti ambiti: imballaggi, edilizia, industria automobilistica, elettronica, sanità e altro ancora. Se da un lato il suo uso in una grande varietà di prodotti è economicamente vantaggioso, dall'altro è all'origine di un'ingente produzione di rifiuti: delle circa 58 milioni di tonnellate prodotte nell'UE, solo metà è raccolta e sottoposta a cernita, e soltanto il 13 % circa è riciclato e trasformato in nuove materie plastiche ( 5 ). Le perdite e la dispersione di rifiuti lungo la catena del valore della plastica, insieme alle carenze nella gestione, continuano a imbrigliare il potenziale della plastica, dirottando flussi di materiali che potrebbero altrimenti essere raccolti, gestiti e riciclati in modo efficace (4).

Il settore delle materie plastiche può trovare nell'economia circolare preziose opportunità. Le soluzioni circolari potrebbero ridurre le emissioni lungo la catena del valore della plastica di circa 80 Mt di CO2 equivalente, contribuendo così in modo significativo al conseguimento degli obiettivi ambientali dell'UE. Potrebbero anche migliorare l'andamento della bilancia commerciale del settore di 18 miliardi di EUR l'anno entro il 2050 ( 6 ). Le recenti misure legislative, come il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio e la direttiva sulla plastica monouso, aiuteranno ad accrescere notevolmente la domanda di circolarità nel settore della plastica e a rafforzare l'incentivo economico in tal senso. Dopo l'accordo provvisorio, la Commissione invita i colegislatori a concludere quanto prima anche l'iter legislativo di adozione della proposta di regolamento relativo alle norme di circolarità per la progettazione dei veicoli e alla gestione dei veicoli fuori uso, che stimolerà ulteriormente la domanda di plastica riciclata europea, in particolare grazie ai nuovi obiettivi relativi per l'appunto alla plastica riciclata nei nuovi veicoli.

Al momento, tuttavia, l'industria del riciclaggio della plastica deve misurarsi con sfide importanti, che rischiano di compromettere la sua capacità di capitalizzare sull'aumento previsto della domanda di riciclaggio e di plastica circolare: costi energetici elevati, prezzi bassi e imprevedibili per la plastica vergine (legati a quelli del petrolio) e la concorrenza delle importazioni di plastica a basso costo (spesso materiali vergini spacciati per riciclati), spinta dalla sovracapacità in altre regioni e dalla scarsa domanda di plastica riciclata. Tali pressioni hanno determinato un minor utilizzo degli impianti, perdite finanziarie significative e financo il fallimento di alcuni operatori del riciclaggio della plastica dell'UE. Dopo un incremento del 17 % nel 2021 e del 10 % nel 2022, la capacità di riciclaggio della plastica installata nell'UE ha raggiunto 13,2 milioni di tonnellate nel 2023, anno in cui la crescita si è fermata al 6 %. Ora si prospetta un calo netto di circa un milione di tonnellate entro la fine del 2025, pari alla capacità di riciclaggio della Francia. Questa riduzione pone sfide non solo dal punto di vista del rispetto della normativa ambientale, ma anche da quello della competitività industriale, della crescita economica e della salvaguardia dei posti di lavoro. Si tratta di uno sviluppo particolarmente preoccupante dal momento che l'Unione dovrà trattare un volume di rifiuti di plastica in rapido aumento a causa dell'entrata in vigore del divieto di esportazione verso paesi non appartenenti all'OCSE imposto dalle norme dell'UE sulle spedizioni di rifiuti.

Per invertire la tendenza è necessaria un'azione urgente a livello dell'Unione e degli Stati membri che faciliti il riciclaggio e l'uso di materiali riciclati e promuova l'innovazione, anche in relazione alla bioplastica riciclabile ( 7 ). In tale contesto l'UE sta portando avanti una serie di misure concrete a breve termine per affrontare i principali ostacoli, in particolare la frammentazione del mercato, la concorrenza sleale e, più in generale, la necessità di garantire condizioni di parità in tutto il settore sul mercato unico.

Superare la frammentazione del mercato

L'assenza di norme armonizzate e prevedibili a livello di Unione riguardo alla libera circolazione della plastica riciclata ha portato alla frammentazione del mercato, inasprita dalla scarsa domanda di materiali riciclati per via delle riserve sulla loro qualità e sicurezza (compresa la presenza di sostanze non più consentite) e dal fatto che non esiste un mercato unico davvero integrato per la plastica riciclata.

Le misure odierne contribuiranno a una maggiore integrazione del mercato della plastica.

La Commissione presenta innanzitutto un atto di esecuzione della direttiva quadro sui rifiuti, volto a creare un mercato unico della plastica riciclata attraverso criteri validi in tutta l'Unione per stabilire quando la plastica riciclata meccanicamente possa smettere di essere considerata un rifiuto; si prepara così il terreno a un mercato unico dei rifiuti di plastica. Una volta adottate le nuove norme, la plastica riciclata non sarà più classificata come rifiuto e potrà circolare più facilmente in tutti i 27 Stati membri, nel rispetto di criteri armonizzati applicabili in tutta l'Unione. Queste misure mirano ad agevolare l'uso di plastica riciclata nel comparto manifatturiero, a ridurre gli oneri amministrativi per i riciclatori, in particolare le PMI, e a sostenere un approvvigionamento più stabile di materiali riciclati di alta qualità in tutta l'Unione. Stando alle stime dell'industria, l'assenza di criteri unionali relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto per la plastica comporta costi aggiuntivi pari a circa 120 milioni di EUR l'anno per il settore del riciclaggio della plastica dell'UE, ossia in media circa 260 000 EUR per riciclatore.

In secondo luogo, intendiamo garantire maggiore certezza del diritto per gli investimenti nel riciclaggio chimico nell'Unione europea proponendo le prime regole per l'assegnazione del bilancio di massa. Queste determineranno la quota di prodotti risultanti dal riciclaggio chimico che può essere conteggiata ai fini degli obiettivi di contenuto riciclato. La prima serie di regole riguarda l'attuazione degli obiettivi previsti dalla direttiva sulla plastica monouso: 25 % di contenuto riciclato nelle bottiglie in PET entro il 2025 e 30 % in tutte le bottiglie per bevande entro il 2030. Le norme armonizzate per il calcolo, la verifica e la comunicazione del contenuto di plastica riciclata chimicamente ai sensi della direttiva sulla plastica monouso (bottiglie in PET) consentono di contabilizzare i riciclati chimici ai fini degli obiettivi e riconoscono il ruolo del riciclaggio chimico a integrazione di quello meccanico nella catena del valore della plastica circolare. Le norme aiuteranno a sbloccare gli investimenti. L'industria europea della plastica prevede infatti di investire fino a 8 miliardi di EUR nel riciclaggio chimico nei prossimi anni, ma ha chiesto un quadro normativo in grado di garantire che gli investimenti vadano a buon fine.

Misura

Calendario

Stabilire regole sul contenuto di plastica riciclata chimicamente ai sensi della direttiva sulla plastica monouso (bottiglie in PET) — trasmissione agli Stati membri per votazione

Presentate contestualmente alla presente comunicazione

Ultimare i lavori su criteri a livello dell'Unione per definire quando un rifiuto cessa di essere tale nel caso della plastica con l'avvio del processo di raccolta dei riscontri del pubblico sull'atto di esecuzione

Avviato contestualmente alla presente comunicazione

Dare nuovo slancio all'Alleanza per la plastica circolare al fine di individuare azioni prioritarie condivise

Varata nel dicembre 2018 nel quadro della strategia europea per la plastica, l'Alleanza per la plastica circolare riunisce i principali portatori di interessi lungo tutta la catena del valore della plastica, da coloro che si occupano di raccogliere i rifiuti e riciclarli fino ai produttori primari e ai trasformatori, ai titolari dei marchi e ai rivenditori. L'Alleanza, che si è impegnata a raggiungere il traguardo di 10 milioni di tonnellate di plastica riciclata nei prodotti di nuova fabbricazione entro il 2025, ha mobilitato la filiera della plastica e ha fatto segnare progressi in varie aree di importanza cruciale, contribuendo tra le altre cose alla richiesta di normazione sulla progettazione per il riciclaggio e migliorando il monitoraggio dei flussi di plastica riciclata.

Per far fruttare questi risultati e dare un ulteriore impulso alla circolarità competitiva della plastica UE, facendo fronte nel contempo alle nuove sfide, sarà essenziale una cooperazione più stretta tra l'Alleanza, gli Stati membri e la Commissione.

La Commissione intende pertanto rilanciare e rafforzare l'Alleanza per la plastica circolare al fine di individuare, discutere e affrontare le maggiori sfide per il settore europeo della plastica insieme ai portatori di interessi dell'industria e agli Stati membri. Questa Alleanza rinnovata offrirà una solida piattaforma per contrastare la crisi senza precedenti del settore.

A tal fine la Commissione proporrà un piano di lavoro congiunto per l'Alleanza per il 2026, incentrato su una serie di risultati concreti da perseguire con urgenza. In particolare i lavori dell'Alleanza sosterranno la strutturazione e la definizione dell'ordine di priorità dei filoni d'intervento presentati nella sezione successiva della presente comunicazione. Sarà compresa un'analisi della situazione attuale dell'industria della plastica nell'UE, svolta sotto la guida dell'industria stessa e finalizzata a individuare le sfide chiave da trattare, con il sostegno della Commissione e nel rispetto delle norme sulla concorrenza ( 8 ). L'analisi servirà tra l'altro a definire i settori prioritari per eventuali indagini commerciali future, qualora sussistano le condizioni necessarie. Altri traguardi da proporre all'Alleanza fungeranno da base per stabilire l'ordine di priorità delle attività di vigilanza del mercato o per catalizzare la domanda del mercato e l'elaborazione di codici doganali per i polimeri riciclati.

Come punto di partenza la Commissione organizzerà un dialogo ad alto livello sulla circolarità competitiva della plastica per preparare il terreno ai futuri lavori dell'Alleanza circolare per la plastica.

Misura

Calendario

Rilanciare l'Alleanza per la plastica circolare, concordare un programma di lavoro per il 2026 e organizzare un dialogo ad alto livello sulla circolarità della plastica con la partecipazione degli Stati membri

Primo trimestre 2026

Un mercato più equo

Gli attuali obiettivi giuridicamente vincolanti di contenuto di plastica riciclata nei prodotti nell'UE, dalle bottiglie di plastica monouso agli imballaggi, garantiscono una maggiore circolarità e stanno pertanto creando un forte incentivo agli investimenti nella catena del valore della plastica, oltre a contribuire a una migliore protezione dell'ambiente. Essi rendono economicamente attraente la plastica riciclata prodotta nell'UE. Tuttavia i precedenti sforzi volti a creare un mercato della plastica riciclata nell'UE hanno anche incoraggiato l'importazione di materie prime e prodotti finiti. I riciclatori di plastica con sede nell'UE riferiscono anche di plastica vergine venduta come riciclata, a prezzi spesso inferiori rispetto ai prodotti equivalenti dell'Unione, nell'intento di sfruttare l'effetto traino degli obiettivi UE. Occorre dunque garantire con urgenza condizioni di parità ed evitare che i riciclatori e i produttori dell'UE subiscano una concorrenza sleale.

La Commissione è fermamente decisa a proteggere l'industria della plastica dalla concorrenza sleale e dannosa dovuta alle importazioni. Quando una qualsiasi industria dell'UE presenta evidenze di un pregiudizio causato da importazioni oggetto di dumping e/o sovvenzioni, la Commissione procede a indagini di difesa commerciale. A oggi la Commissione ha già imposto sei misure di difesa commerciale su prodotti legati all'industria della plastica: per quanto riguarda in particolare il PET, sia vergine che riciclato, sono in vigore misure antidumping nei confronti della Cina e dazi antisovvenzioni nei confronti dell'India. Sono attualmente in corso ulteriori indagini su un'ampia gamma di prodotti connessi alla plastica.

La Commissione monitorerà le importazioni di plastica per mezzo della sua nuova task force per la sorveglianza delle importazioni e attraverso l'apposito sistema di monitoraggio introdotto nel marzo 2025 per determinate sostanze chimiche industriali. La Commissione esorta i produttori e le associazioni dell'UE a esaminare i risultati e fornire ulteriori informazioni e dati di mercato sulla situazione economica del settore, che la aiuteranno a introdurre, ove opportuno, misure di protezione, in particolare con il sostegno dell'Alleanza per la plastica circolare. La Commissione è pronta ad avviare indagini di difesa commerciale sulla base di richieste ben motivate qualora si rilevino impennate deleterie delle importazioni.

La Commissione adotterà inoltre misure per contribuire all'applicazione uniforme delle norme e sostenere le autorità doganali e le autorità nazionali di vigilanza del mercato impegnate a farle rispettare, così da garantire parità di condizioni per la plastica prodotta nell'UE e quella importata. Gli attuali codici doganali non fanno alcuna differenza tra plastica vergine e prodotti riciclati e non sono sufficientemente dettagliati per monitorare adeguatamente le importazioni di materiali, beni e rifiuti di plastica. Questo limita notevolmente la capacità delle autorità e degli operatori del mercato di distinguere le importazioni di materiali riciclati da quelle di plastica vergine.

Quanto ai materiali a contatto con gli alimenti, tra cui si annoverano segmenti chiave di mercato per la plastica riciclata come quello delle bottiglie in PET, l'imminente modifica del regolamento (UE) 2022/1616 relativo ai materiali e agli oggetti di materia plastica riciclata destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari intende introdurre obblighi più stringenti riguardo alla documentazione che attesta la conformità della plastica riciclata importata nell'UE. Una volta adottati, questi getterebbero le basi per l'elaborazione di codici doganali specifici per i materiali riciclati, in modo da agevolare i controlli sulle importazioni. La modifica assicurerà la certezza del diritto a riciclatori e produttori di materiali a contatto con gli alimenti e creerà condizioni di parità per i materiali prodotti internamente e per quelli importati.

La Commissione si adopererà inoltre per stilare codici doganali distinti per i polimeri riciclati rilevanti per altri settori, che miglioreranno il monitoraggio dei materiali in entrata nell'Unione e aiuteranno le autorità doganali a verificarne la conformità alle norme UE in vista dell'immissione in libera pratica. Ulteriori interventi sosterranno l'applicazione pratica delle norme dell'UE per le importazioni di plastica nell'ambito del futuro meccanismo di controllo delle importazioni. L'introduzione di prescrizioni più rigorose in materia di documentazione di conformità nel regolamento (UE) 2022/1616 della Commissione garantirà un livello uniforme di conformità della plastica riciclata destinata a venire a contatto con i prodotti alimentari, sia essa importata o prodotta nell'UE, e creerà condizioni di parità per i materiali importati. La Commissione effettuerà audit per accertare il rispetto delle norme da parte degli impianti di riciclaggio al di fuori dell'UE e sosterrà i laboratori di controllo nell'uso di nuovi metodi analitici per verificare se le partite di PET dichiarato riciclato siano effettivamente ottenute dal riciclaggio di rifiuti di plastica ( 9 ). Per formare i laboratori di controllo doganale sarà utilizzato uno strumento TAIEX-EIR PEER 2 PEER.

Queste misure sulle importazioni integreranno il nuovo regime che nel 2026 inizierà ad applicarsi alle esportazioni di rifiuti di plastica. A partire da novembre 2026 sarà infatti vietato esportare rifiuti di plastica verso paesi non appartenenti all'OCSE onde evitare di riversare inquinamento da plastica in paesi che hanno più probabilità di essere esposti a rischi per l'ambiente e la salute umana connessi alla gestione dei rifiuti. In parallelo la Commissione monitorerà l'esportazione di rifiuti di plastica verso i paesi OCSE e, in linea con il regolamento sulle spedizioni di rifiuti, entro il secondo trimestre del 2026 valuterà se siano gestiti in modo sostenibile, prestando particolare attenzione ai paesi OCSE che ne importano volumi significativi dall'Unione.

Misura

Calendario

Modificare il regolamento (UE) 2022/1616 sulla plastica riciclata destinata al contatto con gli alimenti

Secondo trimestre 2026

Avviare il procedimento per chiedere l'elaborazione di codici doganali distinti sulla base della modifica del regolamento (UE) 2022/1616 e adoperarsi per creare ulteriori codici doganali ad hoc per altri polimeri riciclati

Secondo trimestre 2026

Effettuare audit specifici per i materiali a contatto con gli alimenti, compreso il PET

2026

Sostenere i laboratori di controllo e organizzare un seminario TAIEX per dare alle autorità nazionali di vigilanza del mercato strumenti efficaci per espletare le loro funzioni di controllo

Primo trimestre 2026

Valutare la necessità di misure supplementari volte a garantire condizioni di parità per la catena del valore della plastica dell'UE

Nel corso del 2026

2.Stimolare gli investimenti e l'innovazione

Gli investimenti sono fondamentali per accelerare l'economia circolare. Stando alle stime della Commissione e della Banca europea per gli investimenti, nell'UE il deficit annuale di investimenti nell'economia circolare ammonta a 82 miliardi di EUR. Attualmente circa il 7 % dei finanziamenti per l'economia circolare proviene dal settore pubblico. Sebbene il quadro finanziario pluriennale proposto preveda strumenti utili a stimolare gli investimenti, anche nell'ambito dei piani di partenariato nazionali e regionali, la maggior parte dei finanziamenti dovrà arrivare da fonti private. A tal fine devono essere messi in campo tutti gli strumenti in grado di mobilitare investimenti privati, compresi, dove necessario, incentivi o integrazioni ai fondi pubblici. Le principali catene del valore che necessitano di cospicui investimenti aggiuntivi rispetto ai livelli odierni sono quelle dell'edilizia (18 miliardi di EUR l'anno), dei veicoli e delle batterie (10 miliardi di EUR l'anno), dell'elettronica e delle TIC (5 miliardi di EUR l'anno) e dei prodotti tessili (5 miliardi di EUR l'anno).

Per stimolare gli investimenti, l'innovazione e la circolarità, la Commissione metterà a punto un progetto pilota sui poli transregionali di circolarità nell'ambito dello strumento di coordinamento per la competitività. In linea con il patto per l'industria pulita, il progetto pilota mira a rafforzare la competitività e la resilienza dell'UE e favorire nel contempo il conseguimento degli obiettivi ambientali. Farà leva sulle sinergie e sulle economie di scala nel riciclaggio e in altre tecnologie e pratiche circolari, riunendo fabbricanti, riciclatori e gestori di rifiuti attivi in diverse catene del valore strategiche. Garantendo la possibilità di approvvigionarsi di materie prime secondarie all'interno dell'UE, il progetto pilota sosterrà le industrie strategiche a valle, ridurrà la dipendenza dai paesi terzi e contribuirà all'autonomia strategica dell'Unione. L'attuazione combinerà misure normative e investimenti nella capacità industriale che potrebbero essere difficili da realizzare per gli Stati membri da soli. L'azione coordinata è essenziale per rafforzare la fiducia degli investitori e la capacità dell'UE di promuovere l'economia circolare in modo competitivo, anche nei settori che dipendono da infrastrutture su larga scala e segnali di mercato stabili a lungo termine. Il progetto pilota sfrutterà i partenariati industriali e interregionali esistenti ( 10 ), mobiliterà finanziamenti pubblici e privati e si baserà sulla legislazione vigente, sia dell'UE che nazionale. È concepito anche in modo da essere complementare all'imminente atto legislativo sull'economia circolare, una volta che questo sarà stato adottato.

L'iniziativa congiunta sull'economia circolare (Joint Initiative on Circular Economy – JICE), varata nel 2019 dalla Banca europea per gli investimenti e da diverse banche di promozione nazionali ( 11 ), ha dato impulso al finanziamento di progetti di economia circolare investendo oltre 16 miliardi di EUR tra il 2019 e il 2024. Sulla scorta di questo successo e in previsione degli sforzi che saranno necessari per far progredire la transizione dell'Unione verso un'economia circolare, la Commissione collaborerà con la Banca europea per gli investimenti e altri membri della JICE per promuovere l'approccio "Team Europa" al fine di accelerare ulteriormente il processo. Oltre a ciò, come indicato nella fase 2 (2026-2030) della Climate Bank Roadmap, ovverosia la tabella di marcia della banca del clima del Gruppo BEI, nel 2026 la BEI consoliderà l'impegno a favore dell'economia circolare con un documento di orientamento specifico. Più in generale il Gruppo BEI intensificherà il sostegno all'economia circolare in quanto volano di efficienza, sicurezza e crescita ed elemento centrale della politica industriale e agricola europea.

Per colmare il deficit di investimenti occorre incrementare gli investimenti anche a livello nazionale e regionale. La Commissione invita gli Stati membri a sfruttare appieno tutte le possibilità a loro disposizione, tra cui quelle offerte dalla disciplina per gli aiuti di Stato nell'ambito del patto per l'industria pulita, dalla disciplina in materia di aiuti di Stato relativi al clima, all'energia e all'ambiente e dal regolamento generale di esenzione per categoria dell'UE. La nuova disciplina per le misure di aiuto di Stato a sostegno del patto per l'industria pulita consente agli Stati membri di incentivare ulteriormente gli investimenti privati riducendo i rischi dei portafogli di progetti legati agli obiettivi del patto, ivi compresi i progetti di economia circolare.

Per individuare meglio le carenze di investimenti e le opportunità in tal senso, la Commissione avvierà uno studio volto a sviluppare indicatori macroeconomici e macrofinanziari mirati capaci di mostrare in che modo la transizione circolare contribuisce alla crescita e alla competitività dell'UE. I lavori saranno allineati agli sviluppi in materia di contabilità economico-ambientale, segnatamente l'integrazione di metriche dell'economia circolare nel sistema di conti economici ambientali (SEEA). I risultati orienteranno gli sforzi di monitoraggio della Commissione e riuniranno tutti i fornitori di dati e i partner internazionali e dell'UE pertinenti, inclusi l'Agenzia europea dell'ambiente, la Banca europea per gli investimenti e l'OCSE, ma anche l'industria, il mondo accademico e la società civile,

Attraverso Orizzonte Europa la Commissione sostiene la ricerca e l'innovazione (R&I) tese a rendere la plastica più circolare. Tra il 2021 e il 2024 sono stati spesi 115 milioni di EUR per migliorare la circolarità della plastica, offrire soluzioni innovative (ad esempio nuovi imballaggi in plastica circolare per alimenti), eliminare le sostanze pericolose dai rifiuti di plastica post-consumo e sviluppare nuove materie plastiche a base biologica per diverse applicazioni. L'innovazione è stimolata nella maggior parte delle principali catene del valore della plastica, vale a dire i settori degli imballaggi, dei prodotti da costruzione e dei trasporti. Le soluzioni più promettenti accelereranno la transizione dell'UE verso un'economia circolare e potranno contare su sinergie più forti tra i finanziamenti pubblici e privati a sostegno di un'applicazione su più ampia scala. Oltre a queste iniziative di R&I, il Fondo per l'innovazione continuerà a sostenere la diffusione sul mercato di soluzioni altamente innovative. Nell'ambito dei pertinenti inviti a presentare proposte sono stati finora stanziati 300 milioni di EUR a favore di progetti riguardanti la plastica, che hanno contribuito a migliorare in modo significativo la circolarità dei prodotti di questo materiale.

Infine la proposta di regolamento sull'accelerazione e la razionalizzazione delle valutazioni ambientali ( 12 ) adottata questo mese armonizzerà, semplificherà e renderà più rapide le procedure autorizzative per una serie di settori strategici, compresi progetti relativi alla prevenzione dei rifiuti, alla raccolta differenziata, al riutilizzo, alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio. La riforma migliorerà la prevedibilità normativa e agevolerà in tal modo gli investimenti in infrastrutture di alta qualità per il riciclaggio e la circolarità.

A queste misure si aggiunge il sostegno supplementare agli investimenti e all'innovazione nell'ambito della componente dedicata alla transizione pulita e alla decarbonizzazione del futuro Fondo europeo per la competitività, che comprende l'economia circolare, nonché altre iniziative d'investimento come la nuova azione della piattaforma dello Spazio europeo della ricerca ( 13 ).

Misura

Calendario

Mettere a punto un progetto pilota sui poli transregionali di circolarità nell'ambito dello strumento di coordinamento per la competitività

Primo trimestre 2026

Avviare uno studio su indicatori macroeconomici e macrofinanziari mirati per mettere in luce il contributo dell'economia circolare alla crescita e alla competitività dell'UE

Primo trimestre 2026

3.Circolarità: il momento dell'Europa

Il pacchetto odierno, che mette a frutto il lascito delle azioni attuali dell'UE a sostegno della circolarità della plastica, rappresenta un passo avanti fondamentale. Si tratta di una prima serie di iniziative sinergiche in materia di economia circolare, che saranno attuate nel 2025 e nel 2026.

L'atto legislativo sull'economia circolare creerà un mercato unico per i rifiuti e le materie prime secondarie, affronterà gli ostacoli esistenti, amplierà l'offerta di materiali riciclati europei di alta qualità e stimolerà la domanda di materiali secondari e prodotti circolari. Questi sforzi saranno sostenuti dalle politiche vigenti, compresa l'attuazione già in corso del regolamento sul marchio Ecolabel UE e del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti ecosostenibili e del relativo piano di lavoro. Grazie anche al passaporto digitale dei prodotti, le misure miglioreranno la trasparenza, ridurranno le dipendenze da materie prime importate e aiuteranno le imprese europee a espandere i modelli imprenditoriali circolari in un mercato unico armonizzato.

La transizione verso un'economia circolare è imprescindibile per la sicurezza economica, la competitività, la resilienza e la decarbonizzazione dell'UE. Ora l'Europa deve cogliere questa occasione unica per diventare capofila della transizione circolare globale.

(1) ()    JRC (2025): Capturing the Potential of the Circular Economy Transition in Energy-Intensive Industries. Le quattro industrie ad alta intensità energetica oggetto della relazione sono quelle dell'acciaio, dell'alluminio, del cemento e della plastica. La valutazione si basa sulle emissioni durante il ciclo di vita dei prodotti fabbricati e include quindi le emissioni a monte e a valle delle industrie stesse, comprese le emissioni di incenerimento evitate a fine vita.
(2) ()    A titolo di esempio, le proiezioni indicano che il mercato europeo della rifabbricazione passerà dal valore attuale di 31 miliardi di EUR a 100 miliardi di EUR entro il 2030, creando 500 000 nuovi posti di lavoro.
(3) ()    Fonte: Eurostat (codici dati online: cei_cie012 , cei_cie011 ).
(4) ()    Fonte: Eurostat (codice dati online: cei_srm030 ).
(5)

()     Archivio delle pubblicazioni del JRC – Plastics materials flows in the EU-27 and their environmental impacts .

(6) ()    JRC (2025). Capturing the Potential of the Circular Economy Transition in Energy-Intensive Industries.
(7)

()    In linea con la strategia dell'UE per la bioeconomia del 2025.

(8) ()    https://ec.europa.eu/docsroom/documents/44544.
(9) ()    Ad esempio, il centro tecnico industriale per la plastica e i materiali compositi, incaricato e finanziato dal ministero francese dell'Economia, ha sviluppato un protocollo per distinguere il PET vergine da quello riciclato (DISTINGO); i portatori di interessi o un consorzio di laboratori potrebbero chiedere una sovvenzione LIFE per portare il protocollo nei laboratori doganali dell'UE e sviluppare analisi analoghe per altri polimeri.
(10) ()    Ad esempio le piattaforme tematiche di specializzazione intelligente per la modernizzazione industriale sulle sostanze chimiche o sui processi manifatturieri efficienti e sostenibili .
(11) ()    A oggi nel novero rientrano: la polacca Bank Gospodarstwa Krajowego (BGK); il gruppo francese Caisse des Dépôts (CDC), di cui fa parte anche Bpifrance, la banca nazionale francese per gli investimenti; l'italiana Cassa Depositi e Prestiti (CDP); lo spagnolo Instituto de Crédito Oficial (ICO); la tedesca KfW e InvestNL, dei Paesi Bassi.
(12) ()     6f650a70-c4f5-4c79-a8dc-6efaff290494_en .
(13) ()     https://european-research-area.ec.europa.eu/era-actions-2025-2027 .