COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 7.7.2025
COM(2025) 420 final
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali 2025
Attuazione delle politiche ambientali per la prosperità e la sicurezza
{SWD(2025) 300 final} - {SWD(2025) 301 final} - {SWD(2025) 302 final} - {SWD(2025) 303 final} - {SWD(2025) 304 final} - {SWD(2025) 305 final} - {SWD(2025) 306 final} - {SWD(2025) 307 final} - {SWD(2025) 308 final} - {SWD(2025) 309 final} - {SWD(2025) 310 final} - {SWD(2025) 311 final} - {SWD(2025) 312 final} - {SWD(2025) 313 final} - {SWD(2025) 314 final} - {SWD(2025) 315 final} - {SWD(2025) 316 final} - {SWD(2025) 317 final} - {SWD(2025) 318 final} - {SWD(2025) 319 final} - {SWD(2025) 320 final} - {SWD(2025) 321 final} - {SWD(2025) 322 final} - {SWD(2025) 323 final} - {SWD(2025) 324 final} - {SWD(2025) 325 final} - {SWD(2025) 326 final}
Contenuto
I. Il ruolo dell'attuazione nel diritto e nelle politiche ambientali dell'UE
1. Obiettivi e sfide
2. Il ruolo del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali nell'orientare l'attuazione
3. Carenze significative in termini di attuazione e investimenti
4. Un'attuazione piena, tempestiva, equa ed efficace sotto il profilo dei costi è fondamentale
5. Fattori chiave di una buona attuazione
6. Conclusioni
II. Lo stato di attuazione della legislazione e delle politiche ambientali dell'UE
1. Economia circolare e rifiuti
2. Inquinamento zero, comprese le sostanze chimiche
3. Natura e biodiversità
4. Azione per il clima
5. Governance
6. Finanziamenti
Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2025, il quarto da quando la Commissione ha avviato tale processo nel 2016, è una relazione periodica sullo stato di attuazione del diritto e delle politiche dell'Unione europea (UE) in materia ambientale. Il pacchetto sul riesame dell'attuazione delle politiche ambientali comprende la presente comunicazione, incentrata sulle tendenze a livello dell'UE, e 27 relazioni sullo stato di attuazione in ciascuno Stato membro. Tali relazioni contengono, tra l'altro, raccomandazioni sulle "azioni prioritarie" che ciascuno Stato membro dovrebbe intraprendere.
I. Il ruolo dell'attuazione nel diritto e nelle politiche ambientali dell'UE
1. Obiettivi e sfide
I cambiamenti climatici, l'inquinamento e la perdita di biodiversità sono oggi tra i rischi più gravi e urgenti, sia a livello mondiale che nell'UE, e sono esacerbati dall'uso non sostenibile delle risorse. La legislazione e la politica ambientale dell'UE mirano ad affrontare questi rischi e l'ultimo decennio ha evidenziato notevoli miglioramenti nella loro attuazione. Gli indicatori a livello dell'UE relativi al tasso di utilizzo circolare dei materiali e alla produttività delle risorse mostrano progressi nella transizione degli Stati membri verso un'economia circolare. Anche la qualità dell'aria e i relativi benefici per la salute sono notevolmente migliorati. Sia le emissioni industriali che la frequenza degli incidenti industriali sono diminuite notevolmente. E si è registrato un notevole aumento delle aree protette in tutta l'UE, mettendo l'UE sulla buona strada per conseguire l'obiettivo del quadro globale per la biodiversità, ovvero il 30 % di terreni protetti per legge. Inoltre, gli obiettivi climatici dell'UE per il 2030 sono a portata di mano. Allo stesso tempo, persiste un divario in termini di attuazione. In alcuni settori è necessario accelerare i progressi al fine di ridurre i danni già in atto e i costi ad essi associati, raggiungere gli obiettivi per il 2050 stabiliti nell'8o programma d'azione per l'ambiente dell'UE e rispondere alle preoccupazioni dei cittadini.
Tutti questi obiettivi dovrebbero essere conseguiti riconoscendo che la sostenibilità e la competitività vanno di pari passo. L'obiettivo è garantire che la decarbonizzazione e la protezione della natura si traducano in un'economia circolare e competitiva che restituisca alla natura più di quanto le sottrae. Per raggiungere tale obiettivo sono fondamentali l'attuazione e la semplificazione.
Catastrofi e rischi ambientali ripetuti e connessi, quali inondazioni, siccità, incendi e malattie zoonotiche, dimostrano che la protezione dell'ambiente è una questione di sicurezza. Ad esempio, proteggere la natura significa custodire i 234 miliardi di EUR di servizi ecosistemici che essa attualmente fornisce alla nostra economia; ridurre l'inquinamento migliora le condizioni di salute delle persone, la gestione delle risorse idriche e la natura; inoltre l'economia circolare riduce l'inquinamento provocato dall'estrazione e dai rifiuti, oltre a migliorare l'efficienza delle risorse (compreso l'uso efficiente delle risorse idriche) e quindi la sicurezza economica. Elevati standard ambientali promuovono l'innovazione del settore privato (in particolare del settore delle tecnologie pulite dell'UE competitivo a livello mondiale) che è, tra l'altro, un motore fondamentale della transizione verde a livello dell'UE e mondiale. In sintesi, le politiche ambientali sono un fattore chiave per la competitività dell'UE.
Il conseguimento di questi obiettivi richiede un approccio coerente, a lungo termine, adeguatamente finanziato ed esteso a tutta la società, sia a livello dell'UE che di singoli Stati membri. Ciascun soggetto deve fare la sua parte.
2. Il ruolo del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali nell'orientare l'attuazione
La responsabilità primaria dell'attuazione del diritto e delle politiche ambientali dell'UE sul campo spetta agli Stati membri. La Commissione sostiene gli sforzi di attuazione degli Stati membri in molti modi: ad esempio, attraverso dialoghi politici e tecnici; fornendo orientamenti sull'interpretazione delle disposizioni legislative pertinenti; erogando finanziamenti dell'UE attraverso, ad esempio, il programma per l'ambiente e l'azione per il clima (LIFE), i fondi di coesione e i fondi regionali, la politica agricola comune e il dispositivo per la ripresa e la resilienza; e fornendo assistenza tecnica (conoscenze, migliori pratiche, formazione).
Ove necessario, la Commissione, in qualità di custode dei trattati, adotta anche misure volte ad assicurare il rispetto del diritto attraverso procedure di infrazione. Il ruolo esecutivo della Commissione e il suo ruolo nell'indirizzare i finanziamenti dell'UE verso le priorità ambientali negli Stati membri sono complementari. A determinate condizioni, i finanziamenti dell'UE possono essere utilizzati per prevenire o far cessare le violazioni. Per contro, le procedure di infrazione in materia di diritto ambientale fungono da forte incentivo per indirizzare i finanziamenti dell'UE ai fini della loro risoluzione.
Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali è uno strumento supplementare per monitorare e sostenere l'attuazione.
·Controllo dell'attuazione. Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali fa il punto sull'attuale stato di attuazione del diritto e delle politiche dell'UE negli Stati membri, utilizzando dati e metodi armonizzati per consentire un'analisi comparativa e un confronto tra gli Stati membri e nel corso del tempo. Il riesame si basa su dati provenienti, tra l'altro, dalla Commissione, dall'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) e dalle autorità nazionali. Attraverso il riesame si sensibilizzano le autorità degli Stati membri e il pubblico in generale in merito alle principali carenze ed esigenze di attuazione e di investimenti in tutti i principali settori del diritto e delle politiche ambientali dell'UE: economia circolare e rifiuti, inquinamento zero, natura e biodiversità, clima, governance e finanziamento.
·Sostegno all'attuazione. Il riesame individua le buone pratiche e i problemi presenti negli Stati membri e raccomanda miglioramenti e soluzioni, nonché "azioni prioritarie". In tal modo assiste i responsabili politici degli Stati membri e della Commissione a stabilire una scala di priorità per le risorse, quali i fondi e l'assistenza tecnica dell'UE, quando danno esecuzione al diritto ambientale dell'UE. Tutto ciò è particolarmente rilevante nel contesto del prossimo bilancio dell'UE (quadro finanziario pluriennale). Al fine di monitorare e sostenere l'attuazione, la presente comunicazione contiene allegati che illustrano una panoramica di tutte le azioni prioritarie per settore e per Stato membro, nonché un quadro di valutazione che contiene valutazioni positive, neutrali o negative per settore e per Stato membro per quanto riguarda lo stato di attuazione della legislazione ambientale. Il riesame evidenzia lo stato attuale di attuazione e le tendenze, mentre le azioni prioritarie e il quadro di valutazione vertono sulle azioni attualmente necessarie.
Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali è uno strumento politico che fornisce un quadro dello stato di attuazione del diritto ambientale negli Stati membri. Le sue conclusioni non comportano conseguenze sul piano del diritto per quanto concerne i diritti e gli obblighi della Commissione o degli Stati membri. Il riesame non pregiudica le competenze della Commissione relative alla valutazione della conformità degli Stati membri al diritto dell'UE, ad esempio nel quadro delle procedure di infrazione.
Alla luce dell'obiettivo di semplificazione, e in quanto permette di individuare problemi e fornire soluzioni, il riesame costituirà lo strumento centrale per promuovere i dialoghi in materia di attuazione e fornire elementi per le relazioni annuali sui progressi compiuti in materia di applicazione e attuazione. L'attuazione e la semplificazione vanno di pari passo in quanto condividono lo stesso obiettivo, ossia raggiungere i traguardi in modo efficace sotto il profilo dei costi. Infine, individuando le azioni prioritarie a medio e a breve termine, il riesame facilita l'attuazione dell'ottavo programma d'azione per l'ambiente (PAA) e fornisce elementi per l'esercizio del semestre europeo.
3. Carenze significative in termini di attuazione e investimenti
Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali illustra lo stato di attuazione del diritto e delle politiche dell'UE in materia ambientale
·per ciascuno dei settori tematici, per l'intera UE, nella parte II della presente comunicazione;
·per ogni Stato membro, per quanto concerne ciascuno dei settori tematici, nelle singole relazioni per paese che accompagnano la presente comunicazione.
Il riesame illustra i progressi in termini di uso delle risorse e circolarità, aria e acqua più pulite, aree naturali protette e clima. Tuttavia, gli Stati membri non hanno ancora ottemperato a tutti i loro obblighi previsti dal diritto ambientale dell'UE.
Le lacune di attuazione riguardano in misura variabile tutti i settori del diritto ambientale dell'UE e tutti gli Stati membri (cfr. l'elenco delle azioni prioritarie di cui all'allegato 1). Delle 96 azioni prioritarie raccomandate agli Stati membri, 22 azioni riguardano l'economia circolare e i rifiuti; 36 azioni riguardano le risorse idriche e l'inquinamento; 28 azioni riguardano la natura e la biodiversità; 9 azioni riguardano procedure di infrazione in materia di governance; e 1 azione riguarda i finanziamenti.
Le autorità nazionali e gli organi giurisdizionali nazionali, che sono i principali responsabili dell'attuazione del diritto dell'UE, hanno compiuto sforzi per attuare e far rispettare le norme ambientali dell'UE con il sostegno della Commissione. Tuttavia, il numero di cause, procedure di infrazione, petizioni e reclami relativi all'ambiente, sia a livello nazionale che dell'UE, riflette il livello insufficiente di attuazione del diritto ambientale dell'Unione. In alcuni casi vi sono differenze significative tra le regioni all'interno di un singolo Stato membro.
Se la Commissione constata un'infrazione, che rientra nelle sue priorità in materia di applicazione e che non si risolve rapidamente attraverso contatti bilaterali, può adottare azioni volte a garantire il rispetto delle norme ai sensi dell'articolo 258 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). In oltre il 90 % dei casi, le procedure di infrazione si chiudono senza dover adire la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE). Ciò a dimostrazione del fatto che la Commissione e gli Stati membri spesso concordano sull'interpretazione delle norme e sulle misure necessarie per garantire la conformità. Il costo del degrado ambientale può però protrarsi per mesi e talvolta anni.
Al 2 aprile 2025 erano 309 le procedure di infrazione in corso relative al diritto ambientale dell'UE, escludendo la normativa sul clima. Si tratta di circa il 19 % del volume complessivo dei casi della Commissione in tutti i settori del diritto dell'UE. Di queste 309 procedure di infrazione,
·il 24 % riguarda l'economia circolare e i rifiuti; il 45 % riguarda l'inquinamento zero; il 24 % riguarda la natura e la biodiversità; e il 7 % riguarda la governance;
·il 5 % riguarda la mancata comunicazione (mancata comunicazione alla Commissione delle norme nazionali che recepiscono le direttive dell'UE); il 25 % riguarda la mancata conformità (mancata garanzia del recepimento nell'ordinamento nazionale delle direttive dell'UE in modo corretto, chiaro e preciso); e il 70 % riguarda l'applicazione scorretta (mancato adempimento degli obblighi sostanziali previsti dalla legislazione dell'UE, come i traguardi ambientali);
·in 62 casi (pari al 20 % delle 309 procedure di infrazione relative al diritto ambientale dell'UE), la Corte ha emesso una sentenza alla quale lo Stato membro non si è ancora conformato.
In alcuni casi la Commissione può chiedere alla Corte di giustizia l'imposizione del pagamento di una somma forfettaria e/o di una penalità di mora a uno Stato membro per la mancata esecuzione di una precedente sentenza della Corte. Nel settore del diritto ambientale dell'UE, cinque Stati membri versano attualmente sanzioni al bilancio dell'UE per non aver ancora raggiunto la conformità. Nella tabella 1 in appresso sono elencate le sanzioni definitivamente pagate da quando è stato possibile applicare la procedura sanzionatoria grazie al trattato di Maastricht del 1992, sebbene in pratica tutte queste sanzioni siano state irrogate e pagate negli ultimi 15 anni. L'ammontare totale di tali sanzioni è pari a quasi 1,2 miliardi di EUR.
Tabella 1 — Totale delle somme forfettarie e delle penalità di mora versate dagli
Stati membri a norma dell'articolo 260 TFUE nei casi di non conformità ambientale in corso, al 2 aprile 2025
|
Stato membro
|
Totale versato in EUR
|
|
Italia
|
806 399 685
|
|
Grecia
|
232 962 511
|
|
Spagna
|
90 510 924
|
|
Irlanda
|
17 225 744
|
|
Romania
|
8 000 400
|
|
Totale
|
1 155 099 265
|
Alle lacune di attuazione si aggiunge un divario di investimenti tra le spese ambientali sostenute attualmente dagli Stati membri e il livello di spesa necessario per colmare le lacune di attuazione. Questo "divario di investimenti" ammonta a 122 miliardi di EUR all'anno, pari allo 0,8 % del PIL dell'UE. Il divario oscilla notevolmente da uno Stato membro all'altro, attestandosi tra lo 0,1 % e il 2,9 % del PIL nazionale. La carenza di investimenti riguarda per il 48 % l'inquinamento, compresa la gestione delle risorse idriche. Per il 30 % interessa la natura e la biodiversità. Il restante 22 % concerne l'economia circolare e i rifiuti. Tali stime del divario di investimenti non comprendono gli investimenti necessari alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento agli stessi.
4. Un'attuazione piena, tempestiva, equa ed efficace sotto il profilo dei costi è fondamentale
L'attuazione è una priorità chiave per la Commissione. La recente comunicazione "Un'Europa più semplice e più rapida" ricorda l'importanza di intraprendere azioni a sostegno di un'applicazione rapida e risoluta delle norme, e la necessità che la Commissione continui inoltre "a portare avanti il suo approccio strategico, dando priorità alle violazioni che incidono in maniera più significativa sugli interessi pubblici e commerciali".
Oltre a ciò, a causa delle lacune di attuazione del diritto ambientale, l'UE sostiene attualmente costi elevati dovuti alla mancata attuazione, come decessi prematuri (nell'UE un decesso su dieci può essere collegato all'inquinamento), costi dovuti alle patologie, tra cui costi sanitari e di perdita di produttività, costi di disinquinamento, nonché una riduzione dei servizi ecosistemici.
In considerazione di questi tipi di costi nei tre settori principali del diritto ambientale dell'UE (ossia, economia circolare e rifiuti, inquinamento zero e natura/biodiversità), uno studio recente ha rilevato che il costo della mancata attuazione piena del diritto e delle politiche dell'UE in materia ambientale ammonta ad almeno 180 miliardi di EUR all'anno.
In altre parole, le lacune di attuazione stanno costando all'UE 180 miliardi di EUR all'anno, laddove potrebbero essere colmate a un costo inferiore (122 miliardi di EUR all'anno). Ciò significa che l'attuazione piena, tempestiva ed efficace sotto il profilo dei costi del diritto ambientale dell'UE è un investimento, in quanto affrontare le conseguenze - che subiamo attualmente - del degrado ambientale è molto più costoso.
5. Fattori chiave di una buona attuazione
L'attuazione del diritto e delle politiche ambientali dell'UE richiede uno sforzo costante basato su una pianificazione a lungo termine, su una buona base di conoscenze, sulla cooperazione con le autorità regionali e locali, su infrastrutture e finanziamenti consistenti, nonché sulla partecipazione dei portatori di interessi.
Alla luce dell'esperienza acquisita dalla Commissione nel discutere dell'attuazione con gli Stati membri nei casi di procedure di infrazione, richieste di finanziamento e di assistenza tecnica, è possibile individuare cinque fattori chiave discriminanti tra una buona attuazione e un'attuazione carente.
Tali fattori sono: 1) l'integrazione degli obiettivi ambientali nelle politiche pubbliche, attraverso scelte e dialoghi politici in merito alla ripartizione dei costi di attuazione tra i portatori di interessi; 2) i finanziamenti; 3) la capacità amministrativa, in particolare ai fini di garantire una pianificazione e un coordinamento adeguati; 4) i dati digitali; e 5) il ruolo della partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale e l'accesso alla giustizia.
Tutti i portatori di interessi, dalla Commissione agli Stati membri, comprese le autorità regionali e locali, il settore privato, la società civile e le famiglie, possono svolgere un ruolo per promuovere l'interesse comune nell'attuazione delle politiche ambientali.
Integrazione degli obiettivi ambientali nelle politiche pubbliche, attraverso scelte e dialoghi politici sulla ripartizione dei costi di attuazione tra i portatori di interessi
L'esperienza acquisita in materia di attuazione dimostra che è fondamentale garantire un'adeguata integrazione delle politiche ambientali nell'elaborazione e nell'esecuzione delle politiche pubbliche sin dall'inizio e in modo sistematico e trasversale. Ciò significa, ad esempio, tenere conto dell'impatto delle politiche pubbliche, dei bilanci e dell'economia sull'ambiente e, in ultima analisi, sulla salute umana e sulla sicurezza. Viceversa, è fondamentale considerare l'impatto dell'ambiente sulle politiche pubbliche, sul bilancio e sull'economia.
Un ulteriore aspetto dell'integrazione delle considerazioni ambientali riguarda la ripartizione dei costi di attuazione tra i portatori di interessi. Ciò richiede decisioni politiche eque, tempestive e stabili. Le politiche in materia di qualità dell'aria, natura e risorse idriche richiedono che siano imposti obblighi a carico di vari portatori di interessi, quali il settore pubblico, l'industria, l'agricoltura e le famiglie. Per conciliare il ripristino della natura e i settori dell'agricoltura, dell'edilizia, dell'industria e dell'energia sostenibile sono necessarie decisioni sull'uso del suolo. Ciascuno Stato membro può decidere di ripartire i costi di attuazione tra i portatori di interessi in base alla propria situazione, a livello nazionale e talvolta regionale e locale, in modo da raggiungere il giusto equilibrio. A tale scopo è opportuno organizzare, in fase iniziale, consultazioni e dialoghi approfonditi, che riconoscano gli interessi comuni, nonché istituire quadri giuridici stabili e prevedibili per i quali non vi siano rischi di annullamento da parte degli organi giurisdizionali.
A tale riguardo, ad esempio, l'accordo su una Danimarca verde del 2024 è un risultato storico. Questo ampio compromesso politico, realizzato con il sostegno dei portatori di interessi dei settori agricolo, ambientale e di altri settori, e della maggioranza dei partiti politici, prevede in particolare l'imposizione di un'imposta sulle emissioni prodotte dal bestiame, dalla calce agricola e dalle torbiere drenate a uso agricolo, nonché la conversione di circa 400 000 ettari di terreni agricoli in aree naturali e foreste in Danimarca.
Per contro, maggiore è il ritardo nell'affrontare i problemi ambientali, più i costi ambientali si accumulano e diventano talmente elevati da richiedere un piano d'azione drastico e a breve termine che rischia di suscitare forte opposizione da parte dei portatori di interessi interessati. In siffatti scenari è probabile che l'inazione o un'azione tardiva sulle problematiche ambientali inneschi procedimenti giudiziari, causando ulteriori ritardi e riducendo la possibilità di giungere a un dialogo e a una soluzione di tipo politico.
Finanziamenti
Un fattore chiave dell'attuazione delle politiche ambientali sono i finanziamenti. Attualmente gli Stati membri non fanno sufficiente ricorso alla tassazione ambientale. Gli Stati membri potrebbero valutare ulteriormente in che modo orientare le scelte delle imprese e dei consumatori, generando congiuntamente entrate fiscali che potrebbero essere utilizzate per colmare la carenza di investimenti. In tutta l'UE il rapporto entrate fiscali ambientali/PIL ha oscillato tra lo 0,9 % (Irlanda) e il 5,6 % (Grecia) nel 2022.
Le imposte, i sistemi di responsabilità estesa del produttore e altri meccanismi potrebbero essere utilizzati per applicare in modo più efficace il principio "chi inquina paga". Per attirare finanziamenti privati sono necessari incentivi adeguati, ad esempio si possono incoraggiare le imprese a valorizzare e a pagare adeguatamente i servizi ecosistemici.
Gli Stati membri registrano inoltre livelli significativi di spese dannose per l'ambiente, come le sovvenzioni ai combustibili fossili. Ciò fa sì che diverse voci della spesa pubblica vadano in direzioni opposte, riducendo in tal modo l'efficienza della spesa e rallentando la transizione verde. Sia il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali sia il pacchetto del semestre europeo 2024 raccomandano di ridurre le sovvenzioni dannose per l'ambiente.
La spesa dovrebbe inoltre essere indirizzata verso il settore della ricerca e dello sviluppo verdi (R&S), in quanto tale settore può accelerare notevolmente i progressi tecnologici e la loro adozione da parte del mercato, riducendo i costi di attuazione delle politiche ambientali.
Capacità amministrativa
L'attuazione delle politiche ambientali richiede personale, competenze, bilanci, dati e digitalizzazione adeguati a livello nazionale, regionale e locale. Il miglioramento della capacità amministrativa nel settore ambientale ha come obiettivo il conseguimento di risultati, come decisioni o infrastrutture amministrative e giudiziarie, in modo rapido ed efficiente. Ciò va a vantaggio del settore pubblico e di quello privato e, in ultima analisi, dell'ambiente, della salute umana e della sicurezza. Tutto questo deve essere sostenuto da una raccolta e un monitoraggio adeguati dei dati, da autorità di contrasto dotate di poteri ispettivi e da forze di polizia, pubblici ministeri e organi giurisdizionali specializzati.
La Commissione assiste gli Stati membri in tale ambito attraverso i finanziamenti dell'UE e l'iniziativa ComPAct, lo strumento di sostegno tecnico, nonché i programmi di sviluppo delle capacità e di assistenza tecnica TAIEX (cfr. parte II, sezione 5 in appresso).Il numero di richieste di sostegno tecnico da parte degli Stati membri supera costantemente le risorse disponibili e dimostra sia l'interesse che l'utilità di tali strumenti per facilitare e sostenere lo sviluppo della capacità amministrativa degli Stati membri.
La capacità amministrativa finalizzata all'attuazione delle politiche ambientali richiede inoltre una pianificazione e un coordinamento adeguati. A tale scopo è necessaria una pianificazione coerente a lungo termine che consenta di individuare i collegamenti tra i diversi settori di intervento. Ad esempio, è probabile che una centrale elettrica a legna o un inceneritore sovradimensionato provochino impatti ambientali significativi. Viceversa, un singolo progetto può creare sinergie, promuovendo contemporaneamente diversi obiettivi ambientali. Il ripristino di zone umide, ad esempio, può contribuire allo stesso tempo al sequestro del carbonio, alla protezione dalle inondazioni e al recupero delle specie.
Di conseguenza un approccio più integrato e olistico, ad esempio che riunisca le autorità responsabili di diversi settori di intervento o di diverse regioni, è in genere maggiormente inclusivo, coerente, efficace, efficiente e più a lungo termine. Al contrario, approcci separati e frammentari tendono ad essere più a breve termine, contraddittori (o ripetitivi) e maggiormente esposti ad essere utilizzati in funzione di interessi particolari.
Ad esempio, prima di autorizzare attività con un impatto ambientale probabilmente significativo, tutti gli aspetti ambientali pertinenti dovrebbero essere valutati sistematicamente per prevenire e ridurre i rischi per l'ambiente. Le valutazioni dell'impatto ambientale e le autorizzazioni ambientali, se ben concepite e correttamente attuate, mediante tempistiche, conoscenze e risorse umane e digitali adeguate, possono essere rapide e allineate all'obiettivo della competitività. Nel 2022 la Commissione ha presentato raccomandazioni e orientamenti che contribuiscono a semplificare e ad accelerare le procedure autorizzative per i progetti di energia rinnovabile e continua a fornire sostegno agli Stati membri in tal senso.
È inoltre necessario sostenere l'attuazione delle politiche ambientali nazionali a livello regionale e locale. Ciò richiede un coordinamento verticale tra le autorità nazionali, regionali e locali ("governance multilivello"). In alcuni Stati membri le autorità regionali o locali hanno il potere di intervenire in campo ambientale, ma non sempre dispongono del personale, delle competenze e dei bilanci necessari. Le agenzie nazionali dell'ambiente intervengono fornendo conoscenze, assistenza tecnica o servizi di coordinamento, ma talvolta questo è insufficiente a garantire un'azione tempestiva ed efficace a livello locale.
Dati digitali
Un altro fattore determinante per l'attuazione delle politiche ambientali è la disponibilità e l'uso di dati digitali. I dati relativi allo stato dell'ambiente e alle politiche ambientali sono fondamentali per sostenere i processi decisionali e le conoscenze scientifiche, per monitorare i progressi e per consentire l'analisi comparativa, la valutazione delle politiche e l'assunzione di responsabilità. A tale scopo occorre raccogliere, analizzare e diffondere dati che siano reperibili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili (Findable, Accessible, Interoperable, and Reusable - FAIR) e che abbiano livelli adeguati di granularità, frequenza e facilità d'uso. In particolare, l'Estonia si distingue per l'uso approfondito e capillare dei dati digitali a fini di monitoraggio ambientale, compresa la gestione dei rifiuti.
Per quanto riguarda gli Stati membri, la piena attuazione della direttiva sull'informazione ambientale è il minimo indispensabile che si possa richiedere in tale ambito; tuttavia un maggiore utilizzo di dati di migliore qualità favorisce l'attuazione complessiva delle politiche ambientali. I dati digitali garantiti da tecnologie in rapida evoluzione, come i sistemi di osservazione della Terra, offrono nuove opportunità per assicurare la conformità ambientale in modo più efficiente. È importante inoltre migliorare le serie di dati esistenti. Ad esempio, la Commissione ha recentemente rilevato "progressi insufficienti compiuti dagli Stati membri nella digitalizzazione dei dati sulle acque". A tale riguardo è importante trovare il giusto equilibrio tra la disponibilità di dati e la protezione dei segreti commerciali o delle procedure confidenziali delle autorità pubbliche.
Partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale e accesso alla giustizia
Da ultimo, le lacune di attuazione dimostrano che la partecipazione del pubblico ai processi decisionali in materia ambientale a livello nazionale e l'accesso alla giustizia presso gli organi giurisdizionali nazionali non sono stati adeguati. Garantire l'efficacia di tali strumenti è una componente cruciale dell'attuazione delle politiche ambientali.
I portatori di interessi svolgono un ruolo significativo nel contribuire con fatti e valutazioni al processo decisionale in materia ambientale nel quadro della procedura istituita a norma della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale e della direttiva sulla valutazione ambientale strategica. Essi svolgono un ruolo altrettanto significativo nell'applicazione del diritto ambientale dell'UE attraverso gli organi giurisdizionali nazionali. La nuova direttiva sulla tutela penale dell'ambiente e la valutazione della direttiva sulla responsabilità ambientale gettano le basi per migliorare l'efficacia delle misure correttive e delle sanzioni.
Per quanto riguarda gli Stati membri, è fondamentale che applichino la direttiva sulla tutela penale dell'ambiente riveduta; aumentino la deterrenza attraverso ispezioni e sanzioni; e garantiscano risorse adeguate alle autorità di contrasto, alle forze di polizia, ai pubblici ministeri e agli organi giurisdizionali specializzati.
Per quanto riguarda la Commissione, la priorità è continuare a sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nazionali mediante la diffusione di informazioni, la formazione e la condivisione delle migliori pratiche. Un'altra priorità è migliorare il quadro giuridico in materia di diritti azionabili, accesso alla giustizia e sanzioni nell'ambito della legislazione settoriale. Ad esempio, la direttiva sulla qualità dell'aria ambiente e la direttiva sulle emissioni industriali, recentemente rivedute, riflettono i miglioramenti apportati in tal senso. Da ultimo, la Commissione ha completato la valutazione della direttiva sulla responsabilità ambientale nell'aprile 2025 (cfr. parte II, sezione 5 in appresso).
6. Conclusioni
Il diritto e le politiche ambientali dell'UE contribuiscono alla prosperità, alla competitività e alla sicurezza dell'UE e sono essenziali al suo sviluppo sostenibile. La Commissione continuerà a migliorare l'attuazione della legislazione e delle politiche ambientali dell'UE sostenendo gli Stati membri con capacità tecniche e finanziamenti e, se del caso, mediante processi di semplificazione e azioni di contrasto.
Nell'UE si è registrato un notevole miglioramento dell'attuazione in alcuni settori del diritto e delle politiche ambientali con effetti diretti in termini di protezione di vite umane e risparmio dei costi. Ciononostante è necessario accelerare il ritmo dei progressi al fine di adempiere agli obblighi previsti dal diritto ambientale dell'UE e di conseguire gli obiettivi per il 2030 e il 2050 stabiliti nell'ottavo programma d'azione per l'ambiente. Tali obiettivi riflettono le valutazioni scientifiche e gli impegni internazionali assunti dall'UE.
Fintanto che gli Stati membri dell'UE non avranno colmato le lacune di attuazione, continueranno a dover sostenere i notevoli costi della mancata attuazione, pari ad almeno 180 miliardi di EUR all'anno, senza contare la normativa e le politiche in materia di clima. Si tratta di costi derivanti da perdite di vite umane, malattie, assistenza sanitaria, disinquinamento e riduzione dei servizi ecosistemici. Questa stima non comprende altri costi più difficili da quantificare, come il deterioramento dello Stato di diritto e della parità delle condizioni di concorrenza. È fondamentale sottolineare che il costo dell'attuazione è molto inferiore rispetto a quello della mancata attuazione. L'attuazione è un investimento solido.
L'attuazione delle politiche ambientali negli Stati membri potrebbe essere ottimizzata attraverso una migliore integrazione degli obiettivi ambientali nelle politiche pubbliche, attraverso scelte e dialoghi politici sulla ripartizione dei costi di transizione tra i portatori di interessi; i finanziamenti; il miglioramento della capacità amministrativa; l'uso efficace dei dati digitali; la partecipazione del pubblico e l'accesso alla giustizia sulle questioni ambientali. Tutte le componenti della società, quali i governi nazionali e regionali, gli enti locali, il settore privato e la società civile nel suo insieme, condividono un interesse comune a far leva su questi fattori per rendere l'attuazione delle politiche ambientali più semplice e più efficace sotto il profilo dei costi.
II. Lo stato di attuazione della legislazione e delle politiche ambientali dell'UE
1. Economia circolare e rifiuti
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
Come sottolineato nella comunicazione "Bussola per la competitività nell'UE" e nella comunicazione "Un patto per l'industria pulita", la competitività, la crescita dell'occupazione, la sicurezza economica, la resilienza, la neutralità climatica e la sostenibilità ambientale complessiva dell'UE dipendono dall'uso efficiente e circolare delle risorse. Le pratiche circolari contribuiscono a ridurre i costi per le imprese manifatturiere dell'UE, che generalmente spendono più del doppio sia per i materiali che per la manodopera o l'energia. Il riutilizzo e il riciclaggio riducono il collocamento in discarica e nel contempo sono fondamentali per risparmiare energia, ridurre le emissioni di gas a effetto serra, ridurre l'inquinamento, aumentare la sicurezza dell'approvvigionamento di materie prime e limitare la dipendenza dell'UE dalle importazioni da paesi terzi. Creano posti di lavoro a livello locale e promuovono l'innovazione nelle nuove tecnologie per la gestione sostenibile di prodotti e materiali.
Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali illustra lo stato dell'attuazione da parte degli Stati membri del quadro strategico dell'UE per la transizione verso un'economia circolare, come stabilito nel piano d'azione per l'economia circolare del 2020
. Tale piano strategico intende potenziare le soluzioni circolari per fare in modo che i prodotti sostenibili costituiscano la norma, trasformare i rifiuti in valore economico e portare l'attenzione sulle catene di valore fondamentali. Esso introduce una serie di misure di carattere legislativo e non legislativo che riguardano l'intero ciclo di vita dei prodotti e le catene del valore. Tra queste figurano il regolamento sulla progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili
, che introdurrà requisiti di prestazione e obblighi di informazione in base a gruppi di prodotti. Sono state avviate iniziative specifiche per le principali catene di valore in ragione del loro potenziale di miglioramento della circolarità. Tra queste figurano, ad esempio, la strategia dell'UE per prodotti tessili sostenibili e circolari
, il regolamento sulle batterie
e il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio
.
In tale contesto la politica dell'UE in materia di rifiuti mira a contribuire all'economia circolare mediante il recupero di risorse di alta qualità dai rifiuti, comprese le materie prime critiche. L'obiettivo principale della politica dell'UE in materia di rifiuti è proteggere l'ambiente e la salute umana dagli effetti negativi della produzione e della gestione dei rifiuti.
La legislazione fondamentale in questo settore comprende la direttiva quadro sui rifiuti
, la direttiva relativa alle discariche di rifiuti
, il regolamento relativo alle batterie e ai rifiuti di batterie
, la proposta di regolamento sui veicoli fuori uso che sostituisce l'attuale direttiva
, la direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche
e il regolamento relativo alle spedizioni di rifiuti
. Le norme in materia di gestione dei rifiuti sono stabilite nei suddetti e in altri atti legislativi in materia di inquinanti organici persistenti, rifiuti pericolosi, riciclaggio delle navi, rifiuti da attività mineraria e oli lubrificanti usati
.
Sebbene non esista un indicatore globale per la transizione verso un'economia circolare, gli indicatori chiave utilizzati comprendono: il tasso di utilizzo di materiali circolari, che misura la percentuale di materie prime secondarie nella domanda dell'UE di materiali, e la produttività delle risorse, che misura il prodotto interno lordo (PIL) generato per unità di consumo interno di materiali (cfr. i grafici in appresso). Gli indicatori chiave per il settore dei rifiuti sono i dati relativi alla produzione di rifiuti, i tassi di riciclaggio e i tassi di collocamento in discarica.
Dati principali a livello dell'UE
Figura 1
Fonte: Eurostat, Circular material use rate, (env_ac_cur), ultimo aggiornamento del 13 novembre 2024, consultato il 10 dicembre 2024,
https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/env_ac_cur/default/table?lang=en
.
Figura 2
Fonte: Eurostat, Resource productivity, (env_ac_rp), ultimo aggiornamento
del 7 agosto 2024, consultato il 10 dicembre 2024,
https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/env_ac_rp/default/table?lang=en
.
Risultati principali
·Gli Stati membri registrano lievi progressi nella transizione verso un'economia circolare. La figura 1 mostra che tra il 2020 e il 2023 il tasso di utilizzo dei materiali circolari a livello dell'UE è aumentato, passando dall'11,2 % all'11,8 %, mentre l'obiettivo fissato nel piano d'azione per l'economia circolare è quello di raddoppiare il tasso di circolarità del 2020 entro il 2030, portandolo al 22,4 %. Di conseguenza è necessario intensificare gli sforzi, in particolare per introdurre a monte misure di circolarità in tutta la catena del valore
, concentrandosi sulla riduzione della produzione di rifiuti e sul riutilizzo dei materiali.
·Alcuni Stati membri e alcune regioni sono all'avanguardia della transizione in termini di indicatori di circolarità e di misure attuate, mentre altri sono in ritardo.
·La transizione circolare è urgentemente necessaria, in particolare nell'ambiente costruito
, per ridurre gli impatti (principalmente consumo di risorse e produzione di rifiuti), mantenendo nel contempo il valore dei prodotti e dei beni all'interno del sistema e creando ulteriori benefici ambientali, economici e sociali
.
·Nonostante un aumento del riciclaggio e una riduzione delle discariche di rifiuti urbani, molti Stati membri rischiano di non raggiungere l'obiettivo di "preparazione per il riutilizzo" e di riciclaggio dei rifiuti urbani per il 2025 (55 %), l'obiettivo di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio per il 2025 (65 %) e l'obiettivo di collocamento in discarica dei rifiuti urbani per il 2035 (10 %). Il tasso di riciclaggio dei rifiuti, esclusi i principali rifiuti minerali, non ha registrato progressi significativi negli ultimi vent'anni.
·Gli Stati membri dovrebbero garantire di disporre di programmi nazionali aggiornati di prevenzione dei rifiuti al fine di evitare i rifiuti non riciclabili. Molti di essi hanno recentemente adottato e stanno attuando riforme nel campo dei rifiuti in modo da aumentare i tassi di riciclaggio. Tassi elevati di cattura e un'alta qualità della raccolta differenziata sono presupposti essenziali della preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio.
·Per ridurre il collocamento in discarica e l'incenerimento è necessario avvalersi dell'intera gamma di misure economiche, che comprende incentivi e investimenti. Occorrono investimenti per lo sviluppo di infrastrutture per la gestione dei rifiuti che sostengano i risultati in materia di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio, in particolare dei rifiuti organici e di plastica, e per l'introduzione di deposito cauzionale per gli imballaggi.
Esempi di buone pratiche
·Nel 2025 in Estonia sarà avviato un sistema di comunicazione digitale in tempo reale sui dati relativi ai rifiuti e sulla tracciabilità
. Il sistema consentirà alle imprese di inviare per via elettronica serie di dati sui rifiuti alle autorità pubbliche nazionali, riducendo in tal modo gli oneri amministrativi. Il sistema dovrebbe inoltre favorire l'applicazione delle norme e lo sviluppo delle politiche.
·La Polonia ha adottato un'esenzione parziale dalla tariffa sui rifiuti
per i proprietari immobiliari che effettuano il compostaggio dei propri rifiuti domestici. Ciò incentiva il compostaggio domestico e migliora il monitoraggio in quanto per ottenere tale esenzione le famiglie sono tenute a comunicare informazioni sul compostaggio domestico al comune.
2. Inquinamento zero, comprese le sostanze chimiche
La seconda relazione in materia di monitoraggio e prospettive sull'inquinamento zero dimostra chiaramente che i progressi compiuti per conseguire i traguardi di aria, acqua e suolo puliti sono insufficienti. Tenendo conto degli atti legislativi sia nuovi che riveduti, adottati negli ultimi anni, per il conseguimento di tali traguardi è necessario concentrarsi sull'attuazione.
A. Acqua
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
La protezione delle risorse idriche e degli ecosistemi che ne dipendono, così come la disponibilità di acqua pulita, sono fondamentali per la vita umana, per l'economia (l'acqua è essenziale per tutti i settori economici) e per l'ambiente. La politica dell'UE in materia di acque ha carattere globale: riguarda la qualità e la quantità delle acque e prevede obblighi per le autorità competenti e il settore idrico
. La strategia europea sulla resilienza idrica si baserà sulla solidità della politica esistente, sviluppandola ulteriormente per rendere l'economia, la società e la natura dell'UE più resilienti ai rischi connessi all'acqua. La resilienza idrica inoltre è una componente fondamentale della competitività dell'UE. Un'economia intelligente dal punto di vista idrico, in grado di mantenere il settore idrico all'avanguardia, consentirà all'UE di realizzare le sue ambizioni ambientali ed economiche, conservando nel contempo la sua autonomia strategica.
La principale legislazione dell'UE in questo settore comprende la direttiva quadro sulle acque
e le direttive da essa derivate sulla protezione delle acque superficiali e sotterrane, la direttiva sulle alluvioni
, il regolamento sul riutilizzo dell'acqua
, la direttiva sull'acqua potabile
, la direttiva sulle acque di balneazione
, la direttiva sui nitrati
, la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane
e la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino
. Le valutazioni finora effettuate dimostrano che le direttive sulle acque sono sostanzialmente adatte allo scopo, ma richiedono una migliore attuazione. La direttiva sull'acqua potabile e la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane sono state rivedute rispettivamente nel 2020 e nel 2024.
Ogni sei anni gli Stati membri devono trasmettere alla Commissione i rispettivi piani di gestione dei bacini idrografici e del rischio di alluvioni. La Commissione ha valutato il terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici e il secondo ciclo dei piani di gestione del rischio di alluvioni, relativi al periodo 2022-2027, che dovevano essere presentati entro marzo 2022 e comunicati al Parlamento europeo e al Consiglio nel febbraio 2025
.
Dati principali a livello dell'UE
Purtroppo lo stato dei corpi idrici dell'UE non è migliorato in modo significativo se si considerano i dati aggregati. Vi sono chiaramente riduzioni positive di determinate pressioni nei casi in cui gli Stati membri hanno aumentato la spesa per le acque o hanno compiuto progressi significativi nell'attuazione di altre normative pertinenti. Per quanto riguarda i corpi idrici sotterranei, la grande maggioranza presenta un buono stato quantitativo e chimico, con una tendenza positiva rispetto all'ultimo ciclo di relazioni (figure 5 e 6 in appresso). Di contro le acque superficiali si trovano in una situazione estremamente critica. Meno della metà (39,5 %) dei corpi idrici superficiali dell'UE oggetto di valutazione presenta un buono stato ecologico e meno di un terzo (26,8 %) un buono stato chimico (figure 3 e 4 in appresso).
Figura 3: variazione dello stato ecologico dei corpi idrici superficiali dell'UE tra il primo, il secondo e il terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici (rispettivamente 2009, 2015, 2022)
Figura 4: variazione dello stato chimico dei corpi idrici superficiali dell'UE tra il primo, il secondo e il terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici
(rispettivamente 2009, 2015, 2022)
Figura 5: variazione dello stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei dell'UE tra il primo, il secondo e il terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici
(rispettivamente 2009, 2015, 2022)
Figura 6: variazione della valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei dell'UE tra il primo, il secondo e il terzo ciclo dei piani di gestione dei bacini idrografici
Risultati principali
·La relazione della Commissione sul terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici riguarda 20 Stati membri, in quanto gli altri sette Stati membri non hanno presentato la relazione in tempo utile. Ciò nonostante la relazione riguarda circa il 90 % dei corpi idrici superficiali e sotterranei dell'UE (ossia circa 97 000 corpi idrici superficiali e 15 000 corpi idrici sotterranei).
·Gli Stati membri hanno maggiori conoscenze sullo stato dei corpi idrici, il che comprende miglioramenti per quanto concerne la copertura geografica dei sistemi di monitoraggio, il numero di elementi di qualità biologica e chimica delle acque considerate e il numero di sostanze prioritarie monitorate. Vi sono tuttavia differenze significative tra gli Stati membri in termini di pratiche e persistono notevoli lacune nel monitoraggio dello stato ecologico.
·La bassa percentuale di corpi idrici superficiali in buono stato chimico (meno del 30 %) è dovuta in gran parte alle sostanze "persistenti, bioaccumulabili e tossiche ubiquitarie" (sostanze PBT ubiquitarie), senza le quali l'81 % dei corpi idrici superficiali avrebbe raggiunto un buono stato chimico.
·Dalle previsioni degli Stati membri emerge chiaramente che il pieno rispetto degli obiettivi della direttiva quadro Acque entro il 2027 non sarà conseguito con il programma di misure stabilito nel terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici. Gli Stati membri dovrebbero pertanto aumentare il loro livello di ambizione e accelerare le azioni volte a colmare le lacune attuative. Sarà particolarmente importante affrontare i significativi deficit di finanziamento e integrare meglio le acque nelle altre politiche pertinenti. Gli Stati membri dovrebbero inoltre mettere in atto misure supplementari volte a ridurre le attuali pressioni ambientali persistenti sulla base di solide analisi delle carenze, in particolare per ridurre l'inquinamento da nutrienti e pesticidi, migliorare la continuità fluviale e le condizioni idromorfologiche, contrastare le estrazioni eccessive legali e illegali, nonché promuovere l'efficienza idrica.
·Tutti gli Stati membri si trovano ad affrontare, in misura diversa, problemi di inquinamento da nutrienti, tra cui quelli derivanti dall'agricoltura. Essi dovrebbero intensificare gli sforzi per ridurre ulteriormente l'inquinamento delle acque sotterranee causato dai nitrati di origine agricola e l'eutrofizzazione, includendo nei loro piani d'azione misure adeguate e garantendo che le zone vulnerabili ai nitrati siano designate correttamente e in modo tempestivo.
·Nonostante qualche progresso, in molti Stati membri le acque reflue urbane non sono ancora raccolte e trattate come con le modalità previste; per questo motivo la maggior parte degli Stati membri è oggetto di procedure di infrazione
, mentre alcuni di essi sono tenuti al versamento di sanzioni pecuniarie
. Per compiere progressi in questi ambiti è necessario che gli Stati membri diano la giusta priorità agli investimenti destinati ai sistemi di raccolta e agli impianti di trattamento delle acque reflue, anche avvalendosi dei finanziamenti della politica di coesione e dei prestiti della Banca europea per gli investimenti. La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane è stata riveduta nel 2024 per rafforzare le norme esistenti in materia di trattamento e per introdurre un nuovo trattamento aggiuntivo dei microinquinanti nelle acque reflue urbane. Altri nuovi requisiti riguardano la transizione verso la neutralità energetica del settore; l'istituzione di un sistema di responsabilità estesa del produttore per garantire il finanziamento sostenibile del trattamento dei microinquinanti da parte delle industrie più inquinanti; e la garanzia di accesso ai servizi igienico-sanitari, in particolare per i gruppi vulnerabili ed emarginati. Gli Stati membri dovranno infine garantire il monitoraggio di un'ampia gamma di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque reflue urbane scaricate nei bacini idrografici dei corpi idrici utilizzati per la captazione di acqua potabile. Il recepimento dovrebbe essere completato entro il 31 luglio 2027.
·Rispetto al ciclo precedente, la gestione del rischio di alluvioni ha registrato un notevole miglioramento. Tutti gli Stati membri hanno fissato obiettivi di gestione del rischio di alluvioni e un maggior numero di Stati membri fornisce un chiaro collegamento tra tali obiettivi e le misure di attuazione. Tuttavia in pochi piani di gestione del rischio di alluvioni sono riportati i progressi compiuti rispetto agli obiettivi, il che rende difficile trarre conclusioni sull'efficacia dei piani. L'impatto dei cambiamenti climatici è analizzato meglio attraverso la modellizzazione e gli scenari, che individuano un maggior numero di aree di rischio.
·Per quanto riguarda la direttiva sulle acque di balneazione, nel complesso nell'UE si registrano tassi elevati di prestazioni eccellenti o buone,
·La rifusione della direttiva sull'acqua potabile è attualmente in vigore, sebbene alcuni Stati membri siano in ritardo in termini di recepimento
. In questo settore la Commissione ha adottato atti delegati e di esecuzione
per attuare la direttiva, in particolare per istituire un sistema dell'UE per le prove e l'approvazione dei materiali che saranno autorizzati a entrare in contatto con l'acqua potabile. Per quanto riguarda le PFAS, la Commissione ha fornito agli Stati membri orientamenti tecnici di sostegno sui metodi di monitoraggio dell'acqua potabile. Dal gennaio 2026 si applicheranno norme di qualità armonizzate per le PFAS. In considerazione dell'evolversi delle conoscenze scientifiche in merito agli effetti sulla salute umana, la Commissione si è inoltre impegnata con l'Organizzazione mondiale della sanità per fissare valori aggiornati di PFAS per l'acqua potabile basati su criteri di natura sanitaria entro la fine del 2026.
·I progressi compiuti in relazione alla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino sono illustrati nel capitolo sulla biodiversità delle relazioni per paese, in quanto le azioni intraprese per ridurre l'inquinamento o per proteggere l'ambiente marino sono dirette in ultima analisi alla salute e alla resilienza delle specie marine e dei loro habitat. A partire dal riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2022, la Commissione ha esaminato il livello di adeguatezza dei programmi di misure aggiornati inclusi nelle strategie per l'ambiente marino degli Stati membri allo scopo di conseguire l'obiettivo della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, ossia il mantenimento o il conseguimento di un buono stato ecologico delle acque marine dell'UE.
Esempi di buone pratiche
·Il terzo piano di gestione dei bacini idrografici del Lussemburgo si concentra sulla riduzione delle pressioni derivanti dalle alterazioni morfologiche attraverso misure di mitigazione e compensazione, al fine di garantire e regolamentare meglio adeguati regimi di flussi ecologici. Ad esempio, la rinaturalizzazione del fiume Pétrusse, cofinanziata dalla BEI, contribuirà a ridurre i rischi di alluvioni, ad aumentare la biodiversità e a favorire l'adattamento ai cambiamenti climatici.
·Il piano strategico della Cechia per la politica agricola comune dà prova di attenzione al miglioramento della qualità dell'acqua. In questo senso figurano, tra l'altro, incentivi per gli agricoltori affinché applichino ampie fasce tampone per la protezione dai pesticidi lungo i corsi d'acqua e l'incremento della quota di agricoltura biologica nei terreni agricoli dal 16 % (al di sopra della media UE di circa il 10 % nel 2021) fino al 21,3 % nel 2030 (l'obiettivo del Green Deal dell'UE è del 25 %).
B. Aria e rumore
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
L'inquinamento atmosferico e quello acustico incidono gravemente sulla salute umana e sull'ambiente. Sono importanti fonti di inquinamento ambientale che contribuiscono ad almeno il 10 % dei decessi prematuri all'anno nell'UE, principalmente in quanto comportano rischi gravi per la salute, tra cui malattie respiratorie e cardiovascolari
. L'inquinamento atmosferico incide anche sull'esercizio fisico, un fattore determinante per la salute. Da un lato, l'inquinamento atmosferico scoraggia lo svolgimento dell'esercizio fisico all'aperto. Dall'altro lato, a causa dell'inquinamento atmosferico l'esercizio fisico all'aperto può causare effetti nocivi.
Al fine di ridurre l'inquinamento atmosferico, la normativa in vigore in materia di aria pulita stabilisce due tipi principali di obblighi riguardanti gli inquinanti atmosferici.
·In primo luogo, vi sono standard di salubrità per le concentrazioni di inquinanti atmosferici nell'aria ambiente
. Tali standard si applicano al particolato (PM2,5 e PM10), al biossido di azoto (NO2), all'anidride solforosa (SO2), al benzene, al monossido di carbonio (CO), al piombo (Pb), all'arsenico (As), al cadmio (Cd), al nichel (Ni), al benzo(a)pirene e all'ozono.
·In secondo luogo, esistono impegni nazionali di riduzione delle emissioni per cinque inquinanti atmosferici, vale a dire anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e particolato fine (PM2,5)
.
La popolazione urbana, in particolare, continua ad essere esposta a livelli di inquinanti atmosferici dannosi per la salute
. L'inquinamento atmosferico ha ripercussioni negative anche sugli ecosistemi, principalmente attraverso l'acidificazione, l'eutrofizzazione e l'ossidazione da ozono troposferico, che determinano la perdita di biodiversità e la riduzione delle rese agricole. Nel complesso, nell'UE le persone continuano ad essere esposte a concentrazioni di inquinanti atmosferici notevolmente superiori ai livelli raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Secondo le stime dell'Agenzia europea dell'ambiente, nel 2022 circa 239 000 decessi all'anno nell'UE-27 sono stati attribuibili a un'esposizione a PM2,5 superiore ai livelli degli orientamenti sulla qualità dell'aria dell'OMS
.
L'attuazione della politica dell'UE in materia di aria pulita ha permesso di raggiungere notevoli miglioramenti della qualità dell'aria: nel periodo 2005-2022 il numero di decessi nell'UE attribuibili all'esposizione a PM2,5 è diminuito del 45 %, avvicinandosi così all'obiettivo di riduzione del 55 % per il 2030 fissato nel piano d'azione per l'inquinamento zero
. Tuttavia in molti Stati membri continuano a registrarsi - e sono attentamente monitorati dalla Commissione - il superamento dei valori limite per gli inquinanti atmosferici di cui alla direttiva sulla qualità dell'aria ambiente o il mancato rispetto degli impegni di riduzione delle emissioni stabiliti nella direttiva sui limiti nazionali di emissione (direttiva NEC).
Il rumore ambientale si colloca al secondo posto tra i principali effetti ambientali negativi sulla salute dopo l'inquinamento atmosferico; ad esso sono riconducibili 27 000 nuovi casi di malattie cardiache e 4,5 milioni di persone affette da disturbi gravi del sonno ogni anno nell'UE-27
. Gli Stati membri dovrebbero intensificare gli sforzi per raggiungere l'obiettivo del 2030 in materia di rumore
. La direttiva sul rumore ambientale
mira a proteggere la salute umana imponendo agli Stati membri di determinare i livelli di rumore e di adottare piani d'azione allo scopo di evitare e ridurre il rumore ambientale laddove necessario e, in particolare, allorché i livelli di esposizione possono avere effetti nocivi per la salute umana.
Dati principali a livello dell'UE
Figura 7: Stati membri che non hanno ottemperato agli impegni di riduzione delle emissioni stabiliti dalla direttiva NEC per il periodo 2020-2029 nel periodo 2020-2022
Risultati principali
·Nonostante i miglioramenti, l'inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle principali fonti di preoccupazione per la salute nell'UE. Nei casi in cui i valori limite per la qualità dell'aria sono stati superati in modo persistente, la Commissione ha sistematicamente avviato procedure di infrazione per i principali inquinanti, come il PM e l'NO2
. In molti casi la Corte di giustizia dell'Unione europea ha già emesso delle sentenze che impongono agli Stati membri di adottare misure correttive
.
·Gli Stati membri devono ottemperare agli obblighi di monitoraggio della qualità dell'aria in modo sistematico e coerente in modo da orientare meglio le politiche in materia di aria pulita e biodiversità a livello nazionale e dell'UE.
·Nel corso degli anni gli Stati membri hanno ridotto le emissioni dei principali inquinanti atmosferici, anche se a ritmi diversi a seconda del tipo di inquinante e del settore. In particolare, gli impegni di riduzione delle emissioni per l'NH3, derivanti principalmente dall'agricoltura, richiedono ulteriori sforzi in quanto otto Stati membri non hanno ottemperato al loro impegno nel 2022
. Per raggiungere la conformità sono necessarie misure quali l'introduzione di tecniche agricole a basse emissioni, ad esempio per la gestione del bestiame, degli effluenti di allevamento e dei fertilizzanti. Quattro Stati membri non hanno rispettato uno o più impegni di riduzione delle emissioni relativi a NOx,
, PM2,5
, NMVOC
e SO2
nel 2022.
·Si è registrato un miglioramento nell'adozione di mappe e piani d'azione, ai sensi della direttiva sul rumore ambientale, che però presentano ancora carenze in diversi Stati membri soggetti a procedure di infrazione
; in alcuni casi è stata adita la Corte di giustizia dell'Unione europea.
Esempi di buone pratiche
·L'Irlanda si è avvalsa dello strumento TAIEX-EIR per organizzare un seminario destinato a molteplici paesi sulle misure per ridurre l'inquinamento atmosferico causato dai trasporti e dall'energia residenziale. Il seminario ha consentito scambi di buone pratiche, anche in materia di comunicazione
.
·La Romania ha svolto un seminario TAIEX-EIR sulle buone pratiche in materia di misure di protezione antifonica e di mappatura acustica al fine di trarre insegnamenti da altri Stati membri e fornire esempi di buone pratiche per quanto riguarda l'attuazione delle misure volte alla riduzione del rumore e alla realizzazione di mappature acustiche per il traffico stradale, ferroviario, aeroportuale e nelle aree industriali
.
C. Emissioni industriali e sostanze chimiche
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
È possibile individuare quattro componenti chiave della politica e della legislazione dell'UE in materia di emissioni industriali e sostanze chimiche.
In primo luogo, la direttiva sulle emissioni industriali (IED)
, che è il principale strumento dell'UE per ridurre le emissioni provenienti dalle grandi installazioni industriali e dagli allevamenti intensivi di bestiame (suini e pollame) nell'aria, nell'acqua e nel terreno. Ai sensi della direttiva IED, le autorità nazionali competenti per il rilascio delle autorizzazioni rilasciano autorizzazioni alle installazioni e alle aziende agricole interessate sulla base delle migliori tecniche disponibili (Best Available Techniques – BAT), che sono le più efficaci sotto il profilo ambientale e risultano le più economicamente e tecnicamente attuabili per la prevenzione e il controllo delle emissioni.
La direttiva IED è stata riveduta nel 2024 con obiettivi più ambiziosi per raggiungere il traguardo "inquinamento zero" dell'UE. La nuova direttiva IED mira a: i) proteggere l'aria, l'acqua e il suolo, prevenendo gli effetti nocivi sulla salute umana e sull'ambiente; ii) impedire la produzione di rifiuti e promuovere l'economia circolare; iii) migliorare l'efficienza energetica e delle risorse; e iv) contribuire alla decarbonizzazione. Stabilisce inoltre disposizioni rafforzate in materia di sanzioni.
In secondo luogo, la direttiva Seveso sulla prevenzione di incidenti industriali rilevanti (direttiva 2012/18/UE o direttiva Seveso III)
, che è volta a: i) controllare i pericoli di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, in particolare le sostanze chimiche; ii) limitarne le conseguenze sulla salute umana e sull'ambiente; e iii) migliorare la prevenzione degli incidenti rilevanti, nonché la preparazione e la risposta qualora si verifichino.
In terzo luogo, il regolamento sul mercurio
, che stabilisce le misure e le condizioni relative all'uso, allo stoccaggio e al commercio del mercurio, dei composti del mercurio e delle miscele di mercurio, alla fabbricazione, all'uso e al commercio di prodotti con aggiunta di mercurio nonché alla gestione dei rifiuti di mercurio. La revisione del regolamento del 2024 stabilisce norme per affrontare gli ultimi usi deliberati del mercurio nell'UE
.
In quarto luogo, nel settore delle sostanze chimiche, il regolamento per la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH)
e il regolamento relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele (CLP)
, che creano un quadro completo per una sana gestione delle sostanze chimiche attraverso divieti, misure restrittive e obblighi relativi ai prodotti
.
Dati principali a livello dell'UE
Figura 8: danni e intensità dell'inquinamento atmosferico da fonti industriali (2021)
Fonte: AEA,
EU large industry air pollution damage costs intensity
, 2024
Figura 9: scarichi industriali e concentrazione di metalli pesanti nell'acqua (2022)
Fonte: AEA,
EU large industry water pollution intensity
, 2024
Risultati principali
·Secondo il portale europeo delle emissioni industriali
, tra il 2012 e il 2021 le emissioni atmosferiche industriali hanno causato danni stimati tra i 2,7 e i 4,3 mila miliardi di EUR, in media tra i 268 e i 428 miliardi di EUR all'anno
. Nello stesso periodo i danni causati dall'inquinamento atmosferico da fonti industriali sono diminuiti di quasi il 35 %, nonostante la risalita registrata dopo il calo del 2020. La diminuzione registrata nell'ultimo decennio si è verificata principalmente nel settore dell'energia, grazie all'efficace attuazione delle migliori tecniche disponibili e al passaggio a combustibili meno inquinanti e a minore intensità di carbonio.
·Un numero limitato di impianti continua a essere responsabile del 50 % dei danni causati dai principali inquinanti atmosferici. Quasi la metà dei 50 impianti più inquinanti nel 2021 erano centrali termiche a lignite o a carbone, la maggior parte delle quali situate in Germania e Polonia.
·Nel complesso, nell'UE le emissioni industriali nell'acqua sono diminuite nel tempo per tutti i principali inquinanti. In media nell'UE, queste emissioni non sembrano essere associate all'attività industriale, che è aumentata nello stesso periodo.
·La direttiva Seveso, che riguarda circa 12 000 impianti industriali, ha contribuito a ridurre la frequenza degli incidenti rilevanti ed è ampiamente considerata un punto di riferimento per le politiche in materia di incidenti industriali e un modello per le normative di molti paesi in tutto il mondo.
·Al fine di garantire i massimi vantaggi prodotti da tale normativa, la Commissione ha avviato procedure di infrazione nei confronti di diversi Stati membri per non aver recepito correttamente la direttiva sulle emissioni industriali
e la direttiva Seveso III
.
·I dati mostrano livelli relativamente elevati di non conformità agli obblighi stabiliti dai regolamenti REACH e CLP
. I risultati preliminari rilevano carenze per quanto riguarda l'adeguato aggiornamento delle schede di dati di sicurezza, diffuse nelle catene di approvvigionamento per garantire un'appropriata informazione tra gli operatori e una corretta gestione delle sostanze chimiche. I risultati mostrano inoltre che le decisioni d'autorizzazione di deroga ai divieti per le sostanze spesso non sono state pienamente rispettate per quanto riguarda le condizioni operative e le misure di gestione dei rischi. Infine molti casi di non conformità riguardano sostanze e miscele vendute su internet.
Esempi di buone pratiche
·Esistono diverse pratiche di successo relative all'uso di strumenti digitali per ridurre gli oneri amministrativi connessi alla direttiva sulle emissioni industriali. Il Belgio (Fiandre) ha sviluppato procedure autorizzative elettroniche per le installazioni soggette alla direttiva sulle emissioni industriali. La Finlandia ha messo a punto uno strumento digitale per i requisiti in materia di gestione delle sostanze chimiche nelle installazioni soggette alla direttiva sulle emissioni industriali. I Paesi Bassi hanno creato diversi strumenti elettronici per semplificare la comunicazione in materia di inquinamento e le autorizzazioni per le aziende zootecniche (ad esempio, il Permit Check, uno strumento che mostra per quali attività è necessario richiedere un'autorizzazione).
·Vi sono anche esempi di regolamentazione progressiva (o preparazione di misure normative) degli inquinanti emergenti. A partire dal 2024 in Cechia le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) presenti negli scarichi industriali nell'acqua sono monitorate e comunicate. L'obbligo riguarda il volume totale degli scarichi di 20 PFAS. Nel 2023 la Francia ha varato un piano d'azione contro l'inquinamento da PFAS. Il piano comprende una campagna di misurazione delle emissioni nelle acque di 20 PFAS provenienti da 31 settori industriali e delle emissioni nell'atmosfera di 49 PFAS derivanti dall'incenerimento dei rifiuti.
3. Natura e biodiversità
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
La biodiversità e la salute degli ecosistemi sono alla base del nostro benessere, della nostra economia e della nostra capacità di mitigare i cambiamenti climatici e di adattarsi ad essi. Il quadro globale di Kunming-Montreal per la biodiversità (Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework - KM-GBF), concordato nell'ambito della convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity - CBD), mira a guidare l'azione globale per proteggere e ripristinare la biodiversità e garantirne i benefici per le persone. Entro la fine del 2024 tutte le parti della CBD, compresi tutti gli Stati membri e l'UE, hanno dovuto adottare una strategia o un piano d'azione nazionale a favore della diversità biologica (National Biodiversity Strategy and Action Plan - NBSAP) e presentare obiettivi nazionali per l'attuazione del KM-GBF.
La strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030
è il principale strumento politico per consentire all'UE di adempiere ai propri obblighi derivanti dal KM-GBF. La strategia fissa obiettivi a livello dell'UE per proteggere e ripristinare gli ecosistemi e garantirne l'uso sostenibile, nonché stabilisce misure per favorire l'attuazione delle politiche e la promozione della biodiversità globale.
Secondo la strategia il fabbisogno di investimenti per la sua attuazione a favore della biodiversità è pari a 20 miliardi di EUR all'anno, per i quali occorre mobilitare fondi pubblici e privati a livello nazionale e dell'UE. L'UE mira a destinare agli obiettivi in materia di biodiversità almeno il 7,5 % della spesa annuale a titolo del bilancio dell'UE nel 2024, con un incremento al 10 % nel 2026 e nel 2027.
La strategia invita altresì gli Stati membri a integrare meglio la dimensione della biodiversità nel processo decisionale pubblico e delle aziende, a tutti i livelli, nonché a sviluppare pratiche contabili del capitale naturale. Il regolamento (UE) 2024/3024
introduce nuovi moduli di contabilità degli ecosistemi che forniranno dati migliori sull'estensione, sulla condizione e sui servizi ecosistemici a partire dal 2026. La piattaforma dell'UE "imprese e biodiversità" aiuta le imprese e gli istituti finanziari a integrare la natura e la biodiversità nei loro processi decisionali.
La strategia sulla biodiversità è integrata dalla strategia dell'UE per il suolo per il 2030
e dalla strategia dell'UE per le foreste per il 2030
, che hanno delineato un quadro e delle misure concrete per proteggere e ripristinare i suoli e le foreste, per garantire che il loro utilizzo sia sostenibile e per rafforzarne il ruolo nell'affrontare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. Entrambe le strategie prevedevano norme per migliorare il monitoraggio delle foreste e del suolo. I negoziati interistituzionali relativi alla direttiva sul monitoraggio del suolo sono in dirittura di arrivo.
Le direttive Uccelli e Habitat
e il regolamento dell'UE sul ripristino della natura
sono gli strumenti giuridici fondamentali per mantenere e ripristinare la biodiversità nel territorio europeo degli Stati membri.
Le direttive Uccelli e Habitat hanno determinato un aumento significativo delle zone protette terrestri e marine. La rete Natura 2000, che si avvale di un processo di selezione dei siti basato su informazioni scientifiche, con un approccio biogeografico che va oltre i confini nazionali, e di una visione di rete transnazionale coerente di siti, è più efficace degli approcci puramente nazionali. Questa rete consente inoltre all'UE di essere sulla buona strada verso il conseguimento degli obiettivi del quadro globale per la biodiversità che mirano a proteggere giuridicamente il 30 % della superficie terrestre e marina. Le due direttive stabiliscono l'obiettivo di uno stato di conservazione soddisfacente, lasciando agli Stati membri una notevole flessibilità per scegliere tra una serie di misure, meccanismi e procedure possibili per conseguire tale obiettivo e per affrontare le sfide emergenti quali i cambiamenti climatici.
In linea con la strategia dell'UE sulla biodiversità, il regolamento dell'UE sul ripristino della natura, adottato nel 2024, mira a mettere in atto misure di ripristino efficaci per il 20 % delle zone terrestri e marine dell'UE entro il 2030. Gli Stati membri hanno tempo fino a settembre 2026 per presentare i rispettivi progetti di piani nazionali di ripristino, quantificando le zone da ripristinare e specificando le misure da adottare per conseguire gli obiettivi e adempiere agli obblighi stabiliti dal regolamento sul ripristino della natura, compresi la stima delle esigenze di finanziamento e i mezzi di finanziamento previsti. La Commissione incoraggia gli Stati membri a proseguire i lavori preparatori sulla base delle migliori conoscenze disponibili in un processo inclusivo con la partecipazione di tutti i pertinenti portatori di interessi, promuovendo, se del caso, sinergie con altri Stati membri e con le strutture regionali di cooperazione esistenti.
Infine, il regolamento sulle specie esotiche invasive
contiene attualmente un elenco di 88 specie esotiche invasive che arrecano gravi danni alla biodiversità e all'economia. Ai sensi del regolamento, gli Stati membri sono tenuti ad adottare misure per evitare l'introduzione di IAS, garantirne il rilevamento precoce e l'eradicazione rapida, nonché gestire le specie già ampiamente diffuse sul proprio territorio. In linea con l'articolo 24, paragrafo 1, del regolamento sulle specie esotiche invasive, gli Stati membri devono riferire alla Commissione in merito all'attuazione del regolamento entro il 1º giugno 2025.
Dati principali a livello dell'UE
Figura 10 – Copertura delle zone terrestri protette nell'UE-27
Fonte:
Terrestrial protected areas in Europe |
Homepage dell'Agenzia europea dell'ambiente
Figura 11 – Copertura delle aree terrestri protette per paese e nell'UE-27 alla fine del 2022
Fonte:
Terrestrial protected areas in Europe |
Homepage dell'Agenzia europea dell'ambiente
Risultati principali
·Le direttive Uccelli e Habitat hanno migliorato in modo significativo la protezione giuridica di molte specie che erano soggette a trattamenti crudeli deliberati o a livelli di caccia non sostenibili. Molte specie di mammiferi e uccelli che in passato erano minacciate (tra cui i grandi carnivori, le foche, le lontre e i castori, le cicogne, le gru, gli aironi e la maggior parte degli uccelli rapaci) sono state recuperate in maniera significativa grazie alla protezione giuridica di cui godono a norma delle direttive. In alcuni casi, ciò può aver portato a sfide di coesistenza per le quali si cercano soluzioni.
·Tuttavia la perdita di biodiversità è in generale ancora superiore ai recuperi. Servono ulteriori misure per prevenire il degrado della natura dovuto ai cambiamenti di uso del suolo e all'intensificazione dell'agricoltura. Vi è l'urgente necessità di garantire un più elevato livello di protezione degli habitat che presentano lo stato di conservazione peggiore, vale a dire aree prative, dune, torbiere e zone umide, nonché gli habitat acquatici.
·In particolare, tutti gli Stati membri, a tutti i livelli, dovrebbero concentrarsi sul conseguimento degli obiettivi seguenti: a) migliorare ulteriormente la gestione dei siti Natura 2000 e delle zone protette a livello nazionale; b) estendere la copertura delle zone protette (compresi i siti Natura 2000) in modo da realizzare una rete naturalistica transeuropea più solida e coerente; c) intensificare gli investimenti destinati al ripristino della natura e preparare i piani nazionali di ripristino; e d) potenziare la capacità delle autorità ispettive e l'applicazione delle norme in materia di specie esotiche invasive.
·Per quanto riguarda l'attuazione del quadro globale per la biodiversità e le strategie o piani d'azione nazionali a favore della diversità biologica, ad oggi solo 11 Stati membri hanno adottato tali piani (Austria, Cipro, Danimarca, Francia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Spagna e Slovenia). Molti Stati membri (Croazia, Cechia, Finlandia e Svezia) hanno presentato solo obiettivi nazionali, alcuni dei quali in forma di progetti. La Commissione invita tutti gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto ad adottare piani d'azione o strategie nazionali a favore della diversità biologica e a presentare quanto prima gli obiettivi nazionali, in linea con la decisione CBD 15/6 sui "meccanismi di pianificazione, monitoraggio, comunicazione e riesame", nonché a impegnarsi per la loro urgente attuazione.
·Per quanto riguarda i finanziamenti a favore della biodiversità, le stime dei finanziamenti programmati dagli Stati membri nell'ambito degli strumenti di finanziamento dell'UE indicano che l'UE è prossima a conseguire l'obiettivo di spesa per la biodiversità del 7,5 % per il 2024. Tuttavia vi sono differenze significative nel ricorso ai finanziamenti per la biodiversità tra i paesi dell'UE e tra gli strumenti di finanziamento dell'UE. Le stime indicano inoltre che l'UE scenderà notevolmente al di sotto dell'obiettivo di finanziamento per la biodiversità per il 2026 e il 2027. Gli Stati membri sono vivamente incoraggiati ad esplorare ulteriori opportunità per mobilitare i finanziamenti dell'UE a favore della biodiversità e a garantire il pieno utilizzo dei finanziamenti programmati evitando una riassegnazione tardiva a favore di altri obiettivi.
Esempi di buone pratiche
·Nell'ambito del dispositivo dell'UE per la ripresa e la resilienza, l'Irlanda ha stanziato 108 milioni di EUR per sostenere la biodiversità e gli ecosistemi ripristinando le zone umide e cambiando la destinazione dei terreni dall'estrazione di torba al sequestro del carbonio
.
·Il programma pilota "Blooming Meadows" (2023-2026), messo a punto nell'ambito del LIFE IP "LatViaNature", sostiene i proprietari di terreni nella gestione delle aree prative perenni per migliorare la biodiversità e promuoverne la qualifica di habitat di importanza comunitaria protetti dall'UE. L'iniziativa, concentrandosi sulle aree prative ad alto valore biologico in cui le caratteristiche naturali si stanno ripristinando, offre consulenza, orientamenti di esperti e sostegno finanziario. Il conseguimento dello status di habitat protetto consente ai proprietari di terreni di poter beneficiare di un sostegno continuo attraverso i finanziamenti della PAC. Questo programma dimostra l'efficacia delle misure volontarie di conservazione per i terreni privati.
4. Azione per il clima
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
Il ritmo del riscaldamento globale di origine antropica continua ad accelerare e interessa tutte le regioni del mondo, in particolare l'Europa, dove le temperature aumentano a una velocità due volte superiore rispetto alla media mondiale
. Al fine di limitare il riscaldamento a quanto previsto dall'accordo di Parigi, ossia 1,5 °C, garantire un futuro vivibile per tutti ed evitare gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici, le emissioni globali di gas a effetto serra dovrebbero diminuire del 43 % entro il 2030 e dell'84 % entro il 2050 rispetto ai livelli del 2019
. I cambiamenti climatici aumentano la frequenza e l'intensità degli eventi estremi, tra cui ondate di calore letali, precipitazioni torrenziali, uragani, incendi boschivi e siccità
. Dopo i 60 000-70 000 decessi legati al caldo registrati in Europa nel 2022
, nel 2023 le ondate di calore hanno causato la morte di quasi 50 000 europei
. Inoltre, la politica climatica è strettamente legata all'uso sostenibile delle risorse, alla riduzione dell'inquinamento e alla conservazione della biodiversità. Questi tre fattori sono importanti per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento agli stessi. Ad esempio, i cambiamenti climatici sono una delle principali cause della perdita di biodiversità, mentre il ripristino della natura è essenziale per l'adattamento ai cambiamenti climatici e per aumentare la resilienza delle nostre società.
Per promuovere il contributo dell'UE agli sforzi globali, la normativa europea sul clima del 2021
fissa l'obiettivo vincolante di conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra dell'UE di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto al 1990.
A tale scopo l'UE ha predisposto un quadro esaustivo di politiche e misure nuove e rafforzate, noto come pacchetto "Pronti per il 55 %". Il pacchetto mira ad accelerare la riduzione delle emissioni nei settori rientranti nel sistema per lo scambio di quote di emissioni dell'UE (EU ETS) e in quelli contemplati dal regolamento sulla condivisione degli sforzi, nonché ad aumentare gli assorbimenti di carbonio nel settore relativo all'uso del suolo, al cambiamento di uso del suolo e alla silvicoltura (settore LULUCF). Il Parlamento e il Consiglio hanno ad oggi adottato tutte le proposte del pacchetto, ad eccezione della revisione della direttiva sulla tassazione dell'energia
, in tal modo le politiche dell'UE sono ora allineate al summenzionato obiettivo per il 2030. L'attenzione è ora rivolta all'attuazione di tali proposte, che consentirà all'UE e ai suoi Stati membri di ridurre entro il 2030 le emissioni nette di gas a effetto serra (GES) di almeno il 55 % rispetto ai livelli del 1990
e di compiere progressi costanti nell'adattamento ai cambiamenti climatici.
Negli ultimi decenni l'UE ha ridotto le emissioni nette di gas a effetto serra (GES), promuovendo nel contempo la prosperità economica. Nel 2022 le emissioni nette di GES sono diminuite del 31 % rispetto ai livelli del 1990. L'UE continua quindi a registrare una diminuzione drastica delle emissioni di GES, facendo passi importanti verso il conseguimento di una riduzione netta del 55 % entro il 2030. Per colmare il divario residuo entro il 2030 è essenziale che le riduzioni di emissioni continuino a ritmo sostenuto nei prossimi anni. Come parte integrante del percorso verso la neutralità climatica, da conseguire entro il 2050, il 2 luglio 2025 la Commissione ha proposto di modificare la normativa europea sul clima fissando un obiettivo climatico intermedio del 90 % per il 2040.
Maggiori informazioni sull'attuazione delle politiche in materia di clima figurano nella relazione sui progressi dell'azione per il clima
.
Dati principali a livello dell'UE
Figura 12: emissioni nette di GES dell'UE, proiezioni e obiettivi
Risultati principali
·Diversi Stati membri incontrano difficoltà nell'attuazione del sistema per lo scambio di quote di emissioni per l'edilizia, il trasporto stradale e la piccola industria (ETS2). 12 Stati membri non hanno comunicato il recepimento
e 5 Stati membri hanno comunicato solo un recepimento parziale.
·Il regolamento sulla condivisione degli sforzi fissa l'obiettivo a livello dell'UE di ridurre le emissioni prodotte dai settori interessati dalla condivisione degli sforzi del 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. L'obiettivo generale dell'UE è ripartito in obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di GES per il 2030 e in limiti annuali di emissioni di GES per gli Stati membri. Nel 2022 le emissioni a livello dell'UE nei settori contemplati dal regolamento sulla condivisione degli sforzi sono state inferiori del 3,1 % rispetto al limite di emissioni aggregate, mentre le emissioni hanno superato le assegnazioni annuali di emissioni in otto Stati membri
.
·L'obiettivo nel settore LULUCF è l'aumento degli assorbimenti terrestri netti nell'UE di ulteriori -42 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (MtCO₂-eq) entro il 2030
. Ciò si tradurrà in un assorbimento netto totale a livello dell'UE pari a -310 MtCO₂-eq. In base ai dati relativi a due anni del periodo di conformità 2021-2025 ed escludendo le flessibilità a disposizione degli Stati membri al termine di tale periodo, otto Stati membri hanno riportato debiti contabili, per cui potrebbero incontrare difficoltà a rispettare l'impegno nel 2025, mentre Francia, Finlandia e Cechia hanno registrato il debito più elevato
. In 19 Stati membri gli assorbimenti contabilizzati sono superiori alle emissioni contabilizzate e pertanto tali Stati membri sono in linea con l'impegno di "non debito", mentre Romania, Spagna e Germania hanno registrato il credito netto più elevato dell'UE
.
5. Governance
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine e legislazione fondamentale in questo settore
La governance ambientale è un concetto ampio che riguarda le attività degli Stati membri per quanto concerne l'integrazione delle considerazioni ambientali nel processo decisionale, la partecipazione del pubblico, l'accesso alla giustizia in materia ambientale, la condivisione di informazioni ambientali, la gestione delle responsabilità ambientali, l'applicazione delle norme e le azioni di dissuasione a livello degli Stati membri (attraverso ispezioni, azioni penali e sanzioni efficaci). Le attività di sviluppo delle capacità sostenute dall'UE possono migliorare la governance ambientale negli Stati membri.
La direttiva sull'informazione ambientale
è una componente fondamentale della governance ambientale. Inoltre la direttiva INSPIRE
mira a istituire un'infrastruttura europea di dati territoriali per la condivisione di dati territoriali pubblici in materia di ambiente tra le autorità pubbliche, accessibili anche alle imprese e al pubblico. La maggior parte degli Stati membri
deve ancora ampliare l'accessibilità dei dati territoriali e dare priorità in sede di attuazione della direttiva INSPIRE ai set di dati ambientali, in particolare quelli individuati come set di dati territoriali di alto valore. Nell'ambito dell'iniziativa GreenData4All
, la Commissione sta attualmente conducendo una valutazione della direttiva Inspire.
Alla luce della bussola per la competitività e del patto per l'industria pulita, le istituzioni dell'UE, le istituzioni nazionali e quelle locali devono adoperarsi maggiormente per semplificare le norme e accelerare la rapidità delle procedure amministrative, senza rinunciare nel contempo alla tutela dell'ambiente e della salute umana. Le istituzioni nazionali e locali sono incoraggiate a sfruttare al meglio le possibilità di semplificazione contenute nella legislazione ambientale dell'UE, in particolare combinando le valutazioni ambientali e sfruttando appieno il potenziale della digitalizzazione nel rilascio delle autorizzazioni.
La direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale (VIA) e la direttiva sulla valutazione ambientale strategica (VAS)
sono concepite per individuare potenziali impatti ambientali significativi rispettivamente nei nuovi progetti e nei nuovi piani/programmi prima che sia presa qualsiasi decisione. Un vantaggio fondamentale di tali valutazioni è che aumentano la trasparenza e l'accettazione sociale, agevolando nel contempo soluzioni sostenibili. Le consultazioni con il pubblico, le autorità ambientali, locali e regionali sono elementi chiave delle procedure di valutazione. Dieci Stati membri
sono oggetto di procedure di infrazione relative al recepimento della direttiva sulla VIA. Alcuni Stati membri
non hanno fornito informazioni sufficienti sulla velocità delle procedure VIA. Oltre la metà degli Stati membri
deve ancora garantire che le informazioni pertinenti sulle procedure VIA e VAS siano fornite in un formato elettronico adeguato, in modo tempestivo e al livello amministrativo appropriato.
Per la Commissione l'accesso alla giustizia sulle questioni ambientali rimane una priorità, ancor più per facilitare l'applicazione della recente legislazione ambientale
. L'UE ha compiuto notevoli sforzi per integrare disposizioni relative all'accesso alla giustizia in strumenti quali la direttiva sulle acque reflue urbane
, la direttiva sulla qualità dell'aria ambiente
e il regolamento sulla deforestazione
. Oltre a ciò, le disposizioni in materia di accesso alla giustizia contenute nella direttiva IED sono state rafforzate nella direttiva IED riveduta
. Le procedure di infrazione nei confronti degli Stati membri sono mirate anche a garantire l'applicazione uniforme della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE in materia di accesso alla giustizia
. Tuttavia gli Stati membri hanno compiuto progressi limitati nel migliorare l'accesso alla giustizia, in particolare per quanto riguarda i piani e i programmi relativi all'acqua, all'aria, al rumore e alla natura. Gli ostacoli individuati nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2022, come la durata delle procedure o i costi eccessivi, persistono ancora in 19 Stati membri
.
Il pertinente quadro giuridico dell'UE è stato notevolmente migliorato mediante l'adozione di nuove disposizioni dettagliate riguardanti le ispezioni e le sanzioni in diversi atti legislativi dell'Unione nuovi o riveduti, quali la direttiva IED riveduta e il regolamento relativo alle spedizioni di rifiuti. È fondamentale che gli Stati membri forniscano risorse sufficienti alle loro autorità ispettive e di contrasto, e ne garantiscano la specializzazione.
Per far fronte al crescente aumento e alla gravità della criminalità ambientale, nel maggio 2024 è entrata in vigore la nuova direttiva sulla tutela penale dell'ambiente, che sostituisce la precedente direttiva in materia di tutela penale dell'ambiente del 2008 (direttiva 2008/99/CE)
. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la nuova direttiva sulla tutela penale dell'ambiente nel diritto nazionale entro il 21 maggio 2026 e sono invitati ad adottare misure supplementari e più ambiziose per rafforzare la lotta contro i reati ambientali, ad esempio potenziando la catena di contrasto, e a combattere più efficacemente la criminalità ambientale migliorando la formazione, il coordinamento, la cooperazione e gli approcci strategici.
La direttiva sulla responsabilità ambientale
istituisce un quadro per la responsabilità ambientale, basato sul principio "chi inquina paga", per la prevenzione e la riparazione del danno ambientale. Gli obiettivi della direttiva sulla responsabilità ambientale contribuiscono ad arrestare la perdita di biodiversità e a garantire acqua pulita e suoli sani. Nell'aprile 2025 la Commissione ha completato la valutazione della direttiva sulla responsabilità ambientale e ha concluso che, sebbene la direttiva sia stata efficace nel garantire che tutti gli Stati membri dell'UE dispongano di norme atte ad affrontare i danni ambientali, essa non è applicata uniformemente in tutti gli Stati membri ed è sottoutilizzata in alcuni di essi.
Infine, per sostenere la governance ambientale negli Stati membri, la Commissione finanzia l'assistenza tecnica e lo sviluppo di capacità. A tale scopo la Commissione si serve di tre strumenti principali: ComPAct, SST e lo strumento inter pares TAIEX-EIR Peer 2 Peer:
·l'iniziativa ComPAct 2023
della Commissione sostiene le amministrazioni pubbliche e le autorità nazionali degli Stati membri nell'attuare le riforme e nell'anticipare le tendenze future mediante azioni specifiche da attuare nel 2025 e nel 2026. ComPAct promuove l'uso del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali per individuare le cause principali dell'inefficiente attuazione della legislazione e delle politiche ambientali da parte degli Stati membri, al fine di elaborare misure di sostegno volte a migliorare la governance ambientale.
·Lo strumento di sostegno tecnico (SST) è il principale programma di finanziamento dell'UE che fornisce agli Stati membri competenze tecniche su misura per progettare e attuare le riforme
. Tale sostegno è basato sulla domanda e non richiede il cofinanziamento da parte degli Stati membri. È a disposizione di qualsiasi Stato membro che si trovi ad affrontare sfide nella progettazione, nello sviluppo e nell'attuazione delle riforme. Sono contemplate sia le riforme volte ad affrontare le priorità dell'UE sia le riforme intraprese su iniziativa dei singoli Stati membri. Ogni anno gli Stati membri devono presentare le loro richieste entro il 31 ottobre. La Commissione approva quindi le richieste più urgenti e di massima qualità entro i limiti del proprio bilancio annuale e delle proprie risorse. Dalla sua istituzione, ogni anno la domanda ha ampiamente superato il bilancio e le risorse disponibili (il bilancio ammonta a 864,4 milioni di EUR per il periodo 2021-2027 ai prezzi correnti). L'SST ha contribuito in modo significativo all'attuazione delle riforme in materia di ambiente. Ad esempio, l'SST ha sostenuto progetti in materia di bilancio verde, l'attuazione del principio "non arrecare un danno significativo" nelle finanze pubbliche, la preparazione di piani di finanziamento nazionali per la conservazione della biodiversità e l'eliminazione delle sovvenzioni dannose per l'ambiente.
·TAIEX-EIR Peer 2 Peer
è uno strumento inter pares flessibile, orientato alla domanda, rapido da attuare e su misura volto a sostenere gli scambi tra pari tra le autorità nazionali, regionali e locali degli Stati membri responsabili dell'attuazione delle politiche e della legislazione ambientale. Le attività di apprendimento tra pari sviluppano capacità e migliorano le competenze delle autorità ambientali nazionali, nonché contribuiscono a condividere esperienze e buone pratiche. Il programma si svolge in modo proficuo con il coinvolgimento di tutti gli Stati membri e delle autorità ambientali a diversi livelli, da quello locale a quello nazionale. Dal 2017 si sono succeduti circa 100 eventi TAIEX-EIR Peer 2 Peer (seminari, visite di studio e missioni di esperti). La Commissione ha deciso di organizzare a partire dal 2022 seminari faro strategici multinazionali per presentare la legislazione nuova o futura a tutti gli Stati membri e ha finora promosso 19 seminari multinazionali (situazione aggiornata al 3 aprile 2025).
Esempi di buone pratiche
·La Romania ha elaborato orientamenti nazionali per la preparazione delle relazioni di valutazione dell'impatto ambientale relative ai progetti idroelettrici.
·La Spagna ha sviluppato strumenti informatici per l'analisi dei rischi, che possono essere utilizzati per calcolare la garanzia finanziaria e monetizzare i costi delle misure di riparazione adottate in conformità della direttiva sulla responsabilità ambientale.
6. Finanziamenti
Contesto: obiettivi e tendenze a lungo termine, indicatori chiave e legislazione fondamentale in questo settore
Per sostenere la competitività sostenibile è essenziale che la legislazione ambientale dell'UE sia pienamente attuata e adeguatamente finanziata. Il fabbisogno finanziario deve essere coperto prevalentemente con risorse provenienti dai bilanci pubblici degli Stati membri e da fondi privati. Tuttavia i fondi dell'UE (in particolare la politica di coesione, la PAC e il dispositivo per la ripresa e la resilienza) forniscono un contributo considerevole per orientare l'attuazione e contribuire a soddisfare il fabbisogno di investimenti ambientali dell'UE, che permane significativo.
Il piano di investimenti del Green Deal europeo 2020 collega i fondi per l'ambiente e gli investimenti ambientali, e mobilita 1 000 miliardi di EUR di investimenti verdi (pubblici e privati) nell'arco di dieci anni. Il piano è sostenuto dal bilancio dell'UE per il periodo 2021‑2027, compreso il quadro finanziario pluriennale (QFP), e gode del contributo proveniente dal dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF) dal 2021. Attualmente vi sono diversi programmi, che rappresentano circa la metà del bilancio dell'UE per il periodo 2021‑2027 (ad esempio il dispositivo per la ripresa e la resilienza, i fondi della politica di coesione e il fondo InvestEU), che introducono il principio "non arrecare un danno significativo" per evitare di sostenere attività che contravvengono agli obiettivi climatici e ambientali dell'UE.
La tassonomia delle attività sostenibili dell'UE
e altre iniziative di finanza sostenibile (come il regolamento relativo all'informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari e la norma per le obbligazioni verdi europee) hanno iniziato ad aumentare la trasparenza e a integrare le considerazioni ambientali, e dovrebbero reindirizzare i flussi di capitali privati verso gli obiettivi ambientali.
Il regolamento sul ripristino della natura
richiederà la mobilitazione di finanziamenti pubblici e privati, tra cui strumenti di finanziamento innovativi per colmare le carenze per quanto concerne il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.
Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali continua a prendere in considerazione il fabbisogno di investimenti nell'attuazione delle politiche ambientali e lo confronta con le risorse messe a disposizione, rispondendo al mandato del piano di investimenti del Green Deal europeo 2020.
Dati principali a livello dell'UE
Tabella 2: ripartizione stimata della carenza di investimenti ambientali dell'UE
|
Obiettivo ambientale
|
Carenza di investimenti stimata
(UE-27, annua)
|
|
|
Miliardi di EUR
|
% del totale
|
|
Economia circolare e rifiuti
|
26,6
|
22 %
|
|
Prevenzione e riduzione dell'inquinamento
|
35,6
|
29 %
|
|
Protezione e gestione delle risorse idriche
|
22,4
|
18 %
|
|
Biodiversità ed ecosistemi
|
37,4
|
31 %
|
|
Totale
|
122,0
|
100 %
|
Figura 13: totale della carenza di finanziamenti e di investimenti ambientali nell'UE-27 (2021-2027, % del PIL)
Fonte: calcoli della DG Ambiente, 2025
Risultati principali
·Il livello complessivo di finanziamento degli investimenti ambientali
(da fonti nazionali e dell'UE combinate) nel periodo 2021-2027 è stimato a circa l'1,6 % del PIL nell'UE-27. Si tratta di un valore più elevato rispetto alla stima calcolata nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali 2022 (0,6-0,7 % del PIL, per il periodo 2014‑2020), principalmente a causa di un aumento significativo degli investimenti di base per l'economia circolare
. Nell'UE-27 il 17 % del totale stimato dei finanziamenti è costituito da finanziamenti dell'UE
. In alcuni paesi questa percentuale è superiore al 50 % (ad esempio Grecia, Romania, Bulgaria) o si avvicina a tale quota (ad esempio Croazia, Slovacchia). In media nell'UE metà dei finanziamenti totali (50,2 %) proveniva da fonti pubbliche (fondi UE e fonti pubbliche nazionali combinati). Per nove paesi la quota di finanziamenti pubblici arriva a oltre due terzi, a dimostrazione dell'importanza delle fonti pubbliche.
·Il fabbisogno annuo di investimenti ambientali a livello dell'UE per il periodo di programmazione 2021-2027 è stimato intorno al 2,4 % del PIL, un dato che indica una notevole carenza di investimenti (0,8 % del PIL, pari a 122 miliardi di EUR l'anno), che deve essere colmata per garantire l'attuazione delle priorità ambientali e sostenere la transizione verde dell'UE. La carenza di investimenti varia notevolmente da uno Stato membro all'altro, oscillando tra lo 0,4 % e il 2,9 % del PIL
.
·Quasi la metà della carenza di investimenti ambientali riguarda nell'insieme la lotta contro l'inquinamento (29 %) e la protezione e gestione dei corpi idrici (18 %) dell'UE. Il deficit annuo di finanziamenti per la biodiversità e gli ecosistemi è pari a circa il 31 % del totale, raggiungendo i 37 miliardi di EUR all'anno
. La carenza di investimenti per l'economia circolare e i rifiuti è stimata al 22 % del totale, pari ad almeno 27 miliardi di EUR all'anno.
·Il fabbisogno di investimenti supplementari (ossia la carenza di investimenti) per la mitigazione dei cambiamenti climatici (energia, trasporti) è stato stimato pari a 477 miliardi di EUR all'anno (rispetto agli obiettivi del 2030), a cui occorre aggiungere 35 miliardi di EUR all'anno per REPowerEU e ulteriori 92 miliardi di EUR (cumulativi) nel periodo 2023-2030 per rafforzare le capacità di produzione a zero emissioni nette dell'UE
. Possono essere ingenti anche i costi di adattamento ai cambiamenti climatici, che oscillano tra 35-62 miliardi di EUR l'anno (ambito più ristretto) a 158-518 miliardi di EUR l'anno (ambito più ampio). Gli investimenti verdi destinati a energia e trasporti contribuiscono in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi ambientali, ad esempio quelli di rendere più pulita l'aria in Europa e ridurre il rumore ambientale. Tuttavia non soddisferanno il grande fabbisogno in settori quali le infrastrutture e la gestione delle acque e dei rifiuti.
·Dell'intera dotazione del piano per la ripresa e la resilienza (sovvenzioni e prestiti) pari a 650 miliardi di EUR, 343 miliardi di EUR contribuiscono alla transizione verde (circa il 53 %). Del contributo verde totale, il 27 % riguarda l'efficienza energetica, il 26 % la mobilità sostenibile e il 19 % le energie rinnovabili e le reti. Il contributo totale agli obiettivi ambientali raggiunge il 13 %: le risorse idriche e marine rappresentano il 6 %, la transizione verso l'economia circolare il 4 %, la biodiversità il 2 %, (specificamente) la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento l'1 %. Inoltre, nel quadro del dispositivo per la ripresa e la resilienza nel suo complesso, la spesa stimata per il clima ammonta a circa il 42 % ed è quindi superiore all'obiettivo del 37 %.
·Nel 2022 (UE-27) le imposte ambientali hanno raggiunto il 2,02 % del PIL (320,8 miliardi di EUR), di cui l'1,56 % sono state imposte sull'energia, lo 0,38 % imposte sui trasporti e lo 0,08 % tasse sull'inquinamento/sulle risorse. Le sovvenzioni totali all'energia hanno raggiunto i 354 miliardi di EUR nel 2023 (UE-27), di cui 213 miliardi hanno riguardato la domanda di energia, 75 miliardi il sostegno alla produzione, 44 miliardi il sostegno all'efficienza energetica, 9 miliardi il sostegno alle infrastrutture, 7 miliardi il sostegno alla ricerca e allo sviluppo, 5 miliardi il sostegno alla ristrutturazione industriale. Nell'UE-27 le sovvenzioni ai combustibili fossili sono state pari a 56 miliardi di EUR nel 2021 (0,36 % del PIL dell'UE, stabile nel tempo, con oscillazioni tra lo 0,10 % e l'1,40 % tra gli Stati membri)
.
Esempi di buone pratiche
·Alcuni Stati membri hanno introdotto una tassa puntuale del tipo "pay-as-you-throw" (paghi per i rifiuti prodotti) che si applica in base al peso o al volume dei rifiuti generati dalle famiglie e dalle imprese e raccolti dalle autorità competenti. Tale strumento sostiene il principio di prevenzione dei rifiuti.
·Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia e Spagna si sono distinti per la grande quantità di obbligazioni verdi emesse nel periodo 2021-2023, per un totale di 420 miliardi di EUR (73 % del totale dell'UE).
·L'Italia ha compiuto progressi nel monitoraggio e nella rendicontazione degli impatti ambientali del proprio bilancio nazionale (bilancio verde). Dal 2000 ha sviluppato un sistema di comunicazione delle spese preventivate per la protezione dell'ambiente e la gestione delle risorse, che include anche 12 indicatori relativi al benessere equo e sostenibile in conformità con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e gli obiettivi dell'Agenda 2030.