Bruxelles, 26.2.2025

COM(2025) 85 final

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Il patto per l'industria pulita: una tabella di marcia comune

verso la competitività e la decarbonizzazione


1.Introduzione

La base industriale dell'Europa è un caposaldo della nostra identità e competitività. Il continente europeo ha un ricco patrimonio industriale: per decenni le nostre industrie sono state tecnologicamente all'avanguardia, hanno alimentato la crescita economica e sostenuto il nostro modello sociale. Ora hanno bisogno di un futuro promettente e l'Europa, con i suoi numerosi punti di forza, è il posto giusto: possiede i talenti, gli imprenditori, i proprietari di imprese, i lavoratori e i consumatori, è in grado di stimolare l'innovazione e plasmare il progresso globale e ha un'economia sociale di mercato forte, sostenuta da un contesto giuridico prevedibile. Non può esistere un'economia resiliente senza una solida componente industriale.

Tuttavia l'Europa è alle prese con tensioni geopolitiche in aumento, una crescita economica lenta e la concorrenza a livello tecnologico. In questa nuova era è chiaro che una strategia per la competitività e la decarbonizzazione è anche un imperativo di sicurezza. L'UE deve affrontare contemporaneamente tre sfide urgenti, che riguardano la crisi climatica e le sue conseguenze, la competitività e la resilienza economica. Come evidenziato nella relazione Draghi 1 e nella bussola per la competitività 2 , le politiche di decarbonizzazione sono un potente motore di crescita se opportunamente integrate con le politiche industriali, economiche, commerciali e di concorrenza. È in pericolo la sopravvivenza stessa delle nostre industrie, in particolare quelle che devono far fronte a prezzi elevati dell'energia e a una concorrenza mondiale agguerrita, e rischiamo di essere superati da altre grandi potenze in termini di crescita della produttività. È pertanto necessario intervenire con urgenza.

Quanto precede spiega il bisogno dell'Europa di elaborare un piano d'intervento trasformativo. Il patto per l'industria pulita coniuga azione per il clima e competitività in un'unica strategia di crescita globale. Si tratta di un impegno ad accelerare la decarbonizzazione, la reindustrializzazione e l'innovazione, simultaneamente e in tutto il continente, rafforzando al tempo stesso la resilienza dell'Europa. Deve presentare all'industria europea giustificazioni economiche più solide a favore di grandi investimenti a impatto climatico zero nelle industrie ad alta intensità energetica e nelle tecnologie pulite.

L'obiettivo è aumentare la produzione sostenibile e resiliente in Europa. Abbiamo definito un insieme di regole ambizioso per decarbonizzare l'economia entro il 2050 e continueremo a seguire la rotta tracciata, anche attraverso l'obiettivo intermedio per il 2040 di ridurre del 90 % le emissioni nette di gas a effetto serra. Questo quadro normativo può stimolare la competitività in quanto garantisce certezza e prevedibilità sia alle imprese che agli investitori. Si tratta di un risultato che sarà conseguito coltivando la competitività di produttori in grado di trainare la decarbonizzazione attraverso l'innovazione, creare posti di lavoro di qualità e contribuire alla nostra autonomia strategica aperta, nel pieno rispetto e applicazione da parte degli Stati membri del principio della neutralità tecnologica, se del caso.

L'accento sarà posto principalmente su due settori strettamente collegati: il primo, le industrie ad alta intensità energetica che necessitano di un sostegno urgente per realizzare la loro decarbonizzazione ed elettrificazione e per far fronte a costi energetici elevati, una concorrenza mondiale sleale e normative complesse che ne danneggiano la competitività; il secondo, il settore delle tecnologie pulite che sarà centrale per la competitività futura, oltre a essere necessario per la trasformazione industriale, la circolarità e la decarbonizzazione. È indispensabile agire sia per conseguire i nostri obiettivi di neutralità climatica, assorbire le emissioni e mantenere la resilienza idrica, sia per garantire la nostra capacità di produrre nell'UE le tecnologie del futuro e continuare a fornire soluzioni.

La circolarità sarà prioritaria. È infatti fondamentale per massimizzare le risorse limitate dell'UE, ridurre le dipendenze e rafforzare la resilienza in quanto permette di ridurre i rifiuti, i costi di produzione e le emissioni di CO2 e di creare un modello industriale più sostenibile che giova all'ambiente e alla competitività economica. L'ambizione del patto per l'industria pulita è fare dell'UE il leader mondiale dell'economia circolare entro il 2030.

Per realizzare un nuovo ecosistema industriale europeo di crescita e prosperità che sia fiorente, è essenziale smettere di ragionare per compartimenti stagni e guardare invece all'intera catena del valore. I sei fattori trainanti, ossia 1) energia a prezzi accessibili, 2) mercati guida, 3) finanziamenti, 4) circolarità e accesso ai materiali, 5) mercati globali e partenariati internazionali e 6) competenze, dovrebbero essere integrati da interventi orizzontali in grado di rendere competitiva l'economia: ridurre la burocrazia, sfruttare appieno le possibilità offerte dalle dimensioni del mercato unico, anche attraverso la graduale integrazione dei paesi candidati, promuovere la digitalizzazione, accelerare la diffusione dell'innovazione, promuovere posti di lavoro di qualità e migliorare il coordinamento delle politiche a livello nazionale e dell'UE.

Il patto per l'industria pulita conferma il valore che l'UE attribuisce ai suoi obiettivi climatici offrendo chiari incentivi commerciali all'industria per la decarbonizzazione in Europa. La base industriale dell'Europa è fondamentale per la nostra prosperità e competitività. Le misure proposte sono il risultato dell'impegno attivo dei leader del settore, delle parti sociali e della società civile attraverso la dichiarazione di Anversa per un patto industriale europeo e i dialoghi sulla transizione pulita 3 e sono direttamente adattate alle loro esigenze. In questo momento cruciale per l'industria europea, il patto per l'industria pulita mira ad aprire un nuovo capitolo della storia industriale del continente, definito dalla crescita, dalla resilienza e dalla leadership sulla scena mondiale.

2.Energia a prezzi accessibili

Poiché i prezzi medi dell'energia in Europa sono superiori a quelli dei nostri partner commerciali, garantire energia a prezzi accessibili è fondamentale per la competitività della nostra industria, in particolare per i settori ad alta intensità energetica. L'accessibilità dell'energia in termini di prezzi è pertanto una pietra angolare del patto per l'industria pulita.

La causa principale di questi prezzi più elevati e volatili è da ricercare nella dipendenza dell'Europa dalle importazioni di combustibili fossili, una situazione che è stata esacerbata dalla recente crisi energetica e dalla strumentalizzazione della fornitura di gas da parte della Russia. L'attuale incertezza geopolitica e del mercato determina l'aumento dei costi di investimento che si ripercuote sui consumatori.

Vi sono inoltre inefficienze più strutturali del sistema elettrico che fanno salire i costi dell'energia e incidono sulle bollette delle industrie europee. Interconnessioni e infrastrutture di rete insufficienti, sommate a un'integrazione e una flessibilità limitate del sistema energetico, ostacolano l'ulteriore integrazione di fonti energetiche decarbonizzate più economiche e riducono la resilienza dell'UE alle minacce. La digitalizzazione, in cui rientrano le reti intelligenti basate sull'IA e il monitoraggio dell'energia basato sull'internet delle cose, sarà fondamentale per garantire l'integrazione dei sistemi energetici, sostenere la gestione delle reti in tempo reale, migliorare la flessibilità sul versante della domanda e consentire la manutenzione predittiva delle infrastrutture critiche. L'UE deve progredire verso l'elettrificazione e verso un mercato unico dell'energia pienamente integrato. 

Per ridurre i costi dobbiamo accelerare l'elettrificazione e la transizione verso un'energia pulita e generata nell'Unione, completare il nostro mercato interno dell'energia con interconnessioni fisiche e utilizzare l'energia in modo più efficiente. Dobbiamo realizzare un'autentica Unione dell'energia che vada a vantaggio di tutti ed è questo uno degli scopi del piano d'azione per un'energia a prezzi accessibili 4 adottato oggi, che comprende misure volte a ridurre le bollette energetiche per le industrie, le imprese e le famiglie nel breve termine, accelerando nel contempo le necessarie riforme strutturali.

Con la cooperazione degli Stati membri e del settore privato, il piano d'azione avrà un effetto trasformativo, nel rispetto del principio della neutralità tecnologica, e sarà in larghissima parte realizzato già nel 2025. Il trasferimento agli utenti finali dei vantaggi di un'energia a costi più contenuti incentiverà l'industria a investire nell'elettrificazione e nella decarbonizzazione. Gli investitori vogliono certezze. I piani nazionali per l'energia e il clima sono strumenti fondamentali per garantire il conseguimento degli obiettivi dell'UE e sostenere gli investimenti strategici. Le strategie nazionali degli Stati membri per conseguire gli obiettivi in materia di clima ed energia per il 2030 dovrebbero inoltre essere tradotte senza indugio in azioni concrete.

Il piano d'azione prospetta tre iniziative faro particolarmente importanti per l'industria, volte a: 1) ridurre le bollette energetiche, 2) accelerare la diffusione dell'energia pulita e dell'elettrificazione, con il completamento di interconnessioni e reti, nonché della produzione manifatturiera pulita, e 3) garantire il buon funzionamento dei mercati del gas. 

2.1.Ridurre le bollette energetiche

La riduzione dei costi dell'approvvigionamento di energia elettrica inizia con la piena attuazione delle riforme introdotte nell'assetto del mercato dell'energia elettrica 5 recentemente adottato e con la promozione dell'efficienza energetica. Per rendere la produzione di energia pulita più appetibile per gli utenti industriali e le bollette energetiche finali meno dipendenti dalla volatilità dei combustibili fossili nei mercati a breve termine occorre aumentare rapidamente gli accordi di compravendita di energia elettrica, anche transfrontalieri, e i contratti per differenza. 

Il maggior ricorso ad accordi di compravendita di energia elettrica può essere favorito da altri interventi, come il programma pilota avviato oggi dalla Commissione, insieme alla Banca europea per gli investimenti (BEI), per un importo indicativo di 500 milioni di EUR. Nell'ambito di questo programma pilota, la BEI farà da controgarante per parte degli accordi di compravendita di energia elettrica stipulati da imprese, preferibilmente PMI e imprese a media capitalizzazione nonché industrie ad alta intensità energetica, per l'acquisto a lungo termine della produzione di energia elettrica. In linea con l'approccio dell'assetto del mercato dell'energia elettrica, la Commissione collaborerà con la BEI per promuovere gli accordi di compravendita di energia elettrica in modo tecnologicamente neutro. La BEI introdurrà inoltre un "pacchetto per la fabbricazione dei componenti di rete" per la catena di approvvigionamento europea al fine di fornire controgaranzie ai fabbricanti di componenti delle reti, del valore indicativo di almeno 1,5 miliardi di EUR, che fornirà a queste imprese la certezza necessaria per incrementare la produzione. Il gruppo BEI continuerà ad accelerare gli investimenti nel settore dell'energia, come ha fatto di recente nell'ambito di REPowerEU.

Entro giugno 2025 la Commissione semplificherà le norme in materia di aiuti di Stato per stimolare l'espansione delle energie rinnovabili, innescare la decarbonizzazione industriale e garantire una capacità sufficiente di produzione di tecnologie pulite in Europa 6 . Riconoscendo pienamente il diritto degli Stati membri di decidere in merito al mix energetico, la Commissione valuterà gli aiuti di Stato a favore delle catene di approvvigionamento e delle tecnologie nucleari in linea con il trattato e nel rispetto della neutralità tecnologica. La Commissione fornirà agli Stati membri orientamenti su come elaborare i contratti per differenza, e sul loro possibile uso in combinazione con gli accordi di compravendita di energia elettrica, nel rispetto delle norme in materia di aiuti di Stato. Parallelamente, entro il 2026, assisteremo all'adozione da parte della Commissione di nuove norme sull'allocazione transfrontaliera della capacità a termine tramite cui i grandi consumatori industriali potranno garantirsi la produzione di energia elettrica di cui hanno bisogno per operare. Ciò contribuirà anche a sviluppare i mercati a termine e a rendere più sicuro l'approvvigionamento di energia elettrica a lungo termine. La Commissione chiamerà inoltre gli Stati membri ad esprimersi su uno strumento di flessibilità pulita basato sugli accordi di compravendita di energia elettrica e sull'impegno dell'industria a consumare energia elettrica pulita, che sarà progettato in modo tale da limitare sufficientemente i rischi di distorsioni della concorrenza e di corse alle sovvenzioni nel mercato unico, come richiesto dalle norme in materia di aiuti di Stato.

I consumatori industriali hanno grandi possibilità di per adattare la domanda all'offerta di energia pulita a basso costo, consumando di più quando i prezzi sono bassi e meno quando sono elevati. La fornitura di prodotti adeguati alle esigenze dei diversi consumatori, industriali e non solo, potrebbe consentire alle industrie, su base volontaria, di realizzare risparmi immediati sulle bollette energetiche. Entro il quarto trimestre del 2025 la Commissione elaborerà orientamenti destinati agli Stati membri e ai dettaglianti per promuovere la remunerazione della flessibilità nei contratti al dettaglio.

Come primo passo, gli Stati membri dovrebbero concludere con urgenza i negoziati sulla direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici 7 per rendere il quadro fiscale più favorevole all'elettrificazione e non incentivare l'uso dei combustibili fossili. Per fornire un sostegno a breve termine all'industria, in particolare quella ad alta intensità energetica che investe nella decarbonizzazione, gli Stati membri dovrebbero anche ridurre i livelli di tassazione dell'energia elettrica ed eliminare i prelievi che finanziano politiche non correlate all'energia. La direttiva sulla tassazione dei prodotti energetici consente di abbassare, fino anche ad azzerarla, la tassazione dell'energia elettrica per le industrie ad alta intensità energetica. A tale proposito la Commissione pubblicherà una raccomandazione su come ridurre i livelli di tassazione in modo efficace sotto il profilo dei costi. Per quanto riguarda gli oneri di rete, la Commissione presenterà una raccomandazione e orientamenti su una progettazione armonizzata delle metodologie tariffarie e, in considerazione della loro efficacia, proporrà una nuova normativa.

Un sistema di rete efficiente garantisce che l'energia fluisca dal luogo in cui è prodotta al luogo in cui è necessaria, garantendo che tutti ne beneficino al miglior costo. La Commissione presenterà un pacchetto sulle reti europee che avrà, tra l'altro, l'obiettivo di semplificare le reti transeuropee dell'energia, garantire la pianificazione e la realizzazione integrate dei progetti transfrontalieri, in particolare per gli interconnettori, razionalizzare le autorizzazioni, migliorare la pianificazione della rete di distribuzione, promuovere la digitalizzazione e l'innovazione, nonché aumentare la visibilità e la gerarchizzazione delle esigenze di approvvigionamento per la produzione manifatturiera, anche sulla base di quanto previsto dal piano d'azione per le infrastrutture di rete.

Poiché si prevede che nei prossimi anni il gas naturale rimarrà nel complesso il fattore che più influisce sui prezzi dell'energia elettrica nell'UE, la Commissione è pronta a sostenere gli Stati membri nell'elaborazione delle misure di aiuto di Stato che consentirebbero loro di far fronte a rincari estremi e a contesti di prezzo eccezionali e di dissociare i prezzi dell'energia elettrica da quelli elevati del gas, sulla base di modelli comprovati in situazioni di emergenza.

2.2.Accelerare la diffusione dell'energia e della produzione manifatturiera pulite

Le industrie ad alta intensità energetica hanno bisogno di un approvvigionamento stabile e sicuro di energia pulita a prezzi accessibili. È essenziale ridurre i tempi di rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di progetti che riguardano le reti, lo stoccaggio dell'energia e le energie rinnovabili. Tuttavia ad oggi solo sette Stati membri hanno notificato il pieno recepimento delle norme semplificate in materia di autorizzazioni contenute nella nuova direttiva sulle energie rinnovabili. L'effetto in tali paesi è stato nettamente positivo e tutti gli Stati membri dovrebbero sfruttare al meglio questa opportunità, immettendo così nel sistema energia elettrica a costi più contenuti. La Commissione sosterrà quindi nell'immediato gli Stati membri nel recepimento e nell'attuazione della legislazione vigente in materia di autorizzazioni energetiche, condividerà migliori pratiche e raccomandazioni e avvierà un dialogo sull'attuazione di tali autorizzazioni.

Un'altra fonte di grande preoccupazione per le industrie ad alta intensità energetica che puntano all'elettrificazione sono le lunghe procedure di rilascio delle autorizzazioni. Per questo motivo la Commissione, nell'imminente atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale, proporrà misure concrete per affrontare le strozzature nelle procedure autorizzative relative all'accesso dell'industria all'energia e la decarbonizzazione industriale, mantenendo nel contempo le salvaguardie ambientali e tutelando la salute umana. Gli interventi si baseranno sull'esperienza acquisita attraverso il regolamento di emergenza in materia di autorizzazioni 8 , la direttiva sulle energie rinnovabili 9 , il regolamento TEN-E 10 , il regolamento sulle materie prime critiche 11 e il regolamento sull'industria a zero emissioni nette 12 . Per alcune zone di accelerazione predefinite e nel caso di un interesse pubblico prevalente, possono risultare utili misure quali l'approvazione tacita di determinate decisioni amministrative nell'ambito della procedura di autorizzazione, laddove tale principio esista nel sistema giuridico nazionale, e gli sportelli unici per i promotori.

La digitalizzazione, che svolge un ruolo importante nel processo di autorizzazione, può accelerare le procedure e consentire di prevedere i tempi in modo più accurato. La Commissione incentiverà ulteriormente l'uso degli spazi di dati, dei dati e dei servizi spaziali dell'UE e dell'IA per garantire che le diverse serie di dati, tra cui la mappatura geologica, spaziale e naturale degli ecosistemi o i dati sulle emissioni, siano facilmente accessibili alle autorità nazionali, agevolando così il processo decisionale.

2.3.Garantire il buon funzionamento di mercati del gas efficaci

Il prezzo del gas naturale importato ha un impatto diretto sui prezzi del gas e dell'energia elettrica nell'UE. Per ridurre la volatilità dei prezzi e la speculazione, i mercati devono funzionare correttamente. La piena vigilanza regolamentare e la stretta cooperazione tra i regolatori dell'energia e le autorità di regolamentazione finanziaria sono necessarie per prevenire la manipolazione del mercato e colmare eventuali lacune legate alla mancanza di trasparenza, all'asimmetria delle informazioni e al rischio di concentrazione del mercato.

All'inizio di questo mese la Commissione ha istituito una task force per i mercati del gas con il compito di esaminare in modo esaustivo i mercati del gas naturale dell'UE e, se necessario, adottare misure per garantirne il funzionamento ottimale e prevenire pratiche commerciali che distorcono i prezzi basati sul mercato, traendo insegnamenti dalla crisi energetica. La Commissione avvierà un'ampia consultazione dei portatori di interessi per valutare la necessità di ulteriori modifiche legislative volte a garantire una vigilanza regolamentare completa e continua, allineare e rafforzare le norme sui mercati dell'energia e sui mercati finanziari (MiFID/REMIT 13 ) e ridurre gli oneri amministrativi che gravano sulle imprese che negoziano sui mercati finanziari dell'energia (comunicazione unica). La consultazione riguarderà vari aspetti dell'assetto normativo 14 , l'approccio comune di vigilanza da parte dei regolatori dell'energia e delle autorità di regolamentazione del settore finanziario e la creazione di una banca dati congiunta armonizzata di tutti i dati di mercato pertinenti, cui abbiano pieno accesso tutte le autorità competenti. La Commissione presenterà una relazione entro il quarto trimestre del 2025.

Inoltre un migliore coordinamento tra gli Stati membri e traiettorie di riempimento più flessibili, con il sostegno della Commissione, possono contribuire a ridurre lo stress cui è sottoposto il sistema ed evitare distorsioni del mercato legate al riempimento degli impianti di stoccaggio del gas, sostenendo il riempimento a migliori condizioni di acquisto e la sicurezza dell'approvvigionamento.

Azioni faro — Accesso alle infrastrutture e all'energia a prezzi abbordabili

Calendario

Piano d'azione per un'energia a prezzi accessibili

Primo trimestre 2025

Programma pilota della BEI che offre garanzie finanziarie agli acquirenti negli accordi di compravendita di energia elettrica, in particolare alle PMI e alle industrie ad alta intensità energetica

Secondo trimestre 2025

Proposta legislativa sull'estensione del regolamento sullo stoccaggio del gas

Primo trimestre 2025

Disciplina degli aiuti di Stato nell'ambito del patto per l'industria pulita

Secondo trimestre 2025

Raccomandazione sugli oneri di rete

Secondo trimestre 2025

Atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale:

·accelerare il rilascio delle autorizzazioni per l'accesso delle industrie all'energia e la decarbonizzazione industriale

Quarto trimestre 2025

Raccomandazione sulla tassazione dell'energia

Quarto trimestre 2025

Orientamenti sulla progettazione dei contratti per differenza, anche per quanto riguarda la combinazione di contratti per differenza e accordi di compravendita di energia elettrica

Quarto trimestre 2025

Orientamenti sulla promozione della remunerazione della flessibilità nei contratti al dettaglio

Quarto trimestre 2025

Pacchetto sulle reti europee

Primo trimestre 2026

ICP – Aumentare il tasso di elettrificazione in tutti i settori economici dal 21,3 % al 32 % nel 2030 15  

ICP – Installare una capacità di 100 GW di energia elettrica da fonti rinnovabili ogni anno fino al 2030 16

3.Mercati guida: promuovere l'offerta e la domanda pulite

Per rendere remunerativi i prodotti decarbonizzati servono anche misure concrete sul versante della domanda in quanto le imprese effettueranno gli investimenti necessari solo se saranno sicure di disporre di un mercato per i loro prodotti.

Il patto per l'industria pulita creerà le condizioni per l'emergere di tale domanda. Creando mercati guida per le tecnologie e i prodotti puliti europei l'UE si affermerà come leader mondiale nella transizione pulita, oltre a rendersi più competitiva nei principali settori puliti, offrendo garanzie per la fabbricazione sostenibile di prodotti puliti e per l'occupazione. I mercati guida promuovono economie di scala, riducono i costi e rendono le alternative sostenibili più accessibili sia ai consumatori che alle imprese. L'aumento della domanda incentiva a sua volta le industrie ad accelerare la transizione verso metodi di produzione più puliti e più circolari, rafforzando i benefici sia ambientali che economici.

Le nuove misure integrano il perseguimento dell'obiettivo fissato dall'UE già da tempo di creare un mercato del carbonio catturato. L'attuazione della strategia di gestione industriale del carbonio 17 creerà una giustificazione economica a favore di assorbimenti permanenti di carbonio che compensino le emissioni residue dei settori in cui è difficile ridurle, anche nel contesto della revisione della direttiva ETS 18 nel 2026. Saranno elaborate misure per riconoscere l'uso del carbonio catturato in una gamma più ampia di prodotti ed evitare il doppio conteggio delle emissioni di carbonio incorporate qualora l'incenerimento dei rifiuti fosse incluso nel sistema per lo scambio di quote di emissioni dell'UE (ETS). La Commissione sosterrà inoltre l'accelerazione dello sviluppo e della diffusione di piccoli reattori modulari.

3.1.Criteri diversi dal prezzo negli appalti pubblici e incentivi per gli acquisti privati

Le politiche in materia di appalti pubblici sono uno strumento potente per contribuire a superare gli ostacoli all'ingresso sul mercato e per favorire ecosistemi industriali sostenibili e resilienti, l'occupazione e la creazione di valore nell'UE. Mandati mirati e criteri diversi dal prezzo per i requisiti di sostenibilità, resilienza e di contenuto minimo prodotto nell'UE, conformemente agli impegni giuridici internazionali dell'Unione, possono allineare la spesa nazionale alla più ampia agenda dell'UE in materia di decarbonizzazione e competitività, garantendo che la spesa pubblica vada a beneficio dell'innovazione, della sostenibilità, della prosperità e della creazione di posti di lavoro di alta qualità. Costituirebbero inoltre un chiaro incentivo per i produttori ad aumentare la produzione sostenibile e resiliente.

L'atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale introdurrà criteri di resilienza e sostenibilità per promuovere un approvvigionamento europeo pulito per i settori ad alta intensità energetica. Tali criteri (ad esempio prodotti puliti, resilienti, circolari, sicuri dal punto di vista informatico) rafforzeranno la domanda di prodotti puliti fabbricati nell'UE, sulla base dell'esperienza del regolamento sull'industria a zero emissioni nette per le tecnologie pulite, promuovendo sia l'innovazione che le norme ambientali e sociali dell'UE e garantendo condizioni di parità. L'applicazione di criteri diversi dal prezzo potrebbe estendersi al bilancio dell'UE, ai programmi nazionali di sostegno e agli appalti pubblici e privati a vantaggio delle industrie ad alta intensità energetica 19 .

Oltre a questo segnale a breve termine, la Commissione presenterà una proposta di revisione del quadro normativo in materia di appalti pubblici nel 2026, che consentirà di fissare criteri di sostenibilità, resilienza e preferenza europea negli appalti pubblici dell'UE per i settori strategici. La revisione consoliderà e chiarirà le interazioni tra le disposizioni in materia di appalti pubblici nei diversi atti legislativi, al fine di semplificarne l'applicazione da parte delle amministrazioni aggiudicatrici. Tutti i livelli di amministrazione, da quello nazionale a quello locale, dovrebbero essere in grado di utilizzare tali criteri. Tali criteri saranno inoltre ampliati per incentivare gli appalti privati, attraverso misure quali i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 basati sul ciclo di vita.

Gli appalti privati hanno il potenziale per plasmare in modo significativo la domanda. Come già avviene in altre regioni del mondo e come raccomandato nella relazione Draghi, la Commissione valuterà modalità per includere requisiti e criteri diversi dal prezzo nella pertinente normativa sui prodotti – quali l'acciaio a basse emissioni di carbonio, le energie rinnovabili o le celle di batterie sostenibili per le autovetture e i parchi veicoli aziendali – e nei codici edilizi. Deve esistere un nesso chiaro tra gli incentivi alla decarbonizzazione e gli sforzi dell'industria in materia di circolarità. L'etichettatura dei prodotti industriali, accompagnata dai giusti incentivi, è un valido mezzo per accelerare la transizione a una produzione decarbonizzata e garantire che i fabbricanti possano beneficiare di un "premio verde" e ottenere un ritorno sugli investimenti nella decarbonizzazione. Il legame tra questa etichettatura e gli appalti pubblici incoraggerà i fabbricanti a utilizzarla. 

L'atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale introdurrà un'etichetta volontaria indicante l'intensità di carbonio dei prodotti industriali, evitando duplicazioni, sulla base di una metodologia semplice che usa i dati ETS e prende le mosse dalla metodologia CBAM (meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere). Ciò dovrebbe costituire la base per un ulteriore impegno a livello internazionale nei lavori sulla misurazione dell'intensità di carbonio. Per procedere più rapidamente la Commissione inizierà con l'acciaio nel 2025, basandosi sulle comunicazioni esistenti da parte dell'industria. Conformemente al regolamento sui prodotti da costruzione 20 sarà creata un'etichetta per il cemento e a breve sarà presentata una richiesta di normalizzazione. Le etichette consentiranno ai produttori industriali di distinguere l'intensità di carbonio della loro produzione industriale e di beneficiare di incentivi mirati, ad esempio per l'acciaio pulito. Potrebbero inoltre essere utilizzate dagli Stati membri per concepire incentivi fiscali e altri regimi di sostegno in linea con le norme in materia di aiuti di Stato. 

Parallelamente la Commissione continuerà a lavorare allo sviluppo di valutazioni complete del ciclo di vita basandosi, ove opportuno, sull'etichetta volontaria dell'atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale. Le etichette saranno utili anche ai consumatori, che potranno conoscere l'impronta ambientale dei prodotti grazie alla normativa vigente (ad esempio, il regolamento sulla progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili 21 , il regolamento sui prodotti da costruzione e la legislazione settoriale che disciplina, tra l'altro, batterie ed edifici).

Per rafforzare gli incentivi alla decarbonizzazione occorre affrontare anche la proliferazione di metodologie di contabilizzazione del carbonio nell'UE e a livello internazionale, che causano confusione per le imprese dell'UE all'avanguardia nello sviluppo di prodotti più puliti. La Commissione si adopererà per semplificare e armonizzare le metodologie di contabilizzazione del carbonio e individuare entro il quarto trimestre del 2025 i settori prioritari e le possibili vie per la semplificazione, l'armonizzazione e una solida verifica.

3.2.Promuovere la diffusione dell'idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio

L'idrogeno ha un ruolo centrale da svolgere nella decarbonizzazione del sistema energetico dell'UE, in particolare nei settori in cui è difficile abbattere le emissioni e in cui l'elettrificazione non è ancora un'opzione praticabile. Un quadro normativo chiaro è essenziale. Nel primo trimestre del 2025 la Commissione adotterà pertanto l'atto delegato sull'idrogeno a basse emissioni di carbonio, al fine di chiarire in modo pragmatico le norme per produrlo, fornendo certezza agli investitori.

Per ridurre i rischi e accelerare la diffusione della produzione di idrogeno nell'UE, nel terzo trimestre del 2025 la Commissione lancerà un terzo invito a presentare proposte nell'ambito della Banca dell'idrogeno, con un bilancio fino a 1 miliardo di EUR, e incoraggerà gli Stati membri a utilizzare la piattaforma di asta "come servizio" offerta dalla Commissione, ad esempio agevolando l'uso dei fondi dell'UE non spesi.

Inoltre l'avvio del meccanismo per l'idrogeno nell'ambito della Banca europea dell'idrogeno nel secondo trimestre del 2025 mobiliterà e metterà in relazione acquirenti e fornitori, dando ai partecipanti accesso a strumenti di finanziamento e di riduzione dei rischi per agevolare l'aggregazione della domanda di idrogeno e combustibili da esso derivati nei settori industriali difficili da decarbonizzare e nei trasporti, ad esempio marittimi e aerei.

Per preparare il riesame dell'atto delegato sui combustibili rinnovabili di origine non biologica, la Commissione sta avviando uno studio per valutare l'efficacia del quadro per l'idrogeno e individuare possibili ostacoli al potenziamento dell'idrogeno rinnovabile. La Commissione sostiene inoltre stabilmente i portatori di interessi nel processo di certificazione, in particolare aggiornando regolarmente la sezione domande e risposte online.

Azioni faro — Mercati guida: promuovere l'offerta e la domanda pulite

Calendario

Atto delegato sull'idrogeno a basse emissioni di carbonio, che garantisce certezza normativa ai produttori di idrogeno a basse emissioni di carbonio

Primo trimestre 2025

Atto legislativo sull'accelerazione della decarbonizzazione industriale:

·creare un'etichetta per i prodotti a basse emissioni di carbonio

·applicare requisiti di sostenibilità, di resilienza e di contenuto minimo prodotto nell'UE negli appalti pubblici e privati in settori strategici per garantire mercati guida per i prodotti a basse emissioni di carbonio

Quarto trimestre 2025

Comunicazione e proposta legislativa per rendere più ecologici i parchi veicoli aziendali

2025/2026

Revisione delle direttive sugli appalti pubblici per integrare l'uso di criteri diversi dal prezzo

Quarto trimestre 2026

ICP – Raggiungere il 40 % di produzione interna dei componenti chiave per i prodotti tecnologici puliti sul mercato dell'UE 22  

ICP – Ridurre le vulnerabilità esterne per i prodotti del patto per l'industria pulita misurate dall'indice di vulnerabilità esterna rispetto all'attuale valore di 0,19 (EXVI) 23 .

4.Investimenti pubblici e privati

La transizione pulita della nostra economia richiederà ingenti investimenti. L'UE deve aumentare i suoi investimenti annuali nell'energia, nell'innovazione e nell'aumento della produzione industriale e nel sistema dei trasporti di circa 480 miliardi di EUR rispetto al decennio scorso 24 . È fondamentale mobilitare e attirare capitali privati, ma ciò richiede un contesto normativo stabile a lungo termine, incentivi pubblici per la decarbonizzazione e un coordinamento efficace delle politiche.

Facendo tesoro dell'esperienza maturata con bilancio dell'UE, che contribuisce alle misure pertinenti per il clima a sostegno del Green Deal europeo in questo periodo di finanziamento, anche il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) sarà fondamentale per la transizione pulita. Sempre nel prossimo QFP il Fondo per la competitività previsto offrirà un forte sostegno all'industria innovativa per gli investimenti sostenibili e uno sportello unico semplificato per l'accesso ai finanziamenti dell'UE. Esso si concentrerà su progetti con un valore aggiunto europeo, come le tecnologie pulite, sostenendo nel contempo la decarbonizzazione industriale. I finanziamenti dell'UE permetteranno ulteriori investimenti significativi nelle infrastrutture e nella connettività necessarie per completare l'Unione dell'energia. La Commissione adotterà una strategia per un'Unione del risparmio e degli investimenti così da consentire la mobilitazione di capitali per gli investimenti privati. In questo modo l'Europa sarà la principale destinazione per gli investimenti nella decarbonizzazione industriale e nelle tecnologie pulite.

Oggi l'industria dell'UE necessita di un accesso immediato al capitale. Come aiuto a breve termine, il patto per l'industria pulita mobiliterà oltre 100 miliardi di EUR per migliorare la sostenibilità economica della produzione manifatturiera pulita nell'UE, di cui 1 miliardo di EUR supplementare in garanzie nell'ambito dell'attuale QFP.

La Commissione agirà per 1) rafforzare i finanziamenti a livello dell'UE, 2) mobilitare gli investimenti privati e 3) migliorare l'efficacia sia degli aiuti di Stato a sostegno degli obiettivi del patto per l'industria pulita sia di altri regimi di sostegno nazionali.

4.1.Rafforzare i finanziamenti a livello dell'UE

Il Fondo per l'innovazione si è dimostrato uno strumento affidabile per le industrie dell'UE per finanziare progetti di decarbonizzazione industriale e di produzione di tecnologie pulite. Per aumentare l'impatto del Fondo, dovrebbero essere messe a disposizione opzioni di finanziamento supplementari che incrementino il sostegno ai progetti da esso selezionati e che hanno ricevuto un marchio di sovranità a norma del regolamento STEP 25 . La Commissione esaminerà le modalità per agevolare tale processo, anche attraverso maggiori sinergie tra gli strumenti di finanziamento esistenti, al fine di massimizzare il finanziamento dei progetti del Fondo per l'innovazione che hanno ottenuto il marchio di sovranità STEP in tutte le regioni dell'UE. In parallelo la Commissione cercherà di allineare ulteriormente i criteri di finanziamento per il Fondo per l'innovazione e i finanziamenti nazionali, accelerando così l'approvazione degli aiuti di Stato per gli Stati membri che intendono sostenere progetti con un marchio STEP. In questo modo il processo risulterà più chiaro e gli Stati membri saranno incentivati a stanziare maggiori risorse nazionali.

La Commissione proporrà inoltre la creazione di una banca per la decarbonizzazione industriale, con l'obiettivo di mettere a disposizione 100 miliardi di EUR di finanziamenti ricavati dalle disponibilità del Fondo per l'innovazione, dai proventi aggiuntivi di parti del sistema ETS e dalla revisione di InvestEU. Per garantire che l'Unione investa nell'innovazione e nelle tecnologie che plasmeranno la nostra economia e guideranno le nostre transizioni, la banca sarà soggetta alla governance del futuro Fondo per la competitività. Prima della revisione della direttiva ETS che avverrà nel 2026, quest'anno la Commissione avvierà un progetto pilota con un'asta da 1 miliardo di EUR per la decarbonizzazione di processi industriali fondamentali in vari settori a sostegno della decarbonizzazione e dell'elettrificazione dell'industria, utilizzando una combinazione di risorse esistenti del Fondo per l'innovazione e di aste come servizio.

La banca per la decarbonizzazione industriale massimizzerà la riduzione delle emissioni. Utilizzerà le quote ETS riservate a tal fine nell'ambito dell'architettura dell'EU ETS per sostenere progetti, usando come parametro la riduzione delle emissioni di carbonio per consentire un sostegno tecnologicamente neutro in tutti i settori industriali, anche attraverso contratti per differenza sul carbonio. Sarà concepita in modo da garantire una selezione competitiva e un'equa distribuzione del sostegno tra gli Stati membri. Integrerà il segnale di prezzo dell'ETS e contribuirà a colmare il deficit di finanziamento sia in termini di spese in conto capitale che di spese operative.

Nel 2025 la Commissione prevede di impegnare 6 miliardi di EUR provenienti dal Fondo per l'innovazione e di destinarli, tra l'altro, alle tecnologie pulite, alla produzione di batterie, alla Banca dell'idrogeno e alla decarbonizzazione industriale. La Commissione invita inoltre gli Stati membri a fare un più ampio ricorso ai meccanismi di sovvenzioni e aste come servizio, dimostratisi validi per mettere in comune le risorse unionali e nazionali in una procedura di selezione competitiva armonizzata e compatibile con gli aiuti di Stato. La Germania, l'Austria, la Lituania e la Spagna hanno guidato gli sforzi in questa direzione sbloccando ulteriori finanziamenti per i progetti incentrati sull'idrogeno rinnovabile di origine non biologica da usare come combustibile.

Più in generale, la Commissione tutelerà gli interessi strategici dell'UE concentrando sempre più gli inviti pertinenti sulle esigenze della decarbonizzazione industriale, utilizzando maggiormente i criteri di resilienza negli inviti competitivi o limitando la partecipazione di paesi terzi a progetti di ricerca sensibili.

La ricerca e l'innovazione (R&I) sono centrali per promuovere la prossima generazione di tecnologie pulite, energia pulita e produzione decarbonizzata nell'UE. Nell'ambito del programma di lavoro 2026-2027 di Orizzonte Europa, la Commissione lancerà un invito faro dall'importo di circa 600 milioni di EUR per sostenere progetti pronti per la fase operativa. e mira in tal modo a promuovere sinergie tra il programma quadro per la R&I e il Fondo per l'innovazione, creando una riserva di progetti dalla R&I alla diffusione. Inoltre, per sostenere la fusione come fonte energetica innovativa e decarbonizzata del futuro, sarà proposta una strategia specifica che prevederà, tra l'altro, la creazione di partenariati pubblico-privato (PPP) per accelerare la commercializzazione.

4.2.Mobilitazione degli investimenti privati

InvestEU è attualmente il principale strumento a livello dell'UE per mobilitare finanziamenti privati. Gestito in cooperazione con il gruppo BEI, istituzioni finanziarie internazionali e banche nazionali di promozione, ha mobilitato finanziamenti supplementari nell'economia dell'UE per oltre 280 miliardi di EUR.

La Commissione proporrà una modifica del regolamento InvestEU per aumentare la capacità di rischio di questo strumento. La proposta consentirà e semplificherà il riutilizzo delle eccedenze del Fondo europeo per gli investimenti strategici nonché dei rientri dagli strumenti finanziari preesistenti e agevolerà il sostegno al capitale. Mobiliterà inoltre circa 50 miliardi di EUR di finanziamenti e investimenti aggiuntivi per le principali priorità politiche dell'UE – quali la modernizzazione dei processi industriali, la produzione e la diffusione di tecnologie pulite, il finanziamento di progetti di infrastrutture energetiche, soluzioni di mobilità pulita o riduzione e riciclaggio dei rifiuti – fino alla fine dell'attuale QFP. Il gruppo BEI utilizzerà anche gli strumenti di garanzia esistenti nell'ambito di InvestEU, in parte in associazione a uno strumento di garanzia per le tecnologie pulite. Per aumentare ulteriormente i finanziamenti nei settori contemplati dal patto per l'industria pulita, gli Stati membri interessati sono incoraggiati a trasferire rapidamente le loro risorse all'apposito comparto di InvestEU.

La Commissione collaborerà inoltre con il gruppo BEI a nuove iniziative a favore dei settori specificamente interessati dal patto per l'industria pulita, che saranno sostenute, se del caso, da InvestEU. Il gruppo BEI è uno dei maggiori fornitori di finanziamenti per il clima e può svolgere un ruolo significativo nell'assicurare finanziamenti privati aggiuntivi. Come annunciato nella bussola per la competitività, la Commissione lavorerà con il gruppo BEI e gli investitori privati a un programma di investimenti TechEU per contribuire a colmare il deficit di finanziamento e sostenere l'innovazione dirompente, potenziare la capacità industriale dell'Europa e le imprese in espansione (scale-up) che investono in tecnologie innovative quali l'IA, le tecnologie pulite, le materie prime critiche, lo stoccaggio di energia, il calcolo quantistico, i semiconduttori, le scienze della vita e le neurotecnologie. La BEI continuerà a sviluppare nuove modalità per sostenere le imprese europee che investono nella transizione pulita, ad esempio attraverso meccanismi di incentivazione dei progressi nella decarbonizzazione.

4.3.Disciplina degli aiuti di Stato nell'ambito del patto per l'industria pulita e altre forme di sostegno e agevolazione

Il sostegno a livello nazionale, compresi gli aiuti di Stato e gli incentivi fiscali, svolge un ruolo cruciale negli sforzi di decarbonizzazione e circolarità, fornendo sostegno finanziario e riducendo gli ostacoli agli investimenti. Tali misure non solo rafforzano la redditività economica dei progetti sostenibili, ma stimolano anche la partecipazione del settore privato.

La nuova disciplina degli aiuti di Stato nell'ambito del patto per l'industria pulita consentirà aiuti di Stato necessari e proporzionati che attirino investimenti privati. Per farlo offrirà agli Stati membri un orizzonte di programmazione più lungo, di cinque anni, e alle imprese maggiore prevedibilità degli investimenti per i progetti che contribuiscono agli obiettivi del patto per l'industria pulita. Il nuovo quadro apporterà un contributo fondamentale alla semplificazione delle norme in materia di aiuti di Stato per promuovere gli obiettivi del patto per l'industria pulita, preservando nel contempo la parità di condizioni e la coesione europea.

Norme semplificate e flessibili consentiranno la rapida approvazione delle misure di aiuto di Stato a favore della decarbonizzazione, in particolare laddove siano state sottoposte a un processo di selezione europeo, e dei progetti nel settore delle tecnologie pulite, evitando indebite distorsioni della concorrenza nel mercato unico. Il quadro normativo introdurrà soluzioni pronte all'uso con cui gli Stati membri potranno dimostrare facilmente la compatibilità, e farà un più ampio ricorso a metodi semplificati per fissare gli importi degli aiuti anziché a valutazioni individuali complesse, sulla base dell'esperienza del quadro temporaneo di crisi e transizione. Autorizzerà inoltre regimi di sostegno distinti per tecnologie specifiche come l'energia eolica e solare e agevolerà ulteriormente il sostegno alle misure di flessibilità non fossile e ai meccanismi di capacità che accelerano la decarbonizzazione del sistema energetico. Il sostegno alla fabbricazione supplementare di prodotti tecnologici puliti, come le batterie e le tecnologie rinnovabili, sarà consentito anche dall'aggiornamento delle norme applicabili agli investimenti in determinate capacità di produzione di apparecchiature strategiche a zero emissioni nette.

La semplificazione delle norme vigenti in materia di aiuti di Stato è essenziale. L'imminente revisione del regolamento generale di esenzione per categoria ridurrà notevolmente gli oneri burocratici sia per le imprese che per gli Stati membri e renderà più semplice fornire all'industria il sostegno di cui ha bisogno, preservando nel contempo l'integrità del mercato unico. Parallelamente la Commissione sta valutando la comunicazione sulle garanzie, al fine di valutare se si tratti ancora di un quadro sufficientemente chiaro e prevedibile per la concessione di garanzie statali. Queste possono essere uno strumento di sostegno efficace che mobilita finanziamenti privati, gravando sulle risorse pubbliche in misura minore rispetto alle sovvenzioni dirette. La Commissione collaborerà inoltre strettamente con gli Stati membri per accelerare l'elaborazione di nuovi importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI), al fine di migliorare l'efficienza dello strumento a sostegno della decarbonizzazione industriale e della produzione di tecnologie pulite nell'UE. Offrirà un nuovo polo di sostegno per accelerare l'avvio degli IPCEI e collaborerà con la BEI per sviluppare uno sportello unico che presterà consulenza in materia di domande di sovvenzione e strutturazione finanziaria.

Oltre alle norme sugli aiuti di Stato, la Commissione è pronta a offrire alle imprese orientamenti informali sulla compatibilità dei progetti di cooperazione che contribuiscono al raggiungimento delle priorità dell'UE con le norme in materia di antitrust, in particolare per quanto riguarda l'innovazione, la decarbonizzazione e la sicurezza economica nell'UE. Inoltre gli orientamenti per la valutazione delle concentrazioni saranno rivisti per garantire che l'analisi della concorrenza tenga meglio conto dell'impatto delle concentrazioni sull'accessibilità economica dei prodotti sostenibili e sull'innovazione pulita o sulla creazione di efficienze che apportano benefici sostenibili, ma anche sull'innovazione, sulla resilienza e sull'intensità di investimento della concorrenza in determinati settori strategici.

Infine le politiche fiscali sono un incentivo fondamentale per conseguire gli obiettivi del patto per l'industria pulita e non dovrebbero avvantaggiare i combustibili fossili a scapito dell'energia pulita. La Commissione raccomanderà agli Stati membri di provvedere affinché i loro regimi di tassazione delle società favoriscano un'industria pulita. Le misure potrebbero includere periodi di ammortamento più brevi per gli attivi delle tecnologie pulite, grazie ai quali le imprese potrebbero ammortizzare rapidamente i costi e beneficiare di incentivi fiscali che compensino gli investimenti iniziali elevati, e l'uso di crediti d'imposta per le imprese in settori strategici per la transizione pulita, al fine di rendere economicamente più attraenti gli investimenti in pratiche decarbonizzate. Nella misura in cui tali misure comportano aiuti di Stato, la nuova disciplina in materia integrerà tali strumenti nelle sue norme sulla compatibilità. Queste misure fiscali saranno abbinate a ulteriori azioni per ridurre ed eliminare gradualmente le sovvenzioni ai combustibili fossili, ad esempio nel contesto del semestre europeo 2025. Per agevolare la crescita e gli investimenti in nuove imprese innovative, la Commissione proporrà un 28o regime che semplificherà le norme applicabili.

Azioni faro – Investimenti pubblici e privati

Calendario

Aumentare la capacità di rischio di InvestEU

Primo trimestre 2025

Polo di supporto alla progettazione degli IPCEI

2025

Disciplina degli aiuti di Stato nell'ambito del patto per l'industria pulita

Secondo trimestre 2025

Raccomandazione agli Stati membri sull'adozione di incentivi fiscali a sostegno del patto per l'industria pulita

Secondo trimestre 2025

Invito faro nell'ambito di Orizzonte Europa

Quarto trimestre 2025

Asta pilota nell'ambito del Fondo per l'innovazione

2025

Banca per la decarbonizzazione industriale

Secondo trimestre 2026

Programma di investimenti TechEU sulle imprese in espansione (scale-up) con il gruppo BEI e il settore privato

2026

ICP – Aumentare il volume totale degli investimenti a sostegno della transizione industriale da 52,7 miliardi di EUR 26  

5.Alimentare l'economia circolare: un accesso sicuro ai materiali e alle risorse

L'Europa dovrebbe operare in modo maggiormente strategico per assicurarsi materie prime e secondarie, così da ridurre drasticamente l'esposizione a fornitori inaffidabili ed evitare interruzioni dell'approvvigionamento. Oggi più che mai, la circolarità dovrebbe essere un motore dell'innovazione.

Ponendo la circolarità al centro della sua strategia di decarbonizzazione, l'UE può non solo tagliare i costi e migliorare l'accessibilità dei materiali essenziali, ma anche ridurre le sue dipendenze, in quanto i materiali possono essere riutilizzati, rifabbricati, riciclati e mantenuti più a lungo nell'economia. Stando alle previsioni, entro il 2030 il potenziale di circolarità del mercato europeo della rifabbricazione passerà dal valore attuale di 31 miliardi di EUR a 100 miliardi di EUR, creando 500 000 nuovi posti di lavoro, rendendo la produzione industriale europea più sostenibile, accelerando la decarbonizzazione e migliorando la sicurezza delle risorse.

5.1.Una rapida attuazione del regolamento sulle materie prime critiche

Per garantire l'accesso alle materie prime critiche essenziali per la duplice transizione e per le quali l'UE dipende fortemente da un numero limitato di fornitori di paesi terzi, la Commissione intende dare priorità all'attuazione del regolamento sulle materie prime critiche. In quest'ottica stilerà un primo elenco di progetti strategici nel marzo 2025, così da garantire la diversificazione delle forniture lungo l'intera catena del valore e agevolare l'accesso al sostegno finanziario pubblico e privato per tali progetti.

Facendo leva sull'esperienza maturata con AggregateEU, la Commissione intende creare una piattaforma per l'aggregazione della domanda e un meccanismo di abbinamento per le materie prime strategiche. In una seconda fase, a integrazione del regolamento sulle materie prime critiche e in linea con le raccomandazioni della relazione Draghi, la Commissione intende istituire un apposito centro dell'UE per le materie prime critiche finalizzato all'acquisto in comune di materie prime critiche per conto delle imprese interessate e in cooperazione con gli Stati membri. Tra gli altri interventi potrebbero figurare il coordinamento delle scorte strategiche, il monitoraggio della catena di approvvigionamento e la messa a punto di prodotti finanziari per investire nell'approvvigionamento a monte, nell'UE e in paesi terzi.

5.2. Economia circolare

L'industria dell'UE è all'avanguardia nella circolarità. Nella fase attuale, tuttavia, gli sforzi prodigati sono in parte vanificati dal sottodimensionamento e dall'assenza di un mercato unico dei rifiuti, di materie prime secondarie, di materiali riutilizzabili e di mercati guida. Allo scopo di colmare queste lacune, la Commissione continuerà a dialogare con i portatori di interessi per individuare azioni e misure che consentano interventi trasformativi verso la circolarità. L'UE deve inoltre assicurarsi che i prodotti contenenti materiali preziosi e scarsi siano (ri)utilizzati in modo efficiente e il più a lungo possibile prima di diventare rifiuti, anche attraverso la piena attuazione dei requisiti di progettazione ecocompatibile per gruppi di prodotti importanti.

Nel 2026 la Commissione adotterà un atto legislativo sull'economia circolare che permetterà di accelerare la transizione circolare sfruttando il mercato unico. L'atto legislativo consentirà la libera circolazione di prodotti circolari, materie prime secondarie e rifiuti, promuoverà una maggiore offerta di riciclati di alta qualità e stimolerà la domanda di materiali secondari e prodotti circolari, riducendo nel contempo i costi delle materie prime. Tra le misure previste figura la revisione delle norme vigenti in materia di rifiuti elettronici, al fine di renderle più semplici e adatte allo scopo e consentire il recupero delle materie prime critiche contenute in tali rifiuti. L'atto consentirà di armonizzare i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto in modo da agevolare il passaggio da rifiuti a preziose materie prime secondarie, semplificherà, digitalizzerà ed amplierà in modo mirato la responsabilità estesa del produttore, stimolando la domanda attraverso appositi criteri per gli appalti pubblici. Fornirà incentivi per incrementare l'uso dei rottami metallici e la digitalizzazione obbligatoria delle autorizzazioni alla demolizione e delle verifiche pre-demolizione. Per affrancarsi dai materiali fossili è essenziale rendere obbligatorio l'uso di nuove fonti di materie prime, come i materiali riciclati e quelli a base biologica, in sostituzione ad esempio delle materie vergini di origine fossile utilizzate nella plastica. Le misure dell'atto legislativo saranno complementari a quelle del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e ne faciliteranno l'attuazione. Il piano di lavoro relativo al citato regolamento sarà adottato nell'aprile 2025.

Per aumentare la circolarità e la capacità di riciclaggio nell'UE, raggiungendo tra le altre cose l'obiettivo del 25 % di riciclaggio stabilito nel regolamento sulle materie prime critiche, la Commissione valuterà misure supplementari che rendano più conveniente il riciclaggio dei rifiuti di materie prime critiche all'interno dell'Unione rispetto all'esportazione. La Commissione elaborerà inoltre misure per incentivare il riutilizzo e il riciclaggio – anziché il collocamento in discarica – attraverso una raccolta differenziata più efficace. Nel farlo terrà conto anche dell'eventuale adozione da parte di paesi terzi di restrizioni all'esportazione di materie prime critiche. Al tempo stesso, l'UE coopererà con i paesi terzi che intendono sviluppare partenariati sull'economia circolare in questo settore. Si potrebbe inoltre considerare e valutare la possibilità di imporre dazi all'esportazione, da utilizzare eventualmente per finanziare investimenti nelle capacità di riciclaggio.

L'industria europea del riciclaggio delle batterie deve fronteggiare una situazione critica di carenza di massa nera, che viene esportata verso paesi terzi nonostante l'importanza economica e ambientale che riveste per l'ecosistema europeo delle batterie. Tenuto conto delle caratteristiche di pericolosità della massa nera, la Commissione adotterà misure specifiche in materia. 

Eliminare gli ostacoli normativi non basta: è necessario anche promuovere un aumento significativo degli investimenti per fornire le materie prime secondarie di cui il comparto industriale manifatturiero ha bisogno. La cooperazione tra gli Stati membri e i soggetti economici interessati sarà favorita grazie a poli transregionali per la circolarità finalizzati a promuovere la specializzazione intelligente e le economie di scala per il riciclaggio. I poli individueranno progetti strategici sulla base di proposte di gruppi di Stati membri e/o soggetti industriali, consentendo la messa in comune di flussi regionali diversificati. Questo garantirà sufficienti effetti di scala, che permetteranno agli impianti di raggiungere le dimensioni necessarie per funzionare in modo continuo. I poli faranno propria l'esperienza acquisita con i progetti strategici nell'ambito del regolamento sulle materie prime critiche e applicheranno approcci analoghi ai materiali tecnici e biologici da cui dipendono le nostre industrie. Inoltre la Commissione coadiuverà attivamente gli Stati membri nella progettazione di un potenziale nuovo IPCEI sui materiali avanzati circolari per le tecnologie pulite.

La Commissione avvierà un'indagine conoscitiva per acquisire informazioni dai partecipanti al mercato sulle modalità con cui le imprese europee attualmente acquistano e riciclano le materie prime più importanti e per valutare l'eventuale necessità di una maggiore cooperazione tra gli operatori del settore. A sostegno di tale iniziativa potrebbero essere utili orientamenti informali su come rendere più efficace la cooperazione nel riciclaggio delle materie prime in linea con le norme dell'UE in materia di concorrenza.

Inoltre la Commissione si propone di riesaminare le norme sul regime per i beni d'occasione di cui alla direttiva IVA 27 , nell'ambito dell'iniziativa "Green VAT" (IVA verde) per affrontare la questione dell'IVA insita nei prodotti di seconda mano. Infine, per garantire un'efficace transizione verso la circolarità, occorrerà lavorare in stretta collaborazione con tutti i portatori di interessi. A tal fine la Commissione avvierà un dialogo sulla circolarità per l'industria pulita, per preparare l'elaborazione dell'atto legislativo sull'economia circolare e individuare i settori in cui sono necessari ulteriori interventi.

L'esempio dei fertilizzanti illustra il potenziale del patto per l'industria pulita in tutti i settori, evidenziando come l'agenda sulla circolarità sia un'agenda per la sicurezza. La produzione interna di fertilizzanti, compresi quelli a basse emissioni di carbonio e quelli ottenuti a partire da nutrienti riciclati, riduce la dipendenza dalle importazioni e le emissioni, promuove modelli imprenditoriali circolari e dovrebbe poter ridurre i prezzi dei fattori di produzione per gli agricoltori. 

Iniziative faro – Alimentare l'economia circolare: un accesso sicuro ai materiali e alle risorse

Calendario

Primo elenco di progetti strategici a norma del regolamento sulle materie prime critiche

Primo trimestre 2025

Adozione del piano di lavoro sulla progettazione ecocompatibile

Secondo trimestre 2025

Centro dell'UE per le materie prime critiche: acquisti in comune e gestione delle scorte strategiche

Quarto trimestre 2026

Atto legislativo sull'economia circolare

Quarto trimestre 2026

Iniziativa "Green VAT"

Quarto trimestre 2026

Poli transregionali per la circolarità

Quarto trimestre 2026

ICP – Portare il tasso di utilizzo circolare dei materiali dall'11,8 % attuale al 24 % 28 entro il 2030 29

6.Mercati globali e partenariati internazionali

Il conseguimento degli obiettivi del nuovo patto per l'industria pulita è strettamente legato alla nostra capacità di agire a livello internazionale. L'UE non può realizzare i suoi obiettivi di industrializzazione pulita senza l'ausilio di partenariati sulla scena mondiale. Molte delle materie prime critiche essenziali per la transizione verde e per la resilienza e la sicurezza dell'UE provengono necessariamente da paesi terzi. Al contempo, anche i nostri partner condividono l'interesse a una transizione verso catene del valore industriali sostenibili, diversificate e resilienti. Il nostro successo economico dipende inoltre da scambi commerciali aperti e basati su regole e dall'accesso ai mercati terzi di beni e capitali.

Oggi le principali economie mondiali si contendono l'accesso ai mercati, alle materie prime critiche, alle nuove tecnologie e alle rotte commerciali globali in una corsa verso la neutralità climatica e per sviluppare o acquisire per prime le tecnologie strategiche. Inoltre l'industria è esposta a una concorrenza mondiale sleale, in particolare a causa dell'esportazione di sovraccapacità interne da altri paesi a prezzi fortemente scontati. Poiché siamo entrati in un'era di concorrenza geoeconomica mondiale, è necessario tutelare le condizioni di parità in tutto il mondo e garantire che il mercato dell'UE non diventi una destinazione di ripiego per le esportazioni derivanti dall'eccesso di capacità globale.

6.1.Partenariati per il commercio e gli investimenti puliti

Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, nel 2035 il mercato globale delle tecnologie energetiche pulite avrà un valore di 2 000 miliardi di USD: per conseguire la neutralità climatica in modo competitivo, è essenziale che le imprese, gli investitori e i lavoratori europei ne conquistino la più ampia quota possibile.

La vasta rete di accordi commerciali dell'UE garantisce alle imprese europee un migliore accesso ai mercati terzi e ai fattori di produzione essenziali. È pertanto fondamentale che l'UE continui a firmare, concludere e attuare pienamente gli accordi di libero scambio (ALS) in sospeso e progredisca nei negoziati in corso per nuovi ALS. I partenariati per il commercio e gli investimenti puliti integreranno questi accordi seguendo un approccio più rapido, flessibile e mirato, adattato agli interessi commerciali concreti dell'UE e dei suoi partner. Tali partenariati saranno pertanto concepiti per allineare meglio l'azione esterna dell'UE ai suoi obiettivi di politica industriale, tenendo conto delle opportunità e delle esigenze delle imprese. Saranno finalizzati a una migliore gestione delle dipendenze strategiche e a consolidare la posizione dell'UE nelle principali catene del valore a livello mondiale, diversificando le nostre catene di approvvigionamento e assicurando un migliore accesso alle materie prime e alle energie e tecnologie pulite. Consentiranno inoltre di promuovere la cooperazione in materia di tecnologie e politiche energetiche ai fini della transizione pulita e di sostenere gli interventi di decarbonizzazione in paesi partner. In tal senso, rispondere alle esigenze e agli interessi delle imprese dell'UE e dei partner sarà fondamentale per istituire partenariati efficaci per il commercio e gli investimenti puliti e garantire un'adeguata valorizzazione delle opportunità commerciali e di investimento da essi create.

I partenariati per il commercio e gli investimenti puliti coniugheranno norme, cooperazione in ambito normativo e investimenti per sviluppare con i partner catene del valore strategiche pulite. In primo luogo, gli investimenti saranno mobilitati individuando progetti concreti che combinino finanziamenti pubblici e privati, attraverso gli investimenti del Global Gateway e l'approccio "Team Europa". In secondo luogo, le norme contribuiranno a creare un ambiente favorevole con opportunità di investimento e commerciali pulite, consentendo alle imprese dell'UE di competere alla pari sui mercati esteri. In terzo luogo, la cooperazione normativa agevolerà i partner nella diffusione, in particolare, delle tecnologie pulite, dell'elettrificazione, della circolarità, delle norme sulla decarbonizzazione e della fissazione del prezzo del carbonio. Ne risulteranno partenariati credibili e attraenti che promuoveranno investimenti nelle tecnologie pulite e che, in ultima analisi, permetteranno di accelerare la transizione globale. La Commissione intende varare nel mese di marzo il primo partenariato per il commercio e gli investimenti puliti.

Nell'ambito del nuovo patto per il Mediterraneo, un'ambiziosa iniziativa transmediterranea per la cooperazione sull'energia e le tecnologie pulite incentiverà gli investimenti pubblici e privati su vasta scala nelle energie rinnovabili. La nostra diplomazia continuerà inoltre a sostenere i paesi partner impegnati nella transizione verde nel contesto di ambiziose politiche climatiche e ambientali e dei contributi determinati a livello nazionale nel quadro dell'accordo di Parigi. L'UE dovrebbe adottare un approccio strategico alla cooperazione energetica incentrato su tre settori chiave – diplomazia, assistenza tecnica ed economia – unendo gli sforzi con gli Stati membri a livello nazionale.

6.2.Migliorare il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) garantisce che gli interventi per la riduzione delle emissioni dell'industria dell'UE non siano compromessi da importazioni ad alta intensità di carbonio di merci prodotte al di fuori dell'UE e incentiva la decarbonizzazione e la fissazione del prezzo del carbonio a livello mondiale. Tuttavia, i dati disponibili ad oggi indicano che un numero limitato di importatori è responsabile di oltre il 99 % delle emissioni di gas a effetto serra incorporate nelle merci importate. La Commissione propone di semplificare in modo sostanziale tale meccanismo, riducendo gli oneri amministrativi per le industrie e le loro catene di approvvigionamento e continuando nel contempo a incentivare la fissazione del prezzo del carbonio a livello mondiale. Si tratta di un primo passo, ma necessario, per rendere più efficace il CBAM.

Nella seconda metà del 2025 la Commissione presenterà inoltre una relazione completa sul riesame del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, nella quale valuterà la possibile estensione del meccanismo ad altri settori dell'EU ETS e prodotti a valle. La relazione valuterà inoltre la possibile inclusione delle emissioni indirette in tutti i settori interessati dal CBAM, tenendo conto dei costi indiretti dell'energia elettrica per i produttori dell'UE, e definirà una strategia per affrontare i possibili rischi di elusione. In tale occasione la Commissione riesaminerà inoltre le modalità per affrontare il problema della rilocalizzazione delle emissioni di carbonio delle merci esportate verso paesi terzi. Al riesame farà seguito una proposta legislativa nel primo semestre del 2026.

Parallelamente, attraverso l'assistenza tecnica e la cooperazione normativa, l'UE continuerà a sostenere l'opera di decarbonizzazione nei paesi partner. Attraverso la task force per i mercati internazionali del carbonio e la diplomazia nella fissazione del prezzo del carbonio, di recente istituzione, promuoverà inoltre lo sviluppo di sistemi di fissazione del prezzo del carbonio e di mercati del carbonio a livello mondiale, aiutando i paesi partner a elaborare politiche efficaci di fissazione del prezzo del carbonio e solidi approcci in relazione ai mercati internazionali del carbonio.

6.3.Promuovere e proteggere: garantire condizioni di parità per l'industria dell'UE

L'UE deve continuare a essere un luogo propizio alle attività imprenditoriali, garantendo nel contempo che gli investimenti esteri, in particolare nei settori strategici, contribuiscano alla crescita economica dell'Europa senza comprometterne la sicurezza economica. In stretta consultazione con i portatori di interessi del settore e gli Stati membri, la Commissione proporrà misure volte a garantire che gli investimenti esteri nell'UE contribuiscano più efficacemente alla competitività a lungo termine della sua industria, che apportino un vantaggio tecnologico e favoriscano la resilienza economica, come pure la creazione di posti di lavoro di qualità nell'UE. Ad esempio, per i progetti che comportano investimenti esteri, in particolare quando intervengono finanziamenti pubblici, gli Stati membri potrebbero valutare collettivamente una serie di condizioni (quali proprietà delle attrezzature, fattori di produzione provenienti dall'UE, assunzione di personale nell'UE, necessità di joint venture o trasferimenti di proprietà intellettuale), iniziando da settori strategici come quello automobilistico o delle apparecchiature per la produzione rinnovabile.

Allo stesso tempo, è fondamentale garantire che gli investimenti esteri non compromettano la sicurezza e l'ordine pubblico in Europa. Con il riesame in corso del regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti nell'UE 30 , il Consiglio e il Parlamento europeo hanno l'opportunità di rafforzare ulteriormente il quadro dell'UE per il controllo degli investimenti avvicinando i meccanismi di controllo nazionali, di introdurre requisiti di resilienza e di allineare approcci e politiche, riducendo così al minimo il rischio di scelta opportunistica del foro (il cosiddetto "forum shopping").

Entro gennaio 2026 la Commissione adotterà orientamenti sui concetti fondamentali alla base del regolamento sulle sovvenzioni estere 31 , ad esempio le modalità con cui valuterà gli effetti distorsivi di tali sovvenzioni. Gli orientamenti chiariranno inoltre in quali circostanze la Commissione possa decidere di esaminare alla luce delle norme in materia di sovvenzioni estere le concentrazioni che non raggiungono le soglie ma rischiano di avere effetti distorsivi sulle condizioni di parità all'interno del mercato unico. La Commissione ricorrerà all'esame d'ufficio delle sovvenzioni estere nei settori strategici, come previsto dal regolamento.

In linea con l'obiettivo di competitività, resilienza e sostenibilità, la Commissione valuterà la possibilità di adeguare le tariffe entro i limiti consolidati, arrivando, se necessario, ai livelli massimi e facendo uso delle eccezioni previste, ad esempio per la protezione dell'ambiente. 

La Commissione continuerà, ove necessario, a fare un uso tempestivo ed efficiente degli strumenti di difesa commerciale, come i dazi antidumping o antisovvenzioni. Per proteggere le industrie europee dalla concorrenza sleale e garantire che il nostro mercato non funga da destinazione per le esportazioni derivanti dall'eccesso di capacità globale cui gli Stati contribuiscono, intendiamo migliorare gli strumenti di difesa commerciale esistenti, anche abbreviando i tempi delle indagini o ricorrendo maggiormente alle procedure d'ufficio. La Commissione rifletterà inoltre, insieme agli Stati membri e ai portatori di interessi, sull'eventuale necessità di ulteriori strumenti per completare e riformare il pacchetto di strumenti per la difesa commerciale.

Poiché le misure protezionistiche si moltiplicano in tutto il mondo, vi è il rischio che le sovraccapacità a livello mondiale siano indirizzate verso il mercato dell'UE. La Commissione affronterà il problema dell'eccesso di capacità intensificando la cooperazione internazionale e multilaterale e concentrandosi sull'individuazione e sull'eliminazione delle cause profonde delle misure non orientate al mercato, comprese le sovvenzioni che provocano distorsioni nelle industrie chiave e nei modelli commerciali per i beni e le tecnologie critici. L'UE intende promuovere in proposito un dialogo ancora più intenso in seno al G7 e procedere a uno scambio di informazioni, per garantire che le risposte autonome e le azioni collettive siano ben coordinate ed efficaci.

Azioni faro – Mercati globali e partenariati internazionali

Calendario

Avvio dei negoziati relativi al primo partenariato per il commercio e gli investimenti puliti

Primo trimestre 2025

Semplificazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM)

Primo trimestre 2025

Riesame completo del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per valutare la possibilità di estenderne l'ambito di applicazione ad altri settori dell'EU ETS a rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, ai settori a valle e alle emissioni indirette e di fornire un sostegno agli esportatori, colmando le lacune

Terzo trimestre 2025

Iniziativa transmediterranea per la cooperazione su energia e tecnologie pulite

Quarto trimestre 2025

Proposta legislativa sull'estensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere

Primo trimestre 2026

Orientamenti relativi al regolamento sulle sovvenzioni estere

Primo trimestre 2026

7.Competenze e posti di lavoro di qualità per l'equità sociale e una transizione giusta

Tutte le persone, le comunità e le imprese dovrebbero beneficiare della transizione pulita. Il patto per l'industria pulita è finalizzato, pertanto, a garantire una transizione giusta che assicuri posti di lavoro di qualità e responsabilizzi le persone, facendo leva sulle loro competenze e promuovendo la coesione sociale e l'equità in tutte le regioni. La nostra industria ha bisogno di una forza lavoro qualificata e deve offrire posti di lavoro di qualità per attrarre i migliori talenti. Per la riuscita della transizione pulita è essenziale mantenere i lavoratori e le comunità locali al centro della trasformazione industriale, valorizzare i talenti e sviluppare ulteriormente le competenze necessarie. Allo stesso tempo, la transizione pulita e digitale comporta anche cambiamenti nella forza lavoro e nuove esigenze in materia di competenze.

7.1.Sostegno alle competenze

L'industria ha bisogno di un migliore accesso alle competenze. La Commissione definirà un'Unione delle competenze come strategia generale per fornire alle persone le competenze di cui hanno bisogno per valorizzare al massimo il loro potenziale e per garantire che i datori di lavoro possano accedere alle competenze richieste da un'economia dinamica e competitiva. Riesaminerà inoltre i modelli di sostegno dell'UE alle iniziative settoriali in materia di competenze (tra cui le accademie, il patto per le competenze, l'alleanza per l'apprendistato, i centri di eccellenza professionale) al fine di razionalizzare il quadro per il rafforzamento delle competenze settoriali nelle industrie strategiche collegate al patto per l'industria pulita, con un sostegno integrato con un massimo di 90 milioni di EUR a titolo di Erasmus+.

L'Unione delle competenze, che consentirà di migliorare l'analisi del fabbisogno di competenze, verterà, tra l'altro, sugli investimenti, sull'apprendimento in età adulta e lungo tutto l'arco della vita, sull'istruzione e la formazione professionali, sull'istruzione superiore, sul mantenimento e riconoscimento delle competenze e sull'obiettivo di attirare e integrare talenti qualificati provenienti da paesi terzi, anche grazie alla futura iniziativa "bacino di talenti dell'UE". Per affrontare il problema del riconoscimento delle competenze, la Commissione valuterà ulteriori azioni atte a semplificare e razionalizzare i processi, unitamente a strumenti di digitalizzazione. Un'iniziativa sulla trasferibilità delle competenze faciliterà il riconoscimento in un paese delle competenze acquisite in un altro.

7.2.Sostenere i lavoratori nella transizione

È necessario che la nostra industria rimanga un luogo di lavoro attraente. La tabella di marcia per posti di lavoro di qualità, che sarà elaborata di concerto con le parti sociali, sosterrà gli Stati membri e l'industria affinché garantiscano condizioni di lavoro dignitose, standard elevati in materia di salute e sicurezza, l'accesso alla formazione, una transizione professionale equa per i lavoratori subordinati e autonomi e la contrattazione collettiva, al fine di attrarre talenti e contribuire alla competitività delle industrie europee.

La tabella di marcia per posti di lavoro di qualità fornirà sostegno ai lavoratori interessati dalla transizione. In tale contesto la Commissione discuterà con le parti sociali un quadro per favorire i processi di ristrutturazione a livello dell'UE e degli Stati membri. Il quadro sarà incentrato su una transizione giusta, sull'anticipazione dei cambiamenti, su interventi più rapidi se si profila una ristrutturazione e su meccanismi migliori di informazione e consultazione.

Gli investimenti dovrebbero combinare la protezione del reddito con politiche attive del mercato del lavoro per sostenere i lavoratori durante la transizione, anche mediante i servizi di collocamento, le opportunità di formazione e riqualificazione e il sostegno imprenditoriale, compreso quello ai gruppi vulnerabili.

La discussione si estenderà anche al funzionamento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, per capire in che modo possa apportare un contributo maggiore. Per orientare le attività in questo ambito, la Commissione istituirà un osservatorio europeo per la transizione equa, con l'obiettivo di rafforzare la base di conoscenze sugli aspetti della transizione verde connessi all'equità, sviluppare indicatori standardizzati, raccogliere le migliori pratiche e agevolare la condivisione dei dati per misurare impatti e risultati in termini di occupazione, creazione di posti di lavoro di qualità e transizione professionale, riqualificazione della forza lavoro, esigenze di investimento, protezione sociale e accesso ai servizi essenziali 32 , e garantire altresì un dialogo trasparente con le parti sociali, le autorità regionali e locali, la società civile e altri portatori di interessi riguardo alla transizione giusta.

La Commissione vaglierà modalità per migliorare l'attuazione del Fondo per una transizione giusta muovendo dagli insegnamenti tratti e individuando le migliori pratiche per orientare la progettazione dei futuri strumenti nell'ambito del prossimo QFP. Inoltre, la Commissione adotterà il piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili per favorire, tra l'altro, la mobilità della forza lavoro verso i luoghi di lavoro nelle aree metropolitane.

L'uso delle condizionalità sociali nei finanziamenti pubblici garantisce che i lavoratori beneficino del sostegno fornito all'industria, anche per promuovere la contrattazione collettiva. Questo impianto è in linea con i più ampi obiettivi dell'UE relativi alla promozione dell'equità sociale associata alla crescita economica. Per migliorare la competitività è necessario basarsi sulle conquiste già ottenute a livello sociale e sul modello sociale dell'UE, con l'obiettivo di realizzare una transizione verde inclusiva ed equa.

L'Unione promuoverà ulteriormente le norme sociali e del lavoro per garantire che la transizione sia giusta ed equa per tutti, anche nel contesto dell'imminente valutazione del quadro legislativo in materia di appalti pubblici da parte della Commissione.

Inoltre, nell'ambito della revisione del regolamento generale di esenzione per categoria, la Commissione valuterà se e come aggiornare le norme in materia di aiuti di Stato per fornire migliori incentivi all'industria affinché investa nel miglioramento delle competenze, nella riqualificazione, in posti di lavoro di qualità e nell'assunzione di lavoratori per una transizione giusta. La Commissione valuterà la possibilità di aumentare l'uso delle condizionalità in materia di formazione e competenze nei finanziamenti pubblici, a sostegno dell'anticipazione e della gestione del cambiamento e della transizione industriale. La politica di concorrenza svolge un ruolo cruciale nel tutelare i diritti dei cittadini dall'eccesso di potere, anche nel settore digitale, garantendo che i nuovi soggetti operino in modo equo e scongiurando concentrazioni indebite di potere economico e strategico.

Il leasing sociale di prodotti puliti permette a tutti gli europei di trarre giovamento dalla transizione pulita, senza effetti distributivi negativi, e contribuisce a stimolare la domanda di prodotti puliti; per questo motivo la Commissione elaborerà orientamenti per gli Stati membri sul leasing sociale di veicoli a zero emissioni, pompe di calore e altri prodotti puliti, fornendo ai cittadini assistenza finanziaria per l'accesso a tali prodotti, ammissibile anche a titolo del Fondo sociale per il clima.

Azioni faro – Competenze e posti di lavoro di qualità per l'equità sociale

Calendario

Unione delle competenze

Primo trimestre 2025

Tabella di marcia per posti di lavoro di qualità

Quarto trimestre 2025

Orientamenti sul leasing sociale di prodotti puliti

2025

Osservatorio europeo per la transizione equa

Primo trimestre 2026

Iniziativa sulla trasferibilità delle competenze

2026

Revisione delle norme del regolamento generale di esenzione per categoria in materia di aiuti di Stato per le imprese sociali e assunzione di lavoratori svantaggiati

Quarto trimestre 2027

ICP – Ridurre il numero di occupazioni in cui servono competenze o conoscenze specifiche per la transizione verde che almeno cinque Stati membri hanno segnalato come carenti. Nel 2024 vi erano 27 occupazioni di questo tipo 33 .

8.Attuare il patto per l'industria pulita in tutti i settori

Il patto per l'industria pulita fungerà da quadro per avviare un dialogo con le industrie, con una particolare attenzione alle PMI, al fine di sviluppare percorsi di transizione settoriali. Tali percorsi consentiranno di prendere le decisioni di investimento con cognizione di causa e agevoleranno la mobilitazione di maggiori capitali a beneficio della transizione, accelerando in ultima analisi i progressi verso un futuro industriale più pulito e competitivo.

Per adattare l'azione alle esigenze specifiche dei singoli settori, nel 2025 sono in corso di elaborazione diversi piani settoriali, cui se del caso ne seguiranno altri.

Il piano d'azione industriale per il settore automobilistico, che sarà adottato il 5 marzo sulla base del dialogo strategico in corso, risponderà alle esigenze della catena del valore del settore automobilistico, ponendo un forte accento sull'innovazione nelle tecnologie e nelle capacità future.

Il piano d'azione per la siderurgia e la metallurgia, basato sul dialogo strategico che sarà avviato il 4 marzo, proporrà azioni concrete per le industrie dei metalli ferrosi e non ferrosi, considerato che la siderurgia e la metallurgia – da secoli colonne portanti dell'industria europea – sono essenziali per la transizione pulita e digitale.

Un pacchetto sull'industria chimica, la cui adozione è prevista per la fine del 2025, riconoscerà il ruolo strategico del settore chimico in quanto "industria delle industrie" e quello delle molecole critiche. Proporrà iniziative mirate per rafforzarne la competitività, modernizzarlo e sostenere la produzione e l'innovazione in Europa.

Un piano di investimenti per i trasporti sostenibili illustrerà misure a breve e medio termine per definire le priorità in materia di sostegno a specifici carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio per il trasporto aereo e per vie navigabili, da cui dipendono molti settori industriali ad alta intensità energetica. Il piano permetterà, inoltre, di accelerare la realizzazione dell'infrastruttura di ricarica. Gli aiuti per il passaggio a modi di trasporto terrestre sostenibili saranno facilitati da nuove regole che consentiranno al settore ferroviario di avviare la transizione pulita e digitale.

La Commissione proporrà una strategia per la bioeconomia per migliorare l'efficienza delle risorse e valorizzare il notevole potenziale di crescita dei materiali a base biologica in sostituzione di quelli a base fossile e delle industrie correlate. In questo modo potrà anche essere ulteriormente ridotta la dipendenza dalle materie prime importate. Il nuovo piano settoriale per la bioeconomia stabilirà le priorità per la produzione e l'utilizzo di biomateriali e per il loro mantenimento nell'economia il più a lungo possibile. Il patto europeo per gli oceani promuoverà l'innovazione nelle tecnologie pulite blu, nelle energie rinnovabili offshore e nelle pratiche di economia circolare. 

9.Conclusioni

Mettere la decarbonizzazione e la circolarità al centro della politica economica è l'unico modo in cui l'UE può tenere il passo dei concorrenti ricchi di risorse. Il patto per l'industria pulita è la strategia per conseguire tale obiettivo. Le emissioni nette di gas a effetto serra dell'UE sono attualmente inferiori del 37 % rispetto ai livelli del 1990, mentre nello stesso periodo il PIL è cresciuto del 68 %. Questi dati ci fanno capire che la decarbonizzazione può essere motore di crescita economica e prosperità e aprire nuove vie agli europei.

L'UE dispone di tutti gli strumenti necessari, che tuttavia possono veramente fare la differenza solo se sono strategicamente allineati e utilizzati in modo coeso per conseguire obiettivi condivisi. Un aspetto fondamentale della nostra strategia consiste nel far restare i giovani talenti, creando opportunità che siano fonte di ispirazione e coinvolgimento per le prossime generazioni. Il nostro approccio, articolato in una dimensione interna e una esterna tra loro coerenti, prevede di adattare i nostri punti di forza alla realtà geopolitica odierna, tenendo conto dell'evoluzione dei mercati globali e dell'accessibilità alle risorse. A tal fine è necessario garantire condizioni di parità, senza compromettere gli elevati standard ambientali e sociali che le nostre società esigono.

Ma una strategia è valida solo quando la sua attuazione è efficace. Ciò richiede solidi strumenti di misurazione, monitoraggio e dialogo e un'azione coordinata a livello dell'UE in materia di investimenti ed espansione. La Commissione seguirà da vicino i progressi compiuti verso gli obiettivi di decarbonizzazione e competitività, dandone conto nella relazione annuale sul mercato unico e la competitività e aggiungendo gradualmente i nuovi indicatori chiave di prestazione (ICP) indicati nel presente documento. Rafforzerà inoltre il coordinamento al suo interno per fornire orientamenti strategici, monitorare i progressi e dialogare con le autorità locali e i portatori di interessi.

La cooperazione e l'allineamento con gli Stati membri sono essenziali. Inoltre la Commissione opererà di concerto con i colegislatori per attuare le azioni delineate nella presente comunicazione. Le discussioni avranno come primo obiettivo l'individuazione delle priorità urgenti in materia di decarbonizzazione e dei cluster industriali.

Invitiamo l'industria a esercitare una leadership dal basso e a ricercare un allineamento mirato per ottenere risultati tangibili che possano essere riprodotti su scala europea.

L'insieme delle azioni della presente tabella di marcia comune per la decarbonizzazione e la competitività dell'industria europea garantirà al comparto manifatturiero in Europa un futuro sostenibile sul piano economico, ambientale e sociale. 

(1)

  https://commission.europa.eu/topics/eu-competitiveness/draghi-report_it#paragraph_ 47059 .

(2)

COM(2025) 30.

(3)

COM(2024) 163 final.

(4)

COM(2025) 79 final.

(5)

Direttiva (UE) 2024/1711 e regolamento (UE) 2024/1747.

(6)

Cfr. sezione 4.3 per ulteriori dettagli.

(7)

COM(2021) 563 final.

(8)

Regolamento (UE) 2022/2577.

(9)

Direttiva (UE) 2023/2413.

(10)

Regolamento (UE) 2022/869.

(11)

Regolamento (UE) 2024/1252.

(12)

Regolamento (UE) 2024/1735.

(13)

Regolamento (UE) 2011/1227 e direttiva (UE) 2014/65.

(14)

Compresi i parametri che disciplinano l'applicazione della cosiddetta esenzione per le attività accessorie, le norme sugli interruttori di circuito e sui limiti di posizione, le disposizioni applicabili alle sedi di negoziazione e ai partecipanti al mercato, nonché determinati aspetti del funzionamento dei mercati a pronti (ad esempio l'applicazione di disposizioni simili a quelle della regolamentazione finanziaria anche alle borse dell'energia a pronti).

(15)

Dati Eurostat presentati nel documento SWD(2025) 11 final.

(16)

 Eurostat:  https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_inf_epc__custom_15272393/default/table?lang=en

(17)

COM(2024) 62 final. La strategia prevede che gli Stati membri riconoscano i progetti di cattura come strategici nel contesto dell'attuazione del regolamento sull'industria a zero emissioni nette e che le imprese petrolifere e del gas forniscano entro il 2030 una capacità di stoccaggio di CO2 di 50 milioni di tonnellate.

(18)

Direttiva (UE) 2023/959.

(19)

Cfr. banca per la decarbonizzazione industriale.

(20)

Regolamento (UE) n. 305/2011.

(21)

Regolamento (UE) 2024/1781.

(22)

Regolamento (UE) 2024/1735, articolo 42.

(23)

L'indice di vulnerabilità esterna (External Vulnerability Index, EXVI) della Commissione europea sarà comunicato nella relazione annuale sul mercato unico e sulla competitività. Si tratta di uno strumento che valuta la vulnerabilità dell'UE agli shock economici esterni. Utilizzando dati dettagliati sugli scambi commerciali, l'EXVI valuta le dipendenze, le posizioni concorrenziali e l'esposizione economica per sostenere decisioni politiche consapevoli e promuovere la resilienza industriale. L'EXVI monitora i progressi verso il conseguimento degli obiettivi del patto per l'industria pulita dell'UE, con lo scopo di ridurre le vulnerabilità in settori chiave. 0 = vulnerabilità bassa, 1 = vulnerabilità elevata.

(24)

SWD(2023) 68 final – Tra il 2021 e il 2030.

(25)

Regolamento (UE) 2024/795.

(26)

  https://investeu.europa.eu/investeu-programme/investeu-fund/investeu-indicators_en#key-indicators-selection .

(27)

Direttiva 2006/112/CE del Consiglio.

(28)

COM(2020) 98 final, Un nuovo piano d'azione per l'economia circolare.

(29)

 Relazione annuale sul mercato unico e la competitività ( link all'edizione del 2025 ).

(30)

Regolamento (UE) 2019/452.

(31)

Regolamento (UE) 2022/2560.

(32)

In linea con la raccomandazione del Consiglio, del 16 giugno 2022, relativa alla garanzia di una transizione equa verso la neutralità climatica (2022/C 243/04) e con il quadro UE per la qualità nell'anticipazione dei cambiamenti e delle ristrutturazioni (COM(2013) 882 final, del 13 dicembre 2013).

(33)

 Come segnalato dall'Autorità europea del lavoro, sulla base dei dati degli uffici di coordinamento nazionali EURES. Le esigenze in materia di competenze e conoscenze sono in linea con la tassonomia ESCO sulle competenze per la transizione verde, con esempi analizzati utilizzando l'indice di intensità verde per le capacità, le competenze e le occupazioni europee (ESCO).