COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 29.1.2025
COM(2025) 26 final
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
Relazione 2025 sul mercato unico e la competitività
{SWD(2025) 11 final} - {SWD(2025) 12 final}
Introduzione
La capacità dell'Unione europea di competere e prosperare nell'economia globale nel contesto delle attuali sfide geopolitiche è essenziale per la prosperità dell'Europa. Essa si basa su una chiara individuazione dei suoi punti di forza e dei suoi punti deboli per sostenere una strategia lungimirante che affronti le sue carenze, rafforzi i suoi punti di forza e sblocchi nuove opportunità.
Il fulcro dalla competitività a lungo termine dell'UE è il mercato unico, che conta quasi 450 milioni di persone, 23 milioni di imprese e un PIL di 17 mila miliardi di EUR. Ciò rende l'UE una delle tre maggiori economie del mondo, con una quota di circa un sesto dell'economia globale. Gli ostacoli persistenti nel mercato unico e gli oneri amministrativi le impediscono tuttavia di realizzare a pieno il suo potenziale. I progressi compiuti nell'integrazione del mercato unico hanno subito un rallentamento, mentre permangono ostacoli, in particolare per i servizi. Le aziende, soprattutto le PMI, riportano le loro difficoltà nel far fronte agli oneri amministrativi e nel conformarsi alla regolamentazione pubblica. Ciò rende più difficile svolgere attività commerciali e riduce le opportunità per le imprese di espandersi.
La competitività dell'economia dell'UE è soggetta a una pressione crescente da diversi punti di vista. Essa risente dei prezzi strutturalmente elevati dell'energia e dell'elettricità. Questi ultimi sono attualmente 2-3 volte superiori a quelli degli Stati Uniti. Le imprese europee si trovano ad affrontare sfide nel loro percorso di investimento, con difficoltà a commercializzare i risultati della ricerca, e sono ostacolate da investimenti pubblici e privati insufficienti nel campo delle tecnologie e dei settori più promettenti. Di conseguenza, lo sviluppo e l'adozione di tecnologie digitali e di altre tecnologie avanzate sono in ritardo rispetto alle economie concorrenti. Anche la manodopera qualificata è carente. La situazione geopolitica sempre più instabile richiede la massima attenzione alle dipendenze strategiche.
La produttività in Europa è in costante ritardo rispetto agli Stati Uniti, pur presentando un grande potenziale di recupero. La produttività del lavoro dell'UE, misurata in termini di PIL per ora lavorata corretto per il potere d'acquisto, si attesta al 77,8 % dei livelli statunitensi nel 2023 (cfr. figura 1). Il lato positivo è il vantaggio rispetto al Regno Unito e al Giappone, in termini sia di livelli sia di dinamica degli ultimi anni. All'interno dell'UE tale media nasconde alcune differenze, con gli Stati membri che hanno aderito più di recente che stanno raggiungendo i livelli degli Stati Uniti.
L'attrattiva dell'Europa come destinazione commerciale è in declino. Dal 2008 un terzo delle cosiddette "imprese unicorno" ha deciso di trasferirsi all'estero
. Solo 4 delle 50 imprese tecnologiche più grandi hanno sede nell'UE e nessuna delle imprese di maggior valore dell'UE è stata creata da zero
negli ultimi 50 anni
, a dimostrazione della mancanza di dinamismo del mercato, del clima di innovazione insufficiente e degli elevati ostacoli all'ingresso nel mercato e all'espansione. Pertanto la fiducia nell'UE come sede di attività economiche è diminuita, con un calo degli investimenti diretti esteri e ingenti quantità di risparmi delle famiglie investiti altrove. È allo stesso tempo ampio il potenziale per aumentare gli investimenti nei settori e nelle tecnologie chiave per la competitività dell'UE, sfruttando i punti di forza dell'Unione, a condizione che siano create le giuste condizioni quadro.
La relazione annuale sul mercato unico e la competitività fornisce il contesto analitico della bussola per la competitività, presentata contemporaneamente alla prima grande iniziativa della nuova Commissione. La relazione mira a fornire una diagnosi a sostegno del patto per l'industria pulita e della strategia per il mercato unico, è basata sulle relazioni dell'ex primo ministro Letta sul mercato unico, dell'ex primo ministro Draghi sulla competitività e dell'ex presidente Niinistö sulla preparazione e risponde alle richieste formulate dalle imprese affinché la competitività sia posta al centro dell'agenda dell'UE.
Figura 1: evoluzione della produttività del lavoro nell'UE e in altre economie avanzate.
Fonte: banca dati AMECO. PIL pro capite in parità di potere d'acquisto (PPA) per ora lavorata. Valori indicizzati con l'UE a 100 nel 2023.
Con i suoi 22 indicatori chiave di prestazione (ICP), la relazione fornisce un'analisi dei principali fattori trainanti della competitività e della produttività a lungo termine dell'UE, nonché della situazione del mercato unico. Essa offre una base di discussione con gli Stati membri e il Parlamento europeo, consentendo di fare il punto sul mercato unico e sulla competitività dell'UE nell'ambito di un riesame annuale dei progressi compiuti, dando seguito a una richiesta del Consiglio europeo, sulla base della comunicazione del 2023 sulla competitività a lungo termine dell'UE. La relazione è supportata da due documenti di lavoro dei servizi della Commissione che forniscono ulteriori dati e analisi relativi agli ICP, una panoramica delle misure di resilienza dei principali attori globali e un monitoraggio degli ecosistemi industriali. Tali elementi sono integrati dal quadro di valutazione del mercato unico e della competitività, che comprende altri 150 indicatori.
La relazione individua i punti di forza sui quali basarsi e i punti deboli da affrontare. Inizia con una valutazione del funzionamento del mercato unico, per poi fare il punto sulla competitività dell'UE lungo i tre assi della bussola per la competitività ed esaminare i progressi compiuti dall'UE nel colmare il divario in materia di innovazione. La relazione presenta quindi lo stato attuale dei fattori in grado di far progredire la decarbonizzazione dell'industria e gli investimenti, ed esamina infine i progressi compiuti nel rafforzamento della sicurezza economica e nella riduzione delle dipendenze.
SEZIONE 1 – Un mercato unico funzionante
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ICP
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Cosa misura
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Obiettivo
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Valore più recente dell'UE
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ICP 1: produttività del lavoro
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PIL per ora lavorata in termini di PPA
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77,8 % del livello USA (2023)
74,2 % del livello USA (2022)
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ICP 2: integrazione nel mercato unico
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Percentuale del PIL dell'UE rappresentata dal commercio tra Stati membri dell'UE
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23,8 % per le merci (2023)
26,0 % per le merci (2022)
7,6 % per i servizi (2023)
7,8 % per i servizi (2022)
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ICP 3: deficit di conformità
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Percentuale di direttive relative al mercato unico dell'UE recepite dagli Stati membri per le quali la Commissione ha avviato procedure di infrazione per recepimento non corretto
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< 0,5 %
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0,9 % (2024)
1,1 % (2023)
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ICP 4: facilità di conformità alla normativa
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Facilità di conformità alla normativa, sulla base dei dati di indagine presso le imprese in risposta alla domanda "Nel vostro paese, quanto è facile per le imprese rispettare la regolamentazione pubblica e le prescrizioni amministrative (ad esempio licenze, comunicazione, legislazione)? (1 = estremamente complesso; 7 = estremamente facile)" nell'indagine per l'indice di competitività globale del Forum economico mondiale
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3,87 (2023)
3,80 (2022)
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Legenda
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Miglioramento
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Stabile
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Peggioramento
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Un mercato unico ben funzionante è l'amplificatore chiave per la crescita della produttività, in quanto fornisce un ampio bacino di domanda e fonti di approvvigionamento diversificate. Esso offre alle imprese la possibilità di agire su vasta scala per innovare e crescere. Una delle sue risorse principali è un ambiente stabile basato sullo Stato di diritto. Il rispetto dello Stato di diritto è fondamentale per il funzionamento del mercato unico, in quanto garantisce un contesto operativo stabile che conferisce all'UE e ai suoi Stati membri un vantaggio competitivo a livello mondiale. Lo Stato di diritto garantisce un contesto imprenditoriale in cui le leggi si applicano in modo efficace e uniforme, in cui le imprese possono operare in un altro Stato membro su un piano di parità rispetto alle imprese locali e i bilanci sono spesi in modo trasparente e obiettivo.
L'integrazione del mercato unico sta progredendo e gli scambi intra-UE hanno registrato, negli ultimi decenni, una tendenza all'aumento. Gli scambi transfrontalieri di beni all'interno dell'UE sono aumentati da poco più del 20 % del PIL dell'UE nel 2018 al 23,8 % attuale (ICP 2). La situazione per quanto riguarda l'integrazione dei servizi è più eterogenea: l'aumento è molto più lento e parte da livelli molto più bassi, da circa il 7 % al 7,8 % del PIL nello stesso periodo. Nel 2023 si è registrato un notevole calo per i beni e un lieve calo per i servizi, sebbene i livelli continuino a essere significativamente superiori a quelli pre-pandemia. Una parte importante del recente calo del valore degli scambi di beni può essere attribuita al calo dei prezzi dell'energia, che ha comportato una riduzione dei prezzi dei beni oggetto di scambio, sebbene vi sia stato anche un calo dei volumi effettivi. Forse è troppo presto per trarre conclusioni definitive su queste tendenze; i dati futuri forniranno ulteriori elementi di prova.
1.1Ostacoli nel mercato unico
Per quanto nel corso degli anni l'UE abbia eliminato molti degli ostacoli agli scambi nel mercato unico, allo stesso tempo continuano a sorgere nuovi ostacoli e fonti di frammentazione. Sia il tracciamento degli ostacoli al mercato unico (Single Market Barriers Tracker) sia le analisi della Tavola rotonda europea per l'industria, di EuroChambres e di altri portatori di interessi rivelano una tendenza all'aumento degli ostacoli. È necessario un monitoraggio da diversi punti di vista al fine di individuare la risposta politica adeguata per ridurre tali ostacoli.
Per quanto riguarda i servizi, il mercato unico rimane frammentato da una combinazione di ostacoli normativi e amministrativi. Tra gli ostacoli normativi più importanti vi sono i requisiti giuridici relativi all'accesso alle professioni regolamentate e alle imprese che possono prestare servizi, oltre a norme divergenti in materia di occupazione e fiscalità. Tra gli ostacoli amministrativi figurano i complessi obblighi di dichiarazione per il distacco dei lavoratori e la certificazione della copertura previdenziale. La complessità del diritto societario e le divergenze tra le norme dei diversi Stati membri che si applicano in caso di costituzione di una nuova impresa o di registrazione di una filiale restano un ostacolo per i servizi che dipendono dalla vicinanza ai clienti.
Figura 2: ostacoli segnalati per categoria, suddivisi tra i 15 ostacoli principali.
Fonte: quadro del Single Market Barriers Tracker, utilizzando Your Europe, sondaggio tra le PMI, dati SOLVIT e Your Europe Advice (YEA), tra il 2022 e l'ottobre 2024.
La circolazione transfrontaliera dei beni all'interno dell'UE si scontra spesso con diversi tipi di ostacoli, come dimostrano i dati del Single Market Barriers Tracker. Ad esempio, gli obblighi nazionali in materia di imballaggio ed etichettatura costringono i produttori a realizzare prodotti su misura per determinati Stati membri, invece di servire l'intero mercato unico. Anche l'accesso al mercato dei beni è messo sotto pressione da ostacoli giuridici e amministrativi all'ingresso, anche per quanto riguarda l'ottenimento di autorizzazioni e permessi. I portatori di interessi segnalano regolarmente la presenza di ostacoli non normativi, come le restrizioni territoriali dell'offerta (cfr. la sezione 1.4 sulla libera circolazione delle merci). Uno degli ostacoli per le merci è il modo in cui l'accesso al mercato è ridotto dai requisiti dei regimi di responsabilità estesa del produttore. Anche i requisiti di mercato stabiliti dagli Stati membri per il riconoscimento reciproco di merci non armonizzate e l'esportazione, il trasporto e l'uso di materiali secondari hanno contribuito a frammentare ulteriormente il mercato unico. La figura 2 fornisce una panoramica dei 15 ostacoli principali, come riportato nel Single Market Barriers Tracker.
1.2Attuazione e applicazione nel mercato unico
Gli Stati membri dell'UE e la Commissione condividono la responsabilità di far rispettare il diritto dell'UE, anche per quanto riguarda l'osservanza delle norme in materia di mercato unico e l'applicazione dei diritti dei cittadini. Il lavoro della Commissione volto a garantire la conformità si articola in tre aspetti principali: rafforzare la prevenzione degli ostacoli, la collaborazione con gli Stati membri e le azioni attuative correttive.
Per quanto riguarda l'aspetto preventivo dell'applicazione, la Commissione lavora a stretto contatto con gli Stati membri per garantire l'effettiva attuazione dei meccanismi di notifica esistenti e la loro trasparenza. In risposta alla richiesta degli Stati membri, la Commissione ha inaugurato e sta ulteriormente sviluppando lo sportello unico di notifica, una piattaforma online che fornisce una panoramica e un accesso semplice alle diverse procedure di notifica derivanti dalla legislazione settoriale rilevante per il mercato unico.
La task force per l'applicazione delle norme sul mercato unico (Single Market Enforcement Task force - SMET) promuove un senso di responsabilità comune tra la Commissione e gli Stati membri, al fine di attuare correttamente le norme dell'UE e di collaborare per affrontare ostacoli specifici nel mercato unico. La relazione SMET fornisce una panoramica completa. Tra gli esempi dei risultati ottenuti negli ultimi due anni vi sono l'eliminazione di oltre 90 ostacoli amministrativi alle autorizzazioni per l'energia eolica e solare e il sostegno all'introduzione di cinque buone pratiche di rilascio delle autorizzazioni che contribuiscono ad aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili. La cooperazione all'interno della SMET ha inoltre ridotto la discriminazione IBAN in cinque aree (imposte, pagamenti assistenziali, pensioni, pagamenti sanitari e telecomunicazioni). È in corso l'individuazione di nuovi progetti SMET in altre aree, come i servizi digitali, i requisiti di imballaggio ed etichettatura e il riconoscimento reciproco.
Per quanto riguarda l'aspetto correttivo dell'applicazione del mercato unico, la situazione è in costante miglioramento. Secondo il quadro di valutazione del mercato unico, si registra un'ulteriore riduzione del numero di casi di infrazione relativi al mercato unico (-6 % nell'ultimo anno) avviati dalla Commissione nei confronti degli Stati membri per non aver attuato correttamente le normative dell'UE. Il numero di infrazioni per Stato membro varia notevolmente mentre i settori interessati dal maggior numero di casi di infrazione relativi al mercato unico sono l'ambiente (35 %), i trasporti (17 %) e l'energia (12 %). La Commissione continua inoltre ad applicare il diritto dell'UE in materia di concorrenza nei confronti delle imprese che adottano comportamenti anticoncorrenziali che creano ostacoli al corretto funzionamento del mercato unico. Secondo la Corte di giustizia, una persona fisica può chiedere un indennizzo economico se uno Stato membro viola gravemente il diritto dell'UE.
Il deficit di conformità si sta lentamente riducendo rispetto ai picchi precedenti ma è ancora al di sotto del valore-obiettivo dell'UE. tale deficit è misurato come percentuale di direttive relative al mercato unico dell'UE recepite dagli Stati membri per le quali la Commissione ha avviato procedure di infrazione per recepimento non corretto (ICP 3). Dopo aver registrato un netto aumento, dallo 0,8 % nel 2018 al picco dell'1,4 % nel 2020, il deficit di conformità si sta ora lentamente riducendo allo 0,9 % nel 2023. Tale valore rimane comunque ben al di sopra dell'obiettivo dell'UE dello 0,5 %.
Il regolamento relativo alle emergenze e alla resilienza nel mercato interno rafforza la preparazione e la risposta alle crisi, affrontando le perturbazioni delle catene di approvvigionamento e migliorando il coordinamento tra gli Stati membri. La Commissione sta attuando piani di emergenza, che comprendono simulazioni di crisi e strumenti di comunicazione potenziati, per salvaguardare il regolare funzionamento del mercato unico per i cittadini, le imprese e i governi.
1.3Prestazione transfrontaliera di servizi nel mercato unico
Il settore dei servizi rappresenta circa il 70 % del PIL e dell'occupazione dell'UE eppure il mercato unico dei servizi continua a funzionare al di sotto delle sue potenzialità. Lo scambio transfrontaliero di servizi rappresenta meno di un terzo di quello di beni e, contrariamente a quest'ultimo, non è superiore allo scambio di servizi con i paesi terzi. Anche la crescita della produttività del lavoro nei servizi rimane bassa e incide negativamente sulla competitività del settore stesso e delle industrie manifatturiere dell'UE, dal momento che i servizi costituiscono quasi il 40 % del valore aggiunto del settore manifatturiero.
Ai sensi della direttiva sui servizi, che mira a rimuovere gli ostacoli agli investimenti e agli scambi di servizi transfrontalieri, gli Stati membri godono di una notevole libertà nel fissare le proprie norme. Ciò porta a una grande diversità delle norme nazionali. Se da un lato i requisiti nazionali specifici possono essere giustificati e proporzionati per soddisfare obiettivi legittimi di interesse pubblico, dall'altro impongono ostacoli ai professionisti e alle aziende che desiderano offrire servizi in altri Stati membri dell'UE. Secondo le stime della Commissione, nonostante l'iniziale riduzione degli ostacoli normativi in seguito al recepimento della direttiva sui servizi, circa il 60 % di tali ostacoli è dello stesso tipo di 20 anni fa, con un riconoscimento reciproco limitato.
I settori dei servizi, come l'edilizia e il commercio al dettaglio, sono importanti dal punto di vista economico ma le loro prestazioni sono inferiori al potenziale. L'offerta di nuovi alloggi e la ristrutturazione del parco immobiliare europeo sono rallentati da un complesso contesto normativo e amministrativo con forti divergenze non solo tra gli Stati membri ma anche al loro interno, il che limita la fornitura di servizi nel settore dell'edilizia a livello transfrontaliero. Altri esempi sono le restrizioni all'esercizio della vendita al dettaglio e alle operazioni quotidiane di vendita al dettaglio, che ostacolano in modo significativo il miglioramento del settore della vendita al dettaglio, con effetti di ricaduta lungo la catena di approvvigionamento e sui consumatori.
Gli Stati membri limitano l'accesso a oltre 5 700 professioni regolamentate nell'UE, che rappresentano circa il 22 % della forza lavoro. La percentuale della forza lavoro nelle professioni regolamentate varia significativamente tra gli Stati membri, passando dal 14 % della Danimarca al 33 % della Germania. Anche se la regolamentazione delle professioni può tutelare gli obiettivi di interesse generale, essa implica lo svantaggio di impedire ai cittadini nazionali e a quelli di altri paesi dell'UE di esercitare tali professioni, a meno che non soddisfino i requisiti previsti dalla legislazione nazionale. Se si considera un insieme di professioni alle quali le imprese ricorrono comunemente come fornitori di servizi esterni, come i commercialisti, gli architetti, gli ingegneri civili e gli avvocati, il grado di restrittività varia notevolmente: alcuni Stati membri non impongono alcuna restrizione, mentre altri limitano fortemente la possibilità per i cittadini stranieri di esercitare la professione.
Quando uno Stato membro regolamenta una professione, i cittadini di altri Stati membri sono tenuti a sottoporsi a una procedura di riconoscimento della loro qualifica professionale. Grazie ai processi stabiliti nel quadro della direttiva sulle qualifiche professionali, oltre il 90 % di quasi 1 milione di richieste di riconoscimento ha ottenuto un risultato positivo. Ciononostante, i cittadini incontrano problemi pratici quando cercano di far riconoscere le loro qualifiche professionali. Una sfida persistente è rappresentata anche dalla lentezza e dall'inefficienza del riconoscimento delle qualifiche dei cittadini di paesi terzi, il che blocca la mobilità, contribuisce alla sovraqualificazione e limita l'integrazione nel mercato del lavoro dell'UE. La Commissione sta lavorando a possibili soluzioni per accelerare e semplificare il sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali.
Pur essendo giustificate dall'esigenza di tutelare i diritti dei lavoratori, le dichiarazioni di distacco costituiscono un ostacolo amministrativo significativo alla prestazione temporanea di servizi transfrontalieri. La Commissione collabora con le autorità degli Stati membri nell'ambito della task force per l'applicazione delle norme sul mercato unico per garantire obblighi di dichiarazione giustificati e proporzionati. La Commissione ha inoltre proposto un regolamento per istituire un portale digitale volontario comune per semplificare la dichiarazione di distacco dei lavoratori, collegato al sistema di informazione del mercato interno (IMI)
. Ciò consentirebbe alle imprese di effettuare le dichiarazioni di distacco in un unico luogo per tutti i paesi dell'UE utilizzando l'interfaccia pubblica e di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e le autorità nazionali, proteggendo al contempo i diritti dei lavoratori.
Il settore postale si trova ad affrontare sfide dovute al calo strutturale dell'attività di corrispondenza e all'aumento dei costi unitari che mettono sotto pressione il costo del servizio universale. Il settore dei servizi postali è fondamentale per l'economia e il mercato unico, in quanto contribuisce allo 0,8 % del PIL dell'UE e dà lavoro a 1,65 milioni di persone. I nuovi operatori di mercato, in particolare i giganti del commercio elettronico, stanno stravolgendo la concorrenza nel settore della consegna dei pacchi. Secondo un recente studio, il settore deve far fronte a sfide quali la crescente frammentazione normativa e i diversi livelli di qualità.
1.4 Circolazione transfrontaliera dei beni nel mercato unico
Il nuovo quadro normativo ha migliorato la coerenza della legislazione europea sui prodotti, ma deve far fronte ad alcune sfide. Il nuovo quadro normativo, che riguarda prodotti come batterie, macchine e dispositivi di protezione individuale, è alla base di circa l'80 % della produzione industriale e del 74 % della produzione intra-UE. Tuttavia dalla valutazione del 2022 del nuovo quadro normativo sono emerse questioni urgenti, tra cui la potenziale influenza straniera, le pratiche fraudolente e le lacune nell'affrontare la digitalizzazione e l'economia circolare. Affrontare tali sfide è essenziale per garantire la coerenza e ridurre i costi per gli operatori economici e le autorità.
Quando i prodotti non soddisfano i requisiti di salute, sicurezza e sostenibilità, la libera circolazione delle merci è compromessa. Il quadro dell'UE per la vigilanza del mercato mira a contrastare questo fenomeno e riguarda tutti i prodotti non alimentari che rientrano nell'ambito di applicazione della normativa di armonizzazione. Tali prodotti rappresentano circa due terzi degli scambi di beni all'interno dell'UE. La Commissione sostiene e coordina le attività delle autorità nazionali preposte al controllo della conformità dei prodotti immessi sul mercato dell'UE e finanzia 36 azioni congiunte di applicazione in corso in diversi settori merceologici oggetto della normativa di armonizzazione dell'Unione. Nel 2024 le autorità preposte all'applicazione della legge hanno registrato più di 36 916 indagini su prodotti non alimentari e hanno adottato misure in più di 23 389 casi per tutelare i consumatori e garantire condizioni di parità per le imprese.
Le nuove tendenze del commercio elettronico internazionale e le riconfigurazioni della catena di approvvigionamento mettono sotto pressione le autorità incaricate dei controlli doganali, della vigilanza del mercato e della tutela dei consumatori. Il numero di pacchi del commercio elettronico importati nell'UE è passato da 1,1 miliardi nel 2022 a 2,2 miliardi nel 2023 e, secondo le previsioni, dovrebbe raggiungere i 4 miliardi nel 2024. Nel 2023 sono stati bloccati alle frontiere dell'UE e nel mercato unico circa 152 milioni di articoli contraffatti, con un aumento significativo rispetto agli 86 milioni del 2022. Sono stati compiuti passi significativi per affrontare il problema delle merci non conformi che raggiungono il mercato unico, anche attraverso le vendite online. Tra questi, l'attuazione del regolamento sulla vigilanza del mercato con il sostegno della rete dell'UE per la conformità dei prodotti, l'adozione del regolamento relativo alla sicurezza generale dei prodotti per rafforzare le norme sulla sicurezza dei prodotti e le proposte di riforma dell'Unione doganale dell'UE per controllare più efficacemente le importazioni di prodotti. La Commissione sta inoltre prendendo provvedimenti nel quadro del regolamento sui servizi digitali.
Le restrizioni territoriali dell'offerta nei settori del commercio al dettaglio e all'ingrosso frammentano il mercato unico, limitano la scelta dei consumatori e contribuiscono a notevoli differenze di prezzo nell'UE. Tali restrizioni sono imposte dai fabbricanti di grandi marchi per rendere molto difficile o impossibile per i dettaglianti acquistare prodotti in uno Stato membro e rivenderli in un altro. Sebbene il diritto della concorrenza sia uno strumento efficace per sanzionare tali pratiche, molte di esse, tuttavia, esulano dal suo ambito di applicazione. Al fine di individuare soluzioni a tale questione, la Commissione ha avviato un'indagine fattuale con gli Stati membri nell'ambito della task force per l'applicazione delle norme sul mercato unico e avvierà un dialogo con i portatori di interessi del settore (dettaglianti e grossisti, fabbricanti, consumatori).
Le norme tecniche armonizzate promuovono la libera circolazione delle merci, garantendo che i prodotti soddisfino i requisiti di sicurezza, qualità e prestazioni in tutti gli Stati membri. La marcatura CE attesta la conformità dei prodotti alla legislazione armonizzata dell'UE, consentendone la vendita in tutta Europa. Le norme riducono gli ostacoli al commercio, garantiscono l'interoperabilità dei prodotti e rafforzano la competitività delle imprese europee. Il quadro di normazione a volte manca di velocità e agilità, in particolare per le nuove catene del valore per le transizioni verde e digitale. È estremamente importante incoraggiare la rapida elaborazione di norme e la partecipazione dell'industria dell'UE al lavoro sulle richieste di normazione in settori chiave per la competitività dell'UE. Tali settori prioritari sono definiti annualmente, attraverso il programma di lavoro annuale dell'Unione per la normazione europea. La Commissione sta attualmente valutando il quadro giuridico sulla normazione europea per determinare ulteriori azioni.
La valutazione del regolamento sull'etichettatura dei prodotti tessili mostra una proliferazione di requisiti per l'etichettatura. Ciò aumenta la complessità delle informazioni fornite ai clienti e divide il mercato unico. Nella stessa si conclude inoltre che il quadro normativo esistente a livello europeo non contempla le informazioni relative al riciclaggio e le etichette non fisiche, ossia l'etichettatura digitale.
1.5Onere normativo nel mercato unico
Le imprese percepiscono l'onere normativo in Europa come troppo gravoso, con il 32 % delle imprese dell'UE che considera le normative come un "ostacolo significativo" alla loro attività di investimento. Un ulteriore 34 % delle imprese dell'UE considera la regolamentazione un ostacolo minore, il che significa che in totale due terzi delle imprese ritengono di essere ostacolate negli investimenti da un'eccessiva regolamentazione. In confronto, solo il 21 % delle imprese statunitensi indica la "regolamentazione delle imprese" come un ostacolo significativo agli investimenti. Rispetto allo scorso anno, la percezione delle imprese dell'UE circa l'onere delle normative pubbliche è rimasta sostanzialmente stabile, con un piccolo miglioramento da 3,4 nel 2019 a 3,9 nel 2023, sebbene l'onere sia ancora eccessivo (cfr. ICP 4).
Il 41 % delle imprese ritiene che l'aumento degli oneri normativi sia il principale fattore di rischio che incide negativamente sull'attrattiva dell'UE come sede di investimenti diretti esteri (IDE). Questo può spiegare in parte il calo significativo della quota dell'UE rispetto ai flussi annuali di IDE globali, passata dal 36 % (2019) al 4 % (2023). L'onere normativo è particolarmente gravoso per le PMI. Il 28 % delle PMI dell'UE riferisce che oltre il 10 % del proprio personale è impiegato per valutare e conformarsi alle norme e ai requisiti normativi. Ad esempio, le procedure di autorizzazione per impianti di produzione nuovi o modernizzati possono essere lunghe, costose e implicano l'interazione con una moltitudine di amministrazioni pubbliche. Altri settori ripetutamente indicati dalle imprese come particolarmente onerosi sono il distacco dei lavoratori, la rendicontazione societaria di sostenibilità e la legislazione sulle sostanze chimiche.
1.6Strumenti digitali per il mercato unico
Gli operatori economici segnalano difficoltà nell'accesso alle informazioni e nell'espletamento delle formalità amministrative online. Secondo recenti indagini, i problemi principali includono la difficoltà di accesso alle informazioni su norme e requisiti e procedure amministrative troppo complesse. Per affrontare il problema, gli strumenti digitali possono facilitare l'accesso e ridurre gli oneri amministrativi. Ad esempio, lo sportello digitale unico è un'iniziativa dell'UE per l'e-government che funge già da sportello unico per i cittadini e le imprese che vogliono lavorare, studiare o esercitare attività commerciali in un altro paese dell'UE. Il suo ambito di applicazione si è gradualmente ampliato per includere altre aree e iniziative legislative. Restano tuttavia necessari progressi significativi, in particolare per rendere le procedure accessibili agli utenti transfrontalieri.
La frammentazione della cooperazione tra le autorità degli Stati membri e la Commissione europea può compromettere l'effettiva attuazione del diritto dell'UE. Il sistema di informazione del mercato interno (IMI) svolge un ruolo importante nel facilitare la cooperazione e gli scambi rapidi tra oltre 12 000 autorità pubbliche in tutta Europa. L'anno scorso l'IMI ha integrato la banca dati delle professioni regolamentate. Ulteriori utilizzi dell'IMI, come la proposta di istituire un portale per la dichiarazione digitale unica per il distacco dei lavoratori, potrebbero ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi.
L'incoerenza nell'adozione della fatturazione elettronica complica ulteriormente i processi amministrativi per le imprese, in particolare nelle procedure di appalto pubblico. La direttiva relativa alla fatturazione elettronica negli appalti pubblici impone a tutte le amministrazioni aggiudicatrici in Europa di ricevere ed elaborare fatture elettroniche conformi alla norma. La percentuale di imprese europee che inviano fatture elettroniche è passata dal 10,3 % nel 2013 al 32,2 % nel 2020.
La mancanza di informazioni complete e accessibili sul ciclo di vita dei prodotti ostacola la trasparenza e gli sforzi di sostenibilità. Il passaporto digitale di prodotto, istituito ai sensi del regolamento sulla progettazione ecocompatibile per prodotti sostenibili, in vigore dal luglio 2024, una volta creato e reso operativo fornirà informazioni complete sul ciclo di vita del prodotto, compresa la documentazione di conformità, le istruzioni di sicurezza e le indicazioni sullo smaltimento del prodotto.
Infine, l'interoperabilità del settore pubblico consente alle pubbliche amministrazioni di cooperare e fornire servizi pubblici al di là dei confini, dei settori e delle organizzazioni. L'interoperabilità transfrontaliera può far risparmiare alle imprese tra i 5,7 e i 19,2 miliardi di EUR all'anno.
1.7PMI
Le PMI costituiscono il 99,8 % delle imprese dell'UE e sono il fulcro del tessuto economico dell'Unione, ma per loro il contesto economico rimane difficile. Come mostra la valutazione delle prestazioni delle PMI della DG GROW del 2024, il valore aggiunto delle PMI in termini reali è diminuito dell'1,6 % nel 2023 e si stima un ulteriore calo dell'1,0 % per il 2024. Rispetto alle grandi imprese, la produttività delle PMI ha mostrato una tendenza nella direzione sbagliata: nel 2008, la produttività delle PMI era pari a circa il 68 % di quella delle grandi imprese ma nel 2024 questa cifra era scesa al 60 %.
Le PMI rimangono il motore della crescita e dell'innovazione dell'Europa. La maggior parte delle scale-up dell'UE con una crescita rapida e un'elevata produttività è costituita da PMI. Le micro-PMI con meno di 10 dipendenti hanno creato quasi 4 milioni di posti di lavoro negli ultimi tre anni e in 11 ecosistemi industriali su 14 la crescita dei posti di lavoro nelle PMI ha superato quella delle grandi imprese nel 2023.
Sono quattro le principali sfide che frenano le PMI: ostacoli normativi o oneri amministrativi, ritardi nei pagamenti, accesso ai finanziamenti e competenze. Il 35 % delle PMI considera le procedure amministrative o legali complesse un ostacolo determinante per l'attuazione di misure di efficienza delle risorse, mentre l'accesso alle competenze è considerato il problema più importante dal 29 % delle PMI. A ciò si aggiunge la situazione dei pagamenti che in Europa continua a peggiorare: i tempi effettivi di pagamento nelle transazioni B2B sono passati da 52 giorni nel 2022 a 62 giorni nel 2024. La mancanza di dinamismo nel segmento delle PMI è il risultato di una crescita economica generale più lenta ma anche un'indicazione del fatto che l'espansione è diventata più impegnativa e che le economie di scala del mercato unico possono essere ulteriormente sbloccate.
1.8Possibile allargamento e integrazione dei paesi candidati nel mercato unico
L'integrazione economica dei paesi candidati nel mercato unico dell'UE è una priorità fondamentale per la Commissione. Essa agevola gli scambi commerciali e i flussi di investimenti, favorendo in ultima analisi la crescita economica sia nell'UE che nei paesi candidati. La Commissione continua a sostenere questa integrazione monitorando i progressi dei candidati in termini di allineamento della loro legislazione con quella dell'UE e fornendo assistenza alle loro riforme politiche ed economiche. L'integrazione di altre economie nel mercato unico dovrebbe avere un impatto positivo su settori chiave come quelli delle materie prime, delle macchine e del turismo.
Le iniziative volte a rafforzare i legami con l'Ucraina e la Moldavia comprendono l'integrazione normativa di determinati settori industriali. Il ruolo dell'UE quale partner commerciale chiave per entrambi i paesi è cresciuto costantemente dal 2022, arrivando a rappresentare oltre il 50 % dei rispettivi scambi commerciali complessivi. Ogni anno viene organizzato un dialogo sulla cooperazione industriale con l'Ucraina; nel marzo 2024 il governo ucraino ha presentato il piano per l'Ucraina, un elenco di riforme e investimenti che avvicinerebbero il paese all'UE e al mercato unico. Nell'ambito di possibili accordi sulla valutazione della conformità e l'accettazione dei prodotti industriali ("ACAA"), la Commissione rafforza le capacità amministrative dei paesi candidati per aiutarli nell'attuazione della legislazione dell'UE sui prodotti industriali. L'obiettivo è quello di garantire la graduale integrazione dei paesi candidati nel mercato unico e nelle catene del valore economico dell'UE.
Promuovere lo sviluppo economico nel vicinato dell'UE può giovare anche all'UE stessa, offrendo opportunità commerciali. Il piano di crescita dei Balcani occidentali prevede una graduale integrazione nel mercato unico dell'UE per i beni e i servizi e connessioni più profonde alle catene di approvvigionamento dell'UE. La creazione di un mercato comune regionale per i Balcani occidentali, allineato alle norme dell'UE, potrebbe far raddoppiare le economie della regione nel prossimo decennio.
SEZIONE 2 – Colmare il divario in materia di innovazione
12.1Ricerca e innovazione
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ICP
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Cosa misura
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Obiettivo
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Valore più recente dell'UE
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ICP 5: spese per R&S
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Spesa pubblica e privata totale per le attività di ricerca e sviluppo come percentuale del PIL
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> 3 % entro il 2030
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2,22 % (2023)
2,21 % (2022)
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ICP 6: domande di brevetto
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Domande di brevetto per milione di abitanti
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152,8 (2023)
151,8 (2022)
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ICP 7: investimenti in capitale di rischio
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Investimenti in capitale di rischio (% del PIL)
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0,05 % (2023)
0,09 % (2022)
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La quota europea di domande di brevetto globali è diminuita passando dal 30 % al 17 % tra il 2000 e il 2021, pur rimanendo stabile in termini assoluti (ICP 6). Le imprese dell'UE, soprattutto le PMI, non sfruttano a sufficienza la possibilità di proteggere formalmente la proprietà intellettuale, ad esempio con brevetti, marchi e disegni. Solo il 9 % delle PMI possiede una PI registrata, rispetto a oltre il 55 % delle grandi imprese.
Sebbene la base tecnologica dell'UE sia più diversificata rispetto a quella di altre grandi economie, è sproporzionatamente più specializzata in tecnologie meno complesse rispetto alle sue controparti. Ciò fa pensare a una certa trappola mid-tech che ostacola la capacità dell'UE di entrare e crescere in nuovi settori ad alta intensità tecnologica, compromettendo il potenziale di crescita futuro. Se si considerano i primi 50 investitori mondiali in R&S per settore nel 2023, presentati nel quadro di valutazione della R&S industriale 2024, le imprese dell'UE erano in testa nel settore automobilistico (61 % del totale, USA 18 %, Cina 5 %, Giappone 15 %), mentre in altri settori ad alta intensità tecnologica gli investitori dell'UE si collocavano più indietro: settore sanitario (UE 14 % contro USA 51 %, Giappone 4 %); hardware TIC (UE 8 % contro USA 55 %, Cina 15 %); software TIC (UE 4 % contro USA 82 %, Cina 10 %, Giappone 4 %). I risultati dell'innovazione dell'UE sono leggermente migliorati (8 %) negli ultimi dieci anni ma rimangono inferiori a quelli di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, mentre la Cina ha recuperato rapidamente terreno con un aumento del 28 % nello stesso periodo.
Le imprese e le università incontrano difficoltà nella diffusione iniziale e nella commercializzazione della loro ricerca. Ad esempio, solo circa un terzo delle invenzioni brevettate registrate dalle università europee è sfruttato a livello commerciale. Ciò è generalmente attribuito alla debolezza dei legami di collaborazione tra imprese e università, alle incoerenti norme di gestione della proprietà intellettuale e alle carriere accademiche separate senza sufficienti incentivi per la commercializzazione e l'imprenditorialità. Dal punto di vista commerciale, le imprese devono affrontare numerose sfide quando cercano di commercializzare le loro innovazioni protette dalla proprietà intellettuale, come ad esempio un panorama di governance della proprietà intellettuale frammentato e la mancanza di capitale privato.
Gli investimenti in capitale di rischio sono diminuiti rispetto a livelli già bassi: dallo 0,09 % del PIL nel 2022 allo 0,05 % nel 2023 (cfr. ICP 7 e figura 3). Molte imprese innovative e in rapida crescita dipendono dal capitale di rischio sotto forma di investimenti di rischio per la loro espansione. Secondo le stime, il mercato dei capitali di rischio dell'UE (misurato come percentuale di investimenti in capitale di rischio rispetto al PIL) è ancora 10 volte inferiore a quello degli Stati Uniti e 7 volte a quello della Cina. Molte imprese europee altamente innovative sono quindi vincolate da un accesso limitato al capitale, il che spesso le spinge a cercare finanziamenti all'estero o addirittura a trasferirsi in ambienti di finanziamento più favorevoli come gli Stati Uniti. Ad esempio, nelle industrie manifatturiere avanzate, nel periodo 2017-2023 quasi il 90 % del valore del capitale di rischio è stato destinato a imprese statunitensi o cinesi (rispettivamente il 47 % e il 39 %), mentre solo il 4 % del capitale di rischio raccolto in questo settore a livello globale è andato a imprese situate nell'UE.
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Figura 3: investimenti in capitale di rischio in % del PIL nel 2023.
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Fonti: Invest Europe; Eurostat; OCSE; Statista.
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Il bilancio dell'UE prevede un'ampia gamma di programmi che fungono da importanti leve per gli investimenti pubblici e privati e per gli sforzi di ricerca. InvestEU, ad esempio, ha già sbloccato 218 miliardi di EUR di investimenti per un'Unione europea più innovativa e competitiva. Orizzonte Europa mette a disposizione 93,5 miliardi di EUR di finanziamenti per la ricerca e l'innovazione nel periodo 2021-2027 e il Fondo per l'innovazione sostiene le tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio (cfr. sezione 3.2). Sebbene il bilancio dell'UE offra notevoli opportunità di finanziamento, la spesa dell'UE è distribuita su un numero eccessivo di programmi, il che aggiunge complessità e rigidità che ostacolano la forza generata dall'aumento delle dimensioni perseguito tramite la messa in comune delle risorse per finanziare progetti importanti a livello dell'UE.
Nel 2024 è stata istituita la piattaforma per le tecnologie strategiche per l'Europa (STEP) al fine di indirizzare i finanziamenti dell'UE in progetti, tecnologie e settori prioritari. La piattaforma promuove gli investimenti e aumenta il sostegno allo sviluppo e alla produzione in Europa di tecnologie innovative e strategiche. STEP raccoglie e indirizza i finanziamenti in 11 programmi dell'UE per le tecnologie digitali e l'innovazione deep-tech, le tecnologie pulite ed efficienti dal punto di vista delle risorse e le biotecnologie. La Commissione ha già pubblicato circa 30 inviti a presentare proposte STEP per un totale di oltre 8,5 miliardi di EUR e gli Stati membri hanno reindirizzato più di 6 miliardi di EUR verso progetti STEP.
12.2Digitalizzazione
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ICP
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Cosa misura
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Obiettivo
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Valore più recente dell'UE
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ICP 8: intensità digitale delle PMI
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Percentuale di imprese dell'UE con almeno un livello base di intensità digitale. Ciò significa ricorrere ad almeno quattro delle dodici tecnologie digitali selezionate (ad esempio l'utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale, il fatto di disporre di un account per le vendite tramite commercio elettronico per almeno l'1 % del fatturato totale ecc.) secondo la definizione del programma strategico per il decennio digitale
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90 % entro il 2030
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57,7 % (2023)
54,8 % (2021)
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ICP 9: adozione di tecnologie digitali da parte delle imprese
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Percentuale di imprese europee che utilizza servizi di cloud computing, analisi dei dati e/o intelligenza artificiale. Obiettivo fissato nel programma strategico per il decennio digitale
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75 % entro il 2030
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Servizi di cloud computing: 38,9 % (2023)
34,0 % (2021)
Analisi dei dati: 33,2 % (2023)
Megadati: 14,2 % (2020)
Intelligenza artificiale:
8,0 % (2023)
7,6 % (2021)
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L'UE è in ritardo rispetto ai suoi concorrenti nei domini digitali. Ad esempio, è sede di sole 263 imprese unicorno, rispetto alle 1 539 degli Stati Uniti e alle 387 della Cina. L'UE mantiene una posizione competitiva in settori quali l'industria manifatturiera avanzata e le apparecchiature di rete mobile, ma non è riuscita a tenere il passo con i concorrenti globali sia nel segmento hardware che in quello software del settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC). Mentre la quota dell'UE nel mercato globale delle TIC si è dimezzata nell'ultimo decennio (portandosi al 10,8 %), quella degli Stati Uniti è aumentata di un terzo (arrivando al 38 %)
. Inoltre la base di conoscenze dell'UE per lo sviluppo delle tecnologie digitali è in gran parte situata al di fuori dell'Unione, con citazioni di brevetti extra-UE che rappresentano circa il 70 % delle domande di brevetti digitali.
L'intensità digitale delle PMI e l'adozione delle tecnologie digitali da parte delle imprese non aumentano ancora abbastanza velocemente. Nel 2023 il 57,7 % delle PMI dell'UE aveva raggiunto almeno un livello di base di intensità digitale, il che rappresenta un aumento rispetto a due anni fa, anche se non sufficientemente rapido per rimanere in linea con l'obiettivo di un'intensità digitale di base del 90 % entro il 2030 (ICP 8). È cresciuta anche la percentuale di imprese dell'UE con più di dieci dipendenti che hanno adottato le principali tecnologie digitali, con il 33,2 % delle imprese che utilizza l'analisi dei dati, il 38,9 % che utilizza il cloud e l'8 % che ha introdotto l'intelligenza artificiale nella propria attività, ma anche questi numeri non seguono la traiettoria necessaria per raggiungere l'obiettivo di un'adozione del 75 % nel 2030 (ICP 9).
La diffusione della produzione avanzata nelle industrie tradizionali, come la produzione additiva e la robotica, è ancora troppo lenta. La densità di robot nell'UE è di 22 unità per 1 000 dipendenti, inferiore a quella degli Stati Uniti (29) e significativamente inferiore a quella della Corea del Sud (101), della Cina (47) e del Giappone (42).
I progressi tecnologici più dirompenti e promettenti ruoteranno intorno all'intelligenza artificiale (IA), in cui l'Europa è attualmente in ritardo. Finora l'UE non è riuscita a sfruttare il potere che il mercato unico può offrire per consentire l'accesso su larga scala a dati in libera circolazione e a forti prospettive di espansione, entrambi prerequisiti per un'industria tecnologica di successo. Le imprese stanno avviando importanti investimenti nell'IA, la maggior parte dei quali è stata effettuata da imprese statunitensi. Secondo le previsioni, il valore del settore crescerà di oltre dieci volte fino al 2030. Al fine di migliorare le condizioni per lo sviluppo tecnologico, l'UE sta ampliando la sua infrastruttura di calcolo ad alte prestazioni leader a livello mondiale per creare "fabbriche di IA" che fungano da sportelli unici in cui le aziende possano addestrare e sviluppare modelli di IA.
Una maggiore diffusione delle tecnologie digitali nel settore manifatturiero può far aumentare in modo sostanziale la produttività dell'economia. La diffusione della tecnologia è importante tanto quanto il suo sviluppo e rappresenta un risultato più facilmente raggiungibile rispetto all'impresa più impegnativa di recuperare rapidamente terreno nello sviluppo dell'IA rispetto a Stati Uniti e Cina, che sono già molto avanti. Incentivare l'introduzione di tecnologie digitali avanzate nell'industria, nei servizi e nel settore pubblico sarà fondamentale per stimolare l'economia in generale.
12.3Competenze e istruzione
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ICP
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Cosa misura
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Obiettivo
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Valore più recente dell'UE
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ICP 10: tasso di occupazione
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Percentuale di persone in età lavorativa occupate
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78 % entro il 2030
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75,3 % (2023)
74,6 % (2022)
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ICP 11: partecipazione all'istruzione e alla formazione
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Percentuale di popolazione adulta che partecipa a un'attività di istruzione e/o formazione almeno una volta all'anno
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60 % entro il 2030
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39,5 % (2022)
37,4 % (2016)
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ICP 12: specialisti nelle TIC
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Specialisti nelle TIC in percentuale dell'occupazione totale
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20 milioni di specialisti nel settore delle TIC, pari a circa il 10 % dell'occupazione totale
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9,8 milioni, 4,8 % dell'occupazione (2023)
9,4 milioni, 4,6 % dell'occupazione (2022)
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ICP 13: punteggio PISA
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Risultati dei giovani di 15 anni nei test PISA dell'OCSE riguardanti matematica, lettura e scienze. Un punteggio elevato indica prestazioni migliori
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Matematica: 474 (2022)
Matematica: 492 (2018)
Lettura: 475 (2022)
Lettura: 488 (2018)
Scienze: 484 (2022)
Scienze: 488 (2018)
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Mentre il tasso di occupazione dell'UE si muove costantemente verso l'obiettivo del 78 % nel 2030 (ICP 10), i risultati scolastici nell'istruzione secondaria sono in ritardo. Il tasso di occupazione dell'UE ha superato il 75 % nel 2023, rispetto al 72 % del 2018. Si tratta di un risultato sostanzialmente in linea con gli Stati Uniti, ma inferiore alle tendenze del Giappone e del Regno Unito. Allo stesso tempo l'Europa si trova ad affrontare un problema nel dotare i giovani di competenze di base. I punteggi PISA medi che rilevano le prestazioni dei quindicenni in matematica, lettura e scienze sono diminuiti in tutte le discipline, confermando la tendenza al ribasso rilevata nelle indagini precedenti. Gli studenti dell'UE ottengono risultati inferiori rispetto ai loro omologhi del Regno Unito, degli Stati Uniti, del Giappone e della Cina (ICP 13). L'aumento della partecipazione femminile alla forza lavoro contribuisce ad affrontare la carenza di competenze ma il divario di genere a livello occupazionale si è ridotto solo marginalmente negli ultimi anni.
La rapida evoluzione del mercato del lavoro, unita ai cambiamenti demografici, evidenzia la necessità di dotare i cittadini europei di nuove competenze. Tuttavia oltre il 70 % delle imprese riferisce che la mancanza di competenze adeguate ostacola i loro investimenti e quasi quattro PMI su cinque segnalano difficoltà nel trovare lavoratori con le giuste competenze. Il problema è amplificato dal fatto che, secondo le proiezioni, la popolazione europea in età lavorativa diminuirà in media di circa un milione di persone all'anno, da oggi al 2050, in assenza di spostamenti compensativi. Mentre le competenze nel campo delle TIC sono molto richieste e in aumento, si stima che solo il 56 % della popolazione abbia competenze digitali di base o superiori a quelle di base, il che indica la necessità di riqualificare la forza lavoro e migliorarne il livello delle competenze. Il 45 % delle PMI riferisce che la carenza di competenze ostacola la loro capacità di adottare o utilizzare efficacemente le tecnologie digitali. Nel 2023 il numero di specialisti in TIC ha raggiunto i 10 milioni, pari al 4,8 % del totale degli occupati, e sta progredendo verso l'obiettivo di una forza lavoro costituita al 10 % da specialisti in TIC entro il 2030 (ICP 12). Tuttavia solo il 39,5 % della popolazione adulta partecipa all'istruzione o alla formazione (ICP 11), il che indica la necessità di promuovere l'apprendimento permanente. Il Fondo sociale europeo contribuisce al miglioramento del livello delle competenze e alla riqualificazione della forza lavoro con un bilancio di 142,7 miliardi di EUR per il periodo 2021-2027. In risposta alle carenze di competenze in settori di importanza critica, come le tecnologie a zero emissioni nette, la cibersicurezza e l'edilizia, sono state inaugurate accademie dell'industria su misura in collaborazione con la comunità imprenditoriale.
SEZIONE 3 - Decarbonizzazione dell'industria e investimenti
13.1Accesso al capitale e agli investimenti privati
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ICP
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Cosa misura
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Valore più recente dell'UE
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ICP 14: investimenti privati
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Investimenti privati (% del PIL)
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18,5 % (2023)
19,3 % (2022)
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ICP 15: risparmio privato investito in obbligazioni, azioni, fondi d'investimento e simili
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Volumi di risparmio delle famiglie in obbligazioni azioni quotate; fondi di investimento, assicurativi e pensionistici, rispetto al volume delle disponibilità liquide e dei depositi bancari delle famiglie. Fornisce un'idea della percentuale di risparmio che alimenta direttamente gli investimenti nell'economia reale, facilitando l'accesso delle imprese ai finanziamenti
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43 % (2023)
42 % (2022)
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Le imprese hanno bisogno di grandi investimenti per padroneggiare le transizioni verde e digitale. Servono investimenti nel campo della generazione, della trasmissione e dello stoccaggio di energia elettrica, nell'elettrificazione dei processi industriali, nell'efficienza energetica, nella capacità di calcolo, nell'automazione e in molte altre aree. Allo stesso modo, richiedono investimenti nell'industria dei semiconduttori e nell'estrazione, lavorazione e riciclaggio di molte materie prime critiche.
Gli investimenti privati, pari a circa il 19 % del PIL, sono rimasti sostanzialmente stabili negli ultimi anni (ICP 14). I livelli complessivi sono leggermente superiori a quelli degli Stati Uniti e ben superiori a quelli del Regno Unito. L'analisi specifica dell'evoluzione del capitale di rischio e dei relativi ICP è stata presentata nella sezione 2.
Rispetto ad altre economie avanzate, una percentuale molto minore del risparmio privato dell'UE è destinata direttamente agli investimenti nelle imprese e alle forme di investimento più rischiose. Gli investimenti produttivi sono bassi e il risparmio privato è elevato. La percentuale di risparmio delle famiglie dell'UE destinata a obbligazioni societarie, azioni quotate in borsa, fondi di investimento e simili è relativamente bassa e corrisponde al 43 % dei livelli di risparmio nei conti bancari tradizionali (ICP 15). Il livello corrispondente nel Regno Unito è del 55 % e negli Stati Uniti del 72 % (cfr. figura 4). Gli elevati tassi di partecipazione ai mercati finanziari aiutano le imprese a diversificare i finanziamenti. La solidità dei mercati dei capitali è importante per facilitare l'accesso delle imprese ai finanziamenti e per sbloccare i fondi per le scale-up.
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Figura 4: risparmio familiare investito in obbligazioni, azioni, fondi d'investimento e simili.
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Nota: volumi di risparmio familiare in obbligazioni societarie; azioni quotate; fondi di investimento, assicurativi e pensionistici, rispetto al volume delle disponibilità liquide e dei depositi bancari delle famiglie.
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Fonte: Commissione europea, DG FISMA.
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Una quantità significativa di denaro dei risparmiatori dell'UE è vincolata in conti bancari o investita all'estero. Sebbene nel 2022 il volume dei risparmi privati nell'UE fosse superiore di quasi il 65 % a quello degli Stati Uniti, le famiglie dell'UE hanno una ricchezza totale notevolmente inferiore a quella delle loro omologhe statunitensi, in gran parte a causa dei minori rendimenti che generalmente ricevono dai mercati finanziari. Mentre la ricchezza netta delle famiglie statunitensi è cresciuta di circa il 150 % negli ultimi 15 anni, la crescita corrispondente è stata solo del 55 % nella zona euro. Ciò è dovuto in gran parte alla mancanza di capacità del sistema finanziario dell'UE di stimolare gli investimenti ad alto rendimento, che può essere spiegata da una combinazione di mancanza di incentivi fiscali e di obblighi onerosi di dichiarazione fiscale in molti Stati membri, a cui si accompagna la percezione pubblica che il clima imprenditoriale generale non sia sufficientemente promettente, il che riduce la fiducia nelle prospettive di rendimento degli investimenti. Dei risparmi familiari dell'UE investiti in obbligazioni societarie, azioni quotate e fondi d'investimento, una parte significativa, circa 300 miliardi di EUR all'anno, non è investita nell'UE, ma all'estero, soprattutto negli Stati Uniti. Nel 2023 gli investimenti diretti esteri dell'UE negli Stati Uniti hanno raggiunto i 3,27 mila miliardi di EUR.
I nuovi prestiti bancari alle PMI sono diminuiti dopo la pandemia di COVID-19, mettendo a rischio i nuovi investimenti. Sebbene sarebbe auspicabile una quota maggiore di finanziamenti alle imprese attraverso obbligazioni societarie, azioni quotate in borsa, capitale di rischio e fondi di investimento, il finanziamento bancario rimane fondamentale per promuovere la crescita e la competitività della maggior parte delle PMI europee che utilizzano i tradizionali prestiti bancari per finanziare gli investimenti (che rappresentano il 57 % dei loro finanziamenti totali, cfr. figura 5). I prestiti alle PMI, che hanno registrato un'impennata dopo l'inizio della pandemia di COVID grazie ai massicci programmi di intervento pubblico, stanno tuttavia subendo una significativa contrazione, a causa del ritiro del sostegno pubblico. Gli attuali livelli di nuovi finanziamenti bancari sono scesi al di sotto dei livelli pre-pandemia (figura 6), il che può essere in parte attribuito anche all'aumento dei tassi di interesse osservato fino al 2024.
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Figura 5: tipo di finanziamento utilizzato nel 2023 dalle PMI (percentuale sul totale).
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Figura 6: nuovi prestiti bancari a società non finanziarie.
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Fonte: indagine sull'accesso al finanziamento delle imprese (SAFE), dicembre 20231.
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Fonte: Banca centrale europea, statistiche sui tassi di interesse delle IFM2.
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13.2Investimenti pubblici e infrastrutture
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ICP
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Cosa misura
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Valore più recente dell'UE
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ICP 16: investimenti pubblici
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Investimenti pubblici (percentuale del PIL)
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3,49 % (2023)
3,24 % (2022)
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Negli ultimi anni gli investimenti pubblici hanno registrato una lenta tendenza al rialzo, raggiungendo il 3,5 % del PIL nel 2024, rispetto al 3,1 % del PIL nel 2018 (ICP 16). Sebbene il livello dell'UE sia pari alla spesa pubblica statunitense, che si attesta al 3,5 % del PIL, il panorama dei finanziamenti dell'UE è frammentato e complesso, con la maggior parte dei finanziamenti effettuati a livello nazionale. Ad esempio, nel caso della R&S, il 93 % dei fondi pubblici investiti annualmente è erogato attraverso programmi nazionali.
A livello dell'UE, i fondi della politica di coesione, il dispositivo per la ripresa e la resilienza e altri strumenti contribuiscono a finanziare la transizione verde e quella digitale. Dal 2021, il dispositivo per la ripresa e la resilienza ha erogato 306 miliardi di EUR, ma è necessaria un'attuazione accurata dei piani nazionali per garantire l'erogazione tempestiva e completa degli importi rimanenti. Per il periodo 2021-2024 sono stati erogati 249 miliardi di EUR a titolo di fondi della politica di coesione. Il Fondo per l'innovazione fornirà, secondo le stime, 40 miliardi di EUR nel decennio in corso per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, in particolare nelle industrie ad alta intensità energetica, nella produzione e nello stoccaggio di energia.
Nonostante le importanti fonti di finanziamento pubblico, come InvestEU e STEP, permane una carenza di fondi per l'aumento delle capacità produttive, in quanto meno del 5 % dei finanziamenti dell'UE per le tecnologie pulite sostiene la produzione a zero emissioni nette ai livelli più elevati di maturità tecnologica (8-9).
La disciplina degli aiuti di Stato dell'UE ha consentito agli Stati membri di effettuare investimenti pubblici mirati, impedendo al tempo stesso indebite distorsioni della concorrenza e mantenendo condizioni di parità. Nel 2022 gli Stati membri hanno speso quasi 228 miliardi di EUR, pari all'1,4 % del loro PIL, per gli aiuti di Stato (comprese le misure di crisi). Il quadro di valutazione del mercato unico e della competitività di quest'anno, pubblicato insieme alla presente relazione, include un nuovo indicatore che mette a confronto la concentrazione degli aiuti di Stato con la concentrazione del PIL nell'UE. Ne è emerso che negli ultimi 10 anni gli aiuti di Stato sono stati distribuiti in modo più disomogeneo tra gli Stati membri.
Gli importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) sono uno strumento fondamentale per coordinare gli investimenti pubblici e privati nell'UE a sostegno di progetti innovativi e infrastrutturali in aree tecnologiche critiche. Gli IPCEI rappresentano un passo avanti verso un maggiore coordinamento delle politiche industriali tra i paesi all'interno dell'UE, un'evoluzione che deve andare oltre. Finora sono stati approvati 10 IPCEI integrati, per un valore di oltre 37 miliardi di EUR di sostegno pubblico nazionale, con i quali sono stati sbloccati 66 miliardi di EUR di investimenti privati (cfr. figura 7). È necessario rendere il processo di progettazione e revisione degli IPCEI più semplice e veloce per far partire rapidamente i progetti strategici. Il forum europeo congiunto per importanti progetti di comune interesse europeo, inaugurato nell'ottobre 2023, contribuisce ad affrontare tali questioni individuando settori strategici per i futuri IPCEI e migliorandone la progettazione e l'attuazione.
Figura 7: panoramica degli IPCEI e dei volumi di investimento sbloccati (fino all'autunno 2024).
Fonte:
IPCEI approvati - Commissione europea
.
Gli appalti pubblici possono servire come strumento strategico per incanalare gli investimenti pubblici verso la definizione del futuro dell'economia europea a sostegno di obiettivi quali la transizione verde e la resilienza dell'economia dell'UE, ma la loro attuazione può essere impegnativa. Le direttive sugli appalti pubblici garantiscono norme comuni in tutto il mercato unico e ogni anno oltre 250 000 autorità pubbliche dell'UE spendono circa il 14 % del PIL (2 000 miliardi di EUR nel 2022) per servizi, lavori e forniture. Sebbene le norme esistenti prevedano criteri sociali, di sostenibilità e di resilienza, la loro adozione è stata limitata, anche a causa delle difficoltà di attuazione.
13.3Energia
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ICP
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Cosa misura
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Obiettivo
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Valore più recente dell'UE
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ICP 17: prezzi dell'energia elettrica per i consumatori dell'utenza non domestica
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Prezzi dell'energia elettrica per i consumatori dell'utenza non domestica (fascia di prezzo ID dell'UE, consumatori commerciali di grandi dimensioni), escluse le imposte e i prelievi recuperabili
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0,16 EUR per kWh (2024)
0,20 EUR per kWh (2023)
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ICP 18: elettrificazione
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Misura l'energia elettrica in percentuale del consumo totale di energia.
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21,3 % (2022)
20,8 % (2021)
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ICP 19: percentuale di energia da fonti rinnovabili
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Produzione di energia rinnovabile in percentuale del consumo di energia complessivo
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45 % nel 2030
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24,5 % (2023)
23 % (2022)
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Le impennate dei prezzi dell'energia degli ultimi anni hanno avuto ripercussioni sulle industrie europee ad alta intensità energetica, come quelle dell'acciaio, del cemento, del vetro, della carta e dei prodotti chimici. La produzione ha subito un forte calo, in alcuni segmenti di oltre il 10 %, rispetto al periodo precedente al 2021. Per esempio, nella produzione dell'alluminio, i costi dell'energia rappresentano in genere la metà dei costi di produzione totali. I costi dell'energia incidono significativamente sulla capacità delle imprese dell'UE di competere sui mercati internazionali.
I prezzi dell'elettricità nell'UE sono diminuiti rispetto al loro picco ma sono ancora quasi il doppio dei livelli storici e significativamente più alti rispetto alle regioni concorrenti (cfr. ICP 17). Le imprese dell'UE devono far fronte a prezzi dell'energia elettrica che sono in media 3 volte superiori a quelli degli Stati Uniti e a prezzi del gas naturale 4-5 volte superiori
. Vi sono inoltre notevoli differenze di prezzo all'interno dell'UE. L'aumento dei prezzi ha avuto un impatto negativo diretto sulla fiducia degli investitori e ha portato al ritiro degli investimenti diretti esteri e all'interruzione dei progetti di espansione. Il 33 % delle imprese afferma che i prezzi volatili e troppo elevati dell'energia costituiscono i principali fattori che incidono negativamente sull'attrattiva dell'UE come sede di attività economiche.
Figura 8: prezzi dell'energia elettrica per le imprese dell'UE e di altre economie avanzate.
Fonte: Eurostat, Energy Information Administration (EIA) degli Stati Uniti, Department for Energy Security and Net Zero (DESNZ) del Regno Unito e Agenzia internazionale per l'energia (IEA).
Gli attuali livelli di prezzo ostacolano inoltre l'elettrificazione dell'economia dell'UE. Dal 2000 la quota di energia elettrica nel mix energetico è rimasta stabile intorno al 20 % e non è ancora decollata su larga scala (ICP 18). Ciò si spiega in parte con il persistere di un piccolo differenziale di prezzo tra il gas e l'energia elettrica, che non fornisce sufficienti incentivi economici per passare all'elettricità, nonostante la maggiore efficienza energetica dei sistemi elettrici. Tale situazione ha scoraggiato la transizione dell'industria e delle famiglie. Si prevede tuttavia un progressivo aumento della quota di energia elettrica a causa di norme sempre più severe in materia di emissioni, di una più pesante fissazione del prezzo del carbonio e di una revisione delle norme in materia di tassazione dei prodotti energetici, che favoriranno l'elettrificazione dell'industria, incentiveranno l'uso di pompe di calore per il riscaldamento e accelereranno l'adozione di veicoli elettrici.
L'economia dell'UE fa ancora ampio affidamento sui combustibili fossili, che costituiscono circa due terzi del mix energetico. La quota di energie rinnovabili è in aumento e rappresenta il 24,5 % (ICP 19) mentre l'energia nucleare rappresenta il 12 % del mix energetico dell'UE. Dalla valutazione d'impatto della comunicazione sull'obiettivo climatico dell'Europa per il 2040 emerge che tali fonti energetiche pulite potrebbero soddisfare il 75 % del fabbisogno energetico dell'UE entro il 2040. L'attuale dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili espone l'industria a rischi di perturbazione dell'approvvigionamento e volatilità dei prezzi, mentre una maggiore dipendenza futura da fonti energetiche decarbonizzate può rendere più accessibili i prezzi e limitare la vulnerabilità dell'industria.
L'Europa vanta una solida esperienza nel campo delle tecnologie pulite e dell'innovazione energetica ma non offre ancora condizioni quadro sufficienti per immettere sul mercato prodotti innovativi e consentire alle imprese di espandersi, il che a sua volta può contribuire ad aumentare l'efficienza energetica e a potenziare la fornitura di energia elettrica. Si prevede che il mercato mondiale delle principali tecnologie dell'energia pulita prodotte su larga scala triplicherà entro il 2035, raggiungendo un valore annuo di circa 1,9 mila miliardi di EUR e offrendo così alle aziende dell'UE vaste opportunità da cogliere. La rapida attuazione della normativa sull'industria a zero emissioni nette aiuterà l'UE a costruire una forte capacità produttiva nazionale per tali tecnologie, fondamentali per soddisfare le esigenze della società di un'energia meno cara e più pulita.
13.4Economia circolare
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ICP
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Cosa misura
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Obiettivo
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Valore più recente dell'UE
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ICP 20: percentuale di utilizzo di materiali circolari
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Materiali recuperati e reimmessi nell'economia, in percentuale dell'uso complessivo dei materiali
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23,4 % entro il 2030
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11,8 % (2023)
11,5 % (2022)
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L'Europa sta lentamente progredendo verso un'economia più circolare. Dal 2000, la circolarità dell'economia dell'UE, misurata come percentuale di utilizzo di materiali circolari, è aumentata passando dall'8,2 % all'11,8 % nel 2023 (ICP 20), il che implica un minor consumo di materie prime, meno rifiuti e una minore dipendenza dall'estero. L'impronta dei materiali dell'UE, che misura l'estrazione di materie prime per il consumo dell'UE, ammontava a 14,8 tonnellate pro capite nel 2022.
Diversi fattori ostacolano la transizione verso un'economia circolare. I vincoli economici possono scoraggiare l'adozione di modelli di business circolari, poiché spesso comportano costi iniziali più elevati e poiché le materie prime secondarie sono in genere più costose di quelle vergini. Unitamente ai rischi di innovazione e all'incertezza in merito agli utili sul capitale investito nonché alla difficoltà di espandere e replicare le soluzioni in un mercato frammentato, la giustificazione economica della circolarità non è ovvia. Ad esempio, le divergenze tra i quadri normativi degli Stati membri dell'UE, in particolare sui criteri relativi alla cessazione della qualifica di rifiuto, rendono difficile la libera circolazione dei rifiuti all'interno del mercato unico. Ciò impedisce lo sviluppo di catene di approvvigionamento più efficienti e scoraggia l'ampliamento di impianti di riciclaggio innovativi. Il grado di valorizzazione dei rifiuti o dei sottoprodotti industriali (simbiosi industriale) varia tra i vari Stati membri e tra le varie industrie, con lo smaltimento in discarica a basso costo e la mancanza di prevedibilità della fornitura di rifiuti/sottoprodotti che rappresentano ostacoli per i modelli circolari. Vi è inoltre un ulteriore margine per migliorare la riparabilità dei beni in modo da prolungarne la durata di vita e limitare il consumo di risorse e di energia associato alla produzione di nuovi beni. Esiste poi un grande potenziale non sfruttato nell'espansione dell'uso di materiali a base biologica, in particolare materiali da costruzione e beni di consumo a base di legno, provenienti dalle foreste europee. Ciò limiterebbe l'uso di risorse limitate e consentirebbe a un maggior numero di edifici e beni di fungere da pozzi di assorbimento del carbonio.
La normativa sulle materie prime critiche e il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili migliorano le condizioni per i modelli di business circolari. La normativa sulle materie prime critiche stabilisce che entro il 2030 il riciclaggio dell'UE copra il 25 % del consumo annuo di materie prime strategiche e razionalizza gli investimenti negli impianti di riciclaggio. A livello di prodotto, il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili definirà criteri specifici di circolarità per specifiche categorie di prodotti. Ciò contribuirà ad affrontare la frammentazione del mercato derivante dall'esistenza di norme nazionali divergenti sulla sostenibilità dei prodotti. Il sistema di informazione sulle materie prime supporta la definizione di politiche e decisioni commerciali ben informate, con dati sul ciclo di vita dei materiali chiave.
SEZIONE 4 - Accrescere la sicurezza e ridurre le dipendenze
14.1Commercio e dipendenze strategiche
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ICP
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Cosa misura
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Valore più recente dell'UE
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ICP 21: commercio con il resto del mondo in percentuale del PIL
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Grado di integrazione economica dell'UE con il resto del mondo
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14,8 % per le merci (2023)
17,4 % per le merci (2022)
7,4 % per i servizi (2023)
7,8 % per i servizi (2022)
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ICP 22: esportazioni di beni e servizi in percentuale delle importazioni mondiali
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Peso globale e quota di mercato dell'economia dell'UE
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20,4 % per le merci (2023)
16,1 % per le merci (2022)
31,9 % per i servizi (2023)
33,5 % per i servizi (2022)
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Il commercio internazionale è fondamentale per la prosperità dell'UE. Esso offre alle imprese l'opportunità di espandere la propria attività a livello globale, creando posti di lavoro e ricavi, favorendo l'efficienza e promuovendo l'innovazione. Contribuisce inoltre alla sicurezza economica europea garantendo e diversificando le catene di approvvigionamento, anche per importare fattori di produzione critici per le aziende europee. L'apertura dell'economia dell'UE e l'importanza economica del commercio con il resto del mondo sono raddoppiate negli ultimi 30 anni, con una crescita degli scambi extra UE di beni dall'8 % del PIL nel 1995 al 14,8 % nel 2023 e degli scambi extra-UE di servizi dal 3 % del PIL nel 1995 al 7,4 % nel 2023 (ICP 21). Rispetto al 2022, la percentuale del commercio sul PIL è diminuita, in particolare per i beni. In linea con le tendenze del commercio intra-UE descritte nella sezione 1.1., il commercio extra-UE rimane al di sopra dei livelli del 2021 e di quelli precedenti la pandemia; una parte importante dell'aumento del 2022 è legata agli effetti dei prezzi (dell'energia). Cfr. figura 9.
L'UE trae forza economica e politica dalla sua posizione di potenza commerciale globale: è la prima al mondo per esportazioni di servizi e la seconda al mondo per esportazioni di beni. Nel corso del tempo, l'UE è stata costantemente l'economia con il maggior volume di esportazioni di servizi, con una crescita costante fino a un picco del 36 % delle importazioni di servizi del resto del mondo nel 2021, per poi scendere a poco meno del 32 % nel 2023. Le esportazioni di beni in percentuale delle importazioni del resto del mondo hanno registrato una tendenza inversa nell'ultimo decennio, con cifre relative all'UE in lento declino, a parte un balzo al rialzo dal 16 % nel 2022 al 20 % nel 2023 (cfr. figura 10, ICP 22).
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Figura 9: commercio dell'UE con il resto del mondo in percentuale del PIL dell'UE.
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Figura 10: esportazioni di beni e servizi in percentuale delle importazioni del resto del mondo.
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Fonti: Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, banca dati "Competitive Industrial Performance"; banche dati della Banca Mondiale; Eurostat; stime della Commissione europea.
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Tali tendenze stanno emergendo nell'ambito di cambiamenti più ampi nel panorama del commercio globale. Sebbene non vi siano elementi che indichino una deglobalizzazione strutturale, l'importanza del commercio globale rispetto al PIL è rimasta sostanzialmente invariata dal 2013. Ciò è stato in parte attribuito a vari shock, come la pandemia di COVID-19 e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi anni gli attori economici di tutto il mondo hanno messo in atto politiche per migliorare la loro sicurezza economica e la loro resilienza (cfr. l'allegato 2 sulle misure di resilienza di determinati attori globali), portando a una riconfigurazione globale delle catene di approvvigionamento. Le catene di approvvigionamento dell'UE sono reti dinamiche con una notevole capacità di adattamento al nuovo scenario globale. Recenti analisi suggeriscono l'esistenza di prove di una ridistribuzione in corso delle importazioni dell'UE dai partner con i quali non vi sono accordi verso l'UE ("rilocalizzazione"), i partner limitrofi con i quali vi sono accordi ("delocalizzazione di prossimità") e i partner non limitrofi con i quali vi sono accordi ("partnership shoring"), con intensità variabili. Questo ha portato nel complesso a una maggiore diversificazione delle importazioni dell'UE.
Gli accordi commerciali e i partenariati strategici favoriscono l'accesso ai mercati esteri e generano nuove opportunità di investimento. Si tratta di un aspetto cruciale, sia per le limitazioni nella produzione nazionale di alcuni beni, sia per le potenzialità delle imprese dell'UE di aprire nuove strade all'estero. Negli ultimi cinque anni la Commissione ha eliminato 140 ostacoli alle esportazioni dell'UE in oltre 40 paesi, sbloccando ulteriori 6,2 miliardi di EUR di esportazioni dell'UE solo nel 2023.
Allo stesso tempo, esistono rischi significativi derivanti dall'aumento delle tensioni geopolitiche, dalle pratiche commerciali sleali e dalle dipendenze strategiche, a cui un'economia aperta come quella dell'UE è esposta. Le prove di un aumento delle esportazioni cinesi a prezzi molto competitivi, in molti casi agevolate da sussidi statali, potrebbero causare gravi danni a segmenti dell'industria manifatturiera dell'UE. Per questo motivo l'UE ha imposto dazi per i veicoli elettrici provenienti dalla Cina. L'UE ha inoltre introdotto un nuovo regolamento sulle sovvenzioni estere e ha rafforzato il quadro per il controllo degli investimenti diretti esteri in aree strategiche. L'allegato 2 fornisce approfondimenti sulle misure di resilienza di determinati attori globali.
L'analisi della vulnerabilità esterna dell'economia dell'UE rivela che l'UE è più esposta alle vulnerabilità commerciali esterne rispetto alla Cina, ma meno degli Stati Uniti. Per tutti i prodotti industriali, l'indice di vulnerabilità esterna (EXVI) colloca l'UE a 0,22, la Cina a 0,13 e gli Stati Uniti a 0,28. Nelle catene di approvvigionamento strategiche come quelle dei semiconduttori, delle tecnologie a zero emissioni nette e delle materie prime critiche, l'UE presenta la maggiore vulnerabilità per quanto riguarda le materie prime (0,28), rispetto ai semiconduttori (0,22) e alle tecnologie a zero emissioni nette (0,18). Rispetto ai suoi principali partner commerciali, l'UE appare più vulnerabile ai fattori esterni in tutte e tre le catene di approvvigionamento specifiche rispetto alla Cina. Tuttavia, rispetto agli Stati Uniti, l'UE è più vulnerabile solo nella catena di approvvigionamento dei semiconduttori. Negli ultimi dieci anni, la vulnerabilità dell'UE è leggermente diminuita per quanto riguarda le materie prime critiche, mentre le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori e delle tecnologie a zero emissioni nette sono rimaste relativamente stabili, come illustrato in dettaglio nell'allegato 1, parte II.
Le imprese dell'UE hanno segnalato difficoltà nell'accedere a determinate materie prime, con l'accesso a materie prime come acciaio, rame, combustibili fossili, litio ecc. segnalato come ostacolo principale dal 37 % delle imprese. Altri ostacoli importanti sono l'accesso a semiconduttori e microchip (23 %) e ad altri componenti, semilavorati e apparecchiature (27 %). Per aumentare l'accesso alle materie prime critiche, l'UE ha firmato 14 partenariati sulle materie prime e altri sono in preparazione
. Con il Global Gateway, l'UE continua a rafforzare i legami commerciali con i centri di crescita e a garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento in aree critiche.
Conclusioni
La presente relazione illustra i punti di forza e di debolezza dell'economia dell'UE e della sua competitività. Essa mostra che, pur continuando a progredire, l'integrazione nel mercato unico ha subito un rallentamento. Sebbene il deficit di conformità sia migliorato, permane un'eccessiva frammentazione per i beni e i servizi e l'onere amministrativo è troppo elevato. L'Europa rischia di rimanere indietro nel settore dell'innovazione. La spesa pubblica e privata per le attività di R&S rimane inferiore a quella di altri paesi omologhi. Le imprese faticano a espandersi, e il ruolo del capitale di rischio rimane di gran lunga inferiore rispetto a quello delle economie concorrenti. I tassi di occupazione stanno aumentando ma c'è ancora una carenza di manodopera qualificata. La digitalizzazione sta compiendo progressi, come dimostra l'adozione delle tecnologie digitali, ma non ancora a un ritmo sufficiente. Allo stesso modo, la decarbonizzazione dell'industria e dei sistemi energetici e la circolarità avanzano, ma dovrebbero accelerare. I prezzi elevati dell'energia pesano sulla competitività dell'Europa. Gli investimenti pubblici e privati non sempre trovano spazio nelle tecnologie e nei settori più promettenti. L'Europa beneficia di un'economia fortemente aperta ma le dipendenze strategiche meritano un attento monitoraggio.
Esiste un grande potenziale per rafforzare la competitività a lungo termine dell'Europa e per liberare pienamente la forza e il potenziale del mercato unico dell'UE, affrontando con decisione le sfide e gli ostacoli delineati. È necessario affrontare le difficoltà che le imprese si trovano ad affrontare per espandersi, innovare e aumentare la produttività. Poiché molti dei fattori di competitività sono strettamente interconnessi, la promozione della competitività e della prosperità dell'Europa richiederà un approccio coerente e strategico, soprattutto in un contesto geopolitico difficile.
La relazione annuale sul mercato unico e la competitività orienterà il dibattito politico sulla competitività e la prosperità e contribuirà alla definizione dei prossimi passi dell'azione politica. La presente relazione fornisce una diagnosi condivisa e indica le priorità strategiche per le politiche industriali, in particolare per il prossimo patto per l'industria pulita, e per il mercato unico, in particolare per la prossima strategia per il mercato unico. In concomitanza, la bussola per la competitività delinea il quadro delle prossime azioni politiche per rafforzare la competitività e la crescita europee. La presente relazione orienterà inoltre le discussioni in seno al Consiglio europeo, al Consiglio "Competitività" e al Parlamento europeo, oltre che con gli Stati membri. Analogamente, può fungere da base per una stretta collaborazione e un dialogo con i portatori di interessi, tra cui le imprese. La relazione alimenterà le discussioni nel Semestre europeo e in vista dello strumento di coordinamento della competitività nonché del Fondo per la competitività e del prossimo quadro finanziario pluriennale. In sintesi, la presente relazione consente di monitorare da vicino la competitività dell'Europa, in modo che i diversi attori europei possano tenere traccia dei progressi compiuti e individuare le priorità politiche su base annua.