Bruxelles, 8.9.2022

SWD(2022) 275 final

DOCUMENTO DI LAVORO DEI SERVIZI DELLA COMMISSIONE

Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali 2022









Relazione per paese – ITALIA





























che accompagna il documento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni

Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali 2022

Conformarsi alle politiche ambientali per invertire la rotta

{COM(2022) 438 final} - {SWD(2022) 252 final} - {SWD(2022) 253 final} - {SWD(2022) 254 final} - {SWD(2022) 255 final} - {SWD(2022) 256 final} - {SWD(2022) 257 final} - {SWD(2022) 258 final} - {SWD(2022) 259 final} - {SWD(2022) 260 final} - {SWD(2022) 261 final} - {SWD(2022) 262 final} - {SWD(2022) 263 final} - {SWD(2022) 264 final} - {SWD(2022) 265 final} - {SWD(2022) 266 final} - {SWD(2022) 267 final} - {SWD(2022) 268 final} - {SWD(2022) 269 final} - {SWD(2022) 270 final} - {SWD(2022) 271 final} - {SWD(2022) 272 final} - {SWD(2022) 273 final} - {SWD(2022) 274 final} - {SWD(2022) 276 final} - {SWD(2022) 277 final} - {SWD(2022) 278 final}


La presente relazione è stata redatta dal personale della direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea. Eventuali commenti sono benvenuti al seguente indirizzo di posta elettronica: ENV-EIR@ec.europa.eu  

Maggiori informazioni sull'Unione europea sono disponibili sul sito internet http://europa.eu .

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©Unione europea, 2022

Riproduzione autorizzata con citazione della fonte.

Indice

Sintesi    

Parte I – Aree tematiche    

1. Economia circolare e gestione dei rifiuti    

Misure a sostegno della transizione verso l'economia circolare    

Gestione dei rifiuti    

2. Biodiversità e capitale naturale    

Protezione e ripristino della natura    

Ecosistemi marini    

Valutazione degli ecosistemi e pratiche contabili    

3. Inquinamento zero    

Aria pulita    

Emissioni industriali    

Prevenzione di incidenti industriali rilevanti – SEVESO    

Rumore    

Qualità e gestione delle risorse idriche    

Sostanze chimiche    

4. Azione per il clima    

Principali politiche e strategie climatiche nazionali    

Obiettivo di condivisione degli sforzi    

Principali sviluppi settoriali    

Utilizzo dei proventi derivanti dalla messa all'asta delle quote dell'EU ETS    

Parte II – Quadro di sostegno: strumenti di attuazione    

5. Finanziamenti    

Fabbisogno di investimenti ambientali nell'Unione europea    

Finanziamenti ambientali dell'UE per il periodo 2014-2020    

Finanziamenti ambientali dell'UE per il periodo 2021-2027    

Spesa nazionale a favore della protezione dell'ambiente    

Strumenti di bilancio verdi    

Finanziamento complessivo rispetto al fabbisogno    

6. Governance ambientale    

Informazioni, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia    

Garanzia della conformità    

Efficienza delle amministrazioni ambientali    

Riforme attraverso lo strumento di sostegno tecnico della Commissione    

Progetti TAIEX-EIR Peer 2 Peer    



Sintesi

Nei precedenti riesami dell'attuazione delle politiche ambientali, le sfide principali individuate per l'Italia sul fronte dell'attuazione della politica e del diritto dell'UE in materia ambientale erano:

·migliorare la gestione dei rifiuti urbani, in particolare riducendo il conferimento in discarica e aumentando la raccolta differenziata dei rifiuti nelle regioni meridionali;

·migliorare il trattamento delle acque reflue urbane effettuando investimenti nelle strutture adibite a tale scopo;

·ridurre le emissioni di particolato (PM10 e PM2,5) e di biossido di azoto (NO2) riducendo la congestione del traffico e la combustione di biomassa;

·designare i restanti siti marini Natura 2000 come zone speciali di conservazione (ZSC), stabilire e raggiungere gli obiettivi di conservazione specifici per sito e garantire che la rete sia gestita in modo efficace;

·migliorare l'efficienza con cui vengono impiegati i finanziamenti per l'ambiente.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nella gestione dei rifiuti urbani, in particolare con l'aumento stabile e costante del riciclaggio e del compostaggio, il settore italiano dei rifiuti continua a presentare notevoli carenze, come si evince da diverse procedure di infrazione avviate nei confronti dell'Italia. Tra queste figurano la causa relativa alle discariche e il "caso Campania", soggetti alle ammende comminate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea. Servono interventi supplementari per garantire che lo smaltimento dei rifiuti in Italia avvenga nel rispetto del diritto dell'Unione.
Il piano per la ripresa e la resilienza (PNRR) prevede riforme importanti, con una strategia nazionale per l'economia circolare e un programma nazionale di gestione dei rifiuti, oltre a investimenti faro a sostegno del riciclaggio che dovrebbero migliorare l'attuazione sul campo delle norme ambientali.

Nell'ambito della rete Natura 2000 restano ancora da designare alcune zone speciali di conservazione marine.
È inoltre necessario migliorare lo stato di conservazione degli habitat e delle specie di interesse dell'Unione, attuando pienamente la normativa Natura 2000, utilizzando i quadri regionali di azioni prioritarie per una migliore integrazione dei fondi UE e pianificando gli investimenti in modo più strategico. Nel PNRR non sono previsti fondi sufficienti a sostegno della biodiversità per finanziare queste esigenze; di conseguenza l'importo mancante deve essere compensato attingendo ad altri fondi UE e fonti nazionali.

L'Italia può contare da anni su pratiche avanzate in materia di capitale naturale, contabilità ambientale e indicatori di benessere, ora rafforzate grazie allo strumento di sostegno tecnico della Commissione e allo strumento inter pares EIR Peer 2 Peer.

Per quanto concerne la qualità dell'aria, l'Italia ha compiuto progressi limitati nella riduzione delle emissioni complessive, nonostante gli accordi tra governo nazionale e amministrazioni regionali della Pianura Padana, il dialogo dell'UE sull'aria pulita tenutosi dal 3 al 5 giugno 2019 e un progetto integrato LIFE di alto profilo (PREPAIR). Nel 2020 sono proseguiti i considerevoli superamenti dei valori limite tanto per il PM10 quanto per l'NO2. Circa il 20 % del PNRR è destinato a misure dedicate all'energia e ai trasporti sostenibili che miglioreranno la qualità dell'aria. Si possono compiere progressi anche attraverso un maggior spostamento del carico fiscale dal lavoro verso le basi imponibili ambientali e di altra natura, compresa la graduale eliminazione dei sussidi dannosi per l'ambiente.

Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche italiane, si sono registrati progressi limitati nella riduzione del numero di agglomerati non conformi alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, con la conseguente imposizione di sanzioni pecuniarie da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea. Per progredire sono necessari più investimenti. Occorre altresì risanare i punti critici nell'Italia settentrionale caratterizzati dall'alta concentrazione di nitrati, mentre nel Lazio bisogna migliorare la qualità dell'acqua potabile. Il PNRR sosterrà cospicui investimenti nella pianificazione dell'uso del suolo (per ridurre l'impermeabilizzazione del suolo), nel controllo delle alluvioni, nella riduzione delle perdite e nel trattamento delle acque reflue urbane. L'elevato consumo di acqua, in particolare nel settore agricolo, desta preoccupazioni nelle regioni meridionali. Inoltre lo stato di diversi descrittori marini risulta scadente o molto scadente.

I finanziamenti dell'UE continuano a fornire un importante sostegno per colmare le lacune nell'attuazione ambientale. L'Italia riceverà oltre 190 miliardi di EUR in sovvenzioni e prestiti per attuare il suo PNRR (2021-2026) e 42 miliardi di EUR dalla politica di coesione (2021-2027). Secondo le stime, i finanziamenti complessivi dell'Italia per investimenti a favore dell'ambiente nel periodo 2014-2020 sono stati pari allo 0,48 % del PIL annuo (meno della media UE dello 0,7 %); di questi, l'80 % proveniva da fonti nazionali.
Nel complesso si stima che il fabbisogno di investimenti ambientali per il prossimo periodo raggiungerà almeno lo 0,67 % del PIL italiano annuo: si profila dunque una carenza di investimenti pari a oltre lo 0,19 % del PIL, da colmare concentrandosi sulle priorità nazionali di attuazione delle politiche ambientali. L'Italia ha migliorato la sua capacità di assorbire fondi dell'UE per le misure ambientali, fatta eccezione per la Sicilia e la Calabria. L'importo totale delle sanzioni pecuniarie relative ai rifiuti e alle risorse idriche inflitte dalla Corte di giustizia dell'Unione europea dal 2015 ha superato i 620 milioni di EUR.



Parte I – Aree tematiche

1. Economia circolare e gestione dei rifiuti

Misure a sostegno della transizione verso l'economia circolare

Il nuovo piano d'azione per l'economia circolare adottato nel marzo 2020 è uno dei principali elementi costitutivi del Green Deal europeo. La transizione dell'UE verso un'economia circolare ridurrà la pressione sulle risorse naturali e creerà una crescita e un'occupazione sostenibili, oltre a essere imprescindibile per conseguire l'obiettivo dell'UE di neutralità climatica entro il 2050 e per arrestare la perdita di biodiversità. Il piano d'azione annuncia iniziative lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti, con l'obiettivo di ridurre l'impronta dei consumi dell'UE e di raddoppiare il tasso di utilizzo di materiali circolari nell'Unione entro il 2030. Si concentra sulla progettazione dei prodotti, promuove i processi dell'economia circolare, incoraggia il consumo sostenibile e mira a prevenire la produzione di rifiuti e mantenere le risorse il più a lungo possibile all'interno dell'economia dell'UE. 

Il tasso di utilizzo di materiali circolari è un buon indicatore della circolarità di un'economia, dato che comprende tutti i materiali che vengono reimmessi nella nostra economia. Esistono grandi differenze nel tasso di circolarità dei paesi dell'UE. Per contribuire a conseguire l'obiettivo del piano d'azione dell'UE per l'economia circolare di raddoppiare entro il 2030 il tasso di utilizzo di materiali circolari nell'Unione, servono misure ambiziose a livello di Stato membro che riguardino l'intero ciclo di vita dei prodotti. Tali misure vanno dalla progettazione sostenibile per aumentare la durabilità, la riparabilità, la possibilità di upgrading e la riciclabilità dei prodotti fino ad esempio alla rifabbricazione 1 , all'aumento della circolarità nei processi di produzione, al riciclaggio, alla promozione dell'ecoinnovazione e degli appalti pubblici verdi.

Il tasso di utilizzo di materiali (secondari) circolari in Italia si è attestato al 17,1 % nel 2017 e al 21,6 % nel 2020, al di sopra della media UE del 12,8 %, come illustrato nella figura 1. La figura mostra anche un aumento costante dell'utilizzo di materiali secondari nel paese.

Figura 1 – Tasso di utilizzo di materiali circolari (%), 2010-2020 2  

La produttività delle risorse esprime l'efficienza con la quale l'economia utilizza le risorse materiali per produrre ricchezza. Il miglioramento della produttività delle risorse può contribuire a ridurre al minimo gli impatti negativi sull'ambiente nonché la dipendenza da mercati volatili delle materie prime. Come mostra la figura 2, la produttività delle risorse in Italia è ben al di sopra della media UE, con 3,54 EUR generati per chilogrammo di materiale consumato nel 2020 rispetto a 2,09 EUR/kg. Questo risultato positivo corona il continuo aumento della produttività delle risorse in Italia nell'ultimo decennio.

Figura 2 – Produttività delle risorse 2010-2020 3

Strategie per l'economia circolare

La Commissione incoraggia gli Stati membri ad adottare e attuare strategie nazionali/regionali per l'economia circolare che coprano l'intero ciclo di vita dei prodotti, dato che si tratta di uno dei modi più efficaci per progredire verso un'economia più circolare. Da quando è stata varata nel 2017 4 , le autorità nazionali, regionali e locali usano la piattaforma online per l'economia circolare per condividere le proprie strategie e tabelle di marcia.

Nel giugno 2022 l'Italia ha adottato, nell’ambito delle riforme del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNNR), una nuova strategia nazionale per l'economia circolare 5 , che interessa l'intero ciclo di vita dei prodotti. La strategia prevede azioni che aiuteranno a creare un nuovo sistema digitale di tracciabilità dei rifiuti, incentivi fiscali per sostenere il riciclaggio e l'uso delle materie prime secondarie, la revisione della tassazione ambientale, il diritto al riutilizzo e alla riparazione, la riforma della responsabilità estesa del produttore e del sistema dei consorzi nonché il sostegno agli strumenti normativi esistenti e al progetto di simbiosi industriale attraverso strumenti normativi e finanziari.

In Italia esiste una rete nazionale per l'economia circolare, la cui quarta conferenza annuale si è svolta il 5 aprile 2022 6 .

L’Italia ha anche adottato, nel giugno 2022, un programma nazionale di gestione dei rifiuti, con l'intento di fornire sostegno tecnico del governo alle autorità locali per l'attuazione della normativa ambientale e per l'elaborazione di piani e progetti in materia di gestione dei rifiuti. Intende infine finanziare progetti faro anche in materia di economia circolare. Nel 2021 lo strumento di sostegno tecnico della Commissione ha sostenuto un progetto concernente l'economia circolare in Italia.

L'Italia non dispone di una strategia settoriale specifica per le materie plastiche, i prodotti tessili o da costruzione, sebbene alcuni di essi siano oggetto dei progetti faro del PNRR di cui sopra.

Numerosi progetti LIFE in Italia vertono su esempi di economia circolare: alcuni sono stati presentati durante la Settimana verde 2019, tra cui un progetto denominato TACKLE 7 sui sedili riciclati allo stadio di Pontedera e allo Stadio Olimpico di Roma. Nel 2022 è stato istituito un partenariato innovativo per la gestione dei rifiuti nel comune di Roma 8 .

Ecoinnovazione

Una transizione di successo verso un'economia circolare richiede innovazione sociale e tecnologica, poiché il pieno potenziale dell'economia circolare può essere conseguito soltanto quando la circolarità diventa parte integrante di tutte le catene del valore. L'ecoinnovazione è un presupposto importante per l'economia circolare. Nuovi approcci alla progettazione dei prodotti e nuovi modelli imprenditoriali possono contribuire a produrre innovazioni in termini di circolarità sistemica, creando nuove opportunità commerciali.

Nel 2021 l'Italia si è classificata al 10° posto nel quadro di valutazione dell'ecoinnovazione 2021, con un punteggio totale di 124, dando quindi prova di prestazioni medie in termini di ecoinnovazione (figura 3). In due settori su cinque, ossia le attività di ecoinnovazione e i risultati in termini di efficienza delle risorse, l'Italia ha ottenuto risultati superiori alla media UE. Si è invece collocata al di sotto della media per contributi all'ecoinnovazione, risultati dell'ecoinnovazione ed esiti socioeconomici. Tra i problemi che l'economia italiana si trova ad affrontare si annoverano la scarsità di risorse naturali nazionali, il costo elevato delle materie prime importate e la relativa incidenza sul prezzo finale dei prodotti. Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 individuava come azione prioritaria l'aumento del capitale di rischio per l'ecoinnovazione nelle piccole e medie imprese (PMI). L'attenzione alla sostenibilità ambientale aumenta con le dimensioni dell'impresa: a titolo di esempio, il 91 % delle imprese con 50 o più dipendenti effettua la raccolta differenziata dei rifiuti, il 71 % monitora il consumo di energia e il 56 % il consumo di acqua 9 .L'iniziativa "Transizione 4.0" inclusa nel PNRR offre incentivi, anche sotto forma di capitale di rischio, agli investimenti delle imprese nell'economia circolare.
Sono quindi stati compiuti alcuni progressi in relazione all'azione prioritaria del 2019.

Figura 3 – Prestazioni in materia di ecoinnovazione, 2010-2019 10  

Appalti pubblici verdi

Gli appalti pubblici costituiscono una quota importante del consumo europeo, dato che il potere d'acquisto delle autorità pubbliche rappresenta circa il 14 % del PIL dell'UE. Possono contribuire a trainare la domanda di prodotti sostenibili che soddisfino gli standard di riparabilità e riciclabilità. L'Italia ha adottato il primo piano d'azione nazionale per gli appalti pubblici verdi nel 2013 ed è stata il primo Stato membro a introdurre, nel 2016, un obbligo di ampia portata per le amministrazioni aggiudicatrici di prendere in considerazione criteri ambientali minimi (CAM) nel processo di acquisto. Finora ha definito CAM per 18 categorie di prodotti. L'obbligo di effettuare acquisti verdi si applica a tutte le amministrazioni aggiudicatrici. L'Italia intende introdurre un sistema di monitoraggio, ma non sono ancora disponibili dati ufficiali. Il PNRR prevede di promuovere ulteriormente i CAM nel contesto degli appalti pubblici verdi come parte della strategia nazionale per l'economia circolare. Esistono poi attività a livello regionale 11 . Il 21 giugno 2019 l'Italia (CONSIP) ha organizzato un evento EIR Peer 2 Peer sugli acquisti circolari e il 21 ottobre 2020 ha partecipato a un evento in Croazia sui modelli di comunicazione del valore del marchio di qualità ecologica (Ecolabel) 12 .

Ecolabel UE e sistema di ecogestione e audit (EMAS)

Il numero di prodotti Ecolabel UE e di organizzazioni titolari di licenza EMAS 13 in un determinato paese fornisce un'indicazione della misura in cui il settore privato e i portatori di interessi nazionali sono attivamente impegnati nella transizione verso un'economia circolare. Riflette inoltre il livello di sostegno delle autorità pubbliche agli strumenti concepiti per promuovere l'economia circolare.

A settembre del 2021, 13 181 prodotti su 83 590 e 301 licenze su 2 057 nell'ambito del sistema Ecolabel UE erano stati registrati in Italia, a dimostrazione di un'adozione molto elevata tanto dei primi quanto delle seconde 14 . Per di più, 1 034 organizzazioni presso 4 120 siti in Italia sono attualmente registrate nell'EMAS, il sistema della Commissione europea di ecogestione e audit 15 . Dall'ultima relazione sul riesame dell'attuazione delle politiche ambientali nel 2019, in Italia sono stati registrati 3 252 nuovi prodotti con il marchio Ecolabel UE e 51 nuove organizzazioni si sono iscritte all'EMAS.
Di contro, nel 2020 sono state registrate 24 licenze Ecolabel in meno rispetto al 2019.

Gestione dei rifiuti

Trasformare i rifiuti in una risorsa richiede:

i) la piena attuazione della legislazione dell'UE in materia di rifiuti, che include la gerarchia dei rifiuti, la necessità di garantire la raccolta differenziata dei rifiuti, obiettivi in materia di alternative al conferimento in discarica, ecc.;

ii) la riduzione della produzione di rifiuti e della produzione di rifiuti pro capite in termini assoluti;

iii) la limitazione del recupero di energia ai materiali non riciclabili e la graduale eliminazione delle discariche di rifiuti riciclabili o recuperabili.

Questa sezione verte sulla gestione dei rifiuti urbani 16 per i quali la normativa dell'Unione stabilisce obiettivi di riciclaggio obbligatori.

Impedire il più a lungo possibile che prodotti e materiali diventino rifiuti è il modo più efficiente per migliorare l'efficienza delle risorse e ridurre l'impatto ambientale dei rifiuti. La prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti sono le opzioni privilegiate e sono quindi in cima alla gerarchia dei rifiuti. La quantità di rifiuti urbani prodotti è un buon indicatore dell'efficacia delle misure di prevenzione dei rifiuti.

Dopo un periodo di flessione, negli ultimi anni la produzione di rifiuti urbani in Italia ha iniziato ad aumentare. Nel 2019 è arrivata a 504 kg/anno/abitante, restando comunque vicina alla media UE (501 kg/anno/abitante), come illustra la figura 4.
Ciò indica che la crescita economica italiana non è ancora disaccoppiata dalla produzione di rifiuti.

Figura 4 – Rifiuti urbani per tipo di trattamento in Italia, 20102019 17

La figura 4 mostra anche i rifiuti urbani per trattamento, in chilogrammi per abitante. La situazione varia di regione in regione, ma l'efficienza della gestione dei rifiuti a livello nazionale resta una sfida importante per l'Italia 18 .
Laccordo di partenariato 2021-2027 cita i dati del 2019, dai quali emerge che il conferimento in discarica è ancora eccessivo nelle regioni meno sviluppate (31 %) e in transizione (39,7 %) se paragonate a quelle più sviluppate (14,8 %) e conclude che sono necessari notevoli sforzi da parte di alcune regioni per conseguire l'obiettivo nazionale per il conferimento in discarica, vale a dire il 10 % entro il 2035.

Ciò nonostante l'Italia ha compiuto progressi lenti ma costanti nell'ultimo decennio facendo segnare un aumento costante del riciclaggio (con un tasso del 51 % nel 2019 rispetto alla media UE del 48 %), come si può osservare nella figura 5, e una diminuzione del conferimento in discarica (21 % nel 2019).

La politica del governo italiano in materia di rifiuti mira ad aumentare la capacità di riciclaggio, il che dovrebbe ridurre la domanda di nuovi inceneritori. Il PNRR contiene altresì investimenti a favore di nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti e del potenziamento di quelli esistenti.

Figura 5 – Tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani, 2010-2019 19

Riciclaggio dei rifiuti urbani (%)

Come menzionato in precedenza, il Centro e il Sud del paese registrano prestazioni inferiori in termini di gestione dei rifiuti rispetto al Nord. La Campania continua ad essere soggetta al pagamento di ammende a causa della gestione inadeguata dei rifiuti, a seguito di una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa alle precedenti politiche di gestione dei rifiuti. Nella regione sono stati fatti alcuni passi avanti verso la creazione di una rete funzionale di gestione dei rifiuti, con una riduzione di un terzo dell'ammenda giornaliera da giugno 2021.

Sulla base delle informazioni a disposizione della Commissione, sembra che in Italia sia presente un numero significativo di discariche irregolari e con prestazioni inferiori alla norma. Tali siti sono illegali o non soddisfano le pertinenti norme dell'UE (ad esempio non eseguono il pretrattamento dei rifiuti o non trattano la frazione di rifiuti organici) e pongono gravi rischi per la salute umana e l'ambiente. L'Italia è stata multata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea già nel 2014 per oltre 200 discariche irregolari, e nell'aprile 2022 stava ancora pagando ammende per 29 discariche irregolari, il 75 % delle quali nel Meridione.

Nella sentenza del 29 marzo 2019 la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che l'Italia non è riuscita a garantire la chiusura definitiva e il risanamento di ulteriori 44 discariche non conformi ai requisiti della direttiva relativa alle discariche di rifiuti. Nel frattempo la Commissione ha accertato che, pur avendo regolarmente chiuso 32 di queste discariche, l'Italia non ha ancora chiuso e risanato le 12 rimanenti. La Commissione ha quindi invitato l'Italia a conformarsi alle norme dell'UE in materia di discariche 20 .

L'Italia non è considerata a rischio di mancare gli obiettivi 2020 dell'UE per quanto concerne il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, ma servono sforzi continui per raggiungere gli obiettivi successivi 21 . La Commissione sta attualmente completando l'analisi dei progressi compiuti nell'attuazione delle raccomandazioni contenute nelle segnalazioni preventive del 2018 e nel conseguimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti per il 2025.
La relazione al riguardo sarà presentata alla fine del 2022 e valuterà i progressi compiuti fino a quel momento.

L'Italia (CINSEDO 22 /Emilia-Romagna) ha utilizzato lo strumento inter pares EIR Peer 2 Peer per organizzare uno scambio con il Belgio (Fiandre) sulla gestione dei rifiuti il 26 ottobre 2020.

Meritano una menzione anche le comunità italiane "Zero Waste" (rifiuti zero) 23 , finanziate da LIFE.

Attuazione del pacchetto legislativo sui rifiuti del 2018

L'Italia ha notificato alla Commissione il recepimento del pacchetto sui rifiuti del 2018 24 . È attualmente in corso una valutazione della conformità.

I piani di gestione dei rifiuti e i programmi di prevenzione dei rifiuti sono fondamentali per una corretta attuazione della normativa dell'UE in materia di rifiuti. Stabiliscono disposizioni e investimenti chiave per garantire la conformità rispetto alle prescrizioni legali esistenti e nuove (ad esempio prevenzione dei rifiuti, raccolta differenziata per una serie di flussi di rifiuti specifici, obiettivi di riciclaggio e conferimento in discarica). I piani e i programmi riveduti dovevano essere presentati entro il 5 luglio 2020.

L'Italia dispone di piani di gestione dei rifiuti a livello di regione (19) o di provincia autonoma (2) e talune regioni dispongono di piani per i rifiuti speciali o pericolosi (8), per un totale di 29 piani. L'Italia si è altresì dotata di un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti per il periodo 20132020, replicato anche a livello regionale. Il 24 giugno 2022 ha adottato il programma nazionale di gestione dei rifiuti 25 . Il 23 giugno 2021 l'Italia ha emanato un decreto su un programma di prevenzione dei rifiuti di imballaggio per il periodo 2019-2023. Dal riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 l'Italia ha altresì emanato decreti sul trattamento di pannolini e pneumatici a fine vita.

Al momento non si riscontrano lacune in termini di copertura geografica dei piani per i rifiuti urbani e speciali in Italia, ma alcuni di essi presentano evidenti carenze nel campo di applicazione per quanto concerne l'allineamento alla revisione del 2018 della direttiva quadro sui rifiuti. Il programma nazionale di gestione dei rifiuti menzionato in precedenza sarà coerente con i piani di gestione dei rifiuti.

L'Italia non ha ancora ratificato la convenzione internazionale di Hong Kong per un riciclaggio delle navi sicuro e compatibile con l'ambiente o la convenzione internazionale per il controllo e la gestione delle acque di zavorra e dei sedimenti delle navi.

Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 individuava per l'Italia cinque azioni prioritarie nel settore dei rifiuti. Il paese non ha compiuto progressi verso la priorità di armonizzare il basso livello delle imposte regionali sulle discariche in tutto il paese.
Ha compiuto progressi limitati nel perseguire le priorità relative all'introduzione di nuovi strumenti politici ed economici per promuovere la prevenzione dei rifiuti, il riutilizzo dei prodotti e l'aumento dei tassi di riciclaggio. Tuttavia la decisione del Consiglio del 13 luglio 2021 che adotta il PNRR prevede traguardi per il conseguimento degli obiettivi di riciclaggio dell'UE a livello nazionale e dei tassi di raccolta differenziata a livello regionale 26 , di conseguenza non viene proposta alcuna azione prioritaria per il 2022. L'Italia ha compiuto alcuni progressi nella chiusura delle discariche irregolari, registrando un tasso di chiusura costante; tuttavia questa azione non è stata completata. Di conseguenza si ripropongono alcune azioni prioritarie. Nel 2019 per l'Italia è stata formulata anche un'azione prioritaria generale relativa alla firma e alla ratifica degli accordi internazionali in sospeso.

Azioni prioritarie 2022

·Armonizzare e aumentare le aliquote dell'imposta regionale sulle discariche.

·Attuare il programma nazionale di gestione dei rifiuti e garantire che i piani regionali siano in linea con la direttiva quadro sui rifiuti riveduta. Chiudere tutte le discariche non conformi.

·Ratificare la convenzione internazionale sul riciclaggio delle navi e quella sulle acque di zavorra e sui sedimenti delle navi.

2. Biodiversità e capitale naturale

La strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 adottata nel maggio del 2020 mira a riportare la biodiversità nell'UE sulla via della ripresa e definisce nuovi obiettivi e meccanismi di governance per ottenere ecosistemi sani e resilienti.

In particolare la strategia fissa i seguenti obiettivi ambiziosi:

i) proteggere almeno il 30 % della superficie terrestre dell'UE e il 30 % dei suoi mari e integrare i corridoi ecologici in una vera e propria rete naturalistica transeuropea;

ii) proteggere rigorosamente almeno un terzo delle zone protette dell'UE, comprese tutte le foreste primarie e antiche ancora esistenti sul suo territorio;

iii) gestire efficacemente tutte le zone protette, definendo obiettivi e misure di conservazione chiari e sottoponendoli a un monitoraggio adeguato.

La strategia definisce anche un piano dell'UE per il ripristino della natura, ossia una serie di impegni e azioni concrete destinata a ripristinare gli ecosistemi degradati in tutta l'UE entro il 2030 nonché a gestirli in modo sostenibile, affrontando i fattori chiave della perdita di biodiversità.

Le direttive Habitat e Uccelli sono strumenti legislativi chiave per conseguire gli obiettivi della strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 e costituiscono l'asse portante della legislazione dell'UE finalizzata alla conservazione della fauna selvatica dell'UE 27 .

Nel 2021 il ministero italiano per la Transizione ecologica ha avviato la preparazione di una nuova strategia nazionale sulla biodiversità per il 2030, in linea con i contenuti e gli obiettivi di quella dell'Unione. La precedente strategia era stata riveduta da ultimo nel 2016.

L'Italia non ha ancora ratificato il protocollo di Nagoya alla convenzione sulla diversità biologica relativo all'accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dal loro uso, oggetto di un'azione prioritaria nel 2019. Secondo le informazioni a disposizione della Commissione l'Italia proporrà a breve una normativa in tal senso; pertanto nel 2022 non è proposta nessuna azione prioritaria.

Protezione e ripristino della natura 

Natura 2000 28 , la più grande rete coordinata di zone protette al mondo, costituisce lo strumento chiave per conseguire gli obiettivi delle direttive Uccelli e Habitat, segnatamente assicurare la protezione, la conservazione e la sopravvivenza a lungo termine delle specie e degli habitat più preziosi e minacciati d'Europa nonché degli ecosistemi che ne sono alla base. La creazione di una rete Natura 2000 coerente, la designazione dei siti di importanza comunitaria (SIC) a zone speciali di conservazione (ZSC) e la definizione di obiettivi e misure di conservazione per i siti Natura 2000 sono tappe fondamentali per raggiungere tali obiettivi.

Istituzione di una rete coerente di siti Natura 2000

L'Italia ospita 132 tipi di habitat 29 e 340 specie 30 contemplate dalla direttiva Habitat. oltre a popolazioni di 124 taxa di uccelli elencati nell'allegato I della direttiva Uccelli 31 .

Nel 2021 il 19,1 % del territorio italiano rientrava nella rete Natura 2000, mentre la media UE era del 18,5 % (cfr. figura 10). Le zone di protezione speciale (ZPS) classificate ai sensi della direttiva Uccelli coprono il 13,4 % del territorio (media UE 12,8 %) mentre i SIC ai sensi della direttiva Habitat ne coprono il 14,3 % (media UE 14,2 %).

L'ultima valutazione della rete italiana Natura 2000 mostra che permangono carenze nella designazione di diverse specie e tipi di habitat ai sensi della direttiva Habitat, nonché di alcune specie di uccelli ai sensi della direttiva Uccelli. L'Italia deve quindi ancora completare la sua rete Natura 2000, in particolare la rete marina.
Di conseguenza il 9 giugno 2021 la Commissione ha inviato all'Italia una lettera di costituzione in mora per sollecitare le autorità nazionali ad adottare le misure necessarie per conformarsi alle prescrizioni di queste due direttive.

Considerando tanto i siti Natura 2000 quanto le altre zone protette designate a livello nazionale, in Italia godono di protezione giuridica il 21,4 % della superficie terrestre (media UE-27: 26,4 %) e circa il 5,4 % delle aree marine (media UE-27: 10,7 %) 32 . La figura 6 mostra la situazione a livello UE per i siti terrestri e marini in termini di avanzamento verso l'obiettivo del 30 % della strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030.

Figura 6 – Copertura delle zone protette marine e terrestri 2021 33



Figura 7 – Copertura delle zone protette terrestri Natura 2000, 2021 34

Designazione di zone speciali di conservazione (ZSC) e definizione di obiettivi e misure di conservazione

Il termine di sei anni fissato dalla direttiva Habitat per designare i SIC come ZSC e fissare obiettivi e misure di conservazione adeguati è scaduto per tutti i siti in Italia.

Tuttavia 12 SIC non sono ancora stati designati come ZSC. Non sono ancora stati adottati obiettivi e misure di conservazione specifici per sito per tutte le ZSC designate e la qualità di quelli adottati non soddisfa i livelli richiesti, motivo per cui è in corso una procedura d'infrazione.

Progressi nel mantenimento o nel ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente di specie e habitat

Per misurare le prestazioni degli Stati membri sono fondamentali le conclusioni della relazione a norma dell'articolo 17 sulla direttiva Habitat e della relazione a norma dell'articolo 12 sulla direttiva Uccelli circa i progressi compiuti verso il mantenimento o il ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat.

Secondo la relazione presentata dall'Italia sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie contemplati dall'articolo 17 della direttiva Habitat nel periodo 20132018, la percentuale di valutazioni che hanno rilevato un buono stato di conservazione degli habitat nel 2018 è stata pari al 9,9 %, un dato inferiore al 22,2 % del periodo di comunicazione precedente (2007-2012), cfr. figura 8. Per le specie protette, la percentuale di valutazioni di buono stato di conservazione nel 2018 è stata del 43,4 %, in aumento rispetto al 39,6 % del periodo precedente (2007-2012), cfr. figura 9 35 . 

Per quanto concerne la conservazione degli uccelli, le popolazioni del 47 % delle specie nidificanti sono aumentate o si sono mantenute stabili (per le principali specie svernanti questo dato si è attestato al 44 %).

Allo stesso tempo la percentuale di habitat in cattivo stato di conservazione è salita al 38,7 %, mentre le specie in cattivo stato di conservazione sono rimaste stabili intorno al 16 %. Le categorie di habitat che presentano lo stato di conservazione peggiore sono gli habitat di acqua dolce, i prati e le dune. Stando alle informazioni comunicate, i pesci d'acqua dolce sono il gruppo di specie che versa nello stato di conservazione peggiore. Le principali pressioni sugli habitat e sulle specie individuate nella relazione dell'Italia sono l'agricoltura, le specie aliene e lo sviluppo, la costruzione e l'uso di infrastrutture e zone residenziali, commerciali, industriali e ricreative.

La Commissione riceve numerose denunce in merito all'attuazione inadeguata in Italia delle direttive a tutela della natura, in particolare riguardo all'assenza di una protezione efficace per i siti designati (da diversi tipi di progetti e attività di sviluppo) e le specie protette (ad esempio dal bracconaggio di uccelli selvatici).

Figura 8 – Valutazioni dello stato di conservazione degli habitat per i periodi 2007-2012 e 2013-2018 36

Figura 9 – Valutazioni dello stato di conservazione delle specie per i periodi 2007-2012 e 2013-2018 37

Il programma LIFE è stato ampiamente utilizzato in Italia per finalità naturalistiche. Tre esempi degni di nota sono il progetto integrato GESTIRE 2020 38 per piani d'azione sulle specie di flora, pipistrelli e anfibi contemplate dalla direttiva Habitat e orientamenti sulle specie esotiche invasive; LIFE BRENTA 2030 39 relativo a infrastrutture verdi/soluzioni basate sulla natura per il fiume Brenta, che sostiene anche la direttiva quadro sulle acque e offre un modello d'impresa innovativo che permette di finanziare e quindi portare avanti le azioni del progetto stesso, e LIFE WolfAlps, insignito di un LIFE Award nel 2019 40 . L'Italia presenta altresì il numero più elevato (23) di progetti nell'UE finanziati nel quadro di Interreg per Natura 2000 41 .

Nel contesto del PNRR, nel 2022 l'Italia introdurrà semplificazioni amministrative e svilupperà servizi digitali per i visitatori dei parchi nazionali e delle zone marine protette.

Nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 erano state formulate quattro azioni prioritarie per l'Italia: la prima era ultimare la designazione di SIC e ZPS per le zone marine e ultimare la definizione di obiettivi di conservazione dei siti. In relazione a questa priorità sono stati compiuti soltanto progressi limitati. Nel dicembre 2019 l'Italia ha adottato nuove linee guida nazionali per l'attuazione delle procedure di valutazione ai sensi della direttiva Habitat, che però non sono ancora stati recepite o attuate integralmente in tutte le regioni, quindi i progressi su questo fronte sono limitati. Un'altra azione prioritaria era stanziare risorse affinché le autorità competenti potessero attuare misure di conservazione e piani d'azione specifici per specie. Da questo punto di vista l'Italia ha compiuto progressi limitati. L'ultima azione prioritaria era la piena attuazione del piano d'azione nazionale per porre fine all'abbattimento illegale di uccelli; anche in questo caso sono stati compiuti soltanto progressi limitati.

Riportare la natura nei terreni agricoli e ripristinare gli ecosistemi del suolo

Terreni agricoli

La strategia sulla biodiversità si affianca alla nuova strategia "Dal produttore al consumatore" e alla nuova politica agricola comune (PAC) per sostenere e realizzare la transizione verso un'agricoltura pienamente sostenibile.

La strategia per la biodiversità e la strategia "Dal produttore al consumatore" hanno fissato quattro obiettivi importanti per il 2030:

- ridurre del 50 % l'uso complessivo di pesticidi chimici e dei rischi che ne derivano;

- ridurre del 50 % l'uso di pesticidi più pericolosi;

- ridurre del 50 % le perdite dei nutrienti contenuti nei fertilizzanti (il che si tradurrà in una riduzione del 20 % nell'uso di fertilizzanti), pur assicurando che non si verifichi un deterioramento della fertilità del suolo;

- destinare almeno il 10 % della superficie agricola a elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità e aumentare le superfici investite ad agricoltura biologica fino ad almeno il 25 %.

Come mostra la figura 10, in Italia il 15,97 % della superficie agricola è adibita all'agricoltura biologica, un dato superiore alla media UE pari al 9,07 % (2020).

Figura 10 – Quota della superficie agricola totale in uso investita ad agricoltura biologica per Stato membro nel 2020 42

L'ambiente rurale italiano è variegato per via della vasta gamma di regioni morfologiche. Nelle regioni settentrionali e in quelle pianeggianti del Sud del paese si pratica un'agricoltura intensiva, mentre nelle regioni montuose l'agricoltura è più estensiva. L'Italia deve affrontare problemi di erosione del suolo, rischio di alluvioni, cambiamenti climatici (siccità ed eventi meteorologici estremi) ed eutrofizzazione 43 . L'indice dell'avifauna presente nelle zone agricole mostra un calo da 92 nel 2011 a 77 nel 2017 (2000 = 100) 44 .

Ecosistema del suolo

Il suolo è una risorsa finita ed estremamente fragile, che si sta sempre più degradando nell'UE.

La nuova strategia dell'UE per il suolo, adottata il 17 novembre 2021, sottolinea l'importanza di proteggerlo, gestirlo in modo sostenibile e ripristinare i suoli degradati al fine di conseguire gli obiettivi del Green Deal così come la neutralità in termini di degrado del suolo entro il 2030.

Ciò implica:

i) prevenire un ulteriore degrado del suolo;

ii) far sì che la gestione sostenibile del suolo diventi la norma;

iii) intraprendere azioni per il ripristino dell'ecosistema.

Un fattore di degrado del terreno è l'impermeabilizzazione o la copertura artificiale del suolo 45 (figura 11). La superficie netta del suolo consumato ogni anno nel periodo 20122018 può essere considerata una misura di una pressione importante sulla natura e sulla biodiversità, ovvero il cambiamento di uso del suolo, che esercita allo stesso tempo una pressione ambientale sulle persone che vivono in aree urbanizzate.

Nonostante una riduzione nell'ultimo decennio (tra il 2000 e il 2006 superava i 1 000 km2/anno), il consumo di suolo nell'UE-28 tra il 2012 e il 2018 si è comunque attestato a 539 km2/anno 46 . Il concetto di consumo netto di suolo combina il consumo di suolo con il ritorno del suolo a categorie non artificiali (ricoltivazione). Sebbene il suolo nell'UE-28 sia stato in parte ricoltivato tra il 2000 e il 2018, la superficie del suolo consumato è 11 volte maggiore.

L'Italia si colloca al di sopra della media UE relativa al consumo netto di suolo con 55,2 m2/km2 nel 20122018 (media UE-27: 83,8 m2/km2) 47 .

Nel 2018 l'Italia ha aggiornato le informazioni comunicate sul degrado del suolo adeguandosi alla nuova piattaforma di comunicazione PRAIS3 (sistema di attuazione e riesame delle prestazioni) della convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione (UNCCD) 48 . Ha elencato le azioni tese a contrastare il degrado.

Figura 11 – Consumo di suolo e ricoltivazione nell'UE-27 (m2/km2) nel periodo 2012-2018 49

L'Italia si è inoltre impegnata a fissare obiettivi di neutralità in termini di degrado del suolo nel quadro della UNCCD 50 .

Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 riferiva che il parlamento si stava occupando di una legge sulla limitazione della perdita di suolo e sul riutilizzo del terreno edificato. L'iter legislativo è tuttora in corso.

L’accordo di partenariato 2021-2027 osserva che, se bonificati, i siti inquinati ancora diffusi possono rappresentare un'opportunità per nuovi servizi e investimenti produttivi senza aumentare il consumo di suolo, soprattutto nel Sud Italia.

Foreste e legname

La strategia dell'UE per le foreste per il 2030, adottata nel luglio 2021, fa parte del pacchetto "Pronti per il 55 %" (Fit for 55) e promuove i numerosi servizi forniti dalle foreste. Il suo obiettivo principale è garantire che le foreste dell'UE siano sane, diversificate e resilienti e che contribuiscano in modo significativo a perseguire la maggiore ambizione in materia di biodiversità e clima. Le foreste sono importanti pozzi di assorbimento del carbonio e gli sforzi per conservarle sono vitali per il proposito dell'UE di conseguire la neutralità climatica entro il 2050.

Del 27 % della superficie forestale dell'UE protetta dalla direttiva Habitat, meno del 15 % risulta in uno stato di conservazione soddisfacente 51 . Le foreste in cattivo stato di conservazione nell'UE sono aumentate dal 27 % nel 2015 al 31 %.

Il 29,97 % del territorio italiano è coperto da foreste 52 , di cui 93 000 ettari di foreste primarie 53 . In Italia oltre il 90 % delle valutazioni rivela zone che presentano uno stato di conservazione da cattivo a scadente 54 (cfr. figura 12).

Figura 12 – Stato di conservazione delle foreste protette ai sensi della direttiva Habitat negli Stati membri dell'UE, 2013-2018 (% valutazioni) 55

Il regolamento dell'UE sul legno 56 vieta la commercializzazione nell'Unione di legno di provenienza illegale. Conformemente a tale regolamento, le autorità competenti degli Stati membri dell'UE devono effettuare controlli regolari su operatori e commercianti e applicare sanzioni in caso di non conformità. Con la modifica dell'articolo 20 di detto regolamento, la relazione biennale è diventata annuale e a partire dal 2019 riguarda l'anno civile.

Tra il mese di marzo 2017 e quello di febbraio 2019 57 l'Italia ha effettuato 1 501 controlli su operatori nazionali del settore del legno e 285 controlli su importatori di legno. Si stima che nel periodo in questione in Italia fossero attivi 30 210 operatori che immettevano sul mercato interno legno importato.

Il nuovo regolamento sulla deforestazione38 abrogherà e sostituirà il regolamento dell'UE sul legno, integrando e migliorando sostanzialmente il sistema esistente di monitoraggio della legalità del legno.

Specie esotiche invasive

Le specie esotiche invasive sono una delle cause principali della perdita di biodiversità nell'UE (unitamente ai cambiamenti di uso del suolo e del mare, allo sfruttamento eccessivo, ai cambiamenti climatici e all'inquinamento).

Oltre a causare danni ingenti alla natura e all'economia, molte specie esotiche invasive favoriscono l'insorgenza e la diffusione di malattie infettive e costituiscono così una minaccia per l'uomo e la flora e la fauna selvatiche.

Occorre intensificare gli sforzi di attuazione del regolamento UE sulle specie esotiche invasive e di altre normative pertinenti.

La strategia sulla biodiversità per il 2030 mira a gestire le specie esotiche invasive riconosciute e a ridurre del 50 % il numero di specie della lista rossa da queste minacciate.

L'elemento chiave del regolamento (UE) 1143/2014 58 è l'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale.

Il numero totale di specie esotiche invasive di rilevanza unionale è attualmente 66, di cui 30 specie animali, 36 specie vegetali, 41 specie principalmente terrestri, 23 specie principalmente di acqua dolce; una specie di acqua salmastra e una specie marina.

Secondo la relazione del 2021 59 sull'applicazione del regolamento sulle specie esotiche invasive, sono stati compiuti progressi verso determinati obiettivi quali la creazione di un quadro coerente per far fronte alle specie esotiche invasive a livello di UE e una maggiore consapevolezza del problema che esse pongono. La relazione ha altresì individuato alcune problematiche e aree di miglioramento. Tuttavia, dato che i termini di attuazione del regolamento sulle specie esotiche invasive sono stati scaglionati da luglio 2016 a luglio 2019, è ancora troppo presto per trarre conclusioni su diversi aspetti dell'attuazione.

Da un'ulteriore relazione del 2021 60 sulla distribuzione delle specie esotiche invasive emerge che in Italia sono state osservate 39 delle 66 specie nell'elenco dell'UE.
La loro distribuzione è illustrata nella figura 13.

Figura 13 – Numero di specie esotiche invasive di rilevanza unionale sulla base delle informazioni georeferenziate disponibili per l'Italia, 2021

Nei confronti dell'Italia è in corso una procedura di infrazione 61 per non aver elaborato e attuato, entro il 13 luglio 2019, un piano d'azione unico o una serie di piani d'azione che soddisfacessero i requisiti di cui all'articolo 13 del regolamento sulle specie esotiche invasive e per non averlo trasmesso tempestivamente alla Commissione.

L'Italia è coinvolta nel progetto LIFE Stop Vespa, che mira a utilizzare la tecnologia radar per tracciare il percorso della Vespa velutina (calabrone asiatico) nell'UE. Il progetto LIFE ASAP intende invece sensibilizzare sulle specie esotiche invasive e promuoverne una gestione corretta ed efficiente da parte degli enti pubblici in Italia 62 .

Azioni prioritarie 2022

·Completare la rete Natura 2000, segnatamente la sua componente marina.

·Definire obiettivi e misure di conservazione adeguati e specifici per sito e attuarli appieno, in linea con le esigenze e le priorità specifiche individuate nei quadri di azioni prioritarie aggiornati delle regioni.

·Applicare in modo più efficace le disposizioni in materia di protezione della natura, aumentare la capacità amministrativa e migliorare la gestione dei siti designati.

Ecosistemi marini

La strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 mira a ridurre sostanzialmente gli impatti negativi sulle specie e sugli habitat sensibili negli ecosistemi marini e a conseguire un buono stato ecologico, nonché a eliminare le catture accidentali di specie protette, in pericolo, minacciate e sensibili o portarle a un livello che consenta il recupero e la conservazione delle specie 63 .

La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino fa obbligo agli Stati membri di conseguire un buono stato ecologico delle loro acque marine. A tal fine essi devono elaborare una strategia per le acque marine e cooperare con gli altri Stati membri nella stessa (sotto)regione marina. Tali strategie sono caratterizzate da diverse fasi che devono essere sviluppate e attuate nel corso di cicli di sei anni.

La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino impone inoltre agli Stati membri di definire entro il 15 ottobre 2018 una serie di requisiti di buono stato ecologico per ciascun descrittore (articolo 9) e di fornire una valutazione iniziale delle loro acque marine (articolo 8). Successivamente la Commissione valuta se ciò costituisce un quadro conforme ai requisiti della direttiva.

Nel 2018 la Commissione ha valutato le definizioni dell'Italia relative al buono stato ecologico per ciascuno degli 11 descrittori della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino 64 e ne ha determinato il livello di adeguatezza in relazione alla decisione della Commissione sui criteri e sulle norme metodologiche relativi al buono stato ecologico delle acque marine 65 . Un punteggio buono o molto buono indica che le definizioni nazionali di buono stato ecologico sono allineate ai requisiti di tale decisione e prevedono obiettivi ambientali nazionali qualitativi e quantitativi per le acque marine (figura 14).

Figura 14 – Livello di adeguatezza delle definizioni di buono stato ecologico dell'Italia (regioni MAD, MIC e MWE) rispetto ai criteri della decisione della Commissione sul buono stato ecologico, articolo 9 (esercizio di comunicazione 2018) 66

L'Italia è inclusa in tre sottoregioni marine:

·nella regione MAD (Mediterraneo – Mare Adriatico), 6 definizioni di buono stato ecologico su 11 sono state valutate come buone o molto buone. La definizione nazionale del buono stato ecologico elaborata dall'Italia è coerente per 6 degli 11 descrittori;

·nella regione MIC (Mediterraneo – Mar Ionio e Mar Mediterraneo centrale), 6 definizioni di buono stato ecologico su 11 sono state valutate come buone o molto buone. La definizione nazionale del buono stato ecologico elaborata dall'Italia è coerente per 6 degli 11 descrittori;

·nella regione MWE (Mediterraneo – Mar Mediterraneo occidentale), 6 definizioni di buono stato ecologico su 11 sono state valutate come buone o molto buone. La definizione nazionale del buono stato ecologico elaborata dall'Italia è coerente per 6 degli 11 descrittori;

La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino richiede inoltre che gli Stati membri valutino lo stato ecologico attuale delle loro acque marine in relazione alla definizione di buono stato ecologico. Un punteggio buono o molto buono indica che lo Stato membro ha buone capacità di valutare il proprio ambiente marino conformemente ai requisiti stabiliti nella decisione della Commissione sul buono stato ecologico (figura 15).

Figura 15 – Livello di adeguatezza della valutazione nazionale dell'ambiente marino dell'Italia (regioni MAD, MIC e MWE) rispetto ai criteri della decisione della Commissione sul buono stato ecologico, articolo 8 (esercizio di comunicazione 2018) 67  

Nella sottoregione marina MAD (Mediterraneo – Mare Adriatico), 6 descrittori su 11 sono stati valutati come buoni o molto buoni. Per 6 degli 11 descrittori la valutazione dell'Italia del proprio ambiente marino è coerente con i requisiti stabiliti nella decisione della Commissione sul buono stato ecologico.

Nella sottoregione marina MIC (Mediterraneo – Mar Ionio e Mar Mediterraneo centrale), l'Italia ha ottenuto una valutazione buona o molto buona per 5 descrittori su 11. Per 5 degli 11 descrittori la valutazione dell'Italia del proprio ambiente marino è coerente con i requisiti stabiliti nella decisione della Commissione sul buono stato ecologico.

Nella sottoregione marina MWE (Mediterraneo – Mar Mediterraneo occidentale), l'Italia ha ottenuto una valutazione buona o molto buona per 5 descrittori su 11. Per 5 degli 11 descrittori la valutazione dell'Italia del proprio ambiente marino è coerente con i requisiti stabiliti nella decisione della Commissione sul buono stato ecologico 68 .

Nellaccordo di partenariato per il 2021-2027, l'Italia prevede di intraprendere azioni nel quadro del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (EMFAF) per migliorare gli stock marini, contrastare la pesca illegale e ridurre l'inquinamento, compresi i rifiuti marini 69 .

L'Italia si è avvalsa del programma LIFE per progetti importanti quali CLEAN SEAS, finalizzato alla lotta contro i rifiuti marini, 70 e LIFE SEPOSSO, incentrato sulla pianta acquatica Posidonia (i cui risultati saranno portati avanti nell'ambito del PNRR). Stando al PNRR, l'Italia prevede infatti di mappare il 90 % dei fondali marini e delle zone costiere entro il 2025, ripristinandone il 20 % grazie alle azioni di 22 progetti su larga scala. 

L'Italia non ha ancora ratificato il protocollo relativo alla protezione del Mare Mediterraneo dall'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo (protocollo offshore della convenzione di Barcellona) né quello sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo (protocollo ICZM 71 della convenzione di Barcellona). Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 aveva individuato quattro azioni prioritarie per l'Italia. Tre sono considerate realizzate, segnatamente un'azione che consisteva nel comunicare le informazioni dovute ai sensi della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino e due nel fornire maggiori informazioni sulle misure volte far fronte alle pressioni, laddove fossero stati compiuti dei progressi. Nel 2019 per l'Italia è stata formulata anche un'azione prioritaria generale relativa alla firma e alla ratifica degli accordi internazionali in sospeso.

Come evidenziato nella relazione della Commissione sull'attuazione della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino 72 , sebbene la cooperazione regionale sia migliorata dall'adozione della direttiva, è necessario intensificarla per raggiungere la piena coerenza regionale delle strategie per l'ambiente marino. Nel marzo del 2022 la Commissione europea ha inoltre pubblicato una comunicazione contenente raccomandazioni rivolte agli Stati membri. Secondo la valutazione della Commissione, gli Stati membri devono intensificare l'azione per definire il buono stato ambientale e l'uso dei criteri e delle norme metodologiche stabiliti nella decisione della Commissione sul buono stato ecologico. Le considerazioni di cui sopra costituiscono la base per le azioni prioritarie del 2022.

Azioni prioritarie 2022

·Garantire la cooperazione regionale con gli Stati membri situati nella stessa (sotto)regione marina per far fronte alle pressioni predominanti.

·Attuare le raccomandazioni formulate dalla Commissione nel documento di lavoro dei suoi servizi 73 che accompagna la comunicazione 74  sulle raccomandazioni per Stato membro e per regione concernenti le relazioni aggiornate al 2018 di cui agli articoli 8, 9 e 10 della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino.

·Ratificare il protocollo offshore e il protocollo ICZM della convenzione di Barcellona.

Valutazione degli ecosistemi e pratiche contabili

La strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 invita gli Stati membri a integrare meglio la dimensione della biodiversità nei processi decisionali pubblici e aziendali a tutti i livelli nonché a sviluppare pratiche contabili del capitale naturale. L'UE necessita di una rete più efficiente di osservazione della biodiversità e di una comunicazione più coerente sulle condizioni degli ecosistemi.

In Italia la legge 28 dicembre 2015, n. 221 sulle disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali ha stabilito l'adozione di rapporti annuali al fine di promuovere la misurazione degli aspetti fisici ed economici degli stock e dei flussi di capitale naturale. Ha inoltre introdotto valutazioni ex ante ed ex post degli effetti delle politiche pubbliche sul capitale naturale e sui servizi ecosistemici. Il secondo rapporto è stato oggetto del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019.

Il quarto rapporto, pubblicato nell'aprile 2021 75 , è ben allineato alle priorità del PNRR e stima che il valore complessivo dei sussidi dannosi alla biodiversità sia ammontato nel 2018 ad almeno 28 miliardi di EUR. Il terzo rapporto risale al 2019.

La pressione sul capitale naturale, la frammentazione degli habitat e il consumo di suolo negli ecosistemi naturali e seminaturali, che rappresentano i principali fattori di rischio per la conservazione e le funzionalità degli ecosistemi, vengono valutati su scala nazionale ed eco-regionale. Estrema attenzione viene rivolta all'impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi forestali, agli incendi boschivi e alla siccità, tutte questioni molto attuali e delicate per l'Italia.

L'Italia ha fornito informazioni aggiornate e pertanto ha compiuto progressi incoraggianti rispetto a gennaio 2016 (figura 16). Questa valutazione si basa su 27 domande riguardanti l'attuazione e viene aggiornata ogni sei mesi. I progressi nell'attuazione delle pratiche di contabilità degli ecosistemi sono valutati a livello nazionale sulla base di 13 domande.

Figura 16 – Barometro ESMERALDA MAES, gennaio 2016-marzo 2021 76

 

3. Inquinamento zero

Aria pulita

La normativa e le politiche dell'UE in materia di aria pulita richiedono un significativo miglioramento della qualità dell'aria dell'UE per potersi avvicinare ai livelli di qualità raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità e ridurre le emissioni dei principali inquinanti atmosferici.

L'inquinamento atmosferico e i suoi effetti sugli ecosistemi e sulla biodiversità dovrebbero essere ulteriormente ridotti con l'obiettivo a lungo termine di non superare carichi e livelli critici. Ciò richiede il potenziamento degli sforzi per raggiungere il pieno rispetto della normativa dell'UE sull'aria pulita e la definizione di obiettivi strategici e azioni per il 2030 e oltre.

Gli obiettivi per il 2030 del piano d'azione per l'inquinamento zero consistono nel ridurre del 55 % gli impatti dell'inquinamento atmosferico sulla salute e del 25 % rispetto al 2005 gli ecosistemi dell'UE minacciati dall'inquinamento atmosferico. 

L'UE ha elaborato un insieme esaustivo di atti legislativi in materia di aria pulita 77 che stabilisce standard di qualità dell'aria e impegni di riduzione delle emissioni basati su considerazioni sanitarie 78 per una serie di inquinanti atmosferici.

Tuttavia, allo stesso tempo, la qualità dell'aria in Italia continua a destare profonde preoccupazioni. Le ultime stime annuali disponibili (per il 2019) dell'Agenzia europea dell'ambiente 79 parlano di circa 49 900 decessi prematuri (o 504 500 anni di vita persi) attribuibili alle concentrazioni di particolato fine 80 , 3 170 decessi (33 200 anni di vita) alle concentrazioni di ozono 81 e 10 640 decessi (107 600 anni di vita) a quelle di biossido di azoto 82   83 .

In Italia negli ultimi anni le emissioni dei principali inquinanti atmosferici sono diminuite in modo significativo, mentre è proseguita la crescita del PIL (cfr. figura 17). Secondo le ultime proiezioni presentate ai sensi dell'articolo 10, paragrafo 2, della direttiva sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni 84 , l'Italia prevede di adempiere i propri impegni per tutti gli inquinanti atmosferici contemplati da tale direttiva per il periodo 2020-2029 e dal 2030 in poi. Gli ultimi dati di inventario presentati dall'Italia, prima del riesame da parte della Commissione, indicano che nel 2020 il paese ha rispettato gli impegni di riduzione delle emissioni per tutti gli inquinanti.

L'Italia ha presentato il suo programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico il 22 settembre 2020.

Figura 17 – Emissioni dei principali inquinanti atmosferici/PIL in Italia nel periodo 2005-2019 85

La figura 18 mostra le emissioni di PM2,5 e NOx per settore economico.

Figura 18 – Emissioni di PM2,5 e di NOx per settore in Italia, 2019 86

L'Italia non ha ancora ratificato il protocollo modificato di Göteborg, il protocollo sui metalli pesanti e il protocollo sugli inquinanti organici persistenti ai sensi della convenzione sull'inquinamento atmosferico della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE).

Nel 2020 l'Italia ha registrato superamenti al di sopra dei valori limite stabiliti dalla direttiva sulla qualità dell'aria ambiente in 10 zone di qualità dell'aria per il biossido di azoto (NO2) e in 33 zone per il particolato (PM10). Inoltre in diverse zone di qualità dell'aria non sono stati rispettati i valori di riferimento per la concentrazione di ozono non sono stati rispettati 87 .

La Commissione europea dà seguito alle violazioni persistenti dei requisiti di qualità dell'aria, che hanno gravi effetti negativi sulla salute e sull'ambiente, attraverso procedure di infrazione (principalmente per il PM10 e l'NO2) che riguardano tutti gli Stati membri interessati. Nel novero rientra anche l'Italia, che ha sforato i valori limite per il PM10, il PM2,5 e l'NO2. La Corte di giustizia dell'Unione europea si è pronunciata nella causa C-644/18 Commissione/Italia sul superamento dei valori limite di PM10 e nella causa C-573/19 Commissione/Italia sul superamento dei valori limite di NO2, confermando l'inosservanza della direttiva 2008/50/CE. L'obiettivo è far sì che vengano messe in atto misure appropriate per assicurare la conformità di tutte le zone di qualità dell'aria.

In tal senso possono essere utili gli accordi (patti) raggiunti tra il governo e le regioni per la gestione dell'inquinamento atmosferico nel paese, comprese le misure adottate dopo il dialogo sull'aria pulita tenutosi a Torino nel giugno 2019 88 .

L'Italia si è avvalsa del programma LIFE in particolare per il progetto integrato PREPAIR, che valuta la qualità dell'aria nella Pianura Padana (citato anche nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019) 89 .

Nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019, all'Italia sono state assegnate quattro azioni prioritarie. La prima riguardava le azioni specifiche da intraprendere nel quadro del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico e del piano nazionale per l'energia e il clima. Su questo fronte l'Italia ha compiuto progressi limitati, quindi la priorità viene riproposta. La seconda e la terza azione riguardavano la riduzione delle emissioni di NOx e particolato, anche attraverso scelte programmatiche, fiscali ed energetiche; l'Italia ha compiuto alcuni progressi in tal senso, in particolare mediante il PNRR, ma deve conformarsi alle norme dell'organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dell'UE. La quarta azione prioritaria consisteva nel potenziare e migliorare il monitoraggio della qualità dell'aria e garantire una comunicazione tempestiva; a tale proposito l'Italia ha compiuto progressi con l'adozione del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico. Nel 2019 per l'Italia è stata formulata anche un'azione prioritaria generale relativa alla firma e alla ratifica degli accordi internazionali in sospeso.

Azioni prioritarie 2022

·Intraprendere azioni nel quadro del programma nazionale di controllo dell'inquinamento atmosferico al fine di ridurre le emissioni delle principali fonti di cui sopra.

·Garantire il pieno rispetto degli standard di qualità dell'aria dell'UE, mantenere la riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e ridurre gli impatti negativi dell'inquinamento atmosferico sulla salute e sull'economia al fine di conseguire in futuro i valori guida dell'OMS.

·Accelerare la ratifica del protocollo modificato di Göteborg, del protocollo sui metalli pesanti e del protocollo sugli inquinanti organici persistenti ai sensi della convenzione sull'inquinamento atmosferico della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE).

Emissioni industriali

Gli obiettivi principali della politica dell'UE sulle emissioni industriali sono i seguenti:

i) tutela dell'aria, delle acque e del suolo;

ii) prevenzione e gestione dei rifiuti;

iii) miglioramento dell'efficienza energetica e delle risorse;

iv) risanamento dei siti contaminati.

A tal fine, l'UE adotta un approccio integrato per prevenire e tenere sotto controllo le emissioni industriali regolari e accidentali. La pietra angolare di tale politica è la direttiva sulle emissioni industriali(IED) 90 . Nell'aprile 2022 la Commissione ha presentato una proposta di revisione 91 , con cui intende migliorare il contributo della direttiva al raggiungimento dell'obiettivo "inquinamento zero" nonché la coerenza con le politiche in materia di clima, energia ed economia circolare.

Di seguito è riportata una panoramica delle attività industriali regolamentate dalla IED sulla base dei dati trasmessi al registro dell'UE (2018) 92 .

In Italia sono circa 6 470 le installazioni industriali che devono avere un'autorizzazione a norma della IED. La loro ripartizione è illustrata nella figura 19.

Nel 2018 il settore industriale con il maggior numero di installazioni IED in Italia era quello dell'allevamento intensivo di pollame o di suini (33 %), seguito dal settore della gestione dei rifiuti, comprese le discariche (20 %), e dai settori della produzione e lavorazione di metalli (15 %), della produzione di sostanze chimiche (6 %) e della produzione di minerali (6 %).

Figura 19 – Numero di installazioni industriali IED per settore in Italia (registro UE, 2018)

I settori industriali individuati come responsabili del maggior impatto sull'ambiente in termini di emissioni atmosferiche erano: il settore energetico per gli ossidi di zolfo (SOx), gli ossidi di azoto (NOx) e l'arsenico (As); la produzione e la lavorazione di metalli (in particolare ferro e acciaio) per cadmio (Cd), cromo (Cr), rame (Cu), mercurio (Hg), nichel (Ni), piombo (Pb), zinco (Zn), particolato (PM2,5) e diossine; l'industria mineraria per NOx e PM2,5; il trattamento di superfici con solventi organici per i composti organici volatili non metanici e l'allevamento intensivo di pollame e suini per l'ammoniaca (NH3). La ripartizione è illustrata nella figura 20.

Figura 20 – Emissioni atmosferiche dei settori IED ed emissioni atmosferiche restanti sul totale nazionale in Italia, 2018 93

L'Agenzia europea dell'ambiente ha inserito due centrali termiche, la centrale termoelettrica Federico II ed Enel Produzione SpA, tra i 30 impianti industriali europei responsabili dei maggiori costi assoluti in termini di danni causati dalle emissioni dei principali inquinanti atmosferici e gas serra aggregati nel quinquennio 20132017 94 . Nel 2017 lo stabilimento siderurgico ILVA SpA di Taranto si è classificato al 32° posto tra tutti gli impianti 95 .

L'impatto ambientale derivante dalle emissioni industriali nell'acqua è causato principalmente dal settore delle sostanze chimiche e da altre attività di gestione dei rifiuti nel caso dell'azoto totale, del fosforo e del carbonio organico totale; da raffinerie e industrie alimentari e delle bevande nel caso degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA); dal settore chimico e dei metalli ferrosi e da altre attività di gestione dei rifiuti nel caso dei metalli pesanti. La ripartizione, basata sui dati E-PRTR, è riportata nella figura 21.

Figura 21 – Rilasci relativi nell'acqua dovuti all'industria in Italia, 2018 96

L'approccio adottato dall'UE nell'applicazione della IED permette ai cittadini di godere del diritto di accedere alle informazioni pertinenti e di partecipare al processo di autorizzazione. Ciò dà a cittadini e ONG gli strumenti necessari per controllare che le autorizzazioni siano concesse in modo corretto e che le relative condizioni siano rispettate. Nel quadro dell'ispezione ambientale, le autorità competenti effettuano visite in loco presso le installazioni IED per prelevare campioni e raccogliere le informazioni necessarie. Ai sensi dell'articolo 23, paragrafo 4, della IED, la frequenza delle visite in loco deve essere compresa tra una volta all'anno e una volta ogni tre anni, a seconda dei rischi ambientali posti dalle installazioni. Nel 2018 l'Italia ha effettuato 2 665 visite in loco, la maggior parte delle quali nel settore della gestione dei rifiuti, comprese le discariche (38 %), seguite da quelle presso installazioni adibite all'allevamento intensivo di pollame o suini (15 %), alla produzione e lavorazione dei metalli (15 %) e installazioni del settore delle sostanze chimiche (10 %); cfr. figura 22.

Figura 22 – Numero di ispezioni nelle installazioni IED in Italia nel 2018 97

Lo sviluppo dei documenti di riferimento sulle migliori tecniche disponibili (BAT) così come delle conclusioni sulle BAT garantisce una buona collaborazione tra i portatori di interessi e consente una migliore attuazione della IED 98 . Dall'ultimo riesame dell'attuazione delle politiche ambientali, sono state adottate conclusioni sulle BAT per l'incenerimento dei rifiuti, per le industrie degli alimenti, delle bevande e del latte e per il trattamento di superficie con solventi organici, anche per la conservazione del legno e dei prodotti in legno mediante prodotti chimici.

La Commissione conta sulle autorità competenti nazionali per attuare le conclusioni sulle BAT giuridicamente vincolanti e i livelli di emissioni associati alle BAT nelle autorizzazioni ambientali. Ciò dovrebbe portare a una riduzione notevole e costante dei livelli di inquinamento.

Il 29 ottobre 2018 l'Italia ha partecipato al seminario EIR Peer 2 Peer sulle emissioni di ammoniaca del settore agricolo.

Le azioni prioritarie per l'Italia nel 2019 erano rivedere le autorizzazioni in modo da assicurare che fossero conformi alle nuove conclusioni sulle BAT adottate e rafforzare il controllo e l'applicazione per garantire la conformità. La Commissione ha dato seguito alle informazioni trasmesse dall'Italia al registro UE, senza però esiti particolari. La Commissione sta attualmente verificando le informazioni comunicate dall'Italia sulle autorizzazioni concesse per ciascuna installazione nell'ambito della IED. Nel 2019 per l'Italia è stata individuata come azione prioritaria anche affrontare le emissioni atmosferiche dell'acciaieria ILVA di Taranto.
I progressi in tal senso sono stati limitati.

Azioni prioritarie 2022

·Continuare ad affrontare il problema delle emissioni atmosferiche provenienti dall'acciaieria ILVA di Taranto.

Prevenzione di incidenti industriali rilevanti – SEVESO

Gli obiettivi principali della politica dell'UE sulla prevenzione di incidenti industriali rilevanti sono i seguenti:

i) controllare i rischi di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, in particolare sostanze chimiche;

ii) limitare le conseguenze di tali incidenti per la salute umana e l'ambiente;

iii) migliorare continuamente la prevenzione, la preparazione e la risposta agli incidenti rilevanti.

L'asse portante di questa politica è la direttiva 2012/18/UE (direttiva Seveso III) 99 .

La panoramica che segue degli impianti industriali disciplinati dalla direttiva Seveso III (di seguito "stabilimenti Seveso") si basa sui dati della banca dati eSPIRS (2018) 100 e sulla relazione italiana sull'attuazione della direttiva Seveso III per il periodo 2015-2018 101 .

Dei 994 stabilimenti Seveso in Italia, 479 sono classificati come stabilimenti di soglia inferiore (lower-tier establishments, LTE) e 515 come stabilimenti di soglia superiore (upper-tier establishments, UTE) in base alla quantità di sostanze pericolose che possono essere presenti. Gli UTE sono soggetti a requisiti più severi. L'evoluzione del numero di stabilimenti Seveso in Italia è illustrata nella figura 23.

Figura 23 – Numero di stabilimenti Seveso in Italia negli anni 2011, 2014 e 2018 102  

Secondo l'Italia, 512 UTE sono tenuti ad avere un piano di emergenza esterno. Nel 2018 466 UTE ne avevano predisposto uno e 190 di tali piani erano stati sperimentati nei tre anni precedenti. La situazione è sintetizzata nella figura 24. La predisposizione di piani di emergenza esterni è essenziale per consentire una preparazione corretta e un'attuazione efficace delle azioni necessarie per proteggere l'ambiente e la popolazione in caso di incidenti industriali rilevanti.

Figura 24 – Situazione relativa ai piani di emergenza esterni in Italia, 2018 103

Per il 30 % degli stabilimenti Seveso in Italia sono costantemente a disposizione del pubblico le informazioni di cui all'allegato V della direttiva Seveso III, in particolare su come sarà allertata la popolazione interessata in caso di incidente rilevante, sul comportamento corretto in caso di incidente rilevante e sulla data dell'ultimo sopralluogo.

La quota di UTE per i quali negli ultimi anni sono state attivamente messe a disposizione del pubblico informazioni sulle misure di sicurezza e sui comportamenti da osservare è presentata nella figura 25. Si tratta di una disposizione importante della direttiva Seveso III in quanto se il pubblico è conoscenza di tali informazioni è possibile limitare le conseguenze di un incidente industriale rilevante.

Figura 25 – Quota di UTE per i quali in Italia sono state attivamente messe a disposizione del pubblico informazioni sulle misure di sicurezza e sui comportamenti da osservare negli anni 2011, 2014 e 2018 104

Azioni prioritarie 2022

·Rafforzare il controllo e l'applicazione per garantire il rispetto della direttiva Seveso III, in particolare delle disposizioni sull'informazione al pubblico e sui piani di emergenza esterni.

Rumore

La direttiva sul rumore ambientale 105 prevede un approccio comune per scongiurare, prevenire e ridurre gli effetti dannosi dovuti all'esposizione al rumore ambientale, ma non fissa limiti specifici di rumore.
I principali strumenti che utilizza sono la mappatura acustica strategica e la pianificazione acustica strategica. Un importante obiettivo per il 2030 del piano d'azione per l'inquinamento zero è la riduzione del 30 % rispetto al 2017 della percentuale di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti.

Il rumore eccessivo generato da aerei, ferrovie e strade è una delle cause principali di problemi ambientali legati alla salute nell'UE. Provoca cardiopatie ischemiche, ictus, disturbi del sonno, deterioramento cognitivo e stress 106 .

Sulla base di una serie limitata di dati 107 , si stima che in Italia il rumore ambientale causi approssimativamente almeno 1 800 decessi prematuri e 8 500 casi di cardiopatia ischemica l'anno 108 . Inoltre circa 1 milione di persone soffre di disturbi del sonno. La quota di persone esposte al rumore in Italia è aumentata dell'1 % tra il 2012 e il 2017. Stando all'ultima serie completa di informazioni analizzata, la mappatura acustica degli agglomerati, delle strade e delle ferrovie è stata completata.

Nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 all'Italia sono state assegnate due azioni prioritarie, nella fattispecie il completamento delle mappe acustiche e dei piani d'azione, in relazione alle quali si sono registrati i progressi illustrati in precedenza. Pertanto non sono proposte azioni prioritarie per il 2022.

Qualità e gestione delle risorse idriche

La normativa e le politiche dell'UE in materia impongono una notevole diminuzione dell'impatto delle pressioni sulle acque di transizione, costiere e dolci (comprese le acque superficiali e quelle sotterranee). Raggiungere e mantenere un buono stato dei corpi idrici come definito dalla direttiva quadro sulle acque, oppure migliorare tale stato, garantirà ai cittadini dell'UE la possibilità di beneficiare di standard elevati per l'acqua potabile e le acque di balneazione, così come una gestione del ciclo dei nutrienti (azoto e fosforo) più sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse.

Direttiva quadro sulle acque

La direttiva quadro sulle acque 109 costituisce l'elemento portante della politica dell'UE in materia di acque nel XXI secolo 110 . Questa direttiva e altri atti giuridici 111 relativi alle acque definiscono il quadro per una gestione idrica sostenibile e integrata, che mira a un livello elevato di protezione delle risorse idriche, alla prevenzione di un ulteriore deterioramento e al ripristino di un buono stato.

Entro marzo 2022 tutti gli Stati membri hanno dovuto riferire in merito al terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici ai sensi della direttiva quadro sulle acque. L'Italia ha recentemente adottato e comunicato i suoi piani di gestione dei bacini idrografici per il terzo ciclo. La Commissione valuterà lo stato e i progressi comunicati, verificando il seguito dato ai risultati della valutazione dei piani precedenti 112 .

A dicembre 2021 la Commissione ha pubblicato la sesta relazione sull'attuazione 113 , che presenta una valutazione intermedia dello stato di avanzamento dell'attuazione dei programmi di misure e del monitoraggio delle nuove sostanze prioritarie. La relazione di valutazione per l'Italia 114 ha concluso che manca una panoramica completa dei progressi compiuti nell'attuazione del programma nazionale di misure, dato che i dati comunicati si riferiscono soltanto a tre degli otto distretti idrografici italiani (Alpi orientali, Appenino centrale e Appennino meridionale). Si rileva tuttavia che le misure sono state avviate in cinque degli otto distretti idrografici e che in altre zone tutte le misure pianificate sono state avviate o completate.

Dalle informazioni sul secondo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici e dai dati pubblicati nel 2020 115 risulta che in Italia il 41,8 % di tutti i corpi idrici superficiali 116 ha raggiunto un buono stato ecologico (per il 18,4 % lo stato è sconosciuto) e il 71,7 % presenta un buono stato chimico (per il 19,8 % lo stato è sconosciuto). Il 30,3 % delle acque sotterranee non è riuscito a raggiungere un buono stato chimico e per il 19,0 % lo stato quantitativo è scarso.

La figura 26 mostra la percentuale di corpi idrici superficiali in Italia e in altri paesi europei che non hanno raggiunto un buono stato ecologico.

Figura 26 – Percentuale di corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque di transizione e costiere) in uno stato ecologico inferiore a buono per distretto idrografico 117

La figura 27 mostra la percentuale di corpi idrici superficiali in Italia e in altri paesi europei che non hanno raggiunto un buono stato chimico. In Italia tale percentuale si attesta all'8,5 % se si considerano i corpi idrici che non raggiungono il livello previsto a causa di sostanze che si comportano come sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBT) ubiquitarie. Se si escludono le sostanze PBT ubiquitarie, il 3 % dei corpi idrici superficiali italiani non raggiunge un buono stato chimico.

Figura 27 – Percentuale di corpi idrici che non raggiungono un buono stato chimico 118

Nel contesto della IED, va sottolineato che l'Italia ha conseguito nell'ultimo decennio una significativa riduzione degli scarichi industriali di metalli pesanti quali Cd, Hg, Ni e Pb (24,8 %) e del carbonio organico totale (23,1 %) nell'acqua 119 .

Il volume totale di acqua estratta annualmente (corrispondente al valore di riferimento del 2019) da fonti idriche superficiali e sotterranee in Italia è pari a 39 253,45 hm3 120 . La percentuale di estrazione dell'acqua per settore è pari al 42,15 % per l'agricoltura, al 23,82 % per l'approvvigionamento idrico pubblico, al 14,66 % per il raffreddamento nel settore dell'energia elettrica è al 19,37 % per l'industria manifatturiera, come illustrato nella figura 28. L'Italia utilizza un registro per monitorare l'estrazione di acqua. In Italia è vietato estrarre o utilizzare acqua pubblica senza permesso o licenza dell'autorità competente. Esiste una procedura amministrativa apposita da seguire per ottenere tale licenza, che culmina con l'adozione di una decisione specifica (concessione della licenza) da parte dell'autorità competente per la zona geografica in questione. L'Italia presenta un tasso elevato di perdite a livello nazionale nel sistema di approvvigionamento idrico (42 % nel 2018), con problemi in particolare nel Sud del paese, dove la Campania registra un tasso del 46,7 % e la Sicilia del 50 % (dati ISTAT).

Figura 28 – Estrazione di acqua per settore in Italia 121  

In Italia nel 2017 l'indice di sfruttamento idrico Plus (WEI+) 122 era pari a 15,58, al di sotto del 20 % generalmente considerato segnale di scarsità idrica 123 (figura 29). Sebbene tale dato sia superiore alla media UE 124 , l'Italia si colloca al 6° posto (in ordine discendente) nell'Unione per WEI+.

Figura 29 – Indice di sfruttamento idrico Plus (WEI+) all'interno dell'UE nel 2017 125

La crescente domanda di acqua per molteplici finalità e l'intensificarsi degli eventi meteorologici avversi dovuti ai cambiamenti climatici hanno messo a dura prova le riserve di acqua dolce in Italia. Per superare le carenze idriche, negli ultimi anni l'Italia ha prestato particolare attenzione al riutilizzo e ha sondato il potenziale del trattamento delle acque reflue come alternativa alla fornitura idrica. Il PNRR italiano sostiene la transizione verde pianificando investimenti chiave destinati a migliorare la gestione dei rifiuti e delle acque (11,2 miliardi di EUR). A tali investimenti si accompagnano importanti riforme volte a migliorare l'efficienza nell'uso e nella gestione delle risorse idriche e dei servizi pubblici locali.

L'Italia presenta un problema specifico in relazione alla corretta applicazione dell'articolo 4, paragrafo 7, della direttiva quadro sulle acque ai progetti nel settore idroelettrico.

Direttiva sulle alluvioni

Come accennato in precedenza, nel dicembre 2021 la Commissione ha pubblicato la sesta relazione sull'attuazione della direttiva sulle alluvioni. Detta relazione comprende un riesame e un aggiornamento delle valutazioni preliminari del rischio di alluvioni durante il secondo ciclo (2016-2021).

Secondo la relazione di valutazione 126 , l'Italia ha sviluppato una banca dati nazionale dettagliata degli eventi alluvionali e dei loro impatti, che fornisce informazioni esaurienti per l'analisi delle alluvioni passate. L'Italia ha inoltre utilizzato un'ampia gamma di criteri per individuare future alluvioni potenzialmente significative e ha presentato un processo per fasi chiaro e dettagliato volto a designare le aree a potenziale rischio significativo di alluvioni sulla base di analisi di eventi alluvionali passati e futuri. Tuttavia dalla valutazione è emerso che l'Italia non ha incluso soglie chiare per le alluvioni significative passate né ha preso in considerazione gli sviluppi a lungo termine diversi dai cambiamenti climatici nel determinare le potenziali conseguenze negative delle alluvioni future.

L'Italia non ha ancora adottato né riferito in merito al secondo ciclo di piani di gestione del rischio di alluvioni ai sensi della direttiva sulle alluvioni. La Commissione europea valuterà i progressi compiuti rispetto ai primi piani di gestione del rischio di alluvioni e pubblicherà una nuova relazione, come nel 2019.

Nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2017 e del 2019 sono stati presentati esempi di progetti per affrontare le alluvioni. Il totale dei danni causati dalle alluvioni di ottobre-novembre 2019, tra cui quella che ha colpito Venezia, è stato di 5,6 miliardi di EUR, per i quali è in fase di trattamento una domanda al fondo di solidarietà. L’accordo di partenariato per il 2021-2027 rileva che 1,3 milioni di persone (2,2 % della popolazione) vivono in zone a rischio di frane e 6,2 milioni di persone (10,4 % della popolazione) vivono in zone a rischio medio di alluvioni. La maggior parte dei fondi per le acque previsti nel PNRR sono destinati alla gestione dei rischi idrogeologici (8,5 miliardi di EUR), a cui si accompagneranno le opportune riforme della governance. Il PNRR e gli investimenti della politica di coesione privilegiano di norma le soluzioni basate sulla natura.

Il 29‑31 maggio 2019 l'Italia ha partecipato a una visita di studio in Ungheria nel quadro della visita EIR Peer 2 Peer sul monitoraggio idrometeorologico e su un sistema di allarme rapido per i rischi naturali.

Direttiva sull'acqua potabile

Per quanto concerne la direttiva sull'acqua potabile 127 , dopo il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 non sono state rese disponibili nuove valutazioni della qualità dell'acqua potabile. Nei confronti dell'Italia è stata aperta una procedura di infrazione per il superamento dei livelli di arsenico e fluoruro nell'acqua potabile in Lazio. La direttiva rifusa 128 è entrata in vigore il 12 gennaio 2021 e gli Stati membri hanno tempo fino al 12 gennaio 2023 per recepirla nell'ordinamento giuridico nazionale. A quel punto l'Italia dovrà conformarsi alle norme di qualità rivedute.

Direttiva sulle acque di balneazione

Per quanto concerne la direttiva sulle acque di balneazione, su 630 acque di balneazione in Italia, nel 2020 l'89,2 % era di ottima qualità 129 (figura 30).
La figura 31 illustra l'evoluzione nel tempo.

Figura 30 Qualità delle acque di balneazione in Europa nella stagione 2020 130

Figura 31 – Qualità delle acque di balneazione 2017-2020 131

Direttiva sui nitrati

L'ultima relazione della Commissione sull'attuazione della direttiva sui nitrati 132 , relativa al periodo 2016-2019 133 , mette in guardia sull'inquinamento particolarmente dannoso per le acque dell'UE che queste sostanze provocano tuttora. L'eccesso di nitrati nelle acque è nocivo sia per la salute umana che per gli ecosistemi, in quanto causa l'esaurimento dell'ossigeno e l'eutrofizzazione. Laddove le autorità nazionali e gli agricoltori hanno risanato le acque, si sono registrate ricadute positive sull'approvvigionamento dell'acqua potabile, sulla biodiversità e sui settori che dipendono da questi elementi, come la pesca e il turismo. Tuttavia l'uso eccessivo di fertilizzanti rimane un problema in varie zone dell'UE.

Secondo la relazione più recente sull'attuazione della direttiva sui nitrati 134 , che fa riferimento alle variazioni tra i periodi 2008-2011 e 2016-2019, la qualità delle acque sotterranee è leggermente migliorata rispetto al periodo di comunicazione precedente. La percentuale di stazioni che raggiungono o superano 40 o 50 mg di nitrati per litro è diminuita rispettivamente dal 5,8 % al 5,6 % e dal 12,7 % al 12,6 %. La concentrazione di nitrati nelle acque superficiali, che era rimasta stabile allo 0,3 % nel periodo 2008-2011 (oltre 40 mg/l), è aumentata da 0,2 % a 0,6 % nel 2016-2019 (oltre 40 mg/l). Si rilevano punti critici con una concentrazione di nitrati superiore a 50 mg/l, addirittura in aumento in alcuni di essi. Moltissime acque risultano essere eutrofiche. Diverse stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee con concentrazioni di nitrati superiori a 50 mg/l e una quota elevata di acque superficiali ritenute eutrofiche si trovano al di fuori delle zone vulnerabili ai nitrati. In passato diverse regioni hanno ottenuto deroghe (menzionate nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019).

Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane

Nel corso degli anni, l'Italia ha incontrato serie difficoltà nell'adempiere i propri obblighi ai sensi della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. Complessivamente nel 2018 il tasso di conformità in Italia era del 56 %, al di sotto della media UE del 76 % 135 (cfr. figura 32).

Figura 32 – Percentuale di acque reflue urbane che soddisfa tutti i requisiti della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (raccolta, trattamento biologico, trattamento biologico con eliminazione di azoto e/o fosforo) nelle zone urbane conformi a tale direttiva ("tasso di conformità") 136

Nonostante il miglioramento della conformità nel corso degli anni, per il quale sono stati fondamentali i finanziamenti dell'UE, l'attuazione incompleta della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane ha portato a diverse condanne della Corte di giustizia dell'Unione europea nei confronti dell'Italia. In totale sono 895 gli agglomerati risultati inadempienti, a discapito di una popolazione equivalente a oltre 26,7 milioni di persone.

Un esempio virtuoso è stato l'utilizzo dello strumento inter pares EIR Peer 2 Peer per organizzare un seminario (ospitato da CINSEDO il 26 ottobre 2020) sullo scambio di migliori pratiche di trattamento delle acque reflue urbane tra Italia e Belgio (Fiandre). Il seminario è stato seguito da un evento sui fanghi tenutosi il 23 giugno 2021.

Nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 erano state individuate quattro azioni prioritarie per l'Italia. La prima consisteva nell'armonizzare i diversi approcci regionali in materia di pressioni nel contesto della direttiva quadro sulle acque; non è possibile esprimere un giudizio al riguardo poiché il terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici non è ancora stato valutato. La seconda consisteva nel rafforzare la misurazione dell'estrazione di acqua e rivedere i permessi, soprattutto in zone con problemi di carenza idrica; a tale proposito l'Italia ha compiuto alcuni progressi grazie al PNRR. La terza priorità era designare le zone vulnerabili ai nitrati mancanti; i progressi in tal senso sono stati limitati. L'ultima priorità era dare più importanza agli aspetti riguardanti i cambiamenti climatici nei piani di gestione del rischio di alluvioni; anche in questo caso la valutazione della Commissione è ancora in corso.

Azioni prioritarie 2022

·Valutare le nuove modifiche fisiche dei corpi idrici in linea con l'articolo 4, paragrafo 7, della direttiva quadro sulle acque, esaminando in tale sede le opzioni alternative e le opportune misure di mitigazione.

·Proseguire gli sforzi tesi a ridurre ulteriormente l'inquinamento delle acque sotterranee causato dai nitrati da fonti agricole. La Commissione raccomanda all'Italia di rivedere la designazione delle zone vulnerabili ai nitrati e includere stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee inquinate o a rischio e delle zone che scaricano in acque eutrofiche quando la pressione agricola è significativa.

·Ultimare l'attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane per tutti gli agglomerati costruendo le infrastrutture necessarie.

Sostanze chimiche

L'UE intende garantire che le sostanze chimiche siano prodotte e impiegate con modalità in grado di ridurre al minimo gli effetti negativi significativi sulla salute umana e sull'ambiente. Nell'ottobre 2020 la Commissione ha pubblicato la sua strategia in materia di sostanze chimiche per la sostenibilità, dal titolo "Verso un ambiente privo di sostanze tossiche" 137 , che ha portato ad alcuni cambiamenti sistemici nella legislazione dell'UE che disciplina le sostanze chimiche. La strategia persegue l'ambizione dell'UE di conseguire l'obiettivo "inquinamento zero", un impegno chiave del Green Deal europeo.

La legislazione dell'UE in materia di sostanze chimiche 138 fornisce una tutela di base per la salute umana e l'ambiente. Garantisce inoltre stabilità e prevedibilità alle imprese che operano nel mercato interno.

Dal 2017 la Commissione raccoglie informazioni sull'applicazione del regolamento concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche ("regolamento REACH") e del regolamento relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio ("regolamento CLP"). Nel dicembre 2020 ha valutato le relazioni degli Stati membri sull'attuazione e sull'applicazione di tali regolamenti 139 , in linea con l'articolo 117, paragrafo 1, del regolamento REACH e con l'articolo 46, paragrafo 2, del regolamento CLP. Secondo gli ultimi dati disponibili, le strutture nazionali di applicazione non sono cambiate molto. Tuttavia da tale relazione emerge che esistono ancora numerose disparità nell'attuazione dei regolamenti REACH e CLP, in particolare per quanto concerne l'applicazione delle norme. I livelli di conformità registrati risultano abbastanza stabili nel tempo, ma con una leggera tendenza al peggioramento probabilmente dovuta al fatto che le autorità preposte all'applicazione sembrano essere più efficienti nel rilevare prodotti/imprese non conformi, da un lato, e che sul mercato dell'UE sono immessi più prodotti non conformi, dall'altro.

Nell'agosto del 2021 la Commissione ha pubblicato una valutazione misurabile dell'applicazione 140 dei due principali regolamenti dell'UE in materia di sostanze chimiche, effettuata con l'ausilio di una serie di indicatori che descrivono diversi aspetti dell'applicazione.

In Italia la responsabilità di verificare il rispetto tanto del regolamento REACH quanto del regolamento CLP spetta al ministero della Salute, Direzione generale della prevenzione sanitaria, nonché alle regioni e alle province autonome 141 .

L'Italia ha ideato e attuato pienamente strategie di applicazione di entrambi i regolamenti 142 .

Di norma, tutte le violazioni del regolamento REACH sono classificate come reati amministrativi ambientali gravi o molto gravi. Se l'infrazione è sufficientemente grave, l'autorità competente può decidere di irrogare ulteriori sanzioni oltre alle ammende e, ove necessario, disporre il sequestro provvisorio di beni e documenti.

In Italia nel 2019 si contavano 200 ispettori, distribuiti in 21 regioni (competenti anche per altre normative). Esiste un piano di applicazione annuale e le priorità si basano sulle esigenze locali e sulle richieste delle autorità competenti, compresi i prodotti critici individuati nel sistema d'informazione rapida RAPEX dell'UE. L'Italia presenta una delle percentuali più basse di casi di non conformità nell'UE, come illustrato nella figura 33 143 .

Figura 33 – Percentuale di casi di non conformità rispetto al numero totale di controlli REACH e CLP nel 2019 per Stato membro e rispetto alla media UE 144

L'Italia non ha ancora ratificato la convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.

Nel 2019 per l'Italia è stata formulata un'azione prioritaria generale relativa alla firma e alla ratifica degli accordi internazionali in sospeso.

Azioni prioritarie 2022

·Migliorare le capacità amministrative di attuazione e applicazione al fine di perseguire una politica di tolleranza zero nei confronti delle non conformità.

·Ratificare la convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.

4. Azione per il clima

In linea con l'accordo di Parigi e nel contesto del Green Deal europeo, la normativa europea sul clima fissa l'obiettivo dell'UE di conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55 % entro il 2030 rispetto al 1990. Limita inoltre il contributo che gli assorbimenti di carbonio possono apportare alla riduzione delle emissioni entro il 2030, al fine di garantire uno sforzo di mitigazione sufficiente.

Nel dicembre 2020 l'UE e i suoi Stati membri hanno presentato alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) una versione aggiornata dei contributi determinati a livello nazionale.

L'UE sta lavorando su tutti i fronti settoriali e strategici per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e realizzare la transizione verso un'economia climaticamente neutra e sostenibile, ma anche per affrontare le inevitabili conseguenze dei cambiamenti climatici.

La legislazione dell'UE in materia di clima incentiva la riduzione delle emissioni generate dalla produzione di energia elettrica, dall'industria, dai trasporti, dal settore marittimo e dai gas fluorurati utilizzati nei prodotti.

Per il trasporto su strada, la legislazione dell'UE richiede che l'intensità delle emissioni di gas a effetto serra dei carburanti per veicoli sia ridotta del 6 % entro il 2020 rispetto al 2010 145 e stabilisce norme vincolanti in materia di emissioni di gas a effetto serra per le diverse categorie di veicoli 146 .

Nel quadro del regolamento sui gas fluorurati, le emissioni di tali gas dell'UE saranno ridotte di due terzi entro il 2030 rispetto ai livelli del 2014.

Dal 2021 le emissioni e gli assorbimenti di gas a effetto serra derivanti dall'uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura (LULUCF) sono inclusi negli sforzi UE di riduzione delle emissioni.

La politica di adattamento dell'UE è parte integrante del Green Deal europeo. Dal 2021 gli Stati membri sono tenuti a riferire sulle loro politiche nazionali di adattamento 147 , dato che la normativa europea sul clima riconosce l'adattamento come una componente chiave della risposta globale a lungo termine ai cambiamenti climatici. Gli Stati membri dovranno adottare strategie nazionali e l'UE valuterà regolarmente i progressi compiuti nel contesto della governance generale sull'azione per il clima. La strategia di adattamento aggiornata dell'UE, pubblicata nel febbraio 2021, definisce modalità con cui l'Unione europea può adattarsi agli impatti inevitabili dei cambiamenti climatici e diventare resiliente al clima entro il 2050.

Principali politiche e strategie climatiche nazionali

L'Italia dispone di un piano nazionale integrato per l'energia e il clima per il periodo 2021-2030, che prevede investimenti e riforme commisurati al suo obiettivo attuale ai sensi del regolamento sulla condivisione degli sforzi. Ciò è coerente anche con la strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. Secondo tale documento l'Italia è sulla buona strada per conseguire la neutralità climatica, in linea con l'obiettivo dell'UE per il 2050.

Nel suo PNRR, l'Italia assegna il 37,5 % dei fondi agli obiettivi climatici e delinea riforme e investimenti fondamentali per promuovere la transizione verso un'economia più sostenibile, a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici. Sono previsti investimenti nella produzione di energia pulita e nell'efficienza energetica, nella mobilità sostenibile e nella gestione dei rifiuti (maggiori dettagli nella sezione 5).

L'Italia ha adottato la strategia nazionale di adattamento nel 2015. Per attuarla sta redigendo un piano nazionale di adattamento con l'obiettivo di emanare un documento più operativo e concreto che aiuti le istituzioni nazionali, regionali e locali a definire i propri percorsi di adattamento settoriali e locali.

Le emissioni di gas a effetto serra dell'Italia sono diminuite rispetto ai livelli del 1990, anche se in misura inferiore alla media UE. Tanto le emissioni rispetto al PIL quanto le emissioni pro capite sono leggermente inferiori alla media UE.

Figura 34 – Emissioni totali di gas a effetto serra (incl. trasporti aerei internazionali) in Italia, 1990-2020

Obiettivo di condivisione degli sforzi

Per le emissioni non coperte dal sistema di scambio di quote di emissioni dell'UE (EU ETS), gli Stati membri sono vincolati da obiettivi nazionali nel quadro della normativa in materia di condivisione degli sforzi 148 . L'obiettivo dell'Italia ai sensi della legislazione dell'UE consiste nel ridurre del 13 % entro il 2020 e del 33 % entro il 2030 le emissioni non rientranti nell'ambito di applicazione dell'EU ETS (quali edifici, trasporti stradali, agricoltura, piccole industrie e rifiuti) (cfr. figura 35). Nel 2019 le emissioni non ETS italiane sono state inferiori all'obiettivo per il 2020. L'Italia ha conseguito i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra a livello nazionale e dell'UE.

Secondo il piano nazionale per l'energia e il clima, l'Italia intende ottenere riduzioni leggermente superiori rispetto al suo attuale obiettivo non ETS per il 2030, ossia una riduzione del 33 %.

Figura 35 – Emissioni e obiettivi ai sensi della decisione sulla condivisione degli sforzi/del regolamento sulla condivisione degli sforzi in Italia, 2020 e 2030, come variazione percentuale rispetto al 2005

Figura 36 – Emissioni, assegnazioni annuali di emissioni (AAE) e surplus/deficit accumulato di AAE ai sensi della decisione sulla condivisione degli sforzi in Italia, 2013-2020

Principali sviluppi settoriali

Nel trasporto su strada l'intensità di gas a effetto serra dei carburanti per veicoli in Italia è diminuita del 3,7 % tra il 2010 e il 2019. Il paese deve agire rapidamente per conseguire l'obiettivo attuale di riduzione a livello UE del 6 % entro il 2020. Esistono diversi tipi di interventi che gli Stati membri possono intraprendere a questo proposito, ad esempio ampliare ulteriormente l'uso dell'energia elettrica nel trasporto su strada, sostenere l'uso dei biocarburanti, in particolare i biocarburanti avanzati, incentivare lo sviluppo e la diffusione di combustibili rinnovabili di origine non biologica e ridurre le emissioni a monte prima dei processi di raffinazione.

Nel 2019 le emissioni del trasporto su strada hanno rappresentato il 22 % delle emissioni totali di gas a effetto serra dell'Italia. Le emissioni generate dai trasporti sono diminuite del 18 % rispetto al 2005.

Figura 37 – Emissioni di gas a effetto serra per settore in Italia 149 (emissioni storiche 1990-2020, proiezioni 2021-2030) 150

L'edilizia è una delle maggiori fonti di emissioni in Italia. La maggior parte dei 14,5 milioni di edifici è stata costruita prima dell'adozione dei criteri di risparmio energetico e della relativa legislazione. Edifici più efficienti dal punto di vista energetico consentiranno notevoli risparmi di energia e contribuiranno alla ripresa economica post-COVID (cfr. figura 37).

Nel settore dell'uso del suolo, del cambiamento di uso del suolo e della silvicoltura (LULUCF), l'Italia prevede una diminuzione degli assorbimenti netti entro il 2030. I quantitativi dichiarati nel contesto del protocollo di Kyoto per il settore LULUCF italiano indicano assorbimenti netti medi pari a -38,5 MtCO2-eq per il periodo 2013-2019. Il contributo italiano agli assorbimenti medi annui dell'UE-27 (-344,9 MtCO2-eq) è dell'11,2 %. La contabilità per il medesimo periodo registra crediti netti pari in media a -15,7 MtCO2-eq, corrispondenti al 13,6 % degli assorbimenti contabilizzati dell'UE-27, ovvero -115,0 MtCO2-eq (cfr. figura 38).

Figura 38 – Emissioni e assorbimenti dichiarati e contabilizzati del settore LULUCF in Italia 151

Utilizzo dei proventi derivanti dalla messa all'asta delle quote dell'EU ETS

I proventi totali derivanti dalla messa all'asta delle quote dell'EU ETS tra il 2012 e il 2021 sono stati pari a quasi 8,9 miliardi di EUR. Oltre il 50 % di essi a è stato speso a favore dell'azione per il clima e l'energia. In Italia la legge garantisce che il 50 % dei proventi venga utilizzato per il clima e l'energia, ma soltanto dopo la fine dell'anno, il che può far sì che l'entità dichiarata di alcune spese sia inferiore a quella reale. L'importo restante è destinato al bilancio generale, che finanzia progetti a favore del clima e dell'energia e altre iniziative.

Azioni prioritarie 2022

·Potenziare i trasporti sostenibili, in particolare il trasporto sostenibile urbano, locale e regionale (come il sistema metropolitano, i tram, le piste ciclabili e le ferrovie regionali), e l'elettrificazione dei trasporti.

·Aumentare la diffusione dell'energia rinnovabile.

·Migliorare l'efficienza energetica degli edifici. Sono necessari ulteriori sforzi per agevolare i progetti di ristrutturazione.

·Decarbonizzare l'industria.

·Migliorare i collegamenti ferroviari con i porti, in quanto questi ultimi possono svolgere un ruolo chiave nel rendere l'Italia un polo logistico sostenibile, collegato tramite assi ferroviari a lunga distanza e che si avvale dello sdoganamento digitale delle merci.

Parte II – Quadro di sostegno: strumenti di attuazione

5. Finanziamenti

Fabbisogno di investimenti ambientali nell'Unione europea

Il finanziamento delle misure ambientali è essenziale per il loro successo. Sebbene la maggior parte dei finanziamenti provenga da fonti nazionali, vari fondi dell'UE contribuiscono in modo significativo, aiutando a colmare i deficit di finanziamento. 

Nel periodo successivo al 2020, l'attuazione delle politiche ambientali sarà sostenuta anche dal fondo dell'UE per la ripresa dal COVID19 (tramite il dispositivo per la ripresa e la resilienza) e sarà improntata al principio "non arrecare un danno significativo", che sottende tutto il bilancio dell'UE. Nel bilancio dell'UE troveranno riscontro anche gli impegni rinnovati assunti in occasione della COP26 (Glasgow, ottobre-novembre 2021) e della convenzione sulla biodiversità (aprile-maggio 2022) 152 .

Carenza complessiva di investimenti a favore dell'ambiente (UE-27)

Il fabbisogno di investimenti dell'UE per la transizione verde riguarda una serie di settori interconnessi. Il fabbisogno di investimenti supplementari rispetto agli scenari di base per il clima, l'energia e i trasporti (ossia il divario tra gli investimenti necessari e quelli previsti se non viene intrapresa alcuna azione aggiuntiva) è stato stimato in 390 miliardi di EUR l'anno (UE-27) 153 , cui vanno aggiunti 130 miliardi di EUR per conseguire gli obiettivi ambientali fondamentali dell'UE 154 . Anche i costi di adattamento ai cambiamenti climatici possono essere ingenti: secondo le stime l'importo totale va da 3562 miliardi di EUR l'anno (ambito più ristretto) a 158518 miliardi di EUR l'anno (ambito più ampio) 155 . Tale fabbisogno di investimenti rispecchia gli obiettivi di attuazione fino al 2020 e al 2030 (fatta eccezione per i costi di adattamento ai cambiamenti climatici, che dovrebbero essere distribuiti su un orizzonte temporale più lungo).

Un aggiornamento preliminare della carenza di investimenti ambientali fondamentali dell'UE figura nella tabella 1 156 . Pressoché il 40 % del fabbisogno di investimenti ambientali riguarda la lotta all'inquinamento. Insieme alla gestione delle acque, questa cifra rappresenta quasi i due terzi della carenza di investimenti. Si stima che la carenza di investimenti a favore dell'economia circolare e del settore dei rifiuti sia compresa tra 13 e 28 miliardi di EUR l'anno, a seconda dei livelli di circolarità attuati, mentre il deficit di finanziamento annuale a sostegno della biodiversità è stimato in circa 20 miliardi di EUR.

Tabella 1 – Ripartizione stimata del fabbisogno di investimenti ambientali dell'UE per obiettivo ambientale

Obiettivo ambientale

Carenza di investimenti stimata (UE‑27, annua)

Miliardi di EUR

%

Prevenzione e riduzione dell'inquinamento

42,8

39 %

Industria e gestione delle risorse idriche

26,6

24 %

Economia circolare e rifiuti

13,0

12 %

Biodiversità ed ecosistemi 157

21,5

20 %

Ricerca, sviluppo e innovazione ed altro

6,2

6 %

Totale

110,1

100 %

I finanziamenti dell'UE contribuiranno altresì a colmare le carenze di investimenti legate ai nuovi impegni assunti nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in occasione della COP26 (Glasgow, 31 ottobre-12 novembre 2021) e della convenzione sulla biodiversità in occasione della COP15 (aprile-maggio 2022), in termini di soluzioni e investimenti basati sulla natura 158 .

Fabbisogno di investimenti ambientali in Italia

Si rileva un evidente spostamento delle priorità di investimento italiane verso il sostegno alle politiche climatiche, come si può evincere dal PNRR. Per ridurre i gas a effetto serra ci si concentra sulle energie e sui trasporti sostenibili. In Italia vi sono altresì numerose questioni in sospeso che richiedono investimenti nelle infrastrutture idriche e per i rifiuti, nella biodiversità e nella natura. Le priorità di investimento per il clima rispondono alle esigenze o carenze di investimenti in un'ampia gamma di settori economici quali la ristrutturazione energetica degli edifici residenziali, la mobilità elettrica e le infrastrutture di trasporto.

Per ciascun settore sono state individuate le esigenze di investimento illustrate di seguito.

Prevenzione e riduzione dell'inquinamento

Le prime prospettive in materia di aria pulita dell'UE 159 nel quadro del programma "Aria pulita" hanno stimato che i costi totali di riduzione dell'inquinamento atmosferico in l'Italia ai fini dell'adempimento degli obblighi 160 di cui alla direttiva sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni entro il 2030 ammontano a 7 382 milioni di EUR l'anno, di cui 5 588 milioni di EUR per investimenti di capitale (ipotizzando che gli obiettivi per il 2030 in materia di clima ed energia siano raggiunti).

Le seconde prospettive in materia di aria pulita dell'UE 161 suggeriscono che l'Unione otterrebbe la maggior parte delle riduzioni delle emissioni di inquinanti atmosferici che corrispondono agli obblighi previsti dalla direttiva sugli impegni nazionali di riduzione delle emissioni per il 2030 se: i) tutta la legislazione pertinente adottata fino al 2018 (compresi tutti gli obiettivi in materia di inquinamento atmosferico e quelli in materia di clima ed energia per il 2030 fissati nel 2018) producesse pienamente i suoi benefici e ii) gli Stati membri attuassero anche le misure annunciate nei rispettivi programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico. L'unica eccezione riguarda l'ammoniaca (NH3) per 15 Stati membri 162 .

Gestione delle risorse idriche

Secondo lo studio dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) "Financing a Water Secure Future" (2022) 163 , in alcune regioni italiane la disponibilità di acqua rimane un problema nonostante tariffe di allacciamento alla rete idrica pubblica pressoché universali. Analogamente il rispetto delle norme in materia di trattamento delle acque reflue (inferiore alla media UE) è caratterizzato da significative disparità regionali in termini di copertura e livelli di servizio.
Vi sono quattro procedure di infrazione aperte riguardanti le acque reflue e per una di queste l'Italia paga delle ammende. Sull'Italia gravano rischi significativi di future alluvioni, soprattutto nei bacini idrografici settentrionali. Il paese soffre di uno stress idrico medio-alto che porta ad un uso intenso di acqua. In generale le regioni settentrionali ricevono più piogge rispetto a quelle meridionali; inoltre il 70 % delle falde acquifere italiane si trova al nord. Numerose regioni del Mezzogiorno dipendono dall'acqua importata dal nord. I fondi UE hanno fornito una quota significativa dei finanziamenti pubblici negli ultimi dieci anni 164 . Si stima che entro il 2030 l'Italia dovrà investire in totale 12 487 milioni di EUR in più rispetto allo scenario di riferimento per l'acqua potabile e i servizi sanitari, corrispondenti a un fabbisogno di investimenti di circa 1 250 milioni di EUR l'anno (spese in conto capitale), di cui circa il 90 % relativo alle acque reflue 165 . La sesta direttiva quadro sulle acque adottata di recente e la relazione sull'attuazione della direttiva sulle alluvioni 166 , corredata dal relativo studio economico-finanziario 167 , sono una preziosa fonte di informazioni su questo settore.

Le autorità italiane hanno inoltre individuato un fabbisogno elevato di investimenti per il prossimo periodo ai fini della conformità alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, fabbisogno che ammonta a 184 miliardi di EUR 168 . Tale cifra include i lavori concernenti gli impianti di trattamento delle acque reflue, aventi un costo di investimento stimato di 151 miliardi di EUR, e i lavori concernenti i sistemi di raccolta e/o sistemi individuali e altri sistemi adeguati, aventi un costo di investimento stimato di 33 miliardi di EUR 169 .

Rifiuti ed economia circolare

Secondo uno studio della Commissione 170 , se vuole conseguire gli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio l'Italia deve investire ancora 2 304 milioni di EUR supplementari tra il 2021 e il 2027 (circa 330 milioni di EUR l'anno), in aggiunta agli investimenti previsti dallo scenario di riferimento, nella raccolta e nei ritrattamenti di riciclaggio, nel trattamento dei rifiuti organici, negli impianti di raccolta differenziata e nella digitalizzazione dei registri dei rifiuti. Rientrano in tale cifra i costi per la sostituzione degli impianti di trattamento dei rifiuti organici, pari a 348 milioni di EUR per il periodo 2021-2027. Tuttavia l'importo non comprende gli investimenti necessari per altri flussi di rifiuti chiave (materie plastiche, prodotti tessili, mobili) o per favorire un maggiore attecchimento della circolarità e della prevenzione dei rifiuti in tutta l'economia.

Biodiversità ed ecosistemi

I quadri di azioni prioritarie (Priority Action Framework, PAF) 171 per l'Italia mostrano che i costi di protezione della natura (compresa la rete Natura 2000) per il periodo 20212027 sono pari a 3 481 milioni di EUR, ovvero 497,3 milioni di EUR 172 l'anno (con 225,7 milioni di costi di gestione annuali e 271,7 milioni di costi annui una tantum). Sono esclusi i costi aggiuntivi destinati all'attuazione della strategia sulla biodiversità per il 2030, anche per una protezione e un ripristino maggiori.

Finanziamenti ambientali dell'UE per il periodo 2014-2020

Il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 20142020 ha stanziato quasi 960 miliardi di EUR (in impegni, prezzi 2011) 173 per l'UE. L'impegno a sostegno della transizione verde includeva un obiettivo di spesa per il clima del 20 % e opportunità di finanziamento a favore dell'ambiente nel contesto dei fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) 174 . Il bilancio 20142020 è stato successivamente integrato con oltre 50 miliardi di EUR (a prezzi correnti) dal programma REACTEU per l'azione della politica di coesione contro la COVID19 175 .

L'Italia ha ricevuto 59,7 miliardi di EUR dai fondi SIE nel periodo 2014‑2020 per investimenti a sostegno della creazione di posti di lavoro e di un'economia e un ambiente europei sostenibili e sani. Gli investimenti diretti previsti a favore dell'ambiente ammontavano a 4,3 miliardi di EUR, a cui si sono aggiunti 1,8 miliardi di EUR di investimenti indiretti, per un totale di 6,1 miliardi di EUR. La figura 39 offre una panoramica dei fondi SIE (pianificati) assegnati all'Italia (importi UE, senza importi nazionali). Gli investimenti REACT-EU sono finalizzati tra le altre cose a migliorare i trasporti sostenibili e l'approvvigionamento idrico (riduzione delle perdite per distretto o "distrettualizzazione") nonché a sostenere i processi produttivi sostenibili e l'economia circolare.

Figura 39 – Fondi SIE per il periodo 2014-2020 assegnati all'Italia, compresi gli investimenti ambientali 176

Tabella 2 – Investimenti ambientali nel periodo 20142020 nel quadro dei fondi SIE in Italia 177

 

Strumento

Stanziamenti

per l'ambiente

(milioni di EUR)

Nel quadro della politica di coesione (FESR)

Investimenti ambientali diretti

acque

rifiuti

qualità dell'aria

biodiversità e natura

ripristino del suolo

clima e gestione dei rischi

Investimenti ambientali indiretti

energia rinnovabile

efficienza energetica

energia, altro 178

trasporti sostenibili

turismo sostenibile

sviluppo delle imprese, ricerca e innovazione

4 424,6

2 615,8

991,5

223,1

7,6

154,9

164,0

1 074,7

1 808,9

27,6

488,6

66,9

1 118,4

49,8

57,6

Nel quadro del FEASR/sviluppo rurale

Investimenti ambientali diretti

acque

clima e gestione dei rischi

Investimenti ambientali indiretti

energia rinnovabile

efficienza energetica

1 497,9

1 475,2

269,2

1 206,0

22,7

21,0

1,7

Nel quadro del FEAMP

Investimenti ambientali diretti

protezione dell'ambiente ed efficienza delle risorse

Investimenti ambientali diretti

sviluppo delle imprese, ricerca e innovazione

198,5

196,1

196,1

2,5

2,5

Totale nel quadro dei fondi SIE

Investimenti ambientali diretti

Investimenti ambientali indiretti

6 121,0

4 287,0

1 834,0

In Sicilia sono stati riassegnati alcuni fondi originariamente destinati ai rischi idrogeologici e all'erosione costiera, nonché alle dighe per l'approvvigionamento idrico e alla bonifica di siti inquinati; non sono stati ridotti i fondi stanziati per le azioni volte a porre fine alle infrazioni (per le acque reflue urbane o le discariche irregolari) e le modifiche riguardano principalmente l'efficienza energetica. Destano preoccupazione i risultati inferiori alle aspettative per l'obiettivo tematico 4 (basse emissioni di carbonio) nel periodo 2014‑2020 e la conseguente riduzione del suo bilancio, alla luce dell'imminente maggiore attenzione rivolta all'obiettivo prioritario 2 (basse emissioni di carbonio) in ragione della concentrazione tematica per il 2021-2027. Sempre la Sicilia non ha ancora ottemperato alla condizionalità ex ante per i rifiuti per il periodo 2014-2020, come già rilevato nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019; il rimborso è stato quindi bloccato. Anche la Calabria ha difficoltà ad assorbire i finanziamenti, in particolare quelli del FESR per il trattamento delle acque reflue urbane.

La Sardegna ha elaborato per il periodo 2014‑2020 un modello specifico di sostenibilità ambientale per il FESR e il FEASR nel contesto della procedura di valutazione ambientale strategica.

Il programma di sostegno alle riforme strutturali (ex strumento di sostegno tecnico) ha sostenuto nel 2019 un progetto destinato a ridefinire le priorità e migliorare l'assorbimento dei fondi strutturali a livello locale.

In Italia l'autorità ambientale assicura che le considerazioni ambientali siano integrate nei programmi operativi in termini di sostenibilità 179 ; esiste inoltre una rete di autorità ambientali e di gestione 180 .

Gli stanziamenti dei fondi SIE sono stati inoltre integrati da altri programmi di finanziamento dell'UE a disposizione di tutti gli Stati membri, come il programma LIFE ed Orizzonte 2020, e da prestiti della Banca europea per gli investimenti (BEI), per un totale stimato di 10,8 miliardi di EUR di finanziamenti ambientali dell'UE destinati all'Italia per il periodo 2014-2020.

Il programma LIFE 181 , interamente dedicato agli obiettivi ambientali e climatici, finanzia azioni dimostrative e migliori pratiche per la diffusione di soluzioni ecologiche. Nel periodo 2014-2020 l'Italia ha beneficiato del sostegno dell'UE per 155 progetti LIFE a vantaggio della natura e dell'ambiente, ricevendo dal programma LIFE 268,9 milioni di EUR (il numero complessivo di progetti LIFE nell'UE27 era di 1 028 e il contributo totale dell'UE è stato pari a 1,74 miliardi di EUR) 182 .

Nel periodo 2014-2020 il programma Orizzonte 2020 ha stanziato a favore dell'Italia circa 205,7 milioni di EUR (in particolare per l'economia circolare, l'azione per il clima, le risorse naturali e gli ecosistemi), ossia circa il 3,7 % della dotazione totale dell'Italia 183 . Dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) l'Italia ha ricevuto 1 miliardo di EUR sotto forma di investimenti ambientali diretti e 48,4 milioni di EUR sotto forma di investimenti ambientali indiretti. Ciò porta l'importo complessivo assegnato all'Italia a fini ambientali a circa 1,1 miliardi di EUR su una dotazione totale di 7,5 miliardi di EUR 184 .
Sul totale dei prestiti della BEI all'Italia (70,5 miliardi di EUR), 3,8 miliardi di EUR erano destinati a investimenti ambientali diretti, in particolare per il sistema idrico e fognario e in parte per i rifiuti 185 . Il paese si colloca al primo posto nell'UE in termini di importo totale dei prestiti da parte della BEI. Nel 2020 la BEI ha stanziato 24,2 miliardi di EUR per la lotta ai cambiamenti climatici a livello dell'UE, pari al 37 % dei suoi finanziamenti totali. Ha inoltre stanziato 1,8 miliardi di EUR (3 % dei finanziamenti) per prestiti ambientali di più ampio respiro 186 .

Finanziamenti ambientali dell'UE per il periodo 2021-2027

Il piano di investimenti 2020 del Green Deal europeo prevede 1 000 miliardi di EUR di investimenti verdi (pubblici e privati) entro il 2030. Il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 e il programma di spesa NextGenerationEU mobiliteranno 2 018 000 miliardi di EUR (a prezzi correnti) per sostenere la ripresa dalla COVID-19 e le priorità a lungo termine dell'UE, compresa la protezione dell'ambiente 187 . Visti l'impegno del Green Deal 188 a "non arrecare danno" e l'accordo interistituzionale sul quadro finanziario pluriennale per il periodo 20212027 189 , il 30 % del bilancio dell'UE sosterrà gli sforzi a favore del clima, mentre la biodiversità riceverà il 7,5 % (a partire dal 2024) e il 10 % (a partire dal 2026) del bilancio. Al fine di conseguire tali obiettivi, sarà necessario destinare maggiori risorse finanziarie alla biodiversità, in particolare nel contesto della politica di coesione per il periodo 20212027 e della politica agricola comune per il periodo 2023-2027.

La finanza sostenibile aumenta notevolmente la trasparenza riguardo alla sostenibilità ambientale (obiettivo promosso dalla tassonomia dell'UE) 190 . Rafforza inoltre gli obblighi di comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e facilita l'emissione di obbligazioni verdi (secondo la norma UE per le obbligazioni verdi) 191 . Coadiuvata dalla strategia rinnovata in materia di finanza sostenibile (2020) 192 , essa aumenterà i flussi di investimenti a favore del clima e dell'ambiente. La nuova strategia di adattamento ai cambiamenti climatici 193 può contribuire a colmare il deficit di protezione assicurativa, a causa del quale numerosi rischi derivanti da eventi legati al clima non sono attualmente assicurati 194 . La BEI allineerà entro il 2025 il 50 % dei suoi prestiti per progetti sul clima e l'ambiente, 195 con un contributo di 250 miliardi di EUR al piano di investimenti del Green Deal europeo entro il 2027.

La tabella 3 offre una panoramica dei fondi UE destinati specificamente all'Italia per il periodo 2021-2027. Tali fondi sono integrati da altri programmi di finanziamento dell'UE a disposizione di tutti gli Stati membri.

Tabella 3 – Principali fondi UE per il periodo 2021‑2027 assegnati all'Italia (prezzi correnti)

Strumento

Assegnazione di finanziamenti per paese (milioni di EUR)

Politica di coesione

FESR

FSE+

Cooperazione tecnica europea (CTE) (FESR)

Totale: 43 114,5 196

26 614,9

14 535

934,9 197

Fondo per una transizione giusta

1 029,6 198

FEASR/sviluppo rurale

nel quadro dei piani strategici della PAC per il periodo 2023-2027 199

6 749,6 200

Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMPA)

518,2 201

Dispositivo per la ripresa e la resilienza

2021-2026 202  

68 880,5 (sovvenzioni)

122 601,8 (prestiti) 203

In Italia è in corso il processo di programmazione per la maggior parte dei fondi UE per il periodo 20212027 (fondi della politica di coesione, FEASR e FEAMPA).
Si sono invece già conclusi i negoziati sul dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Il PNRR ha un bilancio di 191 miliardi di EUR. 5,27 miliardi di EUR per l'economia circolare e l'agricoltura sostenibile (di cui 2,1 miliardi di EUR per i rifiuti); 23,78 miliardi di EUR per energie rinnovabili, idrogeno e mobilità sostenibile; 15,36 miliardi di EUR per l'efficienza energetica e le ristrutturazioni e 15,06 miliardi di EUR per la protezione del territorio e le risorse idriche.
Per finanziare progetti che riguardano la natura, il piano stanzia 1,8 miliardi di EUR a sostegno della conservazione della natura (in particolare per il fiume Po) e della bonifica di siti contaminati. Come già menzionato nella sezione 4 della presente relazione, il 37,5 % dei finanziamenti del dispositivo per la ripresa e la resilienza a favore dell'Italia è destinato a misure che contribuiscono agli obiettivi climatici e ambientali (figura 40). Ciò è in linea con il traguardo climatico del 45 % fissato per tutti gli Stati membri dell'UE27 entro il 2030. La spesa per il clima dell'Italia è appena al di sopra del 37 %, il livello minimo richiesto dal regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza 204 . Nel complesso, il piano garantisce che possano essere intraprese azioni dirette a livello locale per realizzare la transizione verde, proteggendo o ripristinando allo stesso tempo l'ambiente e rispettando il principio di "non arrecare un danno significativo" 205 . Esiste altresì un fondo integrativo nazionale (fondo complementare) con una dotazione di 30,6 miliardi di EUR per il periodo 2021-2026 a copertura delle stesse priorità del PNRR.

L’accordo di partenariato dell'Italia per il periodo 2021-2027 stanzia il 30 % del bilancio alla lotta contro i cambiamenti climatici; indica altresì l'ambizione di contribuire al rispetto dei requisiti del quadro finanziario pluriennale per il finanziamento della biodiversità. L'Italia deve inoltre soddisfare le condizioni abilitanti relative a piani di gestione dei rifiuti soddisfacenti al fine di finanziare investimenti nella gestione dei rifiuti stessa e nell'economia circolare, alla pianificazione aggiornata degli investimenti necessari nei settori delle risorse idriche e delle acque reflue, nonché ai quadri di azioni prioritarie per gli investimenti nella natura e nella biodiversità. Per quanto concerne la condizione abilitante per l'adattamento ai cambiamenti climatici, l'Italia ha fornito la propria strategia nazionale di adattamento (menzionata al punto 4 della presente relazione), orientamenti per le strategie regionali sullo stesso tema e un documento sulla gestione del rischio di catastrofi.

I finanziamenti nel quadro del PNRR e della politica di coesione per il periodo 2021-2027 saranno coordinati con attenzione, con 8,9 miliardi di EUR stanziati a favore dell'obiettivo prioritario 2 sulle basse emissioni di carbonio: 8,5 miliardi di EUR dal FESR e 0,4 miliardi di EUR dal FEAMP (dati desunti dall’accordo di partenariato).

Figura 40 – Spesa a favore del clima prevista nei piani per la ripresa e la resilienza 206  

Nel contesto di NextGenerationEU, la Commissione emetterà entro il 2026 fino a 250 miliardi di EUR in obbligazioni verdi dell'UE (un terzo del bilancio di NextGenerationEU) che rispettano lo spirito generale del principio "non arrecare un danno significativo", ma non sono soggette agli attuali atti delegati relativi alla tassonomia dell'UE né sono completamente allineate con la proposta di norma UE per le obbligazioni verdi.

Oltre ai fondi UE stanziati specificamente per l'Italia nel periodo 2021-2027, esistono vari altri programmi di finanziamento UE aperti a tutti gli Stati membri: tra questi figurano il programma LIFE (5,4 miliardi di EUR), Orizzonte Europa (95,5 miliardi di EUR) 207 , il meccanismo per collegare l'Europa 208 (33,7 miliardi di EUR) 209 e InvestEU 210 . Anche questi strumenti sosterranno la transizione verde, comprese le attività di ricerca e innovazione riguardanti la protezione dell'ambiente (Orizzonte Europa) 211 , i trasporti e l'energia puliti (meccanismo per collegare l'Europa) 212 e le infrastrutture sostenibili (InvestEU) 213 .

Spesa nazionale a favore della protezione dell'ambiente

La spesa nazionale totale per la protezione dell'ambiente (comprese tutte le spese correnti e in conto capitale pertinenti) 214 nell'UE-27 è stata di 272,6 miliardi di EUR nel 2020, pari al 2 % del PIL. Tale percentuale è rimasta abbastanza stabile nel tempo. Sebbene la spesa più elevata in percentuale del PIL si concentri in pochi paesi, la maggior parte degli Stati membri spende tra l'1 e il 2 % del proprio PIL per proteggere l'ambiente: tra questi rientra anche l'Italia, con l'1,8 % del PIL (figura 41).

Del totale di cui sopra, la spesa in conto capitale dell'UE‑27 a favore della protezione dell'ambiente (ossia gli investimenti) si è attestata a 56,3 miliardi di EUR nel 2018, per poi scendere a 54,5 miliardi di EUR nel 2020, vale a dire circa lo 0,4 % del PIL. La maggior parte degli Stati membri ha investito lo 0,2 %-0,5 % del PIL nella protezione dell'ambiente, compresa l'Italia (0,3 %) (figura 42). Per il periodo 2014-2020, tale percentuale corrispondeva a circa 376 miliardi di EUR di investimenti ambientali nell'UE-27 e 36,9 miliardi di EUR in Italia.

Figura 41 – Investimenti diretti e indiretti nella protezione dell'ambiente nell'UE-27 (milioni di EUR e % del PIL), 2018 215

Per settore istituzionale, nel 2018 circa il 33 % degli investimenti italiani nella protezione dell'ambiente (spese in conto capitale) proveniva dalla pubblica amministrazione. Un ulteriore 45,3 % proveniva da produttori specializzati (di servizi di protezione dell'ambiente, ad esempio imprese di trattamento dei rifiuti e delle acque) e il 21,6 % da settori industriali (o imprenditoriali) che svolgevano attività ambientali accessorie alle loro attività principali. A livello UE, il 37 % proveniva dai governi, il 33 % da produttori specializzati e il 30 % dall'industria (imprese) (figura 42).

Figura 42 – Investimenti nella protezione dell'ambiente da parte degli Stati membri dell'UE27 (spese in conto capitale) per settore istituzionale (totale economia = 100 %, 2018) 216

A livello di settore istituzionale (anziché di economia) è disponibile soltanto una ripartizione parziale degli investimenti per tematica ambientale in ragione dei modelli diversi di comunicazione 217 . Nel 2018, a livello di amministrazioni pubbliche, il 34 % degli investimenti a favore della protezione dell'ambiente è stato destinato alla ricerca ambientale, il 24 % alla biodiversità, il 20 % alla gestione dei rifiuti e il 9 % alle acque reflue urbane. Molteplici fonti di inquinamento hanno attirato nel complesso il 13 % degli investimenti dei produttori specializzati italiani; circa metà è andata alla gestione delle acque reflue (48 %) e alla gestione dei rifiuti (49 %). Nel settore delle imprese, il 28 % degli investimenti è stato destinato alla protezione dell'aria, il 31 % alle acque reflue urbane e l'8 % ai rifiuti.

Oltre a cofinanziare progetti dell'UE, l'Italia dispone di un proprio Fondo per lo sviluppo e la coesione, avente un bilancio di 1,9 miliardi di EUR per il periodo 2014‑2020, incluso nelle spese nazionali a favore della protezione dell'ambiente. L'87,5 % di questo bilancio è destinato al settore idrico (1,66 miliardi di EUR), il 6,6 % al settore dei rifiuti (126 milioni di EUR) e il resto all'efficienza energetica e alle infrastrutture verdi. La situazione per il periodo 2021‑2027 è in evoluzione ma l'Italia prevede investimenti nelle regioni meridionali.

Il 4 settembre 2019 il governo italiano ha annunciato un Green Deal nazionale (GRIND) 218 con una dotazione di 4,24 miliardi di EUR per il periodo 2020-2023 nella legge di bilancio 2020. La legge di attuazione (allegato ambientale della legge di bilancio 2020) è stata presentata al Parlamento il 17 agosto 2020 ma deve ancora passare l'iter parlamentare.

L'emissione totale annua di obbligazioni verdi europee 219 nel 2020 è stata di 156 miliardi di USD (137 miliardi di EUR 220 ), in aumento rispetto ai 117 miliardi di USD (105 miliardi di EUR) del 2019, includendo anche alcuni paesi europei non appartenenti all'Unione. Se si considerano soltanto gli Stati membri dell'UE 27, l'emissione annua di obbligazioni verdi nel 2020 è stata pari a 124 miliardi di EUR. L'83 % delle obbligazioni verdi emesse dai paesi europei era destinato a soddisfare gli obiettivi in materia di energia, edifici o trasporti per il periodo 20142020, l'8 % era destinato al settore idrico e dei rifiuti e il 6 % all'uso del suolo, con collegamenti alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi, sulla base della tassonomia delle obbligazioni verdi (sostanzialmente analoga alla tassonomia dell'UE) 221 .
Nel 2020 l'Italia ha emesso obbligazioni verdi per quasi 4 miliardi di EUR (dati disponibili per 16 Stati membri dell'UE, cfr. figura 43).

Il 3 marzo 2021 l'Italia ha emesso la prima obbligazione verde sovrana italiana (BTP Green), con cedola annua dell'1,50 % e scadenza il 30 aprile 2045, collocata per 8,5 miliardi di EUR. Nel febbraio 2021 il ministero italiano dell'Economia e delle finanze ha pubblicato anche il quadro di riferimento per le emissioni di obbligazioni verdi sovrane 222 . Una relazione intitolata Rapporto su allocazione e impatto – BTP Green sarà pubblicata con cadenza annuale per aggiornare gli investitori e il pubblico sulla gestione e sull'allocazione dei proventi delle obbligazioni e sul loro impatto ambientale secondo una serie di indicatori e metriche.

Figura 43 – Emissione annua di obbligazioni verdi dell'UE nel 2020 (miliardi di EUR) 223

Strumenti di bilancio verdi

Tassazione ecologica e riforma fiscale

Nel 2020 le entrate dell'Italia derivanti da tasse e imposte legate all'ambiente sono state le seconde più elevate dell'UE in termini assoluti, come illustrato nella figura 44. La tassazione dell'energia e dei trasporti ha rappresentato la quota più elevata, rispettivamente dell'80 % e del 18,6 % nel 2020, mentre le tasse sull'inquinamento/sulle risorse hanno inciso per l'1,2 %. In percentuale del PIL, tasse e imposte ecologiche erano pari al 3 % del prodotto interno lordo nel 2020 (rispetto a una media UE del 2,24 %).

Figura 44 – Tassazione ecologica nell'UE-27 (2020)

Il Green Deal europeo del 2019 sottolinea che riforme fiscali ben concepite possono stimolare la crescita economica, migliorare la resilienza, contribuire a una società più equa e sostenere una transizione giusta, inviando i giusti segnali di prezzo e incentivando gli attori economici. Il Green Deal crea un contesto adatto a riforme fiscali su larga scala, all'abolizione delle sovvenzioni ai combustibili fossili e allo spostamento della pressione fiscale dal lavoro all'inquinamento, tenendo conto allo stesso tempo degli aspetti sociali 224 . Promuove il principio "chi inquina paga" 225 , che stabilisce che i responsabili dell'inquinamento dovrebbero sostenere i costi delle misure volte a prevenirlo, controllarlo e porvi rimedio. L'applicazione di tale principio è agevolata dal progetto faro dello strumento di sostegno tecnico della Commissione europea sull'inverdimento dell'imposizione fiscale 226 .

L'Italia potrebbe incrementare la tassazione ambientale. Esistono ad esempio notevoli disparità regionali nelle tariffe dei servizi idrici integrati per acquedotti, fognature e servizi di trattamento delle acque. Uno degli ostacoli a investimenti sufficienti in Italia è dato dal fatto che, sebbene il consumo di acqua pro capite sia elevato, le tariffe sono basse 227 . Vi è margine per aumentare ulteriormente le imposte sull'acqua e introdurre tasse sui pesticidi 228 . Esiste una tassa sulle discariche, anche se, come accennato nella sezione sui rifiuti, le aliquote sono fissate a livello regionale e quindi variabili. L'Italia potrebbe estendere il ricorso alla tassazione della congestione per ridurre l'inquinamento atmosferico (come succede a Milano) 229 . Inoltre l'Italia ha ricevuto raccomandazioni specifiche per paese nel contesto del semestre europeo che la invitavano ad alleviare il carico fiscale sul lavoro e ad eliminare i sussidi dannosi per l'ambiente (cfr. di seguito).

Sussidi dannosi per l'ambiente

Affrontare ed eliminare i sussidi dannosi per l'ambiente è un ulteriore passo avanti verso una riforma fiscale di più ampio respiro. 

Le sovvenzioni ai combustibili fossili sono costose per i bilanci pubblici e minano gli obiettivi del Green Deal. Inoltre spesso disincentivano gli investimenti verdi e non contribuiscono alla parità di condizioni. Dal 2015 le sovvenzioni ai combustibili fossili nell'UE si attestano a circa 55 miliardi di EUR. Sono aumentate del 4 % tra il 2015 e il 2019, tuttavia alcuni paesi, quali Lettonia, Lituania, Svezia, Grecia e Irlanda, sono riusciti a ridurle.
A livello UE le sovvenzioni ai prodotti petroliferi in settori quali i trasporti e l'agricoltura hanno continuato a crescere nel periodo 2015-2019, mentre le sovvenzioni al carbone e alla lignite sono diminuite, in gran parte per effetto della minor prevalenza dei combustibili solidi nella generazione di energia elettrica. Nel suo piano nazionale per l'energia e il clima del 2019, l'Italia prevedeva di eliminare gradualmente l'uso del carbone entro la fine del 2025.

In percentuale del PIL, nel 2019 le sovvenzioni ai combustibili fossili variavano dall'1,2 % in Ungheria a meno dello 0,1 % a Malta (la media UE è dello 0,4 %). Sempre nello stesso anno le sovvenzioni ai combustibili fossili in Italia sono ammontate a 5,5 miliardi di EUR, al di sotto della media UE (0,31 %). Nel 2020 le sovvenzioni totali dell'UE27 ai combustibili fossili sono scese a 52 miliardi di EUR (in ragione del calo dei consumi dovuto alle restrizioni legate alla pandemia della COVID-19). In assenza di interventi a livello nazionale, è probabile che tali sovvenzioni tornino ad aumentare con la ripresa dell'attività economica rispetto al 2020 230 .

Ulteriori dettagli della situazione in Italia sono riportati nella figura 45.

Figura 45 – Andamento dei sussidi ai combustibili fossili in Italia 231

% del PIL

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

Energia elettrica

0,09

0,06

0,08

0,09

0,08

0,07

0,07

0,08

Gas naturale

0,03

0,05

0,05

0,04

0,03

0,07

0,10

0,09

Prodotti petroliferi

0,47

0,49

0,48

0,45

0,38

0,37

0,37

0,35

Carbone

0,01

0,01

0,01

0,01

0,01

0,02

0,02

0,02

Due sussidi dannosi per l'ambiente individuati come candidati alla riforma in Italia sono i sussidi a favore del diesel nel trasporto merci e passeggeri, del valore di 1 294 milioni di EUR l'anno, e quelli agli oli lubrificanti per la fabbricazione di materie plastiche e gomma, del valore di 78 milioni di EUR l'anno 232 .

L'Italia segue la migliore pratica di mantenere un catalogo dei sussidi favorevoli e dannosi per l'ambiente, giunto alla quarta edizione dal 2016, e sottoscrive l'intenzione di ridurre i 20,4 miliardi di EUR stimati nel 2020 233 . Inoltre, come indicato nella sezione 2 della presente relazione, i sussidi dannosi per l'ambiente che danneggiano la biodiversità valevano nel 2018 almeno 28 miliardi di EUR 234 . Il comitato per la transizione ecologica (CITE) intende redigere un piano per eliminare gradualmente i sussidi dannosi per l'ambiente (comprese le sovvenzioni ai combustibili fossili) entro il 2025. Inoltre il 28 marzo 2022 l'Italia ha approvato una legge che vieta le riduzioni delle accise sui prodotti energetici utilizzati nel trasporto ferroviario di passeggeri e merci, l'esenzione dalle accise sui prodotti energetici utilizzati per la produzione di magnesio dall'acqua di mare e gli sgravi fiscali sui prodotti energetici utilizzati nelle navi coinvolte in operazioni di trasbordo, ed esclude l'uso di risorse governative per la ricerca, lo sviluppo e la dimostrazione nei settori dei combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) 235 .

Pratiche di bilancio verdi attuali

Il bilancio verde comprende varie pratiche di marcatura e tracciamento per il clima e l'ambiente nei bilanci 236 , che taluni Stati membri dell'UE utilizzano già 237 . Il bilancio verde aiuta a individuare e tracciare le spese e le entrate verdi al fine di aumentare la trasparenza riguardo alle implicazioni ambientali delle politiche di bilancio. L'obiettivo è migliorare la coerenza delle politiche e sostenere le politiche verdi (compresi gli obiettivi climatici e ambientali) 238 .

La Commissione ha redatto orientamenti per la verifica climatica e la verifica della sostenibilità, intesi come strumenti per valutare l'ammissibilità di progetti e la loro conformità alla legislazione e ai criteri ambientali 239 . Ha sviluppato altresì un quadro di riferimento per il bilancio verde 240 e nel 2021 ha lanciato un progetto faro dello strumento di sostegno tecnico per aiutare gli Stati membri a sviluppare analoghi quadri nazionali. L'Italia ha partecipato a una sessione di formazione al riguardo il 24 febbraio 2022.

L'Italia è abbastanza avanti nel rendere pubblico l'impatto ambientale del suo bilancio. Dal 2000 pubblica un allegato ai piani di bilancio che specifica le spese preventivate per la protezione dell'ambiente e la gestione delle risorse (ecobilancio). Dal 2010 un documento simile (ecorendiconto) informa sulla spesa per le stesse voci di bilancio. Inoltre i documenti di bilancio dell'Italia comprendono un allegato sulle tendenze recenti e i progressi attesi per quanto concerne 12 indicatori che tracciano l'equità e il benessere sostenibile 241   242 .

L'Italia prevede di riclassificare il bilancio generale dello Stato con riferimento alla spesa ambientale, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite e gli obiettivi dell'Agenda 2030 243 . Anche la Regione Sardegna e il Comune di Bologna applicano pratiche di bilancio verdi.

Finanziamento complessivo rispetto al fabbisogno

Si stima che il finanziamento complessivo dell'UE per gli investimenti ambientali sia ammontato allo 0,6-0,7 % del PIL nel periodo 2014-2020, se si considerano tanto i principali fondi UE quanto i finanziamenti nazionali (figura 46). Tale dato variava dallo 0,3 % (Irlanda) all'1,91 % (Bulgaria), a seconda dell'entità delle sfide ambientali nei diversi Stati membri. Le stime indicano che nel periodo 2021-2027 il fabbisogno complessivo di investimenti ambientali dell'UE varierà tra lo 0,9 % e l'1,5 % del PIL previsto (2021-2027), con un potenziale deficit di finanziamenti ambientali pari allo 0,6 %-0,8 % del PIL a livelli di finanziamento invariati 244 .



Figura 46 – Scenario di riferimento per i finanziamenti ambientali complessivi (2014-2020) e il fabbisogno stimato (2020-2030) nell'UE27 (% del PIL) 245

Si stima che i finanziamenti ambientali complessivi dell'Italia destinati agli investimenti abbiano raggiunto lo 0,48 % del PIL (un dato inferiore alla media UE, pari allo 0,7 %) nel periodo 2014-2020, di cui l'80 % proveniente da fonti nazionali. Si prevede che il fabbisogno di investimenti ambientali del paese nel periodo 2021‑2027 supererà lo 0,67 % del PIL. Ne risulta un potenziale deficit di finanziamento ambientale pari ad almeno lo 0,19 % del PIL, percentuale che probabilmente salirà se si tiene conto anche delle esigenze attualmente stimate soltanto a livello UE (ad esempio protezione delle acque, circolarità, strategia sulla biodiversità, ecc.).

In valore assoluto, gli investimenti ambientali (dell'UE e nazionali) sono stati quantificati in media in 8,1 miliardi di EUR l'anno nel periodo 2014-2020. Si stima che il fabbisogno annuo individuato (non esaustivo) raggiungerà 11,9 miliardi di EUR nel prossimo periodo, il che suggerisce che sarà necessario aumentare i livelli di finanziamento a favore della conformità e della sostenibilità ambientali.

Azioni prioritarie 2022

Nel contesto del riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 per l'Italia erano state individuate tre azioni prioritarie in materia di finanziamenti per l'ambiente. La prima consisteva nel colmare le lacune di attuazione nei settori dell'acqua, dei rifiuti e dell'aria utilizzando fondi dell'UE e nazionali. Questa azione ha visto progressi limitati, soprattutto per quanto concerne la chiusura delle discariche irregolari. La seconda azione consisteva nell'incrementare l'impiego dei fondi dell'UE per realizzare misure mirate di conservazione della natura. Anche in questo caso l'Italia ha compiuto progressi limitati, sebbene il PNRR affronti la questione. La terza azione consisteva nel migliorare la capacità delle amministrazioni ambientali a livello nazionale, regionale e locale di assicurare che le spese programmate vengano effettivamente realizzate. La valutazione dipenderà molto dalla programmazione per il periodo 2021‑2027 ed è quindi rinviata a un futuro riesame.

·L'Italia è invitata a elaborare una strategia di finanziamento ambientale per cogliere tutte le opportunità di colmare le carenze nell'attuazione delle politiche ambientali, riunendo tutti i ministeri e i livelli dell'amministrazione.



6. Governance ambientale

Informazioni, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia

I cittadini possono proteggere l'ambiente in modo più efficace sapendo di poter contare sui tre "pilastri" della convenzione di Århus:

i) accesso alle informazioni;

ii) partecipazione del pubblico ai processi decisionali;

iii) accesso alla giustizia in materia ambientale.

È estremamente importante per le autorità pubbliche, il pubblico e le imprese che le informazioni ambientali siano condivise in maniera efficiente ed efficace 246 . La partecipazione del pubblico consente alle autorità di prendere decisioni che tengano in considerazione le preoccupazioni dei cittadini. L'accesso alla giustizia è un insieme di garanzie che consente ai cittadini e alle organizzazioni non governative (ONG) di ricorrere ai tribunali nazionali per proteggere l'ambiente 247 . Comprende il diritto di intentare un'azione legale ("legittimazione ad agire") 248 .

Informazioni ambientali

La direttiva Inspire (Infrastruttura per l'informazione territoriale in Europa) 249 mira a creare un'infrastruttura europea dei dati territoriali per la condivisione di informazioni territoriali ambientali tra le autorità pubbliche in tutta Europa, agevolando il processo di definizione delle politiche a livello transnazionale e l'accesso del pubblico a tali informazioni. Le informazioni geografiche sono necessarie per una buona governance a tutti i livelli e dovrebbero essere messe a disposizione in modo tempestivo e trasparente.

L'attuazione da parte dell'Italia della direttiva Inspire sta registrando ritardi. Nel 2019 all'Italia era stata assegnata un'azione prioritaria riguardante il miglioramento dell'accesso ai dati e ai servizi territoriali tramite collegamenti più forti tra i portali Inspire del paese. L'Italia ha compiuto alcuni progressi nell'individuazione e nella documentazione dei dati, ma i livelli di attuazione sono limitati.

Sono necessari ulteriori sforzi in merito a Inspire al fine di: i) rendere i dati più ampiamente accessibili; ii) migliorare le condizioni per il riutilizzo dei dati; e iii) dare priorità in sede di attuazione ai set di dati ambientali, in particolare a quelli individuati come set di dati territoriali di alto valore per l'attuazione della legislazione ambientale 250 (tabella 4).

Tabella 4 – Dashboard per paese sull'attuazione della direttiva Inspire (2016-2020) 251  

2016

2020

Legenda

Coordinamento efficace e condivisione dei dati

 L'attuazione di questa disposizione è a buon punto o (pressoché) completata. Le questioni in sospeso sono di poca rilevanza e possono essere risolte facilmente. Percentuale: > 89 %

 L'attuazione di questa disposizione è iniziata e ha registrato progressi, anche sostanziali, ma non è ancora vicina al completamento. Percentuale: 31-89 %

 L'attuazione di questa disposizione registra notevoli ritardi. Sono necessari seri sforzi per colmare le lacune di attuazione. Percentuale: < 31 %

 

 

Garanzia di un coordinamento efficace

Condivisione dei dati senza ostacoli

Indicatori di prestazione Inspire

i. Conformità dei metadati

ii. Conformità dei set di dati territoriali 252

iii. Accessibilità dei set di dati territoriali tramite servizi di consultazione e download

iv. Conformità dei servizi di rete

Partecipazione del pubblico

L'Italia prevede la partecipazione del pubblico in diversi articoli delle cosiddette "Norme in materia ambientale" (decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, parte II, titoli II e III).

Come accennato nei precedenti riesami dell'attuazione delle politiche ambientali, il ministero della Transizione ecologica gestisce una banca dati pubblica 253 che comprende informazioni dettagliate sui progetti che richiedono una valutazione dell'impatto ambientale (VIA), una valutazione ambientale strategica (VAS) e l'autorizzazione integrata a norma della direttiva sulle emissioni industriali. La banca dati contiene dettagli sul contesto tecnico e documentazione e consente in tal modo al pubblico di analizzare i progetti nel dettaglio. Nella sezione Area Cittadini 254 il pubblico può esprimere la propria opinione su progetti e installazioni oggetto di consultazione e inviare osservazioni tramite posta elettronica oppure compilando il modulo sul sito web. Il sito comprende anche una sezione sulle domande frequenti 255 e le pagine "Dati e strumenti" 256 e "Avvisi al pubblico" 257 , contenenti informazioni dettagliate sulle procedure di valutazione dell'impatto ambientale.

Su questi siti web non sono state trovate informazioni statistiche centralizzate circa il livello di partecipazione del pubblico ai processi decisionali relativi alle procedure di valutazione dell'impatto ambientale e valutazione ambientale strategica. Non vi sono prove che la partecipazione del pubblico alle procedure di valutazione dell'impatto ambientale sia in calo.

Accesso alla giustizia 

Le persone fisiche e giuridiche, comprese le ONG, possono impugnare le decisioni amministrative ambientali.

In Italia si riscontrano difficoltà nell'impugnare le decisioni relative a piani o programmi. Esiste un sistema di supervisione sistematica degli atti normativi giuridicamente vincolanti, ma è a difficilmente accessibile al pubblico e alle ONG, che possono solo fare segnalazioni agli organi o ai funzionari che hanno il diritto di avviare una procedura di supervisione straordinaria.

Sono disponibili alcune informazioni a cura del governo sull'accesso alla giustizia, solitamente soltanto nella o nelle lingue ufficiali del paese o delle province autonome, ed è necessario cercarle 258 .

Nel 2019 l'Italia era stata destinataria di un'azione prioritaria che consisteva nell'informare meglio il pubblico riguardo ai diritti di accesso alla giustizia, in particolare in relazione alla natura e all'inquinamento atmosferico. A questo proposito l'Italia ha compiuto progressi limitati.

Azioni prioritarie 2022

·Ampliare l'accessibilità dei dati territoriali e dare priorità ai set di dati ambientali nell'attuazione della direttiva Inspire, in particolare quelli individuati come set di dati territoriali di alto valore per l'attuazione della legislazione ambientale.

·Sviluppare informazioni strutturate e di facile utilizzo sulle procedure di valutazione ambientale strategica e di valutazione dell'impatto destinate a essere messe a disposizione online su tutto il territorio nazionale, a cura delle autorità pubbliche, prendendo esempio dalle migliori pratiche del ministero della Transizione ecologica e di alcune regioni.

·Raccogliere e pubblicare dati sul livello di partecipazione pubblica alle procedure di valutazione ambientale strategica e valutazione dell'impatto ambientale e incoraggiare il pubblico a partecipare attraverso la divulgazione di informazioni chiare e fruibili.

·Migliorare l'accesso del pubblico agli organi giurisdizionali per impugnare decisioni amministrative o normative, in particolare nei settori della pianificazione afferenti alle acque, alla natura e alla qualità dell'aria.

·Informare meglio il pubblico in merito ai suoi diritti di accesso alla giustizia, in particolare facendo riferimento ai portali giudiziari e amministrativi e alle schede informative sull'accesso alla giustizia in materia ambientale presenti sul portale europeo della giustizia elettronica (eJustice) della Commissione 259 .

·Garantire che non vi siano ostacoli (ad esempio di costo) all'accesso alla giustizia in materia ambientale.

Garanzia della conformità

La garanzia della conformità ambientale consiste in tutte le attività delle autorità pubbliche volte ad assicurare che le industrie, gli agricoltori e gli altri soggetti interessati adempiano i loro obblighi in materia di tutela delle risorse idriche, dell'aria e della natura e di gestione dei rifiuti 260 .

Comprende misure di sostegno da parte delle autorità, quali:

i) misure di promozione della conformità 261 ;

ii) ispezioni e altre verifiche eseguite dalle autorità, ossia misure di monitoraggio della conformità 262 ;

iii) azioni intraprese dalle autorità per porre fine alle violazioni, imporre sanzioni e richiedere la riparazione dei danni ambientali, ossia misure di applicazione 263 .

Promozione e monitoraggio della conformità

Ad aprile 2020 l'Italia ha varato una nuova versione del portale del Sistema informativo nazionale ambientale (SINA) 264 con dati ambientali, servizi di mappatura e collegamenti a dati aperti.

Nella sezione "Rete Natura 2000" del sito del ministero della Transizione ecologica 265 sono fornite spiegazioni esaustive, orientamenti e documentazione. Anche l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) 266 con sede in Italia svolge un ruolo importante nel fornire informazioni e orientamenti in merito a natura e nitrati.

Alcune regioni danno sui loro siti web una panoramica generale e orientamenti (sebbene non rivolti direttamente agli agricoltori) sull'attuazione della direttiva sui nitrati. Tuttavia non tutte le regioni mettono a disposizione orientamenti a uso specifico degli agricoltori o degli altri soggetti tenuti a rispettare gli obblighi previsti. Come esempio di buona pratica, il sito web della Regione Lombardia presenta informazioni e azioni di sostegno agli agricoltori. Per quanto concerne la tutela della biodiversità, i siti web del ministero della Transizione ecologica e dell'ISPRA includono sezioni dedicate con spiegazioni esaustive, orientamenti e informazioni sui progetti in corso in materia di biodiversità.

Il sito web del ministero della Transizione ecologica contiene altresì una sezione specifica (Valutazioni e Autorizzazioni ambientali VAS - VIA - rilascio di autorizzazioni IED) sulle statistiche legate alle ispezioni ambientali e una sezione più generale "Statistiche ambientali" contenente informazioni strutturate per classificazione tematica 267 . Sul sito web dell'ISPRA sono disponibili anche le relazioni annuali delle attività legate alle ispezioni ambientali 268 .

Gestione delle denunce e iniziative scientifiche dei cittadini

L'attività di controllo delle ARPA 269 a livello regionale in Italia può essere svolta su iniziativa delle autorità competenti o delle autorità locali, su delega della magistratura o a seguito di denuncia presentata dai cittadini. I cittadini possono sporgere denuncia anche ad altre forze di polizia o autorità locali (ad esempio presso i Carabinieri).

Sui loro siti web alcune agenzie ARPA forniscono informazioni sulla procedura di denuncia per le autorità locali e i cittadini (ad esempio come accedere alle informazioni ambientali e agli atti amministrativi o come segnalare irregolarità ambientali).

Il ministero della Transizione ecologica e l'ISPRA forniscono informazioni sul proprio sito web (sotto forma di domande frequenti o di una funzione di richiesta informazioni) riguardo a come e dove presentare denuncia sui casi di turbativa o danno ambientale.

Un numero crescente di associazioni ambientaliste in Italia svolge un ruolo fondamentale nel denunciare reati ambientali e sensibilizzare l'opinione pubblica.
Il ministero della Transizione ecologica fornisce sul proprio sito web un elenco esaustivo 270 delle associazioni riconosciute che si occupano di protezione dell'ambiente. Tra le principali ONG figura Legambiente, che pubblica annualmente una relazione sui reati ambientali sulla base dei dati trasmessi dalle autorità di contrasto. Attualmente il numero di denunce presentate alla Commissione riguardo all'ambiente è superiore alla media UE.

Applicazione

Il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dell'Arma dei Carabinieri, specializzato in materia di tutela ambientale 271 , pubblica una relazione annuale sulle attività di controllo, seguito e contrasto in ambito ambientale (disponibile sul sito web del ministero della Transizione ecologica).

Nella prevenzione svolgono un ruolo importante anche le ONG, che sono in costante contatto con le autorità di contrasto e raccolgono statistiche sulla base dei dati trasmessi da queste ultime. Le principali sono le statistiche contenute nella relazione annuale pubblicata da Legambiente 272 . Tuttavia non sono state reperite statistiche strutturate sulle azioni legali avviate e sui procedimenti giudiziari concernenti la criminalità ambientale.

L'Italia vanta un quadro giuridico solido per lo scambio di informazioni tra le autorità competenti. Come menzionato nei precedenti riesami dell'attuazione delle politiche ambientali, nel 2016 è stato istituito il sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, con l'obiettivo di coordinare, tra l'altro, le attività di controllo delle agenzie regionali e dell'ISPRA. Tuttavia sui siti web ufficiali non sono disponibili informazioni sui meccanismi di cooperazione formale tra gli ispettori e gli altri organismi lungo la catena di applicazione. La situazione non è migliorata e continuano a riscontrarsi le medesime carenze.

L'Italia dispone di unità specializzate in reati ambientali presso quasi tutte le procure della Repubblica nonché di un sistema a rete nel settore ambientale, soggetto alla supervisione della Procura generale della Cassazione, che garantisce l'uniformità delle procedure nel rispetto dell'autonomia di tutti i pubblici ministeri. La chiara definizione del ruolo svolto dalle diverse autorità di contrasto in relazione alla criminalità ambientale evita ogni sovrapposizione di indagini e competenze tra dette autorità (ad esempio Carabinieri e Guardia di Finanza).

Direttiva sulla responsabilità ambientale

L'ISPRA pubblica ogni due anni una relazione sui danni ambientali in Italia (cfr. ad esempio la relazione del 2019 273 ) e il ministero della Transizione ecologica pubblica sul proprio sito le disposizioni in materia di riparazione di danni o prevenzione di minacce di danni. Tuttavia non è stato individuato un registro specifico dedicato alla direttiva sulla responsabilità ambientale.

Il ministero della Transizione ecologica gestisce una banca dati centrale pubblica 274 sul portale per le valutazioni dell'impatto ambientale, che non include però informazioni sugli incidenti che causano danni ambientali. L'ISPRA mantiene un registro nazionale degli incidenti 275 ma sono necessarie credenziali di accesso specifiche. Tale registro è costituito a norma della legislazione Seveso (cfr. punto 3 della presente relazione) e non include informazioni sui casi che rientrano nell'ambito della direttiva sulla responsabilità ambientale.

La garanzia finanziaria per le responsabilità di cui alla direttiva sulla responsabilità ambientale non è obbligatoria, sebbene l'Italia richieda indirettamente, ai sensi del diritto nazionale, garanzie finanziarie per alcune di queste responsabilità. In Italia sono ampiamente disponibili polizze di garanzia finanziaria e garanzie bancarie, nonché polizze assicurative ambientali a sé stanti. Si fa ampio uso delle estensioni alle polizze di responsabilità generale che, in caso di evento improvviso e accidentale presso il sito di un assicurato, offrono una copertura assicurativa per rimediare all'eventuale inquinamento al di fuori del sito.

Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 prevedeva azioni prioritarie volte a migliorare la sicurezza finanziaria per quanto riguarda le responsabilità di cui alla direttiva sulla responsabilità ambientale e gli orientamenti connessi alla medesima direttiva e pubblicare informazioni sui danni ambientali. Dal 2019 l'Italia non ha compiuto progressi su tali fronti.

Azioni prioritarie 2022

·Informare meglio il pubblico sull'applicazione, il monitoraggio e la promozione della conformità garantendo che agli agricoltori siano fornite informazioni online strutturate e di facile accesso su come adempiere agli obblighi previsti dalle direttive sui nitrati e sulla natura.

·Migliorare il coordinamento generale delle autorità di contrasto a livello nazionale e regionale e mettere a disposizione sui siti web ufficiali delle autorità pubbliche informazioni in merito ai meccanismi di cooperazione formale.

·Sviluppare statistiche strutturate sulle attività di contrasto alla criminalità ambientale sulla base dei dati delle autorità nazionali.

Efficienza delle amministrazioni ambientali

Coloro che sono coinvolti nell'attuazione della normativa in materia ambientale a livello di UE, nazionale, regionale e locale devono essere provvisti delle conoscenze, degli strumenti e delle capacità necessari per assicurare che la legislazione e la governance del processo di applicazione apportino i benefici previsti.

Qualità e capacità amministrativa

La suddivisione in regioni dell'Italia fa sì che le competenze sono condivise tra i livelli nazionale e regionale. Nel 2021 il ministero dell'Ambiente è stato inglobato in un nuovo ministero allargato della Transizione ecologica che combina competenze in materia ambientale e di energia. Il ministro coordina anche il nuovo Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE). È in corso la preparazione di un piano nazionale per la transizione ecologica.

Il CITE è competente anche per la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, che l'Italia ha adottato nel 2017 (menzionata nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019). La strategia è attualmente in fase di revisione, con una forte attenzione alla coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile (cfr. sezione relativa allo strumento di sostegno tecnico) e ad altri strumenti abilitanti (vettori) per potenziare la partecipazione e promuovere una cultura di sostenibilità attraverso l'istruzione, la formazione, l'informazione e la comunicazione. La strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile costituisce il quadro di riferimento per le strategie e le agende regionali e comunali in materia di sviluppo sostenibile e si basa su un coordinamento istituzionale rafforzato e meccanismi di cooperazione, tanto orizzontali quanto verticali. L'Italia dispone altresì di 19 strategie di sviluppo sostenibile regionali e 2 provinciali.

L'attuazione delle norme ambientali in Italia è prevalentemente affidata alle regioni, il che si traduce in differenze nell'attuazione e nell'applicazione e in ritardi nel recepimento. L'Italia soffre in particolare della frammentazione delle competenze e necessita di un forte coordinamento.

Il paese è uno degli Stati membri con il maggior numero di procedure di infrazione aperte in materia ambientale (21 a marzo 2022) e deve intensificare gli sforzi per garantire il rispetto delle norme ambientali dell'UE.
La mancata esecuzione delle sentenze emesse dalla Corte di giustizia dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 260 TFUE rappresenta un grave problema e comporta il pagamento di ammende significative al bilancio dell'UE. Ciò dimostra che è fondamentale adottare un approccio tempestivo e coerente in materia di investimenti nelle infrastrutture ambientali. Un ulteriore motivo di grande preoccupazione è la mancanza di un sistema di applicazione efficace in grado di garantire che tutte le decisioni amministrative o giudiziarie siano prontamente attuate.

L'8 febbraio 2022 il Parlamento ha approvato un emendamento costituzionale che fa della protezione dell'ambiente uno dei principi costituzionali dell'Italia, in particolare garantendo la tutela della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali (questi ultimi nel caso delle regioni e delle province autonome, per motivi legati alla caccia), anche nell'interesse delle generazioni future. Inoltre l'emendamento sancisce che l'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla dignità umana, alla salute e ora anche all'ambiente.

Stando all’accordo di partenariato per il periodo 2021-2027 l'Italia disporrà di: un programma operativo nazionale per la capacità di coesione; assistenza tecnica nel contesto dei singoli programmi operativi (regionali e nazionali); piani di rigenerazione amministrativa (PRigA) basati sui precedenti piani di rafforzamento amministrativo (PRA) per il periodo 20142020 (menzionati nei precedenti riesami dell'attuazione delle politiche ambientali). I nuovi PRigA semplificheranno le procedure al fine di accelerare gli investimenti pubblici dei fondi strutturali e rafforzeranno la capacità amministrativa, in particolare grazie a personale nuovo. Inoltre il bilancio annuale 2019 276 prevedeva l'assunzione nel periodo 20192021 di 420 dipendenti specializzati (di cui 20 dirigenti) del ministero dell'Ambiente; ciò dovrebbe portare alla progressiva riduzione dell'assistenza tecnica da parte di imprese interne.

Per aumentare la trasparenza, nel 2019 sono state introdotte norme nuove sulla composizione della Commissione tecnica VIA-VAS 277 .

Il 29 maggio 2020 l'Italia (CINSEDO) ha organizzato un seminario sulle problematiche di governance individuate nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 (informazioni ambientali, accesso alla giustizia e garanzia della conformità) 278 .

Nel settore ambientale l'Italia sta applicando soluzioni digitali o innovative, come risulta dalla presente sezione sulla garanzia della conformità e dai capitoli dedicati alle risorse idriche e marine.

Dal 6 agosto 2021 l'Italia ha istituito un Servizio civile ambientale, coordinato dall'Istituto del Servizio civile universale, finalizzato a preparare i giovani ad affrontare le sfide della rivoluzione verde 279 .

Il riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019 prevedeva per l'Italia due azioni prioritarie.
La prima consisteva nel migliorare la governance ambientale complessiva e la seconda nell'affrontare la frammentazione dell'attuazione delle politiche ambientali. L'Italia ha compiuto progressi limitati su entrambi i fronti.

Azioni prioritarie 2022

·Continuare a far fronte alla frammentazione dell'attuazione delle politiche ambientali a livello regionale e locale, sviluppando una migliore visione d'insieme nazionale dei meccanismi regionali di attuazione della normativa ambientale (in particolare per l'attuazione della direttiva sui nitrati a livello regionale).

·Migliorare la governance ambientale nazionale complessiva, in particolare la capacità amministrativa e il coordinamento delle autorità di contrasto a livello regionale e locale.

Coordinamento e integrazione

Come menzionato nella relazione di riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019, il recepimento della direttiva riveduta sulla valutazione dell'impatto ambientale 280 fornisce l'occasione per razionalizzare il quadro normativo sulle valutazioni ambientali. L'Italia ha recepito la direttiva riveduta. Al fine di ridurre le duplicazioni ed evitare sovrapposizioni nelle valutazioni ambientali dei progetti, la Commissione incoraggia gli Stati membri a operare una razionalizzazione. La razionalizzazione contribuisce altresì a ridurre gli oneri amministrativi inutili e ad accelerare il processo decisionale, a condizione che avvenga senza compromettere la qualità della procedura di valutazione ambientale 281 . L'Italia aveva già razionalizzato le valutazioni ambientali ai sensi della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale e della direttiva Habitat prima dell'entrata in vigore della direttiva riveduta sulla valutazione dell'impatto ambientale. Sono state istituite procedure congiunte per la direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale, la direttiva quadro sulle acque e la direttiva sulle emissioni industriali. Nel quadro del PNRR, nel 2021 l'Italia ha approvato una legge che dimezza i tempi delle valutazioni dell'impatto ambientale per i progetti ferroviari e semplifica le procedure per il fotovoltaico 282 . Inoltre un altro traguardo del PNRR prevede la razionalizzazione dell'iter dei progetti di energia rinnovabile entro il 2024.

Riforme attraverso lo strumento di sostegno tecnico della Commissione

La Commissione favorisce l'attuazione delle politiche ambientali e la transizione verde non soltanto attraverso i programmi di finanziamento dell'UE, ma anche attraverso il sostegno tecnico, come quello fornito dallo strumento di sostegno tecnico. Nel 2019‑2020 questo strumento della Commissione ha sostenuto un progetto sulla riforma fiscale ecologica in Italia. Nel 2020 ha sostenuto quattro progetti relativi agli indicatori BES, all'integrazione dello sviluppo sostenibile in altre politiche (coerenza delle politiche), alla finanza sostenibile (individuazione degli investimenti per la transizione verso un'economia verde) e alla prosecuzione della riforma fiscale ecologica oggetto del progetto 2019‑2020. Nel 2021 ha sostenuto due progetti sull'economia circolare e sulle infrastrutture verdi nei trasporti, oltre a fornire sostegno mirato all'attuazione del PNRR. Nel 2022 sosterrà un progetto a sostegno della mobilità urbana.

Progetti TAIEX-EIR Peer 2 Peer

La Commissione ha creato lo strumento inter pares TAIEX-EIR Peer 2 Peer per agevolare l'apprendimento reciproco tra le autorità responsabili in materia di ambiente. Durante il periodo di riferimento, l'Italia ha partecipato a una visita di studio in Ungheria sul monitoraggio idrometeorologico e sul sistema di allarme rapido per i rischi naturali (2019) così come a due missioni di esperti sugli appalti circolari (2019) e sul recupero del fosforo dal trattamento delle acque reflue (2021). Ha inoltre preso parte a seminari multinazionali sulle migliori pratiche in materia di governance ambientale (2020), su tecnologie e misure per la riduzione dell'ammoniaca (2021) e sull'inquinamento zero (2022).

(1)

Processo industriale standardizzato che si svolge all'interno di ambienti industriali o di fabbrica, nel corso del quale i componenti essenziali vengono riportati alle condizioni e alle prestazioni originali ("come nuovi") o a condizioni e prestazioni migliori.

(2)

 Eurostat, Quadro di monitoraggio dell'economia circolare .

(3)

Eurostat, Produttività delle risorse .

(4)

  Piattaforma delle parti interessate dell'economia circolare .

(5)

  Strategia nazionale per l'economia circolare .

(6)

  Circular Economy Network .

(7)

  Programma LIFE Tackle .

(8)

  Patto verde per Roma, aprile 2022.

(9)

ISTAT, 2020, Statistica sperimentale . Comportamenti d'impresa e sviluppo sostenibile .

(10)

Commissione europea – direzione generale dell'Ambiente (DG ENV), Osservatorio sull'ecoinnovazione, Indice di ecoinnovazione .

(11)

  Osservatorio Appalti verdi , 2021.

(12)

  TAIEX – Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali – Peer 2 Peer . 

(13)

L'EMAS è il sistema di ecogestione e audit della Commissione europea, un programma volto a incoraggiare le organizzazioni a comportarsi in modo più ecosostenibile.

(14)

 Commissione europea, Fatti e cifre sul marchio Ecolabel .

(15)

Aggiornato a maggio 2018. Commissione europea, Sistema di ecogestione e audit .

(16)

 I rifiuti urbani sono costituiti da: a) rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata, ivi compresi carta e cartone, vetro, metalli, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile e accumulatori, e rifiuti ingombranti, ivi compresi materassi e mobili; b) rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti e che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici ( direttiva 2008/98/CE , articolo 3, punto 2 ter).

(17)

 Eurostat, Rifiuti urbani per operazione di gestione dei rifiuti,  aprile 2022 (dati 2020 sull'Italia non ancora disponibili).I dati ISPRA per il 2020 indicano una produzione di rifiuti pro capite pari a 488,5 kg e un tasso di raccolta differenziata del 63 %, in aumento dell'1,8 % rispetto al 2019.

(18)

Commissione europea, Relazione per paese del semestre europeo 2020 (pagg. 77-78).

(19)

 Eurostat, Tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani , aprile 2022 (dati 2020 sull'Italia non ancora disponibili) .

(20)

 Commissione europea, Pacchetto infrazioni di aprile 2022: decisioni principali .

(21)

Commissione europea, Relazione sull'attuazione della legislazione dell'Unione europea in materia di rifiuti, comprendente la segnalazione preventiva per gli Stati membri che rischiano di non riuscire a conseguire l'obiettivo del 2020 relativo alla preparazione dei rifiuti urbani per il riutilizzo o il riciclaggio ( COM(2018) 656 final ).

(22)

 Centro interregionale di studi e documentazione.

(23)

LIFE, Zero Waste Communities .

(24)

 La direttiva (UE) 2018/851 , la direttiva (UE) 2018/852 , la direttiva (UE) 2018/850 e la direttiva (UE) 2018/849 modificano la precedente normativa sui rifiuti e fissano obiettivi di riciclaggio più ambiziosi per il 2035.

(25)

  Programma nazionale di gestione dei rifiuti

(26)

Commissione europea, Il piano per la ripresa e la resilienza dell'Italia

(27)

 Secondo la nuova strategia dell'UE sulla biodiversità dovrebbero essere rafforzate dalla legge sul ripristino della natura.

(28)

 Natura 2000 comprende siti di importanza comunitaria (SIC), designati ai sensi della direttiva Habitat, e zone di protezione speciale (ZPS) designate ai sensi della direttiva Uccelli; la somma delle cifre relative alla copertura non corrisponde al totale a causa del fatto che in alcuni casi SIC e ZPS si sovrappongono. Per zone speciali di conservazione (ZSC) si intendono SIC designati dagli Stati membri.

(29)

  Agenzia europea dell'ambiente (AEA), dashboard sull'articolo 17, totale allegato I, 2019.

(30)

  AEA, dashboard sull'articolo 17, allegato II e allegato IV escluse le specie di cui all'allegato II e allegato V escluse le specie di cui all'allegato II, 2019. Il conteggio tiene conto soltanto delle specie e degli habitat per i quali era richiesta la valutazione dello stato di conservazione .

(31)

  AEA, dashboard sull'articolo 12, allegato I, 2020. Il conteggio tiene conto soltanto dei taxa di uccelli per i quali erano richieste informazioni .

(32)

Eurostat, Zone protette , percentuale di zone protette terrestri (2021) e marine (2019), marzo 2022.

(33)

  Dashboard dell'UE sulla biodiversità , indicatori A1.1.1 e A1.2.1, febbraio 2022.

(34)

AEA, Barometro Natura 2000 , febbraio 2022.

(35)

AEA, Stato della natura nell'UE 2021 .

(36)

AEA, Stato di conservazione e tendenze di habitat e specie , dicembre 2021. Nel confrontare le cifre relative al periodo 2007-2012 con quelle relative al periodo 2013-2018, si tenga presente che potrebbero essere influenzate anche da modifiche metodologiche o da una migliore disponibilità dei dati.

(37)

Agenzia europea dell'ambiente, Stato di conservazione e tendenze di habitat e specie , dicembre 2021. Nel confrontare le cifre relative al periodo 2007-2012 con quelle relative al periodo 2013-2018, si tenga presente che potrebbero essere influenzate anche da modifiche metodologiche o da una migliore disponibilità dei dati.

(38)

  LIFE GESTIRE .

(39)

  LIFE BRENTA 2030 .

(40)

  LIFE WOLFALPS . 

(41)

The N2K Group (2020), Analysis of the use of Interreg programmes for natura 2000 and biodiversity, pag. 17.

(42)

Eurostat, Superficie investita ad agricoltura biologica .

(43)

  Raccomandazioni della Commissione per il piano strategico della PAC dell'Italia , 2020.

(44)

Eurostat, Indice dell'avifauna presente nelle zone agricole .

(45)

Per copertura artificiale del suolo s'intende l'insieme delle zone edificate coperte (tra cui edifici e serre), delle aree artificiali non edificate (tra cui aree cementate, come cortili, aie, cimiteri, parcheggi, ecc., ed elementi lineari come vie, strade, ferrovie, piste, ponti) e di altre aree artificiali (tra cui ponti, viadotti, case mobili, pannelli solari, centrali elettriche, sottostazioni elettriche, condotte, impianti di trattamento delle acque reflue e discariche all'aperto).

(46)

AEA, Consumo di suolo e ricoltivazione in Europa .

(47)

AEA Consumo di suolo e ricoltivazione ; figura 6;consumo netto di suolo = consumo di suolo + ricoltivazione.

(48)

UNCCD, Prais3 .

(49)

 AEA, Consumo di suolo in Europa, dicembre 2021.

(50)

UNCCD, programma LDN Target Setting e paesi con obiettivi volontari in materia di neutralità in termini di degrado del suolo .

(51)

AEA, Stato della natura nell'UE 2021 .

(52)

AEA, Sistema d'informazione forestale europeo .

(53)

Centro comune di ricerca (JRC), Mappatura e valutazione delle foreste primarie e antiche in Europa , pag. 13.

(54)

 Documento di lavoro dei servizi della Commissione, "Strategia dell'UE per le foreste per il 2030" .

(55)

AEA, Stato di conservazione e andamento dello stato di conservazione per gruppo di habitat – foreste , gennaio 2022.

(56)

  Regolamento (UE) n. 995/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 ottobre 2010 .

(57)

  Relazione 2020 della Commissione sul regolamento dell'UE sul legno .

(58)

Regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive.

(59)

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sul riesame dell'applicazione del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive ( COM(2021) 628 final del 13.10.2021).

(60)

Cardoso A.C., Tsiamis K., Deriu I., D'Amico F., Gervasini E., Regolamento (UE) n. 1143/2014: valutazione della distribuzione delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Raffronto tra le relazioni degli Stati membri e gli scenari di riferimento del JRC, EUR 30689 EN, Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione europea, Lussemburgo, 2021, ISBN 978-92-76-37420-6, doi: 10.2760/11150, JRC123170 .

(61)

Al 18 giugno 2021 l'Italia, così come altri 17 paesi, risultava in violazione del regolamento sulle specie esotiche invasive.

(62)

  LIFE ASAP .

(63)

La politica comune della pesca dell'UE mira a contribuire al conseguimento degli obiettivi fissati nella legislazione ambientale per gli ecosistemi marini.

(64)

Allegato I della direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19).

(65)

La valutazione era basata sulla decisione della Commissione sul buono stato ecologico, ossia la decisione (UE) 2017/848 della Commissione (GU L 125 del 18.5.2017, pag. 43) .

(66)

Valutazione effettuata dalla Commissione europea in base ai dati comunicati dagli Stati membri, gennaio 2022. Si noti che vengono presentate solo due sottosezioni del descrittore D1 (D1-M Mammiferi e D1-B Uccelli). Ai fini dell'analisi queste due sottosezioni sono state considerate nel loro insieme dopo averne calcolato la media.

(67)

Valutazione effettuata dalla Commissione europea in base ai dati comunicati dagli Stati membri, gennaio 2022. Si noti che vengono presentate solo due sottosezioni del descrittore D1 (D1-M Mammiferi e D1-B Uccelli). Ai fini dell'analisi queste due sottosezioni sono state considerate nel loro insieme dopo averne calcolato la media.

(68)

In linea con la comunicazione della Commissione COM(2021) 240 final del 17.5.2021.

(69)

  LIFE CLEAN SEAS .

(70)

Integrated Coastal Zone Management.

(71)

  COM(2020) 259 final . 

(72)

  SWD(2022) 55 final .

(73)

  C(2022) 1392 .

(74)

  Quarto rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia , 2021.

(75)

Commissione europea, Centro comune di ricerca (JRC), Valutazione degli ecosistemi dell'UE: sintesi per i responsabili politici , maggio 2021 (pag. 80).

(76)

 Commissione europea, 2016. Standard di qualità dell'aria .

(77)

Commissione europea, Riduzione delle emissioni nazionali . 

(78)

  AEA, Qualità dell'aria in Europa – Relazione 2021 . Cfr. i dettagli contenuti in questa relazione per quanto riguarda la metodologia applicata (pag. 106).

(79)

Il particolato (PM) è una miscela di particelle aerosoliche (solide e liquide) che possono essere di svariate dimensioni e composizioni chimiche. La denominazione PM10 si riferisce alle particelle con un diametro di 10 micrometri o meno, mentre per PM2,5 si intendono le particelle con un diametro di 2,5 micrometri o meno. Il PM viene emesso da molte sorgenti antropiche, tra le quali la combustione.

(80)

Ozono troposferico prodotto per azione fotochimica sull'inquinamento.

(81)

Le emissioni di NOx hanno luogo durante la combustione di carburante, ad esempio da parte di impianti industriali e mezzi di trasporto su strada. Si tratta di un gruppo di gas comprendente il monossido di azoto (NO) e il biossido di azoto (NO2).

(82)

I dati fanno riferimento agli impatti dei singoli inquinanti; non sono sommati per ricavare un totale onde evitare il doppio conteggio.

(83)

Direttiva (UE) 2016/2284.

(84)

AEA.

(85)

AEA.

(86)

AEA, archivio centrale dei dati di EIONET .

(87)

Ministero dell'Ambiente, comunicato stampa , 14.11.2019.

(88)

  LIFE PREPAIR .

(89)

La direttiva 2010/75/UE disciplina le attività industriali al di sopra di determinate soglie e riguarda l'industria energetica, la produzione di metalli, l'industria mineraria e chimica, la gestione dei rifiuti, nonché un'ampia gamma di settori industriali e agricoli (ad esempio, allevamento intensivo di pollame e suini, produzione di pasta di cellulosa e carta, processi di verniciatura e di pulizia).

(90)

Commissione europea, proposta di revisione della direttiva sulle emissioni industriali , 4 aprile 2022. La revisione della IED avviene parallelamente a quella del regolamento (CE) n. 166/2006 sul registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di inquinanti (E-PRTR).

(91)

AEA , Portale europeo delle emissioni industriali (dati consultati il 3 novembre 2021).

(92)

AEA, convenzione sull'inquinamento atmosferico transfrontaliero a grande distanza (LRTAP), Visualizzatore di dati sulle emissioni di inquinanti atmosferici (protocollo di Göteborg, convenzione LRTAP) 1990-2019 (dati consultati il 3 novembre 2021) .

(93)

AEA (2021). Costi dell'inquinamento atmosferico generato dagli impianti industriali europei nel periodo 2008–2017 . Relazione Eionet - ETC/ATNI 2020/4. La classifica segue un approccio che tiene conto del valore di un anno di vita, tabella 41 (pag. 125).

(94)

AEA (2021). Costi dell'inquinamento atmosferico generato dagli impianti industriali europei nel periodo 2008–2017 . Relazione Eionet - ETC/ATNI 2020/4. La classifica segue un approccio che tiene conto del valore di un anno di vita, tabella 44 (pag. 125).

(95)

AEA, E-PRTR, Portale europeo delle emissioni industriali . Per i metalli pesanti è presentata la somma ponderata dei fattori di tossicità ecologica e di tossicità umana per illustrare l'impatto tanto sull'ambiente quanto sugli esseri umani (sulla base di USEtox) (dati consultati il 3 novembre 2021) .

(96)

AEA, Registro UE, Portale europeo delle emissioni industriali (dati consultati il 3 novembre 2021) .

(97)

Commissione europea, Documenti di riferimento sulle BAT .

(98)

Direttiva 2012/18/UE sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose.

(99)

Commissione europea, Sistema di reperimento delle informazioni sugli stabilimenti Seveso . 

(100)

A norma dell'articolo 21, paragrafo 2, della direttiva Seveso III.

(101)

Commissione europea, Valutazione e sintesi delle relazioni di attuazione degli Stati membri a norma della decisione di esecuzione 2014/896/UE (attuazione della direttiva 2012/18/UE sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose) , 2022.

(102)

Commissione europea, Valutazione e sintesi delle relazioni di attuazione degli Stati membri a norma della decisione di esecuzione 2014/896/UE (attuazione della direttiva 2012/18/UE sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose) , 2022.

(103)

Commissione europea, Valutazione e sintesi delle relazioni di attuazione degli Stati membri a norma della decisione di esecuzione 2014/896/UE (attuazione della direttiva 2012/18/UE sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose) , 2022.

(104)

 Direttiva 2002/49/CE .

(105)

OMS, 2018, Environmental Noise Guidelines for the European Region.

(106)

Per ulteriori informazioni: Agenzia europea dell'ambiente, Schede informative sul rumore 2021 .

(107)

Stima dell'Agenzia europea dell'ambiente basata su: i) dati sull'esposizione al rumore comunicati dagli Stati membri a norma della direttiva 2002/49/CE; ii) ETC/ATNI, 2021, Indicatori di rumore ai sensi della direttiva sul rumore ambientale 2021.  Metodologia per la stima dei dati mancanti , relazione ETC/ATNI n. 2021/06, Centro tematico europeo sull'inquinamento atmosferico, i trasporti, il rumore e l'inquinamento industriale; iii) metodologia per calcolare gli impatti sulla salute , ETC/ACM, 2018, Implicazioni del rumore ambientale per la salute e il benessere in Europa, relazione Eionet ETC/ACM n. 2018/10, Centro tematico europeo sull'inquinamento atmosferico e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

(108)

  Direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE) .

(109)

  Politica dell'UE in materia di acque .

(110)

Tra questi si annoverano la direttiva sulle acque sotterranee (direttiva 2006/118/CE), la direttiva sugli standard di qualità ambientale (direttiva 2008/105/CE) , la direttiva sulle alluvioni (direttiva 2007/60/CE) , la direttiva sulle acque di balneazione (direttiva 2006/7/CE) , la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (direttiva 91/271/CEE) , la nuova direttiva sull'acqua potabile (direttiva (UE) 2020/2184) , la direttiva sui nitrati (direttiva 91/676/CEE) , la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (direttiva 2008/56/CE) , la direttiva sulle emissioni industriali (direttiva 2010/75/UE) e il nuovo regolamento sulle prescrizioni minime per il riutilizzo dell'acqua (regolamento (UE) 2020/741) .

(111)

Informazioni più dettagliate sono riportate nella quinta relazione della Commissione concernente l'attuazione della direttiva quadro sulle acque e della direttiva sulle alluvioni , nonché nel riesame dell'attuazione delle politiche ambientali del 2019.

(112)

Cfr. sesta relazione concernente l'attuazione della direttiva quadro sulle acque e della direttiva sulle alluvioni .

(113)

Commissione europea, direzione generale dell'Ambiente, Valutazione dei progressi compiuti dagli Stati Membri in relazione ai programmi di misure durante il secondo ciclo di pianificazione della direttiva quadro sulle acque. Stato membro:  Italia , 2022.

(114)

  WISE Freshwater (europa.eu) .

(115)

Acque fluviali, lacustri, di transizione, costiere, territoriali.

(116)

AEA, 2021 . 

(117)

  AEA, dicembre 2019 .

(118)

  AEA, 2021 .

(119)

 AEA, 2022.

(120)

 Agenzia europea dell'ambiente, Estrazione di acqua per fonte e settore economico in Europa , 2022.

(121)

L'indice di sfruttamento idrico Plus (WEI+, Water Exploitation Index Plus) è una misura del consumo totale di acqua dolce, espresso come percentuale delle risorse rinnovabili di acqua dolce (acque sotterranee e superficiali) in un dato momento e luogo. Quantifica quanta acqua viene estratta e quanta acqua viene restituita all'ambiente dopo l'uso.

(122)

  Eurostat .

(123)

Entro maggio 2022 l'AEA svilupperà WEI+ stagionali a livello di bacino idrografico e di regioni NUTS2, che forniranno un quadro più completo dello stress idrico e della carenza idrica cui deve far fronte ciascuno Stato membro.

(124)

AEA, Indice di sfruttamento idrico Plus , 2022.

(125)

Commissione europea, direzione generale dell'Ambiente, Valutazione delle valutazioni preliminari del rischio di alluvioni del secondo ciclo e individuazione delle aree a potenziale rischio significativo di alluvioni ai sensi della direttiva alluvioni. Stato membro:  Italia , 2022.

(126)

GU L 330 del 5.12.1998, pag. 32.

(127)

GU L 435 del 23.12.2020, pag. 1.

(128)

AEA, 2021. Stato delle acque di balneazione nel 2020 – Relazione per paese: Italia .

(129)

AEA, 2022. Qualità delle acque europee di balneazione nel 2020 .

(130)

 AEA, Qualità delle acque europee di balneazione nel 2017 , 2018 , 2019 e 2020 .

(131)

Attuazione della direttiva sui nitrati nell'UE.

(132)

Ultima relazione sull'attuazione per il periodo 2016-2019 .

(133)

Allegato 23 del documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la relazione sull'attuazione della direttiva sui nitrati per il periodo 2016-2019 .

(134)

  WISE (Water Information System for Europe, sistema di informazione sulle acque per l'Europa).

(135)

Commissione europea, WISE Freshwater (acque dolci) , 2021.

(136)

  COM(2020) 667 final .

(137)

Regolamento REACH (GU L 396 del 30.12.2006, pag. 1); regolamento CLP (GU L 252 del 31.12.2006, pag. 1).

(138)

Commissione europea, Relazione finale sul funzionamento dei regolamenti REACH e CLP, Final report_REACH-CLP MS reporting_2020.pdf (europa.eu) .

(139)

  Commissione europea, Applicazione dei regolamenti REACH e CLP. Indicatori di applicazione a livello UE .

(140)

Commissione europea, Relazione finale sul funzionamento dei regolamenti REACH e CLP , pag. 70.

(141)

Commissione europea, Relazione finale sul funzionamento dei regolamenti REACH e CLP , pag. 76.

(142)

Commissione europea, Relazione finale sul funzionamento dei regolamenti REACH e CLP , pag. 79.

(143)

Commissione europea, Relazione finale sul funzionamento dei regolamenti REACH e CLP , pagg. 87-88, 2022.

(144)

La direttiva sulla qualità dei carburanti (direttiva 98/70/CE) stabilisce prescrizioni severe in materia di qualità per i carburanti utilizzati nel trasporto su strada nell'UE al fine di proteggere la salute umana e l'ambiente, nonché di rendere più sicuri i viaggi su strada nell'UE.

(145)

Direttiva 98/70/CE.

(146)

Articolo 29 del regolamento (UE) 2018/1999.

(147)

Regolamento (UE) 2018/842. Valgono per i settori attualmente non soggetti all'EU ETS esistente (in genere emissioni generate da edifici, trasporti su strada, piccole industrie, rifiuti, agricoltura ed emissioni diverse di altri settori diverse dal CO2). L'obiettivo nazionale proposto continuerà a riguardare tali settori.

(148)

 I settori nella figura corrispondono ai seguenti settori del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC): approvvigionamento energetico: 1A1, 1B e 1C; consumo di energia nelle industrie manifatturiere: 1A2; processi industriali e uso di prodotti: 2; trasporti: 1A3; altri usi dell'energia: 1A4, 1A5 e 6; agricoltura: 3; rifiuti: 5; aviazione internazionale: 1.D.1.a.

(149)

AEA, Andamenti e proiezioni delle emissioni totali di gas a effetto serra .

(150)

 Le differenze tra le emissioni LULUCF dichiarate e contabilizzate nel contesto del protocollo di Kyoto sono descritte nella nota esplicativa sul settore LULUCF – quantitativi contabilizzati e dichiarati nel contesto del protocollo di Kyoto.

(151)

  Convenzione sulla diversità biologica .

(152)

  SWD(2021) 621 final .

(153)

  SWD(2020) 98 final/2 .

(154)

  SWD(2018) 292 final .

(155)

Con diminuzioni dovute alla Brexit e qualche riconciliazione tra gli obiettivi. Fonte: DG Ambiente, "Studio a sostegno dell'analisi del fabbisogno di investimenti verdi dell'UE" (in corso, 2021-2023) e analisi interna "Fabbisogno di investimenti e finanziamenti ambientali nella transizione verde dell'UE", luglio 2020.

(156)

 Per soddisfare il fabbisogno della strategia sulla biodiversità per il 2030 (Natura 2000, infrastrutture verdi) dovrebbero essere sbloccati almeno 20 miliardi di EUR l'anno (COM(2020) 380 final), mentre per finanziare integralmente la strategia (compreso il ripristino della natura) potrebbero essere necessari 30-35 miliardi di EUR, il che si traduce in una carenza di 10-20 miliardi di EUR l'anno rispetto all'attuale scenario di base di spesa.

(157)

  Convenzione sulla diversità biologica (cbd.int);   Post-2020 Global Biodiversity Framework, IUCN .

(158)

International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA), Progress towards the achievement of the EU's air quality and emissions objectives , 2018.

(159)

 Riduzioni e soglie di emissione per cinque inquinanti atmosferici (SOx, NOx, PM2,5, NH3 e composti organici volatili o "VOC") entro il 2030 rispetto al 2005. Fonte: IIASA, Progress towards the achievement of the EU's air quality and emissions objectives, 2018 (pag. 29). Gli obblighi si basano sulla direttiva (UE) 2016/2284 . 

(160)

  COM(2021) 3 final . International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA), Support to the development of the   Second Clean Air Outlook , 2020 e allegato . 

(161)

 NB: a causa della presentazione tardiva da parte dell'Italia, il riesame dei programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico condotto dalla Commissione nel giugno 2020 (allegato III) non comprendeva dati per l'Italia sul rischio di mancato rispetto dell'impegno di riduzione delle emissioni per il periodo 2020-2029. 

(162)

 OCSE, Financing a Water Secure Future , 2022.

(163)

 OCSE, Financing a Water Secure Future , 2022.

(164)

 OCSE, scheda informativa sull'Italia - Financing Water Supply, Sanitation and Flood Protection .

(165)

 Commissione europea, DG Ambiente, Relazioni sull'attuazione della direttiva quadro sulle acque e della direttiva sulle alluvioni .

(166)

 Commissione europea, DG Ambiente, dati economici relativi all'attuazione della direttiva quadro sulle acque e della direttiva sulle alluvioni e al finanziamento delle misure , relazione finale. Ufficio delle pubblicazioni, 2021.

(167)

 Commissione europea, "Decima relazione sull'attuazione della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane", 2020.

(168)

 Le metodologie utilizzate dall'OCSE e dalle autorità italiane per le stime sono diverse: differiscono ad esempio nel modo in cui prendono in considerazione i lavori concernenti i sistemi individuali e altri sistemi adeguati e per la gestione delle tracimazioni dovute ad acque meteoriche.

(169)

Commissione europea, Studio sul fabbisogno di investimenti nel settore dei rifiuti e sul finanziamento della gestione dei rifiuti urbani negli Stati membri , 2019, pag. 61.

(170)

In Italia esistono PAF per le regioni e le province autonome, per un totale di 21.

(171)

 The N2K Group, Strengthening investments in Natura 2000 and improving synergies with EU funding instruments report to the European Commission, 2021.

(172)

  Regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio .

(173)

I fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) comprendono il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo di coesione (che si applica anche all'Italia), il Fondo sociale europeo (FSE) e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (IOG), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

(174)

  Regolamento (UE) 2020/2221 .

(175)

Commissione europea, DG Ambiente - Analisi dei dati, basata sul portale Open Data dei fondi SIE (cohesiondata.ec.europa.eu), Integration of environmental concerns in Cohesion Policy Funds (ERDF, ESF, CF) (COWI, 2017) , regolamento (UE) n. 1303/2013 , regolamento (UE) 2021/1060 e regolamento di esecuzione (UE) n. 215/2014 . Data limite per i dati: dicembre 2021. Gli importi sono stati quantificati con l'uso combinato dei campi di intervento e dei coefficienti ai sensi del regolamento (UE) n. 1303/2013 e del regolamento (UE) 2021/1060, che consentono un'individuazione e una valutazione più precise degli investimenti ambientali pertinenti. NB: gli investimenti ambientali indiretti sono stati calcolati utilizzando i coefficienti ambientali di cui all'allegato I del regolamento (UE) 2021/1060 (anziché il valore integrale).

(176)

 Commissione europea, DG Ambiente - Analisi dei dati. I valori degli investimenti ambientali individuati nei settori specifici possono differire da quelli presentati su cohesiondata.ec.europa.eu , ad esempio per il settore aria pulita o biodiversità , in ragione di due fattori, ossia l'insieme dei coefficienti ambientali utilizzati e la gamma di fondi valutati. L'analisi della DG Ambiente in questa sede ha riguardato l'intera gamma dei fondi SIE. Cfr. anche nota precedente.

(177)

 Sistemi intelligenti di distribuzione dell'energia (reti intelligenti) e teleriscaldamento e cogenerazione ad alto rendimento, basati rispettivamente sui settori di intervento 53 e 54 (con coefficienti ambientali del 40 %) di cui all'allegato I del regolamento (UE) 2021/1060.

(178)

Articolo 12, comma 4 bis, della legge 11 agosto 2014, n. 116.

(179)

  Rete Ambientale .  

(180)

 Commissione europea, Programma LIFE .

(181)

  Panoramica LIFE per paese: Italia 2021 .

(182)

  Agenzia esecutiva per le piccole e le medie imprese (EASME) .

(183)

  Finanziamenti del FEIS approvati e sottoscritti – BEI, 2015-2020 .

(184)

  Portale Open Data della BEI 2014-2020 .

(185)

  Relazione sulle attività della BEI nel 2021 . Il gruppo BEI collabora con la Commissione europea nell'attuazione di diversi programmi che finanziano l'attuazione delle politiche ambientali: InvestEU, successore del FEIS, e i pilastri II e III del meccanismo per una transizione giusta. Il gruppo BEI è un partner attuativo chiave di InvestEU ed è responsabile della gestione del 75 % della capacità di bilancio complessiva del mandato.

(186)

Commissione europea, Bilancio a lungo termine dell'UE 2021-2027 e NextGenerationEU .

(187)

  COM(2019) 640 final .

(188)

  Accordo interistituzionale (GU L 433I del 22.12.2020, pag. 28) .

(189)

Commissione europea, Tassonomia dell'UE per le attività sostenibili .

(190)

  Norma UE per le obbligazioni verdi (COM(2021) 391 final).

(191)

 Commissione europea, Strategia di finanziamento della transizione verso un'economia sostenibile (COM(2021) 390 final).

(192)

  COM(2021) 82 final .

(193)

La strategia sosterrebbe una migliore copertura del deficit assicurativo anche attraverso i mercati delle catastrofi naturali, come mostra la dashboard dell'EIOPA (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) sul deficit di protezione assicurativa per le catastrofi naturali. Cfr. Dashboard pilota sul deficit di protezione assicurativa per le catastrofi naturali, EIOPA (europa.eu) .

(194)

Tabella di marcia della Banca per il clima della BEI per il periodo 2021-2025, novembre 2020.

(195)

Commissione europea, Dotazioni di bilancio dell'UE per la politica di coesione per il periodo 2021-2027 .

(196)

Dotazioni iniziali Interreg per Stato membro, compresa la cooperazione transnazionale e transfrontaliera della cooperazione tecnica europea (CTE). 

(197)

Commissione europea, Dotazioni di bilancio dell'UE per la politica di coesione per il periodo 2021-2027 .

(198)

  Commissione europea, piani strategici della PAC .

(199)

  Regolamento (UE) 2021/2115, allegato XI .

(200)

  Regolamento (UE) 2021/1139 , allegato V.

(201)

Le riforme e gli investimenti effettivi nel quadro del dispositivo per la ripresa e la resilienza devono essere attuati entro il 31 dicembre 2026.

(202)

  Decisione di esecuzione del Consiglio, FIN 521 .

(203)

  Regolamento (UE) 2021/241 .

(204)

  C(2021) 1054 final .

(205)

Commissione europea. I contributi agli obiettivi climatici sono stati calcolati utilizzando l'allegato VI del regolamento (UE) 2021/241 sul dispositivo per la ripresa e la resilienza.

(206)

Commissione europea, Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027 (in impegni) - Prezzi correnti .

(207)

Il meccanismo per collegare l'Europa (Trasporti) può altresì contare su 11,3 miliardi di EUR trasferiti dal Fondo di coesione. Il 30 % dell'importo trasferito sarà messo a disposizione di tutti gli Stati membri ammissibili al Fondo di coesione su base competitiva. Il restante 70 % sarà assegnato in linea con le dotazioni nazionali fino al 31 dicembre 2023. Eventuali importi non spesi nelle dotazioni nazionali entro tale data andranno a beneficio di tutti gli Stati membri del Fondo di coesione.

(208)

  Regolamento (UE) 2021/1153 .

(209)

Il Fondo InvestEU prevede di mobilitare investimenti per oltre 372 miliardi di EUR attraverso una garanzia di bilancio dell'UE di 26,2 miliardi di EUR destinata a sostenere gli investimenti di partner finanziari quali il gruppo BEI e altri.

(210)

Commissione europea, Orizzonte Europa .

(211)

Commissione europea, Meccanismo per collegare l'Europa .

(212)

Unione europea, InvestEU .

(213)

A livello di economia, compresi i consumi finali, i consumi intermedi e le spese in conto capitale di famiglie, imprese e governi inerenti a beni e servizi di protezione dell'ambiente. Tale dato esclude i fondi UE, ma può includere alcune spese internazionali oltre a quelle interne. Forte dei dati: conti delle spese per la protezione dell'ambiente (Environmental Protection Expenditure Accounts, EPEA), Eurostat. Tali conti si basano sulla classificazione CEPA 2000 , escludendo clima, energia ed economia circolare.

(214)

Eurostat, Conti delle spese per la protezione dell'ambiente (EPEA) , 2021. 

(215)

Eurostat, conti delle spese per la protezione dell'ambiente (env_epe).

(216)

La comunicazione dei dati differisce per i tre settori istituzionali, con conseguenti difficoltà di aggregazione. Le imprese specializzate forniscono dati completi in tutti i settori ambientali (CEPA 1-9), mentre non sono tenute a farlo le amministrazioni pubbliche e l'industria, che spesso nella comunicazione (non obbligatoria) riuniscono diverse categorie di dati (difficili poi da separare) o non li comunicano affatto.

(217)

 Green and Innovation Deal.

(218)

Le obbligazioni verdi sono state create per finanziare progetti che presentano vantaggi per l'ambiente e/o il clima. La maggior parte di quelle emesse sono obbligazioni verdi con "destinazione di proventi" o legate ad attivi. La prima obbligazione verde risale al 2007, con l'emissione di rating AAA da parte di istituzioni multilaterali, della BEI e della Banca mondiale.

(219)

Ai tassi medi annuali di cambio EUR/USD di Eurostat.

(220)

Piattaforma dati interattiva disponibile all'indirizzo www.climatebonds.net . Ulteriori informazioni sulla tassonomia delle obbligazioni verdi . 

(221)

  Ministero dell'Economia e delle finanze .

(222)

  Iniziativa sulle obbligazioni verdi, 2022.

(223)

  COM(2019) 640 final , pag. 20.

(224)

Articolo 191, paragrafo 2, TFUE: "La politica dell'Unione in materia ambientale [...] è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché sul principio 'chi inquina paga'".

(225)

 Commissione europea, Inverdire l'imposizione fiscale: applicazione pratica del principio "chi inquina paga" , partecipazione dello strumento di sostegno tecnico alle pratiche di bilanci verdi .

(226)

Gianmarco Donolato, Commissione europea, documento sul settore idrico, febbraio 2021.

(227)

Commissione europea, Studio di valutazione del potenziale di riforma fiscale ambientale nell'UE-28 , 2016.

(228)

Commissione europea, Tassazione ecologica e altri strumenti economici , 2021.

(229)

Relazione sullo stato dell'Unione dell'energia, COM(2021) 950 final e allegato .

(230)

OCSE, Fossil Fuel Subsidy Tracker .

(231)

Commissione europea, studio in corso, "Mappatura degli obiettivi nel settore della tassazione ambientale e della riforma di bilancio: sussidi dannosi per l'ambiente".

(232)

Ministero della Transizione ecologica , Economia Ambientale .

(233)

  Quarto rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia , aprile 2021.

(234)

Articolo 18 della legge 28 marzo 2022, n. 25 ( Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 73 del 28 marzo 2022, pag. 97).

(235)

 Il concetto di marcatura è spiegato nel documento della Commissione europea "Pratiche di bilancio verdi nell'UE: un primo riesame" , 2021, pag. 7.

(236)

 Commissione europea, "Pratiche di bilancio verdi nell'UE: un primo riesame" , 2021, e OCSE, direzione della Governance pubblica, Climate Change and Long-term Fiscal Sustainability, documento di lavoro, febbraio 2021 ,   pag. 43 .

(237)

 Commissione europea, Quadro di riferimento per il bilancio verde della Commissione europea .

(238)

 Commissione europea, Orientamenti tecnici sulla verifica della sostenibilità per il Fondo InvestEU .

(239)

Commissione europea, Quadro di riferimento per il bilancio verde, basato sull'esame dell'iniziativa collaborativa di Parigi sul bilancio verde (Paris Collaborative on Green Budgeting) dell'OCSE , 2017.

(240)

Commissione europea, Relazione per paese 2020 , pagg. 31-32.

(241)

ISTAT, Relazione BES 2022 .

(242)

OCSE, Commissione europea, FMI (2021), Bilancio verde: verso principi comuni .

(243)

 Fonte: analisi dei dati della DG Ambiente. Le fonti di finanziamento dell'UE comprendono: fondi SIE (FESR, Fondo di coesione, FSE, IOG, FEASR, FEAMP), Orizzonte 2020, LIFE, FEIS (importo UE), prestiti della BEI. Finanziamenti nazionali: totale spesa in conto capitale nazionale per la protezione dell'ambiente (investimenti) – fonte: insieme di dati EPEA di Eurostat. Data limite per i dati: fine 2021. NB: l'importo complessivo del finanziamento potrebbe essere più elevato, in particolare per via degli investimenti indiretti, una circostanza questa che richiede ulteriori analisi in futuro.

(244)

Eurostat, Portale Open Data dei fondi SIE , 2021.

(245)

La convenzione di Århus, la direttiva sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale (direttiva 2003/4/CE) e la direttiva Inspire (direttiva 2007/2/CE) creano una base giuridica per la condivisione delle informazioni ambientali tra autorità pubbliche e con il pubblico. Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali si concentra sull'attuazione della direttiva Inspire.

(246)

Tali garanzie sono illustrate nella comunicazione della Commissione sull'accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 275 del 18.8.2017, pag. 1) e in una guida per il cittadino correlata.

(247)

Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali si concentra sulle misure adottate dagli Stati membri per garantire il diritto di accesso alla giustizia e la legittimazione ad agire e per superare altri importanti ostacoli all'avvio di procedimenti giudiziari relativi alla natura e all'inquinamento atmosferico.

(248)

  Inspire .

(249)

Commissione europea, Elenco dei set di dati territoriali di alto valore .

(250)

  Base di conoscenze Inspire – Italia

(251)

Nel 2016 le scadenze per la messa in pratica dell'interoperabilità dei dati territoriali erano ancora nel futuro: 23.11.2017 per i dati di cui all'allegato I e 21.10.2020 per i dati di cui agli allegati II e III. Occorre altresì considerare che in molti casi questo indicatore non raggiungerà mai il 100 % di conformità poiché la maggior parte dei paesi fornisce set di dati "as-is" (ovvero sullo stato corrente) oltre ai set di dati armonizzati Inspire.

(252)

  VIA-VAS-IED . 

(253)

  Area Cittadini .

(254)

  Domande Frequenti .

(255)

Suddivisa in sei sottosezioni: dati ambientali; specifiche tecniche e moduli; legislazione; studi e indagini di settore; conclusioni sulle BAT; documenti di riferimento sulle migliori tecniche disponibili – direttiva sulle emissioni industriali.

(256)

  Avvisi al pubblico .

(257)

  Informazioni dettagliate sull'accesso alla giustizia .

(258)

  Commissione europea . 

(259)

Il concetto viene spiegato in modo dettagliato nella comunicazione "Azioni dell'UE volte a migliorare la conformità e la governance ambientali" (COM(2018) 10 final) e nel relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione (SWD(2018) 10 final).

(260)

Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali si concentra sugli aiuti forniti agli agricoltori per conformarsi alla normativa sui nitrati e sulla tutela della natura.

(261)

Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali si concentra sulle ispezioni alle principali installazioni industriali.

(262)

Il presente riesame dell'attuazione delle politiche ambientali si concentra sulla disponibilità di dati riguardanti l'applicazione e sul coordinamento tra autorità per combattere la criminalità ambientale.

(263)

  ISPRA SinaCloud . 

(264)

Ministero della transizione ecologica, Natura 2000 . 

(265)

  Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale .

(266)

Ministero della Transizione ecologica, statistiche VIA-VAS-VINCA  (valutazione dell'impatto ambientale - valutazione ambientale strategica - valutazione di incidenza ambientale). 

(267)

ISPRA, Relazione sulle ispezioni a norma della direttiva sulle emissioni industriali .

(268)

Le ARPA sono agenzie regionali per la protezione dell'ambiente che operano in seno alla pubblica amministrazione italiana.

(269)

Ministero della Transizione ecologica, elenco delle ONG ambientali riconosciute .

(270)

  Arma dei Carabinieri . 

(271)

Legambiente, dati provenienti dalle autorità di contrasto .

(272)

ISPRA, Il danno ambientale in Italia: i casi accertati negli anni 2017 e 2018 . 

(273)

Ministero della Transizione ecologica, portale VIA-VAS-VINCA . 

(274)

ISPRA, Registro nazionale incidenti . 

(275)

Legge 30 dicembre 2018, n. 145, "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021" (18G00172).

(276)

Ministero dell'Ambiente, comunicato stampa , 28.8.2019.

(277)

Commissione europea, Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali - Ambiente .

(278)

  Presidenza del Consiglio dei ministri .

(279)

 Direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (GU L 124 del 25.4.2014, pag. 1).

(280)

 Nel 2016 la Commissione ha pubblicato un documento di orientamento in merito all'istituzione di procedure coordinate e/o comuni per i progetti che sono contemporaneamente soggetti alle valutazioni ai sensi della direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale, della direttiva Habitat, della direttiva quadro sulle acque e della direttiva sulle emissioni industriali (GU C 273 del 27.7.2016, pag. 1). 

(281)

Legge 29 luglio 2021, n. 108, "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77" (Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 181 del 30 luglio 2021).