2.3.2023   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 79/36


Parere del Comitato europeo delle regioni — Rafforzare il sostegno della politica di coesione alle regioni che presentano svantaggi geografici e demografici (articolo 174 del TFUE)

(2023/C 79/07)

Relatrice:

Marie-Antoinette MAUPERTUIS (FR/AE), presidente del consiglio regionale della Corsica

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI (CdR)

1.

fa notare che l’articolo 174 del TFUE incarica l’UE e i suoi Stati membri di garantire che l’obiettivo dell’UE in materia di coesione economica, sociale e territoriale (articolo 3, paragrafo 3, del TUE) sia realizzato in particolare nelle zone rurali, nelle zone interessate da transizione industriale e nelle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni più settentrionali con bassissima densità demografica e le regioni insulari, transfrontaliere e di montagna; e osserva che ciò dovrebbe valere anche per le regioni particolarmente colpite dall’invecchiamento demografico;

2.

insiste sul fatto che, sebbene la politica di coesione dell’UE rivesta un ruolo cruciale nell’applicazione dell’articolo 174 del TFUE, tale mandato ha carattere cogente per tutte le altre politiche dell’UE (in particolare il Green Deal europeo e l’agenda digitale), le quali non devono nuocere all’obiettivo della coesione territoriale delle zone o regioni in questione;

3.

sottolinea che il rispetto del principio della gestione concorrente nell’ambito della politica di coesione e del principio di sussidiarietà (articolo 5, paragrafo 3, del TUE) non può mai essere addotto quale argomento per pregiudicare l’applicazione dell’articolo 174 del TFUE a livello nazionale;

4.

si compiace che il nuovo ciclo della politica di coesione introduca un nuovo obiettivo strategico (obiettivo strategico n. 5) «Un’Europa più vicina ai cittadini», su cui gli Stati membri possono far leva per orientare meglio il sostegno ai territori di cui all’articolo 174 del TFUE;

5.

constata che, attualmente, gli accordi di partenariato e i programmi per il periodo 2021-2027 sono finalmente in via di finalizzazione;

6.

ritiene che la nuova Agenda territoriale 2030, insieme alla nuova visione a lungo termine per le zone rurali, al patto rurale e al patto per le isole recentemente proposto (1), imprimano ai territori di cui all’articolo 174 del TFUE uno slancio politico forte e nuovo;

7.

osserva che i numerosi nuovi fondi dell’UE che presentano, esplicitamente o implicitamente, una dimensione territoriale (fondi strutturali e di investimento europei, compresi il Fondo per una transizione giusta, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il dispositivo per la ripresa e la resilienza) risultano per lo più programmati in maniera isolata uno dall’altro. In realtà, ciò di cui tutti i territori di cui all’articolo 174 del TFUE — sia quelli accomunati dai medesimi svantaggi strutturali all’interno di uno stesso Stato membro, sia quelli appartenenti a Stati membri diversi — hanno bisogno è un approccio veramente integrato in relazione a tutti questi interventi;

8.

teme tuttavia che ciò non sia sufficiente, dato che la recente ottava relazione sulla coesione indica un aumento delle disparità, in particolare all’interno degli Stati membri, disparità che colpiscono in misura sproporzionata i territori di cui all’articolo 174 del TFUE, i cui svantaggi strutturali comportano per loro costi aggiuntivi;

9.

ritiene che, per quanto riguarda le altre politiche dell’UE, e in particolare quelle in materia di trasporti, energia, mercato unico e concorrenza, occorra rivalutarne l’impatto in termini di protezione e promozione dei territori di cui all’articolo 174 del TFUE. Molto spesso le esigenze di queste regioni sono prese in considerazione soltanto nelle fasi finali del processo di elaborazione delle politiche, per esempio nella definizione delle carte degli aiuti di Stato a finalità regionale, piuttosto che fin dall’inizio, ad esempio al momento di redigere gli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale;

10.

sottolinea che l’UE e i suoi Stati membri devono rispettare il capo I, articolo 3, nonché il capo III, articolo 20, del pilastro europeo dei diritti sociali, come anche l’articolo 34, paragrafo 3 (assistenza sociale e abitativa), l’articolo 35 (protezione della salute) e l’articolo 36 (accesso ai servizi d’interesse economico generale) della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, nel garantire l’accesso alle prestazioni sociali fondamentali e a un livello di benessere minimo attraverso l’erogazione di servizi pubblici di base, in particolare nei territori di cui all’articolo 174 del TFUE;

11.

propone che, nei territori di cui all’articolo 174 del TFUE, ciascuno Stato membro renda disponibili servizi pubblici di base, in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali e la Carta dei diritti fondamentali. Al riguardo occorre, in particolare, tenere conto delle disposizioni del protocollo sui servizi d’interesse generale (2), ad esempio quelle che lasciano ampio potere discrezionale alle autorità nazionali, regionali e locali nell’organizzazione dei servizi, quelle relative alla promozione dell’accesso universale ecc. Le possibilità di fornire servizi pubblici transfrontalieri efficaci e sostenibili dovrebbero essere esplorate in maniera sistematica (3). Per contro, in sede di riesame dei programmi nazionali di riforma, dell’accordo di partenariato, dei piani strategici della PAC, dei piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) e dell’erogazione dei fondi dell’UE corrispondenti negli Stati membri, la Commissione deve assicurarsi che questi strumenti sostengano il mantenimento e lo sviluppo di tali servizi di base. Inoltre, il sostegno nazionale e dell’UE ai territori di cui all’articolo 174 del TFUE deve trovare riscontro specifico nella relazione sulla coesione (articolo 175 del TFUE);

12.

ritiene che il nuovo strumento per gli investimenti interregionali in materia di innovazione (I3), nella cui elaborazione il CdR — insieme a reti regionali come l’Iniziativa Vanguard, l’Associazione europea delle organizzazioni di ricerca e tecnologia (EARTO), la Rete delle regioni europee per la ricerca e l’innovazione (ERRIN) o la Conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa (CRPM) — ha svolto un ruolo cruciale (4), debba costituire il modello attraverso cui utilizzare i fondi dell’iniziativa REPowerEU e dei piani nazionali nel quadro del dispositivo per la ripresa e la resilienza per collegare tra loro territori accomunati da sfide identiche o simili, al fine di sperimentare nuove soluzioni innovative che possano poi essere replicate in tutta l’UE;

13.

ritiene che la verifica rurale, la verifica insulare e, più in generale, la valutazione d’impatto territoriale (compresa la valutazione dell’impatto transfrontaliero) non debbano essere una semplice opzione, come riconosciuto nel pacchetto «Legiferare meglio» del 2021, ma un elemento centrale della formulazione delle politiche dell’UE, al fine di rispettare il principio di «non nuocere alla coesione»; osserva che, operando in questo modo, si garantirà che le nuove politiche dell’UE rafforzino la coesione territoriale in tutti i loro settori d’intervento; ma aggiunge che da ciò consegue la necessità che tali valutazioni siano coordinate dal segretariato generale della Commissione e che ci si avvalga appieno della piattaforma «Fit for Future», della rete RegHub e dello stesso CdR per fare in modo che la Commissione disponga di elementi dettagliati in merito ai potenziali impatti sul campo;

14.

accoglie con favore, a tale proposito, la prima guida dell’UE, recentemente realizzata, sulla verifica rurale (5), nonché le azioni pilota dell’Agenda territoriale (6) relative ad aspetti come la valutazione d’impatto territoriale e lo spopolamento, strumenti ai quali il CdR ha contribuito attivamente (7); e si impegna a promuovere la titolarità e l’impiego di tali strumenti chiave da parte dei governi nazionali;

15.

sottolinea che il rafforzamento dell’applicazione — attualmente limitata nella pratica — dell’articolo 174 del TFUE non deve in alcun modo pregiudicare né l’applicazione dell’articolo 349 dello stesso trattato, che prevede una protezione speciale per le regioni ultraperiferiche, né il regime specifico delle zone più settentrionali scarsamente popolate, garantito dai pertinenti trattati di adesione.

Finanziamenti UE a sostegno delle regioni con caratteristiche territoriali specifiche

16.

si rammarica che, a differenza degli altri quattro obiettivi strategici, l’obiettivo strategico n. 5 non preveda alcuna forma di allocazione territoriale al di fuori dell’8 % del FESR destinato allo sviluppo urbano sostenibile (che può essere utilizzato per gli investimenti territoriali integrati e lo sviluppo locale di tipo partecipativo). Questo favorisce un approccio tematico e penalizza i territori, caratterizzati da svantaggi specifici, tutelati dall’articolo 174 del TFUE;

17.

ritiene necessario che si reagisca alla sfida demografica con una risposta di bilancio completa, che assegni risorse finanziarie aggiuntive ad ogni programma e politica pertinenti dell’UE e in particolare a ciascuno dei fondi strutturali, in modo da combattere meglio il divario sociale, economico e territoriale di cui risentono le regioni dell’UE colpite dallo spopolamento;

18.

esorta la Commissione — che proprio in questo momento è impegnata a negoziare con gli Stati membri gli accordi di partenariato, i piani strategici della PAC ed i programmi — a chiedere agli Stati membri pertinenti di dimostrarle di fornire un sostegno specifico, a titolo dei fondi strutturali e di sviluppo rurale, ai territori di cui all’articolo 174 del TFUE;

19.

incoraggia gli Stati membri pertinenti a destinare, in tali piani nazionali, stanziamenti specifici ai territori di cui all’articolo 174 del TFUE, dando così un segnale forte affinché le autorità di gestione tengano maggiormente conto di questi territori nei loro programmi;

20.

incoraggia gli Stati membri a istituire in particolare sportelli unici a livello regionale o subregionale per i fondi della politica di coesione dell’UE (FESR, FSE+, JTF ecc.) e per il FEASR, al fine di agevolare la comprensione di tali fondi e l’accesso agli stessi da parte dei beneficiari nei territori di cui all’articolo 174 del TFUE;

21.

raccomanda di fare maggiore ricorso a strumenti territoriali quali gli investimenti territoriali integrati (ITI) e lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) al fine di investire i finanziamenti dell’UE e quelli nazionali per superare gli svantaggi territoriali in modo integrato, applicando un approccio dal basso; ma esorta altresì la Commissione europea a incrementare il tasso di cofinanziamento degli strumenti di programmazione territoriale attuati nei territori con svantaggi geografici e demografici di cui all’articolo 174 del TFUE, nonché a definire indicatori di attuazione e di risultato che siano maggiormente in linea con la natura delle misure attuate in tali territori;

22.

ritiene essenziale che l’attuazione dei fondi strutturali sia resa più flessibile nelle zone rurali più duramente colpite dal declino demografico, consentendo di utilizzarli congiuntamente in uno stesso progetto, nonché prevedendo anticipi e la loro complementarità con gli strumenti finanziari;

23.

ritiene che il dispositivo per la ripresa e la resilienza svolga un ruolo altrettanto importante nei territori di cui all’articolo 174 del TFUE, in quanto la maggior parte dei PNRR favorirà le riforme strutturali, la modernizzazione dei servizi pubblici, la transizione verde e il sostegno alle PMI. Spetta pertanto agli Stati membri garantire — ed alla Commissione europea verificare — che gli investimenti a titolo dei PNRR tengano effettivamente conto delle esigenze e degli svantaggi specifici di tali territori;

24.

invita la Commissione europea a elaborare nuovi indicatori per valutare e misurare meglio la gravità degli svantaggi geografici e demografici nei territori di cui all’articolo 174 del TFUE; e reputa che, una volta disponibili, questi solidi indicatori dovrebbero essere usati per adattare la ripartizione dei fondi strutturali e di investimento europei nel prossimo periodo di finanziamento, andando così al di là del mero indicatore del PIL, al fine di compensare le difficoltà complessive di crescita cui tali territori devono far fronte;

25.

chiede che la politica di coesione per il periodo successivo al 2027 preveda un orientamento regionale e una destinazione specifici a livello UE per le regioni con territori di cui all’articolo 174 del TFUE, con una soglia minima di intensità di aiuto negli accordi di partenariato. Questo dovrebbe riguardare possibilmente anche altre politiche a titolo del bilancio dell’UE che presentino una dimensione territoriale, compresi eventuali strumenti che potrebbero subentrare a Next Generation EU.

Zone rurali

26.

insiste nel far presente che le politiche dell’UE dovrebbero promuovere l’attrattiva delle zone rurali, nonché tutelarne gli abitanti e salvaguardare la loro qualità di vita, garantendo parità di accesso ai servizi di base e alle opportunità. Ciò riguarda non solo la politica di coesione, ma anche le politiche dell’UE in materia di agricoltura, mercato unico, concorrenza, ambiente ed energia;

27.

ritiene che i fondi strutturali e Next Generation EU, in quanto strumenti orientati alla ripresa, dovrebbero servire a imprimere un forte impulso socioeconomico alle zone rurali colpite da spopolamento, considerato che l’impatto negativo della pandemia può esacerbare gli squilibri territoriali. Tali strumenti dovrebbero servire, per quanto attiene alla digitalizzazione, a garantire una connettività digitale di qualità al 100 % della popolazione, e, per quanto riguarda la transizione verde, a fare delle zone rurali delle aree di investimento e di innovazione nei campi dell’economia verde, delle energie rinnovabili, del turismo sostenibile e dell’economia circolare;

28.

segnala alla Commissione europea l’urgenza di spingersi oltre la Visione a lungo termine per le zone rurali e al di là della nuova Agenda territoriale 2030 per giungere a una nuova Agenda rurale europea in grado di mobilitare indicatori specifici che consentano di verificare l’impiego dei fondi strutturali nei territori di cui all’articolo 174 del TFUE (fornendo dati specifici per le zone montuose, insulari, rurali, con svantaggi demografici, interessate da declino industriale ecc.). Indicatori siffatti andrebbero definiti a livello subregionale (ad esempio NUTS 3 e UAL/LAU), laddove si riscontrano le maggiori disparità di sviluppo, e utilizzati per la verifica rurale in tutte le politiche dell’Unione;

29.

osserva che, per accedere a molti servizi pubblici e privati, i residenti delle zone rurali devono compiere spostamenti più lunghi rispetto agli abitanti delle aree urbane e ricorrere quindi all’automobile o all’autobus per raggiungere la maggior parte di tali servizi; e, in linea con l’ottava relazione sulla coesione, sottolinea il ruolo delle città di piccole e medie dimensioni in quanto «centri regionali» in cui gli abitanti delle zone rurali circostanti si recano per accedere ai servizi;

30.

si rammarica, tuttavia, che in molte parti d’Europa le città di piccole e medie dimensioni subiscano un processo di degrado strutturale a vantaggio delle grandi aree metropolitane, il che a sua volta si ripercuote doppiamente sulle zone rurali e sulle aree in cui i collegamenti tra le zone rurali e quelle urbane non sono sufficientemente sviluppati;

31.

sottolinea che la nuova «visione a lungo termine per le zone rurali dell’UE fino al 2040», unitamente al patto rurale e a un «piano d’azione rurale dell’UE», deve presentare, di concerto con gli Stati membri e le regioni, proposte chiaramente definite di azioni immediate, obiettivi specifici e investimenti per zone e comunità rurali più forti, connesse, resilienti e prospere;

32.

esprime preoccupazione per il fatto che questo crescente divario tra zone rurali e zone urbane contribuisca alla polarizzazione politica, a un sentimento di deprivazione dei diritti democratici e a una mancanza di fiducia nelle istituzioni — in quelle nazionali ma in particolare in quelle dell’UE, come sempre più spesso dimostrano gli studi scientifici;

33.

invita gli Stati membri a destinare risorse a titolo dei fondi strutturali agli investimenti in progetti di CLLD e ITI per le zone rurali, nonché a garantirne la coerenza con gli investimenti a titolo del FEASR e dei fondi strutturali negli stessi territori;

34.

ritiene che la piattaforma per il rilancio rurale dovrebbe fungere da sportello unico per la cooperazione tra comunità rurali, promotori di progetti ed enti territoriali, compresa quella a livello tecnico e politico tra gli amministratori locali delle zone rurali e quelli delle aree urbane;

35.

sostiene convintamente che la verifica rurale non può essere né un’operazione di facciata né un esercizio tecnocratico, ma deve essere integrata nell’elaborazione di tutta la legislazione dell’UE «territorialmente sensibile» e deve includere un elemento partecipativo al fine di tener conto dei potenziali effetti e delle potenziali implicazioni per le zone rurali;

36.

sottolinea che la «visione a lungo termine per le zone rurali» dovrebbe sostenere una raccolta di dati, un monitoraggio e una previsione più ampi riguardo ai partenariati tra zone rurali e urbane a livello dell’UE, attraverso il nuovo osservatorio rurale o il sostegno fornito dall’ESPON. Tale osservatorio dovrebbe raccogliere dati e analisi sulle zone rurali per sostenere l’elaborazione delle politiche.

Zone interessate dalla transizione industriale

37.

ritiene che la strategia industriale dell’UE e la COVID-19 abbiano dimostrato che è necessario porre l’industria e le comunità industriali in cima all’agenda politica dell’UE, in modo da accrescere nettamente la quota di PIL dell’industria in futuro;

38.

fa presente che la discontinuità territoriale, la complessità demografica, la ridotta superficie territoriale e la frammentazione fanno sì che, nelle regioni insulari, la ruralità presenti caratteristiche e sfide specifiche di cui si deve tener conto e che occorre affrontare nel quadro di una visione a lungo termine per le zone rurali;

39.

ritiene che non solo gli interventi del Fondo per una transizione giusta debbano essere adeguatamente integrati nelle strategie di specializzazione intelligente della politica di coesione, ma che — il che è ancora più importante — il rilancio delle aree industriali europee in declino debba andare al di là della stessa coesione per assurgere a elemento centrale del dispositivo per la ripresa e la resilienza e dei programmi che lo seguiranno; programmi, questi, che dovrebbero inoltre essere integrati nella politica di coesione o quantomeno attuati in maniera più sinergica con questa politica;

40.

è convinto che si tratti di un’opportunità per i territori in fase di transizione industriale, in quanto la priorità non deve più consistere semplicemente nel compensare le ristrutturazioni del passato, bensì nell’utilizzare il know-how e le risorse sottovalutati di tali regioni al fine di un rapido rilancio della base industriale europea;

41.

ritiene che le priorità di questi vecchi e nuovi fondi dell’UE debbano essere quelle di sostenere la competitività, il miglioramento del livello delle competenze e il recupero ambientale, di promuovere il ruolo delle PMI, il trasferimento delle conoscenze «dalla scienza all’industria» e «dall’università al mercato» (ossia immettere le idee sul mercato) e di rafforzare la cultura industriale;

42.

sottolinea che la riqualificazione delle zone interessate dalla transizione industriale potrebbe essere un ottimo modo per combattere l’espansione urbana incontrollata, preservare i terreni rurali e la biodiversità e realizzare altresì la transizione ecologica;

43.

è convinto che questi fondi e interventi non debbano operare isolatamente, bensì nell’ambito di piani territoriali integrati chiaramente definiti che, a loro volta, consentano la cooperazione con zone simili di uno stesso Stato membro e del resto dell’UE, ad esempio rispecchiando il modello di un’iniziativa recentemente avviata come la «Missione dell’UE Città intelligenti e a impatto climatico zero» (8).

Regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici

44.

esprime preoccupazione per le conclusioni dell’ottava relazione sulla coesione, che confermano le previsioni secondo cui la quota della popolazione dell’UE che vive in una regione in declino demografico raggiungerà il 50 % entro il 2040, il che inciderà sulla disponibilità dei servizi pubblici, sulle opportunità di lavoro e sulla legittimità democratica delle istituzioni nazionali ed europee;

45.

si compiace che, nell’ottava relazione sulla coesione, nella relazione sull’impatto dei cambiamenti demografici in Europa e nei successivi esercizi di mappatura, la Commissione attribuisca maggiore importanza alle questioni demografiche;

46.

ritiene che le proposte (9) — sollecitate dal CdR (10) e attualmente in fase di definizione volte ad affrontare la questione della «fuga di cervelli» in connessione con il declino demografico — debbano non solo tenere conto della questione dal punto di vista della perdita di capitale umano migrato verso altri Stati membri, ma occuparsi anche e soprattutto dell’impatto territoriale di tale declino all’interno degli Stati membri;

47.

sottolinea che la prima definizione in assoluto a livello europeo di «zona in declino demografico» ai fini dei fondi strutturali e di investimento dell’UE, inizialmente proposta dal CdR (11) e inclusa nel regolamento (UE) 2021/1058 del Parlamento europeo e del Consiglio (12) relativo al FESR, dovrebbe essere utilizzata per indirizzare meglio dal punto di vista territoriale le altre risorse pertinenti, al di là di quelle della politica di coesione; e che ciò valga in particolare per il Fondo per una transizione giusta e i PNRR, dal momento che essi contribuiscono tutti ad azioni integrate e basate sul territorio;

48.

ritiene inoltre che tale definizione debba essere riesaminata periodicamente al fine di tenere conto dei problemi incontrati da questi territori e di affrontarli in modo efficace; ed esorta pertanto a studiare la possibilità di utilizzare classificazioni territoriali più adatte ai problemi reali esistenti in ciascun territorio, sia che si tratti di territori di livello NUTS3 o, al di sotto di esso, di unità amministrative locali che in alcuni casi sono limitrofe;

49.

esprime preoccupazione per il fatto che soltanto una piccola minoranza di Stati membri, regioni e gruppi di regioni stia mettendo a punto strategie integrate di contrasto allo spopolamento atte a fornire risposte integrate a tale problema, compresi i fondi nazionali e dell’UE mirati al territorio, gli incentivi fiscali e/o aiuti di Stato e la fornitura di servizi di base;

50.

tiene peraltro a far notare che anche le zone densamente popolate o particolarmente colpite dall’invecchiamento demografico possono presentare svantaggi demografici, in particolare se risentono anche di altri fattori di cui all’articolo 174 del TFUE, quali l’insularità, la stagionalità delle attività economiche e la necessità di garantire tutto l’anno i servizi di base, ragion per cui è necessario disporre di dati migliori a livello subregionale (NUTS 3 e UAL/LAU);

51.

ritiene che la Commissione debba andare oltre gli orientamenti che sta elaborando per le autorità di gestione e farne un elemento chiave delle sue raccomandazioni specifiche per paese, in particolare al fine di assicurarsi che gli Stati membri utilizzino i fondi dell’UE in modo tale da affrontare con decisione questa sfida anziché rafforzare le dinamiche esistenti.

Isole

52.

considera l’insularità una caratteristica geografica permanente e immutabile che comporta costi aggiuntivi (in materia di trasporti, energia, gestione dei rifiuti, servizi pubblici, beni e servizi necessari), i quali ostacolano lo sviluppo e la competitività dei territori che possiedono tale caratteristica, esponendoli in particolare alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici;

53.

si rammarica quindi del fatto che l’ottava relazione sulla coesione non abbia realmente tenuto conto della situazione specifica delle isole dell’UE;

54.

concorda pienamente con le conclusioni del Consiglio presentate dalla presidenza francese del Consiglio dell’UE, secondo cui le isole e i territori periferici e remoti, comprese le regioni ultraperiferiche, si trovano ad affrontare sfide particolarmente gravi, non da ultimo a causa dell’aumento dei costi di trasporto, sfide che rendono necessario adottare un approccio inclusivo e specifico nei confronti di tali territori al fine di accompagnarli nelle loro transizioni;

55.

accoglie con grande favore la proposta del Parlamento europeo che invita la Commissione a elaborare una «strategia dell’UE per le isole» con un piano d’azione per incoraggiare la crescita e l’innovazione in modo sostenibile tutelando l’ambiente e la popolazione insulari, nonché un «patto per le isole» per coinvolgere tutti gli attori in un approccio multilivello e intersettoriale;

56.

ritiene che, a differenza del patto di Amsterdam e delle strategie macroregionali, il patto per le isole — così come il patto rurale, anch’esso in fase di definizione — debba comportare una nuova normativa, nuovi fondi e nuovi approcci strategici specifici per i territori pertinenti; e che la regola dei «tre no» vada resa più flessibile per quanto riguarda le strategie macroregionali;

57.

chiede che il patto per le isole includa un regime fiscale e/o di aiuti di Stato speciale per le regioni insulari al fine di aiutarle a superare la «tassa sull’insularità», vale a dire i costi generali associati a tale caratteristica geografica;

58.

sottolinea che la transizione energetica può involontariamente penalizzare i cittadini delle regioni insulari, data la minore flessibilità con cui essi possono adattarsi rapidamente all’ambizioso percorso dell’UE verso la neutralità climatica e investire nelle fonti energetiche alternative sulle isole; e che pertanto il patto per le isole deve prevedere un sostegno su misura da parte dell’UE e del livello nazionale;

59.

chiede che il patto per le isole includa le regioni insulari europee nel meccanismo per collegare l’Europa/nelle reti transeuropee nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale;

60.

ribadisce che la continuità territoriale digitale e la coesione digitale sono strumenti fondamentali per superare l’isolamento fisico delle isole e per affrontare una delle maggiori sfide che le isole si trovano a fronteggiare, ossia la sfida demografica;

61.

propone alla Commissione di individuare ulteriori strategie e misure specifiche di sostegno finanziario per le isole e le regioni ultraperiferiche, soprattutto in considerazione dell’impatto sproporzionato della pandemia sul turismo insulare;

62.

invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre politiche di resilienza operativa digitale nelle isole dell’UE, al fine di garantire che i cittadini e le imprese possano operare sui mercati dell’UE pur risiedendo o avendo sede in un’isola;

63.

esorta l’UE e gli Stati membri a cooperare con il CdR e gli enti locali e regionali nel quadro dell’Anno europeo delle isole 2024 per promuovere il capitale socioeconomico, naturale e culturale unico dei territori insulari.

Regioni transfrontaliere

64.

deplora i tagli significativi che i programmi di cooperazione territoriale europea hanno subito per il periodo di programmazione 2021-2027. I tagli in questione non tengono conto del fatto che 1/3 della popolazione dell’UE vive in regioni frontaliere e che Interreg si è dimostrato uno strumento idoneo ai fini del loro sviluppo, apportando un reale valore aggiunto europeo nella promozione della cooperazione transfrontaliera;

65.

richiama l’attenzione sul prevalere, sia tra gli Stati membri (alle frontiere terrestri e marittime) che all’interno di essi, di ostacoli amministrativi, giuridici e linguistici (in particolare nei campi dell’assistenza sanitaria, della mobilità dei lavoratori e dell’accessibilità ai servizi, come dimostrato dalla pandemia di COVID-19); e fa notare che tali ostacoli impediscono la crescita, lo sviluppo socioeconomico e la coesione tra le regioni frontaliere e all’interno di esse;

66.

sottolinea come Interreg apporti un valore aggiunto non soltanto ai fini dello sviluppo delle regioni frontaliere (che in molti casi sono anche regioni periferiche), ma anche ai fini della creazione di un clima di fiducia tra gli abitanti dei diversi lati della frontiera. In tal senso i progetti interpersonali (people-to-people) assumono un’importanza fondamentale e dovrebbero quindi continuare ad essere sostenuti (13);

67.

esorta il Consiglio a sbloccare il meccanismo per eliminare gli ostacoli giuridici e amministrativi transfrontalieri (European cross-border mechanism — ECBM), in quanto si tratta di uno strumento molto più efficace del GECT, in grado di eliminare il 50 % degli ostacoli che impediscono lo sviluppo delle regioni frontaliere, in particolare per quanto riguarda l’assistenza sanitaria transfrontaliera, evitando il ripetersi della cosiddetta COVID-fencing, ossia la chiusura delle frontiere che ha tanto compromesso le quattro libertà dell’UE durante il culmine della pandemia di COVID-19;

68.

chiede un «quadro europeo per i lavoratori transfrontalieri» che accresca l’efficacia dei mercati del lavoro transfrontalieri di tutta Europa;

69.

concorda con i risultati della ricerca (14) commissionata dalla Commissione secondo cui le regioni frontaliere produrrebbero il 2 % di PIL in più se venisse rimosso già solo il 20 % degli attuali ostacoli legati alle frontiere.

Regioni di montagna

70.

osserva che le zone di montagna (ossia il 29 % della superficie dell’UE e il 13 % della sua popolazione) si trovano ad affrontare svantaggi permanenti e strutturali quali l’estrema sensibilità ai cambiamenti climatici, l’impatto delle aree in pendio, la lontananza e la scarsa accessibilità, la mancanza di digitalizzazione (il 25 % delle zone rurali è ancora privo di accesso a Internet), l’emigrazione (in particolare dei giovani), la dispersione demografica e la perdita di imprese;

71.

sostiene che le zone di montagna necessitano di un approccio basato sul territorio nel quadro della visione a lungo termine per le zone rurali dell’UE, un approccio che tenga conto delle loro caratteristiche ed esigenze specifiche;

72.

suggerisce di riconsiderare i principi non controversi dell’ECBM e di iniziare a elaborare uno strumento per l’eliminazione sistematica degli ostacoli transfrontalieri, in quanto si tratta di una misura necessaria per migliorare la qualità della vita nelle regioni frontaliere;

73.

ritiene che la politica di coesione, e in particolare i programmi Interreg, rappresenti un’enorme opportunità per le regioni di montagna di far fronte alle sfide e di migliorare l’innovazione, l’azione per il clima, il turismo, la situazione giovanile, l’occupazione e la mobilità in questi territori;

74.

rinnova le sue raccomandazioni sull’ulteriore sviluppo dei servizi pubblici transfrontalieri in Europa (15), quali un quadro giuridico europeo, un migliore coordinamento nell’attuazione delle direttive dell’UE, la creazione di punti di contatto nazionali e una migliore promozione dei servizi pubblici transfrontalieri;

75.

esprime tuttavia preoccupazione per la scarsa attenzione in termini di investimenti finanziati dall’UE e di fornitura di beni pubblici nelle zone delle catene montuose all’interno degli Stati membri, in particolare quando queste attraversano i confini regionali;

76.

ribadisce che le strategie macroregionali contribuiscono a rispondere alle sfide comuni di determinate zone, migliorano la complementarità delle varie strategie politiche e favoriscono in modo significativo il conseguimento della coesione territoriale tra paesi e regioni, ma osserva anche che vi è margine per integrarle in maniera più efficace nelle politiche dell’UE e per adottare un approccio più coerente tra le diverse politiche nazionali e regionali;

77.

ricorda che la strategia alpina rimane la strategia macroregionale più recente, ma che ad essa potrebbero seguire nuove strategie per le regioni montane, in particolare quella per i Carpazi. La strategia alpina, che si basa su un denso quadro istituzionale e si articola in una serie di iniziative, potrebbe fungere da modello per elaborare nuove strategie per le regioni montane;

78.

sottolinea che la ricerca finanziata dalla Commissione dimostra che esiste ancora un divario tra la programmazione e l’attuazione della politica di coesione, la quale non tiene sufficientemente conto delle caratteristiche specifiche delle zone montane;

79.

fa notare che, nell’ambito del nuovo periodo di programmazione, l’obiettivo strategico n. 5 («Un’Europa più vicina ai cittadini») risulta particolarmente adatto alle strategie subregionali che rispondono a esigenze territoriali specifiche, come quelle delle zone montane; ma che, così come per gli altri territori di cui all’articolo 174 del TFUE, l’assenza nel bilancio dell’UE di uno stanziamento destinato, anche solo a titolo indicativo, al suddetto obiettivo penalizza in misura sproporzionata le zone montane. Tali zone, peraltro, non devono essere escluse dagli obiettivi strategici n. 1 e n. 2, per i quali è stato riservato almeno il 60 % dei fondi della politica di coesione, anche se ad oggi ciò dipende interamente dalla volontà politica dei governi centrali e regionali;

80.

osserva che le autorità di gestione hanno la possibilità di sostenere i livelli di governo subregionali di territori con specifici svantaggi geografici (ad esempio le aree delle catene montuose) inserendo nei programmi operativi apposite «sezioni interregionali» oppure prevedendo appalti specifici per tali territori nell’ambito di programmi operativi più ampi o anche solo assegnando punti supplementari per i progetti da realizzare in zone montane.

Bruxelles, 1o dicembre 2022

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Vasco ALVES CORDEIRO


(1)  Risoluzione del Parlamento europeo 2021/2079(INI).

(2)  GU C 306 del 17.12.2007, pag. 158.

(3)  https://cor.europa.eu/it/our-work/Pages/OpinionTimeline.aspx?opId=CDR-2615-2020.

(4)  CdR 3595/2018.

(5)  enrd_report_tg_rp_a_framework_of_rural_proofing_actions.pdf.

(6)  https://territorialagenda.eu/pilot-actions/.

(7)  Verifica rurale — un quadro di previsione per comunità rurali resilienti.

(8)  Commissione europea, Missione dell'UE Città intelligenti e a impatto climatico zero.

(9)  Fuga di cervelli — attenuare le sfide associate al declino demografico (comunicazione).

(10)  CdR 4645/2019.

(11)  CdR 3594/2018.

(12)  Regolamento (UE) 2021/1058 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione (GU L 231 del 30.6.2021, pag. 60).

(13)  https://cor.europa.eu/it/our-work/Pages/OpinionTimeline.aspx?opId=CDR-1527-2017.

(14)  https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/reports/KN-08-22-344-EN-N.pdf.

(15)  https://cor.europa.eu/it/our-work/Pages/OpinionTimeline.aspx?opId=CDR-2615-2020.