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25.5.2023 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 184/88 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Stato dell'Unione dell'energia 2022 [a norma del regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima]
[COM(2022) 547 final]
(2023/C 184/16)
Relatori: Marcin NOWACKI, Angelo PAGLIARA, Lutz RIBBE
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Consultazione |
Commissione europea, 25.11.2022 |
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Base giuridica |
Articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea |
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Sezione competente |
Trasporti, energia, infrastrutture e società dell'informazione |
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Adozione in sezione |
7.3.2023 |
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Adozione in sessione plenaria |
22.3.2023 |
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Sessione plenaria n. |
577 |
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Esito della votazione (favorevoli/contrari/astenuti) |
208/4/7 |
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1. |
Con la sua relazione del 2022 sullo stato dell'Unione dell'energia, la Commissione europea presenta una riflessione piuttosto ottimistica sulle misure adottate e sugli obiettivi stabiliti negli ultimi mesi. |
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1.2. |
Dalla lettura della relazione risulta chiaro che molti degli obiettivi che, prima dell'aggressione contro l'Ucraina, erano ritenuti eccessivamente ambiziosi vengono ora presentati come risposte realistiche alla crisi energetica. Val la pena, allora, di chiedersi che cosa, prima del 24 febbraio 2022, avesse impedito all'UE nel suo complesso di adottare una posizione più decisa e più netta in materia di protezione del clima, sicurezza dell'approvvigionamento, autonomia energetica e resilienza del sistema energetico europeo. |
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1.3. |
Se, da un lato, è istruttivo apprendere i vari fatti e cifre presentati nella relazione, dall'altro l'Unione dell'energia va molto al di là di una serie di obiettivi matematicamente o statisticamente definibili per la diffusione delle energie rinnovabili, il risparmio energetico o la riduzione delle emissioni. Il CESE fa infatti notare che l'Unione dell'energia è innanzitutto un progetto politico, con una serie di obiettivi politici ben precisi, descritti nelle seguenti visioni del futuro (1):
La relazione in esame fornisce una descrizione delle misure intraprese finora o previste affinché tali visioni si traducano in realtà. Il CESE si rammarica tuttavia che il resoconto fornito nella relazione si riferisca non alle suddette visioni, bensì alle cinque dimensioni, che si rafforzano a vicenda e sono strettamente interconnesse, volte ad accrescere la sicurezza energetica, la sostenibilità e la competitività. Questo «doppio binario» — obiettivi o visioni da un lato, dimensioni dall'altro — rende estremamente difficile seguire l'attuazione delle visioni stesse, anche perché ambizioni come quella di mettere i cittadini al centro dell'Unione dell'energia e quella di migliorare il livello delle competenze e riqualificare la forza lavoro figurano in più d'una di tali dimensioni. Il CESE si rammarica che tutto ciò renda molto difficile seguire i progressi compiuti nell'attuazione degli obiettivi della strategia dell'Unione dell'energia. |
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1.4. |
La comunicazione fa giustamente riferimento al piano REPowerEU, che è stato sostenuto dal CESE e che ha rilanciato e rafforzato gli strumenti del Green Deal e del pacchetto «Pronti per il 55 %», concentrando l'attenzione sulla diversificazione, il risparmio, la sicurezza dell'approvvigionamento e l'accelerazione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Detto ciò, occorre però rilevare che l'attuale crisi climatica ed energetica e la mancanza di sicurezza, stabilità e prevedibilità dell'approvvigionamento e dei prezzi stanno mettendo a dura prova l'Unione europea. La crisi sarebbe meno grave se si fosse agito prima e in modo più mirato e se, ad esempio, si fossero presi più sul serio gli obiettivi che la stessa UE si è prefissa (come quelli dell'Unione europea dell'energia). |
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1.5. |
La relazione in esame stima in 300 miliardi di EUR l'importo dei fondi pubblici che dovranno essere investiti nelle diverse linee d'azione volte a conseguire la piena indipendenza dai combustibili fossili russi entro il 2030, il che avrà un impatto significativo sul bilancio totale dell'UE. Saranno inoltre necessari ulteriori investimenti privati, anche da parte dei cittadini europei. Il CESE ritiene che le risorse finanziarie in questione debbano essere spese in modo tale da contribuire al conseguimento dei suddetti obiettivi dell'Unione dell'energia. Inoltre, occorrerebbe evitare che questa spesa induca a ridurre le risorse destinate alla transizione giusta, alla ricerca e innovazione, nonché alle imprese e ai consumatori colpiti dall'aumento dei prezzi dell'energia. |
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1.6. |
L'aumento senza precedenti dei prezzi energetici, innescato dall'invasione russa dell'Ucraina, sta provocando enormi conseguenze sociali ed economiche, anche per quanto riguarda il tessuto produttivo e industriale dei diversi paesi. Il CESE sottolinea la mancanza di un chiaro coordinamento europeo durante la crisi energetica e chiede, come parte della necessaria risposta, la creazione di uno strumento basato sul modello SURE al fine di sostenere i lavoratori e le imprese in difficoltà. |
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1.7. |
Gli eventi degli ultimi tempi hanno fatto crescere il rischio potenziale di attacchi informatici e atti di sabotaggio nei confronti di infrastrutture critiche come la rete energetica e le centrali elettriche. Il CESE raccomanda pertanto di elaborare e adottare una strategia a tutto campo per proteggere l'UE da questo tipo di minacce. |
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1.8. |
Il principale obiettivo strategico a medio termine dei paesi dell'UE — in particolare alla luce di quanto accaduto con la guerra in Ucraina e in considerazione di un eventuale ulteriore aggravamento della situazione internazionale — deve rimanere quello dell'autonomia energetica. E, per «autonomia energetica strategica», il CESE intende un concetto politico che contribuirà a plasmare il futuro mercato dell'energia dell'UE, in cui decisioni autonome dell'Unione europea garantiranno l'indipendenza energetica da fornitori inaffidabili. Il CESE si rammarica del fatto che, nella relazione in esame, questo tema non sia adeguatamente preso in considerazione e rimanga in ombra, e in essa la Commissione si concentri unicamente sul conseguimento dell'indipendenza dalle importazioni energetiche dalla Russia. |
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1.9. |
Al fine di conseguire gli obiettivi di autonomia strategica dell'UE, il CESE invita il Consiglio e la Commissione a sviluppare strumenti adeguati, anche attraverso l'istituzione di un Fondo per la sovranità europea, per stimolare gli investimenti nelle tecnologie e nelle infrastrutture energetiche pulite all'interno dell'UE. Nel contempo, è di cruciale importanza incoraggiare gli Stati membri a utilizzare i fondi in modo ottimale ed efficiente per lo sviluppo dell'energia pulita. Una tale strategia deve includere anche orientamenti su come motivare le imprese, le istituzioni europee, i cittadini e le comunità energetiche a investire di più. Gli strumenti e le risorse attualmente forniti, infatti, appaiono insufficienti rispetto alle grandi sfide da affrontare. Il CESE invita la Commissione a dedicare una particolare attenzione all'impatto delle nuove risorse e dei nuovi approvvigionamenti sull'ambiente ed alle nuove dipendenze da paesi terzi. |
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1.10. |
Nello sviluppo dell'autonomia energetica, il CESE propone di seguire un approccio dal basso, in quanto facilita il conseguimento degli obiettivi di cui al punto 1.3. |
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1.11. |
Il Green Deal non è ancora accompagnato da politiche sociali corrispondenti volte a fare di questa transizione una transizione giusta. Dato che i processi di transizione incideranno notevolmente sui sistemi occupazionali e industriali, il CESE si rammarica del fatto che la relazione non tenga adeguatamente conto dell'importanza di politiche occupazionali e sociali, nonché in materia di competenze, a tutto campo. Gli investimenti nell'istruzione, nella riqualificazione e nel miglioramento delle competenze devono essere considerati una responsabilità socioeconomica. |
2. Osservazioni generali
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2.1 |
La risposta ideale allo shock negli approvvigionamenti generato dall'aggressione russa contro l'Ucraina, nonché la risposta più in linea con gli obiettivi strategici dell'Unione dell'energia, sarebbe quella di un sistema energetico basato al 100 % su energie pulite di provenienza interna. Siamo consapevoli del fatto che vi è disaccordo quanto alla possibilità concreta di raggiungere tale obiettivo. Ma è indubbio che, nello scenario previsto, un siffatto sistema energetico procurerebbe un vantaggio essenziale in termini di autonomia assoluta ed elevata resilienza. Una volta rifinanziata, questa spesa in conto capitale per investire in impianti di energia rinnovabile, tecnologie intelligenti, trasporti puliti ed efficienza energetica offrirebbe al consumatore finale l'energia economicamente più accessibile, rafforzando nel contempo le economie locali e regionali e creando un maggior numero di posti di lavoro rispetto al vecchio sistema. Tutti questi benefici sono chiaramente descritti nei rispettivi considerando del pacchetto «Energia pulita». Sebbene le energie rinnovabili abbiano teoricamente il potenziale per garantire l'autonomia energetica in termini operativi, occorre comunque assicurarsi che l'intero ecosistema, compreso il materiale per gli stessi impianti di energia rinnovabile, consenta la produzione locale. E la relazione in esame mostra che il sistema energetico europeo è ancora lontano dal conseguimento di tale obiettivo. |
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2.2 |
La situazione sopra descritta impone quindi di effettuare una distinzione: se l'autonomia assoluta non è raggiungibile, allora l'UE dovrà conseguire un'autonomia strategica. Sennonché prefiggersi questo traguardo presupporrebbe l'aver stabilito in che misura le importazioni di energia rimangano inevitabili in futuro e ciò che questo significhi per la vulnerabilità e/o la resilienza del sistema energetico europeo, mentre al riguardo la relazione in esame non fornisce alcuna risposta, e nessuna indicazione in tal senso si ricava dagli altri documenti strategici della Commissione. |
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2.3 |
Per rispondere alla domanda di cui al punto 2.2, è necessario calcolare il contributo delle energie rinnovabili — anche attraverso lo stoccaggio di energia elettrica, la gestione della domanda e altre opzioni di flessibilità — al soddisfacimento della domanda nei settori dell'energia elettrica, del riscaldamento e dei trasporti: il cosiddetto credito di potenza, ossia la quota della potenza installata di una centrale elettrica utilizzabile in un determinato momento. Poiché le energie rinnovabili sono energie distribuite, è perfettamente logico iniziare questa valutazione nel luogo in cui vengono generate. Seguendo questo approccio, il primo credito di potenza dovrebbe essere valutato a livello locale (ad esempio a livello di quartiere) ed esprimerebbe il contributo ottenibile dai prosumatori, dalle comunità produttrici/consumatrici di energie rinnovabili e dagli altri produttori. È a livello locale che deve essere attuato uno degli obiettivi o delle visioni dell'Unione dell'energia: porre i cittadini al centro del sistema energetico. Il livello successivo sarebbe quello regionale, in cui i disavanzi (credito di potenza inferiore al 100 %) e gli avanzi (credito di potenza superiore al 100 %) potrebbero essere per quanto possibile bilanciati. Seguirebbero il livello interregionale, quello nazionale e, in ultima analisi, quello europeo. Dato che l'uso delle rinnovabili comporta considerevoli costi sistemici per le infrastrutture energetiche, l'obiettivo principale è quello di consumare energia da fonti rinnovabili prodotta a livello locale; in caso contrario, i costi devono essere sostenuti dai produttori di energia. |
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2.4 |
L'approccio «dal basso» descritto al punto 2.3 è quello più adatto alla natura delle energie rinnovabili e delle opzioni di flessibilità nei confronti dei produttori di ogni dimensione, dalle grandi centrali energetiche ai piccoli produttori, compresi i cosiddetti prosumatori. |
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2.5 |
Ai fini dell'Unione dell'energia, l'approccio descritto al punto 2.3 presenta tre vantaggi fondamentali. |
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2.5.1 |
In primo luogo, in un'ottica di pianificazione degli investimenti, occorre prevedere il volume delle importazioni di energia nell'UE necessario oggi e che si renderà necessario in futuro. Soltanto così si potranno evitare sprechi di investimenti e soprattutto effetti lock-in. In termini molto concreti, ciò significa che, in mancanza di un'analisi come quella indicata, è impossibile prevedere in modo accurato la domanda effettiva di GNL nel 2025, 2030 e 2035. Qualsiasi decisione di acquisto, in particolare se basata su un contratto a lungo termine, rischia di non essere corretta se i crediti di potenza non vengono valutati a livello locale, regionale, interregionale ed europeo. Ciò è particolarmente importante in quanto, per approvvigionarsi in modo sicuro di GNL, adesso è necessario stipulare contratti a lungo termine. Il successo dell'Unione dell'energia dipende da questa analisi, che tuttavia ad oggi non esiste. |
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2.5.2 |
Il secondo vantaggio dell'analisi dei crediti di potenza delle rinnovabili, comprese le opzioni di flessibilità, a livello locale, regionale, interregionale ed europeo consiste nel contribuire a realizzare un sistema di pianificazione delle infrastrutture energetiche lungimirante, che comprenda la rete elettrica, la rete del gas a basse emissioni di carbonio e i sistemi di teleriscaldamento. A questo proposito, è di fondamentale importanza considerare che le infrastrutture del gas in Europa devono essere pronte per l'H2. Attualmente, però, non esiste alcun criterio affidabile per valutare la preparazione all'H2, ragion per cui il CESE invita la Commissione ad avviare l'elaborazione di norme in materia al fine di presentare al più presto una proposta legislativa. |
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2.5.3 |
Un terzo vantaggio è strettamente legato a quello menzionato al punto 1.10: è necessario ripensare la stabilità del sistema. Il futuro sistema di reti di trasmissione e distribuzione, a livello europeo così come a quello dei singoli Stati membri, dovrebbe essere una matrice di connessioni standardizzate, interconnesse e comprendenti sia linee ad alta tensione gestite a livello centrale che cooperative energetiche basate su linee commercializzate a media e bassa tensione. A livello locale, è essenziale accelerare la diffusione e lo sviluppo semplificato dell'energia distribuita attraverso meccanismi giuridici e organizzativi che consentano l'uso delle cosiddette linee dirette, la messa in comune dei cavi e la cooperazione con i produttori di energia rinnovabile per la definizione di principi comuni degli accordi di compravendita di energia elettrica (Power Purchase Agreements — PPA). |
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2.6 |
Oggi i gestori delle reti di trasmissione a livello nazionale non sono sufficientemente interessati allo sviluppo di reti locali che aumenterebbero la flessibilità nel settore dell'elettricità, in quanto, dal loro punto di vista, ciò potrebbe destabilizzare il sistema energetico. I gestori delle reti di distribuzione non sono incoraggiati a investire nelle reti locali perché l'attuale contesto normativo e politico non fornisce indicazioni chiare. La normativa sulle tariffe di rete incentiva soltanto la trasmissione e la distribuzione di energia elettrica. Non sono previsti incentivi per i progetti di gestione intelligente dell'energia elettrica. Il CESE è convinto che lo sviluppo delle cooperative energetiche, nonché del modello di produzione di energia basato sui «prosumatori», consenta di accrescere la sicurezza energetica a livello locale e di ridurre il carico sulla rete elettrica. Il consumo locale di energia rinnovabile volatile riduce la pressione sulla rete, ragion per cui il consumo locale dovrebbe essere l'opzione preferita ogniqualvolta sia efficiente sotto il profilo delle risorse e dei costi. I prosumatori e le comunità energetiche (con la partecipazione di distributori di energia, amministrazioni locali, imprenditori e cittadini) possono bilanciare le risorse disponibili e la domanda di energia elettrica a livello di famiglie, imprese ed edifici pubblici — specie grazie allo sviluppo di tecnologie di stoccaggio dell'energia e di tecnologie digitali. Il CESE sottolinea il rischio che i distributori di energia elettrica si trovino in una situazione di conflitto di interesse al riguardo, e chiede che le autorità di vigilanza competenti valutino la possibilità di misure atte a evitare gli effetti negativi dell'integrazione verticale. |
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2.7 |
In presenza di una cattiva prassi come quella descritta al punto 2.6, diventa ancora più importante seguire l'approccio indicato al punto 2.3 al fine di ricavare i tre benefici illustrati ai punti 2.5.1, 2.5.2 e 2.5.3. Il CESE invita pertanto la Commissione a elaborare una proposta sui modi di integrare questo approccio nella sua politica dell'Unione dell'energia. La realizzazione della prospettiva strategica dell'indipendenza energetica, al netto degli interventi di emergenza resisi necessari nell'ultimo anno, richiederà un monitoraggio costante e lo sviluppo dei seguenti aspetti cruciali:
Ai fini di cui sopra è altresì necessario valutare quali impianti esistenti ancora in funzione debbano essere mantenuti e quali «vecchie» fonti energetiche, compresa la potenza convenzionale, debbano essere sostituite in un processo armonioso e complementare. Dovrebbe inoltre essere effettuata un'analisi dei benefici e dei costi delle tecnologie di riforma del metano con vapore (Steam Methane Reforming — SMR) e di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS)/cattura e utilizzo del carbonio (CCU). |
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2.8 |
A questo proposito, il CESE ribadisce che è fondamentale accelerare il processo di autorizzazione dei progetti nel campo delle energie rinnovabili. Si tratta di una cosa importante, relativamente facile da realizzare sul piano procedurale. Gli adempimenti burocratici attualmente richiesti rallentano chiaramente alcuni progetti, in particolare quelli che riguardano grandi capacità di produzione di energia. Constatiamo e apprezziamo gli sforzi profusi dalla Commissione in questo campo, ma riteniamo sia giunto il momento di apportare finalmente dei cambiamenti decisivi. |
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2.9 |
Nell'assolvere il compito di cui al punto 2.5.3, la Commissione dovrebbe anche tenere conto del legame strategico esistente tra la strategia energetica europea e la necessità di un sistema industriale europeo forte, sostenibile e innovativo — un nesso che non è stato finora preso in considerazione nelle relazioni sullo stato dell'Unione dell'energia. Nel suo parere sullo Stato dell'Unione dell'energia 2021 (TEN/767), il CESE aveva raccomandato che la governance e la gestione dell'Unione dell'energia tenessero maggiormente conto delle sinergie con la nuova strategia industriale dell'UE. Il CESE invita quindi la Commissione europea a tenere conto, già a partire dalla prossima relazione, di questo importante collegamento strategico, nonché a garantire un migliore coordinamento con la relazione di previsione strategica. |
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2.10 |
Analogamente, la centralità del ruolo attivo dei cittadini, i quali dovrebbero essere al centro delle politiche in questione, non è presa nella dovuta considerazione né nella relazione in esame né nei relativi allegati. Il CESE è fermamente convinto che si debbano porre i cittadini al centro dell'Unione dell'energia, integrandoli nel mercato energetico e rendendoli autentici «prosumatori». Il concetto di «prosumazione» deve essere ampliato per includervi la condivisione dell'energia, l'autoconsumo virtuale e altri casi di prosumazione che utilizzano la rete pubblica. E a questo scopo il CESE invita i responsabili politici a incoraggiare e promuovere tutte le misure necessarie per mettere i cittadini in condizione di diventare prosumatori di energia. |
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2.11 |
Gli Stati membri sono tenuti a presentare i rispettivi piani nazionali integrati per l'energia e il clima entro il giugno 2023. In vista di tale adempimento, gli Stati membri devono ricevere un messaggio chiaro, con una tabella di marcia che consenta loro di pianificare adeguatamente il loro percorso di transizione energetica, come descritto al punto 2.3, e tenendo conto delle raccomandazioni di cui ai punti 2.7, 2.8 e 2.9. |
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2.12 |
Le attività previste per lo sviluppo di un nuovo assetto del mercato devono essere definite nel suddetto contesto, tenendo conto degli aspetti summenzionati. Il CESE concorda sulla necessità di interventi volti a ottimizzare e migliorare l'assetto del mercato dell'energia elettrica dell'UE, anche in considerazione della futura evoluzione del panorama energetico delineata al punto 2.3, delle nuove tecnologie emergenti, degli sviluppi geopolitici e degli insegnamenti tratti dalla crisi attuale. Il CESE prende atto con favore dell'intenzione della Commissione di riesaminare il quadro REMIT al fine di mitigare i rischi di abusi di mercato, e invita la Commissione a predisporre tutti gli strumenti necessari finalizzati a preservare il funzionamento del mercato e prevenire gli effetti distorsivi nella determinazione dei prezzi e le speculazioni. Il mercato europeo dell'energia, infatti, non dovrebbe funzionare come i mercati finanziari, bensì rispecchiare un quadro realistico della situazione del sistema energetico in Europa. Il CESE richiama l'attenzione sulla recente relazione della Corte dei conti europea che sottolinea l'inadeguatezza delle risorse dell'ACER per monitorare il mercato al fine di prevenirne gli abusi, e invita la Commissione a fare in modo che l'ACER possa svolgere i compiti che le competono al riguardo. |
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2.13 |
Il CESE esprime preoccupazione per il ridursi dei sussidi alle energie rinnovabili nel 2021, tanto più che i sussidi per i combustibili fossili invece rimangono stabili. Dopo la crisi, sono necessari passi decisivi per porre fine alla «competizione per le sovvenzioni» tra energie rinnovabili ed energie fossili. Nella sua relazione, tuttavia, la Commissione non fornisce alcuna indicazione in tal senso. |
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2.14 |
Il CESE evidenzia come la relazione 2022 sullo stato dell'Unione dell'energia non analizzi con la dovuta attenzione il tema dei costi e degli effetti connessi a quel pilastro della strategia europea che è rappresentato dalla riduzione della domanda di energia. Il CESE suggerisce pertanto alla Commissione di approfondire maggiormente l'analisi dei modi in cui tale riduzione potrebbe incidere sui diversi contesti regionali nonché di delineare gli strumenti necessari per mitigarne gli effetti. |
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2.15 |
Le politiche in materia di clima avranno un forte impatto sui lavoratori e sulle imprese e richiederanno una massiccia opera di formazione, riqualificazione e miglioramento delle competenze. Questa transizione dovrebbe essere sfruttata come un'opportunità per creare occupazione di qualità con buone condizioni di lavoro in tutti i settori e in tutte le regioni. La relazione in esame, invece, non tiene sufficientemente conto dell'importanza di una transizione giusta. Il CESE esorta pertanto la Commissione a rafforzare il meccanismo per una transizione giusta con particolare riferimento agli impatti sui lavoratori, i posti di lavoro e il sistema industriale. Analogamente, il CESE reputa che il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle politiche per la sostenibilità, la sicurezza e la solidarietà in materia energetica debba essere costante e di carattere strutturale. Il concetto di «transizione giusta» non riguarda solamente il finanziamento della transizione stessa, ma include altresì l'obiettivo di salvaguardare i diritti dei lavoratori, di creare posti di lavoro dignitosi e di qualità, di sviluppare la sicurezza sociale e di mantenere e accrescere la competitività delle imprese europee, il che richiede misure specifiche a tutti i livelli e in particolare a livello regionale. |
Bruxelles, 22 marzo 2023
La Presidente del Comitato economico e sociale europeo
Christa SCHWENG
(1) Cfr. la comunicazione della Commissione «Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata di una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici» [COM(2015) 80 final].