26.8.2022   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 323/54


Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull’ottava relazione sulla coesione: la coesione in Europa in vista del 2050

[COM(2022) 34 final]

(2022/C 323/10)

Relatore:

Krzysztof BALON

Correlatore:

Gonçalo LOBO XAVIER

Consultazione

Commissione europea, 2.5.2022

Base giuridica

Articolo 304 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea

Sezione competente

Unione economica e monetaria e coesione economica e sociale

Adozione in sezione

6.5.2022

Adozione in sessione plenaria

19.5.2022

Sessione plenaria n.

569

Esito della votazione

(favorevoli/contrari/astenuti)

132/0/1

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sottolinea che la coesione sociale, economica e territoriale è un obiettivo sancito dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e che, a lungo termine, la realizzazione di tale obiettivo sarà fondamentale per conseguire la neutralità climatica in Europa entro il 2050. Nel contempo, la sfida più seria a breve e medio termine, anche per la politica di coesione, è l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, che di fatto è anche un atto di aggressione contro l’Unione europea.

1.2.

In tale contesto, dato che l’Ucraina ha presentato domanda di adesione all’UE e che la società civile ucraina sostiene con forza l’integrazione del paese nell’Unione quanto prima, il CESE chiede che l’Ucraina possa aderire all’UE prima possibile e che la politica di coesione e i suoi strumenti finanziari siano adattati di conseguenza nei prossimi anni per far fronte alle sfide del processo di ricostruzione postbellica del paese. A tal fine, il Comitato propone di istituire in tempi rapidi un fondo ad hoc dell’Unione europea dedicato alla ricostruzione e allo sviluppo dell’Ucraina.

1.3.

Allo stesso tempo, il Comitato esorta gli Stati membri, le regioni dell’UE e le organizzazioni europee della società civile a sfruttare nel modo più efficace e rapido le possibilità di sostegno ai profughi ucraini create dalla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’azione di coesione a favore dei rifugiati in Europa (CARE), pubblicata dalla Commissione europea l’8 marzo 2022 (1), in combinato disposto con la revisione del regolamento REACT-EU proposta dalla Commissione il 23 marzo 2022 (2). La distribuzione di questi aiuti dovrebbe essere affidata principalmente alle organizzazioni della società civile, ivi comprese le ONG specializzate.

1.4.

Un’altra sfida importante consiste nel superare gli effetti dell’attuale crisi indotta dalla pandemia. In particolare, la politica di coesione deve tener conto del fatto che l’impatto negativo della pandemia è stato generalmente maggiore nelle regioni meno sviluppate e tra i gruppi sociali svantaggiati, il che giustifica l’applicazione di un principio di «discriminazione positiva» nelle decisioni in materia di investimenti e di distribuzione dei fondi dell’UE.

1.5.

Il CESE concorda con le conclusioni del capitolo 5 della comunicazione della Commissione, in particolare per quanto riguarda la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale nel contesto della politica per il clima, la promozione degli investimenti nell’istruzione, nella ricerca e nell’innovazione, la risposta efficace al cambiamento demografico, il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera, anche nel settore delle infrastrutture, l’accesso universale ai servizi di interesse generale anche nelle zone rurali, la garanzia di un’amministrazione semplice e flessibile dei fondi e il rispetto coerente del principio di partenariato, soprattutto nelle relazioni con la società civile organizzata.

1.6.

Il CESE è favorevole a un’applicazione prudente del principio di addizionalità e a un’attuazione delle condizionalità ex ante tale da non discriminare le regioni che non dispongono di fonti alternative di finanziamento; la convergenza economica e sociale dovrebbe essere una convergenza verso il meglio.

1.7.

Il CESE ritiene necessario un nuovo approccio in materia di politica fiscale, che venga promosso a livello europeo e rafforzi gli obiettivi di coesione stabiliti. A tal fine è necessario promuovere una politica fiscale che prenda in considerazione la fine della concorrenza che vige attualmente tra i paesi europei in ambito fiscale. In caso contrario, le disparità esistenti tra le politiche fiscali attuate dagli Stati membri potrebbero aumentare il rischio di creare una «Europa a due velocità». Inoltre, è necessaria una riforma approfondita delle norme in materia di fiscalità, incentrata sulla sostenibilità del debito pubblico dei paesi, su meccanismi di governance economica europea e su una riscossione più equa e progressiva delle tasse in Europa.

1.8.

La crisi indotta dalla pandemia ha dimostrato che la coesione territoriale, economica e sociale dovrebbe essere accompagnata dalla coesione politica. In situazioni di crisi, è necessario rafforzare il ruolo di coordinamento delle istituzioni dell’UE, anche in ambiti in cui i trattati non attribuiscono poteri all’Unione europea. Si tratta di una questione cruciale sia per il funzionamento del mercato comune che per il ripristino e la crescita della resilienza, nonché per la promozione della solidarietà e dell’identità europee.

1.9.

La politica di coesione dovrebbe essere condotta in modo tale da garantire che gli obiettivi di sviluppo e climatici dell’UE possano essere raggiunti. Allo stesso tempo, però, essa dovrebbe attuare tutti i 20 principi del pilastro europeo dei diritti sociali (PEDS) in maniera completa e coerente. L’effettiva attuazione degli obiettivi della politica per il clima richiede non solo un uso efficace del meccanismo per una transizione giusta, ma anche azioni complementari a livello regionale al fine di salvaguardare l’occupazione e garantire che sia anche di buona qualità, attraverso strumenti quali il dialogo sociale. Occorre inoltre consolidare i sistemi di protezione sociale in quanto strumenti di lotta alla povertà e all’esclusione, rafforzando nel contempo la coesione sociale.

1.10.

Il successo della politica di coesione dipende dal coinvolgimento più ampio possibile nella sua attuazione degli operatori dell’economia sociale, e in particolare di quelli che forniscono servizi di interesse generale, anche per le persone con disabilità e altri gruppi socialmente svantaggiati. Tali operatori dovrebbero, in cooperazione con dipendenti e volontari, garantire un alto grado di partecipazione sociale ed equità e sostenere la transizione digitale e la protezione dell’ambiente. Dovrebbero altresì essere create condizioni di sviluppo favorevoli per i suddetti operatori attraverso un sostegno finanziario specifico da parte dei fondi europei, un trattamento favorevole nelle norme sugli appalti pubblici, una semplificazione delle regole, una riduzione significativa delle attività di controllo ingiustificate e l’eliminazione degli adempimenti burocratici nei singoli Stati membri.

1.11.

Progredire nella digitalizzazione è un elemento importante della politica di coesione. La transizione digitale dovrebbe contribuire non solo a una maggiore produttività economica, ma anche a tassi più elevati di successo scolastico e a una migliore partecipazione sociale di tutte le persone che vivono nell’UE, comprese quelle appartenenti a gruppi svantaggiati. A tal fine, è necessario garantire l’accesso universale a Internet a banda larga come servizio pubblico gratuito.

1.12.

Il CESE rileva che, affinché le tecnologie vengano utilizzate in maniera efficace nella società in generale e dagli imprenditori in particolare, sono necessarie anche altre componenti delle infrastrutture. Questo aspetto deve essere affrontato dagli Stati membri al momento di adottare decisioni in materia di investimenti.

1.13.

Il CESE invita gli Stati membri e le regioni dell’UE a coinvolgere le parti sociali e le altre organizzazioni della società civile, nel modo più ampio e autentico possibile, nella definizione della politica di coesione e nel monitoraggio dei suoi effetti. Tale inclusione consentirà altresì di valutare meglio in che misura gli obiettivi della politica di coesione siano stati raggiunti, basandosi non solo sugli indicatori quantitativi, ma anche su quelli qualitativi (valutare lo sviluppo, non soltanto la crescita). È estremamente importante per la Commissione europea monitorare costantemente l’attuazione del principio di partenariato negli Stati membri, poiché l’applicazione piena e trasparente di tale principio ha ripercussioni positive e garantisce un uso più efficace ed efficiente del bilancio dell’UE.

1.14.

Indipendentemente dalla partecipazione delle organizzazioni della società civile e dello stesso CESE ai Forum sulla coesione che si tengono con cadenza regolare, il Comitato propone di organizzare, a margine della riunione del Consiglio europeo, un evento annuale sull’attuazione della politica di coesione con la partecipazione di rappresentanti delle parti sociali e di altre organizzazioni della società civile.

2.   Osservazioni generali

2.1.

Il CESE accoglie con favore la comunicazione della Commissione sull’ottava relazione sulla coesione: la coesione in Europa in vista del 2050. La relazione è una fonte di informazioni quanto mai necessaria sugli sforzi intrapresi verso la coesione economica, sociale e territoriale e sui problemi associati al raggiungimento della coesione. Il nuovo documento è tanto più importante in quanto sono passati più di quattro anni dalla precedente relazione (ovverosia la settima). Vista la data della sua pubblicazione, la comunicazione della Commissione non tiene conto degli effetti dell’aggressione russa contro l’Ucraina, che è in sostanza un atto di aggressione contro l’Unione europea e costituisce la sfida più seria per la politica di coesione a breve e a medio termine, sia nel contesto della crisi dei profughi sia tenendo presente la ricostruzione postbellica e il processo di integrazione europea dell’Ucraina.

2.2.

Considerato che l’Ucraina ha ripetutamente espresso il desiderio di aderire all’Unione europea, che la società civile ucraina ha una posizione decisamente filoeuropea e che l’Ucraina ha presentato domanda formale di adesione all’UE, il Comitato è fortemente a favore di un’adesione senza indugi di tale paese all’Unione europea e chiede pertanto che la politica di coesione e i suoi strumenti finanziari vengano adeguati di conseguenza nei prossimi anni, anche istituendo in tempi rapidi un fondo ad hoc dedicato alla ricostruzione e allo sviluppo dell’Ucraina.

2.3.

Allo stesso tempo, il Comitato esorta gli Stati membri, le regioni dell’UE e le organizzazioni europee della società civile a sfruttare nel modo più efficace e rapido le possibilità di sostegno ai profughi ucraini create dalla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’azione di coesione a favore dei rifugiati in Europa (CARE) (3), pubblicata dalla Commissione europea l’8 marzo 2022. È inoltre necessario agire per riorientare, in modo rapido e flessibile, i risparmi generati nelle prospettive finanziarie 2014-2021 e lo strumento di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (REACT-EU) al fine di fornire un sostegno diretto ai profughi, soprattutto nei paesi confinanti con l’Ucraina, e per istituire un fondo ad hoc per questo scopo nel caso in cui le risorse finanziarie attualmente disponibili non siano sufficienti. Lo strumento CARE dovrebbe garantire l’erogazione di fondi per rafforzare la capacità operativa delle parti sociali e di altre organizzazioni della società civile coinvolte di rappresentare i profughi ucraini nel loro percorso di inserimento nel mercato del lavoro.

2.4.

Il Comitato plaude quindi alla proposta della Commissione (4) di modificare il regolamento REACT-EU in modo tale che una quota maggiore delle aumentate risorse per il prefinanziamento venga assegnata agli Stati membri che devono fronteggiare flussi più elevati di arrivi di profughi dall’Ucraina sul loro territorio, sia in quanto paesi di transito che come paesi di destinazione finale.

2.5.

Considerato l’enorme contributo dato finora dalle organizzazioni della società civile dei paesi dell’UE confinanti con l’Ucraina nel fornire aiuti e sostegno ai profughi ucraini, e in misura ben superiore a quanto fatto dalle autorità pubbliche, il CESE invita gli Stati membri a rafforzare notevolmente il loro sostegno organizzativo e finanziario a queste organizzazioni, anche tramite i fondi dell’Unione europea.

2.6.

Anche il superamento dell’attuale crisi indotta dalla pandemia rappresenta una sfida molto seria. La relazione sottolinea che la pandemia ha causato la più grande recessione dal 1945, colpendo in particolare i settori che dipendono dalle interazioni personali (come il turismo), e ha cambiato drasticamente la natura del lavoro, dell’istruzione e delle interazioni sociali, nonché la situazione nelle zone di frontiera. Nel complesso, la pandemia ha avuto le ripercussioni negative maggiori nelle regioni meno sviluppate, il che ha rallentato il ritmo della convergenza.

2.7.

Il CESE è del parere che la politica di coesione dovrebbe abbracciare tutte le politiche fondamentali: tra queste, anche le politiche in materia di fiscalità. In tale contesto, il CESE osserva che le disparità esistenti tra le politiche fiscali in vigore negli Stati membri rappresentano un fattore che contribuisce al perdurare di uno sviluppo dell’Europa a due velocità. Una politica fiscale incentrata sulla coesione deve porre fine alla concorrenza tra 27 diversi sistemi fiscali in vigore negli Stati membri, una diversità che consente alle multinazionali di massimizzare i loro profitti a un punto tale da continuare ad alimentare disuguaglianze croniche. Pertanto, è necessaria una riforma approfondita delle norme in materia di fiscalità, incentrata sulla sostenibilità del debito pubblico dei paesi, su meccanismi di governance economica europea e su una riscossione più equa e progressiva delle tasse in Europa.

2.8.

Inoltre, il Comitato teme che la reintroduzione di una serie di disposizioni chiave del patto di stabilità e crescita, prevista per il 2023, possa avere un impatto negativo sulla coesione.

2.9.

Il CESE ritiene che la descrizione delle sfide della politica di coesione contenuta nella comunicazione della Commissione sia esauriente e accurata, e concorda con le conclusioni del capitolo 5 della stessa. Il CESE considera particolarmente importante:

2.9.1.

contrastare la pressione sulla democrazia e i suoi valori — attraverso, ad esempio, lo sviluppo della democrazia partecipativa e il coinvolgimento attivo degli attori locali, compresi quelli del settore dell’economia sociale, le parti sociali e altre organizzazioni della società civile, nella pianificazione dello sviluppo economico e sociale — e applicare coerentemente i principi di partenariato nell’ambito della politica di coesione;

2.9.2.

ampliare il meccanismo per una transizione giusta, in particolare prendendo in considerazione i costi sociali della mitigazione dei cambiamenti climatici e dell’adattamento ad essi, ad esempio attraverso la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale in stretta collaborazione con le parti sociali e altre organizzazioni della società civile;

2.9.3.

investire di più nelle competenze, stimolare la creatività e l’imprenditorialità delle persone lungo tutto l’arco della loro vita, in particolare attraverso l’istruzione, il miglioramento del livello delle competenze e l’apprendimento permanente orientati ai processi di trasformazione tecnologica, verde e digitale, e migliorare significativamente il livello di istruzione formale nelle regioni in cui è ancora insoddisfacente, comprese le zone rurali e le regioni trascurate o rimaste ai margini. Per realizzare tale obiettivo, occorre dedicare una particolare attenzione al miglioramento delle condizioni dell’apprendimento permanente nelle piccole e medie imprese e per i lavoratori irregolari;

2.9.4.

aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), sostenendo così un’innovazione che aiuti le regioni meno sviluppate a crescere, nonché il sistema generale per sostenerle a livello regionale, come nell’ambito delle strategie di specializzazione intelligente (5);

2.9.5.

rispondere efficacemente ai cambiamenti demografici, ad esempio assumendo più persone appartenenti a categorie sociali con tassi occupazionali più bassi, quali i giovani senza sufficiente esperienza lavorativa, gli anziani, le persone meno qualificate professionalmente e i migranti provenienti da paesi terzi;

2.9.6.

rafforzare la cooperazione transfrontaliera e interregionale, in particolare nello sviluppo di infrastrutture ferroviarie rispettose del clima nelle zone di frontiera e nel mantenimento costante di frontiere aperte tra gli Stati membri, anche in tempi di crisi;

2.9.7.

rafforzare i collegamenti tra le zone urbane e quelle rurali, anche per garantire a tutti i cittadini dell’UE l’accesso ai servizi di interesse generale, che sono spesso concentrati nelle prime;

2.9.8.

garantire che l’impiego dei fondi a titolo del dispositivo per la ripresa e la resilienza sia pienamente compatibile con l’attuazione della politica di coesione grazie a un utilizzo corretto delle risorse, anche attraverso uno stretto coordinamento dell’uso di risorse attinte ai vari fondi;

2.9.9.

razionalizzare la politica di coesione per i suoi beneficiari attraverso la semplificazione e la flessibilità nell’attuazione dei fondi da utilizzare per raggiungere i suoi obiettivi. È inoltre necessario basarsi sull’esperienza maturata nell’introdurre semplificazioni nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza e prestare particolare attenzione a fare in modo che le piccole organizzazioni della società civile siano in grado di acquisire, attuare e rendicontare più facilmente nel quadro di progetti finanziati dalla politica di coesione.

2.10.

Allargare lo spazio Schengen ai paesi che non ne fanno ancora parte e che soddisfano tutti i requisiti giuridici previsti avrà un impatto diretto sul rafforzamento della complementarità, della competitività e della coesione dello sviluppo dell’UE, in particolare nell’Europa orientale.

3.   Osservazioni particolari

3.1.   Progressi disomogenei nella convergenza: un’Europa a due velocità?

3.1.1.

È assolutamente essenziale che la crisi indotta dalla pandemia non porti alla creazione di un’«Europa a due velocità» in termini di convergenza. Il principio di addizionalità dovrebbe pertanto essere applicato con cautela. Inoltre, le condizionalità ex ante previste nel periodo di programmazione 2021-2027, che introducono una serie di condizioni da soddisfare affinché i fondi possano essere mobilitati, non devono portare all’esclusione delle regioni che non hanno la possibilità di ottenere finanziamenti alternativi per la crescita economica, la politica per il clima e lo sviluppo sociale.

3.1.2.

C’è ancora bisogno di trasferire risorse dalle regioni più ricche a quelle più povere. Il processo di convergenza economica e sociale dovrebbe essere una convergenza verso il meglio.

3.2.   Nuovi rischi per le politiche di coesione

3.2.1.

L’ONU ha avvertito che i movimenti di rifugiati dovuti ai cambiamenti climatici diventeranno più frequenti. È necessario disporre di nuovi quadri normativi e nuove politiche che permettano l’insediamento nei paesi ospitanti di queste persone, garantendo loro occupazione e protezione sociale. La recente proposta di regolamento concernente le situazioni di crisi e di forza maggiore (6) non contempla tali situazioni di crisi ambientale, che costringeranno milioni di persone a spostarsi da paesi terzi all’Unione europea e persino all’interno di essa.

3.2.2.

Un forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari comporterà un ulteriore rischio per le regioni e le persone vulnerabili nell’UE, il che sarà quindi motivo di preoccupazione per la politica di coesione.

3.3.   Necessità di rafforzare il ruolo di coordinamento delle istituzioni dell’Unione europea

3.3.1.

La crisi indotta dalla pandemia ha dimostrato che, per rafforzare la coesione territoriale, economica e sociale, è necessario rafforzare il ruolo di coordinamento delle istituzioni dell’UE, anche negli ambiti in cui i Trattati non attribuiscono poteri all’Unione europea. Questo vale in particolare per le situazioni di crisi. Sebbene la Commissione europea abbia svolto un ruolo molto positivo nel fornire agli Stati membri i vaccini contro la COVID-19, sono stati gli stessi Stati membri, generalmente senza consultazioni bilaterali o a livello UE, a introdurre restrizioni alla circolazione all’interno dello spazio Schengen e in generale dell’Unione. Anche i criteri su cui si fondano tali restrizioni sono stati fissati a livello nazionale. Il CESE ha già criticato tali pratiche (7), sottolineando che mantenere le frontiere aperte all’interno dello spazio Schengen è un punto cruciale sia per il funzionamento del mercato comune sia per il ripristino e l’ulteriore sviluppo della resilienza, oltre che per la promozione della solidarietà e dell’identità europee. Il Comitato ritiene che la crisi indotta dalla pandemia abbia dimostrato come la coesione territoriale, economica e sociale debba essere accompagnata dalla coesione politica.

3.4.   L’inclusione sociale come prerequisito per il successo della politica di coesione

3.4.1.

Il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale nell’UE è aumentato di cinque milioni nel 2020 a causa della crisi indotta dalla pandemia. Ciò rappresenta una seria minaccia per la coesione sociale e quindi anche per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo e climatici dell’UE. È chiaro che la politica di coesione dovrebbe continuare a perseguire tali obiettivi e mirare a sostenere la crescita economica e la competitività. Nello stesso tempo, però, essa dovrebbe attuare tutti i 20 principi del pilastro europeo dei diritti sociali (PEDS) in maniera completa e coerente. L’attuazione del PEDS dovrebbe essere combinata con il dialogo sociale e civile, nonché con il coinvolgimento sociale dei datori di lavoro e dei lavoratori. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata al sostegno dei bambini e dei giovani, anche nel settore dell’istruzione.

3.4.2.

Il CESE insiste sull’importanza che riveste l’impatto dei sistemi di sicurezza sociale, i quali, malgrado le differenze strutturali tra gli Stati membri, sono un fattore essenziale per conseguire la coesione sociale e l’inclusione sociale dei cittadini. Inoltre, il rafforzamento della sicurezza sociale è parte integrante dell’azione di lotta contro la povertà e l’esclusione e si fonda su valori comuni dell’UE.

3.5.   Ruolo dell’economia sociale, del volontariato e dei servizi di interesse generale nell’attuazione della politica di coesione

3.5.1.

Il Comitato ha già sottolineato (8) come gli operatori dell’economia sociale creino e mantengano posti di lavoro di qualità, promuovano le pari opportunità, anche per le persone con disabilità o comunque socialmente svantaggiate, assicurino un elevato livello di partecipazione ed equità sociali e sostengano la trasformazione digitale e la protezione dell’ambiente.

3.5.2.

Il fatto che l’economia sociale sia un alleato strategico nel processo di rafforzamento della dimensione sociale in Europa, e quindi nel raggiungimento degli obiettivi di coesione sociale, è diventato particolarmente evidente durante la crisi indotta dalla pandemia. Pertanto, le misure relative all’economia sociale dovrebbero ricevere un sostegno specifico dai fondi europei nell’ambito della politica di coesione.

3.5.3.

Le imprese sociali e le altre, consimili organizzazioni senza scopo di lucro dovrebbero essere rafforzate anche riservando loro un trattamento speciale — rispetto agli offerenti pubblici o commerciali — nelle norme in materia di appalti pubblici, specie se relativi a servizi di interesse generale come quelli sanitari, sociali ed educativi, soprattutto perché uno degli elementi centrali delle imprese sociali e delle altre organizzazioni senza scopo di lucro è in molti casi costituito dal lavoro non retribuito di volontari, che, in alcuni Stati membri, rappresenta oltre il 2 % del PIL.

3.5.4.

Dal punto di vista della coesione sociale, si dovrebbe anche sottolineare che «il volontariato ha un valore per i singoli individui, le comunità, l’ambiente, l’economia e la società in generale, in quanto espressione di solidarietà altamente visibile. Esso promuove e facilita l’inclusione sociale, costruisce capitale sociale e ha un effetto trasformativo sulla società» (9).

3.6.   Politica di coesione, transizione climatica e occupazione

3.6.1.

Dopo la crisi della pandemia di COVID-19, l’Unione europea, così come il resto del mondo, deve affrontare un’emergenza climatica e ambientale. Se la crisi indotta dalla pandemia non avesse avuto luogo, la lotta contro l’emergenza ambientale sarebbe il principale obiettivo dell’Unione europea, nel quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite (10). In un recente parere d’iniziativa (11), sia pure con riferimento specifico al settore dell’istruzione, il CESE ha ricordato alla Commissione europea e agli Stati membri che devono assicurare un migliore collegamento tra le politiche ambientali e le politiche in materia di occupazione.

3.6.2.

Tuttavia, la transizione verso un’economia decarbonizzata richiede anche misure che facilitino una transizione equa per i gruppi e le aree geografiche più vulnerabili: l’emergenza climatica, infatti, rappresenta un fattore di alto rischio in termini di coesione, dato l’effetto ineguale che essa avrà sulle diverse aree geografiche europee. La transizione verso un modello di produzione più ecologico e socialmente utile potrà essere portata a compimento soltanto promuovendo la transizione ecologica delle imprese, delle metodologie di lavoro e del mercato del lavoro in generale. Tali sforzi creeranno opportunità di lavoro dignitoso, aumenteranno l’efficienza delle risorse e costruiranno società sostenibili a lungo termine e a basse emissioni di carbonio.

3.6.3.

Per tutte queste ragioni, è necessario prendere in considerazione politiche, raccomandazioni e orientamenti che possano contribuire a migliorare la capacità degli Stati membri, delle loro leggi e delle loro politiche di cogliere le opportunità e superare le sfide della transizione ecologica e della decarbonizzazione, attraverso una strategia per una transizione giusta che serva da guida alle azioni per ottimizzare i benefici e ridurre al minimo i rischi in materia di occupazione, condizioni di lavoro e protezione sociale.

3.6.4.

L’accesso ad alloggi a prezzi accessibili, la capacità di garantire una vita dignitosa ai giovani e alle loro famiglie, un equilibrio etico tra vita professionale e vita privata, opportunità occupazionali stabili, condizioni di lavoro adeguate e l’inclusività finanziaria e digitale sono tutti fattori importanti per i giovani e per il futuro dello sviluppo sostenibile dell’UE.

3.6.5.

Tuttavia, devono essere intrapresi altri passi per integrare il Fondo per una transizione giusta, in particolare a livello regionale, al fine di proteggere e garantire posti di lavoro di alta qualità. E al riguardo svolgono un ruolo di grande rilievo il dialogo sociale e il pieno impegno delle parti sociali, anche attraverso la conclusione di accordi collettivi. Inoltre, la politica di coesione dovrebbe adottare strumenti come la contrattazione collettiva al fine di ridurre le disuguaglianze e di contribuire allo sviluppo sostenibile.

3.7.   Trasformazione digitale e istruzione

3.7.1.

La politica di coesione sarà sempre più legata alla trasformazione digitale. Tuttavia, come evidenziato dalla relazione della Commissione in esame, soltanto 2/3 dei residenti nelle aree urbane e 1/6 dei residenti nelle zone rurali hanno accesso a connessioni Internet ad altissima velocità. Il CESE ha già sottolineato (12) che la trasformazione digitale non deve portare solo alla crescita della produttività, ma anche al miglioramento dell’istruzione e della partecipazione alla vita politica, sociale e culturale di tutta la popolazione dell’UE, compresi gli anziani, le persone con disabilità, le persone a rischio di esclusione sociale e quelle appartenenti ad altri gruppi sociali svantaggiati. Pertanto, il CESE chiede nuovamente che l’accesso a Internet a banda larga ad alta velocità sia fornito gratuitamente come servizio pubblico a tutti i residenti dell’UE. Occorre infatti sottolineare che uno dei modi per garantire una trasformazione digitale di successo consiste proprio nel garantire un accesso universale a Internet e alle opportunità d’istruzione ad esso correlate. E l’accesso gratuito a Internet è particolarmente importante per garantire il buon funzionamento dell’istruzione nelle zone rurali, un servizio che in molti Stati membri non è al passo con quello fornito dagli istituti di istruzione nelle città.

3.8.   Politica di coesione e qualità della governance e dello Stato di diritto

3.8.1.

Da diversi anni ormai il Comitato richiama l’attenzione sulla necessità, in alcuni Stati membri, di migliorare il coordinamento a livello regionale, quando non di introdurre una governance regionale efficace quale tramite tra il governo nazionale e quello locale in grado di elaborare strategie effettivamente rilevanti per lo sviluppo regionale e per la convergenza delle regioni. Lo Stato centrale, pur essendo spesso incapace di interpretare le esigenze e le priorità dei territori, in alcuni casi non devolve i poteri necessari agli enti regionali, i quali si limitano a fungere da cassa di risonanza del potere politico nazionale, senza apportare alcun valore aggiunto per la regione (13). In tale contesto, i fondi dell’Unione europea dovrebbero altresì essere utilizzati in maniera più efficace per lo sviluppo di capacità degli enti pubblici locali e regionali.

3.8.2.

Inoltre, in molti casi la partecipazione delle parti sociali e di altre organizzazioni della società civile al processo decisionale è marginale: i pareri dei soggetti che meglio comprendono la situazione effettiva e i problemi reali non sono presi in considerazione durante le consultazioni.

3.8.3.

Un’altra preoccupazione, sollevata anche dai rappresentanti della società civile, è legata al deterioramento dello Stato di diritto in alcuni Stati membri, che, seppur in modo indiretto, si ripercuote negativamente sulla qualità e l’efficacia delle misure della politica di coesione.

3.8.4.

Il CESE invita gli Stati membri e le regioni dell’UE a coinvolgere le parti sociali e le altre organizzazioni della società civile, nel modo più ampio e autentico possibile, nella definizione della politica di coesione e nel monitoraggio dei suoi effetti. Tale inclusione consentirà altresì di valutare meglio in che misura gli obiettivi della politica di coesione siano stati raggiunti, basandosi non solo sugli indicatori quantitativi, ma anche su quelli qualitativi, in modo da valutare lo sviluppo e non soltanto la crescita.

3.9.   Gestione dei fondi e dei progetti della politica di coesione

3.9.1.

Le considerazioni di cui sopra si applicano anche alla pianificazione, all’attuazione e al monitoraggio dei programmi legati all’attuazione della politica di coesione e al processo di selezione dei progetti da realizzare. In tale contesto, si deve prestare attenzione alla crescente frammentazione delle politiche pubbliche, un fenomeno che contrasta con l’applicazione di un approccio globale e «dal basso» per risolvere i problemi attraverso progetti di natura intersettoriale. I soggetti coinvolti nel dialogo sociale e civile a livello regionale e locale dovrebbero svolgere un ruolo importante nella pianificazione e nel coordinamento, dal momento che sono a conoscenza delle reali esigenze e dei modi per soddisfarle. I progetti dovrebbero essere pianificati in modo da garantire una flessibilità nel conseguimento degli obiettivi previsti, e i responsabili della gestione di tali progetti dovrebbero avere accesso a canali di comunicazione efficienti con i titolari di fondi dell’Unione europea. Ci si dovrebbe preoccupare di creare una chiara sinergia tra il progetto oggetto dell’appalto e le nuove realtà economiche inerenti all’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, al fine di conseguire un adeguato tasso di assorbimento.

3.9.2.

Nel periodo di programmazione 2021-2027 si dovrebbero promuovere, finanziare meglio e prorogare strumenti quali gli investimenti territoriali integrati.

3.9.3.

Bisognerebbe poi esaminare i risultati ottenuti, e non il modo in cui sono stati conseguiti, al fine di limitare gli adempimenti burocratici, i quali comportano procedure amministrative di complessa gestione sia per i beneficiari che per le amministrazioni pubbliche. In tale contesto, il CESE invita la Commissione europea ad assicurare che la sua valutazione periodica dei costi amministrativi di gestione dei fondi dell’UE in determinati Stati membri e le connesse valutazioni degli aumenti ingiustificati degli obblighi da adempiere per l’utilizzo dei fondi (gold-plating = sovraregolamentazione) a livello nazionale o regionale comportino delle conseguenze per tali Stati membri e regioni.

3.10.   Attuare il principio di partenariato

3.10.1.

È estremamente importante che la Commissione monitori costantemente l’attuazione del principio di partenariato negli Stati membri. La base giuridica di tale principio è l’articolo 8 del nuovo regolamento quadro (14), e la sua attuazione è descritta nel codice europeo di condotta sul partenariato, regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione (15). Si basa su una stretta cooperazione tra le amministrazioni pubbliche degli Stati membri nella pianificazione e nell’attuazione dei programmi cofinanziati dall’Unione europea con un’ampia gamma di partner, in particolare le parti sociali e altre organizzazioni che rappresentano la società civile. L’applicazione completa e trasparente di tale principio ha un effetto positivo ai fini dell’aumento dell’impegno pubblico e del coinvolgimento della società civile, nonché della pianificazione di azioni più pertinenti e complementari, promuovendo così un impiego più efficace ed efficiente del bilancio dell’UE. In quest’ottica, il CESE si compiace che la Commissione europea abbia elaborato un documento sull’attuazione del principio di partenariato nel periodo di programmazione 2021-2027 con l’obiettivo di rivedere il codice europeo di condotta sul partenariato.

3.11.   Forum sulla coesione

3.11.1.

Il Comitato accoglie con favore i risultati dell’ottavo Forum sulla coesione, svoltosi il 17 e 18 marzo 2022 con la partecipazione di organizzazioni della società civile e dello stesso CESE.

3.11.2.

Il CESE ha proposto ripetutamente (16) che la politica di coesione e i fondi europei che la sostengono siano esaminati ogni anno nel quadro di un apposito vertice europeo. A tal fine, il Comitato si dichiara disponibile a organizzare, a margine della riunione del Consiglio europeo, un evento annuale dedicato all’attuazione della politica di coesione con la partecipazione di rappresentanti delle parti sociali e di altre organizzazioni della società civile.

Bruxelles, 18 maggio 2022

La presidente del Comitato economico e sociale europeo

Christa SCHWENG


(1)  COM(2022) 109 final.

(2)  COM(2022) 145 final.

(3)  COM(2022) 109 final.

(4)  COM(2022) 145 final.

(5)  https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/informat/2014/smart_specialisation_it.pdf

(6)  Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente le situazioni di crisi e di forza maggiore nel settore della migrazione e dell’asilo [COM(2020) 613 final].

(7)  GU C 155 del 30.4.2021, pag. 45.

(8)  GU C 429 dell'11.12.2020, pag. 131.

(9)  Parere del CESE sul tema «Il volontariato: cittadini che costruiscono il futuro dell’Europa» (parere d’iniziativa) (GU C 152 del 6.4.2022, pag. 19).

(10)  https://www.un.org/sustainabledevelopment/sustainable-development-goals/

(11)  Parere del CESE sul tema «Verso una strategia dell’UE per migliorare le abilità e le competenze verdi per tutti» (parere d’iniziativa) (GU C 56 del 16.2.2021, pag. 1).

(12)  GU C 155 del 30.4.2021, pag. 45.

(13)  GU C 248 del 25.8.2011, pag. 68.

(14)  Regolamento (UE) 2021/1060 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, recante le disposizioni comuni applicabili al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo sociale europeo Plus, al Fondo di coesione, al Fondo per una transizione giusta, al Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, e le regole finanziarie applicabili a tali fondi e al Fondo Asilo, migrazione e integrazione, al Fondo Sicurezza interna e allo Strumento di sostegno finanziario per la gestione delle frontiere e la politica dei visti (GU L 231 del 30.6.2021, pag. 159).

(15)  Regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione, del 7 gennaio 2014 , recante un codice europeo di condotta sul partenariato nell’ambito dei fondi strutturali e d'investimento europei (GU L 74 del 14.3.2014, pag. 1).

(16)  GU C 248 del 25.8.2011, pag. 68, GU C 242 del 23.7.2015, pag. 43.