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24.11.2021 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 474/140 |
P9_TA(2021)0089
Proclamazione dell'UE come zona di libertà LGBTIQ
Risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2021 sulla proclamazione dell'Unione europea come zona di libertà per le persone LGBTIQ (2021/2557(RSP))
(2021/C 474/15)
Il Parlamento europeo,
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vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (la «Carta»), |
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visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), |
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viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, |
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vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, |
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vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (1), |
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vista la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE (2), |
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vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura (3), |
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vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (4), |
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vista la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), |
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vista la comunicazione della Commissione del 12 novembre 2020 dal titolo «Unione dell'uguaglianza: strategia per l'uguaglianza LGBTIQ 2020-2025» (COM(2020)0698), |
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vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2019 sul futuro dell'elenco di azioni a favore delle persone LGBTI (2019-2024) (5), |
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vista la sua risoluzione del 18 dicembre 2019 sulla discriminazione in pubblico e sull'incitamento all'odio nei confronti delle persone LGBTI, comprese le zone libere da LGBTI (6), |
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visti gli orientamenti dell'UE per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio nel 2013, |
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visti i risultati dell'indagine sulle persone LGBT nell'UE avviata nel 2019 dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), |
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vista la sua risoluzione del 17 settembre 2020 sulla proposta di decisione del Consiglio sulla constatazione dell'esistenza di un evidente rischio di violazione grave dello Stato di diritto da parte della Repubblica di Polonia (7), |
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vista la sua risoluzione del 12 settembre 2018 su una proposta recante l'invito al Consiglio a constatare, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, TUE, l'esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione (8), |
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viste la raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa agli Stati membri, del 31 marzo 2010, su misure per combattere la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere (CM/Rec(2010)5), e le norme adottate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, |
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visto il memorandum del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, del 3 dicembre 2020, sulla stigmatizzazione delle persone LGBTI in Polonia, |
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visti il dibattito in seno alla commissione sulle questioni di attualità del Congresso dei poteri regionali e locali del Consiglio d'Europa e le sue successive relazioni, intitolate Fact-finding report on the role of local authorities with regard to the situation and rights of LGBTIQ people in Poland (relazione d'inchiesta sul ruolo delle autorità locali in relazione alla situazione e ai diritti delle persone LGBTIQ in Polonia), del 27 gennaio 2021, e Protecting LGBTIQ people in the context of rising anti-LGBTIQ hate speech and discrimination: The role of local and regional authorities (protezione delle persone LGBTIQ nel contesto dell'aumento dei discorsi di odio e della discriminazione anti-LGBTIQ: il ruolo delle autorità locali e regionali), del 10 febbraio 2021; |
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visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento, |
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A. |
considerando che i diritti delle persone LGBTIQ sono diritti umani; |
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B. |
considerando che il diritto alla parità di trattamento e alla non discriminazione è un diritto fondamentale sancito dai trattati UE e dalla Carta e dovrebbe essere pienamente rispettato; che tutti gli Stati membri hanno assunto obblighi e doveri, nel quadro del diritto internazionale e dei trattati dell'Unione, quanto al rispetto, alla garanzia, alla tutela e all'applicazione dei diritti fondamentali; che la lotta contro le disuguaglianze nell'UE è una responsabilità condivisa che richiede un impegno congiunto e azioni a tutti i livelli di governo; |
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C. |
considerando che, dal marzo 2019, più di 100 regioni, distretti e comuni polacchi hanno approvato risoluzioni con cui dichiarano di essere zone libere dalla cosiddetta ideologia LGBTI o hanno adottato «Carte regionali dei diritti della famiglia»; che nel novembre 2020 la città ungherese di Nagykáta ha approvato una risoluzione che vieta la «diffusione e promozione della propaganda LGBTQ»; che tali risoluzioni discriminano in maniera diretta e indiretta le persone LGBTIQ; che le risoluzioni sulle zone libere da LGBT dichiarano di opporsi alla «ideologia del movimento LGBT» e invitano gli enti locali ad astenersi da qualsiasi misura atta a incoraggiare la tolleranza nei confronti delle persone LGBTIQ, arrivando anche a revocare l'assistenza finanziaria alle organizzazioni intese a promuovere la non discriminazione e l'uguaglianza; che le «Carte regionali dei diritti della famiglia» utilizzano una definizione molto ristretta di famiglia e invitano al contempo i comuni a tutelare i diritti della famiglia in tutte le loro politiche, iniziative ed erogazioni di fondi; che, concentrandosi solo su questi tipi di famiglie, le Carte regionali chiedono indirettamente che si discriminino tutte le altre forme di famiglia, in particolare le famiglie monoparentali, quelle di coppie dello stesso sesso e quelle arcobaleno, e che ci si astenga dal fornire sostegno finanziario a progetti e iniziative volti a tutelare e promuovere i diritti fondamentali, organizzare un'educazione antidiscriminatoria o sostenere in qualsiasi altro modo l'uguaglianza e le persone LGBTIQ; |
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D. |
considerando che il difensore civico polacco per i diritti umani ha avviato nove denunce contro regioni, distretti e comuni che hanno approvato risoluzioni sull'essere liberi dalla «ideologia LGBT», con il risultato che, ad oggi, quattro risoluzioni sono state dichiarate incostituzionali dai tribunali amministrativi; che nel gennaio 2021, dopo aver perso l'accordo di gemellaggio con la città irlandese di Fermoy, la città polacca di Nowa Dęba ha ritirato la risoluzione con cui si dichiarava libera dalla cosiddetta ideologia LGBT; che il distretto polacco di Sztum e la città polacca di Tomaszów Mazowiecki hanno ritirato, rispettivamente nel settembre e nell'ottobre 2020, le risoluzioni con le quali avevano adottavano Carte regionali dei diritti della famiglia; |
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E. |
considerando che la Norvegia ha revocato la concessione di fondi alle regioni, ai distretti e ai comuni polacchi che avevano approvato risoluzioni in cui si dichiaravano liberi dalla cosiddetta ideologia LGBTI o avevano adottato «Carte regionali dei diritti della famiglia»; che la Commissione ha respinto le domande di finanziamenti UE a titolo del suo programma di gemellaggio presentate da città polacche che avevano adottato zone libere da LGBTI o risoluzioni sui diritti della famiglia; che tutti i fondi dell'UE gestiti ai sensi dei regolamenti sulle disposizioni comuni 2021-2027 devono rispettare il principio di non discriminazione e i diritti fondamentali sanciti dal trattato, anche in relazione all'orientamento sessuale, e che, in veste di datori di lavoro, i comuni devono rispettare la direttiva 2000/78/CE, che vieta discriminazioni e molestie sul posto di lavoro in ragione dell'orientamento sessuale, come da sentenza nella causa C-507/18 Associazione Avvocatura per i diritti LGBTI (9); |
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F. |
considerando che tre ONG hanno presentato un reclamo formale alla Commissione per evidenziare che le «Carte regionali dei diritti della famiglia» e le risoluzioni che dichiarano regioni, distretti e comuni liberi dalla cosiddetta ideologia LGBTI sono discriminatorie nei confronti delle persone LGBTIQ, e quindi violano la direttiva 2000/78/CE, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, nonché gli articoli 15 e 21 della Carta, rispettivamente sulla libertà professionale e il diritto di lavorare e sulla non discriminazione; che finora la Commissione non ha fornito una risposta a questo reclamo né ha riconosciuto formalmente una violazione del diritto dell'UE; |
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G. |
considerando che l'adozione di risoluzioni sull'essere liberi dalla cosiddetta ideologia LGBT o di «Carte regionali dei diritti della famiglia» si inserisce in un contesto più ampio di crescenti discriminazioni e attacchi contro la comunità LGBTIQ in Polonia, in cui rientrano il fatto di caratterizzare la diversità di sessualità, identità ed espressione come un'ideologia pericolosa, l'aumento dei discorsi d'odio da parte delle autorità pubbliche, dei titolari di cariche elettive — compreso l'attuale Presidente — e dei media filogovernativi, nonché l'arresto di attivisti per i diritti LGBTIQ, gli attacchi contro le marce del Pride e i programmi e le azioni di sensibilizzazione, anche nelle scuole, e il loro divieto, e manifestazioni discriminatorie anti-LGBT; che i discorsi d'odio da parte delle autorità pubbliche legittimano e alimentano ulteriormente il clima di intolleranza e discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ; che l'esercizio della libertà di espressione comporta doveri e responsabilità, in particolare per le autorità pubbliche, i politici e gli opinion leader, e che essi non dovrebbero partecipare a discorsi d'odio o a qualsiasi discorso che stigmatizzi le persone LGBTIQ e dovrebbero denunciare e contrastare fermamente tali narrazioni e stigmatizzazioni, anche quando sono espresse da privati; |
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H. |
considerando che, a causa del loro lavoro, gli attivisti polacchi che si battono contro le risoluzioni sull'essere liberi dalla cosiddetta ideologia LGBTI e le «Carte regionali dei diritti della famiglia» e che informano l'opinione pubblica al riguardo si trovano ad affrontare azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (SLAPP); che gli attivisti polacchi che lavorano per denunciare le dichiarazioni anti-LGBTIQ e le carte della famiglia, compresi gli autori del sito web «Atlante dell'odio» e l'ideatore del progetto fotografico «Zona libera da LGBT», sono stati oggetto di azioni legali infondate intentate da governi locali od organizzazioni fondamentaliste che chiedono un cospicuo risarcimento finanziario, nonché di una campagna diffamatoria che li etichetta come bugiardi per aver utilizzato strumenti di difesa creativa; che queste azioni sono chiaramente intese a intimidire e a ridurre al silenzio la società civile; che le autorità polacche hanno il dovere di proteggere pienamente da ostilità e aggressioni tutte le persone appartenenti a minoranze, comprese le persone LGBTIQ, e di consentire loro di svolgere liberamente le proprie attività; che la Commissione non ha introdotto una legislazione anti-SLAPP, nonostante le ripetute richieste del Parlamento; |
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I. |
considerando che alla commissione per le petizioni sono state presentate due petizioni (n. 0448/2020 e n. 0354/2020) sulla questione delle «zone libere da LGBTI in Polonia»; che tali petizioni sono state discusse in seno alla commissione per le petizioni il 26 gennaio 2021 e che, a causa della risposta insoddisfacente della Commissione, rimangono aperte affinché la Commissione chiarisca ulteriormente la situazione; |
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J. |
considerando che la seconda indagine LGBTI pubblicata dall'Agenzia per i diritti fondamentali dell'Unione europea nel maggio 2020 mette in luce un aumento dell'intolleranza e della violenza in Polonia nei confronti delle persone LGBTIQ, o percepite come tali, ed evidenzia una totale mancanza di fiducia, da parte degli intervistati LGBTIQ polacchi, negli sforzi del governo per combattere la discriminazione e la violenza, registrando in proposito la percentuale più bassa in assoluto in tutta l'Unione (solo il 4 %) nonché la percentuale più alta di intervistati che dichiarano di evitare di recarsi in alcuni luoghi per timore di essere aggrediti, molestati o minacciati (79 %); che ciò mostra una chiara correlazione tra la fobia LGBTIQ governativa e l'aumento della discriminazione e della violenza contro le persone LGBTIQ; |
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K. |
considerando che il Parlamento ha già incoraggiato gli Stati membri a configurare come reato le pratiche della «cosiddetta terapia di conversione»; che la relazione del maggio 2020 dell'Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere ha invitato gli Stati membri a vietare le pratiche della «terapia di conversione»; che tale terapia è ancora praticata in almeno 69 paesi in tutto il mondo, anche nell'Unione europea, dove in alcuni Stati membri è stato segnalato l'uso di farmaci, psicoterapia e rituali di purificazione nel quadro della terapia di conversione (10); che la pratica è stata vietata solo in due Stati membri dell'Unione europea, ovvero Malta e Germania; |
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L. |
considerando che il regresso nei confronti delle persone LGBTIQ è spesso accompagnato da un più ampio deterioramento della situazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali; che il Parlamento europeo ha espresso profonda preoccupazione in diverse risoluzioni relative al deterioramento dello Stato di diritto in Polonia, in particolare per quanto riguarda l'indipendenza della magistratura e la tutela dei diritti fondamentali; che finora non è stata fornita una risposta adeguata all'iniziativa del Parlamento di istituire un meccanismo dell'UE in materia di democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali disciplinato da un accordo interistituzionale tra il Parlamento, la Commissione e il Consiglio; |
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M. |
considerando che il Parlamento ha espresso la sua posizione in diverse risoluzioni sulla situazione dello Stato di diritto, dei diritti fondamentali e della democrazia in Polonia, concludendo che esiste una minaccia sistematica ai valori dell'articolo 2 TUE e che ciò costituisce un chiaro rischio di grave violazione dello stesso; che le audizioni con le autorità polacche organizzate dal Consiglio a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, TUE, in risposta alle minacce ai valori comuni europei in Polonia non hanno prodotti risultati; che la situazione dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Polonia non solo non è stata affrontata, ma è anche gravemente peggiorata dall'avvio della procedura, insieme alla situazione dei diritti fondamentali, segnatamente quelli delle persone LGBTIQ e delle donne; che il Consiglio dovrebbe garantire che le audizioni organizzate a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, TUE, tengano conto dei nuovi sviluppi e valutino i rischi di violazione dei diritti fondamentali; |
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N. |
considerando che la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato, nel suo discorso sullo stato dell'Unione del 2020 pronunciato dinanzi all'Aula, che «le zone esenti da LGBTQI sono zone prive di umanità e non c'è posto per loro nella nostra Unione»; che la Presidente della Commissione ha altresì dichiarato che LGBTQI indica l'identità di una persona e non un'ideologia (11); che la Commissione e il Consiglio dovrebbero astenersi dall'interpretare in forma restrittiva il principio dello Stato di diritto; che la Commissione non dovrebbe esitare a utilizzare tutti gli strumenti, comprese le procedure di infrazione, il quadro per lo Stato di diritto, l'articolo 7 TUE, nonché il regolamento sulla tutela del bilancio dell'Unione, di recente adozione, in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, al fine di affrontare le violazioni dei diritti fondamentali delle persone LGBTIQ in tutta l'Unione; che il nuovo programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori può contribuire alla costruzione di una società non discriminatoria e più equa mettendo i fondi a disposizione delle organizzazioni della società civile che promuovono l'uguaglianza delle persone LGBTIQ; |
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O. |
considerando che in passato molti Stati membri hanno discriminato e perseguitato le persone LGBTIQ con leggi e politiche discriminatorie; che le persone LGBTIQ arrestate, incarcerate e morte nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale sono state migliaia; che, sebbene le persone LGBTIQ in Polonia siano vittime di una discriminazione sistematica, tale problematica è diffusa in tutta l'UE e sono scarsi, se non addirittura inesistenti, i progressi compiuti nell'alleviare le persistenti discriminazioni e molestie perpetrate nei loro confronti; che in tutta l'UE le persone LGBTIQ sono ancora vittime di discriminazione pubblica, incitamento all'odio e reati generati dall'odio; che tali attacchi violano i diritti fondamentali delle persone LGBTIQ e che troppo spesso le risposte delle autorità pubbliche rimangono inadeguate; che, in tutti gli Stati membri, le persone LGBTIQ subiscono un livello di discriminazione più elevato in tutti gli ambiti della vita, anche sul lavoro e a scuola, e continuano a dover far fronte a un'elevata incidenza di attacchi fisici, emotivi e sessuali, sia online che offline, il che porta a un preoccupante tasso di suicidi tra i giovani LGBTIQ (12), in particolare tra i giovani transgender; che vari Stari membri hanno aggiornato la propria legislazione in modo da renderla più inclusiva per le persone LGBTIQ; che vi sono tuttavia diverse lacune normative che richiedono volontà politica e impegno da parte dei legislatori nazionali al fine di garantire una vera uguaglianza alle persone LGBTIQ; |
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P. |
considerando che le persone transgender continuano a subire alcune delle peggiori forme di discriminazione, violenza e persecuzione; che nel 2018 la Commissione ha pubblicato uno studio dal titolo «Trans and intersex equality rights in Europe — a comparative analysis» (Diritti in materia di uguaglianza delle persone transgender e intersessuali — un'analisi comparativa); che solo 13 dei 31 paesi considerati dallo studio dispongono di legislazioni nazionali che offrono, almeno in una certa misura, protezione sulla base dell'identità di genere e/o delle caratteristiche sessuali; |
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Q. |
considerando che nel 2021 sono sorte nei social media iniziative come il movimento #MeTooGay per denunciare gli abusi sessuali all'interno della comunità LGBTIQ; che Guillaume Tran Thanh, lo studente che ha avviato questa manifestazione della libertà di espressione, si è tolto la vita poco tempo dopo a causa della pressione eccessiva cui si è ritrovato esposto dopo la sua denuncia sui social media; che una tale tragedia solleva interrogativi sul sostegno alle vittime di violenza sessuale; |
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R. |
considerando che numerosi Stati membri non dispongono di leggi specifiche in materia di non discriminazione che rispettino quantomeno le norme minime dell'UE che proteggono le persone dalla discriminazione, dall'incitamento all'odio e dalla violenza basata sull'orientamento sessuale, e che tutelino l'identità di genere, l'espressione di genere e le caratteristiche sessuali; che detti Stati membri non hanno adottato alcuna misura per porre rimedio a tale lacuna giuridica; che la direttiva orizzontale sulla non discriminazione, che potrebbe parzialmente colmare questa lacuna in materia di protezione al di là dell'impiego, è bloccata in Consiglio da 10 anni; che l'attuazione di misure giuridiche contro la discriminazione, laddove presenti, è ancora inadeguata in molti Stati membri; che la Commissione intende estendere l'elenco dei «reati dell'UE» di cui all'articolo 83, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, ai reati generati dall'odio e all'incitamento all'odio, anche quando sono mirati alle persone LGBTIQ; |
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S. |
considerando che la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone LGBTIQ da parte della polizia continua a essere un problema nell'Unione; che una polizia non adeguatamente formata può scoraggiare le persone LGBTIQ dal denunciare le violenze e discriminazioni subite; che questo rimane un serio ostacolo a un'effettiva uguaglianza; che i programmi di formazione destinati alle autorità di contrasto contribuiscono a prevenire e combattere le pratiche discriminatorie e i reati generato dall'odio; che l'incitamento all'odio e i reati generati dall'odio di cui sono vittime le persone LGBTIQ dovrebbero essere oggetto di indagini esaustive, tenendo conto dei pregiudizi che li motivano e, se del caso, dovrebbero essere debitamente perseguiti; |
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T. |
considerando che solo Malta, Portogallo e alcune regioni della Spagna hanno vietato l'intervento medico sulle persone intersessuali senza il loro consenso; che molti Stati membri continuano ad adottare un approccio altamente medicalizzato e patologico; |
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U. |
considerando che gli sviluppi giuridici in Ungheria hanno gravemente ostacolato i diritti fondamentali delle persone LGBTIQ; che l'adozione dell'articolo 33 del progetto di legge omnibus T/9934 vieta di fatto il riconoscimento giuridico del genere per le persone transgender e intersessuali in Ungheria, esponendole a discriminazioni e violando il loro diritto alla vita privata; che nel dicembre 2020 il parlamento ungherese ha adottato emendamenti costituzionali che limitano ulteriormente i diritti delle persone LGBTIQ, trascurano l'esistenza di persone transgender e non binarie e limitano il loro diritto alla vita familiare, nonché una legge che priverà le coppie non sposate del diritto all'adozione; |
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V. |
considerando che nel gennaio 2021 il Parlamento lettone ha iniziato a esaminare l'emendamento costituzionale volto a limitare l'estensione del concetto di famiglia, come indicato nella sentenza della Corte costituzionale, in cui quest'ultima ha riconosciuto l'applicazione del diritto del lavoro a diversi modelli di famiglia e ha obbligato il legislatore a garantire sostegno e protezione alle coppie dello stesso sesso; |
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W. |
considerando che nel giugno 2020 il Senato rumeno ha adottato un progetto di legge volto a vietare le attività mirate ad affrontare la teoria dell'identità di genere nei contesti didattici; che il presidente rumeno si è rifiutato di promulgare la legge, chiedendo invece un controllo di legittimità costituzionale; che la Corte costituzionale rumena ha dichiarato nel dicembre 2020 che la legge era incompatibile con la Costituzione; che questo dimostra che un effettivo bilanciamento di poteri negli Stati membri per quanto riguarda lo Stato di diritto e la democrazia è cruciale per la protezione dei diritti LGBTIQ; |
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X. |
considerando che essere genitore in uno Stato membro significa esserlo in tutti gli Stati membri; che vi sono casi di bambini con due genitori dello stesso sesso che incontrano difficoltà a causa della mancanza di disposizioni giuridiche per il riconoscimento reciproco di un certificato di nascita con due genitori dello stesso sesso; che, su domanda proposta dalla Administrativen sad Sofia-grad (Bulgaria), la Corte di giustizia dell'Unione europea si pronuncerà in via pregiudiziale, nella causa C-490/20, sul caso di un minore con due madri lesbiche che si trova in stato di apolidia a causa di tale lacuna giuridica; che la strategia per l'uguaglianza LGBTIQ prevede un'iniziativa legislativa per colmare tale lacuna giuridica e una revisione degli orientamenti del 2009 sulla libera circolazione, entrambi previsti per il 2022; che le coppie dello stesso sesso continuano a incontrare difficoltà nell'esercizio della libertà di circolazione all'interno dell'UE, ma che la Commissione non ha proposto di avviare una legislazione sul reciproco riconoscimento delle relazioni; |
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Y. |
che la lotta contro le disuguaglianze nell'UE è una responsabilità condivisa che richiede un impegno congiunto e azioni a tutti i livelli di governo; che le autorità locali e regionali svolgono un ruolo chiave in tale ambito; che dette autorità sono spesso responsabili dell'attuazione della legislazione dell'UE e di promuovere l'uguaglianza e la diversità; che il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa ha adottato una risoluzione che ricorda le responsabilità delle autorità locali nella protezione dei diritti delle persone LGBTIQ e li ha invitati a nominare un «esperto locale sull'uguaglianza e la diversità» (13); |
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Z. |
considerando che il Comitato europeo delle regioni, in qualità di rappresentante delle autorità locali e regionali dell'UE, è stato invitato a esaminare provvedimenti, nell'ambito delle sue competenze, in risposta alla creazione di zone esenti dalla cosiddetta «ideologia LGBT»; |
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AA. |
considerando che le persone LGBTIQ in tutta l'Unione europea dovrebbero godere della libertà di vivere e mostrare pubblicamente il proprio orientamento sessuale, l'identità di genere, l'espressione di genere e le caratteristiche sessuali senza temere di essere soggette a episodi di intolleranza e discriminazione o di essere perseguite per tali motivi; che il diritto di asilo è garantito dalla Carta; che, nel contesto del sistema europeo comune di asilo e della sua riforma, occorre garantire un'adeguata protezione dei richiedenti appartenenti a gruppi vulnerabili, tra cui le persone LGBTIQ; |
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AB. |
considerando che, anziché discriminare le persone LGBTIQ, le autorità a tutti i livelli di governance in tutta l'Unione europea dovrebbero tutelare e promuovere l'uguaglianza e i diritti fondamentali di tutti, comprese le persone LGBTIQ, e garantire pienamente i loro diritti; |
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1. |
dichiara l'Unione europea una «zona di libertà per le persone LGBTIQ»; |
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2. |
denuncia tutte le forme di violenza e discriminazione fondate sul sesso o sull'orientamento sessuale delle persone; condanna con la massima fermezza l'omicidio palesemente omofobo di David Polfliet commesso in Belgio; |
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3. |
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Consiglio, alla Commissione, al Comitato europeo delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo. |
(1) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(2) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
(3) GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.
(4) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(5) GU C 449 del 23.12.2020, pag. 146.
(6) Testi approvati, P9_TA(2019)0101.
(7) Testi approvati, P9_TA(2020)0225.
(8) GU C 433 del 23.12.2019, pag. 66.
(9) Sentenza del 23 aprile 2020 nella causa C-507/18, NH contro Associazione Avvocatura per i diritti LGBTI, EU:C:2020:289.
(10) https://www.theparliamentmagazine.eu/news/article/meps-condemn-lgbt-conversion-therapy-in-appeal-to-european-commission
(11) https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/SPEECH_20_1655
(12) A long way to go for LGBTI equality (La lunga strada da percorrere per l'uguaglianza delle persone LGBTI), FRA, 2020, https://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_uploads/fra-2020-lgbti-equality-1_en.pdf; 2020 Rainbow Europe report, ILGA-Europe, https://www.ilga-europe.org/rainboweurope/2020
(13) https://rm.coe.int/protecting-lgbti-people-in-the-context-of-rising-anti-lgbti-hate-speec/1680a16129